(navigation image)
Home American Libraries | Canadian Libraries | Universal Library | Community Texts | Project Gutenberg | Biodiversity Heritage Library | Children's Library | Additional Collections
Search: Advanced Search
Anonymous User (login or join us)
Upload
See other formats

Full text of "Collezione di tutti i poemi in lingua napoletana"

This is a digitai copy of a book that was preserved for generations on library shelves before it was carefully scanned by Google as part of a project 
to make the world's books discoverable online. 

It has survived long enough for the copyright to expire and the book to enter the public domain. A public domain book is one that was never subject 
to copyright or whose legai copyright term has expired. Whether a book is in the public domain may vary country to country. Public domain books 
are our gateways to the past, representing a wealth of history, culture and knowledge that's often difficult to discover. 

Marks, notations and other marginalia present in the originai volume will appear in this file - a reminder of this book's long journey from the 
publisher to a library and finally to you. 

Usage guidelines 

Google is proud to partner with libraries to digitize public domain materials and make them widely accessible. Public domain books belong to the 
public and we are merely their custodians. Nevertheless, this work is expensive, so in order to keep providing this resource, we bave taken steps to 
prevent abuse by commercial parties, including placing technical restrictions on automated querying. 

We also ask that you: 

+ Make non-commercial use of the file s We designed Google Book Search for use by individuals, and we request that you use these files for 
personal, non-commercial purposes. 

+ Refrain from automated querying Do not send automated queries of any sort to Google's system: If you are conducting research on machine 
translation, optical character recognition or other areas where access to a large amount of text is helpful, please contact us. We encourage the 
use of public domain materials for these purposes and may be able to help. 

+ Maintain attribution The Google "watermark" you see on each file is essential for informing people about this project and helping them find 
additional materials through Google Book Search. Please do not remove it. 

+ Keep it legai Whatever your use, remember that you are responsible for ensuring that what you are doing is legai. Do not assume that just 
because we believe a book is in the public domain for users in the United States, that the work is also in the public domain for users in other 
countries. Whether a book is stili in copyright varies from country to country, and we can't offer guidance on whether any specific use of 
any specific book is allowed. Please do not assume that a book's appearance in Google Book Search means it can be used in any manner 
any where in the world. Copyright infringement liability can be quite severe. 

About Google Book Search 

Google's mission is to organize the world's Information and to make it universally accessible and useful. Google Book Search helps readers 
discover the world's books while helping authors and publishers reach new audiences. You can search through the full text of this book on the web 



at |http : //books . google . com/ 




Informazioni su questo libro 

Si tratta della copia digitale di un libro che per generazioni è stato conservata negli scaffali di una biblioteca prima di essere digitalizzato da Google 
nell'ambito del progetto volto a rendere disponibili online i libri di tutto il mondo. 

Ha sopravvissuto abbastanza per non essere piti protetto dai diritti di copyright e diventare di pubblico dominio. Un libro di pubblico dominio è 
un libro che non è mai stato protetto dal copyright o i cui termini legali di copyright sono scaduti. La classificazione di un libro come di pubblico 
dominio può variare da paese a paese. I libri di pubblico dominio sono l'anello di congiunzione con il passato, rappresentano un patrimonio storico, 
culturale e di conoscenza spesso difficile da scoprire. 

Commenti, note e altre annotazioni a margine presenti nel volume originale compariranno in questo file, come testimonianza del lungo viaggio 
percorso dal libro, dall'editore originale alla biblioteca, per giungere fino a te. 

Linee guide per l'utilizzo 

Google è orgoglioso di essere il partner delle biblioteche per digitalizzare i materiali di pubblico dominio e renderli universalmente disponibili. 
I libri di pubblico dominio appartengono al pubblico e noi ne siamo solamente i custodi. Tuttavia questo lavoro è oneroso, pertanto, per poter 
continuare ad offrire questo servizio abbiamo preso alcune iniziative per impedire l'utilizzo illecito da parte di soggetti commerciali, compresa 
l'imposizione di restrizioni sull'invio di query automatizzate. 

Inoltre ti chiediamo di: 

+ Non fare un uso commerciale di questi file Abbiamo concepito Google Ricerca Libri per l'uso da parte dei singoli utenti privati e ti chiediamo 
di utilizzare questi file per uso personale e non a fini commerciali. 

+ Non inviare query automatizzate Non inviare a Google query automatizzate di alcun tipo. Se stai effettuando delle ricerche nel campo della 
traduzione automatica, del riconoscimento ottico dei caratteri (OCR) o in altri campi dove necessiti di utilizzare grandi quantità di testo, ti 
invitiamo a contattarci. Incoraggiamo l'uso dei materiali di pubblico dominio per questi scopi e potremmo esserti di aiuto. 

+ Conserva la filigrana La "filigrana" (watermark) di Google che compare in ciascun file è essenziale per informare gli utenti su questo progetto 
e aiutarli a trovare materiali aggiuntivi tramite Google Ricerca Libri. Non rimuoverla. 

+ Fanne un uso legale Indipendentemente dall' utilizzo che ne farai, ricordati che è tua responsabilità accertati di farne un uso legale. Non 
dare per scontato che, poiché un libro è di pubblico dominio per gli utenti degli Stati Uniti, sia di pubblico dominio anche per gli utenti di 
altri paesi. I criteri che stabiliscono se un libro è protetto da copyright variano da Paese a Paese e non possiamo offrire indicazioni se un 
determinato uso del libro è consentito. Non dare per scontato che poiché un libro compare in Google Ricerca Libri ciò significhi che può 
essere utilizzato in qualsiasi modo e in qualsiasi Paese del mondo. Le sanzioni per le violazioni del copyright possono essere molto severe. 

Informazioni su Google Ricerca Libri 

La missione di Google è organizzare le informazioni a livello mondiale e renderle universalmente accessibili e fruibili. Google Ricerca Libri aiuta 
i lettori a scoprire i libri di tutto il mondo e consente ad autori ed editori di raggiungere un pubblico piti ampio. Puoi effettuare una ricerca sul Web 



nell'intero testo di questo libro da lhttp : //books . google . com 



WIDt\ER 



HN JNIH E 



I 



•i 




^■'iit^ 



X-tcLÌL%7U 




COLLEZIONE 

DI TUTTI I POEMI IN LINGUA 
NAPOLETANA. 

TOMO DECIMONONO^ 



La Mezacanna , xa Cecala Napou-* 

TANA , E NNAPOLC SCONTRAFAITO. 



MEZACANNA 

co LO VÀSCIELLO 
DE V ARBASCIA, 

•LA CECALA* NAPOLITANA; 
E NNAPOLE SCONTRAFATTO 

D E 

» 

TITTA VALENTINO.. , 






*^Jf^\3. 







NAPOLI MDCCLXXXVII. 

PLESSO Givskfpb-Maria Pokcsùi 
Caa LUotìfl U Svgtnwi, 



j:i:a.LL%ÌZ.Ì 



■••>•*.*••/* -"^ 






..... « 



.A CUI SA l^ECGERE. 



ORa thò voglio vedere se sentarraggio guar 
Ilare nesduno cchìà da oje nncnanie , 
massema clcrtt fmlccontieme , che ssempe strila 
lano^ ca ogne cosa se trova a st0 Manno , ma 
non ne è la MEZACANNA , ca se noe fosse 
la Me^acanna ognuno se saparria mesorare , 
ma perchè non se trova , ognuno campa a la 
storca 9 a battaglione , a uocchie de puorco ^r 
n la cecata , ogn uno veste commc vole , ma^ 
ìgna commi te piace , e pparta commc se son-* 
na , e nf rutto cà ogn* uno vò fare cchiù de 
ehcllo che pò , ccbiù de cheUo che ddeve , e 
echià de chetlo che le cómmene , ma quanno 
nce fosse la Meiacanna V ommo se mesorar^ 
ria , e ffkrria no poco manco de chelto , cht 
fòt de chello^ che ddeve , e de chello , che 
le o$mmene ; e d^autro non aggio ntìso lam^ 
mentare le' gente , che de sta Me^acanna . Ad^ 
donca pe cchelh che po^o cotfiprennere , veo 
ca sta Me^acantus non è auto , che no muoda 
ie vìvere onesto , modesto , e .mmoderato . 

Mme faccio non perrò maraveglia ca tanta 

belle ngiegm ^ modieme ed anti^ie , che se so 

scervellate 4 scrivere mille felastoccole de pò-- 

^ 3 P\ 



6 

xo ♦ o nullo profitto , eomm* a dècere d* Ammo-* 
re , de sdìgne^ de gelosie^ de guerre ^ e d!ac- 
cesane ., e de vanic ^ , dove ch^lle (f h^nna 
lictto , auto ri hanno- appriso ^ che no muòdo 
de sapere fa V ammore , de levare lo norc a 
lo prossemo » de fofe lo smargiasso^ , e d ex- 
sere accedei aro , e nfrutto^ de fare cose che so 
ccontra a lo Cielo , e la terra . £ pò t^nte 
composeture de Commedie , e Traggedìe eh' han^ 
no appresentate li fatte d' cute co fare com^ 
parire 'n scena no^Nnammgrato geluso >i nà 
Sdamma trencata^ no Capetanio squarciane ^ 
no Roffiano astuto j na Va/assa proveceta 9 
no servetore marranchinò , no Pedante sptd^^ 
to f ma ma/e hanno voluto d^re addove tene » 
€ ttoccare lo bivo ; ma frate io tutte chisie le 
ccompatesco , perchè trattannose de materia de 
Me\acanrxa j e de mcsura , ogri uno ave avuto 
paura de toccare sto tasto , perchè fuor^e toci 
cannolo, non avessero dato materia a loMun- 
no pe pparte,de mesorare , non essere mesom 
rate . . 

Io mo, che ppoco cunto faccio de ssi dojel-^ 
le , m' aggif co llecicn\ia de li superiùre micie ^ 
pigliato st assunto , poco mpo/tannome , che 
mmille milìa lengue che fegneno de tri allec- 
care , da dereto mme f^ffechcjano , ca da fac-* , 
eie a piede io mme saperria defcHnere > € 
quannx> non avesse avuto che ddicere , de^ 
"^ cìarrìa chello ch^ ssenteva dicere da lo Masto- 
w'o , quanno mme mparava de fa latine • Nil 
conscire sifai, nulla pallescere culpa. 

£c- 



7 
' Ecco ionca la Mt\acanna àio cómmamo de 
dhi se fine vò servire , se iè ca de primmo 
pararri no poco amara « e pogneme , ma chi 
la sape -adoperare , vedarrd ca se bè picca , e 
ppogae , sd sanare , ed i ddoce a echi nce fa 
la vocca^ perchè la meniìonx mia non i sta^ 
ta de peccare^ o pognere ntsciuno mparticolare, 
ma £ avesare ngencrale a echi sta scardo de 
Jodicio , attiso non è piecco » o comme se sole 
dicere y maUdeceniia^ avesare le pperiune ^ che 
Sitano sopra la loro « e scetare derte , che 
stanno addormite comni a Caliere , de muodo 
che se fanno forjectjare « e tsagliare li parh» 
ne ncuoìlo , e no lo ssesuono , o fan-* 
no nfeata de non sentire • Perchè lo Manno 
parla a lo spreposeto , sacde ca chello^ che 
liegge ncaniune dìrno a st opera ^ no mme 
t aggio sonnatò ^ ca V aggio sentuio da It au^ 
te 9 ed' antro muoio , che non sta scritto co 
la penna , che perrò sona sto titolo de Meia- 
canna de quatta papne sta compriso ogne ccO'- 
sa., co la quale mesorannose chi li piace , e 
rregolannose co sta S/le\acarma% porrd appela^ 
te dento canne. 

^ E cche la perdona se deva mesorare , e ser-- 
virese de la Mejacanna nce lo commanna ogne 
liegge j e primmo la figge Naturale ; pocca ha 
fatto eh ogne dnewuue. stia a lo siesto sujo , 
. e che ognuno vesta de chella pdla che le com^ 
tncne , e ch^ ognuno magna secunno ù qua^ 
fltd sqja 9 che parò chi magna erva ^ chi ma. 
gtiAmfrutte^ e echi magna carnei Uà fatto por. 

A4 5 



8 

j/ f aucielte , che hanno pe It aria , ma che 
totano secunno la for^a d'hanno a le scelle , 
€omm a ddiceré It Aquele , e la Fenice s' ac^ 
costano quase vecino a lo Sole , ciert ante va- 
Uno nfi a le nnuvole , ante vanno pe V arvo* 
le , e eden' aute vanno terra terra , comm a 
U Galline 9 t li Capune » U Cquaglie , e ha 
scorrenno 

Non poi[o dicere , ca nce S9 anemale che 
f parlano , perchè sulo uno aggio lietto , che 
avesse parlato da cK è stato lo Munno , e se 
he quarche bello ngiegno jnme decesse , ca o/e 
nce so li Pappagalle^ e.le Ccole, che ppuro 
parlano j le responno , ca de chiste rton se nnc 
fa cunton perchè parlano pe bocca d autre , e 
pò chiste servenif cchiù pe fa ridere , che pe 
ddare ammeraiìone. 

Pe la légge Devìna u ne fico una sola 9 
che baie pe mmitle • 

Qua mensura mensieris , miensuretur, 8c ti-** 
bi , chi lo ddice^ non accorre che te lo ddica^ 

Pe legge Cevile pò non te dico niente , per^ 
che non so Dottore , perrò saccio buono , ca 
aitila d* antro non parla , ad autre fine 
non è stata fatta , se non a^ò che r ommo 
»e mesura , pocca tutta sta appojata ncoppa 
a cchille tre ssante predette >^ \ol honestc vi- 
vere «^ aherum non ledere « Jiis suum uni- 
ctjique tribuere , eccote chesta ri è Meiacannaì 

Veretà conosciuta nfi da li Gentile ^ pocca 
mancavangenne titole^ e ppcttafie da metterti 
se sopra la porta de lo tiempio £ Apollo a 

la 



4 

la Ctià de Delfo f cKt net jetutò 4 mmtture 

■' tiente iello aditto: No«ce te ipsutii. 

Cecerone dice : Primus ad sapientke gradus, 
se ipsum nosse » quod ut omnium difficili- 
xnum est, ita ionge utiUssimuiQ. 

Arcanfenone Felosofo addommannato na vo- 
ta da alerte ammìcc suoje , perchè campava aC" 
cossi tnedejjocmfnénte , poccu, era rec^hissemo ^ 
respontìctte ^ ca Vjmmo, ieveva campare secuti'» 
no Paso de la rag/^tiet non conforme lo des* 
sordenato appetito , ne ne' è stato Poeta , o 
screttore antica , ehe non aggia toccato sto ta^ 
sto 4t Meiacantm 9 loè 9 d» Itommo s aggia 
^de mesor/Ht. *- * , 

i no schitto lo Pover(f\ ma^lo Ricco por\i 
$1 dev9 mesorafe;nce lo j^onf erma Seneca de^ 
cenno : Minimum decet licere i cui multuia 
licet'*^ . . ' 

Né ss€ dcv^ IVommo fedate cK è ppountt^ 
gì sientè Sallustio comme can^ontfa : 

£a demum tuta e&i potenàa » quae viribus 
suh piodum imponìt. 

•£ che non ti fide troppo de la Fortuna^ te 
taiuftisce lo medmmo; ment$ dicci 

In Maxima fortuna , minima llcentia esse 
de6et . £ cchist' aute appriesso a battaglione 
tutte diceno , che V ommo se deve mesorare . 

Esiodoro dice, ca nvn nc'i cchià bella co^ 
sa de la mesura. . 

Mensuram servf , modus in re ^t optimus 
Omni*. • , ' 

Araiio s^ espreca meglio^ ,\. , . 

A s Est 



IO . , 

Est modtis in rebu$ 9 sùnt q&M deniqtie 

fines> ^ ♦ ^ 
Quos ultra cl^aque nequìt consìstore re- 

E Satadc atitkhìssièu? P^ita Grìeco cantajém 
Et modestus^ hoc Dei Munus puta. 
l/Ioderatio autem vera/tunc eri^tibi, 
Si metiare te pede , ai» modulo tuo . 
Ara^io pare . 9 che dica lo mmedesimo a lei 
fìstola 7. de lo lilrr^ i. 

Metiri se quemque suo modulo , ac Pede 
verum est , e a la Satera 3, Zii. 2. dice 
Desine cultum nvajorem censu . 
Luciano a llettere de mariéipano te lo mmoc^ 
ca co lo socchiaricHo : 

Dijudices 9 dim<$tiaris q^^e propria ,' viriutti 
qu2e metisura • 

Pinnaro pare che metta n' obbrecaiìone\ che 
'Ogn'uno staggia da memorare j anie pe neces-- 
sud , mente dice : 

. Oportet autem juzta siiam quemque còn- 
dìtionem . . ' " 

Umuscujusquc refi spellare modum &'c. 
Stente ^pf riesso ^ che te dice Tefen^io:^ ♦ 
In omni re yidendum , ne quid nimis. 
Mariiale non te lo pò dìceré cchik chiatto* 
Qui si?a metitur pondera , ferie poiest •• 
£ sse non n vasta chesto ^ tiene ammmte 
lo proverbio Ae Periìo . 

Messe tcnus proprie vjve . 
EJ^lauto, se buono m'allecordo^ meglio de 
tutte laudando la mesura dice 2 

Opti- 



' ' • Il 

Optiqiul^cst in dn|nibus rebtt$mod^8t1au^ 
dabìlisqjie ^tnsura •,' 

Jovenale pò se nhc vfn^^ à lo ppanecolare de 
cìene cannarune y che harinQ magna dd Ricche 
^pollane y e ssarranno povere ^avarine: apre 
V aurecchie , e sse no lo ntienne « fattelo de-* 
chiararei 

.... Buccaei ^ 

Noscenda est mensura sux speclandaqiie 
• rebus 
In summis, minimisque etiatq cum piscis 

emetur , 
Ne cupias 'Mullum » cuoi sit tibi gobio 

tantum 
In loculis. Qui enim te deficiente cmmena^ 
Et crescente gula» manet ezitus xre pa- 
terno ? 
Bè^ che te nne pareì sientete lo fatto tujOf 
vuoila ntennere meglio ? 

Donca non te ntosciare mo che lllegge sta 
chelUta mia, nne mme state a ddicere ca rtiag-» 
gio pegliaio li pen^iere de lo Russo , e che 
meglio averria fatto a mmesorareme io , che 
ddicere malcy e mmesorare II* autre , a li quale 
responno, ca sto peniiere se lo devevano pi^ 
glia re Uoro primma de mene , ca io avarria 
fatto fenta de lo storduto , ed avarria sentuto 
le ccampane sonare , accossl dico , che faccia^ 
no Uoro puroj e pò comm' aggio ditto ccày io 
non dico male de nullo , e cquanno fosse pe 
chesto% de hesciuno dico tanto male , quanto de 
me stisso . Ne sia chi se mmagena , ca io co 
, ' A 6 dil- 



ddicere mate de mene aggU fegnuto , e ca sot* 
ta chisto colore mme so hestuto de li panne 
d'autre. A cckesto non saccio che nce dicere ^ 
periò ognuna la n$enna comme le piace , per^ 
chi 4 mme non mme mporta niente . Ora non 
serveno tanta felastroccole , ognuno se piglia 
<hello , che fa ped isso ; sacàé buor^o perrò 
ca aggio ditto lo vero ^t a la Vegetate nescìu* 
uo le pò diceri une mientt pt la gola • 



' u> 



«5 

LO VASCIELLO 

DE BARBASCIA A 



€p^ 



PROEMMIOt 



XO lo quale sa cchillo che ccànta je » 
Co nmieze vietile strusciale l'attanne 
De ]a Peste « ed appriesso tatana je 
Napole Scontrafatto pe cciert'anne; 

. Ma perchè ne' è da dicere cchiù assajt 
Pe la scadenza ^e Ì9 Mmeze-canne y 
Pecca d'averne nullo se nncvantat 
De cheste vò la Musa mia, ch'io «anta.' 

Non tratto ccà de Guerre^ né d' Ammore « 
Non de Sajette d* arco , e non de frezze i 
Kon de prodizze 9 e mnanco de valore t 
Manco de potestate^ o de grannezze. 
Non de groiia a hiento t o de sbrannore t 
Non d^arroich*azzeiane « o de prodezze» 
Ma de na Veretà specchiata , e ppura t 
Che commanna eh* ognuno se mesura • 

Chi 



14 L O V A S C I E L L Ò 

Chi sentire non vò « ch'allippa, e sfrattai 
Amò dinto st* abballo non ce trasa , ■ 
Perchè chi legge affé ncapo se gratta. »^ 
Pocca non parlo^niifra , e mmancp nfrasa; 

% ' Chi non vò stare assiesto , eh» se schiatta, 
Ca la ragione a lo sole sta spasa,/ 
£ echi non se sa buono mesorare i^ 
Dà materia a tiutte de parlare. 

I^on te partì da me, se mme vuoie b^jgjf^ 
Vergenella de rose ngiorlannata , 
Ca scorrere mme sen(o pe le bene r 
Lr acqua fresca» che ffrateto ^mm' ha data; 
Io te sarraggio schiavo de catene , 
Se mm'aiute.a ffx ;anca sta calata ^ (spero, 
Ca mme l' aie mprommettuto , e de cchiù 
Che tu mme facce dicere lo rero • 

De le grazie toie n* essere avara « 
Se lo Cielo te dia bona ventura» 
Azzòf che ogn'uno meglio ntenna, e mpara, 
£ eco la Meza-canna se mesura, 
Tu sta mente nfoscata mme reschiara » 
Famme dì la verdà senza paura, 
Ca lo Munno senti la vò ncanzune* 
O pe bocca de Pazze > o de Boffun^ • 

Aie de l' Allustre Cuente de BUONNIA 
Legitemo Reiale , e bero sguiglio , 
Digno Tenente ie- r Artegliaria , 
D'azzeiune nnorate crede i e ffiglio ; 
Perchè si ttutto ammore , e ccortesia , 
De dedecare a tte sia Musa io piglio » 
Né bosta gentelezza mme reprenna , 
Se d* auiro , e noa d« Viii« scrive sta penna. 

Ca 



* DE V ARBASCIA. i$" 

Ca se la Musa mia muta lenguaggio * 
E se mpàra de fa quarchc Hatiuo , 
Io puro Sfibro muta persona'ggio t 
E ^Farete a bedè , chi è B<itenùuo; 
Pe iTìò te dò , Segnore mio , quant* aggio ì 
M^ me cura , se n è lo vierao fino » 
Ca se bè s«a pettura poco vale * 
Moti è cnpia nò ^ ma regenaie . 
Se bè penzato avea paria ntoscano t 
E ddi de Vitie quaccosa p' azzellenxt , 
Ma la**4usa gridaje > olà pacchiano , 
Osi d' avere tanta confidala ? 
lo mes# chesto > e ppriesto fevaie mano % 
Pe non veni co ccheJIa a ccompetenzft » 
E ccercanno perduono de st acctesso , 
Non pe cchesto scopette ve ddisseappr!essa# 

Ti basti ornai* d intendere il Toscano» 
Ma che ne parli, oibò 9 questo non fia j 
Perchè non Hce a te brutto babano 
Aver tanta licenza « ed albagia ; . 
Quel chéP la mente può, scriva la mano f 
Chiarisca il vero , e fugga la bugia ; 
Ch' anch' il Cortese col suo basso verso» 
S' immortalò per tutto V Universo • 

Ca tu poscia quantunque non sii tale » . 
Che possi un quancuo appareggiarti a Iui> 
Ti potrai gloriar , eh' il caviale , 

. Maie vestito sarà dei fogli tui ; 
Deh sequi pur lo stile naturale > C* 

•' CftMo amica ti sarò, qual sempre fui , 
E ad onta # Etruschi , Cruschi , e Toschi 
Farò che *1 Hondo t'ami) e ti conoscbi . 
; Fa 



eH lovasciello 

Fa chcllo , che ddic'io, n'avè paura t 
Sequet* allegramente 9 ca vaie' buono 9 
£ sse quarcUno te vò fa na #ufa , 
No lo stemare nò 9 miettete ntuono ; 
Perchè chella, che ddice* n'è f&eddurat 
Ca so ccose massiccie» e so de'truona ^ 
£ pò pe ccierio sarranno stémate. 
Da chi canosce ^ e ssa la voreiace . 

Le mmale lengue lassale pparlare; 
Siase chi sia , nesciuuo te fa guerra , 
Perche quanti* ìó te voglio nfroc^care » 
Previta mia , ca le daie tutte atterra ; 
Chi leggere non sa > se .va a ro^arare , 
Se nò chf appila , e cche la vocca nserra t 
E sse quarche Pedante te censura $ 
Dille da parte mia > che se mesura ^ 

£ che poi di lodar pensi > e presumi % 
Quel!' itìvieto Campion ^ quel sommo Sire 
U cui valor « li cui saggi costumi » 
Penna scriver* non può t né lingua dire ; 
Più tosto in dietro tornerannc^ i fiumi , 
Ed al fuoco i tronconi arsi fiorire 
Vedranii , che Poeta ^ e sia chi sia » 
Si pozza mai sganà sta fantasia . 

yi voglion altre penne , ed altri ingegni f^ 
Poiché non vi son pia Tassi ^ e Marini t 
I cui lor nomi di memoria degni. 
Dopo morti stimaci fur Divini ♦ 
Que^che son òggi » io li riputo indegni 
Di tanto ardir' 9 o sian Toschi , o Latini f 
Ca eierte vonno fìi de li Marune t 
Ma pò tutte deyentano mmarrune • 

Ocra 



DE U ARBA«ClAr Vf 

Otra ca tp sariJM^e u' anemale 
Si peoxasse lauda Doa G&ABIELE 
Co ssa penna i che poco , o niente tali » 
E co parole amare comm' a ffele }, 
Tu non si ddigno de àaiaà .stevale ^ 
Ainmoscelìa periò> vascia t^ bele 9 
Ca chi è cchissov sta scritto a mmilie farti» 
Co mmeglio penne, a cchiù nnorate carte. 

Aveva no locigno appeccecato , 

Tosco, e non Tosco , e no scompea pe n*ano> 
Se non ca mme votaìe tutto nzorfatò » 
E disse 9 scumpe mo potia d'aguanno; 
Ch' accieso è* cchisto » quale gran peccato 
Aggio commisso ?a chi fatt' aggio danno ? 
Mannaggia lo Toscana # e quanno maje 
Schitto de nne parla me mitegenaje • 

Ponga penò j 3e|nore mio benigno 9 
Perdonalo sopiérchio attrevemiento t 
£ sse de te laudare non so ddigno * 
Causa n-è ,perch'è rruzio Io siromiento$ 
Lo buono ammore azzettane pe jjpigno». 
£ non te lo pigliare a mmancansiento j 
Se lo^Cielo te libera de tnale » 
E te pozza '^edè Crari Generale . . 

fierze non se sdegnale da Jio pacchiano 
Piglia no poco d^ acqua pe ddefriscOf 
E Ccesare azzeuaie da no Vellano» 
No grammaglietto fatto de lentisco , 
Ed io , che ssò no povero Screvano » 
Chello ppoco , che ppozzo t' afferisco; 
Perzò piglia de me protezzione ^ 
£ mprestame , s accorre > no Cannone >• 

Seii'- 



t» t O V A S e, I E L L O 

Senza protezzione non è ccosa « 
Che io pozza dà de pietto a sta facenna, 
Attisb l^ materia è pprecolosa* 
E parlo nforma, eh* agn' uqo mme ntenna ; 
Già veq ca L' ONESTATE s' è ntìascosa , 
Perch' ogn' uno nne fa monnezza ^ e brenaaf 
£ fise seme morire 9 e se n'affanhà ^' 
Ca trovare non pò na Meza-canna * 
Mann' a lo Muoio si^to la Spia,> 
Nne che S3ente sparare no Cannone » 
Lt^p»rereUas ca crede, che ssia 
De Mèze-\:anoe quarche Gallone : 
Ma pò ca non ne' è niente^ e non nc'è ce ria,- 
Le dice quanno torna Io Spione 9 
Signora , ca 1* accide , o ca te scanne > 
Nc^ è vi chebuò -, non ce so Mezecanne • 
De cheste so pperdute le ssemmente » 
£ cehi le ssapea fa so stat' accise » 
O ^ Baggianaria tanto potente, 
Scacciate Tha da li nuosce paise; 
Da chesto è nnato mo, eh' ogne ppezzente 
Vo fa lo sfarzo quann'ha seie tornìse; 
Ma quanno affa nce fosse la Mesuray 
, Cchiù d' uno torciarria de ht paura • 
A cchille luoche Uà nterra Todesca^ 
Cchiù d'una cierto se nne pò trovare 
Ca la Baggianaria non nce fa pesca, 
£ no momento non nce pò regnare; 
S'attenne ogn' uno a nchire la- ventresca; 
Ma, non perrò se sanno inesorare , 
£ sse dà le volisse no tresoro , . 
Ko la danno > e la teneno pe Uoro * 

Nre- 



DE barbascia: 19 

N Venezia porrì nce nn'i quarcuna t 
Che pperzò se si tanto arregoUre 9 
Che rresiste a li cuorpe de Fortuna « 
£ nnesciuno «ce vasta a ccontrastare V 
^ Da la crescenza 1 o mancanza de lfiuìa# 
Se sapÉ d' ogne riempo r^>arare« 
£ de zzo causa n* è » Se|$iiora mia « 
Ca non nc'arregiia la Baggianarhr » 
À Genova 7 mm' è staio refecuto 

Da uno che ne' è stato nfi a ssett'anne » 
Quai' ha tre ghiuome mo , che n' è benutp^ 
E de chella nne dice cose graane« 
Ca co lo i>ractecare ha csinosciuto » 
Ca ne' è ^an quantetà de Mezecanne • 
Cc^ trova non se pò pe nnuUa via » 
Perchè nce regna gra Baggianaria. 
£ ccomparso co bele assaie sforgù^se « 

No VASCIELLO chiaramato 1' ARBASaAi 
Che pe FuonHnene^e ffemmene gran cose 
. Poirta ; ma non sé sa de dove sia ; 
Songo t Segnora , a buie tutte sdegnose» 
Ca fatte so pe la Baggianaria ; 
De' raso giallo a ppoppa è na bannera f 
. Co lo mutta Mo n<f è ^ prima no ne' tra • 
Io pe fa nzò che m' obbreco de fare» 
Comme convene a mme fle ve servire » 
Lo voze-redè tutto scarrecare» 
Pe la rrobba , che ne' età refcrìre i 
Quanno k vidde ^*appe a speretare» 
E fuie tocoir 9 e non «deca pe iFuire ; 
Perzd la causa ^ che mme nte trattenne > 
Fu pe nne fa> nventario sotknne « 

Per- 



*6 LO VA SCI E L LO; 

Perchè mostrato avenno la paterne , 
Fece tutta caccia la robba fore » 
La Guardarobba quatuso ches^to sente > 
Motare la vediste de colore, 
Se chkvaie da se stessa no scennente , 
Ca sta nova le dette gran terrore * 
Po se votaie decenno a le ccompagae f 
Mare nnie v so scopèrte le mmagagne , 

Mo si ca nuie ^ftarrlmina a le rretaglia , 
De tanta lengue 9 e non serveno scuse f 
Starrimmo nvocca de mille zantraglie • 
Mare ' nuie non nce fossemo maie schiuse; 
Oga*una farrà-fuorfeiee , e ttenaglie, - 
E pò starrimmo nvocca nfi ^ le Mmuse^ 
Quale songo secrete arrasso sia , 
Coram'a ttupmmetta de ht Vecaria. 

M' hanno wlutó dà lo sottamano ,' > 
Che non decesse niente v e stesse zitto y 
M' hanno pregata % e strapregate nvano , * 
Ch^ a buie j Segnora « niente avesse dhto t 
Ma io V che da nteresse sto lloiitano t 
E boglio sempe .fare lo dderitto f 
Vede n* aggio voluto lo costrutto * 
Pe ve fa consapevole de tutto • 

la primma cosa ddonca > che bedette^- 
O che non mme nce fosse maie trovato y 
^urno ottociento tremasele cascette 
Zeppe 9 zeppe de fino spiemato , 
Appjriesso a.cchesto aubbeto scoprette f 
Tant' aute cascQttelIe d' argentato ^ 
Co cchìù de mmilie sacche de Maruzze ^ 
£ na gran quantità de Porcelluzze . 

Cac« 



ut L' ARBASCU; - «j 
Cacciaieno fera pò tanta Uncinile , ^ 
; Che xlde latte de crepa erano cbiene» 
QuaPerno grosse^ e c«pjale~peccerelle> 
Ma stevaao appelate muto bene; 
Cchiil de mìlje pegaatg , e ppegnatelle 9 
Ncoperchiate ,.e na scrina ogn'una to&et 
Ceraso , fogik.il' oro > e uremmemifa y ^ 
La meglio , che se trova , e la cchiù fiiil*' 
Argiento vivo.,,, tjrco , oro pomiento ♦ 
PecciuM\.janche , e ecaufora verace « . 
Cmt* auté cchelle , chellete d^ agniento ^ 
Co cchiù de «liile sacche de storace * 
£ de sciure d* acito ^ cdbiù de ciento » 
Fiascune ajppelate da vatnmacef 
Rise 9 fele de vacca^ e gran lanimicche i 
Sciur^ de mille spjonei vierde 9' f asiccb#« 
Se nae vuoia, pigliatenne scoteIIuccia« ; 

Carte de russo , e* itanta .pastetalle ♦ ♦ 
Che se nne carrecàino mille Ciucche > 
£ dda non saccip, che tant* arvarelle;^ 
Non creo tanta nce «o {foglia cappiiccia 
A k pp^dule , o niife a le Cquatrellet 
Qiiaata de cheste nchiotole hg portate^ 
Pe dà colore a ccferte nzolarcate;^ 
Serveno , non ©errò sia cco&e tittteT 
Fé ghiancheià le spalle , faccie , e ppietteì 
E pe ffare pare belle le brutte , 
E ccoprire co ccheste li deflette; 
Ora vcdite?^a oche ssimmo arreddutte» 
Sa^t' ONESTA' vedere , che cchiù aspiettc; 
Ma chella co gran fremma sta a sscntìre » 
Wnarca schitto le chiglia , e se une rire . 



aa t O V A S e I E L L O 

Otra de chesto nc'è poni Uà ncoppa. 
Gran quantetà de trezze :, e ccapellere ^ 
Ed a ba^cio a le -ccammere de poppa 9 
Nce so gran sacche chine de chiommere ^ 
£ pe chi ir ave janche comm' a stofpa % 
:E te, bò fare jontie v o nere nere 9 
TanfSiute cheile chellete ha portato , 
E fFatino a chi nne vele biion mercato^ 

E pe Ifare a le femmene vestite, 
Nuòve dfappe nce sd« nuove colare 9 
Co ttant' usanze , e ffoggie non audite » 
Fa^ie co mmille sciorie de lavure» 
E ce ieri* aule tielette assaie polite 9 
Che le ssento chiammar^ tnille» sciurò 9 
£ balle de scartata ^ e scarlatina , 
Pe fa pare Segnora ogne mmappina» 

yennero appriesso a ccheste a mmanoia mano 
Cient'e mill'autre drappo de crapiccioi 
Co mmilte peizt de velluto chiano » 
De chiù ccolure , e gran velluto rìccio » 
A ir uso raso ne' è Nnapolitano % 
Pe fa velate , e inmaneche apposticelo ^ 
£ Mamme^ e llamme a schiecco^e mmeze lamfr 
Pe lavannare , pettole, e mmaddamme • 

l^c'è de cchiù,ca n* ancora aggio scomputo» 
Gran quantetà de drappe de mmorcato* 
£ no drappo a Benezia messuto , 
Che lo parmo va cchiù de no. docato ; 
• Lo quale ncoroparcre s' è bennuto 9 
Ed' acciò ssaccie ^ se 1' hanno accattato 
Moglie de casedduoglie ^ e de ChianchierCt 
pe povex' Ariesciane , e Ppasteccierc . 

Uh 



DE L' ARBASCrA. ' %p 

Uh 9 che fFacette tanno arrasso sia 9 
Quanno chesto ntentfette 1' Onestate f 
Ca paretre na Furia , e n' Arpia., ., 
Che tormentano IP arieme danoatt: 4 

Ora fé sia sfacciata "guittairia , 
(^Disse). siano pe ceraie hanne jettate » ' 
Che ssulo a gran. Segnore sia ccmciaesa 
De sto drappo vesti: seqiiet'appiiesso • 

Nce so gran qnantetà de serenicche , 
£ fFatte apposta fasce de gonneil» • 
Mante non porta troppo , ma manticche ^ 
Abbete puro co le mmanecelle. 
Co le groppere^e ccierte tricch' e mmiccfae 1 
Parte codute ^ e pparte co V ascelle j 
Non nce so beramente guardanfante • 
Ma gonnelle spaccate tutte nhante. 

D'oro, e d' argìemo , e de peizille venne» 
Na quantetà, che *on se pò ccontare, 
E rrezzigiie cchìù belle» e cchiù sollennei 
Ch'a chi le bede fanno scantecare; 
Calane, se nne vuoie, t^j^gliatenne» 
£ cereo ca nce mie sé sette solare 9 
Souanielle noe so puro stampate , 
Comme fossero justo arragamàte« 

Scioccaglie d* oro fauzo tanto belle » 
Part'a nnavetta, e pparte a ccampanare^ 
Ciert' a ccaneste j e ccierte a cconocchielie» 
£ jcierte &tte a mmuodo.d' aurenare* 
Cannacche, tunne , e ttanta bagattelle $ 
Na quaì3tetà , che non se pò ccontare > 
Quale cose non vanno np. topino , 
£ s'accattano, a ppri^zo d' oro fino. 

^ Nce 



^4* t O V A S C I E L L O 

Hce 80 eiento cascette chime chiene 
De oierte bacebettellc assottegliate « 
Gomm* 9 ddicore d' ossa de Vattene , 
E statino co belP ordene ammazzate ; 
Co le quale s aggiustano le schènet 
£ ppierte de le femmetMT s garbale ^ 
Nce io ^ranspengoMle, e spongolune ,' 
E de vnto porzì cierte pallune • 

Pe scarpe co li puonte , e a ttallonette « 
Parte spcmtute « e to le ccorna puro » 
Cierc'a zuoccolo so co li legnette* 
Ma dire quanta so* non m'assecuro » 
'£ de lamma porzi co le fiaccette , 
Ca se non mme credite « ve nne'jiiro» 
Ma pe na medecina > no chianiello 
No ne' è , ca non nne porta sto Vasciellow 

De sciecche nce nne so no mele^c^ 
Fatte co bdUedissema ^astria 9 \ '^ 
^ ddoTe ponoo a ggusto le pperzone 
Fare pomposa cchiù la guitta ria ; 
Ed io co ttutt#ch'jra lo Spione 
Uno non ebbe ( i^i lo ccredarria ) 
Ma perzona non ne' è misera , e scura « 
^ Che de nn* ave cchiù d' uno non procur ^ 

Cran cornice nce so paco ntagliate» 
Co ttanta belle fatte capezzere « 
E pò co le colonne ntorcegliate t 
Co belle maglie de ciento manere ; ^ 
So ccbeste cierte fFoggie mò mmentateì 
E ne' è pperzona , quale « pe T aviere « . , 
Ietta r oro massiccio , e nois se sdegna 
De dare oro a mmtrtiello 4>'oro a Hegnà l 

Pe 



DE V AUBASCIA. ij 

Pft ^^oramene nc^ so forme) e nimodielle^ 
f accdccià nova foggin , e nnova osatuft# 
-Pe ÙL cauzunc comme a ssottaniellc t 
AH' uso de Boemia |« de Franza ; 
£ .pe chi vole sta senza cappiello $ 
Pe ncoparchiare la mala ^anza , 9. 
Gizn chianett« Ace aongo a sto VasciaHa> 
JDe velluto , de rasa^ e terzaniello « 

Pe ffa pare Segnure li covidle « 

Dtappe pure nce so de cchù mmanerey 
Comme a ddicere mo de urzanielle f 
De boratto , e dd^ ra^o le fFdkre» 
£ pg mmettere attuorno a li cappielle^ 
De tagliareUe nce irne so le schere , 
£ dd« cchiù miJIe balie de sevoglie, 
Pe besti roìile trippe 9 e mmille' nnoglìe • 

Ventaglie co ìi sciecche , e uabacchere » 
De ciento muode ^ e ttanta maiuechlglid ) 
Mappole 9 manecune ^ e mmostaccere 9 
Con nfi a mmille cascette de pastiglie t 
$ fiuscelle de paglia ? ma so nnere r 
Chje ppe Cappielle serveno 9 ed aunìgU* ^ 
Nfi a me une so ^arcate ottama giuze^ 
E cereo 9 ch'ancora «ce noe so li. puzze* 

Porta poni gran quanietà d' acchiare , 
Ma so de corta vista , e so appannate 3 
Che se be so liucieme» belle , e cchiarei 
Non 8Ò pe bista lon^; appropiate , 
Balle de dait 9 « ocartè.da jocare ^ 
Cht stanno puro cc'a mmentarìate $ 
Nce so gran mmaQ<^cbitteiea6sai molletttj 
Pè etiene zanne ^.e ccaca-f oz^onette . i 
Valentino. B Ra*^ 



^ LOVASCIELLO 

Radeche de ìsòslcco t e d' acqua forte ,, 
. Porta , e de cchiù gran pìeitene de ekiummo» 
Callt sdLWi e ppesace de cchiù sciorte^ 
£ na poryacfaiaiDmay;^ nigrofumnvo ; 
Ietterò p' armosconnere l' accorte 
Gent;^ de lo Vasciello , ed ecco io allummo, 
Argiento de coppella. i acciaro, e ttanno 
Me dicano a. cche sserve , le commanncu 

Quanno mme re^ponnette na Masaida , 
Qì' ^vea m catenazza d* oro ncanna t 
£' cchesta na materia ben gagliarda t 
Che serve a ccierte viecchie de Sosanna ; 
Ca se be la chiommera hanno leiarda » 
Manco vonno opprà la Meza^canaà,^ 
Li quale pe pparere fegliiilille 9 
Co cchesio fanno nigre ]i capìlle • 

Xegna pe fò Galesse, e Ccarrozzine 
. Mce nn« so le mmigliàra., e mmigliarate $ 
Otra ca nne so cchiene le ssentine , 
Kfi a mmille canne già nne so sbarcate; 
Nce so gran sarvaguardie pozine , . # 
£ ttutte co le iBrme « e ssegellate , 
£ de quatierne janch^ li sportune» 
Pe (k decrete , e graduaziune . 

Kce so seie Vote mille » e cchiù brachieirie s 
Che raggio vist^ip propio contare, 
Che se be so de fierro , so Ueggiere f 
£ ise vennirno primma de sbarcare ; 
lo che bedde accattarne a Ccavaliere* 
À Mmìedeae , a Ddotture » « a gente rare, 
£ pperchè cosa bona fivme penzaje. 
Puro n' auto pe mmef rome n accittaje. 
^ De 



• DE L* ARBASCIA. sf 

De cierte cchelle na gran quametate, fte. 
De cchiù fforme nce songo» e de cchiù scior- 
Quale so ssaue , e cquale so ssecc ate » 
Parte nne so derifte^ e pparte storte « 
Cierte so nnere 9 e ccierte so nnaurate » 
Cierte so Ilonghe longhe ,e ccierte corte ; 
Le cquale tutte serveno pe ffare 
Maneche de conielle « e ccalamare • 

De cchiù mm'è stato ditro c'ha tre mmiset 
Che se va muortio co ste mtnercatme 9 
Pe tterre , pe ccetate ^ e pe ppaise , 
Pe le smautire , e (Fare cortesie, 
Ma non ne' è chi nce spenna tre ttornise » 
Ca non ne vonno de ste guittarie ; 
Hanno ccà dato fanno 1 perchè ssanno , 
Ca nfra no juoino , o duie le smautarranno. 
perchè sti luoche cca songo abetaie 
Da gente troppo vane j e ccuriose » 

. Ch' ammice sulo so de yanetate, 
£ ca so ( verbo razia ) sfarzose 9 
Perchè se vìve co gran lebertate, 
£ mm^ha ditto de cchiù tant' aute cose^ 
Ma perchè saccio ca ve dò ddesgusto; 
Sto zitto 9 ma gran cose sa sto l^sto • 

Nò cchiù ca rutto mm* aie lo cellevrieliò r 
\A ìà Spione disse IP Onestate ; 
Te cride fuorze stai^ a lo Vordiello , 
Che mme parie co ttanta lebertate; 
Dimme , che gente porta sto Vasciellof' 
De che connezione 9 e cqualetate ; 
Cbillo Uà pe gran scuorno app' a mihorire, 
Po pigliale «ciato > e rretornatte a ddire . 
B a Fcm-* 



38 LO V A se I E L LP 

Fammene nce so schiave janphe « .e nnete i 
£ oleyastre , e dd' ogne cqualetatc ; 
Schiave de le mmedeseme maner^ 
Mascole « d* ogne forma , e d* ogn etate ; 
Chi so de bone > e echi de brutte cere » 
Venute pe fa razze sconzertiue^ 
Ngnora non nce mancava anta jenimmji t 
Che sta razza de Turchese dde canìmma* 

De dicere porzì mme sia conciesso y 
Ca porta nfenetà de Passaggiere > 
Ma no perrò de 11' uno y e 11 auto siessd 9 
Tutte de luoche strane 9 e fforastiere : 
Io non sappenno , che mm' era socciesso* 
Demmanaie curiuso de sapere 9 
Chi so st' ageiife ? vonno cca sbarcare ? 
Vorria sape» che sso benute a fFare? 

Quanto mme ntese dare a battaglione > 
Da mille vuce na resposta- sola » ^ 

E sse ^uza non è la penione 9 
Mme parze nfrocecat' ogne pparola ; 
Ma mme disse a 11' aurecchie no vespone i 
Ca chiste so benute a mmette scola » 
L* uommene no perrò de mbroglie « e zelle^ 
Le ffemmene pe fia nuove vordieile . 

E ccopierte de pelle de Liune , 

Ne è na gran quantetate d'anemale» 

Cìuccie , Scigne , e pporzl Gatte- maìmurief 

Che Vuommcne pareano natorale . 

Asce pure > Còcule , e Spartegliune i 

Co belle penne ,.ma uou natorale» 

A li quale accostatome vecmo^ 

Chi ntese parla tosco > e echi latino* 

Fem- 



DE L' ARBASCtA»; a» 

Femmene tutte so ii marenare* 
£ n' cyumo siilo porta lo temmane t 
Quale se fa da cheile commannarct 
£ sta eomm'a no pteuo de macchioM i 
A ddove yonno lo fìinno votare» 
£ stace co na gran soggezzione , 
Perchè j se penza de se freccecare , 
L' accoro menzano tutte a ngioriare > 
Io de sapere cbisto gnefecato » 
N' avea no desederio nfenuo^ 
£ da chi mme Ta-Vesse dechiarato. 
Tagliare m* avverria fatto no dito ; 
Una^ de cheile, e comme si scfaurato , 
'Mme 'disse 9 te lev* io mo.st' appetito* 
Si Scappa nera , e non saie stroliocare 
Chèlto 9 che boJe chesto gnefecare « 
Chili' OHimo Ha j che pporta lo temmone » 
% cche se fa da tutte coromannare y 
Era capò de nuie 9 mo ne' k guarzone t 
Percb'è no guitto , e non ae fa itemare: 
Chisto vògnefecà cheile pperzone» 
Che l# mmogliere non sanno addoniinare> 
£ sse fanno portare pe K nase « 
Da ste trafane fèmroene marvase. 
yoze de ccWù sapere la Patrona , 

Quale V dov'era j e comme se chiammava) 
£ssa respose t e dìssem^ aie raggione^ 
Ditto te raverria« se ace penza va; 
V) cbella Uà becino a lo temmone » 
Che stace a mmano a mmano co na schiava; 
La cchiù masarda, che ccà ddinto sia , 
Ya spallaUi e aie chiamma iiruiitaria* 



jo. t.O VASCIB/LLO 

La Capetania pb de lo Vasciello , 

Mme mostaie , che ppareva na sproreta i 
£ ghiea vestuta co no souaniello , 
Dove na coda longa longa ne' era t 
Parer essere nat' a lo YordieUo » 
Tanta squase faceva la trammera) 
Chesta pe cquanto ntenno da eh' è nnatst 
Se le mettette nomme la Sfacciata • 

Cheila , che ppare Galera sparmata , ; 

Che non ave na stiua de vregogna i 
Vi ca va tutu quanta spettorata » 
E le zizze vessiche so de nzogna : 
Chesta se fa ehiammare la Ntosciata % 
Perchè nesciuno ne' èr che la ncotbgntf 
Chesta ccà de la vuscioP ha pensierer* 
Degna de stare mmiezo a lì quartiere • 

£ cchella Uà che pporta le ttrezzelle , 
Vìdela comme va tutta sforgiosa « 
E pporta la gonnella co T ascellt 9 
Non ha troppo capille 9 eh* è zellosa ; 

f Chesta se pò ehiammare una de cheltej 
Dicere lo borria t ma non è ccosa ; 
Chesta de lo Vasciello è Pommardera « 
E dda tutt'è echiammata la Trammera • 

Cheli' amai che ba tutta riccie, e mmiccie i 
£ sta tutta de ceraso nchiaccata > 
E li capille puro so a pposticeie ,' 
E la facete , che ppare nzolarcata ; 
Ha pe ttrezze a Io cuollo doie aauciccie» 
E na scalorcia 9 e ddiee « eh' è na Fata > 
Chesta de lo Vasciello è Ddespenzera 9 
E pe nnomm'è chiammau Vordeliera* * 

' VoN 



DE V arbascià; 3ì 

Votate 9 vide Uà chtUo Vecchione * 
Che porta U scioccag^e a ccampaoare i 
Non se trova a ccagoà <niaaco a ssapanoi 
£ bà trovanno de se mnifiretare 7 
Nfi mò ciuco iRarilea Io pascono 
N' a V* abbiate 9 e cchiù une va provare/ 
Chesca ccà de le bele auza la corda , 
Ed è lo nomme su io Donna Baiorda • 

Cbella» che sta seduta , chella grassa » 
Che de magra lo labro iene tinto » 
Pare legliola 9 e ssette cruce scassa , 
£ d' essere se crede Cuccopinto ; 
Porta de cchiiV lo manto a la smargiassai « 
insto commie se fosse panno CMOt 
Chest'ha pensiere de la VettovagKa ; 
£ sse cbiamma pe n^ommfe rAntecagIhr« 

Tanto pò mme mostaìe vecchie arrappate» 
Ch^ avev* ogn' una no presiento nmano^ , 
Chi pezzUIe^ chi Orietta 9 e chi velate « 
Chi quarGfher caima de velluto chiaiio t 
Chi aianeche d' argìento arragamace » 
Che flSinno na gran bista da lontano } 
Cheste ccà co ste ccose fiipno pesca 
Ite gruosse ttmne > e ddonaao ventresca <^ 

Se voleva sape quarch' auta cosa^ 
Mme s'oferene pronta t, e ppreparatat 
Femmena non vedd*io tant* amorosa» 
Né coM^ a ccbesta unto accreanzata » 
QuanBo parlava ateva ttmmorosa » 
€h' abbesuogno » che ssia bon* allevata ; 
Po mae di^te se noa aie « che ffarof 
Sientt A fila «e vuole strasecoiact • 

B 4 Ci 



32 t O V A S e I E L l Ó 

Ca pe te là rc$UL mmacavegliat^ , 
De me te voglio dkere qualcosa 
De la €€ffiueziotte ^ e dde lo stato 
A cche m' ha puQst» Fortuna moccosa ; 
Non saccio à ddì se fosse stella , o Fato ^ 
Che sta chianeta moie tenea nnascosa 9 
Ca. quando irnne credea d'esse Regina ^ 
So ddeventata mozza éf Cocina • 

Da che mme namaretaie ponteca sciorte i 
Appe, perchè p|gUaie no niascauzone 
Che boiea 9 che fTacesse fusa storte « 
Pe sforgiare « e ngorfire^'^lo guittone ; 
Po la ètica le sapev' a forte , ^ 
Mme vast' a ddì , A' era no mbreiacone; 
De cchiù mine tormentavate n'avea scuorna» 
Ca voleva da me tanto lo )uorno . 

Io » che non era nata a ttale sciorte 9 
Otra ca so de buono patentato « 
Cchiù priesto m' averria fatto dà morte # 
Che commettere simmele peccato ; 
Vo juorno gredaie tanto forte forte « 
Che tutto nce corrìe lo vecenato , 
t mmcnt' iss0^ facea io cuoUo stuorto ♦ 
)4me ddecevano tutte* aie tuorto^ aie tuorlo» 
Figlia n essere tanto mpertenente , 
Ol^edisce a mmarjteto , sta zitto ^ 
Ca buon^eie rammico* e I9 parente 9 
Ma meglio è lo marito «. se bè è guitto $ 
Singhele.a.cquaMo vole obbediente^. 
• Ch'iajd ogne Jlibro lo ttrovarraje sfitto 1 
Ca chella Uà chiapaiare se ^,Qmk\ 
Che nae^ciutto la tenta » uk ^' atiasta . . 

. "^ • Ma*» 



DE V Aft^ASCIA: 1^ 

Maricei' è no povero compagno , 

La casa è ilopt 9 e no^scompóiee najef 
Facemie tión nce so, iionf nc'è guadagno^ 
E d' ogne ttenpo cresceBo li guajè ; 
Tu manco «i dde ^hhtmmo , né de stagnOf 
Ma ea tu strille , e n' accìde t che ffa je , 
Co b Vacai, Io Voie penò sta wiito 9 
Che la irfbgtiere aiuta Io marno» ' 
Io pe no* stare a ttanta compromisse 9 
E «co ccheste competere, e ccocehette; 
£ pe Hevare sti dtcome , e ddisse # 
Co sse dessonoraie femmenelle, 
Perch* errt# stì tahiorne troppo spissé> 
^Che sborà mme fiiceano le IMelIe , 
E ppe chifirire a cchtllo tradetore, 
Me tt' alleppaie de nottua le cmc* ore. 
Tre ghiuorne sane , ed atita tante notte , 
So gbiuta spetta pe Imosche , e mmontagne^ 
Senza magna veranne , crude , o cotte » \ 
Pascepnome de nitce, e dde castagne» 
Dormenno pe le ttane, e pe le grotte^ 
Sola , perdvè non Toie maie oompagae » 
Po ^n^mto a la mprovìsa Ha matina 
Me ìfovaìe beHo nnante a na marina « 
Dove a tttempo passanno sto Vatciello > 
Lo quale da lontano mm^abbestaje , 
Ntetra prètsto mannaie lo sghcflFctìdlo ♦ 
Ed a mme , che stea sola , nne «ampaje p 
Mo comme vide stongo a sto greciello, 
Aimmè ,, che non nce fosse nata maje , 
Ci a* ant»o vorrìa ^à nmano de Mdrd t 
CE5 co su mala rana pe ddoie or^ . 

B s Con- 



j4' I-O V ASCI Eil^O 

Concruse ^ e ddis$e famme a Iq remornd 
Piacere 9 ptrta priesto «ta mmasciata 
All'Onestà « che benga nnante ' iuorna 
Graie « ca se no 9 nne moro desperjata ; 
Ca sto €0 na vregogna %t ccq no scuorsOf 
Che mme contentarria n* essere, nata» 
E ddapò , se sta prattec* assale durav 
Me porrla fa muta tuorze natura. 
!E cchesta de* preiseniia « e iSacce bella 9 
£ mine pare eh* assaie v' arresemeglia % 
}anca comme la neve ha la gonnella ; 
£ sse parla , non aiiza male le ccìgUa ; 
Vecchia non è, »è mmanco è gioven^lla, 
Nne ssaccio' se v' è' ssore , o se v* è ffiglU» 
E da che so a lo. Munno pare so)e ». 
Auuo no n* aggio viste de vaie doje • 
De verde aruta stace ngiorlannata^ 
£.mpietto ha na collana d'oro fino« 
La faccìe comm* a buie tene velata • 
£ Qo làscio de lauro tene nzioo* 
Da tutte Castetpi vene chiamtnata « 
E, le sta reote no bello Armellino « 
Dove ne* è no caniello a llettre chiare t , 
Voglio primma morì 9 che mm' allordare • 
Sentenno tantìo chesto ir Onestate* 
Se mese mano n&ccie^ e a li captile « 
E pe ddoglia coli" nocchie strev^laie » 
Dexe pe nfì a Io Cielo ciento strille ; 
Comme soleno fa le speretate j 
Cossi chesta facea justo pe mmille » 
Po co ffacce arraggiata , e brutta cera i' 
A spaporà sbottale de sta manera • 

Don- 



DE V Ambascia: jf 

Ztoncd la Castetà» la sore mia» 
A cchìste guaie^se trovai a stiM&angientef 
Ch*è ffatta Schiava de la Guittam, 
Né Io Munao de zzò se cura niente ; 
Patta chest' è na gran forfantaria 9 
Disse co rraggia stregarono li diente ^ I 
Chesto zoffrire no» porraggio maie 9 
Leberà la vogl' io da tanta guaje • 

Io saccio j eh' è na £Eeinmena onorata » 
H pò sta nmièzo a no cao^ Franzese^, 
Non perrò ca sta gente sbregognata « 
Non voglia , che noe stia n^nca no laese^ 
Perchè mori nne porrla despeeata^t 
£ mma«sema se sllarca a sto palese» 
Mistte I* ascelle 9 e schitta co no vuolo ; 
Nne a' attemo a^revaie ncoppa a b muolOif 

Ih* Uà se shauzà ntoppst to Vasciello t . . ^ 
E QCo na Maestà nmiezo se sede ; ^ 
La Capetaoia a pprimm» vista aucfellò^ ^ 
Grefonet che bolatp sk se crede;. . 
Ma chetla , o gente degim de vordlielIo^V ' 
Le disse» che ssia itipisa chi ve orede-y ! 
A buie chi data v'^ha su potestate >» . 
Gomme schiava tene la Gastetate ? - ) 

Vuie non sapite bikmo , e* mmr^ è . ssofe r 
E lY una senta li** aula non pò staf e * 
Addov'è "^priesta* ven^a in4 cea ffbrrt 
Se tioi» ca tutte ve faccio frustare^ > . 
Cheli a Ha co^ fon;gi>gn:it , e ca. irrossore^ I 
Gh' abbascio stea « la fecero chiaimnftre > 
NsagHre V Onestà fa sore vede , 
Ch'è ess%^> e ca n'è essa psnzaie ccrede* 
B é Ma, 



5^ ..LO V àS CI E LfcK) 

Ma pò , che edento vote F ha squatràt» y 
E ilev^tp Io vélo ch'avM nfaccia,. 
Se be ca stea no poco maltrattata t 
La canoscette « e ccorrenno :V abbraccia $ 

. Sore mia cara , quanto i' amat' amata t 
Gomme de te sta gente fé venaccia > 
E sse deiero nziemme cchiù de mUte 
Abbraeciamiente ,*% base a {^pzieobille » 

Gomme quanna na mamma, poverella ^ 
Che pperduto ^a lo figlio p^ccèrillo t^ - 
E mmaie non.ha potuto^ av^ novelh^ 
Ma dapò no gran tiempo v&de chi[)o » 
De contentèsza s enchie la bodi^lla , 
£ p' allegrezza sauta coinm^a grillo, 
Simtùel'è ffuor^e fuorie cchIù de chesli.» 
Nfira UoHo doie Ricetterò ;gran festa* 

Va Y la forca t' appicca , s4Ìauratone 9 
Disse a lo temmonieroi che stea ziitdi!^ 
Piezzo.de catajpieiaOf manun^one* 
Abbesofna y che. ssiagl^iie no gran guitto ; 
Xassa priesto te dico sso temmonei 
£ ppo sta vota mzów te sia ditto r .- 
Ca chi V'O fa st'aiE^io , beso^na, ' * ' 
Che ommo ^ « non quarche piscia Ko^a« 

Vo se rotaie comme cana fegUata t 
Nmierzo |a Capetania« e la. Patrona^ 
Decenno , gente mala addottreitata » 
£ be st'ausanza a buie ve pare bona? 
£ mmente le £icea uà tigiuriiRa, 
R^sponnettero chelle t^ sona , sona » 
Attennitev' a ftt li fatte vuosfó « 
Ch' accessi boono U morite nuoiie • 

Seti- 



DE L* AUBASCIA. 37 

Scazza! chesto de ccbiù? naie simmo fritte 9 
Disse tanno la povef^ Onestate « 
E bè 1 s^ig^hesto simmo )ate a nimitte. 
Se votaie nfacce de la Castetate'; 
Addonca K marite so li guitten 
Quale k danno canzo., e llebertace » 
S' è cofsì non servimmo pe na tacca > 
Mente lo Toro £1 che bo la Vacca . 

Cchift gvìtte le jchìammaie , cchiù ffetenzose» 
Ccbiù ciantelle, thìft tracckie, cbìà sciaurate» 
Cenili miiesire de JJatum schefeniose» 
Arpie , tahiornè 9 e fTaccie uzoUrctte; 
E tant^.^He pavqle ttgioripse# 
Ch* a ddirle è na vregogna nzaMlate t - ' 
Ma steano chelle fflirte de Nfierno, 
Co na Accie cchiù ttosta de pepiemo» 

£ sequetaie, ftiimene sema Nnore « 
No sperate vedercce ccbiù nlmaj^e » 
Che ve pozza jngHare V^tecore 
A 6iue, e a ediesie ffafcie'vierdegaje> 
E pe la itine pigHauéo la Sor^« 
Kdelo co cchfHa Uà se nne volajèf 
Donca ptrzò «o ve niaravegliate , 
Se non nc^ife Ccastetù , matteo Onestate^ 

Ora taiiDo vediste nzanetate 
'No conciirzo de femmene nfenite t 
D* ogne eoimezioQt , e ctjualetate , 
Zompafino allegra mente pronte % % ardite} 
^dole, zite, ma ccbiù tiunaretate» 
Ncompagnia èe K ffoprie «larite * 
E ttanto iuie lo puopolo 9 cbe ne' era> 
Che mon p^mé mercato j aa n^ fera. 

Com- 



j« LO VA S e I E LL.O 

Ciomme fosse compano n' Alifatue t - 
O quarche Soie marino co h scellcr 
Tal' era la conciirzo^ e tal' e ttfmte 
£rno li strilletorie i e li grecielie ; 
Lioco vedistr a mmucchro il contante 
Sborzà da gentil bone 9 ^e genureiie > 
Che ppe cquanto canòscere potette» 
Tutte quante a m-mesura erno.sogette*. 

Ogn' Artesciano porta lar mogUere 
Co li zecchine pe le cconeentare » 
E eco cheste veuettera le schere 
De Casedduoglie , e òde Cetrangolare n 
I^ogliere de Chianchiere 9 e P^as|^ccete ^^ 
E ramoglèwe porzì de Tavcrnare^ 
De sbirrc , Gabellote , e dde Speìunr » 
ET aflfiuture decotte abbuonoecchiuoe •: 

Lia bediste mogliere de Oottur^» 
Dfe Speliate , Miedece , e Knotare » 
De Cappenere, e de ProculaMire 9 *. 
Cchiè) che tion oce so ppisce: dinto Afere; 
£ gra mmoglieve de mreze segprre, 
Che spìsso spisso n' hanno* f^he nunagiurer 
£ de Scf eviene ^ e scotolatvc^rsille^ 
Cehàù che ne!» éongo aleccanipagneg^illi^ 
Kc' erano cchià de mmifle ncarrozzater =. 
£ cchiù seie vote dinto» le segeite.r 
Ma stevano cossi bon* attappate , 
Che liH^re chi erno non potette» . 
Ken mene p*rz« a mme de gra velate r 
E pe quanto. potie suJo scorgefie» . 
Che ssenza a«cl nfi Ha Fera portata -. 
Drafpe d'agne maneraf eiarfemata* ^ 

sie 



. DE V ARBASCIA. ■ j 
Se ve voglio contare a ppart\a pparte 
Le ffemm#ne chi erno, e de cbe sciorte 
Ncm ^starriano bdle sei de carte « 
E pò sarriaoo le ghiornaAe corte * 
Og^e mfoesiiere nzomma ne' era , ogn^art 
Chi corre a J&. marina , e chi a le pport 
£. mmagliere de chiss^^ li banche (eh 
Cchiù^be non noe so mosche pe le cchiar 
io puro ire co la Damma mja 
Forzato fiiie pe T accatta quarcosa» 
Ca sempe «me facon la percopia , 
Co ttmto ca n' è troppo r^gnolosa , 
Sémpe decemio : e che so cquarche arpii 
O <iuarchè mademmella péttoiosa? 
Vaifui'ali'uso mogliere de pezziente. 
Ed io .Aempe mme spiatolo 11 diente* 
Vecco ca so mmogliere de Scredano t 
Teccolo lo marito cappanerab-, 
Meglio pegliato avesse n' Artesciano i 
Ga sarria ntesa schitto co na cera ; 
A la fina non si q;uarche bellano. 
Io nce vogrire propio sta sera, 
lettema, e nzomma pe la contemart, 
L'accattaie quatto fusa, e ttre cocchia} 
Lo lotano che ffeoe pé la via , 
Lasso confederare a buie nzordte t 
Che cchìù peo Y averrite de la mìa t 
E i\?ò che bornio lare sopportate;^ 
Ole lo j^uorno mme ùl la notomia , 
Sempe a la casa so spate arrancate, 
E ddice ca so frigido , e ca so ppigro 
Mzomma cacato ne* ha lo cano nìgro . 



40 LO VASC DE L'ARBASCÌA 
Serva quanto s*è dditto pe nfi mmone ,' ' 
Pe passa tiempo , e pe turattenemiento i 
Pocca lo f uomo d'eie cierte ppertòne»^ 
Vonno palluat al^bottate de viento , 
S*a no trascurzo non ne* è nmenzìone* 
Pierde co H" uoglio losuonnD , e lo 9tientO( 
Nzomma nce yotìi^ de boscie mmescatc 
No sacco, pe no pò. de Veretate . * 
Ora venimmo a nouie , lassammo stare» 
Su pallutifi , e ste ffavote 4^ banna , 
£ ghiammo attiiorno^e se >o -trovare t 
Se ne* è quarcuno e* ha la Mezacanna ; 
Ma sento Eaterpe mia forte strellare* 
Che ddice zitto , appilate ^sa canna > 
Piglia la penna n'amra vota, e scfaitt^* 
$ta nceHevnelloy e scrive mò ch'*addiiUK 



PAR- 



P A R M O i 

TRASCURZO TRA MASILLOi 
E TlTTAc 

/^Uanno creo 4e mme fa I» fkto mio » 

^^ £ dde star* no poco arreposato» 
vecco me vene a fa lo percopio 
CheUa , che già cchiù boto m'ha fmiciato; 
Che«|* è \^ reto vota , e tse cchiù io 
Kce ncappo ^ che pqrz' essere squartalo % 
Ga^pierzn aggio Io suóono f e mme so strutta 
D* uoglio , d' angrest^ , e cc^ setìza frutttt^ 

E dft cciiiiVvò che ccanta ciert&ceose, 
Ch' a la l|rnau d^ oie^ no» songo all' usoj 
Ca ^ PF^jpfltte , se bè toriose 9 
De muodo r <he mme veo itttto ctnfusoi 
Sao^ porzl cu s^ IFastediiose , 
Ca burla quanto vuoie co lo zeUusOt 
Nò le leva la coppola 4a capa» 
Se non vuoie che le saglia lo senapo« 

Ma io k> quale a Nnapole so nnato » 
£ non $ò de Jogliano , né d' Averza 9 
£ pò ms^nco so ssurdo ^ né ccecato t 
Ca so de carne » e d' ossa « e non de cerzà» 
Ha no gran riempa» che stongo abbottato» 
Ca v^o le ccose ire a ia reverza > 
£ pperctìè chino » chino sto nfi ncanna % 
So sforzato canta sta Meza^canna . 

Ogn- 



411 I> A R M O 

Ojgtmn^avt na scopa pe scopare t 
^£ ttenere4a casa bolla 9 e nnettat 
E de no schiecco pe se noe mmerare , 
Casa non nc'è^ che non se nne deletta; 
Ka Meza-canna pe se mesorare 
No la truove , puoie correre a staffetta 7 
.Non se ved' auto , che;bag|;ianarra > 
Tutta nforrata de pezzentana. 
Wlas* Vorrta sapere che deiaschenc' a^e ; 
Dimme che t* è. socciesso Valentino ? 
Che co ssa lengua n»n abbiente ma )e » 
Ca pare taccariello de Molino ; 
Predeca quanto^ viioie , ca nknse fa|e « 
Se bè tuocche lo blyo> e:pphche ncUno; 
Oie io Mundio non vo correzzione , . 
>Ca vò camimre ognuno a battaglione 9 
yìt, O chià^ e b) si venuto sì dde ponta» 
Trovate chiuso , e ba pierdej# accumo j 
Siedete , di c^uarc^sa > parla^Rnta « 
£iKe '<|uarcbunQÉ che* se sem? puntai 
Nce la voglio^ Io rUotole sta |onta % 
Be eh* avimmo da ia « se' è quarch' assume^ 
Dessete fiaerze mpaccio sto pparlare» 
O si benuto cca pe econtrastare ì 
Mas- Titta mio » dice buono quanto dice ^ 
Ma de na cosa suJo mme despiace , 
Ca te faie no magliaro de nnemmice» 
Donca chi te nce métte* statte mpacet 
♦ Tu non saie cbilb mimo, quale dice: 
Lassa to Munnò comme triK>ve 1 e ttace 9 
Ca chi oie dire vo la veretate^ 
Se penia à^ ik boono^ è dà atoccaie» 

De 



. P R I W» M Q. 4^^ 

De cclim pe te, J% 4ì , pare che ttàcci^ \ 
De la Patria stessa lo defiecto * 
Ferrò che nne vuoie fare de sti mpzccìci 
Fuorze truove paiese , che ^ia nietto ; .^ 
O quanta peo de ccà , Titta * acciò saceif 
Campano a battaglione « a guffo>.a ghietto. 
Donca , che nne vuoie fa de ste ccoate$f « 
Mente tutto lo Manno i no paiese • 
Tit. Masillo , o no mme mienne^ o non vuoi€? 
£ ppuro ti ttenuto da Patrizio , ( menneie» 
Ca devarrisse ad astemo comprennere 9 
pocca 8Ì biecchio « e chino de )odizio {• ^ 
, Chest« non è cacciare 9 ma reprennere 
Le gente 9 azzÒ^'che lassano lo vizio « • 
Ed azzò vìva c^nuno ipregolato» 
Comm' a le ffiirze e' h%, co»nii' a Io etato^ 
Né pe Nnapóleume parlo achitto , ^ 
Ca parlo ngennerale a echi mme menno 9 
E sto poem«m miq stampsQOi o scritto .^ 
Saccfo ca pe la Talia le stenne ; ^ 
Ma^ikl, o vay attenne 1 o ^iiaite zitto» 
Ca sto sparlare mio nescumo afl^nne # 
Ogn'uQo ie)l^ piglia compia vole» 
Nfrutto, ci» iso stoccate le pparelef 
Manco Napoìe è cchià chillo qual' era # 
No tiempo tutto de Napoleunet 
Perchè mo ^evcntat' è na galera , 
Ad(bire songo cchiù liengtiaggie strane $ 
Mo^pole età chino de manera 
^6 gente forastere ^ e dde paiesatie « 
Le quak rrazie a guisa de conigHe* .. 
I^ce hanno fatte le iradeche » • ìhtS^lh^ 

£ pt 



4 P A U M O ' 

pe le dì j mme patre de vedere ^ 
Che PArca et Noè sia ^vemitiif 
Addovea mmucchto> a i^egliarate, a schiere» 
Gran quantetà^de vesiie ne* è ritrata ; • ' 
Se chesto vuoic nega si na sommie^e ^ 
Tu vaie cercanno ave na srepolata , 
Ca m' aie trovata proprio de vena , 
St* a bedè 9 ca rarrimmo quarche scena . 
:a nce so Tturche 1 More « ed -Arbanise 
Cca Griece 1 cca Todisce 9 e Otramontane^ 
Cca tanta pesciavine de Frahziset 
Cca nce songo porzì tanta Romane > 
Cca nce songo de ccfaià gran Toseanist, 
Cca megUarate de Ceceliàne t 
Dove so cchiù llenguaggie , e cchiù ffavelfe^ 
Che non é'erno a la Torra de. Babelle * 
mpe li tale 9 e cquale azzettovate 9 

8 naie cca stanno pe ffa cose bone? 
è co li triste maie vanno mmescatet 
Ca non so tutte soccie le pperzone> 
Perchè de buone n aggio prattecate r 
Do tutte quante cheste nnazione ; 
Ma lassammo da banna sto talu(»rno 
uà ée chiste parlammo n'amo juorno* 
ts. E pò se la menesta esce vrodosa » 
Hce perdarraie Io tiempo co la spesa ^ 
\ffh se la nnevine è na gran cosa 9 
Vlperrò ntienneme a mme, lassa sta mpr^ia; 
La Mez^-'canna a tutte è stommacosa > 
i^erchè non è da tutte bona mesa 9 
Libero nasce ognuno 9 ed è ppatroae 
>é' (kxé niò che bò la pedone . 



