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^3 1 O. 



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Anno XIL - 1904 



L-A. 



CLINICA CHIRURGICA 



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1L.A 

Clinica Chirurgica 

RUBBUIOATA 

col concorso dei Professori di Chirurgia 

neUe Uni'versità [taliane 



PERIODICO MENSILE 

ABBONAMENTO ANNUO: 
per l'Italia . , L. SO — B per l'Estero . . Fr. «5 



.^nno x:il. - ISO-^r 



DOTTOR FRANCRSCO VALLARDT 

MILANO 
NAPOLI - FIRENZI-: - ROMA - lOUINO - PALERMO 
BOt.OO:SA - GENOVA - PISA - PADOVA - CATANIV - CAGLLVRI - SASSARI - BARI 

TRIESTE - BUENOS AIRES - MONTKVlDliO - ALESS)."QÌtìra^lbV VtQl^^lC 



PROPRIETÀ LETTERARU 



Stabilimenti riuniti d'Arti Grafiche ^ Milano, Corso Magenta, N. 48. 

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Addo III - N. i. LA CLINICA CHIR0R6IGA i Gennaio 1904 



I &^b2. SULLA 



NUIIEUZMII CLIIICIE E SPEIIIEITIll 



FISSAZIONE DEL RENE IN HOSI 

per 11 

Prof. A.NDREA CECGHERELLI 

Direttore della Clin. Chirurg. Operat. nella R. Univ. di Parma 



Se ammettessimo senza discussione e senza limiti come esatta 
la teoria del Gléuard sulle ptosi viscerali non sarebbe più il caso 
di discutere sulla necessità d* intervenire chirurgicamente e sulla 
modalità delFatto operativo. Infatti se la ptosi non fosse che Tespres- 
sione di una diatesi, quale Tepatismo, e non si trattasse più di un 
viscere, ma di molteplici visceri in ptosi, non ci sarebbe ragione di 
fissarne un solo quando altri rimarrebbero in condizioni anormali,, 
e per di più non sarebbe eliminata la causa determinante e perma- 
nente della ptosi« 

Ma io credo che il Glénard abbia esagerato nelle sue conclu- 
sioni; che abbia cioè troppo generalizzato, e che spesse volte abbia 
confuso gli effetti con la causa. Io non nego, anzi ammetto, che il 
visoere in ptosi con i suoi stiragliamenti, con le »ue compressioni, 
«on le sue posizioni anormali produca disturbi seri e gi*avi e quindi 
che queir epatismo invocato dal Glénard come causa determinante 
le ptosi bene spesso non ne sia che Teffetto. *-* Corollario logico 
di quest* affermazione ò quindi che il chirurgo può e deve interve- 
nire per fissare il viscere ptosico, in quanto in tal modo arresta, impe- 
disce, elimina, gli inconvenienti derivanti dalle condizioni anormali 
di posizione di un viscere « e procura che il viscere in ptosi, ma 
normale, non divenga oltre che ptosico, ammalato. 

Oggi, a mio credere, il quesito si è fatto anche più esteso e 
più bello di quello che non fosse per il passato, in quanto che oggi 
non m deve più discutere soltanto sul modo migliore di fissazione 
di un viscere, ma si hanno nel tempo stesso a risolvere vari altri 
quesiti importanti che riguardano tutte le modificazioni che subisce 
un viscere quando è ptosico, e quando è fissato. 

Fra tutti i visceri è il rene quello che più facilmente di ogni 
altro ai mobilizza, ai sposta, reca disturbi più o meno gravi a seconda 
dei ca^i* .Quel ren0 che è semplicemente mobile per lo più è nor- 



CUniUa Chir%»rgica* 

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ANDREA CBCCUBRBLLI. 

male, od almeno si caratterizza come tale, perchè non si trovano 
clinicamente, né alFatto operativo, quelle alterazioni ritenute dipen- 
denti dalla mobilità del rene: e voglio dire Tidronefrosi, la pione- 
frosi, la calcolosi. Ma non per questo io credo che molte volte quel 
rene mobile non sia completamente sano, perchè certamente in esso 
vi sono disturbi di circolazione, i quali sono causati dalla sua con- 
tinua mobilità, dagli attriti che subisce, e che sono eliminati una 
volta tolte queste cause. 

Il Murri fino dal 1877 provò, e non è stato contradetto, che 
albuminuria si aveva non solo da alterazioni dell'epitelio glandulare, 
ma anche da quello della capsula, la quale subisce appunto modifi- 
cazioni per essere il viscere mobile : e questo non contradice l'altra 
afTermazione del Semmola che in alcuni casi le lesioni renali devono 
essere considerate non come causa, ma, come conseguenza dell'albu- 
minuria. È in queste condizioni che il continuo passaggio attraverso 
il rene di sostanze albuminose del sangue divenute dializzabili e non 
più assimilabili, determinerebbe alterazioni epiteliali e vasali e quindi 
la nefrite. 

Ora io credo appunto che queste affermazioni, le quali la Clinica 
non ha contradette, guidino il chirurgo a qualche cosa di utile e 
di razionale nella cura del rene in ptosi, in quanto si amplia il con- 
cetto chirurgico, e cioè di non limitarci al fatto della fissazione del 
viscere, ma di combattere le condizioni anormali che si sono deter- 
minate nel rene. 

Se il chirurgo per il passato allontanandosi dai precetti primi- 
tivi dell'Hahn nella fissazione del rene ebbe di mira soltanto di dare 
maggiore estensione e solidità alle aderenze che dovevano fissare 
il viscere, oggi io credo che abbia un orizzonte più vasto dinanzi 
a sé, una meta più complessa da raggiungere e cioè fissazione del 
rene e modificazione delle condizioni del rene dipendenti dalla sua 
anormale mobilità. 

Io non voglio discutere in modo particolareggiato il quesito della 
cura chirurgica delle nefriti, che in questi ultimi tempi si è fatto 
causa di discussioni vivissime, di ricerche numerose. Ma non posso 
fare a meno di richiamare alcuni dati, di esporre alcune ricerche, 
le quali a mio parere hanno grande importanza per la soluzione del 
problema che mi sono proposto di risolvere. 

Se Si esaminano i tre casi deirHarrison pubblicati nel Lancet 
del 4 Gennaio 1896 dal Reginald Harrison si trova che in tutti e 
tre nulla venne trovato di ciò che si sospettava, e cioè o suppura- 
zione calcolosi: ma in tutti tre i fenomeni dolorifici, e Talbumi- 
nuria scomparvero per il semplice fatto dello scapsulamento del rene. 
In tutti e tre i casi non si poteva negare trattarsi di nefrite, come 
non lo si può negare negli altri due casi del Neumann pubblicati 
nel Lancet del 18 Gennaio 1896 ed in quello di Hober di Hanibourg. 



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CONSIDERAZIONI CLlNiCHK B SPERIMENTALI SULLA FISSAZIONE, ECC. 3 

Dirò di più che in quelli del Neumann si aveva senza dubbio, a che; 
fare con rene mobile, perchè esisteva idronefrosi intermitteute, tcl^Qi 
per gli studi del Terrier si sa essere in rapporto colle ptosi renali^ 
Io ammetto con THarrison che la diminuita tensione e congestione! 
sono gli elementi che determinarono il miglioramento e la guari*? 
gione: ora aggiungo che tutto questo dev'essere di. maggiore vanr 
taggio quando si hanno lesioni parenchimali, ma. tutto si residua aU$ 
capsula o alle parti più superficiali del reue, come lo confermarono 
gli studi del Giordano (Chirurgia renale^ Unione tipografica Editrice)» 
e le osservazioni del Lambret {Revue de Chirurgie ^ 1897), e dei 
Le Dentù. Ma più al caso mio è Tosservazione del Rode {Deutsche 
Zeitschrift fur Chirurgie, 1897, Band XLVI), raccolta dal Wolf, nella 
quale si aveva a che fare con un réne mobile e coucomitante nefrite 
cronica, e con la semplice nefropessi si ottenne la guarigione 
completa. 

Io credo pur' anco che quando l'Israel ed il Naunyn {Mitthei^ 
lungen aus den Grenzgebieten der Médizin und Chirurgie, 1899, 
Band V) scrivevano che la massima parte di casi di cosi dette nefralgie 
non sono che alterazioni organiche flogistiche del rene, erano nej» 
giusto, e tanto più lo sarebbero stato se si fossero potute meglio de- 
terminare le condizioni speciali del rene come lo fece TEdebohls (The 
Medicai New, 22 Avril 1899; The Medicai Rewiew, 21 Decembre 
1901; Semaine Medicale, 1902, pag. 286; British Medicai Joùrnalr 
8 Novembre 1902, pag. 1307), i) quale affermò di avere veduto nelle, 
sue operate di nefropessi per rene mobile scomparire Talbuminuria;.. 
È bene notare che l'Edebohls usa prima della fissazione del rene 1^ 
decorticazione, la quale permetterebbe delle aderenze vascolari fra 
l'organo decapsulato, la capsula cellule-adiposa e i tessuti circostanti. 
Invece nessuna delle o^^Qv^doÀom àeXFoM^on (Annales des Maladies, 
det Organes Oénito-Urinaires, 1901) corrisponde al caso* mio, come 
pure quelle del Rovsing {Mittheilungen aus den Grenzgebieten, 1902)^ 
eccetto per il corollario che la nefrolisi agirebJbe contro i dolori e 
porge al rene il modo di riparare ai processi infiammatori. 

Ma tralasciando molte altre conclusioni non posso trascurare ciàr 
che diceva il Senator il 13 Gennaio 1902 al Congresso di Medicina 
interna tenutosi a Berlino, e cioè: « non è dimostrato che l'infiam-: 
mazione del rene possa essere causa della, nefralgia ematurica; che 
la nefrotomia non è un mezzo adeguato per combattere la Jiefralgi^ 
ematurica, e che nei casi, in cui, ponendo allo scoperto il rene »: 
praticando o no la nefrotomia, si ebbe risultato lavorevoia» . qxiesto 
deve essere attribuito.. non direttamente all'atto operativot ma ad 
altre eause (distacco di aderenze, fissazione di rene mobile^ ecc.). 
Ciò nataralmente non pregiudica l'importanza diagnostica. <lellanen 
frotomia a>. . . . ,j ., . ..^ 

Riassumendo in poche parole quello che di più importan^tfe si »% 



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4 ANDREA CECCHBRBLLT. 

intorno airintervento chirurgico nelle nefriti croniche , abbiamo i 
buoni resultati ottenuti dalPHirrison in casi di diagnosi errata; la 
proposta di metodizzare Tinterveato da parte delllsrael e delPEde- 
bohl^, il quale prende in considerazione la nefi*opessi. Harrison^ Israel 
e Poussoii credono che la nefrotomia produca diminuzione della ten- 
sione endorenale, migliora le condizioui del circolo, e dà modo alle 
Ì8!jioni anatomiche di retrocedere e riparare; TBldebohls invece dà 
va!ore alla neoformazione di vasi perirenali nelle aderenze che fis- 
sano il iene decapsulato, i quali vasi portando abbondante afflusso 
sanguigno al rene ne correggerebbero la deficiente circolazione, causa 
principale delle nefriti croniche: tali aderenze vascolari secondo 
Lepiiie isarebbero possibili, ma per ora molto ipotetiche. Rovsing am- 
mette la nefrolisi nelle forme non infettive, la nefrotomia nelle 
ìnftìttLve non gravi; Claude e Bjtithazard dalle loro esperienze con- 
clutlono che la decapsulazione è innocua, non alterando né il paren- 
chima uè la funzione deirorgano: Albarran e Bernard pur non ne- 
gando Tumocuità deiratto operativo lo ritengono di effetto transi-* 
tojrio sili fatti di strauì^olamento, non rispondente inoltre ai desideri 
deirElebabb, perchè la capsula si rigenera in brevissimo tempo. 

Io intanto voglio fin da questo momento notare che nella Cli- 
nica Ghintrgica del 1895 in un articolo dal titolo, € Operando ed Ope- 
rata », e cioè in un Rendiconto Clinico, a pag. 470 parlando di un 
ii'àm di Nefrorrafia e precisamente di Tonarelli Graziosa scrivevo: 
€ Dia^iioisticato trattarsi di rene mobile, si eseguisce la nefrorrafla 
albi ILihn, modificata, facendo Tincisione sul margine esterno della 
masm lombare per una lunghezza di 10 cent, circa, decorticando il 
rene e dando 1 punti di sutura con seta, comprendendo tutto il paren- 
chima renale e saldando il rene alPultima costa ed ai muscoli. L*ope- 
rata lasciò la Clinica perfettamente guarita. 

ISel 1898 poi nella Gazzetta Medica Lombarda in un altro Ren- 
diconta dal titolo € Le Basi della Chirurgia », parlavo di altre sei ne- 
fronatit; che riassumevo cosi: 

Osservazione 228. — Mellini Angela , di anni 31 , di Suzzara. 
Rene mobile bilaterale. Doppia nefrorrafia col processo Ceccherelli. 
Guarigione. Nulla dal lato gentilizio che interessi. Operata cinque 
anni or .sono di doppia nefrorrafia , stette bene sino a sei mesi fa, 
allorché, dopo un grave sforzo per alzare un peso, ricominciarono i 
disturbi dal rene mobile, e fra questi dolori, ematuria, vomito, dima- 
gramento* 

Esegui'ìco in due tempi la doppia nefrorrafia col mio processo e 
cioB decorticazione del -rene, ^cauterizzazione con cloruro di zin:co 
a1T8 per 100, passaggio di cinque o sei punti attraverso il parenchima 
renale, i muscoli lombari, ed a cavalcioni alla costa od alle coste 
iateressaii'lo il periostio; escisione della cassula adiposa «ovrabbon- 
dante. Il t esultato è completamente buono. 



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CONSIDERAZIONI CLINICHE B SPERIMENTALI SULLA FISSAZIONE, ECO, 5 

Osservazione 229. — Tonini Maria, di anni 27, di Suzzarai 
Rane mobile bilaterale. Ne fror rafia doppia col processo CeccherelU; 
Goarigione. Nulla nel gentilizio. Mestruò regolarmente a 15 anni; 
I primi disturbi deIrene mobile li ebbe otto mesi prima di entrare 
n Clinica, ed andarono sempre aggravandosi. 

Vengono eseguite a distanza di 40 giorni Tuna dalPaltra. 

Osservazione 230. — Bonati Catterina di anni 40, di Medesana. 
Rene mobile a destra. Nerrorrafla col processo Ceccherelli, Guari- 
gione. 

Nulla d'importante nel gentilizio. Mestruò a 18 anni e non fa 
mai incinta. Ebbe però un* affezione degli organi genitali che non 
sa caratterizzare, e per la quale ricoverò alla Maternità. È da quat^ 
tre mesi che, dopo uno sforzo, apparvero i primi disturbi dolorosi 
dovuti al rene mobile e che si aggravarono al punto che reclamò 
rintervento operativo, il quale ottenne un completo successo. 

Osservazione 231. — Salvi Luigia, di anni 31, di Pellegrino Par* 
mense. Rene mobile a sinistra. NeTrorrafia col processo Cecch^rellk 
Guarigione. Nulla nel gentilizio. Non fu mai ammalata. Sono 9 anni 
ehe principiarono i disturbi dovuti al rene mobile. Sono questi abba^- 
stanza gravi quando ricovera in Clinica. 

Kra consecutiva ad una cistotomia subita per calcolo vescicale 
voluminoso. 'Guari completamente. 

Co»l posto intanto in sodo che sino dal 1894 io avevo pro- 
posta eil eseguita la decorticazione nella cura del rene mobile, mi è 
utile riferire altre opinioni e studi suirargomento di data recentissima. 

Il Dott. Isaac S. Bassan (Baillière, Paris) fondandosi su settan- 
tanove osservazioni che ha potuto raccogliere, emise le seguenti 
conclusioni: 1.^ Il rene mobile predispone al prodursi di un pro- 
cesso di nerrite. 2.^ La capsula fibrosa del rene gode una parte 
importante nei fenomeni dolorosi e eongestivi nelle malattie di que- 
st'organo: 3.^ Si possono combattere questi disturbi con una serie 
di manovre chirurgiche, cioè: distacco di aderenze (nefrolìsi), inci- 
sione della cassula, puntura del rene^ decassulazione e nefrot^^mia. 
4.^ Le ematurie renali con o senza dolore (il tumore, la tuberco- 
losi ed i calcoli non essendo in causa) si riscontrano il più spesso 
con un processo lesivo del rene. 5.^ Si pos84>no combattere queste 
ematcrie dolorose o con la semplice esplorazione del rene, o con la 
nefnilisi, o con la nefropessia, o con Tincisione della cassula fibrosa 
del parenchima renale o con nefrectomia parziale: in taluni casi 
è necessitato fare la nefrectomia totale. 6.^ L'unilateralità accer^ 
tata oggi di talune nefriti mediche, almeno ad un certo periodo, 
parla in favore deirintervento chirurgico ch<^ è riuscito in un nu- 
mero abbastanza grande di casi. 7.^ La bilateralità poco accentuata 
delle lesioni renali non si oppone airoperazione. Questa ha potuto 
essere fatta con successo un gran numero di volte sui due reni nella 



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<5 ANDREA CECCHERELU. 

stessa seduta od in due sedute più o meno distanziate. 8.*^ Ualbu- 
j*/ìnurla nelle nefriti mediche non deve più essere una controindi- 
cazione assoluta all*operazione sui reni, da che si sa sostituire Tasepsi 
all'autìsepsi e riduri'e Tanestesia generale ad un miìiimo od almeno 
sopprimerla con Tuso AeW anestesia locale. 9.^ L'uremia non com- 
piute come conseguenza dell'operazione nelle nefriti mediche; i fatti 
clinici mostrano che i disturbi uremici stessi possono essere trattati 
chirui'gicamente. Bisogna per questo che le lesioni renali non sieno 
troppo avanzate e che l'operazione non sia molto tardiva. 10.** Adesso 
i processi di investigazione: prova del bleu di metilene, eliminazione 
dell ioduro di potassio, crioscopia, glicosuria fluoridrica, combinate con 
là oistoi^copia, il cateterismo degli ureteri e la separazione delle 
orbine dei due reni permettono di arrivare ad una diagnosi abba- 
stanza precisa sulle condizioni dei reni prima di decidere suU'ope- 
ra;5Ìoiie. IL"" Delle operazioni proposte contro le nefriti mediche, la 
più grave è la nefrectomia, alla quale non si ricorrerà che come 
ultima risorsa, e dopo di essersi assicurati delle condizioni dell'altro 
rene. La nefrectomia è riuscita anche con dei disturbi funzionali o 
delle lesioni lievi dell'altro rene. Essa ha potuto ugualmente essere 
eseguita nel male di Bright e nella malattia policistica dei reni. 
Questa ioileranza nelle lesioni croniche dei reni si spiega « in grazia 
airerces^^o pre visionale di tutti gli organi e di tutte le funzioni del- 
rofganismo )* (Hard) e per Yipertrofia compensairice.Ves^^nm^nijò 
e la dioica hanno perentoriamente dimostrati questi due fatti per 
ciò che concerne la glandola renale. 12.** Tutte le altre operazioni 
hanno potuto essere fatte con successo anche nei casi di rene unico 
(per nefrectomia anteriore). 13.^ La scelta dell'operazione dipenderà 
a seconda dei casi, lo scopo che ci si propone di raggiungere e le 
constatazioni al momento dell'intervento. È cosi che la decassula- 
ziono del rene parrebbe adatta nella cura chirurgica del male di 
iSri^'^ht cronico, e sembra dovere agire stabilendo delle vie nuove 
di conduzione sanguigna all'organo malato. Le esperienze di Claude e 
di Balthazai d e le esperienze personali di Basson vengono in appoggio 
di questo raoilo di vedere. 14.** Dal punto di vista pratico, per quanto 
riguarda i reni, la bilateralità accentuata delle lesioni renali tiene 
il primo p'j^to delle controindicazioni nelle operazioni per nefrite 
medica. LI.'' 1 [oigliori argomenti in favore dell'intervento chirur- 
gico sono: i;* la mortalità non considerevole che è del 21,7 **[^ per 
le nefriti acute gravi e del 12,5 ^[^ nelle nefriti croniche prolungate: 
"i."* la persistenza degli effetti terapeutici anche nei casi in cui i 
mez^j medici lungo tempo usati si erano mostrati completamente 
insufficienti ed erano falliti. 16.® Gli effetti favorevoli dei vari inter- 
venti possono essere interpretati, sia col salasso diretto, la revul- 
sione e la decompressione del rene; sia per azione riflessa; sia per 
rarterializzazione dell'organo malato (Edebohls), sia per l'evacuazione 



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OONSIDBRAZIONI CLINICHE E SPERIMENTALI SULLA. FISSAZIONE, EGO. 7 

del microbi, delle loro tossine, e delle nefrotossine. 17.^ I. risaltati 
ottenuti sino ad ora fanno affermare che la cura chirurgica può 
essere usata come un adìuvante utilissimo nella terapia delle nefriti 
mediche. I mezzi medici usati dopo Toperazione possono produrre, 
ih grazia sua, degli effetti molto più sicuri e più durevoli nelle ne- 
friti acute gravi e nelle nefriti croniche prolungate. 

Queste le conclusioni del Bassan, alle quali mi piace fare seguire 
an riassunto di quanto fu detto al Congresso Intemazionale di Madrid 
dal PoQsson di Bordeaux. 

Le osservazioni del Pousson si aggiungono a quelle di Harrison 
(Londra) e di Edebohls (New- York) per dimostrare che l'intervento 
chirurgico nella nefrite cronica é un'operazione poco grave, e suscet- 
tibile di dare dei risultati terapeutici buoni almeno temporanei. Egli, 
contrariamente agli autori sopracitati, ritiene, però die non si possa 
fondatamente sperare di combattere radicalmente il processo ana- 
tomo-patologico del morbo di Brìght, incidendo e decorticando il rene, 
ma ritiene che con queste operazioni si può portare un efficace rimedio 
alla crescente gravità dei sintomi del Brightismo. 

Il Pousson ha limitati i suoi interventi ai periodi di uremia, 
ed ha potuto vedere in tutti i suoi pazienti, anche in quelli morti 
pochi giorni dopo l'operazione, aumentare progressivamente la quan- 
tità dell'urina, e con questa anche il tasso dell'urea, dei cloruri, dei 
fosfati, ed invece diminuire Talbumina, e del pari scomparire gli 
edemi sottocutanei e viscerali, mentre si dissipavano i fenomeni 
tifaci. 

In un sol caso, dopo aver constatata l'unilateralità della lesione, 
fece la nefrectomia: in tutti gli altri il suo intervento si limitò alla 
nefrotomia, od alla decorticazione. L'autore ritiene quest'ultima ope- 
razione indicata nei casi di nefrite cronica durante il periodo di 
tolleranza. Essa produce una decompressione del rène e quindi per- 
mette all'irrigazione sanguigna dell'arteria renale, cui si aggiunge 
quella dei vasi capsulari che possono meglio penetrare nel rene decor- 
ticato, di compiersi più abbondantemente, in modo da permettere il 
riassorbimento dei prodotti flogistici interstiziali e la rigenerazione 
dell'epitelio. Nei casi in cui vi sono fenomeni gravi d'uremia con 
oliguria ed abbassamento del tasso dell'urea, dei fosfati e dei clo- 
ruri, Pousson ritiene insufficente la decapsulazione del rene e pre- 
ferisce invece la nefrotomia. Questa ha per effetto di sbrigliare la 
capsula e di provocare un'emorragia abbondante. Cosi scompare la 
tensione intrarenale, principale fattore dell'albuminuria e delle altre 
turbe della funzione renale durante le crisi acute delle nefriti cro- 
niche. 

Il Pousson insiste sulla necessità di collocare un drenaggio nel 
bacinetto del rene per favorire l'eliminazione di tutti i prodotti 
tossici accumulati nello spessore dell'organo; e si dichiara contrario 



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ANDREA CBCCHBRELLL 

a fare la satura del reae per ottenere una guarigioae per prima 
inteazioae. 

Il Dr. Laxarlo Augusto nel n. 110 della Gazzetta degli Ospe- 
dali e delle Cllniche scriveva poi un articolo suU' intervento chi- 
rurgico in alcune forine di nefrite accennando a tutto ciò che 
aveva fatto e detto in proposito il Prof. Davide Giordano di Ve- 
nezia. Le conclusioai a cui viene sono le seguenti : 

1) Gli atti operativi da eseguirsi nelle nefriti da me prese in 
considerazioni dovranao variare a seconda del caso e del momento 
in cui 3i iatervieue. 

2) La uefropessia nelle nefriti distopiche può far cessare non 
solo l'ematuria e le coliche, ma far sparire dalle urine l'albumina 
ad i cilindri che dimostrano il patimento intrinseco del rene; 

t^) Li nefrotomia nelle forme acute non suppurate, oltre al per- 
mette i^e il ritorao ad integrum degli epiteli renali, può anche pre- 
venire la suppurazione; 

4) La bilateralità delle lesioni non è opposizione formale all'in- 
cisìone ilei parenchima, come i casi riportati da me lo dimostrano; 

5) La nefrotomia può tornar vantaggiosa in certe forme cro- 
niche, non però di morbo di Brìght, avendosi ragione per riteaere 
quest'ultimo non attribuibile a pure lesioni renali, ma ad alterazioni 
generali dell'intero organismo; 

6) La nefrotomia ò un'operazione raccomandabile anche nel- 
rureiim e deve essere preferita alle altre, perchè agendo più diret- 
tamente ^ul rene, permette a questo di riprendere le sue funzioni 
elimi tiatarie. 

Essa poi non si dovrà rifiutare, neppure nei casi gravissimi^ 
potendosi sempre salvare qualche vita; 

7) La capsulotomia, meno lesiva di quest'ultima, permette al 
parsa eh Lina renale di espandersi, può quindi condurre alla sparizione 
delle eoliche, dell'ematuria e dei disturbi nella secrezione, e coinci- 
dere col miglioramento delle lesioni dell'organo, che se non potrà 
sempre ritornare allo stato quo ante potrà ricavarne giovamento 
tate Ax i rape lire che una nefrite acuta o sub-acuta passi allo stato 
Clolnico. 

8) Non ancora precisata è l'azione esercitata sul rene dalla decap- 
sulazioiiB, perchè si possa affermare il suo valore reale; ad ogni modo 
i vanta^^i che essa arreca sono indiscutibili. 

9) La nefrectomia sarà esclusivamente limitata od ai casi in cui 
la vita del paziente sia in pericolo, a cagione delle continue ed 
abboni tanti ematurie, che nessuna cura neppure chirurgica, a meno 
che non sia radicale, può vincere, od a quelli, in cui avendo il rene 
perduta la sua funzionalità possa, qualora non lo si estirpi, far cor- 
rere^ a m*)tivo dell'influenza deleteria che esso esercita sull'altro rene, 
gravi pericoli al paziente; 



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CONSIDERAZIONI CLINICHE B SPERIMENTALI SULLA FISSAZIONE, ECO, 9 

10) La cura chirurgica dovrà sempre seguire di pari passo la 
cura medica, la dieta lattea dovrà essere lungamente e scrupolosa- 
mente osservata, e gli operati, una volta dimessi, dovranno conti- 
noare ad osservare adatto regime dietetico. 

Il Dott. Francesco Fabris in un articolo pubblicato sulla Clinica 
Chirurgica^ N. 9, 1903, si occupa pure della cura chirurgica della 
nefrite acuta, e si propone di stabilire, colla scorta di esperienze: 
1.^ se la nefrite acuta raggiunge prima e meglio la guarigiore trat- 
tata medicalmente o chirurgicamente, ossia colla capsulectomia, la 
nefrocapsectomia, la nefrotomia unilaterale o bilaterale. 2.^ Se trat- 
tandosi di rene mobile, affetto da nefrite acuta, è sufficiente la sola 
nefropessia o se è necessario associare allanefropessia uno dei pro- 
cessi sopra ricordati,, oppure se basta uno di questi senza la nefro* 
pessia. 3.^ Se, eseguita la nefrocapsectomia, la capsula si riproduca 
e se quindi tale atto operatorio sia da ripudiarsi dando solo miglio- 
ramento transitorio. A questi quesiti risponde coi risultati delle sue 
esperienze e cioè che la capsula fibrosa si riproduce in qirca 30 giorni 
e la capsula neo formata è rappresentata da un inviluppo fibroso 
resistente, coUf^gato al rene mediante connettivo lasso. Non è inu- 
tile Tasportazione della capsula, perchè sebbene essa si riproduca^ 
la sua assenza, anche temporanea, permettendo agli elementi del 
rene di funzionare più liberamente, contribuisce alla guarigione delle 
lenoni lenali. 

Una volta guarito il rene, non importa che la capsula si ri- 
produca. 

Non si forma una nuova via sanguigna rappresentata da vasi 
peri-renali, dopo Tasportazione della capsula. Le sue esperienze non 
confermano questa rete sanguigna che non ha potuto riscontrare. 

La nefropessi, in caso di rene mobile, è Toperazioue più d*ogni 
altra consigliabile, perchè con essa, in quanto per praticare la ne^ 
firopessia s* incide d'ordinario la capsula fibrosa, si ha il doppio 
vantaggio di ravvivare la circolazione spostando il rene e di com- 
battere la congestione spaccando la capsula. 

La nefrocapsectomia, se associata alla nefropessia, è l* ope- 
ratone che apporta più presto la guarigione. 

Le nefrotomia e la capsulectomia senza nefropessia a poco o nulla 
valgono. 

La capsulectomia, la nefrocapsectomia, e la nefrotomia unila- 
terale affrettano la guarigione delle nefriti acute. 

La nefrotomia unilaterale praticata ad un coniglio in preda a 
convulsioni uremiche può far cessare le convulsioni e guarire la nefrite 
acuta. 

Però considerato che la nefrite acuta guarisce curata medical- 
mente, dinanzi ai pericoli che la cura chirurgica apporta quasi 
sempre seco, non è consigliabile questa che nei casi ribelli alla 
medicina. 

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ANDREA OECCHfiRELl'I. 

Il Dott. Giulio Anzilotti in un articolo pubblicato sulla Clinica 
moderna, N. 41 e 42 del 1903 si è occupato dell'argomento e dice: 
< In molte malattie ritenute fino a poco tempo fa di sola spettanza 
della medicina interna, la chirurgia ha trovato larghe applicazioni e 
Spesso con insperati successi; fra queste dobbiamo porre le nefriti 
croniche e acute, per la cui cura sono stati proposti da vari chi- 
rurghi atti operativi diversi, con risultati assai discordanti fra loro. 
L'autore, dato il rapido succedersi di disparati pareri, volle studiare 
sperimentalmente quale fosse l'effetto dello scapsulamento del rene, 
quali le modificazioni del circolo sanguigno e della struttura del- 
l^organo e quindi vedere se dai risultati ottenuti fosse possibile de- 
durre conseguenze per le applicazioni nel campo clinico. Egli ha ese- 
guiti vari esperimenti che ha diviso in tre serie. In una prima ha 
fatto il semplice scapsulamento abbandonando poi il rene libero nella 
sua loggia. Nelle altre due serie ha cercato di vedere fino a qual 
punto potessero compensare la circolazione dell'arteria e della vena 
renale i vasi che si hanno nella capsula di nuova formazione e 
quanta influenza avesse le scapsulamento sulla stasi renale artificial- 
mente ottenuta mediante un'allacciatura più o meno estesa parietale 
della vena renale. 

E da tutte queste esperienze risulta che se nelle nefriti acute 
degenerative la nefrolisi non trova un'indicazione essa, potrà pro- 
durre almeno un miglioramento notevole in tutti quelli stati conge- 
stivi acuti del rene con aumento cospicuo della pressione intra-renale 
dipendenti sempre da disordini circolatori e che quindi risentono 
molto vantaggio dalla liberazione del rene dalla capsula che lo co- 
stringe e dalla formazione di nuove vie collaterali atte a fare un 
compenso. Nelle forme croniche è indicata in casi che si abbiano 
ripetuti fatti congestivi, i quali cessano per i compensi circolatori 
che si stabiliscono per mezzo del sistema vasaio neoformato nella 
capsula. Cosi pure, per i vasi arteriosi si deve avere una maggiore 
e migliore nutrizione dei tessuti, si da rendere il rene più atto ad 
una buona funzione. 

Un'applicazione interessante dello scapsulamento del rene che 
è già stata fatta è nella cura del rene mobile. I diversi metodi esco- 
gitati ed usati da chirurghi per la cura operativa del rene mobile 
presentano tutti degli inconvenienti causati principalmente da due 
fatti, dal passaggio attraverso la sostanza renale di fili di seta o di 
catgut dal fissai*e il rene nella posizione che non è normale ; ad ov- 
viare tali inconvenienti il Biondi nel 1900 piopose ed ha adoperato 
con buon risultato in 13 casi un metodo che è basato appunto sullo 
'^*^ scapsulamento del rene. Però ho dimostrato che a me spetta la prio- 
rità di metodizzare queste manovra che io ho eseguite fin dal 1894. 

Il Dott. Lanzilotti insomma da tutte le sue esperienze ne ricava 
come la nefrolisi sia un atto operativo degno di tutta la nostra at- 



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CONSIDERAZIONI CLINICHB E SPERIMENTALI SULLA FISSAZIONE, ECC. 11 

tenzione, che trova le sue indicazioni in svariati processi patologici 
del rene. 

Anche il Dott. Guido Ferrarini ha vari articoli sull'importanza 
della capsula fibrosa del rene negli stati infiammatori dell' organo. 

In uno pubblicato nella Clinica Chirurgica, N. 9 e 10 del 1903 
ha voluto dapprima ricercare gli effetti prossimi e remoti dello scap- 
8ulamento eseguito in un rene normale con esperienze da cui con- 
clude: 1.^ Lo scapsulamento non apporta al rene alcuna lesione 
anatomica, né alcun disturbo funzionale. 2.^ L* asportazione della 
capsula è seguita da un processo infiammatorio perirenale, che fa 
aderire la glandola ai tessuti che circondano la sua loggia e la fascia 
di una guaina di connettivo - che a poco a poco si ispessisce e si 
fa compatto, fiuo a prendere completamente il posto della capsula 
che manca. 3.^ Attraverso le aderenze neo formate nuovi vasi dagli 
organi circostanti si dirigono al rene, si mettono in comunicazione 
colle venule stellate, colle vene rette e si dirigono in ultimo verso 
la parte midollare deirorgano, distribuendosi in piccola parte attorno 
ai tubuli contorti senza però entrare mai ne' glomeruli. 4.^ I vasi 
di nuova formazione sono massimi in corrispondenza dei muscoli, 
omento, pancreas ed intestino, che aderiscono al rene con lasso con- 
nettivo, sono minimi o nulli in corrispondenza della milza che ade- 
risce con connettivo compatto. 

Aggiunge che dopo lo scapsulamento le aderenze consecutive al 
processo infiammatorio perirenale sono qtianto mai sollecite, tantoché 
si trovano già abbastanza resistenti dopo 48-60 ore. 

Dopo 25-30 giorni esse sono massime^ mentre in progresso di 
tempo si fanno sempre più lasse, finché dopo 50-70 giorni il rene 
ha già riacquistata una certa motilità. 

Constatata cosi la formazione di nuovi vasi che dopo lo scapsu- 
lamento vanno al reie, il Ferrarini ne indaga poi con varie serie 
di esperienze Tinfiuenza negli stati infiammatori dell'organo. Ma ne 
conclude che tolto qualche caso speciale di anuria cosi grave e pro- 
hingata da mettere, ad onta di ogni più energica cura medica, in 
serio periòolo la vita del malato, l'intervento chirurgico nella ne- 
frite acuta e cronica non è sufficientemente giustificato. Esclusa in- 
fatti la benevola infiuenza dei vasi neoformati, se si toglie la sola 
capsula non si ha altro vantaggio che quello di vederne in breve 
riformata una più grossa, più forte e più aderente; e se si incide 
il rene non se ne ottiene come conseguenza che una cicatrice. 

Ora questo, a mio parere, é un forte vantaggio che vi ha nelle 
nefrorrafie. 

Lo stesso Dott. Ferrarini poi in un altro articolo comparso sul 
Morgagni^ N. 11, novembre 1902, studia la patogenesi dell'albumi- 
noria nelle lesioni renali , che egli produce sperimentalmente nel 
coniglio per mezzo dell'ac. pìrogallico ; e da questi esperimenti ne 



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12 ANDREA CBCCHBRBLLl. 

deduce che Tac. pirogallico in determinati casi è capace di produrre 
nel coniglio fatti gravissimi di necrobiosi renale epiteliale. Tale 
necrobiosi coglie quasi esclusivamente i tubuli contorti; rispetta i 
glomeruli, i tubuli retti, le anse, i tubuli collettori, il connettivo^ 
mai si accompagna con fatti infiammatori. In questi casi lavvele- 
namento decorre senza che nelle urine comparisca mai albumina. 
Cosi nei suol esperimenti al risultato negativo ottenuto nella ricerca 
deU*albumina nelle urine corrispose un risultato pure completamente 
negativo nella ricerca della lesione glomerulare. La relazione stretta 
fra i due termini albuminuria e glomerulite era dimostrata speri» 
mentalmente ancora una volta. 

Non si accontentò però di questi risultati. Era prezzo deiropera 
vedere se la lesione glomerulare esìstesse e in caso affermativo 
quali caratteri presentasse, quando, iniziato un avvelenamento albu- 
minurico da b.c. pirogallico, lo si rendesse albuminurico col sommini- 
strare ali* animale un altro veleno che di per so solo fosse capace 
di produrre una nefrite accompagnata da albuminuria. 

Le sue esperienze in proposito danno le seguenti conclusioni: 

1.^ L'alterazione del rene del coniglio consecutiva airiniezione 
di acido pirogallico è carattezzita da una degenerazione degli epiteli 
dei tubuli contorti, che si mostrano dapprima vacuolizzati attorno al 
nucleo, poi sfibrillati e necrosati nella porzione striata, in ultima 
privi di nucleo e sfaldati. 

2,"* In queste degenerazioni renali il glomerulo si mostra a volte 
illeso, a volte in preda ad una glomerulite allo stadio congestivo^ 
a volte in preda a fenomeni emorragici. 

In quest'ultimo caso frequentemente granuli di emoglobina sono 
diffusi nel protoplasma degli epiteli che sono in via di distruzione.' 

3.*^ Quando il veleno è iniettato sotto la cute e a dose inizial- 
mente debole, che va solo a poco a poco crescendo, il glomerulo 
resta di solito integro, ed allora le urine sono sempre prive di al- 
bumina. 

4.*^ Quando il veleno è dato in forte dose, o Tassorbimento ne 
vien facilitato coiriniettarlo nel retto, nel peritoneo o nei vasi, il 
glomerulo presenta di solito delle emorragie, granuli di pigmento 
ematico sono diffusi nelle cellule dei tubuli contorti e le urine con- 
tengono emoglobina. 

5.^ Quando il glomerulo presenta una glomerulite, sia essa pro- 
dotta da acido pirogallico, oppure da veleni o da tossine, si verifichi 
essa nel coniglio, oppure neiruomo, le urine contengono sierina e 
globulina. 

Questo veramente ha un rapporto indiretto con la nefrorrafia, 
ma sempre importante. 

Io però dopo di avere proposta ed eseguita la decorticazione 
del rene non volli tralasciare di fare alcune ricerche sperimentali 



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CONSIDBR AZIONI CLINICHE B 8PSRIMENTALI SULLA FISSAZIONE, ECC. 18 

« qm ne riferisqo alcune che furono eseguite nella mia Clinica 
dair Allievo interno Dott. Luigi Rossi, coadiuvato dall'Aiuto Dottor 
Aurelio Corderò, e che confermano alcuni fatti importantisssimi, 1 
quali serviranno di base alle mie conclusioni. 

Osservazione 1.* 

Cane volpino. — Ck>ndizioDÌ generali buonissime. Mantello nero con 
macchie bianche al petto. Peso Kg. 7. 

17 Gennaio 1903. 

Itiiazìoae sottocutanea di 8 cg. di morfina. Depilazione e disinfezione 
dell'addome. Laparotomia mediana. — Si va in traccia del rene destro, 
«Incile il peritoneo che lo ricopre, si porta a livello della ferita cutanea; 
ivi liberatolo totalmente dalla sua capsula adiposa s' incide la fibrosa con 
un ta)(lio lungo il suo margine convesso. Viene poi con cura decorticato 
e piscia affjiidaro nella cavità periti«neaie. La stessa cosa si fa sul rene 
«inistro, il qia'e appare di volume un pò* sup3riore alia norma. 

Si ha poco o punto emorragia, che vien subito frenata e nessun inci- 
dente optratorio. Suturata la ferita si medica al collodion, si applica un 
leggero apparecchio amidato, e si avvolge il cane in lenzuolo caldo. 

Sera. — Il cane è tranquillo ed ancora sotto Tinflueiiza della mor* 
dna: di quando in quando guaisce. Non si somministra alcun cibo. 

Giorno 18. — Al mattino fanimale sta molto meglio: ha orinato; 
riesce a reggersi in piedi ed a far qualche passo. Verso sera gli viene 
dato latte a volontà, ch*egli prende volentieri. 

Si riesce a raccogliere un pò* d*orina e se ne fa Tesame. 

Esame deirorina: 

Colore ^=^ G\à\\o paglierino. 

Regione = alcalina. 

Peso specifico ==^1021. 

Albume =(eiCido nitr. e colore) assente. 

O lucosio = assente. 

Urea = 2ò\. 

Cloruri = abbondantissimi. 

;$t>//'a^t = scarsi. 

Fosfati = normali. 

Giorno 19. — Prosegue il miglioramento: Tanimale mangia zuppa, 
beve latte e mostra di stare bene, poiché è d*umore allegro. 

Esame delle orine: è poco variato e nulla dice di importante. 

Giorno 20. -— Il miglioramento continua: Tanimale è festoso: messo 
alla dieU degli altri cani, mangia con molto appetito anche pezzetti di 
OLme, ossa. 

Ha evacuato feci poltacee color giallo brune: va d'orina bene e spesso. 
Non se ne può determinare la quantità: però dal selciato della stanza tutto 
imbrattato ne deduciamo che la diuresi dev'essere abbondante: solo a stento 
si riesce a raccoglierne circa un bicchiere da Marsala. 

Esame delle orine: 

Reazione = alcalina 



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ANDREA GBOCHBRKLLI. 

, Colore = OmWo ambpa,chiaPO, limpido. 

Peso specifico = 1021. ^ 

^/Jttme = assente. 

Glucosio = assente. 

Urea=2S,9l. 

C/oruri = abbondanti molto. 

Fo5/Vi^i = scarsi. 
^ Solfati = normali. 

Giorno 21. — Continaa lo stato generale ottimo; messo Tanimale a 
dieta comune, mangia, beve bene. 

Si raccoglie un pò* d*orina. 

Eccone l'esame : 

Co ^or^ = giallo-paglierino. Sono limpide. 

Reazione = alcalina. 

Peso specifico = l03o. 

Albume 



^ , . [assenti. 
Glucosio ) 

Urea = SO fi! . 

Cloruri = abbondanti. 

Solfati = li. 

Fosfati = molto scarsi. 

Si centrifuga l'orina. All'esame microscopico del sedimento si riscon- 
trano numerosi granuli incolori di carbonato di calcio e del granuli pure 
incolori di fosfati terrosi amorfi. Non si riscontrano cilindri né elementi 
renali, né globuli bianchi. 

Giorno 22. — Stato generale invariato: appetito buono: orina abbonr 
dante e chiara limpida. 

Co/ore ==^ giallo ambra chiaro limpido. 

Reazione = alcalina. 

Peso specifico = 1029. 

Urea = 29,77. 

Albume = assente. 

Cloruri 



cr j^ .' [normali 
Solfati ) 

Fosfati = 8ca.T8Ì. 

Si toglie il bendaggio: la ferita è in parte cicatrizzata; dà però un 
poco di secrezione. Si medica e si fascia di nuovo. 

Giorno 23. — Continua lo stato ottimo : Condizioni invariate. 

Giorno 24. — Condizioni generali invariate. Si pratica il cateterismo 
vescicale per avere un poco di orina, di cui si fa Tesame* 

Colore = ambra chiaro limpido» 

Peso specifico = 1029. 

Reazione = alcalina. 

Albume = assente. 

Glucosio = pure. 

Cloruri = discretamente abbondanti. 

Solfati = normali. 

Fosfati = assenti. 

f^r^a= 28,90. 



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•f?WiW. 



CONSIDERAZIONI CLINICHE E SPfiRlMENTALI SULLA FISSAZIONE, ECC. 15 

Giorno 25, — Contìnaa a star bene: la ferita va riducendosi rego- 
larmente. 

Esame delle urine; 

Colore = ambra chiaro, limpido. . 

Reazione = alcalina. 

Péso specifico = 1015. , 

Albume ) 

Fosfati !*«^°*'- 

Cloruri = abbondano discretamente. 

Solfati = normali. 

Glucosio = assente. 

Urea = 26 81. 

Giorno 26. Esame dell'urina. 

Colore = giallo pallido limpido. 

Reazione = leggermente acida. 

Peso specifico = 1028. 

Albume = assente. 

Glucosio ) 

r»^ ^ ^- (assenti. 

Fosfati ) 

Solfati = abbondanti. 

Cloruri = normali. 
Urea = 28,90. 

Visto lo stato ottimo, invariato, dell'animale, si tralascia di tenere 
\V diario. 

È opportuno far notare che la dieta comune a cui furono sempre te- 
nuti i cani essendo formata degli avanzi della mensa degli ammalati, era 
prevalentemente costituita da pane minuto, latte, poche ossa o carne. In 
questa prima esperienza ci propjnevamo di levare in due sedute le vene 
emulgenti per stabilire se il circolo venoso perineale, comunicante coiren- 
doreoale in modo limitato anche normalmente, si sia sviluppato in seguito 
alia decapsulazione ed in qual grado esso è capace di supplire in funzione 
la vena renale soppressa. Si cerca insomma di ottenere la conferma tìsio- 
logica del metodo Edebohls. 

22 Febbraio, — Previa depilazione e disinfezione e iniezione di 9 cg. 
di morfina si pratica la laparotomia mediana. Si estraggono in parte le 
ansa intestinali che vengono avvolte in^ compresse calde. Si rintraccia il 
rene sinistro e lo si porta a livello della ferita. L'organo ò contornato da 
Od abbondante involucro grassoso molto vascolarlzzato e nel lacerarlo per 
mettere a scoperto Vilo si ha una discreta emorragia. Il rene del volume 
e della consistenza normale si presenta ricoperto da una sottilissima lamina 
lucente che ha l'apparenza di una capsula rigenerata. Messo allo scoperto 
nio si isola e si allaccia la vena renale : subito il rene si gonfia fino a 
raggiungere un volume doppio della normale; diviene assai teso, sì che si 
crede opportuno incidere qua e là sulla capsula. 

Si ha una discreta emorragia che viene però subito frenata con un 
poco di compressione. Si affonda poscia il rene, si suturano in massa le 
pareti muscolari e la pelle si medica al collodione. 

Nei giorni successivi il cane è vispo e d'umore buono : si ciba volen- 
tieri, cammina ed orina. 



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16 ANDREA CEGOUBREl^LI. 

2S Fthhraio, — Non si riesee a raccogliere V orina nonostante si 
tenti ili Tare il cateterismo. 

Dj^iiUizt «ne, disinfezione ed iniezione di 6 cg. di morfina. Si fa un'in* 
<^i3Ì0De tumLmre (iestra e procedendo per strati si va in traccia del rene 
deeiru che vldne portato a livello della fdrita, il che ò un poco malagevole 
per te inultissime aderente col tessuti circostanti, il fegato compreso. La 
coipBili aili^jo^a è abbondantissima, molto vascolarizz;)ta, bieche lacerandone 
^iialclie trarlo per rintracciare Filo si ha u la discreta emorragia. Si oom« 
]irefì«le chi3 que>te lacerazioni di vasi mettono in cattive condizioni di 
esperimento, ma non se ne può fare a meno. 

I-julati bene la vena renale viene tagliata fra due allacciature. Di- 
s^ra^ciatimente però il moncone renale si riapre e prima che si sia riusciti 
ad aHen-arlu t^oi klemmer si ha uQ*emorra<ia piuttc>to abbondarne e l'or- 
gano vìana uu poco maltrattato. Allacciata la vena, il rene uè ^«i gonfia, 
né diviene \%sOy né aumenta di volume si dispone quindi nel cavo perito-' 
oeale. Si sutura a piani, si medica al coUodione e si fa uifiniezione di caf- 
feina. Versi) Arira il cane è molto abbattuto, e muore poi verso la mezzanotte. 

1.° Mar^o. Autopsia, 

JnciHìone mediana dall* apofìsi xifoide al pube, due altre incisioni 
superiori lungo il margine costale; due inferiori lungo le. arcate. Si formano 
cast due ainfjl lembi che sono ribattuti airesterno. Sulla linea mediana 
ì omento aderisce fortemente alla prima feriti laparotomica: il fegato è 
<ii l'orma e vulutne normale e la colecisti difesa da bile. La vescica uri- 
naria è iliitj.m ed ha il volume di un uovo di gallina. Si ricerca prima 
il rene dentro che ò avviluppato da aderenze che lo fissano alla regione 
lombare, al fé rato, al pmcreas ed all'omento. Il volume ò d ippio del nor- 
mala: la ^upefficie è liscia ed ò rivestita di una capsula d'apparenza 
[>ressQ che normale, liscia, lucente, solo opadata qua e li in qualche punto. 

I vm\ sono in essa molto abbondanti ed evidenti. Su alt.Mini punti si 
banno vnsthj echimosi sottocapsulari. Al polo inferiore del rene si hanno 
briglie B[»eGialinente omentali che nel loro complesso costituiscono un cor- 
done liei Volume di un dito in cui sono vasi molto evidenti. Le aderenze 
<iol fc'gato sono molto intime, tanto che non si può S(>parare il fegato dal 
rene che eser^jtando corte trazioni. Sezionando il rene nella 8ua pirte con- 
vl'ì^se i^ì l'iesee ad isolare una sottile capsula fibrosa dì colore giallastro e 
perfertameDre trasparente, emanazione dell'adiposa: al di sotto di questa 
esiste lina ì^econdi capsula propria, la quale si distacca in modo perfetto 
dal pTirepebi ma sottostante senza trascinare alcun frammento. La superficie 
renale clenudfìta è liscia e lucente. Le aderenze colle parti vicine si fanno 
colla prima capsula. Le due capsule sono isolabili l'una dall'altra. Alla 
sf^zioT^e il t^x\^ è fortemente congesto: dalla superficie del taglio scola del 
Sangue ner^jsrro. 

II trfi8jK)rto fra corticale e midollare è conservato. Si veggono delle 
Ktrie roKso-eiipo a decorso parallelo che dalla pelvi s' irradiano verso la 
«orteccììL 6 giungono fin sotto la capsula; in alcune parti della corticale si 
osservano dei punti scuri d'aspetto emorragico. 

Hvne sinistro. — Si presenta pure avvolto da membrane che lo fis- 
sano alla milza, al pancreas, alla regione lombare ed all'omento; è com- 
pletamente a,v volto da tessuto cellule -adiposo fortemente adeso e ricco di 



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CONSIDERAZIONI CLINICHE B SPERIMENTALI SUIXA FISSAZIONE, ECC. 17 

Tasi. Il SUO volume è poco maggiore del normale. Sulla capsula si notano 
piccole zone emorragiche. Il colore del rene liberato dalle aderenze è gial- 
lastro. Ricercando gli elementi deirilo la vena è obliterata, l'arteria è 
pervia, l'uretere è gomitato da briglie che lo avvolgono. Anche su questo 
ai possono isolare due capsule, una esterna sottile e l'altra più interna, distac- 
cabile dal sottostante parenchima senza lacerarlo. La superficie sottostante 
^ di colore giallastro con punteggiature rosse. La superfìcie di sezione di 
quest'organo ha l'aspetto quasi di un geode ^ poiché la corticale è di colore 
giallo chiaro, poi succede una zona larga 3 millimetri circa congesta, poi 
un'altra zona di circa 6 mm. di altezza un poco meno congesta e più scura 
di tutte, ed infine la mir^oUare del colore del muscolo. Il bacinetto ò un poco 
dilatato. Un pezzetto di ciascuno di questi reni ò fissato in Heidenheim. 
Ecco l'esame dell'orina contenuta in vescica: 

Quantità = 60 e. e. 

Colore = rosso sanguigno. 
, Sono molto torbide ed evidentemente contengono sangue. 

Messe in un bicchiere a calice dònno un abbondantissimo sedimento 
di color giallastro. 

Reazione = alcalina. 

Peso specifico = 1038. 

Albume = gran quantità. 

Urea = 2dA. 

Glucosio = assente. 

Fosfati — scarsi. 

Cloruri = abbondanti. 

Solfati = pure. 

Filtrano colorate in rosso come acqua di lavatura di carne. 

All'esame microscopico del sedimento si riscontrano numerosi granuli 
toiorfi, globuli del pus e protoplasma granuloso, cristalli di triplo-fosfato 
ammonio-magnesiaco, granuli amorfi e numerosi microrganismi. 

Vesame microscopico di detti organi ci mostra degenerato in totalità 
il rene sinistro, mentre nel destro non si rinvengono che lievi fatti emorra- 
gici ; questo rene infatti non si era gonfiato appena legata la vena. 

La degenerazione totale del sinistro non credesi tanto imputabile al 
fatto della legatura della vena, quanto alla gomitatura dell'uretere, la quale 
era certamente imputabile alla tecnica usata. 

Osservazione 2\ 

Cane pointer s. Mantello bianco e nocciola. Peso Kg. 21. Le urin^ non 
<K>Dtengono né albume, nò glucosio: normali gli altri componenti. 

19 Gennaio. — Iniezione sottocutanea di cg. 25 di morfina. 

Previe, opportuna depilazione e disinfezione viene fatta un'incisione 
obliqua dall'alto al basso e dall'avanti all'indietro nella regione lombare 
di ambo i lati, si raggiungono extra-peritonealmente i reni, che vengono 
deoapeulati ben bene e poscia affondati nella loro loggia. Si sutura con 
<;ura la ferita da ambo i lati e poscia si passa a praticare la resezione dei 
laringei per impedirgli di disturbare. Medicate le ferite al collodione ed 



Clinica Chirurgica, 

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Góog le 



rig ANDREA CBCCHERBLLl. 

applicati i bendaggi si avvolge Tanimale che è alquanto spossato in lenzuola 
calde. L'emorragia avutasi è assai lieve; nessun incidente operatorio. 
20 Gennaio. — Ha alquanto migliorato; cambia luogo di giacimento, 
ma ancora int m ti to dalla morfina. Non gli è dato alcun cibo. Ha orinato. 
21 Gmnaio, — Il cane sta bene; ha defecato ed orinato; mangia con 
appetito la zuppa col latte ed è di buon umore. Nella scarsa quantità di 
orina eh© sì e riuscito a raccogliere non si trova né albume, nò glucosio. 
Qè aleuncbè di anormale. 
22 Gennaio. — Continua il miglioramento. Mangia con appetito. Non 
si è pouit^i rnccogiiere l'orina: la diuresi del resto assai abbondante. 
2Ò Gennaio, — Continua lo statu quo. 

24 Gennaio, — Stato generale ottimo. A stento siringando il cane 
il raeco^lìs un pò* d*orina ohe è limpida. 
Colare ^^ giallo ambra un pò scuro. 
Peso .s } tee i fico = 1028. 
Hea^ìOtie ^ alcalina. 
Albume =^ assente. 
Qlm'osiù = assente. 
Cloruri ^^ abbondanti. 
Fosfati =^ normali. 
Solfati = normali. 
Urea = 26.1. 

Diciamij um, che essendosi l'animale strappata la fasciatura in quinta 
giornatii ilopo Toperazione, la ferita sinistra va a guarigione lo stesso per 
prima intensione e in breve tempo, mentre la destra non cicatrizza che 
per seconda e in tempo piuttosto lungo. Si alimenta abbondantemente l'ani- 
male e si eessa di tenere il diario , purché nulla vi è da segnare di im- 
porta n te » 

6 Febbraiù, — Con grande pazienza si riesce a raccogliere un poco 
d'orina, di cui si fa Tesame. 

Colore = giallo paglierino chiaro. 
Peso spetti fico = 1021. 
Reazione ^= leggermente acida. 
Aibnme j 
Glìicosto ( 

Fosfati ^= normali. 
Cloruri ^= un poco abbondanti. 
Solfati ^= normali. 
Urea = 28.91. - 

Si ripete l'esame delle orine il giorno 19, ma nulla vi si trova di 
anormale* 

25 Febbraio. — Si pensa di ripetere ciò che si era fatto nella 1.* osser- 
vazione, 

Ancssiesia con 34 centg. di morfina. 
Lap^roiomia mediana. 

Si cerca prima il rene destro, che è profondamente fisso alla regione 
lombare. La forma ed il volume sono normali; spostate le anse intestinal i 
con liatiilf^fli e compressesi isola l'ilo del rene, si va in trac 
emiiìgen«e, e scopertala ed isolatala per un certo tratto la 
^^^ due KituntHvr e si taglia. 

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CONSIDEKAZIOMI CLINICHE B SPERIMENTALI SULLA FISSAZIONE. ECC. 19 

Sucoissivamente sì ricerca il rene sinistro e qui le manovre riescono 
molto più facili, perchè essendo più lasse le aderenze, si riesce a trarlo 
faori della cavità addominale. 11 volume delForgano ò diminuito: esso ap* 
pare circondato da una capsula fibrosa lievemente opacata soltanto in 
alcune parti. Si lega la vena emulgente con due lacci e si taglia nel mezzo. 
Prima di chiudere Taddomé si esplora di nuovo il rene destro arrestando 
con batufToli bagnati nel liquido emostatico del Capodieci un leggiero 
stillicidio che persisteva. Sutura dei muscoli e della pelle : medicatura al 
collodione. 

L*animale muore alla notte, alle ore 12,30 circa. 

Seguendo la tecnica usata sul 1.^ cane si procede alla 

Necroscopia. 

Tolto il ventricolo e tutto l'intestino si scoprono i reni. Nella regione 
lombare c'è una piccola raccolta di sangue liquido. 

Il rene destro di forma normale è di volume un pò* aumentato, tenuto 
adeso alla res^ione lombare da neomembrane molto abbondanti, ricche di 
vasi e specialmente tenaci al polo inferiore del rene, si che non permettono 
di spostarlo, come si era già visto durante Toperazione. Anche una larga 
brìglia omentale molto vascolarizzata aderisce alla parte inferiore del* 
Tergano. La superficie del rene è lucente come se fosse rivestita dalla 
capsula normale. 

Il rene di sinistra pure di forma normale è di volume aumentato è 
pare adeso alla parete lombare, ma per una estensione molto minore di 
quella di destra (in cui la ferita è guarita per seconda) e in un tempo 
molto più lunga. Anche in questo la superficie renale è lucente come se 
l'organo fosse rivestito da una capsula propria e normale. 

L'esame dei rimanenti visceri è negativo. 

Alla sezione i reni si presentano fortemente congesti, di colorito rosso 
scuro. È conservato il rapporto fra la sostanza corticale e la midollare. 

Si è rigenerata una nuova capsula più spessa e robusta della preesi^ 
stente. Questa si distacca dal rene abbastanza facilmente in alcuni punti 
però trasporta con se qualche piccolo frammento di sostanza renale. La 
superficie del rene cosi denudata è flnafnente granulosa. In alcuni punti, 
dove esistono le aderenze si veggono le anse vasali discretamente Tolumi- 
nose penetrare e perdersi nella capsula. Un frammento di ciascun rene è 
fissato lìeW Heidenhein, 

Airesame microscopico di detti organi troviamo che mentre nel destro 
in cui si hanno molte aderenze, i fatti emorragici sono molto scarsi, nel 
sìnbtro che ne è assai povero (guarito per prima) i fatti emorragici sono 
senza confronto assai piCi gravi, si che si vedono i glomeruli dilatati da 
stravasi sanguigni, i tubuli allontanati gli uni dagli altri per la dilatazione 
dei vasi. 

E facile comprendere come questo reperto faccia subito pensare che la 
scarsità di fatti enior.ragioi nel rene ricco di aderenze sia la conferma 
funzionale del circolo perirenale che sostituendo in parte la vena renale 
soppressa, abbia impedito la stasi e le conseguenti emorragie. La suppo- 
sizione è logica, ma ben loniano dal potersi afi*ermare in modo assoluto: mi 
limito a riportare il fatto come constatato e nulla niù. r "^^^l^ 

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I 



20 ANDRBA CECCHERELLI. 

Osservazione 3*. 

Cnut' inglese. Peso K^. 51i2. Mantello nero vellutato. 
G lutilo 28 Gennaio. 

Esame delle orine. 

Colore = giallo citrino. 

/V.VO specifico ■-= 1039. 

Albume ( ^ .. 
-, , . ! assenti. 

Zticdieri { 

Fosfati = scarsissimi. 
Cloruri == normali. 
Solfati = abbondanti. 
Reazione = alcalina. 
{'rea = 31.23. 

30 G^mnaio. — Iniettati sotto la cute deiranimale centg. 6 di morfina ed 
eseguita un'accurata depilazione e disinfezione delle due regioni lombari si 
fa da ambo le parti successivamente un*incisione obliqua dairalto al basso 
e dairii vanti alfìndietro e dissecando i muscoli si cerca di raggiungere il 
réne. Non essendovi riusciti per la posizione molto alta dell'organo, si 
incide il peritoneo, si porta il rene a livello delia ferita si libera dalla 
sua capsula adiposa, si decapsula con cura e si affonda nella cavità peri- 
tooi^ale. Il sinistro però viene fissato con 2 punti di sutura alla parete 
lombare. È a notarsi che lungo il margine convesso del rene sinistro, circa 
a meti spazio dai due poli, è una cicatrice oblunga ben manifesta, larga 
otrca 1/^ cm. e lunga uno. Si suturano il peritoneo, i muscoli , e la pelle, 
Bi medica al collodione, si fascia, e si avvolge l'animale in un lenzuolo 
^Idfi. IjS'.morragia avutasi fu insignificante. 

Sera. — Il cane è in buone condizioni e si muove: non dà segni di 
spil'erenzeL. Non gli si dà cibo alcuno. 

31 Gennaio. — Il cane sta meglio ed ha orinato e defecato. Gli si 
dà ver^o sera un poco di latte. Non si possono raccogliere le urine. 

1J> Febbraio. — Sta molto meglio. Gira, prende la zuppa col latte con 
uppatiuj. Si viene a raccogliere una scarsa quantità di urina. Eccone 
Tesa me. 

Colore = giallo paglierino-liquido. 

Reazione = alcalina. 

Peso specifico = non si può prendere, perchè troppo scarsa è la 
quantità. 

Crea = 30.36 

Alhimie ] ^ .. 
,. I ^ assenti. 
^v cenerò ) 

f tifati = scarsi. 

>'.,//•«« 1 abbondanti. 
(1 Febbraio, — Il cane è dimagrato, melanconico non mangia più con 

appetì tn. 



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CONSlDKRàZlONl CLINICHE K SPERIMENTALI SULLA FISSAZIONI!:, KCC. 21 

7 Febbraio. — Sfasciato, presenta alle regioni lombari due forti intu- 
mescenze molli che danno suono timpanico alla percussione. La pelle che 
le ricopre è alterata, i peli si staccano a ciuffi. Aperte auibo le ferite né 
esce una discreta quantità di pus per ogni parte. Si lavano le cavità con 
acido borico, si drena, si medica e si fascia. 

8 Febbraio — Il cane sta molto meglio. Si rinnova la fasciatura: vi 
època secrezione. 

9 Febbraio. — Il cane sta bene: si è strappata la fasciatura , la quale 
Doo viene rimessa. L'animale guarisce per seconda in 20 giorni circa. 
L'esame di un poco di orina raccolta col cateterismo nulla ci presenta di 
anormale. 

Visto che le altre due esperienze non hanno ben corrisposto ai nostri 
desideri, noi pensiamo di ricercare in modo diretto le conformazioni yasali 
e ricorriamo all'iniezioni vasali a caldo con masse a base di cera. 

14 Marzo, — Legato il cane e postolo in una vasca d'acqua tepida 
si recide la carotide e si lascia morire dissanguato. Si apre poscia il toracer 
si fa un occhiello nel ventricolo sinistro e s' introduce e si fissa una ca- 
nnla Dell'arco aortico. Si cerca poscia la cava ascendente al di sopra del 
diaframma e recisala vi si fissa un* altra canula. Si comincia l' iniezione 
deQ'acrta, ma questa si lacera e la cera si sparge per tutto il torace. 

Si fa allora Tiniezìone della cava che riesqp senza inconvenienti. Si 
ritenta poscia Tiniezione aortica, ma naturalmente con niun risultato. 

Si apre poscia l'addome, si estrae l'intestino. 

I reni sono nella loro loggia ravvolti in un abbondante ganga adiposa 
e fissati io modo inamovibile ; il destro anzi è col polo superiore fissato 
al fegato: ambedue poi hanno abbondanti aderenze ooW epiploon. Si vedono 
vasi che si portano verso il rene nello spessore delle aderenze. Recise 
carotide e cava si riportano i due reni attaccati a questi due vasi cer- 
cando di conservarne le aderenze: anzi col destro si asporta un pezzetto 
di fegato, a cui è fissato. 

Rene destro, — Di grossezza normale raccolto nella ganga adiposa 
come già si è detto. Liberato da questa si vede che ^ coperto da una 
capsula fibrosa discretamente lucente, neoformata, percorsa qua e là da 
qualche grosso vaso specialmente venoso. 

Tentando di decapsulare il rene, si nota che essa capsula è molto ade- 
rente al sottostante parenchima, non però in totalità, ma solo ad aree e 
specialmente nei punti dove giungono ad esse aderenze. La capsula nec- 
formata ò un poco più spessa della normale e sembra anzi formata di due 
strati: il superficiale aderente alla adiposa. Inciso ii^rene si nota che il 
rapporto fra corticale e midollare è conservato e che il taglio mostra l'or- 
gano d'aspetto normale. I vasi più grossi sono iniettati, ed anche qualche 
capillare, ma non in totalità. Facendo vari tagli si notano che alcuni di 
questi vasi sembrano aprirsi alla periferia e ciò riesce ancora più evidente 
quando congelato qualche pezzo d'organo si fanno sezioni in serie piuttosto 
grome. Questi vasi però sono venosi perchè iniettati ìn'bìeic e non abbon- 
danti. L'arterie non sono venute iniettate, eccettuato qualche ramuscolo. 
L'ilo esaminato con cura nulla presenta di anormale, l'uretere è pervio e 
non ha gomitature. 

Reìw sinistro. — Forma e volume normale. 



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22 ANDREA CECCHHRELU. 

La capsula si ò pure rifatta ed è discretamente spessa, ma più facil- 
menle staccabile che nel destro, perchè le aderenze col parenchima sono 
minori. 

Alla sezione si nota che i vasi si arteriosi che venosi non sono venuti 
iDiettati; nolo un qualche accenno qua e là de^li arteriosi, ma poca cosa. 

H rapporto fra le due sostanze è conservato. 

L'uretere è pervio: Tilo normale. 

L'esame macro e microscopico delle sezioni conprelate non svelano nulla 
se nun rinteniiia della costituzione anatomica deirorgano. 

lu questa osservazione .ci eravaqio prefissi di seguire macroscopica- 
mente i vasi iniettati per vedere in qual modo si comportassero rispetto 
airoiyaiio, ma come 8*ò vjsto Tiniezione mal riuscita non ci ha permesso 
che di vedere qualche vena proveniente dalla periferia, penetrare nel pa- 
renchima e nulla più. 

hi vescica non vi erano che poche gocce d'orina in cui non si ri- 
B^iiiitrù albume. 

Osservazione 4*. 

Cagna bastarda da guardia. Peso Kg. 5,200. Mantello bianco con 
aree rossastre. 

Zt Febbraio. — Le urine sono perfettamente normali. Previa depila- 
zione, di. sinfezione e iniezione di 12 centg. di morfina si pratica la laparotomia 
mediana, si rintracciano, si mettono allo scoperto i reni e si eseguisce in 
ambedue la decapsulazione, senza averne che emorragia molto scarsa: si 
affondano poscia nel cavo peritoneale, si sutura per strati e si medica al 
collodkine« L'operazione è rapida e senza incidenti, le anse intestinali estratte 
ben protette. I reni sono normali. 

24 Febbraio. — L'animale sta bene.: ha mangiato con appetito la zuppa 
col latte. 

81 raccoglie un poco d'orina e si esamina. 

Colore =» giallo carico 

Pesù specifico = 1028 

Reazione = lievemente acida 

Albume = tracce lievissime (acido nitrico e colon) 

Fo.^fali = scarsi 

Cloruri = normali 

Nfì//V7^t= abbondanti 

Crea = 28,91 • 
iìlutosìo = assente. 

20 Febbraio. — Il cane è oltremodo vivace, salta, scherza e mangia 
coti molto appetito. Si è strappato il bendaggio: in corrispondenza dei 
punti vi é un poco di secrezione. 

E messo alla dieta degli altri cani. - 

28 Febbraio. — Continua a star bene : le urine hanno tin peso spe- 
cìIìc^Q di 1025. Urea 29; sono scomparse le tracce di albume e non vi è 
glucosio, 

4 Marzo. — Stato invariato: nulla nelle urine. 
12 Marzo. — Le ferite sono quasi cicatrizzate. 



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CONSIDERAZIONI CLINICHE B SPERIMENTALI SULLA FISSAZIONE, KC€. 23 

27 Marzo, — * La bestia è oltremodo ingrassata : il suo peso è di 
«re* Kg. 8. 

Si uccide per dissanguamento recidendole la carotide, si riapre poscia 
faddome, si sposta l'epiplooii e le anse intestinali e si va in traccia dei 
due reni: detti organi si trovano nella loro regione, ricoperti di un invo* 
Inoro adiposo oltremodo abbondante, che insieme alle aderenze da essi con- 
tratte cogli organi vicini li tiene fissi solidamente al loro posto. 

Si isolino poscia la cava e Taorta al disopra del diaframma, si fissano 
ad esse due canute di siringhe metalliche da iniezione e si iniettano. 

Nell'aorta si introduce la gelatina colorata col carminio, nella cava 
k miscela del Tirsch (gelatina al bleu di Berlino) tenendo immerso Tani- 
naie in un bagno di 40 gradi. 

Le iniezioni si compiono senza inconvenienti dì sorta. Si immerge 
poscia Tanimale in un bagno d'acqua fredda e vi si lascia per 3 ore, si 
estrae quindi e si osservano i reni. L'iniezione è riuscita assai bene, specie 
l'arteriosa. I vasi mesenterici, quelli dell'epiploon e quelli della capsula 
adiposa sono evidenti; grossi e numerosi. Meno evidente è il reticolo venoso 
for:fe perchè la massa era un po' troppo densa o per una imperfezione della 
tanica. Ad occhio nudo si vedono questi vasi che derivati da ogni parte, 
e talora da grossi tronchi (splenica) serpeggiano nel tessuto adiposo e man- 
dano diramazioni dì vario calibro verso il rene, al quale aderiscono con un 
connettivo molto delicato che li fissa sovente alla capsula fibrosa neo- 
formAta. 

Questa è pure percorsa da una rete di finissimi vasi iniettati che si 
▼edono nei punti ove il rene è scoperto. 

Il rene destro è aderente al lobo destro dei fegato. 

I due reni insieme alla cava ed all'aorta a cui sono appesi e al tes- 
suto adiposo in cui sono immersi vengono asportati e posti su una tavo- 
letta. Il loro volume è perfettamente normale: la capsula propria, come 
già s'è detto, è completamente rigenerata: non si notano su di essa cica- 
trici né ispessimenti connettivali, "^spostando la capsula adiposa vediamo 
eh'essa aderisce alla propria per mezzo di delicate lacinie di connettivo 
lasso. Un poco discosto e perifericamente all'ilo noi vediamo una specie 
di cercine rilevato, molle, lasso, quasi grassoso, dovuto alla vecchia cap- 
sula adiposa che noi avevamo ribattuto in questo punto anzi che aspor- 
tarla. 

Esaminando il rene destro troviamo qua e là aderenze tenaci ed in 
esse ci è possibile dissecando con cura di mettere in evidenza alcuni vasi 
di un calibro discreto che dalla capsula adiposa passano nella propria, vi 
serpeggiano un poco e poi si gettano nella corticale dell'organo. Uno di 
tali esemplari che è veramente bello ed evidente lo si isola con cura, vi 
si passa un filo di seta come segnale e si pone in alcool assoluto. 

Sezionando l'organo lungo il suo margine convesso si nota che nulla 
presenta di anormale: il rapporto fra corticale e midollare è conservato: 
normale il bacinetto, pervio l'uretere. I vasi renali sono iniettati bene e 
visibili anche ad occhio nudo. 

La nuova capsula fibrosa si distacca bene dal parenchima eccetto che 
<n qualche punto. Si asportano alcuni pezzi dell'organo e si pongono in 
alcool, altri si congelano e vengono esaminati direttamente al microscopio. 



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24 ANDREA CSCCHERCLLI. 

SezioDando questi ultimi microscopicamente si vede nella corticale di sotto 
la capsula fibrosa che vi sono molti vasi che appaiono quali punti colorati 
bene evidenti ed allineati. Microscopicamente si vede che la nuova capsula è^ 
molto più vascolarizzata della normale, e ciò si stabilisce mediante il para- 
gone con un rene normale pure iniettato. I tronchi vasali maggiori decor-^ 
rono hi e^sa in senso orizzontale, mandando rami durante il loro cammina 
€he si partano nella corticale del rene, dove sì possono seguire. La nuova 
capsula B un poco più spessa. 

Dopo 5 o 6 giorni, quindo stando neiralcool i reni si sono bene indu- 
riti, cali un rasoio ed a mano si fanno su di essi tante sezioni in serie dello 
spessore di circa un millimetro cadauna allo scopo di vedere il comporta- 
mento della vascolarizzazione corticale e della capsulare. Si riesce infatti 
in qualche punto a vedere vasi, specie arterie di calibro vario, che dalla 
cortic^ale passano alla capsula. 

Certo che per ogni rene non sono molti quelli che cadono sotto la 
osservazione macro e microscopica, ma bisogna tener conto che è impos- 
isibile veJere o mettere in evidenza tutti quelli che vi possono essere. 

lircorrerebbe fare molti preparati microscopici ed anche in serie poiché 
io credo probabile che, dato che detti vasi esistano debbano essere pochis* 
si mi i visibìli ad occhio nudo, molti invece i microscopici. 

OSSBRVAZIONE 5*. 

Cw'torììo 4 Marzo 1903. 

Barbogie bastardo, — Peso Kg. 3. Mantello nero. 

Le orine sono normali. 

Depilazione, disinfezione e iniezione di 6 centg. di morfina. 

FiLttì i due soliti tagli lombari si procede metodicamente per strati^ 
sì giim;^''i3 sul rene attraversando il peritoneo: si libera dalla capsula jadi- 
pùsa , ^* incide la capsula propria lungo il margine convesso e si scapsula 
il reno completamente. 

L'emorragia è lieve assai: viene frenata colla compressione. La capsula 
propriji viene in ambo i reni fissata con 2 punti di sutura intorno al pedun- 
Gùlo renale. Si affonda poscia l'organo nel cavo peritoneale, s'introducono 
le aii^e int^estinali uscite; si sutura il peritoneo, i muscoli e la pelle: st 
medi(*a al col lod ione e non si fascia. Non si allaccia alcun vaso. 

('riorno 5 Marzo. — Il cane sta bene e prende latte. Si raccoglie un 
poco d'urina. 

('ofore= giallo aranciato. 

Rtuf^ione = lievemente acida. 

VtRQ specifico = 1028. 

('rf\i. = 25,8. 

Aìbume e Glucosio = assenti. 

Fftsfati = scarsi. 

So /fati e Cloruri = normali. 

iì Marzo, — Contìnua a star bene: mangia, beve e salta. 

10 Marzo. — La ferita è quasi completamente cicatrizzata e ranìmal» 
conti DUi a stare benissimo. L'urina esaminata nulla presenta d'anormale.^ 

Si eegsa di tenere il diario. 



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CONSIDERAZIONI CLINICHB B SPERIMENTALI SULLA FISSAZIONE , ECC. 25 

Io questa esperienza sì stabilisce dì variare il metodo di ricerca fino ad 
ora seguito: ci si propone, cioè di chiudere ì vasi dell'ilo e di iniettare 
poseìa colle masse alla gelatina Taorta e la cava deirauimale. Se i reni, 
malgrado la legatura dei vasi dell'ilo resteranno iniettati, si sarà raggiunta 
la più brillante e sicura dimostrazione dell* esistenza di comunicazione fra 
la circolazione endo e la perìrenale. 

6 Aprile. — Ucciso l'animale per dissanguamento, recidendogli la caro- 
tide, gli si apre Taddome, e si legano gli elementi dell'ilo. Fissata poi una 
eaonìa all'aorta toracica si tenta di iniettarvi la solita soluzione di gela- 
tina al carminio, tenendo Tanìmale in un bagno a 40 centigradi. Disgra- 
ziatamente però r iniezione non riesce , perchè la canuta ò piccola e la 
gelatina assai densa. Si passa allora ad iniettare la cava che viene benis- 
simo da prima, ma avendo auoiantata la pressione, il fegato fortemente 
teso si rompe e la gelatina naturalmente sfugge dalla ferita in copia. 

Raffreddato l'animale con acqua , si procede all' autopsia. I reni sono 
al loro posto fìssati da un abbondante tessuto cellulo-adiposo molto vasco- 
larizzato e da aderenze multiple contratte cogli organi circostanti e spe- 
cialroente coH'epiploon. 

Asportati e liberati i reni dalla capsula adiposa, di vede che la capsula 
propria si è, come al solito, rigenerata ed è liscia, lucente e ricca di vasi 
ehe la percorrono in ogni senso. Si distacca discretamente bene eccetto 
in qualche panto, in cui è proprio tenacemente adésa. 

Sezionando l'organo lungo il suo margine convesso si nota che il rap- 
porto fra corticale e midollare è conservato e le due sostanze si distìnguono 
bene. Qualche vena renale è iniettata, ma essendo semivuote le vene, e 
totalmente vuote le arterie perirenali, Tesperienza è poco concludente. Qual- 
che vaso venoso macroscopicamente si vede attraversare la capsula fibrosa, 
ma non si può asserire con certezza se entri o no nella corticale. L'esame 
microseopico di pezzetti coirgelati ci mostra soltanto che la corticale non 
ò alterata. 

Quel poco di urina che ancora era contenuta nella vescica ci da il 
•agaente reperto: 

E un po' torbida. 

Colore = giallo chiaro. 

i2eaJiontf= leggermente acida. 

Peso specifico = non si può avere data l'esigua quantità. 

Urea = 26,1. 

Albume e glucosio == assenti. 

Non si fanno ì rimanenti esami per mancanza di urina. 

Osservazione 6*. 

Cane volpino da guardia. Mantello grigio rossiccio. Peso Kg. 8. 

15 Marzo, — Esaminate le orine si trova : 

Colore = giallo ambra. 

Reazione =^ lievemente acida. 

Peso specifico = 1026. 

Urea = 29,20. 

Albume e (r/uco^io = assenti. 



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ANDREA. CECCHBRBLLI. 

Fosftrti ^= normali. 

Ciorvri e solfati = un poco abbondanti. 

Previa depilazione, disinfezione e iniezione sottocutanea di centg. 10 
morfina si fa. da ambo i iati e successivamente la solita incisione lombare 
tentando di raggiungere il rene per questa via, ma poi non essendovi riu- 
sciti s*iooide il peritoneo, si rintraccia così il rene e si porta a livello 
dulia j'erita cutanea. L*organo estratto dalla sua capsula adiposa viene poi 
decapsulatu mediante la solita incisione lungo il suo margine convesso. 

La capsula fibrosa anziché escisa, viene ribattuta verso Tilo e fissata 
al tessuto (»erirenale mediante un punto di sutura. Si affondano poscia i 
reni nel ravo peritoneale. Nessun" inconveniente operatorio, l'emorragia fu 
in^ìgnifìc;iDte. Si sutura a strati, peritoneo, muscoli e pelle, lasciando aperta 
la ferita per un centimetro circa nella parte più declive. Non si fascia. 

10 Marzo. — Sta un pò* meglio, tenta di camminare, ma è ancora 
sottro razione della morfina e quindi non ci riesce. 

18 Marzo. — L'animale sta assai meglio e prende latte con appetito. 

19 3Mr;?o. — Si è rimesso assai bene; gira, mancia abbondantemente 
£iìppa con latte. 

H4. orinato e defecato. 

Esame deirorina: 

Cokire ^^ giallo- paglierino chiaro. 

Reazione = alcalina. 

Pem specifico = 1028. 

Urea ^ 22. 

AfhnyftG e glucosio = Assentì, 

Fon fa il ^= scarsi. 

So i fa ti ^= normali. 

fior uri = abbondanti, 

21 Marzo, — L'animale sta bene. Ammesso alla dieta degli altri cani, 
mangia ablioadantemente ed è vispo ed allegro. 

L'orina normale. 

2i har:;o, — Siringato Tanimale, si esamina l'orina, in cui nulla si 
trova di anormale. Anche la ferita è assai di buon aspetto. 

2B Marzo, — Stato invariato: la ferita è quasi cicatrizzata: l'orina 
sempre normale. 

Si tra Liscia di tenere il diario. 

7 Aprile. — Si dissanj?ua il cane, recidendo la carotide: aperto l'ad- 
dome n ì^^ola e si lega l'arteria renale, sinistra e si rispetta invece la 
destm. Fis.^ata nell' aorta toracica la canula , s' inietta la gelatina al car- 
mi Q io non occupandoci questa volta della cava. 

Con tale artificio ci si proponeva di fare il confronto fra l'organo iniet- 
tata pei- le vie normali e quello che si sarebbe potuto iniettare per le vie 
periferiehe, reputando utile Tosservarne le differenze. 

Ij'inii>zione procede senza incidente alcuno. 

HatTrtJddato l'animale nell'acqua corrente procediamo all'autopsia. I 
due reni sii solito sono al loro posto tenacemente fissati da tessuto cellulo- 
lidi poso e tl:i aderenze moltissimo vascolarizzate. L'iniezione riuscita bene 
inette in eviilenza dei vasi plessici tortuosi che si portano verso l'organo 
provenendo da ogni parte, ma in special modo dalla splenica e dai vasi 



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COMSlDKrtAZiO.XI CLINICHB E SPERIMENTALI SULLA FISSAZIONK, ECC. 27 

del mesenterio. Si asportano per tanto gli organi con gran parte delle loro 
aderenze ed un tratto di aorta. Sezionando gli organi si vede che il rap- 
p)rto fra corticale e n^idollare ò conservato: il sinistro poi in cui si era 
leccata Tarteria renale è completamente e perfettamente iniettato. Una tale 
esuberanza di reperto anziché fare gridar vittoria, pone in sospetto: esa- 
minando infatti rilo ci si accorge che l'arteria renale si biforcava assai 
precocemente e che credendo di allacciare l'arteria ne avevamo chiuso un 
olo ramo, sì che per altro la gelatina si era portata al rene seguendo cosi 
la via normale. Da questa esperienza perciò ai hanno due reni benissimo 
iniettati, ma che non rispondono perfettamente al nostro desiderio, perchè 
l'accennato inconveniente ha modificato Tesperienza, riducendula ad una 
«emplice iniezione aortica. 

La capsula fibrosa si è come sempre rigenerata, lucente e sottile; pre- 
senta qua e là chiazze più spesse, specie dove si inseriscono le briglie con- 
netti vali. 

Essa è percorsa da numerosi vasi visibili ad occhio nudp ed iniettati. 
Si distacca abbastanza bene dal sottostante parenchima eccetto che nei 
j>aDti corrispondenti alle aderenze vascolari. Si cerca di isolare questi vasi 
più grossi e di segnarli nel loro percorso. Vediamo che alcuni, compiuti 
iuQghi e tortuosi giri per la capsula adiposa, s* internano nella propria, 
io cui si ramificano abbracciando un vasto territorio: qualcuna poi di dette 
ramificazioni si getta realmente nella corticale. Alcuni invece attraversano 
a picco la capsula fibrjsa si perdono nel parenchima. I visibili ad occhio 
nodo sono però scarsi. Dopo 3. giorni, quando i reni stando in alcool si 
SODO un poco induriti, si praticano con un rasoio> dei tagli in serie grossi 
<ìTtx 1 mm. o 2 e per essi vediamo realmente qualcuno^dei vasi che pene- 
trano dal Tester no e ci riesce anche di seguirne qualcuno, ma non più di 
qualcuno. 

L*esime m'croscooico di qualche frammento ci mostra la capsula ispes- 
sita e percorsa da molti piccoli rami arteriosi, che mandano dei rami che 
«i portano specialmente verso il parenchima. Qualcuno di questi si può se- 
guire e vedere anche penetrare nella corticale. Si vedono qua e là dei 
frammenti di vasi incurvati ad uncino versj il parenchima, sicché pare che 
U sezione gli abbia colti un poco prima del loro ingrasso. Come ho già 
<ietto, sarebbero occorse molte sezioni e preparati microscopici per giun- 
gere aconclosioni sicure; avendo pero conservati i pezzi sarà fatto quanto 
prima. 

Osservazione 7*. 

Cane da pastore, — Mantello nero. Peso specifico Kg. 24. 

E<»aminate le orine si trovano normali. 

31 Marzo, — Pravia iniezione di centig. 30 di morfina, depilazione 
e disiofdziune. Si pratica la laparotomia mediana e uno per volta si rin- 
tracciano i due reni, fi si traggono airesterno. Liberati dalla capsula 
adipisa si decapsulano, si cruenta il parenchima raschiandolo col bisturi e 
si affondano poscia nella cavità addominale. 

L'emorragia è insignificante: l'operazione procede rapida e senza incon- 
venienti. Si sutura la feriti in 3 piani e si passa a praticare la resezione 
dei laringei per impedire di disturbare. 



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28 ANDftBA CKCCHERBLLX. 

1.® Aprile. — L'animale sta meglio, cammina, però assai mal fermo 
sulle gambe per l'azione della morfina. Alla sera beve una tazza di latte: 
ha orinato, ma le orine non sì son potute raccogliere. 

2 Aprile. — È migliorato di molto. Cammina sicuro, è discretamente 
vispo e mangia con appetito una buona quantità di zappa col latte. 

Ha defecato e orinato. 

Ecco l'esame dell'urina raccolta: 

Colore = giallo aranciato. 

Peso specifico = 1021. 

Reazione — acida. 

Urea = 28,90. 

Albume e glucosio = assenti. 

Fosfati = normali. 

Solfati = pure. 

Cloruri = abbondanti. 

4 Aprile, — Continua il miglioramento, le ferite danno pochissima 
secrezione. 

11 cane è di buon umore e mangia con appetito zuppa con latte e 
minestra. 

7 Aprile, — 11 cane sta bene, va volentieri a prendere aria e messo 
alla dieta comune degli altri, mangia assai. 

Defeca e orina normalmente. L'esame delle orine nulla presenta di 
notevole. 

12 Aprile, — Continua lo statu^quo. Le ferite vanno mano a mano 
cicatrizzando. Si crede opportuno sospendere il diario. 

26 Aprile, — ^ Si uccide il cane per dissanguamento. Nel descrivere 
ciò che si è fatto sarò molto breve per non ripetere troppo. S'apre l'ad- 
dome, si isola e si bga l'arteria renale di ambo i lati, cosa che, come al 
solito, è laboriosa, perchè si cerca di rispettare più che si può le aderenze; 
si passa poscia ad iniettare colla gelatina l'aorta toracica. Finita Tiniezione 
che noi credevamo riuscita, ci accorgiamo che nell'isolar^ l'aorta sono 
stati lacerati due rami piuttosto grossi, di cui la gelatina si è sparsa nella 
cavita toracica e l'iniezione è fallita in massima parte. Si fanno vari ten- 
tativi per ripeterla e per iniettare una femorale, ma non si riesce a nulla. 

Raffreddato l'animale, passiamo ad esaminarlo. I reni si trovano nelle 
stesse condizioni dei casi precedenti, ma le arterie del cellulare perineale 
e delle aderenze non sono iniettati. Asportati due organi, esaminando le ade- 
renze, si vedono pure vascolarizzate e si riesce anzi a vedere un grosso 
tronco che derivato dalla unione di altri due si getta nella corticale, attra- 
versando la capsula fibrosa che s'è al solito neoformata ed è spessa e molto 
aderente al parenchima. 

Questo alla sezione si presenta affatto normale; è conservato il rap- 
porto fra corticale e miiollare, bacinetto di ampiezza giusta, uretere pervio. 

L'esame microscopico di un frammento non ci ha affermato che lo 
stato fisiologico del parenchima, la vascolarizzazione della nuova capsula, 
che non può essere studiata perchè non iniettati i rami arteriosi. 

Osservazione 8.* 

Cuìie piccolo da guardia. Mantello bianco con chiazze nere. Peso Kg. 4. 
Orine normali. 



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COXSIDBRA.ZIONI CLINICHE B SPERIUBNTALI SULLA FISSAZIONE, ECC. 29 

7 Aprile, — Depilate e disinfettate le regioni lombari s' iniettano 
6 centg. di morfina, e eolla solita tecDica si procede alla decapsulazìone del 
rene. Nulla di anormale succede durante l'operazione. Dacapsulando il rene 
sinistro si riscontra qualche aderenza fra la capsula e il parenchima, rom- 
pendo le quali si ha una lieve emorragia, che cede subito alla compressione. 

Si recide la capsula staccata, si affonda il rone nel cavo addominale, si 
satura a strati e non si medica in alcun modo la ferita. 

Per non ripetere sampre le stessa cose diremo che il decorso postope- 
rativo ò lo stisso che nei casi precedenti, e l'animale si rimette in breve. 
Le orine furono sempre normali se si eccectuano lievi traccie di albume 
riscontrate il giorno dopo Toperazione, che però scomparve tosto nei suc- 

1.^ Maggio. — Si uccide Tanimale dissanguato, si apre Taddome, si 
mettono 2 klemmer airilo di ciascun rene afferrando in essi tutti gli ele- 
menti, e si passa poscia ad iniettare Taorta toracica colla solita gelatina. 
L'iniezione vien bane e senza inconvenienti. Aperto 1 animale, si trova il 
rene sinistro aderente alla milza ricoperto dal solito cellulare grosso vasco- 
l&reggiato e fìsso al suo posto: il destro invece è totalmente ricoperto dal 
fegato, eccettuata una piccola porzione del polo inferiore, in cui vi era una 
briglia che 1* univa con un'ansa intestinale. 

As^portati i due organi se ne fa Tesame. Essi hanno forma e volume nor- 
male: il siaistro è avvolto da una ganga adipo^^a, il destro avvolto dal 
fegato, se ne lascia staccare però con facilità senza lesione di continuo, 
azionando il sinistro si trova che non è iniettato affatto, almeno ad occhio 
nud^i : questo era da aspettarsi, poiché essendo stato isolato dal fegato non 
si 8000 formate sul pirenchima le aderenze necessarie. La capsula quan- 
tacque sia formata è però assai più sottile, che quella di sinistra, la quale, 
pure riprodottasi, è aderente in molti punti al parenchima più che negli 
animali sacrificati tardivamente. 

Sezionando il sinistro lo si trova iniettato assai bene, eccettuata qualche 
quadrante. Osservando però l'ilo si vede ancora pervia e iniettata una 
diramazione dell'arteria renale, la quale dopo un giro vizioso penetra per 
nio addossata ad ano dei poli del rene, si che era quasi impossibile sospet- 
tare la sua esistenza. L'uretere è pervio e non gomitato. 

Induriti io alcool, si fanno dellt^ sezioni a mano col rasoio, in serie, 
e alte circa 2 millimetri. 

Esse mostrano al solito vasi arteriosi iniettati che decorrendo in vario 
modo nello spessore della nuova capsula ed al di sotto di essa, tangenzial- 
mente al parenchima, mandano rami di vario calibro ad esso, arteriole che 
di qaando in quando cadono sotto la sezione. È vero che detti rami non 
sono molti, ma bisogna anche notare che l'osservazione cade solo sui tronchi 
un po' più voluminosi mentre molti poi ci possono sfuggire nello spessore 
delle sezioni. 

L'esame microscopico ci mostra la capsula neoformata un po' più 
spessa della norma, ricca di vasi arteriosi iniettati e molto fini, di cui 
alcani visibili mentre si gettano nel parenchima. 

Come osservazione generale a tutti gli esami microscopici dei pezzi 
dirò che tutti i rami caduti sotto l' osservazione e decorrenti nello spos- 
sare della capsula fibrosa si distaccano da un tronco un poco maggiore 
«decorrente pure nello spessore di detta capsula, ma orizzontalmente. 



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30 ANDREA CBCCHBRELLU 

Il costante dirigersi poi di queste drteriole verso il parenchima e 
non verso la periferia della capsula^ starebbe ad appoggiare la ipotesi 
che, troppo numerose per servire soltanto ai bisogni della capsula, si. por* 
tino ad irrigare la sostanza funzionante delPorgano. 



Cosi anche sperimeiitalmeiite si è potuto constatare rinnocuità 
della decorticazione del rene, l'utilità sua nel produrre aderenze mol- 
teplici e valide, l'opportunità di applicare questo mezzo alla cura del 
rene mobile, come io sino dal 1894 avevo provato clinicamente. A 
questo aggiungo però anco che Futilità di tale tecnica è dimostrata 
essere anche maggiore, una volta che appunto per le modificazioni 
di circolo si possono produrre dei nuovi coefficienti ad una guarigione 
delle alterazioni che avvengono nel rene perchè mobile. 

Ma si obietta da taluni che un rene non rimane fisso, per quanto 
faccia il chirurgo. 

Vediamo un pò* se è vero e cominciamo dall'esaminare nei con- 
cetti generali ciò che proposero e fecero i chirurghi. 

Fin dal 1881, epoca nella quale Hahn di Berlino, con geniale 
ideazione, fissò in un paziente un rene mobile assai doloroso, la 
nefrectomia, che aveva dato per questa lesione una mortalità spa- 
ventevole (24-30®f^) venne sostituita, con crescente entusiasmo, dalla 
nefropessia. Descrivere tutti i processi sarebbe cosa difficile e forse 
anche inutile, attesa sopratutto la loro molteplicità, ed anche la poca 
importanza. 

Hahn per il primo, scoperto il rene col taglio lombare, suturò 
la capsula adiposa ai margini muscolari della ferita operatoria, ma 
gli insuccessi ottenuti nei primi due casi operati, indussero rUahn 
a modificare il processo, e raccomandò allora di comprendere cioè 
nella sutura la capsula propria del rene. Molti chirurghi eseguirono 
alla lettera il processo di Hahn, ma non tutti se ne trovarono con- 
tenti, non sempre i risultati furono quali essi li desideravano, e cioè 
il rene non rimaneva permanentemente fisso e questo per difetti 
della tecnica. 

Allora, l'esempio dell'Hahn, che aveva modificato la sua tecnica 
primitiva, servi di guida ai nuovi operatori, e fra questi al Bassini 
e al Kuster ed Esmarck. 

Il Kuster fin dal 1883 aveva accennato ad attraversare il paren- 
chima renale e ciò fu il punto di partenza di esperimenti da parte 
dei chirurghi per constatare quello che sarebbe avvenuto ; ed i risul- 
tati sperimentali e clinici consecutivi sono stati tali da dare le prove 
più sicure che il chirurgo può impunemente suturare attraversando 
il parenchima renale. 

Il Bassini, per il primo dopo avere esperimentata su giovani pe- 
core, esegui la nefropessia, attraversando coi fili non solo la capsula 



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CONSIDERAZIONI CUNICHB E SPERIMENTALI SULLA FISSAZIONE, ECC. 31 

fibrosa, ma comprendendo nella sutura, la parte più superficiale della 
sostanza corticale del rene. Per avere più facile e salda l'adesione 
del viscere, raccomandò anche di soffregarne la superficie con una 
soluzione di cloruro di Zn all'S ^[q. Il rene egli lo fissava col 1.^ punto 
al periostio della 12.* costa ^ il 2.^ alla parte profonda, ed i due ul- 
timi nella parte superficiale della ferita. 

Ma a me preme far notare subito che appunto nei primi del 1884 
(11 febbraio) avendo eseguito una nefrorrafia (la nona fra quelle fino 
allora praticata, e la seconda in Italia) siccome il suturare la cap- 
sula propria non mi pareva che ofi'risse garanzie sufficienti pensai 
di valermi delle coste per fissarvi il rene. « Allora con catgut, n. 3, 
cosi scrivevo nella Rivista Clinica di Bologna dell'aprile 1884, pre- 
parato all'olio di ginepro, cercai di fissare il rene stesso con 7 punti 
i quali furono dati tutti in alto, e anziché fissare il rene al di sotto 
della costa, fissai il filo di catgut a cavalcione della costa e sempre 
a doppio. Mi spiego : infilavo prima la capsula adiposa del rene, pas- 
savo poi al di dietro della costa> e poi ricucivo di nuovo la capsula. 
In tal modo i quattro punti funzionavano come otto. Gli altri tre 
punti furono dati fissando la capsula del rene alle parti circonvicine 
e specialmente ai margini della ferita. Constatato che il rene era 
ben fissato e nella sua posizione, che non vi era emorragia, e che 
il campo deiroperazione era ben pulito, detti quattro punti di sutura, 
facendo il cappio anziché il nodo, e vari punti superficiali. 

Ma anche in questo processo, mentre vi erano due idee nuove, 
vi erano i difetti. Le idee nuove e buone sono quella di far soste- 
nere il rene alla costa, e l'altra che passando i punti attraverso la 
capsula adiposa nel modo indicato questa veniva a ripiegarsi su sé 
stessa e diminuiva cosi la saccoccia che esiste in ogni caso di rene 
migrante ; ora rimanevano sempre il di fette del suturare la capsula 
adiposa e quindi di non occuparsi afifatto del rene, e l'altro del 
valersi per la sutura del catgut, il quale riassorbendosi diminuiva 
naturalmente gli effetti utili della sutura compiuta. 

I chirurghi, i quali nella nefrorrafia trovavano un'operazione 
buona e geniale, dovevano quindi a poco a poco eliminare i difetti 
che essa ha e perfezionarla. Già ho detto che invece di suturare la 
capsula fibrosa si cominciò a suturare la capsula propria e poi si 
passò addirittura a suturare il parenchima renale per poi fissare il 
rene ai muscoli. 

II Tischendorf, il Rosemberger ed il Tricomi fecero la fissazione 
intraperitoneale. Altri chirurghi per procurare una guarigione più 
radicale, partendo dal punto di vista giustissimo che le aderenze del 
rene saranno maggiori e più efficaci se il rene sarà in condizioni 
di poterle contrarre; prima di passare i punti lo decorticano e ma- 
gari lo cauterizzano passandoci sopra un batuffolo impregnato con 
una soluzione di cloruro di zinco. Il Lloyd e il Tuffier sono quelli 

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32 ANDREA CECCHBRBLLI. 

che per i primi lo sperimentaroiio ed eseguirono ; molti altri li segui- 
rono ma il primo in Italia fui io, che lo applicai nel 1895. Era natu- 
rale poi che si pensasse a diminuire la sacca nella quale il rene si 
muove, e quindi si trova che il Duret la seziona in croce e poi 
sutura i quattro lembi fra i margini della ferita: che il Lane la 
lucide a raggi creando dei triangoli che bene scollati sino alla 
base del rene vengono suturati alle parti molli della ferita, che il 
Vailioh ed il Paullet fanno passare una porzione di tendine del 
grande dorsale nella loggia del rene, forzando cosi il rene stesso a 
sgusciare al di fuori ; che si escide addirittura una porzione di capr 
sula renale. 

Il Tricomi nel 1896 ideò un processo che prima sperimentò 
sui cani e che gli ha di poi corrisposto nella Clinica. Egli pensò di 
annodare i fili lateralmente a due a due in modo che il rene vi 
stesse come sospeso, e di fare presa sul quadrato dei lombi. 

Sono due le serie dei fili che egli passa, e cioè, una profonda 
che passa nel rene ad oltre I cm. dal margine convesso ed una super- 
ficiale a mezzo centimetro; in modo che il quadrato dei lombi con 
la serie profonda di suture è avvicinato al rene e con la seconda 
serie ricopre il margine convesso. Il processo del Tricomi non è 
nuovo in quanto somiglia in parte a quello del Gujon per il con- 
cetto di sospendere il rene. Il Guyon si era prefisso di rendere inu- 
tile la decorticazione che il Tuffier nei suoi studi sperimentali sul 
rene aveva tanto vantato purché congiunta alla fissazione e quindi 
passava i fili ad ansa attraversando la capsula adiposa ed il paren- 
chima renale ad I cm. dal margine convesso deirorgano, ma tre o 
quattro punti li fissa alla dodicesima costa. 11 Guyon quindi seguiva 
il mio esempio e non mi precedeva. 

Come si vede il Bassini aveva pur egli pensato, ed avanti di 
me, di valersi del periostio della 12.* costa, ma per fissarvi un 
lembo della capsula adiposa. Il Guyon parla della 12.* costa, ma 
certamente anch*esso del periostio, seguendo T esempio del Bassini. 

Ma chi ha completamente seguito il mio esempio è stato il 
Tansini, il quale in un caso di rene doppio migrante e di nefropes- 
sia lombare bilaterale, ha trafitto il rene in pieno parenchima ad 
1 li2 cm. dal suo margine convesso con tre robusti fili di seta, dispo- 
nendoli a distanza uguale fra loro accavallando il superiore all'un- 
dee una costa. È questo come si vede, per ciò che si riferisce all'ac- 
ca vallamento dei fili alla costa, il mio processo del 1884. 

Howitz nel 1895 consigliò di fissare il rene suU'apofisi trasversa 
della 2.* o 3.* vertebra lombare, non stimando sopratutto per la 
posizione , per buon punto d' appoggio , la 12.* costa. È però discu- 
tibile, il fatto, come THowitz afierma , della posizione più bassa cosi 
data al rene, previa incisione della capsula propria, si da avere libero 
un piccolo tratto di sostanza renale. 

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CONSIDERAZIONI CLINICHE B SPERIMENTALI SULLA FISSAZIONE, ECC. 33 

Obalinski forma un doppio lembo nella capsula che sutura alla 
superficie intema della regione lombare con tre punti di catgut o 
di seta, e con ciò la superficie scoperta del rene viene portata in 
saldo contatto con la stessa, senza che la sutura attraversi il paren- 
chima. 

Il Jonnesco di Bucarest, all'intento precipuo di ovviare alFincon- 
veniente della permanenza dei fili, ha rimpiazzato quelli profondi, 
con tìli metallici che restano in sito solo il tempo necessario alla 
formazione di aderenze solide fra il rene, la costola e le labbra 
della ferita. Con Tusuale taglio lombare, Jonnesco pone a nudo ed 
isola in tutta la sua estensione la 12.^ costola, e se occorre anche 
una parte dell* 11.^, specie se la dodicesima è molto corta. La ricerca 
«d il denudamento del rene procedono come con Tordinario pro- 
cesso del Tuffier, ma con la precauzione di ribattere, duplicandoli 
su sé stessi, i due lembetti della capsula propria che viene scollata, 
a formarli, per 2 cm. circa, dal margine convesso del rene. Ciò fatto 
applica tre punti, rispettivamente, sul polo superiore, sulla parte 
media, e sul polo inferiore del rene, attraversando, per ordine, prima 
i tegumenti, poi i muscoli della massa sacro- lombare, Taponeurosi 
profonda, la capsula fibrosa, il parenchima renale, la capsula scollata 
sulla faccia anteriore del viscere, il periostio della 12.* ed 11.* costa, 
e contragitto inverso, i muscoli e la pelle del labbro opposto della 
ferita operatoria a 2-3 cm. da esso distanti. Le anse doppie dei fili 
SODO tagliate rasente la cruna dell'ago, si da aversi sei capi liberi 
che vengono annodati su di un piccolo rotolo di garza, prima da un 
lato poi dall'altro .della ferita. Il rene resta cosi accollato ai muscoli 
lungo la 12.* e 11.* costa in una posizione cioè pressocchè normale 
e favorevole al facile scolo dell'orina. Nelle successive operazioni 
TAutore sostituì ai fili di seta, dei fili d'ai*gento, ed allo scopo di 
ovviare più facilmente alla possibile lacerazione del tessuto renale, 
.li collocò sotto forma di U, in numero di due , si da annodare 
dopo, i capi liberi rispettivi di ciascuna ansa sul solito cuscinetto di 
garza. 

Il Kuster rende interamente libero il polo inferiore del rene, 
e Io fissa con filo d'argento alla 12.* costa, di poi sutura la cap- 
sula adiposa distaccata a uso cappuccio,, ai muscoli sacro-lombare e 
quadrato dei lombi. 

Altri invece, De Paoli, Tillmans e Duret resecano la 12.* costola 
6 fissano il rene nell'll.^ spazio intercostale al periostio della costa 
resecata. 

Il Senn di Chicago otterrebbe la stabilità del rene nella sua 
posizione normale procurando la fi^azione del suo polo inferiore 
neirangolo omonimo della ferita da operazione, ed alle aderenze 
. della superficie posteriore scarificata del viscere. 

Serafinne, fissa, come Tricomi, il rene nel quadrato dei lon^hi. 

Wmca Chirurgiem. . . 3 , 

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r 



3€ ANDREA CECCHERBLLI. 

Tilmanas adopera un processo presso a poco identico, Riedel dopo 
arare distaccata la capsula fibrosa sul margine posteriore del rene, 
lo fi^sa con dei punti ai muscoli ed applica una strìscia di garza 
tra la capsula così fissata, il rene ed il diaframma, si che a poco 
per Tolta, con la lunga permanenza del tampone, si saldano, reci- 
procamente tra loro, le due superfici granuleggianti. 

Il Casati decortica il rene, e lo pone nella sua loggia normale 
fissfiTidoTelo con un punto che viene a fuoriuscire a sua volta nel* 
riL** spazio intercostale; indi irrita con un cucchiaio il peritoneo 
posteriormente, e fra questo e il rene applica una falda di garza 
che fa uscire dalla ferita cutanea. La striscia di garza viene man 
roano tirata fuori dal 7.** giorno deiroperazione in là. 

II Catterina, con un concetto nuovo ed originale, ma strano 
ed inaccettabile, propose in seguito ad esperienze fatte sugli animali, 
una piccola gabbia metallica, entro la quale verrebbe collocato il 
rene; la gabbietta verrebbe di poi appesa, mediante un'intaccatura,. 
airultima costa. 

Il Biondi decortica il rene, lo ricaccia nella sua loggia e zaffa 
Cùn una lunga striscia di garza, tutto lo spazio sottostante al rene. 
Ma il Biondi scriveva questo nel 1900, mentre io l'avevo preceduto 
nel 1894 e lo pubblicavo nel 1895. 

Ricordo a titolo di storia i processi del Ruggi, del Giannettasio,. 
del Remedi, del Mazzoni, dallo Zatti, del Sottocasa e di tanti altri 
che io per brevità qui tralascio di citare, e che portarono dello 
modificazioni più o meno importanti ed accettabili. 

Il mio processo invece, quello che mi ha dato e mi dà sempro 
«uccessi, all'in fuori della prima operata del 1884 che mori per col- 
lasso, essendo sifilitica e con arterie-sclerosi, mi confermò nell'idea 
che la nefrorrafia è innocua, utilissima e consigliabile colla stessa 
faciliti con la quale oggidì si consiglia la cura radicale dell'ernia. 
Visto poi che il Tansini si attiene al mio concetto, che Guyon^ 
Tuffìer e Jonnesco vi si avvicinano^ che molti al giorno d'oggi lo 
eseguiscono, ho creduto di insistervi ancora una volta tanto più cho 
eome mi è parso di avere dimostrato oggi mi guida un concetto pitb 
ampio, più esteso e cioè che bisogni per la fissazione del i*ene anche 
decorticarlo completamente, perchè in tal modo non solo si ottiene^ 
più valida fissazione, ma si vengono a modificare pur*anco le condi- 
itoni del circolo e quindi le condizioni per lo meno anormali in cui 
sì trova il rene a causa della sua mobilità. La descorticazione, lo 
scriveva il Tuffier sino dal 1889 nei suoi studi sperimentali, produca 
ana adesione intima: la capsula non va distrutta, com« egli dicera^ 
ma sì producono le aderenze. Il Tuffier scriveva allora che se la 
nefrorrafia è tanto discreditata è perchè fatta con processi che danno 
delle cicatrici insufficienti. Oggi non direbbe più certamente cosi» 
lo faccio in questo modo: 



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CONSIDERAZIONI CLINICHE B SPERIMENTALI SULLA FISSAZIONE, ECC. 85 

Incise le parti molli, lungo il margine esterno del quadrato dei 
lombi, e per una lunghezza che va dal disopra della 12.^ costa alla 
cresta dell'ileo, ed arrivati a quello strato adiposo che circonda il 
rene, cerco di esciderne per quanto posso; sino a che giunto sulla 
capsula adiposa del rene, Tafferro con delle pinze, e la stiro in fuori ; 
Tincido allora ampiamente e giungo sul rene, che rapidamente con 
le dita distacco dalla capsula stessa. Fatto questo eseguisco lo scap- 
solamento in 'modo da avere una superfice cruentata ampia e quindi 
necessariamente aderenze estese. 

Passo allora attraverso il parenchima renale da quattro a sei 
ponti con seta n.^ 4, i quali tutti vengono prima annodati sul rene 
stesso, secondo un consiglio del mio aiuto D.^ Corderò, perchè cosi 
il rene viene meglio sostenuto e non si lacera: e poi i due primi 
li faccio andare a cavalcioni alla 12.* ed 11.* costa, gli altri attra- 
verso il quadrato dei lombi e le masse muscolari. Prima di stringere 
i ponti che traversano naturalmente anche la capsula adiposa, escido 
tutta quella porzione di questa che è esuberante e che ho potuto 
trarre infuori, diminuendo cosi la sacca ove il rene si muove e 
diminuendo del pari gli elementi che si disciolgono e facilitano la 
soppurazione. Stringo quindi i fili, i quali vengono quindi ad avere 
ona disposizione a cifra otto, 1q che impedisce che il parenchima 
renale venga tagliato da essi. Suturo quindi la ferita lombare a strati 
senza più lasciare alcun drenaggio. 

L'esperienza clinica mi dimostra la bontà del processo che ha 
le soe basi nel fissare il rene alla costa, nella diminuzione di capa- 
cità della sacca in cui si muove il rene, nella desco rticazione che 
facilita e produce estese aderenze e modifica le condizioni anormali 
del rene stesso e nel passare attraverso il parenchima renale. 

Ma un dubbio ancora conveniva risolvere per bene determinare 
come si comportavano i fili passati nella profondità del parenchima 
renale. Ma questo studio lo volli compiuto nella mia Clinica per mezzo 
dell'Àioto Aurelio Corderò, il quale da prima compiè le varie ricer- 
che sui rene e poi le estese anche ad altri organi parenchimali come 
il fegato e la milza. 

I primi risultati vennero esposti da lui all'Associazione Medico- 
Chirurgica di Parma nell'ottobre del 1900. Cercò: 1.** Di studiare con 
esperienze sugli animali se, e quali alterazioni può indurre nel rene 
li satura in seta; 2.^ se si hanno dei sintomi clinici di alterazioni 
renali negli anunalati operati di nefrorrafiìa con punti in seta per- 
duti. Le ricerche sperimentali vennero fatte su quattro conigli e sei 
end. Nei cani il rene veniva aggredito dalla via lombare ed attra- 
versato con dieci punti; nei conigli per via laparotomica, e veniva 
eueito con quattro punti. Il materiale di sutura adoperato fu sem- 
pre il filo di seta accuratamente sterilizzato. La sutura si approfon?* 
diva di 4 a 5 mm. nel coniglio, più di 1 cm. nei grossi cani. I dna 



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86 ANDREA. CGCCUERELLI. 

capi del filo, dopo di avere attraversato il rene venivano annodati 
sulla faccia esteirna del viscere. Tutta l'operazione veniva condotta 
colla più scrupolosa asepsi ed antisepsi. 

Nessuno degli animali da esperimento mori in seguito all'ope- 
razione, ma vennero sacrificati ad epoche variabili da 6 a 165 giorni 
dopo Tatto operativo. 

In tutti i casi si è avuta guarigione per primam ed i fili della 
sutura renale non sono mai stati eliminati e non hanno mai funzio- 
nato da drenaggio per l'orina. 

Osservato il rene, dopo di avere sacrificato l'animale, lo si è costan- 
temente riscontrato adeso alla parete lombare ; qualche volta al fegato 
ed in un caso anche all'intestino. Le aderenze erano più abbondanti 
e tenaci in corrispondenza dei punti di sutura. Dall'esame di questi 
reni sia macroscopico che microscopico, fatto accuratamente, il Cor- 
derò ha potuto concludere che: 

l.^ I fili di sutura in seta asettici sono tollerati bene dal paren- 
chima renale e non vengono eliminati. 

2.'' Intorno ai fili di sutura si forma un rivestimento completo 
connetti vale, che si continua attorno alla parete extra-parenchimale 
del filo di sutura con un ispessimento della capsula del rene. 

3.^ I fili di sutura non determinano la formazione di calcoli o 
di infiltrazioni renali quando non penetrano al di là della sostanza 
corticale. 

4.^ Non stringendo molto i fili di sutura, questi non lacerano 
il parenchima e non si hanno zone di necrosi, perchè i vasi ed il 
tessuto renale non sono strozzati. 

Le ricerche sugli esiti Clinici della sutura renale il Corderò le 
fonda su 12 mie operate della Clinica. Questi casi si prestavano molto 
bene alle ricerche, inquantochè il rene venne fissato in tutte alla 
12.^ costola, ed alle parti muscolo-aponeurotiche della regione lom- 
bare incisa, con 7 punti in seta passati nella sostanza corticale del 
rene. Dallo studio di questi casi, alcuni dei quali datavano da parecchi 
anni doveva risultare se, e quali inconvenienti produce la nefror- 
rafia con fili di seta; oppure se il rene umano, come quello degli 
animali, tollera bene la presenza di fili di seta, purché asettici. 

Dall'esame di questi casi, tutti guariti completamente, risulta che 
in nessuna delle operate si sono avuti sintomi di alterazioni renali 
persistenti; solo in due si sono avute tracce di albumina e sangue 
nelle orine, dopo l'operazione, ma questa leggerissima albuminuria 
non ha durato che pochi giorni. In tutti gli altri casi l'esame del- 
l'orina praticato per 30 giorni, ha sempre dato risultato negativo. 

Da informazioni assunte su tutte le operate risulta che non sono 
più state afflitte dai dolori che avevano prima dell'operazione, e che 
in nessuna di esse si sono mai avuti disturbi riferibili a calcolosi 
renale o viscerale. I fili di seta non sono mai stati eliminati, ad ecce- 



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CONSIDERAZIONI CLINICHE E SPERIMENTALI SyLI.A FISSAZIONE, ECC. 37 

ziooe di una sola ammalata, in cui probabilmente Tatto operativo 
non sarà stato condotto con perfetta asepsi. 

Come ultima conclusione del suo lavoro, quindi, il Corderò asse- 
risce in base alla perfetta concordanza dei risultati sperimentali e 
clinici che: la sutura del rene in seta è innocua tanto negli ani- 
mali che nelFuomo; i fili di seta non sono eliminati, se asettici, e 
non producono seni fistolosi né albuminuria persistente ; i fili di seta, 
non determinano la formazione di calcoli renali quando non oltre- 
passano la sostanza corticale del rene: 1 fili di seta non determi- 
nano la formazione di zone necrotiche, né di infarti, ma si circon* 
dano di tessuto connettivale fibroso che protegge gli elementi renali 
dal filo e ne rende più valida razione di sostegno. Annodando sulla 
capsula renale i due capi del filo che. ha attraversata la glandola, 
questi fili vengono rivestiti da proliferazioni connettivali della cap- 
sula stessa. La sutura del rene in seta è da preferirsi a quella in 
catgut. 

Il Corderò stesso in un altro lavoro uscito sul n.^ 7 della di' 
nica Chirurgica 1902, si occupa della cura chirurgica del fegato 
mobile. Dopo aver accennato ai vari metodi di epatopessi, che ge- 
neralmente vengono praticati con catgut, egli dà conto di alcune 
ricerche praticate sugli animali e se cioè il filo di seta asettico è 
sempre ben tollerato dal fegato, e come si comporta air intorno il 
parenchima epatico. 

Ha fatte le sue ricerche su cani e conigli. La sutura paren- 
chimale è sempre stata eseguita con seta n.^ 3, sterilizzata, colla 
bollitura, in una soluzione composta di glicerina (parti 6) e soluzione 
fenica al 5^[o (parti 4). I fili vennero passati alla distanza di 2 
a 3 cm. dal margine tagliente del fegato, dalla faccia superiore alla 
inferiore ed annodati sulla capsula glissoniana. . 

Da queste esperienze risulta che durante Tatto operativo non si 
ebbe mai nessuna emorragia di qualche entità luugo il tragitto del 
filo. Degli animali da esperimento nessuno mori in seguito alTatto 
operativo, ma vennero sacrificati da tre giorni a tre mesi dopo di 
questo. 

Dairesame necroscopico fatto accuratamente risulta che la sutura 
del fegato con fili di seta asettici non dà emorragia di quache entità 
ed è tollerata bene dal parenchima epatico; che i fili di seta non 
funzionano da drenaggio determinando uno stillicidio di bile nel 
cavo peritoneale; che i fili di seta per l'irritazione che producono, 
colla loro parte esterna, sulla glissoniana e sul peritoneo ne favo- 
riscono la proliferazione e facilitano il formarsi delle aderenze: non 
si è mai riscontrato negli altri visceri alcuna lesione. 

Sono stati fatti anche esami microscopici accurati sul modo di 
comportarsi del parenchima epatico intorno al filo di sutura, e il 
Corderò ne ha potuto ricavare: che un filo di seta fatto passare a 



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38 àndrba ckcouerelli. 

tutto spessore attraverso il fegato a 2 cm. dal bordo anteriore ed 
aunoriato sulla glissoniana, è circondato dopo tre settimane, nell*in- 
teruo del parenchima, da un cercine connettirale; mentre nella parte 
esterna è completamente avvolto da proliferazioni della capsula glis- 
soBÌaua. 

Il filo quindi viene ad essere completamente isolato dal paren- 
chima epatico e non può minimamente influire sopra di questo. Si 
trova poi nelle migliori condizioni per fungere da elemento di so- 
steguo^ sia perchè è inglobato nello spessore della capsula ispessita, 
sia perchè il connettivo che lo riveste gli impedisce di tagliare il 
parenchima della glandola. 

PrQ%'ata cosi non solo Tinnocuità, ma l'utilità della fissazione del 
fegato IT i@ diante la sutura in seta, in questi casi il catgut dovrebbe 
essere abbandonato. Prima di tutto per la facilità con cui si rias- 
sorbe, secondariamente perchè risulta dagli studi delPHeidenhein, 
che i microrganismi ospitati nella parte più centrale del filo di 
catgut possono sfuggire all'azione degli agenti fisici e chimici, che» 
come risulta dagli studi del Martini, si possono avere anche adope- 
rati per sterilizzarlo e produrre quindi degli ascessi tardivi, anche 
con uà catgut, sterile ma irritante, perchè contiene sostanze putre- 
fattive sviluppatesi nel cadavere deiranimale da cui è stato tolto. 

Al contrario, la seta, si può averla sempre perfettamente ste- 
rile, perchè si può sottoporre alla bollitura, e sia per l'aderenza che 
provoca, sia per il tessuto connettivo di cui si circonda e per la 
lunga durata, costituisce un ottimo materiale per la fissazione al 
fegato migrante. 

Mi piace a questo punto riportare in quadri sinottici i casi di 
neùorrafia da me eseguiti. 



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CON81DBRAZIONI CLINICHE B 8PBRIMENTAU SULLA FISSAZIONE, ECC. 39 



1 


Cogaome • noin« 


Dagnoti 


Cura 


Esito 


OSSERVAZIONI 


1 


Antonini Seve- 
rina di anni 28 
di Parma. 


Rene 
mobile. 


Nefrorrafia 

11 febbraio 

18S4. 


Morte per 
collasso 


Sette punti con catgut com- 
prendenti la capsula adiposa 
del rene, quattro dei quali pas- 
sati cavalcioni dell' ultima 
costa in modo di (ormare una 
cifra oitto; gli altri tre alle 
parti molli ed ai margini della 
ferita. 


2 


Meli Carolina 
di anni 54 di Fon- 
terio. 


Rene 
mobile. 


Nefrorrafia 

operata nel 

1891. 


Guarita 


Sutura della capsula at- 
torno alla ferita con dieci 
punti. Due punti in alto 
attraverso V ultima costa. 
Non suppurazione. 


3 

4 


Mellini Angela 
di anni 25 di 
Suzzara. 


Reni 
mobili. 


Nefrorrafia 

doppia. Op. 

nel 1892. 


Guarita 


Otto punti per ogni rene 
comprenden^lo il parenel|ima 
renale. Recidivata Non erano 
stati messi d punti a caval- 
cione la costa. 


5 


Alfieri AlberU 
ni anni 24 di 
Parma. 


Rene 
mobile. 


Nefrorrafia 

Op. nel 

1894. 


Guarite 


Sutura con quatto punti 
staccati e due attraverso l'ul- 
tima costa. 


<^ 


N. N. di anni 32 
di Ri?a di Trento. 


Rene 
mobile. 


Nefrorrafia 
1894. 


Guarita 


Sei punti staccati e due 
attraverso Tuitima costa. 


7 


Tooarelli Gra- 
ùoaa di anni 32 
di Comiglio. 


Rene 
mobile. 


Nefrorrafia 
1895. 


Guarita 


Decorticazione del rene. 
Cinque punti di seta staccati 
comprendendo il parenchima 
renale e due aU*ultima costa. 


8 


T. A. di anni 30 
di Torino. 


Rene 
mobile. 


Nefrorrafia 
1895. 


Guarita 


Sette punti con seta oom- 
prendendo il parencbimf re- 
nale la capsula ed i muscoli: 
un punto sull'ultima costa. 


9 


Ziveri Maria 
di anni 56 di 
Traversatolo. 


Rene 
mobile. 


Nefrorrafia 
1895. 


Guarita 


Se punti di seta alla massa 
muscolare ed all' aponeurosi 
lombare comprendendo a 
tutta sostanza il rene. Un 
punto sull'ultima costa. 


10 
11 


Mellini Angela 
di anni 31 di 
Snszara. 


Reni 
mobili. 


Nefrorrafia 
doppia 1897 


Guarita 


Decorticazione del rene. 
Sei punti attraverso il pa- 
renchima renale e muscoli 
lombari. Un punto a caval- 
cioni della costa compren- 
dendo anche il periostio. 


12 

13 


Tonini Maria di 
anni 27 di Suz- 
xara. 


Reni 
mobili. 


Nefrorrafia 
doppia 1897 


Guarita 


Decorticazione del rene. 
Sei punti attraverso i pa- 
renchima renale e muscoli 
lombari; Un punto a caval- 
cioni alla costa compren- 
dendo anche il periostio. 



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40 



ANDREA CBCCHBRELLI. 



1 


Cognome • nome 


DiagDOsi 


Cura 


Esito 


OSSERVAZIONI 


14 


Bonati CatteriDa 


Rene mo- 


Nefrorrafìa 


Guarita 


Decorticazione del rene. 




di anni 40 di 


bile destro 


1897. 




Sei punti attraverso il pa- 




Medesano. 








renchima renale e muscoli 
lombari. Un punto a caval- 
cii ni alla costa comprenden- 
do il periostio. 


15 


Salvi Luigia di 


Rene 


Nefrorrafia 


Guarita 


Decorticazione del rene. 




anni 32 di S. Pel- 


mobile 


1897. 




Sei punti attraverso il pa- 




legrino Parmense 


sinistro. 






renchima renale e muscoli 
lombari. Un punto a caval- 












cioni alla costa comprendendo 
il periostio. 


16 


Zanni Santa di 


Rene mo- 


Nefrorrafia 


Guarita 


Cinque punti profondi pa- 




anni 54 di Mot- 


bile destro 


1898. 




renchimali uno dei quali 




teggiana. 








attraverso T ultima costa. 


17 


Gardelli Giulia 


Rene 


Nefrorrafia 


Guarita 


Sei punti profondi paren- 




di anni 24 di 


mobile. 


1898. 




chimali uno dei quali attra- 




S. Pancrazio. 








verso Tultima costa. 


18 


Brambilla Del- 


Rene 


Nefrorrafia 


Guariu 


Cinque punti profondi pa- 




fina di anni 24 


mobile. 


1900. 




renchimali uno dei quali 




di Pontenure. 








attraverso T ultima costa. 


19 


N. Erminia di 


Rene 


Nefrorrafia 


Guarita 


Cinque punti profondi pa- 




anni 24 di Parma. 


mobile. 


1900. 




renchimali uno dei quali 
attravei-so l'ultima costa. 
Recidivata parzialmente. 


20 


Lombardi Maria 


Rene 


Nefrorrafia 


Guarita 


Sei punti profondi paren- 




di anni 18 di 


mobile. 


1900. 




chimali uno dei quali at- 




Parma. 








traverso r ultima costa. 


21 


Aldobrandi Cri- 


Rene 


Nefrorrafia 


Guarita 


Due punti di sutura attra- 




stina di anni 72 


mobile. 


1900. 




versano il parenchima renale 




di Guastalla. 








e vengono passati a ridosso 
dell'ultima costa. 


22 


Bemardelli An- 


Rene 


Nefrorrafia 


Guarita 


Un punto alla dodicesima 




gela di anni 35 


mobile. 


1900. 




costa, quaitro punti dati at- 




di GuasUlla. 








traverso il parenchima renale 
fuoriescano attraverso alla 
parete lombare e dopo chiusa 
la ferita si allacciano a due 






















a due sopra un rotoletto di 












garza formando cosi una 












specie di sutura incavigliata. 












come consigliata da Jonne- 












SCO. Dopo IO giorni si tolgo- 












no questi fili ma i* rene poco 












dopo tornamobile meno in alto 












dove era attaccato alla costa. 












Si riapre la ferita, si zaffin 












per creare delle aderenze e 












«i riesce a fissare il rene. 



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CONSIDERAZIONI CLINICHE B SPERIMENTALI SULLA FISSAZIONE, ECC. 41 



o 
o 

Z 


Cognome e nome 


Diagnosi 


Cura 


Esito 


OSSERVAZIONI 


53 


Ferrari Maria di 
anni 28 di Be- 
donia. 


Rene 
mobile. 


Nefrorrafia 
1901. 


Guarita 


Decorticazione. Cinque- 
punti profondi parenchimali 
uno dei quali attraversa 
l'ultima costa. 


24 


Ruggeri Maria 
di anni 30 di 
Croce S. Spirito. 


Rene 
mobile. 


Nefrorrafia 
1902. 


Guarita 


Decorticazione. Si appli- 
cano quattro punti che at 
traversano il parenchima re'-^ 
naie di cui due alla dodicesima 
costa. Leggera suppurazione 
della ferita. Dopo cinque- 
giorni non si riscontra più 
albume nelle orine. 


25 


Guarcschi Elde- 
mina di anni 28 
di Sissa 


Rene 
mobile. 


Nefrorrafia 
1903. 


Guarita 


Decorticazione. Quattro fili 
di grossa seta attraverso il 
parenchima renale di cui due- 
passati attraverso all'ultima 
costa e due attraverso le 
pareti addominali. Dopo otta 
giorni si ha diverse quantità 
di pus della ferita. Dopa 
due giorni non si ha piìi 
albumina nelle orine. 


26 


B, G. di Milano. 


Rene 
mobile. 


Nefrorrafia 
1903. 




Decorticazione del rene. 
Quattro punti attraverso il 
parenchima renale, due al- 
l'ultima costa. Dopo tre gioni 
non 8i ha più tracce d'albume 
nelle orine. 


27 


Sacco Clementina 
di anni 43 di 
Parma. 


Rene 
mòbile. 


Nefrorrafia 
1904. 


Guarita 


Decorticazione. Quattra 
punti attraverso il paren- 
chima renale, due all'ultima 
costa. Dopo due giorni non 
si ha più albumina nelle 
orine. 



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42 ANDREA CECCHBRBLLI. 

^011 hp molte conclusioni da fare, ma quelle poche mi sembra 
«he abbiano molta importanza. Il rene mobile non deve essere con- 
siderato semplicemente come un organo in ptosi, ma anche come un 
organo ammalato, e che le sue condizioni anormali sono determinate 
da alterazioni di circolo. Se il rene viene lasciato a se stesso queste 
alterazioni si aggravano e si può arrivare ad avere una vera e propria 
nefrite con tutte le lesioni inerenti a tale processo morboso. Ora è 
appunto per questo che la necessità dell* intervento è manifesta e 
non discutìbile, tanto più che oggi abbiamo dei metodi operatori che 
alla loro innocuità aggiungono il pregio della sicurezza quasi asso- 
luta deiresito. Il fissare il rene ad un punto fisso quarè la costa, se 
mi parve nel 1884 unUdea buona oggi ne ho la certezza indiscuti- 
bile in quanto vedo l'idea mia accolta e pur' anco appropriata da 
altri senza ricordare che io li aveva preceduti ; il passare i fili nella 
profonditi del parenchima renale fu escogitato da altri, ed io accolsi 
il buon precetto, ma appartiene alla mia Scuola, e cioè al Dott. Cor* 
dero, dì avere dimostrata Tinnocuità dei fili attraverso il parenchima 
e ciò che di loro accade; il diminuire la saccoccia, nella quale il 
rene si muove non saprei precisare se e chi lo consigliasse , ma è 
<;erto che io da lungo tempo ho raccomandato e difeso questo pre- 
cetto; il decorticare il rene lo consigliò il TufBer sperimentalmente, 
ma io lo seguii subito nel campo clinico , ed oggi posso dimostrare 
mercè altri studi eseguiti nella mia Scuola che la decorticazione è 
ottimo elemento per ottenere le adesioni, che la cassula si rigenera 
in un perìodo di circa quattro settimane/e che si ha formazione di 
nuovi vasi, i quali è logico che debbano portare al rene quelle mo- 
dificazioni che sono opportune e necessarie per ottenere la guarigione 
completai, e cioè non solo della ptosi, e dei disturbi dovuti alla mo- 
bilità, ma auche di quelli inerenti alle alterazioni subite dal rene. 

Pftruift, Gannaio 1894. 



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Climica Cliirirgica della R. Università di Genova, 
dirette dal prof. 6. F. NOVABO 



STUDIO amico bd istologico 

so^ra tin nuovo caso 



DI 



COSIDETTO TERATOMA SACRALE 



Dott. G. LUSEIVA. 

Assistente e Libero Docente 



È noto che col nome di teratomi sacrali Virchow (1) sin dal 
1869 aveva compreso tutta la serie dei tumori di costituzione isto- 
logica mista e di origine congenita siti nella regione sacro-coccigea 
o nelle regioni vicine. Egli intendeva con ciò riportare questi tumori 
congeniti fra le mostruosità dovute alla inclusione ed allo sviluppo 
abnorme di un secondo germe. 

Mano mano che si studiavano le fasi di sviluppo embrionale del- 
rastremo caudale del tronco e si venivano osservando nuovi casi di 
tali tumori congeniti, cominciò a sorgere Tipotesi che una parte dei 
eosidetti teratomi sacrali, invece che essere di origine bigerminale, 
Cosse da attribuirsi ad un atipico sviluppo locale, cioè fosse di ori^ 
gine monogefminale. 

In un mio precedente lavoro (2), nel quale ho avuto occasione 
di riferire alcune osservazioni di tumori sacro-coccigei congeniti, ho 
lisai diffusamente trattato la loro patogenesi. È in base a questa 
die si vogliono dai vari autori classificare questi speciali tumori 
V. Bergmann (3), Marchand (4), Feldmann (5). Calbet (6), Borst (7), 
Penzo (8) ed altri proposero in base ad osservazioni loro classifica- 
zioni diverse, alcune delle quali però, più che sulla patogenesi, si fon- 
dano sul semplice reperto istologico. 

Dairinsieme degli studi pubblicati risulta in modo evidente che 
possono esistere nella regione sacro-coccigea formazioni congenite, 
nelle quali sono riconoscibili vero parti fetali, arti [Sonnenburg (9), 
Kaufmann (10)]. porzioni di faccia (Leon) (11), ecc., formazioni in- 
dubbiamente parassitarie e di pertinenza della teratologia. Vi sono 



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44 G. LUSENA. 

inoltre delle deformità semplici, che vanno dalle fossette coccigee 
alle fistole congenite pelose , alle cisti epidermiche od epidermoidi, 
le quali necessariamente debbono dipendere da un abnorme sviluppo 
locale. Fra la prima classe e la seconda esistono numerosi tumori 
congeniti più o meno complicati nella loro struttura e che possono 
con termine comprensivo chiamarsi tumori misti sacro -coccigei^ la 
patogenesi dei quali essendo subordinata alla costituzione loro, Tori- 
gine di essi non può essere stabilita, se non dopo un accurato e 
completo esame istologico. 

Nel mio lavoro citato ho classificato questi tumori misti, inter- 
medii cioè alle indubbie formazioni parassitarie ed alle indubbie mal* 
formazioni locali, in due gruppi, seguendo in parte le idee di Borat 
e dando il giusto valore alla presenza di formazioni derivate dai 
vari foglietti blastodermici. 

Il primo comprende i tumori misti, che contengono formazioni» 
che non possono derivare da un abnorme sviluppo dell'estremo cau- 
dale e perciò comprende tumori misti sicuramente di origine biger- 
minale. Il secondo gruppo comprende i tumori misti, che contengono 
formazioni , che possono essere originate da un abnorme sviluppo 
dell'estremo caudale, senza però che di essi si possa afl'ermare sicu- 
ramente l'origine. Possono essere di origine monogerminale locale , 
ma possono essere anche dovuti allo sviluppo atipico di un secondo 
germe , che non abbia dato luogo a formazioni di parti lontane 
del corpo. 

La divisione in questi due gruppi non dipende dunque dalla ne* 
cessità che in uno o nell'altro si trovino derivati di tutti tre i fo- 
glietti blastodermici. Invero, possono esistere tumori misti, sicura- 
mente bigerminali, con rappresentanti di due soli foglietti e possono 
esistere tumori misti, probabilmente monogerminali locali, per quanto 
vi siano in essi rappresentanti dei tre foglietti. Ciò perchè nel- 
l'estremo caudale del tronco vi sono parti di derivazione ectodermica 
(midollo spinale caudale), di derivazione entodermica (intestino post- 
anale) e di derivazione mesodermica (ultime vertebre coccigee), che 
normalmente scompaiono e che abnormemente possono permanere o 
subire un maggiore sviluppo dando luogo averi tumori misti [Fol (12y, 
Tourneux e Herrmann (13), ecc.]. 

Ma su tali considerazioni più non mi trattengo nel presente 
lavoro, che ha per iscopo di riferire un nuovo caso di tali tumori 
misti congeniti, che capitò in quest'anno alla mia osservazione. 

Per quanto ormai siano molti i casi di tali neoformazioni, che 
si conoscono, tuttavia esse sono ancora abbastanza rare. Basti ricor- 
dare che Calbet su 34,582 neonati esaminati ne riscontrò un solo 
caso e che i 4 da me studiati e pubblicati Tanno scorso furono rac- 
colti nel periodo di oltre 12 anni nell'Istituto Patologico di Stra- 
sburgo, ove, come è noto, conviene abbondantissimo il materiale ana^ 
tomo-patologico. 

