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Full text of "Commentari dell'Ateneo di Brescia"




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COMMENTARI 

DELL'ATENEO 



DI BRESCIA 



PER GLI A!f5I ICCADEMICI 



M.DCCC.XLV. M.DCCC.XLVI. 



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C M M E N T A R I 



DELL ATENEO 



DI BRESCIA 



PHB GLI A?f?ri ACCADEMICl 



m.DCCC.XLV. :>l DCCC.XLVI 



uSrt M 



■>s\;: 






BRESCIA 
TIPOGRAFIA VENTURLNf 



M. IICCC. XLVII. 



ANNO M.DCCC.XLV. 



Series juncturaque. 
Hon. 



O ella e sentenza incontraslabile die nelle umane 
cose certo ILmite e poslo, oltre 11 quale ne 11 Tero 
ne 11 bello non puo trovarsl, ne 11 gliislo ne 11 
buono, egll e Indvilntablle ancora cbe nella umana 
natura e cerla tendenza, la quale contlnuamente 
ci trae a trapassar cpiesto limlfe, e cbe do sopra 
tutto succede per 1" esagerato appllcar cbe facda- 
mo dell' astratlo al concrete e del prmdpj alia 
pratlca. Dl qui la mania de' slsleml nelle sdenze 
melafislcbe, lo stolclsrao nella morale, 11 fanatismo 
ndla religlone, le utople nella polltlca, 11 manle- 
rismo nelle artl, U selcentlsmo ndle lettere, e tutte 
le aberrazlonl e gll esaltamentl dl cbe abbonda la 
stona dello sphilo uraano. Se non cbe questa ten- 
denza dl cul j.arlo e imo dl que* mall cbe sogllono 



6 

neo^li effettl rlie piorlucono portar con se slessi il 
loro proprio limedio; imperciocclie quest! efFelti 
sfofzaadcci a commisurar sopra i falti il valore dei 
piincipj, ci famuo eoireggere in pralica gli abusi 
4ella teorica, cl additano coU' esperieuza gU scogli 
e i pericoli dell' infinite, ci inconducono nella sfera 
piu raglonevole e piu certa del finite, e sembrano 
quasi direi esser fatale per Fuomo che i suoi pro- 
gress! nel vero non sieno che ritorni dall'eirore, 
e che 11 vedere della sua corta ragione non sia che 
un ravvedersi. Di queste alterne -vlcende, dl que%tE 
se cosi dlr possiamo, trascorsi e ricorsi della scienza, 
ci ofTerse la medicina copiosi in ogni tempo gli 
esenipi, ed uno ce ne fornisce a'di noslil nell'ap- 
plicazione del salasso alia cura delle malaltle infiamr 
Miatoriet nelPuso del quale s^ ella in addietro esorbito 
in quegli eslremi che tutii conoscono, e che non 
pochi lamentano, sembra che oggimai si disponga 
a riduvsl a quella misuia e a que' termini discrezlo- 
uali che alfine, secondo I'antico dettato, sono, come 
dbslmo, in lulte le umane cose prescritli. 

I. Questa disposizlone dell'arle a reprimere 1' a- 
buso del salasso verrebbe non poco favorita da 
quella dotlrina che, admeltendo nelle malattie flo- 
gislidie uii cangiamento di diatesi, cioe a dire un 
mutarsi del morbo da stato di eccitamento in istato 
contraiio, predica I'opportunlla del sostiluire, dope 
certt glorni Ji malattia, alia cura deprimente la 
vlnforzante, se una tale doltrina. sicconie da taluni 
ii ficceltata e promos^a, cosi non foise per altrl corner 



7 
battula e rcsplnta. Considerata percio la Impor- 
tanza di si gaave questione, parendo al noslro socio 
d'onore d.r Aulonio Sandii ch' ella meritasse I'at- 
tenzione dell' Accademia, in una sua meaiioiia die 
del cangiamento della diatesi s'intitola, egli solto- 
pose alle nostre .eousiderazioni i sepienll fatti pa- 
tologjci, a lui medesimo occorsi iiell" eseivlzlo del- 
l' arte, ed atti per suo awiso a provare la realila 
del controvverso mulaniento. 

Piinio case — Uua fanciuUa d' aaiul died am- 
mala\a di grave affezione, con s'uitomi manifesti di 
gastiica-maligua. Tale veiiiva giudicata la malattia, 
e il continuo sopore, la vomiturazione, T alvo osti- 
natamente serrato, la lingua secca, impaniata, assai 
rossa ai bordi, la pupilla dilatata, la fehbre ardente, 
accompagnata da deliiio durante la notte, e par- 
ticolarniente la fuliggine che c^ii malllua appa- 
riva sulle labbra e sui denti, giustificavano siffatla 
diagnosi. Curata col metodo indicato dal caso, cioe 
col controstimolante, 1' infernia sul setlimo gior- 
Jio trovavasi migliorata per modo, die quasi polea 
dirsi convalescente. Ma giunto Toltavo giorno, ecco 
il male di nuovo aggravarsi, e tornave in campo 
i segni della flogosi, lipgua rossa p secca, polso vi- 
brato e frequente, ventre meteorizzalo, nausea, vo- 
inilurazione, delirio in forma cataleptica. Ad onta 
di cio nondimeno I'autore, incumbente alia cura, 
fallo riflesso die se le sanguigne, i puiganti e 
I'austera dieta non aveano domata la flofcosi co- 
sliluente la malattia, ma sulo abbassata d' assai 



8 

la vifalita, potean i delti sjnlomi iion esserc pro- 
cedenti dalla causa prima, cioe dalla flogosi, ma 
esserc piuKosto simulati e ripetuti dal sistema ner- 
\oso, com'eco dell' impressione flogisllca esercilafa 
sul sistema sanguigno, e conslderato che ov'egll 
avesse continuato col metodo deprimenle, dovea 
colla rimanente flogosi togliere ancora la \ila alia 
inferma, mentre alPincontro eccltando la \ItaUta po- 
teva aver mezzo a superare la malattla, appigllatosi 
a questo secondo partito, si volse invece ad un trat- 
tamento nutriente ed alquanto stlmolante prescri- 
vendo per alcuni glorni sei granl di chinino ed iino 
di oppio puro, e concedendo airammalala cibl riii- 
forzativi, non escluso il vino. Al secondo giorno tuUi 
que'siiitomi di pessimo augurio syanirono quasi af- 
fatto, ricomparvero le speranze. c in allri otto giorni 
Ja fanciulla trovossi in istato di perfelta guaiigione. 
Conla questo caso alcuni anni, senza che la gio- 
\inelta abbia d'allora in poi a\uto piii a dolersi 
di altre infermita. 

Secondo caso — Una signora nella eta di annl 
trenta, di temperamenlo vlgoroso. die avea quallro 
■volte figliato senza aver mai sofTerto malallia, venne 
Tanno scorso assallta da colica uterina, con sintomi 
che quallficavano la malattia fra le piu gi'avi. I do- 
lori si estendevano all' intero corpo dcU' utero ed 
a'suoi legamenti, assalendola lancinanti, insoppor- 
tabill: ne era aflPetto per consenso anche il ventri- 
colo, che si manifestava sofFerente ed oslinato, insor- 
gfiva ad intervalli un vomilo di nialerie biliaii, o 




d' allra qualunque sostanza clie 1' ainnialala leulasse 
ingollare. Un energico liallanienfo controstimolante, 
continuato per sei gionii con auslera diela, parec- 
chi purgallvi ed estrazione di cenlocincpianr oncie 
di sangue, produssero un notevole, bendie Iciilo \an- 
taggio, "vigendo tutlavia una flogosi ostinata e dif- 
fusa, Trascorso 1' ottavo giomo, pareTa V acuUi 
afiFezione prossinia al suo decluio^ ed essendo Ic 
forze Titali dell' infenna assal depresse, v' eia luogo 
a speraie clie la sola sospensione della cura de- 
primente occorsa a debellare la flogosi, potrsse 
bastare a rinvigoviie Y abballulo organismo. Ma ec- 
co alia nona gioinata mutarsl aflallo Ic cose, tor- 
nare la colica uterina, con doloii spasniodicl ai 
legamenti e lungo le coscie e vomito conlinualo. II 
polso deir Infernia era eccitato. frequcnte, ed 11 vollo 
arrossato^ e nella notte ella fu mollo inquiela, ed in 
ismania con delirlo. La soniiglianza di questa enier- 
genza con quella del caso precedenle destato avendo 
neir autore lo stesso pensiero occorsogli in esso 
caso, Tcnuto nella rlsoluzione di niular del lullo 
il regime della cura primitiva, egli prescrisse sul- 
1' istante una decozione di cliina, di cui furono 
consumate in qviel giorno stesso Ire oncie liparlile 
in intervalli prima del cibi rinforzalivi, dope i quali 
a piccole riprese il \ino di Malaga nella quantila 
di mezza libbra durante la giornata. \ erso sera la 
condizione dell' ammalata trovavasi mulata da quel- 
la della mattina, essendo lutti i sinlomi di prima 
sconqiarsi di mano in mano ch' ella si vcniva con- 



fortanclo colla cuia nulrienle e affortificaliva. Nel 
seguente giorno si continuo colla stessa cuva, e cosi 
pure nel terzo, quarto e qulnlo^ nel quale mani- 
festaiosi vn leggerissimo imbarazzo gastrico, pro- 
€edente da alquanto abuso de' cibi nutrlenti fat to 
dairinferma, \enne dissipato con poca magnesia; 
dopo di che si prosegui neir uso del metodo nu- 
trltivo stimolante, fincbe P aramalata si riniise nella 
florida salute primlera, 

Terzo caso — Soggelto di quosto caso essendo 
r autore medesimo, lo riferircmo colle seguenti sue 
parole. » Sono due anni passali dacche io trava- 
55 gliava di dolore reumalico al capo, il quale era 
?5 accompagnato da mnl stare universale, e da feb- 
5' bre infiammatorio. die giudicossi del genere delle 
M reumaiicbe. Ando sccmando il dolore, e tutti i 
35 sintomi della malaltia, piix clie si usava del solito 
55 metodo autiflogistico: in nove giorui perdetti set- 
55 tanla oncie di sanguc, presi diversi purganti, ed 
55 osservai astinenza scrupolosa nel vitto. Le cose 
55 procedevano per tal modo, che pervenni a quel- 
55 r epoca libex'ato dalla rcumatica afFezione, e piii 
55 di lulto dal dolore lancinante ed oppressive al capo. 
95 Ma senza maijifesta cagione al decimo giorno rai 
55 trovava in condizione eguale o peggiore di quclla 

55 del primo. Al dottore clie mi \isitava 

55 parve riscontrare i sintomi idenlici della primi- 
'5 tiva alFezioue, e gludico die se eiauo stali tolli 
95 col controstimolo, nello stesso si dovesse tulla- 
55 via fidatamente proseguire. Da contrarj peusieri 



1 1 

» e liniori comhaUulo, eblji fiualnunle a persua- 
5i dei'mi clie si trattava solo tli eccitanienfo iienoso, 
if e cjie erano bugiardi quei sinloml, quautiincjue 
» in apparenza idenlicl al piinii vcraraeute iuQam- 
5» nialorj. In quesla cerlezza ml applgllal ad una 
?> cura al tutlo coulraria alia prima prendendo fra 
»? quel giorno e 11 successlvo iiuo sprupolo dl chl- 
5> nino, usando del aUIo nuUieiile e del vino g;c~ 
» neroso .... Llberommi quel metodo., quasi pel- 
s' incanlo, da tultl 1 nilei palimenti, ed al teizo 
n gionio, come se da nessima malatlla fossl mal 
V stalo oppresso, mi I'lloniai alle consucte iijcom- 
?5 benze ??. 

Quarto caso — Verso la fine dello scorso gen- 
najo un gio\ane di circa -vent' anni, dopo aver 
gozzovigllato fino a tarda nolle in allegrgi brlgala, 
condottosi a casa e coricatosi, un lanclmuile e fitlo 
dolore alia deslra reglone del pcllo non v}i conresse 
che pocjie ore di sonno. Cliiamalo I'aulore a vlsl- 
tarlo, lo tj'oyo Inquleto ed affannoso, e glacente 
syl la(o sljiislro, non potendo die a mala pena 
lislarsi sul deslro. Aveva il polso vlbralo e feb- 
brlle, ai'Ida e secca la pelle, era oppresso dalla losse 
e dair affanuo. II dolore al petto era insopporlablle 
sotto la resplrazione, corrlspondente slno alia spalla: 
lingua secca, occlii rossi, cefalalgla. Questi sinlomi 
non lasciando dubitare clie si traltasse di pnpu- 
monite, gli si eslrassero da vent' oncie di sangue, 
e gl^ v/snue somministrata una valida pojsione pur- 
gativa: verso sera, essendosi II male aggravato, gli 



I 2 

si riapeise la vena : nel giorno tlopo, contmuau- 
clo un lale stato, si fece una nuova sanguigua, 
usando del tartaro stlbiato epicraticamente: la sera, 
peggioiando le cose, si fa un altro salasso^ nel 
terzo giorno, non ottenendosi un miglioramento, si 
rontinuo la medesima cura*, nel quarto la febbre 
rinielte d'alquanto, ma verso sera i fenomeni del 
petto s' aumentano si fieramente da mettere 1' in- 
fermo a mal parlito: nuova flebotomia, dopo la 
quale la violenza del male sembra rallcntarsi^ ma 
pol maggiormente riprende forza. Si continuo nella 
cura deprlmente fino al sesto giorno, essendosi in 
questo frattempo estratto cento quarant'oncie di san- 
gue, sempre plii cotennoso. sclolto qnattro volte I'alvo 
insistendo col tartaro stibiato in dose di sei grani, 
applicati due vescicanti, e raccomandata austora diela. 
Ad outa pefro di un metodo cosi energico, Tamraalato 
continuava ad offrire sintomi si gravi, che gia la 
sera del sesto giorno si dubitava di perderlo. w Mi 
» feci a considerare ( dice I' autore ) su quanto si era 
'? sino alloi'a eseguito. II solo decubito sul lato 
w affetto faeeva insorgero aflanno, tosse e catarro, 
v> da minacciare il povero aramalato di soffocazione: 
5> non poteva compiere 1' inspirazione senza la com- 
w parsa dei fenomeni gia annunziati. Cbe sperare, 
?? dlceva fra me, da nuove sanguigne. se quel la 
" istessa praticata slamane aggravo maggiormente 
wl'infermo? La sua vilalila e gia spenta. E come 
" potra egli sostenere nuova perdita di quel fluido 
55 si iiidispensabile alia \ita? Torno ad ispezionare 



i3 

» il suo polso, die e vibrante, frequenle e clilalalo, 
» non pero duro, poiche alia nienonia pressione 
n sconipare^ facilmente ei si assopisce e delira^ percio 
» Jissi fra me: la forza vltale eslste ancoi'a nel- 
sjrammalato^ ma vige pur anco incontraslabil- 
» raente la malattia per tutti quei feuomeul gia 
» descritti. Ma e se io eccitassi questa istessa vita- 
n llta a combattere la condizione patologica costi- 
« tuente la malattia, la quale debbe pure essersi 
» attenuata per la medicazione istituita, non potrei 
" ottenere il desideralo scope? Misi a severo calcolo 
n le leggl deirassorbiniento, e mi fiu'ono esse di 
y> conforto. Eccomi nella posizione d'essere lontano 
55 dall'idea di continuare il controstimolo; gia sono 
» persuaso e convinto die il solo metodo eccitanle 
» e nutriente possa giovare, e fors'anco salvare il 
» nostro ammalato. Con tutta persuasione quindi 
5» io stesso ne apparccdilai il limedio con una 
» dramma di foglia di the, di buona qualita, ne feci 
» un infuso con due libbre circa d'acqua, Io rad- 
?> dolcli in proporzione, e T'aggiunsi non meno di 
55 Ire oncie di rliuni, da preudersi caldo, mezzo 
'5 biccliiere ogni due ore; ordinai parimenti alia 
55 persona die 1' assisteva cbe ad ogni quattro ore 
55 obbligasse I'infermo a prendere una panalella 
55 composta di brodo nutriente, e die subito dopo 
55 gli amminislrasse due cuccliiajate di vino gene- 
55 roso; cio venne eseguito precisamente. Alia mat- 
55 tina seguente si ritro\a I'individuo in assai mi- 
55 gliore slato; nella notte avea sudato, e la pelle 



>4 

55 era matilda lullora. In liitto cpiel giorno fu seguito 
55 il novello metodo, e nella notte lepKcai ancora 
5! I'acqua col iluim, non die la panatella gia detla. 
?5 In fine rammalalo si vide cliiavamente insorgere, 
55 e scacciare tuttJ! i fenomeni morbosi di mafio in 
5! mano cbe risentiva il berievolo influsso della curd 
55 nutrlente e stimolante^ aJ decirtio gloino insomniA 
55 era convalescente^ se non die il turbava una tosse 
55 conlinua e secca, di' io ritenni fenomeno nervoso, 
55 la quale spari in fatto con un grano di nior- 
55 fina diviso in sei parli, per altrettanti glorui. 
55 Al quiudicesimo levossi dal letlo, e si ristablli 
55 tiniforniemente senza avere di rimanenza alcun 
w jncomodo ne scnsazione molcsta di tosse o di 
55 escreato 55. 

Da qnesti falli palologici, e da qdesta contra- 
riela di efFetd oflenuli daH'uso di contrai-j nictodi 
m malattie della stessa natura, I'aulore deduce non 
potersi tale fenomeno altrimeuli s[)iegare se non 
eol supporre un rovesciamenlo della nialallia dallo 
slato primltivo nello slato opposto, ed esser forza 
percio riconoscere clie puo in ^enerale nelle flo- 
gosi realniente succedere un cambiamento di dia- 
tesi. Ragionandu poi a priori sulla possibilila di 
tal cangiameulo e sulla convenieuza, in lal easo, 
delPanaloga nuUazlone di tratlamento n«l secondo 
stadiy della malallia, egli osserva die, median le 
la slretfa relazione del sislema nervoso col san- 
guigno, possono 1 nervi rlpetere i fenomeni In- 
iiaimuatonj , e quindi siiuulare i inedesiiui slnlomi 



i5 

niorbosi, quantunque mutata la causa che li pro- 
duce: che r infianiuiazioue, una volla esistente, 
per usar che si faccia de' mezzi deblKlanll, si puo 
bensi modificaie, impedirne gli esiti^ ma sospen- 
derne il coiso, grugularla uon mai^ che percio 
coBsiderando 1' uonio nello statu palologko^ cioe 
m uno stato non nalurale, i mezzi piu idonei a 
fuffare i residui deUallei'azione e a riordinare Tor- 
ganismo, non possono essere se non quelli che 
Hiantengono lo stato fisiologico, quaU sono lo sli- 
niolo e la nulrizione^ ed aggiunge non mancavc le 
autorila e gli esempj ad appoggio del suo pensa- 
mento, allegando come Rlverio somministrasse con 
felice successo il muo nell' ultimo period© del life 
niicidiale che domino in Mompcllieri nel 1 623, come, 
al riferue di Vansvieten, uu ammalalo di febbi-e 
petecchiale si rravesse dagli cstremi a cui era ridolto 
coll' USD del \ino di Spagiia, come altesli liuclum 
d'aier salvati parecchi amnlalati di til'o, sel>bene 
in istato di conlinuo delirio, col mezzo d' una bot- 
liglia di \ino per ciascun gioino, come si abbia 
da Borsiei'l che neirospilale di s. Marco in Vien- 
na piu di 40 ptierpere affette da peritonilide ma- 
ligna furono guarite con larghe dosi di china e di 
canfora sommlnlstrale per bocca e per cli&tere, 
eome finalmente parecchie malatlie chirurgiche, 
ejuali sono la gonorrea, la oflalmia, certi tumori 
della pelle, benche si milighino col controstimolo, 
tultavia nel secondo periodo richieggono per la 
perfelta loro guarlgione il sussidio di soslauze sll- 



i6 

molanti, clot; a dire la canConi, il vino, I'alcool ecc, 
f. come in varie lenle floirosl deiruielra, della ve- 
scica e dei polmoni sia vantaggiosa la tiuluia e 
polvere di cautarelle presa per bocca. Nelladmel- 
tere pero in teorica il cangianieulo in discorso, egli 
non lesta di riconoscere la difficolta di coirruiie e 
giudicare nella pratica il \ero punlo in cui nasce, 
e in cm la malattia domanda un corrispondente 
cangiamenlo di cura, ed indica alcunl segni e cri- 
leri clie possono, per suo avviso, ser\ire alP arte 
di sussidio e di guida in quest' ardua e delicata 
contingenza. Questi si potrebbero, secondo I'aulore 
dedurre dal considerare in qual grado, maggiore o 
inlnorej di energia siasi usalo il tonlrosliniolo fino 
all'epooa crilica. clie per lo piii, egli dice, non passa i 
dieci giorni. dalhj shito soddisfacenle in cui prima 
lrova\asi rammaUitOj dali insorgenza improwlsa di 
fenomeni allarmanti seuza causa manifesta, dalla 
mollezza del polso, dal subtlclin<i, e qnalclie volla 
dal dolore gravalivo e lancliiaule alia tesla. 

Ma clii assicura, polrebbesi opporre, clie nei 
riferili casi, non soslilueudosi il secondo metudo 
nutrienle ed eccitante al prime conlroslimolanle, 
oppure sollanto sospendendo questo, e quelle omet- 
lendo, non sarebbesl poluto otlenere il medesimo 
effelto? Risponde I'aulore a siOaUa obbiezione rile- 
rendo per converso tre altri casi, 1" uno avvenulo 
in un fanclullo d' anni dieci, affelto da gasfxica- 
maligna , nel quale verso il decimo git)rno es- 
seudusi mauileslali siulomi creduli provenieuli da 



Infiammaz'ione uou spenta, alia continuazione del 
raetodo debilitaute. successe iiuo statu ui collkjiia- 
lione, e a queslo il gangrenoso. che produsse la 
niorte:|| Tallro iu una fiiovane signora, curata col 
fontrostiniolo per accessl di inefiite Infiammatorla, 
nella quale, per la romparsa dl sintomi sliniali 
del pari consegueriza d iiifiainniazlone non estinla, 
essendosi coiilinuato nella stessa cura, all' ultimo 
sangiie che le ^enne eslratlo tennc dietro una 
subita moite, e 1 autopsia cadaYerica mostro che 
i luoiihi creduti niorhosi erano nello slato con- 
Irajno di piena normalila: il terzo in un glovane, 
il quale, ammalato di una gastrica seniphce, es- 
sendo per lo spazlo dl clna qulndici •.'iorni stato 
curato con sanguigne. purganli e rigorosa diela, 
dopo cinque di appena. cioe dope il ventesimo, 
quando appunto lo s>i credeva in convalescenza e 
non Lisogiioso d"alli-a ordinazioue, mori inaspet- 
tatamenle, senza che la sezlone fattasl del cadavere 
diraostrasse in alcun \iscere nessuna causa deiracca- 
duto^ tantoche fu, siccome dice i'autore. « chi mag- 
n giormente si persuase che le consegueaze del 
•' trattamento energico antiflogislico abbisognato in 
w queslo caso ridusse quell' mfellce ad eslrema 
» debolezza, la quale prolungata col rigore della 
" dieta, gli spense la vita puramente per mancanza 
">' dl slimolo necessarlo w. Alcune considerazioni, 
che per brevita tralasciamo, sulle conseguenze in 
generale del nietodo antiflogislico eccessivo, con- 
cludono la memoria. 

a 



i8 

Succede poi un'appenclice, contcnente la storia 
<!f;l seffuenle caso patologlco atto, secondo Taiitore, 
a mapffiorinente confei'mare clie si clanno nialaltle 
di vera deliolezza sotlo aspetlo e forma di sintomi 
iufiammatorj , e inoltre a modificare in parte la 
teoria della flogosi. Cecilia Clementi, giovane di \enti- 
cinqiie anni circa, di corpo snello e lemperamento 
linfalico, ai prinii dello scorso febbrajo infermo di me- 
trite acuta, a cura della quale \enne sottoposta ad un 
nietodo al lutto controstiniolanle. Dopo uu nurse di 
medicatura le parve di essersi rislabilita, e si diede 
alle solite sue incombenze. Nondlaieno un generale 
uial essere conlinuava a possederla, ed una cotale 
spossatezza di forze non le perniette-va die a mala 
pena di reggersi in piedi. Dokak al semplice latlo 
la reglone del veuUicolo. e da ogni clbo nauseava. 
Consigllalasi al piimi dello scorso maggio con per- 
sona deifarle, cbe giudico Irallarsi di gaslrica sa- 
l)urrale, le venne suggerito di purgarsi e di farsl 
salassare. Cosi ella fece^ ed usato prima il salasso, 
tranguglt) poscia una sufficienle (piantila di con- 
serva di prugue slemperala nell' acqua: allora Tas- 
salse loslo un \omilo impcluoso, ed un dellquio Tob- 
bligava a decombere. Spavenlati i parenli mandarono 
per un medico, clie riscontro quesli sintomi: eslremo 
palloi'e alia faccia, respiro breie ed ailannoso, frc- 
quente e piccolo il polso, TaKo cliiiiso, dolore acuto 
alia regione epigaslrica. lingua impanlata e sete 
ardente. Giudico trat tarsi di gastrica saburrale con 
disordine del sistema nervoso gaslro-enlerlco, e 



'9 
parU dicliiaramlo la giovane gravemenle ammalata 
e bisognosa di pronta e regolare meJicazione. Un 
altro medico chiamato alia cuva, ne fece lo stesso 
giudizlo, e nella iniposslbilila di faile tulle le inler- 
rogazioni del caso, manoando a lei ie forze a ris- 
pondere, la euro siiitomaticaniente, prescrivendo il 
bicarbonalo di soda col succo di limone, 11 yoniito 
coutinuo di nialerie biliari actjuielossi alcun poco^ 
ma poscia ricomparve, e Win glorno piu die T al- 
tro insistendo , proslro all" eslremo 1' animo e le 
forze dellinferma. Si die mano all'uso del gliiaccio 
inlernamcnle e airacqua di lauro - ceraso, clie ven- 
ne continuala per alquanll giorui, praticando i 
clisleri inoUiti\i e il sanguisiiggio al venire. Ma es- 
sendo Y annnalata a lermiui di grave pericolo, 
s'argomento clie iin cjualche raorbo superiore alle 
for/e delfarle ne niinacciasse la vila, e si dubito, 
guardando ai sinlonii, di uno scirro al piloro del 
venlricolo, di eulerile passala ad un e<»ilo ecc. 
Infalli eir era del tullo s^igorila, bre\e il respiro, 
lafianno continuo. il polso filiforrae, la faccia cada- 
lerica. In queslo slalo Irovavansi le cose il giorno 
26 maggio, in cui venne sopracliiamato alia cura 
il nostro aulore. I sintomi generali manileslavano 
Tandamenlo e T indole d' una llogosi^ dolore aculo 
e lancinante al capo, lingua secca e rossa, e nel 
mezzo impaniata da crosta giallo-grigia, dolente al 
piu lieye talto la regione epigasfrica-, s' irradiava un 
lale dolore a lulta la colonna \erlebrale ed ai 
lombi^ il polso eccilalo balleva irregolare a sussulti 



e piu frequenle del cousueto, la cute era urenle, 
e madicla e viscida e acida traspirazioiie, inestin- 
Culbile la sole, il solo gliiaccio dava lisloro alFin- 
ferma, ma anch'esso ad intervalll le movea nausea 
e vomito^ il \entre meteorlzzato e dolente, Talvo 
sei'rato, scaisissime e I'osse colavano le oriue. Messi 
a conslderazione tutti questi sintonii e quanlo gli 
Tenne allora edposto, valuta te le perdite copiosis- 
slnie del sangue estratlo in plccol lempo, e cal- 
tolando la dleta si austera, prolungala da ben quin- 
dici giorni, 11 ghiaccio e I'acqua dl lauro-ceraso 
in molta copia usati, egli si persuasc dover essere 
per tali e per si \irtuose potenze gia vinta la pri- 
niillva flogosi costituente la gaslrlfe, e concluse clie 
lulll quel sintonii erano per av\entura indotli da 
))arlicolare eccitamento nervoso. Li connidero per- 
Linlo come fenomeni bngiardi simulanti la gastrile 
acuta, giudico essere il sistenia nervoso clie ripetesse 
com'eco rimpresslone floglstica rlrevula dal sistenia 
sanguiguo, sussistere i niedesimi I'enomeni, ma hf 
natura del raorbo esser cangiata. quel trattamento 
controslimolante che dappriina, siccome op[)ortunis- 
simo, avea apportato sollieyo airinferina, ora conti- 
nuato, doverla indubbiamente condurre a mal tannine. 
Entrato quindi in questa persuasione. ed indoltovi 
pur anco il medico curante e i parenti. prescrisse 
una decozione di china, coU" agt;iunta dell' oppio 
pnro alia dose di uu grano, brodi mUrlenti e una 
ienue dose di \ino generoso. Non corrispnse dap- 
prima questo rimedlo airaspettazione, ma replicato 



uel giorno medesinio e nel segueule , parve pro- 
dune un note\ole migliorameulo, e al terzo gioruo 
si videro sparire e 1" affanno e il dolore al capo e 
gli altri per tutto 1' anibito del corpo. il meUorismo, 
il mal essere, e la fisonomla dell" Inferma ricomporsi 
alio slato naturale, e risorgere le forze e le spe- 
ranze. Ma nel gionio seguente (ac) maggio) -verso 
il mezzodi, ecco lornar di nuovo in iscena i prl- 
mlti\i fenomeiii allarmanti, con un parossismo fel)- 
brile, i quali gradalamente aumentando, rldussero 
r ammalala all" estremo: un resplrare bre\lssimo. an- 
sante, catarroso e la stravolta fisonomia loglievano 
la speranza di \ederla al nuo\o giorno. Ma il 3o 
maggio, conlro I'aspeltazione. vi\eva ancora. bencbe 
nella nolle fosse stala in sfrani modi combaltuta. 
Tomata in se e rlcompostasi alcun poco. parve 
cessata la lotla febbrile: si gindico die si asso- 
ciasse una lorma accessionnle pfMniciosa, e si pre- 
sciisse il solfalo di cbinina, continuando nell" uso 
de'cibi nulrienli e di un vino di otlima qualita. In 
tutto quel giorno e nel sucressivo nulla ocrorse di 
notevole^ ma visitala in sul far della sera, ella fu 
Irovata, non cb'altro, nuovamenle in estremo Hi 
vita. La copriva un pallore morlale. era senza polso, 
avea gli occbi slravolti in alto, freddo, marmoreo 
il corpo tulto. slavano nella sua slanza i sacerdoti, 
le si ministrava T estrema unzione. Cbiestosi del 
come avvenisse una tauta mutazione, seppesi ch'ella 
avea preso poco prima un gelato di limone, che 
il medico curante le avea conceduto, rarcoman- 



22 

tiando peio che pocliissiina qnantita gllene fosse 
dafa^ ma ch'eila avea tulto quauto con a\idita tran- 
gugiato. Sospettatosi die I'azloue sola del freddo 
a>esse operate come posseufe conlroslimolo, abbas- 
sando e quasi spegnendo la -vitalita, si porsero alle 
llvide labbra dcirinferma da due oncie di buona 
malaga, e tutta gliela si fece ingollare. Dopo po- 
rhi istanti si -videro comparire il calore, il sudore, 
insomma i segni palesl della vita. Questi effelti suc- 
cess! alFuso de' corroboranti e degll stimoli, avendo 
persuaso ad usare de'piu possenti, con rlium di 
buona cpialita e con the \enile coniposla una calda 
bevanda, da farsi preudere all' ammalata durante 
la notte. Di mano in mano clie questa bibita ve- 
ni\'a consumata, ella \enia sempre piu riavendosi 
da queir abbattimento e letargo mortale. Prese in 
quella notle Ire oncie di rbum e una libbra circa 
d' infuse di the, oltre ad un mezzo sci'upole di 
solfate di cliinina, di cui non erasi frattanto oni- 
messo Tuso. come neppure d'' una panatella col 
line. Alia mattina del prime di giugno T ammalata 
quletamente nposa\a: breve era il suo respire, ma 
libero da calarro, pallido il volto, ma naturale la 
fisonemla. Si perduro ncirintrapreso metedo fine 
alia perfetta guarigiene, clie avvenne pochi giorui 
dope, e che poscia continue costanle. 

II. Oltre il cambiamento della diatesi. una fra 
le nen poclie e tuttora insolute difficolta della me- 
dicina e pur quella che ^ersa iiitorno alia vera 
causa ed origine della pellagra. Occupo giii questa 



a3 

questloue i« luu^jlii sludj II d.r LoLlu\ico CalarJini, 
e fu Ha lui riprodotta in quest'anno con una sua 
Memoiia intorno alia nialaltia delta del K'erJetame 
nel grano tuvco, daU'iiso eccessivo del qual cereale, 
che , noil escluso il corrotto , si fa dai contadiiii 
lombardi, in un sue scrilto altra -volta prodolto * egli 
avea falto origiiiar questo morho si inf'esto alle no- 
stre campagne. A convalidare questa opinione e 
diiella la nuova sua memoria, in quanlo ch'egll 
in essa cliiareiido la nalura, la forma, i caiatteii e 
le cause della predelta coiruzione del grano turco, 
ed esponendo fenoraeni sperimentati prodursi sugli 
uoniiui e su^rli animali OTanivori dalFuso del ce- 
reale die n"* e guasto, deduce una relazione di causa 
ad efFetto fra una tale alimentazioue e la nialaltia 
della pellagra. II yerderamc, secondoclie insegna 
Tautore, non si niaulfesta nel gi'ano turco prima 
clie questo sla gia raccolto e riposte. Appare in 
certo solco di forma oblunga, coperto da sotlile cu- 
ticola, die corrisponde al gernie del gi'ano. Quesla 
cuticola, die in istato nalurale suol essere raggriii- 
zata ed aderente all'embrione, nata die sia la de- 
generazione, si gonGa alquanlo e si dislende, la- 
sciando trasparire una niaUuia verdastra, die sollo 
vi sta riposla. Al rimovere die si faccia la pelli- 
cola, si presenla tosLo un ammasso di polviscolo 
di color verdci'arje, or piu or meuo fosco. die in- 
vade prima la sostaiiza farinacea a contatto col 

* V. Commentaij dcirAlcneo per rauno 18 i3. 



.4 

germe, a quanto pare, poi tjuesto mede»lino. e lo 
distrugge; benche molte volte si truvi intaccata pcv 
la prima fjuesta parte vitale, die allora diventa gial- 
lognola ed in qualche punto di colore d'arancio. 
Siffatta materia morbosa si scioglle mediante lo stro- 
fmamento in tina infinita di globetti minutissimi 
tutti eguali fra loro, perfettamente sfericL, diafani 
tanto a secco che umettati, seuza traccia di sporidioli 
interni o diaframmi, seuza vestigia di cellulosita od 
appendici alia superlicie, lisci e semplicissimi. L'au- 
tore stabilisce clie tale raorbosita consista in un 
fungo, a do persuaso e daU'analisi microscopica, 
e dalFanalisi chimica, mediante la quale, invece dei 
componenli ordinarj del formentone, vi si rinvenne 
buona dose di slearina, della resina, deiracido fim- 
gico, ed ima sostanza azotala fluida ammonoicale, 
L'esame microscopico poi fece scoprire frammisti, 
bendie in assai scarso numero, fra quei globelli 
dei filamenti semplici o quasi semplici. e l'esame 
di confronto fra la materia morbosa e la farina in- 
corrotta fece trovare che questa invece consisle di 
cellule irregolari non perfettamente globose, ma po- 
liedre ad augoll otlusi e spesso ineguali, grosse per 
lo meno due volte di piu de" granelli uiicetoidci 
dianzi descrilti. Questo fuugillo parassita converle 
nella sua morbosa sostanza piu d"uua settima parte 
del peso del grano, ed ollre modiflcarne !e qualila 
fisico-chimiche, ne mula aucora Tordinario sopore 
dolcigno in amarognolo ed a. rfdijioso. E morho^ 
sua assai comune fra Ic noslip .ampagne ed al- 



25 

Irove. massime alloiclie le annate fieilde e yli au- 
lunni piovosi ostano alia perfetla niatuiaiione e alia 
necessaria slagionatura del grauo, ue risparniia pur 
anco il ricolto bene coiidlzionato. allorclie venjia 
rlposto in uniidi slti. \ uolsl desso rlportare al geuere 
sporisoriuni LlnJc, e merlta di formare una specie da 
se: sporisoriuni maydis. 

Cio discorso Intorno alia natura e alia causa del 
morbo. passa 1 auloie agli effelti del p'ano inlaccutonis 
suiriiomo e sugli animali granivori, effetli da Ini 
chiariti colle seguenti sperienre, clie riferiarao colle 
stesse sue parole, w Falla Auiua di lal grano fungosu, 
" confezionai con essa ne' modi consueti, niedianle 
"w arqua e scarso sale e bollitura di poclu minuti, 
5i della polenta, la quale sorti un color verde-giallo 
« scuro in luogo del sue natural colore d'oro, e stoI- 
9» geva odor ingrato partirolare di fungo, ed esplo- 
" rata colle carte azxurre da^va indizi d acidita. Ne 
"> mangiammo in niodica dose, a stomaco digiuno, 
" io, il d.r Grandoni chlmico-fannacista degli spe- 
•" dali di Brescia, ed il mio fiijlio maggiore; la tro- 
•^ vammo di un sapore amarognolo nauseante , e 
" ben toslo provainnio un senso di ardore niolesto 
?r al palato e alle fauci, die si estese poi a gran 
"» parte dell'esofago, il qual senso persistetle a lungo 
y> incommodissimo nella giornata. AH' ardore si as- 
w socio ben presto della nausea, susseguita da qual- 
•^ che rutlo e da geuerale languore, <;he partiva dal 
•>■ ventiicolo mv\ soflerente I'insano alimenlo. Paive 
;' che lardissima ne avvenisse la digestioiie. Psstn- 



26 

55 docile eii effelli meiixlouali durarono quasi I'in- 
55 tera eiornata, con insolito inesprimibile mal essere, 
5) clie scemo soltanto dope avere verso sera pran- 
<>■> zato. lo soffersi ben anco qualclie scorrevolezza 
■>5 dl corpo clie non provarono i niiei compa^i. Nei 
» quali tanto fu il disguslo avutone, clie il Grandoul 
y> dopo ripetuto respeiimento il secondo giovno non 
55 ebbe animo di tentare ulleiiori prove sopra se ^tes- 
■» so, come vl si rlfiuto niio figlio. lo ins^ojai altra 
55 volta ancora I'ingrata polla, in minor dose peio, 
95 e n'ebbi presso a poco seuipre gli effetti sopra narrall. 
55 Venuto poi nel divisamento d'istiluire degli 
M sperimenti sopra gli animali, ml appiglial ai gal- 
55 linacei, granivori clie sogliouo appelire 11 grano 
95 lurco, e venlrne sovente IVa nol alimeiilall. LI 3o 
95 oltobre i844 P^^^ ^^^^ pollastii deirela dl mesl 
95 tre circa, che assieme pesa\ano llbbre piccole 
95 quattro, in una gabbla In camera lerrena alia 
95 temperalma di f • ^ " ^^\ ^ "^'^ ^^^^ ^ porgerc 
95 loro dlnanzl del formentone guasto In buona co- 
95 pia. Dessl si misero a beccarlo,, ma poco dopo 
95 fm'ono visli rigettarne [>iu grani appena franli. 
95 Piii tardi parvero di mala voglia; e alia sera i 
99 polli si preseutarono al([uanto trisll con cresle 
99dimesse|) beveano di frcquente e s' accosclavano 
95 \olenlicri. JJel giorno successlvo scorgeasi in essi 
99 loro ripugnanza al beccare, erano malinconlcl e 
95 mal ferml sville gambe. Si contlnuo nello stesso 
95 alimento fino al quarto giorno^ nel quale vedula 
95 la renltenza al beccare il grauo inlevo, awisal di 



^7 
w dailo loro pesto t'd inuniidilo con ar(jua. "Shx iiii 
M tale pastello iion era me^lio apjjelilo, niaLnado 
» die puie avessl nel segiilto pro\ato a conegi^enie 
n Tamaro sapore coji alquanto zucchero. Per lo clie 
»' feci poi rltorno al grauo inlero come dappiiina, 
» e noil dledi loro che di esse fino alia sera del 
r> giorno 8 novembre. Durante un lal tempo si rl- 
?» marco die gli escrementi de" polli in esperinienlo 
v> erano molli piii del consueto, cd alcuni liquidi- 
?' presenlavano tultl una tinta \erde, e si coprivaiid 
"prestissimo duna muffa bianca flttissima. 

w Contemporaneamente al collocamento dei due 
?' gallinacei in gabbia separata sollo il traltaniento 
'5 anzi descritto, doe nello stesso giorno 3o olto- 
» bi'e, posli aveva in altra gabbia uella medesima 
w stanza due pullastri del peso di 4 libbie piccole 
>' ed once ^. die furono alimenlali sino alio stesso 
» gioi'iio 8 novembre con grano turco sano, di bella 
» qualita, cosi inlero die polverizzato e bagnato. 
w II detto giorno 8 novembre, decimo dello spe- 
" rimento, rij)esali i due polli nutricati con grano 
>» turco guasto dal verderame, non erano aunieu- 
w tati, nia sensibilmente diminuili di peso^ gli altri 
9j due alimenlali con buon grano erano cresciuli di 
M once 6. D'allora in avanli continuai neirallnien- 
s» lazione con mays guasto, frammistovi pero il 
>' quarto circa di grano sano, pei primi, e con grano 
" sanissimo per gli altri, ora inlero, ora ridollo in 
V pastello, flno al z8 novembre, cioe pel tralto di 20 
-•' giorni. Alia quale epoca i primi polli pesali 111 m 



28 

J' erano cresciuti che circa ouce 4'? malgrado clie 
!? fossero nell'eta deiraumento, e gli altri due ave- 
y> vano invece ragglunto il peso di libbre 5, once 4, 
M vale a dire aveano aumentato dl una intera lib- 
y> bra. I primi avevano perduta la loro vlvacita, pa- 
■>■> reano raal fermi sulle piante, stavansi tacitumi, 
*' e vedeansi inoltre spennaccliiati in piu luoghi, e 
» aveano meno tIvo il rosso delle creste; al con- 
*5 trario gll altri apparivano vivaci, spiegavano aculo 
w il canto, e sebbene non in;:'rassati gi-an fatlo, come 
•>•> lo sarebbero stati se si fosse loro dato il turco 
■n altemato con altro grano, mostiavano pero buona 
^ salute. In quel giorno 28 ollobre pensai di scam- 
n biare il trattamento de" noslri polll col sostituire 
w del grano di formentone sano. inlero e in polta, 
" a cibo di qnelli die erano resi magri ed esle- 
y> nuati dal cattivo alimento, e coll assoggetlare gli 
»» altri due prima meglio pasciuti all'uso del grano 
" alterato dal verderame. Sotto il mulato trattamento 
w i primi ripigUarouo alquanto vigore e nutrizione, 
" da trovarsl, dopo ti-ascorsi soli dodici giorni, cre- 
" sciuti dalle libbre [\. once [\. alle I'dtbre 5, once 2, 
" mentre gli altri due furono visti giomalmente de- 
?' crescere, farsi tristi, tremolanli, bere spesso, e 
" dopo lento penare morirsi Tuno in 12.® giornata, 
•>•> e rendersi Taltro scemo di forze: e tutti due poi 
v> messi assierae in bilancia pesa^ano appena libbre 
" 5 in luogo delle primitive libbre 5, once 4- 

yi Qtiatiro altri gallinacei d^^lPeguale eta presso a 
»• poco di quelli sottoposfi al descrifti cimenti, ve- 



*9 
M nivano coulemporaneamente e nella medeslraa ca- 
•» mera pasciutl in gabbia separata con cUjI sva- 
T riati, cioe grano turco sano, polta con farina del 
i> medeslmo, alteraata con qualche erbaggio, e del 
!5 frumento in giano^ e crebbeio prosperosl e \ispi 
n si fattamente, die ogni pajo de' medesiml nel pe- 
w riodo menzionalo dal 3o oltobre al lo dicembre 
» crebbe dalle libbre 4i onre 6 circa, ad ollre 11b- 
yt bre 6. 

» Li 5 gennajo i845, ripigllai le sperienze as- 
M soggettando due polli del peso di lib. 6, once 3, 
» all'alimentazione della polenta preparata con fa- 
s' rina di grano affello dal verderame, e pochisslmo 
y> sale, e breve bollltura, precisamente come con- 
s' fezionasi fra nol la volgare polenta, la qual polla 
y> veniva con niinore rlpugnanza del grano intero 
w guasto ingolkta dai nostri animaletti. Pesali i me- 
w deslmi dojx) \!\ giorni di tale nutrltura, cioe il 19 
» del mese, si trovarono ridotti a lib. 5, once 10, 
T clee diminuiti in gravita di once 5. Ripesati dope 
»' altri 1 4 giorni, cioe il 2 febbrajo successivo, si 
y> rinTennero discesi a sole libbre 4- once i, diml- 
« nuiti quindi nel solo pevlodo di jnorni 28, di 
5' libbre 2, once 2, e condotti a tale eslremo di 
w forze da gludicarsi prosslmi a socconibere r. 

Da queste osservazloni sulla natura ed orlgine 
della morbosita in discorso e da questi sperlnienli 
sugli effetli del grano che n' e contamlnato, egli e 
condotto a conchludere cbe la parte allbile di un 
tal grano e pressoche Inetla del tutto alia nutri- 



3o 

z.ione, e tjuindi alia riparazione dell' organismo e 
tlelle forze; che una tale conuzlone raccliiude piin- 
cipj deleted, acri, inasslinilabill^ che possono que- 
st! prlncipj col lungo e contiuuato uso del grano 
guasto esercitare un' azione talmente nociva suU'u- 
inaiio organismo, da guastame la conipage, alte- 
rare la normale condizlone de' visceri dige&livl, per- 
\ertiie gli vimori e la crosi del sa)»gue, indurre 
insomma una forma speciale di mala Ilia cpial e la 
pellagra, a quel modo istesso clie allri \eleiil ve- 
gelall ed altri cereali afFettl da altra fungosa de- 
generazione sogliono produrre nelluomo altre forme 
particolari di alterazioni morbose. E a ronvalidare 
una tale induzione invocando Tanalogia, rlcorda 
«ome il frumenlo, e precipuamente la s^gale degene- 
rata in qviella produzione I'ungosa clie dlcesi grano 
sprone^ segdle cornuta, produca la raphania o con- 
\nilsione cereale gangrenosa, e come nello stesso 
grano turco un' allra produzione morbosa, lo sprone 
del mays^ sconosciuta in Europa, ma comune nella 
Columbia solto nome di peladero^ generl ima in- 
fermlta singolare clie porta la caduta delle unghie, 
dei denti, del capelli, de" peli, delta perelo pela- 
lina. In prova poi clie il principio svollosi nel for- 
mentone dalla descritta infernrita, introdoltu uel- 
1 organismo possa mantener\isl inassimilato, ei;]i al- 
lega I'odore specifico del sudore degli inffniii di 
pellagra, rassomiglialo dagli scrittori a quello del 
pane preso dalla muffa, e che il detlo principio 
indur possa nella organli^a miscela morbosi feno- 



3i 

meni simlli agli efFetti d' altre soslanze \enefiche, lo 
• leduce anclie dalle alterazionl speciali dagli scrittori 
e da lui stesso osservale nel sangue de' pellagrosi, 
confronlato con quello d'ludividul sanl od affetli 
da mali d^alli'a nalura. 

III. Contlnuando ue'medlcl soggetti. faremo cenno 
d'uji prospetto statlstico clinico dei pazjd d'ambi i 
sessl curali nel manicomi di Brescia durante 11 biennlo 
i842-43,compilalodal d.r Francesco GlrelKsulle os- 
servazloni da lul falle nel tempo in cul limase prepo- 
sto al governo dl quella inedico-pslcologlca dlvislone. 
E questo lavoro una sequela e complniento d'ahro 
conslralle, esegulto dal nostro socio sul due blennj 
dal 1 83?^ al /ji, e da lui gia oflerlo, or sono tre 
annl. airaccademla, e pubbllcato coUe stanipe. L'au- 
tore rlferendosl a quanto espose in questa falica 
precedeule rispetlo a lie sue Idee generali sulle ma- 
lattie della mente, alia rlpartizlone da lui fattane 
in mania, mallnconla e demenza, ai caralteri par- 
ticolari di queste tre forme di allenazlone menlale, 
al metodo di cura sllraato da lul plu opportune *, 
si restringe nel nuoTO prosj>etto a presentare le 
cifre numerlclie delle pazzie tratlate e delle morti 
e guarlglonl avvenule nei due manlcomj durante 
il citato biennlo *'*. e a rinforzare con nuovi ar^o- 



* Vedi Commcntarj dcirAteneo per Tanno 1842, pag. 9 
e seguenli. 

** Le cifre nel totale sono queste: neU"anno 18 i2 222 uo- 
mini, e 136 donne, e nel 1843 2o2 uoiiiiui, e doane 192. No- 
llsi rlie in questo computo non essendosi distinte le recidive, 



iiifuti la dottrina da liii professala. clie Itr inoidli 
alternazioni della menlc iiuu sieno e iiou pussano 

le quali nptjli onmini sogliono esser pia fVequenli che neWc- 
cJoHne. il nuniero degli uomini, benche apparlsra ina^j^iore, 
non e I'orse tale. La mortalila si nell'uno cbe nelTallro anno 
fu. Come negli aiuii aritecedenti. alqnanlo maggiore iielle 
donrie che negli uomini, negli uni e nelle altre poi maggioie 
iiel 1843 che nel 42. 

Questa sorama couiplessiva riprntifa snile tre classi di pai- 
lia sopiadelte, offie i segnenti risullati: — Mania — Nel- 
Tanno 1842, uomini 118. dei quali 76 usriti d^lTospitale 
guariti, 24 non guariti e soltanto migliorali, 18 rimasti in 
fine dell'anno; dunue i)l, delle quali .30 guarite, 10 uscite 
dall' ospizJo non guavite o soltanto migliorate, 11 morte, 
40 riniasle in fine dull" anno. Nel 184.3, uomini 119, dei 
«juali 59 guariti. 18 u«riti dal P. L. non guariti o sempli- 
ceniente migliorati, 18 morti. 20 riniasti in fine dell' anno; 
doune 107, delle quali 34 gunrile, 9 uscite non guarite o 
soltanto aii^lioralf, 19 morte. 41 rimastc in fine dell' anno. 
Dalla mortalita degli uomini nel 18'»3 conviene esclndere, 
siccome non appartenenti propriamente alia infermeria dei 
pa77.i, due pellagiosi e due all'etti di seniplice encefalile, e 
dalla mortalita pure degli uomini nel '12 tre infermi di tifo 
pellagroso e due dl encelalite. anch'essa semplice. — Malinco- 
nia — 1842, uomini 63, guariti 21, non guariti o semplice- 
menle miglloruti 10, morti 11, rimasti in fine dell" anno 72j 
donne 40, gviarite 18, non guarite o soltanto migliorate 8, 
morte 4, rimasle in fine deiranno 10 — 1843 — uomini 77, 
guariti 35, non guariti o semplicemente migliorali 12, morti 7, 
rimasti in fine dell' anno 20: donne 55, guarite 21, non gua- 
rite o semplicemente migliorate 10, morte 9, rimaste in fine 
dell'anno 13. — Demenza — 1842— uomini 39, guariti 6, 
non guariti o semplicemente migliorati 8, morti 13, rimasti 
in fine dell'anno 12; donne 25, guarite 2, non guarite 2. 
morte 11, rimaste in fine deiranno 9 — 1843 — uomini 36, 
guhiitl C, non guariti o semplicemente migliorali 7, morti 14, 
rimasti in fine dell' anno 9j donne 29. guarite 4. non gua- 



33 

pssere senza dipendenza Ja fislche niorboslta nel^ 
Torirano del cervello. A questuopo egll si vale delle 
recenti mvestigfazioni falle da celebri scrlttori, come 
dire Bellineeri. Roland, Mairendie, Panizza. Legallois, 
Miller, Flomens, Marsliall-liall ed allii, sulTeiicefalo, 
sulla spina e sui nervi. dinioslranli le inliiue ed aslruse 
relaziuni Ira lorganisnio ed i fenomeni uon solo della 
vila vegetativa ed aniniale, ma pur anclie della in- 
felleUi\a^ soggiungendo le osservaziuni sue proprie 
fatle sopra le autopsie cada>ericLe eseguite ne' due 
maniromj. delle (piali riferisce ben 36 slorie, cbe 
airjiiunte ad allre 28 da lui narrate nelPantecedenle 
prospetlo, sommano a 64, tutte dimostranti una 
tpialclie piu o meuo notabile allerazione morbosa 
negli organi del cervello. Ui queste autopsie 35 
appartengono ad uomlni, del quali ly nianiaci, 8 
inalincouici, 9 dementi, e 29 a donne, 12 maniacbe, 
9 melanconicbe, 8 dementi. Sulle parlicolari alte- 
razlonl morbose, a seconda delle tre forme di paz- 
zia 6 dell' uno o dell' altro sesso, elleno offrirono 
alTautore le seguenti osservazioni. — Mania -— 
Prevalsero in questa cUisse di alienazioni mentali 
le alterazioni delle nieningi, e si trovarono eguali 
in proporzione negli uoniini e nelle donne^ se non 
die fra gli uomini fu piu frequenle e pronunziato 

rite o semplicemcnte migliorate S, moTte 13, rimaste in fine 
«leir anno 7. — iSota Pautore die le <lenien/,e notule sic- 
come guaiile apparlenevano piultoslo alia stupidlla die alia 
demenza streltamente delta. " La vera deuicnza, egli dice, 
" nou siiarisce niui 51. 



^ 

I'esilo deir inspessimento, imlurimento, opacitJi Jl 
queste niemlnane. e iielle donne rindizio <rinfiam- 
mazlone. Negli uomiui le effiisionl di slero sangui- 
nolento fra le meningi ed 11 cervello erano piu del 
doppio die nelle donne, ed eguali negli uni e nel- 
I'altre le efFusloui o dei soli ventricoli, o degli in- 
terstlzi fra le meningi ed 11 cervello contempora- 
neamente. In due donne si trovarono Indurlnienti 
cerebrall, e degll uomlnl uno solo aveva indurilo 
tutto 11 tevTello, ed un allro solamente i due lobi 
anleiioii. In nessuna donna rammolllmenlo cere- 
hrale, e per Topposlo quallro negll uomini di tutta 
la sostanza cerebrale ed uno della parte posteriore 
e del cervellello. essendo invece molto indurlta la 
parte anterlore. Oltre a questo in due uomlnl ap- 
pavvero granulazlonl ruvlde al la Ho. sluilll a sabbia 
di colore oscuro lungo la superlore dlvislone degli 
emisferi, nell'uno accompagnate da versamento sie- 
roso tra la dura e pia madre, nell'altro da Idaltidi 
nei ventricoli. Idattldl poi di \aria giossezza fra 11 
grano di migllo e quel del plsello aderentl al plessi 
coroidel furono trovate in cinque uomini, nessuna 
nelle donne. Al contrario le alterazionl del cervel- 
letto e sue \lclnanze furono nelle donne il doppio 
di quelle cbe si trovarono negli uomlnu tre dl queste 
alterazionl furono trovate in dlecisette uomiui, e 
quattro in doclici donne. Si negli uomlnl clie nelle 
donne, seuza variare di proporzlone, si scopersero 
spessi punlegpameiill rossi od injezlonl dei vasel- 
linl sanguignl della sostanza cerebrale. Le pareli 



35 

ossee eiano assoUlgliate in una donna, e comspon- 
denleuieute ai due lubl posteriori del cervelletto, 
neiruno dei quali apparlva un ascesso sanguigno, 
ed in un uoino la sostanza ciuerea del fondo dei 
\entricoli era piu scura e cosparsa di una eruzione 
miliare, — JIalincouia — Di olto uouiini afietli da 
malinconia. in cinqne si troifo uu injellamento san- 
guigno delle menlngi, il quale fra le donne fu tro- 
>alo solamente in tre sopra nuve. Delle nove donne, 
in selte >'avea effusione sierosa o sieroso-sangui- 
gna sulla superficie cerebrale, nessuna eflusione nei 
\enlrIcoli; degli otto uomini, I'effusione sierosa o 
sieroso-sanguigna sulla superficie cerebrale era in 
due solamente; in un terzo pero questa slessa ef- 
fuslone superficlale era conibiuala ad altra dei ven- 
Irlcoli, ed in un quarto si Irovo qucUa dei venlri- 
coli soltaulo. Punteggiamenti russi della sostanza 
cerebrale si osservarono in un uonio ed in una 
donna. Era il cervello indurlto in quailro uomiiii 
e in due donne, moUe in una donua il cervello e 
mollissimo il cervelletto, cite si spappolava fra le 
mani. In una donna erano per injetlamenli sanguigni 
alterate la niidolla alluugata e le ineningi clie la 
ricoprono, in due altre donne erano piu pronunciale 
ed appariscentl le strie o iibrille clie formano Tinterna 
strultura di essa nildoUa, e Tuna aveva anche piii 
voluminosa la glandula pineale. In im uomo invece 
erano piii pronunciate ed appariscenli queste stesse 
fibriUe clie formano T interna slruttura del talami 
dei nervi oltici. In un sol uomo si ebbe I'alrofia 



36 

(lei cerveilo combiuala airassottigliamt-nlo e fragi- 
11 ta deile ossa Jel cranio: quesle si trovaroiio sem- 
pUcemenle assottlgllate in due uoonini, eil una sola 
«loniia le avea foitemenle depresse alia regione lem- 
porale posterionnente. — Deinenza — Ai conlvaiio 
di do clie si e osservato nella malincorHa, le me- 
ningi si Irovarono injettale di sangue in tre donne 
sultantc, in due Ingiossate, dure, stipate, ed in un 
solo uonio la dura niadre indurita, grossa, stipala, 
ma di color nalurale. In Uitti i decessi, uomini e 
donne, eccetto un uomo soltanto, v'ebbe della ef- 
fusione suUe anfraltuosila cerebral! o nei venlri- 
coli, od in entrambi i luoglti. Nessun puntcggia- 
mento o injez.ione dei ^asi sangnlgui del cerveilo; 
in un uomo pero v" era injettanienlo, e si potrebbe 
pressoclie dire effusione sanguigna nel cervelletlo, 
divenulo si molle, clie quasi scioglievasl in niano, 
mentre il cerveilo eia rimasto in istato nalurale : 
nalurale appariva il cerTcHo allresi in una donna, 
menlre 11 cervelletlo era aminoUito, ed In on^altra 
il cerveilo era indurito e il cervelletlo in istato 
nalurale. In Ire uomini e due donne idrope della 
spina dorsale, con Iraccle in luia donna d'infiam- 
mazione del midollo stesso, e eosi pure in un uomo. 
In due donne raocolta d'idatlic^ nei ventricoll, ed 
in un uomo idrope di essi Yoluminosissimo. In un 
uomo ingrossamento delle pareli anleriori deile ossa 
del cranio e grande assoUigliamenlo delle laterali, 
ed in un allro invece notevoli rialzi presso ciascuno 
degli angoli parietal! anleriori superior!, rispoudenli 



per forma e volume a quasi due mezzo noci con- 
cave all'mteruo, ed occupati da sosfanza cerebrale 
in istato naturalc. 

Paragonando insieme le condizioni palolofnche 
dl qiieste tre forme di alienazione. ponno esse cosi 
riassiimersi. JVella mania furono in mageior copla 
le alterazioiu delle meningl e quelle del cervelletto 
e le prime prevalsero inoltre anrlie nel grado, sic- 
come' piii pronunciate e piu attive di quelle del 
maliuconici. Nelle mallnconJe furono piii abbondanti 
le effusioni, cbe socondo I'autore si dovrebbero dire 
sierbso-sanguigne, ragguagliatamente a qrielle delle 
manie, cbe. a suo dire, si dovrebbero piutlosto de- 
nominare sanguigno-sierose. Nella demenza. piu au- 
rora cbe nella malinconia scarseggiarono gli iujeKa- 
iienti e le altre allerazioni delle meningi, e pre- 
valsero le effusioni di siero e di sangue. In quesla 
forma di alienazione mentale stanno poJ anclie in 
eguale rapporlo con la malinconia le alterazioni 
delle ossa del cranio, rarissime nella mania. Que- 
ste alterazioni banno cio di comune con le idaltidi, 
clie furono sempre riscontrate in cadaveri d' indi- 
vidui cbe avanti di morire avovano sofferlo lungbe 
e diuturne malatfie della mente. Gli spessi punlef^- 
giamenti ed injezioni dei vasi sanguigni cerebrali, 
frequenlissimi nelle manie, rari nelle malinconie, 
mancarono affatto nelle demenze. Avverte Tautore 
rbe fra le ricordate pazzie dodiri apparteneano ad 
nidividui affetii da pellagra. Avendo rercato qualcbe 
alleiazione cbe si potesse dire caralteristica di que- 



38 

ste alleiiazionl, o alnieno in esse piu comune die 
nell'altre, panegli die questa potesse forse consl- 
stere in una macrffior frequenza di idattidi, sem- 
precdie pero rammalato non fosse morto col sin- 
tomi tifoidei^ die allora idatidi non si trovarono 
mai. Nola nondimeno clie ancbe allordie le trovo 
poteano forse dipendere da lunghezza di malaltla 
anzidie da causa pellagrosa. 

Forni la medidna, oltre a questl lavorl de'no- 
Btri socj, le seguenti niemorie di esteri contri- 
hutori. 

IV. Suirinfanliddlo — Ricerdie del d.r Bar- 
lolomeo Paslelli. 

Poise occasione a queslc ricerdie uii caso, offer- 
iosi air autore, di sospetto infanllcidio, non po- 
iulosi appurare a cagione della morte della puer- 
pera, successa in corso di pi'ocesso giudiziale. 
Una giovane d'auni 2,6. nubile, d'otlinia coslilu- 
zione, accoria anzicbeno, partoriva per la quarla 
Yolta alTolba del 2.4 m-irzo 1839 una banibina, 
Visitata dall" autore, cb'ella, trovandosi presa da 
frequent! dellquii per islraboccbevole eiiiorragia ule- 
rina, niand^va a cbiamare Aerso il niezzogiorno, e 
da lui interrogata siille circostanze del parlo, e se 
■viva o niorla nascesse la banibina, facendosi rossa 
di pallidissiina cb' ell' era, rispoiide\a confusa ed 
incerta: aver partorito senza alruna assisleuzo, tutio 
esser procedulo in via naturale, nia la baiubiua esser 
nata niorta, ed essere stata da lei consegnata ad 00' a^ 
mica, perdie la seppellisse. Iat sua coufusione e 



39 

dubbiela nel lispoudere, il suo cainblaisi islanlaueo 
di colore, V aver essa per sua propria asserzione 
due glonil innauzi sentitl bene i iiiovlnieuti del 
felo, I'essersi trovata sola alPatto del parlo, la sua 
tardauza a chianiare il medico soccorso, un sinistro 
sospetto s\egIiauo in menle airaulore, clieincalzando 
le ricerclie intorno alia bainblna, rlduce la ])uerpera 
a palesare dopo mendicati sotterfugi e sempre plu 
confoudendosi e farendosi rossa, clie la neonata era 
riposta in un Aeccliio armadio clie slava cola nella 
camera. Aperto Tarmadio, un Invollo dl cenci ch'ea- 
tro \i si trovava, offiiva appunto la forma di uix 
bambino malamenle fascialo, e sciolti i cenci e messo 
a nudo il corpiccino clie vi era avvolto, fu senlito 
mandar tutlora mi calore nolevolissimo, benclie fos- 
sero trascorse piu di sei ore da clie era slato par- 
torito. Questo fenomeno e il perfelto s\iluppo, la 
maturita, ia forte complessioue della neonate, la 
durezza delle sue carni e il colorllo roseo. la nor- 
male coslituzione della madre, la gra\idanza clie 
procedette sempre fisiologicamente, la brevila del 
travaglio del parto, la nessuna complicazione ante- 
riore, la mancanza di una causa aliueno probabile 
che potesse far credere la bambina morta nell'utero, 
da\ano maggior fondamento ai sospetll d'infanlici- 
dio, i quali vonivano anclie aggravati dalPosser- 
varsl un legglero rossore plumbeo per lutta la cir- 
conferenza della bocca, alcune piegature dirette dal- 
Talto al basso sulle labbra, ed il naso alquanlo 
scbiacciato. Mosso da queste concomitanze, e so- 



4o 

pra tutfo (la quel ralore si a Iungx> protiallo, cluf 
rontrastava coirassen'r tiella niadie che la bamblna 
nasrpsse niorta, Fautore dopo essersi ijidaino ado- 
perato per richininare in Tita la neonata, suppo- 
nendola liittora asfitica, si decise a dar racff^ua^lio 
del caso alia polillca aulorita, dalla quale fu im- 
preso il piu scrupoloso esame del piccolo cadavcre, 
ond'appurare la vera causa della morte. L'ispe- 
zlone, istiluita 28 ore circa dopo fatto il rap- 
porto, ofFri le seguenti partlcolarita. Nessuna niac- 
cliia di putrefazione suU' estemo del corpo, gli arti 
ligidi, la soprannotata ronipressione del naso e delle 
labbra col loro colorito plun)beo, la fai-ria goiifia 
un poco piu del naturale ed akpianto rossa. le ju- 
gulari turgide, il cordone onibelicale consisU-nte. re- 
ciso a tre dila trasverse dairombelico e sciulto co- 
me venne trovato il giorno innanzi, ne gemeiile san- 
gue, le carni compatto ed elastlclie, le uuglile beu 
pronunciate. come pure i capelli, la cule d'un co- 
lorilo roseo traente al pallido, ben couformata la 
cassa toracira, sicclie si giudico la neonata a per- 
fetta malurita, e da poco piu clie da 3o ore fatta 
cadavere. Sparata la cavita della testa, si presento 
la pia madre sparsa di leggiera injezione sanguigna. 
mentre la dura, il cervello co'suoi ventricoli, gli 
aggetti tutti alia base ed il cervellelto, che si se- 
/.ionarono a strati a strati orizzonlalmente, furono 
trovali sani. Messi poscia a nudo i visrerl del torace, 
si tro\6 il foro del Botalio aperlo, II cuore. le orec- 
(biette ed 1 \asi circonvicini gfinii di sangue. ed i 



4 1 

poluioni d" un colore rosso-sci^vo, al<^[uaulo conipalti 
e pesanti. Ommesso ogni altro espeiinienlo sui pol- 
moni e sul torace per couoscere se fosse o no av- 
■venuta la respirazlone, si pratico sollanto la doci- 
mazia polmonale, siccome prova la piu diretlaij e 
legata piinia Taspera arteria ed i ^ossi vasi in ua 
col cuore c abbandonalill a se in un vaso pieno 
d'acqua pnra, abbastanza alto ed ainplo. preciplla- 
rotu), eccetlo il cuore, e rinnovato I'espeiiuiento, ca- 
larono egualniente al fondo^ nello slesso uiodo ese- 
guita Pesperienza lanlo nel destro clie uel sinistro 
polmone, caddero^ finalmente ripetuta la prova con 
soli pezzi dell' uno e deirallio, si ebbe il medesiino 
cffetto. Siffatti risultameuU, aviilo liguai'do alia pra- 
ticata insufflazione dell' aria, dando luogo a credere 
clie alcuji iutoppo si trovasse nella laiini:^e, reclso 
percio quelF iiubuto ed ispezionatolo in un colia 
glotide e colla bocca, non si ti'ovo ne corpo stranlero 
ne strlngimento", dal clie si argomento non essore 
r insufflazione stata esegulta ne'deblli ijiodi, a ca- 
gione del caunello male acconcio. Recisa quindi 
I'aorta, le orecchiette, il cuore, le cave e gli altri 
\asi precordiali, iisci niolto saiiguij nero, simile a 
quello clie nvaiidauo i pohiioui l;if^liati a pezzi 
e spremufi. Finalmente aperto 1' addome, non si 
h'ovo nulla di patologico in nessun viscere niinu- 
tamente esaminato, eccetlo clie la vesclca ronte- 
neya nn poco d' urlna, ed il fegato era al([uanto 
yoluminoso, 

L'autore ragionando sopra tall nsullati, e cer- 



4- 

cando se, nella supposlzlone clie la morto della 
bambiiia fosse avvenuta o neH'utero o nel travaglio 
del parto o immedialamente dopo, alcu..-) di essi 
possa darne spiegazione. osserva die non da ane- 
mia se ne potrebhe ripetere la causa, oslando af- 
fatto ad un tale supposto la uutrlzione, lo s\iluppo, 
la duvezza dei muscoli, il colorito della pelle, la 
sua resistenza, la tessitura di lutto 11 corpo, nou da 
emorra^ia estei'na od interna, non essendosi in nes- 
suna cavita troTato la menoma tracria di sangue 
stravasato, non da effusione sierosa, non essendoscne 
alcun indizio scoperto ne nella oavlla della testa 
ne In quella del torace ne in quella delladdoine, 
non finalmente da lesioui esterne, da presenza di 
vermi o da conTulslonI, essendo di cio mancato ogiii 
segno. Rcslerebbe il precipltare de' polmoni, clie 
essendo lenuto per segno di non seguita resplrazione, 
potrebbe dar luogo ad arguire cbe la bambina 
non avesse vissuto fnori dell' ulero. Ma 1' aulore 
sull'appogglo di vallde aulorita * ed espenenze 
sostiene potere 1 neonali per cpialche tempo \ivere 
senza respirazione, e quindi Taffondar dei polmo- 
ni non essere sicuro indizio per giudlcare che nel 

• Zeller, Alberti, Bulenio, Mahon, Torlosa. 

Si aggiunga inoUre che slaiuU) allc auloril.T ilel consij^licie 
Osiander e di Haller, il precipitai- de' polmoni, nitre ii non 
provare la morte del felo neirutero, non proverebbe nep 
pure la non avvenuta respirazione fuori deirutero. u II 
" Consiglier Osiander ( cosi Pautore ) lesse alia sociela reale 
•• delle scicnze in Goitinga nel novembre 1820 una memo- 



• 4^ 

caso in dlscorso la niorte abbla precedulo la na- 
scita, cioe a dire la vila fuori dell'utei'o. Clie se 
volesse opporsi Y eslslenza dell" urina iu vescioa per 
indurre non esser avvenuta la respiraxlone, egli ri- 
spoude coir autorita del Torlosa, poler \ivere gli 
infantl alcun tempo senza evaciiare ne luina ne 
raeconio, ed agglunge clie questi visceii d'altronde 
non subiscono alcun notabile cangiamento se noa 
efiettualasi la respirazione. Dalle crespe poi delle 
labbia, dal loro colorito plumb(,'o e dal naso sclilac- 
clato trae argomcnto a vleppiii convalidave la siip- 
poslzione clie la niorte avvenisse fuori dell utero, 
e cio lanto piii in quanlo clie cjuella decolorazioue 
e da iui osservata non succedere che a corpo vivo. 
Moslralo per tal modo cbe la elasllclta, frescliezza 
e conijiatozza delle carni d«lla neonata, la rol>usta 
sua tessitura, 11 colorito roseo della pcUe, la luci- 
dezza degli occlii, la gestazlone fisiologica della 
madre, la brevita del parto, la presenlazlone naturale 
del feto, desiuita dalla facillta con cui la gestante 
sgi'avossene e dal non aver essa avuto blsogno 
d' assislenza, I'esame pralicato tanto esterlormente 
sul cadaTcre che interiormente svii vlscei-i non danno 
luogo a trovar causa naturale che spieghl il supposlo 

n ria colla quale, siijrappoggio di venti anni di assidue espc- 
■1 ricnze. provg gallcggiaie i polniuni dci feli rhc non rcspi- 
:■> rar'ino, e viceversa precipitate quelli che ebbero vita fuori 

r deir utero Haller poi ne'suoi elenienti di llsiolo- 

r gia lib. ^ III va piii iurianzi, ed afferma che i p(jlmoui 
r-- de' iofi preci[iitano pei ihe lianno un poco respiralo. 