P R l M M Ò- 4S 

Ti/. O sìt vrodos^ ^ o fi^ipeta , o salala « 
O sia cotta » o sia en|ija , o troppo sfattàf 
O sia Qiolleechlki , o comm' a di scaudata , 
Mtne la màgn' io , met^io me T aggio fatUr 
Io pe mme ssulo taggi)^ cocenata, 
£ a echi qo le piace » tl^e se schiatta; 
Nne pe Poeta penzo dp passate i 
Ma sp^puro accossì pe non crepare • 

Mas. Parla mroacaro quarche po' à! Ammorti 
Di de Copillo , e Bcnnere quarcosa 9 
O de Narciso deventato scìord, 
eh' aquestarraie na famma groliosa ; 
O'z romacaro lauda no Seenore» 
Ca fuoife^n'aie faore, o n aie quarcosi» 
Ca co ssa chelia de la Meza-canna « 
Affé non truove. chi te sputa ncanna • 

T?/. Io non sacciò che dice 1 mm' ale ;prusciatO^ 
Chi te tocca, che btuocìole Manilio, 
Pe te dire' lo vero, m'aìe mmuinato, 
Co Nnarciso , co Bennere , e Ccopillo 7 
Ora mo si , mo si ca ^o. arrecato 1 
Levamette d^ nante , se jao strillp , 
Io non aggio abbesuogtio de Totorei 
S'autro non àie chf. nare » sticchia foreT 

Che Ccopillo , che Bennere , che Àmmore ie 
Ne 980 Narciso canoscette maje, 
Che famma groliosa « the'Ssegnore« 
Vorria sape MasiHo viene", o v^fet 
Io non aggio a^besuogno de favore « 
Ca non stongo'mpresonei o passo jiuaidf 
E sse campjMsa cientomilia anne« 
Sempf so fé pailà d« Meze- canne $ 



4« f A II M 

ilas. Io saccio e aie leggiuto,e ppAttecató» 

^ Gran tiempo pe lo munno, e ddime aie liettOt 
O visto 9 o miso 9 e nguaggio no docate ^ 
Poeta n che s* è puosto ntale appiietto » 
Che maie mpacciD de nullo s na peglìatOi 
Vèr de scoprire a nniiHo lo dtfietto « 
Ma d' Amihore ^ de Guerre n e dm Pazzie f 
De Favole, Pallune, e Ffantàsie. 

liV. Donca dicere favole, e ppall une. 
Te mmagenet che siano cose bone. 
Ed abbotta de vienio le pperzune y 
Te pafé che'sia cosa de ragióne; 
Pe mme non fanno l' adolazione ' 
&c mme ftcisse devemà Barone , 
Né manco saccio fa Io CortescianOf 
Che ttaglio faccie ^ é pò va'so le mmatidfì 

Caglia 1 sta zitto, non parlare a ghietto, 
Be se conosce ca nTaie stodiaco « (lietco, 
Tanto aviss uocchie v tu , quant' aie maie 
Chiù de Iq ^edectno « o lo Donato ; 
Che te se spezza ir' arco de lo pietto , 
Quale scola ^ chi masto t'ha mparato? 
Che li fatte non saiei non saie le ccose 
Serate da perzune vertulose. 
Aggio leggiuto a storie llommane 

Auto che non dic'io de cchiù'terrore i 
Ch' a chi le ssente pararranno vane, 
Ca so de ibaraviglia , e de stopore ; 

JChc licet' era a ccettatine 9 e strane 

*" A lo Triunfb de no Mperatore , 
Dicere a cchillo Uà da pietto a ppiettd 1 
Lo costumino 1 eh' aveva > e Io defletto • 

Ac- 



P H 1 M 11 O. 4t 

Accossì puro quannp se faceva 
Na Cuonzolo Rommano i o Dettatore f 
Lo quale 'n degnetate se metteva 
Pe ber tute , pe scienìia , o pe balore i 
Quaati^a lo Carro Trcionfale jeva ^ 
Le jeano reme cierce biutte More , 
Che tifi a lo Campeduglio ^ e pe le bit 
Ngiurie le deceano, e guittarie . 
Liegge no poco , e bidè che fo ditto 
A Rpompeo da Lellio Formi ano ) 
Che né a no portarobba^ né a no guitt#. 
Ditto se le i^arria forte i né cchiano ; 
A Baleno Ueggè t e ttruove scritto » 
Che se decette a lo Seracosano\ 
Senza paura , e con gran Itbertate 
Taano se potea di la vei'etate? 
Donca tanti* era liceto parlare 

Co fFranchezza ad ognuno , e Uebertate i 
£ pò chello eh' é ppeo , mpartecolare i 
E- fare a ccampo apierto le cchiazzatt; 
Nesciuno tanno se potea chesciare 9 
Tanno se potea di la veretate 9 
Io mo che pparlo pe ccorreztione » 
Ca dico la verdà , che bao Ripresone • 
Io so cca pe ppanrlare chiatto , e ttunno » 
Pocca la Musa mia cossi commanna 9 
£ se be stesse dinto a no perfunno^ 
Sempe so pe ccantà la Meza-canna ; 
£^ cchesta necessaria be a lo Munno « ' 
Chiavase chi non vò no chiappo ncanna» 
Pwchè secunno l'uso de ragione 
Deve ognuno «ampàf no a battaglione» 



4f f A » M 

Libero m'ha creato la Nati) 



Natura , 

Se be Yaualla da na Monatchia^ 
Che non te fa ie nullo ave paura t 
Qaanoo nnemico si de la boscia ; 
De chi dice lo vera ha sempe evira # 
Che$t'è la vem Protettrice mia, 
Viva h Vcretatc , e bìva ODIO , 
Viva CARLO Secunno lo Rrè mmio* 

Meglio % mmorire ^ e ddi la Veretate» 
Che campare tacenno « e stare nuilo % 
>£ pparlare con ogne lebertate , 
A echi dice lo vero ^ è cconceduto ; 
t)onca l uommeoe d' oie sarraono nate 
Pe mmagfiare % e pe bevere assoluto ? 
O sanca Veretà poco tiemmata f 
Malvista * no ntesa , e ddesprèzzata % 

Mas. Ora co ttico voglio contrastare, 
Ch*aie la capo cchiù ttcìsta de na preta, 
Veramente «*avev*auto, che ffare y 
Parla pe nfi che schiatte » chi te vett t 
Io so benuto cca pe tUvesare, 
^Che non faccie na cl^Ileta ^ che ffeta f 
. O no nce mmescà femmene allommanco% 
Ca cantarraie cchiù Uibero , e cchiù Arance 

Tu mme canusce , e asaie aa ao Dottore y 
£ ppozzo dà consurta a no Spelale # 
Ed ammico te so de vero core « 
Chello che ddico non Tacere a male. 
Perchè cchiù d'uiia farà grap rommorci 
Massema chi è no poco seniovale, 
E pò mnie vaie parlanno d' Onestate » 
£' ccbelle « ammiche 90 de lebertate • 

E pò 



E pò se n mante leggUrranno 
A le mmogliere lloro sie Sacennc f 
Mmagenaite tu chello • che iFarranno f 
Ca nc*è cchiù de na femmona, che nteanet 
O gran sconquasso t che soccédarrani.^t 
Quaono se sentarranno sie lleggenne t 
Massema dall' oneste 9 e accostomate « 
Quale, non vanoo ngeneraletate • 
T. La ntenzìone mia pura , e rreiale » 
Ama non è » che ddicere lo vero# 
£ de parlare sempe ngennerale% 
Co ccore schetto, lìbero, e ssencero^ 
Levammone penò le ttale t e cqnale 
Che non ne faccio nummerOf ma zerOf 
E Jevainmone puro le cqualesse , 
Se bè non saccio .ancora chi so cchesse. 
M. Subeto t* ammoinCf e che ccos'aje? 
£ cca parie cchiù ddoce, che te costa» 
Tu già si ommo 1 che trascurre* e ssaje ^ 
Scusate f e di ca no T aie ùtxio apposta; 
Co la docez^ non* se perde ma je 9 
O dì comme dicette U' Ariosta ; 
9) Passi «chi vuol tre catterò quattro sent» 
r. Leggere , o leggat e non ce dia credenza. 
"f* Pe te la di, mme pare de vedere 
Ca sL no belio ciuccio» e sì Dottore 9 
Amo non creo r che porraie sapere t 
Ca se fa notte a le binteqtiatt'ore: 
Fusse tu fuorze chillo Temmoniere 
De sto Vascielta venuto, da foré? 
O fuorze iQoglier' aie tanto vezUrfa 9 
Che se parte 9 te piglia co na farja? 
Valentina C ' M. le 



so . P A K' M 0\ 
M. Io non appe a lo munno male mogfiera? 
Nnante m' avaf ria fatto strangolare ^ 
Io pe mme naie non appe sta chimmera 
( Cdmm' a dicere mò ) de mme nzorare; 
Meglio accordato mmt sarria ngalera 9 
Pe mmekite campo no rimmo a bocare 
Ma pe ppiatate , e pe ccompassione 
Defenno de le femmene le bone* 
T. Le bone , se nce so 9 lasso da banna i 
Deiruoromene porzì dico lo stisso ; 
Fotta ! mme chiavarria na foca ncaina i 
Semp^ aggio da parla co lo promisso 9 
No nnommeno Vecienio» né Giovanna f 
Parlo comra moglierema, e mme stisso» 
Accorrete nient'auto? che te pare? 
Enee nuli' ama festa da guardare? 
JA. No nne sìa cchiù , no cbiù, non sia pe ddhtOt 
Scumpela , no cchiù mo, c*aggio abburlato^ 
Non te pegHà cchiù ccollera , sta zitto , 
Che d'è 1 che d'aie , che faggio mozzecato? 
Ca se puro parlasse co no guitto, 
Parlarrisse , mme creo , cchiù ben creato, 
• Canusce buono , e guarda le ppcrxone , 

Ca non so cquarche zanno ^ o coppolone* 
T. Vorria sapere chi te ne' ha chiammato » 
Che si benuto a fa sto percopio ;• 
Mo si ca veramente mm' aie frusciato , 
Se non te nne vaie tu ^ me nne vao io; 
Nfi a mmò t' aggio sopierchio rèspettato 
E se non si pe ghìre a biento mio, 
Otra ca quanto parie, parie nvano, 
Venarrimmo, chi sa 9 fuorze a le mmano. 

M. Non 



PERIMMO. sr 

M. Non le so contr' affé, Ddìo mme nne guarda 
S3 ccà pe «e , pe nne piglia le spaie , 

* Io te voglio aiutare a la gagliarda ^ 
£ se non pozzo cchià , metigo a ppretate^ 
Acciso sia de botta de pommarda 
Chi vole contradi la veretate , 

'Se te so contra cchìù so rio paputo , 

• Sequeta, dì che buoie, perch'io t* aiuto . 

£ ttanto cchiù ca parie d' Onestate , 
De Mezecanne , e ccose de prefìtto , 
E non pe ccierto C9 te 1 aie sonnate, 
Ca quanto dice , sta pe llegge scritto, 
Ca le ccose vonn'esse ammodarate, 
Nzomma Jostineiano isso l'ha ditto, 
rPerchè nfra chille antiche tre precette. 
Lo primmo ( Honeste vivere) nce mette» 

T. E quann' è cchesto , singhe benvenuto, 
Ca pare che mme faccie compagnia , 
E mme puoie porzl dare quarche ajuto, 
Ca spassammo la mala fantasia ; 
Saccio ca^ si Ddottore , e ssi ssaputo, 
£ te deliètte assaie de Poesia, 
E mment* io parlo , e ddìco veretate , 
Tu le cconferma co 1 autoretate . 

M. Cheste so , Titta , le bertute toje ^ 
E mme faie mille grazie pe ccierto , 
Ogn' uno face T azziune soje , 
Comm*a tte,che mme laude senza mierto^ 
Veramente a lo stato , che ssimm' oje , 
Pe te la dire bello a llibro apierto, 
ve ONESTA* da le femmen' è squagliata, 
La MESURÀ 4air uommen' è screa jata • 

<J a Don- 



5a > A R M O 

T Donca se nuU trascorrere volitnmo.* 
Lo capo de lo glioommero pegliammo 9 
Ca de sto muòdo no nce conionnimmo^ 
£ lo tieiT^po senz^ ozejo passammo^ 
Nule bello nquatto parme destenguìmmo 
Sia MEZACANNA, azzò no nce mbrogliamo. 
Ma sta sodo, sta forte, e sta co mroico, 
£ no mme contradì > se mme si ammico* 

Facimmo che lo primmo parmo sia 
De ste bezzarre femmene sparmate , 
Che co ttanta sfacciata guittaria , 
Hanno dato lo sfratto ali ONESTATE: 

. Lo Secunno de NNORE, arrasso sia . 
Lo tierzo qiiaPè bera NOBERTATE. 
Lo Quarto se la musa ne' assecura , 
De chi fa ccfaiù , che pò, senza MESURA. 

Perchè ncoppa ste quatto cose sehitto, 
Mme pare che lo Munno assale se-^nganna» 
Né scerne da lo stupito lo dderitto, 
Gomme T onesto vìvere commanna; 
Se sì de preta , manco può slè zitto > 
Donca perzò nce vò la Mezacanna , 
Servasenne chi vò , ccà no ne' è fForza , 
E biva^ chi vò vivere a la storza . 

M. Ora via pcommenzammo allegramente, 
Viva sempe a lo Munno la Verdate 9 
Perchè d* ogtf auta cosa è cchiù ppotente, 
E cchiarisce le ccose ammascàrate ^ 
Io 3e t'essere ammico so ccontente, 
Te voglio pe ccorapare» figlio, e ffrate * 
E pe te f? vedè.ca so eco ttico, 
Accommet^Vio de primmO) e accossi ddico* 

LJ'O- 



P R I M M O. 5J 

U' ONESTA' da P Antiche se pegneva 
Na femmena de muta gravetate « 
Vestuta nobelmente , e cche teneva 
LI' uocchie co bella grazia calate ; 
Li quale co la facete le copreva 
No velo , che le dea gran Ma)estate, 
Qual' asempio pìglianno amicamente » 
. Tant' usava ogne femmena prudente . 

T. Mo fìon se sa che ccps'è l' ONESTATE, 
No nc'è cchiù, non se trova, è ghiuta n Qielo 
Non se trova nfra zke , e mmaretate » 
N' hanno peno- le bedole lo zelo. 
Non vide auto , che ffemmene spallate f 
£ ghiuto a la colata chlllo velo, 
£ che ddica accossi nfrutto abbedognat 
Ca teneno pe Nnore la vregogna. 

Te mostano lo cuoilo n& a li rine. 
Tanto vanno scoperte co le spalle y 
£ pportano le trezze fatte a cerine t 
A^ tmnUoda comme vanno ti cavalle; 
£ mpietto co no paro de cosqine, 
(Comme so brutte* dammuorip dalle) 
Che bedénnole sulo è na vregogna , 
Ca dpie vessiche pareno'^de nzogna * 

Lo tteneno pe sfarzo^ e pe ggrannezza^ 
A^ la nnuda porta ehelle spallazze ,^ 
£ ssenteao gran gusto , e gran preiezza } 
De le ghire mostanno ppe le cchiazze ; 
Ora se mò vedesse sta sciocchezza , 
LV Onestà cierto le chiammarria pazze > 
£ mmano a Masto Giorgio le ddarria t 
Gi>% passim U facesse ogne ppazùa • 

c a w 



54 P A R M O 

Ed è puro lo vero , e n* è boscia ♦ 
Che se se va na femmena frostanno, - 
E ttenuto pe gran bregognaria , 
Perchè le spalle nnijde va mostanno ; ' 
E pò de sta sfacciata guittaria 
De le femmene noste, tanno, quannp 
Te raoèitano le spalle pe le strate , 
Non è ppeo che se fossero frostate? 

M. Né sent'auto^ che cchesto predecare 
Da ii predecature , atrasso sia » 
E p* ogne ppìzxo sento mmermorare » ^ 
Ca ste spalle scoperte è na resia ; 
Perrò corame lo ppoiia comportare 
Lo marito non trase nmente mia ^ 
Credere pozzo » che Ip sfortonato 
O e' aggia le bottelle , o sia cecato # 

T. Io no stopisco d? autro veramente > 
E so pe ccìerio c<»e troppo crude» 
Ch* a commeglià le ramano stanno attcntet 
Co gguante, e mmanechitte a cciento cudei 
De lo riesto se va scopertamente 
Co fiaccie , pietto , cuoUo, e spalle «nude» 
Co ttanta lebertà senza paura, . 
Dov'Onesta non <nc'è , non ne' è mmesura. 

M. Ma chello , che mme fa strasecolare > 
E bederc spallate certe hecchie , 
Ch' è na cosa da ridere , e ccrepare • ^ 
Ca nfaccie tutte so rappe ^ e bessecchie, 
Comme a le giovenelle vonno fare i 
E te vonno mostà chelle ppdlecchie , 
Co ttanta dtlegenxia ntonacate i 
Che bedè no le pponno li cecate. . 

Chi 



P R I M M O. Jf 

7. Chi te mosta no mierco , e chi ni mpolia»! 
E chi ne' ha quarche pizteco d'auci^llo» - 
Ciexte luceno justo comm'a ccolla* 
£d a chi scuopre tanto no scartiello. 
Corre ogn' uno a bedere » e nce fk folla ì 
£ cquanto vide fare no rotiellot 
E ddice ir uno all'auto tlenemente^ 
Parano justo spalle de Vatteme r 

Chi dice , tiente spalle de vaia&sa t 
Chi dice > chelta Uà te mosta t ossa , 
Chi dice,. cheli' è magra te ccheir è grassa^ 
Chi eh' è nnegra de camene chi ch'èrrossà» 
Nzomma chi n' ha che fiit cossi se spassa; 
Cierf uommene , che ccampano a ì^, grossa> 
Penò sia che se sia 9 danna a pparlare 
Pe nfl a li portarrobba» e mmonnezzare. 

Chest' è brenna , mperò crideme clertD 9 
eh' assale cchiù ppeo dicere aggio miso f 
Chi sìente parla nzifra^ e chi scopierta» 
Cose > che te £irrìeno essere mpiso ; 
Perrò venimmoncenne a' io sconzierto 
De chelle faccie ntonacate ^ auiso > 
Ca cierte senza termene 9. e mmesura 
Fanno scuorno « e bregogna a la Natura t 

Perch* avennole fatte la Natura 
Co^la faccie « e Io viso natorale » 
Esse co mmille sciorte de sozzura i 
Pigliano quase forma d* anèmale» 
Non pareno cchiù ffaccie,' ma petCUral 
Ma che dico pettura « tenta tale > 
Che se no sghizzo d'acqua i|c'è^hrettatat 
Scolare vedarrisst T argentata «^ 

C 4 ^ Jlsomr 



i6 P A R M Q 

jksomma se fanno tanta strcUéca.ic, 
Che se bè te 8Ò ammicei e ccanosciente 9 
Se pe ccaso le ncuntre pe le strate 9 
No le porraie canosccre pe nniente ; 
De nianera le &ide tr^^sformate , 
Co ccheHe faccie • ed nocchie strallocieoftCt 
Che se te comparessero de hotte » 
Vedarrisse Asmodeo , ed Astarotte . 

M. lo compatisco cìerte poverelle ♦ 

£ ccrirde a mnie^ ca nce nne so nfenitCf 
Che ffanno chesto pe pparè cchiù belle 9 
£d allegra li cuore a li mar ite , 
S* antro non hanno pe le ccellevrelle t 
Non so st' abbellemiente proiebite 9 
Massema chi ha marito alliccacennera 9 
Se sforza la mogliere parè^ Vennera . 

T. Masìllo mò mme pare t che te guaste 9 
No scire da li tiermene , st* assìesio ; 
Chéste so ttutte scuse , e ttutte nghiaste» 
£ ssò freddure , nce puoie fa no tiesto ; 

^ A eguale libro dì lo studiaste^ 
A che llegge, a che ttitolo,a che ttiesta» 
Sta ragione non serve , eh' è ncomposta 9 
Perchè ne' è ppronta prónta la resposta • 

Una cosa da te vorria sapere , 
Dechiaramella , e mme te dò pe vinto 9 
Qiiantf è, che lo marito ha da vedere 
La mogliere a la casa , fore , o dinco 9 
La femmena v che bella vò parere , 
A lo marito co lo viso tinto ♦ 
Lo (Faccia pò la casa , e no a la strata9 
Dove da tutte X uommen* è sqaatrata . 

Yaa 



\ 



PR I M M o: ir 

Va a donc' aparata pe la casa, 

Lia se faccia vede bella e ppompost, 
Ca lo Marito Uà i' abraccìa , e basa t 
E Uà le pò jettà quarche bentosa ; 
Parere bella nchiazta ^ chest' è rrasa t * 
Chest'èi Masillo, schiavina pelosa t 
A cchesto stiano attiente li marite ^ 
Perchè non vanno }uste li partite • 

M. Mot Titta, aie no cantaro de ragione ^ 
Sì è pe mmo non te pozro reprecaret 
AiemìUo quanno vuole no secouone * 
Ca mm* aie coihinto co argomiente chiara 
Sta vota ntanp aie ditto cose bone « 
Frate lo vero non se pò nnegare > 
Ca pe la casa vanno da vaiasse t 
£ ppe le cchiaiie fanno le smargiasse • 

T. E cquanno a lo bestire s' apparepchiancH 
S* allifTano , se nghiaccano te sanneiano t 
Se nzorfano , se ngeniano^se specchiano» 
S* abbasciano , se torceno , e se chieiano r 
Se radono , se spennano > e spellecchiano» 
S arrappano 9 se scergano , è. benteiano , 
Se grauano, spedocchiano , e sestreiiand^ 
Se tegneno, &* allisciano , e se ntrezzano* 

S*appontanOf se spontanot se cegneno» 
Se stirano, s'allentano, s'allaziano. 
Se secano , se schiattano , se stregneno f 
Se coseno , s' attillano , e scafazzano , 
S' arricciano , s' aparano , se pegneno » 
Se ny»roglÌ3no , se sbrogliano, e marazzan^t 
Se votano t se girano |, e n abbentaiia^ 
.Regnoleianov e mmai^ non se x^oiueatanb* 
C 5 So- 



$8 P A R M O 

Sosase nzomma quanto vo matino 
La festa quarse voglia Maddaintnessa^ 
Se bè vace a na Ghiesia vecinor 
Manco arriv'.a ssenti la reto messa; 
lo mine confedarria de i pe nfìno 
A Nnola appede i è pò da Mola a Ssessa 
Cchiù nnante ^ che na femmena de chestei 
S' apara, se sanneia ^ s* alliscia ^ e beste 9 

Ka Galera o na Nava dinto maro » 
De tanta chiove mate sarrà gtiarnuta,» 
Quanta spingo le ntuorno a Jo collaro 
Na femmen' averrà quann è bestuta « 
Nce nne vò fuorze fuorie no megliaro » 
£ nce vò na perzona , che 1 aiuta , 
£ quanno nò , io povero marito , 
Se pegliarrà st* assunto , e sto partito • 

Conzider^ tu mò , eh' asempio pigliano 
Le zzetelle > <c le iEglie , che 2iò bedena % 
Perchè \ una coli' aute se conzigliano , 
E a la Patrona, o Mamma niente cedeno, 
li vÌ£Ìe pe cchesto sempe sguigliano , 
Pe cchesto tutte a no scanniéllo sedeno. 
Gomme fa<;e la mamma, fa la figlia» 
Le zzetelie , € le ggente de famiglia . 

M. Nchesto cierto gran corpa hanno le mamdf 
Perchè lloro le mparono provocete , 
K le mmetteno mprieleco de sdamme 
-Nne che so de cinc'anne ,€ ssò sollecetaj 
Gran castico vorriano ste maddamme « 
,Che mparano a le ffiglie cose llece^*. 
E pò chello, ch'.è ppeotSto brutto ^buso, 
Maìe ccbiù se pò leva , ca devent* uso . 

T- Nzom- 



PRIMMO; 59 

T. Nzomma V onesto vivere è pperduto > 
Perchè dove $6 ttant' abbellemìente t * 
Pe rreparare ncevògra t'aiuto, 
Attiso so ssaiette assale pugniente ; 
Aggia ir uocchie » e sia 1* omo surdo, e muto» 
Ca nche le bede, o nche le ttene mente , 
Pecca s' autro noa potè , e n[ à boscia » 
A lo mmanco de mala fantasia. 

M- Trase pe Tuocchie Afàmore/e ba.a Io core» 
£ da lo core corre a le mmedoUa , 
£ da Uà co granu* impet* esce fore , 
£ dove tocca nchiaja , o fa na mpolla » 
Sta mpolla pò deventa dessonore. 
Che Sete assale cchiù d'aglio , o de cepolI«y 
Ed è ttanco lo fieco nzanetàte> 
Che ddura (uh mamma mia!) na ternetate. 

T. Punto , .e birgola ccà » passammo nnantef 
Lassammo sta ste storie % e echi ste cunte» 
Lo Cielo r allecorda tutte quante , 
Ca non fanno pe nnuie sti contrapuute } \ 
Trascorremmo no poco de li mante , 

' Miettece affietto, e bl quanno l'afFrunte^ 
Quann' è la festa che ssarrà pescraje » 
Ca se non aie male riso i ridarra je * 

A la potta de diece « ed a la guappa ^ 
Ogne fFemtnena mò porta li mante y 
Comm' a n ommo smargiasso , che la cappa 
Increto ietta, e l'arravoglia nnante; 
Chi se lo mette a mmuodo de gualdiappa^ 
Chi.comm'a panno cinto, e lo restante 
Vanno co li manticche , e K mantuccie , 
Che non saie se so scigne,e so martuccie. 
C 6 Ca 



6o, P A R M O 

Ca nne so scinte tanta quantetate^ 
Che le bidè porta nfi a le Cciantetle^ 
O* che bedole siano * o mmaretate 9 
Ca de para se crédano cchiù bólle t 
Io non saccio pe mmeichi l'ha nventate 
Tanta tricche-varlacche 9 e bagattelle 9 
La lebertà 1 ha fatte tutte franche 9 
Ch< ppareno moglie de Sagliemmanche . 

So cquase desperate li mercante 9 

Pe sti manticche 9 che sé so accacciate t 

Ca poco so y che pportano li mante 9 

Ca vonn i cchiù scoperte, e cchiù sciamprace; 

Crcdeno comparere cchiù galante 

Le ppoverelle , e rrestano ngannace 9 

Io pe mme so fForzato , e ddire ardiscoi 

Ca chesto è no vestire vajassisco • 

A ddaie sciorte de gente è cconceciuto 
Sto bestire a U guappa j e sconiertato » 
A mmogliere zoè de no papato , 
C'ha nom;ne de mmarico , ed è ccreat09 
E de ciert* ante j uh comme so storduto t 
Lo bolea dire 9 e mme nne. so scordato $ 
Lo cellevriello veramente rota 9 
Fi^orze mme Tallecordo n'ama vota* 

Meste de chi vive a Uebertate 9 
Che no stimano niente li marite9 

' Cbelle^ che hanno dove so chiammate , 
C hanno comm* a Mercante li partite i • 
Atzoè 9 cbelle femmene sfrenate 9 ^ 
Che stanno ncoppa l* ammorose vite t 
Chelle che ffanno nzÒ9 che bonno ilorot 
E Lo marito serre pe ddecofo • 

E se 



P R 1 M M O. Il 

£ se pure maie ne' è quarche pperzona t 
Azzoè quarche iFemmcna ^ che ir usa* 
Sarrà ffemmena fuorie. tanto bona > 
Che non vò i co le smargiasse ncrusa; 
O puro a lo marito no le sona* 
Che comm' a li' aute stia nvocca a la Musa 9 
Ca pure nce so gente arregolate, 
Ch* ammano quarche poco T Onestate* 
M. Lo non porta le flemmene li mante 9 
D' ogne manera , è comra Y ONESTATE; 
Emo > vorria sape , tanto pesante ? 
O le spiaceva de sta commogliate? 
Comm^ a le mmano portano li guante» 
£ le spalle, e la faccie scommegUate^ 
Cierto de 11' Onestà poco $e cura , 
Chi iion ha Mezacanna, e no ha MesurAi 
Li mante V accacciaieuo li Romane j 
Quale d*ogne bertù stettero chine t 
E pe st' ausanza V aute Taliane 
L'hanno contenuata nfi a la fine;^ 
E mò f potta de me ) certe baggiane 9 
Pe paté tutte quante Mait^cine 9 
L'hanno tanto nzavorio arrasso sia* 
Signo che d' Onestà non ce n' è ccria> 
Lo manto è bero signo d' Onestate ^ 
De modestia vera , e Ssanto Amore » 
Lo manto porta nsè la gravetate « 
Lo manto auto non è, che guarda-Nnoffi 
Lo manto è de gran pompa, e Mnaaiestatef 
Lo manto è de la femmena sbrannore 9 
Sia la femmena nfrutto brutta , o bella , 
Senza matuo è ghiommetua senza sella . 

L0 



tó P A R M O 

Lo manto , pe cconcrudere 9 e no muro ^ 
Che d' ogn' o0esa lo Nuore repara « 
£ lo mantelle jancp « nietto , e ppuro 
Da quarche sguardatura fuorze amara » 
Co lo manto ogne Ffemmena securo» 
^ Pò jocà , senza fare ncuntro , o zara $ 
Mperrò che copra la faccie besogna t 
D'auto muodo non serve 9 ch^è bregogaa» 
^. Chi non sa ca li tiempe antepassate > 
'Non poteano le ffemmene trasire 
Nchiesia co le faccie scommegliate t . 
Perchè non era cosa de zoffrire-; 
Da Gentile s'amava IV Onestate « 
Oh cosa veramente da stordire ! 
£ le ffemmene d' oie y poita de Juda ì 
«ia^rriatio » se potessero y a la nnuda^ 
E Ppoppea mogliere de- Nerone , 
Se bè eh' era na fcminena ssonesta > 
Se sforzava pare nfra T aute bonei 
Co la faccia coperta tutt^ onesta ; 
Scfiefà volea la mala peaeione > 
OH quanto gran jodizio eh' avea chesta jr 
Pocca co ttutto , eh' era senzoale , 
'Nchiazza parea na yergene Vestale. 
£ de Cajo Sorpiiio la mogliere « 
P^ascì uà. vota nch!azza senza manto 9 
Strezzata pe mmostà la xapellara, 
Fu da chillo pegUata nn' odio tanto , 
. Che maie no la volette cchiù bedere > 
Se bè cercale perduono^ co gran chianto; 
£(i oie chi pò mostare cchiù , che nimosta) * 
Vìistuperio » e bregogua all' età nnosta . 



P R I M M O- 6j 

P' ogne capo la femmen è fforzata 
De se coprì la facce co Io manto 9 
Això s' è bella ^ che non sia tentata t 
E de zzò se peccasse , e ddesse vanto» 
S* è brutta , azzò non fosse delleggiata f 
O fatta quarche smorfia da canto , 
Cossi bò lo deritto , e la ragiQne , 
Pe llevà ir una , e 11' auit' accasione • 
M. Addov* è soletario conceo , 
Zoe campagna fora la cetate , 
£ se va a spasso « tanno no lo nneoi 
Se le pò 'da sto pò de lebertate; 
Ma che sia d'Onestà cierio non creOi ." 
Ire cossi nzenziglio pe le strate « 
Ca x>tra è portatura de, bagiane , 
Po co na mazza pareno vammané. 
T. Ora veniramoncenne a lo besiire , 
Ca so ccose da scrivere, e nnotare^ 
Damme no pò d* aurecchie , st' a ssentirci 
S'aie voglia « sio Masillo 9 de gostare. 
So ccose veramente da stordire » 
E nc^ eje gran materia de parlare , . 
Perchè non sulo è ccontra IF Onestate , 
Ma mme pare che ssia n aseneiate . 
Ca non ne' è fFemmeflella , né mmaddamma> . 
O che siano de terze , o quarte sfere , ^ 
Che bestire non vogliano 4e lamma , 
O d' ante drappe de ttàM manere ; 
Pensano de Segnora al|pestà famma , 
E ccred^no.a la ^granue comparere » 
Ogn' una vole ntomma fa la scigna, 
£ chi nuto non pò se venne 9 e inpigna* 

Se 



tf 4 P A R M O 

Se vaie dinto na Ghiesia, o pe la via 9 
Cridcmc cierto ca nne rieste ammissOt 
£ te s'anneglia iruocchie « arrasso sia« 
Se tu nce tienemente troppo spisso , 
Scernere non porraie la. Segnoria 
Da la Ce velatale , e rrieste ammissOi 
Scernere nin porraie previta mia , 
Chi è Puopolo , chi è Prebbe , e chi se sia» 

Te crederraie mogliere de Scgnore , 
De quarche Precedente , o Conzegliere > 
O de qii arche Avocato de valore , 
E le faie llevereniia volentiere; 
O te penzarraie fuorze de fa nnore 
A na' moglie de quarche Ccavaliere 9 
E te truove levato lo cappiello 
A echi fuorze dà scola a lo vordìello . 

Non saie qual* è mmogliere d' Artesciano , 
Quale de Potecaro, o de 'Chianchiere, 
Quale de Masto-d'- atte , o de Screvano, 
Quale sia de Ministro ,0 Cavaliere ; 
Otra de lo besti , mpiettò , e a le mmano 
Nce so tutte 1* Arifece, e T Armiere., . 
E bidè compare da tetòlate, 
Gent'atta a le ccociiie, e a le ccolate. 

Chi vide compare con le belate, 
E chi de inille sciure va bestuta , 
Chi co iiJmaireche d' oro arragamate 4 
Oie na foggia. nMjicaccia, e ceraie se muta» 
Pareno justo '^^ali^ sparmate , 
O MEZACANNA mia dove si ghiuia? 
E pò 40 bonno fa-cierte pperzoneV 
CU* appena paga ponno lo pesone. 

Cier-* 



P R I M M O- 6$ 

Ciert'aute > che ffuor2* hanno cincò fi|1ie> 
Voftn* ì vestute comm' a le nnennelle » 
Chi porta co la coda le tfaudiglie» 
£ chi dereto co le mmanecelle. 
Se lu le brde te une mmaraviglie» 
Ca pe ccierto so ccose troppo belle $ . 
£ se lo cammenà vide » che famiOv 
Non camminano nò i vann'abballanno. 

yedarraie n Antecaglia , no Vecchione j^ 
Che cchiù anne avatrà de la Sebilla > 
£ ramettere se vole nguarnascione * 
£ se scerga, s'arrappa, moscia» e attilli^ 
D* essere crederrà la Dea Gionone» 
Ma nfatto è beramente n'auta Scilla» 
£ pò stente quann'esce pe ie strate • 
Li delliege , le smorfie > e le rresate # 

Massema s*ha marito. giovenieUo , 
O che luori'^ha manc*anne^ che u*ba cbellai 
£ fForzato sarrà io poverìelto , 
De irla accompagtiannò g barda ^ e a tisellti 
£ m massema se va co T abetiello 
De lamina , o de tnorcato la gonnella ^ 

. Massema s' è mmoghere d' Artesciano ^ • 
De Notaro To de povero Screvano . 

M. Ne pe ccbesto già nneo^che ssiano stato 
Sempe a lo munno pompe, sfuorgie^ e sfarzCt 
Ma erano le ccose ammoderate» 
£ mmanco comm' a m6 li tiempe scarzej 
Tanno meglio correvano le ntrate, 
E le: gente non sicvano tant' arte , 
E mmò co ttutto ca no ne' è ddenare ^ 
Veo eh* o|q' una a k nobile conspare . 

QuaOfj 



éS P A R M O 

T. Quanto vedeno fare a le Ssegnore ;. 
Se bè spngo de Sieggio , o Tetolate t 
Che qi^rch' osatila portano da fore , 
O i}a^rche nnove foggie hanno accacciate> 
Tanto fa na moglie de Servetorey 
O de ciert' Artesciane sconquassate ^ 
Tanto de Pennarulo >. a de Sere vano , 
E bà scorrenno pò d^ mano a mmanou 
Che perzò do arreddotte le JSsegnore % 
P^ essere da lo munno canosciutet 
Kon portare vestite de valore , 
.^Hk ddrappe d'oro« co sseta ntessute ; 
Me hanno cchìii bestute de colore, 
£ echi fuorxe V avea % se 1' ha bennate ^ 
Ma cierte drappe^ e fFoggie spagnolesche f 
Dove spenneno.pocO) e hanno fresche. 
Manco troppo cannacche^ e ccannacchelle» 
rMarico catene d' ora r né ccollane , 
Né mmanco scioccagliane » e tant* anelle ^ 
cPerch^ so ttutte cose de baggiane ; 
Portano pe scioccaglie ammennolelle ^ 
£ non ce vedarraje auto a le mmane 9 
Ch' anelle d' acciavaccio 9 o puro d' o$s( ^ 
O de cierte vreiille » e ppassa vosse 1 
M» Chello che lizet* eje a le Ssegnure\ 
Non è lizet* ali* autre , e ssia chi sia,- 
Ca nzò che ffanno chelle Uà V è Nnore i 
. .A le nnost' è bregogna, e gguittaria» 
Nfina fatta chi campa de sodore 
No le cònvene tanta veizaria % 
Po non è mmaraveglia se spapura 
Quarcima » e. ddice» ca non nc'è Mmesura. 
' T. E 



2P Rf M Mp4 ti, 

T. E; se ccà nce yenesse ta Regina ^ * 
Quale ncapo portasse la corona t ^ 
Fuorze non vedàrrisse ogne guaguina 
Ire . a pparaggio , comm' a la Patrona ', 
Vò de venta mesate ogne mappina t 
Perzò la MEZACANNA sarria bona. 
Ma perchè. non se trovai ogn*uno penw; 
Ch* a fFare niò che b^ nce sia despenza^ 
Se bè ca ne' hanno córpa ti marifet . . 
Che danno tanto canzo a le mmogUere ^ 
De le fa , corame vonno » U vestite , 
£ de dare ogne gusto a sse tttammere; . 
Perzò pigliano canzo , e so attrevite 9 
Perzò tanto verrute , ed aucellere , 
Pe cchesto nne soccede che sacc'io*^ 
Letigiia dinto ^ non parlo , lo ssà Ddioi^v 
M. Tutto prevene da la lebertate t 
£ cchesto è cchello>che moie tene affriupi 
E mme sento le bene mpostomate^ 
Pe na nepote vana ch'aggio schitio; 
£ cchesta tutta sfuorgie , e banetate ^ 
' ^ ttatta'lo marito da no guitto t 
Ca lo scurisso vede^ sente t e. ttacet 
£ ccbeilo 9 che commannVessa 9 se face* 
Ca tuie che ssa eh' è asciuta quarche nnov» 
Osauza de vestire 9 o de sforgiare 9* 
Priesto Io muodo 9 e la manera trova 9 
Che comra'a cchella se 1* aggia da fare;. 
Ca noù yò lo ii^arito ,":niente jova.9 
Lo fele.DCuprpo te le fa ccrepare 9 - i 
E ttanto lo mpapocchia » nfosca9 e cceca» 
Che de vestite h^ ocasa M Jodeca. 

T- U 



4h P A R Mi Ó 

T. Io puro no Compare aggio, lo'^quate 
Ha la mogliere tanto mperiosa , 
Che boi' e^sa cauzare li stevale , 
Voi' essa nfrutto vencere ogne ccosa *, 
Ma lo marito, pieno d* anomale , 
Pe ppaura chi sa dequarche ntosa, 
Vio che ppaHone chella dice, crede, 
£ cquanto le |>}act , te concedè. 

Essa d' ogne (Testino , e pperdonaaza , 
Sénme vede nne vò 1| quintassenza 9 
Non pe ddevozione , ma p* osanza , 

' £ de oàT nocchie a ll'am'ave a vertenza, 
Se novaìbggia nc>è, se nova osanza , 
Sempe ccà ncoppa studia , e ccà peiiza f 
Nchesto sta begelante/e stace a^tiento , 
Che no le face ave n^ora d'abbiento. 

£ ppuro mancomale se n' avesse 
Debbete a mmucchio , e fHglie peccerillè » 
O eh' avesse speranza , azza potesse 
Co lo tiempo chi sa , levaresille ; 
Ed ogn' anno nne paga lo nteresse i 
£ zetato è da chiste , e mmo da chiller 
£ mmò sta quasemente desperato ^ 
Ca chella v^ la veste de mbroccatOt 

Nfina fatta lì povere marite 
Hanno da le mmogliere le sdanghette, 
Pecche vanno attaccanno sempe lite , 
Ch* air Onestà non, vonno sta soggette ; 
Torcetora , e borpìne addove site 9 
Già che le Mezecahne so litradette ; 
Ma che buoie fa se rhailixo mpapocchìate, 
£ dda autdte fatte $ò ccreiate » ^ 

M.5'è 



M. S' è ppe cchesso npn dice la Meda ; 
Pocca mme n aMonaìjs^fuorie T auuiereì 
Perchè passannO' pe.lt Vecaria*^ 
M' affi^tte a pparià co no viàryiere ; 
Vidde n Artesciànessa pe la^Y^a , 
Che mmogUere paiea de Ca<yaiicre, 
Ma lo maritQ che 1' accompagnava 9 
Picizo de '&rc iJMolo non portava . 
£ ccomme eh' era lèsta «, vedde fare 
No rotiello de geiue nquantetate* 
E seni^tte cchià d*uno mormorare 9 
Che ttutte reme a mme s'erno accostale f 
Parea \ che se se^tessero crepare * 
Cchiù de mmidia creo, che de pìatacer 
Ma comme jea vestuta, xlamme fede 9 
Mtiso io Jà squatraie da capo a ppede« 
Le scarpe co le ssale de soatto , 
£ de seta ncarnata le ccauzette « 
Lo sottaniello a llamma a schiecco fatto i 
Che ntiempo mio maìe simmele vedette; 
. Fosse de terzaniello-, o de borattOi 
Lo guardapede, vede ^on potette* 
Ma non perrò pe cchello ppoporillo « 
Che pparea , ne* era d* oro lo pezzillo. 
Ntuorno a Io sottaniello siente , e ggosta > 
Ne' erano . se non sgarro , pe fTelera 
Sette rezziglie d*oro fatte apposta. 
Che mmaie vist* aggio de chelU manera^ 
Facevano no spanfio , e na mosta , 
Che pparea na ^cioruta Primmavera , 
Ma chesto è brenna, mperrò siente appriesso» 
Ca rieste cann' apierto > e mmuore ciesso 

AH 



^i^ F A' R M 

Air uso fié^ Sitior^nza su velata 

. Portava^, e ppiiro dT^óro^em guarnuta^ 
De tafFettà^gialhidtéca nforrina , 
£d era, cride a' mme « de gran vaiata t] 
Co na fnaceca d' uro arragamata , 
£ mitie creo €h« n* MCor' ^ra fornata ; 
E pò lo mante co ào peztellacco 9 
Ch'era chiù de no parino » e no varacco^ 

Che ghìettato tenea 4reto la schena , 
Perchè ncapo penava lo manticco, 
£ na mano porzì d' anella chieni , 

•^ E dde perne a He cchiocche no paticco ; 
Portava ad arma-cuolio na catena , 
'£ mpietto no bellissimo SanticcOf 
Na cannacca , e no paro de sciocéaglie » 
> Cchjù grosse, che non so ddoie capo dagli& 

3^0 collare messuto de coralle , 
Co ccìerte belledisseme pezzille y 
E cciento nocche, '^e nocche rosse, e gialle, 

, « Poste mmiezzo a le ttrezze, e li capille ; 
Mostava nfi a duie parme^ e cchiù de spalle, 
Ch' a tcnemente ne* erno cchiù de mille , 
£ echi torcea lo musso , e echi nnarcava 
Le ccigliaie echi a sto muodo mormorava* 

Pólta , ed ìjy puro non songo Artesciano % 
E mm« c^epo lo fele notte , e ghiuorno, 
Tenitémente , e bedite ste mmano 
' Chiene de calle , e non mme piglio scuprno» 
So nhato ccà , so pprevete paiesano , 
Ed aggio quarch* accanto a lo contuorno» 
£ non pozzo arrevà , potta d* aguanno , 
A bestire moglierema de panno . 

E se- 



£ ssequetaie decenno , che guadagno 
Porrà fa lo marito maie de chesta* 
Co ttiuto ca se desse a \6 slparàgno^ 
Tr« ccarrhie lo juornai che- le resta ; 
A la fin* è no povero compagno, 
E ne' è nfra la semmaAa quarche iTesta t 
Nce so li figlie > corre lo pesone » 
Frate 1 se parlo cchtù« so no cestone . 

Io mm*allecordo, e non ha tiempo assajeV 
Perchè le ccose no mme so scordate , 
Ca qaanno chesta ccà se mmaretaje , 
Steamo vecine de case 9 e dde strare ; 
Co ifavure 9 co stiente, e mmiezze as$aje# 
Se 1' aboscaino creo ciento docate» 
Co cquale lo marito poveriello ♦ 
Sé fece casa 9 e aprie no potechiello • . 

£ mmo non sàccio a ddì comme de botta 
K scinto sto sforgià cossi de fatto. 
Io mme sento schiatta 9 mannaggia potta > 
Vorria siilo sape comm* hanno fatto; 
AK Fortuna bagascia , dalle 9 vetta , 
Fa che ssempe sul' io vaa de chiatto , 
Votate a mme 9 non essere vellana , 
Quanto vesto moglierema de lana. 

Me parze de semi lo tavernaro , 

Quanno face lo cunto a echi ha magnato l 
Accossi bello , chiatto , tunno 9 e cchiaro » 
Che rrestare te fa quase ncantato; 
Pe nfi a no treccavalle se ne' è sparo , 
Nce mette , tanto va bello appontato , 
E io lassato averria de contare 
Doppie pe sta ddoce ngorgottare # 

Era 



^ p A, R ;m o 

Era chillo pe ddicere cchiù assa je « . 
£ non scompire cchiù la felastocca ; 
h[a. n^mmo buono , che se nce trovaje 
De botta le metUe la mano nvocca ^ 
Decenno, che te mportano sii guaje. 
Che ncapo te sia data na saglipcca , 
Non saie le cose comme- vanno « e ppare 
Che buoglie a lo sproposeto parlare • 

Te cride fuorxe tu , ca lo marito 

.. Co lo guadagno veste la mogliere* 

Sia chi se sia d ogn* arte cchiù squesito 9 

Faccia che bò 9 le manca lo potere ; 

Se s arrostesse nfelato a no spito» 

O jesse saccheianno pe sse fTere, 

Se bè de Vecaria fosse Screvano, 

S* arriva chesto a fTa , perda na mano • 

Besognante 9 che fosse oromo da bene> 
Ca parea na perzona assale descreta , 
De bona lengua justo comm'a itene, 
£ rreprecaie ^ che ffosse la co m meta 
Cheli a ? che nne sentite tanta pene? 
A le mmogliere voste chi le beta ? 
No stiano mpotronute ali ora bona , 
Che co lo stiento sforgìa ogne pperzona • 

Ognuno comme vole parla , e ddica > 
La femmena semp' è mmartoriata , 
Cchiù de no Voie la femmena fatica^ 
Cchiù dell ommo la femmena è stentata; 
L ommo « vorria sapere a cche se ntrica » 
Lava li panne 9 o fa quarche ccolata ^ 
L'omm' auto non sa fa , che ghire attuorno. 
La femmena la lioite la fa ghiuorno • . 

, Chi 



P R I M M O. 7f 

Chi co Io fuse t e echi co Io fusillo « 
La femmena se schiatta? e ccrepa irarma» 
A ttagliare , a ccosire , a IFa pei^^ìlle « 
Port' assaie ccfaiù dell* uommene la saroKi » 
Chesta n* è una , ca so xrchiù de mille p 
Che de fatica portano la parrna* 
£ de sto stiento pò fatto a mmartoro,» 
^e nne fanno li sfuorgie a giusto Uoro/ 

A cchesto responnette de quartiere 
No cierto ? eh' era ó sbirro « o caporale * 
£ ddisse a echi Ho , tu si no sominiere y 
A cquant* aie ditto nce può mette sale » 
E bello veramente lo peniiere , 
£ mmierete sciacquare a n' aurenale \ 
Ntra nuie non serve, che ne annasconnimmoii 
Perchè ir uno co ll'auto nce sapimmo. 

Appila 9 eh' esce feccia , non parlare ^ 
Si n* Aseno , e mme faie de lo Poeta ;> 
Donca co ffa la seta i e co fFelare j '^ 
La femmena s'abbusca la moneta 9 
Tu parie a io sproposito, iijme pare? 
Che ppezzille , che ccosere , che s^eta ». 
Credale, ehi le ho, ste ppaparocchie ^ 
Ca, io pe mtpe no gliotto ste ppastocchie» 

l^OH va tanto Io lietto , e non va tanto 
Lo mobele ch'ha neasa na Cianti^lla, 
Non va tanto, quant'ave appunto quanto 
Va nabbeto , che pporia 1 o na gonnella. 
Tanto va lo peiiillo de lo manto , 
Che ncuolio portarrà na maddammellay 
Quanto porria abbuscare se felasse , 
Pe cquati'aune,e ntra tanto non mangiasse* 
VaUntisio D Mo- 



74 P A R M O 

Moglierema porzì , manco sta a spasso ; 
Ca se crepa lo core notte , e ghiuorno i 
E ffa co Io fusillo no fracaffo» 
Ch'aggio semp'a Taurecchie no taluorno» 
Ed io cocino , e ffaccio lo vaiasso , 
£ ppo ch^abbusca? abbuscarrà no cuorno^ 
Ca n trenta juornernne farrà sdoìe livre\ 
Pigliate sso guadagno^ nota 9 e scrive. 

Figliema> no Varvì^re responnette, 
£ de decènno v*anne ino scomputev • 
£ ttaglia , e ccose, e ffila , e fia caiizèttt» 
£ ppezzille 9 che ssò cose seosute ; 
^ Sarcisce , fa botmne , fa ¥ acchiette 9 
Salare ogn arte, e ccbiena è dde vertutet 
£d ha n*anno, e non pò la poverella 
Farese a la nterlice na gonnella • 

Previta vosta non passammo nnante 9 

^ Ca se sfilo 9 no scompo pe ddiec'anne» 
. Pozzan* essere accise tutte intinte 9 
Ca non hanno Onestà , né Mezecann« • . 
Io non so de Ponente 9 o de Levante 9 
Saccio tutte le trappole 9 e li nganne ; 
Tre mmogliere aggio avuto^ e ssaccio buon(f 
Ca lo lanftpo non è senza lo truonou» 

A sto rotìello ne' era no Screvanot 
£ puro nce spotaie la parolella ; 
Porta 9 decenno , io co na penna nmano» 
Me crepo 1' arma , faccio quarcbe zella , 
Che sacc* i, manco so quarche ppacchiano» 
Ed aggio puro quarche ntrateceila 9 
£ sse bè faccio zappe, e bao de renza , 
Semp uoglio, pane^ e ssarcene ncredenza. 

F 



P R I M M o ; f J 

^a che buoi nce vo sempe cjuarche ajuto , 
Massemamente dove non so ntrate , 
Ca sinché quanto vuoie dotto 9 e ssaputo» 
Gride ^ previta mia « ca so baiate , 
E echi dice autramemei è no paputò^ 
Ca se non te soccorre quarcbe Ffrate * 
Conzoprino , no zio , o no compare , 
Co ir arte face assaie chi pò campare • 

Ma s^ non era ca se facea tardo 9 
£ s' accostava IV ora de magniate » 
E tutt' ire volevana de cardo 1 
Non se scompeva cchiù Io ttatanare , 
Ca sto Screvano stea prunto, e gagliardoì 
Comme volesse tanno accommenzart « ' 
Ma se leceniiaieno a Ddio , a Ddio 9 
Io me nne venne pe Io fatto mio. 

T. O quanto volea diccre ss' ammico , 
Ca creo eh* avesse ncuorpo gran matasse i 
£ ddeveva sape cchiù de no ntrico 
jDeste mmasarde femmene smargiasse, 
Quann'io parlo 1 è Io vero nxò che ddicOf 
£ bolive de cchiù 9 che non parlasse, 
Siente ccà, no Spagnuolo«che mmha ditto» 
Chi n'ha crapa 9 magna non pò crapitto* 

Ora vetHmmoncenne a le scarpette 
All' uso de Boemmeja, e dde Franza « 
Chi co li puome^ e echi co li legnet^» 
Che ddice Sio Masillo , è bon' osanza 9 
£ dde cchiù nc*hanno agghionte le ccauzett^ 

' De seta « co cquarch' auta cercostanza i 
E stanno attiente attient« a cchi^ le bede 9 
Pe le mostà la gamma co lo pede • 

Da £ pò 



f« P À R M O 

E pò chello eh' è ppeo , vide venire 
Ncasa li Coseture , e li Scarpare > 
Chille Uà co la scusa de vestire, 
Chìst'aute co la scusa de cauzare^ 
Son^o tutte de casa, ed hanno ardire 
De ire , e.dde veni quanno le pare 9 
£ dde muodo se fanno confediente , 
Assaie cchiù che se fossero pariente * 
M. Gomme li Coseture , e li Scarpare 
Hanno, Io juorno d' oie ^t' autoretate 
De ire pe le ccase, e sguanciare 
Le fiemmene co ttanta lebertate; 
Chesta cosa non è da sopportare, 
Masseme aibò^ se chille so sbarvate ; 
Addoùca li marite so sommiere» 
Titta .mio , mo nime scappa lo vrachiere i' 
T. Cimo è, ca ne' hanno corpa li marite , 
Che ddanno tanto canzo a le mmogliere, 
Lloro le ifanno presentose , e ardite. 
Vane, gestose , trafahe , e ttrammere,, 
Presentose , soperbe , ed attrevite> - 
Lloro tanto y?rrutei,ed aucellere, 
. Che^ mperrò ppe soccede > che ssacc' io • 
Lengiìa- dinto , non parlo , lo soa Ddio« 
Se bè lesponnarà na maddammeila, 
E derrà tu sì n'aseno , e non ssaje 
Ca„ o che, ssiano scarpe, o sia gonnella. 
Senza lo majsto non va bona maje; 
- . Ed ip vesppnpo a mmaddamma Covelia , 
Jl: ddico , che s^ì cionca , o che ccos* aje , ■ 
v'E^qupnno fiiss^ cionca , o addebboluta , 

Chi4iì>ma{c na ve^cina , che t- ajiita. 
^ . * ^ Com-^ 



PRlM*ro: 77 

Cornine pè te fa radere lo fronte ^ 

Pe te fa fa le ttreize , e li J)enftiente > 
Pe t' allesciare le spalle sedonte i 
De femmene pe tte nce nne so ccicnte i 
Donca pe cchisi'-affare iice so pprome,x 
Pe bestire , e ccsLixintt so mpqtiente « 
jNbn dico niente cchiù la lengua è ccortay 
O ^Jìe sia mpko icht ve la sopporta. 
Moglierema porxì s'era ntosciata 
No juomo ca volea la pisciavina , 
E pe cchesto co mmfco stea* sbotata f 
Ca nce lo isroeziaie quarcbe becina ^ 
Io mprimmo le facie na represata^ 
Appriesso pò na bona vertolina » 
Nsomma pe sta coleto sto Natale, 
Nce V accattale 9 ma panerò stevale . 
M> Rengraiio lo Cielo , e so ccontente , 
.Ca no mm*aggio voluto maie nzorare, 
Pe non pegliare quarche mpertenentc t 
Ch' aflfà l' avarria avut'a ntossecare. 
Povere li marite verameme. 
Che co sjte mmale razze hanno, cbe f!are> 
Perch' hanno da soffrire a ccrepa-core, 
Cose contr' Onestà , contra b Nnore, 
T. Appunto de sto Nuore parhrrimtno 
Craie eh' è ffesta cchiilk libere , e sciaiupr ate^' 
E.fFore a le Ppadule nce vedimmo, 
Dove da t>uIlo simmo sconcecate 7 
E zitto . e mmutto tìk spaporarrinltuo 
De Io Néore* e dell' uommene Nnorate,J 
E cquale sia lo vero Nuore nfirutto, 
Tedei^e une YoUmmo lo ccostrutto * 

O 5. M Titr 



78 . r A R M O 

M' Titta n sto parmo è stato* luongo assaje^ 
Penò de dover' è che ccà scompimmo , 
Ca dove aie ditto nce vedìromo crajet 
E Uà n'amo locigno allummarrimmo; 
D*auta manera no scompimmo maje, 
Ch!a le fTemmene donca concrodimmo 
Le coiivene lo manto , e Io chianiello « 
A li' uommeae le scarpe « e lo capplelto» 



^campaura nt lo Primmo Parm9* 



PAR- 



P A R M O *ìlT 

TRASCURZO tra TITTA , E 
MASILLO- 

/MJatt' or* è » che t'aspettai Sia Masllla « 
^^ E ccierto mme credea » che non venisse^ 
T* avea fuorze abbenciuta lo sonniilo » 
O teiere puosto a ccontemprà l'aggiisse^ 
Io t* aspettava n' auto ppocorrllo v 
Ca m' avea puosto ncapo se capisse 
De te veni a ttrovà , se stive a Cchiaja ; 
Pe fifa co ttico pa na bella baja. 
M. La^ssato eh* appe a tte dapò^ magnare t 
A Ueggere mme pose de buon core , 
£ botaìe mille libre) pe ttrovare ^^ 

Quarche modierno * o puro antico Auioref 
Se fuorze nc'^ era nullo cche pparlare 
Potuto avesse sopra de lo Nitore f 
Perrò leggenno storie assale vere , . 
Trovo , che lo Nnor' è de cchii^ mmanerCt 
E pò mme so no piezza mrattenuto t 
Mente veneva pe na cierta strata » 
£ na cosa de gusta aggia sentuto # 
Pe^ sto Secunna Parma appr<^iata } 
Crideme ca de risa sa scosutat 
O che ccosaf pe ccierta nzoccarata; 
Ma chello ch^ aggio lietta mote^tca^ 
Appriesso pò te conto st'auto né:ico» 

D 4 . Oc 



?ò P A R M O 

De cehiù sci or f è lo Nuore .Uno lo quale 

S acquista co la propia vertute , 

E cchesto , e Cchillo pe ppo fa m mortale 

L* uomméne, che de chella so guariiute ; 

1/ antro è no Cierio Nuore senza sale. 

Ma so ppenzìere , e pparole perdute, 

E se lo biioie sape desteniamente , 

Apre Taurecchie, e fifa che stiano attente- 

Lo prinimo Nnore » è Nnore a la nterlice f 
fd è cchìsto dell' uommcne morate , 
Quale se trova comm* a le Fenice , 
Che de rado so biste^ o so ttrovate; 
Sto Nnore lo gnorante Vurgo dice , 
( Ma è nac grà boscia , na fauzetate ) 
Ca stace appeccecato.a la gonnella • 
De na Maddamma, de na FemmeiieIJa . 

Mj^errò de» chìsto Nnore trascorrimmo , 
Ca * de cfeiil* auto Uà n* hanno parlata 
Ciento gran valent' uommene de priramo > 
E cchiù de <io lebrone n'è stampato ; 
Ca pe te*'dl lo vero , cièrto sfeimmo , 
Che sto Nnore, sìa Nnore mmagenato; 
E ch# non ce sia stato male Rettore , 
Che r aggla pinto % o sac(3a lo colore . 

Perchè nne ch'aie che dì co tì% perzoiìu 9 
Pe cquarche ccosa , o qiiarche defFerenzìa* 
Fedato eh* avarrà tnògliere bona , 
Priesto vene de Nnore a ccompetenzia , 
i ^E cca de Nnore è schiecco, ed è ccorow^ 
*Senza dìcere maìe co lieve retizìa , 
Gomme lo Nnore fosse rógna » o zecca, 
Che «e la pò iBmescà chi se nce «zecca • 

T, Io 



SE CON NO; ^ <| 

1*. Io puro aggio sentiuo contrastare 
Cchiù bòte cierte gente a na barruffa t 
E nche schitto ncommenzano a pparlare ; 
Ognuno Nnore pe la/ vocca sbruffa^ 
Non sient' alito che nnore ventolare, 
De nnore siente. fummo , fiero , e mmuffa f 
E pò da cierte tale » arrasso sìa ^ 
Che so ia mamma de la guittaria. 

Non parlo de li Riicchef e dde li Manze.t 
Che pe lo Manno noe n'è cqwantetate» 
Ca nop so pe ttrasire nchest* add^nze y 
Né ddkere perchè §« so morate ; 
Non de chi pe s' angHl bone le ppanze y 
£ ppe sforgià le danno lebertate* 
E se vonno servi de le mmoglicfe 
Justo comm*a ccavalle d' alloghiere •. 

M. L* uommene buone,e ddé gran seuiwuientos 
Cora m' a li Rrl, H Mperaiure antiche, 
Sto Nnore lo stemattero no viento , 
Pe no sta sottopuoste a ttanta ntrtche > 
Amavano lo Nnore de lo stiento, 
E de Nnure aromatech' èrno amiche^ 
Ma sto Nnore de femraene moglierc 
Lo tennero pe flFavole , e cchiommerc; 

Ca Cesare lo primino Mperatore , 
Ommo tanto magnancmo , e ppotente i 
Che pe bertute j grolla , e balorc , 
Ad ogne pizzo nnomraenà se sente 9 
Maie cunto non facctte de sto Nnore> 
De lo quar oie squarcejano le gente , . 
M^ schefannolo affatto , schitto attese /. 
A cchiù nnorate , e groUose raptese •AJt-'^ 
D s EccSP' 



$1 P A R M O 

£ cchille Gran Segnore « e gran coMf agno s 
Ch' er' usato a ddonà Regne , e ttresore t 
Cbillo gran ommo d' Alisandro Magno , 
Chìl]o,che pe gran famma mate nonmoret 
De la moglìere maie fece sparagno « 
E mmaie voze fa cunto de sto nnore^ 
Ma d' ogn* arte sape voze li funne , 
E ttrovà nuove Mperie, e nnuóve Manne. 

Chiir auto Gentclommo Mecenate , 
De chi lo nomme dura ternamente, 
Chillo tanto cortese a lletterate, 
De li^ quale oie so pperze le ssemmente i 
Non procedie co lleberaletate , 
Non se ne contemaie i non fuie coniente ^ 
Che co Tammìco Attavio la mogliera 
Teren7Ìa^ )ocasse a ccovalera .^ 

£ Ccatoxre: costante a n* a\ìto ammico » 
No le conzegnaie puro Marziella 9 
Azzò co cchclla Uà cogliesse fico, 
Non perchè le facesse njr gonnella , 
Non me fa parla cchiù, pgm de unico ^ 

^ Ca ^i mme faie' *otà le>ccellevrelk , 
Ca sto cunto è proibeto a Ppoete, 
E cquanto cchìà lo vientole ♦ cchiù ifete- 

T. Né cereo , che senza causale gran ragione 
Se mestassero chiste leberàle, 
E ffacettcK) trippa , e ccorazione , 
E stemaino sto Nuore manco sale'» 
Sapeano de stc sciorte de perzone 
la qualctà , lo stinto naturale , 
E che boglia » o non^ voglia lo manto f 
Bè le sanno levare ogn* appetito • 



SECUNNO. 8) 

Donca penò meglio è non nne parlare 
De sto Nore de femmene, e mmogliere^ 
Non se nne deve vaoagloriare 
Maie nullo de stè Semmene irammere» 
£ perzò chiste le Uassaìno (are ' 

Quànno, e ccomme voleano le ccorzere^ 
£ ppo le pane cosa bésteiale 
N' omnu) sure soggetto a t>*aaemale* 

Na femmena p& ffare mancamiento 
A lo Marito, puro s' è mmonarca^ 
£ ssia puro |;elaso 9 e stiace actiento ; 
Ca tanto cchià la coppola le carca r 
S'avesse \ nocchie d*Àrgo, che so ccieotpy 
Gomme disse lo Tasso, e Io Petrarca f^ 
Ca senza studia legge , pannetta , 
Quamio te .la vo &;« te la fa nnetta- 

ParlQ de cbelle fEbmmene de tanno » 

Perr& de cierte , e non de tutte quante « 
Ca non voglio abboscà quarche nuP anno ^ 
O quarche mala Pasca de contante i 
Chille d* oie pe lo munno già se sanno » 
Ca portano corone, groUe, e bante, 
£ se pure nce nn*è fuorze quarcuna 
Comm'a cchelle, sarrà. punto de lunar 

Ora st* uomroene brave , e dde valore , 
Co ttutto ca sapevano l*]assuntoi> 
Perch erno de grandmo , e de gran core» 
.Maie de sie guittarie fecero canto > 
Stem^ino nfina fatta chisto Nnore 
Fosse justo no ^onoo, o fòsse cuatOf. 
Vasta che Tazzivine lloro chiare 
Fossero state» e non de ste ssanzare. 

P é M. Già 



«4 r A K M Ò 

ifVl. Già stevano nformate de lo fatto» 
Sapevano , o fegnevàno sapere ; 
Magnaino sempe nzìemq a no piatto » 
E b(;levano bene a ste mraogliere i 
V amaino > non le. dezero. lo sfratto , 
£ mo chi no lo ssape^ ha da temere 
Pe la nìogliere n* essere nnorato j 
Qiianno d'ogiie bertù sarrà napastato. 

T, De st' uommene de tanta qualétate « 
Qual* attesero schitto a le bertute , 
the lassammo sti Nnurc affemmenaie. 
Emo schitto de grolie cannarute , 
Di5 st' uommene de bona volontate , 
Oie nce so le ssemmente, o so pperdate? 
Pe cchello che nn' aie visto , e pprattecato, 
Dimmello , e tte so schiavo .ncatenato . 

M. Tante frugole avisjse » o triache tracchci 
Ca porrisse fa festa pe ddiéc*anne, 
O pure avisse tanta puorcé, o vacche» 
Ca sarrisse chiamraato sio Giovanne ; 
O tant'avis$^l||Gpple, e ppatacche , 
Ca te sollevatriano d* ogn' affanne , 
Quant* oie nce so mraagnanerae de core» 
Che na pagliuca stimano sto Nnore • 

T. E mmo vide lo munno a cch'è rredd«ttO| 
Che nfi à n' otnmo relasso » no guittone » 
No sccuta-pegnate , no frabutto , 
De Nnoré vo tene concrosione , 
Fuorie perchè bestino va de lutto » 
O de raso , o vcUuto va mpastone » 
É mparlamìemo pò tutto ' ntosciato » 
Perrà » si cierto » afii d* ommo nnorato . 

IO 



S E e U N K O . ' «$* 

Io mò che beo , canosco , saccio , e sseiuo 
Cchiù d'uno a lo sproposito parlare , 
Né ppassa de lo juonio ora , e mitiomentCH 
Che ncn senta de Nnore squarciare, 
Vorrìa a cchiù d* uno dicere memento , 
Mperrò non pozzo , e mme sento creparci 
Sienieme donca , e Ifevame d'angoscia, 
Ca sceimere i&me sento la paposcia . 
Perchè dato^ e conciesso che sto Nuore 
De le fFemmene sia vero, e rreiale , 
Famme, se rame vuoie bene no faore; 
Dainmenne la ragione assenzi ale n 
Kespunne assiesto , e pparlt da Dòttorey 
Mo veo sa ssa cocozza aie niente sale» 
É ssé 9te sciorte d*uommene n^orate, 
C hanno mogliere caste, so Nnorate ? 
M. Parla , e ddommanna nzò che te piace» 
.Ca co ffranchewa mprunto te responno> 
E tte voglio attesta punte verace, 
Ed Auture massiccie, ca n' abbonno; 
Ma dì , co Ppresciano nce staìe mpace ; 
Ca se parlo latino te confonno , 
Attiso li Screvane de chist'anno, 
( Pocca Screvano sì ) poco nne snnno.' 
T. O che ttanto sapesse de Toscano. 
Quanto saccio de Grieco , e dde Latin»» 
Ca non sarria passato pe pacchiano , 
E Baiente sarria , non Valentino ; 
Ma già se sa ca so l^iTnapoletano , 
E nnato a la Dochesca* o Uà becino: 
Ma lassammo sti guaie , facimmo priesto, 
Starnale a i^sentireye pò respunne assisto e 

Dim-- 



%6 P A R M O 

Dimme chi fa cauiare li cauzune 
Co tanta lebertate a le mcnogliere > 
Che da chelle tratta comm" a guarzune 
Se fatino^ o comm' a schiave de galere^ 
Se vonno chiammà uomeiie^ e s$o aachiune» 
£ cce<:atio accossl pe non vedere , 
E cchelle so ppatruue dinto , e fFore , 
Dimme, che te nne pare de sto Nnore? 

M. Frate mme fifie vota lo cellevriello » 
Non pozzo repfecà cbello eh' aie editto « 
Tu non V aie dechiarato a Io Vasciello » 
£ r aie dato no titolo de Guitto » 
Penò non parlo, e mme remetto a cqhelIO) 
£ sse pò contenta de chesto schitto ^ 
£ sse parla volimmo cchiù borgate 9 
Decimmo cà no è ommo » m' Anemale « 

T* Dimmei se pò chiammar* ommo nnorato 
Chi va pe la Cela tutto lo juorno 
Contanno le fFeneste spantecato» 
£ la vota , e rrevota attuorno , attuorno , 
E p' avere chi sa fuorie- levato 
LoNore a quarche ccas3>e ffatto scuornO|, 
E ccossl co lo Nore e* ha levato 
AU'aute isso lo Nore ave acquistato* 

M. Se ponno cbiste tale ccà chiammaret 
A lo parere mio, se no mme ngannOf 
( Comm' a ddire ) cavalle caugetare , 
Che llevatio cchiù ccavice? che -nne dannOi 
Previta toia , non me fa parlare, 
Ca canosco buon io cchià de no zanno . 
De chiste , che non hanno auto che ffarei 
Ma piglianno aifelà^ daunp a ffelare. 

T. Las. 



S EC U N N e. 9f 

T* Lassare la mogliere a 1* abbannona , 
£ stare d'ogne ttiempo nnaimnecatOf 
Che te nne pare , dioiinVè ccosa bona? 
Posse chisto chiammare ommo Nnorato? 
S* a cchisto la mogliere lo ncorona « 
Respunneme , se 11* ave mmeretato ? 
Penne scire nuli' ommo da sto patto 9 
Che rriso no le sia . comm' isso ha fatto? 
M. Hoc de )ure Divino statuitUTy 
Et de Iure Civili confirmatur 1 
Nam continuo semper hoc auditur^ 
Che comme T ommo tratta , ita tractatuf» 
Ad hoc infallìbiliter venitury 
Hamque quis , ut mensurat mensuratur 9 
Et qui aliis prabent vitupcrium , 
Pro ipsis stai paratum itnproperium . 
T* Respunnem'a sto fatto desa$truso« 

Apre r aurecchie^ Sio Masillo, e ssieotCf 
Sarrà Nnorato n' ommo ncestouso » 
Che r respetto non ha co li pa riente ; 
Agge pacienzia , se so ccoriuso , 
Ca sapere vorria li sentemieiue 
De le llegge ; dimmello tunno , e chiatto» 
Che nne diceno ncoppa de sto fatto? 
M. Apre la vocca , nvoccate sto pruno 1 
Frate, de ss' addemmanne varamente « 
Cierto nne vorria essere dejuno » 
Cà so pe te la dì troppo fetente; 
Ma perch' è ssoletario « e nnesciuno 
A sto luoco mme pare che nce sente 9 
£ pe te fa vede eh' ag;gio leggiuto , 
K>e&pofioo 9 se bè %iò nieio siorduto • 

Non 



tZ f k K M Ó 

Non se pò di peccato bestiale , 
Né se le pò dà nomme d'adolterio 
Atiiso l'uno, e P auto non è ttale^ 
Ca non sulo è ppeccato , ma ' streverio i 
Abborruto poni dà P anemale , 
Corame se pò bedere da Boerio , 
A ttanta belle soie deciseiune , 
Che chi le bò' vede , so li patrune . 

Mperrò nfra 1* autre mme peiace cbella, 
Treciento, e ddecedotto creo, che ssi*i 
Doye na coriosa storiella 
Conta« parlanno de sta guittarìa: 
Ch' uno ave na jom menta muto bella ^ 
A no veliaggio de la Vaiinaiia-« 
E pe n' ave na razza spantecava t 
Ma stallone de gusto non trovava • 

Dapò fatta cchiù d* una delegenzia , 
Né potenno trova cavallo tale , 
Cossi gagliardo , bello, e d'apparcniia » ^ 
Che rrazzA seccia a ccheJIa avesse affare» 
Se le portale lo figlio a la presenzia, 
Lo. quale ne la vote cravaccare y 
Canoscenflio > se bè , ch* er' anemale » 
Ca V era chella Ila mamma carnale. 

Ma pe gabbare lo cavallo tanno » 

A la jommenta chillo Uà bestette 

Na coperta mme creo fuorze de panno» 

E pò lo figlio rente le mettette , 

La cravaccaie (ngannato^ perrò quanno 

S*addonaie de 11' arrore che ffacette» 

Pe gran dolore , co li proprie diente 

Se strappale da fé stisào li penniente • 

Et 



S E e Ul^ N O. i$ 

U/ Je Iure Canonico , & CivìU , 
A e de Iure Divino-, & naturali ^ 
SojTgo nfiàinme chìammate , e gente vik^ 
Et pimiumur pxna capitati; 
So comm' a Catacùmmene, e Gentile ^^ 
Ac in linea sii collaterali t 
Lo ddtce Franco a la decisione 
Ciento treni* otto , e pporta fa ragiona / 

Se vuoie sapere de sto vetoperio," 
S'aiuta pena se deve, aiuo'fragiello, 
Vi le ddeciseiune de Boerio» 
t)é Bossio Y Baiardo ^ q Mmoscatìella» 
Che ttrattano de ncesto , e d^adolteriq^ 
E ppùro nne descorreno a mmodìello 
Covarrovia ^ Bartolo\ e b Grosa ^ 
Materia cierro bella, e ccoriosa. 

T E chille e' hanno rìiìe, li cptafe 
Da lo fFuoco se solena ponire » 
Quak non T hanno manco Kanemalei 
Già tn {nme ntienne, e ssaie, che boglio dir% 
E bè che le nne pare de sti tale t , 
Che hanno pe Io Munno, ed hanno ardire 
Quanno pe cchesto a ddito so- «niostate 
Cicere cà sóng'^uommene nnoratè? 

M. Hoc est peccUtum nimis detestabile- '^ 
Omni tempore ómtnbus terribile; 
Oentìlitusque quoque impraelUcabile^ 
Di3uque tandem, Dcemonisque horriìtle ^ 
Habemus plures textus , 54?/ notabile , 
In caphulo eterici ( legibile 
Est illud ) che dov* è sta nfammariai^ 
£' $sexnpe guerra f pesta ^^ e Ccaresria » 



90 • ^P. A R M O 

T. Fanese possedere da lo vino , 
LI' essere cornai' a ddl no mbreiacone ; 
Che se nfi all' nocchie non se vede chinai 
Non crede maie d^avere sfazione; 
Da ommo deventare baboino , 
Perdenno affatto H* uso de ragione . 
Che pe no miglio le fet e^lo sciato % 
Chisto se pò chiammar^ommonnorato^ 

M* Esse radicem amnium rnslorum , 
In capitalo A crapula l'Abbate 
De vita ♦ 6» honestate derìcomm ; 
Dice parlaQ0o in punSo de ebrietau \ 
Clementina de stata Monacorum ^ 
Dice mm^aute cose appropiate, 
Nzomma ca Iqi mbriaco de tutt' ore 
Ne' è ^emp'' ira s lussuria , e fforore # 

T. Lo mprestare deoare co .1^ ausura « 
Co lo ciento pe cciento è ccosa bonat 
Che ole cchiù de uà casa une sta scura» 
£ nne^stà affritta echiù de na perzona» 
' Nne chiagneno de chesto ud a He mura % 
£ cca nce vorria cchiù de na canzona i 
Pocca se fa co ttroppo lebertate « 
E pò che d' è ? simm' uommene nnorate* 
M« De sta mmardetta ausura , ed AusorarO| 
Dice n^ Autore in paragrafo usum ^ 
E mme creo che sia Giulio Claro* 
Ca vene proibito ex omni Iure ; 
E Baiardo nne pària muto chiaro t 
Co beli'autoretà massiccie • e ppure» 
Et ego dico » bona facla usura 
^arvo tmpvre jote duramrs • 

T« E 



S E e U N N Ot. f « 

T. E echi spoglia no povero. Popillo» 
Na Vcdola , o perzona meserabele » 
O chi leva la rrobba a cchisto * e a ccKillOf 
£ lo priva de Mobele « e dde Stabele , 
Spennacchiannole a guisa de froncillo 
Sta cosa tnme fa ghire alP Incorabbele » 
Donca chi tanta case ha sconquassate^ 
Puro se chiamman uommene onorate ? - 

M. Legge prima » secunda cum s^quend | 
Dìgestis Rem pupilli salvam forct 
Videatur in ttxtu ibi loqutnti « 
Che pparla de Tutore « e Curatore # 
£r in Eccleùasnco dianti^ 
( Cosa previtamia de gran terrore $ ) 
Ca de Vedole , e ppovere Popilie 
Se senteno da Ddio 'n Cielo li strilie 2 

T. E chi non sa far' auto eh* arrobbare t 
Mperrò sotta cappotto , e ano mpalese i 

§'uale cierte lo cbiammano abboscare • 
zò ch*k lloro è cchiù prunto,e cchìù maneaq 
Se de sto fatto se n«e pò parlare ì 
Singhe comm' a lo ssoleto cortese 9 
Pe quanto mme vuoie bene « e puort* amoitjl 
I^imme « chiste parla ponno de Nnore ì 
M. S*è pe sta Yota, Titta « frate fiete» 
Atta dove t*è gbiuto lo cerviello, 
No cchià parole » stammoce coiete ^ 
Vi ca chiste so ppunte de doviello ; 
St> àbbusche mo so ccose consuete , 
E chi non sa buscare , è n^ aseniellò» 
Ca nullo porrla fare tanta schiasse 9 
Se non ghiessQ de grancio, e ^'abbttscàs$e. 
• T. Già 



ia f A R M O 

T. Già eh* avimmo sto pò de lebertate 
De spaporà te préo damm* aurecchia > 

'' Se puoize avere bene , e ssanetate , 
Respunneme, e pò st* arma mme spellecchia, 
E chi fuone le rrennete , e le ntrate 
De le ppovere Ghiesie spetecèhia , 
Magnannoselle tutte cotte , e crude, 
La legge de sto Nuore che concrude ? 

