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Full text of "Collezione completa delle commedie del signor Carlo Goldoni"

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RC N 



A» 



FUMIGATED 

COLLEZIONE 

« 

COMPLETA 

DELLE 

COMMEDIE 

DEL SIGNOR 

CARLO QOLDONI 

AVVOCATO VENEZIANO. 
TOMO XIV. 



Il Matrimonio per Con- 
corso . Commedia inedita. 

La Scozzese • 



La Burla Retrocessa m 
Contraccambio % Com« 
media inedita . 

Il Filosofo Inglese. 

Cajligat ridendo moru 
SanteuiU 



LIVORNO 

Nella Stamperia di TOMMASO MASI, s COMP. 

1790, 



ì 7 f ? 
^.1 + 



IL MATRIMONIO 

PER CONCORSO 



e O M ME DIA 



DI TRE ATTI IN PROSA 



/ 



PERSONAGGI; 



Anselmo mercante italiano • 
DoRALicE figlia di Anselmo» 
Pandolfo mercante italiano • 
Lisetta figliuola di Pandolfo * 
Alberto Albiccini mercante italiano 
Filippo Locandiere italiano • 
MoNsiEUR la Rose , 
Madame Fontene • 
Madame Plume • 
Madamoiselle Lolotte. 

MONSIEUR TrAVERSEN • 

Un Giovane di uno Stampatore • 

Un Servitor di Locanda • 

Un Garzone di Cafifé • 

Uomini I e donne vediti civilmente , che non parlano 



) 

y 

) FranceC « 

) 

) 

) 



La Scena G rapprefenta a Parigi , quali tutta nella locanda 
dell* Aquilaj in una fala comune» a riferva di alcune Sce- 
ne deir Atto fecondo | che fi rapprefentano nel Giardini 
del Palazzo Reale di Parigi • 



\ 



IL MATRIMONIO 

PER CONCORSO. 

A T T O PRIMO. 

SCENAPRIMA. 

Sala comune a più appartamenti nella Locanda 

di Filippo, 

Lisetta i e Filippo, poi uà Servitore • 

FU, XjOfl temete di niente , veilro padre è fuori di ca- 
XN fa , s' egli verrà i noi faremo avvertici, e poffia- 
ino parlare con libertà • 

Zi/I Caro Filippo, non ho altro di bene che quei pochi mo"* 
menti , eh' io poffo parlar con voi . Mio padre è un* uo- 
mo fìravagante còme fapete • Siamo a Parigi , damo in una 
Città dove vi è molto da divertirli, ed io fono condannata 
a dare in cafa , o a fortir con mio padre • Buona fortu- 
na per me, che damo venuti ad alloggiare nella vodra lo- 
canda , dove la voftra perfona mi tiene luogo del pia ama- 
bile , del più preziofo tratteniittiento • 

FiL Cara Lifetta , dal primo giorno che ho avuto 11 piace • 
re di vedervi, ho concepito per voi quella (lima , che me- 
ritate . In un mefe che ho la forte di avervi nella mia 
locanda ho avuto campo di meglio conofcere la voAra 
bontà • La prima è diventata pafHone, e già fapete che vi 
amo teneramente • 

Lif, Siate certo che ne (lete ben corrifpodo . 

Fu. Chissà? Mi luHngo ancora , che il noflro amore poHa 
efTere confolato • Voflro padre , per quello ^che voi mi 
Gold. Comm. tomo XIV. A 



6 IL MATRIMONIO PER CONCORSO 

dite 9 è un uomo che col commercio ha fatto qualche for« 
tuna 9 ma io pure grazie al Cielo > mi trovò alTai bene 
ne* miei affari , e circa alla uafcita , la mia , per quel eh' 
io Tento I non può piente fare ingiuria alla voHra . 
Lif. S\ , é vero, i printìpj di mio padre fono (lati al dlfot" 
to della condizione , in cui vi trovate : quando fono ve- 
nuta al mondo , egli non sra che un femplice fervitore di 
un mercadante» Con un poco di attenzione agli affari, 
fi é acquiflaco del merito, e il fuo padrone lo ha impie- 
gato nel fuo Jiegoalo • Ha fatto qualche fortuna, non Ìo 
come , e fé lo fo ^ non ardifco di dirlo • So che iia- 
mo palfati fovente ad abitar ài un paefe ali* altro , e 
che ultimamente abbiamo kfciato Londra in una manie- 
ra che non mi ha dato molto piacere • Siamo ora a Pari- 
gi , mio padre vuol maritarmi , ma fi é fitta nel capo la 
melanconia di volere un genero di qualità • 
FiL Sarà difficile , ch*ei lo trovi : non per il voftro meri- 
to , ma per la fua condizione • 
LìJ\ Eh, caro amico, i danari qualche volta acciecano anche 
le perfone di qualche rango , ed io ho paura di eflere f9<» 
grificata . 
FiL Sapete voi quanto egli vi defiini di dote ? 
Llf» Non faprei dirlo precifamente , ma credo non avrà dif- 
ficoltà di arrivare a dieci , o dodici mila feudi • 
FU. A Parigi una fimile dote non è gran cofa , ed io locan - 
diere qual fono , fé mi aveffi a maritare &nza paffione * 
aon lo farei per minor dote di quefta • 
Lif. Ecco un* altro timore , che p* inquieta • Dubito s* ei 
qui non trova da maritarmi a fuo g^nio , che non ri- 
folva di condurmi in Italia , e farebbe per me il maggior 
difpiacer del mondjp . 
FiL iioa vedrete volentièri U patria di voRro padre «^ Sono 
italiano ancor' io , e vi afficuro , che il noflro paefe non 
ha nieiite da invidiare a qualunque altra parte dei m4;ado. 

Lif, Si è vero , vedrei volentijefi 1* Italia i ma 

FiL Che volete dire ? Spiegatevi . 
Xr/T Non la vedrei volontieri fenza dì voi . 
FiL Quella voftra dichiarazione mi obbliga -, ro* incanta , m* 
ititenerifce • 



ATTOPRIMO. 7 

Ser. Signor padrone , in quedo punto è entrato il Signor 
Pandoifo . [ parte . 

Lif. Ah che mio padre non mi forprenda • Mi ritiro nella 
mia camera • 

FU» Sì , penferemo al modo . • • • 

Lif. Addio , addio i amatemi i che Io vi amo . 

( entra nella fua camera , 

S C E N A IL 

Filippo , poi Pandolfo . 

FU. T Ifetta è la più amabile figlia del mondo • Peccato 
JLi eh' ella abbia un padre sì (Iravagante • 

Pan. È venuto neffuno a domandare di me ? ( groffamente • 

FiL No Signore , eh* io fappia : non è venuto nefluno . 

Pan, Diamine! doveva pur efTere capitato . ( inquietandoli • 

FiL Signore, avete voi qualche cofa , che v'inquieta , che 
vi didurba \ 

Pan, Bella domanda ! Chi ha una figlia da maritare i non 
manca d' inquietudini « d' imbarazzi . 

FiU ( Mefchino me ! ) Attendete voi qualcheduno per rap- 
porto a vodra figliuola ì 

Pan» Signor sì* \ 

FiL La volete voi maritare I . [con premura . 

Pan. Signor sì • 

FiL Avete ritrovato il partito l [ come fopra , 

Pan. Lo ritroverò • 

FiL Signore , fé vi contentate eh' io vi faccia una propor- 
zione • • • • 

Pan, Non ho bifogno delle vodre propofizioni • Maritando 
mia figlia, fcufatemii non voglio pafTare per le mani d* un 
locandiere • 

FiL Signore , convien dìdinguere locandiere éà locandiere . . • 

Pan. Tant* è . Ho trovato io la maniera di procurare a mia 
figlia il miglior partito , ficuro di non ingannarmi , iìcu- 
ro di non perdere il mio denaro, e ficuro ài aver un ge- 
nero di mia piena foddisfazione • 

Fìl. Podb fapere il come ? 

Pan. Il come , il come voi lo faprete • ( grojjamente • 

FU [ La fua maniera villana non mi dà campo per ora di 
dichiararmi , ma non perdo la fperanza per tutto quello .) 



« IL MATRIMONIO PER CONCORSO 

SCENA m. 

Il Garzone dello Stampatore , e Detti * 

Cor. Qlgnore , fatemi la grazia di dirmi qual' è la camera 
O del Signor Paadolfo. 

Pan. Eccomi qui, non mi vedete? ^ 

Gar, Scufacemi • lo non avea V onor di conorcervi. Mi man- 
da da voi monfìeur de la Griff^e • • • • 

Pan, Lo Stampatore ì 

Gar. Si Signore , lo ftampatore • 

Pan, Buono ! quefti é il giovane eh' io afpettava • 

[ Il Filippo • 

FU. ( Qual rapporto può egli aver^ con fua figliuola I ) 

Gar. Voi fletè itato fcrvito . Eccovi una copia de' piccioli af« 
fim , io cui troverete 1* articolo , che gli avete ordinato • 

e gli dà un foglio Jlampato • 

Pan. Ma no , il voflro padrone é una beflia , non mi ha ca- 
pito , gli ho detto eh* io voleva 1' articolo della gaztetta • 

FiL Signore , non v* inquietate , porche quel foglio che io 
Italia fi chiama la gazzetta , qui pafl*a fotte il nome de^ 
piccioli afiifii. 

Pan. Ho capito» Vediamo > fé va bene , o fé vi fon degli 
errori • 

FiL Avete voi perduto qualche cofa! Volete vendere ì Volete 
comprare ! 

Pan* No no , fi tratta di maritare mia figlia • 

FiL Mi come } 

Pan. Sentite. Avviso al PUBBLica, „ È arrivato in quefia Cit- 
), tà un foreftiere di nazione italiano, di profeffione mercante, 
„ di una fortuna mediocre, e di un talento bizzarro. Egli 
^, ha una figlia da maritare , di età giovane , di bellezza 
,, paflfabile , e di grazia ammirabile . Statura ordinaria g 
», capello cafiagno , bei colori , occhio nero , bocca ri- 
„ dente , fpirito pronto , talento raro , e del miglior 
}, cuore del mondo. Il padre le darà la dote a mifura del 
„ partito , che Ci offrirà , di fuo genio , e di quello A^\^ 
y, la figliuola . Sono tutti due alloggiati alla locanda dell' 
^, Aquila • Colà potranno indirizzarfi quelli , che la volef- 
ty fero in ifpofa , e faranno ammefii al concorfo . d 
Ah ? Cofa ne dite/ L' ho trovata io la manierai 



* 
u 



ATTOPRIMO. 9 

Fi/. Signore , fcufatemi , voi volete mettere in ridicolo la 

vofira figliuola . 
Pan. £h cofa fapete voi ? Non fapcte niente . A liOndra do- 
ve fono (tato, e da dove ora vengo , fi mette tutto quello 
che fì vuole fu quedi fogli , ed a Parigi fi fa lo AelTo • 

FiL A Parigi fi mette tutto fui piccioli afiiifi , e fono fogli 
molto utili per la Città » ma non fi mettono le figliuole 
da maritare • 

Pan, Ed a Londra anche le figliuole da maritare • 

FiL Vi afllcuro che quefta cofa 

Pan. Vi afUcuro che 'cosi va bene , che cosi mi place , e 
lion voglio altri configli [ a Filippo ] . Dite al voflro pa* 
drone , che fon contento 9 e lo pagherò • (al Catione • 

Car. Mi comanda altro .' 

Pan, Non altro • 

Car» Mi favorifce qualche cofa per bevere ? 

Pan» Oibò y vergogna > domandar per bevere ! È una villa* 
nia • 

Gar, O per bevere , o per qsangiare • 

Pan, Tenete . ( gli dà due foldi • 

Gar, ( Due foldi ! ) Viene da Londra vofiignoria I 

Pan. SI , vengo da Londra . 

Gnr. £ ha imparato a regalare due foldi ? 

Pan. E .voi dove avete imparato a mettere il prezzo alla cor- 
tefia ? 

Gar. Signore , quel che voi dite , non s' impara , e non fi 
ufa in veruna parte , ma una mancia di due foldi avvili* 
ice chi la fa y e mortifica chi la riceve • 

( gitta i due folJLin terra , e parte • 

SCENA IV. 

Pandolfo , e Filippo . 

Piirim /^H r impertinente ! 

FiL \J Eh Signore, la gioventù di queflo paefe ha dello 
fpirito , e del fentimento . 

Pan. Tanto meglio per loro , non me n' imporra ira fico • 
Voglio andar a leggere a mia figlia il capitolo della gazzet- 
ta , e prevenirla perchè ftia preparata . 

FiL Voi le darete una mortificazione grandiifima • 



I 



IO IL MATRIMONIO PER CONCORSO 

Ptìiu Che mortificazione! ella non amerà meglio che* di ve- 
derfl in i(ta(o dì fcegliere fra cento concori enti, eli e le ver- 
ranno d' intorno . Ringrazierà Tuo padre , che penfa a lei» 
che penfa ai Tuo bene , alla Tua fortuna • So quel che fac- 
cio , fo quel che penfo . Ho viaggiato, il mondo , ho del 
talento » ho delle cognizioni bafìanti , e voi non fapetc 
far altro che dei cattivi ragù col lardo , e mettere delle 
droghe nel vino • [ entra in camera • 

SCENA V. 

Filippo, poi il Servitore. 

FIL 17* Veramente un villano : la maniera Incivile , eoa 
MZ» cui mi tratta , non mi dà coraggio di domandarle 
Aia figlia, fon dcuro che mi direbbe di no , e mi obbli- 
gherebbe forfè a qualche rifentimento . Ciò non oflante , 
non voglio abbandonarne V idea , gli farò parlare da qual« 
chedunoy che forfè lo fnetterà alla ragione • 

Ser. Signore , fono arrivaci due foreftieri | un* uomo avan- 
zato , ed una donna giovine , e domandano due danze 
unite » 

FiL Bene , daremo loro quel piccolo appartamento\ ( h ac* 
cenna ) Fategli venire ( fervitore parte ) . In ogni cafo di 
reilflenza Liferta mi ama , ed il padre non potrà obbli- 
garla a maritarii contro la di lei volontà . 

S C E N A VI. 

Anselmo, e Doralice da viaggio. Il Servitore della 

locanda , un facchino col baule y e FILIPPO • Il fervitore 
ed il facchino col baule pnjfano a dirittura nelV apparta^ 
mento accennato •^ 

FU. Q Ervitore umillffimo di lor Signori , Reflino ferviti , 
O favorifcano vedere , fé queir appartamento conviene 

al loro gudo , e al loro bifogno • 
Anf Siete voi il padrone deir albergo I 
FiL Per obbedirla . 
Anf Q^iefla giovane è mia figlia 9 onde vorrei due camere 

r una dentro dell' altra • 
FU" Queir appartamento è a propofito • Si dia 1* incomodo 

di vederlo • 



ATTOPRIMO. IT 

Anf* AnJiamo ^ figliuola i ho (piacere che (iate anche voi 

(bddlsfjtra • 
Por» Se è uà' appartamento di liberti farò contentini '.na . 

( Anfelmo , e Doralice entrano neli* ap^'arcimento • 

SCENA VII. 

Filippo , poi il Servitore i ed il Facchino . 

FiL TT^' Vero , che in Francia non Q ptìò maritare la fi- 

MZé glia fcnaa il confenfo del padre , e fé ci miritaf- 

dmo fenza di lui , il matrimonio farebbe nullo > mi non 

arriva T autorità del padre ad obbligare la figliuola a mari- 

tarfi per forza • [ efce il facchino delta camera , e parte, 

Sefm Mi pare , che 1* appartamento non gli difpiacci;i . 

( a Filippo • 

Fi7. Tanto meglio . Hanno detto come vogliono tffer fer- 
viti ? 

Ser, Parleranno con voi . 

FiL Beniflimo . Ecco il padre . [ il Servitore patte • 

SCENA Vili. 

Filippo , ed Anselmo . 

FiL T^ Bene, Signore, (lete voi contento? 

Anp Juf ContentifUmo : quanto vi dovrò contribuire per 
r appartamento ? 

FiL Contate di trattenervi qui mofto tempo ? 

Anf, Non lo fo ancora precifamente . Ho degli afifari da con« 
fumare • Può elTere eh' io relli poco , e eh* io re/li molto* 

FiL Non s' inquieti per quefìo . Ella ha da fare con un ga« 
lant' uomo . Sono buon' italiano . Mi pare dal linguaggio, 
che anche voffignoria fia della (ieffa nazione • 

Anf. Sì , è veriflimo • Sono italiano ancor* io • 

FiL Viene d* ItaUa prefentemenre ? 

Anft No, vengo ili Spagna, vorrei fapere prefs* a poco quan- 
to dovrò pagare per 1* alloggio . 

FiL Se fi tratta a mefe , non poITo far a meno per quelle 
due camere di quattro luigi il mefe. . 

Anf, Che fono ali* incirca orto zecchini di noflra moneta» 

FiL Cosi é per 1* appunto. Oh benedetti fiano i no(}ri zec* 
chini : è vero che non arrivano alla metà del luigi , ma 



Il IL MATRIMONIO PER CONCORSO 

qui n rpeode un luigi , come da noi d fpende uno zec- 
chino . 

Anf Credo tutto ciò , ma quattro luigi il mefe mi pare 
troppo . 

FiL Signore , nelle locande non fi può fpender meno . Se 
va in una cafa particolare , fpenderà la metà : ma poi non 
farà feVvita. Converrà fì provveda il mangiare altrove, o 
che fé lo faccia da fé , e vi vorrà un fervitore, e i fervito- 
ri a Parigi coftano affai , e non fanno niente . Io fon lo« 
candiere , e trattore > e la fervirò a un presbzo affai con- 
veniente • - ^ 

Anf. Che vuol dire? a qual prezzo mi darete voi da man- 
giare ? 

FiL Vuol pranzo , e cena ? 

Anf, No no , per il pranzo folo • 

FiL Quanti piatti ? 

Anf Una cofa onefta • 

FiL Una buona zuppa .... 

Anf Zuppa , zuppa , Tempre zuppa ^ non fi potrebbe man- 
giare quattro rifi alla veneziana $ 

FiL La fervirò di rifo , s* ella comanda , ma qui poco fi 
ufa , e quando fi dà , fi fa cuocere quanto il bue. Però 
{o il cofiume d' Italia , e farà fervita • Le darò un buon 
bollito , un* antremè , un' arroflo . 

Anf Cofa figniifica un' antremè . 

FiL Un piatto di mezzo • Le darò le frutta , il formaggio , 
la fornirò di pane , di vino , e non mi darà che fei lire 
al giorno per due perfone . 

Anf Sei lire di Francia , che fono dodici di Venezia . 

FU, Si Signore , queAo è il meno che qui poffa fpendere . 

Anf ( Ho capito , ci refterò poco, le mie difgrazie non mi 
permettono di foffrir quella fpefa . ) 

FU» È contento Signore ? 

Anf Bene bene , ibpra di ciò parleremo ; avrei bifogno de 
andare fnbito in qualche parte della Città per ritrovare al- 
cuni miei amici , e corrifpandentl • 

FU. Perdoni, vofHgnoria è negoziante ? 

Anf Si negoziante ( ma sfortunato ) . Vorrei qualcheduno , 
che m' infegaaffe le firade • 



ATTOPRIMO. 15 

FU. Parigi è grande , s' ella ba da girare in più d' un quar- 
tiere, la configlio di prendere una carrozza . 

Anf. E quanto fi paga di una carrozza } 

FiL Se vuole una carrozza, che chiaman di ri me (fa , (i pren- 
de a giornata , e coda dodici franchi il giorno • 

j4nf Ventiquattro lire di Venezia ! 

FiL Se vuole un fiacher , eh' é una carrozza un poco male 
montata , ma di cui tutti i galantuomini fé ne poffuno 
onedamente fervire , qiieda fi paga a) ragione d* un tanto 
r ora • Ventiquattro foldi di Francia la prima ora , e ven* 
ti foldi per ogni ora che feguita . 

Anf. Benedetta la gondola di Venezia ! con quaranta foldi 
di Francia , mi ferve dalla mattina alla fera • Fatemi il 
piacere di ritrovarmi un fiacher • 

FiL tVado a fervirla immediatamente . Ah Signore , chi dice 
male della ooftra Italia é indegno di vivere in queAo mon- 
do . ( parte . 

SCENA IX. 

Anselmo , poi Pandolfo • 

Anf. f\^ ì Italia , Italia 1 quando avrò il piacere di ri- 

\J vederti ? 
Fan, ( Sortendo dalla camera viene parlando verfo la por» 

ta da dove efce . J Sciocca ! (lolida ! imprudente ! non 

meriti l* attenzione , la bontà , che ha per te tuo p^dre • 

Ma la farò fare a mio modo . 
jdnf. Vien gente , farà bene , eh* io mi ritiri in camera ad 

afpettar la carrozza • ( s^ incammina verfo P appartamento, 
Pan. Non ù poteva immaginare un* efpediente più bello per 

maritarla, ed ella- fi chiatta o0efa . Balorda , ignorante • 
Anf. ( Cofa vedo ? Pandolfo I É egli ficuramente • ] 
Pan. Finalmente comando io • 
Anf, Pandolfo . 
Pan. Oh , Signor Anfelmo • 
Anfi Voi qui ì 
Pan. Voi a Parigi f Oh che piacere , eh* Io provo nel rive* 

dervi 1 Lafciate , che vi dia un abbraccio . 

( vuol abbracciarlo» 

Anf Oh oh Pandolfo ! gradifco il vofljro buon cuore , ma 



14 IL MATRIMONIO PER CONCORSO 

voi nod mi avete mai abbracciata^ con fimile coofidenza» 

Pan, È vero , ma ora non fono piiV quel ch^ io ero una 
volta • 

Anf. È che cofa (ieic voi diventato ? 

Fan. Con vo(tra buona grazia mercante • ( con un poco d* 

orgoglio ^ 

Anf, Bravo , mi confolo infinitamente con voi • Siete ricco! 

Fan. Non fono riccliiifiino , ma ho una figlia da maritare , 
alla quale potrò dare fenza incomodarmi | dodici mila 
feudi di dote • 

Anf E come avete fatto ad ammaffare tutto queflo danaro? 
1 vodri principi fono Aati meichini . 

Pan. Vi dirò : io ho avuto 1' onore di effere impiegato nel 
vodro negoziò • . . . 

Anf. £ prima nella mia cucina • 

Pan. Non prendiamo le cofe si da- lontano : quanda mi forno 
licenziato da voi a Barcellona , io aveva meffo da parte 
qualche danaro • • • • 

Anf Danaro tutto bene acqujflato I Avete voi alcun rimor- 
£o d* avermi un poco rubato ) 

Tan. Non m' interrompete . Lafciatemi continuare il filo del 
mio difcorfo. In fei anni, eh* io fono ftato al vodro fer- 
vizio ho apprefo qualche cofa a negoziare | ho approfic« 
tato delle voflre lezioni • • • • 

Anf E del mio danaro , non è egli vero } , 

Pan. Ma non m' interrompete, vi dico, (con un poco di col" 
lera ] Sono andato a Cadice , poi ù>no paffato a Lisbo- 
na , e di là mi fono trafportato in Inghilterra . Per dfrvi 
la verità in confidenza , per tutto ho avuto delle difgrazie» 
e a forza di difgrazie fono arrivato ad efier padrone di 
qualche cofa • 

Anf Amico , io non invidio niente la voftra fortuna • Anzi 
vi dirò , che di me è avvenuto tutto al contrario i la guer- 
ra ha interrotto il Commercio , gli af&fi miei fono anda* 
ti male . I creditori mi hanno preffato | ho pagato tutti ^ 
e per non fallire fono redato , podb dir, fenza niente. 

Pan» Signor Anfelmo , permettetemi , ch'io vi dica una co- 
fa con tutta quella fiiKcritài e quel rìfpetto che ancora vi 
devo • 



ATTOPRIMO. XI 

Anf. Parlate , che cofa mi vorrete voi dire ? 

Pan. Voi non avete mai faputo fare il negoziante. 
Anf, E come potete voi dir di me quella cofa ì 
Pan. Scufatemi , liete troppo galant' uomo . 

^Jìf. Sì Signore , lo fono e mi pregio di efferlo • Amo mt * 
giio di aver rinunziato i miei beni , ed avermi confervaro 
il buon nome • Ho dei crediti in Francia , procurerò^! 
ricavarne quel che potrò , cercherò di dare flato alla mid 
figliuola , ed io mi ritirerò in Italia a vivere onoratamen- 
te y fenza macchie , fenza rimproveri , e fenza rimorii . 

Pan. Palliamo ad un altro difcorfo . Avete qui con voi la 
voUra figliuola f 

Anf. Si Signore, ella è qui con me, € llamo alloggiati la 
queir appartamento • 

Pan. Ed io in quello : tanto meglio i damo vicini • Voglio 
andare a far il mio debito, colla Signora • • • • 

Anf» No , no vi ringrazio , Non mancherà tempo • Ella è 
fianca dal viaggio » ed ha bifogno di ripofare • 

Vati, Volete voi venirte a veder mia figlia f 

Anf La vedrò con più comodo , attendo una carrozza per 
andare a girare per la Città ; mi preme di veder fubita 
qualcheduno • 

Pan. Mia figlia , e voUra figlia fi tratteranno : daranno in- 
fieme , faranno amiche ^ 

Anf Si si » amiche come v! pigce • 

Pan. Ci avrelle qualche difficoltà l Sono ancor io mercante. 

Anf Si un poco fallito , ma non vi è male . 

Pan, £h fé tutti quelli , che hanno fallito • • • • 

SCENA X- 

Il Servitore di locanda , e detti » 

Ser, Olghore, il fiacher è alla porta, che (la afpettando. 
Anf. O Vengo fublto • {s^ incamina verfo V appartamento^ 

[ il fsrvitore parte • 
Pan. Avete bifogno di qualche cofa ! 

Anf. Niente : obbligato . Vado a prendere certe carte. Vado 
ad avvifare mia figlia , e parto fubito • ( entra in camera. 



i« IL MATRIMONIO PER CONCORSO 

S C E N A XI. 

Pandolfo , poi Anselmo • 

Piìn% jL Signor Anfelmo conferva fopra di me quella fupe* 

X riorità » eoa cui mi trattava una volta . Ma adeifo 

IO ho più denari di lui , e chi ha danari é Signore, e chi 

«ì* ha di più, è più Signore , e chi non ne ha , non è più 

Signore • 

Anf. Preilo predo , che 1' ora paflfa , e vi vogliono venti- 
quattro foldi di Francia per la prima ora • [ itiQamminanm 

d0ji . 

Pan* Una parola. Signor Anfelmo» 

Anf, Spicciatevi . 

Pan* Voglio maritare mia figlia. 

Anf, £ b«ae \ 

Pan. Ci faranno moltiffimi pretendenti • 

Anf V ho a caro • ( come fopra • 

Pan, E faranno ammeili al concorfo • 

Anf E cosi ì 

Pan. Se volete concorrere ancora voi • • • • 

Anf Eh ho altro in tetta , che le voflre pazzie • , (parte . 

Pan, Pazzo io 3 Pazzo lui , che ha danari molto meno di 
me , ne mia figlia fi contenterebbe di un vecchio , né io 
forfè mi degnerei • Eh andiamo un poco a vedere , ft gli 
afEfH corrono : fé la gazzetta fa capo , fé i ptetendenti ù 
muovono. Mi afpetto di 'vedere Lifetta (a luo dilpetto, 
che non lo menta ) : mi afpetto di vederla maritata a 
qualche cofa di grande : ed in che è fondara la mia fpe- 
ranza l In tre cofe , una meglio dell' altra. Nel merito 
della figlia , in dodici mila feudi di dote , e in un avvifo 
al pubblico lavorato da quella telta • ( parte • 

S C E N A XII. 

Filippo , poi Lisetta • 

FiU ( TpSce dalla porta del fuo appartamento , guardando 

Ma dietro a Pandolfo che parte ) • Se ne va T ami* 

co • Parte : fé ne va : fé n' è andato • Sia ringraziato il 

Cielo , veggiamo di parlare a Lifetta • [ /* incammina • 

* Lif È partito mio padre i t ^ IfMa porta • 

FiU 



/ 



i ATTOPRIMO. 17 

[ Fìh Sly è partito , ed ora io veniva da voi • 
1 Lif Cbe dice eh della maniera indegna , eoa cui mi trat- 
ta / Sono io da far mettere fulla gazzetta I 
FìL lo ci patifco niente meno di voi, e vi allicuro che com- 
prerei quefti fogli a colio di fagrifìcar tutto il mio . Ma 
J il male è fatto , ed è inutile per quefta parte il rimedio. 
A quefl' ora ne farà pieno tutto Parigi . Gli uomini de- 
putati alla diiiribuzione di quetii fogli corrono per tutti i 
' quarueri . I curiofì li afpettano con impazienia , e fé uà 
1. articolo nuovo interelfa , non (ì parla di altro in tutta quel- 
{ • ia giornata . So come fono a Parigi , afpettatevi di elFere 
vifltata da più d' uno • 
Lif. Venga chi vuole , io non mi lafcerò veder da perfona. 
r Una giovane onorata non deve effere efpofta e melfa in ri- 
t djcolo in tal maniera . 

\ FiL Figuratevi qua! p?ua avrei io medeOmo , veggendovt in 
un tale imbarazzo . Vi è nota la mia palone. Sapete qu al* 
I ìnteteife io abbia nel vollro decoro , e nella vollra tran- 
1 qulUità . 
\F*if. Liberatemi per carità da un sì duro impegno • Provate 

almeno , fatemi domandare a mio padre • 
FiL Lifetta cariflima , io veniva appunto per dirvi , che if 
pafTo è fatto • Ho pregato una perfona di autorità , e di 
credito | perché ne parli al Signor Pandolfo , mi ha pro« 
[> meffò di farlo fubito , e può effere , che lo farà j ma voi 
I ancora dal canto voflro non mancate di appoggiare colle 
I' vodre preghiere la mia domanda . 

ÌLif. SI Io farò con tutto 1* animo , con tutto il calore • 
Pregherò y piangerò , griderò y fé occorre » So piangere | 
e io gridare quando bi fogna . 

.SCENA XIII. 

l 

Alberto , e detti . 

ÌAlhm Ti ^Onfieur Filippo , vi riverifco . 
\FiL xVl Servitor umililUmo , Signor Alberto . 
j Lif. ( Chi è quefli ? ) { piano a Filippo • 

FU, ( Un italiano : non abbiate fpggezjone . } [ n Lifetta • 
piano . ) Ha qualche cofa da comandarmi ? {ad Alberto, 
•Alh. Vi dirò , caro amico , ho veduto nei piccioli affilfi una 
Gold. Comm. Tomo XIV. B 



V 



ì 



18 IL MATRIMONIO PER CONCOJRSO 

certa novità , che mi ha fatto ridere Si dice che nella 
voftra locanda vi è una giovane da raaritarfi , e eh' ella è 
efpofta al concorfo . La curiolità mi ha fpronato , mi fon 
trovato per i miei afifari in quede parti | e fono venuto a' 
vederla • 
Lif ( Povera me! non io come abbia da regolarmi.) [da fi. 
FiL ( or italiani non fono meno curioii dei Parigini . } 
Alb. £ bene, Monfieur Filippo, fi può aver la grazia di ve- 
dere quefta giovane % 
FU. Signore , io non (o chi ella fia , io non fo di chi voi 
parlate : la mia locanda è piena di foredieri » e non co- 
nofco la perfoua che voi cercate • 
Alb. È impofllbile , che non lo fapplate . • • . . Ma alla de- 
fcrizione della per fona , ai fegni rimarcati, nel foglio , mi 
pare quella fenz' altro . C ojpsrvando Lifetta pajja nel 
me\xo I e fi accofta a Iti .] Scafatemi, Signora mia, dell* 
ardire \ farefle voi per avventura la bella e graziofa gio- 
vine « di cui ho letto con mio piacere V iivvifo al pub- 
blico I 
FiL^ ( Che tu fia maladetto . ) 
Lif» Signore , io non fono né bella , né graziofa , per con- 

feguenza non fono quella , che voi cercare • 
FiL No Signore , non è quella altrimenti • Voi domandate 
di una giovane da marito, e quella è di già maritata .^ 

^fa cenno a Lifetta ^ 
Lif Così è > padron mio | fono maritata . ( Bravo Filippo , 

capifco il gergo • ) 
Alb, Nuovamente vi chiedo fcufa , fé ho fatto di voi un giu- 
dizio che non vi conviene. In fatti non ù può fentire co- 
fa più ridicola al mondo • Pare impoifibile , che Ci trovi 
un padre sì fciocco, che voglia efporre in cotal guifa una 
figlia • 
Fi/. Non può efiere che uno zotico, un' ignorante, una be- 

fiia . 
Alb, Ma non carichiamo il padre foltanto , convien dire ^ 
che ahche la figlia , poiché lo fofire , non abbia miglior 
talento , e miglior riputazione • 
Lìj\ Oh in quanto a quefio, Signore, voi penfate male e par- 
late peggio • Il padre può efiere capricciofo , può aver 



ATTOPRIMO. 19 

fatto ciò fenza il confcnfo della figliuola , ella può. effer^ 

fa via I ragionevole \ e oneAa , e non & giudica nTale del' 

le perfone , che non (i conofcono' • ( con fdegno * 

Alh, Signora j voi vi rifcaldace si fortemente , che mi fate 

credere , che la conofchlate. Fatemi il piacere di dirmi chi 

ella fia • 

Lif, Io non la conofco altrimenti > e fé parlo i parlo per 

onore del feflb • 
FìL ( Braviffima , non d porta male . ) 
Alb, LoAo infìnitamente il volito zelo , e il voflro talento: 

poOfo elTer degno di fapere almeno chi fiete voi ! 
Lifi Io \ Sono maritata , e non vi può niente iutereifare la 

mia perfona . 
Aìh, Via» Signora , non fiate meco si auflera: e chi è il vo- 

(iro Signor marito ? 
Lif, Che cofa importa a voi di conofcere mio marito ? 
FiL Oh via il Signor Alberto è mio padrone , è mio buon 
amico . Bifogna foddisfarlo^ bifogna dirli la verità. Quel- 
la è mia moglie • 
Roh» Voftra moglie / 
Lif. Sì Signore , fua moglie • 
Alb. Me ne confolo infinitamente • È lungo tempo eh' è vo- 

(Ira moglie . 
FU. Uà' anno incirca i non è egli vero » Eleonora ? 
Lif, Si un* anno > e qualche me fé ; comanda altro Signore I 
Alb. Vi fupplico appagare la mia curiofità. Vorrei poter di* 

re di eflfere Aato io il primo a vederla • 
Lif Chi 1 

Alb. La giovane degli afiifll • 

Lif Lei ? Ditemi in grazia , Signore : farefle voi in grado 
di fpofare una giovane efpoAa in uba maniera da voi me* 
dellmo condannata I 
Alh. Il Cielo mi liberi da un tal pendere . Sono un uomo 
d' onote i fono un negoziante affai conofciuto da Monfie- 
ur Filippo, fon qui venuto per bizzarria , per capriccio » 
per divertirmi , per burlarmi di un padre fciocco , e di 
una figlia ridicola • 
Lif Mi maraviglio di voi , che abbiate tali fentimenti. Gli 
uomini: d' onore non £% devono burlare delle figlie onora- 

B ft 



IO IL MATRIMONIO PER CONCORSO 

te • La vodra é un' azione pefficna , è un' intenzione ma- 
ligna • S' io fofn quella tale , che voi cercate , faprei 
trattarvi a mifura del vodro merito , e vorrei farvi im- 
parare, fé noi fapete, c^e le donne fi trattano con pulitezza, 
con civiltà I e con rifpetto • {parte ed entra nella fiia 

camera • 

SCENA XIV. 
Alberto , e Filippo . 

Alh, TT^ Un diavolo quefta voflra moglie • 

^FiL XZj Dello fpirito non glie ne manca • 

Alh. Ma dalla maniera fua di parlare capifco , eh' ella aflb- 
lutaraente conofce la giovane , di cui d tratta , e voi la 
conofceretc al pari di lei , e quando un galantuomo vi 
prega , mi pare , che non dovref!e fare il preziofo . 

Pil* Le replico , eh* io non ne £o niente , e ciò le dovreb- 
be badare • 

Alb, No, non mi bada. 

FU. Se non le bada, non fo che farle. Perdoni, ho i miei 
affari , non pofli) più trattenermi . ( Per queda volta è 
padata bene . ) ( entra nel fuo appartamento . 

/ S C E N A XV. 

Alberto , poi Doralice . 

Alb. -QOinbile, che gli affidi mentifcano ? Sarebbe una 
JL cofa drana . Potrebbe anche darfi che la giovane 
fode qui , e Filippo e fua moglie non lo fapedero . Ma 
anche quedo pare impofiibile. Vi farà fotto qualche mide- 
ro , avranno impegno per qualcheduno .... Ma io per- 
chè mi fcaldo la fantafla per si poco ? Cofa perdo fé non 
la vedo ? Perdo* un femplice divertimento , una cofa da 
niente . Ma tant' è fono in impegno . Piagherei dieci lui- 
gi per appagare la mia curiofità • 

Dar» ( Stilla porta della fua camera , che viene da lei aper^ 
ta.') Ehi della locanda? Camerieri, vi è nefluno ? 

Alb. ( Oh ecco un' altra donna , farebbe '^"'?P^tÌcr avven- 
tura la giovane degli affidi ì 

Por. ( Queda è una miferia . Non fi pul 'vigili 

Pregherò mio padre , che non mi la . 




ATTO PRIMO. „ 

■^Ib. ( Parmì di riconofcere ancora in m..*», j • - 

■Por. £A/, dell'albergo? ... 

2tt ? A À "/"PP"? ' "»'' v'incomodate per me 
Alb Lo htò col maggior piacere d«l mondo .Diurni eh, 
co^ V. occorre , darà io i voftri ordini , Ve'^'if':;;,:;! 

I>or, Vi ringrazio, Signore. 

Alh. Vi fupplico ioftantemcnre . 

Vor. Per dirvi Ja verità, vorrei, clic un CervU^. • 

taflè un bicchiere di acqua . '''^°'' "" i^^^- 

^/*. Sarete fervila immediatamente . [ Se é ouelf. «• 
re, che abbia del merito . Mi piac^ i^fit^^ 

{parte per la porta di Filippo . 
SCENA XVI. 

DORALICE , poi ALBERTO , e poi il SERVITORE della 

Locanda . 

^"* M^'erfolf:!,.-'"^"'""'*'"' ''<'"' incomodare:; un, 
XTX perfona ch'io non conofco , ma la neceffità mi • ' 
obbliga a pre,a ermi della fua gentile za . "'"^ ^ ' "" t, 
Alb. Signora voi farete rollo fervita ... ' 

Vor. Sono molto tenuta alle grazie voftre . [>.../„,,/„, . , 

M Vi fupplico di trattenervi „„ momento'. ^ "'"'""■" ' 
Dar. Avete qualche cofa da comandarmi J 

Dot Scuoterai. Signore, non vi é mio padre e s' erfi -.f 
.trovane fuori della mia camera. . . / ' ' '^' "" 
r- J,^'"f •' *oftro Signor padre con voi ! ( ..„ premura 
Dar S, Signore , ma ora é fuori di cafa . ^ ^ " * 

C ^f "'"7«"*i . «^h' è ^uefta ficuramente . ) 
"or Con voftra permiflìone . / :„ „,J ,. 

■^'b. Vu momento !?..,„ i. ^ ""*' ''' F<^rnre . 

uu momento . Ecco 1 acqua , accordatemi queft» onore. 



21 IL MATRIMONIO PER CONCORSO 

Ser, ( Entra con un bicchiere di acqua fopra una fottocoppa • 
Don ( É sì gentile ^ eh' io non pofTo ricufare le Aie finez- 

ze . ) 
Alb. ( Con vie 11 dire fé é deffa , che la locandiera ha ragio- 
ne • Ella è la più faggìa figlia del maggior pazzo di que« 
(lo mondo . ) f prende V acqua , e la prefenta a Doralice» 
Vor. Sono mortificata per T incomodo che fi prendete • 

( beve ì* acqua • 
j4ik^ Niente adatto « godo anzi del piacer di fervirvi • 
Dor. Tenete • [ vuol rendete il bicchiere al fervitore • 

Alb, Favorite • [ prende egli il bicchiere ^ e lo da al ferVm 
Dar. ( -È di una cortefia impareggiabile ! ) 
Alb. [ Vorrei pur ifcoprire la verità • ] Perdonate P ardire ^ 

il voflro Signor padre è italiano } 
Dor, Si Signore , è italiano . 
Alb, Di -profeflioa negoziante ì 
Dor. Per 1* appunto > è un negoziante » 
Alb- ( Quèfle fono due circoHanze che fi confrontano per- 
fettamente • ) Scufatemi , fiete voi ma tirata , o da mari- 
y tare. 
' Ì&?/j Perchè mi fate* tutte quefte interrogazioni ? 

Àél Per non ingannarmi , Signora . Per fapere s' io polTo 

parlarvi liberamente . 
Dor» Su qual propofito mi volete voi ragionare ? 
/j/f'. Compiacetevi di rifponder^ a ciò eh' io ho 1' onore òì 

domandarvi , e mi fpiegherò fenza alcun miltero • 
Dor. [ Mi mette in curiofltà • ] 
Alb, Siete voi da marito ? 
Dor. Così è , fono ancor da maritare . 
Alb, Voftro padre ha egli intenzione di maritarvi a Parigi . 
Dor. Sì certo , Ìo eh' egli lo defidera colla maggior premura 
del monòo , ed ha avuto la bontà di dirmi , che mi ha 
condotto in quefta Città unicamente per quefto . 
Alb. [Si, è ella ficuraraente • ] Voftro Padre , Signora, è 

un uomo molto bizzarro . 
Dor. Lo couofcete , Signore ? 

Alb. Non lo conofco \ ma permettetemi , eh' io vi dica con 
eflrcmo mio difpiacere , che la fua condotta mi pare aflfal 
iìravagante • Voi meritate d' elTere trattata con maggior 



ATTO PRIMO, 2j 

decenza » e non vi poffono mancar de' buoni partiti , fen" 
za cb* egli ve li procuri per una ilrada si irregolare , che 
fa gran torto alla vodra condizione , ed al voftro merito. 

Vor, Signore^ vi domando perdono . Mio padre è un uomo 
faggio e prudente • e non é capace • • • • 

Alb, Voi potete difendere voflro padre quanto volete , ma 
non farà mai compatibile , che un padre faccia pubblicar 
cogli affi(& I che ha una figlia da maritare , e che i pre- 
tendenti faranno ammeifi al concorfo . 

Dor. Come Signore ? Mio padre ha fatto quefto / 

Alb, Cosi è : non lo fapete , o fìngete di non faper/o ? 

Por, Non lo fo j^noa lo credo , e potrebbe effere , che v* 
ingannale . 

Alb, Tutti i fegni fi confrontano , e voi ci fletè dipinta per- 
fettamente • giovane, vaga , gentile , di ftatura ordinaria , 
capelli ca (lagni , bei colori » occhio nero , bocca ridente , 
figlia di un negoziante italiano , che vuol maritare la fua 
figliuola a Parigi » che alloggia in quefla locanda • Siete 
voi quella (icuriflimamente • 

Dor, Non Co che dire • Potrebbe darli , che mio padre lo 
avefle fatto • Se la cofa è cosi , avrà egli delle buone ra- 
gioni per giuftificar la fua condotta • 

Alb, Lodo infinitamente il rifpeito che avete per voflro pa- 
dre • Riconofco in voi fempre più la giovane di buon 
cuore nei fogli defcrltta. Permettetemi eh' io ripeta, che il 
modo di efporvi non è decente , ma che voi meritate tutta 
la (lima , e tutte le attrenzioni di chi ha l' onor di trattarvi • 

Vor. Ah Signore , fono una povera sfortunata • Mio padre 
ha. avuto delle difgrazie • Ha qualche effetto a Parigi , L' 
amor fuo é pronto a fagrificarlo per me , e potrei luiln- 
garmi di un mediocre partito ; ma s' egli mi ha pofla in ri- 
dicolo , come voi dite , arrofilfco di me mededma, non ho 
più coraggio di fperar niente , mi abbandono alla pia do- 
lente difperazione . Oh Dio ! convien dire che mio padre 
afUirto dalle continue difavventure , abbia perduto la men- 
te , ofcurata la fantafla , ed io fono una miferabile fcbcr- 
nita > fagrificata . 

Alb. Acchetatevi , Signora mìa : credetemi , il voflro cafo 
mi fa picca , il voflro dolore mi penetra , il vullro meri- 

B4 



24 IL MATRIMONIO PER CONCORSO 

to m* incatena . La curiofità mi ha fpronaW , 1* accidente 
ha facto eh* io vi couofca , e la (lima che lio di voi con- 
cepita , mi condglia , e mi anima a procurare di rendervi 
più fortunata . 
Dor. Oh Dio ! la voflra pietà mi confola • 
Alb. Sarò io degno della vollra grazia > della voflra corri- 

fpondenza I 
Dor. Voi mi mortificate , voi vi prendete fpafTo ò\ me . 
Alb, Ah no , non face que(t* ingiuftizia alla tenerezza di uà 
cuore , che è penetrato dal vodro merito , e dalle vodrc 
difavventure • 
Dor, Il Cielo benedica il voflro -bel cuore . 
Alb. Parlerò a voftro padre , 
Dor. Compatite la debolezza di un, uomo perfeguitato dalla 

fortuna . 
Alb. Sarefte vói difpofla ad amarrai ? 
Dar, Suppongo , che il voilro amore non potrà effere chi 

' virtuofo . 
Alb. Degno di voi , e degno di un uomo d' onore\ qua! mt 
profefTo di eflTere . Alberto io fono degli Albiccini ne- 
goziante in Parigi . 
Dor, Vien gente . Permettetemi eh' io mi ritiri . 
'Alb. Non potrei accompagnarvi all' appartamento ? Attende- 
re con voi il ritorno di voHro padre i 
Vor, No , fé avet? di me qualche (lima, lafciatemi fola pre- 
fcnteraente , ed afpettatelo , o ritornate , qual più vi ag- 
grada : amo il mio decoro più della vita iftelfa . Signor 
Alberto , all' onore di rivedervi . ( j' inchina , e vuol 

partire verfo la fua cambra • 
Alb. Aflicuratevi che ho concepito per \oì della tenerezza » 
che vorrei potervela far rilevare .... ( feguitandola . 

Dor, Non vi affaticate per ora d'avvantaggio . La voflra bon- 
tà mi ha penetrato baftantemente . ( con tenerejjn ; parte 

( ed entra • 
SCENA XVIL 

Alberto , poi Pandolfo • 

Alb. /^H Cieli ! qual incanto é mai quefto ? Sono qui 
KJ venuto per ifcherzo , e mi trovo impegnato dav- 



A T T O P R I M O . 2j 

vero • Il ^uo volto mi piace , la fua manieri m* incanta . 
Farmi « eli* ella ila fatta per formare la felicità d' uno 
fpofo • 
Pan, ( Chi è quefll ? Sarebbe egli per avventura akuuo de* 

concorrenti ? } 
Alb, ( S* io mi inducefll a Tpofarla, che direbbe il mondo di 
me? Eh 1' oneflà della giovane giultificherebbe la mia coa- 
dotta . ) 
Pan. Signore la riverlfco . I 
Alb, Servitore umiliflimo • 
Pan» Domanda ella di qualcheduno I 

Alò» Sì Signore , afpetto qui una perfona , fé non do Inco- 
modo • . • • 
Pan. Scufì , compatifca • È venuto forfè voilignoria per ve- 
dere la giovane » di cui parlano 1 piccioli afHGì ? 
Alh, Lo fapete anche voi ^ Signoie , che queAa giovane (1 

trova qui ? 
Pan, Lo fu di certo , e lo deggio fapere più di ogni altro • 
Alb* Non nafcondo la verità . Sono qui per que/ta fola ra- 
gione I e attendo il padre delia fanciulla • 
Pan, Signore ^ fé volete conofcere il padre della fanciulla f 

eccolo qui ai voflri comandi • 
Alh. Voi \ 
Pan. Io • 

Alb. ( Veggcndo ora la figura dell' uomo > non mi maravi- 
glio più delle {\ìt (Iravaganze . ) 
Prt/i. Ci avete qualche difficoltà? Noa ne avete che a doman- 
dare a Filippo I al locandiere • 
Alb. Lo credo a voi , poiché me Io dite • 
Pan. Avete veduta mia ^^Mà ? 
Alb. Per dirvi la verità , P ho veduta . 
Pan. E bene , che vi pare di lei ? Siete perfuafo ? 
Alb. Signore vi afficuro , che mi è piaciuta infinitamente i 
ed oltre al merito fuo perfonale , riconofco in volìra fi- 
gliuola un fondo di virtù , e di bontà che innamora . 
Pan. Ah che ne dire ? Gli affidi fono fàiceri ? 
Alh. Circa alla fincerità dell' efporto , non vi è niente che 
dire : ma .caro Signor .... come vi chiamate in grazia / 
Pan. Pandolfo per obbedirvi . 



26 IL MAtRIMONIO PER CONCORSO 

Alb, Cafo Signor Pandolfo , erporre una giovane in tal ma- 
niera alla pubblica derilione | è un' avvilirla , uno fere* 
ditarla , un iagrificarla • 

Pan, £h rcufatemi y non fapete in ciò quello che vi dicia- 
te . Ho facto I ed ho fatto bene per più ragioni . In pri- 
mo luogo in Inghilterra ù ufa , in fecondo luogo qued* 
ufo fi dovrebbe praticare per tutro , mentre fé vi è qual- 
che buona giovane da maritare , fono sì poche al mon- 
do 9 eh* è bene che il pubblico le conofca , e in terzo 
luogo , fé tutti i matrimoni fi facefiero per concorfo , non 
fi vedrebbero tante mogli, e tanti mariti pentiti al terzo 
giorno , e difperati per tutta la loro vita • 

Alb. Io non fono perfuafo delle voflre ragioni . Se ciò qual- 
che volta fi è fatto in Londra, farà perchè in Inghilter- 
ra fono quafi tutti filo fofi , e fra mille filofofi ragionati » 
ve n* è fempre qualcheduno firavagante • Oltre a ciò bi- 
fogna vedere . • • • 

Pan, Signore , quefli fono ragionamenti inutili • Vi piace » 
o non vi piace la mia figliuola ? 

Alb. Per dir vero mi place infinitamente • 

Pan. Bifognerà vedere , fé voi avete la fortuna di piacere a 
lei • 

Alb, Mi pare , mi lufingo dalla bontà , eh* ella ha avuto per 
me , che la mia perfona non le difpiaccia . 

Pan, Tanto meglio . La cofa farà fattibile . Mi parete un 
uomo proprio , e civile : a /^ferva di certi fcrupoli uh pò 
lìiracchiati . Non fono malcontento di voi . Vi poflb da- 
re delle buone fperanze . 

Alb, Volete voi ^ che parliamo infieme alla giovane? 

Pan, Non V avete veduta ? Non le avete parlato ? Per ora 
baila cosi ; il vofiro nome , il vofiro cognome , lo Aato 
vofiro , la condizione ? 

Alb. Io mi chiamo Alberto Albiccini : fono italiano , ne- 
goziante in Parigi , e godo di una fortuna forfè più che 
mediocre . 

Pan. Beniflimo . Le condizioni non mi difpiacciono . Favo- 
rire di ritrovarvi qui innanzi fera . 

Alb, Ma perchè non polliamo prefentcmente . . .• • 

Pan. No Signore • Sono un galaat' uomo i non voglio 



ATTOPRIMO. 17 

mancare a!Ia mia parola • Ho propofto il concorfo , e non 
voglio deludere i concorrenti . 

Alb, Ma voi volete ancora perddere • • • • 

Pan. Tant' è , o raOTegnatevi a quanto vi dico , o vi efclu- 
derò dal concorfo . 

Alb. Non occorr' altro , ho capito , [ che beflia à* uomo ! 
che (Iravaganza ! che Solidezza ! Un padre di tal carat- 
tere dovrebbe farmi perdere qualunque idea fuUa figlia • 
' Ma no , il merito della povera sfortunata m' impegna fem« 
pre più a procurare di liberarla dalle mani di un genito- 
re villano k ] ( parte . 

SCENA XVIII. 

Pandolfo , poi Lisetta • 

Pan, A H ah , 1* amico fi é innamorato fubito a prima 
X\ Vida • Si Signore, fé non verrà di meglio « Li* 
fetta , farà per voi • 

£1/1 £ bene , Signor padre , quando penfate voi a liberar- 
mi da quefta pena , da quefl' affanno che mi tormenta ì 

Pan, Di qual pena , di quaP affanno pariate i 

Lif, Dì vedermi efpoOa fuUa gazzetta . 

Pan, Via via , fé ciò vi difpiace , confolatevi , che farete 
predo fervita • 

Lif, Che vale a dire I 

Pan. Vale a dire , che farete predo maritata • - - 

Lif, £ con chi , Signore \ 

Pan, Probabilmente con uno che conofcete , e che fo di 
certo , che non vi difpiace • 

Lif, ( Oh Cieli i Quedi non può edere che Filippo: gli sve- 
rà fatto parlare, mio padre ne farà perfuafo » ) 

Pan* Stiamo a vedere , fé capita qualchedun^ altro • 

Lif, Ah no, Signor padre, vi fupplico, vi fcongiuro , fé que- 
do partito non vi difpiace , foUecitatelo > concludetelo , 
non mi fare più difperare . 

Pan, Ne (lete veramente innamorata ] 

Lif, Ve lo confedb> innamoratidima • 

Pan, Cosi predo ì 

Lif È un mefe, Signore , eh' lo V amo teneramente, e nott 
ho mai avuto coraggio di dirlo • 



:8 IL MATRiMONIO PER CONCORSO 

Fan. Ah , ah , e io nou fapeva niente . Non vi era dun- 
que blfogno dfiir avvifo al pubblico » 

Lif, Oh no certo , non ve n' era bifogno . 

Pan. Ed è ora venuto a dirmi bada , bada ho ca- 
pito . ^ 

Lif, Se mi amate , fé avete pietà di me , follecttate , noa 
mi fate penar d' avvantaggio. 

Pan. Orsù per farvi vedere, che vi amo , voglio paflTar fo- 
pra alla mia parola; voglio fagrifìcare ogni più bella fpe- 
ranza , voglio concludere le voltre nozze . 

Lif. Oh me felice , oh me contenta l caro padre , quanto 
obbligo , quanta riconofcenza vi devo ! 

Pan. Afpertatemi qui , V amico dovrebbe edere poco lonta- 
no , anderò a vedere fé lo ritrovo . 

Lif. È la cafa , Signore • 

Pan. È in cafa ? Ha fìnto di andarfene , ed è in cafa ? 

Lif Egli è di là , che afpetta • Predo , fubito ve lo faccio 
venire • • ( parte • 

SCENA XIX. 

Pandolfo , poi Lisetta , e Filippo. 

Pan. OE codei è prevenuta , aoii vorrà neduno de* con- 
O correnti . Il concorfo è inutile , quedo è quello 
che mi farebbe ridicolo ; orsù è meglio , eh' io mi fpic- 
ci , e che la dia al Signor Alberto . 

Lif Venite , venite , Signor Filippo . Mio padre é conten- 
to , non vi è altro da dubitare , e voi farete il mio caro 
fpofo ; 

FU, Sono penetrato dalla più grande allegrezza .... 

Pan. Come ! che novità è queda ? Chi ? Filippo ? Un lo- 
candiere ? Tuo fp»fo ? Mi maraviglio di lui, mi maravi- 
glio di te : ti ammazzerei pluttodo colle mie mani • 

FiL ( Che imbroglio é quedo ? ) 

Lif. Ma ! non me V avete voi accordato I 

Pan. Io ì Pazza fciocca , .chi ti ha detto una fimile bedia- 
lità ? 

Lif Non mi avete voi promedb uno fpofo eh* io conofco, e 
eh' io amo ? Io non conofco che Filippo , io non amo 
altri , che il mio caro Filippo • 



\ 



ATTOPRIMO. 20 

Pan» Non conofci tu il Signor Alberto , non hai parlato 
con lui , non gli hai fatto credere che lo ami , che lo 
aimi ? 

lif. Non lo conofco , non fo chi egli Ha , aborrifco tutti 
fuori che Filippo • 

Pan* Non occorr' altro . Ho fcoperto una cofa , eh' io non 
fapeva . Va nella tua camera immediatamente • 

Zlf. Ma , Signore . . • • 

Pan, Va' in camera dico, non mi fare andar in collera mag- 
giormente . Sai chi fono . Sai che cofa fon capace di fare. 

Lif ( Povera mB<l funo difperata 1 ) Filippo. .. [ partendo. 

Pan. Io camera . [ pe/lando il piede. 

Lif, ( Oh che uomo ! il Cielo me lo perdoni : oh che be- 
ftia di uomo | ) l parte . 

Pan, E voi fé avrete pia 1* ardire di parlare a mia figlia , e 
di fola mente guardarla , 1* avrete a fare con me • 

( a Filippo • 

FiL Ma finalmente , Signore , fé ora avete un poco di da- 
naro , ricordatevi quello che fiete , e chi fiele flato . 

Pan. Bafta cosi ; meno ciarle . 

FU. e Se non mi vendico , dimmi i eh' io fono il più vile 
della, terra . Si , Lifetta farà mia a tuo difpetto , a di- 
fpeito di tutto il mondo • ) C parte • 

Pan, Un locandiere I mia figlia ad un locandiere } £ colei 
vi aderifce * anderò fubito a provvedermi di un altro al- 
loggio : ma non vo>^ lafciare quella flolida in libertà : la 
chiuderò in camera , porterò via le chiavi . ( va a chiu^ 
dere , e porta ria le chiavi . ) Son chi fono , la voglio 
maritar da par miorcoflui mi rimprovera quello che fono 
ftato ? Temerario ! ignorante J la buona fortuna fa fcor- 
dare i cattivi principi > e le foglie d' oro fauno cambiare 
gli alberi delie famiglie • 






Fine dell* Atto Primo • 



)o IL MATRIMONIO PER CONCORSO 



ATTO SECONDO. 

SCENA PRIMA. 

QìèdRi^o rpatiufo più che fi può • Da una parte della fcena 
4)beri ombrofl . Tavolini di qua e di là ; fedle di paglia , 
t piachett^ air intorno • 

Madame Plume , Madamoxselle Lolotte , tutte due a 
jiJtere ad un tavolino bevendo il caffè, MoNSlEUR la RO- 
SE ad un altro tavolino col caff'è dinanzi , ed un libro in 
mano , mofirando di leggere , e di bevere il caffi nel me- 
dejìmo tempo . Madame la Fomtene al mede fimo tavO" 
Uno di Monfieur la Rofe , bevendo il caffi . Indietro pia 
perfine ^ che fi può ; uomini , e* donne di ogni qualità , o 
o federe > o pnffeggiando , o leggendo . Tutti quefii fi tra* 
ver anno in ifcena al cambiamento | e cambiata la fcena ^ 
fi procurerà , che i tavolini fiano portati avanti con buona 
difpofiiiotie , perchè i Perfonaggi fiano fentiti • 

Fon, ly^Onfieur la Rofe , che cofa leggete di bello / 

Hofs iVx II mercurio • 

Fon, Vi è qualche articolo intereflTante ì 

Rofe Sono ora ali* articolo de* teatri « 1' autore del mercurio 

dice molto bene di alcune commedie italiane • 
Fon. Può dir quel che vuole. Alla commedia italiana io non 

ci^ado 9 e non ci anderò mai • 
Rofe £ perchè non ci andate ! 
Fon, Perché non intendo la lingua • 
Rofe Se quefto è , vi dò ragione. Io l'intendo, e ci vado, 

e mi diverto • 
Fon, Bene, divertitevi | tanto meglio per voi. 
Rofe Ma lo pjre^ che anche voi, madama} avete fludlata la 

lingua italiana , e che avete tenuto per qualche tempo un 

maeflro . 



ATTO SECONDO- 31 

Fon. S\ è veto , V ho tenuto per quattro mefi « Cominciava 
a intendere « cominciava a tradurre » ma mi fono annoja* 
ta , e ho lafciato 11 • 

Rofe Ecco I {cufatemi , il difetto di voi altre Signore . Vi 
annoiate predo ài tutto • Cominciate una cofa , e non la 
finite • Poche donne vi fono a Parigi , che non abbiano 
principiato ad apprendere qualche lingua (ìraniera , e po« 
chiiiime fono arrivate a capirla . Perché ? Perchè non han- 
no pazienza , perchè s* annojano , perch^ le loro idee fuc- 
cedono violentemente una all' altra • 

Fon. Che importa a noi di fapere le lingue flraniere ? La 
noflra vale per tutte le altre . I noftri libri ci fornifcono 
di ogni erudizione , e di ogni piacere « e il no(tro teatro 
francefe è il primo teatro del mondo. 

Rofe Sì è vero , ma ogni nazione ha le fue bellezze • . • • 

Jan. £h / che bellezze trovate voi nella commedia italiana ? 

Rofe Io ci trovo piacere , perchè V intendo • Voi non la po- 
tete conofcere , perchè non capite . Ecco perchè un* au* 
tote italiano a Parigi non arriverà mai « feri vendo nella 
fua lingua , a vedere il teatro pieno . Le donne fono quel- 
le , che fanno la fortuna degli fpettacoli , le donne non 
capifcono 9 le donne non ci vanno, gli. uomini fanno 
la corte al bel {eC[o , e non redano per gP italiani , che 
i pochi amatori della fua lingua , alcuni curioH per ac- 
cidente , qualche autore per dirne bene , e qualche critico 
per dirne male . 

Fon, £ bene ! che cofa volete di più ? La popolazione di 
Parigi è' affai grande . Da un milione in circa di anime Q 
può ricavare tanti amatori , tanti' curiofi , tanti parziali 
da fornire paffabilmente un teatro • 

Rofe Sentite quel che dice il mercurio . . • • 

Fon, Scufatemi , io non né fono intereflata , e lafcio che vi 
godia e V elogio tutto per voi • 

Rofe BenilCmo leggerò io . ( Non vi ^è rimedio , le donne 
non ne vogliono faper niente . ) ( legge piano • 

Lol, No > Madama , rediamo qui ancora un poco • Io amo 
quefio giardino infinitamente. 

Più, Per me , la mia paffione è la Tuglierie . 

LoL Avete ragione | quello è un giardino più grande ; più 



,1 IL MATRIMONIO PER CONCORSO 
ilclitìofj , e più ameso; il dopo pranzo »i è gran con- 
orfii , e ci VJdo anch' io volentieri , ma la m<.ttina prt- 
terifco il pal«Mo reale , ove fi vede il popolo più raccol- 
to , più unito . Specialmente lui latzio giorno è una de. 

Pili. E che cofa dite del Lucemburgh- 
Lol. Ob quello i il giardino , dove vanno a paflèggia» i fi. 
lofoti , i malcontenti,! capi di famiglia,! matrioionj all' 
antica . 
Più. Voi , per quel eh' io fento , amate poco il ritiro , la 

train|uilliià . 
Lfl. Quando voglio reliar tranquilla Ao a cala mia , quan- 
do eleo , efco per divertirmi . 
PI,,. Vi piacerà dunque il Bubdr . 

si moltilUmn , qjel gran concorfo , quel gran ru- 
mi piace jiitiniIJ.iiente . Mi pare il più bello fpel^- 
«lla terra . Vedere uni quantità di carrozze nel mez- 
l' infinità di populo a piedi dì qua e di là oei viali 
ti , t difcfi .l^lie Cdrruzze . Tante magnifiche botte- 
caSé , piene di (trumtnti e di voci che cantano } 
aitatoti di corda, bambocci, animali, macchine, 
i , divertimenti : chi (iede , chi paircggia , chi man- 
hi canta, chi Tuona, chi fa all' amute . Fino alla 
notte li gode , ed è un paflaumpo camune , che 
!Ì , o fette meli dell' anno . 

SCENA IL 
M. Traveksen , e detti. 
Hi del caEFè . 
Signore . {fi /appone , cht la bottega del eoffi 
fia dietro gli alberi . 
ca([i col latte , ed un picciolo pane. {Jiede ad 

fervo fubito . 

ci fono i piccioli affiflì I 

veduto in <botiega il giovane dello ftampatore , che 

nfa . 

■datelo quJ) da me . ■ 

fervila . ( par». 

folk 



ATTOSECONDO. 33 

Fon. Ecco qui tutti cercano le novità . C a Rofe • 

Eofe Un curiofo qui fi può foddisfarc eoo poco • È belli f- 
ilmo il comodo , che vi è in quefli giardini y con due 
. foldi fi poifono leggere tutti i fogli » che corrono alia gior- 
nata . 

Fon. Ma non fi portano vìa . 

Rofe No , fi leggono e fi lafclano « vi fono delle perfoas 
appoAa per quello • 

Fon, Per dire la verità « in Parigi i piaceri fono ben /ego-» 
lati • 

SCENA III. 

Il garionb del caffè , ed il Garzone dello Stampatore . 
// Gar\one del caffè , porta il caffè ed il pane . Verja il 
caffè col latte nella tana » e parte • 

Gar. fT^ Ella Signore , che domanda 1 piccioli affilli 1 

Jlj ( a Traverfen, 

Tra, Sì io , date qui . 
Gar, Vuol leggerli folaoiente ? 
Tra. Ecco due foldi . 
Gar. ho capito , afpetterò , che li legga • 
Tra. Vi è qualche cofa di particolare ? (" allo flampatore « 
Gar, Vi è un avvifo al pubblico , alla fine del foglio , cho 

è flngolare • 
Tra, Vediamo . 

Gar. Si accomodi . (^ va a federe fopra una panchetta poco 

( lontana • 
Tra. ( Legge piano , e di quando in quando fa delle ammi^^ 

raiioni . ) 

SCENA IV. 

PaNDOLFO , e DETTI . 

Pan. ( /^ Ueflo è il ridotto delle novità dei curiofi . Po- 

\^ fihì mi conofcono • Voglio un poco fentire > 

fé fi dice niente del mio conCorfo.) ( fiede folo fopra una 

[ panca • 
Tra. Oh bella! oh graztofa ! oh ammirabile ! l forte • 

Rofe Vi è qualche novità 9 Monfieur Traverfea S 
Gold» Cotnttu Tomo XI Vm C 



54 IL MATRIMONIO PER CONCORSO 

Tra. Sentite una novità (lupenda , niaravigliofa • ( Tutti fi 
aliano dal loro pojlo » t fi accoftano al tavolino di 
Monfteur Traversa , lo Jlejfo fanno i perfonaggi che 
non parlano . 

Tra. Avviso al pubblico, (l^gge forte* 

Pan. ( Sentendo /' awifo , fi nl^a dal fuo poJlo , e fi avan-* 
fa bel bello , refi andò però lontano dagli altri m 

Tra. ( E arrivato in quefta Città un foreftiere • • • • 

Rofe Qtialche ciarlatano • 

Pan» ( Che animalaccio ! ) ( da fé , 

Tra, Non fentite ? Di nazione italiano , di profejfione mer^ 
cante , di fortuna mediocre , e di un talento binarro 

Fon, Sarà qualche impoflore • 

Pan, (Il diavolo che ti porti . ) [àa fe^ 

Tra. Egli ha una figlia da maritare • • • 

Fon. Oh bella l 

LoL Bellifllma • 

Più. Sentiamo » fentiamo • 

Pan* ( Sentirete , fentirete . ) { da fé » 

Tra. Di età giovane , di beluga paffahile | e di graiia amm 
mirabile . • • 

Lol. Oh che pazzo ! 