44 

della morte avvenuta innanzi al parto, nel travaglio 
od immediafamente dopo-, considerato inoltre die 
puo il bambino vivere alcim tempo senza respirare, 
e die r affondarsi de' polmoni non e indizio sicuro 
die non abbia vissuto fuorl deU' utero^ egU concliiude 
oplnando ohe la neonata in discorso sla iiata ylva, 
e morta per inierceUa respirazione, slaper ignoranza, 
o per colpa della raadre, traendo argomento in 
appoggio di questa sua opinlone andie dalla quantlta 
di sangue accumulato nei \asi precordiali e nello 
slesso cuore. Ad avvalorar pel magglormente la 
sua supposizione, egli adduce la lunga durata del 
calore nella morla neonata, e nioslra come una 
tale durata non sLa conciliabjle colla supposizione 
contrana. «« Supponianio per un inomt'iito. egli dice, 
w die fosse anco nata morla, come concepire die 
M nello spazio di tempo trascorso nel raccogliere 
5' il feto, nel nascondere la placenta, nel tagliare 
« il tralcio ombelicale, nel racimolarc fascie e panni 
" prima del di lei imprigionamento nelle fascie e 
5' nell' armadio, a cui la madre non avra dato fine 
n nemmeno subito dopo il parto, tan to per la 
55 grave emorragia da cui era presa come pei dolori 
» e confusione die rilengo avvenire in slmili c?isi, 
w non siasi questo calore della bambina gia quasi 
M equilibrato coll' atniosfera od almeno d'assai di-r 
»5 minuito? II tempo die impiega il calore a spe- 
w gnersi in un corpo morto, dice Coufanceau, sta 
■" in ragione diretta del di lui volume, quindi gli 
" anlmali grandi si rafiieddano piu lentamenle dii 



45 

M plccoli, avvegnache in qiiesfi la circolazione sla 
y> plu celere ed il respiro piu frequente. Dunque 
» nella nostra bambina dovea il calore, siccome cor- 
» po piccolo, disperdersi piu presto die non suc- 

" cesse Iiiollre e oplnione dei fisiolo«^ici 

» cbe la sorgente della calorificazione sia liposta 
» nel slstema nerveo, nel sanguigno e nel respira- 
» torio cutaneo. Ora Irovandosi nel nostro caso tulti 
» questi elaboratori del calore in in^niediato contatto 
r> colle potenze fiigorifere deU'atmosfera, avrebbero 
» dovnto, tolta la forza Titale. sentire le loro inflnen- 
y> ze raffreddandosi prima clie trascon-essero sei ore 
y> dalla cessazione delle loro fimzioni^ ma eontinuando 
» invece ad espandersi anco fin ollre le sei, ne 
»» dairesame i&tiliiifo scorgendo appoggio alla'sup- 
» posizione clie quella vita fosse sUta ioterfetta 
y> per alterazione dei visceri, lesion! d'organi, di 
w sisteraa, o per qualunque altra causa morbosa, 
s» lenla od iiupi-ov visa, awenuta in via naturale, siamo 
" indotti a ritencre, eziaadio per queslo dato clie la 
» baiubina sia nala viva, e ntorta per soffocazLone 
» in quelle ore d'intervallo Ira la mia visita e la 
5' di lei iiscita dairulero 5?. 

Tale si e Topinione dell'autore sul caso in di- 
scorso, e tale fu il parere da lui esposto uella qua- 
lita di perilo presso rautorita giudiziaria. Reslava 
clie la sentenza del giudice concorresse a coufer- 
marlo, ma, come di sopra accennammo, la morte 
della puerpera, successa due giorui dopo il par to, 
Iroiicava il corso al processo. Alia mancauza pero 



46 

tU una tale confernia s'awlsu Tautoie ill sopperiie 
colle seguenti osservazioni, s«mbrandugli cU' esse ba- 
slaiitemente depongano a favure della sua seuteiiza. 
1.^ Una donna di circa 33 anui, di buoua costilu- 
zione, ma male nudiita, il 20 novenibre i83g da 
alia luce un bambino a termlne con segni di vita. 
Poco appresso il neonate per la sua liisLe confor- 
mazione, gracilita e stalo di anemia manda 1' ultimo 
respiro. La camera ove stava era discretameute ri- 
parata, e il termomelro di R. vi avrebbe se- 
gnato circa 1 1 gradi sopra zero. Venne involto 
in un panno-lino, e poslo sopra una sedia in essa 
camera. Mantenne il calore unora e cinquanta mi- 
nuti. 2.^ Una giovaiie sposa nel fiore dell' eta, ben 
nutrila, il giomo 10 niar/.o 18^0, dopu un lungo 
V. laborioso traAaglio, parlorisce per la piinia volta 
un bandiino con segni di \ita. clie muore mezz'ora 
dopo. Fasciato com' era, lo si depose sul letto della 
inadre. L'ambiente della stanza sognava 10 gr. R. 
Si raffreddo dopo due ore precise. 3.* Nel marzo 
dcllo stesso anno 1840 una sposa d'anni 32, dopo 
una grave infiammazione polmonale, incolla alia 
nieta della gravidanza, e della quale, a cagione della 
cnra forleniente dopressiva, rimase inferniiccla per 
lutlo 11 resto della gestazione, espelle un felo a 
Icnnlne, morlo da qualclie giorno. Ravvolto in un 
dopplo panno-lino, e cuslodlto sul letto viclno alia 
madrc, perdelte 11 calore ini'ora dopo. Nella stanza 
ove si trovava 11 lermometro R. segnava i 1 gradi. 
4-'' Keir agoslo del 1841 una contadina dl mezza 



47 

eta, spossata dalle rurall fatiche della slagione, par- 
torisce un bambino con lutti i segni dl maturity, 
morto da tie glorui circa. Fasciato in piu pannJ, 
e poslo a fianco della niadre, si fece freddo dopo 
un'ora ed un quarto. La temperatura della ca- 
mera segnava -}- 2a gr. R. 5.^ JN'ello stesso mese 
cd anno una giovane contadina d'anni 22, sposa 
novella, robusla, d'ottima costituzione, ma aflaticata 
dai campestri layon, partorisce tm feto giudicato 
a termine, coi primi gradi di pulrefazioue. Involto 
in pannllini e deposto sotto le coperte del letto 
della madre, mantenne il calore pei" quasi due 
ore. II termometro segnava gi\ 2^. 6." Una donna 
ben coiuplessa, nelF olta\o mese di gestazione da 
in luce un bani])lno ben nulrito e conformato, ma 
morto nel travaglio del parto per rotlnra de'vasi 
cerebrali. Riparalo come gll anleceilenti, fu poslo 
sul pavimento della stanza della puerpera, al pri- 
mo piano, la cui temperatura segnava 21 gr. R. 
Si raffieddo due ore e quaranfa mlnuii dopo. 
7.''' Un bambino moriva dinante il travaglio del 
parto, sia per causa di una operazione manuale 
clie occorse di praticare per la sua eslrazioue, sia 
per convulsion! della madre. Dai sintomi die pre- 
sentava, e dairaverne la madre sentito i movi- 
menti appena innanzi ai primi doloii ( dai quali 
al compimenlo del parto trascorsero otto ore ) si 
gludico die da j)odie ore fosse morto. Avvollo in 
pannilini, e posto sopra una sedia della stanza, 
la cui temperalura segnava 1 1 gr. sopra zero, 



48 

nianlenne il calore due ore e cliiquaiita luinulf. 
Era il 1 3 mai'zo 1842. 8.^ Dopo tre ore di con- 
tinue conTulsioni una donna d' anni 28. ben tar- 
cliiala e robusta, II glorno 28 d'agosto. nelP ultimo 
niese di gravidanza partoriva un bambino, il quale, 
agli indizi che presentava, si giudico a tevmine, e 
niorto nell' utero da circa due giorni. Slretlo in 
varj panni e posto in un canestro accanto al lello 
della puerpera, manlenne un grado sensil)ile di 
calorico un'ora ed un quarto. La lemperalura 
della stanza segnava gr. 21 R. g,* II prime mag- 
gio 1843 una giovane sposa primipara, dotata di 
forte costituzione, e stata sempre di prospera sa- 
lute, moriva d'apoplessia neir ultimo mese di gra- 
\idanza. Trascorsefo sedici ore dall' accesso apo- 
pletico al trapasso^ ed appena fu spirata, neU'in- 
tenzione di salvare il felo, del quale il giorno 
innanzi alia avea ben senliti i niovimenti, accertata 
la di lei niorte, le venne fatta Toperazione cesarea. 
11 feto elie si raccolse era normalmente sviluppato, 
d\ina tosaitur* simile a quella della madre, di 
carni corapalte: non gli mancavano clie poclii giorni 
di vita pel fisiologico oompimento, ma non oflPriva 
alcun indizio di \ita. Credendoai clie fosse asfilico, 
lo si sottopose alle fregagioni sul petto, dopo aver- 
gli allacciato il cordone ombelicale. Ma i segui 
della morte si facevauo di mano in mano sempre 
piix rnanifesti. Lasciatolo quindi involto in pannilini 
fra le coscie della madre, che maudavano ancora 
uu considerabile calore, noix divenne freddo che 



49 
dopo Ire ore. L" ambiente era appena solto II tem- 
peralo, tro-vanJosi la stafiza a plan terreno e l" aria 
estema fredda. lo." Nella maltina del giorno i8 
dicembrc i844j ^'^ Je ore cjtiatlro e le cinque 
un bambino di circa Ire mesi, ben nudrito, \ispo, 
ed in uno stato perfettamenle sano, mentre dor- 
niiva fascialo nella cuna. riniasi? sofTocato da un 
g^atto, che gli si era posto suHa I'accia. Alle ore g 
dello stesso niatlino fu h'ovato ancora caldo. Kella 
stanza, fiscliiandovi aria da ogni parte, il termo- 
metro non airebbe segnato clie fre o quattro gradi 
sopra zero, ii." II i:Jonio 23 maggio dello stesso 
anno 1 844- ad una donna ben complessa, robusla, 
e precisamente a terniine della sua geslazione, \enne 
estratto mediante 1' operazione del rivolgimento un 
feto, die si giudico morto nell'ulero da due o Ire 
giorni. Appena estratto fu involto fra pannilini, 
e posto sopra una sedia nella stessa stanza della 
puerpera. Mautenne i! calore tre quarli d' era. II 
termometro segnava i8 gradi R. Da qtieste spe- 
rienze risultando clie in nessuno de' riferiti casi 11 
calorico dopo la morle del feto, sia nell" utero, sia 
nel travaglio del parlo o inimedlataniente dopo, 
non fu protratto oltre le quatVro ore circa, cbe il 
calore si spegne piu presto ne' bambini morti per 
causa inlrinseca lenta, sia neirufero, sia fuori, che 
nei morti pev causa subitanea interna od esterna, 
clie a parita di causa si raffreddano ancora piu 
presto i fell nati morti cbe 1 natl vivl e morti 
fuorl deir utero, Tautore ne deduce che nella piu- 

4 



ralilii del casi, e cpecialmente allorclie si possa 
appurare clie non sleno Irascorse plu di sette ore 
(lopo r uscita del lelo dal seno nialerno, uno de- 
ff\'\ indizl atti a condurre il medico forense a sco- 
prlre se il neonalo abbia cessato di vivere per 
causa naturalmente morbosa o provocata, sla nel- 
1' iitero, sia fuori deirviteio, puo essere la varla 
Intenslta di calore o di freddo che percepisce la 
mano al toccar del bambino, confrontata col tem- 
po trascorso dal pai'lo alia \lsita, e calcolata la 
lemperatura del mezzo in cui viene il neonalo rac- 
colto, e la quantila e tpiallli de' panni onde viene 
coperto. 
, V. Cenni sulla migliare — Del d.r Paolo Codi- 
pnola. 

Sono quesli cenni diretti a stabilire che la mi- 
gliare e malattia essenziale, primiliva, siii generis^ 
diagnosticabile a priori per sintomi parlicolari e 
suoi propri. Non si contrasta da nessuno fra i iiie- 
dlci Tesistenza della migliare, ma da molti si con- 
sidera non come soggello, ma come semplice forma 
e fenomeno, non come efflcenza, ma come semplice 
efietto e dipendenza, e cjuindi si repula «osa inu- 
tile il ricercarne la \era natura, tenendosi die cio 
nulla possa influire a modificare la qualila del trat- 
tamento. L' autore percio innanzi tratlo s'applica 
invece ad inculcare la importanza c necessita di una 
tale ricerca. A quest' uopo egli osserva che per con- 
venire giudizlosamenle sulla cura di una malattia 
conviene che prima convengasi sulla sua essenzia- 



5i 

litii", clie cio e paititolarmente necessario trattandosi 
di migllare, malaltia, egli dice, w lalineiile protea da 
» simulare la morbosita di presso clie tuUl 1 nostii 
» \isceiL, inga)ine\oliueule Iraendoei a gludlcare di 
M morbosi processi a corso necessario, meutre quesli 
» invece, perclie siinuluti o veramente sorretli da 
« quella, da un f^^ionio alTaUro, anzi da uu' ora 
w all'allra, dannosi domi e anuicliilili "^ clie non 
e posslbile T accordarsi sul trallamenlo di una nia-' 
laltia cjuando le si neglii un'essenzlalita sua propria, 
costlluita da un enle reale, niinaccianle la vita^ 
ch' egli 6 ben veio clie durante il corse della rni- 
gliare sviliippansi de' processi cosi evidentemente 
iufiammaloij da non lasciar discrepanza sul modo 
di Iraltarli, ma che laddove il processo fosse svolto 
o nianlenuto e direlto dall'ente mlgliaroso, si richie- 
derebbe somnia prudenza sul grado d' applicazione 
della cura, perclie allriiiienli si correrebbe pericolo 
di troppo affieTolire la Titalila necessavia a vlncere 
I'azione delFente nemico. « E di quesla prudenza 
» ( egli soggiunge ) vorrassi fare maggior calcolo 
w nella cura di tante flogosi eccitate od almeno 
» regolate dalla migliare, flogosi clie infermano a 
» mio gludlzio la legge del corso necessario, o 
» v'oppongono lale una eccezloue da dar forle ap- 
" P*^8&'^ ^ ^^^' "^^ ^^^ ^^pS^ impugna co' prallci 
M argomenti. E non e a dire che scambinsi le flo- 
» gosi con altri processi^ che la pei'ipneumonia con- 
s' statala da tutti i sintomi e posta in viva luce 
5' dai segni fisici sominiDistrati dall'ascoltazlone, ci 



5z 

11 salva »la osiii iinputazione. Ij insistenza di f'alto 
?! e la lenaclla d" una leggera peripneumonia in 
« onta ad un allivo traltaniento aulitloiiistico. e 
11 per converso la rapida ed inaspettata rompleta 
11 risoluzione di grave anz:i gra\issima epalizza-' 
11 zione polmonare senza diminuzione d'r moAi- 
11 menti febbrili e della difticolla della respirazione 
" con grave senso d'ambascia, non susseguila 
11 toslo o tardi dalla migUarosa eruzione . non 
'■• prova ad evidt-nza clie una lal floi(osi e od 
11 in parte o per intero eccilata, manlenuta e re^o- 
11 lata da un corpo neniico clie inita ranatoniira 
" compage de" nostri visceri? r . . . . « Imporfa 
M dunquo, egli concliiude, aecordarsi priraiUvanrienle, 
1- se non suUa vera natura, die e per noi inacces- 
5« sibile, suir indole almeno del morbo clie iinpren- 
11 diamo a curare, perclic sieno utili e ragionati i 
" noslri sforzi, e perclie restino i'ermi quel valicinj 
" clie pur troppo ci si domandano, vaticinj sempre 
11 azzardati in princlpio di grave inalattia, e ripro- 
" vati poi sempre da 11' arte ogni qual volta non 
11 sono appoggiati sul giusto diagnostiro n. Cio 
premesso, egli passa ad indlcare i sinlonil che pos- 
sono, per suo avviso, condurre il medico a giudi- 
care I'esistenza del morbo in discorso. ea ricono- 
scerlo nella sua essenzialita prima che 1 apparizione 
delle pustole lo manifesti nella sua forma. Quesli 
sintomi sono i seguenti: la froppa tenia di morire, 
od invece la non curanza della vita, Toccliio stu- 
pido od irrequieto. una fisonomla parlicolare ed 



53 
espressiva, tintimrio tVoiecclu, facili «lelkjul airuscire 
clie teuti T aiumalato dal letto, lui' ambaM-ia, uu 
toiporeo fonn'icolio degli arli, coa seiiso di pie- 
nezza e di peso, forze sommameiile prostrate, a 
nieno clie iion sieuo sorretle dal delirio, sussulti di 
tendini o dolorl vaganti per tutlo il coi-jjo, o fissi 
e lancinanti in alcuna parte, specialmeule del petto, 
molestando la funzione res]iiratoria, nia non senipre 
allerando la compage degli orgaiii clie la reggoiio, 
sudori copiosi, che minorauo altjuauto la frequenza 
del polso, ma che uon alterano per nulla lo stale 
penoso deir infermo, delirj sommanienle Aaglii, o 
stupldita. Awerte pero clie tali fenomeni non so- 
gliono niai tutti comparire congluntamente, e clie 
dalla comparsa di un solo, sia o non sia accompa- 
gnato da febbrc, non si puo giudicare Tesisteuza 
della migliare, ma bensi dalla simultanca appari- 
zione di parecchi e specialmente dal loro costante 
avvicendarsi, sopra lutto ova Irattisi di dorainante 
costituzione, o contagio, Uno luttavia egli ii'eccet- 
tua, cioe un profuso e per lo piu gencrale, ma 
lalora parziale e vagante sudore, avvicendato dal 
secco ed urente calore della cute, il quale feiio- 
meno apparendo anche solo, accenua a suo pareie 
diretlaniente ed esclusivameule alia migliare, mas- 
sinie se un tal sudore spieglii un odore particolare 
suo proprio. A confermare poi quesle sue osser- 
vazioni col risconfro dei faltl, egli produce alcuni 
casi occorsigli nella pratica dell'arte salutare. Ma 
noi per brevlta ci asterremo dal rlferire le storie 



54 

palolofficlie di questi casi, basUudoci T avvertire 
che in ciascuno fli essi si rltrovarono in maggiore 
o minor copia concorrere i sintomi sopraddetti, e 
che Tapparizione delle pustole tenne dielro ad essi 
sintomi^ dal che V autore si ijene aulorizzato ad 
inferire legittimarnente, essere la migliare raalaltia 
essenziale, potersi come tale diagnosllcare per mezzo 
di sintomi suoi propri, e come tale venire confer- 
mata dalla successiva comparsa della eruzione. 

VI. Di alcune maniere d" ammorbare del nerro 
gran-simpatlco — Memoria del d.r Pietro Ferrari. 

E il nervo gran-simpalico o trisplanico il pemo 
animatore ed il centro della \ila individuale, Tagenle 
prijicipale della innervazione, il dominatore delle 
funzioni vegeto-anlmali. L'autore di quesla memoria 
tende a qualificare per affezioni di queslo nervo 
*• per dlsordlni della inner\azione molte alterazioni 
patologlclie che \engono allrimenti quallficale, fon- 
dando la sua opinlone sulla somma importanza di 
e$so nervo nella economia della \italita, e sulla 
correlazione die gli e aTviso di scorgere tra i feno- 
meni espressivi in csso suscilali, sia dalle affezioni 
dell'animo, sia dalle impressioni degli agenli estemi, 
sia col mezzo della magnellzzazlone aniniale, ed i 
sintomi di parecchi morbi. Dcscrive egli quindi i 
fenomeni esprimenli alferazlone della innervazione 
per impressioni prodotte nel trisplanico. sia da 
cause morali, sia da agenti fisirl, sia dalla magne- 
iizzazione, confronla quesli ftnomeni coi sintomi 
di varie affezioni moibose. e da qnesto confionlo 



55 

conclude in favoie del suo assuiito, nioslrando aver 
si le une che le altre alterazioui un foute cumune, 
un centre unico, da cul partono come laggi per 
prodursi airesterno della niacchina, rappresentando 
la peculiare mukizione di slato generatasl nel centro 
stesso, cioe a dire nel gran-simpatico. In questo 
scritlo r autorfi si reslrlnge ne'lerniiui d'idee gene- 
rali e sommarie, e promette di svolgere ed am- 
pliare le proprle ossei"vazioni in altro srritto, del 
quale il presente non e die un enibrione ed un 
preparativo. 

VII. Storia di una emorragia addominale suc- 
cessa nel periodo algido di febbre pemiolosa in 
donna creduta gravida da sette niesi — Del d.r Paolo 
Fiorani. 

Doraenlca Fraini di Padeughe moriva per febbre 
lerzana algida perniciosa la sera del 24 novembre 
1840. Esseudosi la defunta credula gia gravida in 
seltimo mese, \eniva T autore di questa storia chia- 
niato per I'operazione cesarea. I segni della su[>- 
posta gravidanza erano questi: la donna non era 
da sette niesi piii stata raestruata, durante queslo 
spazio di tempo aveva soflerto incomodl somiglian- 
tlssimi a quelli clie aveva provato altre volte essendo 
gravida^ il venire le era veuuto mano mano cre- 
scendo: sul quarto e quinto mese aveva sofferto 
movimenti tali die le parvero al tutto identici con 
quelli del feto. Ma la ispezione esteriore del ventre 
fi la esplorazione della vagina arendo mostralo ad 
evidenza die gravidanza non esislcva, ommesso il 



56 

tagrlio cesareo, e fallasi in^ece la sezione del cada- 
\eie, \enne da questa spiegata siccome la causa 
della moite. eosi quella della falsa gi-ayidanza, Tuna 
coiislstenle in una immedlcabile emorraaia interna, 
r altra in affezioni morbose dell' utero clie aveano 
prodolto gll ingannevoli sintomi di una reale ge- 
stazione. Eifereudo questo caso, intese il signer Fio- 
rani di fornire alia medicina un nuovo areomento 
a pro\are clie i segni quallficati per razionali e 
quelli neppure clie si dicoiio probabili o cerli, uon 
bastano ad assicurare la reale eslstenza della gi-a^ 
\idanza, nientre tulti questi fenomeni possono tro- 
larsi anclie in donna non gestante, e nop essere 
clie sintomi di qualcbe nialatlia. 

VIII. Prospetlo delle piincipall malattie curate 
uella infernieria femniinile di-gli spedali ciTili di 
Brescia nel bimestre di gennajo e febbrajo 184 5. 
Altro pel bimestre di marzo ed aprile dello slesso 
anno. — Del d.r Pietro Motliui. 

Incoraggiato dalla favorevole accoglienza fatla 
dall'Ateneo ad altro simile lavoro esegullo pel bi- 
niestve di marzo e d' aprile del passalo anno *, 
I'autore continuo il suo ragguagjio anche per gli 
accennali due bimestri del presenle. Questi due 
prospetti sono compilati coUe stesse norme e inten- 
dimenti del precedente, se non rlie essendosi in 
quello r autore largamenle djffuso sulle attenenze 
delle prlncipali malattie clie occorscro piii fiequenli 

' V. Comnaenlaij dell" Alcueo pci 1" uuuu \%\\ pug. 7 « 
stguenti. 



^1 

e piu eiavi iiel P. L., ed avendo lu ispecial modo 
trattato del metodi cuiativi in esse adoperati, in 
questi invece passando, a scaoso di ripetizioni, leg- 
germente sopra tali oggetti, egli s'applica di pre- 
fereaza alia stoiia de'casi piu siugolaii, e allarga 
il suo discorso nelle considerazioni patologlche alle 
qviali essl casi danno occasione e materia, e cli« 
gli sembrano poter essere di ulllita Ujalla pralica 
deir aile. 

Le inferme curate nei due niesl di gennajo e 
febbrajo ascendoiiOj seeoudoche abbianio dal primo 
di questi due prospelti, al numero di 178, delle 
quaii 68 furono licenziale in istato di perfelta 
guarigione , ^ per la natura iucui-abile de' loro 
morbi uscirono dal P. L. non per anco ridonate 
alia prima salute, 8a rimanevano ancox'a nellospi- 
zio al cliiudersi del biraeslre, e a i moriiono. jLe 
affezioni delle vie respiratorie j>reponderaroiio a 
segno suU'aUre, che costituirono il quarto della 
totalita; del clie Tautore trova facile spiegazione nella 
qiialita del nostro clima, uelle Aequenti ed istan- 
tanee alternative di temperatura a cui osso e sog- 
getto, e nella specialita della coria stagione. Della 
diversa sede dei morbi in discorso egli trova poi 
la cagione nelle modilicazioni della geuerale coudi- 
zione atmosferica avvenule nelle epoclie successive 
dei prefati due mesi, essendoche nel gennaju, uel 
quale fu eslrema V umidita, e la tenipei'atura se- 
gnala sul termomeiro esterno non eccedette nelle 
ore piu iredde i due gradi, terniine medio, pre- 



58 

domlnarono con insolita perllnacia le affezioni dei 
bronchi, e nel febbrajo, die fu assai piu rigo- 
roso, pxii secco, e piu soggetto a frequenti e im- 
provvise vicende atraosferiche , non solo le bron- 
chili che esistevano al principio del mese acqulsta- 
rouo maggiore intenslla e s' irradiarono al tessuto 
polmonare e alia membrana slerosa clie lo investe, 
ma s' ebbe altresl un maggior numero di peripneu- 
monie pnmltive, delle quali alcune se ne conta- 
rono apparse air impi'ovviso in ammalale raccolte 
nell'ospizio per acute affezioni di ventre. Wei corso 
del bimestre furouo curate 1 5 bronclilli idiopalijche, 
oltre ad altre secondarie, clie tulte furoiio vinte 
.usando sovra ogn'altro limedio il salasso, nou omet- 
lendo del resto gli allii noli sussidj, die pero Tau- 
lore qualifica per secondaij nella loro azione, 
« giacche, egli dice, Iroppe prove d' infelicissinio 
■» risultato si trovano pubbllcate dell' uso loro esclu- 
» sivo ». Nei casi d' insolita gravezza del male una 
maggiore persistenza del melodo anliflogistlco gene- 
rale e locale valse a domare bronchiti die gia 
mostravano tutti i segni razionali della lubercoliz- 
zazione polmonare incipiente, di cui faceano temere 
lo sviluppo e la durata del male e la caltiva costi- 
tuzione delle infernie, e sopra tutto la conosciuta 
facilila del passaggio della brondiite in etisia. 
Quindici del pari furono i casi di pneumonite, 
dei quali due susspguili dalla morle. Nota 1' au- 
tore die fra i molti sintomi senslbill e razionali 
indicanti Tesistenza di questa specie di morbo. uno 



59 

si trovo senipre ed in tulli i casi mancare. lo sputo 
sanguigno, e die una tale singolarita ei \ide non 
solo nelle Teccliie, uelle quali suol essere frequente, 
ma ben anche nelle donne assai meno innoltrate 
negli annl. Altra notablle particolarlta e 1' esito 
ordinarlo risolutivo ch'ebbero le flogosi polmonari 
per le Tie degli sputi e delle orine anzlclie per 
quelle de' sudori^ del che Tautore attribuisce la 
cagione alia gi'ande vastita della infermeria, sollo- 
posla percio a tutti gli inconvenienti della riglda 
stagione, e quindi ad impedire la piii naUu'ale e 
speditiva di tutte le crlsi, il sudore *. Delle due 
peripneumoniache morte, la prima era seltuagena- 
ria, e Tenne condotta alio spedale in tal gravezza 
di malatlia, che mori entro le prime 24 ore, pre- 
sentando alia necroscopla i caratteri del rammolU- 
menlo purulento nel polmone destro, con un enor- 
me versameplo sloroso nella pleura; la seconda avea 
65 anni, e fu vittima della duplice azione della 
flogosi polmonare e d" un' antlca ipertrofia dl cuore 
con slrlngimenlo i-artilaginoso delle valvule semi- 
lupari. 

Per quanto spetta alle afiezlonl precordlali, le 
osservazioni dell autore versano intorno ai segiienli 
due casi, dei quail, siccome usceuli dalle vie degli 
ordinari, esfll riferlsce circostanzlata la Storia. 

Primo caso — Adelaide Agosti di Brescia, cucilrice, 
d'anni 2/^, di temperaniento llnfalico, di coslitu- 

* Nel jiUDvo spefKile che si sta cusliucndo veira rifjarato 
a qut'slo inconyenienle. 



6o 

zlone scrofolosa, nubile, di statura piccola e tozza, 
con petto ristretlo alia base, sofferti nell' infanzia 
tumoii glandularl al collo passati aU'esito di sup- 
purazlone, alcun anno fa, beuclie regolaraiente me- 
struata, venne afllitta da reumi articolari accompa- 
gnati da dolori ai precordi e da palpitazione con 
bre\ita di respire. Cessero all' azione de' limedj le 
altre molestie, eccetto I'ultima, che persistette con- 
linua, ed esacei'bavasi sotto gli sforzi niuscolari, 
niassime nell'ascendere portando qualcbe peso. Es- 
sendosi I'inferma nella prima meta del passato gen- 
najo afiaticala in lavori eccessivi senza cautela con- 
ti'o I'intemperie atmosferlche, aggravossi per niodo 
clie fu costretta a ricorrere al P. L., dove fu tra- 
sportata il di i6. I sintomi cli'ella ofFriva erauo i 
seguenti: decubito dorsale con impotenza a piegarsi 
sui fiancbi, pallore bianco-giallaslro sulla superficie 
del corpo, edema negli arti supenori, negli infe- 
lioii ed in grado plu leggiero ancbe nella faccia, 
veglia, spesso lamento per dolori lancinanli alia re- 
gione del cuore, di tal forza da rendere all'inferma 
insopportabile la menoma pressione^ dolori alle 
grandi arlicolazioni, fatle alquanto rosse e tuuiide^ 
fremito vibratorio alia regione precordiale con ot- 
tusita di suono per I'estensioue di circa cinque 
pollici in altezza e qualtro in larghezzaf, la punla 
del cuore pulsante un pollice circa piii a basso del 
giusto segno; runiore di soflio, approssimanlesi a 
quello di sega, coincidente colla conlrazione dci 
\tTtricoli, che parlendo dalla sinistra dello sleruo 



6i 
;il livcllo tlella terza e quarta costa, ascendeva verso 
la clavicola, seguendo la direzione dell'aorla. rumore 
assai vicino all'orecchio deirascohanle^ leggei'o rii- 
rnore di sfrogamento, piu chiaro verso il capez- 
zolo; hatliti del caore piu foiii e pm eslesi del 
naturale: polsi fiequenli a gS'-ioa, vibrali pienr, 
ma senza inteimlttenza: resplro breve, dispnoico a 
28-3o, tosse frequente, secca, senso di eccesslva 
oppressione e di costring^imento alia base del pelto, 
sonoro alia percussione uella I'eg^one anteriore de- 
stra, alqnanto oltuso nella lalerale corrispondente, 
dve tidi'vasi pure un rumore di sfregamento pleu- 
vlllco, con ranloli broncliiali^ eiife arida e secca, 
urine lorblde c sedimentose, con emissione alquanlo 
dolorosa, lingiia umida, non appetlto, non sete, sli- 
licbezza e Icggero meteorismo. Benche non siasi 
potuto con lulta precisione esegnire I'esame stelo- 
scopico nc csterKlevlo a tutto il torace peF Testremo 
addoloramento della iniVrma e la sua impotenza a 
recarsi nelle debile positure, si raccolsero sejrni ba- 
slevoll a quallficare la malattia per una endoperi- 
cardite revimatica. con antica ipertFofia fli cuore e 
lesione delle valvole aorli<:lie, compKcaba da pleu- 
rile. La cura istiluila fu essenzlalmente anliflogi- 
stica. Nei pnmi cinque giorni si fecero sette co- 
piosi salassi, dalle 12 alle 16 once ciascuno, clie 
diedero un sangue assai colennoso-coriaceo , e si 
prescrissero i farmachi stibio-nitrati. Ma in onta 
di cosi energico traltamento il male persisteva^ sol- 
tanlo I'ortopnea, che ne" primi giorni sembrava 



minacciare aJ ogni islanle la vita delia infernia, 
alquanto minorossi, e la tosse, dappilnia secca, si 
fece uinida, con sputi albuniinosl di facile escreasl. 
Non perniettendo poscia lo stato generale della pa- 
ziente altri salassl generali, si sostituirono i locali 
ed i larglii vescicanll appllcati alia rcgione del 
cuoie, alle braccla ed alle coscie, i purgatlvi ed i 
diuielici a maggiori dosl. Con tal maniera di me- 
dicamento lo stato deirinferma sembra\a mostrare 
un seusibile miglioramento, almeno al respiio^ quando 
la mattina del giorno 28 apparve suU' apice del 
naso un punto violaceo-scuro, die nei di stisse- 
guenti si estese a grado da presentare nel quinto 
una maccliia circolave del dia metro di quattro li- 
nee, clie si conobbe essere di natura gangrenosa, 
e cbe I'u foriera della \icina niorte. Infalli da quel- 
I'istante il male ando piu sempre peggiorando, i 
dolori precordiali si fecero piu acull ed intensi, 
1' ansieta del respiro niagglore, i polsi decrebbero 
in forza ed in ampiezza, sebbene non siensi ma» 
mostrati intermittent! : il rumore di sfregamenlo 
divenne assai niinore, le conlrazioni cardiaclie meno 
vibrate e un po' meno superficlali^ apparvero fre- 
quenti lipotimie con niinaccle di soffocazlone, e 
dopo iormentosi combattlmenli, il di 9 febbrajo 
I'inferma cessava di vivere. La necroscopia, eseguita 
48 ore dopo il trapasso, ofFri il seguente apparafoi | 
Abilo esterno — Color cereo della cute ^ edenta 
enorme negli arti itnferiori e superrori, con tunii- 
dezza alia faccia^ apice del naso gangrenato, con 



63 

mortiCrazionc llmitala agli strali superficial! della 
cute: — Cavila toracica deslra — Aderenze fra Ic 
pleure ed 11 costalo, in basso del petto e poste- 
liormenle: -versamento siero-albuminoso di circa sei 
oncie^ lobi medio ed inferiore del polmone ingor- 
gati di siero torbldo^ del resto la sostanza intiera 
Sana e crepitante solio le dita: — CaAitk toracica 
sinistra — Aderenze del lobo infeiiore del polmone 
con la pleura medianle densa pseudo-membrana, 
bianco-opalina, trasparente^ lobo superiore libero e 
normalcy 1' inferiore nella sua porzione media an- 
leriore compresso dal cuore ed infillralo di siero, 
nella inferiore libero e sano. Peiicardio concreto 
con la pleura costale sinistra per una fitla mem- 
brana^ stralo esterno di esse rugose, grosso piu 
del dopplo, ma senza alterazione di colore*, T inter- 
no liscio e normale; raceolta di siero gialliccio, cor>- 
leneule de' fiocchi albuminosi e striscie di linfa pla- 
slica^ cuore ipertrofico, del volume triple, occupante 
quasi per intero la meta sinistra del petto*, senza 
morbose aderenze, e conteneiite nella cavrta deslra 
un polipo recente, nerastro, coll' orecchietla iper- 
trofizzata, un altro polipo consiniile, di colore biai>- 
castro, nel ventricolo Mulstro, con ramificazioni nel- 
I'artena polmonale^ apertura aortica rislretta per 
una rilevante tumefazione di una delle valvule se- 
milunar!, nel cu! cavo s! raccbiudeva una materia 
gialUccia, granulare, fragile, steatomatosa, che si 
scblacciava sotto le dita, e cbiusa in una cistl a 
parel! sotlill, liscie e Irasparenti, di tale volume 



64 

tla occupare lutto 11 cavo della valvnla sfessa, e da 
giungere fino presso all' orifizio delP arteria coro- 
naria, che per altro rimaneva libero. Qiiesla con- 
crezione anorniale diminuiva per piu di un terzo il 
volume dell'aorta*, 11 restante delFalbero arterloso e 
■venoso era sano: — Addome — ^ Fegato Ingorgato 
di sangue nero e fluente, e splnto a sinistra dalla 
anormale conformazione toraclca riscontrata durante 
la \ita deirinferma, con lo sloniaco cacclato in basso 
fin presso airomljelllco In vevtlcale direzlone^ In- 
testlni tenul, I'lstretli d' un terzo nel medio della 
lovo hingliezza, per circa dleci polllcl, con la mucosa 
alquanto ingrossata ed un colore Inanco-sporco. 
Gli altii organi e sistemi del corpo in istato sano. 
Risiilta da qnesfa slorla palologica clie la cagione 
immedlata della morte fu lo strozzamento del cir- 
colo prodolto dalle lesioni de' precordi. Fatla at- 
lenzione alle partlcolari cireostanze del descritto 
caso, e prLmamente al rumore di soffio approssi- 
mantesl a quello di sega, Taulore osserva che le 
allerazioTii patologirhe delle \alvule essendo rap- 
presenlale durante la \lta dai diversi runiori o di 
soffio o di sega o di lima o finalmenle di rigur- 
gito secondo il di verso gi'ado del male o il minore 
o maggiore Impediiiiento delle funzionl, il detto 
rumore notalo nel caso in discorso fu indizio die 
la degenerazione di una delle valvule sublunari non 
solamente era limitala in estenslone, ma non era 
nemmeno gi-an fatto inoUrata in nalura:^ siccome 
lo provo la necroscopia, moslrando clressa non 



era costltulta Ja osslficazioul, non avea la supeifi- 
cle aspra e Ineguale; ma invece era ravvolta in 
una meiiiLrana liscia e le\lgata, e la valvula 
stessa non avea perduto per iutlero la sua pie- 
ghevolezza ed elasticila, chcostan/a anatomico-palo- 
logica, osser\a ancora I'autore, clie spiega allresi la 
mancanza del ruraore di rigurglto durante la \ila, 
che a prima apparenza senibrerebbe essere stalo 
necessario^ « perdie, egli dice^ le >al\ule aorticlie 
n non rimanendo aperte a permanenza, cliiudevano 
» ad ogni contrazione il lume dell'arterla, ed il 
» sangue spinlovi \enl\a senz''allro lantiato ncU'al- 
» bero arten'oso senza clie la minima tjuanlita ve- 
» nisse resjnnta ncl ventricolo w. Egli osserva in 
fine clie questa medesima circostanza spiega la non 
intermittenza del polso durante la tita, considcrato 
che il lume dell' aorta, tjuantunque ristretto dalle 
alterazioni palologiclie d' una delle sue \alvule, per- 
meUeva ancora il libero e non interrotto passaggio 
alia colonna sangiiigna, operando sempre con per- 
felta regolarita le altre due valvule rimasle sane. 
Quanto alia progressiva diniinuzione dello sfrega- 
mento vibratoiio coincidente colfapprofondarsi delle 
contrazioni cardiaclie riscontralesi nell' ullime fasi 
del male, egli trova cio Ln armonia col crescere 
del yersainenlo del siero nel cavo pericardico, e 
col conseguente diminuirsi di questo a segno da 
rendere impossibile il contalto delle due p.igine 
slerose. Per ultimo al morboso stringiniento d' una 
porzione delT inteslino tenue, risconlrato nel cada- 

5 



06 

Tfire, egli alliibuisce 1" abituale stitlchezza ond' era 

r iiiferma travagliata. 

Secondo caso — Orsola Capra til Castelnuo-Vo^ 
\illlca, d'annl 28, dl lemperamento linfatico, di 
giacile costituzioiie, di cute fina e delicata, niJjile, 
di raestruazione regolare, ma scarsa, da lungo tem- 
po molestata da respiro breve e da senso di pie- 
iiezza nella re^lone toracica sinistra, in conseguenza 
d'antiche afFezisni reumatiche, veniva ammessa nel 
P. L. il 3 gennajo }>er reumalismo arlicolare ge- 
nerate, ond' era da ti-e gibrni slala colta p*r in- 
cauta esposiziofie al freddo, mentr'era in sudore, 
con difficolta di vespiro, tosse e febbre. — Sinto- 
nialologia — L' ammalala, oltre i dolori acuti che 
seutiva alle principali giunture, con rossore, calore, 
leggera tumefazione e difficolta sonima nel mno- 
verle, presentava i seguenti fenomeni morbosi: ot- 
tusita di suono alia regione precordiale per circa 
cinque poUici in ogni \erso-, leggero rialzo di essa 
regione e forte rumore di sfregamento vlbratono^ 
dolori lancinanli clie si irradiavano in alto nel lo- 
race, e si esacerbavano sotto la tosse, la pressione ed 
i movinienti^ impulso cardiaco plii forte del nor- 
male, ma in mugglor grado in corris}K)udenza del- 
r epigastrio;, rumor di soffio prolnngato accompa- 
gnante il primo suonoj polsi a 100, duri. contratti^ 
rantoli nuicosi nella regione toracica posleriore si- 
nistra, con sonorita delle pareti^ nella dcslra e po- 
sleinore rautolo crepitante con ollusila di suono^ 
senso di sollocazione, ansieta, respiro u 82 j tosse 



^1 

frequeote, s^cca, cli raro slero-mucosa: sete intensa 
COD lingua umidat slilichezza:^ pelle calda ed asclutla*, 
orloe scarse e torbide, leggero edema alle man! ed 
ai pledi^ non lurgore nelle vene del collo, ne lab- 
bia \iolette, ne faccia livida. — Dlagiiosi — Pe- 
rlendocardite acuta sopra un* autlca ipertrofia di 
cuore, con reuuialismo aiiicolare acuto, peripneu- 
mouia desti'a incipienle, e broncliite sinistra. — 
Cura -— Nei prlmi lo gioi'ni nove salassi generali, 
dalle died alle qtiattordici oncie Y uno^ sussidiati 
dai locali e dal pia appropriali vimedj disinGam- 
manti, i quali nei giorni successlvl presero affallo 11 
posto del salassi. La malattia pero, anziclie mlti- 
garsi^ ando piii sempre aggravandosi; i dolori arli- 
colari e precordiali non diedei'o lual tregua^ ai se- 
gni fisici forniti dal cuore si aggiunse uu senso dl 
ondulazlone^ il rantolo crepitante del polmone de- 
stro diede luogo mano ma no al soffio broncliiale 
ed alia broncofonia, percettlbili suUa maggior parte 
della superficie posteriore destra del torace, ma in 
maggior grade della uiediana. L'^nTerma non po- 
leudo piu giacere supiiia, era cosli'etfa a star sem- 
pre seduta col trouco incurvato sul ventre, per 
r estrema difiicolta del respire, die la facea dare 
in fpecjuenli grida^ la voce si fece piu debole, quasi 
infantile^ e gli arli iuferieri e superieri si anda- 
rono grade grade gonfiando^ T espettorazione, die 
ad un certo punte del male era cepiosa, si sop- 
presse quasi del tutto', i polsi si fecero frequen- 
tissimi, d'una lenuita estrema ed intermittenli. Que- 



sto proTessivo aggravarsl del male fu assai lento, 
e non pervenne al suo massinio gratlo clie nel 
lerz' ultimo giorno di vita delF Infeima, die spiro 
il di II febbrajo. Anclie in questo caso, come nel 
precedente, occorse di notare, molti giornl innanzi 
alia morle della inferma, suir apice del naso un 
punto gangrenoso, clie si estese in largbezza fino 
a 4 linee nei di successlvi. Le facolta mentali resta- 
rono sempre illese. — Necroscopia — Infiltramento 
enorme delle membra supeinori ed inferior!, con 
macchie grangrenose, cutanee, superficiali al peri- 
neo, al contorno delle grand! labbra ed al lato in- 
terno e superiore delle coscie^ cpiella dell apice 
del naso intaccava tutti gli strali della cute, col 
tessuto cellulare sottoposto, disteso da sangue nero-, 
le articolazioni dei piedi, ginoccbi e cubill conte- 
nenti liquido sieio senza alcuna apparente altera- 
zione. Effusione sierosa nelle due cavita toracicbc, 
ma pill nella destra, con aderenze del corrispon- 
dente polmone alia esfremlta media anteriore co- 
stale^ la superficie Inoltre di esso polmone coperta 
da strato albuminoso, sanguinolento, moUe, foggiato 
a fiuissima lete, d' un rosso carlco clie si sleadeva 
al basso lino alia porzione della pleura clie copre 
la parte destra del diafragma^ epatizzazlone rossa 
nei lobi medio ed inferiore del polmone deslro, 
iatarsiata in alcuni punti dalla grigia. Polmone sl- 
nistro ingorgato di siero, masslme nel suo loba 
superiore, compresso dal cuore e spin to in alto, 
ove aderiva alle coste: il suo lobo iuferiore avlz- 



6c, 
zilo, lua pcrnieablle airaiia. Pericarclio disteso da 
enorme quanllla dl siero, nella sua facoia de- 
stra coperto dalla medesima rete albumlnosa die 
nella pleura destra e nella anteriore, come pure 
nella sinistra, da una pseudo-meuibrana assai tenue, 
bianco-giallastra, grossa due liuee, clie si pote iso- 
lare dalla sottoposta membrana pericardiaca. Cuore 
bovino, d' un volume piii cbe triplo del normale, 
ed occupante quasi per intero la meta sinistra del 
petto, col diametro longitudinale di plii die cinque 
poUici e col trasTersale di quatlro: la parete ante- 
riore deir orecdiietta destra coperta da uno strato 
membranoso, bianchiccio, foggiato in alto a fibrille 
reticolari, ramificate, tenace e trasparente, e die si 
pote, come il sovrapericardico, staccare dai sottopo- 
stl tessuti. L'iperlrofia del cuore era generale, la 
cavita destra occupata da un coagulo molle, recente 
e biancastro^ nelle maglie reticolari della orecdiietta, 
ed in corrispondenza del foro del Botalio, alcuni 
piccoli strati di maleiia bianco-giallastra, membra- 
iiacea, assai tenace ed aderente ad essa orecdiietta 
per fitto tessuto cellulare^ 11 principle della cava 
snperiore fino airaltezza di circa tre poUici conte- 
nente un polipo di forma cilindrica, organizzato 
a membrana, die si rompeva con facUita, e ncl 
cul cavo era occulfo un fluido bianco-giallo, denso 
e purulento, die aderiva alia superfirie interna di 
quella specie di nuovo tubo, e chiudeva in gran 
parte il lume della vena, il cui strato interno era 
assai injeltato ed unito al medesimo per lasse lim- 



70 

brie cellular!^ arteria polmonare ingorgala di sangue 
fluido coUa superficie interna del ventricolo deslro | 
d' un rossore morboso^ il sinistro pieno di sangue 1 
nero seraicoagulato^ 1' orecchielta occupata da llnfa 
concrescibile, tnolle; la yalvula mitrale addensata 
ed in alcunl punti fatta cartllaginosa. Fegalo -vo- 
lurainoso ed inzuppato di sangue, slomaco spinto ; 
neir ipocondrlo sijiistro, del resto sano. Gli altri 
organ! in istato normale. 

Dal confronto fra le alterazioni patologiche ri- 
scontrate nel cadavere ed i fenomeni morbosi no- 
tati dux'ante la malattia I'atitore deduce le seguenli 
osservazionl. La bre\ita del resplix> ed il senso di 
pienezza che linferma soffriva gia da tempo, di- 
pendevano manifestamenle dalla enorme iperlrofia 
del cuore e dal conseguente impicclolimcnlo dclla 
capita del torace. II pronunciato rumore di sfrega- 
rnento vibratorio die si sentiva nei precordi era 
dovuto nella massima parte alia alterazione del pe- 
ricardio ed alia lesione deirorecchletta deslra della 
cava supenore, clie difficoltaAano il movimenlo del 
sangue. La positura curva all'innanzl, cui I'infenna 
era obbligaia negli ultinii giorni di vita, era Tu- 
nica clie le convenisse per aver meno penoso il 
respiro, perclie quella sola lasulava libere le por- 
zioni riniasle lllese del polmone sinistro in special 
modo. Le congestioni sierose nelle estremita noii 
essendo apparse clie neirullinio peilodo del male, 
clo prova clie le precedentl nllerazloni erano tut- 
taria compatibill coUa liberta dtUa rorrenle sun- 



7» 
Suigna. La deposlzlone della Unfa plastica ntrovata 
uel prlnciplo della cava superlore e im esempio 
della somma rapidlta colla quale la flogosi piio per- 
correre i suoi stadj, e della urgente necessita di 
combatteila con tutte le forze terapeuticlie ne'suoi 
piimordj: il clie pro\a I'assoluta necessila della 
energica cura adoperatasl nel descritto oaso. Le al- 
terazionl patologiche del lato destro del more, sic- 
come assai rare a troyarsi, rendono qnesto caso 
meritevole di singolare attenzione. L'eslrema pic- 
colezza e frequenza de' polsi sul finire del male 
provano die si veniTano formando delle concre- 
zioni sanguigne nelle caTita del cuore niano mano 
clie la \ita si andava estinguendo^ e gli sfessl segni 
del polso, uniti alia intermittenza, si devotio rife- 
lire ail prodolto organico riuvenuto nel pvincipio 
della cava, giunto in poco tempo a tale sviluppo 
finale da interceltare quasi del tutto il corso del- 
Ponda sanguigna. Lo sviluppo della grave ed estesa 
pleuropneumonite nel polnione desfro, anziclie nel 
sinistro, mostra clie questa complicazione non avea 
avuto luogo. com ■ ha d'ordlnario. per la via della 
irradiazione, ma clie .invece era stata originata uni- 
camente dall'azione del freddo, e clie era concorsa 
in modo diretto a produrre la morte , rendeudo 
inutili tutli i medlri sussidj. 

A quests speciali osservazioni sul descritto caso 
ne seguono altre dedolfe da vaij puntl di somi- 
glianza tra esso ed il precedenle. E in primo luogo, 
avendosi in eulrambi i casi una cagione reuraatica 



1^ 

clie opero molto tempo prima che le inferme fos- 
sero ammesse neU'ospizio, e clie interessando i 
precordi, avea lasciato una lesione nelle funzioni 
del circolo e del respiro, osserya Tauiore, che cio 
serve a vieppiii confermare la frequeule coinei- 
denza delk endocardite e della peiicardile nei reumi 
artlcolarl acutl, notata dai piu recenti patologi, e 
la conseguente necesslta di portar sempre Tocchio 
in slmlli casi alia regione del cuore. Osserva inoltre 
come enlraral)i qnesti casi concorrano egualmenle 
a provare I' utilita dell" ascollazione nella diagnosi 
delle malaltie del cuore e dei polmoni, perclie, seb- 
bene per le contrarle circostanze delle inferme non 
siasl dessa polula eseguire con lulta la possibile 
preclsione, tuttavia non resto clie con questo sus- 
feidio non si potessero conoscere le diverse aitera- 
zioni opd'erano quegli organ! affelti. Soggelto per 
ultimo di considerazione gli oflie la sin^olarc con- 
formila del due casi nella maccliia gangrenosa com- 
parsa alFapice del naso. Avendo tutli coloro clie 
scrlssero sulle malattie del cuore parlafo bcnsi della 
gangrena clie, in conseguenza della iriceppala cir- 
colazione, s" induce in diversi punfi della cute e del 
lessuto cellulare sottoposto, nia nessuno a saputa 
di lui avendo finora direttamenle Iratlalo della gan- 
grena che si forma sul naso, questo segno gli sem- 
bra assai da notarsl. Fondato sulla comparsa di 
esso nei descritti due casi. ed anche in un Icrzo 
identico ad essi, avvenuto nei P. L. in epoca an- 
tfcedenle al bimestre di rui (juI si iralta. e susse- 



73 
culto pur esso dalla morte dellinfenna, egll avvisa 
<U poler stabilire cUe la coniparsa della giangrena 
all'aplce del naso, nel corso dl una malattia, sia 
segno infallibile dl profonda leslone ai precordj, e 
foriero d' inevitabile e •vlclnissiraa morte. 

Dalle afTfzioni degll organi respirator) procede 
Tautore ad altre specie di malattie, di ognuna ri- 
ferendo i piii notabili casi, e traendo da ciascuna 
storia patologica materia di copiose osservazioni ira- 
portanti alia pratica. Ma siccome il volerlo seguire 
pill oltre nella relazione delle une e delle altre ci 
condurrebbe a Irascrivere quasi teslualmente, come 
presso a poco abbiam fatto Cnora, Tintero pro- 
spetto, cosi per non eccedere i dovuti coufini, ira- 
possibilitati come siamo a far conoscere questo di 
lui lavoro per sunto, ci bastera die sia conosciuto 
per saggio con quanto ne abbiamo fin qui riferito^ 
il clie servira altresi come saggio dell'altro prospetto, 
essendo questo pure compilato colle stesse norme 
ed intendimenti, 

IX.' Da quest' estgre contribuzioni tomando alle 
arcademiche, rlcorderemo una memoria sulIa con- 
rordanza hotanico-entomologica nella dislribuzione 
geografica rispetto alia Lombnrdia, lavoro del no- 
stro socio d' onore d.r Paolo Ijanfossi. 

La Lombardia, situata Ira il Po e TAlpi reliche, 
Irovandosi tra il 4->-° e 4^**' giado di latitudine a 
no di presso, giace in una fascia di poco oltre le 
lOo miglia italiane. Ma questa fascia, quantunque 
vistrelta. comprende tuUi gli strati del cliiua fisico, 



74 

essendoche il suolo <3a pochi melri sopra il Hvello 
marlno si eleva coUa sommlta delle sue piu alte 
montagne fino alia regione perpetuamente nevosa. 
Comprendendo perclo il paese moltissime varieta 
di clLma, e prestandosi opportuuameate alio studio 
delle sue condizioni fisiche, pare al nostro socio 
die tali condizioni sieno argomento meritevole 
delle ricerche de'naturalisti, e tra esse quella in 
particolare clie spetta alia diatiibuzione geografica 
degli esseri Tiyenli, considerata come mezzo a co- 
noscere la diyerslta dei cllmi, e cli'egli fix appunto 
soggetto della presenle sua memorla, reslringendo 
le sue osserTazloui alle sole faniiglie de*vegeta-r 
bill piii conosciule cd agli insettl, anzi altenen- 
dosi, quanto agli iusetti, alle sole farfalle diurne, 
sembrandogli queste seguirg piu da -viclno la di- 
stribuzione geogi'afica delle piante dalla bassa pla-' 
nura sino alle plii alle cime dei nionti. Parte egli 
dalla nota divlsione dei llmiti d'pllezza nelle quat- 
tro regioni natural!, plana, collina, montana ed al- 
pina, e ritenute le misure d'altezza assegnate a 
ciascuna dai botanici, da una leggera niodificazlone 
in fuori rispetto alia regione collina, cb' egli sopra 
buone ragloni prolrae dai 5oo metri ai 600, trova 
che gli sli-ati entro i quali Tengono comprese le 
dette quatlro regioni sono fra Ipro nel rapporto 
regolare dei numeri progrcssivj i, a, 3, (\. Gonsi^ 
dera poscia ciascuna di esse suddivisa in due parii, 
inferiore e superiore, sembrandogli cbe si possa con 
cio scorger raeglio i passaggi dall'una all'altra, te- 



75 
nendo dielro al successi-vo progredlmenio plu o 
meno conlinuato delle varie specie di plante e di 
farfalle clie yi si possono riscontrare, e passa quiiidi 
a proTare con varj esempi la concordaiiza che re- 
gna neUa loro geografiea distribuzione, constderando 
le region! tanto in complesso tulte insleme, qnanto 
ripartitamente, dapprima le sole due prime, poscia 
le pi'ime tre, quindi ciascuna da sola. Dopo di do 
partendo col pensiero, come per un \laggio inin)a-> 
ginario, dalla linea del Po, e da una in altra re- 
gione success! vameute progredendo sino alia mas- 
sima elevazione deiralpma, vlene dl mano In mano 
nolando le plante e le farfalle die secondo la na- 
tura del suolo e le altre clrcostanze local! sono 
come le piii proprie e caratleristlclie delle I'arie 
regioni, non onietleudo di tcnev conto di quelle 
eziandio die a preferenza dell' altre gl! sembrano 
indlcare i passaggi d'una in altra regione. Cosi 
osservato in questa scorsa ideale quail sieno le 
plante e le farfalle clie hanno particolare stazlone 
in ciascuna delle accennale regioni, passa ad indl- 
care In qual mode polrebbes! determinare per ap- 
prosslmazioue la media temperatura estiva coni- 
spondenle a ciascuna col snssldlo della fiorltura, 
sclegliendo qujelle specie die Tosservazione gli ha 
falto conoscere per le piii opportune ad un tale 
scopo. Slccome poi si polrebbe da alcunl pen-, 
sare die a ciascuna specie particolare di pianta 
o di farfalla debba esclusivamente corrlspondere 
una delcrminata altezza, egli diinostra che le spe- 



76 

cie servono ad Indicare, auzlcli^ le allezze, le re- 
gJoni ed i cllml a queste corrispondenti, osservando 
clie se puo aweniie talvolta clie s'incontrino le 
stesse specie alle stesse altezze In piu luoghi, cio 
pero non avvlene geaeralmente, mentre per effetto 
dl circostajize locali o secondarie possono esservi 
alcune sUuazioni clie, sebbene ad altezze different!, 
godano d'una eguale temperatura, ed allre per 
couversD alle quail, sebbene a non different! altezze, 
tuttaTia coiTispondano temperature diverse. Da clo 
trae partito a determ!nar£ i limit! approsslmatlvi 
della parte superlore e della infeinore della regione 
alplna in Lombardia; 11 clie fa con varj esempi di 
confronto fra le varie specie \egetall alpine clie la 
praflca delle escurslonl ha fat to conoscere dl plu 
limitata sLazlone, accennaiido come per conslmllc 
modo si potrebbe far altrettanto delle allre region!. 
Da ultimo, fatto un breve cenno sulla natvirale 
umldlta clie e propria del suolo di clascuna regione 
secondo le clrcoslanze locali delle varle provlncie, 
parendogli clie lo studio deila geografia botanlco- 
zoologica sla un ramo della sclenza tuttavla colti- 
\ato fra poclii, conchiude confortando gll amatori 
della natura ad appllcare le loro indaglnl intorno 
a quesla importanle raateiia, conslderati I vantaggi 
die da queste rlcerclie potrcbbero risultare per la 
conoscenza tanto degli enti natural!, quanlo del 
climi in cu! si trovano. 

X. Appartlene al d.r Lanfoss! un'alfra memoria 
deltata in contlnuazjone e compimcnto di sludj 



77 

precedent!, spetlanll alia omilologia, TrattanJo et^li 
allia -^olta la sloria della MotaciUa Jlava di Lin- 
neo, ave-va dimoslralo die alcune motacille credute 
dal naturalisli apparteuere ad altrettante specie da 
cjuesta e fia loro diverse, non formano Teramente 
che una specie inedesima, altro non essendo che 
varicta della specie Unneana *. Restava peio una 
lacnna a' suoi sfudj^ polclie, sebbene egli ayesse 
motivi abbastanza probabili per riferire a qiiesta 
specie anclie la MotaciUa dtreola cH Pallas, non- 
dimeno per mancanza di pove maleriali, desttnte 
da tip! naturali, non gli era per anco riusclto di 
poler dare rlsj^ello a qwesta yariela quella piena 
*e decjsiva dlmoslrazlone die per 1' altre avea dalo. 
Ma finalinente un iiuli^iduo della specie in dlscorso 
* che per sorte gli occorse di vedere, gli presto modo 
a riferire con plena sleurezza pur questa alia iden- 
llca specie alia quale avea riferlto le altx-e. L'indi- 
\iduo esiste uel museo cl^ico di Milano, e vi si 
Irova disllnto eoUa iiidlcazlone di Molacillajlaveola^ 
raa Tautore eonsldera questa indlcazione come uh 
puro scambio di nome, di cui non fa nessun caso, 
conoscendo egl? gra la Jlaveola in mzyiq sue llvre«, 
il cui carattere distlntlvo egli fa conslstere nel co- 
lor giallo-cltrino delle sole striscie sopraclgliari ***. 

• V. Commentarj deirAteneo per I'anno 1840. 

•• ISota Tautore che questo carattere essendo di qualche 
costanza in individui tanto giovani che aduiti, seaibra po- 
lersi considerare come distintivo di razza; mentre il giallo 
alia fronte csservasi talvolta anche nella MotaciUa cinereo- 
capilla. 



78 

Se non che II confronto di quesf Indlviduo colla 
desdrizione della Motacilla ckreola data da Pallas 
potrebbe dar luogo a qualcli'e dubbio. Iiifalti Pallas 
descrive questa motacilla come atente tutta la testa 
giallo-citriua, con una limula nerastra in mezzo 
alia cer"vice e col dorso clnerino plombato, mentre 
neir indivldao del museo milanese il giallo-citrino 
puro non oltrepassa la sommita della testa, non 
Irovasi, almeno in modo senslbile, la lunula nera- 
stra, e le piccole coprilrici delle ali ed il dorso 
non sono di color cinerluo piondjato, ma verde 
olivaceo. Ma Y autore a rmiuoyer un tal dubbia 
osserva in primo luogo cbe la Motacilla ckreola 
venne descritta anclie da TemmincK, il quale aven- * 
dola osservata tanto in pfrmaTera clie nella sla- 
gione auliinnale, dice die si le femmine clie i ma- 
sclii dopo la muta d'autuiuio non lianno sulPoc- 
eiplte la stiiscia nerastra, raa clie questa parte e 
allora gialla come il rimanente della testa, e che le 
femmhie \ecchie sr distinguojio in ogni tempo dai 
masclii pel giallo un po'meno vivo delle parti in- 
feiiori e per avere il dorso e le piccole coprilrici 
delle ali di color cinerino-olivastro, anzielie cinerino- 
plombato, come hanno i maschi^ dalla quale de- 
scrizione del Temminck argojnenta che se nell'in- 
dividuo del museo di Milano non osservasi la lu- 
nula nereggiante di segulto al giallo della tesia, 
clo non toglie che sia nondimeno la 3Iolacilla ci" 
Ireola^ come nulla de-ve oslare se in esso si osser- 
vano il dorso e le piccole coprilrici delle ali di 



79 
color Terde oliTastro e non cineriuo piombalo, A 
lincalzar poi ii sue discorso egli allega inoUre la 
descrizlone d'un indiyiduo della Motacilla citreola 
state preso nella Ligtiria, data dal prof. CalvL, il 
quale dice clie il glallo citilno si limita alia sola 
fronte, e comprendendo le redini, estendesi anche alle 
striscie sopracigliari, e non facendo cenuo di alcuna 
lunula nereggiante, aggliuige che il dorso e le spalle 
sono di color cinertno-bruno ■yerdaslro, giudicando 
percio il detto indiiaduo una femmina giovane in li- 
\rea d'invemo, com' e deseritta da Temminch. E ri- 
portando il Temminch nel primo Tolnme delFaggiun- 
ta alia sua opera tale indi\iduo, liferendolo alia Mo-- 
iacilla cil/eola, eglt non Tede perche a quesfa non 
debbasi riferire del pari anelie quelle del museo 
civico milanese. Ma non essendo quell' individuo 
per niente discordanle nel reslo dalla 3IotacniaJlava 
di Lruueo, avendo egli moslrato altra volta clie 
cjuesta motacilla ya soggetta* all'albinlsmo modiflcato 
in giallo, non seuza qualche regolarlta nella distri- 
buzione, e talvolta limita to alia sola testa, e lo 
stesso Pallas dicendo della citreola che arriva in- 
sieme coWa. flava, eoUa quale ha comuni le abitu- 
dini, egli ne conclude che il giallo citrino di cui 
va adorna la testa della 3Iotacilla citreola altro non 
puo essere che un efFetto dell' albinismo modificato 
in giallo, e che anch" essa non e se non una semplice 
varieta della specie linneana, prodolta da eitrinismo. 
Stabilita in tal modo I'identika della Motacilla 
citreola colla yZai'fl linneana., Faulore per dar Tul- 



8o 

lima niano alia storla Jl questa specie, agglunge 
cio che segue, onde purgare Linneo dalla nota che 
alcunl inclinano a dargli d'aver confuso essa specie 
con un'alti'a clie molto le somiglia, cioe coUa hoajxila, 
u Questo cek'berrimo naturalista, egli dice, oltre 
n la delta Slotacilla Jlava descritta iiel systema na-' 
n turae, ne desciisse un' altra nella sua Mantissa 
n sotto il uome di Motacilla hoarula secondo i con- 
55 cetli della seguente bi-e\is&inia frase: 31. supra ci- 
55 nerea suhtus Jlava, rectrice prima tola, secunda lu" 
y> tere intej'iore alha *. Col medesimo uome di Mo- 
55 tacilla boanila ne -venne indicata una anclie dallo 
55 Scopoli nel sue Anno /.° historiae naturalis. Ma 
55 senza riportarne alcuvia frase desciiltiva, ne espose 
55 soltanto la seguente brevissima diagnosi: Minor 
55 priore, gregaria, nee aquatica^ e ne indico pol 
M le abitudini dieendo: Adit greges annenlorum in 
55 pascuis, cursitat et insecta venatur circa eorurn 
55 ora pedesque, voceni edit acutam, distinctissima 
55 a priore **. Quest' ultima accennala per confronto, 
55 e creduta da lui la Motacilla Jhwa di Linneo, h 
55 descritta da esso medesimo prima della hoarula 
55 ed accompognata dalla frase linneana della i a.* 
55 edizione del systema naturae —~ Motacilla pectore 
55 abdomineque Jlavo, reciricihus duahus lateral/bus 
55 dimidiato oblique fla^is **'*. II sig. Pallas descvisse 

• Mantiss. pi alt. p. 327 in Gmel. Syst. nal. p. 997. 

'* Anno 1. Hist, natur. p. 134. 

•" Anno 1. Hist, iialiir. p. 1.5.1. — Foisc per nn orrorc ac- 
ci(jenlale di stanipa vi e oblique Jlavis. in^ece fli oblique al- 
lis, cum" 6 iicl Icslo di Linnto, e come si ossei\a in natuia. 



St 

» anclregll una motacilla ne''suol vlaggl col nonie 
» di campestris xiel niodo clie segue: MagniliiJo 
» et fades M.Jlavae. Supra iota cinereo-virescit, wo- 
" PJ'o"^'"^ i'irjdius. Ductus supra ciliaiis cum pal- 
it pehis alhulo flavel. Gula et crissum pallicUsswie, 
v> rellcjua suhtus inlenshis Jlavescunt. Peimae ala^ 
5? rum alhidu-marginatae. Cauda longa aeqiuilis, ie- 
n ctricibus utrinque duabus albis, interioi'e margine 
» nigris. Ad nucham utrinque pili aliquot ultra 
•>■> plumas eminent. — Frequens in desertis grami- 
55 nosis, siccis, inter gramina cursitans., ut sacpe 
y> murem mentialur. lidetur esse 31. boarula Scop. 
■)■> Anno I.pag. i54 Linn. Mantis^, pag. 62^ *. — 
J" E \\ aggiiigno pel come sinonlmo la Motacilla 
■>■> cinerea cli W illungbev, della quale eccone la de- 
5' scrizione: Magnitudo ei Molacillae vulgaris seu 
•>■> alhae^ vox acutior et cJamosior. jostruni nigrum, 
" rectanu gracile acuniinalum; oculi glauci: paJpc- 
" brae supernae et infernae albae^ supra oculos 
" insuper per longitudinem ejctendilnr linea albida. 
'5 Supina pars corporis cinerea: in capite ( quod 
" corporis proporiione pa/vuni et compressum ) non- 
w nihil Jiiscescit. Alae subnigrae, quas medias linea 
?5 albida, minus tamen conspicua, percurril (seu 
55 transversim secat ). Mentum et guttur albo el ci- 
">•> nereo varia. Pectus el venter ecc albo lutescunt. 
" Uropygium circum circa intensius luleum. Cauda 
» dodecaplera toto corpore longior ,• pennae ejus 
» eortimae totae albae; binae utrinque pivoriniae in- 
' Pall. it. 3. p. 696, 11. 13. 

6 



82 

?> tej'iore latere alhcte, (.xterwre suhnigrae. Ciwa 
■>•> (quae hngiuscola ) et pedes (qui scahri) e pallida 
iijuscescunt. Ungues fncu/vi. posticus caeteiis longior. 

55 Bias parum dijferl, nisi quod sub menlo ma- 
55 culam hahet nigi'am. 

55 Fhmos ldpida.?ov Jr-equentant, et insectis aqua-^ 
55 ticis vescuntur. 

55 Prendendo a considerare con dillgente con- 
55 fronto clo die dr tali motacille boarula e ccimpe- 
55 stris esposero qiiesti tre grand! naturalisli", si vlene 
55 a rlle\are, elie Linneo nel com|X)rre la descri- 
55 zlone della boanila aVea soU'occliio una specie 
55 diversa di quella cili lo Scopoll altribulva il 
55 medesimo nome, e clie quello sulla quale il Pallas 
55 niodellava la descrlzione delle cavipestiis , era 
55 bensi la boanda di Scopoli ma non di Linneo, 
55 esseudo invece idenlica con quella di quest' ul- 
55 timo la Motacilla cinerea di Willungbey. 

55 Ne il Pallas si avvide clie descmeva quesla 
55 niedesima immediatamente dopo la campestris 
55 solto il nome di Motacilla me/anope, secondo i 
55 concetti seguenti rlportati da Gmelin nel systema 
55 naturae: 31. ex caej-uhscvnte cinena subtus JlavUy 
55 loris et gutture uigris, superciliis et rectricihus 
55 utrinque tribus lateralibus albis. practer extimas, 
55 margine eocteriote nigi'is. Raiior circa ripas gla- 
55 reosas orientates Danuriae, hahilu JlnKHie sed mi- 
5' nor, pedihus niinoribus , Cauda longiore *. 

55 Dunque nel mentre clie la Motacilla boarula 

" Tallas it. 3, pag. C96, n. 16. 



85 
?> ell LInneo, colla cincrea dl Wllleiiizbey e coUa 
» melanove d'l Pallas, non sono clie una medesima 
'» specie^ la hoarula di Soopoll colla campestris di 
» Pallas, idenlrche fia loro. ne costiloiscono un'altra. 
w La prima e quella clie i toscaiii ciiianiano Codin- 
n ti'nzola *, e i iiosfii lomhavdi Sqiiassaclhia. Sciitas- 
i^ sach y Trernacoa d'acc^ua^ quella cloe clie dagli 
» oi'iiitologi de" rn)Slii gionil vieiie riferita coi>cor- 
» deniente alia 3IohiciUa melanope di Pallas: kx se-^ 
« conda poi non e allro die il giotane della Mo- 
•n tacilla Jlava di Linneo, Eccone le prove. Linneo 
to descriyeHdo la 3Iolacilla hoarula, come viene espo- 
« sto da Gmelin, dice: Supra cinerea, suhlus Jlava'^ 
M ^^ illungbey descrlvendo la Motacilla cinerea, dice: 
» Siipina pars corporis cinerea , e quindl : pectus 
» el veitter ej^ alho lutescunt: e Pallas nel descrl- 
M >eie la Motacilla melanope. dice: ex caendescente 
w cinerea suhstus Jlava. E clii non vede clie tulli 
" e tre s'accordano col dire clie la parte s-iiperiorc 
y> del corpo e ceneriua e clie T iiiferiore e gialla? 
35 Linneo progredisce dicendo: reclrice prima titta^ 
y> secunda latere interiori alha^ \\ illnngbey: Cauda 
M dodecaptera tofo coipore longior^ pevnae ejus ejcti- 
5' mae totae al/iac: hinae utrimpie proorimae inte- 
55 riore latere alhae, eocteriore suhnigrae^ e Pallas: 
55 rectricibus utrinque tribiis lateralihus alhis, prae- 
55 ter cxtimas, niargine anteriore nigris. E clil non 

* Non spcondo il volgo, ciie applica lal nome indiireren- 
temente a pli'i di una specie; ma sccondo la storia naliirale 
degli "uccellj del Grerini. 