§1. Qmcumque res Ecclesia furatur , 

. Esibiste pèjor Juda reputatusy 

' Et crimen pecutatus appdlatur^ 
Bigest, ad legem Juliam peculatuì 9 
Inibi in tege prima ita probatur^ 
Ac Sacrìlegus èxiat infammatus y 
E co cchiste porti yanno, mmescaté 
Chi arrocchia de !o pprabeco le ntrate { 

J^ce n' è uno pe bevere de chisse > 
Che Canno mpeccecare le mmata§se 9 
E cereo pe ccterto ca se Io sapisse 
Farrrsse certamente gran fracasse i 
O Titta mio , se tu le ccanoscisse , 
Te pararriano afFè tanta gradasse 9 
Ca fanno^ccbiù ccammtno co na penna ì 
Che noti fa no vascielfo co la mèntia, 

TT. Sicnte chest* anta cca , eh* è ccoriosa 
Cchiù de quanta demmamne fatte faggio, 
Ca mme pare che sia sostanziosa , 
E non k ccosa de une fa passaggio ^ 
E chi se schiaffa dtnto la Santosa , 
Quanno da me pigliato s'ha quani* aggio 
Che pparicchie a sti guaie nce so ncappate, 
Compe jammo co si' uotamene inorate ? 

M.Tifr* 



S E e U N N O. fi 

H Titta , Io ccllevriello Y aie perduto j • 
Frate , pe te la dì, ram'aie scervellato . 
O che mmaie non t'avesse canosciuto^ 
Scumpela ino , che ssiughe scortecato 9 
Chisto , acciò saccìe « è ddubio appontutOil 
Davero vuole , che fosse processato y 
Ma se Io buoie sapere 9 e bogfia nn'aic^ 
Va P^doftiann^a Doro, ca lo ssajS. 
•r. Fuorzc nò locatore desastruso. 

Che sconquassa bogli^re , figlie, e ccasa 
Pe lo^juoco nìmarditto , è beziuso » 
Che non abbenia maìe se non se scasa i 
E pe fai' a bedè > eh' è baloruso , 
Se )oca nfì a la cennera, e la vrasat 
1E nfruito d* arrobbà sarrà forzato , 
Chisto por zi se chiamma ommo nnorato f 
M. La manco cosa a ccierte * è P arrobbar^ 
Ma cchiù d* uno jocaio i* è ngalera , 
Equarcun* auto puro pe ghìocare » 
Lo Nnore vennurha de la.moglieraj 
Quanta case aggio viste derropare 
Pe Iterila no goffo , "0 na premera 9 
E mmaie hanno lassato sta vertute 
Nfi che non se so biste mpezzentute • 
Perzò ne' è nò famuso , e bello testo 
De Bartolo , a la legge inficiando , 
In paragrafo infans , Io Degesto 
De fustis , che I9 juoco lemmetanno 
Siabelisce, e commanna , azzò sia. onesto, 
P' avetà sto desordene , e sto danno , 
Che ogne ghiocatore dessoluto , 
Non se pozza jocà cchiù de no scuto . 

t. Chil- 



94 P A R M O 

T. Chille 1 che non so nniente scropolusc, • 
£ ffanno mille fauze joramente 
A ihuodo belloa mucchio. all'uocchie chiuse, 
A scretìure ^ a preammole* a stromiente ; 
£ cchille quale teneho nascuse, 
Pieammole . prociesse * e testaroiente » 
Che pperzò tanta case so scasate 9 
Chisie pure song^ uominene nnorate • 

ÌA. Frate, pe te la di 1 mò resto ammisso» 
Non te fai' a ssem) * parla cchiù cchiatiOi 
Tu mò viene a ddì ramale de te stisso » 
Pocca non si Mroercante , sì Screvano : 
Dimme t' è socceduto fuorze spisso 
Co ddestrezza adoprà juoche de manO> 
E t tanto cchiù ca te veo poco vote 
Ire a Io Trcbonale 1 e pe le Rrote . 

T. Da chesto sto lontano mille miglie t 
*Ca non sengo zetelle n e mmanco schiave» 
Né mmanco quarche quatto «o cinco figlie) 
Né mmanco aggio da fa case co ttrave , 
NS mmogliere che bò manto , e ffaudigliei 
£ mroe contento magna pane j e flave i 
E se non saglio spisso ntrebonale 9 
£^ ca so no gnorante , e n' anemale • 

Uè manco de vestire mme deletto 
De velluto , de raso , o de boratto ; 
Ma de no cierto drappo schettb schetto 
De friso , o de scottino accossì ffatto : 
Addonca non avenn' io nullo apprietio 
No ne* è chi male piglia mme pozi* a ppatto, 
£ pperrò sse facenne groleiose 
Le fa chi ha d* appelare cchiù ppertose . 

T. Ar- 



V 

Se e UNNO. f) 

T. Arreducere a nniente le mmonete i 
Agrammezxè na fuorfece tagliente « 
Gomme de pasta fossero • o de crete f ^ 
O farele de ramma stralocietue ; 
Sorzetate Orature , e buie Poiete « 
£ patiate de st'uommene valieiite* 
Via pegUate le ppenne, e mmortalate 
V azziune de st^ uommetie nnorate • 
M* Isti barhìtonsores appdlantufy 
Et pccva Capitali puniuntur^ 
Atque fomburi digni existimatìtuf ^ 
Comin'a la legge primma inveniutitur} 
A lo co dece vide, ubìnotantur 
Titulo eodem ibi coliiguntur ^ 
£ Uà ponn'i ^ bedere tutte quante 
Gomme stiano nconcietto stt Mercante* 
T. E cchille che co ttanta delegenztat 
Go destrezza de penne leste, e ffiancbef 
£ co na resoluta confedenzia , 
Se pigliano Taruta da li banche 9 
Che te nne pare , fa la conzequeniii 9 
Se roaie puozze pati doglia de scianche i 
Chille che fanno cheste (Fauzetate * 
Se ponno chiammare uommene nnorate?^ 
M. Respondeo sed cum distinzione , 
Vel agitur de parva quantitate t 
£ hanno co la musata d' attone : 
O puro so mmegiiara^e mmegliaraté» 
E lo munno lo chiamma sbareione ♦ 
Mperrò s* a primma furia ncappaté 
Non songo ♦ e ssanno fa lo pilo nvicrzo^ 
&' agghiust^no co apennete lo tierio . 

T. Vi- 



,6 P A H M O 

Ti Vivere da dessutolo , e ccampare 

Co fare sempe mbroglie j zappe « e ielle ^ 
O pe la dì 9 ntoscano co arrobbare 9 
E ffare mille mbroglie , e mbroglieiclle 5 
Che dice . Sic Masillo « che te pare 9 
Nou te saglieuo ncanna le bodelle, 
Chi de sso muodo campa spensarato , 
Che le. pare, «^ chiaram' ommo nnorato ? 

fA. Io non saccio pe mme comme se pozza 
Maie nesciuno dessutelo chiammare , 
ASè mme farraie scennere la vozza » 
O pe li late mme farraie crepare ; 
Chiste so ccierte dubbie de Scatòzza, 
Chi senza mbroglie, e zzappe pò campare^ 
E oie chi nò sa fiare mbroglie, e zzappe 9 
E ddigno de galere 9 rote 9 e chiappe* 

T. Nnorate 9 coram* a ddl fuorze sarranno 
Chi co ddoie ganghe 9 è ssoleto magnare. 
Che r arte sanno fa de Turcomanno 9 
Che te danno papocchie pe ddenare, 
Chille li quale mpoco cchiù de n' anno^ 
Se le fFacennc le veneno mpaVe9 
Le bedarraie de. botta spUevate, 
Co binte , o trenta milia docate . 

fA, -Se non parie cchiù chiaro 9 Titta j frate > 
Non poz^o penetra la nteniiione 9 
Ca co cchesse pparole nfrocecate 
Me /arraie addeventare no cestone : 
Fossero Chiste ccà li nnammorate ? 
Si rame vuctìe bene 9 non parla cervone ; 
Che bò segnefeca sto Turcomanno ? 
Ca pe ne' anneyenà > non vasta n* anno- 

^ T, E 



y E e UNK Ó. 9^ 

t. É sst ppuro Dottore , e non saie chesta, 
£ si nyecchiato pe ssi Tribunale. 
Sto nomme u ttutte quante è mmanefestOt 
Nfi a chi venne tonnina e cca viale ; 
Ma io perchè boglio essere modesta $ 
Non te voglio spreca chi so^ sti tale r 
Non te lo voglio dt , vance penzanno i 
Ca trovarraie qual è lo Turcomann.o. 
M. Fotta d* aguanno , e ccomme so stordutOr 
Non saccio auto ^ e mme n' era smentecato; 
Frate , quann* uno è biecchio , e nzallanuto» 
( Comm* io ) deverria essere nfornato ; 
Co ttutto chesto a mmenie mra'è benuto, 
Bà sacció che buoie di « aggio pescato » 
Sunique isti Latrvnculis peiores^ 
Et ap^pellantur fumi venditons . 
£d azzò saccie fu no Mperatore , 
Che ttenev* a la casa na frabutto 
De chiste V che fFacea lo bello umore> 
£ sto fummo vennea sicco , ed asciutto» 
Ma pò de fummo chisto buon Segnore , 
Chiilo fece mori , ma cq sto mutio , 
w Azzò nessuno faccia ste ffacenne» 
» Mora de fummo . chi lo fummo venne » 
■E^ le^e ìtem apud Laheonem , 
Lo paragrafo item aìt^ connanna 
Tutte sti tale ad frustìgationtm , 
Dove la causa ne' è che lo ccommanna; 
^t ne incurramus in untationem j 
Se te pare , mettimmole da bannk , 
E addemmanna se vuole quarc' auta cosar 
Ca chest* è «a materia schefosa . 
• 'Valentino E T. E 



5« P A R M 

T* E chi fa la vaianza travoccarCt 
Né ddà lo piso justp .pe ddevere i 
Parlo de ssi Cbiaiicyere , « Ppotecare f 
Ca. inm' è benuto frisco sto peviii^rfi » , 
Fanno che bonno ^ e no nne puoie parlarci 
Né ppe lloro nce so furche i a galeve , 
Ma chiste cchiù de tutte a uutte JP ore 
Parlano 9 e squarcioneiano de Nnore • 

M. Oh se chel]a , che stace co la spau t 
£ ttene la valanza co no dito » 

4 Chella che d' ogne ttìempo è nnommenatat 
Responnere potesse a sto quesito, 
Mprimtno te chiavarria na cortei lata 9 
E pò te deciarria , aie tu attrevito 
De me pparlarCj e nnommenà sto fusto 
!o non so nterra « e buoie Io piso justo f 

T. Sarranno fuorze li Sanguinacciare 9 
Ch* àccideno pe nniente le pperxune 9 
Né respettano ammice 9 né ccompare^ 
Che Tè ppasto lo ffa 1' ^ccesiune , 
Tanto cchiù se lo fTanno pe ddenare* 
O pe nnomm' acquest^ de Marcangiune t 
E Io (tradire teneno a balere 9 
Chiste comme parla ponno de Nnore ? 

M> Esodo vinteduie , commanna Òdio 9 
Non se commetta simmele peccato 9 
E d'ogne muodo vò che Tommo rio 9 
Che lo commette nne sia castecato; 
Ed a Io stisso luoco lietto agg io 1 
Ca commanna de cchià che sia scacciata 
De la Ghiesia soia r accedetaro , 
Né che pozz' accosta rente a U* Autaro. 

T. N' 



iSÉCUNNO- ^f 

T. N* omnio che sta ncampagna , no sbannitoi 
Che sàrrà echio sfammato^ ch'affamato» . 
No iorfante de chiste ^ n' attrevito 9 
Che ccbiù de no percaccio ha sbaresciatvi 
ChillO) che nnuie chiammammo forascito, 
Cbisco poni se chiamma ommo Nnorato f 
£ bèv si è chestO) levarne d'affìannof 
Dimme li sbregognate chi sarranno? 
O chi proteggiarrà sti malantrine » 
£ le darranno canzo de fa male « 
Contra le llegge d' uommene , e Ddevine 
Anze contra le Higge natorale , ' 

Cca nce vorriano vierze assaie cchiù ffinCf 
Ma non se pò , ca n* aggio vena tale , 
Pocc* auto non se sente n' chest' etate .• 
Che nne dice de st' uommene unorate? 
M. Da la legge penultima , & finali % 
Isti taUs vocantur Grassatores , 
Et puntuntut pxna capìtoli » 
Atc^t ipsorum itidem fautores^ 
Non utitur quanioqu^ pana tali > 
Propter eorum aliquos labores , 
Che pperzò pe sia causa quarche bota 
Scappano da la forca > e dda la rota. 
T. LI' essere da la Corte connannato ^ 

A quarche brutta pena pe ddelitto 9 
Uno che fuorz' è mpiso , e pò squartato^ 
O de quarch'auta pena fosse affViito, 
Chìsto se pò chiammar* ommo Nnorato ? 
£nce nesciun' Autore che n'ha scritto? 
Vide, saime sto punto dechiara re , 
^ongo nuotate , o nò, che te ane pare? 
E % M. Pe. 



wo P A R M O 

. Jf . Pe patito che m' additta Io fodizio « 
Non Vha mtnira a lo muodo de'la morte, 

« Ma a la causa bensì de lo 8opprizio» 
£ ssiase ^uro de qualonca scìocte: 
Verbo lazia xnpiso sarrà Ttizìo » 
. Kon perrò connannato da la Córte , 
Se lo delitto k brutto , ed è sfammato f* 
Co la vita Io Nnore è^scaienzato. 
Ma se pe lo Rrè ssuìo , se pe Io Nora # 
Se fuorze pe la Patria , o pe la Fede ^ 
Co n* armo franco , e generusó core * 
La morte abbraccia i e lo temore cede » 
No mporta se squartato « o mpiso more f 
Ca be lo Munno Io ccanosce, e bede , . 
£ nnorata la morte? e nnorat' isso, 
£ nQ*è llaudato , e nnommenato spasso. 
T. S^rrà fuorze nnorato no spione f 
O chi sa machenare cose aterne 9 
Sarrà fuorze nnorato no boffone , 
Qual oie stimate so da li moderne» 
O puro chi la fcarne de montone 
Magna, e che ccos'è Nnore non discerné, 
O chi fuorze de Vennere, e d*Ammore 
Se dcletta de fa.r Ammasciatore , 
M. Viato chi sa fare Io Spione, 
O sa co ssecreteiza machenare , 
Viato chi sa fare lo BeiFone , 
Viato chi sa dicere , e ssa fare» 
Viato chi la carne de Montone 
Senza Io lemmonciello pò magnare » 
Ca ponno vota franca ogne preramera % 
Franche de frusta , forca , e dde galera . 



SEC17NNO. m 

T. Lo ilare co la lengua la trommetta , 
Probecanno de irame K deflette , 
Co na lengua pestifera , e mmardetta^ 
O co lettre cecate , o co ssoniette » 
Sia pe spasso > pe gusto 9 o pe bennettSf 
. O pe ddare desgusto , o ppe ddespiette r 
O chi a le pporte fa le mmacrerate » 
Chiste dimme song' uommene nnorate ? 

M. Chesta se chiamma mo detrazzione^ 
Quale sta sempe nvocca a gente vìle^ 
Che strudeno la bona pemotie • 
Hanno sempe a la yocca esca, e ffociIc> 
IJ arte lloro è ccelà H* opere bome> 
E de sforfecblare hanno pe stile* 
Mperrò ste gente de sta quartate,. 
So da lexllìgge nfame dechiarate-^ 

T« L'essere de dote faccie* e de duie core» 
Portar' odio , e ffegncre d* amare , 
Avere sdigno dinto , e ffore amore t 
Mostare affezzione , e pò gabbare r 
Essere comma di n' Adola tote » 
Avere mele nvocca , e ntragne amare; 
Pareti' Ape , e sso ssierpe nveneiute , 
Gomme -jammo co st' uommene nnorate| 

M^ L* adolarc è no vizio assale brutto^ 
Comm' a chi le piace pò vedere * 
A lo Digesto de serva cormprof 
Lege prima , paragro persuadere , 
St'arvolo adolatore fa no fruttar 
Ch' apporta, sempe danmo, e ddcsplacerèjf 
E* na sciorta de gente nzonwna chesta. 
Che se deye ftU *cchiù de }a Pesta - 

E ) T. Sa?f 



IO» P A R M O 

T« Sarrà imorato chi se vane inpiettd, 
£ stace nfaccie co lo viso smuorto « 
Che credenno acquestà fammai e cconcietto» 
Parla co boce chiana , e cuollo smorto » 
Qual« pò non ha schitto no deiìettn « 
Ma cchiù che non ce so ppoteche a PpuortOi 
Nzorom* accossi co ffare lo pacchiano , 
Quanto pò ^ te la ficca chiano chiano • 

M. Ddio nne libera ogn' uno » arrasso sia > 
Da chìste fauze , e fHnte santarielle f 
Che le bidè a la Ghiesia 9 e pe la via 
Manze \ e discrete justo comcn' Agniellej 
£ co lo manto de la Pocresia y 

^ Nchiovanó tutte a botta de martiellet 
Ca na boscia de chiste nzanetate 
Pò mannare a zeflfunno na Cetate . 

T. Porrà parla de Nuore chi n* ha fTede ^ 
Che pe bera vextù tene la fraude 9 , 
£ ccampanno accossi fuorze se crede 9 
£ penza d'acquistare at^ma laude 9 
Chiilo eh* a Ilo nteresse schitto vede , 
£ co li figanne suoie massiccie e $saude| 
La Fedeltà d* ogne berta Regina , 
La tenarrà pe ppezza^ e pe mraappina. 

M. Frate 1 tu m' addoipmanne cierte ccose # 
^Che non vonno resposte» ma stoccate; 
Cheste songo addommanne precolose^ 
Né pe nnuie manco fanno sti trattate : 
A le ssiepe se trovano |e rrose » 
£ si tu vaie cercanno fedeltatài 
Co n' uosso schitto , o ccx no pò de pane* 
Trovare la porraie scUit» torà cane . 

T. L' 



SEC unito: io> 

T*. L'essere mancatore de parole i 
Comm' a no cierto tale ammtco mio ^ 
Che mme nchieva io C. • • • de viole » 
£ ssempe mme facea Io percopio; 
Simmele a cchisto soita de lo Sole 
Nce sia stato a lo Munno^non credMoil 
Quale p* ave lo ntiento suio mme devu. 
Sfimpe papocchie , e io mme le ccredcva 1 

' E ppe te dì lo fatto brevemepte ♦ 

No cierto mme devevft ciert* annate y 
E ffece la procvfira a no parente > 
Cb' a Nnapole mme fossero pagate » 
Quale mmre s' offcretie prontamente , 
E^se mostaie co mmko cchiù the ffrate l 
«Ma quanm> mme ci^dea d'ave ratcienro,' 
Sto buon Ahìm4co ni* abbottale de viemó. 
La storici è ttroppo tofiga 9 ma la lasso « 
Pe non dare a ccano^cere chi è cchisso 1 
Tasta ne' appe a betiite «a sconcjuasso ^ 
Che, se lo dico» reétafrìsse ammisso; 

^ Mperrà m* arregolalie co lo-cùmpasso^ 
Pe non &re davero quarche ag^risso ^ ] 
£ nzomma pie non farme oorrevare» 
Mme resorv^tce beUà de chiaitare* 
Ffina fatta comparse Nvecaria > 
Co Io Pi^ocoratoYe , e TAvocatOt 
£ mme vo^ ègani la fantasìa > 
< Perchè sta còsa mme tenea mmuinatdl ] 
Ma canosciuta la josiizJa mia > 
£bbe già slatione , e tuie pagato : 
, Donca ehi è dde |»acoIa mai]3::atore Ì 
Che te pace^ Mrlà porrà de AQore^ 



l<^4 F "A KM O 

M« Vide ca vene manco no stromiento ^ 
N* arbarano , e na polesa bancale « 
Dpve ne' è ntervenuio joramìento , 
E pò se ne' arravoglia caiflale j 
£ buole , che na parola eh' è no viento^ 
Aggia cchiù fforza , o sìa sostanziale , 
Va parla d' auto , e lassa sta sto ntrico « 
, O stipate ssa vocca pe le fEcoi.' 

T. Non pagare roaie nullo credetore > 
Facennole pe iTorza letecaret 
Farele crepa U' anemaf e lo core) 
A ggusto suio volerlo straziare ^ 
E bè^chisto non è pudto de Nnore ♦ 
^ Chi no lo ccredei n<;e pozza ncappare« 
/ Ca Tornino nnani^ more» ch'^«ppagato ♦ 
Chi fa chesip , se chiamm' ommo ^ nnocatof 

M. Millemilia lìbr^ 9 ,<» squarciafuoglie ^ 

Nce soiigo contra de chi deve dare ; 
Ma l' Auture modietne- mille scuoglie .^ . 
Hanno trovate. , p^ . n^n fa .pagare j 
Barjolo , 0»BaWo-pe U casè44upgli,e ^ 
Wò servono pe.llardoarra^oglisjre* 
Mperr i^ « chiana , ititè buoie , sf^ niej^te fa^ei 
Chi oie non: vò pagai non paga -^ina je * : 

T. Negare verbo grazia: lìip parente , , 
O n' amovico 1 che sta nvascia fortuha ; 
Perchè fape arte. vile >d^dl' è ppezftentèf 
Cavfitorz' è nnaio a mman^capia de 'Luto, 
Nè^e fa bene ^ né l<9;Vede, ó sento, - .i 
Né lo soccorre màpqa d$ ^na funa , . 7 
Perchè «e teparrà pe sbregognata , - • 
Chisto- w pò chiamar' Qi^po^^ftAorato ? ; 

M.Noa 



SEC UNNO; ìoj 

M* ^Naii c^ è dubio nesciuno eh' è gna caso^ 
£d è contra la legge naturale « 
Ca se bè lo parente è no vastaso, 
Non se deve pe cchesto avere a ntmale ; i 
Ma stente chesto^e non te parlo a ccas«i I 
Ca ne' è chi nega Io frate cartvale , | 

E nce so le ccatervie » e le squatre ^ 

De chi nega la mamma y e $cbi lo patr^ 

Mperrò chille « che fanno cheste ccose f 
Sarranno tutte gente resagliute. 
Che bonno senza spine pare rose» 
N frutto essere non yonno canosciùte^ 
Le sciatti mme tene vonno nnascose » 
Comme da Semmedeie fossero asciate^ 
Ma che sserve a pegliar&e tanta augosclet 
Mente sempe uno nc'i^ che le ccanosce. 

De Caltcoia creo ch'aggio leggiuto % 
Qual essenno a lo mpério sàmato % 
Avea desgusto d' esse canosciuto « 
Perchè fu n* ommo vile , ^ mmale nttOi 
Diceno cierte ch'avarrla yokito^ 
( Azio T essere suio fosse scordato ) 
rTo cuoUo avesse avuto lo Senato » 
Che co no cuorpo l^avesae tagliata « 

T. Volere con ogn*uno stare app ietto t 
E mmettere lo perle a ttuue nnante , 
Terraene non avere , ne rrespeito » 
Essere no soperbo , n' arrogante » 
Avere adduosso cchiù de no defletto i 
Lo manco manco è Y essere ngnorante • 
Justo comme song io , che te nne pare » 
Pe Nnore chiste ccà ponno .parlare ? 

E 5 M.Ba- 



io€ P A R M O 

M Bonanoiie i boti' anno « e ba reposa t 
M' allegro ca si ttanto vertoluso. 
Io no la potzo credere sta cosa » 
Da vero fasse Orlando foriuso , 
,Dove tenive sta vertù nnascosa» 
Porca , e che ssento , Titta mm'aie confuso; 
Ma pò esse iinorato no ngnorante , 
Quanno n*ha cheiio lià e' aie ditto nnante? 

T. Sarrà fuorze nnorato n^^varonet 
Ch'avito non fa n ch'accommolà denare « 
No Seneca rraggiato « no frappone.! 
Ch' ad .amo non attennbi cW a siepare t 
Ch' anzeiuso de fa no melione * 
S* astenarrà de veverc » e mmagnare ^ 
£d aggio miso di . che nne sacc' io , 
jC^ li denare adorano pe Ddio • 

J4. Pe cquanto pozzo scemerà T Avare 
Songo deli' Antecristo Toseriere., 
Massema . se non hanno a echi lassare * 
Ca n' avarranno figlie , né mmogliere ; 
Io pe mme ntaiuo , le borria frostare , 
O le borria m manna nviia ngalere^ 
O comm' a Mmida le yorria squagliare 
L'ar^iento,e U*oro,e ddarccel' a mmagnare. 

Da Tia banna so ddigne de piatate. 
Perchè ^e niente se vedeno berfe , 
£ pò campano sempe sconzolate y 
£ le rricchizze le so spine, e ppenej 
Sempe le bidè su nnecessitate y 
Se (Poro lontre nn' avessero chiene; 
Ma pò permette Diio ^ che ssì denare 
ìio tierzo se le p«zza sbaragliare • 

T. N* 



si: cu ft NÒ; to? 

^. N^ antra éeoiarrà fuort^ ca lo Nitott 
Conzìste qiMiniio clatta è ddesfedato » 
Se co la spada molta- lo Talore , 
Che se pozta cbiamittar'- oj^mo imoratoj 
E s"* ave na stoccata M pò mie more » 
Diceno ciene eà ^è immortalato ; 
Ora i che- te fine pare de sti tale 9 
Che quanno soflgo accke so mmortaleP 

M. Li Dóvielie 00 , Tkca , reprobate*, 
Da Ile tligge Devine 9 t Uigge ornane i 
JE chi dice autramente , so ddannate 9 
Ca ^ongo peo de Turche, e LIoterane; 
Cortime ponn esser' uomtnene anorate , 
Se pò perdono IP arma* comifi'a ccane» 
/ Voglialo chtsto Nirore chi se ^> 
Ma stia lontano da la casa lÀia » 

T. Autre derranno , e sso no mèflfione 
De chiste, ma se trovono ngan'natef 
Che ddiceno ( p^rò senza ragiotie ) 
A ria van^ apparenzeja appoiate ) 
Ca perchè stanno nkma penìone, 
LIoro porzi sia n' nomamene nnorate; 
St' apehiune se so bone y o triste , 
Dimme prevìta toja, nche cconzrste? 

M« Pe sprecare sto pa^si^ , Salamene , 
Manco ne' abbastarria , crideme cierto i • 
E chillo e' ha sfa mmagenatione , 
Eie, pe te la dì, pàzztìf scopierto j ^ ^ 
E chesta tutta demostrtfzione , ' 
Ch' a R'omTiK) se farri , che non ha mmiartOi 
Né cereo 1 ca peftxarrà , perth' è gnorante. 
Quale la mente sia dell'onorarne? 

£ é Uh 



io8 ^^ P A R M O^ 

Né basta rche se mctu nguarnasc'one . i 
La perdona ^ e sse picca de nnorata * 
Perchè stia fuorie '» bona pcnione % 
£ perzò da 1^ gente sia stemmata ; 
Se campasse cieiu' anne» è. no cogHonet 
Ncè voi' auto eh» acito a la malata , 
Non serve a nnullo, fa lo beli' omore , 
Quanno non è da se digno de Nnore . 

Mperiò quale sia fauza , e quale bona. 
Quale sia fenta , e cqtiale sia verace i 
No cierto lebrecciulo une raggiona j 
Che lleggere lo pò chi le piace i ■ 

Ver* è ca jio lo ntenne ogne pperzpnà, .ì 
De tf uomitìene sacciente, sarva pace, • 
Lo nomme de V Autore parrò creo , 
Che sia lo Come Annibale Romeo •- 

T. Penzarranno fuorz' essere nn orate 
Chille e' hanno a bezzeffia ^lute ^ . 
O fuorze a mmano ritta so pportate r 
Qiianno non è pe ccau«a de //ertate ; 
De chiste io. rome nne faccio le rresate, 
Massama se da me so cpanòsclute ; 
Dimme lu mò , che de sapere abbunne. 
Sopra sto fatto com me nce respunne? 

M, Voglio , che mme ne faccie nt> stromientoi 
Ca cbisto non è Nnore , ma nnoranza , 
E se bè fosse Nnore , è Nnore a biento, 
Ntroduito da n antica, e becchia osanzaj 
Quanno perrò nOn fosse adolamiento » 
£ ccà condiste tutta la mportanta^ 
Ca «sto Nnore se face quarche bota 
A chi fuofze $^rrà digno de rota • 

JE q^an- 



S E e U N N O. IO» 

E quanno maie non fosse pe ccreanza , 
Perchè ne* è chi lo bole de potenzia , 
Pe uantillo tatui de niaioranza j 
E se le fa pe fforza Ueverenzia i 
Perchè portarrà tuba ^ aunìglia , e ppanzat 
£ ssarrà no frabutto nquimassenzia ; 
£ b'è chi de ste inuode so ttrattate , 
Che te pare » soog^^iommene nnorate? 
A cch^sto nunto nego consequentiam » 
Probo tnaiorem , nam est d^ substant'u% 
Quoniam quis quìs sìt prof ter poumiam » 
Sic honor^ri stat cum vigilantia , 
^r si ìllam non habet ^ vhUnti^fn > 

Quandoque fack- vH cum arrogantìa f r : 
Scd non pet hoc dicunmr honorati , 
.Qui sunt turpidibus vitiis gravati . 
£ pò tu non* saie buono ^ e non aie vista 
Niò che bedimmo spisso prattecato , 
Che quanto cchiù sia n'ommo nfamo, e ttristo 
Tanto cchiù co ppronteiza eie inorato. 
Perchè paura ogn' uno n' ha de chisto , 
Massema si è protietto, o s'è stenuita 
Pa quarcuno chi si 9 tu lo ssaie pùro« 
Perzò de te lo dì poco mrae curo . 
Cossi a no port* e adduce, a no taccagno ^ 
A chi fuorze ha «o frate, o no parente, 
iChe bo passa pegguappo, o peccompagno 
De Lupo viecchip , o de lo Mpertenent^; 
O chi puosto sana nforma de Ragno, 
Che ssalutato non te tenemente, 
£ cquanno non le faie le sbarrettatet 
Neutre a &o crimen (asa Mnjestate, • 

T.' Fuor- 



ii# P A R M O 

T. Fuori^ chi pc ddenare , o pc ffiiorei ] 
O p anta via.s'è ppuosto mprelatura» 
Non pe /orza de scienzia ^ o de valore » 
Ca non n' appero maie na leccatura , 
Chiste ccà ncbe carata so d& Nuore? 
Respimne pri^sto i hon ave pailra : 
Ched' è , tu capozzie , nnarche le cceglia ? 
Ched'è, ched aie? te faie tu maraveglia ? 

ì/i. Titta ^ pe quanto veo, tuT-si storduto, • 
Tu vaie cereanno, eh* io sia processato f ■ 
Ut saccio che buoie di > l'aggio caputo, 
S^nza,cbe pparle cchiù, t* aggio pescato-; 
Ccà nce vorria n* Aracolo saputo , 
Ca dviBiò non- è spreiposfetWd* 
Saccie mperrò ca totìie vsiécìelllo corre 9 ' 
Se non ha vieato mpoppa, e n' ha sayorre. 

T. Fossemo ( vcrbcy tazeja ) nnorare , 
Nuìeduie, che de sto Nuore trascorremmo, 

^ E co beHe ragiune appropriate , 
Qual è k? vero Nnot^ dcsti«guimmo? 
O puro nuie poni ^ibrtio ramescatc 
Co sre sciofte.de gente che ddecimmo^ 
Dimme ]a vcretate , e s' annevine » 
Te dò de paraguanto tre ccarrìne • 

M. Menammoce la mano pe lo stommaco 
Prìmtna de tutte Tante; sé^ te pare, 
Pocca mine creo ca ìstammo contìasto&aco 
D'ammice, de paril^nte , é ddé cotapafe. 
Non parla cchift de Nnore> ca mo vommacd, 
Ca pe ìHUiie nc'è chig'dfiiceré ,e cehc ffarc> 
Simm'accossi Nnorate, acciò che ssaccie^ 
Che potimm* ire e0' na stianta nfaccie • 

Ca 



S E e U N Ko; in- 

Ca nce sarranno li mi\e contiemct 
Li nvediuse puro, e li gnoranie» 
Li quale nce vorriaaa co li diente ' 
Spellecchiarece a mimiorze tutte quante; 
Ma dicaiìo , che bonno ^ perchè nntente 
Nce fanno mpaccio li passavolante r 
Chi è de nuie cchiù nnoratò , che lo ihostàt 
Ca pò tanno darrimmo' la resposta . 
T. Masillo quant'aie dkto, aie ditto buoflpf * 
Ed aie cierto respuosto co pprodeniia, 
Ma pe nfì mo no in' aie respuost^ a ttuoab 
Perchè fatta non aie la consequéima ; 
Se l'abballo non è comm'a lo suono ^' 
Mo mme nne vao senza cerca lecienzitr 
Perchè co ssi descurze, e ppaclamiente » 
Aie ditto assaie i ma n' aie concruso niente* 
Pecca de quanta nn' aggio nnommqnaie, 

. E dittetelle tutte ad uno ad uno. 
Perchè de guittarie stanno mpastate, 
Nfi mò Nnorato non ce nn*è nesciuno: 

" Addonca chi sarraniio li Nnorate , 
Perchè nce n* ha da essere quarcuno ^ 
Quale de Nuore pozia squarciare , 
Chisto 'nche muodo s*ha d'arrégolare* 

Dì donca , che bertute deve avere 
.Chi pe Nnorato se vò fa starnare 9 
Qtial è io muodo ch'ave dàt tenere 
Chi de Nnore vò franco letecare? 
Io pe mmc ntanto songo de parere » 
Che nullo se nce pozta maie chiammaref 
Ora se veramente si Ddottore , 
Mo dimme chi paria poua de Nuore? 

M. Fra- 



fXB r A R M O 

}A. Frate,, che buoie,che te ja metta tisctitto> 
E si è cossi, tu tnme vnoie coffiare, 
DoiK.à n' abbasta quanto t* aggio ditto « 
Ca tu no ntienne, io che noe pozzo far^ 
Non pe chesio lassa te voglio aflPritto > 
Sta saudo , ca te voglio conzolare j 
Nquatto parole, mo se te piace 
Sentire , e spero de te fa capace . 

Lo Nnore, Titta , aziò che ssaccio buono^ 
Nascere pè da-le bertCì tumorale , 
Justo comtne se ngeneta no truono 9 
Che nti' hanno scritto assaie lì Natorale, 
$ò baie , noti se V acquista chi sta ntuonO) 
Ca chist' è Nuore soprafFeciale ; * 
£ buono avere bona penione 9 
Mperrò nce vonno Tazziune bone. 

£ perchè naggia tuosseco pe minannS» 
E non se pasca de st' apenione , 
Nullo se pò piglia laMezacanna, 
Ogn' uno e mmesurare V azzi«ne ; 
Tanno }' ommo se stisso se connanna 9 
E bede s' è Nnorato co rragione 9 
Ca tanno porrà fa la conseqaenza 9 
S' è Nnorato da vero , o d' apparenza . 

Tf duie piuite, hoc unum ^ alteram non ladina 
St' a ssentì , dove tutta la mportanzia f 
V aut' è jus suum unicuiqae Teiere , 
Tutte doie cose cierto de sostanzia ; 
Chi ha cheste doie yertù, ciertopuoie credere 
Che de Nnore ha comprita cercostanzla > 
Mperrò chi non ha chesto C stia securo ) 
Se pò ire a ccorcà bella a Io scuro • 

T. Nfi 



S ECU N N O: ^ II} 

T* Nfi mò jammò de sisco , e dde mesesca ^ 
Ma pe fFare coovptito lo piociesso. 
Di avo 9 che la memmorìa te sta fresca > 
Che] io 9 che pe. la strata t' è socciesso, 
Pe cquanta te so schiavo^ non te ncresea^' 
Pecca sto ppo de riempo ne' è cconciesso^ 
Sequela, sto Masillo « \ia, da tt' armo» 
E damme fine a sto Secunno Parino* 

VI, Aie fatto buona a llecordaremello , 
£ ppoco nce voiea > mme seca da mente ^^ 
Perchè da vero» Io penziere è belio , 
Sìentelo buono , e ttienetillo a mmente ; . 
Ma non vorria mméscà cbesto co ccheUo^ 
Penò dire lo baglio brevem^tttet 
ì; pperchè T agg^o Dtiso >' e lo pernierà. 
Non è Io ifaiof io dico Tofentiere. 

Mente, veneva m6 pe te trovare 9 
Cornea' appontato avevamo da iere » ^ 
Fé. iForza fuie costtitto de passare 
Pq la.yico ( non saie ) de Panettiere^ r 
A buonnécchìù'setuijette,cpAtt!a3tare 
Cp'^ccìerte ppotta nelle no v^rviere» ? 
Io (comme saie,ch'ft Nnapole nc'è st'usa]| 
M' accosto pec ssentire eoriuso.^ ; 

E pe cquanto ^potieite penetrare > 
Lo yarviere avea cchejle mmedecatQ 
Li solete d'Ammore frutte amare, 
Ma pò fnoa potev' essere pagato 5 
Aveva a ffprt^ ferse xorrevare , 
£ pe cchesto- facea comm* a ddannatof 
Po pe pparte de, pnen^s le zello^e ,• . / 
Le deceaap .parole njiotfiose. .... 

QUaa^ 



IT4 P ARMO 

Quantfo chillo se «tese pezzftoaref 
£ toccare lo punto de lo Nuore » 
,0 bene mìo « vedi&telo nzorfare * 
Che ppaiea commattesse ce liVTore ; 
No lo poteva nullo raffrenare ,\ 
£ nvederlo te deva grà spantore t 
De muodo che se dea le mmane a mmaoriè 
A ssigiìo, che gran puopolo lice corze.. 

Se nce trovate nfra 11* aate no vecchione » 
Che ft cquanto mme parze era vammatutf 
£ dddsse a. lo varviere^ o gnorantone^ 
Sienteme b¥K)no , ca non so bagiana : 
Che Nnore i lo Nnor^è a lo Torrione ^ 
Che stàc« fora Porta Capuana > 
Mo ch'iesce^ a mmano laaucài, e bidè fore 
Scritto a na preu marmora ^ lo Nore ^- * 

Casa non ne* è, che n' aggia na latrina , 
Ko pegnato, n* a»:nila« o n'auretiaroy 
Casa non ne' è , che n* aggia na cocinaJlj 
Casa non ne' è> che non ha focoiaro;^ 
Vecco'^a k •s«iienzeja è strafina 9 ' 

Veccote T argomiento è (troppo cfaiapo'^ 
Perchè dov' è Hatrjna , e ccexnrae»era, 
FietOt e iFumme sarrà d^o^$ mmaner9# 

Ma co na defFerenzej.a 9 la quale 
Te la voglio sprecare ccà pprescnte,' 
Ca fieto nce sarrà de muorho tale 9 
Che se farrà sentire nfì a PponeDtej 
M' auto farrà no fieto de pedale ^ 
Che pe na strata o doie'schitto se s«it€> 
E fFummo che s'^àktuta cxJ lo viento , 
J£ n'amo» che nce vò fatica^ e sdento. 



S E C-.U N NO* Ilf 

T. O se Io stile mio fosse Toscano» 
£ ssapesse parlare nfrocecaro « 
E chi mme ^ente non fosse paccianot 
Te vprria fa vede , chi è lo Nnorato i 
Le vorria fa toccare co le romano, 
Ch* è no paputo % e n' aseno nvardatp 
Chi nne parla « e de cchiù ch'è no vozzacchìo» 
Ca cemmiero non nc'è che n'ha ppennacchio* 

M. Già Febo co lo carro a Briglia sciota 
Se n' è ghitito a ddormi nlunno a Io mar* 
Pe tromà crammatina n' ama vota 
Co li suolete raie sbrenniente , e cchiare^ 
£ la Luna rotonna corniti' a rrota» 
Se fa da mille stelle accompagnate * 
£ nmiie co sti trascurze (addobbiate y 
>Ipn nce nne simmo a.bbiste,nè addonaté.^ 

T. Qchìix de quanto s' è dditto^ non potimm^ 
Dire néoppa sto Parmo , ca sarria 
Gcbiù liuongo certamente de lo prìmmo» 
£ pò chi legge nce swoecarria ; 
£ mnvente già sta beUa Lima avimmo 4 ^ 
Penxai»mo pe equa strafa , e pe equa vin 
Secare pothrnm'ire^ atxò la cappa 
Levata non ce sia da quarcbe tuppa^ 

M. Jammo da chisto vico se te pare» 
£ sse te resta coro moto venire % 
Perr^ i' aspetto craie dapò magnare 9 ^ 
Ca de la Nobertà ne' è assaie che ddire* 
Io t* aspetta a la casa , non trecare » 
Ca volimmo sto punto desfenire » 
Ca ncoppa a cchesto ha lietto^saìesto fusto^ 
Vasta volimmo (di cose de gusto» 
Sc0mpctura Ì4 lo Sccunno Pdrmo. 



P A R M O Uh 

TRASCURZO TRA TITTA . E 
MASILLO . 

c0an 

X ciò Melilo bonvespera « che ffaje ì 
^ Gomme so ppomoale , che-te pare? 
Né dde li pare miele nce nne so assaiei 
£ mme nne pozzo vanagroliare ; 
Chello « eh' eie pozzo fa > n' aspetto craìet 
^.noa penzo a ddormire^nè a mmagnarey 
Massema quanno dongo na parola 9 
Lo cuorpo non abbenta^ e II' arma Tola' 

M» O comm' a ttiempo a ttiempp si arrevata» 
Singhe Tìttillo mio lo bemmenuto 9 
hon ha n' avemmaria , eh' ^ggio magnato^ 
E mò de te vedere stea speruto : 
Circa de lo negozio già appontata ; 
£ia notte belle cose aggio leggiuto f 
Zoe de sta pomposa Nobertate ^ 
D* Auture suoccie $ masiccie 1 e ppesate l 

Mperrò no mme ferrisse no piacere f 
( Se commoto te resta ^ e sse te pare ) 
Sto Tierzo Parmo sarda de parere 
Fotessemo ntoscano sequetare y 
Ca vorriamo a Io Miimio fa a bedereì 
Ca sapimmo lenguaggie commotare v 
<£ che quantunque siam Napolitani, 
Tcnimmo sotU coscia li Toscani. 

I. Mi- 



T 1 E R z o; ttf 

^. Masillo mio , cchiù boi€ 11' aggio ditto 
ìA so Nnapoiitano, e biva Ddio^ 
Co la pennate la lengua 'n voce ^ e scritto» 
£ non trasformo lo linguaggio mio; 
£ chi nne vòàì male è no gran guitto* 
Ed a pprovarencello so pprunt' io « 
Ca de quanta knguaggie so a lo Munno« 
Non ncè chi sa spreca cchiù chiatto, e ttunno 

£ ppazzo chi parlare vò Ntoscano 

Quanno chillo Ntpscana non è nnato^ 
Chi Grieco vò parlare è no pacchiano » 
Quanno non s'è de Grieco mbreiacato; 
Saie per<:hè lo pparlà Napoletano 
Da cierte porchiaccune n'è stemmato i 
Ca nce lo boglio dicere cantanno « 
£ie perchè ca leggere non ssanno* 

M* Ora via sequetammo lo tenofli, 
Ca spero co Y aiutò de la Musa • 
Apollo, mme farrà tamo favore , 
De reschiarà sta mente mia confusa ; 
Sta Titu ntanto liesto i e IFatte nnorer 
Perchè la Nobertà va sempe ncrusa 
Co lo Nuore , e tra 1' uommene Nnorate 
Se. pò trova perfetta Noberiate. 

Che ppenò sequenn* io Tapenione 
Dcir uommene saccìente , e Uctterate» 
Che pparlano fonnato, e co rragione, 
£ ssò de quarche stima , e autoretate * 
Gomme fu verbo-raiia Fratone, 
Seneca, ed ante gente addottrenate , 
Feluosefe de stimma , e dde gran puntOj 
Che mmaie de Noberià fecero cunto . 



ìti« P A R M O 

Uè ppare a mnè«che saeiua gran preposeto 
St'uommene buone avessero Tonnato Vb 
Lo ntennemiento lioro ^ ed a pproposeto ^ 
£ co rragìone avessero parlato. 
Se bè eh' a ppritnmo pararrà spreposeto 
A ^chi non ha leggioto « e sto<ltato » 
Attiso che la libro ntenxione 
Sta fonnata a nimartieIlo\ e co rragione r 

JDJceno donca, ca la Nobertate 
Non è ppunto destinta da vertute j 
Pocca tutte d* A.ddamo songo nate 
ir uommene, eh* a lo Munno so benute ^ 
Perchè tutte li quale so arrevate 
A buono puosto « é se so annobelute ^ 
Non fumo tale pe li nascexniente « 
Ma schitto pe bertù de li pa riente*' 

7 • Donca nascere tiobele è freddura f 
£ nnullo se nne deve gloriare, 
Ca maie appe pe;)ziere la Natura 
A nzò chi nasce nobelezxa dare; 
De iàtlo ragionevole appe cura 
Schitto , e ir ommo da se se nce pò ffare 
Nobele , se be è ffiglio a no chiafeo f 
Ca la vertù fa 1' ommo Semmedeo • 

Che pperrò retorcenno V argomiento f 
Dtco mò jo , se chillo qual è nnato 
Nobeie pe V ammore de lo stiento « 
£ pe ngiegno , e bertù de ir antenato « 
Quann isso tenarrà la capo a biento • 
£ co cchillo non ha contenoato, 
Ma menanno na vita dessoluta, 
La Nc4)ertà fame creo > che «sia perduta. 

M.Cier- 



T 1 E R Z O. itf 

t/l. CìerV è ca pò sbanì la Nobertate f 
P' azziime gufttesche , e pp* arte vile t 
Non sequetanno de Uoro Antenate 
Li portaoriente v le bertù r e lo stile | . 
£ cquarche bota pe nnecessetate 
,. Vace a tterra ogne nnasceta ce vile 9 
Ca lo^besuogno è strata* porta « e bi% « 
D' ogn' azxione trista « e guittaria . 
l^frutto la Nobertà se perde quanno • 
Chilio quale se picca de ben nnato i 
Sodamente tK)n va contenuanno 
L* azzmne « e bertù de W amenato » 
£^ ghiusto 9 Titta mio , comme no pannot 
Che se no sghizto d' uoglio ne' è ghiettato t 
Scergalo , e ffance quanto nce puoie fare } 
Sempe la macchia mille miglia pare. 
Quanno , co|nme « e perchè la Nobertate 
Se perda , nn' ave scritto Tiraquello > 
Co cciento suoie bellisseme trattate » 
A no lebbraccio nfuoglio muto bello ; 
Lia stanno tutte quante regestrate v 
Che perrò mme remetto io puro a cchello» 
Che st* Autore massiccio scrive « e ddice* 
£ co cchisto Cepolla , e Ssanfelice. 
T. Ed uno e* ha denare abbotta- fascio , 
Quale da nobeleiza non è nnato , 
E ssarrà no ngnorame , sarrà n' Ascio » 
Po essere pe tinobele stemmato? 
Perchè mme creo che n'ommo nato vascìo 
• Pe rreccheize se sia nobeletato , 
Pocca uno eh' è nnobele, e n'è rricco , 
Ve a ca non è steinmato no^pjiUcco • ' 

Ma 



>ié 1J A ^K M O 

if. Ora xhìst' è no dubio veramente * 

Cb^a chi n ha stodiato, t n'ha Ueggiuto 
E siase puro quanto vò saccente/» 
Crideme, ca deventa no paputo;. — 
Io mò che ssaccio nzò ^ che ttengo a mente 
Se bè so biecchio», e cquase so storduto^ 
£ pperchè la memoria stace fresca , 
Sienteme , e dde sentire non te ricresca • 

Siase quanto.se voglia U'ommo ricco^ 
Cchiù de Grasso, e de Mida, e ttanta,e ttamCf 
E ppaizo Si trasì vò nchisto cricco, 
Quanno npn ha bertute , ed è gnorante: 
Lo chiuppo j non saie tu , ca. se fa sicco 
ijuanno non ha la vita soprastante,* 
Perrò sti ricche le ssento chiammare 
Asene carrecate de denare. 

Ma conciesso, che Nnobele sia nato* 
Sia Rrè (vuoie cchiiO quanno non ha bertufe 
E' ghiusto no sommiere ncoronato « 
Gomme diceno l'uommene sapute; 
Le rrecchizre , e le gioie so mprestate* 
E, nne che so acquestate j so pperdute ; 
La Vertù schitto , axiò nullo se nganna « 
E cchella, che ccovcrna» e che ccommanna. 

T. Dimme (se puozze fa bona, vecchiezza,) 
E* de besuogno j è de necessitate , 
Avere uno, eh* è Nnobele, recchezia » 
Pe cconservare la Nobeletate? 
Ca yeo, ca spisso spisso se desprezzà-, 
Quanno non ce so nnumme nquanteta^e: 
Respunné , Sio Masillo , che te pare , 
Hqq sqngo de besuogno li dpaate ? 

M. E 



T I E R Z O. tu 

M. E ttu meglio de me creo ca Io s^aje, 
Ca chi ha Nnobeletate « e n' ha ddenare > 
Massema s* avana diebbete assale « 
Le vene ncrescemiento de campare; 
Li Nobele so ttanta Coccovaje, 
Quanno chello no nc'è« che fFa cantare 
Li cecat e ; e pperzò cchiù de le bete » 
Non se chiàmmano Nobeie, ma note* 
.Comme senza lo ssale conzarvare 
La carne non se pòi ca priesto fete» 
Cossi la Nobertà puro mine pare 
Conserva non se pò senza monete; 
Li Nobele j che n' hanno li denàre » 
So ghiusto jiistp còmm*a li Poete, 
Quale se n'hanno arma , e n'hanno agrestat 
Schitto la nnon^menata nne le resta* 
Ma sopr' ogn autra cosa la Vertute 
E de la Nobeità lo vero sale , 
£ ssulamente ir uommene sapute 
Co chella se conservano mmortale; 
Chille 9 che n' hanno chesta , so ttaute » 
£ eco lo nomme restano de tale 
Mente so bive , e pe flFornì la storia , 
Muorte che ssò, se perde la memmoria*. 
La Nobelezza è bene de Fortuna , 
La qual' è dd' ogne tiempo variabele » 
Assaie cchiù • che non è la pazza Luna » 
Quale maie retrovà se potè stabile ; 
S'è ssazia non saie^ né s'è ddejuna. 
Né ssaie se t^è nniemmica , o favorabele > 
Attiso nzò che sta bagascia dace , 
Se lo ttorn' a ppeglià quanno le piace . 
Valentino F T.Wà 



i224 TARMO 

T. Ma levarne cbest' ama fantasia ; 
.Se pratteche co n'omaio , che non sajcf 
Pe ccanoscere buono chi se sìa j 
Se sia Nobele , o nò , che ccosa faje; 
A cquale signo se canosciarria j 
'N che muodo scanagliare lo porraje 9 
Porta quarche nzegnale scritto 'n fronte. 
DI già che le rrespojste tu Uaie piente? 

Se canoscesse a lo bestì polito , 
O fuorze a no corpetto de mmorcato » 
Ca quarche bota puro lo vestito 
Ha cchiù de n' ommo sapio gabbato ; 
Né pò) chi no lo sh, mostare a ddito» 
£ pe Nnobele passa no sciaurato, 
Massema se de cchiù porta 1' auniglia t 
Stace nnubio ognuno , -e nne squaquiglia * 
/M. Vieste, Titta , de pelH de Lébne 
No ciuccio 9 o puro miettele la sella ^ 
Justo comm'a ccavallo nguarnascione » 
Co le staffe , e na vriglia muto bella ; 
Priesto nne puoie vede lo paraone t 
Ch'ognuno se canosce a la favella; 
LV aseno se canosce a l' arragliare , 
E ir ommo se canosce a lo pparlare • 

T. Se pò fuorze canoscere a lo brico. 
Gomme ssoleno dire cierte tale , 
Ca pe no le scoprire , no le ddico , 
Che se fonnano nchesto, e so ppedale: 
Sto nomme no mme pare troppo antico , 
Ca lo sentictie di st5 Carnevale, 
Reirovannome a ccaso a lo Mercato i 
Parlanno co n' ammico mio Sordato . 

M. Non 



T I E R 2 O. 115 

M. Non saccio addove accaccie stì vocabole, 
Sto brico , che cos* è vorria sapere ♦ 
Vi ca tu mme faie ire a IP Incorabok , 
Da vero j Titta, mme faie -stravedere; 
Chest'eie na parola nnescrotabele , 
Brico è ifuorze chi veve ar Io becchiere » 
Previta toia , dimmello , Valentino t 
Ca sto nomme non jic'eie a Galapino» 

T. Brico vò di , zoè , na mpettatura , 
Na torciuta de musso, o de mostaccio» 
Parlare co na fosca sguardatura , 
Na maneca a llàncella., co no vraccio i 
Na nnarcata de ciglia , na s>bravura , 
£ quarch' auto motivo , che non saccio , 
Si si, chesto porzi nim'era scordato» 
Parlare tosco , e fiare lo ntcscìato » 

M. Titta, pe te la dicere, mme faje 
Ridere senza voglia veramente , 
Ch* a ttiempo mio non aggio ntiso maje 
Dicere ste ppapocchie da le ggente; 
Le ccause le ssacc' io., tu no le ssaje 9 
£ te le boglio di destentamente 
Quale so le rraggiune , pe le cqua'e 
Scernere puoie na Nobertà rèjale . 

Quanno sa 1* ommo raffrenare 1 ira , 
. Quann' è ffacele , e pprunto a pperdonaret 
Quanno pe nnulla causa non s'adira, 
Né fa bennetta , mente la pò fare , 
Quanno sta begelante , quanno ha mira 
De potere n'affritto sollevare; 
Chi sa fa chesto, te mprommetto , e ghiuro 
Lo puoie tene pe Nnobele securo . 

F 2 T.Cchià 



ta4 P A R M O ^ 

T. Cchià. d' uno cierto nn' aggio canoscitite 
De chist' uommene buone a sta Celate » 
Che sso state p* Oracole tenute ♦ 
E stanno a mmille libr^ regestrate / 
Kè mmancd le ssemmente oie so pperdute 
, De chiste cca nfra Q^ ftute nnommenace» 
Noe n'è uno de sango muto amico ^ 
O che gran Cavaliere i e buoa* ammico * 
M. Già , che m' aie p^iosto ncoriosetate , 
Voglio sape chi è cchisto p' ogne ccunto » . 
Perchè meni» ha sie bone qualetate » 
'Nce lo volimmo pegliare p^^accumo^ 
Azzò , chi sa ^ se la necessetate 
Nce facesse no juorno quarche affranto < 

* Già , chr ne' ave mercato co lo ghisso » 
Cercammo ajutOfC rrecorrixnmo a cchiss^. 

T« Chillo, che mmiezo campo fa torchino, 
Miez' auto russo , co ttre sbarre d* oro , 
Chilìo, che pezzecheia de lo DdeVino, 
ChiJlo , che de Caracciole è ddecoro , 
Se cbiarrma, par* a me, Ciccio Marino t 
Che de quanta so state , songo , e ffbro 
Llusue? da che lo Miuino fu ccreiato> 
Nne porta la corona , e lopreraato. 

JM. Si si , chillo Azzellente Cavaliere » 

. Chillo , che ssento dì , eh' è n' ommo raro> 
Chili» , che de lo Regno 'è Ccancelliere , 
Ed a le MitKise puro è ttanto caro ; 
Chillo eh' a lo ddonare volentiere 
Non saccio se nce sia simmele , o paro, 
Chillo, che ssempe dà, dona, e rrefosta i 
Nuovo Alcsandro Magno a ITetànnosta. 

T. E 



T I E R Z O. X4f 

T. E eli , cV.è burfa af{% , potca d'aguanno, 
Ca se nce avesse ammec'uia io puro, 
Gomme co cchisto tanta , é ttants^ iK*hanno> 
Da td Necessetà starria secura ; 
Chisto levare mme porrra d'^alFannOi 
£ mme porria fa lucere a Io scuro 9 
Ma perchè sò.ngnorante» e de gnorante 
Chist* è noemmico, io no mme faccio nuante. 

M. Va, dattence a ccanoscere, pacchiaaa, 
Ca se bè non sì irniente vertoluso , 
Se bè non saie fa lirece moscano , 
S' acconcia co sta lengtia , ca sa U' uso ; 
Chisto è ttuito cortese » e ttuti* ornano r 
E sa eh' ogne Ppoeta è besognuso , 
Né bregonnarte ca non bieste ^eta, 
Ga compatisce -, e ssa caV si Ppoeta ♦ 

T. Lassa fere a lo Cieta » sro Masilla, 
Manca non pd chello ^ ch*^ è ddestenatp', 
Confedammo, e lassammo ffare a cchilfo 
Che pò fare, e ddesfare, e ne' ha cieiato: 
Apa maie de vernare pò niy grillo , 
Tu statte, ed io mine stòcomme sonnato» 
Ca co cchesto parla mme so scompuosto > 
Ferrò tornammo a Io trascurzo niiqpto * 

Io mme sento- crepare veramente , , 

Qftamio senta quarcuno squarciare, 
Che de rrobbe, a vertute è no pezzente^^ 
E bò de Nòbelezze despotare ; 
Fuorze perchè a v* auto no pareiite i ' 
O no patre, o no frate sengolare , 
E bò mettere a ttutte pede ntiante t 
Quanno comm' aggio ditto , è* »o gnorimte; 
E 3 Ì^U 



i^«. I> A K M O 

M. Li mierete , e beriù dell' Antenate ; * 
Le rrecchizze non serveuo pe nniente« 
Non scrveno le ccose, che so state, 
E pò V uommene muorte so ffetiente ; 
Sempre fresca yo sta la Nobertate 
Pe ppoterte avantà de li pariente; 
Se io rreto non è comm' a io pprimmo 9 
Lo stimo digno de vocà no rimmo . 

E pe cchesto decettc Cecerone , 
Na vota competemio a lo Senato 
Co isso no famùso gnorantone 9 
Che se peccava de lo patentato , 
Caglia , no cchiù pparole » vervecone i 
Kon serve a squarcia de. lo spassato y 
Ca la Nobertà toia a te scompesce « 
La mia da me accommenza, e a me scio/esce« 

Voze nzomma co cchesto renfacciare 
A cchillo , che fTacea de. lo squarcioneif 
E de li muorte se volea yant.are j 
Ca fuorz' erano state gente bone ; 
Ma isso non sapea manco parlare f 
•E sse credea de stare a pparaone f 
O comme nce lo boze , fu echi aiuto ,. 
Ca resfaie da cetrulo nzemmeututo • 

De la Nobeletà de U' Antenate , 
E n' aseno chili' ommo , che ^e pasce )» 
E ca de Nobertà fumo mpastate 
Da che nnascero nziemo co le Sasce; 
Ca la vera 9 e pperfetta Nobertate 
N' è chella 9 che s' acquista quanno nasce 9 
, ( E chi chesto se crede sta nn'-arrore) 
Ch' è cchella , che s* acquista co ssodore . 



T I E R X O. ri? 

Se tu s) ommo buono , e li' Antenate 
Fossero fuorze state gente vasce> 
Kon dicere ca nobele so state y 
Ca renuove de Capoat l'Orlasce ; 
Le mthentniorie so ffresche > e sseparate 
Stanno a Io Munno 1* Aquele da i' Asce » 
E pa co sso parlare muove a rriso 
Ognuno , ed è lo ppeo , ca non si ccriso. 
Se l*^ Antenate fuorze Airno gente » 
Ch' anticamente s hanno fatto nnore 9 
Perchè a le guerre far ito assaie valienté f 
£ ssarà stato noto lo valore > 
O perchè ( vfcrho razia y sacciente «. 
S^ avarranno acquestaK)^ lo sbrannore ^ 
Qiianno tu comm^a c^hilie non aie fatto»' 
A ttale Nobertà dat' aie la sfratto . 
Perchè 9 se tu si ffuorze no gnoraate j, 
. Pìezzò de catapiezzó nzaltatiuto > 

Che n^aie potuto maie passa nnénalnte) 
Né ssaie far' auta parte > che Io tftuto ; 
Se te picche de chille 9 e te nnè vante ì 
Si da tutte pe n' aseno tenuto ^ 
E pò se tu nne parie, staie securo 
Ca sbreguogne "à'^tte stisso, e a cchiUe purO# 
Se vT arvolo de mela 9 o de cotogna % 
Frutto tanto stemàto , e addorosot 
Facesse pò cocozze catalogna^ 
Chisto non sarria^caro disastroso; 
lusto^ accossl , ^quanno no piscia-flttogna 
Nasciarrà da no patre vertoluso ; 
Donca X avere avuto gente bone 
Non serve se tu si no cocozzone. 

/ F 4 Che 



128 p A R »r o 

Che sserve ca da n' Aquela si nnato , 
Se non sì coxnm'a cchella ( poveriello ! ^ 
Perchè tu comm* a cchella n' aie. volato » 
Che ddeventato sì no ciucciariella ; 
Ca patfeto fu ddotto , e Iletterato , 
E tu sarraìe no Zanne , o no Caviello » 
Non te serve de chillo squaroiare , 
Appila , eh' esce feccia , non parlare* 

Singhe figlio poni de sbirro « o boje ^ 
O puro de chianchieré » o potecaro 9 
Quapno so bone V azxiune to|e 9 
Ad ogn' auto eh' è Nnobele si pparo : 
Ogn* uno è ffiglio a 1* azziune soje » 
Siase figlio porzl de tavernara , 
Co lo ttiempo se perde la memmoria 
De chille, e rresta a tte tutta la grolla. . 

Tutte quante prencipio hanno avuto 
LI* uomtnene da la zappa , e ssia chi sia i 
E chi vò nega chesto^, è nzalUnuto y 
£ ddice na fauzi$s#ina boscia ; 
Ma chi appe taliento, e Su ssàputo. 
Non voze stare a cchella , e mmutaie visi 
£ ddannose a le scienzie , e le bertute > 
^e songo comm' a ddiiei^unpbelute . 

T. Nfa chi è nnobele, nobeli? se Sih , 
E chiste ccà mettixnmoJe da banna» 
Ca no sta ccà la menzione mia , 
Né nchesto vò la Musa^ che mm'aiFant^a; 
Ma de chi fuorze stace nn'arbascia» 
Né se mesura co la M^zacanna, 
Che de Nobeletà non hanno scorza » 
E bonn' essere Nobeb pe fforza. 

M. A 



T ! E R i O; «1 

M. A Io palese mio de chiste tale 
Pe ccierto nce niie so na nfenetate^ 
Ca pe ng ft le ttaverne , e ii Sperale 
Non se pari' auto, che de Nobestate; 
Senape siente parla de li natale » 
£ ddiceno ca songo» e cca so stat^j» 
Senza punto peniare li papute 
Ca sa da li Palesane canosctUte t 

T. Comm* a d-dìre , non sì NuapoletaiK>j 
Donca de dove sì , fusse de Trocchja ; 
Frate mme vuoie passare pe ppacehmno ^ 
£ biK>ie che gliotta sana sta papocchia ; 
lo saccio b^no ca non si Ttoscano , 
Fus^e mo comm'a ddi d^ la Conocchia > 
O comme ( foorte ) fanno cierte scigne % 
D'essere nato a Nnapole te sdigne ? 

Itf* Frate pe te la di . so dde Ja Marca» 
Ma venne strappatiello a s(a Cei|tet 
Portato pe ffortuna da na varca , 
£ be^ette co m tnico n' auto frate r 
Nule pe sta sottapuoste a no Monarca # 
De resta cca J^ce simme. contentate ; 
Ch' è meglio esse vassallo a Rrè de Spagna^ 
Che stare a Ilebertà dinto Coccagna * 

E ppo de quanta n' aggio prattecate 
Paise pe lo Manno a ttiempa mio^ 
Dove se pò trova n*" anta Cetate * 
Ca lo ddiceno tutte» non sui' io; 
Cca so ttutte le ccose appropiate » - 
E cereo eh*' a sto dderitto Ncieb fr Ddló^ 
Quale reie , e eco verna tmte quante ♦ i 
Ma cchiii d'ogn' auta^ chesta nuance iioanie 
F s -J^a-- 



,35^ P A R M O 

Siapole bello d* ogne faziione^ 
Napole . de la Talia ciardino r 
Napole^ che. pò stare^ a pparaone. 
D' ogne ppaiese lontano , e becino ; 
Venga pe la laudare Cecerone « 
Lo Tasso, TAriosta ^ e lo Marino, 
Ca il* è ppe mme de na Cetà ssì bella 
Poterne n^ie laudare na sghezzella . 

Napole ^ na Cetà cosi ffamosa , 

Pe tiutto r Onevierzo nnommenata» 

Napole ternamente groliosa , 

Che p^ ituto lo Munno sia creiata « 

Dogne ttiempo abbonnante, e d'ogne ccosai 

Da tutte li Poete celebrata ; 

£ echi fuorze vò dicere autamente 9 

Pe mi&ille^ e mmille vote se nne mente 

KapoJQ de lo Munno grammaglietto , 
£ de r Auropa Rosa moscarella , 
£ de la Talia luoco cchiù pperfetto. 
Né pe lo Munno cosa ne* è cchiù bella; 
Hapole cchiù d* ogn' anta sta ^concetto , 
Tanto cchiù ch'è pprotetta da na Stella , 
^ Stalla eh' allustra 1* Onevierzo Munno , 
^ Lo Gran Monarca Carluccio Secunno . 

O quatto vote Felice , e Bejato 

Chi è. stato digno avere sta Fortuna > 
.Sotta sto Gran Monarca essere nato, 
Massema mo co la crescente Luna,, . 
De la nosta Regina ta.nta amata, 
€h' appar^ggià non se le pò 'neseiuna; 
' Che r Amorosa Mamma Marianna , 
Che cciescere Jo face canna canna • 

T. Cp 



r 1 E R z o; ^ X3.t 

T. Co ttutto chesto ptiro se so mise 
Da ciertè , che sacc io, troppo fumuse , 
Che s* hanno ncapo na chiommera miset 
A ddespietto d' Apollo , e dde le Mmuse » 
Ca se bè nate cca , so de pai se ^ 
CHiùIlontane,cchià.anticbe9e cchiù famuset 
E ddicenpt de cchiù ciert* ante ccose 
Troppo Èelle a ssentire, ma schiattose • 

Chi dice ca.ia loro descennenza 
Venuta anticamente sia de Franza » . 
Chi ca songo descise da Provenza , 
£ cebi da le Mmontagne de Barbaaza: • 
Autre ca so benute da Sciorenza » 
Quale te fanno fa tanto de pauza^ 
E ne* è chi dice da la Magna Grezia » 
Chi da la Nobilissema Veiijezia ." 

Chi ca descise to da Lommardia. « 
Chi dice ca descenne da Melano , 
Chi da Savoia, e echi da Schiavon^a, 
E echi de la Cetà de Montalbano ^ ^ 
Ma dicano, che bonno , perchè ccria . 
Nullo nhe credarrà , se n*è ppacchianoi 
Né ssento male chi dica, e che ttrascorra» 
Che ddescenna da Sodoma , e Ccomorra • 

Fossero Cavaliere , manco mal^ ^ 
Chìlle li quale fanno sto squarcione % 
Ca se le pò da crec!€t3 a sti tale » 
Quanno lo ffbnnarranno -co rragione ; 
Ma pò che ddica chesto no pedale» 
Insto cotnme song' io' no coppolóne , 
Frate, n* è ccosa che nce puoie passare i 
Ca pe li late te sieme schiattare * 

Fé E se 



3il2 P A R M O 

E se vuole sape cose cchlù ppesante. 
Ca chesto eh' aggio ditto non è nnieatè , 
Perchè cierf àute passano ccjiiù nnante « 
S* aie voglia de gostare , ora mo sienté ; 
Chi dice ca descenne "da Morgame, 

• Chillo ♦ che comraatievà co lì viente ; 
£ chi ca r antenate so ddescise 

Da Piiaino , da Eeoha, e d'Anchise. 

Nc*è chi non se vregogna^ e dà a dentennerey 
Che da Numma Pompilio Romano 
Venda streppa soia; chi da le ccennere 
D' Anea lo famosissiiuo Trojano : 
Chi da parte de Mamma, ca da Vennere . 
Songo ir ante descise a mmano a mmano, 
E mmiir aule pallune , e mmille cose 
Troppo brutte a ssentire, è storpmacpse. 

Chili*, auto ca descenne da Gradasso , 

• t;:hillo , eh* è de la streppa de Roggiere ,. 
Chi dice da no cierto Gran Torcasso 9 
N'amo derrà d'Orlanno Cavaliere; 

Ora che te nne pare de sto schiasso, 
Non crepa, chi non porta lo vrachiere; 
Io frate quanno sento sti trascurze 9 
Pe te la di, mme veneno li cune. 
Ciert' aute pò s' aparano le ssale , 
Conforme mW hanno dftto li Petture.* 
De Viscove , Prelate , e Ccardenale , 
De Colonnielle » Princepe , e Sségmire; . 
Perchè trasenno Uà quarch' anematet 
£ ccontempranno attuorno le tFegure^ 
Penzarranno ca chillo, che le bede ^ 
Che asiano V Antenate suoie le ccrede. 

Ma 



T I È R 2 O. x;j 

Wa^li contempratìve , quale stanna 

Seinpe maie co ll'aurecchie a le ppertose^ 
E hanno d' ogae ttiempo speionanna 
Tutte l'affare tuoiè> tutte le ccose; 
£ ttanto vanno attuorno , nfì che ssantio 
Le ffacenne cchjù interne » e annascose» 
Dìceno ca ssi quatre so accatute , 
£ cca non fumo maie de ir antenate • 

Ed ecco non se parla cchiìi d'Adamnio, 
Non se parla ccMù d' Eva poverella ; 
Ognuno creo ca se reputa nfanimo 
Se vo direy ch'è ffiglio a cchisto^ o a ccheBa»' 
Tutte quante de st' arvolo so nammo-, 
Douca , che sserve a ffa sta covarella, 
Fegna ogn'uno , che bò nasconn' attappa » 
T^ute quante scennimmo da la zappa. 

M' Non ce songo a ^i laghe tant' anguilla, 
Manco tanta ranonchìe a li pantane , 
Kè mnlanco a li pascune tanta gritle, ^ 
Quant^a lo Munno so de sti baggiane; 
Se porriano contare a mmille, a mmillet 
- Che Giagante vonn' essere , e so nnane ; 
Nzomftia. nullo vo sta conforra' è nnato, 
E bole agnuno fa la trasformato. 

Vo U'Apa deventà Io Scarrafone, 
E lo Puorco vo fa de l'^Armellino , 
L'Aseno deyentare vo Leione , 
£ Ommo se vo fa lo Baboino» 
V Ascio se vo pe flbrza fa Paone > 
la Canesca passa vo pe Ddarfino; 
piente chest'aiuo, > e pò passammo nnanté^ 
lo pedocchio Voi' essere Alefante • 

S^aie 



rj4 P A R M O 

S*aie voglia de gostare^ sta a ssentlre 
Ste ppanzane assale belle , e ccoriose i 
Che r aggio co st'aurecchie ntese dire 
£ flTurno veramente assaie gostose; 
lo quanno Je ntenHiette^ app'a stordire» 
Ca se non so boscie » so ffavolose 9 
£ cchesto , che te dico , è ccosa certa f 
Siente ca rieste co la cann' aperta . 

Non saie ca pe sse Curie se cova 

Spisso da chi non ha fiiorze che fFare » 
£ chi dice na vecchia, e echi na nova» 

^ Pe ppassare lo tiempo , e zanniate : 
Ognuno se contrasta n* uocchio mprova f 
E ssiente quarche bota squarciare , 
£ ddicere pallune assaie cchiù gruosse 
De chille , che se foca pe ssi fuosse • 

lette a ttrovà no juorno no Notaro, ^' 
Pe ccacciare na fede de stromiento » 
E ntenniette a la Curia parlare ^ ' 

Di chi sì 9 di chi so 9 de na^cemieuto : 
Io mme mese a no pizzo ausoiiare , 
Pe ssentire , e ssapè lo fenemiento , 
Chist' erno cinco a flfare sto remmore , 
Sienterae , ca so ccose de stopore • 

Decea lo primmo , !a schiattimma mia 
Da na Cetà descenne de Ncorcovia * 
Po pe la guerra eh* era Nvarvaria , 
Vavomo venne ncogneto a Mraoscovia; 
Da Io Duca de Uà na mmasciaria 
Le fo ddata , e mmannatolo a Ppassovia » 
Po pe non sta cchiù Uà , se nne foiette 
De notte tiempo, e a Nnapolé venette. 

Arre^ 



T I E R i O- ^i 

Arrevato che fTuje a sto palese t 
Se fece animie« chillo Rrè che ne* era % 
E perchè cereo ch'avea quarche ttornese» 
Spisso locava co cchillo a ppremmera; 
E ppo lo stisso ncapo de no mese 
Pe mmogliere le die na cammarera » 
Che de bellezzVera na ina|eMaie > 
E nce facette figlie nquantetate • 
K* auto da la saccocciola se caccia 
Na carta bregamena penta i e bella» 
Arravogliata co na carta straccia > 
Che a na voria tenea , eh' era de pella i 
Co cchesta deva_ a ttutte V aute caccia ^ , 
£ ghiea mostacno a ttutte quante chella 
Dove n'arvolo ne' era, e ttra Je flPrunne 
Cierte niegnale quatre , e ccierte tunne* 
£ ddecea i chtsto cca fu Ssecretario 

Cient* amie arreto a lo Rrè de Ngretterra» 
Chìst'auto into lo gliorfo de Canario 
Facette co lo Turco na gran guerra , 
Chist' auto fu nnemmieo , e fu ccontrario 
Sempe de pace , e fu no Marte nterra > 
Massema co Io fodero tagliato 9 
CVavatria Radamonte desfedato» 
Lo tierio disse la Jenimma mìa f 

Vene, da chelle pparte de Levante» 
E ppatremo decea eh* a Schiavonia » . 
Quann* era primmo , jeva a ttutte nnan^e^ 
Po fu Masto de campo a Llommardia , 
E lo voleano bene tutte quante , 
E ffra U*aute Io Duca de Melano 
Se lo .portava sempe pe la ma^no • 

Lo 



X3^ P A n M O 

Lo quarto responnìe i ca co Ddoncherchfe 
Era stato a le guerre soprastante , 
E ca fu caiTimarata d* Alburcherchie » 
E' Ccapetanlo fu de mille nfante ; -^ 

Ca le spate stemiva comrn* a cchierchie, 
( O .oche beli' anemale è 1' Alefante ) 
E ddecca , ca no quarto le mancava 
riessere Cavalier de Calatrava. 

Lo reto respohnette, non parlate, 
-C' ha pparaggio a la mia soiigo freddure 
Le schiatte voste , e buie ve V accacciate* 
Ca non ponno apparerò pe scretture; 
Ma patremo ha pagato seie docate 
A ccierte , quale so ccomposeture , 
E nce ha fFatto trova co autorctàte i 
A llibre Nobelisseme stampate . 

Nuìe da l'antiche Cuonte de Provenza 
Simmo venute NtaJi a e' ha cient' anne , 
E ffattase rìfra lloró la spartenza ^ 
Duie frate^ azzoè Ciccio, e Ccolaianne,- 
Ciccio de casa fette a sta nSciorenza , 
L'auto jette , e benètte a cciento banne » 
E pp memo dapò gran pene, .e guaje^ 

' Venette a st2r Cetate x e sse nzoraje » 

Io lo quale song' uso spaporare, 
Né ppozio sti spreposeie sentire» 
Se non parlava , nime sentea crepare > 
Perchè non era cosa da zoffrire ; 
Vuie cierto devit' essere crapare , 
Da dove v' è benutò tant' ardire ? 
( Respose ) chi ve sente, e echi ve vede 
Se non vft canoscesse > se lo ccrede • 

E bevi 



T I E R Z O, i}7 

g botatome nfacci« de lo prìmma t ^ 

Ch' era tanto no piezzo d' ommenone f 
Pe cquanto pozzo scerneré > te stimmo » 
Che tu singhc uo.gruosso anemalSue ; 
Tu schiito creo , ca pe bocà no rimmo 
Porrisse sta co ccinco a pparaonej 
Vavo4o lo sacc'io , mone Tautr'iere* 
Ch'era fattore de no Cavaliere. 

