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Full text of "Carteggio inedito d'artisti dei secoli XIV, XV, XVI."

LIBRARY 

iam Young University 




GIFT OF 



eLamar Jensen 



BR1G HAM YO0N6 UH.VERSHY 
PROVO. UTAH 



DOCUMENTI 



DI 



STORIA ITALIANA 




^^»riÀ27«'** e,fl0 ' 



Ristampa j ototipica: 

BOTTEGA d'ERASMO 
Via Gaudenzio Ferrari, 9 

TORINO 
1961 



7o% 



ET 



4f, 



Y.3 



CARTEGGIO 



INEDITO 



u> 9 iitE^aOTa 



DEI SECOLI XIV. XV. XVI. 



PUBBLICATO ED ILLUSTRATO CON DOCUMENTI PURE INEDITI 



IBal WotU <£tobanm Sage 



CON FAC-SIMILE 



TOMO III. 



jSoi — 167». 




PRESSO GIUSEPPE MOLI9I 
M. DCCC. XL. 



THE LIBRARY 
BRIGHAM YOUNG UNIVERSITY 



I ITilJ 



ATraea atù ^swt&wi 



editore della presente opera non ha avuto 
la consolazione di vederla condotta a compimento. 
Consunto da lenta malattia polmonare egli mori 
in Firenze il di 26 d'Agosto 1840, lasciando agli 
amici il desiderio e la rimembranza di se , uniti 
all' estremo rammarico di veder terminare così 
immaturamente una vita la quale tanto promette- 
va a prò dei buoni studi i e dei progressi delle co- 
gnizioni nostre, principalmente nel ramo della 
storia , delle lettere e delle belle arti. 

Pubblicandosi ora il terzo ed ultimo volume 
del Carteggio Inedito d'Artisti, a cui egli diede cura 
indefessa sin anche negli ultimi giorni suoi, si è 
creduto opportuno di profittare ditale occasione 
per premettere alcune notizie sopra la vita e su 
gli studii di un uomo il quale, nato sotto il ciel 
boreale, all' Italia dedicò dieci anni della sua 
non lunga esistenza, lasciandole una prova così 
bella ed onorevole dello zelo e della perspicacia 
con cui egli proseguiva i lavori suoi , e nel tempo 
medesimo un testimonio dell' amore che inspi- 
rato gli avea questo paese caro alle Muse. 

Giovanni Gaye nacque in Tonninga nel du- 
cato di Slesvic il dì 8 Novembre 1804. Dopo 



11 

aver ricevuto l'istruzione elementare nel paese na- 
tio, si condusse nel 1819 alla scuola di Meldorp, 
visitò nel 1822 il collegio di Slesvic, donde nel 
1824 passò all'Università di Kicl, facendosi as- 
crivere alla facoltà filosofica. Dopo un anno eli 
residenza a Riel, il giovine studente si portò a 
Berlino. La fama dell' Università Berlinese , la 
quale, benché una delle più recenti di Germania, 
di comun parere vien riguardata come primiera 
fra tutte le altre, è troppo nota ed incontestata 
perchè sia d' uopo di parlarne qui a lungo. La 
provida cura del Governo Prussiano che non a 
dispendio bada, non ad ostacolo, allorché si tratta 
di aumentar lo splendore degl' instituti scientifici 
e letterarii che vanta il Reame, aveva potuto ra- 
dunare in quei tempi a Berlino un consesso di uo- 
mini, dei quali più chiari non nominala Germa- 
nia, alcuni ora già tolti ai viventi, i più nella for- 
za tuttora degli anni e dello spirito. Basta nomi- 
nare Augusto Boeckh, Francesco Bopp, Eduardo 
Gans, Hegel, Alessandro de Humboldt, Carlo 
Lachmaun, Marheineke, Leopoldo Ranke, Fe- 
derigo de Raumer, Carlo Ritter, Schleiermacher, 
Federigo Wilken, per rammentare altrettante 
glorie della storia e della filologia. Questi ed al- 
tri furono i professori , le scuole dei quali visitò il 
Gaye per anni quattro, prendendo parte ancora 
agli esercizii del Seminario filologico , sotto la 
direzione del Boeckh e di Filippo Buttman, co- 
noscitore profondissimo (ora defunto ) della 



Ili 

letteratura ellenica. Scorso questo periodo egli si 
ricondusse in patria, e nel dì i4 Novembre 1829 
prese la laurea in filosofia nelP Università di Kiel. 
La dissertazione che egli pubblicò in tale circo- 
stanza trattava della vita pubblica e privata di Era- 
smo di Rotterdam , ed avea per titolo Disquisì- 
tionis de vita Desìderii Erasmi specimen ab anno 
nativ. usque ad annum 1 5 17. Tale scritto do- 
vea precorrere ad un' opera più estesa sullo stesso 
argomento , che poi non finì , essendosi trovato 
impegnato in studii di diversa natura. 

Queste occupazioni risultavano dal suo viaggio 
in Italia, dove egli arrivò nell' autunno del i83o. 
Da molto tempo già erasi preparato a tale viaggio, 
essendosi applicato con grandissimo impegno alla 
storia ed alla letteratura del paese che si era pro- 
posto di percorrere. Lo conobbi in Firenze nei 
primi giorni del i83i. Di qua si rese a Roma e 
nell'Italia meridionale. Neil' autunno del 1832 
percorse le Isole Ionie e gran parte della Grecia set- 
tentrionale sino alle pianure Tessaliche , come la 
porzione la più interessante della Morea. Tornò 
in Italia nell'anno susseguente, soggiornando molti 
mesi a Roma, e visitando di nuovo e con agio 
ogni luogo della parte meridionale dello Stato 
Pontificio e del Regno di Napoli. Verso la fine 
del i834 si ricondusse in Toscana , passò l'in- 
verno a Siena, e arrivò a Firenze nella primavera 
susseguente. In questa capitale fermò la sua di- 
mora , e non ne uscì che per intraprendere delle 



IV 



peregrinazioni per tutte le provincie del Gran- 
ducato e per recarsi verso la fine della state del 
1837 a Venezia, visitando anche di nuovo Man- 
tova , Verona , Bologna , la Romagna e le Mar- 
che. Dopo essere rimasto qualche tempo a Roma, 
tornò una terza volta in Toscana, avendo per- 
corse le città dell'Umbria da lui già vedute negli 
anni antecedenti. Così nel corso di nove anni egli 
vidde e rividde ogni parte dell' Italia centrale e 
meridionale, e non la vidde come suol fare il 
gran numero dei viaggiatori , ma recossi in ogni 
luogo benché solitario e difficile di accesso, visito 
ogni monastero, ogni chiesa, spesso discosti dagli 
abitacoli j non perdonò mai a fatica , camminan- 
do a piedi e non rade volle solingo, per le aspre 
montagne,' mostrandosi contento del vitto anche 
poco buono , del riparo anche mescbinissimo , 
dopo le fatiche della giornata. In tal modo egli 
preparava coli' andar lento , ma sicuro e coscien- 
zioso , l'opera che formava T oggetto delle sue 
ricerche, lo scopo delle sue mire, il pensiero 
delle sue veglie , la Storia cioè delle Arti in Ita- 
lia dalla caduta dell' Impero Romano sino alla bue 
del secolo XVI. Opera , la qu ile , dopo la gran 
mole di documenti conosciuti soltanto ai nostri 
dì , e dopo le scoperte che mercè uno spirito d'in- 
dagine e di critica rigorosa giornalmente stanno 
facendosi , rimane ancora da eseguirsi , benché 
uomini dottissimi e chiarissimi abbiano fatta e ri- 
fatta 1' una o l'altra parte di simile lavoro. 



Sino al suo ritorno in Toscana nell* inverno del 
1 834-35 il Gaye erasi occupato principalmente 
dell' esame e della descrizione di oggetti d' arte , 
facendo così copia dei materiali per l' opera che 
egli meditava , ed avvezzando 1' occhio alle diver- 
sità dello stile e delle epoche. Non aveva trala- 
sciato peraltro di frugare in ogni luogo, dove gli 
si concedeva tale facoltà , le biblioteche e gli ar- 
chivii, ed in tal modo aveva raccolta gran dovizia 
di appunti e di note che venivano all'appoggio 
delle osservazioni da lui fatte sui monumenti stes- 
si . Non fu peraltro che in Toscana dove ricerche 
di tal genere furono da esso intraprese sopra una 
scala più grande , e con un ordine ed una regola- 
rità che sino allora non si erano vedute adopra- 
re per quello scopo al quale mirava *. Due circo- 
stanze vennero in suo aiuto. La prima fu l' essere 
la Toscana il paese dove le Arti risursero da lungo 
languore, dove esse entrarono come parte organica 
ed essenziale nel vivere del popolo , dove esse 
presentano una serie non interrotta di monumen- 
ti, che, anche senz'altro, raccontano la loro storia 
dai principii del risorgimento , dai primi passi 
nella via del migliorare, fino all'epoca la più 
florida , la più maravigliosa. L' altra circostan- 
za favorevole fu la liberalità colla quale il 

* Non temo di essere malinteso. La Toscana si gloria con ogni di- 
ritto d'uomini sommi che esaminarono i tesori degli archivi! suoi: 
ne fanno prova luminosa tanti bei lavori stampati e tanti spogli an- 
cora manoscritti. Per la storia dell'Arte però non sono state intraprese 
finora delle indagini in tutti gli archivii accessibili , né in tulle le 
biblioteche. 



TI 



Governo Toscano accolse la preghiera del Gaye 
allorché egli domandò di essere ammesso ad esa- 
minare gli archi vii, collo scopo di appoggiare sa 
documenti irrefragabili le date che egli dovéa dare 
nell'opera che intendeva comporre, di arricchire la 
già non piccola copia di notizie d' ogni genere , 
di schiarire i dubbi che ancora in considerevol 
numero esisiooò , di mostrare in fine in piena 
luce la splendida parte che a si alta gloria dei 
nome italiano sin dalla fine del XIII secolo pre- 
sero i comuni ed i popoli della Toscana. 

L ? opera che il Gaye pubblicò in Firenze , e di 
cui apparve il primo volume nel Novembre del- 
l' anno scorso , il terzo ora dopo la sua morte , di- 
mostra quali e di quale estensione fossero gli 
studii suoi. Contuttociò il contenuto di quest'opera 
non forma neppure la maggior parte delle sue 
indagini, giacché essa, come risulta dal titolo, 
altro non contiene che il carteggio con principi , 
moderatori di repubbliche , mecenati, e privati, 
corredato poi da una quantità di altri documenti 
che stanno in rapporto col medesimo argomento. 
Non è mio scopo il trattenermi qui sui meriti di 
questa collezione, che vengono luminosamente di- 
mostrati dalle preziose notizie chesomministraalla 
storia dell'arte, e dal plauso che nella dotta Ita- 
lia riscossero i due volumi che uscirono. * Né mi 



* Nel momento in cui il presente foglio deve porsi sotto il torchio , 
mi viene alle mani il fascìcolo d'Agosto della Rivista Europea , che 
contiene un articolo sul primo volume del Carteggio > dalla penna 



VI! 

dilungherò sull'ordine e la regolarità con cui 
diresse il Gaye le sue ricerche , poi che queste 
risultano, solo che si ponga l'occhio a quei 
Regesta riguardanti l'amministrazione interna dei 
Comune di Firenze sino dal 1225, i quali for- 
mano una parte cospicua ed interessante del pri- 
mo volume. 

Tornandoa parlare della liberalità usata al Gaye 
dal Governo Toscano : in lutto quel tempo che egli 
stette nel Granducato non cessò di riconoscere 
con quai favore 'gli studii suoi erano facilitali e 
promossi dalle autorità supreme come dalle loca- 
li , essendogli stato concesso di attignere a quelle 
fonti dalle quali sole potevasi trarre ciò che gì* 
importava. In ogni periodo poi del suo soggiorno 
in Italia (lo dico tanto più volentieri quanto più io 
stesso ho avuia la fortuna di riconoscere la verità 
di così fatta asserzione ) egli non seppe mai abbas- 
tanza lodarsi della grata e cortese accoglienza che 
aveva incontrata dappertutto presso le persone col- 
te , della buona voglia con cui gli erano stati som- 
ministrali materiali e schiarimenti, del desiderio 
di porgergli ogni aiuto nelle sue non di rado 



del Marchese Pietro Estense Selvatico , dolio ed elegante illustratore 
della Cappellina degli Scrovegni ed autore di altri scritti pregevoli. 
Mi è slato sommamente grato di leggere in quell'articolo l'encomio 
dei lavori del defunto mio amico , steso da un Italiano altrettanto 
collo quanto penetralo dall'amore delle cose patrie. Pel modo cortese 
con cui lo fece, siangli grazie rese in nome di quelli Oltremontani che 
l'Italia amano con caldo e durevole affetto , e che non sono del nu- 
mero di coloro i quali irridono gli Italiani presenti. 



Vili 



ardue ricerche. Anco per questo riguardo è da do- 
lersi oltremodo la immatura perdita di quest'uo- 
mo , giacché dopo il ritorno in patria , che egli 
meditava, e dove non poteva mancargli una catte- 
dra , egli sarebbe stato uno degli anelli di al- 
leanza scientifica e letteraria fra le due nazioni , 
alleanza che ha per base la reciproca stima ed i 
mutui officii. 

Nessuu lavoro di gran mole uscì dalla penna 
del Gaye munir' egli stava in Italia., intento come 
era a completare i materiali per l'opera maggiore 
a cui avea posta mente. Egli peraltro andò pub- 
blicando continuamente nei giornali tedeschi ai- 
licoli , che tutti fan prova della sana critica che 
usava , e della solidità delle sue cognizioni. I più 
dei saddetti articoli si trovano stampati nel Gior- 
nale di Belle Arti pubblicato dal consigliere de 
Schorn, erudito editore ed illustratore della tra- 
duzione in tedesco delle vite del Vasari 5 alcuni 
altri negli Annali della Letteratura che si pub- 
blicano in Vienna *. 



* Fra questi artìcoli sono da nominarsi ì seguenti : Nel Kunstblatl 
i835 : Sulle fabbriche longobarde di Spoleto, e sopra Alfonso Citta- 
della; i836 : Sopra fra Luca Pacciolo ; fra Filippo Lippi ; Giovanni 
Santi , e il Palazzo in Urbino ; 1837 : Sulle pitture di Pietro Peru- 
gino in Città della Pieve ; sopra Niccolò Alunno t*d altri pittori del- 
l'Umbria ; sul Palazzo Strozzi in Firenze; i838: Sulle opere di 
Giulio Romano in Mantova ; 1839: Sulla famiglia dei Cosrnali, scul- 
tori Romani , e sulla cupola della SS. Annunziata , opera dell'Alberti. 
L' ultimo suo articolo nel 18^0 fu una Descrizione dei Disegni di Gio- 
vanni Bellini esistenti presso il Sig. Mantovani a Venezia. Negli An- 
nali di Vienna parlò della Fontana di Perugia, dell' operetta dcll'Ab. 



IX 



Nella primavera del 1839 egli aveva pressoché 
terminate le sue ricerche negli archivii e nelle li- 
brerie pubbliche, e cominciò a parlare del suo 
ritorno in patria. Prima però di eseguire questo 
suo inteadimento voleva lasciare all'Italia un 
saggio de' suoi lavóri , e si mise a preparare la 
presente opera , per la quale trovò nel sig. Giu- 
seppe Molini un editore abile e sollecito. Nella 
state seguente la sua salute, già da qualche tem- 
po meno robusta di quel che era stata, comin- 
ciò a vacillare. La costante sua applicazione agli 
studii , anche quando sentiva venir meno le sue 
forze fisiche, e il continuo lavorare negli archivii, 
contribuirono a sviluppare il germe del male. Egli 
non vi badò, e rimase vittima del suo ardo- 
re ! Parea che si rimettesse nell 5 inverno , ma 
la primavera gli recò nuovi incomodi che presto 
divennero allarmanti. Nessuno intanto credeva la 
sua morie così vicina. Anche negli ultimi gior- 
ni egli si occupò dell' opera sua * e parlava di 

Cadono sopra Tiziaoo , delle- slampe del Gabinetto Cicogoara ec. Uà 
luogo articolo sull'opera del march. A. Ricci " Memorie delle Belle 
Arti nella Marca d'Ancona " e un altro sopra Lorenzo Monaco Camal- 
dolese , sono ancora inediti. Bisogna aggiugnere un suo articolo inse- 
rito nel giornale milanese; Rivista Europea ( 1839) " Sulla fuga di 
Michel Augelo ", articolo poi in maggior parte riprodotto nel II* vo- 
lume del Carteggio , con quei documeoti , che chiaramente dimostra- 
no , come il Buonarroti in verità fuggisse , ma che fanno ncll' is- 
tcsso tempo conoscere i motivi che lo spinsero a tal alto . — - "Fi- 
nalmente per una Miscellanea da me pubblicala e che porla il titolo 
"•Italia " {%.' volume, Berlino 1840) il Gaye scrisse un articolo 
sulle porle di bronzo di Lorenzo Ghibcrli. 

La mattina del 26 Agosto , giorno della sua morie , egli rivide 



X 

progetti letterarii. * La sna morte, alla quale erano 
presenti persone amiche, fa dolce e senza agonia. 
Egli ora riposa nel classico suolo che tanto amava; 
all' ombra dei cipressi , ed al cospetto dei ridenti 
Colli Fiesolani. 

Gravissima per le scienze istoriche è la perdita 
di un uomo qual fu Giovanni Gaye , giacché non 
di frequente s'incontrano in un medesimo indivi- 
duo riunite le qualità che in lui in sì alto grado 
brillavano: profondità di cognizioni, acume, zelo 
indefesso, CDStanza nel conseguire l'intento, amor 
caldissimo per la scienza , e quella indipendenza 
di spirito che da un lato il faceva spregiare im- 
pedimenti ovvero incomodi materiali , mentre 
dall' altro lo ritenne dal lasciare a mezzo conse- 
guito lo scopo suo , per accettare ofFerte che in 
ogni altra occasioue sarebbero state lusinghiere. 
Gravissima è dunque la perdita, perchè il tempo 
non gli è bastato per eseguire ciò che egli dise- 
gnava. Lasciò numero immenso di notizie, di 



e corresse le prime otto pagine del foglio 36 di questo volarne, cioè 
fino alla pagina 568. Il resto è slato riveduto dal Sig. Giuseppe Muli- 
ni, il quale ha diligentemente collazionalo sull'autografo Magliabechiano 
1' importante documento N." 463 pag. 58 1 -5g4- I due iodici che sono 
alla fine del volume sono parimente lavoro del sig. Moli dì. 

* Gli scritti ai quali voleva por mano subilo dopo il suo ritorno 
in patria , e per i quali mi disse di aver preparalo tutti i materiali , 
erano , una Guida di Firenze per gli amatori delle Belle Arti , e una 
Storia degli architetti militari italiani dei secoli XV e XVI , finora 
non conosciuti quanto meritano. Nel primo volume del Carteggio egli 
ha dato uo «aggio delle sue ricerche su tal proposito, nei molli ed 
importanti documenti che riguardano il celebre Sanese Francesco di 
Giorgio. 



XI 



estratti, di appunti, di copie di documenti, di os- 
servazioni : ma ci manca lo spirito ordinatore che 
mettergli poteva in ordine, che trarne poteva i 
risultati, che poteva formare un insieme di quel 
che ora è disperso. Questo è quello che , unito 
alla stima sincera che al suo carattere privato, leale 
ed affettuoso portavano , muove a profondo do- 
lore quei che l'hanno conosciuto da vicino, e che 
sono stati testimonii dell' onorato suo vivere. 
Firenze il dì i Settembre i84o 

Alfredo Reumont 



Carteggio et. to' 3rti0tt 



F I 



Lorenzo Torrentino a Cosimo I. Da Firenze 2 Feb- 
braio i558 ( Arch. Med. Carteggio di Cosimo I fil- 
za i36 ). 

È originale 



Illustrissimo et Eccellentissimo Signore et padron 
mio osservandissimo 

Essendomi pur bora venuta alle mani la presente fi- 
gura di Cales, luogho così vituperosamente et contra 
ogni ragione venduto et tradito, et essendo detto luo- 
gho assai ben toccato al vivo , havendolo io visto con 
li occhi miei, mi è parso debito mio di mandarla alla 
111. et Ecc. Signoria Vostra , acciò che quella pigli qual- 
che consideratione sopra il pianto di detto luogho , pre- 
gando nostro Signor Dio che da simile sceleratagine 
la guardi in perpetuo. Et con questo J&ne humilmente 
bacio le mani di questa. 

A' 2 Febraio 1557 di Firenze 

Lorenzo Torrentino 
t. m. 1 



CARTEGGIO EC. D* ARTISTI 



N.* n. 

G. Vasari a Vincenzio Borghini. Da Arezzo 8 Aprile 
i558 (Manoscritti della Galleria degli Ufizi ) . 
È autografa 

Signor spedalingx» mio 
Dico mio, perchè io non ò nulla in questo mondo 
che sia mio senon voi , il quale a tutte le mie occor- 
rentie siate refugio , sendo che domeneddio quando 
fecie me , fecie poi anche nascier voi per mio bisogno : 
onde io vengho a esser vite retta et guidata da un 
palo che mi fa parere più che non sono . Le vostre 
mule , il vostro garzone si son portati tanto bene 
che se io fussi costì, io gli farei un arco di festoni et 
di sahii (sic) di biada; ora noi sian condotti salvi, et 
mille gratie a voi, che, sebene io so' pratico fra"" frati, 
non dico dio vel meriti, per non parere furfante, ma 
dico bene che vi ò obligo , et mi avete condotto a tale 
che mi ricordo doppo idio più di voi che del Duca. 
orsù io mi spedirò per esser fatto le feste costì, acciò 
vi goda meglio che non ò fatto: et le cose qui son di- 
sposte a far ogni mia voluntà, ne uscirò punto della 
voglia vostra, né de* ragionamenti passati, per ora non 
dirò altro, se non che sono al servitio suo. Intanto state 
sano et amatemi. 

Di Arezzo vin di Aprile mdlviu 

Di V. S. 

Servitore et amico vero 

Giorgio Vasari 

f 'Direzione) Al Molto Magco. et Rdo. Don Vincentio 
Borghini spedalingho deli Innocenti Sr» mio obsmo. a 
Fiorenza 



CARTEGGIO EC. d' ARTISTI 3 

N.° III. 

Cosimo I a Francesco di Ser Iacopo. Da Livorno 12 
Aprile i558 (Minute di Cosimo I , Manoscritti del- 
la Strozziana uniti all' Arch. Med.) . 

Cosimo etc. etc. Rispondendo noi al Bronzino quanto 
ci occorre, vi diremo in resposla della vostra del li 8 
del presente, che quell'arme di nostra casa con sette 
palle si lassi stare nel modo che è, et il lavare è cosa 
breve, et non accade spendervi tanti scudi: et dell'in- 
dorare si sa il conto. — Livorno 12 Ap. 1558. 

N.' IV. 

Francesco da S. Gallo a Cosimo I. Da Firenze 19 
Aprile i558 ( Arch. e. filza 1^8 ). 
È autografa 

Illustrissimo Eccellentissimo Signor Duca 
Come io dissi a V. Ex. doveva lo abate di monte ca- 
sino venire, ed è arivato, e ha mandato subito per me 
per conto delle statue; ed io gli ò dillo quello che 
V. Ex. mi disse in livorno che io li dicesi, e sua pa- 
ternità ha ordinato un navilio, che di corto pensa che 
sarà a livorno per caricare tutte le casse delle statue, 
e vorrebbe che V. S. li facesi favore che allo arrivo 
di detto navilio fussi servito di quegli strumenti e huo- 
mini che bisogniasino per caricare le dette casse , et 
sua paternità pagheria li danari, solo li basta questo 
favore da V. S. 111. ; et a quella molto si racomanda 
come servitore ed afetionato molto del opera , e ha 
grandissimo desiderio di condurre questa ho pera a perfe- 
tione. Alli giorni passati schrisi a Messer Giovanni Conti 
che quando era con V. Illma. et Eccma. Signoria si ri- 
cordasi di me per conto dello ufitio , eh' io chiesi in 



4 CARTEGGIO EC. d' AUTISTI 

livorno a V. Ex. , non perdendo l'ufitio a' fabricanti*; 
in tanto di nuovo suprico a quella che mi voglia fare 
gralia. se a quella piace, dello ufltio de* contratti di 
quello cbe V. E. I. sa ... , avendone quello hobrigho che 
io debbo , che per P ordinario ubrigatissiino sempre so- 
no , e così etc etc. 
Addì 19 Aprile 1558 

Francesco da Sangallo in 
Firenze 

Nota 

Rescritto : che dica all'abate che _, come venga il 
navilio non mancar anno instrumenti et tutto quello 
bisognerà ; die S. Ex. farà ben proveder a tutto. 

Baccio Bandinelli alla Duchessa di Firenze. Da Fir. 
3o Maggio i558 ( Arch. e. Carteggio e. filza i^i ). 
È autografa 

Illustrissima et Excellentissima Signora Duchessa 
Sono stato a pitti , come mi comandò V. Ex. , et ho 
considerato 1' acrescimento che quella ha fatto di unir il 
vecbio e nuovo con grandissimo comodo et utile , che 
per altro fine non è trovato 1' architettura, e questo è 
di tanta utilità che chi si sa accomodare ne segue il di- 
letto, sanità et vita di tutti li huomini, perchè l'edifitio 
non è altro che una bellissima proportione dun corpo hu- 
mano. Perciò li prudenti principi sempre si son sforzati 
d' bavere il miglior et più valente nelle belle inven- 
tione del disegnio. Perchè nelle fabriche hanno a ma- 
negiar molti e diversi Artefici di variate Arte, et se 
vuole esser temuto e reverilo è di necessità chel dia 

* In inar^tne è notato: che se ne terra memoria. 



CARTEGGIO EC. d' ARTISTI 



di se exempro di nobili costumi, et principalmente sia 
vigilantissimo con istrema sollecitudine, perchè cotal 
costume si habrevia il tempo et si risparmia assai danari 
del Principe; e questo sa Vostra Excellenlia che è tanto 
mia natura, ch'io stracho tutti li maestri; come me- 
glio può intendere dal Magistrato, che quella per infi- 
nita crementia m'ha dato, che posposto non babbi 
mai fatto tale ufitio. è tanto grande la forza d'un sol- 
lecito et buon disegniatore, che più frutto farò che nis- 
suno altro ciptadino ci sia stato , et così farò ne' vo- 
stri edifìtii d'architectura, perchè è molto più miarte che 
fiumi, ma bavendo V. Ex. in varii tempi manegiato di- 
versi Architetti , piacendo maneggiar me nel nuovo edi- 
fitio del palazo di pisa , chome fedel servo li mosterrò 
se io m'intendo d'architetura, e se io conosco chome 
vuol essere labitatione dun principe grande quanto sha- 
spetta al honor , utile et diletto, et per haver fatto so- 
pra di ciò molti discorsi con V. Ex. , ho conosciuto 
quanto si diletta delle cose utile per la questo sopra 
detto, dove sono molte soffitte et salva robbe, con di- 
verse vie d'andare al vechio, al nuovo, le quai non 
guastono niente le stanze principale ricamente adorne 
di palchi con rosoni , imodo che quel nuovo a questo 
del bischato pare un nuovo palazo, tanto bene accon- 
pagnia. e da fedel s^rvo li baco la mano ; che Iddio fe- 
lice la conservi, di firenze il dì 30 di maggio 58, 

Bacco bandinelli 

ff.° VI 

Cosimo I al Cardinale di Carpi. Da Pisa 6 Giugno 
j558 ( Arch. e. Minute di Cosimo I filza 66). 

Al Cardinale di Carpi vr Giugno 1558 

Le rare virtù di Michelagnolo Buonarruoti son tali di 
farlo desiderare da ciascheduno; però che io babbia ca- 
ro ch'egli si riduca in patria, dove ragionevolmente 



CARTEGGIO EC. t>' ARTISTI 



Coverebbe finire questi ultimi dì suoi con qualche sua 
quiete et satisfatene, non ha da meravigliarsene persona, 
lo non ho mai cerco di levarlo di Roma, ma son stato 
ben predato da molti di riceverlo et carezzarlo. Però 
se fermerà in quella Città , non sarà con mia disgratia , 
non dimeno tornando a ripatriar, mi parerebbe esser 
inhumano et privo d'ogni spirito et iuditio , se non l'a- 
braciassi, e gli facessi quelli honori et benefitii, che si 
convengono a' meriti della persona sua. Di Pisa. 

N.° VII. 

G. Vasari a Vincenzio Borghi ni. Da Firenze 5 Lu- 
glio i558 (Manoscritti della Galleria degli Ufizi)- 

È autografa 

Reverendo Signor spedai ingho 
Io ò tanto martello del fatto vostro ora che io ò 
fatto tante piante per il palazzo, et che ò fatto stupir 
il Duca, che invero è tutto tenero in farci servitio , 
imperò non son satisfatto, perchè per suo ordine ò 
cominciato il modello di tutto il palazzo et nuovo et 
vechio , poi che io non posso parlar con voi ; et quel 
che mi samale, il Duca mi à dimandato di voi due 
volte, et quando tornate : gli ò detto che presto, tan- 
to à fatto Mess. Antonio d' Nobili che mi à comesso 
come siale tornato io glielo dica subito : et io che ora 
che arei bisogno di voi per un dì , patisco sì , perchè 
il mio negotio importa a corla , che in buona , così a 
lutto voi parlarvi in prima; sì che io non vo'pregar voi 
che torniate, ma Mess. Giesù Cristo, che sa il bisognio 
mio , che vi facci tornare : Io so' vostro et ò pieno 
il capo di linee, di fortezze et di caprici, et non ò 
dove sfogargli; mio danno poi che mi son condotto a 



CARTEGGIO EC D ARTISTI 7 

far questa opera ora che fuggite fiorenza. di palazzo 
alti 5 di Luglio mdlviii 

D. V. S. 
tutto Vostro 
Giorgio Vasari 
(-Direzione) Al Molto Magco. et Rdo. il Sor. Spedalin- 
gho d' Nocenti Sr. mio 

N.° vm. 

Il medesimo allo stesso. Da Firenze 1 4 Dicem- 
bre i558 (l. e.) 
È autografa 

Signor Spedalingho mio honorando 
Mando alla S. V. il ritratto del Ermo di Camaldoli, 
acciò Quella lo faccia in sununo pezzo di telaccia tirare 
et aconciare al vostro capitano francese, che celo po- 
riano godere. 

Davit è venuto da pisa et mia recato lettere , et bi- 
sognia che la parte di sopra chio ho descritta, la mandi 
al Duca per passenpo (sic in vece di passatempo") ama- 
lochio; inperò la sarà contenta avendo visto quelli ri- 
messi et laltre di Saturno et di Giove, rimandarmele, 
perchè le possa far trascrivere , ma sopra tutto il prin- 
cipio de' rimessi, che non vi mancha molto, che in- 
tanto farò far questi et gli altri di Giove et Saturno : 
volendo farci altro, ritenetegli, che la prima comodità 
che ho , la visiterò col mostrarvi qualche galanteria , 
et porterò il paese di notte. Et vostro sono. Di palazzo 
alti xmi di Dicembre 1558. 

D. V. S. il Vostro 
Giorgio Vasari 
C Direzione ) Al Molto Magco. et Sr, mio Rdo. lo 
spedalingho de' nocenti 



8 CARTEGGIO EC. J>' ARTISTI 

N.* IX 

Baccio Baudinelli a Lorenzo Pagni. Da Firenze 21 
Dicembre i558 (Arch. e. Carteggio e. filza 1 44 } 
^ autografa ,, unita alla lettera N* X 

Messer Lorenzo mio Honorando 

A Vostra Signoria come eie venuto innanzi una ebau- 
sa del fiume di Pescia , dove quella è interessata , et 
per ordine nostro ci è ito Alamanno de' Medici con 
Pier del Zucha , et a bocha vi ha riferito ; ma a voler 
darne retto giudicio ne ho domandato un disegnio , 
sopra il quale dicto Alamanno mi disse che loro hanno 
tanto in odio questi mia disegni , et eh' io mene tol- 
gha giù perchè sono la rovina del Magistrato, et vuol 
esser creduto a' disegni sua , che si fa in sule palme 
delle mane e sopra una chassa dochiali o guanti , et qui 
fa li siti delle champagnie et liti de'fiumi . et con que- 
sti modi ha governato tutti li Magistrati, et così con- 
sente Angnolo Guiccardini anchor che sia ghalantissimo 
buomo ; mi dice spesso che non vuol far l'arte di fiu- 
mi , et che non sene intende , et per la poca diletta- 
tion che ne piglia è molto impatiente a udir e mia di- 
scorsi necessarii a voler intendere la verità. Di modo 
che questi duo Cipladini, l'uno non vuol udir il mio 
parlar, e laltro veder e mia disegni, sotterrandomi con 
l'alterigia de'lor ebasati. Perciò pregho V. S. si degni 
scrivere duo versi allo lllmo. S. Duca, et che operi in 
modo ch'io possi operare mia virtù , dove i' penso fare 
a S. Ex. grandissimo honore et utile . et a quella assai 
mi racomando ; che nostro Signore la conservi. 

Di casa il giorno xxi Decbr. 1 558 

Bacco Bandinelli 



CARTEGGIO EC. d' ARTISTI 9 

N.° X 

Lorenzo Pagni al Concini. Da Firenze 22 Dicembre 
i558 (Arch. e. Carteggio e. filza e). 
È originale 

Molto Magnifico Signor mio osservandissimo 
Il cavaliero Bandinello, che è, come Vostra Signo- 
ria sa, inquieto et ambitioso, venne questa mattina a 
trovarmi , et per cattare la benevolentia da me mi disse 
che per lo interesse eh' io havevo in certo negotio del 
fiume della Pescia di Pescia , non voleva soportare che 
detto fiume si volgelli a una banda, dove pareva che fusse 
stato disegnato , nella quale mi poteva coprire certi 
terreni lavorativi vitati et prodati, che io ho in quei 
luogho, se lui non vedeva prima la Pianta d«el fiume 
e del luogho , dove s' haveva a volgere , et se non co- 
nosceva che fusse benefilio universale et non danno. 
Achè io gli risposi che Alamanno de' Medici , provedi- 
tore alla parte, che s'era transferito sul luogho, me 
n' haveva parlato, et promesso ch'io non sarei dannifi- 
cato fuora del dovere, et in caso che mia terreni ha- 
vessino a ire sotto l'acque, o do ventar ghiereti, mi 
sarebhono pagati a soldi venti per lira , et io gli ha- 
vevo risposto che de' mia terreni ne disponesse come 
cosa sua propria, done fsicj conoscesse essere il be« 
nefitio universale, il quale mi contentavo di preporre 
al mio particulare. Con tutto questo il Cavalieri oltre 
a quanto m' haveva detto di bocca, m'ha mandato per 
un suo prete la inclusa poliza, per la quale, come V. 
S. vedrà , mi ricercava che conforme al capriccio suo 
io ne scrivessi a Sua Eccellentia 111. , che non bo voluto 
fare; ma bene mi son risoluto dimandarla sua poliza 
a V. S., acciò parendoli di presentarla a Sua Eccellen- 
tia lo possa fare, et advisare me di quel che io debba 
rispondere a detto Cavalieri, col qual fine di buon core 
me li raccomando, et pregho e te. etc 
Da Firenze li xxn di Decbr. 1558 

Lorenzo Pagni 



IO CARTEGGIO EC. D AUTISTI 

K> XI. 

G. Vasari a Cosimo I. Da Firenze 4 Gennaio i55o, 
(Arch. e. Carteggio e. filza \/\5 ). 
È autografa 

Illustrissimo et Eccellentissimo Signor mio 
Ricevei i rescritti che V. E. I. à fatti nella mia let- 
tera, che a tutto darò esito secondo la commessione 
di quella; sol resta che il vescovo di Cortona si ricorda 
dello sposalitio di Marsilia, qunnto il'Cavalier Rosso, 
inperò suppliscila in canbio suo Mons. Signore de'Tor- 
nabuoni ; et ciò sia prima che può; l'altre cose farò 
da me. — Lo spedalingho de' Nocenti mia dato la in- 
clusa, et caldamente me là raccomandata, dessideran- 
do che circha le cose dello spedale quella sappia et 
veggha lei , et sarà contento , perchè invasi di quel go- 
verno non voi fare , senon quel che vole V. E. I. , alla 
quale continuo meli raccomando. Io ho finito di far 
trascrivere il Dialogbo * delle stanze di sopra ; il quale 
lo condotto così abozzato si può dire, a cagione che V. 
E. possa secondo il suo giudito (sic) levarne et agiugnie- 
re. Se V. E. vole che io lo mandi a quella intanto che io 
distendo questo delle stanze di sotto, un cenno basta ; 
il Guidi nà udito parte , questo basti . di Fiorenza alli 

un di Gennaio mdlvhj. 

G. Vasari 

S." XII. 

• Giovanni Antonio de' Rossi allo stesso. Da Firenze 
i3 Gennaio i55g ( Jrch. e. Carteggio e. filza c.J. 
È autografa 

Illustrissimo et Eccellente Signor patrone mio osser- 
vandissimo 

Suplico Vostra Eccellentia Illustrissima voglia co- 
mettere mi sia datto una paga di scudi cinquanta al 

* Questi dialoghi fanno parte dei Ragionamenti pubblicati dopo la morto 
del Vasari. 



CARTEGGIO EC. d' ARTISTI I I 



solito a bon conto di la mia provisione. Sarano poi duue 
sopra questo secondo anno , che sono al servicio di quel- 
la , et a' tanti di Otobrio passato V. Ecc. mi fece dar 
T altra , sì che io 1' aspetto con grandissimo desiderio 
per essere io nel bisognio grande, sono stato a questi 
dì passati uno poco indisposto , hora ho la mia donna: 
faccia idio. desidero vivere tanto che finisca il carneo 
di V. Ecc. Illma, alla quale io ne li Jiiando il pronto 
formato come sta bora, et non mancarò di finirlo quan- 
to più presto, acciò quella resta da me satisfatta, a la 
quale umilmente li bascio le delicate mane, et mi li ari- 
comando. 

Di Firenze ali 13 Gienaro del 1558. 

Di V. E. I. fedelissimo servitore 
Iovanno Antonio di Rossi 
Milanese intagliator di Carnei 

N.° xin 

Bartolomraeo Ammannato allo stesso, da Firenze 
18 Febbraio i559 ( Arch. e. Carteggio e. filza i^7J' 
È autografa 

Illustrissimo et eccellentissimo Signor mio semper 
osservandissimo 

Di poi eh' io vidi che V. E. I. era risoluta di far for- 
nire la scala del ricetto alla libreria, * e che 1' open- 
nione sua era che l' havesse a stare come quel modello 
di mano di Michelagnolo Buonaruoti eh' io le mostrai, 
e tanto parve ancora a me, e secondo che [Michelagnolo 
di poi mi ha scritto era prima così il suo pensiero, mi 
confidai tanto nella buona mente sua, che è di far sempre 
cosa grata a V. E. I. et ancora nell' affezione eh' egli 
con fatti ha sempre mai mostrato di portarmi, eh' io 
disegnai il luogo, e V uno e 1' altro modo di scala, 
scrivendogli e pregandolo che m' avvisasse quale era 

* Di S. Lorenzo. 



1 1 CARTEGGIO EC. d' ARTISTI 



il vero del uno de' doi. dilchè non è bastato alla bontà 
sua mandarmi una lettera con i buoni avvertimenti, che 
V. E. I. vederà, che ancora m' ha fatto un modello 
di sua mano, che dichiara tutta la sua opinione, il quale 
e la quale hora con questa mia mando a V. E. I. , 
pregandola che fatta la risoluzione la sia contenta 1' 
uno e T altra rimandarmi, che subito eh' io haverò la 
commessione da Lei, con la maggior diligenzia e soleci- 
tudine che per me si potrà, cominciare a metterlo in 
opera, mostrando a Michelagnolo che la credenza chegli 
ha di me, per quanto mai potrò, non sarà falsa, e perch' 
egli scrive d' havere oppenione che dun bel noce sareb- 
be più al proposito al palco , a' banchi , et alla porta, 
et ancora credo che parrebbe agli occhi che manco 
occupasse il luogo che di pietra, se V. E. I. vorrà che 
per ordine suo io dimandi, quando le parrerà tempo, 
a lui del palco, del ricetto e del modello della facciata, 
lo farò; che io so' certo eh' egli farà come ha fatto del- 
la scala, aggiugnerà qualch' cosa, e mi sarà molto a 
proposito, poi eh' egli si pensa che V. E. I. m' babbi 
posto sopra dette opere, bascio con ogni humiltà a V. 
E. I. la mano, pregando sempre nostro signor Dio per 
il compimento della sua felicità. Di fiorenza alli xvm 
Febr. del lvhi. 

Bartolommeo Ammannati 

N." XIV 

Francesco di Ser Iacopo allo stesso. Da Firenze 19 
Febbraio 1 559 (Arch. e Carteggio e. filza e. ). 
È autografa 

Illustrissimo Eccellentissimo Signore patrone uniche 

Bartolomeo Amannati con la sua patienza e bontà à 

fatto tanto chegli à avuto da Michelagnolo Buonarroti 

un modello della schala della libreria di Sto. Lorenzo, 



CARTEGGIO EC. d' ARTISTI 1 3 

la quale si manda in uno scbatolino nel modo che è 
venuto da Roma, vostra Ecc. lo vedrà, e volendo Vra. 
Ecc. tale schala si faccia, seli potrebbe dare uno asse- 
gnamento di scudi quatro la settimana, e per di qui a 
tutto giugno sarebbe fatta e murata. 

Il prefato Michelagnolo Buonarroti per una sua à scrit- 
to allo Amannato, e dice che quando tale scbala fussi 
duno bello noce non gli parria fuora di proposito; in 
però de' noci secchi e stagionati non sene trqverrebbe, 
«on' sendo stagionati fenderebbono, e male convente- 
rebbono. però quello ordinerà V. E. I., quello si ese- 
guirà. 

Di Firenze il dì 19 di febraio 1558 

Francesco di ser lachopo 

N.° XV 

disposta a Bartolomraeo Amraannato. Da Pisa 22 
Febbraio j55q ( Arch* e» Minute di Cosimo I 
filza 71 J. 

AH' Ammannato scultore 22 Febr. 58 

Che erano piaciuti a S. Ecc. li modelli del Bonarroti, 
et Luca Martini havuta comessione di rimandarli. 
Quanto alla scala di S. Lorenzo, se li disse ordinassela. 
Circa il palco de ricetto et del modello della facciata , 
che non saria fuor di proposito di cavare dal Bonarroti 
quel che si può. Da Pisa. 

N." XVI 

Risposta a Francesco di Ser Iacopo. Da Pisa 22 Feb- 
braio 1559 (4rch e. filza e). 

A Francesco di Ser Iacopo 22 Febr. 58 
Che S. Ecc. ha visto il modello della scala della li- 
breria di Sto. Lorenzo , et datolo a Luca Martini, cbelo 



l4 CARTEGGIO EC. d' ARTISTI 

rimandi all' Ammanato , soggiugnendo che la scala si 
faccia di pietra et non di noce. Quanto alla muraglia 
della pineta, che dove il Poggio rovina non vi è altro 
rimedio che rifarla ; però quando sarà certificato della 
cosa darà adviso della sua opinione. — quanto alla 
scala di S. Lorenzo , a S. Ecc. piace che facciate uno 
assegnamento di scudi quattro la settimana. 

N.° XVII. 

Lelio Torelli a Cosimo I. Da Firenze 28 Febbraio 
i559 (Jrck. e. Carteggio e. filza 1 4? )• 
È originale 

Il cavallier Bandinello ha desiderio di metter quella 
sua Pietà nella Nunziata in quel luogo, dove è il sepol- 
chro di quel soldato che morì in duello , che è a man 
dritta appunto allo aitar dell' annunziata; che solo per 
questo sera da pregarne il Bandinello , per levar via 
quello absurdo che una sepoltura d' uno morto in pec- 
cato enorme stia quivi a paragone di tanta devozione 
et alla mano dritta. Io ce lho confortato, et per quel 
che io conosco pare che sia occasione d' honorare quel- 
la chiesia ; non so poi di chi sia la capella, et se si fa 
preiudizio ad alcuno, ma sendovi posta tal sepoltura , 
non posso già credere chel luogo sia di persona alcu- 
na di rispetto ; se già li frati non s' opponessero essi 
per qualche loro particolare. 

Firenze ultimo di Febr. 1558 

n.- xvm. 

Giovanni Francesco Lottini a Cosimo I. Da Roma 
7 Luglio i559 (Arclu e. filza i49 )• 
È originale 

Illustrissimo et Eccellentissimo Signore et Padron 
osservandissimo. 
Michelagnolo Buonarroti è in effetto tanto vechio, 



CARTEGGIO EC. d' ARTISTI IO 

che ancorché volessi non si potrebbe muovere per po- 
che miglia ^ et di già non va più o radissimo a S. Pie- 
tro; oltre a che il modello vuole anchora molti e mol- 
ti mesi a finirlo et egli è obligato e desidera di finirlo. 
Quando io gli feci la offerta di V. E., pianse di tene- 
rezza , e si vede che desidererebbe servirla se si truo- 
vasse potere; ma in efletto non puole , essendoli accre- 
sciuto oltra il male della pietra altri mali assai fasti- 
diosi. 

N.' XIX, 

Il Maestro generale di Àltopascio allo stesso. Da Fi- 
renze 14 Agosto i559 (Arch. e. filza i5o). 
È originale 

Non lasserò di dire a V. Ecc. come in Lucca hanno 
sentito la cosa di Siena tanto amaramente ( massime 
la plebe ), quanto gne n'ha dato causa la lettera dell' 
Ambasciadore Lucchesino a la Signoria con avviso 
che, domandando egli Giorgino perchè ha vessi lassato 
certo quadro in bianco, rispose per mettervi Lucca. A 
che io replicai a chi me ne parlò, che la licentia e leg- 
gerezza d' un Pittore non meritava consideratione più 
che tanto. 

Nota 

Il pittore è Giorgio Vasari , occupato ìn quel tempo 
nel salone di Palazzo Vecchio. Questa risposta in boc- 
ca del Vasari è caratteristica al par dell' altra data al 
celebre de Thou intorno alla morte di Don Garzìa. 



<6 CARTEGGIO EC. d' ARTISTI 

N.° XX 

Il Console ed i Consiglieri della Nazione Fiorentina 
di Roma allo stesso. Da Roma 19 Ottobre i55o, ( Arch. 
e. filza i5i ). 

È originale 

Illustrissimo et Eccellentissimo Signor Duca Signor 
Nostro osservandissimo 

Havendo questa nostra Natione, devotissima di V. E. 
Ulma., con infinito contento visto per la sua sino de' x 
d' Agosto passato quanto benignamente per sua gratia 
lei babbi non solo approvato la determination fattasi del 
tirare avanti la fabbrica di questa nostra chiesa , ma lau- 
datone l'impresa , et mostro esserli grato che la si met- 
ta a esecutione, et con la solita sua benignità accettato- 
ne la prottectione , per gratia da noi riciercatali , in la 
esseculion d'essa, con la gratissima offerta fattane del- 
l'aiuto et favor suo in servitio di tanta pia et santa ho- 
pera , et sopra di ciò preso la natione maggior animo 
all' impresa , et digià per darli principio fatte molte pro- 
visione , infra le quale sendo principalmente necessa- 
rio il disegno con il modello della chiesa, sopra il qua- 
le si babbi a dar principo alla fabbrica ; et perchè sia 
tal , quale convenga a una chiesa della Natione di V. E. 
I. , principiata dala felice memoria d'unsi gran Ponte- 
fice della sua III. Casa, et in una Città come questa, 
et non far cosa che non conrisponda a tutte queste con- 
sideratone insieme, et alla grandezza di V. E. 1., et 
per non errar in questo come capo principale di tutta 
questa bella impresa , ne siamo ricorsi al Nostro Michel- 
agnolo, come quello che per la suffilientia et per l'af- 
fettione et come devotissimo Servitore di V. E. I. mol- 
to meglio che nessuno altro ne può servire, e prega- 
tolo non vogli in ciò mancarne dell'aiuto suo, con far- 
ne un disegno di quel modo che parrà a lui che con- 
venga per una tal fabbrica. Et con tutto che lui per sua 



CARTEGGIO EC. DI ARTISTI I 7 

bontà si sia offerto prontissimo a far tutto quel che 
le poche forze sue rispetto alla età li concederanno , 
et che di già habbi messo mano a far qualcosa, desi- 
derando noi che lui abbracci questa impresa non solo 
come della natione, come particolar delle E. V. L, sì 
come la seli è dedicala , la supplichiamo perciò humi- 
lissimamente ne voglia far gratia d'una sua lettera per 
il detto Michelagnolo in raccomandatione di questa im- 
presa, come sua particolare, che a lui come desideroso 
di servirla sempre fia di molto contento et a noi d* in- 
finita sattisfatione. Et con la debita reverentia bacian- 
doli le mani etc. etc. Di Roma alli xvim di Ottob. 1559. 
Alli Servitii dell' Illma. Eccellentia vostra 

Deditissimi Consul et ) della Natione fiorentina 
Consiglieri ) di Roma 

Nota 

La chiesa di S. Giovanni de' Fiorentini in Roma, alla 
cui costruzione ebbe mano Antonio da San Gallo, fu 
cominciata col disegno di Iacopo Sansovino. Michelagno- 
lo , il quale volentieri nella sua vecchiezza si ado- 
perava alle cose sacre, fece cinque disegni per questa 
fabbrica , la quale , morto lui, rimase imperfetta fin che 
fu terminata da Giacomo della Porta. 

N - XXI 

Risposta di Cosimo I al Console ed ai Consiglieri 
della Nazione Fiorentina in Roma, Da Firenze 26 Ot- 
tobre i559 ( Ardi. e. Minute di Cosimo I filza 70). 

Alli consoli et consiglieri della nation fiorentina di 
Roma li 26 Ottob. 5g 

Habbiamo scritto a inesser Michelagnolo Buonarroto, 
essortandolo a voler fare il modello per la chiesa di S. 
Giovanni, come desiderate et ci havete ricercalo per 
una vostra de' 18 di questa, il quale uflStio babbiamo 

T. III. 2 



1 8 CARTEGGIO tC. d' ARTISTI 

fatto non meno efficacemente che volentieri , per il de- 
siderio tegnamo che la si tiri innanzi, et si faccia cosa 
degna di tutti quelli respetti che porta seco. La lettera 
per il detto Michel Agnolo vi si manda con questa, ac- 
ciò possiate a vostro commodo presentargliela. * 

R* XXII 

Michelagnolo Buonarroti a Cosimo I. Da Roma i 
Novembre i55g ( Arch. e. Carteggio e. filza i5a ). 
È autografa 

Illustrissimo Signior Duca di Crenze. i fiorentini an- 
no avuto già più volte grandissimo desiderio di far qua 
in roma una chiesa di sangiovanni; ora a tempo di vo- 
stra Signoria sperando averne più comodità , sene sono 
risoluti, e anno facto cinque uomini sopra di ciò, e 
quali manno più volte richiesto e pregato d' un dise- 
gno per decla chiesa, sappiendo io che papa leone de- 
cte già principio a decta chiesa , ò rsposto ( sic) loro 
non ci volere actendere senza licenzia e commessione 
del duca di firenze; ora come si sia seguito poi, io mi 
truovo una lederà della vostra illustrissima Signoria 
molto benignia e gratiosa , la quale tengo per espresso 
comandamento, che io debba actendere a la sopradecta 
chiesa de' fiorentini , monstrando averne aver piacer 
grandisimo. ònne facti di già più disegni, convenienti al 
sito che manno dato per tale opera i sopra decli depu- 
tati; loro, come uomini di gran ingegnio e di gudicio, 
manno electo uno, elquale in verità me parso el più 
onorevole, el quale si farà ritrare e disegniare più nc- 
cfamenle che nono potuto per la vechiezza, e manderas- 
si alla illustrissima vostra Signoria: e quello si eseguirà 
che a quella parrà. Duolmi a me in questo caso assai 
esser sì vechio e sì male dacordo con la vita che io 

* La k Itera ihrclla a Michelagnolo non si trova. 



CARTEGGIO EC. D ARTISTI IO, 

poco posso promectere di me per decta fabrica ; pure 
mi sforzerò standomi in casa di fare ciò che mi sarà 
domandato da parte di vostra Signoria , e dio voglia 
che possa non mancar di niente a quella. A dì primo 
novembre 1559. 

di vostra eccellenza servitore 

michelagniolo 
buonarroti in Roma 

Nota 

" Finalmente mostrò loro cinque piante di tempi 
bellissimi j che viste da loro si maravigliarono , e dis- 
se loro che sciegliessino uno a modo loro , i quali 
non volendo farlo _, riportandosene al suo giudizio , 
volse che si risolvessimo pure a modo loro; onde tut- 
ti d'uno stesso volere ne presono una pia ricca, alla 
quale risolutosi disse Michelagnolo > se conducevano 
a fine quel disegno , ne Romani, né Greci mai ne'tem~ 
pi loro fecero una cosa tale: parole che né prima 
né poi usciron di bocca a Michelagnolo , perchè era 
modestissimo. " Vasari 

Questa lettera di Michelagnolo si riconosce appena 
nella copia che ne dà la raccolta del Bòttari (Voi. 1. N. x. ) 

N.° XXIII 

Il Console ed i Consiglieri della Nazione Fiorentina 
in Roma allo stesso. Da Roraa io Novembre i55o, 
{ Arch. e. filza e. ). 

È originale 

Illustrissimo et Eccellentissimo Signor nostro osser- 
vandissimo 

Habbiamo ricevuto la gratissima di V. E. I. de'xxvi 
del passato con la lettera da noi per gratia riciercatali 
per il nostro Michelagnolo in raccomandatione di questa 
nostra fabbrica della Chiesa, di che a nome di questa 
sua devotissima Nationé infinitamente la ringratiamo, 



30 C&RTKGGiO EC D ARTISTI 

conoscendosi per I' effetto che ne ha partorito, quanto 
eheaciemente per , c ua benignità lane habbi scritto, aven- 
do tale lettera accieso talmente l'animo di questo ot- 
timo vecchio in servilio di questa sant;i et pia hopera, 
vistone la voluntà di V. E. I. che subito abbandonando 
ogn' altra impresa ha messo mano a questa con infi- 
nito suo contento come in cosa propria di V. E. I. et 
da lei comandatali, et così promessone di brevi giorni 
un disegno di quel modo che a lui parrà che convenga 
per una tale fabbrica, il quale subilo seli manderà, 
perchè la veda se fia di sua sattisfatione, per seguirsene 
poi quel tanto che da Lei ne fìa ordinato: che haven- 
«Joli questa sua Nalione dedicata tal fabbrica, non si 
ha da darli principio se non con quel disegno che a 
Lei aggraderà, et così andarsi seguendo poi in tutto 
il resto. Et con tutto che 1' impresa sia alle forze 
nostre grandissima, speriamo con l'aiuto d'Iddio e di 
Vostra E. I. , con qualche aiuto appresso del papa che 
sarà mediante il favor di quella , in tutti e modi 
haverne a uscirne a honore. Et con questo buon animo 
nostro si andrà, subito fatto il papa, se non prima, 
col nome d' Iddio dando principio sopra quel disegno 
che intendereno poi sia di sua sattisfatione. 

Et con questo fine con la debita reverentia etc. etc. 
Datum in Roma in la nostra solita residentia a' dì x 
Novembre 1559 sede vacante. 

Alli servitii dell' Illustrissima Eccellenza vostra 

r. ,... • • ) Consul et ) della Nation 
Deditissimi < n . .. . < .. .. • n 

) Consiglieri ) liorentina in noma 

N.° XXIV 

I medesimi allo stesso. Da Roma i Dicembre i55o, 
{Ardi. c.Jilza. e). 
È originale 

Illustrissimo et Eccellentissimo Signor Duca Signor 
nostro osservandissimo 

Ha ve udo il buon vecchio di Michelagnolo per obbedir 



CARTEGGIO EC. d' ARTISTI 21 



principalmente a V. E. 1. et per sua bontà finito 
con molto amore et diligentia il disegno della chiesa 
di S. Giovanni, S. Cosimo et Damiano, dove ha mes- 
so più fatica et più studio che rispetto alla età sua non 
pareva fusse credibile, 1' haviamo subito voluto man- 
dare a V. E. I., come quelli che desideriamo sopra 
tutte le cose che questa fabbrica si tiri avanti con in* 
tera sua sattisfatione. Però quella sarà per sua benigni- 
tà contenta farci gratia, poiché 1' bava considerato que- 
sto disegno che seli manda , d' advisarne la sua oppe- 
nione, con la quale in tutto conformandoci, come ri- 
cerca il nostro debito, e' ingegneremo con l'aiuto d'Id- 
dio et di V. E. I. seguitar per quanto potranno le pic- 
cole forze nostre questa santa fabbrica , già dedicata 
con tutto l'animo all'È. V. L, che se bene la magni- 
ficentia dell' Opera supera il nostro potere, non dime- 
no come cosa propria di V. E. I. speriamo sotto la sua 
prollectione condurre al debito Gne, et humilmente etc. 

Di Roma il dì 2 di Dicembre 1559 

A Ili servitii di V. II. E. 

r> !•»• • • ) Consul et ) della nation fiorentina 
Deditissimi < n ,. . < ,. D 

) Consiglieri ) di Roma 

N.* XXV 

G. Vasarla Vincenzo Borghini. Da Firenze 1 1 Dicem- 
bre i55q. (Manoscritti della Galleria degli Ufizi). 
È autografa ; il giorno 1 1 Dicembre è notato a 
tergo. 

Reverendo Signor spedalingho 

Se io non avessi pensato fargli noia, poiché la noia 
fuggite da casa, sarei venuto stamani a inalberarmi, 
inperò santa lucia mia fatto gratia che io vi vegha 
col core et vi saluti con questa mia. Et vi dico se io 
ò a uscir di far Salamone che dorma , che ora mai saria 
tenpo che mi soccorresse con qual cosa che destassi me 



22 CARTEGGIO EC D ARTISTI 

et lui dal sonno , et a che chi ci à a dormire ; mandate- 
mi a dir per questo mio Ser huomo se io sto, se io 
vengho, se io vi spetto, overo quel che debbo fare, et 
quel che mi consimili amore: son vostro più che non 
son mio , che già sa la S. V. che son fatto daltrui , et 
vi hascio la fronte eon quella amorevolezza che io vi 
amo , che infinita. Et Mess. Domenedio facci , poiché 
coloro non sanno esser papa, che faccia voi , che faresti 
essere et papa et imperadore et re. Et con questo fo 
fine, di palazo; che mi martoria il dì della vergine et 
martire che fa goder i preti e frati con gli ochi et 
candele di cera mdlviiii. 

Di V. S. il vostro 
Giorgio Vasarii 
( Direzione J Al Molto Sr. mio obssmo. il Sr. speda- 
lingho de'Nocenti 

N.° XXVI 

Cosimo I a Michelagnolo Buonarroti. Da Pisa 22 Di- 
cembre i55o, {Ardi. e. Minute di Cosimo I filza 70). 

A Ms. Michelagnolo Buonarroti 

li 22 di dicemb. 59 

Habbinmo visto il disegno fatto da voi per la edifi- 
cation de la chiesa di S. Giovanni, il quale ci è parso 
molto honorevole et magnifico , come si potea sperare 
uscendo da le vostre mani et da la excellenlia del vo- 
stro ingegno, che non può far se non cose perfette, et 
rendetevi certo se 1' intendessimo altrimente, o ci 
occorresse di desiderarvi alcuna cosa , velo diremo 
confidentemente, sapendo di poter usare con voi quesla 
et maggiore sicurtà. Ringratiamovi della fatica che havete 
durata per amor nostro, della quale vi tegnamo parti- 
colare obligo; et perchè la opera doverrà tirarsi in- 
nanzi, come mostrano quelli ministri della natione , 



CARTEGGIO EC D* ARTISTI 2 3 

vi vogliamo pregare per il medesimo nostro amore vi 
piaccia di assisterli et accompagnarla di tutti quelli aiuti 
che con vostro commodo potrete venirli subministrando 
giornalmente, acciò si conduca a la perfettione che si 
desidera: che ol tra il far doppio servitio a noi, non vi 
harà anco da esser poco caro lassare a honore di dio 
et benefitio delia patria questo accrescimento di più a 
la vostra gloria, £t N. S. Dio vi conservi, di Pisa. 

N.* XXVH 

Alessandro Allori a Cosimo I. Da Roma 29 Dicem- 
bre i559 (Arch. e. Carteggio e. fdza i5a). 
È autografa 

Illustrissimo et Eccellentissimo Signor Duca Signore 
e Padrone mio osservandissimo 

La volontà grandissima , eh' io ò di servire l'eccel- 
lentia vostra Illustrissima , mi fa cerchare apresso quella 
per l'animo mio una bellissima occasione, et quest'è, 
che credendo io che vostra eccellentia Illustrissima 
vorrà, sì come di molti altri à voluto , il ritratto di 
nostro Signore Papa Pio Quarto, supplico quella che 
si degni chio in far tal ritratto facci questa prova del 
animo mio ? con farmi aver qua commodità di qualche 
volta posserlo vedere: et spero nel nostro Signore Dio, 
che, facendomi vostra Eccellentia IH. questa gratia , 
non habbia a dispiacere in tutto alla mente sua ; et di- 
votamente baciandoli le mani di nuovo la supplico a 
farmi tal gratia , pregando il nostro Signore Dio che 
sempre la feliciti, di Roma alli 29 di Decbre. del lviiii. 

Di Vra. Eccellentia III ma. humilissimo Servitore 
Alessandro Allori' discepolo 
del Bronzino 



34 CARTEGGIO EC. d' A"AT»«TI 

N/ XXVIII 

Vincenzio Rossi allo stesso. Da Roma 24 Febbraio 
i5Co (Jrch. e. Carteggio e. filza i53). 
È autografa 

Illustrissimo et Eccellentissimo Signore 
Per sapere io che la eccellenza vostra vole far fare 
uno Gigante di marmo, e desideroso di esere anche io 
nel numero di quelli che la servano, la prego che la 
si voglia degnare, poiché di mio none opere in firen- 
zej e qua a Roma eie di Bartolomeo et del Moschino ; 
e mia intendere la verità che tale leriuscierà in modello, 
che poi in marmo sarà adrieto un gran pezo. se Iope- 
ra avesi a esere di bronzo , parlerei di Benvenuto, per- 
chè il marmo è solo fatto per via di levare , e il bron- 
zo di porre . ora la Eccellenza vostra faccia vedere il 
mio teseo quando rapì elena, magior del naturale e di 
marmo, che una tanta opera, quale è codesto gigante; 
so che la Eccellenza Vostra non si laserà ingannare dal- 
la afezione di chi 1' abia più servito, et quando lei si 
vorà degnare chio la serva, senza perdere tempo nel 
gigante la servirò anche nel coro di Santa Maria del 
fiore, oservando con amore V ordine del «mio protecto- 
re. e per non la fastidire poro fine, pregando dio lun- 
gamente la mantenga in felicità; et umilissimamente 
le bacio la mano. < di Roma alli 24 di Februaro 1560. 

D. V. S. 111. ecll. S. 
Humilissimo servitore 
Vincenzio Rossi 
ischultore. 

Nota 

Il Rossi parla del Nettuno, affidato poi all' Amman- 
nato; il gruppo del Teseo fu da lui donato a Cosimo 
1, a cui insieme offerse ( mentre che Cosimo era a Ro- 
ma ) , in quello potesse , V opera sua. Così il Vasari; 
ma Cosimo I. andò a Roma sul finire dell'anno 1560. 



CARTEGGIO EC D* ARTISTI a5 



N.° XXIX 

Micheìagnolo Buonarroti allo stesso. Da Roma 5 
Marzo i56o ( Arch. e. filza i53). 
JÈ originale 

Illustrissimo Signore mio osservandissimo. Questi 
deputati sopra la fabricha della chiesa de' fiorentini si 
sono resoluti mandare Tiberio Chalcagni a V. E. I.; 
la quale cosa mi è molto piaciuta , perchè con i dise- 
gni, che egli porta, ella sarà capace più che con la 
pianta, che vidde, di quello ci occorrerebbe di fare; 
e se questi le sadisfaranno, si potrà di poi dar prin- 
cipio con lo aiuto della V. E. a fare li fondamenti, 
e a seguitare questa santa impresa, e mi è parso il 
debito mio con questi pochi versi dirle, havendomi 
la V. E. comandato che io attenda a questa fabricha, 
che io non mancherò di quanto saperrò et potrò fare, 
sebene per la età e indispositione mia non posso quanto 
vorrei, e che sarebbe il debito mio di fare per servitio 
di V. E. e della Natione. Alla quale con tutto il quore 
mi raccomando e offero, e pregho iddio la mantengbi 
in felicissimo stato, 
di Roma alli v di Marzo 1560 

/r f \ Di vostra eccellenza servitor 
(jirmataj Michelagnio buonarroti 

N.° XXX 

G. Vasari allo stesso. Da Siena io Marzo i56o 
(Arch. e. filza c.J. 
È autografa 

Illustre Signor Eccellentissimo Signor mio 
Io sono in viaggio per Roma col Rmo. et Illmo. Car- 
dinale di Medici. Et perchè scrissi a quella quanto mi 
bisogniava per conto di quelle cose , che ò da trattare 



3Ó CAETECG10 EC. d' ARTISTI 

per avere il parere di Michelagniolo , averei auto dessi- 
derio che quella mi avessi mandato una letterina di 
dua parole al Buonaroto, che mi udissi et consigliassi 
per tutte quelle cose che arò a negotiar seco per con- 
to di V. E. I. ; che oltre che so che per V ordinario lo 
farà volentieri, molto magiormente lo do verrà fare 
pregandola quella. Ò lassato le cosi; del palazzo aviate, 
et poiché sarò di ritorno, come arò spedito, che penso 
sarà breve, tornerò a finir 1' opra mia. Intanto se 
scade altro atenenti alle cose della profession mia, quel- 
la me le cornetta, che farò tanto quanto ella dessidera: 
et a Quella con tutto il core mi offro et raccommando. 
Di Siena alli x di Marzo 1560 

Di Vostra Eccellentia Altissima 
Humilissimo Servitore 

Giorgio Vasarii 

N." XXXI 

Il medesimo a Vincenzio Borghini. Da Bolsena a4 
Marzo i56o (Manoscritti della Galleria degli Ufizi ). 
È autografa 

Signor spedai ingho Signor mio 

Le storie di Colle, di coloro che in iscanhio di palle, 
palle, gridavon papa, papa, le saprete da me insiemi 
con quelle di Siena, che sbalordirono le donne a veder, 
questo prete di Monte Oliveto, non dico niente, perchè 
questa corte era per consumare a que' frati la prò vi- 
sione del Capitolo, sepresenli di torno non fioccavano. 
Ma a Pienza fu bel vedere, perchè 50 putì che pare- 
vano i vostri, con grillande dulive in capo et rame del 
medesimo in mano, vestiti con le camiscie bianche, 
che ventiono ancontrallo. ma le some del vino di Monte 
Alcino mi piacque, et altre some di prugnioli , che ci 
fan far questo viaggio come Abati . noi siano condotti 
già super i campanili fino di paglia a Bolsena, et 



CARTEGGIO EC. D* ARTISTI 3^ 

domattina andiano a Bagniaia per starvi tutto martedì, 
fino che a Roma si prò vede lentrata, qual sarà ponti- 
ficalissima. Basta che noi sareno mercoledì in Roma , 
atal che sabato vi aviserò alungho. godetevi questi versi, 
che ci sarà che ragionare et che ridere. State sano et 
amatemi et avisatemi qualche volta, che non mi par 
esser mezzo senza voi. Di Bolsena alli xxmi di Marzo 
nel lx. 

D. V. S. Sre. 
Giorgio Vasari 
(Direzione) Al Molto Magco. et Rdo. Sr. mio el 
Sr. spedalingho de' Nocenti in firenze 

tu; xxxii 

Il medesimo allo stesso. Da Roma 39 Marzo i56o 
( /. e. ). 

È autografa 

Molto Magnifico et Rdo. Signor mio 
Doppo che io vi lasciai con lultima mia con tutti que* 
favori, che stato possibile, et con il fato dove noi pas- 
savamo, non è stato luogho che non abbi questo. Rmo. 
et II Imo. presentalo, offerito et mostrato contentezza 
infinita ; et lultima la mostrò il Rmo. Farnese, il quale 
a Ronciglione fecie al Cardinal nostro un pasto et alla 
famiglia, che fu stupendo, la sera, che fu il mercoledì, 
a Bracciano il Cardinal Santa Fiore fecie non pasto, ma 
nozze, al Cardinale et alla fameglia; in somma, Signor 
mio, non ò visto mai allegrezza in ciascuno luogo tale: 
così arivato il giovedì sera in Roma, che fu incontrato 
da 4000 cavagli e cento cochi , et aconpagniato poi al 
popolo da sei Cardinali, Santa Fiore, Buon Romeo, Fu- 
lignio, Ferrara, et Trento, Montepulciano, cosa inso- 
lita : così ad uore 1 Cardinali, nipoti del papa, vennono 



38 CARTEGGIO EC. d' ARTISTI 

in un cochio per il Cardinale d' Medici, et lo condus- 
sono al papa, al quale bascialo il piede, Sua Santità gli 
parlò parechi parole amorevoli, dimandandoli segli avea 
mai letta la lettera , che scrisse Lorenzo Vechio a Leone 
quando andò a Roma , confortandolo a studiare et imi- 
lare gli avi suoi, il Cardinale gli rispose a ogni cosa be- 
nissimo et talmente che il papa lo ribasciò duo volte , 
ragionò seco fino alle 3, poi prese il Cardinale licentia , 
et ritornato al popolo dormì per ordine del Papa quivi, 
et la mattina venuti in pontificale tutti i cardinali, che 
stupivano a vederlo, et il far tanto bene et con gravità 
le cirimonie loro: così arivati a palazzo con maggior nu- 
mero di cavalli et cochi et con tanto popolo che per la 
letitia tutta Roma se commossa, et ogniuno lo va giu- 
dicando Papa, ebbe il capello al solito con gran calca di 
gente, et poi , basciato tutta la famiglia sua il piede al 
papa, andò con Sua Santità a desinare: doppo andò in 
San Piero col papa al volto santo , et de (sic ) ritornato 
poi a casa, poi che ogni Signore lo visita: et si porta 
da vechio , et par che sia nato in questo ufìtio. io mene 
son rallegrato. 

Intanto il mio Michelagniolo è tanto vechio che spero 
cavarne poco : così andrò facendo per ispedirmi. Altro 
non mi occorre, senon che spero che la mia tavola mi 
sarà pagata : et già ò comincialo a dar ordine di fare 
il ritratto del papa, che presto si finirà. Salutate tutti 
e nostri et vostri di costì, et voi state sano, et avi- 
sate la cosa mia d'Antonio de' .Nobili , ve la raccomando. 
Di Roma alli 29 di Marzo 

D. V. S. Servitore 
Giorgio Vasari 
C Direzione) Al Molto Magco. et Rdo. Sr. il Sr. spe- 
dalingho de'Nocenti in fiorenza 



CARTEGGIO EC. D ARTISTI 20, 

N.° XXXIII 

Cosimo I a Michelagnolo Buonarroti. Da Pisa 29 
Marzo i56o {Ardi. e. Minute di Cosimo I filza *]5). 

A Michelagnolo Buonarroti a' di 29 Marzo 1 560 
Le persuasioni vostre non nuoceranno punto alla fa- 
llica di questa nostra natione, sì per l'affettione che vi 
portiamo, come per vedervi infiammato alla impresa, 
il che ci fa testimonio che l'habbia a proseguire felice- 
mente. Presto ci risolveremo a quanto siamo ricerchi, 
né lasceremo di favorirla con ogni nostro potere. Re- 
staci dirvi che il nostro G. Vasari parlerà con voi dal- 
cune cose attenenti al nostro servitù) ; sentiremo pia- 
cere che lo veggiate volentieri, lo consigliate et li pre- 
stiate credenza. Da Pisa 

N.° XXXIV 

G. Vasari a Cosimo I. Da Roma 8 Aprile i56o (Arch. 
e. Carteggio e. filza i54)« 
È autografa 

Illustrissimo et Eccellentissimo Signor mio 
Arrivai in Roma, et subito ch'il reverendissimo et 
illustrissimo Medici ebbe fatto l'entrata et auto da No- 
stro Signore il capello , che volsi vederla per poter nelle 
storie che fareno essere stato presente, per non ne 
dimandare, andai inmediate a trovare il mio gran 
Michelagniolo , il quale non sapendo la mia venuta, con 
quella tenerezza, che sole ai vechii ritrovando i figlioli 
inaspettamente smarriti, mi si aventò al collo con mil- 
le Lasci lacrimando per dolcezza ; mi vedde tanto vo- 
lentieri et io lui , che non ò auto contento maggiore 
da che io sono al servitio di quella , quantunque molti 
io ne abbia per mezzo di V. E. I. provati. Ragionam- 
mo assai sopra le grandezze, il governo et i miracoli, 



3u CARTEGGIO EC. d' ARTISTI 

chel grande Iddio à mostro et mostra giomalmante so- 
pra di lei, dolendosi egli che e'non possa con le forze 
così come egli è pionto con 1' animo a ogni suo cenno; 
et che poi che egli non è stalo degnio di servilla ne- 
gli anni migliori, ringratia Dio che ci abbi messo me, 
che lo reputa in quel cambio, amandomi et tenendomi 
come Ggliolo. * Dolsesi non poter ire a vedere il R.° 
et Illmo. Medici **, perchè può poco muoversi, ed è 
fatto talmente vechio che non si riposa molto, ed è 
calato tanto che dubito cene sarà per poco tempo, 
se non lo mantien vivo la bontà d'Iddio per la fabrica 
di S. Pietro, la quale nà certo gran bisogno: et mi à 
fatto stupire et cogniosciere che gli antichi reston su- 
perali dalla bellezza et dalla gralia di quello che à sa- 
puto far questo suo divino ingegnio. sono stato tino a 
ora ogni dì seco , el aviano atteso a i disegni del ponte 
Sfa. Trinità, che ci à rasgionato su assai, che ne por- 
terò memoria di scrini et disegni secondo l'animo suo, 
con le misure eh' gli ò portate secondo il sito, et molti 
rasgionamenti fatti delle cose dell'arte, per poter finire 
quel Dialogo che già vi lessi , ragionando lui et io in-r 
sieme. A vian' cavalcato una voi la in conpagnia a San 
Piero, dove mi à mostro molte dificullà , et così il 
modello che fa fare di legniame della cupola et lan- 
terna , il quale è una cosa bizzarrissima et straordina- 
ria: et in vero io ne avevo bisognio, et di rinfrescar 
gli ochi, perchè mi sento da e tagli di queste cose, 
che io veggo, aguzzar l' ingegnio. Iersera per ultimo 
gli portai la lettera di V. E. I., la quale letta mi disse 
che non à pago con V. E. I., di tanti favori, che non 

* Se questo passo non è una vile adulazione in bocca del Vasari , mi 
sembra manifesto che Michelagnolo coli' andar del tempo cambiasse idea 
intorno al governo di Firenze. Ed in ciò più che altro potè forse la vec- 
chiaia. 

** li cardinale Giovanni, di cui la compostezza, la modestia e lo spi- 
rito regolato Jeccro l'ammirazione di tutti, promosso al cardinalato da 
Pio IV il 31 di Gennaio 1560, 



CARTEGGIO EC DARTISfl 3| 

sa come havere a pagarne una minima parte; che cre- 
deva che a V. E. gli bastassi aver mandato qui me , 
et che io vi ringratii per parte sua. Così sian rima- 
sti per lunedì et martedì di negotiar il modello della 
sala grande, così l'inventione delle storie, che ò meco 
ogni cosa: et per tanto quanto posso mentre starò seco, 
farò di cavarne tutto quello che avian di bisognio : et 
se gli succede altro, V. E. I. mene facci far motto; 
perchè doppo l'ottava sarò di ritorno , ateso che le cose 
di palazzo non caminerebbano inanzi. Restami a dirle 
se scade che io provegga anticaglie o cose grosse di 
pili o d'altro, mentre son qui, che lo farò, intanto 
io vado cercando delle 6gurine di bronzo per lo scrit- 
toio , dico delle buone; che trovandone vedrò di averne 
et porterolle. Io non scriverò li successi delle cose di 
corte, avengha che questa fatica sarà da chi fa il mestie- 
ro ; ma le dico bene chel Cardinale è adorato et de ( sic ) 
un soggetto da farsi grandissimo; che tutto V. E. I. 
ne renda gratie a Dio , il quale velo esalti insieme con 
la felicità sua in quella grandezza, ch'io ò visto gli altri 
eroi di casa Vostra Illustrissima, et con questo finisco, 
pregandola eh' io non gì' esca di memoria , come sem- 
per ò scolpito lei nel mezzo del core. Di Roma alli 
vuji di Aprile 1560. 

Di Vostra Eccellenza Illustrissima 
Umilissimo Servitore 
Giorgio Vasari Pittor Aretino 

N.° XXXV 

Risposta di Cosimo I a Giorgio Vasari. Da Pietra- 
sauta 19 Aprile i56o (Arch. e. Minute di Cosimo I 
filza 7 5). 

A Giorgino Pittore a' dì 19 Aprile 1560 
riabbiamo letta volentieri la vostra di ìx, sì per lo 
ragguaglio che ci date honorato del nostro Messer 



CARTEGGIO 6C. D* ARTISTI 



Michelagnolo, come per quello che ci promettete del mo- 
dello della Sala grande. In risposta non ci occorre al- 
tro che ricordarvi a procurare insieme col Vescovo di 
Pistoia di mandarci nel meglior modo che vi sarà pos- 
sibile una colonna, che si trova a Ripa, già del Sangallo , 
boggi nostra, et che il prefato Vescovo ne è benissi- 
mo informato, se anco poteste buscare qualche bella 
pietra grossa, ci saria molto grata; d'altre anticaglie 
non pigliate cura. 
Di Pietra Santa 

N.° XXXVI 

G. Vasari a Vincenzio Borghini. Da Roma 9 Aprile 
i5Go ( Manoscritti della Galleria degli UfiziJ . 

È autografa 

Signor spedalingho mio 

Io non scriverrò troppo, che presto credo che sarò 
d' vostri, et per dirvi a bocha qualcosa non scriverrò 
niente, senon che Io sto bene et sono ogni dì con 
Michel agno lo , la sera col Sai viali, la mattina col nostro 
Cardinale: ora conprendete la vita mia quale elle. 

Io so' satisfatto molto male di Roma , la mi par peg- 
giorala nelle pratiche et ne' costumi, et non vo' più 
biasimar la nostra corte, perchellè una donna da bene, 
et basta, altro non mi occorre, senon che son suo, 
et fallo le feste farò desser per ritorno. La mia tavola 
sarà fati (sic) cosa, come vi dissi, pure qualche cosa 
sarà; sto in questo, et ò facilitato assai: fate intanto 
pregar Dio per lei et per me. salutate gli amici, di 
Roma alli vini di Aprile nel lx. mero scordato dirli di 
Mess. Pier Gondi, quale ò parlato a lungho, va pensan- 
do tuttavia di far cosa che piacci a V. Rtia. et a suo 
padre, nò lo stacherò mai fino che ne cavi i piedi, sa- 
lutale Mess. Bartolomeo Gondi. 

D. V. S. Servitore 
Giorgio Vasari 

C Direzione J Al Molto Magco. et Sr. mio il Sr. spe- 
dalingho de' docenti in Firenze. 



CARTEGGIO EC. D* ARTISTI 33 

N.« XXXVII 

Il medesimo allo stesso. Da Roma i3 Aprile i56o 
(/. e. ). 
È autografa 

Reverendo don Vincentio Signor mio 
Io vorrei dirvi assai , ma io posso poco , perchè la 
materia è lungha , et perchè son risoluto partir di corto 
di qui, farò sacho per aprigli la bocha a mia venuta, 
che ci sarà che dir tanto di tante cose et di materie 
di spasso, dutile et di virtù, che arete caro che que- 
sti spassi, questi disagii, queste cose che ò viste, sa- 
ranno il condimento di molte cose, che mancavano a 
Far grassa la pentola, parlando a uso di cuciniai: ma 
che mi scade egli entrare nelle conperàtioni se io non 
vo' dir et pure voi mi richiedete di qualcosa? io vi 
dico chel mio vechio * ma cavato il core, et à mi mes- 
so lanima in corpo. O, don Vincentio mio, gli ochi 
miei si son rinfrescati ; ò visto tanto, ò considerato tan- 
to che dal giuditio d'ora a quel dell'altre volte, mi à 
fatto conoscier lerror mio et il merito da lui , et 
anche quel che mi parve liofante tornato topo, una cosa 
sol resta, che è la virtù di quel vechio in certe cose, 
le quale son pioute di sopra: qui non ci vale arte, Id- 
dio sol le lascia fare agli omini. Et così credo ora, 
perchè non vo' menare più il cane perlaia, né vo' ve- 
nire a' particulari , perchè vi acenderei, et non potrei 
satisfar me né voi» vo'che vi contentiate sol di pregar 
Iddio per me, aciò ritorni a voi salvo, aciò con maggiore 
allegrezza possa innalberarmi et distendermi per i rami 
di queste cose vedute, nuove et vechie, et farvi andare 
in cielo : et questo vi basti. 

* Michelagnolo. Si noti una Volta per sempre che le lettere del Vasari 
esistenti nella Galleria degli Ufizi sono fra le pili trascurate che di lui tro- 
var si possano. 

T. Ili 3 



34 CARTEGGIO BC. d' ARTISTI 

Torno a dirli come i suoi ricordi son già fatti tutti, 
che tutti da me per particulare ordine vi saranno distesi 
con gran satisfation vostra, il Salviati poverino, perchè 
ogniuno mi stragina, non ma goduto che duo volte; 
et voi, anima mia, aviatemi conpassione, perchè non 
son mio; sio esco di qui, sarò vostro. Oime! che ca- 
restia le, Signor mio, di chi si faccia voler bene: io 
mi maraviglio che le piene non mi rovinino: adesso 
ogniun mi vuole, et pur son mala roba allinnanzzi. 

Messer Pier Gondi è tormentato da me , ma secondo 
veggo starà di così un poco, et perchè lo conbattuto 
gli preme landar più su che costì , secondo veglio ; nanzi 
parta vi aviserò. Aviate cura alla sciesa et state sano, 
et amate me come fo voi; et perchè queste stanpe che 
ci sono non vagliono niente, farò il meglio che potrò, 
ma qui è stracho ogni cosa per papa pauolo IIII. Di 
Roma ali i xm di Aprile nel lx. Il tutto V. 

Giorgio Vasari 

C Direzione ) Al Rdo. Don Vincenti© Borghini spe- 
dalingho degli innocenti in Firenze 

N.* XXXVIII 

Il medesimo allo stesso. Da Roma 18 Aprile i5Go 
( /. e. ). 
È autografa 

Signor spedalingho mio 

Scrivo per che mi ricordo di voi , ma non perchè 
voglia contarvi novelle, perchè di voce vò da dir assai. 
Basti che ò lx carte stampate fra triste et buone } ma 
poche buone , perchè è tristo chi le fa , non può esser 
buona loperaj io mi apagherò daver saputo mandar male 
il vostro nella dapocaggine daltri. State sano, perchè 
fra tre dì penso partirmi: la cosa dela mia tavola è 
rimessa al Cardinale san Giorgio o la paghi o la renda, 
siche spero o aver luno o laltro, poi fare vostro. Et 



CARTEGGIO EC. d' ARTISTI 35 

con questo fo fine, et che mi amiate al solito; salutale 
S.Andrea et gli altri v. putì, et fate fare oratione per 
me. di Roma alli 18 di Aprile nel 60. 

D. Y. Rino. Sre. 
Giorgio Vasari 
(Direzione) Al Rdo. Sr, spedalingho de'Nocenti in 
Fiorenza 

N.' XXXIX 

Michelagnolo Buonarroti a Cosimo I. Da Roma 25 
Aprile i56o (Arch. e. Carteggio e. filza i54 )• 
.È autografa 

Tnlustrissimo Signor Duca 
Io ho visto e disegni delle stanze dipinte da messer 
giorgio e il modello della sala grande con il disegnio 
della fontana di Messer bartolommeo * che va In detto 
luogo. Circa alla pictura me parso veder cose maravi- 
gliose, come sono e saranno tutte quelle, che sono e 
saranno fatte sotto lombra di V. E. Circa al modello 
della sala così come è, mi par basso; bisognerebbe, 
poi che si fa tanta spesa, alzarla al meno braccia 12. Circa 
alla corretione dèi palazzo, amme pare pure per i disegni 
che ho visti, non si potesse accomodar meglio, quanto 
alla fontana di Messer bartolomeo che va indetta sala, 
mi pare una bella fantasia e che riuscirà cosa mirabile; dal 
che io prego dio che vi dia lunga vita, acciò che quella 
possa condurre e queste e dell'altre cose. Circa alla fabrica 
de'fìorentini qua, mi duole esser sì vechio e vicino alla 
morte per non poter sadisfare in tutto al desiderio suo ; 
pur vivendo farò quanto potrò, e a quella mi racco- 
mando, di roma il dì 25 di aprile 1560. 

D. V. E. I. Signore 
Michelagriiolo buonarroti 



* Bartolommeo Ammarinato 



36 CARTEGGIO EC. D'ARTISTI 

N» e XL 

Cosimo I ai Deputati sopra la fabbrica della chiesa 
rie' Fiorentini a Roma. Da Pisa 3o Aprile i56o(drch. 
e. Minute di Cosimo 1 filza y5)> 

Alli deputati sopra la fabbrica della Chiesa de' Fio- 
rentini 30 Aprile 60 

ìi disegno della Chiesa della nostra Naliorte, che voi 
ci ha vele mandalo per le mani di Tib. Calcagni ., è 
stato proprio fattura di messer Micbelagnolo, non vi 
si potendo aggiungere cosa alcuna, né diminuire, a noi 
ha sommamente dilettalo, parendoci degno di quello 
huomo eccellentissimo , et desser posto in essecutione 
da una Natione come quella. Andaremo pensando a'mo- 
di che ci proponete per valersi di parte della spesa, et 
ce ne risolveremo ben presto; né mancheremo per quel 
che tocca a noi di fare quanto conviene. 

Di Pisa 

N. % XLI 

Il medesimo a Micbelagnolo Buonarroti. Da Pisa 3o 
Aprile i56o (drch.c. filza e). 

A Micbelagnolo Buonarroti, a dì diclo 
Il lodare quel che esce dalla vostra mano, sarebbe 
certo modo un delrarli, non si polendo darli lode aba- 
stanza ; però senza cadere in questo errore, vi diciamo 
solamente che il disegno vostro per la Chiesa della Na. 
tione ci ha inamorali sì che ci dispiace di non veder- 
lo in opera perfetta, et per hornamento et fama della 
Città nostra, et anco per vostra eterna memoria , che 
ben la meritate, siche aiutale a porla in essecutione, 
et rendetevi certo che noi non perderemo occasione al- 
cuna per li commodi vostri ci per farvi ogni honore. 
Di Pisa 



CARTEGGIO EC. !>' ARTISTI 3^ 

N.° XLU 

Ielian di Naare maestro de'cavalieri di Malta a Co- 
simo I. Da Malta 18 Agosto i56o (Arch. e. Carteggio 
e. filza i56). 

È originale 

Illustrissimo et Eccellentissimo Signor 

Il Commendator Io. Vasquez mi ha scritto che ha- 
vendo richiesto all' Eccellenza vostra per parte mia un 
ingegniero che la tiene, la è stata contenta accomodar- 
mela per tre o quattro mesi. Del che la ringratio e re- 
sto in obbligo. Et bora havendo l'Armata Turchesca 
espugnalo il forte del Gerbe, è venuta qui , dove è sta- 
ta doi giorni senza posser far danno alcuno. Ho inteso 
per una spia che certamente il Bascià disegna lamio che 
viene voler venir o qui o alla Goletta. Et però vedendo 
che questo luoco malamente si può fortificare che stia 
bene, ho deliberato far una babitatione nova in una 
lingua di terreno molto eminente, et senza cavalier 
alcuno, la quale divide questi doi porti. Per tanto prego 
V. Ecc.. voler dar licenza subito al detto ingegniero, 
perchè sene venghi, et farmi gralia dirmi anchora la 
opinione sopra simile fortiGcatione, et de i modi che 
si hanno da tener per comminciarla. Et perchè meglio 
P intenda saperà che il detto luoco è bagnato dal mare 
tutto con grandissimo fondo, senon è dalla banda di 
terra , che da un mare al altro sarà poco più o manco 
canne trecento. Il detto Commendator Io, Vasquez ba- 
vera cura de incaminarlo , et io et tutta questa Religione 
ne restaremo in obligo perpetuo all' Eccellenza vostra , 
la quale etc, etc, da Malta alli xvm d'Agosto 1560. 

Il Maestro dell' hospilale etc. 
Ieban di Naare 

Nota 

Rescritto in margine ; che si Sua Eccellenza non 



38 CARTEGGIO EC. D* ARTISTI 

ha la pianta, non veue di poter dir cosa di fonda- 
mento , però che alla andata dello ingegnerò ei dirà 
quello occorre per quel poco lume che Sua Excel- 
lenza ne ha. 

N> XLIII 

Giorgio Vasari a Francesco Vinta. Da Firenze 23 
Agosto i56o (4rch. d. Ri f or magioni di Firenze Stan- 
za III Armad. II. Ci. FUI. N. 4o ). 

È autografa 

Molto Magnifico Signor mio 
La Signoria Vostra , per questa mia li mando la su- 
plica et linformationi sopra la casa che io nabito. Quella 
come afezionato et mio amorevole la priego che si de- 
gni negoziarla per via di rescritto o in voce il più pre- 
sto , perchè Sua Eccellenza andrà di corto via , per aver 
amine detto aver dato sopra le fabriche de' Magistrati * 
già ordine che io facci sollecitare che tutti anno con 
che murare: et io lunedì farò cominciar gli altri fon- 
damenti, di palazzo il 23 di Agosto nel 60. 

Di Vostra Signoria 
Giorgio Vasari 

N/ XLIV 

G. Vasari a Vincenzio Borghini. Da Arezzo 19 Set- 
tembre i56o ( Manoscritti della Galleria degli Ufizi). 
È autografa 

Molto Magnifico et Rdo. Signor mio 
Siano arivati Arezzo salvi et sani, et il vostro vet- 
turale col vostro mulo vi si rimanda, et vi ringratio. 

* Gli Ufizi. La lettera allude ad un rapporto del Vinta intorno alle 
persone che dovevano contribuire per la detta fabbrica. 



CARTEGGIO EC. d' ARTISTI 39 

Intanto io ò trovato tutte queste mie cose sconpiglia- 
te, perchè so' venuto spro visto, che à fatto bene, ve- 
drò desser lor dreto a ravialle , et farò un poco di po- 
satura al cervello, et in mentre vi aviserò di quel che 
vorrò fare. Intanto la S. V. mi ami al solito, et con 
tutto il core mi vi raccomando, di Arezzo alli 19 di 
Settembre nel 60. 

d. V. S. il vostro 
Giorgio Vasari 
(DirezioneJ Al Rdo. Sr. spedalingho de' Nocenti in 
Fiorenza 

N.° XLV 

Il medesimo allo stesso. Da Arezzo 25 Settembre 
i56o (/. e). 
È autografa 

Signor spedalingho mio dolcissimo 

Io non posso mancar di non gli scriver duo versi, 
perchè vo l'integrandomi il cervello , ancora che qui 
atenda alle cose mie per conti et altre cose, et ò 
cominciato a provar le vinacce, che mi fanno fin qui 
molto bene. Et ò già dato ordine alla mia capella, et 
ò allogato tutte le piere, benché io so' stato per mu- 
rare proposito, perchè questi canonici et operai di 
pieve, dove io metto la capella et dove son lossa de' 
mia morti, mi volevon dare la capella dello aitar 
magiore, perchè ci facessi questa spesa, mi. son ten- 
perato, perchè voglio a questi morti satisfare dove 
egli sono, in questo mezzo io assetterò queste altre 
facende per poter ritornamene: et la S. V. attenda a star 
bene, che io cercherò fare il simile. Et con tutto il 
core meli offero et raccomando, di Arezzo alli 25 di 
Settemb. 156o. 

di V. S. Sr. il vostro 
Giorgio Vasari 
( Direzione) Al Molto Magco. et Rdo. il Sr. Speda- 
lingho de' Nocenti Sr. mio a fiorenza 



40 CARTEGGIO EC d' ARTISTI 

N.° XLVI 

Il medesimo allo stesso. Da Arezzo 27 Settembre 
i56o (/. c.J. 
È autografa 

Riverendo Signor Spedalingho 

Ricevei la vostra lettera, et con questa sarà una lettera 
a G. Batista pittore, et una a Marco da Ravenna pit- 
tore , mio allevato, il quale gli sarà guida in molti 
luoghi , et lo raccomanderà a chi gli potrà far favori : 
e se daltro ara bisognio, gli ò scritto che scriva alla. 
S. V. , intanto io sarò tornato, et allora si potrà fargli 
altro, se altro ara bisognio. Mandovi disuggellate le 
lettere, aciò la S. V. vegga quel tutto gli ò scritto per 
istrutione allui, et per le cose che volete. 

10 ò trovato un labirinto d' intrighi nelle faccende , 
et tanto quanto più le sviluppo , tanto più le aguluppo ; 
pur io mi vo spedendo per il ritorno, intanto salutate 
Mess. Iacomo Caponi, S. Andrea da Rincina, S. Antonio 
et gli altri vostri. State sano et amatemi, di Arezzo 
alli 27 di Sett. 1 560. 

D. V. S. Sre. 

Giorgio Vasari 
(Direzione) Al Molto Magco. et Rdo. Sr. spedalingo 
de' Nocenti Sr. mio obssmo. Fiorenza 

N.° XLVII 

Caterina de' Medici a Simone Guiducci. Da Orleans 
3o Ottobre i56o (Magliabechiana Ci. xru. JV. 11). 
È copia 

Messer Simone 

11 Signor Ruberto Strozzi, mio cugino, mi ha fatto 
intendere che voi pigliate volentieri la cura di provedere 
e sollecitare costi in Roma in sua assenzia la perfezione 
-della statua del Re, mio Signore, che Michelagnolo 



CARTEGGIO EC. d' ARTISTI 4 1 

Buonarroti mi fa fare; di che io per le buone rela- 
zioni fattemi di voi mi contento assai, e pregovi con 
ogni diligenza et assiduità che secondo gì' ordini del 
detto mio Cugino facciate di sorte che non manchi 
danari né altre cose necessarie allo scultore, che detto 
Michelagnolo ha per tal opera destinato, a fin che infra 
il termine convenuto la possa avere il debito fine, et 
in questo mi farete non poco piacere; e senza più farò 
fine pregando Iddio che felice la conservi. Da Orliens 
alli 30 Ottob. 1560» 

Caterina 

Nota 

A tergo: A. MS. Simone Guiducci. — ** Dopo essere 
stato morto il re Arrigo di Francia (Luglio 1559 ) 
in giostra j venendo il Signor Ruberto Strozzi in Ita- 
lia ed a Roma, Caterina de' Medici reina essendo 
rima sa reggente in quel regno , per fare al detto suo 
marito alcuna onorata memoria , commise che il detto 
Ruberto fusse col Buonarroto , e facesse che in ciò il 
suo desiderio avesse compimento ; onde giunto egli a 
Roma parlò di ciò lungamente con Michelagnolo , il 
quale non potendo, per essere vecchio, torre sopra di 
se quelV impresa , consigliò il signor Ruberto a darla 
a Daniello ( Ricciarelli ) al quale egli non manche- 
rebbe né d'aiuto ne di consiglio in tutto quello potes- 
se ; della quale offerta facendo gran conto lo Strozzi, 
poiché si fu maturamente considerato quello fusse da 
farsi -, fu risoluto che Daniello facesse un cavallo di 
bronzo tutto d* un pezzo, alto palmi venti dalla testa 
insino appiedi, e lungo quaranta in circa, e che sopra 
quello poi si ponesse la statua di esso re Arrigo 
armato, e similmente di bronzo. — Vasari. — . È noto 
che di quest' opera non fu finito altro da Daniello Rie- 
ciarelli che il cavallo solo, il quale servì poi per la sta- 
tua di Lodovico XIII. 



42 CARTEGGIO EC. d' ARTISTI 

N. p XLVni 

G. Vasari a Vincenzio Borghini. Da Firenze a Gen- 
naio i56i (Manoscritti della Galleria degli Ufizi). 
È autografa 

Molto Magnifico et Rdo. Signor mio 
Giunsi salvo et sano et aora, che andai subito in 
palazo dove non è conparso altre nuove di S. E., senon 
che era partito per la volta di Bracciano, et secondo il 
giuditio dei Principe nostro doverrà stasera sapersi se 
lui à da partir per la volta di Siena o vero per la volta di 
Chiusi, che glie openione che S. E. ci vadia et a Ceto- 
na, et così torni a Lucignano per vedere el sito della 
Rocca di Scannagalli , et Lucignano et Montichiello , et 
ritorni a Monte Alcino et di costì in Siena, qui non è 
conparso ancor nessuno, né altri avisi stamani senespet- 
ta. intanto godete, che io ò goduto, et mi pare esser 
stato da voi in sognio. Io atenderò alla scala et a' ri- 
messi inmentre S. E. sarà di ritorno , et voi intanto 
godete, la Cosina vi ringrazia della lepre, ma più daver- 
mi rimandato , et vi saluta dicendo che tenuta a pregar 
dio per voi. Salutate S. Antonio et lasciategli star gli 
occhi, et ricordatevi di Pier Valiero Gramo che vi voi 
pur qualche tozzo di ben, et per fenirla samazzò lo con 
un coltello. Di Fiorenza alli 2 di Gennaio 1560. 

di V. S. Servitore 
Giorgio Vasari 
(Direzione) Al Molto Magco. et R. Sr. mio Don 
Vincentio Borghini spedalingho d' Nocenti a popiano 



CARTEGGIO EC D'ARTISTI 4^ 

N.o XLIX 

Il medesimo allo stesso. Da Firenze 4 Gennaio i56i 
( l. e. ). 
È autografa 

Io nò mancato, Signor spedalingho mio, di dirvi co- 
me S. E* è stata a Radicofani, et iersera aloggiò a Chian- 
ciano , così oggi sarà in Chiusi , et vistolo sene tornerà 
per la via di Sartiano a Montepulciano, et passerà a 
Scannagalli per ire a Lucignano, tanto che si conduca 
a Montealcino et di quivi a Siena, dove egli è aspettato. 
Et perchè la S.;V. sappi le nove di Roma , et quello chel 
duca à fatto , vi mando inclusa in questa una lettera 
dello Amannato. Sarebbe aproposito per molti che vi 
spettano, che la S. V. fussi di ritorno, et io particular 
larei caro, perchè mi par esser senza voi quel che un 
busto senza capo. Io atendo alla mia scala, la quale 
quel dì che lavororon senza me ò auto a guastare ogni 
cosa, state sano et raccomandatemi a Ser Antonio. Al- 
tro non mi occorre, di fiorenza alli 4 di Gennaio mdlx. 

D. V. S. Servitore 
Giorgio Vasari 

^Direzione) Al Molto Magco. et Sr. mio obss. lo Spe- 
dalingho d'Nocenti a poppiano 

N.° L 

Achille Orsilao a Cosimo I. Da Pisa 14 Gennaio 
i56i (Arch. e. Carteggio e. filza 157 ). 
È originale 

Per ancora delle tre barcate d' anticaglie condotte da 
Roma ultimamente Antonio Donati , Messer Bastiano 
Campana non cel' ha inviate per essere il tempo cattivo, 
et di nuovo si gì' è scritto che usi diligenza a mandarcele; 



44 CARTEGGIO EC. d' AUTISTI 

et condotte che saranno qui , si scaricheranno et mette- 
rannosi in luogo sicuro et buono, et in somma ci si bara 
gran cura , come V. E. I. ne commette. 

Nòta 

"Non accadde, gli risponde Cosimo I il 18 Gennaio, 
per hora che si faccino libbri nuovi per quei bottegai etc. 
Ricordatevi d'usar diligèntia nel scaricar et maneggiar 
quel' anticaglie, a fine che non si rompino. " (Arch. e. 
Minute filza 16 ) . 

N.' LI 

Giorgio Vasari allo stesso. Da Firenze i5 Gennaio 
i56i ( Arch. e. Carteggio e. filza i5^ ) . 
È autografa 

Illustrissimo et Eccellentissimo Signor mio 
Per ordine di quella ò inteso dal Segretario vostro 
Concino quanto dessiderate che io facci sopra la scala 
nuova, che arivato a sonmo alla sala dell' oriuolo mi 
fermi , et da basso non cominci. Ne l' uno ne l'altro non 
arei fatto , se prima non avessi parlato a V. E., per molle 
cagioni inportantissime, dove per quelle nascie la salute, 
la comodità e 1' ornamento di questo palazzo: et perchè 
nella scala che si fa è riuscito mollo più opera che non 
istimai, atteso che questa è la terza volta che questa scala 
sé rifatta, come V. E. vederà nel suo ritorno alle vesti- 
gie vechie, dove nò cavato tanta materia di ripieni vechi 
in quel poco di luogo che è stato una maraviglia , ve- 
gniano in sun quella volta , dove ella posava , avere 
alleggerito il peso , et fatto molle comodità utili ; in- 
però ora ci troviamo vicino al piano di sopra, che tut- 
tavia voltiamo la volta per l' ultima brancha delle quatro 
che salgano, che tre sono finiti a fatto, e questa per 
tutto questo mese penso sareno saliti; che di tutto ne 
sviserò quella, acciò poi ella deliberi quel tanto che gli 



CARTEGGIO EC. D* ARTISTI /\5 

piace, so' ben certo che quella vederà non una scala , 
ina un miracolo in quel luogo , * et che vi parrà salire 
e scendere le scale che vanno della sala de' Re in S. Pie- 
tro di Roma, ne aviann' fatto fino aora la più lodevole 
et utile opera a questo palazo che questa, et che con 
maggior virtù medichi tutti gli errori di questo luogo , 
che per non redir altro, lasserò le suoi lodi allei et al 
comun' grido di chi la saglie, che le genti, che la sal- 
gono et ci vengono a studi, la vegono et non lo credono 
essere così. 

Io non mancai spalcare di sopra le due prime camere 
che vollono in sulla piazza, et le altre donna Antonia 
non vole che io le tochi ; et à firmo perchè non posso 
entrar drento alle camere. V. E. mi ordini come ò da 
fare, et perchè ciò trovato sotto i palchi vechi di legnia- 
me di monte Morello, et ò visto che gli possiamo alzar 
di peso col mattonato, non gli moverò ne farò altro 
fino che V. E, non mi dà l'ordine, perchè, quando 
quella desiderassi che salzassino , et di sotto agiugniendo 
a quei palchi, che verano, un quadro grande dipinto 
per uno, et rifacendo un fregio atorno alla camera di- 
pinto, come stanno quegli delle Stanze nuove, se io 
avessi fino a S. Giovanni scudi 15 più la settimana, io 
crederei dargli finiti del tutto j rimettendomi in questo, 
come ò fatto in tutte l'altre cose, in lei. ma non è 
dubbio che, alzandole tre braccia, con quegli ornamenti 
saranno senza dubbio le più belle stanze di palazzo, tan- 
to più se si può andare a piano a quelle finestre, che 
lutto si può far facilmente con quell' ordine di trafori, 
come V. E. mi disse $ et i paramenti che son fatti per 
quelle non scaderà agiuntargli, perchè il fregio dipinto 
so periscie lui. spetterò che V. E. dica il parer suo. •* 

* Messer Giorgio, scrive il Vinta il di 4 di Novembre a attende alla nuo- 
va scala che riesce tanto dolce che Monsignor di Pavia la saliva senza ap- 
poggiarsi ( l. e- )■ Parla il Vasari della scala in Palazzo Vecchio. 

** Rescritto in margine di mano propria: che alzi li palchi di tutte le 
4 Camere non toccando il salotto ; et si ricordi che s'ha alzar il tetto 
per accomodar quelle stanze di sopra delle donne. 



46 CARTEGGIO £C. . D* ARTISTI 

La stanza di Clemente lo già di mia mano condotta 
vicino alla fine, ma mi riescie tuttavia maggior lavoro, 
et quando lavoro alla volta col capo allonsù 4 dì et 
altrettanti in la sala di Leone', a tale che vo l'uno et 
l'altro finendo, et questa state saranno da goderle del 
tutto, io ò dato ordine a dipigniere i quadri che van- 
no al palco del terrazzo, che vorrei pur che questa state 
fussi anchegli da potervi stare sotto al fresco ; tutto ca- 
ni ina bene. * 

Restami dirli solo che è necessaria rimettere que r le- 
gni rotti sotto il palco della sala grande degli Elementi, 
i quali anno piegato assai, che così non ista bene; V. E. 
dica quello che gli occorre, perchè i legni gli ò fatti 



venire. ** 



Le cose di Castello del vivaio , tuttavia si fanno le 
pietre delle sponde et 1' ordine del mezzo fin dove à 
da posare le figure Come mi sé ordinato fin qui ; et come 
passa il freddo, in pochi dì si murerà ogni cosa. *** 

De' magistrati per ora non occorre altro, avendo noi 
per i ghiacci fermato il murare, ma lo scarpello va ca- 
minando tuttavia. Et perchè à bisognio di miglior or- 
dine, per ora non ridirò niente, perchè spero o rive- 
derla overo avisargli quando arò meno ocupatione ; 
volendo che si facci altro ne avisi. **** 

Delle cose mie non ne vo'più parlare; perchè se non 
isto' meglio dell'animo con tante fatiche quante ò, non 
istarò molto a seguir Luca Martini. ***** Et V. E. gli dorrà 
poi non mi aver dato qualche sotisfatione vivo, che nò 
bisognio et patisco assai ; andrò facendo così fino che 
piace a quella, perchè l'essere io innamorato della virtù 

* Rescritto: vegga pur di dare fine alle stanze di sotto , che il terrazzò 
può aspettare, andando Jacendo hora in un luogo fior in un altro, pri- 
ma si sta bene: 

** Rescritto. Che gli rimetta di nuovo. 
*** Rescritto: Sta bene. 
**** Rescritto: Che chome il tempo lo concede, attenda a seguitare. 
***** Morto intorno a queir epoca, 



CARTEGGIO EC. d' ARTISTI 47 

sua et non della roba et dell' util mio , mi fa mode- 
sto con lei. et con tutto il core meli raccomando. Et 
Dio vi feliciti etc. etc. • 

Fiorenza alli xv di Gennaio 1560 

G. Vasarii 

N.° LII 

Risposta di Cosimo I. a G. Vasari. Da Siena 1 8 Gen- 
naio i56i {Arch. e. Minute di Cosimo I filza 76). 

A Giorgio Vasari a' di 18 Gennaio 1560 
Dalla vostra di 15 intendiamo il seguito della scala 
et quello dello spalcare, che ci è piaciuto. Attenderete 
al restante , non guardando a repulsa di donna Antonia, 
perchè diamo li commessioni a voi et non a lei. Alzin- 
si li palchi di tutte le quattro camere, non toccando 
però il salòtto , et ricordatevi che s' ha da alzare il tetto 
per accommodare quelle Stanze di sopradette donne. 
Vedesi di dar fine alle stanze di sotto, che importano 
per habitarli, andando lavorando hora in uu luogo, 
hora in un altro per non vi straccare, perchè il terrazo 
può aspettare più tempo. Circa li legni rotti della sala 
grande, vogliamo che gli rimettiate nuovi, et delle 
cose di Castello vi commendiamo. Quando il tempo lo 
concederà, attendasi a seguitare la fabbrica de' Magis- 
trati, et delle cose nostre quando partiremo di qua, 
spediremo anco quelli» Non altro, da Siena. 

N.° LUI 

G. Vasari a Vincenzio Borghini. Da Firenze 18 Gen- 
naio t56i (Manoscritti della Galeria degli Ufizi ). 
È autografa. 

Sd Spedalingho mio dolcissimo 

Una contrabattuta che ho fatto nel mio lavoro la 

* Rescritto: Come si spedisce da Siena , spedirà anco lui . — Il Duca 
era a Siena. 



4$ CARTEGGIO EC. d' ARTISTI 

sera fino a 4 ore di notte , et tutto il giorno alla sca- 
la , è cagione che io non vi abbia goduto. Pur perchè 
son cose che bisognia farle, aretecon meco pacieritia, per- 
chè quando son con lei provo troppa dolcezza. Man- 
dovi una di Mor.tealvo, che male scritta, parte per 
discritione la intenderete, et parte per arcibra , et 
perchè leggette bene ogni cattiva lettera, farete et an- 
drete pensando a quel che chiede, potendo acomodallo, 
senon rimettereno questo giuditio agli alcioni con una 
lettera vulgare, che dica o Vendesi o inpegniasi o ap- 
pigionasi, che in Siena sarà inteso bene questo concetto, 
io mi so' messo a scriver questa, perchè glie sabato 
si pagan e poveri ; piove, et siate discosto, et io già 
stracho et a pie et a cavallo, et perchè se io sto per 
illavorio cinque dì per volta che non vo in villa, dovè 
tutta la brigata , mi scuserete senon son' ogni sera a 
veder voi, che nò bisognio pur; se Poppiano sta sano 
io ònparato la vita. El lavoro èn fine, et io vo cer- 
cando quiete; se già di là non la trovo, di qua non 
ci sarà mai. Se io esco, o venga costì o vadi in villa, 
la S. V. mi vedrà , alla quale con Ser Andrea, con Ser 
Antonio mio et con gli altri V. mi raccomando, 
di palazzo alli xvm di Gennaio nel 60 

D. V. S. Servitore 
Giorgio Vasari 
CDirezioneJ Al Sr. spedalingho d' Nocenti Sr. mio 
obsmo. a' nocenti 

N.« LIV 

G. Vasari a Cosimo I. Da Firenze 28 Gennaio i56i 
( Ardi. e. Carteggio e. filza \5"j ). 
È autografa 

Illustrissimo et Eccellentissimo Signor mio 
Sabato passato si arrivò con lultima brancha della 
scala in sul piano della catena, et perchè ebbi ordine 



CARTEGGIO EG. d' ARTISTI 49 

di non andar più su , son ritornato a cominciar da 
basso a mettere gli appoggiamani super la scala , dove 
io avevo lassato le morse, et così gli ornamenti delle 
finestre et porte, che rispondono super la scah. ò las- 
sato ancora di non voltar la tronba della volta dell'ultima 
brancha, bove vien sopra la scala che saglie in cucina, 
finche V, E. I. non vede i disegni che io mando a 
quella , et vadi considerando a quello eh' io trovo degnio 
di consideratane per far perfetto et in tutta bellezza 
et comodità questo lavoro et con la medesima spesa ; 
che da me non larei fatto prima, perchè voglio il parer 
suo, et dove depende la comodità et la satisfation di 
quella, più che il mio sapere. 

Dico questo, che la prima pianta della scala che si 
muove di terra fino alla terza brancha, segniataC, va 
con tanta dolcezza et misura che non si può dessiderar 
meglio, et contenta i vechi et i giovani, et questa saglie 
per fino a quel segnio braccia xi \\ et perchè è neces- 
sario salire fino al piano della sala dell' uriuolo b. 7 1, 
perchè rimanga la volta di quel ricetto segniato B, 
et la tromba come laltre b. j \ > perchè si possa pas- 
sar di sopra per ire della sala dell uriuolo, come si 
va oggi , nel salotto et camere della Duchessa , che fa 
tutto b. 19, che apunto 1' altezza dal piano della sala 
de' 200 perfino alla sala di sopra , è stato necessario 
che per ari vare; a quel piano si faccino gli scaglioni 
della brancha, segniata D, uiv poco più alti che quelle 
né di sotto et alquanto, 2 per ciascuno, più stretti: et 
ancora che questo non faccia molto acorger chi la sa- 
glie, niente dimeno, perchè inciascuna delle tre bran- 
che di sotto non è più che venti scaglioni per ciascuna, 
alti un quinto, et quatro quinti son larghi dove si posa 
il piede, questa agevolezza toglie a quella di sopra, 
perchè vi va cinque scaglioni di più che laltre , una 
certa grazia, che sebeue è facile a salire, par manco 
gratia agli ochi, che veggon quella lunghezza di tre 
braccia più; che ancora che stia bene, non ve liniero 

T. IIL 4 



5o CARTEGGIO EC. D* ARTISTI 

della sua perfezione, come considererà V. E. nel di- 
segnio , perchè entrano gli scaglioni nel corpo di quel 
ricetto fino al Davit tanto adosso a quella porta di sala, 
che par che vi stia , come vi sta , più per forza che per 
altro. 

Èmmi venuto , Signore mio, come a chi fa una con- 
sideratione ingegniosa, che aconcierebbe tutta la scala, 
la farebbe iv del pari et con la medesima misura , che 
ella comincia da pie, et con la cornice, dove posa su 
la volta, rigirando tutti e ricetti sotto e sopra, et con 
una comodità di chi saglie, et con una vivacità di lumi 
tanto buona , et ancora con migliore di ris- 
contri di finestre et porte in sulla sala grande dell' 
oriuolo, et ancora con la scala, che va sopra in cu- 
cina, diritta et agiata, che racconcia quel ricetto dove 
risponde il salotto della Duchessa tanto bene, che dal 
principio al suo (ine mostra comodità , ingegnio et bel- 
lezza mollo maggiore. Questo, Signore, è il disegnio 
medesimo alzando il foglio, segniato A, che di sotto 
è tutto nella carta insieme da terra fino in cima, et 
de segnato B, come V. E. I. vcderà, prima nella pian- 
ta gli xx scaglioni più larghi che nella segniata A, et 
un ricetto riquadrato tanto bene con dna finestre so- 
pra, et con le porte, che risconterranno fino in sala , 
apunto nel mezzo della finestra, che ora apena la ve- 
de, dove magnifica il salotto, et dà più comoda et 
bella entrata nella sala grande dell' oriuolo, et fa il 
ricetto più luminoso et con più gentil ornamento che 
non sarà quello dovè il Davitte, oltra che ricorreggie 
tutti gli errori , che vi si faranno se si facessi il primo, 
segniato A; ateso che quando sian saliti i xxv scaglioni 
fino al Da vite, sforza salirne poi, come vedrete nella 
pianta, quatro drento alla grossezza di sala drento alla 
porta ; che se bene vi è il luogo , et par che dia maestà , 
et siasi fatto in molti luoghi , potendo , lo fuggirei 
volentieri. Tutte queste cose et molte altre , che per 
non gli tor tempo , che se le fussi a ragionar in sul 



CARTEGGIO EC. D* ARTISTI 5l 

luogo, le mostrerei che V. E. ne saria capacissimo, come 
sarà ancora nel vedere il disegnio , del quale ella là 
familiare, quanto lo io (dico nel inteligentia ), Per 
ilchè ò voluto, sì perchè quella conosca che studio le 
cose sue, et che non debbo mancar di diligentia et d' 
amore, acciò finita la vessi, sendo questo paese pieno 
di cornachi et cicale, per non dir d' invidia , che dices- 
si poi esi poteva fare et dire, io non farò altro mura- 
mento, né di trombe o volte, perchè sono apunto 
ora nel luogo dove bisognia che si può fare nell' uno 
e nell'altro modo; spetterò la sua resolutione, che so 
che conoscierà il buono, et seguirò sicuro da ogni 
biasimo questa opera , la quale la desidero finire con 
quella bontà et perfectione, che merita la grandezza 
vostra , et il dessiderio che ho di satisfarli, sarei 
venuto fino costì da V. E. , ma questo freddo ma sì 
mal condotto il capo et le gambe che soperisco fsic) 
con questo con molto mio dispiacere; et mi perdoni. 

De' palchi son tutti in terra, et io ò cominciato a 
dare ordine per dipignere i quadri che vanno per cia- 
scuna stanza, dove io arei caro un pòco di lume da quel- 
la che dessiderate che si tratti , benché io avessi pen- 
sato farvi storie di quelle donne regie , che anno con 
lor fatti paragonato la virtù degli omini, anzi vintagli, 
non dimeno non farò altra deliberatione , se non ho 
un motto da quella. L'altre cose commessemi si faran- 
no, et a quella etc. etc. 

xxviii Gennaio 1560 

G. Vasari 

N/ LV 

Risposta di Cosimo I a G. Vasari. Da Siena 3o Gen- 
naio i56i ( Arch. e. Minute filza 76^. 

A Giorgio d'Arezzo pittore, alli 30 di Gennaio detto 
Ancor che non così bene haviamo inteso per li 



CARTFGGIO EC. D* ARTISTI 



disegni il particolare della scala , ci par però compren- 
dere due cose, 1' una, che a raconciar la scala, come 
per li disegni si mostra , bisognarebbe guastar quello 
che si è fatto sin' a bora , il che non vogliam fare in 
modo alcuno, l'altra, che ci pare che questo nuovo 
modo si mangi tutto l'androne, che è dal Di vit (sic) 
sino all'entrata del salotto, il che ancora è dannosis- 
simo et impossibile che possa star bene, occupandolo 
la scala. Però ci risolviamo ebe il fatto non si toc- 
chi sinché lo veggiamo, et s'attenda all'altre cose, 
poiché sendo condotta la scala sin' al piano del Da- 
vith, può servir largamente, et aspettar che noi. vi sia- 
mo, et sella non vi fosse condotta, conduca visi in ogni 
modo: et se pur non havessimo inteso bene, ci riser- 
varerao li disegni, et un'altra volta ce lo potete scri- 
vere più chiaro: et in questo mezzo attenderete all'al- 
tre cose chiare, che non vi manca da fare. Quanto al- 
l' bistorie de' palchi da dipingnersi, non ci dispiace l'in- 
ventione, et potrete seguitarle. Dio vi guardi. Di Siena. 

N.° LVI 

Bartolommeo Amman nato a Cosimo I. Da Firenze 
i Febbraio i56i (Arch. e. Carteggio e. filza i5^y 
È autografa 

Illustrissimo et Eccellentissimo Signore et Padrone 
mio osservandissimo 

Vincenzo de' Fabii, gentilhuomo Romano, padrone di 
quella statua detta l'oceano, habita in piazza di Sciarra, 
che V. E. Illustrissima entrò a vederla un giorno a ca- 
vallo, mi scrisse più giorni sono come lo Illmo. et limo. 
Cardinal de' Medici haveva detto al Signor Paolo Gior- 
dano, mentre era in Roma , che vedesse s'egli la voleva 
vendere, il detto Signore fece ricercarlo dal Signore 
March. Antonio Colonna, gli rispose di no, ma ch'egli 
n'haveva un'altra, e la venderebbe; e mi scrisse ch'io 
uè parlassi con Sua Signoria Rina., che la facesse 



CARTEGGIO EC. D* ARTISTI 53 

negoziare al Signor Alessandro Santa Fiora, al quale ha- 
veva caro darglela . io gli risposi che se voleva vendere 
quella dell' Oceano , ch'io credeva cbel Cardinale lo 
conprerebbe, e non quella, che a me non pareva al pro- 
posilo, bora mi ha rescritto, e perchè mi pare che di 
questo negozio se n'habbia da parlare a V. S. Illma. , 
le scrivo questa mia, e le mando la sua; ella ordinarà 
dunque quanto le parrà che si faccia, io dubitando di 
fare errore col tacere, ho preso ardire di scriverle; 
però lami perdoni, e 'ntanto risponderò a Messer Vin- 
cenzo ch'io aspettarò occasione di parlarne con l'eccel- 
lenza vostra Illma., alla quale humilmente m'inchino. 
et pregandole ogni felicità me le raccomando. 
Fiorenza il primo di febraio 1560 

Bario). Amanati 

N.° LVI1 

Giorgio Vasari allo stesso. Da Firenze 3 Febbraio 
i5Gi C Arch. e. Carteggio e. filza e ). 
È autografa 

Illustrissimo et Eccellentissimo Signore 
Io ò conosciuto che io non sono stato inteso per i 
disegni che gli ò mandati della scala, inperò perchè io, 
che so' in sul fatto , cogniosco che la via del finirla et 
condurla a perfectìone, et. che ncn ci sia érror nessu- 
no, mi son messo giù et ne faccio far dell' ultima parte 
un poco di modelluecio per mandarlo a quella, acciò 
conosca quanto torni bene ogni cosa , dico di quel che 
sa da fare, perchè del fatto non si tocca niente, né si 
smura cosa nessuna: che, come ò ditto di sopra, non 
sono stato inteso, et anche non debbo aver saputo di- 
re; et ora breve ne darò lume migliore. 

La tronba della sala ultima, eie la volta, e murata 
tutta, che questa non si muove; gli scaglioni, che ci 



54 CARTEGGIO EC. d' ARTISTI 

van sopra , gli ò fatti metter la maggior parte adosso 
l'uno a lallro a secho senza calcina, et vengono cal- 
zati da mattoni pur a secbo. Sopra quella volta che sal- 
gono per ari vare al piano della catena b. 2-| , io non ò 
a fnr altro, perchè sopra i detti scaglioni non è ancor 
murato nulla che allentar detti mattoni, et che gli sca- 
glioni spianino in sulla volta; et così venendo, torna 
piana come l'altre branche che son fatte, et il ricetto 
che s' à da fare viene, che Iho misurato di nuovo, la 
sua larghezza braccia otto dal canto del salotto più lu- 
minoso et libero che la scala che va di sopra, che si 
rimette, la medesima torna miglior salire, et per finir- 
la, come quella vedrà, con tanta commodilà et bellezza, 
che so che sarà da lodarla, et per la sua comodità utile 
al salirla, io larei fatta, ma perchè io non vo'mai, an- 
cor che facci bene, per sicurtà mia non offender mai 
ì' animo di quella, vi si manderà il modello, et intanto 
si finirà l'altre cose, che sebene V. E. I. sa che io sia 
a sommo, et, tutta inbastita , et ci andrà che fare a fi- 
nii la qualche mese, perchè sarà il più ricco, el più bel 
lavoro di palazo. 

E quadri de' palchi delle stanze della Duchessa vi fa- 
rò ora il disegnio che avevo in animo, poiché vi pia- 
ce, et io atenderò continuamente; et laver io chiesto 
qual cosa per finirli et alzalli, era perchè i denari della 
provisione della scala consuma ogni cosa: et lo vederà 
a suo venuta, intanto io farò i quadri che ci vanno , lo 
alzargli e rassettagli di legniame lasserò stare, poiché 
non è il modo. — Dicendo ancora a quella come que- 
sti ghiacciati àn fatto chelle volte del ballatoio son tutte 
per mala via, et ci piove, et infradicia le mura; et se 
non si rimedia, come altre volte ò detto, verranno in 
terra. Così un di questi pilastri, conpagnio di quello 
che rifeci anno, dovè ora la fonderia acanto allo stan- 
zino dove era l'orefice, sé aperto, et il tutto coi ca- 
vagli calato, et minaccia rovina, noi siamo attorno allo 
apuntellarlo, et volendo a queste cose rimediare , a tutte 



CARTEGGIO EC D'ARTISTI 55 

va spesa. V. E. ordini quel chella vole, che a me ba- 
sta non solo ora, ma altre volle averlo detto, et con 
tutto il core meli raccomando. 
Firenze 3 di Febr. 1560. 

G. Vasari 

N.' LVIII 

Cosimo I. a B. Ammannato. Da Campiglia i5 Feb- 
braio i56i ( Arch. e. Minute filza 76 ). 

All'Ammanato scultore a 15 Febr. 1560 
Il Cardinale Strozzi ci ha fatto dono delle due statue, 
che egli et fratello tengono in Roma; però ordinatela 
a chi ve parrà a proposito che siano levate et condotte 
a Pisa ben conditionate. Di Campiglia. 

LIX 

G. Vasari a Cosimo I. Da Firenze 5 Marzo i5Gi 
(Arch. e. Carteggio e. filza i5$J. 
È autografa 

Illustrissimo et eccellentissimo Signor mio 
Messer Antonio d^ Nobili et io con queir ordine, che 
ci fu dato da quella, non avian mancato con ogni 
diligentia di sapere far cavar ogni misura, di palchi, 
muri et tetti, et fattole stimare, non tanto quanto elle 
rendono oggi d' entrata per le pigioni loro, ma tanto 
quanto vale la quantità et qualità delle mura, come 
più apertamente potrà V. E. I. vedere casa per casa la 
sua valuta. Et ò fatto diligentissimamente luogo per 
luogo misurare ; che la quantità de' muri et de' palchi 
son rimaste le braccia qui apresso a Maestro Bernardo 
d' Antonio, muratore, et maestro Piero del Zecha , 
stimatori, parendomi per non confonder questi conti 
necessario il mandarle, ma sì bene la valuta di esse case 



56 CARTEGGIO EC d' ARTISTI 

a una per una. Dove V. E. I. potrà veder che la parte 
che è sotto Ja Zecha, per esservi le case migliori , ve la 
stima maggior* ; ed è necessario , volendo fabricarci , 
entrar loro incorpo, perchè la linea della facciata della 
Zecha va loro adosso, et ne inpediscie di quelle case 
che rispondono in sulla strada che va alla volta de' 
Girolami , a quanto che elle sono le camere di dreto , 
perchè siano necessitati per dare il lume a ludientie et 
cancellerie de' Magistrati, fare una corticina di 10 brac- 
cia, che in quella, come vedde V. E. I., nel disegnio, 
véle scale che salgono alle stanze di sopra; et ci potria 
avanzar poco, che tutto si unirà alle stanze dinanzi, che 
saranno abitalioni onoratissime, che tante ne pagano 
ora i Signori otto di Pratica, e quali pigliandole, ne 
aranno a pagar di pigione quel meno; che queste tutte 
da questa parie vengono esser tredici case, le quali ò 
segniate nella stima, che vi mando, con questo segnio, 
££^-tj:. L' altra parte pò che sotto San Piero Seherag- 
gio, non ve casa che vaglia molto, . perchè son tutte 
di cattiva materia et veehie; et mi stupisco che vi si 
abiti ; pur la comodità del palazzo le fa esser buone, 
ora sé fatto fin qui, et vostra Eccellenza potrà risolvere 
tanto quanto li piace ; ma io non ò visto mai i magior 
porcili, le più scomode abitationi et luoghi da non 
esser abitati se fussino altrove, et quando pur quella 
si risolva, si ordinerà di nuovo duo altri capomastri 
che segretamente le riveghino, acciò, se ci fusse nella 
stima di vario, che non credo, sieno di chi le sono 
più certi della valuta loro. In tanto io vo seguitando 
il modello ; et ò trovato poi che il piano della Zecha 
abia fin al fiume braccia quattro e mezzo, che sotto 
le loggie ci vengono stalle bellissime che aranno 1' 
entrata lungho il fiume, et anche si potrà entrare per 
le case di drelo , come poi V. E. I. vedrà nel model- 
lo, il quale minutamente vi fo fare per ogni ofitio tutte 
le comodità necessarie di stanze et lughi, (sic) che anno 
di bisognio, senza alterare il luogo spartito per loro da 



CARTEGGIO EC. D* ARTISTI S"] 

V. E. Et così andrò seguitando di mano in mano. Lo 
stanzino si finiscie di dipigniere, e ci 'ò lavorato già 
otto di di mia mano, acciò presto usciamo di là per 
finir il resto delle stanze nuove, le quali anno bisognio, 
come V. E. vedrà nel mio memoriale dato al Signor 
Montalvo, dello aiuto di quella, contentandomi però 
semper di tutto quello chella delibererà. Lo scrittoio 
di pietra tuttavia si lavora la volta di stucho, et si 
fa il pavimento , quel di sotto è finito afatto , et il cas- 
sone si cavò in pezzi , come più apertamente il Signor 
Montalvo li dirà per aver visto tutto. Altro non le 
dirò per questa mia, se non che V. E. , quando li piace, 
mi quieti 1' anima di quel che gliò chiesto, acciò lutto 
sia volto con quello affetto chella vede , a finir la mia 
vita nel servitio suo , e conoscha dallei doppo Iddio 
ogni mia felicità et riposo, et umilmente li fo riveren- 
tia con tutto il core, 
di Fiorenza alli 5 di Marzo 1560 

Di Vostra Eccellenza 
Perpetuo et obligatissimo servitore 
Giorgio Vasari 

Nota 

V xxx Luglio 1 560. Furono cominciati a gettare i fon- 
damenti delle Stanze nuove de' Magistrati; la prima fu 
allato a S. Piero Scheraggio. Furono i fondamenti fondi 
braccia 13^, larghi per tutto braccia tre, e andavano 
diminuendo appoco appoco, siche di verso la Mercanzia 
furono 9 |. La detta nuova fabbrica fu di grandissimo 
danno degli Artigiani, i quali vi avevano delle case e co- 
modi edifizii, de'quali ne fu atterrati più. di trecento. 
C Memorie Fiorentine Inedite ). 

xiv Luglio 1561. Ne' fondamenti della nuova fabbrica 
degli Òffizi furono gettate alcune medaglie coir effìgie 
del Duca Cosimo da una parte , e dall' altra la veduta 
di detta Fabbrica con queste parole: Publicae Com- 
moditati " ( L e. ). 



58 CARTEGGIO EC. d' ARTISTI 

N.° LX 

G. Vasari a Vincenzio Borghini. Da Livorno 22 Mar- 
zo i56i (Manoscritti della Galleria degli UJizi). 
È autografa 

Dolcissimo il mio don Vincentio Signor mio 

10 so' stato male del catarro che della testa per il sole 
et laque mi calò nella ganba mancba. Il Duca, mi stra- 
ginò poi a Livorno , et mi venne ier notte una gran 
febre col freddo et poi col caldo , dove sudai forte , 
che mosso a conpassione S. E. non mi volle poi altri- 
menti rimenare a Antignioano (sic): il riposarmi di ieri 
mi à fatto bene, e lo spedirmi il duca di tutto quel che ò 
messo innanti sì per conto suo come per mio, iersera 
ma guarito . io gli presentai un memoriale dove io 
chiedevo molte et molte cose, là segniato di sua mano: 
di tutto sian contenti; dove oggi il Guidi fa le lettere 
per la speditioné, et vi saluta, così io, et domattina 
mi parto per venir da voi allegro et satisfatto : non 
dirò i particulari, perchè gli saprete quanto basti. Di 
Livorno alli 22 di Marzo nel 60. 

D. V. S. S. Giorgio Vasari 
CDirezioneJ Al Sr. spedalingho de' Nocenti Don 
Vincemio Borghini Sr. mio a liorenza 

N.° LXI 

11 medesimo allo stesso. Da Firenze 18 Aprile i56i 
fl-cj. 

È autografa 

Magnifico et Rdo. Sr. Priore 
Mandovi i vostri disegni , ma da' Donato , indreto ; 
bisognia provederne , perchè non cene da farne duo 
parte, ma cene sarà bene, perchè nespetto: così tutto 



CARTEGGIO EC. D* ARTISTI So, 

il corpo raancba de' nuovi, che non cene copia d' buo- 
ni, che tutto vi si provederà; intanto squadernate, que- 
sti. Ooppo la partita sua non eie altro né dalla corte, 
né di nessun luogho. state sano, godete, che io vi spet- 
terò , perchè so' risoluto perchè sei Duca tornasse trovi 
tìnito. State sano et amatemi, come fo io. 

Di fiorenza alli xvm di Aprile 1561 

D. V. S. Sre. 
Giorgio Vasari 

{Direzione) Al molto Magco. et Sr. mio obssmo. 
lo spedalingho de'Nocenti a poppiano. 

N.° Lxn 

Filippo II a Tiziano. Da Madrid 22 Ottobre i56i. 
( Traduzione italiana della copia spagnuola , posse- 
duta dal Signor Ab. Celotti) 

Don Filippo 

Amalo nostro ! Godiamo d' intendere dalla vostra let- 
tera del 17 Agosto che avete di già finito il quadro 
della Maddalena , che voi medesimo, come dite, ne 
siete soddisfattissimo; per la qual cosa siamo sicuri che 
deve essere perfettissimo, e come tale desideriamo mol- 
to di averlo qui prontamente ed in buon ordine. Quin- 
di v'incarichiamo che voi di propria mano lo assestia- 
te ed incassiate in un modo che non si possa danneggiare 
in cammino, di poi lo consegnerete al Segretario Fer- 
dinando Garzia , mio servitore , che costi risiede , al 
quale do ordine che gelosamente mi sia trasmesso. Allo 
stesso consegnerete gì' altri quadri, il Cristo neWorto 
e l'Europa, così pur quelli che di mano in mano sa- 
ranno finiti , ond' egli ugualmente me li spedisca . Mi 
farete sommo piacere e servizio se vi occuperete in 
esso colla maggior possibile sollecitudine. 

Ho inteso quello che dite, che non essendosi speci- 
ficato nella cambiale Scudi due mila d' oro, che vi feci 



Go CARTEGGIO EC. D* ARTISTI 

rimettere in Genova, ve ne diedero due cento di meno, 
e siccome la m«a volontà fu ed è che vi si paghi intie- 
ramente, così do ordine che i detti due cento Scudi, 
che vi mancano, vi sieno subito rimessi. Madrid 22 
Ottobre 1561. 

N.« LXIII 

G. Vasari a Vincenzio Borghini. Da Firenze 21 No- 
vembre i56i ( Manoscritti della Galleria degli Ufi- 
zi). 

È autografa 

Molto Magnifico et Rdo. S. mio 
Stamani sono stato rinchiuso , et desinato che io ho, 
tornò al medesimo conclavi. Il Duca, mio Signore, sta 
bene , venne iersera a 5 ore di notte : ò negotiato sta- 
matina seco unora, et con la duchessa forse due. il 
principe sta alquanto meglio, sarà qui fra du' ore, et 
alloggierà nella stanza dovè il tondo di Penelope, sonsi 
contentati assai delle stanze disopra ; et come posso 
fuggire vi verrò a vedere, di casa alli xxi di Novem- 
bre 1561. 

D. V. S. Sre. 
Giorgio Vasari 
( Direzione ) Al Molto Magco. et Sr. mio il Sr. spe- 
dalingho de' Nocenti 

N." LXIV 

G. Vasari a Cosimo I. Da Firenze 18 Dicembre i5Ci 
(Ardi. e. Carteggio e, filza 1G0). 
È autografa 

Illustrissimo et Eccellentissimo Signore mio 
Ebbi da Roma la misura apunto della colonna di gra- 
nito, che Nostro Signore donò al Principe nostro , 



CARTEGGIO EC. D* ARTISTI G ! 

misurata a palmi et insieme conessa il palmo con che 
l'anno misurata, che dicano esser di diametro per lesta 
palmi sei apunto, et lungba palmi cinquanta. Ho mi- 
surato poi al braccio fiorentino uno di questi palmi , 
et trovo che è un palmo 92 danari di braccio, per ilchè 
si ragiona f di braccio per ciascun palmo, là dove io 
trovo che volendo misurare questa colonna col nostro 
braccio fiorentino, ella sarà in testa di diametro brac- 
cia dua et un quarto , et per lunghezza braccia diciotto 
e tre quarti, che cosi mi è parso che sia la sua mi- 
sura, che poco divarerà. Restaci ora a sapere il peso, 
che di tutto s'è fatto il calculo , perchè anno a Roma 
pesato un palmo quadro di questo granito alla misura 
chon che è stato misurato la colónna, che pesa chosì 
a punto libre 110, che è nel circa a questo peso il pal- 
mo di Roma, dove si trova chella peserà libre 155000 
a palmi di quella misura. 

Se poi fatto F altro calculo per più certezza nostra , 
che ridotto questa colonna a braccia quadre fiorentine , 
la è nel circa a braccia 74 quadre , che pesa il braccio 
quadro di questa misura libre 2080, che pesarà tutta 
a libre 154 mila, eie migliaia 1 cinquanto quatro ; et per- 
chè questa misura è fatta come se la colonna fussi per 
tutto equale, si pensa che diminuendo disopra verso 
il collarino , più presto la sarà meno qual cosa , ma 
secondo me non molto , per la cagione che il peso 
unito pesa più, et perchè le colonne corinte non so- 
gliono restrignier molto, a tale che la barca, che à 
fatto V. E. I., che lieva di peso, secondo che quella 
mi disse, dugento dieci migliaia, per il che quella, 
poi che si vede che non è. tanto gran peso che non 
sarà mollo difficile a condurre, può, come rimanem- 
mo, far scrivere al Concino duo lettere, una al Car- 
dinale Buon Romèo, che faccia che gli omini che la- 
vorano aila fabricha di S. Piero la conduchino a Ripa 
al fiume , et a Averardo Seristori , iubasciator suo , che 
paghi quesli omini ; ma prima il Cardinal Buon Romeo 



G2 CARTEGGIO EC. d' ARTISTI 

convenghi del prezzo con loro, perchè questo modo è 
facile per esser que' maestri Fiorentini , che lo faranno 
volontieri per amor di V. E. I. et del Card. Buon Ro- 
meo, l'altra avendo loro argani, canapi, pali et stro- 
menti atti et i medesimi valenti faran meglio che si 
v'andassi nessun di noij rimettendomi però, come 
nelle altre cose che apartengono a me , al giuditio di 
Y. E. Restami a dirli che per più diligentia si manda 
una scaglia di detto granito, levato da capo dove si 
mette le livella, et se scade altro che V. E. I. ne *• 
visi etc. etc. 
Firenze 18 Dicbr. 1561 

G. Vasari 

Nota 

La colonna, ora in piazza di Sta. Trinità, arrivò a 
Firenze il xxi Dicembre 1 563 , dopo essere stata in viag- 
gio poco meno d' un anno. Da Signa fino a Firenze fu 
portata sur una travata con curri sotto, con gran fa- 
cilità e non troppa spesa. Pesò libbre 210,000 (Memo- 
rie inedite Fiorentine), 

xxii di Marzo 1565. A ore 21 \ fu messa la prima 
pietra* Il fondamento fu murato , e non fu di getto, 
ed in esso fu ritrovata una gran polla d'acqua di verso 
i Bartolini. E detto fondamento è a dentro braccia x 
CL e.) 

1 1 Luglio 1 565. Lunedì mattina si rizzò la colonna. 
Alle ore 15 era già messa, avendosi adoperati a tirarla 
su dieci grandi argani con otto taglie di ferro, con ruote 
di bronzo fatte a tale effetto (l. e. A 



CARTEGGIO EC. d' ARTISTI 63 

LXV 

G. Vasari a Vincenzio Borghi ni. Da Empoli 6 Gen- 
naio i56a C Manoscritti della Galleria degliUfiziJ. 
È autografa 

Molto Magnifico et Reverendo Signor Priore 

Iersera, che fummo a' 5 dello stante, arivai qui in 
Empoli dal vostro Ser Michele , et ero mezzo morto 
dal fango di sotto , dagli sfondati et dalla pioggia di 
sopra , che durò dalla Badia di San Savino fino che 
fui in Empoli. Mi sciugai et mi riposai, et stanote ò 
dormito nel vostro letto , che mai mi so' sentito , et 
stamani sto bene , et poiché sono incerto se voi siate 
a Poppiano , così a sorte scrivo , perchè se sarete 
lassù per ventura questo chio fo ora, larei a fare in 
Firenze j se sarete in Firenze arò quanto basta: or 
questo basti. 

Arivai a Pisa che S. E. mi spettava con desiderio per 
risolvere il palazzo de' Cavalieri, il quale fu laltro gior- 
no , che fu il dì di S. Stefano , autor loro , terminato 
da me nel palazzo , dóve già stava il Commesso rio, 
acanto alla torre della fame: dove avendo S. E. animo 
di spendere ben xv mila a , ò trovato un modo che 
con tre mila farà quel tanto che à bisognio , che tuto 
è stato aprovato da S. E. , che alla giornata lontende- 
rete et vedrete , perchè ò ordine fare un modello per- 
ciò a Fiorenza , che lo vedrete , et di questo sene 
ragionerà a bellagio. 

Sé fatto la notomia, dove mi son trovato a tutta , 
et ò lassato Iacopino mio che disegni moltaltre cose, 
che so' necessarie a que' signori medici j che di questo 
ò bisognio ne discorriano a suo tempo. 

Fui necessitato ire a Livorno a stare tre dì per ri- 
solvere e negotii suoi del palazzo de' Magistrati, et 
dellaltre cose sue , che furono tutte risolute con sua 



64 CARTEGGIO EG. d' ARTISTI 

gran satisfattone , et ò auto perciò un mondo di reso- 
lutioni , che tutto saperete come vi vegho. 

Della cosa mia ne parlai di novo con Liesabecta, mi 
disse aspettare che venghi la lista di tutti e beni , et 
che lo farà volentieri , perchè conoscie che io merito 
esser servito. 

Ragionai a certe occasioni della S. V., alla quale cono- 
sco portarvi grande afectione et fede, inperò di molte 
cose ancora che accaderano ne ragionerò alungho, per- 
chè trovai che dilà da canpo santo nel piano di Pisa 
fuor delle mura eie un padule che fa trista aria: ò ot- 
tenuto che si facci un fosso, et che queir aqua si cavi 
di quivi, che nà preso la cura il Caccino, che levarà, 
et rassetto quel luogo intorno a duomo, che Ser Fran- 
cesco vostro sene rallegrato, al quale ò fatto un disegnio 
della scala, e lassalo maestro Davitle , che quando à 
bisognio ci vadia ; et perchè ma dato njrte lettere , le 
mando con questa mia, non scrivo più lungho perchè 
non vo di buone gambe , et se io avessi saputo al cer- 
to che la S. V. ci fussi , io sarei venuto , ma perchè 
sento che la Cosina borbotta , menandrò a Fiorenza, 
et ancora perchè ò molte connessioni. 
Intanto godete, et quando vi vien comodo, tornate, che 
solevava (sic) esser presto, perchè Lorenzo vostro debb' 
esser per camino. Il Caccino sarà domani in Fiorenza, 
et è tutto vostro ; ò cercato favorillo e aiutallo, et vò 
ubidito , che questa volta la prima sera allogiai seco , 
et perchè scavalcai quivi à tenuto senpre la bestia, per- 
chè un altro volea torre me. Finisco con essere al solito 
vostro. El duca vi saluta, che tanto mi disse, di Enpoli 
a' 6 di gennaio mdlxi. 

il vostro Giorgio Vasari 

( Direzione ) Al Molto Mngco. Et Rdo. Sr. mio il Sr. 
spedalingho de' Nocenti a Poppiano 



CARTEGGIO EC. D* ARTISTI 65 

N.° LXVI 

Il medesimo allo stesso. Da Firenze i4 Gennaio 
i56q (/. e. ). 
È autografa 

Molto Magnifico et Reverendo 
Stamani eri a Sta. Maria Nuova, oggi a san Lorenzo, 
e perchè fui nelluno e nellaltro luogo et non potei 
parlarvi , trovomi stasera a rispondere a molte lettere, 
perchè parte il Caccino domattina per Pisa : vi mando 
linclusa, et questo con Gianni mio, che gli diate quelle 
storie , senon tutte , dua o più , perchè questi maestri 
degli arazi non possono lavorare. Et questo è quanto 
io voglio per ora : et come, arò tempo la rivedrò, di 
palazzo alli xim di Gennaio 1561. 
Ricordatevi che a Pisa vaddà quelle cose de' Beni. 

(senza firma ) 
( Direzione ) Al S. Spedalingho de' Nocenti Sr. mio 

N.° LXVIl 

Lorenzo Sabadini a Giorgio Vasari. Da Bologna 9 
Febbraio i562 (l.c.J. 
È autografa 

Magnifico et Eccellenttissimo Signor mio 
Una anatomia cavallesca è stata causa che non ò po- 
tuto finir il promesso disegno ; ma venendo certe robe 
di mess. Gioan Bologna a Fiorenza , lo meterò in quelle, 
et così, se ben non sarò in tempo che V. S. sia in Fi- 
renze, perno il Signor priore lo ha vera. Altro non so 
che dirli senon che la vadi al bon viagio ; solo gli ra- 
cordo che la si degni ale volte scrivere il suo statto. 

T. ///. 5 



Chj carteggio ec. d' artisti 

et con questo fine gli bascio le mani et me gli raco- 
mando. 

Di Bologna il 9 de febraro 1562 

Di V, S. affalo. 

Lorenzo Sabadini pittore 
( Direzione ) A.I Molto Magco, Ms* Giorgio Vasari 
pittor eccllmo. mio ossmo. fìorenza 



N.* LXVIII 

Cosimo I a Nanni di Baccio Bigio. Da Pietrasanta 
19 Aprile i562 ( Arch. e. Minute filza 79 ). 

A Maestro Nanni architetto 19 Aprile 1562 
Noi siamo inclinati per la virtù vostra a farvi ogni 
comodo et favore, ma nel caso che ci ricercate, non 
faremmo mai tale uffizio, mentre vive Michelagnolo, 
perchè ci parerebbe offender troppo li meriti suoi, et 
l'amore che gli portiamo : ma promettetevi bene , che 
in tempo oporluno non vi mancaremo dell'aiuto nostro. 
Da Pietra Santa 

Nota 

Questa lettera onora Cosimo I, e ci svela uno de' tanti 
raggiri, ai quali Nanni di Baccio Bigio credette di dover 
ricorrere per diventar architetto di S. Pietro, e ciò men- 
tre che viveva Michelagnolo. Nemmeno risentirsi con- 
tro a lui volle quell'anima grande, dicendo: Chi coni" 
batte con dappochi j non vince a nulla. 



CARTEGGIO EC. D* ARTISTI 6"J 

N. # LX1X 

G. Vasari a Vincenzio Borgbini. Da Firenze 9 Mag- 
gio 1S62 (Manoscritti della Galleria degli Ufizi ). 
È autografa 

Molto Magco. el Rdo. il mio Don Vincenzio 
Il Principe stamani a 8 ore si partì per Pisa doppo 
laver fatto molti banchetti a Pitti, invitato da me dalla 
Sigra. Donna Isabella, sua sorella, a casa Medici; et sé 
trattenuto di maniera che gli à nella partita sua detto 
che nanti che vada in Spag.nia , voi ritornare a Fioren- 
za, che a me mi par che abbi ragione, perchè credo che 
da quel paese a questo sia quella diferentia che a ve- 
derne un di mano di Alberto Duro a un di mano del 
V. Mal fetta. 

Io sono stato inpegniato seco, et per le muraglie , di 
maniera che non ò potuto venire; ma questo anche arei 
lassato, se non sopragiugnieva che la Cosina è stata 
peggio, et ora li dian laqua della poretta ; nessuna co- 
sa gli giova, et nessuna gli nuoce, sto pur a vedere 
Messer Domenedio quel che voi far di me , perchio che 
vo cercando et scrivendo e fatti daltri acuratamenle, 
de' miei non ne so straccio. 