Più, Oh che animale ! 

Fon. Oh che berUa / 

Pan. ( £h mi onorano più che non merito. • ) \^àa fé m 

Rofe Ma lafciatelo continuare • [ alle donne • 

Tra. Sentite le ammirabili prerogative di quefta gioja. Sta^ 
tura ordinaria ^ capello caftagno , bei colori ^ occhio nero , 
bocca ridente , fpirito pronto , talento raro , e del miglior 
cuore del mondo • 

Tutti . [ Ridono a coro pieno , Pandblfo refla incantato • 

Tra. Dice in riftretto, che darà la dote a mifura dei parti- 
to s che abita alta locanda delP aquila , e fìnifce dicendo : . 
e i pretendenti faranno ammeffi al concorfo • Io non ho 
mai fentito una beftialità più grande di quefta • 

Fon, Queft* uomo merita di eftere legato • 

Tra, Legato , e baftonato . 

Rofe Sarà lin uomo capricciofo • Io non ci vedo quefto 
gran male • 



ATTO SECONDO- jj 

Fon, Gtà , bada cbe fla un italiano , voi lo cflfendete (leu- 
ra mente . [ a Monjieur ìct Roje • 

LoL Per me dico , che quefli è un uomo fenza xrervello • 
PliL E fenza riputazione . ( Pandolfo fmania • 

Fon. i^er altro io rarei curiofa di veder quella foreitiera . 
Più» Oh no , io coQofcerei più volentieri i* animalaccio del 

padre . 
LoL Anch' io pagherei a conofcere quedo bel carattere ori- 
ginale . 
PliL^ È un uomo ridicolo , che veramente meriterebbe di ef- 

fere conofcruto . 
Pan* ( Manco male , che non mi conofcono . ) [da fé m 
Tra. Afpettate . £i quel giovane • ( chiama il garione dello 

^ ftampatore • 

Gar, Signore ? ( actojiandofi . 

Tra» Conofcete voi il forefliere , che ba fatto pubblicar que^ 
' (lo avvifo ? [ allo ftampatore m 

Gar, Sj Signore-, eccolo là • ( accennando Pandolfo • 

Pan. [ Uh diavolo ! ) 
Fon. Bello \ 
Più. Graziofo ! 
LoL Maravigliofo ! 

Rofe ( Zitto , zitto Signore mìe , rirpettatc il luogo , dove 

(lete i qui non è lecito iniultàr neifuno . Se fi contìnua ^ 

verrà lo Ivizzero a mandarci fuori. ) [ piano alle donne • 

Tra. A me , a me . Lo prenderò con di(i'nvoltura . ( alle 

( donne , e s* incamina verfo Pandolfo • 
Pan. (Sarà meglio » ch'io me ne vada^ per non effere ob- 
bligato a precipitare . ] > ( in atto di partire, ^ 
Tra. Servo, Signore • ( a Pandolfo incontrandolo perchè non 

parta m 
Pan. Padron mio • ( brufcamente volendo partire • 

Tra. Favorifca • ( Tutti gli altri fi ritirano per godere la 

fcena fedendo ^ o in piedi • 
Pan. Cofa mi comanda ? 
Tra. È forelliere vofiignoria ! 

Fan. Per fervirla • ( imbarazzalo • 

Tra. Italiano % 

Fan. Per obbedirla • ( come fopra . 

C % 



\ 



5(J IL MATRIMONIO PER CONCORSO 

Tra. Ha una figlia da maritare ^ 

Pan, Ho una figlia da maritare • 

Tra. Bella » gentile , virtuofa ! 

Pan. Più di quello ella s' immagina , padron mio m" 

Tutte ( Le donne , che fono in qualche diftan^a fi mettono a 
ridere dirottamente • )' 

Pan. Che cos' è queflo ridere ? Che cos* è quedo burlarfi 
dei ^alant* uomini 1 Se mia figlia non foffe tale , non mi 
farei impegnato coi pubblico , e non \\ ride di quello , 
che non fi conofce , e chi vuol vedere può vedere : V 
accelfo é libero, e per gli uomini , e per le donne . £ 
. gli uomini pofi!bno venire per ammirare » e le donne per 
crepate d' invidia . [ con calore é parte • 

[ Le donne replicano la, rifata , tutti battono le mani , 
Madame Piume , Madamolfelle Lolotte^ e tutti quelli > che 
fono indietro feguóno Pandolfo , e partono * 

SCENA V. 

Anselmo , Alberto , e detti . 

Alb, y^He e' è di nuovo. Signori miei ? Che rumore é 
VJ quello ? 

Trae Oh voi , che fiere Italiano , conofcete queir uomo , che 
parte ora di qui ! Che va verfo la picciola porta /^ 

Alb. Lo conofiso per aver parlato una volta con lui . Ho 
veduto ancora la Tua figliuola. In quanto al padre accor- 
do ancor io , che non vi è niente di più ridicolo al mon- 
do , ma rifpetto alla giovane , vi afiicuro full* onor mio, 
eh' ella in tutti i generi é angolare . Poffiede tutto^ beltà, 
grazia , fpirito , compitezza , talento , e foprattutto un 
fondo di virtù , e di onefià impareggiabile • 

Tra. Anche virtuofa ! anche onella ! 

Rofe Quando il SignorJJAlberto lo dice , farà co$i • 

Anf. [ Povero Signor Alberto j la paffione lo acceca , ma 
procurerò illuminarlo . ) { da fé , 

Tra» (Alberto rai mette hi grande curiofità . Se fofle ve- 
ramente un affare buono , ci applicherei anch' io volen- 
. tieri . ) { da fs . 

Roh. Signor Anfelmo , volete che beviamo il caffè J 

Anf. Veramente avrei oecefiità di fpicciacmi • 



ATTO SECONDO. 37 

'Alh. Quefla è una cofa , che /i fa ia un momento • Ehi 
caffè per due . [ il garzone porta il cajffc; Rob, ed Anf» 

Jìedono • 

Tra. [ Chi fa I Se mi piace la donna , fé la dote mi acco- 
moda 9 ù può chiudere un occhio fulla caricatura del pa- 
dre . ) ( parte . 

Fon, Mondeur la Rofe , volete che andiamo tnlieme a ve- 
der quefla maraviglia } 

Eofe Ben volentieri - 

Fon, Oh fi fa .* quando (i tratta di un* italiana i vi leverete 
di mezza notte • 

Rofe Eppure fenza che voi me lo proponete , io non aveva 
la curiodtà di vederla • 

Foìim Andiamo > andiamo a ridere un poco • 

Rofe Circa al ridere . • . • bifogna u(àr prudenza • 

Fon. La locanda dell' aquila fapete voi dov* è ! 

Rofe Lo fo beniffimo . 

Fon, Andiamo • ( /o prende folto il braccio , e partono • 

S C E N A VL 

Anselmo y e Alberto • 

Alb» A ^^^^ veduto quel Signore , che ora è partito ? 

jtV ( ad Anfelmo . 

Anf. SI Signore, chi è % 
Ali, È un certo Monfleur la Rofe • 

r 

Anf. Mi pare > che que(to nome fia di uno de' miei debi- 
tori . 

Alb. È veriffimo , ed è quello che vi deve più di tutti gli 
altri • 

Anf E perchè non gli avete detto nulla ? Perchè non me Io 
avete fatto conofcere ? 

Alb, Perchè era in compagnia , perchè quì'non è il luogo da 
prefentarvi , e mi rifervo a còndurvi alia di lui cafa. È ric- 
co , può pagarvi , e vi pagherà : ma è un poco difficile, 
e conviene trattarlo con della deflrezz^ • La guerra ha 
fatto del male a tutti : egli ne ha rifentito del danno gran- 
de , ma fidatevi di me , e fon certo , che farà il fuo do- 
vere . 

Anf Caro Signor Alberto , fono penetrato moltiOimo dalla 

C 2 



J 



38 IL MATRIMONIO PER CONCORSO 

bontà 9 che avete per me . Il voflro Signor padre i ftam 
fempre mio buon amico , mi è Tempre (tata utile h fua 
corrìfponcienza , ho pianto la di lui perdita | ed ora mi 
confoio trovar in voi un amico di cuore , eh* è la fola 
cofa eh' io polTo defiderar nelle mie difgrazie . 

Alb. Voi potete difporre di me , e della mia cafa . So , che 
(lete un' uomo d' onore , (o quanta tlima faceva di voi 
mio padre , e fo che non avete alcuna colpa nelle vollrc 
diiavventure. A tenor delle vodre lettere ho efàminato be- 
ne , come vi dilli, gli interefll voflri a Parigi ; trovo che 
qui i vodri crediti fono confìderabili , e i voftri debitori 
. fono per la maggior parte in iflato di foddisfarvi . Con- 
folarevi,che quanto prima vi troverete in grado di ripren- 
dere il commeixio , fé cosi vi piace , ed io vi efìbifco la 
mia aliiflenza , e tutto quello che vi può giovare . 

Anf, Le voflre efibizioni , le vollre benetìcenze , fono per 
me una provvidenza del Cielo ; ma, caro Signor Alberto^ 
voi fletè intereffjto per me , ed io lo fono per voi ; vor- 
rei per voflro bene , e per mia confolazione poter da voi 
ottenere una grazia • 

Alb, Dite, Signore , voi non avete , che a comandare. 

Anf* Vorrei, che abbandonale T attaccamento, che voi mo- 
flnte di avere per la figliuola di Pandolfo • 

Aìb, Caro Signor Anfelmo , vi ho raccontato , come mi è 
accaduto vederla , la trovo amabile , fono intenerito della 
fua miferabile fituazione ; sono di buon cuore , e non ho 
animo di abbandonarla • 

Anf. Pofìibile , che in una fola vjflta , in un folo colloquio 
abbiate potuto accendervi in tal maniera? 

Alh. Ah Signore , que^i fono i prodigj della fimpatia^ dell' 
amore . Sono quegli accidenti , che fé fi trovano fcritti y 
fé fi vedono fuUe fcene , fi credono inveriflmili , immagi- 
nar) , forzati , e pure io ne provo V effetto > e cent* altri 
V hanno egualmente provato . 

Anf, Sì è vero, fo benifìimo, che fi fono fatti de' mitri mo- 
ni ad un culpa d' occhio, credo però che fiino flati coa« 
tratti più dal capriccio , che dall' amore . 

Alb. Avete voi veduta la figlia del Signor Pandolfo i 

Anf, No , non 1' ho ancora veduta • 



ATTO SECONDO. 39 

Alh. VeJetela , e poi giudicate del di lei merito , e della 

giullizia eh* io le rendo . 
Anf. Voglio accordarvi, cV ella (la bella , eh* ella Ga virtuo- 

(a , ma fapete voi chi è Tuo padre ? 
Alb, È un uomo ilravagance , ridicolo , lo (o beniffimo • 
Anf, Sapete voi , eh' egli è (lato mio fervitore ? 
Alb, Servitore f Per verità è un poco troppo . Ma • • . • fé 

lo ha fatto per necedità , per difgrazia 

Anf. No Signore , T ha fatto > perchè tale è la fua nafci- 

ta > « la fua condizione • 
Alb, Prefentemente è mercante • . . • 
Anf. Sì t è un mercadante , che è fallito tre o quattro 

volte • 
Alb. Miferabile condizion di un tal impiego ! (iatno tutti 

foggetti alle ingiurie della fortuna • 
Anf. Fallir col danaro in mano | non é azione che meriti 

compatimento • 
Alb. Io ho delle corrifpondenze per tutto . Non ho fentito 

reclamar di lui . 
Anf Perchè 1 fuoi negozj non erano di confeguenza • 
Alb» Se è così , non avrà fatto gran torto ai corrifpon- 

denti • 
Anf Voi difendete il padre , perchè liete innamorato della 

(igliuola » 
Alb. Povera sfortunata! Ella non ha alcuna parte nei d^or- 

dini di fuo padre • Ella merita tutto il bene » 
Anf Sarefle voi difpofto a fpofarla I 

Alb. Perche no ? Lo farei col maggior piacere del mondo • 
Anf E fofFrirefle di avere un fuocero si villano f 
Alb. Ella è piena dì merito , e di gentilezza . 
Anf Uno (lolido ài tal natura ? 
Alb. Sua (ìglia ha il più bel talento del mondo • 
Anf Che cofa direbbero i voftri parenti ? 
Alb. Io non ho da render conto a nciTuno . 
Anf La voUra cafa me^ta , che voi tìon le facciate un co- 
sì gran torto • 
^/^. Il maggior onore, c^ io polTa fare alla mi» faaiiglia 

è di procurarmi una moglie oneda , faggia , virtuola y e 

morigerata ; 



' 



%. 



40 IL MATRIMONIO PER CONCORSO 

^ Anf. Credere voi , che uon vi fiaoo al mondo altre figire 
(aggie , oue/ìe , e morigerate ? 

Alh. Conofco queda , credo eh* ella potrebbe formare la mia 
felicità y e ne farei contentiffimo . 

Anf. Per efempio , (e non vi aveflì trovato affafclnato in tal 
modo , mi farei prefo i' ardire di farvi io una propofi- 
zione • * 

Alh. £ quai propofizione mi avrefle fatta Ì 

Anf. Ho ancor* io una figlia da maritare . 

Aib. Avete una figlia da maritare ? 

Anf. Sì Signore , e fé T amor di padre non m' Inganna , 
parmi , eh* ella Cv\ degna di qualche attenzione . Poifo im- 
pegnarmi fìcuramente^ eh* ella è faggia | oneila ) virtuo* 
fa , e morigerata . 

Alh. Non ho veruna difficoltà a crederlo | e me ne confoio 
con voi . 

Anf Veramente non tocca a me a parlarvi di mia figliuola. 
La cofa è fuori di regola , e non vorrei paifare anch* io 
per un ciarlatano > ma V amicizia antica delie nodre cafe, 
e la bontà che voi avete per me , mi obbliga ad efibirvi 
di venirla a vedere, fé vi contentate • 

Alh. No 9 Signor Anfelmo , vi ringrazio infinitamente • Sa- 
rei venuto afifai volentieri a riverirla , a far feco lei il mio 
dovere, fenza un tale preventivo ragionamento* Ora par- 
rebbe y eh* lo ne dovefli fare un confronto , e vi chiame- 
rede offefo , s* io non le rendeffi quella giuftizia , che le 
conviene • 

Anf Credete dunque a dirittura , che la mia figliuola non 
meriti quanto 1* altra I 

Alh. Non dico quello , ma il mio cuore è prevenuto i é ri- 
foluto , e collante . 

Anf. Non occorr' altro . Scufatemi , fé vi fono (lato impor- 
tuno . 

Alh. Vi fupplico non formalizzarvi della mia condotta . 

Anf. Al contrario^ ammiro la vodra codanza , e vi lodo nel 
tempo mcdellmo , eh* io vi compiango . [ partCm 

Alh. £h non merita di elfer compianto chi rende giuflizia 
alla virtù , e farà fe^ipre degna di lode la compalTione • 

( parte* 



ATTO SECONDO. 41 

SCENA VII. 

Sala nella locanda , conte neW atto primo • 

Filippo folo . 

Fa Troverò fciocco ! ha ferrato a chiave la Tua figliuola! 
Ir non fa Pandolfo , che noi abbiamo le chiavi dop' 
pie! S' io non folli oue(V uomo , e Liferca non foife una 
fanciulla dabbene , non la ritroverebbe più nella camera, 
dove r ha lafciata . Mi bafla avermi potuto valer della 
chiave per comunicare a Lifetta la mia intenzione • Son 
contento « eh* ella V abbia approvata , e fpcro un buon 
cfito alla mia invenzione • Con queda forta di pazzi è ne- 
celTario giocar di teda . 

SCENA Vili. 

MoNSiEUR* la Rose , Madame Fontene , e detto . 

Rofe^ A Mico , una parola . 

FU. J\ Comandi, 

Rofe Si può vedere quefl' italiana, che alloggia qui da voi! 

FiL Quale italiana « Signore I 

Fon, Quella rarità , che fi è fatta fcrivere fugli affilH • 

FiL ( Sono tante (toccate al mio cuore • ) 

Rofe Abbiamo parlato a fuo padre. Ci ha detto, che eia- 

fcheduno la può vedere, non ci dovrebbe elTere difficoltà. 
FiL [ Mi viene in mente una bizzarria » ] Signore , io non 

fo niente degli affiiU , di cai parlate . So bene che in glieli' 

appartamento vi è la figliuola di un mercante italiano. 

( accenna la camera di D or alice m 
Rofe Appunto é figliuola di un mercante italiano . Si può 

vedere ì Le fi può parlare? 
FiL Prefentemtnte non e' è fuo padre • Non fo , fé farà vl- 

fibile • 
Fon, Con una donna di tal carattere , non vi dovrebbero 

efiere tanti riguardi . 
Rofe Ditele , che e* è una Signora , che vuol parlare eoa 

lei / farà più facile , che fi lafci vedere . 
Fon, Mi fate ridere . La credete voi così fcrupolofa ? 

[ a Monf la Rofe . 
FU. Per me le farò V itnbafciata . ( SsntiraunQ che non i 



Al IL MATRIMONIO PER CONCORSO 

dcffa , e rpero , che fé ne aneleranno, prima che ritorni 
Pandolfo . ( entra nell* appartamento • 

S C E N A IX. 

MoNSiEUR la Rose , e Madame Fontene, 

poi Filippo . 

Fon, tO credo, che il locandiere iflefTo (i vergogni d'ave* 
JL re in cafa queda Torta di gente , e fìnga di non 

faperlo* 
Rofe Oh perchè quedo f Non è poi una cofa di tal confe- 

guenza da far perdere la riputazione ad una locanda • 
Fon, £h che cofa fi può dare di peggio , oltre una donna , 

che fi fa mettere fugli afHfii ? 
Rofe £ perchè dunque venite voi a vederla t 
Fon* Per curiofità . 
FU, Signore , la giovane vi domanda fcufa . Ella dice i che 

fenza fuo padre non riceve nefiuno • 
Rofe Pofllbile , che fia così rifervata l 
FU. Io ho fatto il mio dovere . Ho degli affari , con pcr- 

mifiione . ( Mi preme di follecitare la mia invenzione . ) 

{^da je e parte • 

SCENA X. 

MoNSiEUR la Rose , e Madame Fontene , 

poi DORALICE . 

Rofe Q Ignora che dite ! Ella non è sì facile , come v^ 

O penfate • 
Fon, Oh fapete , perchè fa la ritrofa ? Perchè le avete fat- 
to dire , che vi è una donna , Se avefie creduto , che 
iodt voi folo 9 farebbe immediatamente venuta . Ma io la 
voglio vedere aflblutaracnte . 
Rofe Converrà afpettare fuo padre • 

Fon. Eh che quefta forta di gente non merita alcun rifpet- 
to ; andiamo, audiamo, entriamo nella camera liberamen- 
te . {va per entrare nelP appartamento • 
Dor, ( SuUa porta . ) Signora , qual premura vi obbliga a 

' voler entrare nelle mie camere } 
Fon* Oh ! il piacere di vedervi , madamigella . [affettando 

allegria | ed ironia^ 



ATTO secondo! 43 

Don Queflo è un onore , eh* io non conofco di meritare • 
Vorrei fapcre , chi è la perfona , che mi favorifce , 

Fon ( Ci trovate voi quelle rarità ? ( pinno a Monf. la Rofe» 

Rofc (Non fi può direi eh* ella non abbia de! merito. ) 

( piano a Madama Fontene « 

Fon. ( Sì del merito ! ) [a Monf la Rofs hiirlandofi . 

Dor, E bene » Signora mia , in che cofa potTo fervirvi ? 

Fon, Avete tanta premura d* andarvene ? {la guarda fsmpre.') 
Non vi è male per dirla , ma ( con atteniione ) non ci 
fono quelle maraviglie > che dicono . ) da fé» 

Por. S' io fapeOi con chi ho l* onor di parlare, non man- 
cherei di ufare^ quelle attenzioni , che fi convengono . 

Fon, Sapete parlar francefe l 

Dor. Intendo tutto ^ ma non lo parlo bene > Signora. 

Fon. ( Oibò , oibò , non vai niente , non ha Ipirito , non 
ha talenta . J (a Monf. la Refe • 

Rofe [ Perdonatemi , mi pare , che parli bene nella Aia lin- 
gua , e che abbia del fentimento . ) 

Fon» ( È un gran cattivo giudice la prevenzione . ) 

( a Mónf la Rofsm 

Dor. Signori, con loro buona licenza . [vuol partire . 

Fon, Dove andate, madamigella? 

Dor, Nelle mie camere, fé non avete niente da comandarmi» 

Fon. Ci verremo anche noi • 

Dor, Perdoni , io non ricevo perfone che non conofco • 

Rofe Ha ragione . Io fono la Rofe , negoziante in Parigi > 
voftro umilìffimo fervitore • 

Fon, E protettore delle italiane • 

Ho fé E quella Signora é madama. . • {vorrebbe dire il nome 

di Madama a Dor alice • 

Fon. Là , là , fé volete eh* ella fappia il vo(lro nome , (le- 
te padrone di farlo , ma non vi avete da prendere la li- 
bertà di dire il mio , fenza mia permilHone • 

Dor. Mi creda , Signora , eh* io non ho veruna curiofità di 
faperlo . ( con caricatura. ) 

Fon, Graziofa ! veramente graziofa ! ( con caricatura . 

Rofe ( Io ci patifco infinitamente . Trovo , eh* ella non me- 
rita di cfì'cre maltrattata . ) 

Dor. Sarà meglio , eh' io me ne vada • ( vuol partire • 



44 IL MATRIMONIO PER CONCORSO 

Fua. Ehi dite • 

Dor. Che cofa pretendete da me? (jl volta'^ e fi ferma io^ 

ve fi trova • 
Fon. ( È una vlrtuofa feroce . ) 

Rofe ( Signora , ufatele carità che lo merita • ] f <z MaJm 

■ Foritene « 
Fon. Dite; non volete , che veniamo in camera voflraì Ci 

avete gente ? 
Dor, Non fono obbligata di rendere conto a voi della mia 

condotta • 
Fon, ( Ah che bel talento ! ) [a Monf. la Rofe . 

Eofe ( Ne ha più di voi , madama . ] [a Mad . 

Fon. Ehi ? Come va il concorfo? Quanti fono i pretendenti 
del voflro merito , della voftra bellezza ? ( ridendo • 

Dor. Ora capifco , Signora mia [avanjandofi) , qual moti* 
vo qui vi conduce , e per qual ragione vi arcogate i* ar- 
bitrio di fcherzar meco • Mio padre non fo per quale di- 
iavventura é caduto nella baflfezza di efpormi al pubblico^ 
ài fagrifìcarmi . Prima però d' infultarmi , dovrefle efami- 
. nare s* io merito il torto , che mi vien fatto , fé le azio- 
ni mie , e 11 mio carattere rifpondono alla miferabile mia 
iituazione , e mi troverete più degna di compaflione, che 
di difprezzo • 
Jlofe ( Ab ! che ne dite ? ) l^ ^^d. la Fontene . 

Fon, ( E che si , che v* inteneri fce l } C a Monf. la Rofe . 
Rofe [ Un poco . ] [a Mad. la Fontene. 

Fon. Non liete dunque contenta di elTere fugli affilU ? 

( a D or alice • 
Dor. Pare a voi , che una figlia one (la poffa fofirir ciò fen- 
za fentirfi (Irappar il cuore ? Ah fofli morta prima di 
fofFrire un si nero oltraggio • 
Fon. ( Or ora fento intenerirmi ancor io . ] ( da fé » 

Rofe [Gran pazzia d'un padre ! Povera fanciulla mi fa pie- 
tà. ] { da fé . 
Vor. [ Oh Cieli ! non ho più veduto il Signor Alberto • 
Ab che farà forfè anch' egli pentito òì ufarmi quella pie- 
tà y che mi aveva si teneramente promefTa . Torniffe al« 
meno mio padre • ] [ da fé con pajfionem 
Rofe Oh via , Signora | datevi pace ; troverò io voltro pa- 



ATTO SECONDO. 45 

dre; le farò cunofcere lì torto eh* egli vi ha fatto , e cer- 
cherò eh* ei vi ponga rimedio * 
Fon. Cofa volete voi parlar con Tuo padre , eh' è V uomo 

più irragionevole , più beftial della terra } (a monf, la 

Rofe . 
Por. Eppure mio padre è (lato Tempre il più faggio , il 

più prudente uomo del mondo • 
Fon, Oh , oh 9 ho capito . Se difendete vodro padre , Citte 

d' accordo con lui 9 e non eredo più né alle voilre fma- 

nie , né alla voftra oneflà . 
Dor- Malgrado al pregiudizio ch'io ne rifento » io non ho 

cuore di fentirlo maltrattare in tal guifa . 
Fon, Voflro padre è un pazzo i non è egli vero , Mondeur 

la Rofe ? 
Rofe Non Co: che dire • Il pò ver* uomo fi è regolato aflfai 

male • 

SCENA XL 

Anselmo , e detti . 

Por. Yp Ccolo il mio povero padre ; vi prego di non mor- 

Xli tificarlo foverchiamente • ^ 

Fon, Come l 
Rofe Chi ? 

Dor. Non lo vedete il mio genitore ? 
Rofe Quefti ? 
Fon, N«n è egli • • • • 
Anf Sì Signore , io fono il padre di quefla giovane • Che 

dilHcoltà 2 Che maraviglie I Cofa vogliono da lei ? Cofa 

vogliono da me ? 
Fon, [Non capifco niente . ] [^da fi • 

Rofe Favorifca in grazia • • • . 
Anf Voflignoria non è ella Mondeur la Rofe % 
Rofe Si Signore , mi conofcete ? 

Anf, Vi conofco per detto del Signor Alberto Albiccini • 
Dor. [ Ah il Signor Alberto ha parlato a mio padre . ] 

[ da fé con allegre^jam 
Rofe Ditemi in grazia , prima di ogni altra cofa ; quefta 

giovane non é la figlia del Signor Pandolfo ? 
Anf Come di Pandolfo ? Ella è Dor alice mia figlia • 



46 IL MATRIMONIO PER CONCORSO 

Roje Oh Culi ! 

Fon Noa è queda la giovine , eh* è fuglì affiffi ! [ad 

Anfclmo . 

Anf. Non Signora , mi maraviglio , non fon* io capace d' 
una (imile dt^bolezza . 

Dor* Non fono io fugli affifli / [ai Anfelmo (.on tra/porto 

di giubbilom 

Anf. No , figlia mia , non pcnfar sì male di tuo padif . 

Vor, Ahy, caro padre, vi domando perdono . Mi hanno fatto 
credere una fallita . Oh Cieli ! fono rinata , fono fuor di 
me d^lla confolazione . [fi getta in braccio ad Anfislmom 

Rofe (^ Mi pareva impoflibile . ] [a Mad» Fontene. 

Fon, ( Penava a crederlo anch' io . ) 

Ho fé Ma voi, Signore , chi fiele? {ad AnfelmOm 

Anf. Anfelmo Aretufì , per obbedirvi • 

Rofe II mio corri rpondente di Barcellona ! 

Anf, Quello appunto fon io . 

Rofe Vi fono debitore . Faremo i conti . Vi foddisfarò • 
Avete una figliuola di un merito fingolare. Vi domando 
fcufa, Signora mia » fé un* equivoco mi ha fatto eccedere 
in qualche cofa .... ma io fortunatamente fo di non 
avervi perfo il rifpetto • Veramente Madama • . . • ( verfo 

Mad» la Fontene . 

Fon. SI , Madama Fontene (i dà ora a conofcere a Madami- 

* gella Aretufi , pregandola di perdonare ... . 

Dor, Madama , favorhe , con licenza del mio genitore , fa« 
vorite di pafTire ntlle mie camere • 

Fon, Accetto con foddisfazione V invito • ( Ah quanto fa- 
rebbe neceffario qualche volta un pò di prudenza • ) 

( entra nell* appartamento 

SCENA Xll. 

Anselmo, e Monsieur la Rose. 

Anf, OE vuol reftar fervita ella pure . ( a Monf, la Rofe 
O invitandolo nelV appartamento • 

Rofe No no i rediamo qui . Ho qualche cofa da dirvi • 
Anf Per i noAri conti e* é tempo • 
Rofe Si , i voflri conti faranno pronti quando volete • Il da« 

naro forfè non farà- sì pronto , perchè fapete anche voi 

come vanno ora ^11 affari • • • • 



ATTO SECONDO. 47 

Anf, Lo Co pur troppo , ed ho fatto punto per quefto . 

Rofe Per altro , fé avete premura .... 

Anf. Ne parleremo, Signore , ne parleremo. Io non penfo acf 
altro prefentemente , che a dare fiato a mia figlia : quan« 
do farò nel cafo , vi pregherò • 

Hofe Signore Anfelmo , io trovo vodra figlia di un carattere 
il più bello dei mondo • Savia , onefta , gentile , rifpet- 
tofa a fuo padre . L' ho veduta afflitta , e la fua afflizio- 
ne me V ha fatta ancora parer più bella • Se non avete di 
lei difpoflo , vi adìcuro } che mi chiamerei fortunato , fé 
vi degnale di accordarmela per ìfpofa • 

Anf, Ma, Signore , così fu due piedi .... 

Rofe Quale difficoltà vi può trattenere ì Conofcete voi la 
mia cafa l 

Anf La conofco , e farebbe una fortuna per mia figliuola • 

Rojfe Vi dìfphce la mia perfona l 

Anf. Al contrario) mi è noto il vofiro carattere , e ne farei 
contentifflmo . 

Rofe Per la dote non ci avrete a penfareé Mi contenterò di 
quel , eh* io vi devo • 

Anf Tanto meglio • 

Rofs Qual* altro obietto vi può dunque effere I 

Anf Non vorrei , che una rifoluzioue cosi improvvifa fofTe 
poi feguitata dal pentimento • 

Rofe Signor Anfelmo 1 io non fono un ragazzo • Ho difFe-* 
rito a maritarmi , perchè non ho ancora trovata la perfo - 
na , che mi andaffe a genio • Trovo nella voflra figliuola 
delle qualità perfonali , che mi piacciono infinitamente . 
Aggiungete a ciò 1* amore , la pafìione , eh* io ho per gì * 
italiani , aggiungete ancora la noiUà amicizia , la noflra 
corrifpondenza • 

Anf Non fo che dire , tutto mi obbliga f tutto mi per- 
fuade • 

Rofe Mi promettete voi voflra figlia } 

Anf Ve la prometto • 

Rofe Parola d' onore } 

Anf, Parola di onore. (j? toccano la mano h 

Rofe Son contentilllmo [ tira fuori V orologio . ] Mezzo gior- 
no è vicino • Deggio andare alla Borfa. Dopo pranzo ci 
rivedremo • 



48 IL MATRIMONIO PER CONCORSO 

Ànf, Sono pieno di confolasione • • • • 

Rofe Addio Signor fuocero « addio • {Ji baciano , e parte* 

SCENA XIII. 

Anselmo , poi Alberto • 

^nf. A^ U ardale , quando (ì dice degli accidenti che acca- 
VJT dono i ecco un' altra maraviglia (imile a quella 

del Signor Alberto . 
Alb» Servitore , Signor Anfelmo • 
uinf. Oh Signor Alberto » appunto in queflo moméato pen* 

fava a voi . 
Aib. Si è veduto il Signor Pandolfo ? 
Anf. Non V ho veduto , e credo non fia ancora ritornato • 
Alb. Sono impaxientiiiiaip di vederlo • 
Anf, Sempre collante , è egli vero ^ 
Alb Cu/tante piucchè mai . Vi prego^ non mi parlate fopra 

di ciò . 
Anf, No > non dubitate , non vi dirò altro . Vi parlerò di 

me , vi darò una buona nuova per conto mio • 
Aìb. La fentirò volentieri • 
Anf Ho maritato mia figlia • 

Alb, Me ne confolo infinitamente f e con chi , Signore • 
Anf Con Monfieur la Rofe • È venuto qui > V ha veduta , 

gli è piaciuta : detto . fatto , glie V ho promelTa . 
Alb, Oh 9 vedete fé (i danno i cafi improvvifi l E voi vi 

facevate maraviglia di me . 
Anf È verismo , è il cafo voflro medefimo • 
Alb. Ora fé mei permettete , verrò a fare una vifita alla vo« 

Ara figliuola . 
Anf SI volentieri , andiamo . ( j' incamminano . 

Alb. Oh fcufatemi . Vedo venire il Signor Pandolfo • Ho 

gran volontà di parlargli . 
Anf Servitevi, come vi piace. (Povero innamorato.) An- 

derò a confolare Doralice , le darò la nuova eh' è mari- 
tata • Spero I che anche di quelia nuova farà contenta • 

( eatra mW appartamento • 



ATTO SECONDO. 49 

SCENA XIV. 
Alberto , poi Pandolfo . 

M. tO non (o cofa m' abbia. Sono inquieta , non trovo 
JL pace . Mi luOngo per un momento , difpero un 
momento dopo . Voglio ufcirae fìcuramente • 

Pan. Oh Signore , ho piacere di avervi trovato • Siete av« 
yertito 9 che dimani non farò pia qui, psOferò all'albergo 
del Sole . 

Alb. E perchè fate voi quello cambiamento I 

Pan, Perchè quel birbante di Filippo faceva all' amore colla 
mia figliuola • 

Alb. Filippo il locandiere / 

Pan. Egli appunto • 

Alb. Fa air amore con vodra figlia ! 

jP^/i. Con lei precifa mente . 

Alb, Ma come ì Filippo non è egli maritato I 

Fan. È maritato Filippo ? 

Alb. Ho parlato io (lelfo colia di lui moglie • 

Pan, Ah fcellerato ! ah indegno ! è maritato , e tenta di fé* 
durre , ed ingannare mia figlia } E quella difgraziata lo 
fofTre , e gli corri fponde ? 

Alb. Che f Voflra figlia corrifponde a Filippo I 

Pan. Ah sì pur troppo è la verità ; e tant» gli corrifpon- 
de , che avendole io parlato di voi , non cura di un' uo- 
mo di merito > come voi fiete , ed ha avuto la temerità 
di dirmi , eh' ella preferifce Filippo . 

Alb. [ Oimè ! cofa Tento ? Che colpo è quedo per me l ] 

Pan. Gran difgrdzia per un padre , che ha qualche merito » 
avere una figliuola fenza cervello • 

Alb. Signore , fcufatemi , ho qualche difficoltà a perfuader- 
mi f che voftra figlia fia ioa^morata del locandiere . 

Pan. Se ciò non foflfe , non lo direi , e lo dico con mio 
rolTore , perchè .io amo di dire la verità ; e fé non lo cre- 
dete , afpectate . Sentirete da lei medefima , fé ciò fia ve- 
ro •( va ad aprire la portaf ed entra* All^erto penfierofo 

non bada dove entri Pandolfa. 

Gold. Cotnm. Tomo XIV. O 



50 IL MATRIMONIO PER CONCORSO 

S C E N A XV. 

Alberto , poi Ooralice • 

Alh* A H sì , quando il padre lo dice , quando Io foflie* 
J\ ne con tanta coltanza « farà pur troppo la veri- 
tà . Perfida ! chi mai avrebbe creduto , eh' elU fapelTe fin- 
gere ad un tal fegno / Ch' ella f^pefie maicherare colla 
modeflia la paifione , e forfè la ditìolurezza ? Ah non fi 
può fperare di meglio dalla figliuola di un p^dre vile. Ec- 
co V effetto della pefllma educazione . Ha ragione il Si- 
gnor Anfelmo . lo (oao un pazzo , uno (tolido , un in- 
fenfato • Ma fono a tèmpo di rimediarvi • Siy vi rime- 
dierò • 
Dor, Ah Signor Alberto ! . . • • 
Atb. Ingrata ! così corrifpoodete alla mia pietà , all' anaor 

mio ' 
Dor. Deh Signore , non vi dolete di me; non è mìa colpa. 
Alb. t di chi dunque farà la colpa , fé non è vodra l 
Por, Mio padre , m' obbliga a mio mal grado. • » • 
Alo Vi obbliga vollro padre ad amare un uomo eh' è ma- 

rinto ? 
Dor, Come ? È maritato ? 

Alb, Non lo fapete , o fìngete dì non faperlo ? 
Don, Oh Cieli ! che volete che fappia una povera giovane 

forediera « che hfciafi condur dai padre . . • • 
Alb. Che dite voi del padre ? Egli ha miglior fentimento 
di voi , ed è vano j che facciate pompa di una virtù t 
che non conofcete • 
Dor. Voi m' infultatc , ed io non fon fatta per tollerare 

gì' infultì . 
Alb, So , che con una donna dovrei moderare la collera , 
£o f che dovrei abbandonarvi fcnza parlare . Ma fono ac- 
cecato dalla paifione , da una paiiioue concepita per voi , 
non {o come, e che è maltrattata dalla voftra perfidia.... 
Dor. Signore , vi farebbe pericolo , che v' inganujfle ì Mi 

prenderefte voi per un' altra F 
Alb. No no , conofco il vodro carattere ; mi è (lato dipin- 
to bilhntemente , e fono inutili le volìre fcufe • 
Dor, Ma è neceifario che voi fappiate • • . • • 



• ••• 



ATTO SECONDO. $i 

Alh. Non vo' faper d' avvant<iggio . 

Dor» Che nua (uuo quella altrimenti • . . • 

S C £ N A^ XVI. 

Lisetta , e detti . 

L'f. Y? Bene , Signore, che coù dite voi di Filippo ? 

Aib. Slé Dico , eh' egli è un indegno , eh' egli hJ inna- 
mordto , eh* egli ha l'edotto queila Signora , [ accennnndo 
Daralice ] e che le voi averte riputazione , aon iofFrirelte 
u.i oltraggio fi iiile lugli occhj vollri . ( parts • 

Lif. ( Ah Filippo briccone I ah perSdo fcelerato ! ) 

Dor. [ Me infelice ! polTo elfer più vilipeia ài quel eh' io 
fono \ ) 

Lif. E voi, Signora miai fiere venuta da ca fa del diavolo per 
tormentarmi ? 

Dor, Kitpettate in me una fanciulla onefla , e civile • La 
figliuola di Anfelmo^Aretufi , non fofire di eflfere iafuUd* 
ta da cbicchefila • 

Lif» Se fode onella , e civile 

Dor, Non vi avanz ite più oltre . Se non fofTe nelle mie ca* 
mere una francefe , a cui vo' nifcondere quella novella 
offela dell' onor mio , chiamervi mìo padre , e vi farei da 
elfo mortificare qua! meritate . Bafiivi fapere per ora , che 
al mio genitore fono fiata chieita in ifpofa , eh' ei mi ha 
propolto un marito , che' non conofco , che la perfpna 
che mi onora nelle mie camere non mi ha permefiTo di n- 
fpondergli , d* interrognlo , di formar parola . Se ra[o 
padre è ingannato , Te un temerario ha avuto 1' ardire di 
burlarfi di lui , s' egli è legato, s' egli v* appartiene t^n- 
xo meglio per me . Informerò immediatamente il mio ge- 
nitore . Saprà egli vendicare i* ofFefa > farà giufiificata la 
mia condotta , e (i pentita dell* ardire chiunque ha avuto 
la temerità d' infuitarmi , e di perdermi villanamente 11 
rifletto • [ pdtH • 

SCENA XVIL 

Lisetta , poi Pandolfo . 

I//I Ol fcaldi quanto vuole la Signora Aretufi , poco m* 
O importa • Io non efamino fé ella fia colpevole od 

D 2 



Il IL MATRIMONIO PER CONCORSO 

innocente: dico bene, che Filippo è un ingrato, un'in* 
fedele , e un ribaldo : convien dire , C|h* ei s' innamori dì 
tutte le donne , che vengono alla Tua locanda . Briccone ! 
quante promefTe , quante belle efpretlìoni d* amore , di fe- 
deltà , di coilanza I ed io, femplice , gli ho creduto , ed 
io ho iafciato ogni buon partito per lui • i^erchà metter- 
mi a repentaglio di difgultar affatto mio padre ì Perchè 
infiflere di volermi in ifpofa a difpetto fuo i Perchè arri- 
vare perfino a darmi ad intendere di volerli fingere un Co- 
lonnello , per deludere iFfanatifmo di mio padre^ e carpir- 
mi con artifizio , ed inganno ? É ben capace di un' impo- 
dura ; ma grazie al Cielo 1* ho conofciuto la tempo , e 
non mi iafcerò più ingannare • 

Pan. E bene , Signorina garbata, che dite del beli* onore , 
che fate a voi , ed a volito padre ? 

Lif. Signore , dico che avete ragione • Vi domando fcufa del 
difpiacere , che vi ho dato > e fono* pronta a far tutto 
quel che volete , 

Pan, Mi promettete di abbandonare affatto Filippo I 

Lif, Si Signore , ve lo prometto . 

Pan. Di accettare uno fpofo degno di voi , e degno di me I 

Lif. Dipenderò intieramente da voi • 

Pan, Dì efaminare con attenzione il merito de' concorrenti. 

Lif. Quefto é quello, per verità, che mi dà maggior pena . 
Caro Signor padre , queito concorlo è una coù iufofiiri- 
bile . 

Pan, Sarede voi contenta del Signor Alberto I 

Lif. Piuttorto . 

Pan. Volete eh' io lo trovi , che gli faccia le voflre fcufe 
e che lo conduca qui di bel nuovo ? 

Z//I Si , fate tutto quel che volete . ] Per vendicarmi di quel 
perfido di Filippo . ] 

Pan, Brava la mia figliuola • Son contento , mi confolate • 
[ Ah colle giovani ci vuol giudizio , ci vuol buona te- 
da . So bene io la maniera • . • • Oh politica aoa me 
ne manca .] 



ATTO SECONDO, n 

SCENA XVIII. 

Il Servitore di locanda , e detti • 

Ser. OlgnorCf é qui un Colonuelio tedefco , che la do-* 

O manda . 
lif. Ah indegno ! ( farà Filippo fenz' altro . ) 
Pan, Mi domanda ! Viene forfè per vedere mia figlia ? 

[ al Jervitore • 
Ser» Io credo di s\ . 

Lif. Mfjndatelo via , non lo ricevete . ( a Pandolfo . 

Pan» Oh diavolo! un Colonnello! mi vorrefle mettere in qual- 
che impegno • 
Lif Ma non avete detto di voler terminare quedo maladetto 

concorfo ? 
Pan. V'i^, via, un Colonnello non (i può difguflare. Ditegli 
eh' è padrone • [ al fervitore y che parse • 

S C E N A XIX. 

Lisetta , Pandolfo , poi Filippo traveftito con baffi • 

Lif T Afciate y ch'io me ne vada . 

Pan. J i No , dovete anzi rellare . 

Lif ( Difgraziato ! non lo poffo vedere • ) 

FiL Star foi Segnor Pantolfe ? 

Pan. Io per obbedirla . . 

FiL Star quella foAra fìglicoia ! 

Pan.' Sì Signore , quella • 

Lif. ( Briccone . ) 

///. Per ferità ftar molte pcUa , ftar molte graziofa : parlate 
molto pene fodra gazzetta, e ie trovar ancora /tante più 
bellezze : tante pelle cofe , che non afer mi lette gaz- 
zetta • 

Pan È tutto effetto di fua bontà , di fua gentilezza • 

Lif, ( Mi viene volontà di cavargli gli occhj .) 

Fil, Star molte modella; non fel mi follati occhj pelli • 

Pan. Via fate una riverenza al Signor Colonnello . 

Lif, ( Maladetto . ] C ^^ /^ /enf^ mai guardarlo . 

FiL Ontertien niglier diener » fon fraul [ pf^^lf^ nel me^^o , 

e fi accofìa a Lifctia • 

Lif, [ Furbo , impoflore . ) [fi alloniana un poco • 



J 



V 



54 IL MATRIMONIO PER CONCORSO 

Vati Scufi, Signor Colonnello , è vergognoi'etta . 

Fi/. Je afer gran piacere de fua inodeltia . Mi dar licenza , 

Segnore , dir due parole a foftre figlie } 
Van, Oh s\ Signore ; fono qui ancor* io • 
TiU [ Lifctta non mi conofcete ? ] [ ^lano a Lifetta. 

Lif* [ SI , birbante , ti conofco • ) [ ^iano a Filipfo . 

Pan. Via rifpondettgli . * [a Lijetta . 

FU Oh afer mi rifporto anche troppo , [ Non capifco , non 
fo cofa diavolo abbia . ) [da fé ^ 

Pan. Che dice, Signore? Le pare che mia figliuola fia degna 

de' Tuoi rifletti ? 
FU, Jo , reClar innamorate de (o pellezza i e de fo pont 

grazie . 

Pan, ( Queflo farebbe il miglior partito del mondo . ] Se 

mia figliuola avefTe la forte di piacere al Signor ColooueU 

lo , in quanto a me mi chiamerei fortunato. [ a FUippom 

FU. Je flar pon foldate , far tutte mie coffe prede : ilar 

pronte fpofar quande folle . 
Pan £ voi , che cofa dite , Lifetta ? 

Lif. Io dico , che mi maraviglio di voi, Signor padre | che 
abbiate sì poca prudenza di credere ad uno , che n n co* 
iiofcete , che ù fpaccia per Colonnello | e potrebbe effere 
un impolióre • 
FU, ( Oh povero me ! co$' è queflo ? ) ( da fé . 

Pan, ( Per una parte ha ragione ; ma fono cofe da preci- 
pitare . ) ( mojlrando U fuo timore . 
FU. [ Lifetta, dico , non mi conoficetei J [ piano a Lifetta. 
Lif ( Ti conofco, briccone. ) [pianò a Filippo m 
FìL ( Io refto di fafTo . ] [ da fé . 
Pan. Signore, fcufi la libertà di uns donna • Si fa che il 
Signor Colonnello è una per fona di garbo, che darà con- 
to di fé, che fi darà a conofcere • 
FU, Jp far ie fedér quante bifogne, per ficurar mie contizio-- 
ne. (Ho tutto preparato per farmi credere tale, ma co* 
flei mi precipita . ) [ da fé . 
Pan, E quando il Signor Colonnello avrà giunificato il fuo 
carattere , e la fua condizione , farete di lui contenta I 

[ a Lifettm • 
Llf, Signor no , non farò contentai e non lo prenderei » fé 
mi faceffe regina • 



ATTO SECONDO. ff 

Pan. ( Oh diavolo ! ) 

FU. (Che novità , che cambiamento ] io non fo in che mon- 
do mi lia . ) e da fé agitato • 
Pan [ Ora ora mi afpetto qu^ilche gr.in rovina . ] ( da fé 

ojff'ervando te agitazioni di Filippo • 
FU, Segnor P^ntolfe • ( con fmania . 

Pan Seuil, io non ne ho colpa (a Filippo ) • Ma perché) 
icioccherella , non farcfte di lui contenta ? ( a Lifetta . 
Lif. Perchè non gli credo , perchè conofco che mi vuol in- 
gannare , perché T odio , Io abborifco » non lo voglia 
tifTolutamente , lo mando al diavolo . ( parte , ed entra 

nella fua camera . 
FiL [ Oh difgraziata ? volubile , mcnfoguera . J { da fé 

fmanìnndo . 
Pan, [ Con timore ] Signore .....[ povero me ] io non ne 
ho colpa. ..• colei é una bedia • Mi difpiace infinita- 
mente [ caminando J . Non vada in collera . • . . 

Le farò dare foddis fazione . • • . « afpetti un poco • 

[ corre in camera , e chiude la porta. 
FU. Non (o niente , non capifco, fon fuor di me . Oh don- 
ne , 'donne ! delirio degli uomini , flagello de' cuori j di- 
iperazion degli amanti • 



Fine dell'Atto Secondo • 



$6 IL MATRIMONIO PER CONCORSO 



ATTO TERZO. 

SC£NA PRIMA. 

Continua la fttjfa Jala • 
DoRALiCE 9 ed Anselmo efcono dai loro appartamento • 

Dor. •r^Avoritc, Signor padre; frattanto che Madame Fon- 
X tene i occupata a fcrivere un viglietto • • • • 

Anf Che cofa ^a qui tutta la mattina quefta Signora ? 

Dor, Mi ha fa^o mille eflbizioni, mille cortefie, e gentilez- 
ze . Pentita di avermi un poco infultata , come fapete , 
ini ha domandato fcuOi più di cento volte ; teme Tempre , 
eh' io fia di lei malcontenta , e pare , che non fappia da 
me didaccarfi • 

Anf, Per verità le francefì Tono gentili alP eflremo. Vi è fra 
di loro uno fpirito di allegria , che qualche volta pare 
un pò caricato , ma in fodanza fono gentili , fociabili » 
e molto bene educate . Le avete voi detto niente del par- 
tito di matrimonio che vi ho propoflo ì 

Dor. Oh Dio \ cofa dite mai \ Mi guarderei moltiffimo ^ì 
far penetrare una cofa , che mi mortifica^ e mi difo- 
nora . 

Anf, Come ? Che cofa dite? Un partito fimile vi difonoral 

Dor. Siete ingannato, Signore, fiete tradito. Ecco il moti- 
vo per cui ho defiderato parlarvi da folo a fola . Colui 
eh' è venuto a parlarvi per me , che vi ha dato ad inten- 
dere di volermi in ifpofa , è di già maritato . 

Anf. Monfieur la Rofe è maritato ? Non lo credo , non è 
poOìbile I e non lo crederò mai • 

Dor, Tanto è vero quel eh* io dico , che fua moglie mede- 
/ima è q 11 venuta , e mi ha rimproverato , e infultato . 

Anf. Oh Cieli ! avrebbe egli cercato di addormentarmi , te- 
mendo y eh* io lo aArJngein a pagarmi fubito quel eh* ei 



ATTOTERZO. jy 

tni Jeve ? Sarebbe V azione la più fceiUrata ^el moado • 

D^r. Ah Signor padre , degli uomini triiti fé ne trovano dap- 
pertutto . 

Anf, Eppure non poffo ancora determinarmi a predar fede 
a ciò che mi dite . Un mercante , un mio corrifpon« 
dente • • • • non è poflibile , vi farà qualche equivoco ^ 
qualche inganno . Dite un poco , Madama Fontene non è 
qui venuta in compagnia di Monfieur la Kofe ì 

Por, Io non conofco Monfìeur la Rofe • 

Anf È quegli che vi ha dimandata in conforte , quegli che 
ho trovato qui , quando fono arrivato • 

Dor. Sì Signore ^ egli è venuto infìeme con Madama Fona- 
tene • 

Anf» Ella dunque lo conofcerà : faprà s* è vero eh' egli ila 
maritato : andiamo a fentir da lei ... • 

Dor. Volete eh* ella da informata di quello novello infulto 
che riceviamo ? Che lo dica a degli altri ? Che Ci pub- 
blichi per Parigi ? Ch' io Oa nuovamente la favola delia 
Città . 

Anf, Le parlerò con deprezza , cercherò di ricavare la veri- 
tà , fenza eh* ella rilevi il miflero . 

Por, Parlatele ; ma io non ci vorrei effcre prefente . Dubi- 
to di non potermi contenere • 

Anf, Eccola qui per V appunto • 

Por. Mi ritirerò , vi lafcerò con lei , fc vi contentate • 

( incontra Madame Fontene , fi fanno qualche 

complimento , e Poralice entra* 

SCENA IL 

Madame Fontene , Anselmo , e poi Servitore 

di locanda • 

Fon. Q Ignore , vorrei far recapitare quefto viglietto. L' ora 

i3 è tarda , vorrei levarvi V incomodo , non ho nef- 

funo che mi accompagni, e ferivo alle mie genti} che mi 

mandino la mia carrozza • 

Anf Vediamo fé vi è nelfuno . Ehi fervitorì' . ( prende 

il viglietto . 
Ser. Son qui, che cofa comanda ? 

Anf, Fate fubito recapitar quella lettera . l dà la lettera 

al fervitore • 



58 IL MATRIMONIO PER CONCORSO 

Ser, La vuol mandare per ia picclola pofta ? 
Fon, Cercare un uoiio , che vada fubito , e torni predo , e 
quando ritorna, lo pagherò. [ al fervìtore, 

Ser. Sarà ferviti immediatamente . ( parte colla lettera . 
Anf. Signorai fcufate la mia curiofità, che cofa è la picciola 

pofla ? 
Foi. La cofa più bella e più comoda , che pofTa dard per 
una Città grande , popolata y e piena d' affari • Girano a 
tutte le ore parecchj uomini , con un ftrumento in ma- 
no « che fa dello ftrepito . Se il vuol mandare per la Cit- 
tà , o nel diflretto lettere , denari , pacchetti , e cofe 
fimili « fì afpetta , che pafli , o fi fa cercar nel quartiere 
uno di quefli , che Ci chiaman fattori , e con pochlflima 
fpefa fi polTuno far molti affari • 
Anjl Perchè dunque non vi liete ora fervita della picciola 

porta ? 
Fon. Perchè queda ha le fue ore determinate . In fei ore fi 
può fcrivere , ed aver la rifpofla , ma chi la vuol più fol- 
lecita dee valerfi di un efpreffo commiffionario . 
Anf. Ho capito , V idea mi piace , e vedo, che la Città è 
aiTai ben regolata . Vi ringrazio della bontà, con cui vi 
fletè co*npiaciuta inflruirmi fopra di ciò • 
Fon. Quedo fi deve fare co* foreflieri ; e in Francia fi fa 
affai volentieri . Troverete della cortefia grandiflima ne* 
bottega) per infegnarvi le (Irade ^ e che fortiranno dalla 
bottega per additarvi il cammino . 
Anf, Quedo fi ufa in qualche parte d' Italia ancora, non per 
tutto , ma in qualche parte , e fpecialmente in Venezia • 
Fon. Oh si, lo credo. Ho fentito dir del gran bene di que- 
fla vodra Città . Si dice che Venezia in Italia fia in mol- 
le cofe (limabile , come Parigi in Francia . 
Anf. Se aveffi tempo , vi direi qualche cofa del mio paefe , 
che vi farebbe piacere , ma ora fono preffato da un' arti- 
colo , che m* interelTa ali* eftremo, e per il quale ho graa 
b'iCogno di voi • 
Fon. Non avete che comandarmi . 
Anf. Voi certamente conofcetc Monfieur la Rofe • 
Fon. Lo conofco perfettamente . 
Anf, Ditemi in grazia i fapete voi eh* egli fia maritato ì 



ATTOTERZO, 59 

Fon. A! conrrnrfo, Signore. So di certo che non ha moglie* 

Anf ( Ah lo diceva , non può d^rli .Mi pareva impolìi- 
bile . ) 

Fon. Credetemi , che s' ci fofle ammogliato , Io avrei da fa- 
pere ancor* io . 

Anf. ( Sto a vedere ch'egli Cu il fuo innamorato , o il fuo 
civalier fervente • Se ciò fofle mi difpiaccrebbe per uu' 
altro <erfo . ) 

Fon Scufatemi , Signore , avete qualche intenzione fopra di 
lui ? Ho fentito eh* egli è uno de' voftri corrifpondenti , 
fi è intavolato qualche affare per la voftra figliuola ? 

Anf. Vi dirò , il è fatto qualche difcorfo , ma io non fono 
in grado di far mal' opera a chi che fia. Se quella cofa per 
efempio vi difpiacefre • • . • 

Fon, Oh no 'no ; non abbiate nefluna apprenfione a riguardo 
mio . Lo conofco , Io tratto . Egli ha dell' amicizia per 
me , io ho dell' amicizia per lui 1 ma con tutta l* indif- 
ferenza . Io fono maritata, e non crediate che fi ufino in 
Francia i ferventi , come in Italij . Le donne francefi 
trattano molte perfone , e tutte nella fieffa maniera. Van- 
no fuori di cafa ora con uno , ora con un altro in car« 
rozza y a piedi , come fi fia ; e quello che ci conduce fuo- 
ri di caf) none fempre il medefuno^che ci riconduce ali* 
albergo • Si va ai palfeggi , fi trovano delle perfone di 
conofcenza , Ci fanno delie partite per accidente . Si va a 
pranzo dove fi vuole . Il marito non è gelofo . 1/ amante 
non incommoda ; fi gode la più bella libertà > la più bel- 
la allegria , la più bella pace del mondo • 

Anf. A Parigi dunque non ci fono pallioni , non ci fono 
amoretti ? 

Fon. Perdonatemi . Tutto il mondo è paefe , e V umanità 
è la medefima dappertutto; ma Ci fa fiudio grande per na- 
fcondere le p^flìonì ; gli amanti fono difcrcii , e le donne 
non fono obbligate alia fchiavirù . 

Anf Bel coftume ! mi piace iiifinltanrente . Sappiate dunque, 
Signora mia , che Munfieur Id Rofe mi ha domandato la 
mia figliuola • 

Fon. Mi confolo con voi | che non potete defiderar di me- 
glio . 



Co TL MATRIMONIO PER CONCORSO 
Anf, E mi avevano detto , eh' aveva moglie . 
hon, È un uomo d* onore , incapace di un* azione villana • 
Vi configlió non far, ch'egli penetri qucflo fofpetto in- 
giuriofo . I francefi fono di buon cuore , ma delicati , 
puntigtiofi , e fubitanei alP eflremo • 
Ahf No no > da me certa mente, non lo faprà. Sono confola- 
tifiimo di quanto mi dite • Permettetemi eh' io chiami la 
mia figliuola i eh' io metta in calma il di lei animo fcon- 
volto> Sarà ella pure contenta , farà ella pure confolata • 
Venìtei Doralice, venite . Ho delle notizie buone da dar<« 
vi • ( alla porta chiamandola • 

SCENA IH. 

DORALICE , e DETTI . 

Dor, oArà pofllbile che una volta refpirij 

Anf» d Sì rallegratevi , figliuola mia . Monfleur la Rofe 
è un uomo d' onore , non è maritato , e farà il voliro 
fpofo • 

Dor, ( Ah qual funefta confolazione per un cuore ,ch'è pre- 
venuto ! ) e da fs • 

Fon, Vi aflicuro , che con lui vivrete bene , che farete con 
lui felice . 

Dor. ( Alberto folo mi potrebbe render fortunata .) {da fé» 

Anf. Via ralferenatevi , che cos' è qtefta perpetua malin- 
conia ? 

Fon, Signora » voi avete qualche cofa che vi didurba • 

Dor. Non polTo nafcondere la mia inquietudine • 

Anf, Ma da che cofa procede ? Si può fapere ? 

Dor, Il cuore mi prefagifce di dovere eflere sfortunata. 

Fon, Eh, Signora mia , ho un poco di mondo in tefla, fo- 
no un poco Hfonomiila. Con licenza del Signor Anfelmo» 
avrei qualche cofa da dirvi fra voi e me. 

Anf, Servitevi pure. Vedete un poco, fé vi dà l'animo colla 
vostra bontà di raderenarla . 

Fon, Favorite . Venite con me nella voftra camera . 

[ a Doralice • 

Dor. Volentieri . ( Sarà meglio , che con lei mi confidi . ) 

{da fé . 

Fon. ( Scommetto , ch'ella è innamorata di un altro^ e che 



ATTO TERZO. , <5i 

non ardifce di dirlo • Oh una francefe non avrebbe tante 

difficoltà . ) {da fsy entra in camera • 

Vor, ( Con lei avrò meno foggezione , che con mio padre .) 

( entra • 
S C E N A IV. 

Anselmo, poi Pandolfo . 

Anf. tO non fo mai , qua! poflfa eflere V inquietudine dì 
M. Doralice. Mi verrebbe quafl il foCpetto eh* ella fuf- 
fe innamorata di qualcheduno . Chi fa l Potrebbe anche 
darQ » e potrebbe anche eflfere eh* ella aveiTe immaginato 
di dire , che Monfìeur la Rofe è ammogliato , per metter- 
mi in apprenfione, ed obbligarmi ad abbandonare il par- 
tito • Ma per verità non ho mai conofciuto mia figlia sì 
imprudente, sì maliziofa: e poi di chi può elTere innamora- 
ta ? In Ifpagna non lo era certo , qui (iamo appena arri- 
vati • NefTuno è venuto a vederla . Se non ci folfe qualche 
forefliere nella locanda, eh' io non fapelli : non fo che 
mi dire, fono pfeno di penfieri , di agitazioni . Sentirò 
' quel che avrà potuto comprendere Madama Fontene . 

Pan> ( Efce di camera timorofo guardando intorno ► ] Ho fera- 
pre paura di vedermi aflTalito dal Colonnello • 

Anf, ( Se polTo arrivare a collocarla , farò 1' uomo più con- 
tento dei mondo • Converrà , eh* io foUeciti Monfìeur la 
Rofe . ) 

Pan, Signor Anfelmo , vi reverifco • 

Anf. Buon giorno , buon giorno Meifer Pandolfo . ( fijle» 

nato m 

Fan. Avete veduto ancora mia figlia • 

Anf, No , non 1' ho ancora veduta r 

Pan, Volete favorire di venirla a vedere ? 

Anf. Scufatemi , afpetto qui una perfona , non mi poflb 
partire . 

Pan. La farò venir qui , fé vi contentate • 

Anf Fatela venire come volete • |( con indifferenza , e quafi 

per forja • 

Pan, Ho piacer che la conofciate • ( Manco male , che non 
e* è il Colonnello • ) ( entra in camera • 



<$2 IL MATRIMONIO PER CONCORSO 

SCENA V. 
Anselmo , poi Panoolfo , e Lisetta • 

Anf, TjO altro in teda io > che fecondar quedi paixi • 
xl La figliuola farà del carature Ai (no padre. 

Fan» Eccola , Signor Anfelino . Ecco ia mia tigiiuola . 

Anf, La riverifco divocamence . ( a Lifutta • 

Lif. Serva fua ( ad AnftlaiQ , } É quedi il Signor Anlel- 
mo ? [ con ainmiraiwne • 

Pan. Si è dcffo . 

Lif, 11 Signor Anfelmo Aretufi ! [ con ammirai'.one • 

Pan, Per T appunto . 

Anf. Petchè tat« le maraviglie , Signora mia ! [a Lifettam 

Lif, Perché ho V onore di conofcere la voitra Signora fi- 
gliuola . 

Anf. L' avete veduta I [ a Lifetta . 

Lif Si r ho veduta I e Co eh* é V innamorata del Signor Fi- 
lippo . 

Pan, La figlia del Signor Anfelmo è J* Innamorata del lo- 
candiere ? 

Anf Come ! mia figlia I 

Lif Sì Signore » la v olirà figliuola fa air amore con Filippo, 

Anf ( Povero me ! cofa fuito I Uia capiico la triuezza , la 
melanconia delf indegna . ) 

Pan. ( Ora intendo perchè Lifetta ha abbandonato Filippo ) 

Anf, (Son mot di me, non lo qail rifolu^ione mi prenda . } 

Pan. E di più fappiate , che Filippo è di ^ià maritato . 

( ad Anfdmo • 

Lif Non é maritato I ma fi mariterà alla figliuola del Signor 
Anfelmo . 

Anf No| non farà mai vero $ la ftrozierei piuttoAo colle mie 
mani • 

SCENA VL 

D0RALICE9 Madame Fontene , e detti. 

Fon, r^Inalmenie , Signore , 1* ho fatta parlare , ed ho 

X penetrato T. arcano . 
Anf Ah pur troppo T hj penetrato an^^or* io • 
Fon, Che uni giovine fii iiiauaoidt^ non mi par gran male* 
Anf Sapete voi chi é T amante di quei!' indegna / 



ATTOTERZO. 6j 

Fon, Mi ha detto qualche co fa ; ma io verameote non io 
conoico • 

Por. [ Oh Cieli ! che farà mai ? ] 

Fon. È qualche perfona vile , qualche perfona difonorata / 

Anf, No , non dico queflo , riipecto tutti , e ciafcbed^no 
nel fuo meftiere merita ài effcre rispettato . Ma il ^uo 
rango , la Tua condizione non e da imparentare con nie • 

Dor, [ Poflibile , che Alberro m'abbia ingannata? Che non 
(la tale y quale mi ha detto di effere ? j 

Fon. Ditemi chi è , fé io cunofcete f (ad Anfelmo , 

Anf. Kifparmìatemi il dirpiacere di dirlo • Bada a colei di 
fapere , che faprò punirla , s* ella perllfie in un tal amo- 
re . Mondeur la Rofe 1* ha dimandata , le fa più onore 
eh* ella non merita , e fé il galantuomo è colante a vo- 
lerla I fé non viene a penetrare il fegreto amor fuo , e 
non l'abbandona per quello, le dovrà dare la mano a di« 
fpetto fuo • 

Dor Signore • • • • • 

Anf Acchetatevi , difgrariata. Madama, vi fupplico per amor 
del Cielo , trattenetevi con lei , non T abbandonate , affet- 
tatemi finch* io torno . Vo a rintracciare Monileur la Ro- 
fe . Non vi è altri che lui , che polTa liberarmi dall' af- 
fanno j in cui mi ritrovo • Amici , per carità non gli di- 
te niente , fé lo vedete [ a Pand, , e Lifetta ] . Povero 
padre ! figliuola ingrata ! morirei di difperazione • Sporte» 

SCENA VII. 

DoRALicE , Madame Fontene ,Pandolfo, e Lisetta. 

Pan. oEntìte, Signorina? £ voi volevate fare lo (ienb. 
O {a Lifetta • 

Lif, ( Ho piacere . Filippo non farà contènto • ) 

Fon. Ma , cara Signora Doralice , chi mai è quello amante 
di cui fiete invaghita ? 

Dor, Oh Dio ! non fo più di così • Mi parve il giovane il 
più faggio , il più oneflo del mondo • 

Pan. Vi dirò io , chi è « s' ella non lo vuol dire. È Filip- 
po , il padrone di queda locanda • 

Dor. Come ! non è vero niente ; quegli eh* io amo , quegli 
che mi ha promeffo di amarmi è il Signor Alberto de. 
gli Albicciai • 



64 IL MATRIMONIO PER CONCORSO 

Pan, Il Signor Alberto ? Quel giovane mercadante I 
Dor. Sì appunto , fi è fpacciato meco per mercadante'. 
Fan. Non può eflfer vero , li .Signor Alberto è innamorato 

di mia figliuola • 
Lif, No , caro Signor padre , ora damo alle (ìrette • Bifo- 

gna eh* io fveli la verità . Vi è deir equivoco , vi è dell' 

imbroglio. Alberto non mi conofce , mi crede moglie di 

un altro . (Povera me! Filippo farà innocente , io 1' ho 

maltrattato da Colonnello • ] 
Vor, Ma che incantedmi fono mai quedi } Che difordini 1 

Che confunoni ! 
Fon. Andiamo , andiamo a^ afpettar voflro padre • Si verrà 

in chiaro di tutto ^ fì fiiprà tutto , vi è rimedio a tutto. 
Vor. Ma Te viene mio padre con Monfìeur la Rofe 2 Se mi 

obbliga a doverlo fpofarcl ? 
Fon Se poi voflro padre vi obbliga, non faprei che farvi • 

Noi Haiio nate per obbedire . [ parte ed entra in camera, 
Dor V obbedienza è giuAa , ma il fagrifizio del v cuore è 

crudele • ( entra in camera • 

SCENA Vili. 

Pandolfo , e Lisetta . 

Pan, T O non ho detto niente fin' ora , per non far una fce« 
JL na con quelle Signore, ma ora che fiaoio foli, di- 
temi un poco Signora fciocca , impertinente, cofa vi fo- 
gnate di dire , che il Signor Alberto non vi conofce , 
non vi ama , non vi pretende ? 