A cchill amo, che 11* arvolo mostaje» 
Mme lo fece mostare « n' aula vota ; 
E lleggedno kggenno non tfovaje 
De la casata soia manco na )ota : 
Ma vistose comminto , mme xennaje t 

^ Atiòt la co^a non fecesse nota v 
Lo giiale , perchè stea co no Segnore f 
Kce r àvea data pe la manna fore'. 

Perchè s' avea da fa no matremmonio 
Tra chillo co na Sdamma forastera > 
Ma perchè nc^era poco patrbinonio» 
Lo zito }ea cercanno <^ premera ; ' 
Jea oercanno scialare co Ffàvonio * 
£ pe nne la pesca, ( de che sces'era> 
Pe fa e emme se sole quarche ttenta ) 
Le matinava la carta bella penta. 

nnoglie j o sanguenacce dove site^ 
(Disse a loiierzo) a vuìe trippa, e ppormone» 
Che ppe sse mtnerciarie tiempo perdite > 
E non facite nnore a sto cestone : 
Olà vuie merciajuole priesto aunite 
Tutte cheste , e fFacitene corone » 
Ca chisto è beraraente troppo <lìgnó • 

De se le fa na^^^tatoa de ligtio ."^ 

Alo 



ij« P A R M O 

A io quarto votatome , decette » 
Co turno ca portava la spatetfa ; 
Tu non si tchillo , quale te vedette" 
L'autr*iere appeccecà co no parrellaf 
Che ccorrere te fece le staffette » 
Co mmostarete schitto na jenella » 
E cerea pe ccierto ca se t'arrevava 
Lo quarta te facea > ohe te mancava % 

Co lo quinto me nc'^appe appeccecà re, 
£ ne' aviette a beni quase a le mmana i 
Ma se nce mese mmiezo la Notare , 
Qual'era de li meglia de Porchìana*;^ 
£ ddisse a- cchiUo :.vìa na cchiù* pparlaret 
Ca no stamma a S^iarenza^ né a MmelaAoft 
Tu vuole trattare tutte da papute. 
Ma nflna fatta simma casnosciute » 

Fraterie si ttu siisso sbregognatOj 
Attiao co la stessa vocca taja % 
Senz,' avere la corda> aie confusala ^ 
Senza pura vede maaco lo Bo]à, ; 
N' aie ditta tuV ca -patréto ha già dato' 
Seie C che ssacc'io ) docjate» poita d'ojai 
Kon saccia a cclii, che fa trova stampato 
Pe nnohele a echi male se Uha nsonnatow 

So già nnate^ a lo Monno ste fTacenne » 
/vGìà se sanno da tutte ste ifreddiu-e , 
S' arreduceno tutte quante a brenne 
Npoca tiempa ste. stampe > e ste scrctturci, 
Ntanta calametà so mma le ppenne 
De Poiete , e dde povere Scritture , 
Che pe cquatto carrine , o poco cchiune 

[ Te fanno trova U' Asene Leiune « 
ti - lo 



T I E R Z O» li^. 

10 perchè lo Notare se nzorfaje » 
Non puotte ave né ^ffede , né stromicnto » 
Ca n*era pe scompi manco pe ccraje* 
Nzomma pe te la di « n' aveva abbiento ; 
Io manto pe la mano Io pegUaje « 
E le fece spezza lo parlaimento ; 
Nfra chesto tutte cinco zitte e mmutte > 
Ad una ad uno 9 se nne jera tutte. 
M. Bè , che ddiee tu ma , che te nne pare t , 
So ccose cheste ntrutto da sentire » 
Non. te danno materia de parlare , 
DI che te pare* poniiose zoffrii;e? 
Chiste ^pe non saperse mesorarev 
Danno a le Uengue d* auto ts^nta ardire ^^ 
Che cchello ,. che ttené se pà ceciato » 
Le sia da chisto , e cchillo renfacciato . 
T. Siente chest' auto che mme foie contato ^r 
Mente stea de presidio a*NImelano» 
Ca pura aggio Io Munno cammenato* 
Assale ^chid d^ Germania; lontano ; 
Aggio cchiù de no luoco prauecato • 
Non credisse ca so quarche ppacchiano^ 
iOa chi cammina 9 e ppratteca so ccose 
Degne d' essere tuese , e ccoriose . 
Mme decette lia vota no sordato 9 
Lo qual'era porzl Nnapoletanot 
Che pe nnomme Scocchione era chiammatt}( 
Ch*a cchelle pparte ne' era no baggiano 
Hicco , ma non sapea comm' era nato % 
Se da pacre Segnore, o popolano; 
Mperrò pe se levare sto rancore » 
Se Jette a ccon$urdà co no Dottore» 

D^ 



140 P A R M O 

'^ Da chillo na consurta le fa ddata t 
( Ora nota si è bello Io penzìere ) 
£ }e disse 1 quann'è na cravaccata 9 
E'iu compare conxm' a Ccavaliere , 
Co na maneca beli' arragamata , 
E fFatte na lebrera de staffiere , 
Ca tanno saparraie se tu sì ffiglio 
De Leone, de Ciervo, o de Coniglia» 

Isso Io gnorantone lo fFacette 
Nne che benuta fufe V accasione , 
E priesto nguarnascione se moiette > 
E boze fa la comparazione ; 
Ma quanno lo scnrisso se credette 
Essere fuorze nato a pparaone 
Da no patre Cevile o Cavaliere » 
Se trovale mulo , e fRglio de staffiere • 

M. Peo de cheslò nce vò , coèsi ntrayenc 
A chi non se mesura , e non sta assiestOi 
A chi s'asurpa nzò^ che non conimene | 
Kè comm' a le deve vo sta^ modico} 
Pe lo Munno se sape mate 9 e benj t 
Chi se crede mpattà , perde lo riesto t 
Donca 9 chi vò appelare quarche canna i 
Che se mesura co la MEZACANNA. 

T. Mperrò da le desidero sapere^ 
S' a ttiempe tuole sì stato coriuso » 
Se t* è benuto ncapo sto penziere 
Fatte trova pe nnasceta famuso» 
Pe lassa na memoria 9 e pe pparere 
Stampato a cquarcbe libro groliuso» 
Comme se sole fa lo juorno d'.ojè • 
Che de Noberià park nfi a lo Bete* 

^. No 



T I E R Z O. «41 

M* No juorno , pe te di la veretaté i 
Mme venette sta mala fantasia 
De mme fa fare la natevetate ♦ 
Pe mme nformà de la Jenimma mia t 
Era trasuto ncor jo$etate > 
£ mme ne*. era già puosto pe la via; 
Ma pò pe ccierte ntriche, e ccierte guaje) 
Lassale la mpresa , e no la sequetaje • 
T. Io puro de sape dove scenneva 
La progenia mia reiale « e bera 
Corìviso , ca patremo deceva 
Ca era antica > nobele , e fFrostera » ^ 
Non aveva repuoso , e non dormeva 
Pe mme leva da capò sta chiomera, 
£ ttanto fece^ e tanto jette attuorno 
Nfi. che h' appe notizia ao.juorno* 
Jcasaie tutte T Archivie pe ttrovare '; 

Quarcosa , e rrevotaie gran cartoscelle 9 
E spennenno . ria frotta de denare , 
Mme credette arrevà ncópp'a le stejfc? 
Non sapeva a la fina ccbiù che ffare» 
Nzomma mme nce votale le ceilevrella» 
Ma. co r aiuto pò da n' Antequario , 
Trovaie chìsto sollenne calannario . 
t>apò na gran fatica , spese , e gua je } 
£ ccrepatoce cchiù de na semmana 9 
Varvieie fuie lo primmo che ttrovaie , 
Figlio de no ferra ro , e na vammana; • 
lo quanno nò bedette^ mm' agghiaiaje f 
Ca mme par7e na còsa troppo strana; 
Li nomme non trovaie » perchè scassate 
Steaiio le lettre pe T antechetate • 

Da 



J41 P A K M Cr 

Da sto rarviere nne nascette Antuono J 
Che fu no squesetissemo Notare , 
Ma pe non fare no stromiento buono / 
Jezé bello a le i^connole a bocare ^ 
Da lo quale nne venne Giansemmuono 9 
Che co lo zoffione n* avea pare , 
Armale ncampagna n* anno , e nnove mise^ 
Po isso , e tre^compagfkf fuino mpise . 

Chìsto fece duie fìglie^ tino lo quale 

Mme pare a mme^ché s^ chiamasse Darioj 
Ommo muto aggarbato , e Jleberale y 
Che ccarcerato fu pe mmonetario ; 
Ma co 1* aiuto de pò derto tale 9 
Ch* a la mmerza facea lo calannario t 
Se bè tre bote dìnto nce ncappaje » 
Libero scette 9 « non se nne parlale • 

|Ia dapò pe ssecà no catenaccio 
A na poteca co na limma sorda^ 
Justo comme se fosse sanguinaccio , 
Appe a la Vecaria n' ora de corda ; 
Ma prìesto confessaie pe sci da mpaccio 
Ca ne' è quarchano , che se V allecorda 1 
Po na matina ncommertazione 
Ascette co na museca d* attone . 

L* auto mme creo > che se chiammasse Franca, 
Qual* era n* oramo muto alletterato • 
Che fu Menisto de no gìèrto Banco ♦ 
Che r avea mpizzo , e mo me so scordato: 
Chist* etra ca facea polese 'n bianco ♦ 
No juorno nne zompaie novernecato 
Varrò varrò die doppie, e ffoiette» 
Che perzò chillo fianco nne failette • 

Da 



T I E R 2 O. I4J 

Da Franco nne nasci n' asciutta- votte t 
Lo quale se chìammava Sapaiino , 
Omnio de ngìegno raro a trutte bótte t : 
E speione pe ccierto muto fino; 
Era dapò de cchiù sbirro de notte * 
E pe ccinco dec4nco i o no carrino 
Se nzammenava contra chi se sia , 
O nCammera, o nConsiglio, o nVecaria* 
E non sapeva fare chesto schitto, 
Ca nfra Y aute bertute tanta e ttante,' 
Otra de chelle ppoco eh* aggio ditto t 
Era n' aziellentissimo preggiante ; 
. Cossi se trova legestrato , e scrìitò 
A li prociesse, e llibre de Mercante; * 
Ntomma pò co la reto preggiaria 
Nn' ascetto muorto da la Vecaria« 
Sapatino facette Giallaiso , Ì 

Che co la spata nterra era no MafrteJ 
Ma perchè se trovaie no cierto acciso. 
Che ne' avea pe ddenare avuto parte; 
Chisto pe cchesto furo nne fo mpiso , ,! 
Conforma vidde scritto a ccierte ccarte 
De no prociesse antico antico antico , 
Che mme lo confedaìe no ciert* ammìco • ^ 
Gìallaìse facette Col Aniello , 

Lo qi^rale fu no gran Comniediante » 
Facea cchiù perzonaggie , e dda Coviello 
Non ce fu chi le mese pede nnante; 
Da chisto ccà nascetie Menechiello j 
Che fu no famosissemo Mercante , 
Ma perchè prattecaie co na periònat 
Fece sccreiajnente zita- bona . ^ 

Ave- 



144 P A R M O" 

Aveva Menechìeilo n- auto frate « 
Quale stette nVcnezia pe ppaggio, 
£ iTatt'ommoi ven^tte a sta Cetatei 
Quale fu no famqso perzonaggio ; 
Chisto ccà mese juoco a li Scarnate» 
E rrescl jocatore d'.avaiuaggio ; 
Ma perchè de natura era bezzarra * 
Se fece apprìesso sbirro <ie modarra • 

Chisto ccà se chiammava Menecone 9 
^£ ffece quatto figlie assaie sapute , 
Fonzo , Rienzo , Michillo , e FfrancesconCf 
Tutte chine nfi a 11* uocchie de vertute : 
Vi ca nce >so cchiù mò de ste pperzone, 
Uomjoene buone addove site jute , 
Ca de quanta so state 1 songo 9 e fioro 
No. nce sarranno cchiù de pare lloro* 

Fonzo ngalera nimica connannato 
Fo pe no furto grusso muto brutto » 
£ fu da tutte quante abbannonato 1 
Ca se lo voze sulo magna tutto; 
Lo retratto a la casa ne' è rrestato t 
Dove nce stace chisto bello mutto , 
Scritto co lettre a mmuodo de SI LOCA : 
Chi sulo vb magni , sulo s' affoca . . 

Rienzo scinto da scola , la sottana 
Se mese^ e pò mutaie de fantasia 9 
£ fTattose Speione a la Doana % 
Fece non saccio che frabbottaria ; 
Chisto se nguadiaie na Cortesciana $ 
Che p* isso revotaie la Segnoria > 
Kfì a ttanto n comme dice lo quatierno, 
lu mmanu<ito a Ccornito pe ccovierno. 

Pe 



T I E R Z O . : 14$ 

Ve itimidia .de cliisto pò Micfaillo 

Se nzoraie co na sdatnma a li Quartiere» 
E nce fece no bello roascoliilo , 
Che no figlio parea de Cavaliere f 
£ le mettette nomme Don Cardillo, 
Che fili Ssordato a Ccavallo l^ggiere« 
E fiacette a le gguerre quarche pprova^i 
Ma non se une potette ave .maie nova. 
Pa Francescone nne venette Forno , 

Che fiacette Vannella n Cecca i e Ttenza» 
E Ppetracchio , eh' all' Isola de Ponzo 
Fu aseleìato 1 perchè ghiea de lenza ; 
Appriesso a cchiste pò faceite Ronzo, 
Lo quale se nzoraie dinto Cosenza ; 
Tenza de cbeste ttre f^ cchiù nnor«ta » 
LI' aut' appero na mala nnommenata . 
Petracchio già morette a cchìllo scuoglio 
Pe non ave denare, né ffaore; 
Vannella nziemo co no casedduoglio, 
E Ccecca) co no Sbirro ierno fofe. 
Io non te saccio a ddicere lo mbruoglio» 
Sia che se sia <» la corpa fu d'Ammore; 
Ma Tenza pe ffa nnore a li parierite» 
lette aòrapanno pe ss' alloggiamiente. 
'Ronzo pò fece Micco i, Pippo,, e Nnardo,/ 
Quale menaie na vita as&iiie felice 9 
£ra n ommo robusto , auto , e gga^liardoi 
Pe cchello che la storia nne dice : 
Se volette nzorà no poco a ttardo 
Pe golio de fa figlie, ma Tammìce 
D' aixemo genneruso , e ii vecine 
le fecero fa figlie nzina fine • r 
YaUmìno G S( 



146 P A R M O 

Sì sii mm'era de Pizio scordato t " 
Ch'era frate carnale a Mmenecone; 
Ora vedile cornine so sciaurato , 
Mo ntamo lo facea lo sbareione ; 
Chisto ccà no gran tiempo fu ssordato, 
E stette de presidio a Llengone, 
Dove fatta na truffa se nne venne» 
£ co cchella da Conte se mantenne .' 

Po s* affettale no cierto arrennamìento « 
£ ddeventaie pò gra nnegoziante 9 
Co lo dudece 9 e quinnece pe ccienta 9 
Comme se sole fare, tra mercante; 
Ma nne che ntese freccecà lo vientp 
Contra , se reteraiè co li contante t 
£ ffatto no fardiello d'ogne ccosa» 
Se schiaffate bello dinto la santosa • 

Xlà stette a spasso cìerte poco mise , 
E na vita menaic troppo felice, 
Banchetteianno , e llcggemia V avise^ 
E rrennovava comni' a la fenice t 
Li denare non tutte se le sfTise , 
Ca nne facette parte a mtnille ammice» 
Kzomma pò s accordaie co mmuto gu^to 9 
Ca non fallesce maie chi sparte jusia. 

De Piziò tre ffiglie nne restaro , 
Uomraene tutte tre de gran valore, 
MÌC60, zoè, de ngiegno muto raro f 
E Nnardo, ommo de pietto, e de gran corei 
E Ppippo pe bertute troppo chiaro , 
Che cchiù de tutte se fecetto nnore , ' 
Ed è la veretate, e n'è ffreddura, 
Q^ nfi #ie }a menumoria une dura; . 

ìMic'* 



T I E R 2 Ò ; «47 

"Micco fece na bona parentela i- 
. Ca pigiale sa Segnora co lo Ddonne , 
eh* era de squesetissema bellezza y 
£ld avea le ttrezze longhe 9 e ghionne;, 
£ le dette pe ddota gran recchezza > 
£ dd' alabastro puro doie colonne , 
Quale pe le bedere 9 e mmesorare 
14 ce Yoleano predente, è gran denare< 
Chisto campava comm' a no Segnore , : . 
Tavola posta avea matina^ e ssera , 
Co Io vorzillo chino de uut-ore, 
E le faceva ognuno bona cera ; 
Spasse r guste « e banchette dinto y e ffbre, 
Sempe a la casa soia nc^ era h fera ; ^ 
Po la Fortuna le pportaie de chiatto,. 
Ed eppero mperpetuo lo sfratto. 
Nardo pò fece Lazio , lo quale 

lette a le Scole^Pie nfi a ddudec' annc# 
Po pe pportà dereto lo pognale , 
0.a chelle se n' ascette aseno >» e granne ; 
£ iFattose Screvano ncrenunenale , 
Faceva se no mbroglie , eccontrabanne, 
£ ttanta nne facette, che no j uomo 
Venne nova ca aipbo fo a LÌeguorno. 
Pippo sapeva d' abbaco .sqnesito , 
E screvea co cchtù pp^tuie p accellenria, 
£ co no temperino assaie polito 
Sapea dare a le lettre la scaienzia ; 
Pe cchesto sette vote foie nquesito , 
Ma fu ssempe aiutato co ppotenzia ; 
A ir utemo zompate no beilo fuosso ^ 
Perchè pprotietto fu da n'ornino gruo$so 
G z Da' 



♦ V 



P A R M O 

Pippo , Micco ♦ e Tionno nne nascette 
; PeppO) e Ciccio, e Mimo, e FfattceschielIOfi 
l pò na figlia femmena facette , . 
}he la masarda fu d' ogne bordiello : 
clicco avette li butte ^ e le sdanghette » 
i xchiù bòte provaie lo foneciello » 
'erch*era no sollenne malandrino * 
i n'omrao t'accedea pe no carrino. 
ipo se deze a ffa lo spatae ccappa » 
l ffuie lo Riè de la bagianaria , 
Ih se vedde a lo Munno cchìù graa tappa > 
Ihino nfi ncanua d' ogne guittaria ; 
>eventaie famosissemo de ciappa. 
•opra de l'amorosa ammasciaria» 
4a pò pe fFa non saccio che ccorrivo ^ 
.e fu ffaita la facce comm' a ccrivo . 
ciò era na perzona assaie descreta > 
^uale ir arte facea de Micalasso , 
la na .facce cchiù ttostaavea de preta'# 
l boleva campare da smargiasso ; 
Ihisto dinto a na folla co ddoie data 
'aceva cchiù d'Orlanno, e dde Gradasso; 
jzomma tanta nne fece , azzò che ssacce^ 
'e tifi che ghiette co na cappa nfacce • 
Mimmo fu Screvano ^ammarale , 
usto comme soiig* io, ma cchiù gnorante^ 
Aperrò co ttuuo ch'era n'anemale, 
^ppe ajuto e ffavore , e ppassaie nnantei 
Utiso avea pe stinto natorale 
^a vertù , che no il* hanno tutte quante, 
l echi ir ave , e la sape aserzetare^ 
k^rriva a quanto pò ddesederare. 

Da 



T I E R Z O. T4i 

Da chisto Mimmo Patrcmo nascettc, 
E ffece a mme sto pieizo de cetrulo, 
Nziemmo co n*auto frate, che ramorette 
De male ncanna , quann*era fegliulo ; 
£ cca la descennenzia scompette t 
E rrengrazio Ddio , se non so mmulo ; 
E sse so sfortunato , e $sò scontente , 
Corpa ne* ha quarch'ammico scanosccnte. 

Vive nce so dde patremo duie frate 
Conxoprine , zoè Suosso, e Nnaiate, 
Da la Foituna troppo trapazzate 9 
Ferrò ggeme non so de Trcbonale i 
Uno attenne a li campe co barate , 
E ir amo, se no sgarfa, è batecafov 
Quale p' essere- nate a rta le punta, 
Maie patremo de chiste fece cunto- 

lasso fi Tavernare, e li Chianchkrer 
• Lasso Ir Casedi>ogBo , e 11' Ogliarare , 
E ttanta « nanta ggente de mestiere, 
Che n'anno nce vorria pe te cconttret 
Lasso da banna sta li Panettiere ,. 
E ddecchiù sciorte tanta Potecare, 
Che sse conta volesse a uno a uno^ 

V La Storia sarria die Lionbruno. 

M. O che bella , e flfamosa descennenxia ; 
Fótta d'aguantio , e corame va squesitai 
Va de truono, de siscò, p* accellenzia 
Non se pò fa cchiù bella , e ccbiù ppolit^ 
Ma n'auta cosa (Titta agge pacieniia) 
Vorria sapere » ca mme daie la vita , 
Perchè te A scordata chesta schkta» 
Patreto > di chi fu » ca no U' aie dina* 

6 1 T,Pa,^ 



f A R M O 

emo se smauteva pe Ddottore i 
la tutto pe ttale era stemmato » 
f)*era n*azzellente parlatore, 
e li Trebonale accredetato : 
liava no prociesso fra doie oret 
imo granfie» e gruosso fosse stato 9 

ca pò facea n'aiu' azzioue^ 

lo tornava % se non ghiea presone. 
:va de cchiù legge trovare 9 
nne ncacava Bartolo j e Ghiason^> 

nesciiino potesse pagare * 
è doveva dà no mellone : 
o no lo vedive stodiare , 
on che Auture de sta penione; 
tima a la casa soia maie credeture . 
vedive) ma sempe debbeture. 
:remo ste bone qualetate 
io Sacro Couziglio canosciute 1 
to comme se deve premmiate » 
a che^ buò 5 pur' erano vertute ; 
( preciette le fumo ntemate , 
^ da isso maie furn* obbedute ; 
ili che no decreto appe finale > 
n'accostasse cchiù a li Trebonale. 
Ì3 perch*era ommo alletterato, 
renette crapiccio de stampare 
cierto famosissemo trattato , 

ch'.ogn* uno potesse pegliare : 
pò non sulo ca fo rreprobatOi 
spierte lo facettero abbrusciare » 
SO a Io spreposeto parlava » 
la conzoetudene abbastava« 



"Po se ntrecaìe co ccfen? Arretraamietite ^ 
Che dde se fa Barone se peniate , - 
Ncompagnia de cieri*uominene potienteì 
Credenna de se fare ficco assaps-; 
Ma mutate' a scerocco lì ponieate • 
Tf asette dinto a no mam de gua jc % 
E h> primm' anno , che xchille tenette. 
La. carrt>3Sza , e le ramule se' vènnette . 

La secunno* lo tierzo , e lo quart' anno 9 
Perchè bolette vciicere la cricca , 
Voz^ ire comm* a ddl contenovanno » 
Ma nce mmescaìe n'auta peiiona ricca i 
Chisto puro credea d' essere- Orlanuo,^ 
Ma creo nfi a ma la yarv» se- nne: scicca,' 
Ca 11* anna q^iunto fu na nnezione , 
Che ghierno tutte diiìe bella mprcson^ 

JJfina fsvtta p*ascl da presonìa, 
Sottasopra lo Munno revota je , 
Ma co gra spesa se trovaie la via » 
Ca chi nce trase , nn* esce tardo , a maje: 
Le venne ncuolla pò na preggiarìa » 
. €he nfi a la lana, se le sequestraje ; , 
Ma no scompette cca:» perchè la Gort# 
Lo jette sequetanno nfi> a. la morte. 

Kzomma: pe nfi che stette pe mmorire m 
E che già paosto s* era n' angonia ,, 
A schera a schera vediste venire 
Tutta fe prcsentosa sbcrraria-r 
Nfi a la cuorpO' volettera mpediire }- ^ 
Che te nne pare j chi la ccredarria ;r 
E sse vtìoìe sentì cose cchiù' ccairre^; 
ffurno. cchiù: dde U Prievete U Sbìrre*. 



1Ì7, P A R M O 

Ì/L. De ssa Jenimma tanto groliosa 
Desidero sape qual' è la tnpresa , 
Perchè besogna , che ssia coriosa , 
Ment'è da sireppa sìmmele descesa; 
Previta toia dimmene quarcosa 9 
Già che la descetineniìa aggio mesa > 
E ssi aie seta , fj -tiu vive n' »uto surio f 
Ca co cchesto scompimmo sto trascurzo • 

T. S' autro non vuoie de chesto, si a ccavallOf 
Ca senza penzamìento; le lo ddico , 
E n'aie paura ca mme iriiove nfalloj 
Ca parlo schettamente co 1' Ammico;' 
No- mazzo' Je fasule ncampo giallo' 

" E* dde la casa mia séggillo antico » r ' 
Dove nc'é no cartieUo co sto mutto: 
Sta semmentd trova se pò pe ttiitto . 

Ma chello ch'aggio ditto poco jova, . 
Ca lo pparlare senza fonnamìento , 
Senza nulla raggione » e nnulla prova ^ • 
Songo parole jettate a lo yiento; 
E pperchè chesta mpresa è ccosa nova. 
Che non s'è bista male mra mille» e ccientOt 
£ ppe te dà comprata sfazione , 
Te nn^ assegno de chella la ragione. 

Vavoae avea na terra a le ppadiile. 
Che dde zò che fFaceva semmenare » 
Ó che ccocozze fossero , o <:etrule , 

' Male la semmenta nne yedea sgnigUare ; 
Ma quanno semmenà' facea fasule, 
Nne Tccogliea pe bennere« e 4dQnare^ 
E tte dico lo vero , non te uganno , ' 
Nn' ayea pe isso ? ^ p* àutrè tutto li' anno . 

Noft 



TI E RZO; . i^f 

Kem pozzo cchiù ppartà, ca so abbrecato » 
£ sseccate mmé so li cahnarune, 
Mme sent' arza la lengua 9 6 Io palato ; 
Che ppare che mmagnato aggia scorzane; 
E-pperzò dammo fine a «to trattato, 
Co ttiitto che da di nce sarria cchiune» 
Masillo j addio t Governate , mme parto » 
Ca craie parlammo de Io Parma Quarto^ 



fcompuura ne lo Ticf^o Farmaci 



^ $ PAR'^ 



Farm o iVx 

TRASCURZO TRA TITTA:, E 
MASILLO , 

T. #^ Fotta d'oie> e corame sta confusa 
V/ Sia mentc,9 de peniiere assale ntrecata. 
Apollo mì^ sta. vota., « tu mme scusa , 
Ca mme sonno ca faccio na frettata > 
Se no mm' aiuta soreta la Musa 
A sbroglia sta matassa- mpeccecata , 
Ciérto mperfettà restarrà la tela 9 
Ferrò rame scuso , e sserva pe ccaute^a. 

.Ma io mmeretarria no gran cavallo > 
Renaggia quanno male nne fu pparola 9 
Perchè da Ciuccio deventà Cavallo 
Voie ^ e ddeventà Cigno essenno Cola ; 
Musa, tu mme nc'aie puosto a chist'abballo» 
Tu ntanto accorda, e ssona la viola^ 
Ca se no ( te-Io ddico tunno , e cchiatto) 
Straccio^bbruscio,e peizeio quant'aggio faup 

Mancavatenne a Nnapole Poiete 
D' ogne conneiìone ; ogne ccarata j 
Ch' arraggiano Y e stann'arze de la sete^ 

- P* auzare voce , e a^è na nnommenata } 
A mme steano stepa^e ste, cchianete 9 
Schitto. pe mme stea spasa sta colata; 
Facienzia : pe sta vota io rame sto zitto, 
£ ssi lice ncappo cchiù so no gran guitto. 

Per- 



lltocòh fiojt ghisce a ccbiavare de pietto» 
■i , Ed a ttrqvare^ gente^ cchiiY sciamprate^ 
il è> hanno^ de me ccbiù: stodiato , e lliettOt 
C' baiano buca tiempdte campano de ntrace; 
A cchiste ccà'devive dà st* apprietto» 
Cbe Ppoiete vooii' essere chiammate» 
A pcbiste fé canta sta* MEZACANNA * 
N' a me » che sta de guaie chino nfl ncanna.^ 
Maie non appe pe mme sta frenesia. 
De fa lo Poeticchio' , e dde- cantare >. 
Maie appe: siO' pènziere 'a mente miai 
Fuone ca non. avev' auto che ffare ? 
Agge chiajcie nCònsiglio-, e nVecarjà f- 
£; chi^ mme deve dà, mme fa ccrepaie ^ 
E ppo>quann?aìè quarcosa o criepe,o schiatta^ 
Restamiezo^a Screvane,e a Minastedatte. 
N* aggio pagato' ancora- Io» pesone^ 
LI' aute «ielle: mettimmole- da banna ,> 
Ad ora ad- ora sto pe. ghi presone ,- 
Ca sopra tutio chesto' assaie mm'affanna ; 
E^ ttii. sempe. mme faie. lo. tordèglione- * 
E nima mme: fruscie co> sta. Mèzacannai 
Vediinma- se dàpò- sett'ànne* e mmise>. 
D? utele mme- sarrà^ c}nco> tornise ^ 
Chesto non sarria* niente-, se non fosse». 
Ca. dagò che mme songp- arreYentaio#, 
E ccrepatome ir arma dint'a 11! osse t 
Sarragglo- da^ cchit di uno sennecato;.. 
Perchè noa aggro> ditto? itos » t: bosse^ 
Da tutte a ddiio< sacraggfo- mostato ,. 
E^ statraggio' a le bucche dePedantet. . 
De jcht se^ sente punto^ a dde guorante« 

Q, 6> ' M. Be^ 



ijé P A %' M b 

M. Benaggia cjitanno maie non té lam'raìe^té ^ 
Potta de mene» e ccòmme-sl ccHiaitai\t€> 
Ched* aie, ched*èi che maie n<ki te contientet 
Aie perduto lo chiaìeto , o li cornante: 
Avisse fuorze dolóre de diente > 
O puro aie quarche ffiglio miiorto nnànte ; 
Scumpela, iK) cchiù mò, scumpela frate, 
Ca mettarrisse a ffuoco iva Cetate . 
Ave che t'ausoleio cchìù de mei' ora,' 
E t- aggio ntiso bravo sbattagliare . 
£ se mò non venea,mme creo ch'ancora 
A lo mmeglio starrisse d* arragliare ; 
Che d'aie, dimme quarcosà , iesce eca ffora, 
Dimme, ca puoìe co mmico spapurarei 
£tte accorto quarcosa , dì , spapura , 
Ca io so ccfi pe tte , n ave paura . 
T. Se vuole sapere chello ch'aggio ditto, 
Senza che te Io ddica , videtello , 
Ca decenno decenno 11* aggio scritto j 
Perrà se tè piace lieggetello ; 
' Nera tanto m'arreposo , e mme sto litto, 
Ca mrae sento vota lo cellevriello , 
Schitto penzanno comm* aggio da fare, 
È dda che ccapo voglio accommenzare . 
-M. Aggio leggìuto, e ntiso no lamlento. 
Ma co echi te la piglie, co echi ll'aje? 
Figlio mio, tu comraste co lo viento , 
A "Cchi vorfia sape cunte sti guaje ? 
La Musa, che t* ha fatto? Ahilà st' aiticntq, 
Non te nne lammentà , vide che ffa je i 
Dove tu mmeretaste tanto Nnore 
Commerzare co Apollo, e eco le Ssore? 



quarto; fj7. 

Chìsfo è stato favore segnalato , ' 

Ch' a cchiù d'ogn'auto, a tte fare ha bolufo 
Apollo : e quatino maie te 4' aie sonnato 
Essere de sto rouodo fauresciuto : 
Ne* è ommo fuorze ch'avarria pagato 
Mille docate, e ave sto ppò d*ajato^ 
Zoe sso bello stile , e ^ssi penziere : 
Va ca non te nne ntienne , si sommiereu' 
III* opera che ssarrà cierto laudata 

I>a chi ha trascurzo, se t>* è nzallanuto; 
N* opera , che da tutte sarrà ammata , 
E nfìe sarraie pe cchesta benvoluto , 
Tvi cante , e ccijinte na verdà specchiatat 
No fatto , che da nullo s*è sseniuto f 
E gualie, e stritle^e sbatte, e tte lamienteV 
Né de tatua faure te contiente • 
Né de sennecamiente ave paura ^ 

De Zoiele , e Mmome > e gente scialacquate^ 
Ma dille che te facciano na cura, 
Ca la Luna no stima V abbaiate : 
V6 Io deyé cb^ ognuno se mesura» 
Ca la mesura è dde necessetate^ 
£ pe ccierto sarria na cosa bona 
Quanno se mesorasse ogne pperiona« 
Attiso quanno chesto se facesse ^ > 

. Ko nce sarriano tanta fauzarie 9 
E non se sentarriano tantacciesset 
£ mmanca tanta > e ttanta guittarie ; 
Non ce sarriano chiaiete v né pprociesse i 
Non ce sarrianno spagne 1 e^ gelosie , 
-•'Né niniauco nce sarria necessetate « 
Manco tanta meserie» e ppo vetrate « 

Chiap- 



iji ^ A R M Ot 

Chiaf^ge non. ce scirriano , né nunannare 
Né asiliey né. fFrustCr né ggaliere j. 
$e hommo^ sa sapesse, mesorarer 
£ bok^se. asservafire Io. d^ewere». 
Se pojsiiano- l^,.ccareeFe aerrare. „ 
E li^-sbiflre fiirriano. io corriere ,, 
E Gciami^iello >r e IL compagne suoje : 
Porriano l a guarda pecora , e tuoje. 

T. Te 11? aggio, ditto ,,e. uè Io torno a. ddirei 
Ca. una cosa sctùtto^ mm^. da mpaccio t 
Ca. se bè aggio' voglia, de -scoxnpire ». 
Ma. lo capo trovai scbitto non. saccio ; 
Ecco sa pgrunto ccà pe. t' obbedire , 
£ cq>i9ntQb mine, commanne , tanto^ faccio; 
Ktratanto* va. peniannor io puro penzo, 
Pa zenaa scbino, e ssubeta accommenio- 

ÌA* Dissero, buono* affé, cierie saccì^nte; 
De U'arte de chknchiere , e- crapetiare > 
E cereo- che fòsser* uommenc: valienxe» 
Ca la coda, è cchiù fforte a scortecare : 
Starnino a sto* reto parmo donc' attieatie ? 
Azza nullo, nce* pozza: sennecare,. 
Ca: tanno* porta il* opera corina >. 
Quanno la fine, o scompetura^ è bona. 

Veramente io- canoseo eh' è na mbxuoglio 
Sto reto: PiBirmo> attiso è na nzalata 
De raillt. ramesche, cbe nce vò graauoglioj 
E sure auiento che noa sia salata , 

, PèrrÒ «perdili mo' soperà sta scuogliot 
Pecche m me: s?è la^ mente- sollevata; 
Donca se pare» a tte , me creo., cheppuoue 
Dicerc^, e ncommenzà. da le ccarrozze» 

T. Se 



QUANTO. is» 

T» Se potesse , de manco nue firrla ,. 
Ci une sa scuite tanta, quantetate. , 
Ca p'ogne bico., strata » e p* ogne bla. 
Noa ne. truov^'una, ma le mmigliarate ;. 
Perch*ogne sciorta. d'^ommo « arrassosia % 
Vò sta ca la carrozza, ngravetata v 
Nfcuua ognuna nune pare > che se crede i 
Che sia.na gran bregognia ire a ppede» 

£ ba pe na servizio de pressa y 
fi bi se puoie di^ fitte quatta passe, 
Lia truove na carrozza ^ che se cessa r 
K auta te cocre apprieasa^ e ffa. fracasso i 
Passe cchiil nnante e truove. » na gakssa «; 
Me sserve care stanze» o^ca t*accasse ». 
Perchè so ttaiita longfae , e scoQzertatai «. 
Che moie pareno- afe liette; perciaie . 

M. Non te puoie sgoleià de ire a feste,, 
Ca se si auciello manco pooie spercisM^e i, 
Subeta uove le ccarrozze leste- ^ 
Che ssecuro no passo non puoie dare ;: 
Tanta sciute nne so dapò> la pé^e. 
Che te fanno la vista annovolare ,. 
E nce sarrà de cchiù quarch' arma afftittar 
Che non ha che mmagnare,e sse Taffitta^ 

T. Io le Ccarrozie le ppermettarrfa 

A Mmeaìste-, a Ddotture , a Ccavalìerij , 

£d a ccierte che sÒ de Vecaria ^ 

A chi ir ave ab-antico^» e non da ier^: 

, Ad ognun* auto le proiebberria ,. 
E le ffarria trotta comm' a Ccorriere , 
Perchè si se facesse de sto- muoda ♦. 
Mce sarria la sostanza j^ e- no lo vruodo « 

}A. Tir. 



t^ò P A TI M O 

M. Titta a pparaggio mio tu sì fFegliuIoi 
'Ma m'aUecordo buono a ttiempo mio 
Vedere bello a ccavallo a no Mulo, 
Quarch* ommo buono senza vetzarria: 
Isso ce no crejato sulo sulo 
Pe la Cetà i»enza baggianaria . 
Mo chi da la Carrozza n* è iterata t 
Se tene comme fosse sbregognato. 

Se credono co ffa sta demostranza 
Fare io Roda monte « e lo Gradasso , 
Ma qtianno vaie cercanno la sosunza 
Co ccierte tale 9 trovarraie lo scasso : 

: Chillo y che^ tu te cride Carlo nFranza i 
Quanto 9 che d' è , che d' èi siente lo schiasso, 
£ r oro vedarraie deventà chiummo » 
E «mte ir autrc cQose viento* e flfuramQt 

Perchè pò vide na motazione , 
• Squagliare la carrozza , e lo cocchiere » 
Le mmule ^ o li cavalle a lo Pascone^ 
E se ne* era , non truove Io staffiere ; 
£ co na bella gradoazione , 
Resta comm' a bacile de Varvicre , 
Quànno puro non vanno a lo trommétta 
Le rrobbe, e rrestarrà la casa netta. 

Di a cchillo ; o tu che ttire co li diente 
La Carrozza , ed aie quatto o ciuco figliet 
£ ttutto te kmmicche , criepe , e stiente> 
E ttutto t'ammoine, e t* assottiglie 9 
Mantenere la vuoie , se bè n* aie niente ; 
E'binnei e inpigne, e faie.mpromiette, e pigliev 
Zappe ccà , zelle Uà, mbroglia^ ^ciarvoglia > 
:Ma&tQuere la vuQie > sia che se voglia • 

Don- 



Q U ART O. . ji§^ 

Donca che tine vuoìe fare de siò sfarlo 9 
Mente non aie sostanzia 9 uè fforza, 
E staie de Troia cchiù - distrutto , ed anp; 
£ mmagne li Lupine co la scorta ; 
Ncrate non avarraie v lo tiempo è scarto» 
Vide ca faie dell^aseno la corza , 
'Mesurate / apre II* uocchie , stane assìesto. 
Vi eh* è cchiù la vregogna , che lo 'riesto« 

T. Se la levaiè bregogna » ca derria 

, Lo Munno^; ecco e ha posta Ja Carrozza 
Pe quatto jiiorne, o che brcgognària, 
Mme creo, che mmameiiere no la pozza)' 
Eccote ca fatt' ha na vrennaria » 
M' ha avuto troppo sale a la cocozza ^ 
Deciarrà fra se stisso nza!lanuci3 9 
Mo Napole derrà ca so fa liuto . 

Napole assaie se pasce d* apparenta % 
Ne se cura vedere la sostanza » 
Ca dà subeto facele credenza 
A chi tene carrozza 9 tuba 9 e ppanz^ t 
Singhe no Saglìemmanco , aggie presenza } 

^ Ntosciate quanto pQoie 9 vieste a ro.sanza^ 
Pcrjchè se bè non saie la Sama-Croce , 
Autarraie grido ^ nomme 9 fammà 9 e boce» 

Attiso ca lo-Miinno córre dove 
Vede vane apparenze 9 e ccose ombrate jl' 
Afnmico sempemaie de cose nove^ 
Né scerne la boscia da la verdate ; 
Canosce schiuo quanno trona, e chiove» 
Ca tanno so li lierape ntrovolate > 
Ma quanno fa la Luna ^ e ffa T aggriss9i 
Che Io ccanosca f poco so de chis^* 



Tti PAR- M a 

S& Tuoie acquestà nomine d^Avocfttcr 
Premmarìo ^ o de Miedeco sqiiesita , 
^ Se noti aie la carroua>9 si barata ^ 
Te lo puoie fa passare st* appetito i 
Singhe puro fàmusa, e.alUiterato, 
Se non aie chella » si n^ spir acito 9 
Ccà no» nce vonno avuute^ né ssemenzei 
Perchè se vede co 11' as'perieuze ^ 

Se vuole ammenestrà na corazia % 

Dove senza fatica nn' aie lo gruppo t ' 
Se vuoie aserzetare na Mastriav 
Dove puoie 1 de ntacco y e ghl de ntuppo» 
Se non aie la carrozza y. non faie cria ^ 
La Fortuna pe f tè' non porta tuppo ; 
Ole se stima ^ e cconsidera la stierno t 
Cossi bà, cossi bà IPuso modierno,-^ 

6e vuoie fare na bona paréntezza 
Miette seie mise nnante la carrozza^ 
Ca se bè fusse na caccia-moiinezza ^ 
Sdraie tenuta pe la Conte Strozza 1. 
Se vuote fa quarche ccomprlcappr estezisj 
' Senza p^zare ognuno nce sommozza^ 

Se vuoie. fa mercanzie « vuoiètrasì a pparte» 
• Non ne & de la carrozza cchiù beir ar|»% 

fé vuoie esse tenuta pe^ Barone ,. 
£ non avisse niancO' no pag^iarOf. 
Ca fusse comm' a ddU no spelleccbiòne i 
Che non. avisse manco n'au^naro;. 
Afe la carrozza , e ssiase na scassoiie |. 
Perchè te reveresce ogne ccraparo ^ 
Ca lo gnorante eh' è de sinnO' scano « 
jEteveresce na Voie^ se va ca sfarza*. 

Si 



^ Q U A RT O. % 

Se vuoie tratta negor^e mportante> 
O volisse af&ittare arrennamìente ^ 
Se vuoie neg<ttiare co Mmercanie». 
Aie la cdLXTOiz^, se nò noa faia niente f 
Co cchesta oie irommo pò passa nnenaa^c»^ 
Se he sta co lo spirerò, a IL diente ,. 
EL cquànno non servesse p' anta aSare 9 
Ammice te puoi e fa co la. roprestape., 
T. Ma peiizanna a na cosa n*aggio abbientOf 
Camme a' ommo se pozza, mantenere 
Co la carrozza ,. e 11' auto fornemiento » 
Qaanno^ non ha la. forza, e Io potere; 
Uno ha dociento , e spenne cincocientf^ 
Sta cosa comme va vorria. sapere ;, 
Se saie d' abbaca buona fa sto, canto r 
£ pò sacceroe a ddi. se vatte appunto » 
M- Sette nne vò. la mese lo Cocchiere *, 
Che so ddocate ottantaquatto. IT anno i 
De paglia di uorgia, e dd'etva volentierti 
Ciento. vinte docate. nce jarranno ^ 
Pe cchella che. nce vole, a la mestiere 
Vy acconciare , vint' aute nce^ nne yaim^ f 
Ed eccote lo cunto ir aggio ùlììo^ 
So ddocate- dociente vìnte quatta *. 
Nce sarrà pò lo» schiavo , e lo staffiere i ì 
Na poco de^ commedie r e sforgiare ^ 
Pe bolere a la granne comgareré ,.- 
E. nce sarrà no poco, de jpcare ?/ 
E la sfiiorgìov, che. bole la mogli^rei 
La. spesa , che? nce- va pe la mmagiiarè i 
Respunneme» pe cqiiantoimmervupiebene^ 
Chest'*attto, che nce yò, da. doye. vene?- 



1*4 P A R M. O 

M Titta, non parla cchiù, ca t' aggio ntiso, 
E se non te responno aggie pacieniia » 
Ca se bè voglio, affé non pozio, a^àsoLy 
Frate no mme V addita la coscientifa ; 
Otra ca se responno t craie so mpiso ^ 
Mei perdona perzò vosi' accellenzia , 
Titta mio , vota fuoglio , parla d* auto « 
Ca n'è ccosa pe nnuie de fa sto sauro • 

T. Nc'è pò chi pe ddà gusto a U moglierc , 
L' ha da tenere^ anche le crepa ir arma » 
Ca se no chella sempe fa la fera» 
Ne vò sape se pò porta sta sarma. 
Vò che la tenga , e se venna ngalera , 
Né ho sape s'è mmaro gruosso» o carina 9 
Va ire sbordellciaiino vò ì a spasso , 
Manco pe gghire a m messa yo dà passo • 

Che perzò vide tanta carrozzate 
De ste raaddamme segnure sarvaggie » 
A li passiggi , comm' a ttetolate , 
Dove siente parla de cchiù lenguaggiej 
Se piccano ca songo corteggiate» 
Be bé non hanno serveture , e ppaggie , 
Ca quarche bota schitto lo Cocchiere 
E ppaggio secretarlo, è staffiere* 

iiL O se' lo cellevriello te paresse 

Schitto quant* a no funno d& valanza » 
£ se chi tìon te sa te canoscesse » 
Te sarria fatta quarche ddemostranza : 
Ma via passammóncenne a le Calesse » 
•Ca puro è no gran punto de mportanza 9 
Trascurrene no poco, stance attiento» 
Perchè nca yò chist' auto ayertemiento . 

T. A- 



QUARTO lèi 

T. Avea penzato de no une parlare 
De ste Calesse, e dde sti, carrozzine , 
Ferrò de manco non, se ne pò iFarc, 
Ca rodere mme sento le stentine ; 
Abbesogna sciata pe non crepare 9 
O sta nforchiato dinto a le ccantine« 
Ca pe ddinto nce vanno cierte Ccole , 
Degne pe ccierto de le ccarriole . 
Cbesta scena pe ccierto nce mancava , 
Pe fFa gostare.-^ e rridere a cquarcunoV 
Antro sfarzo da veto non restava , 
Pe fFa parla sproposeto cchid d' iinot 
Addonca la carrozza non vastava « 
Azzò facesse de lo granne ogn'unof 
Azzò eh og^e scemeuchia , pgne ppacQhiaoa 
Pe la Cetà facesse lo baggiano. - 
M. Cierte pareno justo parasole ^ '^ 

£ ccierte longhe longhe ^ sconzertate; ; ; 
elette autre songo comm* a ccarriole » .. 
Bone pe strascenà cianche « e ppenf^te ; 
£ ccerte nce nne so comm/ a gaiole 9 , 
Io non saccio pe mme chi V ha mmeiUSte* 
Da dove so benute cheste ffogge , 
DimmelIo>se lo ssaiet benaggia dpgge • 
T. Furnp , mme pare a moi^, ci^rte.Segnurfii 
Che da Komma le ffecero venire ; - 
Appricsso li Mercante , e li Dott^ure , 
Nfra poco tierppo nce vedette asciret 1 
E pò a lo reto nfi a li Tesseture , 
E ttant anta mmarmaglia appero ardire i 
Senza mesiira , e s§enza MEZACANNE, 
Cihi facenno pg Ni^pple.lo zanne . 



ti6 P A R M O 

jM. Tre co la Galessa n ArtescianOt 
Eie*» re te la di* no vetoperìo, 
£ si è ommo bevile 9 e ss' è Screvano 9 
Ire pe la Cetate è no mpioperio ; 

. S' è ommo de mestiere » s' è ppacchianoì 
Tatin' è no sfacciatissemo streverio r 
Et ffobatur hoc tiìam fer textum , 
Nam non omne ^ qu^à lictt est honestum • 

*JT, Ma cedere no Miedeco , e Dottore 9 
O quarch' autra perzona coriale > 
Fare pe la Cetà lo beli omore ? 
A mme non me place manco sale ; 
I^è sserve a ddire cbillo Uà va fore 
A cquarche massaria « terra « o casale 9 
Che d è ce i^a pe niì a le Pporte à ppede> 
Ca non è smorfiato da chi vede . 

)ML Io non nce vorria ire no momento y 
Io pe mme meglio mme jarria frostanno^ 
Meglio jarria foìenno a Beneviento 9 
Che acqu estare no titolo de Zanne 9 
Attiso lo ssacc' io chello che ssento 
'De ste Galesse» e mmassema pò quanne 
Chi nce va non so ggente appropiate 9 
Meglio sarria se fossero frostate • 

|r. Passava iere pe Ssieggìb de Nido 9 
Jenno pe no servìzio de pressa ^ 
Ntese no strelletorio , e no grido* 
Perchè a ttiempo passava na Galessa ; 
Io sempe che nce perno mme ne rido» 
Perchè dinto nce jea no sbrufFa-allcssa , 
Ma chello che ddecettero le ggente, 
Mo lo ddico , ch'è brutto a echi lo wente. 

M.0 



^ -Q U A RT O; tif 

M. O se nao fosse vivojo Petrarca; ^ 
Che e cantale de^ li Gal:re Treionfal^ , 
%Qè' d* Ammore , Caaietate i e Pparca t > 
Terate da cchiùscione.d' alternale; 
O de quarche carretta de Monarca, 
£.mmp se chìste liette de spetale / 

Vedesse 9 creo pe ccieito <:a -derria i 
Chist' è lo <arro de la guittari^ . 

P puro fosse viV0.i:ÌHtf Arniméo^ 
Cbe se faceva chiammare, Sincero»' 
Lo Buostp paiiiota tant' a^ntico ♦ 
Che ssempe solea dicere Io vero ; 
Chi no lo sa , Io Sanazzara dica 9 
Mo Napole derria* ca va uo zero , 
Mo creo ca deciarria, N9pQle scura i 
E comme. puok - campa «etiza mesura • 

T. A chi à.uso tenerci la carrozza^ , l 

Zoe da/tiempo amico,.e:ilo d' aiere., 
Mme pare che -iBsia' liceto , e che ppozxa 
La gajessat o lo. chilleto. tenere >| > 
Ma che pò no iroviello , o no scatozza 
Vo co cchella passa pe Cca voliere ♦ ; 
Piglia la MEZACANN A ,, e sse nxesura , 
Ca la. corza dell'Aseno non dura.; 

i/i. A ir ora bona via siano concesse 
A echi noD se mesura nzò che bokf . 
A mmille a mmille Carrozze ^ e Gales^et 
Carrette , Carrettutie , e Ccafriole i 
Frate , non nnc parlammo cchiiù de chesse» 
Stepammo p' aute ccose le pparole , 
Perchè nce assai« che ddicere, mme pare, 
I^e chi- fe cchiù de, chello che ppò fare. 



f St P A R M O ' 

J. N' antro eh* a varrà fuor» seie docate; 
O sette ^ o otto che ssiaoo lo mese , 
Co inmogliere ^ e co figlie nquametate y 
E no la cede manco a no Marchese ; 
Sta eh' ogne sciorte de coromodetate^ 
Vh cconform* a lo ntroito so le spese » 
Ca de neve^ e dde frutte , s'è de Stata ^ 
Non vasta quatto juorne la mesata • 

C po'cierte sconquassa Trebonale y 

Che comm' a pprete pommece stann' arte t 
Ed assale ccbiù de me seu^a pedale > . 
E de qaarch' auta cosa- stanno scarze ; 
Li quale vonno fa lo pomoalev 
E bonno sbor7eiare . e ffare sfarse^ 
£ ssenza MtZiACANNA fare vonno 
Cchiò de cbelio eh* è Ittceto, e ccfaeppotmo. 

M. Quanno V ommo fa òchiù dechello ttanto* 
Che pò pe iFdria comtra lo ddevere, 
Sign' è ca senza pilo n' è lo manto « 
E cquarcosa nce va pe lo tauliete; 
Ma se la MEZACANNA avesse a ccanto» 
Crideme a mme ca mutarla penziere 9 
Uè ssarria da le gente mesorato, 
E ffuorze quarche bota sb;egognato. 

Ora venimmoncennc a lo sforgiare , 
Ed a sie iinave foggie de vestire , 
$e bè ca nchiVio non ne puoie parlare y 
Ca nce vo n' anno pe lo desfenire ; 
Ma pe echi non se sape mesorare» 
De pissappio quarcosa se pò ddire r 
Perchè da sto besiire a battaglione > 
N' à npata già navjran coofosione • 



QUARTO. X69 

De muodo « che non saie « né ppuoie sapere 
Chi lo nobele sia , chi lo Prebbeo, 
He Io Mercante da lo Cavaliere 
Canoscere se pò 1 chello eh' è ppeo : 
Né Ja Ceveletà da lo Mestiere , 
Né chi sia lo niagnifecO) o chiafeo , 
Né chi è lo Masio-d-atte , o Io Screvano, 
Né s* è mmasto , o garzone T artesciano . 
T. Jere tino co na cappa de sevoglia, 
Granne quant* a na vela , e eco l auniglia 
Vedìette 9 eh' era luongo comma nnoglia» 
£ iFacea V higo d' Algo de Matriglia ; 
Tanno mme s' abbottale tanto de coglia f 
Quanno semiette st' auta maraviglia 9 
Ca descorrenno co no Molettiere > . 
Iota va da chi so, da Cavaliere . 
M. Pe ccierto eh' è na gran confoseìone» 
Peidhè starraie co lo cappieilo 'n mano 
A no zanne ^ scemenghia , zancarrone ; 
A' no straccia velluto, a no baggiano > 
Te jcredarraie, che ffuorze sia Barone, 
£ ssarrà con affetto no pacchiano , 
Perrò non ce sarriano chiste nganne, 
Se nce fossero affé le Mmezecanne . 
Se non ha lo cappotto T Artesciano , 
La cauza trasparente > e Io tagliere , 
Pe (Fare quanno vò de lo ba^^iano, 
E ppassà pe Mercante de V Aruiieie , 
O pe se fa tenere da Screva.no 
Da quarche ffemmenella, o forastiere» 
Ca qùarche bota ne' è chi se nce nganna» 
Tutto perchè non ne' é la Mczacanna . 
Valentino H T. So 



lyo P A R M O 

T. So ccose veramente troppo strane » 

; Ca vonno compatè da Cavaliere \ 

Co le rrotelle > e li guante a le mtitano ; 
Pe nfi a Ssolachianielle , e cchiavettiere 9 
£ ccierte cappe-nere 9 che lo ppane 
V hanno assaie vote da li credenziere , 
E de portare schifano 1q scotto , 
Ca vonno de boratto lo cappotto. 
*Nc'è chi de lamma mosta lo corpetto y 
Ca portarrà spomata la casacca 9 
Pe fTarete a bedere con effetto , 
Ch' è ommo , che ppossede, spenne, e spacca; 
D'essere visto se nne va mbrodetto, 
E ffa tutto a no tiempo piscia 9 e ccacca. 
Senza punto penzare lo sciaurato 
Ca chi npn se mesura 9 è mmesorato. 
M. Quanto vedeno fare a li Segnure 9 
O a quarch'auto , quale lo ppò fare» 
Tanto vo fa chi campa de sodare 9 
Tanto chìllo eh* appena ha che mmagnare» 
Vonnc^ pe fforia lucere li scure 9 
Se criepe, non se vonno mesorare9 
Ognuno vo fa cchiù de lo ppotere 9 
£ chi non pò « vò stare a ìe fFrontere • 
ifon dico a cchille9 che lo pponno fare» 
E ch^ hanno quarche cosa de lo lloro^ 
Se bè se deve ognuno mesorare9 
£ s^ia chi sia 9 s' avesse no tresoro 9 
Ma dico a chi la vole steracchiare 9 
E pò chcllo 9 che lluce n' è tutt' oro , 
Quale p'appareggià li poverielIe9 
Parranno ciento mbroglie 9 e cciente zelle. 

Non 



QUARTO. 171 

Von tole stare a ssigno II Art^soiano, 
Ca competere vò co Io Mercante , 
Chisto pe non passare da pacchiano 
Vole a lo Cavaliere passa nuance , 
Ko pennarulo , o semprece Sedevano , 
Perchè ba- co \ auniglia , e co li guante» 
Non cede a li Dotture, e pperzò'chiste 
Non cedono pe nniente a li Meniste . * 

T. pie non se crede d' esser' ommo buono e 
Chi non ha lo corzetto» seu 1' auniglia , 
Kfi a r Ariesciane se so ppuoste nuiono » 
Che mme pare de sta dinto Matriglia; 
Vo fa lo Don Crestofano ogn' Antuouo v 
£ ccjhello pò che ddà cchiù mno^raviglia « 
Ca la vonno portare cierte t#le 9 
Digné ^ previta mia 9 de no cannale « 

M* A Ghiudece ^ a Mministei a Cconzegliere f 
A Ppreiediente , a Mmiedece , a Ddotture, 
A uoromene de cìappa^ a Ccavaliere^ 
Corom'a di verbo-razia a Ssegnure^ 
A cchiste se conceda vòlentiere 
Lo corzo 9 attiso all' aute so freddure f 
A chiste schitto è lliceto \ auniglia . 
L'aute tutte peglià ponno na striglia. 

T. Passammo nname mo che stammo frische 
De mente , e dammp dinto, e trascorrimo 
De sti belle vestite varvarische ) 
Ma mperrò de ste mmaneche de primmo % 
Che mme pareno vrache de Todische » 
E se Io vero dicere volimmoj 
Non se sa, se so brache 9 o so cauzunci 
£e so cauze » atevale , o so bcacun&. 

Ha M. Io 



jj^ P A R M O 

JA. Io pe mme manto mme yregogmirnà 
De porta st'iure, o vessìche sbentate, 
Attiso stimino gran baggianariar^r f 
Co ste bertele 1 pe la Cetate^ 
Ca' sempe de senti me mpararria 
£ morfie , e dellieggìe nquantiecàte f 
Ca quanto sento dicere , securo » 
Deir autre , deciarriano de me ppuro • 
T^ £ ssi accorre , cHe minora no parente 
A cquarche sfortunato afFritto-core* 
Quanto se voglia misero/ e d dolente > 
Vriesto lo vide fa lo beli' omore ; 
La maneca ntofata « e ppennoliente v 
Le bessiche a li puze pe -fa nnore 
A Io muorto ; ora dimma co pprontezza , 
E' ssìgno de dolore 9 o d' allegrezza • 
M. Ne' è ommo , cride a mme, che pagarria 
Non saccio che , se puro le moresse 
No frate , no parente , o quarche zia t 
Pe pportà pennolane ste bracbesse: 
' Povere muorte , e <:chi lo ccredarria » . 
Che pe pparte d' aiuto avere ^ o messe» 
Pe pparte de dolore , o connoglianza» 
Se fa na baggianesca demostranza • 
T. Appriesso co li ccauze trasparente 
Vedarraie chi non vale pe na quaglia^; 
N' afFritto-core , povero , e ddolente » 
Che ccampa, e ccampa a ffbrza de tenaglia; 
Ma quanno sé la leva , e itenemente j 
E bede , che scappata ne' è na maglia , 
S* addona , che fatt*è no sciavechiello 
Pi5 pesca quarch' aluzzo , cccenillo . • 

So- 



Q U A R T o; tri 

Sopra tutto so bisre troppo belle 
Sti cappielle de paglia co lo rraso»"^ 
Ne ssaie se s^ ccaneste , o so flfoscelle 
Pe fFa recotte fresce , o pe fa caso; 
l.l' uommene buona , e ppo le gentarelle 
Se 1 hanno puosto appriesso ada«o adaso t 
Tengo securo, pe lo jaorno d* oje , 
Ca sé 4o mettarrà pe nfi a lo Bojé . 

M. Ma tu no saie , eh' hanno già dato a Giove 
Na coraparia le mmule ^ e li Cavalle « 
Perchè pe ttanta e ttanta cose nove? 
So fatte asciutte, magre « sicché* e gialle^ 
E sse vene stascione, che non chiove> 
Se porranno da mo serra le sralle > 
Che le pproverfa d*autra vettovaglia r 
C^ non se trova echidi filo de paglia. 

Ca noti contiente de nne fa saccune» 
E de se nne sèrvi pe mmatarazzer 
De nne fa seggiolelle a buonne cchiunet 
Tabbttcehere, e beatagliela ffascie, e a maziCt 
Hanno attrevito cierte coppolune , - 

Gierte de vascia sfera , e scure razze , 
Pe pparè cchiù bizzarre , e cchiù ntosciato» 
Ste fFoscelle porta cossi^ mpagliate* 
T. Venimmancenn^ appriesso a sti vracuné f 
O puro a ste ccampane spampanate^ « 
Che da vero non saie se so cauzanei 
O se sottane s^ sane ? o spaccate ^ 
Paréno justo sacche de cranine ^ 
O che ccose pe ccierto sconzertate, 
Che se V avesse qnarche poverella » 
Fartia i* ogne canzone na gonnella ^ 
1 S ^ A chc^ 



174 P A 11 M O' 

A cchesto mtne perdona se responno. 
Perchè se pò concedere a ffrostiere% 
Ca chisce tale pare a mroe che ppontio 
Vestire a gusto Jloro volontiere , 
Ferrò se comm' a cchiile vest] vonno 
Li vassalle so. ddigne de galere « 
' Levatene perrò li SagHemmanche , • 

Ca chiste schitto ponno passa franche* 
T. E se ssa capo tiene , tu staie friscò » 
Si no bello Dottore veramente , 
Comm' a di lo bestire spagnolisco » 
Mon è d'ogn'autra foggia cchiù azzellexite^ 
Miettece lo Franzese « o lo Todisco , 
Non parla , eh' è bregogna a chi te sente» 
E lo. frostiere , dimme sio Chiaiese , 
Non deve, a U'uso i de lo paiese? 
Chi fa ccà le iacenne 9 e ccà guadagna » 
Chi ccàprattèca f e ccà fa mercanzia 9 
Chi ccà beve, ccà trafeca, e ccà mmagnas 
O sia vassallo , o no > sia cjiì se:^*^» 
Quanno all' uso vestì non vò de Spagna t 
Che ppriesto se nne sfratta, e se nne sovia» 
Ca Tommo cctòsì creo, eh' aggia lo core» 
Comme mosta lo strinzeco de fore . 
Da cierto tiempo ccà s' è pprattecato 
De na nova creìanza no beli' uso, v 
E cCrèo ca lo modiello s' è ppegliato , "^ 
Se non me nganno , da quarche zelluso ; 
Ca se vede cchiù d' uno bencreiato , *^ 
Che manco non se degna sta ncaruso 
A la Ghiesia , atzò che lo pegnato 
Non piglia fummo ) e sta vo xicoperchìato. 

Di^ 



Q U A R t O. * 17$ 

Dico de ste cchianette ch'ha portato 
Chillo Vasciello Uà de V Àrbascia , 
Ca ir uso de roanera ne' è rrestato. 
Che non saccìo si è sfarzo « o veizarria^ 
Levarraie lo gappiello a no sciaurato» 
Né cchillo 4a chianetta tocca cria 9 
O che bista galante « eh' è pe ccierto l 
Tu staie ncaruso, e chillo sta copiertOr 

Parlammo mò de chille sollevate > 
Che so state pezziente nfl V autriere 9 
E non penzanno a cchello che so state ^ 
La vonno spazza cchiù de Cavaliere; 
Li quale se bè sosgo saloute » 
Fanno' nfenta poni non te vedere; 
Tu mo co cchisse dimme 1 che te pareì 
Non se deve a sto muodt> spaporare. 

Che b6 dì , ca quanti* iere poveriello » 
Da la necessetà mortefecato » 
Parea ch'avisse )usto lo scartiello» 
Co lo cuoUo a le spalle ncaforchiato ; 
Tanno a ttiitte levave lo cappìello » 
Tanno sapive fa Io bencreiato, 
E nfì a na gatta te facea paura» 
Nc'era tanno co ttico la mesura . 

Ma pò 9 che la Fortuna 9 e lo bestino i 
Chi sa comme > e perchè t* ha sollevato i 
Che da no sfortunato nialantrino9 
A cquarche puosto buono t'ha portato; 
Te cride essere Orlanno Palladino , 
E eh' ogn' ommo de te se sia scordato f 
-E perzò (igne 9 e flTaie Io stordutiello , 
^ non lieve a nnesciuno cchiù ^cappiello^ 
a 4 Vid^ 



??^ P A R M O 

vide ca daie materia de parlare 

A ccbiù d»uno, e de fa Jo mórmormo, 

aaI^ '^^^ ^^ ^^"^ smorfiare , 
Addove sarraie visto progne ppizzo^ 
M è lo ppeo ca non puoie rcprecare , 
^ne fatto non te sia quarche ccarizzo, 
Ca chi te sa , te squatra co na cera , 
E ffiiorze parlartà de sta manera. 
Chist è cchillo, Io quale, e bà scorrenno, 
t-Jie no juorno sacc io che ffece, e ddisse 
i-a mamma , tu rame vide , ed io te menno, 
^ lo patre facette ciert' aggrisse ; 
Non dico niente cchiùKchiù no me stenno, 
Ma saccie sub ca se Jo sentisse , 
Ogne baggianaria posta da banna , 
Te jarrisse a ppiglia la MEZAGANNA . 
Autre der ranno , chisto s* è scordato , 
Potrà d'aguannce no le vene a mmente, 
Ch era no poverommo sfortunato , 
Chino de mille ielle no pezzente; 
Fuorze ca non se sape comm' è ntiato , 
Mo nullo mira, e a nnullo tenemenie , 
Ea autro ; chi ha judizio che me ntenna i 
Ca non pò tanto scorrere la penna . - 
Mperiò singhe piacevole co ttutte, 
. Sta sodo , u5a creianza , sta descreto , 
Ca Sé bè vedarraie le bocche asciutte 
Sta dinto a cchelle chiuso gran secreto ; 
Vi ca lo Munno è echino de frabmte , 
Che pparlano da nante , e dda dereto , 
Nota chesta sentenzia spagnola : 
Chi te co^rcy te scopre y o gran parola. 



QUARTO: M2f 

Dov'avimmo lassate le cchiomere 

De cìerte , che mme fanno Y arbasciuse f 
Che cctedeno co cchelle ccapellcre 
Essere tanta Orlanne fòriuse; 
Attiso ogne catarchro 9 ogne messere 9^ 
Vonno co chelh fare li sfarzase ^ 
£ chi fuorze non Tba da la Natura 9 
Faresella e pposticcio ha na gran curaj 

Me è chi non ha petaccie de Testito 
Sarrà no poverommo sfortunato, 
Che sta sempe co ffamma , e co appetito^ 
E de Stata r « de Vierno sta scasato» 
£ co na capeltera de Sbannito, 
Lo vide cammenà tutt^ nrosciato , 
£ ffuorze mnente soia se penza » e cci^e 
De mettere paura 3 chi io vede^ 

Se crederlo co ccheUa capeliera 
Fuorze avere ki forza de Sanzone 7 
O co pporcare ionga k cbrommera t 
Deventare, chi si n*a>mro Assalone^ 
Fa che buò y canosciuto si a hi cera 
Ca aon ce nne so cchiù de ste pperzotte i 
Ch' hanno capille d' ora , h»nm> forrezza» 
Ma gran pedacchie , Itennene, e mmoanezza* 

Se n' ha la zazzarina^Jb cocchiere « 
Lo creiato » lo peggio, o sia chi sia> 
Se n'ha la capeliera lo staffiere > 
Se ponno trova pane pianta via; 
S^tia da I a pparo de lo Cavaliere, 
Fa che- baèt ca nce vò^ sta vezzarria , 

. Chi non ha la chroiumera, o ^fortonato» 
Ha focnoto ^ non serve 9 eh' è scartato^. 
H S M- y 



1/8 » 'A R M O 

M. S* io fosse comm' a st'uommcne nzorate » 
C hanno giuvane» e belle le mmogliereV 
Massema se so uommene attemoate , 
C hanno buon'armo, e n'hanno lo potere. 
Non tenanria ste sciorte de creiate 
Sforgiuse , co galane 9 o co chiommere « 
Nè.ncoppa a cchesto faccio^cchiù pparole» 
Ma mme ntenna 9 chi ntennere mme vole.. 

T. S' è pe st' avertemiente songo brave « 
iPerrò non se oce pò rremmeddiare 9 
Ca l' aseno Io vatte , chi non t ave t 
Ca la mogliere s'ha da contentare. 
Se chiste non nce so 9 nce so li Schiave» 
Arremmedìa se puoie 9 vi che te pare > 
Ma ca*sbatte la ^apo pe le mmura 9 
Meza-canna non nc'è , non 4ic*è mmesura* 

jM. Scbitto a ste pparte nbste nzaneute 
S' è ntrodutto cbist' uso bestiale 9 
Ca gente d'asarcitio, e dde caraie 
Vascie 9 vonno tenere st^anemale ; 
Gente 9 che nfi T aut' iere songo statft 
A li commannamiente de li tale 9 
£ de tante 9 e tam'aute che ttu saie, 
-Che coinmannate so ccfaiù mo de roaie. 

Descor rimino no poco confedente 
Co ccierte pennarule 9 ed artesciane , 
Ed a la .fina a echi mme sente sente 9 
Che co sti Schiave fanno. li baggiane; 
Che ve n' avite visto veramente 
Co ttenere a la casa chiste cane 9 
Chiste nnemmice de la fede nostra , 
Avite fuone ytuu quarche giosua ? 

Auto 



quarto; ^^ 179 

Auto non s'è ssentmo, che streverie; 
Che non. se ponno dì ca so iFetiente t 
Autro mise non s^ è 9 che betoperie , 
Che t* hanno fatto stredere li diente ; 
Non serve tras) nchino a ste mmateriet 
Pocca a mme tatuo no me mporta niente» 
Ma tengasello a mmente chi pe Som 
Gliottute s'avarrà le brutte morza . 

Credeno ca lo Schiavo n' ha fddiiio 9 
£ che non aggia cielebro sottile > 
E. che puro non aggia quarche nniiio 
De chi serve , si è nnobeie 9 o si è bile^ 
O fuorze ca io Schiavo non ha bizio j 
Che n* aggia comm'a l'aute esca,e fFocile^ 
Frate chi non mme ntenne è no craparo ^ 
Cchiù de chesto paria non pozzo chiaro* 

£ de commenìenzia io ttenere 
. Lo Schiavo intro na casa peccerellftf 
Addove tenarraie figlie, e mmogliere, 
£ nce sarrà chi tene la zetella ? 
Respunneme , lo Schiavo che ffacere » 
Dove fnangiare , e fFare nonnarella ? 
Respunneme a sto punto de doiello r 
Se perduto non aie lo cellevriello : ^ 

Pe mmala lengua ccà non me tenite^ 

Nne prego a ttutte quante; e sia chi sit i 
£ se non dico buono « responnite > 
E fFaciteme quarche apologia ; 
Cammenate k> IVIunno 9 e bedarrite 
Ca chcllo che ve dico ♦ no è boscia 9 
Né 'Spagna» nFranzainTalia , o a MmeIano9 
Non truovd eh* aggia Schiavo rAriescìano» 
» 4 Ha- 



léo P A R M O 

Aie no Napoletano che t' adora 9 

Che saie comme se chiama , e dov'è nnato» 
Che sta prunto pe ttc % sta lesto ogn' ora » 
E t'è cchiù de lo Schiavo bencreiàto; 
Quanno non te piace > dì, va for^ , 
£ te mie truove n' auto cchiù aggarbato » 
Ma di che buò^ ca non se cura cria» 
Chi vò che rregna la baggiànaria. 

A Scgnijraiie gruosse , a Ccavaliere , 
U è lliceto 9 ca teneno Cavalle « 
Ed hanno serveture, hanno staffiere > 
,£ li schiave le tteneno a le stalle ; 
A cchiste schitto , a cchiste è dde mestieret 
Solamente trasire 'nchist' abbaile , 
E pò de cchiù le ssanno commannare 9 
E co na cera le fanno tremmare » 

Nce sartia cchiù da dicere 9 ma caglio , 
Ca né ccosa pe mme scarda stoscuoglao; 
Né, sta penna, e manc'io pe cchesto vaglio» 
Ca nce vòn anno a sciarvoglià sto mbruoglto; 
Po co cqaarcuno venesse a rretagtio: 
Perzò scompimmo ccà » votammo fuoglio t 
E d^ chi campa a fForz^ de sodore , 
( Decìmmo ) che chiammà se fa Segnor^. 

Nuli può chiammà cchiù Maste TArtesciane» 
Ca torcere te fanno co le ccere » 
Le gente de montagne , e li Vellane 
Hanno pierzo lo nomme de Messere 9 
Perché le Mezecanne so llomane 9 
Né a Mercante se trovano 9 né a fFerre; 
Donca M^sto oie se chiama nquanto scorgio 
Ciannetlello lo Boja» e Mma^tp Giorgio. 



QUARTO. i8i 

Li Pdonne vanno a ppretto de Cavalle y 
Hanno !a Segnoria li Tavernare » 
Oie Magnifeche so li Pappagaìle, 
E llustrisseme songo TOgliarare; 
Ne è echi non ha la Croce de le spalle^ 
£ boia ^.* ma non pozzo cchià pparkre ; 
Musa lassammo sta sto frosciamiento, 
Ca no mme vasta manco Veneviemo. 

T. Me pare paro a mme che ffaccia cchiime 
De chello che p& fa chiHo> lo quale 
Se fida troppo a le pproieziiane, 
E dde nullo fa stima manco sale; 
Che ffedannòse assale de H Patrune^ 
Co la spalla de chille se prevale , 
E non ave ( perchè non bamesura )^ 
Manco de la Josttzia paura l 

M. Io non qeo che sia favola sto fatto 9 
Ca no Io screverrà n* Autore schìtto. 
Ma cchiù duno nne parla tanno, e echiatto^ 
E nfra IV ante Arestotele nn' ha scritto; 
Asuopo m^ ha pe ccie? to sodesfatto , 
Ca ÌV aggio Hetto , e no» m* è stato ditto^ 
Siente> ca se be n' è la Treretate^ 
Ne' è ddinto a cchesto gr^ft mora]etate# 

.Aggìo^ trovato dooca pe serettura , 
Che lo Leione Rrè dfe 1' Anemale , 
Pe non sacciò , che stimo de Natura» 
Quanne vede lo Gallo niente vale; 
Zoe 9 ca nn' ha grannissema paura » 
Comme non fosse Rrè ♦ confom è ttafe » 
Nfrutto quanna to sente non ha lluoco* 
ffuie cchiù» che no% se fuie k) ffuoco • 



¥ 



iti P A K M O 

No juornostea ncommeriaiione 
LY Àseno co lo Gallo a na chianura > 
Dove vefine passanno no Leione , 
E 'rivedere lo Gallo appe paura ; 
Ma pe llevare quarche accasione > 
Se mettette a fFui pe la verdura , 
hV Aseno , che fFoire vede chillo , 
Le corr« appriesso^ e ^ompa, comm^a grillo* 

l' Aseno sfortonato se credeva 
Co cquarche paro- suio d*avè che ffare > 
Ca pe Tammore suio fuorie. fqieva; 
Le corze appriesso pe se lo magnare; 
Ma quanno .cchiù lo Gallo non vedeva 9 
Messe Leione , se fece arrivare « 
£ co gran ira ncuoUo le zompaje « 
E 'nciento parte U' Aseno squarta je • 

Cossi soccede a cchiste ncrosione ^ 

Che se fidano a st*aura, a st' ombra vanat 
Che se perdeno, o mutano Patrone \ 
E rrutto chillo che b^ka seie rana ; 
Anze se perde la protezzeione 
Nne che 11' uno da 11' auto s* allontana i 
Perzò non sia chi faccia lo gradasso > 
Perchè tutte l'' aspettano a lo passo . 