Or su, io mi risolverò venire, se non sono interrotto 
dalla venuta di Cosimo, queste feste dello Spirito san- 
to; ma intanto fate che costì ci sia quelle scritture che 
avete per conto mio, et a me scrivete se per conto 
vostro ò a proveder verderame, perchè del zafferano 
so che navete voi. Et avisatemi intanto come vi servi- 
te, et quel che ò a condure, che tre dì risolvo star 
da voi. Intanto si scoprirrà paese se costor tornano o 
se restano , et per fino allora sarà finito di sopra le 
stanze afatto, che avendo satisfatto alla Duchessa, non 
arò fatto poco: le disotto anche sarano in termine che 
potrò venire et godervi. Ma perchè questa mia casa 



68 CARTEGGIO EC. D* ARTISTI 

rimarrebbe senza pane , la S. V. scriva che mi sia da- 
to xv staia di grano buon, perchè ottimo velo ren- 
derò io, et questo è per miseria di non isfossare, non 
per non isfossare, ma perchè altri non isfossassi per 
se : intanto io son condotto a tale che conosco , che 
quando la S. V. non è qui, io non ò dove ire, e son 
rimasto in secho. O povero Giorgio ! che tanti , in chi 
io tenevo amicitia glia tutti lassati; non ò ricetto né 
luogo furchè di palazo et casa mia , pur perchè conosco 
che glie meglio far così, vivo et atendo allopere, le 
quali oggi son tanto inlà che, se ne dà xv dì di tenpo 
il Duca, tutte resteran finite. Et con questo vi bascio 
le mani. Di Fiorenza alli ix di Maggio mdlxii. 

Di V. S. il tutto Vostro 
Giorgio Vasari 
( Direzione) Al Molto Magco. et Rdo. Sr. mìo il Sr. 
Spedalingho de'Nocenti A Poppiano 

N.° LXX 

Il medesimo allo stesso. Da Firenze 12 Maggio i50a 
(Le). 
È -autografa 

Molto Magco. et Rdo. Sr. mio 
Io sarò a ordine per venir queste feste a farle con 
la S. V., ma il non mi avere avisato se avete costì i 
miei scritti elle vite, mi fa dubitare che io non vengha 
per non far niente, perchè queste feste le vorei consu- 
mare in cose utile, ancora che quando son con la S. V. 
non perda mai tempo. Inperò quella facci che sabato 
mattina sia qui uno de' Vostri di costì, perchè io sap- 
pi quel che bisognia portare, perchè verrò senza Signo- 
re, perchè la Cosina sta ancora nel medesimo modo; 
né guarderò per tre dì di non venire, perchè la lasserò 
col suo fratello minorre , et con altre donne , et intanto 



CARTEGGIO EC d' ARTISTI 69 

won vi do altre nuove che quelle che avete intese da 
Mess. Raffaello V. per le cose di Francia. Et resto vostro. 
Dì Fiorenza alli 12 di Maggio 1562. 

D. V. S. Sre. 
Giorgio Vasari 
(DirezioneJ Al Molto Magco. et Rdo. Sr. mio il Sr. 
spedalingho de' Nocenti. A Poppiano 

N.' LXXI 

Guglielmo a Cosimo I. Da Firenze a5 Giuguo i56a 
( Ardi, e. Carteggio e. filza iG3 ). 
È autografa 

Illustrissimo et Eccellentissimo Signor Duca 
Già circa anni 13 sono che io Guilelmo, Oamingo, 
stetti qui in Fiorenza, et racconciai per V, Illma. E. un 
ganimede di marmo anticho , che al presente , come in- 
tendo , si trova a Piti , il quale , per quanto mi fu rifer- 
lo, non dispiacque a V. I. E., e doppo mi parti' per 
Roma, ultimamente mi conciai con il Conte di Petiglia- 
no , per il quale ho lavorato parecci anni sin al tumul- 
to popolare , che fu alli giorni passati iscacciato di sta- 
to, con speranza desser non solamente esser ( sic ) 
pagato della mia fatica di varie opere, che gl'havevo 
fatto, ma di quelche (sic ) honesto sossìdio della mia 
vecciaia ; il che tutto il suo sinistro governo mi ha in- 
terpreso , di modo che essendo creditore di buona som- 
ma di danari, per non puoter lui godere la mia fa- 
tica , non mi ha volsuto pagare . Ed havendo fra lal- 
tre opere mie fattogli un scrittoio signorile, che il 
presente Conte, suo padre, manda per me a donare a V. 
I. E., fatto di mia mano, come V. I. E. potrà intende- 
re per la adgiunta soa lettera, mi offerisco a quella di 
corregere alchuni difetti , che forse V. I. E. in quello 
considerare potrà, imperò che essendo stato mal da 



^0 CARTEGGIO EC. D ARTISTI 

lui trattato et pegio pagato, non puotetti usare in tut- 
to et per tutto quella diligenza, che conveniva, paghan- 
do. V. I. E. si degni havere la mia industria per rac- 
comandata, offerendomi in simili et altre opere di ser- 
vire V. I. E. per quanto et dóve et quando a quella 
piacerà , pregbando Iddio che conserbi quella sempre 
in ogni felicità. Da Fiorenza all'i 25 di giugnio 1562. 

Humilissimo Servo 
Guilielmo scultore fìamingho 

Nota 

" È stato creato di costui Cfra Guglielmo della Por- 
ta J un Guglielmo Tedesco, che fra altre opere ha fatto 
un molto bello e ricco ornamento di statue piccoline 
di bronzo, imitale dall' antiche migliori, a uno studio 
di legniamo ( così gli chiamano ) che il conte di Piti- 
gliano donò al signore duca Cosimo ; le quali figurette 
son queste: il cavallo di Campidoglio, quelli di Monte- 
cavallo, gli Ercoli di Farnese, l'Antinoo, ed Apollo di 
Belvedere, le teste de' dodici imperatori, con altre, 
tutte ben fatte e simili alle proprie. " Vasari. 

N. c LXXII 

Bernardo Puccini allo stesso. Da Firenze i Dicem- 
bre i5G2 (Arch. e. filza iGGJ. 

È originale 

illmo. et Ecc. Signor Duca unico Signor mio 
Al primo del passato i' dissi a Vra. Ecc. Illma. del 
modello che haveva ordinato Messer Giorgio per sopra 
la cornice, et che Messer Giovanni Baldovinetti veniva 
da quella per informarla di quanto sopra acciò accade- 
va , alche ella per un suo benignio rescritto delli 6 
del passato ne disse così: sua Eccza, aspecterà di inten- 
dere, fra tanto non si deliberi cosa che ella non vegga. 



CARTEGGFO EC. D ARTISTI 7 l 

hiersera tornò il detto Messer Giovanni, e questa mat- 
tina mi dice' per parte di Vra. Ecc. Ulma. che ella vuole 
che tal fregio si alluochi, et si dia a fare, per il che 
domani penso che il magistrato si raunerà per delibe- 
rare il modo dello allogarlo; imperò considerando io 
quella particella , che per il suo rescritto ella dice: non 
si deliberi che ella non vegga , mi è parso mio debito 
fargli di nuovo sapere quel segue ; et non havendo altro 
in contrario , sì andrà seguendo quanto ne ha imposto 
Messer Giovanni per sua parte, enserassi (sic) ogni 
diligenza che esi dia per il giusto pregio. 

Parimente sarò con Messer Giorgio , e vedrò si faccia 
electione di dui buoni' capi maestri , sì come il detto 
Messer Giovanni per parte di quella ne commette. 

La fabrica va caminando al solito , e si seguano e 
fondamenti al sito siri de' nove, e della cornice sene 
mette su ragionevolmente, èssi cominciato a mettere 
a terra questa parte di San Piero Sceraggio , dove va 
la loggia , per poter seguirla sino "in sul canto, median- 
te i giacci si andrà alquanto sopra sedendo il mutare, 
e in questo mentre si faranno delle provisioni di poter 
pure al buon tempo seguire gagliardamente, le pietre 
si son coperte , Che il freddo non le offenda. 

N.° LXXIII 

Risposta di Cosimo I a Bernardo Puccini. Da Pisa 
8 Dicembre i5G2 ( Arch. e. Minute filza 78 ). 

A Bernardo Puccini vni Decbr. 1662 

Ci piace il raguaglio che ci date con la vostra de' 2 
intorno alle cose della fabrica , et quanto allo alloggare 
il fregio , come di ogni altra cosa che non ricerchi 
replica , attendati a seguitare conforme all' ordine che 
tenete di mano in mano . Circa alla matricola da 



72 CARTEGGIO EC, D ARTISTI 

pagarsi all' Arte de' fabricanti per li buomini del con- 
tado et dominio , Taccisene nuova riforma , et si rasetti 
a dovere questa insieme con l'altre degli emolumenti, 
che fuor delti ordini pervenivono a' ministri di quel- 
V Arte, 
di Pisa. 

N.° LXXIV 

Bartolommeo Ammannato a Cosimo I. Da Firenze 5 
Dicembre i562 (4rch. e. Carteggio e. filza 166). 
È autografa 

Illmo. et Ecc. Signor et Padron mio semper osser- 
vandissimo 

Giovanni Caccini per comandamento di V. E. I. mi 
ha scritto che io faccia condurre dalle cave di Montu» 
liveto ad Arno 3G0 carrate di lastre di pietra forte , 
come aveva commessione Guglielmo Giramonti, che 
di già ne haveva fatto condurre quattro carrate: e que- 
sta settimana se ne sono condotte circa a 60 carrate, 
e si seguiterà. Hora se paresse a V. E, I. farmi sapere 
onde ha avenire l'assegnamento de' danari per detto 
conto, lo direi loro, la fabbrica di Pitti si sollecita, et 
si seguiterà quanto da V. E. I. fu resoluto. Quella parte 
di muraglia , che ella vide cominciata , è di già al pia- 
no di quelle stanze, ove alloggiò il Rmo. et Illmo. di 
Ferrara. 11 Proveditore della porta ha condotto su al ba- 
luardo molto legname per far ponti, centine, puntel- 
lature a quella volta grande, e quali sarebbono d'un 
grande utile alla fabbrica de' Pitti a tante volte che 
vi si hanno a fare; se le piacesse dargli a questa fab- 
brica , farebbono utile e commodo non piccolo, mi è 
parso darne notizia a V. E. I. per essere di già con- 
dotto sul luogo. Quella si risolverà, che quanto da 
lei imposto ci sarà, si eseguirà, alla quale etc. etc. 

Firenze 5 Dicbre. 1562 

Bartolommeo Ammanati 



CARTEGGIO EC. d' ARTISTI 7 3 

N.o LXXV 

Risposta di Cosimo I a Bart. Ammarinato. Da Pisa 
7 Dicembre i562 (Arch. e. Minute filza 78). 

A Maestro Bart. Amannato 7 Pecbr. 1562 
Le 300 carrate di lastre che di nostra conmessione 
vi ha ordinato Giovanni Gaccini che facciate condurre 
sul Arno, hanno da servire per li bisogni nostri quag- 
giù; però vogliamo che facciate caricarle di mano in 
mano alli navicelli che portano il grano per labon- 
danza, et facciasi di presente, che al camerlengo della 
parte siè ordinato che satisfaccia il conto di esse , et 
quagiù si pagherà il nolo a* conduttori. Ci piace il rag- 
guaglio che ci date della fabbrica, et quanto a legna- 
me che ha fatto condurre il Proveditore della detta par- 
te sul baluardo, quando harà finita quella volta et si 
disarmerà, allora vene potete servire come dite, di Pisa 

Nota 

Intorno alla fabbrica del palazzo Pitti trovo il passo 
seguente nelle Memorie fiorentine inedite : " 1 560. In 
questo tempo del mese di Giugno si cominciò a mu- 
rare nel cortile del palazzo de' Pitti in quella parte che 
è verso le monache di Sta. Felicita, poiché la facciata 
era muraglia antica, ma la parte del cortile e da man 
destra e sinistra sono moderne , e furono cominciate in 
quest'anno. Dal cortile di detto palazzo furono cavale 
quasi il più ed il meglio delle pietre per bozzi e pila- 
stri ed altre cose per questa nuova muraglia, ed il re- 
stante delle pietre furono cavate di sotto a Belvedere 6 
nel giardino. Eravi nel cortile la muraglia vecchia, ma 
buona, diverso la porta a S. Pier Gattolini, che tutta 
fu mandata a terra, e v'erano di molte stanze belle ed 
una fogna grande e larga più di braccia 1 £, che ri- 
ceveva tutta 1' acqua piovana e tutta T acquaccia delle 



74 CARTEGGIO EC. D* ARTISTI 

cucine e degli altri luoghi, che passa sotto detto palaz- 
zo, e manda fuori ogni sporcizia. Fu da B. Amman- 
nato trovato scolpito lanno che fu alzata da detto Mes- 
ser Luca Pitti, e la muraglia antica , cioè nel 1 466. " 

N.° LXXVI 

Bart. Ammannato a Cosimo I. Da Firenze 24 Di- 
cembre i562 (4rch. e. Carteggio e. filza 164). 
È autografa 

Illmo. et Eccmo. Signor et Padron mio semper os- 
servandissimo 

Da Messer Tommaso de' Medici per ordine di V. E. 
mi è stato imposto che io rimetta gli huomini a lavo- 
rare alla fabbrica de' Pitti, et io subito gli rimessi, 
perchè i poveretti si stavano et non havevano da la- 
vorare, né onde guadagnarsi il pane. Mi avisa ancora 
che io dica quanti danari farebbono di bisogno la set- 
timana spendersi in detta fabrica per sollecitarla. A me 
parrebbe che col spendervi 150 scudi la settimana, si 
facessi camminare assai, essendosi di già allargato molto. 

Al presente possiamo fare tre volte come al coperto, 
per ce camminati (sic) con la muraglia in alto $ et in 
oltre ci è dove murare, che il freddo non può offende- 
re: e con migliore tempo si finirà d'alzare quel resto 
fino a tetto , che ne manca 25 braccia. Ancora farò 
spianare dove va laltro resto della fabbrica, e la scala 
dove si cavano di molte pietre e sassi. De' ministri due 
ce ne sono sufficienti, de'quali uno è Girolamo Baldocci, 
che ha servito alla parte assai tempo, e me l'ha dato 
Baccio Gondi ; fa le rassegne, e tiene cura dell'opere, 
et è del continuo loro su le mani a sollecitargli in alto 
su la muraglia. L' altro è uno figlio di Guiglielmo Gi- 
ramonli, giovane di 26 anni, molto assiduo e diligen- 
te, senza reputazione , e si farà un bonissimo ministro, 



CARTEGGIO EC. D* ARTISTI 7$ 

tiene le scritture con molta diligenza, e tiene solleci- 
tato gli huomini. Lorenzo Staffiere ha cura de' cavagli 
delle carrette , sta su per la fabbrica , e Brigantino è di 
grandissimo utile a haver cura da fare empiere i cor- 
belli a coloro che a tanto il cento gli portono; se si 
crescessi una altra carretta saria bene , e che ci siano 
lasciati girotto muli, et così ogni cosa mi pare bene 
aviato , et io ci sarò con quella sollecitudine che io sa- 
prò, et con quella maggior diligentia io. potrò, come 
son tenuto per l'interesse mio et per la servitù tengo 
con V. E. I., per potere semper render buon conto, 
e quello si è speso e spenderà si sia bene speso e si 
spenda, e non male speso et buttato via, anzi fatto 
tutto con debito risparmio, e qui facendo fine etc. etc. 
Di Firenze 24 Decbr. 1562 

Bartol. Ammanato 

Nota 

Rescritto di mano propria : sta tutto bene. 

N.° LXXVII 

Risposta di Cosimo I. a Bart. Ammannato. Da Pisa 
28 Dicembre i562 ( Arch. e. Minute filza 78 ). 

A Maestro Bart. Amannato 28 Decemb» 1562 
Il ragguaglio che ci date con la vostra de' 24 intorno 
alla fabrica del Palazzo de' Pitti ci ha satisfatto, e sta 
bene ; però seguitate conforme a esso con la solita vo- 
stra diligenzia, sollecitudine et amore, di Pisa. 



7^ CARTEGGIO EC. D* ARTISTI 

N.° Lxxvni 

G. Vasari a Bartolommeo Gondi. Da Pisa 8 Gennaio 
i563 ( Manoscritti della Galleria degli Ufizi). 
È autografa 

Molto Magco. Mess. Bartolomeo Sr. mio 
Tornai ieri da Pietra santa , et aviano trovato una 
cava di mischi bellissima et grandissima , che S. É. 
vole far di quella lopera di san Lorenzo , similmente 
una cava di marmi bianchi , che nà auto S. E. grande 
allegrezza. Mi fecie al mio partire di Livorno lassare in 
suo (sic) mano tutti e memoriali per ispedigli in 
quel mentre che io tornava, et iersera mi fu reso dal 
Concino ogni cosa , ecetto la lettera del Magistrato , 
et la lettera che mi fu data dal cancellieri per conio 
che Francesco della casa potessi riscuotere da' Camar- 
linghi et lacrescimento del suo salario. Et ne parlai al 
Duca per sapere se laveva, mi rispose che credeva averle 
segniate , che io cercassi a' segretari se lavevano , et 
non lavendo rimandassi costì per la copia , che subito 
che io gniene mettevo innanzi } le segnierebbe. Qui e 
segretari non lànno, né si ricordano selle son segniate. 
Dove è necessario che la S. V. mandi per il cancellieri 
subito , et vegga selle son venutte, et sendo costì, 
scriva , che mene verrò subito: et selle non ci sono , 
facci far la copia della lettera del cottimo , et queir 
altra di Francesco , et mele mandi per via della posta, 
o in mano del Signor Montalvo o di Mess. Sforzo con 
una copia a lui , che le arò subito , che non ispetto 
altro, vi fo bene intendere che il Puccino et Francesco 
di Ser Iacopo fccino una suplica a Domenico di Zano- 
bino , muratore , perchè e' chiedessi il cottimo a sua 
Ecctia. , et diceva che la S. V. ed io andavomo (sic) 
a danni della fabrica , et non all' utile. Questa suplica 



CARTEGGIO EC. D* ARTISTI 77 

Domenico , che è stato a Pisa , non là presentata al 
duca , perchè non à auto la comodità. Io ò ditto quan- 
to acadeva a S. E. de' modi cattivi che si tiene per 
rovinar cotesto lavoro, è necessario che una volta con 
una vostra lettera overo col Magistrato senza Bernardo 
gli laviate il capo , et perchè tosto sarò da voi areno 
agio et canpo di ragionare ; farò fine dicendovi che ier- 
mattina mandai per comessione del duca per il Sigr. 
spedali ngho, che sarà qui sta sera o domani al fermo. 
Intanto io tiro le corde alla chiesa de' cavalieri , et se 
mi mandate o le lettere o la risposta, mene verrò subito: 
et se scade che io facci niente per lei , avisi, che sa 
quanto io desidero che ella mi comandi. Direte a Ser 
Pietro che abbi cura alla casa nuova , che son qui , et 
che abbicemello, (sic per abbiamocelo) et questo lo fa- 
rete come da voi. Et mi vi raccomando, di Pisa alli 
8 di gennaio 1563. 11 duca sta benissimo, et negotia 
poco , ma si va passando tenpo. 

D. V. S. Sre. 

Giorgio Vasari 
( Direzione J Al Molto Magco. Ms. Bartolomeo Gondi 
Pro veditore generale di S. E. I. a fiorenza. 

N.° LXXIX 

Il medesimo a Vinc. Borghini. Da Firenze 1 9 Gen- 
naio i563 ( l. e). 
È autografa 

Magco. et Rdo. Sr. mio 
Tornai da Pisa domenica sera , et se io non mi fossi 
convenuto far la via di Lucca et di Pistoia et del Pog- 
gio per le facende di S. E. I., io faceva la via costì, 
perchè so' pieno come una uva, et ò gran bisognio per 
molte cose esser con la S. V. Inperò mi sarà caro che la 
S. V. mi mandi a dire se sarete di ritorno, come qui 



78 CARTEGGIO EC. D* ARTISTI 

si dice ; senon , o con lettere o in qualche modo vedrò 
di far che sappiate il tutto. 

Il Duca lo lassai sano et di buona voglia , così don 
Arnandp quasi senza febre, et sebene è venuto la be- 
retta rossa, che là portata il Giannotto, cameriere di 
Sua Santità, per questo non à saputo ancora desser Car- 
dinale, né sa meno che là Duchessa et gli altri sien 
morti. Lassai bene il Duca molto consolato, et ò du- 
rato fatica a partirmi : nà auto gran contento, et so' tor- 
nato risoluto di molte cose, che ò bisognio di tenpo. me 
parso quando son tornato, non essendo voi, non aver 
fatto niente, et ne sto con martello. Bartolomeo Gondi 
anchegli patiscie, et perchè saria bene che, per esser 
lui v echio et io in facende, che la S. V. anche per le 
cose sue venissi , che saria a proposito, promettendovi 
ditto che io avessi ordine a molte cose, perchè il Duca 
à auto dal papa aviso, che a mezzo febraio vole essere 
a Bologna, di voler passar di qui, che così ma ordi- 
nato il fine di molte cose, se pur venissi, et questo 
basti: del resto io so' sano, sto bene et con dessiderio 
di vederla. Di nuovo non vi do altro, se non che la 
moglie di Don Luigi la lasai che stava male afatto et 
in pericol di morte, tanto disse Mess. Andrea et Mess. 
Benedetto Varchi, quali luno et laltro vi si raccoman- 
dano, et simil fo io. Di Firenze alli 19 di Gennaio 1 562. 

D. V. S. Sre. 

Giorgio Vasari 

(Direzione) Al Molto Magco. et Rdo. Sr. mio II Sr. 
Priore degli Innocenti A Poppiano 

N.° LXXX 

I Provveditori della fabbrica degli Ufizi a Cosimo I. 
Da Firenze 3o Gennaio i563 ( Arch. e. Carteggio e. 
filza 167 ). 

È origifiale 

Illmo. et Ecc. Signor Duca 
Perchè a questi giorni passati e' si dubitava che la 



> 



CARTEGGIO EC D ARTISTI 79 

Fabbrica non si havessi allentare in qualche particella 
per la scarsità de' denari , e quali non correvano come 
solevano , et volendone però saper la causa , non si 
mancò di oprar con quelli Proveditori et offitii, che 
ci contribuiscono , di voler saper et vedere donde ciò 
nasceva: ^t udito et veduto che chi per non risquotere 
da loro subditi, rispecto alla carestia et sinistri tempi 
che di presente corrono , et chi per assegnamento im- 
posti loro per la commenda de' Cavalieri, non potevano 
come prima gagliardamente rispondere , li movemmo 
però a far il calculo di quello potevamo disegnare. Do- 
ve che noi troviamo che, detraetene e salarii e V in- 
teressi delle case che continuamente si pagano, la Fab- 
brica può spender la settimana centocinquanta scudi in 
circa , con e quali ( conformi al referto fattoci da Messer 
Giorgio per ordine, come disse, di V. E. Illma. J dise- 
gniamo di cominciare a riturare l'apertura di san Piero 
Scheraggio, et ridurla nel suo pristino stato, et di poi 
finir di mettere le colonne, pilastri et architravi , che 
ancor vanno secondo il disegno nella fine della loggia, 
posta da quella banda dirimpetto alla porta della zec- 
cba, con la sua rivolta : et inoltre cercheremo di comin- 
ciare a fabricare e muri delle nuove stanze del sito de' Si- 
gnori Nove conservadori , dove son fatti di già e 
fondamenti. * 

Et perchè del cornicione, qual si concesse a Michele 
scarpellino, ne è già fatto 7 vani et èssi cominciato 
l' ottavo, et tante pietre ci sono che finiranno il nono, 
pensando che tal cornicione per tutto aprile proximo 
da quella banda di San Piero habbia a esser finito, et 
al sì pensando che le cinque parte delle pietre et con- 
ci della facciala , che va sopra il detto cornicione , al- 
logate a questi giorni alli cinque scarpellini / come sa 



* Rescritto : di tutte queste cose S. E. non vuole haver lettere da tan- 
te persone, ma una lettera sottoscritta da tutti, et che ha scritto che si 
tiri egualmente la fubrica perchè non paia masticata. 



do CARTEGGIO E-C. D* ARTISTI 

V. E. Illma., habbino a esser parimente finite a quel tem- 
po , cercheremo però di distribuire questi 1 50 Scudi la 
settimana sì et di tal sorte che ci habbino a servire, 
et se più , come si pensa et crede, si caverà da questi: 
magistrati et offitii che ci contribuiscono, si andrà co- 
minciando al maggio a volger le volte, dove che al 
meno in questa testa di Sanpiero et del nuovo sito 
de' Signori Nove si andrà mettendo le finestre con te 
altre appartenenze che vi si ricerchono, acciò che a 
tal hora le persone vedendo tal parte quasi che condot- 
te al suo final termine, possino per la comune satisfa- 
ctione giudichare all'advenante tutto il resto della mu- 
raglia. * 

E finito che sarà questo voltar delle volte da questa 
Landa di san Piero, si darà ordine di far l'altro corni- 
cione, che va dalla banda diriscontro, per le mani del 
medesimo maestro scarpelli no ; et in tal mentre vedre- 
mo di dar et a lui et alli altri che fare et di porte et 
con d' altre sorte pietre et conci , che alla giornata ci 
occorreranno par dar del pane et aiutar a questi tempi 
più persone. 

Verso Arno son facti già 6 pilastri, et quando si potrà, 
avanti maggio si getterà la volta che vi va sopra. 

Èssi considerato segli è bene dar in cottimo le mar 
ra del magistrato de nove , et le volte di sopra , per 
esser cosa d' importantia ; pure essendosi altra volta de- 
liberato con V. E. I. di farle in cottimo, non s'inno- 
verebbe cosa alcuna senza expressa sua commissione. 
Alla quale etc. etc. di Fiorenza il dì 30 di gennaio 1 562. 
Di V. E. Illma. 

Humil servi 
li Pro veditori della fabrica ) •,. Fiftrpn __ 
De' Nuovi siti de' Magistrati ) ai riorenza 



* Rescritto ; Sua Ecc. non vuole che si finisce una cosa sola, senza 
che vegga come ha da stare, per kaverla poi a disfare se non le piacesse : 
però vuole che vada tutta insieme. 



CARTEGGIO EC. D* ARTISTI 8l 

N/ LXXXI 

Tommaso de' Medici allo stesso. Da Firenze i Feb- 
braio i563 (Arch. e. Carteggio e. filza 1G7). 
È originale 

Illmo. et Eccmo. Signor Duca 

Mostrai a messer Cesare eluogo in guardaroba, dove 
V. E. disegnia mettere il cassone delle gioie, la quale 
ha bonissime mura da tutte le bande, et risponde con 
una finistrella ferrata sopra la scala nuova a quella che 
comincia dal andito della sala de' dugento , et apunto 
all' entrata di detta stanza è rinalzata circa br. 11, tan- 
to che bisognia salire , et poi si sciende sul piano pri- 
mo con assai ragionevole spatio da entrarvi uno cas- 
sone, et messer Cesare ha fatto tutto vedere a Giorgio, 
et dicie tutto si può fortificare con farvi una altra por- 
ta, et se V. E. I. si resolverà che così si faccia, si 
metterà mano. 

Farò rimurare ne' giardini de' Pitti quelle porte che 
riescono ne' monasteri, come mi scrive il Leoncino, 
di Fiorenza el dì 1/ di febraio 1562 

Di V. E. lllma. 
humilissmo Servitore Thomas© Medici 

N.° LXXXII 

G. Vasari allo stesso. Da Firenze 1 Febbraio i5G3 
( Arch. e. Carteggio e. filza 167 ). 
È autografa 

Illustrissimo et Eccellentissimo Signor mio 
Sabato che fumo a'28 si ragunarono e prò veditori 
della fabrica de' Magistrati, et di comune consenso, me 
presente, si ordinò che il primo di Febraio si comin- 
ciassi a murar dinanzi a San Piero Scheraggio le colon- 
ne, i pilastri, et si metessi gli architravi, che tutte 
T.ni 6 



8 a CARTEGGIO EC D* ARTISTI 

queste pietre son fatte in maggior parte, et inoltre si 
seguitassi tutta la facciata fino al tetto , et di costì 
si cominciassi a volgere la volta delle loggie, et s'an- 
dassi verso il 6ume fino che fusse finita, et di mano 
in mano si seguitassi l'ufitio de' Nove Conservadori *, 
et perchè mancha da questa banda 60 braccia di cor- 
nicione, che né in terra gran parte che si lavora et si 
finissi del tutto per tutto Maggio: che questo, perche 
in vocie ne ragionai a V. E. che gli piaceva , sé ordi- 
nato, e così si seguiterà , et narà aviso dal Magistrato. 
In palazzo si va finendo le stanze di sotto, et io atendo 
a' disegni de'quadri del palco della sala grande. Le let- 
tere delle sepolture, di S. Lorenzo son molto piaciute 
al Signor Spedalingho, et io ne ò fatto un carton grande 
come anno da stare, e di corto le farò intagliar nel 
luogo dove da Michelagniolo Buonarroti le furon de- 
stinate ; et menne sono stato lì nella sagrestia , me parsa 
sì schifa, atteso che il verno passato et questo que'preti 
vi debbano aver tenuto caldani di carboni, et fattovi 
fuoco disonestamente , et de afumicato le statue et le 
mura che è una vergognia ; et quel che mi ricrescie 
che 1' anno passato s' ordinò loro che in una di quel- 
le sagrestinaie de' canti facessino un camino agli operai 
et al prior di S. Lorenzo, et mai 1' àn fatto; che se 
ciò fussi stato murato, questo disordine non saria 
seguito: et mi penso che fin che V. E. I. non destina 
qualch 1 uno che nabbi special cura , et sia persona che 
si diletti dell' arte, et ami et conosce la perfetione di 
quelle statue et di quel luogo onorato, che stato scuola 
ed .è di tutta larte, credo che andrà di male in peg- 
gio, lo voluto avisare a V. E. I. , acciò che quella ci 
provegga. *• 

Ieri, che fummo a' 31, si raglino laccademia e compa- 
gnia del disegnio nel capitolo degli Angeli , che furono 



* Rescritto: S. E. vorrebbe che queste cose andassi ito egualmente, 
** Rescritto ; facciasi à loro in ogni modo un camino. 



CARTEGGIO EC. D* ARTISTI 83 

70 in numero, et vi venne una gioventù fioritissima 
da sperare che queste Arti per mezzo di questo ordine, 
che V. E. à provisto loro, abbia a far gran frutto in 
questa Vostra Città. Andorono tutti gli Ufitiali per il 
Rdo. Signor spedalingho, * et lo condussono dove erano 
ragunati, dove fu da loro messo in posesso con molte 
accomodate parole dette. da i consoli, et gli fu dato 
come a capo et luogotenente di quella tutta l'autorità 
sopra detta academia et conpagnia , pregandolo che do- 
vessi pigliar volentieri questo carico, et far che questi 
begli ingegni et quella gioventù avessi a far qualche 
onorata memoria a benefitio pubblico et di V. E. Fu 
fatto poi dal Udo. spedalingho una bellissima oratione 
a tutti, con molta lode delle arti, con mostrar poi dopo 
Dio quanto siamo obbligati a V. E. I. , et nel fine ci 
esortò alla unione et voltar gli ingegni a condur delle 
opere > et con lo studio cresciere di perfetione, et poi 
alla oservantia de' capitoli , dati a noi da V. E.; che a 
tutti piacque grandemente. Vinsesi poi per partito di 
tutte fave nere il corpo della compagnia di quegli che 
eron presenti, i quali furono novamente rescritti et 
confirmati sottoponendosi all' oservantia de' capitoli, et 
fu poi dato ordine di mandare a partito quegli che ave- 
vano a essere capi della academia, chel primo fu V. 
E., come Principe et Signior .Nostro et Capo di tutti, 
che fu vinto a lui te fave nere. Il secondo , come padre 
et maestro di queste tre Arti, fu Michelagniol Buonaroti, 
il quale fu vìnto nel medesimo modo ; et perchè già lora 
era tarda, s'ordinò di non far per allora più partiti. 
Si ragionò che a' 14 di Febraio , che sarà domenica a 
otto , si facessi nel ragunarsi il resto delli Accademici 
et insieme la determinatione del sugello, il quale sé 
deferito a questa lunghezza , perchè di poi che sentiro- 
no il benignio rescritto di quella, è comparso al- 
trettanti disegni , quanto quegli che vidde V. E. , con 
molti strani e begli capricci, i quali quando saranno 

* Vincenzio Borghioi 



84 CARTEGGIO EC. d' ARTISTI 

terminati, sene farà un libretto, et si manderanno tutti 
a V. E. I. j che tanto anno ordinato questi Signori U- 
fìtiali. 

Qui si spetla con dessiderio la resolution che farà 
V. E. I. coi frali degli Angeli per conto del tempio loro *, 
et caso che non sortiscila che a Dio et a V. E. non 
piaccia, poiché quella mi ordinò in voce che si cercassi 
di qualche luogo finito publico et onorato,, et che 
avessi a depender da Lei, et che fussi degnio della sua 
real grandezza , mi sono avvòlto assai , dove mi è ve- 
nuto un capriccio, che trovo che una delle cose di V, 
E. I. più cara et non finita , la quale con una miseria 
di spesa in meno di dua anni si finirebbe perfettamen- 
te, et si faria xu statue di marmo, che trovo che avere 
in Fiorenza xi i valenti et eccellenti scultori, che ogniu- 
no faria la sua, et sariano tutte buone; et tanto fareb- 
bano xu pittori , che similmente ci sono, che condu- 
rebano quelle pitture, che arieno a ornar detto luogo , 
in nel tempo medesimo de dua anni senza sconcio del- 
l'uno e dell'altro, con seguitar lopere giornalmente 
che anno, solo per loro spasso, oltre eie tanti giovani 
poi che lavoron di stuelli et fanno grottesche et altri 
ornamenti , che a un poco per uno si condurrebbe una 
grande opera, et oltre chella sarebbe in sul vostro et 
nelle proprie cose della Illustrissima et felice casa di 
V. E, che poiché questa Academia nascie da Lei et 
à a fiorire sotto il suo felicissimo nome, non scade- 
rebbe né richiedere altri, nò inpacciar nessuno, né o- 
bligar persona: et anche credo che crescirebbe loro 
tanto l'animo che li fareste far miracoli. ** O vo- 
luto dar questo cenno a V. E. I. per adenpire 

* Intorno al racconto della Compagnia del disegno si confronti la vita 
di fra Giovann'Agnolo Mon torsoli, " Nel 1568, così nota il Migliore, l'Ac- 
cademia del disegno riceve donazione da Giulio di Giuliano di Messer 
Bartolomeo Scali di una fabbrica cominciata e non ancor finita a uso di 
oratorio nel popolo di S. Pier Maggiore in Via de' Pinti, contigua al mo- 
nastero di Cestello " (Spogli c.J. 



** 



Vi e notato in margine : sé dimenticalo di dire il luogo. 



CARTEGGIÒ EC. D* ARTISTI 85 

quanto mi fu imposto dal lei, tanto più quanto io 
veggio il bisognio di questi begli ingegni, i quali tutti 
son volti a servire et far qualche cosa onorata, acesi 
da tanti benigni rescritti et segni, vedendo et udendo 
che quella mostra d' averne voglia più di loro ; et io 
la vo sollecitando, conoscendo che ci avian tre o quatro 
vechi dell'arte eccellenti, che il sollecitar di cavar loro 
qual cosa di mano presto cava delle mani della virtù 
e del tempo quel che non si caverebbe poi nascendone 
la morte: et perchè so. quanto quella a caro lopere 
delle nostre arti et ci ama tutti, spettare che mi sia 
acennato là volontà sua, alla quale io ò caro satisfalla 
con tutti loro etc. etc. di Fiorenza alli primi di Fe- 
braio 1562. 

Di V. E. 

obligatissimo umilissimo Servitore 

Giorgio Vasari 

N.° LXXXIII 

Risposta di Cosimo I a G. Vasari. Da Pisa 4 Feb- 
braio i563 (Arch. e. Minute filza 84). 

A Messer Giorgio Vasari 4 Febr. 62 

Alla vostra del primo, circa l'ordine de' Pro vedi tori 
della fabrica vorremmo che le cose andassino egual- 
mente, perchè paressinó d' un pezo et non addentel- 
lati. Delle figure et sagrestia di S. Lorenzo ci dispiace 
che siano affumicate; però w fatevi fare tin camino in 
ogni modo. Del luogo, che ci descrivete atto per l' 
Academia et compagnia di scultori et altri , vi sete 
voi dimenticato il nome et dove siaj però quando ce 
lo direte , ci risolveremo allhora di quanto s'habbia da 
fare, Da Pisa. 



86 CARTEGGIO EC. D* ARTISTI 

N. e LXXXIV 

Bernardo Puccini a Cosimo I. Da Firenze 1 Febbraio 
i56'ò ( Arch. e. Carteggio e. filza 167 ). 
È originale 

Illustrissimo et Eccellentissimo Signor Duca unico 
Signor mio 

E' si era atteso a metter su e fare della cornice alpiù 
si poteva , e sino a questo giorno sene messa su tanta 
che finiti sette vani da pilastro a pilastro di xi che sono 
nella parte della loggia di san Piero Sceraggio , et ne 
è fatta per dui altri , e per tutto aprile o prima penso 
sarà finito tutto il restante che va in detta parte , e 
parimente sera attèso a fondare e muri che vanno nel 
sito de'Nove, per seguir poi di murare e finire tal sito 
sì come ne commesse vostra Eccza. Illma., e nella tes- 
tata di lungo arno sé fatto cinque pilastri, e solo resta 
a fare il sesto per poter poi gittar la volta, quale fra 
brevi giorni sarà finito, e si faceva anche giornalmente 
provisione di mezane e di catene per poter, subito che 
fossino fatte le cinque parti del fregio, che va sopra 
la cornice che ultimamente si allogò alli scarpellini , 
gittare quella parte della volta, che da esso fregio sarà 
contenuta, quando tornò da Vostra Eccza. Illma. messrr 
Giorgio, e per parte di quella al magistrato e ame com- 
messe a finire la facciata di san Piero Sceraggio , e tirar 
su quella testata , cominciando di quivi a gittar le volte 
e, per quanto tiene la chiesa, metter su le finestre, e 
in tutto dar fine sino al tetto a detta facciata ; là dove 
considerando io che vi va buon numero di pietre e di 
spesa, e che tal' opera non poteva essere così presto 
in perfectione, mi parve aproposito far sapere al ma- 
gistrato che, mediante la penuria del vivere e delle poche 
faccende, che questi magistrati non suplivano così lar- 
gamente come havevano fatto per il passato , e questo 



CARTEGGIO EC. d' ARTISTI 8f 

penso sarà fino alla ricolta: per il che il magistrato , 
informatosi apieno del tutto , ha trovato che detratto 
e salarti e glinteressi ci sarà da spendere 150 dti. • la 
settimana, e con questo assegniamento ha determinato 
che si metta mano in seguir tal suo comandamento, caso 
che così gli satisfaccia ; e sé pensato che quello che fa 
la cornice, solo ne faccia quanto ne mancha alla loggia 
di sampiero , e il resto dell' altra banda della zeccha 
la sopra seggha a quando ci saranno i danari ; e i danari 
che oggi ci sono si spendino in fare le pietre della 
testata e le altre che vanno in tal facciata, non lasciando 
però le cinque parti del fregio allogato , per poter quan- 
to prima gittare una parte della volta: et così si seguiti 
di murare il sito de' Nove , e muri del quale tirati su 
fanno sproni al muro dovè finita la volta della loggia. ** 
E perchè nel determinare tal muramento de' Nove 
pareva che alcuno del magistrato fosse inclinato che 
le mura si facessino a giornate, per il che ridussi loro 
a memoria che per commessione di vostra Ecc. Illma. 
le serano allpghate a maestro Domenico di Zanobi ; con 
tutto ciò il magistrato si risolvette di darne aviso, emet- 
terlo in consideratone a quella, allegando che questi che 
fanno le mura in cottimo non le fanno mai bene, ladove 
sopra ciò mi accade dire a vostra Eecza. Illma. che io 
già proposi tal cottimo. a quella, perchè io vedevo che 
nel fare a giornate ella ne veniva infinitamente dan- 
nala, e che con tutte le mie sollecitudini io non potevo 
far uscir di passo que' muratori che lavoravano a gior- 
nate , e trovavo che non si guadagniavano la metà della 
lor giornata, inoltre queste sono mura grosse, che 
non rilieva come se le fossino sottili, e di poi io sto 
continuamente in su la fabrica senza mai partirmi , e 
giusto mia possa e* le faranno buone e ragionevoli, 

* L' abbreviatura significherebbe ducati ; ma sappiamo dalla lettera dei 
Provveditori ( 30 Gennaio ) che. sono scudi. 

** Rescritto in margine: lajacciata della chiesa si tiri su egualmente 
che V altra, perchè non vuole Sua E. che farìt una cosa masticata. 



88 CARTEGGIO EC. ò' ARTISTI 

quando a vostra Eccza. piacia. con tutto ciò io sono 
pronto per esequire quel tanto che mi sarà commesso, 
offerendomi in tutti i modi a usar quelle maggiori 
diligenze et accuratezze con quel maggior risparmio 
che per me si potrà e saperrà. per mio debito gli ho 
fatto a saper tutto, anchor che il magistrato per una 
sua apieno la informi del negotio e dellanimo suo,. et 
io bumilmente etc. etc. * 
Di Fiorenza il dì primo di Febraio 1562 

humilissimo e affezionatissimo Servitore 
Bernardo Puccini 

N.° LXXXV 

Risposta di Cosimo I a Bernardo Puccini. Da Pisa 
4 Febbraio i563 ( Arch. e. Minute filza 8^). 

A Bernardo Puccini 4 febr. 62 

La facciata della chiesa si tiri su egualmente con 
lai tra, perchè non vogliamo che paia una cosa masti- 
cata. Quanto alle mura , le grosse s' hanno a fare a 
cottimo, le sottili, o dove vanno pietre o cosa d' im- 
portanza, si faccino a opere, aciò non si acciabattino: 
et questa vi sia sempre per regola generale in risposta 
della vostra del primo. Da Pisa 

N.° LXXXVI 

Bartol. Ammannato a Cosimo I. Da Firenze 3 Feb- 
braio i5G3 (Arch. e. Carteggio e. filza 167). 
È autografa 

Illustrissimo et Eccellentissimo Signor e Padrone os- 
servandissimo 
In raguaglio della fabrica de' Pitti dirò a V. E. Illma. 

* Rescritto: le mura grosse s' hanno a far tutti a cottimo ; le sottili , 
vi dove va pietre o cosa d'importanza , a giornate , perché non s'accia- 
battino 



CARTEGGIO EC. D* ARTISTI 89 

come siamo vicino al tetto 8 braccie, e se havem- 
mo legnami per 1' ultimo palco e per il tetto fareb- 
be gran comodo e utile, che, come sa V. E. I., met- 
tendo i legnami mentre che si mura si spende manco 
e reggono meglio la muraglia; all'opera ne sono ve- 
nuti assai , e sei camarlingo di questa fabrica bavesse 
da poter dare 5o scudi all' opera a conto di detti le- 
gnami , farebbono gran commodo. Ms. Tomaso ha da- 
to ordine di 250 scudi per tre sabati, 83 scudi per 
sabato, che a volere comperare legnami, mezzane e cal- 
cine non servano, volendo anco tenere 12 muratori e 
gli manoali e scarpellini, che tutti si sono cavati dal 
verno; anzi se paresse a V. E. I., si potrebbe comman- 
dare a chi ha lavorato a Pitti il verno , vi lavorasse anco 
la state, sendochè si sia dato loro due soldi il dì di 
più , aciò che al buon tempo non mancassero di lavo- 
rare, accomodare la spesa a quello che V. E. S. vorrà 
che si faccia; io le scrivo queste minuzie, perchè non 
commetterei né conmandarei nulla senza la sua volontà. 
Ancora ci sarebbe da voltare 100 br. di volte delle log- 
gie fra dinanzi e la rivolta per esser' alti, con le fac- 
ciate del cortile sino a i capitelli, che fatte dette volte 
metterò il cornicione in operarmi penso che farà ricca 
mostra e bella comodità 1' uscire dal Salone , ma ci 
vanno 80 migliaia di mezzane e legnami per armarla. 
Desiderava che V. E. I. trovasse fatte queste parti , non 
dimeno secondo la sua commessione farò: e perchè m'ho 
sem per pensato che V. E. I. voglia sapere quanto si 
spende in questa fabrica nuova, ho raccolto sul libro 
de 1' uscita della fabrica di Pitti dal dì che si comin- 
ciò, che fu alli *26 di luglio 1561 : e in queste ci sono 
parte spese fatte per il giardino e finire le stanze delle 
soffitte nella parte dinanzi di palazzo già fatto, che 
ascendono circa a 500 scudi ; tutto quello che può dire 
sia speso nella fabrica nuova ascende scudi 5625. 

Quando sarà posto il tetto e fornito di dentro que- 
sto pezzo, che habbiamo alle mani, credo sia per un 



<)0 CARTEGGIO EC. t> ARTISTI 

terzo da quella banda che va verso gli Allori ; e simiN 
mente è levalo più della terza parte del terreno e ghiaio- 
ne da questa banda, dove va il resto di questa fabricaj 
e dove va la capella e la scala, si cavano delle pietre^ 
e assai sassi. Id ho fornito la figura dell' Apennino di 
cera, che va a Castello, e per cagione de' tempi cattivi 
del verno non ho fatto la forma , ma hóra la seguiterò 
e farolla ; da me stesso provederò alle cose necessarie 
de' danari del gigante , che perciò non daranno impe- 
dimento, se però pare a V. E. I. , aciò non mi venga 
ogni giorno gente nella stanza, sole atte a cicalare 
d' altrui, io ho uno scudo la settimana per spese al 
gigante, il quale, mi servirà. Prego V. E. I. che mi 
perdoni, s'io ho errato a lasciare ritrarre a un giovane 
di 19 anni un quadro di pittura d'Andrea del Sarto, 
qual è a Pitti ^ io lo feci a buon fine, veggendo quanto 
le piace che s' aiutino et si dia comodità a' giovani di 
queste arti , e questo è di qualche aspettatane j egli 
stette riserrato a ritrarlo in camera, el quadro ho ri- 
messo al suo luogo senza alcun nocumento, dirò an- 
cora a V. E. I. quest'altra cosa, acciò non si stia tutto 
il giorno a ragnare a Pitti sotto il nome di quella, che 
saria bene dare la ragna in (sic ) * del guardaroba ; e 
quando s' harà a tendere , egli la darà al giardiniere, 
che più suo offizio che di chi ha da solecitare alla fa- 
brica. humilmente m' inchino a V. E. I. , e di buon 
cuore le prego ogni contento, di firenza 3 febr. 1562. 
Di V. E- Illma. Divotissimo Servitore 
Bartolomeo Amanato 

N.° LXXXVII 

Risposta di Cosimo I a B. Àmmannato. Da Pisa 3 
Febbraio i563 (Arch. e. Minute filza 84) 

Al Àmmannato 3 Febr. 1562 

Ci ha sodisfatto il ragguaglio della vostra de' 3 intorno 

* Manca probabilmente la parola : meno. 



CARTEGGIO EC. D* ARTISTI QI 

alla fabrica de' Pitti , per la quale vi farete dare dall' o- 
pera il legname che voi dite, con assegnarli cinquan- 
ta scudi la settimana, quel che si potessi commoda- 
mente delli danari dell' assegnamento di cotesta mu- 
raglia in pagamento di essi, che per tre settimane 
havete tempo di questa maniera. Di poi si darà tal 
forma che starà benej ma quanto a forzare che lavo- 
rino lastate quelli che si sono pasiuti nell' inverno, 
non lo vogliamo fare. È molto poca cosa 1' ottanta 
migliara di mezzane et legniami per armare a astenersi 
{sic ) di voltare le cento braccia di volte delle loggie 
fra dinanzi et la rivolta* però provedete tutto et met- 
tete in esecutione. 

Quanto al giardino diamo tutta la cura a voi , però 
ordinate che non vi si tenda in modo alcuno , né vi 
si lassi entrar canaglia, ma solamente gentilhuomo, al- 
trimente ci dorremo di voi et sturate per parte nostra 
gli orechi a tutti cotestoro, da Pisa. 

N,* LXXXVHI 

Vincenzio Borghini a Cosimo I. Da Firenze 3 Feb- 
braio i563 ( Arch. e. Carteggio e. filza 167 ). 
È autografa 

Illmo. et Ecc. Signor mio 

Per ordine di V. E. I. mi hanno fatto intèndere gli 
huomini della Compagnia et Academia del Disegno come 
ella mi aveva eletto per suo luogotenente in quello 
hohorato collegio ; della qual cosa vengo, come io deb- 
bo, a ringratiare V. E. I. con tutto il cuore. Et come 
che io reputi grandissimo favore et hònore ogni cosa 
che viene da V. E. 1., eglene sia sempre obligatissimo, 
in questa gli confesso sinceramente haverne hauto una 
particular sadisfatione e contento, poiché per sua bontà 
mi ha giudicato degno daccompagnarmi con tanti vir- 
tuosi et ingegnosi spiriti \ che quantunque io non sia 



Q2 CARTEGGIO EC. D ARTISTI 

di questa professione , non dimeno sempre ci ho nauta 
singulare inclinatione et affetione. Et come sempre mi 
sono sforzato di servirla fedelissimamente, così min- 
gegnerò in questo , et particularmente in quelle cose 
che V. E. I. si degnerà accennarmi essere di suo ser- 
vitio. Et potrà sapere, che Domenica passata etc. etc. * 

Non vo' mancare in su questa occasione di dolermi con 
V. E. I. della poca cura che i preti di S. Lorenzo hanno 
della sagrestia nuova, nela quale veddiamo questi giorni 
oltre a quel bellissimo bianco tutto ingiallato per acen- 
dervi carboni, tutte quelle bellissime statue con tanta 
polvere di quella nera de' carboni adosso, che è una 
vergognia. Et V. E. I. sa che non prima viene un 
forestiero di conto a firenze, che subito, come a un 
miracolo , non corra a veder quel luogho. Et parrai 
strano che havendo noi operai detto loro fin lanno 
passato espressamente che e' riparassino a questo incon- 
veniente , et la tenessino netta , veder seguire si con- 
trario effetto. Et giudichamo che 1' autorità nostra non 
ci possa più rimediare. ** Dio conservi etc. etc. 

di Gerenza m di febraio 1562 

Di V. E. I. humilissimo Servitore 
D. Vincenzio Borghini 

N.' LXXXIX 

Risposta di Cosimo I a Vincenzio Borghini. Da Pisa 
9 Febbraio i5G3 ( Arch. e Minute filza 84 ). 

A Vincenzio Borghini spedalingo delli Innocenti 9 
Feb. 62 

Ci dispiace grandemente che la sagrestia di S. Lorenzo 
sia così mal trattato, et è necessario che vi facciate 
provedere di rimedio in ogni modo , commettendo 
questa cura alla diligenza et accuratezza vostra. Nel 

* Segue la descrizione che già conosciamo dal Vasari. 
** Rescritto; si rimedii in ogni modo. 



CARTEGGIO EC. D* ARTISTI 93 

resto che scrivete dell» Academici et Compagnia del 
disegnio, seguitate d' animare et accendere quelli spi- 
riti virtuosi a tirare innanzi cosi nobile et Inonorata 
impresa, instruendoli et aiutandoli di quanto vi parrà 
che convenga, da Pisa. 

N/ XG 

Il medesimo ai Provveditori della fabbrica degli 
Ufìzi. Da Pisa 9 Febbraio i563 ( Arch. e. Minute 
filza 84 > 

Ai proveditori della fabrica de'nuovi siti 9 di febr. 

Le medesime cose che con la vostra de' 30 ci scri- 
vete, ce sono state scritte prima da altri, onde che 
per fuggire questa molestia, havendo pur molti altri 
negotii di maggior importanza , vogliamo che di questi 
della fabrica ci si scriva con una lettera sola per volta, 
sottoscritta da Giorgio et del Puccino, et in vostro 
nome. Et perchè di già V haveamo fatto intendere a 
ambi duoi loro, lo replichiamo a voi, chela fabrica si 
tiri su egualmente, acciò non paia fatta in pezzi et 
masticata, ma che vadia tutta unita, né si finisca una 
cosa sola senza che veggiamo come habbia da stare , 
acciò non s' habbia poi a disfare quando non ci 
piacesse. 

N.° XCI 

Il medesimo a Francesco Vinta. Da Pisa 9 Febbraio 
i563 (Arch, e. filza e). 

Francesco Vintha 9 di febr. 

Haviamo tre vostre di vi , et con esse il salvacon- 
docto - — . II donativo della casa a Benvenuto Gei lini 
et li tre previlegii di messer Tommaso Medici — vi si 
mandaremo . 



94 CARTEGGIO EC. D* ARTISTI 

Mandate li vasi d' argento quando saranno finiti di ri- 
do rare, et procurate che venghino ben conditionati. 
Da Pisa. 

N.° XCH 

Giovanni Dini e Carlo de' Medici a Cosimo I. Da 
Firenze 9 Febbraio i563 ( Arch. e. Carteggio e. 
filza 167). 

È originale 

II Bronzino, pittore, dice haver fatti due anni sono 
a V. E. I. due lavori , ciò è uno ritratto di lei , * cavato 
da un' altro suo che è in guardaroba, et un quadro di 
nostra donna cavato da uno di Lionardo da Vinci , che 
era in casa Messer Cosimo de ' Pazzi ; et allegando che 
questi due lavori non servirono per V. E. ne per il 
palazzo, ma per lei propria, che mandò il ritratto suo 
in Ispagna, et il quadro di nostra donna lhebbe di 
sua commissione il Signor Conte d' Altamira, doman- 
da essere sodisfatto, et del ritratto chiede scudi 20, 
et del quadro scudi 30, oltre a scudi 10, che egli 
hebbe per comprare i colori : et mostra due lettere di 
Messer Tomaso de' Medici , per le quali gli commette 
che facci il quadro di nostra donna, et per la seconda 
che la consegni al Signor Conte d' Altamira. Et quan- 
to a questo, se non ci fusse la consideratione dello 
esser lui stipendiato da V. E. I, , ci parrebbe che lopera 
sua gli dovesse essere sodisfatta secondo fussi giudicato 
ragionevole. ** 



* Della duchessa morta 
•* Rescritto : In questo altro del Bronzino, essendo da noi stipendiato, 
credeva S. E. eh: servisse anco alla Duchessa* 



CARTEGGIO EC. d' ARTISTI 95 

N/ XCIII 

G. Vasari allo stesso. Da Firenze 16 Febbraio i563 
(Arch. e. Carteggio e. filza 167). 
È autografa 

Illustrissimo et Eccellentissimo signor mio 
Domenica a' 14 dello stante fu eletto con tanta pa- 
ce et giuditio dal còrpo del arte del disegnio con po- 
lize segrete tutti quegli che ano a restar Accademici, 
come V. E. ì. vedrà per lettere del signor luogotenen- 
te la lista di coloro che ànn' più voti, acciò che V. E. 
possa {sic) di quegli che più gli piacceranno, ene fac- 
cia la aproba tione, cosa aspettata da tutti con desside. 
rio: et perchè veggo questi ingegniosi spirti acesi duna 
prontezza et dessiderio d' operare in questo principio, 
et che sia comandato dallei, pensando con le mani et 
con lingegnio ogniuno render conto di se in qualche 
cosa onorata dell' arte sua, acciò che per questa via V. 
E. conosca quanto efectualmente egli abbin caro per 
mezzo suo et con lopere di passare V uno innanzi all' 
altro, mi son mosso, invitato dallei, a darli il modo 
di poter intrattener loro et acendergli a magior cose , 
tutto per gloria Sua. Già è sparso per il mondo che il 
tempio degli Angeli à da esser nostro , e che V. E. à 
con gran parole prudentissimamente dato questa inten- 
tione a' frati degli Angeli; et tutti con incredibile dessi- 
derio lo spettiamo. Et perchè già scrissi a quella che 
ci sarebbe dove honoratamente impiegar lopre di que- 
sti maestri, poiché di presente non essendo questo tem- 
pio innanzi di maniera che si possa cominciar a ornar- 
lo, per non vi essere in nessun luogo nessuna parte 
finita , mi è parso metterli questa consideratione in- 
nanzi , quando però V. E. non avessi qualche suo al- 
tro disegnio o miglior modo. Mentre che questo tem- 
pio si mura , et che la sagrestia di S. Lorenzo si guasta, 
poiché la santissima mente sua è che ella si aconti, (sic) 



gG CARTEGGIO EC. d' ARTISTI 

Ella con tutto il mondo sa che ella stata è et sarà fin- 
ché dureranno gli anni la scuola delle nostre Arti, e 
perchè elle imperfetta, et noi gli sian debitori, et man- 
cando in quella xu statue, vni sopra le porte in que- 
sti tabernacoli , et quatro statue nelle nichie, che met- 
tono in mezzo le figure del Duca Giuliano et Duca Lo- 
renzo, trovo che tra Fiorenza et Pisa a V. E. I. xn scul- 
tori eccellenti, ai quali quando quella dessi loro per 
ciascuno un marmo di 3 braccia alto , che le figure non 
vanno maggiori, et tempo 2 anni a ciascuno per non 
impedire le altre lor facende, et scudi 100 per 1 sta- 
tua , da pagarsi ogni anno scudi 50 per uno, et che con 
questo tempo et con questi danari sarà condotto da 
ciascuno la sua statua, veggo finito perfettamente que- 
sto lavoro con questa concorentia ; et simile farei a'pit- 
tori , acteso che di sopra ci è 8 vani , 4 archi 'nogni 
facciata il suo , tramezzati da una finestra et quatro ton- 
di ne' canti, opera non molto grande, che otto pittori 
nel medesimo tempo di 2 anni gli condurebbano perfet- 
tamente , senza inpedir loro laltre facende : et si po- 
trebbe fare che dua de' più eccellenti atendessino et 
alle inventioni et al disegnio per aiuto di chi bisognas- 
si, che non credo che abbia a scadere: et di sotto a' detti 
archi va di stucho molte cose, le quali si darieno agli 
scultori et picttor' di grottesche, che ci avanzono, per 
erata , pagando loro le .... (manca ) et uno certo che 
non saria niente. La capella dovè laltare, che né tre 
facciate et la volta di sopra che son 4 parti, la darei a 
quattro de' più eccellenti pictori, cioè a tre di questi 
dell' Accademia o del dominio et, mancando laltro, su- 
plirei io se non avessi meglio, i quali col medesimo 
tempo di dua anni finirebbano, et per erata , come agli 
altri , compartirei un certo amorevol pagamento, che, 
cònputato tutta questa spesa, non ariveria a scudi duo- 
mila, et V. E. I. finirebbe con questo poco la più bel- 
la opera del mondo, eserciterebbe tanti illustri ingegni, 
darebbe fama alla Accademia nela sua scuola et nella 



CARTEGGIO EC D* ARTISTI 97 

casn propria di V. E. I. et dove ciascuno di noi à in- 
parato l'arte. Et quando a quella non gli paressi pre- 
suntone, ordinarei che il Signor luogotenente insieme 
coi Consoli di queste tre arti ne avessino perpetua cura 
di conservalla di tenpo in tenpo ; et intanto che si mu- 
rassi al tenpio degli Angeli, si potria per le tornate ra- 
dunar 1' accademia negli Angeli o in S. Lorenzo nella 
libreria, alla quale doppo la One della sagrestia vorrei 
che laccademia avessi cura di tìnilla col medesimo or* 
dine, piacendo a quella: et intanto la sagrestia potreb- 
be servir loro per capella, essendovi già le messe ^.sen- 
za fare altra spesa, che poiché ciò che facciano depen- 
de dalla virtù et grandezza sua, verrà tutto fatto nella 
scuola nostra et nelle proprie case et cose sua, se già 
V. E. I. non disegniassi far per lei un altro tenpio per 
hoiiorare con queste opere virtuose et fatiche di tan- 
ti rarii (sic) ingegni la memoria di V. E. I. , de' pa- 
dri et avi suoi passati, con la Illustriss. progenie di 
quella, che tutto mi piaceria , quando non fussi pro- 
suntione , il darlo allérte del disegnio , acciò che, 
chi fa ie memorie ai vivi, pur doppo la morte go- 
dessi et vivessi la fama loro insieme con le memo- 
rie dell' arte insieme con la grandezza et virtù di 
quella, ricordandoli che l'indugio è nemico delle con- 
clusioni et delle imprese honorate. et perchè veggo 
quanto son volti questi pellegrini spirti a dar conto di 
loro sotto il suo felicissimo nome, mi son messo per 
V obligo della afectione che li porto a propor questo 
mio pensiere, che di presente mi si porge, acciò il 
tempo non ci fugga , et si pigli con la occasione il 
crino della fortuna prospera, che benignamente ci si 
porgie. et con questo fo Gne etc. etc. 
Di Fiorenze alti xvi di Febr. 1562 

G. Vasari 



T. ni 



98 CARTEGGIO EC. d' ARTISTI 

N/ xav 

Risposta dì Cosimo I a G. Vasari. Da Pisa a4 Feb- 
braio i563 (Ardi. e. Minute filza S^). 

A Giorgio pittore 24 di febr. 62 

11 disegno che ci descrivete con la vostra de' xvi 
per dare una rara perfectione all'impresa della sagre- 
stia di S. Lorenzo ci piace assai, et così vogliamo 
noi che si finisca ; però trattatene largamente col prio- 
re dell' Innocenti, et al restante poi della vostra pen- 
seremo al tempo di quanto s'harà da fare, da Pisa. 

N.« XCV 

G. Vasari a Cosimo I. Da Firenze 3 Marzo i563 
(Jrch. e. Carteggio e. filza 167). 
È autografa 

Illustrissimo et Eccellentissimo Signor mio 
Da che V. E. I. con la sua solita grandezza sé de- 
gniato di farmi gratia che questo anno presente noi 
mettian mano alla Sala grande , et finir le Scale del 
palazzo suo , opera che supererà ogni altra che sia 
stata mai fatta da e mortali per grandezza et magni- 
ficentia, sì per gli ornamenti di piètre , statue di bron- 
zi, marmi, fontana et per T inventione et storie di 
pici tura, che saparechiano ora nel palco et nelle fac- 
ciale di sotto, e nel vero non bisognava a tanta opera 
altro animo chel suo né manco grandezza, et perchè 
tutta questa inventione nasciò tutta, dico, dagli alti con- 
cetti di Lei insieme con la riehezza delle materie, che 
non solo superaranno tutte le sale fatte dal Senato Vi- 
nitiano et di tutti i re et imperatori et papi che furon 
mai, atteso che, sebene anno auto i tesori, non à auto 
nessun di loro ne' suo luoghi un corpo di muraglia sì 



CARTEGGIO EC. d' ARTISTI 99 

prande et sì magnifico, né anche un animo sì invitto 
da saper por mano a una impresa sì terribile et di tanta 
importanza. 

Ringratio doppo Dio voi, Signor mio dolcissimo, 
poiché mi avete aparechiato innanzi una impresa tanto 
honorata et tanto degnia, acciochè il mio ingegnio et 
virtù vivi tal quale elle a paro col grandissimo nome 
suo , et possa con le fatiche , che farò in questo, doppo 
l'honore che spero riportarne, godere magiormente i 
doni della sua liberalità, et perchè non ho, Signor mio, 
parole da ringraliarla di tanto obligo et honore fattomi 
dallei, vederò, non avendo altro modo di prepararmi 
a una nuova via di fatiche e di sludìi, per ispremer 
di me tutto quel che di bene et buono può far I' arte 
del disegnio, acciò quel che mi uscirà delle mani sia 
pieno non solo di belle inventioni, di fierezza, rilievo, 
vivacità et giuditio. et sì mi è cresciuto P animo che 
ò speranza in Dio che mi porgerà tanto del suo aiuto, 
eognioscendo che tulli i doni vengon da lui, che non 
solo mi farà gratia di prestarmi vita et fortezza d' animo 
et di corpo per condur questa opera, ma che io dia a 
tutto quel che farò una asolula perfeetione, acciò resti 
memoria delle gratie fattemi da lui, et della gloria di 
V. E. ; — et perchè tutto quello che si farà ara bisognio 
circa al modo dello op-ferare ) della presentia di quel- 
la et della voce mia , atenderò solo, come ò fatto per 
lo adreto , a seguitar P impresa , poiché dalla felicità 
et buona fortuna et fatale nome suo ò condotto fino 
a ora tante opere honorate; et poiché mi convien ora 
con assai fatiche di modegli , disegni, venire all' effetto 
di questa, torno a replicarli che volendo che linven^ 
tione di queste pitture , che nelle facciate di sotto, 
sia in una tutta la guerra di Pisa, che durò 13 anni, 
et nell' altra quella di Siena, che durò 13 mesi, per 
obedire et con linventione del palco et trattare de' prin- 
cipii et hordini della Città, et come dal suo principio 
sia venuta a tanta grandezza, come in uno spartimenlo, 



100 CARTEGGIO EC. D* ARTISTI 



che mando in questa, * del palco et delle facciate vedrà 
scritto ne' luoghi et spartito le storie , avendo messone 
duo tondi da pie et da capo , che vanno sopra nel palco 
all' opra del Bandinello et dello Ama n nato, in uno il 
quartieri di Santo Spirito et Santa Croce, et atorno 
dargli a ugniuno il suo vicariato , come la valle del 
Mugiello, et al altro tondo il quartieri di Santa Maria 
Rovella et Sin Giovanni con F vicariati della Val del- 
sa , tanto che venissi compreso tutto il contado in 
quegli; et perchè, Cornelia vedrà , ogniuno de' tondi 
è circondato da otto quadri, in tutto 16, farei in detti, 
tenuti da figure diverse apropriate aciò , gli 16 gon- 
faloni de' 4 quartieri con 1' insegnie loro. Da quella 
banda sopra la facciata , dove va la guerra di Pisa, farei 
in tre quadri grandi, apropriate a detta guerra , come 
il suo principio ciò la deliberatione fatta per quella 
impresa j nell'altro il modo dello eseguilla, et nel mez- 
zo il trionfo, per lassare stare nelle facciate di sotto 
le battaglie et la guerra. A quella di Siena di sopra alle 
facciate, dove sarà il pigliare! Forti, la rotta di Val- 
clichiana et la presa di Portercole, vorrei nel palco ris- 
pondia come a quella di Pisa, dove vorei che fussi in 
una storia la resolutione fatta di questa impresa per 
via diconsiglio, dove ci fussi la persona vostra che fussi 
aconpagniata da alcune virtù; nell'altro la costantia Vo- 
stra contra agli impedimenti, et nella dimezzo un trion- 
fo, dove la virtù et la perseveranza di V. E. avessin vinto 
in modo che si vedrebbe il principio con prudenza, 
il maneggio con fortezza, et il mie con felicità, et 
vorrei ne' 12 quadri lunghi fare che fussi sconpartito 
con ordine le xxi Arti della città, con le loro insegnie 
o bandiere, distribuendole a' suoi luoghi et con virtù 
et genii ( cavati dallo antico e da medaglie ) con spin- 
tegli, che l'ensègnie sudette le tenessino, insieme con 
gli stranienti di esse, ne' tic quadri grandi di mezzo 

* Le differenti storie sono notate in un gran foglio unito a questa let- 
tela. 



CARTEGGIO EC D* ARTISTI IOI 



farei in un de'duò dallato la prima edificazione di Fio- 
renza col segnio de' Romini, nell' altra la restaura- 
tione o amplificatione di detta, et in quella del mezzo 
a tutte le altre farei la felicità di Fiorenza in una gloria 
celeste, con quelle finlioni poetiche che saranno a pro- 
posito, guardi or V. Ecc. quanto io ò saputo ondeg- 
giare sópra 1' inventionè et concetto suo , et mi avisi 
se gli piacie che io possa farne un disegnio con qualche 
faticha per cominciare a dar principio a questa opera , et 
le sono obligatissimo , facendogli intendere che se a 
quella casca miglior concetto, o voglia altra inventionè, 
ne faccia motto, e perchè desidero non altro che di 
servilla et satisfarla , non penserò ad altro senon che 
quella mi comandi. Intanto io andrò mettendo ordine 
et ali preparar tutti gli ordini et modi per condurla , 
et di cercar di disporre chi à da fare, et venire ai prez- 
zi delle cose; che tutte si faranno con il sano giuditio 
et intervento di quella, alla quale infinitamente mi 
raccomando, 
di Fiorenza alli 3 di marzo 1562 

G. Vasari 

N. # XCVI 

Il medesimo allo stesso. Da Firenze 5 Marzo i563 
(Jrch. e. Carteggio e. filza 168). 
È autografa 

Illustrissimo et Eccellentissimo Signor 

Poiché glie venuto lordine che la diposileria paghi 
a conto della sala grande et per finirle scale scudi 70 
la settimana, che segli chiese, et che a Francesco Ser 
Iacopi ne rimangha 30 per laltre cose pur del palazzo, 
è nesessario che quella sappi che scudi 11 la settimana, 
che Francesco paga per la provisione dello Amannato 
et mia, non gli cavi de* 70 della sala, perchè non 
servirebbano ; et è bisognio che ella facci intendere che 



«02 CARTEGGIO EC. D* ARTISTI 



questi danari non servino a alfro che a questa sala et 
scale, perchè seglino andassino in altri muramenti o 
spese fur di quella di debiti vechi, come à già detto 
Rinaldo Rinaldi al Proveditore, acciò questo effetto 
segua et non s' alteri, acciò si finisca presto, et si 
atengha le promesse che si faranno: et piacendo a 
quella che io soscrivi le polizze, come fa a Pitti V 
AmanDato, et come faceva già in palazzo Tanai, che 
sarà per riscontro, et sene vedrà meglio leffetto, V. E. 
I. ne dia lordine alla dipositeria, rimettendomi imperò 
al giuditio di quella; et meli etc. etc. di Fiorenza al li 
5 di Marzo 1562. 

G. Vasari 

N.° xcvn 

Il medesimo allo stesso. Da Firenze io Marzo i563 
(Arch. e. filza 167 ). 
È autografa 

Illustrissimo et Eccellentissimo Signor mio 
lo mando a quella due misure di camini et dua di 
porte, che al presente servirebbano per camere et salotti 
ueì palazzo di V. E ; et se de' mischi , che sono a Pie- 
tra Santa, vi sarà più lunghezze, se ne potrà mandare 
misure maggiori per la sala de'dugento, quando piac- 
cia a quella , che ci sarà tenpo a farle senza scomodar 
l'altre facende . •— Spettavo con dessiderio la rcsolu- 
tione da V. E. dell inventione , che gli mandai , più 
giorni sono , scritta nun partimento per la sala grande 
et palco , acciò potessi farne di tutto un disegnio, et 
parte cominciare de' quadri , che si mettono in ordine; 
et presto manderò a quella la resolutione che si farà 
coi muratori et legniaioli et altri manifattori, perchè 
quella sappia tutta la spesa di questa opera, la quale, ri- 
soluta datici , si allogherà a chi l'ara a condurre sopra 



CARTEGGIO EC. d' ARTISTI I03 

di loro, per iscemare le spese et venirne presto al fine. 
V. E. si degni mandarmi la resolutione se quella o 
altra invenlione ci vole , perchè non perda tenpo ; che 
non posso mettermi a nessuna faticba senza il voler suo. 

Vincentio de' Rossi mi diede nuove della colonna di 
veduta, che mi fu grato, ancora ch'io sapessi prima 
la victtoria sua delle dua galeotte; che vedendo io ch'ella 
ha fatto qualcosa, mentre ella è a ghiacere, credo che 
quando ella sarà in piedi et con la statua di V. E. in 
cima, sia per avere tutte le vittorie, intanto io ò con- 
messo,come quella m'impose, a questi eccellenti scul- 
tori il far modegli per il basamento, capitello et statua 
di V. E., che tutti fanno, acciò presto si vegga in piedi 
sì onorata memoria. Le cose della sagrestia s! enè già 
fatto per il Signor Spedalingho et me lo spartimento, 
ma si spetta la pubblicatone degli Academici, e quando 
verrà , si dirà loro ; che tutti stanno con dessidèrio 
aspettando sapere a chi tocha. et ne credo ogni bene, 
perchè se sortisele la speditione della Badia di Agnia- 
no, che si possi murare il tempio, et che egli abbino 
che fare, sarà la più fiorita et onorata conpagnia di 
virtuosi si facessi mai. Dio dia vita felice a V. E. et 
lunghezza d'anni, acciò noi tutti con questo felicissi- 
mo stato goda quel bene che Dio ci dà mediante lei, et 
a quella eie. etc. 

di Fiorenza alli x di Marzo 1 562 

G. Vasari 

Nota 

Il 23 Aprile 1563 fu fatto il contratto di cottimo per 
la fabbrica del Salone di Palazzo Vecchio. Il lavoro 
fu allogato a maestro Bernardo, già figlio di Antonio, 
muratore del popolo di S. Pietro Maggiore, sotto que- 
ste condizioni : 

" 1 , che detto maestro Bernardo si obliga alzare 
intorno intorno le mura di detta Sala sopra quelle che 



I04 CARTEGGIO EC D* ARTISTI 

sono di presente, all'altezza di br. 12 —, come biso* 
gnerà, di sassi buoni e non d'Arno, calcine colate, grasse 
e non piene di rena, larghi come sono quelli e grossi 
in que' luoghi dove ringrossano , seguendo il medesimo 
ordine delle mura, come egli è principiato. 

2, sia obligato fare sotto ogni cavallo uno pilastro 
di mezane Campigiane, e similmente archi da pilastro a 
pilastro nei vani delle finestre Sguanciate medesima- 
mente del sopradetto lavoro, e mettere su le pietre 
delle finestre con suoi arpioni , et in somma arriciare , 
intonacare di drento e di fuori dette finestre, — et di 
più sopra il palco per il danno de' topi intonacare tutto 
il muro sopra l'arricciato, — et tutte queste mura il 
lavoro habbino a essere a tutte spese di detto maestro 
Bernardo, cioè di legnami, ponti etc. ; et che stiano 
bene a giuditio di G. Vasari, al presente architettore di 
Sua E. I. , o d'altri eie. 

3 , promette sconfichare tutto il palco che vi è al 
presente confitto ne' cavalli di detto Salone con diligen- 
tia, per potere salvare tutto il legname di detto palcho 
più intero che fia possibile a' suoi ponti etc. 

4 > è obligato alzare li cavalli di detta Sala , che sono 
solto il tetto, br. 12, et murargli et armarli etc. 

5, obligato fare gli muri dalla banda dell' opera del 
Bandinello, dove vanno 3 finestroni, et il corridore 
in su tre beccatelli o più secondo fia di bisogno per 
tale opera , senza parapetto , et il medesimo di sotto 
sopra V opera dell' Ammannato. etc. 

6, obligato murare tutte le guide degli ornamenti 
delle pietre , che vanno intorno intorno alle bistorie 
delle facciate etc. 

7 , promette— ba ver condotto in perfezione la sopra- 
detta muraglia in termine di 3 anni, da cominciarsi il 
primo dì d' Agosto 1563. 

Et dall'altra banda — Messer Filippo di Giovanni 
dell'Antella, proveditore del Monte, s'obliga dare al 
detto maestro. Bernardo fiorini duo milita , di lire 7 
per fiorino, infra anni 3, 



CARTEGGIO EC. D* ARTISTI lo5 

Item Magister Batista olim Bartolomei de Botticel- 
lis, faber lignarius pop. S. Michaelis Visdomini per 
se et suoi — 

1,2, s'obliga fare tutto il lavoro del palcho di le» 
^ ->mi buoni, secchi et stagionati, secondo le mode- 
nature, larghezze, lunghezze et grandezze appunto come 
sta il modello grande di G. Vasari fatto in casa sua, 
et insieme con tutti gli intagli che vi sono designati 
etc. etc. 

3, sia obligato fare in ogni quadratura de' quadri del 
palco lontano br. 6 — rosoni o punti di diamanti in- 
tagliati secondo che tornerà meglio, et come appare 
nel sopradetto disegno. Et si facci nel mezzo delle travi 
50 epitaffi con maschere, viticcio" o altro ornamento 
in su le teste, e drento lettere intagliate, un quarto 
l'uno; et in tutti gli anguli degli ottangoli, che sono 
in tutto N.° 24, debbia farvi l' inpronta di S. E. I., 
cioè capricorno, testuggine et ancore etc. , tutti di mezo 
rilievo intagliati per riempire detti vani , et nel tondo 
del mezzo negli angoli gli faccia quattro armi grandi, 
intagliati di mezo rilievo colla corona ducale, palle etc. , 
come in detto disegno. 

4, che — sia obligato fare intorno alla sala la cor- 
nice come sta nel disegno sopradetto, tramezato da i 
mensoloni simili al disegno, et intorno sia l'intaglio del- 
ti ovoli, et altre cose etc. 

5, obligato fare sotto le dette cornici etintagli un* 
armatura gagliarda et forte d' assoloni grossi et spessi 
per conficcargli , et altri legnami di pianoni et traverse, 
che resti il palco tutto armato et gagliardo da cavallo 
a cavallo. 

6, obligato — a non potere levare il palco fatto per 
conficcare et lavorare con sua garzoni , prima che gli 
pittori non abbiano finito di dipingere detto palco , et 
fornirlo d'oro partita per partita. 

7 , obligato fare — undici quadri di br. 8. per ogni 
verso, de' quali ne stiano 4 quadri, 4 ottangolari et tre 



Io6 CARTEGGIO EC. D* ARTISTI 

tondi — ; il simile abbia ^ fare 12 quadri alti br. 9 
l'uno, larghi br. 4, ditto 16 quadri di br. 4 l'uno per 
ogni verso, — gli quali quadri debbino essere tutti, con 
grandissima diligentia d'asse ben secche, purgate etc. 

8, promette — aver condotto in perfectione il sopra- 
detto palco — infra 3 anni e mesi 5, — da cominciarsi 
il dì primo d'Agosto 1563. 

Et dall'altra banda il detto Mess. Filippo del Antel- 
ln, provveditore del Monte , promette — fior. 4894 
( ogni settimana la rata ) . " ( Carteggio e. Rappresen- 
tanze etc. a Cosimo I filza 14, copia del libro esi- 
stente nella Bibl. Medicea a Pitti in foglio , intitolato 
" questo libro è dello III. et Ex. Sig. Duca Cosi- 
mo etc. " J. 

N.* XCVIII 

Cosimo la G. Vasari. Da Pisa 14 Marzo iS6Z(/drch. 
e. Minute di Cosimo I. filza 8^ ). 

A Giorgio Vasari 1 4 Marzo 62 

La descrittione della vostra de' 3 con il disegno, che 
ci mandate con essa, per la sala grande et suo palco , 
ci piace assai , massime dimostrando li principii dello 
stato et a poco a poco la sua propagatione. Due cose 
per bora ci occorre ricordarvi; 1' una, che la corona et 
assistenza di quei consiglieri che volete metterci atorno 
nella deliberatione della "guerra di Siena, non è neces- 
sario, perchè noi soli fumo; ma sì bene vi si potreb- 
be figurare il silentio cou qualche altra virtù, che re- 
presentassi il medesimo che li consiglieri. Laltra , che 
in uno di quei quadri del palco si vedesse tutto lo sla- 
to nostro insieme, a denotare l'ampliatione et 1' acqui- 
sto; oltre che sarà necessario anchora in ogni historia 
qualche motto o parole per maggior espressione del 
figurato. A che mettasi in ordine quel che fa di biso- 
gnio, per dar principio all'impresa. Laltra vostra con 



CARTEGGIO EC. D* ARTISTI I07 

le misure delli usci et de camini è venuta, et non ri- 
cerca risposta. Da Pisa. 

N.° XCIX 

Vincenzio Rossi a Cosimo I. Da Firenze 1 1 Marzo 
i563 (Ardue. Carteggio e. filza 167). 
È autografa 

Illustrissimo et eccellentissimo Signore Duca 
V. E. I. sia chontenta per sua benignità fare che 
una isstanza dinanzi alla mia dove io lavoro, non mi 
sia levata, perchè nò bisognio grandissimo, perchè vi 
vorei condurre le figure del Cavaliere, che dove io la- 
voro sono tanto istretto chio non mi posso ritirare a 
considerare quello chio f , esendoci già 4 delle mia; 
e questa isstanza dicano levarmela per volerci metere 
legni, e in verità no eie istatO mai se none iscul- 
tori, è per il pasato quando avevano asai legni, li 
metevano infino in chiesa, e quessta isstanza lasciavano; 
e se no volesino meterli in chiesa , eie acanto al' ope- 
ra, che ve solo muro imezo, et luogi comodi più che 
la istanza che mi vogliano levare, e queste sono luna 
thè umagazino, che è di Mona Maria de'Tedaldi, che 
paga 1 scudo lanno, e latra si è uno cortile' di que- 
sti Buondelmonti , che sene servano per tenervi galine, 
che pigerà manchi di 4 overo 5 scudi di pigione , e 
sono chapaci a tenere quantità grandissima di legni: e 
a me sarà chomodo grandissimo, e la istanza di que- 
sta Tedaldi , che coperta, vi va 4 volte più legni che 
nella mia. e altra prego V. E. I. si degni, da che di- 
chano che per ordine *suo anno a guastare il modello 
del erhole e chiaho de Cavaliere, donarmelo, e io lo 
leverò, e insieme 4 tesste danimali pur di terra, e umo- 
dello del Christo che il Cavaliere fé' nella Nunziata ; e a 
me sarano carissime, e narò sempre obrigo a V. E. I. 
e quanto alla commisione che V. E. I. à dato a Filippo 



1 08 CARTEGGIO EC. d' ARTISTI 

del Àntella , chio chiami un uomo , io mi rimeterei a 
quella; pure se quella vole chio dicha, io la rimeterò 
nel Priore delli innocenti, da che V. E. I. ha choman- 
dato che lasetli fra lei e Benvenuto de* pergami, et per 
noia fastidire poro fine, e umilmente le bacio la mano, 
pregando Nostro Signore Dio lungamente la mantenga 
filice. della sua ducale cita di firenze a' dì 11 di mar- 
zo 1562. • 

Di V. E. i. 

umilissimo servo 

Vincentio Rossi 

N.- C 

Cosimo I al Provveditore dell'Opera. Da Pisa i4 
Marzo i563 (Arch. e. Minute di Cosimo I filza 84). 

Al Proveditore dell' Opera 1 4 Marzo 62 
Date a Vincentio Rossi , scultore, tutti li modelli di 
terra, se gli vuole levare; perchè oltre lo desidera, 
sarà uno sgombramento delle stanze , le quali potran- 
no servire a molte altre cose, da Pisa. 

N.'CI 

Il medesimo a Vincenzio Rossi. Da Pisa 14 Marzo 
i563 (Jrch. e. filza c.J. 

A Vinc. Rossi 14 Marzo 62 

Habbiamo commesso al Proveditore deir Opera che 
vi sieno dati tutti quelli modelli di terra, che ci have- 
te domandati ; ma quanto alle stanze non le vogliamo 
impedire, et a voi non importa, perchè, come sapete, 
non havete più a lavorare in quel luogo, da Pisa. 

* Rescritto; Dìassegli tutti li modelli di terra , segli vuole levar : et 
quanto alle stanze , S. E. dice che come egli sa non ha a lavorare più 
fui i né vuole impedire. 



CARTEGGIO EC D ARTISTI lOJ) 

N.° CU 

Il medesimo a Matteo Inghirami. Da Pisa 18 Marzo 
i56i (Ardi. e. filza e. ). 

A Matteo Inghirami a Pietra Santa 18 Marzo 62 
In risposta della prima vostra senza data, et dell'ul- 
tima de' 1 5 , vi diciamo — Maestro David verrà per 
duoi o tre giorni. Fra tanto fate cavare continuamen- 
te con uno scarpellino di quella pietra mischia secon- 
do le misure, et più grosse et lunghe che si trovaran- 
no le pezze. 

N.« CUI 

Il medesimo a B. Ammarinato. Da Pisa i4 Aprile 
i563 (Arch. e. Minute filza e). 

A Bart. Ammannato 14 Aprii. 63 

E' se' ito pensando che le lastre vecchie della parte 
maggiore della Città potrehbono servire alla fabbrica 
del palazzo et altro, et quella della minore , che sareb- 
be il quartiere di Sto. Spirito, per il palazzo de' Pitti. 
Non babbiamo voluto risolvere cosa alcuna Cn che ci 
diciate sopra ciò il parer vostro. Da Pisa. 

N/ CIV 

Il medesimo a Francesco di Ser Iacopo. Da Pisa 1 4 
Aprile io63 (Arch. e. Minute filza e.)» 

A Francesco di Ser Iacopo 14 Aprii. 63. 

11 ponte che viene dal pallatoio del Poggio, et che 
voi scrivete con la vostra de' 9 f è necessario gittarlo 
quanto prima. — Il restante della vostra prenarrata s'è 



110 CARTEGGIO EC. D* AUTISTI 

mandato a Giorgio , perchè vegga et emendi gì' errori 
che si facessino a danno nostro. Da Pisa. 

re cv 

Bari. Ammanii ato a Cosimo I. Da Firenze 21 
Aprile i563 (Arch. e. Carteggio e. filza 169 ). 
È autografa 

Illustrissimo et eccellentissimo Signor Duca 
Andammo, Messer Giorgio et io, a Signa, dove vici* 
no allo sboccare di Bisenzio in Arno era ferma la scafa 
con la colonna; perchè piove tuli' bora, speramo che 
1' acqua cresca, e secondo il suo crescere faremo con 
ogni miglior consiglio nostri ed altri, bavendo riguar- 
do a quanto la lettera di V. E. I. ne commette. Hab- 
biamo mandato a Montepulciano per certe tagle gran- 
di , e per quelle dell' Opera a Prato Vecchio; entanto 
mandaremo giù i legnami tolti dall'Opera, che gli ri- 
metteremo subito scarico. I canapi gli chiederemo, dó- 
ve ne sarà, per commessione di V. E. I. quelli che ri- 
carono il marmo , se le pare eh' a una necessità ce ne 
serviamo, non si farebbe lor danno sendo buonissime 
come sono, e noi gli huveremo quella maggior cura 
che sia possibile, aciò non patiscili no. La spesa quanto 
farà bisogno ne pagaremo parte del assegnamento di 
Pitti, e parte del palazzo. Il Proveditore della doana 
vorebbe sapere segli ha da lasciar venire l' anticaglie a 
Pitti senza gabella, ma farne sola la veduta; e perchè 
egli è grande scomodo 1' andare con carri ogni volta 
alla doana e sconflcarle, più comodo sarebbe che ve- 
nissero a vederle a Pitti , e ne pigliassero nota eie. * 
Di Firenze 21 d'Aprile 1563. 

B. Ama n nati 

* Rescritto di mano di Cosimo I : vadin m aderte a pitti. 



I 



CARTEGGIO EC. »' ARTISTI 1 1 1 

N.* CYI 

Bisposta di Cosimo I a Bart. Ammannato. Da Pisa 
Maggio i563 (Arch. e. Minute filza e). 



A Bart» Ammannato , primo di Maggio 63 
L'anticaglie nostre hanno a venir senza gabella, et 
se ministri di dogana le voglion veder, venghino a Pit- 
ti, che tanto farete intendere con questa in mano a 
quel Proveditore. 
Di Pisa 

N.° CVII 

B. Ammannato a Cosimo I. Da Firenze 4 Maggio 
i563 ( Arch. e. Carteggio filza 169). 
È autografa 

Per non potere andare più innanzi verso Fiorenza 
colla scafa, si tornò sotto al crocifisso dei ponte a Si- 
gma 50 braccia, e il primo di maggio si pose nella 
strada senza nocumento alcuno della scafa, et Giorgio 
Vassari se n'andò a Rezzo per certe facende. il terzo dì 
e' havemo comissione d' esser insieme , gli dissi che la- 
sciassi ordine che una parte della spesa uscissi di pa- 
lazzo , per non la torre tutta da Pitti ; il penultimo dì 
di questa facenda mandai a chiedere certi danari, e mes- 
ser Tanai de'Medeci mi manda a dire che non ha co- 
messione nessuna di mandarmi nulla, non dimeno dieci 
scudi , che mi mandava , n' haveva fatto debitor me , 
e così certi altri, eh' m' hanno dato legname per questo 
effetto , gli hanno messo a mio conto, ho detto il tutto 
essere di V. E. I., e però ella si contenterà che, poi- 
ché Girolamo Baldocci bavera reso il conto a chi a Lei 
para, e' si contenti ordinare chi V ha a pagare. * Non 

' la margine di mano di Cosimo I : tutto e uno. 



113 CARTEGGIO EC. D* ARTISTI 



credo che siano consummati 20 castagnuoli ben pic- 
coli e uno abete mozzo nel mezzo, tutti gli altri sono 
rimasi alalo alla colonna , e credo la spesa ascenderà 
fino in 50 scudi ,' e non s' è dato gravezza ad buomo 
nessuno, salvo che 50 facchini per un mezzo giorno, 
che si messono 4 argani, con quali fu scarica. — Per 
condurre la colonna a fiorenza, se parrà a V. E. I. che 
si faccia intendere che chi volesse torre a condurla so- 
pra di se, e chi manco chiederà quello Thaverà, si potrà 
fare, e si vedrà gli animi delle persone, et alcuno af- 
faticherà l'ingegno; e volendosi servire delli bovi co- 
mandati, se gli potrebbe porre un prezzo, e se pure 
dicessino le pazzie, come tal volta usano dire, faremo 
il lutto da noi * ; et con questo etc. etc. 
Firenze ìv Maggio 1563 

Bart. Amannati 

N.° CVIII 

Risposta di Cosimo I a B. Ammannato. Da Pisa 6 
Maggio i563 (Arch. e. Minute filza e. ). 

A Bart. Ammanali 6 Maggio 63 

11 far diilìcullà donde habbino a uscire li danari per 
condurre la colonna, non rileva cosa alcuna, perchè 
finalmente tutto è uno, et ogni cosa s'ha da ridurre a 
dovere. Il modo che proponete per finire di condurla 
a Firenze, ci piace, però potrete exeguirlo con^ farlo 
intendere a ciascuno che havessi animo di pigliare que- 
sta impresa, dando cene aviso inanzi che concludiate 
il partito. Da Pisa. 



* Rescritto in margine: buon modo, facciati. 



CARTEGGIO EC. D 'ARTISTI Il3 

N.° CIX 

Tanai de' Medici a Cosimo I. Da Firenze 17 Maggio 
i5G3 (Arch. e. Carteggio filza 169 ). 
È originale 

Illustrissimo et eccelentissimo Signor mio 
E' si manda a V. E. I. la pianta del giardino delle 
stalle, come da Francesco di Ser Iacopo mi è stato or- 
dinato per parte di V. E. , e su la qùal pianta vi s'è 
notato tutte le sorte delle piante che vi sono, come 
V. E. vedrà, arò piacere che satisfaccio a quella ; quan» 
to che no, la ne dica dove s'è manchato, che si ve- 
drà di suplire alla mente sua. 

Bart. del Amannato mi dà conio che à speso in ca- 
var fuor del aqua la colonna venuta di Roma circa a 
scudi 70, e vorrebbe che tale spesa andassi adosso la 
metà su la fabrica de'Pitti, et l'altra metà su la mu- 
raglia del palazzo Ducale; desidero sapere se la mente di 
V. E. è così, o pur se la vuole che la paghi la dipo- 
siteria , sì come hanno pagato tutte l'altre spese fatte 
per tal conto in farlo condurre, sì per poter vedere 
tutta la spesa insieme, quanto per non islremare gli 
asegniamenti di dette fabriche. mi è parso aproposi to, 
avanti che io lo faccia, dirne un motto a quella, acciò 
tutto si faccia con sua participatione , et a V. E. I. * 
etc. etc. 



Firenze 17 Maggio 63 



Tanai de' Medici 



* Rescritto di mano di Cosimo I : s'è ricevuto il disegmo ; e danari 
ton tutti nostri, 

T. Ili, 8 



Il4 CARTEGGIO EC. D* ARTISTI 

N/ CX 

Bari. Anima mia tu allo stesso. Da Firenze i5 Luglio 
i56ò (Arch. e. Carteggio e filza 170). 

È autografa 

Illustrissimo et Eccellentissimo Signor Duca 
Si è fatta l'armadura per porvi su la colonna, e 15 
curri lunghi br. 4 e grossi i br. , e due buonissimi 
argani, e tutto il legname s'ò hauto a conperare , e 
si è messo del ferro dove bisognava fortificare la nizza; 
èssi hauto del Castello Una quantità di tavoloni di quer- 
cia, et altri si sono accattati , e lunedì mattina si andrà 
a cominciare a metterla su la nizza. V. E. lllma., pia- 
cendole, ne farà intendere dove vuole, che sia ras- 
segnamento per i danari giornalmente per tale spesa , 
e chi ella vuole che ne dia l' ordine di questo paga- 
mento. Scrissi a Pisa a Vincenzio Ferrini per ordine 
di V. Ecc. Illma. che facesse fare un canapo di 400 
br. , e che sciegliesse della miglior canapa , e fa- 
cesse che un suo vi stesse presente mentre si Taceva, 
e che della grossezza a me pareva di 4 libre il braccio 
stesse bene , non dimeno mi rimetteva che lo facessero 
morbido per cagion di potere ordire nelle taglie , aciò 
non fusse zotico, e gli misi solecitudine ch'io lo volevo 
adoperare incirca alli 22 del presente mese. * m' inchi- 
no etc. etc. 



Firenze xv Luglio 1563 



B. Amannati 



* Rescritto di injino di Cosimo I. Il depositario ha pagar quella spesa 
settimana per settimana , et sopra ciò si scriva al depositario. 



CARTEGGIO EC. D'ARTISTI 1 l5 

N.' CXI 

Il medesimo allo stesso. Da Firenze 19 Luglio i5(33 
( Arch* e. Carteggio e. filza e. ). 
È autografa 

Illustrissimo et eccellentissimo Signor mio osservan- 
dissimo 

Sabato passato io tolsi io presto 40 scudi dal paga- 
tore della fabbrica di Pitti per non tornare quel dì a 
dar noia a V. E. I. , i quali furono perniano del detto 
pagatore dati a quelli chavevanù dato legnami e ferri 
e lavorato pel bisogno di condurre la colonna ; se V. 
E. I. si contentasse dire dove ella vuole che eschi l'as- 
segnamento de' danari per pagare giornalmente le spese 
per detto conto , mi saria molto caro, chi la vuole che 
paghi e ne tenga conto. Io parlai con Messer Tomaso 
de' Medici che desse la prima lettera a V. E. L, disse 
non havere havuto lettera alcuna^ e però ho fatto quest' 
altra, vorrei andare domattina alla colonna con gli 
huomini e dare ordine al tirarla, et aspetto la risoluzione 
di V. E. 1., alla quale etc. eie. 
Fior. 19 Luglio 63 

B. Amannati 

JN." cxir 

Cosimo I a Isidoro da Monta uto. Da Vallombrosa a5 
Luglio x5G3 (Ardi. e. Carteggio filza 33, segnato 
Registro di lettere del D. Cosimo dal i563-i5G5 ). 

ÀI Spedalingo di S. Maria Nuova 

Reverendo Spedalingho. pagate virtù di questa al 
cavalier Thomaso de' Medici, nostro ministro, scudi ex 
di moneta, per pagare le spese della muraglia del palazzo 



1 l6 CARTEGGIO BC. D* ARTISTI 

del Poggio * et del palco della guardaroba del palaz- 
zo nostro di Firenze. 
25 Luglio 63 a Val (ombrosa 

N' cxm 

Il Bronzino a Bernardino Grazzini. Da Firenze 7 
Agosto i563 ( Arch. e. Carteggio e. filza i3a ) . 

È autografa ; si noti che questa filza e segnata: 
Luglio ed Agosto 1557 

Molto Magnifico Signor mio osservandissimo Eccel- 
lentissimo 

Al nome d' Iddio addì vu d' Agosto mdlxiii si co- 
mincia per me Agnolo di Cosimo, detto il Bronzino, 
dipintore, a dar fastidio e noia a V. S. con isperanza 
d'andar seguitando alla giornata secondo i bisogni che 
mi accadranno, aspettando non di meno che ancora io, 
si mai ne sarò degno, mostrarle in quello, che per me 
si potrà, che io glele so et saprò sempre il buongrado 
et le buone grazie, bora per concludere dico che egli 
è intervenuto un bel caso, che S. E. mi fece dono già 
di certi beni , come V. S. potrà vedere per la mia sup- 
plica inclusa, che furono già di Mattio delle Macchie, 
et bora per errore dun certo chiamato Ciacco, che, 
dovendo ragguagliare la deliberazione conforme al mio 
privelegio fatta per il cancelliere del fisco, o per ina- 
vertenza o per altro la lasciò indietro, et in conseguenza 
non sendo ragguagliata al rincontro de' beni, furono dati 
alla Religione, et detto Ciacco confessa lerrore, et inten- 
do dal gran Cancelliere d'essa Religione che di questi 
errori vene sono degli altri, se adunque non consiste 
questo disordine in altro, come in vero non consiste, 
che nell' errore di questo Ciacco, prego V. S. che si 
voglia degnare di accennare di tale errore S. E., per- 
chè per supplica non lo direi, et che sia contenta che 

* Poggio a Catana 



CARTEGGIO EC. D ARTISTI I 1 7 

il negozio mio le sia rnccomm andato, affine che io possa 
godere in pace il dono che mi ha dato il mio Signore 
clementissimo , et ne resterò obligatissimo a V. S. , 
pregandola che si degni rimandarla in mia mano, per 
farne quello che S. E. ne comandare. Che nostro Signo- 
re Iddio sempre li agumenti sua grazia et del mio ec- 
cellentissimo et ottimo Padrone, di Firenze alli vii d'A- 
gosto di Lxm per il semper a servizio di V. S. 

Il Bronzino Pittore 
(Direzione ) Al Molto Magco. et Cortesmo. Sor Be- 
rardinp Grazini Segretario 

N.° CX1V 

G. Vasari a Cosimo I. Da Firenze 1 Settembre i563 
(Jrch. e. Carteggio e. filza 171). 
É autografa j mancante della firma 

Illustrissimo et Eccellentissimo Signor mio 
Il generale di Monte Oli veto partì solo, et à lassato 
Don Miniato finché a Monte Oliveto ariverà lo Illustris- 
simo et Reverendissimo Santa Fiore, et sei frate è gua- 
rito lo invierà subito. Intanto Don Miniato andrà spar- 
tendo le tavole di Tolomeo per la guardaroba, che tut- 
to andrà bene, et si darà ordine al far fare le palle di 
tiglio. 

Mando lo incluso memoriale del Padre generale, acciò 
V. E. conmetta al Concino che facci le lettere et mele 
invii (sic) che qui, et i suo frati che le spettano, et 
le porteranno. 
II Signor Spedalingho d' Nocenti sé rimesso a studiar 
le storie da se solo, et scrivervi sopra ; subito che sa- 
rà in ordine verreno, da V. E. I. per dar perfectio- 
ne alle inventioni della sala. Io lavoro et sollecito , poi- 
ché io veggo che la morte va divorando tutti e migliori 
ingegni, come il Frate de' Servi •, quale in questo punto 

* Fra Giovami' Agnolo Mon torsoli. 



I r8 CARTEGGIO EC. D* ARTISTI 

è in trasito , et fra poche ore sarà a ritrovar in para- 
diso da Giotto et Donato et gii altri artefici nostri, 
.che Nostro Signore Dio l'abbi lo caro a pie sua, con 
quella gratia ed gloria che egli lassa a noi in terra ho- 
norata fama. Mi duole perchè si parte da noi troppo 
gentile et honorato et ingegnioso spirto; ma perchè 
di mano in mano aviano a seguitallo, pregheremo Dio 
per lui.- Et la nostra Academia gli darà onorato sepolcro. 
I magistrati si seguono a furia, così la sala si mura 
et scuopre, et presto comincia Maestro Bernardo al- 
zare de' cavali, et con questo fo fine etc. etc. Firenze, 
1 Sett. 1563. 

Nota 

Si trova nella medesima filza un foglio segnato a ter- 
go: Spesa della muraglia del palazzo ducale: 

Spese di pittori pagati — per loro servitii di questa 
settimana: fiorini 3. 1. 3 a maestro Giovanni fiammingo, 
pittore. 

fior. 3. a Iachopo di Pietro delZuccha, pittore; che 
prima segli dava soldi 30 il dì, e ora è saltato a scu- 
do l il dì. 

fior. 4 a Prospero di Silvio da Bologna, pittore. 

fior. 1 , 1. 2 a Ceseri di Vinci , pittore. 

Giorgio Vasari per resto di sua prò visione del mese 
passato fior. 12. J. 3. 10. 

N.° CXV 

Bart. Ammannato a Cosimo I. Da Firenze 8 Ottobre 
i563 (Arch. e. Carteggio e. filza 172). 
JÈ autografa 

Illustrissimo et Eccellentissimo Signor mio 
Io ho molto di ringraziar dio e V. E. che il rescritto 
del porre le figure in Sta. Maria del fiore non sia ve- 
nuto in modo che V Accademia V habbia da raffermar 



CARTEGGIO EC. D ARTISTI 1 IO, 

lei, ma che a far l'ultima risolutione sia V. E. I. che 
la faccia, certo, Signor mio III., che s' ella guardarà con 
locchio della sua solita prudenza d' intorno al fatto di 
questa Accademia , la vedérà col tempo che quanto ci 
si fa, si fa per dar credito a uno che non è dell'arte, 
e in alzare un'altro che è et ha, questo ci concorre 
anco Ser Carlo da Pistoia , e torre di grazia a V. E. I. 
chi essi vorebbono. ma la bontà di Dio e di Lei, che 
sono giustissime, non lo comportaranno'mai , che in 
questo ho sola posta la mia speranza. Un mio giovane 
per voler entrare nel' Accademia gli fu bisognio ch'egli 
dimostrasse essermi contrario, e dire che si partirebbe 
da me; ch'ancora ch'egli meritasse d'entrarvi, non lo 
volevano. — Prego humilmenté V. E. I. che mi per- 
doni s J io pigli ardire di scriverle ciò, perchè bisogna 
ch'io ricorra a quella prima eh' ra' avenga cosa contra- 
ria , et essi adempino il loro desiderio, intanto atten- 
derò ad operare fidelmente, quanto potrò e saprò, in 
quello che me si conviene. Ragunata 1' Accademia per 
l'effetto detto, e fatto del Signor Luogotenente le pa- 
role, Giorgio disse che quella era la prinia parola ch'egli 
n'haveva inteso, e non dimeno erano 12 giorni passati 
chel rescritto era venuto nelle. loro mani, Benvenuto 
disse ch'era ben fatto che V. E. I. facesse passar le cose 
per giudizio di tanti bellissimi ingegni. Toccò poi a 
me, che, per esser provisionato a tal cura, mi feci da 
principio, e dissi che delle quattro figure mi pareva che 
due fussero degne di stare in Sta. Maria del Dorè, obe- 
rano una del Cavallier Bandinello * e l' altra del San- 
sovino: ** l'altre due, benché fussero di buon maestro, 

* Il dì 25. Gennaio 1515 fu allogata la Ggura di S» Pietro a Baccio 
Bandinelli , " quam perfecisse debeat infra unum annum proxime futu- 
rum , et habere debeat prò sua provisione florenos quatuor auri largos 
in auro ". Il 4 di Giugno 1517 fu stimala da Antonio Salvi, ore6ce, da Lo- 
renzo Credi , Andrea Ferrucci e Baccio di Giovanni da Montelupo a Go- 
rini 125 larghi d'oro in oro ( Deliberazioni, dell' Opera)- Il lavoragli fu 
dato " vista voluntate Mag. Iuliani de Medicis. " 

** " 28 Iunii 15] 2 locorno a fare di marmo a Maestro Andrea dì 



I 20 CARTEGGIO EC. d' ARTISTI 

non meritavano di porsi in quei pilastri , e poi che non 
si poteva fare architettura che fusse unita e con ragio- 
ne di quelli pilastri, ma che era ben vero che le figu- 
re belle davano tanto diletto che le si comportavano 
in ogni luogo, e che havendole pure a mettere, biso- 
gnava far un basamento solo per la figura: ma perchè 
dubito ch'ella non paia povera, farò un modelletto e 
mandarollo a V. E. I. , et ella lo giudicherà. Il Bron- 
zino disse che delle. quattro figure non gli pareva che 
se ne mettesse se non due in Sta. Maria del fiore, cioè 
quella del Bandinello e del Sansovino, e che pur alho- 
ra veniva da vederle , et per porle ne i pilastri si fa- 
cesse col basamento; e molti altri il medesimo pure 
confirmarono , che, se si vorrà scrivere il vero, si ri- 
scontrarà con quanto io dico e dirò sempre a V. E. I., 
alla quale etc. etc. 

Di Fiorenze 8 Ottob. 1 563 

B. Amannato 

N.° CXVI 

Il medesimo allo stesso. Da Firenze G Novembre 
i5G3 (Arch. e. Carteggio e. filza e). 
È autografa 

Illustrissimo et Eccellentissimo Signore et Padrone 
osservandissimo 

Da Messer Girolamo Rasponi da Ravenna fu mandato 

Niccolò dal Monte a Sansovino — dna statue d apostoli, cioè S. Thaddco o 
S. Mactia , — infra uno anno debba haver finito la figura di S. Thad- 
deo ; per sua provisione debba havere fiorini 3 larghi d'oro in oro " (l. 
e. )• Di queste due statue non ho trovalo altra menzione ; documenti del 
1514 parlano di uoa figura sola, cioè S. Giacomo, per la quale il dì 5 
Gennaio 1518 gli furono pagati 125 fiorini ( /. e.) " Deliberemo et or- 
ti inorno (14 Novcmb. 1565 ) che nelli pilastri , dove hanno a stare li 
appostoli di marmo, si possa fare quelle buche necessarie et opportune 
per mettervi li perni di ferro , i quali hanno a reggiere detti appostoli 
( Dtlib. 6, ). 



CARTEGGIO EC. h* ARTISTI 1 3 I 



1000 piante di sparagi per porre nel giardino di 
Pitti, che subito le feci piantare, parte a giuliano e 
parte a Meo, secondo V avviso chio bebbi ; ài tempo 
farò anco piantare buona somma di zafferano, se le 
piacerà: quando veranno i bariglioni de 1* api , s' ac- 
comodaranno dove V. E. I. ordinerà , credo che chi n' 
ha hauuto la comessione gli debbia sollecitare . 1' altre 
cose tutte vanno bene, e si attende a portare del ter- 
reno, che si leva della fabricha, qualche poco ne i bassi, 
e dove più fa bisogno: si portarebbe più lontano si si 
havessero potuto havere gli schiavi *. dalla banda verso 
S. Giorgio non si pianta nulla quest'anno , perchè non 
habbiamo il disegno da lei, ma perchè Tacque vi cala- 
no assai , vi starà bene quella chiassaiuola già ragionata ; 
farò portarmi de' sassi, acciò che subito, conmessa da 
V. E. I. , la si possa fare. Quanto alla fabrica del palazzo, 
habbiamo murato l'ultimo pilastro del cortile, che fa ri- 
volta sino all'imposta dell'arco, e tanto muro, quanto 
tiene la larghezza della loggia che sostenta il terreno de- 
gli Allori. Leviamo un pezzo di massa e di ghiaionaccio 
per seguitare il fine del palazzo: ancora vi è da cavare as- 
sai dove va la scala, che per murare ogni cosa insieme 
vi fo solleccitare : fo lavorare alla Colonna grande per 
mettervi i tassegli , dove mancano , se pare a V. E. I. 
eh' io scriva a Pisa a Giovanni Caccini che mandi quei 
pezzi di granito per aconciarla bora che l'acque sono 
alte, feci portare la figura dell' Apennino alla fonderia; 
aspettano del metallo, e subito si gitterà. I conti della 
spesa per condurre detta colonna a Fiorenza, V. E. I. 
commetta dove la vuole che si rendino, ch'io farò che 
Girolamo Baldocci e il figliuolo di Giramonte lo ren- 
deranno. Girolamo ha preso i denari e pagato, et altro 
ha tenuto le scritture, et io sottoscritto le polize: si è 
levato dalla depositeria 540 scudi e lasciatovi i danari 

* " La colonna di marmo mistio, ora sulla piazza di S. Marco, arrivo a 
Firenze 9 Ottobr. 1573 venerdì sera, tirata da 12 paii di bovi e da 14 
schiavi tiar.hi con una catena al piede di libre 70 " (Memorie Inedite) 



I 2 2 CARTEGGIO EC. D* ARTISTI 



per pagare il canapo che venne da Pisa, che Niccolò 
d'Asti gli harebbe havuti se si fusse contentato di scudi 
5 " del cento , come io V haveva saldato, èssi ratinata 
l'Accademia per conto delle figure di S. Maria del fiore, 
che per esser io a quella cura volsero eh' io dicessi il 
mio parere per ultimo. Dissi che le due figure manco 
buone non ce le metterei, e che per ragione d'archi- 
tettura non si poteva legar nulla a quei pilastri , ma 
che il men male era mettervele , non ci sendo luogo 
più comodo, e le buone figure fanno bel vedere per 
tutto. Dissi che io haveva fatto un modelletto , e un'al- 
tro presso che finito del modo del porle, e proposi 
loro che se vi era chi ne volesse fare, ne facessino 
inanzi che fussero veduti i miei, o vero io mostrarci 
i miei, e loro vi dicessero sopra il parer loro: e così 
risolverono ch'io mostrassi i modelli, il che farò subi- 
to forniti che saranno, e V. E, I. vederà poi se sarà giu- 
dicato senza passione. Francesco da S. Gallo propose 
che sene portasse uno eh' è nell' opera, fatto già, di- 
ce lui , da Michelagnolo, cosa che io non posso crede? 
re eh' egli havesse tolto di peso i tabernacoli della Ri-» 
tonda, e posti ancora in luogo che manco bene riseg-« 
gono che dove sono. 

Fiorenza 6 Novemb. 1563 



B. Amannato 



N.° CXVII 



Per Cosimo I a Bart. Ammannalo. Da Poggio a Ca- 
iano i3 Nombre i563 {Ardi. e. Minute filza 84 ).. 

A Bart. Ammanati 13 Nov. 63 

Ha preso Sua Ecc. piacere del ragguaglio della vo- 
stra de' vi delle cose della fabbrica de' Pitti et del giar- 
dino. Quanto a mettere i tasselli alla colonna grande 
dove mancano, se vi par tempo di mandare al Caccino 



CARTEGGIO EC. d' ARTISTI I 2^ 

per li graniti, cene rimettiamo a voi , che vedete il bi- 
sogno et lopportunità dell'acque. Circa li conti del Bal- 
docci et del figlio del Giramonte, et anco delle figure da 
mettersi nel Duomo, quando invierete li modelli, che 
promettete d' inviare, scrivetene allora di nuovo a 
Sua Ecc. , la quale per hora non ha resoluto niente et 
noi non habbiamo voluto darlene altra molestia. Se- 
guitate li lavori de' Pitti, et laltre cose che sono a 
cura vostra. Dal Poggio. 

N.° CXVHI 

Bart. Àmmannato a Cosimo I. Da Firenze 22 Dicem- 
bre i563 ( Arch. e. Carteggio e. Jìl za 172 ). 
È autografa 

Illustrissimo et Eccellentissimo Signore et Padrone 
mio semper osservandissimo 

A questi giorni feci un modello di quella nicchia da 
doversi porre in Sta. Maria del fiore et lo portai nell' 
Accademia, dove da Maestro Francesco da S. Gallo 
n'era stato portato un altro, il quale eradi quegli che 
già furono fatti et riserbati nell'Opera, et secondo che- 
gli diceva tenuto per lo migliore da ciascuno, et con 
sua particolare openione che ogni altro che si eleggesse 
in quel caso fusse a manifesta perdita. Pur parve agi' 
Accademici, mandato fuori noi due, di discorrere sopra 
ciascuno de' detti modelli, et esaminarli minutamente; 
et così fatto, et piacque loro di eleggere il mio, et dis- 
sero, richiamatici dentro, che erano di parere che il mio 
si dovesse mettere in opera in quanto s'aspettava a loro. 
Hora se V. E. I. si contentasse che io dessi un volo fin 
costì , io lo porterei con me, et ella si potrebbe degnare 
di dargli un' occhiata, et quel che più importa risolversi 
di fare il partimento delle stanze dalla saletta ordinata 
sino agli Allori. Di già s' è levato in buona parte il mas- 
so el ghiaione, dove va la scala, et le dette stanze, 



Ia4 CARTEGGIO EC. D* ARTISTI 

Io mi risolvei di tagliare tanto del Monte che '1 muro 
maestro potesse venire a fondarsi sino a basso, mosso 
da questa cagione che se V. E. I. disegnasse mai ch'el 
terreno non superasse le finestre delle camere, ella lo 
possa fare, et che la muraglia non venisse per questo 
a restare impiccata a que' massi , mentre che io dubi- 
tava, anzi sono sicuro, che le dette stanze verrebbono 
mal sane, dove che oltra questo guadagno si viene ad 
acquistare miglior lume alla cucina grande di sotto. Si 
sono cavati sassi da poter murare d'avanzo, se bene 
questo appartamento tira più di trentamila braccia di 
muraglia, evvene da cavare anchora; il che ci tiene 
alquanto indietro il murare, ma alla fine tutto compari- 
rà in un tratto, avvenga che haremo in munitione tut- 
ti i sassi, né più ci sarà che ne trattenga, intanto non 
si manca d'ogni sollecitudine, et io starò aspettando 
che quella si degni di farmi sapere la sua voluntà di 
quanto io le scrivo , bacciandole etc. etc. 
Firenze xxii Decbr. 1563 

B. Amannato 

Nota 

" A Bart. Ammanati vi Gennaio 1 563 (1 564) si scrisse 
che venisse et portasse il modello delle nicchie. Da Pi- 
sa (l. e. Minute filza 84 j. 

N.' CXIX 

Nanni di Baccio Bigio a. ... Da Roma i5G3 ( Ardi» 
e. Carteggio e. filza 1 70). 

(A tergo è notato: Copia di discorso di Mro. Nan- 
ni ArchitettoJ 

Mi parebbe non far il mio debito di quello che ha- 
vendo con sperienza conosciuto, e hoggi in particolare 
della colonna del Signor Duca levata di Roma, et per- 
chè queste tali sorte di pietre sono pesi straordinari 
molto dalli altri che hoggi si maneggiano, però quelli 



CARTEGGIO EC. D* AUTISTI I 2 jr 

che non ci hanno pratica, né più ne hanno maneg- 
giati , facilmente potrebono cascare in qualche disordine, 
però mi è parso parlarne. Il modo dello scaricare la 
colonna della barca sarà facile havendo un'altra barca 
accanto, imperochè. con l'acqua medesima del fiume 
si farà alzare mezzo braccio per volta , et questo si fa 
col caricar di terra quando l' una barca et quando 1' 
altra. La carica lascia il peso in su l'altra, et va più 
basso mezzo braccio, e alzato poi con mozzature di 
travi sopra la barca abbassata che tocchino la colonna, 
et scaricata là barca del terreno messoci , si leva la 
colonna alla più che prima mezzo braccio, et così tante 
volte quanto sarà fatto questo, alzerà un mezzo braccio. 
Quando la harete alta quanto ve pare, possiate mettere 
travi che sieno sopra la barca et sotto la colonna , et 
in piano posati alla ripa di terra , con grandissima facili» 
tà girandola per il suo tondo si conduce in terra sen- 
za pericolo; el caminaré per terra a di lungo, dove 
le strade la comportino , per il traverso con armatura 
sotto il legname, che non possa sfondare sotto il ter- 
reno, girando sarà facilissimo condurre, talché con buoi 
tirando una corda avolta alli due capi la faranno cam- 
minare a di lungo senza fermare, senza usar palanche 
né curri tondi, et senza argani , ma solo bon li animali. 
A metterla poi in opera et rizarla spero fare un model- 
lo di legname, et mandarlo per vostro ordine a Sua 
Ecc., quale sarà sicuro et facile, nel quale non ci sarà 
né castelli di legnami, né corde, le quali due cose 
tengo poco sicure a simili pesi, rispetto che le assai 
corde difficilmente si accordono tutte insieme a tirar 
uniti; per la disunione avviene molte volte la rovina 
della materia che si tira, cioè di questa sorte di pesi 
grandi : il modo che io dico è facile , della metà man- 
co che con legname e corde , sicurissimo; et i legnami 
et corde con grande spesa sono pericolosi. 
Di V. S. molto magnifica 

Maestro Nanni Architetto 



1 a6 CARTEGGIO EC. D* ARTISTI 

N.' CXX 

Il Moschino a Cosimo I. Da Carrara 3o Gennaio 
i564 (Arch. e. Carteggio e. filza 167 ). 
È autografa 

Illustrissimo et Ecc. Signore Padrone osservandissimo 
Io non ho prima d' bora dato ragguaglio a V. Ec.IIIma. 
di quel che ella m'impose ultimamente costì,perciò che 
fui impedito dalla piova, che da Viareggio sino a casa non 
mi scompagnò giamai. Poi andai a Sera vezza, dove vedu- 
ta e considerata la qualità del marmo e delle cave, a me 
pare il marmo buonissimo per lavori di quadro , come 
sono colonne, porte, finestre, e cose simili, e pari- 
mente per statue vestite e di buona grandezza , come 
sarebbe addire di quelle che vanno intorno a santa 
Maria del fiore , perchè si pongono in alto , e sono 
grandi. Puoi ancor servire, per quanto ho veduto da 
quelli che son mandati di qua all'Opera, nelle cose 
eh' ella giornalmente fa lavorare. Al presente cene un 
pezzo cavato di lunghezza braccia dieci, et tre e mezzo 
per ogni verso, qual a me pare che a tutto possa 
servire. Or se in alcuna altra cosa io vaglio in servigio 
di V. Ecc. Illma. , la supplico a commandarmi, che per 
quanto s'estendono le mie piccole forze con affetl ione 
mi sforzare farli cosa grata, et le bacio le mani, Dio 
pregando che la renda lieta e felice, da Carrara li 30 
genn. 1563. 

Humilissimo Servitore II Moschini 

N.° CXXI 

Gherardo Fidélissimi allo stesso. Da Roma 18 Feb- 
braio i5C4 (Ardi. e. Carteggio e. filza ifi)- 
È originale 

Illustrissimo et Eccellentissimo Signor Duca 
Questa sera è passato da questa a miglior vita queir 



CARTEGGIO EC. D ARTISTI 1 27 

eccellentissimo et veramente miracol di natura Ms. Mi 
chel Agnolo Buonarroti, et essendomi trovato insieme 
con altri medici all' infermità sua, ho ritratto che '1 de- 
siderio suo era chel suo corpo fosse portato a Firen- 
ze: imperò non ci havendo qua parente alcuno, et 
essendo morto , come credo , intestato , m' è parso 
di darne subito avviso a V. E. I. , come affettionatis- 
sima delle rare virtù eh' erano in lui, acciochè ella 
procuri che la volontà del defunto habbia effetto , et 
in oltre che la sua bellissima Città sia ornala delle ho- 
«oratissime ossa del maggior huomo che sia mai sta- 
to al mondo . et etc. etc. 

Di Roma alli 18 di Febr. 1564 

Gherardo Fidelissimi da Pistoia 
per gratia et liberalità di 
V. E. I. Dottor di medicina 

N.° CXXH 

Averardo Serristori allo stesso. Da Roma 19 Febbraio 
i5C4 (-drch. e. Legazione di Roma filza 24 )• 
È originale 

Illustrissimo et Eccellentissimo Signor mìo osser- 
vandissimo 

Havendo scritto hiersera alP E. V. per doppie mie 
quanto tenevo degno della notitia sua , non mi occorre 
per questa dirle altro, salvo che la morte di Michel 
Agnolo Buonarroti, il quale si morì questa notte pas- 
sata per resolutione: et questa mattina, come havevo 
ordinato, vi mandò el governatore l'inventario di tutte 
le robe che vi si trovò, che furono poche, et manco 
disegni; pure sì fece di quello che vi era, et l'impor- 
tanza fu di una cassa sigillata con parecchi sigilli , la 
quale el Governatore fece aprire alla presenza di messer 
Tomaso del Cavaliere et maestro Daniello di Volterra, 



la8 CARTEGGIO EC D* ARTISTI 

i quali vi erano andati , chiamati da Micbelagnolo a- 
vanti la sua morte , et vi si trovò da sette o otto mila 
scudi , i quali se è dato ordine di depositare su li Ubal- 
dini , che così si e resoluto el Governatore , et che li 
vadino a pigliare là ove sono, né mancherà ancora el 
Governatore di fare esaminare i suoi di casa, per ve- 
dere se fussi stato traportato cosa alcuna,* il che non 
si crede, perchè quanto a' disegni dicono che già ab- 
brucciò ciò che haveva • quel che vi sarà alla venuta del 
suo Nipote, si vedrà fargliene consegnare, et cosi 1' E.V. 
li potrà far intendere. 

Sarà in questa una lettera di Maestro Nanni, archi- 
tetto Oorentino , con la quale suplica 1' E. V. a voler- 
gli far favore apresso Nostro Signore perchè ottenga el 
luogo del prefato Micbelagnolo in la fabrica di S. Pie- 
tro, come altra volta ne scrisse all'È. V., et ella gli pro- 
messe fare, sempre che venissi el caso della morte di 
Michelagnolo. et tutto el favore che 1* Ecc. Vra. gli fa- 
rà , sarà bene impiegato, sendo Maestro Nanni huomo 
da bene et vasallo et servitor suo . Con che bacio hu- 
milmente le mani di V. E., et prego Iddio Nostro Signor 
che la conservi felicissimamente. Da Roma li xix di fe- 
braro 156*. 

Averardo Serristori 

Bartolommeo Ammannato mi ha scritto , disse per 
ordine dell' E. V. , che io facessi incassare le due statue 
che dovevono li Strozzi all' E. V. , che si trovavono qua 
in casa detto Bartolomeo. Holle fatte incassare , et hauu- 
ta che habbi la licenza, le invierò a livorno ali E. V. 
per una di queste barche. 



CARTEGGIO EC. D ARTISTI 139 

N.° CXXI1I 

Nanni di Baccio Bigio allo stesso. Da Roma Febbraio 
i5G4 ( Ardi. e. Carteggio e. filza 173). 
È originale 

Illustrissimo et Eccellentissimo Signor mio osservan- 
dissimo 

Essendo piaciuto al Signor Dio di terminare i giorni 
di Messer Michelagnolo Buonaroti, con grandissimo di- 
spiacer e danno dell'universale, non voglio mancare a 
me stesso, poiché 1' occasione lo ricerca, di supplicar 
l' Eccza. Vra., conforme alla lettera che la si degnò ri- 
spondermi, in farmi gratia di una sua al Signor Amba- 
sciatore, che in nome di quella supplichi Sua Santità 
a voler concedermi ch'io succeda in luogo del detto 
Mess. Michelagnolo di bona memoria nella Fabbrica di 
S. Pietro; perchè oltre ch'io son certo esservi desiderato 
communemente da tutti, sono certissimo ancora che 
mediante l'autorità dell'Ecc. Vra. conseguirò l'intento 
mio. Tomo pertanto a supplicarla quanto più humil- 
mente posso, a farmi in ciò degno del suo favore e 
della sua gratia etc. etc. 

di Roma 

Minimo servitore e vasallo 
Maestro Nani Architetto. 

Nota 

" Tale fu il fine di Nanni per la fabbrica di S. Pietro, 
dice il Vasari : fu cacciato via con parole poco oneste 
di quella fabbrica in presenza di molti signori " j morto 
Michelagnolo pretende nuovamente esservi desiderato 
communemente da tutti. 

T.llL 9 



1 30 CARTEGGIO EC. D* ARTISTI 

N.' CXXIV 

B. Ammannato al conte della Sassetta. Da Firenze 
a6 Febbraio i5G4 ( Arch.c Carteggio e. filza 173). 
É autografa 

Molto Illustre Signor et Padrone mio osservandissimo 

Non prima hebbi i due sacchetti di smeriglio che gli 
portai a farne la sperienza, et habbiamo trovato che il 
detto smeriglio non riesce al paragone delle gioie, sì 
come l'hanno provato gl'orafi. Si è portato poi a quel 
maestro che lavora il tavolino di Sua Eccza., et anch' 
esso ha trovato che non riesce ne al porfido, nò al 
diaspro , ma riesce al granito assai, et questo è quanto 
mi occorre dire a V. S. 111. intorno a questa materia. 

Feci portar poi la testa di marmo in casa di lei , et 
la ponemmo nel luogo, dove eravamo rimasti quando 
parlai con V. S. IH.; et insomma a me pareva che non 
istessi bene per non vi essere buon lume , onde io la 
feci levare , sì come del tutto la ragguaglierà Daniello, 
che e stato presente: et io aspetterò sopra di questo la 
sua resolutione, con animo di servirla prontamente in 
ogni cosa che per me si possa , et desiderosissimo de' 
suoi commandi, et a V. S. bacio le mani in sua grazia 
etc. etc; di Fiorenza 26 Febr. 63. 

La si degni, vedendo Messer Filippo dell' Antella, di 
dirgli che se ha negolialo gli assegnameli della fabrica 
de' Pitti con Sua Ecc., che per sabato avenire si contenti 
di darmene avviso , acciò si possa far pagare questi 
poveri operai: et non havendo fin a bora negolialigli, 
V. S. III. lo preghi a dar loro espedilione. 
Di V. S. 

Bart. Amannati 

(Direzione) Al Molto lllre. Sigre. et Prone. .. 
conte della Sassella a Pisa. 



CARTEGGIO EC. d' ARTISTI l3l 

N.° CXXV 

Cosimo I. a Benedetto Varchi. Da Pisa 9 Marzo 
i564 ( Arch. e. Registri dei Ministri con la segrete- 
ria di Stato filza I J. 
È originale 

Cosimo Medici Duca 
di Fiorenza Siena etc. eie, 
Messer Benedetto nostro carissimo. LaQetlion ebe 
noi portammo alla rara vertù di Michelagnolo Buonar- 
roti ci fa desiderar che la memoria di lui sia honorata et 
celebrata in tutti i modi possibili. Però ci sarà cosa 
grata che per amor nostro vi pigliate cura di far Ioratio- 
ne, che s'harà da recitare nell'essequie di lui, secondo 
lordine preso dalli deputati dell'Accademia, et gratis- 
sima se sarà recitata per V organo vostro. Et state 
sano. 
Da Pisa li ix di Marzo 1563 
(firmata) el Duca di fiorenze 

Nota 

È noto che B. Varchi con quella eleganza, con que' 
modi e con quella voce , che propri e particolari 
furono in orando di tanto uomo , raccontò le lodi , 
i meriti , la vita e V opere del divino Michelagnolo 
Buonarroti. Questa lettera, pubblicata la prima volta 
dal Vasari , si riproduce con lezione più corretta. 

N.° CXXVI 

Lionardo Buonarroti a Cosimo I. Da Roma 21 Marzo 
i5C4 (Arch. e. Carteggio e. filza 167 ). 
È originale 

Illustrissimo et eccellentissimo Signor Duca 
Esendo piacuto (sic ) al signore idio tirare asse la buona 



l3a CARTEGGIO EC. D* ARTISTI 

anima di Micble. Buonaroti , di quella umile servitore 
et mio carissimo zio, la quale mi è doluto e duole as- 
sai, e mi prometto che a Vostra Eccellenza Illma. li 
sia parimente doluto ; che facto per volontà di dio, pa- 
zienza. Da perchè detto Michelagnolo per l'amore avea 
alla fabricha di S. Pietro à speso tutto el suo tempo 
inonoralla, né à posuto co V opera in vita mostrare 
lo amore portava alla Eccellenza V. II. , come desidera- 
va, à mandato in morte di essere sepellito nella chiesa 
di Santa Croce nella vostra felicissima città di Firenze, per 
esservi cole ossa al servizio di quella ; e per non si es- 
sere trovato cosa alcuna di suo in casa sua , come era 
il desiderio mio , per farne parte a Vostra Eccellenza 
lllma. , et esendosene ito senza lasar molto, salvo le cose 
costì di via mòza, le quale piacendo alla V. Eccellenza 
lllma., quella mi farà grandissimo favore di servirsene. 
e se di qua sarà possibile recuperare niente, ne farò 
ogni opera per servilio di quella etc etc. 
Roma xxu di marzo 1564 

Lionardo Buonaroti 

Nota . 

" Lionardo Buonarroti _, avendo inteso da Daniello 
da Volterra , stato molto familiare amico di Miche*- 
lagnolo, e da altri ancora che erano stati intorno 
a quel santo vecchio, che egli aveva chiesto e pre- 
gato che il suo corpo fusse portato a Firenze j sua 
nobilissima patria, della quale fu sempre tene- 
rissimo amatore , aveva con prestezza, e perciò 
buona resoluzione, cautamente cavalo il corpo di 
Roma, e come fusse alcuna mercanzia inviatolo 
verso Firenze in una balla ". Nel libretto intitola- 
to: Alcune Memorie di Mich. Buonarroti , pubbli- 
cato a Roma nel 1823, si dubita se il cadavere di Mi- 
chelagnolo fosse mai trasportato a Firenze. La verità 
del fatto è provata da quei, che in tempi più recenti 



CARTEGGIO EC. d' ARTISTI l33 

avevano veduto il detto cadavere nella chiesa di Sta. 
Croce. Ma per togliere ogni dubbio, riporterò questo 
squarcio delle Memorie fiorentine inedite: 

" x di Marzo 1 564 , venerdì a ore 20, arrivò in Fi- 
renze il cadavere di M. Buonarroti , trafugato di Roma 
da Lionardo, suo nipote, in una balla di mercanzia. 
Fu ritrovato incorrotto in una cassa di legname sop- 
pannata di piombo , ed era vestito con un robone di 
damasco nero, e cogli stivali e gli sproni in gamba, ed 
in capo un cappello di seta all'antica col pelo lungo 
di felpa nera. Fu portato a dirittura nella compagnia 
dell'assunta dietro S. Pier Maggiore, xn Marzo fu por- 
tato a Sta. Crocei " Ciò che il Vasari aggiunge al passo 
citato di sopra: Ma non è qui da tacere che quest' ul- 
tima risoluzione di Michelagnolo dichiarò , contra 
V opinione d' alcuni _, quello che era verissimo j, cioè 
che If essere stato molti anni assente da Firenze non 
era per altro stato che per la qualità dell' aria, al- 
lude alla causa politica dà molti creduta la vera e 1' u- 
nica , che tenesse Michelagnolo lontano dalla patria . 
Perciò e per la stretta relazione che aveva il Vasa- 
ri con Michelagnolo , non posso convenire col Sig. 
Masselli, tanto benemerito del detto autore, che egli, 
servitore devotissimo del Duca Cosimo , non sospet- 
tasse neppur per ombra quai fosse la vera causa del- 
l' assenza di Michelagnolo . Nessuno meglio del Va- 
sari la poteva conoscere , ma dubbio rimane se egli la 
potesse o volesse dire. Ho accennato in altro luogo che 
Michelagnolo nella sua vecchiàia cambiò pensiere in- 
torno al governo di Firenze; aggiungerò ora che alla 
medesima vecchiaia, meglio dell'aria acuta e sottile di 
Firenze, potesse convenire quella di Roma più dolce e 
temperata. 



1 34 CARTEGGIO EC. D* ARTISTI 

N.* CXXVII 

Il Bronzino allo stesso. Da Firenze i5 Aprile i5G4 
(4rch. e. Carteggio e. filza 17^) . 
È originale 

Illustrissimo et Eccellentissimo Signor Duca Signor 
e Padrone mio osservandissimo 

Con ogni mio maggiore affetto e debita gratitudine, 
e quanto io posso il più , ringrazio vostra infinita cor- 
tesia e larghissima liberalità dell' ha vermi -fatto pagare 
li danari di quel salario , che la bontà e amorevolezza 
vostra più tempo fa mi hordinò, del quale sono stato 
al tutto pagato, cagione che per la di voi grazia e 
magniflcenzia , io doverrò per al presente por fine a 
lutti li miei affanni, e tanto più mi è grato e di pro- 
fitto uno così generoso alto di V. E. Illma. quanto io 
l' ho veduto distendere in più , e così universale è che 
io veggo e sento il suo glorioso nome alzarsi con in- 
finite lodi al cielo, e porgere infinitissimi preghi a Dio 
per ogni sua esaltazione e felicità, fra li quali io, quasi 
per dolcezza e stupore lagrimando, non sono già stato 
l'ultimo a mescolare i miei, certissimo, che se Dio 
iima il bene e la carità, come si sa per prova , saran- 
no esauditi, e se bene il Cavaliere Signor Tommaso 
de' Medici mi ha detto che tal salario non mi corre 
più, non è però che io non speri che quando a V. E. f . 
verrà occasione di servirsi di quel poco che io vaglio, 
ella non mi riponga nel numero de' suoi fedeli, e mi 
riapra la porta della sua santissima casa , la quale io m' 
era promesso che mentre eh' io vivo non mi s' havesse 
a chiudere già mai , et la qual cosa io desidero più che 
la vita, e in tanto non manco di seguitare la tavola 
de' Cavalieri , e dar fine a quel tanto che manca nella 
cappella di Palazzo ; * le quali cose credo che V. E. I. 

' Parla delle pitture a fresco tuttavia in essere nel Palazzo Vecchio — 
La tavola fu fotta per la nuova chiesa de cavalieri di S. Stefano in Pisa. 



CARTEGGIO EC. d' ARTISTI l35 

troverrà al suo ritorno fornite , e me non meno desi- 
deroso e pronto a servirla e adorarla che mai. et alla 
quale io prego il nostro Signor Iddio che dia ogni be- 
ne e felicità; e con ogni mia debita reverenza a' piedi 
di quella inginocchiato bacio la veste. 
Fiorenza xv. Ap. 1564 

per il di V. E. Dima, bumilissimo et devotissimo 
Servitore 
(firmata) Il Bronzino Pittore 

N.° CXXVUI 

Cosimo I a G. Vasari. Da Pisa i3 Maggio i564 
(Arch. e. Minute filza 84 ). 

A Giorgio Vasari 13 Maggio 64 

Ci è stato grato il ragguaglio della vostra de' 12, 
et quanto alla porta che dite , vedete se con questo 
misi io rosso o d'altra pietra facesse bene, et avisale, 
acciò piacendo se ne potessi far cavare con le misure 
che ci mandassi, lassando stare quella dove è di pre- 
sente, con farne d'ali' altra banda una falsa in corri- 
spondentia. 

Alli Proveditori della fabrica si risponde quanto oc- 
corre , et a voi ricordiamo l'attender con diligentia et 
sollecitudine alli lavori , et anco alla conservatione della 
salute vostra. 

N.« CXXIX 

G. Vasari a Cosimo I. Da Firenze a a Maggio i564 
{Arch. e. Carteggio e. filza ij5j. 
È autografa 

Illustrissimo et eccellentissimo Signor mio 
Lionardo Buonarroti viene a basciar nel suo ritorno 



1 3G CARTEGGIO EC. d' ARTISTI 

di Roma le mani a V. E. I. , conoscendo aver per in- 
finita cagione obrigho infinito con quella. Lo consigliato 
che non pigli questo disagio, poiché V. E. sa delle cose 
di Michelagnolo suo zio di Roma tutti e particolari circa 
la eredità di suo zio, che delle cose dell'arte non à 
auto altro che duo cartonetti di uno braccio l'uno, di- 
segniati, sendo vecchio, assai ragionevolmente, e quali 
serba per V. E. I. , dolendogli non aver altro, poiché 
lui stesso in due volte abrusciò ogni cose. Viene vo- 
lentieri per avere parere et giuditio da quella per dar 
principio a uno poco di sepoltura per 1' ossa di Mi- 
chelagnolo , quale, come sa V. E. , si debbe fare in 
santa Croce, et è necessario ch'egli la faccia secondo 
il potere et il grado di esso Lionardo , e non come sa- 
ria conveniente alla virtù di Michelagnolo; in però V. 
E. ne dirà il parer suo. Et perchè egli è risoluto et 
vuole che le statue di Via Mozza, sì per esser gran 
cosa, sì perchè le (sic) non sono a proposito, et 
perchè senpre fu d' animo chelle fussino di V. E. , 
atteso chel chiederle , che si fece , fu consiglio di 
Daniello di Volterra et non volontà di Lionardo , 
V. E. I. le accetti , perchè di tal sorte cose non sene 
trova né ci verrano in proposito, come ne ragio- 
nerò alla sua venuta con V. E. , perchè a Lionardo 
si poria riconpensare come antico servitore di casa Me- 
dici , et come buon cittadino , secondo che parrà poi a 
V. E. I. et dacché egli è tanto da bene et di ottima 
qualità, oltra alla fede et afectione che porta a V. E. I., 
non vo'raccomandarlo, sapendo io che più forza ara apres- 
so di quella la servitù sua et la virtù et il valore di Michela- 
gnolo così morto, che le mie parole. Intanto sarà tempo 
di pensare al resto delle cose di detta sepoltura et delle 
altre cose atenenti al onor di Michelagnolo , finché V. 
E. I. torni, per poterne ragionare con quella; et per- 
chè so ch'ella non mancherà far carezze a Lionardo, 
farò fine, dicendoli che le cose di qua vanno bene, et 
che comincio a sentirmi meglio, che Nostro Signor Dio 
prosperi et feliciti quella et me insieme , acciò possiamo 



CARTEGGIO EC. D* ARTISTI ] 3^ 

dar fine a tante onorate et gloriose inprese. * Di Fio- 
renza xxii Maggio 1564. 

G. Vasari 
(Direzione) Allo Olmo, et Eccmo. Sor.. Duca di Fio- 
renza et di Siena Sr. mio unico a Pisa 

N.° CXXX 

Cosimo I a Matteo Inghirami. Da Firenze 9 Luglio 
i564 (Arch. e. Registro di Lettere del D. Cosimo dal 
1 563-1 565 , filza 33 ). 

À Matteo Inghirami 

Spectabile Nostro carissimo. La commissione datavi 
Giorgio Vasari del fare cavare i marmi misti per le 
porte del palazzo di Firenze, eseguitela } ma de* pezzi et 
de' pagamenti da farsi allo scarpellino, intendetevene 
con detto messer Giorgio , perchè ha li assegnamenti 
della fabbrica del palazzo, e da lui hanno a uscire e 
denari e non da noi. et i marmi misti che sino a qui 
si sono cavati per ordine nostro et per nostro conto , 
metteteli in disparte , acciò non si mescolino con que- 
sti che fa cavare Giorgio Vasari, perchè vogliamo le 
cose nostre si tenghino a per se, et cosi farete. State 
sano. Da Firenze 9 Luglio 64 

Nota 
Quattro giorni dopo scrisse Cosimo I a Isidoro da 

* Fi't dal tempo che. il Principe Francesco ritornò dal suo viaggio di 
Spagna , aveva il Duca cominciato ad ammetterlo all'amministrazione del 
governo dello stato , nella quale credendolo bastantemente instruito , fi- 
nalmente con suo diploma del primo Maggio 1564 gli fa una formale ri- 
nunzia di detto governo con varie condizioni , che si conoscono dal Gal- 
luzi. Si riserva le miniere di Pietrasanta , quali dice che servono più di 
divertimento che d'utile, e tutte 1' entrate pubbliche di quel capitanato: 
parimente si riserva i crediti col monte di Firenze etc ; lo incarica a pa- 
gare i cinqui mila scudi annui assegnati per In fabbrica de' Pitti e a con- 
tinuare la fabbrica degli Uffizi. 



1 38 CARTEGGIO EC D* AUTISTI 

Montatilo la seguente : " Reverendo don Isidoro da 
Mutilatalo, spedalingho di S. M. Nuova, pagate in virtù 
di questo nostro mandato a Guaspare Messeroni -, gioiel- 
liere milanese, scudi 150, che sono per a buon conto 
della manifattura d'uno vaso di lapis lazzari, che esso 
ci lavora, xui Luglio 64 " (l. e). 

N.° CXXXI 

Bari. Amman nato a Cosimo I* Da Firenze 12 Lu- 
glio i564 (ulrch. e. Carteggio c.filza.i'j'j), 
È autografa 

Illustrissimo et eccellentissimo Signore et Padrone 
mio semper osservandissimo 

Poiché io fui costretto a partirmi di casa, il Signor 
Chiappino , confidato nella bontà et cortesia di V. Ecc., 
senza alcun mio merito mi messi a chiederle in dono 
(bora fa l'anno) un' habitat ione, acciò io non fussi co- 
stretto ogni giorno ad andare per 1' altri case a pigio- 
ne, e per la quale potessi anchora apparire la mia ser- 
vitù affettionatissima verso 1' Eccza. V. Perchè da lei mi 
fu risposto che io le dessi in memoriale quelle case, 
che erano al fìsco, le quali furono 1' una che già fu di 
Bindo Altoviti, e l'altra di Giov. Battista Manetti, et 
perchè sopra quella del Manetti v' era alcune preten- 
sioni, fu rescritto da V. Ecc. eh' el fisco la dichiarassi, 
il che è stato da quel uficio fatto, et sententiato che 
detta casa si perviene a quella, rifacendo però alcuni 
miglioramenti, sopra la quale pretende un Niccolò Pu- 
cini. Ond' io, poiché la detta casa s' è chiarita essere 
dell' Eccza . Vra., con la medesima fiducia son tornato 
di nuovo a ripregarla humilissimamente che la si vo- 
glia degnare di farmene libera gratia et dono, acciò che 
insieme con mia consorte et sua devotissima serva pos- 
siamo con virtuoso ocio godere della sua infinita libe- 
ralità, del quale sempre c'ingegneremo ambe due di 



CARTEGGIO EC. D* ARTISTI I 3o, 

rendergliene honorato conto, et di mostrarle di non 
essere in tutto suoi indegni servidori , et immeritevoli 
de' suoi favori: pregando sempre per la sua sanità et 
felicità, le quali al Signore Iddio piaccia di conservarle 
insieme alla sua chiarissima vita. 
Di Fiorenza a' xn di Luglio 1564 
Di V. Eccellenza 
Servitore humilissimo e perpetuo 
Bartolomeo Ammanati 
(Direzione) All'Illmo. et Eccmo. Sre. et Prone, mio 
sempre ossm. il Sr. Duca di Fiorenza et Siena 

N.° CXXXH 

G. Vasari allo stesso. Da Firenze 14 Luglio i564 
(Arch. e. Carteggio e. filza 177). 
È autografa 

Illustrissimo et Eccellentissimo Signor mio 
Stamani, che siamo a'x4 del presente, si son fatte 
le esequie del divino Michelagnolo Buonarroti con 
tanta satisfatione di questo universale che S. Lorenzo 
era calcato et pieno di persone di conto, oltre a molte 
donne nobili et il numero grande de' forestieri ; che 
era cosa di maraviglia:, et tutto è passato con gran 
quiete per lo buon ordine che se tenuto alle porte de' 
famigli d' Otto et del Bargello per la chiesa coi suoi fan- 
ti , oltra la guardia del capitano di Lanzi, che fu in- 
torno al Catafalco et aver cura che i dottori et la ruo- 
ta et l'accademia delle lettere a vessino i luoghi loro, 
et cosi tutti i cittadini, come ancora ebbe cura che 
tutta l'academia et compagnia del disegnio stessi per 
ordine in luogo più eminente, avendo messo in mezzo 
dirimpetto al pergamo il Signor Luogotenente , tramez- 
zato da e consoli et da tre deputati sopra V onoranza, 
che fu Bronzino, Giorgio Vasari et Bartolomeo Aman- 
nati; Benvenuto non vi sé voluto trovare, né meno 



l4o CARTEGGIO EC. fc" ARTISTI 

il S. Gallo, che an 1 dato a dire assai a questo univer- 
sale. Usossi amorevolezza alle cose di Michelagnolo, 
percbè facemmo che Lionardo Buonaroti sedessi a lato 
al luogotenente , che è molto piaciuto questo atto di 
pietà verso la virtù di quel vechio. ^n somma tutta 
lacademia stè mezza di qua et mezza di là dal luo- 
gotenente , et tutta la conpagnia dinanzi in altre ban- 
che. A' piedi della Academia sedevano forse xxv gio- 
vanetti , che tutti inparano a disegnare , et cene de' 
valenti : questa cosa à dato stamani tanta amiratione 
a veder insieme ottanta fra pictori et scultori , che non 
si crede che sia mai stato in tenpo alcuno l' arte in 
tanta copia et grandezza. 

Il catafalco * è riuscito tanto bene che non si può 
dire la grandezza e maestà sua et quanto quelle fi- 
gure faccino bene nel luogo dove elle son poste , et 
ogniuno di questi giovani à auto caro far prova di se 
et d'esser riuscito sì bene, perchè, poiché quelle figu- 
re son fatte bianche , rapresentando il marmo paian 
cresciute et in somma molto più perfette , et sono 
generalmente tanto piaciute a ogniuno che si dolga- 
no che questa opera s'abbia levar via/ et ch'ella non 
sia eterna. Le sette storie che sono state messe nel 
catafalco, dipinte di chiaroscuro, insieme con un'altra 
dovè l' epitaffio delle lettere che trattano della vita di 
Michelagnolo, non anno mancho il buono et il bello 
che le sudette statue, et à fatto il fine di quella guglia, 
dove sopra la palla è quella Fama che suona le tre trom- 
be, et à le tre grillande in mano, che certo alla virtù del 
magiofe lhomo dell'arte nostra, all' valore et virtù di tanti 
begli ingegni di queste tre arti , alla grandezza et amo- 
revolezza che à V. E. I. a queste virtù et questa Città 
che le genera, non si veniva meno. — Laparato che era 
intorno intorno alla chiesa di rovesci, che nella cro- 
cerà , aveva 4 storie , una di tutti e fiumi delle 3 parti 

* Uno schizzo di questo catafalco , esistente presso il Signor Roscoe 
a Lirerpool , • citato dal Sig. Passavant nel suo Viaggio p. 1 79. 



CARTEGGTO ec. d' artisti 1 4 1 

del mondo, che venivano a dolersi con Arno della 
morte di tanto liuonio , et un'altra dove Michelagnolo, 
arivato nell' altro mondo , trovato tutti gli scultori , 
pictori et architetti antichi, et i moderni da Cimabue 
fino a' nostri giorni, passali al altra vita, tutti V a mi- 
rano et tutti honor gli fanno ; un'altra dove tutti e 
giovanetti et i putti che inparano larte , anno Miche- 
lag nolo a sedere in mezzo, et ogniuno gli mostra le 
cose sue, così di scultura comedi pittura, per imparar 
da lui. Laltra è Michelagnolo, che andato a vedere il 
Principe nostro a Roma, Sua Ecctia. lo fé' sedere, et 
egli stè senper per riverenza della età et della virtù in 
piede ragionando seco. 

