(navigation image)
Home American Libraries | Canadian Libraries | Universal Library | Community Texts | Project Gutenberg | Children's Library | Biodiversity Heritage Library | Additional Collections
Search: Advanced Search
Anonymous User (login or join us)
Upload
See other formats

Full text of "Cenerentola | fiaba musicale in tre atti"

/ ìf 



J2P> Ori i)[)o \\ ! oli ''terrari 



1/ 




CENERENTOLA. 



Proprietà dell' autore Maestro Ermanno Wolf- Ferrari. 



Depositato a norma dei trattati internazionali. 

Tutti i diritti di esecuzione, rappresentazione, riproduzione, 

traduzione e trascrizione sono riservati. 



CENERENTOLA 

FIABA MUSICALE IN TRE ATTI 

AZIONE SCENICA 

DEL MAESTRO 

ERMANNO WOLF-FERRARI 

VERSI 

DI 

MARIA PEZZE-PASCOLATO. 




FIRENZE, 

TIPOGRAFIA DI G. BARBÈRA 

Via Faenza, 66. 
I9OO. 



Digitized by the Internet Archive 
in 2013 



http://archive.org/details/cenerentolafiabaOOwolf 



ATTO PRIMO. — cucina in casa della matrigna di 

CENERENTOLA. 

ATTO SECONDO. — a corte. 

ATTO TERZO. — Parte Prima. - cortile dinanzi alla 
casa della matrigna. 

Parte Seconda. - A corte - sala del consiglio. 



Destra e Sinistra si riferiscono sempre allo Spettatore. 



PERSONAGGI. 



Il RE. 
La REGINA. 

Rubino, detto PALLIDO, loro Figlio. 
La MATRIGNA di 
CENERENTOLA. 
PIZZICHINA ) . ,. An M 
VANERELLA j fighe ddla Matrigna ' 
Il Fantasma della MAMMA di Cene- 
rentola. 
L'Ambasciatore dell' ISOLA MORTA. 
Il Duca di MONTEROTONDO. 
NASTURZIO, Giullare. 
Il GRAN SAVIO. 
Il SECONDO SAVIO. 
L' OMINO VERDE. 
Un Banditore. 
Il Gran Ciambellano. 
Un Maggiordomo. 

Angeli, grandi e piccini - Beati - Savi - Portantini - 
Servi - Paggi e Paggetti - Dame - Fate - Cavalieri - 
Sonatori - Danzatrici - Trombettieri - Ragazze - Mo- 
nelli, ec. 



Tempo, luoghi e costumi fantastici. 



©=©=0=O=©=©=©=©=O=O=©=0=©=©=©=©=0=© 



ATTO PRIMO. 



Cucina in casa della matrigna di Cenerentola. 

In fondo, a destra, un finestrone ad arco acuto, decorato di 
marmi e annerito dal tempo ; al finestrone s' accede per quattro gra- 
dini. A sinistra, molto innanzi, sporgente sulla scena, un grande ca- 
mino. A destra, verso il fondo, l'uscio di strada; più avanti, un'altra 
porta, che conduce alle camere. Tavola, grande credenza con piatti, 
seggioloni ; in un canto, un arcolaio ed una scopa ; gabbia alla pa- 
rete; una piccola sedia accanto al camino. Dal finestrone, a piccoli 
vetri rotondi, entra una luce rossa di tramonto, che va man mano 
declinando, sino che annotta. 



CENERENTOLA sola. 

(È vestita poveramente, seduta presso al focolare, con la testa ar- 
rovesciata sulla spalliera della seggiola ; non dorme, ma ha gli occhi 
chiusi e le mani abbandonate in grembo. Ha sulle ginocchia uri enorme 
cuffia di seta, cui stava lavorando. Apre gli occhi, trasognata, e li 
gira dolorosamente all'intorno ; poi ricade, sospirando, nella posizione 
di prima. Si scuote, quasi a malincuore; sorride e riprende il lavoro, 
parla?ido scherzosamente alla cuffia, ma serbando in volto un'espres- 
sione di malinconia.) 

Ti fo male con V ago ? Non fo a posta, perdona : 
m' ha ordinato di pungerti così la tua padrona. 
Ma io dentro dell' anima non ti serbo rancore 



CENERENTOLA. 



s anco talor mi sento agghiacciar di terrore 
quando della matrigna sul capo alta troneggi 
e quegli occhiacci torvi con Y ombra tua proteggi. 
Mi fai ribrezzo ! . . . Vedo quegli occhi .... quel gran naso . . . . 
Va!... 

(gettando la cuffia; poi, ripigliandola) 

ma no, non sei altro che una cuffia di raso. 

(Cambiando tono) 

E quando Cenerentola 
qui sola piange tanto 
sin che non ha più lacrime.... 
Chi lo vede, il suo pianto ? 

(Riprende il lavoro) 

Via via, cuffia noiosa, non t' arrabbiare. Credi 
eh' io tiri un de' capelli della matrigna ? Vedi, 
tiro su una gugliata nera.... La tua padrona 
li ha bianchi, non già neri, i capelli. Sta buona. 

(Si mette a lavorare attivamente : poi s' alza e va al camino ad attizzare il fuoco.) 

E quando Cenerentola 

sola nel suo cantuccio 

veglia, sogna, fantastica.... 

Chi lo sente, il suo cruccio ? 
Senti, cuffia; tu, quando superba e tronfia stai 
sul capo alla matrigna, non la vedi.... — ce Y hai 
sotto.... — e quando si guarda allo specchio, il sorriso 
la rende meno brutta. Ma tu vedessi il viso 



ATTO PRIMO. 



che fa quando mi sgrida.... in vece di ondeggiarle 
lieta, quando t'appunta, tu dovresti tremare. 

(Mutando tono) 

E quando Cenerentola 
laggiù nel cimitero 
sia fredda e bianca e rigida.... 
chi le darà un pensiero ? 

(La luce rossa si è venuta mutando in crepuscolo. — Pausa.) 
CENERENTOLA 

(quasi piangendo, e abbandonando il capo all' indietro, e. s.) 

Mamma, perchè sei morta ? Oh, mamma mia, 
perchè con te non m hai portata via ? 
Sono rimasta al mondo così sola.... 
Né pur F immagin tua più mi consola. 
Chiudo gli occhi, così, forte : vorrei 
spremerne la tua immagine : ove sei ? 
Oh, mamma, il viso tuo più non rammento.... 
Vedo una nebbia grigia.... A cento a cento 
danzan, giran volando le stelline.... 
Perchè muore la mamma alle bambine ? 

(A poco a poco, finisce per addormentarsi.) 



La scena è divenuta completamente buia. Ora la parte superiore 
dello sfondo, a destra, incomincia a poco a poco ad illuminarsi : si 
scorgono alcune nuvole ; poi, tra le nuvole, una corona di ANGELI 
danzanti lentamente intorno ad uno splendido organo, che ha le 
canne lucenti, come d'argento. Davanti all'organo siede sonando 
un ANGELO, che volge allo spettatore le grandi ali bianche. 



IO CENERENTOLA. 

Dall' alto a sinistra, tra le nuvole, giunge un canto di BEATI. 
Intanto, le nubi vanno dissipandosi interamente e, scendendo sempre 
più basse, scoprono un cielo azzurro purissimo, con molte stelle lu- 
centi e la luna. 

CORO D'ANGELI E DI BEATI. 

Beate le creature mansuete, 
perchè la terra un dì possederan : 
oh, beate le lacrime secrete, 
perchè versate non saranno in van ! 

Beati quelli eh' hanno fame e sete 
di giustizia : il Signor li sazierà : 
beati voi, che puro il core avete, 
perchè il Signore a voi si mostrerà. 

Voi beati, pacifici : sarete 
un dì chiamati figli del Signor ; 
e beati voi tutti che piangete : 
Dio vi consolerà d' ogni dolor. 

Chi al par di questa bimba soffre e tace 
nel regno del Signor grande sarà : 
Osanna a Dio nei cieli, e in terra pace 
agli uomini di buona volontà. 

La parte sinistra dello sfondo, in alto, era rimasta velata di nubi. 
Ora le nubi, diradando, lasciano scorgere i pinnacoli d' oro della Città 
Eterna e la Grande Porta d'oro. Dinanzi a questa è un vasto pia- 
nerottolo dal quale scende una scala di marmo bianco, che poi, ri- 
piegandosi diagonalmente, va a congiungersi ai quattro gradini del 
finestrone. Il canto continua sempre, avvicinandosi, mentre i Beati 
escono dalla Porta d'oro e scendono la scala : prima, scendono i 
bambini ; poi, i giovanetti e le fanciulle ; poi, i vecchi e le vecchie, 



ATTO PRIMO. II 



tutti biancovestiti e con l' aureola. Al loro canto, risponde quello 
della corona d'Angeli, a destra, i quali non ismettono la lenta danza. 
Dall'alto, presso l'organo, tre Angeli alzano le lunghe trombe e le 
fanno squillare solennemente. L'Angelo, che sonava l'organo, s'alza 
e con la punta dell'ala batte una grande campana, appesa ad una 
piccola guglia accanto all'organo. Al rintocco della campana tutti si 
fermano, in atto solenne di ringraziamento. 



Sulla Porta d'oro compare LA MAMMA DI CENERENTOLA ve- 
stita come gli altri Beati. Si ferma un istante a capo della scala, alzando 
le mani in atto di rendere grazie : poi, scende a capo chino, passando 
tra le file dei Beati. Intanto il finestrone s'apre per incanto e ne escono 
fasci di luce dorato-verdognola, i quali giungono sino a Cenerentola, 
illuminandola. La Mamma passa la soglia ed entra in iscena; s'avanza 
sino a Cenerentola, e, fermandosele dietro, le impone le mani. Cene- 
rentola trasalisce. 

CENERENTOLA 

(con un filo di voce, sempre ad occhi chiusi) 

Sei tu, mamma ? 

La MAMMA 

(con voce calma e dolce, ad occhi velati, quasi chiusi) 

Son io. 

CENERENTOLA (e. s .) 

Perchè non sei 
mai venuta a vedermi in sino ad ora ? 

La MAMMA. 

Perchè la via che ci separa è lunga 
e sono sempre una debole donna. 



1 2 CENERENTOLA. 



CENERENTOLA (e. ■.) 
Perchè non hai le ali anche tu, mamma ? 

La MAMMA. 

E presto. Poi che sarò stata in cielo 
milF anni, avrò le ali e sarò un angelo 
di Dio. 

CENERENTOLA (e s.) 

E bello là dove tu sei ? 

La MAMMA. 

Più bello assai di quanto tu mai possa 
sognare. Ma sarà più bello ancora 
per me quando ci sia la mia bambina. 

CENERENTOLA (e. b.) 
Ci verrò anch' io, nel cielo ? 

La MAMMA. 

Sì. 

CENERENTOLA (e s.) 

Ma quando? 

La MAMMA. 
Quando il Signore ti vorrà con sé. 



ATTO PRIMO. 13 



CENERENTOLA (e s.) 
Pensi a me qualche volta là su ? 

La MAMMA. 

Sempre. 
Non lo senti, bambina ? 

CENERENTOLA (accenna di sì col capo). 

La MAMMA. 

Ti conforta : 
da oggi, il pianto è finito per te. 