:•> rileva clie tulli e tre dicono unanluaemenle die 
5? la prima penna da ambe le paiLl della coda e 
55 mtieramente blanca, e clie le viclne sono bian^ 
•>"> che ancli' esse, ma col margine estemo nero? La 
55 frase linneana, qual e indu-ata da Gmelin, e esau- 
55 lila, ed ognun Tede clie tutta si confa perfetta- 
55 mente alia Motacilla melanope di Pallas^ ma PaW 
55 las e Willuugbey \anno avaiiti e descrivono piu 
55 minutamente la loro specie. Pallas dice: loris et 
55 gutture nigris , superciliis alhis:, e Willungbey: 
55 supra oculos insuper per longitiulinem erlenditur 
55 linea albida^ e sul fine: 3Ias paruin difftrt nisi 
55 quod sub menlo maculam hahet nigram. E con 
55 cio s'accordano entrambi nel far conoscere clie 
55 la gola e neia e clie avvi una strisciu sopracci- 
55 gliare blanca. Cosi e esaurita anclie la desCrizione 
55 della Motacilla melanope di Pallas rifeiila da 
55 Gmelin*, e si vede chiaiamenle che era quesla 
55 medesima specie clie Willungbey aveva solt" oc- 
55 cliio allurquaiido cuiuponeva la descrizione della 
5' sua Iflotacilla cincrea. Ma quest' ornitologo, oltre 
55 indicare clie la coila e uiollo lunga: tolo corpore 
55 longior, dice di piu clie il groppone e di color 
55 giallo iutenso all'iutorno: uropygium circum circa 
55 intensius luteuni: e clie le gambe sono di color 
55 fosco pallido colle unghie arcuate, delle quali la 
55 posteriore piu lunga: crura el pedes e pallido 
">■> fiiscescunt. Ungues incurvi, posticus caeteris Ion- 
55 gior. Ora clii puo mai esservi ti"a gli omitologi 
55 che non riconosca in queste descrizioni rappie- 



85 
5' sentata la Codlnzivzola de'toscanl e la Snuassn- 
5' clina de'louibaidi? Di plii Pallas e AVillungbey 
w fanno alcuni cenui delle abitiidini, ed il primo 
M dice: circa fipas glareosas orientals Danurlae, 
5» ed il secondo: flimos lajmhsos frequentanl et 
» inseclis a(juaticls vescunlur: abitudini cbe perfet- 
55 tamente convengono alia delta Cvdin-Jnzola e 
" Squassaclina. Duuque la Motacilla cineiva di Wil- 
w luugbey e identica alia mehnope di Pallas. Ma i 
" concetti secondo i quali viene descrilta da Linneo 
« la sua Blotacilla hoaiiila \i si accordano iiiticia- 
?' mente^ dunque la Motacilla hoarula di Linneo e 
" identica ancli' essa colla melanope di Pallas. E 
w siccome e cosa notissima agli omilologi modernJ 
" clie la Coclinzinzola e soggelta alia doppia muta 
•>■> annuale, e die in primaTera vesle la gola ed il 
» gozzo di penne nere, e clie vestendo i lati del 
y> petto di un bel giallo deciso presenlasi tutta gialla 
5' nelle parti inferjori^ dunque se a norma della 
" Irase snddelta Linneo non fa cenno del nero 
?' della gola, e segno clie I'ebbe solt'occliio noii 
" ancora adorna deU'abito di priinavera. E se Pal- 
" las lo indica in modo assoluto senza fare ecce- 
" zione, e segno ch'egli la ebbe per lo coutrario, 
w sott' occliio coU'abito completo di quesla stagione. 
" E se, in fine, Willungbey ne fa cenno riguardo 
w al maschio, e segno che la vide tanto nelTuna 
" cbe neU'altra livrea *. Prendendo oia a consi- 

* Faccio riflcltere che audiebbe erialo, chi atlencridosi pie- 
eisaoiente a cio clie dice qutsl' oinilulugu, riteiitsse ia gula 



86 

V derare la Motcicilla boarula dello ScopoU, e la 
w campestiis di Pallas, e njetlendole a confrouto 
w colla flava di Linneo^ lo Scopoli nell' unica bre- 
n Tissima diagnosi con cui accompagna la boarula^ 
y> dice: gT'egaria, nee aqiiatica^ e questo riferendosi 
?!> alle abitudini, non puo sevvire di confronto per 
w cio clie riguarda pi'opriaiuente la desciizioue. Pal- 
y> las descrivendo la campestris dice: Supra tola 
r> cinej'eo-K'irescit, gula et crissum palJidissime, j-eli- 
5? qua sifbtns intensius flavescunt. Cauda longa 
n aequalis, recti'icibus utiinque duabus albis, inter/ore 
s> margine nigrisj e Linneo descrivendo Ja Mo~ 
» tacilla Jlav^a dice: Pccloie abdomineque flai^.o, re- 
•>■> ctricibus lateraJibus duabus dimidialo oblique al-- 
y> bis. Da cio si lileva chiai'o clie si I'uno clie 
M 1' altro s' accordano perfetlameni.e nell'altiibulie 
?? alia loro specie le parti inferiori gialle, e le due 
?' timoniejre e^teme bianclie per una porzione e 
?? nere per I'altra. E sicconie anche la Codindnzola 
n sopra indicala ha le parti inferiori gialle e due 
M timoniere laterali vai'iate di bianco c di nei,'o^ 
y> cosi, a togliere ogni dubbio, faccio osseryare clitj 
r> nella Codinzinzola l^i prima limoniera estern* e 
» totalniente bianca, cpnie >iene indicate da Lin-r 
w neo, da Pallas e da Wiljungbey, che in qut^lla 
M le timoniere variate di bianco e di ncro sono la 

neia pel carallcre distinlivo del rauschiu. nicnlrc in estate np 
vanno adoini tanto il inaschio cho la feinmina, t)oii dislin- 
giiendosi ijuesla dal luaschio che [ti'l cploiilo in ^epf-'iale 
pieno vivace. 



87 
» secontla e teizai, e che la porzlone bianca clelle 
» medesime e al ill denlro, ed il nero al dl fuoii, 
>' essendo tulto il contrarlo nella Motacilla Jlava 
?5 di Linneo, e nella cawpestris di Pallas. E iiien- 
w tre che do .\iene precisato da quest' ulllmo col 
M dire: rectricihiis utrinqiie duabiis albis, intenore 
•>■> margine nigris^ da Lluneo se iie deteinilna con 
r esattezza la diiezione clie lianno il bianco ed il 
» nero, dicendo: rectncibus lateralihus divalms di- 
n midiato oblique albis. Ke e da farseioc case se 
» Temmiucli descriyendo la Motacilla Jlava di Lin- 
>•> neo dice clie le due penue laterali della coda 
?' sono bianclie, senza iudicare die awl una por- 
n zione nera *, polclie quella e una mal esposi- 
» zione gia rllevata prima di me dal prof. Calvi, 
v> ed accennata dal medesimo nel suo catalogo 
5> d' oniilologia di Geuo\a *^. Duncjue la Motacilla 
M booi'ula di Liniifio non puo ossere confondibile, 
w per do chji riguarda le note caratlensliche pre- 
•<» sentale dal colorito, coUa Motacilla JloK'a di esso 
^■> mede§imo, ue coUa Motacilla campcstris di Pal- 
» las. Per cio die spelta poi alle abitudini, la cam- 
">■> pestJi's di Pallas conviene in modo preciso coUa 
" Motacilla boajula dello Scopoli ^ poiclie, se Pallas 
•>■> dice: Freqiiens in desertis graminosis, siccis, in- 
v> ter gramina cursitans^ iit saepe murem nimtiatur; 
M Scopoli dice: giegaria, nee aquatica. ^dit greges 

* " Les deux pennes latctales de la queue hlanches «. 
Temni. I. p. 260. 
** Cdlvi Cat. li Oinit. di Genova j>, 38. 



88 

« armentorum in pascuis, ciositat et insecta vena- 
->•> tur circa eoruin ova pedesque. E qiieste sono le 
55 abiludini die tiitti gli ornitologi concordemente 
w riconoscono propvie della Motacilla Jlava di Liu- 
?5 neo. Qulndi se la Motacilla campestris di Pallas 
11 nianifeslasi per la diligente descrizione del colo- 
n rito, identica coMdt. Jlava di Linneo *, se ne ma- 
35 nifesta egfualraente identica la boarula di Sco- 
11 poli per resaltissima esposizione delle abitudlni. 
11 Dunque la motacilla descritta da Linneo col uo- 
yi me di hoarula, non e gia il gio^ane della sua 
v> Motacilla Jlava, ma non lo puo essere altro clie 
>» quella iiidicala dallo Scopoli sotto il medesimo 
n nome. Ne io saprei compiendere come mai il 
11 diligentissimo principe di Canine ed il Temminck 
11 abbiano potuto indursi a litenere la Motacilla 
y> hoarula di Linneo pt»l giovane della Motacilla 
n flas>a di esso slesso; ne la ragione riferlia dal 
■» Temminck mi senibra sufficiente a convalidare 
n quesla cosa. Poiclie se i naturalisti del Nord, 
w com'egli dice, assicurano non Irovarsi giammai 
» in quelle regloni, non basla per concliiudere clic 
" la Motacilla hoarula di Linneo, sulla quale e fon- 
w data la sua esistenza nel Nord, e una Motacilla 



" Se Pallas qggiugnc alia descrizione di quesla uiotacilia 
la parlicolarita: ad nticham titrinque pUi aliquot ultra plii- 
inas eminent j cio m)n deve far senso, poirlie e cosa comiitie 
ad allre specie d' uccelli; c soglionsi osse-rvarc lali peli so- 
pra\anzare le penne della iiiira allorquando la nmta e et- 
feltuata di fresco, e specialmenlc mgli individiii siovani. 



'iijlava giovane *^ giacclie la ilesciizloiie linneana, 
5j com' e indicato da Guiellu, e lioppo cluara per 
•)■) non vederci definita la Codlnzinzola de'toscani, 
y> cioe la Motacilla mehnope di Pallas non aucora 
•f> adoma delF abito di piimavera , e non gia un 
w giovane della 3IotaciUa JIava. E sembia piuttosto 
n clie sia stata male interpretata la frase suddelta. 
55 E nemmeno cio die \iene detlo della Motacilla 
•n hoai'ula nella tredlcesinia edizione del systema 
n naturae di Gmelln puo essere di qualche valore, 
y> perclie, in primo luogo nellc descrizloni e no- 
w lizie \i sono amalganiali insleme i caralleri, le 
w abitudini e le citazioni clie s' aspettano tanlo 
■>■> alia Blotacilla JIava di Linnco clie alia Motacilla 
5» nielanope di Pallas^ secondarianicnte \i si trova 
?5 descrllta separata quest' ultima come specie di- 
v> versa **. Ora litornando alio Scopoll, iiidicai su- 
»' periormente clie egli, senza fare alcun cejiuo de- 
w sciitlivo della sua Motacilla boarula, la raette a 
•o confronlo con uu' altra parlando delle abitudini, e 
» clie egli stesso ripf)rta dappilma col nome di Mo- 
y> tacilla JIava. Coiislderando un jioco clie cosa e 
55 quest' altra sua motacilla, si rileva non essere clie 
55 la Codinzinzola di^ toscani, quelja doc denominala 
55 cinerea da W'illungbey e mdanopt da Pallas, e clic 



* " Lrs nafuralistes du IVord assurcnt quelle tie s^y 
Irom'e jamais, cur la Motacilla boarule de Linnc, snr la 
quelle est fondce son existence dans le Nord. est tine Mo- 
tacilla JIava jenne ". Toniin. III. p. 179. 

*' Gmel. Sysl. nat. p. 1197. 



90 

55 Linneo descrisse nella sua Mantissa solto 11 nome 
55 di MotMilla boaivJa^ c cite egli forsi.e, per aveila 
55 veduta gialla nelle paiii inferlori, bisogaa dire 
55 ch.e abbia creduto di ravvlsare lu essa la 3fota- 
55 cilia Jlava di Linueo. E sebbene yi unlsca la 
55 frase con cui quesla \iene descritta da Linneo 
55 stesso, nondimeno si rende evidente I'insanno 
55 in cui e caduto dal nome italiano e dalla tlia- 
55 gnosi coUa qviale 1' accomp.agna, e dal cenno che 
?5 ne fa ilguardo al colorito ed alle abitudini. Lc 
55 applica diffatti il nome di Squassacqcla d'acqua^ 
55 e nella diagnosi dice: Ck>nstans in omni aetate et 
55 secru iiropygium Jlavum, quindi soggiunge: liivos 
55 sequifur, non gregaria, ncc migrans^ rcctrica pri- 
55 ma albq., palpebris alhis, dorso cijierto *. Ma il 
" groppone glallo e le palpebre biauclie erano gla 
55 slate nolale anclie da Willungbey nella sua Mo- 
55 tacilla cinerea^ e la prima timoniera da antbe le 
55 parti della coda totalmcnte bianca ed il dorso 
55 cenei'ino sono inollre indicatl anclic da Linneo 
55 nella boarula e da Pallas nell* melanope. Dun- 
55 que nel menlre Scopoli credeva di descrivere la 
55 Moiacilla Jlava di Ljnnpo, descrive\?i la Codinzin-r 
55 zola de' toscani, e diede per lo contrario il no- 
55 me di boarula alia Motacilla Jlava di quel mede- 
55 simo autore. 

55 Dunque si prenda la cosa da qualunque lato 
55 si \oglia, sempre apparisce die la Motacilla Jlava 

" Ann. I. liisl. nal. p. 133, n. 223. 



0» 

» soKo il ftoaie dl hoarala venue indlcala da SCO- 
's poll e UOJQ da Linneo. E se a Liuueo veiine at- 
» trlbuita una cosa cbe nou e. si puo avere nello 
» scambio accidentale clie ne fu la cagione, un 
» argomenlo cbe dimostra quauto sia facile lo iu- 
M gannai'si nella determinazione della specie r>. 

Data cosi P ultima mano alia storia della mola- 
cilla flava bnneaiia , T autore conclude la sua 
memoria pa&sando ad altro genere di uccellj, e 
rinn.ov^indo il discorso tenuto altr.a volta inloiuo 
a cLie piccole eniberlz.e IroAate nella provinc'ui 
bresciana I'anno iS^o e da lui possedute. Tuna 
dellje quali egli area riferlla con certezza alia Eni- 
berizii pusilla di Pallas, e Tallia, parsagli per 
certi i'ispetti rlfeiibile alia melanocephala di Sco- 
poli, e per altri AV aureola di Pallas, avea ripor- 
tala a qiiesjL' ultima specie, ma dubitativamente **. 
Le nuove .osservazioni cb'egli aggiunge nel propo- 
sito riescono a mostrare, quanto alia specie certa, 
cioe dW Emberiza pusilla di Pallas a cui egli riferi 
la prima delle due emberize da lui possedute, cbe 
alia specie medcaima dee riferirsi il Gavoue de Pro' 
vence di Buffon, creduta finora d'incerta esistenza:^ 
e quanto alia specie dubl)ia, cioe all'allra delle duo 
emberize, a proyare se non in latlo, almeno in 
gran parte, la sua identila coW aureola di Pallas. 
JVoi riferiremo coUe sue stesse parole queste osser- 
yazioni, alle quali diede occasioue il congresso 

* V. Conaneutarj dcirAlcueo per raiino 1843 pag. 79 e 
spgiie>iti. 



9^ 

scientifico tenuto in Milano. « La favorevole cii- 
5? costanza, egli dice, del congresso scieullfico di 
9? Milano, avendomi, non so come, incoraggialo a 
w soltoporre gli individui da me posseduti a quel 
?5 dolli clie Y^ iulevvennero, non solo potei ritrarne 
15 degli scliiarimenti intorno alia specie dubbla, raa 
55 venni anclie niesso in sltuazione di conoscere a 
M quale specie debba riferirsi quella descrltta e 
?5 fatta figurare da Buffon, I'esistenza dulla c|uale 
?5 venne creduta incerta. L' indiTiduo fatto figurare 
55 da Buffon sotto il norae di Gavoud Je Proi^ence 
55 ( pi. 656. f, I." ), e che da Latham ed altrl orni- 
55 tologi si credette di denominare Emhciiza pro- 
55 vincialis, Tenne messo in dnbbio, non essendosene 
55 plu veduto alcun allro da quell" epoca in poi. 
55 E Fattivissimo ornilologo niarsigliese sig. Polidoro 
55 Roux avendolo corcalo iudarno p(;r >ari anni 
55 nella Provenza, il dubbio s"" accrebbe talmente, 
55 che non si seppe piu rav\isave in nalura qiial 
55 si fosse la specie rappresentala daUa figura sud- 
55 delta. Ma il Temminclj. considerando bene la cosa 
55 "venne con seco stesso nell'opinione che la spe- 
55 cle non dovesse mancare, e che sarebbe \enuto 
59 un giorno m cui da alcuno si sarebbe Irovata. 
55 Di fatti non ando raolto che si fece vedere nella 
55 Liguria, dove se ne presero vari individui^ ed 
55 al dislinto ornitologo di Genova sig. marchcse 
55 Durazzo ne va debilrice 1' ornotologia d" Italia di 
59 varie interessanti notizie. 

99 L'illustre principe di Canino peio, Irovandosi 



93 

I') ancora trail enuto da qualclie duLbio, e non po- 
?5 lendo perciu couvenire col niedesimo, pluttostoclie 
5? avvenlurare una decisione sopia una specie clve, 
» pei modi (loppo Taglii coi quali venne descritla 
» da Bu.Ton, uon si seppe mai definue in modo 
n precise, anio meglio d' iniporre alia specie clie, 
J) dal suddetto sig. marchese Durazzo gli Tenne 
w Irasniessa un nonie noA'ello, ed inlilolandola al- 
♦' romitolot^o stesso, la denominO Emheriza Durazzi. 
» Essendone stale jii'eso un indi-viduo anclie nella 
M provincia bresciana ai priinl di gennajo iS/^o, 
'> ed a\^endo io attt'nlaineiUe esamlnalo la figuva i.** 
" della la\()la 656 di Buffon, e la figura i." della 
;' tavola illuslrativa clie acconipagna la Emberiza 
» Durazzi della Fauna itallca, lo Irovai cosi bene 
» rappresentalo in enlrambe clie lio dovulo con- 
?! vincermi esser essa e 1' Emhenza Durazzi una 
w cosa idenlica col Gavoue dc Provence fallo figu- 
w rare da Buffon nella tavola suddelta. Cosicclie se 
w la descrizione troppo vaga clie quesli ne lia la- 
w sciato lenne per tanlo tempo incerti gli ornito- 
M logi suir esislenza della specie, ora i confronti 
w degli indi\idui naturali colla figura per mezzo 
r» della quale Btiffon si e iiileso di rappresentarla, 
?9 ne rimuovono qualunque siasi dubbio. Ma 1' in- 
?' dividuo slalo preso nella pvovinria bresciana e 
55 da me posseduto, oltr'essere affatlo eguale agli 
5? indlvldui dell' Emheriza Durazzi clie si presei-o 
w nella Liguria, come venni assicurato dal -valente 
" ornilologo di Geneva, il sig. Yerany, che lo lia 



94 

y) osservalo, cortlsponde allresi perffctlaiuefile all'^w- 
55 heriza pusilla \eJiila fif(|iifnle da Pullas IVa i 
55 larlceti delfe Alpi dauiicLe. Du?i(pie la specie 
55 esisteva realmenle^ essa lro\avasi ab'bastanza bene 
55 figurata, ed era a'bbastan/.a lieiie desciilta^ ina il 
55 \aiitagiiio clie la scienza avrebbe piDlnto ricavarue 
55 dalla prima, -veniva disliullo dalla descii/.ioiie 
•» troppo vaga clie lo stesso Buffon' no avea lasclata. 
» E quaulunque dopo non iiioito tempo il Pallas I'a- 
55 \esse troTata e detinita in modo abbaslanza clnaia 
» e precise, nondrmeno essendo raancato, a quel clie 
55 pare, i confrouti degli Individui natural! coWtt fi- 
« gnra della tavola suindicafa, gli ornilologi non po- 
55 terono mai yenlre ad una doterrainazione assoluta. 

5? Le notizle pertanto clie s' aspeltano a questa 
» specie, a me seuibra clie si potrebbero esporre nel 
55 modo seguente, sommesslvamente pero alia saggezza 
55 di que* dlslinll orultologl clie se ue sono occtrpalr: 
« JEmberiza pusilla Pall. — - E ccnpore supra ex gri" 
55 seo ferrugineo^ suhtus alhido, jugulo niaculatu, 
55 capiie Jasciis altemis tcsluctis nigiisque longilu- 
» dinalittr vario. Gmel. syst. nat. i3, p. 871. n. 28, 
« E Diagnitudine wa? Spiiio aequalis. Caput supra 
55 et laterihus longiliulinaliler variutn fiisciis (piiiu's 
55 testaceis, interjectisfjue iiigris cpiatuor. IJorsum 
■n passerini colorisj suhtus albida, jugulo lilurato. 

55 Circa rivos niontnnos in luricetisj/igiclis, circa 
55 torrentes alpiuin dauricarum frequens . Pall. it. 3. 
95 p. 6-9 7- n. 20. Emhvriza Durazzi Boitap. — E 
55 carnco-lunda w'gn'cunti wria^ capile concuhri, 



95 

n siihtus alhiila, htcrlhns Jiisco notatls, superciliis 
'5 albirantibiis: taenia auricular i f us ca: gula adlatera 
^ atro-marginata: rectricibus nigficantibus, exdmis 
v> utrinque duahus pagonio intento magna parte aJbo^ 
M CTlemo alho-limhato : I'ostro tenui, acuta. Bonap. 
» Fitin.Ital. — Id. tav. 111. f. i.Buffonpl.eiil.6i6.f. i. 
M Emheriza provincialis Gmel. Sjst. nat. 1 3, p. 88 1 . 

?? n. 5 9. 
« Vein. ora. III. p. 9^8. sp. 3. tab. 1 53. f. 4- W. 
>j Faun. fr. orn. p. 93. sp. 4. tab. 45. f. i. 
y) Roul oiCn. Prov. I. p. 17 5. tab. 1 10. 
w Gawoue de Provence Buff. om. IV. p. 32 1. 
55 JBniant Gavouij Roux. 1. c. 

» Oltre le locallta indicate da Pallas, e la Pro- 
w yenza, secondo cbe apparisce da quanto lia detto 
y> Buffon, la Liguria e la Lonibardla sono 1 luoglii 
« do\e, a m\s cognizioile, e slala veduta finora quc- 
« sla rarissima specie. 

» Per cio die spetta airaltra da me liferila ditbi- 
« tati\amente nAV Embeiiza aureola dl Pallas, in prl- 

« mo luo'TO mi venne levato assolutaraeAte o<rni dub- 

o o 

?5 bio clie potesse appartenere zW Emberiza melano- 
■» cephaJa dl Scopoli, poirlie agendo avulo la sorte di 
« \edere dl quesf ultima due inditidui in ablto com- 
M pleto, uiio \lvente e raltro imbalsamato, m'assicu- 
" ral col fatto essere la specie scopoliana dlversa nel 
>' colorito, e circa 11 dopplo plii grossa, e percio non 
" potervisi per akvm modo rlferire. Dunque lima- 
" neva solo clie alcnna prova posiliva m'accertasse 
5> appartenere piultoslo zW Emberiza aureola sud- 



•/> delta. Quando ad appagarmi anclie in queslo, se 
v> non conipletamente, almeno in gran parte, avvenne 
» che nel nientre io presenlava ai niendifi della se- 
•>•> zione zoologica del congresso di Milano Trndividuo 
5? da me posseduto, stato preso nella provincia di 
w Brescia, Fornitologo sig. Verany. gia da me nomi- 
1? nalo. ne presenta\a egli stesso vm allro, stato preso 
55 nel trenovesato. Ma quell* individuo. cli'egli tenne 
15 \ivo per alcuni anni e die presentava imbalsamato, 
y> lo accompagnava altresi con una tavola maeslrevol- 
•)•> mente dlpinta, dov'erasl prt-so cura di rappresen- 
1' larlo quale gli apparve nel colorito tanto in estate 
?5 che dopo la mnta auturinale. Osservando recipro- 
?? camente, il sig. Veranj I'individuo cli'io presentava, 
« ed io tprello cli'egli esjioneva unilamenle all<i fi- 
?5 gure colorale, \idi die se il mio poco o nulla dif- 
M feriva dal suo in abito autunnale ne diversificava 
M pero sensibilmente in quanlo alia livrea d' estate. 
■>•> Ed il mio essendo stato preso dopo la mula d'au- 
•>•> tunno, sembravami da questo la to una niedesima 
w specie con qviello, e che potessero entrambi ap- 
?5 partenero all" Enihcjiza aureola di Pallas. Piima- 
w neva jiero a venficare se Pindividuo che il sig. Ve- 
w rany presenla\a e die trovavasi in livrea dVstate 
?5 era realmente la Emheriza aureola quale da Pallas 
■» venne descritta. Presolo pertanto a risrontrari! roHa 
?> descrizione letterale del detto naturalisia Insieme 
■>' alio stesso sig. Verany, trovammo die vi si poteva 
» applicare abbastanza bene, tranne una striscia tra- 
w versale al collo di color rosso-iliarone che I'iudivi- 



97 
» duo sotloposlo aJ esame non presentava. Questo 
r> basto perche nun si potesse riconoscere iJentila 
r> nelle specie. Osservali in seguito si Tuno clie Pal- 
w Iro indiviJuo dallilluslre principe di Cauino, pie- 
w sidente della sessione, egli manifesto la sua opinio- 
T ne dicendu clie quello presenlato dal sig. Yerany 
r> gli pareva specie nuova quando non fosse VJEnibe- 
M riza Bonapartii di Barlhelemy, e quello presentalo 
» da me a lui senibrava una specie nuova per tutta 
ji I'Europa. Due riflessi pero ^ovami di qui esporre 
r in favore del mio pcnsamento: Tindividuo presen- 
w tato dal sig. Yerany aveva effetluata piu d*'una 
5' volta la muta in istato di schiavitii, e Tindividuo 
•>•> presentalo da me, clie era, come gla dissi, adomo 
r> dell'abito autunnale, avea da un lato del petto una 
w penna per mela di color rosso-marone netto e de- 
» ciso con alcune altre vicine lueuo appariscenli, clie 
" insieme formavano una Iraccia della striscia sud- 
y> detta. Tutfi sanno con quanta difficolta gli uccelli 
w tenuli in iscliiavitu svilupplno il colorito delle loro 
>5 piume cosi bello e cosi variato come in istato di 
» liberta, ed a tutli e nolo quanto facilmcnte varie 
w specie colla perdita della liberta perdano altresi 
" certe particolari tinte clie non riassumono piu, op- 
s' pure non appariscano mai suUe loro piume se ven- 
?» gon tolte dal nido, o prese aventi ancora Tabito 
V con cui se ne \olarono da quello. Dunque il non 
w presentare al coUo la striscia rosso-marone, non 
»> mi sembra sufficiente a costituire I'individuo pre- 
ss sentato dal sig. Yerany una specie diversa. D'al- 

7 



98 

55 Ironde il htio indlvkluo avendo alcune penne da 
n xxTi lalu fk'l petfo tlnte di rosso-marone, porge-' 
55 rebbe un indi^io della possd)irita dello svlluppo 
55 della slriscla suniiominata iiello stalo di liberta coUa 
5? successione delle muie^ per cui essa sembrerebbe 
55 un distintivo non delle piiaie eta, ma defjli adulti 
55 e dei \ccelu. lo noa so se alcuno possa dire d'aver 
5! \eduto il noslro passero comune (Frlngilla cisalpina 
55 Temm. ), di cui non si saprebbe trovare una specie 
55 piu fiequenle e clie lenula in iscliia"\itu si famiglia- 
55 rizzi lanto all' uomo, adornaisi la gota e la parte 
55 anteriore del collo di penne di color rossb-marone, 
55 per quante \olte le ablna mutate, Eppure questo 6 
55 il distintivo del mascliio \eccliio nello stalo di li* 
55 berta^ ne questo colore si sviluppa in una sola 
55.volta, ma insensibilmente in piu anni, conUacndone 
» gla degli indizi i giovani colla prima nnita in al- 
55 cune penne dei lati del petto. Dunque non paniii 
55 fuori di probabilila die anclie YErnheriza aiueola 
55 svlkippi una slrisria rosso-maione al collo nello 
55 stalo di liberta colla successione delle mule. 

55 j>Ia una probabilila presunliva, sebbene abbla 
55 de'buoni appoggi, non puo formare una pro\a di 
55 falto^ ed essendo soltanto per mezzo dei fatti clie 
5! progredisce di passo franco la scienza, cos'i la- 
55 sciando die il tempo e lo studio metlano in cliiara 
•» luce la cosa, rimari'ommi conteRki d'avei'e corrispo- 
55 sto, per quauto ii pcrmisero le mie deboli furze, ai 
55 mezzi die m'offrirono le circoslanze nelle quali mi 
55 tro\o. E sla poi clic si scoprauo specie idenliche, 



S9 
If oppur (lifTeventl, nVmergera ad ognl niocto per 
M r ornilologia lombaixla uu' airgiunta novella, die 
55 dislinijTieia fra le altre la provmcia bresciana w. 

XI. Anclie Tab. Francesco Riccobelli, in conli- 
nuazJone J un siio prececteiite discorso sul pr'ui- 
cipio fonuale della Titaj ne del to qnest'anno un 
secondo^ nel cpiule, riassinita somiuarlaniente la 
serie di lunghi suoi sludj diretti a cercare il prln- 
cipio fondanientale della filosofia^ concliiude collo 
stabilire un tale prlucipiu, idlinio scopo di parec- 
cliie altre luemorie negli andati annl da lui pro- 
dolte. Egli comiucia dall' osservare clie la filosofia 
enipirica, derivando dalla sola atlivita degli agenti 
esteriori le operazioni intellettuali deiruomo, e in- 
sufficiente a spiegare d'onde deiixino le leirgi neces- 
sarie del pensiero e del conoscimento nella scienza, 
clie cpielle interne operazioni le cpiali da ben senlila 
coscienza intimameute derivano, enlro di noi e in 
noi soltanto conseguono compimento e durazione. 
e clie qulndi dee il filosofo derivare tali opeiaziuni 
non da soli moyenti esterni, ma da una interna po- 
lenza eoerente aU'uonio e ad esso inerente u per la 
w ragione, egli dice, ciie le sensazioni essendo per se 
55 stesse tanto accidenlali ne^diversi uominl e colanlo 
w cangiantl ncllo stesso uoino a seconda del variare 
55 de*' tempi e delle eircostanze, non mai quindi \ar- 
55 rebbero a germinare n«ll"intelletto idee pure, idee 
55 generali e categoricbe, nonostantecbe qiialcosa \i 
55 abbia di comime per la conformila di organizza- 
55 zione e somijrlianza di relazioni in tutll fdi uo- 



lOO 

r mini w. Per cpeslo ponendo in coufronto la filo- 
sofia cle' sensisti col sistema (l<;lla I'aglon pura, egli 
riconosce clie i princlpj di Kant, beilche non admis- 
sibili per le conseguenze a cui porta la loro applica- 
zlone, hanno in questo almeno giovato alia scienza, 
clie apersero e facilitarono la via a conoscere clie vi 
lia certamente nel nostro spirito alcun clie di subiet- 
livo solo capace di rendedo intelligente. Se non che 
ii paragone de' due diversi sistemi la trae a conside- 
rare che se da un lato quelle clie per intero derivai 
le umane cognlziom dal mondo esteriore, ollre es- 
sere inetto a spiegare come la seBsazione si trasfornii 
in idea e a fornire le nozioni di causa, di sostanza 
e di categoria, mctle altresi per la tia del materia- 
lismo, dairaltro il sistema della snbiettivita razionale 
clie cerca le leggi del pensiero e Torigine delle idee 
e della certezza nel mondo interiore, cioe nel solo 
spirito umauo indipendentemente dall"organisino, dal- 
Tosservazione e dairesperienza, riesce in fine ad un 
pretto idealismo. Nello slesso tempo pero ogli scorge 
clie la contrarieta de' due sislemi si riduce ad esser 
meno reale che apparenle, quando ne Tuno ne Tal- 
tro venga malamente ed esclusivamenle usato. ma da 
enlrambi si tolga cio che puo conferire alia ricerca 
del vero, e cio si rifiuti che puo indurre nell'crrore^ 
dal che egli inferisce consistere la diritta via di filo- 
sofare nel fermare il giusto mezzo, cioe nel saper 
calcolare quanto entri di elemento subiettivo e quanlo 
di obbieltivo nella origine e formazione delle idee e 
delle umane cognizioni. Ma non si puo altrimenti cio 



I 01 

faie se non collo studio sperluienlale de'fafli intel- 
lettuali die alia produilone delle uostre cognizloni 
concorrono. Ora, se le umane idee si fanno deriyare 
per inliero dal solo m,orido esteriore, oltrecche non 
si puo debitamente splegare rorieirxe di tutte, si cade 
nel pnalerialismo, se pol si ripetono dal solo interne, 
noiji e allora piu possibile render conlo deirobbiet- 
tiViO, del sensibile,4el raondo esteriore, e non cadere 
per necessaria consegiienza neiridealismo. Da cio 
I'autore deduce clie per non dare o nell'una o nel- 
I'altra di queste assurdita, o in quella d^uno scelti- 
clsmo universale, e forza il dire w clie nei fatti in- 
y> Itellettuali si annoda essenzialmenle il subielUvo 
»» all'oggetlivo, rinterno all'esteruo, die la coscienza 
5» uraana si eleva gradatamente dalle percezloni alle 
55 categorie deirintelletlo, dairenipirismo aH'assoluto, 
»? fondaniento e scopo di ogni filosofia..., ch.e I'uni- 
» versale sapere \iene innanzi pei fatti e coi fatti, ed 
5» elevasi gradataniente assoluto..., die i fatti estemi 
w sono quelli cbe precisamente costituiscono per la 
?s menle Tobbletti-vo, ossia il n^ondo a noi esteriore 
M propriamente detto,e i fatti intei'ni costituiscono 
" insieme il subiettl\o e Toggettivo relativo, vale a 
" dire die i fatti intellettuali possono essere in uiio 
" riguardati sollo doppio aspetto, subietlivaniente 
w cioe ed oggettivamenle •>•>. Di cio egli adduce ad 
esempio la proposizione pensare Flo, nella quale 
VIo figura come soggetto, considerate sotto aspetto 
di agente e pensante, e come oggetto, preso per la 
cosa pensata,avvertendo pero die per quanto si possa 



102 

menlalmeiile distinguere I'/o pensanle dall'/o peh- 
sato, non e lutlavia da farsene una distinzione in re, 
come fosse cosa die a se iion riferisca, <■<. perclie, egli 
M dice, la slessa riflessione dell'/o sopra se stesso, men- 
» tre non va mai distinta dalla cosclenza della propria 
n atli"vita col peiisiero,ne fa poi anche del pari seulire 
5J die termiua sempre in se slessa e die tinisce per- 
M cjo onde ha tratto incominciamento^ che quindi e 
•>•> identico 1' lo pensato all' lo pensante, come ne 
v> e intrinseco 1' alio stesso del riflessivo pensiero. 
55 Ma pensare in se, egli soggiunge, denota azione 
5-> manifesla di una qualdie cosa in qualdie cosa. L'/o 
•>•> adunque peiisante e pensato non e, ne si puo con- 
s' ceplre come un accidente, come una pura astra- 
w zio)ie, ma si bene come un quid suslanziale, deter- 
5? minato, reale e peculiare •>•>. In prova di die egli 
osserva non essere possiljile pensare VIo oggettiva- 
niente ed in se senza concepirlo ad un tempo effet- 
tivamenle esistente, per modo die il sentimento deft- 
VIo riflettenle venga ad essere insieme la stessa 
materia della riflessione medesinia. Osserva poi per 
con verso die il penslero di qualsivoglia altra cosa, 
dalP/o pensato in fuori, non include giammai per se 
la esistenza della cosa peiisata, per queslo die I'og- 
getto del pensiero, laddove non sia VIo pensato, e 
affjilto estraneo alia potenza pensanle, e non cade 
die sulla nuda possLbilita della cosa intesa e pensata, 
la cui esistenza nulla lia die fare collVo pensanle. 
4^vverle pero die da questa divcrsita di alii per rui 
rintelletlo pgusaudo a &(>. si seule con se stesso ideii- 



io3 
lico etl intlaviiWo, e pensanilo aJ allra cosa cpialun- 
que, tuttoche soltanlo possibile, la scor^e e trova da 
se distlnla e sepaiabile, nasce in noi 1 idea dell'/o e 
del non lo: e da do ioferisce die, esseudo questa 
idea il punto precipuo della vera psicoloiria, dalla 
psicolojiia appunto cosclenzlosameute o sentilameute 
sperimentata dee prender base e piiucipio la filo- 
sofia, non dalla outologia, non da cosa clie non sia 
immedeslmata coWJo o coUe sue furolla sperimen- 
lalmente sentile e conosclute nell'uso e nel loro oz- 
gelto per fatti ed operazioni interiori. II die a raag- 
giormente proyare egli anallzza le idee di atlivita, di 
causalita e fli forza, moslrando come il concetto di 
foiza si rannodi con quello di causa, come Tuna sia 
immedesimata coU'altra, come col concetto di forza 
o di causa propriameiite detta non sia da confondere 
I'idea di nioto, che denota semplice atto ed effetto, 
non poienza, come noi non possiaiuo avere una giu- 
sta nozione di forza S(; non movendo dalla sentita 
potenz-a della nostra yolonta, come dalla coscienza 
delja fjorza deU'/o voleute I'umano iutelletto si elevi 
a comprendere Tesistenza di luia furza assoluta, di 
una forza poleuziale die lutto giorno si manifcsla 
nella produzione, ripiodu/ione, conservazione In uni- 
versale della immensa catena degli esseii \lvenli, 
come per tal modo le idee di attivita, di causalita e 
di forza si derivino non da astrazioni ontologiche, ma 
Immedlatameute da un senlllo princlplo di vita die 
Tuomo lia in comune con tutta la natura, slccome 
quello eke riguardato nel rispetto fisico, intelletluale 



io4 

e morale, comprendendo In se da un lato lulli gVi 
elementi prlmitivi degli enti orgauizzatl e dall'altro 
la somma di tutli gli istinti, dl tutti i modi di 
senso e d'intelllgenza, di tutte le inclinazioni e 
altitudini die si manlfestano nella universale e in- 
finita varieta di tutle le specie animali, viene ad 
essere il sunto, o piuttosto il mirifico rappresen- 
tativo dl tutti i fenomeni della vita in generale e 
in particolare, e quindi tale clie soltanlo col pro- 
fondare al possibile lo studio di esse si possa me- 
glio die per altro mezzo riuscire alio scoprimento 
della vera origine degli esseri, del loro stato, delle 
loro relazioni, e giungere a cogliere verita clie cer- 
cate altrimenti sfuggirebbero ad ognl altra maniera 
d' indagine e di comparazione. Ma questo principio 
di vita di cui qui si tratla sara egli particolare, 
distinto, individuale a ciascun ente, a ciascuna spe- 
cie di enti, ovvero si dovra animettere una for/a 
vitale clie unica e diffusa per tutto Tuniverso, e 
sempre mobile e presta a creazloni svariale, prenda 
nuove forme e propriela peculiari secondo le cir- 
costanze in cui trovasi, e secondo la condizione 
degli agenli coi quali concorre nella produzione 
variata delle generazioni? L'autore trova piii con- 
forme al vero questa seconda supposizione, consi- 
derando die la vita si viene insensibilmente avan- 
zando e sviluppando mano mano cbe sale piii in 
alto la scala degli esseri sino alfuomo, il piu per- 
fetto di essi, e per ogni verso rannodato a tutte 
le operazioni della natura. die la natura ••procede 



sempre e camniina ron im medesimo e costante 
metodo dl unita, tulto irainutando con perpetuo 
altemare dl condensazioni e di dissoluzioni sempre 
operate colla stessa legge, e die quindi pare -ve- 
ramente clie la causa della vita, negli effetti al- 
raeno, si condizioiii alle varle forme della materia 
organizzata. Osservando poi die quanto piu i corpi 
di-vengono ran, leggeri, imponderabili, producono 
effetti incomparabilmente maggiori e movimenti piu 
rapidi e piu moltlplicati, e clie quiudi un essere 
tanto sara piu capace di attivita e di forza quanto 
sara piii semplice, egli sale da questa osserva- 
zione al concetto degli agenti iperfisici, ossia me- 
tafisici, e da questo concetto a quello di un agente 
metafisico universale, intelligente, signoi'eggiante 
ogni cosa, dal granello di sabbia fino all' astro, 
dal filo d'erba fino all'uomo, e che appunlo co- 
slituisce il principio di vita di cui si tratta. « Pe- 
w rocche beu si vede, egli dice, clie i movimenti, 
» i quali sono necessaij alia creazione e forraa- 
»> zione degli esseri, condensano e dissolvono de- 
M gli elemenli, li avviclnano o allonlanano, formano 
» delle parti e le collocano ordinatameute ciascuna 
M al suo posto. Ma questi stessi movimenti sono 
» ordinati e sottoposti a leggi, non sono dessi per 
T se una legge, una intelligenza, una causa libera 
w di azione e di organizzazione, sono in tutto e 
w per tutto finiti e limitati, sono lanti effetti, e 
w non atti a fare np piii ne nieno dl quello che 
w Tordine generals e peculiare comporta: forza e 



io6 

n clunque stabilire clie ollre ai confini tl! tuUo 
n quelle clie noi sentlamo e vegglamo, e al fatti 
?: clie iiol posslamo conoscere e ciraentare. Uavvl una 
55 causa piu generale, superlore, iiivisiljile, iiitelli^r 
55 gente, uu pensiero supremo, infinito ed assoluto, 
55 fine e sropo di ogni filosofia, e senza cul tutto 
55 e nulla, tulto incomprensibile. Ora manifesto e 
5? prlmamente clie nella formazione di ciascuna 
55 parte de' corpi organizzati si scorge uu inteudi-r 
55 meuto, un disegnp di produrre un tutto coor-r 
95 dinalo, e clie da quanto possiamo inlelleltualnaenlfi 
95 conoscere, scopo e della natiu'a di diiron«lere da 
55 per tutto la vita, di mantenerla in ogul grado, 
55 conservarla in infinili moili per lulti i proccdi- 
95 menti possiblll. Secondarianiente clie la uatura 
55 tende sopra Uilto e piii IntensanionU; a pr.odurre 
M degli enli sepsibili e intelligenll^ poicli.e po«-e 
95 ch^ella meita tutlo e larganienle a disposizione 
55 deir inlelllgenza, come nc abbiamo ragione par- 
55 lanle nell'uomo, ultimo risultamenlo delle sue 
55 elaborazioni, e appo il quale le piu alte conse- 
95 guenze della organizzazione e della \ila si con- 
55 giungono e rannodano alle funzioni mentali. Onde 
95 segue clie, esseudo 1' uomo di tutti gli esseri or- 
55 gaulzzali e \iventi il piu finamente elaboralo, 11 
55 piu intelligente. il piu libero, sia esso anco, per 
55 qual si sia grado, naturalmente in rapporto jn- 
55 lelleltuale con la Intelligeuza inlinila. C'"aro « 
95 adunque e provato die il concetto di \ila tauto 
M in parlicolare quanto in universale iucludendo 



lo; 
» quello tli orcllne, ilenotn nocossailamente m\ prn- 
» siero, e clie una proibnda anallsl sopra di esso 
» fa gi'adatamente pvogredire e filosoficamenle ascen- 
» dere alia realta di un pensieio sostanziale e as- 
» soluto, di una causa universale e intelligente, 
» piinrlpin e fine di ogni cosa ». Tale e la seiie 
delle deduzioni colle cpiali T autore si conduce 
a stabiiire il metodo, a suo pai-ere, piii confa- 
cente, e il pr'uicipio ioudamentale della iilQsofia. 
Decide quindi clie « per non dare, com'egli dice, 
w Irattando di filosofia, scienza delle scienze, iia an- 
?» dii-ivieni di parole, in iscogli di sorla, e andar 
M relto per la Aia del vero, senza corrcre pericolo 
M di rorapere colle ullime conseguenze nel matej* 
» rialismo, o ueiridealismo, e ruinare cosi a falale 
5? scelllcismo, si conviene ed e assoliilamente indis- 
sj pcusablle di cominciare lo studio della filosofia 
» dai falti della cosclenza, dai ialti della Datura 
V umana, allenlamente e diligenlemenle raccolti, e 
» metodlcamente scevrati e IVa loro ben disposli, 
5j ordinati e classificati; in conclusione dare inco- 
w minciamento alio studio della filosofia, della me- 
w lafisica, solo vero studio dplT uomo, dall' uonio 
5> medesimo w. 

XII. Due rami speciali della scienza, due lemi 
prediletti dalla odicrna filosofia, 1' elelUicita nella 
fisica, e la riforma delle carceri, o sistema peni- 
tenziarlo, nella ])uliblica econouiia, fiarmano da 
rpialclie tempo materia di studio anclie nella bre- 
sciana accademla. Puo legU ua sistema di punjzipne, 



io8 

qual e il penitenzlario, fondato soltanlo nella soli- 
tudine. nel lavoro, nella religiosa e morale istru- 
zioiie del colpevole, corrispondere ai finl d' una 
provTida legislazione? Puo la penitenzieria conse- 
guire, se non altro, I' Intendiraento di moralizzare 
e convertire il colpevole? E questo mtendin;ienlo 
in accordo coUa con'uzioue radicale e profopda 
della classe ordinaria de' malfattori ? Se- V ha mezzo 
per queste perdu te nature, se non a ravviarle nella 
\irlu, almeno a rileuerle dal tornare al delitto, 
puo questo esser altro clie il materlale patimento 
di rigide pene, congiunlo al tenore dl nuovamente 
subirle? Un slstema clie fa del carcere, almeno 
nell'opinione dej popolo, un conventuale piuttosto 
che penale ritiro, puo senza danno del pubhlico 
esempio so^tituirsi ai castiglii solenni, severi, ricor- 
dabili? II sentimento della virlu, V orrore del de- 
litlo non \errehbero con ap a menomarsi nel pub- 
blico, a scapito della slossa civllta, a danno della 
pace e sicurezza de'buoni, per una male intesa 
piela de'raalvagl? Secondo il nuo\o sistema la 
scala dl proporzione legislaliva non verrebbe ad 
csser lolta dall'unica ed uniforme intensita di pene, 
od almeno ridotla alia sola varieta della durata? 
A questl gravJ punli la queslione della penitenzieria 
da due nostri egregi socj venne lo scorso anno 
ridotta, e con opposte sentenze risolta^ ^ e sottaltio 
punto di vedula fu in quest' anno trattata dal 

' V. le merijorie dei Socj Pngani e Mominani riferite nci 
Coiumentaij per I' anno accadciuico i844- 



109 
tl.r Liiigi Fornaslni, cioe solto quello della educa- 
zione, da lui posta per base prlmaria di civilta e 
di soclale niiglloiainenlo, sia clie la si conslderi 
come Jhmlatrice o primilivay secoiido cli' egli la 
cliiania, cioe formatrlce dell' uomo incolpevole, sla 
clie la si rijjuardi come riordinalrice e secondaria, 
cioe riformatiice delF uomo colpevole. Da questa 
manlera dl considerare il soggelto egli e condotto 
a traltare dapprima della educaxione e sua pub- 
blica utilita in geoerale, poscla in parlicolare delle 
carceri e del concetto nel quale a suo avviso si 
debbono avere; il clie egli fa in due capitoli offerti 
per saggio d'esteso trattato sulla carcerale riforma. 
Cominciando pertanlo dalla educazione in generale, 
egli stabllisre die T uomo e da nalura fornilo di 
iacolla e Inclinazloni, le quali gOTernale dalla legge 
morale, lo guidauo alia pralica della virtu, e clie 
percio nasce buono e quludi perfettiblle. E nello 
svlluppo e coltura di questl genni di bonla e per- 
fettlbillta consistendo la educazione, da cio egli de- 
riva essere dalla natura X educazione ricliiesta e ai 
fini della natura rlspondente, considerando clie que- 
ste facolta e inclinazioni, le quail nel fancluUo si 
manlfestano come in embrlone, col progredire del- 
Teta si sviluppano in bisogni e passioni, alle quali 
e ufficlo della educazione 11 tracclare anliclpata- 
menle una norma clie valga a fondare i morall 
prlnclpj e le migllorl abitudlnl pel resto della -vita 
che rlmane da percorrere. E a •viemeglio mostrare 
questo concordare della educazione colle eslgenze 



no 

e col fiiii della natuia, egH osserva come il con- 
tinuo perfezienarsl del fflortdo Gslco per opera del- 
Tuomo significlir una confiuua tendeuza e pro- 
grcsso della nostra morale natura verso il proprio 
perfezionamento, came avendo I'arte.e I'educazione 
tanto potere da modificare, e pressoclie trasformare 
del tulto uei ref^ni vegetabili ed aulmali le naLu- 
rali condizioni della specie, cio tanlo piii debba 
opci'are nell' uomo, quanto piu esso, a preferenza 
di lutti i viventi, e sotloposlo alia influenza delle 
cause esteriori fislclie e morali, cosi per la sua 
arrendevole organizzazione,' come per la profoiida 
e squisila sua seusibilila, e per k \igoria dl me- 
moria, ayidila dl sapere, Aersalllila d inlellelto ond'e 
dotalo^ e poslo menie ai nioUi e \arj vantaggi re- 
eati dalla odi»irj>a cl\illa ulk fisica condizione del- 
I'uomo, egli domanda perelie non sabbla ancora 
ad awanlaggiare la sua coudl'z,iuue morale, perebe 
fra tanlo procedere deiriuluUelto aella saplenza 
non debba il cuore progredire allrellaiito nel bene? 
Dopo di cio, toccale le opj>osizioni degli avversarj 
deUfxlienio incivillmenlo, ed in parllcolare aecen- 
nala 1" accusa dedotta dalla pubbllca corruzioue cbe 
fra tanta SLjulsitezz.a e dliiusioue dl dollrine si vcde 
tullavia domlnare ed accrescersi, e mostrato cbe di 
qiiesto disordlne non I'aumento del lunii si deve 
accagionare^ ma piullosto i desiderj e le passioni 
Indivise dall udh^o, i ciescentl bisogul fatllzl dii una 
parte, e la poca iuduslrla, lozio e sopraluUo la 
lullora imperfella educazioue dall ailra, passa ad 



accennare i mezzi per suo qtmso piu acconci a 
promuoveie una educazione valevole a regolare le 
passioiii e i desiJerj atl eccllare 1' industria, a ri- 
mtiovere dalF ozlo, ad infoiideie iiell" iiitelletto e 
n(A cttove la conoscenza e il sentlmeH'to del dovere, 
fd otlenere insomnia la moiallta de' pid^blici co- 
stuml. Questi mezzi consistouo soslanzialmente iiella 
primitiva istltuzione si fisica clie morale da procu- 
rarsi dalla famii^Iia pei fanciulli agiah, nella slessa 
istituzione da fornirsi ai ligli de" po\eri negli asili 
ififantili, nella islruzione sfcientilica e letteraria per 
glj agjati ed induslriale pei poveri, da darsi agli 
aduhi nelle pubbliciie scuole, negli islituli di rieo- 
vero per gli or Ami e pei figli tlei condannati, ptivi 
de" mezzi di sussislenza. Ma per qvuinto far possa 
r educazione a rimuovere dagli intellelli df'popoli 
lignoranza, non polra mai giungere a toglieve del 
lulto ne le passioni, ne i bisogni, condizioni ine- 
rcnti alio staio e alia natura dell" uomo, e fomili 
iBdestrutlibili pei quali il delitto, ad onta di ogni 
civile pTcvvediraento,- non poka mai \enire sban- 
dito dagli uraani consorzl. Da cio miiove I'aulore 
a parlare della penalila e del mezzo piu comune 
di esercitarla, cioe delle carceri, applicaudosl a 
sviluppare il concetto iii cui per suo avviso si 
debbono avere. Ammessa la doUrina clie fa oriiri- 

o 

nare il dirilto di punire dal diritlo di ilifesa, non 
dalla vendetta, egli osserva clie la difesa, perche 
sia secondo giustizia e non trascorra nella vendetta, 
deve couleuersi in cerli liiiiili, clie souo quelli 



I 12 

della necesslta. Consldera qtiindl clie la necessita 
noil altro esige se non la custotlia del colpevole 
die gli tolga la possibilita della fuga, e una con- 
gruente incussione dl liniore clie lui distolga dal 
ricadere nel delitto e gli altri dall' imitarlo. A que- 
st! inlendimenti riferendo ristituzione delle career!, 
egl! lie deduce clie gF inaspiimenti, le esacerbaz!on!, 
i suppHzi clie al carcere plu o meno rigoroso, di 
piu o meno durata, vengono agg!unt!, eccedono i 
termini della necessita, e sono qulndi contrar! alia 
giustizia. Agglunge clie 1' uomo, del par! clie tuttl 
gli altri viventi, deteriorando nello stato di catti- 
\'ita, questo deterioramento non puo essere mag- 
giore di cio clie porta la cattlvita per se stessa, 
senza die sia alterala la deblla proporzione fra il 
delitto e la pena, die le e»aceibazioni e ! suppllzj 
tolgono la probabilita dl resislere alia prigionia 
fino al termine di sua dura la, e quiiidi conipro- 
mettono ingiusJameiite la salute e la \ita del col- 
pevole, die un tale abuso della giustizia melte in 
disistima la santlta del suo ministero, e die una 
tale sevizle nelP applicazione delle pene solleva ne- 
gli anim! sentiment! dl ferocia, e guasta i pubblici 
rostumi. A chl poi glustifica gli inaspritnenti cor- 
poral! tenendol! necessari ad una sufficiente impres- 
sione d! terrore, egl! risponde die se tale necessita 
poteva essere allegata nelle andate ela, nelle qual! 
prevale\a sugli anim! Tlmpero della forza materiale, 
non lo puo essere nella nostra, nella quale, a suo 
parere, la sensltivita morale predomlna sulla fisica: 



the ne' tempi nOstii, sicconrte ognl islilulo e rego- 
lato dalla forza morale, lo debbono gli istiluti pe- 
nali essere del pari^ clie le carceri debbono percio 
stare pur esse in ischiera cogll altri mezzi di so- 
ciale miglioramento, fra i quali essendo oggidi prin- 
cipale elemeuto V ediicazione, debbono a questa per 
conseguenza pilncipalmeflte applicarsi;, clie dovendo 
il carcerato tornare tin giorno al comune consorzio, 
r inleresse sociale doraanda che il carcere sia oggl- 
niai i-i\ollo ad un intendiiuento piii nobile e pro- 
fittevole die non fu in allri tempi, cioe non solo 
alia custodia e punizione del reo, ma ben anco 
e precipuamenle alia sua correzione e migliora- 
mento^ che non potendosi questo meglio ollenere 
che colla istruzione, dee percio la societa provve- 
dere che sieno istruiti non solo gFinnocenti, per- 
che non de\iino dal camniino del giusto e deirone- 
sto^ ma pur anche i colpevoli. perche vi ritornino. 
Per ultimo adduce argomenli intesi a provare la 
possibiUta della conversione de' prigionieri^ e non 
essere questa, com' altri lengono, una mera utopia^ 
e ridotto il concetto delle carceri a quello d'istru- 
menti d' educazione rifoiTnatrice, mostra com' esse, 
conformate che sieno ad un tale concetto, si eol- 
leghino coUe altre istituzioui sociali intese a pro- 
muovere 1' educazione formatrice, ed in partlcolare 
cogli asili per I'iufanzia, facendo inoltre occasional- 
mente alcun eemio, che per brevita tralasciamo, 
sul patronato degti scarcerali. 

XIII. Sulla elettricita, altro tenia, siccome disslmo, 

8 



1,4 

oggidi fa-vorilo tiella scienza, Terso il d.r Paolo 
Gorno, Iraendo maleria da una memoria prodotta 
lo scorso anno dal prof. Antonio Pere^o sullo stesso 
soggetto *. A.Teva il Perego in quella memoria ri- 
ferito alcune sue esperienze elettriclie, dalle quali 
eragli parso di poter dedurre alcune leggi intorno 
alFattitudine dlversa di alcuni co^pi nel trasmettere 
o I'una o I'altra eleitricita, clie costituirebbe una 
nuo^'a e imporlante scoperia nella Cslca, e mette- 
rebbe quasi all' evidenza essere le due eleitricita 
vltrea e resinosa di natura affatto differenle. Esegiiiva 
egli quesle sperienze adoperaudo per elettroforo 
un istrumenlo di sua invenzione, col quale imme- 
diatamente e con poco strofinio de'due piatti pro- 
duceva ad un tempo' le dive el«!tlricita contrarie. 
In questa specie di eleltroforo il piatto inferiore 
( che assumeva V eletlricita' \itrea ) era di marmo 
detto bardiglio, coUocato sopra uno zoecolo di legno, 
con frapposto fra questo ed il piatto un sottile 
strato di materia resinosa*, il superiore era d'abete, 
con un nianico di velro infiltovi nel mezzo, onde 
Isolatamente produrre lo strolinamento sopra il sot- 
toposto, ed isolatamente pure rialzarlo staccando- 
nelo^ da ciascun piatto partiva un filo melallico in- 
fitto in vui pun to della circonferenza, e i due fili 
nell'opposto estremo si riunivano insleme, e si alta- 
cavano al condultore dell'elettroscopio di Bonlien- 
berger, owero separatamente sopra due eguali 
elettrometri del Volla^ o tagliati i pvedelti fdi nel 
* V. Commenfaij per 1" anno 18ii. 



ii5 

bel mezzo, lo speiimenlatore vi frappone\a ora liste- 
relle di cartone, til seta, di lana*, ora pezzetti di car- 
bone, di Tetro, di sapone e varj altri corpr, ba^ava 
pure le listerelle di cartone ora con acqua semplice, 
con ispirito di rino retlificalo o diluito, ora con altri 
liquidi. Mediante questo triplice apparecchio egli 
ha osservato differenli ed opposti rlsnltatl di elet- 
tricismo^ dal quail fu condotto a conchiudere die 
alcuni corpi sono conduttori a preferenza del fluldo 
resiiioso o negallvo. ed altri del Titreo, anzi pure 
che mentie alcuni si trovano essere isolalori per- 
fettl per rapporto ad una specie di elettricita, gli 
stessi si mutano in conduttori rispetto all'oppostn, e 
A'iceversa. II d.r Gorno admette gli esposti risultati, 
ma non la conclusione clie ne trae lo sperimen la- 
tore, ed accerta che le anomalie d' eflFettl osservate 
dal Perego procedono dalle condlzloni e circostanze 
diverse del due platti coniponenti il suo eleltro- 
motore, non dalle leggl ed atliludini diverse del 
corpl a trasmettere o Puna o Tallra delle due op- 
poste elettricita, Egli osserva che il piatto di pletra e 
per la sua superficie maggiore 'di quella del piatlo 
di legno, e per essere vlclnlsslmo ad altro corpo 
conduttore, quale era lo zoccolo di legno, inter- 
postovi sottUe sti-ato di reslna, doveva presentare 
un elettrlclsmo ad assai niinore tenslone in cou- 
fronto del piatto dl legno, e che 11 grado di con- 
duclbillla del fluido elettiico nel prlmo piatto e 
assai magglore che nel secondo. Da queste diffe- 
renze pertanto di matei'la e di circostanze nei due 



ii6 

corpi dell'elellromotore egU lipete imicamente la 
differenza dei fenorneni rispttlo al \aiio grado di 
conducibilila del fluido eletlrico dei corpi suiu- 
dicali. In prova di clie egll adduce die ripetuto 
avendo le stesse speiienze in disrorso, ma in modo 
clie i due piatti suniferifl fosseio della stessa 
grandezza, della stessa maleria, posti isolati nel- 
I'atmosfei'a a pari la di circo9ta>ize, non elettriz- 
zati collo strofinio dell' uno sull' altro, ma col co- 
munlcare V elettricismo diverse e nell' uno e nel- 
r altro col mezzo di boccie di Leida od altro, ad 
egualisslme tensloni, lia veduto svanire ailatto le 
cviriose auomalie osser\ate dal Perego, e non lia 
troTato la nienoma differenza nei gradi di condu- 
cibilita dell' elettrico, sia -viti-eo sia resinoso, nei varj 
corpi psperimenlall. 

XIV. Un libro, date da poco tempo alia luce, del- 
I'ingegnere Luigi Saccardo suUa malaltia del calcino 
nei baclii da seta, e dalFautore soltoposla al giudizio 
del noslro Ateneo, ci porta a passai'e dalla fisica al- 
1' agraria, ricordando la relazione fattane al corpo 
accadenuco dall'avv. Gio\anibattista Pagani. Consi- 
st*;, secondoche abbiarao dal relalore, questo libro di 
due parti, la prima delle quali Iralta delle cause dei 
morbo, laltra del modo di prevenirlo*, diiiaino pre- 
venirlo, dacclie I'autore non riconosce altri rimedj 
efficaci nei caso, fuorclie i preservalisi. Non aderendo 
alFoplnione die il male sia contagioso, il Saccardo 
ne ripele Torigine da vaiie cagioni, clie lulte si pos- 
sono rldurre alia mala, cioe Infetta semenza, al cat- 



tlvi melodl di far nascere i \erml, alia Irascuraiiza 
delle necessarie aYTeitenze neU'educaili, e principal- 
inente di quella clie spelta alia opportuna circolazioiie 
deiraila. Quanto al preservatni dalfautore proposti, 
consistono in cautele circa il modo, il tempo, il luogo 
della nascita dei venni, la qualitii dt41e stanze dove 
allevarli, la condizione del cibo, la forma e disposi- 
zlone de'cannaj, la purgazione del letti. la facllura 
delle semente. Per cio clie spetta al glndizio del 11- 
bro, il relalore non gli e scarso d'encomj. benche la- 
luno clie prima di lui lo giudlco, non abbia fatto al- 
trettanto. Non potendo nol, ne dovendo decldere se 
questa dlversita di parere proceda da troppa severita 
da una parte, o da troppo facile conientatura dal- 
Taltra, ci restringeremo a notare clie 11 giudlzlo del 
buon Pagani non manca, per quanto iiitendiamo, 
presso speriuientati bacologl d'aulurlla e di coiifernia. 
XY. Ad uu'altra memoria agionomlca, breve ia- 
voro del d.r Antonio Rodolfi, dlede materia 11 nietodo 
di piantare^ come dicono, a palo^ usato nella rlviera 
di Garda per le traplantagioni delle llmonlere. Queslo 
metodo, come fa conoscere la sua denominazlone.con- 
siste nel ridurre die si fa gli agrumi da trapiantarsl 
pressoclie al solo tronco con tagli spietatl non solo 
de'rami, ma altresi delle radlcl. L'autore deplorando 
slffatti guasti, osserva clie Tincongruo taglio de' rami, 
oltie menomare Tentrata, fa si clie gli umorl vegetall 
trovandosi ristretii In mlnore spazio, erompano in 
esuberante quaiUlta o nella corteccia del fusto, o in 
quella de'pochisslmi rami lasclati, e quindl la vegeta- 



zione de* piiaii aimi sla per lu plu di gross! e lunglii 
succliioni, molti de'quali, come superflui e dannosi, 
vengono poi scapezzati nelFeducare la novella pianta^ 
clie il danno recalo ai rami si coraunica alle corri- 
spondenli radiri minorandone lo sviluppo;, che la 
pianta vieue ad essere spogliata di quasi tutto il fo- 
gliame, e venendole meno gli importanli ufiici cora- 
petenli alia foglin, intristisce e diviene pressoche it- 
terica*, clie la nutrizione della piauta tanto sara mi- 
nore quanto maggiore sara il taglio delle radlci, or- 
gano principale di essa nulrizlone^ clie la pianLa 
tendendo per natural legge alia propria conserva- 
zione, inipieghera prima di tutto a ramnuirgmare le 
mollc fcrlle delle radici e de'rami non piccola quau- 
lita di umori, clie altrimenli avrebhtTO servito a van-f 
taggio e incremenlo della vegelazione e dclla fruttifi- 
cazione. A riparo percio di tali inconveuieuti egli 
propone ai cultori dei giardlni limouiferi il seguente 
melodo di Iraplantaglone da lui stesso con vantaggio 
praticato. iSel tavare, sia dal vivajo sia d'altronde, 
I'agrume da Irapiantarsi, egli usa prima di tutto ogni 
cura perclie nessuna delle I'adici venga nuuomamente 
offesa. De'rami uoii taglia se nqn grinlrutlKeri ed i 
poclii rigogliosi succliioni, ad un di presso come nel- 
Tordinaria potagione. Collocata in ora opportuna c 
senza perdita di tempo la pianta nel luogo destiualo, 
copre a sufllcienza le radici, distribuilele quasi ad 
orizzontale corona, con terreno misto a spento e nii- 
nuto concime, ovvero a consume \inaccie, calcando 
sopra alquaulo co* piedi il terreno, alliuclie le barbe 



'>9 
trovaudovisi in plu >icIno contallo, pussaiio plu fa- 
cllmente inalare i nutritiyi prlncipj. Avvenendo, sia 
di primavera o sul finire della state o nell'eutrar 
dellautunno, tempi piu adatti alia traplantagione, die 
il terreno si trovi arsiccio, lo annaffia ne* debiti modi, 
e ne replica rannaffiamento, ov« sia meslieri. Ad 
ovyiare che le foglle si accarlocciuo per la forza clie 
lia il sole nei detti tempi, difende la novella pianta 
con asslti, stuoje ed altro. ombreg^giandola fino al tra- 
monto.^ e contiuuando una tale attenzicne fino a die 
le radici coraincino a moltiplicarsi e allungarsi, pre- 
sentando biandiiccie le estremita. doe fino al termine 
di un raese al piu, tenendo egli superflua oltre a 
questo termine ogui difesa, masslnie se la stagione 
progredisca a seconda, ne manchi il benefido di piog- 
gle ristoratrici. Ad un tal melodo egli si professa de- 
bitore di questi piincipali vantaggi, che avendo con- 
ser^ato le frutta piccole ed immature, queste ingros- 
sarono poscia, e maturarono, die mm avendo ta^liati 
i rami fruttiferi, gli continue Tentrata senza aspettare 
die dall'epoca della trapiantagione scorressero i quat- 
tro o cinque anni calcolati necessarj alia rlprodu- 
zione di essi rami, die f entrata ad eguali circostanze 
ando ogni anno progressivamente aumentando, e il 
novello \egetabUe rapidamente prosperando e iu- 
gi'andendo. 

X\I. Avrebbe qui fine il rasrguaglio delle produ- 
zioni scientifiche se uoi non credesslmo di poter ri- 
ferire a questa classe altresi due memorie spettanti 
alia tecnologla, alzata pur essa oggimai alia dignita di 



I ao 

scienza. Apparliene la prima al <l.r Antonio Sandri, e 
tratta di un nuo\o metodo proposto dairautore a 
ser\igIo della iitogiafia, secondo il quale ai §oliti 
mezzi adoperati pel trasporto degli oggettl sulla pie-r 
tra, -vengono sostlluite le carte lucide, i pennelli pre- 
paratl ool metodo di Yittoi* per le miniature, e il lar 
pis litografico da usarsi a nianiera d'incliiostro della 
China, stemperandolp col semplice dissoWente della 
saliva. Due sono 1 processi per Tusp del nuovo me- 
todo, I'uno a punteggiatura finis&ima, quasi sfumar 
tura, I'altro a grana grossa, i quali possono anclie 
esser misti Tunc coiraltro. Secondo il prime, ma- 
clnato II lapis litografico, si vunetta un poco i\ 
pennello col dello dlssolvente, e inibevutolo quindl 
nel lapis, lo si muove a cerchio leggierraente ^ con 
clie si ollleue una finissinia tiafa, la quale si au- 
menta a misura die si continua loper^zione: coiral- 
tro processo 11 pennello, anziclie muoyersi in giro, si 
preme gradatamente sulla pielra, per modo clie ne 
rlsulta una iiupressione a punteggiatura, la quale si 
fa piii fitta, e con essa la tlnta, a mano a uiano clie si 
viene rlpetendo la pressipnp. Pfon coiilenlo alia de- 
scrizlone di queslo suo metodo, I'autore ne fece ye- 
dere I'esecuzione, e ne presepto altresi alcuni saggi 
di gia oltenuti. 

XVII. La seconda meraoria e una proposla del 
sig. Bprtolomeo LafFranchi, uditore, tendente a 
promuovere in Brescia la Istituzione di una scuoU 
leorico-pratica di fisico-m.eccaiiica, all' oggetto di 
ovviare agli oslacoli che la maucanza del principj 



teorici e deila l.oro nppllcazioac alia pratlca oppone 
air inci eniento e alia perfezione delle aiti e me- 
stierl. Questa scuola, seconJo il concetto del slg. 
LafFianclu. dovrebbe intendere ad jstrulre la ffio- 
ventu bresciana e principalraente della ritta nel- 
Teserclzio delle professionl meccanlrhe. sotto I'osser- 
"vanza di un regolamento discLpIinare dal pioponente 
tracciato. Gli artisti da araooettervisi sarebbero quelli 
delle pjofesslom die il nostro uditore cliiania li- 
beie, pel' dlslinguerle da quelle cli'eirli deiiomina 
obbiigate, slccome dlpendenti ne'loro lavori da forme 
naturall hivariabili, quali sarebbero per eseinpio 
quelle del sarte, del calzolajo, del sellajo ecjc., clie 
ne verrebbero espluse. Gli animes.§i percio sarebbero 
il muratore, il falegname, 11 fabbro-ferrajo, il tor- 
uitore propriamente detto, rorologiajo, il fabbrl- 
catore di troiiibe idrauliche, il fontaniere, il lavo- 
ratore di niaccliine in generale. L' insegnamento 
si dlviderebbe in due parti, t£oi4ca e tecnica, la 
prima delle quali -yerrebbe suddivisa in due se- 
zloiii, fisica e meccanica: la fisica abbracclerebbe 
jun trattalo eiementare de'corpi solidi, liquldi e 
fluidi aereiformi, compreso il calorico, ed occasio- 
nalmente la luce, il magnetismo e la elettricif-a^ la 
meccanica; alia quale \errebbero premesse alcune 
notizie di geometria, spettanti alle niisure lliieari 
e alle capacita sfericlie ed angolari, comprenderebbe 
gU elenieijti teorici del moto e dell' equUibrio, e 
un esteso traltato di lntti i sistemi di leva, conte- 
nente le regole pratlche del sislema delle ruote 



ad ingrauaggio, e quiiidi lo svlluppo delle propriela 
del cei'cliio e de' rapport! fra il ras'gio e la circon- 
ferenza. Tutta questa parte teorica do^Tebbe esser 
traltata in modo applicablle alia popolare intelli- 
geuza, ed esser preceduta da alcuni priml rudi- 
menli iniziatni e fondamentali, consislenti in espo- 
sizioni di fatti naturali con liuguag£fio pi'atico e 
comune, in Tersioni di termini scientifici ridotti in 
altrl equi\alenti d' uso ordlnario. La parte tecnica 
comprcnderebbe la spiegazione e studio delle mac- 
chine, da costruirsi appositamente per uso delle 
scuole, dimostranti i ire sistemi di leva di primo, 
secondo e terz'ordine, il sistema deiringranaggio 
e il rapporto della dentellazione di una data cir- 
conferenza col raggio, la ragione inversa deirinnal- 
zamento del pesi colla velocita della rispeltiva po- 
tenza, 1' azione dello stantuflb e della valvula, il 
peso dell' aria e (lelLe sue proprieta motricl o In- 
fluentl sui bisogni della \ita, gli efiCetti del calorico 
In ragione delle varie temperature. A seconda di 
questo piano d' insegnaraento I' au)iore, com'egll ci 
annunzia, sta preparando esso medesimo un testo 
con tavole per la parte teorica, e i modelli delle 
maccliine per la tecnica. 