Nelle due navate della chiesa erano dua storie grandi 
da ogni lato, una PP. Iulio Secondo, quando Miehe- 
lagnolo fu mandatoli , perchè era in collera seco, a uso 
d'imbasciatore, et dirimpetto PP. Iulio terzo, che facen- 
do fabricar la Vigna sua, venendo Michelagnolo, stando 
a seder Sua Santità et tutti i cardinali in piedi, fa il papa 
sedere Michelagnolo al Iato asse, un'altra è Michelagnolo 
che andando a Venezia, la Signoria lo manda a visitare 
et fargli offerte grandi ; laltra è V. E. I. sendo in Roma, 
quando quella a sedere in camera parlò tanto seco. 
Queste storie tutte sono di maniera che quegli , che si 
pensava che facessin poco, son sì avanzati lor mede- 
simi che da questa occasione promettono se saranno 
aiutati far miracoli, et già sene vede segnio. per la 
chiesa tutta era tramezzata da certe Morti, che avendo 
tagliato un giglio con tre fiori per le tre arti , pareva 
che si dolessi dello non aver potuto far altro, perchè 
così è F ordine della natura. Erano similmente fra V 
una di questa et altra messo una Eternità , che aveva 
sotto una Morte, et pertutto una impresa con tre gril- 
lande, segnii sua, ma semplice di tre giri tondi, che 
denotano in lui la perfectione delle tre Arti. Non le 
dirò l'ordine della musica e della- messa solennissima 
con le voci in sul organo , et dopo quella la oratione 



l4> CARTEGGIO EC. D* ARTISTI 

yivamente recitata con modo grave, et pien-» di elo- 
quenza di Messer Benedetto Varchi, la quale, avendola 
V. E. I. udita, non scade che io le dica altro, se non 
che questa cosa con somma maraviglia di tutti à non 
solo acresciuto gloria alla virtù di Michelagnolo , ma 
ancora un desiderio d'onore in coloro, che vorebbano 
promeritar simil lode et lhonore essere un mezzo lui. 

Certo , Signor mio , che io benedico insieme con 
questi mia magiori ogni fatica et tenpo spesa , perchè 
con questo modo V. E. I. col benefitio eh' ella à fatto 
nel visitare et in parte sovenir questi virtuosi, à onorato 
la sua Città, l'accademia, et mostro ch'ella, come 
amatore delle virtù , la vole che si honori eh' il merita ; 
perchè esendovi questa academia obi iratissima , vedendo 
quanto conto la tiene di chi merita, che ardendo di 
servilla, sella sarà, come ella promesso, aiutata dallei, 
sperano anche loro con il tempo meritare, se non in 
tutto, parte di questi honori. — Et io, che son senpre 
stato desideroso che ella aiuti chi nà bisognio, farò 
senpre ogni faticha perchè queste arti vivino , com* 
ella à visto, et vede giornalmente che io fo per tenelle 
in piedi con lopere e con gli scritti et con ogni sorte 
d'opra, parendomi che sotto il nome di V. E. I. eli' 
abbi fin qui fatto cose, che gli altri principi aranno 
avere invidia alia grandezza et valore et virtù di quella, 
alla quale con tutto il core mi offero et raccomando, 
dicendoli che non guasteremo cosa nessuna fino al 
felicissimo ritorno di quella, * acciò che la presential- 
roente vegga tanto quanto gli scrivo. 

Di Firenze alli 14 di Luglio 1564 

G. Vasari 

( Direzione J Allo Illmo. et Eccmo. Sr. il Sr. Duca 
di Fiorenza et Siena Sr. mio unico, in Cafagiolo 



* Cosimo I era a Cafaggiolo. 



CARTEGGIO EC. d' ARTISTI ifò 

»/ cxxxm 

Bernardo Vecchietti al principe Francesco. Da Firen- 
ze 26 Luglio i564 {A refi. e. Carteggio e. filza 178). 
È originale 

Illustrissimo et Eccellentissimo Signore et patrone 
osservandissimo 

Mando con questa a V. E. I. li duoi Termini, che ha 
fatto per lei Giov. Bologna, quali, sicome io spero et 
desidero, le satisfaranno; mi sarà carissimo: et quando 
particularmente in questo negocio occurrerà altro circa 
il gittare et rinettarli, non si mancherà del debito con 
ogni prontezza et diligentia a compimento dell'opra, 
quale vedo che non solo ne rilevi, ma che ancora 
cammina avanti nelle historiette de le pitture, che non 
poco in vero mi han satisfatto. — Giov. Bologna humil- 
mente si raccomanda a. V. E., e se in questo mentre 
che sta in Bologna a finire quell'opra, * V. E. si degnerà 
farli favore di comandarli altre cose, massime modelli 
et operette adatte, bavera tempo a servirla presto, et 
lo farà volentieri. 

Dicemi ancora che se V. E. I. volesse un orefice, che 
lì in Bologna vi è residente un Fiamingo , che è stato 
in Italia 10 o 12 anni, persona da bene, valente ed 
conosciuta, che volentieri verrebbe a servirla, et dice 
che pensa sene satisfarla. 

Di Firenze 26 Luglio 1564 

Bernardo Vecchetti 

( Direzione ) Al lllmo. et Eccmo. Sre. et patrone os- 
smo. il Sr. Principe di Fiorenza in manu propria 

* La fontana pubblica , la spesa di cui montò a 70 mila scudi d' oro. 
Trovai nell'Archivio della Fabbrica di S. Petronio la memoria, ebe negli 
anni 1564, 1565 e 1566 la piazza del Pavaglione stette occupata d'ordina 
del Reggimento per farvi la statua del Gigante, la quale fu costrutta nel 
cameroue di residenza del Pavaglione. 



1 44 CARTEGGIO EC. !>' ARTISTI 

N.° CXXXIV 

Risposta del Principe Francesco a B. Vecchietti. Da 
Pratovecchio 39 Luglio i564 (Arch. e. Minute 
filza my 

A Bernardo Vecchietti 29 Luglio 64 

I duoi termini che ha fatto Gian Bologna, si son 
visti et ci satisfanno a pieno ; se ci occorerà che faccia 
altro intorno aciò, ve lo faremo intendere, et parimen- 
te dello oreGce che egli offerisce, aggradendo noi la 
diligenza vostra, così nel inviarle ben conditionate , 
come nell'baver le sollecitate più volte. Da Pratovecchio. 

N.° CXXXV 

II medesimo a Giov. Bologna. Da Pratovecchio 39 
Luglio i564 (Ardi. e. Minute filza e). 

A Gian Bologna 29 Luglio 64 

Non potevano più che quel che hanno fatto satisfarci 
le due Oghurine, che ci havele mandate, le quali et 
per arte et per inventione non possono esser più belle, 
et come tali sono stale gratissime, non potendo esser 
altrimenti opera che esce dalla vostra mano. Quel che 
occorrerà di più, velo faremo sapere subito che ne 
saremo resoluti, rendendosi certi che vi faticherete 
semper volentieri per le cose nostre. Da Pratovechio. 

N. # CXXXVI 

Il Vignola al cardinal Farnese. Da Parma 37 Lu- 
glio i564 ( Biblioteca pubblica di Parma ). 
È originale 

Illustrissimo et Reverendissimo Signore et Padrone 
mio singularissimo 

Hebbi una di V. E. Illma. et Rma. delli 15 del mese 
presente j nella quale quella mi raccorda, e mi solecita 



CARTEGGIO EC. D* ARTISTI f 45 

a essere a Caprarola a mezzo Aposto prossimo a ve* 
nire, come io gii promissi. Al che gli rispondo che a 
me non occorrerebbe né ricordo né sperone , perchè io 
molto più che V. S. Dima, desidero esserli più presto 
della promessa , pur che dio me lo conceda. V. S. Rma. 
ha da sapere che dopo l'esser tornato da Piagenza a Par- 
ma, che fu alli 5 del presente, con animo di espedir- 
mi fra quattro o sei giorni al più longo, et doppo l'es- 
sere stato doi dì in Parma , mi sopravenne una feb- 
bre di maniera che non io, che sono di età mattura, 
ma qual si voglia ferocissimo huomo atterare ("sic) di 
mala sorte; pur con la dio gratia passati li sette giorni 
cominciò a declinare, et mi è durata fino alli 20 gior- 
ni, che compirno però hieri , dove con la dio gratia 
cominciai a uscir di letto , ma con tanta debolezza che 
dio sa quando io potrò stare a cavallo. Per tanto non 
mancherò per quanto porteranno le forze mie , et se 
per sorte io non potessi essere a tempo , priego V. S. 
Illma. escusi il mio non poter più, et rendasi sicura 
che ciò spiace molto più a me che a V. S. 111. , alla 
quale humilissimamente li bacio le mani, pregando No- 
stro Signore per ogni suo contento, di Parma alli 27 
di Luglio 1564. 

D. V. S. Illma. et Rma. humilissimo Servitore 
(^firmata ) lacomo barozzio da Vignola 

( Direzione) All'Illmo. et Rrao. Sre. et prone, mio 
singularisso. Monsre. Il Cardie. Farnese a Roma 

N/ CXXXVII 

Tiberio Calcagni a G. Vasari. Da Roma 3o Settem- 
bre i564 ( Manoscritti della Galleria degli Ufni ). 
È autografa^ ma molto danneggiata dall' umido 

Magnifico Mess. Giorgio . Io sono tornato pure 
hiersera da Teracina con certi auditori di Ruota per 
conto delle padule pontine, quale si litigano, e questa 

t. ai. io 



l4$ CARTEGGIO EC. d' AUTISTI 

( è stata la ragione) cbio non bo scritto a V. S. né 
man(dati) i disegni. Ho trovato la vostra qui, la quale 
mi sollecita i disegni, quali li mando con le misure del- 
le porte; non so sella vole li membri misurati, che 
sarà più lunga storia, pure la ne scriva suo animo. 
Io bavea cominciato la pianta in netto per disegnarli 
tutti , ma poi che ella non sene cura , li mando così , 
come la vedrà quando li habbia hauti dal procacino 
per re (sic). le niche mora e drento non le ho scizzati, 
che ci sono stampate così bene chio vedrà di haverle 
e mandar con queste , per che V. S. le potrà poi do- 
nare a qualche amicho costà , et penso che vi sieno le 
misure, se non, le manderò. 

Del San Giovanni manderò per (l'altro?) , ancor che 
non importerà molto; ma ho troppo da fare, però la 
veglia aiuterà. 

Da questi pittori io non ho tempo, però non dico 
altro, cioè da afrontarli delle promesse. 

Credo sarà con questa la resposta di Mess. Taddeo ; 
se io harò inteso bene la di V. S. mene.avedrò, per- 
chè di qua sera schizzato la porta di bronzo , e dove 
sono le storie e tutto, secondo chio ho inteso 1* di 
V. S. scritto, dove ho durato faticha un pezzo. Altro 
non so che dire, salvo chio son di V. S. al solito et 
delli amici. A mi si sdimenticava della spesa del mo- 
dello; farò quanto la ne dice, anchor eh' io la aspettassi 
da .... , che ne tiene le scritture. 

Io mando la stampa , non verano se 

non quella indice , che fuora si (dim)osiva , dice la farà 
et mela darà ; o'i disegnio chio farò, o quella, vi man- 
derò come io potrò prima. 

Adio. di Roma alli 30 di Setembre nel 1564 

Servitore afletionatissimo Tiberio Calcagni 

Con quelli sarà la cosa ebe la S. V. mi à domandala 
di quella porta. 

( Direzione ) Al Molto Magco. m. Giorgio Vasari Pit- 
tore ecclmo. a Fiorenza. 



CARTEGGIO EC. D* ARTISTI 1 47 

n/ cxxxvm 

Il Vinta a Cosimo I. Da Firenze io Ottobre i5G4 
(Jrch. e. Carteggio e. filza 180). 
È originale 

Illustrissimo et Eccellentissimo Signor Duca 
Mando ali Ecc. V. la minuta del donativo della casa 
che la disegna far a maestro Baldassare * da Urbino ar- 
chitetto , et si è disteso per se et suoi figli et discen- 
denti maschi legittimi, et ho ristretto le pertinentie s' 
intendino solo quelle, che risguardano l'uso et 1' ba- 
bitatione della casa , perchè vengha eccettuata la bot- 
tega. Quella poterà a suo beneplacito vederla et co- 
mandarne la voluntà sua. 

Mandole ancora l' informatione sopra il supplicato 
di Messer Giorgio Vassari , il quale nel desiderio che 
ha che la casa donatali, non havendo figli, rimanga 
a' suoi nipoti, ha fatto più discorsi, et vorrebbe ot- 
tener la gratia quando per li nipoti di fratello et quan- 
do di sorelle, et tal bora di poter testarne, et final- 
mente si rimette nella resolutione dell' Ecc. V. — Et 
essendo tutto intento al impresa della pittura del pal- 
cho , li mostrai quello che il Guicciardino diceva in 
tre luoghi della ritirata de'Venetiani del Casentino, et 
della fuga che hebbono da' paesani quando lassarono il 
passo di Montalone , dove era il Sig. Carlo Orsino , et 
il passo della Vernia et di Chiusi, dove era il Sig. Al» 
viano, et credo che al passo di Montalone fusse il 
bastione dove stava la guardia , se bene il Guicciardino 
non lo specifica, li mostrai ancora lhistoria del Coirò, ** 
che è un volume grandissimo, et se bene tocca le cose 



* Baldassarre Lanci. 
** Sic; ìa vece di Corio. 



l48 CARTEGGIO EC. D* ARTISTI 

principalmente di Milano, non dimeno mette le cose d'I- 
talia et quella di Vinetia et di Firenze assai lungamente; 
et in proposito dice che li Venetiani sbandonorono il 
Casentino per la venuta delle genti di Fiorentini sotto 
Paulo Vitello etc. Questo autore narra particularmente 
molte pompe festive et lugubre, dove facendo men- 
tione delli ambasciatori sempre nomina Firenze doppo 
Venetia, et Ferrara doppo Fiorenza, et a V. E. eie. etc» 
Da Fiorenza il dì x di Oltobr. 1564 

Di V. E. Ulma. 
Humilissimo Servo 
Io. Vintha 

Nota 

Intorno a quest'epoca cominciò Cosimo I ad innalzare 
una fortezza nell'estremo confine della Romagna, appel- 
landola Eliopoli (Terra del Sole). Havendo, scrive egli 
a Cerreto il dì 15 di Settembre, disegnato di fabricare 
una fortezza vicina a Castrocaro sul confino verso Fur- 
lì, s'è deliberato di crescere in tutta la Romagna no- 
stra , eccetto nel Vicariato di Firenzuola , un quattrino 
più la libra del sale, applicandolo alla detta muraglia, 
servendo quella per sicurezza di tutta la Provincia (Le, 
Minute filza 86 ) . 

N/ CXXXIX 

Vincenzio Borghini allo stesso. Da Firenze 4 No- 
vembre i5G4 (Arch. e. Carteggio e. filza 180). 
È originale 

Illustrissimo et excellentissimo Signor mio 

Giorgio Vasari tornando da V. E. I. mi disse che Lei 

havea stabilite l' historie che mancavano a disegnar nel 

palcho della Sala , le quali sono hoggi tutte disegnate 

et ferme secondo l'animo di' V. E. I., eccetto una 



CARTEGGIO EC. d'àRTISTI I 4p 

Sola , nella quale diceva che V. E. harebbe voluto espri- 
mere questo concetto, che Fiorenza non era slata mai 
soggiogata, di che un legista di nome faceva mentio- 
tione, et questo (per quanto si poteva comprendere 
dalle parole sue) risguardava quel tempo quando tutto 
il resto d'Italia fu e da' Gotti e da' Longobardi et altre 
nationi barbare tutta soggiogata , eccetto che Fiorenza , 
perchè quello che si dice d'Attila è una baia , conciò sia 
che lui non fussi ne sua agenti mai in Toscana. Hora 
perchè desidera terminare questa historia per non la- 
sciar interrotto il corpo di questa opera, et essendo 
pure di momento il mettere una cosa che habbia fon- 
damento , et il non esser vinto non si può dipigne* 
re > ma bene un caso seguito, io trovo scritto da sto. 
Paul ino , Vescovo di Nola , et discepolo di sco. Ieroni- 
mo, che fu huomo di grandissima fama, et di vita 
et di lettere, et scrive a sco. Agostino nella vita di 
Sco. Ambrosio , il quale sco. Ambrosio fu molto affet- 
tionato a questa Città , et ci edificò una chiesa , che sco. 
Paulino chiama Ambrosiana , et si tien certo che sia 
S. Lorenzo, che essendo assediata et stretta Fiorenza 
'da Kadagasio, Re di Gotti, et stando e cittadini dì 
malissima voglia, apparve in visione sco. Ambrosio a 
uno , che lo confortò di stare di buono animo e dir a 
suo' cittadini che il giorno seguente sarebbouo liberati: 
il che riferendo lui presono grandissimo conforto, et 
così seguì che il giorno seguente sopragiunto St il icone 
col esercito roppe Radagasio, il che seguì il dì di Sca. 
Reparata, et anchora hoggi sene fa mentione pubblica, 
come ben sa V. E. I. Et se questo è quello cb'inteude 
V. E. I., e' si potrà far, et sarà finita tutta l'inven- 
tione, alla quale non manca altra historia che questa; 
et havendo V. E. I. altro concetto, si potrà accomo- 
darsi al voler di quella, anchor ricerchando Mess. Le- 
lio di questa cosa, non ha potuto ricordarsi che i dot- 
tori ne parlino, et non ci è parso fermare cosa alchu- 
na, se prima non ne davo notilia a V. E., aspettando 



1 5o CARTEGGIO EC. d' ARTISTI 

la resolutione di lei ; perchè questo è un caso partico- 
lare, bench' notabile et importantissimo, et il concet- 
tò di V. E. I. era forse più universale. 

Signor mio , io sono stato in sul palco, et veggo la 
cosa tanto bene indirizzata e tanto inanzi eh' io ne so- 
no rimasto stupito et mi la par veder fatta: et il me- 
desimo dico della pittura, la quale cammina tanto be- 
ne et con tanta felicità che a me pare che il felice ge- 
nio di V. E. I. si difondi anchora nelle cose sue mini- 
me , et gì* en' ho voluto toccar questo motto per sua 
contentezza , anchor eh' io sappia che non li mancha 
chi la debba raguagliare minutamente, et che questo è 
della universale satisfattone di tutti e di quei massime 
che non sperano per lunghissimo tempo eh 'l havessi 
■appo tersi vedere amezata, non che finita. 

Mi disse anchora che V. E. I. si contenterà che la 
sepoltura di Mieti. Angelo Buonarroti, della quale lui 
ne haveva fatto un disegno et mostro a V. E. I. , eh' 
gl'era sodisfatto, si tirassi inanzi, et ch'io n' havessi un 
poco di cura con alogarla a quelli che paressino a pro- 
posito, non uscendo della Academia, massime eonten- 
tandose, come fa, Lionàrdo Buonarroti suo nipote, il 
quale più volte me ne ha parlato, et lo desidera. Hora, 
perch' io non moverei un passo in cosa alcuna senza 
la parlieipalione di V. E. I., anchor ch'io mi sent,a 
mal' alto a questo, pure non fuggirò mai faticha al- 
chuna per honorare la virtù di quelli che hanno ho- 
norato questa Città . Io ero di questa fantasia eh' ve- 
dendo parte di quelli scultori occupati in servitio di 
V. E. I. , per dar che fare a ogn' uno et dare animo et 
occasione a certi di quelli giovani, che hanno voglia 
<li fare et virtù di poter condurre affine i loro concetti, 
di mettergli in campo, et dare questo aiuto alla virtù 
loro, che havendosi affare tre ligure, sene dessi Una a 
Batista di Lorenzo , allievo del Cavaliere Bandinelli , 
quello che fece nelle esequie di Michelagnolo la statua 



CARTEGGIO EC. d' ARTISTI 1 5 1 

della Pittura, che fu molto lodata, et a Giovanni, * che 
lavora nel Opera, pure allievo del Cavaliere, che fece 
la statua del Architettura et il Tevere , un' altra a 
Batista ## allievo del Ammanato, che fece l'Arno , che 
tutta dua si può ricordare V. E. I. che le lodò assai, 
un altra, poiché Vincenzio Perugino *** et Andrea Cha- 
lameh et Valerio Cioli hanno bauuto statue da V. E. 
I. , et a quelli altri che restano non mancherà occa- 
sione di poter dare che fare, et la cura del murare et 
far condurre di quadro , con certi ornamenti eh' vi van- 
no, perch' vadia con hordine , si dessi a quel Balista 
del Cavaliere , **** che è persona destra et sollecita . et 
perchè questo ha d' essere non solo per lhonore di Mi- 
cbelagnolo , ma di tutta la città, et particular di V. E. 
I., per più sicurtà della bontà et perfettione del opra, 
Mess. Giorgio, che ha fatto il disegno della sepoltura, ne 
terrà particular cura, et vedrà giorno per giorno i disegni 
et modelli, che la cosa si conduca in quella perfetione che 
la merita, come esi è offerto a V. E. I., et è questo fare 
amorevolissimamente (sic). Et questo dico quando l'Am- 
manato si contenti cb' il suo giovane ci lavori, et non 
sene voglia servire per se; et contentandosene potrà 
anchora tenere l'ochio a quello che farà : talché per 
tutti e conti, cioè per la virtù de' giovani et per l'ap- 
poggio de' rechi il lavoro non potrà venire senon di 
somma perfetione. et se questo piace a V. E. I, , o 
altro modo gì' occorressi , et ella si degni di dirne la 
volontà sua, si farà tutto quello che sarà di suo pia- 
cere, et Dio la feliciti. Della sua città di Fiorenza a' dì 
4 di Novemb. 1564. 

( firmata ) D. Vincenzio Borghini 
( Direzione J Al Illmo. et Exmo. S. Duca di Fiorenza 
et di Siena Padron mio ossmo. 

* Giovanni da Castello, detto anche Giovanni dell'Opera , di cui il ve- 
ro nome era Giovanni Bandini. 

** Battista di Benedetto , diverso dunque dall' altro Battista. 
*** Vincenzio Danti. 

Il sopranominato Battista di Lorenzo. 



l5a CARTEGGIO EC. I>' ARTISTI 

N.* CXL 

Risposta di Cosimo la Vincenzio Borghini. Da Pisa 
12 Novembre i564 ( drch. e. Minute filza 82 ). 

Al Spedalingo delli Innocenti di Firenze li 12 
Novemb. 64 

O che noi non fussemo ben intesi, o non ci sapes- 
simo fare intendere, haverete da saper ebe non è mai 
cascato in nostra consideratone il 'dir ebe Fiorenza non 
sia mai stata soggiogata , perchè questo è pur troppo 
notorio ; ma dicemmo che la era mai stata desolata , 
trattandosi di dipignere la sua riedificatione, che questo 
si avvertisse ben', acciò non si incorresse in qualche 
absurdo. Così ce parso di dire a Giorgio: ma non sarà 
stata però vana la fatica durata per voi in ritrovar 
dietro a questo errore la verità, perchè il successo 
descritto da S. Paolino nella vita di Sto. Ambrosio a 
Santo Augustino della liberatione di Firenze nello as- 
sedio di Radagasio , potrà forse servirci per la historia 
che manca, essendo pur assai notabile e piena; sino a 
hora a noi sodisfa non poco. Però piacendo così a 
voi ancora, si potrà pigliare questo soggetto per la 
istoria che manca, concordando la pittura con la verità 
del fatto, come è condecente, et come voi saperete 
mostrar a Giorgio. Così sarà finito ogni dubio, et non 
occorrerà pensar a altro. 

Quanto poi ala sepoltura di Michelagniolo, desideriamo 
che la si tiri innanzi et voi vi contentiate di pigliarne 
un poco di cura particolare, come dicemmo a Giorgio, 
che se ben vi si aggiungnesi briga, ne acquistarete al 
incontro altrettanto grido appresso di noi et il mondo. 
FA sino a bora la distribution havevi designata far de 
le tre figure, ci piace molto, et ci pare che sia stata 
ben considerata nell'opera che scrivete; però non oc- 
corre se non menarla t in essegutione, et fare usar 



CARTEGGIO EC. D* ARTISTI l53 

diligenza et pronteza, che di ciò sappiamo non man» 
carete, se non per altro per far noi cosa grata. 
Nostro Signor Dio vi guardi. Da Pisa. 

N.° CXLI 

G. Vasari a Cosimo I. Da Firenze 5 Novembre 
i564 (Arch. e Carteggio e, filza 180 ). 
È autografa 

Illustrissimo et Ecellentissimo Signor mio 
Listoria che mancava alla sala di 39, che con l'ordine 
che quella approvò al Poggio son fatte tutte, et l'ultima 
mancha, che per finire di abbozzarla di colori vo sol- 
lecitando, perchè non si secano i colori adesso come di 
state ; però lo sollecitata , et quantunque il Prior degli 
Innocenti abbi inpazzato con Ms. Lelio et altri dottori 
sopra quel che V. E. I. dessiderava, credo che forse ara 
trovato il bisognio, et però sarà con questa una sua, 
che gli dice quanto occorra. Et perchè io inposi mede- 
simamente per parte di quella che dovessi aver cura 
alla sepoltura di Michelagniolo circha allo allogare le 
figure et il lavoro di quadro a più persone della Ac- 
cademia, et facessi sperimento de' migliori, et dessi 
con questa occasione animo a chi à voglia di farsi 
conoscere, et che io avevo mostro il disegnio a quella, 
et me gli ero oferto per amor di quel vechio che mi 
amò tanto, et io ò scraper auto devotione alla virtù 
sua, di aver cura alla architettura et inventione di tale 
opera , perchè in questo non volevo esser vinto 
né di amorevolezza né di sollecitudine , sapendo quella 
che ò semper procurato et per il vechio et per Lio- 
nardo, movendomi anche l'onore, che so che naqui- 
sta V. E. I. oltra la pietà. Basta, io farò di maniera 
che ella conoscirà in questo , come in tutte le altre 
cose, la sincerità mia, et lamore che io porto a questa 



l54 CARTEGGIO EC. D* ARTISTI 

arte. Imperò lo spedai ing-ho, senon à dallei propria 
ordine, non farà altro, et in questo lo lodo, perchè 
ancbio farei il medesimo ; ma perchè io rimasi seco di 
tutto questo, quando le piaccia dica quel che aviano 
a fare, che oramai il tempo passa, et Lionardo, come 
obligato, voria metter mano, né senza lei non fareno 
altro. Et con questo farò fine, raccommandandomeli. 
della sala non dirò altro , poiché per una mia che per 
Ms. Sforzo scrissi tanto che basta , et io vo sollecitando. 

Di Fiorenza alli 5 di Novemb. 1564 

G. Vasari 

f Direzione) Al Illmo. et Eccmo. Sr. il Sr. Duca di 
Fiorenza et Siena Sr* mio unico, dove sia 

N* CXLII 

Risposta di Cosimo I a Giorgio Vasari. Da Pisa i a 
Novembre i564 ( Arch. e. Minute filza 82 ). 

A Giorgio Vasari li xn di Novemb. 64 
Scriviamo a lo spedalingo deli Innocenti quanto oc- 
corre così sopra la istoria che manca a la sala, et ancora 
sopra T opera dela sepultura di Michelagnolo. Et perchè 
tutto vi bara a esser comune , non curaremo di replicar- 
la, persuadendoci che servirà ancora per replica della 
vostra. 

Quel che di più habbiamo dirvi è che noi desideriamo 
ci trovaste di costà quanto prima un cavadore practico , 
del quale habbiamo bisogno servirsi nel far tirar i mar- 
mi di Seraveza; perchè qua non ce cosa al proposito. 
Et indrizatelo a noi con vostra lettera, li daremo 
ricapito subito. Non altro, state sano. Di Pisa. 



CARTEGGIO EC. p' ARTISTI 1 55 

N.° CXLIII 

G. Vasari a Vincenzio Borghi ni. Da Firenze a3 
Novembre i5(>4 (Manoscritti della Galleria degli 
Ufizi ). 

È autografa 

Magco. et Rdo. Si*, mio 

ò auta la lettera, inteso quanto dessiderate, che tut- 
to eseguirò ; ma prima verrò dalla S. V. che io man- 
di la lettera, perchè so' risoluto, perchè sono stracho 
dal disegniare, di far vacantie per queste 2 storie, che 
mancano in il tondo: è questa storia lungha. sarò a tenpo. 

Sr. Prior mio, voi siate un mago, tanto mi scongiu- 
rate et mi volete per via dincanti et della nostra ami- 
citia, che è pur grande, et di maniera che io non posso 
darvi senon quel che ò , che sapete che vi darò me , 
et non resta cose da ripassare se non in modo da farsi 
vergognia. se voi volete per una vostra voglia vitupe- 
rarmi , vi manderò tutto lo scrittoio, ora ecco che mi 
so' dato alla cercha, et nanzi che sia notte io vi man- 
derò o porterò qual cosa. Voi fate male, mi scioperate 
dal lavoro et non avete, sendo sacerdote, coscientia. 
Orsù questo basti. Batista seglià più. cura che agli o- 
chi di santa Lucia , ma voi lo piantate. 

Il vostro Giorgio Vasari 

alli 23 di Novembre 1564 

N.° CXLIV 

Il medesimo a Cosimo I. Da Firenze a3 Novembre 
1 564 (Arch. e. Carteggio e. filza 180). 
È autografa 

Illustrissimo et Eccellentissimo Signor mio 

Non mancai allo avviso di V. E. I. operare che quanto 



l56 CARTEGGIO EC. D* AUTISTI 

prima un di questi carradori venissi , et ciò trovato più" 
diucultà che non pensai ; ò fatto tanto che Maso 'La* 
balli , un de' primi, se risoluto lui et andare in sul luogo 
vedere che comodità vi è et che di disagio, et dove 
s'ànno a cavare degli alti et de' bassi dette pietre, e che 
comodità di buoi et d' uomini vi sarà : et visto potrà 
referire tutto a V. E. I. , et quella resterà seco in quel 
modo che più gli piacerà . et perchè questo è il più su- 
cciente et di più giuditio, piglierà ordine di tenervi il 
fratello, et con vantaggio di V. E. condurrà quel lavoro 
che piacerà a quella ; et domenica partirà , perchè ora 
chel tempo è un poco diritto, tira un resto di pietre 
per i Magistrati delle maggiori. 

Sommi rallegrato di questa deliberatione , perchè 
spero presto vedere a la sala grande il pavimento di 
mischio et di marmi da Seravezza. La resolutione della 
storia che mancava è venuta a tenpo , perete non man* 
chava a tutta lopera delle storie del palco altro che que- 
sta, la quale ò dato princìpio, et spero sette quadri 
che mancano abozar di colori , che n' è coperti afatto 
trenta duo, che spero avergli abozali questi sette per 
tutto gennaio. Aviano scoperto uu braccio di palco fi- 
nito di metter d'oro, che fa una gran mostra, et an- 
cora che sia 33 braccia alto con gli sfondali, si vede di 
terra ogni minima cosa , che nò auto gran satisfatione. 
Satenderà ora , che sé visto la sperienza, gagliardamente* 
Uaviano trovato nelle storie Vinitiane scritte dal Benho 
tutta la cosa di Casentino minutamente, della fuga e 
prigioni e svaligiamento de' soldati , nò possiano essere 
inputati a niente se depigniano le cose medesime che 
scrivano lor medesimi. V. E. I. sella non à letto ìa 
copia della lettera dello spedalingho, che portò il Sig. 
Sforzo, leggala nell'ultimo, che ne la fondatione della 
chiesa di S. Lorenzo di Fiorenza fatta 300 anni doppo 
Cristo, che talora avendo rispostoci, sendo quella una 
copia , sarà stata dismessa , che so che quella ne ara 
piacere. La sepoltura di Michelagnoio già sé ordinato 



CARTEGGIO EC. d' ARTISTI l5^ 

di dargli principio, et V. E. I. non poteva fare la più 
savia eletione , perchè questi giovani l'anno con questi 
maestri vechi, et tocherano delle busse, tal ordine et 
studio veggo in loro, et V. E. I à trovato il modo da 
far non andar, ma volar questa barca. Iermattina viddi 
6 pezzi di panni d' arazzi , 3 della via de' Servi, et 
3 della via del Cocomero, tanti belli et coloriti sì 
bene et condotti di maniera cbio stupi\ Nò voluto 
dar raguaglio a V. E. I. , che so che ella à piacere 
che le cose , che ella fa fare , aquistino sempre in 
verso la perfetione. Non mi vo' distendere per non 
infastidilla più, poiché ella sa de' Magistrati come pas- 
sa, et dellaltre cose sue. Io so'sano, né so come si 
vadia, che non ebbi mai il magior peso né fatica né 
di tante sorte cose alle mani, et sto meglio che stessi 
mai ; tutto atribuisco a dono di Dio et al fatai genio 
di V. E. I. , sotto il quale veggo che ogni diffidi cosa 
diventa facile, et con questa gratia sua seguiterò felice- 
mente et con tutto il core etc. etc. 

di Fiorenza alli 23 di Novemb. 1564 

G. Vasari 

(Direzione) Come sopra; il Duca era a Pisa 

N.° CXLV 

Vincenzio Borghini all' abate Iusti* segretario di 
Cosimo I. Da Firenze 23 Novembre i5G4 ( Ardi. e. 
Carteggio e. filza 1 8o ). 

È autografa 

Molto Reverendo et Magnifico Monsignor mio 
Havendo io scritto a S. E. I.per una bistoria che man- 
cava alla inventione della sala, si rimandò apresso copia 
della medesima a sadisfatione di ms, Giorgio , per 
dubio ebe la non fussi smarrita j ma stette poi poco a 
venir la risposta, talché quella diligentia fu forse un 
po' troppa , non che superflua. Ma perchè non mi pare 



l58 CARTEGGIO EC. d' ARTISTI 

ha ver bene espresso l' animo mìo, ho pensalo di sup- 
plire bora dove mi parve manchare in quella, et farlo 
con Vostra Signoria, poiché quella expeditione passò 
per le sue mani, ( perchè a dire il vero a V. S. quasi 
quasi io mi vergognio o almeno mi perito scrivere di 
queste materie basse a S. E. I. , occupata in tante cose 
et sì grandi) et lei, parendoli, glene potrà dire un motto 
et intendere lanimo suo. Che in vero essetido questa 
historia, dove ella è, pubblica a tutto il modo (sicj, dove 
ognuno poi fa le sue esamine et sua giuditii, bisogna 
pensare bene ogni cosa; però harei voluto mettere in 
consideratone a S. E. I. non ostante che la rotta di 
Rodoagasio sia bistoria bella, sia notabile et non fuor 
di proposito, non dimeno se fussi più conforme allo 
intessuto fatto della historia et al fine della inventione 
esprimere quando regnando Gonstantino Magno Impera- 
tore et S. Silvestro Papa, la città nostra , se bene oc- 
cultamente poteva bavere qualche christiano, non di- 
meno la prima volta publicamente et alla aperta ricevè 
la fede cristiana et il battesimo et il vexillo della croce, 
et, tolta via 1' imagine di Marte, dedicò quel tempio 
suo a Dio et a S. Giov. Batista, che fu notabilissima 
rinovatione della Città dalla falsa alla vera religione , 
et degna di ógni memoria. Et questa è una di quelle 
cose, che si sono principalmente considerate nelle in- 
ventioni de' sette quadri, che vengono nel mezzo della 
sala, per la pittura sarebbe bella et vaga inventione per 
molte varie considerationi, che si potrebbono espri- 
mere, del battesimo, della translatione di quello idolo 
etc. etc. , cose tocche da' nostri poeti et historici. Que- 
sta inventione a me sodisfarebbe un po' più, non che 
quest'altra si possa biasimare in parte alcuna, ma solo 
mi pare una actione o accidente particulare di quella 
sorte che cene stati degli altri, che a un'altra occasione 
si potrà con degli altri metter in opera: et questo dico 
per non tacere cosa alcuna di quelle che a benefitio di 
questa opera mi vengono nella mente, sendo, come 



CARTEGGIO EC. D* ARTISTI 1 59 

io debbo, desiderosissimo che S. E. I. sia in tutto et 
per tutto sodisfatta ; et a V. S. etc. etc. di tìorenza a 
23 di Novembre 1564. 

Vincenzio Borghini 
Spedali ngo del li Innocenti 

N.° CXLVI 

G. Vasari a Cosimo I. Da Firenze 27 Novembre i564 
(Ardi. e. Carteggio e. filza a). 
È autografa 

Illustrissimo et Eccellentissimo Signor mio 
Maso Zaballi, carradore, viene per vedere le cave 
di Saravezza et la strada et modo di tirare fino alla 
marina, che veduto l'ordine che ci è et de' carri, buoi, 
canapi che bisogniano, converrà poi con chi piacerà a 
V. E. I. del pregio delle carrate ; et perchè V. E. I. 
mi conmette che per una mia lo indirizzi a quella, ecco 
ch'io non mancho. gliò detto che vegga di facilitare il 
negotio sì con la facilità del modo del condurre, et pa- 
rimente della spesa , acciò questo aviamento possa ser- 
vire non solo per le cose del dominio di quella, ma 
per l'altre parte di coloro che volessino et di que' 
mischi et di que' marmi; et mi à promesso farlo, altro 
non occorre, se non che nostro Signor Dio la feliciti, 
et per utile et benefitio comune la conservi, 
di Fiorenza alli 27 Nov. 1564 

G. Vasari 

N.* CXLVII 

Il medesimo all'abate Iusti segretario di Cosimo I. 
Da Firenze 27 Novembre i564 (Arch. e. Carteggio 
e. filza e. J 

È autografa 

Molto Magnifico et Reverendo Signor mio 

Apunto io spediva Maso Zaballi, carradore, et volevo 



l6o CARTEGGIO EC. d' ARTISTI 

scrivere duo versi a S. E. et alla S. V. , ecco un.-» 
sua che mi risponde et alla lettera che scrissi a S. E. I. 
et allei, che non spettavo altrimenti risposta né dalF 
uno né dall' altro, che come ben dice nella sua non 
iscadeva. a me è stata grata, perchè io so' chiaro che 
nella servitù mia con sua Eccellenza cercho senpre non 
gli dar dispiaceri, et aver ben cura della gloria sua, 
forse più che dell' anima mia , et del continuo, mentre 
arò vita et che io lo servirò , farò il medesimo . Vi 
ringrazio bene della amorevoleza che usate, che a me 
non è nuova , perchè conosco la fede , 1' integrità et 
1' eccellenza della virtù sua , et la patientia che ella 
contro a' maligni ; ma perchè la proprietà della natura 
delle corti è sempre oprimere i buoni, et de esaltar 
gl'adulatori e maligni, che senpre furono padroni delle 
volontà d' altrui , bisognia ridersene , et andare innan- 
zi , perchè la virtù de' buoni, s'ella non à il luogo suo 
in terra, 1' à poi lassù da Dìo in cielo, or questo basti, 
che troppo siate savio et siate conosciuto . — 

Maso Zaballi viene per andare a Pietra Santa et a Se- 
ravezza per vedere dalle cave fino alla marina lo avia- 
mento che sa a fare per condur le pietre , che li farete 
una lettera a Matteo Ingbirami, che vadia seco et gli 
mostri il tutto , et la vcgha se eie comodità di buoi , 
di canapi, et di quel che ara bisognio. poi visto che 
ara, converrà col Duca o col chi ordinerà , et si risol- 
verà pigliare tale aviamento sopra di se, et allora ci man- 
derà il fratello o, se bisognierà, altri,^di maniera che re- 
sterà d' accordo con sua Eccellentia ; tanto che si aco- 
modi tal cosa, et mi sarà piacere che lo spediate su- 
bito, perchè glie il carico tirare le pietre de' Magistra- 
ti, acciò nullo indugio dello ordinar costà giù non di- 
sordinassi qui lopera nostra. Et scrivo duo parole a S. 
E. I. perciò. Il Rdo. Sig. Spedalingho de'Nocenti fu ieri 
a trovarmi, et secondo che ò ritratto debbano Ms, Pier 
Vettori et Ms. Giambattista Marcellino aver ( sic ) so- 
pra F inventione delle storie della sala grande, che io 



CARTEGGIO EC. d' ARTISTI iGl 

fo in questo palco ; et perchè à visto che ò comincia- 
to un disegnio per fare il cartone dell' ultima storia 
che la S. V. per ordine del Duca mi risolvè, mi dette 
una lettera eh' io vela mandassi, col pregarmi che non 
tirassi dinanzi il disegnio et il cartone senza lo aviso 
et risposta, che la S. V. gli darà, perchè non mi pare 
che sia interamente satisfatto di questo ultimo, per aver 
discorsovi con que' begli ingegni, et finalmente reso- 
lutosi a far questa lettera , che la S. V. con destreza 
per via di ragionamento senta l'animo del Duca, a me 
non importa ora, che non ò fallo il cartone, ma se 
fussi fatto , non mi metterei già a nuova faticha, per- 
chè so' infastidito in 39 storie tutte piene di figure, che 
vi giuro che non si può far fare attitudine varie a nes- 
suna figura ; perchè è messo' in questo tutto quel che 
può fare un uomo . et quanto prima verrà , tanto pri- 
ma vi metterò mano, perchè non mancha altro car- 
tone che questo , come ella sa : e resto a' suoi comandi, 
di Fiorenza alli xxvu di Novemb. 1564. 

G. Vasari 
{Direzione) Al molto Magco. et Rdo. Sr. mio il 
Sr. Abate Iusti Segrio. di S. E. I. a Pisa 

N.' CXLV1H 

Cosimo I a Francesco Mosca detto Moschi no. Da 
Pisa i Dicembre i564 ( Arch. e. Minute filza 82). 

A Francesco Moscha scultore 1 Decbr. 1 564 
Habbiamo inteso della Venere che voi havete condot- 
ta, della quale non occorrendo a noi scrivere altrimen- 
ti , è ben honesto che ne possiate fare il profitto voslro; 
però pigliate il partito che vi torna più commodo, et 
mandandola a Roma, come pare che l'babbiate dise- 
gnato, ci contcntaremo che possa entrare a Pisa et 
uscirne senza pagarne gabella. 

T. iil 11 



l62 CARTEGGIO EC. D* ART1S ti 

N.° CXLIX 

Il Console ed i Consiglieri della nazione fiorentina 
in Roma al Principe Francesco. Da Roma i6Dicem- 
i564 {4rch. e. Carteggio e. filza 180J. 

È autografa 

Illustrissimo et eccellentissimo Signore et padrone 
nostro osservandissimo 

Essendoci stata fatta instanzia per parte di maestro 
Vincenzio de' Rossi, scultore, che dovessimo mandare V 
esamine, che facemmo qua di Lazaro da Carrara, Bac- 
cio del legnaiuolo et Raffaello de' fiossi per conto di 
certi disegni o cartoni del dicto maestro Vincenzio , 
per li quali già V. E. I. ciò ne scrisse , parendo forse 
che mediante quelle costà facilmente sene potessi 
ha ver nuova et ritrovarli,' e perchè non resti per tal 
conto chel vero si ritrovi, non habbiamo voluto inciò 
mancare, mandandogli ledette esamine, et humilmen- 
te raccommandoci a quella, di Roma ci dì xvi di 
Decbr. 1564. 
di V. E. I. 

rr -v • • e . ■ ^ Console et ( della nazion 
Homilissimi Servi j Consiglieri \ Fiorentina 

( Direzione J Al lllmo. et Exmo. padron nostro il 
Sre. principe di Fiorenza 

Nota 

Sembra che questi disegni, i quali Raffaello Rossi 
aveva avuti dal suo zio Vincenzio , fossero stati ru- 
bali, 



CARTEGGIO EC. d'aRTISTI l63 

N.° CL 

Vincenzio Borghini a Cosimo I. Da Firenze 29 
Dicembre i564 ( Ardi e. Carteggio e. filza 180). 
È autografa 

Illustrissimo et Eccellentissimo Signore mio 
Subito che io hebbi da V. E. I. la concessione di 
eseguire il disegno della sepoltura di Michelagnolo , det- 
ti ordine a tutto quello che da V. E. fu ordinato; et 
gli operai di S. Croce hanno concesso a Lionardo Buo- 
narroti luogo per la sepoltura, che è entrando in chie- 
sa a man ritta, dirimpetto alla prima colonna. Così si 
è dato a Batista Lorenzi del Cavaliere una statua, et 
a Giovanni di Benedetto un'altra, et ambedue con tut- 
to il quore humilmente ringrationo V. E. L, et promet- 
tono con la diligentia et studio loro far di sorte che 
ella abbia a restar satisfatta del opera loro, et così 
spero. Quella che si haveva a dare a Batista , allievo del- 
lo Ammanato, non si è data, havendomi detto l'Am- 
manato che malvolontieri può impiegare il detto gio- 
vane in altri lavori, che quelli ha fra mano, che son 
pure assai et d'importanza: et perchè io aveva scritto 
a V. E. I. che la segli poteva dare con questa con- 
ditione ch'l'Amanato non ne havessi bisogno lui, et 
il lavoro che fa è per V. E. I., non mi è parso fare 
altro. Però questa statua si darà p. chi parrà a V. E. I., 
non lasciando di dire che di quelli, che si esercitarono 
nelle Esequie di Michelagnolo, i quali per giuditio di 
V. E. I. haveano a essere i primi riconosciuti , fu fra 
gli altri Valerio doli, al quale V. E. ha dato la statua 
del nano per apitti, che è valente e desideroso di fare, 
et penso si farebbe honore. Ècci anchora Domenico 
Poggini, il quale ha una voglia spasimata di mostrare 
al mondo qualche saggio dello studio et ingegno suo, 
et spererebbe, segli havessi una simil ventura, far 



lG4 CARTEGGIO EC. D* ARTISTI 

miracoli. Et sebene non è molto che si è dato al lavorare 
di marmo , pur ha fatto e fa qual cosa ; et io ho veduto 
talvolta il desiderio, l'occasione et una ambitione vir- 
tuosa supplire a quel che manca o di tempo o di es- 
perienza . Et tutto mi è parso fare sapere a V. E. I., 
la quale Dio etc. etc. 

Della sua città di Firenze a' 29 di Decbr. 1564 

D. Vincenzio Borghini 

N.° CU 

G. Vasari allo stesso. Da Firenze ag Dicembre 
i564 ( Arch. e. Carteggio e. filza e. ). 
£ autografa 

Illustrissimo et Eccellentissimo Signor mio 
Come per l'aviso dello Spedalingbo de' Nocenti potrà 
intendere, la sepoltura di Michelagniolo è allogata, da 
una statua in fuora, che sene spetterà la resolutione 
da V. E. I. Et perchè Batista Lorenzi, allievo del Ban- 
dinello, al qual tocha oltre a una statua tutto il resto 
dell'opra di quadro et d' intaglio , conforme al disegnio 
et modello fatto da me, et perchè in via mozza nella 
stanza di Michelagnolo è pochi marmi, cavato che aremo 
tutte quelle figure, è necessario che gli si provegga 
fino a dieci carrate di marmi di Carrara, per unire 
questa opera con quegli che son quivi, et particolar- 
mente delle figure, et di più la cassa di mischio di 
Seravezza con dualtri pezzi, che serviranno per l'epi- 
taffio et per drieto alla testa sua, ci è parso , come 
quella ne rimase conmeco, che si cavino ora detti 
marmi et mischi per poter finirla , ateso che Lio- 
nardo Buonarroti , datogli questi pochi marmi posti 
in Fiorenza, tutto il restante della spesa farà lui; et 
questi che V. E. I. gli dà, non ariverà alla sonma di 
novanta scudi o incirca, et sellò governata da chi sia 



CARTEGGIO EC. D* ARTISTI l65 

diligente, molto meno, che avendo quella per ricon- 
pensa tante statue in via mozza fra bozzate é finite , 
dna di que' marmi senza lopera di Michelagnolo vai 
molto più. — Imperò Batista sudetto si manda costì 
perchè e'vadia con l'ordine di V. E. 1. a Carrara per 
detti marmi; dove quella potrà ordinare al Caccinola 
sua speditione et de' mischi a Pietra Santa a Matteo 
Inghirami, o a chi quella giudicherà a proposilo , ricor- 
dandoli che la speditione ora, che il fiume ara questo 
verno aqua, et che questi giovani, che anno voglia di 
mostrar al mondo per mezzo di questa occasione la 
virtù loro , non tardi , atteso chella sa che senpre alle 
altre inprese la fortuna e la morte è nemica , et la sol- 
lecitudine et la diligenza prevale assai in tutte le cose, 
come quella che le sa meglio di nessuno et che questo 
lo inparato dallei. Delle cose di qua delia Sala lo lllmo. 
Principe nostro vi ara raguagliato di tutto, et si seguita 
gagliardamente. Altro non le dico, non occorrendo 
altro se non etc. etc. 

Di Fiorenza alli xxvnn di Decembr. mdlxiiii 

G. Vasari 

Direzione come sopra: il Duca era a Pisa. 

N.° CLII 

Cosimo I al Bronzino. Da Pisa 27 Gennaio i565 
( Arch. e. filza 33 del Registro di Lettere del D. Co- 
simo 1 5 63-i 565 V 

Al Bronzino pittore li xxvii di Gennaio 1564 
Carissimo mio. ricevemo la vostra de' 19, et inten- 
demo che non havete molto in dare fine alle tavole 
della chiesa de'Cavalieri * , et che per questo vorresti 
vi ordinassimo qualche altro lavoro ; però andate pen- 
sando che lavoro vi parrebbe da fare, et advisate celo, 
che alhora ci risolveremo, state sano, di pisa el dì 27 
di Genn. 1564. 

* Vedi leu. N.* cxxtu. 



lG6 CARTEGGIO EC. D* ARTISTI 

N/ CLffl 

il medesimo allo stesso. Da Pisa II Febbraio i565 
(Arch. e. filza e. ). 

A Bronzino pittore 

Carissimo nostro . le tavole di pittura per la chiesa 
de' Cavalieri et del Elba sono comparse; et quanto alle 
pitture che disegnate di fare nelle dua facciate di San 
Lorenzo, ci pare a proposito, et però potete comin- 
ciare a farne i disegni su cartoni , acciò li vediamo et 
cene risolviamo , perchè ci sarà grato lornamento di 
quella chiesa, state sano, di Pisa el di 11 Febr. 64. 

Nota 

Delle due facciate fu dipinta una sola , il martirio di 
S. Lorenzo. Degli affreschi di Iacopo Pontormo , già 
esistenti nella medesima chiesa e finiti dal Bronzino , 
ora non rimane traccia veruna, ma esiste nella biblio- 
teca Palatina il Diario del Pontormo , segnato N.° 351 , 
il quale ci ha conservato notizie curiose intorno ad 
essi. " A' dì 11 di Marzo 1554 " così esso comincia " 
domenica a mattina desinai col Bronzino. 

Mercoledì sera 29 mangiai mandorle — e feci quella 
figura che è sopra la zucca *. 

A' dì 9 Giugno 1554 cominciò Marco Moro a murare 
il coro e turar in S. Lorenzo. 

A' di 30 di Gennai. 1555 cominciai quelle rene di 
quella figura eh' piagne quel bambino. 

A' dì 31 feci quel poco del panno che lo cigne. 

A' dì 1 Febbr. feci dal panno in giù, a' dì 5 lo finii, 
e a' dì 16 feci quelle gambe di quello bambino, che 
lì sotto. 

4 di Marzo feci la testa di quella figura che è sopra 
quella eh* sta così — . 

* Vi sono sempre aggiunti schizzi delle figure fatti a penna; il mano- 
scritto sembra copia del secolo XVII. 



CARTEGGIO EC. h' ARTISTI lGj 

4 di Marzo domenfca feci quel torso che è sotto a 
quella testa detta. 

E lunedì feci quel braccio di quella figura di testa 
che alza, come mostra questo schizzo. 

Martedì e mercoledì feci quel vecchio el braccio suo 
che sta così — . 

A' dì 1 5 Marzo cominciai quel braccio che tiene la 
Correggia, che fu il mercoledì. 

Mercoledì a' dì 20 fornii el braccio di venerdì, e lunedì 
innanzi havevo fatto quel busto ; el martedì feci la te- 
sta di quel braccio che io dico: giovedì mattina mi le- 
vai a buonora e veddi sì mal tempo e vento e freddo 
chio non lavorai, e stetti in casa. Venerdì feci quell'al- 
tro braccio che sta a traverso, e sabato un poco di quel 
campo azzurro , che fummo a' dì 23 , e la sera cenai 
once 11 di pane, due uova e spinaci, che fu la do- 
menica. 

Martedì 26 feci quella testa del putto che china — 
ebbi un sonetto dal Varchi. 

Mercoledì feci quello resto del putto , el>bi disagio a 
quello stare chinato tutto dì , di modo che mi dolse 
giovedì le rene, e venerdì oltr'a dolermi ebbi mala dis- 
posinone, e non mi sentii bene, e la sera non cenai: 
e la mattina che fummo a' dì 29, 1555, feci la mano 
e mezzo el braccio di quella figura grande, el ginocchio, 
con un pezzo di gamba dove posa la mano , che fu el 
venerdì detto. 

3 Aprile feci quella gamba dal ginocchio in giù con 
gran fatica di buio. 

Venerdì cominciai un'ora innanzi di quelle schiene , 
che sono sotto a quella. 

Martedì feci quella gamba con la coscia sotto, e quel- 
le schiene che soo sotto a quelle schiene dette di sopra, 
cioè — . 

Sabato lavorai quel masso , e venne el Duca a S. Lo- 
renzo, cioè all' Ufizio. 

Giovedì lavorai quelle due braccie. 



lG8 CARTEGGIO EC. D* ARTISTI 

Venerdì feci la testa con quel masso che è sotto. 

Sabato feci troncone e masso e la mano. 

A' dì *?7 — finii quella gamba sola , che sta così — .. 

Martedì — cominciai quel braccio di quella figura , 
che sta così — . 

Morì el Tasso. 

Mercoledì e giovedì la finii. 

Martedì cominciai a far quel torso , che tien el capo 
allongiù , così —, 

Giovedì feci un braccio. 

Venerdì lallro braccio. 

Sabato quella coscia di quella figura che sta così — 

20 di Maggio , lunedì , cominciai quel braccio di detta 
figura. 

Martedì quell'altro braccio. 

Venerdì finii la figura. 

Mercoledì feci quel capo che sta sotto a quella figura , 
così — . 

30 di Maggio giovedì la coscia. 

Venerdì quelle schiene. 

Sabato finii la figura. 

Mercoledì — feci quelle spalle di quella figura che 
sta così — . 

Giovedì feci el braccio. 

Venerdì la fornii. 
Mercoledì feci quella testa di morto con la barba, eh' è 
sopra a quella figura. 

Giovedì feci quella testa e braccio di quella figura 
che sta così — . 

Venerdì feci il torso. 

Sabato le gambe e la fini'. 

Martedì si disfece il ponte ; mercoledì si remurò le 
buche. 

Giovedì a' dì 4 di Luglio cominciai quella figura che 
sta così — . 

Venerdì , sabato feci infino alle gambe. 

A' dì 9 venerdì feci una coscia. 



CARTEGGIO EC. D*ARTIST1 iGo, 

Giovedì feci quell'altra gamba. 

A' dì 12 venerdì — lavorai quel doccione lungo ra- 
sente l'assito (sic). 

16 martedì cominciai quella figura. 

Giovedì lavorai in S. Lorenzo un poco e finii la fi- 
gura. 

Venerdì 26 feci quella testa che guarda in qua — . 

Martedì cominciai la figura. 

Mercoledì insino alla gamba. 

A' dì primo Agosto giovedì feci la gamba. 

Venerdì feci el braccio che s' appoggia. 

Sabato quella testa della figura che è sotto, eh' sta 



così—. " 



N." CLIV 



Il medesimo a G. Vasari. Da Servaezza 27 Marzo 
i565 {Ardi. e. filza 33 Registro di lettere del D. 
Cosimo dal i563-i5G5 ). 

A Giorgio pittore. Carissimo nostro 

Desiderando sommamente che la muragla del corri- 
dor sia finita in più breve tempo che sia possibile, 
habbiamo considerato che sia necessario far uno sfor- 
zo avanti che venga la ricolta, et le faccende de'con 
ladini, con estendersi per tutto in uno medesimo tem- 
po co' fondamenti et con laltre cose , come crediamo 
facciate : et perchè si possa abreviar questo lavoro, vo- 
gliamo facciate metter mano per lutto, et così in un 
medesimo tempo lavorando in più luoghi sarà fatto con 
più prestezza, sì come desideriamo, et se bene lirni- 
tamo la spesa di scudi 200 Ta settimana, vogliamo si 
spenda quanto fa bisogno, pur che si spendino util- 
mente, et che il lavoro si acceleri: et però habbiamo 
ordinato a Veri de' Medici che paghi ogni settimana 
quanto da voi li sarà ordinato , et li habbiamo manda- 
lo lordine da poterlo fare. Però spendasi per settima- 
na quanto vi pare bisogni per finirlo presto, che a noi 



1 ^O CARTEGGIO EC. D ARTISTI 

non dà noia di far la spesa che si doveva fare in 6 me- 
si in 2 o 3 , desiderando vederne presto la fine, stale 
sano, da Seraveza il dì xxvii di Marzo 65. 

Nota 

"Allo spedalingo di S. Maria Nuova. 

In virtù di questo mandato a Veri de' Medici pa- 
gate 200 scudi ogni settimana per le spese della mu- 
raglia del corridore del palazzo di piazza al palazzo de' 
Pitti, di fir. 12 Marzo 1564 ". {filza e. ). 

" -Addì xix di Marzo 1564, lunedì, a ore 18 fu co- 
minciato a gittare il primo fondamento del primo pi- 
lastro per fare un Corridore dal Palazzo Pitti al Palazzo 
Vecchio f qual pilastro fu di getto ed aia (ghiaia?) e cal- 
cinale fu quello eh' è dirimpetto alla volta de'Girolami 
lungarno ( Memorie fiorentine inedite J. 

N.° CLV 

Bart. Ammannato al Principe Francesco. Da Firen- 
ze 3 Aprile i5G5 {Ardi. e. Carteggio e. filza j 84 )• 
È autografa 

Illustrissimo et eccellentissimo Signor et Patrone mio 
senpre osservandissimo 

Io commesi a un bonbardiere di Castello mandato a 
Livorno che guardasse con diligentia nella munitione 
di Pisa e in quella di Livorno se vi era cosa al pro- 
posito per aiutare a drizzare la colonna , e scrissi a 
l'uno et all'altro proveditore che per commessione di 
V, E. 1. gli dovessero mostrare tulle le taglie, e i canapi 
che essi havessero: quello dell'arsenale di Pisa non ba 
taglie, ma ben 4 cavi nuovi e buoni , e due altri de' vec- 
chi , i quali non moverebbe senza rescritto di V. E. I. 
L'altro di Livorno ha pochi funami al proposito, se- 
condo la nota eh' egli manda. Le gumine grosse non 



CARTEGGIO EC. D ARTISTI 171 

sono al proposito , perchè non si possono tenere forte 
all'argano per la loro grossezza , l'argano vi gira den- 
tro , e non s' appicca, delle taglie ve n'ha un paio gran- 
dissime di 3 braccia di tanta grandezza che sono trop- 
po, rispetto che ingombravano fra l'ima e l'altra brac- 
cia 6 d' altezza , che tanto maggiore bavrei a fare il 
castello . Ho dato ordine alla Magona che si faccia fare 
alla federa il ferro a proposito per farle, e in Firenze 
si gittano le girelle di bronzo. V. E. I. mi perdoni, 
eh' io so benissimo eh' ella sa quello che bisogna per 
alzare un tal peso, e che, dato i danari che fanno di 
bisogno a un ministro, non s'harebbe a dar più noia 
alcuna al suo Signore; e questo è quello ch'io voglio 
dire , eh' io non ho danari da far argani e altre cose 
gagliarde che ci vanno, solo le pietre che ci vanno sotto 
la colonna per basamento , che hanno da essere inve- 
stite, sono 50 carrata , fatto mercato a tre scudi la 
carrata, insieme con Francesco di Ser Iacomo, che mon- 
tano 150 scudi; ho di spesa la settimana in giornata 
solo scudi 1 8 in maneggiare legnami e fare il castello 
gagliardo e sodo, non di meno in quel modo eh' ella 
vorrà eh' io faccia , et io farò : si è fornito il fonda- 
mento, e siamo atorno al castello, il pezzo che s'ha 
da giugnere si lavora , e io sono restato di murare in 
piazza, perchè ho voltato gli 30 scudi la settimana in 
un luogo solo, fino a tanto che piacerà a V. E. I. di 
aggiugnere più danari secondo il bisogno di queste ope- 
re, e humilmente etq, etc. 

Firenze 3 di Aprile 1565 

Bart, Amannati 

( Direzione) All' Illmo. et Eccmo. Sre. etc. il Prin- 
cipe di Fiorenza e Siena 



l'JI CARTEGGIO EC. D* ARTISTI 

UT. CLVI 



Il medesimo allo stesso . Da Firenze Aprile i5G5 
C Arch. e. Carteggio filza 33 del Registro di Lettere 
del D. Cosimo dal i5G3-i5G5 ). 

È copia, segnata " Copia del memoriale di m. 
bto. amannati. " 

Illustrissimo et eccellentissimo Signor et patron mio 
osservandissimo 

Questo è il ragionamento che io ho Lauto con que- 
sti ministri di V. E. I. alle sue fahriche, quel tanto che 
le piacerà di più o di manco stiamo ad aspettare per 
obedirla, che del' assegnamento de' Pitti sene tragga 5 
scudi la settimana e tanti di quello di palazzo , e 5 della 
fabrica de' magistrati , et tanti del opera , che saranno 
20 la settimana , de' quali sene paghi al presente 6 scar- 
pellini et altrettanti manovali, tutti gagliardi et atti alle 
cave , et buomini da muovete ogni peso et caricare 
ogni gran carrata , et si faccia hora a uso delle quatro 
fahriche due buoni carri, uno carretto da reggere peso 
di 25 migliaia, un altro di 6, sì come si usano a Car- 
rara, fatte queste spese ogni fabrica sene ritragga tante 
carrate di marmi , chi del bianco et chi de' misti , se- 
condo i sua bisogni et le sue misure, e ciascuno tenga 
i sua conti, et chi riceve a Seraveza sia obligato a ren- 
dere conto a ciascuno che ha pagato in Firenze , et per 
questa state tenere gì' huomini a Massa , che 1' a vie- 
ranno la strada et le cave, onde si agevolerà il gilta- 
re e marmi dalla cava a basso, che questa è l'impor- 
tanza, che per piccoli che siano non si rompi no nel ca- 
largli , che ci verrà fatto nel cavare assai, bo cercato , 
e non si trova chi voglia al presente torre lopra di se 
a condurre e cavare , che sia homo che non voglia più 
tosto caparra di denari che dar marmi ; ancora con que- 
sto assegnamento si faranno alcune masseritie necessarie 



CARTEGGIO EC. D* ARTISTI 1^3 

per servitio di tutte quatro le fabriche, dandole per 
consegna a uno delli scarpelli™ posto a tale lavoro. * 

JSV CLVn 

Lamberto Lombardo a G.Vasari. Da Liegi 27 Aprile 
1 565 ( Manoscritti della Galleria degli Ufìzi ). 
È autografa 

Molto Magnifico Signor mio honorando. Mr. Dome- 
nico Lampsonio , secretano di monsignor di Liege, no- 
stro commun padrone, mostrandomi una vostra in ri- 
sposta alia sua, mi ha racceso il desiderio, che già gran 
tempo havevo havuto, di darvi testimonio del grande 
amore et affetto, ch'm' ha fatto portar alle rare vertù 
vostre la lettura delle vostre vite de gli huomini illu- 
stri nell'architettura, scultura et pittura, ne' quali le 
vigilie et lodevolissime fatiche da voi impiegiate (sic) 
resteranno in eterno , et sempre ve ne rìngratiranno 
( sic ) gli huomini della profession nostra, et non man- 
co di questi sono tenuti etiandio quelli, che vanno gon- 
fiati dérudilione d' admirare et apprezzar il secolo di 
hoggi, da che siete nato, et non havefamio (sic) ver- 
gogna di dire, secondo 1' oppinione di Pitagara, che l'a- 
nima d' Apollodoro, Parrhasio, Antigono, Pamphilo, A- 
pelle sia ritornata nel corpo di Giorgio Vasari , et se 
io non fossi christiano , saria la mia opinione così : et 
panni di vedere ne' campi Elisii un numero di valenti 
artefici rallegrandosi con piacevoli dispute, secondo i 
lor capricciosi pensieri in vita loro, eh' 1' anima vostra 
sia d' uno di quelli sopradetti, ma io non dubito la più 
parte credono che sia un fiato della gratia di Dio omni- 
potente inspiratovi, acciochè la vertù di tanti homini 

* Vi è notato : II modo della distribuzione de' denari et del fare i 
carri piace a S. E., e li denari si mandino al camerlengo , che di là 
vedranno di fare cavare e marmi , sendovi cavatori die caveranno secondo 
le misure che da ciascuno saranno mandati loro, data in pisa el dì 9 
à' aprile 65. 



1^4 CARTEGGIO EC. d' ARTISTI 

et le opere tanto excelienti, uscite Foro di mano, le 
quali per il tempo sariano slate fuor d' ogni memoria, 
restassero vive per laiuto del vostro amorevole spiri- 
to, et non fussero suggietti alla crudeltà delle Parche 
et sepolti nel fango dell' ollivione, amica dell' arrogan- 
te, ignorante et superba fortuna, in compagnia del tem- 
po divoratore della gloria humana . Onde non haverà 
tanta forza ne la crudeltà di costui, né la superbia di 
colei, che lasciarà di restar viva Li .memoria di que* 
nomi sacrosanti , consecrati all' eternità per le vere 
narrationi vostre elaborate d' inquisitione, fatica di viag- 
gio, sudore et travaglio, al quale vi ha indulto il vio 
( sic ) amore a quelle virtù , delle quali la benigna na- 
tura vi ha ornato ancora voi sì fattamente che noi al- 
tri tramontani ne restiamo stupefatti , et pare a noi e- 
straordinario et a gli homini letterati un miracolo che 
uno artefice sia sì eccellente filosofo et historico insie- 
me. Non già perchè non possa avenire , ma perciochè 
vi è tanto tempo di pareche centinarre d' anni passa- 
ì to che non è stato scritto né da artefici", né di loro, 
ne dato memoria delParte, né maniera da seguitare il 
bono. Voi sete et sareste (sic) un rossore al viso delli su- 
perbi ignoranti, et un vero spavento alli boni amatori 
di honesta gloria et di servitio al prossimo et deside- 
rosi che si conosca loro esser nati , i quali leveranno 
la testa con grandissimo amore di seguitare et racoglie- 
re quelli dolci fiori degli antichi et moderni nostri ar- 
tefici, et vene tesseranno una ghirlanda d' immortale 
honore; di questo humore ho per fumato il cervello, 
che riuscirà così: io sono arivato a bon numero d'anni, 
et nondimeno la modestia mi fa confessare che il legge- 
re le belle dimonstrationi et avertimenti de'vostri scrit- 
ti mia (sic) sia stato tanto nell'operare, quanto nel vi- 
vere di grande avantaggio. Questo non lo dico per a- 
dularvi, tanto mancho che , come mai vi vedi , così per 
T età mia non posso sperar quel che pur col core de- 
sidero di veder, né abbracciarvi mai , ma perciochè del 



CARTEGGIO EC. D* ARTISTI l'jS 

mia natura sono stato sempre amatore di quelli di' so- 
no utili a'presenti et quei che verranno dopo noi. Que- 
sta è la cagione de dire eh' i vostri libri adorni di tante 
belle et naturali sententie et dottrine de' mezzi, che de- 
ve tenere 1' artefice per arrivare al colmo della gloria 
di bono et eccellente maestro et filosofo insieme, mi 
tira il cuore ad amarvi , come credo ve ne haverà da- 
to testimonio per la detta sua lettera Mess. Domenico, 
che vi fa talvolta ritarmi in dietro, di che egli, homo 
di poca età , per la benignità di quel sommo giove , 
distribuitor d'ogni bene, habbia ha vuto un vaso tanto 
pieno de' diversi ingenii , bono et benigno, al quale 
non manca la cognitione della lingua greca ne latina ; 
el toscano parla et scrive che pare habbia pratticato 
l'Italia toutta la vita sua, bonissimo versificator latino, 
infumato dell' sententie di Platone, Aristotele et Epi- 
cteto, et amatore di tutte l'arti liberali, la musica 
gaillardamente , et con una dolce armonia canta : et 
quanto al l'officio di segretario, si può paragonarlo ad 
uno de' primi che si trovi. Io non ho mai visto cosi 
espediente a formar de' belli caratteri, non solo latini , 
francesi et italiani et grechi , et non mi maraviglio tan- 
to di tutte queste sue belle virtù insieme , ma ancho 
del suo gran iudicio del l'arte nostra, la quale s'egli 
praticasse non sarebbe inferiore a molti famosi oggidì, 
et il poco che si vede di suo si può dire ben fatto con 
bella proportione , et li colori messi in luoco lor ap- 
pertenente, et della ponta d'argento supra la mistura 
d' osso brusato mena la grafica così dolce e fumato che 
pare colorito et di lapis rosso et niègro parimente. Io 
quasi direi di lui come il Politiano di Leon Battista 
Alberti, qual cosa glie incognita? egli vi ama veramen- 
te di core, et parrecchie volte facemo discorso della 
virtù et valer vostro, dicendo io a lui, s'io non fosse 
così vechio , vorrei anchor veder quella amena Italia , 
cornu copie d'ogni virtù et d'altro; et lui non dice 
mancho, et che non vole morire che prima non sia 



1^6 CARTEGGIO EC. d' ARTISTI 

stato: sì sì, dico, Atropos vi sarà obediente a la vos- 
tra voglia. Perchè no? dice lui; et dico, anehora che 
siate giovane potreste anchor voi compiacere a quella 
vecchia streg-ha , che beve il sangue etiandio delli putini, 
et manda l'anima a Caronte, senza fede , senza rispet- 
to, implacabile inimica dilli desiderii nostri, quanto 
meglio si iudica con una bona speranza di noi, tanto 
più s'adira contro a noi, et così per dispetto tanto 
più presto bien spesso tronca il filo. Vattene in pace : 
et così ridemo. Io vi haverei volentieri scritto, et vi 
scriverei piùchose, ma la cagione che mi tiene la ma* 
no lenta et la mia voglia pocho ardita, è che io non 
sono prattico in scriver italiano, perchè già sono xxv 
anni ch'io son stato fuor di Italia, et dipoi ho prati- 
cato pochi Italiani, et ordinariamente le persone s'in- 
fastidiscono d' una cosa mal scritta. Ma lo spirito vo- 
stro ch'io comprendo per i vostri libri esser non meno 
amorevole et cortese che raro nell'arte, mi spinge 
ad aprir vi la intentione alla pittoresca et senza orna- 
menti di parlar, per dirvi il mio gran desiderio di poter 
per vostra cortesia sola mi bastaria una istoria di Mar- 
garitone, et del Gaddi et di Giotto una parimente, per 
conferir le con certi vetri che sono qui in antiqui mona- 
steri! , et altre intagliature di mezzo rilievo in bronzo, 
che stanno la più parte sopra la punta di piedi , et 
niente dimeno mi hanno fatto pensare più oltre che 
certe moderne di cento anni in qua : ma quelle che si 
trova da 2 , 3 o 4 cento anni mi satisfanno più quanto 
alla lor maniera, anehora che siano fatto più per usanza 
eh' di bontà et vera imitatione naturale. Mi ricordo ha- 
ver visto in Italia le cose fatte al tempo di 1400 , molto 
dispiacevoli al occhio per non esser né secche, né tampoco 
grasse, ne di bella maniera, et parmi ( perdonate mi s'io 
erro) lopere delli maestri che furono tra il Giotto et Do- 
natello riescono goffe , et così ghenè in paesi nostri et 
per tutta la Germania da quel tempo fin'a Maestro 
Rogiero et Ioan di Bruggia, ch'aperse li occhi alli 



CARTEGGIO EC. D ARTISTI 1 77 

coloritori , ì quali imitando la maniera sua et non pen- 
zando più inanzi, hanno lasciate le nostre chiese piene di 
cose che non simigliano alle bone et naturali, ma so- 
lamente vestite di belli colori. In Germania si levò poi 
un Bel Martino, tagliatore in rame, il quale non aban- 
donò la maniera di Rogiero , suo maestro , ma non ar- 
rivò però alla bontà del suo colorire, che haveva Ro- 
giero , per esser più usato all'intaglio delle sue stam- 
pe, che parevano miraculose in quel tempo, et hogi 
sono anchora in bona reputati one tra i nostri mansueti 
artefici, perchè anchora che le chose sue siano secche, 
però hanno qualche bon garbo. Da questo Bel Martino 
sono venuti tutti li famosi artefici in Germania , il primo 
quel absoluto amorevole Alberto Durerò , discepolo di 
esso Bel Martino, seguitò la maniera del maestro , ac- 
commodando assai più al naturale, benché non anchora 
del tutto , quel suo modo de pannisoni, et trovò una via 
più gagliarda et non tanlo secca, acconpagnata di geome- 
tria, d'oplica, regola et proportione alle figure, veramente 
debbiamo rendergli immortali gratie della bona via per in- 
trare nella perfettione dell'arte, havcndo egli sudato per 
questo effetto tanto nello scrivere quanto nell'operare, 
come a tutta l'Italia è noto. Chi dubita si queU'mirabile 
ingegno , dotato di sì divina mano e di tante altre fa- 
cultà , si fosse messo a considerare le reliquie delle 
antiquità, quelle stupende figure di Montecavallo, quel 
perfetto Laocoonte, et le terribili attitudini et sforci- 
menti di quelli doi gioveni ligati dalli serpenti , quel- 
l'Hercole grande, carnoso et musculoso, il svelto, ga- 
gliardo, morbido Apolline, certi liberi padri o Bacchi 
et delle donne tante belle Venere, quali belli ornamenti 
sariano restati nelli suoi libri della proportione del- 
l'homo? Ma come non sia homo nato ch'abbracci tulio, 
natura lo conserva per non lasciar i secoli voti, et per 
non si mostrare matrigna ad altri che vengono di poi. 
Onde certo io spero che delle man vostre si darà un 
dì con la gratia di Dio quella grammatica et il vero 

t. m 12 



1^8 CARTEGGIO EC. D* ARTISTI 

fondamento dell'arte , tutti i lineamenti et proporzioni 
ch'appartengono ad una statua di Giove, d'un Hercole, 
d'un Apolline, d'un Marte, Baccho, Venere, limone 
più grassotta, Diana vergine, Minerva all' Amazonica: 
et se io non lo potrò vedere, che forse la mia vec- 
chezza non concederà questa gratia a gli occhi miei , 
altri spero lo vedranno con ringratiamenli et lodi eter- 
ne delli liberali et virtuosi studii vostri. Et per questo 
effetto io prego l'omnipotente dio conceder vene la vo- 
glia et longa sanità, basciandovi la virtuosa et artefice 
mano, et pregandovi di voler pigliar in bona parte questo 
mio grosso scrivere, escusandomi veramente in quel 
modo, nel quale voi vi escusate manco veramente 
d'esser pittore et non scrittore. Di Liege. 

S^ io posso ottener di voi qualche figurina tirata sem- 
plicemente delle cose greche di Margaritone de , 

come ho detto di sopra , ó il gran piacere et beneficio , 
che io stimarò haver ricevuta da voi. a' 27 aprile 1565 

d. V. S. afletmo. da fratello 
Lamberto Lombardo 

( Direzione ) All' eccellente Artefice et istorico Sr. 
Giorgio Vasari darezzo pittore di fiorenza in fiorenza. 

Nota 

" Ma di tutti i sopradetti (Fiamminghi) è stato mag- 
giore Lamberto Lombardo da Liege, gran letterato, 
giudizioso pittore ed architetto eccellentissimo, della 
virtù del quale Lanberto e d' altri mi ha dato notizie 
per sue lettere M. Domenico Lampsonio da Liege, uo- 
mo di bellissime lettere, e molto giudizioso in tutte 
le cose ". — Vasari* 



CARTEGGIO EC. D ARTISTI 1 79 

N.« CLVIII 

Cosimo I a Matteo Inghirami. Da Firenze ìG Mag- 
gio 1 565 ( Arch. e. filza 33 del Registro e. ). 

A Matteo Inghirami 

Spectabile nostro carissimo . Habbiamo ricevuto la 
vostra et inteso che havete dato principio al cava- 
re e marmi misti ; seguitate , et quelli che sono cava- 
ti fateli condurre alla marina: et quanto a quelle sal- 
dezze delle misure, che havete ordine di salvare a 
stanza nostra, vorremo che incominciassi a farne sboz- 
zare per colonne, procurando che tutto si faccia con 
diligentia di quelli che fussino el proposito per colon- 
ne etc. etc, 

di fir. el dì di 16 maggio 65 

N.° CLIX 

Il medesimo allo stesso. Da Firenze a Giugno i565 
{Arch. e. filza e. ). 

A Matteo Inghirami. di fir. 2 Giugn. 65 
Habbiamo ricevuto la vostra de' 26 del passato , et 
habbiamo inteso quanto scrivete circa i marmi misti ; 
et quanto a quel pilo , si sbozzi et si voti a discrezione 
per alleggierirlo , advertendo di lasciarvi tanta gros- 
sezza che non porti pericolo di rompersi al condurlo: 
et per abozzare le colonne habbiamo ordinato al Aman- 
nato che vi mandi dua scarpellini pratichi , sì come 
ci scrivete. 

N* GLX 

G. Vasari a Vincenzio Borghini. Da Firenze io 
Giugno i565 (Manoscritti della Galleria degli UfiziJ. 
È autografa 

Magco. et Rdo. Sr. mio 

Cbi altri tribola, se non posa: imperò non mancho 



lSo CARTEGGIO Et. d' AUTISTI 

di quanto ricercate , et per ora vi mando , come la 
vedcrà in questa, sehizato di mia mano, come son già 
fermi, il numero 2 et il N. c 4, acciò che terminiate a 
modo vostro; il 3° à bisognio che siamo insieme/ per- 
chè è per ripieno, il N.° 5 là il Parrigino , et il N.° 6 
che Ser Gostantino larà oggi da lui, et vegli manderà, 
il Numero 7 farà Vincenzio de' Rossi che larete, et 
io vedrò che domani il N.° 7 et N.° 8 laviate: il resto 
lavete fino alla porta di palazzo, che vela manderò con 
gli altri, che domani finirò. Intanto andate scherzando 
intorno al cortile, che troppo avete da fare. 

11 Duca rispose al Caccino sopra quela facenda che 
si voleva servire di lui 2 anni ancora a Pisa , et che 
non mancherebbe occasione, credo che Mess. Sforzo 
abbi operato per Benedetto Uguccioni, però non si sa 
altro. Sua Ecctia. voi che sinbianchi Santa Miria del 
fiore, che sarà da fare per S. Carlo et Ant. Miniati eie. 
Non mancherò aiutare il Caccino a quanto o come, per 
gli pregii etc. ò caro vi riposiate, che così potessi far 
io! non vi vo' scriver altro, senon che, or che siate in 
riposo, che non pensiate far tanto che vi amaliate, che 
cosi farò io : et con questo fo fine raccomandandomivi. 
di fiorenza alli x di giugnio 1565. Il principe tornò di 
buona voglia, ed è vostro et mio al solito 

D. V. S. Sre. Giorgio Vasari 

(La direzione manca) 

Nota 

Questa lettera del Vasari e varie altre dirette al Bor- 
ghini, che noi daremo in appresso, si riferiscono all' 
apparato fatto in Firenze per le nozze del principe Fran- 
cesco e della arciduchessa Giovanna. 



CARTEGGIO J5C. d' ARTISTI 1 8 I 

N.° CLXI 

ti medesimo allo stesso. Da Firenze i3 Giugno i5G5 
CI. e). 
È autografa 

Reverendo Sr. Priore 

Io vi mando per questa mia tutte le inventioni che 
sua Ecctia. mi à dato per le medaglie, che le con- 
sidererete et troverete sopra ciò quelle inventioni più 
aproposito alle cose antiche, et che abbino del buo- 
no: in quanto alle figure poi Sua Ecctia. mi ha detto 
che io gli scriva che a tutte , facciate un motto di let- 
tere che sia per dichiaratione di quelle, breve, arguto, 
et che sia elegante, che di questo sa chiaro che lo ser- 
vire (sic) bene, et a me pare che S. E. I. abbia mo- 
stro di maniera lanimo suo Che potrete far con queste 
inventioni che storie voi volete: lui confida nellopera 
vostra assai . intanto la S. V. formerà a suo modo qual- 
cosa e lo manderà perchè si disegni, et io in questo 
mezzo atenderò a far seguitare le volte et le facciate 
dfcl cortile , alle quali ò dato principio : et risolvetevi 
che le cose che avian prese a fare ci porterano de' 
dispiaceri, perchè i cervegli che aviano a maneggiare 
son cattivi, invidiosi, et anno chi cercha darci brighe, 
basta averei accennato questo. Et già Lorenzo del Berna 
à rifiutato l'arco del canto alla pàglia, ove voi far al- 
tro che a'Ricasoli et al Prato: questo basti, che moltaltre 
cose anno corispondentia che non scade dirle, pure 
io non resterò che tutto si acomodi, perchè al Cac- 
cino in questo* per non esser pratico, vanno le cose tar- 
de, o bisogni» ' metti verso, perchè se si va facendo 
così, non sarà a ordine cosa nessuna . stamani sono 
stato tuta mattina a cavallo per ordir tutte queste co- 
se, che necessario star desti, perchè ci sarà cavato il 
sonno, da un canto ò caro che stiate costì per salu- 
te vòstra et dell' opera , aciò possiate studiare et 



182 CARTEGGIO EC D* ARTISTI 

riposarvi; ma il non esser voi qui che non ò con chi 
conferire certe cose che inportano, dà anche noia: 
se sta sera arò acomodato larco della paglia, domatti- 
na vi scriverlo et manderò aposta il disegno con gli 
altri, et quanto si sarà fatto. Intanto voi mandate tutte 
le storie de' Tornaquinci et del sale et le figure 4 da 
farsi nel cortile di rilievo: et pensate al resto di quelle 
che vano ne gli pilastri atorno : et io resto intanto al 
comando vostro, di fiorenza alli 13 di Giugnio 1565. 

D. V. S. Sre. 

Giorgio Vasari 
( Direzione ) Al Molto Magco. et Rdo. Sr. mio il Sr. 
Spedalingho de' Nocenti. A popiano 

N. c CLXII 

Il medesimo allo stesso. Da Firenze 17 Giugno i565 
(Z. e). 

È autografa 

Magco. et Rdo. Sr. spedalingho 

Io ò atendere a tante cose, et ciò drento tanti dis- 
piaceri che talvolta non so dove mi sia; con tutto ciò 
vo innanzi, et satende a far che cui à dafare le cose 
che inportano, le seguisca. Duolmi oltra modo più di 
voi che di tutte queste cose, et vi veggo carico et agra- 
vato di troppo pesi; pur glie forza a ire innanzi, et 
perchè so che anche di questo usciremo , non dirò al- 
tro , senon racomandarsi a dio, far quel che si può, 
e non sforzarsi tanto che si caggia sotto il peso di que- 
ste fatiche, perchè ognuno riderebbe, condire ben gli 
sta. da un canto ò caro che siate fuor di qui , perchè 
il non esser molestato inporta il doppio, però glie 
forza ancora travagliare , poiché siamo in ballo , allo 
innanzi. 

Se non avete auto più disegni del N.' sette, non è 
mia colpa: et quel del N.' 8 non lo mandarò, perchè 



carteggio ec. d'artisti i83 

sé auto allogare, come intendesti dal Caccino, al Par- 
ricino, che à bisognio lui per poterlo tritare. Intanto le 
statue sono allogate et le pictture , et si daranno i te- 
lai delle prime per la religione di Sto. Stefano et di 
Valle Onbrosa, Carnai (sic) et la Verna: le atre (sic) 
vi spettereno , da che avete voglia variare si potrà far 
senpre. 

Del N.* 6 a me parebbe che dalle 4 storie dinanzi 
infuori et la prospettiva et laltro archo, che viene si- 
mile per farvi una storia , dico quello che drietto alla 
via che va a San Sisto, non ci facci altro, et sareno a 
tenpo alla tornata vostra a risolverlo, né mancherà 
ornamento da farsi per finirne uno, et in questo so' ri- 
soluto secondo il vostro . gusto. 

Il Caccino ma letto certi capitoli della vostra lette» 
ra , che a tutto sé dato ricapito per aviso 

Io non mi maraviglierò punto di quanto avevi scritto 
prima, perchè prima mi conferisti che nella vita di Au- 
gusto ci ano certe cose, le quali nel .... * il Duca 
lo feci risolvere a quanto vi mandai, et mi piacce si 
faccino, perchè quando verrete troverete il cortile fatto, 
una di quelle crociere con le facciate, che vi piaceran» 
no : et mi comincierò dalle prime , et arei caro di sa- 
pere se volete che io scriva i motti intorno come le 
medaglie, overo da pie o da capo: avisate perchè io 
possa farlo fare, perchè ò bisognio levare i ponti di 
mano in mano, et riuscirà cosa bella, piacemi che tor- 
niate, perchè si potran quelle che vi sovengano met- 
terle in consideratione al Duca per farle con le altre, 
che le melerò (?) seco fino al vostro ritorno. 

ÀI Prato sé dato lordine a Francesco della Camilla 
et a chi fa le storie, di quanto avete scritto, et si se- 
guirà lornamento di legnio per Lorenzo del Berna, e 
lo vole statue: le storie ano auto i telai e tende. 

L'opera de'Ricasoli si seguita per Lorenzo del Berna 

* Lacuna cagionata dall' amido. 



1 S4 CARTEGGIO EC. d' ARTISTI 

il legniame : a Bronzino si asetta la stanza in San Lo- 
renzo, et voglion tante cose che dubito che, secondo 
senio che si ragiona , che 50 mila scudi non vi fanno. 
Io mene rido, et talvolta mi crederete, perchè si 
parla con due voci : voi siate valente , ma troppo buo- 
no : et questo basii , che sapete che conosco troppo. 

Michele à fatto alcuni disegni , et à bisognio di aiuto ; 
stamani è stato meco, et ò ordinato il tuto che sarà se- 
condo il vostro gusto , così la cosa di quel protio (por- 
fico ? J che se ordinata secondo il vostro disegnio, che 
è buono , per quel che volete far voi , che in questo 
ò cerco satisfarvi, perchè queste cose ano a servire alla 
inlenlione , et non lintenzione a queste cose. 

Maestro Giovanni fa le storie del N.° 6, e gli altri 
le statue: el legniame camica, così il N.° 7. il JN." 9. 
si lavora la porta, et maneha alogar due storie, perchè 
le tre che fa quello amico, il principe non le voleper 
niente. Is.° 10 si fa larmadura. Il jS.° XI è già due ca- 
vagli innanzi, et la statua del modello della sala et le 
altre inposte, così gli altri atendonp ; storie non se dato 
niente , perchè non è risoluto niente. Il numero XII è 
più inanzi di tutti el legniame : et il Moschino à già 
fatto tutte le ossa delle ligure. 

In sala il palco si finì; son tutti nel cortile , et Fran- 
cesco da Poppi al fresco si porterà bene, et la sala son 
già le xn tele tirate inanzi, i telai fatti, la sala chiusa, 
et lunedì si lavorerano, perchè è venuto già quel ve- 
nivano, quel Pistoiese overo Veronese, et ò auto il 
resto della prospettiva, et perchè questa volta vo'fur 
fine, dirò solo che in Santo Spirito ei lavora alla fe< 
sta , che per hora il principe vole che basti questo, sta- 
mani gli aviate dato la lista de' festaioli del calcio et 
dellaltre cose, che a tutto darà ricapito; et perchè non 
vo' voltare il foglio, farò fine col raccomandarmi vi. di 
Fiorenza alli17 di Giugnio 1565 il vostro Giorgio Vasari. 
Le bandiere delje potentie sono allogale. 
(Direzione) Al molto Mageo. et Bdo. Sr. mio ilSr. 
Spedalingho de* accenti. A poppiano 



CARTEGGIO EC. D* ARTISTI l85 

N. e CLX1II 

Il medesimo allo stesso. Da Firenze 18 Giugno i5G5 
( /. e). 

È autografa 

Rdo. Sr. mio 

Sé ricevuto la vostra lettera senza avisar niente di 
quel che gli scrissi fino a ier laltroj pur spetto con de- 
siderio il suo ritorno. 

La lettera che la S. V. mi à mandata, ò inteso quan- 
to avete fatto sopra larcho N.° xi, che allocasione lo 
mostrerò a Sua Ectia. : et in quanto al ordine , mi pia- 
eie tutto , salvo la storia di lui con la Duchessa, per- 
chè se volete mostrar la patientia sua, non la mostre- 
rei con esso lei , che par più tosto uno offenderlo et 
tassallo , perchè so qual cosa , et venite a risfrescar le 
piaghe; inperò di tutto mi rimetto, et all'ocasione le- 
gerò ogni cosa et si farà quanto dirà, intanto potresti 
esser tornato, le storie non importa darle di queste co- 
se ora, perchè ogniuno à che fare, le statue mi piac- 
ciano et si seguirà. 

I/archo N.° 7 doveria Vincenzio a questa ora avervi 
mandato il disegnio , et potrete acomodallo come più. 
vi piacerà con le storie vostre, perchè pareggi quello 
altro del N.° 6, che fa il medesimo. 

Linprese, se ben fate le storie in qua et in là, non 
toloro (sic ) niente per amor de' motti, che è un'altra 
sorte di cosa , se bene e J replica il medesimo, perchè 
quivi si tratta de' benefìtii publici et privati et de la 
casa loro, et le inscritioni si farà poi che arete visto 
come e' tornano come staran meglio. 

In quanto alle figure o virtù trovate linventione a 
quelle quatro di rilievo, perchè nò bisognio che mi 
ornino quel cortile, che per quegli io mi risolverò di 



1 86 CARTEGGIO EC. D* ARTISTI 

fargli pieni di trofei darmi o qualche altra cosa di grot- 
tesche. 

Del N.° 6 Mess. Giovanni farà le altre due storie , et 
lasciera la terza de' Turchi fino al vostro ritorno, ma 
vi dico bene che è necessario risolvere a chi à da fare, 
perchel tenpo passa , et non è come lo scrivere. 

Io non ò che dirli seno che molti aspettano il vo- 
stro ritorno, et io particularmenle: il Duca à diman- 
dato quando tornate . due volte gliò detto che scriverrò 
se voi S. E. che torniate : ma detto segliè qui inanzi 
S. Giovanni, basterà. Ieri il Principe dimandomi quan- 
do ci saresti, gli dissi il medesimo , si quietò. Io atendo 
al solito mio a' lavori, et mi vi raccomando, diteci 
molte cose, ma dachè lispetto, farò fine, di fiorenza 
alli 18 di Giugnio 1565. 

D. V. S. il vostro Giorgio Vasari 

( Direzione J Al Rdo. Sr. spedalingho de' Nocenti Sr. 
mio obsmo. A popiano 

N.° GLXIV 



i 



Cosimo I a Matteo Inghirami. Da Firenze 18 Giugno 
565 (Arch. e. filza 34 del Registro e. ). 



A Matt. Inghirami 

Habbiamo inteso quanto ci scrivete per la vostra del- 
li 1 1 , et parimente quanto ci scrive Maestro Gio. da 
Montauto , al quale habbiamo risposto , et vedreno vo- 
lentieri il marmo delle 3 teste, et habbiamo ordinato 
siano mandati al camerlengo li scudi cento, che ci 
scrivete che mancano a dar perfectione alla strada . di 
fir. 18 Giugno 65. 



CARTEGGIO EC. D* ARTISTI l8^ 

N/ CLXV 

G. Vasari a Vincenzio Borguini. Da Firenze 19 
Giugno i5G5 (Manoscritti della Galleria degli Ufizi ). 
È autografa 

Rdo. Sr. Spedali ngho Sr. mio 

Stamani ricevi una vostra, che risponderò a quella 
prima d' ieri , et così anche a quella di stamani. 

Il Duca nostro fu stamani a udir messa in santa 
Croce per visitare il generale , et io suo fante a pie , 
dove egli al solito stè nella stanza solo, et si negotiò 
molte cose, et per non volere né potere scrivere io il 
tutto, le lasserrò: gli lessi poi tutta la cosa vostra del- 
l' archo numero xi, che molto stèntamente ludi], et 
tutto gli piacque: alla cosa della Duchessa scosse un 
poco, poi per servirvi gli dissi; Signore, questo là a 
dedicare a V. E. I. la città, la quale deve in questo caso 
far ciò che è vero et ciò che gli piaccie, et in questo avendo 
in gran parte il Priore, contentato V. E., di queste cose 
anche dovete, et lui che sapete quanto vi ama, quanto 
è intero, et io che non ò a mettervi in mezzo mai, 
darci questa contenteza , se troveren' meglio, faren' me- 
glio, rispose ridendo voi a poco a poco mi avete 
condotto in piazza fare ciò che vi piace, che mi con- 
tento dogni cosa. Et è questo èl fine de N.° xi, che 
spetterò la S. V. a dar le storie, perchè an' bisognio di 
voi et di me per alcune considerationi che S. E. I. mi 
à detto, che non posso dille ora, che è fuor di proposi- 
to. Basta che tutto gli piace, et che glie fermo a fatto. 
Del N° sei non si può mancare al bel disegnio vo- 
stro, bucato in mezzo perchè si vegga dove à passare 
il popolo, et non vo' per niente alterar lanimo suo di 
cose che dimandiate, et de tanto il tren che vi voglio, 
che se fussi tanto per chi si fa tante fatiche, né voi né 
io periremno mai. Signore Priore, io cascherei sotto 
tanto peso et duro una faticha infinita, et tutto va 



1 88 CARTEGGIO EC. V ARTISTI 

bene, ma quid ergo eritnobis? basta cbe io cascherei, 
dico, se non fossi la gran pratica et giuditio et resolu- 
tione che io ho . In so ri ma larcho N.° sei sarà il vo- 
stro disegnio, le storie che darete, perchè sapete che 
io ò modo da acomodarmi per tutti e versi . Io spet- 
terò il vostro ritorno , et ho bisognio delle imprese 
che presto muterò de' palchi al cortile . Et senon ve- 
nite , scrivete che comincino domani colle prime , che 
sono il Capricorno, Lelba etc. j et perchè non posso 
dirvi altro, finisco con raccomandarmi vi. Di fiorenza 
alli 19 di Giugno 1565. 

D. V. S. Servitore 
Giorgio Vasari 
f Direzione J AI molto Magco. et Rdo. Sr. mio il Sr« 
spedalingho de'JNocenti a popiano. 

N.* CLXVI 
Il medesimo allo stesso. Da Firenze 21 Giugno i565 



o' 



(/. e). 
È autografa 

Magco. et Rdo. Sr. mio 

Io spetto più voi cbe il Messia, et se io vi par che 
dia la baia, avete il torto , che la darei a me. Il vo- 
stro mandar disegni, mi, fa non maravigliare ma stur 
pire, perchè il disegnio ancorché sia cosa teribile, chi 
dà ad intendere lanimo suo è valentuomo , or pensa- 
te voi che non solo date ad intendere lanimo et lin- 
gegnio vostro , ma la, volontà di chi non la dicie e la sa. 

Io ò cagione di volervi bene, perchè io so chi voi 
sete, amo voi, et voi amate me tanto che sio avessi 
un mezzo Duca che mi conoscessi come mi conoscete 
voi, et io fussi un quarto di S. E. I., et conoscessi 
il valore et la virtù vostra , non staresti a guardia di 
banbini , ma governeresti tutti e vechi di gran senno : 
ora andate a spasso che non vorrei che lamicitia 



CARTEGGIO EC. D*ARTIST1 1 89 

nostra * la candidezza del mio animo, et la bon- 
tà et virtù del vostro, finisco perchè non do baia. 

Quanto alla Duchessa vi ò servito da dovero. S. E. I. 
ora che ò ragionato stamani che sono stato seco tanto 
quanto à durato la procissione, in casa Anton France- 
sco Gondi a una finestra per vedere S. E. I., il Princi- 
pe et il Cardinale in pontificale drieto al Santissimo Sa- 
gramento , à auto gusto di veder in altri quel che già 
si vedeva in lui, ò ragionato, dico, di molte cose che 
non si possono né debbono scrivere. Inperò sopra a' fatti 
della Duchessa, vedendo con quanta ponderatione si 
camina et procede i.n ogni cosa si rimette in noi, et 
che faciano tutto quel che ci piaccie ; et à girato lui- 
timo trionfo della via, quando à visto il cortile, comin- 
ciato duna sorte che lo rende sicuro di . gloria et di 
honore, con dire: Giorgio fa tu, che io in questo non 
so più che mi dire, perchè fai et conduci più che non 
è capacie di poter si fare, et questo sia il fine ; io vi 
spetto, ò bisognio de' rovesci et fermar molte cose, 
credo che domani ci sarete , poi che non potete indu- 
giar più: et con questo spettandovi finisco; che dio 
sano et salvo vi conduca. Di Fiorenza il dì del corpo 
di Cristo a' 21 di Giugnio 1565. 

D, V. S. Servitore et amico vero 
Giorgio Vasari 

( Direzione J Al molto Magco. et Rdo. Sr. mio il Sr. 
spedalingho de'Nocenti. A popiano 

N.° CLXVII 

Il medesimo allo stesso. Da Firenze io Settembre 
i565 (/. e). 
È autografa 

Magco. et Rdo. Sr. mio 
Lepi tallio del sale sarà come lo vorrete, perchè non 

* -originale ha: Scr Giovanare 



190 CARTEGGIO EC. D ARTISTI 

dà noia a niente in far lo grande o piccolo, perchè 
ve spatio; et questo si terminerà veduta le parole. 

E termini si lassono stare per farvi quelle corazze 
o spoglie darmi che si terminò già, né scade far altro 
che questo. 

Se vi contentate non far nel arco sotto, dove si pas- 
sa, che epitaffi et grotesche et lettere, tutto si acomoderà 
così in questo archo come in quello della paglia, et 
lai tare col fuoco, che sia per finimento verso santa 
maria del fiore, già ne ragionasti : tutto sta bene, et 
non si facci storie, perchè son pur troppo quelle che 
si son fatte, et areno di molti fantocci: così non fussi! 
Pensi un poco la S. V. che vorei far dua storie di 
chiaro scuro per la sala grande nell'opera del Bandinello 
sopra papa Clemeute, una et laltra dirinpetto sopra la 
porta nella facciata della guardaroba , che vengono 13 
br. luna largha , et xj alte: queste ci avevamo disegnia- 
to in una far Lelba et laltra Livorno, in foggia del- 
laltre, ma perchè vano tanto alte et ronpono quell' 
ordine, ò risoluto farle di chiaroscuro, perchè lopera 
è tutta di pietra , et farà più unione, pensate a qualche 
istorie da far qualche bel capriccio, che poi che costì 
è il più onorato luogo di casa, si facci anche qua! 
cosa di buono, che so che lo farete. 

Qui le cose vanno innanzi, et oggi sono stato 3 ore 
col principe che si contenta assai , et mi à ordinato 
per le muraglie nuove cose, et che si vadi finendo quel 
che è cominciato, che tutto seguiterò quel che mi 
tocha . Intanto speditevi, che non state bene uno a 
Pisa, laltro a Popiano, che io do passata a ogni cosa, 
et con questo fo fine, raccomandandomi vi. di fìrenze 
alli x di Settebr. 1 565 

Ricordatevi della fonte da san D. V. S. Servitore 
Firenze, chel tenpo passa. Giorgio Vasari 

( Direzione J Al Molto Magco. et Sr. mio il Sr, 
spedalingho de'Nocenti a popiano. 



CARTEGGIO EC. d'àRTISTI I9I 



N. 6 CLXVUI 



Cosimo I a Matteo tnghirami. Da Firenze 17 Set- 
tembre i565 ( Àrdi e. filza .34 del Registro e). 

A Matteo Inghirami 1 7 di Settb. 65 

Habbiamo ricevuto la vostra delli 13, et per essa 
babbiamo inteso de' marmi misti mandati a Pisa, et di 
quelli che havevi in ordine per mandare, che tutto sta 
bene ; et quanto alle dua porticciuole che vi ordinamo 
facessi dal casino de Seraveza al monte et al fiume , vi 
diciamo che hanno a. essere di marmo et quadre , et 
tanto grande che vi possa passar uno a cavallo. 

N.* CLXIX 

Giorgio Vasari a Vinc. Borghini. Da Firenze 22 Set- 
tembre i565 (Manoscritti della Galleria degli Ufìzi), 
È autografa 

Magco. et Rdo. Sr. priore 

10 non ò risposto alla vostra, prima che non sé auto 
misure degli epitaffi, et ora vi si dice che f&cciate 
quante lettere volete, perchè ipitaffi sano a fare alla 
volontà vostra grandi come gli vorrete, che tutti, 
perchè vano fuori dogni cosa che se fatta, si spetterà 
la misura da voi. 

Laltre cose vanno alla fine; il Duca à detto che si co- 
minci a metter le abetelle per tutto, e che a mezzo 
novembre sarà il più lungho, et come avete inteso, il 
principe parte fra 8 dì, ed è necessario torniate, per- 
chè vi vegga et parli innanzi parta, et il Duca à diman- 
dalo più volte di voi ; ò detto che siate fuori per far 
le inscritioni. In somma qui bisognia, passata questa set- 
timana , venire a fine et accodare ogni cosa. 

11 Moschino à finito ogni cosa, e la storia la fa; così 



192 CARTEGGIO EC. D ARTISTI 

Maso del Bosco; Sandrino gli mancha 3 storie, sarà Iun- 
gba cosa, che ò visto il tutto et voremo finissi que- 
sti ornamenti , che a' 22 picttori, tenuti in opera un 
pezzo, Francesco della Camilla è sprone, * et Bronzino 
va piano al solito , Michele à finito gli spini , et così 
Giovanino fa la figura della religione et la storia , così 
Batista del Cavaliere è inanzi forte; Maestro Giovanni 
Strada à finito 4 storie et seguita il resto, et si farà 
del arco quel tanto che scrivete circa quelle figure 
ritratte che volevi colorire, larco si dipignie tuttavia; i 
Carnesechi sarà cosa lunga, et senpre sagiugnie qual 
cosa: et questo ci sarà che fare assai. 

4 cose del canto alla paglia -son tutte inanzi, et 
credo che se si fa un storia sua, vera finito presto : la 
porta è finita di S. Maria del fiore, resta larme del 
papa. Il cavallo di Vincentio è innanzi assai, così lar- 
co del sale, e la porta del palazo; Batista vostro fa la 
storia, così Iacopo. Il cortile è in fine et ciò che far 
4 dì apunto: il ricetto fra la sala de' dugento è finito, 
et lopera del Bandinello à già intorno intorno le cor- 
nice, et chiuso la colonna, et questa settimana van su 
le nichie et si sollecita: Federigo à che far x dì alla 
sua tela, et io mi mancha 2 quadri grandi della sala, 
poi posso scoprire il palco fino alla serena. In sonma 

ogni cosa **, la prospettiva el simile, siche 

potete venire. Io so' stato tuttavia male, et non ò 
requie, et pur Dio mi aiuta ; si dette al Caccino ogni 
cosa et vi ara risposto. 

Io non ò chs dirvi altro, se non che mi sto così 
molto malinconico. II gigante è vicino alla fonte, per 
il corridore si passa, el Duca ve stato, che gli sodisfa. 

Iersera stetti con sua Eccellentia a Pitti fino a 3 ore 
di notte a ragionar seco, et era su questo andare del 
Principe, et con questo fo fine con dirvi che qui è un 

* Così pare che si debba lecere e supplire la lacuna. 
** Lacuna cagionata dall' umido , dal quale questa lettera ha molto sof- 
ferto. 



CARTEGGIO EC. D* ARTISTI Iq3 

voce che i Turchi son fuggiti da Malta, àn lassato lar- 
tiglerie di Malta et àn preso una galea, et sia tale la 
lor partita che non ci tornino più. et son vostro, di 
fìorenza alli 22 di settbr. 1565 

D. V. S. Sre. il V. Giorgio Vasari 

C Direzione ) al Sr. priore degli Innocenti Sr. mio 
obssmo. a popiano 

N.° CLXX 

Il medesimo allo stesso. Da Firenze del Settembre 
i565 (l. c.J. 
È autografa 

Magco. et Rdo 

Veggo per quella che mi scrive la S. V. quanto avete 
fatto circha lo scrivere et pensare, che tutto so' più 
che certo, et mi piace siate al fine, ma più mi piacie 
che sarete fra 4 dì di qui; vene conforto per più ris- 
petti, ò piacere che Mess, Pier Vettori abbi lodato ogni 
cosa, che tutto ero certissimo; il far che Fabio Segni 
abbi che fare è bene, perchè anno ancor loro bisognio 
di tenpo. Mandovi in questa lepitaflio del sale, la sua 
altezza e larghezza; gli altri vi scrissi che si stabiliran- 
no grandi a modo vostro» 

Il Marcellino verrà lunedì senza altro , et questa set- 
timana prossima sarà su tutto il palco, et si vedrà 
levare il ponte et turare con le tele, et così S. E. I. 
vole che si metlino le tele nelle faccie ma turati da 
cartoni fatti di fogli da straccio per levargli in un 
subilo. 

Il Caccino doverà aver risposto, ora che Matteo suo 
fratello sé cavato la piena, et sta bene, che avrà che 
fare: la nota che mandasti va tuttavia dandogli fine, 
et io sto straccho et infastidito con gran gravezza di 
testa; vorei sbrigarmi di questi quadri, per poter per 
otto dì star fuori, che son mezzo morto. 

T. Ili, 13 



194 CABTBGGIO EC. »' ARTISTI 

Batista ài suo quadro delle 3 figure innanzi, così 
Iaconi o, e son ferme come la S. V. le dette iniscritli 
loro. Batista à queste tre : la Amaltea , eie la Dovitìa 
Opi madre degli omini e degli Idei , et a la Richezza 
che voi dite; col Iacopo à Minerva, et la Concordia et 
la Pace: et la S. V. scrive et ispone quelle che à Iacomo 
a Batista mescolando, che bisognia fermarsi, perchè non 
ci sia errore, spetterassi la venuta vostra. 

Col principe va il vescovo de' Ricasoli , il Concino , 
Mess. Antonio Ser Guidi, il Maestro delle poste, il Sig. 
Pierotto mio da Vernia, Mondragone, il Sr. Sansonetto 
da Vernia, il Sr. Alesandro da Vernia, il conte Ugo 
Spinelli, il figlio di Agostino del Nero, Antonio Tor- 
rigiani, che io so, io perchè non lo cercho, et sollecitano: 
questo basti. 

Dachè venite sì presto, farò fine etc. * 

di Settbr. 65 

V. G. Vasari 

(Direzione) come sopra 

N.° CLXXI 

Cosimo I a Averardo Serristori. Da Firenze 22 Ot- 
tobre i5G5 {Ardi. e. filza 34 del Registro c.J. 

Al Imbasciator M. Averardo Serristori. di fir. 22 Ot- 
tob. 65 

Magnifico Ambasciator nostro dilettissimo. Sua San- 
tità ci fece dono d' un pezzo di colonna di porfido , 
la quale è nella sua vigna di Montecavallo; et non ce- 
ne sendo mai valsi, desidereremo valersene, et però 
vi commettiamo che ne parliate a chi vi parrà a pro- 
posito, et procurate per tutte le vie di impatronir- 
vene, a fin che cela possiate poi mandare, con procurare 

* Anche questa lettera è molto danneggiata dall'umido. 



CARTEGGIO EC. d' ARTISTI 1J)5 

ancora la facilità di poterla trarre di Roma, advisandoci 
de] seguilo, state sano. 

Quando Sua Santità dette detta vigna al cardinale , 
sapendo che noi cercavamo un pezzo di pòrfido , lui 
stesso ci disse di questo che era in delta vigna, que- 
sto vi si dice acciò gnene possiate ricordare. 

N." CLXXII 

Il medesimo a Matteo Inghirami. Da Firenze 3o 
Ottobre i565 (Ardi. e. filza e). 

A M. Inghirami. 30 Ottob. 65 

In risposta della vostra de' 24 vi diciamo che la tavola 
lunga braccia 3 j et larga dua, vogliamo la incassiate 
per mandarcela qui, faccendola pesare, et advisando 
il peso , acciò possiamo mandare el navicello a levar- 
la . — fate diligentia di vedere se vi si trovano altri 
marmi neri, come la sudetta tavola. 

N. # CLXXIII 

Il medesimo allo stesso. Da Firenze a3 Novembre 
i565 (Ardi. e. filza e), 

M. Inghirami 23 Nov. 65 

Habbiamo ricevuto dua vostre lettere delli 10 et 14, 
et in risposta vi diciamo che Bernardino ha condotto 
a salvamento la tavola, et è stato a proposito che costà 
non sia finita di lustrare, perchè qua si aconcerà meglio, 
et habbiamo preso molto piacere che si ha trovata la 
cava de' marmi neri, però ci contentiamo che ricono- 
sciate d' uno beveraggio conveniente quelli tali, che 
in questo si sono afaticati . et quando ci manderete la 
tavola, haremo caro ci mandiate un saggio di questi 
marmi neri, de' quali non vogliamo sene cavi per al- 
tri che per noi et per il nostro servitio proprio. 



I96 CARTEGGIO EC. d' ARTISTI 

Nota 

II giorno antecedente scrisse a Isidoro di Montauto: 
Reverendo Don Isidoro di Montatilo etc. pagate — 
scudi 50 a Martino orefice per una corniola legata in 
oro, intagliatovi drento la testa di frate Hieronimo Sa- 
vonarola, conpera da lui fi. e). 

N." CLXX1V 

Tommaso de'Medici allo stesso. Da Firenze 1 4 Gen- 
naio i566 (Ardi, e Registro di Lettere di Tomma- 
so de' Medici dal 1 565- i5j3 ). 

M. Inghirami 

Il Duca, mio Signore, mi ha comandato questa mat- 
tina chio vi scriva che vuole un pilo di braccia 1- di 
quello marmo nero et bianco della maniera apunto che 
vi darà il Moschino scultore, il quale è venuto costà, 
et ha hauto commissione da S. £. di questa cosa ; però 
in questo farete quanto dal detto Moschino vi sarà det- 
to — 14 Gennai. 65. 

N.° CLXXV 

Cosimo I allo stesso. Da Firenze i3 Febbraio i566 
( Arch. e. filza 34 del Registro etc. ) . 

A M. Inghirami 

Per la vostra de' 4 del presente habbiamo inteso il 
seguito col Moschino scultore, et della cava trovata delli 
marmi; et visto le dua scaglie mandateci, a noi non 
paiono marmi del tutto statuari , però per ancora non 
ci risolviamo vi si cavi: et intanto ci adviserete di che 
spesa sarebbe quella strada , et a chi si aspetterebbe il 
farla, fir. 13 Febr. 65. 



CARTEGGIO EC. D ARTISTI 197 

N/ CLXXVI 

G. Vasari a Vincenzio Borghini. Da Roma i Marzo 
1 566 (Manoscritti della Galleria degli Ufizi). 

È autografa 

Rdo. Monsre. mio 

Io giunsi salvo a Roma, così la tavola, che non fu 
prima giunto chel papa non mi lasciò cavar gli stivali 
che volse vederla , et così fatta portare in guardaroba 
la vide , et gli piacque assai. Ragionai poi seco più di 
un'ora delle cose di cotesti Signori, et così volse che 
sendo avviato il martedì a ora di bere , finito che ebbe 
di veder la tavola, m' andassi a riposare: et mi à dato 
le stanze in palazzo , che son le medesime di Sua San- 
tità , che gli adopera il verno, che già Pauol 4° vi fece 
una capella, che il papa vole che vi si facci alcune co- 
se , che lo saperete per il primo aviso, così unaltra ta- 
vola, come la vostra di Badj.a grande , con dua quadri 
da lato, ricordandosi di quella di Gamaldoli, pure per 
laltar magiore del Boscho, che quella che sé fatta co- 
stì la manderà di corto, che va nuna sua capella, do- 
ve voi far la sua sepoltura. 

Ho auto ordine di vedere le pile del ponte Sisto, 
che minaccia rovina, così la fabrica di san Piero, do- 
ve Pirro è levato via, ma va fatto prima non so che 
errori , che N. Signore vorebbe ci si rimediassi, poten- 
do , che di tutto sarete avisato. Et qui me fatto gran 
carezze, et ieri ebbi andare in cochio col Cardinale A- 
lesandrino et conmendomi a veder non so che luoghi 
per fabricare tanto che dio mi aiuti che. io ingrossi gli 
ochi tanto che io non ci vegga, tutto il seguirò et con 
ordine ò scrito a loro Ecctie. et in tanto la S. V. so- 
pra la cosa del fatto mio del rescritto fatto costì, ne 
dica qualcosa, perchè io possa scrirere et dire quanto 



I98 CARTEGGIO EC. d' AHT1ST* 

©core ; vene prego. Et apresso scrivo al Sig. Depositario 
per conto della Sala, che la ricordi al Principe per mia 
parte dell'anno nuovo, et gli direte come da voi che facci 
che non abbi intorno Francesco di Ser Iacopo che sa- 
pete cbegliè; dell' altre cose non occorre dire altro se 
non che io parlai al Lottino, et gli tirai gli orèchi: 
se rimesso, dicendo che noi sapeva, et ohe lo sa, fa- 
vellerà , et anderà 'n un'altro modo, et vi saluta assai. 

A Nicolò del Nero diedi la sua ; poi no lo visto altri- 
menti ; visitai Farnese, che ma fatto mille favori et ca- 
rezze; così vi trovai Francesco Honofrio, el quale spera 
di corto venire costì et allora si contenterà vedere ogni 
cosa, gli dissi che la fretta della mia partita et delle 
robe fu cagione che io non gli portai ; sé contentato et 
de (sicj tutto vostro, ò auto tanto che fare perchè ogni 
dì sono stato alle mani con N. Signore , che non ò po- 
tuto visitare Iabate di Roma, sio potrò, lo farò do- 
matina, et con tutto questo qua è ogni cosa una ro- 
inatezza.(?) 

Et perchè alla giornata dirò quanto bisognia , et 
forse lei aviserà, penserò mandare questo altro spac- 
cio a coneto * ( sic ) la vita di Taddeo, et intanto sa- 
lutate Batista, et avisate se fa niente, così Maestro An- 
drea, che penso fatto pasqua, sio sarò valentuomo, 
partirmi, et intanto salutate gli amici, massime Mess. 
Gianbatista Adriani, et che non mi manchi della pro- 
messa per beneficio di quell'opera. Et al Caccino salu- 
tatelo et gli altri amici nostri , et particolare a S^r Co- 
stantino et a' vostri preti, et con questo vi lascio. Di 
Roma alli primo di Marzo 1566. 

D. V. S. Sre. 
Giorgio Vasari 

(Direzione) Al Rdo. Monsre. lo spedalingho de' No- 
centi Sr. mio a Fiorenza 

* Cornelo 



CARTEGGIO EC. d' ARTISTI 199 

N.* GLXXVII 

Il medesimo allo stesso. Da Roma 8 Marzo i566 

{l. e). 

È autografa 

Magco. et Rdo. Sr. mìo 

Se la S. V. à auta poca occasione per la prima vol- 
ta, non avendo aute mie, penso che giovedì arò che 
sentire qualcosa , ancoraché per questa sua senta lale- 
grezza della banbina nata di Sua Altezza, la mancia 
lavevi avere senza la banbina. dite a Livo che metta a 
ordine la pasta et a Batista et a Francesco di far del- 
l'arme con gli elmetti , perchè in questa sarà una del 
Verdezzotti, che descrive, come la vedrà, molti Magni- 
fici , che doverete aver da dare a far loro ; et di già ò 
risposto alla sua che seguiti, acciò che siate satisfatto da 
quanto desiderate, et vedete che senza nuove di banbine 
o banbini e' si fa, né mancherà inprese né armi: et que- 
sto basti. 

Della vita del Salviati sta bene; seguitisi fino a Da- 
niello ; che ò saputo far tanto che spero con satisfatto- 
ne di sua Santità et degli amici et mia che sarò spe- 
dito presto, et talvolta fareno la pasqua insieme; 
però il Giunta guarisca, et io mi andrò tenperando , et 
se Batista non à cominciato la tavola , si vadi trat- 
tenendo, perchè o sabato che viene sarò in sul par- 
lire, o io gli manderò il disegnio, come la S. V. avisa, 
per l'infermità delle bozze, cosa che la capella non 
lusa, ne Raffaello dove e' rende conto di se, nemeno 
chi vole aquistar nell'arte, salvo che dove il tenpo 
non à lunghezza, quanto gli omini sono in stechato per 
la salute della vita; però in questo sabato dichiarirà (sic) 
meglio il fatto di quanto sa a eseguire. 

Risposi delle lettere, et feci sì chel Lottino ogni volta 
che mi trova mi strignie le mani , et diventa rosso ; 
et io gli dico che segretarii e i giudici non sono come 



300 CARTEGGIO EC. d' ARTISTI 



lui , che dà la sentenzia senza vedere laltra parte : vi 
si raccomanda , così il P. F. Honofrio , che spera ve- 
dervi presto, ed è tutto vostro, cosi Niccolò del Ne- 
ro, che lo visto duo volte, perchè non esco di palazzo di 
N. Signore, et gonfio che paio una botta per isgon- 
fiar presto , come vi dirò poi. Basta che io son da più 
che non pensavo; ma non vo' per questo chel Diavol 
rida de* fatti miei, et sa da far quanto segli disse, spet- 
to sentir innanzi che io parla quel che sa a rispondere 
a quel rescritto , et lo spetto con dessiderio il consi- 
glio, quanto voi il disegnio di Don Giulio del Cristo, 
il quale lo visto , et perchè el colorito , che lo viddi 
I-anno passato, è diferente assai, come interviene, dal 
disegnio , non gnienò voluto chiedere, perchè sì basta, 
che ingiurierei Don Giulio et non contenterei voi : et 
di questo si farà secondo che scriverete, che sebene 
non so' qui per chiedere, farò per amor vostro ogni cosa. 

Del disegnio del Sabatino lo caro, ma son pochi alla 
vostra voglia , et credo che arò trovato a Siena una 
cava ; quando sarò costì ci parleremo, et per guastare 
il mio liobro fsic) et aconciare il vostro, sa a fare 
ogni cosa, che già lumore me passato, et conosco che 
è vanità ogni cosa ; pur chi voi passar tenpo è neces- 
sario far qual cosa: et di simil baie luomo sene pascie 
più lungamente. 

Veddi il P. Don Iac.° Dei a Monteca vallo , et à li ca- 
pricci dnconciar quel luogo ,• ò promesso di aiulallo che 
lamo: né gli ò detto niente della cosa mia d' Arezzo, 
che voglio che gniene diciate voi, perchè ciò trovato 
Don Gascio o Isidoro, che .-«bate di Gaeta, credo, ed. 
è professo di Arezzo, che va Arezzo, et mi sono aperto 
seco, che dice che farà qual cosa, perchè conoscie che 
frate Ansano che è uno etc. Basta che io ne patisco in- 
nocentemente. 

Fui seco a San Pauolo et dovete far che vegga il 
coro di santa Maria Novella, perchè disegnia farne 
uno, et gli lascerò disegnio di quanto siano rimasti 



CARTEGGIO EC. D* ARTISTI 20 1 



insieme circha aciò, et secondo che odo deb' esere par 
tiro; però se vien costì, fatemi favor di ringratiallo 
di Unte amorevolezze, et son suo al solito. 

Salutate Mess. Bartolomeo Gondi, che non so che 
mi scrivergli, avendo detto senpre allei ogni cosa, per- 
chè non ò molto tenpo volendomi spedire , però rac- 
comandatemeli, cosi a Ser Gostantino , et che facci in- 
parare a quel fanciullo, così a Ser Antonio et a Fran- 
cesco che studi, et a Livo che non disegni troppo, che 
glie sano. 

Restami a dirvi che N. Signore voleva far fare una 
capella, ma perchè era cosa lungha e di grande spesa 
lo sconsigliato, perchè io non gnienarei potuta con- 
durre senza guastar linpresa della sala ; però gli ofer- 
si disegni et dare aiuti: non gli à voluti acettare, per- 
one sella non è di mia mano, non pensa che abbi a 
essergli lodata, essendo in molte cose chegli à fatto 
da un anno in qua, gabbiato: però se risoluto che que- 
sta tavola resti qui de' Magii , et sene faccia unaltra 
magiore drentovi il giuditio universale, ma grande, per 
il Boscho, et mi darà licentia che la facci in Fiorenza, 
se saperrò fare , che credo pur di sì , et son dreto a'di- 
segni et modegli di cose sue particolare , et la cosa di 
San Pietro si acomoderà bene: et così in queste fati- 
che et grandezze Viviano pur con ferma jsperanza que- 
sta settimana dar fine a questi negotii, che nel vero 
qua casca ogni cosa . et perchè ò scritto troppo et ò da 
scrivere ancora a' Padroni, farò fine col raccomandar- 
megli, et arò caro chella cavalchi a spasso fino a santa 
Maria Novella , et veglia a che termine et come torna 
la capella degli Strozzi, et mi avisi: et sopra tutto atenda 
a star sano, che tutto importa. Saluti il Sigr. Depositario 
generale col dargli nuove che io torno presto per senti- 
lo , et a tutti gli amici mi raccomandate, di Marzo alli 
8 del mdlxvi. 

D. V. S. Sre, Giorgio Vasari 

(Direzione) Ali Molto Rdo. Monsre. il Sr. speda- 
lingho de'Nocenti Sr. mio a Fiorenza 



30 a CARTEGGIO EC. d' AUTISTI 

N/ CLXXVIII 

Il medesimo allo stesso. Da Roma i3 Marzo i566 
(/. e). 
È autografa 

Sr. Spedali ngho • 

Io ò ricevuto la vostra a me cara, ò inleso tutto, 
et quando lebbi già ero spedito da nostro Signore, che 
del ponte nari la cura il Tevere, perchè il popolo Ro- 
mano nel papa voi far la spesa, et io non ciò auto a 
dir sopra cosa alcuna di momento, altro che canzone; 
ò inleso de' Magistrati da altri, et sapevo prima lani- 
mo loro, che mene governo col fatto, che è stato sen- 
pre con la volontà contraria alla mia, et ne so'scari- 
cho, perchè i coltimi et le scritte fanno rovinar le fa- 
briche ; questo basti. Ciè che dire assai, et forse do- 
mani sio arò tenpo, scriverrò alungho; mai io non ò 
potuto uscir mai di camera per far disegnii, così Ia- 
como, et martedì o mercholedì ci partiremo piacendo 
a dio per la volta di costì , col far però la via di Are- 
zo , et il sabato santo esser costì per far la santa pa- 
squa con voi. Scusatemi con Batista , the non ò mai 
disegniato per la tavola , che ciè stato che fare altro a 
volersi spedire: però questa pasqua sareno intorno ac- 
ciò; v* arei che dire assai, basta questo, le cose che scri- 
vete non si mancherà di quello che si potrà, et con 
questo fo fine; per fretta etc. 

di Roma alli 13 di Marzo 1566 

D. V. S. Sre. 
Giorgio Vasari 

Si porta costì da far per il papa una gran tavola per 
il Bosco , che ci va il giuditio universale drento con 
un grande ornamento. 

{Direzione) Al Sr. spedalingo delli Innocenti Sr. 
mio obssmo. a Fiorenza 



CARTEGGIO EC. D* ARTISTI 303 

CLXXIX 

Il med. allo stesso. Da Roma 19 Marzo i5G6 (J. C. ). 
È autografa 

Sr. spedalingho mio caro 

Ier sera gli scrissi, et per non replicare il medesimo 
pure oggi, so'stato dua ore con N. Signore, et finito 
il negolio con molta sua et mia satisfatione circha alle 
cose proposte della tavola che à a ire al Boscbo, che 
sarà come la mia d'Arezzo, isolata con dua altari, ma 
grande, et duo tavole pur grandi dirieto et dinanzi : 
et ò ottenuto che si facci lornamento et le tavole costì , 
et ci sarà da fare per tulti , massime per Francesco 
tutte le storie della predella, che a lungho ne ragio- 
neremo, perchè al più lungho partirò mercoledì a' dì 19, 
et se prima sarò spedito da Monsigr. Ferranti no , so- 
prastante della fabrica di san Pietro, che io ò ordine 
da N. Signore di far che oservino tutto lordine di 
Michelagnolo, che bisognierà ritornare sopra la fabrica, 
però io mi spedirò presto. Et ancora vole Sua Santità 
che i canonici di San Pietro faccino dove egli ufìtino 
(sic) una tavola, che la vorrebbe di mia mano, che 
so' rimasto per domani, qui questi scarpellini, muratori, 
fallegnami et picttori et scultori avevon fatto .grande 
-asegnamento sopra di me, et àn pensato a gran cosej 
or che sentono che io mi sono spedito, et chel papa 
non mura, pensate voi: che qui. non si fa niènte, et 
ogni cosa va di male in , peggio; però io vorrei che la 
vita di Taddeo, se non è cominciato, si lassassi a fatto 
le feste, che sarò costì, perchè eie daconciar mille cose. 
et questo basti; et perchè ò da dire assai, io so' stracho 
et ò dafare, non dirò altro seno che con tutto il core 
megli offero et raccomando, di Roma alli 19 di. Mar- 
zo 1566. 

di V. S. Sre. Giorgio Vasari 

Salutate Batista , Francesco, Livo et prima Ser Cos- 
tantino, Ser Antonio et lutti gli altri nostri. 

(Direz.J AISr. spedalingho de'Nocenli in Fiorenza etc. 



2(>4 CARTEGGIO EC. D* ARTISTI 

N.» CLXXX 

Cosimo I a Matteo Inghirami. Da Firenze 22 Marzo 
i5G6 (Arch. e. filza 34 del Registro e. J. 

A Matteo Inghirami di fir. 23 Marzo 65 
Sarà con questa una nota di 5 pezzi di marmi che 
bisogna ci facciate cavar subito delle misure et gran- 
dezze notate in detta nota , che li 4 pezzi quadri han- 
no a essere di marmo bianco et il tondo di mischio , 
et tutto della nuova cava, però fate subito metter ma- 
no a cavarli , che Stoldo Lorenzi , scultore , che ha da 
lavorare i detti marmi, verrà lui a sbozzarli a modo 
suo. state sano. 

N.« CLXXXI 

G. Vasari a Vincenzio Borghini. Da Arezzo 1 Aprile 
i566 (Manoscritti della Galleria degli UJizi). 
È autografa 

Molto Magco. Sr. Priore 

La S. V. intenderà come doppo una mala via et qual- 
che pocho d'aqua sarivò in Arezzo sani et salvi, ma 
strachi et mal condotti . siamoci posati domenica, spet- 
tando il buon tenpo, et così ci poseremo oggi per sa- 
tisfare allo abate di Santa Fiore d'Arezzo, che à biso- 
gnio nel venir costì che la S. V. lo consoli della cosa 
di quel chiasso, che ancora che io gli abbi detto che 
la S. V. non à voluto chio lo negotii così ora col Duca, 
et chel principe sene contenta, sta di mala voglia. la 
S. V. ci facci opera con secho, che si farà il tutto, che 
farà bene, che né disperato: et questo basti. 

Le tavole o tele, per dir meglio, di Perugia si con- 
dussono a Quarata con gran faticha, et la mula, che 
là portate , sta male , et si durerà delle fatiche a falle 



CARTEGGIO EC. D* ARTISTI 3o5 

portare , che stamani sé mandato a Quarata altre bestie 
per levarla ; non mi partirò da esse chelle si cariche- 
ranno et condurrano, et '1 celleraio di Perugia glie 
drieto: tutto per a viso, né so come le sien condotte alle 
vie traditore che sé trovato ; dio perdoni a tanto pio- 
vere ! 

Mero scordato dirli che Mess. Giovanni Caccini à 
nelle mani scudi 100 staggiti per Anibal Caro di tavole 
conpre da Maestro Batista Botticelli, che glie debitore 
di questa sonma : pregovi che come viene Mess. Gio- 
vanni , egli dipositi o in su' Ricci , o gli dia costì a Ser 
Gostantino, per farne la volontà d' Anibal Caro, e non 
si manchi , perchè sé dondolata questa cosa 3 mesi. 

Fate intendere a Ser Piero mio che la lettera del 
Nuntio del papa, che scrive al governator di Roma per 
Lionardo Bonaroti, senon mela mandata, che vadia al 
segretario del Nuntio presto , et la mandi a Roma su- 
bito, o allo inbascialore , o a Simone del Nero, che 
inporta assai, et resto vostro, di Arezzo il primo di 
Aprile 1566. 

Di V. S. Sre. 
Giorgio Vasari 

(^Direzione) Al Molto Magco. Sr. Mio il Sr. Priore 
degli Inocenti in Fiorenza 

N.° CLXXXII 

Il medesimo allo stesso. Da Perugia 4 Aprile i566 
(l. e). 
È autografa 

Rdo. Sr. spedalingho Sr. mio 

Le tele sono arivate a salvamento sane, et si sono 
scassate, et non anno patito di niente, et perchè loro 
et io arivammo quasi a un'ora, trovar chelle non erano 
scassate, ma poco che io stavo più non potevano i 



206 CARTEGGIO EC. d' ARTISTI 

monaci né meno lo abate aver patientia ; arivalo che- 
io fui et apena tratto gli stivali se smagliorono, et 
presente lo abate et tutto il convento si mostrarono, 
che anno auto a inpazzar d' allegrezza, massime il P. 
abate, che oltra el esser servito a modo suo, gli paiono 
oneste, et lodassi di voi et di me infinitamente, et gli 
pare che questo passi il refettorio d'Arezzo, le sono in 
refettorio, et lo provate in quello ornamento, et fan 
divinamente, starò oggi solo intorno a far le aconciare 
a modo mio, et pòi partirò per iscesi (sic), et, se 
potrò, vedrò dessere a Roma sabato sera. Noi aviano 
auto buon ténpo, et faciano allegra cena, et io son 
mezzo riauto Dio lodato. Ho lassato le cose di Arezzo 
ordinate qual sì et qual no, et aranno patienza fino al 
mio ritorno. 

Altro non mi occorre dirli, senon che state sano et 
pregate Dio per me, et fate pregare che io ritorni sano 
et salvo, et di mano in mano arete aviso di mia fatti. 
Dite a Iacomo Giunti che io avevo scritto quel che mi 
chiese, et melerò messo nella tascha per mandargniene 
con questa vostra, et trovo che ieri mattina caminando 
sotto Cortona per veder una anticaglia, che la chiamano 
la grotta di Piltagora o d'Archimede *, nel cavar della 
tascha il libretto da disegniar su con lo stile, bisogniò 
chella mi cascassi, non ò originale, et sarò forzato 
rifalla a Roma, che la rifarò, et per el primo spaccio, 
vedrò di mandalla. salutate tutti gli amici, et aviate 
cura, che io son al solito vostro. Di Perugia alli 4 di 
Aprile 1566. 

D. V. S. ~ 
Vero Amico et Sre. 
Giorgio Vasari 

(Direzione) Al molto Magco. et Rdo. Sr. mio il Sr. 
spedalingho de'Nocenti a fiorenza 

* Esiste ancora sotto' tal non»'.. 



CARTEGGIO EC. D ARTISTI ÙO'J 

N.- CLXXXIII 

Il medesimo allo stesso. Da Roma i4 Aprile i5GG 
( /. e. ). 
È autografa 

Rdo. Don Vincentio mio 

Gli scrissi di Perugia ebeile tavole eron condotte, 
né ci bisogniava manebo Apelle su ebe io ci fussi sta- 
to, io, Maestro Bernardino et Iacopino: le son tornate 
bene afatto , et di già labate di Perugia ne debba avere 
scritto, che in vero anno un lume a proposito, et rie- 
sce meglio cbel refettorio della abadia d' Arezzo. A 
fatto miracoli , ebe ò preso a fare per san Lorenzo di 
Perugia , chiesa principale , una tavola per la mercàntia 
di Perugia , che è già x anni che làn voluta dare fino 
a Titiano, il Salviati et altri maestri ; finalmente questa 
mia opera glia fatti risolvere , et sarà in tela , come 
questa: et questo è in quanto all' opera di Perugia, 
delle carezze et amorevolezze dell Sr. Abate Don Iaco- 
mo Dei gli sono obligato, et gli volevo bene, ora glì- 
ne vo' tanto che ma fatto risolvere che sopra la porta 
di drento al refettorio , che spogliata , egli abbia un 
quadro che orni quella banda, et ci siano risoluti di far 
Cristo che apare agli Apostoli, dove San Piero gli pongba 
inanzi quel pescie arostito et favo di mele , per star 
nelle storie di Cristo , e dove si tratti di mangiare , 
et si facci memoria di S„ Piero. La S. V. vedrà il P. 
abate , che passerà di costì , et intenderà quanto io 
gliò satisfatto, oltre alle pictture, di molti aconcimi da 
farsi , così di muraglia come daltro per quel monaste» 
rio: et dò tutto tutto vostro. 

Partimmo doppo che funmo stati per tanto piovere 
3 dì di più che non volevo in Perugia, et passai d'A» 
scesi, Fulignio,Spoleti, dove io rividi la capella di Fra 
Filippo nel Duomo, cosa molto bella! fu gran uomo! 



208 CARTEGGIO EC. d' ARTISTI 

et arivammo a Roma il mercoledì santo , dove io o- 
trovato a Montecavallo il nostro Don TeoGIo, che mf 
fa tante carezze che certo fino a ora non mi pare es- 
sere uscito di casa, et so' migliorato tanto della vita 
che a questi Romani et artefici nostri par loro chio mo- 
stri tenpo mancho che laltra volta , o che loro sieno 
inpigriti et certo acasciati : questa aria di qua consuma 
i marmi et invechia presto le pictture , pensate quel 
chella fa delle persone vive che safalicano del continuo. 
Basta che io ò trovato Daniello da Volterra che sé morto 
in 4 dì, et dicano di passione danimo, chel suo caval- 
lo * non venne bene la prima volta, et là auto a ri- 
gittare, et ancora è nella fossa sotterato, talché à messo 
sottoterra il maestro. Dio gli perdoni , et io racorrò 
qual cosa delle sue fatiche da questi sui per fargli la 
vita et portarne il ritratto suo. 

Ho ricevuto la prima et seconda sua lettera, et la 
lettera di canbio degli scudi 'lOO per i Montaguti ; se 
bisognieranno , gli leverò , ma non credo bisogni. 

Ho auto piacer grandissimo del teatro, et sapete che 
senpre fui del medesimo animo, che savessi da trova- 
re. Ho parlato alungho con Niccolò del Nero di ciò. 

Di Mess. Anibal Caro farò quanto ella mi dice, per 
ancora non lo visto, né anche ò visto nessuno, perchè 
ò volutto questi giorni santi atendere all' anima. 

Io penso spedirmi per tutte le feste, poi partire per 
la volta di Loreto. Intanto se la S. V. vole scrivere, 
mene mandi le lettere a Bologna a Mess. Prospero Fon- 
tana, picttore ne' vinacci et con darmi le lettre alla po- 
sta, che laro subito , acciò, se scadessi niente costì, io 
possa ordinare se bisogniassi niente. 

Se don Silvano è arrivato costì, arò caro che sele 
facci intendere che le cose delle vite si seguitassino, et 
io gli scrivo una che sarà con queste, o la dia Ser Pie- 
tro o la S. V. , pur chellopera non resti indietro, tutte 

* La statua equestre cbe Caterina de' Medici voleva erigere alla memo- 
ria del re Arrigo , suo marito. 



CARTEGGIO EC. D ARTISTI 300, 

le lettere che io gli mando la S. V, le din a Ser Piero, 
che manderà quelle che vanno Arezzo, Arezzo, ed lai- 
tre le darà a chi le vano. 

Io ò visto quasi ogni cosa , et mi riescie chi bene et 
chi male, et di queste cose che si son fatte de' maestri 
dora, dal Salviati infuora, non mene piace nessuno, 
et saren tenuti valentuomini, questo basti , perchè aren 
tenpo da discorrere assai. Altro non mi occore , senon 
che io meli racomando. di Roma la mattina di pasqua 
1566. Salutate Batista et Ser Goslantino et gli altri amici. 

Postscritta. ò trovato Annibal Caro et dettoli lanimo 
vostro: vi ama et farà tanto quanto desiderate. 
D. V. S. Sre. Giorgio Vasari 

(DlrezioneJ Al Molto Magco. et fido, Sr. mio Don 
Vincenzio Borghini spedalingho negli Innocenti Sr, mio 
obssrno. a Fiorenza 

N.° CLXXXIV 

Il medesimo al Principe Francesco. Da Roma 14 
Aprile i566 {Ardi, e. Carteggio e. filza 191 ). 

Illustrissimo et Eccellentissimo Signor mio 
Doppo che fui stato 8 dì in Arezzo, mi son con- 
dotto a Roma a fare i giorni santi e la pasqua, et vo 
vedendo et misurando molte cose antiche delle fabri- 
che, et vo vedendo tutte le moderne, et disegnio al- 
cune statue antiche et pili , et cavando alcune cose per 
istudio et servitio delle cose che debbo far nella sala 
di V. E. I. ; et perchè trovo che arò da fare più che 
non pensai , per essersi trovato cose nuove di statue 
et cavalli in alcuni pili, andrò seguendo, et parte mi 
verrò restaurando la vita, et in questo mezzo scadendo 
niente mi acenni , eh' ella sa quanto il mio animo è 
volto tutto al desiderio del suo servitio etc. 
Roma xiin Aprii. 1566 G. Vasari 

f Direzione) Allo Ulmo. et Ecc. Sr. il Principe di 
Fiorenza et Siena Sr. mio unico a Fiorenza. 

t. ni u 



2 I O CARTEGGIO EC. d' AUTISTI 



».• CLXXXV 

Risposta del Principe Francesco a G. Vasari. Da 
Firenze 22 Aprile \566 (Arch.c. Minute filza 91). 

A Giorgio Vasari 22 Aprile 66 

Ci piace d'intendere da la vostra de' 14 che siate 
giunto in Roma con salute, dove procurerete di con- 
servarla per ritornarvene sano da noi, quando vi sa- 
rete ristorato abastanza, et havete cavato quei disegni 
incominciati di cose nuove, che dite essersi ritrovati 
in alcuni luoghi di quella Città, e se in questo mezzo 
ci occorrerà altra cosa , ve la faremo intendere, e Dio 
vi conservi. 

N.° CLXXXVI 

G. Vasari a Vincenzio Borghini. Da Roma 17 •Apri- 
le (Manoscritti della Galleria degli UJizi). 
È autografa 

Molto Magco. et Rdo. Don Vincentio Sr. mio 
Stamani con buon punto mi parto di Roma per la 
volta di Loreto, et ieri feci la dipartenza con questi 
Rmi., che areno agio al mio ritorno dir di molte cose. 
Io ò satisfatto assai , et da tutti ò auto gran carezze, 
et questa Roma per le cose antiche è miracolosa cosa 
più che per le moderne, et non ciò trovato stanpe di 
buono, che avete ogni cosa, et così delle cosaccie. qui 
non si fa fiato per conto delle fabriche , mancho per 
chi dipignie. ò trovato cbè ito fuora lutti e giovani, 
non ò potuto aver disegni per non c'essere di quei 

* In questa lettera dice.- " stamani — mi parto di Roma, " ed in quella 
che segue appresso: " dopo la mia partita di Roma, che fu il terzo dì dop- 
po pasqua; " cosicché, cadendo la pasqua dell'alino 1566 il dì 1-1 d'Aprile, 
la nostra lettera data dal 17. 



CARTEGGIO EC D* ARTISTI 211 



maestri vecbi , non nò auti da tutti tenpo è , et sono 
in sul libro. 

Penso chel P. abate di Perugia sarà conparso costì, 
la S. V. gli manderà questa inclusa acciò inanzi parta 
di costì, possa scrivere a Perugia come gli aviso. 

Darete a Ser Piero nostro questa sua con dirgli che 
io gli rispondo a tutto, et bisogniando niente per aset- 
tar Montui di canne, come gli scrivo, la S. V. gli 
prò vegga, acciò non resti daconciarsi. 

Scrivo una lettera a Iacomo Giunti , fate gniene por- 
tare a' vostri puti , et salutate Batista nostro et vostro, 
con ricordagli quelle storie del sagramento di Pistoia; 
et perchè ci saria che dire et ho gli stivali in piedi, 
farò fine, che ò anotato molte cose, et eie da dire 
et da fare assai. Io so' sano et sto bene Dio lodato, et 
mi verrò spedendo del resto presto per ritornarmene 
a godervi. 

(senza firma). 
(Direzione) Al molto Magco. et Rdo. Sr. mio obssmo. 
don Vincentio Borghini spedalingho de'Nocenti di Fio- 
renza a Fiorenza. 

N.° CLXXXvTI 

Il medesimo allo stesso. Da Ancona 24 Aprile i566 
(/. e. ). 
È autografa 

Molto Magco. et Rdo. Sr. Priore 

Doppo la mia partita di Rotila, che fu il terzo dì dop- 
po pasqua, per la via di Narui, Terni e Spoleto et Val di 
Varchiano, arivanmo finalmente a Tollentino, Macerata, 
Ricanati et a Loreto, dove iermattina, che fu la festa 
del mio S. Giorgio, con molta satisfatione spirituale ci 
comunicanmo alla Madonna , et iersera veninmo in An- 
cona, et stamani in buon punto partiano per la volta 



aia CARTEGGIO EC d' ARTISTI 

dì Fano, Peserò, et di lì a Rimini, Ravenna, et pensia- 
mo domenica in Bolognia essere, et di lì arete nuove 
del viaggio che doveren fare, o del ritorno. Basta che 
aviano trovato molti amici, visto molte cose, et ierse- 
ra il Cardinal di Ganbero, mio amico vechio, mi fé' 
tante le cortesie et carezze, et avian visto molte mu- 
raglie che non è tenpo ora discorere ne far ragiona- 
menti. Ho caro di veder queste cose, che le nostre son 
cose che anno più disegnio, più ordine et murate me- 
glio, et altre inventioni, et il nostro Duca et le cose 
che fa son conosciute et confessate da altri per quel 
chelle sono. Intanto state sano chel maggior dessiderio 
cbio ò è il rivedella. 

Se costì è, che noi credo, il P. abate di Perugia, 
salutatelo, et così tutti gli amici nostri, et mi vi rac- 
comando, alli 24 di Aprile 1566. noi sian sani tutti, et 
cavalchiano allegramente, et mi à giovato alla vita as- 
sai, et al cervello il veder queste vanità. 

D. V. S. Sre. 
Giorgio Vasari 

N/ CLXXXVIII 

Il medesimo allo stesso. Da Bologna 3o Aprile i56G 
{Le). 

È autografa 

Magco. et Rdo. Sr. Priore 

Dalla partita nostra di Loreto et di Ancona, che seli 
scrisse, sono stato a Rimini et a Ravenna, dove ò vi- 
sto le cose che dessideravi, et ò misurato la Ritonda°, 
et eie che ragionar assai , et molte cose fan per lei etc. 

Sianci condotti a Bolognia , et ò trovato e labate 
di Arezzo et di Perugia , e stamane parto con loro per 
la volta di Modena, dove poi gli lasserò, et andreno 
al viaggio di Milano et Pavia per fare laltre visite, et 



CARTEGGIO EC. D* AEf 1$*1 31 3 

liei vero mi si apre più gli ochi et mi conferma nella 
openione che avevo, che costì siano per larte nostra 
e nel magior studio et nella più eccellente parte et di 
magior virtù che negli altri luoghi, dove sarà et da 
discorrere et ragionare assai. 

Noi stian bene et ci piovon le carezze per tutto, 
et i popoli ci coron dreto come matti, di mano in 
mano saprete il resto, et il P. abate di Perugia mi i 
raguagliato dogni cosa, et perchè vo cavaliere adesso, 
farò fine, perchè nel mio ritorno eie che dire et che 
fare assai. Ho inteso da Ser Piero che Mess. Sforzo è 
stato da lei, che mi basta questo , et con tutto il co- 
re meli ofifero et raccomando, perchè in Vero trovo in- 
finiti et amici et begli ingegni, ma non trovo voi 
che siate il mio ottimo bene, et ò cagione di amarvi. 
restami a dirvi chella va male afatto a disegni, che 
in queste bande non susa senon stanpe età, delle 
quali non cene mancherà, di Bologna, alli 30 di Apri- 
le 1 566. Mess. Prospero , Lorenzo vi salutano , et Gio- 
vanni Bolognia, che ci àn fatto carezze infinite. Salu- 
tate gli amici. 

Di V. S. Sre. 

Giorgio Vasari 
( Direzione ) Al Molto Magco. et Rdo. Sr. mio il Sr. 
Prior degli Innocenti di Fiorenza a Fiorenza 

N.° CLXXXIX 

Cosimo I a Matteo Inghirami. Da Firenze 5 Maggio 
i566 (Arch. e. filza 34 del Registro e. ). 

A Matteo Inghirami. di Firenze 5 Maggio 66 

Il raguaglio che ci havete dato per la vostra del primo 

circa li marmi bianchi et misti, cavali et da cavarsi 

per l'opera di S. M. del Fiore et del altre fabriche et 

per servitio nostro proprio, ci è stato grato intendere 



21 4 CARTEGGIO EC. D* ARTISTI 

che tal negotio sia bene incaminato; però non man- 
cherete tenere tutto sollecitato. — quanto alle 6 tavole 
et quadri di misti fatte per la nostra casa di Seraveza , 
vi commettiamo che facciate fare a tutti e loro piedi. 

N,° CXG 

G. Vasari a Vincenzio Borghini. Da Milano 9 Mag- 
gio i566 (Manoscritti della Galleria degli Ufizi). 
È autografa 

Molto Magco. et Rdo. Sr. Spedai ingho 
Ancora che io da Roma in qua non abbia auto da lei 
un minimo verso , non di meno scusandola atenderò 
del continuo dove sarò a avisarla giornalmente, fino 
che con la gratia d'Iddio mene ritorni alle mie case, 
et ripigli il medesimo uso per fornir vivendo le mie 
imprese, le quali, per quanto ò veduto fin qui, son 
le più magnifiche et onorate che si sieno cominciate et 
fatte da nessuno principe. Tornerò molto di miglior 
animo che non mene parti', et con un altro gusto, 
et aremo discorrere et ragionare assai. 