T. Nc'è oramo, cride a mme , che borria fare 
Ogne mmese no figlio « se potesse » 
E fFarlo priesto priesto vatteiare 
Da Marchise, da Cuonte , e Pprencepesse^ 
O p' ave n' ommo gruosso p^ ccompare , 
F essere proteggi ino , o pe nteresse» 
Ca facenno chi sa no sbarione > / ^ 
Lo pò fa > perchè ne è pprotezzeione. 

^ M.De 



QUARTO, itj 

M. De chiste oo parente avea , Io quale > 
Che se non zappe , e mbroglie sapea fare, 
£ pperzò sempe stea pe cqiunto vale» 
Zoe d' essere mpiso , o i a bocare ; 
Cchii\ de uenta Screvane cremmenale 
Se fece a ppoco a ppoco pe ccompare * 
Azzò che ssoccedennao quarche mbruogliot 
Se potesse agghiustà ccbiù de no fuoglio» 

T. Pozzan* essere serape b^nediite • 

E li Spagnuole , e le Ssentenzie lloro > 
Quale min' hanno mparaie cierte- ditte ^ 
Digne d'essere puosce a lettre d^oro; 
N* aggio paricchie xegestrate« e scritte > 
Ma chisto va nfra ll'^autre no Trcsoro, 
Non n^è puttana ( dice ) né llatronCf 
Che non cerca d' avi frotcwdone. 

Chi piglia a lo nteresso li denare 9 

A'ddiece 9 e ffuorze dudece pe ccientd^ 
P* accatta case vecchie , e fFravecare » 
E s* obrecà co ccbiù de no stromiento > 
£ bo fa cchiù de chello che pò fare, 
Ca patrone se fa de fummo, e biento* 
E cquanno p* arrecchire s' assottiglia , 
Se trova fore crapa cieuto miglia • 

»pn vò & cchiù de chello', che pò fare« 
Chi p* arrecchl trovanno va tresore ♦ 
E cchili' auto , che ppenza d' arrevare 
De fa lo stagno argiento de valore*; 
Ferrò la carta de sto nnavecare 
^me creo che s*è pperdata, e nnante more 
Ll'ommo, che ttene 'n capo sta pazzia, 
Q i arredduciarrà mpeziemaria • 

ì^. Se 



lU P A R M O 

Irl. Se Masto Giorgio avesse lebertate 
Comtn'a Rromma just ha lo varreciella i 
E iFranco potcss* ire de le strare , 
Decenno a cchiste tale auciello auciello 9 
Cchià de quatto starriano regesirace , 
Cierto starria cchiù d' uno ncellevriello 9 
Ma chiste le darriano gran mbaraize» 
Ca dove caparriano tanta pazze? 

T. Chest'autra pur' è ccosa troppo bella t 
Vedere cierte Vieccbie de Sosanna, . 
Cb' hanfto assaie cchiù besuogno de pontella^ 
Che non de la Mesura 9 o Mezacauna t 
£ bonno la lattuca tennerella y 
Senza penzà ca pò le ntorza ncanna ; 
Oca chi cbestp fa , che te nne pare 9 
Non vo fa ochiù de chello > che pò Hare • 

Cossi quarch' Àntecaglia de Pezzulo > 
Cbe s' allecordarrà fuorze Surace, 
E ho frisco, e nnoviello lo cetrulo , 
E pe ir ave quant^ha mpromette, e ddac^ 
Vo lo marito 1 n»a lo vo fegUuIo> 
Ca de trent* anne no le sodesface ; 
A cchesta , che ho ire tanto nchino, 
Nce vo la Mezacanna , o lo vorpino • 

M. Io le vorria chiava na foca ncanna 
A ste sciorte de geme nzallanute i 
Che bonno comra riempo na vevanna « 
Ch' assaie de la magna se so ppentute; 
Cca nce voi* auto, che la Mezacanaa» 
Co ccheste le pparole so pperdute 1 
Cca nce vo Masto Giorgio , e Ccianiìetiello 
P' agghiusià tiKtte duie de cellevriello • 

T.Chi 



QUARTO. i*f 

T. Chi è ppoveromrao vo mc^liere ricca, 
Chella SI è ricca, nobele lo vole. 
Chi ave no crapiccio , e chi na cricca « 
Chi vo gialle , e cebi rosse le biole ; 
Nzoma ogn'iino se studia, e sse lammicca. 
Se pò , d* apparetuare co lo Sole , 
Ognuno vo fa cchià de che pò fare» 
£ nnuUot comm' è nnato,se va stare «^ 

M. Lo sorece na vota apparentare 
Le venne voglia co la Lionessa , 
Ferrò co tutto ca non erno pare. 
Da li pariente già le fuie concessa ; 
lette la Lionessa pe ttrovare 
Lo marito de fiKÌa a T ampressa t 
E perch' era tantillo , le mettette 
Na vranra 'nciK)llo, e ppriesto l'accedette. 

Cossi «occede a cchillt> , che bo fare 
Cc^iù de chello , ch'è lliceto , e ccommeiie» 
Ca chi non se sa buono mesorare 
Semmelc a cchisto , e ppeo nne le ntravenet 
Pe (Forra s* hanno da fa s^arpesare , 
E d' asempie te ccarte «ne so- cchiene» 
E li tieste nce so specchiate , e cchiari 9. 
«Si vis mulìere nube , & nule pari . 

T. Puro- fa cchiù xJe chello, che -pò fare 
Chillo qual^'è no povero compagno. 
Che non se sa pe naiente arregolare, 
E jlpennere vo cchià de lo guadagno// 
Ogne cosa se vo cannareiare , 
E la rovina vo , no lo sparagno , 
Ca «tuta la semmana crepa , e schiatta^^ 
Po un^ UW& iuorao tutto la sbaratta. 

Voa- 



i86 P A R M O 

Vanno carne sottile « e ttennerella i 
Ca n*è ppasto pe lloro magna vacca ; 
E se n'è Annecchia giovane ^ o Vitella » 
Diclino ca non serve pe na tacca; 
Vonno 9 de quanto ne' è , la petnpenella i 
E stimano treccalle na patacca , 
£ se ne' è ppesce Spata ^ o Storione , t 
Lo primmo , che l'accatta , è no breccone. 

J5e la Foglia- cappuccia 9 e la cocezza 
De le pprimme che ppareno non hanno 9 
Pe ppoterese enchi bona la vozza» 
Sentono gran tromiento, e gran affanno; 
Ogn' uno a cquanto pò s'enghie« e se sbozza> 
Vengane quanto vo roinai e ddanno» 
ì^h à lo pesone > o a cquarche malatia ^ 
Ch' accorrere le pò, nce penza cria • 

E pò quam'a la bumma de li vine » 
Se de iSomma non so , né d'Ottaiane | 
De quinnece s o de sidece carrine 
Lo varrile » va jettalo a li cane ; 
Vonno » «he ssiano penetrante 9 e ffine l 
Tanto y che spercia tutte doie le mmane ] 
E se la neve jesse a no carrino 
Lo ruotolo V 1' accatta ogne ffacchino« 

M- Saie tu perchè ste ggente besteiale 
A la storza ccossì bonno campare « 
E dd* ogne tiempo fanno Carnevale, 
£ non penzano ad auto eh' a mmagnare) 
A Nnapole nce so buone spetale* 
E chi mpresone va pe ddevè dare , 
Lo rreramedio ne* è , perchè li Munte 
A PP^gare li debete so pprume. 



QUARTO. tSf 

Té E s' accorre , che a* aggia da nzorare • 
Quarche de chiste povere scasate « 
Che de dota lo cchiù cho pò ppigliar» 
Sarranno ciento-cenquatka docatei 
La primma cosa^ che se péhza a ffare t ' 
O sta tiempo de Vierno , o sia de State> 
A la Zita de lamma lo vestito * 
De borano y o teletta pe lo Zito . 
Starranno quatto juoriie nguamascione « 
Pascennose no poco d' arbascia ^ 
Ma da pò co la prii^m' accasione « 
A rrevedetce a la Pelletteria ♦ 
Po vene la feglianza 9 o lo pesone > 
Che s* ave. da pagare ^ e non ne* è ccria • 
A no Monte de chiste, curre^ e mpignai 
Dova nnante se venne , che se spigna» 
M. A cchesto non se p6 àrreminediare ^ 
Ca no lo ilanno schitto li pezziente , 
Ma chi piglia pe.ddote le mmegliare» 
Le miÀégliare nne spenne ^ eccinco cieote; 
£ echi non 1' ave , se le fa roprestare » 
Pe fa sfuorgie,banchette,eccompremient^ 
E da chesto a la fina de le f&ne, 
Nasceno de le ccase le rroine. 
Para ccà , piglia Uà » sfuorgie » e banchette • 
Commeddie, festine 9 abballamiente « 
Co mmotanze de scene, e eco barchette^ 
Museche d' ogne sciolte de stromiente , 
Ne* è chi nce vole puro le ttromcnette.. 
Ma n* arrivano a sta tf anno contiente # 
Ca le ^ò li stromiente lequedate , 
£ ttanno siente le ttroiamettiate ^ 

T- Vo^ 



i«8 P A R M O 

T« Voglio scompire 9 ed àuto no mme resta 
De v'avesire pe lo buono vuosto , 
£ nzo , che ddico serva pe pprotesta , 
Ca quant^ aggio potuto ne' aggio puosto : 
La Fortuna non dona , perchè presta , 
£ U'omtno non pò sta sempe a no puosto^ 
Ca fornute eh' avite le mmonete , 
' Jarrite a le ggavine a tdrà prete. 

T. Non fa puro assaie cchiù de lo ppotere 
No Zancarrone, che se fa ppentare 
O viva , o muorto pe se fa vedere % 
Gomme fosse quarch* ommo sengolare \ 
Gente degne de fruste > e dde Galere t 
Gente , che non se sanna mesorase 9 
Nfl a gente de mestiere, e dd* arte vile; 
Pigtiat' hanno st' ausanza ^ e cchisto stile . 

Chesto convene a n' ommo de valore 9 
Qual^ è stato a k^ guerre, e ha' fatto j^royat 
Che co li' arme acquestata sha lofrnnoref 
Azzò 9 che la memmoria se renov»; 
Facciase retraire na Dottore 9 
Che co na penna notte t e ghiuorno cova» 
Kzomma chi pe bertù 9 ma vertù rrare > 
Se de ntavoia 9 o ntela ammortalare • 

La3sa che se depegna no Platone 9 
No Vergilio9 no Tasso, no Marina t 
No Dante , no Petrarca , Cecerone ^ 
H* Ariosta eh* avea de lo Ddevino ; 
Kon convene perr6 a no coppolone» 
A no scacqua-lattuche < o Malantrino 
Farse pegnere ntela , eh' è ssoperchio , 
Jkia se vo ^ che se pegaa a no copierchio. 

M-Tit- 



QUARTO^ iBf 

M. Titta » SI è pe sta vota, vale de chiatto» 
Vi ca te daie tu stisso co I^ accetMlF 
Se oca non te respenno , irate t io schiatto» 
Ca tu puro vaie ncruso a sta pannetta; 
Tu che t' aie fatto fare lo rctratto 
Comme fusse gran ommo a la rammetta » 
Petìzarraie fuorze de nne passa nìetto» 
E che non te se ncorpa sto defictto. 

T. A cchesto dice buono, ed aie raggioncv 
Penò nfavore mio ne' è la resposta > 
Ca conzeniuto ^o irapeuione 
Mate ne' aggio a ffa sto spanfio, e sta Aosta; 
Ma 1' ammice de bona utenzione , 
Che bonno le ccetroie fa ncoropostat 
O cche bonno lopine confettare, 
Pe gusto llorò ì- hanno fatto fare* 

£ chi fuorze a varrà na pretennenzia 
De toccare lo Cielo co lo dito , 
Né d' isso fatt' ha nulla sperienzia • 
Ma la gnoranzia lo farrà attrevito, 
£d usa ogn' arte , ed ogne ddelegenzia » 
Pe ifarese passare sto prodito, . 
Quanta de chiste nne saccio Ngritterra $ 
Quann'era gioveneito, e stea a la guerra. 

Nce sarrà fuorze pò no ^norantone 

Chiù de me, Ddìo lo pozza benedicere , 
Ko prebbeo , no catarchio, no cestone t 
Quale non saparrà manco tre ccicerc , 
E bo trasire ncommertazione , 
E rresponneie a cquanto sente dicere » 
De cchiù non sulo , ca vo despoiare , 
Ma vo chejlo, eh* è ppeo, pxoffediare. 

'Se. 



190 P A R M O 

$e sentono parla de Medecìna « 

Nzo che dice Galeno è gguittarìa ; 
Perchè, tutte se ntenneno d' aurina , 
Né ssaniu) il' A , he^ ce, che ccosa sia ; 
Penzano soperà Scoto , e Mmolina 
Se sentono parla de Teologia * 
Chi vo sputa latino « e ceni Toscano > 
Senza porta respetto a Ppresciano* 

Parla vo puro de Felosofìa 
Chi non ha lietto manco Io Donato» 
De Chiaiìete , de Stelle 9 e Strologia 9 
De Fortigna por zi , de Sciorte, e Ffato i 
£ descorrere vo de Poesìa^, 

■^ Comm'' a mme no gnorantev^ no sciaurato» 
D* ogne scienzia parla , e scorre tifrutto ^ 
Ogn' ommo 9 comme fosse cato rutto • 

M« Nquanto a la legge , è na confosione ^ 
Ca non sulo nne sanno li cecate ; 
Ma ogn' uno la sa co Io tallone * 
£ nne stanno benissemo nformate; 
Cane' hanno fatte tanta agghionzeione f 
Che d* una eh' era 9 niille nne so nnate » 
De ccbiù ir hanno confosa de manera 9 
Che non se pò sape quaF è la vera • 

Nzomma tutte so Mmìedece » e Ddotture 9 
Co nzo chi parie sanno mmedecare « 
Non ne' è Cazzerà , che non scriva *njure, 
£ non saccia le lligge reformare ; 
Josteniano , e II' aute Mperature , 
Mme creo, ca non se sappeio sprecare $ 
Che perrò de inmodierne veo gran fuoglie 
Peji Pezzecarule • e Ccaseduoglie • 

De 



Q U A R T O» 19| 

De Poesia nne sanno li Craparet 
Ca tutte sanno storie « e ssoniette* 
Ca quann un9 sa buono copiata» 
Kne zampa sane sane li conciette ; 
Se puro non se fanno nfrocecare» 
E cchesto mme Tha dditto clii Tha liette i 
Gente, che so de ngiegno assale sottile, 
C ha r addore canosceno^ lo stile . 

T- Non mperrò chello, che mme fa nnarcare 
Le ccìglia , eie ca cierte beli' omure , 
A mmala ppena sanno competare , 
E bonno a 11* aute fa li corretture; 
Chiste , li quale vonno peziecare 
Co bierie grimme li Predecature, 
Ed a cqnarche Pcema, o viecchio, o nuovo 
Vonno trovà^ lo pilo dìnt* a U' uovo . 

M. A cchiste , o bene mio. co no premmone, 
Trovate a ttiempo (zuffe) e ddalle nfàccct 
E ddille : caglia , brutto gnorantone , 
Gomme ncintre a rj:>igliarete sti mpacce ; 
Tu stisso no lo ssaie, ca si coesione , 
Va a la forca 9 va zuca sanguenacce , 
Gcà ccierto non ce votino Mezccanne , 
Ma torcetora tonne , grosse , e ggranne . 

Ora facimmo ccà punto fenale , 

Perchè mme pare, che s'è dditto assaje<, 
Ga chi è ttroppo de penna leberale , 
Quanno accommenza, no la scompe raaje ; 
Facimmonce tene pe ppontoale*, 
Ca tutte quante noe fanno le baje, 
E sseiìto morraorizze ad ogne banna , 
Ca non se scoaipe cchiù sta Mezacanna . 

T. Sì^ 



tj* PARMO QUARTO. 

T. Si 1 ch'è ^migliaccio, quanto te Io gliutte^ 

' > O no pastone" abbottato de viento- ; 
Fuoize è ffatta carrafa y che 1* abbatte 9 
Bccono sciuscio nne faic cincocieiuo; 
Pe ccaciare a lo pprubbeco sti frutte. 
Se ne abbesogna stare buon' attiento ; 
Ma perchè ghi a ddormire vo la Musa , 
Io puro mm' arrepòso co sta scusa. 

Ma se nce fosse fuorie quarche d* uno , 
Che p' isso se pegliasse nio , che ddico , 
E cereo de chiste nce nne sia cchiù dd'uno, 
Lo preo> che non se metta a cchisto mrico; 
Io parlo a tiutteve non dico a nnesciuno, 
Ca nullo voglio , che mme sia nemmico; 
Perzò chi se Io ininagena , se nganna» 
Ca parlo pe echi n'ha la Mezacanna*. 

Ma se la piglia ognuno comme vole , 
A ia fina , che d' è ? che sso stoccate ? 
Fosser'auio , che cchiacchiare , e pparole^ 
Se bè niessute co la veretate , 
Io non so Sagliemtnànco, o cacciamole» 
Che ve die' auto , che ve mesorate ? 
Non Io bolite fa, no lo ffacite ,^ 
No juorno cierio ve nne pentarrite. 



Sùompetara de U quarto i e memo Parma . 



L A 

C E C ALA 

NAPOLETANA, 

ZOE» 

lA DEFESA *DE LA MEZACANNA, 

IX) COMMANNO D' APOLLO , 

£ "Lli GALLARIA SEGRETA 

TITTA VALENTINO. 



faUntin' 



<%• 



% 



y 



W- 



'■^H-. 



'99 

A CCHI NON SA LLEGGERE . 
X* Autore parla co lo Libro. 



'f^là y pe gra^eja de lo Cielo , figlialo .mh, 
^J^ sì de quatto enne sconifute , e beo co. 
fuoie cammenà sulo > iaie lo mmale 9 ^ lo^ 
èenej e p parie comme a no vecchiarìèllo ; e ssi 
tè sì ffiglio de no Pane gnqrante , si nnato 
non però a buono taglio de Luna , pe lo che 
mime pare i che puone ire cammenanno nopo^ 
co pe lo Munno , a^ò prattecanno co cchiste, 
e co cchille , trovasse la sciortà toja , pocca 
lo stare niìemme co mmico poco utcle te pò 
essere ; pecche comme cà sì gostusìello , ogri 
uno mmc te cercarria mpriesteto , e pò mme 
tomarrìsse n autavota a la casa stracciato 
^en\a utele tujo , ni beneficio mio ; ca ojc 
ree so ccìerte tale , e hanno na faccia tantQ 
tosta , che nce puoje dare co no pontarulo , 
t no le ssicnte dicere auto , che mp restame \ e 
édamme ; n\omma se V hanno mparato a la 
tnmente , senia ave consideraiionc ca t aggio 
allevato quattanne continove , co ppasccreie 
d'uoglio ^ e bcstirete de carte. 

E tanto cchià vattenne allegramente ; pecche 

vaie nXiemme co ffrateto j de se chiamma 

\ ^ J^A^ 



9^6 

t^APOlE SCONTRAFATTO , 'Jo quale da^ 
fò essere staw pfe ddever^e parte de loMùn-- 
no y m è tfcrnato a la casa , e r aggio fatto 
lo vestito nuovo i e guamutolo co na quan^ 
tetà d' ottave , a\ioè restamfatolo co la 
jonta . 

Va de buono armo , capò essere^ chetrovar-* 
rìte l'auto frate perduto, e poril figlia mio^ che 
se chiamma MEZ ALCANNA , quale ntedesa-^ 
tnamcnti va spierto pt lo Munno , e accessi 
' spero ca v donerrfte niìeme , e cossi aonlte 
sarrite tre i e pararrite uno sulo , pecche ghia- 
ie tutte tre vestute de na lebrera , ^oè stam-' 
paté de na forma . 

Saccio buono ca aie quarchc defletto co ttico^ 
la corpa non è la miaytna de la pressa ^ che 
ssole ( camme là gatta ) fare li figlie cecate . 
Chi ha j odili Q, compatcsce. 

Se si addommanàatccomme tè chiamme^ de 
dove sì , e ccomme , e quanto , ca lo Munno 
è ccoriuso , e bò sapere lo nticrno ^ e lo stier- 
no\ e tu dica te chiamme la CECALA NA- 
POLETANA, e ca sì una de chelle.chappe- 
To lo sfratto da Napole p'ordene de Vergilio 
e ca tu pe pparte de te ne ire a Ppuoncce 
o a Rresina co W sut'e\ te ne^ iste a lo La 
vcnaro ncoppa ri astreco de na certa casa vci. 
chiave tte ^ncaforchiaste dinto no firtuso , 
ca pò pecche chella casa cadette quatt annea 
reto, tu volaste' ; e bcniste ar la casa mia 
la Dochesca ,-, àddove scordatatc de cecallar 
f cne Sparato d^ tai^nnare* 



J^avéftesco ferth.d schifare • quétmo^ cchih 
puoje , de commirxate co gnorantt i ca si b èia 
pparUtrc cu/o è gojfo -, non pc cchesto sani 
ntiso dék tutte scione de pcriutie » perchè non 
tutte le ppBriune songo uommcnc^. 

Guardate de ncappart mpotere de qu arche 

mmale contente , cofftme V autre frate t uoje^ ca 

.si rice ncappe avarraie che scardare ^ attiso 

ognuno te dirrà la so/a, e te tacciarranno pco^ 

me n hanno fatto a cchille . 

E pecche s accio li taste , addave te ponno 
toccare , t* avettesco a ssapercle rcsponncre de 
bona forma y e co bello muoio , confortne te 
dico mò io , 

Mprimtno ne' è chi te dirrà: A Ppatreto chi 
lo tocca, che braciola? chi nce l'ha piiosta 
a'ffare La Defesa de la MEZACANNA, poc- 
ca nesciuno 1' ha scritto contra ; ma o^n'una 
aire avuto gusto de chella 9 avenno ditu iia 
yeretà chiara comm' a lo Sole ? 

DilU% ca tutto chestct è lo vero , ma lo gu-* 
s(o V hanno avutp schitto IVuommene buone , 
e ghiodeie/uscj ma cierte gnorantune^ a perchi 
s^ natino sencuto pognere , m hanno taccariato 
co la lengua , che è assale cchià ppeo de la 
' penna , che per{ò co la scusa de m' avisare , 
ca lo tierio.e lo quarto m* ha cceniorato^ hai'* 
no sputata la parqlclla , e spap orato a ggusto 
lloro : si bè de chesta sciorte de gente non se 
nne fa cunto ^ comme dice .Protrarco : ^Equa 
laus est a probis laudari > 6c ab improbis vi^ 
tuperari , &c. 

i y \ 4 



1$^ 

A chi dina , ta io co Nntpok ScontralSrtto 
étggio parlato a lo spuposito , respunndc C0 
lottava 31. €-32. de la Difesa* 

A chi s" allam menta ^ ca sulo a Nnapole hd 
iato funno lo VASCIEILO delt ÀKBASClAs 
respunncte^ pe le econ{olare% co la resposta. i 
Ampolle , e co chcllo , che dico io a P ottave^, 
i6- ??. ^ 38. ^ , - 

A chi dice , ca io aggio ditto male ^ ie là 
Patria mia , falle prìmma no vernacchio , e 
fo respunnele co lo Marino a l ottava . 4P» 
• 41, e co cchello , che ddico io 4 V ottava 
41. ^43. 

Trovarraje por^ì certe femmene 9 U cqualé. 
oontra de me hanno fatto no grectello pe la 
tosa de lo mmostrare le spalle, de lo bestìre^i 
^etera^ de la quale tosa se nne lammentano poK 
ti li mante a la Defesa ottava 45. e 46. 

Respunnele co l Addante a V ottava .47. è 
tfo Tommase'de Messina Cecellano a t ottavdr 

48. 49-^ SO- f. , ^ 

Trovarraje a lo Secunno parmo chi se lam^ 
menta de lo Nnore ottava SS* ^ $6- respun^ 
nele co lo Cortese Mastro mìo^ lo quale è ttit^ 
sto , ottava 54. 

fA chi se lammenta ca de la Noheletate non 
aggio ditto buono, ca non aggio fatto, tnenrefo^' 
ne de lo' sbrannore lloro, e ca nego la Rober- 
ta nasciuta ^ ottava SS- ^ S^* 

Respunnele co Ccecerone , Tiraquello, e Buo- 
no de Cortile ottava $8. S9- ^ 60. ' * 
Non mancarranno derte gnofantune , che 

non 



■ f <» 

ion ^fknmUggm »4*d to tatannanq * ^ 
adiranno co, io so staio tanto niallaàHtOt 
ch'aggio ditt^ jnale de me stisso ad ognù 
Pparmo , a, c<histe respuanele co GbionnàU .(^ 
V ottava 63. 

Nca sàrri quarche Ppacchiano malecontentOf 
che pe ppane de fare la cocchiéro tvd ncaroi* 
ia>, o ngalessa^ che non se Pha]sonnato ma/c^ 
e dina ca io so nvedefuso $ ca pe cchesté ag-^ 
già parlato de le Ccarro^ie , e dde le Galessei 
a cchisto respunnele co Ghiovenale a V ottava 

-Né mmancarranno clerte veramente scarne de 
io fodixlo , che ddetranna , conforme hanno' 
ditto } ca ZQ a^ìo fatto sotta lo ritratto mio 
lo mutto Male opesantibus Favor ^ quasc che 
io cQ lo ritrano facesse paura a le gente ; a 
lAiste respunnele co lo Cortese a l'ottava 72. 

A cfU se quarera ca io aggio jacdato chiUe^ 
the pportano le ggonnetle pe^au^uae^ le puh 
tesponnerc fo Lope de Vega , otra ca nchesto 
9nvf è nfaore tutta. Spagna t rcAi è Franiese^ 
se nne vaga nFrania . 

ttcc sarranno cierte Ttoscane rr{enate^ cK a 
^^ala p pena sanno leggere , e tonno dicere 
tnale de lo Unguaggio tu/o. 

A cchiste respunnele co lo Cottele a V ot'* ^ 
tava 8au 83. co no gran gusto i Apollo- 4 f 
ottava 84. 

A io latnìento de cetie Sdammc farvutéé 
^ce r^spouM Apollo pe tte . 



va assoluto da tutte $te gguittarìe . 

A lottava, ^6. pp'ordene d' Apollo mni i 
leccata la MEZACANNA da Cesare Capù^ 
rate. '^ 

A lo Secunno Canto , quale è lo Comman^ 
fio d* A follo ^ te dina fino ca io ttime mostro 
Jiteressato , co llamentareme de la sgratetudene 
de cierte *^ale , e equale , che non sannoy non 
fonno premmiare li povere Poete . Dille ca io 
non patio pe mme , ma aggio spaporato ac- 
rossi pe ttanta lammentaiìune de milV autre 
P(^ttt 5 che nf et tana lo Cielo co le cquarctk 
Itero: Chi dice ca^tutt^ lo juorno non fa se 
n&n Soniate , laudanno chiste , e chille i co 
speranza de muta cappa ^ des anchì laparh 
l^^ % dapò tsserse scervellato , pmiutoce V UO' 
gUo.'t lo suonno > la carta -, e la n^hiostra^ 
o puro stampannole se levarrà da vocca quar^^ 
che carrino pe pagare la stampatura . Chi ca 
stampa Poemme dedecannole ma aW ano ., ^ 
tnò aW autrà co operatila de quartke sollievo; 
e quanto resta n{iccó*^ e cchello eh' è ppeosV 
aiicsogna pagare la legatura de chiù , ma io.t 
che mma/e aggio proceduto co nteressc 1 non 
faccio canto de sse mmeserie , si he mannag^ 
già a chi non piace lo ^uccara', pecche patrt" 
tó\^uanno dà le ffatiche soje , sd a echi le 
dda , attlsO'i parte le songo Ammice ,ir^arte 
a^ùhi'five ohrectiiione ^ parte p" ajfenione ^ e 
pparte pc mmìcrerg lloro > che pper(ò non par- 
lo pe mnu-, n\arAtate sia ditto j e pò io ^Si- 
gio 



g/o poco ginìó ie laudari nesdimo i non peo* 

ehi non voglio , ma feretri non succio ; e quan* 
no to ésap€ssc fare , manco lo farrìa^ pe ppau>* 
rdy che pe pparte de laudare n' Armellino , non 
laudasse quarche ppuorcoy o puro pe pparte de 
quarche Ppalomma non pegliasse no Cuorvo » 
€0 llecieniia perrò y e llevereniia de chi legge» 
Te sarrd ditto ca to so Ssatireco , e mma* 
ledeccnte,. 

A cchesto respunne ^ e ddi ca chi mme 
chiamma Satireco i n' Asetio , pecche non sa 
^che ccosa vò di Satireco^ ni che cco^a i Ssa^ 
tcra , pocca IV essere Satireco , comme dice 
Arestotele y nasce da ira^ o forare ^ che se ^e^ ■ 
-nera, pcuorpo fie no Poeta \ pe ccausa de li 
spreposete , e de le cco^t , che bede ire a la 
nveria , camme Giovenale lo Ma tanno de pai-* 
la , fdcii indigHatio versai» , .Za quale mafc ^ 
fu echi i'^ Ssadrecp de tanna y quAnno vedette 
crésciute U ville \ e guutarie de li Romane , 
che per(ò spaporaje co cchille vier^e eh' accom^ 
meuiana Ultra Sauromatas ♦ &c. e a n"" autra 
banna , tatanianno dice : Et 'cjuanda. uberior 
vitioram copia Scc. co cchello chs ssécotefa; ^ 
iìegge, si lo ntienne, eh' aje gusto; dlUe de cchii% . 
ca patrcta non pò vedi lo stuorto » / perirla 
yena poeteca sofà i arraggiaticcia t com^m' a 
chella de Giovenale, S' Arabia , e i autre ima 
chille a li tiempe Uara parlaina co cchiìt le^ 
'^ettà^ che non se parla o/e > conforme nn è 
testemmonia Taceto, che ddicttu ; Rara lem- 
orwxìx [iìuiyati , ubi seiuire qu* w\h t &c 



206 

qua scritias 'dicere licet , mr^ì ca tanno ne' 
erano a lo Munno cchiù che non nce sango 
cje , ammìce de veretatè^ la quale li gnorante 
oje non salo chiammano Saura , ma le danno 
titolo de mmaledecenita\ e nf rotta dille ca pa-^ 
treto meglio se contenta essere chiatnmato Sa-^ 
tireco e berdadiero , che busciardo , e adolato* 
re ; pmhè li Satirece so {laudate da V uom-^ 
mene de Jfuono ntennemiento,^ ma l* adolatare 
so schifate , ed odiate ( da chi ferrò non è 
gnorante ) comme cane-muorte , cantra de li 
quale fanno* crocefcio , Tito Livio , Quiiito 
Curzio, Valerio, Taceto, e bd scorrenno; otra 
It Auture sacre, cht fanno cchiù ffracasso di 
quale non nne faccio menpone , €a non ^g^ 
già tiempo , mperrò chi è 0corit\$o , che lleg- 
gay ca tnpara * ' 

E p'utemo tetrehilio te sarri ddìtto-, ca io, 
Xoi patreto , è no gnorante , è ca de IV arti 
poeteca non ne sa cria ; Guarda , no le re-^ 
sponnere , miente pe la gola , ca è lo vero; 
ma ditte da parte, mia , the facciano no poco 
Ihro comm' a^io fatfio, si le vasta H'a'rtnQf 
*a fq tanno net vedimm0 . 



< 



4^ E ^ E S A 

DE LA. 

MEZACANNA» 



MEntt'a Io mmeglìo >^ea cf arreposare 
S» notte a la mprovisamm* è compara 
Na Sdatnma de bellezza sengolare y 
Che ia capo de rose teaea spaila : 
£ pparea che ddecesse a buce chiare» 
Aie tu donca la mente tanto scarza 
De pensiere? ora via no cchiù ddormire<» 
Ca lo suonno è pparente a lo mmorire* 

% Sì ommo tu de starò mpotronuto i 
Accòssì sotinacchiaso > e spenzarato t 
Si ommo tu de stare accossì minuto « 
Gomme s'avisse perzo quarche Stato f 
Via scetate « no stare "cchià storduto» 
Aiutate 9 pecche t* hanno accosato 
Cierte i h qualfi a fFratetho hanno ditto i 
Ch' è ttutta faozetate quant' aie scritto^ 

3* À cquam'aie scritto éo'la Mezacannai 
£ co Nnapole puro Scontrafatto ^ 
Fuorze perchè co cheli' àie dato 'ncanna 
A chi de veretà Anemico^ à affatto; 
Viene nòti te' fa fare la connanna, 
Ca non té mancarràf d'ave lo sfratto »' 
Viene co' mtnico , e boia" co le ppenne^ > 
Pecche' dcfè^ chr t*àjuta'V e te defcWe . . ' 
i ',j6 4. Pric^ 



^. 



104 DE PESA ♦ 

4. Priesto chiarisce l'uzziune tàs^y 

Pocca scarzo lion'sì dc^'lengua, e boc^, 
Vi ca te nìpof t* as$aie , benaggia d*oje « 
Ca chello e banna ditto pogne 9 e ccoce; 
Lia dia ogn'uno le rraggiut>e sojc» 
Donca sinché solliceta» e beloce « 
Ca 1' Avocate addave non so Pparte » 
A ggusto Uoro agghiustano le ccarte • 

y Io pura vengo, nop te dobetare, 
(la non si contomace^ forasciuto ^ 
A tte sta se te vuoie ammoitalare , 
Ch'io puro te faoresco , e ddongo aluto j 
Mò se vede s' aie voglia de campare , 
Ma fore de sto Munnp mmastarduta > 
Viene » dove Vertute, e Beretate 
'So tteuute 'nconcictto , e so siemate • 

6. Ca dormo, A non dormo , sonno , o. veglio 
Stea penzantio ntra me tutto dobbiuso ; 
Quant' cccote de botta mme resbeglio 
D'angoscia tutto chino e ppaoruso ; 
Me siè.necchio,aprorvK)ccbie»e nce veo meglio» 
Ferrò puro ntra me. cossi peniuso t 
E chelie , che mmè parzero chimmerc 

. Vedde ch'erano cose chiare, e bere. 

f . Io 'nvédere bellixte tanto rare , • 
Accompagnate puro da sbrannore» 
Piglio armo , e r^commwizo a nterrogart» 
^i bè parlava , e mme sbattea lo core ;. 
Chi site ? e che. benuta site a iFarc ••' 
Fussevo fuorze vùie la Dea d' Ammòre^ 
E cheJia mme resposf ; chest* è scusa » 
Non ine conosca buono ? so la Musa . 

. ' " • * >. aia 



ce LÀ Mt3^A€ ANNA / m$ 

8. Sia Musa mia , co sse paHainientO 

( Le respose )'tti mfu'aie già stonato, 
E m' abbatta àe chiacchiaré « e dde vientf^ 
Che so cquase pallone deventato ; . 
No mine vuò fare ave n'ora d'abbiento> 
E pe te d^ lo vero , mm* aie frusciato » 
Ca te nne si benuta chiano chianot 
Aie qiiarch' auto locigno pe le ramano ? 

9. Non. serve a Uebrecare cchiù pparoU» . 
Itespose ) perchè &poU«.lo cc^miaanna ^ 
E ment* aggio accordata la viola , 

No ale da venite co na itma ncauna; 
Priesio , già che de te fa famma vola ,. 
Fa doftca che io uomme tuoio se spanati 
E ssacce ch»'a ddespietto de laSciorte . 
Camparraie, se he muore, dapò morte* 

10. Ohbedisc© , te dico , sotta peira ^ , 
De perdere lo nomme de miuortale > 

O mutata pe t& vede la Scena 
Da saccente che, sì , esse anenvaJe. 
Zzò 5entenm> agghiaiale 9 p^rze la lena> 
E restale comme statoa de sale; * 

Obbedes^o ( io restose ) jamraoncenue y 
Provistorae d^ nchipstra , cjrta , e penne • 
Ji. Chella priesto nripe piglia pe U mano^ 
Che n' era fatto h^ono )iu>rno ancora', 
EyCo na chiacchjàreila ^hiano chiano 
Mine .fece camufenà vimequatt' ora -, 
E ppercBè^ mme credea de \ lontafio V 
D'arrevà mmè parca »miir arine ogn'.ora % 
E ffatte na pinata de cammino , , 
.Co la Musa anevaie ,à^i* Àveliiiu» • . 



iot' e E F E S A * 

>a- O che bella Cctate veramente 
Degna de no Patrone tanto granne , 
<Juale da lo Levarne a lo Ponente 
Kaggìe de Maestà pe ttutto spanne: 
O quanto mme stetnaie ricconi e ccontentCì 
O quant'alliegro , e ffore d* ogn* affannc , 
Penzanno ca dovev* essere digno 
No Segnore vede cossi benigno I • 
fj* Ferrò no miglio nnante d' aurrevare t 
Pe dderettura ne' è na bella strata i 
Che 'nvederla se sente consolare 
ìi'arma quanto se voglia sconzolata; 
Attiso. da doie banne contemprare 
>De Fetonte se pò la derropata > 
Ca Uà d' isso le ssore' poverelle 
Deventate so chiuppe tanto- belle. 
14* Nfrutto nà stev' Apollo allegramente i 
Ma co le Mmuse ncommertazione* 
Dove ne' era gran nummerò de gente 
D'ogne palese , e d'ogne nnazione} 
. Quale r erano tutte . obbediente , 
Servennolo co grann* attenzione ♦ 
Ed io vedenno chesto 'ncannaruto 
Steva de lo servi porzì sperato» 
15. Ora comme se scopre la boscla 
De chille , che pparla soleno a ccasPi 
E bonno contrasta , eh** Apollo stia 
'NnAlecona a lo Monte de Parnaso/ 
Vaga dove se voglia chi se sia, 
E cammina da ll'Unofto tifi à T Occaso» 
Male se porrà vanta chHlo, né ccbisto 
D' averlo conato' a nxme parlato, e blsto* 



t>E LA MEZACAT^NA.. 1^ 

i6. Fattale da la Musa lH Vnmasciatai 
Ch'io era ad obbedirelo venuto» 
Appe tanno pe ttanno la chiammatac 
Che fosse nnani'ad isso comparuto ; 
Vago , e ttrovo l' Audienzia^ apparecchiatitj 
Lo Mmuse attuorQo^ e ramieyp^tea seduto 
Apollo ) e a mmano ritta avea na stella^ 
Chft maie vedd* io la cchtii llucente^ e bella* 

ij. Ma cherquann*io mme vedde Bnanz*a isso» .. 
Restaie de preta» e d'ogne ssienzo desso, 
Comme quanno no stateco sta ammissOf 
Che non sa comme, e che le sia socciessof 
Nè-ssapea che ppenzare tra me stissot 
Ca manco é^ parla mm* era conciesso 9 
Nfìna fatta restaie quase confuso 
I^nant' a chillo Segnore maiestuso . * 

li. Ma* ^hillo , eh' è la stessa gentelezra; 
£ sa buono , che nnanz' a lo Lione 
Ogn' anemale perdt la fortezza j 
Ca nullo le pò stare a pparagone / 
Compateftno de me la debolezza , 
Mme decette 1 fa trippa , e ccorazzone f 
Titta che d*aie? $t*aIHegro, sta securo^ 
Ca si bè Febbo songoi omma so ppuro« 

Ij. O Cortesia' de vero Cavaliere! 
O bontà de magnanemo Segnore! 
Che mme fece pe ccierto stravedere* 
E mme facette fa tanto de core^ 
Ca. pe fforza mrtie f oze la sedere 
Nnanz' ad isso « vecino-^ a ccore a ccore $ 
Co ttant' amiBore , e ttanta confedenia, 
i^be chi mme sente 9* Mn me dà credenza. 

20. E 



\^%' D E' F E S A 

. io* È mme fece porzl strasecolare,* 

Ca chilltì gran Segnorc auto , e ssopranoi 
Sì bè«d*ogne lenguaggio sa parlare, 
E Llatino^ e Spaglinolo, e Ttaliano; 
Sapenno ch\assaje erano cchiiV ccbiare 
-Le pparole , e pparlà Napoletano , 
M* accerie eh' ogne bota , che pparlava , 
A lo Nnapoleiauo assale ncrenava. 
jg^. Fatto seleniio Apollo , mme commanna) 
Che niiaiu* ad isso 11' opere leggesse, 
Napole mprimiTfto , e pò U Me{acanna^ 
Azio da unte quat^te se ntennesse; 
Pecche parigchie stisvano de banna 
De chilie che ne* avevano nti^esse , 
E sott' uocchie , vedeva , e.mm'addonava 
De nuarche -Zanne , che mine sraorfìava . 
22' Liettft lir'duie Poemme nnanz* ad isso, 
Ciertonon ra$ passaino pe gnc>rante» 
Ca leggemmo leggenno vedea spisso 
A ir atte ca pUceano a luitte quante; 
Ani' AppoUo mmede^simo isso stitso 
StQa co na vocca a rriso assale festante; 
Da dc^ve io piglisya ^rmo , e io pregaje t 
Azzò spille Uberasse da sti gua}^ * , 

aj. Venga lo MastcQ-d'^atte , Applla disse i 
E si fornii 1' Audieaiia , perch'io voglio» 
Che quivi non succeda quakh'ecclisse» 
Che iTti darebbe ceno. gran cordoglio; 
E. de prapÌ4 mana aotossi scrisse ^ 
,Ct> ►giraa velocità naoppa r\o' fuoglio t 

- J^t\ videa, fuod absque ratiaM 
.Apchris civUlflti<inix , 



DE LA MEZACAtWA . i^ 

^4% Vettiie 5 è Tu fatto Mastto-d atte assumo ^ 
De sto mbfuoglto, Traiano Boccaliao% 
Ommo assaie letterato , e de gran cunto* 
Storiografo cierto muto fino » 
Franco de penna^ e cchiù de lengua pruntc^ 
E rame parze e havea de lo ddcvino, 
Vasta •» chrst'era de la. Sfera yiiiBina « 
£ cheir Auteztanne facea gran stimma ii 
15. Pe li* una , e ir aura jjafte l' Avocate - , 
.Vennero pe ddefendcre ste llite , 
Ch er^no lì procie$se compelate » 
£* V atte ordenatorie comprite ; 
E le Pparte contrarie già arrivate 
Mnanze de me > venettero aturevite, 
£ mme tei»eana mente co na cerai 
Gomme pò fare a n' ommo na Pantera • 
46. Coiaitra de me tice venne no Toscano >, 
£ no cierto Pedante .Cosentino , 
Nziemme co no Poeta Provenzano, 
E n'autro era Franzese pìsciavino; " 
Cchìù d' uno noe mie fu Nnapoletano^ 
£ ntra F ante no cierto marrancbino > 
Che co ttuba , e co Ueva fatto nnante t 
Se credea fa paura a ttutte quante • 
%7. Nfaore mìo comparze lo Cortese , 
Lo Dante, Giovenale, e lo Marino, 
E no cierto bravazzo Messenese, 
Ch* era Poeta assaie massiccio, e fEno; 
Lope de Vega puro mme defes3 , 
Quale mme stea de tutte cchiù becino, 
E fisempe mme de^^eva, Ermano caglia,. 
Ch'io chiero «barattar #sia canaglia . 

li. Olà 



^1» D E F E S A 

^8. Olà » dicette Apollo , via chummatt*^ 
Tutte SCI frabuttune mpertenientei. 
Vengano tutte mò li nteressate« 
E bia levammo tanta firusciamiente ^ 
. Ed eccote ca vennero arraggtate 
Cchiù de cmquantamili^ peiziente* 
Ch' erano co la Peste arrepduce i 
E a ifa quarera erano mò venute • 

d9« O che rremmorè^) o che confosionet 
O che gride, o. che strillet o grano* accksS0| 
'Che pparlare confuso a battaglione 
De pperzune dell'uno, e U'autro siesso; 
Che bennero pe fa lo paragone» ^ ^ 
Sema cheli' autre che beneano apprieftO^ 
Quale co ffacce stòrte , e brutta cera * 

* Commenzaieno a parla de sta manerair 

%0' Segnore'^ a boce-puopolo gridanno» 
Deceano chisto ccà ne' ha sbreg(^nate § 
' NapoU Scontrafatto probecanno $ 
Ed ha pproposte mille fauzetate; 
Arremmedia , Segnore , a ttanto danno ^ 
Perchi simmo tutt'uommene nnorate^' 
E' perchè a lo spreposeto ha parlato $ 
Facimmo stanzia, che ssia asiliato. 

(||. Gente indiscreta, schiuma di tinaccioi 
( Con licenza d* Apollo ) lo Marino 
Respose , e ddisse, già v* ha dato lmpacci<> 
La Verità , che scrisse il Valentino : ^ 
Volea già dà de manp a lo mostaccio 
De no capo masardo malantrino , 
Ma perchè ne' era Apollo Uà presente t 
Fu pe fibrz^ descreto i e ppazieute • , 

^i.Apo> 



DE lA MEX AC ANNA ; ii^ . 

A. Apolli cbe stea ntiso d'ogne ccostt 
Se une Ikc^ no riso a schiattariello 
Mprimmo > e ppo co na cera grannezzosa 
Disse a. cèhille , ora TÌa « gite in bordìellc^ 
Ma prijat^'^ che se li faccia le ventose 
AjUKfgue f dal Ministro Cìannitiello ; 
Ma etra de sta pena , aveue ^yjfo $ 
Che. chi jette 'n galera « e echi ih mpisoì 

}. Vengano appriesso , disse Boccalino ^ 
Lì nteressate de la Me\acanna ^ 
Via priesto abbreviammo lo cammino % 
E bedimmo chi è ddigno de connanna s 
Da lo Proemmio accommenzanno , nfinor 
Lo Quarto ParmO) e mmettase da bannv 
Ogn' uno , azzò se ntenna la ragione « 
E noa fiasca tra vuie confusione. 

[4. Vennero leste , e ccorzero a cciammiello 
Gente de cchiù lenguaggie, e de echio sciortei 
Decenno: chisUha finto no Vasciello 
Guarnuto a buonne cchiù 9 e inmnto forti} 
Ccà «e nce -deve stare ncellevricHo « 
Perzò facimmo mo stanzia de morte; 
De cchiù songoce luoche pe lo Munno # 
Ed a Nnapole sulo fa dà fanno. 

IS* Lia fa dà (Unno » e Uà se fa sbarcare > 
E non ne fa lassar' ad autra banna ; 
Se chest*è ccosa de se sopportare» 
Decitelo , s* è ddigno de connanna ; 
Veda 1* Autezza Vostra > che le pare « 
Faccia che le piace , e che ccommanna ; 
Ma se nuie 'n chisto punto la sgagrammoà 
Mo cercammo ieciehzia , e net nné jammo. 

|6- ^ 



ti« • D E F^E S A 

j6* A cchesto disse Apollo, Titta, aie t(«ortat 
Ca sto' Vascielio a Nnapole no ichitto, 
Ne $barca attiso da V Occaso , a lI'lTorto, 
'Nee une so chiù de chelle, ch'*U« tu ditto; 
Io non pozio semi, frate, lo smorto, 
Ca pe le pposte a-niviie mm' è statò scritto, 
Ca.Cetate non c'è > non c'è Ppaiese^ 
Che ppro visto no stia de chì$c* arnese • 

^7. E ddisse* co lUcienzia , e pò respose 
À cchille; e ccomme chesto ve dà ncanna? 
Donca nfra tanta , e ttanca brutte cose > 
Chest' una qchiù de tutte assale v'affanna? 
O quanta nce nne so cchiù schefeuzose 
A cchille Férme de la Meiacanna t 
X>à quale non essennove curate 9 
Periò sci belle frutte nne ^ao nnate.. 

jS; Ma quanno Vost* Autezza se compiace. 
Sta Mezacanna mia farla zeccare >^ 
Votato a Ffeboio disse » sì ve piace 1 
Si chist' è arrore , lo voglio ammennarc » 
Apollo tanno a chella tu^ba • Tace 9 
Disse 9 né ciò vi debbia conturbare; 
Perchè Aella seconda imi^ressione » 
Certo che avrete sodisfazione * 

|j. Dissero appriesso , chisto a ditto male 
De la Patria soia , e I* ha nfamata ♦ 
Che male non s' è ssentuta cosa tale 
Da che Nnapole è stata addefecata; 
Pe ccfeesto è ncurzo npena capetak » 
Perch' è mmaledecenzia sfacciata: 

. Decttp donca attuorno , che ve pare» 

Chist' è dellitto , che se .pò scusare ? . 
'. - ^o.Pcr 



DE LA MEZ ACANNA. ikXf 

40. Per farsi strada ^ e sol per farsìrOftor^. 
Respq^n^tte. de brocca io Marino, 
Deve ogn'uno mostrar il suo ralprCf 

O sia'tiomo di lettre o Spadaccino, " 
Tutto fu zelo di un' amante core 
i^aanto scrisse alla fin il Valentina» 
Ch'alia kua Patria vplse cosi dire 
Per il suo ben^ ma non per T avvertire. 

41. Di più /questo eh' a vof vi par che 4icji 
Per la patria sua , per un $ol luoco , 
Non è così , perchè con ciò v'intrica 

Il Mondo tutto, e dà per tutto fuoco f 
Perchè dunque .pigliarvi tal fatica ' 
Quando dovreste prenderve^o a giuoco f 
Deh via non tant' impicci, e tant'impaccif 
Uomini senza senno , ignorantacci . 

41.. Ma perchè jsto negozio mmè mportava » 
E cchiù de tutte IPautre mme premeva , 
Se bè chesta resposta fosse brava,- 
N'ama meglio de chesta, io nne^ssapevÀ 
E bederino eh* Apollo mme zennava , ; 

^~Che bolea,,che pparlasse mme pareva | 
Lo ntise a zinno, e ccossì pprunto, e ppriesta 
De chisto muodo secotaie lo ricsio . 

43- E ddato , e cconceduto a echi se d% 
P' appaiare le bocche de Je geme, 
Ca^dicomial^ de la Pania mia , 
Ch'a cchella *f)glio.fare avertemiente ; 
Dico la vereià ho la boscia , 
Né le pparele meje songo fante :" 
Ma Apollo disse via passate avanti, 
Che queste sono accuse d' ignoranti . 

^ 44- U. 



«14 ^ t) E F E S A 

44. Li Qaarelante de lo Parmo Prlmmo 
Fuino Femmene in magna quàntetate; 
£ ridissero « Segnore « nuìe facimmo 
Quarera a cchisto, perchè ne' ha nfamste; 
Penò facimmo stanzia 9 e bolimmo 
Le Mmeiceanne soie sian' abbiosciate t 
£ ppo de cchiù nce vole proiiiire 
Lo mmostare le spalle ^ e Io bestire • 

^5. Non sapimmo, che ccosa vo da nuje 
Sto sacco de Cravune^ sto Breusso « 
Mce facimmo la scusa mo co buje 9 
Appriesso ir ammaccammo chìUo musso : 
Ca cer canno sape chi sì , chi fuje , 
'Se piglia li pensiere 'de lo Russo » 

t E nce va sprobbecanno coMa penna; 
Ora , che par* a buie de sta facennà ? 

'46* Venner^appriesso a cchesie li matite 9 
Ch* a le mmogliere danno libenate 1 
Tacitela , Segnore , da chi site 

• Dicenno 1 perchè simmo tormentate ; 
Le ffemmene pare vonno polite t 
Accossl ^ usa a la present' erate ; 
£ se bè proibì nce lo bolimmo » 
Ogn* uno dice , crepa » io non te stimmo \ 

'47. Pape Satan ^ Pape Satan Aleppe ; 
Tanno pè ttanno responnetie Addante t 
La vergogna vi par che sia giuleppe 9 
Che vi venga la rabbia a ttutte quante; 
Dovea costui dir più , ma più non seppe^ 
O sesso bestiale, ed ignorante ; 
Apollo zib sentenno, disse chesto : 
JSon viv^ , chi non vuol vivere onesto'. 

48. Ap- 



DE LA MEZECANKA. ; '" nf 

4!; Apprìesso a Ddame> !d -Cecèlisii)^ ^ 
Lo quak fu Ttomma^nde Messina» ^ 
Che co la penna, e eco' la spata ""n inàno^ 
Epi pe fa sueverìe t e gran roina ; • 
£^cette , cbism ' n ha ppailatu 'nvano , . 
Ed è r opera so perfetta , e ffina « 
£ si ccà nei vìnìssi Attorri , # Mmarti 9 
Sungu ccà in pè ne pighià li parti ^ 

49* Coma st' usu sciauratu > e bistiali 
Pi forza s' avi , e divisi snffriri , 
Pocch* è cuntra la Uggì naturali ^ 
Comu alV itnpromu vi farò bidiri? 
Sciocchi genti , diciti , Y animali 
Mustranu carni ? fannusi cupriri ? 
£ bui eh' aviti V usu di ragiuni ^ 
Campati privi di discrizziuni . 

^o* Po votatose nfaccìe a it marite « 
Di(H|, taciti» o Asini nvardati» 
MeSi che registrari non sapiii 
Ma fimminuiza , e vi n* appaurat! ; ^ 
A cchistu munnu dunca a che sserviti? 
Dicitimi a diì Ani siti nati ? 
E Ffebbo tanno co na torva cera, 
Disse • questi son degni di Galera • 

^i^* A Io Secunno parmo , o che terrore I 
Che ggreciello! che rriepeto ! ch*aggris$o! 
Che sollevazione ! che rem more « 
Ca nne restale Io stisso Apollo ammisso: 
Ma chello, che rame deze echio stupore^ 
Fu , che ccierte marcate co Io ghisso , 
Ncommenzaieno a pparlà circa lo Nnorc, 
£ la quarera fu de sto tenore. 

$a. Chi- 



{»f6 ^ DISTTIE'S a: . 

' j2. ChiV ha ditta, Segnore, ano i^cclàls; 
Fra 1' autre na fauxissima liiisck , 

,. Che n«n yole lesposta ;» itta pecrate^ 
Ed è pe ccieno na vtegognaria , 
C4 non se uovand itommene nnorate^ 
Che ve ììiiè pare ? chi lo ccredarria ? 
.Deb provedìfe ccà 1 porta de tinico, 
Ca sto F</eta è ddìgno de castico. 

•53. A chesto non ose puotie contenerei 
Ca p^ li tai^ 'mine semea crepare , 
Ed ayàrrìa voluto tanno av«re 
Leste no chiappo pe le strangolare; 
Ma perchè mme cadette lo vrachiere. 
Lo Cortese mme disse , non parlare * 
Ed a cchesta fauzissemapropo^a-, 
Deze sta sollennissima resposta * 
J4. Chili» è lo surdo, che non vò. sentirei 
O che .ssènte , e bò fa de lo siordiioi 
Ca de sto muodo penw contradir^ 
E ppassare chi ha scritto .da paputo 5 
^; nnò ve' vregognate aver ardire 
D* abballare a» sto suono de Iciuto'? 
E'rl Apollo respose;, via passate, 
E de sto Nnore echio «o nne parlate^ 
*55« Ncoppa lo terxo de la Nobertate»^ 
JJoco xe voglio , Curcio , a sia sagUuta, 
Ca venettero prwnte, e ppreparate 

"^ >J frotta gente de pietto, e rresoluta ; 
, Deh Segnore , decemio , castecate ^ 
Chisto che nnega fa Nobertà nnasciuta, 
E ddice^ ca s'acquista co io «tientOf 
E pparla accossi senza fonnamiento . 

56. Ad- 



DE LA MECANNA. iiy, 

56. Addonca potentissimo Scgnorc, 
Credetto s" ha da dare a ccbisto schitto , 
Ch* è no gnorame , e nzenjprece screitorct 
Lo quale a lo spreposet' ave scritto? 
AddoncaVè scurato lo sbrannore 

De li' Antenate « e chist'è gran dejlitto; 

Facìtence no pò refresseione 7 

£ bedite chi ha ttuorto, e chi ha rraggione • 

57. Venga qui Marco Tullio Cicerone , ^ 
Disse la Maestà d'Apollo tanno. 
Quale venuto , e ppuosto ngenocchione 
Decette 9 eccomi Sire al tuo comahno ; 
Or fate un poco voi distinzione 1 

Febbo le replicaìe v de) come ^ e cquahnp^ 
Di questa Nobiltà tanto pregiata , 
Quale la vera sia , la più stimata . 

58. Chiamatevi , Signore Tiraquello , 
Le responnette Tullio nvolgare, 
Autor di gravitai se ben novello', 
Quale meglio di me ne può parlare t 
lochile non però stimai ben queHo , 
Che da • se sì saprà nobilitare , 

E *I nascere nobil sotto die' la Luna , 
E* beneficio sol della Fortuha . 
S9* Tiraquello respose ramantenente; 
Signore qui vi è Buono de Gurtile , , 
11 quale saitto n' ha distintamente % 
la un trattato de Iure civile ; 
Questo appianare vi potrà la mente » 
PercV ave ingegno più di me sottile; 
E Buono y quale stcva Uà becino , 
Respose a Ffebbo , e le pafrlaie UtiQO • 
VaUntino K 6a, 



%i% D E P E S A 

éo. Nobìlìtatis species est trìplex 9 
Prima stirpisi & sanguinis vocatur^ 
Et nobilìtas hac dìdtur sipUx (prosimpki 
Nec maximi momenti existìmatur; 
Secundaque virtutis, & est diplexy (prò duple 
Atque melior prima geputatur» 
Tenia mixta animi y & vìrtutis » 
Et est optima t cateris solutis • 

6u Apollo ntesa la destenzione 
De st' Autore massiccio « e eh' avea ditto 
Cose troppo squesite 9 e ttroppo bone , 
Respose 9 e disse singhe beneditto • 
Mi piace questa vostra opinione 
Assai più d*ogn* un' altro che n'hascrittq 
Ma della terza specie mi pare * 
Siano le nobiltadi o poche 9 o rare . 

tSi. Dicettero ciert' autre con ardenza % 
Chisto a lo stisso Parmo^ de se stisso 
Ha fatta na sfammata descennenza » e 
Che chi la legge nne remmane aidinlsso: 
Tiratene vuie mò la consequenza ^ 
Ora considerate vuie chi è cchisso; 
DoiKa chi d' isso non ha ditto bene 9 
Quale castico mmereta 9 e che ppene ? 

63^ Circa hpc homo iste non vanescit 9 
A ccbesto responnette Giovenale 9 
AVc ex hoc ejus gloria decresciti 
Ca sa che ddice « e nò le manca sale; 
Laus in ore proprio exordescii, 
E- chi da se se ]auda è n'anemale^ 
Ferrò chi sa che ddice , e lo ccoirprenne^ 
Senz9. che 'troppo parla 9 bè lo menne. 

64 



\ 



DE LA MÉZACANNA. ±19 

64. Ncoppa lo quarto Parma, uh che bcsbigliol 
Uh che cconfosione ? uh che rroina ! 
Uh che strilla! uh che alluc J»e! uh che greci- 
Ck)mme fosse sbottata nà latrina (gUol 
Io 'npenzarence sulo nne squaquigUo ^ 
Perchè ufi a le baiasse de cocina, 
Ed ogne Portarrobba ^ ogne bastasp 
Vennero pe mme dà muorze a Io naso* 
6$* Cappe- negre > Mercante; ed Aftescianef 
£ ppotecare 9 e ggeute de mestiere, 
Segnure , gente vile , e ppopolane t 
Cetatine native , e iTorastiere ; 
Che stevan' arraggiate comm' a ceatie i 
Pe mine sbranare 9 e creo ca voléntiere» 
Si la guardia Todesca Uà non c'era^ , 
Nce soccedea remmore , o quarche fFera • 
6ft. E nfra Tautre, si n' era no Todisco » 
Che de guardia steva Uà ppresente , 
Che mm' aiutaie > cierto ca stea frisco « 
Ca 'n vocca n' averrìa manco no dente ; 
Ma chìHo r atter rette co no sisco «. 
E le ffèce acquietare jnmantenente 9 
E dapò la libbarda arvoleianno, 
Cbille atterrette , e mme le vaie* d'affanno. 
67. Acquietate che ffiiieno tanta mmorre • 
De gente , e che sselenzio fu ffatto , 
Boccalino, che Uà facea d'Attorre, 
Che destimo parlassero ♦ fec'atto; 
Dica ogn' uno, isio disse, che l'occorre i 
E discorra da savio , e non da matto ^ 
Ma chi, che zzò già stevano aspettare f 
Ncignaino de sto muodo a spaposare. 

K A 63. 



«M D E F E S A 

é8' Segnore • avimmo fatta na gran vou» 
Contra de sto Poeta regnoluso. 
Che bò che non tenimmo la carrozza j 
Né la ^alessa > o caso desastruso ! 
Castecate sto ^apo de cocozza , 
Chisto.xnaledecente nvediuso, 
Chistot che ssempe pognei rodere ttarla» 
£ ffacite decreto» che non parla. 
€9. Satìsfaciti prìus cnditoribus , 
Respose Giovenale arditamente t 
Quìa currus non licct itbitoribus 9 
Ma sulo a echi de debete sta assente ; 
. lieque illis , qui vìvunt de lab^rìbus , 
Che n hanno » comm'a ddìre , pedamente^ 
Ca sta baggìanaria non serve a nniente 
Si pò li figlie restano pezziente . 
f o. Nec invidus altcrìus macremt 
Rebus opimis « comme disse Arazio » 
I^am omais pompa facile puttesdt 
S'avef^se trecient' anne « e cchiù de spaKiOf 
Moritur omne tatum , & senescii 
Ogné baggìanaria^ ca Titta è ssazio»' 
Chili de chillOf che tene la carrozza 9 
Xhe sarrà no gnorante > no sca^o^za. , 
fi. Venette pò no cierto gnorantone» 
£ ddecette » Segnore t cbist* ha fatto 
Nfra Tautre no grossisseroo marrone» 
Che chi lo legge» resta stopafatto; i 

^ Ditto non Taverna manco Sauzone » | 

^ Avènno scritte sott' a Io retratto 
Ko multo , che nzermpne latenisco » [ 

l^are.-the ddica> a ttutte v'atterrisco. 1 

fi. I 



DE LA MEZACANNA ; ^ii 

f%. Lo Cortese sautato 'n veszarria 9 
Respose 1 e ddisse , va » ca cheir è brenna^ 
Retratto , lo malan che Dì te dia 9 
Che rretratto ? la Cuna ) che te mpenna; 
Va t ca si no gnorante » e non fai^ cria , 
£ chi Io ddice , è ssigno , che no ntenn^ 
N' è lo rotratto nò , ca stiie 'n arrore , 
Lo scrìtto è chillo , che te dà tterrore. 

f 3« Dipo chesto comparae a ste ccontese 
No cierto spata t , e cappa de Leone t 
Azzoè , comm' a ddicere Franzese • 
Contrario de la nostra nazione ; 
Lo quale *n una cosa se defese » 
eh* io dhto male avea de Io yracoAe , 
Zzoè de Io bestire spsiinpahaio» 
Quale a la M«zacanna aggio tacciata. 

f 4. Ncbesto lo nnoratisseiso Spagnuolo 
Friesto mme defennette a spata tra tu » 
E ft^ttose cade io ferraiuolof 
Mese maUQ' a na spata corta 9 e ccbiatta 
Decenno ; caglia piccar verganzuolo , 
lo no. so 9 quien me tien,quenonte mattai 
Este hombre ha dicho bien« ha bien habladoi 
Quien dize lo contrario 9 es sbergonzado • 

t$. I^ povero Franzese guano guatto 
Senza pepetà cchiù se la sbegnàje t 
Ed Apollo de cchiù le die Io sfratto; 
Ca vole a lo Rrè nnuostro bene assajef 
£ pò fece no hanno co no patto 9 
Ch'a la presenzia soia nnaterno maje^ 
Nullo se vesta d' autra forma 9 e ssola 
£he s« vesu polito a la Spagnola * 

9^ y f « 



^tt 1> E F E S A 

76 Quantio io viddCf ch'Apollo dcfònneva 
La Parte Spagnolesca , pigliaje anno , . 
£ ntra la mente mia cossi ddeceva^ 
Mo si ca pozzo fa quarch' autro Parmo \ 
E soti'uocchie m^addono , che scriveva 

. Co no scarpiel!o acoppa de no marmo 
Trojano Boccaliao 9 t rregestrara 
Quanto Apollo deceva ^ e commannjvaì 

^7.* Appriesso pò comparii no Toscano 
Pe ttutta quanta r oneyerzetato 
De la Crusca ^ decenno per certauo , 
Costui meriterebbe gran sassate / 
Che volendo parlare. Italiano 
Con barbare parole ha già fiuute 
cr idiomi cmscheschi, e peritate 
Non ha curato « e pensa berlingare « 

78. Per questo supplichiamo Vostr' Alteizar" 
Comandar sotto pena di pugnazzi 9 

Che poeta ^ o persona non avvezza 
A voci sute in uso , e' imbarazzi ; 
Costui con usitar la sua goifezza^ 
Vuol'i Toschi arbitrar da quattro a mani; 
Fate Signore in questo Concistorio t 
£ ssoccorrete 9 e ddateci. ajutorio * 

79. Apollo quanno. mese sto pparlare 9 
Crediteme ca s' appe a scevofire t 

Ca de riso pe ccìerto appe a ccreparct 
£ le Mmuse n' averterò a mmorire ; 
Po Febbo disse a Ddante , che vi pare r 
Imendete costui quel che vuol dire ? 
Dichiarale^ voi , perchè a voi tocca » 
Ch'i© peìr.me non n'incendo «oa spagUocca. 

8e.Dati- 



,DE LA MEZACANNA; -M| 

to. Dante disse, Segaere, e Duce etemo 
Non si voglia per questo conturbare * 
Perchè costui non sa P usò moderno $ 
E la forma del nuovo poetare; 
Però per quel eh' al mio parer discernOf. 
Atteso non si sa bene esplicare « 
Vuol dir , che questo tal Napolitano, 
Dovea cantando scrivere in Toscano. 

8i. Perchè con quelle voci, par che vogUi( 
Spreggiar br Idioma sì polito ^ 
E trattar i Toscan da Zucandoglia 
Com' ei fusse di quelli più perito ; 
Per questo il Tosco parmi che si doglia i 
E ne senta dolor quasi infinito» 
Che con questo parlar così la Crusca 
Vogli vituperar come V Etrusca . . 

1^* E ha ca staie mbriaco > lo Cortese $ 
Co lUcieniia d^ Apollo le respbse * 
£ se pe cchiste vuoie piglia la mprese. 
Da 'mo può i a ppescare a le bavose ; 
Parlammo a ir uso nuie de lo Palese 
NuostO) e ddecimo assale tchiù meglio cose^ 
Che fuorze n*hanno dittò tale » e ouale , 
Che non so ddigne de cauzà stivale • 

C3. Lo Grieco parla Grieco « e lo Latina 
Parla comme se deve latinisco , 
Chi è de Sciorenza parla Sciorentino , 
E li Todische parlano Todisco ; 
Pe cchestò ha ffatto buono Valentino; 
Che pozza sempe sta cheli' arma nfrlsco | 
E dapò chi lo sforza 1 e echi lo mpigna 
Fare quanno a* è lUzeto la scigoa? 

^ 4 84.6ra4 



Ì24 D E P E S A 

(4. Bravo respose Apollo , hai detto bene 9 
Ed hai certo risposto con prudenza. 
Perchè le mie scanzie son tutte piene 
Di Poesia Toscana , e di Provenza ; 
^Però de' pari suoi., par che le vene 
Abbia affatto perduto la semenza • 
Atteso ogn'ora qui compare un Tosco i 
E de' Partenopei pochi conosco . 

^5* Segnore 9 cierte Sdamme a la nterlice 9 
Dissero, chisio vò che li crejate 
Kg nhe tenimmo tanta , e ssempe dice » 
Le spese sonco assaje , e ppoco ntrate ; 

4 '<^g no baiimmo manco pe n* alice. 
^imrno senza jodizejo 9 e stralunate; 
Besogna fa accossì , ca se sparagna , 
Poco se spenne , e mmuto se guadagna » 

fé. Chessa è cconzurta proprio de no frate i 
Bespose Apollo , e sse crepaie de riso: 
Lo bene nchesta forma nquantetate 
Potité ave sentenno chisto aviso : 
Orsù no echio pparole 9 sparagnate , 
E cquantd avite ditio avimmo nciso ; 
Fate così al fin , e m intendete > 
E non vi querelate dì Poete . 

87; Apollo pò non potte cchìù soffrire 
Tanta doglie de capo , e ttanta ntriche f 
Perch'era notte» e bolea ) a ddormire . 
Ca le stelle parevano formiche; 
No cchiù chidcchiare via 9 diamo a finirei 
Decette; e diamo fine a tante brìche ; 
' Si chiamino via presto i Consiglieri , 
Acciò dicano in questo i lor pareri. 

88.U 



DE LÀ MEZACAmA: iif 

S8. lì CcHizegliere Cirnt> Vorpianoi 
Accurzio, Nerazio, e Mmamano, 
Caio , Marciello , Cierzov.e Giuliano J 
Sorpizio t Varo 9 ed Ermogeniano ; 

^ E eco chiste porzi Papiniano> 
Scevola, Calestrato, ed AfrecanOf 
Legeslature de I^ antica etate 9 
£ pe ttutto lo Mutino iuioQ)menate ; 

99 Paolo de Castro , Bartolo 9 Aretino » 
Baldo , Cravetta , Ripa, ed Ancaranof 
lesone • Oltrado > Zasio^ e Ssoccino , 
Tiraquello , Panormitat e Ccomano,. 
Dezio 9 Cassaneo 9 Boerio , e Ddino 9 
Capece , Belta-Perteca , e Rromano , 
Eoam'auire Dotture? e Ddottorìcchie ; 
Che se bè non contate 9 fumo paricchk» 

fOe Filino chiammate, e bennero volanno,* 
Gh* Apollo, quanno vo9se fe stemare» 
Ed arreVate ; pronti al tuo condanno 9 
Dissero» eccoci qui, cb^abbiam da faref 
Apollo replicare tanno pe ttanno; 
Io so ben eh' assai pochi appareggiare • 

j. Vi possono nei Mondo t ed ho raguagfio t 
Che disccrnete la fico dall' aglio. 

j^i Voi dunque tutti 9 che sq[uadrate i testai 
E fate chiaro con il vostro ingepio » . 
E con glose , paragrafi, e digesti r 
Già di Minerva governate il Regno; 
Or £ate la sentenza pronti , e presti 
In favor dì chi più ne sarà degno & 1 
Lì quale reteratese ntf assenta 
Fecero de sta forma la jsettenia # 



fja« DE FÉ» A - 

92 ^5/5 videndis , a$que petqidsUis 
Omnibus aclis\ una cum scrìpturìs ; 
Et Parnbtts adversis quoque auiitis t 
VaUntinum invemmus in punsi 
pMndem ideoque ab impcrtids 
Liberamus ^ absolvimus , ut juris j 
Proinde adverste pattts repellantuf ^ 
Et nullo modo prorsus audtnntur . 

93. Avuta U settenzia nfavore ♦ 

Rengrazio AppUo , e cchille ConzegUere » 
De la Jostizia nzieme , e de lo nnore 
Fatto a no zemprcconct a no sommiere; 
. Po mme votaje a cchillo gran Segnore > 
Che ddespenza le ggrazie volentieri» 
Decenno» Vost' Autezza si commanna^ 
Faciteme zecca la Mezacanna • 

54* Venga, decettc Apollo , il Caporiale,. 
Uomo nelle misure esperto ^ e saggio»- 
Che l'ho stimato, e stimerò per tale 
'Per fin che dura il mio potente raggio; 
Io con Tiha voglio esser liberale , 
E per questo va farli un beveraggio ^ ^ 

,^E vò che veda l'opra, e che la zecchi t 
A dispetto del mortdOf e de? suoi Becchi 

#fi. Cesare Caporale la ieggette 

N\amra vota da capo, e ddisse, ©bravo, 
Chesta n*è Mmezacanna , so Ppannette» 
Si Ddio mme* guarde H'arma de mio vavW 
Ckrto ca ponno 1 pe le ggazkette» 
Ei>asonnom€ disse , te so schiavo t 
Ca parie chiaro, chiatto, franco , e ttuono, 

' E si >è figlie grancie 1 pische a ffanno. 



• 



DE LA MEZACAKNA: lif 

§6. Che perirò te la zecco de buon' armo» 
Co lo sigillo de r eternìtate , 
Primmo, Secunno, Tierzo , e Quarto Parmo» 
Comme d'oro massiccio , e pò nnaurato ; 
A ttavola d'aurunzo, e non de marmo» 
Azzò siano nnatemo conzarvate 9 
E pe fFede , car già t' aggio revisto 
Sto Poemma a Io G. te Io registo. 
97. En frutto pò zeccata eh' appe chella/ 
Tiratome* da banna> disse Jnentet ^ 

Ca pe la fa parere assale cchiù bella t 
Te dongo scritte cierte documiente; 
Cossi mme conzegnaie na cartoscella » 
Dove erano paricchie avertemiente », 
Azzò meglio sprecannonìe > potesse 
Aggiìiognere,e mmancà zzo che io volessii; 
"^S* Voz' io tanno paga la zeccatura > 
Ma chillo Uà mme fece no vernacchip t 
£ pò mme reprecaie co na sbravura» 
• Te cride tu, ch'io sia qvtarchei Boziacchicff' 
Mparnaso quann'è gh^usta la mesura, 
\Non se paga né ppennat né ppennacchio 9. 
Perchè a sti luoche non regna malizia t 
Né se venne , o s' attacca la Jostizia . • 
ff^ Vennero vanno a fa prejezza , e fFestj^ 
L'ammice a rratlegrarese co mmico> 
Comme chi scappai* è da na tempesta, 
O che sciut' é da quarche gruosso ntrica; 
O comme chi scappato è dda la Pesta ^ 
£d allegrezza nn' ha cchiù de n* ammico « 
O comme quanno chi s'è addottorato. 
Che da chisto , e da chillo eie abbracciato. 
& 6 ioo.Uà 



ai» DEPESA DE LA MEZAC 

iQQ. Lia otra Io Cortese, e Ccicco Giusto » 
Vediette puro Titta BreazzanOf 
Che ddevano ad Apollo spasso > e ggusto 
Co lo bello parla Napoletano ; 
Li quale noe che beddero sto fusto* 
Mme vennero a ^pigliare pe la mano » 
E ddissero , palesano benvenuto , 
De te vedere ogn' uno steà speruto • 

IDI Ora si fosse granne l'amarezza 
De li male contiente , e de nnommice t 
Ora sì fosse granne la pre lenza 
Non solamente mia > ma de 1* ammice > 
L' abbesogna passa co ssegretezza , 
Perchè non è ccreduto chi lo ddice; 
Nzomma restale contento de manerat 

. Comm' a cchiUg eh' è sciuto da Galern ; 



Scorrtpetura ie la Defcsa di U 
Meiacanna • 



te 



90 

LO 



COMMANNO 

D' APOLLO- 



Assoluto da cheste bagattelle 9 
Apollo stantemente mme commanna i 
Nfrocecato poni da le Ssoreiley 
Che le stevano rente da na banna ; 
E ddisse^ canta ornai cose più belle 9 
Già che grata mi fu la Me{acanna , 
Che con stil più fecondo « e miglior metto 
Vò far cantarti 9 e con più dolce pletrò • 

4. Io che cchiù de no Ruospo> o no Scorzoni 
Stea de venino tutto ntossecato, 
Si bè ca stava nnante a lo Patrone f 
Mme parz' a mme da fare lo mosciato ; 
£ ttanto cchiù 9 perchè nn' avea raggioue;» 
Ca p' ave co le Mmuse prattecato , 
£ da che faccio st' arte de Poeta 
Mme moro de la famma , e. de la seta» 

3. Mertè li RoiFeiané , e li BofFune , 
Che so prezzate assaie lo juorno d* oje » 
£ eco TAdolature li spiane , 
Che so stemmate comme tanta giojé; 
Chiste ccà de lo Munuo so ppatruìie» 
La Poe$ia cbed' è Biiella o Voje ? 
Perzò decenno co llecienzia vostdt 
Ad Apollo io facette su resposta • 

4. Uxm 



a3J> LO COMMANNO 

.4* Mme perdona^ Segnore^ Vost' Autezz^^ 
Ca non so cchiù* pe scrivere na tacca > 
Si mme disse de Crasso la recchezza, 
O mme disse ogne bìerzo na patacca; 
Dater a chi la vò sta contentezza , 

^ Facciala chi la vò st'arte vegliacca, 
Cchiù priesto voglio fare lo Boffonei 
Ca fuorze avanzo de connezione. 

jf. Ca de le scienzie» e arte leberale> 
La cchiù ppezzente è la Filosofìa , 
Accompagnata nzieme co la quale 
Senza cauzune va la Poesia ; 
£ ir una 1 e U'auta sta senza pedale , . 
Ca la necessetà l' è mmamma , e zia ^ 
.£ spisso vene manco a ste pperzone 
Zzò che ntavola resta a no BofFone* 

tf; Né 8SÒ cchiù chille tiempe già passate^ 
Ch' erano ntanto priezzo li Poete i 
Da Conine» e da Princepe stemmate, 
Comme si state fossero Profete ; 
Né manco nce so cchiù li Mecenate, 
Che li vierze cagnavano a mmonete : 
No nce so cchiù chili' uommeoe, che fForOi 
Che devano pe bierze argiento , e oro . 