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STUDIO CLINICO ED ISTOLOGICO SOPRA UN NUOVO CASO, BCC. 45 

Gli è per Vinteresse grandissimo, che questi tumori presentano, 
e perchè solo dallo studio minuto di essi sarà possibile una esatta 
interpretazione dei medesimi, che mano mano che vengono osservati, 
si i*endono di pubblica ragione. Ciò non ostante, essendo assai re- 
cente lo studio sistematico di tali neoformazioni, ne risulta che, se' 
ne abbiamo raccolti nella letteratura molti casi, ben pochi sono quelli 
bene studiati e bene classificati. 

Questi furono pubblicati specialmente in questi ultimi anni e 
per la varietà e la diversità dei reperti hanno ciascuno un interesse 
speciale ed è difficile per ora accomunarli in tipi istologici distinti. 
Certo è che, proseguendo nell'indagine accurata, si potrà arrivare fra 
non molto ad avere una discreta serie di casi completamente stu- 
diati e dai quali sarà più facile trarre una sintetica interpretazione 
generale e stabilire per essi una classificazione secondo il tipo delle 
formazioni istologiche trovate. 

Il nuovo caso che forma oggetto di questa pubblicazione fu os- 
servato in quest'anno nella nostra Clinica Chirurgica e siccome per 
il decorso si discosta dalla maggior parte di quelli noti, cosi è in- 
teressante che ne riferisca anche dal punto di vista clinico. 

G. L. di ano! 33 da Santa Anastasia (Provìncia di Napoli), fuochista 
<li bordo, ammogliato, con figli. 

Assolutamente nulla di notevole nei precedenti familiari, né nelFanam- 
nesi remota personale. 

L'infermo racconta che circa 10 anni or sono, toccandosi per caso la 
regione anale, notò al di dietro deirorificio anale una tumefazione comple- 
tamente indolente, emisferica e grossa come una mezza noce. Egli senza 
«scladere che questa piccola tumefazione potesse essersi formata lentamente 
a sua instputa, esclude di. averla avuta da bambino. Da 10 anni a questa 
parte la tumefazione si e gradatamente fatta più sporgente ed è aumen- 
tata di volume. Essa non è stata mai dolente, ne spontuneamente, né quando 
rinfermo sedendo vi poggiava sopra e non ha ^mai arrecato ali* infermo 
alcun grave disturbo , tanto che non fu mai richiesta V opera del medico. 
&>lo Degli ultimi tempi, quando la tumefazione prese un volume considere- 
vole, Tinfermo cominciò ad impensierirsene ed essendo sbarcato a Genova 
«i presentò il 28 maggio 1903 al nostro Ambulatorio ed il giorno stesso 
fu ricoverato in Clinica. 

Staio presente. — Il G. L. è di normale e robusta costituzione fisica. 
L*esame completo delle varie funzioni organiche, eseguito nei primi giorni 
4\ degenza, nulla fece rilevare di notevole. 

Facendo mettere l' infermo nella , posizione genu-pettorale si osserva 
«ella regione glutea di destra una tumefazione del volume e della forma 
4i un grosso uovo di struzzo. La cute, che la ricuopre dappartutto, è lie- 
vemente congesta e lucida, e si presenta con scarsissima peluria, mentre 
la cute della regione glutea di sinistra e di quella di destra intorno al tu- 
more è riccamente pelosa. 11 tumore appare quasi sessile od almeno impian- 
tato con, un largo peduncolo, che permette appena alPovoide di pendere tra, 



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46 



G. LCSE^A, 



le cojjcle del r in fermo. La piega tm le natiche è fortemente spostata versa 
sinistrii. I/oriticio anaìe resiti. iiASco^tu iluH* apice del tumore. In alto, in 
corrispondt"nz!i dell'estremu raiidale della rachide, si osserva un beirinfunr» 
dlliolo cocci ^eu* 

Del re^ìQ le varie pfirtk^olariià e^iat&te e tutto quanto concerne l*ispe- 
sioilt* :^i rilevane a>sai bene dalla qtii huìLi fotografìa, presa stando l'infermo 
io piedi eoi tronco legk^i itiuMik* pr^reso. 

La cute che riveste il tuìirore e molto assottigliata; però può sollevarsi 

in pieghe. Il tumore è mobile- 
sui piani sottostanti , meno 
che in alto, dove si rileva che 
esso sì porta fino al davanti 
del coccige. 

La consistenza è elastica 
e verso il polo libero del tu- 
more si rileva netta fluttua- 
zione, mentre in alto si ha 
rimpressione di rilevare delie- 
masse solide. La circonferenza 
del tumore alla base è di 
29 cent. , la circonferenza 
massima è dì 34 cent. , la^ 
lunghezza di 12 cent, e di IO 
cent, tanto il diametro tra- 
sversale , quanto V antero- 
posteriore-. 

La palpazione permette 
di rilevare che il coccige , 
mobile sul sacro, è piccolis- 
simo, ridotto molto nel suo 
volume. La distanza tra esso 
e Toriflcio anale è assai su- 
periore a quella che si ha in 
condizioninormali, giungendo 
a 10 cent. , mentre normal- 
mente s!ìppiam<> (/li© e dì ci tea 2^) ruilL Ciò dipende probabilmente, oltrec- 
che dalla fpMplasia del coeeigi^ anche drillo sviluppo del tumore. 

I/e?!ame per via rettjile e>^clude o^ni compressione sulla parete post^ 
fioro del retto e non l'.à liltMftre a'^nioa fìtta aderenza di questo col tu- 
mor**. fi' intuirli bali> uyccigèn è cieco e nei>]iare esso mostra col tumore alcun 
rap^K^rto. 

rrinvii lijirttTe elie, conjn le altre funzioni, 8ono pure perfettamente 
normali la dt^fecazione e la niìn/ioii(*. 

Si la diagDij^i di prrjja/fììt* if tinort f ti ìsto congenito^ eomprerìdendo ùon 
quella denorniiuizìone la possi Ldl ita che potesse trattarsi anche dì una cisti 
dermoide comjklieata , e si eoissig-lta alTint'ermo Testirpazione del tumore. 
Il *ì KÌiJi^n*> >i. 8, posto rinfernio in pusizione laterale sinistra procedo 
all'atto operativo. Per evitsirtì piti eh*^ sia possibile un^ìnfezione. della ferita 
epii'atoria da imrUì delTano, eeteo di nìa d tenere le incisioni lontMie da esso 




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STUDIO CLINICO BD I8TOL0OIC0 SOPRA UN NUOVO CASO, ECC. 47 

6 perciò formo due lembi cutanei , di cui uno piccolo a base superiore y 
Taltro maggiore a base inferiore, rivolta cioè verso Torificio anale, lasciando 
ana larga zona ellittica di cute aderente al tumore. La dissezione riesce 
più facilmente in basso che in alto. Procedo all'isolamento del tumore ed 
anteriormente devo dissecarlo completamente dal retto con cui è in rap- 
porto di contiguità. In alto, portandosi il tumore al davanti del coccige 
radimentale, Tisolaraento riesce più difficile, ma possibile senza resecare al- 
cana parte scheletrica. Provveduto airemostasi definitiva , lascio un pic- 
colo drenaggio di garza all'angolo mediale dell'ampia breccia e pratico uno 
strato profondo di sutnra al catgut ed uno superficiale alla seta, cercando 
con quello di evitare che rimangano spazi morti profondi. 

Tolto dopo 48 ore il drenaggio capillare, la cicatrizzazione procedette 
regolarmente e l'operato uscì il 15 giugno perfettamente guarito. 

Esame del tumore. — Consta di una cisti principale di forma irre- 
golarmente ovoidale, con un diametro longitudinale di 9 cent, per 7 cent, 
di diametro trasverso e per 6 cent, di diametro antero-posteriore, con pa- 
rete spessa fino a 6 mill. in corrispondenza della cute. La superficie in- 
tema di qaesta cisti in parte è liscia, in parte è granulosa. Il contenuto 
▼iene raccolto e subito esaminato. È un liquido lattescente, denso, color 
giallo bruno, sulla superficie del quale si vedono galleggiare goccioline di 
grasso. La quantità è di 350 cent, cubici , densità 1024, reazione legger- 
mente alcalina: contiene forti quantità di albumina e colesterina. All'esame 
microscopico, oltre a numerosi cristalli di colesterina, si vedono molti glo» 
bali di grasso, emazie, leucociti e grosse cellule sferiche ricche di granuli 
adiposi. 

Al disopra della grossa cisti, dove alla palpazione sembrava si rile- 
vassero parti solide, esiste una massa di piccole cisti, la più grande delle 
qaali ò grossa come una noce avellana. Queste cisti hanno superficie in- 
terna liscia e contengono an liquido limpido poco ricco di albumina. 

L'intiero tumore policìstico viene fissato in liquido di Mùller, con l'ag- 
gianta dì piccole quantità di formalina, varie volte rinnovato e mantenu- 
tovi per 10 giorni in termostato a 37^ C. Dopo lavaggio abbondante, viene 
passato nella serie degli alcool e conservato in alcool a 90^. Per la costi- 
tazione del tumore non ho potuto seguire il metodo dei tagli paralleli, da. 
me applicato nel mio precedente lavoro sui tumori misti ; ho invece esa- 
minato separatamente le varie porzioni, non tralasciandone alcuna, special» 
mente nella parte superiore polioìstica. I vari pezzi furono inclusi in cel- 
loidina e le sezioni colorate preferibilmente col carminio all'allume. 

La cute che ò rimasta aderente al tumore presentasi da questo com* 
pestamente indipendente. Essa è molto assottigliata, con nn corpo papillare 
strcfiooy con scarsissime glandolo sebacee e sudoripare e con pochi e fini 
peli. La parete della grossa cisti ò costituita di tessuto connettivo stipato, 
^SDiOi povero di vasi e priva di rivestimento epiteliale verso la cavità. In 
molte ed estese zone, ove anche macroscopicamente la superficie interna 
della cisti appariva alterata, si osserva nello spessore della parete e verso 
la cavità nn' infiltrazione parvicellnlare , che passa in alcuni punti ad un 
▼ero tessuto di granulazione, ricco di vasi sanguigni giovani e che è sede 
di abbondanti emorragie, È probabile ohe azioni meccaniche ripetute, com* 
jvnmcfùì, arti, brnsdii spostamenti, ecc. abbiano causato le alterazioni ora> 



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48 . G. LUSENA. 

descrìtte , nonché la speciale costituzione emorragica del contenuto di 
questa cisti. 

Procedendo allo studio della porzione superiore del tumore, la più in- 
teressante, si rileva che la maggior parte delle piccole cisti, che la costi- 
tuiscono, sono tappezzate da un rivestimento epiteliale monostratificato di 
<;ellule cilindriche alte. Questo epitelio poggia sopra un esile strato di con- 
nettivo, attorno al quale si vedono variamente diretti fasci di c**llule mu- 
scolari liscie, che intorno a nessuna cisti però costituiscono un vero strato 
muscolare continuo. Vicino a queste cisti altre se ne osservano tappezzate 
da un epitelio pavimentoso polistratifìcato, le di cui cellule superficiali, cioè 
<][iielle rivolte verso la cavità, sono molto appiattite, chiare, con nuclei meno 
affini al carminio (alcune esili, con nucleo schiacciato appena visibile, di- 
staccate quasi) e colle cellule profonde più alte, più avvicinate, con nuclei 
intensamente colorati. Intorno ad una sola di queste cisti riesco a dimo- 
strare un esile fascetto muscolare, intorno alle altre simili non si vede che 
tessuto connettivo, poco ricco di vasi, nel quale non si dimostrano, né zaffi 
epiteliali, nò formazioni glandolare A lato di tali cisti ve ne é una tap- 
pezzata da un bairepitelio monostratificato di cellule cilindriche, con lunghe 
-ciglia vibratili ben conservate. In rapporto a questna cisti mancano fasci di 
cellule muscolari. Oltre a queste cisti rivestite da epitelio, altre ve ne sono, 
ugualmente piccole, prive assolutamente di rivestimento o con un appa- 
rente rivestimento endoteliale (?), simili alle cosidette cisti sierose. 

Fra le cisti vi è un tessuto connettivo di sost^^gno poco ricco di vasi. 
coi caratteri del connettivo adulto, nel quale si vedono, variamente diretti, 
numerosi fasci di cellule muscolari liscie. 

Questo brevemente riassunto il reperto dell'esame eseguito. 

Dal punto di vista istologico sono da rilevarsi come importanti 
le cisti osservate. Le prime potrebbero per lo speciale aspetto del 
loro epitelio e per la presenza di uno strato, non importa se in- 
<iompleto, di cellule muscolari liscie, ascriversi alle enterocisti degli 
autori tedeschi , cioè ad abbozzi atipici del tubo intestinale. Ripor- 
tandomi ad uno dei casi già da me illustrati , in cui ho dimostrato 
€isti tappezzate da una vera mucosa intestinale, con formazioni vil- 
lose, glandole tubulari semplici, ecc., devo convenire che nel caso 
attuale siamo ben lungi da tale complessità di struttura. E' perciò 
che queste cosidette enterocisti da me trovate non mi azzarderei a 
farle derivare senz'altro dairentoderma. 

Le cisti rivestite da epitelio pavimentoso stratificato possono 
meglio interpretarsi; lo strato cellulare interno simile allo strato 
corneo dell' epidermide e V insieme dell' epitelio stesso permette di 
classificarle tra le cisti epidermiche o cosidette epidermoidi^ da di- 
stinguersi dalle cisti dermoidi per la mancanza del derma e delle 
formazioni cutanee (glandole e peli). Perciò è facile che esse siano 
di origine ectodermica. 

La cisti ad epitelio cilindrico vibratile, mancando di ogni altro 
dato, difiìcilmente può classificarsi. Potrebbe rappresentare una cisti 



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STUDIO CLINICO BD ISTOLOGICO SOPRA UN NUOVO CASO, ECC. 49 

«pendimarìa^cioè di origine ectodermica, oppure abbozzi di altri or- 
gani. In uno dei casi da me pubblicati, come in alcuni di altri au- 
tori (Buzziy Kiener), intorno a cisti ad epitelio vibratile fu possibile 
dimostrare uno strato di cellule muscolari liscie ed anelli incompleti 
di pezzetti cartilaginei. La derivazione da abbozzi di apparecchio 
respiratorio era in tali casi giustificata. 

Oltre alle cisti abbiamo descritto numerosi fasci di muscoli lisci, 
di origine mesodermica. 

Insomma il tumore presenta i caratteri di un tumore misto; le 
formazioni cistiche sono evidentemente congenite, ma per la difficile 
interpretazione di alcune di esse non saprei se ammetterne una de- 
rivazione bigerminale o monogerminale locale. Considerando però 
che molte delle formazioni cistiche possono essere prodotte da quegli 
organi della regione cocclgea (intestino post-anale, midollo caudale), 
di cui conosciamo 1* importanza^ che le cisti epidermoidi debbono 
farsi derivare da malformazione locale, che inoltre nel nostro pa- 
ziente vi era un infundibolo coccigeo profondo quasi mezzo cent, 
(per quanto indipendente dal tumore) ed una marcata ipoplasia del 
coccige, io propenderei a classificare questo tumore misto nel se- 
condo dei gruppi da me stabiliti ed a farlo derivare da abnorme 
sviluppo o meglio da abnorme involuzione di parti deirestremo cau- 
dale del tronco. 

Degno di nota nel mio caso fu il decorso clinico. Generalmente 
ì tumori misti simili a questo furono osservati in neonati od almeno, 
se presero maggiore sviluppo più tardi, erano stati notati fin dalla 
nascita. Fanno in parte eccezione a questa regola le cisti dermoidi 
semplici o complicate, le quali solitamente si sviluppano vari anni 
dopo la nascita, per quanto T origine congenita di esse sia indiscu- 
tibile. 

Per il decorso dunque e per i caratteri obbiettivi della tume- 
fazione si poteva facilmente sospettare una cisti dermoide. Giova 
però considerare che una cisti dermoide semplice, cioè a contenuto 
grassoso con peli, si sarebbe dimostrata assai meno fluttuante ed 
avrebbe avuto minore irregolarità di superficie, mentre nel caso 
nostro, in alto fino al davanti del coccige, si palpava una massa con- 
sistente, che faceva seguito alla parte fluttuante. In quanto alle cisti 
dermoidi complicate esse debbono ormai venire considerate come 
veri tumori misti, embriomi veri o embrioidi, non da riportarsi a 
malformazioni di sviluppo locale [Wilms (14), Bonnet (15)]. 

Io non ho neppure considerato nel mio caso la possibilità di 
formazioni dipendenti da ernie meningee o midollari. La mancanza 
di ogni accenno di malformazione alla nascita o poco dopo, la per- 
fetta continuità degli archi vertebrali, la irriducibilità del liquido 
cistico colla compressione, ecc. escludevano sifiatta possibilità. 

E* dunque interessante sapere che esistono tumori misti (non 

Clinica Chirurgica. 4 

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40riiioidi complicate) della regione sacro^joccig^a, che possono pr^^ 
amUft's i molti anni dopo la nascita, pare essendo sicuramente conge- 
ItMl, ^seguendo con ciò il decorso di molte cisti dermoidi di questa. 
% 4K «Itre regioni del c^rpo. 

ìjo scopo di qoe^ lavoro limitato a semplice contributo diniòo» 
ed istologico mi esenta dal dilungarmi maggiormente 90pra gii studi 
«Mr^i rali" argomento , che certamente è interessantissimo più dal 
punto di vista anatomo-patologico , che da quello clinico. Maggiori 
^ettitfgli e più diffuse indicazioni bibliografiche possono vedersi ne) 
^ÈtìÈO hlvo^o esitato. 



Ring^mzio il chiarissimo Prof. Novaro, che mi permise di ope- 
Mre questo importante caso, di studiarlo e di pubblicarlo. 



G^BOTa, Agosto 1903. 



:^ 



BflDliografìà. 

1. thtjlm^. — Uebèr dfe Saoralgpodohwulst Aefi Schliewener Rindes. Berltner 
«Kl». Wochenschrift, 1869. 

2. tasena. — Coetrlbùto allo studio dei tumori misti con speciale riguardo ^ 
quelli ooQg«niti della regione sacro -cocoigea. Ziegler*s Beiirdge zur patholo- 
gischen Anatomie und zur allgemeinen Pathologie^ 1902. 

3. Ber^ann. — Zur Diagnose der angebor. Sacralgeschwiilste , Berliner hUtu 

Wochenschrift, 1884. 

4. MarthatMl. — Eulenburg's Kealencyklopàdie, 1887-1897. 

5. FeMmiBa. — Beitrag zur Kenataiss der coogenitalea Saoraltumoren, Inaug* 

Dissert. Berlin, 1895. 

6. tlalbet. — Contribution à Tétuìe des tumeurs congéaitales d'origine pacasi- 

taires de hi région sacro-coccygienne, Paris 1893. 

7. B^fst. — • Die angeborenen Geschwiilste der Saoralregion. CffntralbaU fur ali- 
gemeine Pathologie und pathologische Anatomie^ 1898. 

8. Penso. — Sulla classi Coazione dei tumori congeniti della regioae saoro-coc-* 
oigea. Archivio pei' le Scienze mediche^ 1903. 

9. Soiienbarg. — Citato nella tesi di Kaufmann. 

10. Kanftaain. — Einìge Beobachtungea ùber angeborene Sacraltumoren, Inaag. 

Oissert. Berlin, 1883. 

11. Leon. — Monstre doublé parasitaire endocjmien dermooyme. Archives de to^ 
cologie et de gynécologie^ 1892 (da Calbet). 

12. Fol. — Sur la queue de Tembrjoa humaine. Comptes rendus des séances de^ 

VAcadémie des Sciences^ 1885. 

13. Totrnenx et Remnaan. — Sur la persistanoe des vestiges médullaires ooo> 

cygtens pendant la periodo foetale chez Thomme et sur le ròle de oes ve^ 
sti^es dans la production des tumeurs sacro-coccygiennes congónitales. Jour^ 
nal de V anatomie et la physiologie normale et pathologique^ 1887. 

14. Wilns. — Die Mischgeschwùlste. Leipzig, 1899-1902. 

15. Bonnet. — Zur Aetiologie der Embryone. Monatschrift f'&r Geburtshùlfe und 

Gynàkologie, 1901. 



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■.,l3F»iT? 



QàBMCtL (aànuipati d«Ua R. UnÌForsità di Toriiio 
«dmrtta dal Prof. A. CARLE 



SULLA 

LUSSAZIONE SPONTANEA DEL FEMORE 

DA 

OSTEOMIELITE EPIFISARIA 

(a pr«potft9 W un otto ctlnlooi 
ipel dauor 

UULCarL BOBBIO 

AsaiitenU 



La lussazione spontanea o patologica del femore, secondaria à 
.^ce^\ osteomielitici dell'anca, è una complicazione non molto rara: 
difattì, dalla statistica di Bruns ed Honsell risulta che, in un terzo 
circa di casi di osteomielite dell'anca , sopravvenne tale complica- 
xiene. Ma è però d'una relativa rarità la localizzazione, nell'epifisi 
superiore del femore, o, meglio ancora, nel territorio dell'anca, del- 
l'infezione osteomi elitica. Di fatti , Schede e Stahl , sopra 5 casi di 
osteomielite epifisaria, ne registrano 1 solo del femore: Mtiller, su 
18 casi di osteomielite dell'anca, ne registra 11, propri dell'epifisi 
superiore : Lannelongue ne illustra due casi ; altri due casi pubblica 
Max Jordan nel 1891 ; Leveque nella sua tesi < sulla coxalgia osteo- 
mieiitica> riferisce su 16 casi (1896); Bernard, nel 1897, su 25 casi, 
e &*u]is ed Honsell, che hanno fatto su Targomento il lavoro più 
completo, riferiscono su 106 casi di osteomielite dell'anca, occorsi. 
Del periodo di 40 anni, nella Clinica di Tubinga (dei quali 23 del 
cotilo, e gli altri 83 del femore), in contrapposto a 500 casi di osteo- 
mielite dell'epifisi inferiore del femore , nel medesimo numero di 
anni : Graff riferisce, nel 1902, su 4 casi di lussazione spontanea del 
femore, di cui due dovuti a processi osteomielitici del femore, fer- 
mandosi a studiare molto diligentemente le alterazioni articolari se- 
condarie: nello stesso anno, Kònig dedica a quest'argomento un ca- 
pitolo, e Broca, Barbarin, Delanglade, vi portano un notevole con- 
tributo, con un lungo lavoro su le artriti acute e su le osteomieliti 
dell*anca (22 casi accertati di osteomielite dell'anca, di cui 18 del 



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LUIGI BOBBIO. 

femore, 1 dol bacino, con una sola lussazione spontanea iliaca , ed 
una pseudo-lussazione per distacco epifilario, e lussazione iliaca del 
collo cosi distaccato). Ed è dalla consid,eraaipne di tutti questi lavori, 
che io sono stato indotto a credere di una qualche importanza lo 
studio del caso, che imprenderò brevemente ad illustrare. 

Storia Clinica. — Or. I. , d'anni 8, entra in Clinica, la 1.* volta, il 
Marzo 1902. Nulla nel gentilizio: padre e madre godono ottima salute : 
una sorella vivente e sana. Nessun precedente d'importanza, personale. La 
priìstìnte esordì, senza cause apprezzabili, improvvisamente, il 24 Otto- 
bre 19j1, con vivi dolori diff.isi a tutto 1* arto inferiore destro, accompa- 
gnati con febbre alta, e seguiti, ben presto, da una tumefazione dolentis- 
mma, ditfiisa dapprima a tutto Tarto stesso, ma che, dopo qualche giorno , 
si localizzò alla gamba. La cuta che ricopriva la gamba, notevolmente tu- 
mida e dolente, era vivamente arrossata e distesa. Fu subito costretto al 
letto : dopo inutili applicazioni locali, il medico praticò una incisione su la 
gjLmbFi (faccia anteriore, all' altezza del terzo medio), dando esito a molto 
pus La ftìbbre ed ì fenomeni acuti parvero diminuire: se nonché, quindici 
giorni d^ipo quest'atto operativo, TA. avvertì, pure in modo improvviso, 
violenti dolori delFanca sinistra , seguiti da tumefazione acuta e dolente 
della melesima. Con applicazioni locali svariate, la tumefazione si risolvette 
ronipJe tu mente nel termine di 15 giorni, dopo il quale tempo^ però, il me- 
dico constatò lussazione del femore sinistro. Contemporaneamente ai feno- 
meni acuti apparsi nell'anca, ebbe pure' una tumefazione, svoltasi con ca- 
rattK^H iicuti. al di sotto dell'angolo della scapola sinistra, tumefazione che 
fu incìsi!, con esito di pus, e che guari in pochi giorni. Non ebbe, d'allora, 
pili nessun fatto consimile in altre parti del corpo : dalle ferite praticate 
su la gamba (poiché, dopo la 1.* incisione, ne furono praticate altre due), 
fuore^^civa sempre pus. Rimessosi un poco in salute, e scomparsi i fenomeni 
acuti, ]>i*r consio^lio del medico stesso , i genitori fecero trasportare il pa- 
ziente in quest'Ospedale. 

Sfato presente, — Costituzione scheletrica regolare: stato di nutri- 
zione generale un po' scadente : colorito della cute pallido : lingua legger- 
mente patinosa-umida. È apirettico. Nulla agli organi del torace e del- 
Triddume. 

Arti inferiori : — ambedue atrofici, piccoli. L'arto inferiore sinistro si 
pres^enta fortemente addotto e rotato all'interno, per lussazione iliaca: la 
fet^ia femorale si palpa bene nella fossa iliaca esterna , a 2 cm. sotto la 
S[»ìna iliucii anteriore superiore sinistra, la quale è innalzata di 3 cm. su 
la destra : l'apice del gran trocantere è innalzato di 6 cm. sulla linea Roser- 
NelaTon. La regione del gran trocantere è leggermente dolente alla pres- 
sione^ ed un po' aumentata di volume. Movimenti attivi e passivi dell'anca, 
ftssai Mmìtati. L'esame radioscopico conferma quello clinico: non si riesce, 
però^ a vedere alcun punto speciale diverso, nell'epifisi superiore del fe- 
more. La gamba destila si presenta notevolmente tumefatta, e la tumefazione 
ciccupaiuìo anche il ginocchio, si porta fino al terzo inferiore della coscia. 
L*arto è fortemente abdoito, rotato all'esterno, tanto che il piede tocca il 
piano orizzontale con la massima parte del suo dorso. Su la faccia interna 



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SULLA LUSSAZIONE SPONTANEA DEL FEMORE DA OSTEOMIELITE, ECC. 53 

della gamba, a varia altezza, si notano tre tragitti fistolosi, da cui fuoresce 
pus, e p3r i quali sì arriva sa l'osso, distintamente necrotico. L'articola- 
zione del gÌDOcchio si presenta in leggiera flessione , e quasi fìssa ; la ro- 
tala, spìnta in alto, è poco mobile: anche i movimenti passivi sono limi- 
tatissimi e dolorosi. 

Esame delle urine', nalla d'anormale. Urea 17,2 %q. 
16 Marzo. — Cioronarcosì. Incisione lungo la faccia interna della tibia, 
per quasi tutta la sua lunghezza : si scopre, e si asporta sabito facilmente un 
grosso sequestro diafisario, lungo 10-12 cm. sotto il quale si trova il midollo 
osseo, ridotto ad una poltiglia purulenta. Si toglie un poco di questo ma- 
teriale per esame bacteriologico (stafilococco piogene aureo). L*osso neofor- 
mato manca completamente, all'indietro, mentre, in avanti ed ai iati, la cassa 
si è già formata, per quanto non ancora molto solida. All'estremità supe- 
riore della diafisi tibiale si toglie un altro piccolo sequestro, lungo 4-5 cm. 
e, penetrando col cucchiaio nel tessuto spugnoso dell* epifisi inferiore , si 
tolgono altri due sequestri ossei. Si tenta di smuovere la testa femorale 
sinistra, ma non si riesce subito: per cui, non essendo il piccino in condi- 
zioni da sopportare più a lungo la cloronarcosi, si sospende ogni tentativo. 

Trattamento successivo: medicazioni, zaffando la cavità: doccia di car- 
tone posteriormente. 

Dopo 15 giorni dalla sua entrata in Clinica, il piccino presenta edemi 
alla faccia: ha vomito, albumina neli'orìna (fino a quasi il 2^/oo) e cilindri. 

Dieta lattea: l'A. si rimette, a poco a poco, per cui, appena lo si trova 
migliorato , si rimanda a casa in queste condizioni : pseudoartrosi della 
gamba destra^ all'unione del terzo medio col terzo superiore [tra i due 
monconi della tibia non vi è, finora, alcun cenno di consolidazione ossea): 
la gamba, atrofica, fortemente rotata in fuori: il ginocchio ancora un 
po' tumido, dolente, con tendenza alV anchilosi in leggera flessione: la 
ferita esterna è, quasi completamente, cicatrizzata. Lussazione iliaca 
del femore sinistro. 

Esce ril Maggio: e vi rientra il 7 Ottobre , dopo quasi 5 mesi dalla 
saa uscita, e dopo circa un anno di malattia. In tutto questo tempo è an- 
dato sempre mi^fliorando, nelle condizioni generali e locali. Al suo ingresso 
io Clinica si nota : il piccino cammina sorreggendosi su le grucce : appoggia, 
però soltanto il piede sinistro per terra, mentre incrocia ad X l'arto infe- 
riore dentro sul sinistro: l'arto inferiore destro, notevolmente incurvato e 
flesso nel ginocchio, rimane sollevato dal suolo di due dita trasverse. Solo 
inclinandosi molto sul Iato destro, e portando molto in avanti l'arto stesso, 
TA. riesce a toccare il suolo con la punta del piede. Anche l'anca sinistra 
rimane, però, fissa nella deambulazione. 

L'A. messo in posizione orizzontale, presenta una notevole insellatura 
lombare, ed una scoliosi lombare con la convessità a destra : gli arti in- 
feriori si presentano ambedue notevolmente rotati, ed allontanati dalla li- 
nea mediana, — ma, mentre il sinistro è fortemente addotto, e rotato in den- 
tro, quello destro si presenta abdotto , e rotato in fuori — inoltre , l'arto 
inferiore destro si presenta apparentemente allungato. L'arto sinistro ha 
pure una lunghezza reale di 5 cm. maggiore del destro, essendo questo in 
anchilosi angolare nel ginocchio, con angolo di flessione di circa 1G0°. Tutti 
e due gli arti sono fortemente ipotrofici. Nessun movimento, nò attivo, né 



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54 LUIGI BOBBIO. 

passivo, deiranca sinistra: la testa femorale ò fissa nella fossa iliaca esterna, 
senza che si p^ssa palpare nettamente, e stabilirne i limiti. Il trocantere, 
notevolmente sporgente, sempre leggermente ingrossato, dolente alla pres- 
sione solo sul suo margine anteriore è ancora più alto di circa 5 cm. dalla 
linea Roser-Nélaton. La gamba destra è notevolmente ingrossata, specie 
al suo terzo superiore: la mobilità anormale, tra il terzo medio e il terzo 
superiore, è assai minore di quando il piccino lasciò l'Ospedale — ferita 
rientrante completamente cicatrizzata — ginocchio anchilosato in flessione: 
piede equino varo. 

Visceri toracici ed addominali sani. Non più albumina nelle urine. 

22 Ottobre. — Cloronarcosi. Riduzione incruenta del ginocchio destro, 
mettendo Tarto in completa estensione: durante le manovre si sentono di ^ 
stinti scricchiolii nella giuntura. Si eccitano pure, con la confricazione re- 
ciproca, i due monconi ancora mobili della tibia. Riduzione pure incruenta 
del piede in posizione normale. Bendaggio gessato immobilizzante L'arto in 
normale posizione. Dopo molte manovre si riesce , nella stessa seduta , a 
smuovere la testa del femore sinistro dalia sua anormale posizione, impri- 
mendole dei movimenti ampi in tutti i sensi , su la superficie della fossa 
iliaca esterna, su cui riposa. Con movimenti combinati di elevazione, a 
coscia fiessa ad angolo retto sul bacino, che viene tenuto fisso, e di rota- 
zione, si avverte che la testa discende pur anco sensibilmente. Estensione 
a pesi da questo lato. 

Decorso ulteriore. — Febbre modica nei primi giorni. Si manifesta nella 
regione delPanca sinistra, specie su la faccia anteriore, una tumefazione 
dolente, molle, pastosa, su cui la cute ò tesa, lucida, arrossata. Vescica di 
ghiaccio su la parte. 

3 Novembre: Si toglie il bendaggrio gessato all'arto destro: comincia a 
formarsi consolidazione ossea dei frammenti, si immobilizza ancora V arto 
in buona posizione; persiste una discreta tumefazione tutt'attorno alPanca, 
che discénde sino al limite tra il terzo superiore ed il terzo medio della 
coscia. La palpazione della regione trocanterica risveglia vivi dolori; Tarto 
è suscettibile di movimenti passivi, limitati, neirarticolazione dell* anca, e 
nella abduzione si avverte distintamente lo scroscio leggero dato dalla testa 
femorale nella sua nuova posizione (contro il cetile ripieno ? o, contro Tosso 
iliaco ?). Trocantere risalito di soli cm. 1 1|2 dalia linea Roser-Nelaton, 
Tarto stesso è in leggera abduzione; la spina iliaca anteriore-superiore di 
questo lato trovasi a 3 cm. più in basso di quella destra. L'A. ha sempre 
lego:ere elevazioni febbrili. Deperisce visibilmente nello stato generale: è 
molto pallido ; non vi è, però, albumina nelle urine. 

IO Novembre, — Persistendo febbre, edema, pastosità, rossore diffuso 
della faccia anteriore ed interna dell'anca sinistra , si decide una puntura 
esplorativa che dà esito a pus. Per ciò, si pratica una incisione longitu- 
dinale su la faccia antero-interna della coscia, a partire dall'arcata cru- 
rale, in basso, lunga 7 cm.; sotto la cute ed il cellulare sottocutaneo si 
trova subito pus col dito si penetra in una vasta cavità ascessuale, anfrat- 
tuosa, posta sotto i muscoli anteriori della coscia, e sotto il fascio angio- 
nervoso, che si porta in fuori sin nella regione trocanterica: ove si avverte 
distintamente una piccola zona, larga come una moneta da due cent, sulla 
faccia anteriore e sul margine superiore del gran trocantere, scoperta ed 



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«ron. Sa la guida del dito, si pratica una contro apertura nella regione 
trocanterica, pure longitudinale, lunga 4-5 cm. Si zaffa accuratamente, È 
uscito abbondante pus, denso e cremoso, in cui Tesarne culturale e baote* 
riosoopìco ha dimostrata la presenza di stafilococchi piogeni aurei. 

Decorso ulteriore: regolare : cessa presto la suppurazione ed il ri- 
stagno: la superficie ossea scoperta del trocantere va ricoprendosi dì gra- 
Qulazìoni. Medicazioni ogni 2-3 giorni. Il piccino riacquista rapidamente , 
nello stato generale. Dv)po circa due mesi comincia ad alzarsi, camminando 
<x>n l^aiuto delle grucce. 

25 Febbraio: esce: condizioni generali buone. 

Condizioni degli arti: l'arto inferiore destro, è guarito, con anehiloei 
ossea del ginocchio, in estensione perfetta ;i due frammenti della tibia sono 
uniti da un callo osseo regolare e robusto , tanto che il piccino può reg- 
gersi benissimo sq quest'arto. L'arto sipistro è pure in ottima posizione: 
esteso, con leggera abduzione e rotazione esterna: il piccino, visto in po- 
sizione orizzontale perfetta, non sembra avere disturbi dello scheletro negli 
arti, i quali sono anche di eguale lunghezza: le spine iliache anteriori- 
«uperiori alla stessa altezza : il trocantere sinistro è ancora salito di cm. 1 ]i2 
sulla linea Roser-Nélatun. L'anca sinistra è, però , in completa anchilosi 
os^a. La ferita chirurgica esterna è granulegM'iante e pianeggiante. La 
ferita interna è ancora fistoleggiante, ma assai scarsamente suppurante: né 
«ol dito , nò con gli strumenti si arriva ad avvertire alcun punto os^eo 
dell'epifisi superiore, scoperto. Per cui si considera il piccino guarito, e lo 
«i rimanda a casa, per una cura igienica più opportuna (1). 

Riassumiamo ora, brevemente, il caso suesposto. In un ragazzo 
di 8 anni interviene osteomielite acuta della tibia destra , in quasi 
tutta la sua lunghezza, con partecipazione reattiva della giuntura 
del ginocchio: poco più di quindici giorni dopo, tumefazione acuta, 
improvvisa, dolente, dell'anca sinistra, che scompare in 15 giorni, 
'Con applicazioni locali , dando però, come esito , una lussazione po- 
stero-superiore del femore. Quasi subito dopo insorge ascesso acuto 
delle parti molli del dorso (con rapida guarigione in seguito ad aper- 
tura). Scomparsa dei fenomeni acuti: il ragazzo è portato, quasi 
5 mesi dopo Tinizio della malattia, nella nostra Clinica, ove ri- 
mane più di due mesi, durante i quali si è provveduto alla seqiie- 
strotomia della gamba destra. Il ragazzo esce per fenomeni di nefrite 
subacuta, con pseudoartrosi della gamba operata, all'altezza del terzo 
superiore col terzo medio; inunutate le condizioni dell'anca sinistra 
^ve solo la regione trocanterica si presenta leggermente più ingros- 
sata , e dolente alla pressione. Il malato Tiene riportato a noi 



(1) Le altime Dotizie del piccino, inviateci dal melico caranie (10 Novembre 1903), 
Bcn sono molto buone, essenlo Ktato il paziente afTetto da altri ascessi in altre parti del 
corpo, che non sono ancora esauriti: segni d'nn infezione stafilococcica ostinata e recidi- 
vante, per qnanto con sintomi poco accentuati , e a cui forse il paziente finirà di soc- 
rombere. 



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56 LUIGI BOBBIO. 

quasi cinque mesi dopo la sua uscita dalla Clinica , in condizioni 
generali migliori , con anchilosi in flessione del ginocchio destro , 
per^iHienza della pseudoartrosi , per quanto in minor grado , della 
gamba destra ; quest'arto guarisce in perfetta estensione , e dopo 
poco più d* un mese la consolidazione ossea, tra i frammenti 
della tibia è completa: nella stessa seduta (cioè un anno dopo Tin- 
sporgenza della lussazione, circa) si riesce a smuovere la testa femo- 
rale dalla fossa iliaca, portandola in giù fino contro la cavità coti- 
Ioide, quasi (ciò che non possiamo con sicurezza asserire) e met- 
tondo l'arto in buona posizione, con applicazione successiva d'esten- 
7ÀonB a pesi. Queste manovre producono ematoma considerevole dei- 
Tanca, con febbre: lo si svuota, con esito abbondante di pus, in cui 
le colture e l'esame bacterioscopico dimostrano la presenza di stafl* 
lococchi piogeni aurei, e si trova un piccolo focolaio osseo della 
larghezza d'un due centesimi, scoperto, eroso su la faccia antere- 
superiore del grande trocantere. Decorso ulteriore regolare: circa 5- 
mesi dopo il suo secondo ingresso in Clinica, il paziente viene di- 
messo m buone condizioni generali, con anchilosi in estensione del 
ginocchio destro, ed anchilosi in estensione dell'anca sinistra : nessun 
punto osseo nell'epifisi superiore del femore scoperto; gli arti sono 
in ottiam posizione, lunghi egualmente , ed il ragazzo comincia a 
cam Ululare, però ancora con l'aiuto delle grucce. 

Eli ora, qualche considerazione sul caso. 

K certo che la tumefazione improvvisa, sopravvenuta 15 giorni 
dopo rinizio della malattia, nell'anca sinistra , scomparsa con sem- 
plici applicazioni locali, in poco tempo, dando per esito una lussa- 
zione, si deve considerare come dovuta ad un versamento sierosa 
acuto reattivo della giuntura stessa, in seguito al sopravvenire d'un 
focolaio osteo mieli tico Apì grande troncante re ; focolaio che rimase,. 
pens latente, senza dare molti indizi ulteriori della sua esistenza, 
per i\{ìm] un anno, e che solo l'apertura successiva dell'ematoma pe- 
nartiiolare, provocato dalle manovre di riduzione e suppurato, per- 
chè in 13^30 gli stafilococchi giacenti da tanto tempo ripresero la loro 
virulenza, dimostrò all'evidenza. 

K^l è al versamento sieroso o catarrale della giuntura, formatosi 
in lno^o rapido, e scomparso spontaneamente in poco tempo, come 
pure, forse, alla speciale posizione che avrà dovuto tenere l'infermo 
in que.sta contingenza, che noi dobbiamo attribuire l'importanza di 
cause predisponenti la lussazione stessa, su la cui produzione , poi , 
avrà f^nncato, come causa determinante, o un leggero traumatismo, 
o un Mìovimento fisiologico un po' esagerato, o qualche contrazione 
nid^eolrire violenta, cause che vengono, appunto , invocate general- 
meule come momenti determinanti. Riguardo, poi, alle vere condi- 
zioni dolla giuntura, che sarebbe stato assai interessante conoscere, e 
del lo quali il Payr, il Bruns, ed, ultimamente, il Graff, si sono oc- 



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SULLA LUSSAZIONE SPONTANEA DEL FEMORE DA OSTEOMIELITE, ECC. 57 

capati in particolar modo, noi non abbiamo potuto, nel caso nostro, 
avere un diretto controllo: ma è presumibile che le alterazioni, sia 
delle cartilagini dUncrostazione, sia della capsula, le quali , ri dotto- 
rarlo in buona posizione, favorirono una rapida anchilosi ossea, siana 
state piuttosto secondarie alla lussazione, che non direttamente do* 
vute all'artrite sierosa reattiva la quale deve, con tutta probabilità, 
aver agito soltanto meccanicamente, per distensione. Di fatti, anche 
Bnms ed Honsell, che osservarono in 33 casi, sopra 106 di osteo- 
mielite dell'anca, la lussazione del femore, riscontrarono che in 7 di 
essi questa avvenne per semplice artrite sierosa o catarrale , ossia 
per distensione della capsula e dei legamenti , come avviene delle 
lussazioni tifiche e reumatiche, e che, nei rimanenti 26, la lussazione 
s'era prodotta per distruzione dei legamenti e della capsula, e, cioè, 
in seguito ad un'artrite purulenta. 

E, nel nostro caso, l'idea che sia avvenuta una semplice sino- 
vite sierosa è pure confortata dal fatto della localizzazione del pro- 
cesso osteomielitico ad una piccola zona del trocantere; ora, il lo- 
calizzarsi primitivo ed esclusivo dell'infezione osteomielitica al gran 
trocantere, è raro , e, d' altra parte , anche quando l' infiammazione 
colpisce un punto dell'epifisi superiore , facilmente si diffonde , non 
solo a tutto il restante dell'epifisi (ed, allora, si capisce come sia assai 
più facile l'infezione diretta, purulenta, della giuntura), ma è combi- 
nata assai di sovente, come tutti gli autori, che se ne sono occupati, 
fanno fede, con processi osteomì elitici più o meno diffusi dalla dia- 
fisi femorale (e, allora, si capisce come assai meno beguine, ed, in> 
vece, assai più rapido e tumultuoso sia il decorso dell'affezione). 

Ora, nel caso nostro, sono, appunto, degni di nota due fatti, e 
cioè: la localizzazione del processo osteomielitico, esclusiva ad una 
piccola zona del grande trocantere, ed il suo decorso ulteriore. Di- 
fatti, la presenza di questo focolaio, avanti l'apertura dell'ematoma 
sappurato, poteva essere soltanto sospettata da un leggero aumento 
del trocantere stesso, e da un leggero grado di dolentia alla palpa- 
zione di questa parte, mentre, invece, si era annunziato con feno- 
meni reattivi molto acuti e rapidi nella giuntura vicina. E, d'altra 
parte, la benignità, per cosi dire, di questo focolaio osseo, ci è pur 
anco dimostrata dal decorso successivo post-operatorio , poiché esso 
si ricopri completamente in meno di due mesi, ciò che sta pure ad 
indicare come esso fosse già, probabilmente, in via di risoluzione 
spontanea. E questo decorso non è tanto raro nei casi di osteomielite 
epifisaria superiore del femore: la considerazione delle statistiche 
relative ci insegna, infatti, che molte volte il focoloio osseo rimane 
per qualche tempo localizzato, senza dare reazioni suppurative di 
vicinanza, e senza dare sequestri; e Bruns ed Honsell ammettono che 
i processi ulteriori di riparazione spontanea e di sclerosi, avvengano 
più facilmente quando è colpito il trocantere, che non quando sono 

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9$ LUIGI BOBBIO. 

colpite le altre parti deirepiflsi. Certamente, però , la grande mag* 
gioranza appartiene ai casi veraoiente acuti, con la sintomatologia 
propria deirosteomielite, tanto più che, localizzandosi al gran tro^ 
cantere» il processo tende generalmente a diffondersi, sia al restante 
deirepifisi, che alla diafisi, come avvenne nel caso di Jordan. E, ricor- 
derò ancora, di passaggio, che, per quanto parrebbe si dovesse limitare 
il territorio epiflsario alla sola testa, pure tutti gli autori (Mliller , 
Schede, Stahl-Jordan, Bruns ed Honsell) sono concordi nell'ammettere, 
come epitìsL superiore del femore, non solo la testa, ma anche il collo 
ed i trocanteri, e ciò, anche, avuto riguardo allo sviluppo embriologico 
del femore stesso. Un altro fatto è degno di nota, nel caso nostro : 
il sopravvenire cioè, della lussazione, poco tempo dopo (15 giorni 
appena) alfinsorgenza del processo acuto dell'anca: che, è general- 
mente airartrite schiettamente purulenta, con rapida distruzione dei 
legamenti e della capsula, che può, dopo si breve tempo, seguire la 
lussazione spontanea. 

Riguardo, poi, alla posizione viziosa più frequente deiranca, nei 
casi di osteomielite, la quale, naturalmente, può avere un'importanza 
capitale, nella produzione della lussazione, non si può, a nostro av- 
viso trarre una conclusione fondamentale esatta perchè, mentre, re- 
centemente, Kòuig, avendo riscontrato, su 68 osservazioni, 44 casi 
con adduzione (e, di questi , 15 con lussazione) , e 24 soltanto con 
abduzione dell'arto, ammette che la posizione viziosa più frequente 
sia quella in adduzione e rotazione all' interno, e non in abduzione 
e rotazione all'esterno, come avviene, generalmente, nella coxo-tu- 
bercolosi, Broca non crede di dare molta importauza a questo fatto, 
ammettendo, invece, che l'anchilosi sorpreada la giuntura nella sua 
posizLoae iniziale, a meno che non intervenga una lussazione all'in- 
d ietto. Di fatti Bruns ed Honsell registrano, nei fatti d osteomielite 
deiranca unilaterali, 13 casi di adduzione contro 12 di abduzione 
dell'arto: nel nostro caso non possiamo dire nulla di preciso, essen- 
doci stato portato il paziente con la lussazione iliaca. E, d'altra 
parte, il nostro malato non poteva, forse, tenere la posizione sul 
lato opposto, come generalmente avviene, per la presenza di focolai 
osteomielitici alla tibia. E Kònig avverte che le sue osservazioni 
caddero su casi di osteomieliti per lo più già inveterati: al quale 
proposito Broca fa giustamente osservare che anche nelle coxiti tu- 
bercolari, negli ultimi periodi, all'abduzione con la rotazione in fuori 
si sostituisce generalmente la rotazione in dentro con l'adduzione, e 
che, perciò, la differenza che il Kònig, fondandosi su la diversità 
di posizione dell'arto, vuol porre tra osteomieliti dell'anca e coxiti, 
non si debba che ammettere, invece, tra coxiti iniziali o al primo 
periodo, ed osteomieliti inveterate : il che avrebbe nessuna impor- 
tanza clinica. 

La lussazione per osteomielite è, nella massima parte dei casi. 



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come nel nostro, iliaca: sopra i 33 casi , di Bruns ed Honsell, tre 
soltanto concernono lussazioni anteriori (2 otturatorie, di cui 1 doppia, 
ed 1 ileo-pubica). 

Infine, per quanto spetta alla cura nel caso nostro particolare 
la sola cura conservativa, ortopedica, diede i migliori risultati che si 
potessero aspettare, specie date le condizioni generali del paziente, 
« l'affezione osteomielitica deiraltro arto , per quanto la riduzione 
incruenta, con raddrizzamento forzato, sia in questi casi dalla mag- 
gioranza degli autori (Bruns, Broca) sconsigliato, potendo essa risve- 
gliare, come avvenne, del resto, anche nel caso nostro, un focolaio 
latente e,"^ forse vicino ad esaurirsi. Ma, ciò nonostante, si ottenne 
una riduzione molto buona dèlFarto, per quanto Tanchilosi ossea sia 
stata inevitabile. E, d'altra parte, una riduzione cruenta non avrebbe 
ottenuto di più, e gli autori stessi che sono favorevoli a questo me- 
todo, come il Payr, lo escludono, a ragione , nei casi di lussazione 
da osteomielite, ed un intervento radicale, con una resezione più o 
meno ampia, sarebbe stata giustificata, qualora si fosse dovuto pen- 
sare ad una cura diretta del focolaio osteomielitico, il quale, gene- 
ralmente, richiede una certa urgenza di trattamento chirurgico, ciò 
che non avvenne , invece , nel caso nostro , nel quale il processo 
osteomielitico era localizzato solamente ad una piccola porzione del 
grande trocantere. 

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Kiai^. — Die spec. tub. der Knochen und Gelenke, T. II. Das Huftgelenk Ber- 
lin. 1902, pag. 103 {Die acute infectióse Coxitis des Jung ling sai ter s). 
Mbu — Neir Uandbuch der Paktisch Chir. (Bergmann , Bruns , Mikulicz , B. 

IV). 
\. Pajr. -* Ueber blutige Repositìon von pathol. uo^ veralteten traumatisch. Lu- 

xat. des Hiiftgelenken bei Erwachsenea (Deutsch. Zeitschr, fur Chir.^ Bd. 

57, H. 1 e 2, 1900, settembre). 



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htitato di Patologia Generale della R. Università di Pisa 
diretto dal Prof. 6UARNIERI 



IL CARCINOMA PRIMITIVO 

DELL'URETRA MASCHILE 



STUDIO ANATOMO-PAf OLOQICO E CLINICO 

deK dottor 

GIULIO ANZIL.OTTI 

Aiuto e Cliirurgo dell'Ospedale di Pisa 



Il carcinoma primitivo dell'uretra maschile è una lesione che 
per la soa rarità merita speciale attenzione e quindi è utile rendere 
noti i casi che si possono osservare onde stabilire alcuni dati atti 
alla precoce diagnosi e ad un intervento chirurgico veramente 
utile. 

Con lo studio dei casi che si ritrovano nella letteratura e colle 
osserv^^^ìoni personali si può stabilire un quadro sintomatologico ab- 
bastanza preciso per ciascun stadio della malattia e le indicazioni 
curatile nei singoli casi e nelle diverse contingenze. Le recenti in- 
no vazi cui introdotte nella semeiotica delFapparecchio urinario e specie 
Turetroscopia possono darci dei sussidi utili per la diagnosi , ed è 
unendo i resultati della indagine semeiologica accurata e le nozioni 
che sì desumono dallo studio anatomo-patologico, che è possibile sta- 
bilire le basi razionali di uno studio clinico efficace dell'argomento. 
Ho fatto accenno all'esame anatomo-patologico poiché in alcuni casi 
registrati nella letteratura la diagnosi di carcinoma è basata solo 
sull'esame macroscopico e non su quello microscopico, il quale molte 
volte rivela delle varietà neoplastiche ben differenti dal cancro e che 
non è molto si facevano rientrare nella categoria dei carcinomi. 

Scorrendo la letteratura sull'argomento vediamo che non molti 
SODO i casi registrati di carcinoma primitivo dell' uretra maschile, 
poiché resulta dalle mie accurate ricerche che ve ne sarebbero 313- 
non di tutti esiste l' esame microscopico o la loro localizzazione 
non ci permette di ritenere il neoplasma come assolutamente pri- 
iiiHivo dell'uretra. I Trattati di patologia chirurgica o di malattie 



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IL CARCINOMA PRIMITIVO DELL'URETRA MASCHILE. 61 

delle vie urinarie non molto recenti fugacemente accennano alla 
possibilità del carcinoma primitivo dell'uretra e tutti son d'accordo 
neirammettere che esso sia una lesione molto rara: solo i più recenti 
fanno un capitolo suir argomento valendosi specialmente delle tesi 
di Wassermann e Carcy, che sono però assai incomplete. 

Ho già accennato che non tutti i casi registrati come tali, siano 
sicuramente da ritenersi per carcinomi dell'uretra. 

Infatti i casi di Thiaudière, Billroth, Norton non hanno un re- 
perto microscopico ed in alcuni la diagnosi è stata fatta molto gros- 
solanamente, tanto da rimanere in dubbio l'operatore tra sarcoma e 
carcinoma: i due casi di Poncet, uno di Guyon e Guyard e quello 
di Lipmann non sono altro che fistole urinose dal cui epitelio cutaneo 
è sorto il carcinoma. Per cui con un esame critico i veri carcinomi 
l)rimitivi dell'uretra maschile istologicamente e clinicamente diagno- 
sticati si riducono a 26, esistendo dei dubbi assai forti sulla natura 
degli altri, o per lo meno sul fatto se siano primitivi dell'uretra. 

Io ho creduto utile riunire in una tavola tutti i casi che ho 
potuto raccogliere con le notizie più importanti ad essi riferentisi, 
anche quelli sui quali potrebbero elevarsi dei dubbi. Le osservazioni 
sono state messe in ordine cronologico e la prima appare quella di 
Thiaudière del 1834, la cui diagnosi anatomica però non è sicura. La 
letteratura inglese e americana porta un contributo di 7 casi, cioè 
di Hutchinson, Griffiths, Beck, Fuller, Cabot, Norton, Vineberg; i 
francesi ne registrano 9; cioè Thiaudière, Poncet, Guyon e Guyard, 
Bazy e Carcy, Albarran, Gayet, Binaud eChavannaz; i tedeschi 16, 
cioè quelli di Thiersch, Billroth, Albert, Czerny e Witzenhausen, 
Griinfeld, Schustler, Trzebicki, Oberlander e Rupprecht, Buday, Hot- 
tinger, Bosso, Kònig, Lipmann; gli italiani ne registrano solo uno 
dì Parascandolo. 



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IL CARCINOMA PRIMITIVO DELL URETRA MASCHILE. 



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CHnita Chirurgica. 



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6tt GIULIO ANZILOTTI. 



Osservazione personale. 



Favilli Pietro di anni 58, colono, di Rosignano Marittimo, entrò nella 
sezione chirurgica dello Spedale di Pisa il dì 16 gennaio 1901. 

Il padre deirinfermo morì di cardiopatia , la madre molto vecchia di 
malattia non precisata dall'ammalato. Nessuna eredità patologica si ha nella 
famiglia del Favilli. Il Favilli ebbe le malattie esantematiche comuni ; prima 
di 20 anni soffrì varie volte di bronchite ed a 21 anni di miliare durante 
la quale ultima malattia in un perìodo di anuria fu siringato dal medico 
curante il quale, a detta deirinfermo, produsse con la siringa una lesione 
nella parte peniena dell'uretra^ cosi che avvenne uretrorragia. Dopo la gua- 
rigione della miliare e della lesione accidentale deir uretra rimase al Fa- 
villi difficoltà ad urinare ed il getto dell' orina piuttosto debole e sottile ^ 
talora bifido. Però non dando eccessivamente noia tale disturbo all'in- 
fermo, questi non credette necessario interrogare in proposito un chirurgo. 
Nel 1897, però, senza causa apprezzabile cominciò a notare un aumento 
nella difficoltà, ad orinare ed uno scolo purulento dal meato; mai però notò 
emissione di sangue. Entrato nello Spedale di Pisa fu fatta la diagnosi di 
stenosi dell'uretra peniena da antica legione per cateterismo e fu praticata 
il 24 agosto 1897 la uretrotomia interna. Fu tenuta la siringa a perma- 
nenza, furono praticate lavande vescicali e furono altresì incisi due ascessi 
peri uretrali che si formarono durante la degenza in Ospedale. Uscì dallo 
Spedale guarito dei sintomi di stenosi uretrale, ma rimase sempre un lieve 
scolo purulento uretrale. 

Verso la fine del 1900 notò di nuovo difficoltà nella emissione dellflu 
orina e poi la comparsa di una tumefazione nell'angolo tra il pene e lo 
scroto. Tale tumefazione si aprì con l'applicazione di cataplasmi caldi e 
dette esito a pus ed orina, stabilendosi così una fistola dalla quale usciva, 
quasi tutta l'orina. 

Al suo ingresso all'Ospedale presentava la verga tumefatta egualmente 
in tutte le sue parti, il prepuzio fimotico ed edematoso, lo scroto arros- 
sato e tra esso ed il pene un' apertura fistolosa , da cui gemeva pus ed 
orina. Data la fimosi e quindi la difficoltà ad introdurre una siringa nel 
l'uretra, fu praticata subito la circoncisione, sbrigliata la fistola peniena ed 
aperto un altro ascesso urinoso che si faceva strada ai Iati del pene. 

Quando io presi servizio nella Sezione chirurgica uomini e mi fu con- 
segnato il Favilli pensai di provvedere alla permeabilità dell'uretra ed alla 
disinfezione dei tramiti fistolosi cercando d'impedire che passasse urina da- 
essi con la sonda a permanenza. Il 6 marzo infatti praticai sotto la nar- 
cosi cloroformica la uretrotomia esterna, squarciai e raschiai i seni fisto- 
losi e posi una siringa a permanenza. Al Favilli parve migliorare subito 
ed anche io credetti sul primo di avere vinto la malattia poiché ristabilito 
il canale uretrale i seni fistolosi avevano una certa tendenza a restringersi. 
L'ammalato era medicato accuratamente ogni giorno, fu spesso cambiata 
la siringa procurando ogni volta una lieve uretrorragia. 

Però verso la fine del mese di aprile fui avvertito dall'assistente della 
Sezione che i seni fistolosi si erano moltiplicati di numero e presentavano- 
al loro orifizio esterno delle masse vegetanti che esistevano pure in cor- 



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IL CARCINOMA PRIMITIVO DELL'URETRA MASCHILE. 67 



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rispondenza dell* incisione uretrotooiica e che aveva notato, benché poco «^ 

appariscenti, anche al momento deiroperazìone. 

Visitato il Favilli notai che tutta la >^erga era aumentata ancora di 
Toiame, che esistevano sei aperture fistolose dalle quali usciva pus denso 
ebe ricordava in alcuni punti il contenuto delle cisti ateromatose ed infine 
ehe le aperture dei seni fistolosi presentavano delle masse vegetanti di 
oolore rosso grigiastro, facilmente sanguinanti. ÀlTangoIo peno-scrotale 
si aveva un vero cratere di aspetto del tutto uguale agli altri e formarne 
una ulcerazione jrrigiastra coperta di pus fetido. Alla palpazione sentii che 
il pene era di consistenza duro-eiasiica ed uguale consistenza si aveva in-* 
tomo airorifizio fistoloso che aveva sede n eli angolo tra il pene e lo scroto, 
per un raggio di circa tre centimetri, e si palpava in corrispondenza di 
tale parte una tumefazione che si sperdeva a limiti poco netti nella rima- 
DSDte parte dello scroto facendo corpo con la radice della verga. 

11 corpo cavernoso di destra con la palpazione si sentiva più grosso 
del corrispondente di sinistra e l'aumento di spessore seguitava ^n verso 
rinserzione al ramo pubico. L'infiltramento uretrale e perìuretrale si ar- 
restava al principio circa dell'uretra membranosa e nel perineo non si pal- 
pava infiltrazione alcuna. 

I testicoli erano liberi e mobili. I gangli inguinali di sinistra erano 
aumentati di volume, ma molli, quelli di destra lo stesso ad eccezione di 
uno, l'interno, più duro degli altri. 

Esplorando V uretra con una candeletta oli vare gentil che passata la 
porzione cjrrispondonte al glande si entrava in una cavità anfrattuosa che^ 
occapava tutto il pene e che comunicava con tutti i seni fistolosi apren- 
tisi all'esterno: con la sonda potevasi però entrare in vescica. L' infermo- 
presentava una forte anemia, i vari visceri erano normali; si notava un'ate- 
romasia diffusa. 

Data tale sindrone morbosa mi venne subito il sospetto si trattasse di 
OD neoplasma dell'uretra ed a tale scopo estirpai un pezzetto di una delle 
masse vegetanti per l'esame microscopico che mi mostrò un tipico epite* 
iioma pavimentoso lobulato. Stabilita così indiscutibilmente la diagnosi pro- 
posi air infermo la asportazione del pene e di tutta la parte invasa dal 
tamore come unica cura del male che lo affliggeva. L'infermo stette un 
poco indeciso, ma finalmente dette il suo completo assentimento, purché cer- 
carsi di conservare i testicoli. 

L'operazione fu praticata il 3 giugno 190L 

Fatti i soliti preparativi e praticata una disinfezione più accurata che 
fosse possibile del campo operatorio, previa cloro-narcosi procedetti all'atto 
operativo che divisi in tre tempi. 

L^ Tempo. Incisione al perineo nel punto di termine della borsa 
scrotale fino a scoprire l'uretra che incisi longitudinalmente per la lun- 
ghezza di un centimetro e mezzo circa e che fissai alla .cute con due punti 
provvisori. Praticata cosi una uretrostomia perineale mi accinsi al 

2.^ Tempo. Partii con una incisione da due dita trasverse sopra 
l'attacco dal pene al pube e per circa due centimetri seguitai verticalmente 
óoo a poca d stanzi dalla faccia dorsala del pene stesso : giunto a questo 
punto lo circondai con un'incisione ellittica allontanandomi col taglio quanto 
occorreva dal punto ove esisteva l'infiltramento dei tessuti. Sul primo non 



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68 GIULIO ANZILOTTJ. 

rìuDÌì 1 estremo inferiore dell' ellissi colia incisione praticata per Turetro- 
stomia perineale e cominciai rapidamente T isolamento del pene e del tu- 
more in blocco cercando sempre di tenermi lontano dai limiti del neoplasma. 
Tagliai cDsì il legamento sospensore del pene e gli strati superficiali degli 
ìnv^ogli panieni, ma poi visto che occorreva fare una più ampia asporta- 
zione unii allora la prima incisione della urotrostomia all'estremo inferiore 
della iDGisione ellittica e diviso così in due metà lo scroto caddi sull'uretra 
che isolai e tagliai in corrispondenza del nuovo orifizio, ove era comple- 
tamente sana. Potendo allora dominare meglio i corpi cavernosi isolai 
questi fino alla loro inserzione al ramo ischio- pubico, avendo riscontrato 
che r infiltramento di quello di destra cessava presso la sua radice. 

Per l'emostasi praticai una allacciatura in croce con seta robusta se- 
pHratamente di ambedue i corpi cavernosi. Potei così in ultimo asportare 
in blocco il pene, il tumore e i corpi cavernosi fino quasi alla loro radice, 
baoiando i testicoli che erano completamente sani , seguendo anche il de- 
al derio espresso dall'infermo. 

'ò.° Tempo. Praticata un' accurata emostasi per la stessa incisione 
aeostando verso destra i margini della ferita asportai i gangli inguinali 
irigor^^^ati e quindi procedei alla sutura cominciando superiormente, a punti 
gt^ccati fino alla parte perineale dalla incisione ove fissai con diversi punti 
il contorno dell'uretra alla pelle. Lasciai soltanto un piccolo zaffo di garza 
nella parte inferiore presso l'apertura uretrale ed uno nella parte più alta 
onde impedire ristagno di secreto. Terminai mettendo una siringa a per- 
manenza per il nuovo meato. 

L'operazione in tutto durò un'ora circa: sul finire comparvero feno- 
meni dì collasso che furono vinti con iniezioni eccitanti ; simili fatti si ri- 
peterono più volte durante le prime 24 ore, ma furono completamente supe- 
rati. Il Favilli dopo un mese potò tornare a casa molto migliorato nello 
staro generale e potendo orinare perfettamente dal nuovo meato. L'ho potuto 
osservare il 24 dicembre 1902 ed ho visto come i testicoli sono atrofici, il 
meato perineale funziona perfettamente, non si ha alcun segno di reci- 
diva locale. Lo stato generale è ottimo ed il Favilli può attendere al suo 
mesti e IO di contadino senza alcun disturbo, anzi mi disse che non era mai 
stillo \nme di salute quanto dopo l'operazione. Al momento di pubblicare 
questa) mìo contributo , la guarigione si conserva sempre perfetta. 

{Continiui), 



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L' argomento del giorno. 



E uoa sera frijgida , cade la neve; Tanno sta per finire. Nella solitudine 
del mio studio, ore io vivo fra i miei libri ed i miei ricordi , penso al passato, 
penso alPav veni re. Del passato ricordo le illusioni, e le disillusioni della vita: 
mi sento in un momento felice perchè tutto è roseo dinanzi a me, ed in un altro 
istante triste perchè vi é tutto Tinsieme degli insuccessi, delle disillusioni, delle 
ansie, che mi si affacciano dinanzi alla mente, che mi colpiscono vivamente 
al onore. Ma é la vita! Questa vita che ha i suoi fascini, le sue delizie , ma 
che ha i suoi tormenti, le sue angustie, i suoi dolori infiniti. 

Ed in quest'ora triste, con la nebbia uggiosa che tutto offusca, con la neve 
che rallegra con i suoi riflessi, io penso meno a ciò che è passato, e piti alTav- 
venire, a quel domani pieno di incertezze, che forse segnerà un* ora di gioia, di 
trionfi, e forse un solo minuto di sconforto, di amarezza. 

E pensando a questo domani io rivolgo, la mente meno a me stesso, e più 
a ciò che costituisce la famiglia. E della, famiglia penso ai miei cari, al sangue 
del mio sangue , ma anche a quell'altra famiglia più vasta, che è quella dei miei 
Coll^hi, ai quali senza egoismi, senza rancori, mi sento legato E penso pur'anco 
a quella che è stata sempre il mio culto, il mio amore, la meta di tutte le mie 
aspirazioni : quella Chirurgia che è piena di attrattive, di fascini, di ebbrezze, come 
tatto quello ohe è bello, come tutto quello che è nobile, come tutte quello che non 
éegoistioo. ma altruistico, come tutto quello ohe costituisce un prestigio, un bene, 
perse, per la Patria, per la Umanità. È la Scienza: è TArte. Due parole divine che 
sintetizzano tutto ciò a cui ogni anima che sente, e vuole il bello , il buono, il 
^ande^ si entusiasma. Scienza ed Arte è la nostra Chirurgia, che appunto perchè 
ulita a gradi eccelsi ha destate invidie, ire, ha eccitato ad oltraggi, ad insidie. 
Ma che importa ? Nel vaniloquio la mia mente va al passato , a quel passato 
che segna i suoi passi lenti, i passi rapidi, i passi vertiginosi compiuti: ma non 
piò sognante, ma desto penso e credo che ormai le conquiste non si debellano 
piii, che la Chirurgia domina, predomina, che ha vinto, vince, e vincerà: che si 
impone e non cede di un millimetro il terreno conquistato. 

E non può essere diversamente dal giorno che il Chirurgo disse e volle non 
essere più un semplice Artista , pedissequo agli ordini di altri , ma si impose 
affermando e provando che Egli aveva per sua base la Scienza nei suoi vari 
enefficenti e cioè Tesperimento e la dimostrazione, vale a dire nel caso concreto 
la fisiologia, la patologia sperimentale, l'anatomia patologica. La Scienza s'im- 
pone sempi-e : 1' Arte può subire critiche: ma il connubio di Scienza ed Arte è 
al di sopra di tutto e di tutti. 

E questo io ripetevo a me stesso, e nel miraggio di un avvenire, nel quale 
DQove conquiste si sarebbero congiunte alle conquiste del passato, tutto sorrideva 
dinanzi a me. Ma... la ^ra triste, nebbiosa, frigida non mi lasciava del tutto 
lieto, come tutte le altre volte che mi lasciavo andare a fantasticare, a sognare. 
E cercavo, cercavo, non trovavo il perchè della mia tristezza. Ma pur troppo il 
perchè inesorabile mi si presentò dinanzi alla mente e mi agghiacciò. 

Il perchè era in un pensiero triste, quasi in un incubo, pensando che fra 
friorni un Collega, il Professore Antonino D*Antona, Clinico Chirurgico a Napoli, 
Senatore del degno , e perchè tale chiamato dinanzi al Senato elevato ad alta 
Corte di Giustizia, doveva rispondere all'accusa di Omicidio Colposo. 

Pare cosa da poco che un uomo sia chiamato a rispondere delle sue azioni, 
dei suoi atti: ed infatti lo è se si guarda individualmente. Ma non lo ènei caso 
presente, perchè col D'Antona si trascinano insipientemente dinanzi al Tribunale 
tutti i Chirurghi senza distinzione, la Chirurgia. 

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ANDREA CKCCHBRELLI. 

Col chiamare il D*Antona in giadizio d detto a tutti i Chirurghi: badate, a 
voi non è concesso avere la minima titubanza , il menomo dubbio , commettere 
il più piccolo errore: voi siete infallibili, e se errate sarete puniti, e per non 
esserlo non vale scusa, non vale il vostro passato; non sono ammissibili quali 
attenuanti i vostri studi, i vostri sacrifìci, i vostri dolori; non sono accettabili 
ì vostri reclami perchè si ricopre di onta il vostro passato ti distrugge il vostro 
avvenire. Non importa che centinaia e centinaia debbano la loro vita ai vostri 
studi, al vostro sapere, alla vostra Arte: avete errato una volta e questo basta 
psrchò di voi si debba parlare come di un reietto. Il vostro nome é st&to scritto 
a lettere d* oro n<)l libro delle grandi e nuove conquiste: non importa, si deve 
Cancellare perchè oggi avete errato. L'errore vostro non si perdona. Si pud per- 
•donare quello del giudice che credendo di essere giusto erra e condanna un inno* 
cento ; si può perdonare quello di colui che crede di avere trovata una verità 
e dimostra che aveva proclamato un errore: ma non si deve perdonare il Chi- 
rurgo che sempre in mezzo alle ansie , ai pericoli , ha errato. Crucifige ! Cruci- 
fìge a Lui! E non si pensa che oltre a commettere unUnfamia, un' ingiustizia, 
si crea una condizione, la quale è piii grave di quello che si può immaginare. 

Ed infatti quale sarà il chirurgo che più si accingerà ad operare nel caso 
che vi sia responsabilità in rapporto a gravità? Oggi nel momento del dubbio 
il Chirurgo pensa solo al paziente e discute tutto quello che può essere utile o 
dannoso per questi, senza preoccuparsi di altroché fare il bene del malato: ma 
domani invece non penserà al malato, ma penserà a sé, penserà alla famiglia 
sua, penserà a tutto quello che gli è caro, e peccherà.., ma peccherà di omis- 
sione per la quale non sarà colpito , ma non peccherà per azione. 

Coloro che hanno costretto dei giudici a condurre il D'Antona dinanzi al 
Tribunale non hanno pensato, non hanno ricordato che i più grandi Scienziati, 
i più grandi Medici, i più grandi Chirurghi errarono. Hanno dimenticato che se 
Spencer Wells non errava una diagnosi forse ancora non ci sarebbe una chirurgia 
renale: che se Spencer Wells, Koenig non erravano una diagnosi non si avrebbe 
una cura razionale chirurgica della peritonite tubercolare... e tante altre con- 
quiste non si sarebbero aggiunte al patrimonio della grande Chirurgia moderna. 
Non hanno pensato che tutta la Chirurgia nuova é frutto di iniziative ardimen- 
tose, contornate da insuccessi e da trionfi : ma se Tinsuccesso fosse stato punito 
non si sarebbe conseguito il trionfo. 

Ma a che continuare]? Il Senato non può e non deve condannare il D'An- 
tona : con Lui non condannerebbe il Chirurgo, ma condannerebbe la Chirurgia! 
Che tanta iattura, tanta vergogna non avvenga nella bella, nella grande Italia 
nostra I No ! non deve avvenire. 



Fabrizio Padula nel n. 59 della Sezione Pratica del Policlinico scrive una 
nota preventiva su di un procedimento assolutatnente asettico nella gastro-'ente- 
rostomia. Egli dice così : « Dei molti procedimenti asettici conosciuti per ista- 
bilire una comunicazione fra lo stomaco e V intestino , o fra la cistifellea ed 
una parte qualsiasi del tubo digerente , nessuno ha pienamente corrisposto 
alTaspettativa dei chirurghi e agli sforzi degli studiosi. Lo strangolamento oon 
laccio semplice od elastico di un piccolo tratto della parete di ciascuna ca- 
vità, la cauterizzazione attuale o potenziale, ecc., non hanno risolto il problema* 
La sutura a catena attraverso la parete di ciascuna cavità , la legatura tran- 
scavitaria col laccio elastico , la sezione praticata mercè un serranodi dopo aver 
passato un filo metallico attraverso le due cavità non costituiscono procedi- 
menti assolutamente asettici; e su questa via nulla è preferibile airapparecchio, 
elegante, semplice e facilmente maneggiabile del Mattoli. È fuori dubbio che, 
operando con attenzione e con buoni aiuti , qualunque procedimento operatorio 



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l'aroombnto dbl giorno. 71 

pQò dare baoni esiti, e si contano a centinaia ì casi operati felicemente con la 
incisione diretta delle due cavità e la satura consecutiva dei margini. Ma è del 
pari fuori di ogni contestazione che, non potendosi ovunque operare con le como- 
dità di una clinica o di un ospedale bene organizzato, resta sempre un deside- 
ratum il ridurre al minimo possibile i pericoli della sepsi. Mi é parso quindi di 
OOQ perdere il mio tempo intraprendendo sui cani una serie di esperimenti con 
un procedimento semplice e rapidissimo. Ecco in che consiste questo procedi- 
mento. Laparotomia; ricerca delle parti che debbono anastomizzarsi ; sutura siero- 
muscolare a sopraggitto delle due cavità, secondo la linea assiale delle cavità 
stesse: in tutto simili a quelle che si praticano con la massima parte dei pro- 
eessi operatori in uso. Accostate e unite fra loro le pareti delle due cavità, incido, 
pare longitudinalmente la sierosa e la muscolare , la qual cosa è indispensabile 
per la grande spessezza della muscolare : sollevo poscia una plica della mucosa 
da ciascuna banda, sempre longitudinalmente; accosto le due pliche e le serro 
con linguette metalliche simili ai punti di Michel, son larghe circa 8 mm., co!- 
iocaodo queste linguette una immediatamente accosto delPaltra. Ciò fatto, rialzo 
addosso a questa specie di sutura le due pareti e le cucisco col solito soprag- 
gitto. È naturale che le laminette metalliche necroseranno la mucosa e cadranno 
iD cavità, stabilendo cosi Tanastomosi. Le puntine aguzze di ciascuna laminetta 
non possono offendere la mucosa del viscere, nel quale queste cadono, dacché esse, 
quando la lamina è chiusa, sono completamente nascoste. 1 pezzetti metallici 
vengono tollerati perfettamente nell* intestino ed emessi dopo un tempo piti o 
meno lungo. L*esito avuto finora é eccellente , ma come si comporti V apertura 
di comunicazione con Tandare di tempo rispetto alla necessaria retrazione cica- 
trixiale del contorno, in quanto tempo vengano espulsi quei pezzi metallici dal- 
Tintestino, e se qualcuno ti soffermi per via e dove, e in che modo, soflerman- 
dosi, sia tollerato, sono domande che aspetteranno le debite risposte da una lunga 
mn% di esperimenti per Ungo tempo continuati, L* insieme di queste risposte 
nrit oggetto di una comunicazione definitiva >. 

Ed é qsesta comunicazione che aspettiamo per dare un giudizio definitivo 
sella proposta del Pad u la. 

Il Dott. Riviere al Congresso Internazionale di Elettrologia e di Radiologia 
siedica tenuto nel 1900 a Parigi, riportò parecchie osservazioni di tumori maligni, 
migliorati o guariti colle correnti ad alta frequenza e coi raggi actinici. Egli 
eooeliideva allora per un* azione trofica locale e generale , che riconduceva il 
processo vitale allo stato normale. Egli preconizzava allora il metodo fisicoterapiee : 
1) post-operatorio (allo scopo di evitare le recidive cancerose) ; 2) primitivo 
(allo scopo di modificare utilmente i tumori inoperabili). Dopo tre anni da questa 
comunicazione il Riviere ha osservato e curato numerosi ammalati in piti larga 
misura; egli ora ci riporta tutti questi casi e da essi ne conclude : 

1) La nostra pratica della fìsicoterapia per la cura dei neoplasmi, deve essere 
considerata, per il medico moderno, come un metodo, molto utile, per ottenere 
U diminuzione dei tumori, la diminuzione deirelemento doloroso , la scomparsa 
degli ingorghi glandolari. 

2) La fisicoterapia é il solo metodo da impiegarsi contro certi neoplasmi ino- 
perabili, o destinati ad una riproduzione rapida; nelle forme vegetanti, ulcerose 
e terebranti deirepitelioma ; nei sarcomi e carcinomi recidivanti dopo interventi 
operativi. 

3i Noi impieghiamo, di preferenza, la radioterapia, le correnti statiche e le 
corresti ad alta frequenza, senza dimenticare i mezzi fisicoterapici generali, (bagni 
statici, darsonvalissazioni, ecc.), come pure il calomelano, T acqua e il chinino 
iLli*intemo, affine di giungere aireliminazione ed alla neutralizzazione degli ele- 
menti neoplastioi, mobilizzati dal trattamento locale e che fanno ritomo al tor- 
rente circolatorio. r V\r^rflr> 

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72 ANDREA CBCCHERELLI. 

4) Oli effetti piti sorprendenti del trattamento fiaico-terapioo sono : la soom' 
parsa degli edemi, ingorghi ed indurimenti, la scomparsa dei dolori lancinanti, la 
cicatrizzaiione rapida e completa dell' ulcus rodens , V attenuamento delle vege- 
tazioni; infine la scomparsa completa della cachessia e del dimagrimento e il 
ritorno deirintegrità nello stato generale. 

5) Benché i successi siano frequenti per la cura delle recidive operatorie, è 
preferibile trattare cosi i neoplasmi al loro principio. La radioterapia dovrà sempre 
oltrepassare la lesione, poiché V istologia ci prova che i neoplasmi si estendono 
molto più lontano di quello che non sembri apparentemente. 

6) Infine noi crediamo potere (appoggiandoci sulle nostre osservazioni per- 
sonali e su numerose osservazioni analoghe, dovute ai colleghi) affermare ohe il 
trattamento dei tumori maligni é entrato in una nuova fase, grazie alle appli- 
cazioni dei moderni metodi fìsicoterapici. La facilità, la semplicità, Tindolenzae 
la prontezza dei nostri trattamenti, la regolarità estetica dei risultati ottenuti, il 
ritorno integrale delle funzioni compromesse, tutto dà alla fisicoterapia un valore 
curativo incontestabile, tanto dal punto di vista del numero delle guarigioni, che 
della solidità di miglioramenti in casi (primitivi o recidivanti) che sembravano al 
disopra delle risorse deirarte. 

La medicazione fisicoterapica ci rappresenterebbe dunque un metodo di scelta<r 
conservatrice e benefacente per eccellenza ; non solamente, in sostanza, salverebbe 
Tergano affetto, ma agirebbe anche favorevolmente, sullo stato generale, azione 
che TA. avrebbe constatato anche in molti casi di cachessia disperata. 

Ma tutto questo merita conferma. 



Nel n 2 degli Archives Latines de Médecine et de Biologie il Dott. Pende V. 
scrive un interessante articolo : galle alterazioni delle capsule surrenali in se- 
gaito alla resezione dello splancnico ed air estirpazione del plesso celiaco. Da 

esperienze fatte dall' autore risulta il fatto del resistenza, nei conigli femmine 
gravide, di speciali modificazioni a carico della sostanza corticale. Questa appare 
in tali casi intensamente gialla per anormale ricchezza di grasso nelle cellule 
corticali, le quali presentansi con protoplasma come rigonfio di succhi, il nucleo 
omogeneo, vescicoloso, ingrandito; tutto lo strato corticale é piii ricco di sangue. 
Ora se noi pensiamo che già da parecchi autori sono state notate modificazioni 
istologiche nella sostanza corticale delle capsule, in rapporto coi fenomeni ripro- 
dattivi , se pensiamo che Tembriologia già ha ormai assodato avere la sostanza 
corticale origine dagli stessi abbozzi delle glandolo sessuali, e che le ricerche chi- 
miche tendono oggi ad ammettere essere il grasso, abbondante sopratutto in una 
data zona della corteccia (zona lecitinogena), niente altro che lecitina, cioè uno 
degli elementi chimici più essenziali delPuovo e dello sperma: per tutti questi 
fatti non sembra azzardata V opinione che attribuisce alla sostanza corticale 
delle capsule surrenali una funzione secretoria speciale, in connessione coi feno- 
meni della vita riproduttiva. Tutto questo è importante e merita ulteriori studi. 



Il Dott. Alberto Pepere ha istituito delle ricerche sperimentali sulla pene- 
trazione delle capsule surrenali accessorie nei parenchimi degli organi addomi- 
nali, ed ha potuto stabilire a conferma di quanto già aveva in altra occasione 
supposto che : 

1) Alcune particelle di glandola surrenale, le quali probabilmente non en- 
trano a far parte della glandola principale, emigrano con frequenza nella cavità 
addominale sempre sulle pareti dei vasi sanguigni : essi come spesso le traspor- , 
tano in punti assai lontani dalla loro sede d'origine, cosi talvolta entrando nei 
parenchimi degli organi ve le annidano più o meno profondamente, continuando 
a conservare rapporti assai intimi col loro involucro fibroso ; 



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l'argomento del giorno. 73 

2) la natrizione di queste capsule surrenali aberrate è fatta quasi esclusiva- 
nenie dai tronchicini vascolari che penetrano con esse nei parenchimi, il che 
permette loro una vitalità indipendente anche in terreni apparentemente poco adatti 
al loro sviluppo; quelle che non dispongono di circolazione propria sono rapida- 
mente eliminate dalPattivo lavorio proliferativo dei tessati delForgano ospite; 

3) la capsula surrenale principale per un vizio di sviluppo imputabile ad 
an' anomala disposizione dei suoi vasi sanguigni può essere completamente in- 
clusa nel rene dello stesso lato 

4) la topografia e la disposizione dei primi abbozzi della glandola sarrenale 
e gli intimi rapporti embriogenetici che corrono fra essa e il rene facilitano nel 
parenchima di questo rimpianto di noduli surrenali succenturiati, i quali vi pe- 
netrano nel maggior numero dei casi con i vasi sanguigni della capsula fibrosa 
(arterie o vene renali accessorie); 

5) Tinnesto omoplastico della glandola surrenale embrionale nel fegato attec- 
ehìsce solo parzialmente e per un periodo di tempo assai breve ; i deboli tenta- 
tivi di accrescimento riguardano esclusivamente una parte degli elementi inne- 
stati (cellule corticali) capaci di perdurare ancora in alcune delle loro proprietà 
fondamentali di morfologia, di aggregazione cellulare, di formazione di pigmento, 
Taltra (cellule midollari) tendendo rapidamente a sparire assai prima che Terga- 
niuaxione del tessuto di cicatrice cancelli ogni traccia (30-40 giorni) del tessuto 
eterogeneo innestato. 

É sempre lo stesso argomento che desta vivo interesse oggidì ai biologi, e 
che può avere importante eco nelle applicazioni mediche e chirurgiche. 

« ♦ 

Il prof. Temistocle Della Vedova, col titolo: Lesioni professionali e tran- 
■itiehe deir orecchio, ci offre una relazione ricca di preziosi insegnamenti. Nel 
campo della tutela e della difesa dei lavoratori , dice egli , abbiamo in Italia 
molto da fare ancora ; riconosce la saggia ed umanitaria opera che va spontanea- 
mente manifestandosi fra gli industriali, ma va però riconosciuto come in genere 
molto si debba fare ancora e che fra la lotta economica di chi lavora e di chi 
la lavorare, si interponga Tazione del Governo con leggi razionali di difesa delTo- 
peraio, e con altre atte a rialzare un pò* il grado di coltura delle classi lavo- 
ratrici. 

Queste leggi non devono essere latte e neglette più tardi, ma devono modi- 
ficarti concordemente alle profonde variazioni volute, per buona fortuna, dal pro- 
gresso sempre crescente che si verifica nelle industrie e nei commerci. 

In fatto di questa legislazione va ripetuto come da noi si sia molto indietro 
ancora nel raffronto colle principali Nazioni Europee: si può dire che questo mo- 
vimento benefico si sia da poco messo in atto sulla falsariga delle nazioni vicine; 
però rideale che ci dobbiamo prefìggere è quelld che anche nel nostro paese si 
segna Tindirizzo della nazione più evoluta in queste opere di previdenza e di 
tutela operaia, e cioè deir Inghilterra, che con una costosa ed imponente orga- 
nizzazione ufficiale, e con leggi quasi perfette, difende il lavoratore dal malanno 
professionale ed accidentale, dallo sfruttamento della sua opera e dal logorio del 
SQO corpo. 

Abbiamo da noi molto cammino da fare e molte resistenze da vincere, e 
quindi ci spetta maggiormente Tobblìgo di mettere a profitto di una causa tanto 
umanitaria tutto il nostro lavoro , quali sanitari , e la nostra competenza spe- 
ciale. 

Per gli otoiatri non sarà sempre facile di dare le norme per la tutela e per 
la difesa delPorgano deirudito; ed avremo bisogno in questa nostra opera di met- 
tere a profitto tutta la coltura medica di cui possiamo disporre. Da un punto di 
vista generale procureremo che fra gli operai si divulghino colle norme dell'igiene 



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r 



74 ANDREA CBCCHERBLU. 

jordiierale del corpo, quelle deirorecchio : nel oampo delle malattie profeBcdonali 
otviiche preDderemo di mira l'igiene assoluta delfambiente di lavoro, sostenendo 
il rimut&meDto dell'aria negli ambienti chiusi di lavoro, con aria alle condizioni 
di temperatura e di umidità necessaria a seconda delle varie stagioni. Soster- 
remo rjiiei metodi di ventilazione atti ad asportare dairambiente di lavoro tutto 
quanto è dato dal materiale lavorato e dalla superficie dei corpi : sosterremo che 
le condizioni di nutrizione del corpo dei lavoratori siano rispettate e curate met- 
tendo il lavoratore nelle condizioni di nutrirsi bene; ci opporremo allo sfrutta- 
Tn*?nto della resistenza fìsica di chi lavora col dar forza alle riduzioni razionali 
delle ore di iavoro giornaliere, specie per donne e per fanciulli; sosterremo gli 
%SùnÀ che la Ingegneria fa per migliorare i macchinari, rendendoli meno nume- 
ra)»! i^oH&ibili e il meno pericolosi per la conservazione del lavoratore, e gli sforzi 
ohtf r Edilizia pure attua per ridurre al minimo gli infortuni nel febbrile suo 
lavoro di costruzione. 

Saremo infine strenui difensori dei Patronati di Assicurazione contro gli 
infortuni del lavoro e di tutte le Società volte air intento della previdenza fra 
^li operai, esplicando opera otoiatrica col tenere sempre presente i danni delle 
iitiperfezioni e delle lesioni dcirorgano delPudito nel mondo operaio! 

Qutste sono le vere quistioni sociali che devono essere studiate attentamente. 

E mi compiaccio si facciano tali studt da Italiani 

ai Dicembre 1003. 

A. Ceccherelu. 



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RIVISTA SINTETICA 



APPLICAZIONE DEI RAGGI RftENTGEN IN CHIRORGIA 



li Boacbard coi tipi dello Steinheil di Parigi e con la collaborazione di vari 
Colleglli ha pubblicato uo pregevole volarne dal titolo Tratte de Patologie Me • 
dicale. 

Subito dopo la scoperta dei rag^^i X, si applicò questo nuovo metodo dMn- 
vestìgasione alla chirurgia e sopratutto alla diagnosi delle lesioni del sistema 
osseo ed alla ricerca dei corpi stranieri. Questi ultimi per la nettezza delle loro 
ombre, hanno piìi particolarmente colpito Tattenzione. L^utilità di questo nuovo 
metodo di diagnosi s*impose fin dal principio e per mostrarlo basta citare quello 
ohe il prof. Gross. , di Nancy, diceva al Congresso di Chirurgia nel 1897. 

€ Ia prima applicazione alla chirurgia concerne la ricerca e la constatazione 
•^i corpi stranieri. Problema di una semplicità tutta elementare in molti casi, 
ma la diagnosi della presenza di un corpo estraneo é talora molto delicata, e 
molto difficile anche impossibile, malgrado Tapplicazione la più abile dei nostri 
meni di investigazione ordinari. Nel dubbio , una incisione eeploratrice fatta in 
HDa regione superficiale, anche quando dia risultato negativo, non presenta gravi 
iioon venienti, ma non é oosl quando si tratta di esplorare una ragione profonda. 

La fiuoroscopia e la radiografia ce V insegnano al giorno d'oggi nel modo 
il più esatto e senza alcuna sofferenza per T ammalato. Gli accidenti di eritema 
o d*altro segnalati in seguito al loro impiego sono eccezionali. Il più piccolo corpo 
straniero, qualunque sia la profondità in cui ha sede, purché sia costituito da 
QDa sostanza impermeabile ai raggi X, appare sullo schermo o sulla placca radio- 
strafica, a fianco deirimagine dello scheletro della regione, sotto l'aspetto di un 
punto, di un tratto, di una macchia, dinotante la sua sede, la sua forma, le sue 
dimensioni , la sua natura. Si riconosce con la più grande nettezza la presenza 
dì uno spillo, di un ago, di una scheggia di vetro, in una mano, per esempio, 
allorché Tesame radiografico non rivela nulla, il chirurgo è in diritto di affer- 
mare, nella maggioranza dei casi, ohe non esiste corpo straniero. Egli eviterà 
cosi tutte le noie e gli inconvenienti di una ricerca infruttuosa, di un tentativo 
di estrazione inutile, operazione sempre penosa, dolorosa, talvolta anche dannosa, 
secondo la sede e lo stato delle parti. 

La neces<tìtà d'una diagnosi rigorosa diviene altrimenti importante per i corpi 
stranieri situati profondamente. Noi sappiamo, par esperienza, quanto la ricerca 
e la constatazione di uno spillo inghiottito, di una moneta deglutita, sopratutto 
nei bambini, siano cose difficili anche pericolose, quanto V incertezza delle ma- 
novre di estrazione esponga talvolta a degli accidenti. 

La fiaoroscopia e la radiografia ci indicheranno la sede esatta del corpo estraneo 
nella faringe o nelfesofagó, ci preciseranno la posizione, la forma, le dimensioni, 
e tatto questo senza dolore ed anche senza fatica per il paziente. 

Quale differenza con le condizioni di una volta! 

Quanto non si sono tormentati, feriti, e direi volentieri torturati dei bam- 
bini, ostinandosi a cercare, od anche a voler estrarre un corpo straniero che non 
esisteva o ohe era di già scivolato nello stomaco o neirinte»tlno ! La radiografìa 
ci dà altrettanta eertezza nella diagnosi dei corpi stranieri delle vie aeree, e della 
vescica. ^ - i 

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76 GIOVANNI NEGRI. 

Ina serie di osservazioni dimostra i servigi resi nei casi di ferite per pro- 
iettili. I raggi X hanno aiutato a determinare ia posizione esatta dei pallini e 
delle palle di revolver nelle parti molli e nelle ossa degli arti , nella rachide, 
nel torace, nelle ossa della faccia e del cranio, vedere il cervello, in cui coi mezzi 
ordinari diagnostici questi corpi sono il piti sovente introvabili. Una volta deter- 
minata la sede, la forma, le dimensioni, la natura di un corpo straniero, non più 
esitazioni, non piii false manovre, non più operazioni senza risultato, noi proce- 
derenao alla sua estrazione con facilit^, precisione, sicurezza col processo di scelta. 
Tutti quelli che si sono trovati alle prese con le difficoltà talvolta considerevoli 
di ricerca e d*estrazione di certi corpi stranieri riconoscono il grande progresso 
ottenuto ». 

Queste conclusioni del prof. Gross sono state avvalorate ed estese dalle espe- 
rienze di questi ultimi anni. Non solamente si può riconoscere la presenza dei 
corpi stranieri metallici in tutte le parti del corpo, ma lo si può anche per nu- 
merosi oggetti la cui densità si riavvicina a quella dei tessuti dell* economia. 
Egli è così che recentemente il prof. Bergonié ha potuto scoprire una crosta dt 
pane nelle vie aeree di un bambino. 11 campo d' esplorazione per la ricerca dei 
corpi stranieri é dunque molto estesa: non vi sono più oasi in cui non si sia 
autorizzati a tentare la loro applicazione e in cui si possa prevedere un risultato 
negativo. Egli è vero ohe per certi corpi stranieri, la cui densità si avvicina a. 
quella dei tessuti molli deireconomia, la ricerca è molto delicata ed esige molta 
sagacia da parte deiroperatore. L^interpretasione delle impronte radiografiche o 
delle immagini radioscopiche deve essere fatta con molta prudenza, usando tutti 
i mezzi di controllo conosciuti. E non è meno vero che questa ricerca è possibile 
anche in quei casi che, recentemente, non sembravano punto tributari dei raggi 
X, e si può prevedere che l'avvenire estenderà ancora il campo di esplorazione. 

In quasi tutte le ricerche dei raggi X, e cosi anche nelle ricerche dei corpi 
stranieri, si utilizzano , fra le proprietà fisico-chimiche che possiedono questi 
raggi, le due seguenti: 

1.° La loro proprietà di attraversare inegualmente i corpi opachi alla luce 
ordinaria senza riflettersi né rinfrangersi e secondo una proporzione alla densità. 
di questa. 

2.'^ L'attitudine che hanno questi raggi di impressionare una placca foto* 
grafica o di rendere fluorescente uno schermo impregnato di certe sostanze chi- 
miche, platino-cianuro di bario, ecc. 

A fianco di queste due proprietà fondamentali, ve ne è un* altra non meno 
importante; essa non è più, come le due precedenti, inerente alia natura dei 
ragL;i K, ma risulta unicamente dal modo di produzione di questi raggi. Si sa 
che . nei tubi attuali, i raggi X , sono proietti da una superfìce assai limitata. 
(ieiranticatode perché praticamente si possa considerarla come ridotta ad un 
])iint(). Ne risulta questa proprietà, di una importanza capitale nella ricerca dei 
cor[a stranieri , cioè che i raggi X, irradiantisi in tutte le direzioni , possono 
essere considerati come formanti un fascio divergente conico. 

Le ombre portate sulla placca sensibile (radiografìa), o sullo schermo fluo- 
rescente (radioscopia) saranno le proiezioni coniche deiroggetto. U punto di vista 
o la sommità del cono di proiezione sarà il punto di emissione dei raggi X. 

iCsaminando in seguito la placca fotografica, p. es. , gli oggetti ci sembro- 
rebbt'io avere dei rapporti diversi dai veri, cioè costituirebbero una sorgente di 
contusione. Cosi si comprende come sia delicato per un semplice esame di una 
immaLriue radioscopica o radiografica, apprezzare la posizione, la forma, le dimen- 
sioni di un corpo straniero, tanto più che le ombre delle diverse parti attraver- 
sate, sovrapponendosi, incrociando i loro contorni s' accentuano o si cancellano. 
Conviene dunque interpretare con prudenza le ombre ottenute o meglio ancora 
di svilupparle con operazioni complementari, affine di rimediare alla loro insuf- 
ficiouza e di evitare le cause d'errore. 

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RIVISTA SINTETICA. 77 

QaesU insuffictenia delle ombre radiografiche isolate o delle ombre dello 
schermo é stata constatata al principio delle applicazioni dei raggi X. Ci si è 
sforxati di rimediarvi sia impiegando dei processi puramente geometrici, sia im- 
piegando la stereoscopia. 

Così la tecnica delle applicazioni dei raggi X, per la ricerca dei corpi stra- 
nieri ò stata considerata sotto due punti di vista differenti: 1.^ si è cercato non 
solamente di riconoscere dei corpi stranieri metallici di volume sovente molto 
piccolo, ma anche oggetti di ogni sorta la cui densità si avvicina a quella dei 
tessuti delPeconomia, e la cui origine nò sia interna che esterna; 2.^ si è cer- 
cato anche di determinare esattamente il posto occupato dal corpo straniero 
neirintemo del corpo umano. 

Il numero totale dei processi diversi che sono stati pubblicati per risolvere 
questo problema é molto considerevole (quasi 100), e non si può pensare a fare 
Tistoria dettagliata di ciascuno di essi, perchè Tenumerazione sola sarebbe fasti- 
diosa. D*altronde molti processi geometrici hanno un gran numero di punti co- 
mani e sovente non differiscono fra essi che per dettagli. Io mi contenterò d 
segnalarne alcuni : 

Metodi stereoscopici, 

Ìlmbert e Bertin, Saus 1896. 
Marie e Ribaut, 1897. 
Marie e Ribaut 1899. 
Marie e Ribaut 1900. 

„ ,. . . \ Rouilliés, 1899. 

Radioscopici , a^-ii^^;^^^^ 

Metodi geometrici, 

Processo Remy e Contreììioulins^ 1897. 

< Leduc, 1897. 

e radiografico e radioscopico di Mergier, 1898. 

€ Mackenzie, Davidson e Hedley 1898. 

€ Massiot, 1899. 

< Londe, 1899. 

< ' Guilloz, 1899, ecc. 

Questi sono i processi piii conosciuti, sufficienti certamente per dare un'idea 
della rapidità con la quale si sono successe dal 23 gennaio 1896, data della memo- 
rabile comunicazione del prof. Rontgen, le presentazioni di metodi per localizzare 
i corpi stranieri. Ma i tentativi sono stati coronati da splendidi successi , e al 
giorno d*oggi qualsiasi corpo estraneo, di qualunque natura, forma, dimensione 
sia, in qualunque parte del corpo abbia sede, viene scoperto coirapplicazione dei 

Ma non qui solamente si arresta la nuova scoperta: la patologia del sistema 
osseo è quella che in più larga misura ha approfittato dei raggi X, e la ragione 
é facile. 

Grazie alla loro costituzione fortemente minerale , le ossa assorbono una 
porzione di raggi X, incidenti molto notevolmente superiore, salvo qualche cir- 
costanza patologica particolare, a quella che è arrestata dai tessuti vicini, e le , 
loro ombre sono di una esplorazione facile, anche su delle prove mediocri, che pos- 
sono essere cosi talvolta su ffì centi. 

Gli insegnamenti che possono fornire le impronte radiografiche, per ciò che 
concerne le ossa, sono relativi alla loro situazione reciproca, alla loro dimensione, 
alla loro forma, al loro sviluppo, alla loro integrità, sia come continuità, sia 
come costituzione. 



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78 GIOVANNI NEGRI. 

Tutte le fratture, le lussazioai e sublussazioni, i« anchilosi, periostiti, osteiti 
ed osteontieliti acute, tubercolosi, sifilide,, esostosi , tumori, le deviazioni ossee 
e articoUri da rachitismo vengono facilmente riconosciute. E non questo solo » 
ma la ossa ci appaiono ancora con le modificazioni sopravvenute nella loro archi- 
tettura intima, ed anche con le alterazioni del loro tessuto. 

Noi abbiamo cosi insegnamenti più esatti di quelli che ci potrebbe fornire 
l*ai:ito|>sia la piii minuta, e questo non solamente ad un dato momento, ma tutte 
k volte e^he lo si desidera, in modo che si possono seguire i processi morbosi 
pa8!^o a. {taKSO e osservare tutte le fasi della loro evoluzione , ma specialmente 
oeLk fmtture^ la radiografia rende degli inapprezzabili servigi, e si può dire senza, 
entigera^ìim^, che facendoci scorgere le ossa attraverso le parti molli , essa ha. 
causato una vera rivoluzione in questo capitolo della chirurgia. 1 progressi recenti 
della fìtereoscopia. hanno ancora perfezionato questo metodo di già si meraviglioso. 
Disgraziatamente , gli insegnamenti che ci fornisce sono strettamente limitati 
alla lei^iOiie ossea e ci lascia nella più completa ignoranza su ciò che avviene 
nelle pa-rti molli vicini. Un focolaio di frattura ci mostra dei frammenti e delle 
sebé^gie, ma in quale stato sono i muscoli e i legamenti? Uno fra gli altri è 
kaenutu o interposto fra i frammenti? Esiste là uno spandimento sanguigno. 
Ecco eiii uhe noi non possiamo sapere al giorno d'oggi meglio di una volta. 

A ni! Ite Tanatomia patologica dei tumori delle ossa ha tratto beneficio dalla 
radiograna. Si possono studiare meglio che con dei tagli; si vede la ripartizione 
del tes'^uto neoplastico nelle trabecole del tessuto osseo; i tumori dei mascellari 
mostrano come dei denti più o meno normali sono disposti nel loro spessore; 
si é potato studiare in questa maniera la distribuzione dei vasi in questi tumori 
per mez?,o di iniezioni fatte nel sistema arterioso, eco. 

Non è compito mio parlare in questa breve rivista deirapplicazione della, 
radiografia alla medicina, ostetricia, fisiologia, oftalmologia, odontologia, ecc., nei 
quali rami bì sono fatti dei progressi, ma sempre restando nel campo della chi- 
rurgia accennerò ancora alla sua applicazione alla diagnosi dei tumori, alla deter-» 
minaci one della loro grossezza e della loro forma. 

Concludendo dirò che l'esplorazione coi raggi X, come risulta da numerose 
esperienze fatte, ha reso dei servigi incomparabili non solo alla medicina , ma 
anche alla chirurgia, e che molto maggiori ne darà io seguito, perchè non ha 
detto ancora Tultima sua parola. 

DoTT. Giovanni Negri. 



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RENDICONTI DI ACCADEMIE E SOCIETÀ^ 



ItaUa, 

AssociAZiONB Medico-Chirurgica, di Parma. 

S^dìita deirw dicembre 1903. — Il prof. Riva oomanìca le sue espe- 
rieoM sulla cura delle adenltl scrofolose colle Iniezioni alla Durante. Vi soqo 
casi di adeniti, specie del collo, geoeralmente in soggecli fra ì 10-20 anni, 
che non guarisc no colle cure ÌDteroe: anche la cura negli stabilimenti 
haloeari dà scarsi risultati. L* interventi chirurgico ha molti inconve- 
nienti, e non si raggiunge lo scopo di asportare tutte le ghiandole caseifi* 
cate. Le iniezioni parenchimatose col liquiJo del Barante servono invece 
molto bene ; tali iniezioni sono affatto innocue y e aeisoono sclerosando le 
ghiandole stesse. La presenza del gaaiacolo nel liquido da iniezione le rend^ 
poi indolore: dapprincipio si adoperano soluzioni di iodio più deboli. Pre- 
via accuratissima sterilizzazione della siringa, disinfezione della cute, si in- 
trodaee nella ghiandola il liquido, usando alcuni detta^^li di tecnica che TA. 
espone. Colla prima iniezione, da ana o due per ghiandola, si ha una certa 
tumefazione, ma transitoria. La successiva iniezione si fa a distanza di un 
mese od oltre^ e alla terza, o alla quarta volta si trovano le ghiandole in- 
dirite, e ridotte di volume. Riferisce due casi dimostrativi fra i molti curati 
nella Clinica ed in pratica privata. 

Parlano Dissoni, Gambara, Corona, Cattaneo, Riva D. 

JL-cLstria. 

Società L e R. dei medici di Vienna. 

Seduta del 28 novembre 1903. — Kapsammer riferisce sul cateterismo 
de^H ureteri e sulla diagnosi funzionale delle affezioni renali. Dalle esperienze 
eseguite suU'uomo e sui cani, da cui raccoglieva le orine separatamente dei 
doe reni, ha potato assicurarsi che l'orina dei due reni è differente dal pun^o 
di vista della quantità, del peso specifico, del punto di congelazione , della 
proporzione dello zucchero e della durata deireliminazione del bleu di meti- 
lene. Neiresperimento sui cani ha riconosciuto ancora che la quantità d*o- 
rina secreta non dipende nò dal volume nò dal peso del rene. 

Questa esperienze stabiliscono che in condizioni normali , la secrezione 
dei due reni ò differente tanto dal punto di vista quantitativo che dal punto 
di vista qualitativo. Per conseguenza gli elementi, che hanno fino a qui 
servito per apprezzare lo stato funzionale dei reni non offrono garanzie 
snffieenti. 

Seduta del Vi dicembre 1913. — Bum presenta un uomo affetto da 
frattura dell'olecrano^ verificata per mezzo della radiografia, e che ha curato 



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80 RENDICONTI DI ACCADEMIE E SOCIETÀ. 

col massaggio e la mobilizzazione. Il risultato fu perfetto tanto dal punto 
di vista anatomico che funzionale. Egli pensa che il trattamento colla mobi- 
lizzazione sia sopratutto indicato nelle fratture delPolecrano e della rotula. 
Essa non è contro- indicata che nei casi di fratture trasversali con divari- 
camento di più di Yo cin* 9 i^ parecchie circostanze bisogna praticare la sutara 
ossea con, mobilizzazione consecutiva. 

EiSRLSBERG SÌ assocla alle idee di Bum. 



Belgio. 
Accademia di Medicina del Belgio. 

Seduta del 28 novembre 1903. — Thiriar descrive una tecnica spe- 
ciak dì cranlectomìa occipitale impiegata da Willems. 

Dopo aver fatto la critica dei diversi processi ai quali si ò ricorso nei 
VA casi conosciuti di intervento sul cervelletto, descrive il processo ^dope* 
I alo in un caso di neoplasma della protuberanza anulare e ohe fu preso per 
un tumore del cervelletto. Consiste nel praticare dapprima il lembo di Picqué 
a di Màuclaire eoo peduncolo in basso, e prati cave , in seguito, se vi ò 
bisogno, un secondo lembo sormontante il primo e a peduncolo esterno. La 
prima breccia permetterà di levare il tumore, se occupa il segmento poste- 
riore dei lobo; se no si taglierà il secondo lembo e questo molto rapida- 
mente, perchò lo scollamento del seno trasverso ò reso facile nella ferita 
esistente. Basterà in seguito distaccare parzialmente il legamento del cer- 
velletto dalle sue connessioni e di sollevarlo, per mettere bene allo scoperto 
il s^^mento anteriore del lobo. 

Questo processo permette di allargare V estensione della cranieotomia 
dopo ]& difficoltà che sMncontrano, e mette al riparo dalle ferite del seno 
trasvarsOj meglio che non fanno le craniectomie larghe d^emblée, 

IT^rancia. 

Accademia di Medicina di Parigi. 

Seduta del 1.° dicembre 1903. — Dieulapoy rende conto dei risultati 
ctìmci e sperimentali deii'uso delio siero Marmorek nella tubercolosi, da cui con- 
dixda che lo siero iniettato non impedisce alla tubercolosi di evolvere pro- 
gressivamente e molto rapidamente, e non impedisce punto la morte. 

Spduta delVS dicembre 1903. — Cornil e Coudray parlano sull'evolu- 
ime delle fratture mobilizzate allo scopo di provocare delle pseudoartrosi. Essi 
hanno istituito a quest'uopo delle esperienze da cui risulta con evidenza che 
la mobilità delle fratture ò incapace da so sola di impedire, come si ò sempre 
era J ulti, la consolidazione. 

BfJiTOKARD presenta a nome di Béclerb delle prove radi oè^aflche del ganéH 
titberCQldn^ presi sul vivo, e che riproducono con straordinaria nettezza tutto 
il sistema ganglionare del collo, delle ascelle e della cavità toracica. 



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rbmdiconti di acoademib e s0c1btì. 81 

Società di Chirurgia di Parigi. 

Seduta del 2 dicembre 1903. — Potherat ritorna sulla isterectomia totale 
e subtotale; eliminando dalia discussione la miomectomia, che non gli sembra 
i?ere che delle indicazioni tutto affatto eccezionali , posa coaoe principio 
che ogni Otero fibromatoso deve essere levato per la via vaginale tutte le 
volte che il suo volume, lo stato e Testensione delle lesioni vicine, in par- 
ticolare gli annessi, lo permettono. Potuerat non ammette V isterectomia 
addominale ohe nei casi di contro- indicazioai deli* isterectomia vaginale. In 
<)a6sti casi egli è sempre ricorso alfisterectomia subtotale, e non ha prati- 
cato la totale che quando vi ò stato obbligato dall'esistenza di un collo par- 
tiooiarmente malato o da uno stato settico tale — delfutero e degli annessi 
— che ha imposto un largo drenaggio per la vagina. Le ragioni che moti* 
▼ano le preferenze di Pothbrat per la subtotale sono non solo la sua beni- 
gnità operatoria, ma sopratntto la sua grande facilità e la rapidità d* ese- 
«azione, e inoltre, tutti i vantaggi, d'ordine fisiologico e sociale, ohe risul- 
tano, olterìormente, per la donna dalla posizione del suo collo al fondo della 
▼agioa. 

Delbbt e QuÉNU citano dei casi di degenerazione cancerigna del collo 
in ammalate che avevano sobito Tistereotomia subtotale per fibromi. 

Leo fa una comunicazione sulla cura radicale delle suppurazioni croniche 
del seno frontale col processo di Kiiian. 

Tupfibr presenta due ammalati affetti da cancroide della faccia che ha 
sottomesso al trattamento dei ra^gi X. In uno di questi ammalati le lesioni 
«oQo manifestamente in via di regressione, e Tuffibr pensa che la radio- 
terapia può essere chiaoiata a rendere degli utili nei cancri superficiali; 
quanto alla sua influenza sui canori viscerali gli sembra delle più proble- 
matiche. 

Launat presenta un ammalato che ha subito una sutura laterale della 
esrotìde primitiva ferita nel corso di un intervento sul collo, 

Sbbilbaxj presenta un giovine nel quale ha riparato una lar^a breccia 
con^nita della volta palatina prendendo un largo lembo periosteo-mucoso dalla 
esTità nasale. Risultato ottimo: si assiste attualmente alla trasformazione 
progressiva della mucosa nasale che si adatta alla sua nuova funzione. 

Lucas-Championniérè presenta un ammalato che ha operato di trapa- 
nazione in pieno coma per andare alla ricerca di una palla che questo indi- 
viduo s'era conficcato nella tempia. La palla non venne trovata, e il paziente 
goari lo stesso, ma la radiografia fatta dopo mostrò che la palla era situata 
nella sella turcica. 

RouTiBR presenta un utero fibromatoso, di cui uno dei fibromi compri- 
meva lo sciatico, occasionando dei violenti dolori. Ma una particolarità più 
interessante del pezzo e deirosservazione cui si connette, consiste nel fatto 
che l'orificio interno del collo ò completamente obliterato e che nondimeno 
la paziente accusa metrorragie. Bisogna dunque ammettere che queste me- 
trorragie, d*altronde poco abbondanti, abbiano la loro sorgente unicamente 
nella mucosa cervicale. 

RouTiBR presenta ì pezzi di una resezione ileo-cecale praticata per tuber- 

Clinica Chirurgica, 6 

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RBNDiOONTI DI ACCADEMIE E SOCIETÀ. 

eohsl in una giovine di 17 aDDÌ« La resezione fu fatta per 20 cm. d* ileo e 
15cm.di ceco. La paziente e in via di guarigione. Ciò che vi ha di inte- 
renante in questi osservazione, egli ò che, malgrado le lesioni molto aecen- 
t|uat0 dell*appendic6 che era molto grossa, ispessita e ripiena di materie fé* 
cali, la paziente non ha mai presentato il minimo sintomo reazionale da 
qoesta parte. 

Matjolairb presenta i pezzi di un epiplocele con torsione ìntrà-sacooìare 
dei peduncolo, 

Hdb presentale radiografie di una frattura spontanea del femore, la cai 
istoria clinica si basa assolutamente su quella della frattura spontanea della 
tibia riferita da L. ChahpIonniérb nella penultima seduta. La frattura es- 
sendo rimasta sconosciuta, il paziente non fu sottomesso ad alcun tratta- 
mento speciale, e si è contentato del riposo a letto. L^t consolidazione si è 
fatta in meno di due mesi. 

Walther domanda se, parecchie fratture che succedono in seguito a 
movimento violento, meritino di essere chiamate fratture spontanee, o non 
devono piuttosto essere considerate come volgari fratture traumatiche da 
'contrazioni muscolari. 

MiGHAUX fa notare che le radiografie di Hub mostrano un callo dei più 
voluminosi. Non vi sarebbe forse là un tumore nascosto, qualche osteoma 
in via di evoluzione che spiegherebbe la produzione della frattura spontanea? 

Seduta del 9 dicembre 1903. — Monpropit ritorna sul F Isterectomia 
addominale totale o subtotale nel fibromi uterini e dichiara che resterò fedele 
airistereotom a addominale totale nel trattamento dei fibromi uterini, perchè 
è ana operazione che possiede bene, che nella grande maggioranza dei casi 
non offre alcuna difficoltà e che infine gli ha dato tanti successi quanto 
gliene potrebbe dare la subtotale* Non ha dunque ragione di abbandonarla 
in favore di quest'ultima operazione, salvo in certe circostanze eccezionali^ 
quando, p. es., il collo ò difficilmente accessibile o che si ha a che fare con 
on ammalato troppo indebolito. 

In questi casi riconosce preferibile la subtotale che è allora incontesta- 
bilmente più rapida. 

MoNPROFiT inoltra pensa che i fibromi uterini sono anche giustificabili 
della miomectomia (fibromi unici con annessi sani in donne giovani) o della 
semplice Cistrazione (fibromi piccoli, con leggere emorragie, nelle donn» 
molto grasse). 

Pozzi invece pensa che Tistereotomia addominale totale nel trattamento 
dei fibromi uterini, costituisca un'operazione eccezionale, restando la subtotale 
Toperazione di scelta che è inoontestabilmente più facile, più rapida e più 
benigna, ciò che ò dimostrato dalle statistiche. L'autore attira poi l'atten- 
zione su un dettaglio di tecnica che impiega nella subtotale. 

RiCHBLOT termina la discussione dicendo che continuerà sempre a riguar- 
dare la sclerosi uterina , i cui tumori non sono che una modalità , come 
una prima tappa verso la cancerizzazione, e a riguardare l'isterectomia 
totale come la sola operazione logica da opporsi ad una tale affezione. 

PoTHBRAT riferisce un'osservazione di fibroma uterino suppurato coesi- 
stente con una cisti del legamento largo. 

Peyrot riferisce un caso di frattura commlnutiva della volta cranica che 
guarì in seguito a trapanazione, e a larga es^irpizione di scheggio ossee. 



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RENDICONTI DI ACCADEMIE S SOCIETÀ. 83 

P»TROT riferisce Dc^osservazioDe di frattura delTomero con paralisi radiale 
90tt$ecutììa e che guarì con liberazione del nervo radiale. 

A&Doum legge un'osservazione di Infossamento della volta cranica; estir- 
pacione di ana larga scheggia; accidenti di epilessia precoce, poi emiplegia; 
trapanazione; gnarigione. 

ToussAiNT riferisce un' osservazione di osteo-perlostite della tibia per 
Sforzo. 

QuÉxa presenta un ammalato di anchilosi del gonììto in cui ottenne un 
rìsoltato molto soddisfacente in seguito a reseziono con interposizione mu- 
scolare. 

OuiNARD presenta nn ammalato originario della Qujana. affetto da eh" 
fantiasì dello scroto e della verga. 

Seduta del 16 dicembre 1903. — Schwartz riferisce , a nome di 
Lagubrn una osservazione di uretere cisto-neostomla immediata in un caso 
di resezione deirnretere nel corso di una isterectomia addominale totale per 
fibroma uterino. A proposito di questo caso Schwartz studia rapidamente 
le indicazioni e la tecnica deli* uretere -cisto-neostomia, operazione praticata 
la prima volta da Bazy. Egli dice che bisogna distinguere V ureterocisto- 
itomia immediata , e 1' uretero-cistostomia secondaria. La prima è eviden- 
temente r operazione ideale , tutte le volte che la sezione dell* uretere non 
fiede troppo lontano dalla sua estremità inferiore e che il capo superiore 
può essere condotto facilmente , senza troppo stiramenti , a contatto della 
parete Tesoicale. Ma se non si riconosce sempre subito che, nel corso di 
nn interTcnto addominale , Y uretere ò stato sezionato , ma se ne accorge 
tardi, in questi casi le indicazioni di una uretero-cistostomia secondaria sono 
meno formali e più discutibili che nei primi casi. A questo proposito 1* A 
riferisce una osservazione personale di fistola urinaria vaginale consecutiva 
ad una lacerazione della parete posteriore della vescica, in vicinanza dell'im* 
beccatura ureterale, sopravvenuta nel corso di una isterectomia totale per 
fibroma uterino intimamente aderente alla parete vescicale. La vescica era 
stata suturata e la fistola non si era prodotta che due mesi dopo Tintervento, 
ciò che portò 1* A. a pensare ad una fistola per suppurazione attorno ad 
mz punto di sutura. L^nretero-otsto-neostomia secondaria qui pareva indicata, 
ma venne rifiutata dalla paziente. Ma un po' più tardi Tammalata fu presa 
da accidenti d'idronefrosi del fianco destro. Dopo molti «)sami, che permi- 
sero di concludere che la vesf*ica era incolume, l'A. levò il rene destro, e 
la paziente guarì definitivamente. 

Leoubu non ha avuto a deplorare delle ferite deiruretere nel corso di 
un intervento addominale qualunque, ma due volte ha avuto 1* illusione di 
averlo sezionato; si convinse poi che questi condotti sezionati non erano aU 
tro che due canali embrionarii para-ovarici. 

Bkroer a proposito degli apparecchi da deambulazione nelle fratture della 
ùoseia dice che gli apparecchi da deambulazione devono essere divisi per 
le fratture della coscia e per le fratture della gamba. Per le prime si do- 
manda quali possono essere i vantaggi di questi apparecchi. Le fratture di 
coscia, per le quali nuiraltro apparecchio gli sembra migliore di quello pre- 
oonizzato da Hbnnbquin, non hanno niente da guadagnare con gli appa- 



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84 RE.VDICONTI DI ACCADEMIE E SOaEtÀ. 

reschi da oammiDo. Per la oora di queste fratture, egli ò ricorso sueces- 
aivameate alle doccio allo Sculteto ovattate con estensione, e airappardcchio 
di TiLLAUX. La pratica di questi ultimi ha dimostrato, dall' estensione con- 
tinua che essi esercitano, la loro superiorità sugli apparecchi antichi. Per 
suo conto, egli preferisce ancora l'apparecchio di Hbnnbquin, perchè, l'arto 
essendo ia semi-flessione, si ha rilasciamento dei muscoli, libertà completa 
delFarticolazione coxo-femorale e femoro-tibiale, sorvegrlianza possibile del a 
frattura e anche facilità del massaggio. Questo apparecchio che assicura la 
icoattazione perfetta ed impedisce ogni raecorciamento, merita d'essere con- 
servato, e non vede la ragione di doverlo abbandonare. 

Per le frattura della gamba accetta il trattamento ambulatorio nei casi 
semplici, ma nei casi complicati, difficili a contenersi, non vi è partigiano. 
L*A. pensa insomma che gli apparecchi da deambulazione non devono es- 
sere che degli apparecchi di eccezione 

Walther presenta un uomo ferito da colpo di coltello nelF addome con 
perforazione Iniestlnaley in cui la laparotomia e la sutura deirintestino ferito 
fu seguita da completa guarigione. 

Sebileau presenti un voluminoso sequestro dairosso frontale che ha estratto 
nel corso di un Intervento per sìnuslte frontale suppurata cronica fistolosa. 
L'estrazione di questo sequestro, che ebbe come conseguenza la messa a 
nudo della dura madre, su una estensione di più di 10 cm. fa fatta dalla 
via anteriore frontale, e questa operazione dimostra una volta di più il largo 
accesso che ofl're questa via per la cura radicale delle sin usiti frontali le 
più estese, e Tinutilità dei processi più o meno complicati e sovente dannosi 
che sono stati preconizzati allo stesso scopo da qualche anno. 

TouBERT presenta un dente estratto dalFesofago colFesofagotomla esterna 

ScuwARTz presenta un cancro del colon pelvico propagato alf utero ed agli 
annessi estirpato in massa per la via addomino-periaeale. La lunghezza del- 
Pintestiuo levato misura 40 cm. 

Bazy presenta una radiograla per calcolo renale; l'interesse di questa 
radiografia risiede sopratutto nei fatto che si trattava di un calcolo di acido 
urico che, come si sa, si lasciano facilmente attraversare dai raggi X. 

Legubu presenta una prostata in tutta la sua integrità, coi suoi tre 
jobi, che ha levato col processo di Frey, dalla via sopra-pubica. 

PoTHBRAT presenta un fibroma della lìngua e un fibro- adenoma della volta 
palatina provenienti da due individui diversi. 

Lugas-Championniére presenta la raiiograla fatta recentemente, 18 mesi 
dopo Taccidente, di una frattura spontanea del femore. 

Seduta del 23 dicembre 1903. — Ponchbt di Amiens comunica un'os- 
servazione di occlusione Intestinale in cui ha praticato prima un'enterostomia, 
e poi ha curato l'ano contro-natura con abboccamento nel ceco. Il paziente 
è attualmente guarito. 

Lucas-Championniérb ritorna sul trattamento delle fratture cogli appa- 
recchi da deambulazione. Egli è deirawiso di Berqer per ciò che riguarda 
(juesti apparecchi e specialmente quello di Hennequin; se questo non ò per- 
fetto, non bi'^ogna però diminuirne il suo valore; egli ò superiore a quello 
di TiLLAUX. Con l'apparecchio di Hennequin, si può situare l' arto in ogni 
posizione , che conserva una certa quantità di movimenti tra le superfici 



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RENDICONTI DI ACCADEMIE B: SOCIETÀ. 8^ 

onde, egli lascia totte le articolazioni incolume, mantenendo bene le soper- 
fici frattorate, e permettendo il massaggio. É praticabile a tutte le fratture 
stiro alle fratture del collo. Quanto agli appareochi da deambulazione , è 
difBsile il erìtioarli, percbò non si possono applicare. Egli crede cbe non sigino 
indicati che in certi casi eccezionali; per dire altrimenti ci vorrebbero dkì 
ritoltati che mancano. 

QuÉNU si leva contro l'opinione di Championniérb il quale rigetta^'ap- 
ptrsechio di Hennbquin nelle fratture del collo del femore, nei quali ca«i ha 
otteooto un buon risultato. A suo avviso ò il metodo migliore per fare l'esten-, 
sione e per fare scomparire i dolori. Permette agli ammalati di sedersi sul 
btto, e si ottiene son quello una guarigione senza accorciamento. 

RouTiBR senza diminuire il valore di questo apparecchio , lo considera 
come buono, ma non perfetto , perchò ha- osservato dei dolori dopo la sua 
appUeazione e non ha notato che la consolidazione si faccia molto presto. 

Le fratture del collo del femore , egli non le immobilizza ; fa alzare i 
taci ammalati dopo 8 giorni, e non ha mai osservato ohe zoppicassero. 

MiCHAUX invocò non ha riscontrato nò dolori articolari, nò gondore con 
Tipparecchio di Hbnnbquin che gli ha sempre dato i migliori risultati.. L*im- 
piega anche per le fratture del collo. 

Rbclcs vanta i suoi apparecchi da deambulazione. 

Walther riferisce un*os3ervazione di Dibmin-Pacha in cu iestrasse un 
corpo estraneo dal bronco destro colla tracheotomia. 

Walther a nome di Baillet d* Orleans riferisce un caso di appendi' 
eite erniaria. 

Dblbbt presenta una donna affetta da anchilosi del gomito in cui con 
ODA doppia resezione ha potuto ottenere un risultato molto soddisfacente ; la 
llessicne oltrepassa Tangolo retto e Testensione si fa co mplet» mente. 

ToppiBR presenta un uomo affetto da epitelioma delia faccia curato e 
guarito colla radioterapia. 

QuÉNU presenta un uomo che affetto da un cancroìde superflciale della 
pelle^ cnrò eoi raggi X, ma che fino allora non gli hanno dato alcun miglio- 
ramento. 

Oerrcia.nia.. 
Società di Medicina Interna di Berlino. 

Seduta del 16 novembre 1903. — Schultzb mostrai pezzi di un uomo 
ehe ò morto in seguito a complicanze polmonari qualche giorno dopo aver 
•abito un'operazione per fistola trachee-esofagea. Oltre questa fistola esisteva 
■oa sottigliezza estrema della parete della trachea al disopra della biforca» 
zione, che faceva credere ad una rottura nel mediastino. Questo processo 
era verosimilmente di origine sifilitica. 

Frabnkbl domanda se si poteva escluiere la possibilità di una perfo*- 
razione purulenta da parte dei gangli tracheali tubercolari ; ha visto molti 
eui di questo genere. 

Benda fa osservare che 1 gangli sono fortemente a n tracosici su questo 
pezzo, ciò che avrebbe potuto facilitare la perforazione. 

Kraus ò al contrario convinto dell* origine sifilitica di questa lesione: 
e^li ha pubblicato un caso analogo. 

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RIVISTA DBl GIORNALI DI CHIRURGIA, 

Seduta del 30 novembre 1903. — Levy-Dorn presenta un nomo di 
62 anni, affetto da canorolde del naso, ulcerato e con fistole, che fu guarito 
in seguito a 7 sedute di radlog^afla. Due seitimane dopo il principio di que- 
sto trattamento, i*ulcera e la fistola erano cicatrizzate, e attualmente tutto 
ò ritornato allo stato normale, salvo una piccola nodosità che ò stazionaria 
da 4 mesi. 

Data la lentezza deirevoluzione dei cancroidi della pelle, Toratore ò d*ay- 
tìso ohe prima di ricorrere ad un intervento cruento, bisogna prima ten- 
tare sempre la cura coi raggi di Rontgen. 

R-umetiia. 
Società di Chirurgia di Bucarest. 

Seduta del 15 ottobre 1903. — Racovicbano presenta un calcolo che ha 
estratto col taglio Ipogastrico dalla vescica di un bambino di otto anni. Quan- 
tunque il bambino avesse una cistite, pure ha fatto la sutura della vescica 
riunendo la muscolo- mucosa con catgut, la muscolo-sierosa con seta. 

La ferita addominale Tha chiusa a straù con seta. 

La ferita vescicale s*ò riunita per prima intenzione , quantunque non 
abbia lasciato la sonda a permanenza che per 48 ore. Ma Tatmosfera. cel- 
lulare peri-vescicale ha suppurato ed ha dovuto aprire largamente la ferita 
della parete addominale. 

Attualmente ogni suppurazione è scomparsa grazie alle iniezioni di gas 
ossiéenato^ e la ferita è in buona via di guarigione. 

Gheorghiu fa alcune considerazioni sulle applicazioni del forcipe allo stretto 
superiore^ 

Stanculbano e Costin riferiscono due osservazioni di coloboma delle 
psJpebre. 



RIYISTA DEI GIORNALI DI CHIRURGIA 



// Policlinico^ Sezione Chirurgica Fase. 11, 1903. 

Alessandri. — Un caso di sarcoma peduncolato dello stomaco* Lavoro in 
corso di pubblicazione. 

Frattini. — Due casi di tumore primitivo di diverticoli del canale dlgarente. 
Riferisce un caso di tumore di diverticolo del retio, ed un caso di tumore 
di diverticolo deiresofago. E poichò tali diverticoli, o almeno il maggior nu- 
mero di essi, ripetono la loro origine da errori di sviluppo verificatisi nel 
periodo embrionale, il fatto di liscontrare in questo substrato Torigine di un 
tumore, non può non suscitare Tidea che la genesi delle due formazioni pa- 
tologiche fuse insieme si possa ricondarre ad una causa unica, cioò ad una 
medesima anomalia di sviluppo. 

Mastro-simone. — Mixo sarcoma primitivo della lingua* Caso Clinico. Tale 
mixo- sarcoma della lingua ha avuto origine dal connettivo sottomucoso di detto 



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RIVISTA OBI GIORNALI DI CHIRURQU. 87 

orgaao. La Datura di qaesta neoplasia spiega la sua tenacia nel recidivare 
ed il nessuno ingorg'o glandolare linfatico. 

Giordano. — L'Importanza dell'lstogeneaì nella diagnosi del tumori gastrici. 
(La Clinica medica italiana N. 10). Riporta un caso di fibro angio-sarcoma 
dello itomaco, la qual diagnosi ba potuto stabilire facendo numerosi prepa* 
ratìe seguendo il criterio istogeneiioo. 

Il Policlìnico, Sezione Cbirurgica, fase. 12; 190?. 

Alessandri R. — Un caso di sarcoma peduncolato dello stomaco. Caso 
clinico con consideraiioni. 

BiAoi Nello. — Dei processi di riparazione delle ossa craniche negli In^ 
Mstl di osso flvente o calcinato o carbonizzato dopo l'asportazione della dura 
e del periostio. Studio sperimentale cbe conduce l'A. alle seguenti conclusioni 
e doè: cbe le perdite di sostanze durali e periostali sono prontamente ri- 
parate in modo quasi esclusivo dai tessuti percsteali e dalle meningi molli. 
Tale ricostituzione dapprima non è cbe morfologica, e gli attributi biologici 
oro SODO appena aco ennati in principio, solo tardivamente prendono a svol- 
gersi più attivamente per quanto ognora in modo stentato. 

Il processo di riassorbimento nel reinnesto del disco tal quale fu tolto 
proTile sempre sul potere osteogenetico, sia che asportiamo il solo periostio 
li dora ed il periostio insieme. Ed un rapporto evidente mostra esistere 
fri II mancanza del periosteo e l'attività formativa della dura, che è ri- 
dotti in confronto di quanto avviene normalmente, ed il periostio appare 
iTore quasi un potere direttivo nei processi di riparazione del cranio. 

Se confrontiamo poi i risultati ottenuti innestando un pezzo calcinato 
dopo tolto od il solo periostio o periosto e dura contemporaneamente, con 
i ritoltati ottenuti rein nestando il disco tolto poco prima, nel primo caso in 
coi il disco è esclusivamente costituito di sali di calce, non ba mai avuto nean- 
che nei periodi più tardivi il minimo accenno di sostituzione d*o8so per parte 
^i qaei robusti strati fibroconnettivali geneticamente legati ai tessuti paro- 
«teili ed alle meningi molli, che colmano la breccia ed includono il disco, lad- 
doTe ioDestando il disco di fresco asportato, questa neoformazione può sus- 
sistere fin dai primi periodi. Per spiegarci questo bisogna invocare qualcosa 
di diverso da quella tale azione elettiva dei sali di calce , ammessa dal 
Barth, cui l'A. accenna in principio. 

Per quale motivo l* elemento giovane proveniente dai connettivi paro- 
itili beirun caso acquista la facoltà di metamorfosarsi in osso e nelKaltro 
rimane elemento connettivale, e si volge esclusivamente alla fabbricazione ? 

L'A. si richiama alle prime due serie dei suoi esperimenti , in cui ve- 
diamo prevalere così largamente i processi di riassorbimento; e pone in 
confronto la neoformazione d*osso relativamente scarsa avutaci in quella, 
ooiU neoformazione d'osso abbondante che si ba di solito ogni volta che si 
inoastt OD disco osseo nelle condizioni ordinarie, in cui Tassor bimento è re- 
folare e le proprietà ossificanti si svolgono nella loro pienezza. E d' altra 
parte è solo all' esame dei periodi tardivi in quegli esperimenti in cui fu 
praticata Ta^portazione della dura e del periosteo, cbe si nota una diffe- 
rioziaxione nell'attività funzionale delle parti durali e periostali neorformate 
od essa è maggiore dal lato durale, laddove in condizioni normali TA. ha 
trovato che si equivalgono. 



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88 RIVISTA DEI GIORNALI DI CHIRURGIA. 

• 

Esiste duDque una condlzioDe di equilibrio fra riassorbimento ed ossi- 
ficazione che permette ali* elemento dello strato osteogenetico di assurger» 
alla funzione di osteoblasta e di celiala ossea, laddove , rotto questo equi- 
librio e prevalendo negli elementi le proprietà distruttive, la metamorfosi 
in osso non ha modo di compiersi, o solo difficilmente, tanto ò vero che- 
nelle prime due serie solo vediamo svolgersi l'ossificazione, quando cioè nei 
periodi più avanzati i fatti di riassorbimento hanno tregua. 

Par sembrando i termini opposti, lo stesso avviene sul disco calcinata 
reinnestato; anche qui predomina la funzione di assorbimento, ed in modo 
esagerato, ed ò naturale che questo sia a scapito dell'ossificazione , e l'ele- 
mento anziché divenire osteoblasta o muore o si fibrifica. 

Tarupfi P. — Sorprese ed errori diagnostioì possìbili nelle operazioni di 
ernia. Caso diaioo cha ha indotto T A. alle seguenti considerazioai: 1.^) che 
non poteva esistere realmente il fatto sostenuto dal paziente, dello scompa- 
rire del tumore col mettersi in posizione orizzontale, ma che al medesimo 
doveva in tale posizione passare inosservato per Taffondarsi alquanto nei 
tessuti; 2.®) che anziché di ernia inguinale libera prima e strozzata dopo^ 
doveva trattarsi di un processo infiammatorio lento, prodotto nel cordone 
dal trauma ricevuto la prima volta montando a cavallo, processo che and6 
lentamente estendendosi agli elementi si da formarne un unico ammasso 
indistinto, e che in seguito a probabile nuovo trauma si sia aóutizzato fino- 
a prodarre i fenomeni acati notati negli ultimi giorni con suppurazione^ 
peritonite e morte consecutiva. 

Per quanto questa spiegazione del caso non sia forse la certa, puro 
gli pare attendibile e siccome non gli è riuscito darsene una migliore , la 
cita ritenendosi grato a chi glie ne offrirà una più soddisfacente. 

Annali di Ostetricia e Ginecologia^ N. 10 ottobre 1903. 

A. Pabris. — Sulla tubercolosi paplllomatosa dell'utero. Dal suo studia 
conclude ammettendo la possibilità della comparsa di una forma papllloma- 
tosa di tubercolosi anche nella mucosa del corpo uterino, in cui lo stroma 
delle papille viene ad essere costituito in prevalenza da tessuto muscolare 
liscio. Qaesto trovandosi in perfetta continuità organica con il tessuto ma- 
scolare deirutero e per le considerazioni fatte, l'autore lo considera sviluppato 
con ogni probabilità dallo stimolo irritativo e conseguente reazione iperplastica 
in dipendenza del processo tubercolare dell'endometrio. Non ò improbabile 
che la speciale forma a papille stia in rapporto di sviluppo con i vasi di 
nuova formazione che di solito occupano l'asse della villosità. Infatti si trova 
che i fasci di fibre -cellule stanno in intimo contatto con i vasi, cosi da 
sembrare che nel loro sviluppo segnino il decorso dei medesimi. 

ViANA O. — Della pi gment azione cutanea in éf evidenza. 

Cova Ercolb. — La reazione iodoflla nel sangue nello stato puerperale. 

Gigli Leonardo. — / prinìi 15 casi di taglio lateralizzato del pube. La- 
voro in corso di pubblicazione. 

Mirto F. — La resistenza organica alle infezioni dopo l'ovariectomia. Da 
ricerche eseguite su cavie e conigli risulta che l'ovariectomia in nessun caso 
diminuisce la resistenza ddll'orgauismo alle infezioni, perchè mai sono morti 
prima dei controlli gii animali operati, anzi in alcuni casi si è osservato 
un ritario nella morta e qualche volta la sopravvivenza di questi, rispetta 
ai controlli trattati alla stessa maniera. 