Lultime lettere mie diritte allei furono di Bolognia 
de' 28 del passato, dove mi parti' per Modena col P. 
abate di Arezzo et di Perugia , et lì veddi molte cose 
del Coreggio, et parimente in Reggio et in Parma , 
dove stetti duo giorni per la pioggia •' et domenica mat- 
tina , per essere il sabato ito a Piacenza, ci partimo per 
Pavia, dove io ò visto tutte le cose de' Gotti, ò no- 
tato molte cose, ma non ò già disegniato niente, per 
non esser cose che rilievino , ma vi satisfarò, apresso 
fui lunedi alla Certosa di Pavia; cosa grande e degnia, 
ma guidata da persone senza disegnio, ma diligenti et 
di gran faticha , et cose inpossibili; et finalmente ari- 
vamo in Milano, che ci fu venuto incontro. Ne vi 
posso dire, perchè sarebbe cosa lungha, le carezze et 



CARTEGGIO EC. d' ARTISTI 21 5 

le schiere delle genti, che per tutto et da tutti come 
cosa amata et desiderata sono stato corteggiato, et parso 
loro un miracolo che uno di tante facende et in tanti 
inpacci sia così sciolto per andar a vedere le cose 
daltri. Mess. Lione, nostro Aretino, inpazza di letitia, 
et ci à fatto et fa cose che se Michelagnolo resuscitas- 
si et vedessi come si vive , diria che larte, che là fatto 
tener sì raro, fussi diventata un'altra, perchè nel vero 
questi maestri non son più filosofi , ma principi : et 
mene rallegro, poiché ò visto questa arte uscir un tratto 
fuori et della furfanteria et delle bestiaccie. questo ba- 
sti ; io parto domattina , torcendo il riso verso il paese, 
dove io andrò a Lodi et di lì a Cremona, Brescia et a 
san Benedetto di Mantova , talché lunedì ci sarò pia- 
cendo a Dio : et così visto che arò i vostri Padri e quel 
luogo, verrò a Mantova a riveder le cose di Giulio Ro- 
mano, et poi verrò a Verona et Vicenza et Padova, 
et finalmente crederrò che 3 giorni innanzi la ascensa 
essere in Venetia , et di lì arete nuove della partita mia 
per la volta di costì, che credo, se il disegnio non si 
guasta, che sareno o all'ultimo di questo, o a' tre dì 
di Giugnio, per non andare a' quatro , che gli Aretini 
si ribellorono. Et in tanto se volete darmi nuove di 
qual cosa, come sarebbe di mio Mess. Giovan Caccini, 
come si sono stimate le cose degli archi , picture etc, 
et se si son levati, se le cose di Batista vostro et mio 
van bene, se à finito la capella, quel che segue de'Ma- 
gistrati , qualcosa di Mess. Bartolomeo Gondi, se avete 
parlato mai al Duca, poi non so più niente, et in tan- 
to mi farete venir voglia o di lardare o di tornar più 
presto, et perchè io ò da far molte cose, et il tempo 
passa, questo vi basti per fino a Mantova. Salutate in- 
tanto il Sr. Marcellino, mio carissimo, et il Sr. Depo- 
sitario , il mio Mess. Lorenzo Borghini, il Bronzo (sic), 
che sapete quanto lo amo, insieme con Alessandro Al- 
lori, et a Batista nostro et Maestro Giovanni non dite 
che noi ritorniamo verso Venetia, dite che andiano verso 



a 1 G CARTEGGIO EC» D* AUTISTI 

Francia, et non è burla, che avevamo trovato un 
grande aviamento. questo basti, ci sarebbe che dire as- 
sai, salutate ser Gostantino et gli altri vostri preti et 
amici nostri. Di Don Silvano et de' Giunti non so nien- 
te , avisatemi qual cosa : et con questo finisco racco- 
mandandómigli. Di Milano alti 9 di Maggio 1566. 

D. V. S. Rda. Sre. Giorgio Vasari 

C Direzione) Al Molto Magco. et Rdo. Sr. mio il Sr, 
spedalingho de'Nocenti a Fiorenza. 

N>° GXCI 

Il medesimo allo stesso. Da S. Benedetto presso 
Mantova i5 Maggio i566 ( /. e). 
È Autografa 

Molto Magco. et Rdo. Sr. mio 

Doppo la mia partita di Milano, che fu con tanta 
aqua fino a Lodi che Maestro Bernardo inaquò il vino 
del monte di Brianza, et così arivamo laltro giorno 
a Cremona, et veduto le maraviglie della Sofonisba et 
laltre cose, cene andamo a Brescia con una strada tanto 
crudele che le povere cavalcature insieme con noi per 
lesser rotta làn patita . fummo ristorati assai dal P. Don 
Giovan Benedetto da Mantova , il quale, sebene era ito 
a capitolo , aveva però lassato ordine al P. Don Zanobi 
da Fiorenza, priore, che ci ricercò a veder tante fon- 
tane, et cosi veduto Brescia, a Mantova veduto ogni 
cosa, sono arrivato oggi, che è mercoledì a' 15, a san 
Benedetto di Mantova , che ò auto piacer grande et 
carezze assai, come alla giornata sentirete ragionan- 
do, finalmente io mi parto domattina et ritorno a 
Mantova per ire a Verona, poi a Vicenza , et finalmente 
a Padova , tanto che martedì prossimo sareno a dio 
piacendo a Venetia , et di lì arete lettere , quando Ve- 
reno alla volta di costà, questa lettera farete che Ser 
Kero scriva a Arezzo, e che dica alla Cosina che fatto 



CARTEGGIO EC. D ARTISTI a 17 

fasenssa ( sic ) io parto di Venetia per la volta di Fio- 
renza , et gli mandi questa lettera che è inclusa in que- 
sta, et con questo fo One, raccomandandomeli. Di San 
Benedetlto alli 15 di Maggio. 

Seri za firma 
( DirezioneJ Come sopra 

re cxcii 

Il medesimo a Cosimo I. Da Ferrara 37 Maggio 
i566 ( Arch. e. Carteggio e» filza 194 )• 
È autografa 

Illustrissimo et Eccellentissimo Signore mio 
Sono arivato In questo punto a Ferrara sì stracho 
dall' passar l' aqua di Chioggia et il resto de' fiumi , che 
non me bastato l'animo di venir più innanzi. Basta che 
con la gratia d' Iddio so' sano et di buona voglia, et ci 
sarà che ragionare un pezzo di tutte le cose notabili 
di vista ; et spero questo resto del viaggio farlo con più 
comodità, perchè glie caldo et polvere, et spetto al so- 
lito l'aqua passato pianoro. Sabato sera credo essere se 
non in Fiorenza in villa almeno, et ò fatto questo 
a viso , perchè so che quella stava un pezzo senza nuove 
di me, et per dirli che desidero rivederla et goderle :, 
oltra al ser villa al solito: et senza fine meli raccoman- 
do, di Ferrara alli 27 Maggio 1566. 

G. Vasari 
f DirezioneJ Allo. 111. etc. il Sr. Duca di Fiorenza et 
Siena a Fiorenza 

n.* exera 

Cosimo I al Commissario di Portoferraio. Da Fi- 
renze 5 Giugno i56G {Arch. e. filza 34 del Registro c.J 

Al Comm. di ferraio 5 Giug. 66. fir. 
riabbiamo ricevuto dua vostre de' 20 et 27 del passato, 
et quanto al condurre della tazza di granito habbiamo, 



ai8 CARTEGGIO EC. d' ARTISTI 

inteso in che essere vi trovavi con farli una nuova arma- 
dura gagliarda , seguitate con diiigentia etc. etc. 

Nota 

"Eidem 28 Ottobr. 1 566. Per la vostra delli 1 1 di 
questo habbiamo inteso quanto ci scrivete circa il con- 
durre alla marina il piede della tazza ; ingegnatevi per 
quanto possete di condurlo, se il tempo ve lo concede " 
( /. e. filza e. ). 

N.° CXC1V 

Angelo Cesi al Principe Francesco. Da Roma 7 
Giugno i5G6 (Arch. e. Carteggio e. filza 19 1 ). 
È originale 

Illustrissimo et Eccellentissimo Signor Patrone mio 
osservandissimo 

Ho cercato continuamente da ch'io son in Roma, et ha- 
veva fatto anco cercar prima ch'io arrivassi, per trovar 
qualch'bella statuetta di bronzo antiqua , per mandar a 
V. E. Clima., sicome l'havevo promesso; ma poiché ho 
cercato quanto ho possuto, et visto in effetto che in 
Roma non vene sono delle belle, mi son risuluto man- 
darle queste sei ch'io mi trovo, quali sono antique, et 
1' ho fatto veder a molti che se ne intendono, quali 
m'ihanno lodate per belle, ma doi per bellissime, eh' 
uno è un Marsia a similitudine di quel di Campidoglio, 
et l'altra è una Venere tenuta per rara, et si altro mi 
capiterà alle mani , non mancare» mandarle subito a 
V. Ecc., alla quale bacio etc. 

Roma il vii di giugnio 1566 

Humil. et obs. Servitore 
Angelo Cesi 

C Direzione J All'Illmo. et Eccmo. Sr. pron. mio 
sempre colmo. Principe di Fiorenza et Siena 



CAPTLGGIO EC. d' ARTISTI 210, 



N.° CXCV 

G. Vasari a Vincenzio Borghini. Da Firenze 3o 
Luglio i5G6 (Manoscritti della Galleria degli UfiziJ. 
È autografa 

Rdo. Sr. prior mio 

Io vi saluto con questo caldo, et so che voi avete 
poco fresco, che le cicale di questo paese làn detto, 
pur siate allargo et siate a Poppiano, et da che purvi 
siate ricordato di me col mandarmi il lihro, che per 
disperato ò fatto il disegnio grande finito del Cardinale 
Montepulciano et della tavola del Biffolo di quel Cristo 
che chiede licentia alla madre , che ero per ire oggi 
dal Marcellino et racomandarmi a lui, pur poi che la 
cosa è passata bene, disegnierò delle storie fin che 
piova, intanto io vi mando in un goluppo sugellato 
quello stratto di quella mia vita, che ne caviate quel che 
ve di buono, et poi a certi particulari , che sono in 
fine delle cose, che si son fatte ultimamente, la S. V. 
gli sa meglio di me, et io vi aiuterò a certe cose, sì 
che vi passerete tenpo. Io se arò tenpo, che non mi 
son, per dire il vero, da che partisti sentito bene, vi 
verrò un dì secho in secho se piove a vedervi, et in 
tanto mi trastullerò con queste cose et la tavola di 
Badia; labate ogni dì mi ricorda le tavole , avisate che 
le si conduchino, che quella di Filippo è in casa mia 
che singessa. Darezzo venne nuove dallo abate et Ser 
Camillo Carderini che condusse i danari, che colui non 
trovava mallevadori, ma che c'era case et altri beni da 
sodagli, che io avisassi; ò risposto loro che lo faccino, 
poiché tutti menano consigliato, et in tanto il Balzello 
fa sbigottire le genti : scudi 500 è la magior posta, il 
Puccino nà auti 100, et va così di mano in mano. Ò 
caro che siate costì fin che passa la furia del caldo, et 
io son vostro al solito, il Duca è in Cafagguolo , el 



230 CARTEGGIO EC. b' ARTISTI 

Caccino tono *, né à parlato di se altrimenti , che à 
paura , va a Pisa domani, altro non ò che dirli : avisate 
talvolta, di fiorenza- 1 ultimo di luglio 1566. 

D. V. S. Sre. 
Giorgio Vasari 
(Direzione ) Al Molto Magco. et Rdo. Sr. mio il 
Sr. spedalingho de'Nocenti a Poppiano. A tergo è no- 
tato dai Vasari:" nella vita che vi si manda , son de' 
fogli doppi rescritti, che gli ritroverete, che sono al 
ultimo se mancassi niente ". 

N.° CXCVI 

Cosimo I a Matteo Inghirami. Da Firenze 3o Luglio 
i5G6 (Arch. e. filza 34 del Registro e), 

A Matt. Inghirami 30 Lugl. 1566 
— Quanto alle colonette, ci basterà sieno della gros- 
sezza et lunghezza che ci scrivete ,- et ne vorremo dua 
quanto prima, che fussino più simile et compagnie che 
fussi possibile, però fateci usare diligentia. 

Nota 

Eidem 21 Agosto 1566. " Per la vostra delli 14 del 
presente intendemo quanto ci scrivesti ; — ci occorre 
solamente dirvi che vorremo procurassi di fare cavare 
uno altro pezzo di marmo bianco et nero, che facessi 
un'altra colonetta di braccia 3 ^ eie. da fìrenze. " (Le.) 
"A Reverendo Isidoro (da Montauto) — pagate a Nic. 
Gerardi scudi 285 — a buon conto della tappezeria, 
che fa fare per nostro conto per il palazzo del Poggio, 
et scudi 85 d. 3 al pittore per la pittura di 3 cartoni 
per detta tappezeria. 6 Septbr. 66 "( l. e), 

* sic ; tornò ? 



CARTEGGIO EC. I>' ARTISTI 331 



N/ CXCVII 

G. Vasari a V. Borghini. Da Firenze 18 Agosto i566 
C Manoscritti della Galleria degli Ofizi ). 
È autografa 

Molto Magco. et Rdo. Sr. mìo. 

Voi dovete scrivere et far facende, da che non vi ri- 
cordate più di chi è rimasto qui a questi caldi: il pio- 
vere à rasettato ogni cosa, et à fatto tanto chel Duca 
è tornato, et fu qui iersera, che gli parlai, et stamani 
à desinato con sua altezza in palazzo : sonvi stato an- 
chio, et mi à dimandato di voi; gli dissi che eri a Po- 
piano fuggito il caldo, et che non vi sentivi a mo- 
do vostro : rispose che era ora di tornare. Credesi che 
S. E. I. starà qui otto dì, poi credo sene anderà al 
Poggio; lui à una cera miracolosa, né mai stette me- 
glio. Montai vo vi saluta et è vostrissimo. 

Dachè viene Batista, che à bozzato la sua tavola , e 
mela mostra, che me piaciuta assai, et venerdì et sa- 
bato à lavorato in casa mia dove gliò mostro il dise- 
gnio del Biffalo per la sua tavola della partenza di Cri- 
sto dalla madre, così un batesimo di Cristo per un'al- 
tra: èssi ateso a bozzare la tavola di Filippo Salviati, 
che è finita, et la tavola del papa è disegniata. domat- 
tina la comincio a colorire; è Unita di legname la ta- 
vola di Mess. Alexo. Strozzi , che singessa, e la capella 
di pietra si {sic) cominciata. Maestro Andrea à auto il 
luogo, et spetto fargli aver la grafia che non paghi il 
sito, chel Duca là rimesso a me, et voi far la capella 
risoluto, né gli dà noia balzello; jn santa Croce è netto 
ogni cosa, et torna cosa bella, vi fassene più che santa 
Maria Novella assai, et S. E. la favoriscie. La Badia si 
duol di voi che qui non è venuto tavole, età questa 
ora bisogniava avella comessa; sollecitate chelle ven- 
ghino, perchè inporta averla comessa per tutto que- 
sto mese, que' padri partirono per Siena domani, 



233 CARTEGGIO EC. d' ARTISTI 



dico il P. Don facomo Dei ; Sanpolo sene fé' il con- 
tralto , et S. Pietro Io spetto che torni d'Arezzo d'ora 
inora, perchè le cose mie son ite male della ricolta, 
che sono stato governato da' conversi, non arivo a 400 
staia di grano , senza una coppa di biada , et ve- 
dete quante spese mi àn date. Dio mi dia patientia ! 
chel mio tanto fidarmi fa che io non ò mai cosa che 
io voglia. Io disegniavo andar là stamani, perchè la 
madre della Cosina à auto lolio santo ; et per non mi 
trovare a' mortori lo deferito, ma bisognia che io meni 
voi de' medici , et che saconci questi fiumi, se torne- 
rete, ci parleremo ; vi sarei venuto a vedere, ma ò 
la casa sola, et del resto Batista vi satisfarà lui , et voi 
o tornerete o mi aviserete. di Fiorenza alli 18 di Ago- 
sto 1566. 

V. Giorgio Vasari 
( Direzione ) come sopra; il Borghini è a Popiano. 

N.° CXCVUI 

Il medesimo allo stesso. Da Firenze 3 Settembre i56G 

(/. e.)- 
È autografa 

Molto Magco» Sr. Priore 

Io arivai che parevo uscito dun forno per il caldo 
che fu grande, che fu più acosto a Firenze che fino a 
Cerbaia, pure io mi condussi con Gianni mio, et final- 
mente viddi la sera il vescovo Strozzi di Volterra, né 
si ragiona altro che d'fatti suoi, uè in bene né in male 
fusti nominato, tale che Fra Matteo suo fratello 
elio Arighetto conclusono che si toccassi le poppe alle 
donne, et il culo et il resto agli omini. Finalmente 
io fui col Gondi , il qual vi saluta, et conclusi per parer 
vostro che Ser Pietro non avessi a stare a Arezzo, et che 
si mettessi uno scanbio alle farine, perchè servissi in 
assentia di Ser Pietro per que'dua mesi o uno che per 



CARTEGGIO EC. d' ARTISTI 3 23 

volta e' ci starà , perchè io risolvo che Ser Piero non 
islia con la famiglia a Arezzo per niente, et questo sia 
il sugel che ogniuno sganni. Dove io mi so* ricordato 
del Vespuccio, et lo detto al Gondi cbè una persona che 
à bisognio et à voglia di fare, et intanto è uno che ci 
à messo alle farine il Gondi in canbio di Ser Pietro che 
serve bene, ma il male debbe venire, come vi dissi, 
che ci vorebbono in quel luogo mettere un altro, et 
che Ser Pietro, che serve bene, non ci avessi a far nulla, 
che non mi piacie. Inperò poi che stamani il Gondi mi 
à inposto che io parli al Vespuccio, et che io conven- 
ga seco, ò detto chel Vespuccio è in villa, come è ve- 
ro, et che lo farò tornare: ma io non vorei far questa 
cosa et vorei chella si facessi allo arrivo vostro, b chella 
domattina mi mandassi a dire quel che è da fare, che 
lordinerò inanzi che io parta, et che la S. V. scrivessi 
duo parole al Gondi, che di questo negotio spettassi a 
risolverlo alla tornata V. , poi che non inporta , basta 
che gli à la suplica per lo scanbio, che il principe si ri- 
mette al Gondi che informi, la quale informatione non 
à da esser seno perchè Ser Pietro possa sustituir uno 
in suo luogo, mentre che va per questi servitii, et non 
per finir lufitio etc. Voi conoscete il tutto, lo detto in 
voce, ei con questo il resto che mancha: ora io spet- 
terò il vostro aviso domattina. 

Circa a S.E. fui atenpo, et la mattina medesima andò 
al Poggio col principe , et starà , si dice , qualche dì : 
et perchè dell'altre cose non ò che dire, senon chela 
S. V. farà bene a tornare per più cónti etc. 

Et io giovedì mattina mi parto, et perchè Balista 
nostro non ma nel suo ritorno saputo far una inba- 
sciala, che dice che io vò a mandar non so che disegni 
de' Magistrati , questo noi so, ma so bene che gliò da 
dar non so che schizzi della ritonda, perchè gli distenda, 
dico di quella di Ravenna , et a lui memoriali , che lo 
farò sio arò tenpo per non so che disegni nuovi di S. 
E. I., che mingegnerò adenpiere. 



2 24 CARTEGGIO EC D* ARTISTI 

La Cosina ieri andò Arezzo, Ser Pietro, il Maianov 
et posdomani sian risoluti Mess. Veri et io andare r 
et mingegnerò tornar presto per più cagioni . ò fatto 
dar le tavole, chà (?) Ser Gostantino, al Crocino che 
facci la vostra, quella di Badia et del Depositario, et alla 
tornata vostra potrete veder i duo quadri di Badia 
bozzati , e la tavola di Filippo bozzata', quella del pjpa, 
et darò principio a quello del vescovo Strozzi che Ia- 
copino è in casa solo, nel ritorno che sarete a cavallo, 
o pie undi che vediate Santa Croce libera, tutto per 
aviso. ora io non dirò altro senon che io dubito che il 
Rinucino non mi mandi per la lungha, et che dun 
caso civile diventi tribunale, perchè mi risolverò an- 
dare o alla Mercatantia o agli Otto.; vole che io aspet- 
ti, la madre di Iacopino fa mille difìcultà, et io che mi 
sono adormentato sopra di voi, ne vengbo a patire, or 
questo basti , che sono stato lungho , et ò poco tenpo 
et ò da far mille facende. et con questo fo 6ne rac- 
comandandomi, di Fiorenza alli 3 di Settbr» 1566. 

D. V. S. Sre. 
Giorgio Vasari 

(Direzione) Al Molto Magco. et Rdo. Sr. mio il Sr.. 
priore degli Innocenti a Popiano 

N. B CXCIX 

Bernardo Buontalenti al Principe Francesco. Da Fi- 
renze 1 1 Settembre i566 ( Arch. e. Carteggio e 
filza 192). 

È autografa 

Illustrissimo e eccellentissimo Signore principe di 
Fiorenza e'Siena 

Questa sarà per dare aviso a V, E. I. chome pasano 
le chose de la fornace ; quanto al christalo biancho , 
utimo che V. E. I. ordinò, è venuto molto bello, 



CARTEGGIO EC. d' ARTISTI 325 

chome quela vedrà in sagio, e la padela lo tinla verde, 
ma non è mai pulita, e lo chavata in aqua, e ora la pesto 
e la paso per istaeo, che ò fato uno cholore verde tan- 
to belo che V. E. I. sarà chontenta. domani la rime- 
teremo in fuocho, e chosì non si mancha di fare tuto 
quelo che V. E. I. à ordinato, atendo a fare dua San- 
ti a sua Àllteza, quando non ò che fare, io sto bene e 
spero che V. E. 1. stia meglio, che dio li dia tuto que- 
lo che la desidera, state sano, di Fiorenza dì xi di Set- 
tenbre 1566. 

umille servitore fedelle 
Vostro Bernardo Timante 
Buonttalenti 
Pittore di V. E. I. 
(Direzione) Allo Illmo. et eccmo. Sr. Principe etc. 
al Poggio 

&• CC 

Bernardo Vecchietti allo stesso. Da Firenze n 
Settembre i566 (Arch. e. Carteggio e. filza 192). 

È autografa 

Illustrissimo et Eccellentissimo Signor Principe Si- 
gnor et patron mio osservandissimo 

Io rimando con questa a V. E. I. il suo diamante 
tavola , legato in anello ala foggia che da lei mi parve 
desiderata j intorno al quale si è usata ogni diligentia 
di tinta. Ma la sottiglezza sua non li permette riceverne 
più benefitio che tanto. Monta la spesa fra oro et fat- 
tura , come per il conto del mastro tarato può veder- 
si, lire 26 soldi 15; bavero caro che la foggia et il resto 
li satisfaccia. — Le rimando insieme l'uno smeraldino, 
che solo di suo mi avanzava delle 23 pietre che mi 
dette più fa per legare ) che le 21 già li resi legate, et 
T. in 15 



2 26 CARTEGGIO EC. D* ARTISTI 

Lei ne satisfecie et legatura et oro; così di suo per adesso 
nulla mi resta in mano. Fermai subito che qui fui tor- 
nato da lei, un buon mastro Fiamingo venuto a sorte 
albora di Venezia, per legare il suo grande et bellissimo 
balascio; quale è dietro a farne il modello di stucco, 
et ho preso spediente che detto mastro loggi et lavori 
in compagnia di mastro Giovanni orefice del Duca, mio 
Signore, et stia nella stanza sua di Pitti, ove si potrà 
sicuramente lassare la pietra ( che forza è lassarla ) a 
custodia di mastro Giovanni, che di tutto ciò si con- 
tenta. Il disegno credo fìa spedito fra 4 o 6 giorni , et , 
ciò fatto , con esso mi trasferisco con esso ( sic ) da 
lei per obedirla in quello che si degnerà comandarmi. 

Cornelio mi ha fatto parlare ad un giovane venetia- 
no , conciatore di gioie , il quale senza tornare prima 
a Venetia e condurre qui li suoi proprii instrumenti , 
afferma non potere dare principio al lavorare , di modo 
che havendo io certezza non dela suffitientia , né dela 
sicurtà sua , ho per il meglio concluso che segua il 
suo viaggio di Roma , et al retorno suo de là in Vene- 
tia gli darò adviso di quello che da lui si desidera, 
onde egli s' offera ritornar qui , pagandoseli solo il viag- 
gio, in tanto io cercherò desser informato di quanto si 
possa conmettere et al valore et a la lealtà sua, che 
pur suona venetiana. 

Fiorenza xi Settbr. )566 

Bernardo Vecchetti 

■ 

N.° CCI 

Risposta del Principe Francesco a B. Vecchietti. Da 
Poggio a Caiano 12 Settembre i566 {Arch. e. Minute 
filza 86). 

A Bernardo Vecchietti 12 Settbr. 66 

Habbiamo riceuto con la vostra di hieri il diamante 



CARTEGGIO EC. D' ARTISTI 327 

tavola, la foggia del quale è come desideravamo, et 
il costo del oro et fattura vi si farà pagare ; et si è ri- 
ceuto ancora lo smeraldino che vi restava in mano. 
Aspettiamo il modello di stucco per il balascio , il quale 
se ci satisfarà, vi ordineremo quello che si harà da fare. 
Al giovane propostovi da Cornelio havete fatto bene 
di dare licentia d'andarsene a Roma per le cause che 
ci dite. — Dal Poggio. 

n/ cai 

G. Vasari a Vincenzio Borghini. Da Fir. 20 Sett. 
i556 ( Manoscritti della Galleria degli Ufizi ). 
È autografa 

Magco. et Rdo. Sr. priore 

Io ho ricevuto la vostra el capriccio delle lettere 
dello IUmo. Principe , et ieri bisogniò finalmente dargli 
il suo quadrino , perchè passassi tenpo che si cavò san- 
gue, et io lo andai a trattenere, che eie che dire et che 
ridere assai, fu satisfa ttissimo , et lo paragonò, partito 
che io mi fu', dove gli parve assai che loscurità del 
niio facessi tanto lume, rilievo etc. In somma glie lutto 
fiori e bacelli, promessigli che Francesco vostro gnie- 
ne farebbe uno etc. , che larà caro, et con questa oc- 
casione poren fargli, fatto che ara qualcosa di bello, 
che lo aiuterò , un poco di bene a una delle sue sorel- 
le , che certo lamo . et stamani io e fatto di mia mano 
il mio viso ritratto dallo spechio , che non è infiato, 
et la ritratto nel bossolo, et se M,° Gristofano a Venetia 
non lo giostitia , areno una testa gratiosa , perchè 
la ritratto bene afatto, stasera lo manderò a Vene- 
tia. Intanto il Cino conbate coi Giunti, che non vo~ 
rieno aver a stanpare queste mascherate, entrate et 
trionfi , perchè guasta loro la bottega , et finalmente 
Ò parlato al Duca, dice che si tiri innanzi, ma con 
brevità, tanto a scritto al Cino> che è ito alle Rase, 



2'uS CARTEGGIO EC. d' ARTISTI 

et non credo che abbi a star molto che ara finito; gliò 
scritto et vorrei aochio satisfare et alla vita mia et à chi 
uà bisognio, ma ci veggo male il modo. Io ò inteso 
che giovedì sarà finito la vostra vendemia, et io vo- 
rei pur venire, il Duca stamani mi à detto che voi ve- 
dere il cartone, né ma voluto dir quando, et pur ci 
vorei essere ; tanto qualche cosa sarai Io farò qualche 
resolutione nanzi che sia troppo, potete credere che io 
ò voglia di venire per 3 dì almeno, che saranno 6 
volte lo star nelle vinaccie, che mi basterebbe, et an- 
che svaporarci , che nò bisognio ; dalai tro canto ci veg- 
go male il modo , pur qualche cosa, sì come ò detto di 
sopra , Viviano et vedreno. Il Duca à auto una statua 
di bronzo intera intera che non gli mancha niente , 
duno Scipion minore di br. 3 incircha in atto di lo- 
cutióne *, et siano intoraogli, perchè à mille capricci: 
et questo sia il fine di questo , poi che Arno doppo 
tanti preghi che non venghi grosso, è pur venuto, e 
lopere del ponte si riposano , così forse poresti o tor- 
nar voi o venir costì io, et di nuovo mi racomando. 
di fìorenza alli 20 di Seteb. 1566. 

D. V. S. Rma. Sre. 
Giorgio Vasari 

Porterò al principe le vostre lettere oggi, et poi o 
a bocha o per lettere la raguaglierò. 

(Direzione) Al Molto Magco. et Rdo. Sr. mio II Sr. 
Priore degli Inocenti a Tomerello 

N.° CGIII 

Il medesimo allo stesso. Da Arezzo i Ottobre i56(> 

( Le). 

È autografa 

Molto Magco. et Rdo. Sr. Priore 

Io ò inparato molte cose da lei, ma io non vo'già 

* La statua etnisca, che forma uno de' piìj gran ornamenti della stanza 
de' Bronzi antichi j è noto che essa fu trovata presso il lago di Perugia. 



CARTEGGIO EC. !>' ARTISTI 330, 

inparare a non scrivere mai a chi vàraa tanto quanto 
fo io: già più dun mese che non lo vista né auto sue 
lettere. Dio vi perdoni! ò scritto 3 volte con questa, 
et se pur breve, ò detto che son vivo. Io sarò in ca- 
mino per il ritorno intorno a venerdì o sabato il più 
lungho, se altro non minpediscie; lasserò le cose di 
quassù bene aviate , et oggi comincerò a fermare i con- 
ci con lo abate di Badia, che resto fin qui mal sati- 
sfatto, come alla tornata mia intenderete. Io sto poi 
del resto della vita assai bene , et perchè non iscade 
dire altro per ora, il P. Don Silvano che viene costì 
dirà il resto delle cose, che glia visto; et io con que. 
sto farò fine , raccomandandomeli, di Arezzo alli 2 di 
Ottobre 1566. Salutate Batista, Ser Gostantino et gli 
amici nostri. 

D. V. S. Servitore 
Giorgio Vasari 
( Direzione J Al Molto Magco. et Rdo. Sr. mio II 
Sr. spedalingho de'Nòcenti a Fiorenza. 

N.' CCIV 

Cosimo I a Matteo Inghirami. Da Firenze i4 Otto- 
bre i566 C Arch, e. filza 34 del Registro c.J. 

M. Inghirami. 14 Ottob. 66 

— Fate diligentia di ritrovar una pila di marmo 
che già facemo cavar, compagnia di quella che habbia- 
mo qua nel nostro giardino di Castello > la quale cre- 
diamo sia a Carrara. 

Nota 

" Eidem 3 Ottobre 66, Per la vostra de' 23 del pas- 
sato intendemo del ordine dato circa i marmi per le 
fonte et per la lapida j che sta bene " (l. c.J. 



a3<> CARTEGGIO EC. d' ARTISTI 



N/ CCV 

Il Principe Francesco a Giovanni Bologna. Da Fi- 
renze 9 Gennaio 1567 (Arch. e. Minute filza 92). 

A Giovanni Bologna scultore 9 di Gennaio 1566 
Voi sapete con quanto nostro incommodo vi man- 
dammo costì * per compiacere a quei Signori, et in- 
tendendo bora che havete condotto a perfetione l'opera, 
et messo in piazza quello che havete promesso loro , 
vi commettiamo che vi spediate subito di costà , et ri- 
torniate da noi per dar fine a quel che lassaste imper- 
fetto, et eseguire ancora quel più che havevamo or- 
dinato. Però tornatevene quanto prima , che vi aspet- 
tiamo con desiderio ; et quei Signori doveranno con- 
tentarsene , poiché così prontamente veli concedemmo 
loro. Advertite di spedirvi di costì di maniera che non 
vi habbiate a ritornare, perchè vogliamo che seguitate 
i nostri lavori , che bora mai né tempo. Di fiorenza. 

N.° CCVI 

1 Quaranta del Reggimento di Bologna al Principe 
Francesco. Da Bologna 3o Gennaio i56j (Ardi. e. 
Carteggio e. filza 196 ). 

È originale 

Illustrissimo et Eccellentissimo Signore 
Havendo maestro Giovan Bologna finito, et certo con 
universale sodisfattione , l'impresa della nostra fonte, 
per la quale V. Illma. Eccellenza ci fece a' mesi passa- 
ti gratia della persona sua , non habbiamo voluto man- 
care di accompagnarlo con la presente, sì per ringra- 
tiarla, come facciamo, del favore eh' ella ci fece di 

* A Bologna. 



CARTEGGIO EC. d' ARTISTI a3l 

privarsene volentieri per servitio nostro et di questa 
città , come per far testimonio del suo ben servito , 
et del molt'obligo che in ciò tenemo alla gran cortesia 
et bontà di V. III. Eccellenza. Alla quale etc. etc. di 
Bologna xxx Genaro 1567. 

Di V. III. Eccellenza 
Humilissimi Servitori li Quaranta del Reggimento 
di Bologna 



N. e CCVII 

G. Vasari a Cosimo I. Da Firenze S. D* ma proba- 
bilmente del Febbraio 156^ (Arch. e. Carteggio e. 
Rappresentanze etc. filza xir). 

È autografa 



Illustrissimo et Eccellentissimo! Signor mio 
Giorgio Vasari, humilissimo et fidel servitor suo, 
avendo più volte in vocie raccomandatosi a V. E. I. lo 
riconosca delle sue tante fatiche , glia detto di farlo , 
et con questa fiducia finalmente chiede un donativo di 
quanto piacie a quella , aciò che avendo di nuovo a 
ricominciare la facciata della sala grande , possa aiutato 
dalla liberalità sua con magior virtù operare il restan- 
te, et anelare et tornare di Roma con ànimo pronto a 
dar fine a sì grande opera , dicendogli che ogni segnio 
che farà, piccolo che sia, lo reputerà grandissimo, cono* 
scendo che ella à semper con infiniti favori aiutatolo 
et mostrogli quanto ella tien conto della fedel servitù 
sua et della sua virtù, la quale à da servire per ser- 
vitio suo , come glia detto , fino alla morte, et perchè 
ella sa che già Giorgio suplicante è già vechio, et à 
bisognio di aiuto per molte cagioni , che à di nipo- 
ti et nipote et parenti poveri, quanto sa e può segli 



23 2 CARTEGGIO EC. D* ARTISTI 

racomanda, pregando Nostro Signore Iddio che lo (sic) 
feliciti et conservi. • 

N.° ccvm 

Cosimo I a M. Inghirami. Da Firenze 4 Marzo 1567 
C Arch. e. filza 34 del Registro e). 

A M. Ingbirami 4 Marzo 66 

— Habbiamo inteso quanto dice il Moschino , però 
gli scriviamo, che sarà con questa jet li dua ottango- 
Ji di mistio fatti e condotti alla casa di Saraveza ci con- 
tentiamo restino quivi ; quando vi fussino superflui, gli 
vorremo qua. 

Nota 

" A Meschino scultore. 

Carissimo nostro. Matteo Inghirami ci fa intendere 
che sono già duà mesi che si abozò una di quelle taz- 
ze, che hanno a servire per le fonte che dovete 
lavorare , che vogliamo mandare alla Regina di Fran- 
cia: et dice che non ci havete messo mano, dicendo 
non haverne da noi l'ordine abastanza. a noi è parso 
havervelo dato, però diteci quello che vi occorre, et se 
siate d'animo di volerci servire, affin che possiamo pen- 
sare a'fatti nostri, di fior, el dì 4 di marzo 1566 " (/. e). 

N.° CCIX 

Giorgio Vasari al Principe Francesco. Da Roma 1 
Marzo i56y (Arche, Carteggio e. filza 196 ). 
É autografa 

Illustrissimo et Eccellentissimo Signor mio 

Al mio arivo di Roma, che fu con la gratia d'Iddio 

* Rescritto: vadia a Roma e torni, che sua Eccellenza non li mancherà; 
et intanto dica la intention sua , che quando tornerà troverà acomoda- 
*« il caso suo. data el dì 18 di Jebr, 1566. 



CARTEGGIO EC. D' ARTISTI a33 

martedì , senza eh' io mi mutassi bisogniò che subito 
Nostro Signore * vedessi la tavola, che vista gli piacque; 
et gli basciai i piedi in nome di V. E. I. et mi doman- 
dò come stavi, et volse sapere molti particulari di quel- 
la che nebbe contento, et quando ebbe visto le meda- 
glie del Duca, mi dimandò sio avevo nessuna inpron- 
ta di V. E. I. ; gli dissi, come vero, di no; avesse au- 
to caro di vederla . Così prego V. E. che mene facci 
mandare una o di argento o di pionbo, che dirò che 
la manda me, perchè mostra portarvi particolare afe- 
ctione. Di nuovo gli basciai il piede per parte di sua 
Altezza ** con pregar sua Beatitudine che celebrando, 
come fa ogni mattina , a voler pregar Iddio per lei che 
1' aiuti in questo parto; che disse molto volentieri, pur 
che miei preghi vagliono apresso a Dio che Lei , che 
intendo che è un angelo di Dio, et l'ara senpre in 
aiuto. Et cosV poi 'mi dimandò molto delle action sue, 
che gli piacque assai il frequentare le chiese et il rifa- 
re i monasteri e gli spedali, conchiudendo che Dio à vo- 
luto gran bene a V. E. I. 

Io ò auto comessione o lettera al vedere le cose della 
fabrica di S. Pietro , che cominciavano a storpialla et 
farvi qualche erore, di vedere ancora Ponte Sisto , che 
è indebolito le pile, et senon ci si rimedia, rovinerà, 
così a molte altre lor cose, et il Papa disegnia acon- 
ciare una capelletta dentro a certe camere , che rispon- 
dono sopra il corridore di Belvedere, che secóndo me 
è più cosa da frati che da papi; pure io andrò consu- 
mando questo poco di tenpo, et ò auto ventura che 
gli ano levato Pirro, architetto delle fabriche di S. 
Pietro; et ancora che mi faccino et favori et carezze, 
è un metamorfosi sì stravagante questo di questa , co- 
me mi par cosa strana, et la suplico a fare sollecitare 
a Tanai de* Medici quel che s'à da fare nella sala per 



* Pio v. 
** Già arciduchessa Giovanna. 



334 CARTEGGIO EC. D* ARTISTI 

maestro Bernardo muratore, perchè io mene torni, sio 
potrò come credo, fatto pasqua. Della tavola dibroccarel- 
losi ara fatica di 4 pezzi, perchè non cene, et de stato 
aropato * ogni cosa : io questo altro spaccio, che ò 
messo i brachi a nasar quel che eie , darò qualche aviso 
sopra questo. 

Don Giulio ** gliò parlato , et lo disposto che vi farà 
un quadro della grandezza degli altri , et si voi risol- 
vere , tanto gli sono stato intorno , desservi ogni anno 
tributario di qual cosa, secondo che V. E. I. ne darà 
il capriccio et Iinventione ;. et io gliò promesso che 
V. E. I. gli userà del continuo cortesia, dove emà pro- 
messo questa settimana scrivere a V. E. I. et in vero ò 
visto cose miracolose di suo. et il papa , che à auto da 
lui non so che cose, et glia dato una pensione di 50 
scudi , con la sua beneditione là guarito degli ochi , che 
sta bene afatto , che lui ma conto che questo è stato 
la sua sanità, et con questo farò fine, pregando quella 
che non si scordi della fedel servitù et divotione mia. 
che nostro Signor Dio la mantengha felicissima, di Ro- 
ma primo di Marzo 1566. 

G. Vasari 

Nota 

" Tornato dunque a Fiorenza, e per averlomi Sua 
Santità comandato, e per le molte amorevolezze fat- 
temi, gli feci, sì come aveva commessomi, in una ta- 
vola l'adorazione de' Magi, la quale come seppe essere 
stata da me condotta a fine , mi fece intendere che , 
per sua contentezza e per conferirmi alcuni suoi pen- 
sieri, io andassi con la detta tavola a Roma ; ma sopra 
lutto per discorrere sopra la fabbrica di S . Pietro , la 
quale mostra di avere a cuore sommamente. " Vasari. 

* Sic , invece di : ed è stato rubato. 
** Don Giulio Clovio, celebre miniatore. 



CARTEGGIO EC. d' ARTISTI 235 

N.° CCX 

Risposta del Principe Francesco a G. Vasari. Da 
Firenze 9 Marzo 156^ ( Arch.c* Minute filza ofl). 

A Giorgio Vasari ix Marzo 66 

L' bavere inteso il vostro arrivo salvo, ci è stato di 
piacere, et molto maggiore ci sarà se vi anderete 
spedendo con brevità, con satisfatione non dimeno di 
Sua Beatitudine. Si manderà la medaglia che doman- 
date; et qua si sollecita di maniera che di già si trova in 
ordine ogni cosa , et in breve non mancherà che la 
persona vostra. È stato bene quello che havete passato 
con don Giulio, col quale non lasseremo di fare quan- 
to conviene , tenendogli noi molta voluntà per le sue 
parti rare, di Fiorenza. 

N.° GCXI 

G. Vasari al Principe Francesco. Da Roma 8 Marzo 
1 567 (Arch e. Carteggio e, filza 1 96 ). 

È autografìa, 

Illustrissimo et Eccellentissimo Signore mio Patrone 
osservandissimo 

Li scrissi oggi otto giorni che del broccatello non eie 
pezzi da far tavole, salvo che ò trovato cercando pez- 
zi di dua palmi, che mi dicano questi che atendano a 
i mischi, non c'essere stato già 6 anni pezzi che pas- 
sino un braccio, però se a V. E. piacie che io faccia 
inpresa di questi pezzi per cometterli insieme, mene 
dia ordine, perchè gli manderò con fogli tagliati et la 
grandezza loro et il costo, che qui gli tengano cosa 
d' inportanza. Io credo per quel eh' io veggo , poiché ò 
detto a Sua Santità che non posso fermarmi, che sarò 



236 CARTEGGIO EC. D ARTISTI 

spedito presto, ateso che finito cbe arò un disegnio del 
Giudi t io universale, ch'egli vole fare per una tavola da 
mandare al Bosco p«?r porla sopra lo aitar maggiore, 
che credo ottenere da farla in Fiorenza, mene potrò 
tornare, et io lo desidero per cominciar la Sala, dove 
io prego V. E. I. di far che Atanai de' Medici, a chi si 
lasciò la cura , sia sollecito a far tirare innanzi a mae- 
stro Bernardo, che per quel che di nuovo ò rivisto 
nessuna opera di grandezza et di richezza la passa , et 
mi si inpongha se arò da fare altro acciò torni a ser- 
villa et goderla. Qui da Nostro Signore se ragionato 
del nome della felice nascita di vostra figlia, che al- 
cuni vogliono che Leonora sia il nome, per la memoria 
della. 'Illma. Signora Duchessa madre di V. E. I., et 
per dar ancora speranza a coloro, che riceverono tan- 
ti benefitii da lei, che non resti morta; altri tengano 
che abbia per molti respetti aver nome Maria, per rin- 
nossare la madre di V. E. I. et la sorella, et per la 
memoria della Regina Maria donna di gran valore et 
virtù in casa d' Austria, oltre alla devotione, che por- 
ta sua Altezza alla vergine gloriosa, che di tutto No- 
stro Signore disse: e basta che sia il nome secondo la 
volontà de' padri, sapendo che l'essere nata di sì ot- 
tima et religiosa madre et sotto il santo battesimo il 
tutto vale, ò visto in questo vechio santissimo grande 
allegrezza, perchè ama V. E. I. et il Signor Duca et 
molto sua Altezza, et con questo etc. etc. 
Roma 8 Marzo 1566 

G. Vasari 

N. # CCXII 

Cosimo I a Giorgio Vasari. Da Firenze 16 Marzo 
i56y ( Arch. e. filza 34 del Registro e). 

A Giorgio Vasari di fir. 16 marzo 1566 
Carissimo nostro, habbiamo ricevuto dua vostre 



CARTEGGIO EC. D ARTISTI 337 

lettere, una del primo et l' ultima delli 8 del presente, 
et ci sono stati grati e raguagli ci date per dette vo- 
stre lettere , et che a Sua Santità fussino grate le 
medaglie, et quanta alli pili che ci scrivete bavere tro- 
vali fuori di porla maggiore, vi diciamo che non ve- 
ne afatichiate , perchè non ci fanno di bisogno, ha ven- 
do da farne di maggiore grandezza alle nostre cave di 
Seravezza. habbiamo ricevuto piacere intendere che vi 
spedirete presto di costà, et vene tornerete a' nostri 
servitii con buona gralia di Sua Beatitudine, state sano. 

N. # CCXIII 

G. Vasari al Principe Francesco. Da Roma 1 3 Mar- 
zo 1567 \Arch. e. Carteggio e. filza 196). 
È autografa 

Illustrissimo et Eccellentissimo Signor mio 
Ho auto caro intendere che la volontà sua è che in 
breve mi spedischa et torni con satisfatione di Nostro 
Signore, il quale oltra a molti disegni et inventioni 
di cose secondo la voluntà sua, mi pare averlo satis- 
fatto, et finalmente nun disegnio d'un' altra tavola gran- 
de drentovi il Giuditio universale, dove sua Beatitudine 
vole che serva per lo aitar del suo convento del Bosco, 
quale ò ottenuta di farla costì in Fiorenza , et son tan- 
to innanzi con la speditione che penso partire intorno 
a' 18 di questo per far la santa pasqua con V. E. I. , 
e del seguito ci sarà che dire. Torno che delle pietre 
unite non ò trovato che dua tavole, alte l'una br. 1 . |, 
larga uno e un terzo, di marmo nero orientale duro, 
che à gran pulimento simile a un velluto, che ne del- 
la medesima sorte il putto che dorme a Pictti, che per 
non essere altra sorte che unisca ne' pezzi grandi, la 
propongho a quella, che staranno a lei fin che ne viene 
risposta , et il lor prezzo, ancor che ne dimandi scudi 



238 CARTEGGIO EC. D* ARTISTI 

60 di dette due, crederò che s'abasserà di pregio, risol- 
vendosi, la pietra à del vetrignio assai ; quella ne dica 
l'animo suo volendole. 

Ho trovato due statue tonde di dua fauni igniudt 
della grandezza del Baccho del Sanso vino, begli a 
maraviglia, che mi satisfano quanto cosa che abbi vista, 
trovati non è molto; e perchè qui le beneditioni si 
adoperano più delle statue j et chi voi mangiare à bi- 
sogno del pane et non de' marmi, credo che con 
meno di scudi 100 Puno si arano, et io se fussi richo 
le torrei, inperò le mi paion da V. E. I., che per camere 
son divine; avisi l'animo suo., et caso che io fussi par- 
tito lasserò la cura di tutto all' inbasciator di quella, né 
sto in dubbio che, sei papa à vita, che le statue avan- 
zeranno a Roma, et che ci saria da comperar molte 
cose, che tutto porto in nota. Ho fatto far provisione 
di molti pezzi di brochategli ; et perchè la pietra in se 
non à pezzi grandi ma picholi, et questi maestri gli 
cometlano insieme secondo londe delle vene, et in que- 
sto modo fano le tavole grandi, che così sono quelle 
de'Pictli, che il maestro che là fatta ma detto tutto 
questo, se quella ne vorrà avisi, che si potrano avere, 
et del prezzo rimetteranno in noi. Ringratio V. E. I. 
dell' aver sollecitato la facciata della Sala ; solleciterò 
anch'io il venir che prometto a quella, che mi par 
ogniora mille il partir, et con questo etc. etc. Roma 
13 Marzo 1566. 

G» Vasari 

N.° CCXIV 

Risposta del Principe Francesco a G. Vasari. Da Fi- 
renze iG Marzo 1567 (Arch. e. Minute filza 92). 

A Giorgio Vasari 16 Marzo 66 

Quanto più presto tornerete con satisfattione di sua 



CARTEGGIO EC. D* ARTISTI 23a 

Beatitudine, tanto più grato ci sarà. Delle pietre unite 
di quel marmo nero orientale , non occorre che vi af- 
fatichiate , perchè non le vogliamo , et manco li pezzi 
di broccatelli, che dite con la vostra de'xm, perchè ci 
dilettiamo di semplici et di cose perfette, non di com- 
poste et stroppiate. Quanto alle due statue tonde anti- 
che delli Fauni, quando sarete tornato cene risolvere- 
mo. Mandisi un certo saggio di granito rosso, del 
quale sappiamo che troverete costà copia; però fatecene 
fare una tavola della grandezza che sapete, però state 
bene. Di Fiorenza. 

N.° OGXV 

G. Vasari a B. Concino. Da Roma i5 Marzo 1567 
( Arch. e. Carteggio e. filza 1 96 ). 

È autografa 

Signor Bartolomeo mio 
Ecco che io nel dar risposta alla sua dolce et amo* 
revol lettera le dico che mi partirò mercoledì se non pri- 
ma, che sareno a' 29 dello stante, per venire a servilla 
meglio che non ò saputo far per lo adreto. Et così sarò 
disoccupato da quelle tante grandezze et da sì alti ne- 
gotii , che la S. V. mi dice , che non vi occorre altro , 
avendomi compassione , come se il sole dello splendore 
de' Signori nostri comun patroni non acecassì il fumo 
di queste grandezze di qua, ridotte con la parsimonia 
del vivere , con la mediocrità, del vestire , et con la 
senplicità di tante cose ; che Roma è cascata in molta 
miseria , et nel vero se Christo amò la povertà , et lei 
lo voglia seguitare , tosto diverrà mendica. Sì che , Si- 
gnor Concino mio, io me ne tornerò coli' avere a fare 
per sua Santità in Fiorenza queir opera grande, che 
dovevo fare a Roma , che è una tavola grande con qua- 
tro facie, come era quella all'aitar maggiore de' Servi 



34o CARTEGGIO EC. D* ARTISTI 

di costì, et altre sue cose, et tutto è con satisfattone 
di Sua Santità, per aversi a mandare a Genova per acqua 
questa opera et condulla al Bosco , dove e' mura il suo 
convento et chiesa. Et io volentieri mene torno , per- 
chè le grandezze , che mi dite , le goda altri chel vo- 
stro Giorgio , il quale si pascie et vive della amorevo- 
lezza, che à auto tanti anni dal Duca et Principe , suo 
Signiori eterni ; et perchè non vo'più molestare le ore- 
chie loro , che già sanno che io mene torno , gli dirò 
che al San Galletto et al Camaiano ò fatto et nel mio 
arrivo et per la vostra le sue raccomandationi , che 
l'uno e l'altro desidera che gli comandiate, et io per 
terzo il simile. Io che so* peccatore, con tutto il core 
non ò manchato in questi santi luoghi pregar per lei, 
et dio facci che la mia oratione sia esaudita ; ch'ancor 
voi dovete , se non volete pregare per me per le oc- 
cupationi, almeno conmetterlo al reverendissimo Mon- 
signor , poiché mi metto in viaggio , che amandomi 
torrà la briga alla S. V. , et io sarò servito, et così al- 
l' uno et all' altro mi raccomando. Et dite al Signor 
Principe nostro Illmo. che ò trovato da ieri in qua duo 
pezzi di pietre broccatelli dì 2 palmi ! luno , che sa- 
ranno a posta nostra. Di Roma 15 Marzo 1566. 

Giorgio Vasari 

N/ CCXVI 

Cosimo I a G. Vasari. Da Firenze 17 Marzo 1567 
(Arch. e. filza 34 del Registro e. ). 

A Giorgio Vasari 

Rispondendo alla vostra delli 1 3 , ricevuta questo gior- 
no, vi diciamo che siamo resoluti di volere a ogni 
modo il villano che arrota il coltello, e poi che voi 
ci dite che il patrone d' esso è resoluto di darlo per 
Ottocento scudi, se non potrete darli meno, pigliatelo 



CARTEGGIO EC. D* ARTISTI !»4» 

a ogni modo, et l'ambasciator et voi domanderete li- 
centia a Sua Santità di cavarlo di Roma et condurlo 
qua , dicendo che vogliamo venga per terra et non per 
mare . et perchè voi dite di havere a essere qua pre- 
sto, non vi diremo altro, state sano, di fir. el dì 17 
di marzo 66. 

Nota 

11 villano che arrota il coltello è la famosa statua 
del così detto Arrotino j il quale si ammira nella 
Tribuna. 

N.° CGXVII 

G. Vasari al Principe Francesco. Da Roma a i Mar- 
zo i5G7 (Arch. e. Carteggio e. filza 196). 
È autografa 

Illustrissimo et Eccellentissimo Signor mio 
Ho con ogni studio et diligenza cercho di satisfar 
Sua Santità sì nelle cose della fabrica di San Pietro, 
come in molti disegni che sua Beatitudine mi à fatto 
fare per cose sua particolari , et finalmente nun dise- 
gnio d' una tavola grande , che va isolata come quella 
dello aitar maggiore de' Servi di Fiorenza, con dua 
tavole , una per faccia , come V. E. I. vederà il dise- 
gnio a mia venuta, perchè sarò piacendo a Dio il sa- 
bato santo costì , perchè mi parlo stamani, ma mi 
fermerò in Arezzo a far i giorni santi per satisfatione 
dell'anima, che il corpo in quatro settimane che sono 
stato qui à patito assai . et perchè arò che ragionar as- 
sai delle cose di qua, farò fine etc. etc. 
di Roma 21 Marzo 1566 

G. Vasari 

T. III. 16 



a4a CARTEGGIO SC. o' ARTISTI 

N/CCXVIII 

Domenico Lampsonio a Tiziano. Da Liege 1 3 Marzo 
156^ (L' originale esiste presso il Signor Canonico 
Ramelli di Rovigo). 

È originale 

Molto eccellente et magnifico Sigor mio osservan- 
dissimo 

Ho havuto da messer Nicolò Stopio nostro quelle sei 
eccellentissime pezze d'inventione di V. S. intagliate 
dal nostro Cornelio, le quali sono in quanto all' inven- 
tione et disegno simili a tutte l'altre cose di V. S. , 
cioè divine, et in quanto all' intaglio megliori al mio 
giuditio che quante delle vostre mai siano state in- 
tagliate (per quante n'habbia viste), dico anche che la 
nunciata del Caraglia, perciò che la mano di Cornelio 
è assai più ardita et veloce, et dà miglior gratia ai pan- 
ni et a quelle selvatichezze de'paesaggi vostri, tra li quali 
è una unica cosetta al mondo quel paesetto deserto et 
romitoso di San Ieronimo , il quale con grandissimo 
piacere m'imagino quale possa esser stato colorito dalla 
felicissima mano di V. S., in sorte che la figura del San 
Gieronimo sia stata grande quanto il vivo, come io mi 
persuado che V. S. habbia fatto. Et in fatti V. S. ha di 
gran lungha tolto il vanto a tutti i nostri Fiaminghi in 
paesaggi, nella quale parte di pittura (poiché in quan- 
to alle fighure restavamo vinti da voi altri Signori Ita- 
liani) credevamo tener il campo. Monsignor Rmo., mio 
patrone, il Vescovo et Principe di Licge La preso gran- 
dissimo piacere a veder queste stampe, et non fossero 
gli estremi travagli et frangenti, nei quali per conto 
della rebellione d'alcuni suoi subditi sotto pretesto di 
religione si ritrova, haverebbe testificato ciò con un' 
amorevol lettera a V. S., alla molta et unica Virtù del- 
la quale egli è alTettionatissimo. Et ha, come ancor io, 



CARTEGGIO EC. D* ARTISTI a4 3 

inteso con simil piacere che Cornelio debba di breve 
tornar a Venetia, et di più intagliar delle cose che 
V. S. ha messe in ordine per la sua tornata. E sarebbe 
pur una bella cosa che V. S. gli faceste rinlagliare quel 
suo bellissimo Adoni con la Venere, che quelle due 
stampe di questa historia , le quali qui inanzi sono state 
intagliate, non satisfanno niente del mondo all'honor 
et riputatione di V. S. Et piacesse a Dio che venisse 
fantasia a V, S. di fargli intagliar perfettamente con la 
perfettione et le bellezze che si vede nelle figure delle 
dette sei stampe, quel bellissimo trionfo di Christo, 
quella brava conversione di S. Paolo, la natività di 
Nostro Signore, et per un bisogno quella presa di San- 
sone, et quella nostra Donna con S. Anna, Gioseppe, 
un'altra donna, Christo putlino et due angeli , et per- 
chè non ancora la detta nonciata, essendoci che dire a 
i panni et sete delle figure per colpa et difetto d'intel- 
letto fondato del Caraglia et gravezza di mano? Ho 
visto certe pezze di un martirio di S. Lorenzo d'inven- 
tione di V. S., che diceva eccellentemente. Ma che vo 
racontando io certe cose vostre? dove, dovunque mette 
V, S. la sua divina mano dà vita et spirito ad ogni cosa, 
havendo tolto fin qui (al veder mio) il vanto a tutti 
pittori stati da molti secoli in qua nel saper veramen- 
te veramente imitar et esprimer il vivo et le sue bel- 
lezze, a tale che i vostri colori pareno non già solamente 
naturali, ma anco non so che di più di divino, augusto 
et immortale ! Io spero di poter, conseguire per via d' 
Anversa ancora sei copie delle dette stampe, poiché 
Monsignore mio ha voluto quelle mandate da V. S. 
per se , havendomi detto messer Ieromino Coco, pit- 
tore et stampatore di disegni in rame, già patrone di 
Cornelio, che un Bolognese gli ha detto di portarne 
circa il maggio prossimo in Anversa, havendo fatto 
conventione con V, S. di venderne lui solo. Io con- 
cluderò questa lettera con affettionatissimi ringratiamen- 
ti che V, S. a beneficio della bellissima arte di pittura, 



244 CARTEGGIO EC. D' ARTISTI 

la quale io amo tanto svisceratamente, ad eterno suo 
honor et fama habbia dato ordine acciò che uscissero 
in stampe queste bellissime sue inventioni, et con 
caldissimi prieghi che inanzi che ella sia chiamata da 
nostro Signor Dio in contemplar con gli occhi della 
mente la sua immortale essenza , la quale V. S. ne ha 
con l'ultima stampa delle dette sei tanto bene espressa, 
come se V havesse vista faccia a faccia, voglia et possa la- 
sciarci ancora almanco qualche dozzena delle più belle 
cose sue intagliate dalla bella mano del nostro Cornelio, 
acciò le possiamo qua più goder con grata memoria 
dei benefici]' , che larte et i studiosi et amatori di quel- 
la hanno et haveranno ricevuto da V. S. Alla quale 
riverentemente raccomandandomi, et basciando quella 
sua effigie, che appare nella stampa sudettn sotto 1* 
Inperatore Carlo et il Re Philippo, invece della sua divina 
et artefice mano, prego nostro Signor Dio darle una 
vecchiezza ancora a molti anni facile et gioconda, con 
bona et acuta vista, et ogni bene, prosperità et con- 
tento, ài Liege alli 13 di Marzo 1567. 

V. S. per cortesia sua mi perdoni che questa lettera 
sia sì male composta et scritta, che i presenti terribi- 
lissimi garbugli, ne' quali questi settarii seditiosi, gua- 
statori di ogni arte et gentilezza, hanno messo et tut- 
ta via di più in più mettono questi poveri paesi, per 
i quali io mi trovo involto in mille molestissimi in- 
trichi, non mi anno permesso far altramente. 

della rarissima virtù et arte di Vostra Signoria 

Servidore anzi schiavo 
Domenico Lampsonio * 

Nota 

"Domenico Lampsonio da Liege, uomo di bellissime 
lettere e molto giudizio in tutte le cose, il quale fu 
famigliare del cardinal Polo d'Inghilterra, mentre visse, 
ed ora è segretario di monsignor vescovo e principe 
di Liege. " Così lasciò detto il Vasari, riportandoci un' 

• Vedi N .• CLVII. 



CARTEGGIO EC. d' ARTISTI afó 

altra lettera del Lampsonio dell' Ottobre 1564, nella quale 
questi confessa d'aver imparato la lingua italiana dagli 
scritti del Vasari medesimo. / presenti terribilissimi 
garbugli, ai quali il Lampsonio allude nella nostra let- 
tera, sono noti; l'incisore Cornelio è Cornelio Cort. 

N.° CCXIX 

Tommaso de' Medici a Matteo Inghirami. Da Firen- 
ze 25 Aprile 15G7 (Arch. e. Registro di Lettere di 
Tommaso de* Medici 1 565- 1 57 3 ). 

M. Inghirami 

El Duca , Signor nostro, mi à comandato che io 
scriva facciate aiutar sbozzar quella figura di marmo che 
ha da fare Vincenzio Dante > scultor perugino, che vie- 
ne costì per tale effetto. — 

fior. 25 Aprile 67 

Nota 

Poco tempo dopo il medesimo scrisse allo stesso : " Il 
Duca, Signor nostro, vuol fare un pavimento a una 
stanza d' ottangoli di marmi misti con uno ripartimento 
di mandorle et altre liste di marmi misti et bianchi , 
come vedrete per una nota delle misure e pezzi di 
mano di messer G. Vasari , Aretino , che sarà con que- 
sta ; — tutto considererete et vedrete, et darete ordine 
che si vadino cavando " fi. e. ). 

N.° CCXX 

Matteo Inghirami al Principe Francesco. Da Pietra- 
santa 1 Maggio iSG^ (Ardi. e. Carteggio e. filza 198A 
È originale 

Illustrissimo et Eccellentissimo Signor Mio 
Avendomi detto Maestro Giovanni da Monteauto, ca- 
pomaestro a questa istrada del Altìssimo, che V. E. I. 



2^G CARTEGGIO EC. d' ARTISTI 

avrebbe hauto caro di fare fare saggio di questi novi 
marmi, ne ho fatti, mentre che la istrada si fa, aboz- 
zare quattro busti , e inviatoli a Firenze. 

N.° CCXX1 

Giovanni Bologna al medesimo. Da Firenze 4 Maggio 
i56j C^rch. e. Carteggio e. filza 198). 
È autografa 

Illustrissimo et Eccellentissimo Signore et patrone 
osservandissimo 

Havendosi a fare cavare il marmo a Seravezza per 
la Oorense (sic) del salone, ho pensato, quando piaccia 
a V. E. I,, che si potrà dare questa cura a maestro 
Vincentio Perusino, quale intendo che di brevi gior- 
ni va in quel loco per cavare alcuni marmi per il Duca, 
et così io potrò avanzare spesa et molto tempo, quale 
meterò nela fine di questo ucelli (sic), che adesso a 
le stagion calda, seccando assai la tera , si avareran- 
no molto, se adonque V. E. piacesse che se li desse 
questa cura, besogna che la si digni farliene escrivere 
2 verso, et io li pregherò poi et darolli le misure del 
marnai, tutto fo per non perdere tempo et atenderò a 
laverare; per delefare ho più tosto electo scrivere che 
venir da lei in persona. Né altro occorrendo per adesso 
humilmente mi raccomandi (sic) in suo buona grasia, 
et li baccio la mano , pregiandole ogni felicità, de al si- 
gnor iddio nostro, di fiorenze ali 4 di maggio 1567. 
di V. Illma. et Excellentissima Signoria 

Servitore umilissimo et obligatissimo 

Giovane Bologna 

(^Direzione ) ÀI II Imo. et eccmo. S. princhipo (sic) 
di fìorense et Siena patrone mio ossmo. Al pogio 

Nota 
* D'ora in ora, scrive il Vasari di Vincenzio Danti, 



CARTEGGIO BC. ì> ARTISTI 2^7 

aspetta il marmo per fare la statua d' esso signore 
Duca maggiore assai del vivo, di cui ha fatto un mo- 
dello, la quale va posta a sedere sopra detta arme per 
compimento di queir opera* la quale si doverà mura- 
re di corto insieme col resto della facciata che tutta- 
via ordina il Vasari. " Parla della facciata degli Uffizi, 
dove, come è noto, alla statua del Danti fu poi so- 
stituita una di GioV. Bologna , rappresentante anch' es- 
sa il Duca, ma in piedi. 

N.VCCXXII 

G. Vasari a Vincenzio Borghini. Da Firenze 16 Set- 
tembre 1567 {Manoscritti della Galleria degli Ufizi). 
È autografa 

Rdo. Sr. prior mìo 

Il vostro amorevol discorso fa che da un canto mi 
costrignie amore, dall' altro la pigion della bottega, la 
gamba è migliorata, et il sagiular * gli gioverebbe; da- 
laltro il Principe mi tormenta, et per di qui a sabato 
vole a tutti e patti il quadrino, però io per finila et per 
contentano vi son sopra, et se seguito lo finirò: el se 
io non lavessi cominciato, che or tutto fresco, sarei ve- 
nuto per questa settimana, ora le qui , et da domenica 
in là potrò far nuova resolutione. Oggi sarà qui il Duca 
di Parma, il Duca sene ito a Sarrezano (sic ) per non 
avere a far, come quando venne Farnese, suo fratello; 
et io laro a cortigiare , che così ma detto il Principe ; 
et sei Duca tornerà, io potrò pigliar per domenica li- 
centia , et star lutto martedì ; però non velo posso afer- 
mar di certo, che allora ne scriverò. 

Io vi ringratio ben della amorevolezza, et che pro- 
churate che gli asini del comune sian savi , che siate 
troppo da bene. Et Batista vostro seguita , perchè sa- 
bato anchegli voi aver finita lopera vostra per esser 

* Sic ; seguitar ? 



TkJfò CARTEGGIO EC. d' ARTISTI 

poi alle cose grandi libero, state sano voi, che inporta 
pur assai, perchè avete più cure et figlioli che non ò 
io. di Fiorenza alli 16 di Settbr. 1567. 

di V. S. Sre. 

Giorgio Vasari 
( Direzione) Al Molto Magco. et Edo. Sr. mio il Sr. 
«pedali ngho de' Mocenti a Tomerello 

N.° ccxxni 

Cosimo I a Matteo Inghirami. Dal Poggio a Gaiano 
26 Settembre 1567 (Ardi. e. filza 34 del Registro c.J. 

A M. Inghirami 

Sono stati da noi i cavatori Carraresi , et ci siamo 
risoluti che intanto cominciono a cavar la statua di 
marmo che ha da fare Vincenlio Danti per i Magistrati , 
con dare loro danari a buon conto per detta statua, et 
quanto allo interesse loro vogliamo che cavino dove tor- 
na loro bene , non guastando però pezzi notabili senza 
nostra saputa; così permetterete che possino fare per 
aiutarsi, con farne loro ogni honesto favore, poiché de- 
sideriamo incamitìàr bene questo negotio. dal Poggio 
ci dì 26 Selt. 67. 

La tazza che ba cavata il Moschino, che è riuscita 
troppo grande per Francia, li habbiamo scritto che ne 
«avi un 7 altra alla misura che ha da essere , et quella si 
tiri alla marina per condurre qua. però ordinate che la 
sì conduca con più prestezza che sia possibile, solle- 
citando che la si tiri alla marina. 

Nota 

Di questi scarpellini Carraresi si parla già in una let- 
tera del 12 Giugno diretta al medesimo Inghirami: 
" Quanto alli dua scarpellini Carraresi, che scrivete che 



CARTEGGIO EC. D* ARTISTI 2$$ 

vogliono venire ad abitar a Seravezza per cavare mar- 
mi sopra di loro et condurlo in Sicilia et altrove, noi 
ce ne contentiamo; però fateli venire " fi. c.J. — La 
misura del marmo per la statua di Vincenzio Danti fu 
mandata il dì 26 di Ottobre ( l. e). 

N.° CCXXIV 

Il medesimo a Francesco Mosca detto Moschino. Da 
Poggio a Caiano 26 Settembre i56i {Aroh. e filza e). 

Al Moschino scultor 

Carissimo nostro habbiamo inteso per la vostra de' 
22 di quella tazza che riesce grande, et in risposta vi 
diciamo che sene cavi un'altra che sia alla misura di 
quello disegnato per Francia , e di questo grande ci ser- 
viremo noi , la qual vogliamo si tiri alla marina senza 
altrimenti lavorarla, quanto a' cavatori si darà loro buon 
ricapito, come intenderete da loro, slate sano, dal Pog- 
gio el dì 26 Settb. 67. 

N/ CCXXV 

Tiziano a Guid' Ubaldo II. duca d'Urbino. Da Ve- 
nezia 27 Ottobre 1567 ( Manoscritti della Galleria 
degli Ufizi). 

È autografa 

Illustrissimo et Eccellentissimo Signor 
Già molti et molti giorni sono, che V. Ecc. Illma. volse 
esser servita ch'io havessi aviso qualmente l'Agatone suo 
havrebbe fatto il complimento per la pittura , eh' io 
mandai a V. Ecc. Illma. La qual cosa non havendo esso 
fatto, et di già sono scorsi mesi 6 dal x di Maggio in 
qua, ma solamente havendomi trattenuto con parole, 
ho voluto prender partito di avisarne „V. Ecc. Illma. 
con queste, ncciochè la sua infinita liberalità soccorresse 



a5 O CARTEGGIO EC. D* ARTISTI 

al mio bisogno , per lo quale io convengo parerle forse 
poco modesto. Io so che V. Ecc. IH., occupata da i suoi 
alti affari , non può haver la mente impedita in simili 
bagalelle, però penso per ufficio mio il venir riveren- 
temente a farle saper il mio incomodo, et suplicandola 
a conservarmi nella sua solita gratia, le bacio burnii- 
mente le illustrissime mani. 

Di Venetia alli 27 di Ottob. mdlxvii 

Di V. Ecc. Illma. 

humilissimo Servitore 
Titiano Vecellio 

( Direzione ) Ali IUmo. et Ecctm. Sor. il Sor. Duca 
d' Urbino 

N.° CCXXVI 

Cosimo I a Francesco Mosca detto Moschino. Da Fi- 
renze 16 Novembre 1567 (^rch. e. Jìlza 34 del Re- 
gistro e J. 

A Francesco Moschini 16 Nov. 67 

Carissimo nostro, havendo inteso per la vostra de'6 
il desiderio vostro d' essere pagato del operaio di Pisa, 
li scriviamo che vi vadi pagando del opere vostre, 
come è dovere , et intanto non mancate di ritornare a 
Seravezza a lavorare a quelle nostre fonte , perchè Matt. 
Inghirami tiene ordine da noi di farvi dare denari alla 
giornata secondo il bisogno Fir. etc. 

N.* CCXXVII 

Matteo Inghirami al Principe Francesco. Da Pietra- 
santa 8 Giugno i568 (Arch. e. Carteggio e filza 207). 
È originale 

Sabato passato con il nome de dio si gettò gin il 
primo pezzo del marmo cavato alla cava del Altissimo. 



CARTEGGIO EC. d' ARTISTI n5l 

11 qual pezzo era più di 60 carrate , et sé rotto in di- 
versi pezzi per la dificultà del ravaneto pien di massi 
schoperti ; un pezzo è restato saldo a mezo il ravane- 
to, uno pezzo di 5 br. , grosso 2 e largo 2, che nescie 
la fiura che debbe fare Vincenzio Perugino per e ma- 
gistrati, gli altri pezzi sono di 2 e 3 carrate luno, come 
tutto à visto dua omini mandati qui da Francesco di 
Ser Iacopo et da Gian Bologna , scultore , che di tutto 
restano interamente satisfatti, et ne portono le mo- 
stre; et hanno visto un altro gran pezzo, intorno al 
■quale non sarà molto che fare al gittarlo giù, dove 
«lisegniano cavare la fiura di Gian Bologna. 

N/ CCXXVI1I 

Cosimo I a Matteo Inghirami. Da Firenze io Giu- 
gno i568 (Arch. e. filza 35 del Registrò degli anni 
i 568- 1570). 

M. Inghirami x Giugn. 68 

Il marmo bianco , cavato per la statua che debbe fare 
Vincentio scultor', non riesce buono, per esser livido: 
però bisognia facciate diligentia che se ne cavi un al- 
tro che sia bianco. 

N.° CCXXIX 

Vincenzio Danti al Principe Francesco. DaSeravez- 
za 27 Giugno i568(Jrck e. Carteggio sfilza 207). 
È autografa 

Illustrissimo et Eccellentissimo Signor Principe 
Essendo che V. E. I. me inpose che li dovesse scri- 
vere quello che occorreva , io gunsi in Pietra Santa neli 
ore di sera che fu la vigilia di S. Giovanni, et vener? 
dì matina salii al Altissimo , et condussi meco tutti e 
cavatori che sono qua in Serravezza, deli quali parte 



052 CARTEGQIO EC. d' ARTISTI 

me ne concesse messer Mateo Inghirami, di quelli che 
cavano a li mischi, con tutti i ferramenti che ci bisongna- 
no, et parte costi del paese, quale è quel Vincèntio e sua 
figlioli, che da messer Giovan Bolongna fu proposto a V. 
E. I. , et insieme andanmo tastando li melglio luoghi da 
poter cavare marmi statuarii, et vedenmodove anno co- 
minciato a cavare; nelqual luogho vi si vedano marmi ra- 
gionevolissimi, che sono di quelli cheV.E. I. vide ultima- 
mente il saggio, trovammo ancora in dua altri luoghi da 
poter cavare bellissimi marmi, per quanto si vede nella 
superficie, et così con il consiglio di tutti que'cavatori ò 
di già cominciato in dua luoghi a far cavare, il che 
piaccia a Dio che ci riescano saldi, perchè bianchi so- 
no. La qualità delle cave de' marmi ancora in tutte 
quelle di Carrara è de produrre de' buoni e de'cativi, et 
espesse volte alato a un fiion negro ve sene trova un 
bianco, et al bianco il. negro; né se mancarà per me 
di ongni diligentia , non guardando a faticha nisuna in 
servitio di V. E. 1. Et perchè le dissi che non si poteva 
cavare senon si asettava il ravaneto, rispecto che nel 
cadere li marmi delli massi pigliavano la fugha et se 
ispessavano, come è intervenuto a quelli che anno ca- 
vati fino a qui , ò pensalo remediare con fare spianata 
a piede de' massi , se sera pussibile , a ciò trovando pia- 
no il marmo che cade se abbi da fermare, ò visto an- 
cora che se bene il ravaneto si aselta, che non sarebbe 
per questo di mettere a risico un pezzo di marmo sta- 
tuali (sicj con il gittarlo giù al ordinario delgli altri, 
perciò che esso ravaneto è di tanta longhezza et pieno 
di molti sassi vivi che sarebbe sorle che non sene spez- 
zasse, et maxime per figure dritte, che li pezzi anno 
da essere longhi , che ongni poco di scorsa che piglias- 
sero si troncarebbero nel mezzo ; per la qual cosa ò 
pensiito di farli mandar giù a poco a poco , et in dua 
luoghi , dove sono sassi saldi et vivi, adoperare la nizza 
con la livella, che facilmente si potrà fare, et facendo 
in tal modo le figure, si possano abossare in su la 



CARTEGGIO EC. D* ARTISTI a53 

cava, come fanno ancora oggi ali mischi , inperochè è 
tanta la dificultà, ancor che il masso sia bianco, di 
trovare pezzi di saldezza senza peli et lesi, che porta 
la spesa di usare ongni diligentia, cavati che sono, di 
condurli in salvamento, a Carrara cavano ale volte dua 
mesi prima che possano avere un pezzo di marmo sta- 
tuale. 

Circa poi il rasettare il ravaneto ò trovato maestro Gio- 
vanni da Montaguto aveva di già dato principio in di 
molti luoghi sin quando faceva la strada, onde per que- 
sto pare che tal cosa se apartenghi di finire a lui ; ma , 
come ò detto di sopra, io non farei in tal cosa molta 
spesa, perciò che asettasi come si vuole, che sera 
necessario a li marmi statuali usare le sopradette diligen- 
tie, et li marmi da quadro non ne manca in altri luoghi, 
che seranno ancor bianchi vergati di negro, sera ben 
forza finire le casette principiate, delle quali pensai 
potere abitare una, che è là su alto a piede il primo 
ravaneto, ma non è ancora finita di coprire, et era 
piouto dentro, et è molto umida, oltre che per essere 
il luogho stretto à bisongniato acostarla a un masso , 
che per le pioggie passate tutta via gene, dico bene 
che è cosa necessaria che in quel luogo sia da potere 
abitare quando si cava, perciò che è tanto dificile lo 
andarvi , che non lo pò' inmaginare chi non là veduto, 
ò dato ordine di andare a star diman dasera a la villa 
di Zanni, la quale è assai ben vicina a quel monte , et 
ivi tenere con esso meco que' cavatori, altro non ò che 
dire per ora a V. E. I., parendomi pur troppo forse 
averla infastidita , senon la si dengni conmettere a chi 
se apartienc che si mandi asengnamento de' danari da 
poter fare queste facende; se potrebbe, per quanto ne 
à detto messer Mateo Ingbirami, il quale non mi lascia 
mancare in tal facenda cosa alcuna, al banco de'Salviati 
o Ricasoli in Pisa dirizzare, che lui li farà condurre sie* 
me con li sua in Pietra Santa, prego V„ E. I., parendoli 
fanne tal favore, che sia quanto prima, perchè tal facende 



254 CARTEGGIO EC. D* ARTISTI 

in que' monti bisongna farle prima che pasano questi 
tenpi. etc. 
Di Seravezza il dì 27 di giugnio del 68 

Di V. E. I. 
umilissimo servitore 
Vincentio Danti 
(Direzione) Al Illmo. et Emo. Sr. principe di firenze 
et di siena Sr, mio 

N.° CGXXX 

Il medesimo allo stesso. Da Seravezza a Luglio 
i568 (Arch. e. Carteggio e. filza e. ). 
È autografa 

Illustrissimo et Eccellentissimo Signor Principe 
Scrissi a V. E. I. per un* altra mia come io avevo 
di già cominciato a cavar al Altissimo in dua luoghi,, 
dove che lunedì avendo di già fatto lavorare dua gior- 
ni, et avengha che parte delli cavatori in quella cava 
che avevano principiata, stavano circa sessanta braccia 
in alto a cavare, et avevano a starre legati, veggiendo 
questa dificultà, la quale era ancora aconpangniata 
conuna altra, perciò che nel l'altro luogho dove si 
vedevano bianchissimi marmi, come scrissi a V. E. I. 
nel l'altra mia, non riesci vano molto bene oltre le 
dificultà di condurli sani, me mossi di lasù doppo 
desinare, et mene andai con dua di loro per vedere 
un' altra volta meglio quello che Michelagnolo Buona- 
roti voleva fare di quel pezzo di strada, che è avan- 
zato, disopra alla strada nova, et trapassando una ripa 
quando fui in cima di essa per volermene callare di 
verso la polla del fiume, la quale V. E. I. à veduta, 
noi vedenmo un tiro di sasso sopra a essa polla un 
principio di canale molto agevole, et a capo di esso 
Vedeva di lontano massi di marmi , dove che per la fa* 
cilità che aveva quel ravaneto ci conducenmo sino in 



CARTEGGIO EC. d' ARTISTI ^55 

capo , et scoprimo il tesoro de' marmi bianchi statuari 
dua volte in magior quantità che non è al l'Altissimo, 
ne meno al Piastrone, il quale è quello che à il canale 
ove esce la polla, perciò che àncora costì vi sono quan« 
tità grandissima di marmi, ma non sono così bianchi 
et statuarii come questi chio dico , delli quali ne man- 
do de quattro sorte di saggi, levati in diversi luoghi, 
ma non bisongnia pensare che tra le bianchezze non vi 
sia qualche macchia, come si vede in quel pezzo picolo; 
ne sono di buone saldezze, et tra laltre vene una di 
30 braccia di larghezza et di altezza, a la quale ve si 
sta comodamente a piede e di sopra, come ancora in 
di molti altri luoghi, delli quali in dua ò di già comin- 
ciato a cavare, perciò che quando io vidi tanta quan- 
tità di marmi belli e il ravaneto fatto benissimo, senza 
pericolo di ronper mai pezzo alcuno, ne risolvei a met- 
tere li cavatori in tal lato dove oggi fo cavare, et si 
trova comodo aviamento. questa sera ò buchato già 
un pezzo, che è di quel saggio più giallotto, ma non 
bisongnia pensare di potersi molto ben servire di queste 
superficie, come si serverà di quelli che seranno sot- 
to, tutte le cave sono deficili in darli aviamento , et li 
pezzi grandi, come son questi che abbiamo de bison- 
gnio noi, non si trovano così in un punto in prima 
giunta, il manomettere le grandezze è di grande spesa, 
come sarebbe il voler cavare da quel pezzo grande. 

Quello che me pare daver fatto fino a qui siè lo aver 
trovato cave abundantissime di marmi bianchi et sta- 
tuarii, et ancora gran quantità da opera di quadro, che 
sono bellissimi et di gran saldezze, e luoghi che si sta 
con piedi in terra a cavare, il ravaneto dolcie et senza falli 
e balze alcuna, per la sicurtà de' marmi la salita è un 
terzo maucbo che quella del Altissimo, il qua! nome è 
proprio di questo dove si cava ora, et non di quel al- 
tro, per che si chiama la costa a cane, a questo tal 
monte era la intenzione di Michelangelo di condursi 
con la strada, perciò che avemo trovato in di molti 



356 CARTEGGIO EC. D* ARTISTI 

luoghi deli M in que' massi , et testati con ferri. Circa 
poi l'ocomodare fsic) il condurre de'marmi, non bisognia 
nel ravaneto fare spesa de dieci scudi ; è ben vero che 
bisongnia rasettare la strada di Michelangelo in di molli 
luoghi , et agiungere un altro pezzo di misura di canne 
86, de 4 br. la canna, la quale ò fatta questa sera mi- 
surare, la spesa di aconciare tutto per avere i marmi 
a la marina, penso che dugento scudi abbino a bastare 
sensa dubbio alcuno, et aciò veda V. E. I. la facilità di 
queste cave, questa sera me anno detto li cavatori che 
io abbi da esser mezzo con V. E, I. di farli havere 
questo aviamento sopra di loro , obligandosi a dare per 
un pregio onesto li marmi a tanto la carrata, so' per 
fare patti con esso loro circa li nostri marmi, che It 
pigleranno a cavare a loro spese , et darli abossati con 
esparmio assai più che non era prima il pregio di Car- 
rara, io lo farei volentieri pacendo ( sic) a V. E. I. , 
perchè avendosi a cavare marmi grossi di 2 br., potrei 
stare dua mesi o più prima che si havessero saldi ; ma 
loro non si curarebbero di tal cosa, perciò che cave- 
rebbero in questo mentre di molti altri marmi da opera 
di quadro, a me parrebbe non fosse poco che in que- 
sto principio havessemo chi ci inviasse queste cave 
senza pensare di aprire nove boteghe di salariati , per- 
chè non volgliano essere altrimente. a me à bisongniato 
pigliarne dua a mesate, seli ò voluti avere. Messer Ma- 
teo è conforme a questa opinione , et di tanto li par- 
rebbe per molte cause si facesse. V. E. I. si dengnerà 
farmi scrivere quanto li occorre circa questo negotio, 
et ancora la suplico che la mandi sin qua a vedere, qual- 
cheduno intendente di tutto quello che io li scrivo, 
et ancora maestro Giovanni da Monteaguto per conto 
della strada uno assengnamento, se a 1' Eccellenza V. 
par tal cosa a proposito, non dirò altro etc. 
Di Seravezza il dì 2 di luglio del 68. 

Di V. E. I. 
Vincenzo Danti 



CARTEGGIO EC. D* AUTISTI l5j 

N.° CCXXXI 

Risposta del Principe Francesco a Vincenzio Danti. 
Da Firenze 9 Luglio i568 (Arch. e. Minute filza 94 }> 

A Vincentio Danti scultore a' dì 9 Lugl. 68 
Dalle vostre de' 27 del passato et delli 2 del pre- 
sente intendiamo quanto havevate trovato sin' all' 
bora ; ci è piaciuto sommamente labondanza de' mar- 
mi statuari et buoni che scoprite, et la facilità del 
cavarli et del condurli a basso, massimamente con 
la pocha spesa contenuta nel ultima vostra. Tirate 
innanzi senza partirvi di costà dordine nostro , et 
convenite con li cavatori con maggior vantaggio che 
potete , perchè approviamo la vostra opinione di dar 
tale impresa sopra di loro per dui anni et di più a 
beneplacito nostro, et quanto all' assettare il ravane- 
to et aggiungnere quella misura delle canne 86 che di- 
te, con 1' altre spese da farsi, ordiniamo a Matteo 
Inghirami tutto quello che debba fare, et d'onde deb- 
ba valersi. 

n.° ccxxxn 

Matteo Inghirami al Principe Francesco. Da Pietra- 
sauta 4 Luglio * i568 (Jrck. e. Carteggio e. filza 
307 ;. 

È originale 

— Maestro Batista Lorenzi •• mi lassò , disse per or- 
dine di V. E. I. , la misura di dua ovati per la sala del 

* La lettera porta per sbaglio la data del 4 Giugno, come si rileva dalla 
lettera seguente, e dall'ordine in cui si trova nella Alza. 

** Il 20 Luglio del medesimo anno Don Isidoro ebbe ordine di " pa- 
gare a questo scultore scudi 63 lire 2, s. 6, d. 8 per resto della spesa fatta per 
conto da' marmi della sepoltura di Michel Angelo ** (Arch. e. filza 35 d*L 
JUgistro 1568-1570). 



a58 CARTEGGIO EC. d' ARTISTI 

palazzo , neli quali mi pare che vadia drento certe fiure , 
li quali ò subito fatto cavare et abozzare in uno pezzo 
solo per segarlo costì, sì come detto maestro Batista 
mi disse; così sé cavato e abozzato dua architravi per 
le porte della sala di detto Palazzo, et per non haver 
tanta lunghezza di mistio*, innanzi non si sono aboz- 
zati li stipiti, ma non si tarderà troppi giorni che sa- 
ranno cassati ancho quelli, intanto perchè vi sia da la- 
vorare, farò condurre alla marina et caricar con le 
prime barche detto aovato e architravi. Intanto li pia- 
cerà ordinare in Pisa a chi saranno a mandare. 

Al Altissimo sé faldato un pezzo di marmo assai gros- 
so, il quale al più lungho della prossima settimana si 
gitterà giù in sul primo piano, e saperrà V. E. come 
sia riuscito et come resti laviamento. 

Io le scrissi due settimane fa per mano del detto mae- 
stro Batista Lorenzi quanto ochorreva, et quanto mi 
haveva detto maestro Giovanni da Monteauto circha il 
fare il ravaneto et fornire la strada del Altissimo ; il 
quale maestro Giovanni ieri tornò di Bargha , pensando 
trovarci lordine per fornire tutto , et non ci essendo 
aviso di quella della voglia sua, si risolvè fermarsi qui 
questi dua o 3 dì di pasqua , et non venendo ordine di 
quella sene verrà in costà etc. 

di Pietra Santa 4 Lugl. 1568. 

Al. Inghirami 

N. c CCXXXIII 

Risposta del Principe Francesco a Matteo Inghira- 
mi. Da Firenze 7 Luglio i5GS (Ardi. e. Mi /iute fil- 
za 94 ). 

A Matteo Inghirami 7 Luglio 1568 
La vostra de' 27 del passato ci dà aviso dell'arrivo 
di maestro Vincenzo , del quale habbiamo lettere , e se 



CARTEGGIO EC. o' AUTISTI a5 9 

gli risponderà quanto fa di bisogno, età voi sordmerà 
quanto sarà di nostro servizio, le 4 tavoline per Savoia 
potete incaminare a Genova all' abbate di Negro , ben 
conditionale, perchè gli commetteremo quanto si bavrà 
da seguire. All'altra de' 4 diciamo d' haver inteso delti 
duoi ovati per la sala del Palazzo, et che li stipiti si 
caverebbeno presto , indrizzandoli in Pisa al Caccino 
o a un suo sustituto, che ne pagheranno li noli, di 
Fiorenza. 

N.° CCXXXIV 

Cosimo I a Veri de' Medici. Da Firenze 8 Luglio 
i568 (Ardi, e. filza 35 del Registro 15G8-1570). 

A Veri de' Medici 

Magnifico nostro carissimo, per questa nostra vi 
facciamo intendere che tutte le porte, finestre, cam- 
mini, conci di scale et tutti li adornamenti di pietre, 
che si hanno da fare nel palazzo della Petraia , di 
qual si voglia sorte o servitio, sieno tutte semplice 
et senza alcuno intaglio o cornice o berretta, così li 
peducci delle volte come li capitelli delle colonne o 
pilastri etc. Fir. 8 Luglio 68. — eccetto capitelli et base, 
che sieno al ordinario , et se ne trovcrremo alcuno al- 
trimenti, li pagherà chi li farà fare. 

N.* CCXXXV 

Giorgio Vasari a Cosimo I. Da Firenze nel Luglio 
i5G8 {Ardi. e. Carteggio e. Rappresentanze etc. 
filza xirj. 

È originale , ma non è autografa 

Illustrissimo et Excellentissimo Signor Duca 
Giorgio Vasari, humil creatura di V. E. Illma., la 



aCo CARTEGGIO EC. D* ARTISTI 

supplica si degni per non haver, finito che ha un'opera, 
a darli fastidio per donativi o remuneralione estraor- 
dinaria, oltre alla sua provisione ordinaria farli gratia 
di ricognoscerlo per sua benignità circa le storie della 
Sala grande, volta per volta che n' bara fornito ciascu- 
na di quelle et non prima, delle appresso somme, cioè: 
Per ciascuna delle ini storie grandi a fresco d. 300 
Per ciascuna delle n minori a fresco d. 200 

Per ciascuna delle mi a olio in su le pietre d. 100 

Che in tutto sommano le x storie sopradette d. 200 
Restaci nel basamento disotto xn storie a olio, le 
quali, a d. 100 l'una, porterebbano d. 1200, che que- 
sti si compenserano con la provisione et salarti delti 
aiuti. Et quello che paressi a V. E. Illma. esser super- 
fluo , quella lo moderi, perchè in lei à da esser sem- 
pre liberamente rimesso il prezzo, il modo et ogni 
altra cosa ; perchè altro non desidera il supplicante che 
servirla, et esser mantenuto in sua buona gratia. 
Che nostro Signore la conservi felicissima. 

N. # CCXXXVI 

Il medesimo al Principe Francesco. Da Firenze nel 
Luglio i5G8 (Ardi. e. filza e. ). 
È originale j ma non autografa 

Illustrissimo et Exccllentissimo Signore Principe 
Giorgio Vasari, hmnil servitor di V. E. I., supplicò 
già al lllmo. et Exmo. Signore Duca per ha veri i pro- 
messo S. E. I. più volle di rimuncrallo del palco della 
Sala grande et altre sua fatiche passate, et sotto dì 18 
di Febbraio del 156(3 licbbe da S. E. I. questo rescritto: 
Giorgio vadia a lioma et dimandi quel che vuole, 
che innanzi che torni troverà accomodato il caso suo. 

• Rescritto : i7 prìncipe anco lui li vuol bene e a lentrate. data el di 
22 di Luglio 156$. 



CARTEGGIO EC. D* ARTISTI iG l 

Et ha vendo io risposto che mi contentavo di quanto 
facessi S. E. L, volse finalmente cbe io dicessi in una 
supplica l'animo mio particularmente; così chiesi tre 
cose: prima che alcuni beni, che già per suo rescritto 
fino l'anno 1558 S. E. mi haveva concessi in Valdar- 
no, et poi, non havendo io ricordato la cosa, fumo 
incorporati nella religione di Santo Stefano, mi fussino 
concessi conforme alla prima promessa di S. E. I. et 
ricompensata la religione: secondo, che nella casa già 
donatami da V. E. in Borgo Santa Croce fussino inclu- 
si i figliuoli di Ser Pietro, mio fratello: terzo, perchè 
quando venni al servitio di S. E. I. mi fu promesso 
che oltre alla provisione ordinaria sarei (premiato se- 
condo l'opre ch'io facessi di mano in mano, et es- 
sendo sodisfatto olire a quel chio ho chiesto non solo 
contentissimo, ma obligatissimo ; ancor gli supplicavo 
che per innanzi io fussi con qualche donativo ricogno- 
sciuto delle fatiche nuove durate et da durarsi nelle 
storie delle facciale a frescho della Sala grande. Et ha- 
vendo quanto al primo et secondo capo risposto con- 
forme al desiderio mio et alla gran bontà sua , et fer- 
mo le cose vecchie, et quanto a 3.° del tempo nuovo 
et particularmente della Sala grande, veduto quanto 
desideravo per donativo di ciascuna storia , et eh' io 
non volevo che mi si dessi se non di mano in mano 
che io le finivo, et come quello che sa che bora io 
servo più V. E. I. che lui, et che io la debbo obbedire, 
et operar per lei, et che finalmente vuole che le gra- 
tie et liberalità naschino da V. E. , mi accenna che le 
speranze et ogni mio bene da qui innanzi voi' eh' io lo 
ricognosca dalla sua grandezza et magnilicentia, dove mi 
ha seguito (sic) la presente supplica con queste amore- 
voli parole: // Principe gli voi' bene anchor lui, et 
ha V entrate. Dove cognosco esser chiarito del tutto 
vostro, et che da lei et dalla bontà sua io habbia a con- 
seguire questo benefitio. Cosa che mi ha rallegrato tutto 
et fatto maggiore animo, sapendo quanto quella mi 



aGa CARTEGGIO ec d' astisti 

ami, et mi babbi semper favorito et raccolto, molto 
più che non sono i meriti mia, et occorrendo benifi- 
eatomi ; oltre che per sua dote et singular gratia si ve- 
de chella favoriscie et ricognosce coloro che si afifa- 
tichano per lei, et che si dilettano delle virtù. Però 
pregbo quella humilmente, da che à comincialo a por- 
germi aiuto et favore, non manchi bora di aiutare a 
crescere questa mia virtù, che è invechiala sotto lei, 
per fare in questa età per suo servitio quello che non 
ho havulo ardire imprendere nella gioventù; che aiu- 
tandomi in questo, cognoscerò hora et sempre di bavere 
eterno obligho a V. E. I. Et il Signor Iddio che gli dà 
tante gralie, sarà ricognoscilore per me , che non vi 
posso dare altro che le mia fatiche et me slesso , qua- 
le ho dedicato et questa povera vita et la mia virtù , 
per fino alla morte, per condurvi la maggiore et più 
terribile impresa di pittura che si facessi mai. che N. 
S. Iddio * etc. 

N.° CCXXXVII 

Il Vinta a Cosimo I. Da Firenze nel i5G8 (Ardi, 
e. filza c.J. 
È originale ma non autografa. 

Giorgio Vasari ha supplicalo a V. E. I. sopra saldare 
et fermar i conti sua, et di poi l'ho haulo a me, se- 
condo lordine di V. E., et da lui ho inteso più parli- 
cularmcnte l'animo et il desiderio suo, il quale in 
somma si riduce a un capo pri ncipale , che bavendo 
servito et servendo 1' E. V. prima per pittore et a- 
prcsso per architettor ancora , et sperando ( quando il 
servitio suo sia grato a V. E. ) per la bontà et gran- 
dezza del animo suo che ella habbia in disegno di 
far qualche benefilio el per sua liberalità et per qualche 
parte di ristoro delle sue fatiche, desidera che del tempo 

* Anche questa lettera è segnala : 22 Luglio C8. 



CARTEGGIO EC. D* ARTISTI 263 

passato r E. V. fermi et dichiari quello o salario o pre- 
mio o dono, che 1' E. V. per sua gratia ha in animo 
di farli. Et muovesi così hora a questo per un naturai 
desiderio che ha ciascuno di viver ordinatamente ; di 
poi mi afferma che, sendo stato qui con grandissima 
spesa , si trova più presto in qualche disordine et ha 
fatto debito, et io lo vo' creder, perchè i tempi sono 
stati molto ebari , et quanto di verso Arezzo et altri 
sua amici vengono di qua ( che ne ha assai ) fanno capo 
a lui, et così si spende del buono, dove accomodando 
i casi suoi, gli parrebbe venire con l'animo tutto libero 
et scarico a dedicarsi al servilio del E. V., et parti- 
cularmente al impresa della Sala grande, dove, poi che 
V. E. è risoluta di farla , egli desidera , se mai lo fece 
in cosa alcuna, di mettere ogni suo sforzo et diligentia, 
talché V. E. principalmente, et apresso tutto il mondo 
ne babbi a restar soddisfatto. Egli ba tocco particular- 
mente della casa, dove boggi egli habita, ebe può va- 
ler nel torno di mille scudi, et del poder di Montu- 
gbi, della pigione et fitto, de' quali per natura e' va 
debitor ogni anno al fisco; et ritraggo in questo esser 
il suo fine che gli ba di bisogno di una casa, che si 
possa acconciare et accomodar di stanze et de' lumi , 
per quadri, cartoni , disegni et sirail cose, et a questo 
effetto bisogna murarvi , il che non si può far andando 
per li pigioni, o stando per le case dal tri, ma sendone 
assicurato tassellerebbe a sua sodìsfaltione et commodo 
del esercitio suo. Ma del poder di Montughi , perchè 
e' non è confiscato, ma ritenuto dal fisco per danari 
non pagali , haveva proposto quel modo che 1' E. V. 
gli facessi dono di scudi 1500, con disegno di accomo- 
darsi quivi et spendervi {"perchè il luogo volendolo 
usar' n'ha bisogno) quel che accade. E mi dice esserli 
un gran conforto in certi disegni d' importanza poter ri- 
dursi in un luogo libero, et recrearsi in certi tempi dal- 
le sue fatiche, et se bene per questa via non sene in- 
padronisce affatto, ci harebbe non dimeno un certo 



264 CARTEGGIO BC. !>' ASTISTI 

che di sicurtà, et alla fine vi harebbe su quel capi- 
tale così del concessoli da V. E. I. , come dello spe- 
sovi da lui , che sene piglierebbe qualche buono or- 
dine. Et in somma desidera , come che egli è fermo 
con l'animo , così fermarsi anco col corpo appresso 
1' E. V., et non haver a pensar mai partirsi di questo 
paese. Egli hebbe per ordine di V. E. I. scudi 500, de' qua- 
li si servì in pagare sua debiti, ma et di questi et di 
quelli che giornalmente gli sono dati ne va debitor, et 
desidera che anche questi s' aconcino, il che saldando 
il conto suo verrà fatto di sua natura. Non ho già per 
diligentia che io ci abbi usata potuto cavarli di bocca 
quel che gli paressi o desiderassi di haver , perchè in 
tutto sene rimette a V. E. I. , e se bene nel memoriale 
ha specificato questi particulari , lha fatto per un certo 
modo et disegno , non perchè egli intenda insister in 
questo, ma liberamente vuole depender dalla gralia et 
volontà di V. E., della buona et mera resolutione della 
quale egli vuole et spera ogni suo premio. 

La somma di tutta questa faccenda consiste che l'È. 
V. deliberi quello che ella ha in disegno dar al detto 
Giorgio et per la provisione annuale et per le opere 
fatte et che si fanno. Et poi o nel modo proposto o in 
altro modo che meglio paia al E. V. , elli suplica che 
V E. V. gli faccia saldar il conto, et dar ordine per 
l'advenire, rimettendosi liberamente nel volere et bon- 
tà del E. V. 

Nota 

Questa lettera , senza data e senza (Irma si riferisce , 
come mi sembra , alle due precedenti. La trovai unita 
a questa carta , segnata Frane." di S. lachopo : • 
addì 10 di marzo 1569 

O. Vasari à di provisione fior. 25 el mese — ed 
eschono dallo scrittoio e dal rolo di V. Alt. 

* Non credo che la lettera sia di quarto, di cui il Vasari si lagna in 
vari luoghi; suppongo perciò che sia del Vinta. 



CARTEGGIO EC. »' ARTISTI a65 

E più à di provisione fior. 1 3 el mese dalla fabbrica 
de'xm Magistrati — escbono dal corpo di detta fabbrica. 
Intuito à di provisione P anno — fior. 456 

( Iachopo di Piero del Zucba lir. 22. 10 
Per pittori ) Battista di Matteo di Naldino lir. 18 — 
la settimana \ Francesco di Stefano 9 — 

( Giov. di Pagolo 6 — 

credo che lavorino più per utile suo che per vostro. 
Bart. Amannati — per provisione el mese fior. 20 
— eschono dal rolo di V. Alt. 
Ogni settimana per la Fonte di piaza : 
a Batista di Benedetto lir. 19. 10 
Donato Berti 9. 12 

Raffaello Fortini 3 

Maestro Giov. Bologna fior. 12 el mese, escbono 
dal rolo di V. Al. 

N/ CCXXXVHI 

Il Principe Francesco a Vincenzio Danti. Da Firen- 
ze 28 Luglio i5G8 (Arch* e. Minute filza 94). 

A Vincentio Danti 28 Luglio 1568 

Dalla vostra de' 14 habbiamo inteso la conventione 
ch'avete fatta con li cavatori delli scudi 75 per li tre 
pezzi di marmo a tutte loro spese: il che ci è piaciuto, 
però tirate innanzi il contratto, e poiché s'è scoperto 
quel filone di braccia 16, facil cosa sarà che si dia 
buono aviamento a quelle cave ; là onde voi potete 
tornarvene a vostro piacere, et paiJerassi qua d'ogni 
particolare, et distribuirassi la spesa per rata a quei 
luoghi onde la debbe uscire. Da Fior. 

re ccxxxix 

Cosimo I a Matteo In giura mi. Da Firenze 3o Luglio 
i5G8 (Arch. e. filza 35 del Registro 1 568- 1570)» 

M. Inghirami 

L' opera di S. M. del fiore ha bisogno di fare cavare 



26G CAPTEGG10 EC. D* ARTISTI 

una quantità di marmi misti per ornamento del coro 
di quella chiesa, et mandano costì uno loro capomaestro 
con scarpellini per tale efletto ; però vi commettiamo 
che li facciate acomodar una cava apresso alla nostra 
etc. 30 Lugl. 68. 

Nota 

" Eidem 21 Ottobr. 68. La vostra lettera del 12 del 
presente non ha di bisogno d'altra risposta che dirvi 
che voi sollecitate di mandare e marmi di mano in 
mano che si cavano, a fin che qua queste fabriche 
sene possino servire, sollecitando ancora il piede di 
marmo per la fonte del vivaio de' Pitti, che ha a lavo- 
rare Stoldo, secondo il modello mandatovi." fi. e.) 
" 20 Giugno 1564. Udito per ricordo d'Antonio di Mi- 
niati, provedilore, che Giovanni di. ... , scultore, 
che lavora i bassorilievi del coro > dice non potere 
più oltre lavorare con la provisione de' soldi 30 il 
giorno , che ha hauta da più tempo in qua , et doman- 
da o licentia o qualche augumento , pertanto mossi da 
ragionevoli cagioni proveddero e ordinarono che a det- 
to Giovanni si dia per l'advenire lire 2 il giorno, 
con questo che e' promette per 3 anni proximi servi- 
re q detta opera , come insino a qui ha fatto ". (De- 
liberazioni dell' Opera). Secondo le Memorie Inedite 
Fiorentine " questo coro fu finito dopo il lavoro Ti 
venticinque anni 23 Maggio 1572 venerdì a ore 17 in 
circa, ed il 15 Giugno, sabato, si serrò e si finì di 
mettere su l'arco di marmo mislio della principal 
entratura del coro, e poscia fra pochi giorni si comin- 
ciarono a mettere intorno a detto coro dalla banda di 
fuori le belle e varie tavole di marmo mistio insieme 
colle figure di marmo bianco di mezzo rilievo , che 
fumo tenute una cosa bella. " 



CARTEGGIO EC. d' ARTISTI 2G7 

N.» CCXL 

Il medesimo a Francesco Mosca detto Moscbino. Da 
Vallombrosa 16 Agosto i568 (Arch. e. filza 35 del 
Registro 1 568- 1570). 

A Francesco Moschini 

Carissimo nostro, visto quanto ci scrivete per la 
vostra delli 8, babbiamo scritto in vostro favore a 
messer Niccolò de' Grimaldi di Genova, et l'altra sarà 
con questa, et perchè esso messer Niccolò è amico 
nostro, crediamo che questa nostra lettera habbia a es- 
sere giovevole a voi et alla impresa de 'marmi; et 
perchè possiate attendere alla line delle fonti , bab- 
biamo rimesso denari al camerlengo di Pietra Santa. — 
di Vallombrosa 16 Agosto 68. 

N.° CCXLI 

Il medesimo a Niccolò Grimaldi. Da Vallombrosa 
iC Agosto i568 (Z. e. filza e). 

A Messer Niccolo Grimaldi a Genova 
Molto Magnifico messer Niccolò amico carissimo 
Francesco Moschino scultore, homo nostro* mi fa 
intendere ha ver vi dato certi disegni per una fabrica di 
uno palazzo, che volete fare in Genova, et di più di 
trattar con voi di condurli di mia marmi bianchi et 
misti di Seravezza ; però ho volute farli sapere che è 
persona virtuosa et intelligente da potervi servire, et 
io volentieri concederò i marmi bianchi et misti per 
questa vostra fabrica, maxime che di simili pietre 
raistie non ne troveresti altrove che quivi , sendovi di 
varie sorte da fare ogni lavoro, et li fo fede che da 
questo mio homo sarete ben servito in tutto quello 
che lo inpiegherete in questo affare, maxime sapendo 
lui che io vi tengo per amico ; però non vi dirò altro, 
dio vi conservi sano, di Vallonbrosa el dì 16 d'Agosto 68* 



iGS CAFTEGG10 EC. D* ARTISTI 

H." CGXL1I 

Stefano Veltroni a Giorgio Vasari. Da Monte S. 
Savino 19 Settembre i568 (Manoscritti della Gal- 
leria degli Ufizi). 

È autografa 

Magco. Mss. Giorgio e fratello caro 

Non prima ò risposto a la vostra di 9 del stante, 
perchè non ò auto comodità, e ricevei con essa il dise- 
gnio, come dite, tanto spettato, io non spettavo tanto, 
e invero spettavo un poco di scizo, e non un disegnio 
Anito e bello ; è il meglio che io abi auto , e se io 
avevo caro uno scizo, non scade che io vi acerti quan- 
to questo mi sia stato caro, che invero che in vero 
{sic) non mi posso satiar a guardarlo, che non fo mai 
altro il giorno, e tanto più me caro e vi ò magiore 
obligo quanto so e lo penso, sensa che la melavesi 
scritto, che sete stracco et avete deli altri inpacci. vi 
ringratio infinite volti ( sic ) e in canbio] farò che imie 
putì rindopino il pregare idio per voi , che vi tengi in 
buona prospera (sicj, e che voi abiate comodo di 
adenpire il desiderio vostro, io ò auto nlegreza e con- 
tento certo di questo disegnio, ma vi dico, fratel caro, 
che quando ò inteso che avete finita la storia grande 
di Palazo e la tavola del Spirito Santo con delaltre 
opere, certo oltre alo stupore che ma dato, ò auto et 
ò tanta alegreza che in vero non so che più mi potes- 
si avere: chelle sieno 1 opere meglio che Ialtre, io non 
sto in dubio, perchè quando fui in Fiorenza lultima 
volta, vi vidi aver in ogni cosa mutato maniera, e 
penso che la storia sia dogni cosa meglio dela prima, 
e questo ve sirà (sic, per sarà) magior laude, così la 
tavola misa in Santa Crocie so' securo che sia la più 
bella tavola che voi abiate fatto, che ancora che io la 
vedessi abozata , mi piacque inUnilamente e la giudicai 



CARTEGGIO EC. D* ARTISTI 269 

che così avessi a essere, perchè non credo che se possi 
fare il più bello conponimento e inventione "per una 
simile cosa, or del tutto sia laudato dio, e certo, come 
voi dite, a dio sé da riferire il tutto, perchè sono di 
sua doni ; che di ciò sia senpre laudato, così deser sano 
e dela quiete che mi dite, son tutte cose che io crepo 
dallegreza , e non scadeva fare scusa che per le cose 
che vi anno inpedito non lavete fatto prima; certo che 
molte volte ma rimorso lanrmo davervi dato e acre- 
sciuto fastidi, avendone; basti, idio che tutto rimunera, 
vi consoli, vi aumenti per me, et ne son sicuro chel 
non vi mancherà, fratel caro, io ò auto contento assi 
/sic) che come dite che il Duca vi ahi acomodato dela 
casa i vostri nepoti , che in vero non è poco presente 
averla data a linea masculina e femehina, sì ancora del 
rescritto che mi dite che siate del tutto e afato satis- 
fatto, e non ò mai dubitato, e sapete quante volte velò 
detto; in però vi conforto a far questo, e vedete dì 
liberarvi di lavori che vi trovate al presente, e libe- 
ramente atendere a la Sala, perchè avete una occasione 
che mai antico o moderno lebe tale, né mai si averà. 
e avendo la sanità el dono di dio, come non posete 
sperar liberamente che la vederete finita? et sensa ciedere 
(sic per chiedere) misicuro che arete tanto che vi 
sbasteranno et questo sarà sopra lonor che voi ne 
arete, e laserete a casa vostra, che non sarà poco, anti 
(sic) tanto che in letà pasata e lavenire un omo non 
lasò né laserà tale: e vi conforto di- nuovo che vi sbri- 
giateda ogni cosa, e che cotesti principi conoschino che 
voi in vero non volete atendere ad altro che a le cose 
loro, e la (sic: t' Altezza ?J vi à lodato un pezo fa che voi 
avessi fatto questo ; e vi replico che voi consideriate 
illavoro che voi avete, e che memoria sarà la vostra, 
e arete più che non dimanderete, et io so' stato sen* 
pre di questo animo e sono, fatelo, e fatelo di levarvi 
ogni briga datorno: solo vi sia la Sala che non è sì facile, 
che ogni artefice altro che voi non mettessi assai peli 



37O CARTEGGIO EC D ARTISTI 

canuti a pensarlo, non che a farlo, basti so che voi 
sete savio et prudente, e da me accettate il buono 
animo in dirvi quanto dico, non per darvi consiglio e 
modo, basti , idio vi mantengi insieme con tutti di casa 
nel contento e nela quiete, e non è dubio che alflne 
ogniuno conosce i doni da dio , che da lui vengono , 
e sapete quante volte ve lo ditto, con la pacientia se 
vince ogni cosa, et che a la giornata se conosce il 
bene el male, e questo è vero: idio sia senpre laudato 
et ne mantenga ne la sua grafia, le ricomandationi de 
la Cosina sono state grate ala Lisabetta et a la Dome- 
nica, che per buona sorte era venuta il giorno inanti 
a vedere Pauolo, che è stato male, e loro se ricoman- 
dano assai a voi e a la Cosina, e io pur asai a lei e a 
voi, nò mi si scorderà al far di porci cordele , setole, 
e farvi de' pendii, e se altro posso, comandatemi, arò 
caro mi mandiate un penello sciacato ( sic ) come li 
volete, state sani, e di nuovo mi vi ricomando, del 
Monte ali i 19 di settembre 15G8. 

Vostro fratello Stefano Veltroni 
(Direzione) Ali Magco. M. Giorgio Vasari darezzo 
pittore et architetto rarissimo suo fratello car. in fio- 
renza nel borgo santa Croce 

N.° CCXLIII 

Il Principe Francesco a Matteo Inghirami. Da Fi- 
renze 3 Novembre i5G8 ( Ardi. e. Minute filza g5). 

A Matteo Inghirami 3 Novembre 1568 
Per li archi del ponte di S. Trinità debbon venire 
da Seravezza certi marmi , sicome sa maestro Raffaello, 
et a tale effetto viene Lotto Guidi da Carrara cavato- 
re ; ma perchè sarebbe necessario che per li archi da 
canti ci fussero a mezo Gennaro , che gì' altri polreb- 
bono andare parecchi giorni più in là, ci è parso di 



CARTEGGIO EC. D ARTISTI 2J I 

dare a voi questa cura, acciò che proveggiate con la 
vostra diligenza che ci sieno condotti al tempo pre- 
narrato, sapendo che non mancherete di sollecitudi- 
ne etc. 

Nota 

" 3 Aprile 1 567 a ore 1 8 si cominciò a ficcare il primo 
palo col castello per rifare e rifondare il Ponte a S. Trini- 
tà (che rovinò per la gran acqua del 1557^, ed avanti 
che si cominciasse a ficcare detto primo palo, si suonò 
l'avemaria da una campanetta messa lì apposta, la qua- 
le sentita suonare tutti gli lavoranti singinocchiarono, e- 
detta la salutazione angelica subito cominciarono detto 
primo palo ; ed al primo colpo si ruppe il canapo' Y3fe- 
morie fiorentine inedite J. 

"xxx Maggio 1 567 si cominciò a fondare e gittare il 
fondamento, d' iaia grossa e calcina della cortina che 
cinge la pila del ponte a S. Trinità verso via Maggio, 
dalla punta e banda che guarda il ponte vecchio, e fab- 
bricarono per detta funzione otto castelli , e tutti a 
otto operarono sempre, ad ogni castello ragguagliati 
erano da 28 uomini, senza molti altri, che in altre ma- 
novre erano impiegati. E V architetto fu B. Ammanna-» 
ti " ( L c.J. 

" xv Luglio 67 circa a ore 21 - si cominciò a gitta- 
re i fondamenti della prima pila d' iaia e calcina del 
ponte etc; fu cosa difficile perchè liei mezzo di della 
pila trovarono una polla grossa d' acqua vìva, che du- 
rarono circa a 20 giorni a cavar acqua con 8 — 10 trom- 
be, e ciò feciono per mozzar più che potevano della 
pila vecchia, che la trovarono piegata et tutta inclina- 
ta " ( l. e. J. 

" v Luglio 68 a ore 23 si murò la prima pietra della 
punta della pila di verso Sta. Trinità del ponte di Sta. 
Trinità, poi si seguitò di murare tutte l'altre pietre 
lavorate di detta pila , le quali sono 1' una coli' altra 



CARTEGGIO EC. d' ARTISTI 



373 

legate insieme con spranghe di ferro benissimo impiom- 
bate w ( U e. ). 

" Fine del mese di Dicembre 68. Si cominciò a git- 
tare l'arco del ponte di Sta. Trinità dalla parte di tra- 
montana, ed in quei medesimi giorni si gittò ancora 
quello di verso via Maggio, quel di mezzo fu V ultimo, 
perchè manchò il legname. " fi. e. ). 

" xxi Febr. 68. Lunedì di carnovale fu chiuso 1' arco 
del ponte a Sta. Trinità da parte di tramontana " (L c.J. 

"xv. Settbr. 70. (I, e.) Restò terminato di disarmare il 
ponte a Sta. Trinità , e costò scudi 70, 000". (In margine 
è notato: Scudi 46480 secondo che sta registrato nell' 
Archivio de' Principi ). 

N.« CCXL1V 

Cosimo I a Matteo Inghirami. Da Firenze i3 Mar- 
zo i56o, (Arch. e. filza 35 del Registro e). 

Matt. Inghirami 13 Marzo 68 

— Della presente sarà aportatore Vincentio de'Rossì 
scultore, il quale vien costì mandato da noi per un 
marmo che ha di bisogno per servitio nostro; procu- 
rate adunque in tutti e modi che egli lo possa have- 
re etc. 

Nota 

Eidem. Con questa sarà un foglio con le misure et 
modello di più marmi misti, che bisognano al Araan- 
nato per la fabrica de' Pitti — ; sollecitate far cavare i 
detti marmi. Firenze 6 Novembre 68. fArch. e. Regi" 
stro di Lettere di Tommaso de J Medici 1565 — 1573 ) 



CARTEGGIO EC. D* ARTISTI 37 3 

N.° CCXLV 

Il medesimo all'abate Petrucci. Da Firenze a Apri- 
le i569 ( Arch. e» filza e, ). 

Al abaie Petrucci. di fir. 2 daprile 69 

Magnifico et Reverendo nostro carissimo. Le fonta- 
ne di marmo che più fa ordinamo si facessino per la 
regina di Francia sono apresso ebe finite; però intende- 
rete dove si babbi no a inviare. 

N.° CCXLVI 

Giovanni Bologna * al Principe Francesco. Da Se- 
ra vezza 24 Maggio i5G8 (Arch. e* Carteggio e. filza 

aii-). 

È autografa 

Illustrissimo Signor Principe patrone mio 
So que a V. E. L piacbi pieoù et fatti que parolla, 
per questo io aspetatti sina a la prezenti a escrive 
queste duo verso per farli intendere que io sono a 
fino de le facendo, ciò è el tanti que lie ma com- 
meso. ogio averne conduti el marmi per la (lorense 
de vostro E. I. a marina : pasando par Seravese el po- 
pelo se et resentito con grandisimo alegresse , cridando 
palle palle, remore di canpana, arquebouse , tronbon , 
cornemouse. Et grando espaso a vedero baiavo omnia, 
vece et dona, per la gran satisfasion que ano avouto a 
vedero la prima figoura di marmi bianco ocire fuora 
di quel monto del Haltissimo , et ano fato tanta ?I gran 

* " Piero di Iacopo Tacca , scultore di Sua Altezza , compra da Gio- 
vanni Dionigi Seneca della città di Dovai in Fiandra ,' oggi chiamalo Giov. 
Bologna , piouepute del Signor Giov. Bologna , cavaliere aureato , un po- 
dere 1616 " (Spogli del Migliore J. 

T. IU 18 



3^4 CARTEGGIO EC. d' AUTISTI 

cridara palla pale, que per me crede che laverano sen- 
tita sina Garrare. Et se io sono estati pieoù que la ra- 
gioni in questo monto, V. E. I. maverà per escousatti: 
tout cave , dove non sé mai exercitato , nel principe 
si va de la diGgoultà, et encora averne avoulto cative 
tempo, ciò è aqua assai, que si à itrerotto le facendo, 
domano , se sera possibile , si cargnerà la figoura et 
le 4 pecette di marmi bianco, que vano sota a la fa- 
sada ; micio sono cavatti et esposatti , e fra 2 ou 3 
dì serano a marina . in soma se sera posibile volio Te- 
derà el tout in maro, avolo pertirmi. la lassa de mi- 
cio in 3 ou 4 dì sera finito desbosaro , et son cavati 
le pietre de micio, que vano ne lad. fonta. in soma 
que el barbon se è portato bene in queste pocquo ior* 
no, que io da estaro qua; se V. E. I. avese besonio 
qaltro coso di questo arte, mi sera favo di farme in- 
tendro, perquè io vorie potere endevinare a servirle, 
perquè el pocquo che io so di questo arto, le ò estu- 
dialo al lespese di V. E. I. pregando idio vi conservi, 
di Seravese scrino a la filosofo a' di 24 di magio 1 568 * 

Giovane Bolongna 

Nota 

Veramente a la filosofo , cioè il mescuglio il più stra- 
no di francese e di italiano, che imaginar si possa. 

N.° CCXLVII 

Matteo Inghirami al medesimo. Da Pietrasanta 27 
Maggio i56g (Arch e. Carteggio e. filza au ). 
È originale 

Illustrissimo et eccellentissimo Signor mio 
Del mese pasato venne qui Mess. Gio. Bolognia , scul- 
tor, con lettera di Francesco di Ser Iacopo d'ordine 

* (tic) per sbaglio, come si rileva dal contenuto della lettera e dalla 
filza medesima, la quale è del 1569. 



CARTEGGIO EC. D* ASTISTI 2j5 

di V. E. I. , che mi cometteva che. io li dessi ogni aiuto 
per servizio di quella per cavare alcuni marmi del'Al* 
tissimo. Diche non ho manchato in cosa alchuna che 
lui mi abbia ricerche et io conosciuto : così à fatto ca- 
vare la figura grande , el ieri la feci caricare, et oggi 
a dio piacendo sarà in Pisa : e così à fatto cavar 4 al- 
tri pezi per figure per una fonte per V. E. I. , le quali 
ancora sono alla cava, et io della proxima settimana 
le farò condurre a marina , e le caricherò per Pi^a etc. 

Così secondo il modello da lui auto sé fato cavare 
et abozare per V. E. I. una pila quadra per una fon- 
tana del più bel mistio che ancora sia uscito da queste 
cave, et si calerà domani et la farò tirare a marina etc. 

Di Pietrasanta 27 Maggio 1569 

Matt. Inghirami 

Nota 

" Habbiamo hauto piacer intender per la vostra de' 26 
del passato che il marmo bianco cavato per la figura 
che debbe fare Giovan Bologna, sia stato buono, e pa- 
rimente che sia messo a camino. " 

Cosimo I a M. Inghirami ( ' Arch. e. filza 35 del 
Registro e,)* 

N.° CCXLVin 

Cosimo la Giov. Antonio Dosi. Da Firenze 22 Giu- 
gno 1 569 {Arch e. filza 35 del Registro e.) 

A Giovanantonio Dosi. 22 Giug. 69 

Carissimo nostro, eie stato presentato insieme con la 
vostra lettera il libro delli disegni di molli edifilii an- 
tichi di Roma, disegnali da voi in quella propria for- 
ma che hoggi si ritrovano, li quali habbiamo ricevuto 
volentieri, e ci sono slati molto grati. 



2^6 CARTEGGIO EC d' ARTISTI 

N.' CCXLIX 

Il medesimo al Commissario di Pistoia. Da Firen- 
ze 28 Giugno i56g (Arch.c.Jìlza e.). 

Al Coni.» di Pistoia. 28 Giug. 69 

Magnifico Coni. nostro carissimo. Li deputali della 
fabbrica dell' Humiltà di Pistoia ci fanno intendere ba- 
ver mancamento di scudi 500 per darli perfectione e 
per fare un donativo di scudi 100 a Giorgio Vasari, 
arcbitelto di detta fabbrica, per le fatiche donate , e per- 
chè fu fatta già una impositione per questa fabrica di 
scudi 9000, 6000 da distribuirsi a' cittadini et habitanti 
di Pistoia , e 3000 a' luoghi pii , che dua terzi alla sa- 
pienza e il terzo al ceppo , però volendo noi che tal 
cosa babbi line, vi commettiamo che vediate etc. 

K. c CCL 

Il medesimo a B. Ammarinato e M. Ingliirami . Da 
Firenze 1 Luglio i56$ (Ardi. e. filza e). 

A Matteo Inghirami e Bart. Amnnnati 

Spcclabili nostri carissimi, per le vostre lettere de' 29, 
mandateci per huomo a posta , babbiamo inteso che 
nel calare la colonna grande dalla cava si ruppe in 
mezzo, causalo da' peli che haveva dalla natura, onde 
conosciamo esser colpa della colonna stessa e non dal- 
tri; però conviene haver palienlia, e ci risolviamo che 
poi che voi, Bartolomeo Amannati, siate costì, facciale 
calare e condili* quel altra di sedici braccia, havendo 
massime in ordine tutti li strumenti, nella quale non 
mancherete usare ogni diligenlia, — e trovando che 
nella cava sia saldezza da cavarne un'altra, procurale 
che si cavi. — primo Luglio 69. 



CARTEGGIO EC. V>* AUTISMI 



77 
N.° CCLI 

Il medesimo a M. Inghirami. Da Firenze u Agosto 
i5Go, {Arch. e. filza e. ). 



Matt. Inghirami xi Augusto 

— Habbiamo ricevuto la vostra delli 4, e in risposta vi 
diciamo che havendo il Moschino finito e lustrato le dua 
fonte, le farete incassare con diligentia, e mandatele 
a Livorno al proveditore di quel luogo, con ordine che 
le salvi quivi in luogo che non siano tocche o guaste, 
fino a tanto che li ordineremo, quello che il detto Mo- 
schino fa per il Signor don Gratia (sic), quando l'harà 
fatta, e noi sian domandati del prezzo, diremo quel 
che ci parrà giusto; e circa il torre marmo di Carrara 
per fare 4 putlini per dette fonte, come vi scrive il Mo- 
schino, se il Signor Don Gratia manderà là a comprare e 4 
pezzetti di marmo, noi non gnene vogliamo vietare, 
ma per noi né per cose di nostri stati non vogliamo 
a modo alcuno si lavori marmi di Carrara. 

P. S. Quanto a' marmi di Carrara , noi non sappiamo 
perchè il Moschino vogli mandar là , se nò costì; ma 
lui debbe haver voglia, diciamo il Moschino, d'andar- 
ne intrattenendo quella ladronaia , e noi siamo resoluti 
si lavori de' nostri ; sì che chiarisci gnene , e poi don 
Gratia faccia lui quel vuole. 

N." CCLII 

Matteo Inghirami al Principe Francesco. Da Pie- 
trasanta il Agosto j56o, fArch. e. Carteggio e. fil- 
za 3l3). 

È originale 

— La tazza che per lei si citavo e condussi alla 



378 CARTEGGIO EC. D* AUTISTI 

marina già 2 mesi fa, insieme con il zocbolo pur di 
mistio , poi che insino a qui non ce stato barche che 
la potessin levare, ne meno sarebe per le sotile aque 
potuto entrare in Pisa, aspeterò di caricarla sopra la 
schafla grande insieme con la colonna , che sarà — in 
marina alli 15 o 20 di Settenbre proximo , et entrerà 
con le proxime aque , se così parrà a V. E. I. La qual 
colonna oggi apunto ariva alle prime case di Seraveza. 

N.» CCLIII 

Bernardo Buontalenti al medesimo. Da Firenze 20 
Settembre i5Go, ( Arch. e. Carteggio e. filza e. ). 
È autografa 

Illustrissimo et Eccellentissimo Signor Principe 

ò trovato M. Bortello, et I io provisto tuli e matoni 
fra il giardino e a lartigleria, tanti che non à più di 
bisogno: la fornace è a buono porto, et ma deto che 
vorrebe che vostra E. I. li facesi pagliare qualche danari 
per posero dare a' maestri che à menati, che ne vorebano 
mandare a le loro famiglie. Gli stanzini si solccitano a 
più potere, e si veglia la sera per insino a tre ore di 
note, siche le lelere che V. E. 1. fece scrivere ano 
govato, et a la tornata di quela sarano a buono ter- 
mine. 

Al gardino si travaglia alegramente, et le ebose 
pasano bene, che tuli atendono a lavorare. Domatina 
io mi parto per andare a Pratolino. e non altro; qui 
farò fine e te. 

Di Fiorenza xx Septbr. 1569 

Al mio ritorno aviserò Bernardo Buontalenti 

V. E. I. ebome le ebose Pittore di V. E. I. 

pasano. 



CARTEGGIO EC. t>' ARTISTI ^9 



N." CCL1V 



G. Vasari al medesimo. Da Firenze a 2 Settenbre 
1569 ( Jrch. e. Carteggio e. filza c<). 
È autografa 

Illustrissimo et Eccellentissimo Signor mio 
Come per vista di Riesser Antonio Ser Guidi potrà 
referire a V. E. I. che gli stanzini sono oggi condotti 
con le volte al piano delle cambre, et speriamo che il 
camerino dov'era la stufa, sahato che verrà sia am- 
mattonato, et forse finito con la salita delle chiocciole, 
tanto che si possa usare come prima, senza veder 
muratori et manovali; et s'egli stessi a me il provedere 
come il disegniare, sapendo il core di quella, lo farei 
volare: ma la miseria et la scarsità di chi prò vede, chi 
opera et conducie la roba, non sendo pagati il sabato, 
da una volta in là si fanno beffe d'altrui, né è pos- 
sibile che possa servire a tante inprese la medesima 
roba e i medesimi huomini : et per amor di V. E. I. 
nò passione, et mi sono acomodato cun lenpo a lassar 
far costì, ma si spende più et fassi meno, però io 
macordo ch'ella vadia così, volendo quella, perchè se, 
finito ch'io ebbi la storia grande, mi avessin lassato 
stare il Maiano et suoi huomini, et mi avessino murato 
certi ornamenti di pietra, che vanno a quelle storie a 
pie del corridore, io potevo dipignere in frescho tutto 
Novembre, et forse alla tornata sua io n'arei finito 
una; ma il volere che un muratore facci ogni cosa, nel 
ritardare, per mostrare di risparanmiare, si spende più, 
et cagionasi che né io, nò chi lavora meco, non si fa 
quelle cose che inportano, però io andrò in là, poiché 
V. E. si contenta così, che a me basta servirla, et cbel- 
la sappi chio non perda lenpo: et in vero il ritardar 
le cose della Sala inporta, perchè Giorgio va invecliian- 
do, perde la vista, et la virtù si consuma, et la morte 



a8o CARTEGGIO EC. d' ARTISTI 

finisce ogni storia, tutto ò detto perchè non abbi nes- 
suno scusa, chel difetto non sarà mai mio, che sa che 
ne' servitii di quella so' sollecitissimo. 

Mando a V. E. I. le misure, come quella vedrà di tut- 
ti e pezzi di mischio et di marmo che va nella stanza 
nuova, con le centine della volta, acciò quella mandi 
a Seraveza a fargli cavare. Non ò potuto mandargli 
prima a V. E. i., perchè volevo vedere rovinate tutte 
le mura, per vedere se io potevo guadagniare più lar- 
ghezza ch'io potevo. Intanto io son con mia giovani 
ritirato a santa Croce,** dove sé dato principio a' cartoni 
per la faccia di là delle cose di Siena. Et Dio ne pros- 
pera, dove io ancor prego continuo per la felicità sua, 
et vi conservi etc. 

Fiorenza 22 Settenb. 1569 

G. Vasari 

fDirezioneJ Allo Illmo. et Ecc. Sr. il Sr. Principe 
di Fior, et Siena mio sempiterno Sre. — al Poggio. 

N.° CCLV 

Il Principe Francesco a Matteo Inghirami. Da Fi- 
renze il Novembre i5Gg ( Arch. e. Carteggio e. 
minute fdta 97). 

A Matteo Inghirami xi Novemb. 1569 
Aspettiamo con molto desiderio la barcata del tarso 
che per altre vi s'è scritto, • bora massime che ci 
dite haverne trovato del più bello che la mostra man- 
data; però sollecitate che venga, inviandolo al Cep- 
parello in Pisa, che celo manderà subito. Ci eramo 
scordati d'ordinarvi il far fare li cammini chiestici dal 

* " Il tarso bianco che ci havetc mandato con la roslra de' 23 si è 
ricevalo, et e riuscito molto buono al saggio ch<i n' lubbiamo fatto. Pero 
\ogliamo che ne facciate cavare subito tanto die ne carichiate un i barca 
«te. 28 Ottobre 1569 " (L e.)' 



CARTEGGIO £C. d' ARTISTI 38 1 

Cavaliere de' Nobili: però vogliamo che ne facciate fare 
quattro che siano ben lavorati et puliti, per poterglili 
mandare in Spagna, dove poi non è commodità di 
pulimento o d'altro; però fateli finire di tutto punto. 

N.° CCLVI 

B. Àmmannatò al Cardinale de* Medici. Da Firenze 
29 Aprile 15^0 (Manoscritti della Gallerìa degli 

vfiziy 

È autografa 

Illustrissimo e reverendissimo monsignore e padrone 
mio sempre osservandissimo 

Da Ms. Piero , segretario , ebbi per comissione di V. 
S. I. una letera in risposta di quello che io le avevo 
scritto , e di più viddi il poscritto come sua A, S. diceva 
che io averei buna resulutione dejla fabrica di V. S. I., 
delchè per non essere sproveduto di disegni, e mostrare 
quello che a me pareva di dirvi sopra , e perchè S. A. 
avessi causa di dire la sua voglia e io meglio intender- 
la, mi ni issi a disegniare: dove ho fatto le due piante, 
quella disotto e quella di sopra , collo includervi il sito 
per infino alla chiesa, poi la domenica che fumo agli 23 
mi acostai al Cocbio caminando, per vedere se mi co- 
meteva qualche cosa : disse che mi voleva parlare per 
la cosa di Roma di V. S. I. f io volsi replicare, dise 
che non era da ragionare per la via , e ragionosi di 
più dallre fabriche. Di poi mi sono fatto vedere co* 
disegni i mano , e fra laltré una mattina in camera di 
S. A. S. , dove mi aveva fato chiamare per una comi- 
sione che mi dette: avevo i disegni sotto il braccio, 
e gli domandai segli voleva vedere? dise che voleva 
desinare , e in vero era ora. il giovedì mattina ebbi 
la letera di V. S. I. colla stima delle casette: pensando 
di potere negotiare, steti tutto el giorno assetando 



a8a CABTEGG10 EC. d' ARTISTI 

locasione e co' disegni insieme , non ebi tempo ancora 
che io lo dicessi al Signor Montalvo,e per verità no- 
negotiò nesuno senone il Signor Concino , e non uscì 
anche de Pitti: e venerdì matina a 10 bore sua Alteza 
cavalcò et andò a Cafagiuolo. Ora mi sono pensato di 
scrivere a Cafagiuolo al Signor Montai vo che intenda 
da S. A. S. se voie che io vadia a trovarlo co' disegni, 
e tanto quanto averò risposta farò, e con ogni diligen- 
tia e presteza. V. S. I. stia sicura che non mancherò, 
perchè nono altro piacere che servirla : nel negotiare 
con sua Alteza andrò secondo che io vedere , ma ne- 
loperare sarò prestissimo; e bisogniando venire a Roma, 
non sarò pigro ma prontissimo ad ogni sua voglia. Alla 
quale etc. 

Di Firenze agli 29 aprile 1570 

Bartol. Amannati 

(Direzione) AH. Illmo. et Rmo. Monrc. Il Cardinale 
de' Medici Sigr. mio sempre ossrao. 

N.° CCLVTI 

il medesimo allo stesso. Da Firenze 6 Maggio 1570 
( /. e). 

È autografa 

Serenissimo gran Duca 

V. Alteza mi haveva parlato della casa del Sig. Car- 
dinale, e sua Signoria Rma. mi scrive con gran desi- 
derio che io mostri a V. A. S. certe stime, fatte di 
quelle casette a lui vicine: e però ho preso animo a 
scriverle e dirle come ho fatto su quel sito, che gii 
ella vidde, la pianta di sotto e di sopra per mostrarla 
• V. A., per potere poi meglio intendere dove la 
voglia levare o aggiugniere, et alhora si vedrà quante 
case è de necessità che vi entrino di quelle che S. S. 



CARTEGGIO EC. d' ARTISTI 283 

I. ha mandato la stima ; e se pare a V. A. ch'io gliele 
porti con la pianta del sito, tanto farò, e poi si potrà 
mandare la risolutione che ella farà, allo Illmo. Car- 
dinale. A me parrebbe che quelle casette, che si ànn' 
a disfare per fare la strada invece di quella che si oc- 
cupa hora, nosi dovessino torre, perchè detta strada 
non serve senon alla casa di sua S. I., poiché novi 
risponde altre case, etanto più che ne anno unaltra 
vicina e comoda. Risponde, si può aspelare il Cardinale, 
e dica quello che gli occorre, poi che egli là abitare. * 

lllmo. Sig. mio, questo è quanto io scrissi al Gran 
Duca, vedendo che io nonebbi comodità di negotiare 
et avanzare tempo a causa potessi darle risposta a V. 
E. I., e fare quanto io sapevo e potevo: e tutto è fat- 
to damore e volontà che io ho di servirla, però alla 
tornata di V. S. I. credo che si risolverà disegni e 
ogni cose; in tanto onderò a Seravezza, dove sono man- 
dato da S. A. per calare quella gran colonna, e mi sfor- 
zerò dessere di ritorno quanto prima per poterla ser- 
vire, e fare modello e buona risolutone prima che 
venga il tempo che V. E. I. et Rma. si abbia a partire 
<li Firenze. 

E con ogni reverentia etc. 

Di Firenze 6 di maggio 1570 

B. Amannati 

(Direzione come sopra) 

N/ CCLVIII 

Matteo Inghiramial Principe Francesco. Da Pietra- 
santa 1 Giugno i5jo (Arch. e. Carteggio e. filza 219). 
È originale 

Serenissimo Signor mio colendissimo 

Dua giorni fa siè fornito di mandare a Pisa , indiriti 

* Questo passo (si può — abitare) è rescritto di Cos'imo I. 



ì84 CARTEGGIO EC. d' ARTISTI 

al Busi no, pezzi numero 6 di mistio di più lungbeze, se- 
condo la nota a lui mandata , abozati per le cornice 
del suo scritoio : sì come ella chomisse, èli più bel 
mistio e più saldo che abia queste cbave. Traili quali 
pezzi ve uno longho br. 4 * et largho b. 1 |:, et va 
rigirato et partito per longbo per farne 2 , che non sé 
partito qua, perchè era pericoloso non si rompessi per 
la sua longhezza , e così vien più securo. 

Siè mandato ancora dua altri nicbiete abozate, che 
sono in tutto numero 9, vene una vantagio, perchè 
mi scrive Francesco di Ser Iacopo esersene rotta una ; 
però sé mandata laltra: e mi dice che V. A. sene do- 
luta che le son male abozate e poco vote, et che la 
noo si tiene perciò servita , cosa che, Sig. mio , mi 
aflige lanimo et il quore , perchè non desidero altro che 
servirla, adorando lei appresso Iddio. A da sapere V. 
A. che questi misti sono sottoposti a molti peli e fa- 
cili al rompere , che ogni giorno ci sene rompe , et a 
noi e a lopera que' pochi. Però nel abozarli e schari- 
carli di graveza, si va adagio, lasandoli più pieni per 
sicurtà loro ; che havcndoli ammandar fuor delle chas- 
se e 7 miglia prima sino a la marina, poi cbaricar- 
li e scharicharli tante volte avanti che sien condotti co- 
stì , che son troppo pericolosi, et inchasandoli si spen- 
derebe un mondo. Li sua chamini si forniscono et aruo- 
tano e pomiciansi tutta via, e sbrano finiti per tutto 
questo mese, che si lavora con ogni diligenlia. 

( Direzione) Al Sermo. Principe di Toscana 

N. # CCLIX 

Il medesimo a Cosimo I. Da Pietrasanta 5 Set- 
tembre 1570 (Arch. C. Carteggio C. filza 111 ). 
È originale 

Serenissimo Signor mio colendissimo 

Questo è solo per far sapere a V. A. come questo 



CARTEGGIO EC D* ARTISTI 285 

dì ò fornito di charichare et mandar al sign. pro- 
veditore le dui fonte di raistio, che quella à fatte lavo- 
rare qui per Francia , che sono dua tazze grande et una 
piccola, con altri 52 pezzi di fornimenti e ricetti, tutto 
inchasato e ben condizionato, e segniati con numeri , le 
chasse pezo per pezo dele fonti distintamente. 

C Direzione) Il Sermo, gran Duca di Toschana Sr P 
colmo. 

Nota 

Ad una lettera de' 28 Settembre, nella quale scrive 
Tlnghirami: " Li dì passati feci inchassare et condurre 
alla marina li 4 cbamini finiti di lustrare, e tutto se- 
condo che V. A. mi ordinò " etc; risponde poi Cosimo I. 
li 2 Ottobre: " Habbiamo ricevuto la vostra delli 28 
del passato, per la quale habbiamo inteso come ali» 4 
del presente la colonna sarà a marina'; però da messer 
Thomaso de' Medici vi sarà slato scritto che vi vagliale 
delli scudi 270—. Di Firenze " (Ardi. e. Registro di 
Lettere 1570 — 1571). Il 22 di questo mese Bernardo 
Vecchietti aveva scritto da Roma: " Con questo viene 
una lettera del Sigr. Giovanni Fuccaro per V. S. , in 
la quale penso che sia la risolutione che ha data a 
Monico a quel maestro, * intagliatore fH gioie, che 
metta mano in lo smeraldo di S. Alt., sì come a me 
ne scrive. V. S. gli potrà fare intendere quel che glene 
accade " (Arch. e. Carteggio e. filza 223). 

N.° CCLX 

G. Vasari a V. Borgliini. Da Baccano 3 Dicembre 
1570 ( Manoscritti della Galleria degli UJizi ). 
È autografa 

Magco, et Rdo. Sr. mio 

Non ò scritto prima , perchè mentre fui in Arezzo 

Il nome di questo maestro età Geisler. 



386 CARTEGGIO EC. d' AATISTI 

ebbi cbe travagliar tanto per conto dello assettar le 
cose mie et quelle di Ser Pietro , che ero quasi usci- 
to di me: però ò lassato ordinato ogni cosa et aco- 
Tnodato il tutto, di maniera che potrò stare con lanimo 
riposato. Dio lodato ogni cosa ! 

Ho dato ordine che le coltivatiòni di San Polo, Ca- 
pucciolo et Frassineto a mio ritorno saran finite, et 
parimente la muraglia di Frassineto, tutto con inter- 
vento del Priore Gianfiglazzi , acciò vadino per ordine: 
et lo assegnamento è buono, come alla giornata la S. 
V. saperrà, che se coglie, come io spero *t credo che 
tulio vengha finito al mio ritorno ogni cosa , ci sarà 
da poler stare a filosofare et quietamente godere il 
reslo di questa mia tribolata et travagliata vita. Sono 
stato Arezzo otto dì , perchè Iacopino è stato male di 
febre, pur con l'aiuto di Mess. Domenidio so' preva- 
luto tanto che lo condotto salvo , sebene è debole e 
senza febre a Baccano, dove scrivo questa per darvi 
nuove che sian salvi, io Dio lodato sto benissimo; et 
sono dessiderato per le nuove cbe ò aute, da sua San- 
tità et dagli amici» lunedi scriverrò il sucesso dello 
arivo. intanto sollecitate Balista che si spedisca et rac- 
comandateci a lui. Io non ò voluto andar col cardina- 
le Alessandrino, che ero a otta, perchè arivò iersera 
che fu lullimo di Novembre a Roma; et à fallo viaggi 
strani, perchè dassiena andò a Montepulciano per fan- 
ghi et crete da lasciarvi gli stivali; tornò in sullago di 
Perugia et di lì alla Magione; poi è stalo a Perugia et 
di f sic ) tornato a Orvieto et a Viterbo et a Monte 
Ruosi, che il cardinale Farnese gli voleva dare allog- 
gio a Ciprarob, et non ci volse andare, gli fé' gran 
presenti a Monte Ruosi , et iermatlina Farnese partì di 
Monte Rosi per Roma , stasera piacendo a Dio ci sarò 
ancbio , et di là scriverrò più allungho delle cose no- 
stre. Salutate il Magco. Sr. Dipositario Biffali per mia 
parte et gli altri amici nostri, et mandate questa po- 
lirà a santa Crocie a Cesare cbe mette doro : et la S, 



CARTEGGIO EC. D* ARTISTI 387 

V. stia sana et facci pregare alle vostre bambine Dio 
per me, che mi dia gratia che io facci qualcosa di buo- 
no et che ne porti qualche bene, et credo che facilmen- 
te mi sucederà, perchè sono assai scarico di mente» 
salutate Francesco Livo et Rdo. Ser Gostantino et la- 
corno, vi saluto, di Baccano alti 2 di Dicenbr. 1570. 

D. V. S. Sre. 
Il vostro Giorgio Vasari 
( Direzione ) Al Molto Magco. et Rdo. Sr. mio Don 
Vincent io Borghini Spedalingho de' Nocenti in Oorenza 
agli Innocenti. 

N.° CCLXI 

Il medesimo al Principe Francesco. Da Roma 7 Di- 
cembre iS^ofArch. e. Carteggio e. filza aa5 ). 
È autografa 

Serenissimo Principe Signor mio 

Subito che arivai , che di già Nostro Signore non mi 
spettava più , che gli era stato detto che V. Al. mi aveva 
inpiegato questo verno al suo stanzino, si rallegrò 
infinitamente vedendomi, chel Cardinale Rusticuccio 
mi presentò lui in nome di V. Al. ; mi dimandò assai 
di quella et dell' alteza di V. Sma. consorte, ebbi a con- 
fermare il miracolo dello Agnius Dei campato dal fuoco, 
che ne lodò il Signore Dio, et mi disse ch'aveva tanto 
obligo con V. Al. dello avermi mandato per servitio 
suo : dove io ò dato principio alla prima capella ,. che 
risponde ora in camera sua , perchè dessidera di go- 
della. Et io sarò sollecito , perchè eie che fare assai , 
perchè a l'altra dua, che son finite di lavorar di stucco 
con mia disegni, an'eresciuto storie et molte fatture; 
et nel vero io ò '1 pensiero più alla sala di costì che ad 
altro, però con tutto ciò vedrò servili© bene, perchè è 
necessario, che qui è Raffaello et Michelagnolo, che vedrò 



388 CARTEGGIO EC. d' ARTISTI 

per onor di V. Al. et mio non esser inferiore : et già con 
l'aiuto del S. Dio ò dato buon principio, perchè nella volta 
di questa prima cappella ci fo la pioggia degli angioli neri, 
che sarà cosa nuova, difficile et molto varia ; et ogni dì 
ara nuove di me , tanto suo afetionato che gli giuro che, 
poiché son privo dell'aspetto suo, mi pare esser fuori di 
me stesso. Nostro Signore à comandato che non volle né 
che Cardinali né Gamerrari né nessuno vegha quel ch'io 
fo, così mi sto rinchiuso, et ogni dì Sua Santità ci viene a 
vedere , et mi fanno tante carezze che ò da contentarmi, 
che tutto reputo da' favori di quella, alla quale nono 
lingua da poter ringratialla, benedilla et esaltalla se non 
che spero in dio che questa vita, che è nata per perpetuare 
con questa mia poca virtù la gloria et la grandezza a'po- 
steri, sendovi dedicata et obligata fino alla Morte, resta 
desiderosa qui obedirla , et quando arò finito tornando 
ser villa, che Nostro Signore Dio la feliciti, et a me dia 
gratia che i preghi, che fo per lei in questi santi luo- 
ghi , sieno esauditi per mantenimento di lei et de' suo' 
popoli, di Roma alli 7 di Decemb. 1570. 

G. Vasari 

N/CCLXII 

Risposta di Cosimo la G. Vasari. Da Pisa 20 Dicem- 
bre 1570 (Arch. e. Registro dì Lettere 1570-1571 ). 