Lif, Ho detto la verità » e la fodengo , e la toccherete con 
mano • 

Pan, Ma fé mi ha pregato , pofTo dir in ginocchioni , per- 
chè io le concedefli la voflra mano . 

Lif, Quefto è un abbaglio , quedo è un inganno , e Io ve- 
drete • 

Pan, Eh fo io V abbaglio , {o io V inganno qual' è . Tu 
fei innamorata di quel difgraziato di Filippo , lo hai odia- 
to per gelofla , ed ora pretendi di pigliare la trefca • 

Lif, No certo, Signor padre, non è così, e per farvi vede» 
re y che fono una figliuola raffegnata ^ obbediente , anda- 
te 



ATTOTERZO. 6$ 

te a cercare il Signor Colonnello, conducetelo qui > ed io 
lo (pofo immediatameuce . 

Pan, Poflb credei ti ? Sua poi vero I 

Lif, Ve Io prometto cotìautemente • 

Pan. Guarda bene , non mi mettere in qualche altro im- 
pegno . 

Lif, Non vi è dubbio . Fidatevi di me , e non temete • 

Fiin. M^ dove troverò il Signor Colonnello \ in un Parigi 
Come è poiiibile di trovai lo ? 

Lif, Cercatelo ai palTcggi pubblici , al Palazzo reale y alle 
Tuglierie , lo troverete fenz' altro • 

Pan. Se avrà della premura , ritornerà • 

Lif. Nu , caro Signor padre , fatemi quello piacere , cerca-» 
telo , procurate di trovarlo , conducatelo qui più ptello 
che voi potete . 

Piin, Come ti é venuta ora in capo una sì gran premura 

per il Colonnello I 
JLif. Per dimodr^rvi la raflTegnazione ai vodri voleri, per fe- 
condare le vodre buone intenzioni , per darvi una cedi^ 
monianza di obbedienza , e rifpetto . 
Pan. Brava la mia tìgtiuola ; fon contento « cosi mi piace. 
Anderò a cercarlo ora , queda fera » domani ; gli farò le 
vodre fcufe , gli parlerò con maniera • Tutto anderà 
bene. Sarete la fpofa, farete la Colonnella. GoHrete i frut* 
ti della buona condotta di voftro padre • [ Gran teda ^ 
gran teda , eh' è la mia ! ] ( parte . 

SCENA IX. 

Lisetta , poi il Servitore • 

Lif, /^H la bella corbelleria che ho fatto y ma bifogna 
\J vedere di rimediarvi. Sara difficile che mio padre 
trovi Filippo da Colonnello; (i farà forfè disfatto degli 
abiti y e farà irritato contro di me . È dato bene però « 
eh' io abbia mandato mio padre fuori dì cafa • Vuo^ ve« 
dere y |V ci foffe Filippo • Ehi f«rvitori I 

Ser, Signora • 

Lijl II Padrone è in cafa ! 

Ser. C* èy e non e' è . [ ridendo^ 

JLiP> Come e* è y e non e* è ? Noa vi capifco • 
Gold. Cornai. Tomo XÌV. F 



€6 IL MATRIMONIO PER CONCORSO 

Ser. Vuole il Signor Filippo , o il Signor Colonnello ? 

( ridendo , e parlando piano • 
Lif, Ah (lete a parte anche voi del fegrero ? ' 
Ser, lì padrone f pei Tua bontà* mi vuol bene , il fida di 

me j mi ammtrtte alla fua confidenza • 
Zi/. Senza bui le l e', é in cafa! 
Ser» SI Signora , è neih Aia camera che fofpira. 
LiC' Andiamolo a ritrovare • 
Ser^ È troppo in collera , Signora mia • 
Lif. Andiamo , andiamo , che farà contento • 

SCENA X. 

Il Servitore , poi Monsieur Traversen . 

Ser.'WT/idà pure > che già ci fa andare fenza di me; non 
V fo cde carattere fia il fuo , ora lo ama » ora lo 

difprezza . 
Tra Quel giovane ! ( chiamando il Servitorem 

Ser, Mi comandi. 
Tra. Ditemi un poco . Non vi é qui alloggiata una certa 

giovane italiana i di cui ho letto qualche cola nei piccoli 

affiffi ? 
Ser. Credo di sì, Signore | ma io non la conòfco precifa- 

mente • 
Tra Saprete bene , fé in alcune delle voftre camere vi fia 

un* iti liana • 
Ser [ Mi varrò dello- llrattagemma del mio padrone • ) Si 

Signore, ve n* è una in queir appartamento . ( accen^ 

na quello di Doralice • 
Tra Si potrebbe vedere ? Le ''fi potrebbe parlate! 
Ser, V. S. può domandare alla porta • 
Tra. Andate voi a £it V imbafciata. Ditele un galant* uomo, 

un fraiicefe • . • • 
S^r» La fervo fu biro • [ entra da Doralice • 

SCENA XL 

MoNsjEUR Traversen , poi Madame Fontene , 

ed il Servitore . 

Tra. T tO tardato un poco troppo a venire * Sarà f^ata 
XJL veduta da molti prima di me • Ma chi è obbii« 



ATTOTERZO. €j 

gsto »d un impiego non faa tutte le ore In Tua libertà • 

Fon. Chi é , che domanda la forestiera ? [ efce il fenitore 

e fé ne^va per l* appartamtntQ di l'dippo , poi a fiio 

umpo ritorna • 
Tra. Comt , voi qu\ Madama ? 
Fon. Oh Monfieur Iraverlen , (lete vcouto aache voi per la 

curìoiìtà di vedere la giovane degit affiifi . 
Tra» Ch* io (la veuuto per que(to , ooa è da maravigliare • 

Mi f^ pii^ fpecie , che ci fiate venuta voi • 
Fon. Vi dirò . In que(ìi appartainenti vi è una Sfgnora ita- 

liana » nta non è quella che voi cercate . 
Tra. £ do\* è dunque la famofa giovaiiir del concorfo ? 
Fon So 9 eh* era nell' appartamento vicino > ma ora non fi 

fente neffuno » e credo che non ci (ìa . 
Tra. Mi permettete , eh* io guardi , Te e* è 2 
Fon. Servitevi . Ma fatemi prima un piacere . Conofcete voi 

il Signor Alberto degli Albiccini . ' 

Tra. Sì y lo conofc»: i* avete veduto aAcli« voi (lamaot al 

Palasào reale • 
Fon. È vero , ma fapete voi dowt Aia ^ 
Tram Lo Co benilfimo . £gli abita prelTo alla piazza Vandom , 
ma a qu^ft* ora , fé lo volete, ù può trovare alla Boria • 
Fon. Beniffimo . Vi rendo grazie • 
Tra. Avete altro da comandarmi 1 
Fon. And^ite , vedete fé e* è la foreftiera » • poi fòrfe vi 

pregherò • 
Tra. La porta è aperta • 
Fon. Potete entrare liberament* • 

Tra. Vedrò fé e* è qualcheduno da JoaMMitirt • ( caminanAo | 

td $ntra • 

Ser. Signora , è venuta la fua carrozza • 

Fon. Bene » che afpetti, e date quedo al comitiKS^aario. (gìi 

dà qualche moneta • Serv. parte . ( La carrozza è venuta 

a tempo. ) 

Tra Non e* è lìelTuno . Bo picchiato a delle porte, che ho 

trovate chiufe ^ e non mi ha rifpoflo neifuno • 
Fon. Mi difpiace . Povero Mondeur Traverfen ! 
Tra* Oh non importa , non mancherà tempo • 

F a 



69 IL MATRLMONIO PER CONCORSO 

Fon. Ora , che non pregiudico alle yodtc premure i ardifco 
ili fupplicarvi di una linezza • 

Tre. Comindatcmi con libertà . 

fon. Fatemi la grazia di. montar nella mia carrozza , di an- 
dare alla Borù , e fé vi trovate il Signor Alberto , con- 
ducetelo qui da me . Può elTere , eh* egli vi abbia delie 
dtfficoltà . Ditegli , eh* è una fc^ncefe , che lo domanda , 
che la cofa è di gran premura ^ in Aimitia fate il poffibile, 
perche egli vengi . Tornate con lui , e può daifi , che 
vediate quella , che defiderate vedere . 

Tra, Vado fubito , e fpero , che mi riufcirà di condurre AI- 
.berto . È tanto mio amico | che mi lufingu non mi dirà 
di no . ( parte • 

S C E N A XII. 

Madame Fontene , poi Lisetta • 

Fon. rjUona fortuna > che mi fono trovata qui Io. Altri* 
fj menci la povera madamigella Aretul^ avrebbe iuf- 
ferto una novella mortificazione . , 

Lif. Mmco male Filippo è pacificato , t (e tt^raa mio pa- 
dre , non tarderà a venire il Signor Coloanello • 

( camminando verfo la Jìia camera • 

Fon, Quella giovane, avete perduto un buon' incontro • 

Lif, Che vuol dire , Signora mia f 

Fon. Un altro concorrente è venuto per vifitarvi • 

Lif Crédetemi , '^ignora mia , eh' io non ho bifogno de' 
concorrenti Hv^ flabilito nel mio animo , quello che ha 
da eflere mio marito • 

Fon,'A\6te fatto paflare dei grandi difpiaceri a queft* altra 
povera italiana., 

Lif Ne ho palfati anch* io per efla una buona parte ; cre- 
do che puffi ^rno efifer del pari. 

Fon. Bafìa, tutti gl'inviluppi hanno da avere il loro termi- 
ne • "Spero che quanto prima fi termineranno anche quedi • 

t entra aa Dor alice m 



ATTO TERZO. C9 

SCENA XIIL 

Lisetta , Pandolfo , poi il Servitore . 

lìT. r^ E Filippo dice davvero , il mio fi terminerà quanto 
O prima • È vero. , che fé mio padre mi fpofa a Fi - 
lippo • credendolo un altro , potrebbe reclamar contro il 
tpirrimonio » ma Filippo mi afficura, che toudi^rrà bene 
r affare , ed io mi fido aeir amor fuo , nella fua con- 
dotta . 
Pan, V ho cercato per tutto , e non lo trovo . 

[ a Lifetta • 
Lir pazienza . Mi difpiace infinitamente • . 
Pnn. Io mi lulingo che tornerà. 
Zi/I Se non t^rnaffe , farei difperata . 
Pan. Ma perchè l' hai tu difprezzato in una maniera cosi 
villana I 

Lifi Perchè , perchè fé poteffi dirvi il perchè . 

Pan. Dì la verità » perchè tu eri ancora iucaucata di quell' 

animale di Filippo? 
£iyi Potrebbe darfì , che -dicefle f% verità . 
Pan. Eh io la fo lunga ; non fallo mai , capifco , vedo , 

conofco , ho una penetrazione infinita . 
Ser. Signore , è il Signor Colonnello, che la domanda • 

( a Pandolfo • 
pijn* Oh buono ! 
Lif. Oh bravo ! 
Fan. Venga , venga , non lo fate afpettsre . [ Serv, via • 

SCENA XIV. 

Pandolfo, Lisetta , poi Filippo da Colonnello. 

pan oEgno che ti (ti ina , che ti vuol beiie • 
Lifi O ( SI si I il Signor Colonnello mi ama , ne fon fl- 
' cura . ) ( dn fé ridendo * 

Pan, Ah Signor Colonnello, gli faccio umiliillitia riverenza. 
- Mia figlia è pentita > gli domanda fcufa , ed è tutta dU 
■ fpofla ai comandi fuoi : non è egli vero Lifecta ì Diteggi! 
anche voi qualche cofa • 
Lif. Si allici/ri, Signor Colonnello, che ho per lei tutta la 
Aiu!3 I e ihe T amerò con tutta la tenerezza ^ 



7p IL MATRIMONIO PER CONCORSO 

Pdn., ( Brava , brava così mi piace ) . Che ne dice , é eoa* 

reato il Signor Coloiin.Ilo ? 
FU- Tartaifle , rtngrazi<ir to fortun«^ . Ringraziar peikzza de 

to Liletta > che ótùrmar mia collera, e foler mi far fa* 

orifizio a Cupido de mia feodetta • 
Pan, Signore , ella fa bt^aiifimo , eh* io noa It ho fatto ve* 

runa offtfa . 
FiL Tu affer dupitate de mia condizioni a fèjr comandate 

foler faper , che mi ilari. 
Pan. Sculi , vede bene ; (I tratta di una ima figlja « Voffi« 

gnoria non mi ha fatto ancora i' onore di dirmi il fuo no* 

me « il fuo cognome : gii. domando milie perdoni • 
, FiL Tartaifle . 
Pan. No no » non vada in collera • Credo tutto • 
fi/. Fol ti faper ? Foler mi dir , fbler jiti tii«o fignificar • 

Star Collunella l'richtrach • 
Pan. Beniilimo • 

FìU Foler feder patente ? Te foler Cotìsfat • 
Lif. Non ferve ^ non ferve , crediamo tutto • 
FU, Mi foler fotisfar , gujMrdar , (iupir ^ ammirar. Alfier per 

Ghermania , lenente per l'ruffia ; Capitan Pranza , e Co« 

lonnèllo Inghilterra .. ( mofira varie pattnti • 

Pan. Bravo . Viva il Signor Colonnello Trichtracb • 
FiL Afer feduto ? 
Pan, Ho veduto . Ho ammirato • Vien geatc , aadiamo in 

caìnera , parleremo con libertà . 
FiL Sì andar camera , dofe ti foler • 

Pfla. Redi fervita . Favorilca . [ h fa pajfar innanzi • 

FU No no foler : ftar fuocero , dar padre , fafer mio dof'er. 
Pan. {Che bontà i che civiltà i che cortefia ! non poteva- 

trovare un ginero migliore al mondo • Eh io fon uomo! 

ho una teda del diavolo • ( entra in camera • 

TiL Va bene ì ( a Lifetta • 

Lif. Va bene ^ ma poi fé vi fcoprirà • ^ 
FiL Lafciate far a me ^ non temete ^ [ vj in camera • 

Lifm Son contenta | ma ancora tremo • [va in eamtra. 



ATTOTERZO. 71 

SCENDA XV. 

Anselmo , e Monsieur la Rose • 

Anf, I^TO , Signore , fé liete contento voi » non fonoT 
l\ contento io . La fu moia , che mi dovete non è 
dote che badi al voRro merito . Son galani* uomo , noa 
ho altri che quefla fìgliuola , e nel mio paefe ho tanto 
da vivere , che mi bada • Vi farò una cefllone de* miei 
crediti di Parigi > e alla mia morte , mia figlia f<irà T ere« 
de di quel poco che mi refltrà . 

Rofi Io lafcio fare a voi tutto quello che volete • Ma cre« 
dcteml , eh' io faccio capitale (opra tutto del buon carat- 
tere di vodra figliuola . Non ho mai penfato di maritar* 
mi . Mi è venuto in un fubito qued' i~!ea , vi ho dato la 
mia parola , e fono qui prontllGmo a mantenerla • 

Anf, ( Facciamo predo prima eh' egli Ci penta . ) Favorite 
di venire nelle mie camere , vi prefenterò a Doralice , e 
predo pìredo fi fafà il contratto • ( s* incammina • 

S CENA XVL 

Alberto, Monsieur Traversen , e detti. 

Alh. Olgnor Anfelmo • {chiamandolo m 

Anf. O (Oh ecco un novello imbroglio. ) Che mi coman» 

da, Signore \ Scufi, ho qualche cofa , che mi follecita • 
Alb. Ho due parole a dirvi foltanto • 

Tra. Vo ad avvifare Madama che Ciete qui. (piano ad Alberto» 
Alb, ( SI andate , fono curiofo di faper. cofa vuole . ) - 

(piano a Monjieur Traverfen • 
Tra* (Sono curiofo anch'io per dirla.) {^ s* incammina verfo 

V appartamento • .. 
Anf. E bene , che cofa avete da dirmi ? {ad Alberto • 

Alb^ Vi rendo giudizia , Signore . . • 

Anf. Eh ! dove va' padron mio ? ( a Monjieur Traverfen* 
Tra. Signore , fcufateuii • Vi è Madame Fontene , che mi 

afpetta • 
Anf, Bene , bene , vada pure ù accomodi • ( Dubitava ^ che 

audaffe da mia figliuola • ) \^ da fé é 

Tra. ( Entra nelV appartamento . ) 
Anf E bene 1 Sigagr Alberto , fpicciatevi • 



71 IL MATRIMONIO PER CONCORSO 

Alb Io vi (liceva , che vi tenda giuHizid per tutto quello , 
che atete akuti> la bontà 'di direni fui ptop<>riIo dell' amar 
mio . CoalelT' , che ho avuto t»rco a telillere alle voltre 
inftnuitioni. Ho conufciuio Jl carattere della pcrfuna , C 
ne fono amaramente pentita . 

Anf Mi confolo, che abbile gnilmente conorciuta la veri- 
tà , godo <he conofciaie il Toliru carattere onelli> e Aii- 
ccru , t prego Ì1 Cielo vi dia quel bene , e quella cuu- 
folationè , che meritare . 

Alt. Lo ilelTo bene, e U ncifa coniolazìane deddero a voi, 
td alla volita figliuola . .Ho piacere eh' ella lia la fpof* 
di MonHeur la Rofe , il di cui buon carattere nua potrà 
renderla che fortunata . 

ftn/è Vuì mi fate onore , vi fono obbligato della volita 

Anf- Otsfi andiamo, Munlìeiir la Rofc, con licenza del Si- 
gnor Alberto . ( ineamminandofi ). Ma ecco , mia tìglia in 
compagnia di Madaina . * 

S 'C E N A XVII. 

DoftALiCE , Madame Fontane , Monsievr Traverse», 

e DETTI. 

Alb. i \^ Monlieur Tiaverfen ini ha ingannato . Vedo 
r\ la figlia di Pandolfo . Tenterà di nuovamente 
feduimi . No , non le liufcirà . Ingrata ! non poiTo an- 
cora micatla feaia paffione .) ( offervando Do'alice,ehe 
ji afnnja modejhtmtnit. 
Fon. (Via , vìa, fatevi anitno . Sono qui io in voltro aju- 
to . ) ( piano a Poriìlke . 

Aif. Venite avanti , di che cofa temete^ ( aile dut.donne. 
Alb. E bene , Signote , chi é , che mi domandai 

( a Monfieur Traverfen con [degno. 
Tra. Ecco 11 Madama Foniene , che vi defidetava . 

[ ad Alberto . 
Fon. Scufitemi } fono io , Signore , che deSderando d' illu- 

' " ''' '' IO di grazia. Se hanno degli intceflì loro parti- 
li fecviao dove vogliono . Vorrei ora teiminaie ì 



ATTOTERZO, 75 

tniet • Monlleur la Rofe , ecco qtr^ Doralice mia figtta ...» 
( prende per mano Doralice ^ e la prefenta a Monfieur 

la Rofe • 
Alb. Come , Signore ! quella k voflra figlia ? ( ad AnfeU 

con ammirazione • 
Anf, SI Signore, è quefla. 
Alh. Non è ella U figlia del Signor Pandolfo ì Non è la 

giovane degli affiffi ) 
Anf Che domanda ! che novità ! fiete voi diventato cieco I 
Dopo gli amori t che avete avuto per Lifettai mi doman- 
date, Te queda è la giovane degli affiiii? Queda è mia ù* 
gliuola 9 quella è la fpofa di Monfieur la Rofe • 
Alb, Oimè che colpo è quello \ Muojo , e non pofib più • 
J)or, Oh Dio, foccorrctelo . (^ tra fpor tata m 

Anf Come 1 che cos' é quello imbroglio i 
Fon* Ecco fcoperto ogni cofa f Signori miei • Quefl' è 1' 

amante di Doralice . 
Anf Ma come l Parlate, non fiete voi l'innamorato di Li- 
fetta ? ( ^ Alberto • 
Alb. Oh Cieli ! un equivoco mi ha tradito • 
Fon. Due donne italiane , figlie di due mercanti italiani , Io 
(lelTo albergo , molte circuHanze uniformi della perfona , 
quantità di accidenti , che pajono favolofi , e che fono 
veri , hanno prodotto la cataUrofe dolorofa di quelli po- 
veri sfortunati . 
Anf Gran' cafi ! gran flravaganze! che ne dite, Monfieur la 

Rofe . 
Rofe lo dico , che ho tirato innanzi fin ora a maritarmi, e 

vedo che il dellino non vuole , che mi mariti • 
Fon. Bravifiìmo , la rifoluzione è da voAro pari • 
Anf E la parol» , Signore ? [ d Monf. la Rofe . 

Fon, Eh via, Signor Anfelmo , Monfieur la Rofe non é si 
pazzo di fpofar una giovane , che non Io ama , e non lo 
amerà mai . Il Signor Alberto può follevarlo òall' impegno 
contratto • Egli non vale niente meno in condizione , in 
facoltà 9 in riputazione 9 e potete e^i&tQ ben contento , s' 
egli fpofa la vollra figlia • 
Anf Cofa dice il Signor Alberto / [ con premura « 



74 IL MATRIMONIO PER CONCORSO 

Alb. Ve la domando in grazia , e ve nt fiipplico loflanre* 

menre. 
Anf. Co fa dice Monfieur la Rofc ? ( con premura • 

Rofe Servitevi , come vi piace • Vi farò buon amico in ogni 

maniera . 
Anf, Co fa dice mia figlia ? [ con premura • 

Dor, Ah ! Signor padre • • • • 

Anf. Ho capito , non occorr' altro , che fi fpofino , eh* io 
fon contento • ( Alberto , e Domi ice fi danno la mano . 

Tutti fanno applaudo , e gridano avviva . 

SCENA ULTIMA. 

Pandolfo , Lisetta , Filippo , e detti . 

Pan. f^Ut cos' è qucfto ftrepito ? 

Anf, V> Ho maritalo mia figlia , [a Pandotfo • 

Pan. Ed io ho maritato la mia. Favorifca, Signor Colonnello. 
Ecco il marito di mia Figliuola « è il Signor Colonnello 
Trichtrach . ( efcono Filippo , e Lifstta • 

FU. E il Signor Trichtrach , che ha fpofato Lifetta , è il 
vodro fervitore Filippo • [yi cava i baffi. 

Pan, Come ? Sono tradito ; fono affaifiiiato • 

Alb. lì matrimonio è da voftro pari • 

Anf. Ricordatevi j che fiete ilato mio fervitore • 

Pan. Sono un mercante. 

Anf. Un mercante fallico . % 

FU. E fé il Signor fuocero parlerà) fi fcriverà in Inghilter- 
ra y in Ifpagna , in Portogallo, ed i creditori lo fpoglie- 
ranno . 

Pan. Pazienza ! merito peggio ; la mia albagia m* ha preci- 
pitato • 

Lif. Signor padre , vi domando perdono . 

Pan. Va , va la colpa è mia , ti perdono • 

Anf Andiamo a fiabiiire , a concludere , a folennizzare t 
proprj fponfali . Filippo dateci da mangiare . Signori vi 
fupplico tutti di favorirmi di reftar con noi . 

Fon. Volentieri , 1' occafione lo merita • 

Alk. Cara fpofd f non poflb fpiegarvi la mia confolazione • 

£ a Doralice » 



A T T O T« R Z O. 75 

Dor. Se \^ mifuro dalla mia » noa può elfere che perfetta • 
La forte ci ha condotti per una via tormentofa alla più 
deiiderabile felicità . Voglia il Cielo , che queda fia coro- 
nata dal compatimento gentile di chi ci onora , e giun- 
gano alle orecchie dell* Autore lontano le liete voci de' 
fuoi amoroii concittadini • 



fint dillia Commedia » 



\ 



LA SCOZZESE 

C O M M 1^ D I A 

DI CINQUE ATTI IN PROSA. 

Rapprcfeacau per la prima volta io Vencsia V Anno 

MOCCLXI. 



7« 

PERSONAGGI, 

Fabrizio , che tiene locanda « e bottega di caffi • 

LiNDANA fanciulla nobile Scozzefe • 

Il Conte di Sterlingh padre di Lindana • 

Milord Murrai • 

MiLEDi Alton • 

flIoNsisuR LA Cloche • 

Friport ricco negoziante Ingfefe • 

Marianna cameriera di LrNDANA • 

Uu M%S90 delia curh. 

Un tBRVlYOflS • 

Garzoni del caffi , che non parlano » 



La Scena è in Londra , e rapprefenta una Sala nell* alber- 
go di Fabruio , che ferve d* ingreffb a varj appartamen- 
ti , e dà coiDodo a quelli , che vanno a prendere il caf- 
fè I il cioccolata ce. 



7D 



L ASCOZZESE 

ATTO PRIMO. 

SCENA PRIMA. 

Fabrizio , Garzoni , e Monsieur la Cloche * 

JVJ. la CI. T"X Atemi del caffè col latte . 

JLy [ va a federe ad un tavolino • 

Fabr. Servite Monficur la Cloche . [ ai giovani. 

M. la CI, Avete ancora avuto i foglietti ? 

Fahr. Si , Signore . Vi fervo fubito ( va a ^prendere i fo- 
gli. ) Ecco la Gazzetta d' Olanda*, ecco quella d' Utrtch. 
Quefto é il Mercurio di Francia ; e quello è il foglio di 
Londra . Avrece campo di divertirvi . (g'i portano il caffè. 

N. la a. Ma 5 polfibile , Fabrizio , che non fi poffa da voi 
faperc , chi fia quella foreaiera,, che alberga qui da voi 
neir appartamento terreno* i 

Fabr. Perdonatemi ; perchè voler infiftere in quella curiofità? 

M. la CI. Sono tre mefi , che una (Iraniera incognita allog- 
gia nel voftro albergo. È giovane, è belli , è graziola; 
e non fi ha da avere curiofità di fapere chi i , donde vie- 
ne , e a qual oggetto fi tiene occulta / 

Fabr. Che intcrefl^e ci avete voi I Qual ragione vi (limola 
a fapere i di lei fegreti ? 

M. la CI. Io non ci ho interefie veruno ; ma fon portato 
naturalmente a fapere tutte le novità j e quanto più ci tro- 
vo degli oliacoli , tanto piiì mi accendo di volontà di fa- 
pere . La fera nelle converfazioni , che io frequento, tut- 
ti da me afpettano qualche cofa di-ouovo . Ho fenrito di 
già parlare da qualcheduoo di quella voftra otpìte icono- 
fciuta : fi fa, eh' io vengo tutti i giorni a prendete il 
caffè alla voftra bottega, ch'io frequento la tavola roto n- 



8o LA SCOZZESE. 

da del voflro albergo , e fono in irnpegno di render con- 
to di c}ue(la incognita • Se voi fate capitale di me , o mi 

' avete a cuntìdare chi ella è , o mi avete da facilitare 1* in- 
troduzione , perchè po(f^ rilevarlo io roedeiìaio dal modo 
Tuo di parlare . . ' 

Fabr. Voi mi domandate due cofe , che da me non dipen« 
dono . Non poifo dirvi chi ella è « perche non lo Co nem- 
men io ; e non mi è permelTo introdurvi , perchè ella noa 
vuol neflfuno • 

M. I2 CL Come potete dire non vuol neffuno , fé 10 fo di 
certo , eh* ella parla | e tratta » e converla con Milord 
Murrai ? 

Fabr, S; , è vero • Milord è venuto qualche volta a veder* 
la ; ma non 1' ha mai voluto ricever fola ; e non ù è con- 
tenidt) della compagnia della fua cameriera , -ma ha vo- 
luto , che ci Ìo{![t prefente mia moglie , io , o alcun 
altro della mia famiglia • 

Mt ^1 ^' Ebbene le parlerò ancb* 10 in prefenza vo(lra , e 
di vo(tra mogUe , e *di tutta la voftra famiglia » 

Fabr, Orsa , Signore , fcufatemi ; fon un uomo d' onore , 
e mi dovrede conofcere bafl;?ntemente • 

A/, la t/. Povero Fabrizio ! Voi fate due medieri , che . vi 
dovrebbono far uomo ricco . Caffè > e locanda fono due 
forgenti felicillime di profitto ; ma non fapete fare nò !' 
uno \ né r altro . Chi è quel locandiere , che' in un ca- 
fo Umile non fapelTe trovar il pretello per introdurre un 
galantuomo nelle camere di una foreftiera ? Chi è quel caf- 
fettiere , che non ctrcalft di coltivare gli avventori alla 
fua bottega facilitando | e procurando i mezzi per foddi- 
starli ? 

Fabr, Io fono un uomo dabbene 1 un locandiere oneflo, un 
* Caffettiere onorato • ( rifcaldandofi . 

M. la ci. Voi liete uno llravagaote ( s' alia con ifdegno ) » 
e alla vottra bottega non ci verrò più • 

Fabr^ Mi farete piacere • 

Ai. la lL Farò tanto , che faprò chi è quella donna ; e vi 
pentirete di non avermelo voi confidato . 

Fabr, Fo li .mio dovcM , e non avrò occafion di pentir* 



meae • 



« 



M. la CI. 



^ 



A T T O P R I M 0. «I 

M, ta CI. Bada , baila , ci parleremo . Signor uomo da be- 
ne I Signor caffettiere onorato , ci parleremo • ( pane • 

! S C E N A ir. 

Fabrizio » poi Milord Murrai • 

Fabr. O Arebbe per me un acquifto la perdita di queflo im- 
O portuno . Un uomo o2Ìofo , che va cercando di fa» 
pere i fatti degli altri , e inquieta il Mondo colle fue lec- 
cature • £cco Milord Murrai : quedi è un buon Cava- 
liere • 

MiL Fabrizio , vi do ti buon giorno . 

Fabr» Milord , vi faccio umìlifiima riverenza • . j 

MiL Avete ancora veduta damane là vodra Ofpitc l 

Fabr* No, Signore ; e ancor di buon' ora • 

MiL Si è veduta la di lei cameriera / 

Fabr. Nemmeno . 

MiL 9bn bramofo di fapere , fé ba ripofato bene la fcorfa 
notte . 

Fabr. Scufate , Milord , V ardire di un vodro umiliifimo fer» 
vicore : modrate una gran premura p^f queda giovane • 

MiL Vi pare » che non la meriti ì 

Fabr, Anzi mi par degnidima delle vodre attenzioni • 

MiL Io trovo in lei una bellezza che incanta, ed una vir- 
tù che forprende • 

Fabr, M* immagino i che a qued' ora faprete la Tua condi« 
zione • 

MiL ^Fo : ancora non ho potuto faper chi ella da • Stava 
appunto prefentemente per domandarvi , fé vi è riufcito 
di penetrar qualche cofa • 

Fabr. Io non fo altro , fé non eh* ella è Scozze fé , e che 
fi chiama Lindana : per altro non fo nemmeno 9 fé da 
fanciulla > o vedova , o maritata • 

MiL Per quei , che ho potuto raccogliere » ella non ha ma-^ 
rito . 

Fabr. £ come mai una figlia nubile fi trova fola in una cit- 
tà capitale, ed in un pubblico albergo I 

MiL Io ne fono all' ofcuro al pari di voi . Vi confcflb , 
eh' io r amo , e che fé la fua coudizione fofle eguale aU 
Gold. Comm. Tomo XlV. F 



St LA SCOZZESE, 

la Tua bellezza » e alla fila virtù j non tarderei un momeil* 
IO ad offerirle la mano di fpofo . 

Fabr, Scuratemi : non fiere voi impegnato con MiJedl Aironi 

MH^ Si , Miiedi Alton mi fu deftinata in ifpofa dal mio Ge- 
nitore . Egli è morto . Ho fcoperto in lei un carattere , 
che mi difpiace : è altiera , vana , orgogliofk . S' io mi 
legafli con lei , pochiffimo durerebbe U noftra unione » 
Glie r ho detto liberamente , e' può eCTer certa , che pria 
di legarmi feco , mi eleggerei di vivere come fono . 

Fabr. Vi compatifco • Non vi è coia peggiore al mondo d' 
un matrimonio difcorde • 

MiL Ah ! Lindana mi potrebbe render felice • 

Fabr. All' afpetto , al coftume » al modo fuo di parlare mo- 
fira di elTer nata bene • 

MiU Così credo ancor io . 

Fabr. Aggiungete , eh' ella è povera > e fa ogni sforzo per 
nafcondere la fua povertà • 

MiL Somminidratele quanto occorre • Supplirò lo ad ogni 
co fa • 

Fabr. Non vi é cafo, Signore^ ella non vuol ricevere co(à 
alcuna fenza il pagamento; e piuttofto fi contenta di pa- 
tire • 

Af/i. Una fimile delicatezza non appartiene , che a un fan- 
gue nobile • No ^ non conviene farla arroffire : diflimu- 
liamo per ora le fue indigenze • 

Fabr. Veggo aprire la camera • 

MiL lì cuore mi ù altera immediatamente • 

Fabr, Efce la cameriera . 

MiL Lafciatemi falò con lei • 

Fabr. Volentieri • ( Se Lindana é tale , quale apparifce , il 
Cielo non può lafciar di foccorrerla .} ( parte • 

SCENA III. 

Milord , poi Marianna , che efce dalla camera , e cftiw- 
de Vufcio j tenendo in mano un ricamo. 

MiL V T On avrò mai pace , s* io non arrivo a penetrare 

IN gli arcani di quella giovane virtuofa . 
Mar, Milord • ( inckinandofi . 



ATTOPRIMO. «5 

MiL Buon giorno , Marianna • Che fa la voftra Padrona i 
Mar. Sta bene . 
JV/y. Si può riverire ì 

Mar. È troppo predo , Signore . Non è ancora iotleramen- 
te veitita . h poi Capete il di (ei codu ne ;.non riceve vi^ 
(ite fenza una buona copia di tefiimoni • 

MiU Dove (lete diretta prefentem^nce 1 

Mar. Dalla padrona di cafa • 

MiL Avete qualche co fa di bello , mi pare . 

Mar. Sì Signore ^ ^ un ricamo • 

MiL È opera voflra ? 

Mar. È opera della mia padrona , 

Mil» Si può vedere ? 

Mar, Perchè no ? Ma non dite a lei d' averlo veduto • 

MìL Sdegna ella , che ù fappia , che fi diverK? Il ricamare 
è tale ei'ercizio « che conviene alle perfone di l'pirito . 

Mtir. Non è per ciò ; ma fo io quel che dico • Non vo« 
giio y eh' ella fappia % eh* io ve lo abbia modrato . Ecco 
qui : non è ben fatto queflo ricamo / 

MiL Perfettamente: ella moftra anche in ciò il fuo talento» 
A che ferve quedo lavoro I ^ 

Mar. Non lo vedete \ Per un pa)o di fcarpe ^ 

Mil. Per lei , m' immagino • 

Mar* Eh ! no , Signore • Non hanno da fervire per lei » 

l^fofpirando • 

MiL Per voi dunque • 

Mar. Peggio . 

Mil. Ma per chi ! 

Mar. Per tutte e due • 

MiL Non capiCco • 

Mar. Permettetemi , che io vi faccia una confidenza • Tiria- 
moci in qua per amor del Cielo, che non mi fentiffe. Mi 
manda dalla padrona di cafa , perchè mi trovi da vende- 
re quedo ricamo ; perchè in fegretezza è ridotta a tale da- 
to f eh' è codretta a vivere col travaglio delle lue mani • 

MiL Oimè ! voi mi colpite nell* anima ! Perchè non il de* 
gna di confidare meco ? 

Mar. Oh ! morirebbe piuttodo • 

Mii. Tenete; datele .queda boria • 

F 2 



84 LA SCOZZESE. 

Mar. 'Non i poffibilc : non la riceverebbe a verun patto. 

MiL h voi avere cuore di ricu farla ! 

Mar. Ci lafcio gli occhi fopra ^ ma non la pofTo ricevere • 

MiL £ pure farete coilretta a patir con lei • 

Mar, Pur troppa . 

MiL E Oete voi pure si virtuofa ì 

Mar, Amo tanto la mia Padrona > che sfuggo ogni occafio- 
ne di difguflarla . 

MiL Sie^e veramente ammirabile • 

Mar. È il buon efempio^ Signore, che mi fa tffetQ qualche 
cofa di buono • 

MiL Facciamo cos) • Vendete a me quel ricamo • 

Mar. Volentieri . Ba(l? , che non lo diciate • 

MiL Non vi è pericolo . Eccovi per effo quattro ghinee • 

Mar, Quattro ghinee ? ballane bene quattro fceliini • 

MiL Cosi poco i 

Mar. È il miggior prezzo , che Ci può fperare . 

MiL Non poirelte voi dire d' aver avuto la fortuna di ven- 
derle per quattro ghinee ! 

Mar. Eh ! la mia padrona non' é sì fciocca • 

MiL Tenetevi il rimanente per voi . 

AJ'ir. Ah ! non poflb farlo . ^fofpirando, 

MiL Non è neceif rio , ch^ ella lo fappia • 

Mar. Credete ni , le avelli quello danaro in tafca , mi tro- 
verei sì confufa » che la padrona fé ne accorgerebbe fenz' 
altro . 

MiL (lo non ho più trovato una padrona sì amabile , ed una 
ferva si accolìumata . ] 

Mar. ( È una gran tentazione , ma convien refiUere • ) 

MiL 1 enete ; datemi il rello di una ghinea . 

Jtf T. Il redo di una ghinea I Sono dei meli , che io non 
veggio la Itampa delle monete • 

MiL 1 enete U ghinea ; mi darete il reflo • 

Mar. Ma fé non mi trovo .... 

MiL Tenete dico . La virtù , quando eccede , diventa vizio. 

( un poco alterato • 

Mar. Via , via non andate in collera • La cambierò , e vi 
darò il reftante . [ prende la ghinea • 

MiU Non iìate così rigorofa • [ Ji pone in tafca il ricamo • 



A T T O P R I M O . Ss 

Mar. Io non lo farei veramente ; ma la padrona mi obbli- 
ga , ed io non la vorrei difgudare • 

MiL Poflìbile f eh' ella non voglia cercar la via di ufcire da 
tali anguflie ? 

Mar. Io credo , eh* ella Io farebbe i fé fonfe in cafo di farlo • 

Mil, Sa pure , eh* io ho della filma , e dell* amore per lei. 

Mar, È vero ; e fo ^ eh' ella ancora ha della flìma per voi» 
Ma parevami > che vi amaffe più da principio , quando vi 
fpacciade per il Cavaliere Sternold. Dopo che le confida* 
fte di e0ere Milord Murrai|la veggio inquietiifima^ e non 
vi nomina ^ che fofpirando . 

MiL SI 9 allora quando mi fcoperd per quel che fono , la 
vidi impallidirete tremare* Giudicai» ch'ella in me <^)n- 
dannaflfe la mia finzione ; ma credo di elTermi giuflificato 

. abbaflanza . Un' incognita in un pubblico albergo , io non 
fapea > fé meritaffe la mia confidenza • Ho voluto tener- 
mi nafcoflo i finché ho rilevato il carattere . Quando ho 
conofciuto la fua virtù i mi fono manifellato , e le ho 
demandato perdono. 

Mar. Eppure non ù é mai più da quella volta raflerenata . 
Io dubito y che qualche ragion più forte la tenga opprefTa. 

Mil, Non faprei • Voi , che le fiete ognora dappreffo , po- 
trede qualche cofa indicarmi • Ma non vi è fperanza di 
poter da voi faper nulla • Non avete mai voluto confidar- 
mi chi ella è ; e fo , che voi lo fapete . 

Mar, Perchè volete « eh' io tradifca la mia Padrona ? 

MiL Chiamate voi tradimento fvelare la fua condizione ad un 
uomo , che può fare la fua fortuna \ Io (limo peggio il 
tacere \ poiché s' é degna di me , voi potete darmi il co- 
raggio per dichiararmi : fé non merita le mie nozze , la 
mia amicizia la pregiudica , e non le fa onore . 

Mar, Voi parlate sì bene , che quafi quafi mi credo in ne- 
ceflltà di confidarvi il fegreto . 

MiL Vìa , fatelo , che ne refterete contenta. 

Mar, Se mi potefii fidare , che non parlade • • • • 

MiL Io non credo di meritar da voi queflo torto • 

Mur. Avete ragione . Faccio torto a voi , e alla Padrona m^- 
defima , che per una rigorofa virtù vuol ridurfi a morie 
di fame • Sappiate dunque , eh* ella é di una delle più il- 



o<j > LASC02XESE. 

mtì famigUe di Sco*ij . Suo Padre è Ita» «p5ta!meat. 
luiifi ramig 0*0, Sua Madre è morta dal do- 

bandito da tutto " "^^S"" . . , . .,.,; -4 .tu »„ di- 

t con a 'il Ttrattenera , «a di profeguire i. c,m«U 
r. Non fo poi , (e la mancanza d. danaro , o la voft^^. 
amicizia le abbia fatto cangiar pendere . SO'.«he [««• 
q" da tre mefi , che il primo n è paffato aff« bene . ed 
il reftante malifflmo . 

JM,7, Voi mi offendete . ... 

Mar Oh Cieli ! la Padrona mi chiama . 
£• Non mi lafci-ate in queft' orribile dubb.em 
Mar Vengo , vengo ( verfo la pms . ) Lmdana é nn n» 
tJie fuppoftò . tua è figlia dello f«nturato Sterl.ngh . . . 

ZXli Conte S-nngh .-^r •""'"•[ir: 
patitemi . Vi raccomando la fegtetezaa . l e 

S C E N A Iv. 

Milord folo . 

* A Himè • Qaal fulmk.e mi ha colpito ! Ora cot«.pWnJ* •/ 
A nitne . v^ua» **• . , . j,-;-uj ^g\ mio nome • 

A '-'''*r;:!i:"Te«no^ipX?uo, degno del fuo 
Nome per lei fatale , degno «no . b ^ „,. 

aborrimento . Ma io non fono il /" f!"* '"' „ j, per- 
Fu 11 Padre mio l' inim co della J"» "^^ 'Jj,;» ' .' /«la 
fecutore della fua famiglia . Mio Padre è morto 
cime ! Una figlia fenfibile , un' orfana deWata » P ^^ 
„er pace col fangu. de' fuo. nm'c. ; e cb. puO ^^^^^ 
fcopo di fue vendette , s' .0 non lo fono « . ^^ 

porta della fua camera . n fcoperta.-.. 

n,i . . . nello ^(ìato, ^^ J^^^^'J^^^^^^^ %^ò effere . quaU 
Prcndiamo tempo . L' amow »» F«'B >r -^^^^^ ^ 

che configli© • 



ATTOPRIMO. «7 

SCENA V. 

LiNDANA y e Marianna . 

£iW. VTO, non ti pofTo credere: Milord % • . Oov' i egli 
xN andato! Milord • • • Ah Marianna , tu hai parlato 

fece lui lungamente . 
Mar* Signora , acchetatevi fulla mia parola . 
Lind. Va' a vedere, Tee' é Milord • Voglio parlare con ef- 

{o lui. 
Mar. £ lo volete ricevere fenza i foliti teAimoni ! 
Lind, Siamo in una pubblica fala . Cercalo immediatamente. 
Mar. ( Prego il Cielo » che non ci ila . ) l va , e torna . 
Lind. Marianna mi ama . È giovane di buon coftume $ ma 

i* amore medeiimo potrebbe fpingerla a palefarmi ^ e fé 

Milord fa , chi fono , oh Cieli ! fiamo entrambe perdute. 
Mar, Non e' é più > Signora • 
Lind. È partito I 
Mar» Suli' onor mio é partito • 
Lind» Perché partire fenza vedermi ? 
Mar. Perchè gli ho detto , eh' eravate fpogliata • 
Lind. Altre volte ù è trattenuto ; non gli è rincrefciuto 

afpettare . 
Mar. Quefla volta avrà avuto m^aggior premura . 
Lind. Marianna , tu hai ragionato lungamente con elfo lui • 
Mar. Lungamente ? Non mi pare * Signora • 
Lind. Pare a me. Ti ho veduta. Quali dilcorfi Ci fono fatti! 
Mar. Mi ha domandato i fé Aate bene , fé avete dormito 

bene , e cofe fimili • 
Lina. Ti ha egli domandato chi fono ? 
Mar. Oh ! queda poi è la folita interrogazione • Da che lo 

conofco , me 1' avrà chieflo trecento volte • 
Lind. £ tu che cofa hai rifpoflo ? 
Mar. Che non lo fo nemmen lo ; eh* è poco tempo y eh' io 

(lo con voi 9 che vi conofco per quella , che mi dà il fa^ 

lario • • • 
Lind. Ah ! Marianna , tu mi rimproveri col miglior artifizio 

del mondo . Non ti do il falario ^ non ti do , che fcar- 

fo alimento. Sofifrimi fin che puoi, non mi abbandonare. 
Mar. Io abbandonarvi / Non dubitate i Signora mia , Noa 

F4 






88 LA Scozzese. 

lo farò mai. S'irei dirpofia , fé lo permettelle, andar ptut** 
toflo a domandar la elemolina e per voi , e per me . 

Lind. Tutte le perfone afflitte di quello mondo hanno qual- 
che rperanza : io non oe ho alcuna • 

Mar» Compatitemi , Signora , e correggetemi, s* io dico ma- 
le . Che difficoltà av^e voi a confidarvi a Milord , eh' è 
un Cavaliere si amabile, e di sì buon cuore? 

Lind. Ah / taci , per carità . Penfa a tutt* altro : quefla fa- 
rebbe l'ultima mia difperazione • 

Mar» Egli ha per voi della Aima ; egli ha per voi dell* 
amore • 

Lind Lo fai veramente , eh' egli mi ahìi ì 

Mar. Lo fo di certo . 

Lind. Te V ha egli detto I 

Mar, Qualche cofa mi ha detto. 

Lind. Vedi , ingrata! Lo vedi, fé pofTo crederti! Tu bai 
ragionato di me lungamente con effo lui , e me lo volevi 
nafcondere . Ciò mi mette in maggior fofpetto • Tremo , 
che tu gli abbia fvelato V effer mio , le mie contingenze» 

Mar. No certo , Signora . Adkuratevi , che non 1' ho fat- 
to , ma fé fatto V avelli , fcufatemi , farebbe egli sì graiT 
delitto ) 

Lind, Ah ! farebbe lo (leffo , che volermi perduta , fagrifica- 
ta . Marianna , tu fei fui punto di rovinarmi , fé non 1' 
hai fatto a quell* ora . Ah I sì , per maggiormente impe- 
gnarti a sì p remuro fo filenzio , odi le confegueuze , che 
ne verrebbero dalla tua imprudenza . 

Mar. [ Io principio a tremar davvero . ] 

Ltnd. Tu fai le difgrazie della mia famiglia. * 

Mar. Le fo pur troppo . 

Lind. Sai tu l'origine, che le ha prodotte ! 

Mar. Intefi dire da voi raedefima , che il voflro Genitore fia 
(lato efìliato per fofpetto di ribellione ; ma non mi dice- 
fle più di cosi . 

Lind. Si , fu il povero padre mio condannato per un fofpet- 
to fufcitato da un* antichiOima inimicizia fra la famiglia 
noflra , e. quella di Milord Murrai . Nacque Pallio fra It 
due cafe fin da quel tempo , in cui fi trattò V union dei 
due regni fotte un folo Governo ; e furono allora di fen- 



• ATTOPRIMO. n9 

timento cfiverfo , e mantennero Tempre fra loro un impla- 
cabile odio . Milord Murrai , padre di quello , che mi ama 
e non mi conofce , mandato dal Parlamento in Ifcozia 
coife la congiuntura di alcuni torbidi di quel regno , e 
gli riufcì di far comparire mio padre il* protettore de' maU 
contenti . Si falvò il mio Genitor colla fuga . Sono fei ' 
anni , eh* egli (1 refugiò neir America \ e dopo che man- 
cò di vita r addolorata mia Genitrice , più non ebbi di 
elfo novella alcuna . Spogliata dal fifco de' noflri beni , 
perduta la cara madre , la difperazione ro' induflfe ad ab- 
bandonare la patria con animo di palTare neir Indie , e col- 
la traccia di qualche lettera , che confervo ancora , ten- 
tar la forte di rinvenire mio padre • Giunta in Londra 
colla fperanza di ritrovare l'imbarco, fummo a qued' Al- 
bergo condotte • Felice Albergo per la cortefe accogHen- 
sa del buon Fabrizio^ 9 e dell* amorofa di lui conforte :fe« 
liciffimo un tempo per 1' adorabile converfazione del più 
amabile Cavaliere del mondo. Ma oimè ! Albergo ora di 
trifiezza, e di pena^ da che ho rilevato in Milord il fan- 
gue de' miei nemici , 1' origine de' miei difadri , 1' ogget- 
to dell' odio , e della vendetta del padre mio , fé ancor 
vive. Milord ideflfo , che ha per me dell' amore, conver- 
tirebbe in ifdegno [ conofcendomi ] la fua paffione. Ere- 
ditata r avverfìone dal padre contro il nome, e contro il 
fangue , eh' io vanto, chi fa fin dove lo trafporterebbe lo 
fdegnoi Ma s' altro male non mi avvenifTe, vedermi odiata 
dalla perfona , eh' io amo , farebbe 1' ultimo de' miei af- 
fanni • Ah ! sì , dovrei vergognarmi di un tale affetto ; 
ma r ho concepito con innocenza , e non ho ballante vir- 
tù per difcacciarlo dal feno . Dipende dalla fegretezza dell' 
cflfer mio qualche giorno di vita , che ancor mi refla • 
Vedi ora» qual interefTe mi fproni a raccomandarti il fìlen- 
zio : vedi qual dovere ti aftringe a non perdere la tua 
fventurata Padrona. Soffri per poco ancora vfoffri fin che 
incerta mi tengono le mie difcordi rifoluzioni . Afpetto il 
miglior confìglio dal Cielo . Se io non lo merito , fé io 
non r ottengo , la morte foUeverà me dagli affanni ; e tu 
farai dalle mie miferie , e da sì trifla condizion liberata . 
Mar. ( Oh mifera ! Oh difgraziata , eh' io fono ì Oh cpfa 



s. 



90 LASCOZZESE. • 

ho fatto ! Oh povera la mia Padrona ! ( / afciuga gli occhL 

Lind. Marianna , tu piangi , tu arrofCfci , tu tremi } Ah ! 
Cieli ; mi avrefti per avventura tradita l 

Mar» Oh ! no 1 Signora • Il racconto delle voftre difavven-> 
ture mi fa piangere , e mi fa tremare . 

Lind, Sia tutto ciò , che al Ciel piace . Hai tu portato il 
ricamo alla Padrona di quefl* albergo ? 

Mar, Dirò . • • SI 9 Signora [ Non fo quel, che mi dica*. ] 

Lind, Ti ha ella dato il folito prezio t 

Mar. Me 1' ha dato • • • Cioè » non me V ha dato , ma me 
lo darà • 

Lind, L* ha dato , o non V ha dato ! Mi pare , che ti con« 
fonda • 

Mar, Tutto effetto y Signora , della parte eh* io prendo nelle 
vodre difgrazie • 

Linde Sai pure In qual eftremo bifogpo ci ritroviamo • Per- 
chè non pregarla di pagarti fubito sì picciola fomma I 

Mar, Per non farle fapere , che voi fiere in tale neceffità • 

Lind» Ma non fi è fra di noi concertato , che tu dlceflì ef- 
fett cofa tua , e che ti preme il danaro per ifpenderlo in 
cofa di tua occorrenza I 

Mar» È vero • 

Lind» Glie 1' hai tu detto f 

Mar» Mi pare di si • 

Lind, Ti pare i Che modo è queflo I Ti pare? 

Mar, Anzi gliel' ho detto certiffimamente. [ Propriamente le 
bugie non le fo ben dire •«} 

Lind. Va* dunque , va' nuovamente a pregarla . Io non ho 
coraggio di farmi provveder da Fabrizio « fé non gli pa- 
go il conto de' due giorni paflfati • 

Mar. Ma eglt lo fa affai volentieri ; vi prega anzi di rice- 
vere. • • 

Lind, No I no , fra le mie fventure non ho altra confolazio- 

ne 9 che quella di poter nafcondere le mie miferie • Se fi 

fapeflTe V eflrema mia povertà , cadere! facilmente in difpre- 

gio delle perfone } e chi fa qual giudizio , e quali dife- 

,gni fi formerebbero fopra 4i^ me ? 

Éfar. ( Oh lingua i Oh linguaccia ^ Che coA hai fatto ? ) 

Lind. Vn\ cara , follecitati pei:sikrtni\ueflo piacere. Ti afpet- 
to nelle mie ca/nere • 



ATTO PRIMO- 91 

Mar* VaJo fublto . ( Povera me ! io non (o , In che mondo 
mi ila • ) ( parte • 

SCENA VI. 

léind, A H ! non vorrei colla mia condotta merirarmi 1' ira 
J\ dei Cielo • Ma doveva io rimanere nella mia Pa- 
tria , fola I abbandonata da tutti , in odio ai parenti , ai 
nemici , ai concittadini ? Percirè , mi rimprovera il cuo- 
re y perchè non foUecitare il viaggio dell' Indie ? Perché 
non dirigere tutti i penderi alla fperanza , e ai mezzi di 
rintracciare il Padre ! SI , è vero , doveva farlo • Ma i di- 
sàgi provati nei primo viaggio mi mettono in apprenfione 
per intraprenderne uno più lungo , e più faticofo . Efpor- 
mi un' altra volta al mare ; alToggettarmi ad un clima in* 
«ognito, e pericolofo forfè alla mia falute ? Ab ! Lindana^ 
non ci aduliamo .- diciam piuttofto di abbandonare Milord* 
Oh Cieli ! Milord mio nemico I Ah ! chi ha mai veduto 
fopra la terra una Donna di me più mifera , più sfortuna- 
ta ? Numi , ajuto » coniglio , pietà , pietà! del mio pove- 
ro cuore • ( entra nella fua camera • 



Fittt dell' Atto Prime • 



p» 



LA SCOZZESE. 






ATTO SECONDO. 

SCENAPRIMA. 

« 

Friport , e Fabrizio.» 

Fabr. Z^^* ^^" tornato, il mio carìffimo Signor Friport: 
\J mi confolo di rivedervi dopo due anni più graf- 
fo , e più robudo ; e direi quafi più giovane, che non 
eravate . 

Frip, Gli anni paffano . I lunghi viaggi di mare cagionano 
dei patimenti ; ma un buon guadagno conforta gli fpiricii 
e fa far buona ciera • 

Fahr, Accomodatevi . 

Frip. Fatemi portare una tazza di cioccolato • 

( fede al tavolino . 

Fabr. Ehi ! del cioccolato al Signor Friport , [a un giova^ 
ne , che comparifce , e parte . ) Donde venite prefente* 
mente 9 

Frip. Dalla Giammaica . 

Fair* Mi pare fia nell' America . 

Frip, Sì , per V appunto . Bel paefe , Fabrizio j bel paéfe 
per far 'denari ! 

Fabr. Per quel eh' io fento , i voftri affari faranno andati 
affai bene . 

Frip. Beniflimo • Ho faticato poco , e ho guadagnato mol- 
to . Ora fono in ripofo; ma il ripofo mi dà più noja 
della fatica . Datemi da leggere qualche gazzetta , qualche 
foglio , che mi diverta . Io trovo pjù difficoltà a divertir- 
mi I che a far denari . 

Fahr, Ecco qui le gazzette , <ht corrono • 

Frip, Ci fono novità nel paefe ? ( ojffervando le gallette • 

fabr. Niente 9 eh* io fappia di rimarcabile . 

Frip. Come vanno gli affari vodri I Avete molti foredicri 
nel voftro albergo I 



ATTO SECONDO. p) 

Fabr. Son contento della mia forte . Prefentemente non 

ho molte perfooe i ma coli' occaiione della proBnna fiera 

ne afptftco • 
Frip. Voleva quafi condurvi un forediere , che fi è Imbarca- 
to con me alla Giammaica • 
Fabr. Mi avrede fatto piacere • 
Frip. Ma è ftravagante : ama la folitudine . Vuole dar folo, 

vuole dar ritirato» e dubitando che da voi vi fode di 

molta gente » non 1* ho condotto . 
Fabr, Ora da me farebbe ddto benìdìmo • Poteva dargli 

1' appartamento di fopra y dove farebbe dato con pienidi- 

ma libertà • 
Frip. Bene ; io ho prefo impegno di provvederlo . Mandate 

al Tamigi a cercare del Capitan Fantom . é • • 
Fobr, Lo conofco • 
Frip. Tanto meglio. Farà egli abboccare il vodro medb col 

forediere ; e quando gli dica ^ eh' io qui V afpetto » fi la- 

fcerà condurre fenza alcuna difficoltà • 
Fabr» Che per fona é ? • 

Frip, Mi pare perfona oneda . 
Faifr, Beniflimo • Se mi permettete , vado a dare la commlf- 

fione . 
Fri^, Andate . 
Fabr. ( I buoni amici fanno fempre del bene • ) C parte • 

SCENA II. 

Friport y poi Marianna • 

Frip. XT Ediamo» che cofa dicono quedi foglietti. Guer* 
V re , guerre , Tempre guerre* Che importa a me, 

che fi ammazzino ? Ambafciate , Cerimoniali : quede co- 

fe non m* interedàno • Vorrei fentire parlar di commercio. 

Quedo. è il latte del pubblico ; queda è la forgente del 

comun bene . 
Alar. e pajfa per la /cena. 

Frip. ( E quede fono le forgenti del nodro male . ) 

e accennando Marianna • 
Mar. ( Non fo dove nafcondere il redo della ghinea . be me 

Io trova , povera me ! ) [ mette il denaro in faccoccia, 

Frip. (Non fo , fé fia della cafa di Fabrizio ^ o fé Ì5a Fo- 

rediera . ) • 



\ 
\ 



94 LASCOZZCSC. 

Mar. ( Chi è mai queila faccia burbeta , che mi gilar ja I) 

( camminando m 
frip. ( Vegglamo un poco , che cofa è , per dlvertimeato.) 
Ehi ! vi (aluto . ( ^ Marianna , 

Mar. La riverifco . { Pare un Satiro . Mi fa paura . ) 

( corre » entra nel Juo appartamento , e chiude la porta • 

SCENA III. 

Friport V poi Fabrizio» 

Frìp. TT^Ugge ; noa k piace U mia figura • Eh ! le piacc^ 
J7 rebbero forfè le mie ghiuee • 

Fabr. Eccomi qui coq voi . 

Frip. Chi è culei , eh* è entrata ora in quelle danze terrene l 

Fair. È la cameriera di una Signora , che alberga qui da tre 
mefi .. Perchè mi domandate di lei ! 

Frip. Oh ! per niente . Per femplice curiofità • 

Fahr. Nofi é cattiva fanciulla ; ma fé conufceAc la di lei 
Padrona , è una donna (ìngolarifiima • 

Frip. In qual genere I 

Fabr, In tutto • Bella , giovane , virtuofa • • • 

Frip» Vtrtuofa antora ì 

Fabr. Sì , certo . Piena delle più belle virtù • Ella v!ye ri« 
tiratiOima : parla , e tratta con una modedia efenpiare \ 9 
quel che più la rende degna d* ammiratione« G i 9 che 
trovali in un' eflrema miferia , e cerca di ndfconderla agli 
occhi altrui per timore di perdere il fuo decoro ; e lavo- 
ra la notte ìegretamente per procacciare il vitto , e noa 
aver obbligazione a neflfuno , che la foccorra • 

Frip, Bella, povera , e virtuofa ? Se tutto è- vero quel che 
mi dite ^ è un prodigio d<lla natura • 

Fabr. Oh ! quel che vi dico , è la verità . Mia moglie « ed 
io y conofcendo le di lei indigenae abbiamo provato più 
d* una volta ad efibirie^ un piccolo trattamento ; ed ella 
lo ha ricufato • Mangia pochiffimo ; e vuol pagar tutto • 
Talvolta ho ufato V artifizio di metterle quel che le do , 
la metà di quel che mi coda : fé n* è avveduta , e fé 
ti* è lagnata ^ e ha minacciato d* andarfene dal mio ttì» 
bergo . 

Frio. Donna rara « (ingoiare, iingolariffima • Chi è f Di quii 
tamiglia I Di qual condizione I 



ATTO SECONDO. 95^ 

Fnhf. Non lo fo : è fcoaofciuta , e non fi vuole dar a co* 

nofcere • 
Fr/p. La vedrei volentieri • 

Fabr. Sarà difficile , eh' ella efca dalla Aia camera • 
Frip. Anderò io nella camera a ritrovarla • 
Fabr. Peggio . 

Frip. Prevenitela , eh* io non le darò foggezione • 
Fair Non vi riceverà certamente . 
JFrif. Fatele httt una tazza di cioccolato « invitatela a favo- 

' rirmi • 
Fabr. Io (o , che non fiate portato a converfar con donne; 

come ora vi viene una fìmiie fantafia ? 
Frip». Io non amo le donne ^ ma '^le cofe ftraordinarie mi 

piacciono • 
Fabr, Avrei anch* io piacere , che la vedefle . Chi fa ? Veg« 

gendo un uomo ricco , attempato | e dabbene , potrebbe 

darfi i che vi confidaflTe le fue mi ferie . • 

Frip. Ed io farei pronto a foccorrerla di buon cuore , di 

' buona voglia , fenza malizia • 
Fabr,, A (pettate , che voglio provarmi • 
Frip. Che li cioccolato fia pronto • 
Fair» Sì I Signore : dirò , che ne portin due tazze . Lafcla- 

te prima ^ eh' io veda , fé vuol venire • 

( batte alla camera , gli aprono , ed entra • 

SCENA IV. 

Friport. 

Fripm Q' È tutto vero , merita , che le fi faccia del bene. 
d Vediamo , fé vi è qualche cofa , che m* interefC* 
(cffervando i foglietti) . Di Cadice fi attendono quanto prima 
f Galeoni di Spagna • Felici quelli , che ù trovano al loro 
arrivo ! Sarebbe bene , eh' io andafli in Cadice ad afpet« 
Carli • 

SCENA V. 

LiNDANA , Marianna i Fabrizio » e detto • 

Fabr. O Ignote , ecco qui la giovane forediera , che per- 

^ (uafa da me dei voftro carattere vi ufa una diltin- 

zione non praticata con altri , {a Friport . 



96 LASCOZZESE. 

Trip, ( Si cava un poco il cappello , e feguita a leggere la 
Gaietta . ) 

Lind. Queil* uomo , che ora vien dall' America , potrebbe 
darmi qualche relazione per me vantaggiofa • } 

Fri/7. Perchè non federe ? {a Lindana • 

Lind. Vi veggio occupato ; non vorrei didurbarvi • 

Frip* Leggo i foglietti • L* articolo dell' Indie m' iaterefFa 
■ infinitamente . 

Lind. ( Ah ! il mio cuore n* è intereflfato forfè più di ne(« 
funo . ) 

Frip. Venite qua ; fedete prefTo di me , prenderemo il cioc- 
colato infleme • 

Lind, Vi ringrazio ; non ne prendo mai • 

Fabr. ( È fempre eguale , fempre modella 9 e rifervatifli- 
ma . ) ( piano a Friport • 

Frip. Accoflatevi ; fedete prefTo di me ; facciamo un poco 
di conA^erfdzione • 

Lind. Scufatemi y io non faccio la converfazione colle per- 
(oae , che non conofco . 

Frip, Io fono in Londra aflTaiflimo conofciuto . Mi chiamo 
Fripurt , galantuomo , ricco negoziante ; informatevi eoa 
Fabrizio . 

Fahr» bl , Signora , il pìii onefto , il pi& (incero uomo del 

. mondo • 

Lind, Avete voi cognizione della Giammaica ! 

Frip, SI , ci fono Itato fei volte. Vengo ora da quel paefe. 

Lind, ( Oh Cieli i vorrei parlar di mio padre \ ma non fo 
come fare : non vorrei inavvedutamente fcoprirmi . ) 

Trip, Una parola . ( chiamandola • 

Lind, A me , Signore ? 

Frip. Sì , a voi una parola : accodatevi • 

Lind, Ditela , Signore • Vi *fentìrò beniflimo ^ dove Coao , 

Frip, Accodatevi . Non voglio | che tutti fentano. Sono un 
galantuomo y e non mi puzza il fiato , e non vi pentire- 
te d^ avermi udito . 
Lind. ( Aveife egli qualche arcano da confidarmi ? ) Soa 
qui , che cofa volete dirmi f [ / accofla • 

Frip. Sedete . 
Lind. Non importa ; fto bene • 

Frip. 



ATTO SECONDO. ^^ 

Frìp. La civiltà vorrebbe , che anch' io ra' alzafli ; ma fé 
voi (late bene in piedi , io (lo bene a federe . 

Lind State , come vi piace . ( Il carattere mi p^r di u-ti 
uomo (incero . ) 

Frip. Alle corte : io non fon uomo da coTQpHmenti . Mi è 
iUto detto di voi un grandiiìim > bene ^ e trovo , che mi 
hanno detto la verità • Voi (ìete povera , e virtuofi . 

[piano a uindan^ • 

Lìnd, Io povera ? Chi vi ha detto queflo , Signore i 

l alterata • 

Frip, Me r ha detto il Padrone di queft' albergo , eh' è uà 
galantuomo ; ed io gli credo pert'cicamente . 

Lind, Ah ! Signore , quella volta , credetemi , non ha detto 
la verità . I<> non ho bilogno di nulla. 

Frip» Vi volete uafcondere per modeilia j e forfè , forfè per 
orgoglio . .So , che aoii avete il vostro bifogno , e che 
qualche volta vi manca il pane • [ piano . 

Lind. Ma che modo é il .voiìro di far arrofUre fon tali ia<- 
giurie ? . . . 

Frip. Tacete ; non fate , che nefluno ci fenta . Il mio viag- 
gio della Giammaica mi ha prohtt^to cinquemila Ghinee • 
Io ho fempre accolium^to di dare un^ pirce del mio gua- 
dagno per elemolina . Diodo a voi cinquanta ghinee, iioa 
fo , che pagare il mio debito . Non vo' cerimonie , non 
voglio ringraziamenti • Tenete . Riponete la burfa , ed of« 
fervale la fegretezza . 

( Le da una horfa , e fi mette a leggere le gaiette • 
Lindona lafcia la borfa fui tavolino, e fi fiofia un posio,") 

Lind. ( Ah ! trovomi in tal maniera mortificata , che noa 
ardifco più di parlare. Oh Cieli! tutto mi avvililce, tut« 
to mi affligge . Grande è la generofità di qucit* uomo y 
ma non è minore. T oltraggio ^ che io ne ricevo . } 

Mar ( Fabrizio , la P'\dro:ì4. è molto turbata. Che cofa m^i 
le avrà detto queir uomo I ) [ piano a Fabripo» 

Fabr» ( lo credo , che le voglia dare qualche foccorlb , o 
eh* ella fdegni riceverlo . ) [ piano a Marianna • 

Mar. ( Oh voglia il Cielo , che aoQ lo ricufi So io la 
\ita mìferabile , che facciamo .) ( piano a Féibriiio « 

Gold» Comm. Tomo XlVm G 



/ 



on LASCO ZZESE. 