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RIVISTA DBI GIORNALI DI CHIRURGIA. 8^ 

Àimais of Surgery, n. 6 dicembre 1903. 

Angiustin Qoelet. — Metodo di sutura per il rene prolassato. Dà dei 
ponti pareochimali ad ansa in modo che il filo contiene ampiamente il rene^ 
e poi viene fissato all'esterno per potere essere rimosso. 

John Pistbr. — // guancialetto di garza nella chirurgia pelvica ed addomi- 
nale. Ne dimostra i Tantaggi. 

John C. Mecoy. — Epilessia traumatica. Casistica. 

JoHx B. M URPHY. — Sui resultati ottenuti con le manovre chirurgiche nelle 
malattie dello stomaco. Riunisce i dati di varie statistiche per dimostrare i 
vantaggi ottonati. 

Cloodgood. — Ostruzione intestinale consecutiva ad operazione per ridu- 
zione di ernia inguinale sinistra dovuta ad introduzione di intestino tenue nella 
fossa di Treltz. Casistica. 

Lewis S. Pilcher. — Ferite per palla da cannone perforante la porzione 
tenicale del midollo spinale. Casistica. 

Gebqort Connbll. — Anestesia locale. Ne dimostra i vantaggi in con- 
fronto deiranestesia generale, ogni qua! volta si possa valersene. 

HiNNAMAN. — Ricerche sperimentali sulla temperatura in caso di shocka 
Ha trovato che in taluni casi la temperatura era la sola causa dello shock, 
e di ciò diminuzione della respirazione e della pressione sanguigna. 

Walther Howa. — Anomalie nel circolo del Wiilis. Mancavano le ar- 
terie comunicanti. 

Reìue de Chirurgie, n. 12, dicembre 1903. 

PoNCET e Lariche. — Nanismo ancestrale per acondroplasie etniche. Nani 
del giorno d'oggi e nani fun tempo. Riporta varii casi di nanismo da cui ne 
conclade che esistono due varietà di acondroplasie: T una flsioiogicay eredi- 
tariaf etnica^ 1* altra patologica. I famosi nani o pigmei d'una volta hanna 
toefae al giorno d'oggi qualche rappresentante. 

GossET. — Deir esofago- gastrostomla transdiaframmatica. Operazione dì 
Biondi. Dice che al giorno d*oggi che la via transpleurale è maglio conosciuta» 
che la via transdiaframmatica ò stata sovente impiegata per ferite o ernie 
4el diaframma, non è disonorevole il proporla di nuovo per i restringimenti 
oeopIaHici cicatriziali della parte inferiore dell' esofago o del cardias, Veso- 
tm^' gastrostomi a transdiaframmatica. Ciò ohe resta a delucidare non sono più 
i danni della via pleurale, non sono più la difficoltà di passare attraverso 
il diaframma, ma sono le condizioni nuove così realizzate nel giuoco degli 
organi toracici e addominali. Qiali saranno le conseguenze della pressione 
iddomioale, riguardo all'aspirazione toracica? 

Si può ancora realizzare per questa via un nuovo processo di gastrec- 
tomia totale. Estendendo la breccia diaframmatica fino al cardias, 1* autore 
ha potuto sul cadavere liberare completamente la parte inferiore dell* eso- 
fago dal suj anello muscolare, e lavorando sulla volta, e non più al di sotto 
di essa, si trova cosi semplificato il tempo terminale della sutura deireso- 
ligo e deirintestino. 

L'operazione comprende due tempi; un primo tempo, addominale, nel 
quale si libera il piloro, si liberano gii attacchi dello stomaco; poi nel se- 
condo tempo, toracico, si libera il cardias, si leva lo stomaco e si termina 



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90 WfMXA DEI GIORNALI DI CHIRURGIA. 

oon ana anastomosi capo a capo tra fosofago e il capo inferiore del digiuno. 
Si ò così eseguito per via addomino toracica una gastrectomia totale con 
esofago-enterostomia ad Y. 

Insomma per via iransdiaframmatioa si possono sperimentalmente rea- 
lizzare tre operazioni: 

1) L'anastomosi laterale tra l'esofago e lo stomaco, o esofago '^astrih 
slomìsL transdiaframmatloa. 

2) L'anastomosi per impianto del capo superiore dell'esofago sulla grossa 
tuberosità, esclusione del cardias. 

3) La gastrectomia totale, per via addomino-toracioo, con esofago-ente- 
rostemia ad Y. Resta a determinare ciò che queste ricerche sperimentali 
possono contenere d'applicabile in chirurgia. 

Lb Damany. — La lussazione congenita deiranca. Refutazione di teorie 
patogenetiche e discussione del trattamento attuale. È uno studio critico 
esperimentale da cui se n<^ conclude che la vera patogenesi della lussazione 
congenita dell'anca è sconosciuta, e che il trattamento radicale di questa 
claudicazione non è ancora stato trovato. 

Mbribl. — Cisti chllosa del mesocolon ascendente. Caso clinico, in cui la 
sede di cisti mesenterica è assai rara per non meritare d'essere menzionata, 
come d'altronde anche il suo volume; d'altra parte le difficoltà di diagnosi 
ch'essa ha presentato durante ed anche dopo Toperazione, rendono la sua 
storia interessante ed istruttiva. 

Tavbl. — La diagnosi di sede dell'occlusione nelflleo. Riferisce dei oasi 
d'occlusione dai quali ne trae gli elementi per la diagnosi. 

1) Nell'occlusione ileocecale la sensibilità locale e pel fatto della fis- 
sità dell'intestino in questo punto, il primo elemento di diagnosi. 

2) I vomiti sono più rari e più copiosi che nell'occlusione digiuno -ileo, 
il ballottamento più generale, ma seoza spostamento d'organi. 

3) L'occlusione colica si può distinguere dall'occlusione ileo-ceoale per 
ia presenza di tumori facil nente dimostrabili, dalla mancanza ordinaria di 
vomiti, a meno che l'occlusione non sia molto acuta, dallo spostamento di or- 
gani (fegato e cuore), se Tocclusìone ha 8<)de nel colon trasverso, e dalPaa- 
senza di questo segno, se la sede dell'occlusione ò nel colon ascendente, in 
fine dalla tolleranza retale, essendo sopportate le lavature. Si può aggiungere 
ancora , per la diagnosi differenziale di sede dell'occlusione nel colon , non 
solo le lavature; ma altri due metodi di ricerche preziose: 1) L'insufficienze nel- 
l'intestino grasso del timpanismo con timbro metallico nella regione corrispon- 
dente al groitso intestino là anche dove non esisteva prima ; 2) introdu- 
cendo progressivamente il liquido e ascoltando l'avanzarsi di esso nell'inte- 
stino, secondo il metodo Trbvbs, il liquido si arresta quando arriva verso 
l'ostacolo; si capisce facilmente che questo processo può dare eccellenti in- 
dicazioni. 

A) Nell'occlusione sigmoidea pelvica le lavature sono mal sopportate, 
nel qual punto differisce dall'occlusione sigmoidea iliaca. 

L'occlusione sigmoidea presenta i sintomi già descritti dell'occlusione 
del grosso intestino, ma differisce dall'occlusione colica in questo, che nel- 
rocclusione iliaca del colon sigmoideo si sente l'ansa difesa in cui ha sede 
Tosta'ìolo, colU palpazione esterna. Nell'occlusione pelvica del colon sigmoi- 
deo al contrario, non si arriva che difficilmente o punto a determinare 



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RIVISTA DBI GIORNALI DI CHIRURGIA, 91 

Il sede deirostacolo ohe non è in generale mentita dalla palpazione esterna 
bene spesso anche inaccessibile al tatto vaginale o rettale. 

5) Neir occlusione rettale, il tatto digitale permette di sentire diretta- 
mente la sede deirocclasione e le lavature non sono sopportate. 

6) L*oeclasione anale ò evidentemente la forma di occlusione intesti- 
nale la più facile da diagnosticare. Il tipo il più frequente si trova nella 
ctrena anale conqenitn, 

FoRGUE E JANBaAU. — Delle ferite dello stomaco per arma da, fuoco. In 
presenza di oq ferito che ha ricevuto una palla nell'ipocondrio sinistro o 
neirepigastrio, Taotore consiglia di praticare immediatamente la laparotomia ; 
più presto si opera, più T intervento è benigno e più si hanno speranze di 
salvare il ferito. Le regole generali dell'intervento comprendono i tempi 
seguenti: 1) Laparotomia mediana sopra ombelicale; % esplorazione della 
C&ceia anteriore dello stomaco, del fegato, deirintestino, che ò vicino, della 
milza, e delle parti accessibili, del diaframma; 3) esplorazione della faccia 
posteriore dello stoma^.o; 4) satura delle perforazioni e delle ferite viscerali 
isoesisteoti ; 5) toilette del peritoneo, drenaggio e sutura della parete addo- 
minale. L*A. insiste nolo sui punti particolari dell'esplorazione e sutura della 
parate addominale. É superfluo richiamare Tutilità delle iniezioni di siero 
trtifieiale e di caffeina, i vantaggi dell* anestesia coU'etere, la necessita di 
aprire il torace del ferito, e di avviluppare gli arti inferiori con ovatta, per 
impedire il raffreddamento. 

P. Dklbbt. — Cisti parane fritlohe e uronefrosl traumatica. E un capitolo 
«olla sintomatologia, diagnosi e cura sulle cisti paranefritiche ed idronefrosi. 

Àrehìvee provi nel alee de chirurgie^ N. 12, dicembre 1903. 

Dblaoènièrb. — Del vero processo di Mirault di Angbrs. per r opera- 
lione del labbro leporino, Gred-ì che questo processo non sia applicabile che 
ti casi in cui il tubercolo incisivo ha una forma normale, vale a dire , al- 
lorchò ha una porzione di labbro di forma regolare e sufficiente per per- 
mettere di farvi due lembi. Quando questo tubercolo è anormale , bisogna 
allora ricorrere al falso processo di Mirault. Si taglia sulla parte esterna 
dei due marini un lembo che si lascia aderente in basso, poi si riuniscono 
l'ano all'altro questi due lembi sotto il tubercolo incisivo cruentato, con- 
servando il lobulo mediano quando esiste. In questi casi, si accollano da 
ciascuna parte di questo lobulo cruentato i due lembi laterali. 

Roux DB Brionolbs. — Amputazione osteo plastica femore -rot aliena di 
Oritti. Caso clinico operato col metodo Gritti che si riassume nei tempi 
seguenti : 

1) Taglio del lembo a racchetta a coda posteriore, o di due lembi qua* 
drati eecondo lo stato di rivestimento cutaneo. Disarticolazione. 

2) Dacorticazione del periosteo per un altezza di 2 cm. circa. 

3) Sezione del femore; il tratto di sezione rasenta la sommità dello 
spazio intercondiloideo. 

4) Cruentamente verticale della rotula, con un tratto di sega distaccando 
la soperficie articolare. 

5) Sntnra del periosto al tessuto fibroso che circonda la rotula. 

6) Sutura dei tendini e mascoli posteriori della coscia. 

7) Sutura della pelle. 



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RIVISTA DEI GIORNALI DI CHIRURGIA. 

Coaì oondoUa Toperazione di Gritti, dÀ dei monconi di forma perfetta 
a cieatrìcd posteriore, 6on una buona mascolatura, cbe permette di pren-» 
dere un ptin^o di appoggio solido su una saperficie ammirabilmente dispo- 
star 31^ <^^1 panto di vista cutaneo che dal panto di vista osseo. 

Con una pretesi ben fatta e degli apparecchi perfezionati, riliusione è 
ancora più completa; anche cogli apparecchi più grossi, messi a disposizione 
dagli arii malati d'ospedale, la deambulazione ò eccellente, il peso del corpo» 
ripoiando tutto intiero suirestremitò del moncone. 

ABAors Joi.Es. — Un caso dì sarcoma del calcagno. Caso clinico. 

FoNTOTr^our, — Statìstioa delle operazioni praticate a Tananarlva (Ospe- 
dale lodigano) su del Malgasci, dal I aprile del 1898 al giugno 1903. 

Sano in tutto 512 operazioni sui vari organi coi 7,2 ^/o di mortalità*.^ 

Beutholst* — Ernia Inguinale sinistra strangolala In un lattante. Cheloto- 
mìa. Guarisrione, Caso clinico. 

Touaf^AiNT, — Note sull'emopelvi In seguito a contusione del l'addome per 
colpo di piede di cavallo. Caso clinico con considerazioni che lo portano & 
concladere: 

1) Lo stato di shok progressivo, provocato da un calcio di cavallo sui- 
Taddome, d talvolta la sindrome la più affermativa, precisamente perchè ò- 
sincrono di un emopelvi in via di formazione a di rapido accrescimento^ 

2) Il pratieo, che qualche ora dopo una violenta contusione dell' ad» 
éùm^ psr eaicio di cavallo, con sintomi di shok, deimiterà una crescente 
mattità al disopra delFardate crurali, si troverà in presenza di un volumi- 
noso spanJimdQto che avrà di ^\k riempito e inondato la cavità pelvica. 

3) L" indicazione terapeutica ò di praticare d' urgenza la laparotomia 
per vuoiara questo fosolaio di emorragia e assicurare V emostasi. Questa 
trattamento ha permesso all'autore di condurre rapidamente a guarigione 
dae feriti. 

L^aRAND. — Organizzazione del servizio chirurgico all'ospedale Europeo 
(FAIessmirla d Egitto. Lavoro in corso di pubblicazione, in cui comincia dalla 
fofìdazioDe dell () spedale, facendone una minuta descrizione. 

Annates dea l^atadies des Organes Génito-Urlnaires, n. 23, 1.° dicembre 1903. 

CATìJKLirc F. — // rene eotopico a cavallo. Designa sotto questo nome 
di rene ectoptca a cavallo una disposizione anatomica molto rara di questi 
organi, dì cui ha avuto la buona fortuna di riscontrarne un caso in cui le due 
glandola erano situate, V una al disopra delFaltra, da uno stesso iato della 
eoionna veìitebrala, fusi o no. L*autore riassume quindi tutti i casi che si 
sono osservati, ohe fa seguire da considerazioni da cui si ricava come una 
semplic5e ariomalla deirapparecchio renale può avere conseguenze morbose; 
nel caso particolare poi, benchò la diagnosi non sia mai stata fatta ^ se ne 
ooiit3.^pi^ed la possibilità grazie alla delicatezza estrema dei processi di pai- 
pazto le rapale da una parte, e dalKaltra deirapplicazione ragionata dei metodi 
d^tjSEima, recftn taTiente entrati, dopo i numerosi lavori della scuola di Necker^ 
nella tfi<:aica urologica corrente. 

MtsKHAiLoPF. — Un nuovo apparecchio per la sterilizzazione delie sonde 
di gomma. Descrive Tapparecchio. 



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KlVISrA DEI GIORNALI DI CHIRURGIA 93 

MoRBAU. — Studio sul Càlcoli Incastonati della vescica. È imo studio 
completo, seguito da una reiazione pard molto completa dei casi rincontrati 
Delia letteratora medica dal 1743 fioo al 1903. in tutto 115 osserva^'onf* 

EsMoKBT. — Contributo allo studio del testicolo in qualche infeilom. Or- 
chiti sperimentali. Rii^iUa critica. 

Masmontbil. — // metodo epidurale nelle incontinenze d'orina senza lesioni 
f/B8CÌcali. Questo lavoro tende a precisare l'applicazione delle iniezioni epi- 
darali, e mostra una volta di più la giustezza di veduta del prof. Ouvox, 
oaaodo egli attribuisce come causa primitiva deiriacontinenza e^seizialia dal 
bambini, all'atonia del colio vescicate. 

Mmales des Maladìes dee Crganes Genito- Urinaires, d. 24, 15 dicenitire luoa, 

MoTZ e Arrbsb. — Note sulle vesciche dei prostatici senza prostata. Casi 
cinici cou considerazioni da lUi scaturisce : 1) L'atonia vescicbie cha ?i 
osserva nei prostat'ci senza prostata non può essere spiegata dall arterio- 
seidrosì vescieale; 2) L'atonia vescicale non è dovuta ali*atrofì>i must^jlare 
prìmitiva, perche nella grande maggioranza dei casi il muscolo era ipai tro- 
fizzato: 3) Frale vesciche esaminate, tre sole volte la 'juantità del mu^eob 
€008er7at& era inferiore a quella di una vescica' normale. Se lìe concludo 
quindi che» l'atonia vescicale dei prostati senza prostata none punto cagio- 
Da^a dal cattivo stato del tessuto muscolare. 

Leoubu. — // taglio sottosinftsario nella donna per l'estrazione di certi 
corpi estranei della vescica. Caso clinico da cui conclude che il lagfio botto 
S'ofijario, di cui l'A. ne ha regolato latacnica, gli sembra essere i'a^^àraziuue 
di scelta da applicarsi ai corpi stranieri, che non possono essartì estratti 
daUuretra. 

Ànnales de Gynecoloéie et d* Obstetrique^ fase. 60, dicembre 1903. 

RicHBLOT. — Della degenerazione maligna del moncone cervicale dopo I* Me- 
feetomia totale per fibroma. Delia presenta comunicazione se ne è già parlato 
nel 0. li novembre 1903, neirAocademia di Medicina di Parigi. 

RoussB riferisce alcuni studii sperimentali sulF obliterazione della trombe, 
da cui 6 condotto ad ammettere che la semplice legatura ben appEìeata, a 
a più forte ragione la sezione tra du3 legature, sono ampiamente siUlic^miiti 
ptr obliterare completamente e definitivamente la tromba normale. Alcuni 
iosaccessi, molto rari del resto, che sono stati pubblicati, possoao .^pìe;?arsi 
con degli errori di tecnica o con delle alterazioni dei tessuti dell' orbano 
L'aator<5 ha avuto due volte occasione di applicare questi due proce^t^ì con 
risaltato perfetto. Egli è alla semplice legatura, o, meglio ancora i alla se* 
ziooe della tromba nel legamento largo tra due legature che coa^igha di 
ricorrere quando si cerca, con una ragione legittima, di rendere la donna 
sterile, nel corso di uaa operazione che interessa il peritoneo. 

L'uno e l'altro processo costituiscono uà complemento di interventn frihì 
si pratica rapidamente, che non aumenta moho i danni dell'intervento pri[i- 
cipale e che non provocano punto gli slabbramenti inerenti a certi nietoiì. 

Ferrè. — Gravidanza extra-uterina evoluta sino a termine. Ca-^u cti nioo 
in cui l'A. fece laparotomia mediana]e marsupializzazione della chv; sì tubini 
assesso tardivo del eul di sacco del Douglas. Colpotomia posteric^ra. muh- 
rigione completa. 



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94 RIVISTA DEI GIORNALI DI CHIRURGIA. 

AtfDEBEitT. — influenza deìf asfissia sulla contrattilità uterina^ a proposito 
di un i^aao di pDeumoniie durame la gravidanza. 
Z&ntrabbfàti far Chirurgie, n. 49, 50, 51, 52. 

Wagner, — La cura delle ferite cutanee granulegèlàntl. Stadia il quesito 

RiEDEL, — Del modo di Incappucci amento delP appendice^ È la gutara a 
tre stati coti paoli di catgut. 

Spibobl. — Sulla tecnica della emostasia. Descrive una fascia oostrìttrice 

re go in r mente. 

Mìttheitunien aus den Grenzgebieien der Uedizinund Chirurgie. Bàùi 12, Heft 4. 

XL Fraenkel. — Sulle lesioni del midollo delle ossa, specialmente della 
ossa e delle coste, nelle malattie infettive acute. L'autore ha tatto varie ricerche. 

In IB mtildti, di cui 13 poeumonici, trovò il diplococco lanceolato * in 17, 
fra cui 7 eresipelatosi, rinviene streptococchi: in 7 stafilococchi , in 13 ìì 
microrganismo della difterite; in 10 erano casi di scarlattina, in 3 di taber- 
Gofosl; in di peritonite e 4 diversi. 

XiL Alessandri. — Di un caso di sarcoma dello stomaco con osserva- 
ilonf di atùtinl tumori connettivall dello stomaco, Ddscrizione di un caso clinico 
in un pa Zi unte di òó anni rimasto per tredici giorni in coma. 

XIIL BoacHARD. — Sulld torsione della colonna vertebrale nella siringo^ 
mielite. Sa djciotto osservazioni di siringomieiite trovò 17 volte delle carat- 
teri^^tìcha deviazioni, ma mai una netta citbsi o loriosi. Ci è rarefazione del 
tessuto, impoverimanto dei sali calcarei. 

XIV. WiTTEK. — Del valore della trapiantazione dei tendini nella cura 
dette forme coreiche delle paralisi cerebrali infantili. In una bambina di 97, anni 
ebbe mì^Iin [-amento negli spasmi e nei movimenti coreici dalla coscia. 

XV. IUnsemann. — Studi etiologici sulla epltifllte. Prende in conside- 
raziona i vtiri momanti etioiogici , e fra questi non dimentica e dà valore 
a quelli meccanici, come il massaggio, la compres:<ione, il trauma diretto, ecc. 

XVL Moller. — Batterlemia e sepsi. Sa tredici casi ne trova uno con 
batteiì nal nangue; in 3 di questi casi vennero fatte iniezioni saline e gior- 
nalmeata iniezioni di 40 cm. di siero del MarmorbK; due si riferiscono a 
gravi epidemie di scarlattina. Sono l49 casi col 45% di mortalità. Su 17 
casi dì ^eArlattina si trovò 11 volte nel sangue del cuore degli streptococchi» 

Archlv fùf Klinische Chirurgie, Band 72, Heft. I. 

I, HuMMEL. — Sui metodi nuovi di ricerche e gii esiti operativi delle malattia 
del reiw {Vedi Clinica Chirurgica pag. 663 del 1903). 

II, Pavr, — Sulla riunione circolare dei vasi sanguigni come mezzi di prò* 
tesi riassorbì ti li. Crede che Tuso della protesi con magnesio ò utile perchò 
aemplicti, sicuro e tecnicamente senza alcuna difficoltà e quindi raccoman- 
dabile. 

III, Lamgemak. — Sullo studio del condroma e dì altri tumori rari del- 
l* articolai ione. Casistica. 

IV, lUoA e Feyimura. — Sulla miosite ossiflcante traumatica. Illustra 
cinque ca^i, 

V, FttANKE. — i Sulla frattura scheggiata del piano anteriore della tibia. 
Illustra un caso. 



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RASSEGNA DBLLA STAMPA ITALIANA. 95 

VI. JoLUARD. — Sulla frattura del piocolo trocantere per strappamento. 
Pad aYTenire per azione delio psoas iliaco. 

VII. ScHOLZB-BERiaE. — Sulla guarigione deir epìfessla Jacksonlana con 
foperazlone. Quattro casi dioici. 

Vili. Kropaé. — Studio sulle differenze della gangrena fulminante. La 
dìffereoza in gAogrena fulminante o ndcrosi enfisematica di Kraenkbl;ìu 
lleaimone entisematico, ed edema maligno. 

IX. Heinricius — Sulle cisti della milza e loro cura specialmente con 
là splenectomìa. Casistica personale e di altri. 

X. Heinrici'js. — Sul lipoma recidivante retroperitoneale. Casistica. 

XI. SuTBK. — Diagnosi delle fratture della tibia. Dimostra i vantaggi 
della radiografia. 

XII. Fribdlabndbr. — Vago e peritonite. Con casi clinici dimostra Tim- 
portaoza delle lesioni dal vago come momento etiologico. 

un. Cavazzani. — Un nuovo metodo di cura radicale dell'ernia crurale. 
(Vedi ainica Chirurgica pag. 756, del 1903). 

Beitràge zur Kiinischen ChirurglCy Band XL Heft II. 

Vili. Albanus. — Trombosi ed embolie dopo le laparotomie. Raccoglie 
53 Chsi di tromboni su 1140 laparotomie, e cioè il 4,(54 %. Di queste trom- 
boii il 18,9 % produssero embolie polmonari. Sarebbero avvenute il 49 %, 
dopo estirpaz one di tamori, ed il 36.96 dopo processi settici. Sui 1140 casi 
rembolia avvenne 23 volte e cioò il 2 per cento. 

IX. Stick. — Contributo alla chirurgia dello stomaco. È un ricco contri- 
buto, nel quale compia 172 operazioni, fra cui 27 resezioni con 7 morti, 91 
gastroenterostomie con 24 morti, 16 digiuoostomie con 4 morti. 

X. Hbinekb. — Un caso di cisti multiple delle ossa. Casistica nella quale 
dimostra come possono essere utili le ricerche radiografiche. 

XI. Bruicneo. — Sui tumori retrofaringei. Sono osservazioni fatte al 
lavoro di Hellenoall pubblicato nel volume 39, fascicolo 3. 

XII. LiPFERT. — Igroma della borsa trocanterica profonda. Sono tre casi. 

XIII. HoNSBLL. — Sugli accidenti consecutivi alle macchine. Raccoglie 
176 casi. Nel 25% dei casi occorre Tamputazione. 

XIV. Mbisbl. — Sull'origine e diffusione dei processi inflammatori del pe- 
ritoneo con special riguardo alle inflammazioni dell'appendice. Studia i vari casi 
di nevrosi e di perforazione deirappeadice, non cha la diffusione del pro- 
cesso infiammatorio. 



MixDiNi QiusEPPB. — Dell'acqua ossigrenata. Giornale medico del R, Esercito, 
lue. 11. 1903. Rende conto detrazione benefica delPacqua ossigenata , che esperimentò 
OOD pieno lacces^fo in varie forme morbose suiruomo e sugli animali. 

Imbruco. — L*' azione ohimrgica sul oampo di battaglia e nelle prime 
Ibrmaxioni sanitarie delle guerre moderne. Giornale medico del R. Esercito^ 
faie. Il ; 1903. In questo lavoro emergono non pochi preziosi insegoamenti circa le norme 
da esegaire nelle guerre future per il trattamento delle ferite nei luoghi di cura più avan- 
zati, • circa i bisogni non ancora del tutto soddisfatti ed i problemi non ancora piena^ 
mente risolti in ordine al soccorso ed al trasporto dei feriti. 

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96 RASSEGNA DELLA STAMPA ITALIANA. 

L\4. a^i^rma che se le nuove armi noa meritano intieramente l* appellativo di uma~ 
nitariw, p^rrtii pur cagionando ferite lievi in maggior proporzione, gettano in breve or» 
fini lerresQ noa grande massa di feriti o di morti, per lo meno la chirurgia moderna, 
a^wnloraU d^lT igiene ed animata e sorretta dallo spirito fìlantropico e dalla bene intesa 
carltt^ liei toinpi nuovi , paò riuscire a temperare i danni dei fucili a ripetizione e dei 
carinoci a tiro rapido. 

P'EPEtKGi — Goatributo allo stadio delle infezioni seoondarie nell'eresi- 
pela dei bambini. {Gaztetta internazionale di Medicina^ N. 22). L* autore conclude 
ohe noHi coavaUscenza delPeresìpela possono svilupparsi infezioni generali a forma setti- 
<aoem<cii; che rimane provata Tinfluensa favorevole che in genere sui processi infettivi geoera- 
tìs>:jili {^aen^iia una localizzazione qualsiasi, la quale, oltre che indicare le reazioni dello 
orfranismo. d^maiitra che il processo infettivo tende a circoscriversi, e da generale a trasfor- 
hiìirii in \qcM*s. In terzo luogo é pure provato che non sempre si può parlare di ascessi cura- 
tori deire<3>ìj pela, secondo il concetto del Troussbau e del RAnon. ma che in molti casi si 
deve p^rUt^e 41 ascessi secretori delPinfezione secondaria. Da ultimo afferma che Tegame 
tìfittdrrolo^ico dei sangue, Ungi dairessere una ricerca superflua, ò invece di una neces- 
sità a«4i>hitii, ii^nto per la diagnosi, quanto par la prognosi, quanto per la cura. L^esame 
tìàUirrìologico costituisce Punico criterio snl quale si può fare asse^nanoento per stabilire 
"nna pronU ei esatta diagnosi. La prognosi pure può essere di valido aiuto , poiché la 
gravUà ed il decorso della malattia stanno in rapporto sopratutto con la virulenza del 
g«rmQ c\i^ ia produsse. Infine Tesarne batteriologico del sangue può riuscire utile anche 
|>er U cura. 

lino San Pietro. — Sull'azione del suooo dei tumori maligrui sovr a l'emo- 
globina de isangue. La Clinica medica italiana^ N. 10, L'autore conclude ammettendo 
«ho i!<ìinc una sostanza speciale nel succo cancerigno, capace di intaccare l'emoglobina 
di?I %ati|^Lie Qoi suoi legami coli' ossigeno, e che le sostanze riduttive in esso contenute, hanno 
ìntlu?ri£a n^lfo spiegare l'origine della cachessia neoplastica. 

Pjìntaleo^i. — Il massagrgrio e la mobilizzazione nelle flebiti. La pratica 
^elmedim^ N. 4, novembre 19J3. È uno stuiioda cui conclude che vorrebbe convincere 
tutti che il massaggio nella flebite non deve essere un trattamento tardivo e facoltativo 
ma II tr^iumento di elezione; ó assolutamente inoffensivo. 

CoLOM^L) «;a»lo. -^ La Moderna Massoterapia e i suoi fondamenti fìsiolo- 
g^oi. Ga:::i^ttfi medica italiana, N. 51 , 17 diceiobre 19i)3. Sono ricerche sperimentali da 
<:□] TA. conclude: 1. In seguito al massaggio dei muscoli sì ha sempre una [elevazione 
della pro!i5Ì0i:j<e del sangue, che è tanto maggiore quanto più estesa é la superfìcie del 
corpo (tìCi^eLtiinta la regione addominale) sulla quale il massaggio viene applicat>; 2) L*an- 
meiitii liflUa prensione si veriftfia per tutte le forme energiche di massaggio dei muscoli, 
varcando il grAdo di tale aumento per ciascuna forma in quest'ordine: 

fi'ìskme f^ufonda (da 65 a 100 mm. di Hg.) : 

impastamento (da 65 a 105 mm. Hg.); 

fcr^u^sioti'i (da 65 a 115 mm. Hg.) ; 

3?) rtopq la percussione l'aumento della pressione del sangue raggiunge il più alto grado, 
ma ì& dmcesfL dì essa pressione ai limiti normali succede assai più presto nella percussione 
«ho nellii fri/i iQd profonda e neirimpastainento. 

3> li ma^ttiggio dolce o leggero, sotto forma di sfioramento e di vihrationi^ provoca 
soltanto un leg^ccrissimo aumento della pressione del sangue, che alcune volte non è mi- 
suf abile; «> «^in tanto per ii mansaggio dei musroli degli arti e del dorso, quanto per il 
ft) assaggi f.> a>idaminale. 

4) 11 mas*aggio misto dei muscoli degli arti e del dorso , eseguito energicamente con 
uiLiH le iTiAnipolazioni, produce una elevazione della pressione del sangue, che si pro- 
ibii per mi t-^mpo notevolmente più lungo , che in ciascuna delle modalità che lo eom- 
jNùngono. Tale elevazione non raggiunge però quell'altezza che abbiamo osservato nelle 
percussioni 

TjJ U rua^^affgio energico dell'addome produce sempre un abbassamento notevole della 
[n-essìontì del sangue (d* 65 a 5) mm. di H^.), qualunque sia la forma massoterapica che 
viene impie|f,iLa, 

6) Gli eltetii per massaggio misto generale esteso a tutta la superfice del corpo ed 
applicato eriniu,^icamente con tutte le manipolazioni ma^soterapiche, sono complessi, e va- 
mno SI iecoti-la che il massaggio all'addome precede o segue quello dei muscoli delle altre 
regioni. In auifio i casi si ha una moderata elevazione della pressione del sangue (da 60 
a S5-95 mm, di \\^.), la quale ritorna gradatamente ai limiti normali nel primo caso; e 



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RASSEGNA DELLA STAMPA ITALIANA. 97 

•ì abbaila repentinamente nel secondo caso (fino a 75 mm.) prima di rientrare nei limiti 
normali. 

7) U polso, il respiro e la temperatura rettale seguono io ogni caso un andamento 
ioTerso, ma di intensità proporzionale a quello della pressione del sangue. La frequenza 
del polso e del respiro e la temperatura rettale diminuiscono di tanto, di quanto la pres- 
sione del sangae si eleva, e viceversa. 

Vi é eccezione solUnto per le manipolazioni leggere di massaggio, in qualunque parte 
esse vengano applicate, tanto sulPaddome che sui muscoli. Si ha in questi oasi un an- 
mdoto delia frequenza del polso, del respiro e della temperatura rettjUe , quantunque la 
pr ssione del ventre si elevi sopra il normale. 

Taruppi P. ^ Trasfiisioae del aangrue ed ipodermoolisi nella soienza e 
nella pratica. La pratica del medico, N. 4, novembre 1903. Lavoro in corso di pub- 
blicaùone. 

Tom ASBLLi Oiov. — StUle alterazioni delle tuniohe venose nel prooesso va- 
rìooso. GazzeUa degli Ospedali e delle Cliniche, N. 149, 1903. Studio istologico da cui 
sì conclude: 1) Nelle vene colpite dal processo varicoso si osserva anzitutto una disten- 
sione passiva alla qnale tien dietro un* ipertrofia degli elementi muscolari della media. 
Tale ipertrofia é molto più accentuata ed ha maggior tempo di stabilirsi, il più spesso, 
prima che altre alterazioni intsrveogano per ragioni strutturali ed anatomiche, nelle vene 
dtgU arti inferiori che non in quelle del cordone spermatico. 

2) Non si può ammettere con Janni che Tendoflebite sia sempre in modo assoluto 
la prima alterazione che si riscontra nelle vene varicose. Questa neoformazione connet- 
tivale risiedente esclusivamente io primo tempo nelFintima, é il più spesso circoscritta 
loCtoforma di nodi o bottoni, ricchi dì un tìnispimo reticolo elastico che si deve conside- 
rare di neoDioduxione. Ad essa endoflebite si deve negare quella finalità oompensatrice nel 
leoio da Epstein voluto. 

3) Io corrispondenza di uli nodi connettivali la lamina elastica interna, in primo 
tempo normale, si sfibrilla in sottilissimi fascetti, i qua'i dividendosi alla lor volta con- 
corrono a rendere più ricco il reticolo elastico neoformato. Questo sfibrillarsi della elastica 
rie toosce come esclusivo fattore una causa puramente meccanica data dalPinvasione della 
prodaziooe connettivale nella tunica media. 

4) Specialmente nei punti corrispondenti a tali nodi, per il progredire dell* afl'ezione, 
*i ha nn processo di mesoflebite, limitata dapprima alla zona più interna della tunica me- 
dia, consistente in un aumento notevole del tessuto connettivo. Questa iperplasia coonet- 
tivale nella media per lo più ò in diretto rapporto col maggiore o minore sviluppo delle 
{•lacche di endofiebite, delle quali il processo ne é la continuazione. 

5) A processo molto progredito , alterazioni di natura trofica intervengono estrinse- 
esnisi specie auirelemento muscolare. 

Ai disturbi oiroolatori e nutritivi si devono aggiungere quelli derivanti dalla presenza 
'lei fasci connettivali neoformati, i quali prima dissociando e circondando le fibro-cellule, 
fiaiscono indi per strozzarli : airipertrofia succede un'atrofia lentamente progresiva e sem- 
pre ecceotriea acompartendo prima le fibro-cellule e gli strati più interni, da dove il pro- 
cesso di mesofiebite si è appunto iniziato ; a processo più avanzato tutto Telemento mu- 
KoUre può scomparire. 

6) Anche Telemento elastico della media subisce profonde variazioni. Esso non ha più 
o^a eguale distribuzione come nella vena normale. Oltre la neoformazione elastica nel- 
riiititna noi posaiamo vedere un aumento di fibre elastiche anche nella media in corrispon- 
<ltnu delle placche endofiebitiche. Questo aumento é localizzato nella zona più interna 
<Ulla tunica mnscolare. Nel resto della parete si ha invece quasi sempre diminuzione di 
ette fino alla qnaaì completa scomparsa. 

Forse m questo fatto della non eguale distribuzione dell*elemeato elastico e neiriper- 
plaiia connettivale che rende più spessa la parete vasaio si potrebbe ricercare una delle 
ngioni più convincenti della tortuosità e delle dilatazioni ampoUari, circonferenziali o la- 
terali a cui le vene varicose vanno incontro. 

7) Queste alteraziooi si riscontrano molto più marcate ed evidenti nelle vene degli arti 
inferiori che non in quelle del cordone spermatico. 

Arback Pieri. — Dall'ablazione dell'apparato tiroideo in rapporto colle 
alterazioni istologiohe del simpatioo. La Clinica medica italiana , N. 10, 1903. 

Neiresiirpasione sperimentale della tiroide e neir uomo delle malattie di essa ^^lan- 
dala non fanno difetto sintomi riferibili al simpatico cervicale e addominale. Certamente 
le lesioni riaoontrate non hanno niente di specifico e caratteristico nd possono essere t^ene 

Clinica Chirurgica. * 7 

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9R RASSEGNA. DBLL.i STAMPA ITALIANA. 

dìITtiresii^fate di quelle che si trovano io molte malattie, ia alcaae intossicazioni e anche 
in dicane infezioni. 

CaS4av!£llo. — Sa due oasi di oisU branohtogene. // Giornale italiano delle 
jtHéme ttifdif^ke. Casi clinici. 

CjLKim FVuNco. -^ Contributo alla patogenesi della bronco polmonite oon- 
otìoutiva all'operazione del gozzo. // Morgagni. N. 12. Casistica. 

Saktiuasa s BoasoTTi. — Un oaso di rottura del onore con integrità del 
pericardio por ferita d'arma da faooo. // Progresso Medico, Torino, N. 23, 190Ì. 
Caso clifiico che dà luogo alle se^'ueati considerazioui : 

1) ChQ il proietiile che ha ucciso il paziente non ha direttamente colpito né il peri- 
cardio e unto meno il cuore; questo ó materialmente dimostrato in special molo dalla 
pt.tfti£ÌOQe (l Uà ferita del diaframma, che ò posta atre cm. e mezzo a sinistra delPinser* 
zioee à^\ pericardio al diaframma stesso. 

à) Che IlI lurita trasversale del margine sinistro del cuore ò doruta airaziooe esplo- 
si r a del prpieitìle. 

^\ l'ha U forza esplosiva del proiettile se fu tanto potente da superare il limite d*ela- 
sùcità del mui^colo cardiaco producendo così la lesione, non riesci per la maggiore eia- 
avkift del pericardio che ne innalza notevolmente il limite d^elasticità, a produrre in esso 
baÌQóe alGuna, ì movimenti vibratori! trasmessi alle sue molecole non essendo riusciti a 
vi a e ere la loro forza di coesione. 

Dk SiLVB^rai. — Sarcoma del mediastino ed acromegalia. La Riforma Me- 
dtm, N. 5U ti Dicembre 1903. Caso chnico. 

BsTTi Udo Arturo. — Sulla cura della galattoforite dei neonati. Il Morgagni^ 
Part« I iArchij^io), N. 11, 1903, Riferisce due casi che fa seguire da brevi consi I erazioni 
dt cui cinclad»; 1). La galattoforite dei neonati ò forse più frequente di quello che general- 
mifDte M crede. 2). Non sembra cho debba ave/e la sua causa principale negli urti. 3). La 
sua iliagao^i &ì basa sullo scolo di pis dalla mammella. 4). Nella espressione manuale fatta 
in rompo debito e seguita da compresse imbevute di sublimato alTl per 3000 si trova il mi- 
^Hor mezza curativo. 

Pmfi^Ni. — Osservazioni sopra oinquantadue oasi di tumori mammari 
Eirhta Fetiéta di Scienze Mediche^ N. IO. Riassumendo in una statistica geu rale que- 
sti lumorì, ili trova quesiapercentual'. 

Cancri 65,3 "i . 

Adenoflbromi 19,4 % 

Sarcomi Hi^^U 

Galattoc-li ^ 6 °i, 

Uel VecrHio Simplicio. — Ferita d*arma da fuoco della colonna vertebrale. 

La Medicina italiana, N. 33, 1903. Caso clinico in cui vi era stata contusione del midollo, 
fnr»^ anche ferita della dura madre, e versamento di sangue che hanno sospeso la fun- 
tume di alcuni fasci mi loUari. 

.'^oRaKiv TL^^ci Fr. — L'intervento tardivo nelle ferite penetranti dell' ad* 
dome. La Medicina Italiana, n. 35, 20 d'cembre 1903. Riporta 5 osservazioni con con- 
ai>lera./lonì da cui conclude: 1) 1/ intervento é eri ust* ti rato anche nelle ferite penetranti 
d^jUVdlorn» asSDudosi già iniziata una flogosi peritoneale 2) La sintomatologia grave, data 
da leJ^lonl di organi importanti e con emorragia interna, non dave fare indietreggiare To- 
perati^vre, poiché casi disperati possono salvarci con un ardito Intervento. 3) Trovandosi 
p^rìtoiiirei io atto, il chirurgo dovrà essere delicato nelle manovre, poiché i maltrattamenti 
bruschi esercitati su di una sierosa infiammata aumentano la flogosi. 4) In tutti i casi 
d'inter^'t»T3to tardivo, ove già si trova iniziato un processo settico , o vi é versamento del 
rim tenuto del tubo gastro-enterico od emorragia, non si ricorrerà mai al la chiusara della ferita 
apurritr>ria dell'addome, servendosi invece dello zaffo alla Mikulicz. 5) Nei cas: di notevole 
dcpreisioTìe, "41 cercherà di sollevare gl'infermi, prima delPatto operativo, con iniezione di 
etere e di caffeina, o meglio con la flebolisi , servendosi delle soluzioni at>ettiche saline. 
l*:j<ualm{'nio di grande utilità sono le iniezioni iniravenose di siero artificiale dopo eseguito 
raU'> operando, quando questo deprime le condizi ni generali, già abbastanza compro- 
mAsee da^la primitiva lesione traumatica. 

DE-Rep«r7i e Boeri. — Sull'asportazione di alcuni org^ani addominali e auUa 
ftOppressiOEiQ completa della loro oircolaBione. Gazzetta degli Ospedali e d'Ale 
Ctitiieh€\ n. 14ij, 6 dicembre 903. Gli autori hanno istituito delle ricerche sull'epiploon. 



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RASSEGNA DBLLA STAMPA ITALIANA. W 

dalle quali risulta ohe Tepiploon ha ana notevole azione protettrice di natura plastica e 
meccanca e eoa tutta probabilità anche antitossica e antibatterica. Inoltre dimostrano 
come organi interi , quili la milza e1 il rene, privati della loro circolazione , vengano, 
intermediario repiploon, digeriti e completamente riassorbiti entro Taddome. 

Fmalmente queste ricerche provano la rilevante azione toss'ca dovuta ai prodotti 
proveoieoti dalli decomposizione di tali organi , come la milza e il rene, e, riguardo a 
quest'ultimo, portano un valido contributo ai mo lerni concetti che attribuiscono Tnremia, 
piò che alla ritenzione degli elementi urinarl , air azione deleteria dispiegata dai veleni 
cellulari di origine renale. 

QuamoLoG. B. — Per la dia^piosi differenziale tra le raooolte sopra e sotto- 
diaframmatioh.e. Giornale italiano delle Scienze Mediche^ n. 15, 1-15 dicembre 1903. 

Riferiscono due caiti clinici da cui concludono : 1) Nella cisti da echinococco del fegato 
ad evoluzione ascendente il fegato ò spostato in basso e a sinistra. 2) Nelle cisti ad evo* 
lozione ascendente il cuore é spostato in alto ed alPesterno. ^) Lo spostamento in alto del 
cuore, prevale sullo spostamento alfesterno. 4) Lo spostamento del cuore airesterno é in 
gran parte apparente : il battito ò alquanto spostato in fuori per effetto della posizione più 
orizzontale assunta dal cuore. 5) Nella pleurite cuore ò spostato airesterno ed in alto 
ma io spostamento all'esterno prevale grandemente sullo innalzamento. 

Maurizio FoX. — Sopra an oaso di aneurisma dell'arteria mesenterioa 
superiore. La Jtìformz Affidici*, n. 48. Descrive un casp che ha potuto osservare, nel 
qoale si trattava di un tumore pulsante in tutte le direzioni, ma più anteriormente che 
laterilmeote, situato nella metà sinistra deirejìigastrio , e che con accura^.o esame ha po- 
nto stabilire essefe delParteria mpsenterica superiore. 

Ganoitano Carlo. — Golopessia alla Ludloff oon resezione del oolon per 
la onra del prolasso del retto. Guarigione. Napoli, tip. S. Giovanni, strada Yen ta- 
glieri 87, 1903. Caso clinico da cui conclude che la fissazione del colon alla Ludloff con 
senza resezione del colon per la cura del prolasso del retio é quella che meglio risponde 
allo scopo ed anche le reci«live devono essere assai più rare che negli altri pi^ocessi ope- 
ratÌTÌ. La semplice colopessia anteriore alla Jeannel, la colopessectomia alla Veroeuil o 
la colopessia posteriore alla Tuffler non garantiscono da recidive e queste sarebbero ancor 
più numerose, se sì aspettasse un tempo più lungo nel pubblicare i casi. 

Dalla Vbccbia. — Garoinoma primitivo della testa del pancreas, Gazzetta 
Intemazionale di Medicina, n. 22. Caso clinico. 

Tarozzi Giulio. — Di un aneurisma vero dell'arteria splenioa. Elastoma 
della tunica media- La Riforma Medica ^ Napoli, 9 dicembre 1903, n. 49. Un caso 
con ccnsiderazìoni sulla eziologia e patogenesi deiraflezione. 

BivoNA. — Un oaso di ernia crurale della vescica guarita con l'estirpa- 
tione e oon la sutura vescicale. Gazzetta Siciliana di Medicina e chirurgia^ n. 40 , 
10 dicembre 1903. Casu clinico, con considerazioni sui cistoceli. 

C. BoHi. — Del parto cesareo oon tre storie cliniche di amputazione 
dell'utero alla Porro. Pontremoli, tip. Rossetti , 1903. Sono tre casi con considera- 
ziooi da cui conclude: 

1) posta la necessità di dover praticare il taglio cesareo, fare Toperazione alla Porro 
ogai volta che gli interessi immediati o rea.oti per la salute della donna nettamente ed im- 
prescm iibil mente lo esigono: 

2) in tutti gli altri casi fare il taglio cesare conservatore (operazione alla Sftenger); 

3) a feto vivo e normale preferire sempre il taglio cesareo airembriotomia ; 

4) SA vi è indicazione per la sinfisiotomia ed il feto è vivo e normale , ricorrere a 
questa operazione quando non si preferisca il taglio cesareo conservatore. 

Cassanbllo Rinaldo. — Valore e limiti della cistoscopia. La Clinica Moderna, 
0. 48, 2 dicembre 1903. Osserva col Sigurtà che la cistoscopia non si lascia sfruttare con 
vantaggio se non a costo di molto esercizio, di molta pazienza, di una certa ricchezza di 
mezzi strumentali, ed infine alla condizione di imparare a poco a poco quel complesso di 
artifleii, scasa dei quali un nonnulla qualsiasi basta qualche volta a rendere impossibile 
Tesarne o nullo il suo reperto. 

Ciò che è del cateterismo in genere, ò pure in grado maggiore, della cistoscopia: ma 
aaehe per questa come per quello non ò questione, in fondo, che di studio e d* esercizio; 
mercé i quali è assai meno difficile addestrarsi air esame cistoscopico di quanto lascierebbe 
credere la sua generale trascuranza. 

Di Fbancis OitssppB. — Calcolosi vesoioale da corpi estranei. Il Morgagni, 
Parte I {Archivio) , n. 11, 1903. Gaso clinico da coi conclude che non basta la semplice ^ 



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lOU RASSEGNA DELLA STAMPA ITALIANA. 

pr«seii!;& di uq corpo estraneo in vescica per produrre la calcolosi e la estrinsecazioDe 
ctinica della. niedAsima ; ma tanto Tincrostazione del corpo estraneo , ossia la formazione 
di cilcoLi secondàrii, quanto la sintomatologia dei medesimi , sono da riferirsi in special 
uioào a condì £ÌoQÌ flogistiche indotte dagli agenti patogeni che col corpo estraneo si intro- 
ducono nella V8,9cica, ovvero, più di rado, da microrganismi circolanti nel sangue che in 
sfr^uko al tranniatismo prodotto dal corpo estraneo si localizzano nella vescica; e ciò ana- 
lojfamente a quauio dimostrarono gli esperimenti del Rosenback a proposito delPosteomielite. 
IsuQBNio Àiic(»L6o. -— La oisteotoxnia parziale nel trattamento dei tumori 
vesoioalì. La Rifórma Medica^ n. 50, dicembre 1903. Caso clinico con considerazioni 
sulla c'jateciomìa parziale, che si ò praticata per tumori aventi sede nelle diverse parti 
d&irorgano. Dalla disamima dei casi finora pubblicati VA. stabilisce la seguente divisione : 
1> Parate an tero- superiore ; 2) pareti laterali: 3) collo della vescica; 4) faccia posteriore 
o peritoneale ; fr) base ; (5) regioni limitrofe. Questa dimensione dipende dalla sede regio- 
nale del Deopla^ima : in pratica si può riassumere in tre casi e cioè : 1) estraperitoneale; 
2\ periEoneale ; 3) da dentro in fuori. 

L'idea dì una resezione vescicale consiste : 1) neirasportare il neoplasma e tutta la 
parete circonferi^niiale della vescica, assai distante dalla sed^ di impianto per non lasciare 
pa^rle di tessuto infiltrato; 2) nel tiLgliare la totalità dello spessore della parate , vale a 
dire eseguire reiezione completa; 3) aver cura di non infettare il peritoneo. 

Al0o Crhs££zli. — Leiomioma di una vena del plesso spermatico poste- 
riore. (}a^:**itfi degli Ospedali e delle Cliniche^ n 140, 6 dicembre 1903. Caso clinico. 

Alberto PicfBKB. — Sui teratomi del testicolo. La Clinica Moderna^ n. 47, 
15 novembre 1903. Espone un caso clinico da cui cou'^lude che tale caso sta a rappre> 
senutN? uao del teratomi più completi descritti , del perché in esso sono sorti tessuti ed 
organi dì tutti e tre i foglietti embrionali, anche fra quelli di struttura m Ito complessa. 
0» pia autla scorui delle dottrine che ha qui enunciate, e che si ripromette di svolgere 
altrove con mt^gjor ampiezza, egli non trova differenze per mantenere una divisione rigo- 
rosa fra torataini ed embriomi delle glandolo genitali , giacché l'ordine di accrescimento 
dei tessuti e un fatto di trascurabile importanza, a suo crede'*e, rispetto al fatto genetico 
Ufii<;o per entrambi questi tumori , anzi la categoria delle mostruosità va allargata assai 
pili che fin oggi non si sia fatto, giacché dalle dottrine moderne può risultare che, dai co- 
muni tumaci misti ai prodotti più complessi di mostruosità parassitiche , non ci siano che 
gradi diversi ì\ì sviluppo di prodotti riferibili ad una sovraproduzione nei primi periodi di 
formazione deirorpranismo, differenti solo per 1* epoca in cui la formazione supplementare, 
parasaita, viene a svilupparsi. E perciò egli accetta più volentieri la dottrina blastomerica, 
prrspBDdendo a ere lere che i teratomi delle glandole genitali, che sono infine veri paras- 
siti rudimeniali, non rappresentino una classe a parte fra le mostruosità, ma che essi sieno 
eqtMvalenH alle inclusioni fetali e alle vere inclusioni parassitarie, attraverso una serie di 
ea e rupi ari re lati vilmente più perfetti. 

Paììicals G. ^ Neoartrosi a sostegni metallici. La Riforma Medica, n. 51 , 
Sii dicembre lp{}'rj. ^] la fine di un lungo studio da cui conclude: 

1) Per mezzo di anse metalliche possono riscontrarsi i movimenti di articolazioni com- 
pletamente distratte, ovvero anche possono crearsi nuove articolazioni tra ossa normalmente 
indipendenti t neoartrosi; 

2) Qupste anse metalliche, mobili in mezzo ai tessuti e con una escursione, alle volte, 
abbastanza e^'ei^a, riescono perfettamente tollerate, e non provocano alcun inconveniente; 

3) l/an.sa mL'tallica raggiunge un triplice scopo: a) fissa e rafi*orza il moncone perife- 
rico impe'ìendt:) una eccessiva mobilità ed il continuo progressivo spostamento ; 6) mintiene 
Testetica delia regione, anche perché favorisce la funzione dei muscoli e quindi la loro 
nuin^ione, impedendo l'atrofia ; e) favorisce la oUeogenesi e la rigenerazione dei tessuti; 
modt^lla e diri^'e la neoformazione secondo il tipo più adatto prestabilito. 

i) I ^li metallici concorrono direttamente alia solidità delParticolazione. Contrariamente 
jìiropìnione che i fili non possono essere utili che per Tirritazione plastica che essi prò- 
vt>eano nelle o-ìs» e nei tessuti fibrosi che attraversano e che non possono servire diret- 
t^iriirnre alla aolidità delle noartrosi (Oliier). 

5) La nr^oattrosi dev*essere costituita in molo da riuscire più adatta perla funzione 
dt t|ii>»lU dita articolizione e quinii varia a seconda i varii tipi delle articolazioni di 
qu^irarto, ó «og^mento d*arto. 

(i) L'anca dev'essere di metallo molto sottile e malleabile e contemporaneamente più 
regisÈeute pn^^ihile: platino; sotto questo punto di vista é utile il consiglio di servirsi di 
'un duplice filo di platino attorcigliato; esso risponde allo scopo meglio che un unico filo 
, di eguale spestiortì (Pascale). 
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RASSEGNA DELLA STAMPA ESTERA. 101 

7) L*aiita dev^essere applicata ia modo che possa e debba rimanere incapsalata (Pascale) 
Maia il preconcetto di doversi rimuovere (Ollier). 

8) Se Tatua metallica più tardi venisse a mancare in tutto (D^Urso) od in parte (Ollier, 
Patelle, Lennander), i disturbi che potrebbero conseguirne, non oomprometrono mai la fun- 
nofis delfarto. Anzi, quando si tratti di soggetti molto giovani, quando gli atti operativi 
sooo beo condotti, e qu\ndo vi ha disposizione sistematica dei tessuti e muscoli periarii- 
eslari, disturbi non ne susseguono. 

9) I risultati clinici sinora conosciuti, per quanto in numero molto limitato hanno 
dimostrato perfettamente Tutdità pratica di queste operazioni. 

Sfàmuu. — 8ull* ulcera perforante della mano. Rivista Veneta di Scienze 
Uedidie, fase. X. Presenta un caso clinico, il quale assume speciale importanza, perchè 
il morbo perforante si unisce il morbo di Dupuytren , due lesioni alle quali si attribui- 
icoQO parecchie cause eziologiche. Conclude che assieme alle altre cause etiologicbe gene- 
nuiid dell'ulcera, vi é però anche la nevrite dei rami ulnari profondi prodotta dalla com- 
pressione eaercitata dairaponenrosi palmare. 

Balao Ventura. » Di un oaso non oomune di artrite deformante. Rivista 
Veneta di Scienjse Mediche, fase II, 15 dicembre ll^3. Caso clinico con considerazioni. 

SoRRENTiMo FRANCESCO. — Rioeroho istologiche su di un oaso di manoata 
oooBolidasione del oallo osseo in una frattura del le more. La Medicina Ita- 
liana, o. 33, 1903. Caso clmico col reperto istologico dei monconi resecati di cui uno il 
raperiore era privo di periostio ; V inferiore invece ne era fornito. Nel frammento osseo 
privo di periostio ha potuto vedere che la midolla si ò mostrata molto attiva, ed in alcuni 
ponti vi era completa ossiflcazione di essa ; mentre nel frammento provvisto di periostio 
TÌ era neoformazione ossea del periosteo, ed il tessuto midollare non aveva mostrato nessuna 
attività formativa. E cosi si può concludere che là dove manca il periostio, la midolla Io 
•osutai^ee nel processo di ossificazione. La mancata consolidazione era dovuta al fatto che 
gli astremi dei due frammenti ossei erano divisi da parti molli (lacinie musroiari ed apo- 
Dsorotiche), che impedivano il contatto immediato fra loro , e ne procuravano invece la 
mobilità anormale. 



LuAEs. -- Utilità e limiti dell'azione chirurgioa nel oanoro. La Semaine 
Médimlé'^ o. 50, 16 dicembre 1903. L'autore studia in questo articolo: 1) ciò che in realtà si 
otùene dalla chirurgia d* exeresi, e in quale proporzione essa può assicurare delle gua- 
rìgìooi durevoli ; 2) le condizioni operatorie colle quali si può ottenere questo risultato 
< fuori delle quali Tintervento non é più che un tentativo vano e dannoso ; 3) gli elementi 
di un'azione chirurgica, palliativa, ma benefacente, negli inoperabili. 

Risponde che Texeresi pura e semplice non ò sufficente nel cancro, ma che vi ha un 
modo, una tecnica tutta speciale dell'estirpazione dei neoplasmi maligni ; che razione chi- 
nrpcà corra rischio di non servire che a favorire Tevoluzione del cancro, invece di di- 
ttrtfgerlo 

Al giorno d'oggi non iì possono dettare delle conclusioni sicure e dei precetti immuta- 
bili. Può essere che un giorno un soffio di verità faccia crollare, in un istante, tutte le no- 
stre teorie e i nostri sistemi, ma per il momento non si può lottare che con queste armi. 

A. Gilbert e Postbrnak — La modioazione fosforata dal punto di vista 
della nutrisione dell' organismo. Masson e comp. , Paris 1903. La medicazione 
f(4ferata ha una parte importante nella terapia mod>^rna. I composti fosforici proposti sono 
isaomerevoli. Il mt*dico coscienzioso davanti a questa pletora di prodotti più o meno defi- 
niti, si trova qualche volta in imbarazzo. Le combinazioni organiche del fosforo possiedono 
cerealmente dei vantaggi sui fosfiti minerali diversi? e fra le numerose combinazioni 
^Mlo-organiche , quali sono le migliori? Egli é a queste questioni , che il prof. Gilbert 
siauto dal Dr. Posternak sì sforza di rispondere nella presente monografia. 

n lavoro comincia con uno studio preciso, ed ò alla portata di tutt> il mondo, dello 
sostanze fosforate dell'organismo. Olì autori vi consacrano 7 capitoli circa. Vi si esaminano 
successivamente le funzioni principali del fosforo alimentare, lo stato statico del fosforo 



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102 RASSEGNA DELLA STAMPA ESTERA. 

nell^or^anismo, Torigine delPac. solforico eliminato daireconomia umana , ecc. Essi risol- 
vono in seguito la parte dei fosfati minerali nella razione alimentare, e studiano, per finire 
in modo molto minuto, il valore nutritivo e terapeutico paragonali a dei composti fosfo-or- 
gani'^i, Ducl<*ine. lecitine, glicerofosfati. Il prof. Gilbert nel pubblicare i lavori consacrati 
alla medicazione fosforata e le sue proprie ricerche, ha reso un servizio inapprezxabile al 
gran pubblico medico. 

Matbr. — Gisti del seno frontale con oompressione oerebrale, Journal 
Medicai de Bruxelles, n. 25, dicembre 190B. Caso clinico. 

DuRRT. — Variazioni delia sindrome dei tumori cerebrali. Fonda le sue 
ricerche su 130 casi e dice che tale nindrome ò molto variabile. L*A. notò riguardo alla 
sede; 1) Nella regione frontale, 21 casi senza disturbi generali e 7 casi con sindrome; 

2) Nella regione motrice, 4 casi con sindrome ed 8 senza (ordinariamente crisi convulsive). 

3) Nei gangli del a base (strato ottico, corpi striato), 5 casi con sindrome ed 8 senza; 

4) Tumori della base, ventricoli^ cervelletto, protuberanza, bulbo, dura madre : in propor- 
zioni diverse con o senza sindrome. 

La natura dei neoplasmi non ha azione manifesta sulla comparsa della cefalea, vomiti, ecc. 
benché tuttavia i disturbi generali sembrino più comuni nei tubercoli, nelle gomTie, gliomi 
e nei neoplasmi a sviluppo rapido. La conclusione che s' impone , dopo aver constatato 
questa grande varietà di decorso, questa mobilità nella fisionomia clinica della sindrome, 
la sua assenza di correlazione assoluta col volume, la natura e la sede del neoplasma é: 

1) che detta sindrome non costituisce un fenomeno assolutamente necessario ali* esi- 
stenza dei tumori encefalici; 

'^) che in realtà non ò che u" epifenomeno. 

Lbmoinb e Maybr. ~ Epilessia jaosoniana; sindrome oerebrale ; Trapa- 
nazione rolandica ; Morte per pneumonite ; autopsia, tumore del cervel- 
letto. Journal Medicai de Bruxelles, n. 48; 1903. Caso clinico da cui conclude: l) che 
l'evoluzione della malattia , e gli insegnamenti forniti dal caso sono di una importanza 
capitale. 2) Nei casi di epilessia jacsoniana in cui la trapanazione delle zone motrici non 
fa scoprire lesioni, bisognerà procedere airesplorazione della metà opposta del cervelletto, 
prima di essere autorizzati, come ha proposto Kraus», di escidere la sostanza corticale 
rolandica corrisponlente all'arto leso. 3) Fatta diagnosi ili tumore del cervelletto, si loca- 
lizzerà di preferenza Taffezione neh*emisfero del lato in cui le turbe eccito-motrici o para- 
litiche sono più accentuate : se esiste dubbio snlla sede, si ricorderà che i tumori del cer- 
velletto hanno sede più sovente neireml-fero sinistro che nel destro. 

Gaybt M. — Osservazione d'un tumore oerebrale ooa tentativo di deoom- 
pressione mediante una puntura raohidea, Revue Franqaise de Medicine et de 
chirurgie, n. 55, 1903. Caso clinico interessante per tre motivi: 1) conferma questo fatto, 
che Tosservazione oftalmoscopica ò incapace da sé sola di fornire degli elementi di una 
diagnosi certa , sia per la natura, che per la sede , che per il volume di una affezione 
cerebrale. 

2) Dimostra una volta di più la possibilità in cui si trovano i tumori cerebrali di ac- 
quistare un volume realmente enorme, senza turbare molto quasi tutte le funzioni, per 
l'esercizio delle quali sembra necessaria Tintegrità degli apparecchi nervosi. 

3) Questa osservazione può sugge/ire ancora quiilche riflessione a proposito deirinfiuenza 
che ha potuto esercitare la puntura, rachidea. Questa puntura a colpo sicuro non é stata 
utile. Ha ella determinato la morte? È possibile. 

Evidentemente il tumore marci iva v rso un termine fatale, ma la brusca decompres- 
sione risultante dalla sottrazione di 20 grammi circa di liquido cefalo-rachidiano, ha po- 
tuto ella provocare qualcuno dei fenomeni che hanno causato la morte? La cosa é pos- 
sibile, ed é importante segnalare tale tenlativc per ravvicinarlo ad altri simili fatti. 

DuRBT. — Le manifestazioni dei tumori del cervelletto. Revue Fran^aise 
d''. Medicine et de Chirurgie^ n. 58, 28 dicembre r;^03. Questo studio dei tumori cerebel- 
lari conduce a questa interessante deduzione: che vi ha una concordanza notevole fra ì 
risultati ^perimentali e i fatti clinici. 

1) Si può osservare nei due casi, dei disturbi dell' equilibrio (titubanza) . e del tono 
(astenìa , atonia) , deli* iacoordìnazione degli arti superiori e dell* asinergia cerebellare , e 
dell'esagerazione dei riflessi tendinei. 

Vi SI aggiunge in clinica : una cefalea occipitale assai caratteristica , dei dolori alla 
nuca con opistotono più o meno pronunciato, e in qualche caso degli attacchi epiletti formi, 
delle parahsi e contratture. L*integrità della sensibilità generale ò costante, patognomonica . 

I disturbi intellettuali, Sà esistono, sono consecutivi, e il risultato delia sindrome gè- 



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RASSEGNA DELLA STAMPA ESTERA. 103 

Mnledei tamori encefalici, tatte queste manifestazioni, tutti questi disturbi, permettono 
di C»d la diagnosi regionale dei tumori del cervelletto. 

2i Ma ò indispensabile al chirurgo, di stabilire, inoltre, la diagno<«i cantonale del neo- 
plinna, e di sapere in quale parte del cervt>lletto ha sede, affine di dirigere le sue ricerche 
d« questa parte. ^u 

B^oebó il cervelletto sembri essere un organo omogeneo dal punto di vista funzionale, 
esiste nondimeno qualche sintomo di localizzazione, secoudo eh-) il tumore occupa il lobo 
medino, i loSi laterali , i peduncoli cerebellari medii o che esso ha sede verao la parte 
aoteriore deirequatore cerebellare, o in vicinanza al buWo. 

EgK importa soprattutto, per la scelca del luogo dell* operazione , d* essere fissato il 
liH) della lesione neoplastica; vi si perviene tenendo conto dei fatti seguenti, verificati spe- 
rim totalmente e clini<*amente; gli effetti delle lesioni cerebellari unilaterali sono diretti e 
roQ 'nerociati; i disturbi cosi detti cerebellari (perturbazioni dell* equilibrio , atiaer^ia , 
atonia per gli arti inferiori, atassia per i superiori) occupano il lato d^I corpo omonimo a 
qadlo del tumore, o in tutti i casi, vi sono predominanti. I fenomeni di compressione dei 
nerri bnlbari, come Tesagerazione dei riflessi tendinei, si fanno il più sovente d'd lato del 
tiiDore ; per i tamori del lobo mediano e del verme, i disturbi occupano i due lati del cori o. 

Marvani. — Diagnosi e trattamento del oroup. Le Bulle tin Medicai, N. 98, 
10 Dicembre 1903. Conclude che la vera difficoltà della diagnosi di croup consiste nel di- 
itinrtidrlo da certe laringiti soffocanti che lo simulano ptù o meno completamente. Fra 
le Uringiii soffocanti non difteriche, le due più importanti sono la larmgite intensa pri- 
Bìtiva e la laringite morbillosa. 

Esse non posano sovente essere distinte dal vero croup che dopo Pesame batteriolo- 
fioo. ma non bisogna attendere il risultato di questo per agire. Ne; casi di questo genere 
tint regola domina la pratica; ogni laringite acuta con dispnea continua e accesso di soffoca- 
rioM. esige Tintabazione o la tracheotomia nelle stesse condizioni che il cronp; e, a meno che 
qailebe carattere concomitante non permetta di s'^artare sicuramente la difterite, caso ecce- 
lìooale, esso esige anche l'iniezione di siero. 

GoisBz. — Dell' esofagOBoopia e della traoheobroncosoopia diretta. La 
Prose Medicale, N. 103, 26 Dicembre 1903. Fa la descrizione dei vari strumenti e dei me- 
todi di esofagoscopia e tracheobroncoscopia, e in particolare delPestrazione dei corpi estra- 
Dai dai bronchi per le vie naturali. 

Bftcì.iiiB. — i.a radiodiagrnostioa dei oorpi stranieri dei bronohi. La Presse 
Mtiieale, N. 10^, 26 Dicembre 19)3. Dice che qumdo si suppone un corpo straniero dei 
broQchi egli é alPesame radioscopico che .bisogna sempre ricorrere in primo luogo per 
ricoooseere la sua esistenza, la sua se le e soprattutto per sapere se è libero, o inda varo. 
Li radiografla non deve mai venire che in seconda linea, e conviene di preferire alla ra- 
diografia usuale, semplice o stereoscopica, la radiografia in apnea. 

Ullmann. — Asportazione totale di stomaco. Munch Med. Woch., n. 45. Rife- 
riioe on caso di totale asportazione dello stomaco con e^ito felice. Si tratta di una signora di 
^ sani, affetta da un tumore doro alla regione gastrica e pochissimo mobile ; la malata 
era nolto dimagrata, molto sofferente per d «lori ed era soggetta a defecazione sanguino- 
lenta. Si fece diagnosi di cancro dello stomico, e si praticava T operazione nel giugno. 11 
tamore interessava quasi tutto lo stomaco; per cui aperto ii ventre lu reciso lo stomaco 
il eorrispoodeoza del duod<*no e poi fu reciso il cardias, che fu poi legato con un^ansa del 
digiano, mentre il duodeno fu semplicemente suturato. 

La malata lasciava Tospedale dopo un mese; essa era aumentata di Kg. 8 1(2 di peso, 
auagiava o?ni due ore, e digeriva senza difficoltà. L*eaame microscopico dimostrava trat- 
tarsi di carcinoma midollare. 

Sooo noti Ano ad ora 20 casi di totale estirpazione dello stomaco; sebbene il taglio si 
^Mie arrestato al cardias, pure poteva assicurarsi, che la malata nou aveva più stomaco. 

Ha avuto occasione di operare anche un*altra malata di resezione incompleta ed il ri- 
fiuto 4 stato pure molto buono. 

KiRMissoM. — Strangolamento interno per brigrlie partenti da un diver- 
Uoolo di Meokel. Le Bullettin Medicai, N. 101, 30 Dice i.bre 1908. Caso clinico. 

B4ZT. — Della diagnosi della pielite e della pielonefrite semplioi e tu- 
*>eroolari. La Presse Medicale, N «01, 3) Dicenbre 1W3. Fa lo studio dei s momS che 
cootraddlstiognono Tuna dairaltra lesione. 



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BIBLIOGRAFIA 



Trattato Italiano di Chirurgia, voi. V. Malattie degli Organi Genitali Maschili 
e Femminili e loro cura, Parte IV. Malattia dell* ovaia ed annessi, vagina ed organi ge- 
nitali femminili esterni, Fascicoli 102 e 103. Pinzani. Malattia degli anoessi uterini, tra- 
meni) Cura delle malattie degli annessi uterini. Vallardi, Milano 1903. 

Dizionario pratico illustrato delle Scienze Mediche , Fascicolo 56 , Milano, 
Vallardi li^03. 

Alberto Pepbre. — Cinque anni d'insegnamento di anatomia patologica 
dimostrativa. L^A. espone in quadri riassantivi il materiale anato nio- patologi co che fu 
oggetto 'leli 'insegnamento dimostrativo neir istituto di anatomia patologica della R. Lfoi- 
versità di Pisa negli ultimi cinque acni scolastici (1898-1903). Ha voluto limitare tale espo- 
sizione a questo solo periodo, giacché esso coincide con quello della sua assistenza, il che 
gli permette di fare, con migliore conoscenza, alcune brevi considerazioni su questo ma* 
teriale abbastanza numeroso, ricordando più particolarmente quei casi che presentarono 
maggior interesse e quelli che dettero luogo a speciali ricerche. 

In questi 5 anni scolastici furono complessivamente eseguite 1360 autopsie di adulti e 
176 autopsie di bambini al disotto di 7 anni. Alla sezione cadaverica seguono ogni volta 
le appropriate ricerche istologiche, sperimentali e chimiche a seconda dei casi, per confer- 
mare rischiarare la diaenusi anatomica e per dare ad essa piono valore scientifico. U 
materiale cadaverico di questo periodo, se fu eccellente dal lato di esporre alla scolaresca 
le più svariate lesioni di ogni sistema, si prestò ancora ad interessanti ricerche scientifiche, 
a cui TA. accenna nel corso di queste note. 

Douglas Richard. — Surgioal diaeases of the Abdomen , Philadelphia, 
Blakiston Son and , 1903. In questo volume del distinto professore di Nashville 
sono trattate io modo di conferenza Clinica le varie affezioni chirurgiche dell' addome. Il 
Clinico in questo c^so ha volato in modo partic^olareegiato occuparsi dei quesiti di grande 
importanza e che haim>) rapporti di confine fra la Medicina e la Chirurgia. Non ó possi- 
bile di potere in modo particolareggiato discutere i vari argomenti trattati : ma in una 
rassegna bibliografica si può e si deve dire che è un libro utile a consultarsi. 

A. Cbochbrblli. 

La Torre Felice. — Gorriculum vitae, Roma, Società Editrice Dante Alighieri, 1903. 
In questo volume TAutore non ha voluto ottemperare soltanto alle indicazioni regolamen- 
tari che ai concorrenti richiedono un sunto delle preprie pubblicazioni, ma ha voluto 8vol> 
gere e riconoscere tutto ciò che é stato da lui fatto nel campo scientifico e pratico della 
Ostetricia e Ginecologia. In tal modo non ha fatto un lavoro di opportunità., ma anche 
un lavoro utile. A. Ceccherblu. 

ViLLBMiN. — Il canale vag:ino-orurale. Massone Paris, 1903. Diagnosi e tratta- 
mento deirernia inguinale e degli idroceli congeniti, dell' ectopia testicolare. La regione 
inguine -se rotale ò la sede frequente di una serie di affezioni chirurgiche che si possono 
considerare di primo acchito su tre punti di vista ben diversi: la p'togenesi, la diagnosi 
e la cura. Tutte d pendono da una irregolarità di sviluppo , la persistenza del condotto 
vagino-peritoneale con o senza migrazione, incompleta del testicolo. 

Il canale vagino-peritoneale resta intieramente permeabile, airemia inguinale congenita 
e all'idrocele comunicante: il canale vagino-peritoneale é in parte obbliterato, ogli é Ti- 
drocele incistato del cordone e, al disotto di essa Vernia funicolare ; il canale yagino-pe- 
ritonesle ò imperfettamente disceso, cosi che il testicolo di cui il seguito é la migrazione, 
egli é l'ectopia con Ternia pressoché obbligatoria. In tutti i casi dal punto di vista clinico, 
è sempre un tumore che ha sede a livello del cordone e nel quale bisognerà trovare i 
caratteri proprii a determinare la natura. 

Infine Tidea direttrice di tutta la terapia deriva dalla presenza di un sacco peritoneali 
contenente o destinato a contenere un'ansa erniatt. Egli ola cura radicale che si impone 
in tutti i casi come operazione principale (ernie congenite diverse) o complementare (ec- 
topie testicolari, cisti del cordone). 



Prof. ANDtiEA CECCiiERELLI, Direttore — Parma, Strada Vittorio Emanuele. 
MISS AGLI A GIUSEPPE, gerente responsabile. 

SUbilimenti riuniti delle ARTI GRAFICHE. Corso Ma«:enta Nr4i 

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Auo XU • N. 2. LA CLINICA CHIRURGICA 29 Febbraio 1904 



Itiiitiito di PatoUfia Generale della R, UniversiU di Pisa 
diretto dal Prof. 6UARNIERI 



IL CARCINOMA PUIMI TIVO 

DELL'URETRA MASCHILE 

STUDIO ANATOMO-PATOLOQICO E CLINICO 

DEL DOTTOR 

GIUUO ANZILOTTl 

Aiuto e Chirurgo dell'Ospedale di Pina , . -,l^^ "^ 

( CooCìDUasione e dne. V. N. 1 ) 






Esame afiaiomico patologico. — Osservata macroscopicamente la parte 
asportata si vede costituita dai pene aumentato enormemente di volarne 
prosàoialmente terminato da una tumefazione ulcerata a guisa di cratere. 
QBt e lA si hanno delle aperture di seni fistolosi circondati pure da masse 
di tersati vegetanti: i corpi cavernosi i quali stanno al nudo nella pai'te 
iaferiore dei pene rivestiti solo dalfalbuginea si presentano normali alla 
dupMiicie di sezione operatoria, mentre sono ingrossati ad una certa di- 
stanza da questa. Fatto un taglio longitudinale nella faccia inferiore de) 
petto in corrispondenza dell* uretra si nota che essa, cominciando un cen- 
tiiaetro circa dal meato sino a due centimetri dal punto ove d stata ta- 
gliata è trasformata in una cavità anfrattuosa che ha il massimo sviluppo- 
Qol punto corrispondente ali* angolo peno-scrotale. Tale cavità , che inte- 
rest anche i corpi cavernosi, ha pareti costituite da masse vegetanti di 
colore grig^tro, le quali tappezzano anche le fistole. Nella parte più vi- 
eina alla radice del pene, la distruzione fatta dal tumore è molto minore» 
t §i ha solo un infiltramento delle tuniche dell* uretra che scomparisce a 
poco a poco finché Turetra torna di aspetto normale. Non è cosi dei corpi 
cafemosi perchè facendo diversi tagli trasversali a varie altezze vediamo 
^ anche dove i* uretra si presenta normale alfaspetto, i corpi cavernosi 
9000 infiltrati , hanno colore grigio- giallastro ed appariscono come se le 
iMtae vascolari fossero ripiene di un tessuto solido. Allontanandosi da 
^1 punto cessa Tinfiltramento ed essi tornano normali. 

Si tratta quindi di un carcinoma sorto dall'uretra che ne invade la 
pORione spugnosa fino alla membranosa, avendo il suo massimo sviluppo ^ 

>^ eotTiqK>ndenza dell'angolo del pene e che ha infiltrati i corpi cavernosi. 

B§ame microscopico. — - La massa del tumore ci si presenta come 
fonsata da diversi lobuli di figura irregolarmente circolare con propaggini 
■««ODdarie più o meno ampie, talora isolate in un blocco del tessuto fon- 



CZtnéctf Chirurgica. ( ^ 

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ioti GIULIO ANZILOTTI. 

ilameoULe, ma ì più uniti insieme in veri sistemi e separati da tralci di 
oonnettìvo e di fìbrocellule, residuo del corpo cavernoso dell'uretra. Tali 
hibylt oeo plastici invadono da una parte anche la cute ulcerandola in alcuni 
{kunti, JTi altri arrivando fino alle parti profonde del derma ed in altri 
itìYeee ^ulo al tessiuto sottocutaneo ove notasi un infiltramento parvicellu- 
lare diffuso e a focolaio. In generale Io stroma è poco abbondante e solo 
nei punti ove ii neoplasma è incipiente, e si hanno noduli separati, esiste 
un'abbondanza dì eojmettivo oltre ai residui degli elementi proprii del- 
forcano invado dui uimore. 

lo alcuni punti il tumore invece che da grandi lobuli e formato dd 
piacoli UDO accuoto all'altro che vanno fondendosi in modo da prendere 
['apparenza di un infiltramento neoplastico. Invece dello stroma connetti vale 
nì trova taloia una massa in .via di necrosi con infiltramento infiammatorio 
ckI emorragie. 

Ciascun Lobulo è formato da cellule stipate specie alla periferia, ove 
^i preaentano ordinate in strati concentrici, mentre andando verso il oenttQ 
le cellule sì trovano sparse senza alcun ordine. Alcune volte lo strato così 
ordinato è assai spesso ed ha tre o quattro file di cellule, invece è ridotto 
ad un solo strato nei noduli più vecchi ove le alterazioni dei singoli ele- 
menti cellulari sono più avanzate. Il primo strato di cellule è formato da 
elementi più piccoli degli altri, molto stipati, in modo che spariscono i limiti 
■.cellulari o ^i rendono molto confusi. 

li nucleo rotondo o ellittico assume per lo più bene le sostanze coio- 
rantl, ma però nei lobuli che hanno Tinizio della degenerazione cheratinica 
presentano dei vacuoli che danno al nucleo un'apparenza semilunare. Altre 
volte i nuclei prendono una figura irregolare a losanga, a tricorno, specie 
in quéi punti ove le cellule sono molto stipate. Il protoplasma di queste 
eellule rimane colorato assai bene e apparisce striato, o granuloso finamente, 
talora |ìerò predenti dei punti non colorati coli* aspetto di veri vacuoli. 

AllontanandoBÌ da questo primo strato e andando più centralmente 
ii-oviamo modificazioni strutturali delle cellule dei tumore tali da cambiare 
«i^jgolutamente l'aspetto di esse. Allo strato di cellule sopradette ne segue 
00 altra di cellule con caratteri simili: il corpo cellulare è più ampio, il 
protoplasfjia fortemente granuloso e più colorato, e alcune volte si vedono 
« hiaramente ì denti unitivi come nella rete di Malpighi; sono elementi 
regolarmente disposti a guisa di un pavimentoi II nucleo di queste cellule 
^'entrali non ancoia prese dalla degenerazione cheratinica è ovale con gra- 
laili ben colorati e talora con nucleolo: altre volte i nuclei contengono on 
detrito cromatico nella parte centrale o periferica. Altrove invece il nucleo 
e piccolo e ch:)1) tornato da una zona rotonda poco colorata: si osserva altresì 
un addensamento della sostanza cromatica nel centro del nucleo. Queste 
4!eUule ^ona ampie con protoplasma in parte granuloso e in parte con i 
ji lamenti descritti da Brault negli elementi dei tumori epiteliali pavimentoei. 

8e prendiamo ad esaminare lobuli di tumore in cui siano più avan- 
zate le moditieazioni che porteranno alla degenerazione cheratinica, vediamo 
e; he Ip celi n le cominciano a farsi allungate, a porsi concentricamente, il pro- 
toplasma si addensa e quindi assume un colore più marcato, il nucleo si 
impiccolisce, si allunga e presenta la sostanza cromatica più compatta. Da 
«tueste apparenze che ricordano molto le cipolle epiteliali si passa per gradi 



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IL CARCINOMA PRIMITIVO DELL URKTKA MASCHILE. 

intermedi tino alla costituzione di vere perle con tutte le caratteristiche / %:^^^ 
toro ormai note. Così sì hanno talora le parti centrali di un nodulo com- ' 4;^ 
pletamente scolorate e piene di detriti dei nuclei cellulari senza apparenza ^ ;% 

di cellule distinte. Per Io più la costituzione delle perle si ha nei noduli "^.^1 

più antichi, ma si possono avere anche in noduli giovani ed allora alle 
cellule stipate seguono subito quelle dentellate sopra descritte e dopo uno 
due strati si hanno le cellule caratteristiche che formano le perle epi- 
teliali. Molte volte si notano anche dei tratti del neoplasma costituiti tutti 
da celiale ampie, con nuclei poco colorati, irregolari e con evidente dege- 
nerazione cheratinica. Abbiamo insomma un tumore costituito da lobuli di 
cellule epiteliali pavimentose in vari stadii di degenerazione cheratinica fino 
«Ila costituzione di vere cipolle. 

Neirinterno delle cellule epiteliali , le quali sono avanzate nella dege- 
nerazione e più specialmente in quei punti più alterati e più prossimi alla 
disgregazione del tumore ove è anche nello stroma maggiore Pinfiltrazione 
parvicellulare, si notano figure nette di cromatolisi nucleare che non pos- 
i'OQo essere scambiate con forme parassitarie e così pure si nota la presenza 
«ii elementi rotondeggianti, vere inclusioni endocellulari in numero vario. 
Tali corpicciattoli appariscono costituiti da un nucleo rotondo piccolo che 
assume intensamente i colori nucleari circondato da scarso protoplasma 
e quindi con tutta l'apparenza di un leucocito immigrato. Più volte tali 
ieaeociti neirinterno delle cellule presentano fatti di fragmentazione. Nei 
punti ove tali inclusioni cellulari sono scarse , i leucociti si trovano alla 
p^'riféria delle cellule bene individualizzati e separati dal protoplasma per 
neizo di un vacuolo circolare o ellittico. In altri punti invece ove sono 
più Dumerosi ed agglomerati, sembra che si fondano col protoplasma delle 
cellule. Tale invasione di leucociti non fa che contribuire alla disgregazione 
delle cellule che si trovano in degenerazione già avanzata. Questa distra- 
zione infatti si ha più specialmente nelle perle le quali hanno al cent ro un 
ammasso di nuclei scolorati, residui di protoplasma e namerosi leucociti 
t^parsi aggruppati con fragmentazione evidente. In altre perle infine il 
centro è costituito del tutto da leacocìtì e frammenti di leucociti e da una 
due ceUule alJaoipate e eottifì a guisa di una foglia di cipolla. ^ 

Staànméo i punti più vicini alla parte di uretra che apparisce ma- 
croscopicamente normale troviamo che lo strato dell' epitelio pavìmentoso 
non è più regolare, ma si approfonda nel derma mucoso producendo delle 
digitazioni irregolari, ma con limiti ben netti. Le cellule più superficiali 
deirepitelio sono mal colorate, ampie, piatte ; gli altri strati sono fatti da 
(•ellole pure piatte ma meno ampie e simili a quelle che ho descritto nel tu- 
more. Se però progredendo nell'esame ci avviciniamo al punto ove si estrin- 
seca il tumore, vediamo che le papille sì fanno più grosse, si approfondano 
maggiormente e qua e là compariscono dei piccoli lobuli separati che s'in- 
filtrano nel tessuto assumendo cosi i caratteri del tumore descritto. 

Lo stroma è difi'erente a seconda che si considera quello che e tra 
lobulo e lobulo nella massa del tumore e quello che occupa tratti piuttosto 
ampi ove sono radi i lobuli, e cioè nelle parti profonde dell'uretra. Tra i 
lobuli si ha un tessuto connettivo lasso ricco di cellule con un infiltramento 
parvicellulare che avendo il suo massimo attorno ai vasi sanguigni si 
difTonde nel tessuto. Rarissime sono in questa parte del tumore le fibre 



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108 GIULIO ANZILOTTI. 

elastiche che abbondano invece nel tessuto ove sono più Bearsi i lobuli. Lo 
stroma è ricco di vasi sanguigni dai qaalì avvengono frequenti emorragie 
interstiziali di cui possiamo vedere i resìdui nel pigmento ocraceo che si 
trova qua e là ed inglobato nelle cellule globulifere che spesso s'incon- 
trano. Avvicinandosi alle parti profonde si cominciano a trovare nello 
stroma tibrocellule muscolari appartenenti al corpo spugnoso dell'uretra 
presso le lacune del quale si hanno i noduli neoplastici. L'infiltrazione par- 
vicellulare dipende in parte dalla reazi<me dei tessuti al neoplasma ed in 
parte è dovuta ad uno stato settico dipendente dalle fistole urinarie. Verso 
la superficie ulcerata del tumore l'infiltramento a volte assume un'esten- 
sione tale da costituire un vero focolaio suppurativo. 

Esaminando la porzione prossimale dell'uretra che non è invasa dal tumore 
e che apparisce normale^ come pure quella che è in rapporto col glande, 
si trova una moltiplicazione delle cellule epiteliali del rivestimento mucoso 
ed una ipercheratinizzazione di esse, ma nessuna proliferazione atipica che 
produca delle gittate in profondità. Si hanno quindi quelle stesse alterazioni 
leucoplasiche descritte nelle stenosi durate lungamente. Nella parte ante- 
riore dell'uretra invece le vegetazioni del neoplasma sporgono sulla super- 
ficie senza infiltrare molto gli strati profondi come avviene in predomi- 
nanza nella parte media colla distruzione di tutti i tessuti. 

Facendo infatti sezioni che prendano tutta una metà di pene si vede 
il tumore che dall'uretra si infiltra in profondità fin verso la cute e si ha la 
formazioue dei seni fistolosi cui si è accennato nella storia clinica. 

Alcuni noduli o vere infiltrazioni epiteliali seguono i vasi linfatici pe* 
nieni i quali presentano sempre intorno un infiltramento parvicellulare ma- 
nifestissimo. I vasi sanguigni sono sclerotici e strozzati dal tumore: i nervi 
si presentano con la massima parte di fibre degenerate specie per ciò che 
riguarda il cilindro assile (nevrite parenchimatosa), lieve aumento del con- 
nettivo endonevrioo, aumento del perinervio, ma non si hanno cellule can- 
cerigne neirinterno di essi. 

Esaminando i corpi cavernosi per studiare la propagazione del tumore 
ad essi vediamo i seguenti fatti. L'albuginea presenta dei focolai d'infil- 
tramento perivascolare ed è molto inspessita. Passando a studiare iiteaauto 
areolare vediamo che pochissimi sono i tratti normali o che hanno tutto 
al più una sclerosi con netti vale. 

La massima parte invece degli spazi vascolari è occupata o da un'in- 
filtrazione parvicellulare o da aggruppamenti delle cellule epiteliali del 
tumore. Vediamo anche nei piccoli spazi numerose cellule ampie, piatte, 
a nucleo grande e pallido, le quali ci si presentano come cellule epiteliali 
del tutto uguali a quelle del tumore sopra descritto, cellule che si man- 
tengono nei limiti degli spazi sanguigni e che pare non abbiano tendenza 
ad oltrepassarne i limiti. Sono cellule che già hanno subito in parte la de- 
generazione cheratinica ed anzi alcune sono allungate, fusiformi come quelle 
delle cipolle epiteliali. Inoltre tra le cellule si vede un infiltramento leu- 
cocitario, simile a quello che invade in alcuni punti il tumore, e che le 
distanzia molto facendole apparire sparse qua e là senza costituire dei bloc- 
chi neoplastici. In altri punti le lacune del corpo cavernoso sono invase 
da un' infiltrazione parvicellulare con necrosi in seno alla quale si rioono- 
ftcono ancora delle rare cellule epiteliali. Tale infiltramento leucocìtapio ap- 



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IL CARCINOMA PRIMITIVO DSLb' URETRA MASCHILE. 109 

pariaee molte volte come il fatto principale, mentre i* invasione delle ceU 
lule epiteliali o è scarsa o mancante assolutamente. Altre volte invece spe- 
cie in eorrìspondensa dei massimo sviluppo del tumore , prevale la inva- 
8ìoiie epiteliaje airinfiltramento leucocitario. Le cellule epiteliali sono spesso 
a^gnppate tanto che in alcuni punti si ha una disposizione che potrebbe 
e»^ere interpretata differentemente. 

Infatti vediamo qua e là degli ammassi di sostanza protoplasmatica 
con molti nuclei ammassati tanto da ricordare una cellula gigante. Però 
8e bene si osserva vediamo che si possono stabilire dei fatti che inducono 
con tutta probabilità ad ammettere che si tratti di cellule epiteliali in fu- 
sione. Infatti in alcuni punti si notano dei gruppetti di cellule allungate 
invase da leacociti, che se da una parte hanno sempre la forma e Taspetto 
di celiale epiteliali, dalKaltra presentano il protoplasma ammassato con di- 
versi Docleì posti alla periferia. Altre volte si hanno più cellule fuse insieme 
in via di fondersi, i cui nuclei si vanno riunendo ai centro, in modo da 
potere osservare la successiva trasformazione di gruppetti cellulari in veri 
sincizi, fatto del resto che non si nota molto frequentemente ma solo dove 
rinfiltramento parvicellulare è più ricco. Osservando il punto ove il neopla- 
sma ha il massimo sviluppo vediamo che esso ha invaso tutto il corpo ca- 
vernoso che è costituito così da poche lacune e molti noduli neoplastìci. In 
tali punti nelle sezioni dei corpi cavernosi si hanno lobuli simili a quelli 
del ^more con le cellule più centrali che rapidamente divengono a chera- 
tioizzarsi fino alla formazione, benché rara, di vere perle neilMnterno degli 
spazi sanguigiii con degenerazione della parte centrale. Allontanandosi dal 
neoplasina scompaiono le lesioni descritte e tornano i corpi cavernosi nor- 
mali ooD una lieve sclerosi. 



Questo è quanto ho da riferire sul caso da me osservato e sulla 
guida di qaesto e degli altri raccolti, cercherò di illustrare il quadro 
anatomo-patologìco e clinico deiraffezione. 

Enologia e Patogenesi. — Parlando delle cause che spiegano 
lo sviluppo di un tumore nell'organismo si entra in uno dei capitoli 
più oscuri della patologia e quindi poco possiamo dire di esse se non 
di quelle predisponenti che hanno un'importanza molto relativa. Fra 
Ì6 cause predisponenti vengono da molti poste alcune condizioni spe- 
ciali come Tetà avanzata, eredità morbose, infiammazioni croniche, 
traumi, ecc. che non possono avere certamente importanza se non 
per produrre modificazioni che facilitano lo stabilirsi delle vere cause 
efficienti del carcinoma. 

Benché per lo più si sviluppi il cancro uretrale nelPetà che dà 
il maggior contingente di cancerosi pure abbiamo dei casi nei quali 
lo sviluppo è stato piuttosto precoce. Cosi su 29 casi di cui ho po- 
tato avere le indicazioni delFetà compreso il mio, si ha che 8 in- 
ffflnni avevano età inferiore a 50 anni, gli altri oscillavano tra i 50 
e i 70 anni e precisamente 11 tra i 50 e i 60, 9 tra i 60 è i 70, 



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1* "*H 



110 GIULIO ANZILOTTl. 

1 ai di sopra di 72 anni. L*età più giovane è stata 22 anni come nel 
caso di Hutchinson: se ne hanno altri a 25, 35, 43 anni, ecc. 

Non ho potuto riscontrare in tutti i casi pubblicati nella lette- 
ratura una indicazione sulla eredità, ma in molti di essi si è pre- 
sentata negativa , ciò che ci sta ad indicare la scarsa influenza di 
tale fatto creduto da alcuni una delle cause predisponenti dei tumori. 
Un fatto invece che colpisce è la facile presenza neir anamnesi, di 
pregresse infìammazioni acute passate allo stato cronico o di traumi, 
lesioni che sono state interpretate come cause predisponenti dei neo- 
plasmi. 

L*uretra è uno degli organi che per la frequenza delle malattie 
veneree è facilmente colpita da localizzazioni infiammatorie specifiche 
che possono pure essere incolpate per i postumi loro della predispo- 
sizione al cancro. 

Non è senza una certa meraviglia, che si vede come preesistano 
tali fatti patologici dell'uretra in più di un terzo dei casi, tenendo 
pur conto che in alcuni o non è stata fatta una ricerca anamnestica 
accurata o per lo meno Tautore non ne fa parola. I fatti che più 
frequentemente si notano neiranamnesi sono le infiammazioni ble- 
no Tragiche pregresse e passate allo stato di cronicità con stenosi 
uretrali, ed i traumi. Per ciò che riguarda le infiammazioni croniche 
sappiamo come per esse si abbiano modificazioni e proliferazione 
dell'epitelio dovute a disturbi nutritivi, ad azioni meccaniche e chi- 
miche, ecc. Nel nostro caso abbiamo che la blenorragia cronica ed 
i restringimenti uretrali, specie per gli studi di Finger e Halle, pro- 
ducono modificazioni molto importanti dell' epitelio uretrale. Infatti 
il Finger nello studio di tali modificazioni, ritrovò le cellule uretrali 
divenute piatte a caratteri epidermoidali, e Halle una vera cherati- 
nizzazione delle cellule più superficiali accompagnata da una proli- 
ferazione dell'epitelio fino a formare delle vere placche leucoplasiche. 
Tali placche che hanno uno strato epiteliale molto spesso formato 
da cellule malpighiane in desquamazione si estendono in superficie 
in modo che alcune volte occupano tutta l'uretra e, come ha visto 
il Posner, tutte le vie urinarie. 

Tale leucoplasia uretrale simile a quella che si ha nella bocca, 
è stata da Debove, Trelat, Bremann, Butlin, Le Dentu, ecc. ritenuta 
come causa predisponente del cancro in generale: ed in particolare 
.Jouin, Reclus, Perrin, Bex, Monod, ecc. di quello vulve- vaginale e 
Zeller, Piering, D'Urso, ecc. del cancro dell'utero proveniente da 
una forma che va sotto il nome di psoriasi uterina. Simili idee sono 
state esposte da Halle per quello che riguarda i cancroidi o cancri 
ad epitelio pavimentoso lobulato delle vie urinarie. 

Infatti le modificazioni sovradette dell'epitelio uretrale ci mo- 
strano come esso a livello di una stenosi uretrale che altera note- 



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IL CARCINOMA PKIMITITO DKLL'URBTRA MASCHILE. ili 

Yolmente lo stato funzionale dell'epitelio stesso, possa subire delle 
modificazioni speciali ed una proliferazione la quale poi per momenti 
etiologici che almeno attualmente ci sfuggono nella essenza completa 
dìTÌene atipica ed invadente. Le ripetute infiammazioni blenorragicbe, 
le stenosi che ne susseguono possono quindi essere considerate se- 
condo alcuni come condizioni che non debbono essere tralasciate 
quando si cerca nella etiologia dei tumori epiteliali dell'uretra i mo- 
nisti causali veri e predisponenti. 

Dalle ricerche fatte nella letteratura si scorge nella anamnesi 
con assai frequenza la blenorragia con tutti i suoi postumi: d'altra 
parte non tutti i casi hanno nei loro antecedenti simili lesioni in- 
fiammatorie e spesso il cancro si sviluppa in individui assolutamente 
immuni da qualsiasi infezione uretrale pregressa. Ciò indica come 
non dobbiamo essere troppo corrivi a dare un'importanza etiologica 
alle infiammazioni croniche di cui è facilmente sede l'uretra. 

Un' altra causa predisponente che viene citata nella etiologia 
del cancro è rappresentata dai traumi e dalle cicatrici che spesso 
hanno preceduto lo sviluppo del neoplasma. Riguardo all'epitelioma 
dell'uretra ho trovato tra le osservazioni raccolte nella letteratura 
un caso di Czemy e Witzenhausen in cui si aveva avuto 38 anni 
prima un trauma al glande che aveva lasciato una difficoltà nella 
emissione dell'urina; un altro di Trzebiski con pregresso trauma al 
perineo seguito da uretrorragia, dopo il quale l'infermo aveva ap- 
prezzato una certa difficoltà ad urinare. 

Nel caso pure di Lipmann aveva preceduto un trauma seguito 
da stenosi e fistola perineale: in ultimo nel caso da me riferito era 
preesistita una lesione dell'uretra che aveva lasciate delle alterazioni 
locai}. A questi casi poi dobbiamo aggiungere anche quelli nei quali 
sono state eseguite operazioni diverse e specialmente la uretrotomia 
interna. I traumi che si sono avuti in tali condizioni, hanno tutti 
dato luogo alla costituzione di una cicatrice nella quale facilmente 
si inglobano i germi epiteliali, che in date circostanze potrebbero se- 
condo alcuni proliferare e dare origine ^.d un epitelioma. 

Nella etiologia del carcinoma in generale da molti si è fatto 
accenno alla presenza di seni fistolosi ; cosi si è cercato di dimostrare 
Torigine di alcuni epiteliomi da fistole consecutive a lesioni ossee 
(Devais, Bochers) forse per modificazioni speciali dell'epitelio a livello 
di esse, e per quello che riguarda il nostro argomento Poncet, (ruyoli 
e Guyard hanno potuto dimostrare l'origine di cancri uretrali dal- 
l'epitelio di fistole uretro-cutanee. Però in alcuni di questi casi si 
tratta di un epitelioma sorto dairepitelio dell'orlo cutaneo come in 
qualsiasi altro punto della cute. In altri invece il neoplasma ha ori- 
gine dall'epitelio uretrale, fatto molto facile avendosi in corrispon- 
denza di tali fistole le note della leucoplasia, la quale come ho fatto 



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112 GIULIO ANZILOTTI. 

notare può avere una certa importanza nella patogenesi del cancro 
uretrale. 

(Juìjili infiammazioni pregresse uretrali con stenosi e con mo~ 
difìcaziotii deirepitelio uretrale, presenza di fistole urinarie e traumi, 
sono le cause predisponenti che più facilmente vengono registrate 
neirauanniesi degli afi^etti da epitelioma dell'uretra. Però nella metà 
circa dei casi di cui leggiamo il resoconto nella letteratura, nessuna 
di tali cause troviamo che possa spiegare l'origine del carcinoma, 
e ciò ^e da una parte mostra che non a tutti o almeno a buona 
parte ili quelli che hanno blenorragie o traumatismi uretrali nei loro 
anteceiiejjti è riservata la triste sorte dello sviluppo d'un cancro, 
dalTalti a mostra l'esistenza di altre cause che purtroppo ci sfuggono 
e che più direttamente sono i veri momenti etiologici del neoplasma. 
Certatiieiite enumerando tali cause non crediamo di annettervi molta 
importanza poiché quando sarà scoperta la vera ed unica causa del 
carcinoma tutti i momenti etiologici dati come predisponenti, cess'e- 
rauno di essere presi in considerazione o tutto al più mostreranno 
dì facilirate l'attecchimento del neoplasma coli 'indurre modificazioni, 
profoude nella vita degli epiteli. 

Quanto alla teoria parassitaria io nel caso studiato non praticai 
cullare le quali per la vasta ulcerazione non potevano dare dei re- 
sultati attendibili , ma i numerosi preparati fatti sia col metodo di 
Urani che con quelli di Sanfelice e con quello usato per la ricerca 
del [lar arsita del vainolo dal Guarnieri , non mi hanno mai potuto 
d i ni Q^ tifare la presenza di aspetti morfologici tali cui si possa asse- 
gnare un valore parassitario. Niente quindi posso aggiungere su tale 
prò possilo che serva come contributo alla conoscenza dei momenti 
etiologici fondamentali. 

A ria lamia patologica — Il cancro dell'uretra ha sede nella 
parte anteriore del canale che proviene essenzialmente dall'ectoderma 
e p\in occupare sia la porzione cavernosa o bulbare che la membra- 
nosa; abbiamo un solo caso di Griinfeld, in cui però la diagnosi di 
imlui-a del tumore fu fatta macroscopicamente, nel quale il tumore 
era localizzato nell'uretra prostatica: quindi viene il dubbio si trat- 
tasse ili un tumore secondario. 

Ili \'f casi compreso il mio il tumore si era sviluppato nella 
j>arte cavernosa e bulbosa; in 3 casi aveva invaso porzione della ca* 
verin^sfi e della membranosa, in 14 la sede era nella uretra mem- 
hrano!«a, in uno solo nella prostatica. 

UuìTidi come vediamo, la localizzazione del tumore è con ugual 
tVeij Ilenia sia nella membranosa che nella cavernosa facendo notare 
jMM-u cUt'. aache in questo ultimo caso la localizzazione è sempre più 
\ iciriJi alla porzione membranosa e spesso in quella parte detta da 
f*ai'c\ , faretra premembranosa. 



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fw^m 



IL CARCINOMA PRIMITIVO DBLL*URETRA MASCHILE. 113 

Iq qualsiasi regione si trovi macroscopicamente si hanno diverse 
apparenze a seconda che il tumore è suirinizio oppure ha già com- 
piuto un lavoro di distruzione molte volte esteso. Pur troppo però 
difficilmente possiamo esaminare un epitelioma al suo inizio, ma quasi 
sempre cade sotto il nostro esame quando è già assai avanzato nel 
soo decorso ed ha quindi assunto caratteri differenti a seconda del 
grado di distruzione prodotta. Nascosto ai nostri occhi non si hanno 
che dae*casi in cui l'esame uretroscopico ha potuto mostrare ma- 
croscopicamente ciò che si ha nel principio deiraffezione. Griinfeld 
ha visto dei piccoli tumori polipiformi di colore grigiastro striati 
da rasi sanguigni e circondati da un fondo ulcerato e sanguinante. 
Uberlander ha potuto osservare un tumore a superficie mammellonata, 
rossastro e sanguinante. In tutti gli altri casi si ha il tumore sotto 
forma di una massa carnosa a superficie irregolare di colore gri- 
gias;b*o che invade e distrugge una estensione maggiore o minore 
àel canale uretrale, producendo una escavazione crateri forme che si 
approfonda nelle tuniche uretrali oltrepassandole più o meno. Le 
pareti uretrali sono rivestite da bottoni carnosi più o meno rilevati 
e qpesso ulcerati: al taglio i singoli mammelloni o la tumefazione 
hanno il colore grigiastro e Taspetto tipico del carcinoma. Ma non 
soltanto il tumore può rimanere limitato alle pareti delFuretra ma 
molte volte invadendo i tessuti circostanti li distrugge e li sostituisce. 
(W i primi ad essere invasi sono i corpi cavernosi del pene che 
vengono tutti infiltrati anche a distanza dal luogo d'impianto del tu- 
more, come ho potuto osservare nel caso da me illustrato, nel quale si 
aveva non soltanto una distruzione dei corpi cavernosi del pene nel 
ponto ove il tumore si era impiantato ed aveva acquistato il mas- 
simo sviluppo, ma anche laddove era sana o tutt'al più presentava le 
note di una leucoplasia: i corpi cavernosi erano in tal caso più o 
meno diffusamente invasi dal tumore fino quasi alle loro radici. 

Ma una caratteristica anatomo-patologica del cancro dell'uretra 
è quella di essere accompagnato da fistole uretre-cutanee aprentisi 
al liyello del pene, dello scroto, del perineo, della regione ipogastrica. 
Però varie sono le specie di fistole che possono aversi nel caso del 
cancro dell'uretra: alcune sono realmente neoplastiche, cioè son date 
da invasione progrediente del tumore fino alla superficie cutanea e 
f<Hrmazione di vere ulcerazioni fistolose le cui pareti sono costituite 
dal tumore: altre si hanno al di sopra del punto ristretto ove si ha 
una cavità dilatata, seguono ad ascessi aprentisi in vari punti e niente 
hanno di differente dìalle semplici fistole urinarie: in ultimo col pro- 
gredire dell'affezione si può avere l'invasione del carcinoma lungo 
queste fistole semplici. L'orificio interno delle fistole semplici, che 
poesoBO anche preesistere allo sviluppo del neoplasma, è per lo più 
unico ed in generale in corrispondenza della porzione bulbare poste- 
riore sopra bulbare, prima che cominci il punto stenosato. 

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Ji 



Il4 GIULIO ANZILOTTI. 

Il tragitto fistoloso che segue Torifizio interno talora è tappez- 
j^ato, proveniendo da un ascesso urinoso, da una membrana simile 
alla piogenica degli antichi; tal* altra presenta uno strato epiteliale 
più Q meno spesso con degenerazione cheratinica degli strati super- 
ficiali, infine altre volte Tepitelio è proliferato attivamente ha get- 
tate epiteliali profonde in modo da aversi una vera formazione di 
un cancro proYeniente o dairepitelio cutaneo o da quello uretrale. 
L'orttìzio esterno è unico o multiplo ed è circondato da una pelle 
sclerotica spessa per Tirritazione cronica provocata dallo scolo del- 
rorìna- 

Le fìstole neoplastiche invece hanno sede laddove si ha il mas- 
simo d'infìltrazione del tumiore e seguono sempre le gittate epiteliali 
che invadono profondamente i tessuti vicini. 

L' orificio interno di tali fistole è crateriforme e comincia in 
corrispondeuza del neoplasma: il tragitto è più o meno tortuoso» 
spesso ampio , rivestito di vegetazioni neoplastiche, coperto di una 
sanie proveniente dal disfacimento degli strati più superficiali del 
tumore. L'orifizio esterno è per lo più unico e circondato da masse 
vegetanti neoplastiche che invadono anche la cute circostante dando 
luogo ad una base infiltrata caratteristicamente. 

Oltre che invadere cosi i tessuti peri-uretrali può il carcinoma 
dell'uretra estendersi più profondamente ed invadere anche le ossa 
del ramo piibo-ischiatico, la prostata, la vescica, ecc. 

Le metastasi nei gangli linfatici dipendenti sono abbastanza 
comuni benché alcune volte manchi un vero infiltramento epiteliale 
(ielle gianduia e si abbia invece una forma di adenite semplice di- 
pendente da una infezione che accompagna quasi sempre i tumori 
ulcerati. I gangli inguinali superficiali sono quelli che vengono af- 
fetti e specialmente il gruppo interno: quando il neoplasma invade 
anche le parti profonde come la prostata si ripete nei gangli conte- 
Duti neir@scavazione pelvica e quindi si produce una carcinosi dif- 
fusa come si è avuto in alcuni casi. Nella vescica si hanno quasi sem- 
pre segai anatomo-patologici della cistite purulenta. 

Per ijuello che riguarda Pesame microscopico si hanno dei casi 
in cut mancando tale sussidio diagnostico certo si rimane indecisi 
se ascriver oppur no tra gli epiteliomi dell'uretra il tumore che era 
stato macroscopicamente interpretato come un cancro uretrale: cosi 
I casi di Thiaudiere, Billroth, Griinfeld, Poncet, Norton, Bosso, man- 
cano di esame istologico o almeno gli autori non ne fanno alcun 
cenno. Negli altri casi si è quasi sempre riscontrato l'epitelioma pavi- 
di ventoso liiliulato ad eccezione che nel caso di Oberliinder-Rupprecht 
nel quale si aveva che fare con un carcinoma villoso, in quello di 
FuUer nel quale pure si aveva un cancro villoso, in quello di Cabot 
nel quale si trattava di un epitelioma a cellule cilindriche prove- 



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IL CARCINOMA PRIMITIVO DELL*UKETRA MASCHILE. 115 

mente secondo T Autore dalle glandule del Little ed in quello di 
Binaud e Chavannaz che aveva i caratteri del carcinoma encefaloide. 
Ma la forma più comune è la pavimentosa lobulata, quale può ori- 
ginarsi in una mucosa a cellule pavimentose e che quindi è la sede 
prediletta di quella specie di tumori ad epitelio malpighiano. 

Si ha uno stroma fibroso ricco di elementi cellulari e in molti 
ponti infiltrato di cellule linfoidi che si trovano anche alla periferia 
del tumore. Tale stroma divide il tumore in diversi lobuli più o meno 
grandine contiene entro gli spazi linfatici delle gittate epiteliali che 
(HTodurranno in seguito nuovi noduli. I lobuli presentano cellule di 
Tana grandezza a seconda che si considerano quelle più periferiche 
quelle centrali, poiché le prime sono piatte» ben colorite, le altre 
a poco a poco hanno i segni della degenerazione cornea fino alla 
formazione nel centro di vere perle epiteliali. In tutti i casi descritti 
nella letteratura la struttura si rassomiglia moltissimo avendosi che 
fare con un tumore che tipicamente si ripete in modo quasi uguale 
senza variazioni sostanziali, ma solo lievi di disposizione o di rap- 
porto tra lo stroma ed i noduli neoplastici. 

Su tre fatti però desidero richiamare l'attenzione; sulla inva- 
sione del tumore da parte di cellule leucocitarie, sullo stato della 
mocosa uretrale vicina al neoplasma ed in ultimo sulla invasione 
che il neoplasma fa nei corpi cavernosi del pene. 

Nelle parti più vecchie e periferiche del tumore si nota una 
evidente infiltrazione parvi-cellulare , sia tra gli elementi epiteliali 
come pure nell'interno di essi stessi, dando cosi ragione a chi crede 
che nel disfacimento delle cellule epiteliali del cancro si formino 
sostanze che hanno valore chemiotattico positivo in modo da richia- 
mare i leucociti verso la sorgente di tali sostanze. Si deve però far 
notare che tali fatti coincidono sempre con una ulcerazione del 
tnmore e quindi coli' invasione di elementi leucocitari neir interno 
del tumore. Si tratterebbe quindi di fenomeni d'infiammazione dello 
stroma del tumore con invasione di elementi linfoidi. 

La mucosa uretrale vicina al tumore presenta delle prolifera- 
zioni epiteliali a tipo papilli forme, che si spinge anche in profondità 
in mezzo al tessuto sottomucoso, dando orìgine a nuove propaggini 
del tumore. 

Allontanandosi ancora dal neoplasma si osserva uno stato leu- 
coplasìco della mucosa che infine ritorna con caratteri normali. 

Si tratta quindi di un processo anatomo- patologico simile a quello 
che si osserva nei cancri degli orli cutaneo- mucosi ad epitelio mal- 
pighiano, ai quali' dobbiamo riportare la forma più comune del car- 
cinoma uretrale. 

I corpi cavernosi tralasciati dai più nella descrizione istologica 
dei neoplasmi uretrali presentano due specie di lesioni. Si hanno 



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^#' 



i'^vi' 116 GIULIO ANZILOTTI. 



»; 



fatti prodotti dallo stato infiammatorio dei tessuti, caratterizzati da 
un infiltramento parvicellulare nelle maglie vascolari dei corpi caver- 
nosi stessi, che ne sono quasi completamente occupate, in modo da 
dar luogo talora a veri focolai purulenti. Inoltre per la irritazione 
si hanno dei fatti sclerotici delle pareti delie cavità sanguigne in 
modo che si vedono misti alle fibrocellule muscolari molti flbroblasti 
e fibre connetti vali già adulte. In mezzo a tali focolai d*infiltramento 
parvicellulare si ha però anche un infiltramento neoplastico più o 
meno esteso per un passaggio degli elementi epiteliali stessi nelle 
lacune vascolari distrutte dal tumore invadente. Tale infiltramento 
neoplastico in molti punti è manifestissimo, in modo da occupare 
buona parte delle lacune vascolari : altre volte invece è indicato da 
poche e sparse cellule epiteliali, alcune già in degenerazione cornea 
come provenienti da vecchi focolai neoplastici. 

Questo infiltramento come quello leucocitario è più manifesto 
là dove il tumore ha assunto la massima proporzione ulcerando i 
tessuti circostanti, mentre va diminuendo fino a scomparire, allonta- 
nandosi dal punto di sviluppo del tumore. 

Nel caso di Rupprecht e Oberlànder si trattava di un cancro 
villoso a cellule grosse con nucleo vescicolare e ampio con mitosi, 
poste in senso radiato intorno ai vasi sanguigni; lo stroma connet- 
tivale conteneva molte cellule linfoidi. Simile era il caso di Fuller. 
Invece quello esaminato dal Cabot si presentava con caratteri tali 
da farlo ritenere come proveniente dalle glandule del Little. Infatti 
esso presenta vasi come un carcinoma a cellule cilindriche proveniente 
quindi dagli acini glandulari. In ultimo il caso illustrato da Binaud 
e Chavannaz aveva tutti i caratteri del carcinoma encefaloide per 
i rapporti tra stroma e cellule epiteliali. 

Sintomatologia, — I sintomi che presenta il cancro primitivo 
dell'uretra sono al principio molto vaghi e si confondono con quelli 
che sono dati dalle stenosi uretrali, fatto che molte volte fa cadere 
in errori dal momento che, come ho già dimostrato, si tratta spesso 
di persone che hanno subito Tinfezione gonococcica o un trauma. Per 
potere farsi un'idea precisa del quadro sintomatologico che presenta 
il cancro dell'uretra è bene dividerlo in tre periodi corrispondenti 
a tre fasi della malattia esaminando in ciascun periodo i sintomi 
che si presentano discutendoli in rapporto all'importanza loro e traendo 
quelle conclusioni che ci potranno poi guidare alla diagnosi che spesso 
riesce molto difficile. Al principio dell'affezione i sintomi che possono 
presentare gli ammalati non sono caratteristici. In generale' è il 
dolore il primo segno che richiama l'attenzione dell'ammalato, dolore 
che ha carattere sia puntorio, sia di un senso di peso molto inco- 
modo, localizzato al perineo e che si esacerba con la minzione. Il 
dolore è talora spontaneo tal'altra si risveglia solo con la mizione 



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IL CARCINOMA PRIMITIVO DBLL'uRKTRA MASCHILB. 117 

o con la palpazione. Difficilmente sì hanno al principio altri sintomi 
i quali diano maggior luce sul sospetto di una localizzazione cance- 
rigna nel canale uretrale. Cosi T uretrorragia non si è avuta altro 
che nel caso di Griinfeld come primo sintomo dell*affezione,-*uretror- 
ragia che precede subito remissione dell'orina e che mostra essere 
almeno in parte già ulcerato il tumore. Tale sintomo se fosse costante 
ci darebbe un criterio molto preciso per la diagnosi, ma è cosi ecce- 
zionale che non può servire come regola generale, e per di più non 
pnò essere precoce. 

L'urina talora non cambia i caratteri che aveva precedentemente, 
tal altra comincia a divenire torbida e presentare un sedimento 
muco-purulento e talora è mescolata a piccole quantità di . sangue 
in tal proporzione da non potere certamente darci un criterio esatto, 
tanto più che simile fenomeno si ha anche airinizio di stenosi ure- 
trali. Un fatto costante che si rileva fin da principio dell'affezione 
è un grado maggiore o minore di difficoltà neiruriuazione che va 
aumentando col progredire della malattia. Nel periodo nel quale 
l'affezione è all'inizio si hanno quindi dei fenomeni molto vaghi rap- 
presentati dal dolore, da una certa difficoltà di orinare e talora da 
cambiamenti nella qualità dell'orina ed eccezionalmente da vere ure- 
trorragie. 

Questi sintomi vaghi però ben presto prendono maggiore net- 
tezza, divengono più marcati e più inquietanti e ad essi fanno seguito 
altri sia obiettivi che subiettivi e funzionali che sono in stretto 
rapporto col progredire della malattia. I due sintomi che vanno 
aumentando d'intensità sono il dolore e la difficoltà ad emettere 
l'urina ed a questi si unisce un corredo di fatti tale da imporre la 
diagnosi anche a chi per poco esamini l'infermo. 

n dolore va sempre aumentando e si esacerba sia nella eiacu- 
lazione che nella mizione, anzi molte volte gl'infermi si ritengono 
di orinare per le sofferenze che hanno: altre volte invece benché 
non lieve la sensazione dolorosa non è tale da rendere ai pazienti 
malagevole la vita. Il bisogno d'orinare diviene molto frequente, la 
durate della mizione aumenta ed il getto diminuisce nella sua gran- 
dezxa fino a ridursi ad un filo sottilissimo bifido o trifido o anche 
ad un gocciolio che richiama alla mente sempre più il quadro dei 
ristretti d'alto grado. A questo momento possono verificarsi anche 
dei fatti di vera ritenzione acuta, assoluta o almeno parziale. Accanto 
p«rò al dolore e a' fenomeni di diminuito calibro dell'uretra si hanno 
altri sintomi come la emorragia che, se rarissima in principio, diviene 
a questo periodo assai frequente benché non costante. Uno scolo 
pundento semplice si verifica dall'uretra, scolo che talora assume 
dei caratteri che possono porre sulla via della diagnosi. Esso ha un 
alette icoroso speciale e contiene elementi cellulari del tumore che 
si sviluppa nel canale uretrale. 

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118 GIUUO ANZILOTTI. 

À questo periodo si hanno inoltre caratteri fisici rilevabili all'e- 
same diretto della parte degni di tutta la nostra attenzione. L'esame 
obiettivo varia a seconda dello stato in cui trovasi l'infermo ed a 
secondar dello sviluppo e della estensione del tumore. 

Al principio si nota come il pene sia tumefatto in modo diffuso 
oppure più frequentemente in modo più marcato nel punto ove si è 
localizzato il tumore. Se ciò si ha nella parte cavernosa dell'uretra 
il pene allora presenta una tumefazione a guisa di fuso, mentre se 
la lesione ha sede nella parte membranosa la tumefazione si estende 
nel perineo il quale è più o meno prominente; la tumefazione può 
infine invadere anche lo scroto. La tumefazione del pene e del perineo 
ha sul principio dei caratteri rilevabili colla palpazione che secondo 
Hillroth sono caratteristici. Si ha un induramento che produce la 
sensazione di un pezzo di siringa rotta nell' uretra e che a poco a 
poco si continua con la mollezza del rimanente tratto uretrale s^ano. 
È la parte inferiore dell'uretra che più accessibile alla palpazione 
ci offre tale indurimento caratteristico. Si nota poi anche un infil- 
tramento periuretrale che invade a varia profondità i corpi caver- 
nosi ed i tessuti periuretrali, ed edema più o meno accentuato delle 
parti molli circostanti. 

A questo periodo cui corrispondono i segni di stenosi e il dolore 
sopra descritto si ha la presenza di una tumefazione localizzata nel 
punto ove si è prodotto il neoplasma costituendo molte volte un 
tumore assai voluminoso. Nei casi in cui è preso anche lo scroto la 
tumefazione è molto più estesa fino ad occupare talora tutti i geni- 
tali esterni deformandoli notevolmente. La palpazione risveglia dolore 
nei punti ove esiste il neoplasma. 

A questi segni esterni i quali sono molto interessanti per la 
diagnosi corrispondono altri rilevabili con la esplorazione interna. 
Infatti la candeletta esploratrice , e serve molto bene l'esploratore 
olivare del Guy^n, arriva al punto ristretto ed ivi si ferma e passa 
solo usando una certa forza, oppure si deve ricorrer© ad vam di fgam- 
dezza minore onde oltrepassare l' ostacolo. Passato che sia il punto 
ristretto si sente l'uretra con una superficie irregolare, quasi mammel- 
lonata, in alcuni punti scabra con una consistenza molto minore di 
quello che si percepisce nelle stenosi e quindi oltrepassata tale por* 
zione si può con l'esploratore notare ancora la superficie liscia della 
mucosa normale. Ma molto spesso oltre il punto ristretto sentiamo 
che si cade in una cavità più o meno ampia, che può essere anfrat- 
tuosa e che si limita e si percepisce bene con l'esploratore del G-uyon. 
La presenza della cavità è in rapporto colla dilatazione che esiste 
al di sopra del punto ristretto; la percezione delle anfrattuosita è 
data dalla ulcerazione del tumore. L'esplorazione dell'uretra produce 
molto dolore e provoca una uretrorragia più o meno abbondante che 



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IL CARCINOMA PRIMITIVO DKLl/URETKA MASCHILE. 11^ 

è segno di gran valore per indirizzare maggiormente alla diagnosi. 
Inoltre Teetremità dello strumento esploratore si avverte molto prò- 
fondamente con la palpazione esterna, poiché è interposta tutta la 
2ona d'infiltrazione neoplastica. L*esplorazione rettale non serve altro 
che nei casi in cai il tumore si è diffuso verso V uretra prostatica 
e ci darà per reperto costante la palpazione di un induramento lungo 
l'uretra o di un tumore ben netto che sporge più o meno nella por- 
zione anale del retto. 

Ma su di una manovra diagnostica speciale desidero richiamare 
iattenzione, cioè sulla uretroscopia che attualmente insieme con la 
cistoscopia ed il cateterismo degli ureteri ha acquistato un'impor- 
tanza non piccola. Fu il (Iriinfeld nel 1879 il primo che usò Ture- 
troscopio per la diagnosi del cancro dell'uretra e poi V Oberlànder 
nel 1892. Il primo all'esame uretroscopico con Turetroscopio semplice 
retto trovò nell'uretra anteriore due piccoli tumori polipi formi un 
poco più grossi che dei grani di canapa: uno era impiantato su di 
una mucosa bluastra con un corto pedunculo ed aveva un colore 
bianco giallastro: Taltro era più piatto. Nella regione prostatica si 
arava un altro tumore di colore in parte roseo in parte grigiastro, 
poeto trasversalmente, che faceva salienza nel tubo uretroscopico e 
presentava alla superficie dei solchi ed una escavazione rossa: il 
tumore riposava sopra una mucosa ulcerata. 

Nel caso di OberUUider si vedeva alla fine della parte bulbare 
dell'uretra una cicatrice semilunare biancastra circondata da ima 
mucosa di color grigio; altre cicatrici si notavano nella parte spu- 
gnosa: all'indietro si vedeva un tumore mamellonato di un bel rosso 
vinoso facilmente sanguinante. 

Questo è il reperto avuto nei due soli casi ove è stata prati- 
cata Turetroscopia ad un periodo iniziale delia malattia: senza aitate 
a ripetere le manovre necessarie per avere dei buoni reperti ure- 
troscopici farò notare come con essa si completa il quadro sinto- 
matologico. 

In questo periodo quindi oltre Taccentuazione dei sintomi prima 
esaminati abbiamo la netta percezione del tumore e la sua ulcera- 
zione nell'interno del canale uretrale. Ma ben presto intervengono 
altri fatti che danno maggior tipicità al quadro morboso. Si hanno 
cioè le complicanze rappresentate sia dalla formazione di fistole neo- 
plastiche che dalle metastasi nei gangli linfatici e negli organi interni. 
L'orina stagnando nella escavazione laddove il neoplasma si è più 
presto ulcerato produce, come sappiamo, dei seni fistolosi i quali o 
primitivamente perchè formatisi attraverso il tessuto neoplastico 
stesso secondariamente perchè invasi dalla neoformazione epiteliale 
hanno un aspetto caratteristico. La formazione delle fistole è pre- 
ceduta o dalla formazione di noduli neoplastici o da quello di un 



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GIULIO AN21L0TTI. 

aì?Cdsso urinoso che si apre, lascia uscire pus fluido misto ad urina: 
hen presto Torifizio esterno della fistola cosi formatasi prende un*ap- 
pai^enza speciale. La sua estesa ulcerazione, le vegetazioni grigiastre 
sauguinanti che circondano l'orifizio, lo scolo icoroso con un fetore 
caratteristico, la presenza di una base infiltrata sono segni che erano 
tanto tipici neirinfermo da me osservato che facevano fare la dia- 
gnosi con la massima facilità. 

À questo punto intervengono i fatti di una infezione urinaria 
generale: si ha febbre, si formano nuovi ascessi e quindi nuove fistole 
ni perìueo, allo scroto, perfino alla regione ipogastrica, si hanno emor- 
ragie ed infine Tinvasione delle vie linfatiche. 

l/adenopatia inguinale è di due specie, quella tipica cancerigna 
con gangli duri e quella semplice che tiene all'in fezione locale con 
gangli gn>ssi, molli, dolentissimi alia palpazione, dobbiamo quindi ben 
distinguere l'una forma dall'altra, poiché la prima è piuttosto tardiva, 
mentre la seconda è precoce e accompagna il periodo di formazione 
delle fistole. Quando la catena gangliare, è presa e si ha invasione 
anche dei gangli profondi, iliaci, ecc. si sogliono osservare anche 
dei fatti di metastasi cancerigna, cachessia e la morte avviene as- 
sai rapidamente. 

Il primo periodo può durare anche degli anni, molto più rapidi 
sono invece gli altri due periodi. La durata varia da 6 (Griffiths), 
1 1 mesi (Griinfeld) fino ad anni 1 1|2 (Witzenhausen), 2 1|2, 5 (Al- 
barran) , ma in generale il decorso è assai rapido , tanto più che 
sorge naturale l'idea che il primo periodo di sofferenze non sia 
dovuto al neoplasma, ma a lesioni dipendenti da pregressi fatti 
patologici. 

Diagnosi, — La diagnosi dell'epitelioma dell'uretra è una delle 
più di Ilici li specialmente se il chirurgo esamina l'infermo al principio, 
quando i sintomi sono comuni ad altre affezioni poco differenziabili. 
Infatti i disturbi che l'epitelioma dell'uretra dà al principio sono 
talmente vaghi che non possono servire di base, perchè non carat- 
tetnstìei, ad un giudizio certo; sono essi infatti simili a quelli delle 
stenosi traumatiche o blenorragiche e quindi per niente patognomo- 
nici quaudo tali fatti patologici dell'uretra sono preesistiti. C!osi il 
dolore , la difiicoltà ad orinare , lo scolo dal meato di un liquido 
purulento sono tutti fatti i quali lungi da essere specifici hanno 
un'importanza molto secondaria nella diagnosi dell'affezione in discorso. 
I / anamnesi ci può però fornire dei dati degni di tutta la nostra 
atteuzione; se cioè si ha Io sviluppo dei sintomi sopradetti in un 
indivìduo il quale non ha mai avuto né traumatismi, né blenorragie 
ahbìamiì molta ragione nel credere che si vada formando un ristrin- 
gi mento neoplastico. Quando si comincia a palpare un tumore nella 
regione, quando si può avere quella sensazione speciale cni accenna 



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IL CAKCINOMA PRIMITIVO DBLL URBTRA MASCHILE. 



121 




il BUlroth, la diagnosi vieae ad essere più facile, specie se a tali 
fenomeni si uniscono quelli da me indicati neiresplorazione e le facili 
emorragie dopo 1* introduzione di siringhe. A questo punto si può 
anche dall'esame microscopico del secreto uretrale poter dimostrare 
resistenza del tumore epiteliomatoso. Ma Tesarne uretroscopico è 
qaello che ci può fornire i dati più importanti per la diagnosi ed è 
certamente una ricerca che il chirurgo non deve trascurare quando 
ha il sospetto di una simile affezione, tanto più che con la uretro- 
scopia si possono asportare anche dei piccoli frammenti del tumore 
per servire ad un esame istologico. Basandosi infatti sull'esame ure- 
troscopico Oberlànder potè precocemente diagnosticare e operare un 
caso di epitelioma delTuri^tra con resultato abbastanza buono tanto 
che non ebbe recidiva prima di quattro anni e mezzo. 

Un altro sintomo importante per la diagnosi è la presenza di 
fistole coi caratteri sopra descritti. 

In tali casi sia 1* aspetto delle masse vegetanti che circondano 
Torifiiio esterno, sia Tesarne microscopico di queste può togliere ogni 
dubbio. Secondo il Guyard però in tali casi può farsi la domanda 
se non si tratti invere di seni fistolosi da stenosi uretrali che diven- 
gano sede di epitelioma a decorso rapido. Ma in tali casi non si 
palperà un tumore cospicuo nella regione come si dovrebbe apprez- 
xare dato il periodo delta malattia, né si avrà tutta la rimanente 
sindrome fenomenica uretrale che dà maggiore probabilità alTipotesi 
diagnostica: di più si tratta in generale di uretre ristrette con fistole 
che solo dopo molto tempo diventano sede di un epitelioma. Cosi 
infatti si è avuto nei casi di Guyon e di Poncet. 

Quando poi esistono le fistole uretrali si ha già uno stato pro- 
fondo cachettico sia d'origine infettiva uretrale sia d'origine tossica, 
ed eventualmente anche una metastasi gangliare. A tal punto la dia- 
gnosi sHmpone ed è abbastanza facile tanto da potersi molte volte 
tralasciare Tesame microscopico di un frammento. Nel caso da me 
osservato la diagnosi se era difficile al principio per la presenza di 
M infiltramento urinoso di tutta Tasta e dell'angolo peno-scrotale, 
in seguito poi divenne facile e fu confermata colTesame microsco- 
pico. Le affezioni colle quali può confondersi l'epitelioma delTur«^tra 
»no: l.<> le stenosi uretrali blenorragiche o postraumatiche dalle 
?uali non si può cei'tamente con sicurezza differenziare, almeno che 
l'esame uretroscopico praticato non dia dei ragguagli sicuri; 2.° la 
formazione di epiteliomi in corrispondenza degli orifizi di fistole ure- 
trali e provenienti dall'epitelio cutaneo dalla quale condizione mor- 
Iwsa si differenzia p»^r i sintomi e perle considerazioni sopra dette; 
3.^ il cancro delle glandule di Cooper il quale rarissimo, secondo 
Paqnet, Kocher, Gussenbaur si presenta come un tumore laterale del 
P^nneo che non dà fatti uretrali altro che quando è ulcerato o molto 

ClùUea Chirurgica. 9 

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GIULIO ANZILOTTl. 



volumiaoso si da comprimere o diffondersi alle pareti uretrali. L*esame 
uretroscopico e Teplorazione finiscono col togliere ogni dubbio. 

Concludendo se la diagnosi di epitelioma dell'uretra è poco 
facile in tutti i periodi, essa è molto difficoltata nei primi tempi e 
riesce sempre più semplice quanto maggiormente è evoluto il pro- 
cesso. 

Prognosi. — E generalmente poco favorevole: lasciato infatti 
a sé l'epitelioma dell'uretra porta rapidamente alla morte. Vediamo 
che il decorso è stato molto rapido in quei casi nei quali o per le 
condizioni locali e generali o per la volontà dell'infermo non è stato 
praticato nessun atto operatorio, oppure le cure messe in opera sono 
state se non inutili tutto al più palliative. Basta guardare la tabella 
annessa per potersi fare un criterio di quello che è l'esito di una 
tale malattia. Dopo la operazione la sopravvivenza maggiore è stata 
nel caso di Oberlànder di quattro anni e mezzo. In generale tutti 
gli autori che si sono occupati di tale questione hanno messo il 
cancro dell'uretra tra quelli la cui recidiva è fatalmente più facile e 
precoce. Nel caso da me osservato fino ad oggi cioè 26 mesi circa 
dall'atto operativo non si è avuto alcun accenno a recidiva. 

Trattamento. — La cura dell'epitelioma primitivo dell'uretra 
deve essere divisa in palliativa che viene applicata in quei casi nei 
quali è impossibile una asportazione completa e radicale la quale 
varia a seconda dei casi e dell'estensione del neoplasma. Dividendo 
il trattamento a seconda del grado di sviluppo del neoplasma vediamo 
qual' è il metodo migliore e consigliabile nei singoli casi tenendo 
conto dei resultati che sono stati ottenuti dai vari chirurghi. Se si 
osserva la tabella annessa si nota come sia per condizioni speciali, 
sia per il grave stato dell'infermo, in generale è stata praticata 
un'operazione palliativa destinata a rendere facile il deflusso dell'orina 
ed impedire l'infezione urinaria che spesso uccide l'infermo prima 
della cachessia cancerigna. 

La principale causa di tali operazioni sta nella mancanza di una 
diagnosi precoce, la quale quindi possa indicare un intervento pure 
precoce e perciò tale da potere col minimo di demolizione proce- 
dere all'estirpazione radicale del neoplasma. Purtroppo raramente, 
come ho fatto notare, è stato possibile di buon'ora fare una diagnosi 
che porta seco un intervento che può divenire radicale, ed infatti 
coùsultando la statistica vediamo che solo cinque volte è stata pra- 
ticata l'estirpazione del tumore insieme con un tratto più o meno 
lungo di uretra e precisamente dal Thiaudiere, da Albert, da Rup- 
precht, da Kónig, da Montgomery e da Vineberg. Il primo potè 
distaccare il tumore dalle pareti uretrali ed estirparlo in blocco. Il 
secondo praticò la resezione di 6 cm. di uretra col tumore e parte 
dei corpi cavernosi in modo da lasciare la verga attaccata ad una 



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IL CARCINOMA PRIMITIVO DELL'URETRA MASCHILE. 123 

piccola porzione dei corpi cavernosi stessi. Il Rupprecht praticò l'estir- 
pazioae completa del tumore eoa 1 uretra allontanandosi dai limiti 
del neoplasma per circa 2 cm. Li riunione dei capi dell* uretra fu 
facile poiché apri in due metà lo scroto, fìsso lateralmente i due 
testicoli addossando separatamente sopra ciascuno la corrispondente 
metà dello scroto ed allora potè affrontare i due monconi uretrali. 

Gli ultimi praticarono un'operazione simile lasciando che l'in- 
tervallo cruento si colmasse per seconda intenzione. Come si vede 
l'operazione condotta alla maniera del Rupprecht acquista una certa 
difficoltà poiché se vogliamo allontanarci dai limiti del neoplasma si 
corre il rischio di avere un allontanamento dei monconi uretrali si 
da non potere ricorrere alla sutura. La resezione e la sutura del- 
l'uretra praticata e consigliata dal De Paoli, Guyon, Tonon, Pousson, 
ecc. riesce facile quando occupa uno spazio non molto esteso; cho 
se invece si avvera tale condizione bisogna ricorrere a degli artifizi 
servendosi di un lembo cutaneo oppure, come ha recentemente pro- 
posto il Savariaud, mobilizzando largamente i due capi dell' uretra 
per rendere facile lo scorrimento fino ad ottenere l'unione. Nella 
porzione scrotale dell'uretra potrà servir bene il metodo adoprato 
da Rupprecht. 