A Giorgio Vasari, di Pisa 20 Dieemb. 70 
Carissimo nostro . ci è slato caro intendere per la 
vostra de' 7 del corrente che habbiate incominciato a 
metter mano nella cappella maggiore, che è al piano 
della camera di Sua Sta. et non doveva dubitar della 
venuta vostra, sapendo quanto noi desideriamo di ser- 
virla, e perchè ci dimostrate lopera essere assai mag-' 
giore di quello era il primo disegno, havendo Sua Bea- 
titudine accresciuto di molle cose, non manebarete di 



CARTEGGIO EC. D* ARTISTI 289 

slare tarilo quanto sarà di bisogno , usando ogni dili- 
genza maggiore per sodisfare al desiderio suo , et in 
nome nostro caccerete li santissimi piedi di Sua Sta., 
certificandola che non ci può essere còsa più grata al 
mondo che servirla, reputandoci a sommo favore che 
la si sia degnata servirsi di voi, creatura nostra, procu- 
rate adunque star sano , acciò bavendo 1' esenplo in- 
nanzi di tanti valentuomini , come dite, possiate mag- 
giormente mostrare la virtù vostra, et sodisfare al de- 
siderio che habbiamo che Sua Sta. resti sodisfatta di voi. 
Da Pisa el dì xx di Decenb. 70 

N.° CCLXin 

G. Vasari al Principe Francesco. Da Roma i Gen- 
naio i5^i ( Ardi. e. Carteggio e. filza 226). 
È autografa 

Serenissimo Principe Signor mio 
Gran frullo ò cavato da i suoi documenti , scritti 
nella sua dolce et amorevole de' xu del passato ; che 
se per gli studi, fatica et sollecitudine sa a servire bene 
e presto Sua Santità, nessuno larà servito meglio: et 
già in questo poco di tempo , che è oggi un mese , 
olirà che ò fallo tutti e disegni delle 3 capelle , è 
coperto di colori tutle di mia man sola, non bozze , 
ma come finite dua tavole, et ia terza a Befania sarà 
come le allre, cosa, Signor mio, che à fatto stupire 
Rostro Signore, che mostra averne gran contento, et 
spero che tutta l'opera del lavoro in fresco così grande 
io mostrerò non meno la grandezza di V. Al., che la 
virtù che ma data Dio , il quale in questa opera più 
che in tutle allre mi presta et forza, sanità et magior 
virtù: che do la colpa a' meriti et bontà di questo 
santo vechio *, il quale per esser creatura di V. Al., 
amira ogni onbra e spirito che nasca et vengha dallei. 
atenderó a questo scrvitio con ogni acurata diligenza , 
• Pio V. 

T. IU % 10 



290 CARTEGGIO EC. ù' ARTISTI 

avendomi scritto nel core li vostri santi documenti, per 
satisfare et a Sua Santità et a V. AI. , et che resti me- 
moria di me, che desidero, come obligato a quella, di 
onorare et ornare questo luogho con tutelingegnio mio. 

Per una di Tanai de' Medici ò inteso il disordine, 
che à fatto il piovere di queste aque a dua cavagli 
del tetlo della Sala grande , che credo che se si potesse 
morire di dolore eh' io sarei cascato morto : ma perchè 
io ò inteso che V. Al. à fatto subito rimediare per 
ora che non segua più disordine, sarei cavalcalo, ma 
fino a tenpo nuovo che spero esser tornalo, si rime- 
dierà a ogni cosa: però sarò sollecito al tornar presto, 
acciò non s'incorra in questi pericoli. Ma -se V. Al. non 
fa quello che si ragionò di fare in principio che fu fini- 
la, che si metta uno maestro che lui solo abbia cura 
de' tetti di palazzo, et non facci altro, nascierà ogni 
dì di questi inconvenienti, perchè il ballatoio, che è 
già dua anni che doveva esser finito, per colpa delle 
misure di chi mostra volere risparmiare uno scudo, 
ne peggiora le centinaia, et con pericolo, così averrà al 
corridore de' Pitti, che piove in molti luoghi, et non 
ò restalo a dillo a chi toeba , per non infastidire V. Al. : 
a me mi pesa, et creda che colesta opera è la pupilla 
degli ochi miei, che ciò consumalo questa misera vita, 
et mi perdoni se con questa gli do molestia, che nò 
una passione troppo grande: ma perchè io veggo che 
anche qui tutte le volte di Belvedere et questa fabri- 
cha son peggio trattate, et che tra pochi anni sarà ogni 
cosa per terra, che questo è il paese della trascuratag- 
gine, raccomando a V. Al. le cose sue medesime, che 
da e ministri non le lasci trascurare, et mi perdoni se 
ò dello troppo, che nel Une Giorgio è suo et in vita 
et sarà anche con la fama doppo la morte. Et a queU 
la etc. 

Di Koma primo di Gennaio 1570 

G. Vasari 

( Direzione ) Al gran Principe di Toscana suo sem- 
piterno Signore a Fioreuze 



CARTEGGIO EG. D ARTISTI 30, 1 

Nota 

Queste lettere del Vasari, scritte dopo aver terminata 
la stampa delle sue Vite nel 1563 , sono in conseguen- 
za di somma importanza per gli ultimi anni della sua 
vita , de' quali finora non abbiamo altre ootizie fuorché 
quelle dateci dal Botlari. 

N.°CCLXIV 

Cosimo I a G. Vasari. Da Pisa 5 Gennaio i57 1 
(Arch. e. Registro e. ). 

Giorgio Vasari 

Carissimo nostro. Dubbiamo inteso per la vostra de* 
xxx del passato di quello che havevi messo in opera 
in servitio di nostro Signore, et habbiamo sentito gran 
piacere che Sua Sta. resti ben satisfatta del opera vo- 
stra: seguitate in servirla con ogni diligenlia, che non 
ci potete far cosa più grata ; alla quale baccerete in 
nome nostro i santi piedi, state sano. 

Di Pisa el dì v di Gennaio 1570. 

N.° CCLXV 

Il medesimo a Veri de'Medici. Da Pisa i5Genuaio 
1571 (Arch. e. filza e). 

A Veri de' Medici, di Pisa el dì xv Gennaio 70. 

Spettabile nostro carissimo, per la vostra de' 1 3 hab- 
biamo inleso il seguito circa il gettare la statua del Net- 
tuno di bronzo. •— 

Nota 

Eidem. Farete che Valerio Cioli metta mano al Her- 
cole, e voi non mancherete provederlo di quello che 
li bisogniassi etc. x Febbr. 1570 fi. e). 



$9? CARTEGGIO EC. d' ARTISTI 

N.» CCLXVI 

G. Vasari al Principe Francesco. Da Roma io Feb- 
braio 1571 {/irch. e. Carteggio e. filza 227). 
È autografa 

Serenissimo Gran Principe Signor mio 

Ancora che io abbi passato con silentio molte let- 
tere, V. Al. saperrà per questa mia come io ò già 
condotto a fine 56 pezzi di cartoni delle 3capelle, fra 
quali sono 12 storie grandi di braccia 5 larghe, alte 
br. 7, piene di figure, che in quattro ve le storie di 
Tubia con langelo Raffaello, 4 di Sto. Stefano, 4 di 
Sto. Piero Martire, il resto sono cartoni delle 3 volte, 
dove è a S. Michele la pioggia degli angeli neri, a Sto. 
Stefano un cielo aperto con gran copia di figure,, a S. 
Piero Martire tutte le virtù teologiche et santi et sante 
del ordine di S. Domenico: così sé abozato di colorì 
le 3 tavole, et all'ultimo di questo sarà sbozzati 12 
quadri grandi per la capella di S. Michele, cosa che 
N. Signore stupiscie; et ma comandato chio non lassi 
vederla a nessuno; lui solo con il San Galletto ci viene 
spesso et a caso veder lavorare, et ragiona meco as- 
sai: et spesso si tratta di V. Al., che nel vero vi ama, 
et à dolcezza quando conto della deleltatione che! là in 
ogni sorte di virlù, et vi benediscic a ogni parola. E 
tanto, fa del Gran Duca. Ma il povero Vostro Giorgio in 
sua vechiaia è diventalo a star fermo , et solo il Puntor- 
mo (sic) : pur vo sollecitando tanto, che io non voglio , 
sio potrò, chel Luglio mi ci colga; che questa opera 
è si cresciuta che le maggiore tutta che una facciala 
della gran sala di V. Al. et da avantaggio , et non ò 
se non Sandro del Baldassarre per aiuto, che Iacopino 
atcnde a metter insieme l'ordinanza della battaglia di 
Val di Chiana nel cartone grande, et io vado variando 
quando so' slancilo da questo lavoro a quello, acciò nel 



CARTEGGIO ÉC. D* ARTISTI 20^ 

mio ritorno si possa dipignere in fresco, però quella co- 
mandi al Maia.no che fluisca d'incrostar di mezzane dove 
ella va, et che metta l'altre lastre di lavagnia a quella 
storia che mancha sopra la statua di Papa Clemente vii 
per finilla del tutto : et nel vero io sarò forzato di star 
più che non pensavo, perchè Batista de'nocenti, che 
ci à servito in palazzo x anni , che doveva venire aiutar- 
mi , m' à piantalo, che son di quelle cose che i mae- 
stri insegniano mal volenteri , et ma fatto torto. In 
somma, lopra va benissimo , et spero che quando la sco- 
prirò che oltre che arò contentato Nostro 5«gr., sati- 
sfarò ancora a quegli dell'arte, che linportanza. et se 
io lascio veder quel cartone della Sala publico (sic)a que- 
sti signori et altri, ò da fare sbalordire ogniuno, per- 
chè son 2 grande opere. Intanto io procurerò di star 
sano, che è l' inportanza; che ogni ora mi par mille 
anni tornar a quella et goderla. 

Intendo che la mia lastra e di Iacopo V. Al. là a- 
presso di se, et arò caro sentir da lei s'io lo satisfat- 
ta, e perchè nò gelosia, increscendomi che non ò ochi, 
perchè non avendo satisfatto, potrei di nuovo risati- 
sfarla, ò con piacere inteso in che modo avete cavato 
la scala , che va nelle stanze di sopra allo scrittoio , 
cosa di comodo et di utile grandissimo; et perchè qui 
non ò nuove delle lastre che fanno i picttori per lo 
stanzino, penserò che al mio ritorno trovar ancora 
molti che varanno che far su tutta lastate, che se ciò 
avessi pensato, non facevo la mia in poste, in tanto 
quella che mi à senpre amato et favorito, non si scordi 
tal volte del suo Giorgio, tanto suo servitore, che va 
scolpito senpre dinanzi agli ochi, che continuo prega 
il Signore Dio per la sua conservatione et felicità. 

Roma x Febr. 1571 

G. Vasarii 



ag4 CARTEGGIO EC. ì>* AUTISTI 

N. # CCLXVII 

Giovanni da Falgano allo stesso. Da Firenze i3 Feb- 
braio i5^i (Jrch. e. Carteggio e. filza 227 ). 
È originale 

Serenissimo Signor Principe 

Havendo Benvenuto Cellini, scultore , fallo testamen- 
to et codicilli rogati per mano mia, et bavendo in un 
codicillo per lui fatto sotto di tre del presente disposto 
et ordinato che il modello del Nepluno di cera, già fat- 
to per lui, per li exequtori del suo testamento si con- 
segni a V. A., benché non sia fiinito perfettamente, 
come barebbe fatto et come era sua inlentione se da 
malattia non fussi stato impedito , et quale bavea di 
già donato a detta S. Altezza, et ancora liberamente 
in delti codicilli dona et per ragion di legalo lascia 
tulle quelle stalue per detto Benvenuto falle, di qual 
si voglia sorte sieno, finite et non finite, che esso ha 
in qual £Ì voglia luogo, et che piaceranno et che vor- 
rà V. Altezza , atteso che dopo Iddio optimo grandis- 
simo et i santi del cielo esso non sa in chi più con- 
Gdi et habbia speme, et alla quale sommamente rac- 
comanda* i suoi figli pupilli et orfanelli, che per sua 
clemenza et pietà si degni difenderli et setto lombra 
di sua clemenza favorirli ci baveili raccomandati, et 
pregò pur li uGziali di pupilli, tutori di dctli suoi figli, 
che in tulli i bisogni et necessità di dell'i suoi tigli 
ricorrino a detta S. A., la quale spera che nelle loro 
angustie et necessità habbia a porgere aiuto, questo è 
quello che in detto codicillo latinamente si contiene , 
et perchè , serenissimo Principe, e' mi pregò caldamen- 
te, et io gne ne promessi, che quando vedevo fossi 
al estremo di sua vita ne dessi notizia a V. A. , et pa- 
rendomi che sia di perduta speranza di sua salute, at- 
teso che di già non s'intende parlare, mie parso in 



CARTEGGIO EC. D* ARTISTI 20,5 

virtù delle promesse fattegli dare del seguito notizia 
per la presente a V. A;, et insieme, come li promessi, 
raccomandarli i suoi picboli Pigli, i quali ha lasciati nel 
testamento sotto la cura et tutela delti ufìziali de' pupil- 
li, et lascialo exequtori del testamento Messer Piero 
della Stufa, canonico Andrea Benivieni, messer Libro 
d'Oro, suo parente habi tante a Roma, et Dom. de' 
Mannozzi: et dopo sua morte, essendo seguite le con- 
suetudini et ordini del testamento, ne darò a V. A. la 
copia di detto legato fatto nel codicillo predetto, et 
qui facendo fine, pregandoli ogni felicità, humilnien- 
te le bacio le mani. 

di Firenze el dì 13 di Febbraio 1570 

Di V. Ser. Alt. 
Servitore obligatissimo 
Giov. da Falgano 

{Direzione) Al Sermo. Sre. gran Principe di Tos- 
cana Sor. ossmo. 

N.° CCLXVin 

G. Vasari allo stesso. Da Roma4Maggio 1571. (Ar* 
eh. e. Carteggio e. filza a3o ). 

È autografa 

Serenissimo gran Principe 

Lessere stato tanto senza dargli a viso alcuno di me 
e delle cose sue e di quelle di N. S. è stato perchè 
lopera, che se fatta et che si fa, è riuscita tanto gran- 
de che sono slato rinchiuso in queste capelle da dicen- 
bre in qua, talmente che con la gratia del Signore Dio 
sono vicino al fine, et questa pentecoste penserò essere 
fuori così del cartone della rotta di Valdichiana, che 
ci resta a lavorare di mia mano ancora x dì. Dome* 
nioa, che fummo a' 30 di Aprile, che fu la festa di S. 
Pier Martire, al quale una delle 3 capelle è dedicata a 



2C/G CARTEGGIO EC. I>' ARTISTI 

quel Santo, (sicj si scoperse finita, cbe qua si dice, 
et io lo confermo, chellè la meglio cosa chio facessi 
mai. Sua Sta. la consagrò et vi cantò la messa pon- 
tiGcale con molta sua satisfattone, et lo contento, come 
da altri che da me doveva saperlo. Basta cbe dove con- 
cerne et l'onor di Dio et di V. A. che per fatiche o 
studii dellarte mia io abbia o per lei o per altri a 
travagliare, io non mancbo né mancherò mai ; et come 
creatura V. farò senpre esaltar alle stelle il nome Vostro, 
che non ò obietto alcuno cbe mi muova a far quel 
che fo, senon la gloria et lonor et la fama di W AI. 
Et vederà quanto giovi Roma a chi vole studiare la 
nostra arte nel cartone della rotta cbe io porterò mico 
(sic): et ogni ora mi par mill' anni dessere dallei e per 
servilla et per vedere le lastre degli artefici miei , cbe 
so che se paragoneranno quelle de'V. et mia giovani, 
eie lacomo Batista et Francesco da Poppi e Sandro del 
Baldassarre, non faran poco, di maestro Giovanni Strada, 
Fiamingo, non parlo, perchè è un pezo chegli è fuor 
di bottega, et scgli pare, o Signor mio allegrezza che 
aviate condotto a fine, che credevo che Sandrino et 
Bernardo, che vi sono afetionali, non voranno ne es- 
ser degli ultimi et passar tutti; che Dio ne dia lor la 
gratia. lo ò cominciato a inviar la gente, Madonna 
Cosina, mia consorte, che stata questa quaresima qui 
a' perdoni, sé partita, et à auto da Nostro Signore mol- 
te gratie, et se contentato chella vegga tutto il palaz- 
zo, et dove à proibito che non entri donne, è ita Dno 
in camera sua: et perchè ogni dì si anderà scemando 
gente, vedrò d'essere spedito prima cbe sole entri in 
cancro, che qua non piove et ci comincia il caldo, in- 
tanto eie. 

Roma 4 Maggio 1571 

G. Vasari 



CARTEGGIO EC. D ARTISTI 397 

N.° CCLXK 

Guglielmo Sangalletti allo stesso. Da Roma 1 1 Mag- 
gio 1571 ( Jrch. e. Carteggio e. filza e. ). 
È originale 

Serenissimo Gran Principe mio Signore 
Per non mancare in parte del debito mio, et anco- 
ra conoscendo di far cosa grata a V. Al., le darò con- 
to del successo del nostro M. Giorgio Vasari: di già 
ha fornito interamente una delle tre cappelle , quella di 
S. Pietro Martire, et Sua Sta. ci ha fatto cantare una 
inessa , dove ci si trovò esso con sei cardinali , et con 
molta sodisfalione sua e di chi là vista, le altre due so- 
no a bonissimo termine, et fra quindici giorni ne sarà 
fornita una altra di S. Stefano, poi per tutto Giugno l'al- 
tra della asunta della Madonna, et non è dubbio che 
M. Giorgio mai ha fatto la più bella et migliore ope- 
ra di questa. Però Sua Santità ne resta con quella mag- 
giore sodisfatione che sia possibile, et ogni giorno li 
cornette quai cosa di nuovo, come per la fabrica di S. 
Pietro , il condurre laqua virgine di salone a Roma, 
reparalione della chiesa S. Giovanni Laterano et altre 
simile cose, a tale che vedo la cosa potria andare un 
poco in lungo, dico per il suo ritorno costì. Il che 
son securo che a V. Al. non sia per dispiacere niente, 
sempre quando ci sia il servizio grato di Sua Sta. etc. 
Roma xi Maggio 1571. 

Guglielmo Sangalletti 

N/ CCLXX 

Patente di Filippo II a favore di Tiziano. Da Ma- 
drid 5 Luglio i5ni. • 

È originale su pergamena , firmata di mano pro- 
pria del re. 

Philippus Dei gratia Hispaniarum , utriusque Siciliae, 

* Anche questo documento esiste presso il Signor Abate Celotti, 



20,8 CARTEGGIO EC. d' ARTISTI 

Hicrusalem, Hungariae, Dalmatiae, Croatiae etc. rex , 
archidux Austriae, dux Burgundiae^ Brabantiae et Me- 
diolani , comes Abspurgi , Flandrie et Tyroles, reco- 
gnoscirnus et notum facimus tenore praesentium uni- 
versis benemeritis gratias concessas non solum confir- 
mare, sed etiam ad posteros extendere solemus, ne una 
cum vita memoria ipsorum interiisse videatur, ut filiis 
sit slimulus ad maiorum suorum vestigiis inbaerendum. 
Quo fit ut, cum memoria repetamus singulare studiura, 
quo in minislerium invictissimi genitoris nostri felicis 
recordationis ac nostrum incubuit fidelis nobis dilectus 
TitianusVecelius, pictor, aegregiumque ipsius ingenium 
et in arte pictoria eminentiam , merito post obitum 
ipsius in Horatium Vecelium , ipsius filium, extenden- 
dnm duximus pensionem annuam ducentorum scuto 
rum , quae dicto Titiano virtute concessionis Caesareae 
in nostro stàlu et dominio Mediolani penditur. Tenore 
igilur rJresentium de certa nostra scientia, animo deli- 
berato ac de nostrae Kegiae et Ducalis potestatis pleni- 
tudine eidem Titiano Vecelio libcram licentiam et fa- 
cullatem concedimus et impartimur, ut possit verbo, 
testamento, codicillo, vcl alia scriptura publica vel 
privata disponerc tam intcr vivos quam in ultima vo- 
luntate ad eius libitum voluntatis in dictum Horatium 
Vecelium, ipsius filium , de dietis scutis annuis ducen- 
tum, dictaque annua scuta duccnlum a die obilus prefati 
Titiani in posterum dicto Horalio, eius filio, ad suae 
vitae decursum super eodem loco et parte , ubi dicto 
eius patri solvebanlur, babenda, percipicnda et exigenda 
damùs, donamus, concedimus et impartimur, ita quod 
a praefalo die in poslerum dictus Horalius Veeelius ad 
raiam quartae portionis eadem in parte, forma et tem- 
poribus, quibus idem Titianus Yccelius exegit praefatos 
ducentos scutos, nulla alia a nobis seu sucecssoribus 
nostris, vcl nostro aut illorum gubcrnalore requisita 
licentia, sed sola praesentium auclorilate exigere et 
consequi possit et valcat: mandantes propterea Illustri 



CARTEGGIO EC. D ARTISTI 399 

guber ria tori nostro dicti status praesenti et futuris , 
praesidi et senatui, praesidibus et magistris utriusque 
magistratus , thesaurario quoque generali nostro , cae- 
terisque universis et singulis officialibus et subditis no- 
stris in praefato nostro statu et dominio Mediolani, ad 
quos spectat et spectabit , ut praefato Horatio Vece! io 
seu eius legitirno procuratori eius nomine,. a die obi- 
tus dicti Titiani, ipsius patris, seu nominationi per euro 
modo quo supra faciendae ad exitum usque suae vitae 
dictam pensionem ducentorum scutorum annuam eo, 
quo supra dictum est, modo solvendam et numeran- 
dam curent, has quoque nostras extensionis et amplia- 
tionis literas ad unguem servent, observarique ab om- 
nibus, et exequi inviolabiliter faciant, non obstantibus 
quibuscunque in contrarium facientibus, aut aliam formami 
dantibus, harum lilterarum manu nostra subscriptarum 
et sigilli nostri appensione munilarum. Dalum in op- 
pido Madritii die quinta mensis lulii anno a nativitate 
domini millesimo quingentesimo septuagesimo primo, 
regnorum miteni nostrorum, videlicet Hispaniarum et 
ulterioris Siciliae, anno decimo scxto , citerioris vero 
Hicrusalera et aliorum anno decimo octavo 

Ad mandatum Regie et 
Catbol. -Maiestatis proprium 
Vargas 

N.° CCLXXI 

Cosimo I a Matteo Inghirami. Da Firenze i3 Ago- 
sto 1 57 1 (Arch. C. Registro e. iS'ji-iS'ji) 

M. Inghirami. viene costi Iacopo Sicape, scarpellino, 
buomo di Gio. Bologna scultore, mandato da noi per 
cavare nel Altissimo 4 pe/.zi di marmi bianchi statuari 
conforme alle misure et modelli che vi mandiamo con 
questa, però fate subito mettere mano a cavare e detti 
marmi etc. fior, xm Aug. 71. 



3oo CARTEGGIO EC D* ARTI STI 

Nota 

Eidem. — Con piacere habbiamo inteso per la vostra 
delli 8 che varasti lo scafone con la colonna, la quale 
con buon vento sincaminò verso Livorno etc. Da Fio- 
renza x Lugl. 71 (l. e. Registro del 1570-1571 ). 

N/ CCLXXn 

Il Principe Francesco a Guglielmo Sangalletti. Da 
Firenze i Ottobre i5^i (Arch. e. Minute e. filza 102). 

A Monsignor San Galletti 1." Ottob; 1571 
Noi habbiamo messo mano a fare a una nostra villa 
certa fonte, nella quale si spenderà molti centi di scudi, 
ne manca altro a dargli perfetlione che un bel pilo , 
simile a quello, ebe il Cardinale , nostro fratello, ci dice 
essere in Belvedere, et che non serve a niente ; ptrò 
confidati nell' amorevolezza vostra desidereremmo che 
Sua Beatitudine cene facesse gralia: ma la vogliamo ri- 
conoscere dalla destrezza et diligenza vostra, che sa- 
perrete molto bene trovare il tempo et loccasione per 
impetrarcela, rimettendoci quanto al pile et all'altre 
cose a quel che ne scriverà il prefato nostro fratello. 

N.' CCLXXUI 

Risposta di G. Sangalletti al Principe Francesco. Da 
Roma 5 Ottobre 1571 (Arch. e. Carteggio e. filza 

É originale 

Serenissimo Principe mio Signore 

— Il pilo che V. Al. desidera avere da Sua Santità 
le dirò che non ho volsuto dirne parola a Sua Beati- 
tudine se prima non ho risposta da lei di quanto sa- 
prà per questa mia. Il pilo è di granito di grandezza 
di giro di palmi ciento sei, et molto grosso, si trova» 
va nel teatro quando la Sta. Memoria di Pio IV volse 



CARTEGGIO EC. D* ARTISTI 3o I 

si faciessi la giostra, et impedendo, ordinò si cavassi 
fuora, dove non si posette per -la grandezza sua: fu re- 
soluto che ci era dua modi, lunu di soterarlo, I 1 altro di 
cavarlo fuora dalla porta che escie fuora, verso il torrone 
di INichola; e a far questo bisogniava rompere uno arco 
del corridore grande di Belvedere, poi ancora rompere la 
pòrta et alagarlo il doppio di quello che è, et perchè a 
far questo ci andava molto travaglio di puntellare et bi« 
sigare in fondo a una muraglia così alta e d'importanza, 
oltre a che bisogniava per cavallo solo fuori della por- 
ta spendere più di 1500 ducati, et, considerato il peri- 
colo che si portava del corridore, si risolvettero a sot- 
terarlo, et per fare questo solo si spese 400 ducati, 
et non si mosse dove era se non nel circa a 100 pai* 
mi. poi bisogna considerare che a ripa grande non si 
potrà condurre, che non può passare il poitone di S. 
Spirito, né in piano nò in cortello: si potria ben condur- 
re al fiume fra il ponte Santangelo e San Spirito, ma 
giù per il fiume non potrà passare al ponte a quatro 
capra (sic) per causa delle mole che sono sopra il fiu- 
me ; a tale che non è possibile di cavarlo di qua senza 
una spesa grandissima e di rovine di case et strade, e 
di questo io mi sono ciertificato dalli stessi maestri che 
il manegiorno in quel tempo et altre diligentie fatte. 
Io son sechuro che Sua Sta. lo darà molto volentieri a 
V. A., ma per cavarlo solo di Belvedere bisognierà 
tanta manifattura: sono sechuro che non li piacierà che 
si abbia a rivoltare il palazzo per questo, poi ancora 
si darà da dire alli emuli e alli maligni , che pur trop- 
po ciene sono et molto dicano : oltre a che non è 
dubbio che il popolo romano faria romore avendosi a 
fare tante fontane per Roma del aqua condotteci, (sic) 
Però se V. A. vole et lo comanda , prochuro daverne la 
gralia. Ma lopenione mia, stante tulle queste considera- 
tione, saria di pondomandarlo. Aspetterò suo aviso etc» 
Di Roma v d'ottobre 1571 

Gugl. Sangalletti 



303 CARTEGGIO EC. d' A.RT1S TI 

N.° CCLXXIV 

Alessandro Allori al Segretario del Cardinal de' Me- 
dici. Da Firenze 8 Ottobre ^71 ( Manoscritti della 
Galleria degli Ufizi ) . 

È autografa 

Molto Magco. Sor. mio. Per la di V. S. delli vii del 
presente bo 'nteso quanto sia la volontà di Monsre. lllmo. 
circa alli quadretti cbe haveva cominciati per sua Si- 
gnoria lllma. , e se bene il tempo è alquanto breve , 
per esser li dua quadrelli mollo maggiori cbe gli altri 
fatti a sua Sgria. lllma. , mi sforzerò dentro al termine 
consegnatomi da V. S. d'baverli finiti, non potendo in 
questo farmi aiutar da alcuno , per non esser terminalo 
ne 'nteramente finito il disegno: però con più solleei- 
tudine chio possa, farò quanto saprò per servitio di Sua 
Sigria. lllma. , alla quale son sempre obligatissimo. que- 
st'altra settimana manderò la misura d'essi quadri, ac- 
ciò volendo suo Sre. lllmo. far far loro l'adornamento, 
possi a sua volontà disporre, e non sendo questa per 
altro , dirò solo a V. S. cbe dove conosca chio sia buon 
per servilla , mi farà sommo'bonore a comandarmi, e 
la prego farmi gratia che sua Sria. lllma. intenda quan- 
to appartiene al negolio, alla quale nostro Sigr. dio 
conceda in poi suo maggior desiderio, di Firenze al'» 8 
di Ottob. 1571. 
Di V. S. 

Afelionalissimo Servitore 
Alessandro Allori 

(Direzione) Al molto Magco. Sor. mio ossmo. il Sor. 
Piero Bardi • secretarlo di Monsre. lllmo. Medici Roma 



* Questo nome è dubbio , leggendosi soltanto .... rdi 



CARTEGGIO EC. D* ARTISTI 3o3 

N.° CCLXXV 

Paolo Poggini al Principe Francesco. Da Madrid 
17 Ottobre i5^i (drch. e. Carteggio e. filza e). 
È originale 

Serenissimo et magnanimo Principe 

Avendo da tre mesi fa fornito e ritratti di Ior Magtà. 
in coni daccaro, i quali sono tenuti molto somiglianti , 
me parso farne partecipe a vostra Alteza :e per questo co- 
nerò, amico mio, che va a Roma, li mando una me- 
daglia delle effigie di lor Magtà., la quale V. Al. terrà 
per mio amore, tenendola apresso le altre moderne 
sua, et mi farà gran favore intendere che l'abbia ri- 
scevuta e contentata , tenendomi per suo fedele vasaljo 
e servitore, pregando senper iddio per la sua salute, 
dandoli ogni contento come desia. Madrid alli 17 di 
ottobre 1571. 

Ùm. e devo, servitore 
Paulo Poggini 

N.° CCLXXVI 

G. Sangalletti allo stesso. Da Roma 19 Ottobre i5yi 
(Arch. e. Carteggio e. filza e. ). 

Serenissimo Signor Principe 
Il pilo è di granito e non di porfido sichuramente, 
però, poiché V. Alt. mi comanda che no Jo dimandi al- 
trimenti, così farò: et fra tanto io terrò pratica se ne 
potesse trovare della grandezza che la desidera, ma 
credo sarà dificil cosa • basta, questa diligenza sarà falla 
da me come devo. — Roma 19 Ottobre 1571. 



3o4 CABTEGGIO EC. d' ARTISTI 

N.« CCLXXV1I 

Cosimo I ai Riformatori di Arezzo. Da Castello a4 
Dicembre i5^i (Arch.c. Registro e. 1 571-1572). 

A' Riformatori d'Arezzo. 

Spectabili nostri Carissimi. Altra volta* a richiesta no- 
stra havete descritto G. Vasari nel numero de' Gon- 
falonieri di cotesta Città, e perchè la servitù di detto 
Giorgio verso di noi è tale, che merita da noi essere 
favorito et honorato , onde baren caro che Pietro , suo 
fratello, goda ancora lui la medesima dignità et suo 
cessivamenle li suoi discendenti, per rispetto del detto 
Giorgio, che così ci sarà grato vi dispongiate di fare, 
state sani, da Castello il dì 24 di Dicemb. 1571. 

N. # CCLXXVUI 

Il medesimo a Pio V. Da Castello a4 Dicembre 
1571 (Arch. c.fdza e. ). 

Santissimo e Beatissimo Padre 

Giorgio Vasari, pittore, ritorna a servire V. Sia. in 
tutto quello che da lui sarà comandato, che così tiene 
ordine da me havendo più caro il servitio di V. Bea- 
titudine che il mio proprio, reputandomi a favore che 
quella si serva di mia huomiui. et perchè io so quanto 
il detto Giorgio è accetto et grato a V. Sta., non glelo 
raccomanderò altrimenti: e humilmcnte baciando i suoi 
santissimi piedi , gli prego da dio nostro signore sa- 
nità et lunga vita. 

Da Castello il dì 24 di Dicemb. 1571 

* Cioè nel 156» , " in virtù di lettera di Cosimo I " , come notano 
ìc Memorie della Citta d'Arezzo , esistenti in casa AFbcrgolti a Arezzo; 
ìtì si allude pure a questa lettera , per la quale Pietro e la di lui fami- 
glia ebbero il medesimo onore. " Nell'anno 1572 Giorgio Vasari fu estratto 
tra i Conservatori del Comune " ( l. e. ), 



CARTEGGIO EC. »' 1BTIST1 3o5 

Ifota 

Le pitture nel Salone del Palazzo Vecchio dovevano 
essere finite. " Maggio 1 569, " così le già citate Memorie 
Fiorentine Inedite, " Giorgio Vasari cominciò a dipin- 
gere le facciate della Gran Sala del Palazzo Ducale, le- 
vandone le prospettive della città dipinte in tela , che 
vi furono messe per la venuta della Principessa Gio- 
vanna.—» v Gennaio 1 572, venerdì, furono scoperte 
le pitture. " 

N. # CCLXXIX 

G. Vasari al Principe Francesco. Da Roma la Gen- 
naio 1572 (Arch. e. Carteggio e filza 2^0). 

È autografa 

Serenissimo Gran Principe Signore et Patron mio 
Sono arivato salvo, e con gran satisfattione di Nostro 
Signore ò dato principio a alcuni disegni di pitture che 
anno a servire in una sala dinanzi alla capella , chio 
feci , contigua alla camera dove Sua Sta. dorme. Et la 
battaglia navale * s'anderà adagio, perchè questi capi, che 
ci son trovati sopra, ci vogliono molte particolarità , et 
ci sarà che fare ; però intanto io atenderò a una tavola 
per Nostro Signore d'un San Ieronimo in penitentia, 
et alla giornata V. ÀI. sarà raguagliata di quel che farò : 
né mi scorderò de' disegni della cupola, perchè lo stu- 
diar qui importa assai , et lopera che s' à da fare n' à 
di bisognio , et la volta della capella di Michel agnolo 
mi sarà scorta. Nostro Signore mi fé' ragionar assai , 
volse sapere come stava la Serenissima V. Consorte et 
le bambine , et mi dimandò duo volte se era gravida ; 



* • 



La battaglia navale seguita presto le Curzolari ", dipinta nella Sala 

. delia duale rapinna il Vasari. 



Begia , della quale ragiona il Vasari 

T. UL 30 



3o6 CARTEGGIO BC. D* ARTISTI 

et nel vero tiene questo santo Vechio gran protettone 
di V. Al., et m' inpose che io salutassi quella per para- 
te sua , et che nelle sue orationi non mancherà pre- 
gar il Signor Dio per V. AI., alla quale io essendo de-* 
dicalo gli bascio con laffetto del core umilmente la 
veste. Di Roma alli 12 Gennaio 1572. 

Maestro G. Bolognia travaglia a queste anticaglie per 
potersi fra xv dì partire. 

il Cavalier Giorgio V^arii 

N.° GCLXXX 

Il medesimo allo stesso. Da Roma 25 Gennaio 1571 
(Jrch. e. Carteggio e. filza e ), 
È autografa 

Serenissimo Principe Signor mio unico 
Per la bocha di Maestro Giovan Bolognia intenderà 
che già ò fatto molti disegni per Nostro Signore di ta- 
vole et della vittoria de' Turchi , che tutti gliò mostro, 
et menatolo a'piedi di Sua Sta. , et detto che è creatu- 
ra di Vostra Altezza, et che tiene il principato degli scul- 
tori. Lui à già in pochi dì formato et ritratto mezzo (sic) 
Roma, che farà alle opere che à da fare gran profitto, 
et sono stati questi giorni bene spesi per lui : il quale 
sene torna volentieri per servilla, et io rimango qui a 
far quelle faccende che vorrà Nostro Signore, che si 
preparono assai ,• però con tutto ciò , come dal detto 
Maestro Giovanni intenderete, ò cominciato i cartoni 
della cupola, quella parte che va intorno alla lanterna, 
che quel che sono ne darà nuova, basta che io non mi 
scordo dell'obligo mio, così come Vostra Altezza con 
la gratia sua ma mostro sèmpre amarmi et avermi in 
protettone. N. Signore spesso ragiona meco di lei, delle 
virtuose action sue, et à gran voglia di fare una fon-, 
deria simile a quella di V. Altezza, che gli piace giovar 
pon l'opere delle medicine agli egri et bisogniosi. et 



CARTEGGIO EC. D* ARTISTI 3o"] 

perchè io non ò che dirli altro per ora, farò fine, pre- 
gando quella che mi ami et mi comandi al solito. Et 
Dio li dia ogni contento. 

Di Roma alli 25 di Gennaio 1572 

D. V. Sma. Altezza 

Obbmo. Servitore 

U Cav. Giorgio Vasari 

N. CCLXXXI 

Il medesimo allo stesso. Da Roma 23 Febbraio iS'ji 
(Jroh. e. Carteggio G.Jllza a4* )* 
È autografa 

Serenissimo Gran Principe Signor et Patron mio 
Se io tardo tanto da una volta all'altra a dargli conto 
di me sendo si può dir solo a queste opere, ancora che 
io sia veloce, continuo et assiduo all'operare, son tante 
grandi che non comparisele con quella volontà che è 
il dessi Jerio di Nostro Signore, che è vechio, et mio, 
che vorei volentieri più presto godere e comodi di casa 
mia che le fatiche e i disagii et le grandezze di casa 
daltri. Nostro Signore finalmente si risolvè che la bat- 
taglia de' Turchi si facessi di mia mano dipinta nella 
Sala Regia da quella parte dovè la porta che ci va alla 
capella di Si Sisto, et in tre storie pigliassi quella fac- 
ciata , in una lussi il golfo di Lepanto et la Zaffalonia 
con l'isole et scogli de'Gozzolari , nel qual sito sia tutto 
lo aparato delle galee cristiane et turchesche in ordine 
da voler conbattere, una verso i Dardanelli, l'altra fra 
l' isole Cozzolàre et la Zaffalonia , con quel vpaese ri- 
tratto bène di naturale: dove dalla parte di Cristiani 
fo 3 figure grandi br. 4, abràceiate insieme , figurate per 
la santa lega. Una sarà la chiesa vergine in abito sa- 
cerdotale con la croce papale in mano, sotto l'onbrella 
et le chiavi et lagnello di Dio a' piedi; laltra sarà la 



5o8 C/UtTEGGlO EC. D* ARTISTI 

Spagna, giovane in abito gueriera col fiume Ibero a'pie- 
di; (altra sarà Venetia, una matrona in abito dogale et 
a' piedi il suo leone alato. Dalla parte dell'armata tur- 
chesca saranno 3 altre figure che saranno abraciate in- 
siemi per la lega de' Turchi , che figureranno il timore , 
la debolezza et la morte, et dalla parte di sopra in cielo 
sarà sopra l'armata cristiana spirti divini, che mande- 
ranno sopra e Chrisliani palme e corone di fiori , et 
sopra i Turchi demoni, che mandino giù triboli, fuoco, 
et Pandora rovesci loro adosso il vaso aperto di tutti 
e mali, l'altra seconda storia vi sarà la benedictione 
che Nostro Signore fecie dello stendardo, qual Sua Sta. 
lo darà a Don Giovanni d'Austria, et metterà in mezzo 
Nostro Signore il Cardinal nostro de' Medici et Simon- 
cello Diaconi et il Re Filippo el Dogie di Venetia. Sa- 
ravi ritratti il Signore Marcantonio Colonna, il gran 
Comandalore et il Signore Michele Bonello et tutti i 
Cardinali della lega ; in aria saranno 3 virtù in una nu- 
vola piena di splendore, aconpagnate da angeli, la Spe- 
ranza con la quale se mosso no i soldati Cristiani, la For- 
tezza con la quale conbatterono , la Virtù Divina con la 
quale evinsono , che dice Deus Sabaot. Nella terza sarà 
la battaglia et fierezza de' Cristiani, che conbattendo 
conseguano la vittoria, con tulle le galee, galeazze, 
insegnie el altri vasegli , che afondino, ardino et fu- 
ghino , el il mare pien di morti et affogati e tinto di 
sangue. In aria sarà uno splendore celeste drentovi Giesù 
Cristo con un fulmine in mano, che percuota l'armata 
Turchesca , et in sua conpagnia S. Pietro e S. Paulo, 
5. Iacopo e S. Marcho, che in loro conpagnia sarà 
gran numero di Angeli, chi con dardi, chi con spettri 
et chi con arme celeste , che fracasseranno tutta l' ar- 
mata de' Turchi : sotto Y armata Cristiana sarà una fe- 
mina grande a sedere sopra gran numero di Turchi 
prigioni , legati alla croce di Cristo : questa sarà la san- 
ta fede, che alzando il calice con l'ostia danna mano 
con r altra abruscierà con una facie tutte le spoglie 



CARTEGGIO EC. d' ARTISTI 3o9 

de' Turchi, per il che la lega prima saranno le Provin- 
cie, la seconda le persone proprie et le 3 virlù cele- 
ste, la terza la lega de' Santi in cielo. Ho fatto di que- 
sta terza già la metà del cartone , ma è sì laboriosa 
per l' intrigamento delle galee, antenne, remi et ban- 
diere e corde, che mi smarrisco spesso, perchè è il 
magior intrigo di cosa che io facessi mai. spero con 
la gratia del Signor Dio che, per esser stata fattura sua , 
che mi darà gratia che ione conseguirò la medesima 
vittoria coi pennegli, che i Cristiani con T arme. Io ò 
molto contento con questi disegni e capi che guidorno 
la guerra, il Signore Marcanton et gli altri et Sua San- 
tità. Ho atteso, Sigr. mio, a bozzar duo tavole per No- 
stro Signore, una S. Maria Madalena che è portata in 
cielo da un coro de Angeli , che si leggie che stando 
nella grotta in Francia a far penitenza era da'detti an- 
geli portata in cielo ogni di 3 volte, dove in quella 
grotta Ms. Franco. Petrarcha nostro vi fé' alcuni versi 
latini. Mostro Signore a voluto la testa del Petrarcha 
a' piedi, che gli presenti questi versi, che mi par che 
pur Sua Sta. si diletti de' galantuomini, che ma dato 
la vita. Nell'altra tavola ciò fatto quando S. Ieronimo 
cava la spina al leone, i quale per quel beneOtio mai 
si parli da quello, e ci quando i frati gli fan guardar 
l'asino del convento, che dormendo il leone glie tolto", 
e che dubitando i frati che non 1' avessin mangiato , 
fan portare le legnie al leone: poi avendo ritrovato certi 
vetturali che avevon carico frumento, che gli avevon ru- 
bato l'asino, gli fa fuggir et conduce i muli et l'asino al 
convento carichi di vettovaglia, che i frati non avevano 
più , et egli fa festa loro. Ne per questo s' interpone 
che già io non abbia fatto 4 pezzi grandi di cartoni 
per la cupola, et che io non abbi martello di tornar 
presto a servilla. intanto io non resto pregar dio per 
lei, et con questo Santo Vecchio, che v'ama, ragio- 
nargli delle sue gran virtù ; et dio gli dia ogni con- 
tento et mi ami et comandi, di Roma alli 23 Febr, 1572. 

il Cav. Giorg. Vasarii 



3 IO CARTEGGIO EC. »' ARTISTI 



Nota 



La risposta del 1 Marzo si trova fra le Minute filza 
102 , simile a un'altra da Pisa del 16 Febbraio, la quale 
è la seguente. 

N. c CCLXXXH 

Cosimo I a G. Vasari. Da Pisa 16 Febbraio 15^1 
(Arch. e. Registro e. 1 5^1- 1572). 

A Giorgio Vasari 

Spectabile nostro carissimo. Habbiamo inteso appie- 
no per la vostra de' 9 l'ordine delle storie da dipignersi 
nella Regia Sala, et ci è piaciuto haverlo inteso et ne 
lodiamo assai lordine , et habbiamo molto caro che Sua 
Sta. resti satisfatta del opera vostra; però seguitate e 
atendete a servirlo bene, state sano, di Pisa el dì 16 
diFebb. 71. 

N. c CCLXXXI1I 

Giorgio Vasari a Vincenzio Borghini. Da Roma 1 
Marzo i5j 2 (Manoscritti della Galleria degli U/ìzi). 
È autografa 

Magco. et Rdo. Sr. prìor mio 

Io ò risposto a lungbo per la cosa di Batista Lorenzo 
et a Lionardo , et crederrò che a questa ora la S. V. 
gli ara fatto dare qualcosa , né è cosa fuor di propo- 
sito che avendo avere se gli dia, come dite, qualche 
diecina di scudi ; però di questo avendo fatto quanto 
bisogniava, non vi parlerò più. 

Circa a' panni d'Arazzo per la sala di Papa Clemente 
non ò che dire, senon che vi sarà 5 pezzi di panni et 
4 molto picholi spezzati da cartoni, et delle storie di 
Clemente sebbe scarsità a far quelle della volta, però 



CARTEGGIO EC. D* ARTISTI 3l l 

In paesi si ridusse la cosa dello assedio tutta: se vo- 
gliono mutar sugetto , il Principe lo può dire , o la S. 
V. , che a nìe » che òl capo ne' Turchi , non ò sug- 
getto , et si contentino , che mi sarà caro» 

10 sto arcibene^ et qui sono le medesime nevi, 
ghiacci et freddi , cosa insolita , però io non sputo , 
né le rene , nel catarro , né tosse , né .... né mal 
nessuno mi tocha Dio lodato * et son qui fuor delle 
baie et coglionerie de'Nostri Accademici, et arei co- 
minciato a lavorare in fresco -, ma il ghiacciato non 
sene contenta , però oggi a otto di il cartone della rotta 
de' Turchi sarà finito afatto. Ier mattina desinai col Sr. 
Marcantonio Colonna et con Rumagasso, capitano, per 
saper molte minutie, che in vero si farà una bella cosa 
et narete vista nel ritorno , perchè vo' portare il car- 
tone avolto con quegli della cupola, il Granduca ma 
scritto a lungho et de satisfattissimo di me per le cose 
et di costà et di qua» scrissi sabato a lungho, però io 
son corto ; ora avendo risposta dallei di quel che scrivo, 
sarò a questa altra lunghissimo: et Monsigr. Sangalet* 
to è tutto vostro. 

Di Roma alli primo di Marzo 1572 

D. V. S^ Rda. sre. et amico 
Il cavalr. G. Vasari 
( Direzione J Al Molto Mgco. et Rdo. Sr» mio II Sr. 
spedai ingho de'Nocenti in Fiorenza 

N.° CCLXXXIV 

11 medesimo allo stesso. Da Roma io Aprile i57a 
(l. e). 

È autografa 

Sr. spedalingho Sr* mio 

Avendo a rispondere a duo bibie più che lettere mie 
di duo spacci passati , spetterò la risposta et di Fran- 
cesco Morandini et dell'altre cose chio gliò scritto, et 



3ia CARTEGGIO BC. I>' ARTISTI 

perchè ora non ò che dirli senon chel papa sta bene, 
et io son sano et lavoro a tira in fresco a questa sta- 
tion buona intorno alla bataglia de' Turchi, per potere 
al tenpo ritornarmene, faccio per questa fine, et non 
mi occorre altro senon salutarvi , et con questo resto 
vostrissimo , che Dio vi dia ogni contento. Io sto bene 
afatto , et teste che ò tocho et luova sode et i capretti 
et le vitelle mongane et qualcosa altro , so' riauto di 
quella lassezza, però spero di sentire il medesimo di 
lei, però restate sano et salutate gli amici ; et con questo 
fine mi vi raccomando, chel Sr. Dio vi prosperi et man- 
tenga, salutate gli amici, di Roma aìli x di Aprile 1572 

D. V. S. sre. 
il cavalier Giorgio Vasarii 
(Direzione) Al Molto Magco. et Sr. mio il Sr. spe- 
dalingho de' Nocenti a Firenze 

N.° CCLXXXV 

Cosimo I a Giov. Battista Carnesecchi. Da Livorno 
29 Aprile 1572 (Arch. e. Registro e. filza 157 i-iS^a). 

Giov* Batista Carnesecchi : di Livorno el dì 29 d' Apri- 
le 72 

— - Le dua agugle come sieno finite d' abozare, fatele 
condurre alla marina, acciò si possino poi caricare; e 
quanto al pezzo di marmo per la figura grande che 
hebbe da fare Giovan Bologna, lui medesimo manderà 
un huomo dabozarla et alleggerirla. 

N. e CCLXXXVI 

Giorgio Vasari a Vincenzio Borghini. Da Roma a 
Maggio 1572 C Manoscritti e). 
È autografa 

Rmo. Monsre. etc. 

11 Papa morì alle 22 ore et ^ con mollo dispiacere 



CARTEGGIO EC. D* ASTISTI 3l3 

et di questa città et di tutti e fideli, per quel che ò 
sentito , et per i nostri Patroni sé fatto gran perdita , 
per me infinita, perchè io asettavo Marcantonio, ne ca- 
vavo per me qualcosa , et la cosa vostra la passavo, che 
la volevo in gratia. Quanto di buono è che ò finito 
afatto la storia della balaglia de' Turchi , che mi darà 
fama, perchè è cosa che mai più ò fatto così per la 
gratia di Dio ! io la cuopro perfino che sarà fatto laltro 
papa, perchè in Sala Regia ci si fa '1 conclavi. 

Io mi partirò per la prima comodità sicura, et verrà 
il'Cino, che auto la vostra, et farò la via d'Arezzo per 
riposarmi, che son mezzo morto di faticha et daflanno, 
et ci rivedremo di corto ," spero in Dio. Et so che al'al- 
tro papa arò a tornar qua a finire, che questi Reveren- 
dissimi non vorrieno mi partissi: però alla giornata si 
penserà al resto . adesso eie che pensare ad altro; et 
dio facci quel che meglio.' 

10 ò inteso della cosa di Lutio et dallui et da Ser Pie- 
tro, et lo auto carissimo: però ci sarà tenpo da ragio- 
nare, et de' palchi della cupola, della quale manderò 
una cassa di cartoni con queste storie, salutate gli ami- 
ci et fate pregare Dio per me. Io ò scritto a loro Al- 
tezze , et son sano . di Roma alli 2 di Maggio , che a 
sei nel 27 fo '1 sacho. Dio ci aiuti lui : qui le cose son 
quiete, ecci buono ordine. Addio. 

D. V. S. Rina, sre. 
il Cavalier Giorgio Vasarii 
( Direzione come sopra ) 

N.° CGLXXXVII 

11 medesimo al Principe Francesco. Da Roma a 
Maggio 1573 (Ardi. e. Carteggio e. filza a44)« 

È autografa 

Serenissimo Gran Principe Signor mio 
Ancora che gli avisi più presti abbino fatto inten- 
dere a Vo Al. la morte di N» Signore, che iersera a 22 



3l4 CARTEGGIO EC. d' ARTISTI 

ore et 4to. passò a miglior vita con lacrime di tutta 
Roma et dolore et forse danno delle Cristianità : V. Al. 
à perso un'altro padre, però Dio ci guardi il Gran* 
duca, che a questi tenpi è necessario j anzi il pane 
cotidiano. Dio per i peccati nostri non ci labbi tolto, ma 
per sua bontà ce ne dia un simile che custodisca il 
gregge suo, come à fatto questo, che da S. Pietro iri 
qua non è morto il più santo : però acostianCi al voler 
del Srao. Dio che tutto fa bene. 11 menar le mani che 
ò fatto a questa volta me valso per la storia della bat- 
taglia de' Turchi, lo finita di dipigniere in fresco, et 
è la miglior cosa che io facessi mai * et la maggior 
et più studiata. Sua Sia. sen'à portato seco le speran- 
ze delle mie fatiche , ma ci resterà la fama di Giorgio 
per secoli d' anni , et cosi sene porti il vento le va- 
nità et le fatiche nostre ! Io per la prima comodità 
sicura mene tornerò a servilla , fino che quella mi chiu- 
derà gli ochi , che sotto del suo fatai patrocinio ò sen- 
pre operato, con queste lettere intanto io invierò co- 
stì i cartoni della cupola , et mene verrò a bellagio per 
la via d'Arezzo, riposandomi qualche dì, perchè dalle 
fatiche di queste opere sono mezzo morto: intanto se 
io avessi per suo comodo a far mentre qui, avisi, che 
sono pronto, et gli bascio le mani. Roma alli 2 di 
Maggio 1 572. 

Il Cav. Giorgio Vasarii 
Ò in questo punto coperto la storia, che vi si farà 
il conclavi, né si scoprirà prima che al nuovo papa. 

* Forse degli affreschi , ai quali preferisco la decollazione di S. Giovanni 
Batista nella chiesa di S. Giovanni Decollato a Roma , il S. Giorgio nella 
Pieve di Arezzo, e parecchi ritratti, fra i quali Lorenzo il Magnifico nella 
Galleria di Firenze. 



CARTEGGIO EC. ©' AUTISTI 3l5 

N.° CCLXXXVIH 

Il medesimo a Cosimo I. Da Roma 2 Maggio i5^2 
{ Arch. e. Carteggio e. filza 2^6). 
È autografa 

Serenissimo Gran Duca 

Come per avisi più presti di questo V. Al. ara sa- 
puto che N* Signore passò faersera a ore 11 et un 4 al 
altra vita, lassando con gran lacrime Roma, et in mal 
stato tutta la Cristianità. Et a V. AL è morto il padre 
un'altra volta , et a me il medesimo ,* àsscne portato 
quella fama di santità e di bontà che da S. Pietro in 
qua non àn fatto molti: Dio voglia che non cel'abbi 
to^to per punire i peccati nostri , che serria troppo ! 
Et cene dia uno simile a questo ! Contentisi V. Al. del 
voler di dio, et speri che là fatto tale che non l'aban- 
donerà mai. Le speranze che avevo del fruttò delle mie 
fatiche se là portato seco; et perchè doppo Dio io fido 
in nella bontà et amorevolezza di V. Al., qual senpre 
prego Dìo che facci ch'ella mi chiugga gli ocbi , per* 
che ò visto da Clemente "VII in qua tante cose che non 
vorei vedere più. * La sollecitudine, Signor mio, que- 
sta volta me valse, perchè la storia della battaglia è 
Unita, che ò menato le mani come s'io fussi stato ài 
conflitto de'Turchi ** da vero: oggi et domani la coprirò 
et asseti ero che non si guasti, poichella Sala Regia di- 
venta conclavi ; et per la prima comodità sicura mene 
verrò a bellagio, che son non stracco ma mezzo mor- 
to, per la via de Arezzo, et mi. riposerò parechi dì. 
et intanto i cartoni della cupola s'invieranno a Firenze 

* Si vede che tanto in quésta lettera., quanto nella antecedente il pe- 
riodo non è stato sempre finito. 

** In qnesto menar le mani ed in questo conflitto de' Turchi Giorgio 
non riesciva sempre vincitore ; troppo considerabile è la quantità delle sue 
opere tirate via di pratica. 



3 iG CARTEGGIO EC. d' ARTISTI 

per dargli principio, che innanzi io vederù prima quel- 
La. alla quale eie. 

di Roma alli '2 di Maggio 1572 

Il Cav. G. Vasari! 



>Y CCLXXXIX 

Fabio Pepoli a Giovanni Pepoli. Da Venezia 34 
Maggio 1073 ( 4rch. delia Fabbrica di S. Petronio a 
Bologna II. C. fascicolo B ). 

È originale 

Molto Illustre Signor mio et cuggino osservandis- 
simo 

Io ho fatto vedere al Pdlladio tutti i dissegni della 
facciata di S. Petronio, secondo lordine datomi da V. 
S. III., et ancho gì ho sopra ciò detto tutta la mente di 
lei in questo fatto, et havemo raggionato ensieme un 
gTan pezzo et discorso sopra tal materia diverse cose. 
Egli in somma dovendo dire il parer suo sarebbe trop- 
po longo il scriverlo, né si potrebbe dar ad intender 
in altra maniera, che col far lui un dissegno, perchè del- 
b dissegni che segli sono mandati a lui non ne piace 
nessuno, e tutti patiscono eecettioni e difetti , et al suo 
parere non si doverrebbe fabricar a quella foggia, per- 
chè a seguitar quello ordine principiato la spesa è gran- 
dissima , 1* opera è tanta grande che non si è mai per 
6nir , et, quello che più importa, il dissegno non ha 
le sue portioni, né piacerà mai intieramente a chi sene 
intende. Di modo che sarebbe d* animo che si disfesse 
o disgrostasse tutta quella parte che fatta fino al bassa- 
mente vechio, che lo domandate Todesco , et che quel- 
le medesime prete si ritornassero in opera con altra 
foggia d'ordine: il qual ordine sarà di assai manco spe- 
sa del principiato, si finirà più presto che non si farà 



CARTEGGIO EC. D* À.RTJST1 3 I 7 

così se si seguita, et riuscirà alla sattisfatione delli in- 
lelligenti della professione d' architettura. Io gli bo do- 
mandato se ci farebbe favore di venir in fatto Gno a 
Bologna adir dinanzi aV.S. tutto l'animo suo; mi ha 
risposto di sì et volentieri: et per quanto posso ima- 
ginarmi voglio credere che pagandoseli le spese, et do- 
nandoseli 25 scudi, che egli sene ha da contentare, per 
tanto V. S. si risolve a quel che le piace, et vegga se 
son buono a servirla et mi comandi etc. 
Di Venetia 24 Maggio 72 

Di V. S. molto Illustre 

rG~ m n*„ > cuggino et fratello 

CfirmataJ Fabio Pepo|i 

Io non ho mancatto ogni giorno corlegiare questo 
nepote di Sua Sta. quale se partitte heri per Roma, ma 
secretamente ; li disegni se rimandano: • 

Anchor che paia al Palladio che tutti dui questi dis- 
segni patischino diffetti , egli non di meno tiene per 
manco cattivo quel del Terribilia ; ma volendo mo- 
strar i diffetti tutti dell'uno et dell'altro, eglino son 
tanti che non si possono far veder se non col far un 
disegno nuovo. Ho voluto scriver questo, affine che V. 
S. sappia volendo far seguitar, di chi è lopera migliore. 
(Direzione ) Al molto 111. Sor. mio maggo. et fratello 
ossmo. Conte Giovanni Peppoli Bologna 

Nota 

11 medesimo allo stesso. " Per haver più comodità di 
parlar a longu al Palladio io lo feci venir a desinar meco 
laltra matina, et discorressimo insieme sopra la fabrica del 
Santo: et in consideratione mi pare sia galanthuomo et 
trattabile, et m'ha ditto ( così come per altre mie scrissi 
a V. S. 111.) che per sattisfar a lei, egli non recuserà 
a Bologna etc. Di Venetia 11 Giugno " (l. e.) . 

* Queste parole : " Io noa ho — se rimandano " , sono autografi. 



3l8 CARTEGGIO EC. d' ARTISTI 

N." CCXC 

Il medesimo allo stesso. Da Venezia io Giugno i5^a 
( Arch. e. fascicolo e. ) . 
È originale 

Molto Illustre signore cuggino et fratello osservan- 
dissimo 

Io ho parlato di nuovo con il Palladio , et raggionato 
seco della intentione di V. S. sopra al negotio della fa- 
llica, et lo trovo molto desideroso di servirla in dire 
il suo parere , ma a volerla compiacere della maniera 
che vorrebbe, ci saria necessario di nuovo i dissegni, 
perchè sopra il modello di quelli bisogna governarsi , 
non volendo uscir dell'ordine principiato. Però se ella 
gli vuol rimandare, esso si offerisce considerarli di nuo- 
vo, et ne farà un dissegno di sua mano. Ma fra l'altre 
misure, eh' egli desidera sapere, vorrebbe segli de- 
scrivesse la qualità delle cornice , come son grosse , 
quanto escono in fuori , parimente i pilastri et le prete 
di che grossezza sono , che a tutti questi avertimenti 
bisogna ci habbia riguardo : et volendo mandare detti 
dissegni V. S. lindrizzi in mano di messer Marcello 
Littigato , quale è informato di questo negotio e sup- 
plirà in absenza mia. A me sarebbe parso assai più cor- 
ta et spedita strada il farlo venir a Bologna che a far 
tante fatture, che ad ogni modo bisogna pagarlo se fa 
il dissegno, ci corrono delle spese ne' corrieri che li 
portano inanzi et in dietro , et poco più si saria speso 
in farlo venir lui costì : però in tutto mi riporto al 
parer di V. S. , alla quale bascio la mano et mi racco- 
mando di cuore, di Venezia 10 Giugno 1572. 

Di V. S. Illre 

(firmai "^o*^ 10 

( Direzione ) Ai molto 111. Sor, mio maggo. et fra- 
tello ossmo. Conte Giovanni Peppoli Bologna, 



CARTEGGIO EC. D* ARTISTI 3 1 9 

n.° ccxa 

Giovanni Pepoli a Fabio Pepoli. Da Bologna i3 
Giugno 1572 (/. e. J 
É la minuta. 

Illustrissimo signor conte cugino et fratello hono- 
rando 

Il parer che mi dà V. S. che saria bene chiamar qua 
in fatto il Palladio è buono et a tutti piace , et dando 
segli fatica la Sria. deve ha ver compreso dalla prima 
lettera che anchor segli doverla far cortesia ; ma si se- 
ria pur caro et si pare quasi più che necessario, aeciò 
che elio non geta l'opera et noi insieme, prima che 
pa r tesse , pigliare, come si dice, un poco di lingua 
da esso , se pensaria senza intrare in una ruina tanto 
grande di disfare il fatto, se pensaria, dico, si poetesse 
adatare et acomodare che le cose stessero bene, overo 
servirsi delti disegni dati , levandoli quello che stesse 
male ,' et agiongendoli , se gli parese doverseli agion- 
gere alcuna cosa ; et prima che non si babbia questa 
intelligentia, l'homo non può fare resolutione, perchè 
non è dubio che li huomini eccelenti sempre pretendono 
de migliorare, et questa arte porta seco questo pecu- 
liare che mai si trova che non harese che si potesse 
far meglio, et anchor che non si sia senza errore, 
pur compita che fossi una cosa : non già per questo 
volendo prosupore (sic) che questa fahrica non bab- 
bia dell' imperfetione, che credo certo che n'habbia, 
ma si desiderarla, se possibil fossi, s'eraendasero in 
modo che stessi bene, et non totalmente disiparla po- 
tendosi far di manco; però la pregarò di novo, es- 
sendo ritornato questo valenthomo, volerli parlare, 
et intendere la risposta , et quello che dica sopra que- 
sta nostra intentione ; et in caso ch'ella fossi partila, 
dhizo le lettere a messer Marcello Litigati, el qua! 
pregarò voler per amor mio pigliar questa fatica di 



330 CARTEGGIO EC ©' ARTISTI 

far quest' offitio con quest'homo da' bene, et rendermi 
quanto prima risposta, perchè li Sigri. Offitiali son d'ani- 
mo de fare poi quanto seran dovuto , dato compimento 
a questo negotio. 

Di Bologna 13 Giugnio 1572 

( Segnata) Lettera al S. Co. Fabio Pepoli 

N.° CCXCII 

Il medesimo allo stesso. Da Bologna 17 Giugno 1572 
( l. e). 
È la minuta 

Illustre signor conte cugino et fratello honorando 
Anchor che la lettera di V. S. mostra la sua partita 
tanto in procinto che non si può esser senza dubio che 
questa non sia per ritrovarla in Venetia , niente di meno 
sapendo quanto importaria più che lei facesse quest'of- 
ficio che altri, è parso bene de indrizarglila , con spe- 
ranza non gli essendo lei, Antonio Marcello debba su- 
plire in far tutto quel complemento che si desidera da 
lei. questi Signori della Fàbbrica, visla la lettera di V. 
S. Illre. , si son risoluti, conforme al suo parere, di pre- 
gare il Sig. Palladio a venire in fatto sin qui a Bologna 
a veder la fabbrica, dire il parer suo, intendere li pe- 
riti , et in somma acomodare le cose, che possano ca- 
ulinare sotto lauthorità dun tanto valenlhuomo. Elio 
venirà adalogiar con me; se gli mandano per il viaggio 
de venire et di ritornare dieci scudi per il camino di 
Bologna , et se gli daranno 25 scudi alla sua partita dì 
qua. mi seria ben caro che io fossi avisato quando fossi 
oer venire, perchè potessi essere a Bologna, perchè 
assai volte io penso montarmene et andare , bora in 
un luogho ora in un altro ; però la prego far questo 
offitio, sé possibile, ch'io sapia quando sera la sua ve- 
nuta: et offerendomi megli raccomando. 
Di Bologna xvn di Giugno 1572 



CARTEGGIO EC. d' ARTISTI 32 I 

N. e CCXCIII 

Fabio Pepoli a Giovanni Pepoli. Da Venezia 21 
Giugno i5j2 ( l. e). 
È originale 

Molto Illustre Signore cuggino et fratello honorando 

Il Palladio non è possuto venir in là con questo cor- 
riere, perchè gì' è convenuto andar fuori della terra 
per certi suoi servitii ; si è resoluto non di meno di 
voler venirvi di questa settimana , perchè mostra desi- 
derio grande di compiacerla in quel che può, hauto 
carissimo che le restino satisfatte di lui. Et qui faccio 
fine etc. 

Di Venetia 21 Giugno 72 

(firmata) Fabio Pepoli 

(Direzione) come sopra 

N." CCXCIV 

Marcello Littegato allo stesso. Da Venezia 28 Giu- 
gno 1572 (Le). 
È originale 

Molto Illustre Signor mio osservandissimo 

Il Signor Conte Fabbio nel suo partir mi lasciò die- 
ci scudi, perchè io li consegnassi in nome di V. S. 111. 
al Sig. Palladio, architetto celeberrimo , a cui non puotè 
sua. Sigria. consegnarli, perchè era fuori de la città; tornò 
hersera, et hoggi gli li ho consegnati con dirli che sono 
per la spesa del viaggio, et che la cortesia di V. S. 
111. non si mancarà di riconoscer la prontezza et virtù 
sua Egli mi ha detto che al sicuro sarà la settimana 
prossima, a Bologna al obedientia di V. S. 111. etc. 

Di Venetia li 28 di Giugno 1572 
Di V. S. 111. Devotissimo Servitore 

Marcello Littegato 

(Direzione) Al molto 111. Sigr. mio ossmo. 11 Sigr. 
Conte Gioanne Peppoli a Bologna 

T. BL 21 



333 CARTEGGIO BC. D* ARTISTI 

N. # CCXCV 

Andrea Palladio agli Ufiziaìi di S. Petronio a Bolo- 
gna. 17 Luglio i5^3 (Arch. e. Libro *f» il primo N.'- 6). 

È copia , senza indicazione di luogo , ma sembra 
scritta da Venezia. 

Die 17 Iulii 1572. 
Ha vendo io a pieno veduto, Illustrissimi Sigri. , la 
fabrica della chiesa di S. Petronio , et poi dilligentemente 
considerato li disegni fatti, luno da mess. Francesco Tri 
bilia et laltro da mess. Domenico Teodaldi, li quali 
hanno hauto rispetto al basamento fatto già molti anni, 
per essere quello di sorte che merita esser obedito , et 
massime circondando tutta la fabrica et in fronte et per 
li fianchi, fatto con tanta gran spesa , et osservatoli al- 
cuni bellissimi avertimene , come però comportavano 
quei tempi nelli quali egli fu edifficato, dico che, ha- 
vendosi d'haver questi tali rispetti, che pare a me che 
tutto quello che fin' hora gì' è posto sopra sia stato fatto 
con bonissimo giuditio , essendo che si vede aperta- 
mente quanto si obedisca al nascimento , che per esser 
di opera todésca non si poteva far altrimenti, et certo 
.secondo me questo edifficio, fornito ch'egli si sia, sera 
ornatissimo di maniera che non se li potrà desidera- 
re alcuna cosa. Dì queste sorte poi fabbriche se ne veg- 
gono molti , anci le prime d' Italia , come la chiesa di 
S. Marco in Venetia *, et quella delli frati minori, et 
altre in quella città, et fuori il Duomo di Milano, 
machina a questi tempi grandissima, la Certosa dì 
Pavia , S. Antonio di Padova , la chiesa episcopale 
d'Orvieto, il Domo di Siena, et in Fiorenza Sta. Ma» 
ria del Fiore , et infiniti altri tempii. De' pallazzi 
poi vi è quello dell' lllma. Sigria. di Venetia , quello 

* San Marco non può giammai dirsi fabbrica di stile gotico. 



CARTEGGIO EC. D* ARTISTI 32^ 

anco di Padua, il quale si dice esser il maggior vaso che 
sia in tutta Europa, e purè opera todesca, quel de Vicenza, 
et molte altre fabriche et publiche et private, di modo che 
si potrebbe dire che quasi tutte le città d'Italia e fuori 
sieno piene di questa sorte d' architetura. Quanto poi 
alli disegni fatti dn questi due valenthuomini , dico che 
tutti doi mi piacciono, né io per me li saprei desiderar co- 
sa alcuna; egli è bene il vero chio levarei alcuni intagli 
et anco alquanti di quelle piramide, le quali avriano 
gran spese e sono molto pericolose di cascar, e di ciò 
a viva voce ne parlerò poi a VV. SS. Ili me. Circa alla 
fortezza della fabrica voria che le pietre della facciata 
fossero legati con alcuni corsi di pietra posti nel muro 
et altri tagliati a coda di rondine , et inarpesati con 
arpesi di ferro over di rame: et per dir anco qualche 
cosa della parte di drento, pare a me che quei pilastri 
voriano esser più grossi a sostentar la volta della nave 
di meggio , et questo è quanto io so e posso per bora 
raccordare a VV. S. Illme. , alle quali prego dal N. Sigre. 
Iddio per sempre ogni felicità. 

Delle VV. SS. Ille. 

servitore affettionatissimo 
Andrea Palladio 

Mi era scordato chio dissi a VV. SS. 111. che si po- 
teva far sopra quel bassamento cosa che staria appresso 
di bene, il che è vero, ma però con tal conditione eh' era 
de necessità mover parte di quello da luoco a luoco; 
ma quando pur si volesse non haver rispetto ne al ba- 
samento, né ad alcuna altra cosa , concedendomi tempo 
conveniente, mi offerisco di far un disegno con quel 
meglior modo che per me si saprà et si potrà, et in- 
sieme mandar anco le sagome de tutti li membri ; ma 
avertisco VV. SS. 111. che ciò sarà poi cosa di spesa 
grande. 

Nota 
Ciò che il Palladio tanto in questa lettera quanto nelle 



3^4 CARTEGGIO EC. D* ARTISTI 

seguenti dice dello stile gotico , è di sommo interesse 
per la sua maniera di vedere, senza la quale il Palla- 
dio non occuperebbe il posto che egli ha nella storia 
della architettura. Ma dopo che ai tempi nostri dagli 
Inglesi , dai Tedeschi e dai Francesi è stato fatto uno 
studio più speciale di tutto ciò che - 1* architettura così 
detta gotica offre di caratteristico e di bello , temo as- 
sai che l' opinione avanzata dal Palladio intorno ad essa 
sia di poco peso. Taccia di uomo superficiale avrà chi 
oggi disprezza e vilipende questa architettura, soltanto 
perchè non è secondo le regole antiche ; disprezzare 
Dante perchè non è Omero, sarebbe il medesimo. 

N.° CCXCVI 

Giovanni Pepoli al Palladio. Da Bologna 5 Settem- 
bre 1572 (Ardi. e. fascicolo e. ). 
É la minuta 

Al Palladio. Molto magnifico Mess. Andrea come fra- 
tello. Il Tribilia vi mandò il disegno fatto secondo l'or- 
dine dattogli da V. S. • io ho voluto che lo mostri al 
Bolognino, il qual ha detto qualche cosetta , come il 
Tribilia ne l'avisaràj voleva anchor rimovere li gni- 
chii, ma intendendo io che saria stato un gran scon- 
quasso a tutta la facciata, ho detto che non mi piace. 
Hanno poi detto scriverli con un l'altra : la V. S. vedda 
pur Jei quel che gli paia, bene che si seguirà solo il suo 
parere: et la prego haver per raccomandata quest'ope- 
ra, perchè oltre che la virtù sua lo faceva conoscer 
prima , creda a me che questa cosa 1' ha messo in tanto 
concetto in queste parti quanto dir si possi , e la pre- 
go di novo haver per raccomandato il servizio di dio 
et del Santo, e benefitio insieme: et la prego d'espeditio- 
ne , perchè possiamo dar principio ad esequi r questa sua 
opera, perchè si ha da dir sua, e però la prego a vo- 
ler sottoscriver col suo nome quel che si manderà . mi 



CARTEGGIO EC. D ARTISTI 3 25 

farà racomandato al Signor suo figlio , al compagno et 
a lei stesso, et mi comandi dove io la posso servire. 

».* CGXCVII 

Marcello Littegato a Giovanni Pepoli. Da Venezia 
io Settembre i5^2 (Arch. e. fascicolo e). 
È originale 

Molto Illustre Signor mio osservandissimo 
Ho bauto le di V. S. 111. col disegno et con le diret- 
tione al veramente eccellente Paladio , le quali col di- 
segno li mandai subito a casa : egli si trovava fuori a 
Vicenza, onde è ritornato; non mi è per ancora suc- 
cesso di vederlo. Ma non mancare trovarlo in ogni 
modo, avenga che havendogli ella scritto, son sicuro 
che appresso così bel spirito sia superfluo aggiugner 
altro. Ma lo farò per ubbedir lei che molto desidero 
servire etCi 
Di Venetia li 10 di Settembre 1572 
Di V. S. 111. 

Devotissimo Servitor 
M. Littegato 

Nota 

" Magnifico messer Marcello (così scrive Giov. Pe- 
poli a M. Littegato ) come fratello. Si manda il dise- 
gno a mess. Andrea Palladio , fatto secondo la forma 
del schizo ch'elio lasciò qua : vi prego volermi far cor- 
tesia d' esser mediator con lui perchè habbia raccoman- 
data quest'opera etc. " (i. e). 



3a6 CJUl TACCIO EC. D* ARTISTI 

n.° ccxcvm 

Giorgio Vasari a Vincenzio Borghiìii. Da Firenze i 
Ottobre 15^2 ( Manoscritti della Galleria degli U- 

fi* )• 

È autografa 

Magco. et Rdo. Sr. Priore mio dolcissimo 
Non si struggano così i pegnii con le usure, come 
mi sono strutto io dachè vi partisti , aspettando doggi 
in domane desser dallei, et avevo fatto un fardello di 
cose atenenti alla cupola, et spettavo il giorno vegniente 
da Arezzo la mia chinea, né nò saputo mai nuova se- 
non 3 dì sono, che lànno condotta in modo che la 
potrò per viaggi adoperar poco, ma a questo ci arei 
provistó senon che, fatte le nozze ne' Pitti con pasto 
etc. della sorella della Sra. Camilla, il gran Duca andò 
a Castello, et mi bisogniò andar là quasi ogni dì per 
disegniare et suo fonte et dirizzar piante di suo'edifitii, 
come del palazzo che fa alla Capraia in quel di Pisa , 
et una chiesetta a Colle Mingoli, et a Castello alcune 
fontane. Poi sé auto che fare con lomamento dell' or- 
gano di Sta. Crocie, et ci sé interposto anche la tenda 
che ò fatto tirare in Sta. Maria del Fiore sopra gl'ar- 
chi, perchè que' preti dicevano di me peggio che di 
Bronzino; pur le finita, et ora ufìtiano in coso * con 
gran maraviglia della città che io abbi condotto una 
tenda sì tirata, et che io possa a mia posta vedere quel 
che io fo di sotto, et anche mostrallo a chi io voglio. 
Et quel che ma colmato lo staio , un vento che à ti- 
rato che non sé potuto duo dì star fuori ; però ogni 
sera il Principe à voluto che io sia in camera per di- 
segni di vasi fino a tre ore , tanto che pene! io son vivo, 
sto bene, et stamani sono stato a Castello per licen- 
tiarmi ; mi à detto che io ritorni giovedì, lui sta 

•«per coi-o 



CARTEGGIO EC. D* ARTISTI 3 27 

benissimo, et voi pigliare uno poco di legnio senza guar- 
dia , et crederò che fra poco, secondo che io ò per udito, 
anderà al Poggio, et io se io potrò scapolare sabato, 
che san Francesco, sio non rimangbo per bestia, vedrò 
desser dallei: ora ecco vi ditto tutta la storia che ma 
inpedito. 

Circa alle nuove per ancora non è venuto altri par- 
ticolari, non avendo farete come noi, ma si tene per 
certa il papa è ancora a Frascati, et questa cosa sella sera 
vera mi strabalza , che non ò rimedio a Roma, io non 
vorrei più tramute et mi arendo, in mentre io atendo 
agli studii delle Gerarchie per la cupola, et non perdo 
tenpo. la miglior nuova che io sento è che voi aviate 
guadagnato nella vita; atendete a seguitare che navevi 
bisognio. Ancbio sto bene, meglio che non stavo 15 dì 
fa ; atenderò andare inanzi , et con questo fo fine, di 
Fiorenza alli primo di Ottobre 1572. 

D. V. S. Sre. 
Il Vostro cavalier G. Vasarii 

(Direzione) Al Molto Magco. et Rdo. Sr. mio obsmo. 
il Sr. spedalingho de' Nocenti a Poppiano 

N.°- CGXCIX 

Il medesimo' allo stesso. Da Firenze 5 Ottobre i5^2 
fi. e). 
È autografa 

Molto Magco. Sr. Prior mio 

Come gli scrissi per lultima mia che io ciò risoluto 
vedervi, ma uno indovinello che ma senpre percosso 
il capo è stato cagione che poi che io risolvei col gran 
Duca di voler seguitar la cupola et non pensar più a 
Roma, poi che non scrivenno più niente, son ito con 
tornii ogni comodità di piacere , seguitando de' carto- 
ni et disegni et studii per la cupola, facendo alle veglie 



3a8 CARTEGGIO EC. D* ARTISTI 

et a tempi rubati, di maniera che la tavola di Michela- 
gnolo è finita, cosi quella de' Guidacci et alcune altre 
brighe che minpacciavono et la casa et cervello , con 
dire che si pure avessi a ire a Roma non aver altri ca- 
richi alle spalle: et lo indovinata, perchè giovedì venne 
una lettera del cardinal Buoncompagnio che mi coman- 
da che lopenione del papa è di fare Ja Sala de' Re con 
mio ordine, et che io mi prepari quanto prima dessere 
a Roma ; che così à comandato che mi si scriva, fui 
la sera medesima dal Principe, et gli dissi che lanimo 
mio saria stato non andare et atender qui; mi rispo- 
se che era figliuolo di famiglia , che io la trattassi col 
Gran Duca . Sua Altezza è al Poggio , et domattina vi 
cavalco per vedere dinlendere la volontà sua. Sr. Prio- 
re, il mal mi preme et mi spaventa il peggio, là à finir 
le due storie, vole 4 mesi* ò da esser rifatto del vechio, 
et ò quel putto là che avevo ordinato già che tornas- 
si, perchè sé auto le lettere di canbio del cavallierato, et 
quella entrata la consumerà lui, et da un canto vorei 
cavar lui, et con tanto andar qua e là non vorei levar la 
morte, che si patiscie , et io lo so : però vedrò quel 
che mi dica Sua Altezza, et quel che mi risponderà lei, 
perchè bisogna che lunedì mattina per la posta di Ge- 
nova io risponda al cardinale Buon Compagnio, però 
mi sarà caro lopenione vostra, et intanto ci rivedre- 
mo, perchè starò qui fino a ogni santi, che poi o io 
andrò Arezzo per irmene a Roma , o vero io mi fer- 
merò per non andarvi più. però il vostro consiglio mi 
sarà caro; qui son fatti cartoni, et inporta, et qua et 
là bisognia consiglio. 

Dalallra parte io ò cercato una villa, et arei volen. 
tieri inpiegatovi scudi 2000 , che più non voglio , per- 
chè quegli che sono acomodati non vo' che si tochino, 
et non sé trovato cosa buona. Il luogo de' Neri in Arce- 
tri non à derrata senon scudi 30, et ne vogliono scudi 
2600 , et con la gabella sene va in 2800 : et mi saria 
per la comodità piaciuto , ma fanno cara , et se ò a 



CARTEGGIO EC. D* ARTISTI 320, 

star qui so' forzato, volendo vivere, fugir questa aria il 
verno in alto, arei anche da ragionare et risolver molte 
cose , cbe mi guardo che nessuno le sappia, perchè non 
ò trovato nessuno che mi tengha il firmo più che la S. 
V. , alla quale desidero vita lungha et chella stia bene: 
et così sto io bene afatto ; così S. A., che domattina lo 
veduto. Mess. Cosimo Bartoli tornò et de ito a miglior 
vita, poi chel Gran Duca gli avea dato sulla proposi- 
tura di Prato scudi 200 lanno, che non glia goduti, 
però bisógnia considerare che qui si va via . et con que- 
sto fo fine, di fìorenza alli 5 di ottobre 1572» 

D. V. S. Rma. Servitore 

Il V. Cavai. Giorgio Vasari 
(Direzione J Al Rmo. Monsr. et Sr. mio il Sr. spe- 
dalingho de* Nocenti a Poppiano in Valdelsa 

N.° CCC 

Il medesimo allo stesso. Da Firenze 12 Ottobre 
1572 ( l. e. ). 
È originale 

Molto Rdo. Sre. Spedalingho Sre. mio 

La S. V. non si maravigli se io non sono venuto da 
lei , perchè domani è lultimo dì dello sciloppo del le- 
gnio, che piglia sua Alt., dove hieri vi ste' tutto dì, e 
bora che ho desinato ritorno, e mentre mi metto gli 
stivali fo scriver questa a Ser Pietro per brevità. Sua 
Altezza è migliorata della testa , dell'occhi et delle gam- 
be , ma della voce poco ; però fra dua giorni doverà 
venire in Firenze et poi andarsene al Poggio: et perchè 
veggho il tempo molto buono, se e' seguita, vederò, co- 
me S. Alt. è partita , di venirvi a vedere, et se le mia 
cavalcature non saranno tornate, scriverò alla S. V. che 
la mi mandi per sabato una delle sue, et verrò a ogni 
modo, caso che la non sia tornata. £t perchè in que- 
sto mezzo mess. Gostantino mi ha fatto intendere che 



330 CARTEGGIO EC. D* ARTISTI 

la non è maestro di scrivere , et che Anton Francesco 
non ha che gli babbi cura, però, ancora che io già pezzo 
sia resoluto di levarlo, come sa benissimo V. S., ne ciò 
volevo fare prima che il tutto seco allungho non di- 
scorressi , pure da che Ser Pietro ha provisto per i sua 
uno maestro, che di questo in un medesimo tempo ne 
haverà cura, ho dato ordine sia rivestito, et con suo 
(sic) buona gratia et saputa lo rimoverò di là , pregan- 
do Iddio che a lui dia bonissimo spirito et indirizzo, et 
a me a farli cosa che gli sia accetta, come sua creatu- 
ra , et animo et tempo di accomodarlo, sì come desi- 
dero et spero. Et con questo restando tutto di V. S., gli 
pregho ogni contento et sanità. 

Di Firenze el dì xn di Ottobre 1572 

D. V. S. M. Rda. 
Sre. 
C firmata J II cavalier Giorgio Vasari * 

{Direzione ) Al molto magco. et Rdo, Sre. speda- 
lingho de' Nocenti Sre. mio ossmo. A Poppiano 

* Dell'amicìzia che univa G. Vasari e V. Borghini non esiste forse un do- 
cumento più singolare del seguente testamento, per cosi dire letterario (L. e). 
Ricordo di Giorgio Vasari picttor Aretino al suo carissimo Don Vin- 
centio Borghini nella sua partita per Boma etc. 

Inprima, sopra ogni altra cosa ebe prieghi iddio che gli dia buon viag- 
gio et allo arrivo suo buona fortuna , che sia con pace sua et utile et 
aatisfation delli amici. 

Secondo, che riveggiate questo epilogo et lo mozziate et cancelliate et 
«ghigniate et supersite (sic) in quel che avessi mancato io : et aconcio 
si mandi al Gian Bullari. 

Terzo, che finiate la tavola , et così mettiate in margine gli errori, che 
sene faccia anotatione , et si facci rifare una carta nel capitolo della scol- 
tura , che non mene ricordo dovè guasto la costrutione et il senso. 

Quarto, che ariate cura al principio, al titolo dell'opera^ di dargli gra- 
tia , et dite Giorgio Vasari picttore Aretino , et non faticarne nella ter- 
za parte che fa chio non sia Picttore , che non mene vergognio : et tan- 
to fate nel fine dell' opera. Et che tutte quelle cose che si possono fare 
a benefitio di tale opera , si faccino senza paura et Uberamente , et cosi 
ricordarsi che io son vostro et che mi comandiate. 

Avertile che se bene il Marcellino darà e suoi pitaffi, che e' fecie che 
gnienò richiesti che megli dia , avendo smarriti quegli.- levate via in uno 
quel Giorginus , ma dicasi o Vasarius o quel che vi torna meglio , per- 
chè non mi piaque mai ". Vostro Giorgio Vasari 



CARTEGGIO EC. D* ARTI STI 33 1 

N.° CCCI 

Cosimo I a Papa Gregorio XIII. Da Poggio a Caiano 
16 Ottobre 15^2 (Carteggio e. Registro e. i5 , ]2-i5'j^). 

Santissimo et Beatissimo Padre 

Giorgio Vasari pittore viene mandato da me per obe- 
dire alla Santità V., al quale ho comandato che la ser- 
va in tutto quello che la gli comanderà, riputando a 
gran favore che la sì serva de' mia huomini. Il qual 
Giorgio bacerà in nome mio i santi piedi di V. Beati- 
tudine, alla quale desidero felice et lunga vita. 

Dal Poggio il dì 16 dottob. 72 

N.° CCCII 

Andrea Palladio a Giovanni Pepoli. Da Venezia 18 
Ottobre i5^2 (Arch. della Fabbrica di S. Petronio 
li. C. fascicolo /?.). 

È originale j ma non autografa 

Illustrissimo Signor Conte 

Hebbi da messer Marcello Litegato una di V. S. Ili ma. 
et insieme li disegni, dicendo il detto messer Marcel- 
lo clr egli scriveria a V. S. Illma. dell' havermeli dati; 
ne certo haverei differito tanto il rimandarli, se non 
m' havessero impedito i grandissimi travagli, per esser 
stata la mia donna per causa di febbre in troppo peri- 
colo della sua vita , benché, lodato il Signor , si ritruo- 
vi bora in bonissimi termini, li rimando adunque et 
insieme tutte le sagome , et scrivo a messer Francesco 
tutto quello che circa ciò bisogna fare, nelle qual sago- 
me io ho usata ogni diligentia acciò siino bene ornate 
et habbino bella forma , et mi do a creder che la sera 
cosa molto bella, et starà benissimo: e per mio giu- 
dico ella sera delle belle fazzale de chiesa che siino in 



33 2 CARTEGGIO EC. D* ARTISTI 

Italia, essendo eh' anco quella parte da basso, poscia 
fatto il tutto, si puotrà riformar in modo che starà 
appresso di bene e con contento di tutte le S. V. Illme. 
e d' altri. Scrivo a messer Francesco eh' occorrendoli 
qualche difficultà -, li piaccia di darmene raguaglio^ eh' io 
supplirò in quello c'hora forse ho mancato, e pregan- 
do da Iddio ogni felicità a V. S. Ulma. et a quelli Illmi. 
Signori, suoi colega, humilmente insieme col mio fi- 
gliuolo le nasciamo la mano. 

Di Venetia a' dì 18 Ottob. del 1572 

Di V. S. Illma. 
servitor affettionatissimo 
Andrea Palladio 

f Direzione ) All' 111. Sig. Conte Giovanni de'Pepolli 
mio Sr. semp. ossmo. Bologna 

m.° cccm 

Il medesimo a Francesco Terribilia. Da Venezia 18 
Ottobre 15-72 ( Arch. e. fascicolo e. ). 
È originale , ma non autografa 

Magnifico messer Francesco come fratello 
Hebbi già li disegni, li quali hora vi rimando insie- 
me con le sagome , e non ho risposto più presto essen- 
do che messer Marcello Litegato mi disse eh' egli del 
tutto aviseria l' Ille. Sig. Conte, dico dell' havermi dati 
li suddetti disegni. 

Quanto all'opera, pare a me ch'il disegno c'havete 
mandato stia benissimo, et in quelle cose eh' io ho man- 
cato voi havete molto bene supplito, come nel pone- 
re il frontespizio delle porte sopra la cornice, ch'è suìi 
pilastri dalle bande de dette porte, che certo sta me- 
glio che ponerlo su le cartelle. Quelli nicchi poi c'ha- 
vete fatti in cambio de fenestre, che davano luce nelle 
navi picciole , mi piacciono , ma voria bene che fosse- 
ro alti come appare per la bolletta eh' io ho posta sul 



CARTEGGIO EC. D* ARTISTI 333 

disegno, e così i quadri dell' historie, che in vero per 
mio giuditio stanano meglio: e s' avertisca che quella 
cornisetta lighi soto li detti quadri e sotto li nicchi 
tutto insieme, dreto come dimostra il disegno. Delle 
piramidi poi non le biasima, ben crederei che le Ggu- 
re stessero meglio, e di ciò mi riporto finalmente al 
vostro giuditio. Circa il levar via quei nicchi, che sono 
nella fazzata dell'ordine da basso, io per me li lascia- 
réi stare, et di poi fatto tutto il resto si puotrà rifor- 
mar ancora quelli , perch' io son certo che s' accomo- 
derà il tutto che starà appresso di bene, et con non 
puoco contento di quelli Illmi. Signori. Vi mando tut- 
te le sagome delle base del li pillastri, delli capitelli , 
delli architravi , delle cornici con quelle delle finestre, 
e tutte sono contrasegnate sul disegno, ho poi diviso 
le dette cornici, che si puonno far de più pezzi 1' uno 
sopra l'altro, essendo che forse così tornerà più com- 
modo per haver le prede, e più facile a ponerle in o- 
pera. Vi mando le sagome delle basse delli primi pil- 
lastri dopie. Voi poi farete elettione di quelle che più vi 
piacerano, e finalmante vorrei che detti pillastri fosse- 
ro canellati,, ha vendo sette canalli nella fazzata davan- 
ti, e questo è quanto per hora m'occorre di dire cer- 
ca V opera ; segli mo nascesse qualche difficultà, vi pia- 
cerà de darmene raguaglio, che vedremo di levarla via. 
Vi prego, il mio carissimo messer Francesco, a far 
mia scusa con quelli IH. Sigri. s' io son stato un puoco 
tardo a mandare dite sagome e disegni , essendo che 
oltre che li va assai tempo, la mia moglie è stata per 
febbre in non puoco pericolo della sua vita, benché, 
lodato Iddio, hora si ritrova in assai buoni termini. Vi 
piacerà di conservarmi nella gratia di quei Illi. Sigri., 
offerendoli in mio nome tutto quello eh' io so e posso: 
serete poi contento salutar il magnifico vostro barba e 
fratello e tutti quei galant' huomeni e da bene e virtuo- 
si, cioè il Sigr. Floriano, mess. Tomaso, mess. Ales» 
Sandro Orefice, il Sig. Hercule Basso, mess. Domenico 



334 CARTEGGIO EC. D* ARTISTI 

architetto , et in somma tutti gli amici nostri. De voi 
poscia non dico altro se non eh' io vi desidero ogni 
bene et felicità, promettendovi eh' io v' amo come fì- 
gluolo , ne mai mi troverò satio, pur che mi comman- 
diate , di farvi servitio in tutte quelle cose che mi giu- 
dicherete buono, et a giovarvi et honorarvi, né meno 
vi s' offerisce mio figluolo di quanto egli può , et in 
sieme con messer Damiano vi s'ariccomandano. 

Di Venetia a' dì 18 Ottob. 1572 

Sempre alli servitii vòstri 
come fratello 
Andrea Palladio 

Postscritta: Si potriano intagliar alcuni membri delle 
cornici come è segnato su le sagome. 

C Direzione ) Magco. et Eccte. come fratello m. Fran- 
cesco Terribilia Architetto dignissimo della Chiesa di 
S. Petronio Bologna 

N.° CCCIV 

G. Vasari a Vincenzio Borghini. Da Firenze 18 
Ottobre i5^2 (Manoscritti della Galleria degli UJìzi). 
È autografa 

Molto Magco. Sr. Prior Sr. mio 

Io mi ero messo in ordine per venire, ma e' tira un 
vento tanto grande che, perchè io sono tutto infranto 
et pien di scesa et catarro et infredaticcio , che io ò 
paura che volendo pigliar ària, io non pigliassi vento; 
però segli starà in cervello il tempo, piglierò una 
volata per ogni modo fin costì. Il Gran Duca è 
ancora a Castello; voleva ire al Poggio, ma questo 
vento là inpedito. spettiamo il Duca di Mantova che 
va a Roma; el cardinal Chiesa è stato qui con Don 
SeraGno dal Bosco, che vanno a Roma, avisi non eie 
altro ne dannata né di cosa nessuna , senon che àn 



CARTEGGIO EC. D* ARTISTI 335 

preso porto , et ogniuno si guarda. Io credo essermi li- 
berato del ire a Roma, che me caro , perchè io so* ; 
come ò detto di sopra, infranto, et mi risolverò, sio 
potrò, come viarò visto, dandar tino Arezzo a far lo- 
gni santi, ò bisognio di vedervi et di parlarvi per molte 
cose, massime che quelle figure, che sono in la tavola 
del Guidacelo, che una che sera fatta per lumanità 
et laltra per la divinità, anno bisognio, volendo le 
far come la S. V. desidera , darer qual cosa che si co- 
noschino, o in mano o per il capo o altrove, le son 
fatte, et seggano et stann'bene, ma i contrasegni ci 
bisognia ; vorei, avendo tenpo, che la S. V. mi man- 
dassi qualcosa , perchè questo ogni santi, se gli orna- 
menti et di questa et del Buonarroti saran messi doro , 
le potranno andar su. velo ricordo, io non vo' dirvi 
altro , perchè è necessario a bocha et non per let- 
tere, ò caro che la S. V. stia bene, che, se dio vor- 
rà , starò anchio. Di nuovo non ò che dirvi , senon che 
alli 7 di questo sapichò fuoco alla Badia di Camaldoli 
in Casentino , et de del vechio arso un terzo, vò man- 
dato stamani maestri. Altro non mi occorre senon chella 
stia sana etc. di fiorenza alli 18 di Ottobre 

Lacademia à fatto statue, storie et bella festa. 
Di V. S. Sre. 

il cavalier Giorgio Vasarii 

(Direzione) Al Molto Magco. et Rdo. Sr. mio 
obssmo. Il Sr. Priore de'Nocenti a Popiano. 

N.' CCCV 

Il medesimo allo stesso. Da Firenze 20 Ottobre 
1572 (l. e). 
È autografa 

Molto Magco. Sr. Prior mio 

Il vento fu qui tale sabato da mezzodì in là , et do- 
menica non si tenne le mani a cintola, che mi parve 



336 CARTEGGIO EC. d' ARTISTI 

aver tratto Ida essermi firmo; ma se non sarà tornata 
per di qui a domenica la S. V. et i mia cavagli, che pur 
doveriano esser qui , forse sabato io darò un volo dal- 
lei. io non mi son mai partito di casa, perchè ò auto 
il capo grave ; stamani sto meglio , et il Gran Duca 
è al Poggio , il Duca di Mantova à fatto fare spesa , 
et si dubita che Ferrara non labbi fatto andar per il Po 
verso Ravenna. Qui spettiamo che sua Alt. facci o ma- 
scio (sic) o femina , et intanto il Gran Duca starà aspet- 
tar la nuova al Poggio. L'Amanato nel voler tirar su la 
colonna di San Felice in piazza , là rotta , et qui va a 
romore Orbatello; fate voi il comento al resto. Laca- 
demia fé' 2 storie et 3 tele assai ragionevoli, et così va. 
Di Roma ò auto lettere, che se non me detto altro, che 
io atenda alle cose di qua; me stato carissimo. Io vado 
acomodando le cose della cupola, de^cartoni etc. Se ve- 
rete, pensate se io laro caro; se io verrò, penso se 
larete car' voi. or la miglior nuova che ò sentito è che 
la S. V. si sia riposato, che così ò fatto io doppo che 
la cupola si scoperse, et con questo fo fine ; atendete a 
star sano , che il resto son burle etc. Di Fiorenza alli 
20 di Ottobre 1572. 

D. V. S. Rda. Sre. 
Il cavalier Giorgio Vasari 
(DirezioneJ Al Molto Magco. et Rdo Sr. mio il Sr. 
spedalingho de'Nocenti a Poppiano. 

Nota 

" xv Ottobre 1572 tirando su la colonna, eh' è dirim- 
petto alla chiesa di S. Felice in piazza, sene roppe cir- 
ca a braccia 4 dalla banda di sopra , e si separò dalla 
parte maggiore " (^Memorie Fiorentine inedite), 

" xx a ore 21 \ incirca posarono e fermarono e col- 
locarono il detto tronco di braccia 12 laddov'è, e lad- 
dove starà forse sempre, mancandovi le braccia 4 " 
(l. e). 

" E addì xxiv detto a ore 21 | in venerdì messono 

3 



CARTEGGIO EC. d' ARTISTI 33 7 

sopra del tronco grande ritto le braccia 4, che si spic- 
carono con due grossi perni di ferro di mezzo braccio 
l'uno , inpiombati benissimo, e nella basa vi sonu quat- 
tro perni , tre intorno e uno nel mezzo, grossi e ga- 
gliardi " (l; C). 

N.* CCCVI 

Il medesimo allo stesso. Da Firenze 37 Ottobre 
1572 (l. e). 
È autografa 

Molto Rdo. e Ma geo. Sr. Prior mio 

Io andai domenica al Poggio, dove io ste'con sua Alt. 
più di 2 ore al paretaio, et ebbi quel comodo che io 
volsi a dirli per conto della cupola, il fatto mio, che 
era bene non ronpere lordine che quella mi aveva dato 
di seguitare, et che le cose di Roma dessideravo porvi 
fine, e che avevo venduto lufitio et dato ordine che 
Marcantonio , mio nipote , tornassi ; così e' lesse dasse 
la lettera del Cardinale Buoncopagniò , et letta mi si 
volse e disse : Giorgio io non ci veggo da salvarci che 
tu non vadia a Roma, prima, perchè è la prima let- 
tera che Sua Santità mi ricerca, che non te li posso ne- 
gare, laltra , landata tua mi gioverà a saper molte cose, 
et la dimesticheza che farai seco porta così, come a 
Pio V fu di molto proposito , et massime che in corte 
di Sua Santità non ve nessuno de' nostri; però met- 
titi in ordine , et inanzi chel tenpo si ronpa , ti spe- 
dirai, et io seri verrò a Sua Santità che io ti mando, 
et che mie favore che adopri le cose mie, et che spe- 
dito ti rimandi, acciò la cupola si finisca, et intanto 
là questo inverno farai per quella disegni e cartoni, et 
crederrò che avendo tu fatto i cartoni delle storie che 
mancano a detta sala, che presto ti spedirai: mena aiuti 
et spedisci presto ogni cosa, perchè il papa è atenpato, 

T. Ili, 22 



338 CARTEGGIO EC. D* AUTISTI 

et potrai ricuperare quel che ài fatto , et quel che ài da 
fare, et acomodar quel fanciullo , senon, poi io lacomo- 
derò a Pisa nella Sapienza . et farai cbel Principe rispon- 
da lui al Cardinale Buoncompagnio, che io ò ordine 
di servire, ma che finito S. S. Rma. mi rimandi, per 
conto chelle cose di qua patirebbano. così mi mandò 
subito a Pistoia, perchè inporlava a quelle muraglie, 
et che tornassi subito che spedi' là il tutto: et tornai 
subito, dove io trovai spedito la. lettera per sua Santità, 
et ragionai seco della vila che io voltvo torre et spen- 
dere fino a scudi 2000, et che avevo per le mani alle 
forbice sopra gli altri quella del buon Graini ; mi disse 
che gli piaceva , et che io non la lassassi , et che sape- 
va che ciera su non so chej che la S. V. lo saprebbe 
lei: et io gli dissi: credo che vaglia 3000 et meglio, 
che io non avevo tanto. " tira inanzi che non lene 
mancherà. " vò voluto dar questo lume, perchè io 
non posso senza stare in luogo <ìi miglior aria lavora, 
re, vivere col tenere la Cosina Arezzo ; però io dessi- 
dero il vostro ritorno, et starò qui fino a ogni santi 
per asettar le bagaglie, et vorei pur vedervi et lassare 
ordinate le cose di questi danari , et inoltre acomodar 
certe facende, perchè si muore ; et inquanto al Princi- 
pe io lo scontrai che andava al Poggio col Cardinale di 
Piacenza, et gli dissi che S. Alt. maveva spedito, disse 
che lavea caro, et che aremmo agio di negotiare. Intan- 
to tutta stanotte è qui piouto, et crederrò che queste 
aque vi conduranno a Fiorenza, et che io andrò con- 
solato, che in vero questa volta vo mal volentieri, 
pure, come disse il Granduca, io servo a Dio serven- 
do il papa, come alla cupola, che Sua Maestà mi aiu- 
terà. 

Et con questo fo fine, di Fiorenza alli 27 di Otto« 
bre 1572 

Il cavalier Vasari Giorgio pictore 

{Direzione) Al Molto Magco. et Rdo. Sr. mio ossmcu 
il Sr. Spedalingho de' Nocenti a Popiano. 



CARTEGGIO EC. D* ARTISTI 33g 

N.' GCCVII 

Il medesimo allo stesso. Da Firenze i Novembre 
1572 ( l. e). 
È autografa 

Molto Magco. Sr. Priore Sr. mio 
Ma ndo vi per Cesare di Vinci, picttor nostro, scudi 
dugento di scudi dargenti , i quali la S. V. metterà in- 
sieme congli scudi cento che iscoterrà da Benedetto 
Busini alopera , che Ser Pietro vi porterà la suplica , 
come ò detto nel memoriale: et scudi 200 vedrò che 
di grani vi venghino in mano. Èl Buonarroto vi darà 
scudi 200 d'oro, et scudi 18. 16 soldi per la tavola , 
che saranno scudi 732, et di Roma per conto de' Gui- 
dacci sene rimetterà per resto scudi 200 , che saranno 
con 150 di Camaldoli 1082, che questi con quelli del 
cavalierato saranno scudi 2000 in circa, et ne farete 
ricordo che io ne sia di mano in mano che si rimet- 
tono creditore , che stamani in buon punto partirò . 
di casa alli primo dì di Novembre 1572. 

D. V. S. Sre 
Il cavalier G : orgio Vasari 
("Direzione) Al Molto Magco. et Rdo. Sr. mio il 
Sr . Spedalingho de' Nocenti 

N.° CGGVIII 

Cosimo I al Cardinale de' Medici. Da Firenze 11 
Novembre i5^a fArch. Med. Registro e. 15^2-15^). 

Al Cardinale de* Medici 
lllmo. et Rmo. Monsigr. figlio dilettissimo 
Vincentio de' Rossi scultore, come V. S. I. et Rma. 
sa, sta al servitio nostro, et havendo una lite in Roma 



34o CARTEGGIO EC. O* ARTISTI 

con li suoi nepoti, la qual pende avanti Monsigr. Ora- 
dino, auditor di rota , et ricercandoci che vi scriviamo 
in sua raccomandatione, non gli habbiamo possulo man- 
care, et bare)) caro che lo raccomandiate per iustitia al detto 
Monsigr. Oradino, raccomandandoli le sua ragioni— . 
Di Fior, el dì xi di Novemb, 72 

N.° CGCIX 

G, Vasari a Vincenzio Borgliini. Da Roma 14 No- 
vembre ì 5^ 2 ( Manoscritti della Galleria degli Ufizi). 
È autografa 

Magco. Sr. spedalingho Sr. mio 

Io sono arivato a Roma oggi , che siamo alli 1 4 di 
Novembre, sano et salvo, et sebene io mi ò auto a fer- 
mare un dì per la via a Orvieto, è stato bene, perchè 
poi non ò auto né aqua né neve né verno, et non mi 
sono stracato niente, avendo fatto 20 miglia il dì. Arivai 
et subito visitai il Cardinale Euoncompagnio , che ma 
fatto molte carezze, et voleva stasera menarmi al pa- 
pa , ma perchè io era stracco non son voluto ire , 
ma la posta è per domani doppo desinare, sendo do- 
mattina segniatura, et mi anno provisto delle stanze e 
dogni cosa, ma non vi son voluto ire, perchè sendo 
andato poi a vedere il Cardinale Alessandrino de* Medi- 
ci, nostro, che ma fatto gran festa, so' restato in ban- 
chi con Mess. Giambatista Altoviti alla casa et abita- 
tion vechia. io non yì ò da dire altro, senon che in 
questa sarà una lettera a Mess. Marcello Aciaroli, che A 
secondo scrive Ser Pietro , i danari non si possono a- 
conciare a me, sio non gli scrivo, che così fo: et arò 
caro che la S. V. gli metta o faccia mettere sul monte 
in nome mio, che a beli' agio seri verrò quanto ocor- 
rerà. intanto state sano, et amatemi al solito, di Ro- 
ma alli 14 di Novembr. 1572. Salutate gli amici. 

Il cavalier Giorgio Vasari 

( Direzione ) Al Sr. spedalingho de' Nocenti Sr, mio 
obssmo. a Fiorenza 



CARTEGGIO EC b' ARTISTI 34 1 

N.° CCCX 

Il medesimo al Principe Francesco. Da Roma ij 
Novembre iS'ji ( Arch. e. Carteggio e. filza a5i ). 
È autografa 

Serenissimo Principe 

Arivai per il tenpo cattivo a Roma, e a' dì 15 ebbi 
udienza dal Cardinale, che molto gli piacque che V. Al» 
mi avessi mandato, et subito andanmo da N. Signore, 
che molto gratamente mi ricevè et mi basciò in fron- 
te, basciato eh' io gì' ebbi i piedi in nome di V. Al. et 
del Gran Duca : mi esaminò sopra le cose di costì, del- 
la famiglia di quella, et aspettava che S. Al. celo fa- 
cessi mascio; * poi disse, sella comincia a darne maschi, 
non farà mai più femine. Inposemi che voleva finire 
afatto la Sala de' Re, et io dissi eh' io non mancharei di 
fornire le dua storie che mancavano, che poi si pense- 
rebbe al resto. Sua Sta. à animo di voler fare dal altra 
banda la cosa degli Ugonotti di questo anno fatto sot- 
to il suo pontificato . Intanto io atenderò a seguitare 
questa opera , acciò eh' io, quando sarà il tenpo, torni 
al servitio suo , che nel vero, avendo io servito da PP» 
Clemente in qua otto Papi, io meriti di dar luogo a 
questi altri picttori, et di starmene in questa età sotto 
la custodia sua. In questo mezzo che io starò qua , pre- 
gherò il Signor Dio per lei in questi santi luoghi, pre- 
gandola che non si scordi di me tanto suo servitore 
devoto, che N. S. Dio mi vi guardi et dia ogni con- 
tento. 

di Roma alli 17 di Nov. 1572 

Il Cav. Vasarii Giorgio picttore 

(Direzione) Al Sermo, gran Principe di Toscana etc. 

* "Il primogenito non aveva ancora conseguito prole maschile " , né, come 
è noto , mai la ebbe. Il Papa parla della arciduchessa Giovanna 



34 3 CARTEGGIO EC. D* ARTISTI 

fata 

Intorno a quest'epoca erano state incominciate le Logge 
di Arezzo, di cui il disegno è attribuito al Vasari. "10 
Novembre 1572. Ricordo come al nome di Dio e della 
Vergine si è dato principio questo dì sopra detto , che 
Fu un lunedì, a fare il fosso per fare le volte, ovvero 
Logge a sommo piazza del mercato della città, comin- 
ciando dal canto della Vergine Maria del Monte della 
Pietà , e cammina per fino alle case dei Sinigardi , 
cioè quanto dura la piazza. Il qual principio del fosso 
si è fatto , e si è entrato nell'orto del Signor Commis- 
sario 18 br. addentro per dargli la sua proporzione, 
cominciando dal muro della strada dove erano già le 
Beccherie, che rovinarono, e si levarono tutte le case 
per ciò fare, che sono a sommo piazza etc . E queste 
Logge e fabbrica le fa fare i Signori Rettori di Frater- 
nità nostra con partecipazione di S. A. Serenissima, 
quali concedono per ora che si spenda scudi 5000 ; 
cioè scudi 1000 si cavino dal nostro Monte, e scudi 
4000 di Fraternità dell'eredità di Mariotto Cofini, ben- 
ché si pensa che questa muraglia costerà col tempo 
20—25000 scudi, perchè è lunga più di 100 br. e 
larga 30 o circa , la quale oltre al servire a essa Fra- 
ternità per granai e altre sue occorrenze , sarà bellez- 
za dtila città e comodo di gentiluomini, e rifugio di 
quelli che vengono al mercato, dalle pioggie e dai 
venti. Questo principio è stato gagliardo, perchè si 
lavorano ogni dì 70 o 80 opere con i corbelli , e si 
finirà più presto che non &\ pensa : e nel lavorare han- 
no trovato certi bagni ovvero stufe. " 

" Questo dì martedì , che siamo alli 27 di Gennaio 
1573, li Signori Rettori e Magistrato con tutti i mi- 
nistri e consiglieri etc., facendo prima dire una mes- 
sa — , all'ore 17- hanno fondato, e hanno messo certe 

'a * 

medaglie d'argento e di bronzo in detti fondamenti del 



CARTEGGIO EC. d' ARTISTI 343 

Gran Duca , del Principe e Principessa e della Frater- 
nità, acciò ne sia memoria sempiterna della sopradetta 
Loggia, et hanno messe dette medaglie per più lunga 
conservazione in un vasetto pieno d' olio " ( Memorie 
della Città d' Arezzo _, manoscritto presso il Signor 
marchese Albergotti a Arezzo ). 

N.° CCCXI 

Risposta del Principe Francesco a G. Vasari. Da Fi- 
renze 20 Novembre i5^2 (Ardi. e. Minute e. filza 
102.^» 

Al cav. G. Vasari 20 Nov k 72 

Ci piace bavere inteso per la vostra de'17 non solo 
l'arrivo vostro in Roma , ma anco le carezze et favori 
fattivi da Sua Beatitudine, la quale fa prudentemente 
a volere che apparisca nella Sala de' He così santo et 
notabile successo come fu V essecutione contra li 
Ugonotti in Francia : et a noi sarà charo che la ser- 
viate con quella diligenza che siate solito nelle ope- 
re vostre . di Fiorenza . 

n.° ceexir 

G. Vasari a Vincenzio Borghi ni. Da Roma 21 No- 
vembre i5^2 C Manoscritti della Galleria degli 
Ufizi ). 

È autografa 

Magco. et Rdo. S. mio 

Io ò fatto già fare 2 ponti nella Sala de' Re, et vado 
mettendo in ordine i cartoni per finire le storie comin- 
ciate j quantunque Sua Santità voglia che io finisca la 
sua regia afatto et di mia mano, però io audrò fìnien- 
do quel che io ò cominciato , che non sarà poco , poi 



344 CAHTEG6Ì0 EC. r^AntlSfl 

a bellagio ci risolvereno, et intanto anderò le cose 
della cupola facendone de' disegni che inportano, tanto 
che io mi conduca a Marzo; et se io potrò, vedrò di 
non passare, che io mene ritorni a godere la pacie di 
casa. Qui Sua Santità mi fa tante carezze che non è 
possibile ; ànimi fatto acomodare in Belvedere di stanze 
migliori et sale lavorate di stuchi et dipinte di storie 
di mano di Federigo Zuchero, così 2 camere molto 
belle, che nà fatto parare una di panni de Arazzo con 
cuccie ( sic ) di drappo , che ne Apelle né altri da' Re 
ebbano tanto onore, io sto bene della vita et nnderò 
cercando di mantenermi ; et così facci la S. V. Salutate 
Balista et Livo et Ms. Gostantino et gli altri nostri; 
che Dio vi dia ogni contento etc. di Roma alli 21 del 
Novemb. 1572. 

D. V. S. Rda. sre 
Il cavalier Giorgio Vasarii 
(Direzione) Al Molto Magco. et Rdo. Sr. mio il Sr. 
Vincentio Borghini Priore de'Nocenti a Fiorenza 

N.' CCCXIII 

Il medesimo alla stesso. Da Roma 5 Dicembre 1573 
( l. e). 

È autografa 

Molto Magco. Sr. priore Sr. mio 

Io mi trovo 3 vostre, una de' 15 di novembre, una 
de' 22 et una de' 29 ; alla prima risposi che io ero ari- - 
vato et basciato e piedi di N. Sre. etc. ; laltra parlai 
del Buonarroto, che fu oggi otto dì, che ero malato 
et venuto in Roma in casa il protonotaio * de' Medici, 
inbasciatore, che ò auto 13 dì catarro freddo et dolor 
colici cattivi con febre , che son causati , come gli 

* Alessandro de' Medici ; il Vasari trasforma questo titolo così : prete 
Molavo O notaiio. 



CARTEGGIO BC I>' ARTISTI 345 

scrissi , et dal venire per il mal tenpo, et che qui è un 
freddo teribile et mala stagione. Ora io sto benissimo, 
et il papa à auto dispiacere del mio male : àcci man- 
dato continuo il suo medico et tante visite che non è 
possibile, poi la diligentia mia et non aver disordini 
adosso à fatto che so'ora purgato et starò bene. Et perchè 
Dio tiene protetione di me, ma voluto tenere in letto 
questi 15 dì, perchè io mi riposi et restauri del male 
che forse io potrei avere auto. Certamente che fin qui 
io trovo gran amorevolezza del papa verso di me, et 
sebene è severo et di poche parole, non di menomo* 
stra amarmi et avermi in gran conto, però alla gior- 
nata tutto saprete, et credo che la S. V. indovinerà che 
potrei passar Aprile ; farò quanto dio spirerà, dal canto 
loro fin qui né di danari, né di quel che sacenna, 
mancano, à scasato di Belvedere il cardinale Polacco, 
perchio abbi stanze migliori , che ma acomodato , che 
sto da Re, con paramenti che mostra stimar i padro- 
ni , la virtù et me. qui satende a finire cartoni per la 
Sala Regia, et per quelle scale dove va la vita di S. 
Piero, di mano in mano sarete Svisato de tutto; sabato 
non scrissi io , perchel capo non mi reggeva , oggi dio 
lodato sto benissimo. 

Di Bronzino me dolto assai , et ò scritto a Batista, a 
Iacomo di Meglio per risposte loro; et a Ms. Alessan- 
dro Allori ò scritto una mia, et nel vero, Sigr. Prio- 
re, io lo pianto, et sé fatto perdita assai. Dio auti 
questi giovani chellarte non si spenga, che nò paura, 
qui non è nessuno , et non eie tre subietti ; ognun fug- 
gie la faticha . conforto Mess. Alesandro che lami a 
presentarsi il nome di quell'omo da bene , piacevole et 
valente , et io gli farò quando occorra senpre servitio, 
et soporti dove io avessi mancato; la lettera sua sarà 
con le vostre. 

Di Mess. Vincentio Godemini io non mi prometto 
più che tanto , chel caso suo chiede quel chel concilio 
proibisce ; et non lavendo concesso al Duca nostro né agli 



$4G CARTEGGIO EC. d' ARTISTI 

altri magiori , io non vorei esser tenuto prosuntuosOj 
et in questo caso sono obìigato come amico a Mess. 
Vincenzio , ma sono anche obìigato a me a non farmi 
tener leggieri al tenpo, al luogo; farò qual cosa: et già 
gliò risposto una mia , et questa cosa à bisognio di 
tenpo , io non sono col papa ognidì, perchè lavoro in 
Sala Regia, et se non son dimandato, o senon ò biso- 
gnio, non vo, et si governa questa corte a unaltra 
usanza, tutto gli direte , perchè qui è gran gravità et 
poche parole, alla occasione non mancherò ricordarmi 
che me amico , et vi mando una sua. 

Della cosa de'danari del monte della Pietà, eie di scudi 
1230 che avete messi , ò risposto che tutto sta bene, et 
così degli scudi 200. doro, che à da pagare il Buonaroto. 
se sento che non gli volendo dar doro, che faccili lui, 
ma malvolentieri mi contento, che la pietra dove va 
la Pietà a olio alla sepoltura di Michelagnolo , io non 
gniene farò altrimenti , però contentisi lui. il restante 
tino a scudi 770 sono tutti guadagnati, et gli anderò 
riscotendo et spignendoli a poco a poco, e ci anderà 
3 mesi per rispetto di Camaldoli et daltre opere j basta 
che ci sono. 

Torno alla cosa della S. V. che lanno passato si aboz-; 
zò, et non Gnì. Il Sigr. Concino per ordine di sua Alt. 
à scritto al Sigr. Inbasciatore, ànne scritto al Cardi- 
nale de' Medici caldamente, et il Sig. Inbasciatore là 
presa anchegli caldamente, et mandò subito per Mess. 
Vettorio , procurator loro , che è valente et destra per- 
sona, gli fu data la minuta di Mess. Lelio, et sé instrui- 
to benissimo, et si vedrà di farla passar et con silen- 
tio; et a tutte quelle cose che la S. V. nà avuto, tut* 
le passeranno con diligentia, et disse questo che ci sa- 
rà miglior far con questo che col papa lallro morto, 
io userò ogni sorte di diligentia, et farò spianar dove 
mi sarà detto, et per lei la sa che ci metterei la vita 
et lanima, ma io veggo certamente nello inbasciatore 
tanto afetto che io non temo che la S. V. non abbi 



CARTEGGIO EC. D* ARTISTI 347 

avere lintento suo; ancora che la tenghino cosa dificile, 
la tirarano inanzi. Circha alle clausule chella mi aver- 
tisele , se mai voi uscissi di costì , a tutto ò detto et 
sarà notalo, et ci terrò gli oclai come a cosa mia par- 
ticolare, la cosa si tratterà, et con riputatione, et è ima- 
no a gente che saperanno fare et servire : et di tutto 
sarete del continuo avisato et da loro et da me. Intan- 
to io tornerò a palazzo domani, et anderò trattando et 
facendo coi ministri quegli ufitii che si ricercano per 
tal cosa, io ò auto la minuta et la copia della Bolla, 
che ancora che laviate mandata doppia, avete fatto bene, 
ma, secondo che dicano, lacomoderanno, secondo que- 
sto stile meglio. Circa de' danari, io no son tanto po- 
vero che per tal cosa ne mancassi , et siate troppo di- 
ligente, però facci il placet Sua Santità, che laltre co- 
se tutte si acomoderanno ; et in quanto alla qualità de' 
beni di vostro padre et madre etc, io terrò questa let- 
tera per minuta apresso di me, et di quanto ella ne 
scrive, non sene uscirà, giusto il poter mio. Altro non 
ò che dirvi per ora ; di mano in mano io farò chella 
sarà avisato del tutto, stia sano, acciò ci possiamo go- 
dere con più comodità che per il passato, che le pro- 
metto di lassare ire tanto lavorare, perchè oramai sarà 
acomodato ogni cosa. Io non so se io li scrissi che 
avevo fatto un codicillo al testamento, che lassavo in 
sul monte in mio nome scudi 2U00 di moneta , che 
stessino scudi 600 per rendere la dota quando io fussi 
morto alla Cosina, et questo fussi per lire mille che li 
lassavo della sua dote, et scudi 1400 servissino per a- 
verne in x over dodici anni 5 per cento per la dote 
delle dua figliole di Ser Pietro , quando saranno di ma- 
rito,* et morendo luna eredi laltra, et non vivendo tor- 
ni alla eredità, et nascendone più, il medesimo serva 
a tutte , secondo che parrà a* tuttori. scudi 200 si son 
dati dagli [nocenti a Lutio mio nipote, et scudi 100 
che gli Inocenti àn presto a Ser Pietro, mio fratello, 
si debbino pagare lamio medesimo che io sarò morto, 



348 CARTEGGIO EC. D* ARTISTI 

et convenire con la- Fraternità, o conprar, tanti beni che, 
cavandone 5 per cento, si cava ogni anno 15 scudi per 
maritare 4 fanciulle lanno , et dargli lire 25 per cia- 
scuna la mattina di San Giorgio per i rettori dela Fra- 
ternità d' Arezzo ; che non ve lavendo avisato velo a- 
viso , che sendo qua in questo mentre non so più quel 
che sabbia a esser di me , però la ne pigli memoria. 
Credo avere scritto abastanza , però farò fine, che non 
posso più. di Roma al Li 5 di Dicembre 1572. 

Servitore il cavalier Vasarii Giorgio pittore 

( Direzione ) Al Rrao. Monsre. et patron mio obssmo. 
il Sr. spedalingho de' Nocenti in Fiorenza 

N.° CCCXIV 

Il medesimo allo stesso. Da Roma ri Dicembre 
1572 ( l. e). 

È autografa 

Magco. et Rdo. Sr. Prior mio 

Io non ò mancato né mancho né mancherò racco- 
mandar la cosa vostra a Monsigr. Datario, che il Car- 
dinale Maffio; ancora eia fatto opera , et credemo che 
verrà fatta secondo il dessiderio suo: et giornalmente 
da me ne sarete avisato , et così dal Sig. inbasciatore. 
lo sto bene afatto et favoritissimo più che mai . il Ca- 
stellano, figliuolo del papa, che ò auto a travagliar seco 
questi giorni, che è tutto del nostro Cardinal de' Me- 
dici, mi à ritenuto a desinar seco già duo volte, che 
mi adora, et mi sa male essere invechiato apunto quan- 
do non bisogniava. Nostro Signore me dreto a questa 
Sala che io la finisca , et credemo avere , poiché a auto 
gran fede ime, di far cosa che gli piacerà: circa delle 
inventioni delle storie, prima la Sala è partita in 7 storie 
da una banda, et in sette dall' altra, dove che sendo 



CARTEGGIO EC. D* ARTISTI 349 

stata dipinta da chi inun modo et da chi inun altro, io 
vedrò dacordare che da una parte sia storie; poiché son 
fatte mi vado acomodando, che una parte siano quelle 
che ribelli tornano et feudi della chiesa et difensori , 
dallaltra parte faremo quegli che eretici dio gli puni- 
scie, che in queste saranno larmata de' Turchi et le 
storie degli Ugonotti, nell' altre quelle che àn fatte co- 
storo , dove sono et Federigo Barbarossa et Alessandro 
Quarto, Ottone et Berengario et il re d' Aragona , et si- 
mili, che tutti a migliore occasione lo seri verrò, vorei 
bene di questi Gregorii pontefici trovar qualche cosa 
notabile, come quel Gregorio che ricondusse d'Avigno- 
ne la sieda apostolica, et quello che levò lautorità all' 
inpero che sella soscritione sua non ci era, non era il 
papa bene eletto etc. ; però aiuto che Sua Santità co- 
nosca che si va per la via con qualche cosa che alluda 
dornamento a queste cose. Io non nò dir altro questa 
sera , che Nostro Signore vole che io sia seco; et intan- 
to io so' sano , et sto bene et meli raccomando, saluti 
gli amici, di Roma alla xi di Dicembre 1572. 

D. V. S. servitore 
lì cavalier Giorgio Vasari 
C Direzione J Al molto Magco. et Rdo. Sr. mio obssmo. 
Il Sr. Spedalingho de' Nocenti in Fiorenza 

N.° CCCXV 

G. Vasari al Principe Francesco. Da Roma i2 Di*- 
cembre 1572 (Arch* e Carteggio e. filza 252,). 
È autografa 

Sermo. Gran Principe Signor mio 
Doppo sei dì del mio arrivo a Roma caddi malato 
di febre et di catarro sì fattamente che ò penato fino 
a ora a riavermi , et la casgione fu il maltempo che ebbi 
per viaggio: Dio lodato so' sano , et ò dato principio 
all' opera delle storie della Sala de' Re , che N. Signore 



35o CARTEGGIO EC. d' ARTISTI 

desidera vederla finita , che, oltre alle storie che do- 
vevo finire , eh' io avevo cominciate fin sotto Pio V^ 
avendo S. S. coni esso che si faccia le storie degli Ugo- 
notti , che saranno 3, in una la Morte del Aniiraglio, 
prima quando e' con l'archibuso è colto da Monvol, 2.* 
con il portarlo i suoi al suo palazzo, et che il Re et 
la Reina vanno a visitarlo, et vi lasciono la guardia 
degli archibusieri loro, et mandono 200 corsaletti per 
armar le lor genti per asicurallo. Nun altra dove si farà 
una notte quando e signori di Ghisa aconpagniati da* 
capitani et gente ronpono la porta amazzando molli , 
et che Besme amazza lo Amiraglio, et lo gettano dalle 
finestre, et che gli è straginato, et che intorno a casa 
et per Parigi si fa la stragie et occisione degli Ugonot- 
ti ; et nella terza si farà il Re , quando va al tenpio a 
ringratiare Dio, et che si ribenedice il popolo , et quan- 
do il Re col consiglio fa parlamento, et che fa le spe- 
ditioni del restante: opere che ò paura non mi tenghino 
occupato un pezzo, che mi fanno star di mala voglia, 
vedendo impedirmi l'opera della cupola. Pur mi asicuro 
che V. Al. mi scrive che io non manchi di servire N. 
Signore, che questo lo farò, come mio debito et per non 
perdere la gratia di V. Al. , alla quale con tutto il core 
mi raccomando , dicendoli che Sua Sta. non mi lascia 
mancar niente: tutto viene dal favor suo, et sono spesso 
seco , qual vi ama cordialmente , et à voluto sapere di 
me molte cose delle sue virtuose actioni , et vi celebra 
assai. Al Cardinal nostro de' Medici à fatto e fa favori 
smisuratissimi, et massime in questo suo andare alla 
Magliano, dove S. S. lllma. sé portato talmente che à 
fatto stupire et Sua Sta. et tutta Roma. Il Castellano , 
figlio di N. Signor, è senpre col Cardinale nostro, et 
nel vero trovo che fanno gran capitale di V. Altezze 
Serme. , che nò gran contento . ò voluto dare questo 
poco di raguaglio, parendomi, essendo qui presente, che' 
sia mio debito; et intanto V. Al. non mi privi della 
gratia sua; seben le son lontano con la persona, chol 



CARTEGGIO EC. d' ARTISTI 35 1 

core et F animo mio vie senpre apresso , et con des- 
siderio di ritornarmene a finire questi giorni così come 
esaranno sotto T ombra et protetion sua. 
Di Roma 12 Dicenb. 1572 

II Cav. G, Vasarii 
( Direzione) Al Sermo. Gran Principe di Toscana S, 
et patron mio sempiterno a Firenze 

N.° CCCXVI 

Francesco Terribilia agli Ufiziali di S. Petronio. Da 
Bologna S. A. ma probabilmente del 15^2 (Arch, 
della Fabbrica di S. Petronio II. C. Fascicolo Bj 

E originale 

Illustrissimi Signori 
Dovendosi fare la fazzatta di Sto. Petronio secondo 
la ordinatione di VV. SS. IH, conforme il disegno ac- 
cettato dal 111. Regimento, me obbligare a mettere suso 
tutte le prede vive, lavorate di scarpelo, a liri una e 
soldi otto il pè a pia quadro, tanto quello che va vi- 
sto, quanto quello che piglia nella muraglia, dandomi 
però VV. SS. 111. li ponti fatti sino dove erano quando 
io ho disfatti, a tutte spese dil Santo, perchè prima 
io li aveva fatti e gì io disfatti , e non sono stato pa- 
gato. Et volendo che io facci li ponti commenzando 
in terra, domando liri una e soldi dodici il pé a pia 
quadro , dandomi tutti gli legnami et feramenti necces- 
sarii a fare detti ponti et armadure , e questo sintenda 
sollo per far quella parte che in testa le capelle, e non 
più oltre, per detto pretio , et il muro che va fatto di 
drietto mi sia pagato soldi cinque il pè quadro: et non 
volendo VV. SS. III. darmi questo pretio , senne facci 
uno pezzo a spese del Santo, et si tenghi conto delle 
spese di opere et .... . che gli andarano, chea que- 
sto modo VV. SS. III. conosceranno s' io ò da avere tal 
pretio, sì o no, et venendo poi manco mi contentare di 



35 a CARTEGGIO EC. d' ARTISTI 

quel manco che parrà a VV. SS. che sia lecito, et in 
tuto aloro mi rametto (sic), confidandomi se non vo- 
rano che io guadagni, non vorano mancbo che io 
perdi. 

/ /j™,/ j Di VV, ss - m - servitore 

(firmataj Francesco Teribiglia 

nr cccxvn 

Cosimo I a Giorgio Vasari . Da Pisa 7 Gennaio 
1573 (Arch. e. Registro e. 1572-1574). 

A G. Vasari 

Magnifico nostro carissimo, con la vostra de' 3 del 
corrente habbiamo ricevuto la nota del inventione delle 
storie da depignersi alla Sala de* Re di Sua Sta. , inven- 
tate da voi, che ci è stato piacere intenderle, paren- 
doci che siano accomodate molto bene, et tanto più ci 
piace , quanto crediamo che habbino a essere a molta sa- 
tisfactione di Sua Bue. ; si che seguitate di servire et 
spedirvi a finché possiate venire a dar fine alla pict- 
tura della cupola. - state sano . di Pisa el dì VII di Geo- 
naio 72. 

Nota 

" xxn. Februar. 1571 fi 572) martedì. Si cominciò 
a dar ordine di fare i palchi dentro della cupola del 
Duomo di Firenze per dipingerla per ordine e commis- 
sione del Granduca Cosimo : in questo giorno gli scar» 
pellini dell'Opera levarono certi balaustri dell'ultimo 
ballatoio, rasente il corpo della cupola sopra la sagre- 
stia vecchia , per dar principio a' ponti che ci dovevano 
fare " (Memorie inedite Fiorentine J. 

" xi Giugno 1572 mercoledì mattina. A ore xi mae- 
stro G. Vasari cominciò a dipignere la cupola di Fi- 
renze, ed avanti che desse principio, fece celebrare al- 
l'altare del Sacramento una messa dello Spirito Santa, 



CARTEGGIO EC. D* ARTISTI 353 

e udita che l'ebbe di subito diede principio a detta pit- 
tura per ordine del Granduca Cosimo * " ( l. c.J. 

" 13 Agosto 1572. Udita la scritta e convention* fat- 
ta intra Mess. Giorgio Vasari, cavaliere et pictore, capo 
principale della pictura et impresa di dipignere la volta 
della cupola , in executione di quanto è statone com- 
messo et ordinato dal Serenissimo Granduca di Tosca- 
na, e quella letta a loro Signorie da me cancellerò, 
quella approvorno et confermorno et ne commesspno 
la executione in ogni miglior modo " [Deliberazioni 
dell' Opera). 

" Novembre 1574. La cura di continuare questo la- 
voro dopo la morte del Vasari fu affidata a Federigo 
Zuccheri " (Memorie e). 

" xxv Settembre 15 79* Sabato, si scoperse la cupola. 
Circa la bellezza di essa varie furono le oppinioni , ma 
l'universale, che rare volte suole ingannarsi , non pare 
che ne restasse molto sodisfatto " (Le). 

" xv Ottobr, 1579. La cupola era del tutto finita ; alla 
cui perfezione furono consumati anni sette , mesi quat- 
tro, e giorni quattro, cioè dagli xi di Giugno 1 572, che la 
cominciò maestro G. Vasari, per insino al dì sopradetto. 
Fed. Zuccheri tal volta stette sei e sette mesi che no,n 
vi diede mai di pennello* Costò incirca a scudi 10,000* 
(l. c.J, 

n.° ceexvin 

Giorgio Vasari a Vincenzio Borghini. Da Roma 9 
Gennaio 1573 (Manoscritti della Galleria degli U- 
fili). 

È autografa 

Molto Magco. et Udo. Sr. priore mio 

La indisposition vostra ma dato travaglio, et sto da 

* Apparisce dalle lettere seguenti che le date, offerteci dalle cit. Memo* 
rie iatomo al dipingere la cupola , sono false. 

T. HL 2ì 



354 CARTEGGIO EC. D* ARTISTI 

queste bande con timore sì de' padroni sì della Signo- 
ria Vostra , sì della consorte, perchè questa vernata 
qui , che è pur Maremma , si sta peggio che io ci sia 
mai stato, perchè in undì è sole, venti, piove et ne- 
vica, et è freddo e caldo , cosa che talvolta non si 
spedisele niente , oggi dun volere , domani dunaltro , 
però io son risoluto questa volta fìnilla , sio sarò da 
tanto, et credo che io arò trovato la via, come la in- 
tese per mie. tutti e disegni di questa Sala e piccoli 
son fatti secondo le inventioni che io gli mandai , che 
ne spetto pur sentir qualcosa del suo giuditio , et qual- 
che fiore; però io vado innanzi coi cancri, credeno 
che di tutta a mezzo Febraio vederne il fine, perchè 
i tre mesi si farà poi il resto in fresco , et di già si 
va lavorando così ghiacci, come sono paesi, casa- 
menti, etc. Basta che io ò caro di spedirmi , et an- 
che mi sarà caro chella mi risolva et di Batista o 
Francesco e Girolamo Crocifissaio, che ancora che non 
mabbia a mancare aiuti, ò più caro a far bene ai mia 
di casa. Il Cardinale mi aveva oferto Iacopino, ma mie 
riuscito malignuzzo, invidisello , et à peggiorato assai 
bene , vorà far conpagnia a Maestro Giovanni ; però 
mie più caro che certi così fatti stien lontani che al- 
tro; però la mi mandi a dir qualcosa, né pensi che io 
nabbi gran bisognio, perchè son risoluto più tosto avere 
a ritornar quest'altro dì qua, che essere obligatoa nes- 
suno, questo lo dico alla S. V. percbella sappia che io 
son libero, et credo che lei et tutto il mondo sappia 
che io so far da me , et senza nessuno mal tempo mi 
cacia. il papa è vechio , io non son giovane , et ogni 
dì non ne passa etc. Voi siate savio , et io lattendo 
bene, però questo mi basta avervi accennato per conto 
mio, che è che io non vorei tornar più qui. 

Circa alla cosa vostra credo chel Signor Inbasciatore vi 
abbi scritto quel che gli avete a mandare; questo Datario 
è Francioso, et dubito che non sia un mal francioso, lo 
ciò fatto parlare , come li dissi , a Cesis et a Maffio ; gliò 



CARTEGGIO EC. D* ARTI STI 355 

parlato io et va zoppo, da otto dì in qua gli siano in- 
torno , et credete che io pagherei tutta questa faticba 
perchè la Sig. V, fussi satisfatta. Nà il Inbasciatore gran 
dispiacere-, et così ci andiano --aguzzando , et non sa 
avanzar di niente, avisate etc. Del resto io sto bene a- 
fatto , et così amerei de sentirvi ; non vo'voltar foglio. 

Adio. di Roma alli 9 di Genaio 1573 

D V. S. il vostro Cavalier 
Giorgio Vasari 

(Direzione ) Al Molto Magco. et Rdo. Sr. mio spe- 
dalingho de'Nocenti a fiorenza 

N.° CCCXIX 

Il medesimo al Principe Francesco. Da Roma 16 
Gennaio 1573 (Arch. e. Carteggio e filza 254). 
È autografa 

Serenissimo Gran Principe Signor mio 
Io non ò scritto a V, Al. così spesso come sarebbe 
il debito mio , prima perchè quella per l'indispositione 
del Granduca, Signor nostro, à auto travaglio assai , 
come noi qua dispiacere , che avendo ricorso con 
le orationi a Dio, à fatto gratia della sua liberatione. 
Et N. Signore , che questa fede la posso far io , ne sta- 
va di mala voglia; Dio celo conservi. L'opera della 
Sala Regia io la tiro innanzi, si dipignie il resto delle 
storie vechie che io avevo cominciate , et già i cartoni 
delle nuove sono innanzi assai , et spero se piacerà al 
Signore Dio, che senpre ne' mia affari mi à prestato 
invechiando più forze et magior virtù, innanzi che i 
caldi venghino, avergli dato perfettione, acciò che Sua 
Santità , che per mezzo di V. Al. che me gli à con- 
cesso, abbi a lassare a' posteri questa sì onorata me- 
moria, et io mene torni a servilla, fino che arò vita, 
nella teribile inpresa della cupola , al obligo della quale 
ogni giorno o di notte o di dì viò dedicato quatro 



356 «ÀHTEGGH? EC, D'ARTISTI 

ore ne' disegni .et studii suoi, acciò enei Signor Dio, 
che a sua lode si fa. sì magnianima inpresa , faccia or 
vivere il Vostro nome sì glorioso in vita et doppo morte 
finché durerà il mondo. Mando a V. Al. linventione 
che sé terminata per questa Sala, acciò vegga in che 
pelago di fatiche io mi trovo, et soporti per gloria 
sua et honor mio et contento di N. Signore la mia as- 
sentia, et si ricordi che quella non à il più afectionato 
servitore di me : et Dio gli dia ogni contento. Di Roma 
olii 16 di Gennaio 1573 

Il caV. G. Vasarii 

Nota 

Nella risposta del 21 Gennaio il Principe loda il Va* 
sari e aggiunge: " quando a Sua Santità parerà tempo di 
rimandarvi a dar perfettione all'incomminciato della 
Cupola , sarebbe da noi molto ben visto al solito. " 
(Arch. e. Minute filza 104}. 

N.° CCGXX 

Il medesimo a Vincenzio Borghini. Da t Roma 1 8 
Gennaio 15^3 ( Manoscritti e). 
È autografa 

Magco, et Rdo. Sr. Priore mio dolcissimo 
Ho inteso per il scritto di Ser Francesco nostro chel 
privelegio fu riscosso, registrato et pagato, e che è 
apresso di lei, che nò auto contento, et che si farà 
ancor dela suplica il medesimo col Sig. Depositario, al 
quale infinitamente la S. V. meli raccomanderà. 

Di Batista Lorenzi non ò che dire , che in quanto a, 
me arei caro che Batista avessi lintento suo, ma Lio- 
nardo lintende a unaltro modo , però per benefitio sì 
di Batista come anche che so che Lionardo non voi 
tenere quel di nessuno, poi chelia mi ricerca, scrivo 



CARTEGGIO EC. D* ARTISTI 357 

questa mia al detto Lionardo, che gli dicie che sia con 
la S. V., et che chiami uno che stimi per lui, et Ba- 
tista unaltro , chel lavoro di quadro si giudichi , con- 
tentandosene , che altro non ci posso fare, perchè lo 
scritto dell' obligho di tal sepoltura è apresso di lei t 
però in questo non ciò che fare altro: et alla 5. V. sarà 
la risposta della lettera di Batista. 

Ho inteso per que' 4 versi la nuova della Sala in ge- 
nerale chela S. V. mi da, ma io non son satisfatto, 
perchè sebene la sente molto bene et satisfatene, alle 
vostre orèchie non verrà dagli artefici senon bene, sapen- 
do quanto ella mi ama , et dallo oniversale. Vorei che 
da Maestro Baccio o dal Concino la sapessi, o da altri di 
corte, quel che dicie il Principe, perchè que' Bernardi, 
et Timanti et Pucini et Vechietti che son censori , il 
parer loro , che gioverà per laltre cose di maestro 
Giovan Strada et. df certi altri ; questi patte per invi- 
dia, parte isdegnio , parte perchè son divenuti troppo 
grande, faran lufitio loro; che quando si guarderà Io- 
pere loro si farà conto che, non passando Jl segnio, non 
giudichino di colore i ciechi. Ma il V.Alessandro Bron- 
zino et questi della prima bussola, che sono nella via 
delle fatiche , a questi sa atendere : però non avendo 
lo altro per me che Dio et lei, mi dia più fine alla 
bozza de' duo versi chella scrive di sua mano sopra 
questo , perchè mi gioverà et a quel che ò fatto et a 
quello che sono in procinto di fare ; et non vi paia fa- 
tica .signor Prior mio. 

Io ò messo mano a duo tavole per Nostro Signore, 
intanto che si prepara la zuffa de' Turchi : in una va 
Sta. Maria Madalena quando gli angeli la portano in 
cielo, nell'altra San Ieronimo che cava la spina al leone, 
et nel lontano il leonesche dormendo glie tolto l'asino, 
et quando egli diventa asino lui che portava le legne 
al convento, et finalmente quando ricupera lasino, et 
che conduce i muli de'mercanti, che gnienavevon tolto, 
carichi di grano al convento . et del sucesso ogui 



358 CARTEGGIO EC. d' ARTISTI 

settimana sarete avisato. Basta che le cose anderan 
bene ; Sua Santità mi fa tante carezze che cosa da non. 
dire , et Lorenzo Sabatini Bolognese arivò; et sto con 
mio gran contento, state sano, che così farò io; et con 
tatto il core mi vi raccomando, fui per laltro (?) col 
Sigr. Altopascio il bisogno {sic), mi promesse assai; 
vedren quel che farà, salutatelo et così Batista et Fran- 
cesco, sendo tornato, et parimente Ser Gostantino et 
Ser Francesco, Ser Antonio et tutti gli amici, et il Si- 
gnor Marcellino con il nostro Signor proveditor del- 
l'Opera Busini etc. Altro non mi occore dirli se non 
che la stii sano etc. di Roma alli 18 di Gennaio 1572 *. 
salutate Mess. Giovan Caccini et Mess. Domenico Peru- 
gino. 

D. V. S. servitore il cavalier 
Giorgio Vasarii 
(Direzione) Al Molto et Rdo Monsigr. il Sr. speda- 
lingho de'Nocenti Sr. mio obssmo. a Fiorenza 

N.° CCCXX[ 

Il medesimo a Cosimo I. Da Roma 3o Gennaio 1 5^3 
(udrck. e. Carteggio e. filza a55)- 
È autografa 

Serenissimo Gran Duca Signor et Patron mio 
Se io non avessi paura di non molestare gli altri 
pensieri di quella, anchora che io sia opresso da si gravi 
fatiche di questa opera, grande per le cose assai che 
ci vanno, et fastidiosa et dificile per la varietà de' casi 
che vi intervengano, io sarei tanto pronto con la pen- 
na ogni giorno a scrivergli per trattenella, quanto io 
so' il giorno et la notte col pennello per dargli fine , 
et obbedire V. Al., che mi comanda che mi spedisca 
et torni a dar fine alla gran cupola , lopera della quale 

* tic, in luogo di 1573 



CARTEGGIO EC. D* ARTISTI 35$ 

può in me tanto, sì per Ponor di Dio, Signore mio, 
sì perchè il suo pensiero in mettere in opera sì oni- 
potente lavoro è stato et è tale che trema et spaventa 
ogni fiero et gagliardo animo che ciò sente, et mostra 
come si fa a rendere gratie a Dio della gratia che 
quella à ricevuta et ogni giorno riceve . et io che posso 
per lei fra' più fortunati et favoriti artefici della mia 
professione chiamarmi, debbo doppo Dio aver grado a 
V. Alt., che senpre per farmi più perfetto mi avete 
acresciuto la fama col darmi così onorate et grandi in- 
prese in mano , acciò non solo V. Al. mi conosca, ma 
tanti papi et signori illmi. et tutto il mondo, per il 
che, aiutato dallei et prosperato da' cieli di sanità, 
fo in questa età così grave quelle fatiche che quando 
aveo xx anni. In sonma io spererò che al cominciar de' 
caldi questa Sala de' Re sarà finita , dachè Dio' come 
cosa di casa sua la prospera, et io non la stacco, et 
sene riporterà, spero, oliva et la palma, et Sua Sta. ne 
resta fin ora con obligo grande a V. Al., che ma man- 
dato qua a servilla , dove Sua Beatitudine è stato (sic) 
ultimamente a vedermi, et à trovato i cartoni di 8 sto- 
rie grandi finiti , et la Sala , che non si fa altro che di- 
pignere ora con sollecitudine da chel tenpo ne con- 
cede che si possa condurla a perfectione , a tale che 
di pictlura, di stuchi , di pavimenti , di mischio et di 
finestre di vetro et di porte di legname intagliate, 
credeno che Sua Sta. la potrà scoprire et mostralla al 
mondo la mattina di S. Pietro , che Sua Sta. canta la 
messa allo altare degli apostoli : del che nà auto et à 
tanto contento che non resta indreto cosa che io co- 
mandi che non si faccia , et è tanto adolcito verso V. 
Al. che ultimamente chiedendogli la testa et reliquie 
di Santo Stefano PP. et Martire , che. aveva promesso 
la felice memoria di Pio V , dicendogli -che ce l'aveva 
promessa, et che, se de iure s' havesse-a giudicare, 
aremmo avere il corpo, avendo non solo V. Al. fatta 
una chiesa tanto honorata et una religione a nome suo 



360 CARTEGGIO EC. D* ARTISTI 

el un tenpio in Valdichiana a Scanna Galli , ma che V. 
AL si contenterà e della testa et di parte et di quel che 
piacerà a Sua Sta. Mi rispose che avendolo oferto Pio V, 
che lui ne sarehbe esecutore, et che aveva obligbi ma- 
giori con V. ÀI., et particolar che io fussi lì a servillo, 
avendo lassato la cupola. Hora io fui dal card, nostro 
de' Medici et dal Signore Inbasciator protonotario Me- 
dici , et a loro ò lassato la cura che sieno sollecitatori 
di dar fine a questo negotio: però lo avisato a quella 
che gniene ricordi, et può * in una sua o a me o a 
i sudetti che ne bascino i piedi a Sua Sta. ^- Intanto 
io la ringratio della sua de' sette del passato non meno 
chelle inventioni gli sieno piaciute della Sala de' Re, 
ma ch'ella mi dia animo che con lopera io abbia sa- 
tisfar Sua Sta. , che a Dio piaccia, ci facendo fine ba- 
scio con l'afetto dell'animo quella mano che ma sgra- 
vato in parte dal peso de' bisogni umani , et Dio , il 
qual prego senpre per la salute di quella, vi dia ogni 
felicità et vita lungha. 
Di Belvedere di Roma 30 Gemi. 1573 

il cav. Giorgio Vasari 

N.' CGCXXII 

Il medesimo a Vincenzio Borghini . Da Roma 5 
Febbraio i573 {Manoscritti e.), 
È autografa 

I. H. S. 
Molto Magco. et Rdo. Sr. mio. Alla sua de' 31 non 
nò replicato altro sopra la cosa vostra chel Sig. Inba- 
sciatore et io siano dun volere** che labbi lintento suo, 
et non si conporterà né farà cosa che soffenda né voi 
nò lui né dio; però se la sarà un poco lunghetta, se- 
narà però tanto di satisfatene chella si contenterà. 

* sic; manca forse.- dire 
** Così sembra.- la carta è lacera io questo punto. 



CARTÉGGIO EC. D* ARTISTI 36 1 

et perchè la S. V. cohoscie Sua Sigria. Rma. et me, 
non vo' dirvi di questo caso altro , se non chella si 
vegha et con amore. 

Torno che sono di questa opera , come segliè detto, 
alla fine di tutti e cartoni delle 7 storie della Sala de* 
Re , et di 8 storie di br* 6 larghe , alte chi più et chi 
meno, della vita di S.Pietro Apostolo, che vanno per 
le sale di palazo a ogni pianerottolo , che Pio V na- 
ve va per mia cartoni fatte far 7 , che di queste 8 né 
già dipinte dua , et il resto si farà fare fino a. S. Gio- 
vanni Batista. Nella Sala de' Re si lavora a dilungho a 
fresco, et lunedì ci anderò io a lavorare a di lungho 
per dar fine a questo lavoro di questa sala, cominciata 
da Perino , Daniello, Francesco Salviati, Giuseppe Por- 
ta, il Sermoneta, Livio da Frulli, Oratio Somachini, 
Gianbatista Fiorini, Giovanni Modanese, Arrigo Fia- 
mingo, Tadeo Zucchero et Federigo, suo fratello, et 
Giorgio Vasari, che son 12 maestri, et il Vasari 13, che 
con Pauolo 3, Giulio 3, Marcel 4, Pauol 4, Pio 
IV, Pio V, che son sei papi, che ogniuno à. provato 
2 picttori, che so' 12: Gregorio 13 à per dargli fine 
adoperato me per terzo decimo picttore, et gli sucede 
così ben questa opera che picttor più non vara a far 
sopra, et nel vero questi cartoni riescano richi et in- 
ventioni belle et buone figure, et se si coloriscano al 
solito sene ara onore, et sarà fatto questa Sala in 
8 mesi quello che à penato già presso a 28 anni, che 
seglie die principio, aver fine. 