Lind. Signore • . , ^ ^ la Trìpon # 

Frip, lo aoa voglio ringraziamenti • 

Lind Permettetemi , eh' io vi dica, che la voftra liberalità 
mi forpreode ; ma eh' io non fono ia grado (fi ricevei e 
Il danaro , che voi mi offrite ; poiché , per dirvi [à \^ì*> 
tà » io non ifpero si facilmente venire in lAato di ^Qter» 
velo redituire . 
Frip, E chi vi ha parlato di re/lituzione / Ve 1* ho donato\ 
Lind^ Mi penetra il cuore la voftra bontà $ ma io non fono 
in grado di approfittarmene . Riprendete la vodra borfa , 
e fiate certo della mia am (nitrazione « e della mia graticu- 
dine • ; 

Frip. ( Scioccherie ! Si perfuaderà • ) 

l da fé f e fi mette a leggere» 
Mar, ( Signora una parola • ) [a Lindana • 

Lind. (Che co fa vuoi ? ) f piano a Marianna , 

Mar, ( Deh ! fé non volete prender per voi | prendete qual- 
che cofa 'per me • Io vi fervo nelle irodre difgrazte ; ma 
le noflre indigenze crefcono ogni di più ; e mi pare un* 
ingratitudine il ricufare la provvidenza. ) Signore , com- 
patite la mia Padrona : ella h di coHume affai delicato ; 
ma cuuvien confeOare la verità ; fiamo in qualche bifo- 
gno • • • • e fenza il vofrro. foccorfo • • • • 

( a Friport y che feguita a leggere la. ganetta • 
Lini, ( Ah ! Marianna , tu vuoi farmi morire di roÀore • ) 
Mar, ( Voi mi volete far morire di fame • ) 
Lind, No » non farà mai viro , che polfa dirfi , eh* io ab* 
bla condifcefo ad una viltà . Io non conofco inanimo di 
quel ratrcidante : modra dì farlo per compaffione; ma po-> 
trebbe avere qualche difegno : e quando uua fanciulla ac- 
cetta i preienri di un uomo , fa fofpemre | che iia di/po- 
Aa a p^g^rne il prezzo^ 
Mar ( Quaud' ella parla non fi fa cofa rifpoodtre . ) ^ 

Fripm Ehi ! (a Marianna, 

Mar, Signore ? (a Friport . 

Frip Che cola dice I ^ <i Marianna . 

Mzr Dice delle cofe , die mi fanbo tacca^ricciafe . Dice , 
che 1 regali d' un uomo poflbno far fofpttcare deli* ono- 
ratezza di una fanciulla • 



ATTO SECONDO. 99 

Frlp» Ella non ù quello , che fi dica • Perchè fofpcttare in 
me uii cattivo difegno , in tempo , eh* io faccio un* azio- 
ne buona ? ( forte che Lindann fenta • 

Mar, Sentite , Signora ? [ n Lindana • 

Lind. Si « U Aia intenzione farà buonifllma ; ma il mondo 
direbbe , th' egli mi ama . ( piano a Marianna^ 

' Mar. Signote , ella ha paura , che il mondo dica , che voi 
r amate . 

Frip, Che pizzia ! Che immagine fciocca ! Io non l'amo e 
Il mondo fa , eh* io non fo alP amore . Aflicuratcla , eh' 
so non r amo ; e che non m* importa né di lei, né del- 
le più belle donne del mondo . L* ho veduta una volta 
fola ; e fé non la vedo più , non ci penfo . Addio ad- 
dio . ( ojferva /* orologio , e j* al^a ) L' ora è tarda ; ho ' 
degli afFdfi • [a Lindana, parte , lafciando la horfa • 

Lind. Fi^brizlo • 

Fabr. Signora . 

X/ni. Prendete quefla boffa . Portatela afTolutamente al Si« 
gnor KripoYt . Aflicuratelo della mia (lima ; e ditegli , cYif 
io non ho bifogno di niente . [ gli dà la borfa. 

Fabr, Sarete fervita . (La terrò io in depollto , e fervirà a 
foccorrerla un giorno ne* fuoi bifogni •) [ parte • 

SCENA VI. 

Lindana > e Marianna . 

Mar* O Ignora , voi avete operato benìflimo ! Il Cielo ve 
O io rimeriti , e vi confoii . Voi volete morire ncU* 
indigenza ; e volete , eh' la pure iia fagrificata alla voitra 
virtù • Pazienza ! 

Lind. Non temere , Marianna . Poco ancor pofTo vivere: fa- 
rai liberata ben tofto d^à una si crudele Padrona • 

Mar. Ah ! no , Signora ; comp ititemi . Qualche volta iènto 
anch^ lo te miferie ; ma quando penfo , che una Dama , 
come voi fìcte , le foffre con si bella coftanza , mi ver- 
gogno di me medefima ^ e le foffro in pace ancor io • 



G 2 



xoo LA SCOZZESE. 

SCENA VII. 

MiLEDi Alton » .Monsiedr la Cloche , e dette - 

M, la CI, r? Cco , ecco , Miledi ; ecco lì la voflra rivale . 
r# y [ piano a Miledi Alton» 

Mite. Ritiratevi un poco , fin eh' ià le parlò. 

[ piano a Monjìeur la Cloche • 

Af. la CI, Sarò agli ordini voftri . Chiamatemi , fé mi vole* 
te . . [ piano a Miledi , e parte • 

Lind. Vieti gente : ritiriamoci • [ a Marianna» 

Mile. Quella giovane , una parola • [^ Lindana, 

Lind. Dite a me , Signora ? 

Mile, Si . Non liete voi quella > che fi appella Lindana } 

Litid, Lo fono • 

Mite. Ho bi fogno di favellarvi • 

Lind. Parlate . ( Ah ] il cuor mi predice qualche nuova di- 
fa v ventura . ) 

Mile, Entriamo nella voftra camera • 

Lind, Non è propria , Signora : parlate qu\ , fé vi conten- 
tate . 

Mile, Chi è coflei ? [ accennando Marianna • 

Mar, Io non mi chiamo coflei . Il mio nome è Marianna , 
Cameriera di queda Signora , per ubbidirla . 

Mile, Fatela ritirare. Ho da parlarvi fegretamente • 

[ a Lindana • 

Lind. Ritiratevi . ( Sono in una cftrema curiofità . ) 

Mar, ( Eh ! darò in attenzione ; non lafcerò « che le fac- 
cia qualche fovcrchièria . ) . [ pajja nella camera^ • 

SCENA Vili. 

Lindana, e Miledi Alton . 

Lind. A Ccomoddtevi . 

Mile. l\ Vo' ilare in piedi. RIfpondetemi, e non mi negate 
la verità. Milord Murrai é (iato qui da voi qualche voltai 

Lind, Che importa a voi di faperlo ì Con quale autorità ve- 
nite voi ad interrogarmi ? Sono io procelTata ? Siete voi 
il mio Giudice ? 

Mile. Comprendo dalla voftra alterezza , che voi non mi co- 
nofcefe . Perchè fappiate con qual rifpetto dovete par- 
lai mi , vi dirò > eh' io fono Miledi Alton « 

N 



ATTO SECONDO. loi 

Lind. Io foglio rifpettar tutti ; chi conofco , e clii non co- 
nofco i ma non fono avvezza a iafciarmì fopraffar da nef- 
fuoo • 

Mile. Siete voi qualche Dama ? 

Lind, Son chi fono , e non ho alcun debito di manifeflar 1* 
efler mio. 

Mile. Qualunque voi fiate ; o promettetemi di rinunziare al 
cuor di Milord Murrai ; o eh* io . . . 

Lind. Qual diritto avete voi fui cuore di Milord Murrai I 

Mi/e. Quello di una Spola promelTa . 

Lind. [ Cime ! fon morta . ] [ Jì getta a federe . 

Mile, Dal turbamento , che vi cagionano le mie parole , co- 
nofco , che voi V amate , e che vi lafciafle fedurre da un 
disleale • Ma fappiate , che non vi farà alcun genere di 
vendetta , a cui non mi lafci trafportare dal mio fdegno. 

Lind, Ebbene ! ingegnatevi di vendicarvi . • • [ aljandojì, 

Mile, No ; prima di armar le mie collere , \o* farvi cono- 
fcere , eh' io fono ragionevole » umana . Compatifco 1' 
affetto voflro , Io credo innocente • Non effendovi noti 
gì' impegni di quell* ingrato , vi credefle in libertà di po- 
terlo amare • So , che fiete in angurie .* non vi domando 
il perchè ; ma vi efibifca foccorfo i protezione , arden- 
za . Sono ricca badantemente per potervi aflicurare uno 
(lato • Eleggetelo , ed aflìcuratevi della mia parola . 

Lind. Miledi , voi non mi conofcete : non ho bifògno ài 
nulla , e non vendo la mia libertà a verun prezzo . 

Mile, Rinunziare dunque agli ampri di Milord Murrai • 

Lind. Se avete ragione fui di lui cuore , fate | eh' egli vi 
renda giuflizia . Sopra di me voi non ayete autorità ve- 
runa per obbligarmi . 

Mile. Avrò badante potere per farvi partir di Londra • 

Lind, Non mi perfuaderò mai , che in Londra Ci commet- 
tano delle ingiudizie . 

Mile, Un' incognita dà motivo di fofpettare • 

Lind, La mia condotta * mi giudifìca badantemente . 

Mile, Bella condotta ! Una giovane fopra un pubblico aU 

^ bergo tratta , e amoreggia con un Cavaliere , con un gio- 
vane , che non può , che difonorarla ! 

Lind, Milord non è capace di un* azione indegna • Quand* 

Gì 



lot LA SCOZZESE. 

egli lo f offe , ho tanta virtù , che bada , per poterlo faf 
arroflire • £ voi peuticevi del rio ibfpetto , fé m erede- 
Oc un avventuriera • 

J^Iile. Dite chi fiele , fé volete efltr rispettata • 

Lind. A voi non fono ia giada di dirlo • 

Mife, Lo faprà Milord . 

Lind, No , Milord non lo fa neqinieno • 
" Mile, Milord non vi conofcc , e vi ama ? E non arroffite 
nel dirlo ? Può icnmaginarfi veruno , che un Cavaliere a« 
mi un' incognita con puro affetto ì No « Milord non è 
(iolto \ e voi liete in fofpetto di mal codume • 

Lind. Lo (lato 9 in cui p re fente mente mi trovo » fa , eh' io 

non poffa rifpouwiervi , come dovrei • Ballivi faper per ora, 

che il mio ianguè^ non è inferiore del voflro , e che vi 

fupero di gran lunga in tolleranza , e in moderazione • 

( par/e , ed entra nella fua camera ^ e chiude « 

SCENA IX. 

MiLEDi Alton , poi M. la Cloche .' 

Mlie^ y^Ual donna , qual demone fi nafconde in coflei ? 
^J Quanto pilli fi fa credere di condizione., tanto 
più mi dà ragion di temerla , e mi anima tanta 
più all^ vendetta • 

JVf. la CL Vi veggio fola , ed ho creduto poter avanzarmi • 

Mile. Ah! Monfieur la Cloche , cortei fempre più mi mette 
in agitaz. 'one . La fua alterezza mi fa credere , che vi fia 
^el mirtei ^> • Poffibile , che voi , ch^ f^pete tutto , non. 
arriviate a penetrare la condizione di quert' incognita l 

M: la CL Q ualche cofa ho tertè rilavato dai fervidori di 
nuert^ aìbec go : qualche cofa ho altresì immaginato , e cre- 
do di aver dato nel fegno • 

Mite, Comunu-atemi quel che fapete , e quello» che vai 

penfate . r t.. 1 /? 

M, la CI. Ho faputo di cerco ,ch' ella è Scozzefe; eh è fi- 
glia nobile non maritata , che Ci fpaccia di faugue nobile 1 
« eh' è venuta in Londra in compignia di una fola fan- 
tefca . lo giudico dunque con fondamento , che quefta 
fia una fanciulla fuggita dalla cafa paterna , o trafportata 
da qualche paflii>ne , o fedoitó da qualche amawt^ . PeA•^ 



ATTO SECONDO. 103 

tando poi» che Milord Murra! é originario anch* egli di 
Scozia y ei ha colà le fue terre , ed é folito trasferirli 
fpeiiiflidio ia quelle parti , giudico , eh' egli fi fia colà 
invaghito di que/ta giovane , e non potendo fpofarla per 
cagion deir impegno » eh* egli ha con voi ^ l' abbia fedot* 
ta a fuggire; ia trattenga qui convelle fperanze ; la man- 
tenga coi tuoi denari fu quelt' albergo , niente per altro 
che per istogare ia fua paflÌDne . 11 mio difcor fo non può 
elfer più ragionevole ; e ci fcommeterei mille doppie., che 
la cofa è , com' io penfo • 

Mile, Potrebbe darfi , che tutto ciò foffe vero : ne fono quafi 
anch* io perfuafa • In cotal modo Milord farebbe reo di 
due colpe ; di aver mancato di fede a me » e di aver tra- 
dito una figlia , e fvergognata la di lei famigtii • 

Mm la CU L' amore , la brutalità y la pafiioue ùano far di 
peggio. 

Mile. Qual riparo credete voi ci potefie eflfere per vendicare 
i, miei torti , e quelli infieme di una cafa difonorata ? 

M» la CI, Faciljfilnio è il modo , fecondo me , i^tt ottenere 
1' initnto . Vegliano i tribunali alla pubblica onefià , ed 
ali* onore delle famiglie • Abbiamo ballanti indizj per rea» 
dere alla curia fofpetta quella giovane fuggitiva • La Cor- 
te farà arredare 1* incognita . Sarà obbligata a manifeftar- 
il ; fi verrà in chiaro della verità . Se farà nobile 4 farà 
rimandata ai parenti; le farà plebea, avrà quel trattamene 
ta, che meritate in ogni guifa farà fvergognato Milord» 
farà purfito V albergatore Fabrizio , e voi farete contenta • 

ilfi/e. Piacemi il configlto voftro • Ho dei congiunti , ho de- 
gli amici alla Carte , e nel Parlamento • L' affare non fa- 
rà trafcurato . ( parte • 

S C E N A X. 

MoNsicuR LA Cloche • 

M. la CL Q Piacemi pet una parte aver procacciato ad una 
i3 bella donna un infulto ; ma qual merito ha 
più di me Milord Miurrai « ond* io mi abbia a vedere pò» 
fpodo a lui ! Se ha pwr Milord della tenerezza , io noa 
pretendo di eflTer amato : mi bada di eflTer trattato bene ; 
ni balU di efier ammeflb alla fua confidenza . Noa if 

G 4 



104 LA SCOZZESE. 

chr p«r conolc-tlii , ch'io mi fono fervilo del mewo iì 
M.ludi . F.il'rUii> hi iinptdiro, eh' io le pTrlafli. Chi fa, 
quii iimrtlTe l' inipeRHÌ i Qual gelofia lo fproni a fare a 
me un li.nil tuitu IVo'tcmar iu inedtlìmo d' inirudur-ni. 
M,iu e' 4 uclfuiio i e r occafione è oppurtuna . Se mi ri- 
Ccvg , f> triClanii ctjiilmciile , e mi coniìds le fue cuHlin- 
avutt , mi dà ancor l'animo di foittatla da ogni peiico- 
Iv , • deludete le Iperanze ^ella fua nemica . 

[ picchia font alla camera , 
SCENA XI. 



C 



Marianna , e detto . 
-^ Hi picchia iu ti tatio mudo } 
. f ufcendo dalla camera . 

kI. Va gaUacuuma I che brama di rivetire la Padru- 
i)« volita . 
N.,r. ScuÙK- Signore, è occupata. 

M (li ti- Nj" * *''" '" '^"i ^^* ora non vi i nelTuiio . 
Al ir N'O ^ occupala eoa altri ; ma i occupata da fé mc- 

V *<« *' ^ neceiFario , eh' ìa le favelli . 

Vf^- ^'^ credo , che vi abbia da effere quella necelfità ■ 

'yt 1^ ^t. La vuAra Padrona i ìa pericolo } e da me pub 

"^ ,,^M^re la fua falute . 

^,'..' ^ Uh Cieli ! qualche nuova difgrazia . ] 

^,. ^ 1.7. Avvifarela ; e fé non vuole , eh' Ìo eatti , mi 

lis-tìtenterò di favelhrle qui in fala . 
Hiuf' ^■'^ canto mio non mancherò di fervirvì . [ Mi b»te 

il euiite . Ho fempre timore, che (ìa fcoperta . ) C entra.' . 
,y, la CI. Vaiò io vedere a Fabrizio , come fi fa a preoderfi 
una foddisl'jzione . Le parlerò a fuo difpetlOi e mi dà I' 
animo di farh ufcire da quello albergo . 
^ir. Signore , vi chiede fcufa , fé qua non viene , e vi fup- 
plica di dire a ine qiiellu , che avrclte da dire a lei . 

le modo é quello di trartare con un mio pari! 
uleià , farà peggio per lei. Ditele, che la co- 
: fo chi è ; e tanto balìa . 

ofcete f ( con ammirazione . 

I cunofco . lo ho delle corti fpoudeiue per lut- 
I fare li (ut rovina . 



ATTO SECONDO. t^s 

Mar. Ah ! per amor del Cielo, Signore. Afpcttate; torne- 
rò ad avvertirla • ( Non vorrei , che la fua aufterità la 
precipitaffe • ( entra in camera velocemente • 

M. la CI, ha ferva è in timore j é in agitazione • Tanto 
più mi conferma nel mio fuppolto . 

SCENA XII. 

LiNOANA , Marianna , e detto • 

Lini, f^ Hi è } che (i vanta faper chi fono / 

Lj la M. la CU 

M. la CI. Io, Signora. 

Lini. Ebbene , chi credete voi , eh* io mi fu ? 

M. la CI, Negherete voi di elTere una Scozzefe \ 

Mar. (Eh ! r h.i conofciuta fìcuramente . ) 

Lind, Io non nego la verità.: fono di Scozia , è vero : fa- 
pete altro ? 

M, la CI. E fo , che fiete fanciulla nobile , e fuggitiva . 

Mar. ( Siamo precipitate . ) l da fé » 

Lindp Come fapete voi , eh* io fia nobile ? Come fapete voi , 
eh' io fia fuggitiva ? 

M* la CL Confidatevi meco , e non dubitate . Se Milord 
Murrai vi ha innamorata in Ifcozia \ fé vi ha fedotta a fug- 
gire dalla Cdfa paterna ; fé vi trovate in angu(tie per fua 
cagione, fidatevi di me ,. e non temete . Poffo io liberar- 
vi Aà quel pericolo , che vi fovrafla . 

Mar, [ Kefpiro . È uno ftolido : non fa niente . ] 

Lind. Signore, io credo di conofcer voi più di quello , che 
voi conofciate me. La voflra fuppofiziune , riguardo a me, 
é lontanidimi dalla verità ; ed io fon certa non ingannar- 
mi , fupponendovi un bello fpirico , un macchinatore \ Voi 
venifle con artifizio a parlarmi , non (o , fé modo da uà' 
ìndifcreta curioiltà, o da qualche motivo ancora meno lo- 
devole : qualunque fiate , vergognatevi di un cosi bado 
procedere con una donna , che fconoiciuta ancora merita 
qualche lUma , e che fvelandofi vi farebbe forfè arroflire. 
Voi fapete , eh' io fono afilitta : ecco tutto quello , che 
di me può faperfi, e il voler accrefcere le fventure a una 
fventurata ^ legno d' animo poco umano • Io fono in odio 
della fortuna ; ma quella aou mi può togliere la mia co- 



20& L A SCOZZESE. 

Aanza : non mi fpaventa nefTuno , ed aborifco più della 
morte V inimagtne di una batfezza i di una viltà e quel!' 
indegno artifizio , di cui vi fervite per umiliarmi . C partCm 

Mar. Avete fentito 3 Andate ora > e vantatevi » che la co« 
nofcete . 

M. la CI. Vedrà fra poco II buon effetto delle fu« imperti- 
nenze • [ parte • 

Mar. Brava la mia Padrona i bravi/lima ! Ora le vo* più be- 
ne , che mai . Se (ìava a me , confelTo U mia debolezza^ 
farei caduta imprudentemente • Ella è alfai buona ; ma è 
altrettanto avveduta • Ah per bacco \ dicano quel , che 
vogliono : fra le donne vi fono degli fpiritl , dei talenti , 
che non hanno invidia degli uomini . Se le donne (ìudi-if- 
fero . • • Ma a che ferve lo fludio ? La migliore fcienza 
del mondo è i* oneAè , la prudenza , e il faperfi reggere 
nelle difgrazie , far fronte alla cattiva fortuna , rifpettar 
tutti y e farft da tutti portar rifpeno • 



Flnt dilP Atto fecondo • 



«0| 



■■ 

^»« 



A*TTO TERZO. 

SCENA PRIMA. 

Fabrizio > poi Marianna • 

Fahr. ^lamo all' ora di pranzo , e Lindana non mi ha 
O niente ancora ordinato • Elia i folita Tempre far- 
mi dir CIÒ , che vuole. È capace non ricordarfene , e fiat 
digiuifa • Non vo' mancar di fare il mio debito • Vo* 
ientir dalla Cameiiera • •• Ehi ! Marianna . 

[ battendo alla camera • 

Mar* Che cqmandate , Signor Fabrizio ? [ e/ce • 

Fabr, Oggi la voftra Padrona non penfa a voler mangiare I 

Mar. A quel eh* io vedo , per oggi non fé ne parla • 

Fabr. Ditele qualche cofa • 

Mar. Glie 1* ho detto ì e s^ inquieta 9 s' Io gliene parlo , 
Ha avuto queda mattina tre , o quattro incontri , che V 
hanno (turbata infinitamente; e per dirvela in confidenza! 
io dubito , eh' ella voglia ufcire dal voflro albergo . 

Fakr. Spero , che non mi farà quefto torto . 

Mar» Da una parte la compatifco • Vedete bene; 1' occaflo- 
ne del cafifè rende troppo pubblica queda fala • É venuto 
poc* anzi un impertinente • • • 

Fabr. Lo fo, lo fo; mi fu detto di M. la Cloche • Ha colto 
V occafione , eh' io non e' era • Se e' era , farebbe andata 
la cofa diverfamente • Ma qucdo ù rimedierà. Di fopra ho 
due appartamenti : ne affegnerò uno alla voflra Padrona / 
ditele , che non parta da me ; che non mi dia quedo di- 
fpiacere ^ eh* io non credo di meritarlo • 

Mar» Voi fiere di buoniillmo cuore ; ma conofcete il di lei 
carattere . Non accetterà 1' appartamento , che le offrite , 
perchè da quello voi potete ricavar molto più ; ed «lU 
non è in grado di accrefcere la pigione • 

Fabr, Non parliamo di quefto • 



ic8 LA SCOZZESE. 

Mar. Caro Signor Fabrido , voi avete delU famiglia ; e non 
e giu(ìo, che pregiudichiate i vollri interefli . 

Fabr, Si » dite bene , Vivo di quello, e non de^io toglie- 
re ai miei figliuoli per dare ad altri ; ma lappiate per par- 
larvi da galantuomo « che mi fono redare nelle mani le 
cinquanta ghinee del Signor Friport ; e quede , in buona 
cofcenza , le ho da impiegare per lei . 

Mar. S* ella Io fa , non facciamo niente • 

Fahr. Non è neceffario « eh' ella lo fappia . Farò ^ che mia 
moglie la perfuada ad accettare l'appartamento. Diremo » 
fin che mi refta difoccupato ; e ci darà fin che vuole . 

Mar. Non fo , che dire : fra le nodre difgrazie il vodro 
buon amore è per noi una provvidenza • 

Fabr. Andatele a domandar che cofa vuole da pranzo ; o 
almeno dia a me la permlflione di far per lei qualche 
cofa • 

Mar. Fate voi » fenz* altro . Regolatevi fecondo il folito • 
Non fo, che dire . Se le afflizioni fue le impedifcono poter 
mangiare , fono afflitta ancora io } ma il mio domaco ba 
'bifogno di refrigerio • 

Fabr. Bene : fo quello , eh' io devo fare • Voi di che cofa 
avrede piacere ? 

Mar. Oh ! fé voledi badare a quel , che mi piace , troppe 
Cofe mi piacciono . Sono avvezza anch' io a dar bene. A 
cafa mia non Ci penfava a niente . Mio Padre era Madro 
di cafa ; figuratevi fé ci dava ben da mangiare. Mio Pa- 
dre è morto; ed io colla fperanza di dar meglio fono an- 
data a fervire . Oh! sì davvero, che ho trovato una Pa- 
drona , con cui n tripudia . Ma non Co , che dire. Le 
voglio bene , e mi contento di mortificare la gola. Pa- 
zienza • Il Cielo provvedere • [ parte • 

SCENA IL 

Fabrizio , poi un Servitore . 

Fabr. TjOvera figliuola .' Mi ù compaflione . Mi ella poi 
Ìl non è tanto fcrupolofa , come la fua Padrona : fi 
degna qualche volta di ricevere qualche piatto/ ed io glie- 
lo do volentieri • 

Sery* Padrone • 



A T T O T E R Z O. loi^ 

Fahr. Ebbene ? L' hai trovato quel foreftierc ? 

Seri'. L* ho trovato , ed é venuto con me . 

Fabr, Dov' è ? Perchè non V hai fatto entrare I 

Serv» Dubitava , che ci foflero dclliPperfone . Egli non vuol 
eiTer veduto da chi che da • Ha prefo una carrozza , fi è 
chiufo dentro > e vi ita ancora > Ha eh' io V ^vvifi , ch| 
può venire liberamente . 

Fabr. Va' ; digli , che ora non e' è nefruno. 

Serv» Vado fubito . • [ parte . 

SCENA III. 

Fabrizio , poi il Conte • 

JFahr, /^Uefta premura di non elTer veduto mi mette m 

\^ qualche apprenfione . Ma finalmente io faccio il 

mio iiiterelTe , e non m' imbarazzo di altro ; e poi il Si^ 

gnor Friport non è capace d' iutrodurmi perfona di mal 

aifare • Eccolo • 

Conte Siete voi il padrone di qued* albergo ! 

Fabr* Per ubbidirvi , Signore . 

Conte Mi ha detto il Signor Fn'port , che qui tfa voi (i (la 
bene ^ che avete delle comode Aanze ; che liete un alber- 
gatore onedo , e dilcreto . • . 

Fabr. Signore > io non faccio, che il mio dolere • Ogni uo- 
mo ha obbligo di elTere oneflo , e difcreto . 

Conte Quei pochi giorni , eh' io redo in Londra , defidero 
di albergare da voi . 

Fabr. Spero* , Signore , che non remerete di me fconteuto . 
Qui potrete aver tutte le voilre comodità . Una camera 
propria; una buona tavola rotonda, fé ciò vi aggrada ; e 
libertà di mangiar folo , fé più vi piace . 

Conte Non amo la.compagnial Mi farete preparare nella mia 
camera . 

Fabr. Sarete fervito • 

Conte E vorrei la camera difobbligata • Senza ricevere , e (en" 
. za dar foggezione • 

Fabr. Ho capito . Eh ! portatemi le chiavi della danza al 
numero fei . C ver fa la fcena . 

Conte Avete ora molte perfone nel voflro albergo ì 

Fabr» Non e' è neffuno • 



no L A S e O Z Z E S E. 

Conte Tanto meglio . 

Fabr. Non e' è, che una fola gióvane foredicra colla fua 
Servente > che abitatola in queir apparumento terreno • 
Conte E chi e queda fffeiliera / 

Fabr Non la (o^ Sigaore . Sta incognita , e non la cono- 
4 fco . Vi dico bene , che non avrete %eduto la più belia , 

la più amabile , e la più virtuofa donna nel Mondo • 
Conte Non la vedrò « e non mi curo di vederla • 
Fabr, Veramente anch' ella vive ritiratila .na , e non tratta , 
fi può dir y con nefifuno • Ma fi potrebbe dare per acci- 
dente • • . 
Conte Sapete di che paefe ella fja ! 
Fabr, Sì , Signore , è Scozzefe . 

Conte Scoz2efe ? [ con atntnlrafione » 

Fabr, Senz* altro , Io fo di certo . 
Conte ( Oh Cicli 1 Che mai vuol dire queflo movimento del 

cuore ? ) 
Fabr, Perdonate . Siete voi pure di Scozia I 
Conte No ; fono oriundo di Portogallo , ed ho nel Braflle 
la mia famiglia • ( Convien celarmi : i miei timori mi ac- 
compagnano dà per tutto • ) 
Fabr, Quella chiave (ì trova , o non fi trova ? ( alla feena» 
Conte ( Ho fempre in cuore la povera mia 6gliuola • ) Or 
che ha perdura la Madre , chi fa a qual partito la può 
condur la difper azione / 
Fabr» Scuf^te , Signore , cercano la chiave ; la troveranno • 
Conte Sdpete il nome di quefta incognita furedhtfra ? 
Fabr,, SI , Signore i ella fi chiama Liudaua, e la fua came- 
riera Marianna . 
Conte. ( Ah! non è deifa . A quale flrano penfiere mi tra- 

fportava V amar paterno ! ) 
Fabr, E voi , signore , s' è lecito , come vi chiamate . 
Conte Don Fedro della Conchiglia d' Aflfeiro. ( Guai a me, 

fé mi conofceifeto pel Conte di Sterlingh . ) 
Fabr, Signore , mi rincrefce di vedervi rtar qui in difagio : 
permettetemi ) che vada io Aeffo a rinpracciar quella chia- 
ve . ( parte • 



A T T O T E R Z O. in 

SCENA IV. 

Il Conte folo • 

Conte VjOn vorrei frattanto, che alcuno fopraggiungeflTe • 
iN Temo lémpre di eirere riconofciuto . [ Jtede al 
sovolino ] Queil' albergatore è ben provveduto ài foglj 
pubblici . t offervando le gaiette ] . Veggiamo , fé nella 
data di Londra vi è qualche novità ( legge ) Ha prefo ìuo" 
go per la prima volta nel Parlamento ^ il Lord Murrai .^^ 
Oh Cieli 1 11 mio nemico; il mio perfecutore , il barba* 
ro (ìerminatore dt^lla mia famiglia . Ah ! il defiino , che 
non cefla di tormentarmi , mi fa cader fotto gli occhi V 
oggetto de' miei fpafimi , de* mìei furori. Perfido J Sono 
in Londra ; fua proiHmo a rinvenirti ; fono a portata di 
vendicariui . ViUi abbaiianza . L^ mia età , le mie cdreme 
difavventure non mi fanno defiderar più oltre di vivere; 
ma la memoria delle tue ingiurtizie mi anima , mi folle- 
cita a moiir vendicato • No , con varrà a fuctrarti dall' 
ira mia il pofto , che occupi nel Parlamento... Ma inav-« 
veduto, ch'io fono! Milord Murrai noa era egli del Par- 
lamento fei anni fono , e molto prima ancora, eh' egli ot- 
tenefTe la mia rovina \ Parlerà il foglio di qualcun altro 
della famiglia • Veggiamo . [ legge ] Ha prefo luogo per 
la prima volta nel Parlamento il Lord Murrai figlio del 
defonto Guglielmo • Ah ! è morto dunque lo federato . SI, 
pagato ha il tributo della natura , e quello delle fue in- 
giuHizie» La morte ha prevenuto il colpo delle mie ma- 
ni . Ma vive il figlio ; fuflifle ancora la viva immagine 
dei fato avv«rfario ; e poflTo Spargere di quel fangue, che 
ha macchiato i' onore della mia famiglia . Sì, figlio in« 
degno , pagherai tu <la pena dei delitti del Padre • Satol- 
lerò nel tuo feno la uria vendetta . Oh ! E la povera mia 
"figliuola ! Non ho io abbandonato V America ; non ho io 
accumulato co' miei fudori dell' oro per V unico fine di 
iri vederla , di accorrerla , di darle ilato I Non fon io ve- 
nuto ad efpormi al pericolo di edfere riconofciuto , e de- 
capitato , per aver ouova di lei l Per penetrare in Ifco- 
zia , fé (ia poflìbile , e condurla meco nelP Indie ? Ed ora 
mi compiaccio deUo fpirito di vendetta, abbandonando ^ueìV 



/ 



IH L A S e O Z Z E S E. 

iofelice al deplorabile Tuo de/lino i Ah ! il nome del mio 
nemico ha fulcit^to il mio fdegno . Deh ! vaglia la me- 
moriii del fangue mio a difarmar le mie collere , ed a pro- 
curare la fua falvezza . 

SCENA V. 

Fabrizio , e detto . 

Fabr» Olgnore » ecco qui le chiavi .- fé non andava io ^ 
O non (i trovavano . 

Conte Audiamo . ( i' alia ) Ditemi : conofcete voi Milord 
Murrai ì 

Fabr Sì , Signore , lo conofco . Viene qui da noi qualche 
volta . 

Conte Viene da voi ? Per qual fine ì 

Fabr. Vi d>rò : è T unica perluna , cui ammette alla fua 
convertazione la foreiiiera , che abita in quelle flau^e • 

C§nte ( Ah ! dedino , dove mi hai tu condótto { ) 

Fabr, Per altro Io riceve sì oneiiamente . . • 

(^onte Andiamo . Avvertite , eh* io uon voglio veder neflTuflo* 

Fabr, Per conto mio nwfl temete • 

Conte A Milord Murrai non diceite mai, che fu da me no- 
minato • 

Fabr» Non vi è pericolo . 

Conte (Ah ! V occafione potrebbe farmi precipitare . ) Vica 
qualcheduno . Paitiamo • ( parte con Fabri\io • 

SCENA VI. 
Marianna , poi Milord Murrai . 

Mar* XT^Abrizio ha dell' amore per noi; ma fi è fcotdato , 
J? che liamo al mondo . Non fi vede né egli , né 
alcuno deità famiglia a portar il pranzo . La Padrona non 
ci penfa f ma io ci penl'o . Vo* un pò* vedere in cucina... 
Oh diamine ! un altro imbroglio . tea* qui Milord . A 
queil' ora ? Quella è la giornata delle llravaganze . 

Ma. ( No , non mi foffre il cuore di abbandonarla . O vo' 
morire dinanzi a lei , o eh* ella mi ridoni la grazia fua . 
Finalmente qual colpa ho io nella condotta dei mio Ge- 
nitore / ) 

Mar. ( O è cieco , o finge di non vedermi . ) 

MiU 



A T T O T E R Z O. ttj 

Mll ArJir i mio cuore • • • Voi qui , Marianna ? 

Mar. Si f Signore . Non mi avevate veduta ) 

MiL No certo . ( Il mio dolore mi trae fuor di me (lefTo • ) 

Mar» Volete voi parlare alla mia Padrona f 

MiL Sì f lo bramerei , s* ella mei concedeflTe • 

Mar. Lo fapete : ella non vi riceve mai fola • E a queft* 

or^ io credo ,.che le genti di cafa fian ite a pranzo . 
MiL Per queda volta almeno ditele , che mi conceda di fa* 

vellarle colia fola voftra prefenza • 
Mar. Dite la verità : avrelle in animo di farle fapere quel^ 

che vi ho detto ! 
MiL No , non tradirò il fegreto : non vi paleferò certamen* 
te ; ma coi lumi , che ho da voi ricevuti , Ce mi riufci* 
rà , che da fé (leffa ù fcopra , può eflfere , che da un fola 
colloquio ne derivi la no(ira comune felicità.^ 
Mar, Signore , io noa vi configlio per ora . • • 
MiL E perchè I * 

Mar, Perchè , perchè . • • Ba(la la Padrona è più del follto 

fconcertata (^Non gli vo' dir nulla di Miiedi Alton . Ho 

fatto male a parlar una volta , non vorrei la feconda far 

peggio.) 

MiL Ho qualche cofa da dirle , che potrebbe forfis raflere* 

natia • 
Mar. Il Ciel volefle > ma non lo credo • 
MiL Avvifatela • ^ 

Mar. Non ardifco • -^ 

MiL Non fate , che la voflra apprenfione Ha dannoft agi' 
intereifi della voflra Padrona. I momenti fono preziofi. Se 
arriva gente « è finita. Credetemi > che può perder mol- 
to , fé non mi afcolta . 
Mar, Nbn (o che dire • Anderò ad avvertirla , e cercherò 
anche di perfuaderla . ( Già in rovina -ci fiamo : che cofa 
ci può accadere di peggio ì ) 

SCENA VII. 

Milord folo. 

MiL Q E non parliamo liberamente , continuerà ella ad 
C3 odiarmi , ed io non potrò fp^rare d' aver pace • 
Non fo , fé ancor viva V infelice fuo Genitore • Bramo 
Gold. C0mm. Tpmo XIV. U 






IZ4 LASCOZZESE. 

da lei faperlo . Mi conterrò per altro con tal cautela , da 
non efporre a* Tuoi fdegai 1' a moro fa Tua cameriera • Uà 
uo no p eh* é prevenuto, può valerli dell* artifizio per ifvei- 
lere da una donna un fegreto • 

SCENA Vili. 

LiNDANA , Marianna , e detto. 

Lìnd, ( *px Itomi : fa egli nulla , eh' io lia informata degl^ 
±J impegni fuoi eoa Miledi Alton \ ) 

[ jpiano a MBrianna • 
Mar. ( A quel che mi pare , io credo non fappia niente. ) 
Lind, ( Perfido ! verrà con animo di feguitare a tradirmi.) 
Mar, ( Se lo dico 2 la vogliam finir male • ) 
LincU Milord, a che venite a queit* ora Infolitaad onorarmi! 
Mii Spronato dal defiderio di rivedervi • • . poiché damane 
non ebbi V onore delle graiie vostre • • • (Ah ! non fo 
ben quel , eh* io dica • ) # 

Lind. Non veggio nel voÀro volto la folita ilarità : mi pa« 

rete confu fo . 
Mi7. Non farebbe fuor di propodto lamia confuilone , veg- 

gendo voi eltremamente turbna • 
Lind. ( Io dubito , che da Miledi mededma fia (lato avver- 
tito , e rimproverato. } {^ piano a fàarianna • 
Mar. ( Potrebbe darfi.) [ a Lindana piano m 
Lind. ( Ritirati . ) [ piano a hìlarianna • 
Mar. ( Perimttétemi , eh* io vada a dire una cofa alla Pa- 
drona di caf) . ) [ piaao a Lindana • 
Lind (Si vanne , e ritorna predo .) (piano a Marianna, 
Mar. ( SI , Signora . ? ) Naica quel che fa nafeere, io non 
voglio morir di fame • ( parte • 
MiL ( Vuol refiar Cola ! Che novitade è mai queda ? ) 
Lini Pare dunque f vollri occhi | che io fia oitremodo agi- 
tata ? 
Ma. Ah ! si , pur troppo . Sparita è da' voftri lumi quella 
dolcezza , che empiea di giubbilo chi vi mirava . Non lie- 
te quella de* primi giorni » in cui brillava la ferenità dei 
fembiante \ ed è da* vollri labbri .sbandito V amabii rifo 
confolatore . 
Lind. Non fono mai (l^ta lieta : ho priocipiato a piangere 



A T T O T E R Z O. tis 

aflTai per tempo , e la midizia non G è allontanata mai dal 
mio animo .Pure col lungo ufo di tuUerare le mie difgra- 
zìe avea imparato qualche volta a diOimiilare ; e mi vede- 
fte rovente ammettere Tulle labbra il riib, mentre il cuor 
ù doleva del Tuo dedino . Sono ora arrivdte le mie fven- 
ture a tal fegno , che più non vaglio a fuperare me (tef^ 
fa ; e la crudeltà , e la perfidia mi coftrìngono ad abban- 
donarmi ali* arbitrio della più dolorofa pdlìione . 

Mil> Deh ! fvelatemi la trilla fonte del voflto cordoglio • 
Confidate in chi v* adora • 

Lind, Perfido ! E avete cuore di dirmi , eh* io mi confidi ! 
Voi me lo dite ? Voi , da cui aderivano le mie pene I 

MiL No , Lindana , non mi crediate a parte della più nera 
azione del mondo. Compatifco le vofìre difavventure ; de- 
fedo in ciò la memoria del mio genitore medefimo ; e in- 
tendo di rendervi quella giuflizia , che meritate , rifarceii« 
do io medefimo i vo/tri danni ^ e cancellando V onte del 
nome voftro 9 e della vofira famiglia . 

Lind. [ Oh Cieli ! Qual ragionamento é mai queflo ? ] Che 
dite VOI, Signore , del nome mio» e della mia famglial 

MiL Pur troppo mi é noto , con quanta ingiuflizia ha il 
Padre mio perfeguitata la vodra cafa • Pianfi T efilio del 
volito buon genitore ; e defidero » che ancor viva > per 
procurargli io HelTo la libertà , i fuoi beni 9 la compa- 
gnia della cara figlia • • • 

Lind. Ah ! fon tradita . ( fi getta a trùverfo del tavolino\ 

MiL Deh ! fé v* intenerifce il nome del Padre » vi dia ani- 
mo 9 e vi conforti un cavaliere , che vi ama 1 • • • 

Lind. Milord, fon fuor di me ftefifa. [aliandofi con agitaiione» 

MiL Confolatevi , o cara • . . 

Lind. Oh Numi ! Chi vi ha fvelato chi fono / ( agitata • 

MiL Non vi fvelate da voi medefima ì I rimproveri yodri 
non mi accufano di complicità con mio Padre ì Di qual 
altra colpa potevate voi accufarmi ? 

Lind. Ah ! voi caricate menzogne Copra menzogne . Io non 
intendea rimproverarvi , che d* avermi celati gP impegni 
Todri con Miledi Alton , eh* è venuta a infultarmi • No« 
il mio ragionamento non poteva mai farvi credere , eh* io 
fofii quella , che fono # e che a mio difpetco fono coltret- 

H i 



ii6 LASCOZZESE. 

ta ora a fvelarmt . Sapefìe altronde il mio nome , It mie 
coutiogenze . Prevenuto di ciò » o interpretafte i miei det- 
ti , o vi adoprafte con arte per cogliermi alla fprovvida • 
Se (lete queir uomo d* onore , che vi vantate di eOere ^ 
confeOTateuii la verità . Voi fiete (lato avvertito • 

MiL SI I \el confeflTo , fono (lato avvertito • 

Lind» £ da chi I 

Mil, Impegnatevi in parola d' onore di perdonare a chi ha 
intefo farvi del bene , e lo faprete immediatamente • 

Lind. Non occorre , né eh' io prometta i né che voi più ol- 
tre vi aflpaticate • So « donde viene V infedeltà : dalla per<* 
fida mia cameriera • 

JVfiV. Non la trattate si male : ella vi ama teneramente . Al- 
la fine fé ha palefato a me V eflfer voftro » io ha confida- 
to a perfona , che vi ama , e che vi può rendere tranquil- 
la . Elia non fapeva i eh' io fo(fi il figlio di quello ^ cui 
giù blamente odiate , e fé faputo V avefie , perchè avrebbe 
ella dovuto credere ereditaria nel fangue mio 1' iai.nicizia 
col vodro ? No , Lindana ; ma che dich' io Lindana . No « 
Miledi Sterlingh » non temete, eh* lo nutra nei feno l'an- 
tico fdegno delle noftre famiglie } e fé 1' avefli un di con- 
cepito , baftand i voflri begli occhi per cancellarlo • Rin- 
graziate il Cielo I che ad onta vodra vi ha condotta per . 
una drada» eh* è l'unica forfè , che vi può render leli- 
ce • Niuno meglio di me può contribuire alla Calvezza di 
vodro Padre , s' è ancora in vita : all' onore della di lui 
memoria « fé fofie edinto . Di più per ora non poIFo dir- 
vi • Afiìcuratevi della fincerità del mio animo) fiate certa 
della tenerezza dell' amor mio ; fidatevi , o cara , fidatevi 
di chi vi adora . Gradite le mie attenzioni ; e in ricom- 
peofa di queir amore , e di quella fé , che vi giuro , 
chiedovi quello folo : credetemi : e non più • 
Lind. Che io vi creda ? Ah ! come mai poifo credere ad uno, 
che mi ofierifce un cuore non libero , un cuore che con 
altra donna è impegnato ? 
MiL Ah ! si , v' intendo . Miledi Alton mi perfegutta , e vi 
fpaventa • Ma non temete di lei . Promili , forzato dal 
violento mio genitore . Sono ora padron di me (leffo • De- ] 

tetto il di lei carattere • Lo fa , gliel' ho detto ; ne ho 



A T T O T E R Z O. 117 

informato la Corte ; ne ho prevenuto i parenti ; ed ella fi 
fonda invano fopra uno (critto , che farà forzata di ren- 
dermi, Tuo malgrado. Non oferei di offerir vi il cuore , fé 
non fofli certo di poter velo offrire • Deh ! ferenatevi » 
credetemi , ed accettatelo con bontà • 

Lind. In qualunque (tato , che il vodro cuor Ci ritrovi , non 
ìfperate , eh* io determini ad alcuna rifoluzion^» Rendete- 
mi il Padre mio , che mi è (lato tolto dal volito , ed al« 
lora afcolterò forfè le voftre propofìzioni • 

MiL Voglia il Cielo , che il voftro genitore ancor viva , e 
eh' io fia in grado di dimoflrargH\ la (lima , eh* io faccio 
di lui 9 t V amore che m* interelTa per voi . Ma in ogni 
evenro vi giuro perpetua fede , pronto a rinunziare alla 
dolce fperanza di fuccelfione, fé voi non (lete quella , che 
mi desinano i Numi per mia compagna • 

Lind. ( 11 fagrifizìo è grande , ma non bada al cuor d' una 
figlia . ) 

S C £ N A IX. 

Marianna » e detti • 

Man ( f\^ ! oh ! mi pare» che le cofe non vadano tan« 
\J lo male • ) « 

Lìnd. Sei qui eh ? , • 

Mar. Son qu\ , Signora • [ timorofa • 

Lind. Non hai confidato niente a Milord ! 

Mar. Per carità , vi fupplico , non mi mortificate à* avvan- 
taggio ; lo fono badantemente , e fono cos) pentita • • • 

Lind. Permettetemi , eh' io mi ritiri : ho necefiità di ripo- 
Co • {a Milord • 

MiL Servitevi » calmate il vodro fpirito; e vivete tranquil- 
la fugl* impegni onorati deir amor mio • ( parte, 

Lind { Oh amore , 'che mi Infinga ! Oh Padre , che mi rat- 
trida ! Oh barbaro mio dedino non fazio ancora di tor- 
mentarmi ! [ parte , e Marianna la fegue • 



Fine dell' Atto Ter{o. 



iiS L A S e O Z Z E S E. 



i^ 



ATTO QUARTO. 

SCENA PRIMA. 
Friport , e Fabrizio • 

Frip. TTO piacere, che Gn venuto àa voi quel gaIantuo« 
JTm tao y che meco ha viaggiato • 

Fabr. M' immagino , che voi faprete chi è • 

Frip. Non fo niente • 

Fabr, È molto , che in un viaggio di parecchi mefi non gli 
abbiate fatta qu ilche interrogazione • 

Fiip* Io non dico i fatti miei , e non domando quelli de^ 
gii altri • 

Fabr. Come dunque vi (iete interelTato a provvederlo d' al* 
leggio I 

Frip> Voi fiere un uomo da bene : mi parve egli onert' uom 
nio.' Credo che fliate bene inlieme, ed ho avuto inten- 
zione di far cofa buona per tutti e due. 

Fabr. Per parte mia vi ringrazio . Non fo poi » s* egli fi- 
ni^ rrà foddisfatro . Mi pare di un carattere (ingoiare. Non 
vuol vedere nelTuno ; fi è chiufo in camera , e quando 
ho mandato le genti di cafa mia per fervirlo in tavola , 
prima d* aprire, ha voluto fapere chi erano , cofa voleva- 
no » e ha fatto loro cento interrogazioni • 

JYip. Caratteri , temperamenti : il mondo è bello per queflo» 

Fabr, QwfV uomo mi dà fofpetto • È troppo guardingo : te- 
me troppo di tutto • 

Frip. Caro amico , voi fiete un albergatore • Fate il vodro 
mediere , e non penfate più in là . 

Fabr, Dite beniifimo • Così foglio far per V appunto ; e co- 
sì ho fatto finora con quefta giovane fconofciuta . 

Frip. A propofita . Non mi ricordava più , che ci foffc » 

Fnbr. Poffibilc ^ che non vi ricordafte di lei ? 

Fnp, Dà galantuomo non mi palTa per mente • 



ATTO QUARTO 119 

Fabr. Vi ricorderete bene d' averla beneficata • 

Frip. Non è necetTario , eh' io me lo rammenti . Chi fa del 
bene fenza ìnterefTe , può fcordarfelo fenza difficoltà • 

Fabr, Non ha %oiuto ricevere le cinquanta ghinee • 

Frip. Peggio per lei . ^^ 

Fahr. lo per altro , fé vi contentate , le terrò in depoUto 
per le fue occorrenze . 

Frip. Sono nelle mani di un galantuomo • 

Fùbr. ( Quefti è veramente uomo dabbene . ) 

Ftip* Òggi non ho niente che fare . Sono venuto qui a paf- 
fare il redo della giornata • Fatemi portare il Caflfè . Se 
vuol venire V incognita^ mi divertirò. [ fiede al tavolinom 

Fabr. Sapete il di lei coflume . Sarà difficile, eh* ella venga* 

Frip* Se non vuol venire , tralafci . Andate dal mio compa- 
gno di viaggio ; ditegli , eh* io Tono qui • Ditegli , fé 
vuole che ci rivediamo prima eh* io parta • 

Fabr. Siete in difpoiizione ài partir predo 1 

Frip. Prediffimo • 

Fabr. Per dove ì 

Frip. Siete un poco curiofo , Signor Fabrizio • 

Fabr. Scufatemì . Egli è , perchè ho deli* amore per voi . 

Frip. Egli è , perchè avete della curiofità • 

Fahr* Siete voi difgudato per quedo ? 

Frip. Buon amico , fatemi portare il cafFè , buon amico • 

[ con giovialità • 

Fabr. Vi fervo fubito . ( Di quedi uomini fé ne danno po- 
chi nel mondo • ) (fi accofia alla fcena • ) Ehi ! il caf- 
fè per il Signor Friport • 

Fabr* Ecco il cad*é , Signore . 

Frip. Lafclatemi qui le tazze , !la 'coccoma , lo zucchero , 
ed ogni cofa . Voglio berne una , due , tre chicchere y 
quante voglio / andate . {al Servitore che parte • 

Fabr. Lafciatevi fervire . [ vuol verfar il caffè» 

Frip. No 9 voglio far da me .* mi dij^errp • 

[ fi VA fervendo da fé • 

Fabr. Accomodatevi. ( Come ! Un Meffo del Criminale I 
Qui non vengono di quede genti: che cofa vorrà codui?) 

[ offervando • 



120 LA SCOZZESE. 

S C E N A li. 

Un Messo % e detti • 

Meffo O lete voi Mefler Fabrizio ì 

Fabr. ^ Si , Si&iiorc , fono io . 

Mejfo II padrone di quedo albergo ! I 

Fnbr. Per 1* appunro . 

Mejffb Avete voi prefentemejite una Scozzefe , che fi chiatti 
Lindana ? 

Fabr. È vcriffimo . 

Alejfo Io vengo ad arreflarìa per ordine della Corte . Ecco 
la mia commifiìune in ifcritto . ( moftra un piccai foglio • 

Fabr, ( lo non ho più una goccia di fangue . ) 

Frip, ( Povera fanciulla ! Me ne difpiace infinitamente . ) 

Fair, Che vuol dire ? Che cofa è queda ? É ella forfè la 
fofpetto I Mi maraviglio . Ella è onediflìma » e nel mio 
albergo non alloggiano avventuriere • 

Mejffo Con me non vagtiono quefte ragioni • Serbatele per 
chi ha da averne la cognizione . Io ho da efeguire gli or- 
dini ) che mi fono dati . O venga meco in prigione , o 
dia una (ìcurtà di (lare agli Ordini della Giustizia . 

Fiibr. Mi farò io mallevadore ; la mia cafa i i miei beni , 
la mia perfona • 

MeJlfo La vodra perfona è lo (lefTo che niente. La cafa 
può elfere che non fia voftra ; e i voftri beni » dovè fono 
fondati ? Le parole non fervono • Vi vogliono capitali , 
o contanti • 

Frip, Ehi ! galantuomo ( fé non isbaglio ) venite qui . Io 
mi chiamo Friport : fon conofciuto alla borfa ; fon ne- 
goziante ; ho de' Fondi y de* capitali : mi rendo io cau- 
zione della fanciulla • 

lìrlejlJo Perdonatemi , Signore , io non vi coaofco . 

Fiip. Affettate • ( tira fuori una lunga borfa . ) Quefti If 
conòfcete .' [ moflrando la borfa piena ^ oro • 

hhffo Sì , Signore : depofitate cinquecento ghinee , e fotto* 

fcrivetevi • 
Trip, Cinquecento , mille | due mllay e quanto bifogna* Ma 
a chi devo depofitarle ì 

MiJJ'o Nelle mie mani • 



ATTO QUA R T O. xii 

Frip. Voi non vi fidate di me , ed lo non mi fido di voi : 
le depofiterò al Magidraco • 

Mejjo Andiamo dunque • , 

Frip* Andiamo . 

Fabrf, Ah ! Signor Friport , quefta è una carità fioritlfiima • 

Frip. Non parlate , Io faccio alTai volentieri • 

[ incamminandofi • 

Fahr, E di più avete ancora da incomodarvi colla perfona • 

Frip, Chi non s* incomoda « non fa fervizio • Fate che il 
mio caffè fi mantenga caldo • Verrò a terminare di pren- 
derlo , [ parte col McJJi ^ 

SCENA III. 

Fabrizio. I giovani vengono a levare il caffè, 

Fahr. T O non fo , da che pofla provenir quefto fatto. Non 
M. crederei , che Monfieur la Cloche aveffe macchina** 
to per vendicarfi e di lei , e di me. Fortuna 1 che Ci è- 
trovato il Signor Friport . Quella povera figlia farebbe 
morta di fpafimo , di rofibre : non vo' nemmeno , eh* el- 
la lo fappia . Non fi deggiono dire i pericoli alle perfo- 
ne y fé non quando fon del tutto pafiati • 

S C E N A IV. 

Marianna , e detto • 

Mar. Olgnor Fabrizio , di voi appunto veniva in traccia • 

Fabr.^ ( E di quefta povera difgraziata che cofa farebbe 
flato f ) 

Mar, La mia Padrona fi é rifolta a prender cibo • Manda- 
tele qualche cofa di buono , qualche galanteria di buon 
gudo . 

Fabr. È inutile , eh* io gliela mandi • Ella non mangia , t 
voi per oggi non ne avete blfugno . 

Mar. Oh I ella non è più tanto afflitta : ù rifiorerà volen- 
tieri . 

Fabr, ( Se lo fapefi!e , farebbe più addolorata , che mai . ) 

Mar» Che dite I Non vi pare , eh* io ancora ùi più del fo- 
li to rafierenata ? 

Fabr. Così mi pare • 

Mar. Ciò viene , perchè la mia Padrona principia anch' ella 
a jrafierenarfi • 



Ili L A S e O Z Z E S E. 

Fahr. ( Prego il Cielo, che non venga a penetrare la fua dU 

fgrazia ! ) 
Mar. Mi pare, Signor Fabrizio y che fiate ora più rattrida* 

to di noi • 
Fabr, Sì , è vero : ho qualche co fa che mi conturba • 
Mar. Mi difpiace , perchè ora vorrei che principiailiaio a 

divertirci un poco . 
Fibr. Db che procede queflo nuovo fptrito d* allegrezza I 
Mar, Oh ! procede da qualche cofa , che ci fa piacere . 
Fabr. Confolateoii dunque • Mettetemi a parte di qualche 

nuova felice . 
Mar, Io non parlo , Signor Fabrizio. Io non fono di quel- 
le ferve , che palefano i fatti delle Padrone • 
Fabr. Per quelta parte vi lodo . 
Mar. Per altro , s* io non avelli palefato un certo fatto, non 

ci farebbe arrivato quel bene , che ci è arrivato . 
Fabr. £ partecipando a me qualche cofa , potrebbe darli , 

che non vi chiamafte fcontenta . 
Mar. Sentite : a parlarvi fchietto , ho più volontà io di dir- 

velo , che voi di faperlo • Ma ho promeffo di non paf* 

lare • 
Fabr. Ha ricevuta qualche lettera la vodra Padrona ! 
Mar» No , non ha avuto lettere • 
Fabr, È (lato qualcheduno a parlar con lei } 
Mar, Piuttodo . 
Fabr. Quando f 
Mar. Quando per grazia vodra io era a tavola a deHnare 

con voi . 
Fabr. Si può fapere chi fofle ? 

Mar. Non podTo dirlo • Badavi di fapere per ora , che quan- 
to prima ù faprà la mia Padrona chi è , e la vedrete for* 

fé in altro dato • 
Fabr. Ha parlato cori perfona , che la conofce ? 
Mar. Sì , certo ; quella perfona 1* ha conofclura , e le farà 

del bene ; ed io ho il merito di avere fatto queda fco- 

perta . 
Fabr. Ah ! Marianna , guardatevi i che non fiate tradite • 
Mar. Come I Perchè tradite } 



ATTO QUARTO n, 

Fabr. So io quel , che dico . Non vi fidate • Vi fono la 
aria de* tradimenti . 

Mar* Eh ! quella perfona non è capace • 

Fabr. Non (o chi Ha la perfona , di cui parlate ; ma poffo 
dirvi di certo , che la vofira Padrona è in pericolo • 

jif^r. Eh ! via ; voi lo tate per ifeavarmi . 

Fabr, Io non fon uomo da inventare anifizj*; e fé vi dicef« 
fi uaa cofa « vi farei tremare • 

Miìr, Ditemela per amor del Cielo • 

Fabr, Se poteffi fperare » che non lo .dicefle a Lindana • • • 

Mar, Non fapete , chi fono ? Non vedete ^ con qua! gelo* 
fia cuflodifco i fegreti ! 

Fabr. Bafla ; non fo « che dire . Volea rifparmiare a lei , e^ 
a voi una novella afflizione ; ma veggendo eh' ella fi con* 
fida in perfona , che potrebbe tradirla , fon forzato a dire 
quel , eh' è accaduto ; e fé vi pare , fate , ch'ella lo fap-« 
pia , che non mi preme. Poe' anzi è qua venuto un Mefib 
della Corte per arredarla • 

Mar. Chi ? 

Fabr. La voflra Padrona • 

Mar„ E io I 

Fabr, Può elTere ancora voi • 

Mar, Povera me ! Pofiibile , che quell' inumano ci abbia tra- 
dite i Ah / sì y non può eflTer altri • Egli folo fa , chi è 
la Padrona . Egli folo può aver interefic nella fua rovina . 
Ha ingannato me ; ha ingannato la povera sfortunata. 

[ C9n ftnania • 

Fabr. E chi è quedi ì Si può fapere ? 

Mar, Sì « é quel perfido, è queir ingrato di Milord Murra! . 

Fabr, Ah / che dite mai I Milord non è capace di un tradi- 
mento • 

Mar, Non può eflTer altri , vi dico. So io quel che parlo; 
con può eflTer altri; ed è necefiàrio^ che la mia Padro- 
• na lo fappia • 

Fahr, No , fofpendete • Aflicurlamoci prima , donde venga 
r indegna azione • 

Mar, E che? Vogliamo afpettare , che vengano a prender 
lei , e me , ed a condurci in prigione ? 

Fabr, Non vi è pericolo. Quel buon uomo del Signor Friport 
è andato ora a farfi mallevadore per Iti. 



124 ~ LA SCOZZESE. 

Mar. E per me ? 

Fabr. Ci s' intende . 

Mar. Eh! non (o atente io. Dubito, che la dcurtà non 

badi. 

.Fabr. Perchè non ha da badare ? Non vi funo delitti; è un 
femplice fofpetto contro di una perfona non conofciut^ • 

Mar. Sì , sì , Tofpetti ! Sapete voi, che iì tratta di un Pa« 
dre bandito , e di una famiglia diflerminata i 

Fabr. Come , come ! Raccontatemi . 

Mar, No , no , non voglio , che pofTano dire , eh* io dico • 

- Ho parlato una volta j e cosi non avefli parlato . Voglio 

avvifar di ciò la Padrona • ( in atto di partire • 

Fabr. No , feutite . . • 

Mar. Oh ! la voglio avvifare (icuramente . 

( entra in camera • 

Fabr. Faccia quel , che diamine vuole . Mi fon finora im- 
barazsato anche troppo • Ho fentito cofe da inorridire • 
Sarei in cafo di licenziarla fubito da queft' Albergo ; ma 
non mi dà V animo : fon di buon cuore . Finalmente un 
albergatore non é rifponfabile de* foreflieri. Mi fpiacereb- 
be il Aio male , e non mi pentirò mai d* averle fatto del 
bene . Viene Milord ... Mi pare ioipofiibile • • • Eppure 
potrebbe darii. Vo' fiate in attenzione di quello che acca* 
de • {parte • 

S C E N A V. 

Milord folo , 

MiL /^Gnora s* accrefcono le mie confufioni. Miledl é ar- 
\J redata; ed avvi chi fagrifica per la di lei liber- 
tà r importante fomma di cinquecento ghinee? Non cre- 
derei tutto quedo , Ce non V aveffi rìfcontrato cogli occhi 
miei • Dunque non fono io folo a parte de* fuoi fegreti ; 
ma fono il folo > a cui (i volevano tener celati , e fono 
r ultimo a rilevarli • Il mercatante non /i farebbe malle- 
vadore di una fanciulla fenza conofcerla , e non arrifchie- 
rebbe'tai fomma fenza enferne interedato • Ah ! chi fa , 
che i*intered*e , che lo conduce , non ila V amore ? Oh 
Cieli ! Mentre io lavoro per la fua falvezza , mi veggio 
a fronte degli fconofciuti rivali ; altri per perderla , altri 



ATTO QUARTO iif 

per conquiftarla, e tutti per render vane le cure dell* amor 
mio . Kd io feguìrò dunque ad amarla I Non cercherò di 
fiaccarmela dalia memoria « e dal feno I Ab ! una (Ulla di 
queir odio , eh' ebbe il Padre mio per la Aia famiglia , 
baderebbe a farmi eftingu?re la mia paffione Ma oh Dei ! 
La pietà è il mio fìflema ; ed è troppo in me radicato 1' 
amore . Stelle ! A che fon io qua venuto I A piangere , 
o a rimproverarla ? Non lo comprendo io medeHmo • Il 
cuore mi ci ha condotto , e il piede ha feguitato le traccie 
delia mia paffione . Oimè ! ù apre la camera di queir in- 
grata . Il fangue mi Ci gela nel petto : pavento de' miei 
trafportì • Veggiam i chi n* efce : prendiamo tempo a ri* 
folvere . \ [ ji ritira , 

S. C E N A vi. 

LiNDANA p e Marianna. 

Mar. A Ndiamo * Signora mia , andiamo fuori di quedd 
Jl\ cafa • Qui non damo ficure . 

£ind. Oh Cieli! Non fo quel, che mi faccia. Parlo i e non 
mi capifco da me medefìmar M* incammino, e non fo per 
dove : fono in pericolo nelle mie danze : lo accrefco , fé 
all' altrui vifla mi efpongo . Mi abbandona Fabrizio ; tu 
fola mi animi , tu mi confìgli , tu incauta , tu fciagura « 
ta , che mi hai per imprudenza precipitata ! 

Mar. Ammazzatemi per carità , ma non mi rimproverate d* 
avvantaggio • Son cosi afflitta , fono a tal fegno mortifi- 
cata . . • ( piange • 

Lind. Ah ! chetati , s' è ver che mi ami , compatifci le 
fmanie d' un cuor perduto . Non condanno la tua fedel- 
tà , ma la foverchia tua confidenza • £ queda ancora è 
degna di qualche fcufa . Ti fidadi di Milord Murra! , di 
cui io medefìna mi fon fidata • Chi mai avrebbe creduto , 
che r uomo perfido , menzognero celalfe V antico fdegno 
ibcto la mafchera dell' amore , mi (ìrappaCTe dal labbro 
la ficurezza dell' elTer mio , non per altro , che per tra« 
dirmi ? Ah ! Murrai , tu aflaifiaarmi ? Tu darmi in brac- 
cio della Giuiììzia i 



120 LA SCOZZESE. 

SCENA VII. 

Milord , e dette • 

MiL Jk H ! qual perfida lingua , qual lingua iadegaa può 
XX macchiar di si ocra colpa il tato nome » i* onor 
mio 9 la mia fede I 

Lind» SoiMenoìi : non mi reggo in piedi • 

[ a Marianna appoggiando/i » 

Mar. Un cane 9 una tigre non avrebbe il cuore 9 che voi 
avete • ( a Milord foJhnenUo Lindana^ 

MiL A me un tale infulto I In faccia mia fi ardifce anco« 
ra di follenere una calunnia si orrida 9 si vergognofa ! 

Mar. h chi era altri 9 che voi 9 informato dalla Fadruna ! 

MiL ho farà (tato meglio di me chi dvrà meritato prima la 
fua confidenza: io f^^rà per lo meno colui, che colio sbor* 
fo di Cinquecento ghinee fi é fatto un merito nel cuore 
della tua l^ddroaa. 

Lind Non infultdte una fventurata nella parte almen dell' 
onore. Il danaro 9 che quelta mane mi ha offerto Friporty 
fu da me ricuiàto • (con nmjlipa, 

MiL Vorrelte farmi anche in ciò travedere . L' ho veduto io 
flelfo depofitar il danaro nelle mani del Ministro di Corte 
per liberarvi dalla carcere 9 in cui vi volevano rinferrata. 

Lind. Ah miiera * Ah ! difperata 9 eh* io fono . A me carce* 
re? A me un tale sfregio? Evvi per me chi ardifce pagar 
denaro ? Io la favola del paefe ! Io il ludibrio dei Mon« 
do < Oh rofibre ! Oh vergogna ! Non vo* più vivere : non 
to' più fotfrire . Un ferro , un veleno » una morte i u^na 
morte per carità • 

SCENA VIIL 

Fabrizio 9 e detti • 

Ftfir. /^Ofa fono qucfti rumori I 

MiL V> Ah ] Fabrizio 9«difingannatele • Sono Creduto io 

il traditore . 
Fabr. Acchetatevi , Signora mia • Ho iàputo ogni cofa .So 9 

donde il male è venuto. So gli equivoci* che ù fon pr«- 

ù . Vi dirò tutto . Ma qui no« iitiamo bene : entriamo 

nella voflra camera • 



ATTOQUARTO 127 

Xmi. No ; non farà mai vero • • • 

Fahr. Predo , predo; viea gente • Quefla volta comando io* 
[/<i prende per una mano j ( Conviene fare cosi in qu^« 
Iti cafi . ) 
Lind. Ab ! fono avvilita ; fono perduta . Salvatemi 1* onor 
mio I e fagrificatemi qual più vi aggrada • 

£ parte con Fabripo . Tutti entrano nelle ftanj^ 
di Lmdana , e fi chiude la porta • 

SCENA IX. 

Il Conte folo • 

Conte y^Imè ! qua! voce intefi ? Qual voce mi ha penetra- 
va to nei cuore ? Parvemi quella della mia cara fi* 
glia . Ma qui non veggio neffuno ; e qui mi parv« d' aver- 
la udita • Oh ! amor paterno . Tu fai fognare ad occhi 
vegljanti ; e non è flrano , che' un* immagiae vivamente 
imprcifa nell* animo alteri la fantaiìa, e la rilcaldi • Fra i* 
agitazione del fangue, e la violenza dei muto mi vacilla- 
no le ginocchia talmente » che non fon ùcuro di poter ri« 
falire ìe.fcaìe • La fala è libera ; non e* è neiluno i vo* 
prender fiato • - [ fiede prejjo il tavolino • 

SCENA X. 