LETTERE 

XVIII. A cominclar dalle muse questa parte iel- 
leraria del iiostro raffffuaello ci muove un sasrsio 

CO o oo 

poetico ofi'ertoci dal d.r Ettore Quaranta, coi priuii 
due canli dun suo poema, intilolato: Brescia tolta 
ai Tisconti. Celebra questo poema la llberazione 
della cilta nostra dal dominie di Filippo Maria ^ i- 
sconti duca di Milano, soffgetto non solo patrjo, ma 
itallco, in quanto die trovandosi nella sorts di Bre- 
scia interessato I'equilihrio politiro della penisola, si 
comprende in questo tratto di storia quella di tvitti 
i fall! guerreschi successi in Italia fra il \ iscohti ed 
i "vaij statl italiaui coUegatj neU'impresa di abbassare 
la preponderante di lui potenza. falti che abbrac- 
ciano lo spazio di quattordici anni dalla rivolta dei 
Bresciani nel 142-6 sine all' ultima sconfilta delle forze 
ducali nel \(\(\o. e clie il poema. secondo il disegno 
dell'autore, dee svolgere in Tenti canti a un di presso. 
Dei due linora prodotti per sagglo, il prlmo inco- 
mincia coU'acoeuuare la lega delle repubbliclie di 
Firenie e Venezia e d'altri stati italiani contra jl Yi- 
sconti, e le speranze e i primi segreti maneggi della 
citta di Brescia per sottrarsi alia tirannia del duca. 
Ma quale sara I'evento della lotta, quale la sorte dei 
Bresciani? Iddio ha sentenziato^ la caduta del Vi- 
sconti, la liberazione di Brescia e decisa. Un angelo 
appare ad Otiobono conte di Langosco, Abate di 
Leno. e gli rivela gli eterni decreti e i prosperi sue- 



I 3,4 

cessi clie Tavvenire prepara alia citta eel all* Italia. 
Incoragglato da questa profetiea \isione, parte il 
guerriero Abate da Leiio, e per occulti senlierl s'in- 
cammina alia terra dl Guzzago, ov« sta covando una 
segieta congiura di nobiji bresciani, di cui capo e 
Pietro AvYogadro. Egli non giuiige inaspettato, es- 
sendo la sua Tenuta gia stata annunciata da un ere- 
raita abitante sul monle detto delle Conche all'A-vvo- 
gadro, cola recatosi a consultare I'uom santo sui mali 
della pallia. Entra Ottobono nel luogo della segreta 
adunanza, vede 1 guerrieii apparecchj, applaude al- 
I'lmpresa, promelte felice riuscita, e passa la notte 
fra i congiurati. Apre il secondo canto un colloquio 
fra rAwogadro e TAJjate, nel quale lautore ci fa piii 
mmulamente conoscere i particolari e le forze deUa 
congiura, e i mezzi valevoli a facilifanae la riuscita. 
Non mancano aHiinpresa inltUigenze e protezioni 
stranlere. Gia PAvvogadro fin da quando recossi a 
Milano con allri nobili bresciani deputatl presso il 
Duca oad'impetrar sollievo all'oppressa cilia, ne avea 
segretamenle cola trallato col Carmagnola, 11 quale, 
maccliinando di passare ai servi^i dl Yenezla, avea 
promesso il proprlo braccio e la cooperazlone della 
repubbllca e d'altri potentatl^ gia dllalalasl per tale 
promessa e accalorltasi assai plii la congiura, avevano 
i congiurati spedito a Venezia ad esporre 11 dlsegno 
nel Gran-Consiglio^ gia la repubblica avea accettata 
rofferta fattale della cilia, e convenulo clie loslotihe 
i congiurati, poslo mano all'lmpresa, avessero assa- 
il la e vinla la guerniirione ducale, un forte polso di 



125 

annall della rcpvibbllca, capilanati dal Carmagnola, 
^a vibellatosi dal Duca, dovesse accorrere a coadju- 
vaili e a sosteuerne la Aittoiia. Frattanto stanno 
genti uella cifla in numero dl tremila^ appareccliiali 
ad assalire la guernlgioiie nella rocca, ne' forti, alle 
poite. dopo dl die le gcHti di fuori ad un con-venuto 
sejrnnle deLljono accori'ere all" assalto delle mura. 
Mentre rAvvosadro e TAbate vanno discorrendo 
queste cose, un messo di Gherardo Averoldl, altro 
eongiurato, glunge dicendo clie tutle le bande dei 
monlanaii sono gla in pronto, e non aspeltano ehe 
il cenno di rauovere alF Impresa. AUora rAvvogadro, 
consigliato il da farsl con Otlobono, ehe poco stante 
da lui si congeda. laduna da varie parti a congresso i 
capi della congiura, e breTemente arringatlli^ di co- 
mune consenso stabilisce la quarta notte per dar 
principio a muover I'armi. Intanlo si affreltano gll 
apparecclii guerresclii, si raccolgono scliieve dalle 
dne Talli,seIcento avmati debbono calare da Francia- 
corta ed accoslarsi ai eoUl noa lontani dalla citta, 
aspettando die quei di dentro coniincino T assalto, 
pronti ad acconere loro in soccovso al concevtato 
scopplo d'una colulirina. Giunta la quarta notte, in- 
comiBcia T assalto dentro della citta, sono aggredile 
le scolte, e presa una porta, e da to il segno alia 
schiera di Francia-corta, gia calata e accorrente dalle 
suburbans colliue^ si entra per 1' occupata porta, 
si scalano le mura, s'lirompe nella citta, s'investe la 
guernigione, si sollevano alFarmi i cittadini, si cora- 
batte ferocemente tutla la notte, e il nuovo giorno 



rlschlara la plena sconfiUa del presidio, a cm non 
resla se non appena la rocca e qualche torre. Si de- 
putano messl a Venezia, clie annimcino la \itloria, 
e cliieggano il pattuito soccorso. Manda il Senato il 
Ca'rmagnola con dodicl mila armati, ai qiiali di mano 
in mano si aggiungono altre scliiere d'alleati clie da 
varie parti soprawengono. La vocca e. assalita, la 
guernigione s'arrende, la citta festeggia la sua libe- 
razione, e giura suddltanza a "Venezia. II Visconfi im- 
potenle a far fronte alia lega, segna costrelto una 
pace, con cui cede ogni dirilto sopra Brescia. Ma 
questa pace dee loslo esser rotta, e nuovi conflltti 
dar materia alia continuazione del poema. 

XIX. La stoiia italiana.; clie ispiro la musa del 
giovane d.r Quaranla, occu]>6 altresi I'erudlzione del 
sig. Galiriele Rosa in alcnne osservazioni suUa con- 
quisla della valle lombarda falta dai Galli sugli an- 
tiolii ahltalori di questa provincla, osservazioni of- 
fertesi occasionalmente all' au tore nel corso d'altri 
suoi stud], cioe di quelli clie \ennero di fresco da 
hii' publ)licati inlorno alle genii slabilile fra I'Adda 
ed il Mincio prima dell impero romaiio. II modo 
con cui si consumo la conquista della pianura si- 
tuata fra il Po e TAlpi, gli effetti clie ne segui- 
rono, le relazioni clie si formarono fra i conqui- 
statori ed i conquistati, senibrano al stg. Rosa tanti 
punti storici non abbaslanza appurati fra gli sludiosi 
delle italiclie anlicbita. Egli stabilisce priniamente clie 
la occupazione del piano lombardo non fu consumata 
per opera dei soli Galli capitanali da Beiloveso, ma 



XI'J 

che airimpresa dl qnesti si collegarono altri Galli, 
gia prima stauzlali nell'Italia subalpina occidentale. 
E quesla sua opinione egli fonda sopra uii passo di 
PolUaio, storico, slccome egll awerte, 11 piii autore- 
vole nell'argomeiilo, sia per crilica e per auterio- 
rita ed esatCezza di cognizioni, sia perclie, slato fra 
i Galli ne' tempi in cui erauo tuttaYia indipendenli 
dal Romanl, consulto e conobbe le cose loro, per 
niodo che fu tollo per guida da Livio medesimo. II 
passo iu discorso e nel lib, II, cap. i6, dove Polibio, 
descritte le qualita topografiche della pianura lom- 
barda, soggiunge: « Questi piani in antico furono 
55 possedutl dai Tlrreni, ai quail essendosi frammisti 
55 lungo il confine i Celti, considerata la bellezza del 
55 paese, per lieve pietesto vennero con grandissimo 
55 esercllo. scacciarono 1 Tirreui dalla retrlone intorno 
55 al Po, e teunero per se quella pianura. 55 Da que- 
sti cenni di Polibio I'autore congettura clie ab an- 
tico.^ cloe prima della spedlzione di Belloveso, al 
tempo della floridezza delle colonic etrusche transpa- 
dane, si trovassero Galli nell'Italia sub-alpina occi- 
dentale, stabiliti nel Piemonte, foise fino al Ticino e 
all' Adda ^ clie trovandosi questi a contatto coi popoli 
italiani, doveano aver con loro conflitti d'interessi, 
esservi dall'una parte usurpazioiii, resistenze dall'al- 
tra, e quindi reciproci odj e vendette da soddisfare^ 
che percio quando avvenne la grande emlgrazione 
capitanata da Belloveso, i Galli gia stabihti in Italia 
si debbono essere uniti ai sopravvegnenti, forse averli 
chiamati, e aver fatto causa comune con essi, come 



1 aS 

causa comune fecero^ con a capo gli Etruschl, i po- 
poli italiani settentriouali, clie poi scoi>fiUi in una 
^rande Lattaglia presso il Ticino, Vennei'o Ju sog- 
gezioiie degli iuvasofi. Qui I'autore domanda a se 
stesso: i.° come avranno i Galli usato della Tittorra? 
2.° che cosa avraiino fatto i Tlnti? L'immainta e la 
ferocia del Galli, e in generale di tulle le orde senri- 
Larbare, essendo, come egli dice, un fatto storico lu-* 
coiitrastabile, attestato dallincendlo di Roma, dalle 
devaslazioni della Giecia e dell Asia, dai racconti di 
Livio e di Possidonio presso Stiabor>e , egli osserva 
clie quest! Galli cosi terribili ai viiiti ai tempi di 
Possldonio e di Camillo, doTeano esser ancor pi it fe- 
roci al tempo di Tarcjuiulo Prisco, quando iiiTasero 
ritalla subalpiiia occidenlale ed il piano lombardo. 
Cousiderato poi clie griivvasoii erauo una moltilu- 
dine immensa,in gi'an parte a cavalio, nomadi a guisa 
degli Unni,inspirati da vecchie Inimlcizie, ebbri della 
viltoria, a\idi di preda, e che innondarono il piano 
conquistalo coUe famiglie, coi cavalli, coi plauslri, 
coUe gregge, egli e condotto ad argomentare clie la 
parte mlgliore della vjuta popolazione, cioe la piii 
eolta , cospicua e facoltosa, clie trovavasi piir esposta 
alia rabbia e alia cupiditu debaibari, non poteudo o 
non volendo cbiudersi fra le mura delle citta, o slog- 
giando da quelle die "venivano di raano in mano espu- 
gnate, avra cercato scampo e difesa fra le \alli e le 
Hiontagne piii prossime, che dairAlpi reliche degra- 
dano verso il piano: la quale sua congettuia egli fonda 
allresi neHaualoijia storica e uelk condizione fisica 



129 

cle'siti, allegatitlo come circa «n secolo dopo I'ln- 
"vasione di Belloveso, in im'altra invasione di Galli 
fra rAppenniuo ed il Po^ una ^ande moltiludine 
dl Etruschj, Danni ed Unibri, per atlestazione di 
Dionigl d'Alicarnasso, ricovrasse al mezzodi degli 
Appennini, e il simile facesseio Veneti e Lorabardi 
alia calata degli Unui, e piii lardi a quella degU 
Unijlien, ed osservando come le valli contermini 
alle Alpi retiche doveano ai tempi in discorso es- 
sere assai piii fertili, e piu facili e comode ad 
aliilare, e cio per Ic ragioni fislclie e storiclie au- 
torila da liii medesimo addotte al Cap. I. dei 
sopraccennati suoi studj sulle genii stabilile fra 
I'Adda ed il Mincio prima delP impero romano. 
Slando poi contro alle sue congetture cio clie nel 
proposito da taluno fu sostenuto, essere cioe im- 
possibile clie i fuggeuti dal Galli potessero trotar 
passaggio e stanza fra gli aborigeni alpini, e clie 
da questi non fossero invece armatamente respinti 
e distrutti, a quest' obbiezione egli risponde clie se 
ai pianigiani fu possibile fuggire pei niouti avanli 
agli Unni, ai Garni, passare a traverso ai Veneti 
e stabilii'si nel Norico, agli Etrusclii, Umbri e Dauni 
passare fuggendo fra le belligere e slabili genti 
de' Sabini , Sanniti , Marzi, e pcnetrare lino a 
Cuma, ai Boi passare le Alpi fra i Reti nemlci 
e stanziarsi nel Tirolo tedesco, agli Euganei pe- 
netrare e stabilirsi nel Trentino, ai Pelasgi mutare, 
fuggendo per terra, tante sedi nella Grecia, do- 
■vetle essere aneora piu facile agli Italiaui colli ri- 

9 



1 3o 

narare fra valli itallane abitale da gentl nomade, 
viventi di pastorizia. Ne gli fa caso che i Romani, 
In tempi posteriori, nella conquista deH'Alpi tro- 
vassero durissima resistenza di frequenti castelli; 
dacche egli liene per cosa dimostrata che Parte di 
costruire castelli, ignota alle genti settentrionali, fu 
insegnata al pastoii alpigiani dalle popolazioni me- 
ridionali fra lore stabllite. Che se per awentura 
\'i fosse a cui paresse cosa assurda che i colon! 
Unibri ed Etruschi fuggissero verso il settentrione 
anziche al mezzodi, dov' erano i loro fralelli e 
I'antlca patria, egli farebbe osser\are che la scella 
delle monlagne do\ette essere stata persuasa ai 
fugirenti dalla prossimita ed opportunity di esse a 
servire d'asilo, dalla massinia difficolta che avrebbe 
Irovato una grande moltitudine con armenti e mas- 
serizie a superare senza ponti iin fiume si vasto 
com'e il Po, e dall" avere i Galli, siccome fomiti 
di raolla cavallei'ia, invaso rapidamente, dopo la 
\'ittoria, il piano lombardo. II perche egli non trova 
capricciosa, comecche coniliattuta da un vivente 
scrittore, 1' asserzione di Giustino, di Livio, di 
Plinio il vecchio, essere i Reli Tosrani che, per- 
dute le sedi avite, occuparono TAlpi, parendogli 
quest' asserzione giustificata da rehquie di opere 
d' arte e da nomi affini agli Etruschi, non comuni 
aU'altre genti \icine celte e germaniche. Con che 
non intende pero di sostenere che tutli i Reli 
fossero di razza meridionale, ma soltanto di asse- 
rire che i fatti e tutte le ragionevoli congetture 



i3i 
debbono persuailere che sla avvenuta una m'lgra- 
zlone di popoli appartenenti alle colonie etrusche 
ed umbre nelle valli alpiue, specialraente uella 
Rezia, ed una mlscliianza e fusione de' soprawe- 
nuti col nativi. Per quanto pol spetta al restante 
della anllca popolazione italiana che non fece parte 
della emio^'azione, non avendo questa ne disrnila, 
ne facolta da perdere, ne mezzl da sost en tarsi nella 
fuga , deve a parer dell' autore esser rimasta sul 
suolo natale, diventando gli abitatori delle colte 
campagne servi della gleba de' vincitori, ell stan- 
ziatl in luoghi insalubri, infecondi, remoti, e per- 
cio trascurati dai GallL, segiiitaudo a couduiTe una 
vita libera fra la pastorizia e la coltura dei campi, 
e i citladiui sopravvanzati alle fuglie ed agll eccidj 
dando tributo delle lore piu rozze manifatture ai 
vincitori, siccome diedero ai Longobardi e ai Fran- 
cbi le arti dei niuniclpj roraaui. Ma essendo i Galli 
stanziatisi nel piano lombardo in tanta moltitudine 
da sovercbiar forse di numero la rimasta popola- 
zione italica, e questa essendo la parte piu abietta 
della nazione, Tieppiu ancora avvilita dalla servitu, 
trae da cio I'autore argomento ad indurre clie non 
abbiano i vincitori potuto senliie sul suolo con- 
quistato quei beneficj che provarono i Tartari 
nella China, i Turchi fra i Saraceni, i Goti, i Fran- 
chi, i Longobardi, i Norraanni sulle reliquie del- 
I'impero romano, cioe i beneficj della civilta, che 
finisce col soggettare il conquistatore al conquistato. 
Egli afferma che di poco migliorarono quei Galli 



l32, 

i propri costuml, e clie probabilmente non niuEa-' 
rono ne lingua ne religione, ripetenclo da cio la 
cagione perche nella pianura lombarda non si tro- 
vano monumenli di arti italiane anteriori alia con- 
c{uista fattane dai romani, mentre ne rimancono 
Iraccie nelle soprastanti montagne. D'altra parte, 
egli avverte, non essendo la nuoTa patria de'rifug- 
giti ferace come I'antiea, non pcrmetteva a questi 
ne ozio ne copia delle eose necessarie alio &>iluppo 
intelletluale ed alia coltura e perfezionamenfeo delle 
arti, e cio tanlo piu quanlo the dalla pianura non 
poteano ricevere soccorsi per le oslilita in cui \i- 
veano coi Galli, e percio di niano in mano anda- 
rono per Y asprezza dc* siti nel corso di cinque 
secoli, anclie per altestazione di Livio, piu senipre 
inselvatichendosi. Siccome poi, egli segue ad osser- 
Tare, i Longobardi ed i Franclii, al modo dei 
Galli, non dominarono iiitieramente, ne si accam- 
parono clie nel piano e suUe coUine, percio i mon- 
tanari loiubardi, specialmenle quelli de'luoghi piu 
aspri ed elevati, poterono mantenersi quasi sempre 
indipendenti, per modo che si possano tuttavia 
Irovar traccie di famiglie liguri, umbre ed etrusche, 
e conoscere il fondo aborigeno. « La natura del 
» suolo poi, egli aggiunge, e la qualita della \ifa 
" di quei montanari li mantiene sani, robusti e sve- 
55 gliati, menti'e rabboiidanza e la materia della 
5? pianura ammollisce il pianiglauo, e ne ottunde 
M I'ingegno^ quindi avviene da tempi rimoli un 
55 rigurgito di gente dai monti suUa piauui'a, mia 



i33 

»' vencletta di nipoll <3el Tintl sul- vincltori, vm li- 
5? mescolamento delle razze del piano ed un lattem- 
w pramento del loro aspetto, del costumi e dell'indole 
5? loro. Cosi quaiido i RomanI stabilu"ono il lore do- 
5J minio nella pianura lombarda, 1 Galli conquista- 
55 toil si erano ommorbldid tauto, clie non bastavano 
S5 pill a salvarsi dalle escursioni dei Reti, e dal qoo 
»' al 1 3 00 1 planiglani feudatarj non seppero rintuz- 
?j zare le offese liceTUte dai montanari lombardl, ni- 
n poti di quclli cli'essi aveano fatto fuggire fra le 
w slrette delFAlpi. Ma ora le circostanze hanno mu- 
ss tato e seguono a cangiare conslderevolmente, per- 
5> clie i monli steriliscono e risentono un rafliedda- 
« menlo ed inaspiimento dl clima, mentve la pia- 
>5 nura ando sempre piu diventando ferace e salubre, 
>5 e perche gll uominl cessni'ono di vivere quasi esclu- 
w sivamente del frutto della pasloiizia e deiragricol-' 
»5 lui'a, per \ivere eziandio in gran parte del pro- 
f) dotto dell'industria , la quale si esercita e si gode 
s' specialmente sul piano, \iciuo ai mezzi spediti ed 
5? immediati di comunicazione. Laonde le popola- 
55 zioni yanno calando al piano, e con loro s'abbassa 
55 la coltura e la vegetazione, e nasce sul piano una 
55 fusione di razze e di famifflie clie fa illanjruidire i 
55 Iralti caratleristici, piltorici e vigorosi di originaliti 
55 e di indipendenza, meulre pero tutto aggentili- 

55 see 55. 

Tali sono le osservazioni del sig. Rosa sulla con- 
quista dei Galli cisalpini. II fine a cui per esse egli 
mira e di premunire chi studia la storia patria con- 



1 34 

tro Topinare di laluni, clie daH'Alpi sieno calale le 
genti prime dell" Italia setteutrionale e media in uno 
stato civile, e die non sia successo mo\imento di 
popoli dairApennino e dal Po verso TAlpi. Egll ad- 
mette che se le Irasmigrazioni e calate di popoli clie 
divennero poscia italiani successero dall Aljii orien- 
tali, lungo la cosla adrialica, le geuti venute da cola 
abbiano potuto seco portare lingua e principj di ci- 
vilian ma se i nuovi popoli calarono dal settenlrione. 
egli nega clie polessero esser diversi dai Pannoni, 
dai Teutoni, dai Cimbri, e da quei Galli dell interno 
clie non furono educati dai Focesi e dai Fenici, e 
che la civilta possa esser discesa dal settenlrione al 
mezzodi, osservando ch'essa dee nascere e svilup- 
parsi prima e megllo cola dove 1 uomo e stabile, e 
dove vivendo di agricoltura in paesi fecondi, non e 
coslrelto a sempre occuparsi delle prime necessita 
della vita, ma puo neirabbondanza e nelPozio aver 
agio a coltivare le arti e lo spirito. Concliiude percio 
slabilendo cbe tanto alia caduta della grandezza etru- 
sca, come a cjuella dell'impero romano, ebbero luogo 
passaggi di abitanti fra il Po e TAlpi nelle valli re- 
zie, che a questi passaggi si debbono la coltuia della 
vita, la costruzione de'' castelU, le opere d'aite italica, 
le iscrizioni in caratleii etrusclu e gi'eci. il cullo di 
alcuue divinita meiidionali trovato fra quelle valli 
dai Romani, e che raflinlta e la concordia raanifesta- 
tesi fra gli abitatori delle piu alte montagne loin- 
barde ed i corpi dell'arli delle cltta poste al limife 
della pianura e quando i roinaiii riordiuaroiio nelle 



i35 

cltla subalplne 11 luunicipio etrusco*. e i|uaiKlo i co- 
jauni rlcoslruirono il municipio romano, liauno ra- 
tUce nella paienlela anteiiore a quest! passajgi. 

XX. Da queste antichissime eta della sloria a quelle 
di raezzo ci poilano gli studj del secolo XIII del si- 
gner Costaiuo Feriaii. Con questo titolo chlama 
lautore una specie dl prodomo, deslluato a servlre 
d'introduzloue ad un suo romanzo fondalo nella 
stoiia patria di quel secolo. Secondo un tale con- 
cetto, bastandogll ofFiiie una immagiiie generale e 
sommaria de' tempi, egli si restringe a raccogliere 
in un quadro di semplicl contorni e di scorci 1 piin- 
cipali avvenimentl politici, ie istltuzionl clvlli e re- 
ligiose dl quella eta, le condizioni in cul si trova- 
rono allora gli studj, ell uomini insigni die piii illu- 
strarono 11 trono, 11 pontificato, la chiesa, le lettere, 
larti, le sclenze, lavoro clie non adiuette relazlone 
per sunto. non essendo clie un sunto esso slesso. Un 
punto di cjuistlone filologica pero, cioe I'origine e 
Tuso della lingua italiana, egli tocca alquanto in par- 
licolare. Posto mente che anclie ne"" plu bei tempi 
della latinita si trovarono poeti, storicl, letori, che 
mossero lamento dl certo latino scorretto e plebeo, 
egli argomenta rhe c'uesto fosse il latino del basso 
popolo, che fosse uno del dialetli stabllito ab antico 
in Italia, derivato dalia lingua Osca, se pure non 
era la lingua Osca medesima, che fosse insomma 11 

* E opinione delPAuiore che il municipio sia originaria 
istituzione etrusca. peife^ionata, ma non invenlata dai Ro- 
man!, e ripioduttasi qviindi nei comuni del Medio- Evo. 



i36 

Unguaggio volgare delle provlncie roniane, disso^ 
nante dal latino sclentifico e nobile, a quel modo 
medesimo che, per uua delle oidinarie ■vlcissitudini 
delle lingua, si \eggono comunemente nelle nazioni 
dissonare dal nobile i llnguaggi volgari, sia che cio 
awenga dall'ayere ogni provincia un dialetto eredi- 
taiio, o dalla mala abitudiue del popolo di storpiare, 
^Ua guisa de' fanciuUi nelFappreuder le lingue, le 
parole, e di scouciare i coslruUi. Ora questo dialelto 
provinciale e volgare, sul quale nell'aureo secolo 
d'Auguslo, merce la prospeilla degll studj e la buona 
educazione diffusa per tutti 1 ceti e per tulte le pro- 
vincie delllrnpero, prepoudero il collo lalino, nei 
tempi in cui per la cresciuta corruzione de'costumi, 
per le pubbliclie calamita, per le irruzioni de' selten- 
Irionali, decaddei'o piii sempre gli sludj e si neglesse 
r educazione, yenne invece a mauo a mano sul colto 
latino preponderando , a segno clie questo inseusi- 
bilmente fini collo scomparire non solo dalla favelia, 
nia pur auco dalle scrlllure, e col cedere il luogo ad 
un uuovo idioma, nel quale si rifusero quelle parole 
di lalino clie non polerono ijou rinianere. Ke, se- 
condo clie pensa lautore, e da credere clie in que- 
st' opera a\essero potato aver parte le iuvasioni dei 
popoli setteulrionali, cioe a dire clie cpiesli populi 
ave^sero potuto a noi prestare il loro linguaggio, o 
che dalla mescolanza di questo col lalino avesse po- 
tuto nascere il volgare. « La liberta de' popoli, egli 
M dice, e una coslltuzione precaria: quella delle lingue 
95 e Judefcttiblle jj. Per questo egli opina clie i seLt.en- 



,3; 
liiooall, anziclie Imporre a noi la loro lingua, aM)iaiiO 
dovuto assumere la nostia , e die se aUuue voci si 
trovano in questa cli£ hanno soniigllanza ed affinita 
colle loro, clo uon pro^enga ehe dalia comunanza 
d'origiiie che lianno lutll gil idiomi letterai'j d'Eu- 
ropa, siccome facenti parte egnalmente della graude 
famiglia delle lingua indo-gernianiche: il clie fa clie 
ad onta delle partlcolari yariaziojii subite, abhiaiio 
tutli un grau nuniero di radicali comuni. Tale, se- 
€ondo Tautore, e I'origine della lingxia italiana o yol- 
gare. Per cio clie spetta al suo uso e alia complela 
sua sostituzione al latino, lasciata da parte la ipofesi 
ch'ella potesse esser dominante ntl ba^so popolo fino 
dai tempi piii aHticlii, egli si restiinge ad aiumettere 
soltanto per positive che in iscritto la si tro\i usala 
per inliero in alcuni documenti del declmo secolo, 
aderendo alFautorlta del Muratoii, clie nferisce a 
quest^epoca i documenti citatl nella tiigesima se- 
conda dissertazione sulle anticliita italiane del me- 
dio-evo. Lasciando altresi dl seguire nell'andamento 
degli sciitti dal settimo al dodicesimo secolo le va- 
riazioni gradatamente subite dalla lingua latlna, e 
stlmando inutde falica il \oler determinare I'epoca 
precisa in cui la nuova lingua usurpo il posto di 
essa, gli basta di nolare cbe nel secolo decimoterzo, 
cioe un secolo prima di Dante, la lingua italiana era 
gla Yolgare, citaudo la serie de'molti poeti e prosatori 
Tolgari di quel secolo, tutti antcriore a Dante, noii 
creatore, egli osserva, della lingua italiana, per que- 
sto clie uno scrittore non puo niai creare una lingua 



i38 

senza essere mintelligibile, ma bensi correllore di 
essa, e grande cooperatore a quella robilta e perfe- 
zlone alia quale dopo lul fu ritalico idioma recato 
dal Petrarca nella poesia. e nella prosa dal Boccaccio. 
XXI. La ipotesi die la lingua itallana fosse 
dorainante e nazionale nella penlsola fino ai tem- 
pi plii antlclii, occaslonalmente accennata sollanto 
dal sig. Ferrari, -venne dottamente sostenuta dal 
prof. Giuseppe Picci in una sua memoria sull' an- 
lichita della lingua italiana e de' suoi dialetti. Opina 
il sig. Picci cbe questa lingua si a quella medesima 
clie usarono gl' Itali anliclii duiata in Italia sem-^ 
pre dappoi, parlala dal popolo, e diversa nelle 
forme dalla lingua illustre, cioe da quella degU 
scriltori^ iu tanto discostandosi dal sig. Ferrari in 
quanto die qucsti ripete, se non lorigine, almeno 
il piedominio della lingua ilaliana dalla degenera- 
lione della latina, nientr'egli invece rawisa nella la- 
tina una alterazione, per non dire una degenerazione 
della ilaliana. A sostegno di questa sua opinione, 
contraria bensi alia comune, die fa della lingua ita-^ 
liana una figlia del latino, corrotlo dal tempo e dalla 
mcscolanza degli idiomi selfentrionali.ma gia espressa 
allra \olta da qualdie erudite, ed c^gi.dj sussidiata 
dagli stud] e dal progresso della linguistica, egli os- 
serva die i caralteri fisiologici de'popoli. e con essi gli 
psicologici, cbe ne dipendono, e con questi per con- 
seguenza le lingue. cbe ne sono respressione. sono 
indestruttibili^ deiiva da rio una prova a priori del- 
Vanticbita e indefettibilita della lingua italiana: ne 



i39 

deiiva per analogia uiT altra jnova da altre lingue 
anticlie d'Europa, consenatesi malgrado la domi- 
nazione rojnana; ed un'altva dalle antiche colonic 
straniere superstlll in Italia, pailanll luttora il loro 
natiAO idioma; mostra esser piii licca di forme e di 
\ocl la lineua italiana clie la lalina, e da cio deduce 
I'antenorila della prima, creata dalla nalura Ira il 
popolo, in confronto della seconda, creata dall'arte 
fra gli scritlori: deduce cio steiso da molle vori ilalo- 
greclie, die in tjuella si trovano, non in questa^ mo- 
stra per testimonj di storici che una lingua popolare, 
per forma e per lessico pivi italiana die lalina. csi- 
steva realmente non solo nell' Italia in generale e 
nelle altre parti deU'impero romano, ma nella stessa 
Roma, della qual lingua rileva le traccie sparse nelle 
slesse scritture de'classici; sostlene che ne le legionl 
lie le colonie romane, ne le iuTasioni de" barbari po- 
terono aver forza di distniggere questa lingua fra i 
iiazionali, non le legioni e le colonie, perclie troppo 
scarse di numero in confi'onto degli indigenl, non 
le invasioni, perclie troppo vai'ie e di troppo breve 
durata^ e concliiude die la lingua italiana piuttosto- 
clie figlia, deve tenersi per madre della latina, in 
questo senso ch'ella fu, come dire, il fondo parlato 
sul qt\ale fu la latina, cioe la scritta, dalFarte e dagli 
aiitori con alterazione delFantlco e nativo stampo co- 
strulta, a quel modo die poscia, al cessare della la- 
tina, fu dagli autori e dalFarte, sopra il fondo me- 
desimo e colla stessa alterazione di voci e di forme 
palive, eretta la illustre, cioe la scritta, italiana. 



i4o 

XXII. Le allre procluzioni tli cm cl rimane a far 
cenno spettano tutte ad un raedesimo ramo di 
lelteralura, cloe alia biografia^ impevciocclie in 
qiialcke senso si puo alia biografia allresi rlferire 
un altro minor lavoro dello stesso prof. Picci, con- 
sistente in una nota ad alcime osservazioui fatle 
ai nuovi suoi studj sopra la Divina Commedia di 
Dante, da lui nou lia molto puJablicati. Versa, 
com' e noto, il Id^ro del sig. Picci clie porta que- 
slo titolo, suUa intei'pretazione dell' astrusissimo 
senso della selva allegorica, nella quale I'autore 
ravvisa figurata la calamita principale della \ita 
del poeta, cioe il suo esilio dalla pati-ia Firenze. 
Fu clii assentendo con lui in geuerale suU' admis- 
sibilita d' una tale interpretazione, mosse poi in 
parlicolare sulla sussistenza di alcune sue prove 
varie diflicolla, a rimuover le quali e appunto de- 
slinata la nota di cui parllamo. Ma la natura al 
tulto polemica dello scritto non ce ne rende pos- 
sibile il compendlo: e pero rimettendoci per mag- 
giore uotizia alia pubblicazione che Tautore intende 
fame colla stampa, vogliamo die ci basli d'averne 
solo accennato Tassunto. 

XXIII. Un'ampia e lucubi'ata nolizia d(;I noslro 
illustre socio e censore bar. Camlllo Ugoni sulla >ita, 
suir indole e sulle opere di Giuseppe Piazzl, lo 
scopritore del pianeta di Cerere e fondatore delle 
specole di Palermo e di Napoli, conferniu le spe- 
ranze in noi dalF autore lo scorso anno deslate 
colla sua biografia del Filangeri, ch"' egli sia per 



i4i 

far poga raspcltazione tle^buoni col clar compimento 
alia s'la innollrata sua storia tlella letteratuva ita- 
liana nella seconda niela del secolo XYIII. Nacqxie 
Giuseppe Plazzl, secondoclie abbiamo dal nostro 
biogi'afo, in apiata e spettabile famiglla da Bernardo 
e da Fiancesca Artaria il 16 luglio 1746 a Ponte 
in Vallellina, allora sis^noria de' Grii^ioni. Avula in 
patria, anzi in famiglia, la prima educazione, fu 
posto d'anni undici nel serainario di Como, d''dnde 
passo nel collegio Calclii e alle scuole di Brera in 
Milano, dov' ebbe a maestro il Tiraboschi, e poscia 
a Torino, ove ascolto le lezioni del P. Beccaria. 
Nel 1764 "vesti Tabito de' Teatini in s. Antonio 
di Milano, e mandato a Boma a slvxdlare teologia, 
\i apprese altresi la raatematica del P. Le Seur. 
Consacrato sacerdote nel 1769, passo ad insegnar 
filosofia a' confratclli in Genova, e da Genova a 
Malta, in\lato\i a leggere malemalica nelFuniversita 
tlal gran maestro dt'll'ordlne gerosolomitano, Pinto. 
Soppressa la universlta dal gran maestro Ximenes, 
torno a Roma, d'onde i superiori lo mandarono a 
Ravenna a re<:trore il colle<rio de' nobili ed a leg- 
ger\i lllosofia e matematica. Da Ravenna, a\cndo 
il suo ordine rinuuziato alia direzione di quel col- 
leglo , passo a predicare in Cremona , d' onde di 
nuoTO a Roma, elettovi a professare teologia dog- 
matlca nella casa di s. Andrea della Valle del suo 
ordine. Passato cosi trasmigrando piu d'un decen- 
nio in questi \arj uffici affidatlgli da'suoi superiori, 
nell'anno 1780, a persuasione del P. Jaccpier, altro 



i4a 

suo maestro, die avealo adoperato ad avverare 1 
calcoli di qualche sua opera, accetto la cattedra di 
matematica sublime offertagli dalFaccademia degli 
studj in Palermo. Avendo nelFanno 1787, sopra 
proposta del vice-re di Sicilia, Francesco d' Aquino 
principe di Caramanico, decretato il re Ferdinando 
la fondazione di una specola in Palermo, \olle clie 
esecutore di questo suo disegno e direttore del 
nuovo Istitnto fosse il Piazzi, al quale non valse 
a scusarsi da un tale incarico I'allegare di non 
saper punto di astronomia:^ perocche il re gliene 
lolse cagione col dargli modi e licenza d'appren- 
derla, ordinando che a spese dello stato si I'ecasse 
a Parigi ed a Londra. si addeslrasse alle principal! 
specole e presso i migliori astronomi nella pratica 
della scienza, ordinasse senza risparmio i pia per- 
feiti strumenti, e fomasse fomito al disimpegno 
delle sue nuove incumbenze. Nel febbrajo pertanto 
del 1787, essendo gia nelFeta d'anni l^i^ parti 
per Parii:^ \e si acconcio in casa di Lalande co- 
me discepolo, e stiinse amicizia con Mechain, con 
Delambre, e con altri scienziati francesi. Da Parigi 
nell' ottobre passo a Londra, vi prosegui con ardore 
gll studi, frequento la specola di Greenwich, ove 
osservo I'eccllsse solare del 3 giugno 1788, di cui 
stampo poscia in Inglese la relazione, collivo cou 
ogni cura Maslielyue, Herschel, di Vince, Roy, e 
sopra tutli Tinsigue maccbinisla Ramsden, al quale 
aveva gia da Parigi comraesso gli strumenti per 
la nuova specola. e del quale descrisse la vita e le 



i43 

opere In una letlera In francese a LalanJe, clie 
venue Inserlta nel Journal Jes Scu^ans. Dopo la dl- 
mora di un anno scarso a Parlgl e di due a Lon- 
dra, torno nel I'Sg a Palermo, apri le lezloni di 
astronomia nell' accademla de' regi studj, stampo II 
discorso reciiato nella prima apertura della nuova 
cattedra, e nell'anno 1791, essendosi compluta la 
fabbrica della specola, incominciata nel precedenle, 
aperta corrispondenza con tutle le specole e prin- 
cipalmente con quella di Brera, diede principle e 
corso alle celesti osservazlonl. Nel seguente anno 
I '792 Incomlnclo Tedizione del librl Intitolali della 
specola astronomica de regi studj in Palermo, pub- 
blicando i priml quattro In esse anno, ai quali 
poscia successero in alhi tempi separati 11 qulnto 
ed 11 sesto^ e nell'anno 1801 Inaiiguro per la sclenza 
astronomica il nuoTO secolo colla scoperta di Ce- 
rere, da lul fatta la sera del iP gennaio, mentre 
sta\a faccndo le osservazlonl alle quail gla da nove 
anul lavoi'ava iudefesso, per verificare le poslzioni 
delle stelle raccolte nel vari cataloglii degli astro- 
noml, e per formare esso stesso un si^o proprlo 
cataloffo delle fisse. Nel i8o3 diede efrli in luce 
questo catalogo, frutto d'un decennio di continul, 
sever! e replicati riscontrl, e tosto dopo pubblica- 
tolo, trovando di poterlo rettlficare e arapliare, si 
acclnse ad un secondo catalogo, clie fu frutto di 
Immense faticlie, e clie stampo nel 18 14' Amendue 
quest! cataloglii furono premiati dall' istituto di 
Francia, e non altriraenti clie la scoperta del nuovo 



i44 

pianeta, sono presso gli astronomi tcnnti in conto 
del pill segnalato serviglo prestato dal F'iazzi alia 
scienza *. Frattanto il re Ferdinando ricnjjerava la 

* Le altre oper6 c(el Piazzi, oUre Ic gia accennate, sono 
le seguenti = 

RisuUati chile osservazioni della nunva stella scopertct 
il d'l primo gennajo 1801 all' Osservatorio di Palermo. 
Palermo 1801 in 12. 

JJella scoperta del nuovo pianeta Cererc Ferdinandea^ 
oltavo fra i primarj del nostra sistcina solare. Palermo 
1802 in 8. 

Otto memoiie astronoraiche insciite negli aui di vaxie ac- 
cademie. 

Mcmoiia suUa cometa dell' anno 18(1. 

Lezioni elcmcntari di astronomia ad itso del R. Ossdt- 
vatorin di Palermo. Palermo 1817, 2 vol. in 8. 

Sistcma mefrico per la Sicilia prcsenlatn a S. M. dalla 
depitfazicme dc'pesi e misiire. t'alermo 1810. 

Leggc nella quale si stahiUsce itn iiniformitd di misurd 
e di pesi in tittfo il Regno di SIrilia. Palermo 1810 in 8. 

Istrmione direlta a^ I'arrochi neW nccasione della legge 
Sui pesi e mlsiire. Palermo 1810 in 8. 

Codice metrico 5/fa/o,^(tiviso in due parli. Catania, Stamp, 
doll" Univ. dogU Studj 1812 in fogl. 

Ri/lessioni sull'orologio italiano ed europeo. Palermo ITOS, 
vcalo stamp, in 8. 

Di ciascana <Ti quest' opere da il no^fro socio un'ampia, 
accurata ed eludita analisi, che noi ci restriugiamo ad ac- 
cennare, non essendo la materia capace di trasunlo. Non 
(lohblamo tacere che oltre queste opere dal Pia/zi pubbli- 
cate, ne rimase lungamente inedlta un'altra nella biblioleca 
della specula di Brera. Dobbiamo alio zelo aslronomico det 
sig. Argelander e Liltrow, secoudati dal sig. Carlini, che 
(juesla pure venga ora in luce. II sig. Liltrow , astronomo 
deil'imp. specola di Yienna, ha gia cunsecrato quatlro tomi 
(XKIV, XXV, XXVI e XXVII) de' snoi Jnnali della 
specola di yienna alia Storia celeste del R. Osscri>atorio 



parte del regno al di qua del Faro, e nell'anuo 1817 
determinava clie in Napoli ancora si stabilisse una 
specola, ordinando che fosse recata a complmcnto 
quella clie era stala incominciala sopra diserjni 
presentati dal baroue di Zacli e dallo Zuccari sotto 
il goTerno di Murat. A dar efTelto a questo mu- 
nifico cousiglio del re fu eletto il Piazzi con litolo 
di direttore generale delle regie specole, con libera 
facolla d'amministrare e disporre i ricclii fondi 
assegnati in dote alia nuova specola, e di eles^erne 
il direttore. Quanlunque gia grave d' anni y i , egli 
si reco alF ubbidienza, e nel volgere di tre anni 
ridusse il nuovo istituto in istato da poter operare, 
corrispondendo ampiamente si con lo zelo e la ope- 
rosita indefessa e si coUa enercfia nel far fronle a'di 
Gstacoli, colle saggie rifornie del primo dlscgno, coUa 
economia de' fondi e coll' ottinia scelta dell* astrono- 
mo, alia fiducia in lui posta dal Sovrano. Questo 
nuovo incarico lo tenne occupato pel resto della 
tita in gra\i e moleste faccende, e in frequenti pas- 
saggi del Faro daU' una all' altra metropoli del re- 
gno, fino all' anno 182G, nel quale, troTandosi in 
Napoli, dopo bieve malattia cesso di ^ivere ai 22 
di luglio, entrato da poclii giorni nelFanno ot- 
tantesimo. Per alto di ultima Tolonta, otteuutane 
siccome regolare la licenza del Pontefice, dispose, 

di Palermo dal 1792 al 1813, giunta fmo a Uitto il 1800. 
Ove pure, per certe omissioni del Piazzi, quesla pubblica- 
zione dovesse riuscire negativa, come teme il suo editoie, sara 
ad ogni modo utile agli astronomi il conoscere i fondanienti 
de'due cataloghi del Piazzi, e in breve gli avranno interi. 

10 



i46 

oltre ad altrl legatl, della sua bUjlioteca e de'suoi 
quadri e strumenti privati a fayore della specola 
di Palermo, e di una rendita annua per mantenere 
in essa un allieTO astronomo che portasse 11 suo 
nome. La sua spoglia mortale fu, secondo la sua 
pia dlsposizione, sepolta nella cliiesa di s. Paolo 
de' Teatlni, e agli onori cli' ebbe in vita di presi- 
dente delFaccademia reale delle sclenze in Napoli, 
di socio forasliero dell'accademia delle scienze di 
Francia e della societa reale di Londra, di so- 
cio pensionato delFisfiluto di Milano, di membro 
ordlnario della societa italiana e delle accademie 
di Torino, Gottinga, Berllno e Pietroburgo, gli 
furono agglunti in morte quelli di solcnnisslmi 
funerali, d'una statua di bronzo e d'un magnifico 
sepolcro. Ad un''alta, magra e dirltla persona, con 
fronte prominente, tempie spaziose, mento sporgente, 
ocelli piccoli, neri, lucidissimi, uni il Piazzi im' in- 
dole franca e sincera, clie talora il traeva all'im- 
prudenza, e appasslonafa e ■vivace, die sovente 11 
faceva trascorrere ad atti d'lmpazlenza^ difelti lar- 
gamente in lui conipensati da eccellenti doti di 
cuore, fra le quail prlmeggiava in singolar modo 
la gratltudlne. Fu leale nelle amicizle, difficile cost 
al conlrarle come alio sciogliejle, soccon*evole agli 
araici nelF indigenza, procllve a favorire clascuno 
nelle onesle domande. Facile, ameno e animato 
parlatore, abborriva nel dlscorsi e nelle lettere al- 
Irui le lodi lambiccate e le involute espressioni, e, 
benclie sinceramenie modesto, non era indlfferenle 



'47 



alia gloria*, ma piu assal clie la gloria poteva in 
lui il saiito ainore del vero e della scienza. 

XXIV. XXV. Maleria d'altre due biografie por- 
sero al d.r Anlonlo Sclilvardi due perdife recenll 
fatte dalla hresciana accademia, Tuna del prof. 
Bartolomeo Sifrnoroni. siiccessa in Padova il trlorno 
28 novenibre i84'|i Taltra del d.r Giovanni Zan- 
tedeschi niorto nella terra di Bovegno il 19 mag- 
gio di quest' anno uiedesimo. Ci fere lo Scliivardi 
senlilamente conoscere la gra^ezza di queste per- 
dile narrandoci i niolli e imporlanii servigi pre- 
slati dal Si<jnoroni alF arte chirurmca, sia colF in- 
venzlone e miglioramento d' islromenti e di melodi 
per facilitarne le operazioni, sia con opere insigni 
puhblicate coUe stampe *, e del Zantedesohi mo- 
slrandoci i titoli egregi di benemerenza da lui acipii- 
slali verso I'umanita sofTevente nel suo lungo eser- 
cizio della medicina, e verso la scienza botanica 

• Stanno fra le principali opere del Signoroni le Lez'wni 
e 1' anno clinicoj alle quali molti scrilli ininori si vogliono 
aggiungere, sparsi nei giornali scienlitici e fra le varie ac- 
cademie a cui egli fu ascritto. Egli invento il compressore 
delle arterie in caso di aneurisma; corresse il litotritore di 
Horteloup, e colla invenzione di un lelto mobile tolse alia 
litotomia il terrore del solenne apparecchio; facilito la tra- 
panazione con perfoialori da sgusciare le ossa brevi e spu- 
gnose, sano con metodo suo proprio I' ernia detta dai me- 
dici incurabile; imagino intenlate maniere per estirpare 
1' utero canceroso; trovo modo a levare P osteosaicoma della 
mascella inferiore risparmiando la copertura cutanea e sal- 
vando il volto da dcfonnita. Per questi istruraenti e pro- 
cess!, o nuovi o perfezionati, ebbe onore di premio dal ve- 
neto Istituto, ed encomj speciali ne'congressi scientifici d'ltalia. 



i48 

cogli indefessl suol sludj e lavorl^ e mass! me colla 
scoperta cF una pianta, anzl d'una specie novella, 
11 laserphium nitiduni, clie 1 cultori di questa sclenza 
da lui denominarono *. 

• Le opere del Zantedeschi, ricordate dal biografo, sono 
le seguenli, quasi lutte inedite, ed esistenli negli atti del 
patrk) Ateiieo: 

Un saggio di una flora hresciana, in latino. 

Una disscrtazione suU' origine e sui progress! dello studio 
dei vegetabili. 

Una descrizione dclle alghe delle montagne bresciane, e 
dalle epaliche e delle felci di tutla la provincia. 

Un elenco dei rausclii della Valle Trompia. 

Una memoria suUa temperatura della provincia bresciana, 
desunta dalle varie stirpi indigene. 

Una disserlazione sui funghi di essa provincia. 

AUra suUe piante venefiche della provincia slcssa, die ve- 
getano senza coltivazione. 

11 prodromo d'una flora medico-economica. 

Una memoria sopra alcuni alberi indigeni. 

Un viaggio botanico alle alpi bresciane e bergamasdie 
nel 1836. 

Una memoria intorno alle cure operate coll'acque mar- 
ziali di Bovegno. 

Giovanni Zanlcdesclii nacque in Breonio, terra del Ve- 
ronese il 3 maggio doll" anno 1773. Fece i primi studj in 
Verona, d" onde passo a compieyli nella universita di Pa- 
dova, ove otlenne la laurea dottorale in medicLna e chirur- 
gia, facendosi caro sino da quegli anni giovanili ai celebri 
professori che allora vi abbondavano, e ai dotti della citta, 
che lo ammisero alle loro scientiGche e lelterarie conver- 
sazioni. Compi sotlo la dlrezione del medico Del Bene in 
Verona il biennio, allora prescritto, di pratica, e vi ottenne, 
per la comunanza degli studj, famigliarita col distinto bo- 
tanico Giro PoUini. Fu in seguito per cinque anni medico 
condotto a Tremosine, e poscia nella stessa qualita in Bo- 
vegno pel corso d'anni 41, fino alia sua morte. 



^9 
XXVI. L' ufliolo <li commemorazione piestato a 
questi due nostri aecademici fu pure otteiuito da 
un altro dl cul \nii lontana di tempo e la perdita, 
il d.r Carlo Buecio, del quale 11 nostro collega 
e censore d.r Giacorao Uberti narro la rlta, ri- 
trasse Y indole egregia, scluelta e genlile, e ricordo 
le •varie scrltture con un' anallsi accurata delle 
prlnclpall. Piacque il penslero deir Uberli di rin- 
frescare e lllustrar la memoria di un operoso cul- 
tore delle sclcnze medlclie e ualurall, qual fu il 
Buecio, clie passata avendo la maggior parte de' suoi 
glomi fra i modesti uffici di medico di campagna, 
nella solitudlne di un umile villagglo, e non avendo 
ambito allro teatro alle sue produzloni che i pri- 
Tati riclnti del bresciano Ateneo, ebbe, forse minor 
deir ingegno, un nome soltanlo muulclpale *5 e 

• Nato del 1741 nella grossa lerra di Bagoliiio in Valle 
Sabbta, fatll i primi studj in patria, proseguitili in Brescia, 
laureatosi nella universila di Padova, incomiuclata in que- 
sta citta, proseguita in IBologna e compiuta in Verona la 
pratica medica, datosi all' eserclzio dell' arte dapprima in 
Bagolino ed in altre terre nella qualila di medico condotlo, 
Carlo Buecio conliauo poscia nella stessa qualila per tullo 
il corso della lunga sua vila nel piccolo comiine di Sarezzo, 
piacendosl unicamente nelle cure del sue ufficio, nella so- 
lilaria coltura degli studj, nelle dolcezze domestiche e negli 
ozi campestri di un suo podeielto nel vicino Concesio. Egli 
non si toglieva alia sua soliludine che per yisitare di quando 
in quando la patria accademia coUe sue letture scienlifiche, 
nelle quali professo spesso opinion! piu speclose che pro- 
babili, ma sostenute con ingegno ed erudizione. Fra le 
molte e varie sue mcmorie accademiche, spellanti alia scienza 
fisica, medica e agraria, il sig. Lberli ricorda particolar- 



i5o 

piacque ancora V inlendere tla liu clie questa bio- 
grafia del Bviccio non sla die plccola parte di un'ope- 
ra di lunga lena, ispiiatagli dalla patria caiita, e 
deslinata a raccogliere le sparse memorle di tutli 
i trapassati nostri concitladini che mt-ritarouo nolle 
scienze e nelle artl. 

v> Poiche la carita del natio loco 

y> Lo \inse, raduno le fronde sparse «. 

XXVII, Per ultimo il Segretario in tma serie 
biografico-cronologica abbracciante lo spazlo di tem- 
po dall'anno iSBj a tulto il 1844^ commemoro 
le mancanze avvenute fra queslo interrallo nella no- 
stra letterariafainiglia, restringendosi ai socj della 
provincia bresciana, per la difficolta di otteuere 
quanto agli esteri le necessarie notizie *. Con che 
egli intese non meno di ademplere ad un carico 
del proprio ufficio, che di offerlre un tributo di 
zelo all' accademia e alia pallia, e d' introdurre 
anclie pel tempo a\ venire una pratica che non e 
senza esempi nelPaltre scientifiche societa, e che 
onorerebbe la nostra. Benche sia, come dissimo, 
questa serie vistrctta alle sole perdite patrie, i nonii 
die vi figurano appartengono alcuiii per fama al- 

tnente quella che tratta della influenza della elettricita nella 
^ egetazione, e allre due, nelle quali 1' autore riprova la 
troppo estesa coltura del grano lurco sicconie dannoso alle 
rampagne, e I'abuso che si fa di queslo alimento dai con- 
ladini, siccome cagione della pellagra. 
' \. Coinmenlarj per I'anno 1844. 



i5i 

ritalia, e futli per llfoll o di virlu o dl Joltriua 
o di publ)liche beuemerenze sono e saranno alia 
citta nostra di sempre cara e onorala ricordanza. 
Che se per Tuna parte un senso di mcstizia ci 
prende pensando alle tante perdite sofferte da que- 
sto nostro consorzio nel \olgere di si poclii auni 
sorge dair altra un conforto guardando a^Vi acqui- 
sti con cui yengono in esse cosi bene riparate le 
continue rapine della morte. Tossano per I'onore 
de'patrj studj uon Tenirci mai meno siffatti com- 
pensi, possa nella bresciana accademia non eslln- 
guersi niai per difetto di cultori il fuoco sacro 
della scienza^ e possa mai sempre ella dire di se 
stessa che, uno avulso, non dtfieit alter. 



(e-»^ rm 



PUBBLICA ESPOSIZIOISE. 



J_je arti belle ci si presentarono in quest' anno 
animate da nuoTo spirito di fecondita e di vita, e 
parvero coUa Tarieta e copia delle loro produzloni 
\olerci ricompensare del desiderio clie da qualche 
auno ce ne vanno lasciando. Comincieremo dai 
lavori del socio attivo di quest' Ateneo, slg. Gabriele 
Rottini, consistenti in un quadi'o d'altare che figura 
la Presentazlone di M, V. al Tempio, e in tre ri- 
tratti, due toltl dalla mascliera e il terzo dal vivo. 
Nominare I'autore di questi preglati dipinti e dirii 
degni della sua stabllita e distinta riputazione, do- 
vrebbe bastare ad ogni piu beU'encomio. Noteremo 
nondimeno siccome pregi speciali nel quadro d'al- 
tare la bella sempUcita e il naturale piramidare 
della composizione, la pastosita dei contorni, la 
soavita nell' aria delle teste, e la maestria dell' ar- 
lista nel superare le forti difficolta della composi- 



i54 

zione di prospelto e dell' equabile diffusione della 
luce^ la quale, se per Tn-ia parte e piu consona 
al vero, toglle per I'altra il mezzo piu facile a dare 
risalto al diplnto, qual e il contrasto del lumi e 
deir ombre. La buona condotta e la verlta racco- 
mandano i rltratti^ e il njerito della somiglianza, 
clie appare eminenle in quello die e tolto dal 
vivo, non manca ne' due clie il plttore trasse dalla 
maschera. 

A quest! suoi propri lavori piacque al Rottini 
di aggiungere un saggio soleune del profitto de' suoi 
giovani allievi, ofFrendo alia patrla materia di sod- 
disfazijone e di belle spex^anze uei molti e varj spe- 
rimenti di figura e d' ornato a matita, a cesello ed 
in plastica, usclti dalla scuola gratuita da lui, or 
souo quattr' anni, istituita in Brescia, e sostenula 
dalle contribuzioni di beneraeriti cittadiui, Se il 
merito di questi studj e la copiosa loro mostra 
onorano in comune la scuola e V egregio maestro, 
onora questo in particolare 1' otlima §celta degl^ 
esemplari. 



Ci dispensiamo dal far parola della Pia de'To- 
lomei e d' una sacra famiglia del sig. Luigi Sam- 
pieiri, essendo quest' opere riproduzioni delPautore. 
Bensi noteremo la \ivacita e biio del pennello clie 
appare nella gio\iaelta leggente e in cinque ritratli, 
altri suoi lavori, e la evidente somiglianza che si 



i55 

liscontio nei ritialti, massiine in quello del plftore 
slesso e nelF altro dipiuto per comraissione della 
sig. Trappa, vedova Saiui, 1 quail due fmono an- 
che giudicati soprastare agli altrl In bonta di di- 
segno e savia condotta. 



Di tre altii ritralli, a mezza figura, presentali, 
con altii lavori di composlzione, dal sig. Giovanni 
Sottlui, fu particolarmente lodato il suo proprio per 
lo spiccare che fa dal quadro, e fra gli altii lavori, 
quello che rappresenta una venditrice di poUi ebbe 
speciale encomio. 



Atlrasse la simpatia de' riguardanti una preglilera 
vespertlna, rappresentata da un dipiuto del nob. 
Giuseppe Martinengo in una madre con due figli, 
I'uno bambino, ch'ella tiene in braccio, e I'altro, 
gia graudicello, genuflesso, con appiedi il cappello 
deposto ed un piccolo bastone, che stanno innanzi 
ad una croce di stazione in campagua. Lodarono 
poi gli inlelligeuti la bonta della composizlone, la 
fuslone nella testa della figm'a principale, e il pro- 
gi'esso dell'artista nel colorito. 



La pubbllca attenzione fu altresi e particolar- 
mente chlamata sopra un grande quadro d'altare. 



i56 

primo lavoro ia tal genere del sig. Filippo Brunelli, 
in cul e dipinto s. Filippo Neri in mezzo a' gio- 
vanetti, assorto nella coutemplazione della Vergine, 
die gli si mostra in -visioue daU'alto. Bene intesa 
composizione, espressione e Terita nelle teste, felici 
partiti di luce, forza dl colorito sono i pregi di 
questo quadro, clie raisero ia bella aspeltazione 
del giovane artista. 



Si vede pel trasparire la buona scuola, cIo6 quella 
dell'accadeinia Carrara di Bergamo, di cui e allievo 
il sig. Otta-vio RonchI, in una Yerglne addolorata 
col Cristo, due ritralti e una copia dal Rubens di 
una lesla di Neltuno, produzioni di quest' altro gio- 
vane artista, clie registriamo a compimento de' cenni 
sui lavori a figura. 



Dal qual genere passando ad altro, ci si offrono 
non meno di diecisette dipinti dal sig. Faustino 
Joli, fra piccoli quadri e medaglie aderenti al Tetro, 
rappresentanti vedute campestri, gruppi di gente 
di \arie condizioni, animali, e clie so altro. Non 
passa esposizione clie questo pittore non dia saggio 
di non comune attivita, e clie piii monta, di con- 
tinue progresso nell'arte. Dai lavori ciregli pre- 
senta in quest' anno, e massime dalle medaglie, ap- 



i57 

pare quant' egll sia gla innanzl nel trattare 11 pae- 
saoforio, e qual brio e verita, seguendo la scuola del 
ppl 



Migliara, sappla dare alle maccliiette, 



Anclie i qvradri di fioii presenlati dal slg. Tom- 
maso Castellinl, socio d'onore, pro\e¥ebber» T esi- 
mla perizia dell' egreglo arllsta, se dopo i saggi di 
lal genere da lui allre Tolle presentafl, avesse que- 
sta bisogiio d** esser prorata, e se dopo cio die in 
questi stessi commentarj fu detto de' suoi precedentl 
dipinti, uon bastasse dire de'presenti ch'egli non 
e venuto meuo a se stesso. 



Piuttosto ripeteremo a queslo hiogo gli unanimi 
encomj largitl dal pubblico ad uu giovane allievo 
della I. R. Accademia di Mllano, Giambattista Lom- 
bard! di Rezzato, per un medaglione di fiori in 
marmo di Carrara, da lui presentato come saggio 
de' suoi felici primoidj in quest' arte gentile. La 
slngolare delicatezza dello scalpello e rartlficio squi- 
sito che seppe piegare la pielra a rappresentare 
nella piu perfetta verlta oggetti di tanla tenuita e 
leggerezza, fecero da tuttl ammirare questa podu- 
zione, e sperare nell'autore alia patria un artista 
d'esimla rluscita nella scoltui'a ornamentale. 



i58 

La franchezza del pennello, e il biio del talento 
piltorlco furono ammirati altresi nelie molte e belle 
vedute a tempera presentate da Gaetano Biseo^ e 
la buona e classica scuola apparve cosi nel disegno 
del prof, arcliit. Gaetano Clerici, nostro socio d"o- 
nore, per rampliazlone e ristauro dell' orfauotrofio 
masclille della Misericordia in Brescia, che si sta 
eseguendo, come pure ne'due dell'altro nostro so- 
cio onorario sig. Luigi Douegani, beneraerito inge- 
gnere municipale, rappresentantl in nobile prospetlo 
la ricostruzlone, da lui progettata, della porta di 
s. Nazaro in Brescia, che dal corso interno metta 
direttaraente alia strada ferrata lombardo-veneta. 



Ai rpiali disegni agglugnercmo qui, bonclie alia 
ingegneria piii die alle belle artl speltanti, i molli 
altri presentati In due volumi con Indlci e descri- 
zioni dal nob. Giambaltista Cliizzola. zelantisslmo e 
benemerito assessore municipale, e denotanti le boc- 
clie e partifoj che diramano le acque di Mompiano 
a tutte le pubbllclie e privafo fontaue della nostra 
citta^ opera di somma lucubrazione, perizia e pub- 
blica utilita nella deterniinazione dei dlritti, finora 
in gran parte incerti, de' ciltadinl neir uso delie 
acque potabili. 



ID9 

Ne ommetteremo di xicordare fra gli oggetti della 
puljljlua atteuzioue tre vedute a olio di Angelo 
Marianni, clie atteslano il buon awiamento deU'au- 
tore nella ]iittura urbaua, due di Carlo Pensotti, 
entrato di fresco con fellce aspettazlone nella \ia 
delle aiti, quatlro dfl nob. Francesco Prata di 
Milano, due all" acquarello della nob. Olimpia Prata, 
pure di Milano, e una scena del diluvio di bella 
invenzione, modella'a in iscagliola da Giuseppe 
Bernardi veneziano, clie in aggiunta ai palri lavori 
concorsero a decorare la nostra esposizione^ un 
modello di bambino in creta e una copia in cera 
del nicnumento Tosio, di Primo Boretti, glovanetto 
delle piii belle speranze, quatti'o ritvalli in basso- 
rlllevo e due in niinlalura del sacerdote Stefano 
FenarolL, dilettante di nola perizia per saggi altre 
Tolte prodotti, un bel frogio in ceroplastica di 
Pietro Telasio, luia Madonna della Seggiola, incisa 
a bulino da Giuseppe Fiorani, i saggi del metodo 
di pittura orientale applicato alia litografia, del 
socio d' onore d.r Antonio Sandri, clie appartengono 
insieme alle belle art! e alia Industria *. 



Alia quale passando, ci permetteremo di riferire 
alle produzloni ad essa spettanti, benche oggetto 
deUa sclenza chirurglca, un apparecchio ad esten- 

* Suir applicazione fli questo metodo versa la breve We- 
moria del sig. Saadri riferita in queslo volume. 



i6o 

slone permanente per le fratture delle gambe, pre- 
sentato dal d.r Giuseppe Pedrioui, chirurgo pri- 
mario negli spedali di Brescia. II producente ha 
inteso di applicare alia frattura della gamba il 
consueto apparecchio per la frattura del femore, 
e cio percbe si possa far senza delle fasciature 
usate finora, considerato clie queste non si possono 
rimuoTere nei bisosni della medicazione senza danno 
deir infermo. 



n sior. Bartolomeo Laffrancbi, udllore dell'Ateneo, 
presento un orologio, col quale si studio di dimi- 
nuire la reslstenza del due ostacoli al moto, I'arla 
e Fatlrito. Egli intende dt ottenere questo scopo 
coir abbreviare la corsa del pendulo, cioe col ri- 
durre a pochissimi gradi I'arco di oscillazione. 

Uu altro cronometro, cioe un orologio regolatore 
a secondi, fu presentato dall' oriuolajo Eugenio 
Bonfiglio. Con bello e lodato artificlo ottenne Tau- 
tore die allri secondi segnati nella lente del pen- 
dulo e perfeltamente isocronl con quelli deir oro- 
logio, ■yengano misurati e notali iudipendentemente 
dal moto di esso orologio, e merce il solo squill- 
brio del raovlmento del pendulo. 



i6i 

Una maccliina industre di Gaetano Zapparelli per 
la fabbiicazione delle lime, tende a liberarci dalla 
dipendenza daU'estero in questo ramo di mauifatture, 
ed un"altra dello stesso e destinata a facilitare il modo 
di rllevare i dlsegni ad uso de^ lelaj alia Jacquaid. 



Un''aUra macchina, invenzione di Ignazlo Fab- 
bri, e destinata alF ufficio di lagliare i mattoni da 
pa^imenlo. Consiste in una sega, messa in moto 
dair acqua, mediante la quale il tagllo, ollre essere 
piu spedllo di quelle clie si fa a niauo, e perfet- 
tamente orlzz'^ntale, siccbe i raaltoni coinbaclno ap- 
pleno sopra tulti i punti. 



Uno scfuisito lavovo in tarsia, eseguito da Ber- 
nardo Rozani con una maccliina di sua invenzione, 
prova come si possano ottenere per essa tali lavori 
con risparmio di tempo e di opera, senza die per- 
dano punto di perfezione. 



Altri gentili lavori eseguiti a pave nell'officina 
della ditta Pietro Gualla dal lavorante in essa ofllciua, 
Giambattlsla Pivetli, sono una bella e nuova in- 
troduzione nella nosti'a Lombardia, e non la cedono 

1 1 



in perfezione e vaghezza ai pave die ci vengono 
da Yienna e da Parigi. 

Fu altresl particolarmente encomiata per consi- 
slenza, esattezza ed eleganza di lavoro una spln- 
garda operata a damasco nella fabbrica del fratelli 
Franzinl in Gardone, ne andarono senza ^logi una 
canna da arehibuglo del valente arlefice Marco 
Comlnazzi, ed un sagglo di maglle lavorato con 
nuo\o melodo, di Giuseppe Frigerio. 

Le pregevoli imbalsamazioni di uccelli indlgeni 
e forastieri, alia quali ^a unita una civetta imbal- 
samata a susta per itso di uccellanda, produzione 
del clilruriro minore Lui?i Udescliini, un lavoro 
d'ornato a cesello di Paolo Novello, un altro dello 
slesso genere di Carlo Landi, un altro di frutta 
pure a cesello di Gaetano Manfredi ed un ornato 
in plastica e doralo di Glo-vanni Fantoni, tutti con 
buon gusto condotti, un nuovo metodo per irabo- 
scare i baclii da seta di Pielro Zo, un carello mi- 
gliorato per la filattira del lino, della canape ecc, 
di Alessandro Scovolo, una lucerna e una finta 
candela a olio economiche, di Bortolo Berenzi, sono 
gll allri saggi clie di se diede in quest' anno la pa- 
tria ijidustria. 

G. NicoLisi Segretario. 

FINE. 



ELENCO 



dei Uhri ed altri oggetti pen^eniUi in dono 
aWjiteneo di Brescia durante Tanno accademico 1 84 5. 



Description de l' Egypte. XX ■vohimi. cloe IX di 
testo e XI di rami, imp. fol. Edizione origlnale 
colle prime prove di stampa. 

Niello Antipendium nell' Abazia degli Agostini in 
Rlosterneuburg. Un volume imp. fol. colo- 
ralo, ed uno di leslo. 

Doni di S. Maesta I. R. Fehdinaudo I.'* 

AccAfiEMiA R. d' agricollura di Torino — Annali. 

Vol. III. 
Elenco dei quesiti proposti dalla R. Accademia 

d' agricoltui'a di Torino nell' anno i8/|5 sulla 

produzione della seta. 

Statute della R. Accademia d'Agricoltura di 

Torino. 

Adorni Giovanni — Ode per I' aprimento degli 
asili infanlili in Parma, 

Osservazioni intomo ad un discorso di Cesare 

Cantu sopra i vocabolarj della lingua italiana. 

Discorsi tre agli alunni della scuola militare. 



- Lettere tre, cioe i.^ intorno certi modi clie si 
trovanonelle scritture di questi tempi ^ 2.^ sul- 
I'economia^ 3.^ sulla educazione. 



i64 

Albeui EuGENio — Replica ad iin articolo tie! prof. 
Guglielmo Librl relativo alia questione insoiia 
in Firenze circa i laTori di Galileo e di Re- 
nieri intorno ai satellitl di GioTe, clie si con- 
s^r-vano nelP I. R. biblioteca palatina de' Pitti. 

AuER Alvisio — II pater noster in piii lingue. 

Atti — Delia sesta riunioue degli scienziati ita- 
liani. 

Balardini LoDOTico — Delia pellagrar del grano 
turco quale causa pi'ecipua di quella malattia, 
e dei mezzi per arrestaila. 

Balbi Adriaxo — Eleraenti di geografia generale. 

Di alcune ultime opere di stalistica e geo- 
grafia patria, e di alcuni receuti lavoii di geo- 
desia e cartografia italiana. 

Bassi Agostiso — Tre niiove memorie da presen- 
tarsi e leggersl alia sesla riuiiione degli scien- 
ziati itallani, la pi'inia sulla coltura dei gelsi, 
la seconda sul miglior raododifaree conservare 
i villi, la terza sul contagi in generale. 

Beltrami Clsare — Sliidi sulla genesi della fibrina 
e sul suo aumenlo nelle malattie flogisliclie. 

Bernardosi Giuseppe ■ — Osservazioni sopra la let- 
tera 3o marzo i3i4 a Gnido NotcUo da Po- 
lenta Signore di Ravenna, attribuila a Dante. 

Beroaldi Pietro — Considerazioni patologico-pra- 
tlche sulla migliare. 

Dizionario della legislazione austriaca intorno 

la sanita pubblica continentale e la pubbllca 
beneficenza. 



i65 
Bertiwi B. — Relazlone del duodecimo congresso 

sclentlfico di Francia, lenutosi in Kimes nel set- 

tembre i844' 
BiAGisi PiETRo — Ossei-vazione clinica sopra una 

particolar forma di febbre puerperale. 
— Letteie sopra uuo slraordinaiio sarcoma ce- 

rebrale. 
Bosi LciGi — El-ementi di patologia imiana. 
Brasca Carlo — Catalogo della librerla di Carlo 

Branca. 
Bresciamde-Borsa Giuseppe — Osservazioni teorico- 

pratiche sopra il taglio cesareo in donna Tivente. 
Bret Gaetano — Diziouario enoiclopedico-tecnolo- 

gico-popolai'e. Yaij fasclcoli. 
Dissertazione sul modo di lavorare il ferro, 

onde abbla la ricliiesta resislenza a sostenere i 

massiml sforii. 
Brizi Oheste — Lettere e articoli intomo alia qulnfa 

riuflione degli scienziati italitmi, tenuta in Lucca 

nel setlembre 184 3. 
BurriNi AxDREA — Ragionanienti storlco-economico- 

statistici e morali iutorno all* ospizlo dei tro\a- 

teUi in Milano. 
Bulletin bibliografique, ou liste des ouvrages nou- 

■veaux pubbli^ eii France, seizierae annee 

N. 3, 4, 5 e 6. 
Canipsa Luigi — Ricerclie sull' architettura piii pro- 
pria dei templi cristiaui e applicazione della 

medeslma ad una idea di sostiluzione alia chiesa 
caltedrale di s. Giovanni di Torino. 



i66 

Canina Luigi — L' architetlura auUca descrllla e 
dimostratacolmonumentl. DIscorso preliminare. 

Opere principali del cav. L. Canina, iiuprese 

a pubblicavsi in Roma nella lipografia slabilita 
presso r autore ( manifeslo ). 

Cantu Cesare — Ragionamento sulla storla L.om- 
barda del secolo XVII. 

Discorso preliminare al volume di documenti 

iptitolato della letteratura. 

Prefazioue al volume III dell' ai'cliivio slorico 

italiano. 

Primordj della lingua Italiapa. 



Casa:xova AcHiLLE — Emalologia patologico-tera>' 

peulica fisico-clilmica ecc, 
Casazza Akdrea — - State agrario ccouomlco del 

Ferprese. 
Catullo T. A>toivio — Memoria sulle caverne dellp 

proviucie venete. 
Cerisi Gidseppe — Deirimplanlo e conservazione 

dei bosclii e del modo di regolare lo scolo delle 

acque di pioggia a vaataggio della vegelazione 

bpscliiva. 
Cesati ViNCENZD — Iconographia stirpium itaUcarum^ 

fasclcolo 3.*^ 
C^ER€BINI Fraiscesco -r- Vpcabolarip milajaese e ita? 

llauo. 
CoDpE Luigi — - Istruzione filosofico-morale sulle fa^ 

colta dell' anima umaua. 
vr"- — Notizie biograficlie di Antonio Tlbaldeo. 
CpsjiV M, A. -t- Intloviuajuiento ^' mezjsi d| pui avm 



167 
poluto valei'sl Archimede per far andare per 
terra con la sola forza della sua niano una gran- 
disslma nave carlca di un peso enorme. 
Cozzi Aadrea — Ricerclie sopra i tidiercoli polmo- 
narl si crudi clie fusi. 

Fdcerclie siil clanuro di jodio in una bile 

umana. 

Relazione dell'anallsi cliiniica dell'acqua ja- 

nella presso Enipoli. 

— RIceiche &ulla combinazionc dell' albumina 

con sali piomblci. 

Poche parole intomo ai metodi ordiuarlaraenle 

impicgali per separare i coniponenti dalle acque 
minerali saline che servono ad uso medico. 

Acido valerianico olteuuto col melodo a spo- 

stamento, e studj ad esso relativi. 

Relazione dell'analisi cliiaiica deiracqua Mar- 

tinelli di Montelasini in Val di Nievole. 
— - — Ricerclie geologlclie e mineralogiche sopra 

l^Ionlieri e sue adiacenze. 
DetLA Casa ViTTORio — Proposizioui fondamentali 

del nielodo differenziale dimostrate siutelica- 

mente ecc. 
De la Rivji A. — Notice sur la vie et les ouvrages 

de A-P. de CandoUe. 
Del Cuiappa Giuseppe — Progetlo di una edizione 

di lutte le ojiere di M. T. Clceroue volga- 

rlzzate. 