Là lettera di Iacopino si manderà , et ò caro che 
si solleciti , perchè anchio possa saldare il conto con 
lo spedale. Atenda la S. V. alla sanità che questo 
inporta. Già sapevo dal cardinale de Cesis laccidente 
del Gran Duca, et ben dite che Dio lo aiuti, anche 
Sua Altezza , che vede il pericolo * j sarebbe evitare 
et non cerchare occasioni etc. ; una piagha antiveduta 

■ 

* Vi è scritto perico 



36 2 CARTEGGIO EC. d' ARTISTI 

assai men dole. Dio volessi che tanta perdita, che sa 
a fare, non fussi con tanto .danno universale; però 
Dio ci tolse Pio V., non gli piaccia levarci questo, 
perchè mostrerebbe volersi vendicare de' peccati no- 
stri. Domenica, Signor Priore, che fu quella del car- 
nevale, feci le 7 chiese tutte a pie et pregai per lei, 
mio benefattore, tornai a bel nuovo a 20 ore, et ste' 
poco a venir Sua Santità, che fu da me un pezzo a 
veder i cartoni e laltre chose: ragionai un pezo di 
molte cose, ottenni le reliquie di S. Stefano papa 
et martire per il Granduca, et di quelle di S. Donato 
d' Arezzo son comesse a 2 cardinali che veggano il 
processo, intese che io avevo fatto le 7 chiese a pie, 
et mi de' un poco di riprensione , però io non mi 
straccai niente, et così ebbi da Sua Santità la remis- 
sione de' mia peccati: et mostra di amarmi et avere 
acetto molto queste fatiche , et crederrò chelle farà (sic) 
qualche fruto. Dio lo voglia ! dicendovi che io ò già 
fatto per la prima pontata della cupola, dove son fi- 
niti i seniori, tutti e disegni dele otto gerarchie, dove 
si mostra la passione , finiti molto bene et studiati , 
che posso lavorar 6 mesi senza altre fatiche, però ò co- 
cominciato i disegni dove vanno gli apostoli et i mar- 
tiri etc. ; a quella fila intorno con le beatitudini et 
virtù et doni et angeli con le tronbe, che il vano de' 
secondi ochi allongiù, che nò già finiti dua, vo' segui- 
tare il resto, et lassare lultima parte per questo altro 
anno. Salutate il Sigr. Busino, et ditegli che io atendo. 

A' di 5 di febraio 1573 

Di V. S. sre. il cavai ier 
Giorgio Vasari 

(Direzione) Al Rmo. Monsr. et Sr. mio obssmo. il 
Sr. spedalingho de' Recenti in Fiorenza 



CARTEGGIO BC. d' ARTISTI 3C3 

N.° CCCXXIV 

Il medesimo allo stesso. Da Roma i3 Febbraio ^73 
( /. e. ). 
È autografa 

Magco. et Rdo. Sr. Priore 

Le raccomandationi fatte per Rafaello Griselli biso- 
gnia voltalle a dio , che con un male di gociola in duo 
dì à abandonato il mondo, et io ebbi a correre perchè, 
non possendo parlare , Nostro Signore gli dessi la remis- 
sione de' suo peccati : però dico estote parati , che do- 
gnora mi par sentir la morte in questi pesi et fatiche 
mondane, et di lui più non sene parli. 

Del Gran Duca nostro io temo, tremo, et Dio volessi 
che non ci avessi a dar questo dispiacere , però a Dio 
sa da atribuire il bene et il male, che ci dà tutto per 
i peccati nostri. Io atendo in questi santi luoghi a pre- 
gare Dio per la salute sua et de' mia benefattori, che 
siale un voi , che Dio sa l'amore che vi porto. 

Della cosa vostra sene va sperando bene, et si finirà, 
ò fede , con vostra satisfattone; ci avete parechi ochi 
che la veghiano , et io non resto farci ogni opera, et 
spero buon fine. 

Lopera mia, Signor Priore, cognosco ogni dì più 
il dono che ma dato Dio, che tanto quanto sono in 
magior galuppo tanto divento più facile, animoso et 
gagliardo, credete che io solo ò condotto sei cartoni 
grandi di sei storie teribili , piene dinventione , di figure 
et di cose dificile et belle, che mai più ò fatto così, 
et mi risolvo a far di mia mano, et gli aiuti servino per 
ornamenti , panni et fatiche , che non arò riprova , co- 
me paesi, casamenti, armadure et cose basse, questo 
lavoro è tanto innanzi che io spero sio stosano, che 
Dio lodalo sto benissimo , et ò già fatto tanti disegni 
ben finiti per la cupola che si può senza altra faticha 
lavorare 18 mesi, ma io, che ò preso la vena, seguiterò 



364 CARTEGGIÒ tC. D* ARTISTI 

tutto marzo , la sera 3 ore et la mattina due , mentre 
si ritocca (?) tanto che alla tornata mia vi porterò fini- 
to tutto il cielo da' primi ochi in su , eie le Beatitudi^ 
ni, le Virtù et i Doni, il giro degli Apostoli, Martiri^ 
Dottori, Re, Vergini et popolo santo con la parte di 
Cristo eb fino al cielo del primo Mobile, et vedrà i mi- 
gliori disegni et più studiati che k io facessi mai, tal 
chiù spero far stupire il Granduca et la S. V. — Vo 
dato questa nuova , che in queste comodità di Belvedere 
che un ermo (sic) et senza inpacci di done et de' pro- 
veditori, Tassegli , Ser Iacopi , Tanai , Puccini etc. si 
fa miracoli, et questi signori inpazano. Atendete a star 
sano et salutate gli amici: si mandò la lettera a Iaco- 
ni o Zucha, vedrete quel che vi risponde, aviate cura 
agli ochi , che inporta ogni cosa , et Dio vi dia ogni 
contento, di Roma alli 13 di febrio. 1573. 

D. V. S. servitore 
il Cav. Giorgio Vasari 
(Direzione) Al Molto Magco. et Rdo. S. mio il Sr, 
Spedalingho de'Nocenti in Fiorenza 

n: ccgxxiv 

Il medesimo allo stesso. Da Roma 18 Febbraio 15^3 
(J. e). 
È autografa 

Rmo. Mons. Prior mìo , 

La speranza che va data il Serra. Principe sarà stata" 
presaga della dessiderata vostra voglia, che anche di qua 
sono le cose molto più morbide chelle non sono state 
fin qui con questo Datario , et si spetta solo chel Papa 
torni da Civita Vechia,- che sarà domani il più lungho, 
et chel cardinale nostro , Medici , che è con seco , di 
nuovo facci lui col Datario il restò, et ne veggo quel 
fine chiò senpre dessidefato per lei, et che linbasciadore 



CARTEGGIO EC. D* ARTISTI 305 

et i padroni dessiderano. intanto state di buona voglia 
come vò scritto sen'pre , che avete Dio , i padroni , gli 
amici, et ogniun dal vostro etc. 

Io meno le mani come un piffero, et dio lodato tutti 
tutti. i sei cartoni grandi delle 6 storie delle Sala son 
finiti a fatto , né sé mai fatto meglio <, deo aiuvante: 
et nella Sala sarà finito fra otto dì 2 storie colorite a 
fresco tutte di mia mano, che vuol dir qual cosa, et si 
anderà seguitando di sorte che martedì prossimo, che 
Mess. Lorenzo da Bolognia con dua altri viene qui per 
dare aiuto, io crederrò che per tutto Aprile aver finito 
ogni cosa, et licentiar omnes gentes : ma io non cre- 
derò già poter partire di qui senon al fine di Maggio, 
perchè arò che trescare aver qualcosa per^Marcantonio, 
mio nipote: et questa corte è molto lunga, et ancora 
che io sia favorito, ben visto etc. , questa cosa dello spe- 
dirsi à'1 diavolo adosso, pure io so' pratico et Dio maiu- 
terà, et arò fatto una delle magior prove che io facessi 
mai, perchè se questa Sala lavessi auta a far Malagigi, 
gli sarebbe messo paura , et allui et a' suoi diavoli , ma 
perchè qui, Monsigr. mio, eie Dio et lui fa queste cose, 
et non io, et siate certo che glie così. 

Intanto goda che io so' innanzi coi disegni finiti della 
gran cupola, et ne porterò finito tutto da' primi ochi 
in su, et son cose da contentarsene, in sonma questa 
città à un fato teribile, perchè si studia caminando, 
questo basti; et se il mese di Maggio lo a consuma^ 
qui , farò un fascio di cartoni per la cupola, tanto chel 
tenpo non si perderà. Questo basti fin qui, io arò caro 
i capperi: così come spesso in questi luoghi santi con 
le mia fredde orationi prego per lei, così facci far per 
me a coteste caste fanciulle, che dio , che mi prospera, 
augumenta dogni cosa , mi dia gratia che io dia fine 
onorato per gloria sua a questo lavoro, et torni sano, 
a dar fine alla cupola, acciò chel. nome suo e gloria sua, 
che ma dato questo talento, io conseguisca in questo 



366 CARTEGGIO EC. d' ARTISTI 

mondo la faina, et nell'altro la gloria, et allei et alli 
amici mi raccomando. Oi Roma alli 18 di febr. 1573. 

Vostro il cavai. Vasari 

In margine: la vostra lettera sé mostra allo inba- 
sciatore etc. 

(Direzione) Al Rmo. Mons. il Sr. Spedalingo degli 
Innocenti a Fiorenza 

N. 8 CCCXXV 

Il medesimo allo stesso. Da Roma 5 Marzo i5^3 
(l. c.J. 

È autografa 

Rmo. Mons. mio dolcissimo 
Grandissimo contento ò senpre ogni settimana il sentir 
dalla vostra penna nuove che siate sano, sebene questa 
invernata traditora fa con lasprezza del suo durar tanto 
sì violentemente a' corpi dispiacere, considerate che qui 
atorno è pieno i monti di neve, et in Belvedere ò sen- 
pre vento et in Sala Regia , che uno spazza vento . ò 
lavorando in fresco sentito et sento le mia ( jìc), ma 
'1 Sigr. Dio, che mi guida lui, mi tien sano, mi fa for- 
te, valoroso in questa età, che io soporto volentieri 
tutto, et camino gagliardo : che se mai fé' stupir Roma , 
questa volta gli colmerò lo staio, il lavoro vien bellis- 
simo et tale che io con questi nostri giudichiano che 
io non abbi mai fatto meglio, però vedete che con- 
tento el mio, che senza, si può dire, aiuti lo condotto 
solo, et quel che mancava al contento mio , è '1 vedere 
che mi scrivete chel Gran - Duca migliora , che mi date 
la vita. Scrivetemi , Signor mio , basta 2 righe , ogni 
spaccio, che sento gran conforto delle sue, et io, come 
ò fatto fin qui , non resterò fin che sto qui , che di 
nuovo afermo che per tutto Aprile arò finito al certo. 
Ma credo che mi bisognerà star tutto Maggio, sì per- 
chè si finisca di murare il pavimento, et lassar sechar 



CARTEGGIO EC d' AUTISTI i6j 

il fresco, per vedére se o macinassi o se avessi biso- 
gno di cosa alcuna, et anche per ispedir la cosa di Mar- 
cantonio , mio nipote, et me da Nostro Signore, che 
vedete come van lunghe queste loro facende , che una 
morte a chi negotia. 

Torno alla cosa vostra, la quale siamo alle strette, 
et ne sucederà quel chella dessidera , perchè quando 
ara risposto il Datario, che dice fra duo dì, quel che 
voi fare, et ci fussi dubbio per lui il cardinale di Cesis 
et il cardinal Maffio et Medici nostro, che i dua mi 
si sono offerti , perchè son tutti del Datario, di afron- 
tallo in concistoro, tuttane insiemi, et disporranolo . 
ma io credo che ora Medici et il sigr. Inbasciatore sieno 
alfine, et man delto luno e laltro che io non facci al- 
tro con Cesis et con Marno, che bisogniando mei fa- 
ran sapere, io non bramo né dessidero altro senon il 
vostro contento, et risolvetevi che io non amo doppo 
Dio etl Gran Duca per amico et patrone altro che lei : 
et de così. 

Il nostro sigr. Ànbasciatore con sonmo favore sarà 
da Nostro Signore proposto vescovo di Pistoia, che lo 
auto carissimo sì per lui, sì per quella città, et ara 
più quiete che se avessi auto altro vescovado, viva, 
che è omo che merita che Dio lo farà salir più alto; 
io nò auto gran contento et egli magiormenle. 

Domenica desinai seco , ma pei che son inpegniato a 
questa opera non mi posso partire, perchè ora inporta. 
Delle reliquie d' Arezzo i cardinali anno reso il pro- 
cesso a Nostro Signore, et credo chelle si rimetteranno 
nel luogo medesimo dove fumo trovate , col porvi per- 
petuo silentio , o che le si porteranno in vescovado et 
si farà lunione , come fu altra volta , chella collegiata 
et la catredale sia un corpo medesimo con labito non 
diferente, ma che luno e laltro capitolo governi la sua 
chiesa, tanto poca certezza sono et di sopra et di sotto 
di tal reliquie , che 300 anni sono fu simile unione et 
disputa., però il vescovo Montepulciano con disputa 



368 CARTEGGIO EC. d' ARTISTI 

più reliquie, ma dimanda scudi 550, che dice avere spesi 
per viaggi et processi etc. Però il papa là licentiato , et 
dessi partito, né ancora sé pronuntiato altro. Dio di buon 
mandi per que' poveri capitoli et opere , et con questo 
fine, dachè io ò pieno il foglio, farò fine , dicendoli che 
sto meglio che mai, et così son vostrissimo. salutate 
gli amici, di Roma alli 5 di Marzo 1573. 

D. V. S. servitore il cavalier Vasarii 
(Direzione) Al exmo. Monsr. il Sr. spedalingo de* 
Nocenti Sr. mio a Fiorenza 

N.° CCGXXVI 

Il medesimo alio stesso. Da Roma 6 Marzo iSjà 
( l. e. ). 
È autografa 

Rmo. et Molto Magco. Sr. mio 

Pensate che le vostre lettere, oltre a tante mie fa- 
tiche, mi danno la vita ogni spaccio, et perchè io vado 
gagliardo verso il fine dell'opera , che prima contavo 
i mesi , poi le settimane et poi i giorni , ora son con- 
dotto a ore, et le sei storie della Sala de' Re di 6 chelle 
sono, 3 né finite et 3 amezzale , et credo che per 
tutto Aprile io tocherò della fine : ma io non so già 
per ispedirmi da Sua Santità quanto io starò, perchè 
mi par ogniora mille anni tornare, sì per il riposo del 
corpo come di quello della mente, che nel vero nò 
bisognio, che ancora che io sia in questa età arivato 
{?), ogni dì carca la soma; ma io mi son portato da 
cavalier da vero , et tutti e disegni, con la grafia del 
signor Dio , della cupola, da' primi ochi in su, son fatti 
et finiti benissimo , talché ogni persona pratica gli po- 
trebbe condurre: mancami solo la parte dove va il 
Cristo , che lo lasciata per queste feste di pasqua et per 
trattenimento mio fino alla partita . et , come le dissi, 
finito la sala, sio resterò, farò in quel mentre de' 



CARTEGGIO EC D* ARTISTI 3Go, 

cartoni per la cupola, perchè costì arei a fare il me- 
desimo, però la S. V. saluti il Sigr. Benedetto Biasi- 
ni, et che ogni dì che io ò senpre da che son qui , la 
sera 3 ore, la mattina inanzi dì 2 over 3, senpre 
sono stato seco et conila S. V. col pensiero. 

Ringratio la S. V. et Dio prima delle buone nuove 
chella ma senpre date del Gran Duca nostro, che in 
vero è gran conforto di tutti e fedeli et servitori suoi 
et del suo stato: seguitate, vi prego, tutti i sabati, 
che ora mai saran pochi , che di qua si seguita la cosa 
vostra , et di già sé fatto di maniera che ne ò speranza 
certa, per parole che à detto il Card. Maffio. parmi a 
me, che sono uso a far presto tutte le cose, cheque* 
Sta sia stata più lungha storia che quelle che io dipin* 
go: però va così, come si tratta con certi cervellacci , 
massime questo che è francioso, però monsigr. vesco- 
vo novello di Pistoia con gran favóre et allegrezza di 
tutta la corte, massime de' buoni, fu da Tfostro Signo- 
re lutimo concistorio pronuntiato; lui là auto carissimo, 
sì perchè questo peso gli era grave et la spesa troppa 
ingorda, et vi saluta et ringratia di quanto inome suo 
gito detto , fasciandoli le mani in vostre vecie : et po- 
tremmo anche tornar di conpagnia , che dio dia allui 
et a me et a lei questo . contentò , et pensa portar la 
vostra cosa espedita. 

Io arei da dir mille cose , ma io insacho per poi , 
che per non aver tenpo et sendo già vicino al porto, 
inbarcberò ogni cosa con meco , et fareno tirate lunghe 
dogni cosa, et. anche è bene il non méttere in carta 
ogni cosa. Intanto abbisi cura da questi tenpi ribaldi, 
che non ò mai dubitato di me senon questo anno , 
che qui i tenpi non è possibile a far peggio. 

Direte a Mess. Vincenzio Godemini che io ò sollecitato 
et sollecito et solleciterò col Masetto, ancora che è a 
proposito, la cosa sua; ma questo Datario cane non ri- 
solve mai nulla, et che non gli mancherò , che lamo 
come me stesso. Addio, saluti Batista, Francesco, Livo 
T. in. 24 



3^0 CARTEGGIO EC. »' ARTISTI 

et gli amici nostri ; di Bronzino non sé inteso esequie 
che gli àn fatto et fanno i suoi torto, et dubito che 
non vadia in funmo , dachè sono stati tanto , come e* 
feciono della sepoltura di marmo del Puntorroo , che 
delluno (et dell' altro * ) mi fa male: però il far dassè 
vivo, è più sicuro et più certo, di Roma alli § di Mar- 
zo 1573, 

D. V. S. 
Servitore il cavalr. Giorgio Vasarii 

(In margine ) La S, V, facci portar questa a Fran- 
cesco della Camilla scultore 

(Direzione) Al Rdmo. Monsr. et patron mio collmo,; 
il Sr, spedalingho de' Nocenti a Fiorenza, 

$.' CCCXXYU 

Il medesimo al Principe Francesco. Da Roma io 
Aprile i5^3 (Ardi, e, Carteggio e. filza 25n ). 
È autografa 

Sermo. Gran Principe Sr. et Patron mio 
Se sono stato tanto a non dar nuove di me et deK 
l'opera che fo in questa Sala Regia a V. Al., non si 
maravigli, che io ò atteso a menar le mani, e tanto 
innanzi sono che di sei storie grandi elicile sono, son, 
da una in fuori, la quale è anche innanzi, finito ogni 
cosa, et questa spero che ella sarà finita insieme col 
pavimento, .che tuttavia si mura, al corpus Domini: 
che il Signor Dio mene dia la gratia , perchè questa 
volta io sofrolo, nò credo veder lora basciarvi le ma- 
ni ! N. Sre, et questi Sri. son satisfatti assai sì della 
bontà del opera et fatiche fattevi e studii , come della 
velocità e cortezza di tenpo; però, dachè ò venuta que- 
sta nuova della lega Unita de' Veneliani , Sua Sta. era 
per voler disfare una storia della mostra della armata, 
ma la bellezza dell'opera et tanta fatica là fatto soportar 

* Lacuna uelT originate * 



CARTEGGIO EC. D ARTISTI «J7I 

ch'ella vi resti dipinta con essa lega, et ieri che fini' 
un suo ritratto per porlo in delta Sala, mentre lo fa- 
cevo , ragionò assai , dolendosi della poca fede et torto 
che gli àn fatto i Venetianij et doppo molti varii ra- 
gionamenti mi chiese inantii io partissi ch'io gli facessi 
un ritratto del Granduca, et uno di V. Alt. Serma. , et 
così quello della Serma. Consorte Vostra , che tanto 
farò, di quello del Gran Duca ò mandalo costì per un 
mio originale, che non è mala cosa; di quello di V. 
Al. ò bisognio che quella mene mandi un poco di ri- 
tratto dello scudo del viso, ch'io lo possa fare, chel 
resto del busto e delle mani farò io da me: et simil- 
mente dello scudo del viso di V. Consorte Serma. In 
oltre arebbe caro che della cava de' mischi di Serravez- 
za, quale (sic) gli sono stati tanto celebrati per le porle de' 
Pilti e colonne di S. Maria del Fiore , che ne desidera 
vedere il saggio ; V. Al. ordini che mi sia mandato o 
qualch' tavoletta o palle, che Sua Sta. possa vedere el le 
macchie el pulimento, perchè à animo far non so che 
coro a Bologna in S. Petronio . certamente che lo tro- 
vato molto amorevole et grato inverso l'Altezze V. 
Sme,, et gli incresce tanto della indispositione del Gran- 
duca che io non gli vo mai innanzi che non discorna 
meco sopra di ciò, et con grande afectione. Intanto io 
non ò mancato seguitare, secondo l'obligo mio, di ti- 
rare innanzi i disegni della gran cupola molto ben fi- 
niti et studiati , come V. Alt. vedrà nel mio ritorno : 
tanto ch'io ò condotto asoluti tutta quella parte da e 
primi ochi della volta della cupola fino alla lanterna , 
acciò che nel mio ritorno, quando io sono riposato 
qualche dì , si possi dar principio al restante che man- 
etta per vederne il fine ; che nel vero , Signor mio , 
questa volta mi sono straccilo, et avendo arivato a 60 
anni, le fatiche gravi e i disagii , che si patiscie in que- 
sti lavori sì sconci et grandi, la mia vita non gli può 
più : però Dio benedetto , dal quale io ò auto questa 
poca di virtù et di gratia di assolvere sì gran machine, 



3^3 CARTEGGIO EC. D* ARTISTI 

per sua benignità spero che ne concederà che si dia 
fine a questa, per poter poi, se ci avanzerà tenpo , rin- 
gratiallo et benedillo; et che V, Al. allora mi assolva 
di non atendere se non alle cose dell'anima , poiché 
V actioni del corpo per un così piccolo spirto vi la- 
scierà tante cose che la fama di V. Al, Serma, et il 
mio nome resteranno vivi in terra , acciò che con lo 
avere speso il talento, che nà dato Dio, ci doni di là 
quel riposo in cielo, e che i travagli passati ristori per 
sua bontà nella groria celeste : che di continuo in que- 
sti luoghi santi lo prego caldamente , non meno per 
questo che per la salute del suo felicissimo stato , et 
per la vita di lei, alla quale il suo Giorgio sa quanto 
l'ama et glie devoto . et con quella umiltà che so et 
posso gli bascio le mani con la boccha del core, 

Roma x Aprile 1573 

Il càv, G. Vasari i 

(Direzione) Al Sermo. Gran Principe di Toscana 

N.° GGGXXVHI 

Il medesimo a Vincenzio Borghini. Da Roma \% 
Aprile i5y3 ( Manoscritti e). 
È autografa 

Rmo. Monsr. spedai ingho Sr. mio 

Iermattina visitai il Sr. Concino che mi diede nuove 
de' patroni, che stan bene, che mi fu caro, se così è: 
et doppo molti ragionamenti gli dissi che era bene che 
egli et al cardinale Medici et al sr. inbasciator, vescovo 
di Pistoia, raccomandassi la cosa vostra, et mi prò-, 
messe chello farebbe : però io non so quanto egli starà 
qui, di nuovo lo solleciterò, ma la S. V. avendo ten- 
po non manchi , come altra volta ò scritto , di riscal- 
dar con le sue l'inbasciatore , et anche una sua al 
cardinale Medici, che già li ò parlato, come li dissi, 
et che mi promesse volerlo fare, che ne pigliassi cura, 



CARTEGGIO EC. D'ARTISTI 3^3 

perchè linbasciatore è buono, ma mi è riuscito freddo: 
crederrò che per parechi parole che io gliò dette, che 
sia per farlo, che furono : " che se non fussi che io non 
gli volevo corere inanzi , io larei di già fatto ". però 
tutto quel che dico sarà ottimo per venirne al fine , 
perchè non vorrei partire chella fussi finita, che, come 
gliò detto, all'ultimo di Maggio spero in dio dessere 
a cavallo, che certo mi par mille anni. Io non viò da 
dire altro senon che qua Sua Santità à fatto generale il 
castellano, suo figliolo, il quale abbia con gente a guar- 
dar queste riviere da' Turchi, fassi ogni dì congrega» 
tióni, et si sta di male animo per questa lega sciolta. 
Dio ne aiuti et non ci abandoni. Intanto state sano , 
che io son senpre al suo servitio. di Roma alli xn di 
Aprile 1573. 

D. V. S. Rtn. 
Servitore et amico 
Il Cavalr, Giorgio Vasari 
f Direzione) Al Rrao. Monsr. et Patron mio il Sr. 
•spedalingho de'Nocenti in Fiorenza 

N.° CCCXXIX 

Il medesimo allo stesso. Da Roma 16 Aprile 
1S73.fl. e). 

È autografa 

I. H. S. 

Rino, e molto mio Signore 

Io vi ò detto che la S. V. non mabandoni questo 
resto che ci manca , che saranno ancora 5 lettere , che 
poi io sarò da voi , et nel vero mi date la vita , o corte 
o lunghe che sieno le vostre lettere, et traendo del 
Gran Duca, pensate voi, che lamate quanto o , et 
massime ora vedete se cene bisognio. orsù Dio ci farà 
gratia di preservarcelo! Io parlai, come gli scrissi, al 



3n4 CARTEGGIO EC. D' ARTISTI 

Sigr. Concino ; mi à promesso bene, et crederrò che 
la si finirà ora, però questo andar tardi a me, che non 
camino per queste vie, mi à dato et dà noia, ma nel 
fine io so che arete lintento vostro, et io ci fo et farò 
ojr ni diligentia, tanto più quanto alla fine di questo non 
ci sarà più faticha che 3 settimane di Maggio, che a- 
tenderò alle mie speditioni. la vostra la caccierò in- 
nanzi quando la non fossi finita ; però , come ò detto, 
state di buon animo, che nò più voglia di lei. Apresso 
la S. V. mi mandi quella iscritione per questa Sala, et 
quanto prima , che la Sala oggi è serrata , et si mura 
il pavimento, ò scoperto alcune storie che credo che 
senarà grande bonore , perchè son la magior parte tutte 
di mia mano ; se la faticha sarà stata grande, sarà an- 
che grande la gloria et forse il premio, et inporta, Sigr. 
Prior mio , aver fatto una Sala come questa , perchè 
ancora che sia minore che quella di Fiorenza , le ma- 
giore dornamenti, et nel core di tutto il mondo. Dio 
sìa lodato, che senza cercar occasioni cele poste in 
mano, et cene sian valuti: or finiscasi, qui et (è? ) il 
Sigr. Marcantonio Colonna che torna dal Re Filippo , 
et à ordine di mandarmi in Spagnia a servir Sua Mtà. 
con 1500 scudi di provisione, et pagar lopere, levato 
et posto, et navea la parola dal Gran Duca, lo licen- 
tiato> et non vo'pin gloria, non vo'più roba, ne an- 
che più faticha et travagli. Lodo il Signore di questi 
honori, et volentieri mene tornerò a godere quel poco 
che io ò, che sarà assai a me ora che ò fatto tanti 
fatti darmi , tante guerre , et spugniato con le mie fa- 
tiche tante emulationi , et anche guadagniato tanto che 
può servirmi fino alla fossa: però, Sigr. Prior mio, 
spettatemi, che se io torno, non vo' altro senon finir 
la cupola et con riposo, et che quella per opera mi chiu- 
ga gli ochi. et con questo fo fine, di Roma alli 16 di 

Aprile 1573. 

D. V. S. 
Sre. il cavai ier Giorgio Vasarii 
(Direzione) Al Rmo. Monsr. et patron mio il Sr, 
spedalingho de'Nocenti in Fiorenza 



CARTEGGIO EC. d' ÀRtlSTt 3^5 

N.° CCGXXX 

Il medesimo allo stesso. Da Roma a3 Aprile i5y3 
(/. e). 
É autografa 

Rmo. Monsr. mio 
Alla vostra breve lettera arei a far breve risposta , 
poiché non eie troppo che dire > et massime che per 
essere in ora più che mai occupatissimo , perchè è 
chiuso la Sala > et si fa '1 pavimento, et le storie son 
nel fine, et crederò che a' 15 di questo altro arò del 
tutto finito ogni cosa, et le robe già una parte sono 
andate Arezzo , e latre fsic) le manderò costì, et que- 
sto lavoro torna certamente il più bello che abbi mai 
fatto, né detti mai tanta forza et rilievo a pictture' 
mie. Dio ma illuminato etc: ci sarà che dire ali mio 
arrivo, così come io ò auto 7 mesi che fare assai, et 
certamente che io ò auto caro ora > chellè fatta, davere 
auto questa occasione, perchè 2 sale, le prime del 
mondo, Dio mela fatte condurre a gloria sua etc. Que- 
ste storie di mano di questi altri maestri son rimaste 
cieche, che par strana cosa» 

Io non ò inteso altro del Gran Duca nostro per la 
sua, alle quali io credo più delle altre j avisate qual- 
cosa , vorrei pur vedello , Sigr. Prior mio. io mi con- 
sumo , et mi par mille anni esser costì. Grandez- 
ze , grandezze >• grandezze, e si va via! Orsù io non 
vo' dirvi altro senon chella mi mandi quelle inscritio- 
ni che li chiesi, et il concetto lo ridirò: in 39 anni 
che 3 volte xm, il primo anno del pontificato di Pauol 
III si cominciò questa sala, e con sei pontefici doppo 
et 12 pictori eccellenti seguitò, e non gli anno potuto 
dar mai fine: Gregorio xm P. M» il primo anno del 
suo pontificato, con Giorgio Vasari picttor xm, in xiu 



3jG CABTEGGIO EC. D* ARTlStl 

mesi già dato fine lanno 1573. questo lo vofeì mette* 
re in una storia ultima che ò fatto, et mi sarà caro 
che lo facciate voi. Altro non mi occorre senon che 
scussi laltro spaccio , che la cosa vostra era in buon 
termine, et doverete et dal Sr. Concino et dallo In- 
bascialore avere avuto a viso* degli Agnus Dei si fanno, 
et gli porterò io , et del testamento di Boccaccio per* 
la casetta di santo Alesso fin qui non si trova nulla ; 
si spetta il lor magiore per vedere non so che scrit- 
ture, tutto procuro, et tutto vi si manderà, et con 
questo fo fine, saluti il Sigr. Busini et gli amici et stia 
sano come ella mi scrive, io sto bene afatto etc. di 
Roma alli 23 chèl dì del mio santo 1573. 

D. V. S. 
Sre» il cavai. Giorgio Vasarii 
voltate Jaltra faccia: 

Io apunto volevo chiudere la vostra lettera , et un 
mandato venne et mi portò la inclusa , qual viene dal 
Datario per ordine del Sigr. Inbasciatore, il quale mi 
disse in vocie che io li scrivessi che io dovessi scriverli 
che io mi chiarisca dallei se la S. V. si contenta poter 
aver facilità di testare per la sonma di scudi mille du* 
cento , come pare che lei dimanda nel suo ristretto ; 
che si opererà che passi, anchora che dificile lo mettano, 
perchè non sarà poca gratia , ma sì bene gran faticha 
chella si passi, però avisi subito chella si possa fare 
spedire, che le prometto che partendomi io ci sarà 
che far per un pezzo, però avisi quanto gli occorre, et 
li mando linclusa mandatami. 

( Direzione come sopra ) 

Nota 



L'inclusa è questa.' 



Sigr. mio 



Procuri la S. V„ chiarirsi se il mollo Rdo, Sig. Spe^ 
dalingo delli Innocenti si contenta di una facultà di te- 
stare per la somma di scudi mille dugento , come pare 



CARTEGGIO BC. d' ARTISTI 3^ 

che possa contentarsi, considerato bene tutto quello 
che sua Signoria dimanda : che non sarà ancbo piccola 
gratia, né poca fatica a conseguirla. 

tH* CCGXXXI 

Il medesimo allo stesso» Da Roma i Maggio i5?3 
( l. e). 
È autografa 

Molto Magnifico et Rdo. Sigr. Priof mio. 

Alla sua de' 25 del passato gliò che dire che circha 
alla cosa sua, venuto la resolutione da lei, sicondo che 
per ordine di Monsigr. di Pistoia vi si mandò il me» 
moriate, subito stringerò la cosa , avengha che io dover* 
rò partire senza altro al ultimo di maggio et forse pri- 
ma, sicondo che io sarò spedito , et la vorei portar meco 
con i gusci degli agnus dei , che son già fatti, et for- 
se con qualche satisfattone per conto mio, perchè ieri, 
che fu dì solenne per lascensione, Sua Santità mi chia- 
mò et mi ordinò > perchè la Sala è chiusa, che ci vo- 
leva venire per vedere il pavimento et le storie, che 
sono si può dir finite, et così scopri' ogni cosa con suo 
gran contento et mio , perchè non avevo Visto quella 
machina mai tutta insieme. Sr. Prior mio, quel papa et 
signori , che pochi erano seco , furon pieni di maravi- 
glia, et Sua Santità vi stè più duna grossa ora, et mi 
usò parole molto amorevoli, et mi disse che io non 
avevo mai fatto meglio , et mi promesse che darebbe 
al firmo a Marcantonio, mio nipote, qualcosa, et an- 
che si ricorderebbe di me» et sta sera questa corte è 
piena di amiratione , che ito la vocie che io ò finito ì 
però il guanto è dato chella si scuopra la mattina del 
corpo di Cbristo, che per di qui a quel tenpo farò fi- 
nire il pavimento et altre cose con epitaffi di lettere 
per la dichiaratione di queste storie, et intanto veranno 



3^8 CARTEGGIO EC. D* ARTISTI 

le vostre, perchè voglio che si legga in perpetuo iti* 
fine: Georgius Vasarius Pictor xiu Aretin. Cosmi Ma- 
gni Etrurie Ducis alunus perficiebat in mensibus xm 
anno etc. , acciò che si vegga senpre in questo luogo: 
Cosmi Magni Etrurie D., più chel mio. Così piacessi 
al sigr. Dio di preservano eterno , come sarà questo 
scritto , che seria buono per lui et per noi ! ma per- 
chè io vivo fra la speranza el timore, le vostre lette- 
re certamente, Sigr. Prior mio, mi danno gran con-» 
forto , né mi par veder lora del mio ritórno > sì per- 
chè ò bisogno di riposo, non chio sia stracco dall'ope- 
ra o infastidito da'favofi o altre cose della corte , ma 
dal desiderio che io ò senpre et delle cose mie, dì voi 
et de'patroni, et anche di firmar l'intelletto, che à già 
sette mesi girato senpre senza intervallo, et parte per- 
chè facciano ragionamenti e discorsi delle cose passate 
con piacevole diletto , et per dar nuovo principio alla 
gran cupola. Intanto atenda a star sano , acciò che ci 
possiano godere, perchè io non penso cheaviate avere 
filtro che dua mane di lettere ^ che ci parlereno al j 
lunghe 

Delle cose delle reliquie ò detto quanto occorre nel- 
F altra mia; ò fatto far nuova diligerìtia , né si trova 
niente. A. Mess. Vincentio Perugino gli scrivo , ma 
dite gli che non mi trovai mai più tanto occupalo, et 
che questa volta non è stato tenpo da dar canzone , 
et che son suo al solito , et che chi à queste cure et 
vole aver honore, che bisognia lassar laltre cose, che 
doppo che uno à fatto poco studio alle cose, non va- 
le, fatte chelle sono, pentirsene, et che son a' suo* 
scrvitii , et che presto ci rivedereno. saluta tutti gli 
amici nostri , dicendogli che qui nonvè troppe gran 
cose di chi faccia miracoli per Conto delle inscritioni, 
però si manda costì al vostro bancho, che paga di con- 
tanti, toglie ricanbio. et con questo fo fine, di Roma al pri- 
mo di Maggio 1573, dicendovi che sto bene afatto, et così 
facci di star lei, et se costì è stato freddo, qui non à 



CARTÉGGIO EC. D* ARTISTI 3^9 

fatto caldo , et io questo anno non ò lavorato in fresco, 
ma in freddo, et parechi volte me ghiacciato la calcina, et 
va così; però qui è rassetto il tenpo, penserò che co- 
stì sia il simile. 

D. V. S. 
Sre. il Cavalier Giorgio Vasarii 

(Direzione come sopra) 

N." CCGXXXII 

Il medesimo al Principe Francesco. Da Roma i5 
Maggio \5^ (Jrch* e, Carteggio e. filza a58). 

È autografa 

Sermo. Gran Principe Sr. mio 

Poiché con la gratia del signor Dio et il seguitar l'o- 
pera di questa Sala Regia giorno et notte à fatto cnio 
ne sia venuto al fine , et ch'ella riesca di tutte quante 
opere io abbi fatto in Roma la migliore, possa in que- 
sta età , che sono dove i più di noi danno a drito , 
dire chella mano del signor Dio regga la mia , come 
anche reggie V. Al. Serma, il mio animo, il quale per 
essere di continuo volto a servilli, et particolarmente 
per mio ultimo lavoro il dar fine alla gran, cupola mi 
par millanni partire, perchè ritornandomene darò, con 
salisfation di V. Al. et mia , riposo migliore a questa 
mia vita tribolata et notrita in nelle fatiche, che à ri* 
sto farmi per lasciar gloria maggiore alla gloria vostra. 
Giovedì prossimo, che sarà il giorno di Cristo , io la 
scuopro , che così è la mente di Sua Sta., il quale à auto 
contento grande quando à visto levato i ponti et sco- 
perta, poiché in 3p anni che fu cominciata, et 12 pict- 
tori che vàn lavorato sotto sei papi si son tutti mor- 
ti , il terzo decimo Gregorio papa et il terzo decimo 
picttore Giorgio Vasari in ne'deci mesi là finita, et per- 
chè Sua Sta. vole che io gli lassi tre quadri col ritratto 
del Gran Duca, Sig. nostro } che lo fo tuttavia, et il 



380 CARTEGGIO EC D* ARTISTI 

ritratto di V. Al. et della Sma. regina Giovanna, sua 
consorte, avendo per una altra mia chiesto che mi si man- 
di solo una machia di colori dello scudo del viso , et 
avendola spettata fino a ora, vo'pregar V. Al. che non 
manchi ordinare a un de' vostri chella mi si man- 
di , che vorrei qual cosa che somigliassi, perchè dell'ai» 
tre non iscadeva dar noia a V. Al., perchè avendo a 
servir N. Sre. , è onesto uscir dello ordinario* Desside* 
rava ancora Sua Sta. d' avere un saggio delle piere di 
Saravezza de' mischi ; però se quella à o palle o altra 
cosa pulita , il medesimo mandi, et se di qua innanlii 
alla partita mia vorrà comandarmi niente, o per anti- 
caglie o per altra cosa ch'ella abbi fantasia , quella mi 
comandi, dicendogli che e bene che V. Al. Serma, facci 
scrivere a N. Sre., che, avendo servitola, che è bene 
che ella mi rimandi , che altre volte avendo bisogno , 
come par che acenni, sarò pronto a servilla senpre, et 
che è bene che questa state io torni a fugir 1' aria dì 
Roma et seguitar la cupola , tanto più quanto Sua Sta. 
domenica passata vedde un fascio di disegni per quel- 
la , che gli parvono gran cosa et gli lodò assai. Intanto 
io atenderò a spedirmi per potere fra 1 5 dì essere a ca- 
vallo per la volta di Arezzo, et vi riposarmi x dì, che 
son stracco fuor del solito , et l'opera et l'età lo farà 
credere a V. Al. Serma. , alla quale etc. 

Roma 15 Maggio 1573 

Il cav. G. Vasarii 

( Direzione ) Al Sermo. Gran Principe di Toscana eie, 

N.° CCCXXXIII 

Il medesimo a Vincenzio Borghini. Da Roma 22 
Maggio i5^3 (Manoscritti e. ). 
È autografa 

Rmo. et molto Magco. Sr. Priore 

Ebbi la sua ultima , che mi fu gratissima al solito j 



ó&i 



CARTEGGIO EC. D ARTISTI 

et perchè intorno alla cosa vostra non ò che dire allro 
se non chel sigr, vescovo di Pistoia nà preso la cura 
lui col Datario per dargli ispeditione, lo vo sollecitan- 
do et solleciterò fin che ci starò, perchè in questo 
caso non posso passare ìnnanti a'mia maggiori, et se 
per Importunità et solecitatione avessi auto a valere, 
crederei che fussi spedito, altro però le scrissi quel che 
ò fatto con Sua Santità, che certo è di buono animo j 
però sella non glie messa innanzi non so che mi ci fa-, 
re, et perchè di queste cose non è profession mia et 
Igssarò consigliar loro, e sebene ò messo molte cose 
innanzi, ci ò visto senpre inresolutione et tardità, pe- 
rò io penserò , poiché Dio ma fatto gratia che la Sala 
è finita, et iermattina si scoperse con molta mia lau- 
de et honore , partirmi fra otto o dici giorni : et se 
non fussi che Sua Santità non vole chio parta fino che 
non ò fatto alcune cose, io sarei partito stamani, per» 
che ò bisognio di riposo, et anche la cosa di Marcan- 
tonio, mio nipote, non è ancora terminata, che spetto 
di questa faticha o per lui o per me qualche rimune- 
ratione, et sendo lopera grande et inportanza crede- 
no che Sua Santità abbia a far qualche segnio di amo- 
revolezza ; però spetto , ma risoluto sono di non pas^ 
par questo mese che io non sia partito. Io non vi dirò 
particolari di questa opera, perchè lo saprete dal Sr, 
Neri del Nero, figlio. di Mess. Agostino, che partito per 
costì , et da altri inanzi che io torni. Basta che si la- 
scia un segnio tale che è daver caro davere auto questa 
occasione, per molli rispetti, et perchè Mess. Horatio 
Porta dal Monte San Savino picttore, che à lavorato 
meco circa 4 mesi , et stamani si parte per il M onte 
et vera costì, vi raguaglierà minutamente del tutto, per- 
chè mi starò in Arezzo 8 dì, che sono stracco et infa-i 
stidito da questo modo di negotiare pure assai, et pensi 
la S. V. che se lei à caro di vedermi, che io nò più 
voglia et bisognio di lei, però quel che inporta, io ò fi- 
nito, so'sano, et questa settimana io terminerò la cosa. 



383 CARTEGGIO EC. D* ARTISTI 

de* danari che io porterò o oro, o io gli canbierò per 
cosi nelle man sua. Intanto state sano, et riguardatevi 
pure assai," che io farò il simile, et intanto fate fare ora- 
tione per me che Dio mi vi riconduca sano et salvo, 
et intanto salutate gli amici, che penso ancora un'altra 
volta che credo che sarà la partita. Di Roma alli 22 di 
Maggio 1573. 

ò inteso del Gran Duca che sta meglio, Dio lodato, 
ma il suo è un mal traditore da non sene fidare, però 
lonbra sua inporta tanto, Signor mio , che io sto qui 
lo sento etc. Credo che la S. V. potrà non scriver più, 
perchè ol primo ol secondo di Giugnio senza mancho 
mi vo' partire , o spedito o no , che qui comincia un 
bestiai caldo, el papa si parte et va a san Marco. 
D. V. S. Rina, amico et servitore 
il vostro cavalier Giorgio Vasari 

(Direzione come sopra) 

Nota 



A questa lettera sembra appartenere la seguente po- 
scritta in un pezzettino di carta staccato : 

" Oggi sono stato più di dua ore, doppo che Nostro 
Signore ebbe pranzato, solo solo a trattenerlo, et ra- 
gionato con sua gran dolcezza di molte cose, ò repli- 
cato che oggi a otto vorrei essere a cavallo: mi à det- 
to che di già à ordinato al Datario quel che à da fare; 
né so segliè per Marcantonio o ufitio o pensione, però 
lasserò la cura a loro, perchè son ben serviti afatto , 
et disegnia che linvernata io stia la magior parte a Ro- 
ma, credo alla cera che me fatta io tornerò satisfatto. 
toccai un motto della cosa vostra; mi rispose che 
quando la segli porta innanzi , che farà quanto ma pro- 
messo. Tornerò da Mons. di Pistoia a sollecitano , et 
domani Sua Sta. ma detto che vole tornar doppo pranzo 
a veder la Sala dassè solo per suo contento, et che io 
mi ci trovi, che così farò, poiché non avevo mandato 



CARTEGGIO EC, d' ARTISTI 383 

le lettere al bancho, ò voluto scrivere questi pochi 



versi '\ 



H> CCCXXXIV 

Il medesimo allo stesso, Da Roma 29 Maggio 15-73 
( l. e). 
È autografa 

Rino. Monsr. 

Né la S. V., né io aviano a far fede limo al altro 
dell'amore che ci portiano , perchè io mi rallegro col 
vostro riso et piango con le vostre lagrime o dolcez- 
za, vedendo et legendo le sue, come veggo cbella fa lei 
delle mie, et in soma io torno volentieri per amor 
vostro et del mio Gran Duca, che ancora che non sia 
sano, Io tro verrò pur vivo. Sigr, Prior mio, questa Ro- 
ma è una buona Roma per me, che ma già tante volte 
cavato di stracci, et ora questi ciechi vegon lume, que- 
sta é una gran bella Sala, et il sigr. Dio in questi così 
pericolosi casi ma levati tutti gli aiuti, che mi vitupe. 
lavano , et il far di mia mano dà tutte le vittorie nò 
pago il boia che mi frusti, sia laudato il Signore! Questo 
papa mi à posto uno amore che gli duole la mia par- 
tita, et opererà con cotesti Sermi, che io ritorni que- 
sto altro verno, orsù lesser dessiderato da tanti, ora 
che io son cattiva roba, è gran dono del Signore; però, 
io mene torno volentieri , et so' stato qui per ispedire 
queste facende. La mia è spedita, perchè torno satisfatto 
et contento, et Marcantonio Sua Santità gli à dato un' 
entrata di scudi 100 lanno per il primo ufitio che va- 
cha, o cavalierato o altro, et il Datario è diventato 
tutto mio nello scoprir della Sala et nel vedere un ri- 
tratto dun papa che io ò fatto, che favella, et se gnene 
fa uno per avelenarlo, et la cosa vostra passerà bene 
et si spedirà, perchè; sebene io mi parto, la lasso aco« 
ncia. et ò predicato tanto di voi a questo asino , che 



384 CABTEGG10 BC. D* ARTISTI 

come verrà loccasione la presenterà al papa , che in 
questo ultimo ò fatto seco il resto, et sarete servito, 
che in vero lo più caro che se io avessi condotto a 
fine la cupola, et ò rotto il vado della tardità dello 
inbasciatore, il quale me paruto conprendere che gli 
abbia caro di mandarvela lui per onor suo : a questo 
mi acordo, purché voi siate servito. Basta che arete 
facultà di testare per 1200 scudi della eredità paterna, 
materna, et di quel vostro cugino mi sono informato, 
che è stato ben tacere il resto per molte cagioni. Dio 
lodato dogni cosa! 

Io mi partirò lunedì, che sarà il primo di Giugnio. ver- 
rò a bell'agio, 20 miglia il dì per el fresco della mattina 
et sera: ò posate buone, perchè Farnese mi alloggierà 
a Caprarola, il Card. Simoncello a Orvieto, Mess. Piero 
Bacoi, governatore, a Castel della Pieve, mi spetta a 
Cortona il vescovo, in Frassineto mona Cosina, Arezzo il 
resto de'parenti, et di lì arete mie lettere , perchè ci starò. 
x dì, poi mene verrò con la Cosina dalla Verna a Ca- 
maldoli, che Sua Santità già dato licentia chella possa 
entrar in la badia da basso , poi Vereno da Valle on«« 
brosa a Fiorenza , parte per ispasso et parte per ripo-» 
sarmi, et intanto godete et amatemi, che sapete quanto 
io sia vostro, ò caro aver sentito di Batista il tutto et 
del Crocifissaio, che tutto lodo, et lo saluterete con 
Francesco et gli altri vostri di casa, porterovi gli agnus 
dei etc. addio, di Roma alli 29 di Maggio 1573. 

D. V. S. servitore et amicoarj 
il cavalier Giorgio Vasari 

( Direzione come sopra ) 



CARTEGGIO EC. d' ARTISTI 385 

N.* CCCXXXV 

Il medesimo allo stesso. Da Firenze 26 Giugno i5n3 
(l, e.) . 
È autografa 

Rmo, Sr. Prior mio 

Io potevo stare Arezzo ancor 15 dì, se io pensavo 
non godervi ; però io sono stato tutte queste feste col 
Gran Duca , che à caro che io gli sia intorno, e quan- 
tunque e' non parli, pur à caro sentir qualcosa, et a' 
disegni che gli ò mostro della gran cupola sé rallegra- 
to assai, et vorei pur fatto san Pietro dargli principio, 
et pur vorei vederla, sarà facil cosa che domenica , sio 
non sono inpedito , vengha da lei, poi chella non vien 
quaggiù, che pure ò da ragionar assai. Livo me venuto 
a vedere, et per lui ò fatto questi duo vasi, et con 
questo fo fine, di casa alli 26 di Giugno 1573. 

D. V. S. 
Servitore il cavalier 
Giorgio Vasari 
(Direzione) Al Rmo. Monsr. il Sr. spedalingho 

de'Nocenti in Piano di Mugnione 

N.° CCCXXXV! 

Il medesimo allo slesso. Da Firenze io Luglio 
i5^3 (l. e). 

È autografa 

Rmo. monsignor mio 

Io ò auto la vostra scritta oggi , et apunto ma tro- 
vato che io ò scritto per suo conto a Sua Santità che 
goda le vostre fatiche et le mie. et quel disegnio , che 
ve inpastato le duo facciate con le 4 storie de' dua 
Apostoli con quella architettura p glia dato la vita , et 
T. III. 25 



386 CARTEGGIO EC to' ARTISTI 

de un disegnio chel Sermo. Principe à detto che io 
so' un teribile homo , che io ò modo di far fare le cose 
a chi non sene diletta , et là lodato assai. Et ma rin- 
grattato della casetta che voresti : questo basta per ora. 

Il Gran Duca ieri ebbe gran contento a veder quel 
disegno , vi fui 4 ore a trattenello; stupì, et così se 
preso la parola dell'una et dell'altra Altezza, che ho 
scritto all' inbasciator vostro di Pistoia che lo presenti 
o al Card. San Sisto o al Papa seco, in nome di loro 
Altezze et mio, et che de' disegni, inventioni, segli farà 
ogni servitio , ma che è tenpo che la cupola si seguiti, 
che facci condur questo ad altri , et volendo più dise- 
gni , segli faranno, la mia lettera di Nostro Signore 
prega la spedition vostra et la mia, se fussi vacato 
niente: et tanto dico all'inbasciatore, che non vorei 
che fussi del freddo per la S. V.: però al vechio or-, 
tolano ò scritto ancora et al Gerino che frughino que^ 
ste tasche, che il sol lione non le sechi, et ò fatto un 
grande spaccio: spettereno le nuove. 

Livo et il mio Luigi àn lucidato tutta la volta et 
le dua facciate , ma senon tornate non si profilerà , 
perchè il caldo dà lor noia, per non la battezar pol- 
troneria, et io so' stracco. S. Antonio dovete riscuotere 
scudi 108, et stanno lì a spettare il vostro ritorno per 
mettervi il resto che vi dissi : io so chel caldo va a cac-> 
ciate , che se ciò non fossi , vi sarei venuto a vedere, 
ma io sento non so che di poltroneria : però mi scusi, 
et Con questo fo fine, di Fiorenza alli 18 di L.* 1573. 

D. V. S. 

tutto tutto tutto vostro 

Il cavalier Giorgio Vasarii 

( Direzione ) Al Rrao. Monsr. il Sr. spedalingUo de* 

Nocenti 



CARTEGGIO EC. d' ARTISTI 38} 

N.° CCCXXXVII 

Bart. Ammannato a Marco Mantova Ben avides *. 
Da Firenze i3 Agosto 1573 (Raccolta Correr a Ve- 
nezia codice 9 1 7 e. 2 1 5 ) . 

È originale 

Eccmo. Sigr. mio sempre ossmo, 

Non voglio manchare a me medesimo col rimaner- 
mi in memoria di V. Ecc. con questa buona e santa 
occasione, che sarà colla venuta a Padova del rdo. padre 
Iulio della compagnia di Ghiesù , retore nel colegio di 
lor compagnia in Firenze, e dal quale V. Ecc. può 
avere informatone dell' esere di mia moglie e mia, .che 
per gratia diddio stiamo assai bene , e mortificati in 
parte di molti fumi et anbitione e glorie vane del mon- 
do, preghiamo la bontà di dio che ne lievi questo resto, 
acciò possiamo una volta davero servire per quello che 
siamo messi da dio al mondo, desideriamo di sapere 
come sta la Ecc. vostra et tutti i suoi , e la preghiamo 
che ci ami al solito, e se non ci vedremo in questo 
mondo per la lontananza , dio ci dia gratia ci rivedia- 
mo j Ila sua mastà in paradiso: et con ugni umiltà e 
reverentia mincbino a V. Ecc. 

Di Firenze agli 13 Di V. Ecc. amorevole amico 
d'agosto 1573 servitore 

Bart*. Amannati 

( Direzione) Al molto Magco. et Ecc. Sig. mio sem- 
pre oss. il Sigr. Marco Mantova a Padova 



* Marco Mantova Benavides , Padovano , gran legista et erudito cele» 
bre , per cui l' Ammannato scolpì il colosso e la sepoltura. 



388 CARTEGGIO EC. d' ARTISTI 

N. r CCGXXXVIII 

Francesco Moscbino al Granduca Francesco. Da To- 
rino 26 Maggio 1574 (4rch. Med. Carteggio del G. Du- 
ca Francesco filza 2). 
È originale 

Sermo. Sre. e padron mio sempre ossmo. 

Io fui e sono stato obbligato alla felicissima memoria 
del Granduca Cosimo, padre di V. A., che ben che 
io sia humilissimo non ho nondimeno potuto rattener- 
mi , sì come ogniuno ha da dolersi sommamente della 
morte di quello , di condolermene con il maggior e più 
affetionato personaggio rimasto di lui. Mi dolgo e dorrò 
sempre, Sermo. Sre. e padron mio , con l'A. V. del gran- 
dissimo detrimento che ha hauto non solamente lei e 
la Toscana, ma tutta la cristianità, nel perdere il padre, 
padre veramente di ciascun virtuoso. Ma siccome ella 
ha da consolar se stessa, ha vendole Iddio concesso gra- 
tia d'esser rimasa (sic) quell' istesso che era lui in 
bontà e in virtù , così consola questi tutti e me sopra 
modo, il quale trovandomi per gli medesimi obblighi 
legato a lei, che era il Granduca suo padre di felicis- 
sima memoria, la supplico humilmente e con tutto il 
cuore che si degni d' havermi nel numero di quelli che 
le sono affetionatissimi servidori, che di certo la mi 
troveria con prontissimo affetto in quanto possano e 
vagliano le debil forze mie e quelle poche virtù , che 
con la gratia d'Iddio et con il tempo di molt'anni mi 
sono acquistale, sempre tale massimamente che io cre- 
derrò fra non molti mesi ritornare in Toscana, et qua 
il Duca di Savoia , al quale il padre di V. A. mi acco- 
modò per alcun tenpo, non harà più che bisogno dell'o- 
pera mia. Prego intanto la bontà divina che la consoli 
etc. Da Torino alli 26 di Maggio 1574. 

Francesco Moschino scultore 



CARTEGGIO EC. d' ARTISTI 38 9 

N.° CCCXXXIX 

Giov. Alberto barone di Sprinzestein e Caslelnuovo 
allo stesso. Da Pirkbeira £ Giugno i5^4 (^ e. filza 3). 
È originale 

— Vederà un edifitio giusto, bello e bono, et anco di 
grandissimo spasio di vedere stampare con tanta prestez- 
za una quantità granda (sic) di denari. Da più V. A. Ser- 
ma, si potrà servire di detta edifitio non solamente per 
stampare tenari, ma ancora mille altre cosse bellissime, 
come fresi et piastri per scrittoi, medaglie di ogni sor- 
te, fiasgetti dargento con bellissimo rilievo; in conclusio- 
ne V. Alt. vederà assai più eh' io non scrivo. Da Puer- 
ckhaimb 1 Giugno 1574. 

Nota 

Dice il barone nel principio della lettera d'aver già 
da due mesi preparati i ferramenti per poter subito 
dopo il suo arrivo cominciare la fabbrica della Zecca* 

N.° GCCXL 

Pietro Vasari alio stesso. Da Firenze 27 Giugno i5y4 
(Jrch. e. filza e). 
È originale 

Di casa 27 Giug. 74 

Mi trovo in quella amaritudine che può pensare l'Alt. 
Vra. per la morte del cavallier MS. Giorgio, mio fra- 
tello , seguita in questo punto j che sia in gloria! 

La supplico che la si degni havermi per raccoman- 
dato insieme con cinque figlioli che mi trovo, tre ma- 
schi et dua femine. Et quanto alle cose del arte', cer- 
cherò di conservare quello che sarà in mio potere. 



39O CARTEGGIO EC. D* ARTISTI 

Nota 

" xx vii Giugno 1574 morì Giorgio Vasari. La sua casa 
in Firenze fu nel popolo di S. Piero nella via del Galeo- 
ne. Il Granduca donò gli una casa posta in Borgo Sta. 
Croce per se e suoi discendenti, e poscia comessela an- 
cora a' figliuoli di Ser Piero, suo fratello, ed era di va- 
luta di scudi 1400 (Memorie fiorentine inedite). 

N.° CCCXLI 

Pietro Carnesecchi allo stesso. Da Pietrasanta 1 1 
Luglio 1574 C^rch. e. Carteggio e. filza 4)« 
È originale 

Attendesi tutta volta a cavare e marmi per il Pa- 
lazzo de' Pitti e capella, secondo il modello bauuto 
maestro Raffaello Carli, capomaestro di queste cave, 
da Bartolomeo Amanati, e medesimamente si fa di quelli 
della fabrica delli xm magistrati. 

Nota 

Eidem. Consegnai a Maestro Raffaello Carli di Setti- 
gnano la cava de' marmi misti di Stazzema, risalvando 
la cava dell'Opera, et il masso dell'aguglia grande per 
V. A. Ser., secondo la con ventione. 31 Luglio 1577 ( /. e» 
filza 41/ 

N. # CCCXUI 

Pietro Vasari allo stesso. Da Firenze 11 Agosto 
1 5^4 (Arch,\ e. filza 5 ). 
È originale 

Da Bernardo , pittore di V. Al. Serma., mi fu fatto 
intendere che la voleva quel disegnio del trionfo della 



CARTEGGIO EC. D* ARTISTI 39 1 

Natura , che la B. M. di mio fratello le mostrò in Arez- 
zo; né possendo sentir cosa più grata che la mi coman- 
di, mandai subito presso, et essendo comparso gnene 
mando. La supplico havere per raccomandato — Giorgio 
per le fatiche di suo zio, che resta havere et della Sala 
et della Gupola. 

N/ CCCXLIII 

Antonio da San Gallo allo stesso. Da Firenze 24 
Settembre i5^4 C-^ rCn ^ e. filza 6.). 
È originale 

Havendo trovato alcbuni disegni di fortezze di cit- 
tà > tanto del suo felicissimo stato, quanto ancora di 
altri luoghi , come per la inclusa nota V. A. S. potrà 
vedere, li quali disegni humilmente la pregherò che per 
la sua bontà et gratia V» A. S. si degni accettarli, non 
come da me, ma come opere della B. M. di maestro 
Antonio Sangallo, umilissimo servitore et affezzionato 
delli suoi degnissimi antecessore 

Primo Voi. cinque disegni per la fortezza di perugia 
Secondo Voi. 3 disegni per la fortificatione del monte 
di sto. miniato 

Terzo Voi. cinque disegni per la rocha di fiorenza 
Quarto V. Il disegno di fiorenza con laccrescimento 
Quinto V. 3 disegni, cioè di bognia , di modana et 
parma 

VI. 3 disegni di ravenna 
VII. 5 dis. di ancona per mare è per terra 
Vili. 4 dis., cioè di pesa, di prato, dipistoia e della 
rocha dimola 
Villi, quattro dis. per la rocha di piacenza 
X. quattro dis. di Civita vechia 
XI. Qui sono li infrascritti disegni, cioè il dis. di 
anigni, quel di goveva (sic), quello della rochetta di 



392 CARTEGGIO EC. D* ARTISTI 

ascoli, quello di modigliana, quello della forteza di 
braccio baglioni, et quello di orvieto 

XIL 3 dis. di furli 

XIII. dua disegni della rocba di arezo 

XIIII. dua disegni di fano 

XV. dua disegni di castro, con dua altri varii di- 
segni 

XVI. Questi sono dodici disegni varii 

XVII. Qui sono li infrascritti dis., cioè porto di te- 
stacela, dis. di cervia, di modigliana et castro caro , 
della città di fermo et altre cose ; uno sebizo di peru- 
gia et uno altro disegno di castro caro da se 

XVIII. Qui sono li infrascritti dis. , cioè sebizo di ne- 
pi , dua disegni di castello sto. angiolo di roma, uno 
sebizo del medesimo, disegno di borgbo nuovo, dise- 
guo della porta di sto. spirito, et uno altro disegno: 
tutti questi sono di roma, eccetto nepi 

XVIIII. Qui sono li infrascritti disegni di paludi , dis. 
della boeba del lago di cotigniano , disegno di paduli 
infra bolognia et ferrara, porto et fortiGcatione di ame- 
lia , misure del fosso di ostia , stato di urbino et ca- 
mereno , paduli di fulignio , dis. di uno stato, ma non 
soprascritto 

XX. 3 dis. di Civita castellana 

XXI. Varie prospettive, in prima cioè quella di pa- 
liano, quella di castro caro, quelle de' monti intorno 
a fiorenza, quella del monte a sa sovino , una altra nou 
sopra scritta, li infrascritti disegni son qui nominati 
secondo che sono soprascritti disopra : 

Memoriale per la fortificazione del castello di empoli 

Memoriale per la rocba d' imola 

Mem. per la rocba di ravenna 

Mera, per la rochetta di ascoli 

Mem. per li lochi marittimi di fermo 

Mem. per la sboccatura del lago di pie di luco 

Schizo di faenza 

Dis. della rocha di pietra santa 



CARTEGGIO EC. d' ARTISTI 3<)3 

Nota 

Importantissima per la vita di Antonio da S. Gallo 
(Picconi) è questa nota delle sue opere; Qual sorte 
abbiano avuta poi questi disegni, non saprei indicare. 

N.° CCCXLIV 

Paolo Vinta allo stesso. Da Firenze 3o Ottobre 1574 
(/. e. filza 7 )• 
È originale 

Mando a V. A. il privelegio che ella concesso a Gio- 
vanni Gargolli , legnaiuolo , che per dieci anni nessuno 
senza sua licenza possa usare o valersi del nuovo istru- 
mento o edifitio trovato da lui per torniare pietre , 
argento et altro in varie et diverse proportione, sotto 
la pena di scudi 25 , et della perdita dell' istrumento , 
et con obligo et conditione che Giovanni in fra due 
mesi debbia haverlo effettualmente messo in opera. 

N.° CCCXLV 

Giov. Carneseccln allo stesso. Da Pietrasanta a° 
Dicembre 1574 (l- e. filza 9). 
È originale 

— Sarà con questa parimente il conto de' marmi 
misti e bianchi condotti a marina e venduti a' particu- 
lari in» quattro mesi, come si dichiara nella nota, la 
monta de' quali ascende alla somma di scudi 282 -, si 
attende a sollicitare il lavoro per la cappella de' Pit- 
ti, et il restante delle commissioni per ciò havute. 
Marmi bianchi condotti delle 
cave di Carrara: 

A Sua Altezza Serma, un pilo di marmo biapeo di 
braccia sette lungo, largo br. 2 \, grosso b. 2 - scudi 52 

Si mette solo la spesa fatta a bozzarlo et a tirarlo 
in marina per ordine di Giov. Bologna. 



394 CARTEGGIO EC. D* ARTISTI 

Marmi misti della cava di Stazzema condotti alla ma- 
rina di Pietra Santa: 

Al palazzo Pitti per la cappella tré Colonne — scudi 
75. Item per la detta cappella pezzi cinque di mistio 
di più misure , per cornice et fregio , architravi et pi- 
lastri, secondo lordine dato — scudi 12 

Al detto palazzo pezzi 3 di mistio , uno per Uno sti- 
pite da porta; uno — per uno architrave, et uno per 
stipite da camino — scudi 12 i 

Alla fabbrica de' XIII Magistrati pezzi 6 di mistio, ser- 
vono per 12 stipiti da porte — scudi 105 

Alla detta fabbrica un pezzo di mistio, serve per dua 
architravi da porticelle — scudi 5 

Marmi misti venduti per contanti a Ms. Vincentio 
de' Rossi, pezzi tre di mistio — scudi 24 

Dal xv Luglio — xv Novembre 

N,° CCCXLVI 

Bernardo Vecchietti allo stesso. Da Firenze 16 Ot- 
tobre 15-75 (l. e. filza 19). 
È originale 

Viene il presente latore Federigo Zuccharo, pittore, 
a bacciar la mano di V. A., pronto per quanto mi 
afferma a servirla in quello che da lei li fìa coman- 
dato, ha dato una vista al facto nella cupola, et li po- 
trà dire quello li accade* pare vogla andar fino a Roma 
per pochi giorni, et poi tornare subito. 

N> CCCXLVII 

Francesco Moschino allo stesso. Da Parma 9 Novem- 
bre 1577 ( l. e. filza 45 ). 
È originale 

Serrnoo Gran Duca mio Sr. oss. 

Glie vero che quando io parti' di costà per venire 



CARTEGGIO EC. D* ARTISTI 395 

xi Parma in servitio qui di S. E. I. , dissi a V. A. chio 
sarei di ritornata in costà al più lungo per tutto questo 
mese ; e sarei tornato ancora prima , dove che per an- 
cora tarderò circa 12 giorni , perchè S. E. I. à fatto 
scrivere a Milano a que' deputati di-S. Celso, che aven* 
do loro fatto condurre alcuni pezi di marmo , S. E. I. 
insieme con questi diputati sopra la fontana , che si de- 
ve fare qui in Parma , desiderano sapere la spesa el 
modo, acciò io mene torni in costà, con resolutione 
di allocare a qualcuno la condutta di questi marmi per 
detta fontana, che in brevi giorni sen a vera resolutio- 
ne, et subito sarò di ritorno in costà, con «tutto che 
abbi una mia figliuola in transito . né sendo qua per 
altro, hurnilmente gli bascio le mani, pregando il N. 
S. Iddio la conservi sana con agumento di stato e fe- 
licissima. Di Parma alli 9 di Novb. 77. 
Di V. A. S 

humilìssimo servitore 
Francesco Moschino 

N.° CCCXLVIH 

Giovanni Pepoli a Andrea Palladio. Da Bologna 
22 Novembre 1577 {Arch. della Fabbrica di S. Pe- 
tronio II* C. fascicolo B). 

È la minuta, segnata u lettera, come pare, del Ter' 
ribilia * 

22 Nov. 1577 

Magco. et ecc. mess. Andrea 

Fu fatta secondo le sagome et disegno vostro provi- 
sione de pietre per far un cantoniero con tutta la fac- 
ciata sino alla porta piccola della chiesa di S. Petronio. 
Ma quando si credeva dar principio alla fabrica, ci sia- 
mo trovati in maggior confusione et travaglio che pri- 
ma, perchè essendo capitati in questa città alcuni ar- 
chitetti et homini di dissegno in compagnia del Sigr. 

* La lettera che segue appresso mostra ad evidenza che questa lette» 
è scritta da Giov. Pepoli. 



396 CARTEGGIO EC D* ARTISTI 

Ferrante Vitelli et altri, quali, havendo veduto et con- 
siderato il disegno vostro et la facciata, ci dissero che 
a essi parea cosa impossibile accomodar sul todesco 
questo vecchio , essendo tanto discrepanti uno dal altro, 
aducendo molti dubbii, ragioni, et altre cose, delle quali 
tutte vi si manda la copia , dicendo anco dubitar non 
il cantone fosse per portar tal peso, havendo inteso det- 
to cantone esser stato riempito in confuso buttando 
giù calcina, pietre et calcinaci a guisa de fondamento , 
et non murato a masso , non pensando che dovesse por- 
tar tal carico ; et in somma che saria assai più tollerabi- 
le, non ostante molte imperfectione che sono nel già 
principiato, seguitarlo con il suo ordine todesco, che 
giongerli questo tanto diverso e discrepante. 

10 sono stato fermo nel disegno vostro, sapendo quan- 
ta sia la sua intelligenza et valor, ma ancor ho voluto 
avisarla delle oppositioni che se gli fano , et regarla 
quando conoscesse cosa alcuna in questo fatto, volermi 
dir il parer suo liberamente perchè tanto si differisse 
alla scienza et aulhorità sua, che par che quella sola sia 
per dare il vero modo et temperamento in questa im- 
presa. Della qual cosa quanto io posso caldamente la pre- 
go, offerendomi a'suoi piaceri prontissimo. 

N." CCCXLIX 

Risposta di Andrea Palladio a Giovanni Pepoli. Da 
Venezia 11 Gennaio 15^8 (/. e). 
È autografa 

Illmo. mio Sr. ossmo. 

11 non haver prima risposta alla sua litera che bora, 
è causato parte per essere stato fori della terra et parte 
amalato; perciò V. S. IH. mi bavera per iscusato. quanto 
alle oppositioni di quelli exmi. architeli, che lame scrive, 
distinte in diversi cappitoli, gli farò breve risposta, an- 
chor che non sii tenuto risponder a oppositioni fatemi 



CARTEGGIO EC. D* ARTISTI $$'] 

da drielo et da chi non conoscho , né ha ardir nomi- 
narsi ; et credo certo se io fossi stato presente, non ha- 
verebbero cusì audacemente ragionato, ben che non ho 
fatto cosa nel disegno mio, che io non la possi cum vi- 
ve ragioni , parte fondate sopra lautorità de'antiqui et 
parte sopra esempi moderni , fatti perciò da boni archi- 
tetti, sustentare. 

Et prima , che par cossa discrepante il poner ordini 
Corintbii et Compositi sopra il Tedescho , perchè fra di 
loro non han convenienza alcuna: a quella gli rispon- 
do che né anco il Corintho et Composito non han con- 
venienza alcuna con il Rusticho et Doricho, tamen gli 
antichi l'han fatto, ponendoglieli! sopra, et con ragione 
che il più polito et legiadro stii sopra il più sodo et gra- 
ve , imitando in questo la natura, madre et maestra di 
tutte le cose bone , che ne gli alberi le sue cime à or- 
nati di fiori et frondi, et gli piedi di dura scortezza, 
né pò chiamar con verità chiamar (sic) il primo ordi- 
ne Tedescho, havendogli gionto tanto de ornamenti quan- 
to si vedeno nel disegno, che si può dir certo non ha- 
ver più del Todescho, come già è sta'fatto al tempio fa- 
moso della gloriosa madre di Loretto, qualera pur Tede- 
scho, ma con lhaver quel prudente architeto agiontovi 
boni ornamenti, rende l'opera bella et gratiosa. 

2. Cheli piedistalli che van sopra Scantonate et sotto le 
piramide, essendo esse cantonate tonde et essi piedistalli 
quadrati, non possono riuscir bene, perchè fra di loro non 
han convenienzza né corispondenzza alcuna: a quella gli 
rispondo che gli antichi l'han fatto, et si vede che nel An- 
fiteatro di Vespasiano et nel Teatro di Marcello et in mol- 
ti altri edifìcii, ove han messo un ordine sopra laltro, et 
con ragione, pur che il corpo chesustenta sia magior del 
sustentato. 

3. Che le cornici che si partono da essi piramidi et se- 
guitano il piovente dacqua, non hanno né principio ne fi- 
ne che sia posto con buona ragione di arcbitelura: a quel- 
la gli rispondo che hano il principio el fine conbonissima 



398 CARTEGGIO EC. D* ARTISTI 

ragione, et a lor tochi a provar con Pautorità de* antichi 
che non sii posti con buon ordine di arcbitetura. 

4. Che facendo li frontispici alle porte, sono al nostro 
parer falsissimi e senza ragione, et non hanno conformi- 
tà alcuna con esse porte ; perchè essendo il principio dì 
esse di arcbitetura tedescha et assai belle secondo tal or- 
dine, et dandole il suo finimento d'altra maniera, sarà cos- 
sa biasmevolle ; et quanto a noi ci offende assai, et cosi 
credeamo farà ad ogni homo inteligente: a quella gli ri- 
spondo ove cha vano questa falsità, se sono gli angoli suoi 
tropo acuti o tropo otusi, o pur se le cornici son troppo 
picchole sopra quel corpo o tropo grande, o pur in quat 
parte sono falsi , lo dichino sello sanno : ma per mia fe- 
de credo habbino corroti i lor giuditii , ne so in che au- 
tori tedeschi habino mai veduto descrita larchitetura, quel 
non è altro che una proportion de' membri in un corpo, 
cussi ben luno con gli altri , et gli altri con luno si- 
metriati et corispondenti che armonicamente rendino 
maestà et decoro. Ma la maniera tedescha si può chia- 
mare confusione et non arcbitetura, et quella dee haver 
questi valentuomini imparato, et non la buona. 

5. Che la porta di mezo, molto laudata da tuti li va- 
lentuomini, diciamo che patirà gli medesmi inconve- 
nienti delle sopradette, et anche di più, et maxime nelle 
pilastrate; che alongandolle come dimostra il disegno, 
riuscirano sproportionatissime e fuor di ogni ragione : 

a quella gli rispondo che tanto più mi rendo cer- 
to che non habino veduto altra arcbitetura che que- 
sta sua tedescha, poiché cussi la laudano. Ma vorei 
mi sapessero dire che grandezza di porta vorebbe a quel 
tempio, considerando, come sopra, che dee il corpo 
con membri et questi con quello haver insieme armonica 
proportione, et che da quello nasce poi quel bello che 
da gli antichi greci Heurithmia vien detto, che altro 
non vuol dire che cussi ben composto corpo che più 
non vi si desideri. Ma a confusion sua vedino Vitruvio 
nel quarto al sesto , e poi chiudeno la bocca > né per 



CARTEGGIO EC. d' ARTISTI 399 

lavenir siano più audaci a opponere a quello non inten- 

dico. 

6. Che nelle pilastrate di essa porta con le pilastrate 
di sopra non essendo dalle basse de luna al capitello 
de làltra altra distanza che una semplice corniseta, è 
cosa che né antichi né moderni credo mai la facessero, 
perche in effetto è cosa che rende al ochio molta di- 
sgrada : 

a quella gli rispondo , in qual autor anticho o mo- 
derno ha veduto che probibischi, quando una coIona con 
il suo capitello è sopra la sua cornice di proportionata 
grandezza, come è questa, non possi sopra essa cornice 
mettergli un' altra coIona con la sua basse et capitello, 
minuita perciò a proportione secondo gli precetti de' boni 
antiqui? ma certo quelli ne dee havere veduti pochi, 

7. Che le cornici sopra lordine Corinthio , le qualli 
si partono dalle cantonate di esso ordine et seguitano 
il piovente delacqua , non possono, secondo il parer no- 
stro . riuscir nel modo sono disegnate ; 

a quella gli rispondo che in proprio fatto mi oSero 
fargli vedere riuscirano giusto come sono disegnate; 
et che diranno poi del suo parere così corroto e 
guasto ? 

8. Che le fenestre che han a dar lume nella chiesa, 
dubitiamo che andran tanto alte che non vi capiranno 
per di dentro ; e se pur vi capessero, saran però tanto 
alte sotto la volta che faranno calvissimo effetto , e 
faranno discordanza con gli altri lumi di essa chiesa : 

a quella gli rispondo che deverebero dubitare se le 
fenestre fossero basse come lor vorrebbero, età que- 
sto si vede chiaro che intendeno pocho , poiché dubi- 
tano che il magior lume tolto da alto meno illumini 
che il basso , e pur ad oculon si vede il contrario; et 
certo mi stupisco di tanta prosuntione: del discordar con 
gli altri lumi della chiesa, è cosa ridicolla, 

9. Che li doicornisoni cum sopra l'ordine Corinthio, 
et l'altro sopra lordine Composito, et essendo grandi 



400 CARTEGGIO BC. d' ARTISTI 

come df ragion ban da esser con il suo conveniente 
sporto , dubitiamo che per il suo tramazzo e peso la 
parte da basso già fatta resti offesa, essendo essa parte 
fatta tutta di laste in piedi, le qualli ban poca forzza 
per sostener; il oltre che dette cornice saranno di gran- 
dissima spesa per li gran pezzi di marmor che vi an- 
daranno: 

a quella gli rispondo non esservi da dubitare , perciò- 
che il corpo che sustenta è magior del sustentato , et 
quanto alle laste in piedi sono tutte Chiavellate et messe 
di fuori per ornamento, e nei arco di Costantino et qui 
nel gravissimo tempio di S. Marco ; il resto è muro 
sodo: né vale la ragione che nella sua litera mi dice es- 
ser fato di pietre et calcine mescolate e a caso gietate, 
che anzi queste sono le fortissime muraglie, come face- 
vano li antichi, et vedessi in molti edefitii in Roma , 
et altri luochi di Italia, et maxime nella città di Bressa 
et Scrmion su il lago di Garda, et nelle ruine antichis- 
sime del Teatro di Vicenza, qual sono di così soda et 
dura materia, che a guisa di durissimo porBdo non si 
può col ferro penetrare: quanto poi alli gran pezzi di 
marmor li andaranno, non tocca a loro a impaurirsi 
della spesa, ma mostrano animo conforme alla sua bassa 
tedescha architetura. 

10. Che facendosi lhistorie fra li pilastri come sono 
disegnate, al medesimo di grossa spesa, e non faranno 
quel ornamento che alcuni pensano, perciò che essendo 
lontane da lochio e di basso rilievo, non servono, che di 
lontano vogliono esser di gran rilievo, acciò che faccino 
ombra over sbatimenti , che questi danno ocasione di 
potersi vedere; et facendovi anchora per ornamento tanti 
festoni quanti vene sono disegnati, ci pare che sii cosa 
troppo vitiosa, e che tolgiano la gravità alopera, et che 
non convenghino in tal edifitio: 

a quella gli rispondo et replico che a lor non tocha 
a pensare alla spesa, ina sua audacissima prosuntione 
et intacho a quella illma. città; quanto poi che non 



CARTEGGIO EC. D* AUTISTI 4 01 

faranno quel ornamento che si crede per esser lontane 
dal ocbio e di basso rilievo, mi stupisco di tanto ardire, 
poiché veggiamo in tanti archi, colonne et edefitii anti- 
qui gli bassi rilievi, anzi li gran rilievi non slan bene 
su le faciate, che parrebbe fossero atacbali et non fissi; 
circa poi agli festoni che dicbono esser cosa viliosa et 
tolga la gravità alopera, gli dicho non vene esser tanti 
che anchor con ragione non si vene potesse meler più: 
ma non so ove cavano questa sua ragione tedescha a- 
ponlo che gli festoni , fogliami et fruti togliano la gra- 
vità alopera, poiché nella constrution del tempio gran- 
dissimo di Hierusalem furono fatti fogliami , frutti et 
altri ornamenti, et gli antichi Egiptii, Greci et Romani 
in niuna sorte di fabriche metevano tanti ornamenti di 
fogliami quanto nelli tempii sacri , anzzi il più richo 
ordine di questi ornamenti, che è il Corinthio, lo dedi- 
carono a' tempii ; non mi maraviglio adunque se sono 
così audaci, poi che oppongono a quello che dagli anti- 
qui sacri e profani è stalo fatto. 

11. Nel ultimo poi ove dicbono che il tutto pare una 
confusione, et che il lutto procede dal mutar ordine, 
perciò è fuori di proposito che andiamo più inanti ra- 
contando quello che sopra ciò si potrà dire: 

Non meno delle altre è bella questa conclusione , poi* 
che lo baver ridotta quella facciata in termini talli che 
si può dir non ceder a qualunque altra antiqua e ben 
intesa arcbitetura, offerendo mi pronto in ogni oca» 
sione con fondatissime ragioni dimostrarlo, se ben a 
quelli valentuomini pare confusione, perchè non inten- 
dendo altra arcbitetura di questa pur sua tedescha , che 
con vero nome si può chiamar confusione, non ponno 
lodare per bona non la intendendo. 

Del fare il porticho di fuori, quantunque rompi la 
facciata, pur facendollo con buono ordine renderà gran- 
dezza et commodità al opera, et io il lodo. Né moltipli- 
cherò più parolle, perchè bevendomi lo 111. Sig. conte 
Fabio detto e per nome di V. S. Moia, et suo et del 

T. Ili, 26 



4oa CARTEGGIO EC. Ù* ARTISTI 

Illre. suo cognato che io dia una volta deli , mene ve- 
iurò quanto prima bavero comodità, et suplirò a bo 
cha a quanto per non atediarla in più longa scritura 
havessi manchato. et con il fargli burnii riverenza gli 
basio le mani . 
Oi Venezia il 11 genaio 1578 

Di V. S. Tllma. 
Humilissimo Servitore 
Andrea Palladio 

(Direzione ) All' illmo. Sor. ossmo- Il Sor. Conte 
GiQvaq di Pepolli in Bologna 

N.° CCCL 

Niccolò Gaddi al cavalier Serguidi. Da Firenze %$• 
Novembre 1577 (Manoscritti e. J. 

É originale 

Molto mageo. sigr. mìo 

Perchè biermattina il Serm. Granduca mi commesse 
ch'io vedessi a che termine era la figura di mischio verde 
per Impratolino, che fa Gianbologna , subito che ar- 
rivai lo andai a trovare, et viddi che il verde era tutto 
sbozato, et il marmo bianco che vi va , ancora il simile, 
et harebbela tirata, secondo che dice, molto più innanzi, 
se non havessi tenuto gli huomini a lavorare sopra la 
figura a sedere che fece Vincentio Perugino , la quale 
è a bonissimo termine. Dice ancora che ha dificultà di 
trovare chi sappia lavorare questi mischi, non gli es- 
sendo riuscito il caso quello a chi prima la faceva fare; 
hora che ci metterà mano , e quanto più presto po- 
trà , vedrà di finirla. V. S. mi farà gratia di dire tutto 
questo a S. A. Serma., et che io di continuo terrò sol- 
lecitato Gianbologna , acciò che quanto prima la spe- 
disca . e con baciar le mani a V. S. meli raccomando. 



CARTEGGIO EC. D* ARTISTI 4°** 

Che Dio felice la conservi. Di Firenze il dì 23 di No- 
vembre 1577. 
Di V. S. molto magnifica 

^« ,v Servitore 

r firmata ) Nfe GMÌ 

(Direzione) Al Molto magco. sigr. mio ossmo. il 
— Gavalier Serguidi al Poggio 

N.° CCCLI 

Il Granduca Francesco a Domenico Compagno. Da 
Firenze 12 Gennaio 15^8 (Aroh. Med. Minute del 
Granduca Francesco filza ni ). 

A maestro Domenico Compagno intagliator di carnei 
a Roma xn Genn. 77 

Dal calvaliere de'Gaddi habbiamo ricevuto la Ira. vra. 
de' 3 insieme col cammeo , che ci ha satisfatto intera- 
mente per la diligenzia che lavete usata nel lavorarlo ; 
et per satisfattione delle vostre fatiche riceverete costì 
dal nostro Ambasciatore snudi 100 , per far a voi sem- 
pre dove potremo ogni piacere, et state sano. 

N.° CCCLII 

B. Ammannato a Giov. Battista Carnesecchi. Da Fi- 
renze ia Giugno 1578 ( Arch. del Monte Comune 
N.° 4 i.i 8 fra le filze segnate "Debitori e Creditori 
de' Marmi Misti etc." ). 

È originale 

Magnifico Giov, Battista, Vi si scrisse già che voi fa- 
cessi opera per via di cotesto capitano che si ritro- 
vassi chi havea guasto et dannifìcato le cave de' mar- 
mi et arnesi desse, et li delinquenti pagassino il danno 
conforme alla stima fattane , et anche si castigassero 
per giustizia per dare exemplo a gli attri, acciò non 



4©4 CARTEGGIO EC D* ARTISTI 

savezzmo haversi poco rispetto alle cose di S. A. Sei* 
Hora ci vien detto che li rapresentanti il comune della 
Cappella hanno dato per dannatori Vincenzo de' Rossi, 
G. Bologna , maestro Raffaello Carli et altri ministri di 
dette cave, che più presto sono stati quelli che hanno 
ricerco che si ritrovino tali dannatori che altrimenti. 
Però vi diciamo che per nostra parte facciate intendere 
a cotesto capitano , o a chi saspetta , che usi ogni pos- 
sibile diligenza di ritrovar li veri dannatori, et quelli ca- 
stighi, et non molesti questi ministri , che inciò non 
hanno colpa alcuna. Et voi quanto prima sia possibile 
non mancate di mandarci il capitello di marmo, che è 
a cotesta marina, per servizio qua della colonna. 
Di Firenze xu Qiugn. 1578 

Bartolomeo Amannati * 

Nota 

Dal primo di questi libri segnati Debitori e Credi- 
tori de' Marmi Afisti , tenuto per Giov. Battista di Ri- 
dolfo Carnesecchi , rilevo le seguenti notizie: 

'* 1571 Maestro Raffaello Carli da Settignano , capo- 
maestro di dette cave lire 547. 10, per provvisione di 
mesi 7 giorni 9. 

Bartolomeo , il di lui figlio , per 3 mesi lire 157. 10. 

22 Settembre si paga il trasporto della colonna grande 
da Pietrasanta a Livorno. 

6 Novembre. Per valuta della baxa (sic ) di marmo 
bianco serve per la colonna pichola. 

1572 Aprile 11. Pagamento per 7 pezzi di marmo 
mistìo da porte, camini, per il palazzo de' Pitti; per 
la fabricha de' Magistrati 6 pezzi di marmo mistio, 
stipiti da porte, architrave, frontespizio etc. (17 Aprile). 

23 Maggio. Un pezzo di marmo mistio abbozzato 
per una nicchia per la fontana di piazza, e marmo bian- 
cho per la fonte di granito. 

* Questa lettera ha ancora la Orina d' un altro nome . il quale sembra 
quello di Carlo Pitti. 



CARTEGGIO EC. !>' ARTISTI 4°^ 

1573 30 Gennaio. Marmo mistio per la cimasa della 
colonna picchola di mistio e un pezzo di marmo mi» 
stio per il pie della aguglia di mistio* 

31 Gennaio. Uno pezzo di marmo biancho per un 
apostolo — debitore 1 J Opera di Santa Maria del Fiore. 

21 Marzo. Per una rota di marmo bianco fatta per 
il carro di Netuno per la fontana di piaza per ordine 
del Amanato. 

1 Aprile. Uno pezzo di marmo biancho fatto per un 
triangolo fatto per ordine di maestro Giov. Bologna per 
servizzio della fontana de'Pilti. 

M. Bartol. Amman nati — per più sorte marmi man- 
datoli dal 23 daprile prossimo passato fino a' dì 3 di 
Giugno. Marmo per più figure etc. — lire 1536. 10. 

24 Dicembre, per faticha a maestro Giovanni di Vin- 
cenzio Tedeschi per haver fatto, lustrato e finito una 
tazza di marmo mistio, che servì per la Illma. Signo- 
ra Leonora di Tolledo. 

1574. 13 Gennaio. Ducati 80 ha da pagare la fabricha 
de' xiii Magistrati per 2 pezzi di marmo mistio per dua 
stipiti della porta grande etc. 

5 Febbr. Pezzo di marmo bianco dell'Altissimo per 
ìepitaflìo de'Pitti. 

detto dì. una figura di marmo mandata a nio. B. Am- 
manna ti» 

13 Aprile, un pezzo di marmo bianco della Capella 
per una figura fatta da mo. Vincenzio de' Bossi scultore. 

23 Giugno, mo. Giov. Caccini una tazza tonda di 
mistio. 

1574. Spese del pilo di marmo bianco di Carrara fatto 
per ordine di mo. Giov. Bologna. 

d\ anno. Spese della figura di marmo bianco di Car- 
rara fatta, condotta dalle cave di Carrara alla marina 
per servitio di Sua Alt. Serra, d'ordine di Giov. Bo- 
logna, scultore, — lire 102. 17. 

1575 13 Gennaio. Marmo bianco per la base della 
colonna grande e per più pezzi per la fonte del Prato 
del granito. 



4oC CARTEGGIO EC. ì>* ARTISTI 

6 Aprile. Palazzo de' Pitti: pezzi due di mistio per ìa 
Cappella — diretto tutto a mo* Giov. Bologna. 

Detto anno. Mo. Bartolomeo Lorenzi, scultore, di 
Fiorenza de* dare a'24 di Marzo scudi 22 ^ per pezzi 
15 di marmi misti, secondo lordine e misura del Sr. 
Iacomo Salviati ". 

N.° CGCLIII 

Camillo Bolognino a Giovanni Pepoli. Da Roma 
a4 Novembre 1578 {A rch. d. Fabbrica di S. Petro- 
nio l. e. ) . 

È autografa 

Illmo. mio Sre. ossmo. 

Hebbi grandissimo piacere intendere la risolutane 
presa da V. S. intorno la fabrica di Sto. Petronio, per- 
chè ella era quella che tante volte accennai a V. S. in 
molti raggionamenti fatti con lei , ma quando viddi il 
dissegno mi ci confìrmai tanto maggiormente, perchè 
mi parve chel Palladio, secondo il suo solito, havessi cosi 
bene accomodato ogni cosa che veramente non si po- 
teva far meglio : et s' io fussi stato di quella autorità 
che richiederla una tanta opera, io liavria rimandato il 
dissegno senza mostrarlo ad altri , ma per non esser 
troppo prosontuoso del mio iuditio, et per non man- 
car a quanto V, S. mi cometeva, l'ho voluto ubidire, 
così bollo mostrato a mess. Incoino della Porta , homo 
che ha nome de' migliori, che ha la cura di Sto. Pietro 
qui in Roma e de tutte le fabriche principali publiebe 
e privale , et per quello che appare del suo di buon iu- 
ditio nell' architettura. Il qual subito che vidde il dis- 
segno si raccordò di S. Petronio, essendosi doluto per 
li tempi passati che quella fabrica fosse seguitata in così 
mala maniera di architettura, così si rallegrò che si pen- 
sasse hora di accomodarla secondo il modo del dissegno, 
quale lodò infinitamente, et massime nella struttura 



CARTEGGIO EC. t>*ARTIStl 407 

e compositione , poi nell' accomodamento col ve- 
chio , et in tutte le altre parti ; et perchè vo Isi non 
solo questa laude e comprobatione universale , ma an- 
cor alle parti speciali di ogni cosa, l'ho tenuto qui per 
due hore esaminando ogni cosa, dove, perchè alcune 
volte secondo le opinioni degli nomini si sogliono al- 
cune cose far diversamente , ha raccordate alcune cosa, 
relle, che io ancor ne ho avertite qualchune, le quali 
son certo che poco rilevano, et chel sig. Palladio gl'ha- 
vrà la ragion pronta ; non di meno se parerà a V. S. 
con quella destrezza raccordarle, perchè potria ancor es- 
ser che non si potesser far altrimente, et che ancor esso 
nel finir la fabrica le giungeria et l'andaria accomodando, 
come si sol comunemente fare, però l'ho cosi scritte 
appartatamente, perchè V. S. possa conferirle avanti che 
ne facci motto , per intender se son raggionevoli , o se 
pur egli è stato necessitato a farle nel modo che stan- 
no, perchè chi non ha il dissegno della pianta esattamen- 
te, o chi non vede la fabbrica in effetto , non pò iudicar 
così ogni cosa a puntino, et perciò bisogna rimettersi 
al Paladio , che ha veduto e misurato ogni cosa, queste 
cose dunque così leggiere, come elle sono, si dicono solo 
per poner in consideratione, et non perchè non si cre- 
da che sieno sfate ben intese et studiate . scrivo anco 
\\ mess. Domenico un mio pensiero che non è spiac- 
ciuto, quando si possi adattar alla fabrica fatta, il quale 
egli vedrà se si pò accomodar, et ne raggionerà occor- 
rendo. Hora mi resta solo a dire a V. S. , che, poiché 
si è presa così bona risolutione , et che il dissegno è ri- 
doto a bon termine, che V. S. facci cominciar animosa- 
mente ; ma le dico bene che sei dissegno non saria ben 
inteso da chi lo havrà da poner in opera , et che non sii 
usata diligenza al disegnare le parli che vi bisogneran- 
no, che non si sarà fatto niente, perchè il dissegno è 
una gran machina, et vi son molte cose difficili da po- 
ner in opera, et da esser ben intese: però è da haver 
gran riguardo a chi havrà questa cura, et V. S. dovrà 



4o8 CARTEGGIO EC» D* ARTISTI 

così bene considerar questa parte quanto è stata que- 
sta del dissegno, e perchè so che lei sa quanto impor- 
ti, so ancor che la governerà prudentemente. Il dis- 
segno è stato veduto ancor da altri intelligenti, li quali 
lo laudano sommamente , sendo certi chel Palladio 
resecarà alcune cosette, et ne giungerà alcune nel po- 
nerlo in opera. Non ho voluto poi difendermi a mo- 
strarlo a tanti, perchè saria stato un farsi poner il cer- 
vello a partito senza raggione : basta bene che li boni 
!' hano veduto e laudalo, sì come a mio iudicio me- 
rita esser laudato. In tanto s' io havrò servito V. S. , 
mi sarà molto caro d'haver servito lei, sì come desidero 
infinitamente» et l'aver giovato al Santo, ma sopra ogn* 
altra cosa ricevo per favore ch'ella habbi confidato in 
me questo negotio , forsi per la troppo opinione che 
n* ha , di che le ne bascio, le mani ec. 
Di Roma il dì 24 di Novemb. 1578 

Di V. S. Mima. 

Servitore affezionatissimo 

G. Bolognino 

Nota 

"Le cosarelle scritte appartatamente'* sono queste; 

Si lauda infinitamente tutto :1 dissegno, et che lopr.i 
da basso si facci Ionica, ma chel fregio del piedistal- 
lo si facci piano ) che pur potrà stare; che le risalite 
delle cornici sopra, non sene faccino seno due , una 
sopra 1' altra, e non tre come si vede; che li taber- 
nacoli segnali X si abassino tanto che la Ior cornice 
venghi al paro di quelle delle porte, e così verano me- 
glio a riempir il vano; che in quel campo segnato Q 
seli facesse o nichia o vero un' historia di rilievo, con 
adornar similmente in qualche altro loco decente, se 
si potesse fugir quel tagliamento che si fa in quelle 
colonne che sono nelle finestre segnate D et R, non 
sapendo come vagamente si possano congiunger con 



CARTEGGIO EC. d' ARTISTI 4°9 

b colonne, che pur si crede che debino esser tonde; 
veder se si potesse accomodar quell' ala segnata Z, che 
in cima non restasse quel pezzo di cornicetta senza at- 
tacco alcuno né finimento; nel profilo della fabrica ac- 
comodare, se è possibile, che le colonne di sopra 
battano dritto al vivo di quelle di sotto , col tirar o 
drento quelle di sopra , o difora quelle di sotto, ac- 
ciochè alia veduta non oQendano , et questa parte è 
segnala H et I nel profilo. »-~ L'accomodamento del 
bassamente è laudato ogni volta che quei membri an- 
tichi si riducano col scarpello così in opra al modo dis- 
segnato , il che si potrà far comodamente senza molta 
opra e spesa ( l. c.J. 

N." CCCLIV 

Il medesimo al Gonfaloniere di Giustizia a Bolo- 
gna. Da Roma io Dicembre i578 (/.e). 
È autografa 

lllmo. Sigr. mio ossmo» 

V. S. mi ricerca eh' io li dica il parer mio sopra una 
proposta fatta di fabricar un portico davanti la chiesa 
di S. Petronio; a che io le rispondo che havendo io 
sempre poco intesa questa professione , so che adesso 
sono per intenderla tanto meno quanto che forsi devrò 
dir quel che io sento in parangone (sic } di chi né dotto 
e pratico. Né vorei già che quello ch'io dirò fosse ac- 
celato in questa foggia, poiché è (obedendo a V» S.) 
solo per poner in consideratone in servitio della chiesa 
questa mia opinione, fondata su alcune ragioni, su gl'e- 
sempii, e sul bilanciar se maggior comodità o bellez- 
za, o incommodità o brutezza fosse per apportare quel 
portico di che si raggiona. Dico donque che o volemo 
considerar la chiesa di S. Petronio come fabrica da se, 
o vero come parte nel loco dove si trova: 



410 CARTEGGIO EC. D* ARTISTI 

Nel primo caso se ben si possano allegar raggioni per 
T una et per l'altra parte, essendo che il far li portiei 
olii tempii sia stato a compiacenza delli architetti, poi- 
ché da essi non ne vien data regola ferma, et trovandose- 
ne de' fatti nell'uno et nell'altro modo, non dimeno a 
questo tempio si potria tollerar quando non vi conco- 
ressero altre raggioni ; ma non dovendo servire al ca- 
so nostro il ragionar di questo, perhora dirò della chie- 
sa considerata nel secondo caso, cioè posta nel sito do- 
ve è, nel qual si deve vedere se giongendovi il portico 
è per vantaggiar in bellezza e comodità di lei e del suo 
sito , che è la piaza , et se per comodità della chiesa 
si deve causar brutezza et incomodità della piazza, la 
qual se ben nel piano di essa si trova in quella parte 
posta dinanzi alla chiesa impedita dalle scale, et in quella 
parte più ellevata, non è per questo che l'occhio che è 
quello che gode quella ampiezza, non termini nella fac- 
ciata, qual resta assai più lontana che non farà quando 
vi sia il portico, che al' hora verrà a terminar tanto più 
avanti quanto sarà la sua larghezza. Hora proponendosi 
di farnelo, non veddo per qual'altra raggione possa persua- 
dersi che per due, una la commodità de'passegianti et di 
quei che dalla piazza si vogliono retirare o a'negotii o per 
altra occasione, l'altra è perseguir il modo più usato dagl' 
antichi in simil fabriche, li quali per queste raggioni et si- 
mili, dette da loro, vi li fecero. Uua terza raggion vi saria 
per maggior bellezza , quando non si potesse alllrmar 
che quella fabrica non fosse per riuscir cosa vaga in fac- 
ciata ben' ornata come col portico. Queste due raggioni 
donque principali, quando anco fosser vere assolutamen- 
te, mi par che portino seco tanti altri ro vessi, per dir co- 
sì , che più tosto si debbino pretermettere che conside- 
rarli, perciò che quanto alla comodità de' passegianti e 
de' negotiatori , dico non esser bisogno, poiché la piaza 
e li lochi vicini ne son mollo pieni, et quando anco non 
vi fossero, più tosto sa da non farli qui, non convenen- 
dosi tal ridotti ne' lochi sacri. 



CARTEGGIO EC. D* ARTISTI 41 1 

Quanto poi al modo usato più dagl'antichi, ho già det- 
to non esser necessario, anzi riducendo il modo delle 
fabriche delle chiese all'uso moderno, si pò dire essersi 
fatta regola di non fare li portici davanti alle chiese per 
questa priucipal ragione, acciò non s'habbi a ridursi chi 
vi mercanteggi con poca riverenza del loco. L' altra 
incomodità et insieme brutezza che ne risultaria sarà il 
restringere la piaza, la qual si possa dir veramente ri- 
stretta per la raggion della veduta, la qual' è quella che 
fa apparere l'ampiezza sua, et non la larghezza del piano 
per il qual si passeggia, sì come ho detto, et come si 
vede chiaramente per tutte le strade della città, le quali 
se ben son larghe, comparatovi seco li piani delli por- 
tici che vi son'dalle bande, quali pur servino per strada, 
non dimeno guardandole si presentano all'occhio così 
stretti, che non gli giova punto quella larghezza del 
portico ; et questo esempio serve facilmente per far ap- 
parer come miscina * in fatto il portico nanti la chie. 
sa. Ma perchè si deve in simil cose seguir più tosto il 
stilo delle fabriche moderne , tanto più essendo assai 
diversificato ne' tempi presenti da quello ch'usavano 
gl'antichi , veggasi dove si trovino chiese con portici, 
et se quelle, che più modernamente son fabricate, gl'han- 
no in Roma; ne veddo molte et tutte senza, et a quel 
più moderna delli Iesuiti ne manca, alla quale forsi per 
tutte le raggioni dette et per il sito se li conveniva, 
così stano due o tre altre, che pur hora in Venetia fra 
tante belle fabriche moderne di chiese non mi ricordo, 
eh' vi ha col portico, né meno in Firenze, et pur ve 
ne sono de belle, né in Siena, né in Padova né in 
Ferrara. Et se per esempio si volesse indure in Bo- 
logna la chiesa di S. Pietro, de' Servi, et di S. Iacomo, 
dico che vi fu fatto per seguir il corso degl' altri por- 
tici delle strade, e non per far il portico alla chiesa, 
qual non saria nel fianco come è in alcuna di loro. Da 
tutto questo donque che ho detto a V. S. concludo che 

* Sic , per mescìiina 



4 ! 2 CARTEGGIO EC. D* ARTISTt 

riè per raggion d'antichi , ne per esempio de' moderni, 
né per comodità del popolo , né per maggior vaghez- 
za della chiesa né della piazza , si debbia far questo por- 
tico. Ma se si seguirà questa fabrica con un ben inteso 
dissegno di facciata et bello , come si vede, restarà la 
piazza con la sua ampiezza e presenza, et il tempio si 
presentare con maggior grandezza et maestà alli riguar- 
danti. Et di questo mio parere, scritto a V. S. molto im- 
provisamente, mi rimetto sempre a chi n'ha miglior giu- 
ditio di me, et la supplico a perdonarmi se l 1 ho fastidita 
con tanta longhezza, senza la quale non mi pareva po- 
ter esprimere ben quello che forsi non sarà possibile a 
persuadere a molti, se non con la prova, la quale non 
potendosi in simil cosa fare, è necessario col iudilio del- 
l'altre cose ridurla all' esempio, per saper quello che 
fosse per riuscirne quando si facesse . et a V. S. offe- 
rendomi di core le bascio le mani. 
Di Roma il di x Decbr. 1578 

rv. XT „ tll Servitor affezionatissimo 

Di V. S. 11 Ima. n .,, t. ■ : 

Camillo Bolognino 

(Direzione) All'Ilio» Sor* Gonfaloniere di Iustitia 

N.° CCCLV 

Il medesimo a Giovanni Pepoli. Da Roma i4 Di- 
cembre i5y8 (l. e.) . 
È autografa 

Illmo. mio Signor 

Le cose ch'io scrissi in avertimento, conobbi benis- 
simo che dovevano esser state avertite prima , ma ld 
dissi solo per avisar che era lodata più in quel modo, 
aciò che , havendo il Sigr. Palladio mostrato che si 
potevano far in più modi, potesse anche saper che erano 
più lodate così come scrissi, il che fu per poner più 
tosto in consideratione che perchè vene fosse di biso- 
gno; et son certo che V. S. Ihavrà scritto in modo 



CARTEGGIO EC. D* ARTISTI 4'^ 

che non paia che gli si vogli dar legge. Quanto al porti- 
co, io scrissi al Sigr. confaloniere il mio parere, il quale 
se sera conforme a quel del Palladio, havrò caro d'es- 
sermi cofrontato co' un tal valentuomo ; ma quando ani 
co esso fosse d'altro parere, io so che allegarà tal ra- 
gione che io dovrò volentieri quietarmi al iudicio di quei 
Signori , che conosceranno prevalere a quelle poche che 
dissi io; et mi rimetto sempre in questa professione a 
chi ne sa come lui . et non occorendomi dir altro per 
la risposta della sua, con l'offerirmi con ogni affetto le 
basio le mani. Di Roma il dì xiv Decbre. 1578. 

Pi V. S. Illma. 

Servitor affezionatissimo 
Camillo Bolognini 

(Direzione J AH. Ilio. Sr. conte Giovanni Pepoli mio 

S. OSSIDO. 

N.° CCCLYl 

Camillo Paleotto agli Operai di S. Petronio. Da 
Bologna 20 Dicembre 15^8 (/. e). 

È originale 

Illmi. Signori miei ossmi. 

lì favor fattomi da VV. SS. Illmi. con mandarmi la 
lettera del Sigr. Bolognino scrittagli in materia del 
portico di San Petronio, m'ha fatt' ardito à scrivergli la 
presente, non perch'io sia intelligente di tal negotio , 
ma per dir 1' opinion mia, tanquam unus e populo, in- 
vitato dalla lor cortesia per havermi mandata detta leU 
tera, la quale doppo haver letta non solo non mi sento 
in alcuna parte sminuito il desiderio ch'io haveva che 
si facessi il portico , ma si è accresciuto assai : et per 
darne a VV . SS . Ille. con quella brevità che si può 
qualche raguaglio , dico : 

1. che 1' opinion del Sigr. Bolognini è fondala, co- 
ni' egli dice, su alcune ragioni et su gì 'esempii, et sul 
balanciare se maggior comodità bellezza sia per appor- 
tar il portico alla chiesa di San Petronio, o altrirnente « 



4 14 CARTEGGIO EC. o' ARTISTI 

2. Piglia per ragione che gli portici alli te mpii si fac- 
ciao a compiacenza delli architetti , per trovarsene nel- 

Tun modo et nell'altro. 

3. Considera se il portico sia per gionger bellezza et 
commodità , et se per commodità della chiesa si deve 
causar bruttezza et incommodità alla piazza , et si sforza 
di mostrar l' incommodità per rispetto della -vista. 

4. Presupone che due sole commodità ne possono ve. 
nir dal portico: una la commodità de' passegianti et 
negotianti , l'altra per seguir il modo usato degl' anti- 
chi , et considera gli rovessi che da dette due commo- 
dità possono venire, dicendo esser superfluo, per esser 
la piazza et luoghi circonvicini suffitienti a passeggiare 
et negotiare. 

5. Soggiunge non convenirsi tali ridotti ne' luoghi sa- 
cri, et si sforza di mostrar non doversi far portici alla chie- 
sa, per non haver a ridurre che vi mercateggi con po- 
ca riverenza del luogo, 

6. Soggiunge la strettezza della piazza. 

7. Dice doversi seguitar Pessempio de' moderni, alle- 
gando quello de'Iesuili in Roma et di Vinezia et de 
Fiorenza, Siena, Padua e Ferrara, et vuole che quelli 
di San Pietro, de' Servi et di San Iacomo siano stati fatti 
per seguir lordine de' portici , e non per far portico. 

8. Conclude che né per ragion d'antichi, né per es- 
sempio de' moderni, neper commodità del popolo, né 
per maggior vaghezza della chiesa né della piazza si 
debba far tal portico, ma si debba seguir la facciata. 

1. Al primo capo si dice eh' è ragionevole il bilan^ 
ciare la maggior commodità et bellezza ; se donque si 
trovarà che il portico alla chiesa di San Petronio sia 
per apportar ogni commodità, et dalla facciata nissuna 
si possa ricevere, et che la bellezza del portico sia per 
esser molto maggiore ornamento e bellezza non sola- 
mente a San Petronio, ma ancora a tutta la città, per 
la medesima ragione si dovrà attender al portico. 

% Si farebb* ingiuria a tutti gli architetti , dicendo 



CARTEGGIO BC. d' ARTISTI $l5 

che facessero le cose a compiacenza et come dire a ca- 
so, dovendosi lutti gì' huomini et massimamente essi, 
che sono ingeniosi, governarsi dalla ragione et non da 
capriccio, dalla quale ragione si mossero quelli anticb 
architetti , che portarono il vanto in tali' arte , a far gì 
lor tempii con gli portici, come hoggi si vede in Ro 
ma quelli già fatti al tempo di Costantino, come S. 
Paolo, San Giovanni Laterano, S. Pietro, et di quell 
più antichi, come la Rotonda, et tanti altri che tutti 
gi trovano con il portico. 

3. Si dice che non solo non è per causar brutezza, 
ma che sarebb'il più bel portico che fuss'in Europa, 
et per conseguenza renderebbe gran maestà non sola- 
mente alla chiesa di San Petronio , et alla piazza , ma 
ancora a tutta la città, 

4. Non vedo come a sua signoria possa parere che 
la piazza et luoghi circonvicini siano sufficienti al pas- 
seggiare et negotiare, sapendo molto ben ciascuno come 
sia commodo et per il sole et per la pioggia il far tal 
passeggi et negotii in luoghi circonvicini; et essendo 
cosa nota a tutti, la trapasso senz'altro. 

5. Chi non sa che ai luoghi sacri si deve portar ogni 
riverenza ? et per questo apunto si havrebbe a far il 
portico a San Petronio, per liberar quelle chiese dalli 
profani ragionamenti et ogni sorte di mercanzie che 
se gli fanno tutte le feste dall' più infima plebe che 
sia nella città, et li divini offìtii spesse volte non sì 
possono in tal luogo intendere per simili adunamenti, che 
spesse volte non vi è differenza da quella chiesa ad un 
mercato pubblico, ove s'invitano le genti l'un l'altro 
per tal negotii: et facendosi il portico, servirebbe 
senz' alcun scandalo alai uso, oltra che quando piove, 
nell'entrar in chiesa le persone vanno sbattendo li piedi 
sin' al smo. sacramento, il che far potriano commoda- 
mente inanzi che entrassero in chiesa. 

6. La strettezza della piazza non si può anche per tal 
causa allegare, per esser il luogo del portico in loco 
alto et eminente, che non dà impedimento a detta piazza. 



/fl6 CARTEGGIO EC. D' ABTISTI 

7. L'esempio de' moderni non quadra, perchè le città 
allegate non hanno portici , et sì come sua signoria 
dice che gli nostri portici di S. Pietro, Servi et S. Ia- 
como so ostati fatti per seguir gl'ordini degl'altri portici % 
ma non per far portico, cosi si può dire che in quelle 
città ove non son portici, gli moderni non hanno vo* 
luto alterar il lor uso di farveli, con tutto che cogno«< 
scessero doversi far a tutte le chiese il lor portico; et 
a questa de'moderni non posso allegar a V, S. Il Imi,, 
né più vivo né più chiaro ne più fresco essempio di 
quello d'un libro stampato questo istess'anno in Milano 
sopra il modo di fabricar tempii, il quale vuole et esorta 
tutti quelli che fabricano tempii a doverci far il suo 
portico. 

8. Si ha donque da concluder per ragion d'antichi , 
per essempio de'moderni, per commodità del popolo, 
per maggior ornamento della chiesa, della piazza et della 
città sia ragionevol cosa il far il portico. 

Alle sudette ragioni si può giungere che la fabrica 
della facciata è di molto maggior spesa et di più lun- 
ghezza di tempo, et tanto mal sicura che porta gran- 
dissimo pericolo che, fatta che sia, o forse inanzi che 
sia compita, la non vegna già con gran ruina, per le ragioni 
che ogni giuditioso può considerare; ma il Portico oltra 
che può esser goduto a'tempi nostri, è cosa fermissima 
et da durar tanto quanto piacciarà al S. Dio che duri 
la nostra istessa città. Et lutto questo sia detto a VV. 
SS. Ili, da quel buon cittadino et servitor eh' io gli sou 
a tutti, et per il desiderio che tengo che si faccia bene A 
rimettendomi sempre al lor prudentissimo giuditio, spe- 
rando nel Signor Dio che gl'aiuterà a far quella deli-. 
beratione che di tutte sarà la migliore . et con ogni 
humiltà le bacio le mani. 

Pi casa alli xx di Deeembre 1578 

( firmata ) Di VV. SS. Illri. 
servitore Camillo Paleotto 

( Direzione J Alli Illmi. SS. miei ossi, gli sigri. fa«» 
bricieri di san Petronio 



CARTEGGIO EC. D* ASTISTI 4 * 7 



N.« CCCLVII 



Andrea Palladio a Giovanni Pepoli. Da Vicenza 1? 
Gennaio i5^9 (Z. £.). 
È originale * ma non autografa 

Illrao. mio Signor 

Essendo che già molti giorni io mi ritrovo in Vicenza, 
e non havendo se non V altro heri possuto baver il di- 
segno, non già ancora le scritture, per esser stato com- 
messo dal corriero al maestro delle poste cbe non 
desse cosà alcuna se non in mia mano propria , ha cau- 
sato che sénon bora rispondo a V. Sigria. Dima. Dico 
adunque ch'io ho veduto e considerato il parere del 
sigr. Bolognino e le sue bellissime raggioni, e mede- 
simamente la buona risposta del signor- Paileolto ; e 
facendomi quella molta instantia che pur liberamente io 
dica il parer mio, altri desiderando il portico, altri la 
facciata alla chiesa di S, Petronio , dirò cbe la facciata 
seria certo cosa molto bella, et Vitruvio descrive di 
questa sorte tempii alcuni e bellissimi , et io pur n'ho 
veduto, e più d'uno: egli è ben vero poi che la 
maggior parte si facevano con li portici, e non solo 
in fronte ma anco tutto atorno, e de questi pur Vitruvio 
s'affatica molto, insegnando le loro proportioni, benché 
paia ch'il portico a' nostri tempi non si ponga in uso , 
onde e per far quello che più non fosse istato fatto a'nó* 
stri giorni, e perchè certo riuscirebbe cosa bellissima, 
oltre le molte commodità, grandezza e meraviglia ch'ap- 
porteria, quasi quasi eh' io mi lascierei indurre a lau- 
dar l'opinione di quelli che desiderano il detto portico, 
di già son dietro a farne alcuni disegni , li quali subito 
finiti invierò a V. Signoria Illma. , et la nota della spesa 
che si farebbe sì di pietre come di fattura, o si voglia 
il portico o la facciata : e tutto che fosse bisogno levar 
via li pillastri e basamenti che venissero sotto il portico, 
T. ni. 27 



4 I 8 CARTEGGIO EC. d' À.HT1ST1 

«ssendo cbe li portici vogliono esser spatiosi , non però 
le pietre seriano getate via, anzi tutte si poneriano in 
opera, come anco quelle che fin hora sono venute per 
lavorarsi, circa le porte poi si potrebbe riformar in 
qualche parte solamente quei basamenti, e ciò con non 
molta spesa, e mi dò a creder, Signor Illmo., cbe 
quando questo si facesse, non si potrebbe veder forse né 
il più bello né il più magnifico portico, e V. Signoria Illma. 
ne riporterebbe una grandissima lode et bonore, rimetten* 
domi però io sempre al grandissimo suo giuditio e 
degl'altri Signori, a'quali tutti prego dal nostro Signore 
iddio ogni felicità et elettione del meglio. 
Di Vicenza a' dì 12 denaro del 79 
Di V. Signoria Illma. 
servitor affezionatissimo Andrea Palladio 

N,° GGCLV1II 

Il medesimo alla stesso. Da Vicenza 27 Gennaio »5^9 

ri- e). 

É originale 

Illmo. mio Signor 
Già alquanti giorni inviai una mia lettera a V. S. Illma., 
dandole raguaglio ch'io ha ve va bavuto li disegni e sue 
lettere , et il parere de quei Sigri. circa del fare o il 
portico overo la facciala , e le promisi di mandarle un 
disegno secondo la mente mia , eh' è questo e' bora 
mando; e più tosto l'haverei inviato, ma incolpasi un 
sfredimento, il qual certo me stato per alquanti giorni 
di grandissimo travaglio, e per dire il parer mio, il por-» 
tico in vero molto mi piaceria, e sarebbe cosa bellissi- 
ma e non più fatta a questi nostri tempi e de grandissi- 
ma commodità, e, come anco le scrissi nel altra mia, li 
antichi pochi tempii facevano che non si facessero li suoi 
portici davanti, et ad alcuni tutto a torno. Quanto alla 
spesa, nel portico landarano più pietre cbe nella fac- 
ciata , essendo che per ogni colonna li seriano cinque 



CARTEGGIO «C. d' ARTISTI 4'9 

cento e cinquanta piedi di pietra a pie quadro , onde 
in dieci colonne et quattro pillastri, che sono su li an- 
guli, v'andariano in tutto piedi sette milia e ottocento, 
et le facie della chiessa, che sono per fianco delle ca- 
pelle, seriano piedi mile e cinquecento, onde in tutto 
veneria a esser piedi quatordeci mila. Ho fatto il mu- 
ro per testa della logia, il qual feria ledifìcio più forte 
col far spale alla chiesa , perchè incontra con el muro 
che divide le capelle dalle navi picciole. Et le colonne, 
che sono nel portico, vengono a incontrar in parte in 
li pilastri che dividono la nave grande dalle picciole, 
di modo che faria forte la facciata della logia , e faria 
spale alla facciata della chiesa, et andaria un volto so- 
pra quelle colonne, come nel portico di Sta. Maria Ro- 
tonda, perchè li intercolunni di questo portico li ho 
fatti a ponto di quella, proportione. Welle teste della 
logia, dove sono quelli portoni, si potrian farli per or- 
namento mese colonne et nichi, come apar su la pian- 
ta, li quali portoni ligassero con la facciata della chie» 
sa, ch'è per fianco delle capelle, e si potriano anco fa- 
re senza ornamento, e stanano bene; e facendoli pure 
ornati , li andaria due milia e cinque cento piedi 
di preda, ; et nella facciata senza il portico le anda» 
ria forse dodici mile e docento piedi : non intendo in 
conto la parte della facciata .di sopra, la quale andari, 
così facendo la logia, come non la facendo, quello a- 
dunque che V. Signoria Illma. delibererà che si faccia, la mi 
farà sapere, ch'io farò le sagome, et la provisionè delle 
pietre ; nò mando l'amontar della fattura, essendo che 
bisogna veder fatte le dette sagome, e col racordar che 
le pietre che sono condute faranno una buona parte del- 
l' opera , per hora farò ec. 

Da Vicenza a' dì 27 genaro del 79 

di V. Signoria lllma. 
Servitore aff. And. Palladio 

(Direzione) All'. Illmo. S. conte Giovanni de' Pepoli 
mio Sr. ossmo. Bologna — con questo un canone 
con disegni 



4aO CARTEGGIO CC. o' ASTISTI 

N/ CCGL1X 

Il medesimo allo stesso. Da Vicenza 5 Febbraio 1579 
(l. e). 
È originale 

Signor IUrno. 

Sono alquanti giorni ch'io inviai a V.S.Illma. il disegno 
del portico; hora le invio i) disegno del fianco di detto 
portico: la si degnerà poi di farmi sapere quello che sera 
stato deliberato, ch'io non mancherò quanto per me si 
potrà, d'operarmi circa le sagome et provisioni e s'al- 
tro bisognerà, fra tanto pregherò il signor iddio che la 
conservi felicemente, et le bascio la mano. 

Di Vicenza a' dì 5 fehr. del 79 

D. V. Signoria Illma. 
servitor affmo. Andrea Palladio 

{ Direzione ) All' Ilio. S. Conte Giovanni de'Pepoli 
mio Sr. ossmo. Bologna. — - con questa un canone con 
disegni. 

N.* CCCLX 

Cammillo Bolognino allo stesso. Da Roma 20 Febbraio 
1579 (l. e). 

È autografa 

Illmo. mio Signore ossmo. 

Resto con obligo a V. S. della fede che ha in me sopra 
la fabrica di S. Petronio, della quale non né restata 
punto ingannata: così potessi io assicurarla dell' opinio- 
ne cb'ell'ha ch'io possi dar parere alcuno, che di que- 
sto temo assai che non venghi fraudata, ma bon e pron- 
to animo di servir a V. S. prometto bene. Io non du- 
bitai mai che non si potesse ridurre e facilmente e bene 



CARTEGGIO ÉC. I>' ARTISTI 4 at 

la fabrica di S. Petronio a portico , et chel Signore 
Palladio non fosse per farlo ottimamente, he negai 
eh' gli antichi non usassero assai più alli tempi il por- 
tico che senza; dissi bene che le lor regole non sforza- 
vano a far il portico a tutti li tempii, anci ( sic) che 
davano regole per il modo di farne senza , chiaro se- 
gno che non è sempre necessario. Mi pareva bene che 
nel caso nostro con l'esempio di tante chiese fabricate 
in Italia e fora alla vera nostra religione, che non fosse 
inconveniente servar più tosto il modo del tempio senza 
portico, se ben questo era dagli antichi manco usato. 
Con tutto ciò mi riportai in questa parte, come che 
fosse, a beneplacito, et posi solo in consideratione il 
luoco dove si dovea fare il portico , qual iudicai che 
fosse per apportar maggiore perdita alla piazza che 
guadagno alla chiesa, et sopra questo mi fondai, come 
cosa che importava più di tutte, ne" resi raggione qual 
ella si fosse, et ne detti esempii, de'quali uno sene ra- 
presenta ogn'hora agli ochi sula medemma piazza del 
palazzo del podestà, il quale seben ha il portico sotto, 
non è però che non impedisca la piazza assai più che 
non feria se fosse situato tanto adietro quanto è largho 
il portico, et che fosse fabricato a facciala. Non è anco 
di poca consideratione la spesa maggiore della quale V. 
S. scrive, che forsi anco altre di&cullà, delle quali non 
se ne può dare certezza se non col disegno. Hora se 
ben havrei alcuni degli miglior architetti qui di Roma 
del medemmo parere che son io , non intendo però 
mantener questa opinione se non quanto importa per 
l'impedimento del loco, per il quale si deve avertire 
che, mentre si attende all'osservation delle regole de- 
gl'antichi , non si venghi ad offuscare la vaghezza et 
impedir l'ampiezza della piazza. Nel resto mi rimetto ia 
tutto alla deliberatione che faranno quei Signori e V. 
Signoria , la qual so' certo che non sarà se non ben 
consultata dal loro iuditio , et sto con desiderio di 
veder il disegno, qual so che non sarà men bello et 



4al CARTEGGIO EC. D* ARTISTI 

inteso che. si fosse 1' altro a facciata , che mi mandò 
V. Signoria. Di Roma il dì xx di febraro 1579. 

Servitore a£fezionatissimo 
Camillo Bolognino 

N. é CCCLXl 

ti cardinal S. Sisto allo stesso. Da Roma 14 Marzo 
1579 ( U e). 
È originale 

IH. Sig. come fratello 

Havendo visto quanto V. S. mi ha scritto con una 
sua dell'i va in materia della fabrica di S. Petronio, 
non ho mancato darne conto a Nostro Signore , et 
Sua Sta. * dice in somma che non si debba altri- 
mente fare il portico: et circa alla nave di mezo, 
quando ci sia dubbio delli pilastri, che potriano cau- 
sare disordine per il gran peso, come ella scrive esser 
opinione di alcuni , Sua Beatitudine dice parimente che 
si potrà fare il soffitto, come si è fatto in molle altre 
chiese , et particolarmente in Roma a S. Giovanni La- 
cerano et a S. Maria Maggiore et a Araceli, che quanto 
occorre farle sapere etc. 

Di Roma li xim di Marzo 1579 
Di V. S. III. 
come fratello il Cardinal Sisto 

(Direzione) Al molto III. S. come fratello II Sr. 
conte Giovanni Pepoli, Bologna 

N.* CCCLXII 

Andrea Palladio allo stesso. Da Venezia 25 Aprile 
1579 (|.c. ). 
- È autografa 

Illmo. mio Signor ossine 

Mando a V. S. il disegno et sagomi delli tre or- 
dini , eccetto del capitello et base del ordine ioniebo , 

• Gregorio XIIL 



CARTEGGIO EC. d' ARtlSTl 4 2 ^ 

quale già fecci deli; il rimanente, che sonno de porte, 
nichii et altro , mandarolle unaltra fiatta ; et occorrendo 
le sagome del porticho, et avisandomi, mandarolle an- 
che elle, et con questo humil reverenza facendola faccio 
fine, somma felicità pregandolli. 

Di Venezia il 25 Aprille 1579 

Di V. S. Illma. 
servitor Andrea Palladio 

(Direzione) Ali Ilio. S. conte Giovanni de'Pepoli mio 
Sr. ossmo. Bologna. — con uno canone di banda con 
disegni et sagome. 

N-° CCCLXIII 

Tanai de' Medici al Granduca Francesco. Da Firen- 
ze i Maggio 1 579 (Arch. Med> Carteggio del Gran- 
duca Francesco filza 64)» 

È originale 

Sermo. Gran Duca 

Lamannato si trova in casa che si medica, e per 
quanto ho ritrailo dal lui delle quatro statue di mar- 
mo che si truovono di suo in palazzo, vene dua che 
havevono andare in nichie, e mettevo no in mezzo una 
porta, che era la Flora, ch'à fiori in grembo, el brac- 
cio armato, e dinota Fiorenza, l'altra è un giovane che 
significha il prudente, che ha I impresa di Cesare Agu- 
sto in mano; la femmina che si preme le poppe è fatta 
per la terza, e quel altra è Giunone per l'aria, e que- 
sto (sic) sedeva sopra un gran cerchio, che circhon- 
da la terza , al qual cerchio va di dentro le due figure 
che sono nella loggia de' Bardi , che luna è fatta pel fiu- 
me d'Arno e l'altra pel fonte di Parnaso, che però ba 
sotto il cavallo allato . e tulto questo gruppo significa 
come nasce laqua, e ne nascono le fonti e i fiumi, e 
però à fatto la fonte di Parnasso, sendo che Fiorenza 
babbia molto propria la poesia, et Arno che fa fertile 



4a4 CARTEGGIO EC. D* ARTISTI 

la cilà. di tutto questo gruppo ne ha il disegnio, e 1> 
mosterrà a V. A. Sma . mercoledì , che ara finito di 
purgarsi. 

Firenze primo Maggio 79 

Tanai de' Medici 

N." CCCLXIV 

Gli Operai di $. Petronio a Bologna a monsignor * 
.... Da Bologna 3 Ottobre i5^9 (l. e, fascicolo A)> 

È la minuta 

Illmo. et Rmo, Mons. Sigre. et Prone, ossmo. 

Noi ci siamo ralegrati intendere che V. 111. et Rma. 
Signoria sia ritornata sana a Roma, che piaccia al sig. 
Iddio longamente conservarla in prosperità: et con que- 
sta occasione li havemo voluto farli humilmente rive- 
renza, e supplicarla di continuare nella solita protettio- 
ne di questa fabrica, per la quale essendosi mandati più 
dì sono li disegni, che quella havea comandati, a Ro- 
ma, e havendola trovata absente, hora, quando para 
alla bontà di V. R. Signoria che li sia la opportunità , 
desideraressimo ha vere la deliberatione che pare a Sua 
Sta. che sopra ciò si piglii , et quel che se debba segui- 
re, per essere con ogni prontezza poi ad ubedir la 
santa intentione di Sua Beatitudine, et restarne con 
obligo a quella, alla quale ce li raccordiamo di conti- 
nuo devotissimi servitori, et li basciamo humilmente 
la mano. 

Di Bologna il dì m de Oltob. 1579 

* Al cardinale S. Sisto? 



CAftTfeGGlO fiC. fc' ARTISTI 4 2 ^ 

N.» CCCLXV 

Cammillo Bolognino a Giovanni Pepoli. Da Roma 3i 
Ottobre 1579 (l. e. fascicolo B ). 
È originale 

li-Imo. Signor mìo ossmo. 

Presentai le due lettere all' Olmo. S. Sisto, ma quella 
dell' ecc. signore marchese mandai , perchè sta ritirato 
per occasione di un poco di purga. Il sig» Cardinale 
mi disse che risponderebbe, ma perchè è stato impedi- 
to questi dui dì, non ho potuto intendere altro,* ma 
scriverò poi quanto occorrerà. 

All' ultima patte della lettera di V. S. dove mi dice 
che il Palladio estolle tanto quel suo parere di fare il 
portico a S. Petronio, non voglio dir di più di quel 
che io n' habbia detto e scritto in confìrmatione della 
mia opinione. Ma se la sola opinione del Palladio do- 
veri prevalere , dove sono raggioni et essempii (cosa 
che non credo di lui, che l'ho per homo che pre- 
ferisca ogni bona raggione all' auttorità sua ) parmi 
che P auttorità di tanti altri architetti, che hanno 
fabricato et fabricano ogni giorno chiese senza porti- 
co , debba anebor essere in consideratione per lopinio- 
ne contraria. Ma quando non vene fosse altra , pigliassi 
la sua istessa nelle fabriche di Venetia , alle quali 
non ha fatto portici; ilchè sii stato per qual raggione 
si vogli , non potrà essere se non in favore della opi- 
nion mia. Ma se fu per non impedir le piazze, dove pure 
era bisogno di portico , perchè doviamo noi lasciarsi 
persuadere a farlo dove non è bisogno, et dove si 
viene a levare alla piazza quello che se le doveria 
acrescere, et con certezza di una grave spesa, congion- 
gendo una fabrica che con 1' altra non convenga? et 
con altre difficultà , con le quali , s' io non dubitassi di 
esser notto (notato?) per troppo diligente architetto nel 
sostenere una opinione diversa , farei forsi vedere a V. 



4atf CARTEGGIO EC. D* AUtlSTl 

S. che non è così facile come appare. Non dico perciò 
che il Palladio proponga cosa impossibile, ma sì ben 
grande et più difficile di qualche altra che saria più 
laudevole, et più facile alla borsa del Santo et alle forze 
de' patroni , et con qualche vantaggio di bellezza della 
fabrica, se non quanto poi si volesse pur seguire quel stilo 
de'tempii antichi, l'uso de'quali in questi tempii della ve- 
ra nostra religione non ho per necessario, tanto meno a S. 
Petronio : onde dico liberamente che V. S. doverebbe 
attendere a queir ultimo suo dissegno , col quale si può 
con gran facilità ubidire al bassamento , fortificare la 
debolezza della fabrica con ornamento della chiesa et 
della piazza ; et se vi fosse qualche parte di gran spe- 
sa, egli la tirarà in maniera tale che facilmente si po- 
tria ponere in pratica. Mi fermo volentieri in questa 
opinione per le raggioni ch'ho detto altre volte et con- 
firmatemi da alcuni valent' huomeni qui in Roma , 
a'quali non piace in questo luoco il portico. So anchora 
che Nostro Signore non si compiacque che si facesse 
alla chiesa di Loreto, dove si proponea di farlo, et vi 
concorrevano allre raggioni che in questo; et in questa 
occasione di S. Petronio so che altre volte non lo lo- 
dò, né tanpoco questi signori patroni; il Redimento so 
che non v' inclina. Con queste auttorità dunque, ap- 
presso di me maggiori d' ogn' altra, continuare nella 
opinione mia , come quella che debba esser a servigio 
del Santo, a perpetuità et vaghezza della fabbrica, et a 
conservatione dell'ampiezza della piazza, fintanto che 
qualche allre raggioni, quali per anchor non ho senti- 
to, me ne rimovano. V. S. scusi questa sì longa rispo- 
sta ec. 

Di Roma li 31 ollol», 1579 

Di V. Sigria. Illma. 

, r . . Aff. Servitore 

[rumala ) Qmjm Bolognini 



'er 



CARTEGGIO EC. t> ARTISTI 4 2 7 

N.° CCGLXVI 

Benedetto Busini al Granduca Francesco. Da Firen- 
ze 6 Novembre 1579 (Arch. Med. Carteggio e. fiU 
za 70). 

È originale 

Sermo. Gran Ducha 

Perchè Federigho Zucchero, pittore, questa mattina 
mi ha detto che vuol venire da V. A. S. per mostrar- 
gli li disegni, che vuole dipingere li pilastri sotto la 
pittura della cupola, et dice che V. A. S. sene con- 
tenta; l'Opera si contenterà sempre di quello che sarà 
da lei ordinato. Ma con la debita reverentia gli diebo 
che, ha vendo speso 12 o 13, mila duchati in questa 
pittura , et Federigho bautone da fiorini 6500 , et il 
prezzo è stalo tale ebe ne ha avanzato assai,- et la pit- 
tura è come si vede ; però la pregherrò che lasci al 
quanto riposar l'Opera della spesa, perchè possa atten- 
dere a finire il pavimento del mezzo, et rassettare in 
molti luoghi la cupola di fuori, che ne ha bisogno, 
et anchora quando pure gli piaccia che si faccia , che 
egli si babbia a moderare il prezzo , rispetto maxime 
che quello vuole dipingere bora, gli sarà di molto man- 
cho faticha et disagio; perchè Alexandro del Bronzino, 
el qual mi dice che il Sermo, Gran Ducha fel. mem. 
baveva detto che voleva che egli dipingnessi dua storie 
dalle porte, el che V. A. gli disse che lasciassi finir la 
cupola; però lui quando si habbia a far cosa alcuna, la 
farà per molto manebo prezzo che questo che ha Fe- 
derigo , che è stato lire cinque soldi 14 denari H el 
braccio quadro, et lo farebbe Alexandro a lire 3 el brac- 
cio, et leverebbe molte spese, tanto che tornerebbe al 
Opera mancho^la metà della spesa. Però V. A. S. come 
padrone ha u comandare et io a obbedire: starò aspet- 
tando quello ne comanderà et*. 

Fir. 6. Nov. 79 

Humilissimo Servitore 

Benedetto Busini provveditore 



4*8 CARTEGGIO EC D* ARTISTI 

N> CCCLXVII 

Guglielmo Gonzaga duca di Mantova a Francesco 
Tintoretto. Da Mantova 17 Novembre 1579. 
(Spogli e.) 

Ho veduto li disegni , l' invenzione de*quaìi è bella , 
ma bisogna avvertire che il primo quadro segnato A, 
patisce un difetto, il quale è questo che la batteria ebe 
fece il duca Federico a Parma va dall' altra parte del 
fiume, cioè a mano diritta, onde sarà necessario che lu- 
cidiate questo disegno con ongerlo , et che di questo 
modo rivoltiate il quadro, che quello che è da un lato va- 
di all'altro. Parimente quel quadro che avete segnato per 
il secondo B, sopra il quale ho tirato una croce, va inser- 
to nel terzo segnato C , perchè quella fu tutto una fa- 
zione , cioè de la entrata del marchese di Pescara et 
quella del Duca di Mantova in Milano; ma quando non 
potiate far capir tanta robba in un quadro solo, lascia- 
rete da parte detto quadro segnato B, et metterete il 
quadro segnato G al secondo luogo , con il medesimo 
avvertimento però che ho detto del primo, di ongerlo 
per lucidarlo , perchè quel borgo che abrucia va alla 
mano dritta, et così tutto il quadro rivolto. Vorei anche 
che appresso alla figura del duca vi faceste della gente, 
perchè è disconveniente farla così sola, et perchè uo- 
mini a cavallo occuparebbono tutto il quadro, potrete 
farli a piedi , come ho toccato io grossamente conia 
penna. 

In iscambio poi di questo terzo quadro avrete da fa- 
re la diffesa di Pavia, la quale vi eravate dimenticato. 

L'ultimo quadro del Duca Francesco sta benissimo, 
et vi si manderà il disegno giusto della prospettiva del 
cortile , acciò potiate valervene. 

Se vi sarà cosa che non intendiate, avisatene, che si 
dichiarerà, benché credo che l'intenderette, perchè ho 
scritto sopra tutti li quadri quella storia che vi va. 

Mantova li 17 NoveimV1579 



CARTEGGIO EC. d' ARTISTI 4 3 9 

N. e CCCLXVni 

Alessandro Allori a Antonio Serguidi. Da Firenze 
37 Novembre 1578* (Carteggio e. filza 58). 
È originale 

Illmo. Signor mio ossmo. 

Questa mattina ho ricevuto una di V. S.,la quale mi im- 
poneva chiorba vendo finito il ritrattò della principessa An- 
na, io lo consegnassi al ca valier delle poste, dove io le dico 
che appena oggi ho possuto terminare, secondo che le te- 
le non erano al ordine, e da me non solo di questo ma 
di ogn' altra cosa non mancherò mai di ogni prestezza e 
diligentia per servire el mio Signore : e di più le dico co- 
me li detti ritratti hanno a esser due, una della principes- 
sa Leonora, e l'altra della principessa Anna, et in somma 
non è possibile che per il presente corriere possi andare, 
rispetto che facendosi a olio non asciugono i colori come 
farebbano se fusse di state, io non le dirò altro che ades- 
so mi metto a ordine e vo a servire, e ricordo a V. S. mi 
farà gratia che S. A. Sma. sappi il tutto etc. 

Difir. li 27 di Novera. 78 

Alessandro Allori 

( Dir,) Antonio Serguidi Secretano di S. A. S. a Poggio 

N.° CCCLXIX 

Gli Operai del tempio della Madonna dell'Umiltà 
a Pistoia al Granduca Francesco. Da Pistoia 1 4 Di- 
cembre 1579 (L. e. filza 70). 

È originale 

Messer BarU Amannati venne a Pistoia per fare la trans- 
portatione del muro della suddetta inmagine per con- 
durla nella nuova chiesa; — et a tal effetto dette princi- 
pio il dì 2 del instante, et il 4 del medesimo fu posta al 

* II vero posto dì questa lettera sarebbe dopo il N* 350; 1' equivoco 
« oato dal millesimo dell'originale che sembrava 1579 



430 CARTEGGIO BC, D' ARTISTI 

luogo deputato, et di poi nel fondamento fu piantata 
la prima pietra dal Monsignore Rdo. con medaglie di 
V. A. S. et di sua Santa Beatitudine, con le debite ce- 
remonie , con grandissima diligentia del sudetto rness, 
Bartolommeo. 

Nota 

Un'immagine della Madonna dipinta a fresco fu colla 
direzione dell'Ammanato trasportata all'altare della chie- 
sa sunnominata da un tabernacolo che stava nel muro 
del campanile dell' antica chiesa detta 3. Maria Foris-. 
portae, 

N.' CCCLXX 

Cammillo Bolognino a Giovanni Pepoli. Da Roma a 
Marzo i58o ( Arch. della Fabbrica di S. Petronio 
e. fascicolo Bj. 
È autografa 

Illmo. Signore mio ossmo. 

Hiermattina l'Illmo. S. Sisto mi raggionò . longamen- 
te della fabrica di S. Petronio et mi concluse che, ha- 
vendo parlato a Nostro Signore alcune volte , che per 
resolutione havea cavato che il portico non piaceva a 
modo alcuno, et questo per l'esempio di S. Maria del- 
l'oréto, per la quale era stato proposto un medemo por- 
tico, et havendo presi molti pareri de' periti concluso- 
ne che non si dovesse fare. Quanto poi che di qui ve- 
nisse norma e modo di seguitar la fabrica , che a No- 
stro Signore pareva che questo non fosse per esser ser- 
vigio alla fabrica, dovendosi più tosto rimetter questa 
cura a quei che son presenti, et sopra questo dette molti 
esempii, ne' quali ancor che seli sii dato il dissegno, però 
è stato necessario riportarsi alli periti del loco, oltra 
che sempre bisogna alterar o levar o acrescere, et che 



CARTEGGIO KC, D* ARTISTI 4* 1 

però pensava di voler racordar alcune cose così in ge- 
nerale, et poi rimetter il compimento al I i signori pre- 
sidenti e assonti, et che forsi potrebbe mandar un po- 
co di dissegno, non perchè si -fosse necessitato a osser- 
var, ma perchè fosse veduto. Questa veramente mi pa- 
re prudente e savia deliberatione , quando pur sua Si- 
gnoria Dima, si deliberarà di scrivere, perchè parmi che 
debba raggionevolmente confidar nel iuditio di Vostra 
Signoria et anco delli periti nostri , quali a mio iuditio 
fra tutti possono far qualche bona deliberatione , mas- 
sime dovendo esser elletta da Vostra Signoria. Questo 
è dunque quello che ha passato Moos. Il Imo, meco, con 
dirmi che scriveria in conformità, il che se sarà vero, 
questa mia gli sera per a viso, non mancai di raccordarli 
delli lochi pii, et ho speranza che venirà presto rispo- 
sta tal quale ella sirà . et con questo ec. 
Di Roma il dì 2 di Marzo 1 580 

Di V. Signoria III ma. 
Servitor affino. Camillo Bolognino 

N.° CCCLXXI 

Il medesimo allo stesso. Da Roma 29 Marzo )58o 
( l. c.J. 

È autografa 

— Quanto alla fabrica io non ne ho mai parlato a Sua 
Santità , ma sì ben" ho per comession di V. S. sol- 
licitato più volte mimo. S. Sisto , il quale mi comesse 
ben due volte ch'io scrivessi in quella maniera che 
scrissi , et compresi anco che dal modo che melo ri- 
ferse, che Nostro Signore facea quella deliberation a bon 
, fine e non per sinistra opinione che bavesse , parendo 
a Sua Santità che malamente si possa dar regola alle 
cose lontane, che hanno bisogno della veduta delli 
presenti . et se io ho da dir il creder mio, tengo che 



43a CAllTEGGlO BC »' ÀBTIST1 

cod questa d elibera tiooe Nostro Signore babbi voluto 
mostrar che non diffida del iuditio et bontà di V. S. , 
la quale bavendola sin qui governata senza domandar 
né licenza né parere a Roma, non habbi da farlo anco 
adesso: et però poi che Nostro Signore iudica così et 
con tanta prudentia, resta che V. S. gli ponghi mano 
animosamente , che quando ella havrà preso parere da- 
gli boni architetti et da quelli che son conosciuti ve- 
ramente per tali , ella potrà poi chiuder 1' ore- 
chie a chi vorà raggiornarvi sopra, havendo sodisfatto 
a se medemma di essersi servita del parer dei valen- 
thomini, li quali V. S. conosce così ben coni' ogn' al- 
tro, et con questo fine offerendomi etc. 

Camillo Bolognino 

N.° CCCLXXII 

Federigo Zuccheri al Granduca Francesco. Da 
Roma 8 Aprile i58o (Arch. Med. Carteggio e. fil- 
za 75 ). 
È autografa 

Sermo. Signore 

Lobligo chio tegnio con V. A. Sma. mi dà ardire» se 
bene son statto tropo, burailmente farli riverenzia e 
basiarli le mani con questa mia, riconosiendo dalla sua 
grazia molti favori e benefizi, e tra li altri questo pre- 
sente dell' aquisto chio mi trovo haver fatto qui della 
benignità e bona grazia della Stità. di Nostro Signore, 
mercè il nome di V. A. Sma. , et lesare spezialmente 
per suo servitore conosciuto. Giunto chio fui qui a Ro- 
ma, Sua Sta. mi comise subito lopera della pitura et al- 
tri ornamenti nobili della Cappella Paulina , inpresa di 
giudiciosissime considerazioni , per le quali se io bene 
mi cognioscho essere debole sugietto, è però tanto il 
desiderio chio tegnio di far sì che V. A. Sma. possa ba- 
vere sempre bon godere di me, e continoare nella 



CARTEGGIO EC. f>* ARTISTI IfiZ 

protezione mia in favorirmi come à sempre fatto, che 
non tralaserò faticba o diligenzia in prochurare al far- 
mi honore e dar forsi piacere a lei , dependendo dalla 
grata e benignia protezion sua. 

il quadro chio desiderava e desidero di fare per V. 
A. S., sì come ultimamente lei mi acenò, per Pratolino, 
poiché la chiamata mia qua a questo pontefice mi tolse 
il tempo di poterlo fare là et per ubidire a V. A. Sma. 
mene veni a questo servizio , desiderando tuta via per 
molta sodisfazione et mia gloria farlo qua con la co- 
modità che Nostro Signore mi dà , perciò se mi favo- 
rirà chio possa bavere particolare misura o sugietto più 
di una cosa che di un' altra, che sia di suo piacere, tan- 
to più prontamente mi ci meterò, che facendo cosa di 
capricio non so poi quanto potessi apormi in cosa di 
suo contento: per tanto la suplicho al digniarsi favo- 
rirmi in questa ancora chio possa sapere qualche sua 
voluntà intorno aciò , e riceverò per grazia singolare 
trale altre di sua benignità. E col fine pregando la mae- 
stà di Idio che lungamente la preservi e me nella sua 
grazia, humilmente a V. A. Sma. fo riverenzia e basio 
le mani. 

di Roma dì 8 Aprile 1580 

Humillmo. et devotmo. sre. 
Federico Zuchari 

N.° CCCLXXin 

Per il duca Guglielmo Gonzaga a Giacomo Tintoret- 
to.Da Mantova io Maggio i58o ( Spogli e ) 

Magnifico come fratello. Mi è piacciuto l' intendere 
dalle vostre che li quadri, siano finiti, li quali sarà bene 
che facciate condure quanto prima in qua: ma perchè 
levandoli dalli tei lari , su' quali gli avete fatti, sarà causa 
che non li potrete poi mettere ben distesi in opera, 
J. in 28 



434 CARTEGGIO EC. D* ARTISTI 

sarà bene che non li moviate dalli detti tellari, ma che 
li facciate venire per barca così intieri, et che vi racor- 
diate che il Signor mio Sermo, vole vedere le cose ben 
finite: però che sarà bene, mentre avete li soddet- 
ti quadri costì , a vra. comodità di finirli , acciò non 
abbiate poi da stentare quando sarete qui. et se ci 
anderà qualche spesa , come sarehbe di casse o altro, 
per portarli sicuri , fattelo , perchè si rimborserà il da- 
naro. 
Di Mantova li 10 Maggio 1580 

N/ CCCLXXIV 

Il cardinale S. Sisto a Giovanni Pepoli. Da Roma 
8 Giugno i58o (Arch. della Fabbrica di S. Petronio 
e. libr. XLIX. 32 ). 

È originale 

Molto 111. Sigr. come fratello. Havendo dato a mess. 
Felice Tanari li disegni della facciata di S. Petronio, che 
V. S. mi mandò alli mesi passati acciò li rimandi in 
man sua , mi pare che anco sappia quanto sopra di essa 
si è considerato et pensato per venir al fine di tal' opera 
con minor danno del fatto et manco spesa della fabrica. 

In prima si esclude che non segli debba far il por- 
tico in modo alcuno, per non levar le proportione et 
bellezza della piazza, come della vista di quello che è 
fatto o si facesse in detta facciala , per non far anco 
un recettacolo di ciarlotti et sporcitio. 