In conclusione se la estirpazione del neoplasma e della porzione 
oretrile corrispondente è possibile, molte volte riesce difficile rico- 
struire il canale d'emissione dell'urina in modo da dovere ricorrere 
a delle plastiche per la cui guarigione completa occorre sempre 
molto tempo, oppure la perdita di sostanza è giunta a tal punto da 
dover ricorrere o ad una uretrostomia perineale o ad una cistostomia 
soprapubica, ed allora si mette l'operato in condizioni molto simili 
a quelle che implicano operazioni molto più radicali e più estese e 
di cui parlerò adesso qui sotto. La resezione dell'uretra che è stata 
dalla scuola francese usata assai spesso per i restringimenti credo 
che sia indicata nel caso di tumori molto limitati. Infatti osservando 
i resultati della resezione dell'uretra vediamo che in un caso si ebbe 
recidiva dopo due mesi, in un altro dopo quattro anni e mezzo, in 
an terzo la morte sopravvenne dopo pochi giorni , del quarto non 
si conosce l'esito, nel quinto dopo alcuni mesi non esisteva accenno 
a recidiva. Forse nel caso di Griinfeld se l'ammalato si fosse fatto 
operare si sarebbe avuto esito buono. Ma con tutto ciò mi sembra 
che la statistica benché cosi ristretta non possa indurre i chirurghi 
ad un atto operatorio che é di una certa importanza per la diffi- 
coltà a suturare completamente l'uretra, dando luogo in caso con- 
trario ad inconvenienti non piccoli. A me sembra che nei casi nei 
quali la diagnosi è stata fortunatamente precoce non si debba indu- 
giare con operazioni economiche, ma col sacrificio della parte cer- 
care di salvare la vita dell'infermo. Chi si metterebbe attualmcntt* 



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i 



124 GIULIO ANZILOTTI. 

a«1 sstirpare soltanto in un cancro della mammella il nodulo neo- 
plastico anzi che fare anche all'inizio l'asportazione completa della 
mammella stessa e lo svuotamento del cavo ascellare? Cosi pure 
uguali criteri devono guidare la cura del cancro dell'utero e quindi 
mi sembra che una più vasta asportazione di parti sìa consigliabile 
anche nel cancro dell'uretra tanto più che con operazioni comple- 
mentari si può stabilire un facile deflusso delle orine. Certamente 
non crediì che da tutti gl'infermi verrebbe accettata sul primo un'ope- 
razione ampiamente demolitrice ma almeno per coscienza il chirurgo 
deve prorjorre un intervento il quale presenti il massimo di proba- 
bilibk di riuscita. 

Quando il tumore è molto esteso e quindi sono comparse fistole, 
bisogna ad ogni costo ricorrere ad operazioni più radicali le quali 
variauo a seconda delle localizzazioni del neoplasma. Esse possono 
essere V amputazione parziale del pene, l'amputazione totale o pre- 
pubica, Vestirpazione totale della verga, Vemascolizzazione totale. 

L'aiTiputazione parziale del pene è indicata soltanto nei cancri limi- 
tati a porzione dell'asta e più specialmente della fossa navicolare e del- 
l' uretra balanica. 

Ma come abbiamo visto sono poco frequenti tali casi poiché il car- 
cinoma hi la sua predilezione per l'uretra spugnosa e la membranosa, 
e quindi difficilmente potremo mettere in opera l'amputazione parziale 
la quale del resto è di tecnica sempUce, nota e dà resultati ottimi, 
per quello che riguarda Turinazione. 

L'amputazione totale o prepubica è indicata nei casi in cui il tumore 
ha acquistato una esteusione maggiore specie verso il pube in modo 
da dovere ricorrere ad una più ampia asportazione. 

Nou (liSerisce dall'amputazione parziale che, per la sede dell'inci- 
sione, che vien fatta all' angolo pubo-penieno e per il modo di sbocco 
del capo prossimale dell'ui'etra alla pelle. 

Per ovviarle a stiramenti che possano farsi nella sutura dell'uretra 
al pulte e per evitare una continua irritazione dell* orina sulla pelle 
dello sci^oto, Delpech, Bouisson, Lallemand separano la borsa in due 
metà che saturano separatamente e fissano l'uretra nell'am^olo in modo 
da eiisere quasi al fondo di una specie di vulva ; Thiersch invece tra- 
sporta Turetra al perineo; Montaz termina con una uretrostomia peri- 
neale. Questa operazione è applicabile a tutti i casi nei quali il neo- 
plasma non sorpassi i due terzi anteriori del pene e quando i corpi 
cavernosi non siano invasi. 

Per cancro dell' uretra l' amputazione del pene è stata fatta da 
Hatcbinson, il quale praticò anche una bottoniera perineale ed ebbe una 
recirliva dopo 3 mesi: Buday praticò l'amputazione dei 3i5 del pene: 
flotti Mger per due volte fece l'amputazione del pene con svuotamento 
deiringuina ed ottenne in un caso recidiva dopo cinque mesi, nell'altro 
s\ ebbe Ja morte per coma diabetico. 



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IL CARCINOMA PRIMITIVO DELl'uRBTRA MASCHILE. 125 

L'estirpazione totale della verga cioè l'amputazione del pene estesa 
ai corpi cavernosi ed al corpo spongioso bulbare è stata eseguita piut- 
tosto raramente: cosi Cabadé e Gould Thanno praticata per afifezìoni 
ben differenti; Trzebicki Tha messa in opera in un caso di cancro 
dell'uretra. Si pratica secondo i primi autori una incisione mediaila 
della borsa, si mette al nudo il corpo spugnoso dell'uretra fino al bulbo, 
s'isola il corpo spugnoso dai cavernosi, si taglia l'uretra membranosa, 
quindi si circonda il pene con una incisione circolare o ellittica col 
grande asse diretto longitudinalmente, lo si libera completamente e si 
distaccano le radici dei corpi cavernosi dal ramo ischio-pubico mediante 
un raspatoio: l'uretra sì fissa all'angolo inferiore della ferita. Il Trze- 
bicki invece circondò la base del pene e la parte peno-scrotale che 
presentava fistole con una incisione, isolò e tagliò l'uretra ed amputò 
il pene molto vicino alle sue radici. 

Io pure pel desiderio dell'infermo volendo conservare i testicoli i 
quali non erano invasi dal processo e che quindi potevano sempre ser- 
vire alle funzioni di secrezione interna, ho praticato nel mio caso un'o- 
perazione simile a quella di Trzebicki. Prima, come ho descritto minu- 
tamente nella storia clinica , praticai una uretrostomia perineale , nel 
punto in cui ero sicuro di cadere in pieno tessuto sano onde potermi 
rendere padrone del deflusso dell' orina qualunque fosse 1' estensione 
del neoplasma. Quindi circondai il pene e porzione dello scroto onde 
allontanarmi dai limiti del tumore con un'incisione che in basso sepa- 
rava in due metà lo scroto. Cosi si ha un campo operatorio molto ampio 
e si possono estirpare completamente i corpi cavernosi e l'uretra fino 
al ponto ove è stata praticata l'uretrostomia; si dutaccano in ultimo 
i corpi cavernosi col distacca- periostio. Il processo da me eseguito pre- 
senta alcuni vantaggi: 

1) dà il maggior campo per poter rendersi conto dell'estensione 
del tumore e quindi procedere ad un'ampia asportazione; 

2) occorrendo è facilissimo procedere alla emascolizzazione com- 
pleta avendo già praticata la uretrostomia perineale; 

3) assicura un deflusso molto facile dell'urina e nel tempo stesso 
comodo senza avere una continua irritazione della cute dello scroto per 
parte dell'orina; 

4) domina le radici dei corpi cavernosi e quindi, eventualmente 
anche il ramo ischio-pubico. 

Nei casi quindi nei quali i testicoli sono sani e i cordoni spermatici 
non sono invasi dal processo e quando si vogliono conservare i testi- 
coli il processo da me applicato offre dei vantaggi, tanto più che pro- 
lungando bilateralmente l'incisione superiore si pratica, come deve esser 
sempre fatto, lo svuotamento di ambedue le regioni inguinali. 

In ultimo Temascolizzazione totale è l'intervento più esteso che 
sia stato praticato nel cancro dell'uretra e precisamente dall' Albarran 
e da Bazy. 

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I2i5 GIULIO ANZILOTTI. 

L'eaaascqlizzazione totale, nella storia della quale si legge anche 
il nome del nostro compianto Paci, come uno dei primi che la praticò 
e ne dette un processo nel 1877, consiste nel togliere tutti i genitali 
esterni e produrre una bottoniera perineale e praticare l'estirpazione 
dei gangli delle regioni inguinali. Ne abbiamo diversi processi ma quello 
di Chalot è la base di tutti (Paci, Annandale, Morisani, Rubio, Panta- 
loni, ecc.) che sono modificazioni più o meno interessanti del primitivo 
di Chalot. Per cancro dell'uretra è stata praticata due volte da Albar- 
ram e da Bazy con un metodo poco differente da quello di Chalot. 

Consiste tale operazione nella delimitazione delle parti da asportare 
con una incisione ellittica partente dal pube e che va fino al davanti 
dell'ano; isolamento di queste parti e legatura dei cordoni : ablazione ; 
sutura del moncone uretrale alle labbra della ferita: estirpazione dei 
gangli inguinali. 

Nei due casi che troviamo nella letteratura si ebbe dopo dieci mesi 
circa la recidiva nei gangli inguinali, fatto che ci sta ad iudicare come 
lo svuotamento delle regioni inguinali era stato fatto incompletamente. 
Per certo con la emascolizzazione completa siamo maggiormente sicuri 
di potere asportare ancor più generosamente le parti anche lontana- 
mente sospette aggiungendo sempre lo svuotamento del cavo inguinale. 
È un'opei'azione molto demolitrice, ma quando il tumore ha invaso il 
pene , lo scroto , il perineo è Tunica che può praticarsi con una spe- 
ranza di riuscita anche nei casi in cui tutto sembrerebbe doverli far 
dichiarare inoperabili. Lo svuotamento completo delle due regioni in- 
guinali in ogni caso si impone, per potere esser- sicuri di avere com- 
piuta un' operazione realmente utile e quanto più è possibile radicale. 

Ma oltre queste operazioni radicali purtroppo il chirurgo è costretto 
molte volte a praticare operazioni palliative le quali sono dirette a 
dominare l'infezione urinaria o a stabilire un facile deflusso dell'urina 
stessa. TaU operazioni sono molto utili nei casi nei quali non è indi- 
cata r estirpazione completa , per impedire il contatto dell' urina colla 
superficie ulcerata del tumore e quindi, tolto lo stimolo continuo, au 
mentano la sopravvivenza degli ammalati e mitigano molto le soffe- 
renze. 

Infatti nella tabella annessa si vede che molte volte trattandosi di 
ammalati in cui il neoplasma era molto esteso i chirurghi si sono con- 
tentati di rimediare all'ostacolo alla emissione dell'urina mediante una 
uretrotomia esterna come hanno fatto Thiersch , Czerny , Schuster , 
Guyon, Grifflths, Bech, Rosse, Gayet, i quali sia sulla guida o senza 
hanno aperta nel punto stenosato l'uretra ed hanno posta una siringa 
a permanenza onde combattere i fatti di cistite grave e di infezione 
urinaria. Ma se vogliamo procurare un deflusso più facile all'urina e 
togliere il contatto di essa col tumore ulcerato si deve ricorrere alla 
uretrostomia perineale o alla cistostomia. 



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IL CARCINOMA PRIMITIVO DELL* URETRA MASCHILE. 127 

Preferibile è la seconda che dà un orifizio più lontano dalla loca- 
lizzazione del neoplasma di quello che sia neiruretrostomia perineale, 
la quale mette in vicinanza del tumore ulcerato Torifizio che può facil- 
mente venire invaso. 

Concludendo quindi in 34 casi conosciuti nella letteratura compreso 
il mio, in 6 casi fu fatta Testirpazione del tumore con resezione del- 
l'uretra, in 4 fu fatta Tamputazione del pene, in 2 l'estirpazione com- 
pleta della verga e dei corpi cavernosi, in 2 l'emascolizzazione completa, 
in 10 fu fatta 1' uretrotomia , in 7 non fu praticata alcuna ciwa e fu 
lasciato a sé l'infermo, esclusi 3 casi che sono stati descritti solo dal 
lato anatoino-patologico. 

Solo nei casi molto limitati sarà da farsi l'estirpazione del tumore 
e la reiezione dell'uretra; ma se il tumore per poco sconfina, sarà 
molto meglio ricorrere all'amputazione del pene parziale o totale, e 
qaanlo l'invasione è maggiore direttamente all'emascolizzazione. 

11 processo da me messo in opera nei casi più comuni sembrami 
il raccomandabile. 

Termino ringraziando il Prof. Guarnieri per gli amorevoli consigli 
che mi dà nei lavori scientifici che compio. 

Più Loglio 1903. 

Meotre il presente lavoro veniva dato alla stampa ho avuto occnsione di trovare 
ntOa tet'eratura un nuovo caso di epiielioma deir uretra. È quello illustrato da Bobbio 
{Polif Unico. Sex. din. 1903 n. 8) che accresce la siaiistica italiana. Anche in tale caso 
però può «orgere il dubbio se si tratta ti un epitelioma primitivo d IPureira o proveniente 
<iaU'epiu;iio di una fi&tola uretro-perineale da stenosi-uretrali ; non fu praticato alcun in- 
trrrento radicale. 

Questo lavoro qaindl non fa che confermare le idee da me precedentemente esposte. 

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Viin*bcr^ ~- A case of cancer of the urethra. Atn. journal of rned. sciences^ 

,Uì\x tUU2. 



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DftiristiUto di Patologia Ohirargiea delia R, Università di Genova 
diretto dal Prof. E. BOZZI 



DELLA VIA PIÙ OPPORTUNA DA SEGUIRSI 

IN 

ALCUNI IHTE8VEHTI OPERAIIVI 

SOPRA. LA 



per il dottor 

SILVIO ROLANDO 

Libero Docente di Medicina Operativa nella R. Unir, di GenoTa 



La scelta deirincisione la quale sia più conveniente per mettere 
a nado un osso è subordinata ai rapporti che questo ha coi muscoli, 
vasi e nervi che lo circondano , ed allo scopo che il chirurgo si 
prefigge, 

la genere, quando si tratti di resezioni sia totali che parziali, 
la via d'accesso ali* osso è quella più breve e più sicura, dove non 
si riscontrano vasi e nervi di rilievo e muscoli importanti per svi- 
luppo e funzione. 

Alcune ossa si presentano in condizioni specialmente favorevoli 
per essere sottocutanee in una delle loro facce o margini , cosi la 
tibia per la faccia interna o mediale, il cubito per il suo margine 
posteiiore o dorsale. Altre ossa, pur essendo circondate da strati 
muscolari possono essere messe allo scoperto con facilità e sicurezza 
in una delle loro facce, ad es. il femore viene liberamente agj^re- 
dito dal lato antere esterno della coscia, perchè quivi, dalla base 
del gran trocantere al condilo esterno, Tosso non è coperto che dalla 
ente, sotto- cutaneo , fascia lata e vasto esterno, e mancano vasi e 
nervi di qualche momento. 

La diafisi omerale, a differenza delle ossa lunghe accennate, 
presenta tali rapporti da rendere malagevole la scelta d*un processo 
operativo che permetta a colpo sicuro di giungere sull'osso, senza 
attraversare grossi ventri carnosi o intersecare tronchi nervosi e 
vagali. 

Riferirò anzitutto la storia d'una inferma che diede occasione 
al presente studio, il quale si fonda su numerose osservazioni pra- 



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J30 SILVIO ROLANDO. 

tieate ^u cadaveri di bambini e di adulti, nell'intento di illustrare 
co» maggiore eimttezza la strada che il chirurgo può seguire io deter- 
minata circostanze, per giungere sulFomeiH), senza esporsi a lesioni 
di sorta. 

Casa ciinico. — B. L. d'anni 11, entra nell'Ospedale dei bam- 
bini di Genova il 3 dicembre 1902. È di costituzione tìsica lode- 
vole, e non ha precedenti ereditari o personali degni di nota. Due 
aaiii addietro venne colta da violenti dolori al braccio destro, questo 
si fece gonfio, edematoso, e comparvero febbre altissima e fenomeni 
generali gravi. Tale stato durò qualche giorno, finché al lato esterno 
del segment4> superiore del braccio si rese apprezzabile una raccolta 
asces^nale che richiese l' oncotomia. Man mano i dolori andarono 
jscemaniio, la febbre cadde, e l'inferma si riebbe discretamente. Re- 
siduarono però parecchi seni fistolosi scaglionati lungo il lato esterno 
del braccio, che davano uscita ad abbondante secrezione purulenta. 
Qualcuno dì questi col volgere del tempo cicatrizzò, dando luogo a 
ristagno dì pus ed innalzamenti febbrili fugaci, cessanti col rista- 
bilirsi di uà nuovo seno fistoloso. 

Attualmente si osservano 4 seni fistolosi, che mettono capo al- 
Tosso: il L** situato nel 3.° superiore del braccio, vicino al margine 
anteriore del deltoide, il 2.^ all'altezza deirimpronta deltoidea, il 3.® 
immediatamente al di sotto del precedente, il 4.^ due dita trasverse 
al di Hopra del Topi condilo. Inoltre la faccia esterna del braccio è de- 
turpata ila alcune cicatrici irregolari aderenti all'osso sottostante, ri- 
feribili a .seni iìstolosi andati a cicatrizzazione. La muscolatura del 
braccio è atrofica. L'omero, a cominciare dalla tuberosità superiore 
fino al 4.^ inferiore è ingrossato. I movimenti del capo omerale sono 
liberi e completi, limitati quelli dell'avambraccio sul braccio, e spe- 
cialmente la fiessione che si compie fino all'angolo retto. 

Data la storia suesposta, era evidente trattarsi d'una osteomielite 
acuta delToniero, esauritasi felicemente colla formazione di sequestri, 
i quali mantenevano tuttora una copiosa suppurazione. La rigidità 
del gomito era dovuta invece alla posizione di flessione abituale in 
cui 1 avambraccio era stato mantenuto. 

Per liliei^are l'inferma intervenni praticando un'incisione la quale 
in alto seguiva il margine anteriore del deltoide fino airimpronta del- 
toidea, quindi si portava in basso lungo il setto intermuscolare la- 
terale fin ali epicondilo. Nella metà superiore del braccio approfondita 
rapidamente T incisione, attaccai la capsula sequestrale colla sgorbia, 
aperta una breccia sufficiente, misi a nudo un voluminoso sequestro 
centrale il cui estremo superiore libero corrispondeva alla regione 
del collo chirurgico, e l'estremo inferiore non era visibile, percbò 
inguainato dalla capsula sequestrale. Per dominare completamente 
la cavità sequestrale era necessario aprirsi una strada anche in basso, 



L 



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DELLA VIA PIÙ OPPORTUNA DA SEGUIRSI IN ALCUNI INTfcR., ECC. 131 

e data la notevole lunghezza del sequestro, portarsi perifericamente 
al puQto nel quale il ner^o radiale, abbandonata la doccia scolpita 
salia faccia posteriore dell* omero, incrocia il margine laterale di 
questo. 

Avanzando con cautela, riusci a distinguere il nervo radiale 
ed isolarlo perfettamente, per un tratto di circa 3 chl dall'osso cui 
era tissato da tessuto di cicatrice. Quindi, affidato il nervo ad un 
onci no ottuso, completai colla sgorbia l'apertura della cassa da morto, 
ed estrassi il sequestro. Questo misurava 12 cm. di lunghezza; i due 
estremi erano erosi ed irregolari, la parte centrale avea dimensioni 
molto vicine a quelle delFosso normale. Regolarizzai colle tanaglie 
di LiiER i margini della breccia, con particolare cura all'altezza del 
radiale, e collocai dei drenaggi di garza nella cavità ossea suppu- 
rante, centralmente e perifericamente al nervo. 

Al risveglio dell'inferma dalla narcosi cloroformica si constatò 
paralisi del gruppo laterale e di quello posteriore dei muscoli del- 
l'antibraccio. 

Tale paralisi cominciò sensibilmente a migliorare dopo 15 giorni 
circa, e dopo un mese e mezzo era completamente scomparsa. Il 
decorso della guarigione fu normale. L'inferma lasciò l'ospedale il 
30 maggio 1903. 

Le difficoltà incontrate dapprima nel riconoscere e poi uell'iso- 
lare il radiale, e la complicanza spiacevole che segui senza che si 
fosse portata offesa di sorta alla continuità delle fibre nervose, m'in- 
dosserò a studiare sul cadavere e ad eseguire sul vivente, in un 
altro caso consimile occorsomi, un processo che permette di denu- 
dare tutta la diafisi omerale, senza tema di offendere il radiale. 

Cenno anatomico. — La diafisi omerale ha una forma cilindroide 
nella sua metà superiore, prismatica triangolare nella metà inferiore. 
A partire da questa si possono quindi considerare nell'omero tre 
facce, una antera- laterale od esterna, una mediale od interna ed 
nna posteriore, separate da tre margini, anteriore, laterale e mediale. 
La faccia anterolaterale presenta, verso il suo mezzo, delle rugosità 
disposte a mo' di V aperto in alto, che corrispondono alle inserzioni 
del deltoide. ÀI di dietro e parallela alla branca posteriore del V 
deltoideo trovasi una depressione, la cosi detta doccia di torsione, 
e al di sotto di questa un solco che prende origine sulla faccia po- 
steriore, taglia il margine laterale e finisce sulla faccia anterolaterale 
ddllosso. In questo solco sono adagiati il nervo radiale e l'arteria 
onerale profonda. 

Nella sua metà inferiore l'omero è circondato d'ogni parte da 
moscoli, allo indietro dal tricipite, allo innanzi dal brachiale ante- 
riore e dal bicipite , allo esterno e in avanti dal supinatore lungo. 
La faccia posteriore in tutta la porzione che sta al di sotto del solco 



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m''''- 



132 SILVIO ROLANDO. 

. radiale dà impianto diretto alle fibre carnose del vasto interno, le 

altre due facce sono ravvolte dal brachiale. Le inserzioni superiori 
. di detto muscolo confinano allo esterno con quelle del deltoide, allo 
interno con quelle del coraco-omerale, scendono in basso sui lati 
fino air epitroclea ed ali* epìcondilo , ed in mezzo sino al margine 
superiore della fossa coronoidea. 

Le fibre muscolari del brachiale formano comunemente un unico 
. corpo carnoso, tuttavia non è infrequente che quelle più esterne che 
partono dal V deltoideo costituiscono, per una notevole lunghezza, 
un fascio distinto. Dal margine laterale dall' omero , a partire dal 
solco radiale fino airepicondilo, si staccano le insers^ioni del muscolo 
supinatore lungo , il quale è interposto e come schiacciato fra il 
brachiale ed il vasto esterno. Tra quest'ultimo muscolo ed il supi- 
natore lungo trovasi il setto intermuscolare laterale, sopimento 
verticale che va dalla fascia brachiale al margine laterale deWo^so: 
il supinatore lungo ed il brachiale delimitano un piccolo interstizio 
ove giace il nervo radiale e Tapteria ricorrente radiale anteriore. 

Nella sua metà superiore la diafisi omerale è in gran parte 
circondata dal deltoide. La, portio clavicularis di tale muscolo con- 
fina col margine esterno del gran pettorale, il quale s'impianta sul 
labbro esterno della doccia bicipitale. Medialmente all'inserzione del 
gran pettorale e sotto la parte carnosa di esso troyansi raggruppati 
vari muscoli, la porzione lunga del bicipite, e i tendini terminali 
del gran dorsale e gran rotondo, al davanti dei quali passa il coraco- 
omerale per raggiungere la sua inserzione coracoidea. 

La portio scapularis del deltoide si protende notevolmente allo 
indietro sulla scapola, e copre non solo il muscolo tricipite, ma an- 
cora t^ran parte del sottospinoso e piccolo rotondo. 

Il fascio vascolo-nervoso del braccio, comprendente Tarteria e 
le due vene omerali ed il nervo mediano, corrisponde al margine 
interno del braccio, riposa sul setto intermuscolare mediale, e non 
è separato dall'osso che da qualche fibra del brachiale. 

Oltre il mediano, altri quattro nervi meritano l'attenzione del chi- 
rurgo, il nervo muscolo-cutaneo, il cubitale, il circonflesso, e in par- 
ticolar guisa il radiale. Il nervo muscolo-cutaneo dopo aver perforato 
il coraco-brachiale si dirige in basso ed allo esterno tra i muscoli 
brachiale e bicipite. Nelle osservazioni da me praticate ho trovato 
ch'esso nel 3.^ superiore del braccio è situato vicino al margine in- 
terno mediale del bicipite, s'inclina all'infuori verso il 3.^ medio, 
e seguita in tale direzione fino alla piega del gomito dove si mette 
a fianco del margine esterno o laterale del tendine del bicipite. 

Ordinariamente è compreso nella guaina del bicipite, ma non ò 
raro che si trovi in quella del brachiale. Esso invia una o due 
branche al bicipite ed ai fasci interni del muscolo brachiale. 



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DBLLA VIA PIÙ OPPORTUNA DA SEGUIRSI IN ALCUNI INTER., ECC. 133 

Il nervo cubitale occupa la loggia posteriore del braccio, im- 
mediatameate ia addietro del setto intermuscolare mediale, e di- 
scende seaza ramificarsi fiao aU'epitroclea. Il nervo circonflesso at- 
traversato io spazio quadrato y abbraccia il collo chirurgico del- 
romero, e si risolve in rami che si distribuiscono al deltoide. 

Il nervo radiale situato dapprima nella loggia posteriore del 
braccio tra l'omero ed il tricipite, incrocia il margine laterate dei- 
rosso, attraversa il setto intermuscolare corrispondente, si porta allo 
innanzi collocandosi neirinterstizio tra il brachiale ed il supinatore 
lungo, e discende verso la piega del gomito, dando costantemente 
wi vaino al fascio esterno del muscolo brachiale. A quale livello 
avviene Tincrocio del nervo col margine laterale dell* omero? Al- 
cnni indicano il punto di mezzo tra Timpronta deltoidea e Tepicon- 
dilo (Lòbkbr), altri stabiliscono Tincrocio del nervo a 10 cm. al di 
sopra deirepicondilo (Ollibr). Poiché può riuscire non agevole a in- 
tenta di tegumenti e su individui ricchi di adipe rilevare Tim- 
pronta deltoidea, e d*altra parte l* indicazione di Ollier è troppo 
assolata e si riferisce esclusivamente ad adulti, mi è parso op- 
portuno eseguire alcune ricerche su individui di varia età, bam- 
bini, adolescenti ed adulti, tirando una linea fra due punti ossei, 
sempre rintracciàbili, quali 1* apice deiracromio e quello deirepi- 
condilo, ed osservando a quale altezza su tale linea che corri- 
sponde sensibilmente al margine laterale esterno dell'omero, avve- 
ni3:3e l'incrocio del nèrvo. Dalle misurazioni da me praticate, che 
ascendono complessivamente a 50, risulta che il nervo radiale in- 
terseca il margine laterale dell'omero alVunione dei 7$ superiori 
col 3.^ inferiore della linea acromio^epicondiloidea. Eccezional- 
mente tale incrocio avviene più perifericamente, cioè verso l'unione 
dei '/^ superiori col 4.^ inferiore di detta linea. 

Processi operativi. — L'omero rivestito allo innanzi e in ad- 
dietro da spessi strati muscolari, è specialmente accessibile lungo 1 
margini laterale e mediale che sono quasi sottocutanei. E poiché il 
margine mediale ò fiancheggiato dal fascio vascolo-nervoso del 
braccio, i chirurghi giudicarono prudente di aggredire l'osso dal lato 
esterno curando di salvaguardare il radiale, che quivi si trova. 

Il Larghi, il quale nel 1815 praticò la resezione sottoperiostea 
della diafisi omerale, si valse di un'incisione la quale, in alto se- 
guiva il margine posteriore del deltoide e si portava in basso sul 
lato esterno del braccio, decorrendo tra il tricipite ed il brachiale. 
Ma poiché gli accadde, nell' eseguire tale operazione, di tagliare il 
nerro radiale, ideò un nuovo processo ch'egli chiamò a tunnel, pra- 
ticò cioè in quei casi nei quali la porzione d'osso da estrarsi corri- 
spondeva al nervo radiale, due incisioni esterne , 1' una periferica, 
Taltra centrale, limitanti il tratto d'osso intermedio, che denudò per 



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n 



134 SILVIO ROLANDO. 



Tia ottusa, e mobilizzò ai due estremi con un tratto di sega , ed 
asportò da una delle incisioni praticate. Il processo a tunnel del 
Larghi è applicabile in quei casi eccezionali nei quali si voglia pro- 
cedere alla resezione totale di un tratto della diaQsi, e precisamente 
di quello ch'è in rapporto col radiale. Ma in presenza d'un so'^uestro 
centrale dell'omero, conviene meglio eseguire una resezione laterale 
economica^ ossia un'apertura laterale per estrarre il sequestro e do- 
minare completamente la cavità sequestrale. Quindi la necessità di 
denudare Tosso per un vasto tratto , perfino per tutta la lungliezza 
della diafisi, salvando contemporaneamente l'integrità del radiale. 

Ollier (Traile des resections, 1889) raccomanda a tale scopo 
una incisione sul lato esterno del braccio lungo il setto intermu- 
scolare laterale, la quale, se occorre, può essere prolungata in alto 
seguendo l'interstizio fra il deltoide ed il grande pettorale. Primo 
obbietto del chirurgo dev'èssere la ricerca e la mise en sureté del 
nervo radiale, il quale viene con ogni diligenza isolato per un certo 
tratto, in modo da poterlo mercè un uncino ottuso mobilizzare e 
proteggere nelle successive manovre operative. 

Farabeuf [Précis de manuel operatoire) per garantire meglio 
l'integrità del radiale suggerisce innanzi tutto di cercarlo anterior- 
mente, nell'interstizio fra il supinatore lungo ed il brachiale, ed 
aggredire l'osso dopo averlo spostato allo esterno. Senza dubbio tale 
pratica, eh' è quella generalmente seguita, permette nella massima 
parte dei casi, di portare a termine l'operazione, senza incidenti di 
sorta. Tuttavia si deve tener presente che quando il chirurgo in- 
terviene per postumi d'una osteomielite acuta, s'imbatte in nume- 
rosi seni fistolosi, scaglionati lungo il lato antero-esterno del braccio, 
i quali fanno capo, con dei tragitti spesso tortuosi, a delle cloache 
della capsula sequestrale, di modo che non è raro che il nervo ra- 
diale, il quale decorre a spirale attorno alla diafisi e riposa diret- 
tamente sull'osso, sia in rapporto con uno di questi seni , e quindi 
circondato per un certo tratto da tessuto di cicatrice. In tali cir- 
costanze l'isolamento del nervo è intrapresa delicata^ né esente da 
inconvenienti per la funzione e la nutrizione del tronco nervoso. 

Cosi, nel caso da me riferito, si verificò, dopo l'intervento, pa- 
ralisi del radiale, sebbene l'integrità di questo nervo non avesse 
patito offesa. 

Di fronte a tali difficoltà ed inconvenienti dei quali furono te- 
stimoni i chirurghi che dovettero eseguire vaste resezioni omerali, 
si è indotti a cercare una via la quale permetta di arrivare più di- 
rettamente e sicuramente sull'osso. 

Io ho studiato sul cadavere ed eseguito su di una bambina, 
Sparviero Luigia, d'anni 8, affetta da necrosi invaginata della diafisi 
omerale, il seguente processo. 



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DSLLA VIA PIÙ OPPORTUNA DA S8GUIRSI IN ALCUNI INTBR., ECC. 135 

L*oiu6ro può essere scoperto dal collo chirurgico fino al mar- 
gine superiore della fossa corouoidea mediaate un'incisione, la quale 
segua dapprima T interstìzio tra il deltoide ed il gran pettorale, 
scenda in basso ed infuori fino all'impronta deltoidea , di qui di- 
reati verticale e fiancheggi il margine esterno del bicipite tino ad 
un dito trasverso al di sopra della piega del gomito. La linea d'in- 
cisione accennata corrisponde esattamente al cammino della ven» 
cefalica. Divisa la cute ed il sottocutaneo, al di sopra della fascia 
bra'^hiale trovasi la vena, e poiché essa comunica per mezzo di rami 
trasversali colla vena basilica e colle brachiali, dev'essere, a scanso 
d'iautili legature, spostata allo interno. Incisa l'aponeurosi, nel tratto 
iaferiore della ferita resta scoperto il margine esterno del bicipite, 
nel tratto superiore l'interstizio fra il deltoide ed il pettorale. Tale 
interstizio qualche volta è incompleto in basso, dove il margine esterno 
del pettorale si fonde più o meno col margine anteriore del deltoide, 
ed allora il confine ideale tra i due muscoli viene indicato sola- 
mente dal decorso della vena cefalica; ma in alto, in prossimità 
della clavicola, il pettorale ed il deltoide sono sempre divisi. At- 
traTerso l'interstizio accennato si arriva direttamente sull'osso. Me- 
diante uà divaricatore si uncina e si sposta allo indietro il deltoide, 
del quale, per avere una strada più ampia, si possono staccare o re- 
cidere le inserzioni omerali dei fasci anteriori. Cosi l'estremo supe- 
riore dell'omero, dalla grossa tuberosità fino all'impronta deltoidea 
viene denudato, ed è aggredibile in tutto quel tratto ch'è delimitato 
medialmente dalla porzione lunga del bicipite e poscia dal tendine 
del gran pettorale, lateralmente dal muscolo deltoide. Coll'incisione 
suddetta non s'incontrano che un ramo arterioso deltoideo prove- 
niente dall'arteria acromiale allogato nell'interstizio interdeltoido- 
pettorale, ed in alto e profondamente, a livello del collo chirurgico, 
d piccolo tronco della circonflessa anteriore; e i rami del nervo cir- 
conflesso vengono rispettati. 

Nel tratto inferiore dell'incisione, fra l'impronta deltoidea ed il 
margine superiore dell'incavatura coronoidea, si scopre il margine 
esterno o laterale del bicipite, si affida questo muscolo ad un diva- 
ricatore e si sposta leggermente allo interno, denudando cosi i fasci 
esterni e medi del brachiale. 

Sulla faccia anteriore di quest' ultimo muscolo si possono con 
qualche frequenza osservare ramoscelli arteriosi decorrenti trasver- 
salmente, e di solito in numero di due, uno a livello dell'impronta 
deltoidea, l'altro a quello degli epicondili. Il nervo muscolo-cutaneo 
resta allo indentro, e non comparisce nella profondità della ferita. 

A 2 cm. circa dal margine esterno del brachiale, e più preci- 
samente nell'interstizio spesso abbastanza sensibile tra i fasci esterni 
e quelli medi di tale muscolo si fa una piccola incisione longitudi- 



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136 SILVIO ROLANDO. 

naie, per via ottusa si divaricano le fibre muscolari per tutta 1* al- 
tezza iJeiriQcisione cutanea, si scopre Tosso, e dopo avere stirato 
infuori il faccio deltoideo od esterno del brachiale, e con questo il 
nervo radiale, si aggredisce la capsula sequestrale. Il nervo radiale 
resta \a tal modo qualche cin. allo esterno della nostra incisione 
profonda, e non è esposto ad alcuna offesa nella sua continuità e 
neppure nella sua nutrizione, come può accadere quando se ne va 
de 1 1 he fa t aulente alla ricerca, e se ne pratica per un certo tratto il 
deiiudarneiito. Inoltre Tincisione da me prescelta ha il vantaggio di 
cadere e^attaoiente sul conline tra il territorio d'innervazione del 
nervo tnuscolo cutaneo e quello del radiale, e quindi risparmia i fi- 
li]Z7a forniti da quest'ultimo tronco nervoso al fascio esterno del mu- 
scolu brachiale, i quali, seguendo altri processi, vengono necessaria- 
meutf^ sacrificati. Sul vivente, nel caso da me operato, ho potuto 
constatare che lasciando, com'è opportuno, ampiamente aperta la fe- 
rita, Doii ^i verifica ristagno di secreto, e la guarigione procede 
senza Hicon venienti di sorta. 

In conclusione a me pare che nelle resezioni laterali molto 
e^i^se pf^r necrosi invaginate dell'omero, Vincisione cutanea con^ 
dofta seguendo esattamente il cammino della vena cefalica, mentre 
ci permf'iie di giungere rapidamente sulla capsula sequestrale^ in 
alto attraverso l'interstizio interdeltoido- pettorale e in basso pas- 
sando tra i fasci esterni e quelli medi del muscolo brachiale^ ha 
il vanfafjf/tG di garentirci da possibili offese di tronchi nervosi e 
vasati, di cadere nel confine tra Vinnervazi ine del radiale e quella 
del muscolo cutaneo, e di assicurare il libero deflusso dei secreti. 



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Istitato di Patologia Chirorgìca della R. 0. di Pisa 
(Prof. G. TUSINI) 



SUL 

TRAPIANTO PARZIALE m MUSCOLI A FUNZIONE ANTA GONISTA 

NBLLA 

Paralisi traniatica dal nerro radiale 

I>ott. I»AOJL.O F'IOFII. 

Docente di Patologia Chirurgica 
II. COlJTRIflUTO SPZfllffilE;ì^T^U^ 



Prendendo occasione da un caso clinico di paralisi traumatica 
isompleta ed inveterata del nervo radiale, trattato con buon esito me- 
diante il trapianto di porzione dei flessore superL com. neir esten- 
sore com. delle dita e del radiale lungo," zn toto, nel 1.° radiale esterno, 
qoalche tempo fa (1) io pubblicavo i risultuti di alcuni esperimenti 
di trapianto tendineo eseguiti negli animali, a cui praticavo la sezione 
e Tesportazione di un certo tratto del nervo radiale al 3.° inferiore 
delFomero. 

lu una 1.^ serie di esperienze sul cane, in numero di sette^ era 
stato eseguito il trapianto in toto di muscoli flessori, servendomi ora del 
solo flessore radiale del carpo, ora del flessore radiale unitamente al 
flessore superficiale com. delle dita o al ramo superf. del flessore cu- 
bitale, muscolo che nel cane costituisce un ventre ben distinto da 
<)QeIlo del cubitale profondo. 

I risultati di queste esperienze non furono uniformi: già nella 1.^ 
col semplice trapianto del flessore radiale neir estensore omonimo, a 
termine del 4.^ mese avevo notato che Tanimale, nell'atto del cam- 
minare , toccava il suolo colla punta delle dita , la zampa formava 
coiravambraccio un angolo aperto dal Iato palmare ed il movimento 
di estensione era quasi inapprezzabile. Continuando a tenere in osser- 
vazione Tanimale ancora per parecchio tempo, vidi conservarsi sta- 
zionarie le condizioni per quanto riguardava il ripristino dell'esten- 
sioiie attiva, ma grado grado delinearsi anche un certo inceppamento 



(1) Fiori, « II trapianto tendineo nella cura della paralisi traumatica del nervo ra- 
gliale ». Ca^ clinico e I Contributo sperimentale. Tipografìa Valenti. Pisa, 1903. 

Clinica Chirurgica, ^ JO ^ 

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138 



PAOLO FIOKI. 









nei movimenti di estensione passiva, all*8.^ mese notevolmente osta- 
colata. 

Negli esperimenti 5.*', 6.® e 7.*^, di cui mi riserbavo rendere conto 
e nei quali il trapianto era stato eseguito come nel 1.", i resultati 
furono presso a poco identici ; pur trascurando il 5.° , decorso con 
gangrena della cute e sfacelo quasi totale dei tessuti sottostanti, negli 
altri due al termine del 4.^ mese il movimento attivo di estensione 
della zampa era pochissimo delineato e la zampa stessa rimaneva in 
flessione sull'avambraccio con un angolo di circa 170*^. 

Questi resultati quindi mi fanno ritenere ehe il semplice innesto 
del muscolo radiale flessore nel radiale estensore del carpo non sia, 
nel cane, suftìciente a ridonare all'arto le condizioni statiche e fun- 
zionali che sono più indispensabili alla deambulazione. 

Nelle esperienze 2.% 3.* e 4.* invece, oltre il flessore radiale, avevo 
innestato o il capo superficiale del flessore cubitale (3.*) o il flessoi-e 
comune superficiale delle dita (2.^ e 4.^), sempre in loto, ed i risultati 
furono più che soddisfacenti, perchè, con intervallo di tempo abba- 
stanza breve, l'estensione del carpo e delle falangi erasi ripristinata 
a suflicienza, la deambulazione rapidamente tornata quasi al normale. 

Di fronte a tali favorevoli resultati circa il reintegraménto del- 
l'estensione , io non ebbi a notare alcuna modificazione apprezzabile 
nel territorio dei muscoli flessori, quantunque pel trasporto, in iotOy 
di forze non indifferenti , si avesse potuto temere un disturbo nella 
attività flessoria; i monconi periferici dei tendini attivi (il trapianto 
era stato eseguito in via discendente) furono sempre accuratamente 
riuniti, mediante sutura in seta, ai tendini dei muscoli congeneri vi- 
•cini e, precisamente, il flessore radiale ed il flessore com. superf. al 
flessore profondo com. delle dita, e il ramo superficiale del cubitale 
al profondo del muscolo omonimo: qualche volta il flessore radiale 
(moncone periferico) fu suturato al flessore cubitale profondo. 

Il trasporto di forze muscolari fra territori a funzione antago- 
nista adunque anche nella paralisi traumatica del radiale aveva cor- 
risposto allo scopo; e gli esiti furono davvero più che incoraggianti» 
perchè in tali esperimenti, oltre che con difficoltà legate all'adatta- 
mento funzionale, si è costretti a lottare con parecchie altre dipen- 
denti sia da manualità di tecnica , sia dalla qualità degli animali 
adoperati, pei quali occopre una oculatissima sorveglianza onde non 
vedere compromessi irremissibilmente gli esiti finali. 

Nella 2.* serie di esperienze, in numero di 3, mi ero proposto di 
studiare in qual modo fosse capace di corrispondere, sempre nella pa- 
ralisi del radiale, il trapianto pa/'^za/^; possedendo però osservazioni 
poco inoltrate, mi astenevo da qualsiasi conclusione al riguardo: scopo- 
di questa nota quindi è quello dì far conoscere gli esiti definitivi di 
questi altri esperimenti, aggiungendovi le considerazioni che da altre 
tre e^^perienze, nel frattempo instituite, mi è stato possibile dedurre. 



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SL'L TRAPIANTO PARZIALE DI MUSCOLI A FUNZIONE ANTAG., ECO. 1395^ 

Gli aDÌmali adopers^ti furono sempre cani piuttosto giovani ; la 
tecnica, la seguente: sezione e asportazione di circa 2 cent, del nervo 
radiale fra il muscolo brachiale interno (brach. ant. deiruorao) e an- 
coneo esterno (vasto esterno deiruomo); nelle prime tre esperienze 
di qaelle che vengo esponendo fu praticato il trapianto tendineo nella 
3tessa sedata; nelle altre tre, a 10 giorni di distanza. Ricerca ed iso- 
lameoto, mediante un*incisione sulla faccia interna delFavambraccio, 
del tendine da trasportarsi; la via fatta percorrere a questo fu o 
Imterossea (nel caso del flessore radiale) o la peri-radiale o la peri- 
cubitale nel caso degli altri flessori. Essendo nel cane lo spazio in- 
terosseo poco ampio , non giudicai opportuno giovarmi di esso per 
farvi passare contemporaneamente più d' un segmento muscolo-ten- 
dineo, specialmente poi quando, come nel caso del flessore delle dita 
Tenendo il tendine sezionato airavambraccio, e quindi prima del suo 
impegno nella doccia di scorrimento al carpo , il moncone tendineo 
risultava tanto corto che per arrivare alla superficie dorsale dell'a- 
vambraccio sarebbe abbisognato far passare porzione del ventre mu- 
seolare stesso attraverso lo spazio interosseo. 

Procedendo in tal guisa, io ebbi particolarmente di mira d'evi- 
tare i soverchi attriti e il maggior numero di aderenze possibile, le 
quali, formandosi, avrebbero senza dubbio pregiudicato l'esito del- 
Tinnesto. 

Per la considerazione su esposta a riguardo del flessore delle dita, 
dovendo dividere qualche volta non solo il tendine, troppo corto, ma 
anche il ventre muscolare, ebbi cura di limitarmi al più strettamente 
possibile, procedendo per via ottusa e cercando di seguire la naturale 
divisione, che i fascetti muscolari in continuazione colla porzione di 
tendine sezionato qualche volta presentavano. Messo poi allo sco- 
perto, mediante una piccola incisione al dorso dell'avambraccio (di 
solito al quarto inferiore), il tendine paralitico e praticatavi una pic- 
cola incisione nel senso longitudinale, in questa veniva immessa le- 
stremità del moncone tendineo attivo , sezionata alquanto obliqua- 
°)^te, e suturata con seta finissima : durante questo tempo la zampa 
era mantenuta in estensione forzata. Dopo ciò , ricostruzione dei 
piani soprastanti , coli' avvertenza di non far coincidere la linea di 
sutura di essi con quella dell' innesto tendineo ; e ciò allo scopo di 
evitare, il più possibilmente, la formazione di aderenze postume. Tale 
intento era conseguito dapprima col portare la linea d'incisione della 
<^, tessuto cellulare, fasce, anziché direttamente nella direzione del 
tendine inattivo, alquanto lateralmente: in secondo luogo il moncono 
d'innesto veniva fatto passare sotto i tendini e muscoli con cui doveva 
entrare in rapporto, e sotto le fascie, ed aponeurosi. Fissata la zampa 
in estensione mediante apparecchio amidato con ferula palmare fin sopra 
il gomito, al 6." giorno toglievo temporaneamente la fasciatura immo- 
bilizzante e poi definitivamente al 21.'' giorno. In questo frattempo 

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PAOLO FIORI. 

jo iaiziavo leggeri movimenti di flessione ed «estensione passiva; a ciò 
aggiungevo massaggio e faradizzazione. Queste manovre, grazie alla 
rimozione temporanea deirapparecchio contentivo, erano ripetute ad 
intervallo di 3-4 giorni: alla rimozione definitiva applicavo una fa- 
sciatura semplice all'avambraccio , lasciando libera tutta la zampa ; 
cosi avevo agio di proseguire quotidianamente il trattamento post* 
operatorio accennato (mobilizzazione, massaggio, elettro-terapia). 

À queste cure, straordinariamente pazienti, credo di dover attri- 
buire in buona parte gli esiti favorevoli ottenuti. 

Le formule dei muscoli serviti airinnesto sono le seguenti : 
Fr = flessore radiale del carpo (radiale interno delfuomo), 
Fscd= flessore superficiale comune delle dita, 
Fcp = » cubitale profondo, 
F e s = » » superficiale, 

= estensore radiale del carpo (radiali esterni dell* uomo), 
= > comune delle dita, 
= » cubitale del carpo. 
L'iniziale maiuscola indica i tendini attivi: la minuscola i pas- 
il segno + significa innesto: la frazione indica la porzione mu- 
scolo-tendinea trapiantata. 



er 

ecd 

ec 



Si vi: 



Esperienza I (Vili della nota preced.). 

Cane maschio , rosso e bianco , mastino. Recisione del radiale e in- 
nesto simultanei. 

F r -f- e r = via interossea 



Vs Fscd + ecd 
Vs Fs e d 4- e r 



via peri-radiale 



Guarigione operatoria rapida e completa: al 40.^ giorno Tanimale cam* 
iTìioa zoppicando e appoggia al suolo la punta delle dita: il movimento di 
astensione del carpo però appare delineato. Al 60.^ giorno l'animale poggia 
a terra la superficie palmare e l'estensione del carpo è oltremodo progre- 
dita : quella delle dita è suflScientemente apprezzabile. Al 70.* giorno la deam« 
bulazione si è fatta regolare, l'estensione del carpo bene evidente, qaella 
delle dita sempre meglio delineata. 

Al 90.® giorno, per causa sconosciuta, si trova la superficie palmare 
della zampa e delle dita arrossata e tumida: il processo rimane localizzato 
e scompare in 15.* giornata. Al 135.^ giorno le condizioni statiche e fun- 
zionali dell'arto sono oltremodo soddisfacenti: in certi movimenti, provo- 
cati ad arte, 6Ì rende ben manifesta non solo l'estensione del carpo, ma 
ben anco quella delle dita (v. appresso spiegaz. e figure). 

Esperienza II (IX nota preced.). 

Cane femmina, bianco e nero, volpino. — Recisione del radiale e in- 
nesto e. s.: 

F r + e r -j- = via interossea 
Vg Fs e d -f- e e d = via periradiale 

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SUL TRAPIANTO PARZIALE DI MÙSCOLI À FUNZIONE ANTAG., ECC. 141 

Ài 34.*^ ^^iorno TaDimale cammina zoppicando e poggia al suolo ora la 
soperficie dorsale ora la palmare delle dita: al 46.^ l'estensione del carpo 
è alquanto meglio delineata, le dita rimangono, durante questa estensione, 
l^germente flesse. 

Al 60.* giorno, nell'atto del camminare, il 2.° tempo (estensione del carpo) 
è beo manifesto: al 100.^ ò apprezzabile anche l'estensione delle dita: alla 
fine del 4.* mese la funzione ò migliorata notevolmente: l'animale cam- 
mina speditamente; al 5.^ mese la deambulazione è perfettamente normale. 

Esperienza III (X nota preced.). 

Cagnotto nero, da caccia, — Recisione del radiale e innesto e. s. : 
F r -|- e r = via interossea 

Al 13.^ giorno la cute del dorso dell'avambraccio presenta delle zone 
nerastre che al 18.* si sono ancor più estese: al 22.^ giorno la cute è ca- 
duta in sfacelo ; al 20." si ha sfacelo dei tessuti profondi : la zampa rimane 
in flessione quasi rigida, anche colle manovre passive. Al 40.*^ giorno la 
gangrena è diffusa a tutti i tessuti dell* avambraccio; si amputa Tarto al 
3.^ medio dell'omero. 

Al reperto anatomico si trova, come era prevedibile, che l'innesto non 
ha attecchito. 

Esperienza IV. 

Cane bianco da pastore. — Recisione del radiale e innesto in 10.^ gior- 
nata; prima dell'innesto la zampa rimane in flessione ad angolo retto sul* 
ravambraccio; l'animale cammina tenendo l'arto rialzato; durante il riposo 
•ppoggia al suolo il dorso delle dita: 

7^ F r e r = via interossea 
^/a Fs e d -f- e e d = via periradiale 
1/3 Fs e d 4- e e = via pericubitale. 

Al 15.° giorno 1* animale tiene l'arto sospeso: la cute del dorso del- 
Faìambraccio dimostra chiazze rosso-vinose. 

Al 20.^ giorno la cute ha riacquistato il suo colorito nonnaie; leggero 
ai due terzi inferiori del dorso dell'avambraccio. Al 2Q,^ giorno la 
ferita operatoria è saldamente cicatrizzata, l'edema molto diminuito: l'a- 
nimale poggia a terra Testremità delle dita nella posizione di riposo; al 
45.* le condizioni si mantengono stazionarie. Al 70.^ giorno sì scorge un 
leggero accenno all'estensione del carpo. Al 90.^ giorno l'animale poggia al 
molo la superficie palmare della zampa e cammina zoppicando legger- 
aeate; al 110.^ V estensione del carpo e delle dita è bene marcata; al 
135.* giorno l'animale non zoppica più e cammina liberamente. Durante Je 
manorre passive si ayverte un leggero inceppamento nel movimento com» 
|l«to di estenstone. 



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1 12 PAOLO FIORI. 

Esperienza V. 

CngùBiin. rosm, da caccia. — Recisione del radiale e innesto e. s. : 
OBservazioQÌ» v. caso precedente: 

'/g F r + e r = via interossea 
7^ F s e d 4- e ed = via periradiale 
7j F c p + e c = via pericubitale. 

La ferita operatoria decorre normalmente. Al 30.® giorno 1' animale 
cammina zoppicando e poggia appena la zampa al suolo: al 50.® giorno è 
percepibile un leggero movimento di estensione del carpo; al 3.^ mese il 
mtgJiorameDto eantinua: Tanimale cammina speditamente, Testensione del 
carpo è perfetto: bene delineata quella delle dita. 

Esperienza VL 

Cagnetta bianca e nera, barboncina. — Recisione del radiale e in- 
fie^^to e. », 

J/g F r -1- e r = via interossea 
^fg F e p + e e d = via pericubitale. 

Al 0.^ giorno sì trova V avambraccio edematoso , con cute a chiazze 
nerastre; dai margini della ferita fuoriesce un liquido icoroso, fetidissimo, 
n prucesao settico nei giorni successivi si estende e s'accentua: la cute 
4? i muscoli caJono iti rapido sfacelo: al 34.® giorno la zampa rimane in fles- 
sione liuasi rigida sull'avambraccio. Al 60.^ giorno Tanimale, sottoposto ad 
nitro genere di intervento, viene a soccombere: l'esame anatomico della 
parte operata dimostra la mortificazione del moncone tendineo trasportato. 

Considerando i risultati ottenuti, vediamo che in quattro esperienze, 
sulle sei qui riportate, essi sono stati oltremodo soddisfacenti: l'esito del- 
re&p&rienza 1.^, in specie, è stato addirittura brillante, poiché il movimento 
di estensione, tanto del carpo come delle dita, si ò ripristinato perfettamente. 

Ci si potrebbe forse obbiettare che tanto nella 1.* come nella 2. 
esperienza, ove erasi praticato in toto il trapianto del flessore ra- 
diale del carpo , questo, diventato estensore del carpo, abbia potuto 
concorrere a ripristinare Testensioiìe delle dita, favorendo Tentrata 
in anione dei muscoli interossei. 

Ma questi estendono le falangi terminali solo quando la prima 
falange è mantenuta in e3tensione per un*altra forza qualsiasi; ora, 
colla semplice estensione del carpo noi non riusciamo ad estendere 
la prima falange; se questa estensione quindi avviene nei nostri espe- 
rimenti^ unitamente a quella delle falangi terminali, è logico supporre 
che ciò sia per Fazione spiegata dal segmento muscolo-tendineo at- 
tivo sui teodttii estensori paralitici, e non per Tintervento degli in- 



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SUL TRAPIANTO PARZIALB DI MUSCOLI A FUNZIONE ANTAG., RCC. 143 

terossei, i quali contraendosi flettono la prima mentre estendono la 
seconda e terza falange. 

Del resto gli esiti della 4." e 5." esperienza, nelle quali il tra- 
pianto, quello del radiale compreso, fu eseguito sempre parzialmente, 
tagliano corto alla questione e dimostrano chiaramente come lo stesso 
muscolo possa alternativamente compiere funzioni antagoniste. Insisto 
so questo punto perchè da qualcuno fu negata Tefficacia del trapianto 
parziale e ritenuto che lo sdoppiamento di funzione sia un fatto as- 
solatamente inammissibile. 

Le fotografie qui unite si riferiscono airanimale delFesper. 1."; 
dopo numerosissimi tentativi pervenni alfine a fornire una prova di- 




Kig. 1. 



mostrativa dei buoni resultati ottenuti, e ciò coUartiflzio seguente : 
Stando Tanimale in posizione eretta, faccio appoggiare la zampa del- 
larto operato, flessa ad angolo quasi retto suir avambraccio, su di 
OD piccolo sostegno rialzato 4-5 cent, dal suolo. Allora invito Tani- 
«nale a muovere il passo o a cambiare semplicemente l'atteggiamento 
dell'arto. Si nell'uno che nell'altro movimento l'animale rialza dap- 
prima tutto l'arto, in 2."* tempo poi lo riabbassa per poggiarlo al 
suolo; ed è allora che il movimento di estensione di tutta la zampa 
può venire fissato sulla lastra fotografica. E la diflScoltà sta appunto 
fiel colpire il movimento di estensione nel momento giusto, prima cioè 
<4e la zampa tocchi il suolo: giacché, quando viene appoggiata a 
^pra anche in posizione intermedia tra la flessione e l' estensione , 
quest'ultima può venire completata pel semplice gravitare sull'arto 
^1 peso del corpo e dare V illusione di un inoviynento attivo, 

{Continua). 



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1 



L' argomento del giorno. 



E finalmente anche il processo D' Antona dinanzi al Senato riunito in Alt» 
Corte di Giustizia è terminato, rendendo piena e completa giustizia air illustre 
Chirurgo Napoletano, e cacciando cosi con un soffio tutte le accuse, tutti gli at- 
tacchi, e provando che in Italia si fa giustizia. 

Ma nella Clinica Chirurgica io ho più volte accennato al triste caso, ed ho* 
nel mio articolo del mese scorso provato pur anco che il processo D'Antona non 
era rivolto a Lui soltanto, ma a tutti i Chirurghi, alla Chirurgia: ed i Senatori 
del Regno hanno voluto col loro voto savio, intelligente, giusto, allontanare tanta, 
iattura e dimostrare che in Italia se si fanno dei processi si rende pur anco giu- 
stizia, che non si frappongono freni al progredire della Scienza, ohe sono sempre 
protetti Coloro che a questa dedicano la vita intiera. Ora credo opportuno di ren- 
dere oonto del processo avvenuto, e prima di tutto narrare il fatto nel modo il 

piii succinto e completo. 

* 

Francesco Paolo Jammarino di Campobasso, nel giugno del 1900 ammalò d*itte<- 
rizia, che dai Medici della Città e da altri che vennero consultati, fra cui il pro- 
fessor Cardarelli dell* Università di Napoli, fu creduto doversi a catarro delle vie 
biliari. Ma riusciti inutili i vari rimedi e peggiorando il paziente, questi consultò» 
il Prof. Antonino d'Antona, il quale diagnosticò occlusione delle vi$ biliari per 
calcolosi, per neoplasma od altro e consigliò un atto operativo che poteva es- 
sere semplicemente esplorativo se avesse trovato neoplasma od altro impegno in- 
curabile, e curativo se avesse trovato calcolosi, dichiarando pur anco trattarsi 
di atto operativo di grande gravità che poteva dare luogo a varie sorprese. Dopo- 
varie tergiversazioni della famiglia dovute al non troppo lieto e sicuro progno- 
stico formulato dal Prof, D'Antona, costretti dal continuo e progressivo peggio- 
ramento dello Jammarino, questi entrò nelle camere a pagamento dell' Ospedale- 
delia Pace di Napoli, diretto dal Prof. G, Pascale, che fu Aiuto del D*Antona ed 
ora Prof, di Semeiotica Chirurgica nella R. Università di Napoli. 

Entrato il 18 ottobre 1900 venne operato la mattina del 20 dal Prof. D'Ao- 
tóna assistito dal Prof. Pascale e dal Dott, Rizzo e di altri destinati alle com- 
presse, agli strumenti ecc. ed alla presenza di una trentina di Medici e Chirurghi. 
Aperto il ventre con un'incisione lungo l'arcata costale escono vari litri di liquida 
ascitico. Il D'Antona , vista la cistifellea alza il fegato , ed allora V assistente 
che sta a destra lo sostiene e V altro a sinistra poste le mani nel ventre diva- 
rica. Ottenuto uno spazio sufficiente scende il D' Antooa con la mano in basso- 
ed arriva ad una massa dura, ma non uniformemente dura, tanto che gli parve 
in un punto ci fosse un nodulo da far sospettare la presenza di un calcolo. Nel 
tentare di aprire questa durezza n^lla supposizione che fosse un calcolo, ha emor- 
ragia. Allora sceso colle dita più in fondo palpa l'altra massa dura^ ohe oeroa 
d'incidere scalfendola con il coltello, ma non riesce, e si convince che non si tratta 
di un calcolo. Esclusa questa diagnosi non gli rimane che ammettere resistenza 
o di un indurimento sclerotico di natura infiammatoria o più probabilmente di 
un carcinoma come quelli che sono i più frequenti in corrispondenza dell'ilo del 
fegato, ma impossibile a togliersi data la sede e l'emorragia che seguitava a farsi 
con una certa imponenza. Ed allora, deciso che ormai 1' operazione non dovesse 
essere che esplorativa, zafia profondamente con dei pannolini ed é costretto a la- 
sciare in sito due klemmer che avevano afferrati dei vasi, sui quali non era pos- 
sibile apporre dei lacci. Intanto crede opportuno di fissare la cistifellea alla fe- 
rita esterna per potere avere la possibilità di esplorarla anche più tardi in caso 
fosse stato agevole verificare la presenza di calcoli: poi cuce in avanti ed in- 



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l'a SGOMENTO DEL GIORNO. 145- 

dietro Tampia ferita fatta parallelamente alParcata costale meno là dove è fissata 
la cistifellea ed escono le pinze e lo zaffo. L'operazione fu lunghissima, laboriosa. 
Subito dopo il D'Antona ai parenti, che ansiosi aspettavano il resultato del- 
l*operazìoQe francamente e lealmente dice loro ohe nulla di utile aveva potuto fare. 
die r atto operativo era riuscito infruttuoso, che probabilmente aveva trovato 
nn carcinoma e perciò da vero galantuomo e gentiluomo rifiutava il pattuito com- 
penso: aggiungeva che le condizioni del povero Jammarino erano talmente gravi 
che avrebbe potato morire anche nelle ventiquattro ore. Fortunatamente però il 
paziente vinse i pericoli immediati dell* atto operativo malgrado le sue cattive 
eoodizioni, e così il D'Antona il giorno appresso potè togliere le due pinze, e due 
o tre dei pannolini lasciati come zafib : e non rivide più il paziente che per salutarlo 
e confortarlo, convinto che sarebbe morto a breve scadenza. 

Ed il D''Antona non s'illuse neppure dei temporanei e fugaci miglioramenti 
dovuti all'avere tolto il liquido ascitico, e a quelle cambiate condizioni per dato 
e Catto deireseguito atto operativo. E neppure si ricredo nel suo fatale prognostico 
sapesdo che diminuiva l'itterizia, si coloravano le feccie e si schiarivano le orine. 
Aveva sentito quel corpo duro nell'ilo del fegato, e quello, non essendo stato pos- 
sibile asportarlo, fatalmente doveva condurre a morte lo Jammarino: e quindi al- 
cuni giorni dopo, quasi un mese, diceva senza titubanze alla famiglia che se vo- 
levano lo Jammarino morisse nella sua casa dovevano affrettarsi a condurlo a Cam- 
pobasso. Ma a questa domanda dei parenti dello Jammarino si piegava mal volen- 
tieri il Pascale, il quale se constatava le discrete condizioni, avvertiva che occorre- 
vano ancora medicature e che era venuto sangue più volte. Ma dopo reiterate istanze 
concesse la partenza da Napoli il 17 di Novembre, a patto che venisse accom- 
pagnato nel viaggio dal Dott, Fattorini , oltre ai parenti, affinchè potesse assi- 
sterlo lunga la via e consegnarlo al Medico Curante di Campobasso, il Dott. Al- 
tobello Giuseppe. Ed il viaggio si compiè non troppo bene, tra lipotimie e soffe- 
rense« tanto che giunto a Campobasso nel mattino del 18 Novembre di buonis- 
sima ora, il 20 nel pomeriggio, mentre si cercava di meglio accomodarlo nel letto, 
muore ad un tratto. 

Ma prima di procedere oltre nella storia del fatto è bene di avvertire che 
dorante Tatto operativo per frenare l'emorragia vennero per lo zaffamento a scopo 
emostatico adoperati vari dei pannolini destinati a contenere le anse intestinali, ecc. ; 
ohe alla fine dell'operazione . fatta la conta dei pannolini, l'assistente incaricato 
di questi, il Dott. Ventura, avvertì il Prof. Pascale , primo Assistente diretto , 
della mancanza di alcuni e che questi rispose: sono quelli appunto adoperati per 
il tamponamento. 

Appena morto lo Jammarino la famiglia volle sapere la natura del male 
che lo aveva spento ed incaricò il Dott. Altobello di fare lo necroscopia. Ed egli 
senz'altro e senza preoccuparsi delle prescrizioni del Regolamento speciale di Po- 
lizia Mortuaria (1), eseguì la necroscopia in presenza di varie persone del Paese, 



(1) Art. 41. — 1 cadaveri di persone morte sia negli Ospedali che a domicilio, \l 
evi tracporio si deve fare a cara e spese del Municipio, dovranno essere consegnate, dopo 
trascorse 24 ore dal decesso, alle scuole mediche a scopo di iudaKÌni e di studio, qualora ne 
sia fatta richiesta regolare all'Ufficio dello stato civile, e non ne sia stato altrimenti di« 
sposto dairAutorità giudiziaria. 

Ove non siano richiesti ialle scuole mediche, potranno essere concessi per le stesse 
ìadagini o studi, ai medici esercenti che ne facciano espressa domanda, e possono va- 
lersi per Taatopsia di una sala che sia riconosciuta adatta dalTAitoriià sanitaria locale. 

Art. 42. — Dopo eseguite le indagini e gli studi di cui air articolo precedente, l 
cadav<^ saranno ricomposti e riconsegnati per le ulteriori disposizioni della persona in- 
caricala del trasporto. 

Art. 43. — Al collo dei cadaveri che si consegnano alle scuole mediche e a medici 
esercenti, dovrà essere sempre legata una targhetta sulla quale siano notale le genera- 
Età delle persone a cai appartennero. 



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ANDREA CEOCHBRELU. 

ne da solo. Subito dopo riferi alla famiglia e poi il 21 novembre , e cioò sabito 
-dopo la eseguita necroscopia incompleta, e dinanzi al giudice istruttore di (.'am- 
gx>ba880, cosi: < aperto il peritoneo ^ viene fuori un grosso fiotto di ptis denso 
:j^aUastro . . . Facendo pressione sulle pareti addominali fuoriescono cosi circa due 
litri dello stesso pusy ed intromessa la mano nella cavità addominale, trovai ona 
grossa sacca ascessuale, situata a sinistra della linea mediana, tra le pareti ad- 
-dominali anteriormente ed ala piccola del fegato, superiormente dal diaframma 
#d ala piccola del fegato, anteriormente e posteriormente dallo stomaco. Da questa 
aaooa estraggo un grosso pezzo di garza che misura centimetri 70 per 45 ». Trova 
inoltre pleurite essudativa con raccolta sierosa nella pleura sinistra. 

Lo stesso Doti. Giuseppe Altobello esamina quindi le condizioni del fegato 
« conclude: lo Jammarino ò morto, non per effetto di tumore epatico, sibbene 
jper il grande ascesso riscontrato e prodotto da quel corpo estraneo dimenticato 
-all'addome. Asporta il fegato in un vaso e la garza dopo averla lavata. 

In seguito a questa denunzia il giudice istruttore di Campobasso, fece ese- 
guire dai dottori Lepore e Ferrara, in compagnia dell* Altobello, regolare autop- 
sia, confermando quanto questi aveva già rilevato e riferito, ma non potendo però 
Oiulla dire sul fegato e sulla sacca ascessuale che più non esistevano. 

Di qui la querela contro il D'Antona ed i suoi coadiutori Pascale e Platza, 
che avevano fatto le successive medicature dell* infermo, onde il pannolino ria- 
venuto nella cavità addominale poteva essere stato lasciato per negligenza del- 
Tuno, ovvero per inavvertenza e negligenza degli altri. 

In tal modo si sottoponevano il D^Antona, il Pascale e il Platza ad un giu- 
-dizio penale per vedere se era loro applicabile Tart. 371 del Codice Penale che 
suona cosi: Art. 371. Chiunque, per imprudenza, negligenza, ovvero per imperi- 
-sia nella propria arte o professione, o per inosservanza di regolamenti', ordini o 
discipline, cagiona la morte di alcuno, è punito con la detenzione da tre mesi a 
-dinque anni e con la multa da lire cento a tremila. Se dal fatto derivi la morte 
di più persone o anche la morte di una sola e la lesione di una o più, la quale 
abbia prodotto gli effetti indicati nel primo capoverso delParticolo 372, la pena 
d della detenzione da uno a otto anni e della multa non inferiore a lire duemila. 

Il D^Antona e, con esso, il Pascale ed il Platza impugnarono V operato ed 
il giudizio deir Altobello e dei periti settori, sostenendo che Jammarino era morto 
in seguito a mancanza di deflusso della bile ed a lento avvelenamento cronico 
per colemia; che non vi era mai stata peritonite diffusa con pleurite essudativa : 
ohe la garza trovata era lo zaffo usato nell'ultima medicatura prima deiruscita 
dall'ospedale, ed affondato per movimento dei visceri e lo strapazzo del viaggio. 
In ogni caso non aveva potuto aggravare le condizioni già troppo gravi deirin- 
fermo, e molto meno determinarne la morte. 

La Commissione istruttoria del Senato si trovò allora nella necessità di chie- 
-dere lume ad uomini d'indiscutibile competenza nella scienza medico-chirurgica, 
e diede mandato ai professori Foà, Novaro e Bassini di rivedere tutto quanto 
«rasi operato, riferito e giudicato dairAltobello e dagli altri primi periti settori. 

I risultati della nuova perizia furono che al fegato del Jammarino oravi uti 
evidente neoplasma all'ilo, comprendente grossi vasi biliari, che da quello furono 



Art. 44. — E* vietato a chicchessia d*a8portare dalle sale anatomiche universitarie 
o dalle altre sale di autopsia per essere conservati, cadaveri o parte di essi, senza averne 
ottenuta prima fautori zzazlone scritta dal Direttore della scuola o dal Sindaco, quando 
Tauiopsia sia fatta fuori della scuola: tale autorizzazione sarà negata in caso di esplicita 
oppotizìone della famiglia delPestìnto. 

Art. 45. — Dairautorizziziotie di cai airarticolo precedente, devono risultare le 
.generalità della persona cai il cadavere o le parti di esso appartennero. 

Art. 46. — Le autopsie non potranno essere eseguite che da dottori in medicina e 
-chirurgia. 



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l'argomento DSL GIORNO 147 

compressi in modo permanente; che la diagnosi di peritonite acuta e di pleurite 
•essadatiya non era esatta; che a spiegarsi la presenza della garza neir addome 
potevano farsi tre ipotesi, tra le quali era da ritenersi come più seriamente fon- 
^data qaella sostenuta dagli imputati; òhe la raccolta del pus ebbe a causa la 
IMrmanenxa della garza neiraddome, ma solo in quanto essa ne aveva impedito 
ia progressiva eliminazione airestemo; che il pus proveniva dalla suppurazione 
già in corso per effetto della ferita che guariva di seconda intenzione; che il 
ristagno di esso e lo strapazzo del viaggio cagionarono una febbre di riassorbi- 
mento che diede l'ultimo crollo e però fu la causa più immediata delia morte, 
aUa qoale lo Jammarino non poteva sfuggire, stante Tanzidetto neoplasma all'ilo 
del fegato, determinante un'itterizia cronica incurabile, onde che spontaneamente 
d'infermo aweòbe potuto soccombere ad ogni momento. 

Esclusa quindi la possibilità che il batuffolo di garza si fosse lasciato nel- 
Inatto operativo, cadeva la responsabilità del D'Antona, ma restava nondimeno a 
definire se e quale responsabilità vi fosse da parte degli altri prevenuti prof. Pascale 
« dott. Platza. Onde il Procuratore generale comm. Ricciuti, funzionante da Pub- 
blico Ministero, con requisitoria del 15 maggio 1901, richiedeva che la Commis- 
sione d'istrazione del Senato avesse dichiarato non farsi luogo a procedimento, 
contro il senatore D'Antona per mancanza d'indizi^ e avesse ordinato la trasmis- 
«ione degli atti relativi a) Pascale ed al Platza all'Autorità giudiziaria di Napoli, 
f>er gli alteriori provvedimenti sul conto dei medesimi. 

àia la Commissione del Senato ritenne bensì accertato che lo Jammarino era 
affetto da neoplasma all'ilo del fegato ; che, pur destinato a morire di tal malattia, 
Doo mori effettivamente di essa; che invece la causa immediata della morte fu 
il grande ascesso prodotto dal panno di garza dimenticato nell'addome, il quale, 
<» prodooendo il pus, o impedendone solamente la eliminazione, produsse la febbre 
di assorbimento. Ma riscontrata una negligenza in questo fatto, ed altra nell'avere 
lasciato partire l'infermo in condizioni tali che lo strapazzo del viaggio ne affrettò 
la morte; non potendo d'altra parte vincere l'incertezza circa la determinazione 
del monnento in cui la garza si approfondì nella cavità addominale , con ordi- 
nansa del 26 maggio 1901, dichiarò, in parziale difformità dalla requisitoria del 
P. M. , non farsi luogo a procedimento penale per insufficienza d^indizi , contro 
l'on. senatore D'Antona, e rimise gli atti del procedimento per gli imputati Pascale 
-e Plstza all'Autorità giudiziaria competente. 

Prima di procedere oltre debbo avvertire che subito dopo la morte dello Jam- 
marino sorgeva a Campobasso un giornale libello, il quale aveva a scopo solo di 
■diffamare il D' Antona parlando dell* assassinio commesso , dicendo fin' anco che 
la garza poteva essere stata non dimenticata, ma lasciata dal D' Antona perchè 
svendo sbagliata la diagnosi voleva togliere con la mòrte dello Jammarino qual- 
siasi controllo alla sua opera di Clinico e di Operatore : perché, ò bene ripeterlo, 
si affermava che non ci era nessun neoplasma all'ilo del fegato, che lo Jammarino 
era in via di assoluto miglioramento dopo l' inutile operazione eseguita , e che 
tatto il male dello Jammarino era un semplice catarro delle vie biliari, diagno- 
sticato, non solo dall' Altobello ma anche dal Prof. Cardarelli di Napoli ! ! ! 

Il D'Antona, non potendo provare chi fosse il vero istigatore di questo libello, 
fa costretto a dare querela per diffamazione al solo autore materiale dell'articolo 
e al Direttore o Gerente del Giornale e per rispondere alla insinuazione calunniosa 
che fosse stato lai a lasciare appositamente il pezzo di garza nel ventre, alla sua 
volta affacciò Tipotesi che forse la garza poteva essere anche stata introdotta ma- 
lignamente nel ventre. In fatto sta che Redattore e Direttore o Gerente del Giornale 
furono condannati per diffamazione a due anni di carcere e ad una forte multa. 

Prima di procedere oltre voglio poi osservare che è inammissibile non la 
perfidia ma anche la stapidaggine in un uomo come il D' Antona che voglia 
procnrare la morte di un suo operato perchè non giusta la sua diagnosi : e che 
mezio di morte scelga , lui chirurgo , di lasciare un pezzo di garza 



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148 ANDREA CfiCCHBRBLLI. 

i.eettlca Dtìl ventre , come se tutti coloro che sanno , e non soltanto credono 
di sapere, non avessero là nozione di un fatto acquisito in Scienza che un corpa 
estraneo nel ventre, purché asettico, può migrare, ma finisce con rincassuiarsi 
e non producie peritonite settica letale. E se tale la produce è perchè il corpo- 
ettraneo è settico, ed allora la morte è pronta, e non dopo un mese; la perito- 
nite è àìifiì&dt, e non saccata; la septicoemia esplode fatalmente grave, ed i nuovi 
essudati che si formano sono purulenti e non sierosi come quello rinvenuto nella 
pleaia eil insorto negli ultimi due giorni. E bene notare anche essere stato tro- 
vato lìqiada sieroso pure neiraddome al di là della sacca ascessuale descritta. 

Intanto un processo penale promosso dal D'Antona era stato favorevolissimo 
per lui, e .%oIo era da deplorare che la legge non avesse potuto colpire che i col* 
pevolì materiali del fatto e non quelli che erano stata Tanima di tutto. 

.Ma il D'Antona non era pago di questo, e non voleva un* assoluzione per 
iniiuffickn:;a di indizi per sé, ma voleva che si riconoscesse T inesistenza del 
rea lo, e voleva che non rimanessero vittime espiatorie i suoi assistenti Pascale- 
6 PLatza : e quindi da parte sua insistenze presso il Presidente del Senato S. E. 
Saracco poiché trovasse il modo di difendere la sua onorabilità scientifica e ci- 
vili*, l'arò era il Procuratore del Re di Napoli che si occupava di questo, perchè 
nellcì svolgimento della istruzione aperta in Napoli contro gli imputati Pascale e 
Ptjit^èi avendo trovato, secondo lui, nuovi elementi di prova a carico del D*Antona, 
rinviò gV\ iktii del processo al Senato, e questo risentiti nuovamente i testimoni^ 
o «eiitìtuie altri, chieste più ampie spiegazioni ai diversi periti, e messili a con' 
fronto ùi\\ per ordinare una nuova perizia commessa ai professori Marchiafava,. 
Mass *o ni ed Otto von Sohrón. 

A cjispa^izione di essi però il Senato potette mettere il diario clinico, ossia 
le note giornaliere intorno alle fasi del male dello Jammarino e delle cure ap- 
prestate airinfeuno fino a pochi giorni prima della sua uscita dalFospedale, do- 
cam^nto che fu presentato anche ai precedenti periti, ma, si diceva, in forma con- 
traffatta e con annotazioni falsate, come venne affermato nella istruttoria che a> 
NapoH Sì era iniziata a carico del Pascale e del Platza. 

Si noti subito che il contraffatto, il falsato, V alterato sono epiteti soltanto 
dovtiti al diario dalla Commissione d'Inchiesta, e che nessuno il quale abbia appena 
una più pi(ìGola nozione del come si facciano i diari clinici, e sappia il valore 
delle parole usate, può accettare Topinione dei giudici inquirenti. 

Inf&ttif per togliere subito di mezzo questo punto, é bene dire che quando il 
giQdiee chiese il diario clinico, il Pascale si dette cura di farne una copia e na- 
turalmente corresse, modificò in modo da essere esatto, preciso. Dò qui subito 
i due esempi riferiti dalia Commissione per vedere che é cosi e non altro che 
coh)^ e quindi che proprio non si comprende come al Pascale si potesse dare 
l'accusa dì falso, come avvenne nella seconda fase del processo, e come dirò fra. 
breve: 

Diario vero. Diario falsato^ 

Bopo ruUiroa nota in data 5 Novembre [ Si aggiungono altre tre note con date 

il leg^^e senza data alcuna: « L' in- l 6, 7, 8 Novembre e poi si legge senza 

fmmo e>^ce con un seno fistoloso in | data alcuna: « L^n fermo enee con un 

corri MpoTidenza del punto di sutura < tragitto fistoloso suppurante alPan- 

uleerato « quasi nel mezzo della cica- ì goìq inferiore della ferita , ed altro 

trica ed un altro airangolo inferiore/ piccolo dove vi è un piccolo ttdfo qìXhBÌ 

della cicatrice, \ al centro. 

Le fali^ìficazioni sarebbero di'avere usata la parola tragitto invece di seno;. 
\m pttroia ( ioatrice e non quella dì ferita non avvertendo che accanto alla parelio 
eic&trioe vi era la descrizione di due ^ent o tragitti ^toloaì. Altro esempio: 



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l'argomento del giorno. 149 

Diario vero» Diario falsato. 

Si tolgono i punti di sutura, la ferita /Sì tolgono i punti di sutura, la feri ta, 
é ^ortfa per prima (intenzione) meno \ che superficialmente sembra guarita, 
in un sol punto, da dove esce discreta \ dà daH* apertura discreta quantità di 
quantità di pus misto a sangue , si / pus e alla rimozione dello zaffo si ha 
xafTa con ^arjra sterile. \ sangue. Si applica altro zaffo. 

Le faisifio&xioni sarebbero nelle parole sottolineate 1 ! ! Ogni commento é su- 
ptffluo. 

Ma é bene pur anco avvertire subito ohe la questione dei diari veri e falsi 
venne fuori quando interessati alcuni Assistenti (ma é bene precisare i nomi : Dot- 
tori Platxa Gerardo e Carella Gioacchino adesso io America) i quali dal Direttore 
Prof. Pascale non erano stati riconfermati nel loro ufficio, questi deposero che 
sapevano loro e sapevano tutti la garza essere stata dimenticata nel ventre dello 
Jammarìoo fino dal giorno deiroperazione, e ohe i diari erano stati falsificati dal 
Fiscale pe** giovare a sé e giovare D* Antona. Ma pur troppo , è vero che tutto 
•qadio che é maligno d pur anco stupido , perché se essi sapevano con certezza 
«he la vrarza era stata dimenticata nel ventre dovevano avvertirne il D'Antona od 
il Pascale ; ohe se questi lo sapevano di propria scienza e coscienza non si sa- 
rebbero eertamente ristati dal divaricare la ferita non chiusa e non compieta- 
mefite saturata per cercare ed asportare la garza; che se non ne avessero avuto 
ttodo e possibilità di farlo non avrebbero mai permesso la partenza dello Jam* 
marino, ma lo avrebbero tenuto all'Ospedale della Pace sino alla sua fine , ove 
«on ci sarebbero stati controlli e critiche. Questo é logico. 

Ma riprendiamo il filo dalla narrazione. 

A seguito delle nuove indagini e della nuova perizia, esclusa la possibilità 
che il panno di garza fosse stato usato come zafio due giorni prima dell* uscita 
<lel Jammarino dallo spedale; escluso altresì che fosse stato introdotto e poi di- 
menticato nella cavità addominale dai dottori Pascale e Platza, la responsabilità 
della negligenza risale necessariamente e direttamente al senatore D* Antona. Essa 
quindi é recisamente sostenuta con elementi di prova testimoniale ed argomenta- 
zioni scientifiche dalla seconda Commissione istruttoria del Senato, che su questo 
punto ha essenziahnente concentrate le sue indagini più accurate < per la consi- 
derazione che Tessenza del reato colposo, del quale si tratta, risiede esclusiva- 
mente nella negligenza per Tabbandono della garza nella cavità addominale del- 
l'infermo ; e r essere stato tale abbandono causa esclusiva della morte , o che 
rabbia, come concansa, anticipata, potrà soltanto costituire o no una circostanza 
aggravante del reato ». 

In conseguenza la Commissione istruttoria permanente del Senato, uniforme- 
mente alla richiesta fatta il 20 luglio 1903, dal Pubblico Ministero , rappresen- 
Uto dairavv. generale 0. Quarta, invia con ordinanza del 29 novembre 1903. al- 
l'Alta Corte di Giustizia gli atti a carico dell* on. senatore Antonino D' Antona, 
quale imputato di omicidio colposo a termini delFart. 371 del Codice penale, in 
persona di Francesco Paolo Jammarino, e dichiara per la stessa imputazione non 
farsi luogo a procedimento penale, per mancanza di indizi, a carico del prof. Pa- 
scale e del dott. G. Testa. Ordina però che, esaurito il dibattimento innanzi al- 
l'Alta Corte, gli atti siano rinviati alla competente autorità giudiziaria nel fatto 
delle alterazioni del diario clinico, attribuite al prof. Giovanni Pascale. 



Ed ora accennerò qualche cosa in modo più particolareggiato delle perizie va- 
rie eseguite. 

Come ho già detto l'inizio della necroscopia sullo Jammarino fu eseguita, poco 
più di 24 ore dopo la sua morte, dal solo D. Giuseppe Altobello di Campobasso, 



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150 ANDREA CBCGHERELLI. 

il quale avendo trovata la garza ed un ascesso ne riferì ali* autorità giadizìaria^ 
ohe dette subito ordine al medesimo ed ai Dottori Giovanni Lepore e Teodorioa 
Ferrara di compierla e farne relazione completa. Ma, come ho pur detto, il fegato 
era stato asportato, e come fu affermato più tardi dai periti revisori, Professori 
di Anatomia Patologica in varie Università del Regno (Napoli, Torino, Roma), 
senza ottemperare alle leggi e regole necessarie. Ora le risposte date dai tre pe- 
riti. Lepore, Ferrara e Altobello furono : 

1/ che la causa della morte dello Jammarino fu la peritonite acuta diffusa 
e pleurite essudativa a sinistra: ohe la peritonite era stata determinata dalla 
presein^a n^lla cavità addominale della garza, e la pleurite si era sviluppata in 
seguito airascesso subfrenico e quindi quale complicanza della peritonite; 

2.'^ che lo Jammarino era affetto da itterizia con ingrandimento del fegato e 
non potevano precisare la causa di tale itterizia avendo trovato pervio il dotto- 
eotedoco^ e che la malattia trovavasi allo stato cronico ; 

3-^ che la garza, la quale deve essere estratta a misura che si fa la satura 
nelle pareti addominali nella parte dove trovasi, non fu tolta per ragioni che noD 
potevano dire; 

4.^ ohe dato lo sviluppo o Tintensità della peritonite riscontrata non poteva 
influire sul decorso lo stato deirorganismo ; 

5.° che tutta la ferita derivante dalla laparotomia era completamente cica- 
trizzata, tranne nei due seni fistolosi non penetranti in cavità ; 

6.^ che esaminato il fegato, Tilo, il coledoco, il pancreas, ed il duodeno 
non riaoontrarono nessuna massa neoplastica, quindi escludevano resistenza di un 
carciDoma; 

7>° che la garza con la sua presenza irritò le parti circostanti dove si an- 
darono a localizzare i piogeni, determinando quindi rascesso che doveva datare^ 
da molti giorni essendosi trovati un paio di litri di marcia; 

8," Che quando lo Jammarino arrivò a Campobasso la sua temperatura non 
era normale, ma bassa (36,05) per depressione deirorganismo, i giorni seguenti 
ebbe febbre di circa un grado od un grado e mezzo, e che per quanto si può ar- 
gomentare scientificamente ritenevano che vi fosse stata febbre anche durante il. 
periodo di formazione del pus; 

9,^ che la peritonite era stata prodotta dalla presenza dell' ascesso nelFad- 
dome e così la pleurite e la conseguente compressione del polmone ; 

10.^ che è impossibile che uno zafio di 70 per 45 possa essere stato spinto^ 
al ponto ove la garza fu trovata; 

1 1J' tìlie le caus^ della morte furono tutte le alterazioni patologiche riscontrate 
sul cadavere e prodotte dalla presenza del batuffolo di garza nella cavità addominale. 

Queste la conclusioni esattamente riferite, e le più importanti emesse dai pe- 
riti^ trascuraadone altre di minor conto e di importanza relativa, e che risultana 
dai verbali di neeroscopia e dairinterrogatorio subito dinanzi alla Commissione 
d'InohieBta il 22 Marzo 1901. 

Chiamati a questo punto dell' istruttotia, quali periti revisori, i Professori 
Novaro, Bassini e Foà, fatta l'esatta descrizione del pezzo anatomico, e cioè del 
fegato, présa nozione del verbale di necroscopia, per la quale dichiararono de- 
plorabile senz'altro il procedimento dei periti settori nei riguardi del fegato e degli 
organi vicini, e delle testimonianze già raccolte dalla Commissione inquirente, 
coneludono con le formule seguenti, che credo opportuno riportare testualmente, 
come qutìlle che distruggono le conclusioni dei periti necroscopi, e mettono le 
cose nel loro vero aspetto. 

I SÌRir- Periti, tenuto presente: 

« 1/^ [/affezione epatica originaria di Paolo Jammarino, le relative diagnosi 
e cure mediche; 

« 2.^ La due diagnosi chirurgiche fatte dal Prof. D'Antona prima e dopo 
la laparotomia; 



1 



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L AHOOMENTO DEL GIORNO. 



fSi 



f 3.** Le mìgUarftte caadìziQni^ almeDo locali « dell' ìd fermo dopo di aaserd 
stito sottoposto alla detta operazione; 

€ 4° Le condi/iooi dal fegato asportato, i fatti deaeri tU e ritenuti dal ohi- 
rtiffo G Aitobello, nel Tatto delÌ*autop3Ìa, e della periata giumia, eseguita im 
ludiatameat^ dopo ; 

« 5 ° Le dichiarazioni degflì imputati; 

€6' Tutte le altre circostanì^e iatlaentì risultanti dagli alti e special me oto^ 
dil diàrio clìoioo, da dicbiarasioni di sanitari^ e da doposizioni di testimoaì; 

Di)^Dù : 

A, 

QoeJe sta stata la malattia speciale dello Jammariao, «le, cioé^ Hia^i trattato 
di cardaoma o ni altrd specie di neo|>la»nia, ovvero dì caloolosi delle vie biliari. 

< Im. malattìa speciale dello Jammarino i^ stata un neoplaHina dell'ilo del fe^ 
4 pto comprimente in modo jiermanente ie fi^rosse vìa biliari estraepatiche , e 
I determìoaiita fòo&l uo*ìtterizia cronica incurabile ». 

B. 

S^ U sacca aacesi^uale formatasi nella cavità peritoneale dello Jammarìno, 
gener&ndo un processo llugistica (peritonite settica), fu la causa immediata della 
morte, 

£ te tale sacca aacessuale fu prodotta dalla garza in cavità^^ 

4 Dalla sacca ascessuale non si é generata la peritonite settica estesa, onde 

* li sacca Qoa fu per questa via causa immediata della morte. La sacca aaces- 

* Anale, o meglio la raccolta 4el pus entro la sacca formatosi nel campo del Topo- 

* faiiene, ebbe a causa la permanenza della garza io quella località, ma solo 

* m quanto essa uè ha impedita la progressiva eli minassi one airestemo^ La sup- 
« paratione era già in corao per effetto della ferita che guariva per seoooda in- 

* ìéoiioiit ». 

C. 

In caso di risposta negativa al precedente quesito , quale fa la causa della 
morte. 

f ì^ eausa della morte fu remota e prossima. Lo stato dì itterizia perma^ 

* oente rtagiooò una gravissima discrasia mortalo per sé stessa, onde anche spou- 
^ taneamente rinfarmo avrebbe potato socLSom bere ad ogni momento. Il ristagno- 
'del pus e lo strapazzo del viaggio cagionarono una febbre d'assorbimento che 
« diede Tultìmo crollo, opperò fu causa pi il immediata della morte ». 

D. 

Affermata tale causa^ potettero contribuire alla morte a affrettarla la pre- 
senza della garxa iu cavità» e la sacca ascessuale ? 

* la presenza della garza ha causato il ristagno, ma non direttamente la 

< suppurazione La garua avrebbe potuto esservi senza affrettare la morte, se il 
« poi avesse avuto una useita airesterno >». 

E- 

L^ straparlo del viaggio potè ed in quale misura e in qual modo contribuirà 
«4 affrettare la morie dt Paolo Jammarino. 

* Che lo strapazzo del viaggio abbia influito ad affrettare la morte é oosa 
« d«lla massima probabilitti, perchè le scos.se dei vìsceri addominali, i movìmentf 

* i^l^Bsi dell' infermo possono avere milito facilitato Tafisorbimento dì quel pus 
« che rat^citlto entro una aacca in un individuo normale cri in perf-itto riposo, 

< arrelibe pò t ito durare molto a lungo e anche aprirai spontaneamente un varco, 
i ma raccolto In un soggetto nello stato in cui sì trovava lo Jiimmarìno, dovi^ 

costituire un grave pericolo d'infezione o di intossicazione generale % dL4|iorte »«. 

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ANDREA CBGCHERBLLI. 



Nelle cotidizioai dello Jammarino quanto tempo fu necesario per la raccolta 
nella suddetta cavità di circa due litri di pus. E se, e come possa conciliarsi 
questo fritto colla comparsa della febbre solamente, come dicesi, due giorni prima 
della morte. 

< Non é possibile determinare con precisione il tempo che fa necessario 
« per la rac<!olta del pus nella cavità descritta dello Jammarino. È possibile che 
« tate raccolta siasi fatta anche solo negli ultimi giorni, e come la comparsa 
« deità febbre segna Tassorbimentoo Ti ntossioazione avvenuta, cosi pud dirsi che 

< è possibile che la raccolta abbia preceduto la febbre di qualche giorno, e questa 
€ ii&^i ma^nifestata quando si è accumulato abbatstansa tossico neirorganismo, &c- 
« cumulo che fu favorito notevolmente dallo strapazzo del viaggio ». 

G. 

Se dallo stato del pannolino di garza repertato e custodito neiralcool, pad 
arguirsi il periodo di tempo nel quale rimase sepolto in cavità, frammisto al pus. 
Net rafferma ti va determinare approssimativamente questo tempo. 

« Non è possibile anche perché la garza fu lavata prima di deporla nel 

< vaso »* 

H. 

Se potè eseguirsi la laparotomia senza usare i cuscinetti di garza per deli- 
mitare (i mantenere libero il campo della esplorazione, 
« Rispondiamo affermativamente ». 

I. 

Se adoperandosi i panni di garza per le esigenze della laparotomia occorre 
che sì numerino prima deiroperazione e si riscontrino dopo. 

4t Di regola si fa la numerazione dei panni di garza occorrenti ». 



Nel caso di zaffamento attraverso una incisione già in massima parte su- 
turata, se è indispensabile che i pannilini di garza siano numerati e segnati in 
lav^agua, specialmente quando le medicature non sono eseguite dallo stesso sa- 
nitario. E che inoltre i loro lembi superiori, uscenti dalla ferita, siano assicu- 
rati con un filo col quale possano estrarsi in caso di affondamento. 

4 Oi^ni operatore ha le sue proprie regole e la sua tecnica. È questione di 
% consuetudine individuale deiroperatore ». 



Perché possa farsi penetrare in cavità, al fine di zaffamento, un panno di 
gar^a della misura di cent. 70 per 45 quale deve essere la misura minima della 
econtinuità delle pareti addominali e peritoneali per la quale deve introdursi. 

« Potrebbe essere sufiìciente una breccia di 3 o 4 cent. ». 

N. 

H*i, ritenuto che il pannolino di garza fu trovato in sito diverso e lontano 
sei ^fjntiiiietri non suturati della ferita e propriamente alla linea mediana in alto 
Kulto Ktiimaeo (fol. 73 retro, e fol. 80, voi. 1.°), ciò debba convincere che si tratta 
di |ninni>luio introdotto per limitare il campo operativo e proteggere le parti vi- 
cinu lf<ìL 'd2 retro, voi. 3."), ovvero si tratti di uno di quelli usati nelle medi- 
cature jn»sl0riori. 

« L%t^sersi il pannolino trovato in parti piii lontane della breccia non su- 
« iurata. non significa che vi sia stato introdotto dalP operatore per limitare il 



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L*AR60MBNT0 DEL GIORNO. 153 

< campo operativo, perchè un pannolino può trovarsi anche in partì piti tonta do 

< di quelle ove fosse stato direttamente e appositamente introdottfi in causa dei 

< movimenti stessi degli organi addominali. Il pannolino trovato luù e^seie di 

< quelli usati nella medicatura posteriore e più probabilmente quello usato dal 
4 professore Pascale neirultima sua medicazione >. 

0. 

Nel caso Jammarino, zaffato il cavo attraverso alcuni centimetri del taglio 
non suturati, per freno di emorragia, è egli ammissibile che dopo circa un mese 
lo uffamento fosse ancora necessario ? E se non più necessario, può anrmetterei 
«he i centimetri del taglio, non suturati nel giorno deiroperaiione, non bì fossero 
ancora chiusi per seconda intenzione ? 

< Dopo circa un .mese lo zaffamento poteva ancora essere nec£ svario perché 

< la cavità era molto larga, e Tinfermo non poteva avere tessuti dotali di for^a 

< riparatrice, vigorosa e sufficiente. 11 cavo andò certo restringendosi ed è perciò 

< che in luogo dei diversi pannolini usati nei primi giorni si fini coir adope^ 

< rane uno solo. 1 lembi cutanei potevano ccmbaciare e fare coaliio semplice, o 
« realmente e hi adersi per cicatrice , ma le parti profonde e icalari della ferita 

< potevano non essere nò chiuse, né molto ristrette >. 



E se veranaente una comunicazione tra la cavità peritoneale fosse ancora 
esistita qualche giorno prima della morte dello Jammarino, la quantità di pus 
raccolta nella sacca ascesso ale, sita in alto, non si sarebbe aptrta una via di 
a scita attraverso di essa ? 

< Se vi fosse stata comunicazione diretta il pus ne sarebbe uBoito, ma la 
< oomonieazione poteva essere . interrotta dalla garza che faceva da tampone t. 

Fu in seguito a questa relazione che il Procuratore Generale Comm. N. Hic- 
cioti ehiese il non farsi luogo a procedere contro il D* Antona e trasmettere gli 
atti relativi al Pascale ed al Platza air Autorità competente, e la CommiBsione 
istruttoria permanente emise la sentenza di non farsi luogo a procedere contro 
il D^Antona per insufficienza di indizi. 

Rimandato il processo al Senato per nuovi indizi a carico del D*Antona, il 
4 Marzo 1903 vennero richiamati il Novaro , Bassini ed il Foà e fatto un con- 
fronto con il Lepore, il Ferrara e rAltobello. 

11 Novaro, il Bassini ed il Foà confermarono nel modo più assoluto Tìsì- 
tteoza di un prodotto di nuova formazione, grosso come un uovo di gallina in 
corrispondenza delirio e precisamente della plica epato- duodenale ; che il vaeo de- 
scritto e sondato dai periti «settori come coledoco aperto non era che un vaso 
MDguigno dilatato e tinto fortemente dalla bile come è risultato anche da ul- 
teriori indagini istologiche; che i settori non poterono con le tesìoni fatte ioda^ 
g&re le condizioni della papilla di Yater e quindi non poterono Lulla dire sulla 
eausa dell*itterizia: che non risultava esservi stata peritonite diffusa a tutta la (NI^ 
vita addominale; che il fegato si era ridotto di volume solo per il periodo atro- 
fieo che sussegue agli stati di ingrossamento e segna non la guarigione ma rin- 
volaiione delPorgano e quindi la fine non molto lontana del passiente; che l'emor- 
ngia, rapertura della cistifellea, Tuscita della bile, e del liquido ae^ittco éoetì- 
toiseono gli elementi per il relativo miglioramento, pur rimanendo fermo che le 
condizioni del fegato erano tali che a più o meno breve scadenza Tin fermo avrebbe 
dovuto per esse fatalmente soccombere. 

E neirinterrogatoiio mentre confermano resistenza dì quel prodotto dì nuova 
formazione in corrispondenza deirilo del fegato e che a tutta }>rima poteva efsnere 
preso per un prodotto sarcomatoso, a proposito del pannolino dii-erano che: « nel- 
l'urgenza di provvedere a frenare Temorragia furono sdoppiate alcune garze, onde 

Clinica Chirurgica» li 

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154 



ANDREA CBGCHBRELLI. 



il oopteg^io di quelle ohe furono estratte «avrebbe potuto o corrispondere o piut- 
tosto superare di poco il num'^ro di quelle che furono indrodotte. Data la presenza 
del pannolino esso deve avere migrato dalle vicinanze del duodeno e del pancreas 
Terso Tala sinistra del fegato e sotto la vòlta della parete corrispondente del 
diaframma, e tra Io stomaco e la parete addominale, provocando, fin che fu aset- 
tica, in queste parti delPinfiammazione adesiva che ha servito a formare i con— 
fini della sacca marciosa. Fin tanto che lo scolo delPessudato era assicurato al- 
l'esterno e copioso, non vi fu ritenzione né febbre ; quando, perduto il paralle- 
lismo della ferita addominale e continuata la zaffatura, ma non profondamente 
sino a penetrare nella cavità ove si sarebbe trovato il pannolino , fu impedita^ 
Tuscita delPessudato, questo si raccolse in cavità e certo su quel terreno pro- 
pizio aggiunse intensità al processo suppurativo. L' infermo si trovò finalmente 
nella circostanza di dovere assorbire parte delKessudato , non piìi eliminato al- 
Testerno, onde gli sopraggiunse la febbre e con essa rultima spinta all'esito le- 
Ule >. 

1 periti Altobello. Lepore e Ferrara invece seguitano ^ malgrado le afferma- 
zioni di uomini come il Bassini ed il Novaro ed un Maestro in Anatomia Pato- 
logica quale il Foà, a sostenere che loro avevano proprio aperto il coledoco e non 
un vaso sanguigno, che avevano spaccato anche il cistico, e il miglioramento dello 
Jammarino era reale e ùon apparente; e più che tutto affermarono che il fegato 
si era notevolmente ridotto fin quasi alla piega inguinale senza considerare che 
allora il D'Antona non avrebbe potuto trovare la cistifellea al disotto delParcata 
costale ove la fissò comodamente, e negavano quello che i periti revisori vede- 
yano palpavano, esaminavano e cioè il neoplasma air ilo del fegato e che ormai dopo gli 
esami microscopici caratterizzavano per un granuloma grosso come un uovo di 
gallina. Per essi tutto era normale ! ! < Sicché i periti revisori, scrivono P Altobello» 
Lepore e Ferrara , avrebbero rinvenuto alP esterno del fegato e quindi rilevabile 
colla vista e col tatto, un tumore grosso quanto un uovo di gallina, mentre ohe 
noi, periti settori, non constatammo nelTilo del fegato alcuna alterazione ap- 
prezzabile ». Ed é proprio necessario discutere le ragioni di tale divergenza enorme f 
Non mi sembra perché è troppo manifesto che la causa della divergenza sta . . . 
nel conoscere o nel non conoscere l'Anatomia normale e patologica. E fino a prova 
contraria Bassini, Novaro e Foà conoscono Puna e Paltra in modo da poterla inse- 
gnare anche ai periti settori di Campobasso. 

Ed invece di riflettere un poco alle conseguenze dei loro errori, i settori di 
Campobasso dopo di avere versata una lacrima di dolore perchè avevano dovete 
accusare e il gigante D'Antona ed i colossi Novaro, Bassini e Foà finiscono con 
raffermare : 

« 1.^ che la malattia della quale era affetto lo Jammarino era una occlu- 
sione delle grosse vie biliari extra-epatiche , determinata da itterizia catarrale e 
quindi da muco o da tenue calcolo scomparso in seguito alle manovre sulP ile 
del fegato nelPatto operativo esplorativo. Per tale rimozione la bile riprese il sue 
corso naturale e noi trovammo cosi pervi i grossi dotti biliari; 

« 2.^ che la causa della morte dello Jammarino fu la garza abbandonata nel - 
Paddome durante Patto operativo, garza che, causando dapprima una peritonite 
adesiva, quindi quella saccata purulenta, fu anche causa delta pleurite e perito- 
nite diffusa e quindi della morte ». E questo conferma P Altobello anche in un 
nuovo confronto con il Foà, il quale faceva rilevare che la diagnosi immediata 
di sarcoma fu dubitativa, e che quella di granuloma è la positiva dopo gli esami 
fatti. 

Ma l'insistenza ^ei periti settori Altobello, Ferrara e Lepore nel negare oìò 
che tanto manifesto era per il Foà, Bassini e Novaro, costrinse il Pubblico Mi- 
nistero Commendatore 0. Quarta a chiedere una nuova perizia, e la Commissione 
Istruttoria ricorse ai Professori Marchiafava, Schròn e Mazzoni Gaetano i quali 
concordi ribatterono e negarono le conclusioni dei periti settori e confermarono 
quelle dei periti Foà e Compagni affermando: 



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l'aroombnto del giorno. 155 

1) che la malattia epatica originaria dello Jammarino è stata nna neoforma- 
nooe fibrosa cronica di origine flogistica deiromento epato-duodenale prevalente 
mU'ìIo del fegato e co iprimente i vasi sanguigni e biliari e che era incurabile 
e di prognosi assolatamente infausta ; 

2) che dopo Toperaziond non si verificò né poteva verificarsi neir infermo 
Jimmarino un miglioramento reale e progressivo , né nelle condizioni generali, 
né nelle locali; e che se vi fu un miglioramento postoperatorio, esso fu transi-' 
torio, illusorio, di nessun valore, perché, la laparotoniia non allontanò la malattia, 
ma soltanto e per breve tempo alcune delle conseguenze della stessa; 

3) che l'abbandono della garza neiraddome certamente non fu causa esclu- 
tÌTa della morte e resta molto dubbio che essa abbia potuto anticiparla. 

Malgrado che sei periti del valore dello Schròn, del Marchiafava, del Foà, 
del Bassini, del Novaro e del Mazzoni facessero dichiarazioni tanto esplicite, for- 
mali e contradittdrie a quelle dei Dottori Lepore, Ferrara ed Altobello , il Pub- 
blioo Ministero Com. Quarta chiese che il D' Antona quale imputato di omi- 
cidio colposo fosse inviato dinanzi all'Alta Corte di giustizia e che fosse dichia- 
rato non luogo a procedere contro il Pascale ed il Platza per mancanza d'indizi. 
La Coramissiond istruttoria poi con una Relazione firmata Taiani , la quale è 
leppa di errori di medicina perchè basata sulle sole affermazioni dei periti di' 
Campobasso ed organizzata su discussioni più o meno scientifiche delle deposizioni 
del Foà, d^l Novaro, del fìassini, dello Schròn, del Marchiafava e del Mazzoni,* 
accetta le conclusioni del Pubblico Ministero e di pìii rinvia al Tribunale il Pa* 
scale per alterazione del diarie clinico. Un avvocato che vuole insegnare medicina 
a sci Professori di Chirurgia ed Anatomia Patologica! Ecco tutta la base errata 
dei processo D*Antona. Non mi fermo più oltre sul fatto delle alterazioni del diario 
clinico, perché ne ho già detto a suffìcenza poco sopra. Insistendo crederei di' 
hr torto a chi mi legge. 

11 D* Antona prima di presentarsi al Senato in un Opuscolo dal titolo « Brevi 
chiarimenti in fatto intorno al mio processo », volle con limpidezza e calma fare ' 
rilevare tutto ciò che era avvenuto e si affidò alla giustizta dei Colleghi del' 
Senato. Poi mentre il Pubblico Ministero e la Parte Civile avevano chiamati 
quali periti TAltobello, il Lepore, il Ferrara, il Foà, il Novaro, il Bassini, PAI-» 
bertoni ed il Raffaele^ vennero dal D'Antona chiamati lo Schròn, il Marchiafava 
ed il Mazzoni che avevano già deposto dinanzi alla Commissione inquirente , W 
Padola perché deponesse sulla tecnica operatoria, quale Professore di Anatomia 
Chirurgica e Medicina Operatoria ed i suoi Colleghi Professori Carle, Tansini, 
Roggi, Ceccherelli, Roth, CecI, Biondi, Clementi, D'Urso e Tricomi vale a dire 
tatti i professori Ordinari di Clinica Chirurgica. Il Presidente dell' Alta Corte 
di Giustizia ne ridusse il numero ed invitò soltanto i primi tre per deporre sui 
fari quesiti presentati. 

Ed ora é proprio necessario che io riporti tutto ciò che fu detto nelle otto 
sedate, le quali ebbero luogo dinanzi all'Alta Corte di giustizia dal 4 al 12 Febbraio ? 
Non lo credo. Riassumo brevemente tutto ciò che mi sembra piìi importante e 
miUa più. 

Si comprendono le deposizioni della vedova Jammarino ohe si costituisce parte 
eirile e vuole pooito, colui che secondo lei e secondo le avevano fatto credere 
poteva essere stato l'uccisore del marito ; le narrazioni dei fratelli a dei cognati 
i quali raccontano tutto ciò che si é passato dal principio della malattia al giorno 
della morte dello Jammarino facendo partecipare i 128 Senatori presenti alle loro 
aisie, ai loro timori, alle loro speranze, e non potendosi persuadere che il D' An- 
tona non avesse sbagliato perché il loro amato congiunto secondo essi migliorava. Il 
oùglioramento era reale e non transitorio: quindi la garza e nulP altro che la- 
garza aveva ucciso lo Jammarino. Si comprendono pur anco le deposizioni poco 
e nulla concludenti di tutti coloro , falegnami , contadini e che so io , i quali 
arerano assistito, come ad uno spettacolo,, alla necroscopia nel cimitero di Cam- 



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156 ANDREA OECCHBRBLLI. 

pobasso, e che ripetevano eoa parole quasi identiche e con gesti del pari uguali 
ohe rAltobello aveva aperto il ventre^ aveva mesaa la mano dentro ed aveva levata 
la garza. Quello che non sapevano ben decifrare era sniressere questa ripiegata 
o no: per meglio dire ripetevano il ritornello che la garza era ripiegata cinque 
volte su se stessa, corno aveva dichiarato TAltobello nel secondo processo e non 
nel primo, ma poi si confondevano e non sapevano altro che ripetere essere grande 
45 per 70 in quanto un falegname presente Taveva misurata. 

Le deposizioni divengono però importanti quando interviene il Dottore Fat- 
torini, il quale aveva ascompagnato lo Jammarino a Campobasso dopo grande 
riluttanza del Pascale a cui erano state rivoltd insistenti preghiere da varie 
parti, e che narra delle cattive condizioni dello Jammarino, delle peripezie incon- 
trate durante il viaggio e che quando consegnò lo Jammarino al Dottore Altobello 
il paziente era grave e che fu fatta un*esplorazione della ferita e dei seni fistolosi 
con uno specillo pulito alla bene e meglio con un po' di cotone. E più interes- 
sante ancora é la deposizione del Platza , il quale da coimputato si fa ora aocu- 
satore. 

È bene ricordare che: il dott. Gioacchino Carella, interrogato dalla Com- 
missione Reale d'inchiesta Saredo sul Comune di Napoli, disse di avere appreso 
4al dottor Platza come il professor Pascale gli avesse fatto compilare di tatto 
suo pugno la storia clinica deirinfermo Jammarino, modificando le risultanze del 
diario che il giorno stesso aveva ritirato. Il diario ritirato dal prof. Pascale non 
fu mai più visto. Aggiunse ohe lo Jammarino parti in condizioni tali da poter 
viaggiare senzr conseguenze. 

Anche il dott. Francesco De Matteis attestò che il diario clinico allegato al 
processo, e che gli venne mostrato, non era quello che si teneva per Jammarino, 
e su cui si scrivevano giorno per giorno le condizioni giornaliere dell* infermo. 
Uguale dichiarazione fece il dott. Gioacchino Carella. Ed allora il 23 aprile 1902 
il Giudice istruttore di Napoli , a proposito del famoso diario , volle sentire il 
dott. Gerardo Platza, il quale ammise di avere ritirato il diario clinico dello Jam- 
marino e di averlo portato in casa del prof. Pascale dove fu rifatto! 

« Il diario da me rifatto fu in parte dettato dal Pasoale» ed in parte copiato, 
per guisa che il diario originale non era conforme al diario da me rifatto ». 

Il prof. Pascale, interrogato opportunamente dall'Istruttore, cav. Gaetano Cla- 
nisi, disse che il diario clinico rifatto era la c5pia fedele del diario originale. 

Sono questi testimoni il Deus ex macchina per V accasa del Pascale onde 
vendicarsi di lui; ma intanto il Carella ò in America (e per il decoro dei Medici 
Italiani ci stia e non ritorni più!), il De Matteis si limita a dire che non sa se 
i pannilini vennero contati anche dopo , ed il Platza con una impudenza unica 
più che rara dice che nelle deposizioni precedenti aveva concordato di non dire 
la verità! 

Accenno alle deposizioni di Gangitano Carlo, Coadiutore del D* Antona, che 
presenziò alla operazione e narra del come procede; del Rizzo che Assistente diretto 
airoperazione descrive con esattezza tutto V atto operatorio e le varie yioende 
occorse; del Ventura che destinato ai pannilini dichiara di averli contati prima 
e dopo, e constatatane la mancanza di alcuni ne avvisò il Pascale, il quale affermò 
essere quelli destinati allo zafiamento, e naturalmente non può riconoscere a tre 
e più anni di distanza quella che gli si presenta tutta macerata nel vaso in cai 
la posero i periti settori ; di vari che riferiscono quello che avevano sentito dire, 
ma che non avevano visto. 

Importante è quella del Berardinone Dott. Nicola, il quale aveva visitato lo 
Jammarino , aveva presenziato air operazione e constatato ohe la cachessia pro- 
grediva anche dopo Toperazione ed a proposito di una domanda della parte Civile 
se era vero avesse riprovato il Dott. Altobello per essere venuto meno alla soli- 
darietà professionale, fra approvazioni ripetute ed accentuate dice : < Non ricordo 
di averlo fatto, ma non posso con buona coscienza negarlo. In ogni modo se io 



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L'ARGOMBNTO DBL GIORNO. 157 

dissi parole che potessero risooare riprovazione per Toperato di Altobello fu sem- 
plicemente perché ispirato dalla prospettiva rattristante ohe il nome glorioso del 
Prof. D' Antona , benedetto da migliaia di individui salvati da lui, sarebbe stato 
portato dinanzi ai tribunali per un incidente il quale, anche ammesso come vero, 
non sarebbe stato che uno di quegii episodi che ogni chirurgo forse ricorda nella 
saa carriera professionale di vittorie continue e di lavoro». Come si respirava bene 
in fuel momento che non si sentivano più gli intrighi dei Garella e dei Platza ! 
Ma intanto a taluno pare strano che ad ogni momento si pronunci il nome 
del Pascale , e che questi non debba venire a deporre. 11 Procuratore Generale 
ttme che debba trovarsi imbarazzato dovendo più tardi rispondere dinanzi ai iri- 
bcnall deiraccusa di falso nel diario, ed il Presidente non crede di doversi valere 
dei soci poteri discre/jonali : ma di lui ne prendono le difese tutti quei testi i 
quali narrano che contro il Pascale si erano acuiti odi perchè aveva disciplinar- 
mente poniti taluni Assistenti , e quale Direttore dell' Ospedale della Pace ne 
aveva ostacolata la riconferma. 

Viene poi il Dott. Altobello , il quale prima che essere perito deve deporre 
qaala teste per tutto ciò che si è passato prima ili avere ricevuto V ordine dal- 
rAatorità Giudiziaria di fare Tantopsia con il Ferrara ed il Lepore. L*Altobello 
naturalmente sostiene che lo Jammarìno aveva una semplice itterizia catarrale, 
ebe Toperazione era stata sbagliata, descrive la prima parte della necroscopia, e 
quindi si trova dinanzi ad un fuoco di fila di domande del Senatore Durante che 
gli dosnandei spiegazioni alle quali risponde incerto e confuso (ed aggiungo spro- 
positando spesso) e deirAvvocato Manfredi che per otto giorni The sentito sempre 
parlare di Medicina e Chirurgia con un linguaggio tecnico cosi esatto da potere 
essere invidiato... da taluni testimoni. E 1* Altobello preso, girato a destra e 
sinistra^ da queste domande, si mostra in tale stato dinanzi all'Avv. Manfredi, 
Lui che aveva detto al Foà , al Bassini , al Novaro che egli solo ed i suoi due 
Colleghi vedevano bene e spiegavano tutto bene , che S. E. il Presidente deve 
esclamare: « Signor Avvocato, mettere un teste a confronto e a contestazioni con 
lei é troppo pericoloso : non sono condizioni proprio pari , perchè ella sa tutto 
quello che vuol dire ». Ma proprio che TAltobello non lo sapeva tanto, di modo 
che avviene questo dialogo fra V Avvocato Manfredi ed il teste Dott. Altobello 
che vale ia pena di riprodurre testualmente dai resoconti stenografici: 

Teste, Ho asportato il fegato, perchè non sapevo comprendere altrimenti 
quello che mi era stato chiesto. 

Aro, Manfredi, Eccellenza, abbia la bontà di domandare al Dottore quali 
procedimenti usò per asportare il fegato. 

Teste (a domanda del Presidente risponde) : Quello che si usa per asportare 
organi nelle cavità addominali, cioè tagliare i legamenti. 
Àw, Manfredi. Tagliò i legamenti e niente altro? 
Teste, Dopo va da sé. 

Avv. Manfredi, Sgorgò sangue durante questa operazione? 
Teste. No. 

Aw. Manfredi. E non ebbe bisogno di staccare il fegato dalla vena cava e 
dalla vena porta? 

Teste. Sì, si. Ho dovuto tagliare il coledoco. 

Avt, Manfredi. È sicuro di non avere visto sangue? Quando ha tagliato le 
Tene ^ sgorgato il sangue ed ha riempito la cavità? 

Teste. Io non ci ho badato certamente; ho tolto il fegato; dopo verranno i 
periti a dirlo 

Viene poi il Prof. Cardarelli, il quale con la franchezza e lealtà che lo 
distingue dice che la sua diagnosi di catarro delle vie biliari era quella del 
primo momento ed ali* inizio della malattia , ohe più tardi certamente avrebbe 
seeettata quella del D* Antona di cui conosce Talto valore scientifico , la grande 
«bilità operatoria, e la scrupolosità eccezionale nella tecnica. E narra ancora 



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158 ANDREA CBCX)UBRBLLI. 

che avendo domandato un giorno ad uno dei medici di Campobasso ohe cosa poteva 
dirgli in confidenza suiratfare Jammarino, questi gli rispose che né lai né altri 
avevano badato se vi era connessione fra il cavo ascessuale ed i sini fistolosi. 

E cominciano le perizie. L'Altobello, il Lepore, ed il Ferrara ripetono tutto 
ciò che avevano detto precedentemente dinanzi alla Commissione e solo il Lepore 
critica la forma di esposizione del Ferrara! L*AItobello poi al Senatore Borgnini, 
il quale gli domanda se secondo le regole delP arte, quando si cessa dall'atto 
operatorio è indispensabile richiudere subito la ferita risponde: indispensabile no, 
ognuno si regola come vuole (Perdio! non come vuole, ma oom e deve a seconda 
delle circostanze!). E non continuo perchè proprio non vale la pena di riportare 
tutto ciò che essi dissero e che furono sufficienti i soli Avvocati a correggere. 

Segue il prof. Pio Fod, il quale con parola magistrale, con accento convinto, 
con esattezza scrupolosa, e dialettica convincente cerca di risolvere i tre quesiti: 
1) Quale era la malattia del compianto Jammarino? 2) Quando é rimasta la garza 
nella cavità addominale: durante V operazione, o nelle medicazioni successive? 
3) Quale rapporto esiste tra la garza e Tesito finale della malattia? 

Intorno al primo quesito egli ripete tutte le ragioni per cui ammise insieme 
al Bassini ed al Novaro P esistenza di un neoplasma , e quando ricorda che il 
Presidente della Commissione Istruttoria gli disse che i periti settori negavano, 
col pezzo anatomico innanzi agli occhi, qualsiasi lesione, pronuncia queste pa- 
role roventi: « Non mi scomposi, perché un* alterazione anatomica può facilmente 
essere riconosciuta da chi ha molta pratica dei cadaveri; non mi scomposi, per* 
che non bisogna incrudelire con giovani medici non abituati alPautopsia dei ca- 
daveri, e che se fanno un'autopsia la fanno senza controllo... Ora la verità é que- 
sta che mi é resultata un* enorme deficienza del reperto anatomico , una defi- 
cienza tale, che ci porta a delie conseguenze notevoli in questo processo ». 

E qui il prof. Foà molto chiaramente spiega cosa sia itterìzia catarrale^ e 
come questa malattia sia in quasi tutti i casi cronica. Afferma di ricordarsi in- 
fatti che negli atti si trova un documento che prova come lo Jammarino era 
già stato male precedentemente e ripetutamente di itterizia. 

Venendo poi a parlare delPoperaz ione eseguita dal D*Antona, il perito sostiene 
che la diagnosi fatta dopo V operazione esplorativa di calcolo al coledoco, fosse 
la più naturale. 

Dimostra come il sen. D'Antona non abbia mai parlato di cancro al fegato, 
ma come la voce si formasse per errore, per corruzione della frase : cancro alle 
vie biliari — voce che si dì (fuse al punto che anche la famiglia la credette. 
Cosi avvenuta la morte dello Jammarino, la famiglia mandò TAltobello al cimitero 
per asportare un pezzettino di fegato necessario allo studio della natura del cancro. 

Il perito viene quindi a parlare deiresamedel fegato, eseguito il 20 aprile 1901 
per incarico della Commissione istruttoria , e descrive minutamente lo stato in 
cui egli ed i suoi colleghi trovarono il fegato e le operazioni e le analisi micro- 
scopiche fatte su queirorgano. 

Accenna alle divergenze sorte con i periti settori e ripete che in coscienza 
deve affermare che vi fu una grande deficienza nella perizia anatomica e necro- 
scopica. Critica minutamente le risultanze dei periti settori, con parola chiara, 
fluente, convincente, mettendo in rilievo la mancanza assoluta di criteri scientifici 
che guidarono il prof. Altobello nel fare Tautopsia. 

Sulla garza esprime la sua opinione personale. < Ritengo — dice — ohe 
Tipotesi più probabile é che la garza sia restata nel giorno deiroperazione. Però 
non lasciata a caso, ma a scopo di drenaggio ». 

Il giorno successivo il D'Antona ritira due di queste garze: lascia le altre, non 
perché le abbia dimenticate ma perché riteneva pericoloso il toglierle. In seguito 
che avvenne? Avvenne che la garza per movimenti peristaltici, per movimenti de- 
gli organi addominali (e la prova Tabbiamo nel fatto che essa non fu rinvenuta 
nel campo operatorio) sfuggi airattenzione di chi eseguì le successive medicature. 



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l'argomento del giorno. 159 

— Qaiiìdi concludendo — esclama il perito — credo che se vi fu errore, 
qneeto errore fu collettivo. 

Venendo a parlare della morte dello Jammarino dice che questi poteva mo- 
rire da un momento all'altro per le condizioni del fegato e anche per una cagione 
estranea qualsiasi, un raffreddore, una emozione, ecc. 

Segue il Prof. Nonaro^ il quale — mi limiterò a dire — incomincia — qual- 
che cosa circa le conclusioni alle quali poi siamo venuti relativamente al batuf- 
folo d: garza. 

Ed infatti, fra rattenzione viva del Senato, il prof. Novaro dice come sia 
probabile che la garza fosse lasciata nelP addome dello Jammarino nel momento 
deiroperazione , ma esclude che il pus rinvenuto possa essere stato causato dal 
pannolino. Esprime pure l* opinione, comune con gli altri due periti, prof. Foà 
e fìassini, che la garza non sia stata affatto causa della morte dello Jammarino. 

Segue il prof. Bassini^ il quale crede che veramente la garza si trovasse nel 
cadavere, ma non nel luogo in cui dice di averla trovata il prof. Altobello. Egli 
crede che la garza sia restata nella ferita airultimo momento deiroperazione, quando 
ai procedeva alla medicazione, e che sia uno degli zaffi adoperati come tamponi. 

Il prof» fìassini espone infine quanto, per giudizio suo, sia difficile stabilire 
se e in qual misura il pus abbia contribuito alla morte dello Jammarino. 

«Era un ammalato, conclude, in condizioni gravi, questo è dichiarato da 
tatti : egli poteva soccombere da un momento airaltro, e questo fin dal 10 o 12 no- 
vembre: ciò risulta chiarissimamente dalla deposizione del Dott. Tedeschi. Peroni 
stando così le cose non é possibile dire quanto possa avere realmente influito 
questo accidente, questa garza e questa quantità di marcia, che era nella sacca, 
soiresito finale, tanto più che dalle ultime deposizioni scrìtte, mi sono convinto 
che quella sacca non era isolata , anche perché di tanto in tanto si vuotava la 
marcia air estemo. Per questo ritengo sia impossibile poter determinare quale sia 
stata Ininfluenza di questa garza. 

Ed il Novaro a domande fattegli afferma che le garze si lasciano anche per 
diversi giorni. L'operatore conta i drenaggi che mette, e deve contarli ritirandoli. 
Quindi li ritiri lui o ne incarichi un assistente é lo stesso. 

Soggiunge poi: Noi facciamo Toperazione in un campo certo e in un campo 
debbio. Possiamo avere durante le operazioni delle emorragie facili ad arrestarsi 
definitivamente, o difficili ad arrestarsi definitivamente. Vi é poi il dubbio di sepsi: 
non parlo poi quando vi é certezza. La ferita non deve chiudersi. Dobbiamo di 
necessità mettere il drenaggio. Quando vi è dubbio è prudenza il metterlo per 
alcuni giorni, se in questo tempo non avvengono fatti di sepsi noi ritiriamo queste 
gane messe per prudenza e facciamo una sutura secondaria e possiamo ancora otte- 
nere una guarigione di prima intenzione senza secrezione ed essudato della pleura. 

Le garze si ritirano una dopo Y altra in medicazioni successive ; possono 
anehe occorrere diversi giorni prima di averle ritirate tutte. Evidentemente quando 
mettiaino le pinze e le garze contiamo il numero e mettiamo dei fili perchò si 
possa distinguere la piti profonda, ecc. 

Noi mettiamo queste garze finché abbiamo la ferita aperta e lasciamo che 
Testremo della garza tocchi il fondo, ma siamo sempre sicuri di arrivare fin giù? 
No, perchè quella ferita si va gradatamente risolvendo e le granulazioni si svolgono 
in alcuni casi cosi rapidamente che da una medicazione all'altra troviamo molta 
differenza; e talvolta possiamo credere di avere spinto il secondo, il terzo e 
<)aArto drenaggio fino in fondo e non essere arrivati, essere rimasti a pochi mil- 
Ij mitri dal fondo. 

L*operatore, il quale é in obbligo di mettere nn drenaggio , deve contare i 
drenaggi che mette e quindi se li conta prima deve contarli anche dopo; sia che 
li ritiri lui, sia che li faccia ritirare, la responsabilità é sempre delPoperatore. 

Ricorda per ultimo che il liquido sieroso, cioè asci te, fu trovato alla necro- 
•copia come lo dicono anche i periti che fecero Tautopsia. 



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160 ANDREA. CBCOHBRBLLI. 

n prof. Albertoai Pietro comincia dicendo che sarà obiettivo e procederà 
esci usi va monti; daL punto di vista medico e fisiologico e non da quello chirurgico. 

Entraa^io in ar^mento, il perito prende in esame il diario, considerato vero dalla 
Gommi spione istruttoria. Ricorda come a 14 anni lo Jammarino ebbe Titterizia, a 
15 il iì(ù^ tn&lattie ambedue che predispongono a facili ostruzioni delle vie biliari. 

lafatti -^ «iice TAlbertoni — dopo un periodo abbastanza lungo, nelPagosto 
del 190Q^ lo Jamoiarino ammalò nuovamente di itterizia. 

\[ prof. Aìbf^rtoni narra quindi come si venisse alPatto operativo, osservando 
chd il iiiij;:lioi-jifne!Qto, susseguito, non poteva certo essere duraturo. 

Crede oh^ li garza rinvenuta nell'addome sia stata lasciata durante Tatto 
operativo ed esprime la sua opinione che un pezzo di garza possa rimanere nel 
«avo peritr}neaU senza alcuna conseguenza, giacché si può formare una capsula 
ohe richitida la garza. E continua: 

« Nel ct«ìo in discussiona credo che la sacca ascessuale rinvenuta sia stata 
i^ausaU 'Ul /ji^v, come apparisce dalla deposizione dei periti e dal risultato della 
aeqro'^uupLA. E probabile che da questa sacca sia partita quindi V infezione , la 
qual^ ha colpita il peritoneo e la pleura. È certo che dal punto di vista clinica 
ft m^ p&m cbM l'edito fatale è stato determinato da una peritonite e da una pleu- 
rìtei ma è staU la prima che ha prodotto il suo effetto funesto ». 

ConoUiiIenlu crede ch^ la cau-^a ultima della morte sia stata la peritonite eoo 
diffamili ne attraverso il diaframma ed attraverso la pleura. 

Al Prof. Gaetano Mazzoni si domanda: 

l.^ Qa&id è il valore del miglioramento delle condizioni locali e generali del- 
rìnfarmo dopo la laparotomia ? 

2J^ Quale debba ritenersi la natura della malattia epatica originaria di detto- 
infermo i 

3'^ ^a l'approfondimento della garza nell* addome fu causa immediata della 
morte dello Jjim marino, o solamente concorse ad anticiparla. 

IL prof. MrL^^uni, dopo aver letto alcuni brani della relazione scritta, con- 
almU pt^r il primo dei quesiti : « che la malattia epatica originaria dello Jamma- 
rino è stata una nt30 formazione fibrosa cronica di origine fiogistica delTomento epa- 
tO'duodefiaU prevalente nelTilo del fegato e comprimente i vasi sanguigni e biliari e- 
clie era incurabile e di prognosi assolutamente infausta ». 

Sul Beeoado quesito, il professor Mazzoni conchiude che dopo V operazione 
non sì vorilìi^ò^ né poteva verificarsi, neirinfermo Jammarino, un miglioramento 
reale e progr^^^sivo, né nelle condizioni generali né nelle locali ; e che se vi fu 
ari mig Ilo ramici ito post-operatorio, esso fu transitorio, illusorio, di nessun valore, 
perchè U laparotomia non allontanò la malattia, ma, soltanto e per breve tempo^ 
alcune deUe con?ieguenze della stessa. 

Per quel ùhis riguarda il terzo quesito, relativo alla garza, i periti rispon- 
dono ebe rabba[iiono della garza nelTaddome certamente non fu causa esclusiva 
della morte ; e resta molto dubbio che essa abbia potuto anticiparla. 

U S'jriatiire Qorgnini desidera che i periti confermino la possibilità che, ìn- 
dìpendtinternenri> dairesistenza della garza, Jammarino poteva morire unicamente 
per effetto dclU malattia da cui era gièt. afflitto. 

I tre pi^rLtt unanimemente ripetono la loro convinzione che Jammarino po- 
teva, anzi doveva morire per il fatto della malattia che lo tormentava. 

Il Prof, Vtarchiafava conferma la perizia scritta. 

II prof. Siliron sostiene che la garza rimanendo nel corpo può essere innocua 
e ptiiV cnH.ifo Li morte. Ma non causò la morte dello Jammarino. Intorno a quella 
garxa ^ii forino un ascesso, ma questo non poteva dare esito letale. Jammarino non 
poteva assire b^rih ato da una operazione. Non è morto però per nessuno dei fatti finora 
tniliaatit 4^ m irLù in concorrenza con tutti gli altri che si sono detti, con una oom- 
pticaifioiu* reiimuiìizante in causa dello strapazzo del viaggio. E morto di pleurite 

li proL Fabrizio Padula dice di avere visto pochi minuti fa il fegato dello- 



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l' argomento del giorno. 161 

Jamm&rino. Ma non é il caso di discutere: anche oggi su quel fegato esiste un 
neoplasma ancora grosso mezzo uovo. 

Se faceste portare qui dieci fegati normali e li confrontaste con quello di^ 
Jammarino, osserva, si constaterebbe il tumore evidentissimo alPilo. Sia poi un 
sarcoma od altro, questo non importa. Viene alla conclusione che in una grande- 
operazione non é possibile che Toperatore faccia tutto lui, quindi deve essere aiu- 
tato, poi lascia ad altri la cura e cessa la sua responsabilità. Quindi D*Antona non 
é responsabile di avere lasciata la garza e termina dimostrando che la pezza tolta 
dal cadavere era una pezza di medioazione, non di zaffatura, perchè non era in- 
trisa di sangue. 

Il prof. Carle dice che Jammarino doveva assolutamente morire nonostante^ 
Tapparente miglioramento. Afferma che se la garza fu dimenticata, fu un semplice 
accidente, non una negligenza, uno di quegli accidenti che avvengono nelle ope- 
nzioni addominali. Crede però si tratti di un zaffo deiroperazione spinto poi dentro- 
dorante le successive medicazioni. Il liquido della sacca formatosi non era tossico, 
perchè non dava febbre. Non può essere stato , dunque , causa della morte. Di^ 
quella sacca sarebbe guarito Jammarino se non fosse morto per le sue condizioni 
generali tanto scadute, tanto irrimediabili. 

11 prof. Iginio Tansini si associa interamente alle deduzioni dagli altri pe- 
riti per ciò che riguarda la malattia. La garza trovata fu adoperata neir opera- 
ùone insieme con le pinze emostatiche. Ma invocare come causa della morte una' 
garu che, anche tre volte più grande, può rimanere impunemente nel corpo per 
loDghissimo tempo, è cosa vana e non seria. 

Il pus esisteva indipendentemente della garza; questo pus faceva pressione 
sai caore : di qui la morte. 

Il prof. Ruggi dichiara che nella sua clinica non adopera più la garza, ma 
gli asciugamani, ed afferma che la garza servi da zaffo. D* Antona esagerò di- 
cendo che il 50 per cento degli operati di calcolo epatico muoiono nella opera- 
rione: ma fece bene ad esagerare, perchè non voleva operare lo Jammarino pre- 
sopponendo che avesse un cancro. La causa occasionale della morte di Jamma- 
rino fa il processo pleurico, cui diede il tracollo il disastroso viaggio. 

.\ questo punto che fosse per crollare tutto V edilìzio architettato contro il 
D* Antona lo dimostrò patentemente la Parte Civile, la quale si ritirò : ma lo fece 
in malo modo e con poca arte, come ripetutamente lo provò nei suoi interrogatorii 
confondendo un' alta Corte di Giustizia ove i Giudici sono i più eletti uomini 
dltalia con una Corte d'Assise qualsiasi, in quanto affermarono che gli era man- 
cato l'appoggio di eminenti scienziati e ripetendo la frase d*ò\ Brouardel che e m- 
▼iene essere surtout indulgent envers les confréres, mé/ne s^ils ont commis quelque 
faute. Gli egregi Avvocati della Parte Civile non potevano &vere eminenti Scien- 
liati a sostenere le loro ragioni, perchè questi non si sarebbero prestati a soste- 
nere una causa odiosa contro un Collega e non sarebbero andati dinanzi all'Alta 
Corte di Giustizia a sciorinare sciocchezze ed errori. E dico sciocchezze ed errori 
perché non avrebbero potuto fare altro che ripetere quello che dissero i periti uditi, 
iqnali non usarono compiacenze perchè dissero solo delle verità. E la verità è una, a 
meno di essere di vista corta come i periti di Campobasso, i quali non videro il pro- 
dotto di neoformazione che vedevano e facevano vedere gli altri periti di fama 
indiscutibile, di coscienza integra, di sapere indiscusso. Quando uno perde, deve 
ptgare sorridendo e non facendo il broncio: agendo come hanno fatto, si adombra 
snche la simpatia e la pietà che desta una sventurata famiglia, la quale è umano 
che rimanga stupita e voglia vendetta perchè si vocifera che il loro caro, TUomo 
ehe era la speranza e la gioia della casa, è morto assassinato e non vittima del 
800 male. Prima si riflette sulle accuse e poi si lanciano : e quando si vede che 
il sasso ritorna indietro e colpisce chi lo lanciò, non si grida airingiustizia, non 
ti fa sospettare di tutto e di tutti. E questo non dico per gli Avvocati della 
Parte Civile, ma per coloro che persuasero questi egregi Uomini che si rendevano- 
difensori di vittime e non sostenitori di giudizi errati. 

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162 ANDREA CKCCHERBLLL 

Ed era ben naturale che anche il Procuratore generale dichiarasse allora ohe 
il D'Antona era assolutamente irresponsabile della dimenticanza della garza, e che 
<}uindi non fosse luogo a procedere contro di lui per assoluta mancanza di prove. Sog- 
giungeva pur anco che dal processo la figura del Prof. D'Antona esoiva più luminosa 
e splendida. Ma aveva ragione TAvv, Onorevole Fortis che con logica fine ed arguta 
diceva non augurare ad alcuno quello che era successo al D*Antona, di passare per 
delinquente per poi venire proclamato un grande uomo, e sosteneva che Tasso- 
luzione doveva avvenire per inesistenza di reato e non per mancanza di prove. 
E ad uguale conclusione veniva TAvv. Manfredi, il quale affermando che la re- 
sponsabilità del presente processo non spetta alle persone, ma alle cose, si augu- 
rava ohe i legislatori provvedessero a che ai periti medico-legali fosse richiesto 
un diploma il quale assicurasse dal rinnovarsi di fatti come quello che ora si 
lamenta e che hanno creato questo processo. Gli errori sono una tappa necessaria, 
nel progresso umano: così concludeva Teloquente Oratore, e così ripeto ancoralo, 
augurando che questo sia V ultimo processo nel quale si pongono allo scoperto 
come una ulcera immonda gli attriti dei Medici, si fa diffidare della Scienza nostra 
che ha costate fatiche e dolori a tanti e tanti Uomini che hanno il diritto al ri- 
spetto, alPammirazione, alla riconoscenza di tutti. 

Ed il Senato ad unanimità accolse la tesi della difesa assolvendo il Senatore 
Professore Antonino D'Antona per non avere commesso V ascrittogli reato con questi 
considerando che è bene riportare testualmente. 

« Di fronte a questo risultato del dibattimento per decidere se sia responsabile 
del reato ascrittogli di omicidio colposo, occorre istruire due essenziali ssime indagini. 

€ l.^ Tra la presenza della garza neir addome del nignor Jammarino e la 
morte di lui esiste il nesso necessario di causa e di effetto ? 

« 2.^ Dato per provato questo nesso , la pretesa colpa dovrebbe attribuirsi 
al professore D'Antona ? 

« L*Alta Corte ha ritenuto che Forale istruzione della causa, mentre non ha 
dato la prova indispensabile del nesso tra il fatto della presenza della garza e il 
fatto della morte, abbia escluso che in ogni caso di quel fatto possa darsi al 
D'Antona la responsabilità. 