Riogratia di Alessandro Volla. 

Idem di Luigi Cerrelli. 



i68 

Del Chuppa Griseppe — Biografia cU Domenioo Mo- 
schenl. 

Idem di Angelo Teodoro Villa. 

Idem del cav. Vincenzo Brunani. 

Idem del car. bar. Pio Magenta. 

Idem del prof. Vincenzo Racclietli. 

Idem di Defendente Sacclii. 

Alcune osservazioni sulla Kngua c sulla elo- 

quenza italiana, massimamente rispetto alle dif- 
ficolta clie s' incontrano nella -versione delle 
orazioni clceroniane. 

Desideeio Achille — Intorno ad alcune applicazioni 
terapeuticlie del solfato di cliinina — Risposla 
al dolt. Rognelta di Paiigi. 

— Giudizio suUe deduzioni del dott Triberli in- 
torno al solfato di cliinina. 

Esame di un giudizio dato intorno ad alcuni 

fatti relativi al solfato di cliinina ecc. 

Dissertazione sulla -virtii specifica del solfato 

di cliinina, rislretta entro i limiti del \ero. 

DiscoRsi suir educazione, letti nell' islituto Raclieli 
in Milano. 

Filippisi-Fastom Achille — Nuove considerazioni 
teorico-praticlie sulla yera azione terapeutica 
delle acque di s. Pellegrino nel Bergamasco. 

Febrario Giuseppe — Delia mortalila e dimoia me-' 
dia dei malati nello Spedale maggiore di Mi- 
lano dal 1811 al 1844. edinquellodeiRR.PP. 
Fate-bene-fratelli dal 1604 al i844- 

Flauti V. — - Delia invenzione geoiueliica, opera 



169 

postuma (li Nicola Fergola, oidinala, coni})luta 

e conedata d" importantl note. 
FoRMiGGiNi S. — Scritti varj. 
FusiNiERi -V-MBROGio ■ — Rispostc al dolt. Bartolomeo 

Bizio sopra van puuti di meccanlca mole- 

colare. 

Risposta su la rugiada, sulla scomparsa della 

neve ecc. ad ailicoll del Signoii Mandonio Mel- 
loni ed Angelo Bellani. 

Delia tramutazione del coloi'l di riflessione 

delle lamme sottili nei lore coruplcmentarj di 
trasmissione col mezzo della slessa luce liflessa. 

Gallo VncEszo — Almanacco naulico per 1' an- 
no 1845. 

Gatta Matted — Primlzie poetiche. 

Ghibellim Francesco — Conipeudio di geografia 
antica e moderna, sciitto con nuovo luetodo 
elementare. 

GiOTAKELLi Benedetto — Anticliita scoperte uel Ti- 
rolo meridionale 1' anno i838 (in tedesco ). 

-» PensleilsuiRezl, sulPorigine deipopoli d' Ita- 
lia, e sopra una dgscrizlone Rezio-etrusca. 

GoETz Edmo>bo — Vocabolarium graeco-latinura 
cum duplicl appendice Lrevis grammaticae grae- 
cae sectioni I. 

Avviamento alia traduzione del latino in le- 

desco ( in tedesco ). 

loni B. — Osservazioni sul creduto acido -valerianico. 
■ ' Fenomeni elettro-cluniici sulla ripiistluaMone 

deir argento. 



JuLiEN Marcantoxio — Cougres scientlfique d'ltalie 

reuni a Milan le i 2 septembre 1 844- — Ode. 
LoRENzuTTi Antonio — ■ Breve i-elazione di alcuni 

pezzi conservatl uel luuseo patologico dell'ospi- 

lale ci\ico di Trieste. 

Cenni sul male di Scarlievo. 

Conipendio di notlzie storico-descrittive del- 

I'ospitale civile di Trieste. 

Succinta descrizione di un seudo ermafrodismo. 

Maggi Gaetano — - Sul nuovo catasto. 

Manengo Andrea — Necrologia del dolt, fisico Gae- 

tauo Camozzi. 
Meifredy Ermentario — Sulla educazione moltiplice 

dei baclii da seta. 
Menin Lodovico — Elogio funebre dell' abate For- 

tunato Federici. 

Elogio funebre di Nicolo da-Rio. 

Discorso inaugurate letto nella grand' aula del- 

n. R. Universila di Padova per i'apertura di 
tutli gli stud) nel giorno 4 novembre i844- 

MoRBio Carlo — Storia della citta e diocesi di No- 

vara. 
NovELLis Carlo — Storia di Savigliano e deU'ab- 

bazia di s. Pielro. 

BioOTafia d' illuslri Savifflianesi. 

Orti Giovanni — Gazzetta eclettlca di chimica far- 
maceutioa-medica-tecnologica e di rispeltiva let- 
teratura e coinmercio della conversazione me- 
dico-farmaceulica clie nieusiliuente si riuuisce 
iti casa del cav. nob. Com. Giovanni Orli. 



171 
Paleocapa Pietro — Considerazioni sulla coslilu- 

zione ^eolosica del baclno di Venezia e sulla 

probabilita clie \'i riescano i poz;z,i ai'tesiani. 
Perom Aagelo — Trattato leorlco-pratlco suU'edu- 

cazioue del baco da seta. 
Picci Giuseppe — Dei nuovi slutlj sopra Dante pub- 

blicati da M. G. Ponta ia Roma e da G. Picci 

in Brescia Fanno i843. 
PoGGi G. B. — Delia medicina e del medico, 
PoLLi GiovA>si-T— Ricerclie sulla cotenna del sanirue. 

o 

■ Nuovo criterio regolatore del salasso. 

PoLiGBAFO, giorjaale di scienze, leltere ed arti — 

Varj fascicoli. 
PiUOJETs et rapports relatifs a la puljlicaliou d'un 

recuell general d'epigraphie latine. 
JRagazzisi Francesco — Nuove ricercbe fisico-cliimi- 

clie, ed aijalisi dell'acque termali euganee. 
Analisi cbimica dell' acqua acldulo-saliDO-ferr 

ruginosa della \alle di Rabbi nel Tirolo italiano. 
— .r — Analisi cbimica dell' acqvia acidulo-salino-fer- 

rosa dell.a yalle di Pejo. 
Reale Agostino — Sulla \ita e suUe opere di Jacopo 

Menoccbio. 
Regokati Francesco — Prlmizle poeticbe. 
Rizzi D. • — Cennl storici suirarcbilettura antica e 

moderna, e proposizione per migliorare I'agri- 

coltura delle provincie venete, 
Rosa Gabriele — Studj intorno alle genti slabilite 

fra TAdda ed il MJucio prima dell' impero ro- 

m,aup, 



RosEjjTAL Francesco Antotjio — Regole fondamen- 
tali della graramatica tedesca. 

Eserclzi italianl di traduzione. 

Idem tedeschi di traduzione. 

Leltera al dottor Foldi intomo al raetodo 

stenopedico. 

Programma dell' opera Vltaliano in Germania. 

Prospetti sinottici N. 5, 12, i3, iSdelmetodo 

rosentaliano. 

Raccolta di esemplari calligrafici. 

RossARi Carlo — Descrizione mitolocfica delle co- 

stellazioai, e nozioni pi'eliminari di astronomla, 

per servire di illustrazione alle carte celesti di- 

segnate dalP ingegnere Carlo Rossari. 
RuscoNi PiETHO Martire — Del Tiver sano e longevo. 

Poema didascalico. 
RuspiNi Gio. — Manuale eclettico dei rimedj nuOTi. 
Saccardo Luigi — Scoperta delle cause che produ- 

cono il calcino o mal del segno nei baclii da 

seta ecc. 
SiSDRi GiULio — Nota alia meraoria sulle maccbie 

nelle foglie de'gelsi. 
S. QoisTiNO (di) GicLio — Delia zecca e delle mo- 

nele di Lucca nei secoli di mezzo. 
ScoLARi FiLippo — Leltera critica Intorno alle epi- 

stole latine di Danle liligliieri. 
Sembemm G. B. — Annuario delle scienze chimiche, 

farmaceutiche e medico-Ieofali. 
SociETA AxiEARiA di Bologua — Memoiie, fasc. 4-, 5, 6 

del vol. 2." 



173 

Spettatore ncrsTniALE, giornale di stutlj e nolizie 
di tecnologia, igiene e letteratura, fasc. 6. 

TiPALDO Emilio — Biografia degli italiani illustri 
nelle scienze, lettere ed arti del secolo XVIII.*' 
e de' contemporanei. Vol. 9, fasc. i." 

ToFFOLi LuiGi — NuotI cenni illustrativi intomo gli 
sludj snlla genesl della rabbia canina. 

Lettera sopra i rimedj preservalivi o profilatici 

della rabbia canina. 

Uberti GiuLio — Alcune liriche. 
Villa Antoivio e Gio. B.^ — Catalogo del coleopteri 
della Lombardia. 

Catalogo del raollusclii della Lombardia. 

Zajotti Paride — Discorso sulla letteratura giovanile. 
Buslo in gesso del defunlo cai. Carlo Donegani, Socio 

d' onore — Dono del sig. Pietro Causini. 



I 



I N D I C E 



Sul cangiaraento clella diatesi. Memoria e appen- 
dice del Chirurgo Antonio Sandri, Socio 
d' onore Pag. 6 

Delia malattia del grano turco, delta il verde- 
rame, e de'' suoi mali effeltl sulF nomo e 
sugli aniniali. Memoria del dott. Lodovico 
Balardini, /. R. Medico di Delegazione, 
Socio attivo » 22 

Prospelto medico - statistlco dei pazzi d'ambi i 
sessi curati nei mauicomj di Brescia durante 
il biennio 1842-43, del dott. Francesco 
Girelli, Socio attii'o « 3i 

Suirinfanlicidio. Ricerche del dott. Bartolomeo 

Pastelli » 38 

Cenni sulla migliare. Del dott. Paolo Codl- 
gnola ?' 5o 

Di alcune maniere d'ammorbare del nervo gran- 
simpatico. Memoria del dottore Pietro 
Ferrari ?5 54 

Storia di vuia emorra£ria addominale successa 

^ nel periodo algido di febbre perniciosa in 
donna creduta gravida da sette mesi. Del 
dott. Paolo Fiorani »> 55 



176 

Prospetto delle prlncipali malaltie curate nella 
infermeria femmlnile degli spedali civ'ill di 
Brescia nel blmestre di geiinajo e febbrajo 
1845 — Altro pel bimestre di marzo ed 
aprile dello stesso anno. Del dott. Pieti-o 
Mottini Pag. 56 

Sulla concordanza bolanico-entomologica nella 
distribuzione geogi*afica rispetto alia Lom- 
bardla. Memoria del dvtt. Paolo Lanfossi, 
Socio d' onore w ^3 

Notizie spettanti alia storia di alcune motacille 

e di alcune emberize. Dello stesso . " 76 

Sul principio formale della \ita. Ragionamenlo 
secoudo deir ah. Francesco Riccobelll, iSo- 
cio attii>o "99 

Della riforma delle carceri \olula dalla morale, 
dalla politica e dairigiene. Capo i.*' e 2.°, 
del dott. Luigi Fornasini, Socio d'onore w 107 

Osservazioni sopra una Memoria del Prof. An- 
tonioPerego intitolata Nuo^'e esperienze elet- 
triche. Del nob. dott. Paolo Gorno, Socio 
atti^o " 1 1 3 

Sopra un libro delFingegnere Luigi Saccaido 
spptlante alia malattia del calcino nei baclu 
da seta. Relazione delV aw. Giambatlista 
Vas^ni. Socio attii'o w iio 

Sulle traplantagioni nolle limoniere. Memoria 

del dott. Antonio Rodolfi, Socio d'onoie m 117 

Nuovo metodo per la litogiafia. Memoria del 

chirurcjo iVntonio Sandri, Socio d'onore m 119 



Sulla ulllila ell una scuola teorico-prallca di Gsi- 

co-meccanlca. Memoria di Baitoloineo Laf- 

franchi, Uditore P^'g- ^"^^ 

Brescia lolta al Visconti. Poema del dott. Et- 

tore Qiuiianla, Cautl I." e II.° , , , « laS 
La plaiuira lombarcla conquistata dai Galli. Me- 

moi ia del sly. Gabiiele Rosa, Socio d'onore •>•> i 26 
Stiidj sloricl sul secolo XIII. Del suj. Costanzo 

P'ciiaii ■>' i35 

Suiraiillcliila dclla liiii,aia itallana e de'suoi dia- 

lelti. Mt'iiioiia del pi of. Giuseppe Picci, 

Socio d' onore w i38 

Nola ad alciuie osservazioni iulorno ai nuovi 

stud] su Dante. Dello stesso . . . . m i/|0 
Delia -vita e delle opera di Giuseppe Piazzl. Ai- 

licolo blografico-critico del nob. bar. Ca- 

millo Uj^oni, Socio attivo ....■» ivi 
Kt'croIo<;la di Rarlolomeo Signorcinl. Del dolt. 

Antonio St hi vardi, iSocio af^A'o . . . " i47 
Necroloj^la di Gio. Zanledeschi. Dello slesso " ivi 
Meniorie della \ila e de<^di studj di Carlo Buc- 

cio. Del dott. Giacomo Uberti, Socio atti^'o •>•> 149 
Alcune INecrologle, Del Segrelaiio . . " i5o 

Pubblica esposizione 55 i53 

Elenco dei libri ed allri oggetli pervenuli in 

dono alFAteneo nelFanno i845 (*) . ?> i63 



(') Le session! tlella Censura spettanti allc aggiudicazioni 
flc" premj per I' anno 18'i3 si trovano in fine del volume 
con quelle che speLluno al 1846. 

12 



ANNO M.DCCC.XUVT. 



Series juncluraquc. 

IIOH. 



SCIENZE E LETTERE 



I. JL/overe d'ufficio e carlta di collega, ill clt- 
tadino, e dlro anclie d'amico, m'imilano a dar 
funesto principio alia presente relazlone comniemo- 
rando il Irapasso tutlora, puo dirsi, recKiite d' uu 
egrecrio cultore delFarti, d'un candido amator d«;l 
sapere, Alessandro Sala, chiaro e perduto ornamento 
di quest' accademia e della atta nostra. Non e iii- 
solila cosa P incomlnciar nel compianto del defunti 
fialelli quest! annual! rapporti, avendone dato io 
medeslmo altre Tolte I'esempio e nella mancanza 
deirottirao Tosl, altro spento decoro d! quest© pa- 
trio Istituto, ed in quella di Antonio Sabatti, ve- 
neranda memoria, col quale se il Sala non ebbe 
coniune !1 caduco splendore de' titoli, uon gl! fu 
secondo in un alUo plu rare e solido \anto, 1' in- 



l82 

colpabilila della \'ita, condotta nelPossenanza del 
giuslo, ut41o studio del l)ello, nel fido consoizio 
del liljii e nel salutare rldotto della pace dome- 
sllca. Ma questa \oIta a do fare mi porta natu- 
ralniente 11 so^'getto medeslmo del preseule raggua- 
gilo, trovandosl fra le produzloni accademlche di 
(juest'aniio un tiibuto d'affetto e d'encomlo reso 
alia buona meniorla del Sala dal nostro operoso 
cousoclo aw. Paganl, spettabile e zelante dl lui 
successore a Vice-Preside dl questo coUeglo scleu-» 
liflco. Nato, slccome abblamo dal sue enconiiatoi-e, 
da noblll e ogiali parent!, e sceso da magglorl ri-^ 
cordati spveute con gloria nelle patrle cronaclie, 
Alessandro Sala manifesto slno dagli anni puerlli 
un in^enlto Irasporto per Farte della pittura. Ebbe 
in Brescia i primi rudimenti del disegno, continuo 
la sua educazione pllloilca in Bologna e in Flrenze, 
e la perfeziono in un suo \laggio d' Italia fra i 
monumenti di Roma e di Napoli. Uni alio studio 
(It'lla plltura quelli dell' anllquaria e della niinera-y 
logla, ne' quail rlusci non medlocremente versato, 
Trallo Tarte non per lucre o per \agbezza di 
gloria, ma per soddlsfare a se stesso, e per servire 
agll amicl e ai cDnclttadlni. CompUo ad insinua^r 
zione di quest" accademia la Guida di Brescia, illu-r 
stro a petlzione de' presidi della Querinlana ( del 
corpo dc' quali fu membro zelantlsslmo ) la croce 
gemmata, i tre ditticl, T evangeliarlo ed altrl mo- 
numenti custodlti in quella biblioleca: disegno, incise 
e commeuto una collezione de'quadri plii inslgni 



i83 

della nostra citta. rlslaiiro parecchi cllpinti flel nostro 
Bonvicino, gratilico ad amicizie e ronosccnze con 
finiti lavori di rltratto, dono alia cliiesa d'l s. Carlo 
la s. Caterina. tavola a olio, che passa per la nngliore 
delle sue opere. Con qneste benemerenze nelF arli, 
nelle lettere e nel pubhllco, unendo af^li ornamenti 
dell'ingegno le doti piu elette deiranimo. e facendo 
degli stud], unica sua passione. Tunico sropo del- 
rinnocente sua A-ita, nierilo raflezione e la stima 
di tulti i buoni, e lasclo dope se un norae non 
diraenticabile alia patria. 

II. Un'altx-a perdita della nostra cltla, precessa 
in quest' anno medesimo a quella del Sala, e non 
meno degna di licordazione e di compianlo, esercito 
in quest' ufficio pietoso Tespei-ta facondia del nob. 
ab. proC Zambelli^ io voglio dire la perdila della 
contessa Paolina Tosi'-Bergonzi, successa il giorno 
3 apiile, nel quale la morte, aggiungendo al maiito 
di sempre cara ricordanza 1' egregia superslile, con- 
surao il danno comune con nuovo ed ullinio colpo. 
« In questo giorno, diceva il nostro socio, si 
» spense in Brescia una famiglia che era lo speccbio 
y> della cortesia plii squisita, un raro ornamento 
n della nostra patria, V amore di tutti i piu colli 
» e ragguardevoli cittadini. Si cbiuse in perpetuo 
" una casa che era veramente il domicilio delle belle 
" arti, I'esempio del buon gusto e della eleganza, ove 
" non meno de'capolavori che \i eran disposti, da- 
" vano maraviglioso diletto le ospitali accoglienze 
» che vi trovavano loraslleii ed amici. Si disperse 



i84 

5? per senipre una raunanzu di persone slimablli e 
95 degue, e una rou\ersazlone d'amici, clie Vi tio- 
» vavano un utile sollievo alle occupazioni della 
M gioraafa , una ricreazione Istruttiva, un' occaslone 
» di piarevoli dispute e di uffici benevoli e cor- 
?? tesi. Tante peidite ci reco in una sola volta 
w la moite della contessa Paolina Tosi, la cpiale 
w percio fu sentlla come danno di molti e come 
» disavventura comune n. Da questo I'encomiatore 
entrando nei paiiicolari del soirgetto, toccata la no- 
bilta de" natali della illustre defunta, parla della 
educazione squisita cli'ella ebbe nel coUegio delle 
Orsoline di Parma, sua patrla, quasi appena uscita 
dal quale, passu alle nozze col conte Paolo Tosi, 
e divenne nostra conciltadina. E mostrato come, 
per Sana e fondata coltura di spirito, per bonta 
sincera di cuore e per genlilezza e soa\ita di co- 
stumi, nelle nuove sue condizloni di sposa ella to- 
sto si facesse uotabile fia le nostre piii spettabili 
dame, egli osserva a propnsito cbo quanlo e raro 
clie la educazione delle nobili giorinette si TPsrga 
baslarc alTacquislo di laiita isLruzione, senno e \irlu 
(lie s'addira alle prove a cui poscia le cliiama lo 
stato matrimoniale, altrettanto e ad ascriversi a lode* 
di lei lutta propria T essersi formata all' omamento 
deir intellelto, alia dignita e disiuToltura dei modi, 
alle mascbie \irlu delFanimo, per modo cbe clo 
tulto apparisse effetto spontaneo di jiropria^enersfia. 
Della eccellenle e virluosa sua indole tlie prova i 
sopratullo la Tosi nelle relazioni domestiche, niuna ■ 



i85 
piii di lei essendo slala rispeltosa e somniessa ai 
suoceri, beuieua e pazienle coi sei\i, uou grave 
ai dipendeuti, e lutti a\eiulo vodulo e speiiuiea- 
tato com'ella vivesse col iiiaritu, e come fosse cou- 
corde e docilissima a' suoi voleii, e con qual con- 
fidenza e disinteresse gli facesse abbandono del 
suo noa piccolo patiinionlo, e con quale aidore, 
anzi entusiasmo ne parlecipasse i gusti, le opljuonl, 
le consuetudini, e onorasse, lui niorto, la sua me- 
moiia. Se non die avendole, con infinllo e per- 
petuo suo rammarico, la natuia negato U bene 
della lualernita, e con cio trovandosi sclolla dal 
piu grave e importaute degli obbllglii conjugali, 
6 dagli allii piu mluuli e leggeri assolvendola le 
condizioni acriatissime di sua fauiiirlia, ella trovossi 

c c - 

in istalo, per non dire in necessita, di far prin- 
cipale sua occupazione quella die nelle donne 
-\onebbe esser sempre accessoria e secondaria, cioe 
a dire lo studio. Ma di cio, secondo clie tlice 
il nostro socio « ebbe scusa onorevolissiiiia non 
55 pure nella nobilla dell' iii<::e<rno, die non poteva 
v> appagarsl di vanita fenimiuili, ue dinulili pouipe 
" e superbie, ma piu ne'progressi ch'ella vi fece 
" di belle coErnizioni, di elelto guslo nelle letlere e 
" nelle arti. e quel clie e piu, di supienza >?. Al die 
avendola soccoisa, oltre la scelta ed il metodo delle 
letture e la varia e squislta dottriua del marilo ed 
i ^iaggi falti in sua corapaguia nelle citU'i princi- 
pali d' Italia, auclie I'usare delle dolte persone alia 
eletla conversazione die tutto glorno era a[)erta 



i86 

in sua casa , entra V autore a parlare di questo 
circolo in cui raccoglievasi il fiore della citta, e 
della parte eke -vi avea la contessa qual auiraa e 
centro. A qiiesto noblle e fiorito convegno furono 
carlo altrattiva e I'iusigne raccolta di tele, di stam- 
pe, di marrai, di disegni, d'aaredi bellissimi oad' era 
adorna per ogni stanza la casa in cui si teneva, 
e la eortese ospltalita e gentilezza infinita de' pa- 
droni complaceiitlssimi^ « eppure, soggiunge Fen- 
55 comiatore, da questa slngolare e continua urbanita 
» verso gli altri, die fu comune ai due sposi, ar- 
» gomentare die pari fosse fra loro la corrispon- 
n den^a e la scanibievole felicita, non saiebbe in- 
55 duzione legiltlnia, come non lo e dalF apparenza 
55 alia realta, dall' officiosita all'amore.^ e dagli agi, 
55 dalla niollezza e dalla niagnifzcenza alia beatilu- 
55 dine della \ita. Questa nel niarltale consorzio non 
» e frutlo die dell' amorevolezza costante, de' piu 
55 assidui e dellcali riguardi e di tal proposito di 
55 osservarli die non va mai dis<riunto da jrenerosita 
55 e da virlii. Ora di questa uobile scaiiibievolezza 
5» de'conti Tosi tutli die usarono in quella fami- 
55 glia furono consapevoli e testiinouj, e quanto 
55 fossero vlcendevoli da. essi le amorose soUecitu- 
55 diui, la brama di gralificarsi, I'assistenza e i 
55 conforti nolle inferniila e nelle afflizioni^ e quanto 
55 nella inutua lenerezza trovasseio compenso ad al- 
55 tre dolcezze clic il ciclo avea loro negato, e alle 
55 domesticlie disawenlure 55. Rimasta priva in poco 
d' anui di tulli i suoi congiunli, la contessa Tosi 



187 

concentio ogni suo afielto ncl solo marllo;, ma J(^- 
slinata a sopravvivere a tulti i suoi carl, le tocco 
■vederselo spirare a fianco nella notte del 5 gen- 
najo 1842, pieda di leplicati assalli ai precordi, 
clie ne aveano uiano mano disfatto la robusta salule. 
Qual fosse 1' efTelto di tal colpo In quell' auima 
estremameiite dellcata e sensibile, qual fosse dope 
tanta svenluia la condlzione de' rimanentl suoi i^iorni, 
Don si puo megllo iie con piu verita espriiner^ 
che GoUe parole delfautore. « La Tosi, egli dice, 
M dope queir inuuenso dolore non ebbe piu nulla 
55 clie le reudesse desidevabile e accetta la \lta. La 
M sua solitudine le ])arYe sempre desolala e insop- 
55 portabile^ la liberla dj peso e d' increscimenlo^ 
» le riccbezze un sopraccarico d' Injbarazzi e di noje^ 
M la presenza del marltp in quella casa piii risplen- 
» deva per lei col non Vessere^ ogni parte di essa 
wcVegli avea ricoperto di si preziosi ornamentj, 
•» le figuraya al pensiero la mano che gli di- 
w spose e la finezza di clii si studiaya di commen- 
» tarne le piu riposte bellezze. Ogni ragiona- 
» mento clie si niettesse suUe lodi e suUa vita del 
w marito le svegliava il pianlo^ alle sue lettere eria 
w ordinario tema parlar di liii p raccomandarlo agli 
» anilci con tale delicatezza d'affetto e di st^e che 
» commoTeTa fmo alle lagrime w. E qui egli entra 
a dlstinguere come ne' quattro annl cli' ella gli so- 
prawisse non fossero le sue cure ad altro rivolte 
che ad onorare la memoiia di lui, ad adempiere, 
a contlnuare le sue dlsposizioni, ad inlerpretare Ip 



i88 

sue \'olouta, sia coll' erigei'gll ad opei-a di celebre 
scalpello un niagnifico mouumento piesso la parete 
del sepolcro domeslico, sla coll' iucombere ella stessa 
alia esecuzlone delle pubbliclie e private beneficenze 
da lui per annul legati disposle, colFagglunger del 
proprio al dono da lui fatto alia patiia delP insigne 
sua galleria, libil, manoscritli, niedaglie, marmi, di- 
pinti, non compresi iu quel magnifico legato, col 
lasciare per teslamento al Comune il palazzo che 
serba quell' arapla raccolta, conYertendolo d' ablta- 
zione prhata in uso di museo pubbllco d'arll, sia 
finalmente col disporre di tutta la molta parte in 
lei ricaduta del palrimonio Tosl, a favore dei ni- 
poti di lui, e col porre per condizione agli eredi 
conll Zucclieri di Parma di unire il cognome Tosi 
col loro proprio. Con clie si conduce all' estremo 
termine del Aivere di lei, e a pari a r della raorle, 
oil' ella incontro coUa coslanza, I'assegnazlone e fi- 
ducia del giuslo, fia i conforti e i misteri di quella 
religione clie formo la miglior parte della sua edu- 
cazione e il piu caro studio della sua glovontu, in 
cui ella piuiiico sentimenti e costuini, e di cui s\ 
nobilmente e si volentieri raglonava e sentiva. w Fino 
w negli ultimi giorni, egli conclilude, non ToUe 
55 risparmiarsi la dolcezza di vedere gli amici die 
?5 rallegravano la sua casa; e se la -violenza del 
n uiorbo clie la rapi le tolse d'aver Ticini i piu 
55 cari e pregiati de' suoi congiunli, certo ella 
S5 non manco di cuori amorosi che si aflannarono 
5? del suo pericolo , clie si compianscro della sua 



t89 

>5 perclila , che aggiunsero il suffragio delle lovo 
» preci alle sue esequie, die visitarono il suo se- 
j» polcro. A me medesimo incresce staccarmi da 
» qnesle lodi e da questa preziosa memoria-, ma 
» essa e di quelle die si ripongono nel sacraiio 
» deiranima, e yi rlmangono venerate e incancel- 
M labili 55. 

III. IV. D'un allro eucomio dovrel qui far cenno, 
cioe di quello di Giovita Scahini, deltato dal suo 
nobile amico e compagno di yita slg. Filippo Ugoni. 
Ma di questo ingegno dislinto e purgato scvittore, 
troppo presto rapito alle palrie ed ilalidie lettere, 
ayendo io stesso parlato ndrarlicolo suo necrolo- 
gico, die sta fra le serie del defunli academid 
stanipata negli alti di questo Aleneo per I'anno iB44-) 
ed ayendo do fafto sulle informazioni ottenute dal- 
I'amidzla dell'autore medesimo dell' eucomio, io mi 
permettero, per istudlo di brevlta, di rilerirmi a 
queir arlicolo *, e passero invece ad un' altra pro- 
duzione dello stesso sig. Ugoni, o per meglio dire 
ad un satrslo d'altro mafrsrior suo lavoro, destlnato 

CD CO ' 

a raccogllere le sue rimembranze e impressioni spet- 
tanti alle fisldie, morali e ciyili condizioni de'yari 
stati da lui conosduti durante le sue lunghe dl- 
raore in estranee contrade^ saggio di'ei produsse 
in quest' anno, dandoci il primo articolo della de- 
scrlzlone della Svizzera, die tratta la geografia fislca 
del paese, e promettendoci il rimanente, che ne 
descriye le condizioni raorall, ciyili, religiose e let- 

* Vedi Cominenlari deirAteneo per T anno i844- 



igo 

terarie. Premessi alcimi cenni generici sulla deno- 
minazione, situazlone, coiiGnl e superficle della pro- 
■vincia elvelica, entra Taulore nel parlicolaie de'sin- 
goli oggettl clie speltano alle geografico-fisiclie sue 
condlzioni, incominciando dalle montagne, ch'egli 
classifica in quattro principali catene, tie dal lato 
meridiouale, il plu ele\ato e il piu steiile dt-l paese, 
die sono le calene delle Alpi, ed una dalla parte 
nordica, clie e quella del Giura. Di tutte queste 
catene la plu alia, la piu elevala e quella del nionte 
Rosa, nel Vallese, cosi denominato, a quanto pre- 
lendesi, dal rosso colore clie prendono al levarsi 
e al Iramonto del sole le nove sue guglie, la piii 
alia delle quali si eleva a 14220 pledi. A quesla 
catena appartiene il Camoglieo, la piu sublime fra 
le montagne svizzere, dalla cima del quale lo sguardo 
si stende per uno sterminato orlzzonte dal monti 
d'onde scende la Dora fino a quelli ov'lia origlne 
I'Adige, cioe a dire per tutto Taroo delFAlpl elve- 
tlclie da mezzoglorno. Oltre al Caniogheo disllnf^ue 
Tautore fra questa catena il s. Salvatorc, il Gene- 
roso, bei moull tlclnesl, ed il Juller, allraverso al 
quale passa la slrada clie mette dairOberlialbsteiner 
neir Engaddlna superiore. Essa catena e per la 
masslma parte formata di granlto, gneiss, seenite, 
poco porfido e allre roccle prlmlllve;^ ma le sue 
appendlci sono di seconda e terza fVaniaziiiue. La 
seconda catena si stende dal Yallese Inlerlore fin 
entro al paese del Grigioni. Incoralucia cui Dlab- 
lerest, nionli calcarei sclslo-arglUosl e arenarj, cosi 



»9i 
cliiamati per la ro\ina die in varl tempi menarono, e 
meiiano tuttora talvolta, le frane de'loro cocuzzoli 
sui cainjii e ■vlllagorl soltoposti, al liquefarsl dalle nevi. 
Ad orieiite del Diablerets Iroviauio la Gemmi, sel- 
vaggia e ripldissima montagna, e in alcun luogo sor- 
geule a perpendlcolo per piii migliaja di piedl d' al- 
tezza, ma in altri di facile declivio, per le molte gira- 
volte d'nn'otlima \ia su per essa costrutta^ e ad 
oriente della Gemmi sorge sovrana fra i monli del 
Bernese la Jungfrau ( pulzella ), cosl delta per Tam- 
nianto ond' e s«mpre veslita di Candida neve. II Faul- 
liorn all'estremo settentrione di questa catena, dal 
quale di verso nord-est la vista si stende fino alia 
Selva nera, e dall'altre parti si spazia fra i gliiacciaj 
bernesi clie tutto lo circondano^ il Grlmzel al sud-est 
del Faulhorn, colla sua singolare Valletta tutta cinta 
e lastricata di orride e affatlo sterili rupi d'un nero 
granito^ il Martinslocli ( foro di s. Martino ) nel can- 
tone di Glaroua, atlraverso il quale non manda il 
sole i suoi yaqs-i die per sei giorni dell' anno ne' due 

Co r o 

equinozi, sono gli altri monti particolarmente indicali 
dall'autore fra quelli di questa catena. Ndla terza ca- 
tena troviamo il monte Pilato, in riva al lago di Lu- 
cerna, detto dagli antidii riions fraclus a cagione 
ddle molte sue guglie, spaccalure e insellamenti, de- 
nomlnato dipoi Pileatus, e successivamente PilatuSy 
aggettivo die scamLiato dal Tolgo nel sostantivo del 
prefetto romano di tal nome, diede origine a super- 
sUzioni e leggende popolan riferite dall'autore, die 
per brevita tralasciamo, nionte a cui prestano d'al- 



192 

tronde caratlere singolare e nieraAir^lloso e la quallta 
de'snoi abitatori, d'origiue diveisa da qiiella desfli 
altri Lucernes!, e forse prnveniente da Romanl cola 
sottrattisi all'invasione de'liarbari, e lo stiano orrore 
del suo aspetto, massime c|iiaudo lo oscurano 1 tem- 
porali, o il cielo lo rischiara di certa magica luce, e 
le sue molte caverne ed un eco clie vi si troTa, 11 piu 
meraviglioso del niondo. Opposto al Pilato. sulla 
sponda orientale del lago di Lucerna, tiOTasi il Riglii, 
o Rigl-5 amenissirna montagua, decorata di questo no- 
me, cbe vale regiva montium, per !a deliriosa sua 
vetla, vestita di bellissima praterla, pascolata da 3ooo 
giovenche. e tramezzata da \agbi cespugll e da rose 
dell' Alpi, sulla quale concorrono da ogni contrada 
luibe di ylsitatoi'i per godervl T aspetto delPAlpl in 
tutta la loro maesla, e la scena de'gliiacciaj, delle 
coUine, di lagbi, di fiunii. <li lilta, mirabile sopra 
tnlto alia levata e al trannnto del sole. E vicino al 
Riiri e il Rossber<r, cbe dalFautore cl vien rioordato 
per la tremenda sua frana del i 806. da cui resto se- 
polto Goldau, con Ire altri villatrgi, colniata la parte 
occidentale del lajio di Laurz, enipita di terra e mass!, 
anzi di nuo\e coUine e stagni formatisi, I'intiera Talle, 
morti 457 uomini, e quasi altrettanti aniinall, con 
danno di presso a quattro milioni di franclil. La 
cpiarta catena, cioe quella del Giura, comincla al con- 
fine franco-savojardo. all'occidente di Ginevra, e con- 
tinua fino al cantone Bernese: di la precede a Sclaf- 
ftisa, e si perde in Gerniania, dopo aver descrltto 
un'enorme niezzaluna. II Reoulet di piedi S^oo d'al- 



lezza, la Dole nel cantoiie di Vaud, dalla ciii cima, 
clie sale fino a 5i^o piedi, si <:fode della pin bclla 
\ista deiropposto Monte-bianco e di quella delTAIpl 
settenUionali dal s. Gollardo sino ai monti del Del- 
fmato, e da ultimo la Weissenstein sono le principal! 
niontajjne del Giura. Questa catena forma una delle 
qiiatU'o specie di terreni sedimentosi. e secondo Beau- 
mont e la sola di tal mole che consti di sedimenti. 
La sua natura e calcare: i suoi strati s'awicendano 
fra I'arplla e la marna, con Interposti elementi mo- 
slranti la loro recente formazione. Sono una curio- 
slta geologica del Giura gli enormi macisfni di jjneis 
e fi^ranito, appartenenti alle opposte "valli, die Iro- 
\ansi sulle sue pendici, de" rpiali i piii grossl, che 
sono di loo, looo e fino So.ooo piedi cubici. sem- 
brano essere stali staccati dal Grimsel clie sta di con- 
tro. Come abbiano si enormi massi pofuto fare un si 
Inngo Ti;r^£fio, malgrado le i])otesl cbe se ne sono 
fatte, e luttora un mistero. Sul Giura, forniata com' e 
questa catena di calce di seconda formazione, si tro- 
vano molte caverne, e molto piii vaste di quelle del- 
I'Alpi. La piii famosa e quella della "valle di Joux, -vi- 
cina al lasjhetto di rpiesto nome, cliiamata la chaudiii-e 
d'enfer. La catena del Giura viene unlta coUe tre pre- 
cedenti dal Jorat. clie e pur esso una catena di monti 
inferiori, il piii alto de' quali, la Dent de jaman, nou 
sale oltre i 45^0 piedi. La natura del Jorat e la pie- 
tra arenaria, con pezzi di granito e di gneis sparsa- 
mente frammislivi. 

Dalle montagne procede I'autoi'e a parlare del cli- 

i3 



»94 

ma, del \enli, ilei fiumi, le cui diiezloiii e condizioni 
da quelle appunto delle montapjne princijialmente di- 
pendono. Essendo la Svlzzera pressoclie apeita ai 
freddi del setlentrione, e le nevose cime die la 
cliludono al mezzogiovno i*alTreddando i caldl Teutl 
d' Ilalla clie sopra \i passano, il clima \i e ligldo com- 
parativamente alia latitudine del paese. Wondimeno 
da un luogo all" altro e tanto "vario, die "vl trovi le 
meteore e le produzioni del polo unite a quelle delle 
plii infuocate contrade d' Italia^ il die provlene dalla 
grande varieta delle alture e dalle molte \alli die 
corrono in piii sensi. Quasi ogni cantone svizzero e 
sottoposto a quesfo o a quel \enlo di nonie e natura 
diversi. Ginevra e doniinata dalla b/'se noire, \iolenlo 
e fieddo aqulloue, die aggliiaccia le \ene andie nella 
buona stagione, rovescia i camini, sconvolge tutlo il 
lago per nove interi giorni. I cantoni d'Uri, di Gla- 
rona ed altri sono sog^elti al Folin, o Favonio, il piii 
tevribile e insieme il piii benefico vento della Sviz- 
zera. Sbarbica gli alberi, sdiianta i iiiadgni, atlerra le 
case, e rende estreniauiente affannoso il respiro. Ma 
d'allra parte, essendo connesso al sdrocco, initiga il 
fieddo d< gli alti nionti, spira benefico ndla pianura, 
anticipando talvolta la pi-imavera, e sciogliendo jiiii 
nevi in 2^ ore die non fa il sole in otto giorni. 

Nessuna terra dEuropa, rispetto alia propria esten- 
slone, lia tante acque quanto la Svizzera. Scendono 
da" suoi monti nilgliaia di fiuuii e torrenti, die tutti 
prima d'uscire da" suoi confini si rlducono nei qualtro 
principali, Reno, llodano, Ticino ed Inn, die per 



quattro bacini o vallate, per un cammino che U no- 
stro socio descrive per mlnuto, e che nol per brevlli 
tralasclamo, si scaricano Immediatamenle o medlala- 
mente nel mare del IVord, nel Medilerraneo, nel- 
I'Adriatico, nel mar Nero, dai quail marl T aulore 
denomina 1 detti Laclul. 

Torna egll poscla in sul discorso delle montagne, 
per parlarcl delle cime della Svizzera perpetuamente 
ne\ose, de' ghlacciaj, delle yalanglie, delle casrate, 
degll Insellamenti, o passaggl, e delle gradazloni delle 
Alpi. Tutte le Alpl contano circa clnquecento cime 
nevose, ed oggldi nella Svizzera sono tali tutte quelle 
che oltrepassano gli 8000, o tutl'al piu gli 8200 
piedi di elevazione: ma in altri tempi pareccliie di 
queste cime non furouo tali, ma pascolive^ il che po- 
trebbe servire di qualche fondamenlo al sistema del 
successive raffreddarsi della terra. 

Del pari che 11 nuraero di queste cime, quelle an- 
cora de' ghlacclaj, che in certi appositi sili di queste 
medesime altezze si formano, si trova aumentato da 
quello che era per I'addietro, e va tuttora aumen- 
tando. Ne fanno essl cio solo nel nvmiero, ma ben 
anco nel volume, ne cessano di scendere sempre plii 
bassi. La loro discesa giu per la valle succede ordl- 
nariamente in primavera, pel liquefarsi del lembo in- 
feriore del ghlacclaj che lo sosteneva qual arglne, e 
delle superficie laterali e inferiori die teneano la 
massa aderente alle pareti e al letto della valle, pel 
naturale decllvio del suolo, per la splnta continua 
che 11 ghiaccio Inferiore rlceve dal super i ore, pel peso 



196 

della neve die \enga a cadervi sopra daH'alto. Al 
rovlnare del gliiaccio, clie avviene con rumore tre- 
mendo, schlzza I'acqua raccliiusa nelle \aste sue spac- 
calure, sallando suUe plu alte roccie^ le prime spac- 
cature si cluudono, e se ne formano delle nuove: i 
Ironclii degli alberl ed 1 maeigni \engono spinti e 
frantumati contro le rupl. In poclii secondl 11 glilac- 
clajo dl rovina In rovina si trova dlsceso suUa uber- 
losa planura de'campl. A seconda del pendio della 
valle in cul cadono i glilacciaj sono taholta quasi 
piani, e 11 piii spesso in declivlo^ e siccome le \alan- 
ghe die \1 cadono al lall mi foiiuano cumuli e pro- 
nilnenze a lluee ciu've e ondulanli, cosi ollrono essl 
talora rimmaglue d' un mare in burrasca die sla 
stalo ad vui trallo ru[)[)reso dal freddo. La loro su- 
perficle e iutenoUa qua e la da pllaslri, da punle o 
dentl, come 11 chiamano, d" un gliiaccio duiissirao 
quauto la pielra. sormonlali da grossi macigni, foise 
oiiginariamente cola Irasportati dalle \alanghe cadute 
dalle alture sopraslauti. Di frante roccie e macigni 
si trovano sparsi quasi lulli 1 gliiacciaj nelle strelte 
valli, e ordinariajneute quel franluml sono a poco a 
poco ligeltali \erso 1 lati di essl glilacciaj, o alia in- 
feriore eslremita, dove foi"mano enorral muraglie, alte 
spesso plu dl 100 pledi, che vengono delle 3Iorene. 
Servono 1 glilacciaj ad allmento del fiumi, masslme in 
tempo d' estate, essendoclie in questa stagione al 
piede d'ogni glilacciajo si forma una grande volta, o 
piuttoslo ampllssinia grotta, d"oude esce sempre II 
torrente od 11 fiuiue. ])iancliissimo dapprima per le 



'97 
minutissime parlicelle di cjiiarzo che seco mena, e 
dall'alto di quella grotta trapela contluuo mio stilli- 
cldio, clie sei*\'e ad ingrossarlo. 

Le cascate vengono daira«tore dislinte In due spe- 
cie, cascate di ruscelli e torrentl, e cascate di fiumi. 
Le prime non sono serapre ( quali potrebbe immagi- 
narle elii mai non ne avesse vedule ) un gran getto 
d'acqua non mai interrotto: tali non sono esse che 
in pocbi slli, mentre in altri sembrano larg^li lenzuoli 
continuati dalla cima al fondo, ed in altri masse di 
acqua staccate e succedentesi da Ticino per modo, che 
r occhio non potrebbe cogliere per un solo istante II 
luogo dello staccamento, benche avvenga realmenle. 
Fra queste cascate quella di Reichenbach uella Val- 
letta di Mejringen e la plu famosa^ alia quale vo- 
glionsi aggiungere quella di Giessbach sul lago di 
Brlentz, e quella della Plsseyache nel Valese. Se i 
lorrenti cascano da gi'andi altezze, o da promontorj 
che mollo sporgano dal fiance perpeudicolare del 
monte, sicche Faccpia rimanga Isolata d'ogni intorno, 
Taiia allora parte reggendola,, parte rompendola e In 
ogni sense agitandola, la fa lisolvere in cascata di 
polvere. Celebre fra queste speciali cascate e quella 
della Tallata di Lauterbrunnen, chiamala Staubach, 
che appunto significa ruscello di polvere. Fra le ca- 
scate di fiumi Fautore non ricorda che quella del 
Reno \icino a Sciaffusaf, ma questa e, com'egli dice, 
la cascata per eccellenza, la classica, la piu famosa 
d'Europa, la plu bella forse del mondo. Della cpiale 
riportlamo coUe sue stesse parole la descrizione: 



« Gil Alemanni clie ad ognl porlento della natura 
55 faceano presiedere un Genio, saciificavano anclie al 
M Genio di questa cascata del cavalll^ e \uolsl die i 
» ferrl ti'ovatl nel fessi de'suol scogU altra origine 
w non avessero. A questa cascata non da grandioslta 
jj r altezza, non cadendo essa da plu alto clie da 
55 ottanta pledl. Ma I'lmmensa massa d'acqua dl quel 
55 fiume, che piima di glugnere a Sciaffusa lia gla ral- 
55 lentato 11 suo corse, e che lo rallenta ancora plii 
55 prima di giungcre a Laufen, che e 11 punto del 
55 grande prodigio, quel procedere lento, senza il me- 
55 nomo interromplmento. In silenzlo, come dl un 
55 bene ordinate esercito che si prepara alia battaglla, 
55 e pel ad un tralto 11 sue rovesclarsl dl sopva alia 
55 baize, ai dlrupl e agli scegll che sembravano la po- 
55 sll atlraverso al fiume per Impedlrne 11 progresso, 
55 gll altl tuoul che mandano le Tarie colonne del- 
55 r acqua rotta da quel maclgni, 11 lerremoto, lo stre- 
55 pile che ognl altro -vlnce ed assorda e che dal bol- 
55 lente baratro si estende lontano glii pel Reno, 
55 r acqua che rlsolta in Ischluma d' un' abbagllante 
55 bianchezza, non plu acqua, ma quasi un candido 
55 ghlacclo dlrestl, discendente per la "valle, 11 vapore 
55 che si eleva tult'all'lotomo, e stende un leggero 
55 velo suUe paretl de' monti soTrastantl e sui torrloni 
55 del castello dl Laufen, poslo ben trecento pledl a 
55 perpendicelo sopra la cascata, slcche lo direst! la 
55 maglone del suo Genio, i vaghi arcobalenl che ogni 
55 dove si veggono formarsi e sparire ora nel vapore, 
55 era sul fiume ed ora sulla sponda, questl eflfetti 



'99 
T, sono qiielli clie le hanno dato fama su d' ogni al- 
^5 tra, su qiiella stessa di Niagara w. 

Le \alanshe sono, come tutti sanno, formate da 
enorml qiiantlta di neve die preciplta dall'alte mon- 
tagne. Ma se ne distinguono di piii sorta^ Tcntose, di 
polvere, di terreno, di ghlaccio. La \alanga ventosa 
si dice aver luogo allorclie essendo le alture de'monti 
coperte di neve recente, riuscendo i ventl a staccarne 
dei fiocchi, questi si rotolano lunghesso il pendio, av- 
volgendo nel lore corso altra neve, e seco traendola 
In mostruosi ammassi giii pel monte con devastazione 
di tutto clie incontrano. Allorclie una qualclie gran 
massa di fresca e morbida neve si stacca ad iin tratto 
da un alto pendio, e cadendo, a caglone della poca 
aderenza delle sue niolecole, si polverizza, in questo 
caso si foiTna la valanga delta di polvere. Queste va- 
langlie, clie avvengono specialmente d'inverno, non 
sono molto pencolose, poiclie coloro die vi riman- 
gono sotto sepolti, se lianno la presenza di spirito 
di tenersi in moto continuo per non assiderare fin- 
che giunga I'ajuto, si salvano^ dacche quella neve 
soffice contiene aria bastante perclie I'uomo vi possa 
respirare, e Talito unito al calore della traspirazione, 
die diviene abbondante per la falica del moversi, 
contribuisce efficacemente a liquefare la neve circo- 
stante. Le valaughe di terreno, cosi dette dallo sdruc- 
ciolar ch'elle fanno sul suolo seco traendo una grande 
quantita di teniccio. hanno luogo in piimavera e in 
autunno, per lo sciogliersi dello strato di neve in Im- 
mediato contatto col terreno, e sono le piii frecjuenti, 



20O 

come anco le plit disastrose, perocche avveugono dopo 
il ne\icare di piii uiesi e raccumulaisi dl molte ne\i. 
Avviene taholta clie grandi niasse di neve si spor- 
gano a poco a poco alFinfuori oltre i ciglioni del- 
Terte rupi, e rimaiigauo intiere settimane sospese 
nelFaria, non sostenute da altio clie dalla coesione 
col vesto deirammasso, fondalo tutlora sul monle. 
Debbono allora i \iaggiatori a\er grande avvertenza 
o di mettersi in cammiuo la mattiua per tempo, men- 
Ire le ne\i sono tultoia rapprese dal fi'eddo, o di os- 
servare un profondo sllenzio, staccando perfino i cam- 
panelli dal collo dei loro somieri, alllnche V aria non 
vada ad uitare in quella neve cbe pende Loro sul 
capo come vm coperclilo da sepoltura, oppure in- 
nanzi d"avveuturarsi nel periglioso passo debbono 
sparave armi da fuoco, se si trovano averne, sia per 
far rlsolvere la caduta della valanga, sia per accer- 
tai'si della salda coesione della neve sospesa coUa ri^ 
jnanente. Le valangbe di gbiaccio non portano quasi 
mai danno, pevcbe cadono suUe velle piii subllmi, 
pve, Iranne rintrepido cacciatore di camosci, neSf 
siuio s'arrisclua di salii'e. Hanno luogo allorquando 
gll inmiensi gbiaccioui pendenti dai pronionloij se 
ne staccauo la stale pelle ore merldiane, sdruccio- 
lauo sui pendj di gbiaccio, e vanno a staccame 
degli altri, meuando un fracasso che somlglia a 
quello del fuluilne. Se trovasi sul loro passagglo 
della neve gelata, vedesi allora preclpitare da queUe 
altuie come un ruscello argentino fiancbeggiato da una 
leggerissuna uuvola nevosa, d"assai gradevole aspelto. 



201 

I passaggi. o insellamenli, sono quel Inoghi del- 
I'Alpi, ove la montagna abbassaudosi in iiu seno 
die spesso racchiude pianure di molle nilslla. of- 
fre comunicazione da una all' altra \alle, ed aBcIie 
da uno in altro sfato. Trentasei se ne contano 
in tulte I'-Upi, ele\ati dai ^-!\o ai 10280 piodi^ 
fra i quail i famosl della Spluga, del s, Ber- 
nardo, del s. Gottardo, del Gran s. Bernardo e 
del Sempioue. Prima del 1801 questi passajr-n 
seryivano solo ai pedoni e alle beslie da soma, e 
non \i si ammiravano ancora le magniiiche e stu^ 
pende strade aperte ai cocclil fra cpie^^li orridi 
scogU. Ma dl queste I'autore tralascia di parlare, 
come di cose da tutti conosclule, restringendosi a\ 
loro Dspizi, dei cp.iall altresi noi taceremo, sicconie 
egualmente famosl. 

Le Alpi, per quanto spetla alle loro produzloni, 
si distinguono in alte, delle quail e fin qui parlato, 
in medle ed in basse. Le Alpi media sono quelle 
che non s'innalzano oltre agll 8 o 9000 piedl, 
restando al di sotto della llnea delle elerne nevi, 
la quale dalla parle raerldlonale comincia all' altezza 
dl 9000 piedl e dalla parte setlentrlonale a quella 
di 8, o nel sitl plii freddl anche dl soli ;ooo. 
SuUe Alpi medle la neve si dlsslpa la state, e non 
le lascia se non qua e la screzlate nel sitl piu 
cmbrosi. Yi si trovano rldentl praterie, sparse di 
belle abltazioni pastoreccle, tanto famose sotto nome 
dl chalets, alle quall salgono i mandi'ianl a pas- 
sarvi la state coUe loro glovenche, che sono tanto 



202 

pregiale in Europa, com' e il cacio clie si trae 
dall' eccellente loro latte. Oltre i pascoU squislti 
pel bestlanie, vi sono ancora erbe aromatiche, de- 
nominate panacea svizzere, dalle quali si estrae 
una bevanda simile ai the, e che invece del tbe 
si suol bevere dalla classe non molto agiata del 
popolo, ed e un ramo di coramercio pei cantonl 
Grigione, di Glarona eJ altri. AU'altezza del- 
I'Alpi medie le api fanno il miglior mele; e seb- 
bene da questa regione sieno scomparsi il camozzo 
e lo stambecco, che "vi erano troppo perseguitafi 
dal cacciatore, \i sono riraaste le marmotte, e la 
state \\ salgono anche gli orsi ed i lupi, benche 
non si cessi di far loro aspra guerra. 

Le AJpi basse stanno comprese nell'altezza dai 
2000 fino ai 4ooo piedi. A quest' altezza si tio- 
•vano gli immensi boschi di pini ed abeti, troppo 
poco rispeltati al presente dagli Svizzeri, che ne 
fanno gran vendita ai foraslieri, senza riguardo al 
provvido officio a cui pareano destinati dalla na- 
tura di servire di frepo e d'ostacolo alle valanghe, 
e agli scoscendimenti prodolti dalle innondazioni. 
I pascoli -vi sono piii ubertosi^ ma I'erba non "vi 
e cosi saporita come plii in alto. Si pigliano a 
quest' altezza francolini e fagiani, e trote e salmoni^ 
incominciano a ■vedersl belle case di pietra e ric- 
chi vlllaggi, e appositi allDerghi per coloro che vo- 
gliono fare la cura dell' aria pura e del siero di 
latte; e ti si trovano altresi raolte sorgenti mine- 
raii e comodi bagni. 



2o3 

Oltre a qiiesta gradazione delle montagne, ve 
n'lia un'altra clie si fa di tutto il suolo svlzzero 
in sette region! a seconda dei -yari prodotti di cia- 
scuna. II suolo i.**, cioe il piii basso, elevato sol- 
tanto dai ^oo ai i^oo piedi dal livello del mare, 
produce formenlo, viti, gelsi, castagne ecc.^ il a.°, 
elevato da i^oo a 2800 non produce ne viti, ne 
gelsi, ma quercie, spelfa e i piii ricchi pascoli;, il 
3.°, elevato ai 4i<^o piedi, produce orzo, segale, 
buoni pascoli, faggi ecc.:^ il (\P,^ a 55oo piedi, non 
altro cbe abeti ed ottimi pascoli;, il 6.*^, a 65 00 
piedi, solo arbusti, eccellenti erbe da pascolo, e 
qualcbe albero ne' sili migliori : a quest' altezza ogni 
casa scompare, eccettuati gli ospizj e un ottimo 
albergo sul Rigi, pei forestieri che xi salgono a 
godere la veduta dell'Alpif, il 7.®, clie sorpassa la 
linea delle ne\i, non allro produce che, appena 
sugli scogli ove non puo fermarsi la neve, alcuni 
pochl vegetabili^ le valli cola divengono ghiacciaj, 
e tutto il suolo non e coperto che di nevi e di 
ghiacci. 

La Svizzera e, dopo la Scandinavia, la parte del 
nostro emisfero magglormente coperta di laghi, con- 
tandone, qual piu qual meno, ogni cantojie, se si 
eccettuino soltanlo Basilea e Sciaffusa. L'autore 
calcola i laghi della Svizzera nel numero di due- 
cento circa fra grandi, mediocri e piccoli, indicando 
siccome principali quelli di Ginevra, di Neufchatel, 
di Morat e di Bienne all' occidente, quelli di Zug, 
di Lucerna, di Thun e di Brientz nel centro, 



204 

quelli di Wallenstatt, dl Zuvigo e dl Coslanza al- 
I'oriente, e per ultimo quello di Lugano e parte 
del Maggiore a mezzodi. Questi laghi principali 
giaciono ad un'altezza dal ^oo fino ai 1800 piedi 
al di sopra del livello del mare^ gli altri sono assal 
piu alti, ti'OvaHdosene ajla elevazione di 5, di 6, 
di yooo piedi, ed anclie maggiore; ma a misura 
die Tanno innalzandosl. perdoao di vastita. Puomio 
lutli i laglii della Svlzzera esser distinti in tre 
classl^ i.^ dl quelli die non ricevon.o in se alcun 
fiume, jie nessuno ne emettono, ma sono forniati 
da acque sorgenti e pluyiali, o dalla fuslone del 
gliiacd e delle neyi^ 2.* dl quelli die, bendie non 
licevano in se nessun fiume, ne emettono uno o 
piu^ 3,' dl quelli die rlcevono ed emettono sia 
iiuo sla plii d' un fiume. Non e a conoscenza del- 
Tautore die la Is\izzera si trovuio laglil die rlce- 
vano, ma non emettano fiumi, benclie di quesla 
sorta di laglii facclano i e^eos^rafi una quarta dasse 
nelle desciizloni general! dfiWa terra. Fra i laghi 
elvetici quelli die, come 11 lago dl Daub suUa Gemml 
e il cosi detto lago morto sul Grimsel ed altri, 
sembrano ricevere plii acqua die non ne emettano, 
conyiene die abblano del segi'eti meati pel quali 
si dlsperda V acqua sovrabbondante, la quale non 
potrebbe allrlmenti nella temperatura della Svlzzera 
esser tutta convertita in vapoie. Quelli al contrario 
clie sembrano emettere piu die non rlce\ano, come 
la niagglor parte de" laglii suUe gioffaje dell'Alpi, 
debbono esser compeus^ti da segi'ete sorgenti. Quelli 



205 

finalniente die senibrano ncevere in se tanla acqua 
quanta ne \ersauo, deesi credere clie anch'essi da 
sec^rete sorgenli vengana compensati deiracc[iia che 
perdono per 1" evaporizzazlone. Yi sono in Isvizzera 
dei laghettl periodici, qual e per esempio quello 
di Haar nel cantone di Zurigo, clie la piii parte 
degli annl sconipare nella primavera, lasciando il 
suo fondo tanto asciutto da poter-visi seminare e 
raccogliere 1* arena prima che I'acqua ritorni nel- 
1' autunno. Ma la maggior parte dei laglii elvellci, 
non altrlinenli clie i fiunii, si eonfiano nella stale 
al liquefarsi dei gliiacci e delle neri, e si abbassano 
al cominciare del freddo. Molti indizj, e partico- 
larmente la configurazione delle valli, le petrifica- 
zioni ed altre traccie dell'azione dell'acqua, indu- 
cono a pensare clie sulle montagne siizzere deb- 
bano in altri tempi essere stati laglii in maggior 
numero, e assai piu Tasti di quelli die ora vi 
sono^ il clie, per cio die spetta alia macrorior \a- 
stita, deve dirsi ancbe dei laghi del piano, ogni 
ragione portando a credere die qiiesti venissero 
ristretti o divisi in due dagli sfasciumi dei monli 
trascinati dai fiumi nel loro mezzo. Alcuni laglii 
serabrano aver ristrette le loro acque per abbassa- 
mento dei loro emissaij, o per qualclie foro for- 
niatosi naturalmente nella loro parte inferiore, a 
quel modo che la foratura artificiale operatasi po- 
clii anni sono dall' ingegnere Sulzberg, procuro Pab- 
bassamento del lago di Lungern nel cantone di 
Unterwalden. Altri laghi souo stati riempiti di ter- 



2o6 

reno nel luogo ove In essl sboccano i fiumi^ come 
avvfenne del lago di Ginevra, clie un tempo si 
eslese fino a Porto Yalais nel cantone del Valese, i 
ed ora n'e distante una mezza lega-, cosi pure deb- ! 
b' essere avvenuto del lago di Morat, die ora di- 
stante plu d' un mezzo niiglio da Avenclies, Aven- i 
ticum, autica metropoli deirElvezia, sembra die i 
in altri tempi fosse contermine alle mura di questa 
cltta, come fanno supporre gli anelli di ferro die 
tuttora in esse rimangono, deslinatl, per quanto pare, 
ad uso di legarvi le barclie. Per tutti i quail in- 
dizi sembra ragionevole il credere die ne' tempi 
irascorsi la quantlta dell'acqua sia stata neUa Sviz- 
zera maggiore cbe non e al presente. 

Da queste generali osservazioni sui laglil entra 
r autore a descrivere partlcolarraente I principally i 
e da questa descrizione, cbe sarebbe troppo lungo j 
per noi il riferire, procede a far cenno del canali, 
osservando die rispetto alia grande quantlta d' acqua 
ond' e dotata la Svizzera, potrebbero questi, con 
vantaggio dell'interno suo conimercio, esser in nu- 
niero ben maggiore die non- sono. II canale della Lint 
cbe conduce le acque di questo flume da Mollis nel 
lago di Wallenstatt, e da questo a quello di Zurigo, fatlo 
costruire iiell' anno 1 8 1 1 sopra proposta e per cura 
del conslgliere Escber per rimediare alle devasta- 
zioni die prima esso fiume nienava tenendo altro 
corso, quello del Kauder scavato ad imilazioue e 
alio stesso scopo del precedente, la canalizzazione 
deirAaie attraverso al paese d' Interlaken e di Vn- 



20^ 

tersee, quella della Regenbach nel cantone di Lu- 
cerna, quella della Glalt nel cantone di Zurigo, 
formano il piccol numero di tutli i canali della 
Svizzera. Un canale di somma importanza, cioe 
quelle di Enti'e-roches, era stato incominciato nel 
secolo scorso, nia \enne poscia inteirotto per mala 
intesa opposizioue falta dalla citta di LassaiTaz, clie 
temette di -veder per esso deserta la sua strada e 
deviati dalle sue osterie i \iaggiatori. Ora si pro- 
pone di prosegulrlo, e se la proposta a\ra, come spe- 
rasi, effetto, questo canale uuira il lago di Ginevra 
con quello di Neufcliatel, clie e quanlo dire il Ro- 
dano col Reno, e per mezzo di questi due fiumi 
il Mediterraneo colF Oceano. 

Ne abbandona I'autore Targomento delle acque 
senza accennare pur anclie le fonti minerali di cui 
la Svizzera abbonda non meno che di laghi e di 
fiumi. Alcune di quesle fonti se non liauno grande 
efficacia, giovano noudiineno per V amenita del silo, 
per I'arla saluberrima e per la copia e varieta dei 
divertimenli. Tall sono le acque blande di Heinricliis- 
bad, i bagni freddi sul Rigi, e altri simili luoglii, 
che yengono frequentali da clii non lia gravi niali 
e desidera passare alcune settimane in dolce ozio 
e fra liete brigate. Altre fonti, quali sono i ma- 
gnifici bagni di Baden e Scliinznach nel cantone 
di Argovia, di Gurnlgel in quello di Berna, ed 
altii, uniscono il doppio vantaggio di esser luoghi 
di dellzia ed insieme di efficace rimedio. In con- 
dizioni diverse si trovano i bagni che non vengono 



208 

frequentatl se non per lualco scopo d'l salute, ed 
alcuni sono sltuatl in luoglil alpeslri ed orriblli, 
come quelli di Pfefters nel cantone di s. Gallo, 
quelli di Flderis iiei Grigioni, e quelli di Loueclie 
nel Valese. Oltre le acque termall si troTano poi 
nella Svizzera alcuni stahilimenti idropalici ad imi- 
tazione di quelle Piiesuitz a Griifenberg. Ve ne 
sono altresi per la euro del siero di latte, de'quali 
alcuni, come quelli di Gays, -yincono in magnifi- 
cenza gli stabilimenti dei bagni. Tutti quest! luoghi 
medicinali sono frequentatlssimi nella buona sta- 
gione:^ dal clie non si de\e indurre che sia poca 
salubrita nel paese, mentre la Svlzzera, da alcune 
malaltie indigene in fuon, quali sono le affezioni 
biliose negli uomini, le alienazioni mentali nelle 
donne, la tenia e il crelinismo, e uno de' paesi 
piii sani d'Euiopa. 

A compiere la geogi'afia fislca della Svizzera i imane 
a pailarsi delle produzioni naturali del suolo. Ma pri- 
ma di passare a questo punto piacqtie all' autore far 
cenno degli abilanti. Tulti gli abitatori della Svizzera 
vensfono da lui dlstinti in due stipiti principal!, il 
Germanico ed il Greco-latino. II primo comprende 
gli Svizzeri tedeschi, che abitano i cautoni di Z*urigo, 
di Lucerna, dUri, di Svitto, d'UnlerTaldo, di Glarona, 
di Zug, d'Appenzell, di s. Gallo, di Turgovia, di Sclal- 
fusa e d'Argoyia, la maggior parte dei cantoni di Berna 
e di Basilea, una parte cousiderevolc dei contorni di 
Soletta di Friburgo, del \alese, e il comune di Bosco 
nel Ticino^ tutti i quali Svizzeri tedeschi forniano 



209 

quasi i4 ventesimi della popolazione totale del 
j)aese, e parlauo 35 dialelli principal!, composti 

I d'esprissimi suoui e di parole durissime a pro- 
nunciarsi. Alio stiplte ereco-latino appartencfono 
gli Svizzeri fraiicesi, abllaiili i contornl di Neiifchatel 

j e;_di Ginevra, cpiasi tntto quello di Vaud. una 
parte dei cantoui di Soletla, di Friburgo e del 
^ alese, i paesi del Giura appartenenli a Ba- 
silea ed a Berna. Forraano iin poco piu di cpiatlro 
\entesimi della futale popolazione Svizzera, e par- 
lano 'i5 dialetli. Gil italiani sono assai meno 
nunierosi: occupauo 11 cantone Ticino , qualche 
Taliata del Grigloul e qualclie localita del Yalese^ 
parlauo due dialetti clie si accostauo alia Iniona 
lingua assal piii di quelli clie si parlano In tulta 
la Lombardia e nel Pleinonte, I Romanscl, o Reli, 
sono in minor uumero ancora. Si trovano sola- 
menle lungo 11 Pieno uellOberland Grigione e nella 
Eugaddlna, e parlano tre dialetti. In Argovia tI 
sono due borgale, cioe quelle di Eudingen e di 
Langnau, popolale da 2100 Ebrei, cola stanzlati 
dalla meta del secolo XYII, professando la loro 
rellglone, ma obbliijati a non cangiar dimora. Sono 
genie sprezzata ed invisa: pri\i dei diritti civili, e 
solo \iventi di usui'a e di frode. Oltre agli Ebrei, 
altra classe di gente ancora piii abbietta, priva an- 
ch'essa di diritti civili, ed in parte ancbe di do- 
micllio, viye o disseminata nei cantoni d'Argovla e 
di Vaud, o senza stabile dimora in nessun cantone, 
gente di orlgine straniera o di nascita illegittlma, 

14 



210 

composla di bassl glornalievi e manifattiirleri, di 
piccoll riTenditori girovaghl, di accatloni, dl ma- 
riuoli. Computati tutti quesli element!, la popola- 
zlone Svizzera ammonia a due milioni cento cin- 
cpiantamlla abilanti, del quali dodicl ventesimi circa 
sono protestauli, il reslo cattolici, da poche mi- 
gliaia in fuori die professajio altre religioni. Tutti 
sono soldati al bisogno^ ma i cantoni Svizzeri nou 
hanno mllizia stabile, eccetto qualche centinajo de- 
sllnato alia sicurezza interna. 

Ora venendo alle produzioni del suolo Svizzero, 
I'autore comincia da qiiella di cui il paese sovra 
tutti gli altvi abbonda, cioe dagli alberi frulliferi, 
indicando fra essi i piii ulili, vale a dire TuUto, che 
trovasi nella parte italiana, il gelso, cbe alligna, oltre 
ai paesi italiani, anclie nelPantico -vescovato di Basiled, 
nel cantone di Yaud e nel Valese, il castagno, che 
forma ampj boscbi nei predetti paesi, ed allresi nel 
cantone di Zug, in quello di Lucerna ed altrove. 
In quasi tutti i canluni Tedesclii si veggono lun- 
glii viall e bosclii di peri, dl pcnni., di ciliegi, dal 
frutto de' quali prinii si estrae il sidro, da quello 
dei ciliesi si fa il lugchswasser. Superbi in alcuui 
luoglii crescono i noci; ne mancano quallta di 
frutti i piu ricercati, ne di quelli stessi che non 
potrebbero allignare a cagione del clima, se non Vi 
fossero, come vi sono, educati nelle stufe. Di bo- 
schi cedui la S\izzera e povera*, ma e ricca di an- 
nose foreste. Le praterie occupano una grande 
porzione delle terre coltivate. Nel cantone di FrI- 



21 I 

burgo i prall stabill stanno ai campi come i oo 
a 91, ed a Neufchalel come 100 a 60. Di grana- 
glie, quantunque alciml cantoni ne producano piu 
del blsogno, pure in generale il paese ne peniiria, 
ed e costretlo a procurarne daU'estero^ sopralullo 
dalla Svevla, Le specie di grano piu comuni sono 
la spelta, il frumento, la segala, 1' orzo invernengo 
ed estivo, il grano di Turcbia alia pianura, I'orzo 
estivo e l' avena nella montajna. Si coltiva la ca- 
nape ed il lino pressocbe in quantlta sufficitnite ai 
bisogni del paese. Nei luoghi piani del Friburgbese, 
del Valdese e del Ticino si pianta il tabacco. Molti 
cantoni educano la vite, anzi in alcuni si trae da 
essa il principale prodotto^ e se in generale i vini 
svizzeri sanno alquanto di acido, \e ne sono pure 
di squisiti: tali sono quelll di Neufcbatel e di La- 
vaux. La quantlta del \Ino die si fa nella Svizzera 
si calcola a Gooo barili presso a poco. Le rape 
bietole e comuni ed altre plante tuberose, sopra 
tutto i poml di terra, si coltivano nel nord a pre- 
ferenza delle fave, fagluoli e simili legumi: nella 
pianura si educano caYoli, carote, zuccbe, citriuoll, 
meloni, asparagi, e molte altre piante da ortaglia; 
ne anche suUe alte montagne mancano erbaggi da 
cucina. In generale ragricoltura in Isvizzera ha, 
dove piu dove raeno, progredito notabilmente, nias- 
sime nei paesi protestanti, da quel cbe era nei 
tempi andati. Ma I'educazione del bestiami occupa 
m special modo gli S\lzzeri, e forma uno del prin- 
cipali rami di riccbezza nazionale. In nessun altro 



ai 2 

paese, se si eccellulno rOlslein e la Frlsia oiien- 
lale, si trovano vacclie e buoi plii helli Jeijll sviz- 
zeii^ ue alcuu altro, propomonatamenle alia sua 
estensioue, ne ha iin si gran numero. I miglioii 
si trovano nelle valli dr Emmea e Sinimen nel 
Bernese, a Gruyers nel Frlburghese, e nel cantone 
(11 S\ltto. La slate si puonno contare 900,000 teste 
bovine, Finveriio soUanto Goo.ooa, sicclie 3oo,ooo 
ne vengono venclute ogni anno. La coltura delle 
pecore e meno imporlante: esse non ammontano 
a piu dl un mezzo mllione, e sono poco apprez- 
zate' per la ruvldezza delle loro lane. Nondimeno 
nel cantoni di Ginevfa e di Vaud alcuni proprie- 
tai"j le hanno migliorate colla inlroduzioue <lei Me- 
rlnl. L'allevamento delle eapre va molto eslenden- 
dosi, ed il loro cacio e apprezzato anclie aU'estero. 
Se ne calcola il nuinero a aSo.ooo circa^ e altret- 
lanto e qiiello de' niajali, ma non basla ancora al 
consumo. I cavalli, fin qui Iroppo grossi e pesanli, 
vanno ora migliorando^ il loro numero si compula 
di gSooo. Dl muli se ne veggono sul gran s. Ber- 
nardo, sul Grirasel e in qualche altro luogo^ di 
asinelli una quanlita a Ginevra e nel canlone Ti- 
cino. In troppo gran copia abbondano poi nella 
Svizzera gli animali selvatici, che danno da vivere 
ad alcune centinaja di cacciatori. Yi sono tassii, 
scoiattoli neri e rossi, volpi comuni e di monta- 
gna, martori di bosco, lepri comuni e bianche, 
cervi, caprloli, camosci, marmotte, ed un piccolo 
topo selvatico di nome tiitlora sconosciuto, clie vive 



ai3 

sull' alte moiilagne coperte dl neve. I grossl ani- 
niali di rapina a foiza di lacci e di caccia si sono 
iiiolto diminuil!;^ ma si veggono ancora tutti gl'in- 
^erni orsi, lupi e la llnce nel Yalese e iiei Gri- 
gidul. Di Tolatili la Svizzera ne vanta da a 80 spe- 
cie, e si tiene clie le \aiie sue parti nelle varie 
stagioui deir anno liceltlno tutte quelle d" Europa. 
Fra essi 1' autore distingue il Laminergaiero, ossia 
rapitore deiragnello, grand' aquila deli'Alpi, che 
amiida nei crepacci de' piu elevati plcclii, e la ci- 
cogna, clie frequeuta le rive e lo specchio de'fiumi 
ad Aran, nel Zuriganb, in quasi tutta la Svizzera 
oiientale e piana, e piu che tutto a Basilea. Nu- 
trono altresj i molti laghi e innuinerevoli fiumi 
d«Ua Svizzera gran copia di pesci, e fra gli altri 
la migliore specie de'salamoni^ ma oggi la pesca, 
tuttoclie regolata da saggie provvidenze, sceraa di 
profltto, e temesi di doveme incolpare il moto dei 
batelli a vapore. Fi'a^^li insetti non ha di prezioso 
il paese, e in pochissimi luoghi, che il baco da 
seta^ e quasi poi dappertutto 1' ape, che fornisce 
un oltlmo mele. II regno minerale offre poca ma- 
teria di lavoro agli Svizzeri, o piuttosto essi non 
ne traggono tulto quel pro che potrebbero trarne. 
Cavano annuahuente quarantaniila quintali di ferro, 
qnindiclnilla di sale, mille jdi piombo, mille cin- 
quecento di ziuco. poco zolfo, poco vitriolo, poco 
rame, poco argenlo e pocliissimo oro. Nel Valese 
si raccoglie un po' di piombo e di cobalto. La sola 
acqua salsa d' importanza e quella delle saline di 



2l4 

Bex nel Valese, dalle quali, merce le opere gran- 
diose clie \i si sono fatte, si cava un prodotto 
nelto di presso a ^0,000 franclii all' anno. La Stiz- 
zera nordica, doe la lunga striscia di paese che 
corre fra il Reno e TAare fin dove i due fiumi si 
congiungono, possiede in grande abbondanza lignite, 
carbon fossile e lorba, e in moltl cantoni si trova 
o r uno o r altro di questi combustibill. Trovasi 
allresi una grande varieta di pietre e di terre, 
fra le quUli tutte le occorrenti alle varie opere 
d'architettura, molta ardesia, bellissinii maru», alcuni 
simili a quello di CaiTara, belli alabastri, e tutte 
le terre da stoviglle, e in alcuni luoghi anche da 
porcellana. 