Cenerentola è raggiante ', come trasfigurata. La Mamma la bacia 
in fronte, a lungo ; poi, si rialza lentamente. Cenerentola vorrebbe 
trattenerla , ed il suo viso assume subitamente uri espressione d'intenso 
affanno. La Mamma le impone di nuovo le mani. Cenerentola sospira 
forte, e perde la visione della madre, ricadendo nel letargo di prima , 
senza sogni. La Mamma s'allontana. Intanto >, tutta la scena del fondo 
s'è venuta oscurando : gli Angeli intorno all'organo sono già scom- 
parsi da qualche tempo. Ora, richiusosi il finestrone e spento il raggio 
dorato, si vede la Mamma perdersi fra le schiere dei Beati, mentre 
questi si muovono per risalire la scala. Prima che giungano al sommo, 
tutta la visione svanisce ne II' oscurità completa. S'odono ancora le voci 
degli Angeli, le quali vanno perdendosi, misteriosamente. Silenzio. 



Entra vivamente LA MATRIGNA con la lucerna : la cucina s'illu- 
mina di una luce naticrale. Mentre la Matrigna fa per avvicinarsi alla 
gabbia, eh' è appesa alla parete, scorge Cenerentola addormentata e dà un 
piccolo grido, subito represso ; rimane stupita, ed intanto dal cartoccio, 
che tiene in mano, tutto il miglio si sparge a terra. Quando se n'av- 



14 CENERENTOLA. 



vede, la sua rabbia trabocca : smania, freme, e, meditando un aspro 
castigo, gira con i pugni stretti intorno a Cenerentola. Tratto tratto, 
fa per avventarsele, ma si frena. Intanto, entra VANERELLA, lieta- 
me?ite, con tiri altra lucernina. La Matrigna le corre incontro e la trae 
per un braccio sino a mostrarle Cenerentola. Vanerella dà un piccolo 
grido, e rimane di sasso. Poi entra frettolosa PIZZICHINA. Le due 
donne le corrono incontro, la conduco?io avanti, coprendole gli occhi 
con le mani, sin che le mostrano Cenerentola. Anche Pizzichina dà 
un piccolo grido e rimane attonita. 

Le TRE DONNE 

(dapprima, tra loro ; poi, a Cenerentola) 

— Vedi, vedi, la Signora! 

— La damina ! — L' innocente ! 

— Ecco qui come lavora ! 

— Ed il pan rubi così ? 

— Ah, così ti mostri grata ? 

— Così sei riconoscente ? 

— Brava, brava ! Addormentata ? 

Girano affaccendate, come cercando uri arma. La Matrigna impugna 
una scopa e Vanerella una rocca. Pizzichina continua a girare cor- 
rendo, sin che, colta da un'' idea, fa cenno alle altre : « Ora vedrete ; » 
s'avvicina pian piano a Cenerentola, toglie delicatamente dalla cuffia, 
su cui è appuntato, Pago, col quale essa lavorava, e la punge su di tma 
guancia. Cenerentola si sveglia sussidiando ; vorrebbe gridare, ma la 
voce le manca. 

CENERENTOLA (sbigottita) 
Ah, mio Dio ! Dormivo ? Sì ? 

A Tre. 
Lo domanda ! che sguaiata ! 



ATTO PRIMO. 15 



CENERENTOLA (umilmente) 

No '1 farò mai più, più mai.... 

A Tre. 

Passa via, brutta sfacciata, 
o ti strappo a brani il cor ! 

Vanerella e Pizzichina, mentre la Matrigna rimane immobile, in- 
vestono Cenerentola, la quale indietreggia sino a trovarsi faccia a faccia 
con la Matrigna. 

LA MATRIGNA (terribile) 

Ora a noi ! Quel miglio in fretta 
raccattar tutto dovrai. 

Cenerentola si accinge docilmente ad obbedire. Vanerella e Pizzi- 
china le additano di tratto in tratto con inai garbo qualche granello 
di miglio che le è sfuggito, ed essa lo raccoglie pazientemente. 

La MATRIGNA. 
Dammi qua quella cuffietta ! 

(Cenerentola eseguisce.) 

Che ? non è finita ancor ? 

(scrolla Cenerentola per un braccio, sin che la costringe ad inginocchiarsi). 

A Tre. 

(investendo furiose Cenerentola) 

Ah, pigraccia impertinente, 
così il sangue tu mi struggi ? 
Mangi a ufo e non fai niente ! 
Ah, così ci rodi il cor ? 



I 6 CENERENTOLA. 



— Poltronaccia ! — Buona a nulla ! 

— Tu la casa ci distruggi ! 

— Sciocca ! — Stupida ! — Citrulla ! 

— Parla ! — Parla ! — Parla ancor ! 

— Via di qua, plebea spiantata ! 

— Via, stracciona ! — Via, pezzente ! 

— Per la cenere sei nata ! 

— Peggio ! — Peggio ! — Via di qua ! 

— E se non ti basta ancora, 
c'è dell' altro : questo è niente.... 

CENERENTOLA. 
Ho cucito sino ad ora.... 

A Tre. 
Al lavoro ! — Basta ! — Va ! 

CENERENTOLA 

(s' avvia per tornare al suo posto tenendo la cuffia tra le mani tremanti) 

Mamma, perchè sei morta ?... 

(Siede e si rimette al lavoro sospirando ; poi, scrollando dolorosamente il capo) 

Già ; era un sogno. 
VANERELLA 

(guardandosi leziosamente in uno specchietto, che avrà tratto di tasca) 

Sto tanto bene pallida, e la rabbia 

mi le diventar rOSSa.... (rabbiosamente, quasi imprecando) 

Ah, Cenerentola !... 



ATTO PRIMO. 17 



PIZZICHINA 

(guardandosi in uno specchietto, come la sorella) 

Sto tanto bene rossa, io ! La rabbia 

mi fece impallidire, (e. s.) Ah Cenerentola !... 

LA MATRIGNA (cupamente) 

Ho un veleno pei topi : un giorno o Y altro 
lo fo tutto ingoiare a Cenerentola. 
Han due carnati splendidi, e la rabbia 
le fé' trascolorire, (e s.) Ah! Cenerentola!... 

(A Cenerentola, ruvidamente) : 

Hai guernito la cuffia ? 

CENERENTOLA 

(si scuote spaventata ; dà alcuni punti, affannosamente ; poi, porgendogliela) 

Eccola. 

La MATRIGNA 

(le strappa di mano la cuffia, la esamina ; poi, accenna a Cenerentola di aiutarla, e 
mentre Cenerentola, tremante, gliela appunta, freme d' impazienza ; in fine la scuote 
brutalmente, gridandole in faccia) 

Zoticona ! 
Al ballo questa sera 
la gente riderà : 
— Chi mai fu quella stolida, 
che le appuntò la cuffia ? — 
sbirciandomi, burlandomi, 
ognun domanderà. 



CENERENTOLA. 



Chi, se non Cenerentola, 
se non quella pettegola, 
che ognor così ci stuzzica 
sinché schiantar ci fa? 

CENERENTOLA. 

A corte questa sera 
ognuno danzerà : 
a casa, nella cenere, 
tra '1 buio e la fuliggine 
a numerar le lutole 
chi sola rimarrà ? 

Chi, se non Cenerentola, 
rimarrà a casa a piangere ? 
Chi, se non questa misera, 
sola si struggerà ? 

LA MATRIGNA (ironica) 

Davver, non sei rea — di basso sentire 
Vorresti venire — al ballo anche tu ? 
Ah, ah, beli' idea ! — Volete di più ? 

PIZZICHINA (a Cenerentola) 

Aggancia questa fibbia, 

amore ! (Cenerentola obbedisce.) 



ATTO PRIMO. 19 



PIZZICHINA 

(dopo un istante, impazientita) 

Sudiciona ! 

Al ballo questa sera 
la gente riderà : 
— Chi mai fu quella stupida, 
che le agganciò la fibbia? — 
burlandomi, schernendomi, 
ognun domanderà. 

Chi, se non Cenerentola, 
se non quella testuggine 
con tanta infingardaggine 
così schiantar ci fa ? 

CENERENTOLA. 

La reggia questa sera 
di lumi splenderà ; 
ma nessun raggio a rompere 
la fumida tetraggine 
di queste eterne tenebre 
per me giammai verrà. 

Ahimè, che Cenerentola 
rimarrà a casa a struggersi : 
ma chi di questa misera 
giammai si curerà ? 



20 CENERENTOLA. 



PIZZICHINA (schernendola) 

Cinerea ninfea ! — Ma tornalo a dire ! 
Vorresti venire — a corte anche tu ? 
Ah, ah ! beli' idea ! — Modestia è virtù. 

VANERELLA (a Cenerentola) 

Allaccia questi sandali, 

teSOrO ! (Cenerentola eseguisce.) 

VANERELLA (spazientita) 

Pasticciona ! 

Al ballo questa sera 
la gente ammiccherà : 
— Veh, veh, com' è ridicola ! 
Chi le infioccò quei sandali ? — 
chiamandomi, accerchiandomi, 
ognun domanderà. 

Chi, se non Cenerentola, 
se non quella bisbetica, 
chi, se non quella vipera, 
così crepar ci fa ? 

CENERENTOLA. 

La reggia questa sera 
di suoni echeggerà ; 



ATTO PRIMO. 21 



ma quella dolce musica 
sin qui non potrà giungere 
a sollevarmi Y anima : 
invan per me sarà. 

Chi vede queste lacrime ? 
chi ascolta questi gemiti ? 
chi della Cenerentola 
giammai sentì pietà ? 

VANERELLA (deridendola) 

Che incesso da dea ! — Potrebber languire 
la corte ed il sire — se resti quassù ! 
Ah, ah ! beli' idea ! — Ma vieni anche tu ! 

Le TRE DONNE 

(in crocchio, burlando Cenerentola) 

Che leggiadra ballerina ! 
Un trionfo a corte avrà ! 
Della festa la regina 
certo certo ella sarà ! 

Con le molle e la paletta 
la misura batterà : 
se farà la pimetta 
tutti i cori infiammerà. 



22 



CENERENTOLA. 



Le TRE DONNE. 

È una perla ! È un vero incanto ! 
Ah, che grazia nel danzar ! 
Tanto cara, bella tanto, 
farà tutti innamorar. 



CENERENTOLA 

(da sé, dolorosamente) 

Ah, se tutto in terra è pianto, 
perchè in terra mi lasciar ? 
Ah, lontan lontano tanto 
perchè, o Mamma, t' involar ? 



Le TRE DONNE. 

Verso T ospite vezzosa 
la fontana moverà : 
la beltà fuligginosa 
mormorando laverà. 

Ogni topo in te un' antica 
conoscenza fiuterà : 
a incontrar la dolce amica 
ogni ragno correrà. 

Qui le tre donne, con le lucemine in mano, incominciano un bal- 
letto, tutto inchini verso Cenerentola ; camminando all' indietro, tra- 
versano diagonalmente la scena, ed escoìio con grandi scrosci di risa 
dalla porta di destra in fondo. La porta si richiude con fracasso. 



CENERENTOLA 

(la quale le aveva seguite timidamente, a mani giunte, implorando, rimasta sola si getta 
in ginocchio, disperata, dinanzi alla sua seggiolina, e piange, nascondendo la faccia 
tra le mani, con i gomiti posati sul sedile. Poi, lentamente, lamentosa, quasi pian- 
gendo ancora) 

E sola, sempre sola !... 
Nessun mai mi consola.... 



ATTO PRIMO. 23 



E scene, sempre scene 
nessuno mi vuol bene.... 

Soffrir, sempre soffrire.. 
Non è meglio morire ? 