« Relativamente alla prima delle accennate indagini sarebbe st&to desidera- 
bile che il dottore Altobello, da solo in principio, e poi egli e i suoi colleghi in- 
caricati dell'autopsia, avessero proceduto con maggior oculatezza e piena rego- 
larità a quella operazione da cui principalmente doveva scaturire la prova gene- 
rica del supposto reato. Quando da un lato si asserisce resistenza del pus , ma 
non se ne ricorda la speciale natura e il liquido si disperde; quando da un lato 
si afferma che nel fegato asportato non si riscontrarono segni di guasto alcuno e 
dalPaltro lato questa affermazione è contradetta dai periti che nel fegato hanno 
trovato il grosso neoplasma ; quando da un lato si pretende che la garza rinve- 
nuta abbia prodotto la morte e dalKaltro la garza stessa invece di essere scru- 
polosamente e senza alterazione conservata, si lava in modo da toglierle tutte 
quelle caratteristiche che potevano giovare allo scoprimento della verità, è ragio- 
nevole il dubbio che la morte non debba essere attribuita alla presenza della 
garza. E questo dubbio, avvalorato dalP attestazione dei periti, alcuni dei quali 
dichiararono anzi che secondo la loro scienza ed esperienza Tabbandono della garza 
non portò alcun danno, diventa quasi certezza, quando si tenga conto della gra- 
vità della malattia e delle sue complicazioni che per unanime consentimento delle 
persone competenti doveva entro breve tempo condurre Jammarino alla morte. 

< Comunque sia, ò indubitato che della presenza della garza, se pure fu un 
fatto colposo, non può attribuirsi la responsabilità al professor D^Antona. Egli 
fece Toperazione non già nella Clinica sua, ma in quella delPospedale, dove Tas- 
si stenza degli ammalati ha il suo proprio e conveniente organismo. Manifestatasi 
nel corso delToperazione Temorragia, mise il klemmer nella ferita e zaffò la ca- 
vità della medesima con più pannolini, ed ivi fece la suturazione per restringerla. 



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l'argomento del giorno. 16S 

Il giorno saccessivo tornò a vedere l'ammalatu, e allora fece le medicature, tolse 
le pinze ed alcuol dei panaolini e, lasciandovi gli altri, che non potevano senza 
altro rim ao versi , consegnò rammalato al professor Pascale, il quale ha franca- 
mmte dichiarato che il professor D'Antona, facendogli quella consegna, gli rao- 
eomaodò di togliere poi gradatamente anche gli altri pannolini. Da tutto ciò de- 
lira che qualunque sia Tinfluenza della presenza della garza stessa sulla morte 
dello Jamm trillo, qualunque sia il momento in cui la garza fu introdotta nelPad- 
dome, il professor D*Antona non si d reso colpevole di negligenza alcuna nelPeser- 
eizie della sua professione. Per questi motivi assolve il senatore professor D^An- 
toaa per non aver commesso T ascrittogli reato ». 

Ma prima di chiudere questo rendiconto mi preme di riportare una lettera 
ebe il Prof. Brouardel, il Decano della Facoltà di Medicina di Parigi , Tillustre 
Chìmrgo Réclus ^ ed il mio carissimo amico Paul Berger, Clinico Chirurgico a 
Parigi, scrivevano al D*Antona e che riepiloga si può dire tutto ciò cEe riguarda 
BcieDtifieamente quseto processo : 

€ Noi sottoscritti Brouardel, decano onorario, professore di medicina legale 
alla Facoltà di Parigi ; Paul Berger, professore di clinica chirurgica alla Facoltà 
di Parigi e Paul Reclus , chirurgo deirOspedale Laennec siamo stati consultati 
iui tre seguenti punti : 

< 1.^ Amtnettendo Tabbandono d*un pannolino di garza nelPaddome, v'é luogo 
a responsabilità ? 

< 2.^ Nel caso affermativo la responsabilità spetta al chirurgo o a chi assiste 
i operatore ? 

* 3.^ Vi sono stati casi in Francia di questo genere, quali e come sono stati 
risolati ? 

< Ecco la nostra risposta : 

< Sono troppo numerosi in Francia e fuori di Francia i casi in cui chirurghi 
abili e prudenti, anche i primi nella loro professione, per la scienza e la coscienza, 
doTettero deplorare un simile accidente, perchè noi possiamo considerare questa 
disgrazia come una colpa grave che implichi la responsabilità deiroperatore. 

cUn allarme neiranestesia, una complicazione imprevista, la manovra falsa 
di un aiutante, delle difficoltà che fanno incominciare Poperazione quando la si 
«fede fiotta, possono disorientare il chirurgo , distogliere la sua preoccupazione 
dalle compresse per attirarla sopra un vaso che sanguina , una saccoccia che si 
apre, una mancanza di asepsi che si sta per commettere: e un pannolino è 
presto inghiottito nel ventre, sotto le masse mobili delPintestino. 

€ Nessuno di noi conosce in Francia dei oasi in cui un accidente di questo 
tenere abbia portato con sé un'azione giudiziaria contro un chirurgo, 
« Parigli, Ti gennaio 1904. 

«Firmati: P. Broi&ardel — Paul Berger. — P. Reclusa» 

Non saranno stati fra i periti mancati alla parte Civile anche questi tre va* 
idrosi Scienziati, onore dalla Francia e del mondo Scientifico ? 



Così reso conto sommariamente di questo processo che ha messo a rumore i 
Chirarghì tutti, ridestata V attenzione del mondo intiero, mi siano permesse al- 
enile considerazioni brevissime e del tutto personali. 

Quando nel mio consueto articolo della Clinica Chirurgica del mese decorso io 
ttrìrevo che il Senato non poteva condannare il D'Antona perché con lui non con- 
daanerebbe soltanto il Chirurgo ma condannerebbe la Chirurgia, confesso la verità ohe 
aroTO una preoccupazione e cioè che il D*Antona avesse commesso un errore, uno di 
quelli errori che fatalmente avvengono, e quindi che si dovessero cercare tutte le 
figioni per cui un Chirurgo può errare, e giungere cosi alla sua assoluzione. Ag- 



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164 ANDREA CECCHERELLI. 

^iiing-Q ancora ohe ero preoccupato dairintimo convincimento che la condanna del 
D'Anlonst avrebbe aperta la serie infinita dei processi verso Medici e Chirurghi, la 
serie non interrotta dei ricatti che in buona o mala fede sarebbero stati tentati 
da chi non guari nel modo o nel tempo voluto o dai superstiti di coloro cui una> 
morta, per quanto impossibile ad evitare, aveva recati danni. 

E queste mie preoccupazioni dovute alTinoertezza erano dipendenti da ohe 
nulla m sapeva con precisione intorno al processo, perché tutto era nell* istrut- 
toria tenuta segreta. Ora però che tutto ò venuto alla luce mi domando come si 
potè ordire un processo quale ò quello che si è discusso dinanzi al Senato, senz» 
basi dì sorta. 

p^r meglio dire le basi ci sono, ma consistono in una perizia necrosco^ 
pica ^epi^a di errori, eseguita con tecnica nemmeno discutibile ma assolutamente 
eritìcabìla e da riprovarsi, e dalle conclusioni che non trovano sostegno in nuli* 
di qudlo che Tesperienza Clinica e di Laboratorio c^insegnano. E volendo tro- 
varile delle altre conviene ricorrere a delle testimonianze ohe non è possibile 
qualificare se mosse da invidie, da gelosie, da sdegni, da propositi di vendetta 
p«r parte di persone cui manca oltre il concetto scientifico anche il piti elemen* 
tare b&jìbo morale, 

1 quesiti che chiunque si sarebbe posto dinanzi a riguardo del caso dello 
Jammarino sono tre : 

1 ) Quale la sua malattia ? 

2) Per quale causa è morto? 

3) E un errore imputabile al Chirurgo il trovare un pezzo di garza nel ventre 
«il un oporato ? 

In r{i[) porto alla prima domanda i Medici di Campobasso, e primo fra tutti 
rAltobeJlo, i cui giudizi costituivano la base dell' accusa, secondo me si erane 
fatti farti della diagnosi di itterizia da catarro delle vie biliari perchè sulPeBor- 
dire della malattia confermata dal Professore Cardarelli. Ma se avessero per un 
poco ri dettato che non vi erano state migliorie, ma peggioramenti continui, in- 
sorgere sempre piti di gravi fenomeni, avrebbero dovuto concludere, come ha fatte 
il Cardarelli, che quella era la diagnosi deirinizio della malattia e non quella di 
alcuni m&m dopo, ed avrebbero dovuto pensare a qualche altro processo morboso. 
E siccome la diagnosi di sede era facile, ma non quella di natura, avrebbero- 
dovato presupporre processi morbosi svariati e trovare per conseguenza giustifi- 
c&tf! Itì ipotesi enunciate dal D' Anton a , il quale si trovò incerto nella diagnosi^ 
emi£^e un concetto dubitativo e si fece un programma operatorio non assoluto. 

Nfa ormai nella china dell* errore TAltobello ed i suoi compagni non sep- 
pero non vollero trattenersi dal precipitare in errori più gravi : e quasi temende 
di monomare il loro prestigio con una insistenza deplorevole e fatale, come quella 
ohe dovtiva condurre al fatto grave di un processo solenne contro un Collega di 
auioi'ìtii e valore indiscutibili, giunsero sino al punto di negare l'esistenza di un 
prodotto di neoformazione grosso come un uovo di gallina, ohe sei periti di alto 
sapere vedevano, descrivevano, analizzavano macroscopicamente e microscopioa— 
mente iti tutti i suoi particolari. 

Questa è stata la base del processo intiero, che fece fuorviare il Rappresen- 
tante della Legge, e la Commissione d'Inchiesta in modo da rendere necessario 
un pmce^ao. Ed allora fu logico, fu umano che il D' Antona tanto atrocemente 
oulpUo si risentisse, non misurasse piti parole e supposizioni ; e fu pur logico ed 
umano che non si risparmiassero giudizi acerbi contro rAltobello e gli altri due 
penti Hai Colleghi tutti del D'Antona, i quali deploravano la sollecitudine con la 
quale TAltobello accusò il D*Antona della morte dello Jammarino. deirinsistenza 
con la quale sostenne l'accusa, della caparbietà con la quale non vblle riconoscere 
gii errori che degli nomini come il Foà, lo Schròn, il Marchiafava, il Bassini, it 
Novaro ed il Mazzoni prima cortesemente e poi duramente gli contestavano e 
dtmo£ travano. 



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l'argomento del gioeno 165 

Lo JammArino orm&i ò in modo iodiscatibile provato ohe si ammalò di 
«atarro delle vie biliari, o per meglio dire di processo infiammatorio delle vie 
biliari, che di venato cronico condusse ad una occlusione permanente delle vie 
biliari stesse, dette luogo a neoformazione connetti vale grave data la sede e Toc- 
«losione e compressione che determinava non solo sui dotti biliari, sulla papilla 
del Vater, sul duodeno, sul pancreas, ma anche sui vasi sanguigni. Ed in queste 
eoDdixioni complessi dovevano essere i fenomeni, e gravi le conseguenze : le prime 
necessariamente difficultavano una diagnosi esatta ed i secondi conducevano ad 
im prognostico ^ave. 

Il non avere ammesso tutto, il non avere ricercato attentamente durante la 
neeroscopia fatta malamente ed in due tempi, condusse agli errori dei periti di 
Campobasso e fatalmente al processo. 

Ora anche I2 seconda dimanda viene ad essere risolta con grande facilità, 
aamesso questo che il reperto necroscopico dimostra come accertato. E cioè, che 
i migUorameoti dello Jammarino non erano ohe transitori ; miglioramenti di sin- 
tomi, ma non di processo morboso, perchè ormai quella massa suirilo del fegato 
vi era e vi rrnsneva perchè il chirurgo non aveva potuto asportarla, e doveva 
eondorre a dei peggioramenti continui dello Jammarino, i quali non apparivano 
a tetta prima perchè alcune condizioni si erano modificate. 

Infatti la faoriuscita di copioso liquido asoitico, la fuoriuscita di bile attra- 
verso la fistola creata nella cistifellea , il salasso necessariamente avvenuto per 
Temorragia durante Tatto operatorio, la formazione di nuovi vasi per il tampo- 
aameoto che agiva come una parziale operazione di Talma erano altrettanti 
coefficienti da spiegare gli apparenti o temporari miglioramenti, che potevano in- 
gimiare i parenti, ma non il medico, che aveva potuto constatare la presenza di 
una massa dura e grossa sulPilo del fegato. 

Ora è certo che nello Jammarino nuovi fatti insorsero per affrettarne la 
morta: ma questi non potevano essare quelli ammessi dai periti di Campobasso, 
ma altri. 

Spieghiamoci subito: 

Essi trovarono una sacca ascessuale, ed entro la garza, e dissero che questa 
fii h caosa deirascesso e quindi della morte. No ! Essi errarono, e la dimostra- 
tone è facile. 

La garza quando fu introdotta neiraddome era asettica, altrimenti avrebbe 
^dato luogo subito a peritonite settica, e che questo non avvenisse lo dimostrano 
i miglioramenti nei quali tanto insistono i medici di Campobasso, la mancanza 
di febbre o se vuoisi ancha la non esistente ipotermia, in quanto od ipertermia, 
od ipotermia, mai una temperatura regolare si ha in caso di peritonite settica : 
r assenza assoluta di singhiozzo , di vomito, eoe. Dunque la garza rimase piìi 
meno funzionante da tamponaggio sino alla partenza da Napoli per Campobasso, 
quando, si voglia o no, meno arzigogolando sulle frasi e sulle parole, la ferita 
«ra chiusa in massima parte, ma rimanendo due sini fistolosi, uno dei quali con- 
daee?a nel fondo della cistifellea e Taltro per via tortuosa, anfrattuosa, irregolare 
<ino nel fondo della ferita, e cioè nel cavo addominale, perchè le specillazioni 
^atte natia provano contro questa comunicazione profonda in quanto basta essere 
-^imrghi per sapere come e cfVanto sia difficile e talora impossibile percorrere 
^^ uno specillo tutto un tramite fistoloso, appunto perchè non segue una via 
^tta, ma serpiginosa ed irregolare. 

Ma perchè e quando si produsse Tasoesso ? Si produsse quando venne specil- 
^to con uno strumento non asettico, come lo disse il Dott. Fattorini, ed in un 
|ndÌTÌdoo nel quale i microrganismi dovevano e potevano acquistare rapidamente, 
il massimo della loro virulenza a causa delle condizioni generali e delle nuove 
^adizioni insorte durante e dopo il viaggio da N%poli a Campobasso. 

Infatti lo Jammarino raffreddò, ed insorse una pleurite con vero versamento 
*wroao nel cavo pleuritico, che per compressione brusca sul cuore e sul polmone 



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166 ANDREA OECCHBRBLLl. 

oondu886 a morte istantanea lo Jammarìno. Ora se si riflette un poco su tatti 
questi fatti si ha la chiave di quello che avvenne, e la dimostrazione che doq 
vi era Tascesso precedentemente. 

Se r ascesso fosse preesistito alla speoillazione vuol dire che un processa 
settico peritonitico era in corso, ed allora é fuori di dubbio che nel cavo addomi- 
nale, al di là della sacca ascessuale , cioè dell* ascesso circoscritto , non si sa- 
rebbe avuto liquido sieroso come trovarono i Periti necroscopi , ma del pus; ed^ 
è del pari fuori dubbio che data la secticoemia in corso la pleurite insorta, e-, 
causa immediata della morte, non sarebbe stata ad essudato aeroso, ma purulento. 
Questi sono canoni fondamentali sanzionati dalla clinica e dair anatomia pato- 
logica e che non ammettono discussioni ; per cui si può affermare che lo Jam- 
marino morì per dato e fatto della pleurite insorta durante il viaggio, che Tascessa 
fu determinato dall* introduzione di microrganismi attraverso i sini fistolosi, i 
quali esaltarono la virulenza dei comuni piogeni esistenti, perché non si aveva- 
una cicatrice completa della ferita , ma una riunione parziale con esistenza di 
due sini fistolosi. 

Ed ora alTuItimo quesito, e cioè se sia un errore imputabile al chirurgo 
il trovare un pezzo di garza nel ventre di un operato. 

Bisogna avere assistito a qualche operazione, e non dico avere fatto il chi- 
rurgo, per rispondere senza un istante di esitazione, con un no assoluto. Infatti 
se il chirurgo talora esegue una serie di operazioni nella stessa giornata , con 
gli stessi aiuti, con gli stessi strumenti, con una tranquillità e direi quasi una 
monotonia senza pari perché tutto é regolato, perché non una sola di quelle ac- 
cidentalità che fanno deviare di un millimetro dal programma operatorio, in modo 
che tutto é condotto con la regolarità del movimento di un orologio, taPaltra in- 
vece non é cosi perché s*incontrano quelle sorprese che il D* Antona prudente- 
mente e sapientemente accennò potere avvenire alla famiglia dello Jammarino. 
Quando la diagnosi é incerta, quando le complicanze sono molteplici, quando le 
condizioni del paziente non sono buone, quando la cloroformizzazione non pro- 
cede regolare, il chirurgo nei suoi movimenti diventa di ^ina celerità febbrile, con 
il suo cervello che è in tensione perché deve pensare a combattere il pericolo- 
e prevenire nuovi accidenti « moltiplica gli ordini ai suoi assistenti , i quali 
alla loro volta si affrettano ad ubbidire e cooperare neir esecuzione dell' atto 
operativo. È allora in quel momento nel quale il pericolo sovrasta e ohe il pa- 
ziente può morire sul tavolo operatorio che le regole assolute e fondamentali di ogni 
atto operativo vengono abbandonate, e si passa nel campo delle eccezioni. Rapi- 
damente allora si allarga la ferita per dominare il campo operativo , si molti- 
plica Tapposizione di pinze emostatiche; si ordina airassietente di tagliare mentre 
l'operatore sorregge un lembo, ha tra le dita una lamina oonnettivale con uno 
o piìi vasi; straccia quelle pezze che devono riempire un cavo o per compres- 
sione devono frenare una emorragia, ne getta via un'altra perché troppo grande 
o troppo piccola e V assistente ohe oegue e con rapidità fulminea obbedisce al- 
Tordìne ricevuto straccia, raddoppia, frammenta la pezza che deve servire allo 
zaffo, e così fino a tanto che il pericolo non é scongiurato e tutto ritorna nella 
calma. Non é stato chirurgo e non è chirurgo chi non ha visto e non si è ritro- 
vato in questi momenti critici ed emozionanti. E4. allora dopo contate le pezze, 
sul cui conteggio tanto si é insistito nel processo di Roma al Senato , come se 
quel conteggio fosse possibile alla pari di quello di una buona massaia che enu- 
mera la biancheria che dà o riceve di ritorno dalla propria lavandaia ! ! ! 

E se così non fosse il Neugebauer (Zufdllige Zuruchlassung eines sub ope^ 
ratione benutsen Fremdkòrpers (Arterienklemme, Schwamm, Tupfer, etc. in dei* 
Bauchhóhle. Monatschrift fùr Gebursthùlfe und Qynaekologie, Band XI, 1900) non 
ne avrebbe raccolti 108 casi ; lo Sohacher (Foreign Bodies Aocidentally left in the 
abdominal Cavitj. Annals of Surgery. Ottobre e Novembre 1901) non avrebbe po- 
tuto fare un'inchies'^a ai vari principali e più rinomati Chirurghi del mondo i 



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l'argomento del giorno. 167 

quali senza titabansa e senza timori di incorrere in giudizi penali, confessavano i 
casi e le circostanze nelle quali un tale accidente era loro avvenuto; lo Chiiput il 
12 Dicembre 1900 alla Società di Chirurgia di Parigi non avrebbe narrato di una 
garza lasciata innocua nel ventre per sette anni ed altri Chirurghi in queir occa- 
sione non si avrebbero accusati di uguali avvenimenti; il Filate nell'adunanza del 
23 Mano 1892 ed il Mioheaux in quella del 12 Aprile 1893 non avrebbero denun- 
ciato on uguale fatto. Tutti questi Chirurghi e molti altri ancora hanno reso di 
pubblica ragione simili accidenti perchè possibili, perchè non ÌDcoipabìli a nessuno, 
ed acche per provare che se il corpo estraneo è asettico non ci sono pericoli. 
Questo lo dissero anche i periti del processo di Roma e ne portarono degli esempi. 
Ed è per questo che se anche il pezzo di garza, al quale si sono voluti at- 
trifoaire dimensioni gigantesche perchè di 45 per 70, non considerando ohe è ap- 
pena un lucignolo grosso come un piccolo uovo , fosse stato lasciato come una 
pazza di garza qualunque e non come uno zaffo nessuna colpa doveva e poteva 
essere attribuita al D'Antona. Ma quello era uno zaffo e non una garza di quelle 
ehe si usano per sostenere intestini e spostare visceri : e lo dice anche l' affer- 
mazione, se esatta , dello Altobello , e cioè che la garza era ripiegata. Ripiegata 
in nn modo qualsiasi si usa per zaffo , per tamponamento : nelle altre circostanze 
ii asa spiegata. Quindi anche questa circostanza che si voleva portare innanzi 
come nna delle prove di colpabilità del DWntona cade di per sé stessa , anzi si 
ritorce a benefizio deiraccusato. 



n processo d finito: e Tassoluzione del D'Antona per inesistenza di reato è 
un verdetto di giustizia riparatrice che gli era dovuto. Ma sono riparate le pene 
morali da lui sofferte? Se uno scrittore , che con la tavolozza dai colori vivaci 
ma veri, volesse un giorno scrivere la Psicologia del Chirurgo, farebbe un'opera 
utile e bella. Del Chirurgo si narrano i trionfi, si esaltano i guadagni, se ne de- 
scrivono le gioie e le sodisfazioni : ma tra queste rose ci sono anche le spine 
ehe con i loro aculei pungono atrocemente. Trionfa sì, ed ha il sorriso sulle lab- 
bra, la calma nel volto, le mani che non tremano : ma V ansia V ha nel cuore. 

In quel giorno di battaglia dopo terminata Toperazione egli è esaurito e non 
ha la forza di continuare; guarda con compiacenza i propri assistenti, compagni 
di lotta e di sacrifizio, con gli occhi amorevoli quasi volesse farsi perdonare i 
rabbuffi immeritati in quei momenti di ansie e di pericoli : e poi ad ogni istante 
vnole le nuove deiroperato per sapere se può stare tranquillo; e riandando nella 
quiete del proprio studio o nel silenzio della notte a tutte le varie fasi deiropera 
eompiota si domanda, si tortura, si inquisisce per convincersi se ha fatto quello 
die doveva fare. Sono ore, sono giorni terribili, che nessuno conosce od indovina: 
piuttosto li conosce e li indovina la famiglia deiroperatore, che ha imparato a 
tacere ed osservare e dal silenzio, dalla ruga sulla fronte, dal modo di mangiare 
svogliatamente indovina che è una di quelle giornate che si risolvono poi od in 
giorni di sconforto od in ore di gioia sodisfatta. Venga lo scrittore e scriva la 
Psicologia del Chirurgo : ma questo scrittore non può trovarsi che fra i Chirurghi 
perchè possa anatomivzare il nostro cervello , il nostro cuore. E quel giorno si 
comprenderà come alle nostre ansie non bisogna aggiungere ancora quella di te- 
mere per il nostro passato ed il nostro avvenire a causa di un errato o male 
int^retato Articolo di Codice Penale. 

Parma, 16 Febbraio 1904. 

Andrea Ceccherelu. 



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RIVISTA SINTETICA 



k 



C0NSIDEEA2I0NI GENERALI SULL' EMATOLOGIA <'> 



ÌQ r&gione a^ncha dulia sua parte vitale, il sangae, di tutti i mezzi del- 
4'ecorLomLa è qaello in ùmì Tadattamento degli elementi alla funzione è spinto al più 
alto grado di pcrfe^ìoDe, quello che è il più capace, dal punto di vista funzionale, 
di assicurare il masBuno risultato sotto il minimo volume. Tutto concorre a rea- 
lizzare la perfesiiofie del meccanismo : la mobilità anche del sangue che lo mette 
ili contatto inceasante col mondo esterno e con Tintimi tà dei tessuti, V estrema 
e peci alienazione degli elementi che lo costituiscono, la fissità notevole della sua 
compoai^iond. 

8e i fisiologi hanno descritto con compiacenza le conseguenze del circolo 
non interrotto del sangue, se in questi ultimi anni si ò ben dimostrata la fissità 
di compo*fizlone del sangue, non si ò però qui sufficentemente messo in rilievo 
Falto grado di specializzazione degli elementi costituenti che fa del sangue un 
liquido tutto adatto differente dai tessuti o dagli altri umori del nostro organismo. 

Mestre ohe gli altri organi deireconomia racchiudono, oltre ai loro elementi 
m piena alti¥ità funzionale, delle forme di riproduzione cellulare, delle cellule 
embrionarie e delle numerose forme intermediarie tra le cellule giovani e le' cel- 
lule adulte, il sanf^ue non racchiude che forme cellulari adulte in attività, degli 
elementi funKÌonalmente perfetti, ma divenuti incapaci di riproduzione. 

Gli eliìmenti figuraH specifici del sangue, le emazie e i leucociti polinuolearì, 
— pf^rchè il linfocita è propriamente una cellula della linfa e non del sangue — 
non esistono nel f^angue che sotto forma di maturità. Essi hanno perduto in so- 
filanda la fun^iune primordiale della cellula, l'attitudine riproduttrice ; nel globulo 
rosso, il nucleo è scomparso, lasciando cosi la massa intiera deirelemento carica 
di emoglobinzif e disposta per la funzione respiratoria ; nel globulo bianco poli- 
uueleato non si ha questa scomparsa, il nucleo ha nondimeno perduto il carat- 
tere della riproduzione; esso ò frammentato, ridotto in piccoli lobi essenzialmente 
m&Ueabili, capaci dì assicurare i cambiamenti incessanti di forma della cellula 
e la SUB. diapedesi attraverso le membrane vascolari. 

Le fornae originali di questi elementi figurati (emazie nucleate , mielociti 
granulosi), vere cellult; munite di noduli riproduttori in attività, non esistono 
nel sangue e restano chiuse negli organi ematopoietici , che non li lasciano pas- 
sarà nella cireolazioDe hq non quando sono maturi dal punto di vista funzionale. Il 
plasma possiede anche un alto grado di specializzazione; perché le albumine 
p^ftici>Ui'i che lu costituiscono sono differenti dalle materia albuminoidi che risul- 
ta uo dalla digestione degli elementi. 

Il sangue dunque ci appare come un liquido che non contiene nella sua massa 
altro che clementi forma.tL, che vi sono penetrati nella loro forma perfetta, atta 
a eompicre la loro funzione fisiologica; è un vero mezzo organico autonomo che 
possiede una fistìitii di coraposizione notevole. 

Lli maKB& del san^^ae allo stato fisiologico non subisce, quindi, che delle 



(l) lì s^éuytn '.' Lìhh^ Considérations Oénérales sur rHématologie. La Presse Mi' 



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RIVISTA SINTETICA. 16fr 

▼arUxioni minime e passeggere, e se cina causa accidentale la turba menoma- 
mente, Tequilibrio dei diversi elementi del sangue si ristabilisce tosto, tendenza 
«he anche le perturbazioni le più brusche, non arrivano a portarvi che delle ma 
di£eazioni transitorie. 

Ma se Paltò grado di specializzazione degli elementi del sangue e la fissità 
•della soa composizione fanno di questo liquido dal punto di vista fisiolojg^ico un 
mezzo autonomo, non è meno vero che il sangue non ò un vero tessuto, ma un 
composto di elementi estranei, formati alPinfuori di esso; da che se ne deduce 
eòe le sue malattie devono stare in intimo rapporto coi diversi organi deireconomia. 
Le pretese malattie del sangue non sono in realtà che delle malattie degli organi 
ematopoietici, come é per il caso della leucemia, o delle sindrome ematologiche, 
«he traducono le alterazioni di questi organi. "^ 

Lo studio del sangue al giorno d* oggi non ha più solamente un interesse 
epecalativo, ma prende in clinica un posto sempre più importante; se, eccezione 
Atta per la leucemia, non si può, come si era sperato a tutta prima, dedurre la 
^iignoei delle malattie dalla sola formola sanguigna, si può però trarre da questo 
itodio un appoggio assai considerevole per la diagnosi stessa. I lavori di questi 
citimi anni hanno singolarmente esteso il domani dell* ematologia, e noi posse- 
diamo al giorno d*oggi un certo numero di dati che si possono considerare come 
definitivamente acquisiti. Gli antichi avevano di già riconosciuta tutta Pimpor- 
tanza che si attacca allo studio dei coaguli : noi moderni abbiamo altri mezzi 
ehe ci possono fornire dati più importanti ancora e così Pesame microscopico, 
liatteriologioo, chimico, lo studio delP alcalinità del sangue, il conteggio dei glo- 
bali e il dosaggio della quantità d*emoglobìna sono destinati a rendere dei grandi 
servigi, in presenza di un problema clinico difScile a risolversi. 

Ilavoridi Hayem e Malassez, I^asche ed altri avevano stabilito già da tempo il 
valore della numerazione dei globuli rossi e del dosaggio delPemogiobina per la 
elassifieazione delle anemie; più tardi lo studio dei globuli bianchi, specialmente 
dopo i lavori di Metchnikoff e di Ehrlich, ci ha aperto nuovi orizzonti allo studio 
delle malattie infettive e del cancro , e prese in ematologia clinica il posto che 
gli meritava. Turok, Stienon , Rieder , Leredde, Chan temesse, Besredka, Achard 
e Loeper, Weil, Courmout e Montagard, ecc. descrivono nei dettagli i più minuti 
la formola emoleucoci tarla degli stati infettivi. La legge generale ohe si può 
ricavare da tutte queste nozioni sparse é: che Piperleucocitosi polinucleare ò la 
Teaiiooe banale messa in giuoco dalP organismo ogni volta che un* infezioni^ ne- 
cessita colla sua acuità uno sforzo precsooe e rapido : la mononucleosi caratterizza 
le malattie specifiche, le quali portano d'altronde, in ragione anche della loro spe- 
cificità, una variante nella formula. 

NumeroBi lavori dimostrano che lo studio della formula leucocitaria nel corso 
delle infezioni non ha solo un interesse puramente speculativo , ma anche un 
interesse pratico, per la diagnosi clinica di certi casi difficili di febbre tifoide, di 
^rarìcella, p. es. e soprattutto per la diagnosi delle suppurazioni chirurgiche, in 
particolare delPappendicite. A molti sarà noto il recente lavoro del Guischmam, 
io cai insieme ad una nuova suddivisione delP infiammazione del ceco e delPap- 
P«iHÌice, va unita una lunga trattazione sulP importanza del conteggio degli ele- 
menti del sangue e propriamente dei globuli bianchi per la diagnosi e quindi anche 
per la prognosi delle varie forme di queste affezioni. Egli afferma essere possi- 
ate dal numero dei leucociti conoscere la presenza di un ascesso di quelle st zioni 
d^intestino. 

Il valore prognostico della formula emoleucocitaria non ò punto minore di 
<)oeUo della diagnosi. Una iperleucocitosi con polinucleosi d* intensità media, in 
sporto con una forma moi'bosa di gravità media, indica un organismo che 
<i difende. Una ii>er1eucocitosi e una polinucleosi eccessiva hanno un nignifìcato 
cattivo; esse indicano in generale un'infezione tenace, intensa, che soUecnta de- 
gli sforzi reazionali violenti da parte delP organismo. La leucocemia é un segno 



Clinica Chirurgica, 

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no OIOVÀIUfl NE6RL 

di gf&vtt& estrèma. La soomparsft dei leacooiti eosiaoftU dalla ciroolazioiie iadia*^ 
la peràisteoxa. dell'iafdstiooe: il loro riapparire o il loro aumento ha il valore di 
nna vera stimmate di oonvaleseenza. 

Lo stadio d^jlla formola emoleaoocit&rìa non reade minori servigi nel oorao 
delle malattie infettive croniche; essa fornisce ancora degli iasegnamenii interes- 
santi ntU« infezioni cutanee, nelle intossicaaioni, nelle malattie parassitarie. Una. 
nodofie capitale domina qui tutte le altre: Timportanza deireosinofilia. 

Ls ooQ6Uta£Ìone di una eosinofilia considerevole nel sangue, airinfuori del- 
resistenza d&ìh dermatosi, é quasi sempre un segno della preseaza dei paras- 
siti deU'ecoiiomia. 

Dal giorno in cui Virchow, dalPesame del sangue, ha segnato il posto della. 
leucemia nella nosografia, la descrizione di questa malattia si ò precisata sempre più. 

Grafie at lavori di Gtirlich, noi ne conosciamo al gio<*no d'oggi le diverse 
forme prouìche, la leucemia linfatica e la leucemia mielogena, e sappiamo distin- 
guerle dalTanemia pseu do -leucemica infantile, dalle pseudo-leucemie, dalla tuber- 
coloBL e dal «arcuma degli organi ematopoietici. 

L^'esama del sangue ha ancora permesso a Frànckel, a Gilbert e Weil di de- 
finire una forma acuta della malattia, la linfemia. 

Lo J^tudio delle formule emoleucocitarie del sangue ha avuto infine una con- 
seguenza indiretta di una grande importanza; esso ha condotto Widal e Ravaut 
a studiare le formule leucocitarie degli spandimenti sierosi e sierofibrinoai ed a 
trarne il matodo della citodiagnosi. Ma ciò che veramente é opera di questi ultimi 
afìDi si è la conoscenza precisa delle proprietà dello siero del sangue, dal quale si 
B<^pporo trarre degli agenti terapeutici utilizzabili per il trattamento del cancro,. 
dolla leucemia^ ed un mezzo per lottare contro V invecchiare degli organi. Ag- 
giungo però che le ricerche intraprese non furono finora suscettibili di appli- 
ca /.io ni pratiche. 

Tale è rapidamente la bilancia scientifica e pratica deirematologia. Il carat- 
tere delle ricerche moderne che hanno per oggetto, non piti la descrizione ana- 
tomica, ma il funzionamento fisiologico del sangue e degli umori segna una ten- 
rlenxa d^Ua Medicina ad abbandonare l'organicismo di ieri, per ritornare, secondo 
l 'eapre j^i^ioue di Landouzj, ad un umorismo e ad un vitalismo ringiovanito, capace 
di forai re alla clinici la rivelazione dei processi di difesa, di guarigione, di vac- 
cinazione. 

È vero che molte speranze nate neirentusiasmo della prima ora, non sono 
state realizzate; ma se certe ricerche ci sembrano alPora presente prive di ogni 
interesse, non bisogna però lassarle di inutili e abbandonarle. In materia solen- 
ti fica, le più grandi scoperte scaturiscono sovente da ricerche esclusivamente 
teoriche, la storia della sieroterapia è là per dimostrarlo ; ed è bene ricordarsi 
che questo maraviglioso metodo terapeutico è nato da discussioni, sollevate dai 
problema dell'Immunità. 

Dott. Giovanni Negri. 



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RENDICONTI DI ACCADEMIE E SOCIETÀ' 



Italia. 



R. AOCADBMU MEDICA DI ROMA. 

Seduta del 27 Dicembre 1903. -- Il prof. Mazzoni, illastra un caso 
ÌD cai dovette intervenire, refeeando // lobo sinistro del fegato j per 
m smÈoteliomeu &>n esito felloe. 

RiM*Picci comouica anche a nome del Dott Liverziani / risuftati di 
(ktermlnazioni di ac. ippurico iti soggetti malati di reni a cai era stato iniet- 
tato sotto cute del benzoato sodico. Conclude col ricordare che le sue espe- 
rienza hanno messo in luce un fatto apparentemente strano quale ò quello 
(Mia quasi completa sintesi da parte dei nefritici deirac. benzoico iniettato; 
al eootrario che nei normali, la determinazione deirac. ippurico non può 
qùdi menomamente servire come misura della funzionalità renale. 

Società Lancisiana degli Ospedali di Roma. 

Ganmant. — Intervento dtlrurgioo per appendicite tifosa. VO, ebbe oc- 
omone di operare netr ospedale di S. Spirito , per sintomi di perforazione 
intsstioale, oa tifoso nel quale riscontrò perforazione dell* appendice ver-' 
OMforme, eon conseguente peritonite generalizzata. L*0. ammette essere av- 
^^eevta questa perforazione In seguito ad un*ulcera tifosa dell'appendice, che 
è abbastanza rara. 

Bastianblli, fa osservare ohe la perforazione deirappendice avvenuta 
mI deeorso di un tifo, potrebbe provenire da un'appendicite pregressa non 
tifala. Dairesame del pezzo anatomico gli sembra riconoscere dei caratteri 
dì erooieìtà del processo ulcerativo. 

Parla VECCHIO dice che il recente contributo portato da Tuffier allo stu- 
dio dell'appendicite tifosa non fa escludere in questo caso la possibilità di 
im*iilcera tifosa all'appendice. 

Marchiapava. — Nel caso in questione crede si trattasse proprio di 
on'appeodicite tifosa , della quale egli conserva altri esemplari irrefutabili. 

Gandiani crede cha le note anatomiche dell'ulcerazione siano alterate 
dal liquido fissatore (formolina). A fresco, la lesione aveva tutte le caratte- 
ristiche detralcera tifosa, simile a quelle che si trovano neirintestino. L'au- 
tore si astenne dall'esame istologico perchè credette che niente di più pre- 
elio avrebbe potuto dare una tale ricerca. 

JL\istrla. 

Società I. e R. dei medici di Vienna. 

Seduta del 22 gennaio 1904. — Kienbòck mostra un ammalato che era 
sffetto da sarcoma proveniente dalla cavità nasale. Il neoplasma fu operato, ma 
^ocidivò, malgraio estirpazioni ripetute, riempiendo le cavità orale e farin- 
ge gii antri d'igmoro, le cavità orbitarie, dando cosi luogo a una produ- 






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172 RENDICONTI DI ACCADEMIE E SOCIBT À. 

zione dei globi ocalari, e in seguito a compressioae dei nervi ottici la cecità 
compiala. Sottoposto ii paziente all^azione dei raggi X il risultato ha oltre- 
I^Biato ogni attesa. Si sono fatte 13 applicazioni, e attaalmente il tumore 
« dimiauito di volume in tutte le sue parti, ò scomparsa U protusione del 
globo, e la vista si ò ristabilita in modo ohe il paziente può camminare 
mìo* LsL diagnosi di sarcoma ò stata confermata dall'esame istologico. 

Michael Grqssmann, ha pare presentato un altro iodi vid no di 39 anni 
affetto da sarcoma recidivato del naso, che guari completamente in seguito 
alfapplicazione dei raggi Z. 

tloLZNECHr fa osservare che i sarcomi sono suscettibili di guarire sotto 
rìuSueQzadei raggi X, anche quando hanno sede negli organi interni, coma 
y ovaia, meotre che i carcinomi solo superficiali restano inflaenzati. 

K^ancia. 
Accademia delle Scienze di Parigi. 

Seduta dell* Il gennaio 1904. — Lèpinb e Boulud parlano àéiV azione 
dei ra^gi Rontgen sui tessuti animati. Essi hanno trovato che dei frammenti 
di pancreas dei cane esposti ai raggi di Rontgen presentano un potere ri- 
duttore molto più forte che dei frammenti simili lasciati al riparo di questi 
raggi. La differenza ha in un caso, oltrepassato il 25^1^; la media di 5 espe- 
fionda era dei 12 ^/q. Esposto ai raggi per un*ora, il parenchima epatico del 
cane contiene sempre meno glicogeno e più zucchero, e la somma del gli- 
cogene e dello zucchero vi ò minore. 11 primo effetto dei raggi X sarebbe 
dunque di favorire la glicosuria e laglicolisi epatica. Ma quando Tesposizione 
« prolungata più di un*ora, le condizioni si cambiano e la glicosuria e gli- 
colmi epatica diminuiscono. 

FoasAU e Courubllb riferiscono i risultati avuti colla radioterapia in 
dtie ca^i dubbi di fibromi uterini, in cui l'aspetto cachettico, il colore gial- 
Uitro» i dolori facevano pensare alla possibilità di un tumore maligno e in 
eui Toperazione fa rifiutata dagli ammalati. 

Accademia di Medicina di Parigi. 

Seduta del 12 gennaio 1904. — Cornil e Goudray parlano sugli scoi» 
iamentì ddlla oartliaìine di coniugazione e suite fratture diaflsarie giusta^co- 
iìiit^ate. Delle esperienze molto antiche hanno stabilito resistenza degli scoi- 
Umeuii della cartilagine diafisarìa da parte della diafisi, e d'altra parte. Tesi* 
«rajjta delle fratture del tessuto spongioso diafisario presso alla cartilagine. 
I tàlli rdcenti segnalati da Monod, da Kirmisson indicano l'utilità di ripren- 
Ui^re la quistione degli scollamenti. Gli Autori hanno potuto riprodurre fa- 
cjtjìeuto sa giovani conigli le principali variata anatomiche segnalate dagli 
M[»crinir3ii latori che avevano operato sul cadavere di neonati o di bambini 
el hanuo ottenuto risultati identici; scollamento deirestremità inferiore del 
Ìu[iìort% secondo la linea d*ossificazione della parte diafisaria, fratture della 
•« arlita^^iue nella sua metà a livdllo deirestremità inferiore del perone, poi a 
ji^oliu ilalle epifisi inferiori del cubito e del radio. É dunque inesatto il so- 
«14^0 t^Lt^ che sempre i traumatismi giusta-epifisarii producono delle fratture 



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. ^RBNDICONTI DI ^CQADBMm- E SOgim'A. 173 

dal tessuto gpongioso diafisario; il fatto è molto frequente ò vero» ma ned 
sempre costante. 

Iiidipeoxleotemente dallo scollamento vero , senza lesione diafisaria, gli 
Mtorì hanno veduto lo strappamento dei frammenti cartilaginei provenienti 
dal bordo della cartilagine. Il processo di consolidazione di queste fratture 
e di questi scollamenti è ancora da determinarsi. 

SocibtA di Chirurgia di Parigi. 

Seduta del 30 Dicembre 1933. — Lb Fort di Lilla a mezzo di Lb- 
auEn presenta uno caso di voluminoso endoteli orna della milza in cui ha pra-r 
tieato la spleneotomia. Il paziente dopo un anno dall'atto operativo sta be- 
nissimo. 

Lb Fort, ancora a mezzo di Legubu comunica un*osservazione di aneu- 
rima diffuso del cavo popliteo, dovuto a ferita per palla da fuoco. Venne 
fatta Tablazione e il paziente ò perfettamente fii^narito. 

Nblaton a nome di Cavollb di Orleans comunica una osservazióne di 
sncbilosì della spalla consecutiva ad un traumatismo. Il CavoUe ha praticato 
sna resezione economica della testa omerale ed ha terminata la sua opera- 
aooe interponendo tra la cavita glenoidea e Testremità superiore delPomero 
oaa bandelletta muscolare presa dal deltoide. L*iutervento data attualmente 
da sei mesi e i movimenti passivi della spalla , se non i movimenti attivi, 
SODO su fBcien temente estesi. 

Dblormr si domanda se i movimenti d*elevazione delibar io si compiono 
realmente nelFarticolazione scapolo-omerale. 

Routibr ba avuto occasione di praticare quest* anno una resezione 
della spalla per un* anchilosi consecutiva ad una lussazione malconosciuta 
della spalla. Egli ha fatta una resezione assai larga delPestremitÀ superiore 
dell'omero per ottenere una mobilità sufficiente, e non crede che si abbia 
ioteresse a sforzarsi di fare, nei casi di questo genere, una resezione cosi 
eeonomics. AJlorchò il suo operato lasciò Tospedale, il suo arto superiore si 
onioveva in assai buone condizioni. 

QuÈNU, pratica come Rentier delle resezioni molto larghe per lussazioni 
astiche d Ila spalla, ma non ha sempre ottenuto i risultati sodisfacenti ot- 
tsDiiti dal collega. 

Dblbbt, ammette la stessa opinione di Quénu; tutti i risultati che ha 
oisenrati sono stati poco sodisfacenti. 

MicHAUX riferisce a nome di Mordrbt di Mans un caso di tumore della 
pvete addominale risultante della migrazione di calcoli biliari. Il tumore fu 
levato el il «'vicolo della vescicola estratto. 

MicHAUx conunica a nome di Baillet d'Orleans un caso di ritenzione 
Ulive calcolosa che guarì in seguito a coledocotomia. 

Paure comunica a nome di Morestin un'osservazione di un voluminoso 
^ngoma del labbro inferiore estirpato. L interesse principale di questo caso con- 
n^ nella riunione del labbro per mezzo di due lembi cutanei e nella ri- 
Mstitazione della commissura con un artifizio di sutura della pelle e della 
iBseosa. 

Dblbet presenta tre bambini trattati cogli apparecolìi da deambulazione, 

Dblbbt presenta un uomo in cui ha fatto un artrodesl dell* articolazione 



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174 RBNDIGMtl Df ACOADBMIB S SOCIBTI. 

m9di'O'tBr$i0à p«r tartaigta molto dolorosa che porUra da dae anni • laeiao 

e che era stata ribeile a tutti gli altri mezzi di cara. 

DsM otJLiNs presenta an uomo con lasaaiìone éelh ossa del pisds^ lassai 
%\oùe cuneo- scafoidea e ctiboidoH^alcaneare. 

Tdffibr presenta un nomo che in seguito ad una ferita penetrante M 
toras9 per patì a presentò dopo poco tempo dei forti dolori intereostaii che 
EJ irradiavano al braccio destro, al collo, al torace sotto forma di accessi 
dolorosi, sìm\\ì ad una nemte. La spiegazione di questi dolori fu trovata 
nai cordj de)i oparazione. Luogo il tras^itto seguito dalia palla nel 7.^ spa- 
zio interooitaie s'era sviluppata una vera trama fibrosa, spessa come un dito, 
dura Gomti il la^no, nel mezzo della quale erano perduti nervi e vasi eonr- 
presflì per un'aatensione di 7 ad 8 cm. La palla era libera nel tessuto ed- 
tubare sQUo-pieurale vicino alla vena cava. 

TuCBer rmùoà tutta la massa fibrosa e al giorno d'oggi è libero dai suoi 
dolori da più di due mesi. 

SMuta del 6 gennaio 1904. — Nélatoii a proposito della cura delle 
fratture delfarla Inferiore crede che non sia razionale para^^onare, come si 
è t'auo m q Elegia discussione, i risaltati degli apparecchi da deambulaziooe 
con queiìi diall'oiiensione continua. A. suo avviso ì primi non sono applicar 
cabili oha a ca^i ristretti. Cosi egli li trova contro- indicati nelle fratture del 
collo dei femore, nelle fratture soUotrooanteriche a spostamento considere- 
vole, nelle fratture del corpo con acca7allamento notevole dei frammentile 
nelle Irutiure sottocondiloidee che s* accompagnano quasi sempre a sposta- 
mento, la mut questi casi Tappareechio al estensione continua è Tapparoc- 
ehio di scelta, liigìi non vede cne le fratture del corpo del femore senza spo- 
siztm^nto che ^iano giustificabili deirappareechio da deambulazione. 

ScnwABTz. — Dm lungo tempo si serva ddl'apparecchio di UenoeqiiiB, 
e non ha mtii constatato nei suoi ammalati nò accorciamento nò ancliilosì. 
Egli rhn aocha impiegato con vantaggio nelle fratture del collo del famiorae 
non ha artito che a lodarsene. 

SoBLk dica ohe l'apparecchio di Hennequin ara poco pratico in prnici- 
pìo, ma che colle modificazioni apportategli dal suo autore è diventato di 
molto aamplifi.Tato. Egli lo impiega di moko^ tempo con ottimo risultate. 

HENN&Qcm ritorna sulle due osservazioni che Routier ha rì[M>rtaiU>, e 
sulle quali egli si pronuncia contro il suo apparecchio. Io questi casi non 
Qvn etato situato in quelle condizioni che permettessero di giudicare dal 
Stia votare e bisogna attribuire ad altre cause i cattivi risultati che se- 
guirono. 

RO0T}ER DOD si è mai levato cootro i vantaggi deirapparecchio di Hen» 
na^nin eba li coasidera buoni, ma protesta contro 1* opinione di Boiler e 
Championa óra che lo dichiarano un apparecchio perfetto capace di ottanuna 
sdmpra la ootHolidazione. 

Db3.\iì>uuv avendo per due anni adoperato l'apparecchio di Trlianx,. che 
è di una ìt >pl Illazione semplice, lo paragona a quello di Henneqiin. B dica 
ah^i per tutie le frattura della parte media del femore, l'appardcchio di Trt- 
\un% ^li ha dati eccellenti risultati , senza la minima anchilosi. Per ci6 che 
conceraa te fratture extra-capsuiari del collo che ha trattato coU*applieasione 
del lappaneiie Ilio di Hennequin ha veduto scomparire la rotazione e Taocarcia- 



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wsmnoQfm m aicg^ldkmib e socibtà. 75 

mento; in molti casi di fratture aottotrocaoteriobe lo stesso apparecchio ha 
fornito delle gaarlgioni molto sodisfacenti. 

ToFFisa ò poco partigiano degli apparecchi da deambulazione, perohò 
ta avuto oecasione di osservare un cattivo risultato in un caso di frattura 
deDa gamba. 

Hartmann è assolatamente certo che Testensione contìnua nelle fratture 
-della eoseia, pervengono a dare all'arto fratturato la sua lunghezza, mentre 
•che, anche sotto il cloroformio, non può arrivare a correggere il raocorcia- 
•mento. 

Fblizst impiega sovente nei bambini le trazioni elastiche per ottenere 
faOungamento deirarto, nelle fratture del femore come in quefie delVomero; 
grazie a queste trazioni si vede a poco a poco allungarsi Tarto, anche al 
di là delle sue dimensioni normali. 

Broca fa due relazioni su due osservazioni di JoUTOTNotJT di Madagascar 
relative Tuna ad una retroGOOOlpesBia in un bambino di 12 mesi, per un prò- 
"lasso rettale con idrocele, e Taltro ad una trapanazione per accidenti epi- 
•lettiformi traumatici. 

Walter presenta un uomo con pleurite Inolatata e in cui ha praticato 
ona toracotomia e successivamente i*estirpazione di una fistola broncoHsu- 
tanea che si era formata, con sutura del polmone. Il paziente è guarito. 

QuiNARo presenta un fibroma uterino estirpato ooll'lstereotomia totale^ espio - 
Tallone che ha avuto come conseguenza una diminuzione di un cancro deDa 
mammella. 

Waltbbr presenta un malato affetto da piede torto equino la cui pato- 
genesi gli sembra molto oscura e per il quale domanda il consiglio dei col- 
ieghi. 

Seduta del 13 gennaio 1904. — Dblbbt ritoma sugli apparecchi deam- 
Matorl nelle fratture della coscia, e dice che questi apparecchi sono suscet- 
tibili di rendere i più grandi servizi in certe fratture della coscia. Essi per- 
mettono ai feriti di alzarsi dopo qualche giorno e di camminare, non già 
(tì trasolnar^^ come s'ò detto, ciò che non sarebbe punto un vantaggio dal 
doppio pnnto di vista sociale e professionale. Senza dubbio questi ammalati 
camminano con un bastone, ma camminano, e certe volte forte, e si dichia- 
rano felici del loro stato, paragonati a quelli che tengono il letto. Quanto 
al risultato funzionale, questo ò se non perfetto , almeno tale che è difficile 
4i ottenerne uno migliore con gli altri apparecchi. Questo ce lo dimostrano le 
radiografie. Il solo appunto , dichiara terminando Dblbet, che si possa fare 
«U'appareechio deambulatorio, è quello che è difficile applicarli, ma bisogna 
ilire ehe questo apparecchio non ò definitivo, che ò suscettibile di perfezlo- 
lamenti e che alFavvenire bisogna lasciare giudicare del suo valore e delle 
sue indicazioni. 

Broga riferisce a nome di Tailhefer di Beziers un caso di ernia In- 
^nah strangolata che conteneva un ovaio (dimostrato istologicamente) e non 
OQ rene come era stato creduto e pensato prima col solo dato macroscopico. 

Lboubu riferisce a nome di SouLiooux un caso di torsione Intra- vaginale 
<folvolo) del cordone spermatico che fa seguire da alcune considerazioni, diffe- 
renziandolo dalle torrioni òx tra- vaginali autonome e spontanee del cordone. 
In quest^ultimo caso, non è più il testicolo solo che gira nella sua vaginale^ 



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176 RENDICONTI DI ACOADEMIB B SOCIETÀ. 

[DA è il ifìitifìolo 6 la yagÌDale insieme che descrivono ano o più giri al df 
sotto del punto di torsioDe. Questa varietÀ ò molto più rara della precedente^ 
& si prodii^^a principalmente nei casi dì ectopia testicolare. 

Tuffi BR presenta due ammalati affetti da lipomi simmetrìol di diverse 
ragioni del corpo, lipomi rispondenti assolutamente per il ìoro aspetto clinico 
a quello che Lannois e Bbusande hanno descritto sotto il nome di adeno- 
lipomi, Ofà, uno di questi ammalati è stato operato da Tuffibr di masse 
moiUì imbarazzanti che occupavano la nuca, e Tesame microscopico ha dimo- 
strato che queste masse erano formate da tessuto lipomatoso puro sensa 
tracce dì tessuto ganj?liare. 

Hartmann presenta an ammalato che ha operato di nefrectomia trans- 
perìtonBate par pionefrosi chiusa. Durante V atto operativo avvenne acciden- 
talinante Ja ferita della vena cava ; fautore praticò la legatura ed ottenne 

PoTBERAT presenta una cisti dermoide dell' ovaio destro di una donna 
di 30 anni, che aveva gi& operato alTetà di 15 anni per un cisti dermoide 
dairovaio sinistro. Egli aggiunge che al momento del primo intervento non 
esisteva alcana lesione apparente delFovaio destro. 

Seduta del 20 gennaio 1904. — Guinard legge la seconda parte della 
sua comuni cazione, cominciata nella precedente seduta, relativa M appendi- 
0a/^/a o dolore più o meno marcato che accusano certi ammalati nella re- 
gione appendicolare , ali* infuori di tatti gli altri fenomeni acuti generali o 
locali d'appendicite. Questo dolore è quasi sempre d* origine appendicolare, 
e da sa solo è suffìcente ad indicare una lesione deirappendice, e che ap- 
punto prese jl nome di appendicaljzia. 

Questo segno acquista un valore tutto particolare nei casi in cui il sog- 
getto ohe r accusa presenta simultaneamente un* affezione addominale qua- 
lunque ohe colpisce dapprima I* attenzione del medico, alla quale quindi è 
naturalmente portato ad attribuire i sintomi dolorosi accusati dal suo paziente» 
Ora. se qn»?sU affezione necessita una laparotomia, si è quasi certi, dice 
GutNARD, dì trovare, esplorando Tappendice, delle lesoni più o meno accen- 
taata di quest'organo, che sono sufflcenti a spiegare i dolori presentati dal 
pazitntd prima deiroperazione. 

Guinard cita un gran numero di affezioni addominali o da ritenersi 
tali, ernie^ ilbromi, cisti ovariche, salpingiti, ovaio sclero-cistico, rene mobile, 
prolasso uterino, metrite, gravidanza uterina, nelle quali la spiegazione dei 
dolori accusati dagli ammalati nella fossa iliaca destra fu fornita dal a e4ir- 
pazione di una appendice che si era mostrata più o meno alterata. Ouinard- 
eonduie che in presenza di un*appendicalgia, se Taffezione per la quale si 
è chiamati da un ammalato necessita la laparotomia , bisognerò sempre 
approflttartja per esplorare l'appendice e levare l'organo per poco che pre- 
sentì delle iasioni qualunque. Si eviterà cosi di ved»:r ritornare degli amma- 
lati ch43 si lagnano di soffrire molto più che prim<i dell* intervento chi- 
rurgico, 

B(iOCA parla della pai atopl asti a, di cui Euumann ha descritto il suo pro- 
cesso in due tempi. 

Le ragioni ch'egli ha date, in risposta a molte osservazioni di Sebileau, 
non lo hanno punto convinto che questo processo sia superiore alla palato- 



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RENDICONTI DI ACCADEMIE E SOCIETÀ. 17T 

plattiea in un tempo. Dal punto di vista della mortalitA , se si esaminano- 
le differenti statiatìch'^ , quella di Giulio Wolff in particolare , che con^a 
piò di 300 casi di bambini operati tra i 3 ed i 5 anni, si vede che questa 
morialiu ò di 7 %. Con Toperaziont) in un tempo si sa ugoalmente che uei 
bambini la mortalità ò più considerevole che in on*etÀ più avanzata. Quanto 
tQa questione della riuscita delle suture non sembra difTerìre molto nei di- 
Tarsi processi. Si ha come risultato il 70 ^^ di successo ; nel 30 ^/^ dei ca6i< 
circa an*opera2ÌOQe secondaria ò necessaria. QuaFò d'altra parte il risultato 
ebe forniscono Toperazione precoce e Toperazione tardiva per ciò che coa- 
oarae il lingaaggio ? È poco differente ; d* altronde entrano in giuoco nella 
circostanza un numero d'altri fattori. Riassumendo TA. crede che vi ò in- 
teresse a semplificare, il più possibile, Toperazione che può essere fatta rapi«^ 
damente e senza rischiaramento, come ò stato raccomandato. 

Sbbileau dice che non ò partigiano deiroperazione nei bambini, e che 
fai meglio attendere i 7 anni. Il successo ò più assicurato, e le complica*^ 
zioni meno frequenti; quanto al linguaggio, varia in ragione delle condizioni 
meccaniche particolari, non dipende soprattutto daireducazione ; se il rischia- 
ramento artificiale non è assolutamente necessario, ò nondimeno vantaggioso.- 

Dblbbt è pure partigiano delPoperazione in un tempo. 

Perii risaltato fonetico bisogna sapere ohe la precocità deiroperazione 
QOD presenta alcun vantaggio, e che può essere anche nociva, perchè a 
questa età essi obbediscono meno facilmente alle raccomandazioni di cor- 
reggere le loro abitudini. Se il linguaggio varia secondo gli individui, crede 
che questo sia in dipendenza del grado di lunghezza e di muscolatura della 
Tòlta del palato. Quando Tuno e V altro sono bene sviluppati , si può diro 
che il bambino parlerò bene. 

TuFFiBH riferisce una osservazione di Letoux di Vannbs sopra un- 
»euri8ma oìrsoideo del cuoio capelluto. Il paziente era caduto alfetà di 8 anni 
hatteado sulla regione temporale. Non osservò dapprima alcuna tumefazione, 
solo 6 anni più tardi constatò a livello della regione parietale sinistra la 
presenza di un piccolo tumore, che restò stazionario fino alFetà di 28 anni . 
Non sono cne due anni che la tumefazione ha cominciato a crescere in modo 
di raggiungere un accrescimento enorme. Letoux avendo constatato che si 
trattava di un'aneurisma cirsoideo ne ha fatta l' estirpazione , seguita da 
aatoplastica e da guarigione. 

Dblbet ha veiuto uu ammalato che sembrava affetto da un simile tu- 
more il cui volume era doppio di quello della testa; vi si avvertiva un soffio 
continuo che fece pensare ad un aneurisma arterie- venoso. Ma l* autopsia 
ha dimostrato che si trattava di un sarcoma. 

L. Championkièré presenta là radloérafla di una frattura del radio dovuta 
tUa messa in movimento di un motore. 

Seduta del 27 gennaio 1903. — Quénu a proposito dell' appendicalgia 
dice che ò d'accordo con Guinard, quando consiglia di fare sempre Tesanie 
dell*appenJioe nel corso delle laparotomie; può essere riconosciuta malata 
e levata. Si possono trovare delle aderenze, delle briglie che rendono legit- 
tima la sua estirpazione, ma bisogna essere riservati in ciò che concerne 
la soa lunghezza, perchè un'appendice lunga è talvolta incolume da altera- 
sioni; come anche, per dire che ò ammalata, non ò sufficente contentarsi 



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178 BraniioaiiTi di acqidbmic « sooibtà. 

ài una gomitatura , 4i tm arposssmafiU o della preseDsa di materie feeali 
tfid SUD ìQterno. In ana parola, neo bisogna limitarsi alle apparenze esterne 
dalE'orgaDO , ma sarà beoe fare V esame istologico delle appendioi che ti 
ìdvaoo. 

Ma ammesto ohe queste lesioni realmente esistano, perchè sostitaire il 
motto appendicalgia al termine d'appendieite cronica ? Qaesta nuova espres- 
eioDe non designa che il dolore come nelle gastralgie, enteralgie, ecc. e non 
implica sempre V esistenza di una lesione. Nei oasi riportati da Guinard, 
Ì*A. cfsda che si tratti realmente d^appendisite cronica col siotomo dolore 
predomioante, e sulla quale JALAaniBR-LoNauBT , ecc. haono insistito nei 
loro lavori. 

lo molti ammalati affetti da lesioni addominali vi è esagerazione ad 
attribuire sempre il dolore ad un' appendicite. Cosi , se vi sono delle «rote 
eoa dotorose, enistono però numerose osservazioni che dimostrano il contrario. 

Così dicasi dei fibromi : gli uni sono dolorosi senza che vi sia appen- 
«dioittì o annessite, gli altri porchò si accompagnano a peritonite circoscritta. 

Quanto alle cisti ovariche possono essere esse pure sede di dolori. 

Hìapsumendo la localizzazione del dolore a destra non deve essere con- 
aìderata come un segno costante di appendicite. 

Bergbr fa le stesse riserve di Quéntj per ciò che riguarda // dolore 
nelle ernie, che può essere manifestamente in rapporto con essa. D'altronde, 
dice, si può distinguere dal dolore appendicolare per la sua sede, che oorrì- 
aponde sempre ad ano dei punti del canale inguinale. 

HouTiBR osserva ohe se 1* opinione di Quinard ò un pò* esagerata , 
nondimeno l'appendicite cronica è molto frequente; cosi che non esita in 
tutte la laparotomie a levare le appendici sospette, persuaso che non anmen- 
4ano ia gravità d elfo per azione. 

Mot 7 dice ohe la comunicazione di Guikard rimette in campo la questione 
delk appendiciti latenti. Egli ha di giÀ riportato più casi e ne riporta un 
altro osservato reoentemente, in cui l'appendice conteneva un grosso calcolo 
fosfatico, 

Qués^u ed altri chirurghi hanno segnalato di simili casi, ciò che prova 
eh 3 l'appendicite paò persistere lungo tempo senza essere rilevata ; fino al 
giorno in coi accade un vivo dolore. Ma allora esiste una lesione grave che 
ha oltrepassato Tappendice. Se il dolore ò un fenomeno importante, bisogna 
adche idner gran conto dei disturbi digestivi e delle alternative di costipa- 
ZÌ0D6 e di diarrea, che metteranno cosi sulla via della diagnosi. 

Broca fa un corto rapporto su una osservazione indirizzata alla Sociotà 
da RiEPFSL e concernente un bambino di sei anni e mezzo che presentaTa 
nella regione cervicale nn'appMdìoB branohlale cartllagmoaa, 

M[aMox riporta Tosservazione di un giovane soldato affetto da uroplone- 
fresi presa per un ascesso peri-appendicolare. Fu praticata prima V incisione 
appHDJi Violare classica, e vuotata la sacca; ma accortosi che nel liquido che 
scolala dal drenaggio oravi odore di orina, fece gli esami opportuni e trovò 
il rene desfro amnfialato: questo venne asportato. Dopo la nefrectomia il rene 
siniitro Jiventò ipertrofico, doloroso; la prostatasi congestionò ed è apparso 
uno fteo' lamento uretra'e nel medesimo tempo che la min/jone si fece frequente. 
In seguito gli accidenti si sono a poco a poco calmati. Dal punto di vista della 
patifgijried della suppurazione dell* idronefrosi PO. si domanda se non potrebbe 
essere determinata da una prostatite anteriore. 

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ÌMOOKO pnaMOla «a bawbìno ehe ^eitto da frattura Mìa oaaoia fa trat- 
tato «oM*68teMoii6 par 13 giorai 6 pei cagli apparodetii da daambalazìoBa. 

TerfiBR prafliBU 4Qe aaspatatt ài gamba ohe sane munitì di apparecchi 
prelatM h oeIktMde ènveotati da Duoboqust. 

Rbclus presenta tto nomo eba ha oprato di satura ossaa piar ma paeudo* 
arteei eoffa^outha ad una frattura di eoeida, otteuaa^oDe oomplata guarigione. 

Lbjars presenta ana palla da re7olyer ohe ha estratto dal»eno masoellare 
k aid era peaetrata con un tragitto abliqao avente il suo ponto d* entrata 
a ImOo della regìene temporale. 

Società m Cmwfm&iA m Lions. 

Seduta del 5 novembre 1903. — Yillàrd r fariseo un caso di llttaai 
Mare che comprimeTa il piloro e duodeno in modo da provocare nna ste- 
nosi pilorica. L'A. ha praticata la colecistotomia e la paziente ò guarita. 
La vescicola conteneva sei glossi calcoli e ana b>le spessa e vischiosa. 

YiLLARD presenta un ammalato affetto da frattura antica deW astragalo^ 
io coi praticò la resezione di quest'osso ottenendone un risultato ottimo. 

Seduti, del 1? novembre 1903. — Gaybt riferisce T osservazione d^an 
ammalato che aveva ricevuto un colpo d'arma da fuoco noli' occhio sinistro. 

Fa praticata renudeazione dell'occhio, e quando pareva che tutto pro- 
cedesse bene, dopo tre giorni insorsero fenomeni dolorosi all'occhio destro 
-aseottpagm^ da esoftalmo, echimosi leggera alla palpebra superiore, con con- 
-gkoitiva iniettata. Il paziente non accusa alcan disturbo né deirintelligenza 
lè dalla motilità. A diverse ripresa, egli si lagna di una cefalalgia frontale 
destra assai viva. 

Dopo qualche giorno accasa bruscamente un malessere generale, si lagna 
rdi aoa sensazione di costrizione temporale, senza dolore vivo propriamente 
«l4to: progressivamente è preso da torpore sempre più accentuato e muore 
da^ poche ore. Alla necroscopia si notò emorragia sottomeningea che na- 
toralmente era avvenuta tardi. 

VA.LLAS presenta un grasso tumore mixollpomatoso, del peso di 13 libre, 
■ehe ha estirpato in una vecchia donaa tubercolotica con caverne credendo 
iotervenire per nn'ascite specifica. Il ventre era enorme», la fluttuazione ma- 
nifesta, il solo sintomo sfavorevole all'ipotesi di una tubercolosi peritoneale 
^tanaisteva nella fissità e diminuzione della sonorità intestinale. Il tumore 
'Occopava il mesooolon. 

DasroT fa una relazione sulle fratture delia teeta del radio. 

Seduta del i9 novembre 1903. — DasTOT presenta una seria di radio- 
grafie corrispondenti ai differenti tipi di fratture della testa del radio che ha 
trattato oeU'tihima seduta; 2) preseita nna radiog^rafia di frattura del cal- 
cagno per strappamento del tipo di Boyer. Qieste frar.tupe sono relativa- 
meote rare. L'autore non ne ha riscontrato che tre casi 

PoLossoN A. presenta i pezzi di due Isterectomie praticate in oasi di fibromi 
complleatì da gangrena. Nei dueca^i si trattava di fibromi voluminosi che face- 
vano spoi^ensa n^la cavità aterina, ma non erano peduncolaii. 



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180 RIVISTA DEI GIORNAU DI CHIRUROIA. 

Bbrard riferisce an caso di colecistite calcolosa aperta spontaneamente 
mllù stomaco e nella parete addominale, in cui intervenne con ottimo Buccegso. 

Taveknier presenta a nome di Rollet un uomo, al quale ha fatto uoa 
Ole faropi astia per ectropion con due lembi presi in pieno tes'^ut» cicatriziale. 

Vincent fa una relazione sulla colecistectomia sotto- sierosa. 

Seduta del 26 novembre 1903, — Albbrtin riferisce uu caso di gravi* 
d&Gsa eeti>(>ica. 

Nové-JossBRAND ppcsenta un bambino affetto da retrazione completa dei 
tendini flessori^ in seguito a frattura delPavambraccio.. Il paziente è guarito 
in flégudo a cura col metodo Martin. 

ViLLARD presenta un utero flbromatoso levato ad una donna di 50 annì^ 
€ in cui Jaboulay 11 anni prima aveva praticata una enucleazione inter- 
ttiziab dei corpo fibroso. 

TrxiKR riferisca un caso di trombo-flebite del seno laterab longitudinale 
Superiore consecutivo ad una resezione del mascellare superiore. 



RIVISTA DEI GIORNALI DI CHIRURGIA 



// PolìeìifìiGO, fase. I, Gennaio 1904. 

Durante Francesco. — Un nuovo metodo operativo per 1^ asportazione delia 
ì&rinè&^ ^^ nu metodo destinato ai impedire che V abbondante secrezione 
mnt'osQ Balivnre, che si d(»tdrmina in questo genero di operazii n^, discenda 
nel cavo cruento e nella trachea. A tale scopo ha ideato la formazione di 
un lembo cutaneo ohe pos<<a eh uderedi prima intenzione la breccia faringo- 
esofa^aa^ c>nie l'abbondante prodotto di secrezione della muco8a e delle glan- 
dole eiitiivari sia incanalare dirottameiitd nell'esofago e al mete^imo tempo 
riduna a minime proporzioni la vasta superficie cruenta che resddna all'aspor- 
taziona del laringe. 

Neri Piì.tppo. — Contributo alla conoscenza dei corpi liberi peritoneali 
Riferisce tre osservazioni clmiche e due sperimentali di corpi liberi peri- 
toneali. 

Bataght Giuseppe. — igroma della borsa sub-serrata. Caso • linico. 

Pekez. — Sul trattamento chirurgico delle nefriti con speciale riguardo 
alle ùosldetie nefralgie e nefrolgie ematuriche essenziali. È una livisu sintetica 
con coiittifuto clinico. Lavoro in corso. 

annali di Ostetricia o Ginecologìa, N. 11-12 novembre-dicembre U03. 

r,ir,^EPPE Palazzi. — Ematocele labiale complicante ernia degli annessi 
uterini* iiilHiis.e un caso di cisti ematica del grande labbro cha conteneva 
ancht^ la iiiba deirovaio, che a nua volta era sede di un tm •fonia. 

Zanfhloomni e Soli. — Su'la presenza di globuli rossi immaturi nel sangue 
in grmdanza e puerperio. Conclude : 

Ij Nidi terzo, quarto, qnmto mese di gravidanza si apprezza general- 



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RIVISTA DBl GIORNALI Ut CHIRUR6U. 18l 

iMote nella donna un aumento dei globali rossi immaturi, circolanti, sebbene 
•questo non sìa talora cosi spiccato da potersi compiere un regolare conteggio 
i^i globuli stessi. 

2) Dal sesto al nono mese i globali giovani aumentano gradatamente; 
essi non rafririungono mai cifre elevate (maximum 1.3 Ofoo ^^ìa circa 5000 
per mm.), ma il loro aumente è costante in tutte le gravide. 

3) Esiste in gravidanza un rapporto fra la diminuzione dei globuli rossi 
e Faumento delle forme immature; questo fatto è in appoggio alla natura 
del tutto fisiiologica del globulo rosso giovane*' 

4) Spesso durante il periodo del parto si nota ancora un leggero 
aamento deirli elementi giovani: questo è forse in rapporto con disturbi 
idraulici del circolo, che facilitano la fuoriuscita di tali elementi dagli organi 
ematopoietici. 

5) In puerperio dopo una breve sosta nei primi due giorni ohe susse- 
guono al parto continua Taumento che per lo più ò massimo in sesta, ottava 
giornata (media di 5 osservazioni: 0.93 0(00 in sesta giornata; 0.87 Oioo^Q 
«sttìma giornata; 0,97 0(00 io ottava). la decima giornata ò già sensibile 
una diminuzione delle forme giovani. 

5) In trentesimo giorno di puerperio le forme giovani sono già assai 
rare e in brave discendono alla norma. Solo nelle donne lattanti la loro 
diminuzione si compie lentamente. 

Eu. Tridondani. — Splenomegalia complicante la gravidanza e il parto. 
"Gaso clinico in cui i*antore praticò la splenectomia circa due mesi dopo il 
parto. Guarigione. 

Bi^NCA.RDL — RIeerche sulla èlleoauria florlzlnloa nello etato puerperale. 
fi* un contributo allo studio dell*esplorazione funziocale del rene nel campo 
ostetrico. 

Romolo Costa — Rloerohe cliniche suiralbuminurla In gravidanza, In tra- 
^Bffio^ In puerperio. Studio clinico da cui conclude: che Tambiente ha una 
iafloenza notevole sul presentarsi dell'albumina nelle urine in tutte le fasi 
dello stato puerperale; 

che il quoziente albuminoso nello stato puerperale non ha valore diagno- 
stìeo, può averlo prognostico, ma in ogni caso si tratta di un segno clini- 
eamente d*importanza assai scarsa; almeno fino a quando la separazione ed 
il dosaggio della scrina e della globulina non siano resi più semplici e 
più rapidi. 

Archivio di Ortopedia, fase. 5, 1903. 

Panzacohi G. — Lo spazio Interosseo nelle varie posizioni dell'avambraccio. 
Dai risultati di 10 esperienze risulta che 8 volte lo spazio interosseo fu in 
tutta la sua lunj^hezza più ampio nella posizione intermedia. In un caso non 
si trovò differenza nel suo terzo inferiore, ma negli altri due punti si rilevò 
no aumento a vantaggio della posizione intermedia. In un solo caso lo spazio 
interosseo nella posizione intermedia fu nel solo senso medio, meno ampio 
di mezzo mm.y mentre non si rilevarono differenze negli altri due terzi. Ma 
anche in questo caso la maggior ampiezza dello spazio non fu neiia supi- 
nazione ma nella semisupinazione. Non ò quindi vero che la supinazione 
dia la maggiore ampiezza dello spazio interosseo. Questa maggiore ampiezza 
ia si ha quasi sempre nella posizione intermedia tra la supinazione e la 



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1S2 RiTiBTx DO moBajAL m omRmmìiiu 

pfonaKioDd. Sttlo in 9mì 6eo«siooali la poftiiione ÌAt«raie4iA dà eaa aaipi 
ugtiaJe alla supinazione. 

Zoppi Alessandro. — Della oosldetta pseudo^artroaì ftaltaiite tkJf anost 
Cùmeùatha ad una coxite aujta osUo^mlaUtlos^ Na riparta 4 aaai cbe f» pre 
Oddere dt^ considarazioBl. 

Aie VOLI. — Esoetoal aolltarla eplfiaiforme del pube ad Milo, Casa oiiniao 
con oonsiddrazioni salla . patoganesi. 

Nota A^nnibalb. — A proposito dello stato situala nella cura della lusaa^ 
zlons congenita dell'anca. E' aaa rivendi oasiona ai saoi iavoii dimentioatifdal 
Dottor Motta ed una pnbbiioasione uscita in quello ^;iornale. Anno XI^ 
fasOLcolo *SJ* 

Archivio tialìano dì Otoloéla, Rlnoloéia e Larìngoloélaf fase. 2.', 1904. 

Nuvoli G. — Funzione acustica dei canali semloIrcolarL 

Ct^Kmzi Gaetano. — Sulla sostituzione di un tampona di garza al protet- 
tore di Staolce nell' apertura metodica di tutta la cavità deirorecchio madlo^ 
QuaJfmqiie eia la via che si voglia seguire neU*apartura di tatte le eavità 
deiromccbto medio un tampoue di garza messo rapidamente io posto^ mentre 
realtEza ima com[.'leta emostasi ci dà la sicarezza di attutire t&lmente il 
colpo della sgorbia da non far temere le conseguenze di un urto anche abW 
itanza fort». Con la protezione del tampone di garza TAittore ha pia volte 
prat^f^atD in brevissimo tempo una grande breccia Iodato il seno trasverso 
In e&si in cai era necessario metterlo a nudo su larga estensione. Questo 
mazzo di protezione semplifica in verità grandemente Tatto operativo, ed è 
prefenbìie al classico pr<>tettore di Stacke. 

Mancioli T. — // gozzo a Monte Celio {Provincia di Roma). E* nn 
coiitribito deiretiologia del gozzo che si verifica a Monte Celio, e ohe può 
rias^stumem cosi: L'eredita la quale, in tal caso, pesa solamente sul se^so fem- 
minile, predispone ali* ipenrofla della tiroide; lo sviluppo di un vero gocso 
più o meno voluminoso, è legato allo stato di denutrizione o di anemia in 
cui ror^^Hnismo viene a trovarsi nei periodi della pubertà, del puerperio e 
special mente deU* allattam 'nto che quasi sempre è ripetuto o prolungato. 

R'?iiar(Jo alle o s^rvixioni cliniche TA. ha notato che i eozzi sono quasi 
tutti /ihro,n, rari gelatinosi: non ne ha trovato nessuno va.^co/artf. 

Ree A NI LuioL — Contributo sperimentale alf anatemi a patoloélca delist 
stenosi nasale. Ri^or^a le autopsie di diversi cani che servirono alle sue 
ricert-ha dalle quali si ritrae che V esame istologico d«>^lì orfani tolti ai 
vari ani [Itali è risultato asiani interessante, in special modo rie'iardo ai pol- 
moni dei cani a narici otturate (enfisema sostanziale bilaterale) ed ai reni 
del cane a satura binariana {nefrite interstiziale cronica) 

Mo?^iARDi R. — EìHtroterapi a dell' otosclerosi. — Da molti anni pratica 
uno S|MNialt) trattamento ^ieitrico pssociandolo ai comuni trattamenti, in 
ana i^!a4!^>^ estesa, che oompremie non solo la sclerosi, ma anche gli esiti dì 
otiti uh'tì e catarrali, di periostiti, di processi essudativi, ad si vi ed iper- 
plaMioi dulie pliche mucose della cassa; le anchilosi ossee e membranose 
operii.^" <i no, 1* atei orna dei vasi, 1* ipercheratosi della cassa e della mem- 
brana* 

il trattamento consiste nelT applicazione contemporanea di elettricità 



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HlTf«T4 0£I GIORNALI DI OHrEtTRarA. IS$ 

gilvADÌoa, (aradicik e statóstt^ madiaDie imo spedilo ricoperto di eotone imbe- 
roto di solanone fisioloi^ie» tiepida, che^ applicato salla membrana timpa* 
oiea, ekiiido il cireuito con un anodo amplio appiioato soiia nuca. 

Giornale italiano di Laringologia; otologia e Rinoiogia, gennaio 1904. 

BoRGONi R. — / fibromi naso-faringei e la loro cura chirurgica per le vie- 
aaturali* I tibromi naso-fariogei, abbandonati a so stessi, hanno un decorso 
rapidissimo ed an* aziona assolatamente distruttiva. L'arte chirurgica sino 
da tempi molto remoti, ha iniziato una continua lotta contro questi tumori^ 
ma tutti i metodi ideati ed escogitati sono caduti, di fronte a* progressi della 
moderna rinoiogia, che ha additato nuovi orizzonti di interventi operativi 
attraverso le vìe naturali. E cosi l*eiettroIi^i del Nìlaton, la galvano-cau- 
stica, Taosa fredda, le pinze, le forbici, le cucchiaie si sono adoperate contro 
i fibromi pedanooiati : riservando solo certe operazioni preliminari antiche ai 
tumori che preseLtaiio aderenze, a quelli che si tanno srrada nelle cavita 
vicine, provocando anche la distruzione delle ossa, ed infine anche in quei 
casi in eoi si abbia a temere una rilevante emorragia, per la grande vasco- 
larizzazione dei tumore. L'autore riporta infine 7 casi di simili tumori , di 
eoi 3 operati per le vie naturali con V ansa elettrotermica , i cui risaltati 
furono sorprendenti. 

VioNARD Paolo. — Epitelioma tubulare del naso d'aspetto glandolare, erigi- 
nantesi daUo strato di MalpIghL Gaso clinico con brevi considerazioni sulFaf- 
fsiione. 

Hrehlrio italiano di Ginecologi a^ n. 6, 31 dicembre 1903. 

Gigli Leonardo. — Pubiotomìa alla t Baumm i^. Considerazioni cliniche, 

Fbrroni Krsil.o. — Le assimulazioni iombO'Sacrococcigee nella pelviologìa 
ostetrica. Appunti preliminari. Lo stadio sulle assimilazioni lombo-sacrococ* 
eigee e sulle pelvi rispettive , condotto con criterii anatomici ed ostetrici,. 
Teime eseguito su 97 casi del genere. 

Di queste 97palvi^ 50 illustrano alcune forme di maggiore interesse dal 
ponto di vista del tipo a delle conseguenze deirassimulazione, 47 altre forme 
della stessa famiglia qua e 1à importanti nel quadro delle viziature pelviche 
che si collegano coll'arìomalìa vertebrale. 

Fbrroni E. — // tessuto placentare nei casi di feto macerato. 

Costa Romolo. — Ricerche sperimentali sull'azione dei prodotti di ricam- 
bio dei batìer li sopra 1 endometrio. Dice che dairesperienza sperimentale risul- 
tano confermati i reperii clinici sulla possibilità di lesioni anche gravi della 
maeosa uterina, durante il corso di malattie infettive generali, per opera solo 
dei prodotti di ricambio dei batteri, sia pure modicamente tossici. Essi agi- 
Kono con prevalenza sugli epiteli, arrivando fino alla loro completa distru- 
zione: così talora anche estesi tratti di mucosa restano pi ivi del rivestimento 
epiteliale. Perciò forse ò da ammettere che i prodotti di ricambio preparino 
il terreno airmvasione del tessuto da parte dei microrganismi che li hanno 
generati, alla trasformazione cioò degli endometriti semplicemt^nte tossiche in 
infettive. 

Politi Flaminio. — Note e considerazioni sui casi di placenta previa occorsi 
Mlt ultimo decennio, nella maternità deirospedale di S. Giovanni al Laterano 
in Roma. Si verificarono complessivamente 100 casi di placenta previa 
»a 10.513 parti (9.51 o/^): 24 varietà centrale, 47 marginale e 29 laterale. 

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384 RIVISTA DEI GIORNALI DI CHIRURGIA. 

Gatfi Gerolamo. — Metodo di Isteropessia funicolo- addominale, Qadsto 
metodo si è ispirato al concetto clinico di correggere gli spostamenti del- 
«l' utero , mantenendo all'utero la mobilitA necessaria al suo funzionamento 
nel caso di gravidanza successiva. 

Criterio anatomico di guida fu la ricostruzione dei canali inguinali ad 
un'altezza maggiore in modo che i legamenti rotondi, conservando la loro 
normale posizione e direzione rispetto all'utero, ma portati ad un piano più 
alto, servano a mantenere raddrizzato ed elevato l'apparato genitale sape- 
Tìore; consentendogli nello stesso tempo la necessaria mobilita. 

RoLANDi Ulderico. — Dieci oasi di é^ayldanza extra- uterina. Note ed os- 
servazioni cliniche. 

Ferrari Pier Lorenzo. — Altre ricerche intorno alla struttura della mem- 
Jìrana amniotica. 

Domenico Taddei. — Uuretero-uretero -anastomosi con uno speciale tubo 
di magnesio. Ricerche sperimentali. Di questo lavoro fu giA reso conto nei 
giornale. 

Alfieri Eanuo. — Di una particolare alterazione del rene fetale nel suoi 
4'apporti colla degenerazione cìstica oonèenita. Conclude: 

1) Sotto il nome generico di degenerazione cistica congenita del rene 
si comprendono forme essenzialmente diverse, tanto nella loro origine quanto 
nel loro significato. Di lato infatti a veri proceisi neot^lastici di natura epi- 
teliale, ai quali meglio si converrebbe il nome di cisto adenomi multiloculari 
congeniti, noi troviamo delle formazioni cistiche da ritenzione, alle quali 
veramente si dovrebbe riservare la denominazione di degenerazione cistica 
congenita, e dì cui il processo iniziale è essenzialmente rappresentato da 
^un'anomalia di sviluppo. 

2) Nei reni fetali dal 3.^ al 4.^ mese, si possono rilevare, e probabil- 
mente non molto di rado, ectasie cistiche della porzione secretrice dell'ap- 
parato renale, le quali corrispondono per la loro struttura a quanto venne 
spesso osservato nella vera degenerazione cistica congenita del rene, e ne 
rappresentano con tutta probabilitA il processo iniziale. 

3) La presenza di queste cisti da ritenzione nel rene fetale non può 
essere invocata come argomento in favore di una regolare, continua e com- 
pleta funzionalità del rene durante la vita intrauterina. 

Pei razzi Attilio. — La laparo-isterectomia e lo svuotamento del bacino 
nel cancro del collo delfutero. Studio clinico da cui conclude: 

1) che se pure nei casi di epiteliomi diffusi, in cui il tumore ha invasa 
la vagina, i setti vescico-vaginale e vagine-rettale ed in cui l'infiltrazione 
ha raggiunte le ghiandole iliache e lombari, l'operazione, o bene o malA 
teoricamente fatùbile; se ò possibile , anche in casi in cui la diffusione ha 
occupati letteralmenle i parametri, isolare gli ureteri , svuotare il bacino, 
asportare le ghiandole iliache, resecare ureteri intestino e vescica ; pratica- 
mente l'intervento poco effetto sortisce anche nei casi di diffusione relati- 
vamente iniziale e molto limitata; 

2) che pur troppo neanche V osservazione fatta al primo sorgere dei 
segni vale sempre a cogliere il cancro nella sua fase iniziale; «d anche quando 
clinicamente o macroscopicamente può sembrare che nessuna parte di infil- 
trazione sia sfuggita alla nostra indagine, T infezione ò sempre giÀ andata 
tant*oltre da salvare una parte di so alle ricerche minuziose dell'operatore. 



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RIVISTA DEI OlORNALI DI CHIRUROU; 185 

Ricci Pabmbnidb. — Bollettino della cliniea glneoologlca Spinelli. È il rias- 
« kQto dei easi ginecologici carati darabte Tanno 1903. 

àmaf of Surgery, n. 1, gennaio. 

MoTNiHAN — Remiseions con la cistotomia soprapubica , della prostata e 
4^la uretra prostatica per Ingrossamento senile della prostata. Dodici casi. 

Ha&tb e AsTLBT Pasto» Cooper Ashhurst. — Perforazione Intestinale 
neM febbre tifoidea. Ha raccolti una serie di casi , che illustra nelle varie 
modalità 

Francis Carter Wood. — / tumori misti delle glandolo salivari. Lavoro 
il eorso di pubblicazione. 

Robert Rome. — Escissione di massa tubercolare del fegato. Casistica. 
ArMves Internationales de Chirurgie, N. 3, 1903. 

BARDoimEUER. — Cura delle fratture coWestensìone continua. Ottimo metodo 
nella cara delie fratture sarà quello che, col minor pericolo per la vita del 
inalato, si otterrà la coattazione migliore, con meno callo possibile: poiché la 
esabwansa del callo è indice di incompleta riduzione. JB* sostiene da 22 anni 
«versi tali vantaggi dall* estensione continua , ohe non gli diede mai callo 
ipertrofico. Cosi reccellenza del metodo sarà provata dalla rapidità nella con- 
solidazione e dall' assenza di pseudo-artrosi , e B. difatti non vede pseudo- 
artrosi alcuna in una statistica di 9900 casi. La pseudo-artrosi risulta es- 
senzialmente dalla diastasi dei frammenti, essendo accessorie tutte le altre 
cawe, come interposizione di lembi muscolari, periostei, legamentosi, di scheg- 
gìe; la cai azione realmente ò nulla, se Testensione si fa convenientemente. 
Se veramente la interposizione di lacinie muscolari e periostee avesse im- 
portanza, essa è cosi frequente e talora impossibile ad evitarsi, che frequenti 
•del pari dovrebbero essere la pseudo-artrosi. Cosi nello spostamento laterale 
o perifeiieo con accavallamento. Io spazio tra i frammenti deve pure essere 
<»ohnato da un qaalche cosa , per lo meno dal periostio della superficie la- 
terale dei frammenti. 

E se B. non vide alcuna pseudo-artrosi in una serie di 9900 casi, vuol 
dire che la doppia estensione trasversale e 1* estensione longitudinale ridu- 
cono i frammenti a contatto sufficientemente intimo da impedire carcerazioni 
voluminose e da permettere il riassorbimento delle sottili lacinie muscolari 
per avventura interposte. 

In un vecchio alcoolista, con frattura deiromero, il frammento superiore 
attraversava tutto lo spessore del deltoide che veniva cosi ad interporsi tra 
i due frammenti. Ora quantunque il frammento superiore non avesse potuto 
venir disimpegnato, colla doppia estensione trasversale si ottenne, in dieci 
settimane, la consolidatone; prova chetale trazione era bastata a far rias- 
sorbire una massa muscolare cosi voluminosa. Perciò se Tinterposizione mu- 
isolare non è di spessore eccezionale, non costituisce indicazione per la su- 
tura (jssea. 

Poiché colla estensione si ottiene la consolidazione senza ritardo, e non 
tTvi pseudo-artrosi, mentre il Bruns la notò nella proporzione di uno su 
80 essi curati cogli altri metodi cruenti, vuol dire che Testensione trasver- 
sale realizza una coattazione perfetta. D* altra parte, non è la sutura stessa 
risorsa sicura per evitare i ritardi di consolidazione e la pseudo-artrosi. 

Clinica Chirurgica, 13 



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RIVISTA DBI GiORNAU DI CHIRURGIA. 

Qaantonqae di tali inconvenienti non sieno stati pubblicati a carico dell». 
satora per frattura, B. vide tre pseudo-artrosi in casi di sutura applicata 
dopo resezione cuneiforme. 

Anche come durata di cura è commendevole la estensione, come quella 
ohe abbrevia di un t^rzo almeno la cura consecutiva. Se la campagna ai- 
taale a prò della sutura nelle fratture chiuse ha un merito, si è quello di^ 
avere ridestato l'attenzione dei chirurghi in riguardo dei vari metodi di 
cura delle fratture. 

Per il B., sono rarissime le indicazioni della sutura ossea cruenta da 
riservarsi specialmente per le fratture della rotula in soggetto giovane, sano, 
robusto, non dedito airalcool, e quando esso non può, tosto dopo raccideote^ 
sollevare la gamba estesa. Invece nelle fratture comminute della rotula od 
in quelle semplici con spostamento modico, T estensione può dare un callov 
osseo. Nei vecchi, negli alcoolisti, B. non opera, e vide per altro in tali 
casi, anche con notevole spostamento dei frammenti, formarsi colla esten- 
sione una riunione ossea. 

Altra indicazione di intdrvento si ha nella interposizione di nn nervo 
o di un grosso ventre muscolare, quando la trazione non vale a disimpe- 
guarlo. B. provò verso al muscolo, liberato il quale, applicò ancora Testeo- 
sione. Lo strappamento del trochiie omerale indica Toperaiione solo quando 
è irriducibile la lussazione coesistente, o quando , pur ridotta la lussazione 
ed applicata la estensione trasversa sul frammento superiore (essendo il brac- 
cio esteso in bass) ed in dentro lungo il tronco), rimane tuttavia forte la. 
diastasi. Ma se la diastasi è lieve B. passa di già, dopo 8 giorni, all'esten- 
sione longitudinale in avanti ed in alto, verso la testa*. 

Quando nn frammento, come repiflsi inferiore dell'omero, ò capovolto- 
in modo che la sua superficie articolare guarda in avanti adiritt-ara in alto 
pare netta la indicazione operatoria, a patto però le trazioni, le pres8ioDi^ 
digitali, ecc. abbiano fallito. Se però la riduzione avviene, con tali mano- 
vre esterne, anche solo in parte B. non opera più avendo sempre ottenuto 
in tali casi buoni risultati coirestensione. 

Nelle altre fratture intra o giusta articolari, a T o ad V il B. sce- 
glie sempre l'estensione, come pure nelle fratture del collo anatomico e~ 
chirurgico bell'omero e del femore. In 4 di tali casi ottenne in 3 settimane 
il consolidamento di frattura del collo anatomico del femore. 

Oiscorre talora saturare la testa dell' omero, rotta e lussata un cella 
fossa sottosoapolare, quando non può venir ridotta. Ma anche allora il B. 
interviene solo dopo che una settimana di estensione si dimostrò insufficiente. 

Anche nelle fratture complicate, il B., ricorre raramente alla sutura,, 
e por lo più quando per la molteplicità delle scheggio e la contusione delle 
parti molli ferite è probabile un'infezione del focolaio. La sutura essendo 
allora proceduta dalla recisione dei brandelli di tessuti molli e dalla rimo- 
zione della scheggio, si può dire che l' Inter Trento è piuttosto indicato dal 
pericolo deirinfezione che dalla frattura in so. 

Revue de Chirurgie, n. 1, gennaio 1904. 

Devio e Gavallardin. — Su dì un caso di fibromioma delf utero con é^ne- 
raìizzazione viscerale. Nuovo contributo allo studio del leiomioma maligno, 
caso clinico di mioma uterino ad evoluzione maligna, con noduli di gene- 



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RIVISTA DBI GIORNALI DI CHIRUROU. 187 

nilixzazione nei di f ersi visceri, di cni gli autori pendano ohe in questi oasi 
che SODO abbastanza rari, (perchò si possono contare sulle dita di una sol 
Biano i casi pobblioati) ò più razionale, più semplice e più conforme alle leggi 
d^la patologia generale ammetterà cne si tratti di un vero canoro musco- 
lare lasso, di un leiomioma maligno, piuttosto che dichiarare con certi autori 
e specialmente Dblbbt, che allorché un mioma uterino si comporta come 
un tomore maligno, egli ò che ò divenuto la sede di un altro neoplasma. 

Gayet. — // trattamento del cancro dello stomaco colla gastro-enterostomla 
eoi bottone dIJaboulay Lumière. Lavoro in corso di pubblicazione in cui comin- 
cia col descrivere il bottone di Jaboula^t e farne risaltare i pregi che sono 
sapariori al bottone di Murpht. 

Charles Grbbnb Cumston. — Qualche considerazione sulle cisti dentale. 
È ODO stadio completo di queste cisti, suffragato da alcune osservazioni. 

RiviÉEiB e Thévbnot. — Uaciìnomicosi del f orecchio. Rifer.scon-) le tre os- 
servazioni di actinomicosi deirorecchio, (una personale), che finora si cono- 
SCODO, di cui una dell'orecchio esterno, e fanno seguire delle considerazioni. 

Dblorb e Lbrichb. ^ Hote su un cancro dello stomaco simulante l' ulcera. 
Caso clinico in cui fu diagnosticato ulcera dello stomaco con perigastrite 
adesiva e si intervenne scollanio le aderenze prima, e cop un secondo in- 
tervento facendo una gastro-enteroanastomosi. Riuscendo tutto inutile si 
pratica un terzo intervento, una gastrectomia parziale che scopre resistenza 
del cancro, provato poi istologicamente. È questo un caso di cancro dello 
stomaco sen?a gangli infiltrati e senza alcuna generalizzazione. 

GuiBÈ. — tratture della cavità cotilolde per infossamento. È une studio 
completo deiraffezion3. 

P. DuvAL. — Vamputazione osteoplastìca della gamba a lembo posteriore. 
Riferisce 3 ca^i clini n cosi operati, e con ottimo risultato. 

Cambbt e Mbrcadé. — Ipertrofie congenite delle dita, (aleomegalia). Lavoro 
in corso di pubblicazione, dove comincia col riportare alcuni ca'^i di tali 
ipertrofie, che fa seguire da uno studio accorato suirargomeoto. 

Bruvbau e CoNDo de Satriano. — Del fibromi del cordone spermatico. 
I fibromi del cordone spermatico sono un* affezione molto rara, di cui non 
ne esistono nella letteratura che pochi casi, ohe riportano. Sono in tutto 
7 casi, dì cui uno personale. A questi fanno seguire uno studio sull'etiolo- 
gia, anatomia, sintomi, diagnosi, prognosi e cura. 
Àmiales dee maladies dee Organes Genito-UrinaireSy N. 1, gennaio 1904. 

HuoK Hampton .Youno. — Restringimento dell" estremità Inferiore dell'uro- 
tere causato dalla compressione di una vescicola seminale ìnflammita. Caso clinico 
con considerazioni sulla diagnosi e cura dei restringimenti in genere dell'estre- 
mità inferiore dsiruretere, in ispecie dei restringimenti dovuti a calcoli, di 
cai ne riporta anche tre casi. 

Jaboulay. — incontinenza d urina essenzlsle, curata colle iniezioni retro- 
rettali di siero artificiale. Rivista critica in cui T A. tratta prima deirincon- 
tiuenza d'urina notturna, delle incontinenze sintomatiche ed essenziali poi ; 
la loro patogenesi e Tinfluanza del simpatìoo pelvico; il trattamento medico 
e quello chirurgico. Il trattamento razionale, dice, consiste nell'agira sul sim- 
patico pelvico: Parla poi delle inserzioni epiiurali in questa cura, indi dello 
iniezioni di siero artificiale fatte retro -rettali, che all'autore hanno dato iii 
un caso uno splendido risultato. 



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188 RIVISTA DBI GIORNALI DI CHIRURGIA. 

Atmsiles cl& Qyneeologh et (Pobstetrlque, fase. 1.® Gennaio 1904. 

Launois eMuLoN. — Studio sul Plpoflsl umana alla fine della geetazìonei 
Oli autori concludono: Durante la gravidanza^ Tipofisi, ghiandola la cui se- 
|:r erezione passa in parte nei vasi sanguigni, ò in istato manifesto d'iperfan- 

^^ zionamento. Questo iperfunzionamento si traduce con un aumento di numero 

^: / ed una iperattività funzionale delle cellule dette dagli autori siderofile. 

H; Lecène. — Sulla presenza del tessuto tiroideo nella parete delle cisti der- 

^f;\ moidl delPovaio. Riporta due casi clinici che fa seguire da considerazioni che 

^j to fanno concludere: ohe i tumori complessi, chiamati cisti dermoidi deirovaio 

|^v^ possono contenere degli elementi derivati dai tre foglietti dell* embrione; 

' '; <Wilms) queste cisti sono cosi assolutamente differenti dalle cisti dermoidi 

puramente ectodermiche, osservate spesso alla faccia ed al collo e devono 
£^: essere definitivamente separate ; essi si avvicinano , al contrario , agli em- 

1^ brioni del testicolo e alle cisti dermoidi retroperitoneali a struttura complessa. 

'^ f Per tutta questa serie di cisti dermoidi, che vai meglio chiamare embrioni, con 

3r7 . Wilms e Bonnet, la spiegazione patogenetioa attualmente più verosimile ò 

I V quella delfinelusione, in mezzo ai tessuti ancora mal differenziati dell* em- 

brione, di un blastomere, più o meno precocemente separato dagli altri, la 
^ui evoluzione ulteriore provocata da una causa che resta ancora totalmente 
sconosciuta dà luogo al nascere del tumore. 

Gross Georges. — Sei nuove osservazioni di ematometrla laterale In uteri 
doppi. Casi clinici. 

RouTiER. — funtori della mamnìeila e puerperalltà. È una rivista clinica 
in cui l'A. riporta prima un caso di ipertrofia mammaria unilaterale in gra- 
«vidanza, e poi un'altro caso di papiiloma del capezzolo che rendeva impos- 
eibile Tallattamento; venne estirpato e la paziente ò guarita. 

Archhes Provinoìales de Chirurgie^ N. 1 gennaio 1904. 

MoNPROFiT. — Un nuovo metodo d'anastomosi e d^eschisrone Intestinale, fi 
un lavoro in corso di pubblicazione ; incomincia coirapplicazione del metodo 
ohe consiste nell'anastomosi per impianto doppio e nell'esclusione con dre- 
naggio per rintestino. Fa la descrizione del metodo, e cita alcuni casi in cm 
venne applicato. 

Delagènière. — Della via endostomaoale per praticare II cateterismo del- 
l'esofago nei casi dì restringimento Insuperabile. L'autore si è già occupato del- 
Targomento, in un articolo pubblicato in questo stesso giornale dell'aprile 1808. 
Ora riporta due osservazioni operate in questa maniera, e da cui ne deduce 
^'.he questa operazione si trova indicata in tutti i casi di restringimento del- 
l'esofago, come intervento definitivo, se si tratta di un cancro, come inter- 
vento temporario, se si tratta di un restringimento curabile. In tutti i casi 
la gastrotomia serve ad alimentare il paziente allorchò per una ragione o 
l'altra, si ò obbligati di interrompere la dilatazione e mettere in riposo l'eso- 
fago. 

Jaboulay. — Tubercolosi del tarso anteriore* Caso clinico in cui ha pra- 
ticata la resezione sottoperiostea del tarso anteriore con ottimo risultato. 

Lagrand. — Organizzazione del servizio chirurgico Ginecologico alF Ospedale 
Europeo di Alessandria (f Egitto. È una statistica delle operazioni chirurgiche 
a ginecologiche praticate in questo ospedale dal 1897 al 1903; sono in tutto 



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RIVISTA DEI GIORNALI DI CHIRURGIA. J8^ 

585 operasioDi con 45 morti, ossia circa dei 7 <>/o di mortalità. Ma l'A. fa 
notare elie t urgenza che conta 40 operazioni capitali, ha dato 20 morti, ossia 
A ^ %; Ara questi ammalati operati <l'argeoza assoluta novera i grandi trau- 
mitismi, le ernie strangolate, le appendiciti, ecc. Di più fra i 45 decessi, ve 
116 8000 11, in coi la morte non si pnù imputare alKatto operativo, perchò 6 
aoprarveaata dopo nn tempo assai lungo per cachessia progressiva canee- 
rigna tubercolare, ecc. 

/bm (fOrthopédiey N. 1, gennaio 1904. 

Gatbt e PiNATELLE. — Duo càsì dì Ipertrofia congenita delParto inferiore. 
Cui eliDici. 

Walther. — » Tumore adenoide dell' ombelìcì) e divertìcolo di Meekel. La 
patogenesi dei tumori adenoidi dell'ombelico ò al giorno d*oggi ben stabilita 
Noi conosciamo la loro origine diverticolare; ma ì rapporti del tumore col 
diverticolo iotestiuale sono molto variabili. In quest'anno Tantore ha osser- 
vato ana varietà eccezionale di questa specie di tumore, interessante perchò 
essa rappresenta il tipo perfetto dell^ adenoma diverticolare dell'ombelico, 
conservando delle connessioni intime col diverticolo di Meekel, ma con inter- 
razione completa degli eleokenti della mucosa. 

KiRinssoN. — La aurelevazione congenita delfomoplata considerata sopra- 
tatto dal punto dì vista della sua patogenesi. Caso clinico con considerazioni 
ralla patogenesi e cura dell'affezione. 

KiRMissoN. — Adenoma diverticolare delfombelico. Altro caso simile a 
quello riferito da Walther. 

ToussAiNT. — Osleoperiostite della tibia per sforzi. Caso clinico osservato 
in an militare di fanteria. Si tratta perla tibia di ana lesione assolutamente 
identica alla (periostite osteopiastica dei metatarsi che il Dott. Paugat ha de • 
scritto nel 1887 nei soldati e che ò causata dalle marce. 

PiBRRB Hbbbrt. — Assenza congenita delle vie biliari extra-epatiche in un 
bambino di un mesa che presentava inoltre una persistenza del foro di Bo- 
tano ed una deformazione congenita dell'arto superiore sinistro, con lussa- 
zione della spalla, assenza del radio e mano torta cubitale. 

HuLLBu. — Cura dell'adduzione con anchilosi in un caso di ooKalgia doppia. 
Consiste nel fissare in corrispondenza di ciascun ginocchio una lamina o una 
bsoda impiastrata^ una semi doccia intimamente modellata sulla faccia in- 
^smt dell'arto. Una volta essiccata la doccia, si prende un lungo tubo di caout- 
chonc che passa all'ioterno della doccia e si annodano i due capi riuniti alla 
psrte laterale del letto. 

I risultati ottenuti in questo caso furono ottimi. 

Joùoif. — Assenza congenita del muscolo grande pettorale nel lato destro 
io un bambino che presentava nel medesimo tempo una depressione ster- 
sala simulante una deformazione del torace. 

Hemde Ginecologie et de Chirurgie abdomìnalCy n. 6. novembre- dicembre 1903. 

Pbtit e Bbndbb. — Su una forma ipertrofica non ulcerata di tubercolosi 
Midi valva. Un caso clinico con considerazioni. 

Ombrbdani«b e Martin. — Oli uteri doppi. Passano in rassegna le di- 
vene varietà di uteri doppi. 

Savariand. — Cisti idatioa del legamento largo e del grande epiploon. Caso 
clinico con considerazioni sull'affezione. 

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190 RIVISTA DEI OIORNAU DI CHIRURGIA. 

N^u P. — Ulnlasamsnfo erniario. Riporta dei casi di intasameato er- 
niario che fa seguire da considerazioni. 

Maasland. — Del trattamento ohlrurgioo delle raccolte purulente nel lobo 
destro del fegato. Dà le indicazioni del come operare gli ascessi del fegato, 
fdceodQie seguire dalla desorizione di sei osservazioni cliniche. 

Zmlràlbìatt fùr Chirurgie, n. 1-2-3-4. 

Rtdygiers. — La reeezlone ìntraoaeeulare della prostata per Ipertrofla pro- 
statica* Commenta i processi di Riedel, di Zuckbrkandl e di WOlcher e 
si dichiara partigiano della resezione intracassalure. 

Oeisslbii. — La cura delle fratture dell'omero. Consiglia l'arto messo ad 
aogola e sospeso. 

Reiner. — Contributo alla terapia della lussazione congenita dell'anca. Sin- 
ieiìziB, la tecnica del Lorenz. 

Ytjlliet. — Sulle conseguenze della sezione o resezione dei vasi deferenti- 
Sono delle ricerche anatomiche. 

Salkindsohn. — Sulla sterilizzazione del catgut. Raccomanda la miscela 
tintura di iodio 1, Alcool (a 50) 1. 

MiNTz. — // drenaggio del pericardio. Lo consiglia neirangolo delia set- 
tima costa. 

Hellinq. — Contributo tecnico alla chirurgia della cavità addominale. Ac- 
cenna ad un modello di tavolo operatorio da porsi in varie posizioni e ad 
un tipo di drenaggio per aspirazione. 

Belz. — Tecnica della resezione dell'appendice. Sono precauzioni nell'a- 
pertura del peritoneo. 

Deutsche Zeitschrift fùr Chirurgie, Band 70, Heft 5 e 6. 

XXIV. ScHRADBR. — Contributo sperimentale allo studio del transudati 
del peritoneo e dell'azione della glicerina officinale. Ha provato le iniezioni in 
72 ù^ìiu Ha dimostrato che dopo un'iniezione di batteri in breve tempo si 
ha una peritonite che termina letalmente. 

I filtrati e sterilizzali di stafilococco piogeno aureo e bacteri hanno un'azione 
sul trasudato peritoneale. 

XXV. ScHMiBDEN. — Ricerche sperimentali sul tessuto di cicatrice renale 
e contributo allo studio delle cassule surrenali aberranti. Sono una serie di ri- 
cerch*?^ di o<9servazioni e di esperienze. 

XXVL Thoenes. — Sulla cura operativa della tubercolosi peritoneale e 
smì resultati in riguardo a tre casi di tubercolosi erniaria. Esamina 45 casi 
che appartengono al Braun: avendone seguiti 25 dopo due anni trova che 
15 sono guariti e 10 morti. 

XXVII. PoTT. — Sulla prognosi dell* operazione radicale dell' ernia. Su 
2351U operazioni si sono avute 212 morti, cioò il 0,9 ^/q: 43 si sa che mori- 
rono per processi settici e 42 per complicanze polmonari. La guarigione fu 
duratura neir82%, per le ernie ingainali , nel 70 Va P®'* ^® crurali e nel 
5.1 p^r te ombelicali. 

XX Vili. SicK. — Tifììte primaria acuta (stercoracon). Casistica. 

XXIX. SicK. — Sulla diagnosi differenziale ed etiologia delV ernia incar- 
cerata* Descrive le alterazioni patologiche. 



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RASSBQNA DELLA STAMPA ITALIANA. 191 

Aeriate de Clnijla^ novembre 1903. 

Balacbsoo. — Rifepi8ce alcune osservazioni di amputazione osteo-plasiloa 
praticate in corrispondenza del élnocohio sacondo il metodo Gritti, ottenendone 
in XMX nn ottimo risultato. 



{^ass^gna d^TTa staiTìpa T^aTfaria. 

Cnto Dalla Rosa. — Rendiconto statistico del reparto Ghirurgioo del- 

Ospedale di 8. Maria di Treviglio. Treviglio, cip. Massaggi, 1904. Dal 1.* Qen- 

Qiaio al 31 dicembre 1903 eatrarono nel reparto chirargico 609 malati. Detratti i venerei, 

.-gii oftalmici ed ì cutanei, gii affetti da forme schiettamente chirurgiche si riducono a 522. 

La operazioni cruente eseguite, fra grandi e piccole, salirono &Ila cifra di 375: gli 
«aterrenti chirurgici nuggiori a quella di 90 ; 33 volte la cura chirurgica fu negativa , o 
jperché la malattìa aveva già varcati i lìmiti dell* operabilità , o perchè vi si opponeva la 
TdootA del paziento. 

Nelle tavole statistiche, VA, ha notato solamente 283 operazioni dividendole per re- 
fioaL Da ease risaltano distinti gli aspetti più interessanti della statistica, quali : la asso- 
(luta prevalenza di atti operativi importanti, molti dei quali notevolssimi: la grande va- 
rietà delle forme patologiche avute m esame, gli ottimi risultati, la brevità della cura, la 
' lima mortalità. 

Ta^tsini Iginio. « Progressi della Chirurgia ed azione del Clinico, (^ojr- 
ta Medica Italiana, N. 1 e ^. È la prolusione al Corso di Clinica Chirurgica Opera- 
tiva nella R. Università di Pavia, nella quale rapidamente riassume io stato attuale della 
Cbimrgia. ^ 

Akzilotti Qiulio. — Notizie cliniche e batteriologiche su alcuni oasi di 
-.suppurazioni date dal diplococco di Fraenkel. La Clinica Moderna, N. 2, 
Pisa, 13 Gennaio 1904. Nel 1901 VA, ha pubblicato un caso di artrite purulenta del gi- 
nocchio e due casi di mastoidite primitiva che erano causati esclusivamente dal diplococco 
-di Fraenkel; basandot^i su tali etl altre osservazioni credette di poter ammettere che 
qoeato microrganismo fosse da porsi tra i comuni piogeni senza ritenerlo capace solo di 
dare processi in rapporto più o meno stretto con lesioni polmonari o bronco-polmonari. 
Attualmente ha potuto raccogliere altri 5 casi, i quali per il loro decorso clinico gli sono 
aembrati interessanti a dimostrare una volta per sempre la relativa frequenza di lesioni 
aapporative date da batterio di Talamon-Fraenkel, senza essere concomitante o prece- 
dato un procesao pneumonico. 

In questa prima parte del lavoro, TA. riporta i 5 casi dando relazione delie sue ri- 
cerche cuitnrali e sperimentali fatte al proposito ; ad altro numero le considerazioni. 

Aneilotti Giulio. — Notizie cliniche e batteriologiche in alcuni oasi di 
sapporazioni dati dal diplococco di Fraenkel. La Clinica Moderna, N. 3, 
iO gennaio 1904. È la continuazione del precedente lavoro, in cui continua col riportare 
no altro caso clinico, e dall'esame del quale risulta Tiraportanza che si deve dure al di- 
.plococco di Fraeokel nei processi suppurativi in genere, poiché tutt*altro che raramente si 
risoontra, sebbene per lo più tali lesioni purulente seguano altre intra-polmonari carat- 
teristiche e specifiche del micro-parassita. 

TARurpi PoifpBo. — Influenza dell'eresipela sulla tubercolosi chirurgica 
Il Policlìnico^ Sezione pratica, fase, l."", 1904. Riferisce due osservazioni di eresipela so- 
pravvenate in ammalati affetti da tubercolosi ossea e che guarirono dell' affezione ossea, 
quasi subito dopo terminato il processo eresìpelatoso. 

Dkbbnbobtti e. — Un caso di angina Ludovici. Gazzetta deg>i Ospedali e delle 
-CUniche^ N. 7, 17 Gennaio 1904. Caso clinico. 

QuBi&oLo. — Studio sopra la acromegalia, fiiomale italiano delle Scienze Me- 
ndiche, N. 1, Gennaio 1904. Cmo clinico con considerazioni. 

Scagliosi. — Contributo alla patologia delle scottature. // Morgagni, Parte f 
Archivio), N. 1, 1904. Conclude: 



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192 RASSBGNA DELLA STAMPA ITALIANA. 

1) Nelle scottature cuUnee bì altera anzitutto la parte cromatica delle cellule aervofle- 
e le alterazioni del nucleo sono le ultime a prodursi ed accompagnano sempre le più gravi 
lesioni del citoplasma. 

2) Le alterazioni delie cellule gangliari sono più gravi neirencefalo anziché nella mi- 
dólla spinale ; in quest'ultimo esse offrono minore gravità nelle cellule nervose delle coma 
anteriori. 

3) Nel cuore, nei polmoni e nel fegato si hanno i caratteri di una infiammazione 
acuta. 

4) Quando sulla pelle si fa agire il calore elevato a mezzo dell'acqua riscaldata a 80 G. 
non si ha in un primo tempo una diminuzione in numero dei globuli rossi del sangue 
perchè mancano le condizioni dsiche di un'attiva, proou e diretta distruzione dei globul 
del sangue e dei vasellìni che li contengono, come si avvera quando il fuoco agisce diret* 
tamente scottando e distruggendo regioni più o meno estese alla pelle, 

5) Facendo agire il calore sulla pelle a mezzo dell'acqua riscaldaU a 80** C. si ha una 
distruzione limitata nei globuli rossi del sangue, ma essa viene compensata da una ipe- 
rattìvità termica degli organi ematogeni e si ha perciò anzitutto il sintoma transitorio della 
poligocitemia. 

6) La diminuzione di numero dei globuli rossi del sangue avviene in secondo tempo 
ed è da riferirsi prevalentemente alFesistenza ed airaceuroularsi di prodotti venefloi nel 
sangue, provenienti- in buona parte dalla disturbata vita cellulare. 

7) La morte in seguito a scottature cutanee é dovuta alla somma di vari! fattori, eh» 
agiscono simultaneamente. 

Crissopathbs. — Radiografia io tumori inoperabili. Gazzetta degli Ospedali 
e delle Cliniche, N. 12, gennaio 1904. Riporta un caso clinico di una donna di 35 anni, 
affetta da sarcoma a cellule rotonde parvicellnlare dell'ovaio destro inoperabile, che mi- 
gliorò notevolmente in seguito airapplicazione dei raggi X. Fa quindi la storia di tutti i 
oasi così trattati. 

FoRLANiNi Carlo. — Goatributo alla terapia degli aneuriami dell'aorta. 
Gazzetta Medica Italiana^ N. 3. 21 gennaio 1904. Dopo aver pacato in rassegna i vari 
metodi di cura degli aneurismi dell' aorta , passa alla cura colla gelatina , riportando due^ 
oasi, in cui avrebbe dato buonissimo risultato in un caso, insuccesso nell'altro. 

E}gli conclude dicendo: L'azione ipotensiva della gelatina, quando fosse definitivamente 
dimostrata, darebbe ragione delle oscurità ed incertezze che esistono attualmente nella 
questione della terapia degli aneurismi colla gelatina. Darebbe in primo luogo ragione dei 
perché alcuni casi migliorino ed altri no; darebbe in secondo luogo ragione della labilità 
dei risultati; spiegherebbe anche la prontezza e la forma dei risultati favorevoli. 

Inflne colla nozione del potere ipotensivo della gelatina cesserebbe ogni nostra incer» 
tozza intomo al modo di valercene. 

Giordano Vincenzo. ~ Le alterazioni e gli aneurismi dell'arteria polmo- 
nare. Il PolicUnicOy Sezione Medica, fase. 1.', 1904. È una casuistica propria con un caso 
singolare di aneurisma dissecante del tronco unico dell' arteria polmonare apertosi nel 
pericardio. 

Marini Nicolò. — Sopra un oaso di tnmore oerebrale. Gazzetta degli Ospe- 
dali e delle Cliniche. N. 10, 24 gennaio 1904. Si trattava di un sarcoma del lobo ante- 
riore sinistro decorso rapidamente , notevole per la scarsa sintomatologia presentata di 
tumore cerebrale ; per la prevalente sintomatologìa accennante piuttosto ad una psicopatia: 
per la lesione (funzionale ?) esercitata a distanza sul 6.^ paio. 

Maraoliano D. — La meningite tuberoolare dal punto di vista olinioo e 
terapeutioo. Gazzetta degli Ospedali e delle Cliniche, N. 4, gennaio 1904. Considera- 
zioni cliniche. 

Campanella e Grassi. — Un oaso di asoesso del lobulo dello Spigelio. Gai' 
zetta degli Ospedali e delle Cliniche. N. 4, gennaio 1904. Caso clinico che venne curato^ 
3 guarito chirurgicamente, collo svuotamento della sacca, detersione della parete asces- 
suale con batuffoli sterilizzati e zaffo con garza all'iodoformio. 

Crisapi Domenico. — Rioerohe e considerasioni oliniohe sulla quantità di 
Na GÌ oontenuto nel liquido oefalo-raohidiano. Il Morgagni, Parte I, {Archivio), 
N. 1, 1904. Dairinsieme delle sue osservazioni conclude: 

1) La quantità di Na CI del liquido cefalo-rachideo é più elevata in casi di bronco- 
polmonite, specie nel periodo subacuto. 

2) È meno alia nelle meningiti e in generale nelle malattie decorrenti con leggiera 
elevazioni termiche, ed in maniera subacuta. 



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RASSEGNA DELLA STAMPA ITALIANA. 19^ 

3) Tale ipercloraria cerebro-spinale é spesso accompagnata da aumento del liquido ce 
£fclo-racbideo. 

4) Il A del liquido cefalo-rachideo oscilla entro limiti abbastanza larghi, sia nei diffé- 
rena so^rgetti, sia nei differenti periodi di malattia del medesimo individuo. 

5) Esso A non ò in rapporto con la quantità dei cloruri: anzi é spesso in rapporto 
inverso , fatto che dimostra la presenza di notevole quantità, di altre sostanze nel liquilo 
cefalo-rachideo stesto. 

Dionisio Ignazio. — Cura dell' ozena oolla radiazione (Radio e fototerapia). 
9axM€tta Medica Italiana, N. 4, 28 gennaio 1904. Lavoro in cor.^o di pubblicazione. 

&UIDONB Prospero. — Adenopatie tuberoolari e pneumotisi latente e in- 
oipiente. Gazzetta Intemazionale di Medicina, N. 2, Napoli, 20 genuaio 19^4. È una 
nota preventiva di chirurgia in cui TAutore enuncia una nuova teoria intorno alla ori- 
gine e cura della tisichezza polmonare, con stmlio sperim<3ntale e clinico terapeutico dal 
punto dì vista chirurgico. La nuova teoria consiste nel fatto che la pneumotisi é nella 
maggior parte dei casi^ Tuliima tappa del processo: prima di determinarsi, rindividuo ha 
doTUto avare qua e là negli organi miooris resistentiae , vari altri attacchi bacillari più 
o meno aperii e manifesti, attacchi superati felicemente almeno in apparenza. Questi or- 
gani SODO i linfatici e le glandolo. 

Eotraodo nel campo terapeutico enumera tutti i principali mezzi di cura moderna, a 
cui aggiunge che si dovrebbe correggere Tordinamento deiristitnto della famiglia in roo<lo 
adeguato e rapido. 

Cardarelli. ~ Un oaso di tumore del mediastino. La Medicina Italiana, 
N. 1, Napoli 10 gennaio 1904. Caso clinico in corso di pubblicazione. 

Oianmrttasio Nicola. « Della gastroenterostomia alla Roux. Mioerbio, tipo- 
grafia Bevilaqua, 1903. È un contributo clinico, in cui, previe alcune considerazioni sui 
▼arii processi di gastroenteri'Stomia, dà poi la preferenza a quello del Roux, da lui im • 
piegato in alcuni casi clinici che riporta in fine del suo lavoro. L*A. però invece che di 
fars le suture adopera i bottoni di Murphy , senza che mai ne abbia ottenuti risultati 
spiacevoli 

Pabris Francesco. ~ Contributo alla chirurgia dello stomaoo. Gazzetta 
degli Ospedali e delle Cliniche^ N. 10, 24 gennaio 1904. Rendiconto di 10 gastroentero- 
stomie operate secondo il metodo di von Hacker. 

C'iVAzzANi A. ~ Nuoto metodo di esplorazione dello stomaoo: digastro- 
scopia. Fi, la descrizione di questo processo nuovo di esplorazione dello stomaco che 
ooarìste: nel collocare il malato sopra un letto orizzontale non molto soffice col ventre 
denudato, e colle pareti addominali completamente rilassate. L osservatore si colloca dai 
Uto dettro del malato, ed appoggia il margine radiale della mano sinistra (e principal- 
mente il bordo radiale dell'indice e relativo metacarpo) sulla regione epigastrica , m di- 
r«zioD6 orizzontale, trasversale delPaddome, al disotto dei margini inferiori del costato. 
Fatto ciò con tale mano esercita una compressione moderata, in modo da afibndare le 
pareti della regione sopra ombelicale deiraddome verso la colonna vertebrale procurando 
di infossarle con uno spigolo piuttosto acuto. In pari tempo Tosservatore invita il malato 
a £are profonde inspirazioni ed espirazioni, possibilmente col solo diaframma, o con que- 
rto in modo prevalente. Al disotto della mano sinistra comprimente, si appoggia a piatto 
la osano destra, allo scopo di rilevare col tatto il fremito prodotto dairaria che durante 
rinspirazione passa nella cavità gastrica superiore (sottodiaframmatica) alla inferiore (api. 
gastrica) ed allo scopo di respingere poi con una leggera compressione Tarla dalla cavità 
inferiore al a superiore, durante i movimenti espiratori. 

U limite, fino al quale colla mano d«stra si percepisce il fremito tattile del gorgoglio 
Ì9- ed espirato.'io, segna in modo esattissimo il limite inferiore dello stomaco. 

L*A. adopera questo metodo già da quasi due anni, con molta utilità pratica e con 
molta soddisfazione sua e dei suoi assistenti. 

Strada FBUDiNAfTDo. — Adenoma congenito ombelioale a tipo gastrico. 
Contributo allo studio dei tumori congeniti dell'ombelico. Lo Spetn mentale. 
Fase. VI, 1903. Caso clinico con considerazioni. 

Oarbarini Eugenio. — L'esclusione dell'intestino. Il Morgagni, N. 1-2, 1904. 
Dopo aver fatta la storia e riportati i varii casi di esclusione intestinale operati, riferis e 
rari esperimenti, io cui ha modificato la tecnica delPesclusione intestinale, facendo ȓ che 
il secreto di un'ansa esclusa si versi nel canale intestinale; formando cioè una valvola di 
sicurezza verso Tintesiino ansichò verso l'esterno. 



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:194 



RASSEGNA DELLA STAMPA ITALIANA. 



F^RRERt F. ^ Un oaso di ooolusione iatesUnale da divertioolo di MeoheL 

Gùjsetta dfgli Ospedali e delle Cliniche^ N. IO, t^ gennaio 1904. Caso clinico in coi si 
dovette ìatertanire due volte, la prima per occlasione intestinale dogata al diverticolo, la 
ieconda per «tenosi intestinale consecntiva allo strozzamento prodotto dal diverticolo; e 
accanto ^ qaegto fu riscontrato altro diverticolo come il primo esso pare aderente. 

Sia.sokELLi Axo£Lo. — Il decubito nell'appendioite. // Policlinico^ Sezione pra- 
tica, fase. A, liK^. L'autore dice che neU* appendicite Tattitudine degli infermi d spesse 
^te caratitirìailea e permette al medico che la osserva di rapidamente oriszontarsi verso 
U diagnosi. 

Tate itE-ìtmilne rappreseata qii«ìlo che noi denominiamo il decubito appendicolare ; 
deenbita il qwhU sì osserva qaasi costantemeate nella forma più comune di appendicite 
(appt^orlidte con peritonite circoscritta), e talora nella forma con peritonite diffusa, specie 
ae il processa é lU'inìzio. 

V'àa poi up decubito peritonitico che si verirtca per lo più nelPappendicite con pe- 
ritonite diUuia, Ai\ un deorbito psoitico, eccezionale, che si yeriflca allorché la flog^si ap- 
peudicolariì è Localizzata in prossimità del muscolo psoas. 

InoUre un ««^no da utilizzarsi nella diagnosi di appendicite é la dolorabilità che si 
rUve^Ua in corrispondenza della fossa ileo-cecale, quando gli infermi assumono o man- 
teogoDo il decubito laterale sinistro. 

NAa]>] MA.^rPHi:j>L — Contributo alla oura dell'eohinoooooo epatico. La di' 
niea iMuc/^riiÉi, N 3^ Pisa, 20 gennaio 1904. Riferisce alcuni casi clinici con considera- 
zioni da cui conclude : 1) Nelle cisti uniloculari non aderenti, né suppurate, laparotomiat 
svuotamento parxiaìù ad iniezione di fluoruro di Ag. 0,1 0[0 (Biondi) 2). Nelle cisti unilo- 
ettlarì non suppurate, aderenti, parziale svuotamento, senza laparotomia , ed iniezione di 
fluororo di Ag. airi O^Q* 3) Nelle oisti non suppurate, aderenti o no, ma mnltilocolari, la- 
parutuniia, svuoErUmento del contenuto, irrigazione con soluzione parassiiicida e capiton- 
ntf^e (DeUjet-Déve)^ qaando ne sia possibile la esecuzione, altrimenti marzupializzazione. 
4) N«Ub cisti suppurate, marzupializzazione alla Lindermann-Landau. 5) Nelle cisti piccole, 
lib«r«, peduncolata;, eoucleazione e sutura. 6) Nel caso di un lobo intero invaso da cisti e 
facìlfDeate pGdun<"r>EabLle, resezione e sutura. 

Sauìmoni e Lk Sf-ADA. — IntosBioasione idaUoa mortale per colpa di oisti 
4*1 feg'ato e versamento nel peritoneo. Gazzetta degli Ospedali e delle CUnithe^ 
N. 1^ S gennaio 1904. Caso clinico con considerazioni da cui scaturisce che illiquido delle 
cUt) idiotiche versalo accidentalmente o in operazioni nel peritoneo dà per lo più in prima 
linea fenomeni tossici la cui intensità dipende da condizioni non ancora note e pei feno- 
itifìiii peritanitici. fnoiicnente uniti e superabili in modo da permettere molte volte il tra- 
ptanu» dì ciati ri^lie in altre parti del cavo ventrale e massime nel bacino. 

ALiiAiiDO ?:^ANTi cci. — Suì ri8ultati lontani dell'epatopessia praticato ool 
mio prooesso. L<a Clinica moderna^ N. 1, 6 gennaio 1904. È un metodo operatorio che 
f^oRitste ndrafridart^ il peso del viscere al bordo condro-costale destro, cui vengono a fis- 
AAr^^i dello anse di rìlo che traversano il viscere per andare ad abbracciare una corda sie- 
rosa, foi mata dal peritoneo parietale anteriore, la quale viene ad insinuarsi sotto la su- 
perile i€ concava, riel fegato ed accollar visi. 

Le v.ilidt* adijreriie che si formeranno fra la superfìce convessa del fegato e la cor- 
rinpondunte ^uperrtco concava del'a parete anteriore addominale ipocondriaca, spogliata del 
pui-ìtoneo, col quale è stata confezionata la corda sierosa, contribuiranno a rendere più 
solida 111 flfliiazioQe del viscere in posizione buona e a garantirci da ulteriori spostamenti 
del medei^imo- 

L'A. aog^ìunge che il metodo é facile e di rapida esecuzione, non espone ad emor- 
figjo del parenrhìma, permette ampia libertà di manovre al chirurgo , nnn lascia corpi 
eatratiei nella cavità addominale, e sono evitate le aderenze viscerali. Il metodo é di as- 
soluta innocuità pel viscere e ci dà garanzie sufficienti contro un' ulteriore discesa del 
visa^re. 

IJrt caso col operato dall* Autore fu completamente coronato da uu ottimo successo, 
e la guAiifjio!itì ai iiiaatiene ancora dopo un anno. 

M^Mii Aniomo. — Un altro oaso di oirroei epatioa oon ernia ombelioale 
oprato ohìrurgicamente. Gazzetta degli Ospedali e delle Cliniche, N. 10, 24 gen- 
naio ÌWì, Caau clinico in cui ha praticato con buon successo la cura radicale dell* ernia 
oTnl"ySioa't\ a I otiiL^tiioltssazione. 

Iti 'Uìi f>ii .Ki 1 1 . ^ Contributo alla patogenesi ed alla oura della nevra- 
steaia osaerv^tA iu alcuni ammalati di nefroptosi. Bologna, tip. N. Zanichelli 
rJ04, t^oiioluJ^^: 6 1 F 



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RAtiDBONA DELLA STAMPA ITALIANA. 19& 

1) Che la CUoica trova argomenti d*os8ervazione e di studio safficienti per ammettere 
«fidente, di coneerra eolia prora sperimeaiald, aaa speciale secrezione interna renale. 

2) Che la predetta secrezione interna renalo, in anione alle altre eecrezioni provenienti 
da organi e tessati dirersi, oontribaisoe a stabilire qaella normale armonia d* iafluenze 
•che rappresenta la salate. 

3) Che la sconaparsa delPaccennato accordo, o reciproca azione compensatrice fra le 
•aerezioni inteme, costitnisoe la malattia, la qaale, natnralmente varia a seconda della 
freTaienxa ed inanfficienia di ona di esse. 

4) Che la prevalenza della secrezione interna renale dà origine a molteplici fenomeni 
■nerrosi, fra i qadli alla nevrastenia che fa osservata talora nei malati di ptosi renale. 

5) Che tale ìaflaenza renale, nei malati di nefroptosi, paò manifestarsi come fatto di- 
retto essendosi affettivamente accresciata la secrezione renale, o come fatto indiretto es- 
sendosi attenuata ed essendo scomparsa nna secrezione d* opposta natura , quale sarebbe 
ad esempio, la ovarica dopo la castrazione anche incompleta. 

6) Che r interpretazione da lai data alla nevrastenia da nefroptosi, rischiara anche 
il grave problema, tuttora oscaro, sebbene da tutti osservato relativo alla nevrastenia, 
-quale conseguenza immediata o tardiva di alcune castrazioni utero-ovariche o semplice- 
mente ovaricha a talora parziali. 

7) Che Tacce nnata interpretazione riesce pure efficace e razionale per la spiegazione 
dei fenomeni nervosi e nevrastenici che precedono, accompagnano e seguono il periodo 
-delia menopausa. 

8) Che le ischemie parziali, le nevralgie ischemiche, notate nei malati di nefroptosi, 
roOgnria e Tanaria, osservate negli operati di neFropessia, o durante le coliche nefritiche 
dacalcoti, ritenate fenomeni puramente riflessi, siano da considerarsi talora efletto del 

trasporto dì materiali renali per mezzo del circolo sanguigno. 

9) Che i nevroni di sen^o fungendo anco-a da nervi trofici, ci danno spiegazione della 
distrofia che si associa spesso ai malati di ptosi renale, essendo i nervi di senso anormal- 
inente stimolati. 

10) Che gli accennati stimoli, colpendo sistema nervoso e centri nervosi congenita- 
mente preparati, possono dare origine a svariate forme nervose ed anche psichiche. 

11) Che uno scompenso dello stesso genere deve supporsi avvenire nelle nevrastenie 
tardive, da castrazione utero-ovarica, dove si ha un costante e non bene definito dolore 
lombare. 

1^ Infine che di fronte specialmente alle nevrastenie consecutive a castrazione , riu- 
'Scendo per lo più inutile V opoterapia bisogna agire sulle secrezioni interne opposte a 
quella sottratta. Non potendo quesu ripristinare, bisogna agire su quella o su quelle che 
in modo assoluto o relativo si sono fatte eccessive ; e per i casi sa esposti su quella 
•renale. 

Pbttazu Axvlio. — La laparo-istereotomia e lo svuotamento del bacino 
nel canoro del OOUo dell'utero. Il Morgagni, Parte l, (Arckivio)^ n. 1, gennaio 1904. 
tavoro in corso di pubblicazione in cui comincia col dire che la gravità delP isterectomia 
addominale complicata da esteso vuotamente della pelvi è specialmente dovuta ad un qua- 
druplice ordine di cause : 

1) Condizioni gravi delPoperanda e lunghezza dell'atto operativo. 

2) Necessità di dare ali* operazione un* ampiezza troppo lesiva appena il male si ò> 
anche mediocremente, diffuso. 

3) Facilità di infettare il campo operatorio colle manovre su tessuti (utero) profonda- 
unente infetti. 

4) Facilità, con cui le estese dissezioni producono neoroii dei tessuti e specialmente 
d^li ureteri. 

Griziotti Fkrruccio. — I moderni limiti delle operazioni embriotomiohe. 
^avia, Tip. Cooperativa, 1903. È uno studio da cui conclude: 

1) Le operazioni embriotomiche eseguite fin dai primordii deirositetricla in ogni caso 
dì parto difficile, cosi a feto vivo che a feto morto, continuarono a trovare larga appli- 
cazione nella pratica malgrado la volgarizzazione di mezzi terapeutici e conservatori, fino 
^'epoca in cai si acquisirono le nozioni scientifiche dell* anatomia normale e patologica 
del badno. 

2) Fino airepoca in cui si volgarizzarono le conoscenze intorno alle cause dell* infe- 
zione ed ai mezzi per prevenirla, le più ardue operazioni conservatrici ebbero scarsa dif 
fusione; per cai essendo per lo più le sole operazioni incruenti chiamate a lottare contro 
la pratica dell'embriotomia, nei gradi un pò* accentuati di stenosi pelvica 1* efl*etto che se 
nn otteneva era più dannoso che benefico. 



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196 RASSEGNA DBLLA STAMPA ITAUANA. 

8) Neil' altimo qaarto del secolo XIX loltanto mercé '1* introdxizione dei presidi antt- 
settici e alcune innovazioni operatorie di capitale importanza, si potè adottare per ogni 
grado di pelvica viziatura la terapia ad un tempo più oonreniente per la madre a 
pel feto. 

4) Oggidì la pratica della embriotomia deve essere riservata ai soli casi, in cui il feta 
sia morto. A feto morente non sarà il caso dì eseguire operazioni conservatrici di riser- 
vato pronostico materno, quali la sinflsiotomia e il taglio cesareo ; però in que«te cìrc<r- 
stanze una breve attesa, pur non giovando al feto gioverà alla nostra coscienza, senza di 
solito compromettere le condizioni della madre. 

Se il feto é sano o solo in lieve grado sofferente, noi interverremo sempre con merzà 
conservatori, regolandoci in modo diverso a seconda che le particolari condizioni clinich»- 
ci permettano una terapia di elezione oppure soltanto una di necessità. 

5) In questo ultimo caso, mediante Poperazione Porro , eseguita col metodo estrape- 
ritoneale, la madre correrà il minimum dei rischi, a cui la si espone per Tiiitervento. 

6) Le risorse della sintìsiotomia vennero alquanto esagerate. Senza negare i reali 
vantaggi che sa dare questa operazione in determinate circostanze, noi le preferiremo in 
genere Toperazione cesarea Saenger nella terapia di elezione e quella Porro nella terapia 
di necessità. 

7) Il parto prematuro provocato nelle stenosi pelviche comuni con C V n< n inferiore 
a 75 e 80 mm., rispettivamente nelle forme piatte e generalmente ristrette costituisce og- 
gidì una pratica utilissima per la profilassi della distocia pelvica e contro 1' uso deirem- 
briotomia. 

8) Al dì sotto di 50 mm., qualunque ppssa essere lo stato del feto, Tembriotomia doa 
dovrà essere attenuata a scanso di inconvenienti gravi per la madre. 