Ma dalle produzioni naturali piace all'autore di 
Irascorrere a qualche cenno sulle industiiali del 
paese, e quindi sul suo comniercio. La costruzione 
degli orologi e i lavori di giojelli a Ginevra, Locle, 
Chaux de Fond, Bieune, Porentry, Vevay eccj 
le mauifallure di stofFe e naslri di seta a Basilea, 
a Zurigo ed altrove;, la imbiancatura delle tele ad 
Arau, Langenllial, Zofingen ecc: le fabbricbe del 
panni a Zurigo, Berna, Lucerna, Glarona e altii 
luogbi^ le belle tele di lino e di canape, dette di 
Costanza, ma nella massima parte fabbricate nel- 
TArgovia, Turgovia, s. Gallo e Appenzel esteriore; 
le tele di cotone di Zurigo, Argovia, Glarona, 
s. Gallo ecc.fi il filo di lino e di canape di Lii- 
cerna e d'altrove^ !a carta da scnvere e da tap- 
pezzare di Basilea, die sta a paragone delle carte 



2l5 

inglesl; le nuove cartaje tli Zurlgo, Berna ecc; le 
concierie, le pelll ed i cuoj cli Berna, dl Vaud e 
d'altrove^ i guanti di Basilea e di Lieslal. i mer- 
letti di Couvet. Fleurier e altri \iUaggi del Neuf- 
cliatellese^ i cappelli e allri lavori di paglia del- 
TArgovia, Lucerna ecc.^ gli strumenli di niusica di 
Glarona;, i la-vori di ferro del Giura e dei Gri- 
gloDi*, le nianiclie di canape per gli incendj di 
Sciaffusa; le manl failure d'acciaio della slessa citta, 
che si panigonauo alle inglesi, e I'acciajo meleorico, 
le cui eminenli qualila gareggiano con quelle del- 
Tacciajo di Daraasco^ le armi di molte citta, e spe- 
cialmente di Joux nel Yaudese, ove pure si co- 
struiscono vaglii utensili di legno e di orificeria^ la 
polvere di Berna e gli stromenti matematici del 
sig. Sclienk della slessa citta, costiluiscono i vari e 
moltiplici rami della industria s-vizzera, ed occupano 
la massima parte degli abltanti delle citta e del 
villaggi, e molti contadini altresi clie nella buona 
stagione attendono ai lavori della canipagna, e du- 
rante I'inverno a quelli delle officine. Le cltla e i 
\illaggi pill industriali della S^izzera sono Ginevra, 
Basilea, Zurigo, s. Gallo, Viltoduro, Berna, Ger- 
sau, Herisau, Glarona. 

La posizione geografica della Svizzera fra la Ger- 
mania, T Italia e la Francia e opportunissima al com- 
mercio^ e \i e altivissimo infatti il commercio di tran- 
sited ma le leggi doganali degli stati che la cir- 
condano, impedendo le importazioni e lo spaccio 
delle sue manifatture, contrariauo non poco il com- 



2l6 

iiierclo (11 camLlo. AJ onta »li clo in nessimo tie! paesl 
viciui ha fallo I'industria tanto senslblli progressi 
come in questa uazione, nierce la piena liberta del 
commercio in essa stablllta, la raassima di non la- 
sclaisl mai indurre a rappresaglie per le proibl- 
zioni de' \lcini stall, e di applicarsi invece a pei- 
fezlonare le proprie manifatture per modo da po- 
ter reirjrere airallrui concorrenza, e le relazloni clie 
per lo spaccio de'nazionali prodotti seppero pro- 
curarsi molli canlonl negli stall lonlanl, per la per- 
letla conoscenza die lianno gll Svlzzeri del mercatl 
esterl, medlante i consolatl e agenzle di commercio 
che tengono per tulto 11 niondo. Ma plii che gli 
iaclampi degli slatl ■vlclnl, nuocono alia Svlzzera le 
reclprocbe competenze e angherle delle piccole sue 
repvdibllclie e la niancanza di uu slsleraa iinlforme 
di ]3esl, di misure e di moneta-, senza i qnali ini- 
pedlnienti 11 trasporto delle mercanzle sarebbe piii 
facile e meuo cosloso, malgrado Tasprezza del ler- 
reao^ alia quale tuttavla ognl cantone si sforza di 
vlmediare, sia manteueudo in buono stato le strade 
"veccliie, sia coUaprlrne coutlnuamente di uuoTe 
niagnlficlie e costoslsslme, cosi nel piano come at- 
Iraverso ai gloglil delPAlpi. Con cjuesli cenni in- 
lorno alia Industrla e al commercio della Svlzzera, 
e con alcun allro suUa prosperita nazionale, alte-^ 
slata dalla grande rlpartlzlone della proprleta, dalla 
scarslta e quasi niancanza di mendicant!, dalla flo- 
rlda condlzione delle molte cllta e de" villaggi, 
dalla comodila,^ pulitezza e apparlscenza delle case 



f 



217 
e degli albersrln, <ialla trianrnificenza cle' pvibWici edi- 
fizi ecr., teniiina la iiiemoiia clie sianio venuti (in 
qui compendiando. Essendosi rautore proposto non 
tanto di trattare la materia scienlificamente, quanto 
di far sentire la relazione e eolleganza delle con- 
dizloni matcriali del paese colle mcirali e civili de- 
gli abilanti.^ egli lia po.tulo allargare il discorso ol- 
tre gli stretti' confiiii della sreojirafia fisicft, e'qwm<ii 
con amenita di vedute e di sili. curiosita locali. par- 
licolarita di coslumi, stoiiche remiuisceuze, lesjfrende 
Iradizionali, ed allie siffatte dispresfeioni opportuna- 
mente qua e la introdotte. accrescere" varieta ed in- 
teresse al sogp-elto, ' •■■•i • "i'.'-''- 

V. Entreio in Una raesse di cui sitole abbon- 
tlarel^ nostra Accadertiia, ''<tio6 'nelle '•lT(ediche pro-i 
duzioni. Fra le quali riferiro pfimamente le spe- 
rionze del nosfro socio d" onore, cbirurgo Antonio 
•S'andri, fatte alFocgetto di quitlditare la ^tii'tu tera.- 
Jteutica del solfato di cliinina, di quel farmaco di 
cui ora e si grave C[uestione fra i medici se sia di 
Batura eccitante o deprimente. Alcune recenti spe- 
rienze nel proposito eseguite dal d.r Acbille Desi- 
derio di Venezia, e riferite nella Gazzetta medica 
di Parigi, davano questi risultati: clie uno scrupolo 
di chiuiuo e sufficiente ad avvelenare un coniglio, 
che I'alcool e Tacetato di morfina, uniti a questo 
farmaco, 'accelerano gli etletli deiravvelenaraento, 
che r acqua di lavuo-ceraso al contrario li attenua, 
e puo talvolfa anche aunuUarli^ che la polvere della 
digitale purpurea ha pur essa prolittevoli effelti, 



2l8 

clie plii notablli ancora ne produce II salasso, ed 
ha guarito couitrli ne' quali V avvelenameuto del 
cliinino era evidentemenle dimostrato. Dai quali ri- 
sultati I' esperlrnentatore credette poter concludere 
clie 11 farmaco di cui parliarao sia di natura ecci- 
taule. Queste sperienze del d.r Desiderio essendo 
in assoluto contrasto con quelle del prof. Giaco- 
mirii e di luolti altrl che tengouo il cliinino per 
controslimolante, parie al nostro socio importare 
alia sclenza il innnovarle, coraVgli fece neirordlne 
e modo clie slamo per esporre. Raccolti \enti co- 
nigli tutti d' una medesima eta ed allevati col me- 
desimo cU)o, nel glonio 4 g'ugno dell' anno i845 
comiocio innanzi tratto dall' ucciderne uno, all'og- 
gelto di appurare la condlzione tisiologica de' Vi~ 
sceri di questi aniniali, per poter quindi fame con- 
frouto colle allerazioni che poi veulsse facendo su- 
gli altri il farmaco in questione da sperimentarsi. 
Noto in questo coniglio gli involucri cerehrali e la 
massa encefalica blancastri, dilavati e senza inje- 
zlone sauguigna, bianco latteo il cervello, che ta- 
gliato appariva internamente sparso appena di qual- 
che rossa punteggiatura, I polmoui erano d' uu bel 
color roseo, traenti al bianco, crepitanti, e non 
ingorgati da mucosila , ne da eccessivo sangue , 
quantuncjue la morte del coniglio fosse stata pro- 
curata per soffocazione, II cuore pieno dl sangue 
e di color rosso-chlaro. II veatrlcolo ingombro di 
sostanze allmenlari, la memlirana interna, o mucosa, 
scomponentesi facilmente al piu lieve tocco, il tube 



219 

lolestinale bianco. Cio fatlo, diode ad un altro co- 
niglio il chinino nella dose adoprata dal d.r De- 
siderio, cioe d' uno scrupolo, per sperimentare se 
ne seguisse la morte^ clie avveune diOatti dope due 
ore e tre quarti. Coir autopsia si trovarono mani- 
feste injezioni sangulgne in -tutta la sostanza cere- 
brale, sia suUa superficie, sia nelle parti interne. I 
polmoni ancb'essi arrossatl, iuiltanti il colore del 
corallo, e intenaamente ingorgati d.i sangue in istato 
dl vera congeslione^ il cuore abbondante di sangue 
evidentemente piii rosso del uaturale. Dopo di cio 
diede ad un terzo coniglio il solfato di cbiuiuo 
nella dose predetta, misto ad un grauo d' acetalo 
di morfina, clie secoudo il d.r Desiderio avrebbe 
dovuto accelerare la morle, ma clie la rifardo inr 
vece tre ore e mezza, esseudo niorto il coniglio 
dopo sei ore ed un quarto, L" autopsia fece.cono- 
scere traccie di forte injezione al cervello, al cuore 
e ai polmoni, ma in grado assai nilnore clie nel 
secondo coniglio ucclso col solo cbinino. Nel se- 
guente giorno, per \eiificaie se la \irtu della pol- 
■vere della dlgitale purpui'ea e dell' acqua di lauro- 
ceraso fosse quale e asserita dal d.r Desiderio, 
quella cioe di ritardare gll efFetti djell'avvelenamento, 
diede al quarto coniglio la stessa dose di cbinino 
clie agli altri due, unendovi la polvere della digitale 
nella dose di giani sei, alia quale aggiunse dopo 
due ore 1' acqua di lauro-ceraso nella dose d' una 
dramma, dlluta in tre dramme d' acqua comune^ 
ma essendo ranimaletto morto di sofFocazioue nel 



220 

fargliela tranguglare, fu rInno\ata la prova sul qulnlo 
conigllo, cli' ebbe a morire fra gli spasiral e le 
coavulsioni. La sezione presento gra\i guasti dl 
congestione al cervello, al polmone ed al cuore, 
iujettati di sangue al massimo grado. La mucosa 
del T^ntricolo era net solito stato di facile scompo- 
sizione. Yolle quindi riprovare sul sesto coniglio 
la -yirtu del chinlno mi^to all'acetato di luorfina. 
L'animale visse sei ove^ e la sezione mostio anos- 
sato il cervello, i polmoni ed il cuore. ma non 
lanto, quanto nel piecedente. Nel g giugno, per 
isperimentare se anclie una minima quantita di 
cliiiiino potesse dar la raorte, ue fu dalo un solo 
mezzo scrupolo al sellimo coniglio, elie moii dope 
due ore e tre quarti, come il primo. Nel 1 3 giu- 
gno furono posti allri qualtro conigli al cimcnto 
di mezzo scrupolo di cliinino e dcgli altri ageuli in 
■qiiesti modi: N. 8, cliinino colFalcool coutlnuato per 
qualche tempo, consumandoue in tutlo una dramma 
dl 33 gradi diluto con due di acqua comune, N. g, 
cliinino mezzo scrupolo, grani tre di polvere di di- 
gitale, acqua di lauro-ceraso usata ad inlenalli e 
diluta con acqua comune. N. lo, cliinino con grani 
Ire di estratto d'aconito napello. N. ii,' cliinino 
solo, per poscia espeiimentare il salasso. I risiiltati 
furono i seguenti. Dopo due ore il coniglio stato 
sotloposto alia prova del cliinino colla digit ale e 
coir acqua di lauro-ceraso, il quale secondo il dir 
Desiderio avrebbe do\uto morir piu tardl clie col 
solo cliinino, o guarire, niori daudo segui di scuo^ 



I 



221 

timenll nervosl e tetanic), fra lament! compasslone- 
■voli, in prt'cla atl atroci ciuclati. Quello clie fu 
posto alia pruva del cliinino coiraconilo napello, 
dopo due ore ed un quarto mori quietamente senza 
alcun sesTio di patiraento. Al coniglio provato col 
solo cliinino, dopo un' ora circa si pratico il salasso 
incidendo le due Tene mediane*, dalle quali uscirono 
circa tre dranime di sangue: ma questo pure dopo 
cinque ore e mezza cesso di vivere, senza dare 
pero nessun sejrno coinulsivo. II coniglio poi cl- 
imentato col cliinino unito aU'alcool, slette trislo e 
malinconico per sei ore circa, ma dopo si riebbe, 
si nutr'i d" alcun poco iC erba, e a mano a mano 
scotendo il mal essere e la tristezza, fra lo spazio 
di altrettante ore sorse alle^^ro e sano. Le necro- 
scopie diedero cio che se<jue: nel coniglio provato 
col cliinino e digitale, segni evidenti di spesslssiraa 
injezione sanguigna al cervello e suoi involucri, al 
polmoni e al cuore, non solo sulle superficie, ma 
anche nelle interne compagi: negli altri due, stati 
provati 1' uno col cliinino ed aconito, V altro col 
cliinino e salasso, traccie, ma minoii, di eguali fe- 
nomeni. Altre sperienze successero a quesle nei 
giomi seguenti. Coulinuando a yivere sano ed al- 
legro il coniglio a cui era stato dato il cliinino col- 
I'alcool, air oggetto di me^llo confermare il fatto, 
fu rinnovata 1' esperienza sopra altn due, dodice- 
simo e tredicesimo, dando a ciascuno di essi mezzo 
scrupolo di cliinino ed una dramnia di alcool. II 
dodicesimo moii dopo due ore e mezza, il tredi- 



222 

ceslmo dopo quatti* ore. All' autopsia cadaverica si 
osservo poca injezlone al cervello e al polmoni, e 
cio solamente alia superficle interna, essendo 1' in- 
terna strutlura deU'uno e deiraltro viscere bianca- 
stra e in istato normale. Tantoche non saprebbesi 
immac^nare sopra quali ^isceri e per quali arcani 
modi abbla operato il chinino siccome -veleno, ben- 
clie propinato in si piccola quantita. Nell' intento 
poi di sperimenlare jjli effetti della digitale purpu- 
rea, a un quattordlcesimo coniglio fu essa data 
sola, Delia dose di tre grani; alia quale si aggiunse 
In seguito I'acqua di lauro-ceraso. Stette per alcune 
ore I'animale in tristo torpore; ma poi tomo gajo 
e sano. Dopo di cio il coniglio N. 8, di cui sopra, 
salvatosi dalPesperienza del chinino coU' alcool fu 
soltomesso di niiovo alia stessa prova, ed a questa 
pure Tenne conteniporaneamente posto il qulndlce- 
simo. Questo mori istupidito, ma senza convulsione. 
La sezione del suo cadavere o(Tn pocliissima traccia 
dMnjezione sanguigna, sia pel cervello, sia nei pol- 
moni, clie serabravano yicinissimi alio slato nor- 
male. Ma r altro coniglio salvatosi dal primo cl- 
mento sopravvisse pur anche al secondo. I cinque 
conigli non anco sperimentali. rimasti a compiere 
il numero dei venli, furono in seguilo ancli'essi 
soltoposti qualtro alia prova del cliinino coll' alcool, 
ed uno a quella della sola digitale nella dose di 
sei grani, alia quale si uni poscia I'acqua di lauro- 
ceraso. Le quali sperienze furono istituite nelF in- 
tento di poter giudicare a posteriori, mediante il 



223 

rlsconlro delle alterazioni vlscerali dopo la morte, 
della identica o contraria natura di due sostanze 
a seconda delle alterazioni stesse. Dopo sei ore 
uno de' qnaltro ciraentatl col chiiiino e coll' alcool 
mori senza dare alcun seguo dl sintomi nervosi, 
benche \igente un forte meteorismo al yentre; i 
tre altii soffrirono per qualche ora plii o meno di 
mal essere, ma poscia rltomarono nella prima sa- 
lute. II coulglio sperimentato coUa dlgitale soffri 
soltanto di certa stupldila e di meteorismo, e po- 
scia ripigliando forza e vigore, supero facilmente la 
proTa: rlsultato da uotarsl ponendolo a confronto 
coll' esito delle precedenti sperienze sul conigllo 
sottoposto al cliinino coUa digltale, II quale spiro 
fra coiivulsioni ati'oci. Fatta I'autopsia, si trovo 
pochisslma injezlone al cervello e ai polmoui, per 
modo da credere c]uestl \isceii iu istato sano e na- 
turale. RImasti quindi cinque conlgli illesi dalle 
esperienze, fu riteutato su questi 11 solo clilnlno, 
air oggetto di accertare se -veraraente avveniva la 
morte, e cosi appui'are se 1' alcool solo avesse agito 
come contrav\eleno alia prima parte di chinlno 
presa, e se dopo senza di esso il chinlno manifestasse 
la sua \enelica azlone. Si esperimento il solo chi- 
nlno sopra quattro, e per trarre un confronto nelle 
alterazioni \iscerali per diverse e contrarie sostanze, 
si dlede al cjuinto non sei, ma dodici grani della 
poh-ere di digltale con acqua di lauro-ceraso. II 
giorno dopo tutti questi conigli erano affatto illesi 
ed allegri, come se niuna sostauza fosse stata loro 



224 

appi'estala. Nel (lubbio die ne'poclii glornl trascorsi 
dal piinio di qiieste sperieiize si fussero gli ani- 
maletti tapto . o, cjuauto sviluppati, per modo da 
poter sopportare la dose dl chinino loro porta, sorse 
il pensiero di darne loro ancora uno scrupolo^ 
il clie si fece diie glorni dopo la espeileuza pre- 
cedente. Ad iino de' cinque conigli uno scrupolo 
di chinino fu dato solo per recare la morte;, ad 
im altro egual dose di chinino con grani sei di 
digitale, ed in seguito Tacqua di lauro-ceraso^ ad 
un lerzo il chinino coiralcool:^ ad un quarto lo 
scrupolo di chinino con grani 3 di morfina^ e al- 
r ultimo il solo chinino per poi praticare il salasso. 
Dopo sei ore 11 coniglio sottoposto al chinino e 
alia digitale mori per prinio fra le piu crudeli 
agonle, sussulli telauici, convulsioni orrihili^ quello 
che fu provato col chinino e colla niorfina mori 
dopo questo presso a poco nello stesso nigdo, e 
dopo dieci ore circa morirono anche gli allri. Le 
osservazioni anatomiche offerle dai cadaveri I'urono 
le seguenti: — Chinino solo — Injezione sanguigna 
al cei'vello, ai polmoni e al cuore in grado massimo, 
congestione polmonale e suggellazioni sauguigne di 
punti rosso-scuri come sangue tra\asato^ — Chinino 
e digitale — Segni di grande injezione e di slravasi 
sanguinolenti si alia superficie de'viscei'i come nella 
interna loro slrullura:^ — Chinino e morlina — 
Meningi e cervello quasi alio stalo nalurale^ nes- 
suna Injezione ne superliclale ne profonJa^ polmoni 
dislesi ed ingorgali di calarro spumanle biaucasti'Oj 



2211 

colore del \lsoerI quasi naturale. non senza qualclie 
punlo ili sui;gelluzione saugui^na^ cuore iugnigato 
di san^ue — Chiuiiio e salasso — Mauifeste al- 
lerazioni come nel caso del clilnino solo — Chinino 
coir alcool — Meinlnana e cervello l)iancasln e na- 
turall, poclusslnil vasclliiii sanguig^ni alia superficie 
e neirinleino; poliuonl distesl al massinio grado^ 
noudiineno Ijiancashi, anzi da poter diisi nello stale 
naturale, sofficl al taglio e senza alcun ingorgo ne 
sanguigno ne calarroso. 

Dai risultati dl queste sperienze, direttamente con- 
trarj, come ognun vede, agll ottenuti dal d.r De- 
siderio, ed attestati Terilieri da persone autorevoll 
e conscienziose, in presenza delle quail ebbero luogo, 
Tautore, per quanto spetta alia nianiera d'agire 
del chinino sulF organismo vivente dei conigli, de- 
duce clie alia dose di uno scrupolo, e talvolta an- 
cora della meta, questo farmaco produce la morle 
per fortissimo ingombro al cervello e ai polmoni, od 
anche per awelenamento di non determinabile lo- 
calita, nel primo dei quali casi esercita nell' organismo 
di quegli anlmali un' azione sul sislema sanguigno, 
che per pro\a di reiterate sasr^^io si dovrebbe asso- 
lutaraente stimare di natura stimolante, se non 
ostasse I'altra sperienza comprovante la minora- 
zione deir ingorgo sanguigno e il represtinato equi- 
librio del circolo mediante Tuso delP alcool, che, 
quanlunque diluto, e pur serapre stimolante, a quel 
modo cbe a chi -volesse addurre in contrario 1' e- 
sempio del Irismo prodotto nella macchina umana 

i5 



326 

dair ebileta osterebbe il fatto cbe la sola ammo- 
niaca, sostanza eccilante, e valevole a \lncere quel 
male, mentre nulla possono i controstiinoli piu iii- 
dubltati ed energici. Astenendosl pei'o dal confrontare 
decisivaiuente quest! fatti per travne consegiienze 
relative air orgaiiismo uraauo, considerata la somma 
differenza clie passa fra questo e quello del conl- 
glio, e fra lo stato sano in cui si sperlmenlano le 
sostanze e quello di malattia, conclude dalle fatte 
sperienze ed osservazioni clie II cbinino e sostanza 
producitrice d'ingorgo sanguigno alia testa e al 
polmoni, secondo la proporziuue della dose usata 
nei conlgli: cbe la sua azlone si aumenta coll'ag- 
giunta della digitale purpurea, dell' acqua dl lauro- 
ceraso e del salasso; cbe all' incontro reffotto del- 
r avvelenaraento diminuisce coir uso della morfina, 
e piu ancora con quello delFalcool. Circa pel al- 
r appllcazione di queste osservazioni all' oiganlsnio ' 
umano per qiianto si volesse trarne conclusione 
sulla natura del farmaco in dlscorso. e^di Incbna a 
ci'edere cbe a piccola dose non sia ne sliraolante 
ne depriraente^ ma cbe a dose auuientata manifest! | 
la propriela crinjettare alquauto le meuingi e il 
cervello e d'ingorgare i polmoni^ e cbe quest' elTetto 
sia propiio cosi delle sostanze deprimenli al uias- 
simo grado, come deile stimolanti al grado stesso. 
E quauto air uso da farsene nella pratica medica, , 
egli non lo consiglla come rimedio nelle malattie | 
assolutamente iuGammatorie, ne crede cbe sia da 
fidarsi a lui solo nella cura delle malattie di de- 



bolezza, e vorrrhbe clie. fatta eccezlone dei casi Ji 
afifezloni accessiouali in cul la so\rana ylitu del 
chinloo e troppo certa eJ eviJente, la prallca nie- 
dica in sua \ece soslituisse 1' uso piii slcuio di 
tant* allre soslanze die sono d" indole iadubilata. 

VI. Insieme alia conlroversia suUa viitii teia- 
peulica del cliinlno, fra i problemi luUora insolutl 
della uiedica scienza \uolsi poire pur qucUa clie 
versa sulla causa della pellagra. Per Aerila , In 
quanto spelta alia causa in geiiere, senibra ogglmal 
stabllito fra i medici cli" ella consista nella pravlla 
delF alimenlazione a cui si trova ridolta la classe 
clie e plii soggetla a questo morbo, cioe quella 
de'poTeri contadiui. Ma quanto alia causa specifica, 
qual e poi quella sorle particolare d'allmenlo die 
sia dotato di quesfa prava qualita, e dal quale pos- 
siamo condurcl ad arguire la pellaara come da 
causa a effetto? Una opiiiione che quasi rimonta 
per data all" origine del morbo, segnala siccome 
foniito di questa malefica \irtu il grano turco, 
massime o\e sia male stagionato e coiTotto, e 
quindi all' uso cotidiano ed eccessivo die ue fanno 
i contadlni attrlbulsce la caglone di questa piaga 
delle nostre campagne. Questa opiulone riprodotta 
in Tarl tempi dappoi, \enne di fresco in maggior 
luce rimessa e con niolta copia di razionali argo- 
menti e d'esperienze e di fattl corredata e propu- 
gnata dalF illustre d.r Lodovico Balardiiii, T. R. Me- 
flico di Delegazione in questa provincia e noslro 
i»enemerito socio, nella sua dotta menioria Dt^lla 



228 ■ 

pellacjva e del (jiaiio turco qiial causa predpna 
di quella maJaltia, falfa con quesfo titolo dl pub- 
blica ragioue coUe stanipe. xVl BalaiJiiii f'ccero eco 
non poclii in Italia^ ne manco clii gll al accoslasse 
anche fuori, come fece il d.r Teofilo Roussel in 
Francla nella sua 3lo\io(j} afia della pcdlacjra, pub- 
lilicata lo scorso anno iS/p. Qaestl ceuni ci ven- | 
<^rono poiti dal d.r Pietro Motllni, nostio socio i 
d' ouore, in una relazione ch' egli diede in que- i 
st'anno all' Accadenria dell' opera dl Roussel, net- j 
1' intento di lai-ceue conoscere , come fece , la 
gravita e I'iniporlanza, la Cgliazlone delle idee 
dell'autore francese dalle teorlclie italiane, e parti- nI 
colarmente dai pensamenli del Balardini suUa ezio- ! 
logia, sulla cura e suUa profilassi della pellagra, e 
con cio aggiunger peso e autorila viemmiiggiore alia 
opinione in discorso. Ma delF opera cllata potendo i 
ciascuncj prender da se cognizione, e la memorla 
del d.r Mottini, nella sua qualila di semplice re- 
lazione, rifiutandosi air opera nostra, seguendo j 
r uso allre \olte tenuto in questi commentari, noi j 
passeremo oltre ^ e senza uscire dell' aigomento | 
che ora oi occupa rifcriremo le Osscrvazioni me- 
dico -piatkhe snila pellacjra d' un allro nostro 
coiisocio. I 

VII. Porta questo titolo una memorla del d.r 
Paolo Gorno, il quale contrarlameute aU'esposta 
opinione sulla causa del morbo, sorge a Impuguar 
la difesa del grano turco, e ad altamente procla- 
mare non solo la luuoculta, ma la salubrlla e su- 



prema utilita til questo allmento. A torto, egll dice, 
suir appo^glo di aslratto teoiiclie e di rliiralclie 
analisi s'incolpa 11 grano turco di poca attitudine 
a nudrir F oiganisino e ad assiaiilaisi, a torto gll 
s' imputa la rea \Utu di generar la pellagra. Inter- 
rogate i falli e Y esperieuza, die megllo delle ana- 
lisi e delle teoiiilie \i rlsponderauno il contrario. 
Vedete imiuaierabili famiglie di cittadini nudrirsi 
ogui giorno di grano turco, forse nella stessa copia 
clie i ^illici, e non sapere clie sia pellagra. Vedete 
il robusto Treutino yiver sailissimo e florido fra i 
duri maneggi della sega e delTascia con questo 
solo aliniento, senza \ino ne companatico*, udite i 
nostri conladlui l6dare a cielo la loro polenta, come 
qnella clie sola, hen allrinienli rhe il pane ne le 
rainestre, e capace a sostenere le loro forze. a te- 
nerli sazi, a tenerli in istato di durarla al lavoro 
r inters giornala^ vedete gli slessi animali, gli uni, 
come i buol, rlmettersl la state dagli sniagrimenti 
prodolli dal troppo lavoro col fogliame e colle ci- 
, TQaluve del grano turco, gli altri, come il pollame 
|}i i majali, ingrassar con impasti d"" erbaggi e di 
Carina di grano turco, anche degenei'ato e corrotlo. 
Che piu? Vedete i medesimi infermi nauseare nella 
convalescenza ogni altro cibo, e questo solo appe- 
tire, questo solo invocare, di questo solo ristorarsi. 
E egli mai possibile die una pianta da tanto tempo 
introdotta, cosi a lungo sperimentata, cosi estesa- 
mente coltivata, sia una pianta cosi malefica? Che gli 
uotnini, quando clo fosse, avessero per tanto tempo 



200 / 

continuato a lioclrlisene con tanlo loro dlscapito? 
Che la iiatui^a, cosi prowida e couseguenle in ogni 
altra disposizione dl cose, abbla in cio solo coni- 
messo qiiesto massimo errore di far alF uomo co- 
lanto piacere il clbarsi duna sostajiza clie poi gli 
fosse tanlo nociva? Non facciamo dunrpie cousistere 
la causa della pellagra nelF uso del grano turco, 
contentlamoci di sapere in complesso ch' ella di- 
pende dalla pravita degli aliinenti senza spingere 
le indagini dove non puonno arrivare, senza dame 
la colpa ne a questa sostanza ne a qnella, ne 
molto meno a questo grano di un uso cosi uoi- 
■versale, a questo vltto cotidiano delle campagne e 
delle citta, a questa polta favorlla e benefica, cbe 
ingombra la nieusa del povero, die varia piarevol- 
mente il banclietto del rlcco, clie penetra fino al 
letlo dell'iufermo: contentiamori di ravvisare nella 
miseria de'conladini e nell'uso continue e quasi 
escluslvo cbe fauno di vitto regetabile la causa di 
questa peste de'nostri villaggi^ cercbiamo di porvi 
liniedio col facilitave ed estendere Tuso di cibi 
animali, non gia col limitar la coltura di questa 
pianta bennata, cbe e 1' unica fra le cereali cbe 
dia cosi abbondante prodotto, cbe piu di tutte 
resiste alle intemperie delle stagioni, cbe prestando 
si copioso e nutriente foraggio al bestiame, offre 
mezzo ad allevarne in buon numero, e con cio ad 
abbondare di latticinj e di cai-ni, cbe conferendo 
a temperare gli ardori della state, compensa in al- 
cun modo la presente scarsila delle selve, cbe in 



23r 
fine per qnesli e per altrl vanlaggi sarJi sompre la 
pianfa piedilella dell' uomo ed uno de inlgliori 
doni della provvldeuza. 

Ma nella sola difesa del ffrano turco non con- 
siste lo scopo del nostro socio, bensi nelF esporre 
le Tarle osservazioni la proposito della pellagra 
fomitegli dal fatlo e da una lunga espericnza nel- 
Tarte, sla rlspello alia causa, sia quanto airindole, 
come anco iutorno alia cura del morbo. E prima- 
mente, senibrandogli che debba importare a condurre 
ad alcun che dl posilivo intorno alia causa 11 cono- 
scere in cj[uali parti del nostro paese, in quali annate, 
in quali stagioni abbia piti costantemente e con piii 
gravezza dominato la pellagra, e se dalla sua ori- 
glne sino a di nostri sia andata aumentando, op- 
pure decrescendo, egli entra ad esaminare questi 
vaij punti, osservando come i dati statlstici ed i 
quadri nosologici de' Pii Luogbi, sui quali principal- 
men te si suol fare fondamento in proposito, sieno 
insufficieuti a stabilirli. E per quanto spetta ai 
dali statistic!, risultando questi dalle relazioni del 
medici condotti, egli domanda se posto ancora che 
questi medici tengano un esatto registro delle ma- 
lattie da loro medicate, si possa credei'e che tutti, 
come sarebbe necessario per conoscere il vero stato 
delle cose, abbiano una stessa maniera di vedei'e 
e di giudirare nei casi patolngici che si presentano, 
o se piuttosto vegga e gludichi ciascuno secondo 
le proprie preocciipazioni individuali, per modo 
che mentre alcuni corrono sopra indizj i plu lievi 



232 

ed inceiti a dlcliiarar la pellagra, allri rlpng^nano 
ad admetteila se noii a male innoltratissliuo e, 
come si dice, conclamalo, alln con altii mali la 
confondono. Domanda poi come si possa supporre 
clie, non fosse per altro clie pel faticoso e contl- 
nuo camminaie da matlina a sera a cui sono ob- 
Wigati, tengano tulti i medici coudolti regislri re- 
golari^ domanda per ultimo come senza uniformita 
dl giudizi e senza regolarita di registri si possano 
aver da ti sufficienti, sicuri, quali si richiederebliero 
nel caso. Quauto ai quadri nosologic! degli spedali, 
concesso ancora clie sieno compilati con esattezza, 
egli non sa consentire clie dai lore risultati si possa 
trarre alcuna legitlinia jllazione rispetto alia mag- 
giore o rainore frecjuenza del moibo in discorso 
In questa o in qiiella localita del paese, in quella 
o in questa slaglone deirajino, potendo, e.s}'i ossen'a, 
avveiiire clie la maggior o minor afflueiiza di pcl- 
lagrosi nel Pio Luogo da dale localita o in date 
sfagioni, mentre in apparenza semhra dipendere 
dal maggiore o minor numero de'casi, dipenda 
invece realmente da circostanze e accidenti affatto 
diversi. E venendo agli esempi, cila il dislrelto di 
Brescia, clie stando alle tavole nosologiclie del ci' 
vico spedale, dovrebbe dirsi de'piu infestali dalla 
pellagra, mentre infattl lo e il meno di tulti gli 
altri, non procedendo la mac^gior concorrenza decjli 
infermi di questo distretto se non dalla maggior 
"vicinanza del Pio Ricovero^ e cio che dice del di- 
slrelto di Brescia applica pure ad allri OAe si trova 



233 

oppoiinnita dl Aioino ospitale. Cosi. ei^li se^rue a 
notare. in parecclii spedali nou si admettouo pel- 
lag^osi, e nou si concede Icii'o se non I'uso de'ba^iii 
nella calda stagione. jNon figuraudo cj[uesti nelle la- 
vole, si dovra percio dire che non esistano pella- 
grosi nel distretto? Cosi se ncllo spedale di Bre- 
scia non si trovano pellagrosi cronici, cio non di- 
pende se non da questo, die i rispettivi comniii 
si rifiutano, per economia, a trasmetterveli, perclie 
dovrebbero starvi a tutto carico di essi comuui, 
Nel comiine di Pontevico, prima clie y'l fosse eretto 
il proprlo ospilale, un Pio Islitulo pagava il tra- 
sporto degli infermi in quello della cilta^ il die 
unicamenle arcresceva la concorrenza degli ani- 
malati da quel comune in confronto della concor- 
renza dagli altri, II postlcipato aprirsi de'bagnl 
per ritardo della buona slafjioue basta perclie negli 
anni di tali rilardi diminulsca nell" ospitale di Bre- 
scia il uuinero de' pellagrosi. Staudo alle tavole no- 
sologicbe si dovrebbe dire clie in quegli anni le 
pellagi'e sieuo slate meno frequeiiti; il die sarebbe 
falso, perclie alia sola posticipazione de'bagni deve 
altribuirsi la minorazione dei concorrenti, i quali, 
soprastando i lavori per Y allevamento de' baclii da 
seta e mancando loro il tempo per la cura, per 
poco che il male sia sopportabile, prescelgono di 
dilFerirla all' anno seguente. Cosi pui-e dai quadri 
nosologi£i sarebbe erronea conseguenza il dedurre 
che nei tempi di carestia, nel far deirinverno, 
nella prlmavera, nella stale predominino le pellagx-e 



234 

in confi'onto tli altri tempi e stagioni, essendoclie 
la maggior coiieorrenza apparenle dalle tavole uoxi 
tanto proviene dall' aumentarsi de' casi, quanto dalla 
fame e dal bisogno che nelle carestie e nel soprastar 
deir iiiTerno cacciano gli infermi ne' Pii RicoTeri, e 
dagll attuati sussidj, particolarmente dagli aperli ba- 
gni, die nella buona stagione ve 11 fanno afflulre. Cio 
quanto al maggiore o minore dominar della pellagra 
secondo i luoghl, i tempi e le staglonl. Quanto poi 
iiir andamento del male dalla sua orlgine fino ai tempi 
presenli, crede 1' autore cbe le tavole uosologiche 
degli spedali nou -valgano a slabilirne il progresso, 
osservando clie la maggior concorrenza degli in- 
fermi in esse apparente, auziche ad aura-enlo del 
male, si puo con magsiore e piii ov\la raglone 
atliibuire ai facllitati trasporti, alle facilitate accet- 
tazloni, alia mlgliorala condizlone de' Pli l\ioo\eri', 
e considerato che la mlserla e lo scarso allmeuto 
sono, per universale consenso, fomite prlnclpale 
della pellagra, e che la condizlone dei conta- 
dinl e a' tempi nostri migliorata da quel che 
era in passato, trova in cio un nuovo argomento 
per dedurre che la malattia, non che progredire, 
come darebbero a credere le stallstiche e le tavole 
nosologlche, debba anzi andare scemando. 

Da qixeste considerazioni passando il uostro socio 
a parlare dell" indole della pellagra, esamina prima- 
mente s'ella sla malattia di debolezza o d"inGam- 
mazione. in secondo luogo quail parti delP orga- 
nism© afFetti di prefereuza. Quanto al prlmo pun to 



235 

Ai queslione, egli opina roi plii cli'ella sla d in- 
dole iiifiammatorla, massiine ne' prlnii stadj , rico- 
noscendo pero che molto si scosti dalla semplice 
e genuina infiararaazione, a cio inosso dal conside- 
rare die quesla. o\e sia tanto o quanto grave, dis- 
organizza le paiti affelte indurandole od oslruen- 
dole, od iiiducendovi la materia puriforme o la gan- 
grena. mentre nella pellagra rinCammazione e assai 
plu lenta a formarsi, pertiiiacissima, resistente ai 
metodi curativi i piu sicurl nei casi d'infiamma- 
zione ordlnaiia, non atta, se non dopo luugo tempo 
e molta trascuranza dellinfermo, a cagionare sen- 
sibili allerazioni, le quali d'altronde non si ridu- 
cono che a semplici iiijeltamentl sangiiigni prt-ter- 
naturali, ad edusioni puramente sierose, fatta ec- 
cezione dei vastl corrodimenti iDtestinali nella parte 
specialmonle dei crassi sudi ultimi periodi della 
malatlia. Oltre a cio il manifestarsi della pellagra 
senza accompagnaiaento di iebbre, e V esser qtiesta 
appena sensibile anclie nel protrarsi del male , la 
pratica del medicare che non esige, anche ne'casi 
gravi di pellagra, cpiei metodi energici e pronti che 
sono indispensabili e di sicui-a riuscita nelle altre 
infiammazioni, lingenerarsi di questo morbo in sog- 
getti che si nutrono a stento e con cibi puramente 
"vegetali, che sofFrirono altre lunghe infermita o 
smodate perdife di sangue, o che furono molto sa- 
lassali,il giovar quasi sempre nella cura ima lauta 
nutrizione animale e spesso anche Tuso de'tonici, 
sono tutte cose che concorrouo, secondo Tautore, 



:i36 

a quail ficar la pellagra per una infiaramazione di 
nalura al tutto speciale. Quanto al secondo punto, 
esrli stabilisce die il sistema digerente, il nervoso e 
la cute esterna sono le parti clie precipuamenle 
suole ammorbare la pellagra, lasciando illesi comu- 
iiemenle i polmoni, il sistema irrigatorio sangui- 
gno, ed in ispecle il linfatico. E si fonda sulle pro- 
prie osservazioui uecroscopiclie, le quali, oltre con- 
fermare questo siio giudizio, concorrono poi esse 
pure a provar sempre plii la dlffereaza speciale 
della infiammazione pellagrosa dalle altre ordinarie; 
impercloccbe se da un lato gli altei'amenti da lui 
osservati nelle parti ammorbale non si potevano 
non riconoscere effetlo di uno stato infiammatorio, 
per r altro un tale stato di\ersifica\a apertamente 
dalla semplice e genuina infiammazione. w Per lo 
w piu, egli dice, questi alteramentl si limitavano 
« alle parti interne degli intcstlni, scorgendosi al- 
y> r esternjo pressocbe natui'ali, e nou niai quelle 
5? eCFusioni di Unfa plastica. di pus, di sleri puri- 
5j formi, quelle forti adesloiii die raggriippano in 
M una sola niassa tulti gli intestini, quegli estreml 
5» ingi'ossamenti di membrane, le injezioni sangiiigne 
y> pronunciatissime si all" interno die alF estenio, 
9> le suggellazionl gangrenose^ non mai quel sommo 
55 rlgonfiamento di tutti gli intestlni per la raccolla 
r di molfa aria, quell' odore il piu tetro e nauseoso 
w die sono propri delF acuta enteritide. I-iC stesse 
•^ alterazioni rlnveniva nel sistema nervoso, mas- 
» sime in quelli die morissero per tifo pellagroso, 



'! come sareW^e plu o meno pronunciali Injetta- 
V inenli tli sangue sulle membrane encefaliclie e 
w sulle vaginal! dei neni, masslme nel midoUo spi- 
» nale, quasi sempre accompafi^ate da le^£[ieri effu- 
« sioul arquose. contenenti qualclie Tolta rarl fiocclil 
» di materia librinosa concrescibile e niente altro^ 
» mi parve in qualclie altro caso riscontrare di 
» pill una prelernaturale consistenza del cenello, 
5! esso pure, per un maggiore injettamento di \asJ, 
w fatto di colore rosso-fosco. Paragonando queste 
!? poclie alterazioni con cjuelle de' trapassati per 
» acuta encefalilide, tro\o cbe sia\i pure una grande 
» difierenza, perocche in questi ullimi scopriva 
y estremi ingrossamentl di membrane, adesioui fra 
» di lore e col cranio, la superficie intestiniforme 
?5 del cerTello tutta cospersa di pus, \ersameuli 
n sanguigni nei Tenfricoli, nella polpa cerebrate e 
r neir ambito fra essa e le membrane, trovava 
» strane durezze, o invece rammollimenti, talvolta 
55 locali suppurazioni, come av\iene spesso nelle 
» forti contusioni eslerne. Le quali differenze anche 
» in queslo riguardo cagioneranno sempre nel me- 
» dico sperimentato de' forti dubl)j se debbasi cre- 
" dere cbe nel pellagroso esista un vero state in- 
» fiammatorio acuto nelle parti ammalate r>. 

Conchiuderemo colle osservazioni spettanti alia 
cura, colle quali il nostro socio termina la sua Me- 
moria, iutendendo con esse non tanto di tracciare 
un complete melodo di terapia, quanto di far sem- 
plicemente conoscere i risultali della sua pratica me- 



238 

dica, e partlcolarmente de'suol sperimenli In propo- 
slto fatti duranli le funzloni di medico prlniaiio da 
lui esercilate in quest! uostrl spedali civili. L'uso 
de' bagni, e speclalmente la dieta aniniale pluttosto 
lauta clie no, furouo gli unici e fondameutall sus- 
sidj da lui sperimentati con profitto nei casi piii 
ordinavj e frequenti di pellagra, die sono quelli 
di malattia in primo stadlo, lasclatl da parte i so- 
liti suglii antlscorbutici ed ognl altro farmaco, ben- 
clie non senza ordinare o bibite o pillole, ma di 
nessun efletto in se stesse, collo scaltrito intendi- 
nienlo di ajutare la eflicacia della cma alimentando 
la fiducia degli infermi, soliti a non averla se non 
nelle pillole o nelle ampoUe. Nelle compllcanze poi 
delta malattia trovo esser sussidio -validisslmo i 
preparati di ferro, raassime il solfato nella clorosi, 
che quasi sempre accompagna il primo apparlre 
della pellag^ra nelle donne di glovane eta. jNdle 
gravi irrltazioni inteslinali, sopra tulto nelle coliche, 
uso pai'camenle le sanguigne generali, limitandosi 
quasi sempre airapplicazione delle miguatte alFano, 
avendo sperlmeutato die il salasso produceya troppo 
indebolimento di foize anziche giovamento, e die 
d' altra parte F uso di bevande mucilncrinose. i ba- 
gul, le fomentazioui, i clisteri aramoUlenti, la diela 
animale bene intesa, la toUeranza cd 11 tempo con- 
ducevano con sicurezza a buon terralne; ma nel 
caso die fossero gla formati gli esulcerameutl in- 
testinali, tutto ilu'^^clva inutile, e somministrando 
qnalche oppialo od astringente nou si potera aver 



a39 

clie la mira i i alleviare i patimenti, e forse di rl- 
tanlare soltanto 11 tioppo rapido fme dell' iufeiino. 
^elle allcrazioui cerei)vall trovo oppovtuno Y ope- 
rare blandamente e a rllento, usando bensi qualche 
salasso e le mignalte, ma non in quel grande nu- 
meio die so<(lioiio alcuni medici per timore clie 
la floeosl del cervello preclpill alia disorganlzzazione, 
e non domala rlduca T infermo air ultimo fine od 
a pazzla stabile, essendo a lai pavso dl poter cre- 
dere In contrarlo clie queste alterazloni possano, a 
dlffei'enza delle irenulne encefalitl, durare a lun^o 
senza caltnl accldenli, e plii agevolmeute rlsolversl 
coi revellentl, col tempo e colla qulete del corpo 
e dell'anlmo, clie non coi metodl, deltl erolcl, del 
molto dlssanguare, del mellere la testa a gelo ecc. 
Nel quale proposlto raccomanda slccome precau- 
zlone delle plu importantl, clie i bagni sleno plut- 
tosto a mite clie calda teniperatura, e non oltre- 
passino i yenti gradi a iin di presso del terniome- 
tro di Keaumur, tenendo clie altrimenti, massime 
i caldi a trenta e piii ^radl, possano caglonare 
effimere oppresslonl di testa e dellrj anclie in co- 
lore che non vi avessero la nienoma tendenza, e 
negll affetti di delirio esacerbare 11 male iu plu 
doppj. Fra gli emuntoij, da usai-si a rlmedio di 
grande utlllta nei dellrj pellagrosi e nelle parallsle, 
egli rigetta 11 setone alia nuca, benche da lui stesso 
stato usato per sempllce irritazlone, e -vi sostltuisce, 
come plii profitte\oli, i vescicatoi-j e 1' applicazione 
della pletra caustica lungo U midollo splnale, per 



questo clie i setoni al collo, pel molto dimenarsi 
dell'infermo, producono tali irritazioiii sulla parte, 
da produrre spesso gia\i lisipole. e talvolta per- 
sino moitali, sefizache, anclie la sola agltazione 
torna sempre ad aumento dell' alienazione mentale. 
Ma nel tifo pellagroso, sempre accompagnato da 
gravi alterazloni nel sistema de' ner\i, e quasi sem- 
pre mortale nel corso di niolli gionii, non lia il 
nostro medico trovalo clie fosse £,'lo\e\ole ne Teroico 
indebolire, ne 1' uso de' toaii i e degli eccilanli, ne 
qualsiasi allro rimedio, e noto clie forse 1' eccessi\o 
deprimere, massime coi salassi, traeva bensi piu 
in lungo il male, ma lasciava F infermo vieppiii 
profondato nella maliuconia, apatia, o, per dir me- 
glio, affalto idiota, e di mano in mauo T estrema 
prostrazione delle forze e il raarasmo dopo qualclie 
mese ne troncavano la vita. Per ultimo gli fu poi 
ovvio 1' osservare che quanto piu a lungo rimane 
r infermo nel Pio Piicovero, lanlo e, maggiore e piu 
durevole il suo miglioramento^ il perclie sarebbe, 
siccome concliiudendo cgli aggnunge, desiderabile 
per la migliore riuscila delle cure, che i nostrl 
ospitali potessero per maggior tempo clie nou so- 
gliono rltenere i pellagrosi, se a clo non si oppo- 
nesse la troppa quaiititii de' ricorrenti, e piii clie 
Uitlo la loro impazienza del ricovero e la brama 
di toniare alle loro famiglie. 

YIII. Soggelto d'un'altra Memoria dello stesso 
d.r Gorno furono alcune sue osservazioni sulla 
pu/ pai a emon ayica, malatlia cue il coniune de' me- 



z4i 

did coufonde facilmenle collo scorbuto e colla 
petecchla, a grande scapito del sano metodo di 
medicare, massime qiiand' ella \enga scambiata cnUo 
scorbuto, dorendosi allora trattare col tonici e 
cogli eccilanll, che le sono affalto conlraij. Yen- 
gono queste osservazioni desimte dai casi occorsl 
all'autore nel siio lungo eserclzio, sia nei noslri 
spedali, sia iiella citta e proviiicia, e sono pvlnci- 
palniente desliuate a convalidaie con nuove pro\e 
di fatto Tassimto del d.r Saccheno, professor di 
Torino, c]ie in una sua lettera inserita necli An- 
nali deir Omodei prende a niostrare la essenziale 
differenza fra la nialatlia in discorso e le duo an- 
zidetle. I casi riferiti nella memoria del nosli-o 
socio sono i seguentl: 

1.° Caso — Una contadina d"^eta fra i sedici 
e i dieciolf anni, di forme robuste e re^olari, benche 
di piccola slatura e d' un'' appareuza come di per- 
sona dissanguata, Teni\a recala al pul>J:>lico spedaie 
in conseguenza di tre violentissimi accessi d' epi- 
stassi, sofferti nel corto spazio di quindici giorni 
circa. Le si trovarono i polsi assai frequenli, quasi 
sfuggenti sotto le dita, ma nondimeno fatti a mar- 
tello, secondo T espressione dell' Alberlini^ grave 
la palpitazione del cuore sotto i piu leggeri mo- 
"vimenti del corpo, con liiUiuio e rombo molesto 
alle oreccliie, con affanno di respiro, con qualclie 
edemazia agli arti inferiorl, con eslrema pallidezza 
della faccia, e sopra tutto con eruzione in tut to 
1 anibito del corpo, principalmente sul petto e suUe 

16 



a4i 



braccla, di moccliiette rosso-sciire, rnlonde. uon 
pvomlnenli. della g-iandezza d' una linea rirra, af- 
fatto siiuili a quelle che si osseiiano negli scor- 
butic!, con questo di notab'de che le gingive, anzich^ 
esser lumide, I'ossegianti o nerastrc e dolentl, come 
si Irovano essere nello srorbuto, erano invece bian- 
chissime, asciutte, sane insomnia, e senza 11 menomo 
tiamando di calti\o odore. Malgrado V eslreraa 
prostrazione delle forze si e credulo opportuno il 
rlcorreie ad un melodo anliflogistico, prescriTendo 
sopra tutto bevande tamaiindote, o con acido sol- 
foiico, ilgorosa dieta e somma quiete del corpo; 
sotlo r azioue del quail limedj ebbesl tosto un 
nolabile miglioraraento. Ma passati, appena nove 
giorni. duranli 1 quidi scomparve altresi c[uasi af- 
falto r ciuzlone, ncompariva T eplslassl, e con essa 
reruzione, con un profluvio rosi smodalo, cbe 
[•erdendo riufenna in poclil mlnuti llbbre di snngne, 
pote\a riuscir falale, se nou si avesse soUecitaniente 
fatfo rlcorso alia mauo clilnirglca. Passati altrl sel 
gionii, insistemlosl lultavia nell' uso delle bevande 
acidulate, si vide insoiger di nuovo V eplstassi, \'lo- 
lenta come prima, accompagnata da pin spessa 
eruzione della cute, e con agglunta di echimosl o 
lividure nerastre, rllevale cpia e la rarnmente fra 
le maccbietle lenticolari, lasciando 1 inferma nel- 
r estremo abbattimento, con polsi osruii e fvequen- 
tissimi e con plii moleste palpltazloni di cuoie, 
prendendo iuoltre la pelle per tutto 1' amblto del 
corpo quel lurldo e sudlcio aspelto clie direbbesi 



243 

proprio anclie ilegli scoibutici. A qnesto punto si 
penso ill ricoriere alia segale cornuLa, e la si 
prescrisse nella dose di sei grani per volla della 
sua polvere. da ripetersi ogiii due ore, continuandone 
Tuso per otto e plii giorni. Dopo questo Iratta- 
nienfo non si riprodusse piu Tepistassi, ne Tern- 
zione: e quando la donna usoi dal Pio Luosfo avea 
non solo sgondirata ogni maccliia della pelle, ma 
ripreso il color sano, riordinati i polsi e i mofi del 
cuore. e ricuperate le forze del corpo. Questo caso, 
oltre 11 concorrere cokU altri clie seCTiono alio 
scopo principale della 3Iemoria, potrebbe avere al- 
Iresi qualclie importanza speciale per 1" uso a cui 
s' ebbe da ultimo ricorso della segale cornuta, e 
far congetturare clie qnesto rimedio sia non solo 
\alevole nei casi di metrile per la sua partirolare in- 
fluenza deprimenfe suU' utero, ma che i suoi elTetti 
eslendendosi a tutto il sistema irrisfatore sanguigno. 
lo si possa adoperare cou profitto in qualsiasi allra 
emorragia. L' autore pero da questo solo e sem- 
plice fatto non ardisce dedurre conseguenze. consi- 
derato clie forse i flussi sanguigni precedent! al ri- 
medio possono aver da se soli meglio di esso com- 
piuto la cura. 

2.° Caso — Rlijuarda qtiesto caso una distinta 
signora di Brescia, die sino dalla prima fanciul- 
lezza ando so^jjetta alia malattia di cui parliamo 
pel corso di parecchl anni. Manifestavasi il male 
dapprima coll' erompere per tutlo il corpo, massi- 
mamente sul coUo, sulle braccia e negli arti infe- 



.44 

rlori, spesse puntofrciature rosso-fosclie. quail picco- 
Hssime come movsicatnre di pulce, quail plii c^anili 
e rotonfle come granl di lente. Fra queste ed a 
larglil InterTalli apparlvano \aste ecblmosl nerastre, 
rileTate, dolenti, quasi fossei'O contusion!, Poclii 
^iorni dope sirssegniva la perdila del sanii^uc. lenla 
dalle pudende, ma profusa dal naso, con leggera 
fehbre, dolore di capo e eonato al recere. Cessa^a 
poscia c[uasl spontaneamente oi^ni moleslla. per rl- 
prodursl dope glorni non moltl, o parecclile settl- 
mane, non ossenando alcuna regolarlta negli In- 
teivalll. Non valse ad inipedire il rlcorso di quesli 
Incommodi ne un ben res^olato slstema di nufri- 
zione, ne 1' uso dei subacidi vejretali e minerali. ne 
pareccbl rimedj delF ordine de^li emoslalici, ne il 
praticar qualclie \oUa il salasso. ne I' aria libera e 
soleggiata della campagna, ne tanti altrl sussidj a 
cui si suole ricorrere nelle malattie ostlnate. Final- 
mente dope un lungo corse d'anni il male si sclolse, 
convien dire da se slesso. perche non si potrebbe 
\edere 11 rimcdlo a cui so ne dovesse dar Tanto. 

E da notarsl clie in cosi luncra Infermlta F amnia- 

r 

lata non solTri la menoma turaefazlone delle iron- 
give, clie mai da esse non le usci sangue, ne mai 
le puti ne]ipur lieAemente 11 fiato, e conser\6 
sempre belllssima la dentatura^ osservazloue d" es- 
senziale importanza nell'argomento^ dalla quale, e 
da considerare altrcsi die non mauca\a nel caso 
ne la sana e buona nutrlzione, ne la plii squlslta 
pulitezza del corpo. del veslito e dell' abltazione, 



i45 

r autore conchlucle clie U male non dove\a essere 
altiiuienli di natura scoibulica, ma veramenle una 
purpura emoi rarjica. Osserva inoltre come questo 
caso dimostii clie il male in discorso possa, non 
altrimenli clie il pemfigo, gli erpeti e simili moi'bi, 
vesllre la forma cronigp, ed apprendersi anche alia 
prima fanclulezza. 

3.'^ Caso — Dua conladina d'anni quarantacinque, 
di abilo pellagroso, in primavera fu presa per tutlo 
il corpo da una eruzione di miuule macchietle rosso- 
scure, senza febbre e senza nessun altro sintomo 
morboso clie le recasse la piii lieve moleslia^ tan- 
loclie si avrebbe poluto dirla non punlo ainma- 
lata, se non fosse clie la spaventa\a la qualita 
tempo della eruziouue^ la quale per aUro spari in 
breve senz' essere accompagnala ne sussegulta dalla 
solita emorragla. L' anno seguente si riprodusse 
in aprile la stessa eruzione colle medesime for- 
me^ alia quale quesla volla si aggiuusero largbe 
ecliimosi sparse qua e la in varie parti, massime 
sulle piu muscolose, del corpo, una febbre ga- 
gliarda con polsi duri e tgsi, profuse emorragie 
dalle parli sessuali e dal polmone, con grave do- 
lore di lesla e con vomiti frequenti di sole ma- 
terie viscose e salivali. Per la troppa copia de' flussi 
sanguigul le fu risparmiato il salasso, bencbe con- 
sigliar lo paressero la durezza de' polsi e F iutensita 
della febbre., e si credetle sopperire colle sole be- 
vande refrigeranti e colla severa dieta^ errore ma- 
nifesto, per ingenua confessione delF autore, al 



246 

quale un altro se ne agpiunse, clie fu quello dl 
adoperare gli astringeuti ed 1 tonlcl, quelli per fre- 
nare le emorragie, quest! a caglone del fenomeni 
convulsivi, del sopore, della sonima pioslrazione dl 
forze, che di poco precedettero il decesso dell' in- 
ferma^ fenomeni che accusajido una -valida infiam- 
mazlone dell' encefalo, e raasslmamente del sistema 
\ascolare sanguigno, doveano invece persuadere 11 
salasso. Questo caso, del pari che il precedente, 
dimostra il facile riprodursi della malattia di cui 
parliamo, e speciahnente la sua indole infiamma- 
toria, che tale si mantiene malgrado le plii profuse 
emorragie. In esso e pure notabile la nessuna tu- 
mefazione delle gengive, e Y essere la prima volta 
comparsa 1' eruzione senza il solito fenomeno delle 
emorragie. 

4.° Caso — Era per avvenlura della sfessa in- 
dole una eruzione generale per lullo il corpo di 
macchiette rosso-scure della forma e grandezza me- 
desima di quelle de' casi precedenti, apparsa in un 
fanciuUo di circa dieci anni, il quale del reslo ei*a 
sanissimo, e che solo per appreso llmore era fatto 
dai genitori \isitare. Forse , osserva I'autore, nel 
riprodursi del male qualche mese dopo o neiranno 
segueute saranno ■venuti in iscena gli altri feuo^ 
meni plii gravi della purpura, o forse non era que- 
sto che un caso di malattia lievissima , non con- 
trassegnata che dalla sola eruzione, solita a com- 
parire come prlmo sintomo , al modo de' prinii fe- 
nomeni soliti apparire in ogni sorta di morbosila, 



a47 

die falvolfa sono cosi miti da non lasclarne rico- 
noscere la nalura. 

5." Caso — Un uonio d'annl 60, sol'ito ad abu- 
sare del \mo e delF acqnavlte, fu preso quasi ad 
un tratto da febbre violenta con ei-uzione delle gia 
desciitle bollicelle per tulto il corpo, e di larglie 
echimosi lilevate e dolcnli. Soffrlva gia da qualcbe 
tempo un indurimento doloroso alle gambe, le quali 
nel decorso dclla febbre si fecero assai calde e in- 
iiammate, effetto di cronica infiammazione dei vasi 
sanguigni, coadjuvata dal moto conllnuo di tutto 
il giorno, ricbiesto dal suo niesliere di rivenditore 
d"aceto. Un metodo di cuia debditante, con parec- 
cliie emissloni di sangue, lo rlmise presto in ista- 
l)ile salute, Mancavano a queslo caso le sollte pro- 
fuse emorragie. 

6." Caso — Una gio\inetta di sana e robusla 
coslituzione di corpo, rico^erata in un istituto di 
educazione, toccati appena gli anni sedici, fu presa 
da febbre intensissima, con palpilazioni, con feno- 
meni nervosi convulsivi, alia quale poco dopo suc- 
cesse una profusa epistassi, con una eruzione delle 
solile maccbiette lenllcolari. Malgrado lui metodo 
assai ajllvo di cxn-a depriinente, si rinno\arono I 
flussi sanguigni sempre piii in copia^ il cbe fece ri- 
correre ancbe ai sussidj cbirurgici , cbe principal- 
mente consistettero nelF applicazione dello stru- 
mento del Belloc. Ma forse percbe Toperatore non 
ebbe I'avvertenza di cbiudere esatlamente le narici 
dalla parte posteriore, e quindl, senza cb'altri se 



248 

ne accorgesse. il sangue antio a grossi gorglil scen- 
tlendo nel ventiicolo, eome ue diedero ludizio i 
\oniitL di spaventosa quantlla coagulala die poi 
successero , nel \olgere di poche ore fu lionca la 
vita di;ir iufenna, noil toccaijdo la nialattia che il 
decimo giorno circa. 

•■ ' 7.° Caso — Lo stesso funesto accidente occorse 
ad un giovine giacenle nelle infermerie civili di 
questa citla per ostinata febbre periodica, con op- 
pilazioui di fegalo e di milza, ci'esciuta ad gnornie 
volume^ il quale Teniva preso da epistassi profu- 
sissima, clie pareccliie \olte si riprodusse, acconi:- 
paguala dalla gia descritta eruzione per lutta la 
pei'sona. II corpo era assai emaciato, e la cule 
linta di colore rosso-fosco, che dava apparenza di 
sucidume. Mori cpiasi senza avvedersene per ricorso 
del flusso sanguigno, faltosl prpfusissimo in tempo 
di nolle. 

Tali sono i casi riferlli dall" aulore in rolazionc 
al suo assunlo^ lo scarso numero de' ([uali rispeUo 
ai mold anni di sua pralica medica. prova iniianzi 
Iralto, siccome egli osserva, che la purpuia etnor- 
ragica e raalatlia molto rara fra noi. Se non che 
egli ci avverte altresi d'avere parecchie \ojl.e veri- 
ficata I'osservazione de'piii recenti pralici, che questo 
male si associ al vajuolo umano, e d' aver trovatp 
che in tal caso il contaglo Yajuoloso e sempre d' in- 
dole mahgua, Al qual proposito oplna che tutti i 
pralici, e lo stesso Borsieri, abbiano preso abbaglio 
asserendo che il \ajuolo si associ alia petecchia, e 



a4o 

clie per peteccliia abbiano prfso la purpura: la 
quale sua opiiilone egli I'onJa nel fatto cliereru- 
zione creduta petecclilale succede sempre nei primi 
giorni della maiattla, meutre la vera peteccliia suol 
nascere a male innoUrato, e quasi seuipre verso i 
quattordici giorrii; al clie atrgiunge clie a quella 
eruzione tcngono dietro le profuse emorra^ie, fe- 
nomeno proprio e speciale della sola malattia di 
cui pailiamo. Dalla vaiieta poi del lenomeui on<le 
i liferili casi si videro accompagnafi, e particolar- 
m£nte da quelli del caso terzo laffroulati con qnei 
del quarto, egli e iuclinato a presuraere clie questa 
malattia abbia diversi gradi, e che se talvolla e 
apiretix:a e innocua. tal altra esser possa irravissiina 
e mortale, e cio anclie senza complicanza ( che 
nei piu degli addotti casi non parvegli riscontrare ), 
di altre roalattic; il clie farebbe conlro airopinione 
del Raver, che preteude essere la purpura emor- 
ragica per se stessa malattia apiretica, e non d' in- 
dole maligna se non c^uando si assocj con altre 
di grave natura. E per quanto apparliene al ca- 
rattere suo patologico, non dubita di diirinlrla emi- 
nentemente infiammatoria, e tale che, malsrrado le 
profuse emorragle concomltauti clie possopo niet- 
tere il pratico in imbarazzi e incertezze, domandi 
sempre una cuia debilitante. Per ultimo, conside- 
rata la coincidenza de''suoi sintorai, massime quando 
sia di grave natura, con quelli delle infiammazioni 
de'vasi sanguigni, non e alieno dal sospettare che 
altro non sia la purpura 'u\ sostanza che un angio- 



25o 

flebite^ 11 die farebbe contare una malattia dl meno 

nella cateiAa dcgli umani patiraentl. 

IX. Un cenno del prof. Antonio Scliivardl sul 
monle Orfano presso a Piovato, e una memoria 
del d.r Francesco Maza sul mefitismo ipossono ayer 
luogo fta queste mediclie produzioni, T uno perclie 
concluso in un \oto per la istituzione di una casa 
di salute fra le amenita di quel monte, I'altra 
perclie spettante alia pubbjica igiene, materia si 
strettamente congiunta alia medica sclenza. Serge 
il monte Orfano a destra dl clii percorre la strada 
reale da Brescia a Bergamo, distanle per breve 
tratto a mattina della terra dl Coccaglio, e dal suo 
innalzarsl isolalo a guisa di plramlde prende la 
sua denominazione. Di quesla eminenza delLa nostra 
provincia nessuno ba studlata finora la costituzione 
geologica, forse per questo, clie 11 monte non va 
rlcco dl que' marml , e fossili marlnl e nilniere 
metalllfere di clie altri abbondauo nel territorio 
bresciano. Non polendo infattl essere stato prodotto 
da fiumi ne da torreutl, la sua mineralo£fica com- 
posizione non presenta terreno d'alluvioue, ma 
solo dikuiano, e le sue rocce era sono di palcare 
compatlo, ed ora di breccie coperte da uno strato 
arglUoso frammisto a clottoli sillcee e calcari. Que- 
sto monte, come avvenne, secondo Brelslack, di 
tutti i terreni diluvlani, non e stato forma to In una 
sola \olta, ma In due epoche diverse, V una ante- 
riore ai niassi enatici, epoca cbe in generale si 
moslra tendente alia stratificazlone, Taltra a quesla 



2&t 

assai posteriore, iiella rpinle sncresse il trasnorto 
dei detti mass! in depositl iioii sUatifioall, ma con- 
fusi. Siille jiiCi alle e npn coUivale sue parti na- 
scono e ei-escono spontanee piaute medicinali, esa- 
laiill effluvj soavl, alcune delle quali vi si veggono 
anclie rinvemo, per la dolcezza del clima. Nelle 
parli iufeiiori e collivate si raccolgono friilta sa- 
porose, generosi \ini, ed oUimi erba<jf:i. Ne|la 
sommita piii olevata, sul vei'sanle di Rovato, nel- 
I'interno d'nn aiitiro oratorio scaturisce unacqua 
limpida e fresca. clie da niolli e tenuta giovevole 
alia salute^ un'altra piii soarsa, indicala dal Ron- 
calli come dotata di virtii medirinale in pareccliie 
malattie, sorge prcsso all' eremitaggio di Cologne^ 
e nelle Aicinauze medesime cliiama Tosservazione del 
fisico una specie di \oragine, delta cola volgarmente 
la lacca, la quale a seconda del tempo ora attrae 
Tarla, ora 1" emette, seguendo le varlazioni atmo- 
sfericlie, non altrimenti clie faccia il harometro. 
Le memorie patrje ricordano il monte Orfano co- 
me luogo ove si ridusse fiiggeudo jVicolo Piccinino, 
capitano di Filippo Visconti, insegulto dalle venete 
milizie sotlo la condotta del Gattamelata^ e v'ha 
clii opina clie alle falde di questo monte mettesse 
capo una strada militare di romana costruzione. 
A due terzi poi deila salita sorge il convento di 
ragione de' padri Ser\iti, del quale 11 sig. Scliivardi 
precede a parlare, proponendone la conversione in 
ospizlo sanitario. Oltenutasl da que' padri, clie fin 
dall'anno i43o abita\ano in Brescia nel convento 



di s. Alessandro, II consenso Jel comune cU Rovato 
a trasferire sul monte Orfano Li loro dlmora, venne 
quel cliioslro pi-imamente fondato uel i449") b^*~ 
landone nelF aprile del dello anno la pietia inau- 
gurale 11 proposto del paese mons. Paganini, ve- 
scovo in parlibus di Dulcigno. Merce le offerte 
e i legal! a favore del religioso consorzio, ando 
poseia la fabbrlca mano mano ampliandosi fiuo alia 
forma in che si vede oggidi^ ne mauco a quel 
cenobio, oltre 11 decoro deirabltato e delle adja- 
C€nze, ancbe il lustro e la fama dl culloii degli 
stud], quail furono 11 Cozzando, il Bigoni, 11 Buo- 
nanni e 11 Gazzaroni. Soppresso 11 convento nel 
^777^ "venne vendulo dalla Venela Piepubblica ad 
una societa di Rovalensi, die \1 pjromossero la 
istltuzlon.e di un collegio, uel quale Insegnavano, 
fra gli altil, 1' ab. Baibieri di Rovato, e 11 celebre 
Viucenzo Rosa, gla cusloile del Museo di storia 
naturale nello studio di Pav ia, e cli" ebbe ad egregl 
alunni 1 medicl Gabriele Mazzocclii, Tommaso Al- 
berli e Carlo Coccbeltl, stalo medico in capo del- 
r esercito d' Italia. Fu poseia 11 luogo acquistato 
dair ab. Giovanni Astori, che per varl anni con- 
linuo a lenervl collegio, e che venuto a morle, ne 
lascio erede il vescovato di Brescia, a condizioue 
che 11 collegio, sLitovl inlormesso, vl fosse riaperto 
sotto 11 nome del teslatore, oppure sotto il nome 
stesso vl fosse trasporlala una sezione del sotui- 
narlo^ coodizione che non ebbe effetto per fortl 
oslacoli frapposli. Tale e la storia del convenloj 



253 

alia cjTiale aggiunge il noslro socio la descrizione 
delle sue condizioiii locali e del fellce suo sito. 
Un acre sempremal teinperalo e dolclssimo, una 
Tasfita d' orizzonte clie permette alio sguardo di 
stendersi fino alFAlpi. una \agliezza di diutorni 
sparsi di Tigueti, di Tille, d' ulivell e d' ognl ma- 
niera di frultifere piante, una iniponenza di scene 
Tariate, da I'upi, da coU'uie, da interminate pia- 
mire, sono le circostanze clie -vanlaggiano la posi- 
zioue di quel cenobio^ alle quali se aggiungasi 
I'arapiezza del fabbiicato, la quanlita delle celle, 
r opporlunila delle sale, delle gallerie, de'cortili, 
quali condizioni miglloii per le camerette da bagni, 
per r officina farmaceutica, pei gabinetii patologico 
ed ortopedico, pel moromlo, per le gestanti, pei 
sifdilic), per lutto insomma clie spetta alia islitu- 
zione d'uua casa di salute? Crede percio il nostro 
socio clie non sia fuori di proposito il "voto col 
quale ei conclilude i suoi cenni sul monte Orfano, 
e clie se non gli sara dalo di \edeilo adempiuto, 
gli sia non perlaiito per tornar d' alcun merito 
r aveilo per piimo coiicepito, e averne fatto cono- 
scere i niotivi e la convenienza. 