Secundo , si mette in consideratone che il finir detta 
facciata non sia totalmente lavorata alla Todesca, 
come si vede nella maggiore parte del li disegni man- 
dati, et però si lauda il finirla in modo che parte sia 
del Tedesco per accompagnar il cominciato , et ancor 
habbia del moderno , come per esempio della metà di 
un disegno che si manda, non perchè si governino a 



CARTEGGIO EC. D* ARTISTI $'$5 

quello, ma perchè babbino un pòca di bozza da po- 
tersene valere con i loro architetti. 

Tercio , per che si vede dalla relatione che mandano 
di detta fabrica, che non stanno troppo ben commesse 
le pietre al muro, et per conseguenza seguitando l'opera 
cominciata senza aggiungervi rimedio saria la fabrica 
rovinosa, si mette in consideratione di far la cornice 
che va da un capo all' altro della facciata tanto longa , 
o volemo dir larga di piede, che possi pigliar sotto di 
se tutta la facciata di fuori , et ancora quella della chiesa 
di dentro. 

Quarto , per maggiore sicurezza levar alcune di quelle 
nicchie già fatte , et serrarle con boni pilastri di mat- 
toni , che con la muraglia di dentro si congiongessero , 
et andassino sin alla cornice sopradetta , et poi di fuori 
rendessero la facciata ingrostata tutta piana ; et in que» 
sto pare se convenghi fare in tutta che una nicchia se 
serri , et V altra resti. 

Ultimo, perchè chi è in fatti sa meglio come gover- 
narsi che chi è assente a pensare, imperò se rimette alla 
total rissolutione che farà V. S. con li altri , perchè si 
crederà si babbi da pensare al Gne di questa machina 
in modo che babbi da mostrar la perpetuità et la bel- 
leza della piazza et lornamento di quel tempio , al 
quale hormai è tempo che si dia fine. Et tutto quel 
che le scrivo non sarà per mostrar il consiglio che ha- 
ranno da tenere, né per commandar meno all' archi- 
tetto, ma solamente per satisfare a V. S. che mi ha 
ricerco di ciò, et che ne parlasse a Nostro Signore, co- 
me ho fatto, et per suo ordine le scrivo quest' ultima 
rissolutione, che de rimettersi a loro* et per fin me 
le offero et raccomando di continuo. 

Di Roma li vni di Giugo, 1580 

(firmata ) Come fratello II Card. S. Sisto 

(Direzione^ Al molto Illre. Sr. come fratello 111. Sr. 
Conte Gio. Pepoli 



4 $G CARTEGGIO EC D* ARTISTI 

Nota 

Pochi mesi dopo questa lettera , cioè nel Novembre, 
seguì poi V approvazione del Reggimento di Bologna 
circa il proseguire e compiere la facciata. È di questo 
tenore : 

"16 Nov. 1580. Hanno risoluto che con diverse parti 
del dissegno del Tibaldi si accomodi quello del Terri- 
bilia , et poi quello si segua , et prima le due bogne , 
che sono nel quarto ordine, si conclude che si debbano 
ridure in due historie accompagnate con 1' altre che 
sono nel frontespicio delle capelle, et le due finestre, 
che sono sopra le porte piccole, si debbano ridure in 
dui occhi grandi quanto potranno venire, accompagnate 
con le cornici- intorno detti occhi , le quali cornici 
sono quelli delli suddetti frontispicii delle capelle , et 
questo si fa perchè dette finestre non possono bavere 
la sua proportione , anzi sono torte. Nel sesto ordine 
di sopra si conclude si debbano far due historie, una 
di qua et una di là dalla finestra di mezzo, accompa- 
gnate nel modo che sono le due dette di sopra. Nel 
medesimo ordine, dove è la fenestra di mezzo nel 
detto dissegno del Terfibilia, si conclude che si debba 
far una finestra similmente fatta all' ordine Todesco , 
di quella maggior capacità che potrà venir, fatta nel 
modo et ordine delle finestre delle capelle di fianchi. 
Del resto poi nel frontespicio di mezzo si segua l'or- 
dine di detto dissegno, ma non si mova cosa alcuna, 
eccetto se non facesse bisogno per fortezza in detta 
facciata rimettere qualche pietre longhe et grosse , che 
legassero etc. * " ( l. e. Fascicolo B. ) . 

* Seguono le firme ; il documento è copia . 



CARTEGGIO EC. d' ARTISTI 4^7 

N.° CCCLXXV 

Fulvio Orsino a Giov. Battista Teobaldi. Da Ve- 
nezia 3 Aprile i58i ( Arch. Med. Carteggio e. filza 

«7 > 

È autografa 

Molto mageo. Sigr. mio 
Mando a V. 5. il typo della tavola di bronzo , che 
Monsignore Illmo. et Rmo. suo desidera che si mandi 
al Gran Duca, nel qual typo , per diligente che sia, non 
si rappresenta però né la maestà della tavola per la 
conservatione di tanti anni , né meno la bellezza , per- 
ciochè essendo le figure di argento et di smalto com- 
messe nel bronzo con eccellente artificio et diligentia, 
compartite poi dalla vernice simile al smiraldo, cbel 
ha data il tempo, fanno in questa tavola una superficie 
come di mischio bellissimo. Le lettere, che d'argento 
sono commesse per dichiaratione delle figure, hoggi 
non sintendono, né meno in tempo di Plinio sinten- 
devano, il quale ne fa mentione, dicendo: litteris igno- 
rabilibus etc. ; il significato però delle figure è noto di 
molle, come dell'Apis bove et d'altre, quali lasciare, 
et dirò solamente del charactere simile alla croce, del 
quale fa mentione Rufino de'bistorici ecclesiastici La- 
tini, et Socrate de' Greci, scrivendo che in Alexandria, 
essendo destrulto il tempio di Sarapide, vi si trovorno 
alcune memorie scolpite in sassi di lettere bieroglyphice, 
nele quali era una che haveva la similitudine della cro- 
ce: ma Rufino scrive così: Signum hoc nostrum do- 
minicae crucis inter jllas, quas dicunt hptti*a.<: , id est 
sacerdotales litteras, babere Àegyptii dicuntur, velut unum 
ex ceteris litterarum quae apud illos sunt elemenlis, 
cuius litterae seu vocabuli hanc esse asserunt interpre- 
tationern .• vita ventura. Dicebant ergo ii, qui tunc ad- 
miratione rerum gestarum convertebantur ad fidem, ita 



438 CARTEGGIO EC !>' AUTISTI 

sibi abantiqnis traditum , quod haec, quae mine colun- 
tur, tamdiu starent, quamdiu viderent signum istud 
venisse, in quo est vita etc. Io reputo questa tavola 
essere la più antica memoria e la più rara che hoggi 
si veda , et che da Augusto fusse condotta a Roma da 
Aegypto con l'obelisco, che è quanto m'occorre dire a 
V. S., alla quale baccio le mani. 

Di V. ni aprile 81 

Fulvio Orsino 

( Direzione J Al Sr. Giov. Bapta. Theobaldi mio Sigr, 
ossmo. 

Nota 

Questa lettera è inclusa in un'altra di Giov. Batt. 
Elicona , il quale rappresenta al Granduca essere state 
trasportate a Roma le rarità del Bembo per vendersi i 
fra queste vi erano la tavola sunnominata, il manoscritto 
autografo del Petrarca e un'altro manoscritto autografo 
del Poliziano, oltre a una quantità di libri e antichità 
molto rare. Il papa aveva offerto a Torquato , 6glio del 
Bembo , una pensione di scudi 200 , ma egli voleva 
tutta la somma in contanti; al granduca sembrava troppo 
alto il prezzo richiesto. La tavola, Bembina si trova ora, 
come tutti sanno , nel museo di Torino» 

N." CCCLXXVI 

Il Vignola al Granduca Francesco. Da Roma f 
Maggio i58i ( Ardi, e. filza 88 ). 

È originale 

Sermo. Gran Duca 

È piacciuto al signore Iddio che quella inventione che 
mi ha fatto fare concetti grandi a danno de* Turchi et 
scrvilio de' Christian^ et della quale prò debito mio ne ho 



CARTEGGIO EC. D* ARTISTI 4*9 

scritto più volte a V. Altezza, finalmente vadia a percuo- 
tere di primo lancio nella difesa di una vilissima ca- 
panna in servitio di poverelli, che pratticano le spiag- 
ge maritime. Supplico quanto più humilissimamente 
posso che V. Ao si degni esser servita ch'io ottenghi la 
medesima gratìa da lei, quale ho ottenuta col consenso 
di Sua. Sta. dalla sua Rma. Camera, dopo l'haver data 
tal luce del negotio che è stato conosciuto per realis- 
simo et chiaro. Et io prometto subito di venir o man- 
dare a spargere questa notitia di modo che fino li pa- 
stori con ogni poco d'aiuto comincieranno a saper trat- 
tare il negotio. Et nel principio saranno trapole genti- 
lissime contro Turchi, poi quando a lungo andare sarà 
scoperto il tutto, la si ridurrà cb'ogn'uno attenda a'iat- 
ti suoi, et basterà a' Corsari il veder le capanne , che 
quando anche non vi sarà applicata cotal inventione 
(nonne havendo certa notitia) ad ogni modo non vi 
sarà chi vi si voglia accostare per cento braccia, quan- 
do credesse trovare dentro ventimilla ducati. 1 opera , 
per quanto stimo io, sarà santa et degna di V. A., poi 
che sarà carità et beneficio publico et privato, et casti- 
go degl' empii. Et io resterò pregando il signore Iddio 
insieme con la mia numerosa famigliuola per la sua sa- 
nità et contento. 

Da Roma il dì primo di Maggio 1 581 

D. V. A. 
humilissimo et devoto 
Giacinto Barozzi detto il Vignola 

Nota 

Gl'ingegneri del secolo xv parlavano della inven- 
zione delle bombarde come d'una cosa misteriosa, osan- 
do appena di adoperar la parola : il Vignola vanta 
la sua invenzione come degna di Sua Altezza, come 
carità e santa. 



440 CARTEGGIO EC. D* ARTISTI 

N." CCCLXXVII 

Simone Fortuna al Duca d'Urbino. Da Firenze 27 
Ottobre i58i ( Manoscritti e. ). 

È originale 

— • Andai anche a trovar Gio. Bologna, che sta due mi- 
glia discosto , il quale per essere huomo tanto raro et 
favoritissimo del G. Duca , io per l'adrieto bo cercato 
di acquistarmi assai, havendo ancor io molto lhumore 
alla pittura et scultura, et passando per mezzo antiqua- 
rio boscareccio; et credo non mi voglia male, perchè 
ho sempre celebrato le cose sue, spetialmente alla pre- 
senza di Sua Alt. , essendosi degnata et compiaciuta di 
mostrarmele ella medesima più volte, massime a Pia- 
tolino. Egli è poi la miglior persona che si possa tro- 
var mai, non punto avaro, come dimostra 1' esser po- 
verissimo , et in tutto et per tutto volto alla gloria , 
bavendo una ambitione. estrema d'arrivare Michelagno- 
lo, et a molti giuditiosi par già che 1' babbi arrivato , 
et vivendo sii per avanzarlo, et tale opinione ba il gran 
Duca * ancora. Insomma doppo haverlo messo, come 
bisogna, in molta dolcezza, feccgli V instanza per un 
grand' amico mio, conforme in tutto all'ordine di V. E., 
et egli, inanzi che mi dicesse altro, cercò molto di sa- 
pere se le statue havevano a servir per me o per chi, 
e se volevo mandarle fuori di Firenze. Risposi a que- 
sto come mi parse a proposito; la conclusione è que- 
sta, doppo molte parole et discorsi, che in marmo egli 
non può fare in modo alcuno le due statuette che 

* Ben può essere che all'indole del Granduca Francesco convenisse più il 
talento di Giovanni Bologna che il genio di Michelagnolo ; ma sembra 
casa impossibile die egli potesse non solo paragonare fra loro le opere di 
questi due artisti , ina in certo modo dare la preferenza a quelle del Bo- 
logna. 



CARTEGGIO EC. d' ARTISTI 44 f 

desidera V. E. , perchè in lavori sì piccoli non potrebbe 
ricevere aiuto alcuno , cioè bisognerebbe che tutto fa- 
cesse per se stesso, ingannar non vuole nessuno, et ha 
le mani in mille cose, non solo per il gran Duca et 
la G. Duchessa (che gli hanno accresciuto la provisione 
a 50 scudi il mese; ma di consenso di lor Altezze fa la 
espella de'Salviati in S. Marco, dove va '1 corpo di S. 
Antonino , la cui spesa passerà 40000 scudi, et è molto 
inanzi: et egli vi ha l'humore terribilmente per la glo- 
ria. In molte altre opere ha le mani, tutte d'importan- 
za , et presto uscirà fuori un gruppo di tre. statue a 
fronte della Iuditta di Donatello su la loggia de' Pisa- 
ni , la statua del Duca Cosimo nei Magistrati, e un ca- 
vallo Traiano, che getta di bronzo, due volte grande 
quanto quello di Campidoglio, a fronte del gigante di 
Micb. Agnolo; et tanto potesse supplire quanto da ogni 
parte vien ricercato etiam col mezzo del gran Duca. Ma 
se V. E. le volesse di bronzo, (come vuole il gran Du- 
ca tutte le cose piccole) in tal caso promette di servir 
ottimamente, et darle finite, disse prima in un anno, 
ma per mio amore s' ingegnerà di darle in sei et al più 
in otto mesi, perchè fatti i modelli di cera o di terra, 
che si fan presto di sua mano, darà nel medesimo tem- 
po a far le forme , il gesso, et a ripulirle poi a gli ore- 
fici , che tiene aposta per sua Altezza, per la quale ul- 
timamente ha fatto le xu forze d'Hercole de grandez- 
za di mezzo br. così stupendamente, che ogni uno dice 
non potersi veder cosa più bella, et che Michelagno- 
lo né Apelle caverebbero saputo far tanto. 

Ha fatto degli altri lavori piccoli etiam per il Re di 
Spagna et altri gran Signori, tutti maravigliosi, et è que- 
sto huomo ora in un credilo che non si può stimare il 
maggiore, come ho detto. Aggionge che le statue pic- 
cole di marmo non compariscono, sono pericolose di 
rompersi, non che altro dal portarsi et trasmutarsi da 
luogo a luogo et da ogni minimo disastro et acci- 
dente , et non può l'huomo assicurarsi di fare capricci 



44 2 CARTEGGIO EC. d' ARTISTI 

fuori dell'ordinario, come egli ha fantasia, acciò le cose 
sue siano differenti da gli altri, et vogliono grandissimo 
tempo. Egli ha tre o 4 gioveni ," uno fra gli altri che 
di già è in grado di molta eccellenza, et chi può bave- 
re delle co«e di costui , fatte però col disegno di Gio. 
Bologna , si tien contento et aventurato, et di tal ma- 
no sono la maggiore parte delle statue c'hanno i par- 
ticolari della città. Questo tale le farebbe , ma perchè 
anco esso è occupato molto et è di corto per andare 
a portare una sua opera a Genova, vorrebbe del tempo 
assai. Ci sono degli altri scultori assai, c'hanno fatto 
gli apostoli in S. Maria del Fiore, il domo, ma non 
sono a mille miglia (etiam l'Ammanato et Vincenzio 
de' Rossi, c'hanno pur fatto delle cose rare et fanno) 
in tal riputatione et eccellenza, a dirla come la sta, 
voglio dire che quanto a me, terrei più conto d'haver 
una cosa di mano di Gio. Bologna che molte di qual 
si voglia altro di qua , et son anche come certo che se 
l'È. V. vedesse hora con l'occhio questi suoi lavori di 
bronzo, et quanto ogni giorno migliori, et come in 
essi, dico in quei di bronzo, si veggono tutti i muscoli 
et l'artificio anche meglio che nel marmo , muterebbe 
opinione, et sappi che la maggiore spesa è nella puli- 
tura, nella quale va tempo et grandissima diligenza. 
Ho fatto infinita calca per saper a un di presso la spesa, 
con ogni degnità et destrezza però, et non m' è riusci- 
to, dicendo sempre che non stima denari, non fece 
mai patti con nessuno , pigliando ciò che gli è dato , 
et è necessario che ogn'un dice che non è stato mai 
pagato alla metà di quel che vagliono et sarebbano sti- 
mate le cose che ha fatte ; ma tanto ho rimescolato che 
ho ritratto che d'un Centauro fatto al cavaliere Gaddi, 
un'alra statuetta simile anche al Sigr. lacomo Salviati , 
suoi amicissimi, di ~ braccio, l'uno gli mandò drap- 
pi per 5o scudi , l'altro una collana di 60 , perchè fa- 
ceva professione di non voler nulla, ho calculato che 
se gli potrebbe a rigore dare cento scudi della una, et a 



CARTEGGIO EC. O* AUTISTI 44^ 

mio giudizio sarebbano ben spesi, perchè essendo di sua 
mano per mio credere non s' harebbe havere timor che 
non fossero in somma eccellenza, perchè le cose e' ha 
fatte in gioventù che non gli son parse buone, ha usato 
et usa di comprarle maggior prezzo che non l'ha vendute, 
per guastarle, et più volte ha supplicato il Gran Duca 
che gli lasci rifare quella Venere che ha in camera, che 
V. E. dovette vedere, almeno la testa, né mai ha po- 
tuto ottenerlo, di che si dispera, et hanne fatte molte 
querele meco et con altri: voglio inferire che se si la- 
scierà uscire di mano una cosa per sua ( che in ciò non 
saressimo ingannati) sarà come bara da essere. Nel quale 
caso si potrebbe provedergli cento libre di bronzo, che 
costa un giulio la libra, et andargli usando certe cor- 
tesie di tempo in tempo , magnati ve , facendo gran 

stima del .vino buono, fare certe spesette delle * etc, 

che così ha usato chi ha voluto essere servito bene et 
presto da lui, il quale non perde mai bora di tempo, 
né dì né notte, restando io stupito della gran fatica 
che dura senza pigliarsi mai nessuno spasso» Hora V. E. 
deliberi, che tanto esseguirò quanto comanderà. Hammi 
fatto quest'altra cortese offerta che, se pur vorrà di 
marmo le statuette, et non di bronzo , di mano d' uno 
de' suoi creati, ch'egli chiama compagni, farà un di- 
segno et anche un modello di terra, ma non promette 
poi quella eccellenza che si desidera e meriterebbe un 
par di V. E. Questo è quanto mi sovvien per bora di 
dirle in tal materia; se vorrà ch'io parli ad altri, co- 
mandi , et credo io ci saranno di quelli le faranno per 
manco assai. Della Venere del sigr. Iacomo Sai viali, 
lunga 3 braccia di marmo , bebbe 300 scudi. Bacio hu- 
nulissimamente le mani di V» E. Illma. , et prego Dio 



* Questa parola , aggiunta dopo dal Fortuna, non è facile ad intenderti: 
sembra che sia scritto arme. 



444 CARTEGGIO EC. 0* ARTISTI 

che la conservi felicissima. Di Firenze li 27 d' Otto- 
bre 1581. 

D. V. E. filma. 
Devmo. et obligmo. servitore 
Simone Fortuna 
C Direzione ) All'IUmo. et Eccmo. Sor. mio et -pròne, 
sing. I) Sor. Duca d' Urbino 

N.° CCCLXXVIII 

Federigo Zuccheri al Granduca Francesco. Da Ro- 
ma 24 Novembre i58i ( Arch» Med. Carteggio e. Jih 
za 94). 

È autografa 

Sermo. Gran Ducha mio Signore clementissimo 
Io veni a Roma come sudito et servo bumilissimo 
di V. A. Sma,, chiamato a dipingere la cappella di No- 
stro Signore , et adimandato a V. Serma. Alt. in nome 
di Sua Sta. dal Rmo. Nuntio di quel tempo, et senza 
la gratia et la licentia di V. Sertà. non vi sarei venu- 
to: non ho manchato per la mia pocha suficientia del 
mio debito , come loperare può far fede. Hor avendo 
io fatto per mio particolar capriccio (come è usanza 
di pilori ) un quadro di pitura che per se stessa si di- 
chiara assai bene esare generale , pare che sia statto in- 
terpretatto chio habia fatto per imputare de ingnioran- 
lia altre terze persone. E di qui è nato che per ordine 
(per quanto dicano) di N. Signore, a me il governa- 
tore ha fatto dare sigurtà di scudi 500 di rapresentar- 
mi, et anno ritenuti et ritengano hoggi di tre miei 
giovani, forsi per trar da loro li concelti del animò 
mio circha la detta pitura, la qual cosa né essi né al- 
tri può saperlo , esendo sollo Dio chi vede i chuori. A 
me pare che alli pitori non deba esare imputano l' in- 
Irinsicho del animo loro, quando nelle loro piture non 



CARTEGGIO EC. D* ARTISTI 44^ 

vi siano ritraiti , né nominati in scritto persona alchu- 
na . Et che perhò io possa esare fatto degnio del fa- 
vor et della gratia di V. A. Sma. , che si degni scri- 
vere dua versi al mio. sgre. suo ambasciatore, che 
apresso N. S. mi favoriscila con quegli ofìtii che a sua 
Rma. paranno oportuni, sperando io certissimamente 
che Sua-Beatitudine, informata di questo negotio, cognio- 
serà sapientissimamente chio non merito travaglio al- 
chuno per questa cosa. Il che riceverò da la binignità 
et clementia di V. A. Serma., la quale il Signore Dio 
esalti sempre. 
Di Roma questo dì xxjv Nov. 81 

Di V. A. Sma. 
humilissimo et devotissimo sudito 
et servo 

Feder. Zucharo 

N.» CCCLXXIX 

Oreste Vannocci Biringucci a Ippolito Agostini. Da 
Roma 22 Febbraio i582 (Biblioteca pubblica di Sie- 
na Cod. D.V.k* ). 

E autografa 

Illmo. Sig. Prone. Oss. 

V.S. Illma. va sempre multiplicando il favorirmi e con 
le lettere e con l'altre gentilezze sue, io all'incontro 
non potendo corresponder con l'opre , correspondo 
quanto posso col desiderio di poterla servire, e di non 
gli esser sempre disutile et indegno di così cortese 
protezzione. la ringratio di quanto attribuisce a gli ar- 
chi fatti con gì' instrumenti suoi. Ma ragionando d'ar- 
chi non posso lasciar di scrivere una gentil piacevolez- 
za che disse Monsigr. Arcivescovo nostro quando glieli 
mostravo, et è che andando Carlo Quinto in Sicilia , 

* Devo questa lettera alla gentilezza del sig. Gaetano Milanesi. 



446 CARTEGGIO EC. d' ARTISTI 

esausta prima per le provvisioni dell'armate sue, fece- 
no per honorarlo molt'archi trionfali grandissimi , di 
frasche e frondi verdi , senza pitture o dtri ornamenti 
che di festoni , e tutti havevon l'istesso motto a lette- 
re grandi in lingua spagnola , acciò Pimperator l'in- 
tendesse meglio, di questo tenore: MVCHA FEDE Y 
POCOS DENIEROS . Hor se fa a proposito del buon 
volere e poco potere di cotesta città, lo rimetto al buon 
giudizio di V. S. lllma., alla quale humilmente mi rac- 
comando et inchino , pregandole ogni contento. Di Ro-- 
ma li 22 di Feb, 1582, 

Di V. S. Illma. 

Obligmo. Servitore 
Oreste Vannocci Biringucci 
(Direzione) All'Illmo. Sige. Ipolito Aguslini Pron. 
osso. Baili di Siena 

N.° CCCLXXX 

Pellegrino de' Pellegrini a Giovanni Pepoli. Da Bo- 
logna 2i Settembre i58a rdrch. della Fabbrica di 
S. Petronio l. e, fascicolo Bj. 

Molto IH. Signor mio 

Ho visto molti dissegni fatti per la fabrica di santo 
Patronio (sic) di questa magnifica cita di Bollognia, 
et in quelli pareri diversi: parte acendano a seguire più 
che hano saputo l'ordine Todesco, con il quale è inca- 
minato l'opera , et altri quasi intendano a mutar detto 
lordine et seguire quello dell' architettura antica, et par- 
te de' detti disegni sono uno composito di deta architet- 
tura moderna barbara con il detto ordine antico: et per- 
chè V. Signoria Illma. mi à commiso che visto che io li 
ha vessi io dicessi il mio parere, pertanto rispondo che 
ih così brevità di tempo malamente si può dare riso- 
lutto giuditio , poiché materia di tanta importantia che 
inerita molto matura consideratione ; però per modo di 



CARTEGGIO EC. D* ARTISTI 447 

discorso dicho che quando non fosse di disgusto et 
spesa a guastare le cose fatte , io laudarei il parer de 
quelli che atendesseno a ridur il detto tempio a forma 
de architettura antica , perchè con tal ordine si renda 
magior dechoro con belezza mirabile et conveniente 
alle fabriche de'tempii, poiché le fabriche de essi con- 
veria che tutti fossero fabricati con la più eccellente 
forma che fosse possibile, et senza alcun difetto, poi- 
ché il, tempio è casa di Dio, et oltra ala belezza et 
decenza si conseguirà fortezza, poiché reducendosi lo» 
pra a simile ordine si verebbe a ingrossare li pilastri 
di dentro , che al mio parere sono malamente atti a 
regere il peso che necessariamente gli va sopra, et pari, 
mente si verebbe a ingrossare la facciata della fronte 
del tempio con le laterale. Ma quando non si voglia 
per le sudette difficoltà partirsi dall' ordine Todesco, a 
me piaceria osservare più che si può li precetti di es- 
sa archi lettura, che pur sono più ragionevoli di quello 
che altri pensa •, senza compore uno ordine con l'al- 
tro , come altri fano. Però in ristretto dico che ho vi- 
sto tra li altri uno disegno della facciata del primo 
aspetto del ditto tempio, che è stabillito Janno 1580 
dal 111 ro. Regimento di Bollogna , il quale atende a la 
conservazione di quanto è fatto in detto primo aspetto, 
dinotando esser parere fermissimo di conservare le cose 
fatte, et a questo dico che a tutto quello eh' è in op- 
perà non moverei altro senon alcune cose ale porte , 
come sene puotrà parlare con più comodità, et in le 
cose che si hano a fare, notate nel detto disegno , io sa- 
rei di parere che li pilastri della porta granda {sic) non 
continuassero sino al sommo frontespitio , sì per non 
esser membre della struttura principale, come ancora 
che offende a far le finestre grande come conviene a 
un tanto magnifico tempio, perchè, ancora facendosi li 

Questa frase e ciò che dice in seguito, onora I' architetto Pellegrini, e. 
mostra che egli non era indegno di chiamarsi Architetto del Duomo d* 
Milano. 



448 CABTEGGIO BC. !>' ARTISTI 

pilastri della porta granda sino ala detta sumità, il suo 
fiorimento con piramide rompe lordine del extremo 
frontespitio, che è procetto principalissimo in tutti li 
ordini che una parte non offendi l'altra; et, come ho 
detto, vorei la finestra principale assai magiore et molto 
conforme all'ordine Tedesco, poiché essa è il princi- 
pai lume della chiesa , che per esser mollo lontano, se 
non è gagliardo lumme, non porge elegrezza [sic) alla 
chiesa , et il simmile dico di agrandire li ochii , quali 
luminano le nave minore: et ancora per ricordo dico 
che in tali procetti de architettura Tedesca, sebene fu 
copiosa de molti lavori , è bene però cura delli boni 
architetti , che fumo intelligenti delle ragione di essa 
fabricha Tedesca, di fugire le confusione, et, come ho 
detto, un ordine de opera non impedisse 1' altro ordi- 
ne. Et per questo a me pare che il nascimento de tut- 
te le piramide di esso disegno non sia con ragione, et 
che uno fiorimento impedisca 1' altro j' però se ala S. 
V. 111. piacerà altro comandarmi , et che a me soven- 
ghi cosa nova, al ritorno che farò da Sta. Maria de Lo- 
reto si puotrà far novi discorsi, et intanto basio le. mani 
di V. S. IH. Data in Bologna il dì 21 Seltemb. 1582. 

Di V. S. III. 
Ser. Pellegrino de' Pellegrini architetto 
del Domo di Milano 
(Direzione) Al Molto Illmo. Sr. il Sr. Conte Gio- 
vanni de'Pepoli patron mio 

N/ CCCLXXXI 

Francesco Maria Duca d' Urbino a Baldo Falcucci. 
Da Pesaro 18 Novembre i58a (Oliveriana Monum. 
Rovereschi Tom. 23 ). 

È originale 

Il Duca d' Urbino etc. 

Mag. dilettissimo nro. Federigo Zuccaro ha veduto 
quanto havete ritratto dallo scalco del Papa, et perchè 



CARTEGGIO EC. d' AUTISTI 449 

veniale a saper 1' entiero dell'animo suo, egli non è 
rimasto punto sodisfatto delle risposte di esso scalco , 
né è per accettar di venir altrimente a Roma, se non 
chiamato e invitalo a seguir l'opera da lui incomincia- 
ta ; ma per non guastar affatto le cose sue , atteso la 
poca volontà che se gli tiene , vuol continovare nella 
medesima sommissione et modestia che sin qui ba usata: 
et però scrive a voi bora della maniera che vedrete , 
desiderando che la lettera sia veduta dallo scalco. Per 
adesso dunque voi bavrete a fare questo nuovo oftìtio 
col scalco da parie sua , et mostrar eh' egli se ne ri* 
manga di qua per attender a quest'opera nostra, non sa- 
pendo quel ebe s' baver a far a Roma, non ci havendo 
a star massimamente con la libertà di prima , et con 
l'altre sodisfattioni ebe ricerca; ma sarà ben pronto ad 
obedir ad ogni cenno che in nome di Sua Sta. gli ven- 
ga fatto, ma si dovria pur consolarlo di levargli la con- 
dennatione che vi ha. Il che non seguendo per opera 
del scalco, noi siamo risoluti , venuta che sia la rispo- 
sta di queste lettere , di farne offitio col signor Iaco- 
mo et raccomandarglilo anche. Nel resto Dio vi guardi 
sempre. Di Pesaro li 18 di Nov. 1582. 

Francesco Maria 
(Direzione) Al Magco. nro. secreto, m. Baldo Fal- 
cucci in Roma 

N.* CCCLXXXn 

Oreste VannocciBiringucci a Bernardo Buonta lenti. 
Da Roma 28 Dicembre i58a * (Biblioteca pubblica di 
Siena Cod. L. VI. 44) 

È autografa 

Al molto magnifico signore mio osservandissimo 
Mess. Bernardo Buontalenti ingegnere di Sua Alt. Serma. 

* Questa lettera , posta avanti alia traduzione degli Artifizii spiritali 
di Erooe Alessandrino , manoscritto nella nominata biblioteca , mi e stata 
comunicata dal signor Gaetano Milanesi. 

T. UL 2T 



4^0 CARTEGGIO EC. D* ARTISTI 

L' illustrissimo Signore Hippolito Àuslini , bali di Sie- 
na , molto mio patrone, mi scrisse che V. S. deside- 
rava Herone Alessandrino de li spiritali tradotto nella 
nostra lingua , et essendo io infinitamente obligalo^ a 
quel signore, et osservantissimo delle singolari virtù di 
V. S. , andava esaminando come potessi con un paga- 
mento solo risponder a debiti così grandi. Quando poi 
mi fu fatto intendere che saria servitio o satisfattione 
di S. A. S. , mi sentii subito sopravenire un trabocco 
d'obligatione e di desiderio, che senz'altro riguardo 
del poco valor mio m' indusse a porvi mano. Così su- 
perate molle difficoltà ho condotto l'opera al termine, 
nel quale, come si sia , glela mando, acciò ne faccia 
il beneplacito suo. Che se con accomodata occasione V. 
S. ne volesse dar conto a S. A. S., havrei imitalo co- 
loro che, essendo di vista debole, per arrivar con 
quella ad un ogetto sublime e luminoso, si mettono 
a gli occhi un cristallo, acciò per la virtù di tal mezo 
possino almeno secondo la capacità loro comprendere 
e offerire l'infinito splendore di quel sensibile serenis- 
simo et altissimo, e pregandole ogni felicità le bacio 
le mani, di Roma il 28 di Dicembre 1582. 
Di V. S. M. 

servitore 
Oreste Vannocci 

N.- CCCLXXXIII 

Diomede Leoni al Granduca Francesco. Da Roma i4 
Febbraio i583 (Arch. Med. Carteggio e. filza ìoo). 
É originale 

Sermo. Gran Duca 

Già più mesi fu ragionalo di mettere mano ala fa- 
bricha de la chiesa qui dela natione Fiorentina; tra il 
quale tempo diversi più arditi che intendenti fecero 
nuove piante et disegni, non ostante due modelli fatti 



CARTEGGIO EC. d' ARTISTI ^5 1 

già , il primo da uro. Antonio da S. Gallo , che baveva 
qualche gusto dele cose buone, ma senza disegno al- 
cuno, il secondo da Ms. Michelagnolo Buonarroti, et 
sopra questo, fatto pur a istanzia de la natione , furono 
finiti di gettare li fondamenti dala parte verso il Te- 
vere , et alzati solamente sino al piano del terreno. 
Hora che si è risoluto dare principio col. consenso et 
aiuto di V. A. S. , alcune cause — hanno fatto preva- 
lere il Sangallo , et lassare indietro un tempio per pie» 
colo, risoluto dal maggior huomo che sia stato forse 
mai. Una dele dette cause potrebbe essere stata la spesa 
maggior , la quale patisce però moderatione appresso 
al altro , con mettere travertini ne' luoghi soli più no- 
bili et più sottoposti ale ingiurie, et il resto riempire 
di mattoni arrotali, beu conmessi, come hanno fatto 
li antichi in fabriche celebratissime; et perchè non si 
ha dato principio, lautorità di V. A. sarebbe a tempo 
se giudicasse più a proposito il modello del Buonaroto, 
come sarebbe senza comparatione di maggior fama et 
memoria a lei del altro, che non arriverà anche a qual- 
che tempio fatto nuovamente. Ma se per altri degni ri- 
spetti — si lasserà esseguire quello che è stato riso- 
luto qui, non voglio restare di ricordare con la debita 
reverenlia quanto bene sarebbe forse che il modello 
del Buonarroto fosse condotto et conservato in Firenze. 
Roma li 14 Febr. 1583 

JN.° CCCLXXX1V 

Valerio Gioii a Antonio Serguidi. Da Roma 8 Apri- 
le i583 (Manoscritti C.J. 
È autografa 

lilagco. Ser Antonio 

La presente è per che faciate noto a sua Alt. Serma, 
come io sono arivato qua cho mal tempo e va chon- 
tinovando ; però io non mancho che io non facia dili- 
gentia per sadisfare a Sua Alt. Serma. Qua non ce più 



45 3 CARTEGGIO EC. D 'a ET ISTI 

quella gran copia di cose chome già soleva , e quando 
si trova niente ci sono asai vogliolosi. Sua Alt. sa che 
fu trovato quatuordici fiure che sono di buona mano , 
che rapresenta la storia di Niobe, e infra laltre ce un 
grupo di dua Bure che sono molto belle, e di molte 
di quele ano le teste rimese , e a che fsic ; per ari" 
che) de' braci, e ano tutte belle teste, ma e cape li no 
sono troppo belli, no sono molto finiti: ma el pa- 
drone eia grande openione, per quanto ò potuto inten- 
dere da lui , per che andai secho a la vignia dove e' là 
trovate, e fa chavare di chontinovo, perche pensa tro- 
vare tuta la storia, ora io ò trovato un nostro fioren- 
tino, che si chiama Lorenzo delungo, che è da Seti- 
gniano , che aveva un figliuolo che atendeva a ragunare 
di questi misti, e faceva dele tavole; ora egliè morto, 
e non à più nesuno che posa fare tale cose : ora lui 
facil cosa sarà che ne pigliassi partito, e ache savesino 
per ragonevole merchato , e sono asai buonumero , 
dove ci sono verdi cotognini e bichi e neri e brece di 
Tigoli , brochatelli e altre pietre come neri , le quale 
tute servirebono per varie cose, imperò queste è ura- 
cholto di pietre fato inpiù di venti anni , però no sene 
trova. Ciè poi un'altro pure de' nostri, che à dua co- 
lonete che so'pFeso a 4 bracia di brecia ; vero è che 
cene una rotta e risprangala, la quale none di tropo 
dano, per che quando sarà rasetata e ristudiata no si 
conpeerà, e sarebono per bonisimo merchato, per che 
egliè in gran bisognio, e costerebono mancho che co- 
sta di marmo, e credo che anche a fargniene asciare, 
che non savesi senone a meterle in opera, sarebono per 
venti scudi , e forse mancho. Costui è mio amicissimo, 
e mi farà asai serviltio (sic), el bisognio lo strignie, e 
questo tale si chiama Govanozo. ora se S. A. vole, quela 
mi dia ordine quello che io debo fare, e in fratanto an- 
drò cerchando se trovasi altro , e ne darò minutamente 
raguaglio, io no sono ito anebora a far moto al char- 
dinale , per che in questi dì santi sono ocupati. dite 



CARTEGGIÒ EC. d' ARTISTI 4$$ 

a Sua Altezza che io ò salito la scbala santa per lei , 
pregando idio che le dia ugni felicità e chontento. Con 
questo farò fine, pregando per Sua A. Serma, e per V. 
S. ugni felicità e chontento. scrisi di Roma el dì 8 
daprile 1583. 

lumile servitore di V. S. 
Valerio Cioli scultore 
(Direzione ) Al molto Magco. S. il signiore Cavaliere 
Ser Guidi segretario maggiore di Sua Alt. Serma, e pa- 
tron mio ossmo. alla corte in Fiorenza 

Nota 

Tutto ciò che questa lettera contiene intorno alle sta- 
tue che rappresentano la storia della Niobe, è di straor- 
dinaria importanza. 

N.° CCCLXXXV 

Federigo Zuccheri a Giovanni conte di Montebello. 
Da Roma 14 Aprile i583 ( Oliveriana Lettere di Il- 
lustri Stranieri Volo /). 

È autografa 

Molto 111 re. Signor mio 

Per visitare V. S. Illre. e darli aviso del arrivo mio 
qui in Roma , che fu il mercore de la settimana santa: 
io prochuro spedirmi quanto prima per andar mene poi 
a Loreto, io atendo a finire quel quadro chio mostrai 
là a sua Altezza. Io pensarò che V. S. Illre. ara fatto 
solicitare e dar lordine a Loreto che io posa trovare 
fatto i ponti e quanto fa bisognio, e giudicarci fose 
bene si mandase quel giovane pitore, che è dito An- 
tonio , che tanto più presto si preparerà ben el tuto. 
Io mi son ramentato di quanto V. S. Illre. mi dise già a 
nome diS. A. circha di un giovane pitore per S. A. a star 
delà ; se di novo sia in piacere del Signor Ducha averne 



454 CARTEGGIO EC. d' ARTISTI 

alchuno , sin' a che io son qua , prochurarò di pro- 
por persona atta e di sodisfattone , come pensarei sa- 
rebe un giovane mantuano, di che ogi ho veduto un 
quadro , anzi dua , di man del detto , e non mi sono 
dispiaciuti: e dal miniatore V. S. Illre. e Sua Altezza 
ne potrà avere più piena informatione. mi è stato pro- 
posto un altro giovane di Urbino, ancora per molto 
atto, però di questo io non ho ancor visto cosa alchu- 
na, però non ne dicho altro. E piacendo a S. A. or a 
V. S. Illre. che io facia ofitio alchuno con questi ho 
con altri, potrà con un verso hame o al Signor Fal- 
chucio dar quel ordine che più gli piacerà, e col farli 
riverenzia e basiarli la mano , mi fo del continuo alla 
sua bona gratia racomandato. di Roma questo dì 14 
Aprile 1583. 

Di V. S. Illre. 

affetionatissimo servitore 
Fed. Zucharo 

(Direzione) Al Molto Illre. et Sor. mio ossmo. Il 
Sor. Conte Giovanni conte di montebello. 

N/ CCCLXXXVI 

Il medesimo allo stesso. Da Loreto 14 Giugno 
i583 (/. e. ). 
È autografa * 

Perchè Sua Altezza Serma, sapia o posa sapere quel 
che io faccio nela capella, e vo pensando di fare in 
certe cartelle e vani che restano fuora delle instore, già 
terminate di là, i quali vani non patiscano instorie, ma 
solo ligure di qualche signi6cato, vie quatro cartelle che 
sono sotto la volta tra quelli ornaménti, dua atorno 
al quadro della incoronatione, e gli altri dua soprale 

* Unito a questa lettera è un foglio che contiene le storie e figure men- 
tovale in questo documento. 



CARTEGGIO EC. D* ARTISTI fó5 

dua instorie de la morte e de lasunta de la Madonna, 
apreso più sotto al par di dette instorie in quatro altri 
vani e quadreti che restano dua per banda a dette in- 
storie , così queste dua instorie anno dua quadreti e 
una cartella alintorno per. uno, el quadro di mezo dela 
incoronatiene le dua cartelle dette. Son andato consi- 
derando e non senza consiglio di alchuno teologhi e 
l'iterati qui nella santa casa quel che vi potria star bene, 
perchè il tutto sia humile e con misterio; così abiamo 
risoluto atorno al incoronatone e nelle dua cartele 
farvi la Gloria e la Perpetuità , dinotando che la inco- 
ronatone della Madonna, che lì nel mezo si vede, è 
gloriosa e perpetua : 

Nelli tre vani che sono atorno alla morte dela Ma- 
donna farvi quelle Ire virtù che sono più necessarie a 
ciaschuna creatura in tal termine e fin di vita , cioè 
la fede da una banda, e la speranza dalaltra, e sopra 
il timor di dio : atomo al altra instoria della asunta 
della gloriosa Vergine, da una parte la virtù della Carità, 
e da l'altra la Perseveranza , e sopra il primo fruto di 
tutte queste virtù or operatione , che è la lelitia o vero 
giocondità del core, che è principio di gloria, se così 
piacerà a S. Alt. Serma., andarò seguitando. 

Resta li doi vani grandi di là e di qua dalla finestra so- 
pra lallare, nel quale si era pensato già fare dua angioli 
con doi candelieri, overo dua profeti o sibille; esendo 
sopra lallare ove la nunliata , vi potriano stare assai 
bene e queli che profetizorno la incamatione del ver- 
bo , el partorir de la vergine, benché questi si po- 
triano salvare a farlo abaso al altare, che sarebono forsi 
più propri e convenevoli , come più vicini alla Nun- 
tiata , e là su far altre cose , che più potese piacere a 
Sua Alt., desiderando intorno aciò avere la mente sua, 
per potere farvi cosa che posa esare di piena sodisfa- 
ttone. E nel suplicare V. Sig. Il Ire. a mio nome humil- 
mente far riverenza e basiar la mano a Sua A. Serma., 
pregandoli io da N. S. Dio ogni salute in questa santa 



^56 CARTEGGIO EC. 1)' ARTISTI 

capei!» angelica , et alla Illma . Signora Marchese pa- 
rimente ogni compita felicità ; così N. S. Iddio et la 
gloriosa Vergine esaudiscili i devoti et humili preghi 
miei, benché indegnio, et a V. Sig. Illre. doni ogni con- 
tento. Di Loreto questo dì 14 Giugno 1583. 
Di V. Sig. Illre. 

Aff. Servitore 
Fed. Zucharo 
( Direzione J come sopra 

N. # CCCLXXXVII 

Il medesimo allo stesso. Da Loreto 14 Giugno 1 583 
(l. c.J. 
È autografa 

Molto Illre. Signor mio 

Ora che m' inmagino che V. Sig. Illre. si sia alege* 
rita di qualche trasordinaria ochupatione per le feste et 
noze fatte di là, che Dio N. Signore le feliciti con ogni 
desiderata e piena contenteza , ora gli do aviso come 
fo fare qui a un valentuomo stucatore, che si trova 
di qua per sorte, e non perdermi tal ocasione , li qua- 
tro angioli di stucho sopra le dua instorie grande del 
sposalitio e visitatone, sicome mi dise il cav. Arduino 
esare mente di Sua Alt. , dal quale V. Sig. Illa «potrà anche 
saperne il costo et mercato di esse , che in tute ven- 
gano venti schudi: egli ne arebe voluto venti quatro, 
ma farò si contenti de venti , a tute sue spese , ferra- 
menti , calcina e stucho ; e come tornerà comodo a V. 
S. mandare deti venti schudi, potrà mandarli, detti an- 
gioli fano molto bene, et dano grandezza e nobiltà 
grande alia capei la. 

Resta chio gli ramenli loro da metare ne' stuelli della 
volta, la qualespesa non si puoi fugire o far di meno. 
E capitato qui per sua devotione Giulio doratore da 
Pesaro; mie parso bene a farli dare una ocbiata circha 



CARTEGGIO EC. D* ARTISTI 4^7 

cbe oro vi posa andare ; abiamo diligentemente scan- 
dagliato ambi doi: nella volta, nel sotto archo e di 
fuora via alarme or altre cose dalle cornise in su , non 
si poi fare con mancho di sei migliara in sette di oro, 
siccome dal detto V. S. Mre. potrà intendere, dove 
cbe tra loro e fattura vera intorno a 80 schudi di co- 
testa moneta . la sarebe bene quanto prima mandarvi 
il sudetto o altri che Io sapia e posa metere con dili- 
genza , mentre vie il ponte o la comodità di potervi 
io avere locbio in servitio del opera e del Nro. Padrone, 
se nela parte dabasso sotto la cornise , per esare tuto 
di pietra, Sua Alt. non si cburarà di metarvi oro , mi 
riporto poi aquamo determinarà , ma nella volta in vero 
è di necesità a metervelo , poi che tute le altre ca- 
pelle sono innorate e nobilmente, e non metendolo 
quivi, non pocho mancbamento darebe a questa opera, 
la quale in tutto il resto è superiore di gran lunga alle 
altre, e fose poi in questo particolare, così minimo, 
inferiore, mie parso intorno aciò esare mio debito dirli 
questo , e col Gne la saluto e basio la mano. Di Loreto 
questo dì 14 Giugnio 1583. 

Di V. S. IUre. 

Af£ Servitore 
Fed. Zucharo 

(Direzione) come sopra 

N.° CCCLXXXVin 

Il medesimo allo stesso. Da Loreto a Luglio 1 583 
(Le). 
È copia 

Per la lettera di V. Sig. Illma. delli xxm del passa- 
to ho inleso quanto gli è piacciuto avisarmi; cbe tutto 
farò quanto sarà mente di Sua Alt. et da V. S. mi sa- 
rà ordinato, circa alli vani che restano in la volta da 
farvi le figure avisate o altro che più piacerà a Sua 



4*3 CARTEGGIO «\ »' AUTISTI 

Altezza, mando un schizzo qui incluso, come V. S. po- 
tra vedere , dove è notato in ciascuno le misure et l'or- 
dine come stanno e in prospettiva e in piano , a fin- 
ché Sua Alt. possa comprendere la dispostone di essi. 
et perchè io non haveva terminato cos J alcuna senza il 
consiglio di questi theologi e dottori di qua, né pen- 
sato far cosa che non fosse convenevole, vi ho di già 
fatto le tre virtù theologale in quelli quattro quadretti 
che sono resallati da piedi e da capo, dove è notato 
fede, speranza e carità, et per la quarta andavo bora 
facendo la perseveranza. Ma poiché V. S. mi ordina 
che mi tratenghi finché viene lordine di qualch' altra 
cosa più conforme al piacere di S. A. , così faccio , et 
non piacendole le già fatte, si guastaranno e farassi quel 
più che piacerà a S. A. ; le altre quatto cartelle che 
restano sopra, sarebbeno luochi più da imprese e sim- 
boli che da altre figure , sì per esser vani piccoli e co- 
me cose sopraposte agi' ornamenti ; per tanto dissi 
al cav. Arduino che sarebbe, bene farvi imprese, se al- 
cuna n'habbia Sua Altezza, rni disse di no, che d' ira- 
prese credeva che non volesse in modo alcuno. Così 
io ero andato pensando fingervi alcuni carnei, e perchè 
non fossero senza qualche sogetto haveva con la con- 
sulta delli già delti pensato quelli che già notificai a 
V. S. , per saperne la mente di Sua Altezza, bora non 
piacendo, sia per non detto né fatto : e starò aspet- 
tando d'intendere quello che sia più piacere di Sua Al- 
tezza a farvi; così parimente in tre altri vani et cartelle 
che sono nel arco della volta sopra i pilastri dtlla es- 
pella, dove bora mess. Lattantio fa quelli fogliami e stuc- 
chi, vi è un ovato di doi piedi e mezzo lungo e un 
piede e mezzo allo , nel mezzo del arco dalle bande 
dui quadretti assai piccoli, com'è notato il tutto, resta- 
no li dui vani di là et di qua dalla finestra sopra lai- 
tare , che parimente è notato nello schizzo in pros- 
pettiva con le sue misure , et dico al detto foglio , 
ciò è la misura del piede, a finché S. A. possa vedere 
la grandezza di lutti questi vani , sì come V. S. dice 



CARTEGGIO EC. d' ARTISTI 4^9 

desiderare. Circa alli 4 angoli di già fatti di siliceo, 
mi dispiace non haver saputo la mente particolare di 
Sua Altezza, sì com' bora V. S. m'avisa, però che non 
sarei intrato in tal cosa , ma pensai far quello che 
me si aspettasse, come diligentissimo servo, pigliare 
1' occasione finche l' havevo; ma poich' io ho fat- 
to l'errore io ne farò la penitenza, et siano per non 
fatti. Et perchè Sua Alt. possi bavere la sodisfatione 
che intorno aciò desidera, gli andarò rifacendo di mia 
mano, non sapendo che dello stato vi siano altri che 
ciò possi no fare , rimettendomi però in tutto a quanto 
piacerà a S. A. , nella cui buona gratia piacerà a V. S. 
111. preservarmi. 

Di Loreto 2 di Luglio 1533 

N.° CCCLXXXIX 

Giovanni Berardini allo stesso. Da Pesaro 9 Luglio 
i583 (l. e). 
È originale 

111. Sigr. mio 

Con questa mia sarà il disegno cavato dalla goletta 
mandatami da V. S.; ma quella avertisca che le misure 
non si possono metere apunto inudisegno come inumo- 
dello, perchè le porte che vengano inanzi iscorcano, e 
per questo le misure non sarebono guste: ma quando 
S. A. si conntenterà di questo garbo , nel marmo po- 
trò misurarla e farla con la medesima proporzione, 
questo è quanto mi ocore dirli per questa, li bascio 
le mani e meli racomando; che nostro Signor Dio la 
conservi. 
Di Peserò alli 9 di Luglio 1583 
Di V. Sig. Il Ima. 

Serv. affino. 
Giovanni Berardini 
iscultore 
{Direzione) All'Ili. S. conte Giovanni Tornasi Sr. 
mio sempre ossmo. Urbino 



4<>0 CARTEGGIO EC. D* ARTISTI 

N. c CCCXC 

Bernardo Vecchietti a Antonio Serguidi. Da Firen- 
ze 1 4 Settembre 1 58 3 (Arch. Med. Scritture diver- 
se filza FUI). 

È originale 

Molto Magco. Sig. Cavaliere Sig. mio ossmo. 

— ■ Voglo con questa occasione pregar V. S. che fac- 
cia sapere a Sua A. Sina, come, sendo morto Stoldo 
scultore, come lei sa, occorre che havendoli l'arte 
de' notai dato a fare una figura di S. Marco di mar- 
mo , che va sul canto dor san Michele, al entrar de'cal- 
zaioli ; Stoldo si è morto senza haverla cominciata, ma 
solo ha condotto un bel marmo in Firenze per farla. 

L' arte s' era ragunata per dare a far questa figu- 
ra ad qualche altro , et in tra loro sono in differen- 
tia , non lesendo maestri, molti d' essi la vorrano far 
fare a Gio. Bologna, * sendo servita Sua A. Sma. , et 
poiché le altre due nicchie di quella facciata son con 
figure di bronzo, per fare unione vorriano anco que 
sta di bronzo, che col altre due sunisse. Giovan Bologna 
volentieri la piglarebbe, et a lui saria opera di un me- 
se , perchè fatto il modello , i garzoni fanno poi il re- 
stante. Il loco è principalissimo e degno di maestro e 
non di ciabattino , concorrendovi Donato et il Verro- 
chio. Gio. Bologna la farà bella et spedi rassi tosto, che 
bara cara (sic) l'arte de'notai si contenterà, et avanzaras- 
si il marmo che è qui condotto, quale è bello, e ne ca- 
verà i suoi danari e più, et a Sua Alt. Sma. forse ver- 
rà commodo il pigiarlo per la grotta di Pitti. la fac- 
ciata di Orsan Michele verrà unita, et quello che mi 
pare anco di consideratione, si darà da lavorare a molti 
giovani che inpareranno questa arte del bronzo , che 
si va perdendo come quello del marmo, se non è soc- 
corso con l'allevare qualcuno. 

* È noto che questa statua di S. Marco fu eseguita in bronzo dai detto 
G. Bologna. 



CARTEGGIO EC. d' ARTISTI ^6ì 

Se Sua Alt. Sma. è servita che Gio. Bologna la faccia, 
V. S #i può pigiar parola di fare intendere a queir arte 
de' notai che Sua Alt. Sma. vuol provedere ella di nuo- 
vo maestro, et che del marmo non si dispongano se 
ella non dice altro. Di camera a' 14 di Settbr, 83. 

B. Vecchelli 

n,° cccxa 

Federigo Baroccio a Giovanni de* Tornasi conte di 
Montebello. Da Urbino 7 Ottobre i583 (Oliveriana 
Voi. e. ). 

È autografa 

Molto IH. Sre. et mio patrone colendissimo 
Ho inteso dal Parino quanto V. S. Illre. ba detto per 
parte di Sua Alt. Sma. , et gli dico che circa il cresce» 
re il lume alla capella, se bene è cosa che malamente 
si può giudicare senza vederne lesperienza con esser 
presente , con tutto ciò penserò che non potrà se non 
giovare et far buono effetto, se bene in quanto alla 
tavola del altare il lume non è al suo luogo, circa puoi 
di fare l'invetriata depinta, puoi che S. A. vuol il pa- 
rer mio, non voglio mancare dirlo liberamente, quale 
è che in muodo alcuno mi piace, et è cosa che oscu- 
ra et fa anco calvissimo effetto, che percotendo il 
sole in quelli cori del invetriata gli raporta nelle figu- 
re , et fa cattivo effetto, et questo li dico perchè lo 
sono per haverne visto lesperienza in più luoghi, et 
questo è quanto gli posso dire sopra questo , con che 
One umilmente gli bascio le mani, che il Sigpore la 
conservi, di Urbino il dì 1 Ottobre 1583» 

Di V. S. M. Illre. 

sre. hobbligatissimo 
Federico Barocci 
(Direzione) Al Molto Illre. et mio prone, colendi- 
srao. il Sr. Conte Giovanni de' Tornasi conte de Mon- 
tebello etc. 



/fi* CARTEGGIO EC. D* ARTISTI 

N." CCCXCII 

Federigo Zuccheri allo stesso. Da Loreto 8 Ottobre 
i583 (Oliverianà l. e). 

È autografa 

Molto Ulre. Sigi*, mio 

In quest'ora è partilo di qua linbasiador di Sua Mtà. 
Catolica, che sene viene da Sua A. Serma.; gliò fatto 
vedere la capella e tuto. Io pensai per quello mi ero 
inmaginato che incontrandolo V. Sigr. Illma. fose ari- 
vata anchor lei sinquà , che mi saria stato di somo con- 
tento , sì perchè la vedese quanto io ho fatto , et an- 
cho quello che resta al compimento della perfetione 
del tuto : et mi riporto a quale Sua Altezza determi- 
narà. 

V. Sig. lllre. sera contenta farmi sapere la mente di 
Sua Altezza circa al quanto gli piacerà che si faccia in 
quei vani che restano dalle bande al ornamento del 
altare , si come per una mia V. S. lllre. ara inteso , 
aciò che per mia parte basi finito quale per me si po- 
sa. Circha la invetriata mando a V. Sig. lllre. la misu- 
ra qui inclusa: potrà ordinarla a Venezia o in Ancona 
ove più gli piacerà* io sarei daviso farvi nel mezo un'ar- 
me di S. A. con recingerli atorno un festone colorito 
di vari fruti o vero tuto verde , quello che più sera 
piacere di S. A. , il resto di vetri bianchi , che larme 
el festone coloriti ofuscharà asai abastanza quel tropo 
lume , et ciò sera al mio giuditio vago e luminoso as- 
sai, ho ricevuto questa matina una di V. Sig. lllre. intor- 
no al giovane pitore che S. A. desidera, che sina chio 
non torno in Roma non so di potere dirli cosa altra 
di sustanza intorno acciò, scriverò a Roma in queslo 
mentre se alchuni di quelli che già proposi a V. Sig. 
lllre. vi sia, e in termini di poterne dispore al piacere 



CARTEGGIO EC. D* ARTISTI 4^3 

e desiderio che V. S. mi acena per Sua A. : uè oco- 
rendone per ora etc. 

Di Loreto questo dì 8 otlob. 1583 

Di V. Sig. molto Illre. 
Affino. Servitore 
Fed. Zucharo 

N. # CCGXCI1I 

Il medesimo allo stesso. Da Loreto 5 Novembre 
i5£<3 (l.c.J. 
È autografa 

Ilio. Sigr. mio osservandissimo 

Ho visto quanto la mi scrive , et a tuto mi riporto 
quanto piacerà a V. S. ordinare, ma direi bene cbe le 
tei le V. S. mele mandasi adeso e per la prima como- 
dità , che io potesi lasciar coperte queste dua instorie 
mie da buso, a 6n cbe la polvere o altri addenti non 
le guastase, restando ancora il ponte di sopra la volta, 
e le potrei acomodare io steso come ano andare, che 
altramente so non si Tarano 9 o forsì dopo che avesero 
patito assai. Io prochuro la conservatione delopera mia, 
poi cbio viò durato fatica, et insieme lonore et ripu- 
tatane di delta capella e di S. A. Serma, , a tìne che 
tutto si conservasse e si facese ai suo tempo. Io fac- 
cio fare i feri per de le cortine cbe mons. Governato- 
re ha ordinalo di metare su. Io finischo per tuta que- 
sta setimana , che intanto non ho poi che far altro, qua 
starò aspetando queste tele , pregandola a mandarmele 
che le posa acomodare , poi mene vero a basciar le 
mani e pigliar licentia da S. Alt. et insieme da V. S. 
HI. , alla quale etc. 

Di Loreto questo dì 5 Nov. 1583 

Fed. Zucharo 

Nota 

Intorno a questa epoca lavorava anche per la SanU 



464 CARfEGGlO EC. d' ARTISTI 

Casa Felice Damiani, come si rileva dalla seguente lette- 
ra del Governatore di Loreto , Vitale Lionori, al Duca 
d' Urbino : 

" Sermo. Sigr. mio Padrone singmo. 

Supplico l'A. V. Serma, con ogni maggior riverenza 
a comandare che sia scritto al suo luogotenente di Ugub- 
bio che non voglia egli altrimente sforzare mess. Felice 
Damiani, pitore, a intrar de' consoli di quella città, at- 
teso che esso mess. Felice si trova occupato per servi- 
gio di Santa Casa , così nel dar fine e venir qui a po~ 
ner nel suo luogo un quadro grande di una cena, che 
gì' ho fatto far per il nuovo refettorio che ho fatto a 
questo clero, come anco si trova egli occupato in per- 
fetionare un'opera d'un S. Girolamo, che faccio fare 
per una capella fatta a una mia nuova fahrica. so che 
per esser la gratia honesta, l'A. V. Serma, non man- 
cara di concedermela, et io tra tanto augurandoli ogni 
maggior felicità le faccio di qua profondissimo inchino. 

Da la Sta. Casa il dì 30 di Marzo 1585 
Dela A. V. Serenissima 
Humillo. servitore 

[firmata ) Vitale Lionori gubernator de Loretto 

(Direzione) Al Sermo. Sig. Duca d'Urbino mjo sig. 
et Prone, sing. * 

(O liberiana Illustri Stranieri Voi. F) 

N.* CCCXCIV 

Accursio Baldi a Scipione Cibo. Da Firenze 6 Apri- 
le i585 (Biblioteca pubblica di Siena Cod. D. FU 

4). • 

È autografa 

Illmo. Sigre. Padrone mio singmo. 

Che il torto del torto resti dalla banda mia, che ne 

* Copia dovuta al Sig. Gaetano Milanesi. 



CARTEGGIO EC. d' ARTISTI 1\G5 

dubita sentendo il sigre. cavaliere solamente ed anco 
a sentir me, che dico sua sigria. haver il torto della 
ragione * et io quello dei torti ? come si sia, risponde- 
rò a V. S. all'infusa et in parte alle due sue gentilissime 
scrittemi la settimana passata, con dire a qunnto il sigr. 
cavaliere afferma che secondo il giudizio di Giambo- 
logna io sia pagato, o resti ad havere pochissimo, non 
milita, riButando egli la sua stima et essendo in suo 
prò: et anco se bene io non ho ad haver molto in vir- 
tù di essa , egli non è però sì poco che non sia più 
di quello che egli dice , et che a mio padre ha scritto 
in una lista massime , nella quale, oltre al non farmi 
creditore del metallo ha riauto, apparisco debitore di 
lib. 249 di piombo, dice servì per iropernare o ferma- 
re gli Angeli su l'altare; il che mi par stravagante, poi- 
ché non sono obbligato a far ciò né a pagarlo, essen- 
do fuori dell'industria dell'arte e della stima. Egli è ben 
tenuto per comune parere il sigr. cavaliere a pagarmi 
del invenzione e de'modelli grandi e piccoli che io ho 
fatto delle base di marmo, e del ordine che ricigne 
tutto l'altare d'architettura, e delle misure e centine 
fatte d'ogni membro et oggetto, come anco del tempo 
perduto mio intorno a'muratori, e di quello vi stette 
in mia assenza mess. Girolamo Bolsi continuamente , 
perchè senza un di noi non havrebbono saputo con- 
durre l'altare a perfezione, e se sua sigria. dice haver 
pagati i maestri muratori o stuccatori, gli ha pagati 
del opere manuali loro , e non del invenzione et or- 
dine, perchè gli architetti non si pagano per mu- 
rare. Però io voglio che '1 Bologna stimi anche questo, 
se sarà convenevole. Né mi curo chel sig. Saraci ni di- 
ca che un tale ha fatto quel getto, e che io non so co- 
lare; né anco gli architetti sanno murare né murano, 
anzi quando lo facessino cadrebbono in indignità e dal 
arte loro. Né Donatello, né quei della Robbia , tanto 
famosi scultori , sono men chiari per non saper cuo- 
cere senza i fornaciai l'opere loro; a Giambologna, per 
T. m. 30 



4<36 CARTEGGIO EC. D* AUTISTI 

non dir di tutt' altri, si toglie adunque il pregio della 
eccellenza, poiché non egli, ma un frate di S. Marco * 
getta tutte le sue figure e bassirilievi? dunque il van- 
to è loro? ma in quella guisa chel sonatore da Berga- 
mo alla sua comunanza e cittadinanza dopo lesservi 
arrostato et affannato un pezzo ad alzare i mantici 
disse, allacciatosi prima ad una buca del organo: o 
mei sigri. f radei mande' su un oter che tocchi i to- 
lti j che mi non sono se non di dre P*a . Ma che cer- 
co io esempli fuori del arte ? Il frate medesimo non è 
molto che, chiamato da Sua Santità , andò a Roma in 
furia con garzoni e masserizie atte al suo magistero ; 
dovechè il Papa raccoltolo graziosamente gli disse che 
inteso la sua fama ha ve va mandato per lui, e che vo- 
leva gli facessi alquante statue di bronzo in S. Pietro, 
al che rispose liberamente il maestro frate che egli 
non sapeva figureggiare, né facea le statue , ma che 
gettava di bronzo le fatte da altri , e particolarmente 
le di Giov. Bologna tanto nominato: talché ambidue ri- 
masono (per dir così, s'egli è lecito) uccellati, mail 
tordo fu il frate che vi messe il tempo e 30 scudi del 
suo. Né vale la ragione del sigr. cavaliere che Meche- 
rino facessi li suoi angeli per tanto al suo tempo , et 
io, che non sono Mecherino, ne voglia più di 2 che 
esso di 4 non volle; perchè ci è troppo gran divario 
da quello a questo secolo o tempo , perocché quello 
che allora valeva uno , hoggi vai venti, e molte altre 
cagioni e ragioni, che, per esser notissime, le pretermet- 
to e lascio. Addurrò bene a V. S. per la parte mia 
che ha più del convenevole et è più giusta la stima 
del angelo di bronzo, fatto e poi messo in opera 2 anni 
sono nel Duomo di Pisa sur una colonna di porfido 
antica, tenente il cero pasquale , opera di Stoldo Lo- 
renzi, scultore fiorentino , che n'hebbe a stima d'huo- 
mini periti dal Operaio scudi 420 di fattura a tutte 

* Domenico Portigiani. 



CARTEGGIO EC. D* ARTISTI 4^7 

spese del sigi*. Operaio detlo, che passano 350 scudi, 
e non è molto de' miei maggiore, e non vi sono tanti 
abbigliamenti, né ornamenti nel candeliere: ma quan- 
do vi fussino, ha egli ad esserci tanto divario e diffe- 
renza ch'egli abbi ad importare mille scudi manco? io 
lo so che l'ho visto, et ho parlato a' maestri che l'han- 
no stimato, e bisognando ne faranno fede. Dunque se 
niuno s'haveva a lamentare di Giov. Bologna, dovevo io, 
e non il sig. cavaliere , poiché , come ho detto -nella 
lettera di mio padre, egli mi dava quasi il medesimo 
nella prima scritta che ha slimato il detlo Bologna , 
anzi più , perchè sarei pagato senza perder un anno 
e passa senza conclusione. Dice di più il sigr. Saraci- 
no haver chiamato un professo e perito, poiché egli è 
orefice come me: si risponde: Benvenuto Cellini, che 
fece il Perseo di piaza et infinite altre statue , fu ore- 
fice, adunque ogni orefice è par suo, e sarà atto a fare 
e stimare le statue che egli fece? Ogni Frale è pari 
al Panigarola et al Marcellino, e sarà giùdice loro per 
esser frate e portare il medesimo color d'habito e zoc- 
coli come loro ? Non che io perciò mi reputi o stimi 
tale, ma qual io mi sia, si veggono le opere mie, e 
non le sue, se non se anella doro, e le argenterie fatte 
nella sua bottega sono di mano di lavoranti fiorentini 
e romani , et il modello de' suoi Santi lo fece maestro 
Domenico Capo, et egli lo messero in opera. 

Circa a quello intende che Giov. Bologna prima di- 
cessi in un modo e poi in altra guisa, V. S. vedrà nel 
inclusa copia esser falso; poiché la fu scritta da lui il 
medesimo giorno che mandò la stima medesima nella 
sua lettera al sigr. cavaliere, ma dove mi trasporta l'af- 
fetto proprio inutilmente! per questo là scrive il sigr. 
rettore ha dato sua parola di starsene alla stima e co- 
scienza del medesimo Giambologna , il quale pur ieri, 
presente un nostro amico, disse che non mancherebbe 
di dire realmente e veramente quanto intende del opera 
dello spedale , e massime a requisitone di monsigre. 



468 CARTEGGIO EC. D* AÀTIST» 

Arcivescovo e del sigr. cavaliere, tanto suoi afiezionalts- 
simi padroni. 

Hora per la parte mia supplico Monsigre. Illrao. e 
Rmo, e V. S. per la presta terminazione , non per la 
dubitanza che io babbia del sigr. cavaliere, ma per fug- 
gir le molle spese che io fo senza utile alcuno in aspet- 
tando il giorno inquietamente. V. S. mandi la lettera 
di mio padre, segnata dove non gli aggrada, che si 
farà di miglior inchiostro e più autentica, come anco 
io havevo cominciato questa con animo di rescrivella, 
ma il breve e fugace tempo mi toglie l'occasione. Pe- 
rò V. S. mi perdoni il male scritto doppiamente. Il sig.- 
Raffaello risaluta V. S. per lettere, essendo circa 20 
giorni che io mi partii di villa sua , et io a V, S. ba- 
cio le mani, età Monsigre. Illmo. reverentemente m'in- 
chino. Di Fiorenza li 6 di Aprile 1585. 

Di V. S. Illre. 
Obbligmo. Servitore 
Accursio Baldi 

(Direzione ) All' Illre. Sigor. e Padron mio ossermo. 
Il Sigor. Scipione Cibo a Siena 

Nota 

Parla il Baldi de' due angeli dell'aitar maggiore del- 
la chiesa dello Spedale. 

N.° CCCXCV 

Giovanni Bologna a Antonio Serguidi. Da Firenze 
nel Giugno i585 ( Manoscritti della Galleria degli 
Ufizi ). 

È autografa 

lllmo. Sig. mio ossmo. 

Il bisogno inchè io mi trovo , letà horamai grave, 
e le molte et salde promesse hauute da Sua A. Serma. 



CARTEGGIO EC. D* ARTISTI 4^9 

mi fanno ardito a mandare a V. Sig. T. la inclusa sup- 
plica, il contento dela quale a me par giusto, se l'in- 
teresse proprio non mi inganna, lopere che io feci 
per Sua A. Sma. con patto desserne pagato, nel tenpo 
che solo per intertenirmi bebbi scudi 13 il mese, fumo 
assai più che non si narra, e fumo stimate assai più 
che questa merzè. che io chrggo ; ma io non voglo nulla 
per dovuto, anzi tutto per dono, et in vero quando 
non fusse per altro che per la pochissima spesa con 
la quale ho condotto per S. A. S. tante e tante opre 
così per avanti come dapoi che mi fu cresciuta la pro- 
visione , S. A. S. non barebbe a tener per male inpie- 
gata questa merzè che li domandò, come sanno li suoi 
ministri, a rispetto deli altri scultori che la servono, 
et non ho mai pensato se non a servirla con avanzo suo, 
et presto e bene , senza chieder per me opra per opra. 
Adesso se mi fa merzè di 1500 scudi, et io vene ag- 
giunga aitanti {sic) mercè deli amici e parenti miei , 
apparirà pure che tutto sia dono di S. A. S. , e di 1500 
che mene darà , glene renderò subito in gabella da 
250 , et spenderò il suo dono el mio nel suo sta- 
to, né barò causa desserli più molesto, né di ver- 
gognarmi di non bavere in tanto tempo con tanto la- 
vorare saputo avanzare da vivere , quando pur vedo 
parecchi miei servitori e scolari * che , partiti da me , 
con quel che da me hanno appreso , et con li miei 
modelli, si sono fatti richissimi et honorati, et mi pare 
che di me si ridano , che per voler pure stare aì ser- 
vitio di S. A. S. , ho rifiutato partiti larghissimi sì in 
Spagna con quel re , come in Germania con limpera- 
tore. bora io non mene pento , et spero non haverne a 

* Fra gli artisti, scelti nel 1595 da Girolamo Seri acopi per i lavori da 
farsi nel Duomo di Pisa , nomina egli " Agnolo Serrani , allievo di mae- 
stro Giov. Bologna, quale può passare per scarpellino, e vale assai in di- 
segnare e fare modelli. Trovossi l'anno passato a tutto 1' assedio di Chia- 
vej-ioo , e per un anno intero esercitato oella fonderia di Giovanni Alber- 
inoti i. Questo ha piazza di scudi tre il mese. Da Firenze 30 Dicembre, " 
( Carteggio c . fitta 702). 



4^0 CARTEGGIO BC. D'ARTISTI 

pentire mediante la bontà di S. A. S., cola quale pre- 
go V. S. I. che vogla spendere per me quatro parole, 
nele quali io non sono punto pratico , havendo messo 
il mio studio più nel fare che nel dire, raccouiandomi 
a S. A. S. , prego dirli che lanima mi dice che in que- 
sto S. Giovanni la disegnerà farmi lieto et honorato ; 
et con questo a lei baciando la mano mi offero e ra- 
commando. di Firenze alli (sic) di Giugno 1585. 

Ho per mano 2 possessioni, l'una a Parolatico, l'al- 
tra verso l'Imprunela, di detta valuta di 3. m una. 

Di V. Sigr. Illma. 
Giov. Bologna 

(Direzione) Al 111. S. mio osso. Il S. Cavai. Sergui- 
di Secro. del G. D. di Toscana 

N.° CCCXCVI 

Giovanni Pasqualini al Vinta segretario del Gran- 
duca Francesco. Da Roma i Agosto i585 fdrch. Med. 
Carteggio e. filza 1 17J. 

È originale 

Havendo io spesse volte considerato in Fiorenza , 
Sig. mio ossmo. , in che modo potessi acquistar mag- 
gior cognitione della nobilissima scientia d'architeclu- 
ra , mi venne un pensiero deliberato di trattar di ciò 
col signor Barthol. Ammanati , colendissimo mio mae- 
stro et patrone , il quale respondendomi disse che 
maggior acquisto di questa arte non poteva fare se non 
andava a Roma , misurando le vestigie della antiquità, 
le quale assoluta nolitia a me mi darebbono di quello 
che Vitruvio, come più antico et nobile autore, ne i suoi 
libri dieci d'architectura n' haveva scritto. Io fra l'al- 
tre cose all' bora bumilmenle lo pregai che qualche 
mezo aciò mi volesse trovare, che, bavendo io bauto gli 
principii dell'arte di sua sigria., non. mi volesse mancare 



CARTEGGIO EC. D* ARTISTI 4/ * 

dadiutarmi che anche col favor suo polessi pervenire 
a maggior perfection d'essa: il quale mi promesse di 
farlo. Lasciava dunque il pensiero a sua signoria. Dalì 
un pezzo, come la Sigria. V. Iosa, venne l'occasione 
a messer Bartholomeo , essendo chiamato da Sua San- 
tità *, d'andarsene a Roma. Ricordandosi dunque delle 
già fatte promesse, con licentia del Sermo. Signor Gran 
Ducha me tolse seco, acciò ne i bisogni suoi gli ser- 
vissi di quello che mene havea insegnato , et mi per- 
misse che il resto del tempo me ne andassi designan- 
do le cose di Roma. Dapoi pochi dì ci dammo sul via- 
gio et felicemente arrivammo a Roma , dove standoci 
duoi di sani, mess. Bartholomeo pensava d'andarsene 
a Sta. maria Maggiore per videre il sito della capella, 
della quale a Firenze già ha ve va fatti desegni variati, 
acciochè mostrandole a sua Sta. meglio informarlo po- 
tessi. Da qui inanzi gli cominciò il male degli occhi, 
che lo tene sempre mai nella camera scura sin ad bora 
( perchè 1' area percotendo gli occhi maggior brusore 
et dolore gli danno ) medicandosi continuamente, cosa 
veramente miserabile! 

Intanto Sua Sta. mandava dirli che attendessi a gua- 
rire , et che non uscissi fin che non si sentissi bene, 
perchè voleva un pezzo ragionar seco. Ultimamente 
sentendosi un poco meglio sen andava a Sta. Maria 
Maggiore, dove Sua Sta. alhora si trovava. Mostrava 
i disegni, i quali summamenle al papa piacevano, ma 
gli rincresceva che l'opera fusse tanto inanzi, et non 
hebbi voglia di disfar ciò che s'era fatto. Et non de- 
terminando altro fin adhora, mess. Bartholomeo n' ba 
voglia dopo questi caldi d' Augusto tornarsene a Firenze. 
Dove eh' io ho grandissima voglia di remanere per se- 
guitar mio studio nelle cose antiche. Priego dunque della 
Sigria. V. oss. che la voglia in questo favorirmi etc. 
Di Roma a' dì 2 d'Augusto 1585 

Giovanni Pasqualini 
* Sirto V. 



4? a CARTEGGIO EC. D* ARTISTI 

N.° CCCXCVII 

Aldo Manuzio il giovine allo stesso. Da Firenze 
i5S5 (l. e. filza 117 ) . 
È originale 

Molto ili. sig. mio 
Dopo il ritorno mio a Firenze ho trovato il Bronzino 
pittore , il qual mi ha mostro il ritratto del Gran Duca 
Gosimo di gloriosa memoria finito , et quello del Gran 
Duca di boggi, che non è finito : bammi mostro il di* 
segno del rimanente, et nel ragionar insieme di chi fosse 
atto al finirlo, et che io desideravo oltre li due pre- 
detti quello di sig. Giovanni, padre di Cosimo , et tutte 
le imprese di ciascuno d'essi, et ancora la Descrizione 
della Toscana perfetta, vennegli detto di un Don Ste- 
fano di S. Michele, il quale andai subito a ritrovare, 
E dissemi egli che haveva già fatte anche due tavole , 
le quali io pur già chiesi per congiunger insieme con 
la vita , et che farebbe anche col cenno di Sua Alt. la 
Toscana, per darmi il tutto con lordine di Lei. * On- 
de io ne do avviso a V. S., perchè ne faccia con occor- 
rentia motto a Sua Alt., alla quale si degnerà bacciar 
humilmenle le mani a mio nome. Et con la parola di 
Lei dia quell'ordine in questo proposito che le parrà, 
perchè il Padre prefato haverà anche chi intagli et la 
tavola della Toscana et il ritratto del sig. Giovanni , 
giudicando oltre a ciò , egli et io insieme, che sarebbe 
meglio di rifar compitamente il ritratto del Gran Duca 
Francesco , che non è finito , sì perchè non assimiglia 
punto 3 sì- anco perchè malamente si confarebbe Tinta- 
gl'io nuovo col vecchio. — 

Ha vero adunque caro che V. S. mi faccia sapere qual 
ritratto potrebbe essere il migliore per seguire, dicen- 
dole io che mi è stato ricordato dal Padre prefato di 

* Aldo Mauuzio era occupato colia storia di Cosimo I. 



CARTEGGIO EC. D* ARTISTI ^ 3 

un Gaetano, che ritrasse Sua Alt. ultimamente assai 
bene , et così del ritratto del Sig. Giovanni , da qual 
ritratto devrassi prendere , essendone due qui in Fi- 
renze , l'uno di Titiano, l'altro del Salviati. Sarebbe 
anche bene l'albero della famiglia, et bavero caro che 
mi si dica se quello che uscì dall' Ammirato è buono 
(di che dubito assai), e qual debbo seguire. Dice il Pa- 
dre che bavera egli, come ho detto, buonissimo in- 
tagliatore qui , che è un Cesare dal Borgo , che lavora 
per il cavai. Sirigato. Dal pittore anche vorrei il dise- 
gno del frontispicio dell'opera, che si farà intagliare 
dal medesimo intagliatore. Desiderando io tutti gli or- 
namenti possibili a questo libro, come si conviene alla 
materia contenuta etc. 

Di Firenze il dì di N. Donna di Agosto 85 

Aldo Mannucii 

( Direzione J Al molto illr. S. mio il Sr. Cav. Vinta 

n.° cccxcvin 

Costantino de' Servi a Antonio Serguidi. Da Roma 
18 Ottobre i585 (Manoscritti c.J. 
È autografa 

lllmo. Sigre. et Patron mio ossmo. 

Ebbi resolutione da Sua Santità di quello che voleva 
da me: mi ha impiegato affare una istatua di bronzo 
di alteza di nove over dieci bracìa , e à da essere un 
santo Pagolo, cha va sopra la colonna Antonina, ho fatto 
un modello di dua bracia per mostrare, quale à soti- 
sfallo, e ò auto danari da cominciare, e attendo alle- 
gramente, non ho volsutto far patto nesuno , seno che 
mi dieno quello che ho di bisognio , il resto che io 
lasero fare a Sua Santità, se bene ce dua che fanno il 
Santo Pietro, che è forza che io camini sicondo quelli 
quanto alla spesa e tutto: e mi son fatto honore con 



474 CARTEGGIO EC. D* ARTISTI 

ìe mie hoflferte; importerà presso, se no passa, di cin- 
que milia scudi, e penso che in sette overo otto mesi 
laverò spedita, non mi ochorre dirli altro salvo che con 
lutto il core melli offero et racomando che mi tengha 
in buona gratia di S. A. S., e legha la inclusa a S. À. 
e se qua son buono a qualche cbosa, mi comandi li- 
beramente; che lo terò a onore, di Roma, il dio la con- 
servi, il dì 18 dì Ottob. 1585. 

D. V. S. Illre. 
Affto. servitore 
Gostantino de' Servi 
(Direzione) Al Illre. Sigre. et Patron mio ossmo. 
il Sigr. Antonio Serguidi Segre (tario) ( s Jupremo 
di S. A. Sma. Fiorenza 

N.' CCCXC1X 

Il medesimo allo stesso. Da Napoli ai Dicembre 
1 586 (Manoscritti e). 
È autografa 

Animi parso, come servitore che io Ili sono, di farli 
assapere imparte di quello mia successo in Roma con 
li emuli, quali mi anno sempre perseguitato, e alla 
fine mi à bisogniato aver pazienzia, per che ho auto a 
fare cho' tali che in questo papato governono e voglio- 
no fare allor modo. Quando ebbi quella impresa da Sua 
Santità •, come ne scrissi a V. S. III. , la ebbi contro al 
volere di questo tale, quale è quello che à trasmutata 
la Guglia**; e esso fa professione che tutto quello che 
si fa in questo pontificato abbi da passare per le sue 
mane : e per che il Papa mi dette quella impresa asso- 
lutamente, e già detto architetto la aveva promessa a 
uno suo paesano, elli bisogniò comportare; ma sempre 

• Sisto v. 
** Domenico Fontana. 



CARTEGGIO EC D* ARTISTI $j5 

simulatamente trattò con esso mecho per farmi iscap- 
puciare, prima con farmi istentare li danari per le ispese 
della detta opera, e quando con bel modo mi faceva 
guastare errifare qualche cosa , et io lo facevo, perchè 
avevo caro di compiacerli, aciò mi avessi da esser fa- 
vorevole, e io trovai che tutto faceva per che io avessi 
da restare in dietro dalli altri , e imparte ci mettevo del 
mio. quando ebbe visto il bello, una mattina che il Pa- 
pa ricordò Ile statue , disse , che mi ( sìcj sentito da 
uno amico, che io erro (sic) assai in dietro, e che per 
Roma si diceva che, io non laverei condotta, per che 
io non sapevo fare altro che cose pichole. il Papa disse 
che mi fussi dato un compagnio, ellui ebbe quello che 
volse , e mi propose anzi per comandamanto del pa- 
pa che io pigliassi un compagno, quale era uno di quelli 
che faceva il San Pietro . non mi pareva cosa conve- 
niente , poi che già era fornito il model grande che mi 
avessi a esser fatto, questo pure per non far pegio fui 
consigliato a pigliarlo , e preso chello ebbi seguitai a fi- 
nire, e un giorno, quando son fora , lo a"mico che dove- 
va avere auto la parola da questo architetto che llui me 
facessi in su quel modello qualche una burla per che io 
mi sarei scoruciato, ellui averebbe auto causa di dire al 
papa che mela levassi , e così fece ; che sendo fuora, co- 
me ho detto, il compagnio andò con finta di guastare 
una falda di panno dinanzi per rifarlo, tagliò una forteza 
di legniame, che regeva la figura che non andassi innan- 
zi ; e come io arrivai, vegho che senza mia licenzia ave- 
va fatto quello, e chélla figura era venuta innazi. Mi 
alterai fortemente, considerando alla tristitia grande che 
faceva per buttarmi in terra quela istatua, con assegnia- 
mento di averne arrifare unaltra, per seguire un suo mo- 
dello, come detto architetto li aveva dato isperanza. Lo 
mandai fuora di lì ben presto, elio volevo dire al papa , 
ma considerando poi che sarebbe islalo crcdutto più a lui 
la bugia, lassai stare, el buono architetto si servì dello 



4^G cartéggio èc. d' autisti 

sviso, elio disse al papa che io avevo mandato via il com- 
pagnie, e che io nolla regerei con nisuno, e nollj disse 
la trappola che mi aveva ordinata, basta chel papa li disse 
che lui facessi quelo che voleva lui , e mi disse in nome 
del papa chel laveva data la figura affare a uno altro, qua- 
le era quel medesimo mio compagnio. li risposi che io 
Ilo sapevo un pezo fa che mi voleva fa (sic) questo, e che 
io sapevo donde Ila era venuta , e tutto, no voglio dire 
altro a V. S. Illre., perchè spero in dio daver presto a ri- 
vederla. Contra costui no ci può nesun cardinale; el papa 
fa quello che vole detto, e tanto più ora per aver tirato 
questa guglia, in somma ma bisogniato bere offogare. 

Vengbo con questa a supliehnre a V. S. Illre. che mi 
voglia aver per racomandalo, e che mi difenda da li ma- 
levoli, e voglia conosciere la mia innocenzia, come il 
sig. ambasciatore nostro , sig. Alberti, liene potrà dare 
relalione di tutto alla giornata, e ttenermi ramentato e 
racomnndato al mio principe , e che sono qua i Napoli 
per conto di un negozio di mio fratello, per vedere se io 
potessi cavarne tanto che io potessi pagare li mia debiti 
che ho ffatto in Roma, che son dugento scudi, e in Fio- 
renza cento, come io posso , subito mene tornerò, e mi 
ricorderò nel passar di Roma di fare il debito mio 
con V. S. Illre.; manchai per Ila incomodità di qua. 
non ho che dirli seno che fece la entrata il viceré 
nuovo dua giorni sono, nò sendo questa per altro, 
nielli ofero e rracomando. e nostro sigor Dio la fe- 
liciti e conservi. Di Napoli el dì 21 di Dix. 1586. 

D. V . S. Illre. 
servitore affmo. 
Gostantino de' Servi 

Alla posta, se ochorrerà chella scriva, può mandar 
le lettere 

(Direzione) AH. Illre. et Patron mioossmo.il sig. 
Antonio Serguidi segretario del Sermo, di Toschana — 
Fiorenza 



CARTEGGIO EC. d' ARTISTI 477 

N.° CCCC 

Relazione de' periti intorno al fare la volta della 
nave di mezzo nella chiesa di S. Petronio. Da Bolo- 
gna S. D. ma dell'anno i586 incirca ( Arch. di S. 
Petronio l. e. Fascicolo C). 

È copia 

Perchè non torna a proposito ne i servitii della fa- 
brica di S. Petronio il dar orecchie alle risposte d'ar- 
chitetti , che più tosto attendono a detrahere con in- 
giurie che a dir quel retto et ragionevol parere di che 
essi son richiesti, et che si converrebbe a huomini di 
tal professione, lasciando da banda di rispondere alle 
maledicenze et mordacità > si dice a V. Sigria. per in for- 
mattane sua , et per sgannarla di molte impressioni 
postole da quelli che senza informa tione alcuna della 
fabrica et delle buone ragioni che hanno mossi questi 
architetti di S, Petronio, così antichi come moderni, 
che di essi il primo fu l'istesso inventore della fa- 
brica, huomo di grandissimo giuditio et intelligenza , 
et di poi Valdasserra da Siena, che lasciò un disse- 
gnò bellissimo del modo, di finire la volta, et ultima- 
mente il Vignola , qual' anch' esso ha seguitato il me- 
desimo modo, lauthorità de' quali doveria .esser tale 
che ogn' altro segli acquietasse. Nondimeno per non 
star nelle semplice authorità di questi, si sono più volte 
essaminali li dissegni et le ragioni dette da molti in 
questa materia , et se ben fu , come vien proposto , 
sottoscritto un foglio da alcuni che si dovesse porre 
un fregio et architrave nell'imposta della volta, non 
di meno essendo poi stato considerato che questo 
fregio et architrave portarà la fabrica più alla sino 
atre piedi di più, et che la spesa sarebbe. stata molta 
al farlo et porlo in opera , fu giudicalo qhè non do- 
vendo servire se non a per un' abondante ornamento, 
forsi anco non conveniente a questa opera todescha, non 



4^8 CARTEGGIO BG. o' ARTISTI 

vedendosi nel restante della chiesa di dentro altro se- 
gno di legamento , né altro essempio tale nelle chiese 
qui di Bologna di simil architetura, come in S. Fran- 
cesco , ne i Servi , S. Martino et S. Giov. in Monte , 
si risolse dico di tenersi più basso quelli tre piedi per 
quanto importava quel cornisamento , così per non an- 
dar tant' alto, com' anco per sicurezza, come per # avan- 
zare parecchie centinaia di scudi, che sarebbe costato 
il cornisamento et il tirar su la fabrica più alta, tanto più 
ch'intorno la chiesa si potrà sempre andar per diden- 
tro, overo per un corritoio di ferro, et quando anco 
si voglia poner un ricinto che leghi solamente la cima 
delli capitelli, si potrà sempre ponervelo, ancorché fos- 
se finita la fabrica. 

Circa della qualità della volta sia lecito dire con pace 
di tutti, che non si sa come sia stato giudicato che questa 
volta possi esser d'altra maniera che di crosiera con ar- 
chi di circolo composto , poiché non si crede che questi 
Todeschi in simil tempi di bona maniera hahbino fatte 
volte daltra forma; ma si deve scusare il medico lontano 
che applica rimedio all' infermo, non havendolo veduto, 
né toccatoli el polso, né forsi informato della sua com- 
plessione ; et in questi casi , che hanno bisogno dell'oc- 
chio, si suol pur attribuire un poco di più alli presen- 
ti massime quando si sa che non siano totalmente i- 
gnoranti],f ma sì bene alquanto informati di questa ma- 
niera^d'architelura, per il lungo studio fattovi, con- 
giunto poi 'con lauthorilà et approbatione di quei va- 
lenti huomini , a i quali di ragione devono cedere li 
moderni in ogni conto. 

Quanto alla fortezza della volta, non era fuori di ra- 
gione il pensar di chiuderla di tredici oncie, perchè ha- 
vend'il primo architetto serrate quelle delle navi piccole 
di oncie nove, non pareva inconveniente il far questa 
volta di mezzo , tanto più alta et più larga, di quattro 
oncie solamente più grossa ; ma in questa parte si cer- 
carà provedere con altra fortezza, quando non s' hab- 
bia a far la volta che di nove oncie. 



CARTEGGIO EC. D* ARTISTI 479 

Delle chiavi di ferro non si crede ch'alcuno le giu- 
dichi in questa sorte di fabrica superflua, ma sì ben ne- 
cessaria, et dovendovi essere, bisogna anco che siano 
tali che in proportione operino qualche cosa , et che 
per sottiglezza loro non si lasciassero per longo trat- 
to ; che circa alla spesa che si dice così grande, se gli 
comprendeno due braghe di ferro per chiave , che la 
sostengono perchè non cali. 

Ma intorno alla spesa et le fatture di tutta l'opera , 
se 1' architetto ha detto di più forsi per non restar bu- 
giardo, errore assai minore che di dirli manco, merita 
se non lode al men scusa , già che non mancano con- 
tinovamente in S. Petronio sopraintendenti senza pro- 
visione, agli occhi de i quali bisognarla che si scoprisse 
ogni minimo diffetto, ogni cosa che si facesse di trop- 
po et in danno della fabrica. 

Se ben il ponte per far l' armatura è fondato in terra, 
non dimeno perchè non paia che in Bologna non si sap- 
pia far un ponte in aria , è bene che V. S. sia infor- 
mata delle ragioni che hanno fatto eleggere più tosto 
questo modo. Il ponte in aria non è si forte , né oc- 
corre disputar sopra questa affirmativa; et quando anco 
fosse, non si può admetter che ponendovi sopra il pe- 
so dell'armatura et della volta , egli non si fosse arre- 
so per rispetto delle molte congionture de'lignami te- 
neri, li quali consentendo l'uno in l'altro havrebbono 
fatto in alcuni luoghi qualche callata , dietro la quale 
sarebbe seguita la volta con molla brutezza; il qual dif- 
fetto non può accadere in quanto che tutto posa in 
terra : et se ben vien allegata la maggior spesa , non 
di meno quando si considerarla che, volendo far un 
ponte in aria atto a sostenere l' armatura et la volta , 
bisognava farne di sotto molte parte di postizzo per 
transportar e legnami et altre cose necessarie , il che 
baveria aportato spesa et fattura]. Donde si può fa. 
cilmente concludere che tra la spesa di farlo non ci 
sia stata molta differenza, et che torna conto ha ver 






480 CARTEGGIO EC. D ' ASTISTI 

comprata questa maggior sicurezza, oltre che, dovendo 
questo ponte fatto in questa maniera servire a tutto il 
resto della fabrica, nel trasportarlo di luogo in luogo 
si conosce che più di quello che si è speso; partito in 
tutta la fabrica sarà di poco momento, potendosi ri- 
valere di tutta la materia, senza perderne oncia. 

Et circa nel proceder sicuramente nelle opere d'im- 
portanza, si piglia essempio dall' artificio usato nella 
Galia. 

Questo è quello che si possi dire a V. S. per informazio- 
ne della verità, et perchè da questo possa anco far giuditio 
( delle cose ? ) che gli possano esser venuto scritte o 
sussurrate nell'orecchie, più per poca informazione ha- 
vutane o manco intelligenza e invidia, che per quello 
zelo che dovrebbe baver ciascuno che questa fabrica 
esaminasse bene , al che V. S. deve esser sicura che 
questi signori fabricieri invigilano, come quelli ch'han- 
no innanzi gli occhi 1' honor loro et il servitio del Santo. 

Nota 

Nello stesso Archivio si trova un documento , ove 
i disegni fatti per il medesimo lavoro sono registrati 
in questo modo : 

" Un dissegno della pianta di detta chiesa di S. Petro- 
nio nel modo che ella sta di presente , forse fatto dallo 
stesso architetto di quella , nel quale è notata la altez- 
za della volta solamente di piedi 100, ed la altezza 
della cuppola piedi 200. 

Un altro dissegno di Incorno Ranuzzi, la cui altezza 
si trova esser di piedi 96. 

Un altro del architetto Varignana , che similmente 
nota la altezza di piedi 96. 

Un dissegno di Giulio Romano et di Christofano 
Lombardi , alhora architetto del domo di Milano, quali 
furono chiamati a Bologna per questo iuditio, e fu, co- 
me per la scrittura di lor mano posta nel dissegno, 
dell'anno 1546, et fanno l'altezza di piedi 104. 

Un altro disegno di Baldessar da Siena, architetto di 



CARTEGGIO EC. d' ARTISTI fò l 

gran nome e famoso, il quale chiamalo da li sigri. 
presidenti di quei tempi a Bologna per lo medemo iu- 
ditio , lo fece , e è iscritto di mano di lui, et fa la al- 
tezza piedi 100; un'altro vene dell' istesso, nel quale 
fa la altezza di piedi 105. 

Un altro vene e dell' istesso in fomia grandissima , 
nel quale fa l'altezza piedi 110 — ; ma perchè si dubita- 
va cheli i presenti pilastri di essa chiesa non regessero a 
tanta altezza, volea che essi pilastri o si acrescessero 
o s'ingrossassero, e questa sua dubitatione et volere ap- 
pare chiaramente nel dissegno che si trova nella stan- 
za della fabrica , et anco in dui altri dissegni della pian- 
ta , et vi si può vedere la causa di questa altezza di 
cinque piedi di più della altra maggior altezza, scritta, 
disegnata o mostrata. 

Trovasi in detta stanza della fabrica un altro disse- 
gno di Giacomo Barozzi detto el Vignola , el quale ha 
posto in luce opere d' architettura molto aprobate, nel 
qual dissegno esso fa la altezza di piedi 105. 

Un altro dissegno — di messer Andrea Palladio, il 
quale dalli sri. presidenti fu chiamato dell'anno 1572, 
nel quale solamente è la altezza di detta volta piedi 
100. — Un'altro dissegno — dell' istesso Palladio, ove 
apparisce un uriolo, per lo quale è notata la altezza di 
piedi 105. 

Oltre al testimonio et parere et dissegni di tanti va- 
lenti huomini sopra di tal punto , si trova anco nelle 
scritture, conservate nell' archivio della fabbrica, un'a- 
vertimento del sopra nominato sigr. Palladio intorno 
ala debolezza delli presenti pilastri a poter sostenere 
maggior peso di volta. — Il medesimo avertimento di 
debolezza fu dato anco in scritto et lasciato da mess. 
Peregrino Tebaldi , architetto etc. , come appare anco 
per scrittura da lui sottoscritta , et con la regola et iu- 
ditio di tanti architetti famosi è stata fatta la presente 
volta di piedi 106, qual' altezza, non volendo entrare 
nella spesa di acrescer et ingrossar li pilastri presenti 

T. TU 31 



483 CARTEGGIO EC. D* ARTISTI 

sopra scritti , avanza ogn' altra altezza demostrata o data 
da li soprascritti dissegai ". 

n.° ccccr 

Scipione Datari, Giov. Bat. Ballerini, Fr. Terribi- 
lia, Pietro Fiorini e Fr. Guerra agli Operai di S. Pe- 
tronio di Bologna. Da Bologna 25 Agosto 1587 (Ardi, 
della Fabbrica di S. Petronio l. e. Fascicolo C ). 

È originale 

Molto Illustri Signori Assonti di S. Petronio 
D'ordine di VV. SS. molto. Illme. in casa di mess. 
Giov. Battista Ballarino s'è fatto congregazione da noi 
sottoscritti periti di fabbriche per trattare di fare la 
volta di pietra in S. Petronio nella nave di mezzo , e 
doppo haver discorso amorevolmente sopra quel tanto 
si debba fare per fortezza, bellezza e commodità, in- 
vocando sempre il Signore Iddio che ci inspiri a far 
tutto quello che sia per il meglio, tulli noi sottoscritti 
unitamente e concordemente per nostro parere, per fi- 
nale risolutione havemo concluso e terminato, quando 
così piaccia a VV. SS. 111., come qui sotto si dirà: 

" Prima , che la volta con il suo regoglio si faccia 
nella forma che mostra il modello di rilievo, fatto di 
legno, in casa del sig. Ballarino. 

2, Che si leva via l' architrave, frese e cornice che mo- 
stra il dissegno fatto in carta , per non andare tant'al- 
t.o , et si osservi, come mostra il detto modello, che 
non ha tale architrave, freso e cornice. 

3, Fare una imposta, overo far seguitare l'abaco o ci- 
ma del capitello, secondo mostra il modello detto di 
sopra. 

4 , Ponere le chiavi di ferro alla detta volta a' suoi 
luoghi. 

5 , L' armatura della volta si conclude poter fare sensa 
fondare in terra, et anco altro modo si potria fare. 



CARTEGGIO EC. d' ARTISTI 4^ 

6. La grossezza della voi La si faccia, pur che sia for- 
te, con manco grossezza sarà possibile, per non dar 
tanto peso. 

7. Il baladuro ho vero andito sopra l'imposta che si 
farà, si faccia intorno da due bande , secondo si restarà 
d'accordo, con il parapetto di ferro ". 

Io Scipione Datari ho scritta e sottoscritta la pre- 
sente scrittura con il Ballarino, Terribilia, Fiorino et mo. 
Francesco Guerra , et per fede di tutto sarà sottoscrit- 
to di sua mano, questo dì 25 Agosto 1587. 

Io Giambattista Ballarino affermo quanto di sopra si 
contiene 

Io Pietro Fiorini affermo quanto di sopra 

Io Francesco Trebiglia affermo quanto di sopra 

Io Francesco Guerra affermo quanto di sopra 

N.° CGCGII 

Bart. Ammarinato al Granduca Ferdinando. Da 
Firenze i Aprile i588 ( Arch, Med. Carteggio c.fil' 
za i38). 

È autografa 

Sermo. Gran Duca 

L'anno 1573, sendo vivo il gran Duca Cosmo di 
felice memoria, esendo in Livorno, io mi ritrovai per 
comissione di Sua A. Serm., et un giorno mi fece tra- 
gettar alla torre del fanale , e disse voler dirmi un suo 
pensiero, il quale è questo: di voler accostar insieme al 
porto hoggi di Livorno un rinchiuso , come un altro 
porto, col far fare un muro dal fanale a terra ferma 
verso la man diritta, guardando, sendo in mare, verso 
il porto, et arivato in terra ferma farvi un baluardo, 
e dal fanale alla cittadella far fare un muro,- il quale 
disse essere di grandissima importanza , sendovi br. 12 
d'acqua, et ivi fondare con pietre grosse e rinchiudere 



^34 CARTEGGIO EC. D ' ARTISTI 

quivi un nuovo porto ; e questo sarebbe un sicuro refu- 
gio a' detti barcherecci, per haver sempre grande abbon- 
danza di grani per i! suo felice stato. Mi domandò ciò 
che di questo pensiero mi paresse ; risposi che non era 
discorso se non da atto inlelello, et che ci voleva tempo 
e comodità da risolver sì gran cosa; alche rispose: e 
io te lo credo , poich' io son stato pensando a ciò dieci 
anni, et così dette principio agli stormenti per con- 
dur sassi, e far l'altre preparalioni , che si veggono nel 
principio cominciato : e questo è quanto io ne intesi. 
£ con tal fine e te, 

Di Fiorenza alli 2 Aprile 1588 

Di V. A. S. 

Divotissimo Servitore 
Bartol. Amannati 

N.' CCGCI1I 

Patente del Granduca Ferdinando a favore di Emi- 
lio de'Cavalieri. Da Firenze 3 Settembre i588 (Car- 
teggio, e. Minute filza i4°)« 

3 Settbr. 1588. Don Ferdinando etc. 

Ha vendo noi molti artefici per uso et servitio par* 
licolare.del palazzo et della casa nostra et di molte no- 
stre occorrenze , et passando loro per le mani molti 
et importanti lavori, acciò che facciano il debito loro, 
et noi siamo serviti con fede, diligentia et sollecitu- 
dine, et loro anchora babbiano a chi ricorrere, senza 
sempre venire a dare noia a noi , conoscendo per molte 
prove non solamente l'universale intelligenza et la 
molta virtù del molto magnifico Emilio de'Cavalieri, 
nobile Romano, et nostro accetto gentilbomo, ma an- 
che la sua accuratezza et fedeltà nel servitio nostro, 
lo deputiamo soprainlendente a tutti li gioiellieri et 
a tutti li intagliatori di qual si vogla sorte, cosmo- 
grafi, orefici, miniatori, giardiniere della galleria, o 



CARTEGGIO EC. D* ARTISTI 4^5 

tornitori, confettieri, oriolai, artefice di porcellana, 
distillatori, scultori et pittori, et fornace di cristallo, 
comprendendovi anchora Michele della Zeccha et il Co- 
lonnese scrittore, Marcello mo. d'archibusi, et in som- 
ma tutti li artefici d'ogni professione, conditione et 
grado, che lavorano per noi o a giornata o a stima 
e con provisione, eccettuatone solamente Gio. Bologna 
et Giaches .... todesco , et Anton Maria , arcbibu- 
sieri. Sì come anchora deputiamo il prenarrato Emilio 
con piena authorità et sopraintendenza sopra tutta la 
cappella et musica nostra, così di voci come d'ogni 
sorte d' instrumenti. 

N.° CCCCIV 

Il cardinale Montalto ai Signori del Reggimento di 
Bologna. Da Roma 17 Giugno 1589 (Arch. della 
Fabbrica di S. Petronio fascicolo e). 

È copia 

Uri. SSri. miei ossi. 

Ancorché da diverse parti io fussi avvisato della mala 
sodisfatione che mostrava il populo tutto dell'incomin- 
ciata volta di S. Petronio , et che da varii me ne sii 
stato scritto, tutta via non mi parea di doverci prestar 
orechie finché io non intendeva da loro più sicuro co- 
me il fatto si stesse, et bora che son certificato che 
maestro Carlo Cremona, sartore, con certe sue delinea- 
tioni triangulari ha non solamente persuaso gli artefi- 
ci che detta volta sia bassa di soverchio et stroppio , 
ma anche tirato nella sua sentenza molti gentiluomini 
principali della città , i quali con la loro authorità dan- 
no estraordinario caldo a questa opinione, conviene a 
me, per esser io presidente della fabrica et deputato 
dalla Sta. di Nostro Signore a questo carico , di pro- 
veder che prima che si passi più oltre, si esamini ben 
bene la verità del fatto, sì per togliere le dissensioni , 



$%G CARTEGGIO EC. D* ARTISTI 

che col tempo potrebbono per tal causa produr qual- 
che tristo effetto , come per dar sodisfatione a tutti , 
et per far una conclusione stabile et ferma di quanto 
s' bavera da seguir per V avvenire con ornamento et 
beneficio dell'impresa: la qual risolutione non si può 
far altrove migliore che qui in Roma , dove per le 
molte fabriche di importanza che si fanno tutto il dì, 
per l'esempio delle fatte , et per esser questa città che 
dà norma et regola all'universo, si dee ragionevolmen- 
te credere che si saranno persone atte a rissolvere un 
dubbio tale . supplico dunque le SS. VV. che per be- 
neficio comune preghino i SS. Assonti., miei colleghi , 
che soprasedino la fabrica in tutto, o almeno in quelle 
parti che si pretende che habbino bisogno d' esser ri- 
formate per ornamento et utile di essa, fin tanto che 
si decida la controversia, et che si contentino di man- 
dar quanto prima qui il Terribilia con maestro Carlo, 
authore di questa opinione : il qual Terribilia oltre al 
portar seco le misure necessarie, porterà anche il voto 
in iscritto di quei gentilhomini che authorizano questa 
credenza della bassezza , che , per esser di buon giudi- 
tio et gusto , è da credere che si muovano con fon- 
damento di ragioni, le quali si esamineranno con dili- 
gentia in congregatione de' primi valenti nomini di que- 
sta città , presente sempre il Terribilia et maestro Car- 
lo , et in ultimo si concluderà per una volta quello 
che s' bavera di far, senza badar più a nove dispute , 
mostrando al popolo che si desidera far bene con uni- 
versale sodisfatione , quando si possa , et in tanto si an- 
drà ritenuto nella fabrica, per non far cosa che s' ha- 
vesse a guastar di poi. Con che fine alle SS. VV. bacio 
le mani, pregando il Sig. Iddio che le prosperi et feli- 
citi. Di Roma li xvn di Giugno 1589. 



CARTEGGIO EC D* ARTISTI 4^7 

re ccccv 

Il medesimo a monsignor Borghese. Da Roma 8 
Luglio 1589 (L e. ). 
È copia 

III. et molto Rdo. Sor. come fratello 

Ogni volta che venga fatta instanza a V. S. per par- 
te di cotesti del reggimento che ordini a Mess. Fran- 
cesco Tribilia et a maestro Carlo Cremona che fra un 
conveniente termine si trovino in Roma preparati, aciò 
con intervento loro et di valent' huomini professor del- 
l'arte loro si possano examinare et concluder alcune 
dispute nate sopra la volta di san Petronio, tanto circa 
1* altezza quanto circa molte altre circostanze , et che 
in tanto si sopraseda la fnbrica, V. S. lo farà, ma che 
perhò li sopradetti vengano a spese del reggimento, di 
Roma li 8 di Luglio 1589 come fratello 

Il Card. Montalto. 

( Direzione J All'Ili, et molto Rdo. Sr. come fratel- 
lo Monsor. Borghese Vicelegato di Boia. 

N.° CCCCVI 

Relazione intorno alia volta della chiesa di S. Pe- 
tronio a Bologna. Da Roma S. A. , ma probabilmen= 
te del 1689 (L c.J. 

È copia , mancante delle firme 

Ha vendo noi per l'ordine di Nostro Signore dattoci 
dall' Illmo. Sig. Cardinale Montalto , diligentemente 
considerato la obiettione fatta in Bologna alla volta di 
S. Petronio circa l'altezza, et ha vendo ben esaminato 
ciascuna scrittura con le misure et dissegnio propor- 
tionati, che compitameute mostrano il fatto, et insie- 
me havuto risguardo a tutte le parti vecchie della 



/J88 carteggio ne. d' artisti 

fabrica già fatta di detta chiesa , pertinenti così alla for- 
tezza come alla vaghezza, et considerato ancora le pro- 
portioni daltri tempii famosi d' opera tedesca , appro- 
vati per quanto comporta tal sorte di fabriche , et in 
particolar la proportion delle navi laterali di questa 
chiesa , la sottigliezza et cortezza de' primi pilastri al 
piano di terra , la longhezza de' sopra pilastri che dor 
verebbono esser più corti de' primi, et come più si al- 
zasse la volta più si slongherebbono con maggior de- 
formità, la larghezza degl' intercolunnii fuor d'ogni re- 
gola , che dà disgratia, debolezza et poca fortezza a tutta 
la fabrica di poter assicurarsi di andar in alto, la navezza 
degli archi di detti intercolunnii, i quali secondo l'uso 
todesco bisogneria che havessero altezza molto mag- 
giore: ha vendo havuto consideratione a tutto il resto 
della fabrica , 

Diciamo che detta volta è di altezza conveniente et 
ben accommodata alla fortezza delle parti laterali, la qual 
se si portasse più in alto perderebbe la proportion che 
ha di presente, di avanzar in altezza le navi laterali 
quasi di tanto, di quanto esse laterali avanzano le cap- 
pelle, cosa che Gnita la fabrica è per dar buona gra- 
tia a tutto il tempio: et che si correria gran rischio 
che le volte laterali per l'alzamento necessario di con- 
traforti non facessero qualche sinistro motivo, con pe- 
ricolo che i pilastri per il soverchio peso del muro , 
che bisognerebbe crescervi sopra per la lor sottigliez- 
za et lontananza , non s'inchinassero lateralmente o al- 
l' una o alla altra parie: 

Et che quando si giongesse all'imposta della volta 
sopra il capitello già posto un recinto di una cornice 
architravata et di puoco oggetto, come si può, si ac- 
crescerebbe assai di ornamento a detta volta, et all'ochio 
si darebbe gran sodisfazione. Onde anco facilmente si 
levaria quella opinion vulgare della bassezza generata 
sin qui nel popolo. 

Et tanto diciamo esser di nostro parer. 



CARTEGGIO EC. d' ARTISTI 4^9 

N.° CCCCV1I 

Altra relazione intorno alla medesima volta. Da 
Roma S. A., ma probabilmente del 1589 ( l. c.J. 
È copia _, anch' essa senza le firme 

Havendo noi infrascritti diligentemente considerato 
le obiectioni fatte in Bologna all'altezza della volta 
maggior di S. Petronio, et ben esaminato ciascuna scrit- 
tura con le misure et dissegni proportionati che com- 
pitamente mostrano il fatto , et insieme ha vuto risguar- 
do a tutte le parti della fabrica vecchia di detta chie- 
sa pertinenti così alla fortezza come all' vaghezza, et 
considerato ancora le proportioni d'altri tempii famosi 
d' opera tedesca et approvati per quanto comporta tal 
sorte di fabriche : 

Diciamo che la regola del triangolo equilatero alle- 
gata non può se non lodarsi et accettarsi per buona 
in quelle chiese che sono veramente ordinate et co- 
struite in tutte le loro parti secondo essa, la qual pe- 
rò non impone necessità. Et che le raggioni et i di- 
scorsi fatti in questo proposito, per esser sottili et in- 
gegniosi, meritano d' esser commendati, se ben tali e- 
squisitezze mathematicali et musiche non si osservino 
sempre, ne sia necessario d'osservarle così per appun- 
to, come manifestamente si vede in tanti nobili et 
laudati edifitii , il che sanno benissimo i giuditiosi et 
periti architetti, che servendosi delle speculationi ma- 
thematiche quanto comporta la subietta materia, lo- 
devolmente discendono all' atto prattico dell'edificare, 
che è il vero fine della architettura. Ma perchè la 
chiesa di S. Petronio non fu principiata né condot- 
ta con questo pensiero, come si conosce da diverse 
cose, et in particolar dalla proportione delli navi la- 
terali, dalla cortezza de' pilastri, dalla longhezza de'so- 
pra pilastri, dalla larghezza biasimevole degl' interco- 
lunnii , li quali sono fuori d'ogni regola et precetto 



49° Carteggio bc. d' artis: 

di Vitruvio et altri buoni authori, dalla navezza degli 
archi di detti intercolunii et altre cose simili, 

Concludiamo che in detta Tolta non si ha da ricer- 
care la perpendicolare del triangolo equilatero, ma che 
è di altezza conveniente et ben accommodata alla forteZ- 
za delle parti già fatte, anzi che quando si portasse 
più alta accrescerebbe deformità, con pericolo che i 
pilastri per il soverchio peso et per la loro sottigliezza 
et lontananza non si inchinassero lateralmente o all'una 
o all'altra parte; et alla fortezza deve il prudente ar- 
chitetto haver principalissimamente la mira. Oltre che 
superando essa quasi di tanto in altezza le navi late- 
rali di quanto esse laterali superano le cappelle, finita 
che sarà la fabrìca, non potrà se non dar buona gratia a 
tutto il tempio. 

Alla qual volta quando si giungese al capitello già 
posto un recinto etc. f segue come nel documento pre» 
cedente), 

N.° CCCCVIII 

Francesco Terribilia agli Operai di S. Petronio. Da 
Bologna 1589 (U e.). 
È copia 

lllmi. miei Signori ossmi. 

Io non ho mai dubitato che la suspensione della fab- 
brica di S, Petronio, commandata dalle SS. VV. Illme. 
nasca dal creder loro , ne pur sospettare eh' ella sia 
senza ragione o senz'authorità o senza discorso o sen- 
z'esempio, ma solo ch'elle sieno state mosse e quasi 
violentate da una vana voce seminata nel populo, poco 
intendente del architettura , et impresso d' una nova 
dottrina de' triangoli et armonia : onde imitando loro 
il buon Moisè mentre si mostra facile alle durezze del 
core del popolo in concederli alcune legge contra il 
proprio pensiero, così le SS, VV. Ille. habbiano voluto 



CARTEGGIO EC. d' ARTISTI J]9 l 

che questi oppositori godano una vittoria apparente, 
acciochè , ributtati poi ( come si dice) cavallerescamen«. 
te, restino contenti di esser vinti , poiché non si han- 
no voluto imaginare che né tanti gentilhuomini asson- 
ti alla fabrica, né i miglior periti di Bologna, che hanno 
discorso e dissegnato sopra la fabrica con l'authorità 
di tanti dissegni vechi, habbiano considerato quello che 
si doveva e poteva fare, e particolarmente intorno 
all'altezza della volta, sopra la quale consistono le pre- 
senti controversie , alle quali bora io rispondo così 
all'improviso, acciocché le SS. VV. argumentino da 
questo che gli oppositori non moveno adesso punto 
alcuno, che non sia stato pensato et discorso prima di 
loro, et inanzi che si ponga pietra sopra pietra. Sarò 
breve quanto più posso lasciarmi bene intendere. Par- 
lare con parole nostrane per esser inteso da tutti, et 
per non ambire credito di profonda scientia. Addurrò 
ragioni vere et non imaginate. Darò authorità dei mi- 
gliori authori di architettura, et assignarò essempii nu- 
merosi di altre chiese di antichi et moderni , coi quali 
fondamenti spero che le SS. VV. restaranno talmente 
persuase che poneranno perpetuo silentio a quelli che 
con imaginationi inusitate voglono impedire una im- 
presa incominciata con buone ragioni e conseglio. 

Delle raggioni per le quali si è fatto la volta dell'al- 
tezza che si trova : 

La chiesa di S. Petronio è fabrica, com' ognun vede, 
di architettura chiamata Tedesca , imitante l'ordine Co- 
rinthio. Et chi non la considera bene a parte per parte, 
ella si mostra in primo aspetto opera bella et con qual- 
che ordine: ma chi la giudica con le buone regole de' Greci 
e de' Latini, non si può negare ch'ella non patisca alcuni 
diffetti così nelle parti della fortezza come della bellez- 
za, li quali diffetti quando si volessero ridurre alla ma- 
niera degli antichi , senza dudio si faria più tosto una 
mescolanza poco grata et accetta agli huomini di giu- 
ditio, che levarne i diffetti. Hora io dico che dovendosi 



493 CARTEGGIO EC. D* ARTISTI 

provedere cbe questa chiesa si potesse usare con 
salute et sicurezza di chi la frequenta, et per darli l'ul- 
timo compimento , era necessario farvi coperto, il 
qual doveva essere in volta , et non in letto , per la 
perpetuità et per lo stile usato in simile fabriche , 
et per seguire anco la intentione dei primi archi- 
tetti, la quale si congettura dal restante della chiesa 
esser stata il farli volta et non tetto. Questa volta do- 
vea essere dordine Tedesco et di arte composito, per 
non partorire una esorbitanza di ponere un capello 
Italiano sopra un habito Tedesco, essendo tutte l'altre 
sue volte di composito, et dovea esser condotta con 
la medesima sagoma che sono le altre per fianco, ac- 
ciò le parti correspondessero al tutto , et il tutto alle 
parti: così ricordano i buoni maestri, l'altezza di que- 
sta volta è di cento cinque piedi e meggìo ; et questa 
è altezza grande, perchè proportionandola, come si usa, 
con larghezza della nave maggiore fra pilastro e pila- 
stro, ella vien alta per due larghezze et la terza parte 
di più in circa. Et simili altezze sono stale usate ordi- 
nariamente nelle fabriche Corintbie antiche et nelle Te- 
desche, et si usano tutto il giorno nelle moderne , et 
nelle più volte assai manco. Et di questo se ne ve- 
deno authorità et esempii infiniti. Questa medesima al- 
tezza è proportionata col corpo principale della chiesa, 
perchè ella viene ad esser tant' alla quanto larga, dico 
lasciando le capelle che sono parte del corpo : et da 
questa proporlione nasce una fortezza principale del 
edificio, perchè posto un centro nel meggio di essa , 
et tirata una circonferenza che tocchi l'ara et le mura 
dei lati et la cima delle volte , se ne forma un circo- 
lo, il quale abbracciando tutte tre quelle volte con li 
contraforti insieme viene a farsi una ligalura fortissi- 
ma di tutta la fabrica, il cbe era molto necessario, et 
questo modo vien ricordato dai buoni maestri doversi 
tenere in simil struttura d'ediffici. Ma che questa prò- 
portione di due quadri et un terzo potesse . essere 



CARTEGGIO EC. D* ARTISTI /{§Z 

secondo la intentione del primo architetto, si congiettu- 
ra della medesma proportione ch'egli ha datto alle ca- 
pelle, nelle quali potea forsi far di meno. Ma per una 
altra ragione principalissima non si dovea uscire di que- 
sta altezza : perchè si vede in tutte le chiese tedesche 
ben fatte, et ancor delle antiche, le quali hanno più 
d'una andata, che sempre dove termina l'altezza del una 
delle andate più basse, ivi comincia la imposta della 
volta più alta ; et questo è ragionevole per la fortez- 
za , acciò una volta faccia fianco al altra , et una non 
confonda l'altra. Et questo medemo si vede usato ne- 
gli edificii antichi, come nel tempio della Pace in Ro- 
ma, essempio che fu molto a proposito; poiché pochi 
aitri se ne veggiono che non siano d'un corpo solo ; 
così stanno molte altre chiese di buona architettura 
tedesca, così sta il Domo di Milano, adotto già dalli 
opponenti in altro tempo, et così bora sta S. Petro- 
nio. Questa medesma altezza è stata approvata da huo- 
mini intelligenti : Baldassare da Siena in un suo disse- 
gno di facciata alla Tedesca nota di sua mano cento 
piedi d'altezza sopra l'ultima cornice, oltra la quale 
non pare che possi raggione voi mente passare la volta, 
dovendosi porre le catene per il tetto. Un altro disse- 
gno di pianta antichissimo pone questa altezza di piedi 
cento. Giulio Romano , architetto intelligente, Christo- 
foro Lombardo, architetto di Milano , fanno la volta 
di arco composito di altezza di cento quattro piedi. 11 
Palladio la pone di cento piedi; il Vignola, peritissimo 
huomo, la pone lui ancora a questi termini. Vengo 
bora a dimostrare essempii di opere grandi che si veg- 
gono: la volta di S. Francesco è più bassa in propor- 
tione, perchè non è se non due quadri e la quinta 
parte. Sta. Maria de' Servi di bella architettura non è se 
non due quadri e la nqna parte; S. Martino due qua- 
dri e la vigesima parte ; S. Pietro , S. Giovanni in Monte 
sono più basse. Né so in qual' altra città si possono ad- 
durre tanti essempii di questa grandezza. Delle antiche 



494 Carteggio ec. d'autisti 

per un essempio simile ho dato il tempio della Pace , il 
quale è più basso in proportione sua ; delle moderne ne 
sono infinite in Roma , come le andate grandi di S. Pie- 
tro sono più basse , il Giesù del Vignola , e forsi la 
Trasponlina. Onde che da questi essempii et authorità. 
si può affirmare che questa altezza' della volta fatta sia 
ragionevole; perchè in proportione sua ella è alta quanto 
molte altre fabriche di questa grandezza. Ma io aggion- 
go di più che non si potea né dovea poner più alta 
così per le ragioni dette come per la sicurezza della 
perpetuità, la quale è il più importante avertimento 
che debba haver l'architetto. Perciò considerisi la qua- 
lità delli pilastri,. la sottigliezza delle mura et le re- 
gole scritte da Vitruvio delle colonne et intercolunii, 
et veggasi li ricordi lasciati et il giuditio fatto intor- 
no a questa debolezza del Palladio et Tibaldi, archi- 
tetto di Milano, et si veggano due piante di Baldas- 
sarre, dove in diversi modi egli fortifica et accresce li 
pilastri , per la debolezza ch'egli stesso ci conosceva. 
Et da tutte queste cose , dette di sopra , chi ha giudi- 
tio faccia argumento se la volta di S. Petronio sia stata 
pòsta troppo alta o troppo bassa. Mi resta di rispondere a 
una tacita obiettione di un disegno grande di Baldassare 
da Siena fatto dèi alzato in prospettiva , del quale, per 
essere più alto intorno a cinque piedi di più, alcuni si 
fanno cavalieri , perchè non habbiamo noi servata la me- 
dema altezza, onde mi è forza dire senza offesa d' alcuni 
ch'essi non hanno considerato bene, perchè Baldassare 
in questo suo dissegno et nella pianta del medesimo 
fortifica li pilastri dal lato della nave meggiana con un 
contraforte da tutte le bande, et con un arco che so- 
stiene sopra [di se gli archi delle navi meggiane: et 
con questo ingrossamento fatto a tal fine egli si assi- 
curò poner la volta alta cinque piedi di più. Et que- 
sto ingrossamento si vede chiaro nello alzato et nella 
pianta. E chi ne stesse in dubbio se ne potrà chiarire ; 
onde con questa sola authorità ogn' un si dovrebbe 



CARTEGGIO EC. D* ARTISTI $9$ 

quietare, poiché non tornava conto, per alzarsi cin- 
que piedi di più, il far quelli contraforti con tanto 
peso. Il medemo dubio di fortezza mostrò Bal- 
dassare di haver nel dissegno della facciata , dove 
segna di sui mano cento piedi d'altezza; ma io ag- 
giungo di più che, considerata una altezza di cento 
cinque piedi , che una quantità di quatro o cinque pie- 
di di più non mostraria altezza considerabile. Onde se 
con figure geometriche et proportioni armoniche sen- 
za addurre authorità et essempii pare a qualch'uno che 
questa volta si fosse potuto o dovuto levar più alta , 
ne adduca miglior raggion, o ne mostri regola o pre- 
cetto d' architettori Latini o Tedeschi , o vero insegni 
quantità di essempi ben intesi. Che quando anco fosse 
riuscito ai nuovi architetti di poner più alta questa vol- 
ta,, perciò non la saprebono approvare con buone rag- 
gioni, né la assicurarebbono dalla longhezza del tem- 
po, o da terremoti o saette o simili altr^accidenti, ai 
quali, perchè facilmente possono accadere, il prudente 
architetto deve bene avertire per non incorrere nel 
biasmo del poco circonspetto o di prosontuoso, come 
,cbe gli avverrebbe, se ha vendo potuta fare una volta 
sicura et con ragione, bavesse voluto più tosto per so- 
disfare al popolo , che non intende il mestier, ponere 
in pericolo la fabrica a perdita del honor suo ; perchè 
in questi casi non si admetterebbe doppo il danno ri- 
cevuto la scusa di non haver creduto o non haver in» 
teso la peritia dell'edificare, et la colpa restarebbe tutta 
adosso a quelli, che ha vesserò conmessa questa impresa 
a un architetto poco intelligente e men pratico. 

Risposte alle oppositioni fatte 

* 

Se bene da quello che ho detto di sopra si cavano 
le risposte delle oppositioni, tuttavia per chiarire mag- 
giormente quanto elle siano lontane dalle buone regole 
et dal servigio della fabrica, per maggior intelligenza 



496 C ASTEGGIO EC. d' ASTISTI 

delle risposte è necessario ch'io dico a VV. SS. alcuni 
principi! di questa arte. Vogliono i buoni authori che 
quella architettura che noi conoscemo il dì d' boggi sia 
antica in Italia , perchè gli Italiani furono buonissimi 
architetti, et massime i Toscani, nell' edificar tempii. Et 
se bene si sia che molti ne hanno scritto, non si vede 
però regola determinata, se non quella che ha lasciato 
Vitruvio, cavata dai Greci et dagli essempii delle loro 
fabriche. Et questo si può dire il fondamento dei buoni 
precetti usati dagl'Italiani e da altri popoli ( se ben 
abusati da molto J. Et perchè come a venne che nella 
grandezza dell'imperio Romano fiorivano tutte le buo- 
ne arti , così nella declineatione elle andarono man- 
cando. E questo medemo avenne alla architettura buo- 
na, la quale per la invasione de* popoli stranieri in Ita- 
lia veniva tutto il dì perdendo quella sua gratia , et 
aquistando coruptela : et continuando in questa confu- 
sione li Germani o pur li Gotti, come più piace a qual- 
ch' uno, conservando una certa imitatione delle cose ve- 
dute a Roma, e massimamente dell'ordine Corinthio , 
mescolando il Greco col suo, fecero una terza specie 
d' architettura a suo modo , et la introdussero in Ita- 
lia, che è questa apunto di S. Petronio, la qual si può 
dir più tosto architettura abusata che regolala , della 
qualle trattano adesso queste oppinioni, fondandosi so- 
pra un certo Cesariano , * comentatore di Vitruvio, che 
parla de' triangoli. Onde è necessario per poter dar 
le risposte più fondate, di veder con qual parte questa 
architettura Tedesca imiti o sia comune con l' architet- 
tura scritta da Vitruvio , et se pur ella ha regola alcu- 
na da per se, (se però regola si può chiamare cosa 
che non servi sempre il medesmo ordine). Dico adon- 
que che quelle parti dell'architettura che hanno havu- 
to origine dalla necessità, hanno regola comune con 
tutte le specie di architettura, et queste si possono dire 

* Cesare Cesariano, il libro del quale , a cui allude il Terribilia, è noto. 






CARTEGGIO EC. D' ARTISTI ^97 

regole naturali, come per essempio il non far fondamen- 
to in terreno non sodo, poner le colonne dritte et non 
piegale, posar il tetto et farlo pendere, far Onestre 
e porte simili; queste sono regole comuni, perchè 
sono necessarie ad ogni fabricha, che allrimente o non 
starebbe in piede, o non servirebbe al bisogno desti- 
nato. Ma l'altre parti che sono state trovate dal uso 
o dal arte più in un modo che in un altro, come ca- 
pitelli , cornici, più alto o più basso, più largo o più 
stretto, et altri ornamenti, queste sono qnelle parti che 
si sono andate alterando secondo gli accidenti o i 
gusti di diversi popoli. Et se ben queste son in un 
certo modo comuni con molte altre, c]le non sono 
però strette a quella medesima necessità naturale , et 
in questo consiste la mescolanza fatta dai Tedeschi 
nella loro architettura. Et perchè noi non havemo , 
eh' io sapia, regola determinata di questo ordine Tede- 
sco, sera necessario nelle regole naturali comuni re- 
golare questa opera Tedesca con li precetti di Vitruvio, 
che ne ha scritto fondatissimamente, et nelle sue al- 
terationi particolari regolarla con gli essempii delle 
sue fabriche migliori, overo dal proprio ediffieio che 
si dovrà continuare o emendare. Stando questo fon- 
damento vero, sì come è verissimo, io dico che .es- 
sendo stata composta la chiesa di S. Petronio nella for- 
ma che ella si trova , et finita per quella parte che si 
vede, eccetto la volta, che si può dire il capo , ella 
dovea esser proportionata a tutto il corpo della chie- 
sa, così nella fortezza come nella gratia, perchè, se la 
natura proportiona un corpo bumano talmente che le 
membra siano atte al servigio del corpo, facendo le 
braccia et le gambe di grossezza et longbezza tale 
che possano servire al corpo e sostentarlo, perchè, tro- 
vandosi fatta la chiesa di S. Petronio con membra che 
ricercano un capo proportionato a loro , doveremo poi 
porre un sproportionato et impossibile ad esser por- 
tato dai corpo ? Così si deve intendere Vitnivio ci 

r. Ut. 32 



4°^ CARTEGGIO EC. D 'ARTISTI 

gli altri aulhori, che in questo particolare parlano 
assai chiaro et non per via di proportioni armoniche 
et geometriche. Ma cominciando a ponderare le oppo-« 
sitioni, dico che l'oppositore va filosofando sopra i 
principii et fini dell'architettura, né applica cosa alcuna 
a suo proposito, confirmando certe sue massime, le 
quali se pur stanno a martello, mi rimetto a i buoni 
filosofi: so bene che non fanno a proposito dell' archi- 
tettura di S. Petronio. Egli cita Vitruvio, il Barbaro, 
et Leon Batista , i quali non scrissero mai di questo 
ordine Tedesco, né delle chiese per questa strada de 
triangoli et armonie , né Euclide , né Aristosene parlò 
mai d' architettura. Et questo solo dovria bastare per 
ogni risposta ; ma egli passando al secondo capitolo , 
senz' avedersi di essersi servito di Vitruvio, dice che 
di questo ordine Tedesco non hanno mai scritto né 
Greci né Latini , ma che un'altra specie d'ordine, trat- 
tato da quel Cesare Cesar iano, il quale egli afferma che 
il triangolo è principio e misura delle perfette fabriehe 
de' tempii. Et con questo fondamento vorria mostrare 
che l'altezza della volta presente non è la buona, ma 
che è quella del triangolo equilatero. Intorno a che li 
dice di molte altre cose , quali io andrò rispondendo 
secondo le occasioni , et scoprendo la verità. 

Del triangolo equilatero 

Desiderarci che VV. SS. volessero ben chiarire que- 
sto passo, acciò che elle conoscessero quello a che è te' 
nuto un professore di aritmetica et geometria nel pro- 
vare le sue propositioni. 

L'oppositore fondandosi geometricamente sopra quel 
Cesariano vuole che si proportioni l'altezza così di S. 
Petronio come di tutte le altre chiese sopra il triangolo 
equilatero, presupponendo da certe, poche parole, dette 
da colui, che quella sia una determinata regola del ordine 
Tedesco : et se bene potrei reprobare costui come au- 
Ihore non authentico, pur perchè VV. SS. conoscano 



CARTEGGIO SC. d' ARTISTI 499 

se queste parole sono state intese geometricamente, oda- 
no le proprie parole del cementatore. Egli dice così: et 
questa è quasi come la regola che usato hanno li Ger- 
màni architetti in la sacra ede baricephala • di Milano, 
sopra le quali parole io domando che precetto o che 
regola certa si può formare? che oblighi a fare tutte 
le chiese sopra questo triangolo, perchè egli dice quasi. 
e come regola? quel Quasi è come non necessitano 
né comandano. Et l'oppositore sa che non si può 
chiamare un triangolo equilatero con un Quasi attacca- 
to, oltre che quelle parole si restringono solo al do- 
mo di Milano, et non ad altri tempii. Et che maravi- 
glia sera se Y architetto di Milano si elesse alhora un 
triangolo equilatero per formare quel domo, un altro 
eleggerà uno isoscelle? come forse fu regolata la chiesa 
di S. Petronio o alcun' altra di Bologna, ma l'oppositore 
non ci ha pensato, né io raffermo. Un altro eleggerà un 
quadrato, un altro un circolo per formarvi le piaute, sì cor 
me usano ogni dì gli architetti ; ma non intendono per 
questo obligar gli altri al suo capriccio. Et questo si vede 
chiaro, perchè tante chiese che ci sono di architettura 
Tedesca non corrispondono a questo triangolo, et per- 
ciò 1 ' oppositore non ha saputo trovare pur un essem- 
pio in favor suo per mantenere questa opinione. Ma 
torniamo alla geometria , questa è pur arte in primo 
grado di certezza, perchè quando manca una -minima 
parte alle sue figure, elle perdono l'essere et propria 
nome loro , né possono havere unione con un Quasi. 
Come dunque sta insieme geometria che induce neces- 
sità et un Quasi et un Come, che importano una cer- 
ta libertà ? Ma io voglio ancor proportionare questa 
triangolo a S. Petronio per chiarir se l'oppositore ha 
servata la regola che egli impone ad altri, poiché egli 
si è passata così asciuttamente questa parte senza 

* Cosi nell' originale del Cesariuao libr. prim. un. il copisi» non. itvtes» 
questa parola. 



->00 CARTEGGIO EC. D 'ARTISTI 

formare il truogolo equilatero sopra S. Petronio, Torsi 
perchè da questo paragone si sarebbe scoperta la vera 
differentia: ma veggasi il dissegno et la deehiaratione 
che è questa. 

Quando il Cesariano dà l'essempio del domo di Mi- 
lano triangolato, fa che quelli triangoli vanno a mo- 
strare con le intersectioni loro le altezze de' capitelli 
e delle imposte degli archi et le altezze delle volte. 
Et quelle medesime intersectioni restano sempre nel 
meggio dei vani et nei centri delle mura dividenti la 
chiesa, et si accomodano a punto nel modo detto di 
sopra, cioè che il colmo d'una volta piglia l'imposta 
d' un'altra, et il colmo di quel altra piglia l'imposta 
della vòlta maggiore. Et così una fa fianco al altra, né 
si confondono fra .esse: così sta il domo di Milano et 
così sta adesso S. Petronio. Ma pur si dice che il domo 
di Milano vien più alto; egli è vero, perchè quell' ar- 
chitetto volse fare un huomo grande , et perciò li fece 
le gambe longhe et le spalle alte, et di necessità bi- 
sognava anco che il capo restasse alto. Ma se 1' archi- 
tetto di S. Petronio ci ha lasciato una mostra di un 
corpo senza capo con le gambe corte et sottili, con le 
spaile più basse, come potremo noi ponerli un capo 
longo senza fare un mostro? Illmi. SS. VV. SS. ve>^ 
ghino il dissegno, che conosceranno che i triangoli 
equilateri non si possono accomodare sopra S. Petro- 
nio, come presuppone I* oppositore , et che la differenza 
dell'altezza di S. Petronio nasce dalle gambe corte della 
chiesa di S. Petronio et dalle longhe del Domo, et ve- 
drano insieme le gran differenze fra queste due chiese 
jn tutte le parti. 

Bis/tosta ad alcune altre opfKìsizìonì 
e massime armvnic/ie 

Non si trova authore nò Greco ne Latino né Tede- 
sco né Egitlio nò Assirio che scriva di regole o 



CARTEGGIO ÈC. D'àRTlSTI 5oi 

precelti d'architettura che ne parli nel modo che ho 
sentito in queste opposizioni^ perciochè , se ben Vitru- 
vio , padre dell'architettura, e Leon Batista, citati dal 
opponente , vogliono che l'architetto sia dottato di mol- 
te discipline, e specialmente di geometria, di musica e 
filosofia, non vogliono per questo che una fabrica sia 
tutta geometria , tutta musica o tutta filosophia, ma che 
queste si adoprino nel tempo del bisogno et in buon 
proposito ; et per questo ricordano questo sia necessa- 
rio a chi fa professione di architettura l'haver giudizio 
e dissegno, senz'il quale è diffidi cosa poter discerne- 
re il bello dal brutto, parlo del bello dell'architettura, 
.e non de' filosofi e musici. Et che ciò sia vero, quan- 
do Vitruvio constituisce le regole dei tempii, non par- 
la né dei triangoli né di armonia) se non per seutire 
il suono di certe corde d' istruraenti, et nei teatri, nei 
quali parla de' triangoli et quadrangoli. Donde che se la 
fabrica di S. Petronio dovrà esser fondata su la geo- 
metria de' triangoli et su le propositioni armoniche) 
non si sentendo altre ragioni o essempio , bisogna con- 
cludere o che l'opponente solo Labbia a dar legge e 
regole alla architettura Tedesca, o pur che quello che 
egli oppone non faccia a proposito né dell'architettura 
né di S. Petronio. Et in questo io mi confermo, per- 
chè non havendo egli né autborità authentica per que- 
ste sue oppositioni musicali in proposito di architettu- 
ra , et non havendo trovato pur un essempio d'una 
chiesa che faccia per lui a ributtare tanti dissegni et 
aulhori che li fanno contra , si è rissoluto di dire che 
tanti architetti al mondo non hanno pensato ai veri 
principii d'architettura Tedesca; il che viene a inferire 
ch'esso solo habbia questa opinione e questa scienza. 
Hora io passo ad un altro. L' oppositore, perchè trova 
che l'haver noi consti tu ita la presente volta dentro ad un 
quadrato, torna anco alla sua armonia, per ributtarci 
questa nostra inventione, forsi meglio fondata su i termi- 
ni d'architettura che non sono le sue sopra l'armonia , 



5o2 CARTEGGIO EC. I)' ARTISTI 

voiTia provare che le capelle di S. Petronio isi debbano 
comprendere come corpo, quasi che non possa star 
tempio senza capelle. ma questo non rileva punto à 
quello che ho detto di sopra, perchè egli vorria mostrare 
che nel quadrato non può esser consonanza formando 
l'unissono, quasi che lui solo non possa sostener le 
consonanze, se ben non le ha, e dice che bisognareb- 
be per far questo che la volta fosse piana, ma quando 
esso l'ha formata sopra il triangolo equilatero, non ha 
detto che si debba fare acuta come il triangolo. Donde 
si vede ch'egli non vole per se le regole ch'egli im- 
pone ad altri. Ma se io ho riserrato tutta l'armonia den- 
tro d'un quadrato, come egli confessa, ci devrano an- 
cor di ragione esser dentro sue consonanze. Molte al- 
tre cose così fatte vi si trovano, sicome è il voler pro- 
porlionare doppiamente la nave grande alle navi late- 
rali: delle quali regole o precetti d'architettura, che 
obligano a questo , non so che vi sia né authore che 
lo dica, né essempio che lo mostri. Quando adunque 
si propongono queste invenlioni geometriche, si deb- 
bono fare con qualche buon fondamento, et bisogna far- 
le giuste, e tirar le linee dove le vanno, perchè io tro- 
vo con il mio compasso e la mia riga gran differenza 
dello effetto che dovria fare quel triangolo minore , 
perchè in cambio di trovare il colmo della volta della 
nave laterale, trovo il sopra arco, et non lo coglie nel 
meggio ; né quella si può dir veramente l'altezza delle 
navi laterali , così mostra il suo Cesariano. Ma quello 
che è sopramodo notabile è che lo oppositore, volendo 
proportionare le navi laterali con la nave grande, piglia 
una sorte di altezza della nave piccola, fondata sopra la ra- 
dice la quale egli non nomina, e poi quando proportiona 
le medeme navi laterali con le capelle dice chiaramente 
che hanno d'altezza piedi settanta dui , sì come è ve- 
ro , di modo che quando li torna bene piglia una al- 
tezza, e quando .non li torna bene ne piglia un'altra. 
Et queste simili proportioni non si possono fare con 



CARTEGGIO EC. D 



' ARTISTI 5o3 



diversi termini, né bisogna che il geometra si squassi; 
ma che tenga fermi i piedi, perchè facendosi in que- 
sta foggia si potrà anco poner in proportione armo- 
nica con le grotte di S. Sebastiano. Et essendo queste 
differenze di cinque o sei piedi, non possono ascondere 
né scusare con la mano del operaio. Et Leon Battista 
nel luogo citato dal opponente non la intende in que- 
sto modo. Si tirino adunque le linee al suo luogo, e 
facciansi le sue proportioni con la vera altezza delle 
navi laterali , che si trovaFa che questa sua armonia non 
è stata ben concordata. 

Risposta allo haver tagliata la colonna 
et postovi il capitello 

Pare gran meraviglia, et è attribuita a prosuntione 
lo haver tagliata quella poca parte di colonna per por- 
vi un capitello, quasi che questa sia stata una nostra 
nova inventione , e pur si vede quel dissegno di ope* 
ra Tedesca della facciata di Baldassare di altezza di cen- 
to piedi , dentro la qual misura, dovendosi far la volta 
di composito, bisognò o ch'egli ponesse una semplice 
imposta ben piccola sopra la colonna, o che, volendo» 
vi porre capitello, com'era più ragionevole > eh' an- 
ch'esso tagliasse la colonna. Giulio Romano che pur fa 
1 ' arco di composito, non si alzando più di cento quat- 
tro piedi, bisognava che facesse il medesmo: Christo- 
foro Lombardo , architetto intelligente del opera Tede- 
sca , è incorso nella medesima opinione. Il Vignola ha 
fatto il medesmo nei suoi dissegni, ma l'ha mostrato 
assai più chiaro d'ogni altro, perchè ha lasciato un 
dissegno particolare del tagliare quella istessa parte del 
pilastro che si è tagliato, e porvi il medemo capitello, 
come sta a punto al presente, e questo solo bastaria ; 
ma il medesmo si presuppone del Palladio quando egli 
facesse la volta di composito, perchè egli in tutti i 
suoi dissegni non fa maggior altezza. Onde se questo 



5o4 CAI\TEGG10 EC. O* ARTISTI 

nome di presuntuoso vien dato ad alcuno, sarà dato a 
questi valent' huomini , che sono stati gl'inventori di. 
(fuesto tagliamento , e pur hanno inteso l'architettura 
bene, corti' ogni altro che si trovi adesso. Ma, coni' ho 
detto, pare gran maraviglia il rimovere le cose fatte 
per accomodarle , e pur tutto il giorno si vedono fa- 
lliche principalissime d'Italia, ch'io non voglio nomi- 
nare, fatte già da eccellentissimi architetti, esser aggionto 
e scemato da huomini che non sono di paragonare loro di 
gran lunga. Perchè chi considera che le cose comin- 
ciate non si possano mai tenere per terminate sino al 
fine, per gli accidenti et occasioni che di punto in punto 
Tanno mutar pensiero, non si scandaliza et non attri- 
buisce a prosunlione lo andare accomodando simili co- 
se , perchè ancora li medesimi primi architetti di S. 
Petronio si havrebbono potuta accorgere che fosse più 
raggionevole non andar tant'alto, et in cambio d'im- 
posta poner un capitello, sicome io mostrai doversi 
fare, e volendo ponervelo , bisognava romper la co- 
lonna per darvi luogo. Così si è veduto fare in fabri- 
ihe importantissime già fatte, rompere et mutare per 
maggior sicurezza o bellezza. Et l' istesso Baldessare lo 
ha mostrato nel gionger quei contraforti che io ho 
detto, per alzar la volta di più, et questo si chiama 
veramente un alterare le intentione dei primi architet- 
ti, perchè la necessità sforzava a far così. Adonque per 
non poner le mani nelle cose fatte, si lasciaranno le 
fabriche nelle loro imperfettioni più tosto che acco- 
modarle ? Adonque non è slata prosontione il fare quel 
che si è fatto con la authorità del Vignola et altri. 

Dello haver posto il capitello e non la imposta 

Torno a dire che si conveniva il capitello sopra la 
colonna più tosto che un altro 6nimento, perchè, ove- 
ro noi vogliamo considerare quella parte di colonna 
che risalisse dal muro come colopna che nasse in terra, 



CARTECGIO EC. D* ARTISTI 5o5 

et in quel caso ella dovrà bavere in tutti i modi i ca- 
pitelli, overo la vogliamo considerare come colonna 
sopra posta all'altra, et pur anco dovrà ha ver capitel- 
lo , il quale quando pur anco non ci si ponga, resta- 
ria più longa di quella di sotto , il che faria mal effetto 
al ochio, et saria contra le buone regole il veder più. 
longa la coscia che la gamba. Et a questo io non so 
che si possa rispondere l'oppositore, il qual ha fatto la 
colonna di sopra tanto più longa di quella di sotto, e 
pure egli predica doversi proportionare le chiese col 
corpo humano , se ben egli per coprire al quanto que- 
sto difetto ha tirato più basso assai la imposta della 
volta dal proprio luogo, sotto pretesto di prospettiva, 
come se tutti gli huomini che vanno in S. Petronio 
dovessero caminare sempre per la linea retta di meg- 
gio et non per le navi laterali. Ma per un'altra poten- 
tissima ragione si dovea porre il capitello, perchè do- 
vendosi pure una volta seguitare la chiesa , questo do- 
vrà esser il principio della cupola, et dovendovi ivi 
terminare altro legamento simile al capitello, era neces- 
sario fare una legatura concorde. 

Delti inconvenienti che nascerebbono ponendo l'altezza 
della volta al altezza del triangolo equilatero 

Si sa che la più importante consideratione che debba 
bavere 1' architetto nel proseguire una fabrica comin- 
ciata, sarà la possibilità rispetto alla fermezza, perchè 
senza questa ogn' opera è indarno, et conclusa questa 
si attende al modo : ma V oppositore ha prima comin- 
ciato dalla contemplatone del modo per vie geometri- 
che et armoniche, et ha lasciato adietro la possibilità 
et inconveniente, perciochè egli si à per impossibile che 
li pilastri et le mura tenessero tanta fabrica così della 
volta di dentro come del li contra forti di fuori, i qualli 
per giungere al disscgno di far fianco alla volta, veni- 
rebbono tanto alti che la fabrica saria prima ruinata 
che finita. Un altro inconveniente saria di tanta altezza, 



5o6 CARTEGGIO EC. D* AHTlStl 

che volendola guardare gli huomini si fiaccariano , et 
di fuori anco saria brutissimo aspetto il veder tarit' al- 
tezza senz' appoggio d'altra fabrica. ma di più questa al- 
tezza partoreria aere cattivo, il che è di molta consi- 
deratone nelle chiese che si usano continuamente , 
giorno e notte, estate et inverno* Et sopra tale altezza 
si potrebbe anco dire alcuna cosa della resonanza per la 
musica, ma questa sarà cura daltri, poiché non tocca 
principalmente al architetto. Brutta cosa saria anco a 
veder tanta altezza di volta sopra pilastri così corti, 
et questo verameute saria un fare contra l'intenzione 
dei primi architetti, perchè, se essi havessero voluto 
andar tant'alto, havrebbono fatti i pilastri longbi e forti, 
in proportione di tenere tanta fabrica come si vede nel 
Domo di Milano, essempio proprio del Cesariano, a- 
dotto dal opponente, dal quale io desiderala sapere quan- 
do egli bavera fatto questa volta tanta alta, et che si 
dovrà fare la cupola in proportione, fin dove giongerà 
ella? di dove si cavaranno i lumi soliti? potrà ella star 
in piedi? Io 111. Sri. perdo il tempo a persuadere a 
VV. SS. quello che essi veggiono col giudizio suo: ma 
se l'oppositore responderà che le proporlioni armo- 
niche provederanno a tutti questi inconvenienti , me 
ne rimetto. 