7» Nfrutto no nce- so cchiù chelle pperzone i 
Qual'eran'a lo Manno utiempo antico, 
Che mmagnà non poteano no voccone , 
Quanno no ne' era no Poeta ammico ; 
Mo si non hanno accanto no boffone , 
Non se ponno magna manco na fico ; 
E si resta volìte stopafatto , 
Vonno de lo Boffone lo retratto.. 

8. Per- 



D' A P O L L 0. i^ 

A^ Pèrzò sbeluta s' è la poesia * 
Perzò se trova dinto a li spelale « 
É ddinto le Tta venie, arrasso sia, 
E pe li Banche , e p' ogne Trebonale ^ 
Pe tiuttf li cantane , e piogne^ bia 
Nce songo cchiù Ppoete , che Cc^c^Iet 
E de cchiù no ne* è Corte de ScgnbfCt 
Che ao poeta n' ha pe sserveiore . \ 

9» Cht fa lo Scarco , e chi fa lo VraccierOy 
Ghi lo SinnecQ fa, chi TAsattore, j 
Chi fa lo Maggìordomrao , o CammaclcrOt 
E chi sta sotto nomme de Fattore; 
Chi vace , e bene a muodo de Cornerò f 
Chi fa lo Guaco , e chi lo Gonipratore » 
Si puro qualche bo^a non facesfse 
Lo Romma; Febbo disse, che ttacesse* 

IO.. Nce ne so pe ste sbarre, e ste ggabellet 
Ch* astri tte da la gran nece!^setate 
Stanno, pe s* abboscare doie panellet 
Ch'a bederele cierto è na pietate; 
Vide s' hanno contrarie isse le stelle^ 
E ccomme li Poete eie so tirattacev 
Che non ponno trova nnorata stanza » 
Merzè; de l' Avarizia , e la Gnorania . 

X X. Me ccosa^ ne' è, che mmanefesta, e cchiark 
. No ve sia potentissimo Segnore , ^ 

Repreeaìe , già eh' Andrea de 1' Anguellara 
Morette a Rromma comin'a sserfetore^ 
E lo nuosto famuso Sannazaro , 
Besognuso* moil con gran dolore ; 
L'Ariosto, e lo Tasso li meschine» 
Non morettero misere» e ttapine? 

!*• lo 



ft9« LO COMMANNO 

12. Io che mparaggio a cchiste so no niente^ 
Io che so no sciaurato 9 no gnorante y 

Io eh' a pparo de st* uommene saccieme ^ 
So 9 non dico Poeta 9 ma Pedante ; 
Chiste addonca con essere valiente, 
Appero la Fortuna poco amante ; 
Io mò che* mme canosco p' anemale % 
Dubbeto non morire a lo spetale* 

13. De cchiù, rAuteua Vost*ave già mise, 
^i .contraste 9 li riepete^ e P accuse * 
Fatemme da frabutte , e spoglia^-mpìse » 

£ da cìerte gnorante scropoiuse; ^ 
Creparraggio Io fegat' anne , e mmise 9 
£ menale abeto cagnano le Mmuse > 
Ma dopò gran trapa'^ze > afianne, e ntriche^ 
Perdo Il'uoglio y lo suonno^ e le ffatiche* 

14. e; pò de cchiù mrae vonno sennecare 
Cìerte eh' a ppena sanno l' A.B.C. 

£ ccierte che non sanno comperare , 
Che gnorante saranno cchiù de me ; 
Donca pe v' obbedire 9 aggio da stare 
Sottapuosto* a gnorante , ne lo ve ; . 
Ora non sia pe dditto , e no mme sona » 
Nchesto l'Autezza Vostra rame perdona^ 

'I5, No nce metto le spese , e li denare % 
^he ppe stampa se spenneno a la stona; 

. E si lesto no staje a lo ppagare^ 
Abbesogna mpegnarete pe fforza: 
A bosr Auteaza donca che le pare ? 
Perchè devo gliotti ste mmale morza? 
•Addronca che mme serve sto trcantare^ 
^cbitto p^ ccrepì V arma 9 e pe mpe^nare ? 

i6. Ma 



1> A P O L L O. 15^ 

té. Ma tutto chesto te, noiv-sia pe dditto | 
E che nfunno de maro sia jettato. 
Pozza scriare^ e se nne vava a mmitto 
Tanto ntetesse ch^atnmanca lo sciato; 
Ferrò mme dà fastidio chesto schittOi 
Ca U Poete if oie hanno acquestato 
No brutto nome^che sta nvocca à ogu'uno| 
Ferrò de st* arte vorrìa sta dejuno . 
17. Apollo mò, che ppenetra le stelle» 
"Mmé ntese a xinno, e'ppriesto mme rcspose^ 
Decenno ^ cibò , son queste bagattelle > 
Né mi fate sentir più queste cose i 
Son queste dicerie di genterelle , 
Di persone ignoranti , e invidiose; 
• E poi > chi con quel nome fur tacciati j 

Furo i Poeti dell'antiche etati- 
*8. Jeva cercanno già pe mme nne ire, 
Pe ppotè fa de manco de cantare ; 
Ma non sapeva dove rome spartire § 
Nà che mmuodo tene pe mme scusare} 
Voleva j, e non poteva contradire » 
Né ssapea tra me stisso y che mme fitre t 
Po non potenno chiù 1 disse , Segnòre « 
Voglio cchiìl priesto sta pe sservetore. 
^9. Voglio cchiù ppriesto fa loSagliemmanco» 
O voglio fare lo Commeddeiame, 
Perchè tanno parla pozzo cchiù fFranco ; 
E nnuUo mme farrà lo soprastante ; 
Che facenno cossi fuorze a Io mmanco ; 
Comme a il' aatre 9 m* abbusco li contante} 
Dicano zzò che bonno le pperzòne» 
Perchè nfrutt* ogne ccosa k openeone. • 



ij4 LO COMMANNO 

izO' O che mmeglio me fosse scesa gotts^ 
Qaanno m' asci da vocca sta parola , 
O.puro comm* a ddicere da sotta 
Mine fosse scinta quarche fommarola > 
Perchè Apollo sbsiuose de bottai 
Justo comm* a n' auciello ^anno vola 9 
S' autaie nfi a cquatto parme* e cchiù da terrai 
E nforiato sto locigno aiFena : 

ifti. L'opinion tu già V hai rifiutata « 
Ben mi ricordo al palmo dell' Onore t 
Ed hai pur detto 9 che vien reprobata $ 
Perchè in effetto egli è commàne errore; 
Oggi quella ti set dimenticata y 
Dì donde nasce questo balordore? 
Apri gli orecchi , intendi quel eh' io dico i 
Poich' ancor tu inciampasti in quesf intrico. 

Ì22. E disse : io tengo pe na Pappamosca 
Quello , che di virtù n* è dilettoso , 
£ che sia cosi ignaro ^ e non conosca i 
Che virtù sola far lo può famoso ; 
Con tal parlar mi fai salir la mosca 9 
Deh via siate di gloria ambizioso > 
E ssequetanno sto pparlare disse 
Sta setteniia , la quale io mme la scrisse -^ 

ij.'Nòn saie tu» che due cose ponno fare 
Vìver r uomo nel Mondo eternamente « 
E lo ponno per sempre immortalare f 
O sia da me lontano, o sia presente; 
Una quanno fa cose "singolare « 
Degne d' essere lette da la gente , 
L'altra quanno fa l'uomo cose invitte ^ 
Degne da buooe penne essere $critte ? 

^4- t 



D* A P O L L O. 2)i 

14« E perchè quel Poema e* hai Itt fatto » 
Certo 9 che l'hanno avuto a caro imtti« 
Ed io ne soa rimasto stupefatto 
Gus tanno si maturi, e nobil frutti; 
Canta 9 ch'io ti prometto con un patto t 
A dispetto de/ zanni , e de* frabutti « 
Che non ne passerà meno d*un mesei 
Farete appareggìà con il Cortese . 
^S* Atteso' ^^esto^stil molto mi placet 
Mi diletta 'pQÙ molto anche il linguaggio»^ 
£ sopra tutto ancor mi sodisface 
La rima più d'ogn' altro di vantaggio; 
So pur che di cantar non ti dispiace f 
£ spero con T ajuto del mio raggio t ] 
In questo stil di renderti immortale» 
Però ed condìmemo del tuo sale. 
^6* Ma perchè quanno prega no Segnore 
Cchiù de na vota» tanno te commanna t 
Obbedisco ^ io respose de buon core 9 
Ed ogne ffantasia metto da banna ; 
Ferrò voglio da vuie n' auto faore » 
£ mmettiteme pò no £errd ncanna , 
E si so mpertenente , lei mme scusa > 
Decitem'a chi dedeco sta Musa? 
A7. Or tu mi fai veder , che 1 Mondo tuU9 
Sia già finito , e non vi siano genti 9 
A chi piaccia si degno , e nobil frutto t 
Forse non vi son uomini imendeiiti ? 
O ptt-r* egli sarà quasi distrutto» 
Che per te premiar siano impotenti? 
Dimmi^ or <u la ragion dunque qual' è ? 
A che fin ul di;nanda ? di t perche ? 

.4 



2^6 LO COMMANNO 

^S. Cossi decette Apollo nforiato « • 
Ma jettanno daruocchiesciammeieffuocO) 
Ed io vedenno chesto ammarecato 
Volea foire , e non sapea 'nche llvioco ; 
Ma quanno vidde « eh' era sforìato « 
Quam* avea ditto mme lo piglio a ghiuoco; 
£ eco pparlard 4emoruso 9 e onesto, 
A lo pperchè , le responnette ^esto • 

«9. Ca se dedeco a rricco 1 co q^ranza « 
Che mm' aiut* a la statnpat ito nce sente ; 
Respose , perch* è avaro , e n' ha crejanza» 
£ pe tire calle te darria no dente ; 
Si dedeco a chi sa , non ha possanza t 
Ca sarrà cchiù de me fuorze pezzente » 
£ cossi fatecanno senz' abbiento « 
Fatecarraggio sempe pe Io vientò. 

$0. Ca ne* è offimo , che llesto te darria 
N* nocchio de facce primma « che te dess0 
Na gentilezza , o na galantaria' 9 
Perchè lo scanna ncanna lo nteréssé ; 
L* uommene se so date nguktaria > 
£ lo bolesse Ddìo, che nne tnentesse i 
Perchè stimmano vizie le bertute 9 
£ li cchiù biziuse «pe ssapute . 

SX. O si l'opera duone a no zerrone, 
Credcnnoie d' averne <juarche ffirutto f 
Chillo lo piglia p* obbrecazione , 
E se nne passa bello zitto , e mmutto f 
Mzomma s' è pperza la descrezzione* 
La crejahza vestuta va de lutto « * 
Si piuo da chi sa « che n ha mesura 
Fatta non mme sarrà guarcbe censura . 

3» 



!>• A P O L L O. %^t 

5 a- Com' è possibil questo » e fia pur vero? 
Oimè che dici ? io qui resto conquìso , 
Tu rai vuoi far vedere il bianco neio i 
Respose Apollo co tturbato viso ; 
£. se in ciò ti ritrovo veritiero. 
Avendone d'altronde qualche aviso ; 
A dispetia del Mondo empio avaronò 
Vò farne un'aspra dimostrazione. 
33« Ferrò basta che sia T opera degna» 
O che vi sia > o no dedicatoria > 
Né vò ch'alcun Poeta più s'impegna 
A far de' fatti altrui nulla memoiia ^ 
Ma sol nella sostanzia s* ingegna , 
Attero ogn altrà^ CQsa è frustatoria > 
£ vqì con questo sarete contenti i 
£d io non sentirò tanti lamenti. 
24. Oltre che per non stare a tanti guai^ - 
Fatò ben presto un hanno pubblicare» 
Che Poeta nessun , né mò . né inai ' 
Incorra in pena per non dedicare; 
Per qqesta volta sola tu potrai 
A chi ti pare 9 e piace dedicare» 
£ se far non lo vuoi 1 tu sei padrone» 
Ca non pej questo n'anderai priggione. 
IS- Ma io cchiù ppruntp responnette appries»)» 
£ disse » vorria n'aotra contantezza « 
È ve straprego , che mme sia conciesso 
St* opera dedecarla a Vost' Autezza ; 
Ca no ve voglio fa quarche^ prociesso » 
Ma quatto, o cinco ottave p* allegrezza» 
Ca Marone porrla , non Valentino 
De. li groli^ Yoste parla inchino . 



9)8 LO COMMÀNNO , 

)6. Né ppe chesio , Segnore , te sdegnare r 
Già che si ttutto amore ^ t cortesia ^ 
De sta goffezza mia , de sto pparlare , 
Pocca vuie acco6«l la Musa mia ; ^ 
Io non preieiitio de v* ammortaiare 9 
Ca pe sta penna ccà sarria pazzia 9 
Ca lo vuostro sbrannore è ttanto , e ttale 
Che da se ^tisso tatco s' è mmortale • 

^2. Isso co flfaccie allegra « e bocca a rriso 
Non disse sì , né nò , ma stette zitto ; 
Ed io ntra me <lecenno ^ f aggio ntiso 9 
Perchè chi tace afferma ^ trovo scritto ; 
Boccalino porzl rome dette avìso 
Co na zennata ^ che mme fece schitto f 
Ed io co 11' uocchie vascie , e sottomìsse 1 
Votatoroe ad Apollo , cossi ddisse* 

58. O tle li Cavaliere accoppatura* 
Azzellente , e mmagnanemo Segnorc 
Tu ehe mentte Io Munno gira , e * >rat 
Si de tutta la Talia auto sbranno^^:. 
Scarfa co li tuie raggie sta freddin "^r 
Pe cqaanto te so schiavo 9 e s$e*< «tore; 
E s' attrevisco tanto 9 è pperchè 10 
Conosco vuie pe bero Apollo mio* 

.39. £ che buie site Apollo veramente 9 
Lo ssanno tutte, e non è ccosa nova^ 
Pecca li requesite competente 
Songò già cchiare ^ ed eccone la prova ; 
Perchè s* Apollo è ppatre de veveme , 
-Che co II ragge a chi resguarda giovai 
Quanno Vosr' Arzellenzia tette mente 1 
Sa co n'occhiata consola k geme* 

4<^ 



D* A P O L L O ; tt9 

45. S* Apollo è bello , comm'a cchillo wcora 
' L' Axzellenzia-Vosta è bell'assaje, 
E sì la luce soja tutte nnammoraf 
' Tu tutt' Auropa nnammorata Taje ; 
S' Apollo nnani' ad isso ave 1' Aurora ; 
E tu co cchella accompagnata sta je , 
E s' Apollo sbrennente assaie ^e mostra i 
'" Non pò arrenare a V Aizellenzia Vostra . 

41. S' Apollo co le Mmuse allegramente 
' Sta d' ogne ttjempo ncommertazione , 
E ttanno sta festante, e sta contente» 
Quanno sente Poerame . e ccose bone ; 
U Axzelleniia Vòstra veramente 
Stace puro co Apollo a pparaone , 
Perchè si chillo è de le Mmuse aminico, 
Le Mmuse d'ogne ttiempio so co ttico. 
<?s^. Le Mmuse autro non so, che le benute, 
r k Scienxìe , e 11* Arte leberale » 
'J:^ìc vanno pe Tuommene spartute, 
*^^*^'\ n'ha una, chi doie, chi manco sale; 
I *^Ma Vosf Azzellentia possedute 
S6^?Kitte quante pe bertù fatale , 
PerrX; la Poesia , nfra tutte <}uaTìte 
Ve mantene cchiù alliegro , e cchiù ffestante* 
43. E s* Apollo amma assaie la Poesìa, 
E li Poete puro estremamente: 
De qualonca carata , che se sia , 
O sia vascio , o mezano , o sia emenénte ; 
Io puro spero , eh' a sta gofFaria 
L' Azzellenzià Vosu tengo mente ; 
E si quanto die' io non va no zero , 
So Àzzellenzia une piglia Io penziero* 

44- 



140 . tO COMMANNO 

44. Mt la Musa spezianno sto pparlare, 
Mme disse , liiio . co lo dito 'n vocca 9 
Co chi te cride tiv de contrattare , 

Ch' aie com«i€n7atO a fa ssa felastrocca ? 
Era cosa pe tte p«opio laudare 
N' Eroe «i gianne co ssa lengua scioccai? 
,Piezzo de catapìeiio , Mammarone , 
V Fiiss' Eimiift t Te;eniio , o lo Marone ? 

45. Apollo non pe' cchesto se sdegnaje^ 
Perch'è Ssegnore sopra li Segnare^ 

£ li gnorant^ compiatesce assaje * 
£ ddace a cchille a ttommola favure; 
Ma puro a pprimma faccie tn' agghiajajet 
E mme se comnioyettero V omure ; 
Ferrò co ttutto chesto mme sforzaje 9 
E <:hist' auire otto viene sequetaje . 

'46. A buie dònca, Segnore-» chesta Musa> 
A buie Ip ngiegfìo . la mammoria ^ e U'arte ^ 
A buie sta roz^a mente mìa confusa, 
£ Tangresta , e la penna «e ccheste ccarte 
Ve dono* e v' apprcsento . ma mme scusa^ 
S' avesse fatto arrore nquarche pparte ; 
£ ttanto spero da no gran Segnore* 
Ch* è uso a pperdonà chi face arrore . 

47- E isso nchello stante responnette , 
Co cchella bella faccia resbrannente , 
E co belle parole mme decette , 
Affé te SI pportaro da valente ; ^ 
Dapò na cewx porveca mme détte » 
Che mir.t^ rt^ce sei mise sta contente; 
Ma cbeilo (Ve rnoiaie desto Scgnorc , 
Fu la gran cortesia 1 lo grana' amniore . 

48. 



D' APOLLO. 441 

48. Io tanno tutto chino de prejezza , 
Mme votaie n&ccie a cchella Maiestate^ 
Decenhole ^ rengraxio Vost Autezza -* 
De le grazie da me non meretate ; ' 
Ed isso 9 quar è tutta gentilezza « 
Mme disse* te l^aie certo mmeritate, 
£ di quanto hai bisogno vedi 9 e penza t 
Che m'avrai pronto in ogni tua occorrenza • 
49* V^ so schiavo 9 io respose « gran Segnor^ t 
Né ve pozzo co Uengua ngraziare , 
Ma co lo proprio sango tanto nnore » 
Che mme facite^ vorria compenzare;' 
Ferrò voglio da vuie n' antro faoré 9 
Pe cquanto le Ssorelle ve so ccaret 
Dateme na materia, che ccantata 
Maie da nullo Poeta non sia stata. 

50. Ca pe ttanta Poete nzanetate, 

E Ccrusche , e Ttosche , e Ttrusche , e Fora-» 
Pe ve dire lo vero 1 so asseccate ( stiere > 
Tutte le mmenziune , e li penziere ; 
Né nce so ccose 9 quale reprecate 
Non sian'oie, perrò dette da Tautr'ière, 
Nzotnma quanto se stampa , e bace attuorno 
Liegge che buò 9 ca semp' è no taluorno • 

51. Sarva pace perrò de chille tale 

Ch* hanno scritto 9 ma scritto co ssodezza » 
Azzoè a ddi 9 co lo stile natotale 9 
Comme nce V ha conciesso , Vost' Autezza ; 
£ non comm' a cciert' aute tal*, e cquale 9 
Che co na faccie tosta» e co fFranchezza 
Arrobbanò penziere 9 e mmenzeiune . 
E so ttanta Papucchie» e gnorantune. 
Vdcmino L S^* 



'*A* tO JCOMMANNO ' 

L Penò se mme voliti, fa faore, 
Datcme no soggetto quale sia 
Ì2 gusto achilolegge.eammedtaimora, 
SenM di male de la pama mia ; 
Alzò non senu quarche rrecramore 
L*Autma Vesta ,• ed io contemo sua . 
Sen?aVè cchiù cquarere, e miwnco accuse, 

E che non «e »"«, '^f P«» V«ona 
-, Io ti giuro per l' alma di L*tona , 
^'beceSie Vuo . che ti vogUo dar. 
Una Materia certo inolto b"?*^' _. 
Ch*a nessuno l'ho fatta mai canurc. 
Questa al sicuro porterà corona , 
Certo che sarà cosa «"8?^»'? ♦ 

Come se luw*.*»**^ i»«verai5 

Dimanda pur che vuot» <§« Jj^verai, 
Né da me certamente tu u pa"f ' . 

Vorria ii'autto faore, e ve re » 

Che Uiceto mme sia na co»» ^"'V. . 
StQscauoarrepewi.quarchepparoU- ^^ 



ly APO LI O. A43 

j6. Coitttne ca comiàerieio co ggente bpne^ 
Co ttutto ca non vaglio tìo cavallo » 
Voglio perzò dà saggio a le pperzone ; 
Ca saccio io puro fa lo Pappagallo ; 
Dateme addonca chestt^ sfazione , ' 
Aztò non me sia ditto, aie fatto fallo ^ 
Ca do cchesta lecienzia sòr scudato , 
Dico che boglio^ e non riné so ttacciatOf 

5f. Ed isso , che nnegà non sa piacere 
A chi nce T addommanna justc , e oneste^ 
Respose , e ddisse ; molto volentìere , 
Perch* a i meriti tuoi nulla son queste j 
Né tal domanda è fuori del dovere > 
Atteso Topre quando son conteste * 
Di variate foggie , e più colori; 
Sollevano la mente, ed anco ì cuòri . 

58. Ed io quale co Apollo m' era fatto 
Quase frate carnale , mme credette 

De .lo pigliare a ppoco a ppoco a ppatto? 
E eco la confedenzia fé decette : 
Già che m' avite ntutto sodesfatto , 
No rome facite sta le borze nette , 
Ferrò soppreco , e pprego Vosi* Auteizà l 
Mme faccia sta no poco co allegrezza* 

59. Azzò mme. pozza fare 110 vestito 

De velluto , o de raso tramezzato , ^^ 
Ca co ghi cchiù ggalante , e ochiù ppoHto 
Sarria cchiù benvoluto , e -cchiù stemato ; 
Ched* è ca mme levate st* appetito , 
Ca no ve cerco fiiorze qùarche stato ^ 
Né no palazzo » b quarcne mmassaria > 
Ma la decora de la Poesia ? ^ • 

L ^ (S9 



344 LO COMMANNO 

60. Sei forse Saltiubanco , o Ciarlatano? 
Quase aderato Apollo mme respose , 
Vuoi forse acquista nome di baggiano , 
Con veste a te non lecite , e pompose f 
Sia da te dunque tal pensier lontano, 
E chiedimi che vuoi, non queste cose. 
Atteso è de' Filosofi, e Poeti, . 
U vestir parco , e 1 vivere discreu. 
et. Però ti dico, non sperar d; avere 
Denarr, e poesia , che V ha» sgarrata, 
Fa che passi da te cotal pensiere. 
Che non van questi, e quella accompagnata, 

Perchè dov' è virtù , devi sapere , 
ta Fortuna si mostra sempre ingrata, 
Ma dove son ricchezze , e son denare 
Mai vera Poesia si può trovare . 
6a. La Povertate è mal rimediabile , 
Che con gran faciltà si può guarire. 
Ed è per certo cosa sopportabile , 
Che ben si può da tutti soffeiirc: 
Sol 3'4noraJza è mal più ch'incurabile, 
Il quai.da tutti devesi abborrire, 
E ti «onchiudo, intendimi m sostanza, 

Maglio è la povertà , che 1* 'g««"Se 
43. & ricchezze svaniscono , e con que 'e 
■De ricchi anche svanisce a "'««'Sé. 
ta virtù sola, meiufin Ciel son steUe. 
Pura nel Mondo in sempr' eterna glona. 
- L' altre cose son tutte bagattelle , 
' »on degne mìjntovarsi nell «tona , 
Smentivate, non per dark vanto, 

Ma per vituperarle <\\ogjii canto . ^^ 



D' A P O L L O; ,«4J 

64* £• lo vero, io respose » ma mme spiaci 
Ca non da tutte quante songo ntìso , 
Ca ne* è cchiù d'uno, che non è ccapace 
De zzò che ddico , e se schiatta de riso; 
Chi mme dà de satireco , e mmordace 
No titolo, perchè se sent' affiso. 
Chi mme dice n*avive autro che ffare> 
.E chi ca piglio cane a ppéttenaré . 

65. Deh lasciali crepar questi bricconi , 
( Apollo replica je ) quest'ignoranti , 
Nati sol per empirsi quei ventronì, 
Ch*ogn*un di lor non vale tre quadratiti j 
Basti eh* abbi per te gì' uomini buoni » 
Deh non stimar pur nulla gli Elafantit 
Che queste bestiaccie altro non «anno ^ 
Che far pompa di loro , e non fon danao* 

66. Contentati tu dunque d* esser stato 
Da me con soinmo onore ricevuto ♦ 
E da tutta mia Corte anche stimato ^ 
Che tal favore a pochi è conceduto ; 
E di più negli annali registrato 
Star, ed esser dal Mondo benvoluto» 
Ed anco morto vivere nel Mondo ♦ 
Pensa or tu , se v^ è stato più giocondo « 

67. Io pe ttornare a Nnapote nnorato* 
De mme lecenziare avea gran voglia » 
Schitto penzanno farme no pegnato 
Addoruso co ccaso , carne * e fFoglia j 
Quantunque poscia Uà foie ben trattato t 
Ca maie comparze ntavola sta mbroglta^» 
Ma galline , pollastre, ,e ppastecciane « 

E ccrapitte , e rrecotte, e mmaccariine* 



Ì46 tO COMMANNO 

68. M* addcMocchio d' Apollo a la preseniìa , 
Segnò, io ccà no nc^ aggio amro cheffare, 

• Si Vostr' Autczia mmc vò da licenzia , 
Disse 'ntoscano , mme nne voglio andare; 
La copia vorria de la settcnzìa , 
Ca la voglio a lo Munno probecare; 
Ma mpri<nmo la materia commessa ,. 
Allò, eh' io pozia fer troppo con e#5a« 

69. Ecco son pronto qui per sodisfare 

A quanto l'ho pron^esM>^ìsso mme disse, 
Ti puoi a tuo bell'agio preparare » 
Cfee le parole mie son stelle fisse; 
Qual ^i queste ti piace di cantare * 
Del valoroso Ettorre., o pur d* Ulisse? 
Vuoi tu cantar d' Orlando Forsennato , 
O pure di Rinaldo innamorato ? 

fo. Vuoi tu cantar di sdegno , o gelosia, 
O pur d'Armi,ed'AmiOf l'aspre comwc» 
O de' gran Cavalier la butarria, 
£ di costoro l'onorate imprese ? 
Vuoi tu farsi cantar di Geometria « 
Ch'in questa molte cose ipn cofliprese? 
O vuoi forsi canur .sopra i duelli , 
Che son pur cose rare , e fatti belli ? 

71. Vuoi tu cantar delle Celesti sfere , 
O del Zodiaco le lucenti stelle ? 
O pur vuoi dell'uccelli , re de le fiere 
La natura, o: virtù cantar ài quelle ? 

. Or dimmi qual* è dimque il tuo pénsi^fC * 
Perchè son tu tte /peregrine , e beUe? 
Eteggi qual di queste più ti piace , 

- E Ai qual ti contaci più r capace. 



Dv A P OL.t O. ^ &4« 

fi. fumati, vuoi cantar dell'Elementi» 
Cioè d' Acqua , di Terra , d* Aria , e Fuoco ^ 
E dell' effetti loro , e de' portenti 
T>ì Natura, ch'in questo avrai gran luoco? 
Vuoi tu dunque cantar forsi dei venti , 
Che non son cose da pigliarsi a giuoco ? 
Vuoi tu cantar della Creazione 
Del Mondo , che son tutte cose buone ? 
73* yiu>i cantar de i segreti di Natura 9 
O de 1 mostri 9 che son dentro del Mare t 
O pur ti piace dell^ Agricoltura , 
Con distinto » e bell'ordine <;antare ? 
Risolviti » deh via presto spapura % 
Di queste qual ti piace ragionare ? 
^n mi tener 9 se '1 Ciel ti guardi , a badt i 
Canta che yuoi , eh' Io ti farò la strada . 
f 4* ypi tu cantar di prodigalità » 
O pure cantar vuoi d' Ingraiìtudiae > 
Vuoi tu forsji cantar di fedeltà t 
O pur de la beata solitudine? 
Desideri cantar di <:rudeltà». 
„ Che. dei crudeli ve n'è moltitudine f 
, Vuoi tu cantar di furti $ e latrocini , 
Qbe ciò cantano certo gP iidovini ? 
^5. Vuoi tu cantar del Fato» o del Destinff 
O, come dir si suol» de la Fortiuu? 
Che mostreresti ingegno peregrino » 
E tal fatto gran cose ip se raduna; 
- E s' acquistar vuoi nome di Divino , 
Parla un' po' degli effetti della Luna » 
Che^ parlando fondato , e con ragione f 
&rai stimato un nuovo Endimioi^. 



24» LO GOMMANNO 

76. Io guatino mese chesto m' agghlajajò ^ 
E mme venette subbeto la frevet 

£ ccomtne ntesecuto Uà restale , 
Cchiù ghielato > e cchiù iFriddo de la neve; 
. Puro co ttutto chesto reprecaje , 
Ma co tchella creiania « che se deve ^ 
£ ffatta na sollenne reverenzia , 
Fu la resposta nchesta contenenzia • 

77. Segnore 1 Vost' Auteiza yò borlarè 9 
£ ssaccìa ca da vero noti decite ; 
Ma Tacite accossì pe ve spassare % 
Perch' a la fina site vuie chi site ; 
Mme perdona s^ ardisco reprecare 

A ccheste afferte, quale so nfenitey 
E mme perdonasse ve piglio a ppattoi 
Perchè a ccantà ste ccose non song' atto. 

78. Saccio ca Vosi* Amezza è ppontoalei. 
£ la farrà da vero Cavaliere, 
Perchè V è sta vertù connatorale » 

Ca nne facite mostra volentiere; 
Dottca ve preo siate leberale 
Co mmico, e ssia cchiù flfHsdo Io petizier^^ 
Ca de quanto m' avite offiertò, e ddittoi 
Comme sapite , mille n* hanno scritto. 
'^9. N!a perchè m'accorgette nchillo stante • 
Ch' Apollo volea fa de lo storduto , 
Si bè sapeva chi parlato nnante 
N' aveva , e che da isso eppero ajuto ; 
Mme disse; or dimmi un poco quali, e quante 
Persone a cantar queste hai conosciuto i 
Dimmi chi furo , che cantaro , e come i 
Ch'io allor ti sgraverò di queste some. 
- 80. Creo 



jy A PO LEO; ^ ^^f 

So. Creo ca Io fFece pe mme scanagliare» 
E bedè s^avca lietto *n vita mia , 
Ma io che bè Io seppe penetrare! 
No Io pigliate securo nburtaria » 
Perchè tutte T Auture a ramente chiare 

* L^ aveva 9 e non decette la boscia » 
£ de sto muodo a cquanto m* avea ditta 

' Repigtio le mmateriei e chi n* ha scritto « 

81. Vergilio cantate d* Attorte, e Olisse t 
Ma primmo nne cantare Io grann' Omero l 
E pò tanta e ttant'antre appriesso a cchisie» 
Che so cchià de no npve co no zero.; 
De Renatido, e d^Ortànnò no nne scrisse 
( Fiiorze porta de me ca n'è- lo vero ) 
Cchiù de no Sagliemanca, e no cecato, 
E cchiù de no Guìdoiie n' ha cantato? . 

8:». De ^digno » e Ggelosia t^ hanno <:antat(^ 
L* AUgueHara , Gerardo , e Ttrapoliuo^ 
£ Q(^ ccbiste porti n' hanno parlato 
Beniivogliot Càmpèglgio., e Ba^zamino'; 
Otra de chlstè ccà , n* hanno stappato 
Arreco « Ronnenielto , e Ttoraminó^ / 
Lo Dolce y PeccolofHenev e lo Ta^o, ' 
Che ntitorrio a cchesto fanno no ft^ca^o* 

84» cD' amore i e arme scritto n* ha Guarino^ 
Lo Tasso , te Petrarca , e Beviano» 
E Bempio, » l'' Ariosto, e lo Marino t 
1 Jone V Uhgaro , Croton e AquelartOt - 
Sannazaro, Campeggio t e Còiìtarhto, 
Lo B^ccaccid , Alciato i e Campesano ì 
AteHanno , Gerardo ; e- Crembiiii?o , 
GrataAuC^I<» , Ngegnieró , e Brcècioliao'. 

L ^ 84. I*^ 



^So . IO COMMANNO 

84. V Ariosto poni de vezzarria^ 
Co lo Tasso mmedesemo > u' ha scritto 1 
£ dde ste cose de Cavallaria 
Benaggia chi Poeta nne sta zitto ; 
Pe cquanto a li Dojeile è guittariat 
£ quann'ìo nne parlasse ^ satria guitto r 
Nò non sapite vule^ ca de Doìeilo 
Nn'ave scritto, e pparlato Macchìavìello I 
Sy De lo Zodiaco^, de le Stelle, e Sfere 
N' ave scruto > e ppfirlato Zoroasto , 
Anassemandro , Archiu > e de le .ff^rn 
N^ ave scritto Arestotele da masto ; 
'Io chesto non desidero sapere « " i 

Ca tf è pe moie, Scgnore mio , sto pastQi 
E si puro v*è ggusto , e ssi ve pare» 
Facittlo a quarch' antro recantare* 
f 6- Pe cqoantn a li 6egret£ naturale , 
Co P^^ ;;iji^ , Ai<^vtoielc nne tratta ; 
E de 'agrecohuia con gran sale* 
' io Mantoano a uuue dà la iraita; 
Poiiome meitei' io co cchiste tale? 
Ho cieno Vost' Auteita mme maltrattai 
Cheste tvm fauno pe la penna naia » 
Perchè n^aie siodiaje Felosofia - 
jjjtj. De Prodécaietà , so cco^e ntese, 
' ' Ca n* ha scriuo Ar^g^« Ccampesan^* 
A ccbìllo liempo r^^^%ra cortese 
Ogn'oiTiin© douo ^ era de manoi 

Ma^mò-cVa ivii^ ^ ^ nn torn'^"'"'-; 
Ca ole Muntio è^nA^^ ^ bagg^ 
Non «lerv^M^^^^^V^^^^ 
Ca chi JB^^^^^V s^epa: 




D' A P O Lio; f$é 

18. Si de la ngratetudine parlare 

Valesse Serenissemo Segnore ; 

Vorfia pe nchiostro l'acqua de Io Marer 

E pe ccarta la terra de tutfore ; 

Né de la soletudene canure^ 
Perchè mme venax:ria manco lo corcr 
E dde la federtà, eh' è ccosa nova ? 
Manco pozzo canta, ca non se trova. 
89. Che Ffato? che Ddestino? che Ffortutisf 
Chi canoscette male sto Noexnione? 
Io che nne voglio fare de la Luna « 
Ca non so ccose pe mme gnorantonel^ 
Si volite ,.che caotes daiem'una^ 
De le bosce segrete cose bone # 
E. stipatele cheste a li Toscane f 
Perchè pe mme ^ò ttutte cose valie • 
JQ. Ca de Fortuna t Fato , e de Destino 
Nave scritto Tassane, e lo Boccaccio» 
E Lludovico polce , « Ttoramino , 
Lo Sciammay l' Àlciaco , e che nne saccio; 
E lo Petrarca puro , e lo Trassino^, 
Che penò ; che mate sevye chisto mpaccioF 
Perchè beiognania sofettecare , 
E cchestf^è ccheUo, che non pozzo ftre - 
91, De r Alemeiìte , e lo Manno creiata 

Lo Muttola n ha scriiro a botta fascio , 

Mp«rrò naaiite de ckÌ$to no cecato 

r cantale, ma co mk assaia cchin bascioj 
iAi'^ezza nne $u buono n/brmato^ 
> m& CAm^s^Q sarni n'ascia^ 
^ Cdnià pozzo de ^*: ^''-snte^ 
jfà bcscuouù p^ ^" diente . 
4 ^^ »2.De '^ 



Od 



^51 . tO COMMANKO 

^2. De Marejuole cierto camarrìa t 
Quanno mine fosse liceto cantare , 
Ed affé no gran sienzo ne* avariia ; 
Ferrò na cosa mme fa dobetare » 
Ca si quarcuno de la Patria mia 
Ad antro sienzo chesto vò pigliare « 
Credenno fuorze, che io parlo pe isso^ 
E- che noe soccedesse quarche aggrissa . 
f^. Di che temi? ( isso disse } hai tu paura 
Quando tei comand*io» che canti questo? 
Quinci certo mi pare una freddura ; 
Cantane pur , che non sarai molesto ; 
Io sentennome fare sta bravura > 
Voto casacca , e le responno lesto y 
Io no nhe canto, e n averria cannato 9 
Ma dubeto non ghirece mbrogliato • 
^4. Ah furbo 9 furbo 9 io t'ho già ben' intesQt 
Respose Apollo co Is vocca a rrìso, 
Ah gran Napolitano , io t' ho compreso 9 
Oh come hai detto ben^ che fossi ucciso: 
Come dimmi , tu ancor ti senti leso ? 
Forsi rubbasti tu 4 Mónton di Friso? 
Nò 9 nò, fermati "^qui 9 non vò passare 
Più avanti , eh' io ti voglio esaminare * 
{^5. Quante persone 9 e quai facesti prive 
De ie lor facultadi, a chi estorquestl ? 
Che cose furo vino , oglio 9 od olive ^ 
Sotto quali colori , e quai pretesti ? 
E eco ntcrrogatorie soggestive , 
Mme jea decenno^ e quinci, e quindi? e questii 
De na manera 9 e de na forma tale 1 
Comme fosse Screvano cremqienale • 

$6. Sia 



ty A P O L LO- tjjf 

fé» Sio Apollo mio voliminola scompire? • 

Diss* io chesto n* è muodo de cantare ^ 
• Ca so benuto ccà pe v' obbedire , 
Non so benuto pe mme nzammenare; 
Damme leeienzia ^ ca mme nne vogl' iref 
Ca Vost*Autezxa cìerio vò boriate t 
Né vao de cheste gente co la chiorma , 
E sseqiietaje decenno de sta forma • 
97. Io n* arrobbaie né ffriso , né zegrino* t 
Manco no parmo , non che no montone t 
Mane' uogHo , manco aulive t e manco vìnoi 
Io responnette co ppresoniione. 
Io non son pmmo n6 , mena l' ancmo « 
Né àggio avuto majè sta menzione ; 
Quacchuno.ch'e frabutto , e mmalenato 
Securo fa ste ccose ,' ed ha arrobbato. 
^8. Parlanno co lo debeto respietto 
De perzone da bene , e scropolose ^ 
Quale fuorze non hanno sto defletto « 
Perché havarranno le mmano pelose*; 
Apollo tanno pe mme fa despìetto, 
Or io non vò saper pia tante cose, 
Disse: cantane un altra, e làsciam questui 
La qual non credo ti sarà molesta. 
9^. E disse : vooi cantar delP amicizia 
Non fima nò , iiia vera , e cordiale , 
Semplice, voglio dir, senza malizia y 
X]!he pur* ella è materia principale ? 
O forse cantar vuoi dell' avarìzia , ^ 
Che faresti un Poema generale ? . 
Io per me certo non so più che dirti ♦ 
Né più che darti so , né che fiù offVTrtf ♦ 

ido. De 



A^4 tp COMMANMO 

loo. De ste faccene n' hanno scritto chìarQ 
Kespo^' io » Vinceguerra , ^ r Alciato, 
Lo Bemmo ^ Io Boccaccio , e Ssannazaro | 
E Ddante 9 e lo Petrarca n ha canuto ; 
Ciatarulo 7 Ariosto , e Anibal-Caro, 
; Perrò ^e preo ve sia recommartnato ; 
£ pò r aihmice de Io juorno d' o}e 
So cchiù peo de li Sbirre » e de lo Boje ; 

fdi- Ca io so no gnorantoi no cestone « . 
Che ssaccio a mmala pena competare y 
£ so cornine vedite no marrone» 
Nato sulo pe bevere « e m magnare ; 
Pò chesta penna stare a pparaone 
A chi non songo digno de scauzare 
,^e scarpe? e pò de cchiù mme lo commanna 
Chella ch'aggio fatt' io , la Mezacanna . 

102* Chella ila mme. commanna spressameme» 
Che no mme parta da la sfera mia 7 
£ che mme stia coieto , e stia contente t 
Ca non vò , che mme metta nveziarria ; 
Attiso ca starria nyoccà a le ggente 9 
Va nnevina lo Munno che ddcrria; 
Ferrò de ste mmaterie t]io mme curo , 
Ch aggio la Mezacanna 9 e mme mesuro • 

JOj* Ca subberò io Munno deciarria 
Ca 1' opera mm' è stata nfrocecata 9 
£ ca chesta fatica n'è. la mia , 
Ca n'avea mente tanto sollevata: 
Attiso pe stampa na goffaiia 
Pur aggio avuto cb^ra imommenata 9 
Che perzò Vost' Autezzu non me ropigna 

. pe fare a m grana' uommene la scigna « 

104. fi 



P APOLLO. . ?fjf 
104* E pò sarria na gran sconveniehzia 
Ch' cssetui' io già venuto de perzona 
A la vostra Llostrissema presenzia , 
M'avesse da canta ca cosa bona ; 
Parlo aocossl ca ne* aggio confedenzia^ 
Che penò Vose' Autezza mme perdona » 
Ca s'io cantasse cose recamate» 
Sarria no smacco a bosta Majestate • 
io;. Ed isso replicale: Nihil $ub Sole 
JNovum riiroverassi y e diasi pace 
Ciascun « che sempre al Mondo furleCoIi^ 
E dicbi pur ogn'un ciò che li piace; 
Che s' incontrino^ detti) e le parole^ 
E i pensieri talor, non mi dispiace ; 
Ma quello che m' accora « e che m' attristai! 
E^ che moki far vogliono il copista. 
j[o6. V imitar ^ il tradur da prosa in rima' ^ 
Una sentenza , un fatto peregrino > 
Perchè col verso si.poliza > e lima. 
Ed in versi il parlar ha del Divino; 
Da. me questo, e dal Mondo assaie si stimai 
Come al fuoco purgato 1 oro fino ; 
Però non ti turbar , e' ho già pensato - 
Un pensier da nessuno unqua cantato • 
107. Questo però non potrà tarsi senza * 
Che non assisti meco pcrsonaUter , 
Perchè poi vi si reca l'assistenza t 
Acciò possi deponere ocuUrutr; 
Però trovati meco ad ogn* udienza t 
Che scriverai per certo punSlualiter\ 
E scritto rfi* averai con stil giocondo t 
- Fallo palese » e fallo noto al Mondo ^^ 

108. El 



iS< LO COMMANNO 

io8. Ed io rerpose : addoiKa so Spione > 
£ pporaggio porta l' arcaboscetto t 
E lo pognale « o quarche cortellone 
Fatto a ffronna d'auliva 9 o lo stelletto! 
Mo si ca pozzo stare a^ pparaone 9 

' O bene mio ca mme nne vao nvrodetto» 
Perchè quanno so a Nnapole arrevato « 
Fuorze chi sa « sarraggio cchiù stemmato r 

top. E isso, stiamo in Roma? eh che t'inganm'} 
Io non so quel che dici* non T intendi. 
Non vi sono in Parnaso quest' inganni i 
Né dimorano qui mostri si orrendi; 
Non è per te vestir di questi panni , 
Con tal parlar per dirtela m' offendi 4 
£ nella Patria tua si di leggiero 
Non si deve introdur mostro sì fiero «^ 

410. Io tanno a cchesto volea reprecare^ 
E bolea dire n' autra parolella ; 
Ma Febbo , quale seppe penetrare 
Quanto mme jeva pe ie ccellevrella; 

' Mme disse, se tu ardisci più parlare 9 
Ti nascerà mò proprio, la zella ; 

10 saccio quanto dicere vornisse, 

£ pe mme conzolare accossi disse : 
Vii. Ecco eh* io ti spedisco una patente 
La miglior che si può 'n forma probanti t 
^ome uno veritiero mio assisterne , 
A dispetto degli uomin' ignoranti ; 
E ti giuro pel raggio mio potente. 
Farti portar T oniglia con li guanti 9 
Ed a dispetto della vii gentaglia, 

11 cappelk) portar fatto di paglia * 

SII. Si- 



D' A P O L L O- i^T 

111* Segnore ve rengraziot le respose « 
Ca non so ddigno de cauià stevalet 
Ca 1' auniglia , li guante, st* autre ccoso 
Oìe 1^ pportano gente doienale: ^ 
Mme contento pescare a le bavose» 
Ca non aggio $tì sienze bestiale « 
Ferrò cheste metiimmole da banna; 
Perchè trasgreda^ria^ la Mezacanna • 
113. Tatino Apollo se fece na resata,' 
Ca gu5to parze ave da sta resposta» 
£ fattame a la capo n* aliesciata , 
Disse nò nò, eh* io non l'ho detto aposta; 
Non ti turbar , che quest* è una passata t^ 
Che ìt ragionar con te- molto mi gosta ; 
Or vanne dunque à diportarti , e quando 
Sarai chiamato kllor corri volando. 



i competuta it I0 Commanno t Apqllo^ 



U 



LA GALLARIÀ SECRETA 
jy APOLLO, 

FAtte aà Apollo xientó vasamano t 
Isso $e nn' appalprcia co le Ssore; 
Quanno lo Caporale , e Ip palsano 

. Puo9iome mmiezo ad isse « ascimmo Tore; 
E ssenza cammenà troppo lontano ^ 
Cbkt'ammice, pe fiarme cchiù fFaorp» 
^oie portaìno a ni si;anzia segreta » 
Dov0 trastua maie no ne! è Ppoeta • 

4i. Perchè nò a tutte sciorte de perzone 
£' cconciesso sape cierte secrete « 
Cossi coqaraanna Apollo, eh' è ppatrowi 
Co li suole nviolabbele decrete» 
Ma schitto a echi è de bona menzione) 
Si bè non so fenisseme Póete » 
Sianose coinm*a rome scure* <» sciaitrate^ 
Ma siano amice de la V£RETàTE • 

^« Chest' era na segreta Gallaria t 

( Coxnm' aggio ditto ) chiena de pcttur^i 
Fatta co sollennissema mastria 9 
De belle f e mmajestose archetetture ; 
£rtnodoro 9 mme creoi che stato sia 
Lo masto de si gran manefatturet 
Archetietto de ngiegno auto , e soprano > 
(Ihe faccétte k foro de Traiano • ^ 

4'* 



D* AP O L L 0-. ifSf 

4» C ddissero , era mò te puoie spassare » 
Tenenno mente attuorno a ste ppettore. 
Che ssongo attuorno ccà « si vuoie camar£ 
Cose de fonnamiento ^ é non freddure; 
Tra tanto s' apparecchia da mangiare « 
Hotate» e ttiene a mente ste ffegure y 
E si te pare farne menzione 9 
Quatin'a Nnapole tuortfe« si ppatrone« 
5. E pprimma de trasl dissello chìlle, \ 

Ccà ddinto so ppetture troppo beite t 
Che ssongo fette da cint'anne , e mmifle» 
£ Apollo V amma assafe cchiù de le stelle} 
Quanno le bedarraie 1 l' nocchie sfaville ; 
Ca nce nne so de Fidia, e nfi d:* Apell^ § 
De Nicofano , Àristete 1 e Ccemone» 
D' Apollodoro , e de Sera]^ione . 
i. E de mano de Zeusei e Ppolegnoto^ 
De Timante , Parrasio , e de Perseo > 
D* Anrèlió , d* Amulio , e d'Erodoto, 
De Pìéo , de Dionisio , d' Avìsteo ; 
ì£)e mano nce nne so porti de Croio t 
D' Eracleto , Leonzio , e Ttirideo , 
De Pausia t de Nicómaco , t Tteodoro^ 
De Colafronio ♦ e de Dionisio d* Oro . 
j. E d' autre tanta * e ttanta > quale tatt# • 
Avarranno ti nontme 1 e le ccasate , 
A ccierte non se vede> perchè strutte 
Sacranno fuorze da V antechetate ; 
A H quatri nce so porzl li mutte. 
Che ssongo a le petture appropiate» 
A ccierte non ce so , che bedarra j.e 
Ca fudrze lo Pettore se sc€^rdaje • 

8. Ttfi 



tf«d LA GALtARIA SECRETA 

8. Traso niomma co chìlie onitamente $ 
E mme parxe trasire Mpaiaviso* 
Taoi* era chillo luoco resbranneme 9 
Che pe stopore mme seiuìe reprisò; 
Qaant' eccote auLO l' nocchie , tengo mente 
A pprimma faccia « e beo no quatro appiso 
Dove nc^ era depenta na fegura 9 
Che 'a vederla mme deze gran paura •- 

f, Lia ne* era pitxto n* ommo veneranno t 

Vestuto~ comm' a Ccuonzole Romane « 
' De chille. che tteneano lo commanno $ 

1 Ma co l' uocchie calate ^ e ssenza mane ; 
No mutto ne' è pe cchìUe che non sanno « 
« Che sotigo comm* a mme f«iorie pacchiane^ 
Dove sta scritto: Discitc moncdes 9 
Juikis tetta debent €sse iafesi 

xo. Na regnatela peni' a no quatrille 
Pò vedde, che ppettura fu d*Apelle^ 
Addov^ ne' era ccbià de no moschillo» 
Mbrogliato co li piede 1 e co l' ascelle « 
Xo matto rJVo neappare a sto masirìlio^ 
Deceva y ea nce lasse le boieìle , 
Ca chi de la spedare non h^ for^a « 
Muono nce test' appiso s se nce ntor\a* 

9T. vLa stessa ragnatela a no pontone 
Vediette tutta rotta « e sconquassata ^ 
Ca passato nc'avea no moscoglione « 
Che 'n tre pparte l'aveva spertosata/. 
£ ppareva ctve stesse a no cantone 
La Ragna tutta quanta appaurata > 
Dov' er^ sto gran mutto appropriato ** 
Chi affrìtto nasce » more sbentorato • 

ifl* A 



D' A P G L L O. ^6( 

I2* A n* iaìftì) quatro penta nc*era appriesso 
Na femmena che ghiea vestuta janca» 

' Che le balarize rotte , e no prociesso ^ 
Teneva nterra da la banna manca ; 
Vecino a cchella nc'era nò cepriesso 9 
E de parme tenea 'n mano na vrancaw 
Dorè decea lo mutto : licet Justa^ 
l^i Ventati nitar^ sum injusta * 

X3, Appriesso pò na femmena pegnuta *J 

Vedette, che de n* nocchio era cecata 9 
La quale puro ìanca era vestina t 
Ma la gonnella tutta era ammacchiata^ 
Ch*era da tutte buono conosciuta 
Si a mmano manca avea na grossa spata^ 
E tteneva pettato a mmano^ritta 
N'aspeto co no Buospo 1 senza scritta. 

14. Ma statela porz) senza romano 
Nce steva nterra re Hegge sconquassateci 
Che non nce n'era no petaccio sano, 
Ca nciento piezze scovano stracciate; 
Sto retratto rame parze troppo strano^ 
E strane puro lì signifecate ; 
Ma Caporale , che steva buono strutto i 
De sta manera mme sprecate^ lo mutto • 
1$. Questa ( acciò sappi ) disse, èringiustit'fel 
Che dispreggia le leggi , il Mondo,eDdio^ 
Dedita solamente alia malizia, 
E pone il giusto , e l* onesto in oblio 5 
Il riposo già dinota 1' avarìzia , 
E le leggi spezzate a parer mio , 
Vuol dinotar , che non curando d'esse , 
Si fa guidar da sordido interesse • 

16. Co-* 



%6% LA GALIARIA SECRETA 
x6- Cosi senza tomano la stadera 
Dinota il giudicar sema registro » 
£ in. van •'Ciascuno aver giustizia spenif 
Se 1^ occhio dritto guasto avrà il Ministro; 
£^ per mostrarti i' ingiustizia vera » 
$utnge la spada col pugno sinistro;, 
la gonna bianca poi tutta macchiata^ 
Vuoi dinotar non essere illibata • 
tj. Dtìl^ Aspe la malefica natura 
Farmi che d^ espiicaiti sol mi resta * ' 
Che come sordo « punto non si cura 
De' pianti altrui, né per pietà' si desta; 
Questue dell'Ingiustizia la figura 9 
. Ch' orecchio al ver non dà, «la sorda rest^^ 
£ se d* uccider gli uomini ha diletto 9 
L'ingiustizia non fa minor effetto. 
i8. A n' auuo quatro veo no Coccotrillof 
^ Che stimma non &Gea de lo JLeione , 
£ ghieva devoranno chisto, e cchillo^ 
Comm' assoluto Dommeno % e Ppatrone: 
A no pontone pinto era no Gfillo 5 
Che ppe magna no verme , siea presone; 
Lo mutto quale ne* era io no lo ntese > 
Attiso lo caratter' era angrese,. 
tiy. No quatro nc^ età pò de Guido Rena» 
Che siea co trutte UVautre a pparaonc> 
Addove ne' era penta na Vallena, 
Quale nvocca tenea no Storione; 
\icino a cchella ne' era na Morena» 
Che pparea se magnasse no Mazxoric» 
E a la Morena pinto era vecìno, 
. Che mmiagnava le Ssarde > no Darfino* 



D*: A PC^LLO. T a^ 

eto. Appr lesso pò vedi€;itte che l^AnguiUa ^ ;:: 
Se magnavano cierte pescietielie ^ 
Li qual* erano tanto feccerUle^- ' 

Che mme parzero ti^te Cecenielld i 
Vz Spinola magnava 1' Alecille » i 

La Canesca magnava Castaudielle» 
Era TAluzzo da lo pesce Spara, 
La Treglia da lo Dentece nnorcata. 

ai. Dapò visto, re visto ^ e ccontemprato» 4 
Né bedenno a sto qpatro nullo mutto» 
llemmase tutto attoneto , e ncantato > 
Ca non sapea pigiiarne lo ccosuutco; 
Ida lo Cortese, che mme steva a Hata 
Nbreve parole mme ^preccaie lo ttuttOf 
De lo segnefecato lu tenore « 
E lo nomme porzi de lo pettore « 

92* A sto Munno taccagno appropriare ^ 
M-me decetie s se pò chesta pettura , 
Dove V ommo potente soperare 
Chi ha poco forza studia , e pprocara t 
Antro non cerca che d^annechelare 
L'ummele co mmenaccie. e co sbraviire; 
Ed azzò lo pettore te sia noto, 
Saccie ca lo pegnette Polegroto . ^ 

43. A cchisto n'auto quatro le stea rente.^ 
Che *ì\ vederlo mme fece stopefare 1 
Perchè bidde senz' uocchie tanta gente , 
^ Ch' erano cchiù megliara de megliare ; 
Tra li quale parea lo cchiù ppotente, ' 
Uno-, che n* uocchio avea tra ciglie pare , 
E lo multò , che ne* era : Inter babanos 
Dioev* Asinus est apud Cumanos * 

24* 



064 tA GALLERIA SECRCTA 
^. De tnano pevera pò de np Todisco 
No retrauo , ma pioto ocoppa a mmuro^ 
Comme se sole dire £iuo a ffrisco , 
Ed era *'pare a ai« 9 de chiaro scuro i 
Dove na Vorpa co no Vasalisco» 
E n' Aseno* e no Puorco «c'era puro; 
Penò mmiezo nce stea na sdamma belb) 
Che Itene va stracciata la gonnella* 
my Io 'ino de sta pettura poco strucco « 
Non seppe penetra lo gnefecato ;- 
Tanto cchtù eh' a lo qiiatro nullo mutco 
l^c'erat che mme l'avesse dichiarato; 
Caporale pregale^ che de io ttutto» 
«Che bìdde pinto^ m'avesse nformatOt 
Lo quale canoscennome cestone ; 
Mme deie.de lo quatro la ragione* 
i$6. E ccos^ mme decette Caporale ; 
La .femina. stracciata • ahi dura sorte! 
Cosi ridotta per destin fatale ^ 
E ia meschina , e miserabil. corte : 
Che significhi poi ogn* animale f 
Oh che questo esplicarti mi sa a forte; 
Ma son costretto in fatti a dirt* il vcrO; 
Ch'io nel parlar son hbero, e sincere 
àj* lì Basilisco vuol significare 
' L' uomo iniquo, cioè calunniatore; 
Il Porco il Parasito, eh* a mangiare 
Serve in Còi;te, e dà spasso al suo Signori 
l'Asino H ipnorania dimostrare 
Vuole . che regna in Corte a tutte 1*0^^» 
E la Volpe la frode, over l'inganno, 
Ch'a queir apporta ingiuiia^biasmo» e danno* 



D» A P O L L O. • iffs 

xi8. Passo echio nnante pede catapede. 
Ed a n' autro quatrillo vidde pinto 
Doie mano , che se devano la fede ^ 
Ed ogne mano n' nocchio avea destiirto : 
No bello mutto sotta se lice vede , 
À - no Tiudeco fatto, strintb strinto , 
Si vis arcana tua fidere , fide ; vs> 

Sed non per hoc cui vis fidere , vide . 
A9. A no quatto porzl de Teziano 
Ne* era penta na Cola spennacchiata 
Da no gruosso gattone Soriano, 
L' aveva quase tutta stravesata ; 
Dov» era no cartiello scritto a ramano it 
.Quale deceva : olà gente sciaurata , 
Sion te la figlia maie . stand avertente'. 
Co chi i de te cchià jforte.e cchiùppotente.^ 

30. No chilletto ncolore de lo fummo > 
Fatto da no Pettore de Seviglia, 
Natanno vidde ncoppa de no sciùmmot 
E fnme parette che tenea Coniglia; 

£ ghiea pe ncoppa l' acque summosummo* 
Penziero cierto de gran maraviglia 9 
Sotta no bello mutto stea notato , 
Che pparea , che dicesse : io poriì nnato» 

31. A n* autro quatro ne' era n* Asenone, 
( O che ppettura cierto sengolare ) 
Che bestuta de pella de Leone 
Parea, che fFacesse atto d'arragliare, 
echi non ntenne sto multo è no cestone) 
E chello , che bò chesto gnefécare > 

che daice : saTia bèllo , ma mme noce 
Ca tutte mme canosceno a la vocin 
Valentino M 31^ 



éé6 . LA GALLARIA SECRETA 

32. A n'autro quatro vidde no retratio; 

Che mine facette assaie maravegliarc j. 
Dove na Leonessa steva nn' aua 
Pe volè comm'a ddicere figliare; 
ì)a ventre l' era sciato già no Gatto ^ 
£ bedea no Coniglio assecminare > 
E lo mutto dicea: 5/0 sharìpne 
"*' Nasce 9 ca non so JUglie a lo Leone ^ 

33. De mano d* Artemisia Fontana ^ 
V«4ietté na pettura muto fina 7 

Che xcierto non me parie opera omana i 
Ma cosa bona assaie, e ppellegrina; 
Se^za battaglio ne' era na campana , 
£ ssenza arco porzl na rebbecchina )l 
£ eco le ccorde rotte no. lejuto , 
. Lo mutto : Non v(tlimmo seni ^ì^f<> • 

34p Po no Vasciello vidde mmiezo mare» 
Ma de chi mano sia » noa se canosce j 
Che pparea non potesse naveeare* 
J^erchè tenea le bele mosce mosce/ 
Ma leggenno lo mutto , appe a ccrepare^ 

1 E cquase mme venetiero V angosce ; 
Ca dicea : Chi non ha' biento nfaore 
Sia ricco quanto vò, povero more. 

35. Ora chesta pettura mme piacette 
Cchiù de chell'et che nnante viste aveva» 
Perchè a no quatro pinto nce vedette 
Tanta libre co n* ommo s che Ueggeva ; 
Io pò conzederato che Tavette, 
Nce vidde na sentenzia , che ddiceva ; 
Jp mmeglio a ppratrecare co li muorte , 
Che co V uommenc vive , t j[acce stuorte l 

^6. 



D'APÒLLO; 

jè: A n*ajiitro quatro eh* era' quase . strutto i 
Ed era' mparte mpartc resecato , 
Nc^ era pini* uno vestuto de lutto , 
Ma steva tutto quanto sdèllanzato ; 
Era de facce macelejite 9 e asciutto * 
Cómme chi quarche ghiuorno hadejunatoj 
Dicea Io mutto attuorno a na saetta; 
Ad arvolo caduto , étccttta accetta . 

37. Vidde pò n'uommo,checo no scarpiellò 
.Sopra na preta marmora screveva * 

A bota vraccie ^ a botte de martiello ^ 
Ma non vedette cheilo , che scorpeva ; 
Era de mano de Giammattistiello , 
E Uà ne' era no mutto ♦ che ddiceva ; 
Guappo^ sta ncellevriello , lo te t avìso » 
ÌJcopp* a mmarmora scrìve t ommo affiso . 

38. Po vidde no grannissemo quattone , 

Ch' era luongo sei canne , e llargo quatto» 
Dove ne* erano pente gran perzone , • 
Quale tutte faceano deveri* atto ; 
Mzomma Uà bidde na confosione t 
Ch€ rrestare mme fece stopafatto 9 
£ nnant*a cchisto quatro mm* aflfejettet 
E cchesto che mò conto nce vedette- 

39. De primmo ne' era pinto no Segnorc t 
Rent' a lo quale ne' era no Vellano » 
Ma vestuto de panno de colore , 

E fteneva porzì la zappa 'n mano; 
E mme fu dditto pò ca lo pettore » 
Che lo pegnette, tosse Teziano, 
Co no mutto : s& bè songo forese , 
Chisf io le gabbo tre ccuorpe a ttorn^sel 

hi % 40» 



s« LA GALLARU SECRET A 

40. Appri$so a cchisto ne* era n^ Artcsciano i 
£ mme parze che fosse Cosetore , 
Perchè teneva na fuorfece mmano , 

E na bannera varia de colore , 
Da lo quale no stea troppo lontano 
No Mer(:antiello ^ che pparea Segnore : 
Se bè non so ttenuto pe ffrahutto 
lo gabbo tutte tre , dicea lo multo • 

41. Dapò de chiste no Screvano he' era» 
Petrò non saccio de che ttrebonale « 

Ma la penn a V aurecchia « ed a la cera ^ 
Mme jeze mmagenanno ch'era tale» 
Perchè steva pegnuto de manera 9 
Che quase aveva de Io nnatorale , 
E lo multo dicea : non . è gran fatto , 
Se chisto tre nne gabba , io tutte quattro • 

41. A la fila vedette no Dottore , 
Quale mi' ordene a cchist' era lo sesto» 

' "È mme paretie 1 se non faccio arrore , 
Ch'a la mano teneva lo Degesto; 
£ mme parze che fosse coratore 
Pe lo carticllo , dove ne' era chesto : 
Mentre che robha ne è a lo Patremmonim 
Sempe frisco pe mme spira Favonio . 

43. Vecino a cchisto ne* era no Notare,, 
Ch'a lo vestito bè se canoscevà, 
£ ccomme se volesse delleggiare 
A ttutte quante chiste, mme pareva; 
Sotta ne' era no mutio sengolare , 
Si buono mm'allecordo, che ddiccva j 
Jo co ffare na \ctera sì voglio^. 
Si fussivo Dumilia h ynbrogli^ • 

4* 



• D» A P a L L O • i^ 

44. Vdcino a lo Notaio tre Ausurare 

Steano sedute co na banca nnantet 
Quale facevan' atto de contare 
Zecchine , e ttallariinc de contante ; 
Ed uno facea Tenta de mprestare 
A ccierte quale stevano sta nnante «: 
E lo mutto dìcea : si vis trìglnta , 
Lihenter do , sed teddas sixaginta • 

4S- Po vedde no Mercante de ragione y 
( Conformie Caporale mme diceva ) 
Che steva reterato a no pontone 
Co na buffetta nnante 9 che sCrcrveva ; 
Nterr' era de denare fio montont 
Co nò mutto mme parze 9 che ddiceva ; 
Quann^ io fmlhsco , e ffacdo lo' fti'^mc 
Scaso le ccase da le p pedamenti r 

%6. Appriesso oc^era pìnto no chianchtero^ 
Lo quale facev*atto de pesare , 
Non penrò la valanzà Io trammiera 
Co no detillo la fkcea catare; 
Accossì 'corr^ figfio sto mestìera f 
Né J[ aùtro muodo se fonia campare f 
Né te paralo cheste cose strana , 
Perehi ddongo a mmangiare a cciento ^anc* 

47. A »• antro pizio ne' era no Barone , 
Che la pella tenea de n*' omrao vivo , 
Quale se fosse d* ammeraiicwie , 
IDjcere no lo ssaccio io che lo scrivo t 
Lo 'mutto : lo voglio stare a pparagonCf 
Perxb no nce voglio essere corrivo 1 
Mentre eh* ogni" uno attenne ad arrobbari f 
S' autro non po^o , voglia sconeeare • 

M I 4f^ 



^jù LA GAIXARIA SEX21ETA 
48 Pò no retratto vidde de Timante « 
Quale mme pane n'ommo mosirouso^ 
urne Vuoc(J:ììe arret'^vea^duie nn'avea nante» 
Concr'a io nnatorale , e centra il' uso; 
Da nante stea sforgiuso j e assaie galante » 
Da dereto stea tutto sbrenzoluso , 
£ !• mutto deceva: Ommq ntosciatot 
Votate aneto j e bidè chi sì stato . 
49. A n' auto quatro vidde no cecato 9 
Lo quale cammenava a Tattentuna , 
Co la mano a na mazu stea appojato^ 
Guidato da no cane. co na funa ; 
Co no mutto dign' essere notato t 
Che ddecea : te rengraiìo , Fortuna , 
Ca mme facUtt nascere cecato , 
Pe non vedere sto munno mbrogUato . 
50* Tanno spejaie chi fece sto xetratto % 
£ eh' era de doie mano, mme fu ddittOf 
Ca lo cecato lo peguette Batto t 
Lo cano u antro ,. che no ne' era scritto; 
Io tanno tutto quanto ^opafatto • 
'Dkette , bene paio Jsia benedjtto j ' " , 
Chi pegnette, lo cano .^ ,e lo cecato ►, 
Che m* hanno veramente conzolato • 
51. Àppriesso na pettura sengolare 9 
Vediette 9 che baleva no (resoro t 
£ mme fac^tté cij^to nnammorate « 
La quai* opera fu de Polcdoro; 
No Pazzo nc'era^ che ghiettav'a mmare 
No sbruffo de denare, jirgianto, e oro, 
£ a no cartiello scritto ne' aggio vist^ : 
Chesta mtia rrobb* è de male acquisto. 



D* A P O L L O; 271 

5»- N* antro quatro vcdiettc da no canto 
D'Ecodoto , dov'erano cchiù sciorte . 
De rrobbe , e se vennevano a Io ncanto ^ 
P* ordene de la Reggia Gran-^Gorte; 
Gran gente Raccattare steano accanto « 
Lo matto: Ammico^ non €t sacda a fortt^ 
Si co jfraudi la Carte te P afe fofte^ 
La Corte se le p piglia ^^ ù cricpefO schiatte. 

S3* N'atitro nce n'era de Serapione« 
Pettore a ttiempe antiche assaie famusO; 
Lo quale potea stare a pparagone 
A echi de ia pentura nventaie V uso , 
N'ommo avea pinto, che no scorpione . 
A na mano tenea miezo annascu^o » 
Dov' era scritto t si non faccio errore } 
Guardese Qgnuno da t Adola f ore * 

54* Io de io Scorpióne addomandajé » 
£ cchello che boleva gnefecaie ; 
E io Cortese tanno reprecaje t 
E ddisse ^ cierto rame vuoìe x^offiare / 
£ ccomme , si Ppotea « e no lo ssaje ì 
Non perrÒ^ re Io hogiio dechiarare » 
Ca 11* uno, e iPautro se da nante alletta^ 

» E \V uno , e Ir autro da dereto nfetta • 

5S- No quatro ne* era pò de Terideo* 
Dov' era no Gammillo sconocchiato ^ 
Quale stea de sto muodo , perchè ccreo^ 
Ch^era de piso troppo carrecato; 
E Gcercanno Io miitto » ecco ca veo 
( Ch' io pe mine ne restale strasecolato ) 
Scritto a la Spagnolesca de sto muodo: 
Cierto aa sujfro mas de la ^g fueda^ ''- 

^4 Jl. 



56. Na femmena^ che ucoppa no gran moliti 
Seduta nuda stea , tutta festante 9 

£ li capìlle avea votate nfronte:» 
Pettura d' Erodoto assaie galante ; 
Mill' Asene le steano faccie fronte 
À la chianura , ed uommene a li canee » 
Chille facevan'atto d^arragUare, 
Ciiiste comme volessero pregare • 

57. Da Uà pareva )usto che boUssero 
£ bestite , e cappielle de Segnare » 

£ che ttoghe , e gualdrappe vrociolassero 
Degne de buone Miedece » e Ddotture ; 
. £ gran parte de chelle nne restassero 
Nnanie air Asene ; e abbasclo a le ppetture 
>lon vldde né sentenzia , né mmutto 
Ga pe r antecheta te er^a distrutto • - 
5S. Po no pezzente vidde a v! autra parte 
Quale pettura fu de Tediano > 
Fatta co gran designo « e co grana' arte. 
Né bedè se potea « che dda lontano ; 
Na mezacanna rotta nquatto parte 
Ne' era , e cchillo. pezzente co la mano 
. Cercava la leinniosena , e lo matto : 

Pe sprc\id chesta , a cchesto sh arreddutta i 
59. Io ccà cierto arrestale 1 ma lo rancore 
eh' avea , mme fece venire V accidia , 
Perchè no ne era scritto lo Pettotc t 
Ed io sape lo voze pe pprofFidia . 
Ma Caporale, ch'era tutto ammore^ 
: Mme disse ^ tal pittura fu di Fidia t 
Però la dettatura , e il pensiero 
Tu j come credo , di quel grand' Omero . 



D* A P O L L O ; if j 

60 Po ne* eri reme a cchisto no Sbattnìto 
Che/steva da cchiù banne ben guardato^ 
Quale se canosceva a lo vestito, 
Ed a lo zoffione spotestato ; 
E co na facce tosta steva ardito 1 '^ 

. Gomm*oramo che noti face màie peccato; 
E Id mutto diicea': se spanò /usto ^ 
Arrohbo e no mm' è iato male desgiistc. 

éi, «^Reme a lo quale vidde no rctratto. 
Ma chi fosse non puotte penetrare , 
Ca pe Tantechetate era desfatto, 
Nxomma no mme lo potte mmagetiare; 
Chi Io pegnerte , creo che fFosse Batto , 
Fattore a ttiempo antiche sengolare , 
^a 16 multo era chiaro 'n chisto vierzo: 
Io spenno tutte quante a ppilo mmieri^. 

6%. lo che- so de natura coriuso, 
Preghaie lo Caporale , e lo Cortese t 
Resta no mme facessero confuso , 
E cchilld mme facessero priese ; 
Figlio non lo ssapere ♦ ca si Afuso , 
Mme resposero tutte a buce stese; 
Apollo cossi bd , cossi le piace , 
Penò Hegge , comempra, vide; e trace J 

63. Ed io non rcprecaie parofa nchesto» 
Ca non mme parie de sóprassapere, ' 
Sapenno buono de die panno vesto 1 
E ca Himc nociarria troppo sapere; 
Parrò no mme coraje de sàpèf chesto % ' ' 
Perchè ne' era ccbià rrobba dà vedere; ' 
Comme 'n affatto a- echella tela chiena »' 
Votapno ihiocchie , vidde rfàutra »ceft«% 
M 5 64. 



jtfA I-A GALLARU SECRETA 

^4« Appriesso a ttutte chiste stev' a ffil<> 
Na Sdamma che bestuta stea de raso 
De cchiù ccolure fatte a ccotitrapilo » 
E cereo, che lo Pettore fu Pparraso; 
La faccia , e lo vestito jev^ a ppUo 

^ Bell'uocchie , bella, vocca, e bello aaso» 

' E decea nsp^gnuolp : Lìaia Ij/luchera, 
AlVero te fa sta matina , e ssera. 

§5* Ne* era puro pegnuto a cchisto ntrico 
No Miedeco a cca vallo a na muletta^ 
Gomme soleano ire a. ttiempo antico, 
Ca na gualdrappa 9 e alP uso la barbetta; 
Vaie avite ia fa tutte co mmico 
l>icea lo mutto, ca co na reietta^ 
Quanno a mme me piace taglio a ttunno^ 
jE ve tute facdo ire é^t autro Manno • 

46* Pò la morte parea, che cchiano chìanQ 
Veneya co na fa^ce> e co n^ancino^ ^ 
E co chist^ afferrava da lontano,^ 
£ co la fauce chi le stea vecino ; 
Farfariéllo veniva retomano-» 
£ da vocca Pasceva sto latino: 
Se la morte de chiste fa scompiglia , 
io- mtte ad uno ad uno mme le ppiglh» 

67. De quatte pò vediette na decina, 
Che steano tutte quante commogliate 
De séta verde ^ e sseta carmosina. 
Co le ccornice eh' erano nnaurate ^ 
Io credenno veda pe ufi a la fina 
Sospinto da la gtan coriosetate* 
Bf' accosto pe scoprire « e pe mmerarCf^ 
Ha da defeto nune semie urare » 

6t 



D* A Pt)LLO; ^ ars 

69. Quanta mme Voto , ed era Io Cortese 9 , 
Quale mme disse ^ ferma non toccare , 
Ga ste pattare a tte non so ppermese 
De le bedè, n^ n&, non nce penzare; 
A nnullo Febbo fet-^ l'ha ppaleset 
Ca no pe mÒ le bole probbecare» 
E te deve vastare^ o buona > o triste^ ^ 
Chello eh' aie pe nfi m& leggiuto , e bisto. 