Friport » Servitori , e detto • 

Frip» 'QOrtatemi il mio caffè , le mie tazze | il mio zuc* 

Ir .cheto f che non voglio perdere il piacere, che ho 

tralafciato . [ al fervitore che porta . 

Conte. Oimè ! vien gente • É T amico Friport : manco ma« 
le ! [ j' alia , poi torna a federe. 

Frip. Oh ! Amico , vi faluto . Ho piacere di vedervi • 

Conte Defiderava io pure si buon, incenero • 

Frip* Siete voi contento di que(t' albergo I 

Conte Dell' albergo fon contentiflimo i ma il clima di Lon- 
dra mi par non mi co^ferifca . 

Frip, Oh! liete voi di quelli» che fentonola differenza de* clx«« 
mi ! A me fi confaiioo tutte le arie; io Ito ben da per- 
tutto. Mangio i bevo 9 dormo , fo le faccende mie egu mi- 
niente in Londra^, che in Ifpagna^ neir Americai e dove mi 
trovo • 



zi8 L A S e O Z Z E S E. 

Co^te Felice voi> «che avete si buon temperamento! ] 

Frip. Venite qua ; prendete meco il caffè • 

Conte Lo prenderò volentieri • 

[i7 Servitore fi accofta per fervido • 

Frip^ Andate via: non ho bifogno di voi . [ il Servitore 
parte » Iriport ver fa il cajjè , e lo porge al Conte» 

Conte Vien gente , mi p^re . ( colla ta^^a in mano* 

Frip. Lafciate , che vengano • 

Conte Scufatemi • ( ^* ^h^ ^^^'^ tana in mano» 

Frip. Dì che avete paura ? 

Conte la quella ftanza crediamo noi , che ci fia neffuno I 

[ accenna una camera in fondi\ 

Frip. Quando e aperta « non ci dovrebbe eflfer nelTuno • 

Conte Permettetemi , eh' io goda la mia libertà : fon cosi 
fatto • Son zottico , lo conufco ; fcufatemi • ( Mi trema 
la mano , mi trema il cuore • ) ( parte» 

SCENA XI. 

Friport t poi MiEEDi Alton • 

Frip» T^ Originale • Non può vedere nefTuno • 

"4 [ va prendendo il fuo caffi . 

Mile, ( Credo , fia queftl il Signor Friport • Ai fegai , che 
mi hanno dati , fon quafi certa di non ingannarmi . Vo* 
fapere da lui , chi fia 1* ihcognita , eh' egli protegge • ) 
Frip, ( Scommetto 1 che in tutta Londra non ^ dà. il caffo 
si ben fatto. ) C/^'^f^ badare a Miledi • 

Mite, Signore • [ a Friport m 

Frip. ( fi ^^^^ tin poco il eappello fenja aiiarfi | e beve» 
Mite. Voi non mi conofcete • 
Frip. Non mi pare . 
Mite. Io fono Miledi Alton • 

Frip» Miledi . ( x' alia un poco , la faluta , e tarna a federe» 
Mile. Siete voi il Signor Friport \ 

Frip, Per ubbidirvi . if^H^ muoverfi • 

Mile, Ho defiderio di parlare con voi • 
Fnp, ( Già prevedo cofa vorrà : danari iti iraprcftlto ; farà 
una di quelle , che fpendono più di quello» che pofiono . ) 
Mile. ( Quedi uomini ricchi | non rifpettano la nobiltà . ) 

Puffo parlarvi , Signore ì 
Frip, Perché no ) ( fegùendo il fatto fuo » 



1 



ATTO QUARTO 129 

Mite. Vi veggio occupato . 

Frip. Se vi piace , vi farò fervile . ( offerendole il caffi , 

Mite. No , non m' occorre . 

Frip. Lafciate dunque, che mi ferva io. [beve • 

Mile, Ehi ! ( chiama , e viene un Servitore ) Da federe . [ il 
Servitort le dà da federe , e' parte ) Signor Friport} vor- 
rei , che mi faceile un piacere . 

Frip, Cfa* io poffa • 

Mile. Vorrei , che mi facefle la finezza di dirmi , chi fia 
colei , che abita in quelle danze . 

Frip. Io non la conofco ; ma non credo , che le fi debba 
dire colei . 

Mile, È qualche Dama di condizione l 

Fùp. lo non la conofco • 

Mile. Non la conofcete ì [ hurlandofi . 

Frip. Io non la conofco , in parola d* onore • 

Mile. Eppure io fo , che la conofcete • 

Frip. Oh beila ! Quando vi dico in parola d' onor^ . • • Sa- 
pete voi , che cofa vuol dire in parola d' onore ? 

Mile. Non avete voi sborsato per cauzione di lei cinquecen* 
ro ghinee ? 

Frip. SI , ne avrei sborsate anche mille • 

Mile. E dite di non conofcerla I 

Frip. Non la conofco • 

Mile. Sarete dunque invaghito delle fue bellezze • 

Frip. Io ? V ingannate ; non ci penfo nemmeno • 

M'ile. E fi fa uno sborfo di tal natura fenza conofcere la 
perfona , e fenza eflferne innamorato ? 

Frip. E tutto quello , che fi fa a quedo mondo , fi ha da fa- 
re per interefie } È bandita la carità, la coànpaillone , la 
provvidenza ì [ alterato* 

Mile. Compatitemi • Io non vi credo • 

Frip. Se non volete credere , non fo , che farci • Lafciate- 
mi prendere il mio caflFè > e fon contènto • 

Mile. Se non volete dirmi 9 chi fia colei , farete obbligato 
a dirlo a chi avrà Ja forza , e 1' autorità di cofiringervi • 

Frip, Il mio caffè . Miledi • [ con impapen^a • 

Milt. Il voflro filenzio vi fa efiere a parte di quei fofpetti 
Gold. Comm. Tomo XIV. I 



• • • 



I ;o i;.A SCOZZESE. 

Trip. ( Ho capito . Andrò a terminare di prenderlo col mio 

camerata • {prende tane , coccoma ec, e i' incammina • 

Mile, Che maniera è la voftra ! (i*n/^<r« 

Frip. Miledi • [ la fa luta , e parie colle /addette cofe • 

SCENA XII. 

Miledi Alton , poi Milord Murrai • 

Mile* TTOmo vile $ ano nel fango ^ e refo fuperbo dallo 
vJ fplendore delT oro . Ma gli farò collar cara U 
\iUania , che mi ufa . Ah ! Murrai , per tua cagione iof« 
frir mi tocca gì' in Culti , ma (lanca fono di menar per tè 
quella vita , e tu non meriti T'amor mio . Sì « mi (lac- 
cherò dalla memoria , e dal cuore queir inumano , oda noii 
lafcerò invendicati i miei torti . Saranno (cefo di mia 
vendetta Fripurt , Lindana , Murrai , e tutti quelli f che 
hanno eccitato le mie collere, e il mio ridènti memo . 
MiL ( ufcendo dalla camera di Lindana | parla full a porta . ) 
Torno a momenti . Parlato » che ro abbia col Signor Fri* 
porr, tornerò dalla mia adorata Lindana • Fabrizio , alpec* 
tatemi . * • - 

Mile. Ah ! il perfido efce dalla fua diva^ £ ho chi foffrire il 
confronto di una donna incognita # di una avventuriera 
fofpetra ? No , non fia vero . Lo tratterò f come merita , 
e non potrà vantar(ì dimeno • • • 
MiL Voi qui , Miledi ? 
Mile, Si , ci iowo per mio roflbré. 
Mil, Veramente non è cofa degna dì voi 11 flreifuentare tta > 

pubblico albergo • 
Mile. Frutto del trattamento Indegno , che mi facffde • 
MiL Ah ! Miledi , ritornate In voi (leiTa . Il Cielo non ci 
ha fatti naCcere per unirci in(ieme • Veggio toìì «(Iremo 
cordoglio r atnore , la tenerezza « ch^ per aie avere . • • 
Mile, lo amore? Io tenerezza per voi? V ingannate: v'odio» 
• vi deteflo , v' abborro . Mi pento d* avervi iidWto : non 
penfo a voi , che con ifa , e con ifpirito di vendétta . Le- 
vatevi dal peiiliere, eh* io v* ami ; e perché la fìiperbia vo- 
iìra non vi hinnghi a credermi appaflionata , ecco una pro- 
Va dell* odio mio \ ecco un teflimaniò , eh' io Vi abbao* 
dono per fempre • Mirate U fogliò et' tòAli kHf^ni » 



ATTO QUARTO .151 

profanato dalla voflra barbara infedeltà . Lo lacero ia 
faccia vodra , e fo di voi quel conto , che meritate • 

( lacerti la S*.rUturà e la getta in terra • 
Mil» ( raccoglie i pe^^i del foglio ftracciato con placideiji^a . ) 
MUedi I io non fo f fé debba dulermi , o ringraziarvi di 
cotal atto . Finché vegliava al mondo un obbligo da me 
contratto per folo nfpetto al mio Genitore, dovea da vox 
dipendere per ottenere la libertà , e dilpor di me ilelTo a 
feconda delle mie inclinazioni • Ora , (la giuflizia , o ven- 
detta y mi rende(le libero ^ nìi facezie padron di me ilef- 
fo . Permettetemi dunque, eh' fo vi ringrazj • • • 
MiU* Ah! mi deridete ancora , indifcreto ? 
Mii, No , calmatevi per un momento , e afcoltateml • Sa- 
pete I che noi non damo padroni di noi medefìmì : che ci 
comanda amore ^ e che iìam corretti a ubbidire . Sapete , 
che qued* amore è un tiranno che crudelmente (i vendi- 
ca di chi r oltraggia ; Quanti orribili efempi non ci at- 
terrifcono di queA* amore vendicativo! Matrimoni infelici, 
divorzj ingiuriofi I fpofe neglette, mariti efuli , famiglie 
precipitate. Avete mai udita per avventura i difperati con- 
giunti caricar di maledizioni il Nodo , i Conlìglieri , e gli 
Amici ? Noi , Miledi, noi ci troveremmo mi cafo , fé ad 
onta delle inclinazioni del cuore , fé a difpetto di quell* 
amore , che mi comanda , Vi Avefìi porta la mano . Il Cie- 
lo vi ama , e vi protegge , allora quando vi credete più 
abbandonata . Quefla eroica rifoluzione , che or vi tormen- 
ta , è quella (leiTa di un Infermo , che troncali coraggio- 
famente una mano per non perdere la vita . Voi vi pri- 
vate d' un cuore , che non fa amarvi , ed acquiilate la li- 
bertà di farvi amare da chi più merita gli affetti voAri • 
Confolatevi adunque : vi concedano i Numi fpofo più de- 
gno I amor più felice , tranquillità più ferena . 
Mile. Ah ! Milord , il vodro ragionamento è artifiziofo , è 
maligno • Meco non parlerete in tal guifa , fé afifafcinato 
000 fofte dalle indegne fiamme di una femmina avventu- 
riera . 
MiL Miledi , giudicate meglio di me , e di quella , eh* lo 
amo . La fua condizione non mi può fare arroflire . £lla 
non cede a veruna in nobiltà , e fupera molte altre in 
virtù • l 2 



131 . L A S C O Z Z E S E ; 

Mile. Ho capito , altri rimproveri da voi non foflrro • Gode-» 
te della di lei bellezza ; approfittate delle ammirabili Tue 
virtù . Ma quanto è più virtuofa , fé non cambiate coflu- 
me , tanto meno la meritate . Per me vi iafcio , vi abban- 
dono per tempre • S) » vaterommi de* voftri arguti concet« 
ti . Fui lungamente inferma nei cuore ; Taprò reciderne 
coraggiofa la parte infetta dal voftro amore ; e fuperaro 
ii primo dolore acquifero col tempo la pace , e la libertà • 

[ parte • 

MiL Sian grazie ai Numi • Vadali fubito a confolare Lin- 
dana con quello novello trionfo dell' amor mio . Ora pof- 
{o offerirle un cuore libero da ogni catena . O donne ama- 
bili ! O donne confolatrici ! Pera , chi vi rimprovera , cbi 
V* infulu . L' una mi confola coli* amor fuo -, V altra mi 
benefica col fuo fdegno • ( entra da Lindana • 



Fine delP Atto Quarto . 



i33 



ATTO QUINTO. 

SCENA PRIMA. 
Il Conte , e Friport • 

Frip. TTEnite , non e' è neiTuno. 

Conte V Se fapede le mie circoftanze, compatirefte la mia 
apprenGone . • 

Frip. Mi difpiace vedervi afflitto . Non vi dimando il per- 
ché ; ma fé pulTo ajutarvi , impiegatemi • 

Conte Conofco il voftro buon cuore . Permettetemi | eh' io 

• ritorni al mio appartamento . 

Frip» Accomodatevi , come vi piace • 

S C E N A IL 

Milord , e detti. 

Mil, "TTOrrei pur follevare dal fuo dcpofito il Signor Fri- 
V port . ( ufcendo dalla camera , ed incamtninandofi» 
Conte ( Vicn gente. ) {a Friport volendo partire • 

Frip, Non abbiate timore j è un galantuomo . 

( additando Milord • 
Conte 1^0 conofcete ? 
Frip, Lo coiiofco : i Milord Murra! • 
Conte ( Il mio nemico 2 ) {àa je agitandofim 

Frip, Che cofa avete ? ( al ContCm 

Conte ( Ah ? Con fuor di me fleflfo: non poflfo più trattener*- 
mi . ) ( mette mano alla fpada , e s^ avventa contro Milordm 
Frip, Guarda . {grida fotte verfo Milord . 

MIL Chi fei tu , traditore ? ( mettendofi in difefa • 

Conte Son uno , che deiìdera il voflro fangue. 
Mil. Qual ira contro di me vi trafporta 2 (^ al Conte • 

Conte Difendetevi > e lo fapreie . [ minacciandolo • 



X34 L A S C O Z Z E S E. 

SCENA Uh 
. Fabrizio , e detti . 

Fabr. /I Lto» alto , Signori miei i portata j-ifp etto all' al- 
X\ bergo di un galantuomo. la Londra non Ci met- 
te Olino alla fpada • 
Conte Non odo , che U vobi dell* ocfio | e deUa vendetta . 
iV/<7. Qual vendetta ? Qual odio ? ( al Conte • 

Conte Vi rifponderanno i miei colpi • ( attaccandolo • 

MiL Siate voi tedimonj della neceffità in cui fono di dover* 
mi difendere .* ( vuol metter manom 

Fabn Fermatevi . 

SCENA ULTIMA. 

LiNDANA ) Marianna » e detti • 

Mar, I^Rcflo, predo accorrete . • fa Lindana • 

Lind, 1 Ab! Milord, chi v* infulta , chi vi affali fcel Ah 
mio Padre ! [ Jì getta ai piedi del Conte m 

Conte Ah mia figlia ! 

( Jì lafcin cader /a fp^da % id abbraccia Lindana • 

Mil. Oh Aelle ! Il padre dell* Idoi mio è il padrone della mia 
vita • [ getta la fpada ai piedi del Conte • 

Fr/p. ( bel belìo fi accofta al Conte , che fia immobile ab- 
bracciando la figlia . J Amico , Lindana è la più buona 
f.nciulla di queda mondo • [ al Conte • 

Conte Alzati , iangue mio . Ah ! che il cuore me F aveva 
predetto . 

Lind, Pietofi Numi , Te forza mi avete data a reGftere. a tan- 
te , e si dolorofe afflizioni , deh ì non mi f^te foccombe- 
re all'urto di una sì violenta ccvnfolazione • 

Fabr. ( Che cambiamento di fcena ! Che avvenimento feli- 
ce! ) 

MìL Deh / ceffiuo 1 vodri fdegoi ; fcordatevi queir odio aor 
tlco . . • 

Conte Ah ! che la voce del mio nemico mr fcuote da quei 
letargo , in cui mi aveva gettato la mia forprcfa . Perfi- 
do figlio del mio tiranno perfecutore , voi ufcide dalla 
camera di mia figlia • Vi- veggio addomeff'icato con lei : 
che dunque ? Dopo d* avermi fatto profcrivere , dopo di 



A T T O Q U I N T O. xjj 

avere (lermiuata la mia famiglia ofcrefle di aflaflinarmi la 
figlia ? E tu incauta , Io conofcefti V indegno ì Sagrifica- 
fli il cuore all' inimico del fangue noftro , o cedtfti agi* 
incanti d'un ingannator fconofciuto? In ogni guifa fei col- 
pevole in faccia mia j e fé fofpirai di vederti, abborrifco 
ora il momento , che ti ho veduta . 

Lind. Difendetemi , amici , giuftificatemi . Mi manca lo fpi- 
rito; mi mancano le parole. 

Idar. Signore , rifpondo io della condotta della- Padrona ; io, 
ch§ fono feroprc (lata al fuo fianco . ( ci Conte. 

Fchr, In tre mefi , che ho T onore di averla meco , ci ha 
forprefi , ci ha incantati colla fua virtù , colla fua mo- 
deflia • 

Trip. Aauco , una parola • Io voglio credere poco agli uo*. 
mini , e meno alle donne 5 ma per quefta ? Prometterei ..• 

Lìnd. No, caro Padre, non fono indegna dell' amor voflro. 
Non ho niente a rimproverarmi nella lunga ferie di mie 
fventure. Lungo farebbe il dirvi, come qua giunfi, perchè 
q\x\ mi trattenni . Tutto ciò voi faprete : baftivi fapcre 
per ora , che mi Ila a cuore T onor del fangue , il deco- 
ro della famiglia , l'oneftà del mio grado; e che tutto ia- 
prei foffrjre , prima di macchiare il mio cuor«,il mio no* 
me , la mia innocenza . 

Conu SI , figlia , tutto credo , e tutto fpcro dalla voflra bon- 
t;à . La forte ci fa efferé infieme ; ma per fcpararci per 
fempre . Io fono vittima dell* akrui livore ; fon pjofcrit- 
' to dal Parlamento ; fon condannato a morire . Sono in 
Londra , fono fcoperto ; ne v' è fperan^za, che mi lufln* 
ghi di fottrarmi dal mio fuppli^io . £cco un gemico del 
fangue mio ; ecco chi folleciterà la mia morre . 

[ accennando Milord . 

MiL Conte , trattenete le voflre collere ^ ed afcohatemi per 
un momento. Difpeufatemi dall' ingiuria la memoria del 
mio genitore ^ né efa miniamo , fé abbia egli intefo ò\ efer- 
citar fopra di voi la giu/lizia , .0 fiafi valfo del fuo pote« 
re per isfogare la fua inimicizia . Perfuadetevi , eh' io uoa 
ebbi parte nelle ire fue > e che lungi dal perpetuare lo 
fdegno , deiìdero di compenfarvi colla più perfetta ami- 
cizia • JVIio Padre i morto , Negli ultimi perlp(ii di vita 

I4 



1^6 LASCOZZESE. 

fi è ricordato di voi . Mi ha detto cofe » che lo indica* 
v3no intenerito dei voflri difaflrì , e mi ha lafciato fra le 
fue c?!rte* il modo di liberar voi dal bando , e i beni vo- 
ilri dal fifco . Ho parlato a* Miniftri. Prendiamo tempo , 
e fperate , anzi fiate certo di ogni voAro rlfarcimento , e 
impegno la mia parola d* onore . Ma oh Dio ! fé V odio 
voftro non è più coHante di quello del mio genitore me« 
defimo , calmate meco gli fdegni voftri . Amo la vìrtuo- 
fa voiìra figliuola . Tollerate , eh* io dica , eh* ella non 
mi odia. Afpetta il voflro cenno per confolarmi^e quan- 
do la bontà voflra 1' accordi , eccovi un amico , che vi 
difende; eccovi un figlio , che vi ama, vi rifpetra, e vi 
onora • 

Frip, ( Quefla è la prima volta , che mi pare di efTere in« 
tcncrito . ) 

Lind. Caro Padre • L' ho amato non conofcendolo : V odie- 
rò , fé mei comandate . 

Conte No , figlia , non funo sì barbaro, sì inumano. Se il 
Cielo ha toccato il cuore a Milord negli ultimi fuoi re- 
fpjri di vita , non vo' afpettare ad arrendermi ad un tai 
punto • Perdono alla memoria del Padre , e mi abbando- 
no air onoratezza del figlio • Morrò tranquillo , fé vedrò 
almeno afCcurata la voflra forte ; e poiché v* offre il gio- 
vane Murrai la fua mano , mi fcordo gli odj , mi dimen- 
tico degl' infulti , e vi concedo la libertà di fpofarlo • 

Lind. Oh ! adorato mio genitore . 

Mil. Oh ! Cieli , avrò finito anch' io di penare • 

Fabr. Il cuore mi Ci fpezza dall' allegrezza • 

Frip, Buon galantuomo : buona giovane : buoii amico • 

Conte Ma come fperate voi di i'v^ttrarmi dalle perquiflzionl 
della Giufllzia ? [ a Milord. 

Mil- Pochi giorni mi baflano . Ho prevenuto il Reale Mi- 
niflro : egli è ben perfuafo della voflra innocenza . Solo » 
che il Re s' informi > afiicuratevi della grazia ; ma vuole 
il rifpetto , che vi celiate per ora . 

Frig, Amico , io parto per Cadice : la notte è vicina ; T 
imbarco è pronto; venire con me, e non temete . 

( al Conte • 

Conte. Il confjglio é opportuno « Vi Aarò > finché fia la gra- 



ATTO QUINTO'. 137 

eia ottenuta • Figlia , mi Itacco dn voi con pena ; ma fo 
no avvezzo a penare , ed è il prellnte mio duolo com- 
penfdto dai giubbti^ , dalia conieacezza . 

Zini. Ah ! non ho cuor di lafciarvi > or che la forte mi ha 
conceduta di rinvenirmi ., 

Frip, Il vaicello è comodo ; vi potete (lare anche voi . 

• (a Lind • 

Lind, Sì , caro Spofo, permettetemi > ch'io renda queda te- 
flimonianza d' affetto a chi mi diede la vita . Soffrite ^ 
che da voi mi allontani . ( a Milord • 

Mil, t non vi rincrefce iu quefti primi momenti allontanar- 
vi da chi vi adora l 

Lind. Dolorofo è un tal pa(fo -, ma il Cielo non è ancor 
Tazio di tormentarmi . 

Conte No , figlia , non permetterò mai , che tronchiate il 
corfo alle voflre coufolazioni , né che vi efponiate ai di- 
fagi del mare. Retiate in Londra col voflro Spofo : fof- 
frite per*qualche giorno la mia lontananza. La foffrirò an- 
cor io di buon animo . Se non bada il configlio , vaglia- 
vi a perfuadervi il comando. Reflate in Londra ;e fé Mi« 
lord r aggradifce , porgeteli in quedo punto la mano » 

Lind. Oh ! vero affetto . Oh adorabile genitore ! 

Mil, Ah ! Conte , ah ! mio adorato fuocero , e padre . Voi 
non mi potete colmare di confolazione maggiore • Cara 
Spofa , porgetemi la mano : voi fiete la mia adorata con- 
forte . [fi porgono la mano» 

Mil. Signor Friport , lafciate a me il caiico di ricuperare le 
cinquecento ghinee . 

Frip. SI, fatelo a comodo vortro . Me le farete avere al mio 
ritorno di Cadice : era fìcuro di non le perdere : era. cer- 
to deir oneflà di quefla buona ragazza . 

Lind. Ah! Signor Friport, quanto mai avete fatto per me. 

Frip, Non parliamo altro . Ho fatto quello , che ogni uomo 
oneflo , quando può , è obbligato di fare. Amico il ven- 
to è buono , r ora è avanzata. Se volete venire, venite ; 
fé non volete venire , io parto . f al Conte . 

Mil. Conte , partite di buon animo . Fra pochi giorni avre- 
te a Cadice il favorevol refcritto . '^ * 

Conte Si , Milord , in voi pienamente confido • II poter vo- 



11^ L A 8 e O 7 Z E S E* 

Aro, e la mia innocenza mi aflicurano^dtlla graiia • Fi- 
glia ci rivedremo fra poco . 
£ìni. Si , caro Padre . La ilarità del ciglio , con cui parti- 
te, e le belle fperan^e di rivedervi, mi faAuo rimanere coA't 
tenta al fimco del mio diletto conforte . Dopo s) lunghe 
pene gioifco per cotal modo , che T allegrezza mi riempif 
il cuore , e mi tira bocca dagli occhi • 



Fine delta Commedia • 



LA BURLA 

RETROCESSA 

\ 

NEL CONTRACCx\MBIO 



COMMEDIA 
DI CINQUE ATTI IN PROSA. 



I40 

PERSONAGGI. 

Maeftro Gottardo linajuolo , 
Placida Tua moglie • 
Maeftro Agapito • 
Pandolfo mercante • 
Costanza figlia di Pandolfo • 
Roberto amante di Costanza • 
Leandro amico di Roberto • 
Bernardo ofle. 
Berto Servitore • 

Narciso garzone di cafl^i • 
Garsoni deli* ode • 
Servitori • 



La Scena ù rapprefeuta la cafa di Maedro Gottardo 



141 



LA BURLA 

RETROCESSA 

NEL CONTRACCAMBIO 



ATTO PRIMO. 

SCENA PRIM^A. 

C A M E R Ji . 

Gottardo , e Placida • 

Gor, YP Bene. Cofa c'è? Cos'avete» Dopo fei giorni di 
' Ma matrimonio , cominciate di già a tarmi il grugno? 

pia. Veramente in quelli primi gioini voi mi date gran ra- 
gione di (lare allegra ! 

Cot. E di me vi potete voi lamentare I 

Pia. Bella cofa! maritati fenza fare un poco di nozze, fen- 
za dare un pranzo ai noflri am'ci , né ai noftri parenti* 

Cot. Via , cara la mia Placida , (late buona . Sapete , che 
vi voglio bene . Sapete , che non ho guardato a fpende- 
re quando fi è tratt'ito di mettervi all' ordine con pulizia* 
Voi avete degli abiti, delle giojette ,^ della bimcheria ia 
abbondanza, e potete comparir colle altre. Se avete voglia 
di qualche altra cofa ve ia farò volentieri , ma non mi 
parlate di dar da mangiare a nelTuno , perchè non 1' in- 
tendo , e non l' intenderò mai . 

pia. £ bene dunque , fé liete rifolto di non voler dar da 
pranzo a nelTuno , non è giudo , che noi andiamo dagli * 
altri • Ci iiaiiio ftati anche troppo , e non conviene con- 



t4t LA BURLA RETROCESSA 

trarre delle obbligazioni , quando non fi è In cafo > o non 
(i ha volontà di rendere la pariglia • 

Oot» Beoiffimo • Per grazia del cielo noi non ne abbiamo di 
bifogno • Oggi fata V ultima volta , eh* io anderò a de- 
finare fiiori di cafa . 

pia. Ah ! oggi ancora dovete andare fuori di cafa ? 

Cot, Sì f ho dato parola a mio compare Bernardo . Per og- 
gi non pjlTo far a meno » ma vi prometto , che (àrà L* 
ultima vo/ta . 

Pia, Ed io tederò fola rn caia , come una beftia . 

Cot. Voi fé non volete dar fola , potete andare da vodra 
madre • 

Pia. Sì 9 s*i y anderò dst inià madre , per non darvi la fptfa 
di far da pranzo per me • 

Cot. Ma voi prendete tutte le cofe in Hnidra parte : dite » 
eh* io vi tratto male , e mi pare , che voi mi trattiate 
peggio . 

Pia. Si è vero • Io fono la fofEdica , io fono la dravagante. 

Got. Via , fé non volete eh* io vada » non anderò . 

Pia. N9 > no : andate pure • Non voglio che dite , che per 
caufa mia . • • 

Got, Ma vorrei vedervi tranquilla .. 

Pia, in verità non è è\ facile , che tni vediate tranquilla » 

Got, Md perchè I Cofà Faccio per inquietarvi ) Volete, che 
dia da pranzo ) Via per contentarvi lo farò . È turró que- 
do quello , che vi dà pena / 

Pia. Eh fé non fode altro che quedo ! 

Got, Parlate , ditemi che cofa avete : fé non parlate è Im- 
podìbiie eh' io vi capifca • ' 

Pia, Orsù io fono una donna (incera , e lioh voglio aver 
da rifnproverarmi d* 9ver taciuto . Mi fa fpecie il cam- 
biamento , eh* io vedo in Voi di (ioridòtra , di gènio , d* 
itrclìnazione 1 e di temperaraeiitò . Uzia volta voi eravate 
allegro , gioviale , vi piaceva la compagnia , ed ora dico 
fra me ftcITa è irrtpoffibite , che Gottardo fi uh cangialo 
tutto ad un tratto . 
Cot. Sapete chi mi ha F^tto cangiare I 

PiQ. Chi l 

Cot, Vói . 



A T T P R I M O. 141 

Pia. lo ? 

Ù0t. s) > voi • Ora ho prefo moglie , ti voglio bene ^ non 
penfo che a voi » non mi curo d' altri dtvti tiniciHi | ed 
ecco ia ragione del mio cangiamento • 
Pia Se ta Cufa folTe così come dite • • • ^ 
Cot Jh.)li i coiì, ve lo giuro. 

Pia. Eh caro Gottardo > una volta vi piaceva la compagnia 

delle gonnelle , e non vonei che oggi fiogefte meco dì 

clTere diventato un altro uomo , e poi andafle fuori di 

cafa a divertirvi colle voAre iguajaielle palfate . 

Cot, È poffibile , che polliate penlare ad una limile beftia» 

lità ' . 

Pia. Qual premura avete d* andar oggi dal Signor coiAparel 
Cot, Pei che gli ho dato parola k 
Pia. E perché dargli parola ì 
Cot, Perchè ... mi ha tanto pregato • 
Pia. Vi ha pregato ! badate J>ene , che Te me n' accorgo y 

fé me n* accorgo « povero voi • 
Cot, In verità i Placida , voi mi fate torto * 
Pia. Orsù , non parliamo altro . Voi andate da vo(lro€«ffl« 

pare , ed io anderò da mia madre . 
Cot, Beniifimo. Afpettatemi 11 » che verrò e prendervi .avan« 

ti fera . 
Pia, Non vi è bifogno , che veaghxaté a prendermi • Non 

fo venire a cafa da me ? 
Cot, Ma , fé foffe tardi , non voglio che venghìate fola • 
Pia, Io non ho paura di nefTuno . 

Cot. Ed io ho paura » e non voglio , che vehgbiate fola • 
Pia, Bene vi afpetterò . È meglio eh' io vada fubito , per- 
ché mi ha pregato mia madre » che vada quando polfo , 
a tagliarle delle camicie , e cosi le farò il piacere > e re- 
merò a pranzo da lei • 
Cor» Bene, andate e falucatela da parte mia , e ditele» ciie 
Clicca al lino , di cui mi ha parlato , * » ma no i non le 
dite niente » che già verrò io a prendervi | e 1» parlerò . 
Più, Non c* é bifogno che voi venghìate , poiché già può 

eflTere » che non mi troviate . 
Cot* E perchè può elTere , che non vi trovi ! 
Pia, Perchè può eflftri » Clic quandi ho praazato ritorni a 
ct£i é 



144 LA BURLA RETROCESSA 

Cot» Signora , voi afpettaxemi . 

Pia» Oh qutid* è btlU ! noa pvffo venire a oafa quando mi 
pare » e piace ! 

Cot» Signora no , quando vi dico » che m' afpettiate • 

Pia. Ecco qiA, vuol tutto a fno modo . Mi contende fino le 
più piccole cole » che non fervono a hiente, per difpetto , 
per adio , per oltinazione . 

Got. Io non vi domando cofe , che non dano da domanda- 
re , e fé voi ci avete delle difiicoltà i vi .farà fotto qual- 
che miftero • 

Pia. Mi marriviglio di voi . • • 

Oou Datemi la chiave della porta . 

Pia, hn chiave della porta ! 

Got. Sì , la chiave della porta . 

Pia. Non avete la voftra chiave ? Che bifogoo c^ è della 
mia ? 

Gdt: Datemela , e non penfate .ad altro • 

Pia, Ho capito . Ha paura , eh* io venga a cafa . Non foa 
padrona di niente . Ecco la chiave . Si ferva come co- 
manda • ignita la chiave in terra» 

Got. È la maniera queda di darmela ? [ con flemma • 

Pia, Povera me ? Chi me V avelfe detto • • . . 

Got. Di che ? [ placidamente • 

Pia Voi non mi volete più bene : voi (lete anuojato di me. 

Got, Oh via , Placida » non mi dite di quelle cofe • 

Pia, Ingrato . 

Got. Via la mia Placidiaa » 

Pia, Lafciatemi ilare • [ in atto di partire • 

Got. Dove andate ? 

Pia, Da mia madre • 

Got. Venite quu Avanti d' andar via » facciamo la pace • 

Pia. La pace ? [ calmando/i . 

Gol. Sì , la pace • . [ /a prende per la mano . 

Pia, Datemi la mia chiave . [ la vorrebbe prender di terra • 

Got. Oh la chiave poi no . ( T impedifce. • 

Pia, Oflinato che Hete ! tenetela , non me n* importa nien- 
te tf Vado da mia madre • Venite , non venite, fate quel 
che volete , non ci penfo , non me ne curo : non vo' im- 
pazzire per voi * (' parte per la porta di Jh ada , e la 

chiude • 



ATTO PRIMO. 



X4J 



SCENA IL 

Gottardo folo , 
Cv. p H la Placidina é una teftolina bizzarra . Le place- 
LL» rcbbe di poter fare a Aio modo . Io le voglio be- 
ne , ma voglio efler Tempre marito. Non voleva darmi la 
chiave . ( la prende di terra , e la mette fui tavolino ) Vo- 
leva venir a cafa quando piaceva a lei. Veramente io4ion 
ho piente a temere . È buona donna , la conolcò \ ne 
fon ficuro » e potea contentarla . Ma Signor^ no ; quan- 
do dico una cofa, voglio che fia fatta? Sia cofa grande, 
o fia cofa piccola , ^ì ha da fare , quand' io lo dico. An* 
derò a prenderla da fua madre , e verrà a cafa con me . 
É partita in collera . Eh niente ! con due carezze 1' ad 
comodo . È di buon cuore , mi vuol bene , ma è donna 
la poverina , è un pocolino ollinata . Si correggerà , Ci 
correggerà . ( fi batte alla porta di ftrada ) È /lato battu- 
to . Vediamo chi è . ( ^a ad aprire . 

SCENA III. 
Agapito, e detto . 

-^g^» "D Ucn giorno , Signor Gottardo . 

^of. £3 Buon giorno , Signor Agapito . 

Àga. Come ftate ? Come va la voftra falute? Capperi Uo- 
po il giorno delle voftrc nozze non vi fiete più lafciato 
vedere . Che vita fate ? Sempre in cafa , fempre accanto 
alla moglie ? Animo , animo > non vi affrettate tanto, che 
vi è del tempo . Venite a vedere i vofìri amici , lafciate- 
vi godere , divertitevi. Per bacco I Se farete cosi, fini- 
rete predo . 

Cot, ( Maladetto chiacchierone ! non Io poflb foffrire . ) 
J^ga Cofa c'è? Avete qualche cofa , che vi molefta* ? 
Cot. No , non ho niente : ma , vedete bene , fon marita- 

to . Penfo ora a miei affari , più che non facea prima . 
Aga, Beniffimo . Avete ragione , ma qualche volta bifogna 

un po' divertirfi . Come (la la Signora Placida ì 
Got. Sta bene . 

^^^' ,?''!? «donnina di garbo/ gran buona moglie , che vi è 
Géld. Comm. Tomo XIV. K 



r 
I 



145 LA BURLA RETROCESSA 

toccata! mi confolo Tempre più col mio caro amico Gottar- 
do . Non potevate trovar di meglio •' Avete grande ob- 
bligazione al Signor Pandolfo , non tanto per il modo , 
eh' egli vi ha dato dì negoziare da Todra poda , .quanto 
per il buon matrimonio « eh' egli vi ha fatto fare . La 
Signora Placida è una gioj^ . Vi ha portato in cafa bel- 
- lezza « gioventù , bontà , giudizio » e danari • Cofa H può 

dcfiderar di più ? 
Got. lo non defidero niente di più • Sono contentiiHmo. So- 
' no obbligato al Signor Pandolfo • Sono flato dieci anni 
Tuo lavorante , mi ha fempre voluto bene » tutto quello 
che ho al mondo lo riconofco da lui , e la maggior ob- 
bligazione > eh' io gli abbia è quella di avermi procura- 
to una moglie » che è effettivamente tutto quello che dite. 
j4ga. Ma caro amico, bifogna un poco divertirla queda fpo- 

dna • 
Cot. Sì la divertirò . 

Aga. In quedj primi giorni almeno , un poco d! allegria » 
un poco di compagnia • Lafciate fare a me • Verrò a tro- 
varvi ; verrò con qualcheduno de* nodri comuni amici • 
Verremo qualche volta a pranzo da voi . Ci divertiremo. 
Con No , no , non vi incomodate • Se vorrò divertirmi » 

faprò io ritrovar il modo • . 
Aga, Che ? Ricufate voi di dar qualche volta da pranzo a' 
vodri amici ? Nemmeno un pranzo nei primi giorni del- 
le vodre nozze ? Scufatemi ^ un uomo come voi . • . 
Col Un uomo come me I £ chi fc^nò io ? Qualche gran Si- 
gnore ? 
Aga. Siete un galantuomo % Hate ora un buon negoziante , 
avete una bottega di lino , che non e* è la compagna in 
paefe , e fé volete fare di bene in meglio , conviene ve* ^ 

der gli amici , culcivarli , trattarli . ) 

Cot, Trattarli ! Cofa intendete voi per trattarli ? 
Aga, Qualche 6nezza , qualche buona grazia di tempo in 

tempo , qualche pranzo > qualche cenetra • 
Cot, E voi mi pnoreredc di edere della partita • 

[ ironicamentQ . 
Aga, S\ certo col maggior piacere del mondo. Vedete be- 
ne , io neir ordJA^ de' ienfali np4 C(edw di ch'ere degP in- 



A T T O P R I M O. 147 

feriori • Avrò delle buone occafioni per voi , a pranzo , 
a cena fi parla con comodo > con libertà • 
Cot. Ho capitò • Voi dite bene ', vi ringrazio del buon amo- 
re , che avete per me , vi ringrazio dei buoni luggeri- 
jnenti , ma io non ho ancora il modo di far trartameràti 
in cafa , non ho il comodo, non ho il bifogno ^ non pof- 
fo farlo , e non ho intenzione di farlo . 
^ga. ( Oh r avaraccio dei diavolo ! è fempre (lato cosii . ) 
Got. ( Se principiai eh ? Mi mangierebb«ro il lino, la (lop- 
pa » ed ì pettini . ) 
Aga, Ma , per efempio , fé voIefTe venire a pranzo da voi 

il Signor Pandolfo , ricuferelle riceverlo ? 
Cot, 11 Signor Pandolfo è padrone di tutto , ma fa » eh* \o 
fono un povero principiante » e non lafcerebbe la' fua ta- 
vola per venire alla mia . 
J^ga. Eppure io fo di certo , che oggi il Signor Pandolfo 

ha declinato di venir a pranzo da voi • 
Cou Da me ? Senza dirmelo ì S^nza farmi avvifare ? 
Aga. Anzi qued' è Ugao » che vi vuol bene , che fa Aima 

di voi ) e vuol venire a farvi un' improvvifata • 
Gou Scafatemi amico » io non ci credo niente • 
Aga, £ cosi , ve ìq giuro > in parola di galani* uomo . So- 
no (lato queda mattina da lui , perchè fapete « che in tut- 
ti i fuoi negoz) egli ù. fervè di me . Siamo venuti in di- 
fcorfo di voi • È un pezzo ( mi dilTe ) che non v^do Got- 
tardo > paffando di là voglio un poco vedete cos* è di lui. 
Verrò anch* io , dico , ho anch' io volontà di vederlo . 
Sì j dice , anderemo indeme • Facciamogli , dico , faccia- 
mogli un' improvvifata > andiamo a pranzo da lui . Si , 
dice y andiamo , e (i mi fé a ridere > come fapete , eh' egli 
fuol fare , quando ride di core • Ma zitto , dice , zitto 
eh' egli non fappia niente » andiamo lì all' improvvifo , 
e vediamo cofa fa dire , e, fi mette a ridere . Io gli ho 
dato parola di trovarlo in piazza , e di venir con lui , e 
di non dirvi niente | ma per T amicizia , che ho per voi, 
ho creduto bene di venirvi ad avvertire , acciò • • • • mi 
capite } mi difpiacerebbe di vedervi imbarazzato • • . 
Cot. Siete Aato voi dunque» che gli ha dato quedo fugge- 
rimento ì 

K a 



143 LA BURLA RETROCESSA 

Jiga. Si ; vi difpìacc di aver da voi il Signor Paodolfo ? 

Got. Io iiìmo infinitamente il Signor Pandoifo : quefco fa- 
rebbe per me un onore j ma mi difpiace » che oggi fono 
obbligato di andar a pranzo fuori di cafa • 

Aga. Oh via ho capito . Voi vi fiete dato feraprc pia all' 
avarizia , e voi volete difgudar tutto il mondo. 

Cou Vi giuro , in fede di galantuomo » che oggi ho dato 
parola a mio compaie Bernardo • 

Jiga, Potrefle fargli dire , che oggi non potete» che andrej;e 
un' altra volta . Il Signor Pandoifo merita bene ài eflfert 
preferito al Signor Bernardo . 

Got, Oh no , quando ho dato una parola non manco • 

Aga. E bene andate . Reflerà voftra moglie . 

Got» Mia moglie è andata a definar da fua madre • 

Aga, K voi mi volete dare ad intendere • . . 

Got. Poflfa morire , fé vi dico bugia • Ecco qui in fegno del- 
la verità , ecco qui la chiave della porta , che Placida mi 
ha lafciato, e quella fera devo andarla a prendere da fua 
midre . 

Aga, Cofpetto di bacco ! mi difpiace di un* altra cofa • 

Got, E di che ! 

Aga, Che la Signora Coflanza » figlia de! Signor Pandoifo 
fentendo , che fuo padre voleva venire a pranzo da voi 
ha detto Voglio venir anch' io a definar con Placida » e 
fuo padre le ha detto di si • 

Got* Andateli ad avvertire ; dite loro , che oggi non ^potTo, 
che ciò farà per un* altra volta • 

Aga. Fate una cofa , venite con me , ma non dite loro , 
che io vi abbia avvertito • Fate cadere il difcorfo a pro- 
pofito «^r . 

Got* Ora non poflb venire • Ho da fare : afpctto gente » 

Aga. In verità , Signor Gottardo , mi difpiace a dirvelo , 
ma 1* amicizia mi fa parlare. Fate torto a voi ttcffo ; non 
Capete vivere , e non fate conto dei buoni amici . 
Got, Ma vi preme molto « Signor Agapito , eh' io mi fac- 
cia onore . Dite la verità , oggi voi facevate gran conto 
della mia piccola tavola • 
Aga. Mi pareva impoflìbile , che non mi dicefte un Imper-« 
tinenza • Son io qualche fcrocco ? mi manca il modo a 



\ 



A T T O P R I M O . 149 

cafa mia di mangiare ì Grazie al Cielo fon conofciuto « 
e dieci feudi in tafca non mi mancano mai • 

€ot. £ bene « fé (iete ricco , tanto meglio per voi . Io fon 
povet* uomo > e non poflb far tavola per neffuno • Circa 
il Signor Pandolfo , lo manderò «d avvertire • 

Aga. No f no « non v* incomodate | T avvertirò io • 

Gou Bene , vi farò obbligato • 

Aga. Ma è poflibile , caro Signor Gottardo . • • 

Gou Andate fé volete trovarlo , andate fubito » avanti eh' 
egli efca di cafa . 

Aga. Eh vi è tempo • E ancor di buon* ora • 

Got. Oh è (lato battuto • Permettetemi i eh' io vada a ve- 
dere chi é* 

Aga. Queila è la porta di flrada ; io non ho fentito bat- 
tere • 

Got. Eh ho un' altra picciola porta, che corrifponde fulla (Ira- 
delia . Con permiflìone « 

Aga. Accomodatevi • 

Got. ( Vorrei pure , che codui Te ne anda(re • Con quefla 
" finzione può e(rere , che mi riefca mandarlo via • ) 

( parte • 
S C E N A IV. 

Agapito folo • 

Aga. f\^ che avaraccio che è coflui ! Importa alTai a me 
V^ del fuo pranzo ! ma propriamente mi diverto a 
far difperare queda forta di gente . Se fapeffi come fare 
a fargli fpendere del danaro per forza , farebbe per me 
uà carnovale • Per bacco ! mi viene in ment^ una cofa • 
Quefta é la chiave della fua porta • [ prende in mano la 
chiave , che trova fui tavolino ) Mi ha detto , che Placida 
glie r ha lafciata. Mi viene in teda di fargli una bella burla • 
Ma fé torna » e non trova la chiave , fé ne accorgerà • 
In luogo di queda , vi polTo metter la mia • Vediamo • 
SI in verità G fomigliano nella grandezza. ( tira fuori di 
tafca una chiave ) Eccolo , che ritorna • Facciamo il cam- 
bio • [ fa il cambio , mette yia la chiave di Gottardo • 



I50 LA BURLA RETROCESSA 

SCENA V. 

Gottardo , e detto • 

€^s. Il iflo compare è venuto a prenderoii , e vuol che Io 

IVI vada eoa lui • 
j!ga. Cesi predo ? 
Cot, Sono quindici ore fonate • Egli fuol pranzar di buon* 

ora . Abbiamo qualche cofa da fare infleme . 
j4gn^ Quindici c^re I Non fono ancora quattordici . 
Col Oh v* ingannate , le quindici le ho fentìte fonare . 
^ga. No certamente • Vedrete ora la bocca delia verità . 

[ cerca P orologio • 
Cot. Avete comprato un orologio ? 

.^ga. Sì un orologio d' oro ^ [ cercandolo con anfietà • 

Oot, Bravo I così fa chi può • 
-'^jrt. Non lo trovo , che T avc^ffi perduto! no, no , ora mi 

fovviene , T ho lafciato attaccato ai letto . Capperi J mi 

ciifpiacefebbe perdere un orologio d* oro , che mi coda 

ventiquattro zecchini • 
Cot. Oh dndate a prenderlo , andate fubito » che qualchedu- 

no non lo portaife via • 
/^ga. Eh non e' è pericolo • In cafa mia non e* è neflfuno • 

Io non ho nò ferva , né fervitore . Non ho altro che 

una donna, che viene la mattina a farmi il letto , e a fpaz« 

zarmi la camera ; quando cfco i porto via le chiavi 9 e 

non ho paura d* efler rubato • 
Got. Ma i^n importa , andate a prendere il vodro ocologio; 

poiché nn uomo come voi, un fenfale della voflra forte, 

fcomparirebbe in Piazza fenza 1* orologio al fianco . 

[ con' ironia • 
/iga^ Povero Signor Gottardo ! voi vi burbte di chi fpen- 

de , perchè non avete cuore di fpendere • 
Gou No , no : dico davvero • Potrede non averlo lafciato 

in cafa ^ non idate con qued' inquietudine , andate • 
Aga, Si veramente :* fono un poco inquieto • Anderò. ( Ma 

come fare » fé la mia chiave è fu quel tavolino • ) 
Cou Mio compare mi aipetta • 

A^a. Un momento • ( Se fapefH come fare a prenderla ■. ) 

[ ji ]^rova , ma non può • 



\ 



A T T O P R I M O. ìji 

Gou Salutatemi il Signor Pandólfo , e ditegli • . . 

Ag'i" Sì 9 sì , ho capito • Voi avete uu* altra porta da queU 

la parte . 
Got, SI , una piccola porta » che corrifponde fulla Aradella • 
Aga. Andiamo per di là dunque, che abbrevierò il cammino, 
[ fa vedere che fpererehbe d' aver la fita chiave • 
Gou No , perchè C\ pafTa per la cantina • 
Aga, Cofà importa? 'Mi par di fentir qualcheduno . 
Oot, Sarà mio compare • Caro amico, fcufatemi, /ono afpet* 

rato, [fi volta per vedere ,' intanto Agapito tenta ^di pren^ 
der la chiave , ma Gottardo ritorna a lui , e non gli dà 

il tempo • 
Aga. Non pofllamo andare infieme 1 
Got, Perdonatemi . Quefla è la porta di cafa . ( accennando 

la porta che fi vede . ) Mio compare non vuol vedere nef- 

funo . 
Aga,. Sarà felvatico come voi • 

Got, Sì è vero . f quafi fpingendolo . 

Aga, Avete una maniera veramente gentile i [ ironico • 

Got, Compatitemi • [ come [opra . 

Aga. ( Non imporra . Tornerò a prendere la mia chiave .} 

Signor Gottardo , fervitor fuo . 
Got. La rivcrifco . 
jiga. ( Va', che fé poflb , ti voglio ben corbellare . ) 

[ parte • 
SCENA VI. 

Gottardo folo . 

SE n' 4 andato una volta . Quedi è uno , che non fa mai 
bollire la pentola a cafa Tua , e vuol fare il generofo 
in cafa degli altri . Non credo niente , che il Signor Pan- 
dólfo voleffe ^enir da me, e fé anche ciò foffe vero, quan- 
do fono impegnato fuori di cafa , la fcufa è legittima • 
Per il Signor Pandólfo pazienza , un giorno lo pregherò, 
fé mi vorrà far quedo onore; ma quefio fcrocco di Aga- 
pito non ce lo voglio • Si era qui avviticchiato , e n->n 
voleva andarfene • Non ho mai penfato a fìngere di ef- 
fer chiamato da mio compare, per obbligarlo a partire ;. 
e non voleva andarfene • Ora eh' egli è partito , partirò 

K 4 



ts% LA BURLA RETROCESSA 

anch* Io per la cnededma porta , ed è meglio eh* io vacla 
fubìto , perche il diavolo non faceCTe, eh* ei rìturnalTe qu} 
col Signor Pandolfo . La chiave della porta T ho in ta- 
fca f Si ( taftandojì in tafca ) . Ma prenderò anche que- 
/la . È Tempre meglio averne due « fé fé ne perde una : 
{ prende la chia%e dal tavolino finja ojjervatla , e fé la 
mette in tafca . ) Gran dritto , eh' é quell* Agapito ! ma 
io fon più furbo di lui . Ha ancora da nafcere colui^ che 
mi ha da far (lare . Vorrebbe mangiare in cafa mia . No, 
non gli riufcirà . Piuttoflo che farmi mangiare un foldo 
da quefti fcroccooi » mi farei baftonar cento volte . 

[ parte , t ferra bene la porta • 



Fitte dell' Atto Primo • 



ISÌ 



ATTO SECONDO. 

SCENA PRIMA. 

Agapito folo • 

( A Pre la porta colla chiave^ ed entra pian piano , guar^ 
./JL dando qua e là fé vi è neffuno j e guarda nella 
temerà di fondo ^ cioè dalla porta di detta camera , fen^ 
^a entrare , e poi guarda alla fcena , dove Gottardo di* 
^eva effere la cantina , e afficuratofi fi avanza , e dice : ) 
È andato via ; non vi è neOTuno • Potrò prendere la mia 
chiave. ( la cerca fui tavolino^ e per terra) Diavolo non 
e' è più la miaNchiave : o che Gottardo T ha meflfa in 
qualche luogo, o che fé i* è melT» in tafca , credendola la 
fua . Mi dil'piace per il mio orologio | ma non importa : 
per oggi ne farò di meno » e quefta fera , fé non avrò la 
mia chiave , farò aprire da un fabbro , e domani farò cam* 
biare la ferratura • Intanto vo' prevalermi dell* occafione • 
Ora fon padrone di^ quella cafa , e voglio ben divertirmi 
alle fpalle dell' avaraccio • Ehi Berto • ( chiatna alla portam 

SCENA IL 

Berto Servitore , e dstto • 

Ber» Q Ignore . 

Agct' d Voleva mandarti a ca(a mia a prendere 11 mio oro- 
logio , ma ho penfato diverfamente • Ora voglio mandarti 
in un altro luogo • Va* qui dall' ofl« della Fortuna, e di 
al padrone , che venga fubito qui in cafa del Signor Got^ 
tardo Linaruolo , e infegnali la cafa , fé non la fa , e di- 
gli che é egli il Signor Gottardo medefimo , che lo do- 
manda , e* che gli ha da ordinar un pranzo • Conducilo 
qui , e poi afpettami al caffè vicino • Fa* polito quel cha 
ti ordino. 

Ber. Non iubitate niente , brm puntualmente fervito • 

( parte • 



tu LA EURLA RETROCESSA 

SCENA 111. 
Agapito , p.oi Roberto. 
Jga. f\fl l« la f^of* 1^* riefce bene, come V ho diTegna- 
Vy n , ha da alTere la più bella fcena del mondo . 
Mi mi diCpiace della mia chiave . Vcdismtt Ce {offe ne[ 
calTelliJio ( guarda net cajfeiiino della lavata . ) Non vi 
i niente alTuluta mente . GuCnrdo 1' ha prefa pei la dia . 
Tanto meglio ; fé uon ne ha alite non potrà entrare in 
cala [ banano alta porla . } È dna battuto . Vediamo ita 
poco chi i . ( guarda daf buca delta parla , ) Oh il Si- 
gnor Raberto ! Capperi è Aato pronto » venire! (apre. 
Kob, Eccomi qui a ricever le grazie del Signor Gottardo. 
^gn. Ma caro Signor Robeitj , vi mancano due o tre oie 

all' ora del pramo . 
Kob. SI , ma non mi avete voi detto , che ci doveva effere 
la Siftnora Codania } lo ha anticipato per aver il place- 
re di dar più lungo tempo con lei. 
Agum Ancora non C è neCTuno ; e poi non fìamo fìcurì, che 

ven^a né il Signor Pandolfo , né la Signora Collanza . 
Rob. Caro Signor Agapito , ft bod fiele ficuto , che venga 
la Sittnora CollanEa, perchè mi avete fatto venire a pran- 
so dai Sif;nor Goitnrdo 1 lo Aimo fino ad un ceno fegno 
il Signor Gottardo , ma credetemi , fema la Signora Co- 
nanzD io non {o che Tare di lui . 
Aga^ Ed io mi liilìngo che ci farà la Signora Coflanza , per' 
che or ota andeiò a «fa del Signor Pandolfo , e preghe- 
rò lui , e fua Gg'ia in nome del Signor Gottardo , e mi 
eompruroetto di farlo venire . 
Hob. Beiiiditno . Allora fatò obbligato a voi , e farò obb!Ì- 
ftato al Signor Gatcìtdo d' inviratmì a pranza da Ini ■ 

erehè il Signor Gottardo è un uomo generoljfli- 
trjtta io CìCa fua tutte le perfone di fua cono- 
é fovveauto di aver fatto con voffignoria qual- 
negniietco , fpera di farne degli altri, a vuol 
a buona graiia di tutti . 

fu farà cosi , avrà degli amici , e far^ del be- 
ome hi egli cerwto di animi col Signor Pan- 
a fua fìgliuola! É infurmato, che i» ho dell'in- 



ATTO SECONDO. 155 

Agn. Sa tutto , e V ha fatto appo/la • 

Rob. Bravo il Signor Gottardo . È veramente un galant' uo« 
mo . 

Agn. È il re de galant' uomini • Ma io per altro ho il me- 
rito di averglielo fuggerito . 

Kob. Vi ringrazio infinitameate • So il mio debito , e faprò 
cflere riconofcente . 

Aga, Caro Signor Roberto 1 credo , che parlando così , ella 
voglia fcherzare . Ella fa , eh' io fono un galant^ uomo , 

< che non fono capace di mefchiarmi in quelle cofe per in« 
tereffe . Ho della ftima 1 ho dell' amicizia per lei . Cerco 
di farle un piacere , fé poflb , e non ho altra mira , che 
far per un' altro quello che vorrei » che folTe fatto per 
me , fé foffi nel medeiimo cafo • 

Rot^ Ed io , ve lo proteflo , farei lo ftcflfo per qualunque 
de' miei amici • 

Aga. Ma favorilca in grazia , ella fa , eh' io ho l' acceflb 
libero in cafa del Sjgnor Pandolfo , e più d' una volta 
vallìgnoria mi ha parlato della fua figlia , e mi ha detto ^ 
che inclinerebbe a fpofarla . 

Rob. È veriffìmo : quefla è 1' unica mia intenzione • 

Aga» Ma perchè dunque non ne parla , o non ne fa parlare 
a fuo padre ? Se vuole , mi eCbifco io ftelTo di farlo . 

Rob» Vi dirò. Prima di far quefto paflb , vorrei alllcurarmi , 
fé la giovane mi ama, s' ella farà contenta di me. Per quc- 
Ao ho defiderato tanto di potermi abboccar con lei. Non 
ho mai potuto farlo , e oggi fpero di ottenere la grazia 
per favor voftro , e del Signor Gottardo . 

Aga» ( Può dir me folo , poiché Gottardo non ne. fa nien- 
te .) É flato battuto . C f- fi^^^ b Alter e • 

Rob. Oh (t foffe la^ Signora Coflanza , felice me ! 

Aga. Afpetti , guarderò per afficurarmi . ( Non vorrei che 
foffe qualche perfona che m' imbrogliafie * ) ( guarda per 
il buco della chiave ^ È il Signor Pandolfo • 

Rob. Solo ? 

Aga. Solo. 

Rob. Ma perchè folo ì 

Aga. Non (àprci : fentlrerao . Ma faccia una cofa : fi ritiri 
in quella camera . Non fi faccia vedere. 



is6 LA BURLA RETROCESSA 

Rob. Perchè I 

nAga. Per non parere , che la cofa (ia concertata • 

Roh* Dite bene • Mi ritirerò , e fentirò • ( entra L'i camerUm 

SCENA ly. 

Agapito » poi Pakdolfo . 
e tornano a batter più forte , Agapito apre . ) 

Aga. f\^ ^cuC Signor Pandolfo . Non ho gran pratica 
\J della cafa i non aveva fentito • 

Pan. Dov' è Gottardo ? 

Aga. Non e* é ^ Signore : è forttto con Tua moglie per un 
afiar di premura | ed ha lafciato me in cafa , per ricever 
lei I e la Signora Codanza.Che vuol dire, che non è ve- 
nuta la Signora Coflanza l 

Pan» E come fapeva Gottardo , che io^ ernia figliuola vole- 
vamo oggi venir da lui } £ che si , che voi glie 1* avete 
detto i 

Aga. Signore , vi domando fcufa; è vero: lo non fon capace 
di dir bugie • Sono fiato io che gliel* ha detto • 

Pan. E per qual ragione ? Vi aveva pure avvertito di non 
dirgli niente . 

Aga. È vero» ma vi dirò la verità . Io ho dell' amicizia per 
Gottardo « e mi difpiaceva di vedere quello pover' uomo 
imbrogliato , fé gli folle arrivati air improvvifo . Ho cre« 
duro bene avvertirlo , ma non dubitate, che egli ù met- 
ta in gran foggezìone • Gliel* ho detto efprcflamente , e 
non lo farà. 

Pan, Oh bene , io ho perduto il guilo della forprefa , mi 
piaceva di vederlo imbarazzato: ora che lo ù non voglio 
altro • 

Aga, Oh caro Signor Pandolfo , quella farebbe per Gottar- 
do una mortificazione infinita • Ora che lo fa y che ha 
fatto qualche preparativo • . • • 

Pan, Procurate di ritrovarlo : ditegli , che non faccia altro , 
eh' io non ci vengo . 

Ag^a, In verità il pover* uomo farebbe alla difperazione • Ha 
fentico con tanto piacere la nuova , eh' io gli ho recato : e 
poi per dirle la verità j tanto egli , che Placida , quando 
banno faputo quedo ^ hanno invitato qualche altra perfo- 



ATTO SECONDO'. 157 

na 4 e fé non venKTero voffignorla, e la Signora Coflanza , 
farebbero alla diiperazione • 

Pan. Queiia è una ragione » che quafi mi perfuade , ma voi 
avete fatto male a parlare . 

Aga, È vero > ma V ho fatto per buon cuore • 

Pan. Gottardo vuol dunque oggi trattarli. Ha Invitato delle 
perfone ? 

Aga, Sì Signore , faremo « lo credo ùi , o fette . 

Pan, E come ha facto a determinarli a ciò ) Io fo , che egli 
è (lato fempre un grand' economo . 

Aga, Oh adeflb è generofìtSmo . Si è meffo un poco a trat- 
tare ; vede bene , é diventato mercante . 

Pan, Non vorrei , che perdere il giudiziose diventadfe trop« 
pò liberale • 

Aga. Oh non vi è pericolo / ve 1* aiScuro • 

Pan. Bada : per que/la volta verrò • 

Aga, E la Signora Coflanza? 

Pan. Verrà ancor' ella. Vi dirò io fono venuto avanti > per 
faper con bel modo, fé Gottardo, e Placida recavano a 
pranzo in cafa , per efler ficuro di non burlarmi : poi fa- 
rei andato ad afpettarvi in piazza > come eravamo d' ac<« 
cordo , e faremmo andati a prender mia figlia , per con- 
durla qui • 

Aga. Mi dlfpiace , che io ora non mi poflTo partire • 

Pan. No , no , redate . Air ora congrua verrò io con Co- 
flanza • Ma dite a Gottardo , che non faccia fpefe fuper- 
ilue . 

Aga. Sì Signore • 

Pan. Ricordategli V economia • 

Aga. Oh lafciate fare a me • 

Pan. A rivederci , ciarlone • 

Aga. Avete ragione • Ho parlato , eh' io non doveva • 

Pan. M' immagino , che farete voi pure degP invitati • 

Aga. Sicuro • Io quando ho fentito così | non ci voleva (la- 
re , ma Gottardo , mi ha tanto pregato • 

Pan. Sì è un uomo di buoniffimo cuore • 
\^5^a. Oh ! è una gioja • 

^»fi. Addio . ( parte • 

Aga» Servitor firo. 



f;ii LA BUKLA RETROCESSA 

S C E N A 'V. 

Agapito , poi Robeeit'o . 
^ga. T-' Che giojj , eh' * Goccardo ! e cbe buon cuore , 

SZj ch'egli ha ! 
Xob. Oh quanta obbligaiiane ho al mio cara Agapito ! ha 
Tentilo tutto > Non mi Icorderò miì della voìUa buona 
atniCLiìa ■ ( lo abbraccia . 

^ga. Ha featita quaati fatica vi ha voluta 1 
Bob. Ho fentita . 
.4ga. Voflìgnoria pu& andar a far qualche affare , fé ne ha , 

e poi iL^rnare all' ora del pranzo . 
Hob. Si, dice bue, anderÀ , e lornerò.Ma ha fentiio, cEk 
avete deitOi che vi faranno delle altre perl'one , non vor- 
rei , che Di' im barai a a néro . 
jigii. Credo > che non ci farà altri , cbe il Signor Leandro . 
Kob. Oh Leandro è mio amico . Non mi dà fo^geiione . 
■^gtt. L'ha fatto invitare appoda acciii poflà afiillerla, fé bì- 
Jbgiia> acciò tenga il padre in coDVcrlasione, mentre «of- 
(ìgnoria fi tratterrà colla figlia . 
Kob. Bravo , bravillimo. Tornerò dunque. . . . Che ora ab- 
biamo at prefente ) 
Agi. Non lo fo, mi ho fcordato a cafa l'orologio. 
Rab. Sono fedici ore vicine . (_ guardando iifuo orologia ^^ 

Se avete bifogno di quello .... 
^ga. No , no , la ringrazio . Ho il mio , che mi ferve . 
Rob. A rivederci , amico , a rivederci . ( pane allegra . 

SCENA VL 
Agapito folo. 
^ga. f^Rtda , che dalla confolazione mi avrebbe donato 
\_i queir orologio affai volentieri . Ala Ìo non' lo pren- 
Arrri f. C,(re temperato dì diamanti . Non voglio , eh" 
! , eh' io la faccio per int«e.T« . lo io faccio 
5 divertimento (jt finie bùttce ) . Tornano a 
i diavolo farà I Dovrebbe «ITer l'Oite ( guar- 
;i;o dtUa ch-avi ) . Mi pare deffo feni' altro . 
irciza per condurre la cofa bene. (opre. 



ATTO SECONDO. 159 

S.C E N A VII. 

L' Oste , e detto . 

Qflt OErvitore uajiliflimo • 

Agn, O Hiverirpo . Siete voi T ode della Fortuaa? 
Ofte Per obbedirla , Sono <juì a ricevere i fuoi comandi « 
Aga. Si vorrebbe un pranzo per fei , o ("ette perloiie . 

OJle Anche per tedici , $' ella cooiaada • Favocit'ca , è ella 
il Signor Gottardo l 

Aga. Non fono io Gottardo, ma fono il di lui fratello. 

Ojh Servicor umililUmo : me ne confolo infinitamente • 

Aga. Lo conofcete voi Gottardo mio fratello \ 

OJìe Non ho T onor di conofccrlo di perfona . Siamo vici- 
ni , ma non ho mai avuto i' onor di vederlo . So che è 
un Signore di garbo , che fi è maritato che è poco : fo , 
' che dimora in que/la cafa > e mi confolo di aver V onore 
di fervirlo • 

Ag(i» Ed io ho Tonpr di dirvi la di lui volontà • 

Ofte £d io mi darò 1* onor di efeguirla • 

Aga» Come vi diceva 1 fi vorrebbe oggi un pranzo per cin- 
que perfone • Vi darà V animo di far prelto e bene ? 

OJie. Subito; In un momento, e fpero , che faranno con- 
tenti di me . Ma la fupplico , come vuol reAar fervica l 
Quanti piatti I Di che forra ? Di che qualità ? 

Ago* Vi dirò per non confondervi la fantafla , vi lafceremo 
in libertà di far quel , che volete . Voi porterete tutto • 
Pane, vino , frutti , biancheria , tondi, polate .... Avre- 
te le volare pofate d* argento ì 

OJle .Oh s\ Signore , per felfanta perfone , fé occorre . 

Aga, Oh n fa , alla Fortuna non manca niente • 

OJle Scufi . Alia Fortuna , e al merito . 

Aga. E ai merito ? 

OJle, Non faccio per dire ma la mia oflerla è conofduta • 
La Fortuna alia porta , e il merito nella cucina . 

Aga, firaviflimo . Voi dunque ci darete tutto il bifogno . CI 
darete quei piatti , che parrà al vodro merito , e noi 
avremo V onore di pagarvi a^ragione di fei pioli per teda • 
Anderà bene cosi ? 

OJle Tutto quf Ilo > ch^ ella comanda : ma a fei paoli a te- 



itfo LA BURLA RETROCESSA 

Ha non vi può eflerc , uè grau merito , né gran fortuna. 
Aga. Eh ! Signor Ode me n' iuiendo anch' io qualche poco. 

Sei paoli a teda per un pi^nzo mediocre • • • • 
Ofte Bene j bene come comanda . 
Aga Animo dunque , andate « e ponatevi bene . 
OJle Vado fubito a ordinare , a difpurre , a travaglure , a 

efeguire . 
Aga, Qualche piatto di gufta , qualche cofi di delicato . 
Ofic Sì lafci ftrvire . 
Aga, Mi raccomando al merito • 
Ojle Ella ha il merito di comandare : ed io afro la fortuna 

di fervirla • { parte ^ 

SCENA VIIL 
Agapito folo. 