Un denso fumo comincia ad uscire dalla legna, eh' è nel camino ; 
tanto, che Cenerentola, impaurita, tenta rifare il fuoco; ma il fumo 
ne la impedisce. Intanto, intorno al camino vanno spuntando dei 
funghi sempre più grandi, sin che, tra un romore come di ca- 
tene, seduto sopra un largo fungo rosso, appare un Omino vestito 
di verde, che fama una pipa verde e guarda, sempre sorridendo, 
Cenerentola, la quale è tutta stupita. A un tratto, dalla catena cui è 
appeso il paiolo, si cala il Maggiordomo, in veste magnifica, con 
grande mazza. Subito, incomincia a dare ordini ai Servi, ai Paggi, 
ai Portantini, i quali pure scendono dalla cappa del camino, lascian- 
dosi scivolare giù, lungo la catena del focolare. I Paggetti circondano 
Cenerentola, inchinandola profondamente : tutti gli altri li imitano. 
L' Omino Verde ride sempre ; il fumo seguita a crescere ; Cenerentola 
non sa raccapezzarsi. Dal paiolo, che sale e scende, escono altri 
Paggetti più piccini ; dal fondo del camino, le Damigelle e le Dan- 
zatrici. Queste si mettono a danzare intorno a Cenerentola, spargendo 
il suolo di rose, mentre le Damigelle le fanno indossare una veste 
ed un manto maravigliosamente bianchi e ricchissimi ; poi, le infilano 
le scarpine di vetro. Cenerentola è tutta confusa, ma felice. U Omino 
Verde ride sempre ; il fumo si va diradando sino a dissipare inte- 
ramente. Le Damigelle, finito di rivestire Cenerentola, le fanno un 
altro profondo inchino. 

TUTTI. 
Contessina Cenerentola, 
mi comanda, mi comanda ? 

V OMINO VERDE. 
Ecco. Al ballo puoi andare, 
ma precisa esser tu devi : 



24 CENERENTOLA. 



pria che scocchino le dodici 
tornar devi, o guai a te ! 

TUTTI. 

Principessa Cenerentola, 
tutto avrà ciò che domanda. 

Ad un cenno dell' Omino, escono dal camino tre Fate, illuminate 
dai riflessi del fuoco. La più bella porta su di un cuscino uno splen- 
dido diadema, che pone sulla fronte di Cenerentola. 

L' OMINO VERDE. 



Alla festa, nel ballare, 
niun piedini avrà sì lievi ; 
niuno, vesti così splendide ; 
ma se tardi.... guai a te ! 



TUTTI. 

Reginotta Cenerentola, 
la tua mamma qui ci manda. 

L' OMINO VERDE. 

Già lo disse neir andare : 
il messaggio ora ricevi : 
son finite oggi le lacrime ; 
ma se tardi.... guai a te ! 

Ad un altro cenno dell' Omino Verde, s' apre per incanto la porta 
in fondo alla parete di destra, e ne piovono raggi d'oro. Subito ap- 



ATTO PRIMO. 25 



pare nel mezzo della scena una lettiga elegantissima, d' oro e di cri- 
stallo, tutta ornata di piume. L 5 Omino sparisce col suo fungo e die- 
tro ad esso, a mano a mano, tutti gli altri funghi. I Paggetti sten- 
dono un lungo tappeto a traverso alla scena ; il corteo guidato dal 
Maggiordomo viene ordinandosi per la partenza : i Portantini alzano la 
lettiga ; i Paggetti ne reggono i lunghi nastri. Il Maggiordomo in- 
vita Cenerentola a salirvi ; le Damigelle l'aiutano ; le Danzatrici spar- 
gono rose ; poi, le si mettono ai fianchi. Il Maggiordomo si pone 
alla testa del corteo. 

CENERENTOLA. 

(seduta nella lettiga, raggiante di gioia, a mani giunte) 

Mamma, che sei nel cielo, o mamma mia, 
sento vegliar su me V anima pia. 

Ad un cenno del Maggiordomo, il corteo s' incammina con una 
musica di flauti, campanellini, castagnette, cetre e tamburelli, sonati 
dai Paggetti, dalle Damigelle e dalle Danzatrici. Gli ultimi sei Paggi 
suonano trombe lunghissime, 1' estremità delle quali posa sulle spalle 
dei Paggetti. Due Paggi tra i più piccini, rimasti addietro, arroto- 
lano frettolosamente il tappeto e seguono gli altri. La porta, spen- 
tosi il fascio di luce, si richiude da sé. 

Allora, il fuoco si spegne, con lunghi guizzi, e di tutta la fan- 
tasmagoria non rimangono che le rose sparse sul pavimento. 



Fine del Primo Atto. 



000000000 000 00 000 



ATTO SECONDO. 



A Corte. 



Sul davanti, un parco, con grandi alberi a' due lati della scena. 
A sinistra, una fontana, con bacino rotondo dagli orli bassi e larghi : 
a destra, una breve gradinata conduce ad un terrazzino quadrato, al- 
l' altezza del quale la piccola cornice di marmo bianco, che fiancheg- 
gia la gradinata, forma angolo e va poi diritta sino alla quinta di 
sinistra : dietro la cornice, un ampio tendone ricchissimo chiude la 
scena. 

Più tardi, il tendone aprendosi scoprirà un vasto piazzale, che 
finisce nel fondo, là dove il Palazzo Reale propriamente incomin- 
cia. La facciata del palazzo ha tre porte ; le due laterali chiuse da 
tende ; aperta quella di mezzo, la quale permette di scorgere lo sca- 
lone della reggia. SulF architrave delle porte, per quant' è larga la 
scena, posa un altro terrazzo con una balaustrata di marmo bianco, 
la quale gira, quasi a foggia di ballatoio, intorno a' due fasci di co- 
lonne fiancheggianti la porta di mezzo, e, racchiudendo dapprima in 
due nicchie i troni reali, finisce poi in due guglie, con due corone 
d'oro alla sommità. 

E notte. Le stelle rischiarano debolmente la scena. 



(// RE e la REGINA, vecchissimi, in manto rosso , corona e scettro, 
siedono, Vuno di qua V altra di là, sugli oidi del bacino della fontana, 
in attitudine pensosa. — Silenzio.) 



ATTO SECONDO. 27 



Il RE. 

Passano i giorni... 
Né mai mio figlio 
gaio e vermiglio 
rifiorirà ? 

Né chi lo torni 
sano e giocondo 
giammai nel mondo 
si troverà ? 

Pure, ho scrutato 
del fato il vel.... 

La REGINA. 

Dimenticato 
forse è dal ciel ! 

Il RE. 

Passano i mesi : 
ah, rosee dita, 
alla sua vita 
gioia e vigor 

per voi sien resi : 
sanarlo deve, 
con una lieve 
carezza, amor. 

Placate un fato 
tanto crudel..., 



2 8 CENERENTOLA. 



La REGINA. 

Dimenticato 
forse è dal ciel ! 

Il RE. 

Passano gli anni : 
ratto m' avvio 
al fin del mio 
mortai cammin. 

Lieto, gli affanni 
scorderò e il duolo, 
se il mio figliuolo 
sorrida alfin. 

Sarò beato 
dentro all' avel.... 

La REGINA. 

Dimenticato 
forse è dal ciel 

(Pausa.) 

{S'alzano, si prendono per mano, s'avviano sino alla gradinata, e, 
sempre tenendosi per mano, salgono. — Quando sono giunti al terraz- 
zino, il tendone s' apre, e due file di Servi in divise di gala, coman- 
dati dal Gran Ciambellano, li inchinano profondamente. 

Tra la porta di mezzo e quella di sinistra, su di un seggiolone, spro- 
fondato tra ricchi guanciali, siede il principe RUBINO, pallido come 
indica il suo nomignolo. Veste di nero, ed ha a? suoi piedi NASTUR- 
ZIO, il matto, Ì7i costume da giullare. Un grande candelabro di bronzo 
illumina il piazzale. Il Re e la Regina, giunti presso a Pallido, si 
fermano.) 



ATTO SECONDO. 29 



IL RE (a Pallido) 

Sorridi, Pallido : 
su, ti rianima ! 
Un ballo splendido 
si dà per te. 

(Pallido non risponde.) 
LA REGINA (a Pallido) 

Il tedio pallido 
scaccia dall' anima : 
le belle sfilano 
dinanzi a te. 

(Pallido non risponde. — //Re e la Regina scrollano mestamente 
il capo e fanno per allontanarsi.) 

PALLIDO (trattenendoli) 

Oh, non siate crudeli ; né gli occhi 
vi rifuggan da un pallido viso, 
perchè ignoran le labbra il sorriso, 
perchè V alma la gioia non sa. 

Né pietà del mio fato vi tocchi, 
che se ignoro ogni ebbrezza, ogni incanto, 
non conosco amarezza né pianto : 
sarìa vana per me la pietà. 

Non son triste, ma ignoro la gioia ; 
son malato, e salvezza non v' è. 



30 CENERENTOLA. 



Il mio mal non è altro che noia ; 
niuno incolpo, air infuori di me. 

Il giorno in cui nascevo 
chiamato fui Rubino, 
vivo color del gaudio, 
che v' inondava il cor. 

Ma poi, perchè crescevo 
diafano e mingherlino, 
mutaste il nome in Pallido, 
e sarò tale ognor. 

Potessi anco aspirare 
un alito di vita, 
che d' ogni riso il fascino 
chiudesse e la beltà, 

tale dovrei restare : 
la faccia scolorita, 
ahi, non è solo : Y anima 
pallida ognor sarà. 

Il RE 

(allontanandosi e salendo lo scalone dalla porta di mezzo) 

Non sarà il fato 
sempre crudel. 



La REGINA (cs.) 

Dimenticato 
egli è dal ciel. 



ATTO SECONDO. 31 



{Il Re e la Regina scompaiono su per lo scalone, seguiti dal Gran 
Ciambellano, e dai Servi. In iscena, rimangono soli Pallido e Nasturzio.) 

NASTURZIO 

(imitando con caricatura il vecchio Re) 

Fa' core, Palliduccio. Che ! gli è tempo sprecato ! 

Tu se peggio cT un guanto : almeno, rivoltato, 

quello muta colore. W studiar la maniera 

di rivoltar te pure.... Guarda : se questa sera 

solo tre baci avessi d' ogni bocca vezzosa 

che ti desia, le gote tornerebber di rosa. 

E dico solamente delle giovani e belle : 

le vecchie sono troppe : tu n' avresti la pelle, 

meglio che d' un rubino, color d' un peperone !... 

Ma arrossa di vergogna, almeno ! Il tuo buffone 

deve ridere, e ride.... e gli si strugge il core. 

PALLIDO. 
Finiscila, Nasturzio ; mi secchi. 

NASTURZIO (quasi piangendo) 

Ahimè, Signore.... 
Fu mai al mondo un matto più misero di me ? 
Come scoter costui ? Ah, eh' egli è freddo, affé, 
come il naso di un cane. 

PALLIDO. 

Matto, dal mio frustino 
guardati. 



32 CENERENTOLA. 



NASTURZIO. 

Già ! son io, eh' ho da tornar rubino. 
O Griselda, o Liliana, 
o Giannina — via da me ! 
mele guaste tutte e tre, 
via da me ! 



PALLIDO. 



Hai buone gambe ? 



NASTURZIO. 

(battendosi il capo, per mostrare che ha compreso) 

Ho inteso ! So già che e' è da fare: 
poche libbre di carne principesca a portare 
dove volò lo spirito per forza di desio. 