X. Quanto alia Memoria del d.r Maza, assuuto 
dair avilore e di se^nalarc la mali'rna influeuza delle 
esalazioni mefiticlie, e di ricordare i trovati della 
scienza per soweiilre a questo imporlante blsogno 
della pubblica salute. Preraesso un cenno sulla mi- 
glioi'ata condizione sanitaria delle nostre campagne, 
merce la conversione de' paduli, delle risaje, de' ma- 



254 

ceil in terre ubertose e ritlenti, non senza pero 
lanientare Tinconvenienle cbe luttavia vi siissiste 
de" letamaj, escrementl di baclii, avanzi di filanda 
e simili lordure, clie infestano gli interni abitati, 
egli passa a deplorar macfpinniiente le condizioni 
della citta, piene d'iinbratli, di mal tennte latiine, 
d' impure umidlta, di putrefatte sostanze animali 
e d'allrettall sconcezze; indica i croniri raorbi ge- 
nerati dalFaria contaminata da malefici gas e non 
atta ad aiutar I'espulsione d'elementi superflni al- 
r animale econoniia, donde la soppressa esalazione 
e traspiiazione iusensibile, e da questa Tallerazione 
degli umori e del sangue, e falta senfire Timpor- 
tanza di liltrare l' atraosfera da questi agenli nia- 
ligni, enlia nel discorso de' metodi finora a lal 
uopo inventati, toccando appena in iscorcio de' ven- 
lilatori, e in ispecie di quello del sig. D'Arcet 
per le oflficine degll indoratori e degli imbiancalori 
della seta e della lana. e principalmenfe traltando 
dei dlsinfettanti cliimici, cbe modificano le proprieta 
sla dei gas, snaturandoli oppure con essi combi- 
nandusi in tulto od in parte, sla quelle pur auco 
delle nialerie organiolie avviate alia putrefazione. 
Fra quosli cliimici agenli primeggia il cloro per la 
sua grande aflinlta roiridrogene, clie lo rende Jilto 
per eccellenza a scomporre le combinazloni idro- 
genale, contenute nei gas emanali dalla putrefa- 
zione. Ma il cloro, secondocbe awtrte 1* aulore, 
pel rapido svoltjersi e per gli efiPetti nocivi delle 
sue dissoluzioni, non si adopera che nei laboratorj. 



a55 
e in allrl ufilcl i cloruri, o ipoclorlli, masslme quello 
(11 ralce che e il meno costoso, si adoperano con 
niielior risullato. Con questo mezzo si ottlene la 
disinfezione, qiiando 1' aria pulrida non sia spogllata 
del suo acldo carhonlco mediante gli alcali caustici^ 
imperciocclie T acldo carbonico delParla si combina 
alia base del cloruro, 1" acldo ipocloroso messo in 
liberlii si decoinpoue in cloro e in ossigeno, il 
cloro s'impadroulsce di una parte dell'idrogeno dei 
gas esalali dalle malerle in putrefazione, per for- 
mare dell' acldo cloridlco, o idrogeno solforato, V os- 
slgeno si comblna con una parte di carbonio, e 
anclie coll' idrogeno, per produrre dell' acido car- 
bonico e dell'acqua. Anche le fumlgazloni dell' acldo 
nitrico e dell' acldo solforoso valgouo, secondo Lle- 
blg, a renctere Innocuo 1' idrogeue solforato ^ i car- 
boni poi disinfeltano non gia snaturando 1 gas me- 
fitici, ma assorbendoli e incarcerandoli all'atto del 
loro svolginiento ueir arla^ e perclo debbonsi i car- 
boni porre a contatto colle materie in putrefazione, 
essendocbe poca o nulla e la loro azlone sui gas 
gia dlffusi nelF aria. Ma \ enendo al particolare del 
soggetto, e procedendo al casl d' Infezione cbe, fra 
i molti possiblli, plu da \iclno interessa la pub- 
bllca salute ed 11 commodo, ed al relativi speri- 
mentl operali per la disinfezione, parla 1' autore in 
ispecie di quelli dlrelti alle latrine, non solo per 
tutelar da esse la salute e la a ita de' votacessi, ma 
anche per cessarne la niolestia, rendendole inodore 
anclie prmia clie sieno svuotale. do si olliene 



256 

coll' Impectire la Llecomposlzioiie puhicla delle nia- 
terie fecali e flelle oriue, mescolandovi sostanze 
dalle quali i prodottl volallli dello scomponimenlo 
Aeripono assorbili e neutralizzali a mano a mano 
clie si veniiono foimando. Decomponendosi le orine 
sotto r Influenza di una media tempeiatura in car- 
boiKito di animoniaca e nello zolfo, che si combina 
airidrogene dclle maferie organiclie puUefacentesi 
per produrre V acldo Idrosolforico, ad assorbiie e 
neutralizzare cjuesle sostanze bastano i soli melal- 
Ilci nentri, o alrneno assai poco acidi^ fia i quali 
tiene il prirao luogo il solfalo di feiro per la sua 
abbondanza e pel poco costo. Si genera con esse 
una doppia decomposizione, formandosi del sol fa to 
d'ammoniaca e del solfuro e carbonato di ferro. 
Si puo anche al solfalo di ferro agglungere una 
certa quantita di soll'alo di calce, che decompone 
il carbonato d'ammoniaca, piu abbondante dell Idio- 
solfato, ed inollre uii po" di carbone in polvere, 
per assorbire cerll speciali odorl oltre quelli che 
leugono esalati dal sali ammonlacali. Se si voglia 
neutx'alizzare il solfalo di ferro acldo, si versa nella 
sua dissoluzloni; un po' di calce \iva o esllnla in 
polvere. Una tale niescolanza puo \ersarsi nelle 
gole de'cessl od in polvere o, megllo ancora, al- 
lungala coll" acqua, polche cosi si dlstrlbuisce plti 
equabllmente: e se T abilazione sia a moUl plani, 
la si intromelte per la bocca del condollo del 
piano superlore. Le Infezlonl pol provenieuli dalla 
pulrefazlone dellc feci chiamano il penslero del- 



25; 
r aulofe n<rli interni degli spedali, de' cpiali se 
ratmosfera, a ad onia dolle consuele precanzionl, 
>» egli dice, divieiie iiisensllnlinenle mefitica, onde 
♦» -veggonsl inciprignire le plaglie, e le nialatlie farsi 
T> pill ribelli e piu pericolose, se il sangue. la so- 
59 slanza ceiehrale. il fide enlrato in putrefazione, 
V I pns. applicali svdlo paifi \ive di una fcrita, 
n susfilano vomito, prosfrazione e, dopo nn tempo 
r pill o meno Inngo. la morte possono dclerniinare, 
» se i cadaverl nella medesima condizione possono 
» comnnicare al sangue degli esseii Tiventi lo slato 
* di sromponunento, e se il bistorl rhe li seziona 
yf piio ragionare inia malatlia mortale. percbe uelle 
w infermeiie e nelle stanze anatomiche non si man- 
y> liene una disinfezione costante, sia oogli apparnti 
*> \eiililatoii, sia coi mezzi disinfellanli? « ^la ollre 
i gas pioTenienli dalle nialerie putrefalte. cdpinse 
sr.'itiiriifini di jras acido caihonico si irovanu nel- 
I'intenio della terra, piesso i \ulrani esliiiti. nel 
fondi de' pozzi, d* onde questo gas, clie per la 
grande sua copia impedisce ai vuotatori il calarvi 
^nza peiicolo della \ita, si puo assorbire, seoondo 
cl>6 provano le esperienze del sig. Hubbard, rol 
carbone calcinato, cbe per osservazione di Saussure, 
assorbe, arrossato, in ventiqualtr'ore una quanlila 
di gas acido carbonico di 35 ■volte il suo yolume. 
Aggiungansi ancora i \arj miasmi ed emanazioni 
pestilenzlali die si miscblano all' atmoslera in vici- 
nanza del suolo, le quali se, non potendosi isolare 
nelle indagini cliiniicbe, sfuggirono sinora all' analisi, 

'7 



258 

non rosfa nondimeno che la loro eslstenza rion sia 
comprovata dalla palologia, dai fenomeni che ac- 
compaqnano I'lncessanfe decomposlzione delle ma- 
terie vegetabill ed animali, e dalP analogla', imper- 
ciorclie se non possiamo scoprire 1' essenziale na- 
tui'a di queste maleficlie emanazionl ed 1 mezzi per 
dissiparle, prodotle clie sieno, sapplamo pero che 
ne'' luoghi ove sono promulgatl e ossei'vati i rego- 
lainenti di puhblica igiene, che impediscono o neu- 
trallzzano ogni centro di pulrida infezione, la sa- 
lute de'popoli e guarentila dalle plu mlcidiali pe- 
stilenze. Varl processi speciali di disinfezione vi 
sono pol, che V autoie per minuto descrive, e che 
noi ci restringiamo ad accennare, supponendoli gia 
noli agli studiosi di queste raaterie. Tali sono la 
polvere di Siret, farmacista a Meaux, composta di 
feiTo, di solfato di calce, di carbon fossile, di ca- 
trame di carbon fossile e di calce viva, alia a di- 
sinfettare cessi, sia preventivamente sia nelP atto 
dello svotarli^ la polvere carboniosa disinfettante 
di Salmon, che si oltiene ralcinando in cilindii di 
ghisa la fanghiglia de fossi e dei fiumi impregnata 
di materie organiche^ il processo del sig. Derosne, 
consistenle nel separare nelle latrine le parti solide 
dalle liquide, disinfellando le solide con una pol- 
vere analoga a quella di Salmon, e impedendo la 
putrefazione delle liquide con una soluzione di 
cloruro di calce e di acido solforico allungalo col- 
lacqua^ rapparecchio dei signori Huguln e C. 
alto a separare i solidi dai liquidi, a disinfellare i 



prlm'i ed a rondere inetti i second! a putrefarsl, 
quelU ritenendo in un -vaso nietalllco, e c|nesti 
raccoi;llendo in un serbatolo Interamente cliiuso, 
donde si estraggono con una troniba aspiranle; 
Tapplicazione die si fa dai signori Ivraff e C.** 
pel loro stalnllmento presso a Colombes del pro- 
tossido dl feiTo alia dislnfezione dei cessi e alia 
fabbricazione dei sali ammoniacali e dtlla poudrette; 
la polvere dlsinfeltante di Buran, Payen e C.°, che 
si ottiene niediante la distlllazione delle materie 
animali lolte ai macelli e delle malerie stercoracee, 
e clie \ale a togliere Imraediatamente il fetore dei 
pozzl neri e dei recipienli di materie escremenlizie^ 
il processo di Enrico Bayard, riferito da Perey- 
niond, per disinfettare 1" orina, ponendola a con- 
talto del calrame del carbon fossile, die le impe- 
disce di entrare in fermentazione aminoniacale, e 
la mnntiene aclda. 

Ma la disinfezione delle fosse escremenlizie, oltre 
al sovvenire ai bisogni della pubblica salute, presta 
altresi Findirelto ■vantaggio di provvedere ottimi 
ingrassi all' agricoltura, fissando i sali dell' ammo- 
niaca € d' altre sostanze azotate contenuti nelle feci, 
i quail, slccome tanto volatili, andrebbero altri- 
menli dispersi. Ne solamente le feci, ma il sangue 
degli animali macellati puo essere trasformato in 
eccellente concime carbonizzandolo, come, ad onla 
del caro del combustibile, si fa tra i Francesi. Ma 
1' eccellente e il piu energico fra tutti gli ingrassi 
e r orina, slccome quella in cui si riuniscono tutti 



aGo 

i sail solviblli del sangue e degli altrl lujuuli della 
economia animale. Col conclo orinoso 1" ammonlaca 
coutenuta neir oriiia ia assai pixi gran copia che 
iiegli esciementi solidi, s'infiltra nel teireno per 
modo clie la pianta \i tro?a tina fonte d' azoto 
niaggiore dell' almosfeiiea. e gran copia di fosfato 
magnesiaco, indispensabile* a fornlre ai vegelabili 
un grano farlnoso. « Ora, soggiunge Tautore, se 
55 r orina e un si prezioso Ingrasso, e cosi agevol- 
55 mente si puo rendere Inodorifera, peixlie la prov- 
55 \ida e >lgilante Polizia municipale non cercliera 
55 di abolire intieramente la turpe coslumanza di 
55 gettar le orine per ognl dove, insozzandone i 
» marciapiedl con frequentl spruzzi, ed anche poz- 
5? zanghere fetidissime, facendo invece aprlre nel 
55 muri in certi luoghi e a convenienle allezza nn 
55 comodo scarlcalore, clie per mezzo di un tubo 
55 termini in llnozze conlenenti la materia disinfel- 
55 lanle e capaci di ricellare le orine fino a clie 
55 debbansi dispensare pe'campi? E UJia tale inno- 
55 vazione nel pidiblici usi frultera all' igiene, alia 
55 pulltezza, alia decenza, alF agricoltura una pe- 
55 I'enne universale utilita. I Cliinesi, fra 1 quail 
55 ragrlcollura e salita al piii alto grado di perfe- 
55 zionameuto, liauno leggl severe clie vietano di 
55 gettare qualslasl umano escremenlo, e in ogni 
55 casa \' Ixanno serbatoj costrutti con accuralezza, 
55 onde conservarli, frammisciandovi della marna, per 
55 fame poi dei mattoncelli inodori, clie si rommer- 
55 ciano quai coucliiii 55. Noi non rileriremo per 



26l 

punto alcunl cetml. J'altronde hrevisslmi, dcirautore 
salla cliiiuica apronomica alluale, contentantlocl cli 
notare con liil come, grazie ai moderni Irovati 
della cliimica, ragricoltura sottratta oggimai al cieco 
e capiiccloso empirismo, <jia unica guida de" colti- 
\aton, Teniie per mezzo di osseivazionl e sperienze 
innalzala' sovra una scientifica base, e ridoUa a si- 
stema di regole razionall, per modo die, slala si- 
uora la piu anllca com' arte, « era la piu moderna 
come scienza. Ne con lui entreremo nella critica 
del celebre sislema di Lieblg sugli ingrassi, colla 
quale si concliiude la sua. memoria, essendo le sue 
osser\azioni in proposito dedotte dalle opere dl 
. O. Koldrausch, di Daubany, di BossignauU, di Sch- 
ultz, di Mulder, nelle cpiali si puonno conoscere. 
E pero, senza piii, dagli interessi della umnna sa- 
lute, a cui spetta principalmente questa Memoria, 
passeremo a quelli della economia pubblica e della 
pubbllca morale, riferendo un discorso del vice- 
preside nostro aw. Pagani sulla industria serica 
bresciana ncl i836, e poscia i nuo\i capitoli del 
d.r Luigi Fornaslni sulla rlforma delle careen. 

XI. Premesso alcun cenno sulle rifornie sociali 
e sugli incrementi d'ogni maniera d' industria effet- 
lualisi a gara fra tutti i popoli d'Europa dalle 
scorclo del passato secolo in poi, osserva il Pagani 
come le condizioni opportune del suolo, feliremente 
variate da monti, da colline e da pianure, irrigato 
da coplose e benefiche correnli, fecondato anche 
nel verno da miti fa von j nelle plaghe adjacenti ai 



262 

due laglii Sebino e Benaco, sopra una superficie 
di circa a 918 niiglla geograficlie quadrate, abbiano 
applicalo gli abilatori della pro\incia bresciana al- 
rindustria agraria di preferenza, e fra i vai-j rami 
di questa, a quello pripcipalmente dell' allevamenlo 
de*" bigatti e del setlficio. In prova di che egll rap- 
presenta la migliorata e sommaraeute diffusa col- 
tura de'gelsi, i raffmamentl introdotti nella edu- 
cazione de' filugelli, nella fdatura de' bozzoll, nella 
torcitura della seta, e produce le cifre numericbe 
degli 3nnui rapcolti, de'fovnelli e delle filaude suUe 
quali si J,roYano disti'ibuiti , delle annue quantlta 
di seta greggia \endula suUa fiera di Brescia, de' fi- 
latoj sparsi nella provincia, de' loro prodptti, sia in 
organzino sia in Irania. Calcolando, slccome egii 
ne inforpia, sopra il nsultato di una inyestigazione 
nella proyiucla, fattasi per ordlne superlore nel 
passalo anno i845, si fa salire T annuo raccolto 
de' bozzoll bresclani a circa 35o,ooo de' pesi nostri 
( di Cbll. 8,02 clascuno ), cbe al prezzo di austr. 
lii'e 3o al peso, computato suUe yendite d' un 
sellennio sul pubblico mercalo istltuito dal Muui- 
cipio di Brescia nel i83^, danuo una entrata di 
un milione e mezzo di lire austriache. Ammontava 
neir anno scorso il pumex'o de' fornelli a 7760, 
distribuiti sopra 94* filaude. Sonosi nell' ultimo 
novennio della nostra fiera d'agosto, secondo con- 
getture prosslme al vero, vendute annualmente 
igo,ooo libbre bresciane di seta greggia, quanlita 
prodotta per circa tre quarli dalle nostre filaude, 



263 

e per Y allro quarto dalle venete, tirolesi, manto- 
vaue e crcmonesl, e clie rappresenta in complesso 
il valore di circa tre milioni e mezzo di lire au- 
striaclie. Si contano nella provincia 9 5 filatoj cou 
circa 2000 valeghi, ossia ?oo,ooo fusi, clie la\o- 
rando, copi' e 11 solllo, jotlo mesi dell' anno, pro- 
ducono circa 100.000 chilogrammi di organzino e 
^0,000 di trama, aumenlando cou tale lavoro di 
oltre 800,000 lire austriache 11 \alore prlmitiTO 
della merce. Da quesle osservazioni e notizie nasce 
facilmente il quesito che fa I'autore a se medesinio, 
come avvenga clie in un paese ov' e tanta abbon- 
danza di materia prima tauto si scarseggl di tessi- 
ture della seta, e a tal segno che il numero dei 
telal, d" anno in anno scadendo, da 35 clie era 
nel 1819, trovossi nel 1844 a 12. o i5 appena? 
Al quale quesito egli risponde rappresentando con 
brevi cenni storici il trapasso che fin da tre se- 
coli Parte della seta, portata prima dalla Grecia 
in SiciUa e quindl in Itaha, fece da quesla in 
estere contrade, il credito e le ricerche, il favore 
dell' abitudine e della moda che godono da gran 
tempo nel moudo elegante le seterie d' Inghil- 
terra e di Francia, la maggiore abbondanza, e 
qulndi il minor costo, della mano d' opera e il con- 
seguente minor prezzo de' lavori che trovasi in 
queste nazionl, a motivo della maggior popolazione, 
e plii ancora del minore impiego delle bi'accia nei 
bisogni dell' agiicoltura, le condizioni territoriali del 
nostro paese, che non ci pongono, come quelle di 



264 

molti altii, nella necessita cll procui'ar nei piodolli 
dell induslrla un supplemeuto a quelli dol suolo, 
le coudizioni economlclie, le quali uou ci pernaelT 
touo r Inipiego di gross! capilali, liccessari pei 
^raudi depositi da \aiiamente assoitlisi a seconda 
de'geueri, delle rlcerche, dei prezzl divfisi, e per 
le ingenti spese dl locali, maccliiae, iiigredit-iiti, 
operaj di quest' aile e dell' allre sussidiarle. Da 
tulle le quail cose egli preude argomeuto a cou.- 
cludere, die non da queslo ramo d' Industiia, nei 
quale non posslamo a gran pezza enlrare iu con- 
conenza cogli allri popoH, nia dalla coltuia del 
suolo, e niassime da quella dei gelsi, dairalle^a^' 
nieiito de' bigalli e dalla fihilura .del bpzzoli, noi 
dobLianio npiomeltercl la prospeiita economica 
del nostro paese, contentandoci nell" abbondauza In 
cul slauio dl materia prima, e rassegnaiidoci dl 
buon grado a lasciare aUa indusUia slraiilera I 
vantaggi del lavorarla. 

XII. II d.r Funiasiui, trallando Li jirurma dellp 
carcprl, coiitiuua e comple in quest" anno un lavoro 
di lunga lucubrazione, del quale 11 sagglo prodgllo 
neir anno passalo non era, per cosi dire, clie 11 
proemio. Aveudo gla prellmlnarnienle discusso e 
stabillto jl concetto in cbe si debbono avere le 
carcerl, qual" e, a suo parere, quello dl servire alia 
educazlone riformatrice, cbe e quanlo due alia ri' 
forma del colpevole, e di armonizzare per tal modo 
coUe altre istituzlonl dlrette al miglioramenlo della 
chile societa, e nella educazlone de'suol membri. 



a 6 3 

si innc>«eiUi cite colpevoU, pri'ri|)naineiile cousl- 
stenti. passa <'gli nt-ila pieseiile conlimiazlone a Iral- 
laie deUe caiceii oons'ultrale iiellr luvo contlizumi 
altuall, e ad esaininare se queste condizioni ad uii tale 
rpncelto sieno o no coixispondenti. Pr.emesso per- 
lanto die il sislema 4^11*^ carcerj si Irova ora d''assai 
piigliorato, si nolla qnalila del looali come nel trat- 
JanQeqto dei piigiooierj. da quello che era nel tempo 
de^padri noslji, si fa a consideiare se i miglioramenti 
sieno pol tali clie per essi ragglunsfansi appieilo i tre 
ilni, politico, morale, igienicd, die secondo lul deve 
^vet la carcera?:,ione: il primo de' qiiali consiste 
dcHa sicnra ciistodia del delinquente, il secondo 
neir esenipio e uella incussione del timore eHicace 
a ffenare dalle recidive, il Icrzo nella consevyozione 
de'reclusi in ji05sibile buonp stato di salute. E fatlo 
un cenuo ixuidente intorno alle carceri preventive, 
e brevemeute nolalo slccome inconveniente rontra- 
rio ai diritli individuali, nop menp che agli inle- 
.ressi della civile economia, Pessere in esse i sem- 
plici pre\eniili soltoposli alio stesso tr>iltamenlo 
die i condannati, se non anco a pe^crjor condi- 
zione, per una ; segregazione piii seyera, necessa- 
rifi bensi, ma sovenle di soverdiio rilardatja per 
lentezza della istruzlone processuale, passando alle 
carceri punitive, precipuo e speciale soggetto del 
suo dlsGorsp, egli ossena come nel sistema pre^ 
sente di carcerazloue la convivenza promiscua di 
nunierosi prigionieri, \fi vari gradi di corruzione e 
di colpa, in una sala medesima, la quale to.cca con 



a66 

allie, o -vi serve pur anco d' accesso, lascl luogo 
alle iutelligenze segrete, a legami di simpatie e d'iu- 
teressl, a speranze a disegnl crimin.osi, fecilitl le 
corrispondenze al di fuoii, le insobordinazioni e 
le sommosse di deutro, faccia il penslero del car- 
cere un oggetto di compensi e pressoclie d' attral- 
tiva, piuttosto die di paura, a coloro clie 1' ozio ed 
il vizio inclinano al mal fare, e come gli orribili 
esempi, i detestabili discorsi, le suggeslioni, il pre- 
domlnio de' piii perversi, cbe souo anclie i piii 
audaci, i piii riputatl e i piii potenti, servano a 
preripitare e indurare i piii deboli e meiio colpe- 
Toli neir ultima corruzione. « Se fosse, egli dice, 
w possibile assislere inosservati a quelle riuuioni 
w diabolicbe, udire gli osceni propositi cbe vi si 
w tengono, notare in disparle tutti gli atti invere- 
55 condi cbe sfacciataraente vi sono adpperati, ne 
55 avremmo scandalo e orrore. Coloro cbe per an- 
55 zianita nelle colpe e per sapienza nelle malizie 
5' souo fatti maestri d' ogni perfidia, predicano 
»5 quasi da superba liibuna le solenni infrazioni 
55 del dovere, rigettano qualunque principio di virtii, 
55 insegnano il peccato in tutte le rli)uttauti sue 
55 forme: quindi le anime miti vengono conturbate 
55 e scon volte, e sono insinuati empj consig^li, de- 
55 rise le praticbe di religione, inculcata la menzo- 
55 gna, la Lestemmia, la fraudolenza, la rapina, 
55 Tassassiuio^ e per tal modo le massime caltive 
55 corrompeudo la ragione, col guastarsi di questa 
55 si sinarrisce interamente qualunque speranza di 



.6; 
r bene '?. Oltre a questi iuconvenu'ntl. altrl noii meiio 
funesli ne awerte 1 aulore nel slstenia pieseute di 
carcerazione pron^iscua, quali souo 11 so^gioinar 
de'due sessi in sale diverse bensi, ma sotto il me- 
desirao telto. i soccorsi in danaro concessl, il la- 
voro non prallcato se non appena nelle prigloni 
centrali, 1" istruzione religlosa iraparllta In coinune, 
osservando conje nelle attuali prigioni la non im- 
pedita comunicazione di parole, di segnl e di 
sguardi fra i due sessi, facendo piii Tivamente sen- 
tire la privazione di conyivenza, irriti i yiii lascin 
desideij, accenda le guaste fantasie de'rediisi alle 
piu turpi \olulta, come 1" ozio, ollre alinientarvi 
r immorality, -vi promuOYa 1" iusuliordlnazione, e 
torni dannoso non solo alia salute del prigionioro, 
ma anclie alia economia dello stato, come ii de- 
naro clie \i si lascia circolare, di\enendo\l stru- 
niento di corruzione, comprometta 1' interna disci- 
plina, pregludiclii al poco resto di costumi pro- 
niovendo i prestiti illeciti, i clamori, le crapule, 
spcondando il ladroneggio, le barallerie, la passione 
del gioco, come Y istruzione religiosa debba essere 
sterile in lupgbi, egli dice, « nei quali vi e prima 
» una scuola repellente di pessimi esempi e po- 
" scia il vizio sfacciatamente predicate ", e come 
tutto cio contrayy(?nga ai fini polltici e moral! die 
dee proporsi la carcerazione. Ai finl Igienici poi 
ostano, siccome egli segue a notare, i difetti di 
costruzlone, clie ad onta de' local! e del tratta- 
mento migliorati da quello cbe erano negll andati 



268 

tempi, I'Imangono tutta\Ia nelle oJierne carcerl, e 
clie non possono non rimanere in eclifizi acconclali 
bensi ad u&o di carcerazioue, ma che nella origl- 
nale costruzione furono a tult'altro ordlnati. Tali 
dlfetll consistono piiiicipalmente nella poca nettezza 
e troppa an^islia 'de' luoglii rispetto al numero 
de' rincliiusl, nelfaria corrotta e immutata. nella pri- 
vazione del moto per manranza di cortili. A que- 
sli si ag^ungono T ozi,o, Le gozzoviglie, i patimenti 
morali che il convivere fia tanli perduti cagio'na 
in colore in cui rimane alcun' senso di probita e 
di pudore, tutti o casjioni o fomiti di malattie, e 
specialmente favorevoli ai contagi. dacclie se qnesli 
troTano difficolta a penelrar piu clie aUiO\e nelle 
carceri, e in generale ne' luogbi o\' e clausura, pe- 
netrati che vi sieno, \i trovano piii rlio altrove 
facillta ed occasioue a menar guasti i^frenabili e 
rovine, Ne tace Tautore degli inconv^nienti clie 
le stesse sale d' infermeria presentano nell' attuale 
sislema delle prigioni. « Le sale d' infermerie per 
w le carcevi, egli dice, rese indispensabili a sepa- 
ls rare gli ammalali dal sani, dlventano il centre 
M di tutti gli abusi, il punto piii sicuro in cui si 
» conneltono e da dove parlono le inlclligenze me- 
» dianle coUoquj e mandali: e peio i prjgionieri, 
» cui non e ignola alcnna malizia, sousabile ancoi'a, 
» dacclie oijnuno ha il diiillo di iiiigliorare. po- 
»» tendo, la sorte end' e minacciato, trovano utile 
?5 appiirlio nel simularo malanni, e per ottenervi 
» un niigliore trallamenlo dletetico, e quelle clie 



2G9 

1-I e ppgfrio. per convenire in accord! che eludano 

w le inTesligazlonl della giusllzia Di plii 11 gio- 

n \arsi dei delenuti medesiini per infermieri e pei' 
n 2:11 allrl scrvifri altinenli alle carceri e massinia 
» contra ria alia iiiterlore disclplina e fecondalrice 
» di niali. cui il sistema proiniscuo diHicllinente 
y> sapiebbe liparare.. 11 toe'Iiere buon numero dl 
» pnixionieri alia uuifonnita della pena coslltuisce 
n di loio quasi allieHanli individui privilegiati^ il 
n clie pone una odiosa differenza lispetto agli al- 
11 tri: i faTorlti assumono allora ceilo fare d'ln- 
-n dipeudenza, di doniinio, di arhllrio, e sovente 
» con orgie e impudente liberta insultano alia mi- 
w seria de" lore compa^^ni, o si fauno ministri dl 
» relazioni e di corrispondenze: inoltre cjuale ca- 
» rita si puo sperare da loro verso gli infenni, 
M quale obbedienza alle prescrizlonl del medico, 
» quale rispetto alle pratiche della morale e della 
» religione , alia cpiele del corpo e deiranima 
» nei hioi^lii do\e si soffre e dove si muore? 
» Questl esseri abbielli, jjuasti del cuore, nel 
» quail la salute e la sensilivila sono egual- 
» mente indurate, mossi da rapace egoismo, si 
" valgono di tulto. perfmo dei dolorl e delle trl- 
» bolazioni. infrangono 1 doverl plii sacrl della 
w umanila, irridono i soavl conforti che la sola 
w ix-ligioue sa offrire all" uomo clie abbandoua una 
« vita plena forse dl angoscie e dl funeste me- 
» morle 5?. Tali sono gli InconTenleuti clie trova 
il nostro socio nell' atluale sistema di carcerazione 



promiscua, com'egli la clilama. Ai quail non ve- 
dendo mii^'llor rlmeJio die qiiello iT un opposto 
sislema di recluslone, solilaria e silenziosa, e nella 
solltudlne e nel sileiizio conslstendo appunto la 
riforma delle carcei'I raodernamente Ideata e da 
alcuni stall altresi efTettuata con nonie di sistema 
pen'ilenziario, egli passa a parljire di questo sistema, 
moslrando i suoi vantaggi in confronlo deirattuale, 
risolvendo le obblezloni de'suoi avversarj, indlcando 
e confrontando le diverse sue scuole, cioe a dire 
I diversi modi coi quali la soliludine e il silenzio 
vengono appllcati alio scopo a clascuna scuola co- 
inune della correzione del colpevole, e da questo 
coufronto deducendo qual sia la scuola da preferlrsi. 
I \anta«;gi dell' isolamenlo e del silenzio, basi 
corae disslnio, nclle quali il sistema penitenziario e 
fondato, riescono al triplice effetto. secondoche I'au- 
tore divlsa, di megllo provvedere alia custodla e alia 
disciplina del colpevole, di sottrarlo alle influenza 
contrarie alia polltica, alia morale ed alia salute, 
di indurre in lui regolari abitudini, per la direzione 
che preudouo le sue ciu'e e il suo spirlto: con clie 
\ien megllo provveduto al fail polllici, morali e 
Igienicl della detenzlone, e owiato agll avvertlti in- 
convenienti del carcere promlscuo. A dimostrare i 
quail vantaggl -viene 1' autoi'e rapprcsentando come 
il detenuto dlviso dal compagni di colpa, e con cio 
imposslbllllalo ad ordire concerti di slmpatia e d'ln- 
teresse per eludere la vigilanza de'custodi. segregate 
dal mondo ed escluso da ognl nianiera dl coope- 



razione e dl concorso, umiliato dal rlgori di una 
condaiina che gli toglle la llbertii dl mal fare in 
ogni seiiso, governalo da una disciplina inflesslblle, 
sla sforzato a conoscere la necessita di sottostar ras- 
segnato alia sua sorle, a persuaders! ben tosto die 
ognl tentativo in contrario non rluscirebbe clie a 
pegglorarla, e die la sola sommlssione potrebbe 
farla piu mile^ come, a proposito dl disciplina, sia 
speciale prerogativa del sistema penitenziario Fof- 
frire una serie copiosa di niezzi plii atti de' con- 
sueti sia a reprlmere 1 piu insubordiuati, sia a pre- 
mlare i piii dodli , sia ad accomodare il penale 
trattamento alle \arie indoli, eta, gradi di colpa, e 
cio col solo appllcare con piu o meno di rigore i 
due strumenti di punizione, la solitudine e il sl- 
lenzio^ come consegnalo alia cella che gli de\e ser- 
vire di stanza Immutabile fine alia consumazione 
della condanna, tranne i momenti di ricreazione e 
passeggio in appartato cortile, diviso da ogni com- 
mercio di corruzlone, da ogni mezzo di ree intel- 
Hgenze, ignaro del sito, dell' ordine, delle adiacenze 
del luogo che lo rinchiude, ove tutto e mlstero per 
lui, eccetto il molivo che vel condusse, il prigio- 
niero, sedate die siano le tempeste de'primi mo- 
menti, rinunciando ad idee di legare interessi e 
slnipatie con chi mai non vide ne udi e di cui Ignora 
persino Tesistenza, dia luogo nel suo spirito alia 
rassegnazione, si disponga alia sommessione, ascolti 
I moti del ravvedimento, a cio confortato e ajutato 
dalle pie inslnuazloni di appositi \isilatoi'i, dal la- 



272 

\oro concessogli a sollevarlo dal peso, allrimentl 
Jnsoppoitabile, deir o/lo, a riordinare le sue traviate 
abitudini, a tenerlo esercllato neir arte sua pro- 
])iia. ad abilitarlo ad alcun'altra, a procacciar nel 
rltratto dalla sua solltaria fatica un vantaffgio eco- 
noniico alio stato, e un risparrnlo pecuniario a lui 
stesso da sopperire ai prinii bisogni della scarcera- 
zione, e dalf isfruzione religiosa, ben plii efficace e 
l)enefica comparlendo ind'niduabnenle la parola di 
Dlo nel raccogliniento d"una solilaria cella, clie non 
puo essere, predirata in assend)lee dl delinqnenli 
fra le dislrazloni, i licenziosi intrattenimenti, se non 
anco fra gli scberni degli ascoltanti, siccome avviene 
nei Inoglii dl delen/Ione proniiscua^ come nel sl- 
sleina in discorso le cellule dlvenliuo come una spe- 
cie di conlumacla si fisica clie morale pel delenulo, 
sottraendolo ad ogni contagio malefico non meno 
al corpo clie alio spirito: come V iiumulabile pre- 
scrlzlone cbe lo confina nella sua cella, ancbe in 
caso cbe ammali, togliendogll la speranza di potere, 
almeno in (juesto caso, aTer occasione di comuni- 
care con allri, ad effetlo di cpialclie reo iiitciuli- 
nieuto, fa cessare in gran parte le iiialaltie simulate, 
iiientre ai \eri ammalali provvede nel loro ritiro 
piu accurata e pietosa asslslenza clie nelle conmni 
infermerie. non compromettendo le piu geUise cau- 
tele della prigionia^ come in questo sislema il di- 
^ielo assoluto dei soccorsi in denaro, la soppres- 
sione de" circoli e delle cantine. la proprlela interna 
delle ccUe. 1' esercizio del corpo uiedianle 11 pas- 



^73 
segglo in appartali cortili, e piu ancora il laroro 
sieuo altrellaiitl mezzi efficaci non nieno alia fisica 
salute clie alia morale riforma dei prigionieri..4t Questo 
» assieme di occupazlone, dice Tautore, di lerape- 
» ranza. di ordine. mentre asisre direttamente sul- 
» r animo del deteniito s^enza martoriarlo nel corpo, 
» lo colloca nclla posizione piu discorde alia sua 
y> vita anteiiore di dissolulezze. di penicacia. di ozio, 
» spicffa tale poteiiza clie lo reprime nelle sue piu 
n sreofolate alnludini, ne' suoi pegsriori pensieri, e 
» sviluppa quella salutare paui'a tanto ricercata ed 
»5 efficace a contenerlo in appresso, meglio che non 
w griovino i ferrL le battilure ele rijrorose minaccie ». 
Le obbiezioni clie sogliono farsi al sisteraa pe- 
nitenziario spettano principalnieule alia piu rigorosa 
delle sue scuole- cioe a quella dell' isolamenlo as- 
soluto. o Pensilvanica, ecceltuata la prima, clie versa 
in geuerale sopra tutlo il sislema. Si oppone per- 
tanto essere contraiio non meno alia convenienza 
clie alia eoonomia dcgli stati il profondere in pro 
della classe colpevole della societa enormi spese per 
la cosfruzione di edifizi appropnatl a£:^li usi del 
nuoYO sistema di carcerazione, ai cpiali non potreh- 
bero gli esislenti acronciaisi^ non essere il sislema 
penitenziario una lal pubblica riforma, clie possa 
dirsi sottrarre T ordine penale all" impero della forza 
materiale, per questo che eserclta sul detenuto una 
\iolenza non meno s6vera di qualunque altra, ri- 
ducendolo ad osservare il silenzio per forza, e a pra- 
tlcare il lavoro meno per volonta che per necessita 

i8 



274 

di fuggire la noia tormentosa della solituclme: po- 
tere la prigionia solitaria convenire bensi ai grandl 
e induratl dellnqnenti, ma esser pena forse troppo 
severa ed illegittima pel semplici traviati, trascorsi 
in qualche unica colpa per mero impeto di pas- 
sione, non per Tolonta assolutameute peryersa^ in- 
contrare il slstema in discorso un grande ostacolo 
alia sua pratica applrcazione nella varia indole dei 
popoli, e poter essere quincU il silenzio e la soli- 
tudine una pena sproporzionata al delitto per ec- 
cesso o per difetto, secondoche \iene applicato a 
popoli mollo sociabili e comunicativi, come sono i 
meridionali, o ad altri di chiusa e concenlrata na- 
tura, come sono quelli del nord:^ in uno slato di 
continua solitudine, nel quale non cessano per altro 
di farsl le passioni fieramenle senlire, nascere fa- 
cilmenle e fomentaisi 1* abitudine di turpi \olulta^ 
col sistema delF isolamenlo continuo crearsi air uouio 
una esistenza ripugnante e conlraria alia propria 
natura, essenzialmenle compagnevole, ed una tale 
esistenza, quando puie il colpevole vi si polesse 
adaltare, esser Auota d" effetlo, dovendo esso, scon- 
tata la pena, riprendere un altro genere di "vita, 
anzi doversi temere die nella impazienza di scuo- 
tere il glogo di una punizlone cosi fuori di na- 
tura, egli turbi, all' avvicinarsi del termine, le re- 
gole della subordinazione , e clie poscia, appeua 
uscito dal carcere, si lanci iii tutli i disordiui della 
liberta^ non potere la prigionia regolata col prin- 
cipio della solitudine e del silenzio sosteuere la prova 



275 
dl una lunga Jiirata senza deperimento del corpo 
e dello spiiito, ed esser ca^lone di un numeio dl 
malattie, e pajticolarmente di alienazioni mentali, 
mago^iore di quello delle pnglonie ordinaries final- 
mente non penuettere la reclusione per celle die 
yenga bastantemente coraparlita e diffusa Tistru- 
zione morale, religiosa ed iuduslviale, condizione 
precipua e fondamentale delta penltenzieria. Alle 
quali obbiezloni Tautore risponde, die Tauniento 
di spese portato dal nuovo sistenia al pubblico erario 
per la coslruzione dei nuovi edifizi e per gli or- 
dinaij bisogui del manteuimento, della disciplina e 
della istruzione, per quanto sia grave e consldera- 
bile, viene pero conlrabbilanciato da larglii compensi, 
quali sono i ritratli dal lavoro, tornanti a guadagno 
dello stato, le niinori durate delle prigionle, e con 
esse 11 minor -tempo in cui dee stare il prigioniero a 
carico delT erario. atteso 11 supjilire die nel sistema 
di detenzione solltaria e silenziosa Tintensita della 
pena fa alia estensiune richiesla dalla prigionla oi'- 
dinaria, il miglioramento del colpevole, die torna 
non solo a vantaggio di esse, ma pur anco dello stato, 
reslituendo redenli ed ulili membri al corpo sociale^ 
che ad ogni modo Tobbiezione non cade sulla uti- 
lila della riforma, ma solamente suUe difficolta eco- 
nomiche della sua esecuzione, le quail, trattandosi 
della morale sanita dei colpevoli, non debbono fare 
ostacolo piii che non facclano le spese che si ri- 
clileggono per la sanita corporale, stanteche se i 
nguardi economici dovessero nel caso di die si 



276 ^ 

tratta prevalere, il magglore specUente sarebbe qiiello 
di mandare ognl eolpevale alia morte^ die quanlo 
al nou essere la peiiitenzieria una Ud riforma so- 
ciale che sottragga del tutto il colpevole all' impero 
della forza materlale:, e clo necessariamenle portalo 
dalla natura delle cose, non potendosi ordlnave 
prigione ne Immaginare penale teorla clie non in- 
cluda peidlla malerialraenle forzata di liberta, ma 
nondimeno non e questo maleiiale costiinglmento 
r unlco fine dclla riforma in discorso, un allro es- 
sendone in essa, sconosciuto in passato, assui piii 
proficuo e plausibile, e tulto speltante alia potenza 
morale, cloe Y educazlone e T emenda del pnfjio- 
niero, il clie se non iscioglie del tulto 1' ordine pe- 
nale dal dominio della forza brutale, steiide aliueno 
r impero della forza morale nella parte piu gene- 
rosa e salutare del sisteraa, col far coniprendere ai 
condannati i loro doveri ed esercitarli per convin- 
zione', cbe la convenienza della prigionia solitaiia 
non puo restringersi, come si obbielta, ai soli de- 
cisi scellerati e perdnlamente corrotti, ma si estende 
ntilmente e leglltiniamenle a lutti i casi e giadi di 
reita, sia clie una talc prigionia si considcri come 
provvedlmeuto, o come pena, per questo clie come 
provvedinieiito impedisce clie i corrolli s'indurino, 
e clie i migliori si coirompano, e come pena puo 
essei'e, nierce i teiupcraiuenti e le esacerba/.ioni 
ond' e suscetlibile, apprupriata a tulli i gradi di 
colpabilita, anzi puo esscrlo anclie senza modifica- 
zioni ne in piu ue in meno, essendo la solitudine 



^77 
per se st^ssa jnu o meno penosa a misura della 
nia-i^iore o uiinore reila, dacche rlJuce il -rande 
scelerato alia sola compa-nla dl se stesso e de'pro- 
pri rlmorsi, e solleva il niii^rllore della conipagiiia 
de'perversi^ die a froi.le del vai-j elementi di com- 
pensazlone clie ofFre il sislema penitenziario non 
regge ToLhiezioue dedotla dalla varia indole delle 
nazioni, potendosi il principio della solitudine e del 
sUenzlo appll, are con piu o meuo di rigore a se- 
conda della vaiieta de'casi, niediante una ma-giore 
o minor frequenza delle visile di melodo, e cosi 
pure raccorciare o allungare la durala della deten- 
zione^ clie le turpi abiludiui alle tpiali si accenna 
dagll aTTcrsarj, se per Tuna parte sono un pericolo 
della reclusione solitaria, per Taltra la solitaria re- 
clusiooe offre guarentigie nd proposito die non si 
trovano nella prigionia proniiscun, sia per la man- 
canza di scaudalosi discorsi ed esempj, sia per lo 
esplorare inosseryati die puonno fare i guardian! 
per gli spirogli dominanti le celle, sia aucbe per lo 
sviar dagli impuri pensieri, corroborar 1' aniraa con- 
tro gli assalli delle passioni, dinger le forze del 
corpo a regoLire disliibuzione mediante il lavo- 
ro, la temperanza, le moraU e religiose istruzionl-, 
che non si puo dire, come dagU avversarj si dice, 
che la penitenzieria crei una esistenza contraria alia 
nalura sociabile deiruomo, imperdocdie se Togliasi 
por meute alle limitazioni cbe pone il sistemralla 
soliludine e al silenzio, merce le visile concesse, 
aJizi ;prescritte, degli istruttori, si dovra dire ciressJ 



278 

noa tanto mlra ad isolare il colpevole dal com- 
merclo de'buoni, quanto ad ImpedlrgH quello del 
tristl^ die le stesse limitazioni e modificazioni pre- 
scritte al silenzio e alia solitudlne risolvono altresi 
1' obbiezione clie spetta al preteso perlcolo dl uu 
maggior numero di malattle, e particolarmente dl 
alienazloni men tali, e clie anzi, parlando delle ma- 
laltie fisiche in generale, debbono queste venir mi- 
norate dal complesso delle abitudinl sobrie prodotte 
dalle regole del sistema, dall' esercizlo del corpo 
mediante il lavoro, dal sequestramento a cui serve 
la cella dalle infezioni morbose, e alle alienazloni 
mentali puo ovviare la calma dello spirlto indolla 
dalla discipliua, dall' occupazione e dai morali e re- 
liglosl ammaestramentl, ammonizlonl e conforth clie 
finalmente 1' opposla dlfficolla di una abbaslanza 
diffusa istruzione rellglosa, morale ed industriale 
aell' iraprigionamento per celle, e una difficolta pu- 
ramente economica, clie si risolve in confronto del 
corapensi di sopra notati clie offie il sistema in 
discorso al pubblioo eraricw Giova inoltre osser- 
55 vare, soggiunge V autore, che i guardiani proposti 
5> alia sorveglianza debbono attendere nel niedesimo 
w tempo air insegnamento industriale, come tutti 
» gli altri impiegati -voglionsi atti parimenti ad edu- 
» care^ il che sempllfica la moltiplicita degli uffici, 
» e riduce a minor numero quelli clie \i si do- 
ss vessero esclusivamenle chiamare. In ultimo a see- 
s' mare 1' apparente importanza della obbiezione e 
" pur bene si faccia notare come non tutti i de- 



^79 

y> tenuti al loro enfrare nel carcere, ne in tutti i 
K periodi della loio prigionia abhiano bisogno ogni 
» di deiralimenlo iiitelleltivo e morale, ovveio del- 
>» rinsegnamento d" un arte, si da rlchiedere una 
» soverchia profusione di tempo per parte dei loro 
» maestri. Alcuni vi entrano gla abili all' esercizio 
M di tal professioue acconsentila dalla disciplina pe- 
» nitenziaria, per cui Tistruzione torna per essi 
» opera vana. Altri, sospinti da una operoslta tutta 
w nuova, o per rompere la noia del carcere, o per 
» bisogno di riparare alle colpe, apprendono con 
w precoce attitudine 1' arte clie \ien loro proposta, 
» e mostrano ben presto compiuta T educazione in- 
»* dustriale. Altrettanto si dica rispetto all' ammae- 
» slramento intellettivo e morale: nou tutti i con- 
» dannati sono ignoranti, non tutti sono perversi; 
» poche dottrine clie si aggiungano, poche mende 
» clie si correggano, basteranno taWolta a riparame 
» r imperfetto sapere , a richiamarli nelF intiera 
» scienza de'proprj doveri, a cogliere il fine pre- 
y> finitosi della carcerazlone. Che se il maggior nu- 
» mero dei delinquenti viene tribulato alle career! 
» dalle infime classi, a cui riguardo il piii delle 
» Tolte si fa indispensabile ogni sorta di cura, v' ha 
» di quelli eziandio che, per la loro condizione so- 
» ciale, sarebbe inutile, per non dire dannoso, Toler 
» istruire in uu' arte qualunque cui non sono chia- 
" mati, e che poscia non seguirebbero mai. Le oc- 
» cupazioni del leggere, dello scrivere, ed anche 
» del disegno, ove il posseggano, ed alU'ettali, for- 



280 

y> meranno 1' esercizio di quesli, oncle non abljiano 
it a languire nelP ozio. Ne si dica clie di tal ma- 
>5 nlera sarebbe troppo 11 eve per costoro la pri glo- 
ss nia , poiche tantb se si conslderi 1" occupazione 
S5 come peua, quanto se si conslderi corae allevia- 
55 mento, questo si do\ra prescrivere e somininistrare 
« possibilmente conforme alia condlzione e alle con- 
y> tratte abitudini dei prigioniei'i , o allrimenti si 
55 fara peggiore a paragone degli altri lo stato di 
»» quelli cui venga prescrillo un esercizio coutiario ». 
Le scuole nelle quail si divide il slstema peiii- 
lenziario altro non sono clie appllcazionl e conibi- 
nazioni diverse dei due coiuuni elementi, solllu- 
dine e silenzlo, e conslstono, come e noto, nella 
Pensihanica o Filaihlfiana clie dire si voglla, fon- 
damento di tutte F altre, clie prescrive I'lsohmieu- 
to assoluto e per celle di glorno e di notte, uella 
Auburniana, in quella di Gand, e fiualmeute nella 
media od ecleUica, tutle modificazloni della prima 
e fondamentale^ delle qiiali la Auburhlana, rilenulo 
r isolamento per celle ili notte, ammette la reclu- 
sione in promlscuo di glorno^ quella di Gand, uni- 
formandosi nel resto all' Auburniana, vi agglunge 
soltanto la divisione del detenuli per classi a norma 
della vaila luro condlzione morale^ la media od 
ecleltica, parteclpando della PensUvanlca e della Au- 
burniana, alterria Y isolamento soltauto notturno col- 
r isolamento contlnuo di glorno e di notte, appli- 
cando 1' aggregazione sUcuziosa d" Auburn sollanto 
alle piii lunglie prlglouie, alia quale prcpara dap- 



-Si 
prima il condaunato colla solihidine a?solula clclla 
cella, ove poscia lo licoiulncc ad inlcrvalli e (pialclie 
tempo iunauzl alia sua libcra/.loiie. Ora cpiesle mo- 
dificazioni o scuole secondaiie essendo state intro- 
dolte uel sistenia coU* inleiulimcnlo di peifezionare 
la scuola priiuiliva, cioe la Pensilvanica, 1' autore 
airojreelto dl riconoscere se yeranieiite un tale scopo 
siasi poi poluto couseguire, si pone ad esaiaiiiaile 
ad una ad una in confronlo di quella. E quanto 
alia scuola aubuiniana, egli osserva clie nell.e pri- 
gioni tenute secondo questa scuola il sileazio, lanto 
necessaiio alio scopo del sistema, jion puo essere 
clie \iolento, slccome iaiposto fia laute occasioui e 
tanti allettamenti ad infrangerlo, nientie nelle car- 
ceri pensilvanicbe e sponlaneo effctlo dell" isola- 
mento^ clie nou puo quindi nelle prime esser falto 
osservare senza un continuo esercizio di barbare 
coercizioui, e senza clie assuma percio un caratfere 
di pena, mentre nelle seconde non tanto come ele- 
Tnento dl pena e Impiegato, quanto come mezzo con-r 
ducente al precipuo e benelico fine del sistema, qual e 
rimpedlre 11 dcterioramenlo e promuovere il miglio- 
ramento del colpe-vole, ed oltre a clo non cbe es- 
sere accompae'iiato dagll inaspiimenti, e auzi mitigato 
dalle pie \lsite degll istrutlori^ cbe nella reclusioile 
promiscua admessa dalla scuola auburniana, ottx'ecbe 
il silenzio e difficilissirao ad attenersi, e, quando 
pure si otlen^a, un aggravamento di pena, cbe nelle 
careen pensilvanicbe e escluso merce le interruzioni 
de' visilalori, e luddove non si oltenga, si rjcade 



282 

neir Inconveniente delle pngioni ordinarie', clie oltre 
a cio la regola puo essere infrania, se non colla 
parola, almeno cogli sguardi, coi gesti, coi cenni^ 
cbe le aceiblta e i castiglii adoperati per farla os- 
servare, lasciando stare che puo essere ingiusto il 
punire quando tutto tenia a trasgredire, puonno 
seiiza pi'oporzione di eolpa e di pena colplre del 
pari le infrazioni per semplice inavvertenza come 
quelle die proven gono da mallzia e da insobordi- 
nazlone: die inoltie le violazioni della regola sa- 
rebbero piii o nieno frequenti, e qulndl la disdplina 
anbuniiana piii o meno applicablle, anzl pure le 
repressioui piii o meno legiltime, a seconda della 
natura piii o meno sociabile delle Tarle nazioni^ 
die la convivenza diurua conijiunta all' isolamento 
notturno nelle carcex'i aubmuiane porta 1' inconve- 
niente di render necessario un maggior numero di 
locali e piii difficile il provvedere a tutti i bisogni 
del reggimento politico;, morale e igienico dei pri- 
gionieri^ die finalmente in questo sistema di car- 
cerazione la convivenza silenziosa generando una 
lotta continua fra le tentazLoni e la regola, mette 
il prigioniero in uno stato di violenza e di tortura 
morale, che puo dar luogo agU sviamenti della ra- 
gione piii die non faccia 1' isolamento assoluto, e 
quindi non ripara a questo pericolo apposto al si- 
stema pensilvanico, siccome neppuye avvantaggia nel 
resto le coodizioni igienicbe. Dalle quali osservazioni 
concbiude die T utilita della scuola d"" Auburn si 
ridurrebbe al semplificare, ecu risparmio di persone 



283 

e di tempo, ristruzione del condannato, se qiieslo 

vantae;£rio non andasse pei'duto in confroiito dei 

pravi ed inevitabili dannj della lecluslone in con- 

sorzio. Per quanto spetta alia scviola di Gand, la 

piii i::iave osserTazlone cade sulla difficolta, per non 

dire impossilnlila, della classificazione dei detenuti 

per condizioni di nioralita, die forma la sola dif- 

ferenza di qnesta scuola dall'Auburniana, alia qnale 

esseudo nel reslo conforme, lia pure con essa con- 

formi gli altri gia avvertili incoiivenienti. Dovendo 

la classificazione da questa scuola prescritla avve- 

nire, dice I'autore « nella piii rnsta esfensione mo- 

» rale, e dovendo procedere da un atteqto esame 

« e da un calcolo ragionato sopra ciascun detenuto 

M dal meno corrotto al peggiore di tuUi, dall'im- 

>' prudente fnio al piu mahagio, ammette una seiie 

?5 di graduazioni si \ana quanlo il numero cjuasi 

r dei prigionierl medesimi, da non potersene fare 

» una dislinta e seniplice classificazione. E in vero 

55 nel compiere la proppsta riparlizione per gradi 

55 di moralila, quali procedimenti si dovrebbero se- 

55 guire, ciuante classi determinare, quali estremi 

55 confini prescrivere a ciascuna?... La sola cognizioiije 

55 del delitlo, delle circostanze che lo avessero ac- 

55 corapagnato, della eta giovanUe o matura del reo, 

55 non basterebbe a suggerire la classe a lui com- 

'5 petente, potendosi dare un misfatlo gravissimo 

55 in chi non sia di perduta nioralita, e cost in sul 

55 principio della vita, come nella maturita degli 

55 auni, e viceyersa potendosi Irovare niiuima colpa 



284 

5? e coslumi tolalmento roTmati. E a qnante dlffi- 
55 colta non va incontro lo scrulare T indole pro- 
55 pria di clascuno, die .coraprende il seqreto di 
55 lante idee, di tanli errori, di tante passioni? I 
55 fatti sensibili adunque, e piu ancora 1' esarae delle 
55 coscienze sono cosi difficili ed inceiti, da non scor- 
55 gere nel proposito quel sicuro regolo ai giudizi 

5? clie pur sareljbe necessai'io Meglio si pi'este- 

55 rebbe alF uopo V avere nolizia non solamente di 
55 tullo cio die s'altleue al delillo, ma della edu- 
55 cazione, delle pratldie, della manieia di \ita, in 
55 una parola delP uomo interiore, e possedere la 
55 sua biografla sociale e morale: se non die cio 
55 menerebbe a indagiui lunglie, difficili, piene d'in- 
55 ganni e il piii spesso inesliicabili, da non po- 
55 lersi condliare colla pronla destinazlone die Tuolsi 
S5 data al condannato. E in fatti come e con clii 
55 collocarlo fino a die sieno assunte le necessarie 
55 istruzioni? Impoilando per ogni prigioniero li- 
55 cerclie cosi \aste e profonde, di tanlo s'impli- 
55 clierebbero i doveri dei preposli da sfidare i piii 
55 zelatori in un'impiesa plena di stenli e soggetta 
55 a hioltlssinii falli, si per le informazioni vuote o 
55 menzognere, e si per T utile appiglio d^infingersi 
55 die ne \eriebbe agli ipocriti. D' onde cousegne 
55 die, essendo i principj di questa diAisione per 
55 se insussistenli ed impralicabili, nemmeno la scuola 
55 su di essi fondala debba a\ere miglior Centura 
55 di quella d Auburn 55. Per ultimo la souola media 
od ecleUica^ mescolando i due sistenii auburniano 



285 
e pensllTanico,, non fa, secondo Fautore, clie ca- 
deie iiei tlifetli clelFuno senza ottenere corapluta- 
mente i \antafr<a dell' altro. lu primo luo<ro. e"\i 
ossena, o per tulti i prigionieri si prefinisce uii 
terinine eguale alia leclusione solitaria, o si fa que- 
sto dipendere dai rlsultati della educazlone e dal 
sinlouii del penlimeuto: nell' un caso la sola dii- 
rata mateiiale del sequestro decide del diiitto al 
passaiTii^io alia convivenza promisciia, senza nessim 
ris^ardo alio condlzioui morall del prlgioniero^ nel- 
1' altro i siiitoiin del migllorainento puonno essere 
meiitili^ in 'amendue la nilra principale del sistema, 
qual e Y educazione e la rigenerazione del colpe- 
vole e fallita o mal colta. Cos! pure, per quanto 
spetta ai periodi per le interpolate reclusioni soli- 
tarie, OTe decida il solo tempo materiale, si assog- 
getta indistintamente qualunque prigioniero al se^ 
qnestro della cella, senza guardare se questo, a se- 
conda dello stato morale, sia merltato o immeri- 
tato, e ove decida lo stato morale, si da luofjo alle 
ipocrite ron\enzloni: senzaclie, questi interpolati se- 
queslri dililcilmente potranno profittare plu clie tan- 
to, guastando 11 rilorno al con\lvei"e promiscuo i 
frutti clie per awenlura avessero poluto germo- 
gliare nella solitudine. In secondo luogo la contem- 
poranea esistenza di due modi di prigionia nel me- 
desimo carcere, 1* uno interpolato coll' altro, 1' uno 
aspettato con ribrezzo, Y altro sospirato come un 
sollie\o, oltre il richledere una sovercliia compli- 
canza di scomparliiuenti e di governo, e ancora un 



286 

incentivo a deslderj tormentosi, a Teementi aglta- 
zionl deir animo, alia Insubordiuazione e airimpa- 
zienza. L' arlicolo poi della scuola in discorso clie 
assoggetta il colpevole alia reclusione solitaria negli 
ultimi tempi della cattivita, impllca un assurdo con- 
Irario alia disciplina, stala senipre e dovunque pra- 
ticata, di allargare, aaziche restringere, il ligore della 
prigionia a mano a mano clie si awicina il terniine 
della condanna^ discipliua di cui puo ciascuno co- 
noscere la raglonevolezza. Finalmente e una \era 
inconseguenza di questa scuola 1' appHcare ch' ella 
fa la \lcenda da lei imma^inala di soliludine e di 
consorzlo, ai soli condannati a lunga prigionia, men- 
tre a questi appunto, sicconie a' piii pei'icolosi, cor- 
rotli e colpevoli, couverrebbe a preferenza la reclu- 
sione solitaria dal principlo al termlne della con- 
danna, sia per sottrarli al contatto de' migliori, sia 
per plu sicuramente custodirll, domarli, e possibil- 
mente emendarll. A questo modo I'autore mostra 
gli iuconvenienti delle tre scuole modificatrici della 
primiliva, la loro insufficienza a raggiungerlo scope 
clie si pvopougono di perfezlonaila, e la preferenza 
clie mex'ita sopra ciascuna di loro la Pensilvanica. 
« In quesla scuola, egli couclilude, la sicurezza e 
n conseguita, la disciplina sempllficata^ rai'o e clie 
w \i abbiano disordini a preTenire, infrazioni a pu- 
n nire, poiclie nello slato di segvegazione ijidlvlduale 
il 1' uomo e la creatura piu debole e piii incapace 
« a difendersi, sfornito di qualunque spediente a 
55 ingannare, o a concepire progetti. In essa e ren- 



287 

w duto irnpossilille il pericolo dell' assoclazione al 
r delitio, tolta F influenza de'reciproci esempj, la- 
f) sciato piii libero accesso alle amnionizioni della 
w coscienza. Intorno al dctenufo sta tntto 'u\ con- 
r> trasto colla sua \ita anteiiore, e la sua posizione 
r penale, repviniendolo ne'suoi peggiori pensieri e 
» negli usi sregolati. svlluppa il principio della paura, 
n e favorisce quello dell' emenda. Tfel tempo stesso 
» r islruzione religiosa, morale e industrlale si stende 
j> sopra di lui, ed egli ne raccoglle i pfecetti senza 
n dissipazione dl animo', e soavi confortl gll si ap- 
» prestano a sedare le tempeste del suo cuore, e a 
?? temperare gli efieltl della soliludlne sulla I'aglone 
« e sui sensi. Do\e il resistere e -vano, e pur vana 
5? la forza^ e quello spirlto dl violenza che prorompe 
w talvolta e dlvampa in una iulera prigione, anclie 
» per lie^i molivi, manca del precipuo suo alimento: 
» quindi gli ufficj della cuslodia resi piii facili e 
" spogliali di ogni caiallcre barliaro: legate cor- 
» rispondenze di afFetto fra il piigloniero, i guar- 
w diani, gli islruttori e i -visllantl le carceri*, con che 
» si dispone il recluso a moderare le focose pas- 
5' sioni, a rispeltare i suoi simili e ad imparare la 
» "vita. Secfuitando il sistema dell' isolamento diurno 
» e notturno e preclusa la \ia tanto ai contagi clie 
" si appigliano al corpo, quanto al contagio delle 
" massime e degli esempj die si appiglia alF animo: 
" invece e data la piii larga estensione ai precettl 
" clie preser\ino la salute dell' uno, e soccorrano 
" alia rigenerazione dell' altro. Dope di che, scon- 



288 

55 lata la condanna, i Yihevali. senza leg'aml, senza 
55 amlcizie, cresciuti acl ablludini nnove cli econo- 
55 mia, cli temperanza, cli relijjlone, di atllYlta, rlen- 
55 tvnijo nel consoizio def,di uomini. e la societa con- 
?5 fidente li accoglie, assume a protecfg^erli, si ripro- 
» nielte da loi'o opere dli^eise dai falli anleriori 55, 
XTIT. Un ai ticolo cillico del si^j. Raonl-Rocliette 
sid primo volume dell' opera ?Iuseo hresciano il- 
lust/alo, inserito nel glornale dei doHi dl Francia *, 
impegno il' prof. Rodolfo Vantini in una erudita 
polemlca di parlicolare interesse per rAteneo, a cura 
del cjuale, siccome e note, quelF opera insigne si va 
pubhlicanclo. Trovasl nel yolume in discorso una 
mcmoria del nostro esimio aroliiletto, nella cpiale 
illuslrando il romano edifizio suUe cui ristaurate 
relic^uie sorge ora il patrio Museo, egli entra a cer- 
care rjual fosse la nalura di quelja magnifica fali- 
brica, e quale F ufiicio a cui potesse essere desli- 
nata. Prendendo le mosse da Vitruvio, egli trova 
cbe in vicinanza del foro soleano gli anticbi, ollre 
r erario ed il carcere ( fabbricbe cbe nulla lianno 
a fare coUa nostra in cpicstione) soleano g^li anticbi 
siluare la basilica e la curia. \Iostralo poi cbe al 
genere <lt'lle basilicbe ne a cjuello delle curie non 
puo riferlrsl il nostro edificio, coucbiude cbe altro 
non potesse essere cbe un tempio. a cio persuaso 
altresi dalla sua posizlone in luogo emlnente e nel 
site piii ayvanlaggiato del foro, dall' amplezza del 

* Journal des savans. Fasc. ngoslo iS^^. 



289 

portico che lo froiiteggia, dalla configurazlone delle 
celle, dalla sporgenza degli intenal iiubasamenti, fatti 
in guisa d'altare da sovrapporvi le immagini dei 
numi, dalle are di varia forma e grandezza, dal si- 
mulacro della Vittoria e dai frammeuti di altre statue 
scopertivi, e finalmente dalla stessa preziosila dei 
niaimi in esso profusi, tutte circostanze rispondenli 
alle consuetudinl dei romani nella costruzione dei 
sacri edificj. Ma potendo per avveritura ostare a 
questa sua conclusione le tre celle riunlte in un sol 
corpo di fabbrica oud* e 1' edifizio composto, qualora 
di una tale riunione non si trovassero esenipi nel- 
I'anticliita, fattosi ad indagare se alcuno se ne trovi, 
lasciato da parte il tempio di Minerva die si vede 
riunito con quello di iVettuno e col Pandrozio nel- 
I'Acropoli d'Atene, riunione non consigliata che 
dair angnstia del sito e non corrispondente alia 
nostra, accenuata, siccome a questa piu analoga, la 
riunione di tre sale che osservasi nel lato meridlo- 
nale del foro di Pompei rimpetto a quell' edifizio 
che secondo le varie opinioni e nominate o tempio, 
o curia o basilica di Gio'^e, si applica, siccome ad 
esempio il piii a proposito, al tempio di Giove Ca- 
pitolino in Roma, del quale Dionigi d'Alicarnasso 
ci ha conservato la descrizione che ce lo rappre- 
senta mirabilraente, anzi perfettaraente consimile al 
nostro. Considerate pertanto essere quel romano 
edifizio composto esso pure di tre celle, dedicate a 
tre divinita, Giove., Giunone e Minerva, fatto riflesso 
che, altesa la nota consuetudine de' municipj romani 

19 



ago 

d'imltare a loro potere In ogiii cosa la metropoli, 
si puo credere facilmente clie aAessero essl pure il 
loro campidoglio, egli si tiene fondato ad oplnare 
die anclie il bresclano edifizio fosse, ad imitazione 
del capitolino, un tempio diviso in tre celle, o, clie 
e lo slesso, tre tenipli uniti in un solo e dedlcatl 
a quali che si fossero, o proprle e mimiclpali , o 
comuni divlnita del paganesimo. 

Egli e sopra questa opinione del prof. Vantini 
clie -versano principalmenle le osservazioni del slgnor 
Raoul-Rocliette nell' arlicolo sopracitato. Sostiene 
I'osservafore clie la rlumone di tre teuipli in un 
solo corpo di edifizio sia un fatto talmente conlra- 
rio a tutte le consuetudini deiranlicliita, che non 
possa \enir comprovalo da nessan esempio;, e pre- 
tende clie quello del teraplo di Giove Capitolino 
non possa fare al proposlto piu di quello die faccia 
la rlunlone di tre tenipli in un solo nell' acropoli 
d'Alene, per essere si nell'un caso come nell'altro 
una tale riuoione stata consigliata da particolari 
circostanze locali e da tradizioiii mitologiclie die 
non esistettero, o die almeno non si sa die esi- 
stessero in Brescia. L' esistenza, egli dice, e la riu- 
nione di tre celle in un niedesimo tempio erano 
una circostanza talmente propria della rellglone ro- 
mana, come 1' edifizio die n' era dlvenuto 1' espres- 
sione era talmente particolare alia romana arcliitet- 
tura, die non si potrebbe da un tale monuniento 
cavarc una induzione per decidere il problenia a 
cui da luogo r edifizio di Brescia, a meno die non 



291 

suppongasl, come fa il slg. Vantini, die le romane 
eltla di provlncia avessero anch' esse un campido- 
glio, disposto come fjaello dl Roma, e clie perclo 
gli abitanti di Bi-escla avessero potuto nella costru- 
zione del loro piccolo campidoglio imitare il gran 
carapidoglio della metropoli. Resterebbero le tre 
celle di sopra accennate del foro di Pompei^ ma 
il sig. Roclietle pretende clie questo monumento, 
iion clie favorire 1' assunto del sig. Vantini, possa 
iiiTCce servire come argomento il piu grave clie si 
possa addurre in conlrario', e un tale argomento 
egli appiinto lo deduce dair analogia clie passa fra 
le tre celle di quel foro e quelle dell' edifizio bre- 
sciano^ imperclocclie ossenando clie una specie di 
imbasamento^ di cui restano tultora de^massicci, 
esisle parimenti nell' une e nelle altre, asserendo 
che sebbene iion s' accordino le opinioni degli ar- 
clieologi su clo clie potessero essere le tre celle del 
foro de'Pompei, in quesfo almeno concordano che 
non erano templi, fondandosi sopra Pesistenza del- 
I'accennato imbasamento per decidere che questo 
fosse il tribunale ( tribunal) su cui sedevano i ma- 
gistrati incaricati di render giustizia, e che quindi, 
secondo 1' opinione del Mazois, ch' egli chiama la 
piu plausibile, le dette tre celle fossero tanti pic- 
coli tribunali, conclude che tali pur anco dovessero 
essere le tre celle dell' edifizio di Brescia, clie il 
sig. Vantini qualificandole per tre templi facesse 
una supposizione contraria all' opinione generale 
degli antiquaij e degli architetli, e che in conse- 



29a 

guenza di quesla sua preoccupazlone prendesse Y. im- 
basameulo cortipresoAl per un allare anziclie pel 
suggestus o luogo emlnente in cui sfa\ano 1 seggi 
de'gludici^ « come se (egli dice) potessero tio\arsl, 
» come se mai trovati si sieno nei tempj degli altari 
» di quella dimensione, di quella forma, e in quel 
js sito^ come se 1' altare clie sorgeva innanzi alia 
« statua del nume non fosse sempre isolato, sempre 
» di una forma piu o meno propria a ricevere le 
M offerte de" sacrlfrzj, e piu o meno ornato, e per 
M couseguenza un o^'retto affatto dlfferenle dal jrrande 
» basamento di cui si tralta, e la cui destinazione 
M sembra clie non polesse essere dlversa da quella 
» del basamento cbe reo^na al medesimo sito in 
»5 ciascuno de' tre contigui edifizi del foro de' Pom- 
« pei, e die si e viconosciuto essere un tribunale w, 
E a questo modo esclusa la ipotesi del sig. Van- 
tini che il monumento di Brescia potesse essere ua 
tempio a tre celle, il sig. Roclielte sostituisce la 
pi'opria, clie fosse invece uno di quelli" edificj del 
genere delle basiliche e delle curie, clie servivauo 
alle radunanze delle puljjliche magistrature muni- 
cipali, quali sarebbero il Duumviiato quincjueniiale, 
il Duunu'i/ato jiwe dicundo, il Sevi/ato etc. Se- 
cond© una tale ipotesi egli ravvisa adunque nel no- 
sli'o monumento la curia del municipio romano di 
Brescia, divisa in tre sale, quella di mezzo pel Diium- 
virato quinquennah, e le due altre pei Duumviri 
jure dicundo e pei seviri , e a questo lllolo, egli 
soggiunge, « avremmo in esso ricuperato un nio- 



y> nnmento, se non unico affatlo nel suo genere, 
r almeno piu coniplelo e piu imporlante di tjuello 
•n dl Pompel, inrece di un tempio di piu. clie nulla 
» aff^lung^eiebbe alle nosire cosnizioni, e che anzl 
11 contravierebbe a tulte le nolizie che noi posse- 
r diamo in questo genere di monumenti •'. 