Agli. VT^" vorrei , che coftui avefle il merito di burlar» 
iN ci , e noi la difgrazia di eifere maltrattati • Non 
mi fido delle fue cerimonie . Voglio andar io a vedere , 
a oflfervare » ed afficurarmi . Giacché Ilo penfato di far ono- 
re alla generolità di Gottardo , voglio almeno , che i com« 
menfali (imo contenti i e che gli facciano H ringraziamen- 
to coi fiocchi • 



Fine dell' 4tt9 Secondo • 



lu 



mi 



ATTO TERZO. 

S C E N A PRIMA. 

Altra camera in cafa di Gottardo con un armadhne in 
fondo , e tavola apparecchiata • 

Pandolfo , Costanza, Roberto, Leandro, Agapito» 

tu:ti a federe a tavola , offervando che Roberto Jia vicino 
a Coflan^a • Servitori fervono ^ la tavola è al deferre • 

Aga, O Ignori , alla falute del Signor Gottardo . [ beve. 

Tutti O fanno applaufo , e bevono alla falute di Gottar* 
do , e di Placida Roberto , e Coflan\a parlano piatto di 
quando in quando fra di loro • 

Pan. Ma io non pofl'o (lare allegro: io fono mortificatiflitnO| 
caro Signor Agapito , voi ci avete obbligati a metterci a 
tavola , facendoci fperare ad ogni momento , che Gottar- 
do , e Placida farebbero venuti a cafa : eccoci di già al 
deferre \ il pranzo è finito , e non fi vedono ancora ve« 
aire • lo non fo cofa fia \ vi dico la verità, io fono io» 
' quietilfimo • 

Aga, Ma caro Signor Pandolfo ^ non fo che dire , quefla 
non é colpa mia • Vi tornerò a dire quel , che vi ho det« 
to . Avanti di metterci a tavola , fono andato a trovare 
per la feconda volta Gottardo , e Placida, che fono, co- 
me vi ho detto, in cafa del Signor Bernardo loro compa^- 
re • Sono dietro a ftabilire il contratto di una partita di 
lino , fono dietro a concludere una focietà di un' imprefa 
non fo di che> Mi hanno incaricato di pregare la compa- 
gnia di metterti a tavola, mi hanno aflicurato che a mo- 
menti farebbero venuti. Se non l* hanno fatto, non é col- 
pa mia : farà colpa dei loro ìnterefli , dei loro affari . 
Pan. Ma io non voglio alfolutamente andar via | fenza ve- 
Gold. Comm. Tomo XIV. L 



,.. LA BURLA RETROCESSA 

derU . f.«. ringra.Urli . Fatemi U piacere di «and» qual- 

^/ith" «co' U c« . Entrae , venite ,T«.ti. ialla fiena . 

SCENA U. 

Tilt" htnno il coffe . 

,0 di ■§;tt.fdo , ^' Placida . Se eoo .ole., «andar nef- 

Jtcb ( Quefto è il giorno , eoe oew»» " 

"**/c^ .1 j ». Ji»ea^. ot 6«e certo. ] ipuinoa 
Cofi. [ S' eUa da me dipemle , ne i-" j K^erta . 



^ga. ( Come V*. Signor R«'»>*«» V>^ ^ x , .,V,„^ «J 
il^. ( Biniamo , che non pno ««dar «Kgl» • ) t^^^j^^ ^ 

Pa». E co«\. Signor Aga|Mto! ^ 

^go. Vado fobito . Con l«''"«*»~.J' ^^'J rdo/e T ho 
figliuoU fparecchiaie U «*»oU : m«uete «««• »'" 
Lo . ed .fpettatcmi . che «anger.» anche vo,^^^.^^. ^ 

6.r. Signor Agapito, fe» wi . che ^a il «». » '<> Pa- 
gherà il Signor Gottardo » r .f^f , 
^/a. Lo pagherà il Signor Gottardo. < i- 



ATT0TER20. uj 

SCENA III. 
Panoolfo, Costanza , Roberto , Leandro , Servito^ 

RI . / fervitori fparecchiano la tavola a poco a paco ; ma * 
tono le pofate in uni cefta , la biancheria in urC altra , e 
tutto chiudono neW armadio • 

Pan. Y O anderet a cafa aflal volentieri , ma fon curlofo à} 
J. fapere cofa ila di que/le genti , che non fi vedono • 

Rob, È ancora predo , Signore . Frattanro , che torna ìi Si* 
gnor Agapito , il Signor Leandro , che è un giovane di 
talento , ci farà fentire qualche cofa dì buono , qualche 
cofa del fuo • 

Lea, Oh io non ho niente , che (ia degno di efTer fentito • 

Rob. £h fappiamo chi liete, canofciamo il vo(tro genio poe- 
tico t e {o che 11 Signor Pandolfo é ài buon gu(ìo , e fo. 
che gli farete piacere * 

Pan. Sì certo , mi piace la poefia • Ammirerò volentieri la 
iiia vinù • 

Leai In verità , Signori . • * • 

Eob, ( Andate , andate , divertitelo , che ho bifogno di dir 
qualche cofa* • •) ( piano a Leandro, accennando Cojiania. 

Lea. ( La farò per compiacere 1* amico • ) 

Rob, Sediamo , che Aaremo megHo . Là ^ Signor Leandro » 
vicino al Signor Pandolfo • ( Siedono , Pandolfo nella pri» 
ma fedia , Leandro nella feconda , Coflan\a nella ter {a , 
Roberto nella quarta • Intanto i fervitori feguono fempre a 
fparecchiare • 

Lea. Vi dirò alcune ottave • ( 4 Pandolfo tirando fuori una 

carta • 

Pan, Le fentirò con piacere « 

Lea, L' argomento è una figlia rifpettofa , che parla al fuo 
anorofo genitore • * 

Pan, V argomento è belliffimo • Coftanza , afcoltate , che è 
a propofito ancora per voi • 

Cojl, Sono qui attentiàima • 

Rob, ( Vorrei potervi dir due parole . ) ( piano a Coftanjam 

Cojl, Anch' io ho delle cofe da dirvi • ( piano a Roberto • 

Lea. Ottave • 

La 



i<54 l'A BURLA RETROCESSA 

„ Padre , a voi deggto de* miei giorni il dono: 
„ Deh un si bel don di confervar vi piaccia. 
,, Da un novello martir trafitta or fono , 
9, £ da uno (Irale , che il mio fin minaccia • 
„ Pietà , buon genitor » pietà perdono. 
* „ Il rifpetto f il dover , non vuol , eh' io taccia. 
„,La vita , che tni defte è mio tormento , 
„ Se un' altra vita ricufarmi io Tento • 
Pan, ( Aj'colta sbadigliando | e fi vede , che il fanno lo pren- 

de . ) 
Co/?. Bravo • ( forte a Leandro , 

Kob Bravilfimo • {forte a Leandro. 

Pan, Sì > bravo » [ fcuotendofi dal fanno ] . Non ho bene 

capito il fenfo degli ultimi verfi . 
Lee* La figlia dice » che farebbe per lei un tormento la vi- 
ta » che le ha dato il padlre , s' egli non le volefife dar la 
feconda vita ; e potete capire di che fi tratta « 
Pan, Sì , va bene , ma non mi pare , che Ha un componi- 
mento a propofito per Far fentire ad una figliuola . 
Zea. Scufatemi : non vi è niente di male* Sentite quefl* al- 
tra ottava • 
Pan, Non vi è bifogno , che voi afcoltate . ( a Cofian^a . 
Coft. Oh lo non ho niente di curiofità. 
Rob, Nemmeno io . [ Coftania fi accofta colla fedia a Ro" 
berto { Roberto fi allontana , ed ella fi accofta ancora , e 
tutti due reftano lontani da Pandolfo , e Leandro , e par^ 
lano piano fra di loro con maggior libertà • 
Lea. „ Voi de' fegreti di natura Klrutto , 

i> Voi faprete il mio mal » più che non dico , 
Il Voi per lo (lelTo cai da. amor condutto 
Il Nel primier tempo di dolcezza amico • 
Pflrtt [ Si va difendendo dal fanno , ma poi fi addormenta •] 
I) Un cenno voftro in mio favor può tutto» 
«I Può il fervente bear defio pudico . 
Lea* I» Deh fé il cuor vollro è alla ragion conforme • . • • 

{fi. volta a Coft, e a Rob. 
ti Parlate in libertà , che il vecchio dorme • 
Coft. BraviOìmo. 

^«4, Zitto . 



ATTOTERZO* 16$ 

Roi' Approfittiamo di quM momenti . Voi dunque mi afli« 
curate deli' amor voftro . 

Coft. Voi ne potete effer certo , quando le intenzioni vodre 
(lano convenienti al mio grado . 

Rob» Non ardirei di amarvi , fé non avelfi in animo di pro- 
curarmi i mezzi per ottenervi . 

Coft. Parlatene dunque a mio padre. 

Rob. Io non ardifco farlo da me mededmo , ma troverò per- 
fona , che gli parlerà quanto prima • 

Cojl, Ed io non mancherò di far a mio padre 1' aringa pa« 
letica contenuta nei graziosi verfi del Signor Leandro • 

Lea, Ho io ritrovato delle ottave a propofito I 

Rob, Siete 1* uomo il più amabile della terra . ( a Leand, 

Coft. Vi abbiamo dell' obbligazione , Signor Leandro . 

Lea. Siete due innamorati sì virtuofi , che II può far ciò 
fenz' alcun ribrezzo • 

Rob^ La mia cara Co danza è adorabile. 

SCENA IV. 

Agapito , e detti . 

Aga. O Ignori , eccomi di ritorno , ( tutti fi aitano . 

Pan. Ci [ 5i rifveglia . ] E bene , che nova ci remiate } V-en- 
gono I Non vengono • Cofa fanno ì 

Aga. Il Signor Gottardo , e la Signora Placida riverlfcono 
umilmente lor Signori : rendono loro infinite grazie dell* 
onore , che hanno fatto alla loro cafa • Domandano mille 
perdoni , fé non vengono a far qued'atto di dovere in per- 
dona : la ragione fi è perchè non hanno ancor terminato 
il ior affare importante , e vi vorranno due ore ancora a 
finirlo • 

Pan. Quand' è così dunque, polliamo andarfene . Mi difpia- 
ce deli' inconveniente : mi difpiacc , che abbiano fatto la 
fpefa ; che ci abbiano così ben trattati , e che non ilano 
flati con noi . Salutateli caramente , ringraziateli intanto 
per parte mia , e quando li vedrò f^rò le mie partì. Co*- 
flanza , andiamo • Servitor umilìilimo di lor Signori . 

Rob, Volete di già andarvene ? Volete partir si prtilo \ Il 
Signor Leandro ha delle altre ottave • 

Lea» Si 9 fé avelie bifogno di dormire anche un ooco • 



i66 LA BURLA RETROCESSA 

pan. Scusatemi , fono avvezzo a dormire quando ho man- 
giato . Non crediate ^ che fia per difprezzo dei voùro bel- 
li(Ìimo compoaimeoto • I primi verfi mi ipao piaciuti ia" 
fintamente • 
Lea, Un' altra volta , ve li leggerò quando avrete dormirò . 
Fan. Ob sì , la mattina pei frefco . Venite a prendere la 

cioccolata da me • 
Rob» Oh sì anderemo infieme (a Leand. }. Verrò ancot^ io^ 
fé vi contentate . [ a Pandolfo . 

Pan. Mi farete onore , e piacere • Andiamo . [ a Coflan^a 

[ incamminandoji • 
Cojl, ( Addio • ) [a Roh» piano • 

Rob. [ Addio % ) [a Coftan^a piano m 

Pan^ £ bene ? Non venite ? [a Cofian\a voltandvfi • 

Cojl. Mi era fcordato li mio fazzoletto • [ a Pandolfo • 

[ Tutti fi [aiutano . Pandolfo , e Coftania partonom 

SCENA V. 

Roberto , Leandro , Agapito , e fervitori • 

jlga, Tp bene , Signor Roberto , è andato bene V affare ? 

H^,b, x/4 Perfettamente . Grazie ali* amico Leandro , e gra* 
sue al fonno del Signor Pandolfo , abbiamo accomodate 
le cofe noflre aflai bene • 

Lea. Còsi fcberzando , volete dire , che i miei verii vi han- 
no fatto i mezzani » 

Rob. Oh dolcjflimi verfi ! oh caro amico I oh giorno per me 
felice! Vi ringrazio. Signor Agapito; ringraziate il Signor 
Gottardo • Son fuor di me dalla contentezza • ( parte • 

SCENA VL 

Leandro , Agapito , e fervitori, 

Lea. IT^Ate per me ^ vi prego ^ Io dettò ufizio al Signor 
JC Gottardo. . [ad Agapito • 

Aga, Sarà fervita . È (lata contenta del pranzo f 
Lea, Contentifllmo • Non fi può far meglio • Si vede , che 

il Signor Gottardo è dì buon guflo , ed è generofo • 
j^ga. Sì certo. , egli è un uomo generofiflimo • 
lea. Vi riverifco , Signor Agapito • [ parte % 

^'^S^* Sjervitor fuo . 



à T T O ir E R Z O. i«7 

SCENA VII. 

Agapito , e fervitori . 

Aga* T7^8^^"^^'> ^^*^® ^^'^^^ ^^**® ^^^^ ^'^ ^S"^ ^°^^ ' 
Jr La biancheria , le pofate , i piatti fono in qucU* 

armadio I ( Servitori gli fanno cenno di sì ) Avete falvato 
per voi gli avanzi della tavola ì (gli dicono di sì) Bene 
dunqiHì andate a mangiare, dove volete con voftro como- 
do , e con libertà ( fervUori partono) . La burla è fatta , 
è riufcita bene , refta ora a ^edcrft come Gottardo fi ti- 
rerà a* affare con 1* Oile . 



Fine deW Atto Terfo . 



]L4 



ICS LA BURLA RETROCESSA 



ATTO QUARTO. 

S CE N A PRIMA. 

La Jleffa Camera dove fi è fatto il pranxo • 

Gottardo , e Placida . 

Pia, x^ Bene » eccomi qui . Sono in cafa • Siete eoa- 

Ej tento \ 
Cot, Se ci (lete voi In cafa , ci fono anch* io . Manca poco 
alla fera : ci fpogUeremo « e 4)otremQ far qualche cofa • 
Io ho da rivedere alcune partile , ho da rìlpondere a del- 
le lettere « t voi lavorerete , ilarete con me , mi terrete 
un poco di Compagnia • 
pia. Tutto ciò fi poteva far quefta fera ; e queft' ora di 
giorno f giacché io era fuori di cafa , non tr^ gran cofa 
lafciarmela impiegare in una videa di convenienza . 
Got. E dove volevate andare ì 

Pia, Voleva andare dal Signor Pandolfo . È qualche 'gior*- 
no » eh* io non vedo la Signora Coftanza , ed ho tante 
obbligazioni con quella cafa , che è giudo > che di quan- 
do in quando mi iafci almeno vedere • 
Got, Bene , vi anderete domini . 
pia. Perchè domani , e non oggi ? 

Got. Perchè ho piacere » che vi andiate piuttodo domani • 
Pia. Ecco qui , vuol tutto a fuo modo . Ed io domani ho 

da far più che oggi , e non ci anderò • 
Got* Eh sì ci anderete • 
Pia, No , non ci anderò . 
Got, Per farmi piacete , fo che ci anderete • 
Pia, Ho d* andarvi per far piacere a voi , e non pofTo aver 
io la foddisfazione di farlo quando piacerebbe a me? Que- 
llo vuol dire , che fitte uno fpirito di contradizione . 
Got, Ma no , non è vero . Voi prendete fempre le cofe a 
rovefcio • Vi dirò la mia ragione • Se andate oggi | voi 



A T T O J5 U A R T O 1C9 

non troverete a cafa il Signor Pandolfb , ed a me preme 
cbe lo troviate , e domattina lo troverete , e voglio che 
gli facciate per me un complimento di fcufa . 

pia. Quale fcufa ? Che cofa gli avete fatto per domandar- 
gli icufa ? 

Cot. Vi dirò , ma non andate in collera » fé è poflibije Que- 
lla mattina , dopo che liete partita per andare da. vodra 
madre, é venuto quel drittone di Agapito, e mi ha detto> 
che 11 Signor Paudolfo , e la Signora Coftanza , volevano 
oggi farci r ìmprovvifata di venire a pranzo da noi . Io 
gli ho rifpofto 9 che era impegnato di andar a pranzo fuori 
di cafa . • . 

Pia, Ed avete avuto la villania di ricufar V onore , che vo- 
levano farci il Signor Pandolfo , e la Signora Codanza I 

Got. Ma voi fapete , eh* io era impegnato • 

Pia, E perché non a^vete mandato ad avvertirmi , che farei 
venuta io ì 

Cot. £ volevate riceverli fenza di me ? 

Pia, E vi pare una bella azione verfo una perfona 1 che ci 
protegge , e ci fa del bene f 

Got. E per quedo voglio , che andiate voi a far le mie 
fcufe . 

Pia. E che fcufa volete voi che 2o le porti ? quella di ef- 
fer andato a pranzo da vodro compare I Se fofle vero , 
che ci fode dato , la fcufa farebbe magra , poiché vi po- 
tevate didmpfgnar facilmente ; ma il punto é , che non 
liete dato da \odro compare , e ne fon certa . 

Cot. Colhe potete voi dire , che non fono dato da mio com- 
. p^re f 

Pia. Lo dico con fondamento , perché ho mandato a vede, 
re , e non vi ci hanno trovato • 

Got. A che ora ci avete mandato I 

Pia» A diciafette ore fonate • 

Cot. Se avcde mandato a diciotto, m! avrebbero trovato, e 
mi avrebbero veduto a tavola con mio compare . 

Pia. Non é vero niente . Ho fempre fofpettato , che volede 
darmi ad intendere una cofa per P altra , ma ora che fen 
to , che avete ricufato di ricevere il Signor Pandolfo e 
la Signora Codanza , mi aflicuro , che non fiete dato dal 



j^o hk BURLA RETROCESSA 

compare # perchè da lui vi farede fotrratro p come richie* 
deva 1' obbliga voftro verfo il Signor Paacìolfo , e dico f 
e fodengo , che un altro impegao vi avrà (trafc/nato , e 
che qualche partita di piacere fi avrà fatto commettere la 
mal* azione • 

Cou Io -impegnato in partite dì piacere? 

fta* SI I voi • Povero inoocenrioo ! che non eravate folito, 
prima che (ode maritato , di frequentare gli amici 1 £ le 
amiche , e le amiche, e farà fiata una partita d* amiche* 
Non può eiTere eltrimenti • Ne fono certa • 

Cou Ne fiele certa ! 

pia, CertifSma. 

Got. Ed io fon certo d* un* altra cofa • 

Pia. E di che in graziai 

Got. Che voi non fapete quel che v! dite • 

Pia. Bada . Non ho aocora in mano quel , che ci vuolt 
per afficurarmeoe ; ma lo faprò » lo faprò fenza fallo , e 
fé me n* accorgo , fé vi trovo fui fatto i povero voi • 

Got. Povero me ! 

pia. Sì povero vdi . 

Gou In verità t voi mi fate rìdere » 

Pia» Ridete i che avete buon ridere ; ma un giorno forfè • • 

( / finte battere alla porta • 

Got. Battono • Guardate chi è . 

Pia., Riderò anch' io un giorno > ve 1' aflicuro • 

Got* Placida guardare chi è.. 

Pia, Son buona buona , na poi . . • 

Got» Eh finitela una volta • Andate a guardar chi è » 

( con /degno • 

pia. Ih ! che diavolo d' uomo ! [parte per andare ad aprire, 

S C E N A II. 

Gottardo » poi Placida » e r Oste* 

Got. ^Olle buone non fi fa niente • Bifogoa alzar la vo- 

\j ce per forza . 
Ofte Serviror umìiiffimo » mio padrone • 
Got, La riverisco divotamente . 
Ofte Scufi » é ella il Signor Gottardo f 
Got. Per ferviria • 



A T T O Q U A R T O- 17» 

Ojle Mi confolo infinitamenrc d' aver V onor di conofccrla 

e di riverirla . 
Cor. Chi è in grazia voffigaoria I * 
Q/le L' ode della fortuna per obbedirla • 

Pia. ( PoJ}eg&^ » «^ ^fi^^^^ • ) . 

Cot. E in che cofa vi poffo fcrvire ? 

Orte Prima di tutto, la prego dirmi s'ella è rcftata dì me 

contenta . 
Gou Dì che Signore l 
OJle Del pranzo di quefta mattina • 

Gou Io ? ^ • ^ tf 

Pia. Come ! Siete voi ftato all' ofteria ? ( a Gottardo ) Il 

Signor Gottardo è venuto alla voftra ofteria ì { aW Ojle . 
Ofie Non Signora ; io parlo del pranzo, che ho avuto T o- 

nore di mandargli a cafa quefta mattina • 
Pia. Un pr.anzo a cafa ! . 

Cot, Tacete una volta . Lafciate parlare a me . ( n Piaci" 

da) . lo credo , che voi prendiate sbaglio • 

' ( ali' OJle • 

OJle Scufi : io non sbaglio altrimenti . Io fon V ofte della 
fortuna : io fòno^ quello , che le ha mandato qui in que- 
lla cafa un definare per cinque pcrfone , a fci paoli a 
tcfta . 
Got. A me ? ♦ 

OJle A lei . Non è ella il Signor Gottardo \ 
Pia, Oh ecco avverato il mio (ofpetto . Mi ha mandato via 
di cafa 5 non ha voluto il Signor Pandoifo , per dar da 
mangiare a della canaglia • 
Got. Ma voi mi volete far perdere la pazienza . ( a Piaci" 
da) E chi è che vi ha ordinato quello pranzo ? Dite , 
parlate : fc^no ftato io , che ve V ha ordinato ? 
'^ ( aW OJle . 

OJle Se ella non me V ha ordinato , ho fervito in qucfta 
cafa , e me r hanno comandato a di lei nome . 

Got. E chi è che vi ha comandato I 

OJle II fuo Signor Fratello . 

Got. Oh amico , voi sbagliate , o fognate , o fiete fuori di 
cervello . Io non ho fratelli , io con ne fu niente, e vi 
confìglio a lafciarmi ilare • 



172 LA BURLA RETROCESSA 

Ofte Signore , la non parli cosi , perché ho il modo di con- 
vincerla > e di farmi render ragione . 

Pia. SI , si , vi farà ragione da fé ,• non dubitate . Dice 
cos\ t perchè fono qui io , perchè ha foggezione dì me • 
Ha fatto paffar qualcheduno per fuo fratello , per coprire 
la bricconata. Sa il Cielo chi è (iato a mangiare in cafa 
mia • Ditemi} galantuomo , fapete voi , che vi foifero 
donne ? 

Ofie Quefli non fono i miei affari . So , che ho dato un pran- 
zo per cinque perfone a fei paoli a teda • 

Got. Ma chi erano codoro ? Li conofcete ? 

Ofte lo non fo niente . Mi hanno detto i gareoni , che vi 
erano quattro uomini y e una donna , e non fo altro • 

Pia, Una donna \ Vi era anche una donna I Ah traditore ! 
ah ingrato ! ah perfido ! [ a Gottardo • 

Got. Tacete, Placida , che or ora mi fate fare qualche be-r 
flialità . Signor Ofte , io fono un galantuomo , incapace 
di far (lare neffuno , e vi dico i ch^ io non ne fo niente, 
e non ne fo niente • ( fcaldandoji • 

Ofte Orsù , Signore , fu qued* articolo parleremo poi : in- 
tanto favorifca almeno di darmi la mia biancheria, i miei 
piatti « e le mie pofate d' argento • 

Gou Io I 

Ofte % ella , che fé n' è fervito • 

Got» Mi farede venir la rabbia davvero • 

Ofte Come ! vorrebbe ella negarmi ancora le mie pofate d' 
argento } 

Got. Vi dico 9 che fono un uomo d' onore , e non ne fo 
niente . 

Ofte Ed io le dico , che fono dato avvifato , che la mia 
roba e qui , e che hanno tutto ripodo in un armadio , e 
ci fcommetterei , che è quello eh* è li • 

Got, Non è vero niente . 

Pia, Vediamo , vediamo, predo vediamo • (^ corre alV ar^ 
madia , lo apre ^ e fi vede tutto . ) Ah ah , Signor ma- 
rito ! 

Got, ( Io redo di faffo . ) ( mortificato • 

Pia, Ècco qui, pofate^ biancheria, piatti , boccie , bicchie'^ 
ri : negatelo ora , fé vi dà V animo . ( a Gottardo • 

Got. Lafciatemi dare • ( Non io ìa che mondo mi lia • ) 



ATTOQUARTO 173 

Ojic Sì contenta , eh' io prenda la robba mia ? 

( a^Gottardo , 
Got Prendete quel che diavolo volete • 
Ofte Ehi I giovani , venire avanti . , ( alla porta , 

SCENA III. 

Garzoni dell* ode , e detti . 

Ojle. ili Prendete quella robba ^ e portatela a cafa , ma 
prima rifcontriamoia • ( X' Ofte , e i Garioni vanno alC 
armadio, rifcontrano tutta la robba , e la vanno diffonen» 

do per portarla via • 

Got. ( Cofpetto di bacco ! io non poflb capire il fondo ól 
qucfta iftoria • ) 

Pia. Ecco , fé ho ragione di lamentarmi di voi . Ecco il 
bel trattamento , che voi mi fate , dopo quattro giorni 
di matrimonio . Ridete , fé vi à^ V animo óì ridere • 

€ot, ( Sì , non può effer altro alToIutamenre . ) 

Pia, Rifparmia un paolo , per non dar a mo una piccola 
foddisfaztone , e poi getta 1 danari , e fa pranzi in ca« 
fa , e di nafcc^o della povera moglie • 

Got. Eh corpo del diavolo \ con tutte le vodre belle pa« 
role , con tutte le voflre affettate efagerazioni , voi non 
me la darete ad intendere . Altri che voi non può aver- 
mi fatto qucda foperchieria • 

Pia. Io % 

Gou Su voi : per caligarmi della mia fuppofla avarizia , per 
vendicarvi dei paflo , che non ho voluto far per le nozze. 

Pia. Io ? 

Got. Si , altri che voi non poteva entrare in cafa : la ferina - 
tura è forte , ha degli ordigni , che.fenza la propria chia- 
ve ) non fi può aprir da neOuno • Voi che avete la chia- 
ve 9 voi dete entrata , voi mi avere facto T impertinenza. 

Pia. Povero Bernardone ! io ho la chiave \ Vedete come le 
bugie hanno corte le gambe ! Non vi ricordate più , che 
mi avete obbligato quella mattina a lafciar la chiave \ 

Got. Ah si , è stto • Son fuor di me • Scufatemi , non me , 
se ricordava . 

Pia. Voi avrete data la mia chiave a qualcheduno • Sa il 
Cielo cofa ne avete fatto « 



174 I-A BURLA RETROCESSA 

Cot. Io non 1' ho data a neflTuno • Eccole qui tutte «lue • 
( tira fuori le due chiavi , e le offerva . ) Co ai e I quefta 
non è mia chiave • Quefla non apre la noAra porta . Ah 
sh ora capìfco V inganno » la baronaca • Voi , che mi ave^ 
te gettata la chiave per difpetto , voi mi avete gabbato , 
mi avete dato una chiave per un' altra • Vi iiete ben di« 
vertica , ed ora vi burlate di me • 

Pia. Uomo perfido ! uomo maligno ! avete ancora tanto co« 
ra^^io d' aggiungere la calunnia alia falfità , all' impoftu- 
ra i B»(la cosi : non vo' featir altro . Vi conofco abba- 
ftanza . Prenderò il mio partito . Mi farò render giufli- 
xia I e voi , e voi • • * Lafciatemi (lare , che non poiTo 
più tollerarvi • ( parte 9 e va in camera • 

SCENA IV. 

Gottardo , 1* Òste , e ì GarEonl • 

Got» TrEramente la bile , e lo (lordimento > in cui fono 
V 0i ha fatto avanzare a mia moglie una propofi- 

zione ingiuriofa . Non la credo capace di tanto » ed ha 

ragione fé (i fcalda } ma ancb* io non ho torto , fé mi dò 

al diavolo per una cofa di quefla natura'. 
OJle Signore , veda fé nel fuo armadio vi è tutto quello 9 - 

che a lèi appartiene • 
Got. Non vo* veder niente • Lafciatemi dare • 
OJle Io ho prefo la robba mia • 
Got. S\ Signore • 

Ojle Permette , che la mandi a cafa I 
Got, Fate quel , che volete . 

Ojle Figliuoli I andate^ e confegnate ogni coià alla padrona» 

( Garioni partono • 

SCENA V. 

Gottardo ^ e P Oste • 

Got* ( ttO dei fofpettì 1 ma non oc podfo verificare nef« 

Jrl funo . ) 
Ofte Signor Gottardo , fervitor umiliffimo • 
Got^ Schiavo fuo • 
Ojìe Seuil di grazia . ' 
Cut. Cofa €* è I . 



ATTOQOARTO tjt 

Ofic Mi favorisca trenta paoli , fé fi contenta • 

Cot. Perché vi ho da dar trenta paoli , fé io non (o niey 
del deiìoare ? ^ 

OJle Signore » perdoni « parlo con tutto il rifpetto : fé ella 
per forte , non aveflfe prefentemeate il danaro » e non ?o<« 
Jeffe f o non potefTe ora pagarmi j fon galantuomo > fi ac« 
comodi I e mi bafta la fua parola : ma ie mi nega il de^ 
bito , con tutto il rifpetto , con tutta la riverenza , va- 
do fubito a ricorrere alla giufliaia • 

Got. No , fermatevi . Venite qui . Vedo anch' io » che fono 
Aato foverchiato , ed a me tocca a pagar la foverchieria • 
Son galantuomo , e vi pagherò : vi prometto i che vi pa- 
gherò . . « 

OJle Tanto bafla • 

Cot, Ma vorrei almeno • • • 

Ofie 11 Signor Gottardo è padrone di tutto • 

Gou Vorrei , che mi dice/le • » • 

OJle E quando le occorre , non ha che a comandare , ed io 
mi darò 1* onore di Servirlo • 

Got, Lafciatemi dire • Volete , eh* io paghi , non ho man- 
giato , e per trenta paoli non potrò nemmeno parlare ? 

Ojlc Scufi , perdoni , parli • In che cofa la poiTo fervire I 

Got, Voriei almeno fapere > chi è quello > che a nome mio 
vi ba ordinato il pranao . 

OJle Mi pare dì averglielo detto • Il fuo Signor fratello • 

Gat, Ma fé io non ho fratelli » 

OJle Sarà uno , che avrà avuto 1* onore di paifare per fuo 
fratello • 

Got. £d io ho da pagare f 

OJle Ho fervito al di lei nome « io Càtà fi» ; la mia robba 
a è ritrovata nel di lei armadio • 

Got. Avete ragione , e vi pagherò • Ma ditemi in corteiia • 
^Non lo conofcete quello , che mi ha fatto i* onore di 
paflare per mio fratello } 

OJle Signore , io non lo conofco altrimenti • 

Got, Era grande , o piccolo ? 

OJle ( Dirà la ftatura di Agapito • ) 

Got. Veftito con un' abiro • • • [ fecondo V abito di Agapbpm 

OJle Non ci ho molto badato » ma mi pare di « • 



i7« LA BURLA RETROCESSA 

Cou Con una parrucca . . • [fecondo quella di Agnpho • 

(Me Per verità non me ne ricordo • 

^t, ( Io fofpetto lopra quel galeotto di Agapito , ffia non 
fono ancora ficuro . ) , ^ 

Ofìe Mi comanda altro ? 

Oot, La grazia voftra . 

OJle Ob Signore ! fono a fuoi comandi • E quando mi ono- 
rerà de* trenta paoli ? 

Gou Gii avrete , ve li darò. Avete paura , che non ve li dia? 

OJle. Oh mi maraviglio . Son ficuriffi:ni . Un uomo , come 
lei ! ia prego prevalerli della mia fervitù . Nelle occor* 
reme la fupplico non farmi torco. La fervirò fempre con 
dìllinzione • • . • Me li darà in queda fettlmana i trenta 
paoli I 

Cot Ma voi Cete un gran feccatore • 

OJle Servitor umiiiifimo • l parte. 

SCENA VL 

Gottardo folo . 

Gót, /^I giocherei dieci zecchini , che la bricconeria me 
Vj 1' ha fatta quel birbante di Ag'tpit.i ; ma come 
diavolo avrà potuto entrare in cafa ^ Come I È flato qui. 
É capace di aver cambiata la chiave . Oh fé potelH afli- 
curarmene , vorrei fargliela pagar falata . Se putefli al- 
meno fapere chi erano le cinque perfone , che hanno man- 
giato qui • L* olle y non fa niente , ed è difficile indovi* 
Ilario • 

SCENA VIL 

Il Garzone del caffè » e detto • 

Car. OErvìtor umiiiflimo « Signor Gottardo. 

Got, ^ Cos' è ? C è qualch* altra novità ? Venire anche 
voi per danari f 

Gar Si Signore » vengo per i cinque caffè 9 che ho porta- 
ti qui quelt* oggi . 

Got, Ma io non e' era • 

Gar. So benillimo , eh' ella !noa e* era , e per quefto fono 
venuto a domandarle , fé li p.igherà voflìgnoria ^ o fé de- 
vo farmeli pagare dal Signor Agapito • 

Cou 



I 



V 



ATTO QUARTO 177 

Cou Ah ah . È il Signor Agapito , che gli ha ordinati I 

Gar. SI Signore , ma mi h^ detto , che il pagherete voi • 

Cot. E Agapito oggi ha defioato qui } 

Car. Senza dubbio . 

Cot Con altre perfone I 

Car, Ancora • . ^ 

Cot. Conofcete voi le perfone « che hanno qu\ definato I 

Car. Sì Signore , li cooofco tutti • 

Gou Buona > buono • Ditemi un poco ( ma non vorrei, che 
venìHle Placida ad inquietarmi fui più beilo • Non vi è 
bifogno di furia , ma di delUezca • ) Andiamo fuori : vi 
pagherò il caffè y e mi direte • • • Andate , andate in* 
nanzi,. ^ 

Car» Per obbedirla • ( parte . \ 

Cot. Ora fono contento • Ho fcoperto il furbo ; ooa fon 
chi fono , fc aoa mi vendico • 



Fiiif ieW Am Quartù « 



Gold. Comm. T01M XIF. ' M 



« 



ijS LA BURLA RETROCESSA 

ATTO QUINTO. 

SCENA PRIMA. 

La prima Camera • Notte , tavolino con lumi 

Placida fola • 



Pia. 13 Orbile» cbe mio marito abbia fatto una cofa (imi- 
X le < Ch' egli abbia fatto banchetto iu cafa di na- 
fcodo di fua moglie ? Ma la robba deir o(le , che era 
Deli* armadio • . . Eppure ancor non lo pofTo credere. Vi 
può effere qualche Ing^inno . Eh ! qual' inganno ? L' in- 
ganno è il mio , perché amo troppo qued' ingrato y que- 
llo perfido y che ha avuto coraggio di maltrattarmi , e ac- 
cufar me di maliziofa > e bugiarda . Dovrei odiarlo per 

. quello. Ma non poflfo . Gli voglio bene . Ecco qui e aii« 
dato fuori di cafa fenca dirmi niente . Sapeva , eh' io età 
fdegnata , e non s* è curato di venirmi a pacificare • Do- 
vrei fempre più irritarmi contro di lui , ma non poflfo • 
Non vedo V ora , eh* ei torni a ca£Ei per abbracciarlo • 
Si per gridarlo , e per abbracciarlo • 
(/ batte alla porta ) . Battono . Vediamo chi è • ^apre. 

SCENA IL 

Pandolfo , Costanza i e detta • 

Pd/i.nUon giorno , Signora Placida . 

Pia. XIj Serva umiiiflima y Signor Pandolfo , ferva fua Si- 
gnora Cotlanza . 

Cojl. Si , s) , fono hi collera con voi • 

Pia. Perchè, Signora, che cofa le ho fatto! 

Pan. Hd difpiaciuto a mia figlia , ed a me , che oggi non 
abbiate potuto paffar la giornata con noi • 

Pia, in verità , vi giuro , non ne fapeva niente • Se fape- 
Ae quanto ho gridato con mio marito • 

Coft. Tre volte vi abbiamo mandati a chiamare • 

Pia. Adicuratevi ùilV onor mio , che non ho faptita niente» 



J 



A T T Q U I N T . 179 

Figui^rfi era da mia madre, fatet corfa a cafa immedia- 
tamente . 
Pan. Se ci hanno detto , che eravate da voftro compare Ber* 

nardo per affari del veltro negozio • 
Pia, Mio marito era dal compare , o almeno mi ha dato ad 
incendere 1 che vi é ftato . lo era da mia madre | ve 1' 
afficuro . ^ 

Coft. Il Signor Gottardo gentiliffimo , ù, diletta dunque di 

dire delie bugìe • 
Pia, Qualche volta . 

Pan, Non polfo dirvi quanto mi è diTpiaciuto la . privazione 
della vodra compagnia . Sapete quanto vi amo tutti due » 
marito e moglie ugualmente . Si tratta di pranzare un gior- 
no ìnlteme y vengo a puìta , e non pollo aver quelta con« 
folazione • 
Pia. In verità , ne fono mortificatiflima , e domani doveva 

venir da voi per f^rvi le fcuU ài mio marito . 
Fan, Balia , non ci é bifugno di altre fcuib, poiché voftro 
marito ha voluto cobipeuCarci , t ceneremo inlieme quella 
fera • 
Pia, Qui da noi ? ( con allegria • 

Pan» Si , da voi • • 

Pia, Cenerete da noi I ( <f Coft- con jkllegria • 

CoJI, Si , e mi afpetto , che ci burliate anche quella fera «^ 
Pia* Oh cofa dice mai ! fono troppo fcnlibile a qued' ono*» 

re . Mio marito dunque vi ha invitato a cena da noi ? 
Partk SI , mi ha fcrìtto un viglietto , mi ha pregato a ve« 
Dire con mia figliuola « ed io benché la fera non fia fo« 
Irto ftar fuori di cafa , fon venuto acciò non creda , che 
me ne abbia avuto per male quella mattina . 
Pia. Voi fiete la lielfa' bontà . Ecco ia prima cofa ben fat- 
ta da mìo marito . 
Pan» Mi difpiace folamente la doppia fpefa , che dovrà fare. 
Ha fatto la ipefa dei pranzo ! Ora fi carica anche della 
cena • . 

Pfff. Cornei Signore ! io fapete anche voi^ che mio marito 

ka dato pranzo ì 
Pan, Oh bella ! in cafa fua chi ha da dar pranzo > fé non 
è dato da itti i 

M 1 



i8o LA BURLA RETROCESSA 

Ph. ( Ab indegno ! e me lo soleva ùakoaistt ! (iti ft , 
E ripete , chi folfiro i cammenfili t ( a Pini. 

Pan. ^1 , vi era il Sigoor Agapito . E vi era .'. . , 
Pia. Vi era Agapito f 

P.m. Vi era cerco , e vi era .... . Non mi ricordo beoe . 
Coji. Il Signor Roberto , il Signor Leandro . . . 
Ph Bravi , pulito . Tutta gente che viene a mangiare le 
colle a mio «a ri io , e poi li burleranno di lui. Sua cel- 
ta , che da tutti quelli , che oggi hanno qui pranzato non 
e' i da fpetate uà bicchier d'acqua, U fé ne avelTe 
bi fogno • 
Pan. Da tutti I 

Pia. Oh da tutti . Io non eccettuo aelfuno . 
Pan. Io credo , che di me non vi pofEate dolere. 
Pia. Eh non parlo della cena : parlo del praiiio. 
Pan. Ed io vi parlo del praoio . 
Pia, M» voi non e' entrate con quei del pranzo . 
Pan. C'entro beniUimo , perché io , e la mia figliuola ab- 
biamo ptanaaio eoa loro . 
Pia Dovei 
Pan. Qui . 
PI.'.. Quando I 
Pan. Ogili • 

Pia- Oggi avete pranzato qnl tutti due I [a Cofi. 

Cefi. Che maraviglie ridicole i petchè cofa ci avete fatte voi 

»nte fcufe ) 
Pia. Perché aio marito mi aveva dato ad intendere , che li 

era foitratlo da ricevervi con un pretella .... 
Pan No, no. ci ba dato da maagìare tnagniScamenie col 

folo dirpiicere d,' -""■ '*' ■" "" ■-"— - ■'-i'* <""- '•— - 

pagi" . . 
Pia. ( lo non capi 

to abbia voluto 

Pan. Quel che mi 

che potete , pere 

Pia. Io non fo che 

te > Quando veri; 

modarfi • 

Pan. Nell'altra cam 



ATTO QUINTO i«i 

Pia. Vuol palTare nelP ^ftra camera ? 

Fan. Oh s) , mi pì^ce quella poltrona. £ fé veni0e il SI* 
gnor Leandro i mi ci addormenterei faporitamente . 

[ entra in camera « 

SCENA III. 

Placida » e Roberto • 

Roh. xy Iverifco la Signora Placida • 

Pia. tv Serva fua . 

Rob. C i il Signor Gottardo i 

Pia. Non cM| ma darà poco a venire • 

Rob. Se vi contentate , V afpetterò • 

Pia. Scufi . Ha degli interedi con mio marito? 

Rob. Niente affatto , ma egli è pieno di bontà per me : mi 
ha invitato quella mattina a pranzo da lui • Ci fono da- 
to , e non ho avuto il piacere di vedere né lui , né voi. 
Ora andando al caffè , ho trovato un luo cortefe bigliet- 
to 9 con cui mi dice » che tutta la compagnia di quella 
mattina ^^^kjA ^^Q^ queda fera da lui , e mi prega di elTer 
della partiti^ 

Pia. Mi diTpiace , che mio marito non è in cafa , e non mi 
ha lafciato alcun' ordine . , • . 

Rob. Non importa , lo afpettcremo . Avrò V onor di godere 
della vodra amabil compagnia . 

Pia. Ella mi onora troppo . lo non ho alcun merito .... 

Rob, Probabilmente verrà anche il Signor Pandolfo, e la Si« 
gnora Coflanza • « 

Pia. Anzi fono di già venuti . 

Rob. È venuta la Signora Codanza \ . ( co» movimento • 

Pia. SI Signore . 

Rqjt. E dov* è i Dov' àì [^ con premura . 

Pia, In quella camera . 

Rob. Con permilUone • ( yuol correre in camera • 

Pia Signore . Una parola in grazia . [ lo trattiene • 

Rob, Scafate . [ tornando indietro qualche pojfo . 

Pia, Ella moftra una gran premura • 

Rob, Oh sì veramente .... ' 

Pia, Per il Signor Pandolfo , o per la Signora Codanza ì 

Rob. Oh potete ben figurarvi . . • • [ fcher^nndo . 



i8i LA BURLA RETROCESSA 

pia. Paflano di buona corrifpondenza ? 

Rob. Perfctiflmente . Ero in dubbio, ma quef!a mattina, gra* 
zie a quel dednare , di cui non mi fcoiderò mai , ho af- 
ficuraro la mi? felicità . 

pia, E il Signor P^iidolfo Io fa ? 

Jxob. Non lo ù ancora , mi lo faprà • 

Ph, M^ , Signore , ella vede che non conviene. 

Rob. Zitto , per carità , fo quel che volete dirmi • fon ga- 
lani uomo . Voi (lete giovane , e fapete che cofa è amore* 

Pia. Vi dico , Signore { bàttono alla porta ) , Gran battere, 
che Gì fa a quella porta • ( va per aprire , e Ro- 

berto corre in camera • 

SCENA IV. 

Placida , poi l* Oste» e Garzoni con cefte di 

biancheria ec. 

Pia* [ jjPf^ ^^ porftf , e fi volta , e non vede Roberto . ] 

jTl Ah r impertinente fi è cacciato in camera* 
Cfte Servitor umiliifimo. * - 

Pia Siete qui un' altra volta . "f 

Ofte Queda fera non dirà , che m' Inganno. Il Signor Got-^ 

tardo medefimo . • • • 
Pia. Lo fo , lo fo . 
Ojìe Manco male . Permette , che i miei garzoni comincino 

ad apparecchiare la tavola 3 y 

Pia, Sì I facciano pure • 
OJle Entrate * già fapete la camera . ( Garjoni entrano in ca» 

mera ) . Sono venuto io ftelTo ad accompagnarli | acciò 

non vi (iano equivochi • y 

Pia Ma fi può fapere chi vi ha ordinato quefla mattina? 
Ofte Perdoni. Ho d* andare a terminar la cena : tornerò qa\ 

e la foddisfarò intieramente • ( parte • 

S C E N A V. 

Placida fola • 

Pia. ^Omincio ora a capire la ragione , per cui mio ma- 

Vj t'xto mi ha tenuto nifcofto queflo definare . Egli 

é flato fedotto da qualcheduno , e T ha fatto appofla per 

tener mano a quelli amori fra* il Signor Roberto , e la 



A T T O Q U I N T O z8| 

Signora Coflanza . Sa , che io non i* avrei rofferto , e mi 
maraviglio di lui , che Io fofTra , e quando viene mi fen« 
tira • Eccolo qui a tempo • 

SCENA VI. 

Gottardo , e detta • 

Gotm f\^ eccomi qui . ( allegro • 

Pia» yj Venga , venga , Signore , che viene a tempo • 

Cot. Non iftate pia a taroccare , che ora vi concerò tutta la 
faccenda , com' é • 

Pia, Non vi è bifogno , che me k raccontiate , che la Co 
meglio di voi . * 

Cou SI , fapete dunque V impertinenza » che mi ha fatto 
Agapito l 

Pia. Che Agapito ? Qui non e' entra Agapito . Siete voi , 
che tenete mano a delle trefche illecite , a degli amori 
fofpetti • 

Col Io ì 

Pan. Oh non fate V idiota , che il Signor Roberto mi ha 
detto tutto. £i vi ringrazia del comodo , che gli avete da- 
to riamane di amoreggiare la Signora Coltanza > fenza fa- 
puta di quel buon uomo di Tuo padre • 

Got. Anche quello di più ? Maladecto Agapito . 

Pia. Ma voi volete gettar la colpa fopra di Agapito • 

Got, Sì , è egli , che mi ha cambiato la chiave , che ha da- 
to qui dà pranzo in mio nome, che mi ha fatto quafi pre- 
cipitare con r ode i ma iafcla fare , che ho trovato io la 
maniera di vendicarmi. 

Pia, Sia quel , che effer fi voglia , in cafa noflra non (I ha 
da fofTrlre una fimil trefca , e non la voglio aflTolutameate. 
Ecco in quella camera vi è già il Signor • Pandolfo , e la 
• Signora Codanza . 

Gai, Sono già venuti ? 

Pia. Si , ed è venuto fubito quel ganimede del Signor Ro- 
berto 9 e fi burla di me « e fi burla di vol« e fi burla di 
quel povero vecchio del Signor Pandolfo , e fi i* amore 
colla Signora Coflanza , e in cafa nodra è un inulto , è 
un^ indegnità, é una vergogna • 

Got. Zitto : non fate rumore , che la coCa durerà poco • 



x»4 I-A BURLA RETROCESSA 

Pia, Clic con faccia rumore 1 

Cot, È venuto altri ì 

Pia, È venuto 1* ofle , e vi fooo i garzoni in camera , che 
preparano la tavola • Ma io aflbluta mente non voglio m 
cafa mia dar da cena a chi (1 beffa di noi , e voglio an«* 
dare in quefto momento a fcoprire ogni cofa al Signor 
Pandolfo [ in atto di partire • 

Cot» No , venite qui ; afpettate • * 

Pia. Oh lo voglio fare • Non mi terrebbero le catene • 

( entra in camera • 

SCENA VII. 

Gottardo , poi Leandro • 

Got» Tji Accia quel che diavolo vuole . Mi difpiace che va 

1/ a perìcolo di difìurbare la cena . £ fé non fì fa la 

cena , perdo la metà del gudo i che mi fono preparato « 

Lea, Si ptrò^mtratel 

Got. Favorifca • 

Lea. Sono molto obbligato alla bontà i che avete per me • 
Ho ricevuto un voftro biglietto • . • • « 

Got. Sì Signore» Ella mi ha favorito a pranzo . Non ho po- 
tuto godere la fua compagnia i e mi fono procurato un 
tal* onore quefla fera • 

Lea» Voi mi obbligate infinitamente • 

Got. Andiamo a trovare la compagnia • • • .Ma vengono qui: 
afpettiamoli • 

SCENA vm. 

Pandolfo , Costanza » Roberto , Placida i e detti. 

Kob. f^ Aro Signor Pandolfo , vi domando perdono • Scu- 

VJ fate r amore , • • • 
Pan. E fé voi avete deli' amore per la mia figliuola , perchè 

non trattare da galant* uomo ! Perchè non dirmelo » feuza 

fare limili nafcondigli ? 
Kùh. Confeflb , che ho fatto male : ma il defiderio di afilcu- 

rarmi prima della fua inclinazione • . • • 
Co^. Deh caro padre , compatitemi ,ed abbiate pietà di me. 
Pan* Difgraziata ! meriterei! •• . E voi » Signor Gottardo \ 

voi date mano a limili impertinenze I 



ATTO QUINTO i8f 

Pia, Gliel' ho detto anch' io ^ V ho rimproverato anch' lo • 
Gou Credetemii Signor Paadoifo> che io non ne fo niente» 

SCENA IX. 

L' Oste » e detti . 

Ofle Olgnore , fon venuto a vedere , quando comanda i eh* 

O* io abbia V onor di ferviria • 
Got. È tutto air ordine / 
OJle È tutto pronto • 
Pan. Con voftra buona grasia , io voglio andarmene : animo 

andate innanzi • [ a Coftm 

Got. Caro Signor Pandolfo , non mi dia quella mortificazione. 
Pan. No , voglio andarmene . 
Pia. Via, Signor Pandolfo, già ora tutto è fcopcrto, ci fa«^ 

vorifca reftare • 
Pan. Vi ringrazio d' avermi illuminato , ma voglio andarmene^ 
Lea. Favorifca , ho da fargli fentire un foneXp • 
Pan. Non ho volontà di dormire • 
Roh. Per grazia, Signor Pandolfo* 
Pan. Mi maraviglio di voi • 
Coft. Ah caro padre , per la voftra unica figlia , per la vo« 

lira cara*'Coftanza , che ama é vero il Signor Roberto , 

ma lo ama oneftamente , e fpera di amarlo col voflro 

confentimento : deh reftàte , deh non mi date una sì du* 

ra pena , non mi fate piangere , per carità • 
Pan. Bricconcella ! ( non ho cuor di mortificarla . ) Tu fai 

s' io t' amo , s* io merito di efliere mal corrifpofìo . Via 

non piangere , che rederò • ' 
Tutti [ Fanno allegr^^a. ] 

Ofte Vado a preparare i piatti . [ in atto di partire • 

Cot. Afpettate • Quanto avete d'avere del pranzo di quella 

mattina I 
OJle Ella lo fa. Trenta paoli. 
Got. È giudo che (iate piguo, e vi voglio pagare* 
OJle No , e' é tempo . Pagherà tutto in una volta . 
Oot. Fermatevi , che vi voglio pagare • [ tira fuori una 

borfa ] . Eccovi trenta p?oIi . 
Ofte Ohbigatiflimo alle fue grazie • [ vuol partire . 

Gou Afcoltate • Quanto importerà la cena di queiia fera I 



rf5 LA BURLA RETROCESSA 

Ofit S«w Va, fre«» Tei paoli . 
Cm Fogli* òirtì i treota lei paoli • 
^,ff M^ • *» » *■* ^"^ • Pagherà dopo . 
^/. K* t roj^Uo darveii prima . ( m^tte mano alla horfa • 
Q§g Cooie comanda . 

Ttf^ M> Jifpiace , che vi cofli quedo danaro • 
Gii, £* aicare, io fono un uomo generofo , corrivo» 
fU^ (Io aoQ capifco quella nuova liberalità di Gottardo •} 

SCENAULTIMA. 
Agapito, e detti . 

SErvitor di lor Signori • (agitato , confufo , e cer- 
cando cogli occhj qua ^ e là fé vede la Jua chiave m 

fùn* Cofa e' è, Signor Agapito ? Cofa aveter Mi parete mol- 
ro confufo • 

Aga. Signore . ... VI dirò . • • • Ho perduta la chiave del- 
ia mia porta di cafa • • • • Sono (lato qui , e mi preme 
di ritrovarla • 

Got, Avete perduta una chiave I 

Aga. Signor si , una chiave . (/degnato, 

Got. Io ne ho trovata una . Sarebbe quefta per avventura • 

Aga. ( Prendendo la chiave con dif petto , e con ir&i* ) bi I 
i quefla : ma cofpetto di bacco l mi attiva un accidente 
terribile • Sono andato a cafa y ho fatto aprire da un lab- 
bro I e non ho trovato il mio orologio i che aveva lafcia- 
to attaccato al letto . 

Got. Non e' è altro di male ? 

Aga» Con quella chiave, che ho qui perduta , non fO| co- 
fa peafare , e fé 1' orologio non ù trova . . • • 

Got» Un momento di quiete , e V orologio il troverà . Si- 
gnor oHe, voi avete avuto da me trenta paoli per il pranzo 
di quella mattina • 

OJie È verìffimo . 

Got, Eccovi ora quarantadue paoli per la cena di queda fé-, 
ra , poiché il bignor Agapito ci favorirà della l'uà com- 
pagnia . ( conta il denaro ali* ojle» 

Ojìe Va benifìlmo . 

Got, Signor Agapito , tenete quella borfa ì qui dentro vi fo- 
no venti otto paoli , che è il reHo di dieci feudi • Aa^ 



ATTO QUINTO xS; 

«late dal caffettiere vicino, dategli dieci feudi , e vi da- 
rà r orologio votiro , che tiene in pegno , e voi avrete 
r onore di aver pagato il pranzo , e la cena • 

j4ga. Come ! queda è una baronata . 

Pia Mi maraviglio di voi . Mio marito ha ragione , e im« 
parerete a venir a burlare i galanf uomini • 

Pan. Va bene , vi (ta bene , e non potete parlare • 

e ad Agapito • 

Roh, Io vi farò obbligato di tutto , e principalmente di aver- 
. Oli fatto la (Irada per ottenere la mia cara Coflanza . 

[ ad Agapito m 

Coft. Sì 9 il mio caro padre è contento , ed a voi avremo 
r obbligazione / ( ad Agapito • 

Lea, Ed io egualmiente | per efl!er (iato a parte della voflra 
bella invenzione • ( ad Agapito • 

Cot, Voi mi avete onorato di una burla rpirito(ìiIinia , ed io 
mi fono creduto in debito di darvi il contraccambio. 

( ad Agapito m 

Aga. Non fo che dire, fono ftordito , mi fla bene, e mi 
confolo , che i poveri miei danari abbiano prodotto uà 
si bel matrimonio • 

Ofit Signori, la cena è pronta. L'anderò a prendere, fé vo- 
lete • 

Got, Sì , andate , e noi frattanto ci metteremo a tavola » td 
augureremo la felice notte a tutti quelli Signori • 



Fi/ir àMa CQmmedia • 



r 



1 L 

FILOSOFO INGLESE 



COMMEDIA 



DI CINQUE ATTI IN VERSI, 

La preferite Commedia di carattere fu rapprefeotata 
per la prima volta io Venezia nei Carnovale deir 
* « Anno MDGCI.UU 



1 . 



190 

PERSONAGGI. 

Milord Wambert • 

Jacobbe MoNDUiL Filofofo • 

Madama di Brindè vedova letterata • 

Madama Saixon Tua foreiJa maritata • 

Il Signor Saixon Negoziante , marito di Madama Saixon» 

MoNSiEUR Morino vecchio Fraocefe caricato • 

Emanuel BluK Argentiere, 

Maestro Panicu 9 CaUoiajo • 

Ro9A Catnerfera ài MADAMA SaixoH» 

BoNViL , Marinaio • 

Gioacchino garzone del Caffettiere \ 

Biro NE garzone ilei Libra jo • 

Un servitore del dipnoi Saixon » che Aoa parla • 



La Scena rapprefenta una ftrada pubblica in Londra con due 
botteghe , una di Librajo , e i* altra di Caffettiere i efo*' 
pra le due buctwgbe medeilme le caia del Signor Saixon 
Con una loggia praticabile , che domina la via fuddetta , 
e culla putta di detta cafa fra le due botteghe me delime. 
Diiiiuzi a quelle vi fono alcune panche , che feparano il 
tetieno , che appartiene a cialcheduna delle raedeiinie , e 
fervono per il comodo di quelli 9 ciie vi (i trattengono « 



t'jr 



I L 

FILOSOFO INGLESE 

ATTO PRIMO. 

SCENA PRIMA. 

w 

Gioacchino » e Birone » cìafcmo dalla parte gitila 

J'ua bottega • 

Bir. r^Cco i (lampati fogli , che il Pacfron mio vi man* 
Juj da : ' C ^ Gioacchino • 

I luliti fuglietcl di Parigi , e d' Olanda \ 

II Mercurio galante , che fa tanto rumore > 
£d il corrente foglio àtì no(lro Spettatore • 

Gioac. Oh sì , che faran feda , leggendo i turiofi : 

Verranno a fatollarfi i critici oziufi \ 

£ fenza fale in zucca , e fenza difcrizlone ^ 

Si ientirà ciafcuna a dir la fuà opinione • 
Bir, Frattanto , che fiam foli , dammi il cafB , Gioacchino. 
Gioac» Tei porto, e tu , Birone, recami un libbriccino . 
Bir. Ben ?olentier , qual iibbro ? chiedilo > e te lo dono • 
Gioac. Vorrei , che tu mi deiH qualche cofa di buono • 
Bir, Ti porterò un Romanzo ; in oggi , fé noi fai , 

Sono le favolette in voga più , che mai • 

Chi può iìampar Romanzi Librajo è fortunato; 

£ fuol chi gii compone paflar per letterato • 

[ entra nella fua bottega « 
Gioac» Anch* io i per dire il vero , li leggo con piacere i 

Son cofe all'età mia confoimi, e ai mio (apere • 
Bir, Eccoti il libro • 

Gioac. Afpetta • Darti il caffè mi preme • 

Bir. V hdi tu beuto ancora ì 



J9t IL FILOSOFO INGLESE 

Cioac% No 9 lo berremo inficine • 

(va in bottega a prendere il caffi , 

Bir, Ogni garson per ufo fa quei , che facciam noi , 
Tratta gli amici a fpefe delli Padroni fuoi • . 

Gioac. £ccoi per tutti due . ( porta due chicchere di caffè. 

Bit» Sediamo • (^fiedono ciafcuno alla 

fua panccL • 

Gioacm Sì / fediamo • 

Quello poco di bene | fin che. fi può , godiamo • 

Bir, L' ora non è avanzata • Facciamla da fignori 
Finché arrivar fi veggano i noftri feccafori • 

Qioac. Uno >e n' è fra quegli , che ognor da noi fi vedono^ 
Che parmi un ignorante , e pur molti gli credono • 
Emanuel Bluk Ci chiama » uomo che fa il fapiente , 
Ma intefi dir da molti , eh' è un furbo » e non fa niente. 

Bir. Dà noi « per dire il vero , pratica gente buona : 
Jacobbe Monduil merita una corona ; 
Filofufo , ma vero , non di quelli all' ufanza , 
Cile per filofofia fan paflfar T increanza • 

Gioac. Oicon però , che il voilro Filofufo erudito^ 
Da iMadama Brindò fia ftato un pò* ferito • 

Bir, Madama diBrin'dè» vedova leuerata , 
Della di lui virtude fi dice innamorata • 
Vi è chi di ior fi burla , chi mormora , e fofpetta : 
Vi è chi dei (ludi loro qualche bel frutto afpetta s 
Ma vi è chi li difende t chi dice , che contenti ^ 
Pafiano il loro tempo coi libri , e gli argomenti • 

Gioac, So y che Madama Saixon , di lei minor forella | 
Si burla della trefca di quefta vedovella . 
Abitan qua di fopra , come tu fai • Sovente 
Su queda loggia loro V una , e 1* altra fi lente • 
La Saixon viene fpelfo anche in bottega noftra » 
Di fpirito vivace Tuoi far pompo fa moitra • 
Diverte chi V ^fcolta talor con qualche fale ; 
Ma tutti i fuoi difcorfi finifcono in dir male • 

Bir. £ fuo marito il foffre } 

Gioac* Saixon è un Negoziante , 

Che più della conforte apprezza il fuo contante • 
Un buon marito ; un uomo i che di lei non fofpetta i 



A T T P R X M 0. IP, 

Se la cafa non la trova » fenza gridar 1' affetta ; 

£ quando la Signora ritorna accompagnata 

Non chiede , con prudenza i dove , e con chi da (lata • 
Bir» Suol la Brindè nutrire altri coftumi in feno • 

È Gaggia , è regolata y per quel che pare almeno • 
Gioac. Viea gente • 
Bir» Separiamci • 

Gioac. i\ddio • 

Bir. Buon di, Gioacchino • 

Del caffè ti ringrazio* 
Cioac. Ed io del libriccino • ( ambi fi 

ritirano nelle loro botteghe • 

SCENA II. 

Jacobbe Monduil , e Milord Wambert dalla 

pdhe del Librajo • 

MiL XjOn mi adulate , amico , parlatemi lincerò • 
Jac xN Signor , più della vita amo 1' onedo , e il vero. 
Configlio mi chiedete } parlo da vero amico ; 
Quel , che nel cuore i' Dento , anche col labbro io dico • 
Sprezzar le onefie nozze ninna ragione infegna » 
Quando la fcelta Tpofa non da d* amore indegna • 
li Filofofo Greco nozze ricorda eguali ; 
Non d* età, o di ricchezza , ma di virtù , e natali • 
MU. Vi confidai la brama , che ho di legarmi in petto : 
, Ora delie mie fiamme vi fvelerò T oggetto • 
' Su la mia fcelta iflefia bramo da voi configlio : 

Chiedolo y come ai padre lo chiederebbe il figlio • 
Jac. Sia con paterno zelo , fia con (iervile ardore , 
Rifponderò ad un figlio , parlerò ad un Signore • 
MiL Quella , che il feno mio ferì coi lumi fuoi 

Madama è di Brindè • 
Jac. Signor» non è per voi . 

MiL Se ugual non è di fangue • •• 
Jac. Vii non è nata almeno. 

MiL Saggia non A ? difcreta i 

Jac. Pien di virtude ha il (eno • 

MiL T>1 ricchezza non curo « 

Jac. Né la ricchezza è quella » 

Gold. Corniti. Tom9 XIV. N 



194 IL FILOSOFO INGLESE. 

Che dcggh prevaler . 
MiU Non vi par vaga l 

Jac. È bella . 

MiL Dunque fé per lei fola mi arde d' Amore ii Nume » 

Qual ragion vi fi oppone ì 
J^c. Il genio , ed il coftume . 

MiL Spiegatevi . 

Jac. Milord , foglio agli amici in faccia 

Dir con rlfpetto 11 vero , ancor quando difpiaccia . 
Di genio , e di coflume tal donna è a voi diflaucf , 
Ma la diftanz) in quella non conpfce un amante • 
MiL Non vi capifco ancora . 
Jac, Mi fpiegherò . Tal foco 

Quant' é , che vi arde in feno ? 
MiL Saran due mei! • 

Jac, È poco • 

MiL E pur • • • 
Jac Perdon vi chiedo^. Chi di Madama il meno 

Dipinfe al vodro cuore ? 
MiL II comun grido • 

Jac, É inCQtio » 

Raglonade con lei ? 
MiL Si , favellar 1' inteC . 

Star de* più dotti a fronte V ho ammirata , « mi acceli • 
J(X(;. Signor , fé 1' ammirale » fé vi accendeiU a un tratto > 
Fu da virtù Araniera vodro cuor- foprafiatto * 
Ma quella donna ideifa , che uà di vi piacque tanto » 
Vi fpiacerebbe allora qttando F avrefle accanto . 
Bello è il veder la donna in mezzo a dotte gemi 
Sodener le queflioni , rifolver gli argomenti ; 
Ma in cafa ad un marito non piacrià il fuilii^gO'». 
Con cui le letterate foglion rifponder : nego . 
Deve bramar Io fpof» Ipqfa , che fente amore , 
Non che a indagar Ci ^<iià'à la caglon dell* amo^e. ; . . 
Non tal , che del mariro deluda V Intenzione , 
Parlandogli nel letto d* impuHb » e d* attrastona •» 
MIL Vi ho intefo. 

Jac, Io non vorrei • • • a . 

MiL, . Bada cos'i. Son pago. 



A T T P R I M O.. i9f 

Scancellerò dal p6tto di Madama V imago • 

Jac. Siete convinto ? . 

Mìì. I! fono : ogni configlio approvo 

Quando da ragion ver? ibftenuto lo trovo . 
La fpada , il canto, il ballo fìnor fur mio diletto \ 
Madama ad altre fcienze confacrò P intelletto • 

* È ver , eh' ella mi diede piacer coi fiUogìfmi , 
Ma le ragioni in cafa mi parerian fofiraii . 
Grazie vi rendo , amico , uomo di cuor (incero , 
Filofofo difcreto , conofcitor del vero. {fa un fai ut o 
a Jacobbe , e pojja alla bottega del caffè , fedendo fo- 
pra una panca , dove Gioacchino gli porta il Tè • 

Jfac. Poco non è , che grato fìagli un configlio audace » 
Colui , che non adula quafi fempre difpiace . 
Che importa a me , che unita fia con Milord Madama , 
Il mio cuor la rifpetta > ma come lui non V ama. 
È' ver , che^ geoerofa mi fofTre , e mi foccorre , 
Ma all' oneAà non foglio V interefie anteporre . 
Povero , quale io fono , dalle fventure opprefib , 
Quando ognun mi abbandoni , fempre farò lo fieflb. 
Stoico non fon i non petngo neir abbaudon totale 
Dei beni delia vita la virtù principale • 
Filofofia m' infegna , che il mondo , e i beni fuoi , 
Se inutili non fono , fon creati per noi . 
Noflro delle ricchezze , nodto de* cibi è 1' ufo , 
Niua , che ha difcrete voglie é dai goderne efclufo » 
Ma chi da forte è opprefib « chi fenza colpa è afflitto , 
Delle miferie a fronte dee mantenerfi invitto ; ' 
Sicuro y che i difaftri ^ fé vengono dal fato , 
L' anima non fi ofifende , il cuor non è macchiato • 
£ allora fol , che i danni 1' uomo a (offrir non vale , 
Keiide maggior la\^ena| fente il dolor del male. 
Ecco de' (ludj miei , «eco il più dolce effetto : 
Non ho i comodi in odio » non aborro il diletto • 
Sento dell* uomo 1 pefi y V oneilo ben mi piace , 
Ma incontro le fventure , e le fopporto ia pace. • 

; (^Ji ritira dal Librajo . 



N 



i<^8 IL FILOSOFO INGLESE • 

Quefla tal cofa è vera : nefllin ci contradlce* 

Una parola noflra vai più di un i(ìrumeiuo » 

La fé , che a noi fi prefta , prevale al giuramento • 

Jacobbe è un menzognero • È V4?r , perche lo lo dico # 

( Jacobbe è un temerario . J^rcotbe è mìo nemico • ) 

{ da fé f poi entra netta bottega del ca^^ 

SCEMA V- 

Milord Wambejit. 