Oli ! (Fa per aiutare il Principe.) 

PALLIDO 

(sdegnando 1' aiuto di Nasturzio, s' alza e, appoggiandogli leggermente la mano sulla 
spalla, stende la gradinata e s' avvia lento verso la fontana) 

1 aCl ! (seduto alla fontana) 

Soffro ! 

NASTURZIO (guardandosi attorno, con caricatura) 

Accuccia ! 

PALLIDO (riferendo a se la parola) 

Sì sì. 



ATTO SECONDO. 33 



NASTURZIO. 

Ma dico al cane ! 

PALLIDO. 
Di me non è peggiore. 

NASTURZIO. 

Amen ! che a dir rimane ? 

A un tratto, i grandi fmestroni colorati della Reggia si illu- 
minano sfarzosamente dall' interno. — Il Gran Ciambellano, con i 
Cortigiani, con Servi e Paggi portanti alcuni candelabri accesi, 
scende lo scalone. Tutti si dispongono secondo gli ordini di lui, per 
ricevere gli Invitati. Grande pompa e solennità. 

Incomincia la sfilata degli INVITATI, tra' quali giungono ISOLA- 
MORTA e MONTEROTONDO : arrivano da destra, a gruppi, di- 
sordinatamente, in equipaggi e costumi fantasticamente sfarzosi. 
Quando gli Invitati salgono la scala, i Servi e i Paggi, comandati dal 
Gran Ciambellano, li inchinano profondamente. — Leziose cerimonie 
degli Invitati tra loro : conversazioni animate tra Cortigiani ed Invi- 
tati. — Il piazzale brulica di gente. 

Gli INVITATI 

(variamente, a gruppi, nel mentre che la scena continua a popolarsi) 

« Dio v' allieti !» — « Benvenuto ! » 
«Chi si vede?!» — «Qui voi pure?» 

— « Nel danzare oblio le cure.... » 

— « Dio m' aiuta se m' aiuto ! » 

— «Ride Cinzia fra le stelle....» 

— « Com' è chiaro il suo splendore ! » 

— « Tende agguati e ride Amore.... » 

— « Ride Amore fra le belle.... » 



34 CENERENTOLA. 



— « Blando il ritmo della danza 
qual virgineo riso pio, 

corra poi come il desio, 
voli come la speranza.... » 

— « Occhi ladri !» — « Mia dolcezza ! » 

— « Intrecciamo le carole, 

né mai più s* invochi il sole.... » 

— « Del doman non v ' è certezza ! » 

( Tutti gli occhi si volgono a un tratto verso le due nicchie dei troni. 
I Servi hanno disposto sui sedili ricchi cuscini. S' aspettano il Re e la 
Regina : il Ciambellano si dà un gran da fare : la scena è sempre più 
animata. — Finalmente, il Re e la Regina compariscono sopra la porta 
centrale : si fermano a guardare la scena, salutando del capo, ritti, 
l'uno accanto all'altra, mentre tutti prorompono in acclamazioni fe- 
stose, agitando cappelli e berretti piumati. Il Re e la Regina si fanno 
reciprocamente tre profondi inchini, mentre giti tutti rimangono a capo 
basso, in atto di reverenza; poi s'avviano ai rispettivi troni, e seggono. 
Intanto, i Musicisti hanno preso posto vicino alla porta laterale de- 
stra, su un piccolo palco. Il Re fa un cenno al Gran Ciambellano, 
che lo trasmette ai Musicisti : questi si scotono, s' accordano e si met- 
tono a sonare.) 

BALLO. 

{Dalla destra del proscenio, che è oscuro, entrano la Matrigna, 
Pizzichina e Vanerella. S'avvedono d'essere in ritardo, e smaniano, 
disperate.) 



PIZZICHINA. 
È tardi : lo sapeva ! 

A Tre. 
Colpa di Cenerentola ! 



ATTO SECONDO. 35 



MATRIGNA. 
Il cor me lo diceva ! 

VANERELLA. 
Me T aspettavo già ! 

PIZZICHINA. 
Sempre la Cenerentola ! 

VANERELLA. 
Ci provoca ! 

MATRIGNA. 
Ci stuzzica ! 

PIZZICHINA. 
Sempre quella pettegola ! 

A TRE (desolate) 

Ed ora che si fa? 

L' orchestra sul palco tace ; il ballo s' interrompe : tutti passeg- 
giano conversando. 

Le TRE DONNE 

(insieme, imprecando in crocchio) 

Quando mangi, ti si fermino 
per la strozza gli ossi e i noccioli, 
e uno spasimo ti strangoli ! 
Quando bevi, d' ogni gocciola 



36 CENERENTOLA. 



i polmoni ti si annaffino, 
e uno spasimo ti soffochi ! 
Se una mosca attorno ronzati 
e ti punge, sia venefica ! 
D' ogni lato i topi accorrano 
le calcagna in frotta a roderti ! 
Del pantano i fuochi fatui 
ti rincorrano e ti brucino ! 
E sian sordi tutti gli uomini 
quando geme Cenerentola ! 

NASTURZIO (alle donne) 

Chi è là? 

Il ballo sulla scena riprende e. s. 

Le TRE DONNE. 
Siam tre, che al ballo andiamo, e Y ora è tarda. 
Colpa di Cenerentola ! 

NASTURZIO. 

Chi è? 

Le TRE DONNE. 

Non ti riguarda. 
E tu chi sei ? 

NASTURZIO. 

Né questo riguarda voi. Siam tre, 

(mostrando la testa di follia, che tiene in mano, in cima alla mazza di giullare) 

che guardiamo ballare. 



ATTO SECONDO. 37 



LE TRE DONNE (quasi piangendo) 

Ahimè ! 

NASTURZIO. 

Che cosa e è ? 

PALLIDO (a Nasturzio) 

Poverette! non vedi? vorrebbero ballare.... 

(alle donne) 

Provatevi a salire : andate lì a parlare 

al principe : lui forse passar vi lascerà, 

se gli piacete. È solo ; non balla.... è quello là, 

quel coso brutto, pallido, con quel vestito nero.... 

(indica loro Isola-Moria, che, alto alto, magro, calvo, pallidissimo, vestito di nero, sta 
ritto presso la gradinata, guardando il ballo. Poco discosto da lui, nel fondo, è Mon- 
t erotondo). 

LE TRE DONNE (scattando rabbiosamente) 

Brutto lui ? Sarai brutto tu, in vece ! Menzognero, 
villano, impertinente ! Lui brutto ! Ha lo splendore 
del diamante nel viso e il diafano pallore 
delle notti lunari. Ah, nel mondo non e è 
bellezza eguale !... Ed essere — giunte sì tardi !... Ahimè! 

Colpa di Cenerentola ! (salgono la gradinata). 
NASTURZIO (a Pallido) 

Ti credevo più strullo ! 

PALLIDO. 
In carcere, s' acchiappano le mosche per trastullo. 



CENERENTOLA. 



ATTO SECONDO. 



[Le tre donne fanno grandi inchini ad Isola-Morta, il quale, molto stupito, risponde pure inchinandosi: la Matrigna gli domanda con un cenno il permesso 
di passare. Isola-Morta, sempre più stupito, accenna di sì. La Matrigna, fuor di sé dalla contentezza, vuol baciargli la mano. Isola-Morta si schermisce, ma deve 
lasciar fare ; e così pure quando le due figlie imitano P esempio materno. Pizzichina, l'ultima, lo colpisce maggiormente. Il Duca di Monterotondo, grasso, grosso, pic- 
colo, adocchia Vanerella, che non lo degna d'uno sguardo. Nasturzio ride : Pallido guarda, annoiato. Il ballo s'interrompe di nuovo : riprendono le e 



Le TRE DONNE 

(ad Isola-Morta) 

Di tua voce all' armonia, 
in un ritmo soavissimo, 
spiritelli e fate danzano. 

Sien grazie a te ! 
Di quel ballo la malia 
è una stilla infinitesima 
del potente filtro magico, 

che chiudi in te ! 
Chi parlare non t' udia 
non sa quale arcano fascino 
cine sottili labbra piovano. 
Sien grazie a te ! 



ISOLA-MORTA 

(alle tre donne) 

Ahi, che sulla nuca mia 
son macigni e freccie e triboli 
questi scherni vostri asprissimi. 
Pietà di me ! 
Anzi che quest' ironia, 
mille morti atroci in cambio 
dei capelli che mi mancano 
torrei per me. 
Chi dinanzi a voi vorria 
esser cieco? — Solo il timpano 
maledico delle orecchie.... 
Mercè, mercè ! 



Se mirar la sorte mia 
mai potessi in uno specchio, 
ogni dì questo spettacolo 
vedrei di me. 
Ah, se questa sorte ria 
il sorriso non negavami, 
vorrei pur, tant' è il ridicolo, 
rider di me ! 



NASTURZIO 

(da sé, 
sservato la scena del piazzale, e 



Ah, che stupida follia ! 
Vanità, davver sei femmina ! 
D' una stia la gruccia sudicia 
bastava affé ! 
Gruccia o mazza, gabbia o stia, 
basta dire: «Eccovi il principe!» 
perchè tosto se lo lecchino 
tal quale egli è ! 



40 CENERENTOLA. 



^ hf 



;S 



r^» s* ^ rr "- 1 o ,-* 

^ § ^ 2 Ì 8 O 

v^ >^ ^ -y ^ T 1 e-" 

^ s$ 05 o3 I n •• H 

1 **U SI .-al 

"SÌ^lì gif *i » Q I v & ° * 8 s 

|ig 11 Sl|i.|f l-s « ° § g e à ° 

« d^ ! l S ll c - a 1*2 * s g § s § < - o 

H |lii iiJ tì s a|| ?g Si -« 



g 

2 



sT-s 



; cu cu T3 <-> 



§ *° ^ 



£* ^ > ^ A o — 

fi * ~ I I &• ' « 

o|S^ i I -si *o 

1^ elfi fl n S * ft rt 






.5 



K ■§ I fc 11 fi « °^ a A - « « al 1 "Z ■ ** 

Jli.il gi:-D ue r J s-s o- s ii gì * ggs 
li ili «li i i si 1**14 s w egi 

111*; %H "3 rt : a li •> § «Il ° -: -• ^ Bl 

t* -a . « "^ a <y r^ ^ 'S ° o _, .2^ § S b § 






^ ss ao 



ATTO SECONDO. 41 



Voci degli INVITATI (e s.) 

Maggiordomi in veste splendida.... 

— Dame.... — Servi gallonati.... 

— Portantini.... — E paggi.... — E musiche.... 
Cavalieri incipriati.... — 

Largo, largo ! Ve' che ressa ! 
Vengon qui ! — Vengono al ballo ! — 
Che corteo da principessa ! — 
La lettiga è di cristallo ! 

(La lettiga di Cenerentola viene portata sino alla gradinata di de- 
stra : le Danzatrici del seguito si dispongono ai due lati, lungo la gra- 
dinata, e fauno ala, in aggraziati atteggiamenti, a Cenerentola, mentre 
sale lentamente, quasi trasognata, ammirando tutto qitanto la circonda. 
Il Re e la Regina vengono ad incontrarla dallo scalone di mezzo : 
tutti fanno largo ; il corteo di Cenerentola si aggruppa ali 1 estrema 
destra. Pallido incomincia a dar segni d'attenzione, guardando verso 
Cenerentola. Quando Cenerentola è giunta nel mezzo del piazzale, 
dinanzi al Re e alla Regina, le Danzatrici scendono in fretta, quasi 
fuggendo, e spariscono nel bosco, a destra, con la lettiga ed il seguito. 
Nasturzio, che, nel frattempo, spinto dalla curiosità, s'era mescolato 
al corteo, esce inseguendo i fuggitivi. Cenerentola si volge e si guarda 
attorno, ammirata.) 