Non rispondo a tant' altre dimostrazioni geometriche 
et armoniche , perché, come ho detto , non mi pare che 
faccino a proposito della fabbrica di S. Petronio, se 
non come sarebbe il voler proportionare la piazza alla 
torre delti Asinelii, perchè essa sia più alta. Però in 
di (Tesa del opera e dei periti Bolognesi et delle opinio- 
ni di tanti eccellenti huomini ho detto queste poche 
cose assai all'improviso , et senza aiuto de'GlosoG et 
mathematici, come si conoscerà benissimo dalla de- 
bolezza di quanto ho detto: tuttavia mi bastarà che 
VV. SS. restino chiare che la volta fatta ha per lei 
ragioni, autborità et essempio, et che sta con le ra- 
gioni et essempii medesmi del opponente, in quella 



CARTEGGIO EC t>* ARTISTI So'J' 

maniera però ch'ella fu piantata. Hanno veduto che la 
regola del triangolo non ha fondamento d'authorità, 
et che le parole del Cesariano non sono state bene in- 
tese, et ch'elle non obligano a regola alcuna, et che 
li suoi triangoli non fanno a proposito di S. Petronio, 
et finalmente hanno conosciuto come l'oppositore si 
è andato avantaggiando per sostenere la sua inventio- 
ne. Resta che VV. SS. considerino se queste oppositioni 
siano tali che per loro questa fàbbrica debba esser trat- 
tenuta e levata dal possesso e lavoro incominciato, col 
perder sì bella occasione del tempo opportuno. Però 
VV. SS. deliberino, che io mi acquetare volentieri ad 
ogni sua volentà , la qual so che sarà sempre regolata 
dal prudente giudizio loro et retta giustizia. Ma gli 
assicuro bene che se ad alcuni è parso sin qui che 
quella volta non sia tant'alta quanto essi havrebbono 
desiderato, che quando sarà fatta un'altra parte et le- 
vato l'impedimento del tetto che non lascia la vista 
far V effetto suo , quei medesmi , che adesso la giu- 
dicano bassa, la giudicaranno alhora altissima, perchè 
qui sono apunto quelli effetti che fanno gli edifficii 
grandi non ancor finiti, et a VV. SS» Illre. reverente- 
mente bascio le mani. 

Di V. SS. Illme» 

Devotiss Servitore 
Francesco Trebilia architetto 

Et li soprascritti allegati 

dissegni si potranno del 

continuo vedere in San Petronio 

Nota 

Esiste nel citato archivio di Bologna il parere del 
Cremona dell' annno 1589, il quale mi sembra sì assur- 
do che non ho voluto riprodurlo. Questa lettera del 
Terribila ne dà una idea assai chiara. A' 22 Settembre 
1589 rispose il Cremona con una lettera ancora più 
lunga, per confutare le ragioni contro di lui addotte dal 



dOd CARTEGGIO EC. D* ARTISTI 

Terribilia. Vi esiste ancora l' "approvazione del Presi- 
dente e Fabbricieri del parere di Girolamo Rinaldi, ar- 
chitetto del Popolo Romano, sulla costruzione della 
volta della chiesa di S. Petronio del 27 Febbr. 1626". 

Alla medesima questione della volta si riferiscono an- 
cora due lettere, le quali, benché mancanti dell'anno, 
della Orma e dell' indrizzo, devono essere di questa 
epoca. La prima , scritta a Roma, è diretta a Bologna, 
la seconda scritta, per quanto sembra, in nome degli 
Operai di S. Petronio , è destinata per Roma. Tutte due 
queste copie si conservano nell'Archivio citato. 

" lllmu. et Rino. Signore 

Il presidente di colesta fabrica di S. Petronio ha fatto 
instanza a Nostro Signore perchè il cav. Fontana o 
mess. Giacomo della Porta venissero a considerar l'al- 
tezza della principiata volta , sopra la quale a'giorni 
passati nacque la disputa ; ma perchè ambedue questi 
sono occupatissimi in molte et grande imprese, onde 
non possono venire altramente , Sua Sta. ba ordinalo 
che si mandi mess. Martino Longo, architetto , che per 
le molte fabricbe importanti che ha condotte et con- 
duce di continuo con la sua lode in diverse parti, et 
particolarmente in Roma et nel Vaticano, si è acqui- 
stato nome di valentissimo et giudiciosissimo nella pro- 
fessione , come particolarmente ha fatto questi dì nella 
chiesa di S. Hieronimo degli. Schiavo ni, quasi prima 
finita che principiata da lui. V. S. Rina, dunque farà 
che cotesti Sri. della Fabrica gli faccio no veder ogni 
cosa, et l'informino minutamente, affinchè possa tor- 
nare qua a riferire, ma che tutto questo si faccia quie- 
tamente et con modestia per fuggir ogni sorte di stre- 
pito vano che potesse produr mal effetto nella città , 
et dar disgusto a Nostro Signore. Si contenterà pari- 
mente di alloggiarlo et tenerlo presso di se in palaz- 
zo, facendoli grata ciera , perchè lo troverà persona me- 
ritevole di esser stimata et honorata dalle persone di 
giuditio. li simile si è detto al S. S. che come presidente 



CARTEGGIO EC. d' ARTISTI 50Q. 

della fabbrica scriva costà che sia eseguito, et per 
fine etc. " 

" Il Imo. et Rmo. Monsignore 

Il cavalier Fontana et mess. Giacomo della Porla 
(come V. S. Illma. sa) approvarono le volta di S. Pe- 
tronio di Bologna, la qual per prima era stata inco- 
minciata con buona consulta de'Periti, del Vicepresi- 
dente, et de' Fabricieri, a' quali spetta totalmente simil 
negotio. 

Per questo V. S. IH. scrisse a Monsig. Vicelegato 
d'ordine di Nostro Signore che facesse -seguitar la fa- 
brica, che pur troppo sera differita sin qui con mol- 
to danno et puoca riputatione. 

Monsigr. Vicelegato mostrò la lettera al Vicepresi- 
dente et a'Fabricieri, che si esibirono prontissimi ad 
ubidire , ma tra loro rissolsero di volere dire una pa- 
rola in Regimento, 

In nome del quale ora s'intende che sia stato scritto 
all'IUmo. Sig. Cardinal Paleotto che voglia far istanza 
con Sua Sta. che si sopraseda in detta fabrica , • senza 
considerare che questo tornarebbe a poca riputatione 
dell' ordine così fondatamente dato da V. S. Illma., do- 
mandando che facciano venire periti forestieri , come 
se questi di Nostro Signore et per autorità et per espe- 
rienza non dovessero esser preferiti a tutti. 

Et perchè si conosce chiaramente che questi sono 
bumori et passioni di tre o quattro che sollevano gl'al- 
tri, vedendosi massimamente che molti senatori fug- 
gono dintravenir a simil ragionamenti, onde il nego- 
tio si tratta in puochi, si supplica V. S. Illma. che 
voglia informar Nostro Signor di tutto il seguito, acciò 
possa rispondere al Card. Paleotto quando gli parlerà, 
che di cosa maturamente stabilita noti accade dir al- 
tro, et che così sarebbe, et pigliar órdine di scrivere 
a Mons. Vicelegato che imponga sìlentio a questa dis- 
puta vaga: commandando insieme a cerio sarto et a*suoì 
seguaci che attendano alle lor botteghe , né Vadano 



5 1 CARTEGGIO EC. »' ABT1ST» 

mettendo bocca ove non son chiamati , in sollevar fi 
popolo, non senza molto scandalo , et si seguiti la volta 
conforme all' ordine dato. Che così si manterà la ri- 
putatione d'ogniuno et imparticular degl'architetti di 
Nostro Sigoore, dell'ordine scritto da V. S. Illraa. , et si 
farà beneficio grande a quella patria et Kegimento lascian- 
dosi (levandosi? )Y occasione a molti dispareri che peF- 
ciò potrebbero nascere in quella città, e Nostro Sig. Id- 
dio conservi lungamente V. S. Illtna. Si dubita oltra di 
ciò cbel humor di qualchun non sia di voler ingeru 
re mimo. Cardinal Paleotto nel uffitio di questa Fabrica, 
il che sarebbe centra la dignità , riputatione di Toma- 
so Cospi , presidente fatto da Sua Sta., al qual si tien 
per certo che Sua Bne. non vorà che sia fatto questo 
torto ". 

»*• cccax 

Federigo Baroccio al Segretario del Duca d'Urbi- 
no. Da Urbino i4 Gennaio i5go (Oliverìana di Pe- 
saro Lettere di Illustri Stranieri Voi. II )» 

Sembra autografa 

11 Imo. Signor mio' sempre ossmo. 

Ho hauto la lettera che V. S. mi ba scritto quattro 
giorni sono, nella quale mi dice che Sua Alt. Serma, 
desidera che dame si facessero l'opere di pittura a olio 
che hanno asservire nella cape! la del Santissimo Sacra- 
mento, quale è per servilio del Sigr. Dio e di Sua Alt. 
Si lanario motto volontieri , ma sì come Sua Alt. deve 
sapere, et V. S. anco, la mia continuata indispositione , 
et esendomi di più sopragiunta una scesa nella testa 
che mi dà grandissimo fastidio, che son più di doi mesi 
che io non ho tocco pendio, et per questi maligni tempi 
non solo non posso lavorare, ma né anco posso uscir 
di casa , di modo ebe lopre che da messi fanno rie» 
scano molto tardi ; e ba vendo a finire molti quadri e 



: 



CARTEGGIO EC. D* ARTISTI 5 11 

in particolur quello di Sua Alt. e di molti altri per miei 
bisogni, ne ho hauto bona parte di denari , et. non li 
finendo per causa del mio male, non posso promet- 
tere pigliar altre opre sin che non finisco quelle, quali 
vogliono ancora buon spatio di tempo : et anco per 
cbe non sapendo altra voluntà di Sua Alt. Serm. , mi 
trovo haver dato intentione a certi gentile (sic) ho-» 
mini Genovesi di farli una tavola cbe li costarà più di 
mille scudi, et questo si fa da me per avanzar qual- 
che cosa per la mia vecchiezza et per aiutarmi in que- 
sta mia mala indispositione, che non è per ilnir cosi 
di leggieri, et credo sin che la vita mi durarà ; cbe > 
adirla a V. S. confidentemente, io mi ritrovo baver fat- 
ticato molti anni , tutta volta non mene ritrovo il mo- 
do a vivere, mercè della mia poca fortuna, quattro 
mesi del anno senza fatticarmi così lentamente, come 
facio. Prego dunque V. S. per lamore che so che ella 
mi porta, si contenti far mia scusa con FA. Sua de 
dirle che non conosco via alcuna così adesso di poter 
fare le dette opere alla detta capella se non in tempo 
longo, che poi s* il Signor Dio mi darà vita et forza 
di poter lavorare, non mancare satisfarla di quanto le 
mie forze si stenderanno, s* ella si degnerà comandar- 
mi , che lo riceverò per una gratia et faor ( sic) da 
V. S. Illma. ; per la quale starò pregaudo il Sigr. Dio 
gli conceda quanto più desidera etc. 
Di Urbino il di xiv Genaro 1590 

Di V. S. Ili re, et Eccte. 

Servilor. affino, suo 
Federico Barocci 
(Direzione) All' Illre. et Ecc. Sigr. mio sempre 
ossm. il Sig. Giulio Vettno. Primo Segreto, di S. A. 
Serma. Pesaro 



5 | J» CARTEGGIO KC. !>' ASTISTI 

N.' CCCCX 

Ottavio Strada al Granduca Ferdinando. Da Pra^a 
i5 Genaio 1590 (Carteggio e. filza i54 ). 
É originale 

Sermo» Gran Duca mìo Signor 

Havendosi per comandamento di V. A. Serma, scrittto 
il sigr. cavalier Vinta, che debbo inviare costi gli di- 
segni de quelli excellenti pittori et scultori che nel tem- 
po antico fìorebano m Italia, et metterli il prezzo de 
quel tanto che io voleva, forse V. A. S. si risolvereb- 
be di pigliarle, cusì mando a V. A. quelli che qui me- 
gli ritrovo, che sonno pezzi 240 fra grandi et piccoli, 
et del predo me remetto a V. Altezza: tutto quello 
che me darà accettavo in gratia, et così gli fo un pre- 
sente. Questa slate spero di andarmene a Vienna, do- 
ve mi ritrovo altri disegni a mano delli sopradetli mae- 
stri et valentbomini, fra li quali sonno molli belle 
bistorte et inventione ; desiderando alora V- A. S. di 
vederle, gli ne maudarò. Mi ritrovo un libro di mane 
(sic) di lulio Romano, dove in esso non eie altro so- 
lum inventioni stravagante, per far una credenza de 
un gran Principe, cosa molto bella de vedere, si V. A. 
vorà che si mandi costì , io lo farò quel tanto che co- 
manda V. A. 

Nota 

Quanto alli disegni, scrisse il medesimo al Vinta il 
primo di Gennaio, " de quelli valentuomini che già 
scrissi a V. S. molto Ulna., non gli ho qui tutti , ma 
una parte io mandare» fra otto giorni » S. Alt. per la 
posta: la maggior parte sonno a Vienna " (l. e.) 

Da un'altra lettera del 10 Aprile 1590 si rileva poi 
che questi disegni, per i quali il di lui padre aveva 
pagato scudi 300 d'oro, furono dichiarati copie. 



CARTEGGIO EC. D* ARTISTI 5l3 

Pòchi mesi dopo, cioè il primo di Novembre, offre 
di nuovo " molle cose, come qui sotto sarà nominalo , 
cioè dui libri grandi legati con ori , in carta mediana , 
in el uno sonno la maggior parte delli disegni stam- 
pali di quel valenthuomo Alberto Durerò , cusì quelli 
in rame come quelli in legno, et sonno da 216 pezzi, 
et tutti sono delle prime stampe. Nel altro libro sonno 
da 300 pezzi di disegni di quelli maestri antichi, come 
di Michelangelo, Raphael Urbino, Franciscano Parme- 
sano, Iulio Romano, Luca d' Holanda , et altri gran 
valentuomini, non trovandoli per questi tempi più di 
comprar simil cose. Ciè ancora il porlon di Alberto Du- 
rerò , dove suso sonno i fatti di Massimiliano ì lai» 
peradore. 

Un altro libro fatto a mano, in el qual ci sonno da 
300 pezzi di disegni di queli valentbuomini et loro 
proprio mani, come di sopra sonno nominati. Un al- 
tro libro , in el qua) è disegnato di mia mano la genea- 
logia della casa de Austria con li loro retratti , arine 
et imprese, mai per avanti fatto da nisuno *' (Carteggio 
e. filza 165 ). 

W.° CCCCXI 

Girolamo di Ser Iacopo al Granduca Ferdinando 
Da Firenze i3 Gennaio i5gi ("Carteggio c.Jìlza i65). 

È originale 

Sermo. Gran Duca 
Mess. Iacopo Dani, dopo V havere sei volte rivisto, ha 
per più degni rispelli risoluto che le scritture della se- 
creteria si riduchino nelle soffitte nuove di Palazzo; ma 
per essere le volte basse, li armadioni e banchi, che so- 
no in dua stanze grande, ricerchano quattro solfine , 
però si farà rimurare alcuni usci non necessarii, eridurvi 
le scritture, le quali staranno bene e sicure. 

r. rn. a 



5 1 4 CARTEGGIO EC. d' ARTISTI 

Più volte si è ragionato che le stanze ultime versq 
il tetto babbino a servire alla guardaroba, la quale moU 
to patisce, e tanto più che se li va togliendo luogo 
per fare il passo fra il salone e le stanze nuove, e se 
bene il fedino («e) per servitio di V. A., non seli daran-. 
no senza ordine. 

L' Ammanato è di parer si metta sopra la porta die- 
tro al Palazzo 1' arme di marmo che V. A. ha fatto 
fare più fa , ma resta a intagliar le lettere nel epitaf? 
fio, non sapendo che inscritione si vadia. Però si degni 
comandar il volere suo. 

Trovasi in piazza sotto la capanna delli scarpellini 
una bella statua di Sansone fatta dal Vinci , * e occor- 
re tramutarla , oltre al essere stato altre volte tramu- 
tata con pericolo di guastarsi. Parebbe al Ammanalo, 
metterla nelle loggie del cortile del Palazzo, dove è 
una nicchia oportuna , caso V. A. non se ne vogla ser- 
vire altrove, o a quella paia torni bene in detta nichia. 
e con baciarli etc. 
Fir. 13 di Gennaio 1591 

N. c CCCCXII 

Enrico Ranzau allo stesso. Da Segybcrga 5 Novem- 
bre 1592 (Carteggio e. filza 176 J. 
È originale 

Serme, ac Illustrissime Princeps Domine Clemen- 

tissime 

Quantum Celsitudo Vra. litteris suis v Non. Novemb. 
ad me quam clementissime scriptis sibi devinxerit, co- 
gitatione facilius assequor quam scriptione ulla satis 
exprimam. Neque enim solummodo suam in transmit- 
tendo marmore bencvolentiam, litteris quoque prioribus 

* Pierino. 



CARTEGGIO EC D* ARTISTI 5l5 

abnnde teslatam, denuo mìbi clementissime polliceli»!*, 
veruni etiam Sermo, ac Potentissimo Regi meo suum 
in trasmittendis iis, quae r*»gia ipsius Maiestas ex vestris 
oris desiderare possit, studium benigne offert. 

Quod non solum Regiae ipsius Maiestali Sermae. Cel- 
situdinis Vestrae nomine quam primum per litteras de- 
center aperiam , sed etiam ( si Deo vitam proroganti 
visura fuerit) sub fuluram aestatem, quando com- 
modo navigationis tempore in aulam regiam profici- 
scendum mihi fuerit, coram pìuribus exponam. Nec 
dubito fore ut Regia eius Maiestas banc Sermae. Cel- 
situdinis Vestrae benevolentiam grato animo agnoscat , 
tum pari favore ac studio eandem prasequatur . 

C leterum quum Serm3„ Gelsitudo Vestra iubet ut lu- 
culenter et ex presse scribam quam mensuram , quo 
modo marmora cupiam, equidem primum Sermae. Cel- 
situdini vestrae ea, qua debeo ac posso observantia , 
gratias maximas habeo atque ago prò hoc insigni suo 
erga me favore. Ac licet contentus omnino f'uissem, 
si Serma. Gelsitudo Vestra tantum maFmoris eamque 
formam misisset, quantum quoque modo sibi benigne 
libuisset, tamen ne Sermae. Celsitudinis Vestrae nm- 
nificentiam aspernari videar ( quod longe a me absit; 
submisse eidem, quod volet , exponam. Peto itaque 
primum distinctas tres marmoreas statuàs, quartini una 
Cristi in cruce pendentis, altera Divae Mariae Deiparae, 
tertia S. lobannis Apostoli et Evangelislae imagines 
repraesentet . Singulis quoque his velini incisa esse Ser- 
mae. Celsitudinis Vestrae insignia, ad perpetuarci donan- 
tis. uiemoriam . Has sacras imagines arae. templi quod 
extruo in arce mea avita Ranzoviae, quam de novo 
funditus aediocandam suscepi , imposi tas et sacris usi- 
bus destinatas volo. Deinde septem peto alias statuas, 
quibus planetarum icones ac signa caelestia , singulis 
planetis subiecta, cura Sermae. Celsitudinis Vestrae in- 
siguibus sint incisa. Hos enim Sermae. Celsitudinis 



OlG CARTEGGIO EC. d' ARTISTI 

Veslrae eiusque virtutis ac liberalitalis praecones inde- 
fessos ac aeternos intra bibliothecam meam Bredenber- 
gensem statuere decrevi. Denique peto quinque tabu- 
]as marmoreas, singulas quinos pedes geometricos lon- 
gas, ternos latas, ex versicolore marmore perpolitas. 
Quibus ego monumentorum avitorum inscriptiones 
bine ubi accepero; incidendas curabo. 

Haec sunt , quae expresse ae nomination , quando 
quidem Serma. Celsitudo Vestra sic iubebat, scribere 
volui. Quae ut S. C. V. per naves nostrates bunctransmit- 
ti clementer mandet, tum quoque meae in exprimendis 
bisce omnibus audaciae prò singulari sua in me gratia 
benigne ignoscat, quanta possimi animi subiectione pe- 
to . Vicissim S. C. V. omnia mea suorumque officia , 
studia ac obsequia submisse ac lubenter offero. Quibus 
ut S. G. V. suo quasi iure libere utatur ad res quas- 
ennque, ad quas bis in oris sibi usui esse posse intel» 
lexerit , summa animi observantia peto. Hi» Sermam. 
Celsiludinem Vestram divinae tutelae commendo. Ex 
arce regia Segebergae Non. Novemb. 1592. 

Observantissimus 
Henricus Ranzovius 
produx Cimbricus 

(Direzione) Sirino, ac lllustmo. Principi ac Domi' 
no D. Ferdinando de Medices Magno Etruriae Fiorenti 
Senarum ac Pisarum Duci etc. 

N.° CCCCXIH 

Giovan Bologna a Girolamo di Ser Iacopo. Da Ve- 
nezia 7 Ottobre i5o,3 ( Carteggio e. filza 181 ). 
È autografa 

Mollo Magco. Sr. mio oss. 
A dì 5 estant arivai in Venelia sane e di bona vo- 
lia por idio gralia, insieme con li mie duo giovano, 



CARTEGGIO EC. D ARTISTI di'] 

toute alegra et io pieu che pieu , et soubito che il sgr. 
cavalier Goucioni , prezident di S„ A. S. , intezo la 
mia venouta, soubito mando per me, et per suo cor» 
tezia me trova alogiato in casa suo ; insieme à volsou- 
to le mie duo giovano, trattato et queresatta * con 
tant amorevolesa che pieu non potria dire , che servirò 
la minouta a dirli a bocha per non essere longe. in 
quelo ponto il Sig. Cavalier me deto duo suo lettera, 
ona di xi et lallra di xxvm settenbrio, el quali mi 
sono estato di grandissimo contento per me, per in- 
tendere che S. A. S. si ricordò di noi. De pieù V. S. 
me fa sapere che la nostro opera di botega pasa bene 
anzi benisimo, el segondo intendo del nostro Gio. 
toudescbo. soubito al mio ariva a Fiorensa metarema 
la statua del gran Cosimo a cavallo. Se la mia ariva 
in Venetia à estato alquanto tarda, la causa à estalo 
che a piovouto di molto giono arivato che fosimo a 
IN ila ni. *• la nostra pertense *** di Venetia per Fio- 
rense sarà incerche a' 13 del prezento ; la casscn che 
ce molto che veder, et teniama gran obliga al Sig. 
Cavalier, da poi tante amore volese reci verna in casa 
suo. Di pieu ci mena per la cita a vedere le cose bel- 
la , che veramente lo trova aflectionatissinio a li ser- 
vizio di S. A. S. In soma che la mia penna non et 
bastant a dirli il gran content me è estata fatta in 
questa viagia et sanità del corpo ; idio et Suo A. S. 
ringratiandolo del tout, bagiandene le mani. 
Di Venetia a' dì 7 Ottob. 93 

Affino, per servirli 
Giov. Bolongna 



* tic per carezzato. 
" Milano? 
*** partenu. 



5 t 8 CARTEGGIO BC. D' ASTISTI 

Nota 

La statua del Gran Cosimo, che Giov. Bologna 
vuol mettere a cavallo , è la statua equestre di bron- 
zo che si vede in piazza. " 4 Novembre 1591 " così le 
Memorie fiorentine inedite " sulla piazza ducale fral can- 
to degli Anlellesi ( dove al presente è V uGzio delle 
farine e carne ) e la Fontana, in quel mezzo fu co- 
minciata a cavare la terra per dovervi fare il fonda- 
mento della base, sopra della quale si doveva colloca- 
re il cavallo di bronzo colla statua equestre del G. D. 
Cosimo I , fabbricata e condotta da Giov. da Bologna. 
Fuvi trovato nel fondamento sopradetto alquanto gra- 
no, ma nero, che aveva perduto il colore e la bontà ; 
videsi però chiara la forma di grano, quali giudicarono 
che quivi potesse essere stato sepolto a 300 anni pas- 
sati. 

V. Decbr. 1 591 fu Cominciato a gettarsi il fondamene 
to per la base etc. ; qual fondamento fu fatto di ghiaia 
e calcina addentro braccia 11 2 in circa, e nel mezzo 
vi posero un doccione di terra cotta di f di larghezza, 
messo al fondo e di mano in mano tirato su , e 
dissero avervelo posto per isfogo ed esalamento de' 
terremoti. * 

XV Maggio 1 594 , sabato , fu eretta in piazza la sta- 
tua del G. D. Cosimo. 

Il cavallo era stato alzato il x di detto mese in 
martedì , e la statua in detto giorno di sabato , il 
tutto di metallo : pesò il cavallo libbre 15438, li 
statua 7716 — Iibbr. 23154 secondo alcuni, secondo che 
ha altri scritto , il cavallo 16600 , la statua 11600 — 

" " Questa mattina , scrive Girolamo Seriacopi 4 Dicembre 1 591 , il 
fondamento del Cavallo ha mostro un poco di rovina, però si è di nuovo 
appuntellato : ma perchè è giudicato pericolossimo (sic) , si è preso spe- 
diente fare lassare nel mezzo del fondamento un voto di braccia uno per 
ogni verso, et riempire il restante, e cosi assicurare senza perder tempo 'i 
(Cari. e. filza 170). 



(CARTEGGIÒ EC. d' ARTISTI 5 1 9 

libbr* 28200. E nel tempo che stette il cavallo senza 
la statua, fecero esperienza quanti uomini vi stavano 
dentro, e vi entrarono fino al numero di 23, per 
dovè la sella , ed altri scrissero fino al numero dì 24» 
Ed il Cavallo fu gettato tutto di un pezzo nella via di 
Pinti , e fu di universale soddisfazione. " Costò questa 
statua scudi 5500 , come si rileva da una lettera dell' 
Arringhetti del 17 Marzo 1639. "Li (Sua Maestà Cesa- 
rea ) contai anche, " scrive 1' architetto Gio. Gar- 
giolli da Praga 27 Marzo 1594, " del màraviglioso get- 
to del sì gran cavallo colla statua del Granduca Cosi- 
mo sopra, et che si era servato le forme aline di 
poterne compiacere Sua Mtà. , quando la sene havesse 
voluto servire, alche non li dispiacque tal pensiero ". 
(Carteggio e. filza 188) 

N.° CCCCXIV 

lì medesimo alla Granduchessa. Da Firenze 3i Di- 
cembre 1596 (Carteggio e. filza 21 ^). 
È originale; firma e poscritta sono autografe» 

Serma. Gran Duchessa 
Io spesi di mio proprio circa a scudi due mila, 
per comperare la casa dove habito, e pagarne la 
gabella et altre spese, e di più vi ho speso circa 
a scudi seicento, non contando la bottega che vi 
fece fare S. A. S. , e desiderandj goderla senza al- 
cun pensiero , mi resta un partito dal Arte di Porta 
Sta. Maria, mediante il quale venga confermo il 
contratto. £ perchè il partito sia solennemente et 
authentico, occorre il comandamento del Sermo. Gran 
Duca, al quale bisogna io li sia raccomandato. E 
non sapendo chi più et meglio mi possa raccoman- 
dare, ricorro a V. A. S., supplicandola a interce- 
dermi tanta gratia e favore, che sarà causa della 



520 CARTEGGIO EC. D' ABT1ST1 

quiete del animo mio, con obligo di pregar sempre 
il Sgr. la feliciti et esalti. 
Di Fior, xxxi di Decb. 1596 
Sanse oublier de remereier De madame umile servo 
Madama du ciniale entier Gio Bologna 

que per sa gratia ma doner. 

N.° CCCCXV 

Girolamo di Ser Iacopo all' Usimbardi. Da Firenze 
i3 Febbraio 1597 (-drch. c - Registri dei Ministri 
con la Segreteria di Stato, Lettere all' Usimbardi 
filza 17 ). 

È originale 

13 Febr. 96 — Per fare con ogni vantaggio in be- 
nefitio della città di Orvieto, non si mandò di qua 
chi facessi elettione del marmo e lo mercatassi , come 
si era fatto del marmo del Centauro: e però di No- 
vemb. 95 nel andare Gio. Bandini in Carrara a fare 
sbozzare la statua di Livorno, fece elettione del mar- 
mo , e fermò il pregio molto basso con Francesco Mar- 
chetti, il quale lo abbozzò; poi alla presentia di Ales- 
sandro Rossi scultore, che sta a Carrara, e questo per 
essere amico di Mes. Gio Bologna , fece sbozzare et os- 
servare il modello. 

— - La tardità ha conferito al Centauro, il quale forse 
Sarebbe qualche poco a dietro, quando M. Giov. Bologna 
si fussi visto quest'Apostolo in bottega. 

N.° CCCCXVI 

Il medesimo allo stesso. Da Firenze 22 Febbraio 
1597 ( l. e). 

Non ho notitia certa dove si trova l'Appostolo d'Or- 
vieto, e se il navicellaio, quale tolse a condurlo, non mi 



CARTEGGIO EC, d' ARTISTI 52 1 

gabbi di nuovo insieme con quelli che fecióno la si- 
curtà quando uscì di carcere, doverebbe essere più vi- 
cino a Firenze che a Pisa. Subito che arrivi a Signa 
sarà carreggiato insieme con la Lavandaia di Valerio 
Cioli, con risparmio del Appostolo. 

Intanto il Centauro si è molto tirato innanzi senza 
che M. Giov. Bologna babbia havuto altro inanzi alli 
ocbi : e da qui avanti potrà meglio dare opera al Ap- 
postolo. 

N.° CCCCXVII 

Giov. Bologna a Belisario Vinta. Da Firenze 3 
Marzo 1597 (Corteggio e. filza 210). 
È autografa 

Molto Illmo. Signor patron mio 

Il presento sarà venendo da la corte del Duca di Sa- 
chognia , recomandatemi da un galantisimo sigre., arni- 
cho nostro , pregandomi che V. S, per la suo ousa cor- 
tesia, schorendo schasion, a detto Signore di qualque 
favori apresso a S. A. S. , che V. S. le volesi favorirli, 
che me sarà soma favore,, insieme con la bona schagion 
bagiare la vesta al Gran Duca et a la gran Duquesa da 
nostro parto , et dirli che il Centaura va inanzi alegra- 
mente , et il Illmo. Cardinali de Si vili ia à bon termina, 
bagiandevi le mani , di Fiorense : è scrita a la escoul- 
torescho mal praticha nel escrivere, a' dì 3 martio 1596. 

Giov. Bologna 

(Direzione) — Beliserio Vinta Pissa ou vera dove 
si ritrova la corte 

Nota 

Secondo le Memorie inedite fiorentine il Centauro 
fu posto sulla sua base x Novembre 1599, mercoledì, 
e scoperto xxiv Dicembre 1599, venerdì. Aggiungerò , 



5 22 CARTEGGIO 8C. fi' ARTISTI 

colla scorta delle citate Memorie," chela statua e ri-^ 
trailo di marmo in testa alla strada de' nuovi Uffizi, 
opera del medesimo G. Bologna , fu collocala xi Feb- 
braio 1 584 lunedì , e scoperta xxm Marzo " — 

"II xxx Luglio 1582, lunedì, per ordine del Grandu- 
ca fu levata la Giuditta di Donatello di sotto all'arco 
della Loggia di Piazza, dov'era stata dall'anno 1504 in 
sino al presente anni 78, — per dovervi mettere in 
luogo di quella un bei gruppo di tre statue di marmo 
di G. Bologna *, ed alla prenominata Giuditta doversi 
altro luogo , come da esso Granduca fosse stato ordi- 
nato (l. e). 

xvin Agosto 1582 arrivò il detto Gruppo sul suo po- 
sto ; ma furono fasciale e coperte per non essere an- 
cora perfettamente ripulite : poi vi fu fatto dinanzi 
un muro, mattone sopra mattone, per poterle finire a 
suo piacere, senza essere veduto da nessuno, fi. c.J 

xiv Genaio 1 583 , venerdì , furono scoperte ; le quali 
furono vedute con molto piacere e meraviglia di ciascu- 
no pel bellissimo intrecciamento loro. Ma quello che 
fu notabile, che fra tanto popolo che le vidde, non si 
trovò alcuno che le tacciasse in parte alcuna, cosa che 
in Firenze suole avvenire di rado fi. c.)'\ 

N.° CCCCXVIII 

Il medesimo allo stesso. Da Firenze 1 5 Marzo 1597 
(/. c<). 
È autografa 

Ili. Sig. cavalier patron mio 

O ricevoulo duo suo amorevola alquanto don mede- 
simo tenore , el quale infinitamente ringratia V. S. del 
bona ofitio aver fatta apresa a S. A. S. per conto di 

* Il ratto delle Sabine. 



CARTEGGIO EC. d' ARTISTI 5a3 

quele giovano di Sachognia , sibene era grandamente re- 
comandato da Suo Mtà. etc. ; ancora a lor Alt. à estato 
caro sentire che li nostro lavore vano innanci , sensa 
mai aver estracourato il Cardinale de Givilla, sapendo 
come et desiderato da S. A. S. che sarà a ordina per 
mandarli in Espagnia per la prima schagion. labiama re- 
velato de quello modo come il crucefix de larcevesco 
de Pissa, che per certo fa un superbo veder, che S. 
A. S. farà al Cardinale de Civillia un presente nobilissima. 
Fiorense a' dì 15 marcio 96 

Giov. Bologna 

N/ CCCCXIX 

Il medesimo aì Granduca Ferdinando. Da Firen- 
ze S. D. ma del Febbraio iGoo ( Carteggio e. filza 
a36 ). 

È autografa 

SmOo Gran Duca 

Lafetion che io porto a la Serma, casa lor me à moso 
escrine questo 4 versi a V. A. S. , esendo vacato e pas- 
sato a miliore vita Ms. Valeri Ciole, et già condoula 
di molti marmi a la suo bòlega ; ricordandomi del no- 
stre Ms, Pietro Franchevila , bon suget pratiqusino per 
loro Signoria , ma esendo riciesto per endare in Francia 
al servitio del Re, quale lo consiliato che non termina 
il pertito senza lavisi de V. A., esendomi informato 
con il Signor Donato del Antela me dissi che sarebe 
bene avisarne S. A. S. prima che facesi altra, so venen- 
domi ancora de le parole che S. A. S. li dise in botege 
suo, present a monsig. 111. Cardin. dal Monte, che re- 
stase in ^Fiorense per servirsene. Et per esser io alquan- 
te mnloura aconpagiato de la velai , realmente poso 
lavorare de marmo senso buono secourse, et io el mio 



5a4 CARTEGGIO EC. D 'ARTISTI 

consiglio et faticha di quele potrò, dopererò il resta' 
de la mie vitta in servitio di S. A. S. 

Del resta seguitiama li duo angelo de l'arcevesca de 
Pissa et la posta * che va a Orsanmichelo de procon- 
sola per fare di bronzo , halta b. 4 et -, per comision 
di S, A. S. : ancora abiamo per mano ona di quele for- 
cia di Ercola di marmi de Vincense, di queso che il 
proveditore condousi ©ultimamente noia vostro certo (?). 

Giov. Bologna 

N.° CCCCXX 

Risposta del Granduca Ferdinando a Giov. Bologna. 
Da Pisa iG Febbraio 1600 {Carteggio e. Minute filza 
1C4 > 

26 Febb. 1599 Al cavaliere Gio. Bologna 
Dalla lettera vostra habbiamo inteso quanto vi par- 
rebbe circa il far rimanere costà Pietro Francavilla per 
seguitare il lavoro de' marmi che restano alla bottega 
di Valerio: ma perchè non haviamo pensiero di fargli 
lavorare, non vogliamo impedire al Francavilla i dise- 
gni et la fortuna sua, però ditegli pure che vadia a 
sua posta, et date gliene anche animo, et che Noi, 
dove gli potremo giovare, lo faremo sempre. Sentiamo 
piacere che si seguili il lavoro di due angeli per Pisa, 
et dell'Apostolo per Orsan Michele; ma desideriamo 
bene che nella voglia del lavorare vi ricordiate princi- 
palmente d' bavere una buona cura alla vostra sanità, 
che questa importa più di tutto , et il Signore Iddio vi 
prosperi et contenti. 
Da Pisa 

* Cioè l Apostolo. 



CARTEGGIO EC. D* ARTISTI 025 



».• CCGCXXI 



Giacomo della Porta al Granduca Ferdinando. Da 
Roma 7 Novembre iGoo ( Carteggio e filza *4°)' 
È originale 

Serm. mio Signore 

Dal signore Emilio de' Cavalieri ho inteso che V. A. 
caverebbe desiderato che il modello del Tempio * fusse 
statò terminato senza colonne e con i pilastri, sì come 
già molti mesi sono mene scrisse per parte di V. Alt. 
Serma. V. A. si deve ricordare che in galleria me or- 
dinò che facesse fare il modello del Tempio a M. Giov. 
Battista, intagliatore, conforme al disegno che V. A. 
teneva davanti, presente Madama et il Sig. Don Gio- 
vanni, et mi ordinò che lo facesse fare a mio gusto, 
con tutti quelli adornamenti che a me pareva, et che 
fosse bellissimo et che non guardasse a spesa , et che 
il pagamento si facesse a stima ; si trattò anco di farlo 
per metà, per non far tanta spesa, e V. A. risolvè dì 
suo motu proprio che lo voleva di tutto tondo. 

Quando il sgr. Emilio me scrisse il desiderio di V. 
A. di volerlo senza colonne, non si era in termine di 
poterlo fare, poiché di già era terminata quella parte 
dove sono le colonne, et oggi si può ridurre mede- 
mamente come quando il sgr. Emilio mi scrisse, quello 
ch'io feci per servire a V. A. fu un disegno con pila- 
stri, quale mandai a Fiorenza, et mi dice il sig. Emi- 
lio che diede sadisfatione a V. A., et che oggi si ri- 
trova in mano dèi sigr. Giaches. A me dole infcnila- 
mente di sentire che V. A. resti disgustata non solo 
del modello che sia fatto con le colonne, ma anco 
che si sia fatto troppa spesa, nelle quali due cose io 
ho caminato col ordine che V. A. mi diede in voce, 

* S. Giovanni de Fiorentini a Roma. 



5s6 CARTEGGIO EC. d' AB TI STI 

et sono andato a rilento nel far dar quattrini a M. Giow 
Balista, poiché non à havuto a conto di questo mo- 
dello si non duicento scudi, quando si verrà alta sli- 
ma, V. A. cognoscerà che sarà avantaggiato di qualche 
cento di scudi, essendo M. Giov. Batista huomo trat- 
tabile et servitor devotissimo a V. A. S. La suplico a 
volermi far gratia di farsi condurre il detto modello, 
et spero che le habbia a dar sodisfatene mirabile , poiché 
tengo non sia mai fatto cosa in questo genere meglio fat- 
ta, più nobile e più bello di questo tempio, e come lo vedo 
ne habbia a restar contentissimo: et per essere il modello 
di tutto tondo et in dua parti euguali (sic), quando Y. A., 
si vorrà sodisfare di farne una di questi parti con i pi- 
lastri con il disegno che si ritrova a Fiorenza, sera 
mollo breve di poter accommodar quella parte dove V. 
A, non vorrebbe le colonne, e farla fare in Fiorenza 
conforme al gusto di V. A. 

M. Gio. Batista per baver bona famiglia et figliuole da 
marito, desiderarebbe esser sodisfatto, e ne supplica bu- 
milissimamente a V. A. S. , dicendomi che si ritrova 
qualche debilo ; del qual pagamento lui dice che se ri» 
mette in tutto e per tutto in V. A., la qual ancor io 
supplico che voglia mandar ordine che resti sodisfatto, 
et sebene V. A. fusse risoluto che in Roma si mettesse 
una di queste parti a pilastri , che in questo supplica 
V. A. a farlo fare in Fiorenza , con tutto ciò saria 
necessario terminare il pagamento del modello già fi- 
nito. Come V. A. vedrà il modello, giudicherà che mai 
da Antichi né Moderni è slato fatto un tempio di simil 
bellezza, et la sappia che molti Cardinali et personag- 
gi et uomini intelligenti, che lo hanno veduto, sono re- 
stati admirali di un'opera fatta con tanto ordine et architet- 
tura, et ornata di tanti nuovi ornamenti sì dentro come 
fuora , come V. A. , spero , vedrà, potrassi mettere le 
armi della Cillà, et anco tante pietre dure per incro* 
stare che chi non viene alle misure non lo puoi giu- 
dicare, come arrivi il modello alla presenza di V. A. 



CARTEGGIO EC. D* ARTISTI 5 2f 

saprà dir tanto ben le sue ragioni , che sono sicuro ne 
resterà contentissimo, e tengo cbe non se le potrà op- 
porre, essendo fatto con tutti gli ordini del architet- 
tura, con i suoi lumi et con tutte le considerationi pos- 
sibili, tanto per di dentro come per disopra, et anco 
si è bauto risguardo alla spesa, et facendo humilissima 
reverenza a V. A. S., resterò pregando il sig. Iddio per 
la sua felicità. Da Roma li 7 del Nov. 1600. 
Di V. A. S. 

,„ . ( Humilissimo et obligmo. sre. et vasallo 

(firmata) £ Iacomo deJa Porta 

( Direzione ) Al Sermo. Gr. duca di Toscana mio 
unico Sigre. 

N. e CCCCXXII . 

Felice Brusasorzi a Bernardo Cangiani. Da Vero- 
pa 7 Novembre iCoi. * 
È autografa 

Molto Illustre mio padrone e signore colendissimo 
Domani il mio signor Francesco Alegri inviarà al- 
la V. S. molto Illustre le 4 armete pertinente al Ar- 
bore di Dante **, et la setimana che viene si mande- 
rà un retractino della signora Ginevra Aligbera, non ba- 
vendossi possuto prima che hoggi haver nelle mani 
l'autentico, per esser stalo sino a bora il signor con- 
te Giordano, suo figliuolo, in villa, il qualli anco pro- 
mete conciliar la. discordanza cbe la V. S. M. I. trova 
nel arbor mandato da noi. L'Arma del li Horti fioren- 
tini da noi non si sa, et quella delli Horti nostri, di 
qualli la V. S. M. I. dice haver conosciuto un mess. 
Veronese, non si manda, perchè non son gentilhuomcni , 

* L'originale di questa e della seguente lettera esiste nella biblioteca 
Riaucciuij per gentilezza del Signor Aiazzi 1 ho potuto copiare. 
** L' albero di Dante e unito a queste lettere. 



5 38 CARTEGGIO EC. D* ARTISTI 

et credo cbe se non il padre di questo Veronese 
e di Gioanbalista et di Agostino, cbe eron fratelli, 
al meno l'avo suo era mugnaio, et perciò questa non 
fa a proposito a quello che ricerca le V. S. M. I. m'à 
parso accompagnare le armele , fatti da un mio fatto- 
rino , con queste poche righe , essendo molto tempo 
che non li ho scrito, ma passato sotto l'ombra del si- 
gnor Francesco Alegri , che scrive più spesso e con 
manco diGcultà et forse con maggior comodo: so ch'io 
ho mancato et ne chiedo perdono et nella prego , sì 
come fo nel comandarmi , nel mantenermi la sua so- 
lita gratta, ch'io non manco né mancato con tutta 
casa mia di pregarli da sua Divina Maestà prosperità 
et longa vita, che Dio la feliciti, di Verona il 1 Novem- 
bre 1601. 

Di V. S. molto Illustre humile et obligatissimo ser- 
vitore 

Felice Brusasorzi 
La prego a far le mie racomandationi 
et de mia moglie alla Rda. M. S. Ortensia 
(Direzione) Al Molto Illre. mio sigre. e Pdrone. Gol. 
11 Sigre. Bernardo Cangiani a Fiorenza 

n.* ccccxxin 

Il medesimo allo stesso. Da Verona 7 Gennaio 
jGoa. 
È autografa 

Mollo Illustre mio padrone e signore colendissimo 
lo hebbi la gratissima sua lettera delti 22 Novem- 
bre in tempo che l'Alegri si ritrovava alla fera di Bol- 
zano con li mazzoleni, et in tempo che il signor con- 
te Giordano Sorego èra perla gravissima infermità della 
moglie, che non è ancora fuor del leto , travagliaiissi- 
mo , et perciò non comunicai con l'Alegri la lettera 
di V. S. M. I. , come la mi comete, prima che in queste 



CARTEGGIO EC. D* ARTISTI 5aQ 

feste, per esser tornato eggli da Bolzano non prima 
che la vigilia di natale, et bo tardalo la risposta aspet- 
tando il schizzo del Arbor di Dante dal Conte Giorda- 
no, che rende a V. S. M. I. a doppio le racomandalio- 
ne. et ni' à pregalo a far insieme con le sue caldissime 
offerte anco scusa della tardanza, prometendo, come la 
vedtrà dala qui inclusa scrita a me, di far qualche fa- 
» tica in questo proposito ancora, aciò la V. S. M. I. sia 
apieno sodisfata. 

Con la presente li mando per mano di mess. Aluise 
Muschior il retralino della signora Contessa Ginevra , 
copiato da un mio giovane, et quello del signor Con- 
te Giordano, suo figluolo, fatto da me 5 over 6 anni 
sono, però somiglia ancora, se io potrò mandar altro 
in questo proposilo, non mancaró. et Ira tanto ch'io 
prego sua Divina Maestà che la conservi et prosperi, 
e che volga la ira sua verso i suoi persecutori, diver- 
tendola dalla vale tanto travagliata e tanto nella mia 
felicità goduta da me, la sera contenta di pregar et far 
pregar per mia moglie, che è travagliatissima , essen- 
doli il mal vecchio rinfrescalo, et si teme di malie; 
ond' io son sforzato a raccomandarla alle sante orationi 
della gentilissima madre suor Horlensia et alla bontà 
di V. S. M. I., alla quale pregandoli felicilà umilmente 
mi raccomando. Di Verona il 1 Genar 1ò'02. 
Di V. S. Molto Illustre 

Obligatissimo Servitor 
Felice Brusasorzi 
(Direzione) come sopra 

N.° CCCCXXIV 

Federigo Biroccio a Giulio Giordani. Da Urbino aj 
Dicembre i6o3 (Oliveriana di Pesaro Voi. Jl.a.J. 
£ autografa 

Molto III. et Ecr Sig. mio 

Per la lettera di V. S. molto III. ho inteso il pensiero 
T. m. 34 



53o CARTEGGIO EC. o' ARTISTI 

che ha la sua Alt. Serma, di far fare la statua del Duca 
Federigo di felice memoria , sopra la quale di già anni 
sono il signor Federigo Bonaventura, Dio gli dia pace, 
raen parlò in nome di S» A. S.» dicendomi che io pen- 
sassi un poco come si potrà fare la suddetta statua per 
fugire l'inprefetione del ochio. io non mancai di pen- 
sarci più giorni , ma non mi venne mai nella mente 
cosa di buono, et così lo refersi al sopra nominalo 
sig. Federico, il quale non mi disse altro , né mi or- 
dinò che io facesse disegno nisuno. Hora che S. A. si 
è risoluto lassar questa hella memoria, mi farà gratia 
per mia inleligentia di fare vedere a cotesti valenti no- 
mini literati la vita et fatti di questo ecc. Signore, che 
accenandomi loro alcuna cosa potriano destarmi qual- 
che bel pensiero, là onde afalicandomi poi quanto per 
me sera possibile, ne farò più disegni, acciò S. A. S. 
resta sodisfatta di quanto desidera. V. S. poi mi farà 
gratia per sua cortesia di far rìverentia in mio nome a 
S. A. S. , et tenermi in sua gratia , che conumerandolo 
con molti obbli. che li devo, starò in continuo deside- 
rio che mi favorisca di qualche suo comandamento etc. 

Di Urbino a' di 27 di Decbr. 1G03 
Di V. S. M. 111. et Ecc. 

Affino. Servitore 
F. Baroccio 

( Direzione J Al molto Illre. et Ecc. Sigre. et Pron. 
mio ossaio. Giulio Giordani — Castel Durante . 

N.° CCCCXXV 

Il medesimo allo stesso. Da Urbino 20 Gennaio 1 604 
( l. e. ). 
È autografa 

Molto Ulre. et Ecc. Sigre. et Prone, mio colendmo. 

Ho tardato sin hora il rispondere a V. S. Ma. Illm. 

per le occupationi che ho haute nel fare i disegni, i 



CARTEGGIO EC. D* ARTISTI 53 1 

quali mando al presente a V. S., acciò li mostri a S. A. 
Serma., et caso che non gli piacessero, perchè sono schiz- 
zati così alla grossa , o per altre imprefetioni , mi fao- 
rirà darmene haviso, che ne farò degli altri, sin tanto che 
restarà interamente sodisfatta. Circa li schizzi che S. A. 
dice racordarsi che furono fatti , per quanto mi ha det- 
to un mio giovine, bisognia che siano di mano de M. 
Antonio Viviani , perchè dice che si ritrovò presente 
quando il sigr. conte Torquato bona memoria gli ordinò 
al sudetto M. Antonio in nome di S. A. Serma., et far- 
si il conte deve poi dire che gli faceva io ; come si sia, 
da me non son stati fatti altri che questi, quanto al 
particolare del marmo et sue misure , io non saprei 
quello che me le dire, perchè la altezza e larghezza e 
grosezza sin tanto che non si è stabilitoli gesto, ma- 
lamente si può sapere, et questo è quanto mi ocorre 
intorno al sudetto particolare. V. S. mi faccia gratia 
per sua cortesia di darmi nova dei disegni che si man- 
domo a Roma, perchè la desidero grandemente, che con 
questo fine etc. 

Di Urbino alli 30 di Genaro 1604 

Di V. S. M. HI. et Ecc. 
Aff. Servitore 
Fed. Barocci 

N.* CCCCXXVI 

Guido Mazenta al Granduca Ferdinando. D.i Milano 
37 Gennaio 1604 (Jrch. e. Lettere al doli filza Si). 
È originale 

Mando a V. A. S. il ritratto della Serma. Madama 
Christierna, reina di Dania, suocera di V. A. S. et avola 
della Serma. Gran Duchessa, dipinto da Titiano d'ordine 
del Duca Francesco Sforza nel tempo che la condusse 
sposa a Milano. 



533 CARTEGGIO EC. fc' ARTISTI 

Nota 



Intorno a quell'epoca si comprò la Venere di Anni, 
baie Caracci per 200 scudi, la quale fu dichiarata " opera 
originalissima e poi della più bella e bona maniera che 
quello pittore facesse mai , e giudicata non esser in 
modo lasciva che per galleria de' Principi non possa 
comportarsi "( l. e. ). 

n.* ccccxxvn 

Federigo Baroccio a Giulio Giordani. Da Urbino 
a6 Febbraio 1604 (Olweriana di Pesaro l. c.J. 
È autografa 

lllmo. et Eecmo. Sig. mio e Pron. oss. 

Mando a V. S. Mca. lllre. 1' uno et 1' altro disegnio 
fatto per la slatova del duca Federigo felice memoria , 
conforme al ordine et havertimenti dati al mio giovi- 
ne da V. S. havanti la sua partita di costì ; et perchè 
non so si harò bene inteso l'hannimo di S. A. Serma, 
mi favorirà per sua gralia darmene haviso , acciò sap- 
pia di haverla servita, eh' è quanto desidero, ho poi 
fatto cercare per la cita i ritratti di rilevo del Duca 
Federico, ma per ancora non se ne sono trovati altri 
che doi , l'uno dei sudetti è in corte sopra la porta de 
la libraria, et l'altro sopra la porta de la nostra casa 
antica di S. Giovanni: et si altri sene troveranno, tutti 
farò formare per sceglierne poi il meglio , li quali to- 
sto che seranno ad ordine farò consegniare a Mes, Fran- 
cesco Celiaca, che li recapitarà in mano di V. S. Ap- 
presso desidero che mi faorisca di solicitare il ritorno 
del disegnio di Roma , perchè sens' esso non posso in- 
cominciare ne '1 cartone né l'opera, in questo mezzo 
mi conservi suo etc. 

Di Urbino alli 26 di febraro 1(304 

Federico Barocci 



CARTEGGIO EC. D* ARTISTI 533 

n.° ccccxxvni 

Il medesimo allo stesso. Da Urbino 4 Aprile 1G04 
(/. c.J. 
È autografa 

Molto Illmo. et Ecc. Sig. et Prone mio ossmo. 

Rimando a V. S. Magca. et Illre. i disegni di prima 
con laltro appresso fatto nel modo notificatomi da V. 
Sig. Illre. , ciò è la testa in profilo come sta il primo 
schizzo, et il resto poi come il secondo, con lo scudo 
cavato da quelli mandatimi da V. S. : et ho scoperto 
anco un poco più li elsi de la spada, si bene certe 
cose nel marmo si scopriranno meglio che nel disegno, 
ho però fatto formare le teste del Duca Federico; Y una 
mi pare più giovane del altra: quella più giovane sta 
sopra la porta de la libraria, et l'altra che mostra più 
tempo si è cavata sopra la porta di casa nostra in S. 
Giovanni. V. S. non si meraviglia si son tardato sin 
bora a mandarli queste teste, perchè non si poteva ha- 
vere gesso buono , né meno vi era chi le formasse : lo 
poi fatte formare a questi miei giovani così al meglio 
che anno saputo , ma perchè il gesso è cativo , non sono 
venute molto belle. Circa il marmo havemo fatto scan- 
daglio, che facendola secondo il disegno ne uscirà be- 
nissimo: et si altro le occorre per servitio di S. A. Ser. 
et suo, mi farà gralia singulare comandarmi, eh' è quan- 
to desidero, et qui finisco etc. 

Di Urbino alli 4 di Aprile 1604 

N.° CCCCXXIX. 

Il medesimo allo stesso. Da Urbino 8 Giugno iGo4 
fi. e ). 

È autografa 

Molto Illre. et Ecc. Sig. et Pron. mio ossmo. 
Dal signore fatore ducale ho ricevuto la casetta, den- 
trovi '1 modello per fare la statua del Duca Federico, 



5i4 CARTEGGIO EC. D* ASTISTI 

male co nditionato et rotto in più luoghi, il quale ho 
fatto rincolare da questi miei giovani meglio che si è 
potuto, ma non si è potuto fare che non si cognio- 
sca in certi luoghi, perchè i pezzi erano sgratati, et il 
gesso tanto frale per 1' umidità che à patito , che non 
si è potuto fare meglio che tanto. V. S. mi scusi et 
habbia pacientìa. Circa il parere mio sopra questo par» 
ticolare, perchè mi vien comandato dal Ser. Pron. , non 
mancare dirglilo liberamente che non me piace, et ban- 
do (sic) a dire il tutto , aciò la statoa riesci bene , 
ne farei fare più modelli da altri scultori, aciò Sua 
Sigr. Serma, potesse fare elettione del meglio, aciò che 
tal cosa tenderà al eternità, tutto questo mi à parso di 
scrivere a V. S. Illre. , aciò possa poi riferire a Sua 
Alt. Serma, quello che più giudicarà essere di gusto al 
A. S. Daltro giorno ricevi una sua et dissi a Ventura 
che scrivesse a V. S. e la salutasse in mio nome; il tutto 
mi disse havere fatto , andò alla libraria , trovò niente 
circa lordine del Armelino. gli ò detto che ne formi 
uno di quelli di rilievo , che in corte non cene man- 
cano; che così lo scultore forsi lo intenderà meglio, 
quanto al modello, lo fatto raccomodare ne la cassa mollo 
meglio che non era prima: con tutto ciò seria bene di 
manegiarlo con diligentia aciò non si scolasse o rom- 
pesse di novo, e questo è quanto mi occorre etc. 
Di Urbino alli 8 di Giugnio 1604 

N.° CCCCXXX 

Il medesimo allo stesso. Da Urbino 2 Luglio i6o4 
(Le). 

È autografa 

Mollo 111. et Ecc. Sig. mio et Pron. ossmo. 
Io non fui mai così intrigato a' giorni miei come ho* 
ra per questo benedetto modello et disegnio fatto per 



CARTEGGIO EC. D* ARTISTI 535 

la statoa del duca Federico , poscia che vorei pure da» 
re sodisfatione a S. Alt. Serraa. , et non so come el 
disegnio mandatomi al presente del scultore è confor- 
me al modello, quale è tutto contrario al mio gusto, 
con tutto ciò io non voglio afirmare questo nel stare 
così, quest' altro non può stare; basta che non mi con- 
tenta , forsi che facendo la statoa potria riuscire: il che 
al mio giudilio non posso credere, et aciò V. S. resti 
meglio informata di questo negotio , la starò aspettan- 
do che sene venghi costì, che a bocca forsi mi potrà 
intendere meglio, se gli lo saprò dire; che a scriverli 
saria dificilissimo farla capace di certi particolari, in tan- 
to mi conservi etc. 

Di Urbino «ili 3 di luglio 1604 

re ccccxxxi 

Giov. Batista Incoronato al Vinta. Da Roma 16 Lu- 
glio 1C04 (Carteggio e. filza 2G4 ). 
È originale 

Molto IH. Sig. mio ossmo. 

Il Sermo. Gran Duca bavendo applicato scudi 2000 per 
rifare la volta della chiesa della Minerva , appoggiò que- 
sta cura al Sig. Card, nostro del Monte , quale fece fa- 
re più disegni, et ultimamente col consegno de' periti 
et con sodisfatione de' frati et sua fu concorso nel di- 
segno di M. Gio. Fontana , et secondo quello s'è fatto 
et per gratia di Dio finito di tutto punto, con molta 
sodisfatione de chi la vede, et de' frati in spetie, oltre 
la liberatone del continuo timore che nel buttare la 
volta vecchia non venissero anco a terra le doi cappelle 
contigue con le memorie de' Papi di casa de' Medici, et 
morte de' muratori. Hora s'è fatto stimare lopera, et in 
spetie da un architetto, nostro confidente, senza inter- 
vento de' muratori; l'ha stimate scudi 2071 , se bene mi 



5ìG CARTÉGGIO EC. D* ARTISTI 

son lauto adoprato con loro che gì' ho falli contenta- 
re delli 2000. ma per sodisfatene de' ministri di Sua 
Alt. Sraa. et mia cautela mando le misure et stime con 
la copia del obligo de' muratori, che sempre dello la- 
voro si possa di novo far stimare et vedere: ben l'as- 
sicuro che è stato fatto bene , et di buona materia , 
perchè oltre al homo che e' ho tenuto io, 1 Priore 
c'ha fatto stare li frati continuamente. Hora prego V. 
S. M. III. a far mi gratia di mostrare le misure a quei 
ss. ministri , ad effetto se di novo si debba far stima- 
re, overo imponere silentio; et in tal caso la prego 
d'un poco di scritto, acciò sempre appari che quel che 
si è fatto , è stato col beneplacito di quella Alt. Serma. 
Mi perdoni se le do fastidio. 

N. c CCCCXXXII 

Bernardo Buontalcnti al Granduca Ferdinando. Da 
Firenze io Gennaio 1G0G (Carteggio e. filza 2G7 ). 
È originale 

Scrino. Granduca 

Quella si richordi come per sua amorevolezza mi fece 
dare scudi dieci il mese dal sig. Don Antonio Medici , 
del che ora mi anno detto che la mi sé levata, pove- 
ra casa mia! Mi trovo vecchio et infermo, et di quella 
caduta che feci in galleria impedito, che non mi regho 
ritlo. Et ho quindici boche , che ci sono sette nipoti, 
quattro femine e tre masti, et mi mancha dna moggia 
di grano questo anno per poler vivere. In però la sup 
plicho ci prego per (amor di Dio et de la sua madre 
Maria che Lei mi socchorra. Et qui humilmcnte facen- 
doli riverentia, gli priegho dal Signore Dio oggni ma- 
giore felicità et allegrezza. 

, - . Bernardo Buontalenti 

(Ji/nhi a ) ^j servitù dani cinquantanove 



CARTEGGIO EC. I>' ARTISTI 5j"] 

N.' CCCCXXXIII 

Pietro Tacca a Belisario Vinta. Da Firenze 22 Gen- 
naio 1G08 (Carteggio e. filza 279). 
E originale 

II Sig. mio et Prone, colmo. 

L' amorevolissima letera di V. S. Illma. insieme con 
la copia della risposta, fatta dalla Signora Duchessa da 
Tiello (?) a Madama Serma., capitò apunto che io era ca- 
valcato sino alla villa del sgr. cavaliere Gio. Bologna per 
suo negotio , et però non ho prima potuto rendere a 
V. S. Illma. le debite gratie, il che faccio ora con ogni 
affetto, assicurandola che da me sarà conservato que- 
sto singolare favore nel numero di tanti altri che tengo 
da V. S. Illma., per la quale mi offero prontissimo a 
servirla , sì nella testa del ritratto del sgre. cav. Gio. 
Bologna, come in tutto quello che vaglio e posso, spe- 
ro che il negotio che si tratta bavera l'effetto che si 
desidera, ma non se ne può per ancora sapere cosa al- 
chuna , aleso che il cav. Matteo Pelegrini, da chi si ri- 
cerca la paze, habita in Roma ; ma quando sarò avisato 
del seguilo , ne darò conto a V. S. Mima. , alla quale 
il sig. cav. G. Bologna rende duplicati e cortesi saluti, 
il quale per la contraria staggione si tratiene alquanto 
debolmente in camera resseralto , con tutto andiamo 
con ogni diligenza posibile conservandolo, con che fa- 
cendo humilissima reverenza a V. S. Illma., le prego da 
Dio N. S. ogni felicità. Di Fiorenza li 22 di Gennaio 1607. 

Pietro Tacca 

K.' CCCCXXXIV 

Cammillo Guidi al Granduca Ferdinando. Da Parigi 
29 Aprile 1G08 ( Arch. e. Legazione di Francia 
filza 3o ). 

È originale 

— Io non so s' io mi sono per governare come V. A.. 



538 CAnTECGÌO bc. d" autisti 

mi fa scrivere nella distribuzione di quei vini, se ver- 
ranno buoni, o pure farò come io sarò consigliato da 
me et da altri, che io giudichi amorevoli et intenden- 
ti del paese : — et lo stesso farò per conto di quella 
tavola di marmo destinata da Y. A. a Monsig. di Sou« 
gli, intorno al quale credo ci vadia molta gran circo- 
spezione, perchè come superbo, sospettoso et richis- 
simo, il poco sarà forse riso o non accettato, et il mol- 
to senza frutto sarebbe buttato, et io sin' bora gli ho 
visto in camera molte carte in penna di descrizzioni di 
paesi, ancorché non si grandi né sì belle come le di 
V. A. Et quanto a Villeroi et Silleri, veggo dilettarsi 
di curiose pitture, et cercar di fornirne le loro galle- 
rie, che hanno molto grandi nelle lor case rustiche et 
urbane : Et se bene di Fiandra cene piovono tutto il 
giorno bellissime, et ogni modo copie benfaite che 
venghino da ........ , haranno stima qui per meno che 

le originali, et di ordinario quello che qui vai quattro, 
costì varrà però uno , et ritratti d' ogni sorte , ma di 
bella fattione. 

K.° CCCCXXXV 

Matteo Bartolini a Andrea Cioli. Da Parigi 24 Set- 
tembre 1614 (l- e. filza 39 ) 
È originale 

— Hanno trovato le M. Mtà. il cavallo di bronzo con 
la statua del Re bellissimo, et da loro et da tutta la 
corte viene estraniente (sic) lodato ; et essendo io an- 
dato a far reverenza alla Regina doppo il suo ritorno, 
subito che mi vedde , mi fece V honore di domandar 
mi quel che io dicevo del cavallo, volendo sapere da- 
chiunque arriva nel suo gabinetto se lo trovano bello, 
sì come pare alla Mtà. Sua: et hora è stato dato la cu- 
ra a molti per conporre un' iscrillione da mettersi nella 



CARTEGGIO EC. D* ARTISTI 539 

basa, nella quale verrà nominato il donatore di esso, 
et a chi vien mandalo. 

Nota 

La lettera parla della statua del re Enrico Quarto, 
incominciata da Giovanni Bologna e Anita dal Tacca. 
" A Rovano, scrive il Pesciolini da Parigi 18 Giugno 
1614, non comparisce ancora sino a oggi il benedetto 
cavallo desiderato da tutto Parigi " ( l. e. lettere al 
Cioli filza 15; 

" Il cavaliere Pesciolini " cosi il sunnominato Bario- 
lini 1 Ottobre 1614 " si mette in ordine per partirsi fra 
8 o 10 giorni, et porta un bel regalo di 2000 scudi 
contanti, fattili dare dalla Maestà della Regina, et il 
Guidi un altro di quattrocento scudi, che ne porterà 
anche un altro per Pietro Tacca di 300, che la Maestà 
sua li dona per la testa di bronzo ch'egli ha mandato 
del Granduca Francesco, suo padre " (l. e. filza 39). 
Antonio Guidi era stato mandalo dal Granduca per 
rizzare il Cavallo, come si rileva da un'altra lettera 
del medesimo Bartolini del 13 d'Ottobre 1614. 



N/ CCCCXXXVI 

Giacomo Palma a Cammillo Giordani. Da Venezia 17 
Agosto 1619 (OUvtriana Miscellanea N+ fóìj. 
È autografa 

lllmo. Sìg. Sigr. Prone, collemo. 

Le scrissi già che haverei redunto la palla all' ultima 
mano, et che di ciò haverei datto conto all'Illr. Sig. 
Residente attuale, acciò fose inviatta per la selenita 
della Santina. Croce: hor le dico che la è in panco, et 
ho parlato con l'Ili. Residente, quale m'ha detto non 
haver alcun ordine di mandarla, et che starà aspettando 



54« CARTEGGIO EC. d' ARTISTI 

<T haver qualche comisione; però farò quanto mi sarà 
commendato. Poi prego Sua Sig. Ulmà. favorirmi di 
presentar a sua Altezza Serma, la qui oclusa , quale è di 
un virtuoso, mio carissimo amico, che havendo tal- 
giata in rame e stampata l' amatta (sic) veneta con 
gran diiigentia et studio, l'ha dedicata a Sua Alt. y non 
ad altro fine che di appoggiar la sua virtù al nome di 
così digno et prudente prìncipe, al quale reputa egli 
esser ancor suditto, nascendo di madre d'Urbino; ne 
ha vendo hauto altra occasione ne' suoi anni giovenili 
di dar segno a Sua Altezza della sua devotione, repula 
esser felice poter ciò fare mentre che è ancor in vita , 
cscndo gionto in età grave, manda ancor una di que- 
ste armale a V. Sig. lilma. , et riverentemente meco le 
Lascia la mano, di Venetia alli 17 di agosto 1619. 
Di V. S. «Ima. 

devotmo. servitore 
lacomo Palma 
Ho fatto Iofitio con il sig. Nave, il quale rende tri- 
plicati saluti e seli oferi servitor devotissimo. 
( Direzione) Al II Imo. Sig. colendmo. il Sigr. Camillo 
Giordani Pesaro. 

N.' CCCGXXXVII 

Il duca Frane. Maria della Rovere al Doge di Venezia. 
Da Urbania iG25 CMarciana Ci. XI N.° 141). 
E copia 

Sermo. Principe 

Il Signor Duca Francesco Maria , mio avo, fu da co- 
testo Sermo. Dominio così honorato in vita con autori- 
tà et dignità suprema, che anche doppo morte è stata 
mostrata particolar stima con favorir particolarmente i 
suoi discendenti e sua casa continuamente , la quale 
chiudendosi in me, perdendosi Vra. Seria, una pianta di 
servitori di quella qualità che ella sa, vorrei almeno 



CARTEGGIO EC. D* ARTISTI 5/$I 

che non si chiudesse alla memoria degli buomini; ne 
potendo ciò succedere in luogo più proportionato del- 
l'inclita città della Sertà. vostra, ho ressoluto donare 
alla Serma. Repubblica et alla vostra Sertà. la statua, 
che già eressi a detto mio avo in segno di pietà et di 
riverenza. Glela invio adunque et l'accompagno con 
questa tanto più allegramente , quanto che so che vo- 
lentieri ancora rivedranno l'effigie di chi con tanta fe- 
de s'adoprò in lor servitio: et se hora non lo può ren- 
der attuale, lo presterà in virtù con lesempio, et di- 
mostra come la Repubblica meriti desser servita, et sa- 
rà almeno un testimonio fermo dell'osservanza_sua, che 
baverebbe voluto vivere molto per meglio servire, et 
sarà un efficace riscontro dell' inGnita divotione mia 
verso la Sertà. Vra., alla quale non ho saputo con che 
meglio dimostrarla , supplicando perciò V. Sertà. a ri- 
conoscere in quest'atto quanto per sigillo può farsi da 
una casa stala per corso di tanti anni svisceratissima a 
cotesto inclito dominio, il quale Dio conservi secondo 
il mio desiderio, che non ha fine . et a Vra. Sertà. cac- 
cio con devoto affetto le mani. 
Di Castel Durante a' dì . . . . 1625 

Di V. Sertà. figlio et ser. divotissimo 
Francesco Maria dalla Rovere Duca 

N.° CCCCXXXVIII 

Pietro Tacca al Granduca Ferdinando II. Da Firenze 
del Marzo 1639 (drch. e. " Auditori diversi alla Se- 
greteria di Stato filza 34 N.° a "). 

È copia j unita alla lettera seguente 

Sermo. Gran Duca 

Desiderando Pietro Tacca di condurre lopera del Ca- 
vallo per Spagna con ogni sua perl'eclione et squisito 



542 CARTEGGIO EC. D* ARTISTI 

sia a luì possibile, non risparmia por ciò a fatica, stu- 
dio et diligenza ne a tempo , che però la spesa conr- 
parisce assai, sendo sino ad ora a sei mille e cinque 
cento scudi, senza la spesa che si fece nel primo mo- 
dello in atto di passeggio , sì che malamente potrà ser- 
vire il conto che si diedde da principio delli 8000 per 
dette spese, senza il suo pagamento, et essendo ora die- 
tro a tirrare inanzi le forme per la statua di Sua Mtà., 
predetto Cavallo per gettarle (sic) quanto prima po- 
trà in quatordici getti, gli occore perciò far grossa spe- 
sa , per provedere le materie e per quantità di huomìnt 
che li bisogna mettere in opera da vantaggio ; supplica 
però V. Al. a comandare che li sia soministrato il re- 
stante sino alli otto mila scudi, acciò possa tirare man- 
zi con ogni sollecitudine come desidera, et humilissima- 
mente se le inchina. 

Rescritto: Il sopraintendente Arringhetti intenda et 
informi col suo parere 

Andr. Cioli 13 Marzo 163S 

N.« CCCCXXXIX 

Andr. Arringhetti al medesimo. Da Firenze 17 Mar- 
zo i6ig (L c.J* 
È originale 

Sermo. Gran Duca 
Pìelro Tacca espone a V. A. S. come per tirare avan- 
ti lopera del Cavallo, che fa per Spagna» li occorrono 
fare molte spese, e però domanda li sieno pagati scu- 
di 1500, che, per quello dice lui, ci resterebbono a conto 
della nota che dette lino 1' anno 1636 delli ottomila 
settanta di spese, che andavano a dar gettato il sud- 
detto Cavallo e sua statua, non havendo fino adesso 
ricevuto senon scudi 7050; mille de* quali pretende 
che devino andare a conto del modello che cominciò 
in atto di passeggio. 



CARTEGGIO EC. ù' ARTISTI 5 fa 

Per P informazione commessami io non posso se non 
replicarne a V. A. S. quel medesimo che dissi in altra 
mia informazione falla fino di Nov. 1636 sotto un suo 
medesimo memoriale, nel quale era la nota suddetta, 
cioè che a V. A. sarebbe tornato più il conto, che lo 
scrittoio ci havesse fatto lui le spese che andavano in 
questo Cavallo, conforme a che era seguito degli altri 
quattro falti da Gian Bologna e da lui medesimo, poi- 
che, come mostrai allora , le medesime spese cooiprese 
in questa nota di adesso non arrivorno nel primo ca- 
vallo e statua del G. D. Cosimo Primo a scudi 5500, 
come seguì anco nel circa l'uno per F altro degli altri 
tre che si fecero dall'anno 1601 — 1607, et in questo 
di adesso ascenderebbono , come si è detto , a scudi 
8070 per darlo gettato solamente, et senza compren- 
derci manco le sue fatiche et del suo figliolo, ma già 
che questo non puole più seguire, poiché si è sempre 
dichiarato non voler fare quest'opera se non in cotti- 
mo, non saperei che mi ci dire da vantaggio, poiché 
se bene stimo che questo sia per valere qualche cosa 
più degli altri quattro suddetti, con tutto questo in 
opere simili è molto diffìcile l'aggiustarsi, etiam a' me- 
desimi professori. 

Firenze 17 Marzo 1638 

Vassallo e servitore devotissimo 
Andr. Arringhete 

Nota 

Sul trasporto di questo Cavallo in Spagna , ci raggua- 
gliano più particolarmente le lettere di monsig. Ottavio 
Pucci, allora ambasciatore a Madrid. Si imbarca dunque 
il Cavallo di bronzo a Livorno per Cartagena con At- 
tilio Palmieri, scolare del Tacca, e quattro uomini per 
assistere al trasporto da Cartagena a Madrid, e per al- 
zare e collocare la statua in quella capitale. Fino a Car- 
tagena vuole il Granduca che la spesa vada a suo con- 
to, e però avverte V ambasciatore Pucci come deve 



544 CAhTEGGlO EC. d' ARTISTI 

dirigere questo affare. Questo Cavallo il Granduca si 
dichiara di mandarlo in dono a Sua Maestà , e poi ordi- 
na all'ambasciatore che faccia anche tutte le altre spese 
dopo il suo arrivo a Cartagena. Arrivato il Cavallo , 
l'ambasciatore dà parte al Conte Duca, che con gran 
piacere lo sollecita 3 portarne la nuova a Sua Mia. 
(Dal 1640 fino al 24 Aprile 1641). 

Il Tacca ha ordine dal Conte Duca di farli quattro 
leoni da mettersi nei quattro angoli della base dove do- 
vrà collocarsi il Cavallo, e quattro Evangelisti per si- 
tuarsi nella cappella di Sua Mtà. 11 Palmieri da Carta- 
gena informa delle disposizioni che va prendendo per il 
trasporto del Cavallo, e l'ambasciatore avvisa che al 
Buenritiro, dove era fissato che si collocassi la statua, 
non si concludeva il lavoro necessario per 1' erezione 
della medesima, perchè i ministri del Re non avevano 
denari. Il Tacca ha licenza di accettare i lavori com- 
messili dal Conte Duca, ed è consigliato a farsi pagare 
anticipatamente. Dopo tanto tempo che il Civallo è a 
Cartagena senza che il Conte Duca pensi a trovare i da- 
nari per farlo trasportare a Madrid, il Granduca per far 
risolvere questo trasporto, e non tenere tanta gente sul- 
le spese, ordina al Tacca ed agli altri uomini, venuti per 
il Cavallo, cbe chiedalo licenza di ritornarsene. Finalmen- 
te nell'Ottobre 1641 il Cavallo si muove da Cartagena, 
avendo il Conte Duca rimesso al governalose di quel 
luogo il denaro occorrente per questo affare ( Dal Mag- 
gio 1641 al Giugno 1642j. 

L'erezione del Cavallo e Statua del Re resta final- 
mente terminala in Buenritiro, ed il Tacca dopo com- 
pila l'opera viene a Saragozza, dove è la corte e l'am- 
basciatore, per tornarsene a Firenze (Dal Luglio 1642 
al Dicembre 1644 ). 



CARTEGGIO EC d' AUTISTI 54^ 

N.° CCCCXL 

Guido Reni a Ferrante Trotto. Da Bologna 1 1 Lu- 
glio 1C39 f Marciana Ci. IV N: ia5> 
È copia 

Illustrissimo Signore 

Già mi fu scritto fino a Roma la morte del mio 
carissimo Ms. Carlo Bononi, che Dio tenga fra i bea- 
ti, e ne provai quel rincrescimento che aver si deve 
per la mancanza di un fedele amico e di un virtuoso 
qual era lui. Dissi a quel punto che molto era man- 
cato a Ferrara , mancando questo soggetto , che da 
molti anni avevo in amicizia. Ora V. S. Illma. vorrebbe 
che io supplissi alle sue mancanze, depingendo il qua- 
dro della Resurrezione di Cristo , da lui lasciato appe- 
na comincio. Io sarei in verità temerario se ciò faces- 
si , e non creda questa una iattanza . Io ho conosciu- 
to prima di lei Ms. Carlo, il quale ad una bontà di 
vita onestissima accompagnava una sapienza grande nel 
disegno e nella forza del colorito, eh' io non bo voluto 
seguitare per la difficoltà di ben fare, e perchè quella 
maniera non piace a tutti anche meno sapienti e di far 
danari, niente di meno nel suo fare era grande e pri- 
mario, del che ne fui forzato a dare testimonianza per 
giudizio fino in sua gioventù sopra di un certo quadro 
votivo , nel quale era depinta una donna nel viso assai 
carica. £ sebbene il quadro qui di S. Salvatore ha per- 
duto molto per cagione dell' imprimitura troppo corro- 
siva, perchè fatta forse di terra minerale, e con tutto 
ciò da quello che vi rimane ancora, benché assai sca» 
duto nelle mezze tinte, si può dire, chi intende e ben 
capisce, che il pittore non era ordinario. 

Tutto questo mi fa risolvere di non mettermi afc im- 
presa dopo un attentato così bello, del quale ne rimar- 
rà la memoria presso di chi ha quella tela , quando 

T. Ili 35 



546 CARTEGGIO EC. d' AUTISTI 

anche facessi una cosa di paradiso. Ma più di tulli per- 
suaderà V. Sig. Illma. la mia negativa, se le dirò che 
io bo cominciato a non abbracciare più tante cose quan- 
te mi vengono comandate, e comincio a non piacere 
né meno più a me stesso, sia l'età che comincia ad 
essere grave, sia la molta fatica per tante cose fatte, 
o sia il viaggiare, non mi sento più in vigore, e farà 
molto e troppo se finirò l' incominciato, quasi dissi per 
dispetto. Sicché V. Illma, vede che non ho modo di 
servirla, né per suo e né per mio onore ; laonde è me- 
glio che la si pensi non avermi comandato, piuttosto 
che comandandomi non riuscirne, il che potrebbe fa- 
cilmente avenire, principalmente perchè non credo di 
passare quest' anno. Non mancherà chi serva puntual* 
mente V. Sig. Illma. , e se io sono sostituito a Ms. Orla 
Bononi, ella potrà sostituire a me quel Genga, che dU 
cesi un così buon allievo di Ms. Carlo, e resto baciati* 
dogli le mani con distinzione e venerazione, 
Bologna li 11 Luglio 1639 

Di V. Sig. Illma. 

Obligatmo. servitore devolmo. 
Guido Reni 

Nota 

Unirò a questa lettera di Guido un'altra sua diretta al 
Granduca di Toscana , la quale si conserva fra i mano- 
scritti della Galleria degli Uffizi : 

Sermo. : Sigre. e Prone, col. 

Non è stato meno effetto delia benignità immensa 
della Alt. V, 1' aggradire il quadro di pittura per me 
operato , che 1' essersi per esso compiaciuta honorarmi 
con regaio così abondante : onde io confessandomele 
eternamente dovuto , mentre le rendo quelle gratie che 
posso maggiori , così non lascio di supplicare burnii* 
mente L'Alt. V. vogli compiacersi continuare altre volle 
I' honore de' suoi cenni, acciò io possa più vivamente 



_J 



CARTEGGIO EC D* ARTISTI 547 

rapresentarle gì' effetti della obligata mia osservanza, 
et a V. Alt. faccio humiiissima riverenza, 
Bologna li 30 Giugno 1642 

Humo. Servitore 
Guido Reni 

N.° CCCCXU 

Ferdinando Tacca a Ferdinando li. Da Madrid io 
Gennaio 1641 ( Manoscritti e). 

* 

E originale 

Serenissnio. Sigre. 

Per la morie di mio padre è mancato aV. A. S. un 
fedel servitore, et io ne ò ricevuto quel sentimento può 
credere da tanta perdila : solo mi consola in parte Tes- 
sere impiegato adesso qua in Spagna in servizio di V. 
A. per ereggere il cavallo di questo Re , supplicandola 
a servirsi di me nella carieba che esso già mio padre 
serviva, assicurandola che non meno di lui prometto 
dar gusto a V. A. in tutte le opere e macchine mi ordi- 
nerà, essendo io nato alla servitù della sua Serma, Casa 
et esercitato molt' anni in vita del mio padre , come 
egli à fatto con tanta faticha in quaranta otto di conti- 
nua servitù . e riserbando a risupplicarla in voce al mio 
ritorno , baciandoli la vesta umilmente la reperisco. Di 
Madrid li 10 Gennaio 1641. 

D. V. A. Sma. 

Umilissmo e devomo. vasallo e servitore 
Ferdinando Tacca 

( Senza Direzione ) 

Nota 

Mentre che questo Ferdinando Tacca stava in Spagna 
fu adoprato da Don Luigi de Haro e dal Conte Duca 
per fabbricare dei veleni richiesti da Sua Maestà. Egli ne 



548 CARTEGGIO EC. D* ARTISTI 

fece di due qualità, una della distillazione del tabacco 
e 1' altra di una composizione di arsenico. L'ambascia, 
tore fiorentino in Spagna, dal di cui carteggio rilevo 
questa notizia, crede che dovessero servire per il duca di 
Medina Sidonia , il quale pareva che volesse farsi re 
di Andalusia, e per altri grandi, sospetti al Conte Duca. 
La corte di Firenze disapprovò la condotta del Tacca, 
perchè confermava 1' opinione, che corre universal- 
mente, che gì' Italiani siano esperti in questa arte. 
( Carteggio di Spagna e. filza 7ÒJ. 

n.° ccccxm 

Andrea da Formigine ed Alessandro di Bigni agli 
Operai di S. Petronio. Da Bologna S. D. ( l. e.) 
È autografa 

Magci. Sigri OfBliali della Fabrica di S. Petronio 
Per parte de Vr. Magce. Sigrie, havendo eomesso Sicr 
Cesare dalla Vallata a nui Alessandro di Bigni da Ber» 
gamo et Incorno d'Andrea Marchese da Formigine, che 
liabbianio a veder et considerar, et di poi a quelle ref- 
ferir il valor dellopcra de Ugnarne del tabernacolo over 
cupola con li quatro frontespitii e con le figure che 
va posto sopra l'aitar grande della chiesa, et cosi nui 
insieme havendo vista et misurata detta opera et con- 
siderata la spesa sì del ligname et d'allr' materia che 
vi siano, come della manifattura dellopera di quadro et 
d'intaglio et delle figure, a quelle refferemo daecordo 
insieme come a nostro parere et conscentia detta opera 
sie de valor de livcr cinque cento olanlo tre, soldi sei, 
tlcn. otto, come appresso di nui per il conto fallo et 
notato ,. il qual per maggior declaratione a Vre. Magce. 
Signorie, accadendo, si mostra, zioc — lir. 583. s. ti. d. 8, 
De Vre. Mag. Sigrie. servilor Iacomo d'Andrea Mar- 
chese da Formigine scrissi 

lo Alìsandro di Cristoforo di Bigni da 
Bergamo afermo quanto di sopra si contiene 



CARTEGGIO EC. D* ARTISTI 549 

N.° CCCCXLm 

Relazione intorno ad un disegno del Formigine 
Fatto per la Fabbrica di S. Petronio. Da Bologna S. D. 
(I. e. Fascicolo B. ) 

É copia 

— Questi sono lì errori che io trovo nel disegno de 
mestro Andrea da Formigine , el quale ha facto per la 
Fabricà de Sana Petronio , perchè dice essere ignorantia 
-a domandare la pianta. 

Inprima che tale disegno è senza tribuna > e questo 
e uno grandissimo errore. 

It. ne la fazada , ne la quale doverla essere la tribu- 
na, sono tre porte, e non li vuole essere porta alcuna, 
perchè quello luoco de la tribuna se domanda sancta- 
sanclorum, nel quale non se richiede porta alcuna. 

It. he le fazade da canto sono sei porte, zoè tre porte 
per lato , et non li vole essere porta alcuna , ma li vole 
quatro capele per fazada e dui campanili , perchè ne le 
braza non se fano porte. Ma le porte voleno essere nel 
corpo de la ghiesia, et facendo tante porte seria un 
theatro e noi una ghiesia* 

It. le quatro capelete overo quatro nichi , le quale 
(sic ) fa suso li cantoni apresso la cupela , per alar- 
gare landito, fano questi errori: 

Primo: li archi di sopra, li quali ponzano ne la cu- 
pela vano de traverso e storti , del che non possono 
dare aiuto né sostegno ala cupela , perchè non ponzano 
per el drito in dieta cupela. 

Laltro errore siè che le volte , le quale sono dinanti 

! a le capele grande , che sono andito de le sacrestie , 

sono moze da uno canto, e fano falsa la crosterà de 

quella volta , perchè da uno canto sono larghe piedi 

trenta cinque. 



D.JO CARTEGGIO EC. D ABriSTI 

It. ne li pilastri de la cupela, li quali fa grossi pie* 
di 18, fa questi errori: 

Prima : astrenzeno l andito de raezo , el quale doveria 
essere largo piedi 42 e mezo, e lui per la tropo gros* 
seza di soi pilastri fa che resta largo solamente pie- 
di 32, e bate lochio ne la grosseza di pilastri: piedi sei 
guardano verso la cupela. 

Laltro errore siè che tali pilastri de la cupela sono 
quadri de dentro, e doveria seguire lordine de la cu- 
pela , la quale va a octo cantoni. 

It. le braza de la crusiera sono false, perchè li leva 
via doi campanili e quatro capete per lato , e a questo 
modo guasta el quadro de la crusiera. 

It. in luta la ghiesia li sono 22 cappelle manco che 
sono nel desegno de mestro Arduino, zoè quatro per 
ogni brazo de la crusiera, e sei capele che vanno in te- 
sta de la tribuna , e octo che vanno atorno ala cupe- 
la , de le quale octo ne fa andito per le sacrestie. 

Et ancora li vengono manco quatro campanili. 

It. ne le capele che sono andito de le sacrestie li 
sono dui errori: 

Prima: perchè tute le altre capele de Sam Petronio sono 
larghe piedi 25 , et quelle de landito de le sacrestie sono 
larghe piedi 35. 

Laltro errore siè che tute le altre capele sono alte 
piedi 50 , et quelle de maestro Andrea sono alle pie- 
di 70, et cussi non hano la debita proportione né in la 
largheza né in la alleza de diete capele , come è ne 
le altre capele. 

It. le nave dai canti sono alte piedi 70 , voriano con- 
tinuare de una medesima alteza intorno intorno 9 dieta 
ghiesia et intorno a la cupela . Ma nel inodelo de maes- 
tro Andrea non seguita una medesima alteza in tale 
nave dai canti, perchè intorno intorno a la cupela ta- 
le nave sono alte piede 100. Adonque non seguita la 
debita proportione. 



CARTEGGIO EC D* ARTISTI 55 I 



N ° CCCCXLIV 

Benedetto Galiari a Giacomo Contarmi. Da Venezia 
S. D. ( Marciana Cod. xì N. 90 ). 

È autografa ; a tergo è notato : invention del quadro 
in rame del clarmo. Sr. Jaconio Contarini. 

Ora, per non aver posuto più presto , adempisco il 
mio voto con questo umil presentino a V. S. Ilusma. 
Questo per non esser ingrato al amore et al debito che 
li abiamo per li favori riceuti. Pure, essendo noi pit- 
tori, ò voluto come in specchio dimostrar la sua idea, 
inclinatione e disposizione, come io ò pesato (sic) 
bene conoscerla. Dunque come da me dissegnato , da 
Curio abotiato e da Cabriel finito , la prego che lo aceti 
e lo vegha come genio suo concetto nelle nostre menti, 
però finto è gionto di pelegrìnaio a il suo albergo , e 
trovato lo amor sensitivo con lo amor inteletivo lo 
oprema, e li scavesi i strali, et Ercule , rapresentando 
il suo nobil operare con il bordone del pelegrino e con 
il cane, rapresentando la fede, scatia e fuga il vitio , 
e il pelegrino San lacomo, occupatosi con la industria, 
la virtù li adorni il capello della sua girlanda: i libri, 
l'arteglieria et li altri stromenti materiati li con Par- 
cbitectura, nella qual si conprende parte di prospetiva 
con que' abbelimenti de' quadri finti, dimostra le lettere 
e l'armi e laltre qualità che la fa resplendere; per 
ilchè tuti che sono alla virtù inclinati, degnamente vi 
onora. E noi quali siamo rivarenti vi basian le mani ■ , 
©ferendoli di quel poco de li buomini, animali, archi» 
tetura e paesi , che questo breve ingesso à potuto ca- 
pire. 

E di V. S. Clarma. e llustrma. 
devotissimo servedor 
Benedetto Caiiari pittore 



00 a CARTEGGIO EC. D' AHT1ST) 

N.° CCCCXLY 

Testamento di Francesco Primaticcio ( Arch. della 
Fabbrica di S. Petronio a Bologna Lib. xljit, 3o, ). 
È autografo in pergamena 

a' dì xx. Febraro 1562 

Ai nome della Santissima Trinità, Padre, Figliolo et 
Spirilo Santo, della Beata Vergine et di tutta la corte 
celestiale. 

Noi Francesco Primadiccio, figliolo già di Giov. Pri- 
madiccio, abbate, comendattario deSanto Martino di Troia 
di Franza, consigliero, elimossinario, et comissario ge- 
nerale de tutte le fabricbe del Re di Franza , cittadino 
de Bologna de Iltaglia, in ettà mia de cinquanta otto 
anni * , sano et di lanimo et del corpo et parimente 
della mente, considerando essere mortale, e che egli è 
bene a dare bordine agli eredi miei mentre cbe io sono 
sano et non impedito da altre occupatione, ho voluto 
de mia propria mano scrivere il mio testamento et 
bordinare le cose mie come seguita: 

Et prima io do et raccomando lanima mia a Dio , 
come fedele et cattolico Cristiano; poi lasso x lire de' 
Bolognini alla parrocchia, cento lire a' poveri o a ma- 
ritare donzelle , la sepoltura et le essequie allo arbittrio 
degli mei beredi, ma sopra il tutto mediocre, gli mei 
eredi saranno Giov. et Paolo Emilio, figlioli già de Ra- 
phael Primadiccio, sotto fidocomisso (sic) che non pos- 
sono né vendere né impegnare né alienare né promutta- 
re né cambiare nisuna cosa di quelle chio gli lasso, tanto 
case "Che possessione , né possono parimente partirle , 
ma che si veggia quanto la intrata poltra montare, et 
che la metta de detta intrata sia data a quello de' dui 
che non goderà le possessioni et le case , et sia a Paolo 
Emilio a pigliarsi le dette case et possessioni, et per 

* Nato dunque nel 1504 



CARTEGGIO EC. D* ARTISTI 553 

eviltar querelle, che le affittarezze siano valutiate da 
tre, che gli dui siano elletti da essi et il terzo sia no- 
mato per la bocca del più prossimo parente chessi ca- 
veranno, né sia trovato strano se io do la elettione, 
o, per dir meglio, se voglio che sia Paolo Emilio che 
tenga in se la eredittà , perchè Giovanni è marittato in 
Franza, et non ha animo di ripattriare: et di più intendo 
che se Giovanni et Paolo Emilio morranno senza figlioli 
legi Itimi et natturali et de legittimo matrimonio nati, 
che gli mei beni vadano al primo figliolo de Claudia 
già de Raphael Priraadiccio, sorella de Giovanni et 
Paolo Emilio nominati di sopra, con patto chel figlio- 
lo si chiami Primadizzi: la qual Claudia è di presente 
mariltata a mess. Antonio Anselmi, cittadino Bolognese, 
il qual figliolo lasciare al suo primo la robba et facultate 
mie, et che mai non possa essere chel primo figliolo, 
usito per adoptione, che goda le mie facultà : ma se Gio- 
vanni et Paolo Emilio haveranno figlioli, intendo che 
prò ratta tutti (gli maschi dico) godono i beni miei, 
pur sempre stante nelle mani duno solo, et che ne- 
suna femina possa goderne, et così vada sempre, et 
chi goderà per adoptione non solo se chiami de' Pri- 
madicci, ma che ne porti ancor larmi : et che le due 
sorelle, chio ho maritiate, cioè Costanza Beccadella 
et Claudia degli Anselmi, non possano adimandar cosa 
alcuna a Giovanni né a Paolo Emilio, lor fratelli, di 
quanto sarà la valuta della roba mia , né manco della 
parte de Raphael , suo palre, perchè voglio che gli basti 
gli m scudi chio gli ho dato in dote , et che ne gli 
detti m scudi segli comprenda quanto potrebbero do- 
mandare del palre: e se gli advenisse che la Claudia 
moresse sanza figlioli maschi , la eredittà vada al primo 
figliolo di Costanza , moglie de mess. Giobatt. Becca* 
delli, intendo il primo de quanti Sbaveranno. Et de 
più, hordino , voglio et intendo che quanto viveri la 
Claudia, hoggi moglie de mess» Antonio Anselmi, che 
gli miei eredi gli siano tenuti a dare xxx scudi, dico 



554 CARTEGGIO *C. d' ARTISTI 

30 scudi de moneta Ittagliani , ogni anno fino che 
viverà, et cossi morendo io, che non possono domandar 
conto alcuno al detto mess. Antonio Anselmi della àd- 
ministrazione che ha et bavea fatta delle mie terre in 
Bologna; che alla mia morte siano dati a' miei servittori 
tutti gli panni , cavalli et e* scudi per partirse fra essi , 
e a quello che mi serve alla camara sia data la metta , 
et agli altri prò ratta : cossi anullo quanti testamenti 
che per il passato ho fatti . questi xx de Febraro es- 
sendo a santo Germano in Lai (Layè) inFranza del 156'?. 

Io Francesco Primadiccio abbate de santo 

Martino man propria 
In margine :' Et per più chiara inteligentia ridico di 
nuovo che doppo la morte mia gli eredi mei donnino' 
in vitta a Claudia, mia nezza, ogni anno 30 scudi de 
moneta ittagliani. Francesco Primadizzo abbate de santo 
Martino. 

RV CCCCXLVI 

Testamento di Bartolommeo Ammannati (Jrch. 
Generale di Firenze Rogiti Franasti quondam Pe- 
tri Francisci Albizi ). 

mdlxxxi. 16 Febr. 

— Corporis vero sui sepulturam elegit, et esse vofuit 
suos beredes universales eius fiìios etc. , et illis non su- 
pere* istentibus, eius lilias feminas etc, vel si filios vel 
filias non baberet , tunc et eo casu instituit — suam he- 
redeni universalem dominam Lauram , * eius coniugem 

* II medesimo notaro rogò sotto il medesimo dì il testamento " Lauree 
quondam nobili» viri lohanuis Anioni» Batti/erri de Urbino ", ed un secoudo 
25 Marzo 1588. Nel primo essa istituisce eredi il marito ed i figli, nel se- 
condo \ figli soli, aggiungendo dì voler essere 'sepolta " in ecclesia S. Io- 
hannini prope palatino) Medicenm urbis Fiorentie, et In sepulcro O. Bar- 
tolomei, eiu* viri, in dieta ecclesia etc " xxu Aprile 1 592 , " così le Me- 
morie Inedite Fiorentine ". Morì B Ammannati; fu sepolto nella chiesa 
di S. Giovannino de' Padri Gesuiti avanti alla cappella di S Bartolommeo 



CARTEGGIO EC. d' ARTISTI 555 

etc, cui substituit venerabile collegium societatis pre- 
sbvteròrum Iesuitorum in ecclesia S. Iohannini, babitan- 
tium prope. palatium Mediceo rum. 

Nota 

Tre altri testamenti o codicilli, fatti dopo quest' epo- 
ca, non aggiungono niente di interessante: il primo 
è del 25 Marzo 1588, il secondo del 12 Marzo 1591 
ed il terzo del 19 Marzo 1592, rogati tutti e tre dal 
medesimo notaro. Nel primo parla del sepolcro nellr, 
chiesa di S. Giovannino " per eum condito seti conden- 
do, " e lascia erede, in caso che non abbia figli legit- 
timi, " collegium societatis presbyterorum Iesuitorum 
in ecclesia S. Iohannini. " Nel secondo egli si nomina 
" Bartholomeus quondam Anlonii allerius Antonii de 
Ammannatis , " e nel terzo dice di testare " in domo 
proprie habitationis — • in populo S. Laurentii de Flo- 
reutia et in via della Stufa"* 

NV CCCCXLV1I 

Testamento di Giovanni Bologna f archivio Genera- 
le e. Rogiti Francisci quondam Philippi de Quorlis) 

mdcv indict. 3 Setlemb. 1 

Giovanni di Giovanni Bologna di Dovai di Fiandra, 
cavaliere di S. Giuseppe etc. 

fatta fare a sue spese: ed il S. Bartolo in meo , dipinto nella tavola di detta 
cappella per mano di Alessandro Allori , è il ritratto al naturale del sud- 
detto Ammannati, ed un'altra figura della medesima tavola , cioè una 
donna attempata , con Telo in capo e libro in mano, è il ritratto simil- 
mente al naturale della virtuosa donna Laura Baltiferra, moglie del pre- 
fato Ammannati. 

• Nel Campione dell' anno 1570 ( Arch. delle Decime Q. S. Giovanni 
Gonf. Leon d oro ) ci nomina la sua casa nel popolo S. Piero Maggiore in 
via Fiesolana , 1 . via , 2 Ser Bartolomraeo - del Rosso etc. Mi giova ag- 
giungere che il Bandinelli nel 1534 aveva 'una casa nel medesimo popolo 
" in via di Pinti, a 1.2 via, a 3 Alesandro Cacini, 4 Bartolomeo di Sor 
Baldo ( Arch. e. ). 



556 CARTÉGGIO KC. d' ARTISTI 

La sepoltura del suo corpo elesse nella chiesa della 
Nuntiata, nella sua sepoltura, con spesa bonoreTole ma 
moderata , a dichiaratione dell'infrascritto Ser Benedetto 
Gondi, 

Ancora ordina et vuole che si paghino a* Frati della 
Nuntiata fior, 500 — per rinvestirsi in beni stabili, cau- 
ti et sicuri , per dote della cappella da detto testatore 
eretta in detta chiesa, con carico ingiunto a' detti Fra- 
ti, seguita la sua morte, di celebrare in detta cappella 
ima messa ogni settimana in perpetuo per l'anima di 
detto testatore etc. 

A Pietro del Tacca da Carrara , suo allevato , lasciò 
Fbabitalione, per se et per una serva solamente, della 
casa di esso testatore , posta in Firenze in Pinti , et do- 
ve di presente habita in compagnia del infrascritto Gio- 
vanni, suo herede, che a San Giovanni prossimo bara 
otto anni, insino a che detto Giovanni habbia finito anni 
diciolto, et così insino alla Natività di S. Giovanni 1616, 
et con l'uso insieme con detto Giovanni di tutte le co- 
se che sono nello studio di detto testatore, et di tutte 
le masseritie che saranno in casa , delle quali cose dello 
studio et masseritie debba fare inventario et mantenerle. 

(Seguono i legati alla servitù che si tralasciano) 

In tutti gl'altri suoi beni, comprendendo nominata- 
mente il podere et beni di Quarata et Tizzana et tutti 
li beni donatili dal Sermo. Gran Duca Francesco sotto 
dì 25 di Luglio 1585, — suo herede universale insti- 
tut , fece et esser volse , et di sua propria bocca no- 
minò, Giovanni di Dionisio di Senua Bologna, suo bis- 
nipote , con obligo di chiamarsi della famiglia di detto 
testatore, et portare la sua arme senza aggiunta alcuna. 
al quale Giovanni dopo sua morte sostituì vulgarmen- 
te et per (idei commisso e suoi figli et descendenti ma- 
schi, legitimi et naturali et di legitimo matrimonio nati 
a principio per egual portione , et in infinito per ordi- 
ne successivo, sostituendo l'un all'altro attive et passi- 
ve, et con detto carico di chiamarsi della sua famiglia, 



4.ARTEGC10 EC. D ARTISTI 55"] 

et portare lamie come sopra : et mancando quando che 
sia detto Giovanni, che a Dio non piaccia, senza figli 
o descendenti maschi legitìmi et naturali , come sopra, 
o quelli quando che sia mancassero , all' ultimo che co- 
sì morrà in tutta l'heredità sostituì la Giaclena, sua 
sorella , essendo viva , seno e suoi figli o descendenti, 
«alva la prerogativa del grado, et secondo succedereb- 
bono ab intestato, et con detto carico di nome et 
arme. 

Tutore et per debito tempo curatore di detto Giovan- 
ni ordinò et esser volse detto Pietro da Carrara etc. 

Esecutore del presente testamento ordinò Mess. Be* 
nedetto di Bartol. Gondi , qobil Fiorentino etc. 

N.° CCCCXLVin 

Testamento del Sustermans (Jrch. Generale e. Ro- 
giti di Ser Cammillo Boncristiani ). 

MDCLXxn Ottob. 4 

Il celebre et sopra gli altri riguardevole pittore , il 
signor Giusto di Francesco di Giusto Suttermans , origi» 
nario Fiammingo e cittadino Fiorentino e già lungo tem- 
po Labi tante in Fiorenza, e ritrovandosi ( per la Dio 
grazia) sano di niente e di corpo, benché grave d'età, 
volendo delle cose sue disporre per il presente nuncu- 
pativo testamento: 

Nel primo luogo raccomandò l'anima sua all' omni- 
potenle Dio, humilmente supplicandolo si degni per 
sua infinita misericordia perdonarli i falli commessi e 
concederli luogo di salute: et a questo effetto implorò 
l'aiuto della Beatma. Vergine e l' intercessione di tutti 
li Santi del Paradiso. 

Il suo corpo ordina sepellirsi nella sua sepoltura , 
posta nella chiesa delle monache di S. Pier Martire di 
S. Felice in Piazza. 



553 CARTEGGIO EC. b' ARTISTI 

Ordinò età che , subito seguita la sua morte , si fac- 
cia celebrare nella detta chiesa un officio de'morti con 
numero 30 messe, e altre trecento messe in diverse altre 
chiese dentro al termine di giorni 15. 

Alla signora Benedetta Cristina, sua figlia, infante 
legitima e naturale, lassò per titulo e causa di dote 
scudi 3000 contanti , maritandosi ; quali scudi 3000 se 
li dieno tra roba e danari. 

Item — alla signora Vittoria , figlia di detto testatore 
e moglie del nobile sigr. Carlo da Romena, la dote 
costituitali in somma di scudi 4000. 

Ordina la vendita di tutte le sue masserizie e di tutti 
i suoi quadri, ed instituisce erede in beni mobili ed 
immobili il suo figlio legittimo e naturale Francesco 
Maria. 

( Dalla moglie di nome Maddalena, figlia di Ser Ago- 
stino Artimini , ebbe in dote scudi 1200, ) * 

* Secondo il codicillo del 12 gennaio 1676, egli era oriundo di Anversa, 
ed aveva coperto a Firenze le prime cariche : la dote della figlia montava 
allora a soli 2000 scudi. 



APPENDICE 



APPENDICE 



N/ CCCCXLIX 

Francesco Gonzaga a Innocenzio Vili. Da Mantova 
io Giugno 1488 (Spogli del Sigr. G. Arrivabene ). 

Sancissimo domino nostro 

Beatissime. Ut morem geram Sancitati Vestre, cui 
omnia debeo, et ut officio satisfaciam meo, ad eam mit- 
to Andream Mantineam, pictorem egregium, cuius ae- 
tas nostra parem non vidit. Si se ipsum prestabit , ut 
spero, qualem Sanctitas Vestra concepit animo, eius 
laus et gloria fiet clarior, et ego incredibile!]] volupta- 
tem suscipiam. Non dubito eundem summa diligentia 
et arte perfecturum quidquid B. V. iusserit: quod ut 
expleverit, ad me redire sua bona venia permitlat ea- 
dem Sanctitas Vestra, cuius pedibus me burnii] ime coni» 
roendo. 

Mantue x Iunii 1483 

Franciscus 

Nota 

Questa lettera importante fissa dunque in modo au- 
tentico V epoca in cui il Mantegna fu mandato a Roma. 

N„* CCCCL 

Lodovico Mautegna a Francesco Gonzaga. Da Man- 
tova i3 Ottobre i5oi (Spoglie). 
È originale 

Illme. et exme. princeps et domine domine mi 
seni per bonorande etc. 
Messer Antonio Maria mi ba facto intender da 
T. in. 36 



5Gl APPENDICE 

parte di V. E. come quella non vole scompiacer a la 
Illa. Madonna, vostra consorte, de l'olucio di Sancto 
Benedetto per compiacerne a me ; onde io gli rispon- 
do che quel eh' piace a lui anco a me piace ; tamen 
io lo tenevo certo mio et simile mio a poter *, per 
rispecto dil recrearsi qualche fiata in quel loco: tutto 
il mondo, Signore, credeva che la S. V. havendolo 
tante fiate ditto bavcrmilo dato , non che promesso, 
che mio fossi, tamen fiat voluntas domini. Ma può' che 
V. S. dice eh' io ne domandi un altro , che quella me 
ne compiacerà, io non so che domandar che non sii 
rispectivamente da chiederlo , né meno in specialità 
domando alcuno di questi sotto scripti officii, salvo se ala 
S. V. non piacessi motu proprio de questi tanti compia*' 
cermine di uno, et di dire io voglio che questo sii del 
Mantegna, et tandem dignarsi di expedirmi, a ciò che 
la cosa havessi un deliberato fine, la S. V. sa che tien 
il vicariato di Coito , quella sa che tien la Volta, Sara- 
valle, Quistello, Resolo, Sermide, Curtatone, tamen 
per me supplico a la prelibata S. V. non molesti, nò 
provochi alcuno, ma deliberando quella donarmen uno 
in vita, havendo loco la permutation de la casa di V. 
S. con quella di mio padre, quella ne dicerni uno degli 
prenominati, et me lo doni, il che reputerollo di gra- 
tta singularc. a la quale mi racomando continuamente. 
Mantue xiu octobris mdi 
E. V. ex. 

Lodovicus Mantegna 
servitor 
(Direzione) Illmo. et Excellentmo. D. D. Francisco 
Gonzage Mantue March io ni I). ecc. bnfact. mo. unico. 



* Così sembra che si debba sciogliere l'abbreviatura: pur. 



APPENDICE 503 

N.* CCCCLI 

Il medesimo allo slesso. Da Cavriana iG Gennaio 
i5oa( Spogli e ). 

È originale 

Illmo. et exmo. signor mio. Popoi le debite raco- 
mandationi etc. Mi è stato imposto et comandato da 
parte et nome di V. S. eh' io proceda , anci facia exe- 
cution contro alcuni citadini che non hanno voluto 
obedire alcune lettere et comissioni di quella per il 
passato a me mandate, gli quali habitano sul territorio 
di Capriana, et che non gli vagliano li loro decreti di 
civiliti, essendo cossi intentione di V. S. II perchè fa- 
ciò intender a quella che non lettere né altra commis- 
sione che questa ultima ho havute, significandoli che 
in Capriana non se gli aritrovano se non questi : 
il spectabile messer Lodovico da Geresar , il quale ha 
tre decreti in forma etc. un Francesco Mucerello coni 
un decreto et una lettera di prefata V. S. , Antonio, 6- 
gliolo che fo di maestro Luca, ingegniero et architecto 
de la bona memoria de lo Illmo. Sig. patre di quella, 
com il suo decreto , un Avancino com il suo de- 
creto: tarnen facio intender ad V. S. che costoro sonno 
tutti sicuri et boni servitori di quella. La quale prego 
si degni iterum comandarmi quello bavero ad far. Se^ 
ranno portati et producti gli loro decreti. Deinde ogniu- 
no si rimetterà al parer et al comandamento di quella , 
a la quale di continuo mi racomando. Io sono intorno 
a la commedia , iubilando che la S. V. habi bavute 
conditione, come si dice; et come vide gli segni il 
Torresan hier sera essendo suso la torre, che vide il 
foco grande etc. , et io gli feci fare lumiera cossi pio- 
vendo; quelli de la rocha ancora scarricorono parechie 



564 APPENDICE 

bocbe di arleleria eie. lterum mi racomando ad preli- 
bata V. S. 

Capriane xvi. Ian. mdu 
E. V. Ex. 

Lodovicus Mantinea 
Caprian. corams. et servitor 
(Direzione come sopra J 

Nota 

Lodovico Mantegna pittore era stato fatto commis- 
sario marchionale nella terra di Cavriana situata sui colli 
mantovani al confine Bresciano; e così avea cambiato 
il pennello colla spada in occasione di tumulto quivi 
accaduto. 

N.° CCCCLII 

li medesimo a Isabella Gonzaga. Da Mantova 12 
Novembre 1507 (Spogli e.). 

È originale 

ìllma. et Exma. Madonna mia. dopuci le debile rico- 
maudationi etc. Avanti la partita di monsigr. Cardinale, 
vostro cognato, bavendo sua Rma. Sigria. havuto quello 
quadro faceva già nostro patre a gli Comari, et etiam 
quello Christo in scurto, quella volendo, se non in 
tulio, satisfarne in parte, fece ordinare per Mess. Ga» 
brille Farrone a messer lo massaro me desse cento 
ducali de li denari si hanno da la calbena , zioè ogni 
srplimana cinque ducali , li quali io doveva esigere per 
pagare le cerimonie de li exequii de mio patre, et panni 
negri da vestire, et alcuni altri debili, per il che ere- 

Mantue xn. novemb. mdvii 

servitor obs. Ludovicus Mantinea 



APPENDICE 565 

N.« CCCCLHI 

Istrumento de' Canonici, Cappellani e Chierici della 
chiesa di S. Andrea a Mantova , a favore di Andrea 
Mantegna. Mantova 11 Agosto i5o4« Rogito del nota- 
ro Eugenio Framberti . 

(Spogli e.) 

CONSIGNATIO 

facta domino Andree Mantinee per collegiurn 
ecclesie Seti. Andree de Mantua 

InChristi nomine amen. Anno domini a nativitate eius- 
dem millesimo quingentesimo quarto: indictioneseptima, 
die dominico undecirno mensis augusti, tempore serenis- 
simi Principis et Dni. D. Maximiliani divina favente cle- 
mentia Romanorum Regis ac semper Augusti , Mantue 
in sacristia ecclesiae Seti. Andree de Mantua in contrata 
Leopardi, praesentibu.s egregio viro Ioanne Marco, fi- 
lio q. Andree de Caballis de Vitelliana,- cive nunc et ha- 
bitatore Mantuae in contrata Monticellorum Alborum, 
teste noto et idoneo, qui ad delationem mei notarii 
sua manu tactis scripturis ad sancta Dei evangelia iu- 
ravit et dixit se bene cognoscere omnes et singulos in- 
frascriptos eius contestes et contrahentes , ac de ipsis 
omnibus et singulis plenam haberecognitionem, Zacha- 
ria lapicida, Qlio q. Ioannisde scto. Columbano, cive et 
habitatore Mantue in contrata Monlis nigri, et Barto- 
lommeo, filio q. Ioanni Christophori de Restanis, cive 
et habitatore Mantue in contrata Pusterle, testibus omni- 
bus notis et idoneis ad baec omnia et singula vocatis 
specialiter et rogatis. 

Ibi coram venerabilibus contrahentibus et honestis vi- 
ris D. Paulo de Valentis, D. Boninsigna de Miarinis 
de la RafFa, D. Antonio de Girandinis, D. Lodovico de 
Genuesiis , D. Iacobo de Varano , et D. Cesare de Che- 
rubino, canonicis ecclesie collegiate Seti. Andree de 



566 APPENDICE 

Mantua predicle , nec non D. Pelro Ioanne de G.j- 
bertis, D. Cbrislopboro de Iudicibus , D. Andrea de 
Zanzano, D. Francesco de Scholaribus, D. Biasio de 
Scansan is , omnibus capellanis in ecclesia predicta , 
ac D. Donato de Rapbaninis , D. Iacobo de Ferrariis , 
D. Alexandre de Picenardis , et D. Clemente de Sca- 
nnvinis, omnibus clericis in dieta ecclesia, ac omni- 
bus representantibus ipsum , collegiuni diete ecclesie, 
capitulariter congregatis in sacrislia praedicta, loco 
ad hec et alia negotia diete ecclesie tractanda et deli- 
be randa deputato, asserentibus sese esse mniorem par- 
lem canonicorum, capellanorum et clericorum diete ec- 
clesie , et ultra tres partes ex quatuor : comparuit spe- 
ctabilis vir dnus. Andreas Mantinea, * Olius qm. Blasii, 
piclor eximius, civisque et babitator Maulue in con- 
trae Bovis, et exposuit se iam plures annos locum sta- 
tuisse velie , et aliquam capellam sibi deligere et or- 
nare, et in ea monumentum extruere, in quo cadavera 
defunctomm suorum reponantur , et illam dotare sal- 
tem de duentis centuno, et inter ceteras precipue exo- 
ptare capellam unarn constructam in dieta ecclesia Seti. 
Andree sub tilulo Seti. Ioannis Baptiste , que est prima 
in ordine in ingressu ecclesie in parte sinistra, et quae 
bactenus nulli concessa fuit, et est muro laterilio rudi 
tantum circumdata, et nullis prorsus coloribos exorna- 
ta , et se de predictis monuisse lllustrem ac Km. D. Si» 
gismundum de Gonzaga, protbonotarium apostolicum 
et ecclesie predicle Seti. Andree primicerium, et domi- 
nationem suam libenter annuisse votis et precibus eius- 
dem D. Andree. 

Quare petiit per praefatos DD. canonicos , capellanos 
et clericos, totum collegium repraesentante? : an ipsi ve- 
liot io opinionem et seutentiam predicti III. ac. Rrai. 



* Profitto di qnesta occasione per rettificare un nome proprio nel 
Testamento «li A. Mantegna , pubblicato nel Voi. I , ove a pagina 378 si 
de re leggere : Petra Angelo invece di Provemalo. 



APPENDICE ÒO'J 

Dni. Primicerii devenire» ac voto ipsius exponentià 
consentire, offerentis exposita per eum exequi? 

Quibus auditis praefati dni. canonici , capellani et cle- 
rici viva voce > et eorura nemine discrepante, dixerunt 
sese conlentos esse, imo eis gratum atque gratissimum 
fore, ipsum t). Andreàrn praedicta exequi velie, et in 
dieta eorum ecclesia capellam ipsara elegisse, et sese 
ìibenter approbare decretum et concessionem factam per 
praefatum dnum. primiceriurn : et sic, ubi opus sit, »psi 
dni, canonici, capellani et clerici ipsi dno.Andree petenti 
capellam ipsam dederunt et concesserunt ornandam et 
dotandani) cum facultate extruendi in ea monumentimi, 
et inferrendi, seu inferri faciendi cada vera ad eius dni. 
Andree et heredum et successorum suorum voluntatem» 

Veruni, quia post ipsam capellam est quoddam solum 
vacuum , quod est in latitudine brachiorum duodecim, 
et in longitudine brachiorum viginti, ideo ipse dnus. An- 
dreas, ne lunlinibus diete capelle unquam offici possit, 
peliit ipsum solum unicum etiam sibi concedi, nequisque 
in ipso loco valeat edificare: quod ipse dnus. Andreas 
dixit se velie muro circumdare, ac cellulam unam humi* 
lem, inferiorem fenestre diete capelle edificare, in quam 
ipse, quod iam senio confeclus est, aliquoties recrea- 
tionis gratia divertat, et tempore hyemis se aliquo igni- 
culo calefaciat, ac bortulum unum voluptalis causa in 
medio statuere et serere* ideo petiit etiam dicium so- 
lum sibi concedi, ac per eos destrui et io alios usus 
converti non posse. Qui dni. canonici, capellani et cle- 
rici, inhaerentes etiam voluntali praedicti dni. primice- 
rii , pariter dixerunt Sese contenlos esse , et sic ipsam 
<juantitatem soli ipsius domino Andree petenti concesse* 
runt, nec non et eius filiis, haeredibus et successori- 
bus io infinilurn; ita tamen quod ipse dnus. Andreas 
fieri faciat unum ostium in dicto muro construendo , 
per quod ingredi possit ad dictum solum j cuius ostii 
ipse dnus. Andreas et eius filii et successores habeant 
unam clavem , et alteram sacrista dictae ecclesiae, sive 



568 APPENDICE 

massarius ipsius collegi!, et simil iter diete cellule con- 
struende , ad hoc ut in il la aliquoties is , qui offieium 
praedicationis in dieta ecclesia exercuerit, vaieat se ali- 
quantisper recreare et proQcere: promittenles ipsi dni. 
canonici, capellani et clerici per sese, suosque successo» 
res , ac nomine et vice collega eidem duo. Andree 
presenti et stipulanti prò se, suisque beredibus et 
successori bus perpetuo, Orma et rata habere, attende- 
re, et observare omnia et singula praedicta, et non 
conlrafacere , sub obligatione omnium et singulorum 
dicti collegii introituum presentium et futurorum. 

Quibus omnibus et singulis praedictis venerabilis 
dnus. Ioannes Benedictus de Pretis, canonicus man- 
tuanus, ac praedicti Illmi. et Revdmi. domini Primi- 
cerii,locum tenens, generalis, aucloritem suam et con- 
sensum inttrposuit etc. 

N.° CCCCLIV 

Supplica della famiglia Chigi approvata. Da Siena 
3 Luglio 1 52i {Copia del Sigr. Gaetano Milanesi ). 

È originale in pergamena , molto lacera in quei 
luoghi ove cadono le piegature. 

Anno Dni. mdxxi Indictione vini die vero tertia 
mensis lui ii. 

Magnifici Domini d. OCRciales Balie, excelse civita- 
tis Semrum convocati et congregati prò rebus pubblicis 
expediendis et pertraclandis in numero sufficienti, et in 
domo Emi. Dni. D. Kaphaelis tituli Scae. Susanae pre- 
sbiteri cardi naif s de Petrucciis, servatis servandis etc. 

Deliberaverunt super petitione facta nomine heredum 
dui. Augustini de Cbisiis, quod prior eligat tres de col- 
legio fiaiiae, videlicet unum prò quolibet monte, qui 
una cucii illis civibus, eleclis super ornatu civitatis Se- 
nensis , habeant auclorilatem quantam habet collegium 



APPENDICE 5(>9 

Baliae concedendi heredibus predictis prò hedificio et pa- 
latio per eos faciendo, Ulani quantilalem platèac, vul- 
gariler dictae dela postierla , que quantilas spectat ad 
magnificimi comune Senense, prout eis placuerit , et 
secundum eorum conscientiam : dummodo quod noo 
fiat ex concessione predicta aliqua lesio stratis, et viis 
publicis: et isti fuerunt electi, videlicet Hyppolitus Bel- 
larmatus, Ialius Pannilinius et Ioannes Baptista Bonsi- 
gnori de Picco! orni ni bus. 

Anno et indictione predictis, die vero undecima 
mensis Iulii. Sperabilissimi viri Iulius Pannilinus et Ioan- 
nes Baptista Bonsignorii de Piccolominibus , absentc 
Hyppolito Bellarmato eorum tertio collega, una cura 
Iacobo domini Giontae et Antonio Gnidonis Malhei , 
absente Hieronymo Tancredo eorum tertio collega , tri- 
bus electis super ornatu magnifice civitatis Senensis, 
sex electi et deputati a collegio Baliae civitatis predictae 
de qua piene conslat et apparct marni mei Hanniba- 
lis, notarii pubblici Senensis, ac notarli collegii preno- 
minati sub die 111 presenlis mensis Iulii; * 

maturo examine iuter eos de edificio palalii faciendo 
per heredes olim magnifici viri domini Augustini 

de Chisiis, et considerantes *• bonoris 

succedei ex dicto edificio civitati Sentnsi, idcirco de- 
liberaverunt concedere , et concesserunt eisdem he- 
redibus domini Augustini prò edificatone palalii prc- 
dicti , positi in Terzerio civitatis, et in contrata dieta 
la Postierla, omnia et siugula iuta quae magnincum co- 
mune babet in et super platea dieta dela Postierla in- 
tra infrascriptos terminos, videlicet: che in verso la 
torre posta in sul canto della postierla possino edificare 
fino quanto gilta la dirittura dal canto dela casa di Gal- 
gano Pecci , a! canto della casa di M. Simone Borghesi 
dove •** tirare una linea dritta da luno alalia* 

8 Manca forse: haiito 
** Quantum ? 
*** Forst; dovendo 



5^0 APPENDICE 

canto , la quale per lo decto edificio da farsi non sì 
possi passar, et da decta linea di dentro possino edi- 
ficar a loro piaeer. Et inverso la strada che va ad casa 
Conti , si tiri una linea dal canto di drento delo angulo 
che fanno li murelli di decta piazza, sopra il quale an- 
gulo è la colonna, et vadi decta linea recta fino al canto 
di sopra dela casa deli heredi di ser Filiciano : la quale 
linea per lo edificio predecto da farsi non si possi pas- 
sar, et da decta linea indentro possino edificar ad loro 
piacere :Declarando che dal canto di M.Simone predecto, 
et al canto delo hedificio prefato del palazo da farsi, la 
strada non possi restare manco che hraccia dieci . La 
qual piaza infra li decti termini come di sopra, conce-» 
dano in quanto si expecta alle ragioni che ci ha il ma- 
gnifico comune di Siena, come è ditto, et senza preiu- 
dicio delle ragioni che havessero le particulari persone. 
Et tale concessione se intenda solamente facta, per fa- 
re dicto palazo, et non per altra causa. Et predicta de- 
creverunt omni meliori modo etc.,quibuscumque in con- 
trarium non obstantibus. 

Hannibal Ser Antonii 
notarius Balie 
( A tergo ) Decretum Concessionis plateae Postierlae 

N." CCCGLV 

Patente di Federigo Gonzaga a favore di Lorenzo 
Lionbruno. Da Mantova 17 Settembre i5a3 ( Spo- 
gli e). 

È originale 

Federicus etc. Quod officii conferre possumus in Lauren- 
tiumLeonbrunum consumatissimae virtutis virum, in pi- 
dura excellentem, diu multumque cogita vimus.Namcunl 
inscii non sumus eum de nobis benemeritum esse, et 
cura intueamur eius opera praeclara et admiratione ui- 
gna, quae in sacellis et cameris nostrae arcis pinxit 



AWESDICE 571 

et quae in dies pingit eum munificentia nostra in dies 
magis dignum censemus ; quapropter^ donec nobis se- 
se offerat occasio maior uberiora in eum conferendi 
beneficia, tenore praesentium, vigore nostri arbitrii ab- 
solutaeque potestatis, qua publice fungimur in prae- 
dicta nostra civitate Manluae totoque nostro marchio- 
natii et dominio, ex certa quoque nostri scientia et animo 
bene deliberato per nos,haeredes et successores nostros 
praedicto Laurentio prò se, baeredibus et successoribus 
suis damus, tradimus, et donamus libere locum quon- 
dam bracbiorum quatuor in latitudine, in longitudine ve- 
ro centum triginta , in hac urbe nostra Manluae in con- 
trata Unicornu penes iura nostra a duabus ìateribus, 
iura S. Marci a 3.°, et, iura ipsius Laurentii a 4.*, ce- 
dentes eidem omnia iura et actiones , quae et quas 
habemus in dicto loco, seu babere possemus; itaque de 
eo praedictus Laurentius, suique baeredes et successo- 
res dicere, Tacere et disponere possi nt, prout nos ipsi 
potuissemus ante praesentem donationem, dantes ei- 
dem auctoritatem et facultatem adeundi tenutam et 
corporalem possessronem diclr loci , illamque in se 
perpetuo retinendi , et eam , ut si iam adeptus esset si- 
bi, pienissime confìrmamus, promittentes banc nostrani 
donationem, ac omnia et singula in praesenti decreto 
contenta, firma, rata et grata semper babere, in nullo- 
que unquam contrafacere , aut venire sub fide veri prin- 
cipis. In quorum fide etc. 
Mantuae 17 Septbr. 1523 
Comes Ottbon 
Hier. Lucenlius 

Olimpius Rampus 
cancel. ad mandatura eie. 



5^3 APPENDICE 

N. e CCCCLVI 

Lorenzo Lionbruno a Stazio Gacfio segretario del 
Duca di Mantova. Da Milano 27 Ottobre i53i ( Spo- 
gli e. ) . 
JÈ originale 

Magnifico Messer Statio mio honorando 
El Signor Conte Nicola Maffei mi ha dicto , venendo 
a Milano, che la exctia. del Sig. Ducha volta che retraesse 
Casale atorno atorno , dove vostra magnificentia dirà a 
sua signoria che senza niuno mi 1' babia comisso che 
lo facto , et etiam relratto lutto el castello , et anchor 
ho retratto el castello de Cremona et quel de Milano. 
£t perchè nel modello che ho facto de quello borgo 
de Porto , li volea fare a quello che avea facto princi- 
piare de muro , da questi secreti quali io ne ho ritro- 
valo in parte in questi due Castelli , zoè de Cremona 
et Milano, veramente mi doglio non lo aver potuto far 
fornire, perchè so che non saria stato secreto niuno in 
fortezza de Italia, che in quella fabrica de Porto non 
se ne gè fusse ritrovato alcuno, che manzi che abia vi- 
sto tutti castelli, io aveva disignato de farli: ma pa- 
tientia. So cerio che questo venirà lutto a danno dela 
Exlia. del sig. Ducha et a vergogna de li superiori de 
tal fabrica: sì che vostra magnificentia si degnerà de 
farlo intendere a la Exlia. del sig. Ducha, che quello 
ho facto sensa mi sia stato comisso. 

Io credo che serò consolalo con bona provisione coni 
el sig. Ducha de Milano, da poi che la mia fortuna non 
vole che possa haver bene in la patria mia , in la quale 
più volentieri staria com uno scudo al mese che con 
quattro fora de la patria, non altro, in sua gratia mi 
ricomando. 

In Milano a dì xxvn octbr. 1531 
Servitor di V. S. 

Lorenzo Lionbruno 



APPENDICE 5^3 

N.' CCCCLVI1 

Michelagnolo Buonarroti a Sebastiano del Piombo. 
Da Roma S. D. , ma, come sembra, del principio del 
i532 o della fine del i53i. 

È autografa * 

Sebastiano mio caro, io vi do troppa noia; portate 
impace , e pensate davere a essere più glorioso arrisu- 
citare morii che a fare figure che paino vive ## . Circa 
la sepoltura di lulio *** io vò pensato più volte come 
mi scrivete, e parmi che e' ci sia dua modi da disob- 
brigarsi, Inno è farla, laltro è dare loro e danari che 
la si facci per le lor mane: e di questi dua modi non 
sa apigliar se non quello che piacerà al papa, el farla 
io; secondo me non piacerà al papa, perchè non po- 
trei actendere alle cose sua, però sarebbe da persuader 
loro, io dico chiè sopra tal cosa per Giulio , che piglias- 
sino e danari e facessino farla loro, io darei disegni e 
modegli ecciò che e'volessino, e cho' marmi che ci so- 
no lavorali, aggiugnendovi dnmila ducati, io credo che 
e' si farebbe una bella sepoltura , e ècci de' giovani che 
la farebon meglio che non farei io. Quando si pigliassi 
questo ultimo modo di dar loro e danari, che e' la fa- 
cessin fare, io potrei contar loro ora mille ducati do- 
ro, e in qualche modo poi gli altri, pur che e' si ri- 
sol veno di cosa che piacci al papa: e quando e'sieno 
per meclere a effecto quest'ultimo, io vi scriverrò in 
che modo si potranno far gli altri mille ducati, che 
credo non dispiacerà. 

Io non vi scrivo lo stato mio particularmente, perchè 

* Questa lettera mi è stata gentilmente comunicala dal Sig. Presidente 
C. Buonarroti. 

** Questo passo sembra alludere alle risurrezione di Lazaro , opera ce- 
lebre di Sebastiano del Piombo. 

"** Vedi le minute partacolarità nel Tomo li p. 305 etc. 



5^4 APPENDICE 

non achade; solo vi dico questo, che tremila duca- 
ti che io portai a Vinegia tra oro e moneta, diven- 
torno, quand' io tornai a Firenze, cinquanta, e tolseme 
el comune circha mille cinquecento : però non posso 
più, ma troverassi de' modi, e così spero, visto el fa* 
vore che mi promecte el papa. Sebastiano compare ca- 
rissimo, io sto saldo ne'dicti modi, e pregovi ne lo- 
chiate fondo. 

Nota 

Ciò che propone Michelagnolo in questa lettera de' 
2000 ducati , fu poi approvato nel contratto del 29 A- 
jirile 1532 j i 1500 ducali, toltigli dal comune, saran- 
no stati la multa della fuga ( 1529). 

N.- CCCCLVIII 

Bernardo Buontalenti a Cosimo I. Da Lucca io 
Gennaio i55^ ( Manoscritti e. ) . 
E autografa 

Y. H. S. 

Illmo. Emo. Sre. Duca 

Essendo istalo ricercho da da (sic) certi govani che 
io andasi a Lucha per fare uno ap;irato,coè (per cioè) 
una prospetiva , i quali fano una grande ispesa f e così 
sono alogato in casa longniere di Lucha con pareci fio- 
rentini pitori e iscultori ; e il detto ingegnere è capo 
del' aparato, e in qusto (sic) punto il deto ingniere 
àuto letere da re di Franca, come e'sè risoluto di for- 
tificare Monte Alcino e Grosseto che dico li mandò i 
modeli se' mesi innanzi delopinione sua , e così li man- 
da a dire che lui fortifichi i detti luogi secondo i mo- 
deli che lui gì' à mandati: e di più dice in su la teie- 
ra che li manda dua fonditori dartilglieria,e che li man- 
di a tore certi pezi darliglieria, che creporno a la 



APPENDICE 5^5 

bateria di Civitela , che sono a Urbino , e che dieno su- 
bito ordine di getare dodici canoni, e quelo maestro 
che è in Montalcino che gela artigleria , lo mandi a 
Roma a lo inbacadcre, e tanto ò fato che ò copiato i 
deti disegni di Monte Alcino , conè ( sic , per come ) 
la risuretion del re e del detto ingegnere, e dice che 
pereadesso i'faci provedimento d'uomini, che voleco- 
mincare questo marzo, e che non larebe mai creduto 
che i'fusi tanto in disordine, eoe dele fortificatione, co- 
me à visto in modelo, e perchè lo ingegnere li 'sseri- 
sce che Monte Alcino era forte per riputattione e non 
per altro, che se inimico sapesi i trasordini che vi so- 
no, arebe fatogli gran dano da uno gran pericolo di 
perderlo, e quela vole che io la venga a trovare subi- 
to, li porterò, che non li fiderei a nesuno; che ò uno 
altro disegno che vostra ecctia. credo che larà caro 
qnanto quelo di Montealcino» se quela iscrive , si vo- 
glia degnare di dar la letera a Luca Martini , che à co- 
modità di mandarmela, che la meterà in nuna sua le- 
tera, acò ( per acciò) nesuno abia a pigliare sospeto 
di me, pregandola che mi tega (sic) in sua buona gra- 
lia. qui farò fine pregando senpre lonipotente idio che 
del continovo lacresca in magore istato. di Lucha que- 
ste dì x di genaio 1557. v 

humillissimo servitore 
Bernardo Timante 

architteoo (sic) 
(Direzione) Allo Illmo. Exmo. Sr. 11 Sre. Duca di 
Fiorenza patrone e re mio osservandisimo ala Coi ite 



5j6 APPENDICE 

N." CCCCLIX 

Francesco orefice a Scipione Cibo. Da Firenze i Lo- 
glio i553 C Biblioteca pubblica di Siena Cod. D 

È autografa ; vi è aggiunto un disegno d'un car- 
niero fatto a penna. 

Signore Scipion p. carmo. 

Io ho receuta una vostra insieme con quella di mess. 
Raffaele Spinola, et ò inteso quanto dite: io non lo vo- 
luta dare a detto mess. Raffaelle, perchè dopo che ved- 
di che io avevo a darlo allui non li detti quella perfe- 
zione che io volevo facendolo per voi , e massime che 
Jui ve molto grosso, che quel che è bello li par goffo, 
e quel che è goffo li par bello, in modo che è un re- 
negare dio con loro, ma non ve incapparò più. 

Io ne ho uno più che mezzo fatto, ma li lavori so- 
ne (sic) di ferro, e così la figura di ferro, e serra 
ben fatto ; che per averne affare uno , per tutto luglio 
non è possibile , e par mi che voi facciate errore a 
partirvi alla fine di questo, che vogliate partir per sì 
tenpo caldo; però avisateme. se potrò, averò più 
tenpo di poter finire quello che io ò comenzo per 
voi , e pure finire quello che è mezzo fatto con li la- 
vori di ferro, che penso non ve dispiacerà, e sono più 
durabile e manco se guasta. 

Apunto oggi io hp dato el fornimento allo Spinola, 
e saldo seco e levatomelo dinanti , che mai praticai el 
più pidochioso omo di lui. ancora ò finito el pungna- 
le che facevo a madonnt Lucrezia del Bene, e non ò 
affare altro chel vostro ."'ma mi interronpe landar mio 
accamerino, però io lo portarò meco e finirollo là, o 
luno o l'altro che voi volgliate, et abbiateme per escu- 
sa che tanto tenpo che io ve lo avevo affare , e poi 

' Questa lettera mi è stata favorita dal Sigr. Gaetano Milane». 



appendice 577 

quando l'ò fatto lo darò ad altri: e me stalo (orza per 
avere affare con omacci, non ve dirrò altro; a voi mi 
raccomando. Da Firenze a' dì 2 di lulglio 1553. 

Domani, che sarà domenica, se fa el secondo calcio, 
tutti vestiti di tela d'oro; e fasse mascarale e canti , e 
dicesi d'amazzar tori per l'amor del sposo di Ferrara. 

Al comando vostro 

Francesco orefice da Camerino 

( La caria ove era la Direzione è tagliata,; si leg- 
ge solamente: in Roma nel Palazzo di Siena ). 

N.° CCCCLX 

Cosimo I a monsignor Sangalletti. Da Firenze i3 
Ottobre 1571 • (Arch. JShd. Minute di Cosimo I. 
filza 102^. 

13 Ollobr. 1571 a Monsignor Sangalletti 
Noi vi scrivemmo del pilo , perchè ci fu detto che 
era di porfido di tre in quattro braccia , da poterlo ac- 
comodar in ogni fonte ordinaria ; ma bora che ci scri- 
vete con la vostra de' v che egli è di granito , et tan- 
to sconcio da non poter moversi , bavete fatto bene a 
non domandarlo a Sua Beatitudine , né occorre altri- 
menti che gliene diate molestia , perchè di quelli di 
granito n'habbiamo qua un grandissimo, et commodi- 
tà nel Elba di poterne cavare dell* altri. 



* Questa lettera è la risposta al N.° 273 di questo Tomo , pag. 



300 



T. Ili si 



5j8 APPENDICE 

N. # CCCGLXI 

Bart. Ammarinato al Granduca Ferdinando. ( Sen* 
za data e luogo, ma probabilmente scritta da Firen- 
ze verso il 1590) 

È copia 

Serenissimo Gran Duca 

Spesi dalla gioventù mia gli anni et ogni industria per 
servigio di cotesta Serenissima casa di V. A. , et già vi- 
cino a'gli ottanta * anni, né lungi da quella voce col- 
la quale Iddio chiama tutti a se , sono costretto dalla 
confidenza a dire a V. A. quel che spero di conseguire 
facilmente. È ito in questo secolo intorno quell'abuso 
nella scoltura et pittura , che per lutto si vede , di pin- 
gere et scolpire persone ignude, et per questo mezo 
sotto colore et mostra deli' arte , fare vivere la memo- 
ria di cose sporche , o di svegliare una tacita adorato- 
ne di quegli idoli , per togliere i quali tenevano per 
bene impiegala la vita e '1 sangue i martiri et altri santi 
amici di Dio. Or io dolentissimo di essere stato in mia 
vita instrumento di tali statue, né veggendo come po- 
terle togliere dalla vista de gli occhi di molti , scrissi 
già alcuni anni una epistola che si stampò, a gli huo- 
mini della professione mia , acciochè cotesto stato di 
V. A. non ricevesse fra gli altri vitii, a che siamo in- 
clinati , qualche ira da Dio. Et bora che in quesia mia 
vecchiaia debbo sentire l' importanza di questo fatto , 
et con tanta età mi sento crescere un vivo desiderio 
della vera grandezza et felicità di V. A. , la voglio , 
prima che muoio, supplicare per l' honore di Dio, 
che non lasci più scolpire o pingere cose ignude; et 

• Nato nel 1 51 1 , morì, secondo le Memorie Fiorentine inedite, il 22 A- 
prile 1592. 



àpp:nd»Ce 5^9 

quelle, clic o da me o da altri sono stale fatte si 
cuoprano, o del tutto si tolgano, in modo che Dio 
ne resti servilo, né si pensi che Fiorenza sia il nido 
de gli idoli, o di cose provocanti a libidine, et a 
cose che a Dio sommamente dispiacciono. Et perciò- 
che ultimamente V. A. comandò che quelle statue, che 
già trenta anni io feci per commissione del Sermo. Gran 
Duca, Vostro Padre, in Pratolino, si trasportassero nel 
giardino de' Pitti, sicome si è fatto , sento grandissimo 
rimorso che fatica di mie mani tale debba quivi re- 
stare per slimolo di molti dishonesti pensieri, che a 
chi le mira potranno venire. Però anco in questo la 
supplico con ogni riverenza, per il maggior dono et ri- 
muneratione di ogni mio servigio potessi ricevere, che 
mi facia gratia , prima, che io non ci ponga punto di 
altra cooperatione per assettarle; da poi, che mi conce- 
da ch'io possa vestirle così artificiosamente et decen- 
temente sotto titolo di qualche virtù , che non possa- 
no mai dare occasione di brutti pensieri a persona ve- 
runa. Et questo anco tanto più converrà, quanto a gli 
occhi della Serma. Grande Duchessa et della compagnia 
che menerà con seco , et a tante altre Signore che 
vcrrano spesso a visitarla , essa havrà occasione di ve- 
dere in ogni parte et luoco di V. Alt. cose , le quali 
christianamente ediGchino una Principessa, come è, 
christianissima. Et io in eterno ne resterò obligatissi- 
mo a V. Alt. 

Nota 

Devo la prima notiza di questa lettera interessante 
alla amicizia del Sigr. Dott. Papencordt: la copia mi è 
slata favorita dal Rdo. Padre G. P. Secchi. Si con- 
serva nel Collegio Romano in una miscellanea mano- 
scritta del celebre Girolamo Lagomarsini , ed è segna- 
ta: " Lettera di Bartolomeo Amanati Vecchio» trovata 
nel nostro archivio ". Questa aggiunta significa proba- 
bilmente l'archivio di S. Giovannino a Firenze;, nel di 



58o APPENDICE 

cui collegio il Lagomarsini fu per molti anni profes- 
sore di eloquenza. Intorno ai sentimenti religiosi del- 
l'Ammannato ed intorno alla sua relazione colla com- 
pagnia di Gesù vedi la lettera N. c 337. 

N.° CCCCLXII 

FRANCESCO VANNI 

A' dì 25 di Novemb. 1593 
Per il presente scritto si dichiara come li Rmi, Pa- 
dri di S. Domenico , e per loro fra Girolamo Sen. , al 
presente priore di S. Domenico di Siena , alluogano a 
dipingere la capei la di S. Catberina dentro di detta chiesa 
a M. Francesco Vanni, pittore Senese, nela quale deve 
dipingere una storia quando Sta. Catherina libera una 
spiritata, con li stipiti, che boggi sono guasti dall' hu- 
midità , e due confessori di detta Sta. , cioè il Beato 
Raimondo da Capua , et il beato Thomaso Nacci se- 
nese, neli pilastri nell'intrare nela cappella , dichiaran- 
do che li pilastri e li delti Beati deveno essere di- 
pinti a olio nel muro, et la detta storia pure colorita 
a olio in tela, da incollarsi nel muro, secondo che si co- 
stuma in Roma, obligandosi detto M. Francesco che 
detta tela non si staccaria dal muro per difetto dell' in- 
collatura et per opera sua per otto anni almeno , e dato 
che dentro a detto tempo si stacasse dal muro per di- 
fetto del lopera sua, sobliga ridurla che stia bene a tutte 
sue spese : et la detta storia sia secondo il decoro e con- 
ponimento di quello da fronte, di buon disegno e di 
colorito diligente secondo la sua diligenza e sapere , 
il tutto senza fraude : et la detta opera sia obligato 
darla del tutto finita ad ogni sua spesa di tutto quello 
che vandarà, in termine di due anni , incominciandosi 
el primo anno a' dì primo di Marzo prossimo avenire, 
con questo che li detti frali per pagamento di detta 



APPENDICE 58 1 

opera e di tutto quello che egli vi havesse speso, sia- 
no tenuti et obligati darli scudi cento trenta, di sette 
lire l'uno, in termini di detti due anni etc. (Biblio- 
teca pubblica di Siena, Taccuino del CataneoJ. 

Nota 

Il medesimo manoscritto contiene ancora vari altri 
contratti riguardanti Tistesso pittore. Nel dicembre 
15H8 si alloga a lui una decollazione di S. Giovan Bat- 
tista per 70 scudi d'oro; nel 1585 un battesimo di 
Costantino, destinato per la chiesa di S. Agostino a Sie- 
na; nel Gennaio 1601 una tavola , rappresentante lo 
sposalizio di S. Caterina, la quale doveva andare alla 
chiesa delle Vergini del Soccorso» 

N.° CCCCLXIII 

Vita di Raffaello di Bartolomeo Sinibaldi da Mon- 
telupo ( Magliabechìana CU XVII N* a5 ). 
È autografa 

Mi sono messo nel animo di schrivere con la gra- 
tia del o ni potente Dio, fatore e datore del tuto , tuto 
quello che mie achaduto nella mia vita dalli anni che 
io mi ricordo aver conosciuto il bene dal male , i qua- 
li sichondo me cominciano alli 10 anni, perinsino alli 
sesanta quatro , che al presente mi trovo . Voglio ra- 
contare tuto quello che in questo tenpo mie achaduto, 
inperò le cose che mi sono parute di qualche conside- 
ratone ; ne anco penso di tute ricordarmi , ma almanco 
farò noto quelle che più mi sono restate nella memo- 
ria , come più care da esere intese , anco che forse 
questo mio pensiero overo effetto darà forse a qual- 
chuno materia di mormorare, parendo forse io ab- 
bia fatto questo per un non sochè di gloria mondana 
il che non voglio negare qualche poco > ma dire bene 



53: 



APPENDICE 



che magior voglia che questa mi à mosso , e questa 
è che sentendo i casi prosperi e aversi e pericoli del- 
la morte esermi avenuti in questo itenpo , coloro che 
legeranno , se mai ne sarà alcuno , potrà darli non 
poco aiuto quando o in simili o altri si ritroverà. 

Cominciando, come di sopra ò ditto da l'età delli 
dieci anni insino al li 64 che al presente mi trovo: 

Bartolomeo di Giovanni d'Astorre da Monte Lupo, 
schultore , della casata de' Sinibaldi da Monte Lupo > fu 
mio padre : Astorre mio zio , fratello di mio padre , 
abitava in Enpoli , castello vicino a Fiorenza 14 mi- 
glia , e per non avere figluoli masti , venendo in Fio- 
renza in casa nostra, pregò mio padre che volessi la- 
sarmi andare a stare qualche tenpo a Enpoli con esso 
lui: oltre che li farebe servitio, ancora non perderei 
tenpo, inparando a legere e schrivere bene sanza costo 
niuno, perchè dal comune del detto castello era pa- 
gato il maestro che insegniava legere e schrivere e parte 
dabaco; dove mio padre ne fu contento. Così arivato 
mi misse alla schuola e mi faceva lui e la moglie, che 
mona Gostanza si chiamava , tante carezze , come se 
fussi stato lor propio fìgluolo ; el simile dua sua fi- 
gluole , luna ditta Lisabetta, e laltra Smiralda. Così 
continovando la schuola inparai a legere dogni sorta 
letere , e schrivere solo della letera cancelerescha , che 
sapeva il maesto (sic) che era prete, non mi richor» 
do del nome, e chredo cheio vi stessi dua anni, dove 
in quel tenpo Astorre mio zio mi faceva schrivere in 
surun suo libro i sua conti. 

Non voglio lasare di dire come io per natura sono 
stato mancino, e avendo la ditta mano più pronta che 
la destra, schrivevo con quella, e no ci badando il 
mastro, solo bastandoli vedere cheio schrivevo asai bene 
li bastava, dove sempre sehrissi , e parte anco * dise- 
gnava delle bataglie del Morgante (che nella schuola 

* Parola non pi" leggibile. 



APPENDICE 583 

vi era chi lo legeva) con la mano mancina. Ora questa 
mia maniera di schrivere con la mano mancha, per- 
chè ib tengo il foglio per lo lungo, molti che mi anno 
veduto si maravigliano, parendo loro più presto ale- 
braica che altrimenti, né chredano mentre chio schrivo 
la si possi legere , e mene achaduto asai volte questo 
caso; e infra laltre avendo nella merchantia di Fio- 
renza fare una risceuta di certi danai a uno notaio, 
melendomi inazi il foglio e vedendo tenerlo per i lun- 
go , no poteva conportarlo ; pure lasandomi fare un 
verso e poi legendo, li pareva imposibile se potessi le- 
cere così ; quando nebi fatto un verso lo prese, e ve- 
duto si legeva benissimo , chiamò forse dieci notai a ve- 
dermi. Facto chio ebbi la risceuta scurissi ancora con 
la mano diritta, perchè alora schriveva asai bene, dove 
lo poi lasala. 

Qui si può metere ancora come io disegno con la 
mano manca, e una volta sendo a Roma a designare 
alarco di Trasi da Coloseo, passò Michelagnolo e fra Ba- 
stiano del Piombo, si fermorono a vedere, e perchè luno 
e {altro era mancino naturale , inperò non facevano 
niente con la mancina salvo le cose di forza, * e stetono 
un pezzo a vedermi, maravigliandosi forte; cosa che 
forse non à mai fatto nisuno di queste dua arte, che si 
sapia. 

Essendo, come viò ditto, stato 2 anni a Enpoli con 
questo mio zio, volse mio padre cheio me ne tornassi 
a Fiorenza, parendoli ornai fussi detà di metermi a 
un'arte: così tornai con gran dispiacere del mio zio e 
della moglie e delle figliole (sic) , avendomi posto 
tanto amo