JAcob folTe mendace , (offe mentito il zelo ? 
La Tua paflion coperta della vinù col vtrlo ! 
Emanuel è villano , ititttato fol dai fciacchi ; 
Ma in cafo tal può claril , eh' ei fappia , e mi apra gli OCchu 
Più , che ci penfo il temo . Madama di Brindè ^ 
Per eder letterata , donna con fia per me . 
M* infulta j mi difprezza , e con fereno ciglio | 
Uà tradimento infame mafchera col configlio b 
Ah fé ne fofii certo • • • Ma non lo fono ancora • 
Di afilcurarmi il modo ritroverò in brev' ora ; 
£ fé egli fia maedro d' inganni , e tradimenti « 
T«rmineraa) lo giuro 1 le tefi^ e gli argomenti «[ parfe • 

S C E N A VL 

// Signor Saixon dalla porta della di lui eafa , 

poi Gioacchino, 

Sìgm Saixm r\Alla porta della fua cafa efce, èva a federe 

JL^ fopra una panca della bottega del caffè • 
Gìoac, Gli porta una pipa da futnare > e Jhtifà dir nulla 

ritorna in bottega • 
Saìx* Fuma ^ e non parla • 

SCENA vn. 

Madama SÀixoN fopra la lòggia^ e detto, poi GIOACCHINO* 

M* Saix, g^ Aro Signor Marito , parte fenza dir nulla , 
VJ Efce di caia » e, toilo col fumo ù trafluUa I 

[ a Saixon • 
Smx. Che volete ? 
M. Saix,» Due doppie • 

Saix^' . ; ._ Gioacchino ..(.cA/4/iia • 



A T T O P R I M O 109 

Gloac0 Signor mio . 

Saix» A MaJama mia moglie • ( da due doppie a Gioacchino. 

M. Saix» Vi rendo grazie • 

t Gioacchino entra in cnfa di Saixon • 

Snix0 Addio • 

M. Saix, Impiegar io le voglio ... 

Saix, Non vi domando in che. 

M, Saix. In un ventaglio Indiano • 

Saix» Lo raccontate a me f • 

M. Saix* Ora per Gioacchino vel mando , e voi direte 
Se faccio buona fpefa , Te vai quefle monete • 
SoQiene mia forella , eh' é brutto , e la ragione 
Fonda perchè gli manca difegho , e proporzione • 
Ella le cofe dotte foltanto approva > e loda , 
Io foglio lodar tutto, bada che fia alla moda • (J! ritira^ 

SCENA Vili. 

// Signor Saixon , poi Bonvil Marlnajo . 

Salx. f^ Ran donne ! i lor penfleri , le cure , ed i travagli 
VX Confldon nelle cuffie , nei na(lri y e nei ventagli. 
Prenda 11 denaro , e taccia \ io bado ai fatti miei : ' 
Se là mia moglie è pazza « non vo* impazzir con lei. 

Bonv. Signor • (a/ Signor Saixon • 

Saix. : Che e' è ì 

Bonv. V Le botti fon tutte caricate • 

Le pòlizze di carico ? 

Saix. Son qui , le ho preparate. 

Bonv. Speditemi , Signore , il Capitan vi prega . 

Saix> Andiam , farò più prefio qui dentro la bottega • 

[fi al\a per entrare in bottega. 

SCENA IX. 

Gioacchino di cafa > e detti • 

Cioac. r\ Ite , Signor • (a/ Signor Saixon • 

Saix. LJ ^ Che vuoi I 

Gioac* ) Ecco il ventaglio. 

Saix, È quello . 

ùioac. Sì I Signore • 

Saix. A Madama dì , che Jo compri , è bello. 

( entra , fenja guardarlo , con Bonvil nei ca^ì » 



aoo IL FILOSOFO INGLESE • 

SCENA X. 

GlOACCHiMo , poi Rosa falla loggia . 

Gioac. T^ Elio , feoza vederlo ! Mi piace , non vi è male; 
13 Ma io per ripot tarlo non voglio far le fcai-e • 

Ali' ufcio piccbicrò i [ batte alla porta • 

Jlofa Chi picchia cosi forte f 

Gloac. Son io , bella Roilna • 
Rofa II diavol y che ti porte » 

Che vuoi I 
Gìoac. Quello ventaglio dare alla tua Padrona. 

Rofa A quale delle due • 

Gìoac. Io credo alla meo buona • 

Rofa Non lo darò a neflfuna , fé ben non vi fpiegate | 

Perchè fon tutte due cattive indiavolate • 

Una colla dottrina la fervitù confonde ; 

L* altra minaccia , e fgrida chi predo non rifponde • . 

Guardate fé trovafle per me qualche partito • 
Cioac. Cofa vorrete dire ! 

Rofa O cafa « ovver marito • 

Gioac. S* io fofli di altra etade accetterei V impegno ; 
. Ma far quelle fatture per altri non mi degno • . 

SCENA XI. 

Madama Saixon fulla loggia , e detti . 

M. Sàix. f^On chi ciarli ? ( a Rofd. 

Rofa Vj Gioacchino dee rendere un ventaglio : 

Prendendolo temea commettere uno sbaglio • 

M. Saìx. Prendilo , eh* egli è mio. 

Jiofa Calerò giù il ceflino . ( cala il ceflo • 

Gioac. Eccolo • ( mette il ventaglio nel cefto • 

Rofa Un' altra volta vieni un pò* fu » carino • 

[fotto voce a Gioacchino ^ 

M. Salx. Lo vide mio marito I Che difle I Gli è piaciuto i 

Gioac. Difle , eh' egli era bello, ma*in ver non Tha veduto. 

M. Saix. Non V ha veduto , e il loda? Mi burla , e mi deride!. 
Quefla fua flemma indegna è quella , che mi uccide • 
Voglio {tracciarlo m pezzi. IJiraccia il ventaglio. 

Bofa Signora , oh che peccato ! 



ATTO primo; aof 

M. Saix» Or , càe mi fon sfogata > lo fdegno mi i paflato* 

{Jì ritira • 
Rofa Gloaccbino , ti (aluto .• Ricordati di me • 
Cioac. Soa troppo ragazzetto $ oon fono ancor per te • 
Rofa Voglimi bene , e crefci , che io ti afpetterò • 
Gioac, Quando farò crefciuto allor rifponderò . ( ernra 

in bottgga • 
Rcfa A codo di afpettare voglio pregare il Cielo , 
\Cbe in fpofomi conceda un uom di primo pelo* (^Ji' ritira» 

SCENA XII. 

Madama di Brindé dalla propria cafa. Maeftro Panich calT 
lolajo la incontra con un pajo di fcarpe in mano • 

M, di Br. 'Kl^^^^ vfcire incontra Panich . 

Pan. ±\ li Cielo ti confoli , Madama di Brindè ; 

Eccoti le tue fcarpe , veniva ora da te • 
M. di Br. Panich , il mio coftume iiiperbo unqua non fu^ 

Ma è Urano a un Calzolaio complimentar col tu • 
Pan, Compatifci , Madama » quedo è lo (lile mio ; 

Sono , fé non lo fai « Filofofo ancor io . 
M. di Br, Filofofo anche voi I me ne rallegro affai • 

Voi fofterrete in Londra 1* onor de' Calzolai. 

A forza di argomenti difender col grembiale 

Potrete , che il far fcarpe fia un' arte liberale • 
Pan, Per tale la fodcngo in teorica , e in pratica : 

Convien per far le fcarpe faper di mattematica • 

Il cuojo ii difpone con pefo , e con mifura | 

E neir unir le parti ci vuol V architettura . 
M. di Br, È vero , non lo nego , lo dice anche Platone » 

Architettura è ogni arte « che ha forma , e proporzione , 
, Montatemi le fcarpe , che avete a me portate . 

( Maefiro Pànick le mojlra U fcarpe • 

Oh 9 Signor Archimede , fon male architettate . 

Una é di ordin Tofcano « e V altra è di Compoiito : 

Vetruvio non infegna a far quefto fpropofito • 
Pan. Quella é una nuova moda , ed è invenzione mia | 

Pajon fra lor difcordi , ma fono in armonia . 

Coteda alza un. pochino , quel!' altra un pò degrada ; 

Ma fauno un bel vedere di giorno in fu la ftrada : 



tot IL FILOSOFO INGLESE. 

BaAa avvenir., che fejnpre fi deve nel cammino 
AlMr prima il pie dritto , e pvk'iì il pie rasiicino . 
JW. di Br. Oo«ei prendet MaeJlro di niuGca , e di ballo , 
P» andate a^batcuta , Tenza pur piede in f^Uo ì 
Caro maelkro mia , Fìlofut'o , e Acchicerto , 
Lodo l' invenzion voftra , ma per me non 1' accetto. 
Voglio una fcaipa buuna , che al pU-de ben mi Aia , 
Cbe abbia delle altre fcarpe 1' ulaca lìmeiria , 

igli rende le fcarpe . 
Pan. SI, si , r ho Tempre detto, che far le fcarpe a doiTua , 
Lo rtelFo è , che di fjngo dorare uoa colonna , 
Non vagliono puntelli, n^n vagliono ornamenti, 
. Se guado è il capitello , la bafe , e i fondamenti . 
M. dì Br. Olà , ehd ardire è il voUro ! port.jtemi rifpetto . 
Faa. Un uora delia mia forte ha il jus di parlar fchielto. 

Va uom , che la tomaja mifura colla fqiiadra , 
. Che de: tailon di cirojo anche Ìl circolo quadra j 
Cbe infegna col CompalTo le regole ai garzoni , 
Che fa da un pmiro all' alrro ferbar le proporzioni; 
Un uom , che fu tale arte ha fcritto due volumi , 
Elénte va per tutto da incomodi coilumi. 
Col tu parla con tutti , va , e vìen quando gli pare , 
Ed ba la fua licenza ancor di (ìrapazaare . 
■M. di Br. Ma non avrà per quefto la firma , o la patente. 
Che vaglia a mantenerlo dalle difgrazie efente . 
Potrebbe un , cbe le cofe a mifurar (ì i dato , 
Eflere da un biao;ie fui dorfo mifurato . 

[ enrra nella bottega del Librajo . 

S CENA XIII. 

MoNOuiL dal Librajo incontra Madama BniVDÌ. 

fi firma ùicittt foco ragionando, e complimemando ^ 

edtjìme modt fi ananjano , mentre Maeftto Panicu 

Zion &r«bbe quella da gente ardita , e ftolta , 
Ma non farebbe poi per me la prima volta . 
i , che gettate ho invano le parole.' 
)e fon mal fatte . Madama non le vuole ; 
ero alcun' altra , che avrà la loUerauza 






I 



ATT O P R I M O. aoi 

Di prenderle , e (Iroppiarfi, credendole all' ufanza • 
Ah , ah la Vedovelle! col Satrapo d' Atene ! 
Non voglio «ffer veduto , andarmene conviene • 
Colui dì mt fi ride , foilien , ch* io non fo nulla ; 
Ma affé la faccio bella , fé il capo un dì mi frulla • 
La leflna adoprando , fé altra tagiòn non vale , 
Gli fo toccar con mano , che la natura é frale $ 
Che piccola puntiira > che piccola ferita 
Ad un^lofofone può togliere la vita. 
Vuò ritirarmi intanto a leggere i foglietti , 
Oggi più non lavoro , e chi ba ^ordinato alpetti / 

[ entra nella bottega del caffè , è j' interna • 

S C E N A XIV. 

Jacobbe Monomi , « Madama Brindè * 

Jac. T^/rA^ama,un voflro cenno mi avrebbe a voi portatd 
IVjL SenEa che il voOro piede G. foife incomodato . 
Efler certa potete , che ogni momento » ogni ora , 
Madama di Brinda fia di Jacob Signora . 

M, di Br. Con voi , già Io fapete , fc io parlo volentieri : 
Starei , fé lo potefli » con voi dei giorni intieri • 
Ma temo ^ che il diilorvi da vodri ftudj gravi > 
Saggio, difcreto amico, vi fcomodi , e vi aggravi • 
Non vi crede» fla mane ancor quivi arrivato , 
Ed era al vòilro (ludio il paflb mio addrlzzato • 

Jac» Che avete-a comandarmi? 

M. Br. Un dubbio mi frartorna . 

Il calcolo del Soie di Newton non mi toma. « ' ^ 
In quello di Cartefjo vi trovo più ragione ; 
Vorrei , ch« nii dicéfTe JJcób la* fuà 'òppinione T 

Jac* Madama , voi fapete , che tutti a braccia aperte , 
Hanno approvato in Londra di Newton le fcoperte; 
£ tanto il fuo fiftema pel mondo 'fi é diffùfo > 
Che le dottrine àtitiche fono di poéhi in ufo • 
Anche del feflTo voflro per contentar k brame, 
Ewi il Newtotiiànifmo formato per le Dante ^ 
Opera peregrina di un Veneto talento , 
Della filofofia decoro , ed ornamento . 

M. di Br. Il calcola de* cieli trattiene i miei pender! , 



\ 



to4 IL FILOSOFO INGLESE . 

Mi piace con uà quaitr.! lev» fcUJo» zeri . 
Scota , >;he uà eie! dììV iltio lonuao è ^iù milioaJ , 
Mi ancor delta dìd^aia non trovo le ragioni . 

ni, che Madama nello (tudiar i' impiegfii' , 
tie altre a fcorno 1' ozia deiefti , e nieghi j 
tdon^te , il cieto troppo è da aui dtftante ; 
r p'ilHanio full' erbe , e fu le piante . 
I . il mar, la luce, il mondo , e gli eleinend| 
io , e di fcoperte ci porgati g.i argomenti ; 
: più contento , e reca pia dilt-lto , 
che r efperienia G unifce coli' effetto . 
macchine , e vetri alla natura il velo • 
di noi dillanie , troppo , Madama , i il cielo . 
Quello calcolo foto fpiaaar vorrei , venite , 
queltion dei cicli per me f^ran fÌDÌie , 
> . Di compiacervi ho troppa obbligazione . 
I £ alfin , ben che dotta , ha un po'di odiuazione. ) 
Favorite Ìb mia cafa . 

Bea volenlìer ■ Madama , 
narrarvi poi . . , Evvi un Milord , che vi ama , 
defia pet moglie . 

Quello Signor chi è 1 
ilord Wjmbert . 

Milord non £ per me ^ 
■dia I non intende , non ha filofofia é 
dì maritarmi non faccio la ftitiit . 
ndo U facelTi . . . Ho ìl cuor dì virtù amico . , . 
Jacob , andiamo .. I» (o quel , che 'mi dico . 

( fnira in cafa . 
ti di me pirlafTc , «Ha ■' inganna a0di .. 
la tibettadel No, non lari giaipniai . 
iriude apprezzo , in lei beltà mi p»c« i 
I , che pili mi preme k del mio cuor la pace, 
juinto di donna fian dircrete le voglie > . 
ad uomoi che Jtudia , incomoda * la moglie . 
( entro iaìla Bìiadi , 



! tUlf Alta Primo^ 



20J 



ATTO SECONDO. 

SCENA PRIMA. 

Iacobbe MonouiL dalla cafa del Signor Saixon , 
Milord WaMBERT dalla Jlrada x* incontrano • 

MiL jAcob f d* onde fi viene ! 

Jac, J Dalla Brtndè ^ Signore , 

MiL A far V Innamorato , o a farle il prcceccore ! 

Jac. Né r un , né l altro • In me di amar non vi è àtùo » 
Né della donna faggia il precettor fon* io . 

MiL Madama di Brindè fol nata è per gli eroi , 
Non è per me • 

Jac. Vcl diffi. 

iVft7. Sarà dunque per voi • 

Jac. Perdonate . • • 

J^iL Scoperto finalmente ho V arcano • 

Jacob 9 la pafiion vultra voi nafcondete invano . 
Strano n^^n è , che il cuore vi abbian ferito , e colto 
Gli occhi di beila donna i chi non li teme è (tolto « 
Mi maraviglio folo « che ardite in faccia mia 
Di mafcherar 1' affetto , di dirmi una bugia . 
Che con mentito zelo , fingendo configiiarmi i 
Da lei mi allontaniate « a cofto d* ingiuriarmi ; 
£ col chiamarmi indegno di femmina f^piente , 
Tacciate me di flolto , e ài uom , che non fa niente. 
Solita frafe audace di voi Filofofaftri , 
Che per follia credendo difcendere dagli aflri , 
A chi vi rende onore, a chi vi. ammira , e crede | 
Parlate con difprezzo , tradite fuUa fede . 

Jac. Milord , molto dicede « voi m* infultafle afiai i 
Ba(tami , che le ingiurie però non meritai • 
Efamino me (lefib , ho la cofcienza illefa | 
Quefta è la mia ragione i quefta è la mia dtfcfa • . 



teó IL FILOSOFO INGLESE . 

MiL Bella morale la bocca di chi a ragion s' incolpa . 
Affetta la coftanza , e reo non fi dlfcolpa . 

Jac. Dì che fon -reo , Signore ? 

Mil. D' ampr colia Brìndé , 

Jac. Non l*amo , e s' io V amafli , colpa T'aoiar non^è. 

Mil. Colpa è r amarla allora » che di un amico il foco 
Si afcolta « fi confìgUa , a poi fi prende a gioco . 

Jac. Di audacia , o di menzogna rimorli al cuor non fento^ 
Calmi fol tanto il vero , lo dilli , e non mi peato • 

MiL Farò ben io pentirvi d* ogni mentita cura , 
Se più vedrovvi audace andar fra quelle mura • 

Jac, In ciò di foddisfarvi , Milord » io non ricufo ; 
Mi avrò , per compiacervi , da quella cafa efclufo ; 
Ma una ragion , che fai vi 1* onor mio , la mia fama , 
Si ha da faper dal mondo , V ha da faper Madama • 
Dicad , che Milord comanda , che io non vada , 
Non paflerò fé '1 vieta ncmmen per quefta ftrada • 

Mi/. L^ amor , lo fdegno mio non irritar cercate. 
Scegliete il vodro meglio , e me non nominate • 

Jac, Deh lafciate , che poffa » Milord , fenza fdegnarvi , 
A prò deir onor voflro V amor mio ngìonarvì • 
Della Vedova in pfa andar più non degg' io ; 
Voi r imponete , e quedo badar dee al dover mio • 
Ma fé il comando vodro n^fcondere cercate , 
Di un tal comando è fegno , che vói vi vergognate • 
Doppia di tal vergogna può effer la ragione : 
O perche voi non (lete della Brindé il padrone ; 
O perchè , per efporre ài torti un uomo onedo , 
Scarddimo è il motivo , ridicolo è il pretedo. 
Signore , in ogni guifa , io taccio , e vi ubbidifco ; 
Ma ingiudo è il voler vodro , ed io per voi arrodifi^o • 

MìL Jacob , qui non è, d' uopo di argomentar fui fatto ; 
Giudo , (incero , onedo vi crederò ad un patto • 
L' accedo con Madama facile avere ogn' ura j 
Ditele , che Milord la venera , e V adora • 
Ma nò , megl' è , eh' ip ftcflb le dica i fenfl miei . 
Andiamo ; in quedo punto guidatemi da Tei. 
Voi, fé fia ver, che amiate più il mio, che il vodro bene, 
Datele quel condglFo , che air amor mio conviene . 



^ T r e SECONDO. ao7 

per me cuiie rfi^ w;;; .\!;-,''inc in .«i T afferro 5 • 
Parlate -il <ii lei cm;» , ..-/^tt /il' mui'ttra . 
Se in voi Ci>(ìmza ver^ in e ■! n.^nro i' ^edo , 
Dileguili il iVfptrtv) ; J. cob , tua^ vi Cfecb . 
Jac Rifpi>n(Ìere , Signore, a ciò mi tìi peraitlfo , 
C/je un Cavaltcr per tutto ha libero V acceifo • 
Di effere bene accolto da lei (icuro fletè , 
Di Teoria , e introduzione bifoguo non avete • 
Quella è la porta Aia ; fi picchia , e poi fi fale ; 
Sono « fé noi fapete y breviflìme le fcale. 
. Madama è gentili (Hma , ipiegatevi con lei • 
Milord f colali ufHzi non fon dà pari miei • 

( entra nella bottega del Lihrajo m 

S C E N A li. 

Milord Wambert folo . 

NÉ fon per i tuoi pari , fìmuluore iufano , 
Di Madama. Brindé la ftima , il cuor i la mano • 
È ver y del merto mio la fola uiica fcorta , 
Di quell'audace ad*cinta^ può farmi aprir la porta • 
N^ chieii a lui per queflo di procurar 1* acceffo | 
Ma~psr potergli il cuore efamlnar dappreffo • 
^C'iltro.ricufa , e sfugge il perigliofQ impegno ; 
Ecco d^Ua fua colpa , ecco verace il fegno . ( pajja 

alla bottega del caffi » 

S CE N A III. 

Emanuel Bluck , Maeflro Panich dal caffi , e DETTO . 

Em, ^^Ritica in queflo foglio folnoi lo^ Spettatore . 
Pan, v^ Gioco un pajo di fcarpe , cbe n' è Jacob T autore* 
MiU Merita una vendetta l'affronto del ribaldo • 
La penferò , ma prima vo' cbe fi fcemi il caldo • 
Decidere faprei, qual mena in fui moinento , 
Ma fu la mia pafUone le fatire pavento • 
Oggi non puoflì in Londra trarli un capriccio folo » 
Che dalla Città tutta non fappiafl di volo « 
Sonovi flipendiatì de* fcaltri olfervatori , 
Che ftampnno di tutti le favole , e gli eriorj • 
Util c^f^tqe è vero 1 c{ie al pi^j^blico ha giovato p 



108 IL FILOSOFO INGLESE . 

Ma > che io anguilla pone V arbitrio del privato ; 

Em* Milord t buon gioroo a te • 

MiL Buon giorno , Emanuel mio • 

Paru Milord , voltati io qua • Ti dò il buon giorno anch' io. 

MiL Oh Signor Calzolaro « gli fon bene obbligato . 

Pan. Tu burli , e noi di cuore ti abbiamo falutato • 

Jlfi7. Qual novità vi porta uniti in quefto loco , 
So pur , che accompagnati andar folete poco • 

Em. Ambmo 1* and&r foli per arguir V ingegno ; 
Ora ci fiamo uniti per ben del noflro Regno • 
Vi fono cufe grandi (lampare in quede carte; 
Milord 9 te pur vogliamo del nodro zelo a parte • 
In mezzo ti prendiamo « non già per complimento • 
Speriacn , che tu farai del noftro fentimento^ 
Che un uomo ad un altro uomo, ufando un vanrifpettO/ 
Lo faccia per ifcherno , o faccial con difpetto • 

Pan. fi abbiamo prefo in mezzo Milord, perche fiam due / 
Ognun fenza fatica vuol dir le cofe fue . 
Per altro già fi f 3 , che (iam tutti del paro 
L' Orefice , il Milord , il Sarto • • • 

MiL Ed il fomaro • ^ 

Pan. Se aveflTe come noi 1* interno e la ragione , 
Sarebbe anche il fomaro di pari condizione . 

MiL La coda i gli orecchioni , gP ir futi peli fuol , 
Non lo didingueriano da Emanuel , e da voi l 

Pan. Sì y lo diUinguerebbe • • • 

Em, Bada cosi, parliamo 

Di quei che preme , il tempo preziofo non perdiamo • 
Quello ilanipato foglio lo dilli > e lo ridico , 
Offende il nodto Regno , e il Re , cb' è nollro am' v> . 
Didruggere vorrebbe V economia perfetta ; 
Efaita delle mode la pratica fcorretca . 
Condanna ti vedir fodo de* nodri Cittadini , 
Configlia il mal* efempio feguir de* Parigini • 
Dic«| che non conviene ai Nobili , e agli Artieri , 
( Che già vuol dir lo dcflb ) vedir come i Staffieri •, 
E trova gli argomenti ^ e trova la ragione , 
Che ai fciocchi perfuada la gala , e 1* ambizione . 
Quedo velen i pur troppo-, ferpc di tanti in feno ; 

Bi- 



ATTO SECONDO. lo^ 

Bìfogno ha di riforma , di regola » e di frena . 
Noi f^tichiam per queOo , noi fparfi abbiam fudori ^ 
Del lulTo , e delle mode noi ilam riformatori • 
Coflui col nome faUb di fìlofofo Inglefe , 
Corrompe il buon coflume , precipita il paefe : 
L'empio, che il nome ufurpa fra noi di Spettatore/ 
Jacobbe é Monrìuil Filofofo impoftore . 
Mit. Dunque colui • . . 

Pan. . Ti accheta . Tocca parlare a me. 

L'autor di quefii fogli ora fi fa chi é . 
Tra r altre cofe indegne , per fufcitar litigi , 
Accenna , che fon belle le ^fcarpe di Parigi . 
Le donne , che aman fempre le cofe foreftiere , 
Andranno anche le fcarpe in Francia a provvedere ; 
£ pofcia dalle piante paffando agli altri arnefi , 
Le donne d' ingbilterra faran tutte Francefi . 

MiL Amici , fé le mode , fé il lufib detedate , 
Se amate il ben combine , fé gli ufi riformate , 
Perché da voi medefimi ricchi lavor fi fanno » ., 
Che recano difpendio , e apportano del danno 1 
Voi coir argento , e V oro vi guadagnate il pane ; 

( dd Emanuel • 
Voi nel formar le fcarpe (ludiate mode firane . ^ 

( a Panich • 
Dunque dannofo è il luffo , faggi prudenti eroi , 
Sol quando i compratori non fpendono da voi . 

Em, Quefta ragion non vale ; io fudo , e mi affatico 
In un metal , di cui fono mortai nemico . 

Pan, A fcA'za , e per difpetto faccio le fcarpe alP ufo y 
Deteflo , e maledico de' (lo lidi 1' abufo ; 
Se in pratica tornafie la grofia fcarpa antica , 
Maggior farebbe il lucro , minore la fatica . 

Mil. Dunque , • . 

Em. Rifpondi a me . Hai tu amicizia in Corte? 

MiL A me , quando vi giungo , non chiudonfi le porte • 

Em. Se fei buon cittadino , efponi al Miniflero 

li danno , che alla Patria può fare ,un menzognero « 
Dall' [fola fi fcacci coflui , che vuol dar legge y 
Che fa palliare il vizio , e odiar chi lo corregge, 
Gold, Comm^ Tomo XIV. O 



210 IL FILOSOFO INGLESE . 

Avrai Ja! noflri anici pronto fegreto ajuto • 
Il Ciel per me ti parla . Penfaci . Ti faluto • (^ parte 
MiL Addio . 

SCENA IV. 

Milord Wambert , e Maeflro Panich . 

Pan. f\^^ ^^ a poco a poco (i cAirpano dal Regno 
\J Quefli Filolbfoni , felici noi ^ m'impegno» 
Noi fiamo una brigata famofa , ed erudita « 
Che la Filofofia 1' abbiamo iulie dita . 
Col mio grembiai di cuojo , franco qua! tu mi vedi » 
Talor (alire io foglio fu fcagno di tre piedi ; 
L Ara'unando gli occhi » t dimenando il collo , 
Parlo qual s* io parlaili dal Tripode di Apollo • 
Mi odono a bocca aperta le femmine y e i ragazzi / 
Ho fdtto più di cento fin* or diventar pazzi . 
£ dico « e lo fodengo, che al mondo non fi dia , 
Più bel divertimento di quel della pazzia . 
Imp'izzirai tu ancora fol , che colà mi veda • 
Milord 9 io ti faluto • il Ciel te lo conceda • ( parte 

SCENA V. 

Milord Wambert folo • 

CHe altri impazzir tu faccia non è (Irano portento ; 
Veriflimo è il proverbio : un pazzo ne fa cento • 
Empi f maligni , alluti > mi porgono cofloro 
La via di vendicarmi con arte , e con decoro • 
Se a lor fecrete trame unifco un caldo uffizio , 
Vedrafii il mio nemico andare in precipizio • • 
Ma no , non fia mai vero % fon Cavaliere alfine \ 
Non deve la vendetta eccedere il confine . 
Della Brinda io fiefib voglio tentare il cuore • 
Son vendicato affai , fé mi promette amore • 
Baflami , che Jacobbe più oltre non ardifca , 
Che i* opra coi configli a me non impedifca • 
Se con la bella unito a fuo difpetto i' fono , 
Baflami y eh' egli peni | e ogni onta gli perdono • 
Madama non dovrebbe fprezz^r g)i affetti miei. 
Ragione ho di fperarlo • Provifi • Andiam da lei • 

( s' avvia verfo la cafa 



A T T O S E e O N D 0. ut 

S C £ N A VI. 

Madama SaixoN di cafa ^ fervila di braccio da Monfieur Lo- 
RiNO vecchio Francefe , e DETTO , poi Gioacchino . 

Mil. f\^ Madama . {incontrando fi colla Saixon^ j' inchina. 

M. Saix» \J Milord . ( inchinandofi . 

Xar. Vollro buon fervìtore , (a Milord\ 

MiU Mondeur Lorin • ( [aiutandolo • 

Xor. Non fìete , Milord , di buono umore . 

M. Saix, Vedetelo , Milord , queflo Francefe antico , 
Vecchio » feuza denari > e del buon tempo è amico • 

LoT. Anche in età cadente , fpogliato di ogni arnefe , 
Ha Tempre il cuor brillante un naziónal Francefe» 

MiU £ voi , che T allegria fopra ogni co fa amate | 
Sol perchè vien di Francia , da lui fervir vi fate • 

ivi. Saixm Povero vecchiarello , mi piace perchè è fido , 
Non fé n* ha mal per niente , quando lo burlo , e rido • 
Io fon così 9 mi piace tal' or prendermi gioco . 

MiL I voflri adoratori con voi dureran poco . 

M. Saix, Li cambio volentieri , e non ne fento affanno , 
Monfieur Lorin per altro durato ha più di un anno • 

Mil Un uom , che va ramingo , loitan dal fuo paefe , 
Sofire gì' infulti ancora in grazia delle fpefe • 

Lor» Milord , mi maraviglio , non fono un difperato , 

^ In Londra » come gli altri , anch^ so fono impiegato • 
Anch' io fono un di quelli , che fcrivono gazzette , 
Che formano i mercurj , che fan le novellette • 
Co i critici miei fogli fpeflfo mi faccio onore , 
Li flampo fotto il nome anch' io di Spettatore . 
Un ne ho flampato jeri , che un dì farà prodìgi : 
£i parla delle mode , che vengon da Parigi • 
Colà fi vefle bene , colà ben fi lavora , 
£ veniran fra poco di là le fcarpe ancora . 

MiL ( Dunque del foglio ardito Jacob non è 1' autore ! 
In ciò de* tuoi nemici conofcefi il livore . ) { da fé ^ 

M. Saix. Per me fon perfuafa • Di Francia han da mandarmi 
La feta per cucire , e T acqua da lavarmi • 

Mil. Monfieur , del foglio vodro di già parlar s' intefe : 
Si vede > fi conofce > eh* 2 lo fcrittor Francefe • 

O 2 



112 IL FILOSOFO WGLESE. 

Londra non abbiiligna di mode furefliere , ^ 

Ci^fcim degli Operjri (a fare il fuo mefiiere • 
Nafcoao io Inghilterra nuovi lavori , e Arani ; 
Noi provediamo al ìuiTo de^ popoli lontani ; 
M^ r aborrire il iàiìo ^ le gaie » e 1* ambizione , 
Opra è del moderato ipino della Nazione • 

Lcr. Eb via , che l' Inghilterra .. • 

M. Saix* Bada « vecchietto mio , 

Pirlate con rifpetto ; fono Inghilefe anch* io • 
Milord , voi eravate vicino al noftro tetto . 
Qual ragion vi conduce ! 

MU La (lima , ed il rifpetto • 

M, Saix. Oh , Signor , troppo onore fate a una vodra ferva, 

( inchinandofi • 
Che (lima , che rifpetto egual per voi conferva • 
Se favorir volete , torniam ; MonGeur Lorino 
Potrà 9 fé ha qualche affare , andar pel fuo cammino • 

M'v. Madama , tante grazie mi onorano non poco % 
Ma io non foffrirci , che mi prendeiìe a gioco • 
Vi parlerò (incero . Direni i pafli miei 
Erano alla Brindè . 

M. Saix» Bene andate da lei. 

Monfieor Lorino i a voi . Fate il piacere , andiamo . 

( fi fa fervire , e pajfa al caffè . 

Lor. Si , Madama , vi fervo . { le dà il braccio • 

M. Saix. Porta il caffè . Sediamo . 

(^fiedc con Monfieur Lorino • 

MiL ( Cortei da me vorrebbe due grazie adulatrici : 

Preffo della Brindè non voglio altri nemici. ) CP^IT'^ ^' *'*^#^' 
Madama -, andar fofpendo , fé voi ve ne offendete . 
Anzi col mezzo voitro • • • 

Jlf. Saix. Venite qui ; federe . 

Mii Ubbidì fco . (fiede^ rejìando Madama in me^jo . 

M. Saix, 11 caffè non lo portate a noi ? {gridando fo: te. 
Con voftra buona grazia, lo pagherete voi . ^« Milord. 

( viene il caffè , hexono , 

MiL Quello. è un onor , Madama . 

M. Saix, Dunque la vedovella , 

Milord , per quel , eh* io fento , il cuore vi martella I 



ATTO SECONDO* aij 

Mll Apprezzo il di lei merto , la fua virtù àe io lodo • 

JW. Saix. V amate i 

Mii Si , il confefTo . 

M, Saix. Bravo , Milord , ne godo» 

Voi (lete di buon guHo , amate una gran gioja; 

Scommetto , che in ire giorni Brindè vi viene a- noja • 
MìL Perchè? 
M. Saix, Perchè dì lei ftraniflimo è il coftumc . 

SvegHafl a mezza notte , fi rizza , e accende il lume\ 

Di libri è circondata , or prende queflo , or quello ; 

TMor fcrive nel letto , e Tuona il campanello • 

La Cameriera crede le Ha venuto male j 

Corre , ed ella le chiede un libro di morale • 

Se di colei marito voi fofle per defUno , 

In letto vi farebbe fervir di lettorino • 
MiL Donna nel buon coflume avvezza , e addottrinata , 

Potria quel , che fa fola , non fare accompagnata • 
Lor. In Francia di tai donne non fé ne trovan molte ; 

Non voglion per foverchio fludiar divenir (lolte • 

Il giorno allegramente pafTano con piacere ; 

La notte cogli fpofi fan fare il lor dovere • 
M. Saix, Viva Monfieur Lorino • 

Lor. Viva Madama in pace . 

M. Saix. Milord ^ ridete un poco • 
MiL Ridiam , come vi piace • 

SCENA VII. 

» 

N Signor Saixon dalla bottega del aaffè con BoNVIL 

Marina jo , e detti ; 

5d/a:.T tA' prcfto. Il vento è buono. Che farpino a drittura. 
Boa. V Vado , Signor . 
Saix, Buon viaggio • 

Boa. Noi non abbiam paura • 

[ parte m 
Saix. Andando vfrfo cafa , vede fiia moglie j e non dice 

nulla • 
JVf . Saix, Dove , Signor Marito ì 
Saix, A definare • 

M* Saix, Ed io I 

o. 



t,4 .1^ FILOSOFO INGLESE ; 

Satx. Venite, fc volete . 

jH Satx» Non mi afpettate ? 

Saix. Addio . 

[ parte t ed eatra in cafa • 

M. S£dx. Vedete ? Ei non s' inquieta . 
j^,7. Saixon è buono Inglefe • 

Lor. In qucfto va d* accordo la moda anche Francefe • 
M'd. È ?er , ma con divtrfi principi di ragione: 
Da noi fi h per comodo , da voi per foggeziont • 

SCENA VIIL 

Madama di BriNDÉ dalla fua cafa , BiRONE dalla bottega 

fua , e DETTI • 

« 

hi. dì Br. T^Sct di cafa^ e fenja ojfzrvare dalla parte del eaf' 

Mé fé , s* introduce da quella del Librajo . 
M. Saix. Ecco la vedo? ella . t a Milord . 

jVli/. Andrò , fé il permettete • . • 

IJi alia . 

M. Saix. Bella creanaa 7 

jVfi7. Io torno • 

M. Saix. No , vi dico , fedetc . 

JVf i7. ( Soffro per poco ancora . ) [da fé y e fiede • 

M. di Br. Digli , che qui V afpeito . 

[ a Birone • 
Bir. Glielo dirò . ' [ ^ntra in bottega^. 

M. di Br. Ridotto ho il calcolo perfetto • 

[ Jiede falla panca dirimpetto al caffè •, 
MiL ( Si al^a , e riverifce la Brindò . 
M. di Br. ( Si al^a ^ e fa la fua riverenza • 
Lor, ( Si al^a anche lui ^ e fa la riverenza alla Brindè . 
M. Saix. Eccola H la voflra faggia filofofeffa . [ a Milord • 

SCENA IX. 

Jacobbe Monduil dal Lìhrajò t e DETTI • 

M. Saix.'KMh quel , che più le piace , è quel , che a lei 

IVI fi apprefla • [ accenna Jacohbe a Milord . 

Jac. Eccomi a voi , Madama . [ ^H^ Brindè • 

M, di Br. U calcolo vedrete 

Ridotto a pcrfcaionc . [ gli dà un fogli§ . 



ATTO SECONDO. axj 

Jacm Ne avrò piacer . 

M. ài Br. Sedete . 

Jac. ( Siede , e fcuopre in faccia di lui Milord , / al^a , e 

/(? /aiuta • Liii no/i ^/i rijfponde , ma ^e/iii /a Saixon , e 

Lorino • 
M, di Br. Milord non vi faluta . [ a Jacobbe • 

Jac» D* altro farà occupato . 

[ alla Brindò , e legge piano • 
M. Saix. Milord , che avete voi / parete (tralunato . 
Mih Nulla j Madama . 

M. Saix. Io gioco , che (lete un po^gelofo. 

Lor. Ho fcritto in tal propofito un foglio portentofo . 

Faccio toccar con mano , eh* é pazzo quel mefchino > 

Che fente gelofia • 
M. Saix, Bravo , Mondeur Lorino • 

Udiftc I . [ fl Milord . 

MiL ( Sono ftanco . ) Madama , perdonate . ( fi^il^ • 
M, Saix* Dove , Milord / 
MiL Palféggio • 

Leu Eh via non gli badate. 

{ a Madama Saixon • 
Mil. ( Paffeggia , Ji aecofta alV altra panca , e fiede colla 

fchiena verfo la Brindò • Poi fi alia , la faluta , e torna 

a federe . 
M, Saix, Ehi , che caricatura ! ( piano a Lorino • 

Lor. ( Mi ferve di un articolo 

Per mettere in un foglio , che ha da riufcir ridicolo . ) 

( alla Saixoti . 
Jac. Braviffima ; H vede ridotto a perfezione 

Il calcolo di attedia , e quel di dimenfione • 
MiL ( Si volta ojjervando la Brindò , e Jacobbe , poi torna 

come prima . 
M, di Br* Torvo Milord vi guarda . ( a Jacobbe . 

Jac. Vel diifi ^ egli è invaghito • 

M. di Br. DI chi I 
/flc. Di VOI • 

M, di Br. Che grasìa / Sarebbe un bel marito. 

M, Saix, Milord, per quel, eh' io vedo , fofFrìte troppa pena i 

Riguardo non abbiate a volgermi la fchiena • 



216 IL FILOSOFO INGLESE. 

Se amate mia forella , volutele la faccia , 

Per me , fc vi aggradifcc , dirò , buon prò vi faccia . 
^JiL ( Oh lingua maledetta ! ) ( Jì al^a, 

M. di Br. Milord , di mia forella , 

Benché di me ù parli , mi è ufcura la favella. 

Voi , che intendete dire « ( alla Saixon • 

M. Scix. Mi'ord ve Io dirà. 

ìM. di Br» Spiegatemi il miAero . ( a Milord . 

liJiL # Jacob lo fpiegherà . 

M di Br. A voi . (a Jacobhe • 

M. Saìx. No I poverino , non Io può far davvero • 

Jac. Vi ama Milord ^ Madama , fpiegato ecco il miftero • 

( alla Brindò * 
M. di B*". Un fenomeno e quello da me non preveduto . 
Idil. È ver , del voflro merto il mio cuore è un tributo • 
M. Saix. Bravo , bravo , V ha detto * 
I^UL Madama , a voi non parlo» 

[ voltandofi con- if degno alla Saixon • 
JVf* di Br* ( Che dir mi coo/igliatc ? } ( piano a Ja^obbcm 
Jac. ( Convien difingannarlo • 

( piano a Madama Brindi • 
M. di Br. Milord, del voftro affetto grata vi fono, il giuro, 

Ma di novelle nozze , credetemi , non curo • 
Incomodo provai la prima volta il nodo , 
Ora tranquillamente la libertade io godo » 
Chiedo perdono a voi , fé vi rifpondo audace | 
Più caro mi farete , fé mi lafciate in pace • ( ftede • 
iV/. Saix. Oh bella, oh bella affé . ( ridendo • 

Lor. Oh bella ! ( ridendo . 

Mil. Non ridete • 

Che , giuro al Ciel, del fcherni or or vi pentirete. 

( (Ma Saixon , e Lorino . 
Madama, loderei di cauto un ta! penfìero , ( olla Br. 
Se cogli accenti voftri voi mi dicefte il vero ; 
Afe avendo di altre fiamme già prevenuto !1 core , 
Conofco , che ponete la mafchera ali* amore . 
Col precettore ardito voi fiete in ciò d' accordo : 
Parlo con te , Jacob , che ora fai meco il fordo . 



ATTO SECONDO. 217 

Jac. Signor • » • (fi al\a • 

M. di Br, Non r irritate • ( a Jacobbe • 

M, Saix» È bella Tempre più» 

SCENA X. 

Rosa fulla loggia , e detti . 

Rofa Olgnore , (i dà in tavola, preflo , venite fu • 

O (alla Brindè , e alla Saìxon • 

Af. Saix, E ben , chi 1* ha ordinato ) 

Rofa Monfieur voAro marito • 

M, di Br. Che afpetti . \ 

Rofa ^ Non afpetta , è tardi , ed ha appetito ^ 

, ( parte • 

MiL Madama > (Iranamente con voi mi ho dichiarato , 
Ne ha colpa la germana , che ardita ha favellato . 
Quei , che dovea fvelarvi a tempo in altro loco , 
Voi i* intendere adeffo così > quali per gioco ; 
Ma feriamente apprefi da voi con mio roffore , 
Che da me non curate il più (incero amore • 
Noto è il difprezso voAro , mi é nota la cagione i 
aNon foffre un tale infulto la mia riputazione • 
Quel , che tacer faceami 1 era un uman rifpetto % 
Or , che (i fa V arcano , sfogarmi anch* io prometto • 
Contro di voi non parlo ; con donna io non mi fHegno; 
Ma tema il mio potere un perfido , un indegno. ( parte» 

M, Saix. ( Zitto • ) (a Lorino . 

Xor. ( Non parlo . ) 

M. di Br. Udifte ? (a Jacobbe . 

Jac. Madama , a pranzo andate • 

M. di Br. Ah non vorrei , Jacobbe . . . 

Jac. Per me non difbitaie • 

Fu il vero , e V innocenza ognor lo feudo mio • 
Ite, Madama, a pranzo. Faccio lo ^t^o anch' io. ( parte m 

SCENA XI. 

Il Signor Saìxon fulla loggia col tovagliolo alta f palla , e 

DETTI . 

Saix. TrEuite, non venite ? 

Mn Saix. V Son qui , vengo di *o1o . 

( f' avvia Virf9 la enfi fervita da Monfuur Lorino . 



,18 ÌL FILOSOFO INGLESE. 

Saix, Diiel « k aoa «Dire , che mangerò iu fola, (parte. 
M. Ji Br. SpiKctni , eh' ci dovcOe provar quakbe dirguflo . 

Ditcndcrallo il Ciclo - jKobbe i un uomo giuAo. [parte, 
li, Saix. MttofieuT Loiia > fon gnta al vollro camplimeoro. 
( vic'ato alta cafa . 
Zar. Vi fervo filile leale. 
M, Saix. No , no , qui mi contcoto . 

Oggi ci rif edrcno . (Ji fiacca da lui colia mano . 

£or. Medili» . ( iiuhinandofi . 

■M Saix. Vi faluto . [ entra ■ 

£«r. SfcriTo nn defioaie, pei og^ l' ho perduto . 



Fitta delP Ano SteoitJe. 



tt9 




ATTO TERZO. 

SCENA PRIMA. 

Gioacchino , e Birone . 

Cioacnìront y hai dcfinato I 

Bir. JD Ho terminato or ora • 

E tu Gioacchino ? 
Cioac. Ed io non ho pranzato ancora. 

Bir. Perchè mangi si tardi I 
Cioac. Perchè ! Perchè il Padrone , 

Per quello , che fi vede , ha poca difcrezione . 

Va a cafa colla roogljc, eh' e una rabbiofa vecchia : 

Ella cucina , ed egli la tavola apparecchia . 

Son ricchi , e fono avari ; compran ofli fpolpati , 

E a me li mandan poi quando gli han roficchiati . 
Bir. Col raio Padron , per dirla , ci cavo maggior frutto S 

Ei molto non guadagna , ma gode , e mangia tutto • 

S C E N A li. 
Maeflro Panich con un altro pajo di fcarpe , e detti • 

Pan. TJ Uon giorno , giovinetti . 
GioacD Maeflro , vi faluto . 

I Pan. E tu non mi rifpondi ? 
Bir. Che fiate il ben venuto • 

Ma vi ho fentito fare di molte querimonie 
Contro color , che ufano di far le cerimonie . 
Pan. La cerimonia , è vero , è un vìzio » ed un difetto ; 

Ma inchinanfi ì miei pari per obbligo , e rìfpetto . 
Bir. È meglio , eh' io men vada pria , che g'i ammacchi il 
mufo • 
Quefto degP impoftori , quefto degli empi è V ufo 5 
Infegnan le virtudi , infegnan la morale , 
E credon , che a lor foli fia lecito far male . 

[ entra Mila bottega • 



i:o IL FILOSOFO INGLESE . 

SCENA IIL 

Maejlro Panich , e Gioacchino . 

Pan. y^Olui è un temerario. Pregiudica al Padrone* 

V> Non Aamperà il mio libro feuza fcacciar Birone» 

[ a Gioacchino • 

Gioac, Siguor , queda mi pare , che chiamifl vendetta • 

Pan È un atto di giullizia • Cofa fai tu > trafchetta I 

Cioacm Signor , non flrapazzate . 

Pan. Io faccia mia ù tace • 

Via , portami del ponce , che poi farem la pace • 

Gioac, Se '1 porto , il pagherete i 

Pan. Portai , fon conofciuto. 

Gioac, Oh vi conofco anch' io : fiete ignorante , e afiuto . 

[ entra in cafa, 

Pan, Eh ragazzaccio ... no , cMnfegna la morale^ 
Che a chi ci fa del bene noi non facciam del male • 
Se il ponce , che dà guflo , fenza quattrini io bevo i 
So6Frir per umiltade qualche cofuccia io devo . 

Gioac. Ecco il ponce , vel porro , fé irato più non fiete • 

[ di lontano • 

Pan. Portalo , Gioacchino . Ti voglio ben • 

Gioacm ' Prendete • 

[ gli da la ta^ia del ponce j ed egli beve 4 

Pari* Queflo pajo di fcarpe portar deggio a colei , 

[ bevendo • 
Che abita in quella cafa . Se ci è faper vorrei • 

Gioac» La ferva ì V ho veduta . 

Pan, No , la Padrona io dico • 

Gioac. Colei alla Padrona ? 

Pan. Io non la (limo un fico . 

( Stimata non V ho mai , o^a dopo la lezione 
Di uno de* miei compagni, le donne ho in avverfione.) 
Credi , che ella fia in cafa f 

Gioac. SI , vi farà , crcd' io • 

Pan. Prendi dunque la tazza • 

Gioac. E chi mi paga ? 

Pan., Addio • 

Gioac. Pagatemi , eh* 10 deggio render conto al Padrone • 



A T T T E R Z O. 221 

Vi prenderò le fcarpc • [ gli leva le fcarpe • 

pan. Lafciale dar , briccone • 

SCENA IV. 

Ja GOBBE dalla parte del Librajo , BlRONE dalla bottega , 

e DETTI • 

« 

Jac, Tjlrone ; 

Bir, JLJ Signor mio • 

Jac, Porta quefto viglìetto 

A Madama Brinda . Qui la rifpofla afpetto . 

Bir. Vi fcrvirò . [ entra dalla Brindò • 

Gioac* Signore , fatemi voi giufììzia . 

[ paffa nella ftrada • 
Non vuol pagarmi il ponce . 

Pan, Noi faccio per malizia . 

Ma un poco di acqua calda col valor di un quattrino 
Fra zucchero , limone , e fpiriro di vino , 
Si paga troppo cara. a quefti bottegai ^ 
E poi non ho danari , e non ne porto mai • 

Jac» Dunque Signor maefìro , Fiiofofo da bene , 
A ber per le botteghe fenza denar fì viene \ 

Pan, Ma tu , che qualche cofa fai di filofofia , 
Puoi approvar nel mondo una cotal pazzia ? 
Nari fìam tutti eguali , quel eh' è nel mondo è noflro j 
£ dir non li dovrebbe : ^ue(ìo è mio 1 quedo è voflro • 
Se r uomo dell* altro uomo (i ferve , ed abbifogna , 
Pretender pagamento mi fembra una vergogna • 
Io vengo da codui a ber fenza denari , 
Quando ha le l'carpe rotte , le acconcio , e fiam del pari» 

Gioac Non fo di tante fcarpe; mi viene uno fceilino > 
Vi pagherò ancor io , maeftro Ciabattino . 

Pan. A me ? 

Jac, Taci : ha ragione , e la ragione é vaga ; 

[ a Gioacchino • 
Fra gli uomini di vaglia la roba non (ì paga • 
Si -cambia. Avrò btfogno di fcarpe immantinente • 
Panich f^rà eh' io le abbia , e le averò per niente « 

Pan. Adagio; fé le fcarpe ti dò > che mi darai ? 

Jac* Nulla 9 poiché meiiiero non fo , come tu fai • 



32 1 IL FILOSOFO INGLESE". 

Pan. Se tu non fai me/liero , io faccio qualcbe cofa , 
Non cambio le mie fcarpe eoa una mano oziofa . 

Jac. Con voi , per ragion pari » non cambierà Gioacchin» 
Il prezzo di un Perù , con quel di uno fcellino • 

Pan» Non fai quel , che tu dica ; voglio le fcarpe mie • 

Gioac. Pagatemi • 

Pan. Cotefte fi chiaman tirannie . 

Voler che paghi a forza un uom fenza monete , 
O pur contro natura abbia a morir di fete / 

Jac* È ver , faziar la fete efige la natura ; 

Ma quando non fi fpende , fi bee dell* acqua pura • 

Pan. Non fai quel , che tu dica • Vo' le mie fcarpe. Intendi! 

[ a Gioacchino • 

Jac. Dagli le fcarpe fue • Ecco un fcellino • Prendi . 

[ a Gioacchino • 

Gioac. Ecco le fcarpe voflre • Più non vi bagno il gozzo • 
Potete andar *a bere alla fontana » o al pozzo • ( parte • 

Pan. Jacob non ti ringrazio , fé i* hai per me pagato : 
Soccorrer ciafcheduno il pruffimo è obbligato • 
Natura ti ha sforzato a far codefta azione « 
Per quefio io non ho teco veruna obbh'gazione • 

( entra dalla Brindò • 

SCENA V. 

Jacobbe Mondjdil folo. 

SEnfi di un cuor perverfo , di un animo inumano , 
Tanto di mente alluto « quanto di cuor villano • 
È ver » che la natura ci fprona a far del bene y 
Ma le cagion feconde confiderar conviene • 
£ fé qualunque bene a noi provien dal Cielo , 
Il Ciel rimunerato vuol di chi dona il zelo • 
Mercede i' non ti chiedo di una moneta vile , 
Condanno te foltanio per P animo incivile • 
Ah che non vi è nc^l mondo peggior trido animale 
Dell' uom » che con. il vizio confonda la morale • 
Superbia fenza freno fuole appellar contegno ; 
Col nome di giudizia fuol colorir lo fdegao • 
L' ufura , e 1* interefie vantar economia » 
L* afprezza del codume chiamar filofofìa t 



A T T O T É R Z o; US 

Color , che di virtude fan mafchcrar gì' inganni ,^ 
Sono i più cari' al mondo , ma fono i più tiranni * 

S C £ P A VL 
Emanuel Bluk , e detto • 
Em. (OEmprc egli èqui coftuì. ( da fé ojjervando Jacohbei 

jg^c. O ( ^^^^ *^ '^^^^* ^' quello. ) 

( da fé vedendo Emanuel . 

Em. Buon giorno . ( ^ Jacobbe , 

Jac. Vi faluto . ( fi cava il cappello. 

Pfn. In teda il tuo cappello « 

Quede fon cerimonie, le quali in capo all' ann« 

Confumano i cappelli, e apportano del danno. 
Jac. Se tutti , come voi , aveller tal penliero , 

L* arte de' cappellai fi ridurrebbe al zero . 
Em. Arte non vi è nel mondo più inutile di quella^ 

Una berretta , un panno balla a coprir la tefta. 
Jac Più inutile di queflo parmi un altro mediere , 

Che toglier fi potrebbe . 
Em. E quale ì 

Jac. L' Argentiere • 

Em. ( Di pungere non cefla , Filofofo mordace . ) (daftm 
Jac. ( Si cerca la riforma , ma in cafa fua difpiace.) {da fé. 

SCENA VII. 

BlRONE dalla cafa della Brindè con altro viglietto , 

e DETTI . 

Bìr. T^ Ccovi la rifpoAa . ( da il viglietto a Jacobbe, e fi 
JQi ritira • 

Jac. ( Non r ho fpedito invano • ) 

Em. Quedo è il mefiiere indegno . 

Jac. Quar è ? 

Em. Far il mezzano • 

Colui con una carta ufcl da quelle foglie , 
D' un uomo edemminato a lutìogar le voglie. 

Jac. Un uomo , che mal penfa^ un maldicente fiete • 
D' amor qui non fi tratta. 

Enim Scioccp non fon* 



114 IL FILOSOFO INGLESE . 

fac. Leggete . 

[ gli efihìfce la carta ancor chiufa • 

Ein, Leggere non vogl' io |^e' fatti altrui non curo , 
Ma di una cofa fola fon Wf^o , e fon ficuro • 

Jac. Di che I 

Em» Che colla donna , fia vana , o (ia prudente , 

Di un uomo eflfer non polfa la trefca inditìferente : 
Che non fi polTa mai trattar col debil kffo , 
Senza fmarrire il cuore , e V intelletto ilteifo . 

Jac. Voi V* ingannate , amico | la provida morale 
Dell' uomo , e della donna non parla in generale • 
Si trattano i congiunti , fi trattano gli amici , 
Deir uno « e T altro felTo fi tolleran gli uffici • 
La donna è qiral noi fiamo d' alta virtù capace . 

Em. È Tempre perigliofa la donna quando piace • 

Jac, Sì , quando piace in lei la grazia , il brio , V afpetto» 
Non quando in lei fi ammira lo fpirto , e T intelletto • 

Em, Che fpirto , che intelletto ? È (tolto chi lo crede'; 
Il bello della douna é quello , che Ci vede • 

Jac. Stolto è colui , che parla di donna In guifa tale ; 
Li* origine di lei é della noftra eguale • 
Lo fpirlto è lo (ieffo 9 fon fimili le fpoglle , 
La macchina diverfa diverfe fa le voglie ; 
Ma in ogni mente um^ma comanda la ragione ^ 
Diretta dal collume « e dalia educazione • 
Dell' organo ciafcuno armoniche ha le corde \ 
Quella , che più fi tocca , ril'ponde più concorde 9 
£ fé taluna ottufa al tado non rifuuna , 
L' altra, eh* è refa ,c acuta vibra i fuoi colpii e fuona* 
Se fra le donne hai vido donna al garrir portata , 
Fia dair efempio indotta , o male organizzata . 
La corda difTonante dell' organo Ci tocca | 
£d efce lirepitofo il fuono per la bocca . 
Se del piacer la vedi in traccia oltre al dovere» 
Neir organo tintili?, la corda del piacere ; • 
£ il molle Cuon , che rende , par che i ibrpiri fcocchi , 
Quando ragion non regga la mente degli fciocchi . 
L' una delP altra donna più penfa , e più ragiona ; 
Ma in genere la donna non è , che cofa buona . 



ATTO TERZO. it$ 

Em» Ed Io (b/iengo , e dico» e fé lo vuoi > lo ferivo : 
La donna fra 1 viventi é un animai cattivo • 

SCENA Vili. 

Maeftro^ Panich falla loggia , e DETTI • 

Ptfn. TT^ Vero . Lo fodeogo anch' io con argomenti : 

JZj Le donne fono corpi, che non fon mai contenti • 
Faccio le fcarpe a tante , e mai non trovo quella , 
Che dica queda fcarpa fta bene , e mi par bella • 
Madama di Brindò non vuol le fcarpe mie i 
Le donne fono donne » fon piene di pazzie • 

Jac. Pazzi voi liete entrambi . Udirvi più non voglio • 
( Mi aveva ' per coftui quali fcordato il foglio • ) 

[^ da fs entra dal Lihraj9 • 

Fan» Le donoe fono donne • • • * 

SCENA IX. 

^ Madama Saixon » Rosa 9 e Maejlro Panich falla 
loggia j ed EMANUEL Bluck nella fttada • 



B 



Hofa X-jEn , che vorreftc dire ? 

Pan» Le donne fono donne • 
M. Saix. Olà non 11 ha finire ? 

Pan. Perchè non vuol le fcarpe f perchè mi fa tal fcene ? 
Rofa Perchè non fon ben fat(e • 

M. Saix. Perchè non le (lan bene . 

Em. Scendi per carità , fcendl dal fatai ' loco : 
Il Cielo ti difenda : in mezzo fei del foco • 
M, Saix. Itene impertinente , e non tornate più • 
i^ofa Itene per le fcale , o noi vi buttiam giù . 
Pan. Portatemi rifpetto , non fono uno ftivale . 
M. Saix. Voi iCete un villanaccio. 
K^fa Voi liete un animale, 

SCENA X. 

Signor Saixon, che ejce di cafa ^ e detti. 

Em, (nAnich è mal condotto , ) C da fé. 

Pan. Jl Oh donne indiavolate I 

Rofa Si parte , o non li parte ? 

Gold. Comm. Tomp XIV. P 



ixC IL FILOSOFO INGLESE ' 

^ /^'*; Andate , o noa andate ? 

// S'g Smx. ( Sì volta , offcrva le donne , che gridano , fi 

pone a ridere fortemente , e parte fen^a dir nulla . 
Pan Vzdo\ fé più ritorno, che Oa tagliato in fette*. 

Vi venga ja faetta ; che fiate maledette . ( 'parte 

M. Saix. Indegno ! [h feguita I 

^^Z** Difgraiiato ! [ /o figuita . 

S C E N A XL 
Emanuel Bluck , poi Milord Wambert. 

^"^^ JLiA donna è un animale ; 

Ma pur con qualche donna non 1' ho paflata male . 

Conviene faper fare 5 trovarle il Jor diritto ; 

Trattarle con dolcezza , amarle , ma ilar zitto . 
Mii Vedefte voi Giacobbe ? 

^'^ . ^ Milord , non te 1* ho detto ! 

Ei legge dal Librajo di Madama un vigUetto . ( parte • 
MiL La trefca icellerata continua ad onta mia ? 

SCENA XIL 

Maejlro PaNICH dalla cafa di MadmaA Brino£\ 

e Milord Wambert . 

Pan. TT^Arò , che me la paghi , ftrcga , mezzana , arpia . 
J7 t verfo la porta m 

MiL Con chi T avete, amico ? 

Pan. ( Vo' farle il mal , che poflb • { da fé. 

Io P ho con tre donnacce , che hanno il demonio addoÓb • 
Madama vuoi Giacobbe , per lui fa cofe Arane : 
La ferva, e la fureila le fanno le mezzane* 
Correggo i loro vizj , ricordo la modeftia , 
Minacciano , mi {gridano , rifpondono da bedia • ( f^rte • 

SCENA XIIL 

Milord Wambert . 

P\\ dell' amor mi .pu^ge V onor , io fdegno il petto , 
Madama con Jacobbe mi perdono il rispetto • 
Noi non fappiamo in Londra , al volgo fuperiori , 
I torti impunemente foffrir degli iaferioci • 



A T T P T E R Z 0. 127 

To' vendlearml , e voglio cercare una vendetta » 
Che pari fia ali' ofiefa ^ ma da ragion diretta • 
Mi accende in un momeato talor furore , e fdegno ) 
Mifero allor chi foffe di mie vendette il fegno : 
Ma la ragion ponendo ai primi moti il freno., 
Tempo a rifolver prendo , e non mi pento almeno • 

SCENA XIV. 
Iacobbe MONOUlL dal Lihrajo » e DETTO • 

JoG* ( r?^<^o Milord, che a torto ro' infultaycmi minaccia. 
Xlf Lo compatifco • Amante non fa quei, che fi faccia* 

( da firn 

Mil. (Viene il ribaldo. Ab fento un di quei moti al cuore» 
Meglio farà 1 cb* io parta • Si accende il mio furore • ) 

( da fé in atto di partire • 

Jac. Signor . ( chiamando Milord • 

MiL Meco ragioni ? 

Jac. Bramo parlar con voi y 

Se farlo mi è permeffo • 

MiL Parla . Da me , che vuoi? 

Jac. Poflibile , che a un tratto un Cavalier gentile 
Cambiato abbia coflume con chi gli parla umile ? 

MiL Spicciatevi , parlate . Da me , che pretendete I 

Jac. Vorrei giuflificarmi , Signor , fé '1 permettete . 

MiL Nuove protede io fdegno udir da un menzognero • 

Jac, Punitemi , Signore f s* io non vi dico il vero $ 

^ h ben potete voi punirmi in tal maniera , 
Che della morte (ia pena più cruda , e fiera • . 
Se il Re mi condannaflè , fapiei morir contento: 
La morte non è il mate , ch'io fuggo, e eh' io pavento; 
Ma a un fuddito la vita togliere altrui non fpetta j 
Altre iaran U mire in voi della vendetta. 
Che mai potete farmi 1 Ctirn fona , e con danari 
Farmi infultar dai fgherri i Non è da volito pari • 
D* ingiurie caricarmi ? Dirmi mendace , • aAuto I 
Son povero » egli è vero , tna aUìa fon conofciuto • 
La pena « eh' io paventa , che a me da voi fi appt efta ^ ' 
É delia grafia votlra la prìvazion funeda • 
Un uomo | che ali* onore conficra i fuoi pender! , 

Pi. 



12 1 IL FILOSOFO INGLESE , 

Ajb9 le genti one/le « rìfpetta i Cavalieri ; * 
Ed eflère da quefti fpteazato , e mai veduto , 
È pena tal , cbe al cuore porta ubo Arale acuto • 
Forerò nato io fono ; vivo co* miei fudori ; 
Coodifcouo il mio pane le grazie , ed i favori • 
Se voi sì faggio » e onefto » ( per queito ì* mi confondo) 
Se voi mi abbandonate , di .me , cbe dirà il mondo { 
Capace voi non (lete di dir quel « cbe non è , 
Ma ndranli i miei nemici a mormorar di me • 
K voi 9 Col col privarmi di voflra protezione^ 
Fate la mia rovina , Ut mia difperazione . 
Eccomi innanzi a voi , mi getto al voftro pied^ * • • 
MiL Fermatevi • ^ 

Jac. Siam foli 9 nefliino ora ci vede. 

E quando da veduto , Signor ^ non bo rolTore 
Gettarmi io faccia al mondo a* pie di un protettore • 
Di un protettor fdegnato i cbe in fen virtuti aduna , 
Che vuoimi abbandonare % ma fol per mia sfortuna • 
Non condannarvi ardifco d' iogiu/lo ali' innocenza ; 
Credetemi , Sigaore , v' inganna i' apparenza • 
O reo non fono 9 o almeno efferlo non mi pare ; 
Se fbffi reo » punito mi ban le mie pene amare • 
Dalla demenza voftra chiedo pietade in dono; 
Per grazia , o per giuftizia donatemi il perdono • 
Certo , cbe non lo chiedo fpinto da vii timore 1 
Ma fol perché mi cale del cuor di un protettore • 
Mil Jacob y mi conofcete • Non fono un difumano • 
Al cuor di un Cavaliere voi non pailafte invano. 
Serbate il dover vollro 9 portatemi rifpetto , 
E nella graaia mia rimettervi prometto • 
Jae. Signor . • • 

MiL Voi con Madama fapetc i defir mfci . 

Jac, Non fui , da che gli feppi , veduwT andar da lei . 
Afi/. È ver , ma ù coltiva V abufo degli affetti f 

In lontananza ancora , coi meffi, e coi vìgiietti • 
Jac. U arte de* miei nemici coiiofcere vi prego ., 
Alla Brindé un viglietto mandai , non ve, lo nego. 
Mandommi la Brindé rifpoda immantinente ; 
Serbo il fuo foglio ancora ; ecco» Jacob non mente • 



T T O :T E R Z O. «9 

Che trattiti. 42 amori p^t ^Itro non fi penfi; 
. Sono cUvcr/i molto di. quefta carta i Tenti ... 
Aaai t fé li leggere , Milord ^ io mi iufingo » 
Che chiaro fi vedrebbe s'io fon leale ^ o fingo • 
Se foi non lo fdegoate ,. io pongo in vodra mano , 
Vedrete \ che i nemici mi hanno accufatò in vano • 

SCENA XV. 

Madama di Brinde* dalla propria cafa , e detti • 

MiL ( 13 Aria in tal guifa » e prega,e tanto ofire, e s' impegna^ 
t^. Che la natura, e il grado V ira a fregar m* inlegna.) 
Il foglio, di Madama leggere non ricufo • (a Jacob • 
Jnc. Eccolo . . , 

jVf. di Br. Oe' miei fogli , Jacob >. ^i fa tal ufo ) 

( lo leva di mano a Jacob • 
A voi chi die licenza di por nelle altrui -mani 

I fenfi del mio cuore , del mio penfier gli arcani ! 
Milord ,.un Cavaliere faprà » che non conviene 
Leggere quefia cì7~~^ -*^^r-a lui non appartiene. 

MiL ( Fa una- riverenia a Madama , parte finia dir* nul^» 
la ed entra nella bottega del lAbrajo . 

SCENA XVI. 

Jacobbs , e Madama di Brindé » poi un Garrone del 

Librajo • 

Jac. T^Erdonate , Madama • • • ■ 

JVf. di Br. Ir ' Sì , vi perdono . Intendo! 

II foglio era opportuno ; per ciò non vi riprendo • 
Vorrei non efier giunta fui punto d' impedirliT} 
Ma letto, in mia prefenza io non dovea foffrìrlo • 

Jac* Senfi « che un cuore onello dettati ha con faviezza » 
OflPendere non ponno la fua delicatezza . 
Che mai contiene il foglio » che a voi non faccia onoieì 
Vi fcrìlfi t vi pregai « per graiia , e per favore 9 ^ 
Di ritornar da voi per ora difpenfarmi » 
Che per il comun bene doveva allontanarmi* 
Benigna rifpondeite con faggià , e franca mano , 
Che (lima di me avrefle ancorché da lontano • 
Corali fentimenti non fo di meritarli \ 



2 jo IL FILOSOFO INGLESE . 