TUTTI 

(meno Pallido, le tre donne, Isola-Morta e Monterotondo) 

Quale incanto ! 
Che dolcezza! 
Che bellezza ! 
Che splendor ! 



42 CENERENTOLA. 



CENERENTOLA 

O Regina, o mamma buona, 
a quest' ospite perdona, 
che ti piove dalle nuvole ! 

Babbo re, l'ospite strana 
vien d' un' isola lontana, 
a traverso a un mar di cenere. 
(Agii invitati) Dalla danza io v' ho stornati : 
siete in ver troppo garbati 
a guardarmi sì benevoli ! 

Sono sempre così sola, 
che la timida parola 
dalla gola — nV esce fievole. 

Tanti sguardi, ahimè, pavento ; 
tremo come foglia al vento, 
e mi sento — tutta scotere.... 

Così lungo fu il cammino!... 
(da sé) (Mamma mia, fa che Y Omino 
mi riporti a casa subito !) 

TUTTI (meno e. s.) 



Ah, la grazia 
di quel viso 
ha conquiso 
tutti i cor. 



ATTO SECONDO. 43 



(La Matrigna osserva attentamente la nuova Principessa con un 
lungo occhialetto. Vanerella, sempre più irritata, respinge Montero- 
tondo ; Pizzichina è felice del caldo omaggio di Isola-Morta. — Alla 
voce di Cenerentola, Pallido come attratto irresistibilmente si spinge 
sino alla gradinata : giunto al terrazzino, rapito, non sa rattenere un 
grido appassionato ; a questo grido Nasturzio accorre da sinistra. — 
Tutti, avvedutisi della presenza del Principe, rimangono a capo chino. 
— Pallido divora degli occhi Cenerentola, la quale non sa slaccare da 
lui lo sguardo ed a ste7ito si rattiene dal correre a lui. — Pizzichina 
e Vanerella, veduto Isola-Morta a capo chino come gli altri dinanzi 
al Principe, girano lo sguardo attonito da lui a Pallido e da Pallido 
a Monterotondo, che sogghigna : impallidiscono e s'allontanano sprez- 
zanti. — Isola- Morta e Monterotondo le seguono, uscendo da sinistra, 
verso il fondo. — La Matrigna, poco dopo, esce dietro ad essi. — // R^ 
e la Regina osservano ansiosi il figliuolo, ed un raggio di speranza 
illumina i loro volti.) 



PALLIDO (agìtatissimo) 

Chi sei ? dolce speranza 
o vaga rimembranza? 
speranza che s avveri 
il mondo dei pensieri? 
ricordo cT una vita 
vissuta e non compita? 
Non so, non cerco più.... 
(con fuoco) Sei tu, sei tu, sei tu ! 

(da sé, semplicemente) : 

(Una bambina!.... L'ignorava il core 
questo....) Come sei bella! Amore, amore! 

CENERENTOLA. 
Ah, no, non è speranza, 
nò vara rimembranza 



44 CENERENTOLA. 



cT un sogno, d' un pensiero, 
d'un ideale.... E il vero! 
Sei tu ! Della mia vita 
la meta or è chiarita : 
il fin non cerco più.... 
(con impeto) Sei tu, sei tu, sei tu ! 

(un po' trasognata, ma semplice) : 

(Un uomo!... Questo no '1 diceva il core....) 
Che parola soave! Amore, amore.... 

{Gli si avvicina e lo sorregge, allontanando Nasturzio, il quale va a 
prendere il seggiolone e lo porta sul davanti del terrazzino ; Pallido 
va a sedere y aiutato da Cenerentola, che gli si accoccola carezzevole 
ai piedi, mentre egli le tiene sempre strette le mani. — Pausa.) 

PALLIDO 

(agli astanti, con sùbito cipiglio) 

A voi badate!... Danzate, via! 

(a Cenerentola, dolcemente) 

T ho spaventata, piccina mia ? 

(Nasturzio s' allontana. — Il ballo ricomincia.) 

CENERENTOLA. 
Sì.... 

PALLIDO. 

Mi perdona. Non vuoi ballare 
con gli altri? 



CENERENTOLA. 
È inutile: — non saprei fare. 



ATTO SECONDO. 45 



PALLIDO. 
Perchè, bambina? Dimmi, perchè? 

CENERENTOLA (con grande semplicità) 

Non so guardare altri che te: 

e allor, guardandoti, — inciamperei.... 

Bella figura che ci farei ! 

PALLIDO. 
Mi guarderesti!... Ma perchè, di'? 

CENERENTOLA. 

Non so, lo sento.... Vedi, è così : 
non posso a meno.... Tu pure fiso 
mi guardi sempre senza un sorriso. 
Hai gli occhi intenti negli occhi miei, 
ma non sorridi.... Lieto non sei? 

[Intanto il ballo cessa ed i Sonatori escono. — Ricompare il Gran 
Ciambellano con i Paggi ; e y mentre questi tengono sollevate le por- 
tiere dei due usci laterali del Palazzo, il Ciambellano invita col cenno 
tutti gli Invitati del piazzale ad entrare nella Reggia. — Durante 
tutta la scena, gli Invitati continuano ad uscire, ora uno per volta, 
lentamente, ora a gruppi, conversando animati.) 

PALLIDO. 

La letizia 
d' un sorriso 
mai sul viso 
mi brillò. 



46 CENERENTOLA. 



La malizia 
del destino 
il rubino 
scolorò. 

La delizia 
dell' eliso 
nel tuo viso 
mi beò. 

CENERENTOLA. 

La letizia 
d' un sorriso 
sul tuo viso 
non vedrò ? 

La malizia 
del destino 
per Rubino 
vincerò. 

La mestizia 
d' improvviso 
dal tuo viso 
dileguò. 

(Vanerella entra correndo dalla sinistra del proscenio, inseguita 
da Monterotondo, che sbuffa, ansante ; traversano così la scena, ed 
escono da destra. — Subito dopo, entra correndo Pizzichina, inseguita 
da Isola-Morta : traversano correndo la scena, ed escono anch'essi da 
destra. — La Matrigna entra pure da sinistra, ma nel piazzale ; le 
cerca affannosamente, poi scompare frettolosa da destra.) 



ATTO SECONDO. 47 



1 W ^ 1 ^ 

••2" O-S 

« fi - ^ k" 

gii 

Oo^rdO n |fc£ O « o n '§> 41 ^ g 






















T3 O 


< 


nj 









.2 








c ° 

s s s 

e & B, 


fi 3 

O "3 




co 







4-J 








SSV 


£x3 .5 




e 

Uh 
■O 

CO 


co 

"> 


p 


•0 

u 

-a 
> 


CO 

"So 
.3 




.£ 

co 
0) 


O 

a 

'È 
p 

Pi 




* 

6 ttì § 

13 "£ £ 





u 


J 

CD 

co 


3 

co 


p 


hJ 


"(D 


QJ 

a, 


O 

a 
co 


verso 1 
a, Isola 
zzale, r 
sinistn 


W 73 
Pi- 



«Bg -S "8 '£ "So '^3 ^q ,6 Jjfl <* « g o .'Si - 

^ fri ,3 - 1 *! S> « 

Ph > tt) 



.2 o 



S.y^ o 

C N <U > 
5.N S O 






» « Ri -Q 



.« 



G% O 9 S 

>J3 S £ Q 



^0 ^ 



rt § > 



« -a "§1 

rrt ■ a> a O ^> 



O 



PP CJ^P-i - -SC^g 

6 G g 5 ri o ed ^ 

ias § 1 ; 1 Ts ! 2 '§* PI 

1 ^ § S 1 1 § 1 --1 8 si ili 

3 ^ - a .2 a « 3 5 E " s ^^ «f ? 8 

z ^ ^ ^o^ "^o 3 - w ìj? 

§ - "o ' oi ■ tì .— p^ _ à 2?1 

U 03 ■* T3 H e -ri 5 T> Sa S il h 






4 8 



CENERENTOLA. 



ATTO SECONDO. 



49 



ISOLA-MORTA 

(tenendo sempre afferrata Pizzichina) 



Ah, non fuggirmi, dolce 
[creatura, 

beli' astro fulgido — di 
[notte oscura ! 



PIZZICHINA 

(dibattendosi, furiosa) 



Va, brutta serpe, vile 
[creatura ! 

Aliga fracida ! — Gran- 
chio, lordura! 



ISOLA-MORTA (e. s.) 
T' adoro ! Mettimi dunque alla prova. 

PIZZICHINA (e s.) 
Corvo pestifero, — gracchiar non giova ! 

ISOLA-MORTA. 
Un bacio.... 

PIZZCHINA. 
Al diavolo ! 

ISOLA-MORTA. 

Delizia mia ! 



VANERELLA. 

Rospo mortifero, — vat- 
tene via! 

(si sforza sempre di liberarsi). 

(Usciti tutti gli Invitati, i Paggi rientrano ad uno ad uno nella Reggia, portando via i candelabri, che illuminavano la scena 
e subito dopo la Matrigna esce dal fondo, a destra.) 



ISOLA-MORTA. 

Angelo caro, non fuggir 
[via! 



PIZZICHINA. 

Ragno crocifero, — vat- 
tene via ! 

(continua sempre a lottare, dibattendosi). 



MONTEROTONDO 

(a Vanerella, sempre tenendola stretta) 



Perchè vuoi essere — con 
[me sì dura? 

Incanto hai nome, non 
[già tortura! 



VANERELLA 

(furibonda, tentando svincolarsi) 



Va, vecchio rospo, pio- 
vra, bruttura, 

o dirò a tutti la tua soz- 
zura ! 



MONTEROTONDO. 
Amor più fervido — no, non si trova. 

VANERELLA. 
Un lercio simile — vuoi che mi mova ? 

MONTEROTONDO. 
Sul mio cor.... 

VANERELLA. 
Strozzati ! 

MONTEROTONDO. 

Anima mia ! 



MONTEROTONDO. 

Angelo caro, non scap- 
par via ! 



La MATRIGNA 

(corre dalla sinistra sul piazzale; vor- 
rebbe scendere dalla gradinata, ma vede 
Cenerentola e Pallido; allora s'arresta e 
va gridando verso il parco di sopra la 
balaustrata) 

Dove fuggiste ? La notte 
[è oscura.... 

Figlie, guardatevi — dal- 
[!' impostura ; 



che, quando è tardi, pian- 
ger non giova.... 

Solo la luna ritorna nuo- 
[va! 



Ahi, che fu vana la cura 
[mia.... 

Colombe, o dove volaste 
[via? 

il Gran Ciambellano li segue, 



5<3 CENERENTOLA. 



(Pallido e Cenerentola sono sempre sul terrazzino , nella scena 
quasi buia.) 

PALLIDO 

(come seguendo il filo del pensiero) 

Ti cercava, e no '1 sapeva.... 

CENERENTOLA f«jo 
U ignorava, e ti voleva. 

A Due. 



PALLIDO. 
Sol perchè non t' ebbi accanto 
fui malato e debol tanto. 



CENERENTOLA. 

Ah, perchè non t' ho daccanto 
nelle lunghe ore del pianto ? 