€9- Da meglio penne, «ngiegnecchiùssaput^ 

' £ da Poete de cchiù gravetate t 
Apollo, YÒ'che ssiaao canoaciute» 
Pe chi sa quann'è ttiempa, Tha stepate; 
Vederle a ppare tuoie sò^ pproibute f 
Ca nce vonno cchi& ngiegne sollevate # 
£ Ppoeta voi' essere strafina 
Pe ntie potè parla grieca , a latina «^ 

?••. Apollo cossf bò % perchè è ppatrone i 
£ perchè bò le-ggrazie despentare* 
Comm*^ hanno U talimte ie pperzone^ 

• £ ssape buono cheBo che se fare; 
Trashnmo manto a n' antro cammaroa#y 
Dove pare vediette cose rare t 
Ben vero ca non eratia petture^ 
Ma petaiBe co statue » e eco sc^tuvé; 

71. I>e statue tutte rotte « e iFracassave 
'N trasire Ita vediette no scom^uassat . 
Perchè nce n' era tanta quancetate t 
Che non sapeva dove dà no p»s$a$ 
Se ammissa nne restaie» eonzederate i 
Vedenno sta roina* e sto fracsssa^ 
Ca steano senza gamme, e ssenza vraccire; 
Chi capo non avea , chi mcza iaccie» 

M 6 7^ 



276 LA GALLARIA SECRETA 

7z. Cientc petaffie ne' erano pe tterra ^ 
Perrò pure spezzate nciento pane t 
Parevano secate co na serra 
Da lo forore i ed impeto de Marte ; 
Libre ne' erano mpresse , arme de guerra, 
Spate , e ipmoschette fatte co grana* arte r 
Ed io aveva gran coriositate 
De sapere chi chiile erano state* 

7J. Perzò teneano mente soita , e ssuso, 
£ stoppafatto stea mmaraveg;liato 9 
E de sapere tutto desiuso , 
Che sto mbruoglio mme fosse dechiarato: 
Lo Cortese veddennome confuso , 
lime decette , già saie , te sì mbrogliato, 

" Che d' è ? te mmaraviglie de ste ccose ? 
Ed io de chisto muodo le respose • 

74, .Chi potta d' Ole non se mata vegliasse 
Nvedere sta roina > e sta pietate 9 

Chi attuoneto , e ppenzuso no rrestasse^ 
Nvedè st' opere belle fracassate ? 
JE pe la di ntoscano , nfi a li sasse » 
' Li sasse stisse ccà , che so spezzate , 
S' avessero , mm^e cride , séniemi^nto 
Pe ccierto chiagnarriano seoi abWenco • 

75. Pe te levare de coriosetate, 
De botta Io Cortese responnete , 
Perchè songo ste statue spezzate v 

' La causa 9 e la ragione mme dicette ; 
Ccà «e professa dì la veretate x 
Perchè, azzò saccie» Apollo non penarti* 
Che nchest*arcefamosa Gallarla 
Accoda se nce pozza la Boscia • 



V A P O t L a 177 

5^6-^ Perchè de tutte quante le4)petture, 
Cht se fanno a Io Munno generale > 
Gomme de tutte quante le scolture 
Apollo ccà nne vò l'oregenale ; 
Ccà no nce vonno mieze , nà ffavure i 
Perchè ccà se negozia a la riale 9 
£ ppe mmeglio nformarte de sto ntrìcOf 
Gomme passa lo fatto mo ce dico. 

fj. E. sequctaje dicenno, sorigo chisie 
Statue de rebelle r e ttradeture « ^ 
Ed autrc nce nne so , che tu 1' aie viste i 
Turchematine , frabuite, e adolature; 
So nfrutto tutte geme nfamme , e ttrisce 
Ndigite de tanta grolie , e tant' onure 9 
Nzomma so state chille tutte gente 
Pe chi s' è fFatto iuorno ndegnaraeme .' 

78. Autro fumo a lo Munno gnorantunet 
Che non seppero dì maie na parola, 

£ bozero passa pe ssatrapune » 
Quann* ancor' erno budne ire a la scola; 
Fumo a lo Munno |:hi$te ccà pallune 
Ghiiìe de viento , perrò famma vola, 
Perchè chello che V autre hanno sodato ^ 
D' averlo fatto Uoro hanno mostrato . 

79. Ccà li nnemmice de le Ppatrie Moro . 
Nce songo, e chi nvcntaie nove gabelle, 
Che pe se sazia d' argiento , e d' oro , 
Fecero ciente zappe , e ccìente zelle 5 

Pò s' hanno fatto f^ le stame Uoro > 
Co le ddescrizziune tanto belle > 
Co ttanta varzcllette , e ttricch , e mmich, 
Ne $e legge antro mòf che jacet ite. 



^8 tA GALLERIA SECRETA 

80' Ccà n<e songo le tturbe de- 1* avafè ^ ^ 
^. £ d' Ippocrete puro , e ecuolte stuorte 9 
£ nce songo poni tant'ausorare* 
Che ttanta no nce so cetrola all'aorte; 
E pò lo Manno vpkano gabbare 
Co statoe 9 e ppetaffie dapò muorte ^ 
£ hanno avuto ardire chlste tale 
Volerse ntetolà^pe Ueberale. 

8x. De chille che schifavano H Patrei 
Ca fumo vrle nate , o poverìelle , 
Nce nne songo de Statove le squatre^ 
Ma rotte tutte a botta de martielle; 
£ nce nne so de marejuolet e Itatre* 
Che sseppero arrobà co mmuode bette ^ 
Li quale pò pe nnobele » e dda bene 
Vozero comparì ntutte le scene » 

8^2. Ccà ne* è na frotta de concobenate> 
£ de cierte da Sodoma fojutet 
Che ttiute quante se so ntetolate 
De vera Castetà massiccie scute; 
Ma Febbo % quale sa la vcretate , 
De muodo* che ccà bidè, Tha ccbiarute» 
£ pe cquanto de ntennere nune paret 
Le bò fa ammaxzarà nfunno de notare * 

tj. Le statove nce so de cierte tale 9 
Che nnemmice d'Astrea fumo a lo Mutino^ 
Azioè ^ comm' a dt » de chille 9 quale 
£' hanno tagliat! a ppiezze comm'a Ttunno) 
Po pe lassa lo nomme de mmortale 
Sd benuto a sto luoco a ddare fumiOy 
£%comme nvita fumo desprezzate 9 
SongQ ccà ccbiÀ de T^tre sfracassate • 

< H 



ry A p oi LO, s^f 

I4. Coi nce sottga Teraime itquantetate , 
Li quale a pregarle u sospire 9 e i:hiante 
\De nullo maìe se moppero a ppietate^ 
Ma stettero cchtù ttuoste de ddiamantef 
Li quale pò de preta deventate» 
Volea&o acquista nomme de zelante y 
Ma perchè Febbo ^ .ccanosce tutte t 
L' ha comm* a l'amre fracassate » e rruttoi 

85. £ di chi scrisse fona de boscie » 
S le llegge t e scritture adolteraje 
Tanta statue speziate Uà bedie 9 
Che nrederdfe cierte m* agghiada je ; 
B chi co mmille 1» e minille guittsuris 
Li Tempeie de Giove profana je 9 
£ di chi accise t'uommene pe ggusto^ 
Autro non se nne vede , che io fustow 

té. Le statoe porz! nce so de cierte , 
Che co scritture zoppe » e mmennecate 
P' acquestà nobertà jezera spìerte t 
Ed erano- gnorame» e scieUacquate; 
Apollo , quale ìli non nce v6 nzierte ; " 
L'ha puro peo delfautre sconquassate 
Ca nchetta Gatlari^ nce vo cchiù nnante 
Uoramene vasce nate 1 che gnorante^. 

87. De dette sopetbaccie t ed arbagiuse 
Vjdde porzl le statoe sfracassate, 

- Che comm*a ccemmenera^ e cchiù fbntmtrse» 
Foro « quanno a }o Munno songo state; 
De cierte j comm* a ddire ainbetiuse 
D' essese senza mierete onorate ^ 
De li quale lo piezzo assale cchià gruòsso 
Era quam'a na noce> o cgwn' a s* v^sso. 

7» 



a«o LA GALLARIÀ SECRETA 

S3. De cierte xnancature de parole , 
Uòmmene sema legge ^ e ssenza fede 9 
De chi dice $i y e ntiò 1 quann' issa volb 
Cchiù de na statòa rotta se ncè vede; 
Apollo ^ quale Uà no nce vò cole 9 
A sti tale €to sfarzo non concede r 
^ Perchè Uà non nce #r ole guittarie 1 
-- Né mmanco a li petaffie boscie. 

89. De chi de ngratetudine peccaje 
Lg statoe pori! rotte vedette^ 

£ ccheste cchiù de tutte erano assaje i 
Che n^vedè sto sconquasso nne stopettc; 
Perchè s6 ttanta tanta , addommannaje 
A Io Cortese , e cchillo mme decette > 
Non te mmaravìglià ^ perchè de chisto 
Nce n erano cchrù ass^e de quant' aie vistel 

90. Chiste che ne' ha lassate so pe mnvostat 
Né bò che nullo cchiù pe V abenire 

Co le Statoe de marmora nc'accosta « 
C^ veramente no le pò zoffrtce; . 
D'ogn'autra co^a Apollo ride « e ggosta t 
Ma chiste non le bò manco sentire < 
'Perchè li viziuse , e ]i frabutte 
Apollo l' ha nzavuorio cchiù de tutte . 

91. De chi vita menale de Maliatrone , 
Che nfi ncanna de vlzie stea chino « 
Né a Io Munno maie fece bone opere » 
Le statoe vedette Uà becitio : 

Muorto che fu , eomparze a pparagone » 
Vestuto da* Romito , ,0 Scappoccino / 
Perrò de chiste ccà le statoe tutte 
So quasemeute nce^er' arreddutte • 



D' A P O L L O. ^8i 

92. De chi arede lassale lo tiene « e quartOt; 
£ de li suoie non feco mmeniione 9 
E ccomme a na cartaccia diòlo scairta 
Ne' era de prete rotte no montotie . 
Io xiò vedenno * subbeto jbr apparto 7 
£ mme mettiette ncontemprazione > 
Ca mme vennero a mmente cierte tak 
Ammice de le parte Orienule . 

J}. Staitoe pure nce vidde de Dotture, 
Che )i crediette aveano mpapocchiate • 
E de tanta Toture, e Ccoraturc, 
Che cciento case avevano scasate^ v. ■ 
Po se feceso fare li scortare 
Pe ddedecarse a la mmortàletate 1 
Ma songo de manera sconquassate» 
Ch'appena se canosce chi s6 state. 

94* Or chìs ti par di questi Farisei ? • 

Votato a nvcne, decette Caporale « 

' Son quest' uomini degni di Trofei s 
£ con statue rendersi immortali : 
Se sdegnarian fé bestie, non che t Del 
Memoria cmservar di questi tali 9 
Che carchi di sì fatte sceleraggini 
Ardirò far scolpir le loro immagini . 

$5- io nchesto no rrespose» ca mme pan^ n 
Na cose veramente de ragione , 
Ca nò spezzate 9 dovean' essere arze y 
£ no stanchino luogo a pparagone; 
O gente indegne , e de judizio scarze 
Disse fra me > tinnente che pperzone 
Voleano tassa nomme de mmortale > 
Che pesa se doveano a no mortale r 

96 



dSS LA GALLARIA SECRETA 

96f Ne' era Uà d|i vedere pe no mese 
De ste statove rotte quantetate ; 
Ma «chitto de che parte , e che ppa jese 
Fossero, aviette io.corejosetate; 
Che pperzò demmannafe a Io Cortese « 
Quale. co mtauta ieberaletate 
Mme re^ponnette, e ddisse songo Angrisei 
Turche « Varvare« Muore % ed Arbanise, 

97. Sia iseneditto Ddio 5 tra me dicette 9 
Che.nfra chiste non c'è no Taliano » 
Ca nn'obbrecaiione no mme mette* 
Che nne pozza parla forte « né cchiano; 
E cchesta co^a quanto mme piacette 
Capere sto Io pò Io ngìegno ornano « 
E co cchesto mane' hanno occasione 
Le mmale lenguè farne mem&tone • 

f 8. E che nne sarria stato de me scuro » 
Se quarch^ ammico avesse Uà trovato t 
Che fi>sse stato comm'a.cchillo 9 e ppnr^ 
Pe fortuna V avesse nnommenaio $ 
Céa non pe^ cìerto porrla sta securo 
De n* essere a Io mmanco processato i 
Che perrA^ non parlaonone » paura 
Kon aggio , mme sia fatta quarche cura • 

1^9; Passo cchii\ nnante 1 e beo grà statoe san* 
De nienite^ e dtievierze naziuncy 
E nfra de xrhiste gran Napoletane 
Groliuse pe flfatce^ e p'azziune : 
Alf nocchie de sciasciucche, e debaggianci 
E de sciacqua-Iattuche gnorantune , 
Quale pe non sapere antro che ffare 
Schitto hanno attisQ a bevere» e mmangiare. 

100* 



ly A P O L LO. \ ùJi%^ 
zoo. Lasso H forastierei ca non voglio 

Mettere tanta carne a ccocenare t 
i Ca otra sarria luongo pe mme mbruoglso» 
Quale perzò da banna lasso stare ; 
£ pò mprìmnia de me n* ha scritto nfuoglia 
No cierto , quale a Nnapole u' ha ppare t 
J^ 1* ha stampate a nautra gallarla , ^ 
Ch'è cierto assaie cchiù bella de la mia» 
cot« Ma chellOf che nfra i'autro ivco notaft 

,Fu bedè chelle statoe iinordetiate , 
. iif cquale io contempranno n»' alleg^a)9> 
Cornine parie«te tmieie fossero ^tate i 
E ccierte dapò viste %■ le ba^aje » : 

Pi<;enno,o quatto vote vuie ve jaie, - 
Ch* a lo Manno qoq fustevo conive ^ ! 
E ssite pe bertute sempre vive • 

10 2. Io non dico de chille , che so state : 
Da seicient' anne 9 e fFuorze cchiùscorpitt» 
De ti quale ne* è ttat|ta quametn^te* , 
Ch» 81 ddicere lo vero , sa nfeniie ; - ' 
De chiste non. pari' io ^ ea sprobecate . 

L^ hanno gran piezzo la penne; squesite ;» 
Ma de chi sequeiaje Mercurio ^-e MnKSrta 
Muorte <la docieat'anne a cehesta pamN 

103. £ ccomixie ca s6 sempre preferiite. 
Ir uommene scenziuse « e Ltetterate « 
Ch'a tiutte T autre sorte de vertuta 
Son^o le lettere preveleggiatej 
Mprimma vediette T uommene sapute» . 
Apprisso li valienie « e gran sordat^ , 
Li quale co le ppenne 9 e cca le spato 
Se soogo aiernameiue amno^ ^I^^ 4 

W4. 



5«4 tA GÀLLARIÀ SECRETA 

194. Uà de Napoletane gran Patrizie 
Le staine vedette tanto belle , 

» Ch'apparo de li Muzie^ e ti Frabizie 
Co sbrannore s'auzaino nfi a le stelle; 
Di chi fu addotto niutte T asarcizie 
Mcè n'erano porzi le ccaravelte^ 
E de ciert6 sacciente , e gran Dottare t 
Che sodamente screvettero 'n jure • 

io$* E de^ marmoro bello^ fino , e ghianco 
Ne' erano sti grann' uomtnene a lo biro * 
Quale pe le lauda mme creo « che mmanco 
S* avesse ciento lengue no ne» arrivo ; 
^ De primma vidde Vecienzo de Franco , 
£ U'^antre^ppriessò > checca nnoto , e scrivof 
Musa tu damm'ajuto , te nne pfego y 
Ca si nò nchisto ,guorfo mme ne* annego. 

joé. Fo Fabio Capete Galiota 
De chi le stampe vanno semp* attuorno. 
De chi la famma a ttuite quant'è nnota 
Ca seppe lavorale a biiono tuomo ; 
ChHlo eh* ad ogne Corte ,^ ad ogne Rrotat 
£ zetato pe ttiesto oie Io ^orno ^ 

i O tiempe belle , o bone , è dotte ggente j 
De le qual^oie so pperze le ssemmente. 

'ioj. Appriesso a cchiste ccà ne era Rovito^ 
Che pporzi fu grana* ommo alletterato , 
£ sseppe accossì scrivere squesito , 
Ch'è pe tutto lo Munno nnommenato; 
Lo quarto» o comme stea bello sperlitOi 
Che s^è conforme all' autremmorta Iato > 
E a lo scrivtsre avea de Io ddevino , 
Lo Prezedeate Francisco Merlino • 

io8* 



W A P OL t «A* . , ^t^ 

mo9. Ntra de chesto vedette xbella^ gtO{& 
De Furvio de Costana^ ^esbrannente. 
Che pe la gran bontate , e bertC^ ssoja 
Campana , benché mmuorto^atenumente^ 
E pò lo Prezedente Meaadoja , . . . 
Che p' ogne ppizzo nnommenà se sente ^ 
Ed appriesso a ste/ ggioie ^ no giojella 
Ch' era Io Conssglieró Izzarìello . 

S09* £ de Capece>Latro lo Reggente 
La statoa vediette ». e dde Capano 9 
A "li quale porzì le steano rente 
Co lo patre lo figlio a mmano a mmano^ 
LI' uno Regente « e U' autro Prexedente 
Lanarie ^ e no stea troppo lontano 
Riccio ♦ vestilo Riforma Vescovale , 
Tutte digne de Carré Trionfale. 

no. Doie autre appriesso degne de vedere 
Vediette, ed una fu de Titta Toro, 
Quale fu de gran scieniiat e ssapere f 
L autra de Sebione Teodoro ♦ 
Ll'uno Avocato, e II' Autro Conzegliere> 
Tutte doie veramente penne d' oro ; 
£ pò li Capojanche patre , e fRglio * 
Uoramene de sapere , e deconziglio • 

Hi. e de chella memmoria felice. 
Degna d' essere scritta tra 1* annale t 
De chi ir/opere a guisa de Fenice, 
Se so a lo Manno già rese mmortale > 
Zoe , de lo Reggente Sanfelice , 
Penna ps ttìempe nuestre prenccpale , 
E eco Moccia poni chella de Mauro, 
D'autra corona digne, che dde lauro. 

131. 



iì^S: LA.ftALLARIA SECRETA , 

112* Vb, st'atoa *iioii vidde cchiù bevacé^ 
Nfra tante , e ttame « che ila nce vedèttCì 
Né h cthiù naturale 1 e cchiù berace 

r^De cheHa maie lo Mastro nne facette « 
Quale de lo' Reggente fu Ccacace » 
Che nvederfa pe ccierto nne stopette, 
£ 'mme nn' era de muodo nnammorato 9 
Che cquasemente nce restaie ncantato. 

113. Lia d*Anna Paue , e d' Anna figlio puro 
Le statoe bellissime pe ccieno , 
Vidde, de chi lo nomme non è scuro» 
Ca tutte duie cantaino de conzierto , 
Ch' a lo presente siecolo , e fFoturo 
De jodecà Io munno hanno scopierto ^ 
Po dò no passo nnante, e cquanto scorgio 
Crammateco , e Giovann* Andrea de Giorgio. 

SI4^ La statoa de P^bio Marchese « 
Go cchella de Frabiiio Brancaccio » 
Che co la penna venterò cchiù mprese* 
Che co la spata Orlanno,ochenne saccio; 
E p' utemo mostraime lo Cortese 
De chillo Storiografo Capaccio 
La statoa , che si bè no scrisse 'n legge « 
Ha' scrìtto cose degne , e ccose egregge . 

115. E pò vidde d' Ammennola , eSiaivano, 
|; c6 cchella de B«ntis , e Mmangrella 
ie statove co cchella de Marciano, 
Che (àceano na vista troppo bella 9 
De li quale la famma va lontano 
Ca vola , e n*ha besiiop;no de stanfella^ 
E co le stampe , e co li scritte lloro 
Hanno già dato cuneo de chi foro * 

116. 



D* A P O L L O. j«f 

ti6» £4 statue de Cosciune « e de Coscetu p 
£ de Coscia t letture assaie sapute 9 
De quale lo secunno mme leggette^ 
A ttiempo eh* era vivo , l'Isietute : 
Appriesso a cchiste subbeto scorgette 
Giovann' Andrea de Paola ,(0 tieinpe jute) 
Lo quale mme leggeite V ordenarie « 
Che da mò scurze so gran calannarie • 

117. Mentre stea contempranno a no pontoni 
De st'uomroene lo Spireto devino » 
Mme voto 4 e bidde Giulio Capone 9 
Che fu doie vote Conte Palatino, 
Chillo^ che a ttiempe nuoste fu mmastrone; 
Che de legge nfi ncanna nnè stea chino t 
£ beramente co bona ragione 
Potea fa legge apparo de Solone • 

X18. De Costantino Cafaro vediette 
La statua « che ppareva na majestate i 
Che pe ccierto gran gusto, che nn'aviette 
Nvedè chelle fattiize appropriate; 
Chillo , che «eppe scrivere , e screvette 
Cose appontute co la veretate. 
Lo quale creoi che nnanze tiempo è mmuorto» 
Perchè ca non potea send lo smorto . 

ti^. E de chella memmoria groliosa. 
De chi si bè la statoa sta Mparnaso» 
L* anema Mparaviso s* arreposa , 
Pe r addore , che d* isso ha ntetra spaso ; 
Vediette » quale fu Peppo de Rosa , 

' De chi corre la famma nfi a 1' Occaso t 
Ommo tutto bontà , senza magagne , 
Che oje Io jjiomo Nàpole. lo chiagne • • 

UQ4 



#88 LA GALLARU SECRETA 

|20« Ntra l'autre che bediecte a sto tresorò 
Ne' erano dc-Felippo» De- Marino « 
Li quale ammice tutte duie me foro ^ 
Ferrò nò le serviette pe Ddarfino ; 
Scriss?io de chiste cdi l'opere Uoro» 

' E no le meressaje de no lopino , 
Ma s* avevano vita a cca cient' anne » 
Cìerto ca mme levavano d'affanne% 

Idi. Lello Gitzio Uà puro nce trovaje 
Niierao co Mmichel» Angelo lo frate ; 
Che l uno , e Pautro sere venero assaje. 
Ed hanno legge » e ttieste smedollate / 
Mon ih'avarria voluto parti maje 
Pa Uà y pe contemprà su degnetate , 
Ma non |(nme potte troppo trattenere 9 
Perchè ne' era già robba da vedere . 

•122. Dereto a ttutte quante, ma vecino 
A cchiste eh* aggio ditto , puro ne' era 
Lo Magnifeco Andreia Valentino^ 
Quale io vedenno canoscie a la cera , 
E ttutto quanto d' allegrerà chino 
Cchiù che non è n' aucieUo a Primmavera » 
Abbraccio chella statoa , e ta vase , 
Tpccanno vocca a bocca>ennaso a nuaso* 
123. Quanto lo gusto fu ncongrosione 
Vede^-e chilio che ra' avea stampato 
Voglio lassa ncopscderaxione 
A chi vedo lo pdtre s' è soiuiato ; 
Kon se pò dare comparatioiie 
X«'a me , ed Anea , quant^ appe trovato 
Po Patre Anchise dapò tanto §tiento , 
Perchio abbracciale na preca» isso lo viento. 

124» 



D* A P O L L O. 2Sf 

124* Scompuie li Dotture ^ e li Legiste» 
Vediette li Poìete mano mano ♦ 
De devierze paise, matia chiste 
Ccbiù d*uno canoscie Napoletano; 
Ora che ddegneta-tc che bedisct, 
Ca chi teneva no frascone mmano 
De lauro , e de ghirlanne tanto belle 
D' ellera tenea xicapo, o de mortelle. 

125. Lasso porzl , pe non fa longa storia» 
Li Poete ccbiù antiche > e de niodierne 
De le statoe cchiiì ddegne de mammori» 
Faccio mò menzione a sti quatierne ; 
Nce mi* era no de ccbiù fatte ppe sboria 
Mme pare a mme , eh* era de Pepierno 
De li quale ccbiù d' uno mm'cra amnjica 
Ch* io lo canoscette niiempo amico. 

X16. £ de faccie scorgiette a primma vistai 
Chillo Potea tanto celebrato , 
Zoe « lo Cavaliere Giaminattista 
Marino » d* ogne scienzeja dotato ; 
Appriesso a ccbisto ccà veneano a llista - 
Lo Marchese de Villa , e V Ammeraio , 
Lodovico Patierno, e Ffontanella, 
Che ffaceano na vista troppo bella • 

127. Chelia de Marc' Antonio Porillo 

Vidde , che fu Ppoeta assale valente » ' 

E nc^era reme chelia de Tanzillo, 

De chi dura la amma aternameme j 

La siatoa porzi ne' era de chillo 

Che ssonaje la tiorba azzellente , 

E de Basile , chillo Cavaliere , 

Poeta raro > e acuto die penziwe • 



st^ . LA GALLARIA SECRETA 
128. La statoa vedde Uà de Tonno Basso 1 
De Nufirio d' Andrea , de Mario Rota , 
£ cchella pò de Giammattistìt Grasso , 
JLa vertù de lì quale a ttutte è nnotat 
£ da chille, eh* a «pparo de lo Tasso 
Scrìsse, e non ne sgarrale manco najota.) 
Lo gran Poeta Andrea Santa Maria» 
Che fu lo sciecco de la Poesia . 
'129. Appriesso pò d*Ascanio Pignatidlo» 
D» Marino Capece de la Spina» 
£ cchisto fu « che &ce gran fratello 
*^^ Co la Vertute soja, e la Dottrina: 
Avette no sottile celtevriello 
Co scrivere ^ e.pparlà nlengua latina; 
£ t:chesto Io ffaceva a briglia sciotai 
Che de molino te parea na Rota . 
130. Votaie l'uocchie; tè_.> mò nce lassava 
Na statoa, eh' era cierto la cchiù bella t 
Teneva mente, e ppare che ppailava» 
Comme se avesse avuto la favella. 
E ppoco nce voleva , e mme scordava 
De Ferrante Carrafa , e ne' era ehella 
De Cesare Caracciolo, che fforo 
De la Toscana Poesia decoro , 
fji. De Loise Joele , e Ssarriano 
Le siatove porzi vidde a la llerta -, 
Che ir uno, e U' autro fu I^iapoIetanOf 
De li quale la Famma non è ncerta; 
£ de chìllo famuso Capoano , 
Che mme fece restare cann' aperta , 
Attendalo zoà , chillo , lo quale 
Fu ntien^e suole Poeta prencepale* 



Ì5' A P Ó L L Ò- it9> 

132. Ma *<ihi 'porrla comare li Poete, 

. Ca nce n* erano Uà le mmegliarate , 
Cchìù ch*a Rresìna, è a Ppuortece sòr ppret|! 
Da lo Monte de Somma vommecate ; 
De li quale cchiù d*uno senza dete 
La manot titta aveva, nzanetate ? 
Io coriùso de na cosa tale , 
Nne demmandaie la causa a CcaporaIe« 

133. Chillo se mese a rridere» e pò disse,: 
Ór che mi dai, che te '1. farò palese? 
Ed io respose, si mme Io ddecisse, 

Pe cierto affé non te sarria scortese ; 
E cchillo reprecaie: ciascun che scrisse 
Contro il dover, eh' ad altro non attese 
Solo , 'e quantunque di star qui son degni» 
Vuol Febo , che si merchin con tai segni. 

134. Così chi con la penna il tempo perse» 
E mischiando l' inchiostro con sudori ,^ 
Con gran danno di molti le vìq aperse 
A i fraudolenti , e disonesti amori / 

E quei eh' ancor con Poesie diverse 
Si ridussero a far gli Adulatori, 
Facenno encomiì ^ e danno ingiusta lode 
A chi altro non mancan , che le code . 

135. Altri, che con metafore, e traslati» 
O con parole, e voci unqua non use 
Hanno i poemi lor cosi oscurati. 

Che le menti delf uomini han confuse ; 
Furon con tutto ciò già perdonati 
Da Febo , ma per grazia delle Muse t 
Con patto, che le statue di costoro 
t^er r avvenir non entrino in decoro » 

N « I3«j 



^i LA GALLARIA SECRETA 
136. Dapò de cierte ffemmene nnorate 
Le statoe vediette , o che gran cosa ! 
Ch'a Nnapole se bè n'erano nate, 
Co tutto nò, la vista fu gostosa^ 
le cquale tutte steano ngiorlannate 
3D' ellera 9 -d^ viole, e quacche rrosa^ 
Io disse a lo Cortese chi so cchesse? 
So state, mtne respose ^ Poetesse. 
337* Femmene Poetesse ! uh mamma mia ! 
Io dee ette 5 mpossibile mme pare, 
Che pozzano sape de Poesia , 
Quaniio manco so bone pe fFelare } . 
£ cchillo reprecaie , non è boscia , 
E pe mmeglio volermene nformare, 
Mme decette chi chelle erano state » 
£ li nomme de cchiù co le ccasate . 
138. Mostrannome la primma, disse chella 
Azzò saccìe , fu ffemmena , la quale 
Conforme fu de viso tanto bella , 
Accossl de vertù fu pprencepale ; 
Chesta ccà fu Llpgrezia Marenella, 
Che s' è pe Ppoesla fetta mraortale , 
Cheli' autra appriesto è LIaura Terracina ^ 
Ch* a fFare vierze avea mente deviiia . 
1139. L'ama, se vuoie stopire^siente, e gosta^ 
FatV ha resta ciente Poete ammisse^, 
Ca nne ncacaie lo Tasso, e IP Ariosta , 
Tanto bello compose , e itanto scrisse ; 
E sse cchiammava Margarita Costa , 
V opere de la quale si le^gisse , 
' Cierto nce spennarrisse mise , ed anne, 
Ca te farriano scire eia li panne . 

Ì40. 



D' A P O L L O* %9} 

t^o. De Veroneca Gammara la famma 

Gran Poetessa de li riempe suojei 
^ Zoe la quarta , che ccosl se chiamma »• 
Corre da Talia nfi a lì lite Eoje: 
La quinta se pò ddi d' Apollo mamitfltf 
E sì lo nomme suio sapere vuoje» 
E la Sìgnà Vettoria Colonna , 
Mentre è lo Manna a nnull autra secoana • 
14T. Se ti è caro veder dì tue paesane 
Le statue al vivo t disse Caporale i 
Mostrerottele adesso, che lontane 
Non son dì qui , ben fette al naturale^j 
Queste acciò sappi son Napoletane , 
Che con virttide sopra naturate 
S* acquistaro nel Mondo eterni vanti 
A dispetto degli uomini ignoranti. 
142. De Sabelfa de Capoa Prencepessa 
De Morfetia , la statua mme mostraje^ 
E dde Maria de Capoa ,, Duchessa 
De Triemmole , che ppura scrisse assale; 
•Apprie8s# pò de n* autra Poetessa > 
Quale nvederle ♦ cterta n* arrestaje » 
, Che Ddonna Nora fu Sanseverìna , 
Penna de tiempe suoje quase devina.' 
143. Po de Donna Giovanna d* Aragona 9 
Quale fu de lo Vasto Marchesana , 
£ de cheir autra degna de Corona 
Caracciola , cioè Giostiniana ^ 
£ de na ccellentissima Matrona i 
La quale fu poni Nnapoletana, 
Dico la Prencepessa de BeterA 
Degna de stare a la Celeste fkn: 

N j M4-Qì»r 



^4 LA GALLARIA SECRETA 

144. Dapò vidde la statova de chella , 
Che.moscano cantaie co ddoce stile; 
La quale se chiammava Andreanella, 
Kapoleiana , e dde casa Basila-, 
i^priesso a cchesta ccà« na segnorelk, 
Ch' a ffare viene avea ngiegno sottile , 
Che Giulia de Capoa se chiammaje, 
E pò Maria Loffredo mme mostraje . 

345. Tanno m' addomaqni^ie lo Caporale 
S' pie ne* erano ste ffemmene a lo Munooi 
Quale attennenno alleane leberaki 
Avessero pescato .tanto affanna ; 
Kò nce nne so , respose io t de ste ttale 
Si lo cirche, e rrevuote a ttunno a ttunnoi 
Ca eie chella è la vera Poetessa , 
Che sa ssola 9 e sfrenata ire ngalessa* 

146. Lo Caporale quanno chesto ntese 
iSe fece a schxattaxiello na risau* 
£ ddato m'avarria quar^he ttornesct 
Ma tenea la saccocciola sfonnata; 
Perrò chesto si bè , ca mme promm«c 
Ca m'avarria ben priesto procoraia 
Da Febbo na patenta , o na despenza 
D'avere v a ggusto mio , pane ncredenza* 

J|t47. Ma tanno lo Cortese mme respose, 
£ disse 1 va ca staie-male nformato» 
Pocca non saie de Napole \z czosj^^ 
E t' avante eh' a Nnapole sì .nnato ; 
Addonca tu pon saie chelle ffagiose 
Napolej^ne femroene,.o sci^uratp? 
Che pe la^ penna lassanno lo fuso 
S' hanno 2|.cqiie§tàto pomme grole)USO*. 

14'' 



14^* E che si ffuorie nato a lo Mantracchìo, 
O dinto Pascarola , overo a Ttrocchia? 
Patta de mene j e comme sì bozzacchi(> 
Si manco fusse nato a la Conocchia y 
Cierto mmeretarrisse no vernacchio , 
Perchè buoie che move gliotta sta papochfai 
Pocca nne saccio certe , che so bive ♦ 
£ te le ddi€0, azzò le nnuote» e scrive. 

Z49-^ Che perrò commenzanno da la primmaV 
A una a una te le ddico tutte » 
I>e quale Apollo nne Éice gran stimma 9 
E mmaie nne stace co te labbre asciutte! 
Le cquale co la prosa, e co la rimma 
A cchistc tiempe d''oie fauze , e scorrutte» 
Fatt' hanno stare , e ffanno sta a stecchetti 
Quarch» ommo , che se tira fa cauzetta? .- , 

S50. Donna Giulia de Capoa, Doches^a 
De le Nnuce, non saìeypiezzod'Anchiofiie?^ 
L*autra che d'Ottano è Pprei^cjepessa 
D* Avolò~ Donna Nora, o nzerajrecone^'j 
E r una ♦ comme 11' autra Poetessa , 
Che ccierto ponno stare a pparagone 
A lo Tasso , a Io Bemmo , e a rAchellinov 
O se quarch'autro nc'è, che ssia cchiù ffino. 

I$i. Dove lasse Vecenza de Regina, 
Dochessa de le Ppesche, dì, pacchiano^ 
Ch- a cchiste tiempe è penna accossì fUmi 
Che rrestà face ammkso ogne Ttoscana^ 
.£ cchella , che cchiammà se pò^ devin» 
De ngiegno quasemente sopr'omano-f 
Olimpia Rossa , quale veramente ^ 
Face rettare ammisso chi la sente # 

N 4 ij« 



T99 LA GALLARIA SECRETA 

152. Ne è ppuro Donna Eufemineja Spinella, 
Che ccompetere pò co lo Petrarca ♦ 
£ cchesta, azzò che ssaccie, appunto è cchella 
Ch^a Nnapole è cchìammata la Monarca ; 
Ve' è puro viva Carlotta Savelb , 
Quale a dde$pietto d'ogne ccruda Parca 
Ha fTatto npoesia profìtto tale , 
Che s^ è aternata * e ffatta s è romortale • 
'a5?- Ne' è pò Donna Giovanna de la Torfa, 
Ch* è ir utema Dochessa de Gravina , 
Ch' a pparlare de chesta chi se ngorfa » 
Non se nce metta 1 si non ha dottrina 9 
O comme sa canta buono la zorfa 
Neoppa la Poesia Tosca 9 e Llatina $ 
Che pe r Auropa de le ppare soje 
Poche , previta mia* nce ne songh'oje* 

J54. E cchella , che nnarcare fa le cciglia 
Co gran stopore aj^ Natura , e II* Arte> 
De lo nnevierzo Manno mmarayiglia , 
De cfiFla farama vola p oglie pparte; 
Quarè Ddonna Vettoria Cavaniglia» . 
Cbe pe llaudatla mancano le ccarte^ 
E puro t*è becina, v^ nno la saje? 
Da vero non nce fusse schiuso' maje. 

15J. Chesi*è cchella Segnora grolipsa , 
la quale de Sant'Ermo oje è Mmarchesa^ 
Che ttanto è ddotta , quant* è mmajestosa» 
De chi nfi ccà la voce s' è ddestesa ; 
t* cchesta mpóesia tanto famosa , 
Che mmaie simmele cosa non s'è ntesa; 
Ma che la Poesia ? chest' è la manco , 
Ca d'ogne scienzia parla prunto^e ffrancp. 

^56. 



0» À P O L L O. A97 

156. Aspetta ca ne* è n'autra Poetessa t 
Che no m« l* allecordo troppo bona t ^ 
Sta zitto, ca te dico mò chi è cchessà 
Quale de Poesia porta corona ; 

Mò ni* allecordo , ed è la Prencepessa . «| 
De Valle , che ppe ttutto ccà resona 9 
La quale è Ddonna Nora de LofFreda » * 
A cebi bisogna* ch't)gne Mmusa ceda. 

157. Tutte cheste, aziò saccie» $ò arrotiate 
A la DeHeca nostra lebraria t 

£ co gran gusto Apollo V ha aziettato^ 
£ nne fa ccunto assaie previta mia; 
Quale se songo tutte ammortalate 
P' esser' assaic vafiente mpoesìa, 
Ca sopra ogne bertute , ogn' autra cosa, 
Femmena Poetessa è nimostruosa . 

158. Che perzò quanno a Knapole retuoraé 
Va le ccanusce 9 e falle lleverenza * 

Ca behediciarraie l'ore* e li juorne , 
Che de chcste vediste la^ presenza; 
Si na vota le ssiente , afffe nce tiiorne , 
Perchè so de vertù la quint' assenza , 
E ssongo de dotte ina accosst nfuse 9 
Cile deciatraie, ca cbeste s6 le Mmuse» 
159- Già de'stellé la notte lo soflStto . 
De lo Cielo 'av2r*mtto attorniato ^ 
Quann* ogn* aseno , e oga'ommo se sta ziitOt 
Ca de lo suonno stev* addobbiate 9 
Io tanno cchiù ccostante a ppede fìtto r 
Pe-vedè coAuso stea ncantato , 
Né mme corate» dormire, e arreposawt 
Pe le ppotete a ggusto contemprare . 



nqS LA GALLAMA ftECRETA 
xéo. E ttantQ cchiù pe bonn mia foruinai 
Ca specchiato , e ^perlito nce vedeva. 
Perchè tanno ncrescenza stea la Lulia t- 
Lo raggio de lo quale Uà ttraseva; 
A ggusto le be4Utte ad una ad una, 
E cquanto scritto a, li petaffie steva , 
Ferrò, p* abbreviare » de lo ttutto . 
Sema che le llegesse»nne foie strutto. 
i6i' Io già ssapeva , eh* erano Sordate , 
* Zoe Mastre de Campo , e Ccolonniel^e* 
Perchè stevano tutte quante armate i 
Comme tanno facessero dojellei 
Chi lanze mmano avea, chi cegnea spate^ 
E chi tenev' accette , e chi martielle , 
E ciert'autpe nce numerano de cchiune , 
Chi co ccelat^ , e chi co ipmorriune . 
162. E cossi bidde tant' uonimene armate 
De marmor^ , che stevago a ffelera * 
Che fFuino li Masarde* e Ttetoiate* 
E de'nomme 1 e de fatte Cavaliere; 
Che pe la Monarchia se so sporpa^e 
De rrobba e ssango pe. fa lo ddever^ ^ 
E dtf chi pe la Patria , e pe lo nnorc 
Si non sango,.spargiutp hanno sodore. 
16 j. E perchè mme stea rem^ Ip Cortese,. 
Quale comme ca fu Nnapoletano , 
E le ggente sapea de lo paiese > 
E li valiente , e cchille d' otto a ggranp/j ' 
Mme fece chelle statoe palese 
Di chi foro a lo Munno oie tanto vanp» 
E pe megllp nlormarme quanto , e ccommc 
De chille mme decie li J^tte^ e..&nQmme • 

164* 



IP A P O L t O. 29f 

t^ Lo primmo che mostraieme Io Cortese 
Fu chillo gran Segnore grolejuso , 
Marte Na^poletano , lo Marchese 
Nvio^ro > ch*ogn*^uno $à»^e Torrècuso, 
Ch^^a mr»iWe fatte d'^ arme , e mmille mprese 
Se mostrale sempe nvìtto y e balóruso » ^ 
De lo (piale ch*^ io parlo jxon accorre ^ j- 
Ca potea stare a ppteeto coti Attorre*- 
t6S' La stato va de Carlo de la Gatta 

Rettte a sto gran Segnore nce vedette 9; , 
De Io quate la Nvidia mie schianta. 
Pe cchelle gran prodizze che fFacette i ] 
ChiMo che nce offese a spata tratta, 
£ co llanze* e co ^pate^ e co scoppette^r 
Che dapò ch*^appe latto no maciello 
De Galle, fece- libero Orbetiello. 
t66. Vasta ca chisco schitto co Io noflì^mé 
Ex^ de li Pranzile lo terrore , 
E n'aveano paura jiisto oomme 
De la gatta fo Sorece a V addore; 
£ te concrudo nsomma de le somme 
Ca fu de ncomparabéle valore^ 
Nzomma fu cchista càhift' de Mane mertai^' 
Anze^ che Mmarte? flirtnet» de^Gaerra;- 
1^7^ Po chiìle duie de razza -giagantesca : 
Mine mostrale , che lo Cielo Tàggià ngfori»/ 
Dicemio ^de vasarle non te^ JK^esca 
Le mmano^ ca so ddigne de «nemmi^riai ^ 
Che p* essere à te Munno iropp» fresca ♦" / 
Non te ne poauo fere longa sWria » ' ^ 
Ma saccie ca C^nt'è de Comméfzano ' • 
irono, b Pì>rencepe è n'aiitrordaChiitsait*. 
N 6 i6t. 



3C0 LA GALLARIA SECRETA 

i6S. E berameme^ V obrccatiohe » . 
Che s ave a 8ti Segnare è tcroppo grannc» 
£ cchiammare se pò no coppolone 
Clii non se n' allecorda a ccà mmili' aniiQ 
h'on volè sape cchiù nconcrosionCf • 
Ma si volisse scire da li paone , 
.Qii^n'a Niiapole tuotne iiformaieHne., 
Ca tanno ntennciraic cose siopcnne - 

J69. Po cchiù nnaiKe na staK>va vedette 
Nuda 5 ma senza capo , o che terrore ! 
Ca pe lo gran spaviento , che mva^ dettei 
Lo spireto fu quase pe sci fore ; 
Xla sopr* ogn' aura cosa mm' attcrrette ^ 
Ca da \q pieito le pennea lo core , 
D*uno, quale pati morte crudele 
P' esser* a lo Rrè saio scmpe ftdele . 

ITO. Npenzannooe lo core mrae trapassa 
Co r arma. 1' ardentissemo dolore , 
Ed cgne beiaa ncuorpo mme s'attassa» 

% E tnme corre pe 1' ossa no treramore ; 
Quar «r4 de lo Prcncope de Massa.» 
Dign' essere laudato a^itvitje rore, 
Cj^ilW; minano.de giijtta a lo Marcato» 
Da, fa^nere morit non da^sordaio. 

^Tu fanno qu«nnO:^a Prebe nferociuu 
Cpjmmatteré se crese co 1^ stelle -> 
E quanno h. Bepubbreca arreggiuta 
Vojea de -quaratit'onza le ppanelle ♦ 
Qvi^uì^o chella ©an^aglia nzellanuu 
Campare ,se credeft senta gabelle y 
E biver« sent'trte, h ssenz^ ntrate ,. 
C*ia> tag^acuoUe pe If $trate.- / 
4i: * ' »7a. 



D' A P O L t O. ^oi 

[ 72. O d'ogn« federtà sciecco , ed ascmpào, 
O digno de corona , e de Trofeà , 
A chi , diss io j na «atoa-nò ., no Tempio^ 
O te jconvenarria no Mausoleo^; ^ 
E Ccaporale disse , o*Popor empio , 
Perchè dilaniare im Semcdeo* 
^he altro fin non avea , né altro impegno. 
Che conservare al pio Monarca il Regno? 

173. Ne* era de cbiste ccà na quantet&tet 
Che di se panno Martere verace , 

Na perchè mò le ccose so scordate t 
De non parlarne cierto mme pejace ; 
Ktanto lo Cielo a nnuie dia sanetate» 
A Iloro requia , e ssempeterna pace « 
E ccossl prego , che nce sia tzpnciesso 5 
Ór^ decimmo^ mò dell' amre appriesso. 

174. Mestre steva a bedè cossi ncantato, 
Ntèse de gente armate no rcmmore , 
Quanto mme votò , e bidde accomoagaat# 
Da Beltonia e da Marte no Segnore» 

La statora 2oè , comm' a saordaio , 
Che pareva fosse ommo de valore , - 
Quale perchè mme creo ch'era pesante 
La portavano ncuoUo seie gìagante . . 
175; Quaiino ia vidde ivfaccie -, atta dennicot 
M' accuorze eh' era de le gente nostre y 
De grqleja ♦ e de nuore vero amraico , 
De chi la famma corre pe 4e pposte., 
Qual' era de Loise Poderico » 
Che fFece nguerra cchiù battaglie > e Àv^St^ 
£ scomputo eh* avette la melitia 
Fu fatto Vccerri de b Galui^ . . . 

1764 



301 . LA GALLARIA SEGRETA 

176. Qoale sfastedeiato de le ccose 
De sto MiinnOf e già fattose palese^ 
Voze fa prova de cchiù groliose^ 

De cchiù stopenne , ed onorare mprese r 
E le tterrene cure- assale penose 
La^sannOf trammutà vote pajese^ 
Ca da sordato meletanno nterra» 
Mo gode pace 'n Cielo senu guei'ra «^ 

177. E de chili' azaellente Cavaliere» 
Che fu ommo de pietto « e de valore % 
£ ssapea de le guetre lo mestiere* 
Cchiù de chi fu dechille lo nventore^ 
Ciertp non ne spiacette de vedere 9 
Ca mme se rallegrate tutto lo core » 
Che de Monte-Pagano fu Mmaschese; 
De chi se sanno le nnorate mprese.» 

S78. L'allegrezza^ ch'aviette fu nfenita,^ 
Vedennota cossi a lo nnaturale> 
Attiso tanto bella stea scorpita 
Co ffaccte mafestosa, e gioviale r 
Justo parea cornine quann* era nvità > 
De chi fuie servetore cordiale i 
£ mo nc^ è Don Antonio co lo frate 9 
Figlie de chtsto , e a mme patrune amatti 

Z79«- De duie gran Cavaliere prencepale. 
Le statove vediette majestose 9 
Zoe de Giorgio , e Becienzo Serbale» 
De chi so imote l'opere fammose; 
Vecienzo Commcssario generale 
Fu de Cavalleria , quale gran cose 
Fece a Mmelano, e Giorgio ommo valente 
De tutta chella fu Luocotennte • 

Ilo. » 



jy A P O L LO. 50J 

180. H'autra pò nne yediette assaje rezarra» 
O che, ccosa pe cierto preincepale » 
De la quale ogne storia nce narra 
Produie quase sopratinaiurale t 
Ch' era de Don Vecienxò de la Marra ; 
Che fu ^n Venezia no gran Generale , 
Lo ^quale ciento vote « e no schitt' una $ 
Deze che Sare a ir Ottomana Luna . 

l8r. De cbillo eh' a la Sciannena acquesta^e 
'N favor,e de lo Rrè tanta fonizze , 
Na staiova galante mene mostraje * 
Quale mm' addopprecaie le ccontentixze • 
Io tanno a Io Cortese addommanna^ ^ 
^bì è cchisto , che fa'tt'ha tanta prodiuéf 
E Dcionn' Andrea Cantelmo isso respose » 
Che ffece mille mprese groliose. 

182. la statova de.chilC àrcevalentc 
Vidde» che fu Ssordaeo, e Ccavaliereì. 
Lo nomme de k> quale aternamente 
Ammortalato s'è de cchiù mmanere> 
Fra Lkllaro Brancaccio , ommo saccente^ 
Lo quale pe balere , e pe ssapere » 
Cierto. co. beretà se pà chiammaret 
Lo sbranuore de 11 Arte, meletare . 

^^83. Po vidde chelU de. Carlo SpenieUo * 
Quale fu de le .guerre io sconquasso t 
E ff^ce de nncmice no maciello > 
Cchiù che non fece a ttiempe suole Gradasso» 
Chist^ogtte Capetanio , e Òcolannella . 
. Lo chiammava de Talia Archkalasso» 
«Conforme rame decette Caporale-, 
Cb' a mmare. ^ e otsrra (a sran Generale . 

184. Vii. 



304 LA GALLARIA SECRETA 

x84« Vidde de Don Michele Pignatietl# 
Na statoa cossi bella , e ccossi biva» 
Quale justo parea fatto a lieviello » 
Ch'a ffarla meglio Fidia non c'arriva; 
^ Chisto fu chillo che cacciaìe Martiello 
^ Co mitta la rampante commettiva 
De Marejuoley che steano ncampagnat 
C) bota le faccette le ccarcagna . 

185. E miempo de le rre^oluieiune , 
Fu de mauacanaglie lo spaviento, 
Ca quamio chille gioite mascauxune 
Lo senteano , fujea<ao comm' a biento ; 
Kzomma .chisto Segnore facea cchiuae , 
Che non &ceano a cchtile tiempe ciemo , 
Mostranno quant'era ommo de valore 
Pe lo Rrè , pe la Patria , e pe to Nnore f 

x86. Otra ca quanno fu Mastro de Campo 
A le» Guerre de Sciannena, e Mmelano» 
E addovonca stette co lo campo 
Se mostrate de valore sopr' ornano « 
Perchè fu de nnemmice tuono , e Uampo , 
Buono co lo coiiziglior e co la mano. 
Ma che boglio parlare de sto Marte, 
Già che sta scritto a cchiù famose carte? 

187. Lia de Giulio Cesare 9 onuno rafo^ 
Che de Conca fu Pprcncepe 1 e Ssegnote » 
Qual* a li tiempe suoie non ebbe paro. 
La statoa vedtette de stopore.* 
Ommo p^ arme , e pe Mettere assaie chiaro^ 
Che de casa de Capea fu sbrannore ^ 
De chi la penna mia cchiù non se sieime 1 
Ca n* hanno scritto ci^ onorate p^nne^ 

188. De 



D' APOLLO. joj 

i8i' De chillo, che cedette a io nnetnico» . 
Quanno non potte cchiù , ma co gran core 
Le dccette , te cedo a cchisto ntrico , 
Non ch'avesse de te quarche temmoref 
Gomme Sordato nò , oi,a comra' Arrico t 
Ca non m' appassarrisse de valore ; 
E cchisto tnme decette lo Cortese i^ 
Ghiera de Montenigro Io Marchese. 

189. Fra de chiste la statoa poni ne' era 
De no gran Segnorone, e gran Sordaio^ 
Quale steva scorptta.de manefa v 

Che m' avea quasemente nnamorato 9 
E cbist* era lo Duca de Nocera » 
Ch' Ulisse Taliano fu cchiammato i 
De chi la famma a ddoie trom mette S0M# 
Che fu pò Generale d* Aragona . 

190. La statoa mostrajecne pò de chiHo ^ 
Prencepe de la Riccia • ommo zelante » 
Che zampa-te da cavallo, comm' a grillo 
Pe ssarvare la vha a Rre Ferrante , 

Si nò f cterto Scappava a lo mastrìllo 
Dà lo nnemmico , che le venea tmaate ^ 
Quale puosio a ccàvaHo , via fojette 9 
E lo Prencepe a ppede nce morette . 
.191. Na statova pò vidde , che tteneva 
N a ver ghetta a lo dito de diamante > 
Quale disse Cortese, ca valeva 
Ottomiiia docate de contante t 
" Ma chiava d' Oro ncimo puro aveva ^ - 
Che non se dea no tiempo a ttutte quante» 
E Don Arfonso chist*era Gaetano, 
Lo quale Duca fu d^^ Laureniano • 

X92.Chi- 



^^ LA GALLARIA SECRETA 

1^2. Chisto guadagnale TEreda, e Monzonei 
Chisto ccà fa fragiello de Franzise , 
Chisto de Rrè FeTippo fu ccampione , 
Ca guadagnale Cetà ^ Terre , e Ppaise » 
tChisto fu de le guerre Gonfalone r 
£ no stimaie la vita tre ttornisei 
Ca coli' arme a le mmano vatzòxhe ssacce, 
Voze primma mori « che bota facce ; 

t^y. E de Paolo de Sangro vidde appr tesso 
Na statoa, che nfì Uà se pò arti vare , 
Che de parlarne a mme non è cconciessO) 
Perchè fu de valore sengolare, 
E se trovano a ccbiù de no prociesso 
L' aiziune magnaneme , o ppreclare 
De sto Segnore , scritte ^ « r regestrate» 
Che iFavoIe non s4f itta veretate^ 

194. E cchella de Gerardo Gammacorta 
Dove lassava , che fu n' omino nvittOv 
De chi la Famma manco non à mmortaì 
Ca <i'isso mille Auture un' hanno scotto? 
Perlo ch'io no nne parlo poco mportat 
Ma dicere nne voglio chesto schitto> 
Né ddevo co sselenzéjo passare , 
N'ommo de tanta stimma, e ssengolare. 

<9S* Ca chisto ccà fu cchitlo > eh' addomaj^ 
E nfenite, e ddeverze naziune, 
£ d'anemo, e balore sopera )e 
Non ciento Marte, ma lì meliune: 
Stmmele a cchisto non s'è ntiso mafea 
Perchè li Galle devenià capune 
Facette , ca quann' era a na battaglia 
ilo le 0acea vale manca na paglia. 

. 196. D' 



DV A P O L L Ov ^pf 

X 9 6. ^D* Andrea Matteo la statoa Caporale 
Po mme mostraie, clicenno,quest'è quella 
De la casa Acquaviva il Principale 
Duca d* Atri , de' Barbari flagello ; 
Averardo mosuaieme pò 9 lo quale 
Co lo Rrè 4' Òngaria fece dojello , 
£ co balere granne , e co pprodeuza 
Le fece no graQ tiempo nese&teiiia « 

X97. Doie statce me mostrale; pò belle, e pronij^ 
De Diomede Carrafa fu lai primma , 
Che fu de Mataluna primmo Conte » 
Valoruso a le guerre , a de grà stimma^ 
A lo quale le steva facce- fronte 
Antonejo Malizia , che fFu ccimma» 
O cippo de Carrafa, e a sti paise 
Nqe facette trasì T Aragonise . 

198. D'Andrea pò Francisco gran sordat^: 
Ntierhpo de Rrè Ferrante d* Aragona 9 
Che da lo ditto Malizia era nato , 

De xparmora mpstraième la perzona; 
Dicenno y cristo ccà.s'è ^pellecchiato 
De sango , e rrobba pe ccheH» corona;# 
De chi fu la valore tanno granne » 
• . Che ddui;crà pe ciento milia anne 4 ' 

199. De Ferrante^ ed Arfonso de Pescara^ 
Marchise de valore arcesoprano , 

La grolla de li quale à ttroppo cbiarai 
E lo. valpre de fe Uorò jmano ; . \ 

. QuajQ con a^demiento I e bertù fasn '! 
Fecjsro sta a. stecchetto Sole mano-, ; 
. : >ìE a le bannere soie torchine , e' ggialle 
Cchiù bote vQtà fecero le sp)lU • 



^o8 LA GALLARIA SEGRETA 

^oo. Mentre steva vedenno ste scordare^ 
Addommannaje pe ccoriosetatc 
A Ccaporale , le mmanefatture 
De quale valentuomene so state ^ 
Perchè sotta no ne* erano 1* Auturc 
De nullo «xnuódo scritte , né nnotace t 
Ma chiir ammico subbeto a lo mpruntOt. 
Di chi fatte V avca mme. deze cunto • 

>oi. E ddisse / certamente mi par giusto 
Di soddisfatti in ciò , ser Valentino j 
Deir antiche dirò per darti gusto ♦ 

-« Che molte ve ne son del Sansovina, 
Ve ne son* altre d* Agostino Busto , 
Ed oltre ve ne son del RosselHno ^ 
Di Nicolò d' Afelio , e del Pisano t 
Di Gioan Filippo ancor Napoletano. 

tà2> Ve ne. son anco assai del Baldabrino ì 
Come di Simon Bianco , e Rocceizano » 
Del Grasso » Montelupo 9 Riccio , e Mino s 

^ Ed anco ve ne son del Paduano ; 
Ve ne son anche motte del Bernino, 
<£ di queli* ingegnone alto ; e sovrano 
Di Geronimo d' Aurìa 1 e Santa-Croce « 
Di chi spande la Fama ogn*of la voce» 

io^ Ne fé molte di queste il Moscatello > 
Se ben di marmo> pajòn fatte a cola^ 
%£ tre fiitte n'ha Baccio Rondinello, 
Ed altre fòtte n ha Gioyan di Nola } 
SangaDo y Naccherini , e Raffaello , 
Michalozzoi de un certo tal^^tcola» 
• Il qual non mi sovviene, e gli altri appresso 
Senza punto induggiàr li dirò adesso. 



D* A P OJL L O. 309 

ao4« E mano mano piarne (kzt parte 
De cert' autre » che steano ^ pparagone 
Da settam' anne arretto a cchesia parte # 
Fatte da no bravissen^o mastrone : 
Dicenuos questo ave illustrata Tartc ^ 
Del ben scolpire al viro le pers'one t 
L'opra dunque, che vedi cosi' vaga 9 
L' ha fetta il Cavalier Cosmo Gonzaga • 

205. Quest' è colui che la tua nobilissima 
Patria adornò de' più famosi terapj , 
Che per tutta P Europa» benché amplissima 
A par di quelli non vi sono esempj ; 
Egli è di mente si sollevatissima « 
Che a dispetto de gì' invidi . e de gFempj , 
S'a quei tempi di Fidia ei fusse nato* 
Il primmo luogo avria- certo occupato ;» 

Z06. Ne* erano da vedere k mmigliare 
De statoe de Segnure, e Ccavaliere y 
Li quale tutte pe s' ammortalare 
Spargettero Io sango volontiere . 
Ma Caporale voze abbreviare , 
E s^ulamente, pe mme fa piacere, 
( Lassanno 1* autre, ch'era notte assajé ) 
Cheste , che mò ve conto , mme mostraje. 

$,p7- Dg chillo Uà de grolia mpastato, 
Che nò ne nasciarrà n' antro a lo Muuno, 
Chillo p'ogne, pontone nnommenato , 
Pe quanto gira , o bota a ^ttunno a ttunno, 
De Tommaso Caracciolo nnoratc 
La statoa mme mosiraie , eh' a Io prefunno» 
Mannaie gran Galle, e. pe llaudarlo mpartc 
Nce vorriano le rmeme de carte. jj, . 

20S 



9 IO I A G ALLAIU4 SEGRETA 

ao8* Perchè fa Ac nnemmice lo spavietito ^ 
E de* tutta la Pranza lo terrore , 
Lo -quale sulo ' contr' a ccincociento 
Nce spennevà na dramma de valore: 
Chisto co l' arme mmano n* avea abbietn9 
Tant' e^a ggeneroso ^ e de gran core > 
E si mo fosse viro, li Franztse 
Cìerto non valarriano tre ttornise • 

Ì09. De Marino sordato, e Ccardenale 
Caracciolo a le guerre assale famuso , 
Che fu Mastro de Campo Generale 9 
Ktiempo de Carlo Quinto groliusOf 
Che cchiù d' ogn' autro^' è fatto mmortale^ 
Attiso sempre (u bettoriuso » 
Che de Melano pò Governatore 
Fu fatto , pe lo stremo suo valore * 

ilo. A cchesta de Marino la stea rente 
La stateva porzl de Giammattista' 
Caracciolo , neir arme assale possente * 
Quale facette cchiù de na conquista - 
De Domizio lo figlio ncontenente 
I.e statoe , che faceano na gran vista « 
Vediette , d* Atrepalda primmo Conte , 
E lo figh'o Marino faccefronte. 

ili. E cchisto ccà fu chillo gran Marino» 
Ntiempo de Rrè Felippo lo Secunno , 
Che Pprencepe fu primmo d'Avellino» 
E de valore a nn^W autro secunno t 
Quale fu ssordataccio accossl ffino , 
Che non se trovarrà rtutto lo Munno; 
Abbdsta jmo , eh* a cchille tiempe tanno 
Se facea aneto »*era yiyo piUnno. 



D* A P O L L O. 3U 

ai2« E nzomma chisto fu chillo « Io quale 
Co Don Giovanne d' Austria a la battaglia» 
O corame voglio di guerra Navale , 
Fece de Turche , e Mmore na fretiaglia; 
L'autro fu Ccapetanio. Generale 
D'uommene, che besteano giaccio; e ramaglia^ 
Valoruse co U' arme a mmaro 9 e nterra , 
E Cconiigliero de Stato , e de guerra • 
^13. LI' autro voze sapere chi era chillo 9 
£ Ccaporale priesto mme respose 9 
E' questo, or sappi , il Principe Camillo 5 
Di chi 1* opre fur sempre gloriose 
Di questo appresso ancora , godo e briHOf 
Ch' in Lombardia , e altronde fè ^an cose 
Domizio Secondo > i cui gran gesti 
Fur sempre al Mondo noti , e manifesti • 
Ì14- E pò n' autro Marino mme mostraje, 
Quale , muorto lo pàtre a Llommardia ^ 
Luocotenente a cchillo Uà restaje 
De tutta quanta la 'Cavalleria ; 
Po Caporale disse , basta ormai » 
Perchè la notte già se ne va via 9 
E -sappi sol , che da cotesti rami » 
Discende queir Eroe « eh' Apollo chiami . 

SCOMPETURA. 



N A P O L E 

SCONTRAFATTO 
DA PO' LA PESTE 

D E 

TITTA VALENTINO. 



/ 



féltmìtè 



LV AUTORE A CCHI LEGGE . 



r^ lo quale aggio no Farmaco de Meiecan-* 
ne a lo commanno i ogt^ uno ,' e mme 
mmesuro , so ghiuto concederanno , ca la com^ 
pose\ióne de chesta chelUta mia poieva dare 
da' dicere a cquarcuno^ o ca lo stile è bascio^ 
o ca li vierie so \affie , o ca non ne è nne^ 
sciunà nveniione , e ssennnnome sosqrrare sto 
V espone a ì aiirecchia , mptimmo chccquar- 
cuno ncommeniasse -a pparlare-, V aggio voluto 
sfenire i co ddaresfaiione ad ognuno^ Ed a 
echi dice , ca lo sqle è bascio^ le responno , a 
€he lo legga ncoppa V asteco , ca lo. fa echio, 
éiut0 j puro , che s' allecorda ca lo pparlà 
Napoletano rfiaje potette arrevà ncoppa rala\^ 
\o , e mmaje ascette da lo vascio de la Do^ 
chescas e dde lo Lavenaro. A cdii dice\ ca li 
yier\e so X^fie ^ U faccio ntennere^ /ta^jforltf 
f, la'Pafesana 9 e pò le mme/e so iucède 
vorpa , non so arraglio de ciuccio , e ccerco 
mettere nnan^e la lengita mia , pe non fa 
€omfff alt autre ^ che la metteno dereto ; e sc^ 
ncrosejone quarcuri antro decesse^ ca non ne' è 
nveniione , le faccio a ssapere , ca non ^cano-^ 
sce la Viretate y perchè se la canoscesse 9 sa-^ 

9 a . far-, 



farrìa^ ca va stmpi d la nnuda j e non avi 
iesuogno de quarchc sottanieUo co Icyrei^iglie. 
Kx'smma ( Lettore mio ) fa sapere a ttuttc li 
corìuse , die botino leggere sta freddura ^ e 
itimassema-, a echi se sentesse pognercj e ddille^ 
ca io ag^o scritto pe ddd gusto a mmessulo^ 
€ non pe dia desgustè ad autre . £ pe utemo 
a echi decesse ca non aggio fatto buono a scrive-^ 
re chiaao Napoletano , ca deveva componerc 
èitoscano , mente mo so schiuse tanta Poat 
Toscane', che nnc ncacano lo Tasso^ e lo Ma 
tino , falle na ngioriata i e ddiUe , ca pe ido 
je cause V aggio, fatto ; la prìmtna , perchè 
non so anato N toscana j né mmanco V aggi0 
vista maje penta ^ menu so ccanosciuto ca co 
^ò nnato , e ncoppa stì mautune so ccrcsciuto 
la seconna e/e , pecche non voglio , che cquar- 
€he. mala lengua dicesse de me , comme die* 
deWaute^ ca mo , eh' è stat^ la Vesta ^ ^ggi- 
fatta la spurga a cquarche ccasa , ^ sscrvuto 
me dell opert de quarche . T toscano ^ ca mm^ e 
stata nffocecata % o ca me IV aggio accattata % 
po Stampatala nfaccU mia- • 

Ora^msta y lo mi» è stato crapìccio de seri-- 
vercs accassl , e 4it caprtccibiis non est dispu- 
tando i'' disse no Masto de Scola . Attienne , 
Sto L£ttx>re mio.^a stare buono. ^ e io pana 
sta meglio : tiegge , contempra /, cojetate , e 
ccovernate*^ e ffa- cuntv »ea.ie n$/i siente can^ 
tare no Cigno ^ manco 4emarm)c voccufare no 
Voi^acchio^p j^ * ? 



N A P . O L £ 

SCONTR AFATTO 

r 

DA PO' LA peste; 



S'io non parlo, e spaporo , crepo, e schiatta 
E sì m* accide , non pozzo sta zitto; 
Già che Nnapolc mio s' è scontrafaito » 
De pigliare la penna so ccòstritto: 
Veramente jnroe pafe^ no gran fatto 
De vedere , crepare , è star* affittò , -^ 
State a ssentire re ssì la veretate 
Nò ve dico '/ ^igtiàtem' a ppretate- 
lo saceio buono , c'a sto ttatanare 
Sta vota dà fastidio à cquarcuno^ 
Ma pecche so sforzato de parlare « 
Aggià no poco de pacienza ogn'uno 
Ca chetlo che ve voglio mo contare , yJ 
^ La Storia non è de Lioisbruno ; 
Ma cose vere « chiare * e mmanefsste ^ 
Che soccedute so dopo la Peste • 
E tu pottana * che baie scaplleata, 

Scrofa 9 bagascia , a ttutte quante note ; 
Tu che na mula sì capetejatai 
Che ssempe penta stale ncoppa na tota: 
- Tu che Sciorta 9 o Fprtuna si cchiammataf 
E de gnorante , e gguittune devota t 
E de me sempe nnemmica mortale t 
Sì dico buono , sciacqua n'aureuil^ i 



9i8 ' N A F O L É 

Famme perrò tra tanto no piacere « 
Td. preo , sia Musa mia cara . Patrona , 
Dall' uorto tuio i de foglia cchiù cenere 
Piglia no mazzo 9 e iFamme na corona; 
Ca de sso muodo pò voglio vedere , 
Se pozzo ntrare dìnto d' Alecona , 
Preganno Apollo « che mme dia lo capoi 
E mme faccia saglire lo senapo . 

Tu che ttanto faoriste lo Qprtese , 
Singhe puro co mmico leberale, / 
Ca simmo tutte duie de no Pajese, 
Si bà comme fu cchillo io non so ttale; 
Perzò co mmipo n'essere scortese > 
Ca te serraggio ammico cordiale i 
Renova sto Poeteco lenguaggio» 
Si vuole da me nò buono veveraggiOr 

Già se n' e^a perduta la .semmenta 
De sto nuosto canta Nfapoletano , 
Perch'avarrà cient'anne, manco trema, 
Che nullo avea a sto stile puosto mano; 
Vnsseanori^ ^lo 'ntantd .^ contenta 
Lassare pe ddoie ora Io Ttoscano » 
£ dà a)uto a sia penna j dance fijiorpo t 
E iFamme voramecà quanfagg^. ncuorpo* 

lo de Napoletane sempe aj^mica- 

(Mme pare, che na Musa mmerespatinO 
Fuie, se vuoi ch'in chesto io mme ce indica» 
E'I tuo crin laurear di verdi froaac; 

. Dedica, ad uom^o buono tal fatica., 
Ch* io le tue rime renderò se^pnne ; 
Donìo., cioè* che U giuntili a regga» 
E te U> tu;^.feticA, e me protegga. 



s e OK trafatto; ji> 

A te DON DIEGO mio^ confido schittor, 
E cche tu tt» proticggB io sub spero; 
Tu che scierne kx ^tuorlo , e Io ddcmto ; 
Tu che d* Astrea à secotore vero ; 
Tu m'alUmra, e defieiuie ctósto scritto, 
E gguardala co n' iioecbiano» severo^ 
Tu che la veretà «smpre* éefienne ♦ ^ • 
E r uommetie fcsfante squaree»^a mpienner 

C'A s^ doie vote m* , che t'aggi^ visto 
Capo , e Rrcggente de la Vecatia , 
Persecotore d'ogne- nfetmnor» e ttrisCo i- 
Nnemica affatto- d* ogne gguittarìa ; 
Fra poco tiempo* alK-sairtaie pròvist* 
De Rfiggentato de CJimseUari* f 
Ca le bertute- toie so* ttanto^ belle» 
Che t' auzarannor 'n cimma? de le stelle . 

Ed io pecche^ so- nnatp^ a sta- Cètate ,• 
E ccanosco» li buone r e scrivo» e nnoté» 
JJ azziune delFuommene nnorater 
De Ir quale nne songcj; assale devoto ; * 
faccio de vuie graa" còse, e Hi veretate- 
Mme despejaqe d'eswr addiotav / 
E n* ave meglfio- penna' j? e mmeglio' Musar 
Pe parlare de Te-* pcnfir mme «cosar. 

C» no» luornòi chi sa,^ s" Euterpe., o Grior 
O quarcun» autr» de chelfe Ssegnore ^ 
Che se la fanno cof l©: junno' Odio ^ 
Mme darsDfno' naf sghitz» da lecore ; 
Voglio fe" nw sparat» a ggusto mb f 
Ma? co» n' anta poéreco» fetore , 
E le Bertute toie tanto azielfenter 
Spannere d» Levante nfi a Pponente^ 

- O 4 P^ 



Pe mò no ve sdegnata d' addorarr * 

De le fTatiche meie lo pritnvio sclere , 
Ce si bè non so ccose troppo rare « 
Nne petite piglia Io buon atnmore; 
Una cosa ve voglio sopprecare^ 
Zoe 9 che mme siate Protettore^» 
Ca nzeccato perzò mme so' co ttico« 
Ca si de Veretà preiFetto ammico • 
Attiso aRgiatfg^fU&re'co natMusa « 
Ch* a lo iccapià n'è ttroppo scropolost. 
Ed a ddire boscìe non è ttropp' usa , 
E pperiò se mantene groliosa ; 
Ntanto Vossta Llustrissem^ la seusa ^ 
Se fuorz' è spontutella nquarche ccosa $ 
State dono' a ssentì de bona cera, 
Mentre ncigno a ccanià de stx numera» 
Stea Napole mio cieri*anncf arreto 
No poco quase quase arreccettato ♦ 
Parea cV ognuno se stesse cojeto , 
Conwnto de campa comm* era nato ; 
Po non volenno jstare a 5tQ : decreto > 
A la fortuna lutte hatuio appellato « 
Pigjliaunp da,»la Pesta accasìone > . 
Mutato è- ognuno de coBilerioriev 
A cchelle^ che se piccano de Sdamme, 
Tocca lo primmo Jttoco co rraggionej 
Ch* erano jettacaniaro ». quarcbiamme. 
Che ccagnà se pòtevat^ota ©sapone, 
Chelle^ cchen^ie cbiammtw^ttw madéara me^ 
Veccole tutte-. .p««e ixguaqnafi«iotifi .e 
Né la Segnora <Ja le llav^nnare ' : ' 
Canoscer^.se pò , ca v?t)Qd aj^pare ;. /' 
. Ca 



SCONTRA FATTO; |j^ 

Ca se yedde'^^ittdna reforma , 
A imnala ppenà scomputa la Pesta ì 
Ogn^una i còmnie vóìe,^ trasforma^ 
Quanhb vedde scofaipatà là tempesta • 
Se mese'ògne scaiT^ofic'- vfecchiò nforma? 
Ad ogne ccasasempe nc*era fbsta , 
E scompute li trivoìe^ e li cfahnte, 
Sentiste si noti rrise , ottone, è xcame ^ 

Dove tanno vediste hzanetate 

Tanta ifudtge 'n campagna; e ttanta sferra; 

Tanta case de mobele adHobbatè t 

Ch' acquetata la Pesta so ceomparze : 

Dove tanta pezzieìite sollevate j 

Che ffa se nce poteano scene , e ffarze i 

E nzomma chi pisciava a io agnato » 

Teneva 1' aurenaro arragamito • 

Ogne ppercbia se pose *« segnoi^t 
He boze a le ffeneste echi& nceraté t 
Né mmanco tomm*a ppnmnlo gelosia f 
Ca no bediste si non vetreate ; 
E se mmettero *n tanta Vezzarria » 
Niente penzanna a zzò t ch^ erano state i 
£ chi a ccbesté niaddamme v'ofea dire « 
Poteva non trottare, ma fiiìre* ' 

Pecche chi mprìmmo avea no vascerfeHoV / 
Dove ne' era lo puzzo , e fa latrina » ^ ' / 
Co na Icttèra't e no matarazzìello , ' ^ 
Contenta se tene» comm^ a Rreggina ; 
Po ogne ppercnia, ed ogneppezzeinieflo 
Co ss^ta , e itnantectmmera v e ccocina i 
Ed a lo lieuo' matarasze tate^V * ^ : 

Che se nae* potea 'fare'<n<»'Upetalft .*' ''^ ^ 
O 5 Pala« 



3i% : KATO t E 

Pklazze ^ che primmf.euno^ a^iietdte . ^ . 
Da uommeae de ciaps» » e da Reggiente. ^ 
O da CaVal^c^e», ^ Ttf tolate » 
£ lo ppoteanp fy, pòmm' a pfKxiente ; . ^ 
£ dapò cierte/imogll^^ miar^et>ute f 
Che de ii^ì^ y^^ce^er^^ .già contteote » 
Nce jero ad abe|ai)s sbuSa^alle&se ^ 
Pe nce ayere 1^ .$t4)fe » e» le rretnesse «^ 

JE le ccammare pò tutte aj)aFate 

I^e screttorÌ9 > $fgge »r ci cquatre fine t 
tio le ccornice 9 ;e ;ttc<^y^£phe nnaurato t 
Dove se l^ hanno /^iso ste.guaguine?. 
E de mobele tanta quantetate > - ' 

Che n hanno chiene^ pe ufi a le cca^tjinf f 
' Causa, nne Ci ia Pes^^ e la, Fqr^una , 
Che d^ogne Cfiiiatto case »'ha faitvuoa. 

De saja mo fion s'us^ cchiù bestite, 
Ch' auto nqn^ brde ch'armesino ? e ll^oicna» 
O siano mmaietate,fO siano li^e» 
Cossi beste ogiìe ppercbÌ2|,ognecquarchiamma; 
£ de lo muodo pò che s$o gguacnite. 
Aiuto no^ vide' che d'oro na scianama ; 
Ca chi; le $$apea 'a primma, e mo 1^ bede, 
Sta 'n dubbio sì so esse * e no lo ccr-ede- 

Chesto^n'è nni^te ^ ma chelle^ che ttene 
Ognun^ *n cuoUo, besogna vedQre, 
Ca songo autro che ffarze, autro che scenci 
Che (fanno a natte quante stravedere . 
Cannacch'a ppieaze* portano y e ccaten^ , 
De cchiù ffprn>e,cchlù muode,ecchiù Aanere, 
£d a le mma^ de ste p^ettalelle « 
Dito non fice^ ^he non ha cquau' anelle. 
*■. . ^ .^ Le 



SC(>lWr.RArATTÒ; . %tf 

iLm tt<^vaglip)& unte* a& «crejate > 

Ogne cl^trcbiolla oim va co^ li mante r 
£ de Yelluu^ cbiano' le belater 
Edi a le minano^ j^órtana li quante f « 
£ nfì .a ^cbclle't/che llaratK) colate r 
Tesecbe? vanna co li guardanfance ». 
£d a la Cbiesia tutte leccianteUe 
Vonna sedere ce le seggiqlelle ^ 

ÌL' cq^ann*^^ esceno» po-r obeBanna a* spasso r 
Pare cbemmanca capano 'hsestttisef > 
E banno» co^ no slarza» e. eco nò passo f 
Cbe ^e credono d** essere Dòchesse r 
E siente pt' h strata< no» sconquasso r 
E ddice Tuno ali*' auto' r cbr ^ cchessèf 
Ma cbii non; pd^ vede le cose* storte « 
Sbommecar » e: ddice r e» sò^ scbiattamortei 

Non? nc'^eri» taglio> de? potè trovare 
Cbi tanna na* cammis» te lavasse r 
Ca no0 ne** ^ano ai!atta lavaunare , 
Né mmanco^.cchiiji xicc)f&, né: bacasse f 
Manco* ne' eraiy* auQ^lie> né- ccoliare r 
Ca nonr tìovave cbi le mposemasse r 
Nzomma; steano" ì^ ccosisr sconcertate - 
Cài tutte erana fatte Titolare^ 

Vr ca? trovave manco» a; ddà a» Mare 
Nò» ruorolo» de stopp» » e de filata j. 
E %v l'avisse vohiro pagare 
Vinte carrine» 'manca jjsre arrevato;; 
E si> voli ve nfente reprecire, 
Chellir re responuea, puorca^ scfaurater 
L'aie" ditta cinca vote, e cbesta: sBJe, 
Nft aie comtmannate de le ppare mete ? 