Nei casi di distocia meccanica creata da neoplasmi uterini ed ovarici ostruenti com- 
pletamente ed in parte lo scavo pelvico , (come pure in quelli causati da eccessivo svi- 
luppo fisiologico e da viziose presentazioni del feto , la terapia dovrà essere per questo 
sempre conservatrice. 

RicciARDELLi A. — Della profilassi gineoologioa. Gazzetta degli Ospedali e 
delle Cliniche, n. 7, 17 gennaio 1904. L'autore prende in considerazione tutti i vari fattori 
che possono produrre afiezioni utero-ovariche e dà le regole del come si deve co riportare 
Tostetrioo, la levatrice, il medico di fronte ad esse, non solo per curarle ma anche per 
impedirle. 

Qanoitano Carlo. ~ Un oaso di rottura intraperitoneale della vescica. 
Giornale Internazionale di Scienze Mediche^ fase. 1, 15 gennaio 1904. Caso clinico che 
guari in seguito a laparotomia. 

Da tutto rinsieme dflla storia cliniòa si rileva come la febbre ha dovuto essere in re- 
lazione coirassorbiiuento del sangue infiltrato e dimostra assai chiaramente come una febbre 
puramente asettica, possa avere le parverze di una febbre suppurativa; si rileva ancor» 
come questo caso sia sUto uno dei più fortunati del genere , anche .tenuto conto della 
spiacevole e assai grave incidente di uno sventramento secondtirìo. 

Baldanza Andrea. — Modo di trattare Taponeurosi trasversale del Cooper 
nella cura radicale dell'ernie inguinali di recente data. Giornale Medico del 
II. Esercito^ fase. XII, dicembre 1903. Consiste; 

In tutte le ernie inguinali di data recente, non scolla la fascia trasversale, sutura sem- 
plicemente i muscoli fino Tobliquo e trasverso al bordo |)osteriore delParcata crurale, per 
formare la parete posteriore del nuovo canale inguinale. 5'opra 215 individui cosi operati 
si ebbero solamente 4 recidive. L*A. conclude : 

L'operazione d facile. 

Si può ese^^uire con la semplice anestesia locale cocainica. 

In caso d infezione « consecutiva suppurazione, si avrebbe un flemmone superficiale y 
che non compromett»^ Tesito deiroperazione. 

Carta Filippo. — Nuovo metodo di sospensione del testicolo nella cura 
radicale del varicocele. Gimale Medico del R. Esercito, fase. 12 , dicembre 1903. 
Consiste neirincidere verticalmente lo scroto nel suo terzo superiore e piuttosto al lato 
esterno, prolungando il taglio sulla regione inguinale sino a scoprire V anello inguinale 
estorno. Quindi isola completamente il cordone ed il testicolo coi loro rivesiim^'uti, rispet- 
tivamente dai lati e dal fondo dello scroto, attirando fuori il testicolo in modo che sa 
possibile completare risolatamento del cordone da tuUi i lati sino airanello inguinale. 

2) In stratta vicinanza di quest'anePo pratica un occhiello nella tunica flbro cremaste- 
nca in modo da distaccarla dagli elementi del cordone in due fasci a nastro che afferr» 



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RASSEGNA DELLA STAMPA ESTERA. 197 

«OD pinza, recide la tonica al di sopra delle pinze e arrovescia in basso tatta quella fascia 
i coi capi sono affidati alle pinze. 

3) Reseca qoindi, quei tronchi Tenost che per il loro volume ed alterazioni anatomiche 
giudica pia nocivi alla funzione del testicolo e all'esito della cara radicale: nelle quali re- 
tezioDÌ ò molto economico. 

4) Infine passa alla sospensione del testicolo ; e a questo scopo ripiega nuovamente in 
alto il cremastere fisso alle pinze, e ne reseca un pezzo in modo che il testicolo rimanga 
sospeso nello scroto ad un*altezza un pò* minore di quello deiraltro lato. Il margine della 
tooìca allora viene fissato ai pilastri dell^anello inguinale mediante tre punti a V appli- 
cati all'interno ed all^estemo ed all^anelb dell'angolo. 

Satura dei legamenti e pelle a strati. 

Qnesto metodo eseguito deirautore 22 volte gli ha sempre dato ottimo risultato. 

A. Caulbrssb. — Paralisi radioolare inferiore del plesso brachiale ed 
mearisma artero-venoso anoolavio. Gas setta Internazionale di Medicina e Chi- 
ntrgia^ N. l, 10 gennaio 1904. Caso clinico carato medicalmente. 

LiooRio E. — Deviazione laterale della terza falange del mig^nolo in più 
membri di una fandglia. La Clinica Moderna^ N. 2 , Pisa , 13 gennaio 1904. Le 
malformazioni della mano e delle dita occnpano ormai un posto importante nella lettera- 
tara e nei trattati essendo in tutte le loro manifestazioni ampiamente discusse ed il- 
hiurate. Se però una categoria può dirsi meno abbondantemente rappresentata essa ò 
certamente quella delle deviazioni laterali delibasse normale sia del dito in totalità sia di 
ano dae segmenti di esso. 

Non ò scopo di questa breve nota di tornare sulle teorie emesse a voler dare la ra- 
fkme di tali anomalìe ; TA. vuole solo riportare qui per la casistica Tesempio di una in- 
tiera famiglia in cui potA seguire per 4 generazioni il manifestarsi, in molti membri di 
«ssa, di una forte deviazione radiale della terza falange del mignolo. 

G. Polverini. — Hicerohe e osservazioni sul piede di Madura. Lo Speri^ 
mentale^ fase. VI, 1903. Dopo aver premesso un pò* di descrizione in che cosa sostanziai- 
tnente consiste la malattia riferisce un caso clinico da ctii conclude che il caso suo é una 
varietà gialla del piede di Madura da cui si potò isolare e coltivare un microrganismo 
«he per i suoi carattari si può ritenere identico a quello descritto da Vincent e da tlui 
chiaouto Sirepthotriof Madurae, e ritenuto Tagente specifico della malattia. L* osserva- 
tione microscopica ha confermato questo reperto. 

Le alterazioni riscontrate nei tessuti sono caratteristiche per la loro gravità e spe- 
ctalfflente per la presenza di abbondanti plasmocellule alterate, ed in tutto il tessuto in- 
vaso dal microrganismo vi é tendenza all*ìdropÌ8Ìa, al rammollimento. 

Dai saoi studii TA. trae la convinzione, che Tactinomicosi e il Micetoma, quantunque 
abbiano qualche punto di somiglianza sono però due malattie ben distinte fra loro, la di 
tra identità non é ragionerei mente ammissibile. 

CiSAJiB GaiLLiNi. — Trattamento del piede torto. Bollettino delle adente me- 
didte di Bologna^ serie Vili, voi. Ili, 1903, fase, di ottobre. Dice che nel piede torto 
«oogenito interviene fin dei primi giorni della nascita con manipolazioni , poi raddrizza- 
mento forzato manuale, e, se non gli è possibile la correzione, anche allieta di un anno, 
« segue Poperazione di Pheips; cioè Achilletenotomia e incisione air aperto di tutte le 
piftì molli che fanno resistenza fino, se ó necessario, alPapertura delParticolazione me- 
diotarsea Ghopart. E conclude citando il consiglio di Brodhurst, cioè che operazioni ossee 
UBO possibilmente da evitare come causa di deturpazioni giacché il piede torto conge- 
nito: e é piuttosto un'affezione dei muscoli che delle ossa ». 



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F^ass^gna d^TTa staiTìpa ^S^^fa. 

IvBEiT. — Tratta meato di uaa ferita di grossa arteria. La Presse Mèdi-- 
«a/^f N. 9^ 1904. Considerazioni da cui conclade: 1) la presenza di un attrito violento^ 
«otiocQUDeo, o eoa lacerazione delle parti molli, di una grossa arteria , la legatura im- 
mediata del vaso al disotto del segmento contuso si impone. £) In ogni ferita contusa di 
iioa arteria di grosso o di medio CAlibro, non bisognerà praticare la resezione delle due 
estr^miiìi sf^guita da sutura circolare; ó alla legatura dei due capi che bisogna ricorrere, 
La sutura laterale non può essere amnoessa in parecchi casi. 3) Per ogni ferita netta, 
poco estesa e laterale di un grosso vaso , si può utilizzare la satura laterale a punti noo 
perforanti ; ma meglio varrebbe applicare d*emblée una doppia legatura al disopra e al 
disoUtn 4) Qn&nto alle sezioni complete con divaricamento dei due capi, non sono giusti 
jloabili chl:^ della doppia legatura. 5) Non si é ancora, malgrado i numerosi lavori pubbli- 
cali stilU Hiilura arteriosa, arrivati a farsi una opinione sufficiente su questo metodo te- 
rapéutieo per raccomandarne ora Timpiego in chirurgia corrente. 

BuocA. ^ La mastoidite aouta dei lattanti. Le Bulletiin Medicai, N. 3, 
13 ^eniiiiiD 19J4. È uno studio completo delPargomento, in cui si lerma principalmente a 
farlare ti olla cura che dev^essere chirurgica. 

DtjMùNT. — A proposito della oastrazione utero-ovarioa nel oanoro 
della mammella. La Presse Medicale, N. 6 , 20 gennaio 1904. L'autore, a proposito 
di qu^l caso presentato alla Società di Chir orgia da Guenard, in cui si trattava di una 
donna afTeUa simultaneamente da un fibroma uterino , e da un cancro della mammella 
destra e in cui la castrazione totale ha fatto diminaire rapidamente di volume il tumore 
matntnarìf), dice che dal punto di vista pratico, i risultati del metodo non sono stati fina 
a questi' momento molto incoraggianti. 

LEJA.H!*. — L' istereotomia esplorativa. La Sematne Medicale, N. 2, 13 gen- 
naio ] d(H^ Urne che in certi casi molto rari ó necessario riconoscere de visu lo stato della 
ifiucoia dei corpo uterino, ciò che non si può sempre fare coi metodi e strumenti usuali. 
Egli coiiBiglla perciò un atto operativo semplicemente esplorativo, il primo tempo del quale 
è uguale A quello deiristerectomia vaginale; si uncina il collo con ana pinza di Maseux, 
sì ineide trasversalmente il cui di sacco vaginale e si scolla e si respinge, sema aprirlo, 
iì cui di Bicico peritoneale; poi applicando le pinze a trazione sulle due commlssnre, e fis- 
sando Tutero abbassato, si seziona, colle forbici, sulla linea mediana il labbro anteriore 
del collo, avendo cura che la sezione oltrepassi roriflcio cervicale interno, « lo sfintere >» 
il quat dUimo pnnto é capitale. Non resta più che ad esplorare ciascun labbro della ferita 
# mantenerlo divaricato per esplorare anche la cavità uterina. 

L'occhio aiutato dal miratrgio frontale, potrà controllare Tesame fatto col dito. 

Se si scopre un polipo, o un piccolo fibroma, un resto placentare, se ne pratica se- 
duta JìtaTtie Testirpazione. In tutti ì casi , che Toperazione resti esploratrice , si termina 
rinterveuM) colla rianione della ferita cervicale e si sutura il cai di sacco vaginale. 

Co^i l'ondotta, questa piccola operazione é semplice, inoffensiva, epoca sanguinante- 
Sùnta diiboÌQ essa deve restare una pratica di eccezione, legittimata solamente dalle dif' 
nookà Rjvedaìi della diagnosi. 

BEìc^xrn^ e Labbè. -^ Considerazioni generali sull'ematologia. La Presse 
Midicfiff, N. 2, gennaio 1904. Gli autori dicono che i caratteri delle ricerche moderne 
hanQo \tfir oggetto, non più la descrizione puramente anatomica , ma il funzionamento 
flAiolofTÌco del sangue e deg'i umori. 

FAr itR. -- Teooioa dell'isterectomia addominale nelle suppurazioni an- 
nesBÌEiU. Lfi Presse Medicale, N. 6, 20 gennaio 1904. SI domanda quaVè il mezzo mi- 
g^lior^ ili praiicare nelle anessiti bilaterali una isterectomia subtotale con estirpazione dc- 
^ii *nf>(iss! a^nmalati ; e risponde che per estirpare facilmente gli annessi, bisogna attac- 
l'nrli dil flisotto. Fa quindi la descrizione dei vari metodi. 

I.tj^nrv» — Sigmoidite e perisigmoidite. La Semaine Médfrale, N 4, 27 gen- 
Tjalft lUU, P:irla <ie/li aociilenti infiammatori che prendono la loro origine nell' S iliaca, 
M pIli* piiK i-'f^'oro sembrare dovuti a tiflite e perititlite. Quantunque siano molto più rari 
t*wl«LOhi^ III rìirjjca" «itagli andamenti bi'nili. in cui si ri^rontra un flemmone iliaco sinistro, 
piM i«i^niriiden che richiama in ogni punto il flemmone peri-cecale. È vero che un certo 



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BIBLIOGRAFIA. 19&* 

di questi asceesi iliaei siniitri Bono , in realtà , degli ascessi appendicolari , e la 
^iiMtJoDe dell*appendicite con asccMO a sinistra, è al giorno d*oggi ben studiata, ma non- 
▼i é alcun dubbio, e TAutore nel suo lavoro ne segnala molti fatti , sulla sussistenza di 
tili isoessi dovuti a peri-sigmoidite suppurata. Qualunque sia la frequenza delle suppu— 
niioiii di orìgine appendicolare, qualunque sia la sede talvolta inattesa e lontana di que- 
ste foppnrazioni, noi sappiamo cbe Tappendice non é sempre la sola in eausa in tutti- 
gli sieessì peri-intestinali e cbe i diversi segmenti del grosso intestine, particolarmente^ 
poisooo essere la sede di afTezioui localizzate. Gli ascessi peri-sigmoidei rientrano in que- 
sto quadro. 

Gavaillovt e Trillat. — Del trattamento del male di Brigkt ooUa deoap- 
ralaiione renale. La Presse Medicale^ N. 3, 9 gennaio 1904. L*orientazione nuova e 
ardita della Chirurgia renale verso il trattamento operatorio del male di Brigbt è senza 
coitestazione poasibiie Topera di G. Edebolhs. 

Eigli é lui che ha creato il metodo della capsulectomia, che ne ha stabilito la tecnici 
e poste le indicazioni. 

In una serie di pubblicazioni egli ha difeso questa causa con dei fatti e degli argomenti, 
ehs sembrano convincere. 

Oli autori riportano questi fatti e questi argomenti, e da essi si trae che, su 51 casi^ 
eMipreodeoti 47 operazioni bilaterali e 4 interventi uoilaterali, 7 sono morti nei primi 
17 giorni (morti operatone propriamente dette), 7 sono morti in periodi varianti fra i due 
mesi e gli otto anni ; la durata media della sopravvivenza in questi casi ò da un anno ad 
8 anni. Due non hanno avuto alcun m'glioramento, 22 hanno avuto miglioramenti sensi- 
biU e persistenti eoprav venuti da due a 5 mesi dopo Toperaaione; la maggior parte non 
hanno più né albumina né ciKndri. 

Un paziente dopo una guarigione di 4 auni , ha di nuovo presentato dei sintomi di 
Bsfrite cronica ; In lui, Toperazione era stata unilaterale solamente. Infine 9 casi sono 
guariti completajnente da un periodo che varia da 20 mesi a 10 anni. 

Tre ammalati non sono stati seguiti. Da ciò se ne detrae: 

1) Ohe il male di Brìght che fino al presente era considerato come una affezione in- 
arabile, é curabile o suscettibile di miglioramento dalla decapsulazione renale; 2) che 
la decapsulazione uei primi s'adi della malattia é uo^operaziooe senza gravità. 



BIBLIOGRAFIA 



Dizionario pratico illustrato delle Scienze Mediche, Fascicolo 57. Milano 
Valbrdì, 1904. 

BiRosa e Hartmann. — Tratte de Médéoine opératoire et de thérapeutlque 
ohirargicale. Hartmann. « Orgaoes gènito -urinaires de l'homme. Nèlaton 
et Omsrédavnb. La Rhinoplastie , Paris , Steineheil . 1904. Sono due altri volumi com- 
parsi di quella bella e\ importante opera, di cui già feci cenno nel fascicolo di dicembre 1993. 
Nel Tolume scritto dairHARTMANN tutto il vasto argomento é trattato con dottrina e com- 
petenza nei vari capitoli sia di generali ti come delie varie operazioni che si compiono nelle 
tbgole parti d^lTapparato urinario. E tutto ò corredato da figure dimostrative i diversi me- 
todi, process e tempi dell'operazione. Naturalmente per restare in certi limiti delPopera ha 
dorato raggruppare illuni processi operatori anziché descriverli tutti separatamente. Questa 
era una necessiià ;i ssoluta. 

Il NVlaion e TOmbrédanne sono stati completi, perché lo spazio a loro riservato per- 
netterà nel pHrl re di una sola operazione essere piii ininuziusi ; e quiudi nel vilume da 
loro scritto sono in- iodicamente descritte, discusse, commentate le varie operazioni di pìa- 
rtica, in modo che è. un lavoro che non saprei immaginare mitrlioro su tale sojxfietto. 

L'opera e ««i p'^)cele a grandi passi, e corrisponde del tutto al pro^rrainma ed alle 
promesse : e que-to era certo una volta che sono il Henger e l'Hartmann che la diri<rono 

AvRAY Mackicb. — Diagnostio de l'Appendicite. De l' Actualitè mcdirale^ . 
J. B. Baillippe l'arie, 1904. Era ben giusta che dopo di essersi occopati Unto della cura 



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200 BIBLIOGRAFIA. 

<leirjip[ieaclré^Ue ci »{ preoccupasse anche della diagnosi, la qaale offra difficoltà non comoni» 
carne io provano i non frequenti errori registrati. Il Doit. Avray ha voluto colmare 
quc^àta UcQtia studiando questo argomento delPappendicite nelle sue varietà, e con i vari 
mexzi chft la Clinica ci insegna. £ cosi il lavoro é buono ed utile. 

A. Cbcchjbrblli. 

Proust, Nktter e Bouroer. — Traité d'Hygiene. Paris Masson, 1904. È la seconda 
«ri ultima piarle della terza edizione di quest'opera, che malgrado la morte del Proust, i 
du« allievi voUem pubblicare con amore e completezza. Si tratta in questo volume delPat- 
moE»rera, d«l suolo, delPacqua, della climatologia, deiralìmentazione, vestiario, abitazione, 
imene aacondo le età, il sesso, e Tigiene professionale ed industriale. Volume condensato 
di t^^nmom e di ammaestramenti, e costituisce Teredità scientifìoa di un uomo di grande 

A. Gecoherblli. 

Roosa. — Introduotion a l'étude de la Médeoine. Paris, Nand 1904. È questa 
U seconda edi^ÌGae di un'opera di un'utilità e di un valore incontestabile. Sono le lezioni 
jjittH del Ro}^er aile facoltà di Medicina di Parigi, e che costituiscono un trattato di pato- 
l^i^la R-fltieraìti , nf^l quale sono condensate nozioni ed ammaestramenti importantissimi. 
I>o|>o le nozioni preliminari, discute sugli agenti meccanici, fisici, chimici, animati che de- 
terinìpano le tnslaUie. Quest'ultimo capitolo dà campo a trattare delle infezioni, e quindi 
ihAìe re^zioai nervose, dei disturbi di nutrizione, e delle autointossicazioni. Viene poi la 
l^irnlogia del ì&to €on il quesito dell'ereditarietà. Segue lo studio deirinfiammazione, della 
setticemia, pioemìa, sclerosi, tumori, atrofie e degenerazioni, sinergie funzionali e simpatie 
fivc»rboBe revoluzìoae delle malattie, e quindi lo studio deires*i me degli ammalati conTap- 
p'icazloae ^lla cllaìca dei processi scientifici, le nozioni sulla diagnosi e prognosi e final- 
mente alcuni ceoDÌ sulla terapia. Tutto questo ò trattato con serio amore e dottrina. 

A. Cbochbrelli. 

Hilubbrand. — Jahresberioht Uber die Fortsohrithe auf dem Gebiete der 
Chirurgie, Vili. J aero ano , 1902. Wibsbadbn, Bergmann , 1903. Anche quest* anno é 
ctimparso questo libro, utile e bello, che riassume il lavoro Chirurgico Mondiale del 1902. 
L'analiaì &ì potrebbe dire completa^ diligente, accurata e serve sia che si voglia ricercare 
la ciiatione bibliografica sia che si voglia il riassunto del lavoro. Sono già otto ì volumi 
€u]np:irsi e riliMobraud si propone di continuare nelPimpresa difficile. A lui a Basel (He- 
J>ehtraaSB) couviene inviare i lavori per facilitargli il compito. 

A. Ceccherblli. 



CBOHACA. 

Il CoDgressa delU Società Italiana di Chirurgia avverrà a Roma il 27 Marzo. 



i^rnt. \ NjOitKA GBGGiIl^tihiLLl, Direttor e -^ Pannai. Strada Vittorio Emanuele. 

rviISSAGLIA GIUSEPPE, gerente responsabile. 

StabilitiJLiiLi nuoiti delle ARTI GRAFICHE. Corso Magenta N. 48« Milane^ 

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km XII • N. 3. LA CUNIGA CHIRURGICA 31 Marzo 1904 

DI UN RARO CASO 

DI 

PS EU DO-AP PENDIO ITE 



CMTIIinTO ILLI STIIIO 

DELLE 
PEL 

Libero docente di Patologia chirargiea nella R. UnivenitÀ di Genova 



«»Dire qualche cosa di nuovo, non solo sulle appendiciti, ma anche sulle 
malattie che con questa possono confondersi, non è cosa facile. Poche nf- 
fe^DÌ ebbero il merito di tante pabblicazioni, pochi argomenti furono tninn 
aettratamente studiati; basti in proposito sapere che Edebol^ ^ìt nel 1S9B 
^tX raccogliere ben 2500 tra articoli e monografìe su tale malattia. 

Il caso che mi occorse di osservare quest'anno nella Clinica eh imi r- 
g*jL diretta dal Prof. Novaro, non è dei più comuni, e merita di e>-&Viì 
séeoratamente studiato per le considerazioni che da esso possono deriv irt\ 
* li 10 del mese di febbraio si presentò al Kambulatorìo della Clinic^i iUi- 
fiirgica certo C. V. d'anni 29, siciliano, domiciliato a Genova, niarmaio. 
Aveva un aspetto molto sofferente e camminava a stento, loterrogatii p r 
«osa fosse ricorso a noi, ci narrò come da 5 o 6 giorni* aves^o dei dalwì 
Bolto violenti alla fossa ileo-cecale, irradiantisi alia parte interna ^i<'iLi 
«oscia; dolori che grimpedivano di camminare e che erano aci^onipn^'nati 
da QQ malessere generale molto pronunciato. Ad un rapido e^ame e&sn- 
dosi riscontrato nel paziente febbricitante i sìntomi di un'a[jp.'iidicìlo^ lo 
«i consigliò ad entrare in Clinica, ove fu accettato d'urgenza nello s*e^-Q 
giorno. 

Anamnesi. — Nulla d'importante nei precedenti famigliari, Nmi ri- 
corda di aver fatto le malattie dell'infanzia e dice aver sempre ^odut^ ur- 
tima salate fino all'età di 22 anni, epoca in cui contrasse una blenorr^L^ -i. 
Questa pare che sia guarita completamente dopo due mesi di cura, ^rn^ji 
<^e, fino ad ora, si abbiano a lamentare reliquati di sorta. 

Da allora fino a 10 mesi or sono stette sempre bene. Verso qu' sr\ - 
poca, mentre trova vasi in navigazione a bordo di un veliero, fu eolpìi'> 1 1 r 
U prima volta, senza causa apparente, da dolori violenti alla fo^^sa Jle > ' * 
cale, irradiantisi a tutto l'addome e alla coscia destra: sintomi in tun^ t* 

Clinica Chirurgica. U 

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202 s. B02n« 

oMì^ n é«tta eòi paziente, a qnetli attsateefìte preaentati» Non ricorda «b» 
allora avesse avuto febbre, ma ò logico ammetterlo, se vogliamo giudicare^ 
dal fatto che, anche quando si presentò a noi, disse di non averne, mentre 
il termometro segnava 39^.5. Non trovandosi a bordo nessun medico, il 
paziente non fece cure speciali e si limitò a tenere il letto per circa ona^ 
settimana, osservando una dieta quasi assoluta; cosa questa che gli era 
stata facile, data la marcata anoressia che si accompagnava alla forma 
morbosa che lo affliggeva. Dopo 6 giorni di riposo, scomparso il dolore aU«i 
coscia, mitigatisi i fatti relativi alFaddome, cominciò ad alzarsi ed a ri- 
prendere gradatamente il suo mestiere. Da allora all'epoca presente soffrì 
di due altri attacchi, simili per durata ed intensità al precedente. Non soffrì 
mai stipsi e le funzioni alvine si mantennero regolari anche durante i pe- 
riodi di malattia descritti. Quest* ultimo attacco si era iniziato sei giorni 
prima del suo ingresso in Clinica, ad un tratto, con dolore violento alla 
fossa ileo-cecale, irradiazione alla coscia corrispondente, marcata anoressia^ 
malessere generale pronunciato. 

Esame obiettivo. — Individuo scheletricamente ben costituito; di co- 
lorito bruno pallido, con panicolo adiposo scarso, masse muscolari ben svi- 
luppate. Nulla al capo, collo, torace. Airispezione dell'addome si vede eome 
questo sia alquanto prominente, uniformemente teso quasi immobile nei 
movimenti della respirazione. Alla percussione si avverte un'ottusità che 
occupa quasi tutta la metà destra dell'addome, continuandosi in alto col- 
Tarea epatica ed estendendosi in basso ffno alla cresta iliaca ed arcata dt 
Fallopio. Anteriormente raggiunge la linea mediana nella regione ipogastrica^ 
sopra l'ombelico, invece è meno estesa dirigendosi verso l'alto con un mar- 
gine convesso all'interno per modo che è possibile sulla parasternale di 
limitare il margine inferiore del fegato che non oltrepassa l'arcata costale 
ed è diviso dall'ottusità descritta da una zona timpanica larga circa tre 
dita. La percussione di tutto Taddome, e segnatamente quella della fossa 
ileo-cecale, è molto dolorosa, specie se fatta un pò* bruscamente. La pal- 
pazione è dolorosissima e per lo etato di contrazione dei muscoli addomi- 
nali non ci riesce di raccogliere dati migliori e più precisi di quanto siasi 
ottenuto colla percussione. Nel punto caratteristico di Mac Burney la do- 
lorabilità è maggiore che non nelle altre partì. La coscia destra è legger- 
mente flessa sul bacino; la gamba sulla coscia; il paziente però riesce » 
distendere completamente l'arto senza grande difficoltà, solo accusando uà 
aumento di dolore nella fossa iliaca e lungo la parte interna della coscia» 

La temperatura, presa all'ingresso dell'ammalato in Clinica, era di 39^,5 ; 
il polso, spiccatamente dicroto, dava 95 battute per minuto. 

La quantità di orina emessa nelle prime 24 ore fu di ce. 1200 e l'esame 
di questa non rilevò nulla di anormale. 

Dal complesso dei fenomeni osservati, dai precedenti anamnestici, si 
conferma la diagnosi fatta all'ambulatorio, trattarsi cioè di un caso di ap* 
pendicite a ripetizione. 

Cura, — Essendo già decorsi 6 giorni dall'inizio dell'attacca e non ri- 
levandosi fatti allarmanti ne dal lato del polso, né da quello del peritoneo 
si decide di sottoporre il paziente ad una cura aspettante, pronti ad in- 
tervenire non appena le condizioni generali o locali lo richiedessero; con- 
formandoci in ciò a quanto raccomandano gli stessi chirurghi Americani^ 



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DI UN RARO CASO DI PSEUDG^APPBNDlOlTE. 203^ 

Umto propensi per un intervento &ttiv:o in quest* affezioce. Essi conside- 
TWÈO ra^pendioite quasi come una ferita peoetraote e si regolano di con- 
seguenza. Chiamati nelle prime 24 ore dall' iuizio intervengono sempre at» 
UvaBiente; più tardi subordinano la loro condotta ai sintomi presentati 
dall*aaimaUto« 

La cura da noi fatta fu molto semplice; riposo assoluto, dieta liquida 
{MU e qualche uovo), applicazione sulla parte affetta di una grande ve- 
scica di ghiaccio, ben tollerata dal nostro .paziente. Si volle a questo ri- 
guardo da alcuni chirurghi trarre dei criteri diagnostici speciali. Il caldo 
sarebbe meglio tollerato nei oasi in cui già esiste suppurazione , il freddo 
iBTeee nelle forme siero-fibrinose. Da quanto io ho potuto osservare non 
ni pare che esista una differenza tanto caratteristica. Ricordo di un caso 
di appendicite, in cui Toperazione dimostrò assenza di ogni e qualunque 
aacesao, nel quale si era do/uto ricorrere alle applicazioni calde, non es- 
sendo tollerate quelle fredde. Noi in generale ricorriamo in primo tempo 
alla borsa di ghiaccio; più tardi, cessato il periodo acuto, preferiamo le 
applicazioni caldo-umide, nel Fin tento di favorire il riassorbimento degli es- 
svidati eventualmente esistenti. 

L*alvo torpido nei primi giorni fu eccitato con piccoli clisteri eva- 
cuanti seguiti da ottimo effetto. È questa una buona pratica consigliata 
anche recentemente dall'americano Denver, il quale non si limita ai clisteri, 
ma somministra anche dei purganti, purché non drastici, quando i primi 
rimangano senza risultato. Gli effetti che notai nei miei ammalati da questa 
pratica furono sempre buoni e mai ebbi a lamentare il benché minimo in- 
cidente. Il paziente dopo un'abbondante scarica si sentiva più sollevato; 
l'addome era meno dolente, meno teso, ed egli stesso reclamava tale sus- 
sidio terapeutico, bene spesso con un'insistenza anche superiore al bisogno. 
Questa cura è oltremodo razionale, ed io ho potuto convincermi della sua 
efficacia in alcuni casi di fìstola stercoracea stretta del cieco, nei quali 
notai un notevole accumulo di materie fecali in quest'organo tutte le volte 
che somministravo dell'oppio o passava qualche giorno senza che il pa- 
ziente evacuasse l'alvo per le vie naturali. Dato questo, si capisce come 
nella fattispecie di un'appendicite debba questo fatto da me osservato, ve- 
rificarsi con una facilità anche maggiore, con grave danno per la circola- 
zione sanguigna della parte. L'intestino infiammato, per l'infiltrazione a 
cui è in preda l'elemento muscolare, è sempre in uno stato di paresi e nulla 
abbiamo da temere circa al possibile distacco di aderenze, se noi ricor- 
riamo a blandi purganti ed a clisteri evacuanti. Oltre a questi ultimi noi 
facciamo largo uso presso questi ammalati, specie quando esistono dei fatti 
d'intossicazione generale, di piccoli clisteri di soluzione fisiologica di clo- 
ruro sodico : 200 ce. ogni due ore. Sono benissimo tollerati, vengono as- 
sorbiti con grande rapidità, diminuiscono la sete ed aumentando la secre- 
aone renale e cutanea hanno un benefico effetto su tutto l'organismo. 
Questa pratica ò ora raccomandata su vasta scala nelle sepsi acute, 
pare con ottimo risultato, anche dal Wernitz. Si capisce dopo quanto ho 
detto come da noi non si ricorra mai agli oppiacei in questi ammalati , 
d'aoeordo in ciò con quanto raccomandano quasi tutti i chirurghi in pro- 
posito. L'oppio calma il dolore, è vero, favorisce forse la formazione di 
aderenze immobilizzando l'intestino, ma favorisce il ristagno delle feci e 



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204 - E. BOZZI. 

pvirt lìiascìierare, come molto opportunamente osserva Dieulafoj, dei sintomi 
importali ti j che potrebbero indicarci un atto operativo necessario, in tempo 
ancora per salvare il paziente. 

Il d«oorso giustifìcò interamente la cura intrapresa e vedemmo gra- 
datamente tnitigarsi e scomparire i fenomeni presentati dal nostro pa- 
ziente. 

La temperatura, remittente fin da principio, si mantenne ancora ele- 
vata per ihìe giorni , durante i quali avemmo una massima alla sera di 
yu**,5 ascellare, con un mìnimo al mattino di 38^,5; poi cominciò a de- 
crescere lino a raggiungere la norma in quarta giornata; vale a dire in 
10 * dfiirinÌEÌo della malattia. La temperatura però non si mantenne in se- 
guilo costantemente bassa, ma offri ancora delle oscillazioni abbastanza 
nofcevuii, raggiungendo qualche volta alla sera i 38^,5. Questi rialzi termici 
irrogo la ri non erano preceduti da alcun brivido e l'ammalato non si ac- 
corg*>Ya nemmeno di essi. Tali alternative perdurarono per tutto il mese 
di fahbraio, e non fu che col principio del mese di marzo che cessò ogni 
elevìizione termica. 

It poko si mantenne sempre buono; non superò mai i 100 e col de- 
crescere df Ila temperatura si fece meno frequente, perdendo quello spiccato 
diedro tismo, che aveva prima. 

L'ottusità cominciò a diminuire in settima giornata dall'ingresso del 
pnziente io Clinica, e presto comparve una zona timpanica sotto il margine 
del f#i^?ito che andò sempre più estendendosi in basso. Verso la linea me- 
diana e nella regione ipogastrica la regressione si iniziò più tardi e fu molto 
più lenta. L*addome si fece meno dolente, i muscoli meno contratti e la 
pai palliane fu più facile, meno dolorosa. Affondando le mani lentamente si 
avvertiva una resistenza ancora spiccata, ma uniforme, in corrispondenza 
di tutta la zona ottusa e come questa presentava un bordo convesso verso 
V interno. Non si avvertì mai rtuttuazione. La compressione sul punto di 
Mae Buniej destava ancora un dolore molto intenso. 

Col principio del mese di marzo la regressione si fece più rapida, 
tanto che. verso la metà di questo mese, l'ottusità e la maggiore resistenza 
erano li ni irate unicamente alla porzione inferiore della regione iliaca destra. 
Ver>^o c|ue^ l'epoca, cercando di affondare le mani in questa regione, si av- 
verava a line dita all'interno della spina iliaca anteriore superiore un cor- 
done tiui'f>, resistente, diretto verso il basso e airin terno, dolente alla pres- 
sione. Ikiìhi forma, consistenza e posizione si sospetta trattarsi deirappen- 
di*!e vermi forme infiammata, ricordando però prima di fare un'asserzione 
assoluta (}iianto in proposito dice il Treves, che, su di questa malattia, ha 
pijtnto fiiie una pratica speciale, non indifferente. Ci avverte infatti que- 
st'autore, come non raramente si prenda un fascio muscolare contratto per 
riippendice. Egli ha osservato che bene spesso durante l'operazione si ri- 
ncontra Fiippendice, fissata da aderenze, in un punto diametralmente op- 
jMvsto a ijuello diagnosticato. E nel nostro caso l'asserzione di Treves do- 
veva trovare una conferma irrefragabile. Verso la fine di marzo l'ottusità 
era ridotta al minimo, l'addome era trattabilissimo e le mani si potevano 
atf'undare nella fossa ileo-cecale senza determinare dolore e senza avver- 
tire fatti degni di nota. 

L2 orine furono sempre abbondanti ed il loro esame non presentò mai 
imi la ù'i speciale, per quanto fosse fatto ripetute volte. 

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DI UN RARO Caso UI PSEUDO-APPBNDICITE. 205 

Cessato ogni fenomeno infiammatorio, rialzatesi le condizioni dell'amma- 
lato, gli si propose un'operazione radicale, tanto più indicata in lui, che, 
per il suo mestiere, era costretto a trovarsi spesso nell'impossibilità di usu- 
Iniire ài ogni e qualunque soccorso medico. Il paziente accetta di buon 
grado la nostra proposta, allarmato dal continuo succedersi ed aggravarsi 
degli attacchi. L'operazione viene eseguita il 4 aprile previa cloronarcosi 
e solita preparazione del campo operativo. Incisione cutanea a due dita 
trasverso dalla spina iliaca anteriore e superiore, obliqua dall'alto in basso, 
dall'esterno all'interno ed il cui centro corrisponde al punto di Mac Burnej. 
Le fibre del grande obliquo sono divise parallelamente al loro decorso e 
messi allo scoperto i fasci muscolari del piccolo obliquo e trasverso, si di< 
Tidono con un istrumento ottuso e si applicano due spatole divaricatrici ; 
poscia s' incide la fascia trasversalis ,' il tessuto preperitoneale ed il peri- 
toneo che viene fissato alla cute con alcuni punti di seta. 11 cavo addo- 
minale è asciutto, di colorito normale. Riconosciuto il cieco e lacerate al- 
cune lasse aderenze recenti, che si trovavano tra la sua faccia anteriore 
ed il peritoneo parietale, dirigo le mie ricerche in basso ed all'interno dóve, 
dai sintomi rilevati, mi pareva che si dovesse trovare l'appendice vermi- 
forme, ma contrariamente alla mia aspettativa non avverto nulla di anor- 
male. Dirigo altrove le mie ricerche, ma in nessun punto mi è dato di per- 
cepire quella sensazione speciale, ohe dà l'appendice vermiforme ispessita 
da precedenti processi infiammatori; né di me è più fortunato il prof. No- 
varo che gentilmente mi assiste. Desiderosi di trovare una spiegazione dei 
sintomi presentati dal nostro paziente, prolungo in alto l'incisione ed esploro 
de tìsu il cieco e la porzione inferiore del colon ascendente. L'estremo in- 
feriore del cieco è arrotondato, regolare e non presenta traccia di appen- 
dice vermiforme. Normale lo sbocco e l'ultima porzione dell'ileo. In cor- 
rispondenza della fossetta ileo*ceca!e superiore si avvertono tre ghiandole 
linfatiche grosse poco più di un grano di mais rotondeggianti, liscie, di 
consistenza uniforme, che si lasciano facilmente snucleare. Non rilevandosi 
null'altro di anormale, dopo di avere passati in rivista gli organi vicini. 
richiudo la breccia fatta con un'accurata sutura a strati. 

Il decorso post-operativo fu dei più regolari fino in sesta giornata ; in 
settima invece si ebbe a lamentare un'elevazione termica vespertina che 
raggiunge i 38^.5. Sfasciato l'ammalato non si osserva nulla a carico della 
ferita e solo si determina un certo dolore premendo su tutta la fossa ileo- 
cecale. Si somministrò al paziente un purgante seguito da abbondante sca- 
rica alvina^ dopo la quale tutto rientrò nell'ordine. La ferita guarì per 
prima intenzione; l'ammalato lasciò il letto in 12.^ giornata ed il giorno 
19 aprile usci dalla Clinica in ottime condizioni dopo di avergli raccoman- 
dato di ricorrere di tempo in tempo a purganti, non appena avesse avver- 
tito qualcuno dei disturbi sofferti. 

Rividi dopo d'allora il paziente ripetute volte trovandolo sempre in 
boone condizioni , con fossa ileocecale cedevole , indolente. Da circa due 
mesi ba ripresa la sua professione e non ho più avute notizie di lui, ciò che 
mi lascia sperar bene, avendogli io raccomandato di scrivermi non appena 
avesse avuto a lamentare qualcuno dei fatti precedentemente sofferti. 

In due ghiandole asportate l'esame batterioscopico non rilevò micror- 
ganismi e l'esame istologico dimostrò fatti infiammatori leggeri con ispes- 



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206 B, BOZZI. 

«imento della capsula e dei setti ioterglaodolari. Con una ghiandola dopo 
averla finamente tritolata, inocalai una caria; ranimale morì p^ tubar*- 
colosi un mesa dopo. 

Ho creduto di qualche interesse il dare in esteso la stona clinica di 
questo caso per meglio dimostrare come la diagnosi di appendicite s*impo- 
nesse. Nessuno dei sintomi ritenuti come caratteristici mancava: iperestesia 
cutanea, difesa muscolare pronunciatissima , dolore alla pressione in tutta 
la fossa ileocecale e segnatamente nel punto di Mac Burne^, percezione di 
un cordone simalante per posizione, volume e resistenza rappendioe vermi* 
forme. L*anamnesi ed il decorso, da noi osservato, nell'ultimo attacco pa- 
revano confermare in tutto la nostra diagnosi, che solo poteva essere scossa 
ed infirmata da un atto operativo. L*unico fatto speciale era il dolore alla 
parte interna della coscia, la quale come abbiamo visto era tenuta in se- 
miflessione sul bacino, sintomo anche questo se non comune, certo frequente 
ad osservarsi nell'appendicite come già faceva notare il Sonnenburg. E un 
sintomo d' irritazione del nervo crurale che non manca mai , quando il 
processo infiammatorio interessi V aponeurosi del muscolo psoas ilìaco. 
Talune volte anzi è questo fatto tanto marcato da farci scambiare un'ap- 
pendicite con una psoite e ricordo in proposito come in un operato di 
appendicite a ripetizione dal Prof. No varo , ogni attacco fosse preceduto 
dalla comparsa di questo dolore vivo alla parte superiore ed interna della 
coscia. 11 paziente aveva sofferto di numerosissimi attacchi , questo sin- 
tomo non mancò mai e si può dire che fosse l'unico in quelli più leggeri. 
All'operazione si riscontrò che l'appendice era ripiegata in alto ed alPin- 
dietro. Il suo apice perforato aveva preso aderenze coli' aponeurosi iliaca , 
determinando in quel punto un voluminoso ascesso. Questo dato adunque 
se non era caratteristico non era tale, specie in unione agli altri, da met- 
tere in dubbio la nostra diagnosi. 

Riscontrata la mancanza dell'appendice restava a vedere quale inter- 
pretazione meritassero i sintomi da noi osservati. Le alterazioni da noi ri* 
levate erano minime, ma si deve pensare che molto tempo, circa due mesi, 
era decorso dall'ultimo attacco, per cui molti fatti avevano avuto il tempo di 
scomparire. Il poci che ancora era rimasto, aderenze lasse del cieco colla 
parete anteriore dell'addome, ingrossamento di un gruppo di ghiandole lin- 
t'attche, era tutto inerente al cieco, per cui non è azzardato il dire che il 
processo infiammatorio, al quale noi avevamo assistito, aveva avuta la sua 
sede in quest'organo. Si trattava cioè di una tifiite vera e propria, malattia 
oggi troppo trascurata. 

Per quanto riguarda la natura , se vogliamo considerare i fenomeni 
presentati dal nostro paziente, dobbiamo propendere per una forma acuta, 
probabilmente da bacterium coli, anziché per un processo tubercolare, come 
ci lascierebbe supporre la morte per tubercolosi della cavia inoculata. I 
sintomi presentati dal nostro ammalato erano acuti, tumultuosi e tanto nel 
ci( co e colon ascendente, quanto nelle due ghiandole esaminate non si ri- 
levo alcuna alterazione che potesse lasciar sospettare anche lontanamente 
ad una tubercolosi. Dato questo , due sono le ipotesi che si possono fare 
per spiegare la morte della cavia inoculata. La prima è che l' animale da 
noi scelto fosse già in preda ad un tale processo morboso, nonostante le 
apparenti sue buone condizioni. L'inoculazione avrebbe determinato semplì- 



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DI UN RARO CASO Itt PSSUDO- APPENDICITE. £07 

fkitoeiMote un locus mìnoris reststeotiae dove t bacilli già ctroolanti nel sangue 
tTrebbero potato localizzarsi. La seconda, che realmente i mlororganismi 
Cabercolari si trovassero nella ghiandola da noi inoculata, sapendo specie 
dalle ricerche di Manfredi e Prisco ome le ghiandole linfatiche arrestino 
i microrganismi della tubercolosi, dove possono per nn certo tempo rima* 
nere come allo stato latente prima di essere distrutti senza determinare 
«iterazioni speciali. Ora nulla di più facile che fra i vari microrganismi , 
ch« avevano potuto attraversare la mucosa infiammata e forse ulcerata del 
eieco esistessero anche quelli della tubercolosi, che, più resistenti degli altri, 
trasportati in un terreno favorevole, furono capaci di determinare una tu- 
bercobst generale. Queste sono a mio avviso le uniche due ipotesi possibili. 

Riguardo alle cause dell'in fiaramazione del cieco da noi osservata non 
possiamo rispondere con sufficente sicurezza e solo possiamo dire ehe il 
rì^taioìo delle feci poteva essere stata una delle cause determinanti, dal mo- 
mento che, in piena convalescenza, vedemmo i sintomi di un nuovo attacco 
<Kleguarsi completamente in seguito alla somministrazione di un purgante. 

Resta ora a spiegarsi come mai nel nostro ammalato, che pur non aveva 
«n*appeDdice, esistesse, e molto accentuato il punto dolente Mac Burney, dai 
piti messo in relazione col punto di attacco delPappendice sul cieco. Le ri- 
cerche di Keith facilitano il mio compito, avendo quest' autore dimostrato 
come a questo punto corrisponda^ il più delle volte, non già la base del- 
l'appendice, ma bensì lo sbocco dell'ileo. Dato questo, nasce il sospetto che, 
anche nelle appendiciti vere, il dolore si debba non già all' appendice in- 
fiammata, ma allo sbocco dell'ileo nel cieco partecipante al processo, o anche 
all'inilammazione delle ghiandole linfatiche esistenti in questa regione, che 
wn di rado si trovano ingrossate e tumefatte. 

Ora senza volere da un sol caso trarre delle conclusioni, che parrebbero 
cardate, nasce il cospetto, elevato anche recentemente dal Kiittner in un 
«0 articolo sulle pseudo-appendiciti, che la diagnosi di appendicite si faccia 
più di frequente di quello ohe non lo sia in realtà. 

Nel passato coi nomi di tiflite, peritiflite, paratiflite, si indicavano tutti 
qwi processi morbosi infiammatori acuti, che si sviluppavano nella fossa 
ileo-cecale; ritenendosi che la causa prima ed unica si dovesse ricercare 
in Qoa infiammazione del cieco. Recentemente, da meno di un ventennio a 
qoesta parte, si negò a quest'organo ogni importanza e alle credute tifliti 
<i andarono man mano sostituendo le appendiciti, come del resto era giusto 
"•Uà grandissima maggioranza dei casi. Senonchè, nella foga dell' innova- 
n«ne, si perdette il giusto limite della misura, al punto da permettere a 
Talamon di affermare che « la Typhlite primitive des auteursest une maladie 
purement theorique » ed a Nothnagel dì dire che mentre 1' appendicite è 
*>*s»ta sopra un gran numero di fatti ben constatati, la tiflite si ammette 
qoasi per induzione. 

Sonnemburg, Jalaguier, Lennander ed altri protestarono contro un 
^'« esclusivismo, sostenendo che in nessun modo si poteva negare un'in- 
fliramaiione acuta e primitiva del cieco, pur riconoscendo l'importanza che 
^ doveva dare all'appendice. E Lennander, partendo dal punto di vista che 
'4Dto la tiflite, quanto 1' appendicite, dovevano avere un quadro morboso 
1*^ dissimile , se non unico , sosteneva V utilità di mantenere il nome di 
♦piliflita, come più comprensivo e di significato più largo, che non quello 
^i appendicite, col quale si specificava più di quanto clinicamente si potesse 

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208 B. BOZZI.. 

Che il cieco possa infiammarsi primitivamente più facilmente che noD 
le altre parti dell'intestino crasso, non si può mettere in dubbio, dal mo- 
mento che noi vediamo dei processi infiammatori cr9nici, tubercolosi, acti- 
nomicosi, localizzarsi in questo organo più facilmente di quello che noi^ 
accada nelle altre parti dell* intestino. II fatto poi che questi processi as- 
sumono in questa regione dei caratteri speciali ci indica essere in questo 
organo qualche cosa di dififerente che non nelle altre parti del crasso. Ora, 
così essendo, è logico ammettere che quelle condizioni, le quali sono capaci 
di favorire lo sviluppo di processi croaici, debbano sussistere unche per 1& 
infiammazioni acute, non differendo queste due forme morbose tra di loro 
se non per la natura deiragente infettante ; colla differenza che mentre le 
alterazioni dovute ad un fatto cronico sono più durature, meglio localizzate,, 
più facilmente rilevabili , nel caso opposto , passato il primo periodo di 
q.cme, che può essere molto breve, se le lesioni non sono state distruttive,, 
più facilmente possono sfuggire alla nostra osservazione. 

Nel caso speciale del cieco, un'altro fatto concorre a mascherarci la 
verità, ed è la facilità colla quale un processo infiammatorio di questo 
organo deve diffondersi airappendice, dati gli stretti rapporti di continuità 
esistenti fra questa e quello. Questa diffusione dovrà essere la regola, per 
poco che il processo sia grave, il contrario un'eccezione rarissima. L'ap- 
pendice vermiforme , data la sua speciale struttura , la ristrettezza del suo- 
lume, la sua ricchezza in follicoli linfatici, la difettosa circolazione, più fa- 
cilmente potrà andare incontro ad alterazioni gravi e durature così da far 
passare in seconda linea quelle primarie del cieco. E mentre in questo or- 
gano un processo infiammatorio leggero potrà rapidamente guarire con una 
restitutio ad integrum, più difficilmente questo potrà accadere per Tappeo- 
dice, che da sola basterà a mantenere e ripetere il processo, tutte le volte 
che interverranno condizioni opportune. L'alterazione primitiva del cieco 
potrà perciò passare anche inavvertita e l'appendicite consecutiva essere la 
sola a dominare la scena. Nessuna meraviglia quindi se sarà considerata 
come primaria anche dall'osservatore più attento. Supponiamo un processo 
infiammatorio lieve del cieco semplicemente catarrale, capace di produrre 
una tumefazione della mucosa, si capisce facilmente come se questa alte- 
razione potrà essere transitoria e senza conseguenze per il cieco, lo stesso 
non sarà per l'appendice, il cui lume per la sua ristrettezza potrebbe ri- 
manere occluso. L'appendice verrebbe allora ad esser tramutata in una ca- 
vita chiusa e si avrebbe così uno dei momenti etiologici più invocati per 
spiegare l'appendicite, secondo Dieulafoy. 

Non voglio certo con questa mia semplice ipotesi affermare che la 
causa prima ed unica di tutte le appendiciti si debba ricercare in una pre» 
gressa tifiite, ma solo far rilevare l'importanza che essa eventualmente po- 
trebbe avere nello sviluppo di una tale malattia , come già fecero notare 
Albert, Pinkert, Reclus, Czerny e recentemente Plhen, Otto Lanz. L'eziologia 
dell'appendicite non è ancora ben conosci uta,^com e lo attestano le nume- 
rose teorie, che senza tregua e con varia fortuna vanno succedendosi ; co» 
tutta probabilità non è unica ed a me pare che fra 1 vari momenti ezio- 
logici, un posto non indifferente debba essere serbato alla tifiite. 

La ragione avanzata dal Nothnagel, che cioè non si saprebbe capire 
perchè dovesse ammalare più facilmente il cieco delle altre parti del colon,. 






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DI UN RARO CASO DI PSEUDO-APPENDICITE. 20^ 

che pure sono soggette alle medesime cause irritanti, non mi pare sia suf- 
ficiente. Felix qui potest rerum cognoscere causas, è vero, ma questo non 
TQol dire che si possano escludere dei fatti perchè a noi mancano gli eie- 
mBDti necessari per spiegarli. Nell'arte nostra dobbiamo sempre essere molto 
obiettivi, lasciare da parte ogni preconcetto e limitarci spesso alla consta- 
tazione para e semplice dei fatti, aspettando che dalla loro somma emerga 
quella verità, che diversamente non si sarebbe potuta trovare. Che il cieca 
ammali più frequentemente che non le altre parti del colon ò indubitato 
se questa maggior facilità poi si debba unicamente all'azione delle feci o 
dei parassiti intestinali, come vorrebbero taluni , ancora non si può dire» 
Oerto però possiamo rispondere al Nothnagel che neìU altre parti dell'in- 
testino crasso non abbiamo un'appendice vermiforme capace di localizzare, 
rendendolo più grave e manifesto, un processo infiammatorio primitivamente 
leggero e poco apprezzabile. 

Che la tiflite non sia una malattia puramente teorica , o basata su 
delle presunzioni, lo dimostrano alcuni casi ben constatati, conosciuti nella 
letteratura e tipico tra gli altri quello di Mariage. Non sono numerosi è 
vero , almeno se vogliamo attenerci alle pubblicazioni successive all' èra 
dell'appendicite, ma questo non vuol dire che esse siano tanto rare come 
a prima vista potrebbero sembrare. Le cause, per cui i casi di tiflite pub- 
blicati non sono numerosi, sono molteplici, oltre a quelle che già abbiami 
accennate. La prima di queste è certamente dovuta al fatto che la tiflite 
presenta una sintomatologia comune coli' appendicite , come l'attestano i 
casi, abbastanza numerosi, in cui durante l'operazione si riscontrò l'appen- 
dice affatto normale contrariamente alla diagnosi fatta. Roux, Morris Mi- 
rande, Kùttner raccolsero parecchi di questi casi, ma si capisce come essi 
non rappresentino che la minima parte di quelli occorsi. Il chirurgo, par- 
tendo dal preconcetto, del Yesto giustificato nella grandissima maggioranza 
dei casi, che l'unica colpevole sia sempre V appendice , quando ha aspor- 
tato questa, ritiene espletato il suo compito ; spesso non indaga nelle parti 
vicine, per non aumentare i pericoli dell'operazione, non sempre fa o fa 
fare l'esanne microscopico del pezzo asportato e molte volte trascura, o fa 
molto superficialmente, l'erame macroscopico. Questa almeno è l'impressione 
che si riporta leggendo molte delle statistiche pubblicate. A questo si ag- 
giunga quel falso pudore, che ritiene molti dal far noto quanto potrebbe 
essere considerato come un errore di diagnosi. Il più delle volte poi si in- 
terviene a freddo ed allora riesce ancor più difficile di stabilire se il cieco 
l'appendice sia stata ammalata, quando l'appendice, come si trova in molte 
storie cliniche, si trova affatto libera da aderenze. 

Il trovare poi alterato l' appendice , se giustifica pienamente 1' atto 
operativo, non vuol già dire, come già abbiamo accennato, che l'alterazione 
sia primaria, ed io son certo che molte delle alterazioni che si descrivono 
nell'appendicite, così detta catarrale, si sarebbero anche trovate nel cieco 
qualora questo si fosse sot^messo ad un identico esame. Otto Lanzcheha 
fatto sulle appendiciti uno studio assai accurato, e che potè , in un caso 
operato in terza giornata dall'inizio dei sintomi, trovare segni di indubi- 
tata infiammazione del cieco, fa giustamente osservare come i sintomi di 
una tiflite possano passare completamente inosservati od affatto in seconda 
linea, quando il processo infiammatorio siasi diffuso all'appendice. Dà ra- 



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'SIO B. B08ZU 

^ione a questa ipotest V esperfeoia dì Nicolaysen, per quanto non si po9- 
:fiiDO trarre oonelusioni definiti re dalle esperienze angli animali per le dif- 
ferenti condizioni anatomiche esistenti. Questo autore infatti ri use) a de- 
terminare nei conigli delle vere appendiciti, le cui alterazioni rassomigliavano 
in tutto a quelle descritte neirnomo, solo quando prorocò in detti animali 
delle infiammazioni del tubo gastro-enterico. Cosa questa già rilevata da 
Otto Lanz neiruomo, avendo egli veduto come alcune appendiciti stessero 
in diretto rapporto con dei disordini dietetici accompagnati da affezioni 
intestinali. Egli anzi vedendo come queste appendiciti si manifestassero ape- 
ciainìente dopo i giorni festivi le chiamò addirittura col nome molto espres* 
sivo di Sonntag-appendiciti. Czernj, Bios, Fenger trovarono che circa il 
10 ^Iq dei loro operati soffrivano di coliti più o meno gravi e Plhen, stu- 
diando la dissenteria dei paesi caldi nel Camerum, osserva come questa si 
Jiccompagni spesso a fatti ben manifesti di tifiite e parati Aite. 

Moito probativi per le tifliti sono anche quei casi in cui si ebbe una 
ripetizione del processo morboso, dopo asportata Tappendice, come ne pnb- 
Wicarono fra gli altri Diaconow, Sabaniew, Gherard, che talora roperazione 
fu ripetuta fino a tre volte consecutive e non sempre si potè mettere in 
relazione il ripetersi dei fenomeni morbosi con briglie cicatriziali ostaco- 
lanti il libero circolo delle feci, e con resti di appendice lasciati in seguito 
ad operazioni incomplete. Non sono numerosi questi casi è vero, ma bi- 
S)gna anche confessare che ben poche sono quelle statistiche che ci pos- 
sono fornire un tale dato, e perciò non trovo inappuntabili le conseguenze 
assolute che da questo fatto trae il Nothnagel. Dice infatti questo Autore, 
ohe se le tifliti non fossero eccezionalmente rar-e, queste dovrebbero osser- 
varsi con maggior frequenza anche in quei casi in cui Tappendice fu aspor- 
tata. Questo potrebbe essere vero ma noi non possiamo dimenticare alcune 
considerazioni, oltre a tutte quelle già fatte, capaci di rendere l'asserzione 
di Nothnagel meno recisa. Il chirurgo perde bene spesso di vista i propri 
operati, che a lui provengono sovente da parti lontane, e questi alla loro 
volta ricorrono con maggior facilità al loro medico quando soffrono di di- 
sturbi non molto gravi e pei quali non ritengono indicato un' atto opera* 
tivo. II medico poi che sa il suo paziente già operato di appendicectomia 
si allarma meno ficilmente e meno facilmente manda il proprio cliente dal 
chirurgo, come farebbe invece davanti ad un semplice sospetto di appendi- 
cite; ciò che fa si che molti fatti possono sfuggire al chirurgo. A questo 
si aggiunga che l'attacco di tifiite più facilmente potrà risolversi, mancando 
quell'organo nel quale il processo potrebbe localizzarsi e mantenersi. È 
questa un* ipotesi, è vero, ma non si può dire che sia senza fondamento e 
senza valore, perchè se noi diamo uno sguardo attento a quelle statistiche 
che si occupano deirulteriore decorso dei propri operati , vediamo come il 
ripetersi di alcuni disturbi non sia poi un fatto eccezionalmente raro, come 
a tutta prinra potrebbe sembrare. Sono attacchi più leggeri , che più fa- 
cilmente si risolvono, che basta spesso a farli dile.ì?uare la somministrazione 
di un purgante, ma che tuttavia sono tali da potersi mettere in relazione, 
per il complesso dei sintomi da loro presentati, con delle vere tifliti. 

Provano infine non solo come la tifiite non sìa una malattìa teorica, 
ma come altresì abbia tutti i sintomi dell' appendicite , quei casi , come 
il mio, in cui contrariamente alla diagnosi fatta si riscontrò assenza oom- 



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su DI UN RARO CASO m P6EUD0*APP£NDICIT£. ZÌI 

pleU della appeadiee. Soxk> eeoezionalmeote rari, tanto ohe n^la lettoratura 
per quanto abbia cercato, non mi riasci che di trovarne tre, uno di Lenander. 
«a'altro di Tuffier, ei un tepso di Staehlio. li mio sarebbe il quarto. Nel 
euo dì Lenander una briglia cieatri^ale , esistente io oorrispoDdensa del 
Taagolo colico destro, spiegava fioo ad un certo puoto i fenomeDi presentati 
dal paziente; nel nolo ed ia quello di TafSer mancava questa conoplicazioue 
e la tiflite primitiva si doveva necessariamente ammettere. In quello dì 
^tashlis si avevano avuti ripetuti attacchi, dei quali il primo gravissimo. 
Gli attacchi in seguito erano stati più leggeri, ma ripetendosi con frequenza 
•eeessitarono un atto operativo. Airoperazione si riscontrò una cicatrice sul- 
i'sitremo terminale del cieco, ma nessuna aderenza e l'autore, avendo ri- 
seootrato delle piccole cisti n eli* ovaio del medesimo lato, emise 1* ipotesi 
che si trattasse di una pseudo-appendicite la cui causa risiedesse nell*alte- 
raziooe deirovaia che asportò. A me sembra che Tinterpretazione di Staehlin 
DOQ sia senza pecca. La cicatrice esistente sull'estremo terminale del cieco 
attestava indubitatamente un processo infiammatorio; la mancanza di ade- 
reoie non bastava ad escluderlo, e la presenza di piccole cisti nell'ovaia poi 
non si poteva considerare come sufficiente a spiegare tutti i fatti morbosi 
verificatisi nella sua ammalata. Sarebbe stato necessario almeno che lo 
Staehlin ci avesse fornite ulteriori notìzie sulla sua ammalata, per vedere 
se Tipotesi da lui emessa fosse stata rispondente al vero. 

Se la mancanza dell'appendice fosse frequente potrebbe la rarità dei 
casi descritti dar ragione , fino ad un certo punto , se non al Talamon 
atmeno al Nothnagel. meno assoluto; ma come noi sappiamo essere questa 
uà aoocnalia rarissima , anche dal lato anatomico , nonostante le nume - 
rosissime ricerche fatte su questo organo in questi ultimi tempi, così potreb- 
hdto anehe questi pochi provare il contrario. Descrissero i casi di assenza 
«empietà dell'appendice vermiforme il Merling, Meckel. Lafforgue, Piquard. 
Sodo però catit rari, tanto che nemmeno lontanamente se ne può stabilire 
«na percentuale. Nella maggior parte dei casi descritti il cieco non presen- 
tava altre anomalie , e solo nel caso di Piquard le bandelette muscolari 
avevano una speciale disposizione , prendendo la loro orìgine , contraria- 
n^Bte alla norma , attorno allo sbocco dell'ileo. (E quindi mancava anche 
il cieco). 

Dal lato anatomico la mancanza dell* appendice vermiforme si deve 
considerare come un vero arresto di sviluppo dal momento che non si trova 
^^^ocìdL di quest' organo fino al terzo mese di vita endouteriixa. Verso 
questa epoca la porzione iniziale dell* intestino crasso , sottostante allo 
•^wceo dell' ileo , comincia a presentare un restringimento terminale che 
Mdrà poi a costituire V appendice vermiforme. Il cieco assume allora la 
forma di un imbuto e 1' appendice trovasi nella sua diretta continuazione. 
Più tardi per l'irregolare aumento di volume del cieco, non seguito dal- 
l'appendice, questa viene ad esser spostata verso Tintemo. Per tutto questo 
wUa mancanza dell' appendice vermiforme dobbiamo riconoscere un vero 
Presto di sviluppo del periodo embrionale. Se ora vogliamo trarre, dalle 
considerazioni fatte, qualche conclusione, dobbiamo senza tema di essere 
troppo azzardati ammettere: 

1.^ Che la tiflite esiste come malattia a se vera e propria. 

2.^ Che i sintomi di questa forma morbosa sono identici a quelli della 
appendicite classica. 



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212 E. BOZZI. 

3.^ Che neireziologia deirappendioite ud posto rilevante va dato alla 
tiflite, 

4,*^ Che pur riconoscendo sana l'appendi ce, durante Toperazione questa 
andrà sempre asportata , non solo perchè potrebbero esistervi alterazioni 
mìcroBCopicbe , ma anche per togliere un'organo capace di mantenere ed 
aggravare un processo infiammatorio primitivo del cieco. 

E qui prima di terminare queste mie brevi considerazioni mi sia 
permessa un'osservazione riguardante il titolo da me scelto per la presente 
pubblicazione. Il nome di tiflite sarebbe stato certo più consono al vero, 
ma io ho preferito quello di pseudo-appendicite per] meglio] richiamare 
rattenzione sopra l'identità dei sintomi esistenti tra le due forme morbose. 
11 nome di pseudo-appendicite deve avere un significato molto più stretto, 
riservandolo unicamente per quei casi , sui quali per il primo richiamò 
rattenzione il Nothnagel, in cui l'appendice ed il cieco sono perfettamente 
normali ; per quelle forme cioè cosidette isteriche. É tanto il parlare che 
n fa di questa forma morbosa che qualche volta avviene che soggetti emi- 
nente mente nervosi si suggestionino al punto di avvertire molti dei feno- 
meni descritti nella malattia da essi temuta, così da trarre in errore il 
tnedìco. I casi descritti dal Ktittner sotto questo nome non mi pare che 
siano tutti genuini e meglio si potrebbero classificare sotto il nome di tifiiti. 

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i 



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Dalla Clinica Chirurgica Operativa della R. Università di Ctenova 
diretU dal Prof. G. F. ROTARO 



coRTiiNTg CLIMN EB uinw-piimociiiii 

ALLO STUDIO 

DEL 



del dottor 

GUSTAVO tXJSENA. 

Assistente e Libero Docente 



L'osservazione clinica e la patologia sperimentale hanno dimo- 
strato che , dopo determinate lesioni dell' apparecchio tiro-parati- 
roideo, si possono avere quadri morbosi speciali, gli estremi dei quali 
sono la tipica cachessia tireopriva e la tipica tetania paratireopriva. 
È noto come esistano forme non tipiche delle due infermità, forme 
fruste cosidette, le quali molto probabilmente stanno ad indicarci 
gradi più o meno avanzati dell'insuf Scienza tiroidea e dell'insufficienza 
p arati roidea. 

D'altra parte l'osservazione clinica e l'indagine anatomo-pato- 
logica hanno rilevato rapporti determinati tra forme morbose spon- 
tanee, siano desse congenite, siano acquisite e lesioni anatomiche 
profonde della glandola tiroide, lesioni, che, misi conceda T impro- 
prietà, vanno dall'atrofia del parenchima secernente alFipoplasia ed 
allaplasia della glandola stessa. Intendo parlare della sindrome mi- 
xedeuiatosa spontanea. 

I H fronte a questa sindrome, la quale può avere caratteri comuni 
sinìili alla cachessia tireopriva specialmente per i disturbi trofici 
generali, le alterazioni del sistema nervoso e del comune tegumento» 
SI vuole ora stabilire una tetania cosi detta spontanea da insufficienza 
parati roidea. 

Per quanto si riferisce alla patologia comparata si può ricor- 
dare ciò che, a questo proposito, osservammo Vassalc ed io. Vassale 
avendo estirpato parzialmente le paratiroidi e perciò avendo resa 
itìsuiliciente la funzione loro osservò e descrisse in una cagna una 
caratteiistica tetania da allattamento. Io, avendo praticata la stessa 
operazione in due cani, che in condizioni normali, come tanti con- 



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CONTRIBUTO CLINICO BD ANÀTOMO-PATaLOaiCO ALLO STUDIO, ECO. 21& 

tmlii, TavevaBo tolleraia bMùsaimo, oss^^rai lo Bcoppio di gravissime^ 
ooiifttlsioni tetaniche 9 essendo i due oani stati colpiti dulia rogna 
dìQiodectica. Nella cagna di Vassale^ continuando T allattamento e 
peraò raffaticamento, si sarebbe osservata la morte: nei miei due 
aggnyandosi la rogna, si aggrayarono 1 fatti tetaniaci, che unendosi 
agli effetti della grave lesione cutanea indussero in breve la morte. 

Qaesti esempi chiari di tetania da insufficienza paratiroidea 
permisero di pensare che forse anche nell'uomo potessero osservarsi 
delle tetanie da insufficienza paratiroidea^ dipendenti, airinfuori di 
atti operatori, da lesioni più o meno gravi delle cellule paratiroidee. 
Nel rolume da me pubblicato nel 1899 accenno nettamente a que- 
sta ipotesi, formulando pure l'augurio che per queste tetanie potesse 
la paratireoterapia sortire eflFetti favorevoli. 

A rigore storico devo ricordare che poco tempo prima della 
mia pubblicazione Brissaud e poi Thybierge avevano accennato alla 
possibilità che alcune forme di mixedema spontaneo, con spiocata 
sintomatologia nervosa, fossero da attribuirsi a lesioni delle cellule 
paratiroidee: supposizione priva assolutamente di base, quando si 
pensi che nulla a comune hanno i disturbi nervosi o puramente 
psichici, che si osservano nel mixedema colla sindrome paratireo- 
pri?a e quando si pensi che Brissaud prima e Thybierge dopo cre- 
devano che le cellule paratiroidee nell'uomo fossero diffuse e sparse 
ovunque tra i follicoli tiroidei e che perciò nell'uomo non esistes- 
sero vere glandolo paratiroidee. 

Più positiva è la serie dei fatti cui accenna in un recente volume 
Jeoiìdelize. Già Garnier aveva studiato, in alcune forme infettive, le 
alterazioni minute delle paratiroidi e ne aveva riscontrate anche 
qoando la tiroide presentavasi normale. 

Jeandelize considera la possibilità che molte forme morbose, in 
coi il sintoma principale è la convulsione, più o meno simile alla 
tetaniaca, siano dipendenti da insufficienza funzionale delle parati- 
roidi. Tralascio di parlare delle forme convulsive in genere ed anche 
ddle forme di vera tetania, in cui all' infuori di una ipotesi nulla 
paò autorizzare ad ammettere un nesso tra esse ed insufficienza 
paratiroidea. 

Credo invece che sia utile richiamare l'attenzione su casi cli- 
nici di tetania, in cui è presumibile che esista un rapporto tra que- 
sta e le lesioni paratiroidee. Tali casi debbono però essere estrema- 
mente rari se si considera, che nelle forme di gozzo maligno, finora 
descritte, in molte delle quali si trattava di tumori a carattere alta- 
mente infiltrante e distruttivo, non si accenna mai alla tetania, come 
a possibile sintoma clinico. 

In tutta la letteratura io non ho potuto riscontrare che un caso 
di Schultze, riferentesi ad una gozzuta di 17 anni, che avendo degli 
accessi tetaniaci ricavò un miglioramento dall'uso della tiroidina (?). 



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^^:v^ì- 




GUSTAVO LUSBNA. 

Di fronte a questo caso, di cui non posso dire se si sia ti*attato di 
Tera tetania, nò di gozzo maligno, sta la serie di circa duecento 
casi di tumori maligni della tiroide, pazientemente raccolti da Ehrhardi, 
di molti dei quali si conosce la storia ed in cui non sembra sia stata 
notata la tetania. Bisogna però notare che non sempre la neofor- 
mazione maligna aveva invaso ambedue i lobi della glandola. 

È per questa rarità e per altre speciali considerazioni che se 
ne possono trarre, che riferisco un caso clinico di gozzo maligno 
'Con tetania, caduto sotto la mia osservazione. 

G. B., di anni 38, contadino di Lingueglietta in provincia di 
Porto Maurizio, ammogliato con figli. 

D'importante nei dati anamnestici famigliari abbiamo che la 
madre, la quale ha 58 anni e sta bene, ha il gozzo e lo hanno an- 
•cora quattro zie materne, che pure godono buona salute. Nel suo 
paese vi sono altre persone col gozzo. 

Nel passato dell'infermo nulla vi ha che meriti speciale men- 
zione. All'età di 22 anni s'accorse di un uniforme aumento di volume 
della regione anteriore del collo e poco alla volta notò una vera 
tumefazione, che si rendeva più manifesta verso destra. Tale tume- 
fazione crebbe per una diecina di anni molto lentamente : da cinque 
o sei anni a questa parte l'accrescimento si fece più rapido e più 
rapido ancora in questi ultimi mesi , nei quali l'infermo notò la 
comparsa e lo sviluppo di una nuova tumefazione a sinistra della 
precedente. Negli ultimi anni si ebbero dispnea e polipnea da sforzo 
•e così pure per sforzi e nel fare ripide salite si ebbe tachicardia. 

Due mesi or sono nelle prime ore del mattino l'infermo fu colto 
per la prima volta in vita sua da un leggiero accesso convulsivo, 
senza perdita di coscienza. Un simile accesso dopo qualche giorno 
si ripetè ed il medico chiamato lo giudicò un accesso epilettico e 
fece somministrare dei bromuri. Accessi simili si ebbero ancora, 
sempre ad intervalli più brevi, persino di un sol giorno, malgrado 
l'uso dei bromuri e sempre accessi, in cui Tinfermo, stando a quanto 
egli afferma, non perde mai la coscienza. La durata di questi accessi 
era da pochi minuti a mezz'ora. Negli intervalli, tranne i disturbi 
già accennati, lo stato generale dell'infermo non era modificato ed 
il G. B. poteva egualmente attendere ai faticosi lavori della cam- 
pagna. 

L'infermo fu accettato in Clinica Chirurgica il 20 Novembre 1902. 

Stato presente. — Normale sviluppo scheletrico e muscolare. 
La nutrizione generale è assai buona, il colorito della cute e delle 
mucose è normale, come pure compionsi normalmente le singole 
funzioni organiche. L' esame obiettivo dell' apparecchio respiratorio 
e di quello circolatorio nulla ha fatto rilevare di notevole. La tem- 
peratura al momento della prima visita è di 36°7, il polso da 90 a 
100 battiti al minuto, è ritmico, di forza, di tensione, e di celerità 



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CONTRIBUTO PLINICO ED ANATOMO-PATOLOGICO ALLO STUDIO, ECC. 217 

normale. Gli atti respiratori sono venti al minuto. L'infermo, stando 
a riposo , non ha alcun disturbo , nò da parte dell' apparecchio re- 
spiratorio, nò da parte di quello circolatorio : non ebbe inai in pas- 
sato, e non ha presentemente accessi di tosse, con o senza emissione 
-di spati sanguigni. 

Ispezionando la regione anteriore del collo si nota una grossa 
tumefazione della forma approssimativa e del volume di im mezzo 
DOTO di struzzo, di cui il polo minore e la porzione minore sono a si- 
nistra della linea mediana (l'asse deirovoide sito obliquamente dàiralto 
al basso e da sinistra a destra). Un altro tumore simile, del volume 
e della forma di un arancio, si osserva a sinistra del precedente. 

Le due tumefazioni sono ricoperte di cute dall'aspetto normale; 
non si rilevano pulsazioni od espansioni ; non si notano reti venose 
superficiali abnormemente sviluppate. 

Invitando l'infermo a deglutire si osserva che i due tumori si 
muovono negli atti di deglutizione. 

Le due tumefazioni non contraggono alcun rapporto colla cute, 
né coi muscoli. Hanno rapporto intimo colla laringe e colla trachea 
pacche seguono i movimenti loro e la trachea si mostra fortemente 
spostata a sinistra della linea mediana. I due tumori non sembrano 
muti tra loro. La consistenza dei due tumori è uniforme, piuttosto 
dura, poco elastica: in nessuna zona si rileva Guttazione. 

Si fa diagnosi di gozzo adenomatoso lievemente stenosante con 
probàbile mancanza dell'istmo tiroideo: si riserva la decisione del- 
latto operativo a quando fosse completato l'esame dell'infermo e 
fosse chiarita l'entità degli accessi convulsivi accusati. 

Decorso ed esito, — L'infermo fu tenuto in riposo a letto, a 
dieta l^giera e di tanto in tanto purgato e stette bene fino a tutto 
il 29 Novembre, tanto che si doveva il giorno successivo operare. 

La mattina del 30 improvvisamente venne colto da un accesso 
convulsivo, con tutti i caratteri di un accesso epilettico, la coscienza 
però rimase integra. Il 1.° Dicembre ed il 2 ebbe nuovi accessi vio- 
lenti, questi con perdita della coscienza, durante uno dei quali l'in- 
fermo balzò dal letto e come colto da pazzo furore tentò di stran- 
golare un malato degente vicino a lui. Altri violenti accessi ebbe 
nei giorni 3 e 4. 

Le convulsioni, alcune delle quali furono da me presenziate, non 
^rano precedute da aura speciale , nò dal grido con cui spesso si 
iniziano le epilettiche. Erano però epilettiformi per il tipo tonico- 
clonico delle contrazioni muscolari. 

Vi era trisma, digrignamento dei denti e spesso bava schiu- 
mosa alla bocca. La perdita della coscienza, che mancò nel primo 
accesso avvenuto in Clinica, non era continua, né completa, come 
nei veri accessi epilettici: durante uno degli accessi avuti, come ho 
^ detto, l'infermo potò alzarsi e tentò di compiere atti coordinati 

Clinica Chirurgica. Digitized by^^OOglC 




218 



0U8TAVO LUSBNA^ 



e determinati: trattenuto e riposto a Letto cadde nuovamente in preda 
a contrazioni. Queste erano localizzate prevalentemente agli arti 
superiori, che spesso rimanevano colla sola contrazione tonica dei 
muscoli flessori deiravambraccio e della mano. Durante gli accessi 
si aveva polipnea e tachicardia e subito dopo aumento di tempera- 
tura, mentre Tinfermo ripresa coscienza rimaneva in uno stato ài 
penosa spossatezza. 

Date queste condizioni del paziente , le quali per. la durata (ol- 
tre li2 ora), rintensità e la frequenza delle convulsioni, tendevano 
ad aggravarsi, non si ritenne prudente di intervenire, dal momento- 
che anche sotto gli sforzi muscolari degli accessi la respirazione si 
compiava relativamente bene. Per tal motivo il 4 Dicembre Tinfermo 
venne passato dalla Clinica nella Sala Chirurgica S. Giuseppe del* 
rOapedale Pammatone sotto le cure del Primario Dott. Lupi, che gen- 
tilmente mi permise di seguire le fasi ulteriori della malattia. 

Le temperature che T infermo ebbe in clinica durante la sua 
degenza furono sempre normali, tranne che subito dopo gli accessi,. 
in cui la temperatura toccò i 38^ 5. 

La quantità media giornaliera delle urine fu di 1500 ce. Fu- 
rono dì esse praticati due esami, col seguente risultato: 



[. Quantità 


1600 ce. 


Colore 

Aspetto 

Reazione 


giallo paglieriDO 

limpido 

acida 


Densità 


1024 


Albumina ) ^ 
Glucosio i"««»*^ 




Urea 


34.4 Ofoo 


. Quantità 


1550 c.a 


Colore 

Aspetto 

Reazione 


giallo paglierino 

limpido 

acida 


Densità 


1025 


Albumina ) 
Glucosio r^^"^*^ 




Urea 


36 «/„„ 



Praticai un 3.° esame mentre l'infermo era allo Spedale e di 
questo dirò or ora. 

Durante il giorno 4 e 5 Dicembre ebbe il paziente nuovi accessi 
convulsivi, nei giorni 6 e 7 questi si fecero più forti e più frequenti, 
mentre l'infermo cadeva a poco a poco in uno stato di sopore con- 
tinuo. Contemporaneamente comparve una monoparesi del braccio 
ginistro. In questi due giorni la quantità dell'urina diminuì rapida- 
mente e fu appunto allora che ne praticai il terzo esame. 

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CONTRIBUTO CLINICO ED ANATOMO-PATOLOGICO ALLO STUDIO, ECO. 219 



III. Quantità 


— — 


Colore 


rossastro 


Aspetto 


leggermente torbido 


Reazione 


neutra 


Densità 


1021 


Albumina 


presente 


Glucosio 


assente 


Urea 


32 7oo 



Considerato V aggravarsi rapido e progressivo delle condizioni 
generali delFin fermo e considerata la forma degli accessi convulsivi 
ancora avuti dall'infermo con una sintomatologia simile a quella che 
8i descrive nella tetania postoperatoria, io pensai che gli accessi fos- 
sero da ritenersi veramente tetaniaci e dipendenti da insufficienza 
paratiroidea, sospetto più che fondato dal momento che esisteva una 
palese lesione della tiroide, che poteva aver compromesso le glan- 
dolo paratìroidi. 

Dato tale indirizzo di diagnosi il giorno 7 Dicembre, alle ore 17, 
col permesso del Collega Dott. Lupi , praticai sottocute un innesto 
di 7 glandolo paratiroidi (4 esterne e 3 interne), pochi minuti prima 
estirpate a due cani normali, glandolo che avevo ridotte in pezzi mi- 
nutissimi, osservando le più scrupolose regole dell'asepsi. Contempo- 
raneamente venne praticata all'infermo un*ipodermoclisi di 1|2 litro 
circa di soluzione fisiologica sterilizzata. 

Dopo ripodermoclisi si ebbe un sensibile miglioramento dei fatti 
generali : questi però si fecero più gravi, col ripetersi degli accessi. 
Terso la sera del giorno seguente (8) e gravissimi nel giorno 9 , in 
coi alle ore 22 si ebbe la morte dell'infermo. 

Autopsia. — Il mattino del giorno 11 dal Dott. Botteri fu pra- 
ticata la necroscopia. 

Per brevità ometto quanto si riferisce agli apparecchi ed agli 
organi, che furono trovati normali e che non ci interessano in modo 
speciale. 

Le ossa del capo, lo sterno, le costole , le vertebre furono tro- 
vate normali, in esse nessuna lesione, né periferica, nò centrale. Le 
<^S8a degli arti e quelle del bacino non furono esaminate. 

Nessuna lesione a focolaio nel nevrasse, nò centrale, né corti- 
cale, visibile ad occhio nudo, che spiegasse la monoparesi ricordata 
nella storia clinica. Vasi meningei fortemente iniettati, leggero edema 
cerebrale diffuso. 

I dae lobi tiroidei molto ingrossati, senza istmo, con capsula 
normale, perciò non aderenti agli organi vicini; vengono asportati 
ancora uniti alla laringe ed alla trachea, con molti tessuti vicini 
uniti per un esame più minuto successivo. 

I due polmoni presentano numerosissimi nodi neoplastìci sparsi 



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220 ^ «ustavo luskna. 

ovunque, della grossezza di un grano di miglio a quella massima di 
una noce avellana. Fra di essi il tessuto polmonare pare sano. Pezzi 
di nodi aflFondano nell'acqua, pezzi di tessuto polmonare presi all'in- 
torno vi galleggiano. 

I reni si presentano aumentati di volume , pallidi , coi segni di 
un'acuta nefrite parenchimatosa. Nel rene sinistro si trova un nodo 
dall'aspetto neoplastìco, grosso quanto un ceco. 

II fegato leggermente aumentato di volume. 

Vengono raccolti per successivo esame oltreché il pezzo relativo 
alla tiroide, anche vari pezzi dei due polmoni e dei reni. 

Il lobo destro della tiroide è molto aumentato di volume: mi- 
sura cm. 12 V2 di lunghezza, per 8 di larghezza, per 7 di spessore; 
ha una consistenza uniforme, dura, un aspetto della superficie di 
taglio omogeneo, di colorito grigio giallognolo. Il lobo sinistro assai 
meno sviluppato misura 8 cm. di lunghezza, per 5 72 di larghezza 
e 3 ^o di spessore. La superficie di taglio ha un colorito grigiastro. 

Si ricerca pazientemente se all'estremo inferiore dei due lobi 
tiroidei, in maggiore minore vicinanza di essi, vi fossero le para- 
tiroidi inferiori od esterne e si trovano a destra un corpicciuolo 
quasi sferico , grosso quanto un ceco , a sinistra un corpicciuolo 
dello stesso volume, di forma ovoidale. 

Vengono presi vari pezzi dei due lobi, all'estremo inferiore e 
verso la metà superiore della faccia posteriore , colla speranza di 
trovarvi le paratiroidi e da altre porzioni periferiche e centrali dei 
lobi stessi. 

Tutti questi pezzi, con pezzi dei polmoni e dei reni, vengono fis- 
sati in liquido di Mtiller, spesso ricambiato e mantenuto per 12 giorni 
in termostato a 37^ C. Previo abbondante lavaggio vengono poi in- 
duriti nella serie degli alcool, inclusi in celloidina e sezionati. Le se- 
zioni di preferenza colorate col carminio airalliime. 

L'esame minuto delle varie porzioni del lobo destro dimostra 
masse di tessuto epiteliale senza struttura tipica, coU'aspetto dei tes- 
suti glandolar! embrionali : si vedono ancora estese zone di tessuto 
cf)n zaffi epiteliali solidi e con alveoli epiteliali coU'aspetto dei tipici 
carcinomi ^landolari ; altrove si vedono stadi di organizzazione più 
complessa e cioè si vedono gruppi di alveoli, in cui le cellule cen- 
trali si diradano, mentre le periferiche costituiscono uno strato con- 
tinuo : a poco a poco da questi gruppi si passa a vere formazioni 
follicolari, con parete monostratificata di cellule cubiche, alcune con- 
tenenti una sostanza omogenea, j alina, e perciò con tutti i caratteri 
dei normali follicoli tiroidei. In altri punti si osserva la stessa for- 
mazione negli zaffi epiteliali solidi e cioè gli elementi periferici si 
dispongono ordinatamente a costituire uno strato di cellule cubiche, 
mentre le centrali diradandosi ed in ultimo disfacendosi danno luogo 
a formazioni tubulari (forse follicoli atipicamente molto allungati). 

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CONTRIBUTO CUNICO ED AJ<JATOW-PATOtOqiCO ALLO STUDIO, ECC. 2:^1 

Si notano ancora zone assai estese, in cui il tessuto epiteliale è più 
meno necrosato e nel quale si intravedono nuclei affatto scolorati. 

Fra tutte queste masse epiteliali il tessuto connettivo è molto 
scarso e spesso ridotto ad esilissime trabecole. 

Sono dimostrabili bellissime immagini di invasione da parte 
degli elementi epiteliali della parete dei vasi sanguigni, il lume di 
molti di questi contenente poche emazie è ridotto per lo sviluppo 
degli elementi infiltrati. 

Nel lobo sinistro possono dimostrarsi assai vaste porzioni di tes- 
suto tiroideo normale, ma in molti punti e specialmente vicino alla 
capsula fibrosa avvolgente e verso il polo inferiore del lobo si os- 
servano masse di tessuto adenomatoso atipico con passaggi a vere 
formazioni carcinomatose. In ogni modo aggruppamenti epiteliali, co- 
stituenti organi ben distinti, come ci si appalesano le normali para- 
tiroidi, per quante ricerche abbia fatte, confesso di non aver ri- 
scontrato. 

Certo è che l'esame minuto dei due corpicciuoli da me ritrovati 
sotto i poli inferiori dei due lobi mi dimostrò che non erano para- 
tiroidi. Quello trovato a destra era una glandola linfatica, in cui non 
potei mettere in evidenza metastasi , quello trovato a sinistra un 
nodulo timi co, colla struttura caratteristica di tessuto adenoideo e 
coi corpuscoli concentrici di Hassal. Siccome T esame accuratissimo 
da me fatto per la ricerca delle paratiroidi inferiori non mi forni 
che il reperto dei due corpicciuoli ora descritti, cosi devo ritenere 
che nel caso nostro anche le paratiroidi inferiori facessero corpo 
coi lobi tiroidei, fatto questo che anche nell' uomo è meno raro di 
quanto si pensi dai chirurghi. Fra le altre, le ricerche di Ganftni 
dimostrano che nella metà circa degli individui le paratiroidi infe- 
riori non sono indipendenti .dai rispettivi lobi tiroidei. Sulle parati- 
roidi superiori od inteme non vi può essere discussione. 

L'esame dei polmoni fa rilevare che il tessuto polmonare fra i 
nodi è d'aspetto normale; gli alveoli ampi, distesi, vuoti, con parete 
normale. Tali caratteristiche si osservano anche in vicinanza dei nodi 
metastatici, essendoci solo un sottile strato di limitazione riconoscibile 
per una lieve infiltrazione parvicellulare. I nodi metastatici sono costi- 
tuiti di tessuto epiteliale a cellule cubiche. Per la massima parte tali 
cellule sono addossate fra loro senza struttura tipica del loro insieme; 
fra i gruppi di tali cellule si vedono appena sottilissime trabecole 
di connettivo fibrillare. In alcuni punti invece, specialmente nei nodi 
di maggior volume, esiste una struttura più complessa, per cui vi- 
cino a gruppi cellulari distinti con addensamento delle cellule peri- 
feriche e con rarefazione delle centrali, si vedono veri e propri fol- 
licoli, con parete monostratificata di cellule epiteliali cubiche e 
ooll'aspetto dei follicoli tiroidei. 

In alcuni di essi si osserva contenutavi una massa omogenea^ 
jalina, coi caratteri microscopici della sostanza colloidea. ^ - , 

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232 OUSTAYO LU8ENA. 

I reni presentano uniforme degenerazione cellulare avanzata. I 
nuclei dei tubuli. sono pochissimo affini alle sostanze colaranti nu- 
cleari ed il protoplasma appare rigonfio. Non esistono focolai di flo- 
gosi interstiziale. 

Nel rene sinistro si osserva un nodo metastatico, colla struttura 
identica a quella dei giovani nodi del polmone e situato nella so- 
stanza corticale in tutta vicinanza della capsula fibrosa. 

La diagnosi anatomica che deve farsi è dunque quella di : Aderto- 
carcinoma primitivo della tiroide con metastasi nei polmoni e nel 
rene sinistro^ nefrite parenchim^atosa acuta. 

Esposti cosi i dati relativi alla storia clinica e quelli relativi 
al reperto anatomo-patologico sorgono alcune considerazioni, che a 
me interessa rilevare. 

Se noi esaminiamo la storia del gozzo da me studiato e facciamo 
esclusione degli speciali accessi convulsivi osservati, essa non si mo- 
stra dissimile dalle storie dei comuni strumi adenomatosi. I segni eli* 
nici della malignità del gozzo mancavano tutti, ad eccezione, se 
vogliamo, del rapido accrescimento notato negli ultimi tempi dal- 
l'infermo. 

Non è mio intendimento ripetere qui sistematicamente la sin- 
tomatologia dei gozzi maligni, lo studio della quale, per quanto tra- 
scurato generalmente nei più noti Trattati di chirurgia, è interes- 
santissimo a conoscersi e può trovarsi assai diligentemente esposto 
nel lavoro recente di Ehrhardt^ da me più sopra ricordato. 

II concetto della malignità di un gozzo non dipende da disturbi, 
che pur possono esser gravissimi e mortali, dovuti al volume ed 
alla compressione sugli organi vicini, sibbene dalla possibilità di dar 
luogo a metastasi. Per tal modo la tiroide diventata struma maligno 
deve essere considerata nuiraltro che come un organo, nel quale 
primitivamente sta svolgendosi un tumore maligno. Può darsi che 
il tumore primitivo non dia luogo a disturbi locali; può darsi ch'esso 
passi clinicamente inosservato, mentre lo sviluppo di metastasi essere 
diffuso e di per sé indurre la morte. 

Troppo mi dilungherei se io volessi esporre quanto è noto dal 
punto di vista clinico e da quello anatomo-patologico sugli strumi 
maligni. Brevemente ricorderò alcune nozioni principali. 

Lo struma maligno è dato dallo sviluppo nella tiroide di un 
tumore maligno primitivo epiteliale o connettivale o carcinoma o 
sarcoma. Potrebbero a questi due gruppi principali aggiungersi i 
tumori misti, ma si deve ritenere che la malignità di essi dipenda 
da sviluppo abnorme atipico in essi di tessuto embrionale epiteliale 
o connettivale e perciò per il fatto della malignità possono essere 
compresi in uno dei due gruppi precedenti od in varietà di questi due 
gruppi stessi. 






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OONTRIBCrrO CUNICO ED ANATOMO-PATOLOQICO ALLO STUDIO, BCC. 223 

Dallo stadio di Ehrhardt si rilera che su 249 tumori maligni 
primitivi della tiroide 150 erano carcinomi, 99 sarcomi. 

Generalmente il sarcoma ha uno sviluppo più rapido, infiltra 
ia breve la capsula fibrosa, la oltrepassa ed infiltrando i tessuti vi- 
<nni ad essi fissa la tiroide, che prima di essere sede del sarcoma, 
«ra normale o già in preda a struma benigno (caso più frequente). 

D carcinoma pure può infiltrare la capsula, invadere i tessuti 
Tidni e perciò fissare la glandola. Si tratta in questi casi del car- 
<;inoina midollare, che per quanto di accrescimento, di solito, meno 
rapido del sarcoma, ben presto si dimostra per le alterazioni locali 
« per la diffusione e per infiltrazione ai vari organi del collo. Ma 
a lato di questa varietà di carcinoma sta il carcinoma glandolare o 
adeno-carcinoma, il quale molto spesso si sviluppa su precedenti 
adenomi e pure molto spesso è limitato, nel suo accrescimento locale, 
dalla capsula fibrosa della tiroide. In anatomia patologica si cono- 
scono altre varietà e sotto-varietà di carcinomi primitivi della ti- 
mide. Per me credo sufficiente di avere accennato alle principali. 

Può avvenire che la trasformazione di un adenoma tiroideo in 
adeno-carcinoma si faccia in un punto da prima limitato della glan- 
dola; ciò nonostante da esso possono dipartirsi gruppi cellulari, più 
spesso per la via dei vasi sanguigni, che danno luogo a metastasi 
a distanza. 

Le metastasi ripetono generalmente la struttura del tumore pri- 
mitivo e perciò in molti casi possono avere l'aspetto di tiroidi con 
follicoli più meno tipici, mentre un esame non completo ed 
esatto della tiroide può aver fatto rilevare appena qualche nodo ade- 
nomatoso. Nacque da ciò il concetto che adenomi della tiroide ed 
anche di altri organi ghiandolari potessero dar luogo a metastasi 
costituendo cosi una classe di adenomi maligni. Senza indugiarmi 
«olle ragioni minute di istologia patologica relative, mi è dato con- 
cladere che tali adenomi maligni debbono , per consenso quasi 
generale, esser considerati come carcinomi glandolari o adeno-car- 
-cinomi: sono carcinomi poco anaplasici (hanseìnann), sono carcinomi 
altamente organizzati (Kaufmann), ma sono carcinomi. 

Questi tumori della tiroide, secondo me, sono più interessanti a 
conoscersi per il clinico, che per Tanatomo-patologo. Per essi, dato 
Taccpesci mento di solito intracapsulare , mancano i sintomi princi- 
pali dei gozzi maligni: la fissità della tiroide negli atti di degluti- 
zione e più tardi l'aderenza coi tessuti e cogli organi vicini, l'irre- 
golarità della superficie, la compressione dei vasi profondi del collo 
colla successiva formazione di una abnorme rete venosa superfi- 
<jiale, ecc. 

I sintomi dovuti al volume ed ai rapporti di contiguità special- 
mente coi vasi e coi nervi del collo e colle prime vie aeree, pos- 
sono osservarsi anche nei comuni gozzi e possono mancare in quelli 



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g24 GUSTAVO LUSKNA. . 

maligni, quando esista ad es. un piccolo nodo cancerigno primitiva 
centrale. 

In mancanza di altri segni che ci facilitino la diagnosi di molti 
di tali gozzi maligni, Kocher indicò il rapido accrescimento senza 
motivo come ottimo criterio diagnostico. Esclusi processi degenera- 
tivi, quasi sempre fatti di degenerazione coUoidea (cisti colloidee) , 
esclusi fatti infiammatorii infettivi o post-traumatici, escluse le emor- 
ragie, se la glandola tiroide, normale o già in preda a gozzo adeno- 
matoso, più o meno rapidamente aumenta di volume, si deve pen*- 
sare allo sviluppo in essa di un neoplasma maligno. 

Se però si pensi alla rapidità molto relativa con cui l'accresci- 
mento può notarsi in molti adeno-carcinomi tiroidei ed alla diffi- 
colta grandissima di escludere clinicamente ogni processo degenera- 
tivo focolai emorragici, ne risulta che anche questo segno possa 
esser poco palese in casi di gozzo maligno od essere rilevato in casi 
di gozzo benigno, in cui siano avvenuti processi degenerativi o emor- 
ragie non riconoscibili all'esame clinico, né indotte dalle note anam* 
nestiche. 

Nel caso da me studiato si ebbe è vero un accrescimento rela- 
tivamente rapido, ma che si iniziò 5 o 6 anni prima, per quanto si 
facesse più manifesto negli ultimi mesi; ma come esludere clinica- 
mente fatti degenerativi od emorragie profonde? 

Un più importante segno diagnostico in questi casi di adeno- 
carcinomi intracapsulari rappresentano le metastasi. Esse, come ho 
detto, avvengono più frequentemente per la via sanguigna; ne segue 
perciò che i gruppi cellulari neoplastici, che hanno infiltrato le pa- 
reti dei vasi e che sporgendo nel lume di essi vengono trasportati 
dalla corrente e varcato il circolo cardiaco troveranno nei polmoni 
il loro primo punto di arresto. È ovvio ricordare le più elementari 
cognizioni di patologia generale sulla possibilità che in taluni casi 
tali emboli neoplastici traversino il piccolo circolo ed arrivino alla, 
grande circolazione. 

La sezione di 238 casi di gozzo maligno raccolti da Ehrhardt ha 
dimostrato che in 129 vi erano metastasi polmonari, con o senza me- 
tastasi in organi del dominio della grande circolazione; negli altri 
casi mancavano le metastasi polmonari ed i nodi secondari erana 
diffusi negli organi della grande circolazione con notevolissima pre- 
ferenza per il sistema osseo. 

Le embolie neoplastiche polmonari danno luogo spesso allo sta- 
bilirsi di veri infarti emorragici, ai quali si sostituisce il neoplasma 
che rapidamente si sviluppa: ne consegue che la sintomatologia di 
queste localizzazioni può essere rilevata in vita. È però noto che non 
sempre tali embolie polmonari inducono infarti emorragici e perciò^ 
possono non dimostrarsi affatto clinicamente. Localizzatisi gli emboli 
neoplastici si sviluppano lentamente e solo quando abbiano ridotto 



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CONTRIBUTO CLINICO ED ANATOMO-PATOLOGICO ALLO STUDIO, ECC. 225 

di molto la capacità respiratoria polnionare possono dar disturbi. In 
molti casi lo sviluppo di tali nodi nei polmoni può passare inosser- 
tato pur durando da molti anni. Nel mio caso i nodi passarono di* 
nicamente inosservati giacché i disturbi respiratori, che negli sforzi 
e ndle fatiche eccessive colpivano 1* infermo, erano spiegabilissimi 
colla deformità, che aveva subito la trachea per il volume del gozzo ; 
d'altra parte V esame obiettivo più di una, volta ripetuto dell' appa- 
recchio respiratorio dette risultati negativi (essendosi avuto dopo un 
accesso un 38° 5, nò sapendosi spiegare questo aumento di tempo- 
ratora, Tesarne del torace quel giorno fu eseguito ancora con mag- 
giore accuratezza). Si noti ancora che Tinfermo non accennò mai a 
spati sanguigni da lui emessi precedentemente e che avrebbero po- 
tuto far sospettare la formazione dì infarti polmonari. À questo pro- 
posito e per dimostrare la lentezza con cui tali adeno-carcinomi me- 
tastatici possono svilupparsi nei polmoni , mi piace citare i casi di 
Cramer, di Meyer e di Ehrhardt, nei quali per 6 o 7 anni prima 
della morte si ebbe di tanto in tanto tosse con sputi sanguigni. 

La predilezione del tessuto osseo da parte dei nodi metastatici 
paò essere un buon aiuto diagnostico , ogni qualvolta i nodi si svi- 
luppino in ossa accessibili all'esame clinico. Di fatto le metastasi si 
yeiificano più spesso nelle ossa del cranio (vòlta), nel mascellare in- 
feriore, nello sterno , nelle costole , poi meno frequentemente nelle 
ossa lunghe degli arti, ecc. Di qui l'importanza dell'esame paziente 
dello scheletro nei casi di gozzo anche quando non si sospetti ch'essa 
sia di natura maligna. E forse per questo esame troverebbe utile 
applicazione la radioscopia. Nel caso nostro né clinicamente, né al 
tavolo anatomico poterono dimostrarsi metastasi nelle ossa esaminate. 

Interessante questa, predilezione per le ossa , la quale per ora 
non può spiegarsi. É forse la bassa pressione del sangue nei vasi 
del midollo osseo che permette un più lungo soffermarsi delle cellule 
trasportate (y. RecklinghausenJ, oppure trovano le cellule stesse nel 
midollo più che altrove un terreno favorevole all'attecchimento ed 
allo sviluppo ? (Vanzetti). 

Dopo i polmoni e le ossa, gli altri organi mostrano di rado me- 
tastasi di tumori maligni tiroidei in genere e di quelli adeno-carci- 
nomatosi in ispecie e cosi molto raramente si trovarono nel fegato 
ed ancora più raramente nei reni. Sui risultati delle 238 autopsie 
raccolte da Ehrhardt riferentisi a strumi maligni si trovarono delle 
▼arie specie di carcinomi tiroidei solo 13 casi di metastasi renali. 
Non mi risalta però che fossero mai stati diagnosticati in vita. 

Da quanto ho detto, anche il criterio della metastasi può man- 
care, mentre nodi metastatici possono esistere a dare malignità 
maggiore al gozzo e a controindicarne l'estirpazione. Vi sono dunque 
alcuni casi ed il mio compreso, in cui clinicamente é impossibile la 
diagnosi di gozzo maligno. 



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L 



226 GUSTATO LUSENA. 

Resta ael mio caso a considerare la forma convulsiva presen- 
tata dal Ti 11 fermo sulla quale è necessario aggiungere qualche apprez- 
zamento. Io non credo di errare considerando le convulsioni osservate 
ad accessi di vera tetania provocati da insufficienza funzionale delle 
parati roi di La certezza di questa dipendenza non posso averla, ma 
alcuni fatti sono concordi a farla ammettere. Gli accessi si verifi- 
ca rouo negli ultimi due m^si, mentre idue lobi tiroidei più rapidamente 
crescevano; gli accessi erano dovuti evidentemente ad una intossi- 
cazione (uiigtioramento dopo Tipodermoclisi, nefrite parenchimatosa 
acuta terni male); la forma delle conyulsioni simile a quella che si 
osserva ad e 3. nella tetania gastro-intestinale ed a quella che si de- 
scrive nella tetania postoperatoria per strumectomia ; la mancanza, 
^ir in fuori della lesione dell'apparecchio tiroideo, di ogni dato, che 
potesse far attribuire ad altre origini le convulsioni; infine come 
dati relativi quelli dedotti dall'esame istopatologico, di non aver po- 
tuto cioè constatare, per quanto numerose fossero le indagini, le 
glandole jìùratiroidi coU'aspetto, con cui normalmente ci si presen- 
tano. < Htuiio criterio ex juvmitibus sarebbe stato il beneficio della 
parati reo terapia, se la morte non fosse avvenuta cosi rapidamente 
•dopo rionasto praticato, che, come ho dimostrato sperimentalmente, 
non agisce subito. 

I fatti comatosi avuti negli ultimi giorni e la monoparesi forse 
sono da attribuirsi ad intossicazione successiva alle gravissime le- 
sioni degenerative riscontrate nei reni. 

Dato esatto il concetto che la tetania fosse dipendente da in- 
sufficienza paratiroidea e che questa a sua volta fosse dovuta ad in- 
liltrazione neoplastica delle paratiroidi essa avrebbe certamente po- 
tuto facilitare la diagnosi di un neoplasma maligno della tiroide. È 
ila ritenerci infatti che lo sviluppo più o meno lento del tumore nel 
lobo des^tro (per me il vero tumore primitivo) avesse abolita la fun- 
zionalità delle paratiroidi di destra e che la tetania si sia avuta sole 
4[uando un processo identico secondario (facile per le comunicazioni 
tiangui^nie) sviluppato nel lobo sinistro infiltrò le paratiroidi anche 
di quetiito lato. Ciò nonostante la novità della sintomatologia, se 
controindicò ogni atto operativo, non permise la diagnosi. Invero 
è strano che data la frequenza dei casi, in cui le paratiroidi sono 
compre.^e nei lobi tiroidei e dati i casi non troppo rari di tumori 
maligni, che infiltrino tutti e due i lobi della tiroide, la tetania non 
.^ia, ì^econio Ehrhardt ^ mai stata osservata. Come ho ricordato più 
sopra, alTinfuori dei casi raccolti da questo autore, è citato un solo 
caso di Srhultze, in cui contemporaneamente al gozzo (non si sa se 
maligno) si notò la tetania. 

lÌAEinv^, iugUo 1903. 



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CONTKIBCTO CLINICO BD ANATOMO-PATOLOOICO ALLO STUDIO, ECC. 227 

Bibliografia citata. 

<Chi volesse riceroAre tutta la letteratura sulle varie questioni trattate io 
questo contributo può ritrovarla nel mio lavoro ed in quelli di Ehrhardt e di 
Jbandbuze Bottooitati). 

Brissaud. — Mixoedéme thyroidien et mixoedéme parathyroldien. Presse mèdi- 

caU, 1898. 
Cramer. — Beitrag zur Kenntniss der Struma maligna. Langenbeck*s Archiv fùr 

klinische Chirurgie^ Ed. 36. 
EmHARDT, — Zur Anatomie und Klinik der Struma maligna. Bruns's Beitràge 

zur klinischen Chirurgie^ Ed. 35. 
Oanfini. — Sulla sede delle paratiroidi umane. Bollettino della R. Accademia 

medica di Genova^ 1900. 
<}arnier. — La glande thjrolde dans les maUdies infeotieuses, Paris, 1899. 
Id. — Recherohes expérimentales sur les infections thjroìdiennes. Province 

medicale, 1900. 
HaxsEMANN. — Die mikroskopische Diagnose der bòsartigen Geschwùlste, Ber- 
lin, 1902. 
JsANDELiZB — Insuffisaoco thyroldienne et parathyroldienne, Paris, 1903. 
KacFMANN in BoRST. — Die Lehre von den Gesuhwiilsten, Wiesbaden, 1902. 
KocHKR. — Fùnf Falle von Excision malignes Strumen. Correspondenzbl, fur 
Schweiz. Aertze^ 1898 (in Bbrhardt, l. o.). 
Id. — Bericht iiber ein zweites Tausend Kropfexoisionen. Langenbeck" s Ar- 
chiv fùr klinische Chirurgie^ Bd. 64. 
LcsENA. — Fi sic -patologia deirappareochio ti re- parati roideo, Firenze, 1899. 
Metck. — Ueber das maligne Adenom der Sohilddriise. Archiv fùr Laringolo- 
gie^ Bd. 5 (in Ehrhardt, 1. o.). 
V. Reckunohausen. — Bemerkungen zud em Aofsatz des Herrn Cohnnheim € ein- 
facher Gallertkropf mit Metastasen >. Virchow* s Archiv fùr pathologische 
Anatomie und Physiologie^ Bd. 70. 
Id, — (Scritti per il giubileo di Virchow a proposito delle metastasi ossee 
nei carcinomi primitivi della prostata). 
Tbtbiirgb. — Le mjxoedéme, Paris. )B99. 

Vanzctti. — Il trapianto della tiroide embrionale. Rifoì^ma Medica^ 1903. 
Vassals. — Tetania da allattamento in una cagna parzialmente paratiroidecto- 
mfziata. Rivista sperimentale di Freniatria e Medicina Legale^ 1898. 



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Dal Laboratorio del R. Istituto d* Igiene di Palermo 
diretto dal Prof. L. MANFREDI 



LE LESIONI VASCOLARI 

neiravveleiiamento acuto e cronico da alcool. 



NOTE SPERIMENTALI 

DEL 

Dr. ENRICO D'ANNA 



Lo studio di queste lesioai non è mai stato fatto con un indi- 
rizzo preciso. SuU'alcoolismo esiste una ricca letteratura della quale 
ho tenuto già parola in altra mia memoria (1), ma fin da ora io debbo 
stabilire che non mi è mai occorso di vedere un lavoro eseguito 
nell'intento di porre le lesioni dei vasi sanguigni in rapporto all'ai- 
coolismo. Gli AA. si sono è vero pronunciati per questo avvelena- 
mento in molti casi di sclerosi delle arterie, ma la dimostrazione 
diretta è in ogni modo mancata. Tutti gli sperimentatori si sono 
piuttosto preoccupati delle varie predisposizioni che l'alcool dà alle 
malattie, si sono piuttosto preoccupati di stabilire i rapporti eredi- 
tarli fra alcolismo e malattie nervose, fra alcolismo e distrofie, ma^ 
come ripeto, uno studio sistematico sull'apparecchio vascolare è man- 
cato (2). 

Rendiamo conto delle nostre esperienze sull'argomento. 

Gli animali da esperimento da me adoperati furono i conigli: 
ho avuto cura di scegliere animali grossi e resistenti sapendo che 
i piccoli soccombono presto all'azione dell'alcool. L'alcool adoperato^ 



(1) U testicolo nei varii stati patologici deirecotiomia. L^arvelenimento acato e cro- 
nico da alcool. Memoria I. Palermo. Tip. Marsala 1903. 

(2) « Conf. The carse and the core ». London 1887. 
Baer (59 Gong. med. e nat. ted. , 1886). 

Wyhle (Alcool and longevity, Brit, med, Journ. , 1896). 

Korovine {Soc, igien.^ Mosca 1896). 

Krapelin (in Korovine, loc. cit). 

Lanceranat {Bullett, Ac» méd,, 1895). 

Legrain Degene réscence sociale et alcoolisme, Paris 1895. 

Courtois Suffit, « L*alcolisme », Arch gen. méd. 1899). 

Conf. anche la discussione tenuta suirargomanto alla Soc. de méd. 189J. 



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LE LESIONI VASCOLARI NBLL'AVVBLENAMENTO ACUTO, ECC. 229 

fu sempre ramilico, come quello che ha un potere tossico molto ele- 
Tato. Per realizzare raweleaameiito acuto degli animali iniettavo 
1 cmc di questo alcool: per l'avvelenamento cronico 1[2 cmc. Nel 
primo caso le iniezioni si facevano quotidianamente: nel secondo ogni 
dae giorni : i primi animali venivano uccisi dopo 24 ore dalla 1 .^, 
2.*, 3.* iniezione ; alla 4.*o5.^ morivano spontaneamente; i secondi 
ammali morivano in periodi variabili dai 40-50 giorni ed anch'essi 
reniTano sacrificati in varii periodi di tempo. Ho esaminato anche 
aaimali in cui l' avvelenamento acuto e cronico datava da qualche 
mese, per istabilire se le lesioni eventuali prodotte dall' alcool si 
mantengono un certo tempo (3-4 mesi) dopo la sospensione del ve- 
leno. Le iniezioni furono sempre sottocutanee. 

I fenomeni osservati dopo ogni iniezione di 1 cmc. di alcool 
amilico furono : breve periodo di eccitamento, poi caduta sul fianco 
e sonno profondo interrotto da piccoli attacchi convulsivi degli arti: 
superficiali gli atti respiratorii. A volte perdita involontaria di feci 
e d'orine: durante il senno qualche grido. Ài risvegliarsi dell'ani- 
male (dopo circa 12-16 ore) questi rifiuta il cibo; qualcuno mangia 
ma sTogUatamente. Toccato, l' animale si mostra torpido e barcol- 
lante. 

Dopo l'iaiezione di lj2 cmc. noto che l'animale è come istupi- 
dito; il pelo è arruffato; urina spesso, rifiuta il cibo e mangia svo- 
gliatamente, alcune volte beve molto; ha andatura incerta, la respi- 
razione è accelerata. 

I resultati dell'autopsia mostrarono in tutti i casi più o meno 
intensamente (a seconda che l'avvelenamento fu acuto o cronico) 
edema pulmonale, numerose ecchimosi sottopleuriche, cuore flaccido 
disteso: coaguli nel cuore destro; rene, fegato e milza ingrossati e 
friabili; iniezione vasaio dello stomaco, peritoneo, intestino, neningi 
« corteccia, anche il midollo è congesto. Congestione del testicolo e 
vescica. 

Un altro fatto rilevato costantemente nella autopsia si fu 
lenorme dimagramento degli animali da esperimento: tale dimagra- 
mento era di gran lunga maggiore negli avvelenamenti cronici. 
Per dare un' idea , ecco in peso (media di 10 animali) la diminu- 
zione degli animali avvelenati acutamente. 

Dopo la 1.^ iniezione diminuzione di gr. 86 

> 2.^ » » » 70 

» 3.* » » » 71 

» 4.* » » » 56 

» 5.^ » » > 62 

In complesso con 5 iniezioni d'alcool animali d' un peso medio 
di gr. 1300 ebbero una diminuzione di gr. 345 ossia in media di gr. 6i » 
^ giorno : 



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230 BNRIOO D'ANNA. 

Gli animali avvelenati cronicamente mostrarono: 

Dopo 5 giorni una diminuzione in peso di gr. 100 

» 16 > » » » 107 

» 15 > » > > 79 

> 20 p » » » 52 

> 30 > » » » 72 

> 40 > > » » 80 

diminuendo in 40 giorni di gr. 484, una media cioè di gr. 96,8 per 
settimana. 

Ripeterò qui Tavvertenza da me già fatta a chi imprende con* 
simili studii : di non adoperare cioè mai Talcool amilico puro, perchè 
sul luogo d'iniezione produce una grossa escara, attorno alle quale 
si svolgono fatti reattivi molto intensi. Questi fatti si possono eli- 
minare allungando con tre volumi di acqua distillata il volume d'al- 
cool che si deve iniettare. 

Io ho tenuto conto ' nelle mie ricerche soltanto di queste nltìme 
esperienze: nelle altre la presenza dell'escara necrotica ed i fatti in* 
fiammatorii avrebbero potuto alterare i resultati dall'osservazione ed 
io le ho trascurate. 

Per l'esame microscopico mi sono servito non solo dei grossi 
tronchi vascolari che toglievo all'animale (aorta, crurale), ma ho stu- 
diato anche gli organi parenchimali per rendermi conto dello stato 
delle reti vascolari terminali. Ho fissato o in Flemming o in alcool 
assoluto, imparafflnato e sezionato coi soliti metodi ed ho colorato 
col carminio litico (colorazione in tato o delle sezioni incollate sul 
vetrino con albumina di Meyer) o colla safranina (per pezzi fissati 
in Flemming). Qualche volta ho colorato anche con ematossilina del 
Bizzozero. 

* * 

Esaminando sezioni di testicolo dopo avvelenamento acuto da 
alcool ebbi già in altra mia memoria a rilevare alterazioni molto 
gravi, le quali descrissi e che valgono per tutti gli organi paren- 
chimali esaminati. 

È prezzo dell'opera ripetere qua la descrizione di quelle alte- 
razioni, da me rispettivaménte notate a pag. 11, 13 e 19 del mio già 
citato lavoro. A pag. 11: 

^ Tutti i vasi sono enormemente dilatati e congesti ma, ci6 
che più colpisce in essi, è la rifrangenza che ha assunto la muscolare» 
una rifrangenza che spicca singolarmente sul colorito di fondo che 
attornia i vasi. Sempre in ordine a vasi è lecito osservare delle 
emorragie sottocapsulari (nel testicolo) le quali: o si espandono sotto 
la capsula o si infiltrano fra i canalini immediatamente sotto il con- 
nettivo capsulare >. 



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LB LESIom VASCOLARI NELL'aVYALBNAMENTO ACUTO, ECC. 23i 

E m pag. 13: 

€ I vasi mostrano in realtà le note già accennate coirosserva- 
zkme a piccolo ingrandimento, mostrano cioè nna Taso-dilatazione in- 
tensa, una congestione attiva e passiva notevoliasima e qael pariico* 
lare aspetto della muscolare che fu già rilevato. Ma essi miostrana 
ancora un'attivissima proliferazione del connettivo perivasale. Scen- 
dendo a più fine analisi si rileva che Telastica interna è ancora vi* 
sibile, ma è piuttosto pallida, su di essa l'endotelio è ancora mante* 
nuto, ma presenta qua e là delle note di alterazione (necrosi di al- 
cuni nuclei, in qualche caso sfaldamento degli stessi) : il lume vasai» 
è pervio ed occupato da sangue, i cui corpuscoli rossi non sembrane 
alterati. La muscolare ha ancora visibili i nuclei della fibrocellule 
che la costituiscono, ma di queste non è più apprezzabile l'aspetta 
fascicolato: la media è in una parola ridotta alio stato di una zona 
omogenea, ialina, rifrangente, sulla quale spiccano i nuclei delle fibro- 
cellule e numerose cellule bianche, che attraversano la muscolare 
per portarsi suU* avventìzia, ove si dispongono in accumuli enormi^ 
ricingendo il vaso per ogni sua parte. E i nuclei della media ed i leu- 
cociti che fuoriescono non presentano fatti degni di nota. 

È però degna della massima attenzione la proliferazione del con- 
nettivo perivasale : questo mostra i suoi nuclei ben visibili, costituiti 
e colorati benissimo, molto ravvicinati, e di quell'aspetto stellato 
proprio ai connettivi giovani. Ho anche talvolta osservato la oblitera- 
zione di alcuni capillari per la proliferazione deirendotelio, prolifera- 
zione che nulla presenta di particolare e che ci risparmiamo di de- 
seriTere. 

Però questo fatto non è molto frequente: i capillari sono piut- 
tocto dilatati come le vene e le arterie di un certo calibro, attorno 
alle quali non ò raro qua e là rilevare degli stravasi. Il sangue stra- 
vasato mostra corpuscoli in disfacimento e qualche punto d'imbibi- 
zione colorante del tessuto senza presenza di elementi figurati : leu- 
cociti carichi di detrittcs ematici possono sempre dimostrarsi in questi 
focolai emorragici. 

Non sono riuscito a trovare il luogo della rottura del vaso onde 
procedette lo stravaso, ma questo doveva essere sopra o sotto la se- 
zione caduta in esame: la presenza però di corpuscoli rossi in disfa- 
cimento elimina qualunque dubbio a questo riguardo >. 

E a pag. 19 : 

«... ci limiteremo per ora ad osservare che alla congestione, alla 
jalinizzazione della muscolare ed alla infiltrazione perivasale deve 
aggiungersi colFosservazione ad immersione anche una maggiore ap- 
pariscenza nei nuclei deirendotelio, che da piatti, quali appaiono or- 
dinariamente, si presentano rotondi e colorabili e più grossi che 
normalmente. Ho detto che alcuni capillari ho visti obliterati: aggiuu- 

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À 



^2 ENRICO d'Anna. 

gerò qui che robliterazione si deve ad uaa attiva proliferazione del- 
rendotelio t- 

Non credo di dover nulla aggingere ad una descrizione che dà 
il concetto esattissimo dei processi vasali dopo avvelenamenti acuti 
con alcool amilico. Da questa descrizione può dedursi che si hanno 
fatti necrotici, fatti di sfaldamento, fatti trombotici, rotture vasali 
B conseguenti spandimene sanguigni. Queste lesioni sono tutte state 
studiate e discusse nelle numerose pubblicazioni da me fatte sui vasi 
sanguigni, e non merita che siano nuovamente illustrate e discusse: 
si può solo affermare che dove T endotelio si necrotizza e sfalda si 
forma un coagulo che, non organizzato, torna a disgregarsi, mentre 
là, dove l endotelio subì Fazione dell'alcool come un eccitamento, 
esso sostituì il coagulo formatosi, donde la trombosi vasaio. In ge- 
061^ però è specialmente sensibile neir avvelenamento da alcool 
razione del veleno sulla muscolare e sul connettivo perivasale, una 
azione che si direbbe quasi elettiva perchè costante. E si può affer- 
mare cho, a parte quest'azione spiccatissima sui connettivi e sulla mu- 
scolaraf Talcool ha poca tendenza a dare trombosi vasali. 

Il meccanismo d'azione mi pare possa spiegarsi cosi: l'alcool as- 
sorbito in circolo dà alterazioni dell'intima e più della muscolare, 
eccitando in pari tempo la proliferazione dei connettivi. Prevalendo 
i fenomeni di necrosi e sfaldamento non si formano trombi: avendo 
la muscolare perduto la tonicità si ha la vaso-dilatazione e qualche 
volta la rottura del vaso: nei capillari ove l'azione dell'alcool si è 
esaurita parzialmente, e giunge sull'endotelio come stimolo, si ha 
qiialclie Tt^lta trombosi obliterante. Quest'ultimo concetto è avvalo- 
rato dalTename dei grossi vasi nei quali sono nette le alterazioni 
deirendotelio (necrosi e sfaldamento). Nei grossi vasi può la valida 
elastica e l'abbondanza di tessuto elastico rendere meno appariscente 
nelle sezioni le alterazioni del tessuto muscolare. 

Le alterazioni descritte, sia che si tratti di grossi vasi o della 
reta sanguigna degli organi parenchimali si accentuano, come s'in- 
tende di leggeri, quanto più a lungo si tiene l'animale sotto l'effetto 
dell'alcool. Vale però la pena di rilevare un fatto da me notato in 
alcuni vasi di organi parenchimali (testicolo, fegato); ho visto talora 
vasi, presentanti tutte le note descritte, cinti tutti intorno da una 
rigogliosa massa di connettivo giovane nella cui atmosfera erano 
stretti e soffocati: in questi casi le pareti vasali compresse erano 
poste a mutuo contatto secondo una linea rappresentata dall'endo- 
telio delle opposte pareti. Si comprende che è questa una modalità 



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LB LBSIONI VASCOLARI NELl'aVVELBNAMENTO ACUTO, ECC. 233 

^i obliterazione rasale tutta meccanica, e che non rientra nei pro- 
-cessi ordinari di trombosi vasaio, sebbene sia molto interessante nelle 
^ue particolarità. 

Se invece dopo alcune iniezioni' di alcool se ne sospende Tuso 
e si tiene Tanimale da esperimento a buona dieta ed in buone con- 
Jizioai, si può vedere una serie di processi riparativi che portano 
alla ripristinazione deirendotelio e della muscolare dei vasi alterati. 
Però i vasi che furono obliterati, rimangono obliterati, e il connet- 
tiro perivasale, se si riduce per processi sclerotici, non iscompare più 
e rimane là ad attestare di uq processo, del quale i fatti riparativi 
non riescono a fare scomparire le stimmate. 

Nell'avvelenamento cronico da alcool i fatti che risultano im- 
mediatamente sono i seguenti. Nei grossi vasi la tunica media sem- 
bra sclerotica ed il lume vasaio ristretto : V endotelio è sempre al- 
^rato con prevalenza dei fatti di necrosi e di sfaldamento: il lume 
vasale è tuttavia pervio. Nei vasi degli organi parenchimali poi si 
rileva che v'hanuo vasi con lume sostituito da tessuto sclerotico : altri 
invece hanno il lume pervio: questi ultimi sono in tutti i casi a lume 
ristretto , alcuni punti della parete sugli angoli sono anzi a mutuo 
contatto. Iq tutti i casi i vasi sono sempre stretti da potenti fasci 
di connettivo sclerotico. Devo aggiungere che mentre di alcuni vasi 
•è sempre dimostrabile la media ancora leggermente ialina , nella 
fran maggioranza dei casi la muscolare è sostituita dal connettivo, 
i cui fasci si colorano intensamente col carminio. 

Questi particolari tutti facilmente rilevabili col piccolo e col me- 
dio ingrandimento (Oc. 4 obb. 3, Oc. 4 comp. obb. 7 di Koristka) sono 
confermati ad ingrandimenti più forti (Oc. 4 comp.; obb. Ill2) coi 
quali si può stabilire che è cessata Tinfiltrazione leucocitaria e che il 
connettivo endo e perivasale si organizza in fasci sclerotici da per 
tutto, fasci che saranno permanenti. 

Ho detto (nei casi di avvelenamento acuto da alcool) di vasi sof- 
focati per cosi dire dal connettivo, obliterazione meccanica che non 
entra nei processi di proliferazione endoteliale: aggiungo qui che 
di questi casi se. ne trovano frequenti esempi nelle forme di avve- 
lenamento cronico. 

In complesso nelle forme croniche assistiamo alla sclerosi dei 
pìvcessi reattivi connettivali segnalati nelV avvelenamento acuto. 
In questo la reazione connettivale si iniziava attorno a vasi ge- 
neralmente congesti e si accompagnava ad infiltrazione parvicel'- 
Mare; in quello i processi reattivi e l'infiltrazione sono cessati, 
per cedere il luogo ad una sclerosi stabile che dà la fisonomìa 
tipica del processo. 

Mentre io trovo molto chiaro l'intiero andamento dei fenomeni 
osservati, trovo anche una congrua spiegazione a molti fatti: bene 

Clinica Chirurgica, 10 

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224 ENRICO D ANNA. 

a ragione si è parlato deiriudurimento dei vasi nei bevitori. Esso si 
determina certamente perchè 1* alcool ha azione quasi elettiva sui 
connettivi che eccita a rapida e feconda proliferazione, e perchè que- 
sti terminano per organizzarsi* in fasci sclerotici che vanno a re- 
stringere il lume vasaio. 

L'importanza di questi processi sclerotici sui vasi epatici, ce- 
rebrali, pulnionali, cardiaci, non abbisogna di speciale illustrazione. 

E mi pare anche ovvio il pensare che i fatti di trombosi va- 
gale, dì disturbi di circolo, di edemi, di versamenti alla dipendenza 
di alterato circolo trovano nei fatti osservati la più larga spiegazione. 

(.^ome i fenomeni deiravvelenamento acuto e cronico da alcool 
si riallaccino alla fenomenologia patologica generale dei vasi è inutile 
ripetere. 

Sarà piuttosto prezzo dell'opera chiedersi che pensano ancorai 
Mariani, gli Spolverini e gli altri, che vedono ogni giorno confer- 
mata quella fisiopatologia dei vasi sanguigni, da loro a torto avversata 
in pubblicazioni e congressi. 



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latitato di Patolog^ia Gliirnrgioa della R U. di Pisa 
(Prof. G. TUSINl) 



SUL 

TRiPIANTO PARZIALE di MUSCOLI a FUNZIONE ANTAGONISTA 

NELLA 

« 

Paralisi tramatica del nerro radiale 

Oott. F*A.OLiO PRIORI 

Docente di Patologìa Chirarg:ica 
II C01^T«IBIJT0 SPSltIl^:61fTfU.]Er 

( Contintiaxione e fina. V. N. 2) 



Ripetendo molte volte questa prova, sono alfine riuscito a ri- 
trarre la fotografia deirarto, con zampa in estensione completa, prima 
appunto che l*arto venisse a toccare il suolo (fig. 1, al TS."" giorno). 

Nella fig. 2. (al ISS."" giorno) pervenni anche» dopo molti ten- 
tativi, a riprodurre Timmagine della zampa in posizione di iperesten- 
siooe; Tanimale è in atto di porgere la zampa, e, come ben si scorge,, 
non solo Testensione del carpo, ma anche quella delle dita^ è completa 
e riproduce fedelmente questo atteggiamento speciale. 

La fig. 3 (al ISò."" giorno) riproduce l'arto in posinone di ri- 
poso, ad animale in stazione eretta; e Tatteggiamento, come si vede» 
è normalissimo. 

Molti altri artifizi miai in opera, che qui non sta a riferire, per- 
chè oltre che prolissa, la descrizione ne riuscirebbe forse^ anche oscura. 
Del resto, quanto ho finora riferito credo valga a testimoniare l'ef- 
ficacia dei metodo, da me pel primo tentato negli animali da espe- 
rimento , come sussidio terapeutico nelle paralisi traumatiche pe- 
riferiche. 

In tatti questi esperimenti, uno degli accidenti più temibili, perchè 
capace di compromettere irremissibilmente Tesito definitivo, è la pos- 
sibile insorgenza di lesioni dovute alFalterato trofismo dei tessuti del 
territorio paralizzato. 

A salvaguardarcene nel miglior modo possibile, non sarà mai 
abbastanza raccomandata la precauzione di eseguire, sul territorio 
apralizzato, incisioni il più possibilmente ristrette, e piuttosto multiple 
anziché estese. 



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£36 



PAOLO FIORI. 



Un'altra avvertenza sta, come ho già detto, nell'evitare, nei li- 
miti del possibile, la formazione di adei*enze fra i tessuti ed i tendini 
innestati; e a ciò si può rimediare colle norme già sopra accennate. 
È poi sempre raccomandabile di eseguire Tinuesto air avambraccio 




Fig. 2. 




Fig. 3. 



anziché al carpo, perchè cosi la risultante delle nuove forze manterrà 
una direzione identica alla primitiva, giacché le docce di scorrimento 
dei tendini, fungendo da pulegge di rimando, serviranno a mante- 
nerla immutata nel tratto intercedente fra le doccio stesse ed il 
punto d'inserzione tendinea periferico. 



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SUL TRAPUNTO PARZIALB DI MUSCOLI A FUNZIONE ANTAG., ECC. 237' 

In quanto al coeflBciente di forze da trasportarsi, esso, come è 
facile comprendere , riesce molto difficile anzi impossibile a preci- 
sarsi, sia perchè non conosciamo la forza di cui il territorio attivo 
dispone, sia perchè ci è ignota la potenza necessaria al inpristino dei 
morimenti aboliti: alla natura quindi dovremo affidare il compito di 
proTTedere alla nostra deficienza di cognizioni esatte al riguardo. 

Nel caso nostro credo che il primo intento debba essere quello 
di provvedere all'estensione del carpo, come quella, che, provvedendo 
ad ona necessità fisiologica tanto importante , può al tempo stesso 
favorire l'azione delle forze destinate a ristabilire l' estensione delle 
dita. È indubitato d'altro canto che l'estensione delle falangi concorre 
già di per sé stessa potentemente a quella del carpo, come la ana- 
tomia e la fisiologia ci apprendono. 

D trasporto in toio è. forse preferibile, pel più rapido reintegra- 
mento, purché non si abbia ragione di temere che pel soverchio della . 
forza distolta da un dato territorio, questo abbia a rimanere o troppo 
indebolito o pregiudicato in alcuni dei movimenti indispensabili: per 
questa considerazione sarà anche bene scegliere muscoli a funzione 
facilmente sostituibile. 

Come ripeto però , molto dobbiamo attenderci dall' adattamento 
nerveo-muscolare : in mancanza di nozioni esatte sulle energie fun- 
zionali, noi dobbiamo innanzi tutto proporci di non ostacolare l'opera 
della natura e questo possiamo conseguire colle opportune norme tec- 
niche ricordate, evitare le aderenze, favorire la nutrizione e la fun- 
zionalità dei muscoli, ovviare alle dispersioni di forza, facilitarne l'im- 
piego utile, mediante posizioni favorevoli fatte assumere all'arto : a 
questo riguardo citai altrove (1) l'utilità dello stiramento centripeto 
della sezione del tendine inattivo periferica al punto d'innesto : e, se 
occorre, non si trascuri l'accorciamento o l' allungamento tendineo. 
Seguendo questi precetti ed altri che possono venire ispirati dalle 
necessità del momento, credo che la pratica del trasporto tendineo 
sia destinata ad acquistare una notevole impoi^anza nella terapia 
chirurgica delle paralisi traumatiche, altrimenti incurabili, come già 
ha dato ottimi risultati nelle mani di arditi operatori stranieri ed 
italiani (tra questi ultimi mi piace ricordare Codivilla e Cappelli), 
per la cura della paralisi spinale infantile e anche del morbo di Little: 
il caso clinico dame già pubblicato e i pochissimi altri che la Lette- 
nitura possiede , co ne danno affidamento indiscusso ; i miei esperi- 
menti poi ci forniscono sufficiente garanzia per trasportare nella Cli- 
nica i resultati negli animali conseguiti. 






" )^ 



(1) Vedi Fiori, 1. e. 

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238 PAOLO FIORI. 






A questo punto, ci si affaccia spontanea la domanda : quali sono 
i fattori che provvedono al reintegramento funzionale nel trapianto 
tendineo e come può un muscolo flessore diventare estensore (tra- 
pianto in toto) o compiere alternativamente ora l'una ora Taltra fun- 
zione? (trapianto parziale). Nella nota citata io mi esprimevo cosi: 
< Nel caso del trapianto in toto . . . lo stimolo ricevtUo dal muscolo 
continua ad esplicarsi, ma con effetto opposto al primitivo, perchè 
la direzione ed il punto di resistenza sono radicalmente modificati; 
il nuovo movimento quindi sarà perfettamente contrario a quello 
che prima si otteneva colla eccitazione dello stesso muscolo in sede 
normale >. Cosi dicendo però io non traducevo chiaramente il mio 
pensiero ; giacché il concetto, cosi semplice in apparenza, non lo è 
poi altrettanto in realtà. Di fatti la spiegazione da me enunciata, 
presa alla lettera, potrebbe servire a chiarirci il fenomeno se noi po- 
tessimo ammettere che nella produzione di un dato movimento fisio- 
logico uno solo fosse il muscolo chiamato a funzionare , e si com- 
prenderebbe allora agevolmente come, cambiando ad esso il punto di 
resistenza e la direzione, sotto Tazione del medesimo stimolo potesse 
diventare capace di un movimento antagonista. Ma sappiamo che in 
un dato movimento articolare entrano in giuoco tutti i muscoli ca- 
paci di azionare larticolazione stessa, congeneri ed antagonisti; questi 
ultimi però si contraggono solo per quel tanto, necessario alla limi- 
tazione del movimento, e cosi questo riesce coordinato. 

Facendo il caso speciale, dobbiamo ritenere che nella flessione 
del carpo non solo entrano in azione i flessori propri (rad. e cub.) e 
congeneri (fles. delle dita), ma anche gli estensori antagonisti. Resi 
inattivi questi, durante il movimento di flessione si contrarranno quindi 
i soli flessori: ora, col trapianto in toto, ad es. del fl. radiale, noi non 
togliamo al movimento di flessione che un contingente di forza, la 
quale si esplicherà a favore deirestensione, sotto l'impulso di quello 
stesso stimolo che prima presiedeva alla flessione; il flessore radiale 
seguiterà, in altre parole, a contrarsi per un qualche tempo colla 
stessa intensità e simultaneamente ai flessori ; ma per i cambiati 
rapporti di direzione e di resistenza, esso eserciterà un'azione con- 
traria a quella dei muscoli una volta sui congeneri. 

Accettando quindi il concetto del cambiamento di funzione come 
il semplice resultato di influenze meccaniche, dovrebbe indursi che 
a seconda o del predominio di una delle forze (trapiantata o rimasta 
in sito) della loro elisione (per equilibrio di potenza), la risultanza 
fosse o un movimento di estensione, o un movimento di flessione o 
una fissità dell' articolazione in posizione intermedia sotto V impulso 
del primitivo impulso , e precisamente di quello che comandava la 
flessione. Ora tutto questo nei casi nostri non è avvenuto: perchè 



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SUL TRAPIANTO PARZIALE DI MUSCOLI A FUNZIONE ANTAG., ECC. 239 

quindi, pur conservandosi possibile la flessione volontaria, ritorni pos- 
sibile, sotto razione della volontà, il movimento di estensione, è ne- 
cessario che lo stimolo, destinato ad eccitare il moscolo trapiantato, 
ii dissoci da quello, che arrivando ai muscoli un tempo congeneri ed 
ora antagonisti, produce il movimento di flessione; per dirla in altri ter- 
mini è necessario che l'eccitamento volitivo impari a stimolare più po- 
teotemente quella parte del centro destinata ad azionare gli elementi 
muscolari trapiantati quando si tratterà di produrre Testensione , e 
più debolmente quando il movimento richiesto sarà la flessione. 

Ed è a questo lavoro di dissociazione che provvede , come ve* 
^remo, l'adattamento del sistema nervoso; in caso diverso, per le 
considerazioni su esposte, non potremmo darci ragione dei risultati del 
trapianto, anche di quello in toto. 

Pel trapianto parziale la questione, se forse alquanto più com- 
plessa, può però venire semplificata. Immaginiamo difatti che il mu- 
scolo consti di un aggregato di elementi , ognuno provvisto di una 
individualità propria e capace di essere azionato da un neurone a 
funzione indipendente; ne derivei'à che col trapianto di un segmento 
tendineo-muscolare verremo a trovarci in condizioni presso a poco 
analoghe a quelle del trasporto in toto e che quindi per lo sdoppia- 
mento dello stimolo anche le fibre muscolo-tendinee trasportate diven- 
tano atte ad assumere una funzione antagonista alla primitiva. Il 
dissociamento di funzione forse si farà in questo caso attendere al- 
<)uanto più a lungo, ma è indubbio che esso costituisce la vera causa 
efficiente dei fenomeni da noi osservati. Per darci ragione del come 
esso avvenga , supponiamo il caso , più frequente ad avverarsi, che 
la forza trapiantata sia potenzialmente inferiore alla forza rimasta 
in sito: ne seguirà che lo stimolo volitivo trasmesso a tutto quel dato 
territorio muscolare provocherà la contrazione dei muscoli necessaria 
alla produzione del movimento voluto; il muscolo trapiantato entrerà 
«sso pure in contrazione contemporaneamente ai muscoli un tempo 
suoi congeneri, ma, essendo questi più potenti , il risultato sarà , ad 
es. nel caso nostro, la flessione della zampa sull'avambraccio. 