PALLIDO 

Eri tu per cui languiva : 
né mai più ti lascerò. 

CENERENTOLA. 

Già da lungi io ti sentiva : 
tornar lungi ora dovrò?... — 
Che Rubin non è più Pallido 
vo' mostrarti.... 

PALLIDO. 

Andiam lassù, 
nel salone dello specchio. 



ATTO SECONDO. 51 



CENERENTOLA 

(a Pallido, mentre s' avviano sempre abbracciati) 

Ah, sei salvo ! 

PALLIDO. 

Ah, mia sei tu ! 

(Salgono lo scalone e spariscono.) 

( Usciti Cenerentola e Pallido — Vanerella e Pizzichina, avvedutesi 
che il passo è libero, riescono a svincolarsi da 1 loro corteggiatori e 
fuggono su per la gradinata. Allora, dalla sinistra del proscenio, 
entra sbuffando, ansante, la Matrigna : non vedendo alcuno, continua 
la sua corsa sino alla gradinata, sale e scompare dati y uscio di fondo.) 

SCENA VUOTA. 



{Di lontano s'odono ancora i bassi della musica del ballo, che 
vanno gradatamente svanendo. — Spunta la luna e s 1 alza a poco a 
poco di mezzo alle fronde del bosco, a destra. — Sul secondo terrazzo, 
appariscono vagamente, nelV oscurità, le figure di Pallido e Cene- 
rentola.) 

PALLIDO e CENERENTOLA, a Due. 

All' acque, alle rose, alle stelle, 
a tutte le cose più belle, 
tentava V inquieto pensiero 
rapir della vita il mistero. 

Risento or lontane fragranze, 
ritrovo le alate speranze, 
che un dì balenarono al core 
nel vago bisogno d'amore. 



52 CENERENTOLA. 



Non sogno, non sogno : è la vita, 
è un* onda di gioia infinita, 
è un gaudio di luce fremente, 
che tutta m' infiamma la mente. 

(Un raggio di luna li illumina.) 

Gridarlo vo' al sole e alle rose, 
gridarlo vo' a tutte le cose, 
che ansioso scrutava il pensiero: 
l'amore, ¥ amore è il mistèro! 

{Rimangono un istante così, abbracciati, nel chiarore lunare ; poi, 
spariscono dietro alle guglie della Reggia. — La scena rimane vuota 
di nuovo, ma completamente rischiarata. — Intanto, giungorio di lon- 
tano, dal bosco, a sinistra, le voci del corteo, che aspetta Cenerentola.) 

VOCI DEL CORTEO DI CENERENTOLA. 

Bada ! X ore 
volan ! Vola 
la parola. 
E T amore 
vola, tenta, 
e tormenta. 

L' ora fugge, 
T ira rugge, 
morte strugge.... 
Bada ! attenta ! 



ATTO SECONDO. 53 



(Dallo scalone di mezzo scende precipitosa Cenerentola, inseguita da Pallido.) 

CENERENTOLA. 

È tardi, è tardi, amore.... 
Con te rimane il core, 
povero cor che sanguina! 

PALLIDO 

(che è riuscito ad afferrarla sul terrazzino del piazzale) 

No, non mi fuggirai ! 
La vita non tri avrai 
ridata per uccidermi ! 

CENERENTOLA. 

Segreto, ahimè, fatale ! 
Qual rondine senz' ale 
sarò senza te, misera.... 

Lasciami, è tardi. Addio ! 

PALLIDO. 
Ti rivedrò, cor mio? 

CENERENTOLA. 
Te ne scongiuro, cercami ! 

PALLIDO. 
Fanciulla bianca e pura, 



che della mia jattura 
vincesti il tetro fascino, 



54 CENERENTOLA. 



cara dolcezza mia, 
se tu mi fuggi via, 
il riso ridimentico. 

Posami qui la testa, 
oh, resta, resta, resta ! 

CENERENTOLA. 

AlTlOr ! (Incominciano a sonare le ore. — Cenerentola si riscote.) 

Senti, le dodici ! 
Partir prima che scocchi 
T ultimo dei rintocchi 
debbo, o morire.... Ah! lasciami! 

[Air ultimo rintocco si stacca a viva forza da Pallido e fugge. — 
Scendendo a precipizio la gradinata, perde una delle scarpine di ve- 
tro ; senza voltarsi indietro, scompare correndo tra gli alberi del pro- 
scenio, a sinistra.) 

PALLIDO (invocando, verso Cenerentola) 

Amore, amore, amore ! 

CENERENTOLA (di dentro) 
Cercami ! 

PALLIDO (con un grido lungo e straziante) 

Ah! 

{Il Re, la Regina, tutti i Cortigiani e gli Invitati accorrono con- 
fusamente dalle tre porte con fiaccole, la?iterne, doppieri.) 

TUTTI. 

Signore ! 
Presto ! Che è stato ? Accorrasi ! 



ATTO SECONDO. 55 



PALLIDO 

(gettandosi fra le braccia del Re e della Regina) 

Fuggita via ! fuggita ! 
Rinasco, sì, alla vita : 
sorrisi.... ora so piangere! 



Fine del Secondo Atto. 



********************* 



ATTO TERZO 



PARTE PRIMA. 

Cortile dinanzi la casa della Matrigna. 

La casa è a sinistra : ha una porta nel mezzo della facciata ; 
più verso il fondo, un' altra porticina, chiusa da grandi catenacci : 
finestre praticabili. Un muricciuolo basso chiude lo sfondo. A' piedi 
del muro, qualche aiuola ; a destra, una fonte, ombreggiata da un 
grande albero. — È Falba. 



CENERENTOLA sola. 

(È in abito rozzo, succinto, con i piedi nudi in grossi zoccoli di 
legno. Viene per due volte dalla casa ad attingere acqua con una mez- 
zina, silenziosamente. Poi, tornando in iscena per la terza volta, come 
fantasticando, dolcemente melanconica) 

O dolce sogno mio, 
come nebbia al mattin sei dileguato ; 
e pur tanto disio 
restò di te nell' animo turbato ! 

« Non so, non so che sia.... 
» E un vago desiar di dolci cose, 



ATTO TERZO. 57 



» e una speranza pia.... 

» Ma vita nova il sogno in cor mi pose. » 

Sono così mutata!... 
« Non rimane alla mente altro pensiero : 
» col sogno son rinata, 
» ed al core un fantasma apprese il vero. 

» Lui, che sognando io vidi, 
» nel profumo ritrovo della brezza, 
» nel cinguettar dei nidi 
» e nel bacio del sol che m' accarezza. 

» Di quella voce dolce 
» nello stormir del bosco un' eco sento, 
» che il cor soave molce 
» e lo turba di novo struggimento. » 

(Rimane assorta presso la fonte.) 



( Giunge dapprima da lontano un vocìo indistinto : poi da destra, 
sempre più chiare ', le parole d'un Banditore pubblico, accompagnate 
ed accentuate da squilli interni di tromba. Quando il romore s 1 avvi- 
cina y Vanerella, Pizzichina, poi la Matrigna, s 'affacciano alle finestre \ 
sbadigliando , ancora discinte^ in cuffia da notte. Cenerentola tende 
l'orecchio.) 

LA VOCE DEL BANDITORE (dal di dentro) 

.... Ordin di Sua Maestà.... 
Avrà metà del regno.... 
Reuccio.... sposerà.... 
Sacro formale impegno.... 



58 CENERENTOLA. 



Già da tre ore, tre 
minuti e tre secondi, 
i Savi innanzi al Re, 
filosofi profondi, 

provano lo scarpino 
di vetro, sin che appaia 
il piede piccolino 
che il calzi.... Già, a migliaia 

feci levar dal letto 
fanciulle belle e brutte.... 
Io, banditor, Y ho detto : 
tutte alla reggia, tutte, 

povere, ricche, nobili, 
borghesi, serve o dame.... 
Io, banditore pubblico 
fra' mille del reame, 

lo dico in verità — 
fede sacra di re.... 

Le Tre DONNE 

(a vicenda, confusamente, dalla finestra) 

Che dice ? — Sposerà 
il Reuccio ? — Che e' è ? 
Ha detto uno scarpino 
di vetro ? — Mezzo regno ? — 
Il piede più piccino ? — 
Del re formale impegno ? — 



ATTO TERZO. 59 



A Tre. 

Mi gira la testa, 
mi par di sognar ; 
il core in tempesta 
mi sento scoppiar. 

Gli spirti raduna, 
affina il cervel ; 
chi sa che fortuna 
ti piove dal ciel ! 

O questo pasticcio 
nasconde un mister, 
o pazzo è il capriccio 
del principe in ver. 

S' è pazzo, fortuna 
fia questa per me.... 
Di certo che niuna 
più piccolo ha il pie. 

{Richiudono le finestre : intanto il vocìo interno cresce sempre, sin 
che entra dalla destra il Banditore, seguito da tre trombettieri e da 
tcn codazzo di fanciulle e di monelli cenciosi.) 



IL BANDITORE (nel fondo) 

Giù dal letto, figliuole, 

di' è già levato il Sole ! (squilli di tromba). 

(La Matrigna, Vanerella e Pizzichina, dall'uscio della loro casa 
vengono nel cortile.) 



ÓO CENERENTOLA. 



IL BANDITORE (avanzandosi) 

Odasi ! Da quel punto del regno, ove al mattino 
il sole appare, cinto di rosee nubi, in sino 
al punto ove tramonta, rosso di sangue, a sera, 
odasi ! Quest' è fede di re, piena ed intera. 

(Scandendo solennemente le parole, come promulgando un editto) 

« La fanciulla, sia povera — o ricca, che potrà 
calzar senza dolore di vetro uno scarpino 
perduto ieri al ballo, andrà sposa a Rubino, 
Reuccio, erede nostro, e mezzo regno avrà. » 
Volontà sacrosanta quest' è di Sua Maestà. 
Già da tre ore, quattro minuti e tre secondi, 
i Savi del Reame filosofi profondi 
provano il piccolissimo — scarpin di vetro a tutte 
le fanciulle eh' io feci là radunar, sian brutte 
o belle, ricche o povere, — umili ancelle o dame.... 
Io, banditore pubblico — fra' mille del Reame, 
ve '1 dico : niuna ancora calzare lo potè.... 
Udiste il sacrosanto voler del nostro Re ! 

(/ trombettieri escono da sinistra con la folla : il Banditore s y avvia 
per seguirli.) 

CENERENTOLA 

(al Banditore, non sapendo più frenarsi) 

Diceste « tutte, » 
sian belle o brutte, 
sian ricche o povere ? 



ATTO TERZO. 6l 



LA MATRIGNA (a Cenerentola, bruscamente) 

Pazza ! Canzoni ? 
con quei piedoni 
eh' hai negli zoccoli ? 

(Cenerentola, senza parlare, leva il piede nudo dallo zoccolo e ri- 
mane come assorta , osservandolo.) 

IL BANDITORE (alla Matrigna) 

Comare cara, 
la legge è chiara : 

a tUtte parlasi ! (Esce da sinistra.) 

[La scena si vuota rapidamente. Cenerentola si scuote, e rientra 
in casa con la mezzina dell 'acqua.) 



LA MATRIGNA (a Vanerella) 

Lesta, -bambina : 
quella scarpina 

levati Subito ! (Vanerella eseguisce.) 
LA MATRIGNA (osservando il piede di Vanerella) 

E un bel piedino, 
ma più piccino 
T ha Cenerentola. 
(a Pizzichina) Levati in fretta 
quella scarpetta 

e il piede mostrami. (Pizzichina eseguisce.) 