O 6 Gaàr 



3%4 '^nAVOXlÈ '^^ 

Chelle cl)e ssongo davero Segnorév * - 
Noa sanno de che mmuodo cchiù bestitei 
£ cchest' è ssacceduto pe Tammore 
Ca comm' a cchèile a pparaggio vonn' ire% 
Ogne ttiempo deiranno a ttuue l'orei 
Chi a mmala ppena se potea coprire 
hn capo co na pezza , o na mappina ^ 
Mo si la vide , pare na 'Regiaa^ • 

Chili' oromo i che na cappa de xegrfdo 
Aveva nnante > o de lutto spelato^ 
Co na cauzetta de saja 9 o de lino > 
£ scarpe co ddoie pezze ad ogne lato-: 
Se nc^ aveva pacicnxa lo meschiiiO j 
£ sse teuèa contento , e bejato , - 
£ ccbillo « eh' era povero compagno s 
Mò s'è ncriccato,e sta 'n forma de Rajfno.' 

Chi Ilo I che te credivi fuorze muorto ^ 
Lo vediste de botta sorzetato ; 
£ lo stracciato co lo cuoUo stuorto^ 
Che pe bregogna stea niortefecato : 
Comme cardone verde 'n miezo all' uorto 
Lo vediste polito , e addereziatp f . 
£ becQo sollevate mille, cacciente 
Ngfìorante , zanne ^ guittune , e pezxiente^ 

ìine sapea cìerte co no panno cinto * 

Scauze ? 'n cammisa ^ e 'n canzune de tela^ 
Che quann^aveano de filato tinto 
No vestitiello ,. se nne }eano a bela ; 
Pgtie scasato è ffatto cuccopinco t ' 
Co na tuba , na leva, e na loquela^ 
Che chi òo le cconosce , crede , e ppenrii 
Che ssiano laércantune de Sciorenza. 

Nfra 



s CON Trafatto. j^j 

Nfra iraùte\ mille e miiille pez'zenticUe t 
Véfico sfbrgià secunno la siascione> • 
La stata de boratto > e tterzanielle > 
De SejgovU k> vierno à battaglione 5 ^ ^ 
Porta uno all' uso attuorno 2 fi cappieUc- * 
De cajonzé, e ppeziHle le'ccoroue , 
Ed a le ggamme iriioiAménc de niente 
Le ccauzette de seta trasparieme. 

So!acbianieHt>, sbirre , e ppoteeare , 
E scor teca-cavalle I e'céhiavettiere , 
Arrepeiia-pedale , e ttavernare , ^ - 
Vinne-merce- , e ggauune de chìanchiere j 
Chi-vò-concìare-stagne , e ccaudarare t 
Parrelle , latfmàre,^ scoppettiere » 
Pe nfi a fFerrà^ca valle , e ccon<?ia-votte >?^ 
Co' '«>manecbe de lamma , e cq^ ccappoite. "" 

Nzomma chi jeva tutto vrentóluso , 
Sta co bellùto , terziatiielio , e rraso , 
Vace a lo paragone , e beste ali* \xso 
Chi jeva *a prlmnio peo de no vastaso) 
Conca le bede , nne resti -confuso , 
Ca pare veramente strano caso; 
Pecche cchiù non sé scerne quale sia 
Prebbe , Geveletà , ii^ Ssegnoria( . 

Vecco ca li Segnure so arredutte 
Pe non vestire coinin*a' ppoteeare t 
Portare cierte borattielle , e llutte ,- 
E iFa vedere ca, non songo pare; 
Ma una cosa ne' è » ca quanto strutte 
Songo sti sfaorge/auto no ne' è cheffarfe. 
Pecche sperammo a Ddior, ca sta tempesta 
Male cchiiV sarrà pe mmiezo de la Pesta * • 

Si 



3i« . K A POLr 

Si pò parlammo 'n quanto » Io ngoriire i 
Mangiavano fo mmeglio^, e la mmegUore# 
£ da lo mare: facevano^ scire 
Pesce d^ ,pxit%%<»r e: ppesce de stopore •- 
Ersi pe ccferto^ fatto da stordire ,. 
Ca d*' ogne ccosa> avevano (o sciare ; 

^'^ Nzomma potea^io star^ a' pparagone 

A Ccrasso^ a^fmidia^, a lo Ricco Fellone • 

Aveva na taverna ogne- ppontone r 
E se mangiava fbre delle strate r 
Zanne, e cquaccfìianime *h commertazlonew 
K»^imo^ spantosisseme magnate •< 
E echi camavai r e echi facea^ .ceccone> 
Scordate jiffatto isr. \t guaie passate > 
£>iceniio^ ca chi au(o avea lo' mmale ,. 
Ccbiii npn^ potea^ mprì^ » cfv' era^ mmortale^^ 

Chf maie non\ se potette* sgpfeare^ ' 
De carne svascenata > e nrmaccaruner 
E quanno se poteano^ saziare 
De carne , e Àbgliai) erano Prencepune i; 
Mo non s*;abburFa'». ca? votino* cardare:. , 
Vitelle r pulfe-r pasticce» e ppwstane »* . 
Nà* a la tavernar le bide^ acea^ttare 
Cchia bino' russo de sette dettare • 

La gente vile de echide basclo stato ♦-. . 
Vino non^ voFe r sfe non? è sqiinsito f> 

8uanno le sapea mele nzoecarato 
hclFo ih' era* d? aveizeto r e d^'acitq ;; 
E mS^ chi lo ccred'esse? ogne scasato* 
Le ccanrinette teije già^ 4^ vrìto v 
E cconwne sempe avessero la freve > 
Vonno de stata, tt de vierno \m tóve - 



SCONf ItAFAyXO- 3Zf 

Io m' allecorda ^q^o tiempo nnante 

Schittp. qiiarch^. Ssegnore , e Ttitolato-f. . 

E fra'ghiste porzl^ quarcbe Mmercantt 

La strfkta siilo yevere^ annevato ; 

Mo. ogne portarpUn t e ttutte c{uance 

Hanno lo stessa, sdlp «ecouco » 

E sì quarche bricc<Mie pe na $era 

Non ha nneye, no mmangia, e sse desperàr 

Ma cbello che- mme dea cchiù mmaravigila » 
Siehte cbesi*;autp , e bide(t che te pare, < 
Ca nnarcare.nune fecero le ccigliav 
Attiso , che io bidde appe a ccrepare « , > 
Nfv a h sorbetta , e I' acqua de vayigli^i * 
Vastase , portarobe , e ppoceac^re 
Pigliavano a la siocta , e ^Milano 'ir tre$ca>. 
Gomme ìfos^ste acqua vita » a acqua fresca* 

Quanta , eh- a mmala ppeua lo pesone 
*N c;apo de li" anno poteanO' pagare^ 
E IP era fatta la secozione j. i 

Ca lo parrooe non volea aspettare r 
Cieri'amre spisso jevauo 'n pi^sone f. 
E p'ascì se ficcano visitare-; 
Mo co la PiB^ta » tieute che fl&rtune l 
De case , e mtnassarie SQng^ pattane » 

Chi s* accatta na casaro no^palaizo» 
Chi patrone se fa d^ massarie , 
Che Iteniola n ayea.K nè^ minata^raxze r 
Mo stàce co ttravaccbe , e argentarie : 
Chi non aveia pe s^appoatà no lazzo » 
M6 fa spese de truono , e minercanzie # 
Nzomma chi non avea manca Io sciato » 
NS a le «telie se v«de sollevata . 
. . Chi 



jil N A P O L ìt 

Chi pe non ghl presone a tnazza-franct 
locava co li sbìrre^ e ghiea zompannOf 
Chi de mangia lopine avea ralIaiKai 
E stea 'n necessate tutto Panno; 
Chi n* af&cio s'accatta , e chi na banca» 

; £ de seta vestte , chi yestea panno t 
Ma , che Micó , lo cuorno che mme ceca» 
Se jcvano a bestirè a la Jodeca . 

Mme pante de vede fusto no mbruogRo» 
Mme panerò vede le bagattelle , 
Pocca cierte mercante de no fuoglio f 
Che pe ccampà laceano ctento zelfe ;^ 
Chi totta co l*^agHaro accetta H*uogIì» 
A la poteca co ddoie sàrcenfelle , 
Jeva a liista de tvKte , no gtiittone» 
Fra poco tiempo deventate Paone. 

Quanta da la Fortuna assassiiìate 
Co cchesta Pesta »€> so arrepohitei 
Quanta nncmmice avea fa povertate » 
Che mò de fatto tvrtte Pha pperduie? 
Nzomma tutte se songo arreccettate , 
E Je miecessetare sé sbanute : 
E echi p^ esser *accrso stea Pautricre^ 
Mo pe Nnapole va co la Staffiere . 

Chi maie non vedde cera de tornesc » 
Tenea h ssacche chiene de zecchine/ 
Chi non se po^ea fe manco là spese ^ 
Ca maie sane v^etie dine càrrme . 
Chi a mnrala pena co 6^elttà no mese^ 
Abbotta «e poteva de topine > 
Chi non sa-peva pe ccarapè, che ffarei 
Mq squarcio*ie]a > e paria de megiia^^* 



SCONTRArAJTTO. yi» 

Vede jocare a bota 'tornesicUé' 
Pe Tpfiitt de tornise 9 doppiane ; 
V^suse , portarobba , e gguittarielte « 
£ mmill'aute frabutte) e mmascauzune f 
X.Ì zecchine pareano }ettarielle , 
Perchè ogn'uno nn* aveva li vrancane^ 
E ane faceano justo chillo cunto , 
Che de li trecca valle se fa appunto « 
Non* serve tiasl-dimo le mmaierie 

De li |uoche de dade, e dde la ccarte 9 
Pecche songo a sscntirle yetuperìe, 
..Che se nne ntosciarria Saturno 9 e Mmarte;^ 
N* erana }uoche nò, erano sireverìe, 
E cciento poostè erano pe ogne pparte 
Dovè H mmanco nnmitte > e mmassefate 
Scassavano ^ moie creo^ ciento docatet 
Ora si se nne fecero denare 

L'esatture de cotto 9 e taulagglere 9 
Dicalo chi frovajese a s«o ghìocare 
Ca n' ha miiranne> e cqi^le fFu P autro )ere|: 
Ne' è ommo, che se fece lemmegiiarei 
Né la cede a cqualoncbe Cavaliere; 
Nig^mma co sta ssocure mercaniìe ,.♦ 
S^ hanno fatte Palazie , e Mmassarie. 
Àddov' erano tanno li Poete 9 

Che dell' oro cantattero Y etate ; ^ 
Pocca cchiù , che non songo, vreccc, e pprete* 
Correva d' oro twa quanteiate ; ' 
Venga a ddicere io ma^ ca ie mmonete 
Erano tutte d'oro aramartellate . - 
Ca nfi a li seggeture 9 e li facchine , 
Parlavanno'de doppie , e de lecchine v 

Cura 



,30 N A P L K 

Otrsi dt chesto , se so sollevate 
Mille spellecchte ca le grosse dute 9 
Che n* autro tiempo manco se so ddaté^ 
A li Dottore r ed uontmeae sapute ; 
Se tratta c^ banno avute megUarat^^ 
Cierte cacciar- a* pascere papute, 
Cierte pezsiente, e.ccierte allevrecate,. 
Ch*' oga*" uno le ppegliava a bessicate .. 

Frostiere de cchiCt parte» e ccMù pi^aise^ 
Ch^ erano state a Kiiapofe garzurie^^ 
Mille fabrutte , e mmille spoeta- mpise r 
CK ogn' uno le ppegliava a scoppoluue ; 
Ma chiste *h tanto tuono se s& mmise r - 
Che si le >idef parenoi ffanme; 
A gran; merzè te ddute^ eh'! hanno dat« 
Le ppressarole femmenes.sciaurate^^ 

Pecche chr se smaateva pe Ddouore» 
£ echi irb^'era mercante de raggione^ 
P' apparenta co> nnobele» e ssegnore» 
Pe ppfglift dute grosse v e ddute bone i 
Ma^ pò chi è ddeventato servefcòre r 
Chi fàuzario», artesciana, o> GoppoFonef 
£ ssi Screvana nne rescì a cquarcuna r 
Appe pe lì capille la Fortuna-. 

Co preammole fauze> e.ttestamieate 
Fàtt''a la babalà , senza Kotare * 
Sollevate se sÒ^ mini Ile scontiente r 
Che non? avevano muc^o de campare | 
De li rauorte stnautennose. parìante , . 
Quanno- a cchille suFo erano compare y 
Co l' ajutO' perzó* de cierte ammice » 
Che 'n toscano de dicere no» lice • 

Chi 



SCONTRAFATTO. jji 

Chi se mette nipossesso de na casa. 
Co rraggiune politeche * e dde stato « 
O co cquarche ppretiesto 9 o qiiarche rrasa» 
i^e nne dechiara arede abentestato: 
Ogn* uno comme cane addpra 9 e annasa f 
Ogn; uno cornine lupo sta arraggiato t 
Attiento de vede comme pò ffare » 
Pe ppotè i de ronna 9 e ggranciare » 

Fortuna fti de cierte sbentorate>. " 

i[^h' erano miserabele , e mmennice # 
Quale co li pariente , ^ eco li frate 
Sievano pe gguarzune li nfelice ; 
Muorte senza parla , le rredctare 
Songo ^cappate 'nmano a cchisse Mimica 
Ma se chille faceano testamiemei 
Spezzolà se potevano li diente # 

Chi lo frate teneia pe ^servitore t 
Chi tenealo nepote pe staffiere» 
Chi lo cainato avea pe ccompratore i 
E echi le faceva fa quarche mmf;stiere| 
Magnanno sempe pane de sodore t 
Comme st state fossero frostteiet 
Ora. mo chiste ( vide le fibrtune } 
Da sserveture ^ fatte so ppatrune » 
Chi venneva castagne » e chi seìoscelle ; 
£ fTuori'arte cchiù bile pe ecamparqi 
Faceva , o jea venneuno jagarelle f 
E echi stea pe guarzone a ppo$ecare; 
Auzare le bediste nfi a le stelle , 
Tanta fu r abbonnanzia de denare , . 
Perzò Ussanno lFarte> e Io mestiere» 
Ogn*uno volea fa Ip Cavaliere. 

O sfor- 



I)à N A P Ó L E 

O sfortunate , 'c ppovere popille , 
Ch' eran tanno nate a sti destine 
De state sottapuoste a cchiste e a ccbille ^ 
La meglio parte xatiiie , e mmahntrine; 
Gie nfi a lo cielo nne vanno li strille 
De chiste miserabetc , e mmeschine , 
Che stettero soggette a no Totore \ 
Che le poteva sta pe sservetore . 

£ de cien* autre i aizò ch'ognuno nteuna^ 
Che se ngrassaro co la totoria , * 

£ se nforchiaro dinto sta facenna , 
Senza decreto de la Vecaria : 
A le rrobbe se mese nomme penna , 

i (Stabele , arretinemìente » argentarla ; 
Ma pò che l'hanno tutte sbaragliate, 
Pe non fa tita-bana , sÈr alleppate . 

L'aute se so mpezzate*pe ìt ccase 
Co mmille scuse a fFare le rescese , 
E dda le ppedamente 1/* hanno rase , 
Ca noH c*era contrasto, né ccontese: 
Pe la paura de le buce spase ». 
Ch* era affatto mpestato lo pafese ^ 
E penò chillo, ch'era cchtù becìno , 
Traseva dinto, e ghiocava d'anciiio. 

"Scrittorie > e baugHe , stipe , e ccascie , 
Scassano allegramente a buonne-cchiune, . 
Non perdonanno a ccammare , né a bascie^ 
Comme si stare fussero patrune ; 
E ssenza chtavetttere , o maste d* asce, 
De scale se serveiiero , e dde fune^> 
Co ttanta libértate tutte quante , ^ . 
Che pparea fosse Sedia-^vacante • 

Di- 



SCONTRAFATTO. f3| 

iDiccre de la spurga avea pennato , , 

E dde qua.ni' era 'n chella socceduto i 
Ma cìerrammìce 9 che m'hanno avisato? 
Volino 1 cbe^ non ne parla, e cche stia mut05 
Perchè cchiù d' uno nce jarria mmescato* 
Penò fegnimmò ccà de lo siorduto, 
£ ddapò , tanto ccbiù i ca ste nzalate 
Le ssanno nfi a li surde , e lì cecaie* 

Ce chille, che ttenevano li passe 

A li puont0 , a le pporte , a li rastielle 9 
Allò nesciuno a la Celate ntrasse, 
Massemamenie s'erno ppverielle;. 
Non dico ca facero cierte schiasse > 
Pe Io quale ^e nchirno le.boriellc, ... 
Ma dico ^ ca mm' è stato referuio » , , 
Che se nne .sia cchiù^ d'uno arriepalutQ^ 

E chi tanno tenea, la chkye 'n,m^no. *; 
De certe Chiesie ailatto abbann^nate^ 
Dove fiiorze i;o ne* era Sacrf ^anq ^ . ^ 
E s' erano de chelle mpossess^^.^ .. ' \ 
Voleano pe Y aprì lo sottar^anoi^ ^. . .; 
Né noverano cchiù sfritte) ej)ejjp t^tratc, 
Ca p' atterrà, ijo nuior^o ,. si le jiivo •* 
Ciejito scute, pur' eranp.couiye»; . ] % 

Ma la famma » che l?à qa la Uf^mv^tit^ . • 
E ddice spesse vote JU feosfif^^ . 
Pe lo. mutino spedesce na staffetta» 
Sprobecanno sta fauia decjaria: 
Ca Napole ^dp gente steva n4»ita • 
E ca noi) c'era nullq , arr^s§o-sia; 
Sentenno chesto mi|le aucieUe ii' acquar 
Da ciento p^rte vennero ^ \^ stracana .. 

^ Ve^. 



t54 K A tP O L E 

yenute so da lontane paise , 
Mfi da Rornmai e Mmelano geme strane « 
Co na gran quantetà de Calavrise 9 
E na caterva de Ceceliane; 
Li quale tutte quante s* hanno crise 
Ca non ne* erano cchiù Nnapoletane > 
Dicenno ; Cammarate allegramente 9 
Ca Napole' è bacante , e ssenia gente * 

Se credettero fa na grossa presa ; 
(Oh potta, e ccomme vennero ammolate!^ 
Ma le rescette vana chesta mpresa 
Pecche non furo buone ammafestrate ; 
Perzò chi na galera , e chi na tnpesa « 
Co sta venuta se ne' hanno abbuscate : 
IrO riesto sbegottiue da sta vista « 
Chi fa quarch' arte « e chi fa lo copista • 

£ pò quase sfrattato lo casale 

Acciaino, e le fu ccmtò lo jeppòne» 

Pecche li fìuoste non foro anemalé; 

Ca sapeano le ccase 1 e le pperzóne ; 

£ foro de manera pomuale^ - 

i% n^ essere trattate da coglione: 

Ca nne le ìsciervecchiajeno co ddestreiaat 

Ch'appena he' è rrestata la monnezza • 

I^a sona quanto vuote li campanielle « 
E grida chi sapesse, o avesse visto 
Catene d* oro , cannacche j giojelle , * 
Ca rrobbe tutte so de mai' acquisto ; 
Mprommiette vcvcreggre , fa cartìelld 
Mpezsate , che da tutte siano viste » ^ • 
Prega, scdngiusa, chiaieta, e n'aggie abbiento» 
Tutte fatiche so sparre a io virato « 

Se 



SCOKTRAFATTO^ jjj 

^ «& «tracquate li Predecature ,. 
E so abbrocatc pe le ffe tornare t 
Ma le ffatkhe loro , e ti sodare 
Pe cchisto cuTìto so ghiettate a mmare : 
L'uogiio, e lo suonno, ponno sta secarti 
ASh nce pèrderanno a lluongo andare t 
Ed avarriano fitto incglio dettò 
S'avefssero gridato a lo desierto.^ 

Kce restava de dire n' autà cosa , 

Ed è la meglio , e rome s' era scordata ì 

Ca non è da tenerla mò nnascosa, 

Ma cierto degna d' essere contata ; 

De cief te > che co ccaretà pelosa 

A le ccappelle, cSh*erno progne str^ta ^ 

SieVano 1 e rrecOglieVano li vut'e 

De le ffemmene) é ruommene papute* : 

Erano chiste ccà cierte Mertante , 

Che gbieano a ccaccia de cafìacche, e anellet 

Erano comm*a dì cierte truffante 

De vescica r de rr^ba , e de gonnelle : > 

Stevano a flfare Uà de li zelante , 

Ma pe gabbiire chelle ffemmentliett ^ * ' 

Che pe goHo d'ave là sanciate 

Tutte nne le mmannavano' spogliate* , 

Hanno saputo fa 4o fatto Itoro', ^ [ 

Tutte pe ccierto de bona matiera^; 
Perzò non so cchiù mò cfaille che ffbro^ 

' E stanno *n sciore com^'a Pprimmavera: 
Pgn' uno chino s^ è d» argienfb , e d' oro i 
M» che se nne Yea bene , nullo spera 5 ' 
Pecche nn^ alérilai a lo munuo s'è Usto» 
Non gode/cbi^ìrrobb* ha de isaracquisto. 

Vec- 



J36 N A PO LE 

yecco cVautre hanno aitiso a fia denat^^ 
£d a stipare doppie , e ccianfruiie > 
Mo no' tierzo 1' attenne a iibaragliaie 
Co le ppotianc, e commertazeiune; 
Co itutte r agge Uoro vojjno stare 
Tanta piscia-vrachette > spelleccbiune ; 
£ nsoiTima ognuiio sta h\ i^sta, e grellejay 
E sforgia , joca, ' sguazza ^ ^ ppotuneìa. 
Appena fumo le i:cuse acquietate » • 
Dapò soccessa chellf gran ruina^; 
Che comm' a mmosche^ a ccariie scoitccate 
Facevano pe tutt' a Mm^rgogluia ; 
Air nocchie de le ccas,e sacchejatet 
Co mmuseca de sera 5 Q d4e matinas 
Ma sia comme se sia «^ sairà Ireddajra $ 
Ca la corza delPaseno non dura'. 
PosiUeca vediste ja^sediato 

Da mille var^He, e ffalluche sottile 9 
Ogne gguittonej se n' è appatronato, 
Ca non ne' erana cchiù gente civile. 
No luoco pe Ssegnure desterìato, . 
. Era allùoggio de,ge^te le cchiù bikf 
£ de \licere puro so ceqstrinto « 
Da chi mate Io vedette ipanco pinto. 
Co ccètrole , chitarre , e ttgmmorrielle , 
Co ttiorbe ^ ttaccone , e< ccalascìune t 
Moschette , rebecchine , e ffiscarielle 9 
Co ccimmare , viole , e biolune 1 
MtHe zantraglie 9 e inmilje^ pettolelkt 
» Co n^autro ttanto de>a»ne, e gguittunc» 
Hi se jettero a nc^ire^ io vodielloi 

£ ddeve;ntà lo fec^o YflcdicUo • ' 

Chi 



SCONTRAFATTO. . 53^7 

Chi vace a bele chiene nfi a lo pizzo, 

E chi a Pocerealc , va 'n carrozza , 
' Chi corre a la Taverna de lo Sghizzo, 
Chi air acqua de la Vufara se sbozza ; 
L* uoramene buone stav.an' a no pizzo , - 
Vedevano , e facevano la vozza > 
E ddeceano nfra loro > avimmo tuono , 
Ca non seppemo fa lo schiattamuorto . , 

E cchillo luoco de marmoria aterna 
Dico la Grotta de li Sportegliune » 
Chella eh' avea da essere cesterna , . 
De chiame eter^ne, e llagrimazeiune , 
/.Daventà la facettero Taverna 
Tant' autre asciutta-vutte , mbriacune , . 
Cornine si Uà lì.muorte, e li mpesiate 
Fossero vive , o puro sorzetate . 

Perchè destante da lo Cemmeterio 
Seie passe, ne' è no bello. Refettorio ♦ 
Dove la nribrejachezza regge mperio , 
Ed ogn' uno se leva quarche sborio, 
Lia se sentea de Bacco ogne mproperia l 
Co ssuone , caute ^ allucche^e strejleioria. 
De perchie, e de zantraglie a mmille a mmillc» 
Ch* arreccià te faceano li capille . 

lo quanno zzò bedette , mio Segnore*, 
Crediterae caMin^ appe a speretare, 
E ffu ttanto pe ccierto lo dolore , 
Che comm' a ppazzo mme mise a strelIarCf 
E ddisse : o gente crude, essenza core, 
Comme ste guittarié potile fare , 
Che pe pparte de chiagneie a sselluzzo 1 
Ve vevite de lacrema no puzzo? 

Valentino P Tan*- 



5j8 N a P O t e 

Tanno mme responnie no sarchiapone^ 
eh* era no «ardagnuolo grasso ^ e bracco | 
£ steva ^n chella £ommertazion# s 
Che tra chille baccante 9 parca Bacco } 
Ed auzatose^n canna no trommone. 
Disse 9 n*è ttiempo mò de fa sciabaccOf 
Già che non simmo muorte co la Pesta» 
Sempre vollmmo fa bauara « e ffesta « 

Si non sapiste fa lo schiattamuorto t 
Abbuscate na funa , e datte vota 9 
Si nule morimmo ^-è ppuro pennuie muorter 
Lo Manno, e non tornammo n aotsa vota; 
Frate mio, non pparlarecchiù^c'aie tuortOf 
£ cchesto , che te dico scrive^ nnota ; 
Ca da isto munno ^briannese^ ora siente^ 
Tanto nn' aie 9 quanto tire co li diente « 

Bsa^zja d'Epicoreie, re^pòse io tanno # 
£ nnate sulo pe v* anchì la panza « 
Che ve pozza venire lo malanno ; 
Addonca non avit' aula speranza ; 
Io tanno deventà volev* Orlanno » 
O avere de Marte la possanza * 
Che cchelle mbriachesse , e mbriiacune r 
V avesse accise tutte a ssecozzune • 
.Vago a Ppoceriale pò nò juorno 

A spasso 9 sulo, dinto a lo cìardino« 
Ed ogne ppizzo de chillo contuorno 
Era de schiattamuorte tutto chino; 
£ ggeratolo tutto attuorno attuorno 
Autro non sentea dì , che benga vino r 
Venga cchiù bino, venga da magnare f 

;'AU' uocchie. de chi seppQ sparagnare • 

Bllà 



S CONTE A FATTO. $jf 

£ Uà chi a lo spreposeto parlava , 

Chi pe lo itroppo veirere chiagneva» . 
E chi lo vino'vippeto pisciava, 
E chi ( ma non se sa pecche ) redeva i 
Chi lo mmagnà sopierchio vommecava r 
E chi de la Fortuna se doleva ; 
Nzomma non saccio a ddire si ste rrazze 
Aveano sentiementò « o steano pazze. 
-Tann erano segnure li chianchiere. 
Li casadduoglic , e l' auiie potecare « 
£ tmtte r autre gente de mestiere » 
Li quale se voleano aserzetare ; , 
Viato chi facea lo pastecciere, 
Pecche pigliava a ppala li denare y 
Ca pe se fare ogn' uno bone morza 
Li zecchine spennevano a la storza. 
Le ccarrozze vediste a ccient' a cciente , 
Cchiù che non fumo carrettune nnantet 
Non vedìste^ cchiù a Nnapóle pezziente t 
Ca se trovava ogn' uno li contante , 
A li guste, a li spasse, a li contiente > 
Se dezero de botta tutte quante , 
Comme la morte morta fusse puro 9 
De non morite ogn' uno stea securo . 
Voti vide cchiù a ccavallo uommene buone < 
Che da vero lo sanno cravaccare , 
Perchè a ccavallo vide no macchione « 
Che ppare justo se jesse a fFrustare; 
Cbiste no tiempo arreco erano buone 
Pe le pportare a bevere , e striglare^ 
Io pe mme resto statoa 'de meta^^ ^ 
Quanno Tego oq ciuccio ir^ 'a ccavallo • 



^ A F U 1. E 

^ vaile na reTÌstm 
e a ccontarie nuHo 
-Avarino, e non ne* è artisu 
•ìtr me^io non contrasta « 
-l'j i.A\ì\o na gran vista ^ 
-.wO>e CUI de cantone basta^ 
- -^-.u n poco parole? 
.1 indiche 9 -€ Ccacciamok. 
-..o cuto» e rrose, e sciurc, 
^.--c a strasecolare » 
. .j .JL ^urnsa' a Ssegnure , 
.-• ..^:iie a ppare a ppare; 
. i » e ci:e brutte figure 
.^ ,- >iraaecuiaie; 
.- i^u^w-Lirte^ e che xnmotanze? 

>.^- •vC'^ e llomanameT 
^ ^ • iov' è Scatozza? 
.>^ii:«iio Truono ì 
• cx-:^ Luca Vozza? 
_ ..>a iittiitìEtt ed AntuoBO? 
^ -j.v À carroma» 

. -.. ucsco n toDiwv 

^^ . , L-je j± cchiùsciauxafc 

.:: ^-'^ * 





r 



SCORI xw.^ . ^T 

Nfi a Io Trommetu de le Veca^&r J4* 

Tene la schiava > o cosa mostruosa.!^ 
^ Ed ogn' autr' airtesciano , e nn' è boscla 9 
E nformesene ogn'iino de sta cosa ;- 
Che ve nne pare de sta* giiituria ? 
Se pò sta zannaria tene* nnascosa ? 
Soccorrile vaie Giove * dai' a^juto r 
Pecche Io sentimento s^ è pperd^ito^. 
A Ccavaliere ricche ,. e Ttitolate ^ 
Tenere Schiave »tv cas^a le sta hrenei 
Ca so ppatrune de Terre, e Ccetate , 
E mmaie de povertà senteno pene ;- 
A echi non ave ttanta potestate r 
Pe ccierto- ca desdice , e non convend ; 
Massema all' artesciane , e ppoverielle 
Tenere schiave, e mmanco schiavottielle . 
I^ecchè desdice all^-autre no lo ddica, 

Cchiù* pe mntodestia mia , chtr peppaura; 
Ca vorria fa vedere a cqtiatch* ammico, 
Ca saccio» anncvenaré la ventura v 
O bella usanza de lo tìempo> antico , 
Che sapeanQ porrla pe nfi a. le mmuia ;- 
Nou pmly^hi ha ghiodiiia, e eGomprenne# 
'oppo parla. , bè me ntenne . 
%i^ scotixenate 

pohite , 
hile spate^' 



Senza 
fi a lo 
La 



^4© JN A P O L E 

Si dammo a li cavalle na revista 

So ttanta , che a ccontarle nullo vasta ^ 
Ca non ne' è lavarino » e non ne* è artista 
Ch' a chi le ttene tneglio non contrasta ^ 
Perrò a ccavaUo fctnno na gran vista >» 
Chi va sgobbato , e* Chi de canto , e basta^ 
E si Io b.ioie semi 'n poco parole^ 
Pareano Sagliemmanche , -e Ccacciamole. 
~$ò, cquaiuo v' aggio ditto^ -e irose, e sciare, 
Ca Rce so ccose da strasecolare » 
Ca cierte vonno fa comm' a Ssegnur« , 
E bonn' ire co cchille a ppare a ppare ^ 
Che belle storie , -e che brutte figure 
Vediste tanno da «trasecolare ; 
Cbe^ scene stravacante ^ e che mmotanie, 
Che brutte prospettive , e llontananie , 

Dov'è Ttanaglia mò? dov' è -Scatoiia? 
Addov' è ghiuto Pascariello Truono ? 
Dov* è co li compagne Luca Vozza ? 
Addov' è Ghianne, Parroìere,- ed AmuoGO? 
Benché n>ò tenarrìano la carrozza, . 
Mo se sarriano puro puosto 'ii tuono, 
Ca de chisse echio zanne , e cchiùsciaurate 
Erano da carrozze strascinate • 

Mme pare justo «tà dinio Torchia 
Tanta Schiave nce so pe sta cetat« , 
S' .è fFuorze revotata Varvaria , 
Che nn' è benuta tanta quantetate; 
Sto negozio è benuto 'n guittaria, 
E nupe pare na troppo asenetate » 
Ca , Vhì^Io Soia , eh' è Cciannetiello , 
Ogn' un' avWo Schiavo , o Schiayotiiello • 
1^ • Nfi 



S.C CJ IH- 1 *v ** ^ t ^ -, 

Nfi a lo Trorametta de le Vecaf&* J4^* 

Tene la schiava, o cosa mostruosa.!^ 
^ Ed ogn' autr' strtesciano , e na* è boscU y 
E nformesene ogn' uno de sta cosa r 
Che ve nne pare de stó' giùuaria ? 
Se pò sta zannarla tenS nnascosa ? 
Soccorrite vaie Giove , dai' a^juto y 
Pecche lo sentimento s? è pperd^ito- 
A Ccavaliere ricche ,. e Ttitola^e ^ 
Tenere Schiave »i% ca&a le sia brenev 
Ca so ppatrune de Terre, e Ccetate »• 
E mmaie de* povertà senteno pene;. 
A echi non ave ttanta potestate r 
Pe ccierto? ca desdice , e non convencf ; 
Massema all' artesciane, e ppovetieUe 
Tenere schiave, e mmanco schiavottielle . 
Pecche desdice all^-autre no Io ddico, 
Cchiù* pe mniodestia mia , ch^ pc ppatira; 
Ca vorria> fi vedere a cquatch* ammico, 
Ca saccio» annevenaré la- ventura v 
O bella usanza de lo tieinpo* antico^ , 
Che sapeano parla pe nfi a^ le mmura ;- 
Non perrò chi hair ghioditio*, eecomprenne 
Senza , che troppo- parlai » bè me utenne . 
Nfi a lo^ bestire se so- scoftxertate 
La cchiù grati parte de st* arrepohite, 
ehi s'ha puoste li guance, echi le ^ate^ 
E^ echi a li piede le scarpe cornute ; 
Cierte co li cauzuiie spampanate , 
E chi cà- li cappielle mpicciolute ; 
Autre lei ppanzc nforai hanno cacciate ; 
Pe ccammenarr ao cchiù gravetate . 

P ì Cbl 



., -r^ f u L £ 

34? ^o )] jnanechette a la Romana 9 
O chiammaje volimmo mappolune; 
Chi co lu farrajuolo a la baggiana 
Luongo 9 che. le commoglia il tallirne ; 
Vònno parla co chiacchiara toscana 
Ciert'aime lesagliute coppolune. 
Ma a la DocKesca, Lavenaro « e PpuortOt 
So ccancsciute da l'Occaso all'Uorto* 
Chi jogne^ e manca lettre a la casau» 
Ca la vò fa parere annobeluta; 
Chi rha de ciento muode refòrmata* 
Ca vole f che mmaie cchiii sia canosciuta; 
E s' ha parieme de vascia carata » 
L« nnega , le rrenonza , e le rrefuta ; 
S* ha ptiosto 'n capo ogn' uno sta chimeraì 
Ca essere non vo cchiù chillo eh' era • 
A mmuodo suio ogn uno s^ha nventate 
Certe mprese 1 che maie se so ssapute 9 
Né mmanco le ffaceano l'Antenate, 
Pecche non nce fu scienza 9 né bertute; 
Chi fece le ccetrole nnargentate^ 
Chi 'ntrampo d*oro li ciervc cornute; 
Quanno la mpresa cchiù rreale» e bera i 
Sarria schitto na forca 9 o na galera • 
Chi miezo se fa jiegncre , e echi sano , " 
Comme se fosse quarche gran Segnore» 
Chi co na lettra, o no vegUetto 'a mano, 
Che benuto le sia tanno da for«. 
Ogn*ommo9 che lo vede da lontano, 
Crede, che sia perzona de valore;^ 
Ma pò quanno s^ accosta cchii\ becinot 
Vede no zancacrone malantrino*. 

Chi 



SCO'NTRAFATTO. 34? 

Clii joca a lo pallone , e chi a lo trucco t 
E chi se mpara manejà la smaira ; 
Vediste tanno ngrifare ogne mmucco ♦ 
Usato schitto a mmanìà la varrà ; 
Ed ecco se vedette ogne scia sciucca 
Essere deventato Marco Sciarra ; 
Ma chiste so cchiù atte a fa a ppretate ; 
Ch* ad arrancare , e ffare u ccortellate * 

Se so tutte de bottJ^ trasformate r ^ 
Fotta d* aguanlio , e che cconfosione r -^ 
ììon vide àutro , che stroma nioccarate ^ ^ 
Contr* ogne Llegge, eccontr*^ognerraggione; 
Pesta mmardetia, pecche aie sollevate^ 
Salo geme de vescia- nazione» 
Sulo gnorante r e uommene de tiiente r 
Digne de nò preminone a li morfienter 

.Jfe fosse vivo Ayiddia Nasone r 
De cheste mmetamotfèie farria r 
Cchiù de chitla che fèce, no Hbroner 
E na gran quantetà nne vennarria ; 
Ca sto socciessa xwn è nvcniione 9^ 
Né bello nciegiio de la poesia r ^ 

Né mmanco chi l*ha «critic s'è Monuatd^ 
Ca tutte Thanno visto, e pprattecata* 

Ifapole mio, e che t^è ssocceduto? 
E ccomme sì de botta trasformato ? 
Già eh* ogn'omma de niente è rresagliutoi^ 
E cchiù de n'òRimo buona e sconquassatosi 
Chi pane non avea s^è rrepoluto ,. 
E sta co la zitella , e la crejato ;: 
Benaggia quanno maje venne la Festsi^ 
Che ttanta coppolune fa star nfena.' 



Veccote tutte f uosxe nveziarria , 
Co le rrobb^ de povere mpestaie . 
Veccot* ognuno puosto nn arbascìa , 
Perchè le spoglie vecchie hanno jettate; 
Veccote ca s' è ppuosto 'n segnoria , 
Chi contrastava co la povertate , 
E chi mprimmo mitiostava li talluae 
Si mo le bidè f pareno Barane . 
Gente degne d' annicchie , e de scervecchie ; 
Aitoè comtn'a ddire, servetui^, 
Arrcpeiza-pedale , e rrobbe-vecchie , 
£ d' ogne aute la feccia , e scolature . 
Quanno-le parie, non te danno aurecchìe , 
Ca chiammate vonn* essere Segnare , 
Né cchiì^ mmaste chiammare se ponn* oje, 
Ca dicenó ^ eh* è ttitolo de Bo}e • 
Nce vonno auto ^ che cchiànre a li doIuré> 
Massemamente a sta nostra cetate > 
vAddove songo V annevinature , 
Che ssanno a nnuie, e B nuoste-anteiKite. 
Fanno le ccose antiche chiare , e scure ^ 
Chi da Io vero simmo., e simnio stat« ; 
E co no bello rauodo , e bello stilo» 
Te contano Io fatto pe lo filo . 
Deh Masto Giorgio mio dotto, e saputo. 
Che ttanta capo-tuoste aie addomate , 
Si non te muove a ddare quiircV ajuto , 
Nuie simmo tutte quante arrojenaie. 
Non vi ca Io judìcio s' è ppèrduto > 
E ttanta cellevrielle so sbotate ? 
Auia ssa verga toia , muovete priesto , 
£ non fa, che se perda si' autro desto . 

Fa 



SCONTR AFATTO: f^s 
¥», che^e sbeglia ogn'uno^e che ccanoscaf 
Quale 9 e chi era prinuno de la pesca;. 
Falle passa da la srasa ogne mmosca » 
Falle prova la zuca de 1^ agresta ; 
Azio ch*ogii'uno pe dderitto soscat 
E se leva ogne ffiinuno da la testa ;. 
£ falla priesta r ca fare lo ppuòje « 
Cji si Ilo k> ffaie^ tu >> la fa Io Bojei^ 
Hanno porzìS mutata, arte > e oKnestiere, 
E non vid'auuo v che mmieze Segnare r 
Che bonna i; d ppara de li Cavaliere « 
E sfiongo asciute da progente scure; 
So ffiglie d^ artesciane t e de staffiere t 
£ biionna.fàre de li beiromuref 
Pecche se peoz' ogn' una ( ma se nibsca) 
Che nnullo nce sia?, cchiù i che le ceànosca. 
Musa f no mme fi:u6cià cehii^ la cannone » 
Lassarne ire , e no mme dare ahbasca f 
Ch'ali'' arecchia mme sento no vespohet 
Che dice, cà tn^'ànnego a sta barrasca;, 
O a hi fine quarche secozzone 
Mancare no mme ^ dinio na masca » 
Memre saie buono ] ca spngf odiate 
Chille , che bonna di la veretate » 
Songo passate li tiempe felice/ 
Quanno U verdatiere erana aitate , 
Addove truove cchiù de chili! ammice» 
Ch'. amavano sentì la yeretate? 
Si nce n^'è'uno , è cQomme la Fenice t 
Quale non nasire a sta nnostra cetate i 
Ca oJ8. si tu là .dices njan sì ,ntiso-, 
DI favole, e,ppallu.i)e. cacsl ccriéa>, ^ ? 

' P S De 



346 ' N A P O L E 

De cebiù pe la morìa tatuo potente 
Maucaieno affatto da li Tribonale 
Cierce Scfivane da vero saccente/ 
Ch' aveano ^ncapo quarche pò de sale #* 
Ma mo se nce so ffatte certe ggente* 
Che non ne dico né bene , né mtnale : 
Ma saccio ca nc'é cchiiV de no Scrivano ^ 
Ch'é nnemmico sfacciato a Ppresciano. - 

Cierce jeano vennenno esca 9 e ifocile^ 
.£ ccierte pure 4 che fumo staffiere» 
Qert' ante potecare , e ggente vile « - 
£ ne* è ffuorze quarcuno panettiere 9 
Che de ventate so ggente cevile , 
E ffatto é chi Scrivano , e cobi Portiere ^ 
li quale veramente tutte stimmo 

j. Sarriano assale ccbiù buone pe no rimmo. 

Chi Scrivano se fa de lo Consiglio * 
Chi a la Cammera va , chi 'n Vecaria , 
E ddeventa Leione no Coniglio , 
E bì ca quanto dico 9 fu boscia ? 
Fotta , quanno' nce penzo ,nne squaquiglio, 
E bao decenno tra la mente «nia, 
Chesfe ocose che scrivo , songo state ? 
So ffuorze suonne , o puro veretate ? 

£ pò tanta Scrivane ^ e Scrivanielle » 
O chiammare volimmo pennarule , 
Gh* a la Scoia no poco tennerielle 
Niraino cocozze j e scinte so ccetrule4 
Quanto meglio pe lloro , o poverielle» 

> L' arte mparat* avessero ifegliule ; 
Ca pe cchdlo che beo « la Strivania f 
JDa vero è ddevoitata guittaria^^ 



SCOKTRAFATTOf;: 54|f 

Se ^ flatte Dotture li crapafet 
E Mmiedece sò> fitte li sommiere r 
Che male se lo potieno nunagenare t 
Né mmanco le passaie pe lo penziere p 
Ma cose tutte contra tiempo* e sparer 
Perchè n'erano» nate a sto mestFere^ 
Ma. che ficciano frutta n*^ è paura « 
Perchè servono schitto p^encbietura ;* 

Sòngo sgulgliate gran^ Precolature r 
Tutte novi^Ue pe li Tribunale : 
Giert.e de case grosse s^ Ffitture , 
Ghe 'mpriaicno> se teneano» pe ppedale f 
Parte artisciane , e pparte serveture 
Le ssacciai nnante ^ che fosse Io- mafe ;; 
tettò- fra chisto no» porrane trovare 
Uno che.saccioj manco» competare.^ 

Se s& ntoscìate pure gjra» Dotture r 

Che a primma' noni valevano» nw quaglur# 
Ch'erano» tanto scon^iertate > e scure »^ 
Che noa secveana manco»^ pe n«r paglia ;; 
Ho stanno» mpicco de scrivere 'h Ture ^ 
E pe no vierzo» nce v5j nm tenaglia ^ 
E la; spuizana Q crideme )? che mmanc<y / 
La; ced'arrfano^ a^ Becienzo» de Franco* ^ 

Ma chillo che protegge» e che mmanten» 
'K decora lo Sòpremo* Tribonale*. 
Fece fa i^nhe sottai grosse pene r 
Che noip tutte cauzassera stivale ? 
Ch^' erana cchiù» Dotture de T arene 
Venute da sse tterre^ e ssS.Casaler 
E boze, che chr a*'er» singicrpitato» »i 
ISòa fosse s^ lo' Gonzi glio ccfafè accostatiov- 
P* 6 Si 



34» N A P O L E 

Si mò foss^ lo tiempo de Romane i 
Li Miedece i che so lo juorno d' o)e , 
Le ramannarriano 'n paise lontane, 
O le darriano 'n potere a. lo Boje ; 
Ca cierte nce nne so tanta pacchiane» 
Ch* a mmedecà no le darria no voje 5 
Parla nno co la debetà protesta, 
Dica de chille doppo de U pesta , 

00 ppelle de Leione so bestute 
Co sta pesta cient' asène nvardate , 
E cebi non avean* ombra de vertute > 
Aifizie ave avuto, e ddegnetàte ; 
Vccco r arvolc sicché so sciorute , 
E li vuoie jnuorte so resorietate , 
Si vuoie sapere , che eco se so ccheste 9 
So stroma nzoccarate de la peste • 

O qaam' addebolute pezz entielle 
A li paise Uch'o desolate , 
Che co ccoppole 'n capo pe ccappiellcs 
E de xegrino stevan' ammantate ; 
Pe pparte de cauzette, calaiiitrielle ' 
Portavano, ed a Nnapole arre vate ,^ 
Asto besiire dezero lo sfratto , 

^ E chi larama vedette , e che boratto- 

Lafsa lo tessetpre io telato , 

E la cocchiara lo fravccatore , 
" Lassa de fa le barde lo Vardaro 9 
Se fa ghianche lo mmano lo Tentore « 
Chi lo Miedeco fa , chi lo Notato « 
£ echi lo S|>eaiale, ò lo Dottore ■ 
E beccO' s«gpa^ artesciano puosto 'n^tuono* 
Se face tfiotoo ceitik* ed omma buono. 

i Chi 



SCONTRAFATTO. 349 

elei de pane , o de fruite poiecaro 
Era , da fatto pò mutaie penziere ; 
Chi se fece mercante cantararo, 
E chi ailoga-cavalld , e chi sommiere ; 
£ mmercame de tela n* ogliararo , 
£ no parrella sé ffatto ngegniere; 
Mo chiste tutte , eh' hanno rauiat* arte 1 
Chi Giove se cred'^sserc ♦ e echi Marte . 

Chi venneva castagne, e echi scioscelle; 
£ fuori' arte cchii^ bile pe ccampare 
Faceva , o jca venncnno zagarelie» 
* £ chi stea pe guarzone a ppotecare; 
Auzate le bediste nfi a le stelle « 
Tanta fu l'abbonnanzia de denare 9 
Perzò lassanno 11' arte , e lo mestiere ,' 
Ogn' uno volea fa lo Cavaliere.' 

Chi afficiale de lo Josteniiero , , 

Chi scoppettella , sbirro , e chi spione 9 
La$5anno affatto V antico mestiere » 
Oga' uno voie fa mutazione ; 
£ ffatto gentelommo lo stadera* 
No pedocchiuso è ffatto incixamoiie » 
O penne , o gente addotte aidovc sitt ^ 
Che ste facentie 'n carta non memte? 

De chili' amiche, e ffaiaiise mertuM 

Ipperdute afFareo Je sstmmkntt^ 
nce so de quaau osno noante » 
f^^r ico tu mme'oufosc* st mme sìeatc: 
» ccierte ueate de leranie , 

nuasiepoe se pò A laie^Spi'* 






^i 



3Sa ^ N A P a L E 

N* ammico vote fa Io ntosciariellof 
Pecche l'era venuta a cuollo state» 
E se Y02C vesti de lerianiello » 
Che bennato le fiv da dme sbaivate r 
L* upa e ir auto fecea la MèrcantÌBllo ,, 
E ppe cquanto metmiette erana frate » 

' Ma creot, che ìì parfente fùìeno nnantCr 
Po chiste fuieuo erede de Mercante ^ 

Nfiutta sti mercantieire, alias, tappe r^ 
t^ sseppero» servf buona a laj coscia r 
Ca le chfavalnb^'n- canna? cierte drappey 
CchiOu stamive, che n*è na ffca moscia^ 
€a lo" vestito puo8to^ che se Tapper 
Se strod'ette 'h tre ghmornei froàcia frosciaj 
ter quarto juorna strutta fo cappotto: f. 
I-' abbesognafe vestircse de. scotta ^ 

Jy oga arte; ma , d^ ogne pproféssione 
-E' la sciore dell*' uotmivene mancato r 
E chi stea poca nnante pe gguarione «^ 
E mmasta de potec* de ventata ;* " 
Ogne ppeducchib è ppuosta nguarnasciowe-r 
D* ogn**arte nzomma» la masta è sbarvato > 
Perrò ciure pe KnapoFe a staffétta , 
Ca non; truove cht fa n^ arte perfètta * 

AIR' gran: gente bone s& mmaocate» 
Ch' eraitò» digne.ciento ànne campare». 
E cciérte scomrafatte rie** ha tassate^ 
dhe bive erana buone a ssotterrare? 
Guierce, zuoppe , bistuofte , e scartellate i 
Che* non nce ptjoìe pennientecommjerxarcy 
Voglia la Ciefo r e còmme so da fore». 
ìioni sìkiios din to' d' anema} e dd«r core. 

Par- 



SCONTRAFATTO. ^^3 

Parto f mme perdonate 9 de li triste » 
E non de le pperuine bone, e oneste^ 
De qualtì troppa poche an' aggio viste^ 
Dapò che fu sta benedetta peste ; 
Perzò non trascorrimmo mode chiste ì 
Pecche nne parlarimoio fatte feste 9 
Vasta ca s*' uno mie vuò i cercanno > ' 
Pe Io trovare non ce vasta n* anno * 

Parlammo nio no poco de 1* Artiste »^ 

£ bedimmo a cche stato se so ppuostei' 
Bartolo , Bardo , e i* antiche Joriste 
Sta vota cierto sarriano scompuoste • 
Tanto so fatte nzanetate triste.* 
Che te fanno agghiada primma eh' acciio^tt 
A le ppoteche pe nce contrature » 
Peechè appena se degnano parlare • 

Li primme nzomma forno li scarpare > 
Ch* all' arte Uoro mesero r assise > 
Scusannose dapà, cà li coirare 
Erano carestuse, e ddescortise; 
Lo fele te facevano crepare» 
E quas'e nce volevano duie mise 
Pe no paro » e si bè pagave nnante » 
Decevano, n* avìmmo lavorante, 

Trova » si puoie no masto cosetore 
Che te facesse tanno no vestirò $ 
Ca nce vòìea na lectra de faore 
Pe te potè levafe st* appetito .. 
Comra'' aggio ditto v.pgiì" un era segnore > 
E se potea tenere pe faurito 
Chi avea fortuna correre a la ceca > 
£ ghirese a bestire a la Jodeca ^ 

- .Ora 



f $A N A P O L E 

Ora si tanno fecero guadagno 
Chille de h lodeca, e buie peniate r 
Cà tanno se correa senza sparagno « 
Ch'erano uommene* e ffeminene cecate; 
Si manco state fossero da stagno ^ 

^ Accessi li zecchiffi erno stecnate » 
A *nfrutto te gbìettavano a lo vient^ , 
Ca denare non erano de sdento. 

Te convenea levare la? barretta. 

Si tu cHiammave no solachianielfo t . 
£ besognava di^ , vossìa mme metta 
A la scarpa na pezza , o tacconcielb; 
E si pò ive a no cotrcia-cauietta , 
Maro te sfòrtonata poveriella, 
Ch' erano puoste 'ntuono tutte quante , 
Che non cedeano punto a Ir mercante. 

Sì voIrN'-e peglià na mmedicrna , 
E lino avi ve lo cantaro, iere juto» 
O s'a la casa non c'era latrina, 
Meglio t eh' avisse Io chìaieta perduto ; 
Potiv' ìpc a ccacare a la marina , 
Ca valeva ogne ccantaro no scuto; 
E s'accatta voHve n'aurenaro, 
S'era de ramma , no gWeà tanto caro. 

Solamente li povere Varviere 
A st* accorrenze grati bene hanno fatto » 
Ca seppero fa buono lo mestiere > 
E li mpestate pigliavano a ppatto ; 
Pecche senza nzagnie , sema crestiere 
A na gran parte dettero lo sfratto , 
E mò che s' hanno fatte sei tornise 
'>! dozanji co li Miedece sÒ mmise. 

Dapò 



SCONTRAFATTO- -JIJ 

Dsnpi> sì bè paglve na patacca 
Pe na varva , non ne' era oo Varviero^ 
E nce .vofeva dt tari na sacca ^ 
Si te volive fare no- crestiero ; 
Ogii' arte niorama se fece ve-gliacca r 
Se fece forfamisco ogne mmesiiero ; 
E ppe nor pietzo e ppieizo nzanetate 
Tutte le ccose stettero mbrogliate- * 

Va t' accost' a n' Arefece, va tide, 
Ca pe nniente nce puoie negoieiafe; 
Si no lo ppruove , crerta non lo crìdt 9 
Pecche è na cosa da trasecolare . 
Poco te serv^e ca strille , o ca gritle > 
Ga quanto vònno , besogna pagare^ 
E Ba cchìCi na fattura de uT a»ielfo , ♦ 
Che non va no dia ina me , o no gb|elIo • 

Sì tanto quacche. {Novero compagno , 
Che non avea pe spenncre na cria » 
Ca non e* era ficenne, irè guadagno 
Vennere se vofea ràrgentaria^ 
A ppiso r accattavano de stagna , 
C O che brégogna , o che forfafltaria f ) 
Ca: pe r avere co cchfò buon* mercato » 
Déceahé; non ttce serve , eh' è mpeswto- 

Li Rrobbevecéhie, e li matarazzare » 

Ch' hanno accattate le rrobbe pe nnienle > 
Si pò (fa chifle votive accattare 
Te facevano stregnere li diente ^ - 
Vennere vonno nò, ma cappiare , 
D^^tle che btto}e,cà maie no le ccontiente, 
Ca dove n*^ hanno sptso dtiie càrrine,^ 

. Si ciento rice ntife daie , manco annevi"^ • 

De 



354 N A P O L E 

IJe Notar* nce n' è fuorze ^hiik d' uno t 
.Che s'è allociuta ca li testamiente > ^ 
Ch'a cchiUa tiempa non ne era aesciano; 
Che fTacesse camere » né strómiente* 
Chi nn*" aveva besaogno de ^uareuno, 
L^avpa da dare la mille pe ccientet 
E chi besaogii' ha minò de na screttura 9 
Mon vasta n anno pe la cercatura «. 

yiata tanno. «hilla Speziale r 
Che aperta, tenne la speziarla ^ 
Fosse de mmedicina ) o manuafe t 
Ca non facette mala mercanzia *^ 
Attiso nc^era perzona» la quale 
( Benaggia aguanno» e chi lo ccredarrn?) 
Che pe nà medecina ♦ o no sceruppo » 
De doppie^ e de zecchine die Io gruppo* 

Da la vaie viecchfo? Io v^icUo piglia^ 
L'asempiot cosi &nna ste ggentaglief 
Vide a oche la malizia s*^assottig!ia«. 
Ch' hanno ncarute le seggie de paglie i 
E ccosa cierto de graa maravigliai^ 
Ca t>& a li nzorfaiiellet e it ventaglia» 
Pe nfi a le ntorce a bienta nzanetate 
Li priezze hanna pe dduppio autersit^,^ 

£ ccerca d'* Affitta na massarla «> 
E bidè de trovare no VilFano , 
Ca chiste pura stanno nsegnorfa ♦ 
E cchià de tutte q,uante ante a 1» manof 
Stevana, crìde a mmei ca n' arbascìa 

• Cchiù de.na Masted^ita, a na Scrcvana^ 
E echio le rese fa la schfattamuorto % 
Che no na m^ssaria> na starna* a n! xxono-^ 



SCONTRAFATTO: |5$ 

Ògn' tino s' era puosto nguarnascione 
De non paga cchii\ ddebete pe nnientCt 
Né se parlava de paga pesone > 
Pecche manco valeano li' stromiente^ 
E echi tanno de case era patrone 9 
Se potea bello spizzolà li diente; 
Nzomma dico *!i toscano, che costoro 
Se fecero la legge a gusto IForo ♦ • 
Se so ntosciate pe nfì a It staffiere ^ 
Portarrobbe ^ vastase, e sseggettare | 
Se so ntosciate pe cH %, li cocchiere 9 
Che nnesciiino Tabbasta a ccoiuemarc< 
Penò chi besuogn' ha de sto mestiere 
Quarche bota se serve de crapare ; 
Da Uocck vene mò, che le ccarrozze 
Non vanno maie deritte, ma semp^orzeji 
Si volive ammolà no temperino > 
Na forfecetta fiiorie , o na lanzettd > 
Voleano d*^ogne pplezzò no carrmo^ , 

Penza mò che holeano de n* accetta i 
Soggetto se vedea lo Cetatino . 
Pecche noi» ne' era legge, né ppannetta? 
» *Per^ò de chiste cocchiere, e scarpate^ 

Paricchie ne mannastevo a bocar^ . 
a non era pe ttè , bello Segnore , 

Che diste a ste gentaglie schiacco matto » 
Co li commanne tuoie,^co lo terrore^ 
Eramo tutte arroìenate aflfatto * 
, Se stenta no tornese co ssodore, 

Quanno Io spienne sì ppigliato a ppatlo j 
Ognuno d^arrobbare ave gran gusto»:, 
E nnullo se contenta de io ghiusto • 

m 



aS6 N A FOLE 

Ufi a le ppottane erana poste *n tnoitO' 
Ch'erano usate a ddoppie , e leccbinet 
Né ppratieca voleano d* ommo buono 9 
Sulo de schiatta sTiuorte, e- mmalaiurinef;. 
AbaUà non volevano a lo suono 
De tari , de cianfrune, e de carrme» 
Ch' erano poste *np\Kito puro lloro % 
E -non volevan argiento , ma schitf ora. 

Fecero V uso co li Schtattamijorte , 

Che spennevano-a mmiicchio li lecchioe f 
Gomme zappate l' avessero ali* uorte >. 
O comme state fos^sero - lopìne f 
Sbtecanno lo stentato de li muorte. 
Che non credeano maie venesse a fEne; 
Ma chi le stema , e ssuda a sto palese , 
Ciento nodeca face a no tornese. 

Che periò steano 'n- tresca tutte quante-, 

• Og^i'ariesriano stea lieto , e ccontenter 
» Pecch' ognuno spenneva li contante- 

A mmucchio, a uocchie chiuse, allegramcntej 

Ogne guitto facea de .lo galante. 

Né a la mesura* , o- priezzo tenea mente 9 

Ga^ sr na cosa valea tre ccarrme , 

Se pagaia nfi* a dduie , e ttre zecchine- 

A)irta, Musa mia , ca ne' e cchiùr rrobba r 
Na ntme fa remtnanere accoss^ nricco , 
Ci te prometto' de te fa na bobba , 
Ch^ no ace vogli» vrocca , né ppalicco : 
Vi ca non canto a ssuono de triobba j 
Né -ddico le berrù de chillo Micco r 
Chrilo , che Haudaie tanto lo Cortese r 
£ fo uoti eppe manco no tornese • 

• 4v Auza 



SCONTRAFATTO. . 357 

Alita lo canto , statte aiiegvainenie ^ 
Pecch' è lo reto, scimmone co nnore , 
Non vi , ca nce protegge no Reggente t " 
Che ffaorisce le Mratise a ttutte l'ore? 
De chiilc inatrenimoneje azxellente 
Fatte tanno , dccimmo a sto Segnore ; 
Pecche non. mancarrà cìerto Don Dieco 
Darence li taralle co io grieco, 

Dimme previta toia lo gran fracasso», 
Cantarne pe lo filo lo socciesso , 
Adasillo adasillo , a ppasso a ppasso t 
Dimme chesto , fornimmo sto prociesso * 
Dì de li raatremmonie lo sconquasso, 
E che nce soccedette dimme appriesso .• 
Votta priesto li mantcce , dà fuoco , 
Ca sarraìe nnommennata p' ogne lluoco • 

Via , non te vregognà ,' priesto spapura , 
Non pecche de lo siesso femraenino * , 
Se parla , te nne mettere a ppauta , 
Ca »* hanno comm* a buie de. lo I>devinOi 
De ville la castetà nnaterno dura , 
Penò fa di Io vero a Ba)entino ; 
Votta y via , vienetenne co la renza , 
Mente la penna a scrivere accommenta» . 

Faceano tutte lo santoficeto 

Chille, ch'erano tanno nvedolate ," 

Se steva ggn'uno modesto , e deserete f 

Ca vmo fatt*avea de castetate ; 

Ma 'n che Ip Munno veddero cojeto, 

Se so ttutte de botta revotaie , 

E se pigliava ogn uno la vecina 

Chi pe mmogliere , e echi pe cconcobina . 

OgUQ 



^5t . N A P O LE 

pgne ffemmena 'n tieropo de la Pesta 
Parea 9 che fosse la Diana casta ^ 
£ stev' ammarecata , affritta ,. e mmesta ; 
Che non parea de carne « ma de pasta ; 
Ma pò le vaino tutte quante jesta j 
Quanno chella cessale 9 dicenno ^ vasta , 
Tornammo tutte priesto all'uso antico , 
E chi non ha mmaritOi aggia n*ammico^ 

Pgnuno a ggusto comme vò se spassa , 
£ ssente gran piacere , e gran sollazzo f 
Ognun^i ita spreposete nce ngrassa , 
^ la borda correnno comm* a ppazzo « 
Lo Patrone $e nguadia na Vajassa t 
La Segnora se piglia no Ragazzo, 
L' artista co la Nobele apparenta , 
Cossi ir uno de irautrp ^e contenta* 

Ko riccone se piglia na pezzente, 
£ «chella , quale aveva li contante t 
Se piglia pe mmarito no dolente , 
Che ghiea quase pezzenno poco nnante • 
!N' ommo bello , se piglia na scotente , 
Ka bella no cecato , o zoppecante ;^ 
JLa fegliola no vecchio « no pellecchia j 
E no fegliulo se pigliale na vecchia • 

E bécco ca se mosse no vesbiglio 
De nuove amante , e nnuove nnammorate; 
No mbruoglio, n* arràviioglio, e no greciglìo 
Nfra mmaretate , zite ^ e nvedolate ; 
Senza piglia parjere, né cconyglìo 
D' àmmice $ de pjiriente ^ o vecinate » 
Ognuno priesto priesto 9 pe sta ntresca ^ 
Chi pe ddenare^ e echi pe Ccarne fresca « 

Ve- 



SCONTtlAFATTO. 35^ 

-Velate tanno chille Parrocchiane , 

Ch* eppero a cchillo tìempo sta ventura 
De le fare àcchioppà mane co nloìano » 
O de le vatteja la criatura; 
Viate puro tanno le mammane « 
Ca li zecchine avevano a mmesura : 
Viale li Notare ♦ che li stizze 
Fecero de stromiente « e de scapizze* 

jPateano veramente cose strane» 

Le scene , e l'apparenzie de tanno t 
Cient* Abbate jettaieno le ssottane. 
Stracciaieno te Bezzocche Io soccanno ì * 
Chille pe nguadiare le pottane, 
"Cheste pe s'abbraccia co lo mal' anno; 
Credeano ,fuorze de chesta manera 
Mettere assiésto Napole , comm' era . 

Accossì puro cchiù de ho torzone 
Se le 'vota lo cielebro , e se sfrata $ 
Lassano affatto la Kelegione 
Fuorze pe rrenòvare la casata ; 
Da chisse mò che generazeione 
Voglio che co lo tiempo nne sia nàta," 
Ghi ha da me cchiù d^ ghìodizio, e ssinno 9 

^ Creo che lo saccia, e m' aggia niiso a zimiOr 

i4on se jeva cercanno nascemiente , 
Né s* era ricco , o s* era poveriello, 
Né si compare fussero, o paiieiuc , 
Né s* era viecchio , ch*avea lo scartiello, 
Nzòmma non se curavano de niente^ 
E leva Uà chi avea no scrivaniello 5 
E chi mogliere fu de no Dottore t 
$'è nguadiaia (^o no ^ervetor^. 



^6o • N/A PO L E 

Mogliere d*artescianci e inmercant^anc , 
Che ghieaho a. ppare de le titolate. 
Stettero appena tre ghiuorne diune 
De tu mme ntientie , e pò se so ghiettate» 
Piglianno pe mmarite li guarzune 
Da lloro stesse spisso mazùat^; 
Ma mo che so fformue st' appetite-, 
Chidgnieno tutte li primme marite . 

Che le venga la rogna, e ssttte ielle , 
Comm' a la ceca jevan' a miivorrare ! 
Erano leste a fia le ghiacovelle 
Xo g<#kte t e portarrobba ^ e ppotepare f 
Mogliere de Notare co pparrelle , 
Tanta gente cevile co fferrare , 
E chi eppe no Rrè d' ommo pe mmanto, 
S è mmaretaca co no spilacito. 

Ognuna se tenea pe f prencepessa 
Quanno senteva nnooienà lo zito , 
Parea che tutte avessero* la sghessa 9 
Tanto se l'era muosso V appetito ; 
Fotta de Io Diaschence, e che pprcssa 
Aveano de no muorzo de marito ! 
Ed io nne saccio nguadejate cierte, 
Ch' ancor aveano li bobune apierte . 

Chi pigliaietre mmarite nn' uno mese, 
E chi a lo scisso tiempo tre mmogliere, 
Chi ne lassa una viva a Io pajese , 
E ccà nne vò prova de cchiù manere ; 
Ognuno piglia chi Y è cchiu mmanese 9 
O siano celatine , o forastere , 
E ssenza fare troppo zeremonie , 
Faceauo paiemjz^e> e rait^atr^mmonìe. . ^ 

Chi 



SCONTRAFATTO- 36* 

Chi de no nuiodo » e echi de na manera 
Fan' hanno matremnionnie fame, e stuortCì 
Chi fore ha lo marito , e echi 'n galera, 
E spana hanno la voce ca so mmuorte • 
D' essere na segnora ognuna spera , 
Piglianno pe mmarite schiaitamuorte ; 
Ma mo stanno coniente, e cconiolate^ 
Gomm'a lo mpiso 'n micio a li Conirate^. 
Chi fidate a pparole de guittune , 
S' hanno fatto truffa le ccentenare » 
Co la speranza a le pprommessiune , 
l»4fra cierto liempo de le nguadiare ; 
Sa fecero abbotta comm' a ppalkme, 
Nfi che scompute forò li denare , 
Ma 8ti frabbutte pò 1' hanno lassate, ^ 
E ppotlane , e ppeziienie so rrestate . 
Ciert' anticaglie vecchie de Peziulo , 

Ch' aveano poco diente , e mmanco mole, 
Voz^ro pe mmarito no fegliiiolo, 
• Danno le mmigliarate de megniole ; 
Vozero nfi a lo rreto lo cetrulo , 
Comme si state fossero figliole ; 
Ma chillo , che ccorrea pe Becenzone » 
Che buò fa ? fece trippa , e ccorazzone - 
Chi maje eppe speranza de matite, 
E ppareano vajasse rejettatè, 
Anze^ nfra l' aule eerte becchie zite » 
Che de lo munno s'erano scordate; 
E de cheste nce n' erano nfenite , 
Che mò tutte se songo mmaretate » 
Co golìo de se fa capo de casa , 
Ma lo pede mettettero a la yrasa • 
. s 'Valerli ino Q Cieu4 



^6% N A P O L E 

Ciento zantraglie , e cciento pettolelle v 
Che stevano a bettura le mmeschinje « 
A le Cceùze 9 all' Agnone « a ssi vordiellef 
E le ppotive ave pe dduie carrine ; 
Mo se so mmaritate pe zitelle , 
Mo 'n perteca so pposte le itimapplne $ 
Ma perchè chili^ arrigne so ppassate 9 • 
Stanno mo cchiù de prixnmo annegr«cate# 

E becco se sA ttutte sgoliate « 

Vedole , vecchie , gìovenelle , e zite t 
Ch' atrasso-sia , stevano arraggiate 
Pe se vedere accanto li noarite; 
Meglio pe lloro , e non fossero nate f 
Ca non ghiezero jiiste li partite ; 
Pocca a le ccase lloro auto non siente# 
Si non contraste) trivole» e Uamienu- 

Stettero >n tresca cìerte poco mise , 
Menanno sempe vita sciallacquata » 
Sguazzanno, e ttrionfanno, •n feste ;, e rrìsci 
Comm'a la casa nce fosse la Fata; 
Ma scompiue che fforo li tornise , 
£ la rroba , già ssaie corom' acquistata $ 
Se so ttutte mmutate de colore^ 
E s' è ccagnato nn' odio V ammore . 

Ad ogne ccasa pc* è ì* acciseione > 

Ll'uno de ll'auto s'è sfastediato; j,,, 

Ogne mroarito piglia accaseione» !;•; 

Quanno yedè scomputo lo fFelato ; . j 
Che baga la moglìere a fo pascone , /cJ. 
Ofpie guìttone se n* è ccontentato ; 
Ca non valeno, ogn' uno se pretesta > 
Le pparentizze fatte co la Pesta* 

^ 'Tee- 



SCONTRAFATTO; 363 

^?€CCO le bone sciorte so scompute» 
'i Vecco ca so sciagure deventate j 
z Ca 'n poco iknjpo tutte so ppentùte 
i L'uomitiene, eh* a guaie loro so addonatfe: 

Vecco le contentezze so sbanute 
:s De chilie poco , che nce so rréstate , 

Massema addove so fEgiie , e ffegliaste > 
:« Pensate vuie li trivole , e ccontraste • 
Chi pe bajasse -, e chi pe ddammecelle , 
., Parte 'n vordiello , e pparte a lo spetale > 
Cert' ante sperze comm' a ppeiiolellc » 
Fojute se nne so pe ssì Casale ; 
Chist'è lo fine de chesse ccìantellei 
Che so ghiute a romortà comm' anemale > 
Piglianno sti verriile de no core, 
Che poco Itanno vregògna , e manco nore^ 
Dicère de cient*^utre nne vorria ,- 

Ma pe ve dì lo vero , aggio paura , 
^ Che cquarcuno non trasa 'n fantasia 1 
E co lo muto mme faccia <ia ctìra ; 
Si le ssentisse » è na forfantaria , 
j Ca so ccose seni' ordene , e mmesura ; 
Ma fassammole ghi , che ssìslììo accise » 
Chelle , che ppigliat' hanno spoglia-mpisc 
Ma le fFeramene tè , mò manco male , 
Picchè songo rebelle a la raggione t 
sohgo justo commel; anomale, 
^ pò tanno correa sta nnaiìone ; 
. nca perchè le femmene so ttalcf 
So cquase degne de compassione; 
Ma Tuoramene , che.ssò ttanto sapute , 
A ste facenne puro $ò ccadute?- 

Q 2. • Chisi" 



» 



364 N A P O L E 

Cbìst' aute puro , so ghiute a mmocràrb 
Co nguadiare cierte ppetiolelle. 
Che n'autro riempo, uè pe llavannate 
L'avaruano tenute, o pe letelle ; 
Accobsi ghfea lo mutino % che biioie fare? 
Accessi tanno correano le stelle ^ 
Ca steano co lo miccio a la focone 9 
E ognuno correva a battaglione . 

Fra laute cierte viecchie de Sosanna , 
Che non valeano n* aceno de miglio « 
Sicché, e meromante justo comma ccaiina) 
A mmala ppena buone pe cconùglio > 
Da iloro stisse na maniiara ncSinua 
Se mesero , pe ffare quarche fHglio * . 
Piglianno na fegliola pe mmogliera^ 
Che ghiocà tice pptcano a ccoyalera. 

Se ereserò co fFa lo sottaniello 

De lamma d' oro ^ e n^ bella velata 9 
Co na bella catena, e cquarch' aniello « 
Tenere la mogliere consolata; 
Ma cheJia , che boléva lo giovaniello >■ 
P' avere spisso carne a la pignata ; 
Quanno fra na semmana pò vedette 
Ca non nce ne trasìe , se une foiette . 

E becco ca 'n vecchiezza hanno provato 
Chello, che 'n gioventù maie s hanno cri so? 
Ognuno creo se sarria contentato , 
Pe non sentì sti guaie , d' essere mpiso: 
Chi pe ddolore nne cadìe malato» 
E cquaccuno lo ciK)jero n'ha stiso., 
E echi è bivo nfi ad oie , lo poveriello, 
Le bà cercanno co lo campàniella • 

Cchìvi 



SCONTRAFATTO. 365 

Cchiit dd' una ne' è tttasuto n. chist* abb^lldi 
Co se nzotajre la seconna vota « 
Ca se cresé fa quinnece, ma fallo 
Fece r meglia &' avesse dato vota : 
Non pe ttutte cantale tanno lo gallo ^ 
Ca no a ttutte Fortuna fu. ddevoia ; 
Penò, dica pacienza ad ognauno*, 
Massem' a chi gliottuta s'ha sto pruno • 

Pe ddechiatà >Segnore mio» sta mbruoglio 
Nce vorriana senìmane , mise » ed' anne t 
Noe vorria, crid* a mme, cchiiV de no fUoglio» 
Pe scrivere sti trivole, e st' ailanne; 
Che le scardana llora chiste scuoglie »■ 
E echi gusto semette» sént*" af&nne: 
Ca chi non face chellò r che- cconvene i 
Simmele ^ e ppeo de che§ta le ntravcne^ 

Ma si quarcuna se sentesse affiso 
A sto pparlare, e ssiase chi se sia^ 
Che benesse a sta storia compriso « 
Mme faccia na quarera *n Vecaria ; 
E si noa vo fa chesso» le (Ij^avisO) 
Che noa parla pò nnientet ecche se stia;: 
E si no y ca tia funa a lo mercata 
Vaga , ca trova lesto la steccato. 

No» sia chi piglia *a fàuzo^sto latina 
De quanta dica, attisa è *n generale,. 
Né nunaie vofonià fa de Valentino. 
De quarche galani* omma dire male : 
Parla sula pe cquarche malantriaoy. 
E sempe azzettoanna tale » e cquale ; 
Né r ommo buono 'n primmo, e dapò pesta 
Comprennere se scusa » e sse protesta • 



^ NAPOEE SCOOTRAF- 

Aggio ftcomputo chesto y ma mme resta 
De dìcere aute ccose fbre josta ; 
Ma perchè tao la Musa leva jesu r 
lo manco casto » ea Maggio sf accostar 
La Geenna è mpasuta, è già seà Uesca « 
r E bogKo t che cchtù^ dd'uuo se nne gost^t 
E m' ha promiaO) e cciReo, che no me nganna» 
Ca me vo £i caini la MEZACANl^. 



^COMPEXU^aA. 



'1 r^ 



^.^ r 



^^-A