Senonchè, mentre i muscoli flessori, rimasti in sito, si accorcio* 
ranno, il flessore trapiantato subirà una distensione: lo stimolo quindi 
che da questo, per mezzo delle diramazioni sensitive muscolo-tendinee 
risalirà ai centri, sarà diverso dal primitivo e da quello trasmesso 
dai muscoli prima congeneri: gli archi riflessi spinali e gli archi ri- 
"flessi cerebrali si troveranno cioè diversamente stimolati dalle sensa- 
zioni che i neuroni delle radici posteriori per mezzo delle loro fibrille 
collaterali e per mezzo delle loro fibre assili trasmetteranno rispet- 
tivamente ai centri motori midollari ed ai centri encefalici. Per con- 
seguenza le cellule di questi centri, prima abituate a rispondere per 
oca medesima via e con una identica estrinsecazione agli stimoli del 
senso muscolare, grado grado verranno adattandosi allo sdoppiamento 



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f 



840 PAOLO FJORI. 

della eccitazione periferica e siccome gli impulsi dai centri trasmessi 
alla perifei^ìa sodo, in condizioni fisiologiche, sempre coordinati ad 
uno scopo ben definito» ad un lavoro utile, ne risulterà che, quando 
la volontà comanderà la flessione, quella parte del centro stesso, de- 
atioata ad azionai'e le libre muscolo-tendinee trapiantate, si abituerà 
a spiegare una minora *?n6rgia, che non Taltra destinata a produiTe- 
il movimento voluto, di guisa che, per ultimo, la potenza dello sti- 
molo motorio trasmesso al muscolo trapiantato non oltrepasserà quel 
tanto che, giunta il concetto delle sinergie funzionali da noi sopra 
enunciato, risulterà necessario e sufficiente alla limitazione del mo- 
vìniento di flessione. 

Par quasto progressivo lavorio di dissociazione, elementi corticc- 
midollari, prima funzionalmente uniti, avranno agio di grado grado 
individualizzarsi; T impulso volitivo imparerà esso stesso a scindersi 
6 ad eccitare, con intensità adeguata allo scopo, quel gruppo di ele-^ 
menti a cui verrà affidata la produzione di un movimento antago- 
nista a quello provocato dalla eccitazione degli elementi vicini, uà 
tenìpo, as'tieme ai primi , destinati alla espletazione di una funzione 
identica, È in tal modo che si può concepire V adattamento del si- 
stema nervoso e lo sdoppiamento di un dato gruppo di elementi ormai 
chiamati ad estrinsecazioni antagoniste , sia che si voglia accettare^ 
il concetto dei neuróni indipendenti o quello del sistema fibrillare 
uniiarùh Ed il latto riesce ancor meglio spiegabile se si pensa che 
la iudividualizzazione di im centro è in certo qual modo subordinato 
allo sviluppo delia funzione a cui è chiamato a presiedere; dell'adat- 
tsmento nervoso poi abbiamo una prova non solo nei dati ontoge^ 
nici o ftìogenici, ma ben anco nell'osservazione giornaliera, la quale- 
ci dimostra la possibilità di dissociazione di movimenti da parte di 
un dato gruppo di muscoli di aolito intimamente associati nella espli- 
cazione di una funzione identica. Si comprende quindi quanta parte 
spetti, net lavorio di sdoppiamento di un centro, oltre che alle mo- 
dificate sensazioni centripete, alla educazione dei centri del cervello;, 
e^ dopo quanto ho accenuato circa l'individualizzazione e formazione 
di un centro in rapporto all'inizio di una funzione, è ovvio dedurre 
rinflueazache può esercitare l'età del paziente sugli esiti del trapianta 
tendineo. 

Ma r adattamento, oltre che con modificazioni funzionali si estrin- 
seca anche con altre manifestazioni; e queste consistono in modifi- 
ca^^ioni nel numero, nella lunghezza, grossezza delle fibre del muscolo- 
de! segmento muscolai^e trapiantato; e ciò in relazione ai mutati 
rapporti, ai diversi punti di resistenza, alla variata direzione, ai cam- 
biati bracci di leva, alla diversità delle escursioni articolari. Le ri- 
cerche sperimentali vengono in appoggio delle osservazioni rilevate 
al riguardo di certe varianti presentate dalle diverse razze umane 
per ijuanto specialmenttt si riferisce ai cambiamenti di uno stesso ma- 

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SUL TRAPIANTO PARZIALB DI MUSCOLI A FUNZIONE ANTAG., BCC. 241 

acolo (Della forma» numero, lunghezza e grossezza delle fibre) in rap* 
porto alle modificazioni dei bracci di leva. Quénu e Joachimsthal. 
hanno sperimentalmente confermato quanto Marie aveva reso noto 
circa i diversi rapporti che intercedono fra tendine e muscolo trici- 
pite Della razza bianca e nera, per il diverso sviluppo del processa 
posteriore del calcagno. 

L'adattamento nerveo-muscolare deve essere adunque conside- 
rato come il fattore precipuo del reintegramento funzionale nel tra- 
pianto tendineo: sopra Timportanza deiradattamento stesso nella cura 
della paralisi spinale infantile mediante il trapianto si è recente- 
mente e a lungo difi'uso, oltre che Codivilla, il D^ Cappelli, in una 
elaborata monografia ove riporta anche una bella dimostrazione del* 
lattitudine di uno stesso muscolo a compiere funzioni antagoniste (1). 
Del resto, la Letteratura ormai ricca di casistiche circa T efficacia 
del trapianto nella paralisi infantile spinale toglie ogni dubbio circa 
la capacità di adattamento che possiede il sistema nerveo-muscolare, 
e, come più sopra ho accennato, i resultati di provetti operatori te- 
stimoniano il valore del metodo. 

L*innesto tendineo nella cura delle paralisi traumatiche perife- 
riche registra rarissime osservazioni. A me parve interessante pub- 
blicare il caso clinico citato , che credo sia il 6.^ di simili esistenti 
nella Letteratura , sia per buoni resultati ottenuti in rapporto alla 
gravezza della afiezione datante già da tre anni, sia perchè credo di 
essere stato uno dei pochissimi , se non Tunico , a valermi , in casi 
analoghi nei trapianti multipli, associando il parziale a quello in tota: 
ScHEFPLER difatti SÌ era limitato, in un caso recentemente reso noto, 
all'innesto del flessore radiale , in toto , neir estensore comune delle 
dita. E per estimare poi al loro giusto valore i resultati da me ot- 
tenoti,sia clinicamente che sperimentalmente, è bene notare che tra la 
forma di paralisi infantile spinale e quella traumatica può alle volte 
esistere, oltre tante altre , una difierenza della massima importanza 
ed è che mentre in quella non è impossibile il ripristino della, fun- 
zione da parte di muscoli, atrofici, non per una lesione che abbia 
colpito le cellule midollari, sibbeue per l'inattività a cui sono condan- 
nati dalFazione delle forze antagoniste preponderanti, in questa invece 
ò unicamente alle forze trapiantate che resta affidato il reintegra- 
mento dei movimenti aboliti. 

Considerando le modificazioni create nel sistema nerveo-musco- 
lare dalle sostituzioni funzionali, è da chiederci quale sarà il destino 
ultimo dei centri già destinati ad azionare i muscoli ora paralitici. 

L'abolizione dei movimenti e quindi degli stimoli che per mezzo 



(1) Cappelli , < Intervento del sistema nervoso centrale negli esiti funzionali del tra- 
pianto tendineo jk Cooper, tip. ed. JmoU , 1902, pag. 20. 



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1242 PAOLO FIORI. 

di questi sono trasmessi alle cellule dei centri, portano, di necessità, 
dèlie modificazioni nella vitalità cellulare dei centri stessi, funzionando 
le eccitazioni periferiche da agenti trofici degli elementi nervosi cen- 
ti'ali. Ma ristabilendosi, sia pure per altro meccanismo, la funzione 
a Imi ita . è totalmente improbabile che gli antichi stimoli periferici 
possano per le vie di conduzione propagarsi dai nuovi agli antichi 
ceuti-ì, iti modo da provvedere al trofismo di questi e metterli anche 
gradualtiiente, in condizione di associarsi ai primi nella estrinseca- 
zione lìella nuova funzione a cui questi sono chiamati ? P. questa una 
iputesi elio senza dubbio non esorbita dai limiti del possibile. Certo 
è che i' allattamento funzionale è legato a molteplici fattori la cui 
natura ed il cui nesso intimo riescono molto difficilmente precisabih: 
i soccorri terapeutici eserciteranno una grande influenza sopra lo 
sviluppo (leiradattamento stesso ed è perciò che i resultati del campo 
sperimentale si possono con tutta sicurezza trasportare nel campo 
clinico, ove appunto tali soccorsi, unitamente alla educazione dei 
centri, possono riuscire molto più facilmente applicabili. 

Fr a il quadro da noi sperimentalmente riprodotto e quello delle 
paralisi traumatiche, per le quali in Clinica può essere richiesto un 
interveiiio del genere (essendo falliti svariati altri tentativi) può esi- 
sitare, è vero, una difierenza molto apprezzabile; ed è che in que- 
st'ultimo noi ci troviamo spesso dinanzi a deformità della parte, come 
aUei-uioni ossee, capsulari, capsulo-legamentose, ecc. le quali potreb- 
bero fai*ci credere inapplicabile il trapianto tendineo. Ma gli odierni 
susaiili chirurgici ci mettono in grado di superare tali ostacoli con 
mezzi [ire paratori o concomitanti, spesso minimamente lesivi (rad- 
ri rii^zameiito forzato, aponevrotomie, allungamenti tendinei), talché i 
reso! iati linali anche in casi quasi disperati, a somiglianza di quello 
da me riportato, possono riuscire altamente incoraggianti. 

Pica. :v.i Giugno 1903. 



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L'argomento del giorno. 



Facendo il Reodioonto del Processo D^Antona nel numero decorso della Cli- 
nica Chirurgica nella fretta ho detto una cosa inesatta, e mi preme correggerla 
«obito. Ho scritto che il Tansini disse: « il pus esisteva indipendentemente dalla 
^ana: questo pus faceva pressione sul cuore : di qui la morte ». Ora questo fa 
ai eozsi con quello che scrivevo piii tardi, e che cioè la pressione sul cuore era 
fatta dal liquido sieroso raccolto nella cavità pleurica: quindi quella frase errata 
ed OD pò* troppo compendiata deve essere corretta cosi: «il pus stava incapsu- 
lato attorno alla garza sotto il diaframma; nella pleura vi era abbondantissimo 
fiqaido sieroso limpido che aveva spioto il polmone in alto: questo liquido doveva 
eertamente far pressione sul cuore e spostarne a destra la punta: ciò ha potuto 
dare roltimo colpo air organismo già gravemente compromesso dalla malattia 
primitiva». Questa la tesi svolta dal Tansini e da altri periti e pure sostenuta 
nelle oonclusioni del rendiconto da me scritto. 



Ricevo due lettere, una dal D. Ninni, Docente di Chirurgia a Napoli, e Taltra 
dal D. Crosti, Chirurgo a Milano, i quali rivendicano a loro alcune modalità di 
processi operatori. Io senz'altro mi affretto a pubblicare le due lettere perchè sia 
dato a Cesare ciò che è di Cesare. 

Illustrissimo Professore^ 

In omaggio tAVunicuique suum^ La prego di pubblicare nella Clinica Chi- 
rurgica questa mia breve lettera. 

Nel N. \2 ultimo della « Clinica Chirurgica » pervenutomi per disguido po- 
etale con molto ritardo appena ieri Taltro, vi è un articolo del Dott. Guido Senni 
di Roma dal titolo € Un nuoroo caso di sutura del cuore », in cui tra Taltro è 
scritto :€ Gli sportelli a cerniera interna, o, per essere più esatti, con cerniera 
a destra furono creati o colle sole coste (Rotter, Tassi, Stern) o con le coste e 
lo stemo (Rydjgier, Marion) ». Ora neiraffermare ciò Tegregio collega Senni ha 
attribaito al Rotter ed altri quello che è dovuto al sottoscritto. Difatti si deve 
a me il lembo quadrangolare osseo-muscolo-cutaneo con cerniera a destra, aven- 
dolo io eseguito pel primo il 9 giugno 1898 in un infermo con ampia ferita pe- 
netrante del ventricolo sinistro. 

Ed il caso venne pubblicato in esteso dal Giornale internazionale delle 
Scienze Mediche , Anno X (1898) e negli Atti della R. Accademia Medico-chi- 
JTurgica di Napoli^ Anno LV (1898), e riassunto da quasi tutti i giornali scien- 
tifici dltalia oompreso il Supplemento al Policlinico^ Anno IV (1898), pag. 1213 
«he si pubblica a Roma, 

Inoltre neir ultimo mio lavoro Un* altra sutura del cuore per ampia ferita 
penetrante nel seno destro ove è fatta una precisa a documentata esposizione 
dei vari processi proposti, correggendo non poche inesattezze, in cui si era ca- 
dati, é scritto testualmente cosi: 

< Ma prima di discuterlo (i lembi quadrangolari a cerniera interna) devo 
premettere che il mio processo, da me eseguito nel 1898 per ferita del ventri- 
-colo sinistro, da taluni, come Terrier, Reinoud e Stero, è attribuito a Rotter, 
il quale nel suo lavoro (Mùnchener medicinische Wochenschrift, Anno 1900) non 
&, con esemplare lealtà, ch#. oommen tarlo favorevolmente, opperò riesce inespli- 
cabile Terrore, in cui sono incorsi i predetti autori ». 

Ora più spiacevole è Terrore nel quale è caduto il collega Senni, giacché il 



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244 ANDREA CECCHERELLI. 

oit&to mio lavoro venne pubblicato nella Riforma Medica del 1901, oltre che negli 
Atti della R, Accademia Medico- chirurgica di Napoli, 

Ed anche il Dott. Claudio Mancini-Zanari nel suo lavoro Ferita da punta 
e taglio della base del ventricolo sinistro del cuore pubblicato nel Policlinico , 
Sezione chirurgica, anno 1903, pag. 214, afferma che il suo Direttore prof. Brao- 
chini ha modificato, ampliandolo, il lembo di Rotter, portando Tincisione oriz- 
zontale superiore nel 2.° invece che nel 3.° spazio intercostale. Mentre essa non 
ò che una modifica al mio processo, modifica da me anche oel primo proposta 
nei casi, in cui la ferita ^sterna, si trovasse in alto della regione cardiaca. 

Infatti nel citato mio lavoro si trova scritto : « Per le ferite poi delle pa- 
reti anteriori dei seni si può facilmente provvedere all' inconveniente rilevato (di 
non porle sufficientemente allo scoperto), giacché quando la ferita esterna ha sede 
nel 2.^ e3^ spazio intercostale, e vi è fondata presunzione di esse, invece di 
comprendere nel lembo la 4.* e 5.* costa si comprenderanno la 3.* e la 4.*, e 
così le pareti anteriori dei seni saranno ampiamente poste allo scoperto ». 

A scongiurare pertanto la ripetizione dell' errore da parte di altri colleghi 
italiani e stranieri, in luogo della descrizione del mio processo. La prego di ri- 




Lembo quadrangolare osteo-muscolo-cntaneo con cerniera interna per la sutura del cuore. Pro- 

CAfifm Ninni. 



portare sulla Clinica Chirurgica la unita figura , che è già stata riprodotta nel 
Dizionario pratico illustrato delle Scienze Mediche^ voi. I, pag. 918. 

Con massima osservanza suo devotiss. 

Prof. G. Ninni 

Napoli, 24 febbraio 1904. 



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L ARGOMENTO DEL GIORNO S45 

Ecco Taltra lettera: 

Milano, Il 26-2-1904. 

Illustre Signor Professore, 

Nel numero di gennaio della Clinica Chirurgica e precisamente nell* Ar- 
gomento del giorno Ella riporta dal Policlinico (Sezione Pratica , n. 59) il det- 
tato di una Nota Preventiva del Prof. Fabrizio Padula sopra Un procedimento 
dissolutamente asettico nella gastroenterostomia. Con questo, incisa la sierosa 
e la moscolare dei visceri da anastomizzare, TEgregio Prof. Padula solleva una 
plica di mucosa da ciascuna parte, accosta le due pliche, e le serra con linguette 
mstalliche simili ai punti di Michel^ collocando queste linguette una immedia- 
tameote accosto airaltra e cucendo infine addosso a questa specie di sutura le 
due pareti col solito sopraggitto. Il Prof. Padula scrive che le laminette metalliche 
dovranno necrosare la mucosa e cadere in cavità, stabilendo Tanastomosi, ed ag- 
giaoge € che le puntine aguzze di ciascuna laminetta non possono offendere la mu- 
cosa del viscere nel quale queste cadono, da che esse, quando la lamina è chiusa, 
sono completamente nascoste >. 

Quest'ultima osservazione sulle puntine che si nascondono a lamina chiusa, o 
meglio ripiegata, toglie ogni dubbio che il Prof. Padula non si serva in realtà delle 
vere agrafes proposte dal Michel nel Xlll Congresso Internazionale di Medicina 
di Parigi (1900) per la sutura cutanea: ne modifica solo la larghezza portandola 
ad 8 millimetri. Ora, senza entrare in merito della sua pioposta e dell' opportu- 
nità di ricercare ancora nuovi procedimenti per la gastroenterostomia in due tempi, 
por dichiarando che sottoscrivo a quanto dal lato critico ebbe a dirne il Dott. Mat- 
toH e cioè « che se ha servito sin qui di ottima palestra per esercitare le qua- 
lità inventive di parecchi Autori, non ha raggiunto certamente gli scopi che si 
proponeva > devo richiamare la di Lei benevole attenzione sulla priorità neiruso 
delle agrafes di Michel per la chirurgia gastro-intestinale. 

Sino dai primi mesi del 1902, grazie alla cortesia del prof. N. Lanzillotti 
Baonsanti, Direttore della Regia Scuola Veterinaria in Milano, intrapresi una serie 
di esperienze sugli animali (cani), indirizzate a sostituire le agrafes originarie di 
Michel alle ordinarie suture nelle neostomosi dei visceri addominali, ad esempio 
nella gastroenterostomia o neirenteroaoastomosi, ovvero nelle riunioni delle loro 
ferite, come nella gastro e neirenterorrafia. Le esperienze mi diedero dei risultati 
realmente sodisfacenti: i cani vennero abbattuti a periodi vari dairintervento (su 
aleoni anzi furono fatte parecchie operazioni) sino a cinque mesi dopo, ed i rela- 
tivi preparati macro e microscopici, — che dimostrano come si fosse bene orga- 
nizzata la nuova comunicazione, e di qual grado fosse la retrazione cicatriziale 
del contorno e come ed in quanto tempo venissero eliminate le agraft's — furono 
da me presentati e descritti in una Memoria suir argomento, la quale figura fra 
i Titoli da me portati al coilcorso per Chirurgo Primario dsirOspedale Maggiore 
di Milano, che venne chiuso il 25 luglio del 1902 e che non è peranco esaurito. Suc- 
cessivamente esperimentai il metodo suiruomo e coii buon esito eseguii colle agra- 
fes delle gastrocnterostomie e delle enteroanastomosi sia per resezioni come per 
iBsclusioni intestinali, al Padiglione Chirurgico F. Ponti. Anzi in occasione di un 
aecondo concorso a Chirurgo Primario deirOspedale Maggiore, chiuso il 30 novem- 
bre 1902, presentai un^altra Memoria sopra un caso di gastroenterostomia per ste* 
1K)8Ì pilorica cicatriziale, sempre eseguita colle agrafes. Anche questo secondo non 
é esaurito e perciò la mia Memoria, come la prima, vietandolo le condizioni del 
concorso, non potè essere pubblicata. 

L'operato però venne da me presentato ai Colleghi parecchi mesi dopo, nel- 
1*Aala Paletta deirOspedale Maggiore, in ottime condizioni. 

Però io non chiesi alle agrafes una funzione diversa da quella per cui s^ado- 
perano nella sutura cutanea, né volli dovessero rapidamente necrosare i tessuti 
-compressi per stabilire Tanastomosi. Cercai invece di far sì che tenessero avvici* 



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246 AKDRBA C£CCU£RGU.I. 

nati i visceri, sierosa contro sierosa, come le ordinarie suture, i bottoni, o le plac- 
che : con una sicarezsa di presa e di coaptazione eguale almeno a quella delle 
migliori suture, con una rapidità d*esecuzione assai maggiore. 

Al certo Tagrafe chiusa determina la mortificazione lenta e la distruzione 
dei tessuti che comprime, venendogli così a mancare la parete limitante verso il 
lume viscerale : ma ciò succede quando la barriera d*aderenze verso la sierosa ad* 
dominale è d*una solidità a tutta prova. 

Ecco sommariamente come procedo per stabilire P anastomosi: limitato più 
che sia possibile con compresse il campo operativo, metto a contatto sierosa contro* 
sierosa i visceri e li tengo bene ravvicinati colla trazione moderata che faccio eser- 
citare alle estremità dei tratti da riunire mercé due pinze a denti: li incido poi 
nel modo consueto ed applico tosto le agrafes, dapprima verso il mezzo, poi alle 
estremità delle linee di sezione, naturalmente sempre dal lato del lume. Le due 
4netà posteriori vengono così ad essere saldate sierosa contro sierosa. Raggiunti 
gli angoli, applico ancora le agrafes dalPinterno nel maggior numero possibile : e 
per raggiungere lo scopo gradatamente faccio girare le due superaci di sezione 
secondo V asse dei visceri da riunire. 

Le ultime le colloco dair esterno, dal lato cioè del peritoneo, arrovesciando 
la sierosa verso il lume viscerale, in modo che ciascuna agrafes rappresenti un 
punto alla Lembert. Così Tanastoraosi rapidissima é terminata e la tenuta è per- 
fetta, come è facile immaginare, giacché ogni lastrina , ripiegata sulle superfìci 
viscerali, porta alle estremità degli uncinetti, che fanno presa sulle pareti, pur 
essendo così corti da non poterle assolutamente attraversare. Per precauzione 
affondo tutto Tagrafage con un largo sopraggitto in seta siero-sieroso : negli espe- 
rimenti però ho parecchie volte tralasciata questa sutura di sicurezza senza inoon* 
venienti. 

Il Dott. Ghaput di Parigi adoperò in modo analogo le agrafes nelle anastomosi 
viscerali : però modificò quelli di Michel facendole rotonde, così che le sue agrafes 
somigliano agli spilli usati per rimpaginatura dai librai : ripiegandole sul mezzo 
tiene riawicinate le superfici di sezione. Egli presentò degli operati alla Società 
di Chirurgia di Parigi, lodandosi del metodo. Secondo le mie esperienze la modi- 
ficazione del chirurgo francese non é utile : da che le agrafes rondes tag^liano 
facilmente i tessuti e per di più le estremità appuntite ed indifese possoao, nel 
tragitto di eliminazione, dar luogo a pericoli non indifferenti. 

La ringrazio, egregio signor Professore, deirospitalità cortese, riserbandomi, 
se Ella vorrà permettermelo, di pubblicare le Memorie, quando i concorsi del 1902 
saranno ultimati. 

Coi sensi della maggiore considerazione 

devotissimo 

Dott. Franco Ceosti. 
Chirargo Vioe-Prim. dell'Osped. Maggiore 
di Milano. 
» » 
Sin da quando si é per la prima volta intervenuti chirurgicamente con «sito 
felice in caso di peritonite tubercolare , si previde che tutti i casi di dett» ma- 
lattia sarebbero suscettibili di egual trattamento e difatti ne sorse gran oontro- 
versia fra medici e chirurghi sulla indicazione della cura chirurgica e delU me- 
dica, controversia che ancora al dì d'oggi non é definitivamente risolta. 

Ora Thérme riassume nella Munck, med. Woch.^ 18 dicembre 1903 « la 
questione controversa. Egli paragona i risultati favorevoli duraturi ottenuti ool 
metodo conservativo e con quello chirurgico, tenendo conto che nel primo vanno: 
assieme a quelli non più operabili tutti quelli più lievi che neppure fanno pen- 
sare alPopportunità di un'operazione, mentre nel secondo ai casi non più suscet* 
tibili di cura medica si devono aggiungere quelli complicati con ileo o con sup- 






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l'argomento DSL GIORNO. 247 

pontiofie. Il maggior numero di casi favoreroli quiadi si dovrebbe avere nel 
trattamento conseryativo. B inveoe Taatore dimostra con delle cifre che qaesto 
non accade, perchè ha trovato il 48,2 ^/q di guarigioni durature mediche (su 82 casi 
38 gnariti), di fronte a 54. P/^ di guarigioni chirurgiche (su 244 casi 132 gua- 
rigioni), cifre che non confermano le conclusioni del chirurgo norvegese Borchg- 
grmoek che nolla peritonite tubercolare meglio corrisponde la cura medica di 
qoalla chirurgica, e che la peritonite tubercolare sia un terreno che la chirurgia 
defe restituire alla medicina Interna. Ma forse queste conclusioni saranno state 
dittate dal fatto della grande lievità del maggior numero di casi trattati conservati - 
rameote dal Borchggreviok. Al contrario, noi dobbiamo intervenire chirurgicamente 
tutta volta che una terapia interna illuminata non lascia vedere che scarsi o 
mancanti successi, sempre che le condizioni generali deirinfermo ce lo permettano. 

• 

Il Dott. Hknbi Claudb nella Revue de la tvòercolose^ n. 4, del dicembre 1903^ 
pubblica an articolo suirEvorragia peritoneale nella tubercolosi aenta del peri- 
tliee. Egli dice che si sono osservate frequentemente nelle diverse forme di peri- 
tonite tubercolare acuta o cronica, soprattutto in quei casi in cui esiste uno span- 
dimento ascitico, una colorazione emorragica del liquido, ciò che ha fatto descri- 
▼ere il fatto sotto il nome di peritonite emorragica. Questi fatti si possono para- 
gonare agli spandimenti emorragici osservati frequentemente nei diversi tipi di 
tnbercelosi plearale. 

La complicazione, sulla quale TA. desidera richiamare Tattenzione, gli sembra 
poco oonoeciata, perché la maggior parte delle Opere classiche non ne fanno 
aUnsiene. Si tratta di individui affetti da tubercolosi del peritoneo ancora inci- 
piente, che, senza aver essa dato luogo a sintomi apprezzabili, sono presi bru- 
ttamente da manifestazioni addominali estremamente dolorose é che richiamano 
in modo generale il quadro della peritonite subacuta e che muoiono in un perioda 
di tempo molto corto neiralgidità e in mezzo a fenomeni <)he parlano in favore 
pinttosto di ana affezione peritoneale o intestinale, che di una emorragia interna.^ 
L*aotep8Ìa dimostra resistenza di un accumulo considerevole di sangue nel peri- 
toneo, la cui origine é difficile a trovare. 

La diagnosi è delle piìi imbarazzanti e si é tentato, in questi casi, di cre- 
dere ad una appendicite, ad una peritonite per perforazione gastrica o intestinale, 
ad ano strangolamento intemo; ma la vera causa risiede nel fatto, così pensa^ 
l'A., eìie ìq queste tubercolosi peritoneali caratterizzate da migliaia di fini granu- 
Waioni, dei tnberooli vascolari possono dare luogo a delle rotture di vasi aumen- 
tando in seguito Temorragia lenta, continua, nella cavità addominale. 

Q Claude quindi mette in guardia e ci dice : In casi di fenomeni dolorosi 
MMa localizzazione netta in alcun punto delPaddome, remissione e ripresa degli 
Meidenti dopo un tempo variabile, dolori atroci che non lasciano alcun riposo, 
▼orniti, abbassamento della temperatura, polso rapidamente impercettibile, battito 
cardiaco tumultuoso, tenesmo rettale intenso, assenza di ballottamento nel ventre 
e mattità nei fianchi, tutti questi caratteri osservati colla loro evoluzione sì rapida, 
li drammatici in un individuo che presentava prima fenomeni di natura tuberco- 
Ure solamente sospetti, dovranno far pensare airemorragia peritoneale compli- 
cante una tubercolosi miliare latente del peritoneo e permetteranno di diagno- 
•ticare questo tipo morboso poco conosciuto di malattie sulle quali V attenzione 
é attirata più che tutto da appendicite, perforazioni gastro- intestinali o da stran- 
golamenti intemi con tutte le loro complicanze peritoneali ordinarie. 

« 

n Thobnbs nel BerL Klin. Woch,^ n. 51, illustra la cura chirurgica della 
ttihereolo9Ì addominale ed i suoi risultati durevoli. 

Egli distingue due forme : quella in cui prevale Fasci te e quella in cui 



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248 ANDREA GSCGUBRBLLI. 

])rtiva,ld 1& Ìfl8Ìon« tumoriforme daU da essudati adesivo-plastici e nei quali un 
vera&TnenlD o mauca, o prima deiroperasioae doq è reperibile. Ecco le sue con- 
ci usi ani : 

1) La peritonite tubercolare é in special modo malattìa dei bambini e dei 
soggetti giovani. 

2} Essa colpisce più spesso le donne che gli uomini , ed é perciò ammissi- 
bile che U maniera di contenersi degli organi genitali spieghi in questa una im- 
portali ie funzione. 

3) Le lesioni tubercolari che si localizzano attorno agli organi genitali fem- 
minili^ lane j ano adito ad una prognosi meno sfavorevole. 

* 4} La brevità del tempo da che il metodo ohe è stato adottato non permette 
giudicare m la malattia ha decorso in maniera piìi benigna per i bambini ovvero 
per gli adulti. 

5) [ caratteri della malattia sono variabilissimi, si hanno tutte le gradazioni 
li^ quali da forme leggere, capaci a guarire benissimo spontaneamente, vanno 
alle forme ^^ravi, le quali non risentono alcun vantaggio dall'opera del medico, 
qualunqiif^ essa sia. 

6) Non è impossibile che a stabilire una tale differenza contribuisca innanzi 
tutto la qoalità o sede del focolaio primitivo. 

7) Dal punto di vista della terapia chirurgica esistono delle indicazioni spe- 
ciali, come Tileo , la peritonite da perforazione; ovvero altri casi nei quali si 
eorca un effetto sulTorganismo in generale, e questo sarebbe il caso della lapa- 
rotomia, 

. 8) La laparotomia è capace di portare un vero rinnovamento in un campo dove 
la c^ura in terna non aveva prodotto il benché minimo utile: e sovratutto é capace 
a determinare una rapida scomparsa di essudato. 

9) Se i casi presentano tendenza a peggiorare, come elevazione della febbre, 
deperimento delle forze, la laparotomia non di raro é in grado di determinare un 
^arevolé raiglioramento , sicuramente per lo meno allevierèi le sofferenze del 
malato, 

10| Li laparotomia ci mette talvolta in condizioni di scoprire il focolaio 
primitivo, e quindi eliminare la causa della malattia. 

li) La prognosi é più favorevole nelle forme umide che non in quelle 
secche, l^a prognosi del resto é sempre subordinata allo stato delle forze del ma- 
lata, eii alla esistenza o meno di fatti di diffusione di altri organi. 

12\ Nel distaccare le aderenze si debbono temere formazioni di fistole fecali. 

13) La laparotomia è controindicata se esiste una infezione generale acuta. 



Il Dott.PAUL Percheron sulla Revue de la Tubercolose del n. 4 di dicembre 1903 
IjubuUeù mi articolo dal titolo: La pautara lombare applicata alla diagnosi della 
meningite tuliercolare. il valore, dice egli, dei segni tratti dall'esame del liquido 
ùef&IO'raL^liLdi&no per la diagnosi della meningite tubercolare, può attualmente 
etisere a]j prozzato in modo molto esatto. I lavori che sono comparsi sulF argo- 
mento dimostrano infatti «ile i risultati ottenuti da ogni parte sono generalmente 
tutti uniformi; Lutier , Vidal, Sicard e Havaut ci hanno fatto conoscere che la 
puntura lamicare rende i più grandi servigi e che deve entrare nella pratica cor- 
tante liì questa affezione. 

Sì è perù obbiettato che questo piccolo intervento é molto spesso inutile per 
la diagnosi di una affezione i cui sintomi sono in generale sufficientemente carat- 
U'rii/.SLÌi, Si è anche detto che non è senza danni. 

La puntura lombare può essere superflua nei casi di meningite tubercolare 
ik|iicìk. 4Ìloifìhé il malato é vedute per la prima volta durante gli ultimi periodi 
dc^riiiltf^iofte ; ma per poco che si abbia ragione di dubitare essa dev'essere fatta 



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l'argomento del giorno. 249 

perebé non é raro riscontrare delle serie difflcoltà cliniohe. Neil *ad alto la menin- 
gite tabercolare riveste delle forme molto rare e talvolta inattese. Nella prima in- 
Cinxit è sovente di una diagnosi difficile; nella 2.^ infanzia, le forme anormali, 
uau essere eccezionali, si osservano più raramente ; ma come si sa, anche nelle 
forme regolari dorante la fase iniziale, la diagnosi ò molto delicata ed ò quasi 
«impre impossibile colle risorse dei soli sintomi clinici pronunciarsi formalmente ; 
isAse, la meningite tubercolare , le meningiti d* altra natura , il meningismo si 
rìscontrano in questa età col loro massimo di frequenza. Egli è cosi che in cli- 
iiìea infantile la puntura lombare applicata alla diagnosi della meningite tuber- 
eolare è chiamata a rendere i più grandi servigi. 

Riguardo ai danni si può asserire che la puntura lombare è un intervento 
semplice e facile, soprattutto nei bambini, e che è assolutamente inoffensiva se 
sì ha cura di attenersi alle prescrizioni seguenti : 

Operare asetticamente. 

Operare sugli ammalati in decubito laterale. 

NoQ ritirare più di 10 ce. se il liquido cola normalmente; se esiste una forte 
ipertensione si può sottrarre da 10 a 30 oc. secondo i casi; 10 oc. sono suffi- 
^Qti per le ricerche correnti utili alla diagnosi. 

Ld stadio dei caratteri fisici , chimici , microscopici, culturali e citodiagno- 
«tìei del liquido cefalo -rachidiano, forniscono molti utili insegnamenti per la dia- 
gnosi della meningite tubercolare. 



11 prof. Padur Krausb alla Società Hufeland di Berlino fa una interessante 
comanioazione sui progressi della ohirorgiii gastrica. 

Dorante due anni e mezzo ebbe occasione di praticare 79 operazioni sullo 
stomaco; di cui il contingente fondamentale é formato dalle lesioni di stomaco di na- 
tura benigna, che hanno procurato il successo chirurgico ; e fra esse in prima linea 
de?e venir ricordata Tnloera dello stomaco. 

Per questo, due volte Tintervento venne reclamato da perforazione dell' ul- 
cera gastrica nella cavità addominale, alcune volte dalle gastrorragie, ma il più 
sorente dal fatto che la cura interna non riusciva più a nulla, e che Torganismo 
dimostrava di non potere più a lungo tollerare le conseguenze della malattia. 
Nella grande maggioranza di questi casi il concetto direttivo air atto operativo 
si fa di liberare lo stomaco e di provvedere alla sua quiete con la gastrocntero- 
stomia, in queste operazioni sullo stomaco il Krause utilizza esclusivamente la 
satara e da alcuni anni ha rigettato del tutto 1 bottoni di Murphj. Una gastro- 
eoterostomia può durare da 30 minuti a ^/^ d*ora, mentre che i bottoni possono 
rimanere nello stomaco e possono costituire un contrattempo pericoloso per la 
goarigione definitiva deirulcera gastrica. 

Da molti anni si ò mantenuto fedele a questo metodo e non ha che a lodarsene. 

Dopo accennato airazione della gastro-enterostomia neir ulcera gastrica, con- 
viene preoccuparsi della guarigione dell*uloera, ma Toperazione stessa non in tutti 
i casi ma in molti fa cessare completamente la iperacidità; cosi pure vanno scom- 
I^endo adagio adagio le deficienze di motilità , come pure viene scomparendo 
adagio adagio la precedente dilatazione. E siccome il contenuto gastrico si vuota 
per la nuova via, va con sé che il piloro rimane un organo non utilizzato, e quindi 
i dolori prodotti in special modo dagli spasmi del piloro vengono adagio adagio 
a scomparire. Tutte queste condizioni conducono per altro alla sola guarigione 
ed alla scomparsa delle molestie relative. L'A. però si affretta a dichiarare che 
gli insù coesi non mancano, in special modo in seguito a recidive. 

Gli atti operativi) per rimuovere le stenosi piloriche di buona natura, furona 
invece coronati tutti da eccellenti risultati; di 16 ammalati cosi operati, nessuno 
Smorto, e Tesame successivo ha dimostrato che in 15 casi sono scomparsi tutti 

Clinica Chirurgica, 17 

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250 ANDRBil CEOCHBRBLLI. 

i fenomeni tnorboai, ed i malati tornarono completamente capaci al lavoro. Sole 
ìzi una rag&zxa ebbe insuccesso. 

Nei ca^L di carcinomi del ventricolo é pure intervenuto parecchie volte o colla 
r^a^KÌone del ventrìcolo stesso o quando questo non era possibile colla gastro-en- 
taroetomia che permette una ampia nutrizione di scarico e il ristabilirsi di una 
nutrizione po&sibik. li Krause si è giovato largamente di tale indicazione , V ha 
adotta.ta in tutti i casi di occlusione del piloro, e di stasi del contenuto gastrico 
e conclude di avere spesso ottenuto dei risultati meravigliosi. Delle persone 
le quaLi erano vicine a morire di fame, poterono riguadagnare in peso, e tor- 
nare compleUmente capaci al lavoro, sebbene avessero sempre nello stomaco un 
eircÉnoma fìorente^ E nessun dubbio può elevarsi , che un carcinoma gastrico 
qaaodo non è dii^turbato dalle contrazioni dello stomaco, quando non è irritato 
dalle scomposuionì del liquido stagnante, si sviluppi molto più lentamente, che 
non nel caso inver^^o. 

Di più divengono possibili le guarigioni di ulceri, come pure le perdite, do- 
vote a sangue e pus , divengono minori : circostanze le quali associate alla mi- 
gliore nutrizione, spiegano completamente le buone conseguenze ottenute dalla 
gastro -tìnieros lotti itt. Perfino è dato osservare in alcuni casi che il carcinoma 
s*impìcaoliice, molto verosimilmente, in conseguenza dello scomparire della in- 
tiltrazìone del tessuto vicino. 

In fjosUnsea ^u 79 operazioni di stomaco eseguite nello [spazio di 2 anni e 
roeiEao, Hftirono gastrostomie ; 45 gastro-enterostomie, 14 resezioni di stomaco; 
7 digiunoKlomie, due escisioni di ulceri gastriche, 3 piloroplastiche. 

In 16 c&m la gastro-enterostomia fu praticata per malattia dandole benigna 
ad i malati guarirono tutti ; come pure in tre casi nei quali fu praticata la pi- 
loroplastica. 

La gantro-enterostomia per carcinoma fu praticata 29 volte , e si ebbe una 
mortalità del 4t> ^f^. Ma la ragione di questa alta mortalità bisogna ricercarla 
nel fatto che egli non si peritava di praticarla anche in ammalati deperiti; difatti 
6 morirono per ]iolmonite e 6 per collasso cardiaco. Solo in un caso su 45 ga- 
atro-entepostoraie ebbe la morte per peritonite , poiché dovette praticare la su- 
tura in un tesilo ti> molto infiltrato, e malgrado si cercasse di mantenere una ac- 
curata autrÌ7.iofie^ finiva per lacerare il tessuto. 

guesta aha mortalità certo é sconfortante, ma se si pensa che 11 di 29 car- 
cinomi inestirpabili ottennero un completo successo palliativo ^ fino a rendere i 
inalati capaci al lavoro, c'è da consolarsi. 

Accade in altri casi alcune Gioite di constatare, che un tumore il quale a 
primo aspetto venga giudicato come un carcinoma, nel suo decorso inoltrato si 
dimostra come tumore benigno , e come risultante di un risveglio di cicatrici 
dì ulcera e indurimenti, i quali all'esame microscopico risultano di buona natura. 

Però i ritoltati con Toperazione radicale sono stati più incoraggianti che 
Don quelli ottiBiìuti con la gastro-enterostomia palliativa. Di 12 casi operati ha 
avuto ó morti, due per collasso cardiaco ed uno perchè la sutura fatta a livello 
del cardias e tutta al disopra della piccola curvatura non tenne bene. E la ne- 
oroscopìa mostrava che il tessuto su cui la sutura era raccomandata era carcino- 
matoso, ossia la necroscopia dimostrava che il caso era inoperabile. 



Er»EBOLi{sdì New- York pubblicò recentemente una osservazione in cui ha ap- 
I^lìfutcp la decupsalazione renale come trattamento delP eclampsia pnerperale ; 

éi tr&ilaYa di upi^ donna di 23 anni che aveva avuta la febbre tifoide al quarto 
m4*se Al K^ravidanza, al sesto albuminuria e a sette mesi e mezzo fenomeni di eclamp- 
aia. (^-ovoi'uto jl parto, questo portò una sosta di 24 ore, ma dopo gli accidenti 
riprt^Kt^io iftTitu ishn Edebolhs si decise 72 ore dopo il parto di praticare la decap- 
Stila^^iuiu' rt'ttali' bilaterale. L*operazione fu eseguita in 23 minuti ; i due reni 



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L* ARGOMENTO DEL «lORNO. 251 

presentarono delle lesioni infiammatorie acute, ma erano poco aumentati di vo- 
larne. La capsula propria fu distaccata dalla superficie esterna di ciascun rene e 
resecata nella sua totalità. 

Dopo rinterrento non si ebbero più nuove crisi, scomparvero tutti i sintomi 
gravi dell'uremia, tanto che due giorni dopo la paziente aveva ripreso piena cono- 
scensa. Il seguito operatorio fu normale. Le ferite lombari e le ferite del collo 
nterioo si chiusero per prima intenzione, la paziente stette a letto tre settimane^ 
come dopo ogni decapsulamento renale, e dopo questo tempo si alzava in per- 
fetta salute. 

L'esame chimico e microscopico delle orine fatto giornalmente per due set- 
timane dopo Tintervento addimostrò una guarigione rapida delle lesioni renali. 
Un mese dopo non si trovava piìi neir orina che tracce d'albumina , e qualche 
raro cristallo ialino. Attualmente, 53 giorni dopo Toperazione, Torina è normale 
e la salute perfetta. 

Le conclusioni pratiche che si possono tirare da questo caso, dice termi- 
nando il chirurgo di New- York, egli é che noi possediamo nella decapsulazione 
renale, un mezzo potente per trattare Teclampsia puerperale grave. Molto più si 
dovrebbe anche proporre lo scapsulamento nelle crisi eclamptiche d'origine renale 
che cominciano col travaglio. La madre così migliorerà e si potrà evitare anche 
il parto prematuro >. 

L'osservaeione precedente é certamente il primo caso nel quale si è usato un 
intervento chirurgico sul rene allo scopo di trattare Teolampsia puerperale. Il fatto 
di praticare la decapsulazione dei reni neireclampsia é la conseguenza logica dei 
successi ottenuti dall'autore per mezzo di questa operazione nelle nefriti croniche 
e acute. Inoltre tutto il mondo è d'accordo per ammettere i buoni effetti del sa- 
lasso contro i disturbi uremici; ora, se questa perdita di sangue é utile, sarà più 
efficace ancora il sanguisugio locale praticato sul rene stesso per mezzo della 
decapsulazione. 



n Dott Maurice Cazin di Parigi, nella Semaine Medicale del 6 gennaio 1904 
pubblica un interessante articolo sulla ciiBa chirar^ica delle perforazioni dell'in- 
testino Bella febbre tifoidea. Sono 25 anni, scrive egli, che ridotto alle ricerche 
della terapia medica, ben impotente in parecchi casi, il pratico non conosceva 
alcun trattamento suscettibile di ovviare alla evoluzione fatale della peritonite 
diffusa consecutiva alla perforazione dell'intestino nel corso della febbre tifoide. 

Al giorno d'oggi non é più così, perché le guarigioni ottenute grazie alPin- 
tervento chirurgico, in ammalati affetti da perforazioni intestinali senza limita- 
zione della reazione peritoneale, sono adesso assai numerose, perchè si possa op- 
ponendole ai rari fatti di guarigione spontanea citati dagli autori , concludere 
con certezza che il trattamento medico della parforazione tifoidea deirintestino 
deve cedere il passo al trattamento operativo, e che bisogna considerare questa 
complicanza come di spettanza esclusivamente del chirurgo, e che gli deve essere 
confidata quando se ne suppone resistenza. 

None possibile, in sostanza, formulare a questo proposito le obbiezioni sì spesso 
rinnovate per Tappendicite. La peritonite per perforazione nella febbre tifoide non 
è che eccezionalmente circoscritta, e, per conseguenza, capace di guarire senza 
operazione; nella immensa maggioranza dei casi, essa é diffusa e si termina 
colla morte , se non si interviene chirurgicamente; la sola speranza di salute 
risiede dunque in una operazione fatta il più presto possibile , e bisognerebbe 
ignorare i risultati ottenuti per rifiutare questa fortuna a degli ammalati fatal- 
mente destinati a morire. 

Ma la grande difficoltà sta nel potere diagnosticare in tempo questa perfo- 
razione. Per questo si é dato un gran valore alla numerazione dei globuli bianchi, 
ma questa, come 8*é visto, ò incostante nella perforazione intestinale e non com- 

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252 ANDREA CKCCHERBLLI. 

pare spdfeiso che molto tardi yam ente, allorché la peritonite é generalizzata: bisogna 
quindi iioQ attribuirgli che un* importanza secondaria dal punto di vista del- 
rindioaxìone operatoria, poiché Tassenza della leucocitosi non dà punto il diritto 
d*eliminare Tidea della perforazione, tanto più anche che T aumento di numero 
éeì glabuLi bianchi del sangue può prodursi senza ohe Tintestino sìa perforato. 
Non bisogna dunque aspettare che un aumento notevole del tasso leucocita- 
rio venga ad aggiungersi agli altri segni della peritonite generalizzata per pensare 
aita posici bUità di una perforazione tifoidea deirintestino e per tentare un inter- 
vento ohe può solo salvare il paziente. In ragione delle difficoltà della diagnosi 
precoce doHe perforazioni intestinali si sono aperti e si apriranno ancora dei ven- 
tri senza trovare la perforazione di cui si supponeva resistenza, ma non si avrà 
mai da rimpiangere una laparotomia esplorativa, atteso che non vi sono oasi pub- 
blicati in cai La morte sia stata la conseguenza di un simile errore di diagnosi; 
tneutre che numerosi sono i casi in oui il chirurgo ha potuto rimpiangere di non 
avere operato in tempo utile, il più spesso, d*altronde, perché il medico non aveva 
fatto ricorso al suo intervento. 



L'Adamkiewicz , il quale ha le tante volte illustrato i risultati da lui otte- 
nuti con la cancroina, ora ha riuniti i suoi lavori in uno solo sulla guarigione 
del cancro {Die Heilung des Krebses Wien und Leipzig, Braumiiller) nel quale 
vanta i resultati del mezzo da lui impiegato. Veramente i resultati ottenuti dagli 
altri chirurghi non corrisponderebbero del tutto alle affermazioni ed alle speranze 
dello Adaiiìkiawicz. 

Vedremo cosa accadrà in avvenire con nuove prove, nuovi studi. 



Varie volte ho accennato alle cattive condizioni, in cui si trovano i Medici 
Ualiani air Estero e specialmente air Argentina. Questi si trovano là in gran 
numiiro ed in cattive condizioni perché se vogliono esercitare debbono pagare somme 
considerevoli^ e prendere trentadue esami dati con rigore e peggio ancora. 

Tanto é vero che su centinaia di medici che in questi ultimi anni tentarono 
b prove, gelo sette vennero rivalidati. È troppo. Essi chiedono la reciprocità fra 
l'iLaLia e gli Stati firmatari di una Convenzione. L*idea é buona e giusta: ma 
può I Italia firmare una tale Convenzione con la Repubblica Argentina e TUruguav, 
quando la Francia vuole non solo gli esami, ma anche la Nazionalità in chi eser- 
(jiia nel 8oq t^irritorio? quando Austria, Germania, Russia non T ammettono? E 
la &ok Inghilterra che ha concesso il diritto di esercitare sui proprt connazio- 
nali, solo perché i medici Inglesi possano abbandonare le nebbie del Tamigi per 
venire a lìfriittare coloro che vivono sotto il bel cielo dltalia. 

A. Cecchbrelu. 

l'arEus, 2^ Febbraio 1904. 



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RIVISTA SINTETICA 



L'ENDOSCOPIA VESCICALE 



La cistosoopia rappresenta una delle migliori conquiste della nostra èra. 
Con essa la diagnosi delle malattie vescicali ha raggiunta una precisione mate- 
matica, quale è tuttora un desideratum in altri campi della chirurgia. Il prof. Ugo 
De Rioaldis dell* Università di Napoli, ce ne espone in un utile libro la storia, 
Tevolazione, la tecnica, e la sua importanza diagnostica ed operativa; trattandosi 
di an argomento importante, credo utile riassumerne i concetti (1). L^idea di ren- 
dere accessibile alla vista le parti interne del nostro organismo mediante ap- 
parecchi ottici, ò molto antica; Ippocrate infatti é stato il primo a praticare la 
rinoscopia; ma Tendoscopia ebbe principio solo nel 1807 con Bozzini di Franco- 
forte sul Meno, che per il primo accennò a questo metodo di diagnosi, facendo 
costruire airuopo un apparecchio speciale, che denominò fotoforo, e che era dt- 
stinato airesame deiruretra. Questo non ebbe dai medici deirepoca quel valore 
che gli spettava, e Tendoscopia sarebbe caduta in completo oblio, se il Segalas 
nel 1822 non Tavesse rimessa in onore colla costruzione di uno speculo-uretro- 
vescicale, fondato press* a poco sullo stesso principio degli apparecchi oggi in 
uso. Ma a Désormeaux (1856) era riserbata la gloria di apportare un progresso 
considerevole in questo campo; e perciò giustamente agli dal Nitze fu chiamato 
il € padre deirendoscopia ». Le sue pubblicazioni sollevarono il plauso di tutto il 
mondo chirurgico, quantunque il suo strumento, essendo alquanto complicato, non 
acquistasse molta dilTusione fra i medici pratici. Ne venne quindi la necessità di 
modificarlo e le modificazioni furono molte, le principali dovute a Shein , Gruen- 
feld e Clar. Tutti questi apparecchi senza che li descriva minutamente si basano 
sul principio di rischiarare la vescica mediante luce esterna, ed esigono due istru- 
menti, un fotoforo ed v.n tubo endoscopico, che neirapparecchio di Désormeaux 
erano uniti insieme rendendolo così incomodo, pesante e difficile ad usarsi, ma 
che nelle modificazioni successive vennero separati, rendendo cosi Tendoscopia a 
loce esterna uno dei metodi piii semplici e più precisi. Come fotoforo Gruenfeld 
adopera lo specchio frontale laringoscopico, per mezzo del quale si riflette in un 
Uscio luminoso il raggio di una buona lampada odi un becco di gas: Shein ado- 
pera un fotoforo elettrico, composto di un piccolo cilindro metallico fissato fra i 
dae occhi deirosservatore da una molla che abbraccia la testa. Questo cilindro 
contiene una piccola lampada elettrica i cui raggi sono riuniti in fasci da una 
lente piano convessa situata alKestremità anteriore del cilindro: Clar adopera un 
fotoforo ohe comprende un grande specchio comune, fissato alla testa dell'osser- 
vatore da una fascia frontale forato in due punti per lasciare passare i raggi 
visivi. Nel fuoco di questo specchio si trova una piccola lampada elettrica che 
pnò oscillare dalVavanti ali* indietro , e che dà un fascio luminoso più o meno 
largo, secondo la sua posizione per rapporto al focolaio dello specchio. 

I tubi endoscopie! più comuni e più pratici sono quelli di Gruenfeld che si 
compongono di un tubo cilindrico, di varia lunghezza a seconda che devono ser- 
vire per Tuomo o per la donna e corrispondenti ai numeri 22, 24, 26 della filiera 



(1> Ugo De Rinaldis, L'endoscopia vescicale ed uretrale. Napoli tip. R. Pesole 1904, 

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1:54 GIOVANNI NEGRI. 

Charrière , che porta air estremità vescioale un piccolo specchio piano ed allar- 
gato ad imbuto alfaltra estremità, che serve da oculare. 

Ma uaa vera rivoluzione nell'ispezione dell' interno della vescica fu appor- 
tata da Max Nitze di Berlino che il 9 maggio del 1879 presentava, nella seduta 
della Società dei Medici di Vienna, i suoi istrumenti , ohe erano stati costruiti 
da Leiter, Albarran in Francia, ma piii tardi, ne faceva costruire dei simili. 
Questo metodo si basa su un principio diverso, e cioè neir introduzione della 
sorgente luminosa stessa (situato alPestreraità di un istrumento cateteri forme) ia 
vescica; come sorgente luminosa Nitze al principio scelse un filo di platino ar- 
roventato al bianco con la corrente galvanica; e per impedire che T apparecchio 
si riscaldasse innestò nello stesso strumento un tubo che serviva da irrigatore^ 
sicché nel cistoscopio eravi una conduzione, con la quale, mentre la lampadina 
era accesa, si faceva circolare una corrente d'acqua fredda. In seguito sostituì al- 
l'ansa galvanica una lampadina Edison, adattata all'estremità vescicale dell'istru- 
mento; l'irrigatore allora è diventato inutile, perchè la incandescenza neirinterno 
della lampadina sviluppa poco calore. I) Nitze però adopera spesso anche il ci- 
stoscopio irrigatore, ma l'irrigazione allora non serve piti per raffreddare la km- 
padind, ma per sostituire al liquido eventualmente intorbidatosi in vescica du- 
rante l'osservazione cistoscopica uno limpido e trasparente. Il cistoscopio irriga- 
tore quindi presenta la grande utilità di potere, in caso di bisogno, detergere, e 
la lampadina e l'oggettivo cistoscopico, il che, com'è agevole intendere può es- 
sere di una necessità impellente nei casi di pionefrosi, di ematuria vesoicale o 
renale, di cistite pseudo-membranosa, ecc. Se non vi fosse l'irrigatore si dovrebbe, 
ad ogni momento, ritirare il cistoscopio per detergerlo e reintrodurlo , salvo a 
trovarsi, dopo pochi istanti, nelle condizioni di prima. 

Il primo cistoscopio di Nitze si compone di una larga sonda metallica, go- 
mitata alla sua estremità; l'altra estremità è ad imbuto; nel punto che questo 
imbuto si conginnge al tubo principale esiste una doppia solcatura, ove si fissa 
una .siringa che serve da presa della corrente. Questa pinza permette dei movi- 
menti di rotazione simili al cistoscopio attorno al suo asse. Il becco della sonda 
contiene una piccola lampada Edison destinata a rischiarare un' ampia superfice 
della mucosa vescicale, all'angolo stesso formato da questo becco si trova una pic- 
cola finestra occupata da un prisma, che riceve l'immagine della superfice rischia- 
rata dalla lampada, e riflette quest'immagine nell'occhio dell'osservatore in grazia 
di una combinazione ottica delle tre piccole lenti piano convesse. 

Quest'apparecchio è molto pratico e può bastare all'esame della maggior 
parte di vescica, gli sfugge solo una piccola parte della parete posteriore della 
regione che contorna immediatamente il collo della vescica. Nitze, per colmare 
queste lacune, ha fatto costruire due altri cistoscopi , il cistoscopio N. 2 che ha 
il suo occhio all'apice dell'angolo formato dal becco, ed il cistoscopio N. 3 che 
l'ha sulla faccia anteriore di questo becco. 

Al cistoscopio N. 2 come ho già detto, vi ha inoltre aggiunto un circolo di 
acqua che permette di lavare l'occhio e la lampada durante l'esame, e di rin- 
novare il liquido contenuto in vescica quando si intorbida. Questo apparecchio 
è il più pratico di tutti. 

Non sto a descrivere né. il cistoscopio di Albarran, né di Leiter, Brenner, ecc. 
i quali tutti presso a poco sono modellati su quelli di Nitze: dirò solo di una 
modificazione importante che ha reso quest'apparecchio non solo utile alla dia- 
gnosi ma anche alla cura. L'impulso alla creazione di questi strumenti fu dato 
dall'uretero-cistoscopio sia di Nitze che d' Albarran, il quale in fondo rendendo 
possibile il cateterismo degli ureteri, rese possibile di associare alla diagnosi an- 
che la terapia. 

1 brillanti risultati, conseguiti con questa pratica, indussero successivamente 
gli autori ad escogitare mezzi opportuni , per potere operare sotto la gaida del 



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RiVrSrA SINTETICA. ^S' 

«litOACopìo^ nella vescica, in oasi dì c&looli , tumori ^ ipertrofia dalla profetata, E 
bvDthé da pochi anni aia stato realizzato quento nuov^o prograsso tecnico, i riaul' 
tati che esjio ha dato & Ni Uà, Burckharit Wossidio, ed altri, sono stati cosi oo- 
«pieni, che possiamo bene riprometterei di^U'avvenire, Ha tale riguardo. 

Fra i oistoscopi operatori acoenneròa quelli dì Nitze ohe fu il primo a metterli 
ÌJi pratica; al cateUn cùtoscopieo Ittotritorti che garve per i oalooli, e in gene* 
t*le per ei trarre i oorpì estranei dalla ves^^ioa^ ai ciHoscopio ùperativo munito in 
<?erìi ca«i o di una pìniatta, oppare di un' ansa galvanica o di cauteri destinati 
a £«£iooape i picooli tumori, oonie le granul&^ioai di una recidiva. 

Nitze, non è molto, espresse il convineimento, ohe quando il chirurgo è ad- 
destrato h<ne alla cistoscopia, demolirà sempre con questo processa il tumore 
■raacìcale, giacché essa^ in ^onerale, non arreca sotf'iìfenze alT infermo e non gli 
tmpediice dì accudire alle sue faccende- Invace. Fai^ìpurla^ione per la breccia sea- 
TiU dilla epicistotomia, implica — a prescindere dalla necessità di ricorrere 
«II» narfo^^i — che l'infermo dopo Toperazioritì deve restare pìU settimane a letto, 
« talvolta rimangono fìstole dorature, le quali non guariscono. 

I cistoscopi operativi dì Woesidlo, di Freudcnberg e Bierhoff, hanno per obl#t- 
tì ve di associare Tesarne preliminare cistoscopìco alla dieresi galvano -caustioa « 
Il che equivale a pater operare coi coltello sopra, oppure fra le sporgente pro- 
amiehe, sotto il controllo diretto deiroochio. 

Accennato ai principali cistoscopi operatori resta & segnalare il fotocistoscO' 
pio, un^ngegnol^a creazione di Nit^e, che serve per fotografare le varie immagini 
della vescica^ in condizioni cosi fisiologiche, come (>atologichep 

Tecnica ciatùscopicfi, — L'esame cistoscopico sventaralamente non è attuabile 
in tatti i caai.^ giacché esso pretìUp[ione anzitutto, come condizione indispensabile 
«he il lunid uretrale sia pervio ad un i strumento del calibro del tubo endoscopiGo, 
E poi>tbè il più delle volte questa condizione non esiste por uretre -stenosi unica 
-0 multiple, conseguenza in fallante di pregressa croniche gonorree^ eca, é deverò 
in4eciinabil0 del chirurgo di assicurariii, — prima di accingersi all'fiftame cisto- 
«erpico, ^ se il calibro delTuretra si presti al libero passaggio dell'istrumento. 
Allorché la cisioscopia è attuabile, essa^ come si è già detto, può in taluni caai, 
costituire da sé sola tutta la diagnosi a la guida per la terapia deir afiezione; 
Iiddove in altri rappresenta un complemento ed integrazione della diagnosi non 
cbé la guida più efficace per la cura« 

II chirurgo che si accinge ad esplorare la ves^jica urinaria^ dopo aver aooer- 
tilo ehe non vi sia alcuna contro- indicazione alla cistoscopia, deve essere com* 
jflelamente edotto dell' io timo meccanismo e del preciso funzionamento dello stru- 
mento cistoscopìco che dovrà applicare, e deve saper padroneggiare le manovra 
P«rcbÉ in caso opposto non soltanto potrà cadere in strafalcioni diagnostici , ma 
danneggiare V infermo deternainundo lesioni di parti già ammalate , lesioni che 
poitseno avere perfino consegueoie funeste. 

Prima di incominciare Tesame bisogna lavare accuratamente la vescica con 
una soluzione dì acqua borica tiepida o borica debole ^ poi vi si introducono 
da 150 a ^00 c.c, di acqua steriluzata ed una bolla d'aria ohe restando a galUf 
indica Tapice alla vescica. Se il malato è molto sensibile si può iniettare prima 
nell'upetra e nella vescica una soUuìone di cocaina; in casi di bisogno si farà 
ÌDOitre al malato una iniezione sotto-cutanea di morena. 

Prese queste precauzioni , il malato viene corioiito su di un letto alto , oon 
h gmnibe divaricata come nella posizione che si pongono le donna per V esame 
«on lo apeculum , poi s' introduce il cistoscopio accuratamente raso asettico ad 
ìograasalo con glicerina od olio, steri! izstati secondo le regole di ogni cateterismo. 
Appena il becco ha varcato il collo della vescica s^i stabilisc^e la corrente e ci al 
*MÌcara del buon fonitionamento deM*apparecchjo, osservando la superficie vesci- 
<*!« che ci si prosenta. Se questa prima osservasi one non appare chiara, si pud 



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ooDoladere ohe lo speoohio si é sporcato darante il passaggio dell^uretra, e si po- 
- lisce oca un getto d*acqua destinato a lavarlo. Fatto qaesto si intraprende un^esplo- 
razione metodica di tatti i punti accessibili della superfìce vesoicale; per qaesto 
si esamina prima di tutto V apice della vescica , poi il suo basso fondo. Qaesto 
si ottiene facendo girare metodicamente il becco dello strumento in vescica, in 
alto, lateralmente ed in basso. In ciascuna di queste posizioni il becco dello stra- 
mento deve fare dair avanti air indietro un cammino durante il quale il padi- 
glione si abbassa man mano che ci si avvicina al collo, e si rialza man mano 
ohe ci si allontana. Questi movimenti combinati permettono di vedere successiva- 
mente la cupola della vescica in quattro spicchi, partendo dal collo e terminando^ 
al punto opposto della faccia posteriore di questa cavità. 

La superficie della mucosa osservata é circolare; i suoi dettagli sono in ge- 
nerale ingranditi, quando si avvicina Tendoscopio alla mucosa; sono rimpiccoliti^ 
quando ci si allontana; mostra con una grande chiarezza le sue cellule, i vasi 
che vi serpeggiano, e Torifìcio degli ureteri che lascia uscire un piccolo getto di 
orina chiara o modificata secondo le condizioni dei reni. Se il campo diventa tor- 
bido, basta iniettare un poco d'acqua per rinnovare il liquido contenuto in vescica» 
Terminato V esame si chiude la corrente per lasciare raflreddare la lampada e 
si estrae lo strumento. 

Un esame cistoscopico ben condotto fa apprezzare distintamente tutte le varie 
lesioni vescicali , i caratteri di tutte le varie cistiti , dal semplice catarro alla 
cistite gangrenosa dissecante, alla cistite alcolosa, alla cistite tubercolare, gonO' 
ooccica, pseudomembranosa, ecc. Permette di vedere facilmente la cicatrice delle- 
oistotomie, ma la sua parte principale è di mostrarci i calcoli vescicali, i^ fram- 
menti di calcolo dopo la lilotrizia, i corpi estranei della vescica, e specialmente 
i tumori vescicali. 

Dair insieme delle ricerche, dal punto di vista delle malattie della vescica 
risulta dunque ohe Tendoscopia dev'essere applicata in tutti i oasi, nei quali la 
diagnosi d incerta. È specialmente per differenziare una malattia voscicale da 
una malattia renale, nei casi oscuri di ematuria, che dev'essere usata. Permette 
ancora di localizzare un tumore vescicale di piccolo volume, talora di provarne 
la molteplicità, la sede, il modo d'impianto, ecc.* una vòlta resa possibile la dia» 
gnosi, si può con essa operare in fase iniziale della malattia e quindi accrescere 
di mille doppi le prospettive favorevoli per una guarigione rapida e comitieta. 

Dott. Giovanni Negri. 



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RENDICONTI DI ACCADEMIE E SOCIETÀ^ 



Italia. 



Società medico chirurgica di Modewa, 

^dfita del 29 gennaio 1904. — Fiori Paolo, Leiatufa deli* uretere e siiot 
isitì. In base a numerose esperienze sugli animali, TA. conclude: 

L** L'idronefrosi è più facile a prodursi uei easi di insuflìcieute svi- 
luppo del circolo perìfenco dei rene e può mancare quando il cìrcolo stesso 
d iTÌtnppa apiccatamente fino dairinizio. 

2,° I casi nei quali il rene non ingroisa allatta od anche rimpiccolisce^ 
dopo la legatura del dotto escretore, non costituiscono un argomento per 
icjoiettero ratrofìa precoce dell'organo, giacché questo può ridiventare ca- 
pila di funzione se l'uretere vien rifatto permeabile, 

Z° La secrezione è sin dal Ti ni zio profondamente modificata nel senso 
che special me ut© diminuita ò la produnone deirurea^ delle sostante estrattive 
e di certi sali, specialmente i fosfati. 

4.° In idronefrosi avanzata si può osservare la continuazione della 
fnnzìone glomerulare preas'a poco nei limiti normali, mentre la epiteliale a 
profondamente modificata e aoppressa: 

ÒJ* E molto discutibile il trattamento conservativo di elezione nelle 
idronefrosi asettiche appunto per i dati che ci offrono gli esami della ftin- 
zio □ alita di idronefrosi avanzate. 

6.^ Il punto di congelazione del liquido endorenale si avvicina molto 
e eostanteraeote a quello del siero di sangue e del sangue detibrinato. 

7,*^ I liquidi endorenali sono tossici se iniettati per le vene di ani- 
mali omogenei e la tossicità loro è dovuta ai nucleo-proteidì. 

8,^ Gii animali con atreaia di uno degli ureteri presentano fonomenr 
di insufficienza renale , caratteristica specialmente dei primi periodi con 

innalzamento del rapporto — -, ed ìnsuffìcienm degli scambi organici e delle 

attività metaboliche generali, la quale è messa in rilievo anziché dal cal- 
colo, dalla quantità e qualità delle molecole urinarie, dal calcolo del peso 
della molecola elaborata media, il quale ci dimostra appunto che negli ani- 
mali profondamente distrofici con esito letale a lunga scadenza, il peso della 
molecola urinaria si innalza notevolmente, mentre La permeabilità renale 
QOQ ai apprezza sensibilmente modificata. 

Fiori Paolo. — Caso raro di una ìescicst doppia osservato nel conìilto, 
TraUavasi di una vescica soprannumeraria, del volume della vescica nor- 
male, in comunicazione con questa e con l'uretere sinistro. 

A\istria, 
Società dei meidici di Vienna. 

Seduta dei 12 febbraio — Saoo descrive un nuovo processo di mar- 
Hùmmi dei tubo diéeranie senza apertura del lume del canale. U metodo ri- 

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Ìi58 RENDICONTI DI ACCA.DEMIB B SOOIBTÀ. 

posa SU questo fatto ohe la resistenza della mucosa dello stomaco e del- 
rioxesLino è bì grande che Tapposizione delle due anse, nei cani non de- 
termiua imii una perforazione spontanea. Per ottenere un*anastomosi col 
metodo dell'apposizione, bisogna determinare la necrosi della mucosa per 
mezzo del termocauterio o meglio del nitrato d'argento. Il processo ò molto 
semplicd e può essere praticato senza Taiuto di assistenti. Al termine di 
4\ìB giorni i anastomosi è completa. Il metodo può essere applicato in tutti 
i c4d io cui non è necessario stabilire una comunicazione immediata. Il 
pili grande vantaggio di questo modo d'agire consiste nel fatto che è inu- 
tile pulire riatestino prima dell'operazione, evitandosi così gli accidenti del 

KRmùL presenta un cane in cui ha estirpato la tunica muscolare dei- 
finteslino tenue per una lunghezza di un metro, senza che il cane ne abbia 
ristìutito dicano alcuno, continuando esso a nutrirsi come un animale nor- 
male. 

Accademia di Medicina di Parigi. 

Seduta del 2 febbraio 1904. — Lannelongue parla della cura delle osteo- 
artriti tutercolarì col metodo sclerogenato intra-extra-articolare. Questo me- 
ìltcÌd agisce sui tessuti tubercolari dell'interno e dell'esterno dell'articola- 
zìone e li trasforma in tessuti normali. Si inietta dapprima una soluzione 
itidoforrnizzata nell'articolazione e tre o quattro giorni dopo si inietta una 
BoJu^iuuta dì cloruro di zinco alla superfìcie esterna delle fungosità. Sotto 
qut)(it4i doppia influenza la trasformazione si fa più presto e senza alcun 
4».iino, in uno spazio di tre o quattro mesi i tessuti tubercolari sono dive- 
nuti nurmali ; a partire dal 5.^ mese circa si autorizzano i movimenti del- 
l*articolazÌD«e e l'uso dell'arto. I movimenti non restano diminuiti col trat- 
tamento, restano ciò che erano prima, e coli' uso si migliorano; non si 
deve mai, nelle malattie tubercolari delle articolazioni fare delle manovre 
allo scopo di accrescere Testensione dei movimenti conservati; si espone 
a de^He ricadute. 

GuEPiN legge una nota sugli inconvenienti del sublimato nelle vie urina-- 
rie. Dice che il sublimato è il più doloroso , il più irritante e il più cau- 
stico de^li antisettici portato sulle mucose. Inoltre spesso è il meno effi- 
cace , alle dosi in cui è possibile utilizzarlo. In lavaggi o in istillazioni, 
enn ntìììi L alcool, nell'uretra o nella vescica, e causa d'accidenti sempre 
gravi e tVequenti, uretriti ribelli, restringimenti cicatriziali per bruciature 
del canOij, criptiti dolorose deflnitive, che il taglio solo migliora per un 
iitiute, Anche nei tubercolosi è mal sopportato, provoca delle gettate con- 
gessiive con armature e precipita talvolta il decorso delle lesioni. 

lusomriia, bisogna scrivere nel manuale destinato ai pratici, di non 
heiYirsi mai del sublimato per le vie urinarie. 
• 

Seduta del 9 febbraio 1904 — Le Dentu parla sulle dìfflcoltà della dia- 
gmsl d "ir aitinomi cosi; e a questo proposito comunica un'osservazione di tu- 
imirà i\t[ mascellare superiore che presentava tutti i segni dell'actinomi- 



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RENDIOONTI DI ACCAJ)KMIB E SOCIETÀ. 259 

«osi, meno V apparire degli actinomices. Diversi allievi del prof. Poncet 
aTeviDO confermato la diagnosi. Divenuto necessario un intervento chirur 
:gieo, si constatò che si trattava di an epitelioma. 

Le Damany legge una nota sulla patogenesi della lussazione congenita 
delPanca, nella quale egli attribuisce lo sviluppo delle lussazioni congenite 
■ad Qoa torsione esagerata del femore del feto nell* utero, nel medesimo tempo 
<;bead uno spostamento in avanti della cavità cotiloide, il cu^i fondo si sol- 
leva e in parte si colma: queste due deformazioni, allorché raggiungono un 
grado troppo pronunciato, hanno per conseguenza Tapparire di una forma 
particolare di lussazione congenita. Si vedrà allora, sia colla semplice azione 
tonica dei muscoli, sia coirazione adi u vanto del peso del corpo, la testa del 
femore lasciare la cavità cotiloide, atrofizzata. La lussazione sopravviene 
«osi lentamente, progressivamente, senza alcun dolore, sotto gli occhi dei 
parenti o anche del medico. Il ritardo nella deambulazione, e più tardi la 
deambulazione, ne sono i primi sintomi. Le prove anatomo-patologiche di 
questa teoria furono tratte dair esame dei femori e del bacino di piccoli 
infanti; la torsione dei primi oscilla generalmente da 30^ a 60^; quanto al 
bacino egli è notevole per V eccessiva obliquità in avanti del cotile. Nei 
"Casi di lussazione unilaterale, questa obliquità ha la sua causa in una forma 
obliqua o vaiare del bacino; nei casi di lussazione bilaterale è dovuta ad 
on eccesso di larghezza del sacro. 

Seduta del 16 febbraio 1904 — Cornil parla deW Infiammazione nel neo- 
plasmi e dice che si può riconoscere negli epiteliomi: 1). La suppurazione. 
La maggior parte dei cancri contengono dei microbi. Quelli che si sviluppano 
nella bocca, nella faringe, nel collo uterino sono molto più spesso infettati 
esede di suppurazione che quelli degli organi interni. Una quantità più o 
meno grande di pus infiltra il tumore primitivo e i gangli. 

2). Degli accumuli di leucociti polinucleari non danno punto airocchio 
l'apparenza di pus. Questi leucociti risiedono neirinterno degli alveoli car- 
-cindmitosi, nel cancro della mammella p. es.; gli stessi ascessi microsco- 
pici si riscontrano negli alveoli deirepitelioma a cellule cilindriche. 

3). Una infiammazione subacuta o cronica si osserva talvolta negli epi- 
teliomi attorno alle parti mortificate o calcificate del tumore si osserva al- 
lora un tessuto connettivo di nuova formazione contenente talvolta dei leu- 
cociti polinncleati, e al margine delle cellule epiteliali mortificate, delle grandi 
cellule giganti multinucleate. 

Dariee legge una comunicazione nella quale dice di aver tratto pro- 
fitto dell azione anelèesica e nevrastenica del radio a dose infinitesimale e 
inoffensiva in certe nevralgie ribelli, in certe irìti, iridocicliti, ecc. 

Seduta del 23 febbraio 1904. ^ Djyen fa una comunicazione sul cancro 
é 8UÌ cura. Dopo aver richiamc^to che nel cancro esiste un microbo parti- 
colare, il micrococcus neoformans, la cui inoculazione negli animali provoca 
l'apparire di tumori vari, dice di aver curato dal 1901 , per mezzo di inie- 
zioni di colture di questo microbo, di una virulenza variabile, o delle to<?- 
«ne 120 casi di tumori maligni: 8 di questi pazienti non hanno avuto alcun 
giovamento da questa cura; 47 sono ancora in osservazione; 21 possono es- 
sere considerati come guariti. Questi 21 casi concernevano tumori varii ed 



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260 RENDICONTI DI ACCADEMIE E SOCIETÀ. 

in essi non esistono più tracce di tessuto neoplastico. Sui 47 ammalati io 
osservazione 29 devono essere seguiti ancora per del tempo prima di prò* 
nunciarsi in un senso o nell*altro, quantunque abbiano di già ricevuto grandi 
benefici dalla cura; gli altri 18 benché siano molto migliorati, non si pos- 
sono ancora mettere fra casi di guarigione, perchè le masse neoplastiche 
in via di riassorbimento, non sono ancora completamente scomparse. 

Società di Chirurgia di Parigi. 

Seduta del 3 febbraio 1904. Seduta annuale pubblica della Società^ 
Dopo il discorso d*uso del presidente Kirmisson e la rivista dei lavori dei- 
Tannata, Segond, segretario generale, pronuncia l'elogio del Dott. Boaill^ 
antico presidente della società. 

Seduta del 10 febbraio 1904. — Lejars ritorna suìV appendicaliia di 
Giiinard che riassume sotto tre proposizioni: 1) frequenza delle appendiciti 
non conosciute; 2) frequenza delle appendiciti coesistenti con altre affezionr 
dolorose; 3) necessità di fare Tesarne delTappendìce in tutte le laparotomie. 

Per quest*ultima conclusione è dello stesso avviso di Guìnard. È già 
da molto tempo che non tralascia di fare quest'esame e più di una volta 
ha trovato Torgano ammalato, mentre non oravi stata alcuna manifestazione 
anteriore. Tutte le volte che Tappendice è sospetta la leva, e già da qual- 
che tempo è solito fare altrettanto anche per questa ragione : avendo ope- 
rata una paziente di un grosso fibroma uterino, sei mesi più tardi la stessa 
paziente gli si presentò in piena peritonite diffusa appendicolare, e che non 
potò salvare. 

Lejars non insiste sulla prima conclusione, essendovi dei numerosi 
casi in cui Tappendicite resta mal conosciuta. Quanto al dolore nella fossa 
iliaca, sintomo di una appendicite, nello stesso tempo che esiste un'altra 
affezione, il caso è sicuramente molto frequente, e TO. Tha riscontrato pa- 
recchie volte. 

Nondimeno egli si separa da Guinard quando considera Tappendicalgia 
un segno capitale d'appendicite. D'altronde la parola algia non designa or- 
dinariamente che un'affezione senza substrato anatomico conosciuto, e 
nelle osservazioni di Guinard si trovano menzionate delle lesioni. 

RocHARD riferisce un caso di scroscio sotto scapolare. Si trattava di una 
giovane di 17 anni, di padre morto di tubercolosi, che da tempo si lagnava 
di dolori reumatismali su diversi punti del corpo, e nella quale nelT ultimo 
mese comparvero degli scrosci sottoscapolari. Per rimediare ai dolori cho 
li accompagnavano, essendo rimaste inutili tutte le cure mediche. Mauclaire 
intervenne chirurgicamente con una incisione parallela al bordo spinale del- 
Tomoplata. 11 resultato di questo esame ò stato negativo. Allora per impe- 
dire lo scroscio Toperatore fece un' interposizione muscolare servendosi dt 
un lembo del trapezio che ha fissato al grande dentato. L'operazione è stata 
seguita da guarigione. 

ScHWARTz riferisce un caso dì dlélunosiomìa ad y, il terzo che finora 
sia stato pubblicato. Il primo di Terrier, il secondo di Riche, il terzo del- 
l'autore. 



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RENDICONTI DI ACCADEMIE R SOCIETÀ. 261 

RouTiER presenta un uomo in cui ha praticata Testrazlone di una palla 
dà revoher situate sulla faccia anteriore dell'ultima costola. 

ScuwARTz presenta un uomo a cui ha estirpato un lipoma periartico- 
tare del ginocchio. 

Arron presenta un enorme aneurisma del cavo popliteo. 

Seduta del 17 febòraio 1904. — Mignon riferisce un fatto di astra- 
2Ìone di un proiettile da un malleolo mediante l'apparecchio di Contremoulins. 

Potbbrat ritorna m\V appendi calgi a e pensa che Guinard non ha sola- 
mente voluto attrarre Tattenzione sugli errori di diagnosi ai quah' può dar 
luogo l'appendicite, ma che^ha voluto soprattutto insistere su queste appen- 
diciti reali^ vale a dire con lesioni certe e che nondimeno non si traducono 
^ciiD alcun sintomo, se questo non ò un dolore più o meno localizzato e 
netto a livello della fossa iliaca destra. Richiamando l'esistenza di queste 
appendiciti latenti e appoggiandone su numerosi esempi l'importanza del 
«olo sintomo dolore in questi casi, Guinard ha fatto opera interessante ed 
«tile perchè di parecchi fatti non si ha troppo evidenza. Egli è per questa 
ragione che Potherat riferisce due osservazioni simili che sono caratteri- 
stiche. 

Bazt segnala un errore che si può commettere nella determinazione 
<del punto appendicalgico, confondendosi questo punto col punto del dolore 
-chiamato « para-ombelicale » e che è sintomatico di una pielite o di una 
pielonefrite. Questi punti siedono presso a poco sulla stessa linea verticale 
4in po' all'infuori del margine esterno del muscolo grande retto, ma il punto 
<lel dolore para-ombelicale è nettamente situato più in alto, su una linea 
trasversale che passa per l'ombelico, mentre che il punto di Max Burnej 
-siede, lo si sa, su una linea obliqua che va dall'ombelico alla spina iliaca 
anteriore superiore. 

QuÉNU riporta un' osservazione di diéiunostomia ad y che ha avuto oc- 
<!a8Ìone di praticare nel luglio ultimo ii; un ammalato affetto da gastrite 
ulcerosa particolarmente intensa e ribelle ad ogni trattamento medico. Il 
paziente era già stato operato nel 1897 di gastro-entorostomia per stenosi 
4deatrìziale del piloro e questa operazione aveva dato i risultati più so- 
disfacenti fino al giorno in cui la nuova bocca fu essa stessa attaccata ed 
ulcerata dal succo gastrico. Fu per questo che ricorse alla digiunostomia, 
^o scopo di mettere lo stomaco in riposo, ed il risultato fu abbastanza 
boono. 

TuFFiBR ha fatto pure una digiunostomia con risultato mediocre in una 
donna affetta da esteso cancro dello stomaco, che non lasciava il posto per 
una gastro-enterostomia. 

Hermann si domanda se una semplice digiunostomia laterale con ori- 
ficio cutaneo piccolo non darebbe migliori risultati, dal punto di vista della 
prognosi operatoria e della continenza ulteriore, che una operazione assai 
lunga e complicata quaFò la digiunostomia ad j. 

RicARD riferisce un'osservazione di estrazione di corpo estraneo dal bronco 
deitro mediante traoheotomiay con guarigione perfetta. 

ViLLEMiN fa una comunicazione su un nuovo processo dì trattamento deh 
fipospodia balanica e penlena. 

MoNOD presenta un uomo che in seguito ad un traumatismo della parte 



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262 RENDICONTI DI ACCADEMIE E SOCIETÀ. 

media del braoelo vide svilupparsi un piccolo tumore nello spessore del bicipite^ 
che raccompagnava a dolori ia forma di nevralgie. L*0. non ha potuto 
determinare la natura di questo tumore, e domanda il parere dei suoi col* 
1 eghi. 

MoNOD presenta un utero che ha levato coll'isterectomla addominale totale 
per un grosso flbroma retro-cervicale inclavato nel piccolo bacino. L'operazione^ 
è stata molto laboriosa. 

ScHWARTz annuncia che ha operato un giovane di tumore del ginocchio- 
assai voluminoso, di un lipoma peri-articolare con un grosso prolungamento 
intra-articolare. Nelfarticolazione non era vi il minimo spandimeuto. 

LuGAS Championnibkb presenta la radiografia di una frattura antica 
della rotula. 

Seduta del 24 febbraio 1904. — Picqué a proposito dell' appendicalgia 
richiama le differenti affezioni dolorose che hanno potuto talora essere con- 
fuse con una appendicite. Egli insiste particolarmente sui punti dolorosi 
che presentano le isteriche, e gli ipocondriaci e sulla difficoltà di diagnosi 
che offre in parecchi casi la determinazione esatta di una malattia e sopra- 
tutto dei rapporti di questa affezione coi fenomeni dolorosi. 

Walther a proposito di digiunostomia^ al quesito se dà migliori risul- 
tati quella laterale o quella ad y, risponde che non ha esperienza in pro- 
posito, ma riporta un'osservazione di digiunostomia laterale in cui ottenne 
un ottimo risultato. 

Terrier crede che le operazioni le più semplici siano migliori; siccome 
il risultato non può essere che temporario , è inutile cercare di praticar» 
una operazione complessa; la digiunostomia laterale sembra che corrisponda 
bene airindicazione. Lejars dice che in una digiunostomia laterale, prati- 
cata per un cancro esteso, ha notato che spesso, dopo Tintroduzione di una^ 
dose di 120 gr. di latte, si produceva diarrea. Schwartz persiste nel cre- 
dere che la digiunostomia ad y resta Toperazione di scelta negli ammalati 
capaci ancora di una lunga sopravvivenza (specialmente nei casi di perdite 
di sostanza estesa dello stomaco in cui la gastroenterostomia è impratica- 
bile), inoltre essere questo processo che assicura meglio la continenza della, 
bocca digiunale, sopratutto quando si apphca il processo di Maydl. 

Sébilau a proposito della recente osservazione di Mbonibr sull'estra- 
zione di corpi estranei dai bronchi fa notare che V operazione è stata fatta 
su un bambino, in cui il corpo estraneo non era che ad 8 cm. dalla ferita 
tracheale; simile operazione è relativamente facile, ma la broncoscopia, il 
cui inventore Killian e il promotore Lermoyer, in Francia, non devono 
essere dimenticati, non è una operazione molto semplice; essa presenta cert& 
difficoltà, e di più necessita uno strumentario molto costoso. 

Kirmisson ha avuto occasione di intervenire in un bambino che aveva, 
inspirato una bolla di vetro, con la tracheotomia, tentando poscia Testra- 
zione della bolla con un uncinetto fatto fabbricare appositamente, ma Tun- 
cino penetra nel bronco e non si può più ritirare. All'autopsia si constata 
lacerazione della faccia posteriore del bronco destro, dovuta all' uncino. 

Paure prende occasione dalle osservazioni indirizzate alla Società da 
Michel suW isterectomia addominale subtotale coiremisezione uterina, per stu- 
diare il valore e le indicazioni dei differenti processi dMsterectomia addo— 

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RENDICONTI DI ACCADEMIS E SOCIETÀ, 283^ 

minale sabtotale applicati aUe suppu razioni aoneasiali. Biaogca comportarsi* 
in Tari modij secondo la circoatanz6j ma bisogna stìrapr© attaccare gli aa^ 
uaasi dal diaotto, ciò che facilita roperazigne. L'O,, iosiste su questo punto 
importali te mos traodo che bisogna ri correr vi tanto in un processo cho in 
un altro, secondo l'estensione e la molteplicità delle aderenze si ricori'crà 
al processo Amencano o a quello di TERRiea; fatta la liberazione degli 
anneasi, r emisezione dell' utero rende facile e rapida Toperazinne» 

ScawARz ha praticata questa operazione una trentina di volte ed ha 
aeiQpre constatato che remisozione presenta una gronde l'acilita ad operare. 

G CINA EU) a proposito dei trattamento del cancri ìnoperabiii della mammella 
Cùttà casttazione omma l-gge una lettera di Reynss di Mar-^ijjjlia nella quale 
dichiapa che egli è stato il primo ad applicare questo metodo terapeutico 
in Francia. Rèynes aggiunge che la paziente di cui ha comunicata la storia 
airultimo congresso francegie di ehinirgra, è perfettamente guarita dopo 8 mesi 
dairoperazione. 

PinQLÈ presenta una donna affali a da esoftalmo pulsatile^ 

Rie ARO a nome di TaioLLKT descrìve un nuovo processo di preparazione 
ài un catgut perfettamente sterile, solido e forte. 

Società di Chirurgia di Lione. 

Sedìitn del 3 dieeynhre 1903, — Tillard a proposito oella colBclstotomla 
iattO'Skrosaj dice che questo metodo non può essere utilizzato che in un nu- 
mero molto ristretto di casi; non applicabile nelle idropisie con enorme di- 
iteDiìone, nelle atrofie o Bstole persistenti dell'organo ed infine nei neoplasmi; 
esso deve essere riservato alle colecistiti suppurate, calcolose o no, giusti- 
icabili di estirpazione, af.ìne di evitare agli ammalati le noie dt fistole per- 
sistenti che sono Tabituale risultato delle coleci^totomie. 

Bi«ogna^ rigettare del tutto questa colecistotomia so rio- sierosa? L* A. 
noB lo crede; a suo avviso^ egli considera ToperazioDe come elegante, in te* 
restante a praticarsi allorché è possibile, ma non come metodo indispen- 
ubile. 

^orLLiocD parla della mbmBùtomla. e dice che sopra 24 casi di mìomec- 
toaiie ha avuto un solo caso di morte, e un caso di recidiva che ha neces- 
sitato una isterectomia secondaria. Tutti gli altri casi sono guariti perfet- 
tamente. 

L'aatore crede ad una regressione deirutero dovuta al fatto dell' ope- 
naione, e resta perciò partigiano della miomectomta, a condizione che le 
indicazioni siano limitate ai casi favorevoli: tendenza allo sviluppo sotto- 
peritoneale del tumore, numero limitato di questi, facilità di loro enuclea- 
zione. Bisogna agire senza partito preso e fatta la laparotomia optare fra 
la miomectomia che resta una operano db di eccezione e T isterectomia che 
^ più generalmente indicata. 

Seduta dei 10 dicembre 1903, — Moller presenta a nome del &uo 
maestro Nove Josserand un piccolo ammalato di II anni, affetto da retra- 
lime dei muscoli flessori delle dita delta mano, consecutiva ad una lesione 
ìaflammatoria. Novè-Josserand in questo caso non ha inten^zione di fare 
altro che di evacuare la raccolta che si percepisce nello ipessor© dell© masse 



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2ài RENDICX)NTI DI ACCADEMIE E SOCIETÀ. 

muscolari dei flessori; e spera che la contrattura attuale non terminerà con 
uoa retrazione cicatriziale definitiva. 

Albeertin presenta un uomo di 52 anni affetto da frattura dell'estremità 
JnferiotB dell'omero. L* articolazione delle ossa dell* avambraccio presentava 
un callo diafisario laterale ed esterno; ma ciò che è curioso da notare è 
la conservazione di tutti i movimenti dell* articolazione del gomito che si 
spiega cullo spostamento in massa dell'articolazione stessa. 

GoNDAMiN parla delle miomectomie in utero gravido e dice che le indi- 
<!azioDÌ della miomectomia devono essere tirate soprattutto dallo stato gra- 
vido deir utero, quando questo si accompagna a fenomeni estremamente 
dolorosi e persistenti. Quando la situazione del fibroma sembra incompati 
bile con un parto normale bisogna intervenire il più presto possibile per 
evitare i rischi di torsioni dovute alia presenza di questo fibroma, e soprat- 
tutto Le complicazioni possibili al momento del parto. 

Quando la presenza di un fibroma avrà determinate delle torsioni, l'in- 
dicadone di una tale operazione si poserà in maniera legittima. Airiafuori 
della gravidanza, il semplice desiderio della donna di conservare la sua 
capaoìia materna, sarà sufficente per fare accettare questo intervento al 
4i sotto dei 38 ai 40 anni. 

Sedtda del 17 dicembre 1903. — Ratnaro fa una comunicazione sopra 
ilo traumatismo antico del gomito che aveva dato luogo ad un voluminoso 
osteoma del brachiale anteriore. 

MoLiN fa una comunicazione sulla chirurgia conservatrice degli osteo-sar- 
mmì^ fermandosi a parlare delle resezioni diafisarie e diafiso-epifisarie. 

YxNCBNT continuando la discussione sulle miomeciomiey dal punto di vista 
operatorio considera Tisterectomia superiore alla miomectomia, e che le ia- 
4ìaaziouì di quest' ultima sono molto ristrette in ragione- dell* età abituale 
dtìlle operate e delle forme anatomiche dei fibromi. 

Egli riconosce che in circostanze eccezionali, in presenza del desiderio 
formalmente espresso da una donna ancora mestruata, di conservare delle 
speranze di diventar madre , bisogna ricorrere alla miomectomia; ma in 
regola generale , egli preferisce a questa operazione sì seducente a prima 
vista, ma paradossalmente dannosa, T isterectomia totale, sì ben regolata 
noi 8UU manuale operatorio e sì definitivamente regolata. 

Seduta del 24 dicembre 1903. — Durand e Destot fanno una comu- 
nicazioDe sulle fratture della testa femorale parlando deli* etiologia , patoge- 
nesi, diagnosi, prognosi e cura. 

CoNDAMiN riferisce un caso di cisti dermoide bilaterale delle ovaia in grar 
Tìdanza^ che vengono estirpate, e la paziente guarisce. 

Q-eriinania. 
Società di Medicina Interna di Berlino. 

Seduta del 1.* febbraio 1904. — Albu comunica un caso di Cancro 
/lello stomaco , complicato da emiplegia. Il paziente di 30 anni presentava 
uu'acìimia grave che Foratore crede poter attribuire al cancro gastrico. Il 



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RIVISTA DBI GIORNALI DI CHIRURGU. 2Q''> 

fMJuaoie essendo morto, Tautopsia dimostrò che si trattava di un carcinoma 
Idiotico sviluppato sopra un' ulcera. Quanto alle cause dell' emiplegia non 
«i trova che idrocefalia interna e un'aracnoite-flbrosa diffusa. 

Seduta del 15 febbraio 1904. — Wohlgemuth riferisce Tosservazione 
di an medico che avendo assorbito accidentalmente una dose assai consi- 
derevole di cocaina, presentò dei fenomeni molto intensi di cocainismo acuto 
<8pecialmente disturbi respiratori) , che curò con inalazioni di ossigeno e 
ÌDÌeKÌoni canforate. Ora durante i primi 4 giorni che seguirono Taccidente, 
rorina conteneva dello zucchero di resina, e fino al 7.^ giorno vi si scopri 
la presenza d* acido glìcuronico coniugato, benché l'ultima iniezione di 
-canfora sia stata praticata 22 ore dopo l'assorbimento della cocaina. Questo 
acido glicuronico coniugato fu riconosciuto derivato dall'acido feno-glicu- 
roDico. 

L*oratore spiega queste constatazioni urologiche col fatto che 1' ac. 
^glicorunico , per il meccanismo della coniugazione è destinato a rendere 
inoffensivo per l'organismo certi principii nocivi. In questo caso, è l'intro- 
dnzione di cocaina e di canfora che ne ha determinata la produzione. 
'Quanto al sacco di resina, la sua presenza è frequente in seguito a diverse 
intossicazioni; essa caratterizza la glicosuria tossica. 

Società di Medicina di Bbrlino. 

Seduta del 3 febbraio 1904. — Pick riferisce 5 osservazioni dì epite- 
Homi cerio eotodermici, tumori maligni da inclusione fetale. 



RIVISTA DEI GIORNALI DI CHIRURGIA 



i/ PoHelInlco Sez. Chirurgica, fase. 2, 1904. 

Rkonoli Alessandro. — Alcune considerazioni sulla operazione cesarea- 
Vaginale (ìsterocervicotomia) ed una sua nuova applicazione. Ha praticato 4 volte 
questa operazione, ma nella quarta vi ha apportata una leggera modifica- 
zione consistente nel praticare la sola incisione posteriore del muscolo ute- 
rino: Toperazione venne consigliata dalle condizioni dolorifiche e spastiche 
dell'utero, che certamente si sarebbero aggravate in seguito ad una dila- 
tazione rapida forzata con tutti i gravi possibili danni che potevano deri- 
varne. 

Babtianbi.li. — Strozzamento acuto di anse del tenue attraverso ad una 
fessura congenita de! mesocolon trasverso essendo il colon trasverso in retropo- 
Bilione. Laparotomia. Quarigione. Caso clinico interessante: 1) perchè è il se- 
condo caso di retroposizione con sito normale di visceri conosciuto e de- 
•eritto ed è il primo nel quale l'anomalia concorse a produrre ileo cronico 
ed acuto, insieme al mesocolon fessurato; 2) perchè si sono potute veri- 
ficare le condizioni anatomo-patologiche, determinanti il meccanismo di oc- 
clusione cronica ed acuta, e cioè retroposizioni del colon, abnorme brevità 
Climra Chirurgica. 18 

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266 RIVISTA DBI GIORNALI DI CHIRURGIA. 

del mesocclon, fessurazione di questo a forma di triangolo isoscele e form» 
primitiva di esso mesocolon trasverso; per tutte le quali condizioni si deter- 
minò il cingolo strozzante costituito anteriormente dal colon trasverso re- 
troposto, sui lati dei margini della fessura mesocolica; 3) perchè le ricerche 
bibliografiche fatte dall'autore non fecero ancora conoscere simile mecca- 
nismo di strozzamento interno; 4) la necessità per il chirurgo di conoscere^ 
queste anomalie deirintestino crasso negli interventi addominali gastro-en- 
terici. 

Isaia Angelo. — Studio clinico statistico sopra I sarcomi osservati in 
18 anni di clinica chirurgica dal Prof, Francesco Durante. Lavoro^ in corso di 
pubblicazione, e dove comincia col riferire succintamente tutti i casi che^ 
sono 167. 

Ingianni. — Cateterismo dell'uretere in un caso di gomitatura di questo 
condotto e ritenzione renale. Caso clinico che dimostra come sia prezioso il 
cateterismo delFuretere nel trattamento delfidronefrosì e come il passaggio 
d'un istrumento nell'uretere possa acquistare importanza curativa. 

Archivio di Ortopedia, fase. G.**, 1904. 

Motta Mario. — Nuovo contributo alla cura della Scoliosi. Espone i^ 
modo com'egli si diporta nella cura delle deviazioni laterali della colonna. 

Garavini. — Sopra un caso di lussazione paralitica volontaria deiranca. 
Dall'esposizione del caso clinico e dalle considerazioni da esso indotte coo- 
clude: 1) fra gli esiti della poliomielite anteriore acuta, oltre alle lussazioni 
spontanee stabili dell'anca, devono porsi vere e proprie lussazioni paraliti- 
che volontarie. 

2) Mentre le prime si formano quasi costantemente nel caso che la 
paralisi abbia colpito soltanto un gruppo muscolare, od almeno questo gruppo 
sia stato intaccato con maggiore intensità dal processo, per queste ultime 
invece è da ritenersi che si verifichi in primo tempo una parali«»i completa 
di tutti i muscoli, poi un ripristino di una parte almeno di essi. 

3) Il meccanismo di formazione della lussazione trova la sua principale 
se non esclusiva spiegazione nella teoria meccanica di Hueter e Volkmann.» 

4) Per ciò che riguarda la cura un intervento cruento, le cui moda- 
lità sono regolate dalle condizioni speciali del caso potrà portare al risul- 
tato desiderato di riduzione stabile della lussazione. Diversi mezzi possono 
portare allo scopo, e questi sono stati bene determinati da Codivilla. La 
resezione del legamento rotondo, o la sua fissazione al collo del femore dopo- 
avere fatto percorrere alla sua estremità cefalica un tunnel praticato nella 
testa femorale, l'escavazione del cotile, la ripiegatura o l'escisione del cui 
di sacco formato dalla capsula, la ricostituzione del tetto dell'anca, e forse 
i trapianti tendinei sono tutti speciali atti che da soli o fra loro associati 
possono attuare la permanente stabilità articolare. 

Archivio italiano di Ginecologia N. 1, 1904. . 

Chidichimo Franc. — Contrazione uterina e centri motori delVutero. 

Bossi. — Le applicazioni alVestero della dilatazione meccanica immediata 
del collo dell'utero. 

Pugliese Vincenzo. — Frattura del frontale per traumatismo Intrauterino^ 
Caso clinico che porta l'autore alle seguenti conclusioni: 



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RIVISTA DEI GIORNALI DI CHIRURGIA. 267 

1) Le fratture intrauterine del cranio fetale dovute a trauma ripor- 
tato dalla madre, sono possibili. 

2) Fratture craniche intrauterine possono avvenire tanto se la gravida 
eade da una certa altezza, come se riporta un colpo di bastone. 

3) Il sacco amniotico può resistere al trauma, ed aversi ugualmente 
nna frattura delle ossa del cranio. 

Annali dì Ostetricia e Ginecologia N. 1, Gennaio 1904. 

Ferrosi Eksilio. — Le assimilazioni lombo-sacro-coociéee nella pelvio- 
lo^a ostetrica. 

Mirto. — Su di alcune modificazioni della crasi sanguigna dopo le ope- 
razioni ginecologiche. Conclude : Che le operazioni ginecologiche sono seguite 
da un aumento dei leucociti, più accentuate da parte delle cellule necro- 
file, che questa leucocitosi è transitoria e non ha durata costante, sebbene 
sembra sia più prolungata nelle operazioni gravi e pericolose. 

Che gii organi su cui si opera non modificano Fandamento di essa. 

Che Taumento dei globuli rossi, dopo le operazioni ginecologiche è poco 
rilevante, meno duraturo di quello dei leucociti e può anche mancare. 

Che Taumento dell'emoglobina non è costante e quando esiste è di poca 
entità. 

Bbrtino. — Dell'uso dei veratro verde nei la cura dell'eclampsia puerperate 
e della sua azione sul prodotto del concepimento. 

Carlo Decio. — La Maternità e il Brefotrofio di S. Celso in Milano 
nei secoli XVI-XVIL 

Rem de Chirurgie, N. 2, febbraio 1904. 

Cross F. b Cross G. — Perforazione dello stomaco da ulcera. Riferiscono 
due casi di perforazione spontanea dello stomaco che hanno potuto trattare 
eoo an intervento immediato , e seguiti in uno dei pazienti dal risultato 
il più soddisfacente. 

Terrier e Lbcexe. — Un nuovo caso di cisti iusta-intestinale. Caso cli- 
nico che guari in seguito ad estirpazione della cisti; era situato in vicinanza 
al ceco, e i sinoi caratteri anatomici permettevano di classificarla nella va- 
rietà delle cisti iusto-in testi n ali a struttura intestinale che si potrebbero 
anche chiamare « en toroidi ». 

Le Damany. — Una nuova teoria patogenetica delia lussazione congenita 
delfanca. Questa comunicazione è riferita neirAccademia di Medicina del 
9 febbraio, e riportata in questo numero. 

Malapert e Morickau-Beauckaut. — Degli singiomi della mammella. 
Sodo abbastanza rari e appena accennati; Fautore ne riferisce un caso per- 
sonale, e raccoglie la statistica di tutti gli altri noti che si riassumono in 
nna quindicina. 

Mally e Richen. — Contributo allo studio delle impotenze funzionali con- 
secutive al traumatismi articolari. Lavoro in corso di pubblicazione. 

SocbEYRAN. — // mixoma puro delle ossa, lì mixoma delle ossa è molto 
raro; questa è Topinione di tutti gli autori che si sono occupati della qui- 
stione. L^autore avendone osservato un caso trae occasione da esso per fare 
nn capitolo suiraffezione. 

Thbvbnot. — Ricerche sperimentali sulle fratture limitate del fondo della 
cavità coiiloìde. 

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268 RIVISTA DEI GIORTfALI DI CHIRUROIA . 

GuiBAL Paul. — Ulcera perforata dello stomaco. Caso clinico in cai FA. 
intervenne e potò guarire il paziente; fa poi alcune considerazioni sul dre- 
b aggio nelle peritoniti. 

GuYOT JosBPii. — Osteomielite acuta deW estremità superiore del femore. 
Lavoro in corso di pubblicazione. 

Annales des Maladies des Orgafws Osnito-Urìnaires, N. 2, 1904. 

Albarran. — Ricerche sul funzionamento normale comparato del due reni. 
L'autore da esperienze suiruomo e sugli animali conclude: Che il valore 
della secrezione comparata d*un rene in rapporto ali* altro , varia secondo 
il momento considerato. Queste variazioni sono tali che, nello spazio di V4 
d*ora di una mezz'ora, si può vedere lo stesso rene fornire più meno 
lavoro che il suo congenere, la differenza potendo arrivare fino a 30 %. 

LouMBAU. — Proatateotomla totale transvescicale per la via sopra-pubica. 
Operazione di Freyer. Caso clinico riuscito splendidamente. 

NicoLicK. — Un pronesso molto semplice per ottenere in qualche caso la 
separazione dell'orina dei due reni. Descrive il processo che consiste: dopo 
aver lasciato il malato in riposo a letto per qualche ora si lava la vescica 
e dopo averla vuotata si pratica con un massaggio lombo-addominale una 
specie di pigiamento su di un rene e del suo uretere; si raccoglie la pic- 
cola quantità d'orina discesa nella vescica e si lava di nuovo« Se ripetendo 
lo stessa processo dall'altro Iato si ottengono delle orine differenti, si potrà 
dare qualche valore a questo metodo; se al contrario non si ha alcuna 
differenza nelle orine, il processo non ha alcun valore, ma nemmeno al- 
cun danno. 

In tre casi in cui il processo fu adoperato dall'autore ottenne un buon 
risultato. 

Annales des maladies des Or^anes Oenito-Urinaires, N. 3, 1 febbraio 1904. 

Hallb e MoTz. — Portano un contributo all' anatomia patologica della 
tubercolosi dell'apparato urinario. In questo capitolo si occupano della tuber- 
colosi delia vescica^ facendo seguire le loro considerazioni da casi clinici, e 
da esami istologici di pezzi osservati. 

Bagozzi parla dM uretrotomla interna che trova indicata nei restringi- 
menti in cui non è possibile la dilatazione; quando è necessario rendere ra- 
pidamente il suo calibro all'uretra; quando^ benché dilatato, il restringimento 
recidiva facilmente; quando, benché il restringimento essendo dilatabile» 
certe lesioni secondarie non guariscono con la scomparsa del restringimento. 

Annales des Maladies des Organes Genito-Urlnaires, N. 4, 15 febbraio 1904. 

Halle e Motz. — Contributo all'anatomia patologica della tubercolosi delle 
vìe urinarie. Continua parlando della tubercolosi della vescica e delle altera- 
zioni che può dare, riportando a 8uf!i*agio delle sue parole molte osserva- 
zioni. 

Bagozzi. — Una nuova modificazione all'uretrotomo di Maisonneuve. Ne fa 
la descrizione. 



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RIVISTA DEI GIORNALI DI CHIRURGIA. ^9 

Ànoales de Ginecologie et d*Obstetrique^ febbraio I904« 

PiNARD. — Funzionamento dell'istituto ostetrico Baudehque, dalla sua fon* 
daaone (1889) fino ai 1.* febbraio 1904. Fa la descrlsuooe dei locali, del 
servizio, del personale, e rende nota di tutte le donne che entrarono nel 
reparto per affezioni ginecologiche (631 per partorire o per abortire (31.539)^ 
La mortalità totale fa di 167 ossia di 0,53 7o» ^^ <^ui 71 per setticemia ossia 
di 0.22 %. 

Ma^uclaiicb. — Tre casi di stomatopiastia del collo uterino. La prima fu 
fatta per ipertrofia unilaterale del collo uterino in una donna affetta da pro^ 
luK) uterino complicato da metrite emorragica : la seconda per una lace- 
razione mediana del labbro inieriore del collo uterino; la terza per dege- 
Berazione sclerosa micro-policistica e polipoide del collo *Tterino in una donna 
adulta. 

Gazbaux Pierre. — Delle modiflcaiioni della mucosa uterina nel corso 
delPeìoluzione delle gravidanie ectopiche. 

Gauthibr. — Ematometra post-partum. Né riferisce un caso da lui os- 
serTato e ne riassume altri tre uno di Delore , uno di Khodókowski , il 
terzo di Witthauer. 

LABrsQuiÉRE. — Dei corpi gialli e loro funzione secondo Fraenkel. Rivi- 
ita generale. 

Zentralblatt fùr Chirurgie N. 5 e 6, 7 e 8. 

HBLa.TNG. — Sui metodi sicuri di Digianoslomia. Ripiega ed incappuccia 
il lume dell'intestino e lo sutura profondamente. Ha otto casi. 

Zrokbmbbro. — Colecistenterostomia con formazione di un passaggio ar- 
tificiale per la bile. Caso clinico in una donna di 78 anni. 

Saubbbruch. — Sull'azione del pneumotorace nelle operazioni intratoraciche. 
Ne studia gli effetti molteplici. 

Hans Ubhr. — UepatO'ColanglO'enterostomia. Descrive un caso clinico. 

Edbbhols. — Decassulazione del rene, nefro-capsectomia (Edebohis) e nefro- 
lisi {RoYsing). Dimostra quali sieno le differenze fra la sua operazione e quelle 
di Rovsing. 

SwiATBCK. — Di una modificazione per l'introduzione dei cateteri asettici. 
Li guida oon una pinza. 

Hbusner. — Un caso di prostatotomia infr apubica. Casistica. 

Oeutsche Zeitschrrft fÙr Chirurgie Band 17, Heft. 2. 

L Madbluno. — Sulla compressione digitale intraperitoneale dei vasi san • 
iuigni del bacino. In un caso di lesione deirarteria iliaca esterna (aneurisma) 
si comportò in modo da potere, dopo un'incisione uguale a quella che si 
osa nell appendicectomia, di far comprimere da un assistente l'arteria iliaca. 
Anche il Me. Burney nel 1897 seguì lo stesso processo. 

IL Dreist. — Sulla legatura e compressione delFarteria iliaca comune. 
Descrive un caso di aneurisma dell'arteria femorale curato con la legatura 
dell'iliaca comune. Ne ha curati altri 14, di cui 5 con legatura temperarla, 
odi compressione intraperitoneale, e 5 con compressione strumentale. Racco- 
gliendo i casi di Rummel, trova che sono 59 i casi prima dell'era antiset- 
tica con 46 morti , e 18 dopo, con soli 10 morti. Con la legatura tempo- 



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270 RIVISTA DEI QIORNAU DI CHIRURGIA. 

rana e la compressione digitale curò un solo caso in cui si aveva gangreoa 
d^ temersL La legatura portò neiròra preantisettica sette volte le gangrene 
con 6 ca^i di morte, e più tardi 6 volte le gangrene con due sole morti. 
IIL Leon HARDT. — Esperimenti e studi sali a compressione del cervello. 
Eìpreiida gli sludi di Bergmann e di Adamkiewicz venendo alla conclusione 
che 11 liquido cefalo -rachidiano sia senza azione esterna, e che questa sia 
come quella del sangue in questa cavità. 

IV. RdPKE. — Deirai luce valgo. Non crede che sia come vuole Volk- 
miìQn un'artrite deformante, ma bensì dovuto a cambiamenti di statica. Nei 
casi lievi erede che sia sufficiente la terapia ortopedica , mentre nei più 
gravi esserne quella cruenta. 

V, Grio.xKRT. — Suir aneurisma dell'arteria epatica. Descrizione di uq 
caso olmico e di altri 34 raccolti nella letteratura. 

Vi, Maiìtina. — Cura delPipospadia con il metodo di Beok, In quattro 
casi ebbe buon resultato creando il nuovo canale. 

Atùhlv. far Klìnlsche Chiruréie, 

XIV. Labwen. — L'anestesia locale nell'estrazione dei denti in speciale modo 
con la miscela di cocaina e adrenalina. Se ne iniettano tre gocce di una so- 
luzione airi per 1000. 

XV. Payr. — Su di un nuovo metodo di cura operativa dei tumori delle 
cavità nasali In special modo della resezione osteoplastica alla Kocher di am- 
tedae i mascellari superiori Afferma che Ja tossina non è grave, specialmente 
nei casi in cui è necessario si fa la tracheotomia preliminare e la legatura 
preventiva della carotide. 

XVL Jawin. — La posizione delFesofago nelle varie deviazioni della colonna 
vertebrale. L'aorta e gii altri vasi si spostano ed ugualmente il tubo eso- 
fageo cìhe segue la curva e si trova fra la trachea e l'aorta. 

XVIL Klopltock e BocKENHEiMaa. — Studio sul l' aggi f^tinamento degli 
staflìOGOCchi . In -idi modo nota le differenze fra gli stafilococchi patogeni e 
saprofltici. 

XVIIL PttBUND. — Di una protesi di una parte dell'esofago dopo una par- 
ziale estirpazione della laringe e resezione della faringe. Casistica.] 

XIX. Balacesci; e Hohn. — L eso fagotomi a esterna cervicale per estra- 
zione dai corpi estranei deiresofago. Lavoro statistico su 325 casi. 

XX. Prktz e Ellingbr. — Sulle conseguenze dei movimenti intestinali' 
Sono dilatazioni dell'intestino con ipertrofia muscolare. 

Béltragé zar Klinische Chirurgie. Band. 40, Heft. 3. 

XY. HtiTTNER. ^ Ricerche sperimentali sulla riparazione del sangue. Sono 
una lunga serie di esperimenti dai quali conclude che nelle gravi per- 
dite sanguigne dell* uomo si deve ricorrere prontamente alle iniezioni di 
soluzione di cloruro di sodio nella vena che ha una valida azione sui cor- 
puscoli d^l sangue. 

XVL BiuTNN. — Suir osteo-artrite deformante dell'anca nei giovani. De- 
gerì ve due easi in un giovane di 23 anni ed in una giovinetta di 12 anni. Dice 
ciie La eura meccanica e ortopedica ò la migliore e si deve ricorrere a 
quella cruenta cioò alla resezione nei casi gravi. 



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'Tf^S^^p- 



RASSEGNA DELLA STAMPA ITALIANA. 271 

XVII. Kappio. — Uaneurìsma dell'arteria occipitale. Descrizione di un 
<a90 e citazione di altri 20 casi raccolti nella letteratura. 

XVIII. Samoylbnko. — Del cefalocele naso frontale. Casistica. 

XIX. BuRKARD. — / resultati duraturi deWorchtpessia alla Nlcoladonì. Ne 
ha operato dal 1895 al 1902, casi 18 col 33 Va per cento di risultati definitivi. 

XX. Mbisbl. — Sul modo di formazione e diffusione delle infiammazioni 
peritoneali. Studia le varie forme di peritonite e consiglia il pronto in- 
tervento in quanto rapidamente si fa diffusa e si ha formazione di ascessi. 

XXI. Ebbl. — Sulla statistica del carcinoma del labbro inferiore. Dal 1895 
al 1902 nella Clinica di Praga del Wólfler ne ha raccolti 199 casi. Nel 
■60,2^/0 il risultato deiroperazione fa duratura aldi là dei tre anni; nel 
16^0 temporario e del 18% sconosciuto. 



Paqliani Luigi. — Roberto Kooh. Rivista d'Igiene Sanità Ptihblica. Addo XV , 
1904. L* aatore prende occaftioae dalla celebrazione che si fa in Germania del 60.° anno 
-di vita di Roberto Kocb per tdBserne in qnesta memoria gli elogi e rievocarne i meriti 
-eeìeatiflci. terminando cogli aaguri di prospera, Innga e fortunata vita. 

De Francisco G. — Qli ospedali di Parigli e della Svizzera. L'Ingegneria Sa- 
rJtaria, N. 10 e 11 1903. Fa la descrizione, per averli visiuti, di tatti gli ospedali di 
Parigi, e di maggior parte di quelli della Svizzera, con speciali particolarità sui reparti 
-chirurgici. 

MoNouiDi C — Il triennio 1901*1903 Rendiconto statistico del 2.o reparto obi- 
-rar£ioo oeiroapedale maggiore di Parma. Tip. Battei, 1904. Sono in tutto 1312 operazioni 
eseguite sulle varie regioni del corpo, e che dettero 40 decessi. 

Prllicelli Er. — Relazione statistioa della Sezione ohirurgioa dello spe- 
dale di Povi^lio. Parma tip. Grazioli , 1904. E' la statistica dei casi operati da lui 
dal loglio 1902 al 31 lugho 1903. Sono in tutto 207 casi, cosi distribuiti: capo 84, collo 5; 
loraee 12; addome 48; arti superiori e spalle 9; arti inferiori e bacino 15, ano e retto 9; 
organi genito- urioarì 44 ; operazioni diverse 9; operazioni ostetriche 22. Ebbe 3 soli morti. 

Giordano Davide. — Morti post-operatorie. Venezia , tip. Società dei tipografi. 
ComunicaaioDe latta al Congresso Internazionale di Medicina di Madrid, di cui fu già reso 
«onte nella Clinica Chirurgica del 1903. 

Caccia Filippo — L'analgesia per la via raohidea lombare oon l'idroolo. 
rato di tropooooalna e la sua applioasione nella ohirurgia di guerra. Oior- 
noie Medico del R, Esercito, fase. 1.** 1904. E* un contri bato statistico clinico con 43 oasi, 
«0 cai simile metodo di anestesia ha corrisposto assai bene. 

MmoNi Carlo. ~ Contributo olinioo all'uso del oatgut ooll' iodio in ohi 
mrgia. Gazzetta degli ospedali e delle Cliniche, N. 16, 1904. Fa una relazione salle 
•prove del catgut adoperato secondo il metodo Claudius , che ha dati buonissimi risultati. 
•K dai rìsnluti ottenuti conclude: 

1) il catgat Claudius é assolutamente sterile; 

2) é pure antisettico, in causa delPiodio contenuto 
?) non dà alcun effetio irritante locale; 

4) non dà alcun effetto tossico generale perché la quantità di iodio assorbito é molto 
ficeola. 

5) il filo diventa più forte , più resisteute , plastico , elastico , si annoda facilmente 
•coine qualsiasi altro catgut; 

6) si riassorbe più Urdi dei comuni catgut , non più rapidamente come vuole il Mar. 
4ina. Questa proprietà ci dà il vantaggio di poter usare di fili più sottili di quelli che si 
adoperano cogli altri catgut , come abbiamo potuto constatare in tutte le nostre suture 
«utanee; 



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2?2 RASSEGNA DELLA STAMPA ITALIANA. 

7) conserva secondo i nostri risultati , inalterate le sae proprietà fìno ai nfesi e- 
forse anche per maggior tempo. Perciò non mi appare la necessità, come vuole il Saikindsohn» . 
di cambiare la soluzione classica di Claudìus, cosi semplice e di si piccolo costo, in nn» 
altra alcoolica, che importa certamente una maggiore spesa. 

Per tutte queste proprietà il catgut Claudius é duo ad oggi quello che riunisce in sè- 
le migliori prerogartve come materiale di sutura e di allacciacara e merita di essere soelto- 
a sostituire tutti gli altri catgut e di essere usato, in qualsiasi operazione. 

GiANNBTTASio N. — Sulla steriliszazione del catgut ool metodo di Claudius. 
Gazzetta degli Ospedali e delle Cliniche, N. 16 1904. Ha provato in 15 casi il catgut 
preparato secondo il metodo Claudius di Copenaghen , e ne ha ottenuti degh ottimi ri- 
sultati. 

Dei Poli. ^ Contributo della cura Tizsoni nella infesione tetanica. Bi^ 
vista Veneta di Scienze Maidiche , fase. 2.° , gennaio 1904. Caso clinico in cui il siero 
Tizzoni diede uno splendido risultato. 

Pasini A. — Primi risultati ottenuti óon la fototerapia mediante l'arco 
in ferro in alcuni casi di lupus. Annali di elettricità medica e terapia fisica. 
N. 1. 1904. Lavoro in corso di pubblicazione, in cui Tautore incomincia ool riportare 6 casi 
di lupus vutgare trattati colla fototerapia e con cui ottenne buonissimi risultati , special- 
mente io 4 casi nei quali ha potuto contiauare le applicazioni fototerapiche fino a che le- 
condizioni locali glielo suggerirono. Negli altri due casi gli ammalati aven'io interrotta la 
cura, TA. non ha potuto constatare la guarigione completa , quantunque ad essa fossero 
avviati. 

Lbstbllb, Bbutter, Doel. — Accidenti cerebrali consecutivi alesatura 
della carotide primitiva. Revue franqaise de Mèdècine et de Chirurgie. N. 9, 1904. 
La legatura della carotide, operazione di cui una volta si ò mollo abusato, non conta pia 
al gioruo d*oggi che delle indicazioni relativamente ristrette, gli aneurismi e le ferite delle 
grosse arterie del collo, i tumori vascolari delPorbita, V estirpazione dei tumori cervicale 
maligni, ecc. ma é un atto grave, e un punto importante a fissare é la frequenza degli 
accidenti cerebrali consecutivi alla legatura unilatei*ale. Gli autori li passano tuiti in ras- 
segna, facendoli seguire di utili considerazioni. 

Dionisio Ignazio. — Cura dell'ozena colla radiasione. Gazzetta medica Ita- 
liana. N. 5. 1904. E' un luogo lavoro da cui conclude che la luce ha un potere curativo* 
lento, ma efficace sul processo ozenatoso. 

Grassi Vittorio. — Sulle vegretazioni adenoidi in grenerale e più partico- 
larmente sui loro rapporti colle otopatie. La Clinica Modetma, N. 7, 17 feb- 
braio 1904. Dalla esposizione fatu ne trae le seguenti conclusioni : La comune denomi- 
nazione di vegetazioni adenoidi é , generalmente parlando , da preferirsi ; la conoecenza 
dello stato morboso di cui si occupa questa relazione è più antica di quello che si crede. 
Nella etiologia deve darsi la maggior importanza , oltreché all'età , alla igiene e costitu- 
zione individuale, alle influenze cosmotelluriche alle quali sono da attribuirsi alcune pre- 
disposiziooi riferibili alla razza, alla ereditarietà, ecc. Alcune malattie infantili esercitano- 
pure una grande parte nella etiologia delle vegetazioni adenoidi e sulle loro cousegoenze 
locali e generali ; fra sintomi morbosi quelli riferibili alle disturbate funzioni uditiva e 
respiratoria sono i più importanti. Le vegetazioni adenoidi, anche di moderato volume, 
se esattamente diagnosticato, e ciò non è difficile, non devono considerarsi come uno staio 
morboso di poca entità, essendo lunghissimo ed incerto il decorso, e temibili sotto mille 
rapporti le loro conseguenze, fra le quali quelle auricolari hanno prognosi più favorevole. 
Eccettuati i casi dubbi, o lievi. Tunica cura efficace che il clinico deve consigliare ò quella 
chirurgica sollecita e completa. 

Padula F. — Laringectomia alla Durante stato anatomico degli organi 
della deglutizione quando si debba asportare anche l'osso ioide. // Policli- 
nico (Sez. pratica fase. 9, 1904. È uno studio di anatomia chirurgica e di tecnica opera- 
toria, con illustrazioni del processo dì laringectomia del Durante. 

Romeo. — La traoheotcmia e l'intubazione nelle stenosi laringo-traoìieali 
difteriche. Gazzetta Siciliana di Medicina e Chirurgia, N, 5, 1904. Dice che la tra- 
cheotomia ha reso, senza dubbio, dei grandi servigi air umanità ; ma, dopo la scoperta 
della siero-terapia, ò caduta di moda , ed è praticata in pochi ed eccezionali casi. Impe- 
rocche raramente due processi curativi, nati in epoca diversa, con diversi mezzi e con 
diversissimi principii, hanno potuto così concordemente ed efficacemente unirsi per com- 
I>atier6 un morbo esiziale, il crup difterico, come Tintubazione e la siero-terapia. 

Parla VECCHIO. — Metodo per le resezioni osteoplastiche e defìnitive par- 



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RASSEGNA DELLA STAMPA ITALIANA. 273^ 

liAli e totali dello sterno , colla relazione di due iaterTenti. Roma , tip Artero , 
Pinza Montecitorio 125, 1903. Spiegazione del metodo. * 

Trsvisanello. — Un oaso di ernia pleurioa. Gassetta <Ugli Ospedali e Cliniche, 
N. 16» 1904. Caso clioico. 

Sartirana e Borsotti. — Un effìoaoe intervento operatorio in un oaso di 
tamponamento del onore per ferita non penetrante del miooardio. Il Pro- 
frttto Medico, N. 1 e 2, 1904. Riporta il oaso per 3 ragioni : 

1) Perché si tratta qui di an caratteristico tamponamento del cuore di cui si é po- 
tato bene osservare la fenomenologia;^ 

2) perché si é potuto C0Q6taUre subito ed indubbiamente V efficacia dell* intervento 
operatorio, fatto che deve essere di ammaestramento al chirurgo che si trovi in simili casi ; 

8) perché permette infine di completare lo studio intrapreso in altri articoli comparsi 
sa questo giornale a proposito di un caso di ferita del pencardio e cuore. 

Ds-Francbsco Donato. — Di una nuova plastica della linea alba. Cassetta 
dtgli Ospedali e delle Cliniche. N. 13, gennaio 1904. Consiste nel prendere a spese delie 
goaine aponeurotiche due lembi longìtudtoali , Tuno dalla guaina anteriore , 1' altro dalia- 
posteriore della aponeurosi dei due retti, ottenendo cosi un compenso delle due parli. 

Si avranno cosi due iembi : Tuno a destra a spe«e della guaina anteriore e che sti- 
rato nel mezzo va ad ampliare la guaina posteriore ; Taltro a sinistra a spese della guaina 
posteriore e che stirato nel mezzo amplierà la guaina anteriore. D* ogni lato quindi si 
arraono, anziché due strati aponearotici, uno anteriore , V altro posteriore , uguaU come 
rmdiione di Gersuny, due strati disuguali e precisamente a destra Tanteriore breve e il 
posteriore lungo, a smistra Tanteriore ampio e il post, breve. 

Compeodatesi cosi d* of^i lato le fasce aponeurotiche , nella sutura le linee dei punti- 
saranno parallele tutte o veriicali ma non a contatto, giacché quella profonda sarà a si- 
nistra della linea mediana, quella meJia o muscolare lungo detta linea, e quella aponeu- 
rotica anteriore a destra ; di più nessuno dei strati di sutura sarà troppo stirato. 

L* Autore ha adoperato il metodo in vari casi e se ne é trovato molto contento. 

SuLM. — Sul oomport amento del peritoneo verso gli agenti estemi in 
Idonne lesioni violente dell' addome. Gctzzetta degli Ospedali e delle Cliniche. 
N. 19, 1904. Caso clinico da cui se ne può dedurre come nei gravi traumatismi dell'ad- 
dooie, che non concedono indugi, il chirurgo nulla tralasciando per circondarsi dall* am- 
biente più opportuno in rapporto ai mezzi che sì hanno a disposizione, deve conservare 
ona certa fiducia in un eventuale esito felice sempre possibile , se si pensa che in ève- 
niense 11 cui esatto determinismo ci sfugge, la resistenza di tutti gli organi in genere , e 
qaella del peritoneo in particolare, possono aver ragione delle condizioni più sfavorevoli 
alle quali ha dovoio adattarsi Tiotervento. 

Ferraris e Garampazzi. — Sopra un oaso di peritonite per infortunio sul 
lavoro. Gazzetta degli Ospedali e dille Cliniche, N. 22, 1904. Caso clinico in cui si 
ebbe peritonite purulenta dovuta all'alte razione subita dall* intestino violentemente com« 
presso dal trauma. Tale alterazione ha permesso la penetrazione nel peritoneo dei bat- 
teri esistenti neirintesiino stesso, i quali hanno dato luogo alla peritonite , che fu causa 
della mone del paziente. 

Maxiscalco (iius. — Sulla patogenesi del oanoro dello stomaoo. // Progresso 
UidicOf N. 2, 1904. Conclude: che nello stomaco per effetto di traumi ripetuti o di fatti 
simili, può sorgere un cancro : il rapporto tra queste cause e Tinsorgere del tumore é dato 
dalla risultante, per dir cosi, di due processi, uno di rigenerazione e Taltro infiammatorio: 
tanto nel caso che quei fatti distruggano totto un pezzo di mucosa , come nel caso che 
la distruzione sia Hmitata agli strati superficiali, ha luogo sempre una proliferazione rige- 
nerativa degli epitelii ghiandolari ; ed ò questa proliferazione che, per causa del processo 
laflammatorio, provocato da quei medesimi fatti, degenera in proliferazione carcinomatosa. 

Trbvisax Nicolo. — Gontri)>uto alla cura dell'ulcera duodenale colla ga- 
Btro-enterostomia. Rivista Veneta dì Scienz-i Mediche, fase. HI, 1904. Caso clinico 
che conferma come la diagnosi di ulcera duodenale, sia il più delle volte di probabilità e 
sempre assai difficile; che la gastro-eoterostomia retrocolic^i di von Hacher oltre che es- 
sere indicata come unica risorsa in nimili frangenti , porta realmente dei notevoli van- 

I*ARLAvsccHio G. — Risultati sperimentali di un nuovo processo per le 
anastomosi laterali assettiche. Roma. Policlinico , Sezione pratica , 1903 : fa la 
descrizione del processo che consiste : 

].* tempo ^ estratti i due visceri, le parti di essi da riunire si fissano insieme con due 



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274 RÀSSSGNA DELLA STAMPA ITALIANA. 

I>iiiili dì poiisiona alle eitremUà e se ne pratica la sutura posteriore siero-muscolare a 

2.''tempfu paralisi amen te alla sutura fatta e distante 5-7 mm. da essa si fa passare, 
meiiiaute roFiubto mo, uo'ttBs^i di seta attraverso tutte 3 le tuniche , primo dall* uno dei 
vit^-en 6 poi d il r altro; codcchè quest'ansa di seta, i cui capi restano a destra dell'ope- 
rniore» abtii-ac>i^ii.j le due pareù che, a sutura finita, dorranno essere tagliate per aprire 
il pfissàgpfo. L'atro e il filo all' uscita delle «avita dei visceri vengono convenientemente 
strofi nari e<m lampunc^ aotì settico e poi tenuti avvolti in pezzuola; 

3.*^ t^mpa, ^i jjraLÌc» U meli anteriore della sutura siero-muscolare in modo analogo 
alla (itisti<riore, avenJa cura di circoscrivere con essa un disco ovale, la cui periferia, disti 
In tutti i punti 'jt't mm* dalla linea della futura asola; 

4 * t<^*npo, la corda di chitarra viene legata ad un'estremità i^eTansa di seta e tirata 
ad occaparp H noMo che pj-ima occupava quella; se ne infilano quindi i capi e si legano 
filli serrHii^dL .striuf^entlo b vi^e del quale si ottiene il taglio emostatico delle pareti tocan- 
tthi dei due viscftri. Di rado occorre mettere un punto nel sito, per cui viene ritirato la 
«3~DQa del se rr.^ Dodi. 

A quelita oporaiioni e Btr imamente semplice 1* A. ha apportato delle modifiche allo 
R'^po di avere i^ucura pia t^rmeùche, di precisare in maniera sicura la linea del taglio, e 
«vjiire poBBÌlùli nt^nogi tardive. 

Stupakick. ^ Lacersizione dell' intestino tenue per esacrerata azione 
ìstaotanea dei muso oli addominali. Rivista Veneta di Scienze Mediche, fase. 2.^ 
lOOi. Caso chutL-Q. 

Anto^klli Italo. — Chirurgia dei divertiooli intestinali. Rivista Veneta di 
St^ienze Medichi^ ^ fase. 3 "^ !■> febbraio 1904. Lavoro in corso di pubblicazione. 

pAaLJkVRCiJirco. — La oolonplicatio oome oura delle eotasie essenziali del 
colon, Koiìift, FijÙ*{inic0^ Soiìone pratica, 1902. Conclude: 1.° Che se la oolonplicatio è 
coinp.'ìubne coJl* vìU d^gli animali sani, n<»i quali pur avrebbe ragione di riuscir perico- 
ìù^sl: a più forte motivo dùve essere tale negli infermi di colonectasia, in cui però il lume 
iuteftiQale tion ven^a, mtrcuo al disotto del calibro normale; 

S) Che, eseguita con suiura continua alla seta siero-muscolare, dal cieco al retto, 
riésee falcile, rsvcka, non pericolosa e ben sopportata dagli animali d'esperimento; 

3) Che nei primi ^ioi-ni produce diarrea verosimilmente dovuta ad eccitazione della 
iDiiHC^jJare, coda e\m dovrebhe riuscire utilissima nella cura delle cnlooectasie. 

4) Clie le fun^ìucii inte^ttinali ritornano normali dopo p.^chi giorni e non residua di- 
aturbo alcuno^ 

5> Che p#rtntntì h voluta restrizione dell'mtestino, tanto che le feci, anche dopo pa- 
recchie SiHtimane e<'i iservaiìo un calibro più piccolo; 

iìì Che le pareli dalU pirte operata deirintestino s'ipertrofìzzano nn poco; cosa che se 
ar;cade»9e ancli« ne^li operati pi^r colonectasia, non potrebbe riuscir che utile ; 

T) Che U plica iiitiijfle-ià.-i M'impiccolisce progressivamente, fatto che dovrebbe riosoir 
utìHssimo io qu^ì tnsi patologici in cui occorresse fare delle pliche ben larghe; 

8| Che restine istologico mostra come V atrofia della plica sia dovuta alla lenu ma 
progressiva dageneraitio^e della muscolare introflessa. 

GiuLDRiNi <ìir;s;^fi*B. ~ Dell*emo8tasi nella ohirur^ria epatica e nuovo oon- 
tributo col cloruro di adrenalina. Gazzetta degli Ospedali e delle Cliniche, N. 25, 
ItUM. Dop ► dì .i\'t*r (la^s^rS ju rassegna i varii metodi di emostasia del fegato e aver detto 
di ciascurjo ì piv^i e i difaiti, TA. riferisce le sue esperienze suiremostasi epatica prati- 
cala ctìl 1*A"1 rerial. nji, sostioza alla quale si attribuisce nn potere vasocostrittore meravi- 
C-Iju^o. Può concluilere da quei^to: nelle ferite epatiche in cui molte volte il tempo e il 
lu'g'i esig^OHip un prinitUsinio intervento dal quale dipende buona parte dell'esito, lo zal- 
fiLiTienUi con epipltoo u tioii garza alla Miknlicz o anche la semplice sutura possono dare buoni 
riìitiHati L^alrondini in ipeno caso può favorire Tapplicazione dei mezzi. Nelle resezioni, 
qualunque e^se Viana ^ 1' a^ireaalina per iniezioni parencbimali serve come ottimo mezio 
di miii:7iìta^i prtfvHuLiva ; uutia poi nelle grandi parziali epatectomie alla legatura dei vasi 
gfo**i. Gvmì& po>Hj otser posto, se non primo fra tutti, tra i migliori processi d'emoatasi 
pi'Jtica clic si i)ODij9c<mo. 

KirMAHUJ G. ^ Galooloai biliare. Gazzetta degli Ospedali e delle Cliniche, '^.^^ 
IIU^. K il rtas.ìLintu di iira:i lozioiie clinica del prof. Angerer , in cui dopo aver parlato 
d^lt'etVolutria. 9\t\U\ ni. rlìiignosL ni ferma a parlare della cura che dev* essere chirurgica. 
Tiu'oiioa dicendo iiìia iu com^jle^so la chirurgia delle vie biliari, che data da breve tempo, 
gi prtìiEntji JfltjuDJa di hjoui risultati: il perfezionamento dei mezzi diagnostici, la deter* 



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RASSEGNA DELLA STAMPA ITALIANA. 275 

TDDÌQ&zione delle indicazioni per Tutto operativo, e dei rapporti delle vie biliari cogli or- 
irani vicini, tali sono i compiti principali che il chirurgo ha davanti a sé, e che deve pa- 
lentamente svolgere. 

AjcDREOLi I. — Gisti multilooolare del pancreas guarita oon l'estirpazione 
totale. Calcolosi pancreatica. Il Policlinico , Sez. pratica , fase. 8 , 1904. Caso clinico 
<oa considerazioni da cai conci ade : 

1) Che le anse prodattricì delle cisti pancreatiche sono molteplici e anf*ora molto oscnre 
ma che fra esse paò annoverarsi Tocclasione dei dotti escretori, prodotta da calcoli pan- 
-creatici ; 

2) Che Tetiologia dei calcoli del pancreas non ò ancora nota , ma che probabilmente 
riconosce la stessa frenesi parassitaria, dimostrata per la litiasi di altri organi ; 

3) Che U diagnosi delle cisti pancreatiche é spesso molto diffìcile e talora impossibile, 
prima della laparotornia ; 

4) Che il trattamento chirurgico offre spesso difficohÀ e pericoli notevoli, m^ che questi 
possono nella maggioranza dei casi , essere superati con la buona scelta del processo , 
adatto ai sìngoli ca«i : 

5) Che il processo d*elezione debba essere V estirpazione totale , salvo a contentarsi 
del'a asportazione parziale, appena si conosca che la prima possa riuscire troppo lunga e 
pericolosa ; 

6) Che Tincisione semplice, in uno o due tempi, debba essere riservata ai soli casi, 
-Dei qnali le cattive condizioni frenerali. le troppo estese aderenze delle cisti con ((li organi 
limitrofì, non permettano assolutamente Tasportazinne di nessuua parte della cisti. 

Pallbroni O. — Semiotica per le malattie delle vie urinarie. Gazzetta Si' 
-ciliana di Medirina e Cirurgia^ N. 8 , 1904. Passa in rassegna i varii metodi che p)08- 
•OQO condurre il medico alla diagnosi delle malattie delle vie urinarie. 