62 CENERENTOLA. 



LA MATRIGNA (esaminandole il piede) 

È un bel piedino, 
ma più piccino 
F ha Cenerentola. 

È una vergogna ! 
Tosto bisogna 
trovar rimedio. 

(Chiamando verso casa) 

Cenerentola ! 

CENERENTOLA (dalla casa, accorrendo) 

Signora ! 

La MATRIGNA. 

Non ti sembra giunta V ora 
del lavoro ? quel bucato 
non è ancora risciacquato. 
Corri in quello sgabuzzino ; 

(accennando alla porticina) 

altrimenti, il mio scopino 
sulla faccia assaggerai. 

CENERENTOLA 

(s' avvia per obbedire ; poi, colta da sùbito spavento, s' arresta) 

Ma non mi rinchiuderai?.... 
(supplichevole) Mamma cara, questa volta 
sola sola, il prego ascolta. 
Non volermi far morire.... 



ATTO TERZO. 63 



LA MATRIGNA (minacciandola) 

Quante volte te V ho a dire ? 
CENERENTOLA 

(esitando, sulla soglia della porticina) 

Per pietà, non mi serrare !... 

LA MATRIGNA (terribile, investendola) 

Che ti strozzo vuoi giocare ? ! 

(Cenerentola spaventata entra in fretta : la Matrigna richiude subito, tirando il ca- 
tenaccio.) 

Ah, respiro ! Colombelle, 

leste leste, a farvi belle ; 

che già il tempo vola rapido 

e rinchiusa è Cenerentola. (Entra m casa.) 



(Vanerella e Pizzichina, sul punto di seguire la Matrigna, s 'arre- 
stano, colte da uno stesso pensiero^ 

A Due 

(1' una contro V altra, guardandosi negli occhi) 

La mia scarpina, di', vuoi provarti ? 

(e. s., ridendo ironicamente) 

Se non vuoi altro, per contentarti.... 

(Si scambiano ima scarpa; s 'avvedono che calza a pennello ; la 
osservano, spaventale ; la riconoscono.) 

A Due. 
Ma questa.... questa è la mia scarpina ! 



64 CENERENTOLA. 



PIZZICHINA. 
Scambiata forse Y ho stamattina ? 

VANERELLA. 
Forse che al buio sbagliato avrei ? 

PIZZICHINA. 
Non m' era larga ! Dio degli Dei ! 

VANERELLA. 

Non m' era larga ! Ma chi ci crede ! 
(disperata) Lo stesso piede ! 

PIZZCHINA (disperata) 

Lo SteSSO piede ! (Pausa.) 

VANERELLA 

(con intensa espressione d' odio) 

Chi del Reuccio sposa sarà ? 

PIZZICHINA (maligna) 

Soltanto ai piedi guardar vorrà ? 

(Si guardano lungamente in cagnesco ; poi 

VANERELLA 

contenendosi a stento, con caricatura, accennando all' uscio di casa) 



Oh, Reginotta, passi ! 



ATTO TERZO. 65 



PIZZICHINA (schernendola e. s.) 

Le pare ? 
Anzi, lei prima deve passare ! 

VANERELLA (cso 
No, prima lei ! 

PIZZICHINA (cs.) 
Prima la sposa ! 

(Breve pausa.) 

VANERELLA (di suir uscio) 
Brutta antipatica ! 

PIZZICHINA. 

Vipera odiosa ! 

(Entrano in casa furibonde*) 

{Cala la tela?) 
L'orchestra descrive il ritorno dei mille Banditori alla Reggia. 



66 CENERENTOLA. 



PARTE SECONDA. 

Sala del Consiglio nella Reggia. 

Lo sfondo della scena è formato da un ampio tendone, che si 
aprirà alla fine delPatto. — Un po' in avanti, verso destra, ricco trono, 
sul quale è seduto Rubino, vestito di bianco ; sui gradini del trono, 
i Paggi stanno pronti a reggere lo strascico del manto nuziale 
quando il Principe s' alza. — Più innanzi, pure a destra, i Savi, con 
grandi parrucconi, circondano il Gran Savio, che, seduto su un seg- 
giolone, è intento a scrivere, correggendo e ricorreggendo, su di 
una pergamena, che tiene sulle ginocchia. — A sinistra, dinanzi ad 
un alto leggio, sta il Secondo Savio, sfogliando un grosso librone, 
dal quale cancellerà poi con una lunga penna i nomi delle ragazze, 
man mano che vengono chiamate. — Nel fondo della scena il Ciam- 
bellano ed alcuni Servi fra due gruppi di ragazze d' ogni ceto. In 
un gruppo, il più numeroso, a sinistra, sono quelle che hanno già 
provato la scarpina ; nell' altro, a destra, quelle che aspettano ancora 
la loro volta : fra queste, sono Pizzichina e Vanerella, accompagnate 
dalla Matrigna. — Nel centro della scena, inginocchiato su di un cu- 
scino, sta Nasturzio, con la scarpina di vetro in mano. Accanto a 
lui, a sinistra, una seggiola per le ragazze che vengono alla prova ; 
dall' altro lato, un ricco sgabello, sul quale posa di tratto in tratto 
la scarpa. — A sinistra, nel mezzo della parete, grande porta ar- 
tisticamente decorata, presso la quale stanno Cortigiani e Cavalieri, 
a gruppi. — A un tratto, il Gran Savio s' alza e mostra agli altri Savi 
la pergamena. — Tutti i Savi s' inchinano al Gran Savio, assentendo; 
poi, leggono in coro, dalla pergamena, quanto segue, rivolgendosi 
alle ragazze del secondo gruppo. 

I SAVI (gravemente) 

Conciossiacosaché da lunghe ore 

duri il giudizio, e i Savi sieno affranti 

per le dure fatiche sostenute ; 



ATTO TERZO. 67 



conciossiacosaché, dalle fanciulle 
qui venute sin ora, a sufficienza 
sia palese Y estrema piccolezza 
dello scarpin di vetro, noi preghiamo 
tutte quelle fanciulle, che non hanno 
piccolissimo il piede, a risparmiare 
a sé, a noi, la pena della prova. 

(Lunga pausa. — Nessuna si muove.) 

Il GRAN SAVIO. 

(tornando a sedere sul suo seggiolone) 

Quegli è più sordo che non vuol sentire. 
Avanti ! 

(ad una fanciulla del secondo gruppo) 

Il nome tuo? 

La FANCIULLA 

(avanzandosi, con un inchino) 



Fiorella Argenti. 



Il SECONDO SAVIO 

(cercando nel libro e cancellando il nome) 



Fiorella.... Argenti. 



NASTURZIO 

(dopo averle provata la scarpa) 



Siete bella e cara, 
ma il piedino qui dentro, ahimè, non entra. 

*» VOI. (Le rimette la sua; la fanciulla passa al primo gruppo.) 



68 CENERENTOLA. 



IL GRAN SAVIO (ad un' altra) 

Il nome tuo ? 

SECONDA FANCIULLA (avanzandosi) 

Giuliva Allodola. 

SECONDO SAVIO (cs.) 
Allodola.... Giuliva.... 

NASTURZIO (e s.) 

Ah, che disgrazia ! 
Un piede così piccolo e pur tanto 

ribelle.... (La fanciulla si ritira, e. s.) 

IL GRAN SAVIO (a Vanerella) 

Tocca a te. Qual è il tuo nome, 
di'? 

VANERELLA 

(zoppicando leggermente, s'accosta e siede nel mezzo) 



Vanerella Pia. 

SECONDO SAVIO (cs.) 
Pia.... Vanerella.... 

Il GRAN SAVIO 

(come colto da un' idea, balzando in piedi) 

Fermate, amici : ricominciar devesi 

da capo. (Forte mormorio) Sì, ricominciar bisogna. 



ATTO TERZO. 69 



Si doveva provare a piede nudo 

oppure no ? Ecco il mio dubbio. Il regio 

Editto (s' inchina) nulla ci prescrive : ordina 

solo che lo scarpino abbia a calzare. 

Ma di nuovo io domando : a piede nudo, 

oppure no ? Non fa parola d' altro 

Y Editto : quindi, a piede scalzo ; e quindi 

tutto da capo è da ricominciare. 

(Ricade affranto sul seggiolone.) 
TUTTI I SAVI (confusamente) 

Ricominciare ? — 
Per carità ! — 
No, no, impossibile ! — 
No, per pietà ! — 

Dobbiam chiamare 
di nuovo qua 
quelle che furono 
vedute già ? — 

C è da schiantare ! — 
Crepar ci fa ! — 
Non è possibile ! — 
Per carità ! — 

Il GRAN SAVIO. 
Miei cari, è logico ! 



70 CENERENTOLA. 



TUTTI I SAVI (c.s.) 

Ma che ! ma che ! — 
Sarebbe orribile ! — 
Assurdo egli è ! — 

Le RAGAZZE e i CORTIGIANI. 

Ma sì, è chiarissimo : 
si scalzi il pie. 

TUTTI I SAVI. 
Via, si continui : 
dubbio non e' è. 

Il GRAN SAVIO. 
È indiscutibile ! 

I SAVI, le RAGAZZE e i CORTIGIANI 

(a vicenda, confusamente) 

Dice così ! — 

No ! — Sì ! — Impossibile ! — 

No ! — Scalzo ! — Sì ! — 

[Grande confusione : battibecco fra i Savi e le ragazze. — Pallido 
s'alza: silenzio generale.) 

PALLIDO. 

Si prosegua. (Siede. — Il Gran Savio s'inchina.) 
IL GRAN SAVIO (a Vanerella) 

Il tuo nome ? 



ATTO TERZO. 71 



SECONDO SAVIO. 

Vanerella 
Pia, T ha già detto. 

NASTURZIO (provandole la scarpa) 

Coraggio, figliuola ! 
Su ! (con un grido) Ah ! Dei delle nuvole ! guardate, 
calza ! Calza a pennello, a meraviglia ! 

PALLIDO 

(sbigottito, mentre Pizzichina freme d' invidia, e la Matrigna riesce a stento a frenarla) 

Ma non è lei ! 

Il GRAN SAVIO. 

Altezza, la parola 
regale è sacra. Dovete sposarla. 



72 



CENERENTOLA. 