Ma la ragloa non vedo , ood' abbiali a celarli •' 
M. di Bn Quello noo é, che lo bramo celare agli occhi altrui^ 
Ma q'Jel , che vieoe apprelTo , quel che domando a vui • 
Jac. Quel che chiedete a me , oon è 9 che una quefti<me , 

Che fpiega , e che dimoftra dì Newton V Attrazione • 
3/. di Br, È ver ? che V Attraiione è il general foggetto , 
Ma io la riduce?a ai temi dell' affetto ; 
£ non vorrei , che male la teli interpretata , 
11 mondo mi credelTe acceù , innamorau • 
Jac, Si (d , che voi amate lo Audio , e le beli' arti • 
iVf. di Br, È ver, ma fono umana» e il cuor fa le Tue parti. 
Jac, Madama , io non v' intendo • Qual fentimento è queflol 
M. di Br, Parto di un cuor (incero, parto di un labro oaello: 

Jacob , voi non verrete in cafa mia ? 
Jac, Vi prego 

Dirpenfarmi per ora • 
AI di Br, Re(late« 10 non lo nego; 

Ma in pubblico parlarmi almen non negherete» 
Jac. Faro quel , che vi aggrada • 

A/. *di Br. Meco » Jacob » fedett , 

Jac. Soffrir mal vi conviene 1' Incomodo Tedile • 

Recateci due iÌBdit • ( alla boitega del Lihraj9 • 

M. di Br^ Filofofo gentile ! 

( <' garione porta due fedie • 
Amico » fui principi di Newton immortale , 
Deli' Attraiione appreli il moto univer£de • 
Gravitazione , impulfo » magnete , e ilmpatia , 
Per attraston foltanto afferma , che fi dia • 
Degli Atomi dicendo la forza equivalente 
Tanto nel corpo attratto, qjanco neir attraente. ^ 
Su tal principio adunque ragiono , e così dico : 
Un corpo effer non puote nemico, dell' amico $ 
Poiché virtù attrattiva con tante forze fue 
O entrambi gli allontana , o unifce tucti due • 
Pari ragione io trovo ne^ corpi razionali ; 
Si odiano , fé fra loro non fon gli atomi eguali • 
Si amano, fé fra loro fi trova analogia , 
Traendofi a vicenda con forza, e fimpatia ; 
Onde fé attrar fi fentc 2^ un oggetto il core, 



'^ 



ATTO TERZO. i^i 

E r altro non rifponde con atomi di amore 5 
O ancor àsìV AttrapQne fia k fenteuza v^lura , 
Il corpo , che rcfifle , fa fronte alla natura . 
Jac. Madama , la qucftionc bizzarra è inver non poco • 
So, che la proponete per paflTatempO , e giuoco. 
Però dando rifpolla , ficcorae è mio dovere , 
Sincero , e brevemente dirovvi il tiiio parere . 
È ver , che opra per tutto la forza di Auraiione 5 
Ella però rifpetta V arbitrio , e la ragione , 
Poiché fé ella sforzafTe con barbara violenza , 
L' uom perderebbe il dono più bel di Provvidenza • 
Non fol rie' corpi varj , ma nelle idee fi prova, 
A forza di argomenti , che V Attrafion Ci troia ; 
Ma fon ragionamenti , che fan pompa d' ingegno ; 
Niun delle occulte cofe giugne a toccare il legno. . 
JVf. di Br. Negar potete voi , Jacob , che non li dia 

Fra due diverfi oggetti virtù di fimpatia } 
Jae* Anzi, foftengo , e dico , che 1' odio , e che V amore 
Hanno ìa loro fronte negli atomi del cuore -, 
Ond' è , che al fol mirare non più veduto oggetto , 
Accendefi d' amore , ovvero di difpetto . 
JVl. di Br. Ma d* onde avvenir puote , ftraniflima ragione , 
Che uno di amor"^ fi accenda , e T altro di ay verfione \ 
Jac, ciò non (àrà , Madama \ diverfa e la fentenza . 

Può crederti avverfione di amor la indi6ferenza • 
M. di Br. IndiflFerenza , e amore fon due diverfi obietti • 
Incerti di Attrazione dunque faran gli effetti . 
E fé cocal fidema altrui non parrà ftrano , ' 
Newton cori fue fcoperte avrà fudato invano . 
Jac. Ditemi , fé vi aggrada , quefto parlar si forte 
Di amor , d* onde proviene I Andiamo per le corte • 
Madama , in confidenza , provate voi nel petto , 
D' itnpulfo , di attrazione , di fiiripatia V effetto I 
M. di^Br, Non fpiego i miei penfieri, non fo' tal confidenia. 

Col dubbio d'incontrare difprezzo , o fridifFerènza . 
Jac. Non puÒ temer difprezzi donna dal vólgo* cfeàtè : 
Può darfi , che troviate un'alma indifferente; 
Ma tal fé la trovate a fronte dell* affetto , 
Per voi la fcorgerete ripiena di rifpetto • 
M. di Br. Ah , Jacobbe • • • V* 



2|l IL FILOSOFO INGLESe. 

SCENA XVU. 

BlRONE i e DETTI • 

Bir. Olgaore* (ii Jacohhe % 

Jitcm O Da me « che cofa vuoi ! 

Dir. Col foglio , e quefb boria Milord mi manda a voi. 

M. di Br. Stelle , che fia ? 

Jac. Leggiamo* 

M. di Bfm Servitevi • {fi alia • 

Jac* Sedete • 

Dei feofi di Milord voi teAlmon farete • {fiedono , e 

Jacob aprt , e ^SS^ • 
Amico « in roi favelli timore , ower rifpetto » 
Ze fcufe 9 /e J^f colpe , /e umiliajioai accetto • 
Jlf i fiordo di ogni offefit , ogni on/a vi perdono i 
In atto di attdci^ia ^ cento ghinee vi dono , 
Ma acciò , che immantinente , da Londra allotiiatiaio , 
A viver vi portiate , Jacob , in altro fiato • 
Nulla al bifogno vofiro vi mancherà , la giuro ; 
Ma fi doman qui fiete , di me non vi ajjicuro : 

M. di Brm Che fento I {fialja • 

Jac, Non partite • Recatemi da fcrivere . 

( a Birone • 

M. di Br. Oimi 1 , 

Jac. Non ù fgomenta un uom > che fappia vivere. 

M. di Br» Milord è risolato , conofco il Tuo coftume • 

Jnc, Badami in tela difefa dell' innocenza il Nume • 

Bir, Eccovi il calamajo • 

J<ìc. . Afpetta . 

Bir. Sì » Signore. 

M. di Br. Deh non vi rovinate . 

Jac. .Non abbiate timore» .\. 

Scufi^ Milord , s* io firivo fit, quefio foglio iftcjfi •' • 
Al cuor, che mi ridona ^ tenuto io mi profeffo ^. 
Se il fuQi.dejnar rimando ^ egli è per eh* io noi merto ; 
La libertà nqin vendo con un mercato aperto • 
Se il Re vorrà , eh' io pana , andrò dal fuolo. Inglefi. 
Come fin qui viffutOy vìvrò in ogni paefi . . 

( firivendo pronuncia forte quello , che ferite . 

Af. di Dr. Ù irriterà quel foglio . 



A T T O T E R ZO. ijj 

Jac» No , fé ragione in tende • 

Reca a MHoffl il tutto.' * " '* ""'^^ ( « airone , 

Bir. La borfa ancor gli rende ? ( par/e. 

Jac. Madama, iànonmMngannoi, vi efce dagli occhi il piantOv 

M. di Br. Jacob ^ la mia virtude ora non giunge a tanto» 
Vorrei coprir del ^duola la dd>ol4zza ellrema , 
Ma fono donna alfine , ma il cuor vi adora | e trema» 

Jac* Cotal dicliiaraaione tor mi potria la pace , 
Se di effere turbato folTe il mio cuor capace • 
Per voi duolmi , Madama^ più che per me.il mio danno > 
Se puon le mie fventure a . voi recare affanno • *_ . 
Ora de* iludj nò^ri , oira il maggior profitto ^ .; 

Tragga fra le paflloni V animo ^te , invitto • 
Ai colpi di fortuiia refidere cMnfegaa . 
Vera filofofia , che r.awilirfi fdegna*. 
Porgano i fludj yodri ajuto alla, ragione i 
Per me qud jdolc^ affetto cambiate in compailione . .; 
Lafclatemi partire fcìnza cordoglio all' alma : 
Virtù nel vo(|ro,fenQ porti, tiri onfo e palma* ( parti • 

. S C E N A XVIII. 
Madama di Baim^E* . 

AH non fia ver, eh* io perda di vifla il di lui piede : 
Lo fegiìirò da lungi ancor dove non crede . 
Lo feguirò , infelice , giacché V ufo ha permeflb 
Tal libero coftums in Londra «1 noAro Ce([o • 
Filofofia mi parla all'intelletto, al cuore; 
Ma tace ogni altra lingua dove favella amore • 

l F^'* di€tr0 a Jàcobhf'é 



Fint dilP Am Terfo « 



,34 n* HLOSOFO INGLESE. 



ATTO QUARTO. 

SCENA PRIMA. 
BlR#NE , e GlOACCBlNO » ciofeuno daltd fua ìmtt^a • 

Blr. f^ Ioacchioo , cbe dir vuole , cbe vien sì poca geate 
VX Alla bottega Toftra ! 

Gioac. Di qua aoa (i fa nieote \ 

Dair altra parte io folla ii vende alla giornata 
Caffé , ponce , e (brbetto 9 e birra , e cioccolau • 
A me il Padron deftina quello remoto loco ; 
Di ciò non mi lamento » perchè fatico poco • 
Qui vi era il gran concorfo, ma fi fon tutti fviati» 
Per caufa di que* due Filofofi malnati • 
Chi vien per divertirli, chi vico per altre cure 
Non vuol per complimento foffrir le feccature • 

Bir» Anche da noi , per dirla , concorre poco mondo » 
Perobè il padron di libri fcarfeggia , e ha poco fondo • 
Jacobbe Monduil vien qui, perchè è vicino, 
Ed ha colie fue chiavi là dentro uno danzino • 

SCENA U. 

' Madama Saixon dalla fua eafa , e detti • 

M. Sai»^ jkM la forella dov* et [a Birone • 

Bir. IVI Signora » è andata via • 

M, Saix. Sola ? 

Bir. ' Sola per poco ; ma dopo in compagnia • 

M, Saix, In compagnia con chi ? 

Sir. Jacobbe ha feguitato • 

Lo avrà raggiunto poi • 
M. Snix. Me Pera immaginato • . 

Che pazza ! 
Bir. ( Ehi 9 fenti come parlano le forelle ! ) 

[ a Gioacchino piano • 



! 



ATTO QUARTO aj^ 

,Gioac. ( Ella è favia davvero ! ) [ ironico fotta §>'occ a Bir^ 
Bir. • ( Che flil t ) 

[da fé , e fi ritira in bottega \ 
Gioae» ' ( Che buona pelle / ) 

* l ^<'^ fi ì ^ fi ritira in bottega • 

SCENA III. 

Madama Saixon fola. 

NOn fo còme fi pofla amare un uomo ferìo , 
PaiTar ei mi farebbe qualunque dcfidcrio • 
Io fon di umore allegro , eppur nemica forte 
Mi ha dato per tormento un fatiro in conforte, 
Pochilfimo per altro noi ftiamo in compagnia : 
£1 bada a* fuoi negozi , io bado ali* allegria • 

SCENA IV. 

MoNsiEua LoRiNO > e detta • 

Lor. TI «^ Adama, voflro fervo . 

M. Saix. ivi Monfieur , ben ritornato • 

Ufcìfte di buon' ora • 
Lor. Dirò • • • non ho praniato • 

Mm Saix. Pranzato non avete ? Si conofce alla cera • 
Lor. Noi altri Parigini mangiam foto la ferk • 

L* cftro mi ha divertito . Dei verfi ho lavorati » 

Sono riufciti bene , e già gli ho difpenfati • ' 

M. Saix» Si poflfono vedere I 
Lor* Eccoli : io non volea • • m 

[ dà un foglio alla Saixon • 

Ma tutti gli ban pagati fio' ora una ghinea • 
M. Saix. Quante copie fin' ora, Moffieur > ne avete date) 
Lùr. Quattro. 

M. Saix. Quattro ghinee vi avete guadagnate I 
Xor. Sin' ora • 
M. Saix. Mi rallegro . Siete un autor perfetto • 

Andiam dunque a giocare fei partite a picchetto • 
Lor. Ben volentier , Madama • ( Ciò vai più dell' argento. ) 

[ da fé . 
M^ Saix. ( Vuol cflere , fé perde , un bel divertimento . ) 

Ida fi . 



1 



,j5 IL FILOSOFO INGLESE . 

. AcdiaiB ; fo r ora frefrt non vi è né Sai , oè piogge ; 

Noi pafTercTio il tempo gibCindo in fa la loggia . 
£#r.-'Fria ài giocar, M^ciama, iàte V onore aimeno 

pi ^W^^ ^ "^^^ ^^^ * 
JH Saix, Ah sì ; poflb fiir meno l • 

L' argomento qoal* è I 
Xi»r. tJn ridicolo amante , 

Che fmanta (enza frutto alla Tua diva innante • 
JH. Saix. Che %\ , Monfieiir Lorino » che quella è la novella 

Di Milord Wambert , che adora mia forelhi ! 
Lor. Vi dirò* •• Non vorrei • 
M. Saix. Sapete V ufo mio : 

Non me ne importa un* acca , e riderò ancor* io • 

L^gbm . [ apre il foglio, 

tor. Se qualcheduno li vuole , bafb , che • • • 

Non fo 9 fé mi capite ! 
Al. Saix. Lafciate hn a me • 

Amor , tu 9 cfn sì poco regni nel fuolo Inglefe , [ legge • 
. Come coiaatQ foco Milord nel cuore acce/e ? 

Amor 9 per vendicarti « dove non regni molto , 

Un fol 9 che vuol provarti , lo fai divenir ftolto • 

Braviffimo » fon belli , fon belli a maraviglia • 

Lo ftil coocifo , e forte a Sachefpar fomiglia , 

Egli fu gran Poeta , e tragico, e polittco ; 

Ma il voftro ftil Francefe è più frizzante , e critico • 
Xor. Troppo onore f Madama • - 
jif , Saix. Andiam . No , no , afpettate. 

Se poflb I di tal verlt , vo' che vi approfittiate . 

Vien un • • • [ ojjervando dalla forte del caffi • 

l^or. Chi vien « Madama ! 

M. Saix. Maeflro Emanuelle • 

Lor. Egli non di un quattrino, fé gli cavan la pelle • 
M. Saix. Amante è di novelle; fon critici, (on vaghi* 

Se i verO gli dao guAo , può darli , che gli paghi . 
Xor. Vedrem , ma non lo credo • Avaro ei fempre fu • 
M. Saix. ( Può elfer , che li giochino due partite di pia.) 

[ da fé. 
/ 



A T T O Q U A R T O. mj 

S C E N A V. 

Emanuel Bluck, e detti . 

Em»(QE è ver quel » che fi dice > Jacobbe aoderà via* 
O Po^^ ^8^^ andare all' Indie » e fé ci va , ci dia.) 

Ida/e. 
JVI. Saix. Emanuel • 
f m. Che vuoi ? 

M. Saix. V6* farvi una finezsa • 

Erti. Donna , finezza a me } puoi fa^le a chi le apprezza • 
Xor. Graziofo iu vero ! In Francia un uomo , come voi» 

A Itar lo manderebbero cogli odi , o con i buoi* 
Etti, E fono li cuoi pari , fra gli uomini Britanni » 

Chiamati giuftamente fcimictti , e barbagianni • 
3f. Saix, Orsù quelli bei vetù , venite qui , leggete • 
Vi piaceran , fon certa t e ben b pagherete . 
Formano ( deli* arcano a parte anche vi metto , } 
Milord f e mia forella ridicolo il foggetto • 
Etti. Li leggerò . 

M* Saix. Tenete . [ dà il foglio ad Ettiatiueìj ed egli 

leg^ pian0 • 
Lor. Già non gli piaceranno y. 

L' opere dei ftraoieri lodar quivi- non fanno • 
Innamorati folo dei gufto del paefe , 
Deteftano lo Hile , la grazia del Francefe • [ ai/<i Saix» 
Em. Mi piacciono . 

JVf . Saix. Vedete ? [a Monjieur Lorino * 

Etti. Li tengo , e ti fo onore . 

[ a Madama Saixon • 
M. Saix* Teneteli > ma prima pagateli all' autore • 
Em» È coftui ? ' [ aecitinatido^LorittO • 

M. Saix. Sì , coftui, 

^<fr. Che termini incivili ! 

Em. Ti pagherò qual merlano le opere fimili . (a Loriao • 
Ti avverto per tuo bene , «he il critico Poeta 
Non giunge con falute del vivere alla meta . 
Sotto il bastone , o fotto qualche maggior tormento y 
Finifce i giorni fuoi . Ecco il tuo pagamento • 
Lor. A me cotale infulto i Diilinguere conviene ; • • 



i|f IL FILOSOFO INGLESE . 

M. Ssix. AjufiaD , M oafienr Loriao i andìam , che !ia Jetto 
bene. Iprtade per mano Monfieur Loriao ^ ed entra con 

lui in cafa ' 

S C E N A TL 

Emanuel Bluck • 

SE legge cotai ?er(i Milord , che è tutto foco , 
L' autor s^ egli conofce , può vederfi un bel gioco • 
Mena colui • • • Ma poco mi cai del fuo malanno ^ 
Sopra Jacob vorrei precipitaflfe il danno • 
S* ^U autore ne foffe • • • crederlo ancor potrebbe ; 
Ma io non voglio efpormi . • • Pantch lo farebbe • 
Eccolo per 1' appunto • Cofhii , cb* è un nulla al mondpi 
Arrifchierò nel colpo , inunto io mi nafcondo • 

SCENA VM. . 

Matfiro Panzch « e détto • 

Pan. Iiyf Aeftro 9 ho rilevato co(è » che tu non fai • 
Em, IVI Io più di te , Maeftro • ho rilevato aflai • 
Pan. Jacob it n' anderà lontaa dall' laghiJrerra • 
Fm, Ed egli al Aio nemico coi verii fa la guerra • 

Leggili * 
Pan. ( Veramente leggere non fo molto • ) [da fi . 

Em. Senti Jacobbe audace . Leggili , ch^ io ti afcolto . 
J'km. Amor ,.. trachtt ••• i ^. parco fegni ... difuolo Inglefim 

[ Ugge male • 

11 Aiolo delle fcarpe condanna del paefe • 
Em. No y critica Milord • 
Pan. Intendo , intendo bene • 

Com • • • è • • • cataro •. . [ come /opra • 

Bm. Bada . Ecco Milord , che viene « 

Modrandogli tai verfi puoi farlo protettore 9 

Ma digli fopra tutto eflèr. Jacob 1' autore . [ parte^ 

SCENA VIIL 

Maeftro Panich , poi Milord Wambert . 

Pan»f^ Ltelo dirò fcnz' altro. Mi .. lord., in .. cor.* te..accefi. 
VX intendo : fa Milord ribelle del Paefe • 
Nel leggere lo fcrit(p non fondo la mia gloria » 



ATTO QUARTO 239 

Ma leggo lo Campato , ed ho buona memoria • 

Mi/« ( Vanendo dalia bottega del Lihrajo • 

Se n' aoderà Jacobbe • Se n' anderà il prometto • 
Lo voglio fuor di Londra di Madama a difpetto • 
Rjcufa il mio danaro f Mi fa cosi gran torto \ 
Lontan da quello fuolo deve andar vivo , o morto • 
\ Dicolo Cenza caldo , dicolo alior , eh* io penfo ^ 

Che la ragione in parte abbia frenato il fenfo • 
Egli non viverebbe , fé di là prima ufcia , ' 
Se a me fi prefentava in mezzo air ira mia • 

Pan. Milord , fon tre minuti , che afpetto per parlarti • 

MiL Perchè non avanzarvi ? 

Pan, Temea di difturbarti . 

Batter le mani t e i piedi ti vidi dranamente ; 
Invafa dalle (Ielle credeva la tua mente • 

• Lo vedi . In quedo foglio per te vi è un complimento | 
Se leggere lo fai , ne reiterai contento • 

MiL Che è quedo ! 

Pan. Una infoiente fatlra a te diretta^ 

Compoda da Jacobbe per far di te vendetta • 
Tieni , che te la dono \ lo dile fuo fi fente . 
L' ho ietta ^ e T ho capita pérftttiflimamente • [ farti • 

SCENA IX. 

Milord Wambert folo. 

SAtire a me I Jacobbe audace a quedo fegno ? 
Non io credo • Sì poco non temerà il mio fdegno • 
Chi fa , che gì' impodori i • • • Leggali prima il foglio • 
Satire a me } Può darli tanta ignoranza ^ e orgoglio I 

[ Ifggc piana. 
Ah fcellerato , indegno ; così de' pari miei 
Si pftlà I e fi cannona / Anima vii » chi fei / 
Se a me tu foffi noto • . • Ma lo faprò 1 lo giuro | 
Nel centro della terra da me non fei ficuro. 
Fode Jacob ì noi credo • Ma cfii farà V audace I . ^ 

Fode Monfieur Lorino 9 eì ne faria capace . 
Ma nemmeno : Un l*rancefe in Londra rifugiato 
Non può de* Cavalieri parlar si (configUato. 
Ah ie egli (òde •• • chiunque farà la^ tomo ardita ^' 



140 IL FILOSOFO INGLESE . 

Pigir II nacoTinu iovii ciìli Tua vita ; 
In ridicalo p orini ) finaoio , dtlìto , e fremo . 
EU. [ f affando al taffè. 

SCENA X. 
Gioacchino « e detto . 
daac.QlgnDr. 
M(t. O D> fx" ■ Potu dell' acqua ; Ìo tremo . 

[ Jiede fopra uaa panca . 
CUa<. ^Va a priader dell' aequa . 

S C £ N A XL 

Madama SAixa» falla loggia con Monsiedr Lorino , « 

Rosa , eht porta un piccolo tavolifio , t ditto , poi 

Gioacchino , tht torna , 

M.Ssw.^^Ultqul giocar vogliamo. Al frefoo, all'aria pun< 

Ho/a \^ Stupifco, che vogliate giocar con quella aifuia. 

[ te acctnaa Monjieur Lorino, 

Lor, Arfo non fon qual credi , fauielca impertinente , 

Quelli fono denari . [ fii vedere la berfa ■ 

Rofa Denari t allegramente . 

Cbe fi, che l'indovino ) Voi avete .venduti 
A un parrucchici due oncie di capelli canuti . 
Lor. Frafcbetta V Cuilodifco la chioma con tdl aelo , 

Cbe moriiei di' lame pria di levarmi un pelo . 
RoJ'a Eppur guadignerelte dalli denari afl~ai , 

Le fetole vendendo ai'noftri calzolai. [ parrc . 

Lor. Madama , queAo è troppo • '' [ alla Saixon , 

M. Saix. ASI , non' vi è gran male . 

Lor Di ferole favella I mi tratta da majale I 
M. Saix. Via , vìa , la fgrider& . Venite qui i giochiamo . 
Lor, Eccomi a' cconi voUri. Darà le carte. 
M, Saix, yiUiaiBO . 

[ fanno il loro giù»:» a piuheito , 
V aequa non viene mai ! - 

Eccola qui , Signore . 
[ porta un bicchiere di aequa a Milord . 
( Ben P acqua . 

aix. Scartate . lo gii l' ho fatte • Che bravo giocatore. 
MiU 



ATTO QUARTO 241 

MiU ( Terminato di bevere dà la ta^a a Gioacchino , che 
parte , poi fi al^a • 
Satire a me } Vedremo s* lo fcoprirò T indegno . 

M, Saix. Ehi , Milord • (^a Lorino accennando Milord . 
Lor. È agitato • [ alla Saixon, 

MiU . Lo sfogherò il mio fdegno. 

Ifeguita a pajjeggiarem 
M, Saix, Che si 9 eh' egli ha veduta la fattra pungente? 

[a Lorino • 
Lor, Ah > per amor del Cielo , di me non dite niente • 

[ alla Saixon • 
M» Saix Se il fa tutto il paefe , inutile è il celarlo . 
Xor. Mi pento averlo fatto . Con lui convien negarlo • 
Mil^ Lorino con Madama gioca tranquillamente } / 

Farmi di aver ragione di crederlo innocente • 
M. Saix» Via pretto rifpondete • [ a Lorino giuocando • "^ 
Lor» Sento tremarmi il core • 

[ alla Saixon giuocando m 
MiU Madama , la Brindè i in cafa ? [ alla Saixon • 

M. Saix. Non I Signore • 

MiU Pofs' io fapcr dov' è ? 
M, Saix. Dirovvelo di botto : 

. É andata con Jacobbe • Oh vi ho dato cappotto • 

[ a Lorino giuocando • 
MiU Con Jacobbe Madama ? Ah indegni fccllerati ! 

Giuro y fé li ritrovo 9 cadranno ambi fvenati • 

Colui , che ad onta mia la mia nemica adora , 

Eflere di quei yerii T autor potrebbe ancora • 

l da fé , e /mania • 
M. Saix. Milord , non v inquietate 9 fé non volete poi j 

Che facciano i Poeti le fatire per voi • 
Lor. ( Zitto per carità • ) 
MiU Noti a voi fon quei verfi, 

Che contro a un Cavaliere fon di veleno afperfì i 
lor. Per carità 9 Madama • [ alla Saixon • 

M. Saix. Noti mi fon 9 Signore , 

£ credo di fapere di lor chi fia V autore • 
Lor, Io men vo . [ yj alia un poco • 

Gold. Comm. Tomo XIV. Q 



/ 



S4a IL FILOSOFÒ INGLESE ; 

iVf. Saix. State fermo • 

MiL Dicelo • f alla Saixgn. 

lor. Ah qual difaftro ! • . 

MiL Ditelo a me , Madama # 
M. Saix. Egli i un Filofo&ftro •* 

lor. ( Refpiro . ) [ da fé, 

MiL X Ah "<>ii v' ^ dubbio • Jacobbe è 1* arrogante^ 

Lo troverò.) Madama, (/inchina.) Mi tremano le piante « 

lpart9 correndo ^ 
SCENA XIL 
Madama Saixon , e Monsieur Lorimo , 

Lor. /^ Odo , che dal periglio mi abbiate liberato ; 
VX Ma fpiacemi featire Jacob pregiudicato • 

M. Saix. Jacob ì Filofofaftro a lui dir non intefi • 
Emanuel Bluck è tale , colui folo comprefi • 
Più volte con Milord parlare io 1' ho veduto , 
A lui moftrati i verfi avrà il birbone aftuto ; 
Onde , fé non gli ha fatti » merita almen per quefto 
Eflfere da Milord ricompenfato 9 e pedo . 

Lor. Ma in ogni guifa è male . Tacer voi potevate » • • 

M. Saix, Moufieur Lorin , giochiamo 9 e più non mi fèccate» 
Faccio le carte io . Ho vinto una partita \ 

Lor. La forte giuftamente Madama ha favoriu ^ [gìuozanio^ 

SCENA XIIL 

Jl Signor SAixoNy e BoNViL Màrinajo , e DETTI • 

Saix» qE il Capitan falpava > fé fatto avelTe vela , 

O [a Bonvil • 

Sarebbe affai lontano • Ora vi vuol cautela • 
Il Sol fofco tramonta , il vento ù è cangiato • 
Digli , che nel Tamigi trattengafi ancorato • 

Bonv. Fatte le prò v igieni > ei partirà a drittura ; 

Siam trenta Marinai, che non abbiam paura • £ parto m 

Saix, È vero , i noftri Inglefi fon celebri nel mare , 
II vento , e le burrafche non temono affrontare $ 
Prodìgi col non forfè da lor fi fon veduti; 
Ma perdonfi talvolta i troppo rifoluti • 
Noi potiam ben le leggi imporre ai Capitani : 



A T T Q U A R T t4ì 

' Voa fare a nodo loro , noi (iam nelle lor mani • 
Il negoiiar id niar« è bel , ma ù converte • • • 
Madama t%\ Francefe i che gioca , e (i diverte • 

[ guardando la hggta • 
M. Satx. Ecco un repicco a voi • Marito , glie Io dato . 
Saix, Che cofa ? 
Jlf. Saix. Un bel ripicco» 

Saix. Non altro I 

Lor. Io r ho pigliato. 

Saix. Giocate , fé volete ; per i^oi è fempre feda • 
M. Saix. Ho vinto fei partite • [ al Signor Salxon • 

Saix. Ho altro per la teda • 

JVf. Saix. Che Hom fenza aaaierai Moniìeur Lorin garbato» 

Ho vinto tre ghinee • 
Lor. Son io lo sfortunato • 

SCENA XIV. 

Madama di Brindè > e detti . 

/ il H f Signore y di voi veniva in traccia appunto ; ' 
J\ Vi vidi di lontano ) accorfi , e vi ho raggiunto. 
So 9 che pietade umana fu Tempre il vodro Nume , 
Né dimolo bifogna a chi opra per codume • 
Pur le mie preci aggiungo » Signor , per opra tale , 
Che forfè il nome vodro può rendere immortale • 
Saìx. Dite » Madama , dite, andiamo per le corte • 

Farò quel , che potrò • 
JVf. Saix. ( Parladero più forte • ) 

( afcolta con atteniione quel che dicono nella ftrada • 
Lor. ( Giochiam • ) [ alla Saixon • 

hi» Saix* ( Zitto.) [ a Lor» feguitando ad afcoltare» 

M» dì Br. Signore • Un uomo fventurato 

S' ingiuria da un Milord , e vien perfeguitato • 
Il mifero è Jacobbe, che cerca un protettore • 
Wambert a voi ben noto è il fuo perfecutore • 
Saix. Avrà la ftia ragione • 

M. di Br. Un pazzo amor V accende 

Per me , che 1' abborifco , e amor da me pretende • 
Vede Jacob didinto , lo crede il fuo rivale , 
£ cerca per vendetta di fargli il maggior male. 



144 ^^ FILOSOFO INGLESE • 

Parla , minaccia , iufulca , per tutto gli fa guerra y 

£ giura , che lo vuole lontan da quefta terra . 

Un uom ài quella Torta , da voi ben conofciuto 

Si perde ingiuitamente , fé mancagli un ajuto ; 

E un Cavalicr fdegnaio, per vana pretendenza, ' 

Farà fu V innocente valer la prepotenza • 

Saix, Odio , aborrifco , e fdegno le prepotenze ardite ; 
Permetter non il deuno . Che poITo far j feguite . 

Lor. ( Madama . . • ) [ alla Saixon • 

M. Saix. ( State zitto . ) [ come fopra . 

M. di Br. Se voi nel voftro tetto • 

[a/ Signor Saixon . 
Volefte ricovrarlo , gli porterian rifpetto . 
Fatelo , ve ne prego , cuor generofo , umano . . . 

Saix. Madama , non vorrete vi faceifi il mezzano ì 

iVf. Saix, ( Bravo • Ha rifpbfto bene • ) 

M. di Br. Signor, mi conofcctf> 

So , che talor parlando , fcherzar vi compiacete . 
Son donna , fono umana , e fon di amor capace , 
Ma r onelìà , e i' onore è il mìo Nume verace • . 
Tre anni fon , che io sivo , vedova a voi pnita , 
Pubblico al mondo tutto è il tenor di mia vita • 
Amo le fcienze , ed amo , è ver , chi le coltiva • 
Di nozze a me conformi fors' io non farei fchiva.: 
Ma qual fé nun vi foCTe , con noi darebbe , il giuro . 

Saix. Madama , vi conofco . Scherzai ve l' aflicuro . 

M. Saix, ( Povera femplicetta ! Aarà come un bambino , 

[^da fé afcoltando • 

Lor. ( Madama , non fi gioca / ) [ alla Saixon • 

M, Saix. ( Zitto , MonGeur Lorino . } 

[ a Lorino • 

M. di Br, 'Dunque , che rlfolvete ? 

Saix, Non fo , vi è delP impegno* 

M, di Br . Credetemi , Jacobbe di protezione è degno • . 
Alfin f che può lemerfì dal Cavaliere irato , 
Che r ha fenza ragione fìnor p«rfeguitato ? 
In Londra i Mercatanti fon del Governo in (lima ; 
Non Idfcian , che dai grande il mifero fi opprima • 
Si venera , e fi apprezza il nome vofiro , e pafTa 



A T T O Q U A R T O us 

Per un Ae' primi nomi nella Camera Baffa . 

Non n farà un affronto a un uom , che più di cento 

Voti difpone « e guida ei fol nel Parlamento • 

Lode ne avrete , e pregio : che alfin ' giuflizia è quella » 

Che a prò di un infelice vi (limola , ed appella • 

Un Filofofo faggio , un uom » che tanto vale , 

Che a tutti fa del bene , che a niun fa far del male . 

Un uom di fé contento , che fprezza i beni , e V oro , 

Che fol nella virtude ripofto ha il fuo teforo ; 

Che vive parcamente in baffa condizione , 

Perchè non fa valerli di falfa adulazione • 

Queda è ben' opra degna , Signor , del voflro core ; 

Serbategli la vita , ferbategli V onore : 

L' uno > e r altra s* lufidia dal fuo nemico fiero • 

Difenderlo , faivarlo potete-, ed io lo fpero • 

Fatelo I generofo j con vifcere di amore , 

Muovad a compaflione il vodro amabil core . 

Ufate a prò di lui la caritade , il zelo » 

E certa vi promette la ricompenfa il cielo . 

M. Saix. ( Non {3 parlar , mefchina ! Sentlam cofa rifponde.) 

Soìx. ( Facciali il ben fé giova • ) Jacob dove fì afconde ì 

M. di Br, Et farà qui a momenti . Lo diffe , ed io V afpetto. 

Saix, Venga pur , ricovrarlo , difenderlo prometto . 

M. Saìx. Piano , Signor Marito , che cofa è quello imbroglio) 
Jacobbe in cafa noAral In cafa non lo voglio • 

M: di Br. Oimé! 

Saix. Come ci entrate ? Sono il padron fol* lo • 

M. Saix. Non ci verrà » lo giuro . 

Saix, Si , eh' egli venga . Addio • 

[ alla Brindò , ed entra in cafa . 

M, Saix» Vo' difcorrcrnc meglio . La vogliam veder bella . 

( parte • 

M. di Br. Può effer più indifcreta colei con fua forella ? 

Lor. Oh maledetto il punto , che io venni , ed ho giocato! 
Con quella bella grazia mi ha vinto j e mi ha piantato • 

[ parte • 



Z4^ IL FILOSOFO INGLESE • 

SCENA XV. 

Madama di Brindé fola • 

ECco un Qovdlo (coglio 9I miCero lofelice ; 
Contro (fi lui coogiara Ceanpre U forte ultrice. 
Se la gerouiu mia perfide a noa volere , 
Jacob rcilar dovrebbe con onta » e difpiacere • 
Ed ei , che è per natura civile , e delicato ^ • • 
Eccolo ; in ogni guiià dev* elTer ricovrato • 

SCENA X¥L 

Jacobbe Monduil , e detta . 

Jac. QO t che h^hrà mi cerca > d($tto me Tha piA d' uno. 
O Madama » io vedeft^ ? 

M. di Br. Qui non fi 2 tido alcuno i 

Però non v! configlio attenderlo per via ; 
So anch' io , che vi cerq^va , che fremere fi udia . 
11 Ciel vi ha provveduto di afila » e protettore p 
Enuate in quella caia » 

Jae^ Madama • • • il vofiro onore • 

M. di Br» Sahon , eh' i mio cogqato » per voi cosi di/pone. 

Jac. II mondo non appaga si debple ragione. 

M. dì Br. Temete di Milord / $aixon vi (ara feudo • 

Jae. Affironterei Milord armatq a petto ignudo . 
Minacce non pavento • Per lui i^on mi confondo • 
Quel , che timor mi reca , non è la morte i è il mondo • 
Niun crederà , Madama » eh' io Ca nel vo(Ìro tetto 
Per altro rtcovrato, che per ragion di affetto • 
Milord con più fermezza fi chiamerebbe offefo; 
L' onor di me 9 di voi non anderebbe illefo • 
Può ben vofiro cognato aver pietà di me | 
Ma avvezzo a penfar bene il popolo non è • 
Si mormora pur troppo 9 torto , a difcreiione ; 
Penfate , fé vi fofie un' ombra di ragione • 
Voi ilefia efaminate t no , npn vi adali il cuore : 
Quel , che per me vi fprona, non è virrude , è amore • 
Poch' anzi di attrazione interpretai la tefi , 
Più affai , che non dicefie, a mio roffore iotefi • 
Mi onora il voAro affetto , di tanto io con fon degno $ 



A T T O Q U A R T O 14^ 

Ingrato , non rifpoado di amore al dolce ir.pegno • 
Solo defio I Madama > che quanto più rai amate , 
Sollecita y e gelofk dell' onor mio voi fiate . 
Entrar fra quelle mura non deggio ad ogni collo , 
Prima di porvi ti piede io morirò più todo • 
Deh non abbiate a fdegoo quefti miei detti amari : 
Amatemi , ma da 1* amor da voftra pari • 
M, di Br. Ah , Jacob 9 lo confeflb , per voi , per me arrofltfco. 
Sdegnate il mio foccorfo ? Io taccio , e vi ubbidifco • 
Parto di dolor piena • Non (o quel , che mi dica • 
Ah vi difenda il Cielo , il Ciel vi benedica • 

[ entra in cnfa piangendo • 

SCÈNA XVU. 

Jacobbe Monduil fole • 

Mlfera ! compatifco in lei V amor , la pena ; 
Mirarla bramerei tranquilla « e più ferena ; 
Ma fé per me 1' affanna barbaro duolo , e rio , 
Calmili il di lei cuore , ma non fi turbi il mio • 

l^va a federe fopra una panca del Libra jo • 
Da me che vorrà mai Milord , che mi rintraccia i 
^ Perchè sì (Iranamente V ira dimoftra in faccia } 
La carta , che io gli offerii , dovea difinganharto • 
Il denar rimandato potea forfè irritarlo l 

S C E N A XVIII. 

Milord Wambert , e detto . 

Mih TNdegno • {^/coprendolo. dopo .qualche momento . 

Jac. JL A me , Signore I [fi alia • 

MiU A te » lingua mendace • 

Jac, Voi mi fcandaliziate • 

Mil. Perfido . 

Jac. -Ancora I 

MìU ' Audace • 

Parti di Londra toflo • L* imbarco è preparato , 
O al bordo della nave ti fo condur legato . "^ 

Jac. Farmi condur legito I Li cofa i un poco (Irana ; 
Le mercanzie fi legano » s* imballano iu.doga«a.« 

Mil. Anima vU , tu fcherzi I 

«4 



14» IL FILOSOFO INGLESE . 

Zac ^ .Par, che voi pur fcherzlatc . 

MìL Non provocarmi , iodegoo • 

Jac. Perchè vi rifcaldate ? 

MiL Quel forrifo mendace mi provoca a difpetto • 

/fc. Mi odiate « m* infultate : io vi amo e vi rifpetto • 

MiL Sei craditor . 

Jac, Signore , non è ver , lo protedo • 

MiL\ Perfido ; una mentita ! f[ mette mano alla fpada « 

Jac ( Si alfa fiiriofamente ^ e eoa intrepidena^ gettando via 
U fuo bajliuu • 

Olà» che ardire è queflo f 
Mira il Ciei , che ti vede . A te con mano ardita , 
Barbaro , non ù afpetta togliere altrui la vita . 
Sai » chi ti vedi innanzi I Un uomo , una creatura » 
Ch* è del Supremo Nume miracolo , e fattura ; 
Un uom » che qual tu Tei « vive foggetto al Cielo | 
Che fpirito immortale rinchiude in uman velo. 
Su cui r arbitrio folo ha quel , che V ha creato , 
£ in terra P hanno i Regi , cui tal potere è dato • 
Chi Tei tu , che prefuroi di ufar meco io fdegao / 
Sei tal , che per U colpa Tei della vita indegno . 
Vuoi tu ferirmi 9 audace ! vuoi bere il (àngue mio f 
Eccoti il petto inerme , ecco te 1' offro anch' io . 
Strano farà 9 che in Londra un uom cotanto ardifca; 
Efclamaoo le leggi , che ogni uccifor perifca • 
E fé morir non temi t pur eh' io cada fvenato » 
Ferifci quefto feno 9 carnefice fpietato • 
Come ! tu uemi I Abbaffi per non mirarmi il ciglio t 
Vergognati , paventa per te maggior periglio • 
Temi 9 che ad egual colpo ti renda il del foggetto ; 
Ma non avrai » crudele , la mia coftanza in petto • 
( Bafta così , mi fembra il mifero atterrito , 
Troppo difii • L' offefi 9 quafi ne fon pentito . ) 

( fi accofta I gli prende la mano , glie la bacia umiU 
mente , e parte Jen^' altro dire > entrando nella bottega 
del Librajo • 

MiL ( OJJerva un poco Jacobbe , e mojlrandofi compunto , 
parte unck* ejfo fen\a parlare • 
• 

Fine deW Atto Quarto • 



249 



ATTO QUINTO. 

SCENA PRIMA. 

N T T E m 

BlRONE dalV interno della bottega viene accendendo i lumi , 
e Gioacchino con lume fpento dalla fua bottega • 

Gioac, T^Ammì il piacer , Blrone , actendi quedo lume» 
Bir. Jr Eccomi , volentieri l'accendo per codume • 

Per altro , fé di giorno vengono pochi a fpendere , 

La fera molto meno fì puoi fperar di vendere • 
Cioac, Da noi frutta la fera più affai del chiaro giorno : 

La notte abbiamo pieno di dentro , e qu) d* intorno • 
Bir, Utili in fatti Hete voi altri alle perfone^ 

Fanno con poca fpefa la lor converfaiionc • 

Parlano fé ne han voglia , bevono fé hanno fete ; 

Stanno a federe i e pagano pochifllme monete • 
Cioac. Aggiugni , che tal* uno più franco , e più valente 

Ha la bontà di bere > e di non pagar niente • 
Bir, A certi anch' io talvolta dei libri venderò , 

Che quando gli avrò letti , dicon , li pagherò ; 

Ma perchè legger effi non fan poco \ né affai , 

Mantengon le parola , e non li pagan mai . 
Cioac. Per tutto fi rincontrano tai cafi , e tai coflumi • 

fiiron y la buona fera . Vado a accendere i lumi . 

( entra nella fua bottega , ed accende tutti i lumi i ch0 
occorrono nella medejima . Birone va nella fua bottega m 

SCENA IL 

Madama Saixon , Monsieur Lorino • 

M. Saix, ( T^Sce di co fa , e fi avvia alla bottega del caf* 

Mé fé in aria di fdegno . 
Lor. Madama • [ feguitandola | e offerendole il braccio • 
M. Saix. Cofa e' è / 



159 IL FILOSOFO INGLESE 

Xpr» Vi fervo , fé volete • 

M. Sah. Ho altro per ii capo • [ feguita a camminare • 
Lor, Madama , cofa avete i 

M. Saix. Per caufa di Jacobbe ho da efTer maltrattata ? 

Quefla è la prima volta , che Saixoa mi ha fgridata f 

Minacce a una mia pari? Dirmi, ch'io noa comando f 

Moflrarmi anche il baftone ! L* affronto è memorando • 
Lor» Monfieur vodro marito alsò dunque ii ba/lone ì 
M, Saix» Non V alzò | V ha modrato • [ con ira • 

Lor. Tutt' un • • • 

M. Saix0 Siete un buflfone. 

[ irata • 
Lor» Madama è compltiffima In tutt! i detti fuoi ; 

Ma vincere , e lafciarmi I • . • 
M. Saix. Voglio un piacer da voi • 

Lor, Imponete • Son qui • • • 
M. Saix. Dai voflro ftile ardito 

Una fatira voglio contro di mio marito • 

Fra gli altri ientimenti , dite , che alaar le mani 

Contro la propria moglie fono azion da villani • 
Lor. Dunque le mani alsò ! 
M» Saix. Non è ver , non l' ha fatto , 

Ma voglio dell* affronto vendetu ad ogni patto • 

Monfieur Lorino , a voi . 
Lor» Madama , non vorrei 

Cadeffe la minaccia fui fil de* lombi miei • 
M. Saix. Non fi faprà • 
Lor. " Badate • 

M. Saix. Scrivete con del foco > 

Mi fcorderò per queflo le tre ghinee del gioco • 
Lor. A tanta gentilezza non pofib dir di no . 

( Tre ghinee rifparmiate , e poi profitterò • ) [^ da fi m 

Un folito prodigio farò colla mia mente ; 

Vado a compor là dentro eftemporanea mente • 

[ entra nella bottega del caffè • 

SCENA III. 

Madama Saixon # poi Gioacchino. 

AI4 Saix. n Adami poter dire : 1* affronto i vendicato • 

XJ Che importa fé cofiui foffe anche baftonato { 



ATTO QUINTO ut 

Splacemi re/lar fola. Rofai (cA/ama) Non iente. Rofaf 
GioaccUflO I [ chiama • 

Gioac. Mia Slgaora • 

JVf. SaiJt, . Vien qui , chiamami Rofa • 

Gioac. Vi fervo . Iva a picchiare • 

SCENA IV. 

Rosa falla loggia , e detti . 

Rofa A^Hi è , che picchia I 

Gioac, V^ Afcoltamt , fono io • 

Rofa Ora le fcale fceado • Vengo i Gioacchino mio • 

JVf. Saix, Viene ) [a Gioacchino • 

Gioac. Signora s\ • ( Difcende allegramente ^ 

Suppone > eh* io la cerchi > e non 1' ho né anche in mente. ) 

l da fé ^ e fi accofla alla bottega • 
Rofa Eccomi • Chi mi vuole I Gioacchino , dove fei \ 
Gi^ac. Da me non fei cercata. 
Rofa Dunque da chi } 

Gioac. Da lei • 

[ accenna la Saixon , ed entra in bottega • 
Rofa ( Affé 9 fé lo fapea , non ci venia per ora • ) [ da fé» 
Mm Saix» Io fon , che la domanda • Favorifca , Signora • 

[ ironica • 
Rofa Eccomi. ( È pur graziola! ) Ifi accofta • 

JVf. Saix. Siedi .vicino a me • 

Rofa Vuol farmi queft' onore I [ fiede : 

M» Saix. SI , perchè altri non e* è • 

Rofa ( Miracolo , che 2 fola ! ) l da fé. 

Af. Saix. Saixon i che fì/ 

Rofa Le robbe 

Difpone di due danze per alloggiar Jacobbe • 
M, Saix. Jacobbe in quella cafa ì 
Rofa L* avete pur fentlto «. 

M. Saix.^ Ai onta mia f 

Rofa Sta volta vuol farla da marito • 

M. Saix. Che dici tu » ignorante ? che da marito ? eh e ? 

Prenda Jacobbe in cafa i V avrà da £ir con me • 
Rofa (Che bcftia! ) [Ai/f . 

M. Saix. Cofa dici 1 



1^1 IL FILOSOFO INGLESE. 

Rofa Nulla . 

M. Salx, Si baccellona 

Sarai di non tenere tu pur dalla Padrona ? 
Rofa E^Tere indifferente foglio io per ordinario ; 

Ma tengo queda volta da chi mi dà il falario » 
M, Saix. Chi ti paga ì 
Rofa lì Padrone . 

M, Saix* Ed Io non ti do nulla \ 

Rofa Mi defle una gonnella , che ufafìe da fanciulla • 
M. Snix. Via, in mezzo della ftrada fcorgerc mi farai? 
Rofa Quando non fon cercata , per me non parlo mai « 

S C E N A V. 

MoNSiEUR LoRiNO dal eaj^è con un foglio in mano , 

e DETTE . 

Xar. |7>Ccovi quattro verfi , che vagfiono un teforò . 

JCi ( La ferva • ) [ piano alla Saix. ritirando il foglijo • 
M. Saix. ( Non temete , ella è una bocca d' oro. 

[ piano a Lorino • 
A me • [gli chiede il foglio m 

Lor. Migliori verfl non feci in vita mia . 

[ piano alla Saìxon dandogli il foglio . 
J^. Saix^ A Saixon quedi ve^fi reca per parte mia • 

( dà il foglio a Rofa . 
iàor. ( Madama • • • ) 
M, Saix. ( Non temete . ) 

Lor. Ragazza , Io non gli ho fatti. 

Rofa Io fervo la Padrona • Voi fiete il Re de' matti . 

( parte , ed entra in cafa. • 

S C E N A VL 

Madama Saixom . e Monsieur Lorino . 

^^''* A 4^^ leggeteli almeno. 

M. Sa\x. IVI ,Si , si , 11 leggerò . . 

Una I copia ne avrete • 

Lor, La mala copia io P ho • 

Eccoli a ; favorite fentir , che flile é queflo • 

Tronfiate chi > qual* lo » fappia far bene, e predo • 

t ( le dà un altro foglio , 



I 
I 



ATTO QUINTO %si 

M.Snix*{ legge,) Uomo non é, che piaccia, , non è condifiendenu 
Marito , che minaccia la moglie impertinente . 

A me ? 

Lor. Nel far la rima , trovato ho un po' d' impaccio • 
M. Saix. Ed io per far la rima , vi dico uo afìnaccio . 

( ^W« • 
Quando la moglie tuona fi va per altra ftrada / 

E vii chi la haftona , è un uom chi non le bada • 

Lor* Eh? che ne dite! 

JV/. Saix. Bello , bel fcntimento invero ! 

A donna non fi bada \ BelhTimo , è il peoliero ! 
Pria foifrirei le buffe , eh' clfer non afcoltata : 
Saixon , mi offefe , è vero , ma almen mi fon sfogata • 
Se meglio non fapete difendere i mici torti , 
Andate alla malora , che il diavolo vi porti • [ parre • 

SCENA VII. 

MONSIEUR LORINO folo • 

E'^Cco ricoropenfati con fprezzo i vcrfi mici, 
li Ma le ghinee non pago , non torno da colei • 
Per me non vi è fortuna in quedo fuolo Inglefe ; 
Voglio imbarcarmi adeffo , voglio cambiar paefe • 
Ma vo' dovunque vado cambiar la profeifione « 
Le fatire acquillata non mi han riputazione. 
Pavento nuovi guai : tornar voglio a Parigi, 
Tofto per imbarcarmi vo' correre al Tamigi • 
Ma perchè non fi offenda dai trìfli la mia gloria , 
Vo' prima di partire lafciare una memoria • [ parte • 

SCENA Vili. 

Il Signor Saixon , poi Birone . 

Saix, li /f la moglie a non badarle con quefti ver/I infegna • 
IVI Tarocca , non le bado, e poi meco fi fdegna . 
È pazza . Ehi dal Librajo . ( alla bottega del Librajo • 
Bir, Signor , che mi comanda } 

Saix, Oov' k Jacob ? fi fa I 

Bir. Chi è 9 che lo domanda ì 

Saixm Sono io • 
Bir^ Se fiete voi > potete andar là dentro • 



tu IL FILOSOFO INGLESE . 

Milord tBORo la tooIc. 
Saixm Di Milord aon paveota , 

f«mtra nella bottega del Librajo con Birone . 
SCENA IX. 
Madama di Brindì Julia logpa . 

NOo Tcdcfi Jacobbc , cb« mii fari dì lui I 
Quii Iba per fili cagbaa ìnqaieu unqua non fui ; 
Poffa allear la brani i pofla frenar 1' amore , 
Ma dileguar dal &oo non pofTo il mìo timore . 
Hi pela ( e mi addolora l' eOcre di lui priva i 
Alaùa per mio confbno retti Jacobbc , e vìva . 

SCENA X. 
MiLOfto Wavbekt dalla pant del caffi , e detta . 
Htl. ^^Uanti fcofierì in nHnu! quanti rimorfi al core! 

3f. dìBr.KJ (Hilordgit^oeopponuao. Gli parlerà. Signore. 
AfU. Madama . ( itidùnandofi . 

M. di Bf. Bramerà , ic lice , ragionarvi • 

ilìL Eccttmi «* cenni roftri . 

( nrtffr apfleinorfi verfo la cafa ,, 
jf, M Br, Non voglia incomodarvi . 

Verrò, fc mi attendete , io ftefla in fu la fttada. [ eitrrfl. 
Jtfil. Capirco . La Brindi non «uol , che in cafa io vada . 
Qual nuovo pcnlamento le cade ia faatalia { 
Son fuori di me llcflb , noo fo dove mi 'fia . 
L* atrtodcrò . 

S C E N A XI. 
Milord Wambeht , e Madama di Bkindé 
dalla pia eafa . 
^ Ignore . Eccovi a vai dinante 
^::3 Quella di cui diccllc pocb' anzi efTere amante. 
::;i ver * titn pronta . . . 

Madama , permettete . 

: : ' ( paffa alla Jineflra eoa un nmplimtHta, 

Aikrd I troppo gentile . ( con uno riverenftf. 

Fo il mio dover. Sedete . 

( fieden» fu due fcagaì • 



ATTO QUINTO t^ 

M: di Br. Io vi dicca . . . 

]Vi{7. Che pronta liete a gradir P affetto • • « 

JVf. dì Bn Tutto t Milord , diro v vi, fé appetterete • 
MiL ^ Afpetto. 

M» di Br. Veggo per mia cagione un innocente oppreflb « 
Jacob è un uomo dotto \. Io (lìmo , io lo confeflb % 
£ confeflar volendo tutto il mio cuore appieno , 
Eguale alla mia Alma è V amor mio non meno • 
Strano non è , che il metto mi abbia ferito il petto • 
Mi/. Concludafi , Madama • 
M. di Br. Se afpetterete • 

MiL Afpetto • 

M. di Br. Strano non è , eh* io i' ami quefto felice ingegno» 
Ma r amor mio non paflla della ragione il fegno • 
Non TO* colia mia mano , non vo' coU* amor mio 
Precipitare un uomo faggio , difcreto , e pio • 
Al Regno d* Inghilterra io htò debitrice | 
S* ei parte per me fola dalP ICbla felice ; 
£ fé per me P opprime di una vendetta il pondo , 
Io fon la debitrice della fu a vita al mondo . 
Milord 9 che d* ira accefo pia , che di amore ha il feno t 
Lontan vuol , eh' egli \yada daiV Anglico terreno • 
Milord 9 di cui non vidi ika* anima più ardita , 
Minaccia , s* ei non patte , di togliergli la vita • 
Amor ciò non rifveglia » ma provoca H diipetto • • » 
Mil» Dunque mi odiate • ( altiera • 

M di Bn Afpecti , chi vuoi (àperlo • 

MiL Afpetto • 

M. di Br, Signor » che da Jacobbe , che da me fi pretendel 
Oltre il confin del giufto voftro voler fi eftende ; 
Ma prevaler fé dev^ 1' ardir p la prepotensa , 
In noi ritroverete riipetto , ed ubbidienza • 
Jacob non iàrà mio , di ciò ve ne afficuro , 
Non farò di Jacobbc , a tutti i Numi il giuro. 
Ballavi ancor ! Non bada: deggio efier voftrai è vero i 
Lo farò I della mano vi concedo i* impero ; 
Ma il cuor fé pretendete , voi lo fperate invano : ( j! alfa. 
Non merita il mio cuore un barbaro inumano • 
Di noaze difpettofiP i Signor , fé fiete vago i 



'I 



t$4 IL FILOSOFO INGLESE. 

Eccovi la mia deitià , fpofàtemi , vi appago . 
Sfogate dell* orgoglio 1' irafcibile foco • 
Se voftra mi volete , vedrà ùrò per poco • 
Se a forca ftrafcinata veJrommi al volìro letto , 
Mi ucciderà , lo fpero , la pena , ed il difpctto : 
£ fé natura ingrata mi riferbafle la vita , 
Milord , fon nata Inglefe , fon di alma forte » e ardita • 
So la via ' di fottrarmi • Bada ; voi m* intendete • 
Panfateci • Son voftra , fé tal mi pretendete • 
MiL Madama • • • 

SCENA XIL 

// Signor Saixon dalla bottega del Librajo , e DETTI , 

poi Bufone • 

Saix» TX^ Jacobbe non daffi un uom Umile, {alla Br» 
mJ Saggio, difcreto 9 onedo, giudo, prudente, umile» 

La cafa gli offcrtfco , ei franco la ricufa , 

E di Milord lo fdegno è V unica fua fcufa . 

Milord , mi conofccte , io francamente parlo • 

Jacobbe è un uora da bene . Mi preme di falvarlo • 

Giù disia mi facea raccorlo nel mio tetto ; i 

Ei degli infulti ad onta per voi ferba il ri/petto ; J 

Ma ovunque egli fen vada , ovunque egli fen dia , ' 

Jacob , ve lo protedo , Jacobbe è co fa mia . 

Merita ben , che voi cambiate in fen io fdegno ; 

Che abbiate maggior dima di un uom, eh' è di amor degno. 

Dovrede far con etto , quello » che ho fatto anch* : . 

Cento ghinee gli ho date or con un foglio mio $ 

Se amor vi dà moledia , fpiegatevi con lei : 

Se io folli innamorato almen così farei . 

Amore in vita mia però non mi die pena • 

Milord 9 ci iiamo inted • Madama , io vado a cena • 

( entra in cafa • 
MiL Ehi • ( alla bottega del Librajo . 

Blu Signor • . 

MiL DI a. Jacobbe , che venga qui . 

Bir, Signore • . • 

[ con timide\ia • 
M* di Br, Ditegli, che egli venga ; non abbia alcun timore. 

( Birone parte» 

ì 
ì 



ATTO QUINTO 157 

Milord 9 nel voftro cuore , che dice ora 1' affetto ì 

Mil. Noi {0 . 

M. di Bu Saper Torrei • . • 
MiU Se afpettcretc . 

M. di Br. Afpetto» 

MiL {Va a federe fopra una panca . 
M, di Br. ( Ah voglia il Ciel , che in lui cambifi il rio con- 
figlio , 
La pace a noi /i renda $ e tronchifi il periglio • ) 

l da Je^ e fede • 

SCENA XIII. 

Rosa fuUa loggia con due lumi di cera cuftoditi dal vetro , e 
€on un Servitore , col quale vanno preparando una tavola 
per la cena del Signor Saixon , e detti • 

Kofa T^ Redo , qui fi prepari per il Padrone il defco • 
JL À cena vuole andarci e vuol mangiare al fìrefco • 

l preparando la tavola • 
M. di Br, Tarda Jacobbe ancora } Lo avran pure avvifato • 

[ da fe^ 
Rofa Dite al Padron , che venga y che tutto è preparato • 

( il Servitore parte « 
Queflo arroftito bove » quefto Bodin loglefe , 
Son le vivande eterne , che fi ufano in paefe • 
Stupifco y che il Padrone non fé ne (tufi mai / 
Ma s* egli mangia poco , il ber ]gli piace afiTai • [ parte . 

SCENA XIV. 

Madama di Brindè , Milord Wambert > poi Birone. 

M, di Br. TQlrone } [ chiama • 

Bir. 13 Mia Signora • 

M. di Br. Dì a Jacob , che fi afpetta • 

Bir. Ora glie lo dirò . 

^^l* ( Madama ha una gran fretta . ) 

[ da fé é 
Gold. Comm. Totno XIV. R 



ij8 IL FILQSOFO INGLESE. 

SCENA XV. 

// Signor Saixon fullaìoggia col Servitore che ferve a 

tavola j e detti . 

Saix. /^H qui con quello frefco (lafera mi coafolo; 

Vr ^to ben quando la moglie mi lal'cia mangiar foIo« 

È meco indiavolata . Qui ùon dovria venire . 

Milord , Cognata mia , volete favorire l 
MiL ( Si cava il cappello fen^a parlare . 
M. di Br. Al voilro dolce invito , Signor , fono obbligata • 

SCENA XVL 

Madama Saixon fulla loggia , e detti . 

M. Saix, ¥ N pubblico fi cena ì Che novità fguajata ? 
Saix. 1 C Eccola qui . ) ( da fé. 

M. Saix. E a qucft' ora I 

Saix. Uà (pndo anche per lei • 

[ al Servitore « 
M. Saix. Scoperti , ed a queft' ora fol cenano i plebei . 
Pure farò forzata mangiar per Ja paura , 
Che non faceffi poi patir la creatura . ( // Servitore dà 
una fedia a Madama Saixon , e le porta r occorrente . 

SCENA XVIL 

Jacobbe dal Librajo , e detti , poi GIOACCHINO . 

Jac. T? Ccomi , chi mi cerca ! 

M di Br.xLà Milord è che. vi vuole. 

{fi alia . 

Jac. Signor j fono da voi • 

j^ll^ Breviffime parole . 

Di quedi verfi indegni fiere T autor creduto é 
Scolpatevi . ( gli dà il foglio con i ver fi fcritti contro 

di lui . 

Saix. Milord , io bevo , e vi faluto . ^ 

MiL ( Si cava il cappelh . ' /. ' 

Jac. ( Legge piano i verfi . _ . 

M. di br. bteiie , che farà mai ? * . - 

Jac. Signor , io vi afficuro , 

Che tai verfi ;non feci. » 



^ f 



ATTO Q U I N T O. 2jj> 

MiL Giuratelo • 

Jac. Lo ^iiiro . 

Saix. Che ha Jacob , che mi pare turbato più , che mai ì 

Jac, Autor di verfì indegni preOR> Milord pafTai . 

Saix» la materia di verli anch'io fon fortunato ; 

In grazia di Madama fon (lato regalato , 

( fa vedere un foglio • 

Volete divertirvi ! or ve li manderà • 
jVf. Saix. Non • vo' che li mandiate . 
Saix» Ed io li getterò . 

( getta il foglio nella ftrada • 
Jac. (^ Lo va a raccogliere y e lo poita a Milord • 
M. Saix. Vedrete dei rpropodti fcritti da un babbuino ; 

Bada dir, che di quelli è autor Mondeur Lorino • 
Mil, Lorino autor di quedi ? (a Madama Saixon. 

JW. Saix, Gli ha fatti, non è un'ora» 

MiL Dunque 1' autor Lorino è di quegli altri ancora . • 

Date quel foglio a me . ( a Jac) Confronta in eccellenza. 
M. di Br. Anche in ciò di Jacob é nota 1' innocenza • ^ 

Chi mai potè accu farlo di critico infoiente ? 
MiL Attendete • Gioacchino . ( chiama accojlandofi al caffè . 
M, di Br. Che mai gli cade io mente ? 

( a Jacohhe • 
Jacn Si vedrà . 

Cioacm Che comanda ? 

MiU Panich fì è qui veduto | 

Gioac Egli é per 1' altra parte quella fera venuto , 
Mil, Venga qui • 
Gioac, Sta trattando delle faccende fu e 

Col vecchio Emanuelle . 
MiU Vengano tutti e due . 

Madama , non dicefle , che quedi verfì arditi , 

Da un vii Filofofadro furono partoriti ? ( a M • Saixon, 

Di chi parlade allora \ 
AI. Saix, Di quelle rime belle , 

L' autore , io mi credea , che foITe Emanuelle • 
MiL Si fentirà . 

M, di Br. Jacobbe , che vi predice il cuore \ 

Jac. Che tutto farà falvo , fé falvo fia T onore • 

R 2 



T 




t6o IL FILOSOFO INGLESE « 

Af. Saix. Io bevo alla (alme di quei , che nd pacfe y 

Dkanao mi pò di bene dtì Fiio&fb Iiiglefè • 
Jac» Madama aflài m' oAora • 

S C E N> A XVUL 

Emanuel Bluk, e Maeflro Panich déd caffi coi ioro 
mcmcUi ^ e detti » poi Gioacchino • 

Ettu JCiCcomi , chi mi chiamai 

Pan. Venga qaì , (e ?i è alcuno , che favellarci brama • 
MiL Sì 9 vi verrò io Htffo • Chi dilTc a te , impoftore , 

Che di tai v^ iadegni , Jacob foflé 1* autore ! 

( a Maejho Pamck ^ 
Pan. Milord , tu fei un grand' uomo. Ora mi piaci più » 

Mi piaci , che principi a ragionar col tu . 
Em. ( Zitto • Non dir che io • • . [ piano a Paniche 

Mil» Rifpondimi a dovere • 

Em. Rirpondcrò • Quel foglio laiciami un pò vedere • 

Larich • • • Tanai • • • ghitton . . . foa tutte cofe belle ! 

Jacobbe n* è V autore • L' ha detto Emanuelle • 
M, Saix. Emanuel iàpea , eh' erano di Lorino • 

Io fiati per iicberso , ma quegli é un malandrino • 
Em. ( Si va toccando la barba fenja. parlare • 
MiL Torbida gente indegna • • • Ma il perfido Loiioo 

Dove farà I 
M. Saixm Colui fi ha da punir • 

^^ìL Gioacchino • [[ chiama • 

Gioac. Signore . 

MIL Hai tu veduto Monfieur Lorino ? 

Cioac. Eì pane » 

£ prima di partire lafciate h;s quefte carte . 

Tutti fon fogli eguali , pregoiDmi difpeofarli, 

E venderli per poco , pluttoHo che donarli • 
M. Saix. Sentiam • 
Saix. Curioficà 1 

MiL Parti dunque il Francefel 

( a Gioacchino • 
Gìoac, L' intefi contrattare del nolo , p delle fpefe. {parte m 
MiL {legge,) Parto ^ perchè non ha la poefia buon lume^ 

Dove la Jerietà trionfa nel cojlume • 



ATT-0 quinto; i6x 

Andrò dove fi ammette la fatira piti fina , 

Andrò . . • va pur là dove il diavol ti dedina • 

Odianfi in Inghilterra i pelHini Scrittori • 

A voi ora mi volgo ridicoli impoftori» (d£m.,e P(ZA« 
Em, ( Col fuo mantello fi copre fino agli occhi . 
Milm E tu , che di tua bocca meco mentire ardiftt , (a Pan, 

Anima fcellerata , peflimo fra i pii^ trifìi • » • 
Pan» ( Anch' egli ojfervando Emanuelle fi copre col mantello» 
MiU Copritevi la faccia col manto , o colia mano 9 

Siete già conofcìuti , ed il coprirvi è vano • 

Io Aelfo coi ritratti vo* far di voi palefe 

L* effigie , ed il codume per T Anglico paefe ; 

£d infegnare altrui , col vodro indegno efempio , 

Sotto le fpoglie umili come fi afconda un empio * 
M. di Br. Perfidi , fcellerati . 

Jac, Alme mendaci , e nere • 

Saix. Che bravo Calzolaro ! 

M. Saix. Che perfido Argentiere • 

Em. ( Fa cenno a Maeftro Panich di andar via • 
Pan, ( Si fi:ioglie il ferraiolo per parlare • 
Em. ( Gli fa cenno di ftare ^itto , e parte • 
Pan» ( Torna a inferraiolarfi , e indi parte • 

S^^ C E N A XIX. 

Madamìi di Brindè, Milord Wambert , Jacobbe 
MoNDuiL > Madama Saixon , il Signor Saixon • 

M. di Br. T L rolTor ^11 confonde . 

Jac. 1 Non fan che replicare. 

Af. Snix. Son furbi • 

^aix» Son bricconi • 

MiL Io li farò efiliart . 

Jac, Signor , fperar mi fate , che rendermi giocondo 

Pofifa 11 perdono voltro ? [ a Milord IVàmbert • 

MiL Per or non vi rifpundo • 

Madama , io deggio a voi una rifpofla certa . 
Lo (lil y con cui parlafte odio da me non merla • 
Colpa è del mio dedino , fé me voi non amate \ 
Non voglio violentarvi ,^ in libertà redate . 
Torno ad aver per voi , tracco dal fen P afi'ecto » 



'i'ipl-