Garovi Luioi. — Contributo alla ohirurofia dell'uretere nella cura della 
^stcla uretero-vaorinale. Gazzetta Medict Italiana^ N. 8, 1904. Caso clinico ope- 
rato col bottone del Boari, con esito buonissimo. 

fìuccBBRi. — Un oaso di calcolo incastonato. Gazzetta degli Ospedali e delle 
Cliniche^ N 22, 1904. Caso clinico in cui il calcolo era costituito di due parti, una spor- 
gente in vescica e l'altra incastonata in un diverticolo ve'cicale. In questi casi, molto rari 
del resto, é da preferirsi la cistotomia 8opra-pubi<*a, perchò offre una larga via di accesso 
alla vescica, permeate di e'plo^arla coupletamente non solo col dito, ma anche coirocchio, 
in modo che il calcolo non può sfuggire alle ricerche come più di una volta ò accaduto 
^cdla cistotomia peritoneale. 

PozzAN Tulio. — Amputa sicne intersoapolo-toraoioa per ferita da strap- 
pamento dell'arto superiore. Gazzetta degli Ospedali e delle Cliniche ^ N. 16, 1904. 
Caso Hinico «"on considerazioni. 

GiusKppB Bbtaok. — Frattura lonflritudioale della testa del radio. // Poli- 
clinico^ Sezione pratica, fase. 5.'', 1904. Caso clinico in cui la frartura simulava una lus- 
sa acne poe^eriore del (romito. L*A. ha praticato Tartrotomia e la paziente ò guarita 

Basso E. A. — Sul trattamento della sciatica mediante le iniesiooi gra- 
sose. n Policlinico^ Sez. pratica , fase. 9 , 1904. Riferisce 4 osservazioni di sciatica , in 
cui avrebbe ottenuto ottimo risultato colle iniezioni gasose , che consiglia come uno dei 
rimedi più efficaci e dei più comodi che possegga la teraupetica moderna. 

Bernabbo. — Nuovo processo operatorio perla cura del ginocchio valgo. 
La Medicina Italiana^ N. 34 , 1904. Fa la descrizione del processo che consiste in una 
■osteotomia lineare sottocatanea sopracondiloidea del temere, praticata colla sega Gigli. In 
no caso Tantore ha ottenuto un ottimo successo. 

ANZU.OTTI OiuLio. — Sopra uno speciale metodo di tenoplastica. La Clinica 
Modama^ N. 8^ 1904. Fa la descrizione del metodo applicato in un caso speciale. 



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Tdffibr. — I ragghi X e la terapia del oanofro. La Presse Módicale^ N. 10, 1904. 
L'jtatore basandoti su alcane osservazioni conclade : ohe esiste una azione elettiva dei 
raggi X su certi cancri e che questa azione dà delle grandi speranze , ma che disgraziae 
taoiente, i risultati che ha ottenuto per i cancri di alta gravità (epitelioma della lingua ^ 
del pavimento della bocca) non sono ancora molto favorevoli. Esiste un'azione incontasu- 
bile dei raggi X sul tessuto ammalato, che strangola meno i nervi, ciò ohe d provato dalla 
scomparsa si frequente dei dolori ; ma, Hno al presente, queste sono le sole modificazioni 
che si sono potute constatare. In qnesti casi bisogna ricorrere ad un trattamento generale 
sia ad una siero-terapia propriamente detta, di cui tutti i tentativi suno finora rimasti 
sterili, dairiniezione di una sostanza chimica più o meno ben definita e capace di modificare 
temporaneamente o definitivameate la costituzione dello siero sanguigno. 

Lbjars. — Le forme flemmonose del oanoro. La Semaine Medicale, N. 8, 1904. 
I cancri suppurati sono assai frequenti ; e vengono indicati molto spesso come delle forme 
di malignità particolare, di diffutione rapida, e che lasciano poche speranze air atto ope- 
rativo. É importante scoprire la natura vera di questi pseudo- flemmoni. Pertanto, ó assai, 
raro che l'esame locale non rilevi qualche punto sospetto; la durata eccezionale della rac- 
colta, la larga base , la profondità e Taderenza , senza limiti netti, colorazione violacea- 
speciale della pelle ; d'altra, parte lo stato generale é più attaccato , ò più deperito che 
nel caso di una suppurazione franca. Aggiungendo che V eiFame del sangue , non fornisce 
in parecchie circostanze che dei dati assai vaghi , la leucocitosi si osserva talvolta nelle 
suppurazioni e nel cancro. 

Si arriverà dunque alla diagnosi con V analisi di una serie di cause , che non si pos- 
sono definire perché non sono costanti iu ogni singolo individuo. È una ragione di più per 
studiare queste associazioni estranee del neoplasma e della suppurazione e per segnalar» 
airattenzìooe dei pratici questi ascessi che sono dei cancri. 

Lannblonqub. — Cura delle osteo- artriti tubercolari ool metodo solerò- 
genato delle inieiioni intra ed extra artioolari. Le Bulletin Medicai^ N 9, 
1904. Il metodo delle iniezioni intra extra articolari con rjmp>ego delP olio iodoformizzato 
creosotato, viene consigliato dairautore come benefico nelle articolazioni del gicocchio e 
del collo del piede, del gomito e del pugno. Egli ne ha avuto in un easo un ottimo ri- 
sultato. 

OoTANBs José. — Studio dell'osteoma dei seni frontali. Revista de Medicina 
e Cirugia pràcticas , N. 822 , febbraio 1904. È uno studio in corso di pubblicazione ia 
cui comincia col riferire un caso clinico e col riportare i casi finora conosciuti. 

Mauclairr. — Estirpazione in bloooo dell'epitelioma del labbro inferiore 
e del territorio linfatico corrispondente. La Tribune Medicale, N. 4, 1904. Caso- 
clinico con descrizione del processo imp egato. 

Semon Fklix. — Laringectomia o tirotomia? Brit. med, Joum.^ ottobre 1903. 
L*A. basandosi sopra 18 interventi in casi di cancri veri dice che 1* operazione di scelu 
ò la tirotomia, non avendogli es^a mai dato recidiva locale. Ma pure accettando senza di- 
scussione questi risultati cosi particolarmente fortunati , bisogna tener conto delle stati- 
stiche di altri chirurghi ugualmente competenti e tutt* altro che favorevoli alla tirotomia» 
In conclusione la quistione non è risolta nò in favore della tirotomia né della laringec- 
tomia ; essa é ancora allo studio e si può affermare che V ablazione totale non é afTaito- 
scartata dalla maggioranza dei laringologhi. 

Baldassari e Gardivi. — Sulla formazione delle ossa dopo la resezione 
delle coste. MUnchener niedicintsche Wochenschrift^ N. 3. Sono una serie di ricerche 
che dimostrano come Testremo della costa resecata dà soltanto del tessuto fibroso. 

PuRAiRE Maurice. — Dei fìbro-papiUomi dell'ombelico. Bulletin Medicai, 
N. 10 ; 1902. Riferisce tutti i casi conosciuti di fibro-papillomi dell* ombelico , di cui uno 
personale, che (a seguire da considerazioni sulla diagnosi, prognosi e cura. 

Ckrinissb. — Il valore diagnostico e progniostioo della febbre nell' ap- 
pendicite. Le Semaine Medicale, N. 5, 1904. Dice che lo studio deiripertermia neirappen- 
dicite presenta uà certo nutneru di punti ai quali non si può contestare un interesse pra- 
tico assai oonsi lerevole, e questo qualunque sia T importanza dovuta alle ricerche della 
leucocitosi ; la diagnosi e la cura di questa afi'ezìone sollevano spesso dei problemi talmente 
complessi che non sono troppi i varii metodi di investigasione per rilevarne gli elementi 
principali e arrivare ad una soluzione giusta. 



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RASSEGNA DELLA STAMPA ESTERA. 277 

Spieler — Appendicite e peritiflite nei bambini. Wiener, Klin. ìVoch, N. 3, 
1904. L*autore fa an pregevole studio sair appendicite acuta e la peritiflite deiretà infan- 
4ile. Dalle sue osservasiooi e dalle sue ricerche é condotto alle segaenti coDclusioui : 

I. L*appendicite nei bambini è di gran lunga più frequente che negli adulti, 

II. NelPetà infantile prevalgono le foroae gravi diftuse della malattia. Non ò rara la 
fangrena diffasa fulminante deirappendice che ap^rorta una peritooite settica, 

HI. Per le forme gravi dell'appendicite debbono essere presi in oonsiderazione i se- 
t|«Miti momenti causali: 

x) TaHa vinHonza deiragente infettivo; 

2) i calcoli fecali, mentre non hanno alema importanza i corpi estranei, non viventi 
e viventi (elminli); 

3) anomalie nei rapporti di posizione, forma e grandezza delle appendici ; 

4) disturbi circolatori, p. esempio in seguito a torsione del processo vermiforme. 

IV. È sorprendente la resistenza delPorganismo infantile nel sopravvenire della peri- 
tonite grave, diffusa o settica nel corso dell'appendicite. Soltanto una ieucopessia molto 
«pieeata può rondurre ad una prognosi assolutamente infausta; 

V. A cagione della preponderanza dei casi gravi ed in considerazione della grande 
incertezza nella prognosi e nella diagnosi anatomica, ò d*uopo seguire nei bambini, ancora 
più che negli adulti, questa indicazione: « ogni appendicite deve essere incondizionatamente 
ed immediatamente operata, tosto che ne viene stabilita la diagnosi clinica » ; 

VI. Quanto airoperazione, ò da raccomandare la via addominale, la demolizione del- 
i'appendice lesa e la Hcerca , coinè lo svuotamento, di eventuali focolai di suppurazione ; 

VII. L'esattezza del giudizio epicritico d'una appendicite e particolarmente la deci- 
sione sul quesito, se si trattava in un dato caso di pseudoappendicite o meno, dipende ii^- 
remissimilmente dall'esatto esame istologico dMl'appendicite asportata. 

Victor Panchbt. — Le appendiciti mal oonosoiute ; dell'appendicite pel- 
▼ioa. Le BvUletin Medicai, N. 16, 27 febbraio 1904. È un capitolo sulle cause, sintomi, 
prognosi, diagnosi e cura dell'appendicite pelvica , in cui 1' autore termina dicendo , che 
4'appendicite pelvica diagnosticata ai suo inizio e ben trattata, guarisce nella quasi tota- 
liu dei casi. 

Qatbt e MoLiN. ~ Contributo allo studio della laparotomia per lesioni 
traumatiche dell'intestino. Bulletin Medicai, N. 11. 1904. Riferiscono alcuni casi 
^he fanno seguire da considerazioni da cui gli Autori concludono: che per la diagnosi 
delle lesioni viscerali nei traumatismi deiraddome, la contraltura della parete ò uno dei 
segni i più preziosi. Questa contrattura é, con lo spasmo delle fibre circolari dell'intestino, 
QD mezzo evidente che impiega V organismo per opporsi all' infezione del peritoneo. Lon- 
tano di poter servire l'argomento in favore dell'astensione, questi mezzi di difesa devono 
incitarci ad intervenire il più presto possibile, poiché ci danno il tempo di arrivare prima 
^be la situazione sia irrimediabilmente compromessa. 

Allorché si opera in modo precoce, lo svisceramento totale o emblée é, indispensabile, 
dandoci la certezza dì mettere allo scoperto completamente e rapidamente tutte le lesioni 
da trattarsi. 

Nelle prime ore ci si potrà, accontentare d'un semplice drenacrgio ; ma dopo le venti- 
<;uattro ore e in caso di espandimento abbondante sanguigno o siero-sanguinolento, di cause 
varie d'infezione, a più forte ragione di peritonite incipiente, si sarà obbligati a ricorrere al 
drenairgio alla Mickulicz. 

n pericolo dello sventramento, conseguenza pressoché fatale di questo processo, non 
deve fare obliare il valore incontestabile di questo drenaggio che nessun altro fino a ora, 
ba rimpiazzato nei casi gravi. 

RoussT. ~ Trattamento dell'orchite blenorragioa acuta. La Tribune Médi- 
■caUj N. 2, 1901. Il tratumento consiste nell'iniezione epidurale di cocaina ; (3 a 4 em. C. 
di eoe. all'I 010 ^^^^^ orchiti acute dolorose) ; é un trattamento inoffensivo, rapido, efficace, 
con effetto immediato e senza alcun inconveniente. 

Lejars. — L'infiammazione cronica del grasso sotto -patellao^e. La Semaine 
ìifdicale^ N. 6, 190i. Dice che in certi casi di pìccole affezioni dolorose del ginocchio, i 
sintooi sono dovuti ad infiammazione cronica del grasso sotto- patella re, e che basta l'aspor- 
tazioae di questo grasso ammalato per assicurare la guarigione. L'intervento può essere 
realizzato molto semplicemente con una incisione che taglia l'uno dei bordi del legamento 
rotuleo o con una doppia incisione laterale. 

MoRBSTiN. — Le distorsioni. La Tribune Medicale, N. 1, 1904. Parla della cura 
-delle distorsioni, in cui dà la preferenza al massaggio. 



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BIBLIOGRAFIA 



Trattato Italiano di Chirurgia , Voi. Ili , Parte III Malattia del capo , della, 
faccia, delia parotide del collo o loro cura. Fa<cicoli 104 o 105. Casati Eagenio. Malattie 
del labbro e della faccia. Vallardi, Milano 1904. 

Trattato Italiano di Chirurg'ia. Voi. IV, Malattie del torace, addome e loro cura 
Parte I, Malattie del torace e loro cura. Fascicoli 106 e 107. Or. Salomoni. Malattie del 
torace, A. Ceccherelli. Malattie delle mammelle. Milano Vailardi, 19U4. 

Dizionario pratioo illustrato delle Soiense Medlohe, Fascicolo 58, e 59 Mi- 
lano Vallardi 1904. 

MoNOD e Vanvbrt. — Trattato di Teonioa. Operatoria. Fascicoli 18, 19, 20, 21,. 
22 e 23 Milano. Società Editrice Libraria 1904. 

Bbromann, Bruns e MiKtJucz. — Trattato di Chirurgia Pratioa. Fascicoli 91 
e 92. Milano. Società editrice Libraria 1904. 

Durante Francesco. » Trattato di Patologia e Terapia Chirurgioa gene- 
rale e speciale. Roma Milano. Società Editrice Dante Alighieri 1904. £* il primo volume 
di ana seconda edizione accuratamente riveduta e che tratta deirinfìammazioae, febbri chi- 
rurgiche , legioni violente e tumori. Chi sa Torigiualità dei lavori del Durante sai Tumor 
che comprendono la parte più importaate del volume comprende facilmente il valore di 
questo libro nel quale, come scrive T Autore , vi sono quei ritocchi e quelle aggiunte che 
il processo scientifico e l'esperienza didattica gli hanno suggerito. Appena saranno pub- 
blicati gli altri due volumi ne parlerò di nuovo estesamente. 

A. Cecchbrblli. 

Préois de Teohnique Operatoire pour lea proseoteurs de la Faoultè de 
Paris. Paris Masson et C. 1904. Di quest'opera che consterà di sette volumi ne sono già. 
stati rapidamente pubblicati cinque e precisamente: 

Lknormond. — Chirurgia della testa e del oollo ; 

ScHWARTz. — Chirurgia del toraoe e dell'arto superiore; 

OuiBÈ. — Chirurgia dell'addome ; 

DuvAL PiBRRB. — Chirurgia dell'apparato genito urinario dell'uomo: 

Vban. — Pratioa corrente e chirurgia di urgenza. 

Mancano i due volumi del Laboz sulla Chirurgia dell'arto inferiore e del Proust sulla 
chirurgia dell'apparato genitale della donna. 

L'opera ò presentata dal Professore Paul Berger con una prefazione, nella quale af- 
ferma come questi volumi formino un'opera completa unitamente al Trattato di Tecnica 
Operativa del Farabeuf, il quale descrive le legature delle arterie, le amputazioni e le re- 
sezioni. Gli Autori, e )me dice il Berger, non hanno avuto per scopo né le indicazioni delle 
operazioni che descrivono , nò il confronto del metodi e dei processi dal punto di vista 
dello scopo terapeutico da raggiungere, né i risultati e le discussioni che questi sollevano. 
L'indicazione ò stabilita, soggiunge, e si é fatta la scelta del metodo, del processo, in una 
parola dell'operazioDe da compiere ; quale si sia il risjltato da ottenersi , sono le regole 
(iella sua esecuzione che bisogna stabilire e dimostrare. E questo appunto ò i! piano del- 
l'opera. Ogni operazione é preceduta nella descrizione dei punti anatomici più importanti, 
e Toperazione descritta che ò sempre una sola e cioè quella di elezione dello scrittore, é 
semprd accompagnata da dimostrazioni grafiche mercè delle figure numerose accuratamente 
eseguite. Scritta quest'opera per gli studenti io la ritengo preziosa anche per i chirurghi 
provetti. 

A. Ceccubrelli. 

Tripiér. — Traité d'Anatomie pathologlque generale. Masson et C. Paris. 1904. 
(^^uesto libro di più di mille pagine e ricco di belle ligure é il frutto di venti anni di in- 
segnamento nella Scuola di Lione. La base del lavoro è nelle due atTcrmazioni del Bichat, 
(' cioè che noi siamo in un'epoca nella quale l'Anatomia Patologica deve prendere un nuovo 
iiìcreniento, e poi che « importa che i fenomeni patologici siano consider.i'j in realtà come 
i fenomeni l)iolo<^Hci diversamente modificati nella loro continuazione, e che gli ìnseìrnameoti 
•lell'anatomia patologia siano costantemente applicati alla fisiologia patologica ed alla cli- 
nica ». Ora il concetto che l'anatomia patologica ó la base fondamentale della medicina, e 



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BIBLIOGRAFIA. 279- 

eb« dey*e8tere conosciaU bene da tatti , la quanto non dev* essere solo una prerogativa 
dello scienziato il conoscerla beoe, ma un corredo necessario anche per il medico pratico- 
In quanto non può bene conoscere il malato se non conosce anche le altera/ioni anatomo- 
patologiche, conduce al bisogno di libri i quali siano utili non solo agli stadeoti , ma a 
tatti. Ora il volarne del Trìpiér corrisponde allo scopo perché nono una banale compila^ 
zione« ma il fratto dell^osservazione personale. 

L*opera, divisa in quattro parti, e cioè una prima che studia le generalità relative ali» 
patologia ed airaoaiomia patologica, e quindi prende in coniideraz*one Torig ne degli ele- 
menti cellulari in tessuti, la patogenia delle lesioni, lo stato patologico e U classificazione; 
una seconda in cui sono studiate le condizioaì patologiche dei tessuti senza cambiamento- 
nelle loro strattare e cioó Tipertrofia, TatroHa, lo stato adiposo degit elementi cellulari 
dei tessuti e la neorosi ; una terza nella quale illustra V iofìammasione e vi aggiunge la 
tubercolosi e la sifilide ; una quarta in cui sodo descritti i tumori. 

B tutta Peperà ò scritta con chiarezza non cornane, in modo da renderla uno dei libri 
più pregevoli neirargomento. 

A. Ceccherklli. 

MoYNAC. — Eie mente de Pathologie et de Glinique Ghirurgicales. Parìa. 
Steinheil 1903. Qaest* opera io breve volgere di anni é ginnta alla sua ottava edizione. 
E questo il migliore degli elogi che può essere fatto air Autore. È un libro elementare, 
perché scritto per gli studenti. È indispensabile, scrìve T Autore, di pone del metofio in 
questo studio: il primo ponto ed il più importante consistH nel dare alPeducazione chi- 
mrgìca una base, di valersi del patrimonio scientifico foodamentale che accresceranno senza 
limite lo studio, l'osservazione e Pesperienza ; senza questo metodo, il lavoro é senza at- 
trattive ; senza questa base dà pochi resultati. £ TAutore ha perfettamente ragione. 

Il Moynao per meglio aggiungere il suo scopo ha aumentata la noie dell'opera e Tha 
divisa in 3 volumi, e cioè: 1.** Chirurgia dei tessuti ; 2.** Chirurgia del cranio del tronco 
e degli arti; 3.** Chirurgia speciale. Oto-laringologia, Oftalmologia, Organi genitali ed ori- 
narìi. 

È qualche cosa più dì un minuale : é un trattato compendiato bene scritto, ordinato' 
• chiaro, e per conseguenza ha raggiunto il suo scopo di essere utile agli studenti, per 
i quali fu composto. A. Cecchbrblli. 

Zabluoowskt. — Technique du M assale . Paris. Steinheil 1904. È la traduzione 
fatta da Zaguelmann sulla seconda Edizione Tedesca. È ormai noia l'importanza che ha 
acquistato il massaggio m Terapia perché non si comprenda subito quanto utili sìeno og- 
gidì i libri che ne illustrano scientificamente la tecnica. Il libro del Prof. Zabludowski di 
Berlino ò certamente uno dei più completi e dei migliori perché basato soir esperienza 
personale e cementato da quelle nozioni di fisiologia e di patologia che sono opportuno 
e necessario. Le figure che vi sono unite illustrano la descrizione che in tal modo é com- 
pleta e più chiara. È un libro bello ed utile. 

A. Cecchbrblli. 

Il Prof. Jaboulat dell* Unive!*sità di Lione pubblica in un volume edito da Storck 
tQttele lezioni tenute alla Clinioa Ghirargioa dell'Hotel Dieu durante l'anno 
•oolastioo 1902-1903. Tutte sono ricavate da casi clinici avuti in cura. La loro forma 
é concisa, e risponde benissimo allo scopo : presentare ì fatti, e spiegare le malattie senza 
digressioni teoriche. E* nn libro che, appunto perché pratico, e frutto di esperienza per* 
sonale può essere letto con mollo profitto da tutti i medici. - 

A. Cbcchbuelli. 

Il prof. MoNpROPiT ha dato alle stampe un prezioso libro sulla gastro-enterosto- 
mia. Fa parte delle Raccolte dell' Istituto di Bibliografie di Parigi. In un primo capitolo 
dà i dati generali suU'cperazione, nel secondo ne fa la storia accuratain altri capitoli ri> 
ferìace tutti i varii processi di gastro-enterostomia, e infine la sua statistica di 150 opera- 
zioni praticate con varii processi. 

Il libro é ottimo e merita tutta rattenzìone del pubblico medico, da cui ne potrà ri> 
carare utili vantaggi. 

A. Cecchbrblli. 

Un utile libro dal titolo : « Trattamento ohirurgioo delle nefriti mediche » 
ci porge il PottSiion coi tipi di Bailliére et Fils II trattamento chirurgico delle nefriti 
mediche ha tatt'a prima provocata la diffidenza dei medici ; ma i risultati ottenuti nelle 



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280 CRONACA. 

neiViti infettive aoate e nelle nefriti croniche hanno finito per trionfare; tale qolstione h» 
Buacìtato in qoesti ultimi tempi delle esperienze molto interessanti e sollevato delle disco»* 
eioni da parte dei clinici i più competenti. Il Pouseoa consacra questo piccolo volume al 
trattamento operatorio delle nefriti contro le quali solo i mezxi medici erano diretti ; egli 
espooe dapprima le teorie che hanno condotto ad iotervenire nelle nefriti mediche; passa 
in rivista la nefrectomia e la nefrotomia nell^ nefriti acute e nelle nefriti croniche^ 4101 la 
nefrolisi e la nefìf#capiMilectomia. Viene poi lo studio clinico degli interventi chirurgici 
nelle nefriti mediche, risultati immediati e lontani, iodicaziooi e contro-indicazioni opera- 
toria , cura dei dolori , delle ematurie e degli accidenti uremici. È in sostanza un libre 
ricco di ammaestramenti e che potr* esser» letto con molto profitto. 

A. CBCCBBnBLLI. 

11 D. Froussard antico intemo degli ospedali di Parigi pubblica coi tipi di Mafoine 
soll'entero-oolite maoo-xnembraQOsa, una piccola op^ra eminentemente pratica , 
-che permetterà ai pratici di trovare facilmente , senza annoiarsi in dettagli inutili . tatti 
gli insegnamenti necessari per assicurare la sua diagnosi nei casi ditiìcili e per istituire 
tana terapia, che riposi su dati patogenetici giudiziosi e per conseguenza veramente ef- 
Locaci. A. Cbcchb&blli. 

Bibliografia Boientifloa. La libreria Bailliére et fils di Parigi pubblica un cata- 
logo generale dei libri di soienza comprendeati Tannuncio dettagliato per ordine 
.alfabetico dei nomi d'autori di circa 5 000 opere di medicina, storia naturale, agricoltura, 
veterinaria, fisica, chimica, tecnologia, industria con la data di pubblicazione , il formato 
il numero delle pagine, delle figure e delle tavole. Una tavola metodica di 17 pagine dA 
inoltre T indicazione dei principali autori che hanno scritto su più di 1500 soggetti rife- 
•rentesi alle scienze. 

Questa bibliografia indispensabile a tutti i lavoratori, sarà inviata gratis e franco a 
tutti quelli che ne faranno domanda a Bailliére e fils , con cartolina postale doppia (ri- 
. sposta pagata). 



CBOHACA. 

È aperto il conoorso al premio Umberto I. Questo premio, di L. 3500, verrà 
assegnato, secondo il deliberato del Consiglio Provinciale di Bologna, e alla mi- 
gliore opera od invenzione ortopedica ». A tale conoorso possono prendere parte 
medici italiani e stranieri. Le modalità del concorso e dell'assegnazione del pre- 
mio sono fissate da apposito regolamento, ohe sarà inviato a chi ne facpia ri- 
chiesta. La domanda di concorso dovrà essere rivolta al Presidente dell' Istituto 
Rizzoli in Bologna. Il concorso si chiude il 31 Dicembre 1904. 

Bologna, 1.* Gennaio 1904. 

Il Presidente 
Rodolfo Silvanl 



Prof. ANOitliiA. ChjOGrijitiuiLLl, D'.reuore — Pafiua, otraia V'ituno ti^inanuele. 
MI3SAGLIA GIUSEPPE, gerente responsabile. 
Stabilimenti riuniti delle ARTI GRAFICHE. Corso Magenta N. 48, Milaocw 

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<';Y^" 



Aooo m ■ N. 4. LA CLINICA CHIRURGICA 30 Aprile 1904 

•X 

Di un nuovo processo operatorio 

PER LA 

CURA RADICALE DELL' ERNIA OMBELICALE 

PER IL 

Dott. FRANCESCO FABRIS 

Direttore e Chirurgo Primario dell'Ospedale di Moniecchio-¥nQÌlia 



Ad onta che la cura radicale dell' ernia ombelicale rimanga 
sempre addietro in perfezione alla cura delle altre ernie, voglio 
dire dell'ernia inguinale e della crurale, pure essa ha fatto, in questi 
ultimi trentanni, grandi passi sulla via del progresso. 

È vero che, già fino dall'epoca antecedente a Celso, si operavano 
le ernie ombelicali, ma è pur vero che per tutto il XVIII secolo 
e il principio del XIX la cura cruenta fu abbandonata per cedere 
il posto alle varie fasciature e a processi meno gravi , ma il più 
delle volte inefficaci, quali l'agopuntura, l' invaginazione , la lega- 
tura, ecc. In quest'epoca i chirurghi consideravano l'intervento ope- 
ratorio nell'ernia ombelicale, come una cattiva azione. 

Fu 'dopo il cominciamento del XIX secolo che la cura radicale 
risorse, sebbene timida e incerta, giacché i chirurghi di questo tempo 
non erano soltanto preoccupati di opporsi alla probabile ed in allora 
molto facile riproduzione dell'ernia, bensì di evitare l'introduzione 
dei microrganismi nella cavità addominale, la cui apertura era assai 
^pericolosa a quell'epoca. 

Oken anzi, a questo proposito, consigliò nel 1818 di legare il 
i<acco dell'ernia ombelicale dopo avere ridotto l'intestino e l'epiploon. 

Più tardi Gutzeit nel 1846 e Hutin nel 1853 preconizzarono 
la resezione del sacco per ottenere un'occlusione completa del canale 
erniario. 

Schulz nel 1859, Richet nel 1860, Foucher, Champenon nel 1876 
tentarono tutti con diversi mezzi e in ispecie suturando Tepiploon 
all'anello, di obliterare il meglio possibile il foro erniario. Ma i 
loro metodi non ebbero successo, in primo luogo perchè l'epiploon 
può sempre attirare l'intestino e quindi favorire la riproduzione del- 
l'ernia, in secondo, perchè quello, ricco di grasso, si atrofizza e non 
adempie all'ufficio destinatogli. 

Più tardi Scheaf, Nicaise, Polaillon, con migliore successo, imi- 
tarono quel metodo. 

Clinica Chirurgica. ^-^ IV* -. 

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282 FRANCESCO FABRIS. 

Le Dentu insiste sulla necessità di suturare l'anello ombelicale 
per prevenire lo spargimento del liquido nell'addome. Questa pra- 
tica fu eseguita per la prima volta in Francia da Polaillon, in Ger- 
mania da Geissel. 

In tutto questo tempo però non si operavano che le ernie 
strozzate. Levare lo strozzamento, preservare il peritoneo dall'in- 
vasione dei microrganismi, ecco le preoccupazioni degli operatori 
d'allora. 

Il primo tentativo di cura radicale d'ernia ombelicale, non' stroz- 
zata, fu fatto da Barwell nel 1862. Esso preconizzò l'intervento 
cruento consistente nell'aprire il sacco, ridurre i visceri e suturare 
l'anello. 

Fu solo còU'avvento dell'antisepsi che la cura radicale dell'ernia 
ombelicale venne perfezionata ed accettata da quasi tutti i chirurghi 

Rossander nel 1898 praticò per il primo l'operazione, sotto l'egida 
del metodo di Lister. Egli, dopo aver aperto il sacco e ridotto l'in- 
testino e il peduncolo dell'epiploon, praticò la legatura e la rese- 
zione del sacco, quindi suturò. Il malato guari di prima intenzione. 

Dopo di lui Schede fece la stessa operazioue coll'aggiunta della 
sutura dell'anello. 

Jules Boeckel, Socin, Terrier, Championnière, Koeberlè, Segond, 
tutti s'adoperarono per il miglioramento della cura radicale dell'ernia 
ombelicale. 

Paolo Berger consiglia di fare una sutura profonda col filo 
d'argento e di comprendere tutto lo spessore della parete addomi- 
nale come quella che s'impiega nella ovariotomia, sutura alla quale 
s'aggiungono più punti superficiali intermediari. 

Lepage dichiara che la cura radicale dell' ernia ombelicale è 
contro- indicata solamente nei vecchi, nei tisici, nei diabetici, ecc. 

Condamin s'ispira al processo di Championnière riguardo alla 
sutura, ma l'originalità del suo metodo è costituita dall'onfalec- 
tomia fibrosa che costituisce il primo tempo dell'operazione. 

In Inghilterra nel 1883 Lawson-Tait aveva già praticato la 
cura radicale dell'ernia in questione col ravvivamento e la sutura 
dell'anello come complemento della chelotomia. 

Ward, Banks (il quale si serve del sacco per otturare l'orificio 
ombelicale) Barker, Tordan, furono seguaci della pratica di Tait. 

In Germania Leisrinck preconizza l'estirpazione e l'incisione 
della pelle, ma non fa allusione alla sutura dell'anello. 

Czerny nel 1888 pubblica un fatto di cura radicale in seguito 
ad una chelotomia ombelicale. 

Infine nel 1890 Sanger scrive sulla cura radicale dell'ernia 
ombelicale non strozzata. 

Su 17 casi pubblicati dall'autore vi è un solo decesso. Si ebbero 
però 7 recidive. 

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DI UN NUOVO PROCESSO OPERATORIO PER LA CURA RADICALE, ECC. 283 



Oggi Toperazione della cura radicale dell'ernia ombelicale com- 
prende essenzialmente 8 tempi. 

1.^ L'incisione della pelle; 2.° apertura del sacco ; 3."* tratta- 
mento dell'epiploon; 4.° riduzione dei visceri; 5.^ trattamento del 
sacco: 6.^ trattamento dell'orificio erniario; 7.^ sutura della ferita; 
8.^ fasciatura. 

Ma prima di continuare nella descrizione del metodo odierno, 
dirò due parole d'anatomia della parte. 

La regione dell'ombelico presenta una faccia cutanea ed una 
peritoneale. La prima è notevole per la presenza della cicatrice om- 
belicale, la seconda per l'esistenza di quattro cordoni che partono 
da essa. Uno di questi cordoni, la vena ombelicale, si dirige in alto, 
airindietro e a destra ; gli altri tre si dirigono in basso : uno, me- 
diano e verticale, l'uraco ; gli ultimi due laterali ed obliqui, le arterie 
ombelicali. 

Si riscontrano condizioni anatomiche assai differenti da quelle 
che si verificano nell'ernia inguinale e crurale, nell'ernia ombelicale. 

Qui ritroviamo solo una porta erniaria che è costituita dalla 
cicatrice ombelicale; il tragitto ernioso è compreso fra detta aper- 
tura e il fondo del sacco. Esso ha un andamento tutto esterno e 
sottocutaneo, non ha pareti fisse ed è più o meno lungo a seconda 
della grandezza dell'ernia. Equivale a ciò che nell'ernia inguinale 
rimane al davanti dell'anello esterno. 

Ritorniamo ora al nostro primo argomento; intratteniamoci cioè 
sulle varie manovre, delle quali si compone il metodo per la cura 
radicale dell'ernia ombelicale, oggi universalmente accettato. 

È dalla diversa maniera di comprendere e d'eseguire dette ma- 
novre che sono nati i vari processi, i quali si possono dire tanti 
quanti sono gli operatori. 

La maniera di trattare l'epiploon, il sacco, l'orificio erniario e 
la sutura sono i capi saldi che differenziano i diversi processi. 

L'incisione, l'apertura del sacco^ la riduzione dei visceri hanno 
un'importanza secondaria. 

La forma, la direzione, la lunghezza dell'incisione cutanea, il 
modo d'apertura del sacco, non costituiscono certo dei processi distinti 
meritevoli di menzione. L'essenziale è di fare l'apertura suffìcente- 
mente lunga, in modo che l'orificio erniario sia facilmente approda- 
bile. Quanto all'apertura del sacco bisognerà procedere con precau- 
zione; ricordarsi che la pelle è di una sottigliezza estrema, che 
sacco e pelle sono intimamente uniti e che possono esistere aderenze 
fra sacco e intestino. 



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FRANCESCO FABRIS. 

Il trattamento deirepiploon può esser fatto in sei mauiei-e 
diverse. Bisogna ricordare però che se è aderente, si devono prima 
di tutto staccare le aderenze. 

L'epiploon può venir resecato; esser ridotto direttamente; può 
esser resecato simultaneamente al sacco, previa legatura fra l'epi- 
ploon e il sacco; può esser resecato, invece di ridotto, e lasciato 
aderente al colletto del sacco, oppure fissato all'angolo superiore 
della ferita, come fece Nicaise. 

Si può infine suturare coU'anello erniario come fecero Foucher 
(nel 18(56), Scheaf, Polaillon nell'intento di assicurare la chiusura 
dell'orificio erniario. 

Un ultimo processo, quello di Desprès, consiste nel comprendere 
il peduncolo epiploico nella sutura profonda. 

Ma il più usitato è quello di resecare l'epiploon e ridurlo nel- 
l'addome, processo, non usato prima dell'era antisettica. 

La riduzione degli intestini, facilissima, se si tratta di erma 
non strozzata e d'un orificio abbastanza largo, necessita di sbriglia- 
mento antecedente dell'anello nei casi di ernia strozzata o d'orificio 
stretto (lo sbrigliamento deve operarsi sulla parte superiore a sinistra 
dell'anello, che in questo punto è sprovvisto di vasi). In certi casi, 
come consiglia Terrier, saranno necessari sbrigliamenti multipli come 
nelle ernie inguinali e crurali. Nel caso che si cadesse sopra un 
intestino gangrenato, si farà come per le altre ernie. 

Il trattamento del sacco è importantissimo. Esso è da principio 
isolato fino al di là del colletto, poi è suturato o legato e finalmente 
resecato. Quest' estirpazione serve a modificare la condizione del 
canale erniario e togliere la predisposizione dell'ernia, ossia impedire 
lo scivolare dell'intestino. 

Ma non basta questa condizione per scongiurare la recidiva. 

Bisogna altresì trovare il sostegno che verrà al posto dell'ernia 
distrutta a sopportare lo sforzo dei visceri. Questo si ottiene col 
trattamento speciale dell'orificio erniario e colla riunione della ferita. 

Due metodi vi sono per il trattamento dell'orificio erniario. Il 1.'' 
consiste nel suturare l'anello ombelicale prima ravvivato. È il metodo 
di Tait, Championnière e Sanger. Il 2.^ consiste nel resecare l'om- 
belico fibroso e cutaneo e nel trattare la ferita come una ferita di 
laparotomia. Questo processo è di Condamin ed è stato modificato 
da Le Dentu e semplificato da Boechel. 

Quanto alla riunione della ferita, è la sutura a piani Faccettata 
quasi unanimemente (qualche chirurgo però si contenta d'un sol piano 
di sutura abbracciante tutto lo spessore della parete addominale com- 
preso il peritoneo). Cosi fa Routier. 

Quanto alle precauzioni antioperatorie, al drenaggio, alla fascia- 
tura, cose di capitale importanza per la buona riuscita dell'opera- 



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DI UN NUOVO PROCESSO OPERATORIO PER LA CURA RADICALE, KCC. 285" 

rione, dirò solo che oggi sono troppo note a tutti, e non meritano 
quindi menzione speciale. 

M'intratterrò invece sui principali processi particolari attual- 
mente impiegati» dicendo poscia di un metodo mio speciale e degli 
ottimi risultati con esso ottenuti, non avendo mai constatato, nei 
molti casi di ernia ombelicale da me operati e che renderò palesi 
m questo mio lavoro, alcuna recidiva. (Si noti, come la storia mo- 
strerà, che non pochi de' miei operati hanno subita l'operazione da 
molti anni). 

I processi dei quali farò menzione vanno divisi in due cate- 
gorie. La prima comprende quelli che s'attengono alla sutura del- 
l'anello; la seconda comprende i processi che s'attengono alla rese- 
rione dell'ombelico fibroso e cutaneo, ossia all'onfalectomia. 

Prima categoria. — Processo di Socin, — Esso comprende: 
L'apertura del sacco; la resezione dell'epiploon, frammentato prima 
in pia fasci legati con filo di seta, la riduzione dei peduncoli e 
degli intestini, la dissezione, l'isolamento e l'estirpazione totale del 
sacco, il ravvivamento dell'anello ombelicale, la sutura della ferita 
a tre piani comprendenti il peritoneo, l'orificio fibroso e la pelle. 

Processo ài Lawson- Tait. — Con questo si fa una larga aper- 
tura del sacco, la legatura e resezione dell'epiploon, la riduzione del- 
rintestino, il ravvivamento dei bordi dell'anello, e la sutura di questi 
bordi con sopraggitto di seta. Si distingue da quello di Socin perchè 
in esso il sacco invece d'esser legato è suturato. 

Processo di Tait-Sànger. — La modificazione proposta da questi 
autori consiste nello sdoppiamento dell'anello erniario. L'anello fibroso 
resta cosi diviso in due parti; un piano fibro-peritoneale e un piano 
fibro-cutaneo. Lo sdoppiamento è eseguito dopo !a liberazione del con- 
tenuto del sacco e la resezione dell'epiploon. 

I due piani dell'anello sono poi riuniti con una sutura alla seta. 
Sànger condanna assolutamente il catgut. Egli reseca in seguito il 
sacco, compreso l'ombelico fino al livello della pelle normale. 

Termina l'operazione con una stretta sutura dei tegumenti, ser- 
vendosi ugualmente della seta, sutura che lascia in posto per molto 
tempo. 

Applica poscia la fasciatura con una palla di cuoio che fa poi 
sempre portare. 

I vantaggi di questo processo sono dati dalla sutura del piano 
fibro-peritoneale, la quale determina, nella cavità peritoneale, la pro- 
duzione di una cresta mediana della parete, che divide lo sforzo dei 
visceri contro la parete in due correnti laterali, rispettivamente 
all'ombelico. 

Processo di Championnière. — Con esso si pratica la dissezione 
del sacco assottigliato fino al di là dell'orificio ombelicale e si fa la 
sutura della parete a tre piani. 

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1^:-. 
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286 FRANCESCO FABRIS. 

1^1 L'autore, quando l'epiploon è aderente, fende largamente rori- 

^' ficio erniario ed arriva cosi sull'epiploon libero nel ventre. Lo stira 

in fuori e arriva a distaccare tutto l'epiploon contenuto nel sacco. 

Staccato, lo pone su compresse antisettiche e lo divide in fram- 
menti, praticando poscia la legatura a catenia delle diverse porzioni. 
Quindi fa la dissezione del sacco fino al di là del colletto, che egli 
poi chiude con legatura doppia o multipla a seconda del suo volume. 

Poi, pratica Tonf alectomia , che egli dice esser quasi sempre 
necessaria durante la dissezione del sacco. 

La sutura comprende un piano sieroso e un piano fibroso. Cham- 
pionnière la pratica col catgut e preferìsce i punti separati al soprag- 
gitto. La riunione della pelle l'eseguisce con dei punti di sutura pro- 
fonda alternati a dei punti superficiali. L'operatore applica spesse 
volte il drenaggio. 

Processo di Terrier. — Esso è analogo al precedente, differisce 
solo in questo, che Terrier, per meglio suturare, modifica la forma 
anulare dell'anello fibroso, in ellittica. 

Processo di Routier. — Anche questo è simile a quello di Cham- 
pionnière, fatta eccezione della sutura, la quale comprende tutto lo 
spessore della parete addominale, non escluso il peritoneo. L^autore 
trova più vantaggioso resecare porzione della pelle che copre l'ernia, 
giacché, per la sua sottigliezza, è facile a gangrenarsi. 

Processo di Gersunt/. — Il Gersuny incide la cicatrice ombe- 
licale, distacca il sacco dal tessuto cellule-grassoso e lo apre ; riduce 
i visceri erniati, resecando, se occorre, l'omento ; asporta il sacco, 
sutura il peritoneo in corrispondenza dell'orificio erniario e sutura 
questo. Prolunga poscia l'incisione cutanea in basso, lungo la linea 
alba, incide la guaina dei retti lungo il margine mediano, distacca 
le inserzioni tendinee della guaina onde rendere sufficentemente 
spostabili i muscoli e ravvicinarli senza tenderli di soverchio. 

Sutura il piano muscolare, quindi la cute. 

Processo di Quénu. — Il Quénu sutura prima il peritoneo, 
piuttosto lontano dalF anello; quindi, con un'incisione circolare od 
ellittica, taglia la guaina dei retti. In tal modo forma due labbra 
aponeurotiche, una interna e l'altra esterna. Sutura allora insieme 
le due labbra interne (destra e sinistra) e forma così un primo piano 
di sutura. Ciò fatto scolla per una certa estensione i muscoli retti 
dalla loro guaina e tenendo calcolo che in corrispondenza dell'om- 
belico i muscoli retti sono attraversati da due intersezioni aponeu- 
rotiche, che ne intessono come le fibre, affronta, mediante la sutura, 
detti muscoli. 

Stabilito tale strato muscolare, sutura le due labbra esterne del 
foglietto anteriore della guaina dei retti onde riprodurre, con un 
sostegno solido, la parete addominale. 



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DI UN NUOVO PROCESSO OPBRATORIO PER LA CURA RADICALE, ECC. 287 

Processo Biondi, — Il Biondi circoscrive Ternia come un tumore 
in mezzo a due tagli semiellittici. Isola il sacco e la porta erniaria, 
apre la ^aina dei retti sulla linea mediana, prepara il lembo apo- 
neurotico anteriore lasciando il posteriore aderente al peritoneo ed 
isola per lunga estensione i retti dalle loro guaine. Apre il colletto 
del sacco, osserva i visceri, li isola, asporta l'omento aderente, recide 
il sacco insieme alla porta erniaria ed alla pelle circostante alia 
cicatrice ombelicale, mentre di pari passo fa la sutura dei lembi 
peritoneali e delle lamine aponeurotiche posteriori dei retti, rimaste 
aderenti. 

Alla sutura trasversale dei lembi peritoneali e delle lamine 
posteriori delle guaine, fa seguire quella longitudinale dei retti e 
la trasversale delle lamine anteriori. Fa quindi la sutura della pelle, 
nello stesso senso di quella dei muscoli, in modo che mai due suture 
di seguito abbiano a cadere nella stessa direzione. 

Processo Duriac. — Incisione ellittica, che circoscrive il tumore 
erniario alla sua base. Dissecata la pelle ed il connettivo sotto- 
stante sì a destra che a sinistra, l'autore scopre l'aponeurosi di cia- 
scun retto ed inciso il foglietto anteriore lungo il margine interno 
di ciascun muscolo, ottiene due bordi muscolari liberi, che è possi- 
bile avvicinare. Ciò fatto anteriormente e posteriormente, stacca 
ciascun muscolo dalle sue inserzioni aponeurotiche alla guaina, tira 
in fuori i muscoli e con un colpo di bisturi fa la sezione trasver- 
sale e totale di essi. In tal modo si ottengono quattro capi musco- 
lari, dipendenti dai muscoli retti tagliati. 

Sutura il capo superiore del muscolo di destra con il capo infe- 
riore del muscolo di sinistra ed il capo superiore del muscolo di 
sinistra con il capo inferiore del muscolo di destra. 

Duriac ha cura di praticare l'incisione trasversale a livello di 
una delle inserzioni aponeurotiche che esistono nel corpo nel muscolo, 
onde con i fili di sutura non dissociare le fibre e tagliare il corpo 
carnoso del muscolo. Per consolidare la parete sutura il bordo esterno 
deirx risultante dall'incrocio dei retti al bordo esterno di ciascuna 
guaina aperta. Termina l'operazione suturando le due labbra del 
foglietto anteriore, onde ricostruire la guaina aponeurotica. Per tema 
che il metodo non fosse coronato da buoni risultati, come ad es. che 
la sutura muscolare non fosse seguita da perfetta riunione o fosse 
avvenuto un allungamento della cicatrice dopo la consolidazione mu- 
scolare , Duriac modificò il suo primitivo processo con altro che 
chiamò, invece di processo dell'incrociamento totale dei retti, pro- 
cesso deirincrociamento parziale dei retti. 

Seconda categoria. — In tutti i processi antecedenti, l'anello 
ombelicale è rispettato; è già molto che in qualche processo se ne 
taglino i bordi per favorirne la riunione. 



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KKANCESCO FABRJS. 

Tale metodo è assai difettoso perchè non garantisce contro la 
recidiva. E infatti Fanello fibroso si presta molto male alla riunione 
avendo i suoi bordi spesse volte assottigliati e poco resistenti ed 
essendo esso sovente rigido, poco elastico e assai largo. 

L'idea di resecarlo completamente doveva dunque venire alla 
mente. 

^0': . Pì^ocesso di Keen. — Keen per il primo esegui quest'opera- 

f^^{,j.''- zione. Egli tolse l'ombelico e riunì la parete come nella laparotomia- 
1^^^ Processo di Condamin. — Questi fa un'incisione doppia intorno 

^(^ all'ombelico (3 o 4 centimetri al di sopra e al disotto di esso). Ese- 

^- guisce poi le altre manovre necessarie, passa due grossi fili metal- 

I r liei alle due estremità dell'incisione per tendere la parete ed avvi- 
;T cinare i piani di sutura. 

.| Questa comprende: 1.*^ la sutura del peritoneo in sopraggitto; 

^- 2.^ la sutura, se è possibile, delle due aponevrosi anteriori e poste- 

? rieri di destra, e del foglietto profondo; 3.*^ la sutura della pelle 

i col filo metallico. 

/: L'originalità di questo metodo consiste nel trattare Ternia in 

secondo luogo e di praticare prima la laparotomia e la resezione 
:?: dell'ombelico. 

Processo di Le Deniit. — In questo la ferita presenta l'aspetto 
^'' di un'ellissi, tagliando, l'autore, due triangoli colla base in comune 

sull'ombelico e i vertici in senso opposto. 

La ferita di laparotomia che ne risulta è suturata da Le Denta 
in due piani. 

Questo processo, come quello di Condamin, ha molti seguaci, 
fra i quali Casteret, Chandelux, Gouilloud, De Jeannel, ecc. 

Processo di BoeckeL — Boeckel traccia due incisioni ellittiche 
di cui le estremità si raggiungono sulla linea mediana a 4, 6 cen- 
timetri al disopra e al disotto dell'ombelico. Divide in seguito i 
tessuti dalla parte destra fino al peritoneo, aprendo largamente la 
guaina dei muscoli retti. Poi taglia la sierosa su tutta la lunghezza 
dell'incisione cutanea. 

L'epiploon, quando è possibile, è attirato nella cavità addomi- 
nale. Ma spesso la sua estremità periferica è aderente al sacco e 
non si può completamente staccare, come quando aderisce all'intorno 
dell'anello fibroso. 

D'un colpo di forbici si fende allora questo anello e si divide 
nello stesso tempo la pelle, che costituisce l'inviluppo esteriore del 
sacco. 

Cosi facilmente si liberano le aderenze epiploiche e intestinali 
L'autore fa poscia la legatura dell'epiploon e la riduzione del pedun- 
colo epiploico, riducendo di poi il sacco. 

Termina, sezionando la parte sinistra della parete addominale, 



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DI UN NUOVO PROCESSO OPERATORIO PER LA CURA RADICALE, ECC. 289 

della quale si è divisa la pelle nel 1.^ tempo deiroperazione, e fa- 
cendo la sutura a quattro piani. Il primo comprende il peritoneo^ 
il 2.*^ la guaina posteriore dei retti, il 3.*^ la guaina anteriore di 
questi muscoli, compreso il muscolo stesso, il 4.° la pelle. La sutura 
del peritoneo si fa in catgut, qqella fibre- muscolare in seta. 

Ed ora alcune critiche osservazioni. 

È noto che la parete addominale risulta formata: 1.^ dalla 
pelle; 2.^ dal tessuto cellulo-adiposo sottocutaneo; 3.^ dalla fascia 
superficiale; 4.*^ dalla lamina anteriore dell' aponevrosi del retto; 
5.^ dal muscolo retto; 6.° dalla lamina anteriore di detta aponeurosi; 
7.*^ dal peritoneo. 

Nella regione ombelicale abbiamo invece la mancanza di un 
muscolo compreso fra due lamine aponeur etiche; qui infatti non vi 
è che la pelle, Tanello ombelicale risultante dalla fusione di elementi 
preesistenti e funzionanti ed il peritoneo. 

Esaminando ora i migliori processi suesposti vediamo che essi 
oltre al non esser scevri d'altri inconvenienti, non riescono mai a 
ristabilire quasi completamente la disposizione della parete addo- 
minale. 

Gersuny ad esempio lascia in posto il locus minoris resistentiae, 
cioè la porta erniaria, rappresentata dall'assottigliato, anemico, cede- 
yole anello ombelicale, che nessuna sutura può garantire di riunire 
in modo da non permettere la recidiva. Oltre a ciò con il processo 
di Gersuny viene diminuita la circonferenza della cavità addominale 
per la chiusura dell'orifizio del sacco erniario e in corrispondenza 
dell'ombelico si ha una diastasi dei retti. Con esso processo, inoltre, 
la cicatrice non offre suificente resistenza ad ogni aumento di pres* 
sione endocavitaria. 

E cosi pure avviene col processo Quénu. Con questo si rende 
più facile, perchè meno tesa, la sutura profonda delle lamine apo^ 
neurotiche posteriori, sempre a scapito della sutura superficiale. 
Detto metodo presenta, come molti altri, il grave inconveniente di 
avere le suture tutte sopra un sol piano e quindi continua la cica* 
trice. 

Lo stesso dicasi per il processo di Condamin. 

Ma soffermiamoci un istante sul processo Duriac che, ad onta 
della sua genialità, non è privo di inconvenienti. 

Come risulta dalle esperienze del Biondi e come io stesso ho 
potuto constatare nelle prove eseguite sugli animali, le bendelle 
muscolo-aponeurotiche hanno grande tendenza a ritrarsi e riesce 
diffìcile suturarle, giacché i punti vengono dati nel senso della lun- 
ghezza delle fibre. Oltre a ciò nei quattro punti ove rimangono fisse 
le bendelle, si formano, per la trazione delle medesime, altrettanti 
infundibuli ove possono formarsi nuove ernie. Resta pure, con tale 



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290 FRANCESCO FABRIS. 

processo, indebolita la parete addominale nei quattro angoli formati 
dalle bendelle incrociate. 

Ad onta però dei loro inconvenienti, svariatissimi pregi si riscon- 
trano nei metodi suesposti, dei quali, alcuni sarebbero forse perfetti 
se, con essi, i loro autori fossero riusciti a fortificare la regione 
ombelicale, senza indebolire in altre parti la parete addominale. 

Terminata la sommaria descrizione dei principali processi che, 
da prima della metà del 1800 ai nostri giorni, sono stati immaginati 
« adoperati per la cura radicale dell'ernia ombelicale, e fatte alcune 
critiche osservazioni su parecchi dei medesimi, m'intratterrò ora uà 
istante, onde ordinatamente seguire il compito propostomi, sul pro- 
cesso da me inventato e che da lungo tempo adopero. La statistica 
successiva dirà chiaro gli ottimi risultati ottenuti. Ed io, se essa 
riuscirà a invogliare alcuno a farsi seguace del mio metodo, mi sti- 
merò fortunato d'aver porto alla scienza un piccolo tributo, alla 
società un lieve vantaggio. 



Ora, ecco come io procedo: 

/ tempo. — Con un'incisione ellittica , avente il suo diametro 
massimo perpendicolare all'asse mediano del corpo, circoscrivo il tu- 
more erniario. 

// tempo. — Isolo il sacco erniario, lasciandolo coperto dalla 
pelle che gli è aderente e dalla cicatrice ombelicale. 

Ili tempo. — Apro il colletto del sacco, ed isolati i visceri, 
asportate le porzioni d'omento aderenti, recido il sacco e lo suturo 
trasversalmente. 

IV tempo. — Se l'anello ha forma piuttosto rotonda (vedi fig. 1) 
pratico un'incisione in alto e una in basso di questo (vedi fig. 2) 
e quindi lo suturo con sutura longitudinale ed a punti staccati 
(vedi fig. 3). 

V tempo. — Scolpisco due lembi, in forma di trapezio regolare, 
dei quali non taglio le basi minori, che sarebbero linee parallele alla 
ferita suturata del foro erniario, situate l'una a destra e l'altra a 
sinistra di quella come i relativi trapezi, dei quali la base maggiore 
è rivolta all'esterno sulla guaina anteriore dei retti. 

Nel taglio non è compresa solo la guaina, ma porzione del mu- 
scolo (vedi fig. 3). 

Sollevo quindi i due trapezi muscolo-aponeurotici e mediante 
un'incisione praticata circa sulla linea di base (la quale è alla di- 
stanza di 2 3 centimetri dalla sutura dell'anello erniario) di uno 
dei trapezi, faccio passare il lembo muscolo-aponeurotico destro a 
sinistra e il sinistro a destra (vedi fig. 4). Cosi facendo, in corri- 
spondenza dell'anello erniario, dove pratico un'accurata sutura del- 



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DI UN NUOVO PROCESSO OPERATORIO PER LA CURA RADICALE, ECC. 291 

l'incisione fatta (onde far passare a sinistra il lembo di destra e 
viceversa) si ha un doppio piano muscolo-aponeurotico di rinforzo 
alla ferita suturata del foro stesso e non si diminuisce la resistenza 
della parete addominale nelle altre parti, giacché la porzione di 
mascolo mancante di destra viene rimpiazzata da quella di sinistra 
e viceversa quella di sinistra dall'altra di destra. 

Eseguita la sutura completa dei lembi staccati, faccio la sutura 
della pelle in direzione perpendicolare a quella dell'anello erniario ; 
questa manovra costituisce il VI e l'ultimo tempo deiroperazione, 
che sarà seguita da una debita fasciatura. 



Aggiungo qui, avanti di esporre la mia statistica, che le espe- 
rienze fatte sul cadavere, prima di applicare all'uomo il metodo 
sopra descritto, mi diedero sempre buoni risultati. Uguale esito 
ottenni cogli esperimenti sui cani e, alle auto)>sie di detti animali, 
eseguite dopo molto tempo dalle esperienze, non ho mai riscontrata 
indebolita, in alcune località, la parete addominale, né verificata al- 
cuna alterazione anatomica. 

Statistica. 

I. 14 Dicembre 1896. — F Lorenzo, giornaliero, di Montecavolo 

(Prov. di Reggio-Emilia) entra in questo ospedale. 

Egli, ventanni avanti que.H'epoca, s'accorse d'un tumoretto in corri- 
spondenza della regione ombdlicale. Tale tumore aumentava colla tosse, ma 
si mantenne sempre riducibile. Da un mese però si è fatto dolente, spe- 
cialmente dopo i pasti, con la tosse ed ogni qual volta sostiene fatiche. La 
tumefazione, oggi, ha la grossezza d'un uovo di piccione. 

Diagnosi. — Ernia ombelicale. 

Operazione. — 16 Dicembre 1896. Cura radicale. 

Esito. — Guarigione. 

n. 11 Marzo 1897. — B... Giuseppe, d'anni 44, contadino, di Bazzane, 
entra in questo istituto. Non ha mai sofferte malattie. Quindici anni or 
SODO s'accorse della presenza d*un piccolo tumore in corrispondenza della 
cicatrice ombelicale, tumore che ora ha la grossezza di un arancio. 

Diagnosi. — Ernia ombelicale. 

Operazione. — 12 Marzo 1897, Cura radicale. 

Èsito. — Guarigione. 

UL G. .. T. .. Enrichetta d'anni 25, contadina, di Bihbiano. Ha par- 
torito 3 vDlte. Colta tre anni or sono da tosse stizzosa s'accorse che sotto 
gli impeti di questa si formava una protuberanza in corrispondenza del- 
i ombelico. La tumefazione andò rapidamente aumentando e la donna soffre 
ora per senso di peso e stiramento alla regione ombelicale. 

Diagnosi. — Ernia ombelicale. 

Operazione. — 25 Agosto 1897. Cura radicale. 

Esito. — Guarigione. 

IV. Severina C. .. Z. .. d'anni 43, contadina, di Gattatico Ha partorito 



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29Z FRANCESCO FABKIS. 

volte. Dopo rultiino parto, otto anni or sodo, le si manifesto un tumore- 
molle, riducibile, in corrispondenza della cicatrice ombelicale, tumore che 
ora ha il volume di un piccolo arancio. 

Diagnosi, — Ernia ombelicale. 

Operazione. — 7 Aprile 1898. Cura radicale. 

Esito, — Guarigione. 

V. B... Giuseppe, di anni 17, bracciante, di Montecchio-Emilia. Circa 
cinque anni or sono, in seguito ad uno sforzo gli si manifestò un piccolo 
tumore alla regione dell'ombelico. Il tumore, dolente in ispecie dopo i pa- 
sti, ha ora la grossezza d'un uovo di piccione. 

Diagnosi. — Ernia ombelicale. 

Operazione. — 10 Dicembre 1898. Cura radicale. 

Esito. — Guarigione. 

Ha prestato servizio militare, come soldato di cavallerìa. 

VI. C. .. Maddalena in F... donna di casa, d'anni 42, di Montecchio 
Emilia. Partorì 3 volte. Ebbe parti laboriosi. Dopo il secondo parto che av- 
venne 10 anni or sono 'le si manifestò un piccolo tumore in corrispondenza 
della cicatrice ombelicale. II tumore è riducibile ed ora ha il volume dì un 
pugno d'uomo. Qualche volta dà fenomeni di strozzamento. 

Diagnosi. — Ernia ombelicale. 

Operazione. — 17 Dicembre 1898. Cura radicale. 

Esito. — Guarigione. 

VII. S... Silene contadina, d'anni 30, da Fogliano. Operata da otto 
mesi di laparotomia, perchè affetta da cisti ovarica bilaterale. Guarita per 
seconda intenzione. Da tre mesi le comparve un tumore riducibile , che 
aumenta colla tosse in corrispondenza dell'ombelico. Il tumore è grosso quanto 
un arancio. 

Diagnosi, — Ernia ombelicale post-laparotomica. 

Operazione. — 18 Febbraio 1900. Cura radicale. 

Esito. — Guarigione. 

Vili. G. .. Z.. . Angiola d'anni 43, contadina, di Fogliano. Presenta un 
tumore grosso quanto un arancio in corrispondenza della cicatrice ombe- 
licale, tumore che dà alcune volte fenomeni di strozzamento. Questo aumentò 
gradatamente. Sedici anni or sono era grosso quanto un grano di fava. 

Diagnosi. — Ernia ombelicale. 

Operazione. — 23 Maggio 1900. Cura radicale. 

Esito. — Guarigione. 

IX. Rita M... d'anni 28 da Albinea. Presenta un tumore della gran- 
dezza di un grosso arancio, in corrispondenza della cicatrice ombelicale, 
tumore riducibile. Questo si manifestò quando l'inferma aveva 6 anni,^ 
epoca in cui fu colta da pleuro-polmonite. Raggiunse il volume attuale solo 
in questi ultimi tempi. 

Diagnosi. — Ernia ombelicale. 

Operazioìie. — 16 Maggio 1900. Cura radicale. 

Esito. — Guarigione. 

X. Aderita C... in F... possidente, d'anni 41, da Roncocese. Ha par- 
torito 6 volte. Si accorse della presenza di un tumore, che scompariva alla 
pressione ed in corrispondenza della cicatrice ombelicale, dopo il secondo 
parto. Il tumoi^e andò sempre aunentando di volume tanto da raggiungere 
ora la grandezza di un grosso pugno. La donna è pingue. 

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01 UN NUOVO PROCESSO OPERATORIO PER LA CURA RADICALE, ECC. 293 

Diagnosi, — Ernia ombelicale, non completamente riducibile. 
Operazione. — 26 Settembre 1900. Cura radicale. 
Esito. — Guarigione. 

XI. Alfredo A. ..d'anni 16, contadino, di Quattro Castella. In seguito 
«d UDO sforzo, fatto all'età di 10 anni, gli si sviluppò un piccolo tumore 
ÌD corrispondenza della cicatrice ombelicale, tumore che andò sempre au- 
«Dentando fino ad acquistare il volume di una grossa mela. 

Diagnosi. — Ernia ombelicale. 

Operazione. — 24 Ottobre 1900. Cura radicale. 

Esito. — Guarigione. 

XII. Filomena S. .. d'anni 34, contadina, di Gavasseto. Ha partorito 
quattro volte. Dopo il secondo parto, le si sviluppò un tumore alla regione 
deiroml)eiico. 

Diagnosi. — Ernia ombelicale. 

Operazione. — 14 Marzo 1901. Cura radicale. 

Esito. — Guarigione, 

XIII. Giuseppe C... d'anni 40, contadino. Sette anni or sono, durante 
^na bronchite acuta, gli si sviluppò un piccolo tumore alla regione del- 
Tombelico. Il tumore, che era piccolissimo, ora ha raggiunto il volume di 
un uovo di piccione. 

Diagnosi. — Ernia ombelicale. 

Ojterazione. — ;^ Giugno 1901. Cura radicale. 

Esito. — Guarigione* 

XIV. p]milio S... d'anni 41, negoziante, di Campej2:^ine. Da sedici anni 
avverte la presenza di un tumore riducibile che aumenta con la tosse e con 
gli sforzi io corrispondenza della cicatrice ombelicale. Il tumore ha ora 
raggiunto il volume di un grosso arancio e porta dolori vivissimi al pa- 
ziente, accompagnati da vomito e singhiozzo. 

Diagnosi. — Ernia ombelicale strozzata. 

Opterà zione. — 19 Dicembre 1901. Cura radicale. 

Esito, — Guarigione. 

I 14 casi menzionati sono tutti riguardanti individui dei quali 
ho potuto prima di scrivere il mio lavoro aver notizia. Fra essi, nes- 
suno, fino all'epoca presente, ha recidivato. 

Degli altri miei operati di ernia ombelicale non mi sono qui 
occupato, giacché non avendone in oggi notizie, non possono ser- 
virmi a mettere in evidenza l'efficacia del mio metodo, il cui pre- 
cipuo scopo è di evitare la riproduzione dell'ernia. 

II tempo trascorso dalle prime operazioni d'ernia ombelicale, 
eseguite col mio metodo, mentre mi è prova sodisfacente per quelle, 
mi è promessa per le altre. 

E .se la promessa non sarà vana, potrò oggi, in cui non è più 
il pericolo dell'infezione, bensì quello della recidiva che sovrasta 
U cura radicale dell'ernia ombelicale, esser lieto d'aver contribuito 
a che questa s'innalzi, per raggiungere le cure sorelle, di un gra- 
dino sulla immensa scala del perfezionamento. 



Monterchio- Emilia, 85 Ottohre Ì90Z. 

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294 FRANCESCO FABRIS. 



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eJì^WVif?'/, 




Clinica Chirurgioa, 



Memoria F. Fabris. 



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R. Cliniea Chirurgica di Modena diretta dal Professor 6. RU66I 



SOPRA UN CASO 

ADENO-CARCINOMA MAMMARIO NELL'UOMO 



Hoia cliiilca ed af)atoii>OHpatolo^ca 



Dott. FAUSTO GELATI 

Assistente 



Esaminando la letteratura suirargomento «del cancro della mam- 
mella neir uomo » , per trovare le prime osservazioni è sufficiente 
portarsi ad un'epoca piuttosto recente. È solamente al principio del 
secolo scorso che si trova sparso qua e là qualche caso isolato. Tut- 
tavia nel 1778 il Ledrau fa cenno di quest'affezione, facendone ri- 
saltare soltanto la rarità. È d'uopo giungere al 1887, epoca in cui 
il Dussausoy descrive un caso di cancro di mammella in un uomo 
di cui ne ha tentata la guarigione a mezzo dell'inoculazione di pus. 
Dopo questi accenni allo studio di quest'affezione troviamo citati 
casi dal Morgagni, dal Sedillot, come pure nella tesi di aggregazione 
del Nelaton sui tumori della mammella, questi fa accenno ancora di 
alcuni riscontrati nell'uomo. Nel 1842 il Lisfranc presentò all'Acca- 
demia di Medicina a Parigi un caso di carcinoma tolto ad un uomo 
di quarantacinque anni, cosi pure Bérard , il Cruveilhier , il Lebert 
ed il Birkett in Inghilterra ne riportano parecchie osservazioni. Circa 
nello stesso periodo Deguise figlio presentò all' Accademia di Medi- 
cina a Parigi un cancro encefaloide di mammella, sviluppato in sei 
mesi in un uomo di sessantotto anni. Cosi nel 1853 Velpeau ne ri- 
porta dieci casi nel suo « Trai té des maladies du sein ». Billroth a 
Vienna fa cenno di questa affezione solo per stabilirne la sua rarità, 
il Corradi in Italia nei suoi « Commentari » ne cita qualche caso. 

Disgraziatamente però una gran parte di queste osservazioni sono 
prive dei reperti istologici , togliendo perciò ad esse molta impor- 
tanza; solamente nel 1872 si trova il primo lavoro d'insieme real- 
mente importante, quello dell'Horteloup. Quest'autore ha riunito no- 
vantasei casi pubblicati e in Francia e all'estero; ma di questi sola- 



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296 FAUSTO (ìELATI. 

nieiite sedici soao stati descrìtti per esteso, dei quali nient'altro che 
quattro presentano un esame istologico completo. Nel 1876 il Chénet 
compila sotto l'ispirazione di Verneuil una bellissima tesi dove riporta 
sette-nove casi di carcinoma di mammella neir uomo. Quello però 
che ha segnato la prima tappa importante nella storia dei tumori di 
mammella nelFuomo è stato il Poirier nel 1883 col suo lavoro, in 
cui fa uno studio completo di nuovi casi, dei quali alcuni regolamente 
controllati da un esame istologico preciso. Da quesf epoca, marcatane 
l'importanza, le osservazioni aumentarono assai, non venendone tra- 
scurate alcune dai chirurghi che le notavano. Infatti , riscontriamo 
sul medesimo soggetto una memoria di Courtade, un^altra di Imbert. 
il lavoro di Schuchardt in Germania, la statistica di Robert Williams, 
di Schultoss, la tesi di Delacour, la lunga osservazione di Termet, e 
specialmente assai importanti per noi sono le tesi di Pigot con cinque 
casi inediti, quella di Laforgue, il lavoro di Albertin e Prothou iu 
Francia, i lavori del Micheli, Foschini, Betagh, Cavazzani, Roncali 
e dell'Astori in Italia, i quali tutti trattano esclusivamente dei tu- 
mori maligni della mammella nell'uomo. 

Da quanto abbiamo finora esposto possiamo dire che quantunque 
la proporzione sia andata crescendo specie in questi ultimi cinquanta 
anni a mezzo di statistiche, tesi, lavori speciali, compilazioni, dimo- 
strandone la non eccessiva eccezionalità, tuttavia essa affezione rap- 
presenta ancora un certo interesse per la sua rarità. Ma V impor- 
tanza del soggetto in discorso non si limita ora semplicemente alla 
constatazione di un fatto più o meno raro, ma qualora le dette os- 
servazioni siano corredate di tutte le ricerche, specie istologiche, in 
modo da renderle complete, quest'importanza viene ad essere di molto 
accresciuta oggi che le moderne scoperte anatomo-patologiche e le 
nuove concezioni patogeniche dominano il campo dei neoplasmi. Ecco 
per quali ragioni ho creduto interessante pubblicare l' osservazione 
di un cancro di mammella in un uomo occorso nella Clinica Chirur- 
gica di Modena l'anno scolastico 1901-1902. 

Col presentare questo caso non intendo di esporre nel suo in- 
sieme lo studio dei tumori maligni della mammella neiruomo, specie 
dopo il lavoro di Poirier, e le tesi del Delacour, del Laforgue e del 
Pigot, in cui troviamo uno studio quasi completo di questi tumori. 
Mi dilungherò solamente suiretiologia e sull'anatomia patologica, 
cercando di riuscire completo il più che mi sarà possibile: accennerò 
invece le altre parti, non presentando per noi che ben poco inte- 
resse poiché avendo gli stessi caratteri dei tumori che si manife- 
stano nella mammella della donna, sono già stati studiati e perciò 
conosciuti assai bene. 

I/ammalato è un tal Cattafavi (liovannì d'anni 53, di Correggio, con- 
tadino. Nel gentilizio non si presenta nulla di interessante. Il padre e la 



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SOPRA UN CASO DI ADBNO-CAKCINOMA MAMMARIO NELL'UOMO. 297 

madre sono morti al dire dAirin fermo di vecchiaia : ha due fratelli vìventi 
-e sani, una sorella morta di parto. L'ÌDf(M*mo non si ricorda d'avere soflferto 
le malattie deirinfanzia. Prese moglie a 21 anni e dal connubio ebbe cinque 
figli, tre vivi e due morti in tenera età, Tuno di angina, l'altro di malattia 
che il padre non sa precisare. A trentadue anni racconta di aver sofferto 
di adeoite ascellare d*ambi i lati, risolta colla suppurazione, guarita in dieci 
giorni. Lavorando alle risaie, da nove anni l'ammalato soffre di reumatismo 
articolare specie agli arti inferiori. AlFetà di 47 anni Tinfermo racconta di 
aTer subito un urto nella regione mammaria sinistra, provocato da un carro 
spinto indietro dalla bestia adombrata che era ad esso attaccata. AH' età 
di 50 anni il nostro ammalato scorse un piccolo nodulo, grosso quanto una 
fìocciuola, un po' al disotto del capezzolo della mammella sinistra, indo- 
lente però a qualsiasi maneggio. Solamente dopo alcuni mesi mentre lavo- 
rata al sole gli sopravvenivano degli accessi tali di prurito in detta loca- 
lità da costringerlo a grattarsi fortemente recandogli allora un po' di 
dolore che poi presto scompariva. Il tumore, come narra l'infermo, presentò 
QD aumento lentissimo tanto da raggiungere la grossezza di un mandarino 
due mesi prima il suo arrivo al nostro ambulatorio. A quell'epoca comin- 
ciarono a manifestarsi a volte dei dolori lancinanti spontanei che si face- 
vano più duraturi e più Intensi qualora una causa traumatica qualsiasi 
avesse agito sul tumore. In questo frattempo l'ammalato una mattina si 
accorse di avere imbrattata la camicia di sangue nel punto corrispondente 
ai capezzolo della mammella ammalata , e poco tempo dopo si manifestò 
un'erosione dalla quale veniva uno scolo giallo rossastro. Raggiunta la gran- 
dezza di una moneta da due centesimi al dire dell'ammalato si formarono 
«u di essa delle croste che egli si guardò bene dal levare. Questi fenomeni 
furono quelli che impressionarono l' infermo e lo spinsero a portarsi alla 
nostra Clinica dove fu accettato il 2 Maggio d^l 1902. 

All'esame V ammalato si presenta di costituzione scheletrica regolare, 
le masse muscolari sono sviluppate, il pannicolo adiposo abbondante, mucose 
visibili di un bel colorito, colore della pelle bruno, sistema nervoso nor- 
male. Nulla si è riscontrato a carico degli organi toracici ed addominali 

Mettendo l'ammalato in posizione seduta ed esaminando le due regioni 
fnammarie si nota all'ispezione quella di sinistra più tumefatta e rialzata 
che la destra. II capezzolo presentasi appiattito , ingrandito e re tratto un 
po' in alto ed all'esterno. In basso nella sua parte interna riscontransi 
delle croste giallo-nerastre. L'areola mammaria per la retrazione del ca- 
pezzolo presentasi diminuita in alto, aumentata invece in dentro; in basso 
«d in fuori si continua invece con una macchia della grandezza di una mo- 
neta da cinque lire di un colore rosso vivo nella sua parte centrale, bluastro 
cianotico nella sua periferia dove appare una rete venosa assai fine. Alla 
palpazione detta tumefazione è data da una massa mobile in tutti i sensi, 
iadolente, dura, a superficie irregolare, della grandezza e della forma di 
un mandarino, che presenta i seguenti limiti: air interno a due dita tra- 
sverso dalla parasternale ; in fuori, all'ascellare anteriore; in alto, alla terza 
costa; in basso, tra la sesta e la settima costa. La pelle in corrispondenza 
del tamore non è sollevabile in pieghe, ma aderente a questo. Comprimendo 
la massa del tumore non sorte nessun liquido. Facendo contrarre Parto si- 
oistro e tentando la mobilità del tumore, si nota che questa è quasi scom- 
C Unica Chirurgica. 20 

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298 FAUSTO GELATI. 

parsa. Palpando il cavo ascellare corrispondente alla parte ammalata si 
nota un ganglio mobile ed indolente. Nulla si avverte nel cavo ascellare 
del lato opposto né nei cavi sopra e sottoclavicolari. 

L'esame delle urine normale. L* esame del sangue ha dato il seguente 
reperto: Hb. 100. Globuli rossi 5.107.0000. Globuli bianchi 6300. 

Fu fatta diagnosi di carcinoma della mammella sinistra con infiltrazione 
di gangli ascellari. 

In questo caso per la diagnosi differenziale, le uniche affezioni ohe po- 
trebbero mettere il pratico un po' in dubbio, sarebbero: la mastite cronica, 
la tul>ercolosi, la sifìlide, l'adenoma, 1* adenofibroma , Tadeno-sarcoma. Ma 
pel nostro ammalato sia che si prendano in considerazione i dati anatomici, 
come ì dati obbiettivi si rende palese la giustezza del nostro giudizio. In- 
fatti Tetà del soggetto, 53 anni, l'inizio del tumore sotto forma di un no- 
duletto in corrispondenza della ghiandola mammaria, indolente, che in se- 
guito venne man mano aumentando di volume, presentando i prolungamenti 
caratteristici delle forme epiteliali insinuantesi nella ghiandola, la durezza, 
l'aderenza della cute ombelicata come scorza di melarancia, il capezzolo ap- 
piattito , retratto in alto ed all' esterno , lo scolo sanguigno del capezzolo 
stesso che il nostro ammalato ha presentato, i gangli piccoli, duri, mobili 
che si notano nel cavo ascellare corrispondente c'impongono in modo quasi 
assoluto la diagnosi sopradetta. 

Riscontrando poi il malato in buone condizioni, ci spinse a consigliare 
al paziente un atto operativo radicale, che in seguito al suo consenso fa 
eseguito dal Prof. Ruggì il giorno 12 Maggio 1902. 

Esaminando la mammella asportata, il tumore si presentava del vo- 
lume di un grosso mandarino di consistenza dura. La cute presentavasi 
normale in tutti i punti, eccetto che in corrispondenza della parte intema 
ed inferiore del capezzolo retratto in alto e all' esterno dove notavasi ul- 
cerata, all'infuori invece per la grandezza della moneta da cinque lire, aveva 
un colore rosso vivo nella sua parte centrale, bluastro, cianotico nella sua 
periferia. Alla sezione il tumore presentiivasi resistente, i tessuti stridevano 
al taglio. Sulla superficie di sezione fatta in corrispondenza del capezzolo, 
alla sommità di esso prendeva orij^ine una striscia biancastra, la quale man 
mano che si approfondiva dividevasi in tanti piccoli rami più o meno in- 
trecciati che delimitavano delle zone di tessuto più oscuro, meno resistente, 
di varia forma, quali circolari, quali a losanga e rettangolari. 

In un'altra sezione fatta in un punto vicino alla parte esterna del 
tumore si notava un aspetto quasi a mosaico, in cui le striscio biancastre 
dì tessuto fibroso delimitavano chiazze rossastre a cui si univano altre più 
meno oscure e più o meno regolari per forma. 

Le glandolo ascellari estirpate si presentavano alquanto consistenti, la 
capsula piuttosto spessa; al taglio esse presentavano una zona di colorito 
giallastro che spiccava sul fondo grigio dato dal tessuto adenoide, separato 
questo da striscio biancastre di tessuta fibroso. La zona giallastra , costi- 
tuita da tessuto adiposo in alcune occupava quasi tutta la glandola , in 
modo che questa era ridotta ad un semplice strato estemo che coinvolgeva 
la sopradetta zona; in altre invece ne occupava solamente per piccola parte 
il centro. 

Appena estirpato il tumore, per studiarne l'intima struttura ho fìssa^iO 



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SOPRA UN CASO DI ADKNO-CARCINOMA MAMMARIO NELL'UOMO. 299 

piccoli pezzi in FlemmiDg e colorati colla safranina, altri in alcool, in Miil- 
ier , soluzioDe acquosa satura di sublimato corrosivo e colorati in allume 
carmino, ematossilina ed cosina, picrocarmino, in modo che di qudL^i tutti 
i punti del tumore ho potuto esaminare la struttura al microscopio ed ecco 
«[oanto ho riscontrato. A 

Al microscopio tutt* attorno alla superficie ulcerata si osserva che il 
tumore è separato dalPepidermide da un denso strato di infiltrazione par* 
vicellulare in mezzo al quale trovansi numerose emorragie capillari. Qui la 
massa del tumore ò costituita da lobi aventi un'impalcatura di connettivo 
alveolare, e gli alveoli sono pieni di elementi epiteliali di media grossezza, 
provvisti di un nucleo, relativamente grande e di elementi grandi a nuclei 
ùamerosié I setti connettivi alveolari sono incompleti e ricordano la strut- 
tura di quelli degli acini atrofici della ghiandola mammaria dell' uomo. 
Questi lobi sono separati da un denso connettivo fibroso, il quale nei pezzi 
indoriti in Flemming si presenta in preda ad una leggera infiltrazione 
grassa; qua e là tra quei lobi sopraccennati si trovano cordoni epiteliali piii 
compatti; approfondandosi questi cordoni si dividono in numerose colonne 
epiteliali stipate negli stretti spazi linfatici del connettivo fibroso. Gli ele- 
menti che costituiscono queste colonne sono molto più piccoli degli altri di 
cui si è parlato e constano quasi esclusivamente di un nucleo avente una 
intensa affinità pei colori basici. Anche qui si trovano, benché scarse, le forme 
polinueleate. Più profondamente ancora una zona d* infiammazione reattiva 
avvolge il tumore sulla sua diffusione allo strato muscolare. Lo stato dei 
vasi è normale. In tutta l'estensione dei tumore trovansi cariocinesi , ma 
non molto numerose. Questo fatto spiega la lenta difi'usione del tumore ed 
è certamente in rapporto colla difiìooltà che doveva avere il tumore per 
•operare la barriera del connettivo in mezzo al quale si è svolto. È in con- 
seguenza della presenza di questo connettivo che la struttura del tumore 
che nel luogo di sviluppo è un adeno-carcinoma, diffondendosi il tumore ha 
preso l'aspetto di un carcinoma tipico. 

L'esame microscopico delle glandole mostra l'invasione nel tessuto ade- 
noide della glandola di elementi epiteliali in tutto simili per forma e gran- 
dezza agli elementi del tumore e che hanno sostituito in parte il tessuto 
glandolare. 

Lo stesso reperto microscopico adunque ha confermato la diagnosi che 
8Ì era formulata prima di intraprendere l'atto operativo e cioè di adeno- 
earcinoma della mammella sinistra con infiltrazione dei gangli dell'ascella 
corrispondente. 

Come* ho detto le ragioni che mi hanno spinto a pubblicare questa 
caso sono la rarità di esso e Timportanza anatomo-patologica. 

Riguardo alla rarità dirò che quantunque in questi ultimi anni 
numerose osservazioni siano state pubblicate, tuttavia essa affezione 
non cessa di essere tale; ed infatti Williams nella sua statistica esa- 
minando duemilaquattrocento venti due osservazioni di neoplasmi di 
Tnammella, non ne ha trovato che venticinque casi nell'uomo, contro 
duemila trecento novantasette nella donna. Su questi venticinque ^ 

casi, solamente diciannove erano tumori maligni. Si avrebbe cioè una ^>^ 

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3(K) FAUSTO GELATI. " ' 

proporzione dell'I Ojq. La statistica dell'Istituto patologico di Vienna 
stabilisce le cifre del 0.80 Ojq. Henry de Breslau 2 0[0. La recente 
statistica di Dietrich dà una percentuale del 2.7 0[o;Nusbaum e Mu- 
nich il 2 ^[4 0[o. Burow di Konigsberg arriva air8.4oiO- Lo Schulters 
ha due carcinoma nell'uomo di fronte a 53 nella donna. Il Billroth 
raggiunge la percentuale del 2.82 Oio e lo Schmid dell' 1.3 0[o. Il 
Durante in Italia nella sua clinica riferisce due osservazioni di epi- 
teliomi di mammella dell'uomo sopra un totale di 93 casi, il che da- 
rebbe una percentuale superiore al 2 Ojo. Nella stessa clinica in quin- 
dici anni sopra un totale di 150 epiteliomi mammari si sono avuti 
144 per la donna e 6 per l'uomo, il che darebbe una percentuale 
del quasi 4 0i(). Da quanto abbiamo finora esposto riesce palese ccuif^ 
detta affezione nell' uomo sia sempre rara. Ebbene , perchè questa 
minor frequenza delle affezioni in genere della mammella nell'uomo, 
avendone al contrario tanto nelle affezioni dello stesso organo nella 
donna ? Ciò senza dubbio è dovuto al mancato sviluppo , e perciò 
alla mancata funzionalità di quest'organo nell' uomo. Infatti se ncji 
esaminiamo una mammella maschile dalla sua origine embrionaria fino 
al completo sviluppo , noi vediamo che alla nascita ha i medesimi 
caratteri della mammella femminile, seguendone fino all'età dei tre- 
dici (juattordici anni il medesimo sviluppo. All'epoca della pubertà 
tanto nell'uomo come nell'altro sesso la mammella si fa sede di un 
lavorio interno, che si manifesta con un gonfiore più meno dolo- 
roso, colla secrezione di piccola quantità di un liquido simile al co- 
lostro. In questo momento la mammella femminile continua nel suo 
sviluppo arrivando fino alla formazione di un organo perfetto; nel- 
l'uomo invece abortisce affatto , e la ghiandola dopo tale risveglio 
ritorna alle sue dimensioni infantili conservandole per tutta la vita. 
Se poi facciamo l' esame istologico della parte ghiandolare di una 
mammella di uomo adulto si nota la presenza di molto tessuto fibroso 
compatto, in mezzo al (juale si vedono dei canali galattofori, brevi, 
stretti, poco nulla ramificati, che si aprono all'apice del capezzolo 
mediante piccolissimi orifizi, terminati alla loro estremità opposta in 
piccoli ringonfiamenti pieni. Non si riscontrano che pochi acini assai 
rudimentali, non presentandosi mai di forma ben caratterizzata. In 
conclusione possiamo dire che l'organo è restato fibroso. "Si potrà 
dunque dire coir Albertin che là dove manca la funzione non si riscontra 
malattia , e quantunque questa legge non possa applicarsi in mòdo 
assoluto per tutti gli organi, poiché ve ne sono alcuni di cui la firn- 
zione è molto incerta, che ammalano pur essi di tutte le affezioni, 
tuttavia col Williams dirò che la mammella dell'uomo dal punto di 
vista delle forme neoplastiche segue la sopradetta legge, che cioè è 
raro lo sviluppo di un tumore in un organo il cui tessuto è in via 
di rearressione. 



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SOPHA UN GASO DI ADENO-CAKCINOMA MAMMARIO NELL'UOMO. 301 

In relazione poi colla mancata funzione, dipendente dallo stato 
pudimentario in cui resta la ghiandola mammaria neiruomo , tro- 
viamo pure rare le affezioni acute e croniche della mammella ma- 
schile. Questo fatto ci dimostra ancor più la molta rarità delle forme 
maligne dell'organo in discorso , giacché si sa che dette infiamma- 
zioni ripetute in una stessa parte determinano un luogo di minorata 
resistenza, e perciò più facile che essi punti divengano la sede per 
lo sviluppo e l'invasione di un tumore. Bene spesso infatti quando 
si esamina una donna affetta da carcinoma alla mammella si notano 
residui cicatriziali di pregresse mastiti. 

Da ciò ne venne che certi autori vollero dare una certa impor- 
tanza come momento etiologico di un tumore maligno in una mam- 
mella maschile, a quello stato anatomico della ghiandola mammaria 
che la farebbe avvicinare alle condizioni muliebri, voglio dire della 
(jinecomastia. Questa secondo quegli autori darebbe all'organo in di- 
scorso una certa predisposizione per la sopracennate affezioni. Trat- 
tando del modo di svilupparsi della ghiandola mammaria , abbiamo 
detto che fino all'epoca della pubertà tanto nell'uomo che nella donna 
uon si ha alcuna differenza. À quest'epoca invece si ha l'insorgenza 
della cosi detta mastite della pubertà che secondo T Albert ed il 
Leisrink è ritenuta un vero processo infiammatorio, mentre dal Langer 
e dall'Israel è considerata come un'ipertrofia primitiva della glan- 
dola. In via normale alla scomparsa di questa mastite si manifestano 
nell'organo maschile dei processi involutivi che conducono alla sua 
atrofia. Ebbene, avviene alcune volte che, anziché manifestarsi detta 
involuzione se ne ha un esagerato sviluppo, una vera e propria iper- 
trofia. Il primo che ha descritto questa forma é stato Paolo d'Egina; 
si trova inoltre un'osservazione del Puech, il quale ha riscontrato 
Tipertrofla della mammella nell'uomo una volta su tredicimila co- 
scritti. Cosi Schuchardt, Imbert raccontano di ammalati, i quali pre- 
montavano le mammelle sane enormemente sviluppate. Ed ora l'esame 
istologico di queste mammelle assai sviluppate ha potuto far rite- 
nei-e si tratti veramente d' ipertrofia glandolare ? Gallet e Delbet 
asseriscono di averlo potuto dimostrare nei casi loro occorsi. Lo 
Stieda invece che ha illustrato due casi di ginecomastia viene alla 
conclusione che essa non si può paragonare alla glandola funzionante 
femminile, perchè quantunque la parte glandolare fosse alquanto più 
sviluppata pure questo fatto era s^ ondario e di ben poca impor- 
tanza , essendo V ingrossameito lovuto quasi esclusivamente ed al 
connettivo od al grasso delU ragione mammaria assai sviluppato o ad 
una neoformazione connettivale. E' ben vero che nella letteratura 
si conoscono il caso dell'Alexander in cui si aveva una vera secre- 
zione lattea, e quello di Quintrie, il quale presentava le due mam- 
melle grosse come un arancio e per 11 anni presentò delle emor- 



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302 . FAUSTO GELATI. 

ragie anali a carattere mestruale che apparivano periodicamente 
ogni 28 giorni e duravano due giorni , escludendosi affatto potesse 
trattarsi di emorroidi ; ma questi casi sono assai rari, quasi eccezio- 
nali, e che debbono piuttosto essere considerati come aberrazioni di 
sviluppo. Io credo col Betagh che colle cognizioni moderne non si 
possa ammettere una certa correlazione fra la ginecomastia e lo svi- 
luppo di una forma neoplastica. Cosi dicasi di tutti gli altri momenti 
etiologici posti in campo dalla maggior parte degli autori , quali il 
traumatismo, l'eredità, Tetà, la professione, la localizzazione a destra 
od a sinistra, il clima, la nazionalità, la diatesi , la costituzione , le 
influenze morali vive, il celibato, il regime alimentare, ecc. Nel nostro 
caso solo due momenti etiologici potrebbero avere avuta una certa 
influenza nello sviluppo di detta affezione. L*età del nostro soggetto, 
che è di cinquantatre anni ; ed a questo riguardo dirò che da tutte 
le tavole comparative che ho potuto osservare, e nel lavoro di Poirier, 
nella tesi del Delacour, del Laforgue, del Pigot, il limite d'età in 
cui più facilmente si sviluppa il cancro della mammella nelVuomo 
è dai 45 ai 70 anni. Il nostro ammalato infatti si è accorto delle 
prime manifestazioni a 50 anni. 

Un'altra causa che si è presentata nel nostro soggetto è il trau- 
matismo. Infatti dall'anamnesi si rileva come alcuni anni prima nella 
regione affetta l'ammalato fosse colpito da un carro spinto indietro 
dalla bestia adombrata che vi era attaccata. Inoltre per il mestiere 
di contadino era spesso soggetto a piccoli traumi, i quali certamente 
avranno influito sullo sviluppo di detto tumore. Nella statistica del 
Williams infatti si nota che su 30 casi in 14 si è riscontrato un 
traumatismo anteriore. Poirier e lo Strassmann lo hanno rilevato 
più volte. Nel nostro caso poi avrebbero un' importanza maggiore 
quei piccoli e leggeri traumi a cui vanno sottoposti detti individui 
lavorando la campagna. Cosi Larrey ha avuto l'occasione di vedere 
due casi di ulcerazione cancerosa della mammella nell'uomo facen- 
done derivare l'origine da certi soffregamenti del petto nel maneggio 
delle armi o per la pressione delle vestimenta d'uniforme negli eser- 
cizi ginnici ; cosi in alcuni casi si è veduto sorgere cancri alla mam- 
mella in individui per avere sottoposto detto organo a dei succhia- 
menti ripetuti e prolungati. Quest' influenza del trauma nella pro- 
duzione del tumore probabilmente è dovuta all'irritazione continua 
cui questi tessuti sono sottoposti e perciò all' attiva proliferazione 
dei loro elementi. Si avrebbe nella mammella ciò che avviene nel 
labbro inferiore dei fumatori, in cui per la pressione della pipa si 
ha lo sviluppo di un epitelioma; nel piloro, nel cardias, nell'-S iliaca 
in cui per la loro ristrettezza vanno soggetti ad una continua irri- 
tazione e come conseguenza ad unaflogosi che diverrebbe il preludio 
del cancro. Cosi il Plicque ottenne lo sviluppo di carcinoma in anì- 



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SOPRA UN CASO DI ADENO-CARCINOMA MAMMARIO NELL'UOMO. 303 

mali, in seguito ad irritazioni croniche. II Brosch pure recentemente 
potè ottenere in seguito a speciali traumatismi (irritazioni conti- 
nuate fisiche o cliniche) lo sviluppo di una proliferazione atipica 
epiteliale che potevasi identificare per la struttura a quella del 
cancro. Ma anche questi momenti etiologici riscontrati nel nostro 
caso non possono essere considerati come causa prima efficiente 
di un tumore , ma bensì solamente come cause occasionali, pre- 
disponenti» e col Lustig diremo che potranno influire sullo svi- 
luppo di un tumore solo allorquando intervengono altre cause coa- 
diuvate dalle condizioni di disposizione locale nelle cellule che com- 
pongono i tessuti. Solo la causa parassitaria potrebbe essere considerata 
-qxìBle momento etiologico efficiente primo, nella produzione del 
cancro. Infatti un grandissimo numero di patologhi ha rivolto i propri 
studi alla ricerca di qualche microrganismo. Non vorrò certo pas- 
sare in rassegna tutto quanto è stato fatto in quest*ordine di studi, 
poiché troppo mi dilungherei ; dirò che quantunque numerose forme 
di germi, quale il Saccaromyces neof&rmans scoperto dal Sanfelice, 
i Blastomiceti del Leopold, siano state considerate come produttrici 
<Ii tumori epiteliali in seguito ad inoculazione, pure questi risultati 
non sono affatto rassicuranti, perchè suscettibili di critiche e perciò 
oggi colle cognizioni di cui siamo possessori non è possibile pensare 
•airesistenza di una causa efficiente del cancro. 

Ed ora venendo a parlare dell'anatomia patologica dirò come fra 
i tumori maligni della mammella dell' uomo il più frequente a ri- 
scontrarsi sia il csu'cinoma, e questi si presenterebbe coi caratteri 
del vero carcinoma, vale a dire disposizione alveolare, e cordoni epi- 
teliali invadenti gli spazi linfatici e perciò i gangli vicini. Nel nostro 
caso infatti dalla già fatta descrizione istologica del tumore dissi 
trattarsi di un adeno-carcinoma , in cui la massa del tumore è co- 
stituita da lobi che presentano un'impalcatura connettiva alveolare, 
r cui alveoli sono ripieni di elementi epiteliali di media grandezza 
con nucleo relativamente grande e di elementi grandi con nuclei 
numerosi. I setti connettivi alveolari sono incompleti. I lobi sono poi 
separati da un denso connettivo fibroso. 

Un fatto poi che interessa ricordare si è che tutt'attorno alla 
• superficie ulcerata si osserva che il tumore è separato dall' epider- 
{ mi de da un denso strato di infiltrazione parvicellulare in mezzo al 
' quale trovansi numerose emorragie capillari. Ebbene, ora sorge spon- 
tanea la domanda: quale ne sarà il punto di partenza? A questo 
proposito dirò che per la maggior parte degli autori la risoluzione 
di questo problema sia sempre stata ardua e poggiata su dati più o 
- meno ipotetici. Vi sono alcuni, i quali appoggiano l'origine esogena 
' di detti tumori; vale a dire il tumore si inizierebbe dalla cute e poi 
' progressivamente invaderebbe la glandola mammaria diventando cosi 



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i^<>4 FAUSTO GELATI. 

un vero tumore di mammella. A conferma di ciò i detti autori in- 
vocano il fatto che molte volte al principio della lesione si hanno 
manifestazioni cutanee, quali il zona, Teczema, la malattia di Paget. 
Cosi altri appoggiano detta idea della relativa frequenza nell'uomo 
delle forme melaniche e dall'avere incontrato in alcuni casi la di- 
sposizione del tessuto malpighiano. Altri infine dal fatto clinico della 
relativa benignità di detti tumori. Altri anatomo-patologhi invece 
considererebbero per questi tumori un'origine endogena, vale a dire 
che il punto di partenza sarebbe V epitelio degli acini come nella 
donna. Nel nostro caso infatti posso concludere che l'esame istolo- 
gico ci ha dimostrato che l'origine del tumore è endogena. Infatti 
quella parte del tumore che si trova a sostituire la glandola pre- 
senta la struttura dell'adeno-carcinoma , ossia si presenta come un 
tumore costituito da un debole stroma connettivo alveolare e con 
gli alveoli pieni di elementi epiteliali, che in questo caso sono costi- 
tuiti da elementi di forma cubica di media grandezza. Se invece 
partisse dai condotti galattoftri il tumore avrebbe un aspetto assai 
diverso, e cioè di cordoni epiteliali compatti. Ohe il tumore non parta 
dalla cute lo prova la mancanza di perle di Lebert, la forma di adeno* 
carcinoma, la mancanza in tutte le sezioni di zaffi epiteliali che ri- 
cordano la struttura degli elementi dell'epidermide. Questa si con- 
serva sempre distinta dal tumore sottostante da una fitta infiltrazione 
parvicellulare. 

Ed ora un'altra questione mi piace presentare. In generale i tu- 
mori simili a quello esaminato da me presentano i caratteri dei tu- 
mori analoghi della glandola femminile , distinguendosene solo per 
la piccolezza degli elementi del tumore che si trovano negli strati 
profondi, fatto questo in rapporto allo sviluppo eccessivo del connet- 
tivo nella glandola mammaria maschile. 

Ebbene , dalla maggior parte degli autori si riconosce la rela- 
tiva benignità del cancro di mammella nell'uomo, esso presenta un 
andamento lento, lontano il periodo d'invasione ganglionare ; lontane 
pure le recidive; nella donna al contrario si osserva una malignità 
che molte volte è spaventosa, tanto da rendere inutile l'azione del 
chirurgo. Quale adunque la ragione di questa discordanza ? 

Il microscopio ci dimostra che tanto nell'uno come nell'altro caso 
gli elementi epiteliali sono gli stessi, la forma come ho osservato 
è la medesima, si tratta del vero adeno-carcinoma. A che ragione 
adunque dobbiamo appoggiarci se il microscopio non ce la può ad- 
ditare ? Io credo che probabilmente detto strano disaccordo di svi- 
luppo stia in relazione coli' atrofia in cui presto cade la glandola 
mammaria maschile e perciò poco soggetta alle irritazioni a cui sog- 
giacciono gli organi a molto sviluppo e ad attiva funzione, ed inoltre 
all'abbondante quantità di connettivo di cui è provvisto l'organo in 



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SOPRA UN CASO DI ADENO-CAROINOMA MAMMARIO NELL'UOMO. - 305 

discorso, il quale oppone una valida barriera al diffondersi di un tu- 
more che a caso siasi sviluppato in mezzo ad esso. 

Dair esposizione di questo caso noi possiamo rilevare un fatto 
di molta importanza, vale a dire dell'origine e dello sviluppo di questa 
tumore. Infatti per Taddietro la maggior parte degli autori ritene- 
vano che le forme epiteliali sviluppatesi in corrispondenza della 
glandola mammaria maschile si originassero dalla cute e che poi 
mano mano coU'accrescersi ed approfondarsi si diffondessero alla glan- 
dola, invadendola. Nel mio caso invece si è potuto constatare quasi 
direi in modo certo che il tumore si è originato dagli elementi propri 
della glandola mammaria, presentando tutte le caratteristiche del- 
Tadeno-carcinoma e conservandole in tutti i punti di sezione. 

Bibliografia. 

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'.52. .Stieda — Beitrag zur histologischen Kenntniss des sogenannten Gyndko^ 
mastie, Beitr. z. Klin. Pher, Bd. XIV. 



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Istitito di Patologia della ft. Unirergità di Bologaa 
diretta dal Prof. G. TIZZONI 



l^JUOVO PROCESSO DI NEFROPESSIA 



STUfilO SPERIMENTALE E CONSIBERAZIOM CLINICHE 



privato Docente di Clinica Chirurgica e Med. Operatoria 
nella R. Università di Bologna 



Introduzione. 



Fin dal 1881, epoca nella quale Hahn di Berlino, con geniale idea- 
zione, fissò in una paziente un rene mobile assai doloroso, la nefrectomia 
che aveva dato per questa lesione una mortalità ^spaventevole (24-30 OjO), 
venne sostituita, con crescente entusiasmo, dalla nefropessia. A da- 
tare dà quest'epoca la nuova operazione costituì davvero un campo 
molto battuto dai chirurghi, ed i lavori originali, come i notevoli per- 
fezionamenti che man mano si apportarono alla tecnica, si sono succe- 
duti con una frequenza tale da deporre, da un lato, per la deficienza dei 
nuovi processi operatori esperiti , dall' altro, per le difficoltà non lievi 
all'investigazione di un metodo operativo razionale che potesse assicu- 
rare una fissazione stabile del viscere ectopico, con una lesione minima 
da parte del suo parenchima. 

I molteplici processi escogitati e proposti all'uopo, si mostrarono 
insufficienti soprattutto per quanto concerne l'esito remoto deiroperazione, 
troppo lesivi, perchè interessanti a buono spessore il parenchima renale. 
Se si astrae, infatti, dal metodo primo dell'Habn, della sutura della sola 
capsula adiposa del rene, dapprima, alla ferita della regione lombai*e, e 
poi, di quella propria, si può dire che molti dei chirurghi successivi affi- 
darono alla sutura del parenchima del viscere l'efficacia e la buona riu- 
scita del loro processo operatorio. Ed infatti, data l'estrema sottigliezza 
e la peculiare struttura anatomica della capsula propria del rene, questo 
solo elemento non poteva apparire utilizzabile a garanzia della sua fi:?- 
sazione. 

I lavori di Tuffier, Barth e Ponzo dimostrarono in breve , però, 
come l'applicazione dei fili a pieno parenchima renale, non va immune 



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NUOVO PROCESSO DI NEFROPBSSIA. 307 

<la pericoli ed inconveaienti, vuoi , perchè da un'ansa troppo stretta 
può venir senz'altro sottratta alla circolazione una zona più o meno 
■estesa del viscere irrorata da diramazioni delFarteria renale , vuoi , 
perchè, per il dififondersi del tessuto connettivo da un territorio andato 
perduto per Teventuale lesione di uno di tali rami arteriosi, al paren- 
<5hima circostante, poteva insorgere una lesione tale, da riferire l'aspetto 
di una nefrite interstiziale vera e propria. 

Se aggiungansi a tuttociò la produzione di zone sclerosate, le emor- 
ragie parenchimali indotte dai fili sospensori, le infiltrazioni orinose e 
le fistole urinarie (Edebohls, Boldt, Villeneuve e Montgomery), nonché 
il pericolo di un'eventuale calcolosi renale, come per primo dimostrò fra 
noi il Penzo, e tuttociò, per giunta, in un viscere colpito spesso ori 
ginariamente da alterazioni patologiche non lievi, come fece notare fino 
dal 1866 il Brodeur, apparirà giustificato tuttodì ogni intento che miri 
all' immobilizzazione dell' organo ectopico , con una lesione minima o 
nulla del suo parenchima. 

A questo scopo io ideai e proposi già due anni or sono, con una 
hreve nota preventiva apparsa nel n.** 271 delia Riforma Medica, un 
nuovo processo operatorio che, per la semplicità sua, e soprattutto, perchè 
ovvia a gravi lesioni parenchimali, mi parve potesse incontrare il favore 
dei chirurghi, specie dopo che le ricerche sperimentaU, instituite all'uopo, 
e che riporterò nel corpo del lavoro, me ne dimostrarono l'efficacia e 
la costanza di riuscita. Dirò tosto come, nell'iniziare tali ricerche, fu 
mio precipuo intendimento di sperimentare la vitalità del lembo capsu- 
lare scollato per buon tratto dal sottostante parenchima, e le modifica- 
zioni subite eventualmente dal fascette muscolare separato dal quadrato 
dei lombi e racchiuso fra il parenchima renale e la capsula propria 
del viscere in questa che io propongo senz' altro di chiamare plasticai 
capsule-muscolare. 

Per stabilire opportuni termini di confronto , operai nel corso di 
queste esperienze, anche con i proces^ oggi più in uso e questo al- 
l'unico intento di potere assurgere a conclusioni comprovanti la bontà 
del metodo da me esperito, e, soprattutto, la sua relativa innocuità. 

A riuscire più chiaro nell'esposizione di quanto forma oggetto delle 
mie ricerche, pensai di suddividere in quattro paragrafi differenti il 
lavoro, facendo seguire ad un breve cenno storico sulla nefropessia, 
alcune considerazioni sulle indicazioni e controindicazioni all'atto opera- 
tivo; la descrizione dei processi diversi ideati ed impiegati nella fissa- 
zione del rene ed, infine, i risultati delle prove sperimentali da ine isti- 
tuite sui cani, col correspettivo reperto microscopico dei pezzi anatomici 
conceraenti animali sacrificati ad epoca diversa da quella dell'atto ope- 
rativo. 

Quale materiale di sutura per il lembo capsulare, feci sempre uso 
di catgut sottilissimo e l'adesione avvenne sempre in modo quasi perfetto, 
senza il più lieve inconveniente nel processo di cicatrizzazione della ferita 



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308 NICOLA GIANNETTAMO. 

tranne qualche caso tli suppurazione sottocutanea , frequentissima ad 
avverarsi nei cani, anco usando le più scrupolose norme di asepsi, ma 
che non compromise in modo alcuno l'esito deiroperazione. Non potendo 
usufruire, nella plastica di cui sopra, per le peculiari disposizioni ana- 
tomiche del quadrato dei lombi , che nel cane è rappresentato da fa- 
scetti brevi, in buona parte tendinei, inserentisi alla vertebre lombari, 
di un suo fascio abbastanza lun^'o, mi servii di un fascette marginale 
isolato dal muscolo psoas : la sua maggiore profondità di sede, se rese 
alquanto più indaginosa l'operazione, non ne compromise però in modo 
alcuno l'esito finale. 

Brevi cenni storici. 

L'intervento chir magico nel rene mobile non risale, come fu sopi*a 
accennato, ad epoca remota : la cura palliativa fu rimpiazzata da quella 
radicale, tostochè i chirurghi, incoraggiati dai felici successi nelle loro 
operazioni sotto Tegida dell'antisepsi, presero a considerare il rene mobile 
non più come uno dei più semplici stati patologici del nostro orga- 
nismo, ma ne rilevarono in breve la frequenza e, soprattutto, l'associa- 
zione di fenomeni morbosi non lievi, fra' quali, di massimo interesse, le 
manifestazioni nervose e gastriche. 

Se si prescinde dalle sommarie descrizioni di casi più o meno iso- 
lati, quali quelli appartenenti a Riolan, ad Haller, a Meckel e Portai» 
riferite da Bruhl , noi non rinveniamo che nella memoria d' Aberle, 
e nel Trattato di malattie renali del Rayer, le prime descrizioni clas- 
siche, tanto dal lato anatomico che clinico , concernenti questa entità 
morbosa. Una memoria interessante di analisi su 35 osservazioni , è 
(juella pubblicata da Fritz nel 1859 negli Archives générales de mède- 
cine. Fra le numerose pubblicazioni che videro in seguito la luce sullo 
stesso argomento, come fa notare Bruhl, vanno citate quelle che mira- 
rono a porre in rilievo qualche punto speciale dell'ectopia renale. 

Il Dietl fu il primo a far risaltare la frequenza di certe crisi do- 
lorose date dal rene mobile e ch'egli indicò col nome di strangola- 
mento renale. Il Becquet, a sua volta, cercò spiegare la mobilità del 
viscere con le frequenti congestioni di che è passivo nelle epoche ca- 
tameniali, fondando cosi la sua teoria mestruale del rene mobile appog- 
giata dal Trousseau ed alla quale faceva eco l'altra nervosa, patroci- 
nata da Chroback e contemplata nei lavori di Rollet, De Mussy e 
Lanceraux. 

Simon di Heidelberg nel 1869, per il primo, propose l' intervento 
chirurgico radicale di fronte alla cura ortopedica fino allora costante- 
mente ed unicamente seguita; la nefrectomia da lui proposta non venne 
eseguita, per altro, che dal Martin nel 1878 e da Keppler nel 1879, 
epoca in cui, può dirsi, la terapia del rene mobile entrò nel dominio 
della pratica chirurgica. La mortalità spaventevole però, data dalla remo- 



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NUOVO PROCESSO DI NKFROPESSIA. 309 

ziorie del vìscere (25-30 7o) indusse i chirurghi a ricorrere ad un atto 
operativo meno lesivo, alla fissazione del rene alla parete muscolare 
della regione lombare, o, meglio ancora, alla 12.'' costa, come pel primo 
praticò il Ceccherelli (1884). La fissazione del rene alla parete musco- 
iai*e dei lombi, mediante sutura della capsula cellule-adiposa del viscere, 
fu eseguita per la prima volta da Hahn; ma per la poca stabilità della 
sutura, i due primi casi, cosi operati, recidivarono. La sutura della cap- 
sula propria, però, elimina la recidiva e segna i primi successi dell'atto 
operatorio. Da quest'epoca il processo operativo fu seguito dalla mag- 
gior parte dei chirurghi di Europa non solo, ma dagU Americani an- 
cora. Purtroppo però , come succede di tutte le cose nuove , forse si 
abusò del metodo, e forse anche perchè non si tenne conto delle esatte 
indicazioni opemtorie, si ebbero a lamentare numerosi insuccessi. Ciò 
valse a scuotere tanto la fede nell' efficacia della nuova operazione, 
che il Segond al Congresso di chiinirgia di Parigi del 1886 non esitò 
a dichiarare la nefrectomia quale metodo di resultato più sicuro fra 
gli alti-i, nella terapia del rene mobile. 

Da qui, più che mai sentito il bisogno di modificazioni ed utili per- 
fezionamenti al metodo originario conservativo da parte dei sostenitori 
della nefrorrafia, per opera specialmente della chirurgia francese, si che 
essa, uscendo in breve con Guyon e Le Dentu dal campo dei successi 
contrastati, finisce per impoi'si quale metodo il più innocuo e più sicuro 
fra le operazioni delle vie urinarie. 

Alla cura conservativa man mano nuovi e più confortanti contributi 
.si aggiunsero, tostochè, , per opera dei lavori di Landau, di Newmann, 
Terrier, Guyon ed Arnould, fu stabilito il nesso tra lo spostamento del 
i*ene e l'idronefrosi intermittente, e si venne nel concetto, per gli studi 
di Tuffier e Glenard, che il rene mobile doloroso non era da riguar- 
<larsi se non come un epifenomeno della enteroptosi, l'operazione otte- 
nendo, in molti di questi casi, la scomparsa delle sofferenze indotte dallo 
spostamento del viscere. Se a tuttociò si aggiungano i continui e nume- 
rosi tentativi da parte dei chirurghi di sostituire ad un processo di 
fissazione del viscere ectopico, troppo lesivo, altri che ne compromet- 
tessero meno che fosse stato possibile il suo parenchima, si comprende 
come la nefropessia dovesse rappresentare col perfezionarsi della tecnica 
e con una disamina più accurata dei casi suscettibili dell'operazione, 
runico mezzo razionale curativo specialmente di alcune forme del rene 
mobile. 

Indicazioni. 

Data la facilità dell'operazione, la sua innocuità e la mortalità mi- 
nima derivantene, protrebbe parer lecito T indurne a tutta prima, che 
nellfi grande maggioranza dei casi di rene mobile la nefropessia extra- 
pe;;Ìtoneale, 'm ispecie, debba essere pienamente giustificata, anche per 



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310 NICOLA GIANNETTASIO. 

il fatto che, considerando la malattia a sé, vale a dire nel semplice spo- 
stamento renale con le sue più immediate conseguenze, potrebbe parere 
legittimo un ottimismo aprioristico sul risultato curativo di quell'ope- 
razione. 

Orbene, è noto che, se da una parte vi sono dei casi che la richie- 
dono come operazione di necessità, e con urgenza maggiore o minore, 
d'altra parte però (prescindendo del tutto da quei reni mobili più che 
altro accidentalmente riconosciuti, nei quali mancano sintomi soggettivi 
o questi sono leggerissimi, e riferiti dall'ammalato, come spesso in 
principio, anche dal medico, a tutt'altra condizione morbosa e senza dire, 
naturalmente di quelli, neppur essi rari, che rientrano unicamente nei 
reperti di autopsia), ne abbiamo molti, in taluni dei quali Tesperienza 
ha e^lotto, che l'operazione può tralasciarsi se non come affatto inutile, 
almeno come non strettamente necessaria ; in altri può differirsi a sca- 
«ienza più o meno lunga, in altri ancora la si deve sconsigliare in merlo 
più meno assoluto, anche indipendentemente da gravi malattie costi- 
tuzionali, da uno stato cachettico, e da età molto inoltrata. 

Dalla esattezza della diagnosi, non di rado delicatissima, dall'ana- 
lisi scrupolosa, caso per caso, di tutti i sintomi presenti, che spesso a 
stenti riesce di rapportare sicuramente alla condizione anatomica di 
rene fuori posto, dipende la precisa indicazione, o meno, alla nefropessia,. 
che appunto diventa un'operazione eccellente quando essa è indicata in 
modo chiaro e netto, ed impareggiabile, idealmente concepita, quandi 
per di più. sono propizie le condizioni operatorie. Occorre appena di 
ricordare nei riguardi delle difficoltà diagnostiche, accresciute spesso 
da complicazioni svariatissime, come la storia registri dei reni mobili 
che clinicamente passarono inosservati, con una sintomatologia riferita 
ora a fatti dispeptici, ora a fatti peritonitici, o a semplici processi infiam- 
matori del rene, o più semplicemente a nevralgie pure, essenziali; come 
anche registra non pochi stati morbosi dichiarati per < reni mobili > 
che non lo erano in realtà. 

La pratica dimostra poi con quanta frequenza solo degli accidenti 
nervosi guidino a scoprire la mobilità i*enale, dopo un minuto esame, 
mobilità che oggidì dobbiamo ritenere assai più frequente di quanta 
non si pensasse per lo addietro, e c'insegna ogni giorno più di quanta 
importanza sia per questa malattia l'accuratezza dell'ananmesi, sulla quale 
non si saprebbe insistere mai abbastanza sotto il doppio punto di vista 
della diagnosi, e specialmente della indicazione ad operajre. 

Premesso ora che chnici anche autorevolissimi opinano che in 
date contingenze, in presenza di uno spostamento del rene , lieve , o , 
meglio, solo parziale, ad es. del polo superioi»e dell'organo, sia lecita 
differire quanto più è possibile l'operazione, a malgrado di sintomi allar- 
manti, e persino quando per il dileguarsi di questi ne resterebbe faci- 
litata considerevolmente Topera del chirurgo, consigliando di ricorrere* 
invece a semplici compensi ortopedici incruenti, può dirsi, generalmeoÉfr 



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NUOVO PROCESSO DI NEFROPESSIA. 311 

parlando, come più che sul grado di mobilità del rene, assai variò, il 
criterio per decidere dell'intervento operatorio riposa sull'esatta valu- 
tazione di tutto il complesso dei sintomi offerti dall'ammalato, sulla no- 
zione della gi-avezza del caso e della dipendenza reale dallo spostamento 
del rene, di taluno di essi, sia diretto, sia riflesso , e ancora, dell' in- 
tervento o meno di alterazioni intrinseche al parenchima renale. 

Ha inoltre valore per l'intervento operativo il rilievo, o di malattie 
concomitanti indipendenti dalla mobilità renale di altri visceri addomi- 
nali che già di per se richiedono formalmente l'operazione, rappresen- 
tando allora la nefropessia quasi un logico complemento di questa, o 
di gravi ptosi di quelli stessi visceri, le quali, all'opposto, già per sé com- 
prometterebbero notevolmente il risultato terapeutico della nefropessia 
stessa, per non dire delle manifestazioni nervose che con tanta facilità 
si associano ai fatti di enteronefroptosi. Né qui è il caso di occuparsi 
di quei reni mobili complicati da gravi malattie, infezioni gravi , tu- 
mori, ecc. : giacché per questi casi , insieme a pochi altri dove il rene 
anche non profondamente leso, oltre a pi^sentare difficoltà inerenti 
alla sua cura, influisce per via riflessa, sfavorevolmente su quello del 
Iato opposto, o dove la conservazione dell'organo appare più inutile 
che dannosa, va riservata la nefrectomia. 

Già accennammo altrove alla facilità con la quale si incorreva in 
passato a quest'ultima operazione; le esagerazioni di Keppler che senza 
altro la proponeva in ogni caso di rene mobile unilaterale, trovano la 
loro spiegazione nel periodo storico in cui quest'autore scriveva, quando 
cioè, si era ancora lontani dal supporre, che la semplice fissazione fosse 
in grado di far retrocedere perfino delle alterazioni clinicamente con- 
statabili del parenchima renale medesimo. Oggi, però, le vedute in pro- 
posito sono cambiate tanto, che, fra gli obbiettivi del perfezionamento 
dei metodi di nefropessia potremmo comprendere anche quello di evi- 
tare la nefrectomia secondaria per rene mobile recidivante dopo la 
nefirorratìa, dove ancora, in taluni casi, pare giustificata l'ablazione del 
viscere. 

Se poi una qualche norma generale per le indicazioni operatorie 
volessimo desumere dal grado di mobilità del rene, solamente potremmo 
dire, che l'operazione é di regola richiesta da reni pochissimo o medio- 
cremente spostabili, e non da quelli assai progrediti nella loro migra- 
zione, ne' quali casi anzi può aversi interesse a conservare la mobilità. 

Infatti, quanto ai rapporti fra la mobilità del rene e l' imponenza 
e gravità dei sintomi, avremmo motivo, in base a qualche esperimento 
isolato fatto casualmente , di ascrivere a leggiere modificazioni nella 
statica renale (tali pei'fino da non poter essere sicuramente apprezzate 
nemmeno con l'esame diretto), la capacità d'indurre dei disturbi avver- 
titi dall'ammalato e anche immediatamente guaribili in conseguenza di 
un qualche atto operatorio eseguito nella regione renale; dall'altra parte, 
invece Tesperienza ci autorizza ad affermare senz'altro che una mobi- 



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312 NICOLA GIANNETTASIO. 

lità anche notevole del rene può andare disgiunta da molestie di una 
qualche importanza per l'ammalato. 

Alla mobilizzazione progressiva dell'organo possiamo riferire l'adat- 
tamento alla malattia in un certo numero di casi dove disturbi iniziali, 
anco gravi, cedono il posto ad un duraturo benessere. 

E questo forse spiega gli insperati successi ottenuti talvolta con 
la cura palliativa. 

Che se, a determinare la differente reazione nella complessa sin- 
drome del rene mobile, entra spesso in conto la differente sensibilità 
individuale, vi sono però delle condizioni che, per limitarci ad un solo 
sintomo, importantissimo peraltro, si accompagnano con estrema facilità 
a dolori vivissimi, come la retroversione di un rene poco abbassato, (* 
l'antiversioue (di Potain), e, in genere tutti quegli stati che conducono 
alla flessione e torsione del peduncolo. 

E si potrebbe anzi ritenere con Albarran, che in genere, appunto 
in dipendenza dei fatti di flessione e torsione dell' uretere e dei vasi 
renali, vi sia quasi un rapporto inverso fra il dolore che prende sede 
nell'organo renale e da questo più o meno s'irradia, e l'ampiezza delle 
escursioni renali ; che cioè esso, in conseguenza semplicemente di fatti 
di spostamento possa toccare con facilità maggiore gradi molto alti 
quando la malattia quasi comincia, o non è molto progredita, a rene 
mobile con uretere ancora relativamente fìsso, che non poi, nello svi- 
luppo ulteriore di essa, quando il continuo, progressivo stiramento abbia 
finito per mobilizzare bene anche l'uretere. 

Si ammette infatti nella generalità dei casi, sebbene in parte piut- 
tosto teoricamente, una evoluzione più o meno lenta e, fino ad un cert(j 
punto, graduale della malattia , dal semplice iniziale rilasciamento dei 
mezzi normali di fissazione, sia in seguito a fatti di emaciazione od altro 
processo che conduca all'assottigliamento della capsula adiposa del rene: 
sia per disposizioni speciali congenite, sia per gravidanze, specie ripe- 
tute, traumi, ecc.: fino alla più completa mobilità; con l'intervento an- 
cora a determinare la discesa dell'organo già distaccato, di cause diverse, 
come forti contrazioni muscolari, forti traumi, ecc. : discesa che sarebbe 
poi favorita da un numero maggiore o minore a seconda dei casi, dei 
fattori adesso enumerati e di pari valore, e neppure irrefragabilmente 
dimesticati. 

Dal fin qui detto risulta che , se in realtà l' ipotesi di uno spo- 
stamento maggiore o minore del rene verso il bacino ed entro limiti 
abbastanza ampi, può renderci ragione nei casi ordinari (cioè non com- 
plicati da condizioni diverse delle quali diremo, e astraendo quindi da 
quelle che sono dovute alle complicazioni stesse), della variabilità dei 
dolori in uno stesso individuo in momenti diversi (e ciò verosimilmente 
ed essenzialmente per il vario grado di stiramento dei plessi nervosi, 
e, se si vuole, anche di congestione dell'organo), è opportuno però 
^sotto il punto di vista delle condizioni che possono rendere necessario 



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NUOVO PROCESSO DI NBFROPBSSIA. 313 

ed urgente Tiatervento chirurgico, considerare a parte gli effetti pura- 
mei^te dolorifici di una completa ectopia con mobilità notevole, da quelli 
in genere ben più interessanti, dovuti ad un grado leggero di sposta- 
bilità, specialmente quando l'ectopia dell'organo sia solamente patziale. 

Piccoli spostamenti, infatti, possono rendersi causa importantissima 
d'indicazione operatoria, e, talvolta, anco escludere quasi quelle altre 
risorse terapeutiche che ci potrebbero utilmente sovvenire a scongiu- 
rare anche lungamente accidenti di una certa gravità, rimanendo però 
iiempre la nefropessia a rappresentare la sola e vera cura radicale della 
malattia di che è parola. 

Nessuna norma ci è dato ricavare, per le indicazioni, dallo studio 
della genesi della nefropessia nei casi singoli; né occorre insistere sul- 
l'eccessivo esclusivismo di chi vorrebbe riservata l'operazione, più che 
altro, ai casi di brusca insorgenza della malattia, come se una parte, 
almeno, di questi, invece di essere designati per traumatici, non potes- 
sero, in fondo, rientrare in altra categoria. Certo che, lussazioni acute 
del rene non si possono escludere, e ne furono, anzi, descritti casi abba- 
stanza dimostrativi ; ma non è ad ogni modo cosa facile, come a tutta 
prima potrebbe apparire , l' interpretazione completa ed esatta del 
meccanismo per il quale, quelle traumatiche, in genere, si costituiscono. 

Qui tocchiamo alla questione delle cause predisponenti ; la patoge- 
nesi del rene mobile, che ci appare alquanto complessa ed ancor oggi 
ci sfugge propriamente nella sua essenza vera. 

Albarran, riprendendo il concetto già da altri espresso (Litteu , 
Gutterbock, ecc.) di una fondamentale congenitalità di quell' affezione 
nelle svariate sue forme, si è fatto propugnatore di una teor-ia secomlo 
la quale il rene mobile sarebbe da considerarsi, nei casi coniuui, coinè 
una stigmate degenerativa, e, a conforto della sua tesi, egli invoca 
l'appoggio di fatti senza dubbio importantissimi, fra' quah riconliamo: 
l.*^la coesistenza non infrequente di altre ectopie viscerali, di carattere 
più meno degenerativo, e di svariate anomalie morfologiche e fun- 
zionaH sparse nell'organismo, delle quali, specialmente le ultime, rien- 
tperebbero nelle stigmate più comuni che contrassegnano la grande 
famigha dei nevropatici; 2.® la ereditarietà della malattia , che però 
non può essere intesa in modo assoluto ed alla lettera, ma piuttosto 
come trasmissione di una tendenza alla malattia stessa, annuo sciata ma- 
gari nelle generazioni antecedenti da fatti prevalentemente nevro- 
patici. 

Certamente l'ipotesi della congenitalità della più parte dei casi di 
reni mobili seduce, per quanto, a primo aspetto, essa si apiiliclii tovm 
meglio alla varietà di rene fluttuante, con lo sviluppo esagejato del 
peduncolo vascolare , con la presenza anche di un vero mesonefro, 
forma la quale è già stata, sotto certi punti di vista, contiMj)(»osta a 
quelle extra e subperitoneali che s'impararono a conoscere più tardi 
e che, apparendo sempre più frequenti, hanno finito per rappresentare 



Clintca Chirurgica. 

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3i4 NICOLA GIANNBTTASIO. 

il rene mobile comune propriamente operabile , di fronte appunto a 
quella or ora indicata, caratterizzata non solo dairindolenza, ma dalla 
quasi assoluta mancanza di speciali complicazioni intrìnseche al rene^ 
tanto che, anche recentissimamente, fu descrìtto come una delle più 
grandi rarità un caso di pionefrosi in rene fluttuante. 

Ma, a rigore , non possiamo oggi accomunare le forme di rene 
mobile le quali eccezionalmente richiedono l'intervento chirurgico, con 
quelle congenite, poiché anche reni distopici W, manifestamente pri- 
mitivi, anomali anche nella forma, sebbene non propriamente migranti^ 
anzi, appunto per una relativa cortezza e, soprattutto, fissità delFure- 
tere, danno facilmente dei fenomeni d'incarceramento che sono indica- 
zione assoluta all'atto operatorio. 

Le idee di Albarran sono oggi condivise da molti: senza un'ano- 
malia congenita o una disposizione speciale (rilassamento maggiore o 
minore del peritoneo secondo Drummond , Wolkaw e Delitzin (1899)r 
nessuna delle cause enumerate sarebbe capace di originare il rene mo- 
bile. Un fattore unico, del resto, in tutti i casi, non possiamo ammet- 
terlo. Ad ogni modo, sia che ci atteniamo alla teoria di Albarran, sia 
che si voglia dar maggior peso ai traumi, ad influenze patologiche di 
organi vicini , col concorso di tutti quegli altri fattori già accennati , 
cui vanno aggiunti la costrizione abituale del tronco e la ben più im- 
portante configurazione della loggia renale, la conformazione infantile 
della colonna vertebrale, fattori tutti che, a seconda delle vedute teore- 
tiche, più forse che dell'esperienza dei singoli autori , sono stati , ora 
più, ora meno, invocati a spiegarci il meccanismo di produzione del rene 
mobile, il fatto praticamente più interessante, però, a stabilire l'oppor- 
* tunità dell'intervento e delle modahtà di questo, rimane lo spostamento 
del rene, studiato nelle sue conseguenze vere e proprie , dallo studio 
patogenetico delle quali, al lume dell'esperienza fatta dai singoli opera- 
tori , e sceverandole , per quanto è possibile , da tuttociò che possa 
accidentalmente coesistere, dobbiamo appunto dedurne le indicazioni, che 
più saranno caratteristiche e più ci affideranno del successo. 

Anche in quei casi nei quali la malattia riveste più chiaramente 
i caratteri di un fatto degenerativo, come avviene quando la nefropto^^i 
si accompagna a grave primitiva enteroptosi, con flaccidezza della pa- 
rete addominale, con l'eventuale concomitanza di ernie e di prolasso 
genitale, alterazioni nella configurazione toracica, enfisema polmonare, 
varici, ecc.; con una serie variabile e mutevole di disturbi funzionali 
e perturbamento della nutrizione, non è tanto la nozione genetica che 
ci serve di guida, quanto il fatto stesso della caduta dei visceri. Essa, 



(1) La distopia renale, propriamente detta, va distinta dal rene mobile. Vi sono per^ 
delle forme miste le quali appunto giastificano l'opinione che, in molti casi, una primitiva 
distopia prepari, in cerio modo, ad una vera migrazione del viscere. 



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NUOVO PROCESSO DI NEFROPESSIA* 316 

per sè stessa, (senza tener quindi conto delle assai frequenti manife- 
stazioni nervose a fondo isterico o nevrastenico, le quali anzi, geoeral- 
mente parlando, allontanano ancor di più la possibilità di uu effettivo 
beneficio ottenuto cruenteraente) , rappresenta una condizione per la 
quale fallisce o rimane assai incompleto il risultato di un'opeitizione , 
una condizione che non autorizza oggi all' intervento chirargico sul 
rene, se non quelle poche volte che alla ptosi renale, prima o por, si 
possa assegnare una parte abbastanza distinta e non indifferente uella 
sintomatologia della ptosi generale, e sempre, quando ogni altro mezzo 
sia riuscito del tutto inefficace, e sempre , a patto di curare in qua- 
lunque modo anche l'altra, e purché una grave costituzione neuropatica 
non lo vieti. 

Anche da quello strenuo cultore della Chirurgia renale , che è il 
Tuffier, l'intervento operativo nel rene mobile associato ad enteroptosi, 
era riguardato con la più grande diffidenza. Albarran , con un felice 
parallelo con le comuni ernie, propone l'operazione quando il bendaggio 
contentivo ab'bia fallito nello scopo. 

Se si volesse poi con Glenard, il geniale illustratore della entero- 
ptosi, considerare la nefroptosi come un elemento in essa sempre , o 
quasi sempre, presente (^\ la chirurgia del rene mobile non potrebbe 
vantare forse un numero, che senza dubbio non è piccolo, di buoni e 
duraturi risultati curativi. 

Ciò deve dirsi anche se si voglia intendere, che la concomitante 
enteroptosi è lieve nei più dei casi. 

Infatti, mentre da una parte quest' ultima afiezione, pu[* essendo 
suscettibile di un intervento chirurgico, al quale sono specialmente 
legati i nomi di Duret, Terrier, Hartmann e Vautrin, è stata piuttosto 
trascurata, o non rilevata dai chirurghi in genere, ed anche da quelli 
che finora hanno praticata la nefropessia, dall'altra parte , anco per i 
gradi leggieri di essa, non meno che per quelli gravi, intervieue il 
quesito dei legami già accennati della complessa sintomatologìa dell'en- 
teroptosi con una costituzione nevropatica, ossia con uno stato capace 
di compromettere perfino il successo delle operazioni tecnicamente più 
brillanti. 

La pura e semplice nefropessia, nei casi di manifesta enterone-» 
froptosi, quasi equivarrebbe al rischio di vedere immutate, se non peg- 
giorate, quelle manifestazioni nervose che avessero un carattere de^e^ 
nerativo. Queste stesse considerazioni si applicano in parte anclie al rene 
mobile non complicato da altre ectopie, quando la sua sintomatulogia 



(1) La teoria di Glenard non ha mostrato di corrispondere esattamente m TaUÌ ac- 
certati, e vai meglio confessare che ci manca ancora una nozione precisa del ineecikaisino 
della statica dei visceri addominali. Glenard dà molta importanza alla trazione ^orcliaia 
da aderenza intrad dominali ; ma non si può trascurare nello studio patogenaiìco dtgli spo^ 
stamenti anche la pressione addominale, per limitarci a quella. 



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31^ . ; NICOLA GIANNfiTTASlO. 

manifesti un fondo" iaterico p nevi^astenìco, come purtroppo «e ne. oflr^ 
abbastanza spesso il caso« 

Certamente, però, Io studio eziologico della nefroptosi non può andare 
oggi disgiunto da quello della splancnoptosi generale e di altre parziali 
ectopie viscerali, talune delle quali frequentemente coesistono col ren^ 
mobile, la gastroptosi ad es. 

Le cause, poi, che favoriscono la nevrastenia, con ogni probabilità 
intervengono anche ad agevolare quest'ultima, se pure non si voglia 
ritenere con Billings, che in molti casi il rilasciamento dei mezzi di 
sospensione e fissazione degli organi addominali non stia come fatto 
a sé ; che la diminuita tonicità dei rauscoU addominali rappresenti una 
manifestazione parziale di una generale miastenia provocata da una 
costituzione primitivamente nevrastenica. Analogamente pensa l'Israeli. 

Sia come si voglia, tutte queste condizioni diverse devono agire 
una suiraltra, aggravandosi vicendevolmente. È noto, come alle priore 
classiche osservazioni di « ipocondria », fatte da Fritz, ne seguissero 
più tardi altre numerose, appartenenti ad autori diversi,' le quali hanno 
condotto a ritenere, che in un buon numero di casi di rene mobile, le 
sofferenze dell'individuo, o già fino dal principio, o col progresso della 
afifezione, più che allo spostamento dell'organo per sé, al grado di esso, 
tengono ad uno stato ipocondriaco, isterico o nevrastenico, e dell'ipocoii- 
dri^, dell'isterismo, della nevrastenia hanno infatti in buon n^umero le 
impronte caratteristiche, talora fra di loro combinate, che sono appunto 
quelle le quali ci devono guidare alla terapia. 

Molto interessanti sono al riguardo le osservazioni di Tuf fter , di 
Guyon, di Albarran, soprattutto in ordine agli insuccessi abituali della 
nefrorrafia in siffatti casi, per taluno dei quali si ricorda perfino, che 
l'isterismo o la nevrastenia, già latenti, scoppiarono solo dopo l'ope- 
razione e a poca distanza da questa. Qui la miglior risorsa è offerta 
spesso dalla protesi, coadiuvata da una buona cura generale e da tutti 
quei mezzi atti a tonificare le pareti addominali non di rado manifesta- 
mente rilasciate, come il massaggio, l'elettricità, l'idroterapia, dei quali 
è stato variamente interpretato il meccanismo di azione in rapporto 
agli efletti finah della loro apphcazione in questi casi (da ricordarsi.Ja 
retrazione del peritoneo ammessa da Kumpf). 

Anche in presenza di crisi intense e ripetute, si provvederà alla 
riposizione in sito del rene con manipolazioni esterne seguite da un'op- 
portuna fasciatura (cintura ipogastrica). Il risultato è talvolta cosi so- 
disfacente, che non è affatto il caso di pensare nemmeno ad un' ope- 
razione. 

Di fronte a risultati incompleti, pare, anche a detta dei più com- 
petenti in materia , ancora prudente astenersi. — Quando poi tutti i 
tentativi di una cura incruenta sono andati falliti e le crisi nervose 
si succedano a brevi intervalli , con fenomeni dolorosi particolarmente 
eccntuati, allora é consigliabile l'intervento operativo che, certo, non 



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NUOVO PROCÈSSO Df NEPROPESSIA. SlW*' 

esclude un migliorsimèntO' immediato, o tardivo che sia. -^ Tuffier rl-^ 
còrda dei casi operati felicemeùte, ciò che però non gli impedisce di 
raccomandare là massima cautela nella decisione per Tintervento, anche ' 
tenuto conto degli insuccessi propri. 

L'astensione sistematica qui non è adunque opportuna, e, in una 
data cat^oria di questi ammalati, le si deve anteporre la cura aspettante. 

S'intende che si parla sempre di quelle forme che non offrono com- 
plicazioni speciali delle quali diremo più avanti, indicanti per sé stesse 
formalmente un atto operativo ; giacché, quando il rene non é integro, 
sono il pericolo cui vanno incontro l'organo e l'individuo, e l'indole del- 
l'affezione che ci dettano l'indicazione all'intervento e la sua modalità. 
Si noti, inoltre, che osservazioni di Jonnesco , di Bazy e di altri, 
deporrebbero nel senso più favorevole all'intervento anco in casi di ma- 
nifestazioni prevalentemente nervose; ma esse includono specialmente 
stati di semplice irritabilità nervosa, di < nervosismo », i quali, come 
è noto, si traducono in anomalie del carattere, nevralgie diverse, di- 
sturbi negli organi di senso specifici , ecc. , analogamente a quanto si 
osserva in molti casi di disturbi utero-ovarici che forse, non di rado, 
più che la mobilità renale, ne sono la causa principale, in ragione della 
loro frequente coesistenza con quest'ultima malattia, qualunque ne possa 
essere il rapporto di reciproca dipendenza, tutt'altro che dimostrato e 
dimostrabile. 

In realtà, uno stato di nevrosi tà generale si trova facilmente negli 
ammalati di rene mobile, nei quali sembrano di genesi essenzialmente 
nervosa anche molti disturbi riferibili all'apparato digerente. 

La frequente sovrapposizione di veri stati neuropatici al rene mo- 
bile, per la quale buon numero di casi di quest'affezione viene a sot- 
trarsi alla chirurgia operativa (tanto più perchè la maggior parte dei 
reni mobili nei nevropatici sembrano rientrare nel quadro della ente- 
ronefroptosi), serve ad Albarran a più valido appoggio della sua teoria 
d^enerativa e gli porge motivo a dei riavvicinamenti con l'isterotra