< 

w 

ri 
w 

> 



rn o 

Ih 

o 



CU 

**H* 



<u — 

'ci 'a. 

ri rs 



.5 ^ 

1S ai 

<-> 'E 

.- o 



co 

CT 



^a3 

'So 



U) -5 



r T3 



ri o 

.•a c 

Q Oh S 



P 

P 

'So 

•CD 



'<V 



~0 

cu 



o 

e 

ri 

ri 
o 
e 
o 



Oh 



ri 
P 



S £ 2 

ri .5 1 §■ 



•a < 

V+H 

o O 



a 

p 

<u 

rP 

CJ 
Jh 

o 



S o o 

> e 5 



o e 

CI) *"" 1 

'p 



.-Ut • '- ' 

^ cu 



biO ** 






S 2 



>cd 
H > 

co •« 



a; 

'§ o 
•e £ 

Ph 



O 

H r-P 



„ ri 
ri 
- g o 



CO 
O 

5=1 

13 

d 
co 
O 

a, 
co 






co <X> 



ri 

e 

o 



o 

a 

ri 



ri 

N 

cu TJ 

a 

cu 
Ih 



< 



w 5 

N < 
tó O 



CU 

ri 



P 
cu 

Oh 



b« 



o 
S 

ri 



jj 

ri 
O 



cu 

Oh ■ 
00 Ph 

ri 



/CU 

o 
p 



SS 

o 

CU 

d 

qp 



Jh 

o 
o 

cv. C 

•ri ed 
CU O 

CO 4-> 

O £ 

co u 



ri ri «5 






<0 



O 
Q 

»-H 



tì 



o cu : 
£ rp cu 

* & ti 



•CU rt 



P 

o 
p 

cu 

co 



cu 

co 

o : 

ri ri 

co co 

O O 

Oh Oh 



O 
Oh 



o 



o 

co 
co 
cu 

B 

O 
u 

cu 



P 



O cu g 

-P o > 



ri 
Ph 



CO CO < Ph 



CO 


.2 


o 


fi 


o 


*& 

C 


co 


ci 
u 


Ih 

o 


e 

* 


• »— i 


ri 

CX) 
CU 


p 


o 


ed 


O 

ri 

Oh 


ci 

CU 

> 


Oh 

E 


a 

o 
u 


"rt 


co 


O 

co 


ci 
N 
C3 


ri 


s 


*d 


•P 


ed 


Q 


5-H 

o 


< 


Ph 


co 



ATTO TERZO. 73 



NASTURZIO (togliendole la scarpina) 

Sangue, sangue ! Che sì che s' è tagliata 
il dito grosso, per render più piccolo 
il piede ? !... Infatti, è vero : manca un dito. 
Vanitas vanitatum ! 

TUTTI (inorriditi). 

Oh! 

PALLIDO (tornato sul trono) 

(Mio Dio, 
ti ringrazio !) Di qui si porti via. 

(/ Servi eseguiscono. — Appena uscita Vanerella, Pizzichina sviene 
fra le braccia della Matrigna.) 

NASTURZIO. 
Ma questa è la sorella di queir altra.... 
O sta' a vedere che volevan farsela 
a vicenda ? ! Difatti : (ie leva ia scarpa) il dito manca ! 
Vanitas vanitatum ! 

TUTTI (e s.) 
Oh! 

PALLIDO. 

Si porti 

Via (11 qui. (I servi eseguiscono; la Matrigna, fuori di sé, li segue.) 
[Ad un cenno del Principe, contimea la prova della scarpina.^ 



74 



CENERENTOLA. 



Lea. 



Il GRAN SAVIO. 
Presto, i vostri nomi ? 

TERZA FANCIULLA (cs.) 

Ilona 

SECONDO SAVIO (cs.) 
Ilona.... Lea.... 

QUARTA FANCIULLA. 
Carpania Galla. 

SECONDO SAVIO. 
Carpania.... 

QUINTA FANCIULLA. 
Cilicia Metacarpi. 

SECONDO SAVIO. 

SESTA FANCIULLA. 
Sveta Maicobosia. 

SECONDO SAVIO. 

Sveta.... 
Maicobosia.... (con gioia) Quest' è V ultima. 



Cilicia... 



ATTO TERZO. 75 



NASTURZIO 

(alle quattro fanciulle, successivamente, e. s.) 

Niente 
e niente ! e niente ! e ancora niente ! 

I SAVI (con sussiego, al Principe) 

Finis ! 
finis ! finis ! 

PALLIDO. 
Sì, ma la principessa ? 

I SAVI. 
Dev' esser certo d' un altro reame : 
qui, fanciulla non v' ha, che questo piccolo 
scarpin di vetro possa aver perduto. 

PALLIDO (alzandosi) 

Ma no ; del suo labbro risento 
V accento — purissimo ancor : 
risento di nostra favella 
la bella — cadenza nel cor. 

Che incanto, che gioia, che croce 
la voce — soave è per me ! 
Ah, no, non è idea, non è sogno 
che agogno.... — Trovare si de' ! 

Io vo' la mia dolce fanciulla : 
ma nulla — sapete trovar. 



76 CENERENTOLA. 



Pedanti ! quei vostri libroni 
son buoni — soltanto a bruciar. 
A me codesto libro ! 

(Il secondo Savio glielo porge con premura: Pallido lo sfoglia avidamente, a lungo.) 

Possibile ? Ogni nome 
sarà già cancellato? Avanti.... Avanti.... Come? 
Nulla ? Nulla ! Ed ancora nulla ! Che non ci sia ? 
Ah, no! (balzando in piedi) Ciechi ! Ecco un nome! Ecco : Vio- 
letta Pia. 

(Pallido scende dal trono e mostra il libro ai Savi.) 

NASTURZIO. 

Pia? E sorella dunque dell' altre due?... Son quelle 
giunte tardi che noi burlammo.... Le sorelle 
imprecavano a un nome, che ho scordato.... Lasciate 
fare a me, che scoprire saprò V intrigo, (ai ciambellano) Fate 
entrare quella vecchia. Di tutto son capaci. 

(Alla Matrigna, che entra subito) 

Dimmi : dov' è tua figlia Violetta ? (Pausa.) 

Perchè taci ? 

LA MATRIGNA (scotendosi) 

Non è mia figlia.... 

NASTURZIO. 
Allora tua figliastra sarà.... 

La MATRIGNA (subito) 
Come il sapete ? (riprendendosi) E morta.... 



ATTO TERZO. 77 



NASTURZIO. 

Morta ? Benone, guà ! 
Anch' io son morto, allora ! Vo' continuar la prova. 

(e. s., al Ciambellano) 

Vengano le sorelle. Bimbo, gatta ci cova ! 
Vedremo se saranno paperi oppur gattini.... 

NASTURZIO 

(a Vanerella, che entra, sempre zoppicando) 

Violetta ov' è ? 

VANERELLA (stupita) 
Violetta ? ! 

ALCUNE DONNE. 

Sono nostri vicini.... 
La chiamali Cenerentola.... 

NASTURZIO. 

Ah, ecco, ecco il nome 
imprecato. Che cosa ne avete fatto ? 

VANERELLA (impacciata) 

Come ? 
Che ne abbiam fatto ? Nulla ! (rinfrancandosi) È lei, che ci è 

[scappata 
eia un pezzo. 

Le DONNE. 
Questa mane noi V abbiamo incontrata. 



7 8 



CENERENTOLA. 



Meglio 



NASTURZIO. 

(a Pizzichina, che entra zoppicando) 

Dov' hai nascosto Cenerentola ? 



PIZZICHINA. 

Che? 
Povera Cenerentola! Ì'^^jL^^Ìv^S Non 

[venne qui, perchè.... 
Come provar potrebbe la scarpina, s' è nata 
senza le gambe ? 

NASTURZIO. 

Ah, senza.... Oh, brutta sciagurata ! 
Vado, e se torno senza condur qui la sorella, 
se il cuoco me ne trova, mi frigga le cervella ! 



(Esce correndo.) 



TUTTI 

(investendo le tre donne, sin che si rimpiattano 
dietro il seggiolone del Gran Savio, rimanendo 
inginocchiate, vergognose e tremanti) 

Lo nega ! — Strega perfida, 
Vecchiaccia infame e ria, 
vorresti or fuggir via ? 

Ah, tutte — brutte vipere, 
che avete odiato tanto, 
siate dannate al pianto 

di sempiterno strazio ! 



PALLIDO 



(lanciato uno sguardo di sprezzo alle tre don, 
come inseguendo il suo sogno) 



« Te ne scongiuro, cercami 
Cara dolcezza mia, 
mi disse e fuggì via.... 

Ed ora il cor mi sanguina.. 
Un misterioso incanto 
me la strappò d' accanto : 

ma non sarà invincibile ! 



ATTO TERZO. 79 



PALLIDO. 

No, non mi fuggirai ! 
La vita non m' avrai 

ridata per uccidermi. 
« Fanciulla bianca e pura, 
» che nella notte oscura 

» svanisti qual fantasima, 
» sul viso già il pallore 
» torna ed il gel nel core.... » 

Vieni, l'anima avvivami. 

(Le tre donne rimangono immobili^ inginocchiate con la faccia a 
terra , sino alla fine.) 



NASTURZIO (tornando con Cenerentola) 

L' avean rinchiusa nello sgabuzzino 
del bucato. 

CENERENTOLA 

(entra tutta vergognosa, a capo chino, trascinata da Nasturzio. — Scorgendo Pallido) 

Ah! 

PALLIDO (correndole incontro) 

È lei ! T anima mia ! 

(la stringe a sé; poi, la conduce alla sedia della prova, le infila la scarpina, la quale, 
naturalmente, calza a pennello, e rimane inginocchiato a' suoi piedi. — Agli astanti) : 

Vedete qui, vedete ! 



80 CENERENTOLA. 

TUTTI 

(meno la Matrigna, Vanerella e Pizzichina) 

O meraviglia ! 
O meraviglia ! Evviva ! 

Il GRAN SAVIO. 

No, un momento ! 
Così non va.... non va, col piede nudo.... 

PALLIDO (spazientito) 
v_JJl ! (pone il proprio guanto dentro alla scarpina, che calza egualmente) 

Là ! sarai contento ! 

Il GRAN SAVIO. 

Più non fiato. 

(Pallido copre Cenerentola col manto nuziale, e s' 'avvia, tenendola 
abbracciata, verso il fondo, — Squilli di tromba dalV interno.) 

i SAVI 

(seguendoli, a Cenerentola e. s.) 

Altezza serenissima, 
noi tutti t' inchiniamo ; 
sposa del nostro Principe, 
rendiamo omaggio a te ! 

(Tutti gli altri fanno ala.) 



(Al cenno del Ciambellano, si apre il tendone del fondo, lasciando 
scorgere, per tutta la larghezza della scena, un superbo loggiato a tre 
archi, cui si accede per un y ampia gradinata. Il loggiato si disegna 



ATTO TERZO. 8l 



sull'azzurro terso del cielo. — Da sinistra, appariscono nella loggia il 
Re e la Regina, i quali muovono per discendere la gradinata, seguiti da 
Paggi, Damigelle e Servi; da destra, alcuni trombettieri. Questi danno 
alcuni squilli, guardando giù dal parapetto del fondo. — Dalla piazza, 
che s 1 immagina sottostante alla loggia, sale un brusìo di folla plau- 
dente ed ansiosa, e rispondono altri squilli di tromba. — Pallido e Ce- 
nerentola salgono la gradinata sino a mezzo : sul pianerottolo il Re 
e la Regina li incontrano.) 

PALLIDO (presentando Cenerentola) 

Ecco la sposa mia ! 

(// Re e la Regina abbracciano Cenerentola, e risalgono insieme 
la gradinata. Dall'alto della loggia, presentano gli sposi alla popola- 
zione, e, togliendosi di capo le corone — sempre volgendo le spalle agli 
spettatori — ne fregiano la giovane coppia, tra gli applausi della folla. 
— Tutte le campane del regno suonano a festa.) 

LA FOLLA (dall'interno), I CORTIGIANI, I SAVI, 

le RAGAZZE e NASTURZIO. 
Viva il Reuccio ! 
Viva la Reginotta ! Evviva ! 

(Le Damigelle della Regina scendono, agitando i turiboli, sin che 
il fumo vela lo sfondo della scena. Allora 

La MATRIGNA, VANERELLA e PIZZICHINA 

le quali erano rimaste sole sul davanti, inginocchiate, rialzano da terra 
la faccia livida, gemendo) 

Ahimè ! 
* (Cala la tela?) 

Fine. 



P.RE-ZZO LI,