A queste obbiezioni il sig. Yantiiii risponde os- 
servando in primo luogo die afTallo gratuitamente 
asserisce il sig. Rochette die il tempio capitolino 
fosse una espiessione esdusiva della religione e del- 
r ardiilettura romana, non trovandosl antico scril- 
tore suir autorlta del quale il critlco francese possa 
appoggiare una tale asserzione. e dalla storia della 
fondazione, costiuzione e rlcostiuzione di quel tem- 
pio non risultando die nulla esse avesse d' esdu- 
sivo, per modo die non ne potesse venire altro-ve 
riprodotta la forma. E quanto alia dlfficolta del 
sig. Rodielte, die per ammettere la supposizione 
che quel romano edifizio \enisse imitato nel nostro 
hresciono converrebbe dlmostrare die le dtta mu- 
nicipali avessero andi' esse un campidoglio a somi- 
glianza di Roma, egli la risolve ricordando che il 
campidoglio romano era una fortezza nel reclnto 
della citta, comprendente neir ambito delle sue mura, 
oltre il capitolino, piu di cinquanla altri templi mi- 
nori, dal die si puo naturalmente indurre die una 
simile fortezza eii^essero nel loro interno anche le 
citta munlcipali a difensione de'loro principal! edi- 
fizj: die, per osservazione del sig. I^Iongez ( Dictio- 
naire d'antiquites ) le colonie ed i municipj, stu- 



=^94 

diando d' asslmlgliarsi al posslbile alia metropolt, 
imponevano il nome di capitollno al loro tempio 
principale ^ che Irovasi in fattl a^er molte cilta ayuto 
il loro spec'iale canipldoglio, e fa di parecchi men- 
zione il sig. Quattremere de Quincy nel suo di- 
zionario d'architeltura^ clie ve n'erano a Niraes, 
a Besancon, a; Narbonne, ad Aiitun, a Palmiers, a 
Reims, a Clermont, e tuttora si aecennano le rovine 
di un antlco campidoglio a Tolosa*, che nelle de- 
scrizioni di Colonia, di Carlagine, di CostantlnopoH, 
di Capua, di Ravenna e fatto cenno di un cam- 
pidoglio*, che di un campidoglio paila pure il MafFei 
nella Verona illustrata, situato sul colle di s. Pie- 
tro, gia compreso nell' anlico recinto di quella citta^ 
che molte citla provinciali, e prima e dopo la ca- 
duta dell' impero romano, dall' essere il tempio ca- 
pitolino in Roma il luogo in cui sopra tremila ta- 
vole di bi'onzo serbavansi la storia e le leggi della 
repubblica, traevano la consuetudine di chiamare 
anch'esse col nome di capilolino Tedifizio in cui 
custodivansi gli atti e adunavansi le magistrature 
municipali^ il che per iucidenza concorre a mag- 
giormente confermare che il tempio capitoUuo di 
Roma non era gia una espressione esclusiva della 
religione e dell' architettura romana. Per quanto 
poi spetta alle tre celle del foro di Pompei, alia 
loi'o analogia con quelle dell'edifizio bresciano e 
alia conclusione che da questa trae il sig. Rochette 
per stabilire che I'edifizio in questione fosse una 
curia anziche un tempio, il noslro architetto risponde 



che setbene egli licordasse le Ire celle pompejane, 
sebbene, secondo 11 parere di alcunl arclieologi, non 
contro il sentlmento di tutti, come Torrebbe far cre- 
dere il critico francese, egli le cbiamasse tempi! , 
sebbene iu alciina analogla le trovasse egli pure 
coUe celle bresciaue, nondimeno lie dalla loro esi- 
stenza, ne dalla denomiuazione loro data, ne dalla 
acceniiata analogia Intese di trarre nessuna indu- 
zione a favore del suo assunto, essendosi egU fon- 
dato sopra ben altra analogia, cioe su quella del 
nostro tempio col capLtolino, ed essendo V analogia 
delle celle pompejane colle bresciane piii apparente 
die reale, e di lunga mano inferiore a quelle di 
quest' ultinie col tempio romano. a Infalti. egli dice, 
5» le tre sale dell' edifizio di Brescia erano rettan- 
» golari e disposte con perfetta eui'itmia', quella di 
» mezzo supera\a in dimenslone le due laterali , 
» e queste T agguagliavano fra loro. Le sale pom- 
s' pejane erano varie di forma e proporzioiii^ due 
" di esse aveano- nel fondo un emiciclo, e la cen- 
" trale era men yasta di una delle laterali. Gli an- 
» ditelli inlerposti fra le sale di Brescia erano egual- 
M mente larglii, non servivano di passaggio, perche 
" chiusi alle loro estremita, e dava ingresso a cla- 
" scuno una porticella situata nelle sale minori. Gli 
» anditelli cbe dividevano le sale di Pompei difFe- 
» rivano in largliezza di quasi due melri, erano 
w aperli alle loro estremita: Tuno per troppa an- 
» gustla era impraticablle, I'altro a modo dl riottolo 
» serviva d' ingresso ad alcune abitazioni retroposte. 



296 

« I paviraenii delle sale di Brescia spianavano e 
5J fra loro e col portico esterno. Quello delle sale 
« pompejane erano costrutti a disuguale livello, e 
w due dl essi sovrastavano al pavimento esteriore. 
w II portico die seryiva di vestibulo alle sale di Bre- 
v> scia era formato da colonne maggiori di quelle 
r clie circondano il foro, e coslitulva il parziale 
» prospetto dell' edifizio^ ondeclie la porta di cia- 
M scuna sala corrispondeva in. mezzo al vano di ua 
» Intercolunnio. In quella vece il portico cbe stava 
y> innanzi alle sale di Pompei noii formava la fac- 

V ciata particolare di esse, perocclie era 11 medesimo 
y> che sor<ieva lungo i lati del foro, e nessuna porta 

V di quelle tre sale riusclva nel mezzo di un in- 
■» tercolunnio. E noto quanta importanza ponessero 
9» gli anticlu al coUocamento de'pubblici edifizj per 
« rilevarne il decoro. Le sale di Brescia, oltre il 
w portico che \i sorgeva d" innanzi e prospetla\a il 
» mezzodi, oltre all" essere elevate sopra maestoso 
yt stereobate, formavano il lato pnncipale del foro, 
»» e lutto r occupavano colla propria larghezza. Le 
9» sale pompejane in quella vece, oltre al non avere 
» prospetto proprio die desse loro alcuna particor* 
M lare importanza, erano volte a settentrione, e non 
» occupavano la medleta, ma \ estrenio di uno del 
y> lati minoii di quel foro. Che se la costruzione 
y> di queste sale si Tolesse anteriore a quella del 
M foro stesso, non sarebbe tuttavla presumibile che 
55 in nessun tempo abblano avuto mai un comune 
5; e regolare prospetto, giacche i due brevi traltl 



*97 

w dl muro die d'l qua e di lai GOiiiriun<Tono la porta 
v> della sala di mezzo coUe due lateral! differiscono 
» in lunghezza fra lore quasi due nielri e mezzo^ 
•» il clie rende impossibile 1" euritmia di una eoniune 
v> facciata. E fosse anclie vero clie queste sale pom- 
n pejaue avessero servito ad uu medesimo uso, nou 
» per tan to hanno cosi nianifesta apparenza di tre 
» edifizj dislinti, clie il sig. Mazois nella sua illu- 
w strazioue ponipejana le inlltola: Xe trois edifices 
9> du forum de Pompej, e trois edifices le cliiania 
w in piu luoglii il sig. Raoul-Rochette, clie si cou- 
*> forma all" opinione di lui. Or clii mai, fa-vellando 
« delle sale di Brescia, osei'ebbe chiamarle tie edi- 
y> fizj, e non piuttosto xni edifizio diviso in tre sale? 
» Queste considerazioni mi sembrano tali da per- 
st suadeie che I'analogia fra le sale pompejane e 
y> quelle di Brescia e soltauto analoE^ia di nuiiiero, non' 
» di forma, ne di coUocamenlo, ne di prospetto, e 
» meno poi di decoro »• Da questo confronto fra 
le celle di Pompej e le bresciane procede il signor 
Vantini a parlare dei massicci die si trovano nelle. 
une e nelle altre, massicci da lui qualificati per 
imbasamenli aventi fonna d'altare, non assoluta- 
mente per altari, come erroueanieute gli fa dire il 
sig. Rocliette. E ayendo questi affermato die di tali 
imbasamenti non se ne fossero mai trovali nei tem- 
pli, e da cio concluso die non potessero essere che 
tribunal!, e quindi curie gli edifizj ove si trovavano 
coUocati, e die percio al genere delle curie debba 
riferii'si V edifizio bresciane, egli risponde alia gra- 



298 

tulla asserzlone del crlllco citando esempj cU sitnili 
imbasamenti trovati neU'mtenio de' tempi! nell'iden- 
tico luogo di (juellL dell'edifizio in questione, aventi 
ugual forma, dimensione^ materlali, e destinati, se- 
condo ia generale opinione degli antiqaarj, a so- 
stenere le statue dei numi ed i dowi votlvi. Tale 
e r imbasameato fiancheggiato da colonne che tro- 
vati aderente al muro iu fondo alia cella del tempio 
dl Diana a Nimes, il quale s' innaizaTa quasi otto 
piedi da terra ed era posto innanzi al slmulacro 
della dea^ tali j^i imbasamenti che si osservano nei 
templi di Mercuarlo, di Augusto e della Fortuna a 
Pompej, i quali se non uguagllano quelli dell' edi- 
fizio bresciajio nelle dimensioni , come li uguagllano 
aell* forma e uei materiali, egli e perche neppur 
Farea delle celle che li conteqgono uguagUa I' area 
di quelle del detto edifizio^ tale e quello del tem- 
pio di Giove pure a Pompej, che, siccome dice il 
cav. Bonucci, serviva a sostenere il simulacro della 
delta principale. Alia qualificazione percio di tri- 
hunali data dal sig. Rochette agli imbasamenti in 
discorso, 6 di curia ail' edlfizio in questione iia cui 
erano contenuli, ostano sifiatti esempj, ed ostano 
poi in particolare le circostanze notvabili occorse 
negU scavamenti del nostro edlfizio. Imperciocche 
nello sterrare Timbasamento della cella di mezzo 
si trovarono sovr'esso rovesciate, ma non rimosse 
dal loro sito, due graudi are di raarmo rettango- 
lari, larghe un metro circa ed alte piu che altret- 
ianto, elegantemente scolpite, con emblemi allusivi 



*99 
a sacrlfizj. Fra qiieste due are. in cima all' imba- 
saraeuto medeslmo, si scoprirono due scaglioni di 
marmo, aventi forma d' uno sgabello -di Irono, gi- 
rantl in quadro, 1' inferiore de' quali aveva due metri 
e mezzo per ogni lato. Si argui clie fra quell' ara, 
ed in cima a questi gcaglioni, doTCsse esser posto 
il simulacro del uume*, e iufatti, continuandosi gli 
sterramentl, appie di essi scaglioni fu trovato il 
fraramento di un torso, e intero il braccio d' una 
statua Tlrile senza alcun veslimento, scolpito da va- 
lente artefice in bel niarmo pentelico e di forma 
colossale, e dalle proporzioni del braccio fu desunto 
die tutta la. statua dovesse supeiare d'alquanto cin- 
que metri in altezza, Osta altresi la pianta del- 
I'anlico foro di Brescia, espressa alia tav.^ I.' del 
Museo hresciano illustrato, dalla quale si conosce 
clie in vmo dei due latl minori di esse foro, cioe 
dal lato opposto all' edificio in questione, ne sor- 
geva un altro non meno ricco di marmi e d'in- 
tagli, maggiore di a^ea, beache avente minor maesta. 
di colonne, di prospetto e di poslzione, di forma 
probabilmente rettangolare , copioso di porte e di 
finestre ( di cui rimangono tuttora i vestigi), in- 
dicant! che neirinterno si tro^assero diversi spar- 
timentl per le pubbliclie adunanze^ edifizio i cui 
resti un'antlca tradizione qualifica pei resti della 
curia hresciana, e talmente diffatti ad una cmia 
confacenti, clie se per una curia si qualificasse, come 
fa il sig. Rochette, 1' altro edificio chiamato invece 
per tradizione il tempio d' Ercole, converrebbe, per 



3oo 

escludere dal foro breseiano 1' esislenza d' un lemplo, 
ammettervi due curie. Ostano finalniente i seguenti 
riflessi clie il slg. Yantini, iasciata auclie da parte 
la clrcostanza olie i massicci in questione, qvialifi- 
cati dal sig. Roelielte per tribunali, maiicavano di 
una scala stabile per salirvi sopi'a, desume dalle 
stesse misure locali. Corainciando dal massiccio prln- 
cipale, cioe da quello dclla sala di mezzo, sul quale, 
stando all'ipotesi deU'arclieologo francese, avreb- 
befo dovuto sedere i duumviri , e sulla cinia del 
quale stavano, come fu notato poc'anzi, due are, 
e fra quesle due scaglioni di maimo, e probabil- 
mente un lerzo a questi due sovrapposto, e sopra 
gli scaglioni la statua colossale del nume, il signor 
Vanllni domanda come potesse il detto massiccio 
servire di seggio a quei magistrall quinquennali? 
« Si facciano, egli dice, due supposti: o la stalua 
M sorgeva in cima dei predetti scaglioni, OTvero nel 
55 mezzo della sala. Nel primo supppsto i seggi dei 
w duumviri non avrebbero poluto occupare altro 
w spazio fuor quello minore di un metro in lar- 
r gbezza, die rimaneva fra le are e la statua, e 
5j quindi i due magistral* si sarebbero trovatl di- 
ss visi da un intervallo di Ire metri alF incirca per 
w I'interposto colosso, il che avrebbe lore impedito 
» di parlarsl a bassa voce, e quasi di vedersi. Nel 
» secondo supposto ( il meno probabile ) i due seggi 
w de' magistrati avrebbero dovuto locarsi sulla cinia 
•» degli scaglioni, cioe su d'una superficie quadrata 
» di meli'i i. /^5 per ogni lata, la quale si addice 



3oi 

y> per forma e gramlezza ad un solo scanno, ma 
y> non a due, ripugnando il suppone che i duumviri 
« sedessero rasfute fra loro, o, che e peggio, sugli orlL 
•>■> di quell' alto sgabello. Aggiungasi clie la statua 
j5 colossale elevandosi plii di cinque metri nel mezzo 
55 della sala, avrebbe \olto il tergo a' magistrali, ed 
» iiiipedito che si potessero T^dere da chi entraya^ 
5? finalmenle che il peso di quel colosso non po- 
w tendosi reCTtrere dalle soltili lastre di marmo del 

CO 

55,pavimenlo, sarebbesi trovato alcun indlzio della 
?5 salda muratura che doveva servirgU di fonda- 
55 meulo 55. Ne meno difficile trOTa a spiegarsi come 
sopra un massiccio di metri 4^85 in lunghezza e 
nietri i , 68 in larghezza ( che e il maggiore dei 
due nelle sale laterali ) si potessero coUocare I se- 
dili de'Seviri, come suppone il sig. Rochette. <.<■ La 
55 grandezza d' un Iribunale ( cosi egli ) essendo na- 
55 turalmente in raglone del numero • de' magistrati 
55 che devono occuparlo, quello dei Seviri avrebbe 
55 dovuto essere il triplo del precedente^ ma nel 
55 caso presupposto dal sig. Raoul-Piochette sarebbe 
" al contrario piu che due terzi minore. Non e 
5' presumlbile che sopra vin si meschino tribunale 
'5 potessero stare gli scanni di sei magistrali, dispostl 
» in una medesima linea e con intervalli propor- 
»5 zionati a decorosa congrega-, perocche vuolsi anche 
»' avYertire che i seggi posti alle due estremita di 
" quella linea doveansi tenere ad una certa distanza 
" dagll orll, non voleansi esporre coloro che \i sta- 
» vano seduti al pericolo di cadere da un'altezza 



3oi 

w non minore tli due metrl «, Tall sono le rlsposte 
del sig. Vantini alle obbiezloni del critico francese. 
Nel proposilo poi della importanza per la storia 
deirarti che annette il sig. Rochette alia propria 
ipotesi che 1' edificio in questione fosse piuttosto 
una curia costrutta a mode delle pompejane, clie 
un tempio, osserva il nostro arcliitetto che in tal 
caso non potrebb' esse considerarsi che una piu no- 
bile riproduzione di un edificio secondario che tut- 
tora sussiste^ ma clie ove si qualificasse per un 
tempio fatto ad imitazione del capitolino, divente- 
rebbe nella storia dell' arti 1' unico monumento che 
porgesse un' idea nobilissima del principale fra i 
sacrl edifizi dl Roma, che piu non esiste. « La sola 
w novita ( egli soggiunge ) che offre 1' opinione del 
« nostro autore si limita a questo, che il foro di 
» Brescia, paragonato coi piu cospicui di Roma e 
« con quelli che per tradizioni storiche o per ve- 
?' stigla si conoscono appartenenti a municipj, sa- 
« rebbe il solo che fosse stato privo di un tempio. 
w Ma non si faccia quest' onta alia religione dei 
« nostri padri^ che certamente il principale edificio 
M del foro bresciano era consacrato agli dei ». 

Ollre alia principale censura, della quale abbiamo 
sin qui parlato, alcune altre secondarie se ne tro- 
vano nell' ai'licolo critico del sig. Raoul-Rochette. 
Versa la prima dl queste sulla tavola III.^ del 
Miiseo bresciano illustrato, rappresentante la ristau- 
razione della facciata del nostro edifizio, clie 11 cen- 
sore trova inesatta, sia perche il frontone "vi si vede 



3o3 
composlo dl element! clie non si trovano disegnati 
fra le altre tavole delP opera, sia raassimamente 
perche nel \ertice di esso frontlspizlo si Teggono 
i-appresentati tre acroterj, ch'egli crede non essere 
statl Irovali fra i restl del monumento, e quindi 
in-ventali a capriccio. Al clie il sig. Vantini per cio 
clie spetta il fronlespizio risponde, che se gli ele- 
menti che lo compongono non -vennero disegnati 
in altre tavole dell' opera, cio si fece perclie nella 
tavola VL* tro\andosi rappresentata la cornice oriz- 
zontale, le cui modanatui'e sono identiche con quelle 
del frontespizio, sarebbe stata una inutile ripetizione 
il disegnai'e quest' ultima in nuoTe tavole a parte, 
e cio tanto piu quanto che nella tavola III.* venne 
gia i-appresentato il grado d' inclinazione del fron- 
tespizio e de' suoi modiglioni. Risponde poi quanto 
agli acroterj, che se questi si disegnarono sul pro- 
spetto ristaurato, cio non fu a capriccio, ma sopra 
iudizj non dubbj della loro esistenza^ imperciocche, 
anche non facendo caso di parecchi dadi che si 
ti'ovarono fra i rottami delP edificio, perche questi 
dadi avrebbero" potuto servire egualmente di soste- 
gno agli acroteij come ad altre statue che ador- 
navano il monumento, si trovo che fra i cinque 
massi appartenenti alle cornici inclinate del fron- 
tispizlo, quello che ne formava il \ertice e i due 
che \i sla\'ano aderenti da una parte e dall'altra, 
alquanto piii addietro del listello che ne foi'mava 
la cimasa, splanavano orizzontalmente quasi due 
metri in quadro, circostanza che sarebbe inesplica- 



3o4 

bile, se questo piano orizzontale non avesse ser- 
■vito di sostegno agli acroterj, mentre in caso di- 
verso qiteste parli del \ertic-e del froiilispizio avieb- 
bero dovuto seguire 1' incllnazioue del rimanente^ 
al clie si vuole aggiungere die sopra il piano me- 
desimo si trovarono 1 fori ne' quali impernavansl 
le spranghe di bronze per sostegno dei marmi 
sovrapposli, 

Un' altra censura del sig. Roclietle versa sopra 
un gludlzio ciixa lo stile del monumento in que- 
stione die il sig. Vantini tiova analogo a quelle 
deiranlico foro bresciano, opinando perdo die le 
due fabbridie possano essere conlemporanee o di 
epodie poo distauti, ed opera probabilmente d'uno 
stesso ardiitetto. Dal quale giudizio e dalla quale 
opiiiione il critico dissente, didiiarando di non ri- 
conoscere analogia di slile fra i due monumenti, ed 
osservando die Tuno, come appare dalla slessa 
iscrizione scolpitavi, apparliene ali' anno 7 3 dell' era 
volgare, mentre I'altro, doe il .foro, diiamato nel 
secoli di mezzo forum Nonni Anii, denominazione 
die luttora conservasi in quella di piazza del Noa- 
tino, d'oveva essere, secondo ogni apparenza. un 
edifido eretlo in gran parte a spese dell' illustre 
famiglia dei Nonnii Arrii, die fioriva sotto gli An- 
tonini, doe un secolo piii tardi. Ma quauto alia 
realita della controversa analogia di stile, il signor 
Vantini appoggia il suo giudizio sopra ragioni in- 
trinsedie dell' arte, dedotte dalla conformita delle 
modanature e proporzioni de' due monumenti , e 



3o5 
da ceite pratlclie parlicolarl, rare volte esegulle in 
allii. e die in essi riscontransi. « Da Augusto agli 
w Anlonini ( egli osser\a ) fu assai rade volte om- 
5? messo o tramutato in listello il gocciolatojo, clie 
M e inenibro essenzialissimo delie cornici. Due esenipi, 
5? clie dal Desgoudelz si rifenscono al recrno di Ve- 
M spasiano, trovansi in Roma di questa insueta e 
» non lodevole pratica, la quale si riscoulra del 
w pari in amendue eli edlficj bresciani che raffron- 

yi tianio fra loro I fianrlii delle niensole che nelle 

y> trabeazioul coriutle soglionsl abbellire di alciini 
SI ornaraeufi, in amendue i nostri edifizj sono lisci, 
55 e la superficie inferiore delle medesime e vaga- 
r- mente freijiata da una foglia d" ulivo. II numero 
w e la quallta delle modaualure delle cornici sono 
» eguali in amendue gli edifizj, come poco dissi- 
M mile e la disposizione loro:^ se non che nella 
w cornice del tempio, per lasciarle la debita pre- 
5? minenza, il dentello, 1" ovolo e la gola sono in- 
r) tagliati, e in quella del foro lisci. Amendue gU 
» edificj hanno il fregio prossimamente alto quanto 
" la sovrapposta cornice, anzi. trascurate le piccole 
» differenze ( assai volte riferibili alia maleriale ese- 
" cuzione ). amendue le trabeazioni hanno architrave, 
" fregio e cornice di eguale altezza: simetria tanto 
» singolare, che non saprei accennare altro simile 
" esempio fra gli edifizj romani di quell' epoca. 
>» Eguale e pure in entrambi la forma della base 
" e quella dei gradlni e della doccla destinata a 
» raccogliere le acque pluviali. Ma soprattutto sin- 



3oC 

»» golarmente unlforme e bellissiino in amendue gll 
r, edifizj e il maglslero con cul sonoscolpiti i fogllami 
M e gll svariatl ornamentl dei lacunaii n. >'e potrebbe 
ostare la distanza. 6 reale pretesa, delle epocbe^ im- 
perclocflie 1' arcbltelluia romana venula in eccel- 
lenza durante il regno dAugusto, se scade alquanto 
dope la morte di lul, si mantenne luttavia in onore, 
a preferenza della scoltura fin sot to gll Antonini, 
come proyano 1 raonumentl: oltredlcbe, qualunque 
sia lo state d'un'arle, non mancano mal in nes- 
sun tempo alcunl arlistl cbe, o per noblll inlendi- 
menti, o per Imitazione e successione dl scuole, 
toglieudosi dalla nioda cf)rrenle nel volgo, rlinan- 
gano fernii ne" sani principj did bello scguitl d.li 
loro precursorl. Che pol la distanza di un secolo 
corresse, come afTerma 11 slg. Rocbette, Ira la co- 
struzione del due edifizj, non e per avventura tanto 
certo cbe non si j)ossa, non senza probabilila, con- 
gbietturare 11 contrarlo. u Dal patrll niarml ( cosi 
argomenla 11 slg. Yanliiii) r> si desume cbe essen- 
■>i dosl 31. Nonnlo jMacrlno ( cbe vlveva al tempo 
r> degli Antonini ) sposato ad una fanciuUa degli 
S5 Airii, 1 figll di lui assoclassero al nome paterno 
w quello della niadre, e ne venisse quello de' Noit- 
v> nil jiri ii. Ma 11 padre di questo ]\lacrino si llene 
y> cbe fosse M. Nonnio Muciano, 11 quale sostenne 
" in Roma iuiporlanti magistrature, e fin quella di 
« console suffetto: o allora non erano scorsi cbe 70 
»5 annl circa dopo 11 compimento del nostro tem- 
» plo. Non \eciro qulndl come si possa licusare a 



3o7 

» questo spellabile e dovlzioso hresciano. od al pa- 
» die di lui M. JNoilnio, 1" onore di avere in pallia 
w coopeiato alia coslruzione del foro, la quale, come 
w avviene in ogni \asto edifiziu, non avra potuto 
» condursi a termine se non colle rlccliezze arqul- 
» state dal fiplio Macrino nel goveino delle Pan- 
s> nonie, coniniessoeli da Marco Auiello; lo clie forse 
» sai'a stato cagione clie 11 foro pigliasse nome dalla 
w famiglla dl lui. Ed ecco con una pianissima con- 
r gliietlura falto spariie 1 intervallo dl un secolo, 
r clie senza laglonevole causa vonebbesi Inlerporre 
»? fia il teiuplo ed il foro bresciano, edlfizj cosi 
» unltl fia loro, clie la \enusta dell' uno dovea ne- 
M cessariamente accrescere quella dell' alt ro w. 

Per ultimo il critlco francese pretende clie la co- 
struzloiie delP edifi/.io sia stata erroneamente attii- 
buita dal sig. Yantinl al bresciaiil. e afferma clie 
fosse opera della munlficeuza dl Yespasiano, fon- 
dando la sua asserzione nella epigrafe scolpita sul 
fregio del monumento. L' epigrafe, dottamente reln- 
tegrata dal cav. Labus, e la seguente: 

imp. Caesar. i^esPASIANVS. AuGVSTu^. 
font. max. tr. poteST. IIII. IMP. X. PP. COS. lllll. CENSOr. 

Rispondendo a questa obblezlone del censore, II 
sig. Yantinl osserva clie le iscrizionl de' pubblicl 
edlfizj, nelle quail 11 nome dl alcun personagglo 
sia posto In caso retto banno sempre alcuna di 
quesle terminazioni : fecit, curavit, restituit, adjecity 



3o8 

ornari pernovai>rt etc. E avendo 11 cli. cav. Labus, 
sopra una conslniile osservazione fatla gla dal signor 
Mazzocclil, avuto occasione dl afFermare clie a studio 
di brevlta quesll \erbl sovente non si esprlmevano, 
lua \enlvano sotlintesl, egll admette che si lasclas- 
sero bensi sottlntendere in alcune iscrlzioni scol- 
pite sopra sacelli, are, statue ed altrettali monu- 
nienll di non grande iniportanza, raa non gia che 
si ommeltessero nelle epig^rafi poste ne' fregi dei 
pubbllci edifizj dl molto spendio e lavoro, iiupor- 
taudo alia storla il conoscere qual parle avessero 
presa alia costruzloue 1 personaggi in esse eplgrafi 
iudicati^ ed agglunge che ad ogni modo, quand'an- 
cbe polesse provarsi die In alcune iscrlzioni di 
pubbllci edifizj fosse realnienle solliuleso 11 fecit 
od li cuia\>it, non reslerebbe percio che la rlfeiita 
epigraCe non potesse mancare di qualche verJJO che 
lacesse conoscere non doversi a ^ espasiano la co- 
slruzlone, ma sollanto 11 compimento deila fabbiica, 
essendoche si e smarrito 11 frannneuto sul quale 
slava sculpita 1' ultima lellera della parola Censor, 
come pure quella parte del fregio die \eniva ap- 
presso. Ove poi si opponesse che 1" aggiunta dl una 
parola avrebbe alterato T eurltmia della Iscrizlone, 
egli osserva che supponendo nella seconda lliiea 
scrlllo Pontif. in luogo di Pont., e Trib. in\ece di 
Tr., e con cio allungato 11 principio di essa liuea, 
ovvero nella liuea siip^'riore scrlllo Cats, iuvece di 
Caesai\ e con cio accorclato 11 prlnci[jio di essa e 
nspetlivameute allungalo quello della iulerlore, ri- 



3o9 
sulterebLe nella estremlta opposla rll qiiesta Unea 
uno spazlo sufTiciente per Tasrojlunta di uu \erbo, 
saka Feuritmira disposlzione delle letlere compo- 
nenti 1' epiirrafe. Essendo poi coni^liiettura del pre- 
lodato cav. Labus che il monumento in questione 
fosse dono dl Yespaslnno fatfo ai Brescianl per ^\i 
ajuti da essi prestati ad Antonio Prime, o^enerale 
deir imperatore nella liattacflia di Bedriaco, in cui 
furono sconfitli i Yitelliani, ejrli awerte die nes- 
suno scrillore fa menzione di un tal dono. il quale 
essendo di tania niaErnificenza , non lo si avrebbe 
potato non ricordare. massime dagli serif tori con- 
teniporanei, ad encnmio d'lin imperatore, die dopo 
Augusto, fu il primo die d'enromj fosse degno^ 
di'egll e dubbio assai ehe i bresciani soccorressero 
ad Antonio Primo nella batlaglia anzidetta. essen- 
dodie Tadto, die fa menzione de'soccorsi prestati 
dal Teronesi in quella battaglla, di soccorsi bre- 
sciani non fa pur motto, mentre avrebbe invece 
dovuto ricordarli di preferenza. se fossero stati ri- 
munerati con tanta munificenza ; die non e facil- 
mente credibile che in meno di un triennio po- 
tesse in un municipio edificarsi dalle fondamenta 
una fabbrica di tanta imponenza per mole e piii 
ancora per eleganza di costruzidne. nella quale non 
poteansl impiegare. come nel eolosseo, migliaia di 
schiavi, ma soltanto artefici esperti nel difficile la- 
voro dei marmi, e nella diligente esecuzione di tanta 
copia d' omamenti. Da tutte le quali cose conchiude 
opinando che V edifizio in discorso fosse impresa 



3io 

de'Bresciani, e die essendo stato condotto a ter- 
mine dalla rihevalila di Yespasiano, v' abbia la cit- 
tadina rlconosoenza scolpito in fronte 11 nome del 
munlfico regnante, 

XIV. Un" opera di curlosa e recondlta erudlzione 
eblie r accadenila nella dissertazlone del slg. Ga- 
liinele Rosa sull* alcliimia, e sid libro intltolato la 
Compostella di frate Bonaventura da Iseo, nella 
quale il nostro ■valente collega si studla prlncipal- 
mente di far conoscere, i." « Che le cosi dette 
M scienze occulte conleugono preziosi frammenti di 
?' tutla la sapienza intuitiva e tradizionale delle an- 
M tiche nazioni civilly 2." clie lo studio fdosofico 
y> di queste scienze ajula niiralnlmente a spargere 
w luce sulle piii intricate qneslioni della slorla dei 
v) processi della civilian 3." che in origine le scienze 
y> occulle erano fuse colle vere scienze natiuali, cui 
•n prestarono grandi servii^i:^ die le scienze naturali 
» in parte nacquero da quelle, e die le scienze oc- 
" culte diyentarono scnipre piii dellranti in ragione 
■>' che le scienze naturali acqulstarono incremento; 
M 4-" die r Italia non ha mai perduto, neppure nei 
w secoli della barbarie, le tradizioni e le pratiche 
M delle antiche sue scuole greco-italiclie e delle na- 
" zioni cristiane' in ocddente, e che, come fu la 
w prima a risorgere civilmente, cosi fu la prima ad 
y> arriccliirsi della sapienza degli arabi, die avevano 
» fatto una incomposta fusione della sapienza della 
M scuola Alessandi'ina, e fu in gran parte 11 mezzo 
•n per cui quella sapienza si comunico alle alfre 



3ii 
» nazioni; 5." die I' opera di frate Boiiavcnlura, fa- 
w talmeute occulta siuo ad ora, e di grande inipor- 
y> tanza per illustrare la storia dell' alcliiinla e quella 
» della civilla itallaua nel medio evo ". Premesso 
un breve cenno suUa iitiportanza clie uello studio 
della storia degU uominl lia quello pur anco del 
loro jiilelletfuali aberramenli, fra i quail lengono 
principal luogo quelli clie sotto denomiiiazione di 
scienze occulte occvqiarono per lungo corso di se- 
coli iutere nazioui, egli enlra a parlare di quella 
fra quesle scleuze die forma il soggetto speciale 
delle sue considerazionl, cioe dell" alclilmla, comiu- 
ciando dalla spiegazione del suo nome. II vocabolo 
alchlmia fu usalo primameule nel secolo IV.*' da 
Giulio Firmlo come sinoulmo di clieraia ( ;l *?/*** ) 
o chimlca. Ma alcuni secoli prima Alessandro dAfro- 
disia, commenlatore d'Aristotele, avendo cliiamato 
x«xa opyara gli jstrumenli chimlci, Tautore argo- 
menta die la I'oce chemia o cliimlca derivi dal greco 
xva^ o ^iLo. clie significa fondere. Al modo poi die 
col Tocabolo ^^/ca i Grecl, mediante la particella 
(leva,, fecero mi'tafisica, da chemia o chimin y me- 
diante r affisso arabo al o allach, si fece alchimia, 
die significa clilmica suprema o divina. benclie da 
princlpio e sino al secolo XYII.*' si usasse quale 
semplice sinonimo di chimica. Presa in questo se- 
coudo senso, l" alchimia, o diimica, si puo dire es- 
ser nata colle civili socleta, avendo gli uomini gia 
incominciato le operazionl cliimidie sino da quando 
fecero il vino, la cervogla, il llevito, la cake, e fu- 



3l2 

sero i metalli, mentre nel primo senso, cloe in 

quello di mistlca scieuza direlta a scopiire gli ele- 

nienti dell' oro e quindi anclie il modo di arlifi- 

cialmente comporlo, non si tiova usata clie nei piimi 

secoli deir era nostra. Ma questo progresso delT al- 

cliimia dal semplice al mistico fu pur comvme ad 

altre scicnze^ imperclocche siccome le prime e piii 

antiche scoperte sono anche le migliori, perclie 

iiate da pura intuizlone del buon senso e osserva- 

zione della natura, senza idee ne'sistemi preconcetti, 

e siccome tutto V umano sapere in origine, quando 

era scarso ancora di suppeliettile, non si scompar- 

tiva per classi, ma tutto si conteneTa in un com- 

plesso enciclopedico, cosi lutte le scienze in questo 

incorporate malurando di pari passo e riflelleudosi 

rispeltivamente tanlo i yanta'ggi de'trovamenti quanto 

i danni delF errore, ne avvenne clie pareccliie scieiize 

naturali atlrayerso alle fasi del sapei'e passarono dal 

naturalismo, cioe dalla semplice osservazione e rac» 

colta dei fenomeni, al misticismo, e per tal modo, 

siccome dall' astronomla deri\6 V astrologia, dalla 

arilmelica la cabala, dalla mediclna la magia , cosi 

dalla chimica derivo 1' alcliimia. La quale rivoluv 

zione delle scienze dal naturalismo al misticismo 

avvenne in remotisslmi tempi fra le nazioni orientali, 

e poscia fra i greci, suUe cui scienze il misticismo 

di buon'ora iunestato da Pitacrora, da Empedocle, 

da Democrito, da Platone, clie lo importarono dal- 

1' Asia e dall'Egilto, non divento dominante clie 

dopo r apogeo della greca filosofia, cioe dopo sorta 



3i3 
la scuala Alessandnna. Slcrome poi la chinilca, iiata 
ad un paito colle arli piiuie della civile societa , 
lion si uso soltanto a soddisfare alia necessita di 
alimenlo, veslito e difesa del corpo, ma eziaudlo a 
medicare le organiche alteiazioni eoUa ricerca e pre- 
parazione di sosfanze faimaceuliclie , cosi questa 
scienza in origine fu sorella della medlcina, colla 
quale geoeralmente pi'ocedette di pari passo e con- 
giunta fra le nazioni del mondo anlico e moderno, 
ne se ne separo che In Europa alia fine del medio 
evo. Ma essendoche e presso i popoli dell'anticliita 
e presso i moderni d' Europa, durauti le epoclie 
d' incompiuta civilta, Fumano sapere, impronlato di 
carattere leologico ed arcano, rlniase in patrimonio 
esctusivo di luia sola classe della sociela , cioe della 
sacerdotale, avvenne percio clie la medicina e la 
cliimica, come tutle le altre scienze cliiamate oc- 
cuUe, da poclie eccezioni in fuori fra 1 Greci e fra 
gli Arabi, non si propagarono fra il popolo, ma 
restarono un segreto tradizionale di alcune famir- 
glie o razze, trasmesso laholla per testamento, ma 
sotto forme tradizionali , inlelligibili soltanto agU 
adeptl. Percio nel medio evo la cliimica, sicconie 
pure la medicina e la farmaceutica, ridotte ad un 
puro e tradizionale empirismo, non ajutate da os- 
servazioni e cimenti della natura, non fecero alcua 
passo. Se non die intanto per altra \ia, fra le -vi- 
cende de' popoli, s' andarono preparando scuole clie 
doveano seminar per 1' Europa que' principj delle 
scieijzfi nalurall, che poi tanto fruttificarono. Im^ 



3i4 

perciocclie essendosi per le conquisle d' Alessandro 
tulto il sapere dell' oriente fuso con quelle della 
Grecia e dell' Egitto nell' eclettismo alessandrino, e 
poscla essendo sulle.rovine dell' impero romano in 
Oriente, e sopra tutte le conquiste d'Alessandro, sot- 
lentrato il dominio del Corano, die stendendosi 
dalla China alia Spapna , pose in commercio gii 
ultiiui confini dell" Oriente con quelli deirOccidente, 
6 nel seno del \astissimo loio impero avendo gU 
Arabi Irovato le Iradizioni e i frammenti di tutte 
le scienze ed arli dell* antico mondo civile, si die- 
dero a raccoglierli nelle scuole e nelle grandi bi- 
blioteche di Bagdad, ed in quelle di Cordova e 
d'altre citla della Spagna, e col mezzo di produ- 
zioni originali o tradolte dal persiano, daU'ebraico, 
dal siriaco, dal greco, sparsero e divulgarono la 
scienza per tutte le nazioni dell' Europa crisliana, 
fra le quali 1' Italia, dove per altro non erauo cessate 
per la caduta dell' impero romano le tradizioni scien- 
lifiche e le praticlie dell'anlica sapienza, fu la prima 
ad accogllere la luce di quel sapere die splendeva nella 
Spagna saracena ( mentre tutto il reslo dell' Oriente 
era per anco afialto imbarbarito ), e vi si vide sor- 
gere la prima e la piu linomata fi'a le medlclie scuole 
della cristianita, quella cioe di Salerno, die figlio 
quella di Montpellier, alia quale tramando 11 medico 
sapere degli arabi, e poscia a quella di Parigl; tanloche, 
siccome pensa I' autore, non e admissibile 1" opinione 
che fa derivare il passaggio delle arabiclie dottrine 
da oriente in occidente dalla spedizione de' crociali. 



3i5 
Da qnpste ossen'azioni clel nostro socio si co- 
nosce gia come nelle Iradizionl e ne'i fraiumeuli 
deirantico sajiere si conlenc^ano I germi delle sclenze 
occulte, e segnatamente dell" alchlniia. II die a far 
meglio compreudere, egli precede ad indicare lo spi- 
rito e lo scope di queste sciehze, e mostra come molli 
dogmi od opinioni di cosmogonia e filosofia e^i- 
ziana ed oiientale si trovassero in essa adoinbrale, 
e parlicelarmente il principio a tutte comune della 
emanazione. Nol restnngendoci per brevlta alia sola 
alclilmla, noterenio coir autore come I'ldea fonda- 
mentale di tulta lalcirmiia cssendo quesfa, cUc vi 
fosse slate in oiigine un elemento nobilissimo, do- 
minatove di tutti gli altri, consislente in una ma- 
teria umlda, denominata dagli alcliiniisti Merciirio, 
inteudende con tal nome V argt-nlo \ivo, non giii 
nelle slate ordinario, ma d* una purita da lore im- 
maginala, una tale idea si accesli a quella degli 
Egizianl e degli Indi, riprodotta da Omero e da Ta- 
lete, die facevano V acqua origine di lutle le cose. 
Andie il diiamare e rappresenlare die facevauo gll 
alchimisli per uove filesofale cjuesto lore imniagi- 
narlo niercurio, si puo considei'are come un' allu- 
slone air uove del mondo, a cjuelF novo die gll 
Egiz) rappresentarono uscente dalla bocca di Rnef, 
11 grande creatore, e die dalPessere degli esseri 
indlano si colloco sulle acque primordiali. Altresi 
fra i principj degli alchimisli si vede doniiuare tal- 
volta r antica teorla de' quattro elementi, il fuoco, 
da loro figurato nelle zolfo, Faiia nell" orpluiento, 



3i6 

Tacqua neirargento tIvo, la terra nel sale ammo- 
niacof, fra i quali elemeiiti il mercurlo e lo zolfo, 
lion <^ia nello slalo uatiuale, ma in altro d'ipote- 
lica purila, faceano priucipj cU tuUi i metalli. Par- 
teudo dalle quali idee, c vedendo come nel calore 
e nel mezzo di allri disolventi si poleano alterare, 
puigare, analizzare, incorporart^ le sostanze metal- 
liche, argomenlarouo clie ove si fossero poluli sta- 
bilire i -veri elementi dei metalli e trovare gli agen- 
ti della loi'o dissoluzione c composizione, sarebbe 
slate possibile imitare in compendio la grand' opera 
del Demiurgo die trasse 11 raondo dal eaos, com- 
porre tutti i metalli, e quindi anclie V oro, e render 
nobili gll ignobili, e clie oltre a questo fosse pos- 
sibile ancora scoprire nella materia il bene ass<^)luto, 
o pietra Jilosofale od elixir, come lo cliiamarono: 
medicina per eccellenza "e panacea cosi dei metalli 
per riobilltarli, come d"' ogni corpo guasto per sa- 
narlo, atta percio a procacclare e ricchezz^ e pro- 
spers vita e lungliissima; elixir clie sebbene nou 
fosse mai stato trovalo, la magglor parte degli al- 
chimistl, o ingannandosi o ■volendo ingannare, osten- 
tarono d'aver rinvenuto, od esscre in via di sco- 
prirlo, od almeno determinarono quali fossero gli 
element! dell' oro e quale 11 modo di comporlo. 
Egli e il vero clie i piii anticlii alchiniisti anleriorl 
al secolo XIV." stabilirono non polersi attendere 
alia loro scienza senza prima conoscere le propriela 
natural! de! metalli. Ma come 1' esperienza mostro 
die si andavano bensi trovando molte propriela 



3i7 
ilel corpi die non si attenJeiano n^ si cercavano, 
e che pifjiaravaiio la suppelletlle ilella chiniica e 
clella farniaceulica, ma che la grande panacea non 
si poteva oltenere coi mezzi ordluarj, gli alchiniistl 
posteriori el>hero rlrorso a tutte le strane e nii- 
sliclie dollrine delT anlicliila da qualunque parte 
venissero^ quindi e die fra gll alcliimisti posteriori 
al i3oo si lro\ano le forme enigmaticlie, i segni 
geroglifici egi/.iani, le iniziazionl, e tulle le lormole 
delle sclenze occulte coi segni zodiacali, la croce o 
nilomelro egizlano, le figure matemaliclie ecc, strano 
e moslruoso mosalco di noblli frammenti d' antiche 
dottrine, e die da quell' epoca in poi sino al prin- 
ciplo del passato secolo Falcliimia, iuvasa da tutti 
i delirj delle sclenze ed artl occulte, ando sempre 
piu fanlastlcando fra i sogni e dilungandosi da 
qiiella regolare osservazlone del fatli nalurali die 
avea prima guldato a scoperte cliimiclie e farma- 
ceutlclie. u. Frattanto, dice Tautore, e finclie i luini 
» delle scienze del vero non a^essero fugato qnella 
M callgine, quanll belli ingegni fatlcarono assldua- 
5? mente e peuosamenle seiiza frutto, quante facolla 
M sprecate, quanli en'orl fecero piu araara la \ila 
» deir uomo, e tutto questo per la sola fallacla di 
» alcuni prlnclpj prcconcelll! II medllaie in quel 
» delirj e sulle loro cagloni dovrebbe tenerci in 
" guaidia conlro allii clie di quando in quando 
" invadono ancora la filosofia dopo die Galileo e 
" Carleslo ne llberarono le sclenze naturali. Ma la 
» imperscrulabiie economia della prowideuza conduce 



3i8 

?j alia veil La anclie attraverso agll errorl, e senza 
« gli Inimensl e faricosissimi tenlallvi degli alclu- 
5j misti in cerca di sostanze sognale e degli astro- 
'5 logi a determlnare influssi immaginarj, la cliiaiica 
» e r astionomia sarebbero loulane dal segno ove 
M sono giuute w. 

Discovso cosi dell"* origlne e del piimo sviluppo 
deir alclumia, passa 11 sig. Rosa agli sciittoii di 
questa sclenza, per conchluder quindi con alcune 
nollzle spettantl alia -vita di (Vale Bonaventura da 
Iseo ed al libro della Compostdla, alF oggetto di 
■vendlcare nella debita fama 11 nonie di qiiesto scrlt- 
tore, suo compaesano, stato finora inimeiitatamente 
quasi aflatto iguorato. Falto quindi ricoido del- 
r arabo Geber, fondatore delF Alclilmla ed autore 
di varie scoperle cliimiche di grande moraento, fra 
le quali, secondo T opiuione piii probabile, e da 
ascriveigli anclie quella dell' acido nitrico, viene agll 
alcbimlsli cristlani, fiorenti nel secolo XIII.", fa- 
ceudoci paitlcolarmente conoscere la vita e le opere 
del piu lamosi fra loro, Alberto Magno, s. Tomaso 
d' Aquino, Ruggero Bacone, Raimondo LuUo, Pielro 
d'Abano, Guido Bonato, non senza acceniiare gli 
altri del niedesinio secolo, piu o mono conosciuti, 
quali sono Ainaldo di Villauova, Vincenzo di Beau- 
vai, Cristoforo da Pailgi, Micliele Scoto, Alfonso X." 
re di Casticjlia, Taddeo di Firenze, Guido da Ca- 
stello ecc. Per quanto spetta a frate Bonaventura 
da Iseo, le poclie nolizie clie T autore puo darne 
consislono in un licordo di lui falto nella cronaca 



3i9 
til Bologna Jel GliirarJacci, e in qualclie barlume ca- 
valo dagli aiinali tltW oi dine dt Minori del Wad- 
dingo, e dallo slesso libro della Conipostella. Tro- 
vasi il nosiro nionaco ricordato nella citata cronaca Ira 
tt alcuiii frati, come dice il testo, religiosi, prudenti 
r> e di molta dotlrina e bonta, deir oi"dine minorl- 
» tano, die presero parlicolar carico di ten tare clie 
« insieme si pacificassero i Veneziaui ed i Bolognesi 
»> in guerra fra loro, e vennero a compiraento del- 
wTafFai'eai i5 d'agosto i2^3 ", non i 268, come 
disse malamente il Rossi ( elogi pag. 100), die 
riferisce la nolizia di quesla pace, senza mostrare 
d'averne avuta alcana del frate da Iseo, eccello 
appena il suo nonie. Negli annali anzidetti del Wad- 
dingo e altresi ricordato un frale Bonaventura, nii- 
norita, come stato proposto nel 12^2 a papa Gre- 
gorio X.*^ per uno dei rpiattro ambasciatori presso 
rimperatore Paleologo per tratlare del concilio ecu- 
menico, tenutosi poi nel 12^4 '^ Lione; il qual 
monaco Bonaventura, bendie non ne sia nominata 
^a patrla, tiene nondimeno il sig. Rosa die sia il 
nostro d'Iseo, considerata la sua doltrina e la so- 
praddelta missione diploniatica ch' egli ebbe V anno 
dopo presso i Yeneziani e Bolognesi. Dalla Com- 
postella poi ( Liher coinpostlUae multorom eccperi- 
mentorum, com' e il sno titolo ), ricava V autore die 
il nostro frate scriveva in Venezia la sua opera, 
essendo doge Rainero Zeno, cioe nelF epoca tra il 
1252 e il 1268, di'egli fu intrinseco amico e com- 
pagno di studio del celebre Alberto Magno, die 



320 

studio, non peio in arti occulte, ma in teoloffia, a 
Parigi, dove conobbe s. Tomaso d' Aquino, Rug- 
gero Bacone, e lo stesso Alberto anzidetto:^ ed os- 
sei'va clie leggendosl in alcun luogo del libro: Ego 
Bonaventiira de Yseo comifatas chntatis Brixiae, 
queste parole pongono fuori di dubbio la patria 
del monaco., Ma dov' egli sla stalo educate, quali 
sieno le particolaiita della sua \lta, quando e dove 
sia morto, cio tulto e finora ignolo; tantoclie clo 
che della sua persona sapplamo si riduce a questo 
pocbissimo, cb" egli e state a Yenezia, a Bologna, 
a Costantinopoli , a Parigi, e cb' ebbe conoscenza 
od amicizia e comunanza di studj cogli uomiui piii 
famosi del secolo XIII." Del suo libro di Conipo- 
stella il primo cbe ci abbia data notizia fu il Pol- 
cani, in una memoria sul platino, letta all' istituto 
di scienze in Bologna nel principio di questo secolo, 
non trovandosi quel libro accennato in nessuna storia 
della cbimica e dell" alcbimia, in nessuna storia let- 
teraria, e neppure nella libreiia bresciana del P. 
Leonardo Cozzando, ne nel piu copioso catalogo 
compilato nel 1784 da Yincenzo Peroni col titolo 
di Biblioteca bresciana. Una membrana dice il Pa- 
leani di possederne esso stesso, ed un altra ne ac- 
cenna esistente nella Biblioteca Riccardiana, veduta 
altresi ed ancbe copiata dal sig. Rosa. II libro e 
dettato con molta scbieltezza e risponde alia pro- 
testa dell' aulore cjuod nullum mendaciuni scripsi 
nee ullam fa/sitatem composui cum istud opus aiiiore 
dmiiac charitatis proxind in Christo. 11 sig. Rosa 



321 

lo qualifica per opera plutloslo clumica e farnia- 
ceulica chef alcliimislica, «t perclie, egll dice, fia I 
n trallatl d'alcliimla e il piii scevro dalle foruiole 
>5 delle scienze occulte die noi ahl)iamo Teduto, e 
M si pone a livello d' ognJ progresso della sclenza 
■« chimica d^ allora n. Ma del suo contenuto stimaudo 
cosa ti'oppo lunofa e nojosa il presentarci I'analisi, 
essendoche cio clie allora era la cima della sclenza, 
ora merce gli sfudj successivi -e diYenlato affatto 
elementare, ogli si reslringe ad indicarne T assunto 
rifereudoci teslualmente il seguente passo, che sem- 
bra esserne il proeniio: -a Composlilla est liher com- 
>? positionis operis et traclafus magnae sublililatis 
» et ingenii scientiae et doctrinae magnorum expe- 
n rimentorum operis et naturae spirituum et me- 
» tallorum per quae homo fit sapientlor cum de- 
" leclu et cum conveuiente labore manuum suarum 
w propter magnam speni lucri acquirendi magna- 
» I'um divlliarura ex quibus possunt in hoc mundo 
5> vivere ad honorem et feliciter gfaudere cum ami- 
» cis juxta Intellectum. Unde homo expertus in tali 
« arte quae alcliimia Yocatur scit multa facere de 
y> novo si vult et argcntum et aurum, sales, gem- 
s' mas pretiosas, tincluras et colores, lacham^ scit 
» destruere mulla facta ut omues spiritus et omnia 
5' metalla, lapides pretiosas et non pretiosas, ligna, 
» marchasitas etc. converteudo multa corpora in 
" pulverem in aquas claras in oleum in \ilreum n. 
Trovansi nell' opera, oltre gli altri insegnamenti, 
\arie ricette per preparare acque cosmeliche, me- 

2,1 



322 

tliclnali e solutive, e con somma diligenza vl si cle- 
termina la qualita del vasi, del lambicclii, del fuoco, 
6 -vl si a-vvertono le caulele necessarie per le di- 
verse operazioni, 

XV. Fra Tarti occulte polrebbesi classificare quella 
specie dl arcana dotlrlna degli anticld, la quale 
dagli insetli, dal rettili, dalle maferie, dal \olo degli 
uccelli, dai -vlsceri delle -vrttrme, dalla fiamnia dei 
sacrificj, dal fumo degli inceiisi, dal getto delle sorti, 
6 da che so io, pretendea presagire i segreli del 
futuro. Io parlo della divinazione, di quella uni- 
versale superstizione dell' anticliita, non anco spenta 
del tulto fra noi, secondo la quale dipendeva il 
fellce o infelice successo d'un affare dal cadei-e dl 
una \erga all' innanzi o all' indleho, o dal pendere 
a destra o a sinistra d' una freccla agitata in un 
turcasso, bastava a prorogare una pubbllca adunauza 
la comparsa d' un topo o d' una donnola, a far re- 
trocedere in casa 1' inciampar nella soglia, a togliere 
1' appetllo il rovesciarsi del sale suUa mensa*, e 
beato chi starnutava a sinistra, infelice clii a destra! 
Dl lutte le innumerabili manlere usale dagli anti- 
chi ad iudovlnare I'avvenlre tralta dottauiente 11 
Talente lettcrato e tipografo in Padova sig. Angelo 
Sicca, noslro concitladino e socio d'onore, in un 
suo articolo suUa divinazione, clie non lascia nulla 
a desiderare su questa curiosa materia, e che fa 
parte d' un nuovo suo dizlonarlo mitologico in ter- 
mini di pubblicazlone, cli' egli consacra ed intltola 
all'Ateneo, nel quale dall' egregio consocio d.r Ot- 



3a3 

ta^Io Fornasinl con belle ed acconcie parole di 
racconiantlazione fu T opera pvesenlafa, e lelto que- 
Slo arlicolo per sagglo di tutto il rimanente. II 
nuovo dizionario del sig. Angelo Sicca, slccome av- 
verte egli stesso nella prefazione, e compllalo sul- 
r orme di quelle oh' egli altra Yolta pubbllco in 
appendice al dizionario della lingua italiana della 
Miner\a, ma piii esteso, e accresciuto di molli ar- 
ticoll non ancora compresi in alcun dizionario mi- 
tologico. Vasto e il disegno, benche in rislrette pro- 
porzioni eseguito, essendovi la materia distribuita 
in non meno di venti mitolo£;ie, comprendenli le 
Iradizioni favolose di tutte le nazioni antiche e mo- 
derne del raondo conosciuto. II clie apparira dal 
seguenle quadro annessovi dair autore, che noi ri- 
portiamo trasciitto, stimando non poter in altro 
niodo far meglio conoscere 1' imporlauza dell' opera. 

W QUADKO DELLE MITOLOGIE 

contenute rrnl presente dizionario. 

La materia tutta fu da noi distinta in 20 mi- 
tologie*, cioe: 

1.° Articoli generici. Fra questi nel Dizionario 
mitologico, stampato in appendice al Dizionario della 
lingua italiana della Minerva, comprendevansi gli 
articoli Iconoloyia, Luna, Mitohgia, Sole ed Uovo, 
che offerivano una qualclie importanza^ ora ci ab- 
biamo aggiunto gli articoli Deiy Fontane, Fores te, 
Jeroglijici, Menestrelli. 



3»4 

Mt'jor, C,mti£*s £ftim^ ■K > «y i J> fc v. 6mwi», Jfmfvi-, 
Kitim^ AmiHitf^ ttHmn^. JUtSAs Lttmmri^ JLtsfri^ 

tomuT* .Vmdm. A^A»3(\#o «!vir. 

S.* Mkl«kie^ Idjok^WM^ AUm«i»o tr«tK> «.Ul Pkclwl 

6.'' QuAttto all* «k)U>k<vft TeuUmktt^ 0)tk« • 
n^tHiujk^ue «]:U artkxUi (^<tL«ftuw ArtMijc, (^vavca* «&* 

^* La atikaiio^ So«4Hlia*Ta fu d« ihm |VJkrt)c\>- 
Enmrm^ Fkiffm„ G m nit i h ^ / mJfcrvy^ £»Ar« Jf»- 
Olio •» *«m»n\v\> ^Mx>s<» »1ji1 ^o^ e tUl PAfisol. 

twt'^ut, JiMttiN J4mtm^. A^^J<4, jkiit. A«yM/ 



3a5 

f^." \r.\ niiloIo;.'ia l''cniriii, o viiim ( liiiimiiila Orifii- 
llilo, niil>il<'Mcsr, Siiintii, ('(iin.iiiciisc vvr. ^ clilir I 
noslri nrlitoli .//>iti/i/\ ronsidnaln sullo (diiua di- 
vorsn (la opu allid, iihtnjitlc y J'llion , I'ltnidcCf 
lio/nid vi\ OsMforo. 

l<>." Sii la iiiilnlii;;ia tiri rrrsiniil nnllilil, (Itii 
Gnclui, Priisi, ^allal»ill, ci sliinio aI(|iiaiilo cslrsi 
jii;li ailiriili .linscliaspaiuls, v/siirnnii, Ihiisi, Gidii- 
Ilni-fiiiiii, lliilcciu, //(itnuili, llds.uin^ lloin, littio- 
iniiiti, lihoi scliiily Oiniiizd rrr. 

II." Al>l)iamo rcrralo d' illiislran' la inilold^In 
Arnl»!» «* DladiiH'llaiia con j;!i arlnoli .lijutino, ,il~ 
honn\ (<iii/i(i, Co/ lino, I'.diisii}, IliKjifiai - n-nsiiiuly 
flodcf, liiiininKilJi, lihit/lir, hit Inn v Loiiiiinii <7 
lltihini. 

12." Onanio idla niilnlo^ia l^ldiif^olla , 'I'arlara, 
Cnlniiirca r KanilsKadala., al>liiaiii(i Irallalo j^'li ar- 
iicoli /liircdiii ^ (Iiici/mu - hii/i , /luiiiti^ Inindiii/di/iif 
Iiic/t , /{nil, /in inn I, I iiihiiiil.\ili\\ii , IjIi ii\ Oity 
()l.\r/iii hiiiini. 

l',\." INclla iiiiloloi^ia Indiana alibiamo avnio cainpo 
di (.•sicndcici con ^\'i ailicoli //i/iinit, lUnn'itni , 
/hiiliiinm, Ihiihni, llnililhn, Cnnlivvn, fht/i\lii /inn, 
Elloia^ (iiinisn, llnnymaitn, Imii, Iswiini, linln , 
Kama, fiilnilryii, hrsoni., /j(i/,i:lismi\ liln/inf, !\lanii, 
Maya,- !fl nil), Dliiii, Mrillolia, D'i/M'in/fia, Paiii/ii, vr. 
i/|." Ija niilolo^in Cincsc fii da noi csposla ncgli 
arlicoll /''()(•, Lao- /Hum, /^an-/ion, ollir n Ao/k/- 
//naiifjf^ /lo-Ciiini/^ //njiini-Sin^ //iini-liin^ /iiirirlianij, 
Hi, liounif Ijif J joni-Tscu , iViao, DIouniinj \-xx. 



326 , 

1 5." Quanlo alia mitologia Giaponese, poco o 
nulla abbiamo poluto aggiungere agl'i autecedenli 
mitografi, ad onta delle usate diligejize su le opere 
di Roerapfer, di Sparnoann e di Thumberg, e su 
la relazione di Ambrogio Levali nel Costume an- 
tico e modeino^ pure si trovera sviluppata agli ar- 
ticoli Ainida, Budso, Chaka, Daiboth, Daikakus, 
Fodoke, lemma-o, Ofiadanm. 

iG,*' Pella mitologia Polinesiaca trattano gli ai'ti- 
coU Coyan, Dehata-Hasi-Asi. Elieulep, Erigire- 
gers, Gounong-Dipng, Hiiia, Hiio, Kami, Kane- 
Apoua, Layueuleng, Lanyui, Ligobud, Na(ja-Pe- 
doha, NaudgiUf Pele ecc, 

i^,® La mitologia Egizia fu da noi tratlata con 
amore negli arlicoli Amnion, Anubi, Asino d'oro, 
Athor, Bubaste, JSuto, Ciief, Ctoniiis , Ikh-To, 
Jside, Kamefi, Kons, Nilo, Obelischi, Omifis, Oio, 
Osiride, Pane ( il primo ) ecc, 

i8.° La mitologia Gnostica, Cabalistica, Rabbl- 
nica, Depioniaca ecc. fu da noi sviluppata agli ar- 
licoli Abraxas I Achamot, Behemoth, Demogorgone, 
Ennoja, Eoni, lahlabaoth, Lilith, Metis, Morgana^ 
Noce di Benei^ento, Niis, Ogdoade ecc. 

19." Poco abbiamo potuto aggiungere alia mito- 
logia Africana, cbe troverassi sviluppata alle voci 
Aguaja-Xerac, Billi, Bombo, Fetisci, GangaSy Mo- 
ckisso, Mumbo-Iumbo , Ovissara ecc. 

20.° Abbiamo pero potuto aggiungere dei pre- 
ziosi articoll alia mitologia Americana, specialmenle 
con la scorta dell' Humboldt, e sono: Bochica, 



327 

Centeotl, CihuacohualL Citlalatonac, Cohuailhuitl, 
Cox-Coop, ffuilzilopochtii, Manco-Capac , Meulen, 
Mexitli. Mictlanteiihtli, Nezahualcojotl, Ometuctli ecc. 
Nella compilazione del presente dizionario ci glo- 
vamnio degli autorl qui solto indicatl, oltre a quelli 
citati neir artlcolo Jeroglifici, pag. 358 e segueuli. 
Graber, Fiickius, Iliiber, Sclilegel, Gelielin, Pa- 
rlsot, Creuzer, Igino, Fablo Pittore, Scbelllng, Pic- 
let, Mallet, Heibin, Heibelot, Bock, Remusat, Ce- 
sare Cantii, Paulhier, Guignot, Court de Gebelin, 
De-Hammer, Noel, Antonio Conli, Kant, Martin, 
Biot, Slia-\T, Famin,. Tartarolli, Sacchi Defendente, 
Humboldt, Gian R. Carlr, IMenln prof. Lodovico ecc. 
Da tulto cio si vedra cliiaro se quanto abbiamo pro- 
messo in priucipio della prefazione sia stato da noi fe- 
delmente eseguito^ vale a diie clie questo Dizionario 
sarebbe arriccbito di mold articoR non compresi hi 
alcun altro Dizionario mitologlco finora pubblicato ?». 
XYI. Dal dizionario del sig. Sicca faremo pas- 
saggio a due produzioni poeticbe *, per V aflinita 
e colleganza degli studj mitologici colla j^oesia. La 
prima di queste produzioni e una nuova tragedia 
del nob. sig. cav. Francesco Gambara, inlitolala Ja 
congiura di Piacenza. Soggetto di essa e la morte 
di Pier Luigi Faruese, duca di Piacenza e di Par- 
ma, d'ignomlniosa memoria, successa per trama di 
nobili Piacentini, mossi a congiurare dall' abominio 
e dalle molte vessazioni del tiranno, dalle istiga- 
zioni di Ferrante Gonzaga, governatore di MUano, 

' Kon per aiico rese di pubblico diritto colla slainpa. 



3^8 

personale nemico del Farnesi, e dalla speranza di 
Irovar favore uelP imperalore Carlo V, aspirante 
al possesso di Placenza. Gli attori soiio il Duca, 
il Focrliani, suo minislro e confidente, il da Teini, 
SUO capllano, e Giovanni Anguissola, Agoslino Landi, 
Camillo Pallavicini, Gian-Luigi Gonfalouieri, licor- 
dati dalle storie come piincipali congiurati, ai quali 
altri mold secondaij si trovano congiuuti iu se- 
greto, accennati dal poeta, ma non introdotli sulla 
scena. L'azione e semplice, la condotta spontanea, 
e procede alia catastrofe con facile e naturale an- 
damento. L' ejjrefrio autore si e fedelmente attenufo 
alia stoiia, guardandosi dalF imitare ceiti odierni 
riformatori della Iraofedia storica, i quali menando 
trionfo di qualche tocco locale clie possano dare, dl 
qiialclie allusione a costume clie possano fare, di qual- 
che formola de' tempi clie possano ripetere, e correndo 
dietro a silTalle pcdanlcrie serondarie, non si fanno 
poi scrupolo di alterar nelle guise piu strane i ca- 
ralteri, le passioni ed i fatti. 

XVII. L'altra produzione poetica appartiene ad 
un giovane ingegno estraneo airaccadeniia, il d.i' 
Ettore Quaranta, nostro concittadino di belle spe-- 
rauze. E il canto III." d' un epico la\oro sulla li- 
berazione di Brescia dal dominio di Filippo Vi- 
sconti duca di Milano, del quale lo scorso anno I'autore 
ci diede gia un saggio nei piimi due canti, con- 
tenenti la congiura tramatasi in Brescia a questo 
fine, fomentata dalla repubblica di Venezia, e scop^ 
piata nella presa della citlii colla espulsione del 



3^9 
presidio ducale per opera del congiurati cilladim, 
sussidiali dalle \enete fuize, e colla dedizume dei 
Bresciani al veneto govcrno *. INel canto di cui 
parliamo ci si fanno dal poeta conoijcere i maneggl 
politic! del Yisconti presso gli slatl italiani e i snol 
apparall guerresclii pel riacquisto di tanta perdlla. 
Gia le forze ducali, capitanate dal Picclnino, spin- 
tesi fino airOglio, s'avanzano formidabili alFim- 
presa^ gia tutll 1 principi d* Italia, o voltisl alia 
parte del duca, o vacillantl nella fede, o . indifFe- 
renli, o impotenti, lia'nno abbandonata alia sola 
Venezia la difesa dl Brescia. Gattamelata capitano 
della repubblica, in campo. Francesco Barbaro prov- 
\editore, nella citla, i capi del popolo, cpiali fra le 
mura, cpiali accorsi al passo deirOgllo, s'apparec- 
cliiauo a far fronte al turbine. Grandi pericoli in- 
combono, grandi prove e materia di gloria alia co- 
stanza degii a\i nostii. Delle quali cose attenderemo 
dal giovane poeta la descrizione nel canti seguenti. 
X\III. Contribuzione d' eslranea provenienza so- 
no altresi le osser\azioni del d.r Agostino Maraglio 
sopra iin nuovo appareccliio ad estensione perma- 
nente per le fratture complicate della gamba, ideate 
dal d.r Giuseppe Pedrioni, cliirurgo primario negU 
ospitali di Brescia. Figure gia I'anuo scorso que- 
sto appareccliio fra gli oggelti concorrenti nella 
pubblica esposlzione al giudizio dell' Ateneo, clie lo 
rimerito della menzione onorevole^ considerandolo 
nel solo rispetto meccanico, fatta astrazione dalla 

* V. Comm. per I' anno 1843, 



33o 

sua imporlanza sclentifica, suUa quale, per la natura 
del coucorso, non poteva cadere il giudizio. Ora 
egll e da queslo lato, cioe dagli effetti della sua appli- 
cazlone suUe membra ammalate, die prende a con- 
slderarlo il sig. Maraglio, facendone conoscere la 
sempllcita, 1' efficacia e i vantaggl. Descrivererao 
prima il congegno colle stesse parole dell' encomia- 
tore, quindi passeremo alle osservazioni. « Un pezzo 
M di tela di forma quadrilatera clie stringe ed at- 
M tornia tutta quanta T arlicolazione del ginocchio, 
y> delta dall'autore W^inocchiello, le sta slretlamente 
» congiunto per due clngliie della medeslma stoffa, 
» ivi fermate da due fibbie di metallo. Alia loro 
» contraria parte il ginocchiello forma una saccoccia, 
?5 la cui bocca libera \olgesi in basso, ed il fondo 
w cieco e semilunare mira alia parte superiore del- 
» r arto. In essa s' insluua un' assicella di legno 
» della largliezza di tre polllci circa, la sommita si 
yt addatta alia forma del fopdo della saccoccia, e 
5? restremita iuferiore prolungantesi al di la della 
M pianta del piede per alcuni poUicl, si terraina 
55 con ima raacchinelta di metallo, la quale pre- 
55 sentando un angolo retto coll' assicella, si dirlge 
5> orizzontalmente per tutta la largliezza della pianta 
55 del piede, pertugiata da tre fori rotondi, ordi- 
55 nali fra loro ad eguale dislapza. II collo ed il 
55 dorso del piede sono esaltamente ablnacciali da 
55 uno stivaletto, sliralo sulla parte media di essi 
5» per mezzo d'una stringlietla infissa in adattati 
55 perlugi, aperti ai marglni lateral! ; dal margiiie 



33i 
* inferlore pol di esso stivaletto. in comsj)onJenza 
M della concavila della pianta del piede, da aniendue 
v> i lati si proluDgano due iiastii o coivioui di lal 
r cousistenza o grosse/.za, da sopportare una gra- 
w duata trassione..,. Disteso I'infermo sopra lelto ac- 
w conciamente accomodato per la cura dei frat- 
w turati, si assetta di sollo alF aito ammalato un 
» leniuylo a quallio doppj spie^ato: s'allaccia il 
y> ginocciriello allarticolazione tihio-femorale ,^ e ados- 
M sato lo stivaletto sul piede corrispondente, spin- 
s' tromette nella suddescritta saccoccia la ferula di 
» legno, s'iusinuano nei fori laterali della lamina 
» di raetallo i due nastri p cordoni, rarcomandati 
y> alio stivaletto si allacciano, e per mezzo di un 
w piccolo perno introdotlo fra essi si eseofuiscono 
« movimenti girevoli e vitiforral, opportuni ^d esei*- 
» citare una graduata trassione secondo la direzione 
v> delFasse del membro^ questi movimenti si con- 
» tinuano j&no a clie P operatore abbia la cer- 
« tezza che i frammenti ossei sieno perfettamente 
» ridotti ad un mutuo i ontatto. Dopo di clie si 
y> ferma il perno. si rotola il paunolino soUoposto, 
-w e s' involge cosi tutto X apparecchio m. 

Descritta in tal modo la maccliina, e la njaniera 
di appUcarla, T autore, venendo a rilevarne i van- 
taggi, ricordata la grande frequenza delle fratture, 
particolarmente obblique, nella £^amba, e la facilita 
che vi si complichino le ferite delle parti moUi, per la 
singolare disposizione delle punte delle ossa a sporgere 
dalla pelle, osserva come insufficient! e disadatli 



33a 

air iiopo sieno gU apparecchi comuni. II lenzuolo 
rotolato, entro il quale si celano due stecclie lun- 
ghe, die obbllgano il merabro da due lati per tutta 
la sua lunghezza, ^ale appena, per suo avviso, nel 
pilmi momeuti in cui I' irritazione flemmonosa, pro- 
dotta dalla contusione, mal sofFrlrebbe le compres- 
sioni o trassioni forzate^ cosi parimenti le fasclature 
di Sculteto, od a dieciotto capi, giovano soltauto 
a difendere la parte dalle offese esterne, ed oc- 
correndo ad ogul tratto di levarle per la medica- 
tura delle coniplicazioni, tornano piu dannose clie 
utili, inducendo facibuente lo spostamento dei fram- 
menti. Ne si dee credeue cbe molto siasi oUenuto 
sostituendo alia posizione diritla la semiflessa del- 
I'arto ammalato, nella supposizioue die questa, sic- 
come pill naturale, ponga ia rilassaraento maggior 
eopia di niuscoll, essendoclie il falto dimostra cbe 
in qualunque posizione sia V arto, avviene sempre 
cbe i muscoli altri si rllascino alfri si contraggano, 
con questo inoltre cbe la posizione retta oiizzon- 
tale, per osservazione del Monteggia, ofTre due van- 
taggi essenzialissimi, cbe sono, di dislribuire la pres- 
slone del peso del corpo e del membro sopra una 
superficie assai piu estesa, rendendola con cio meuo 
faticosa ed ofFensiva, e di dare una estensione mag- 
giore alia pressione laterale delle steccbe lungbe o 
de'fanoni, e eon cio d'aumentare il loro efFetto 
nel conteaere la frattura, siccome ancbe nel nian- 
tenere immobili le -vicine articolazioni. Anche il 
melodo detto inamoviblle, applicato dai cbirurgbl 



333 

francesi alle fratture complicate della gamba, nella 
intenzione d' iiupediie lo spostamento tanto facile 
de' frammenli, non e Invenzlone da lodarsene quando 
si tratti dl lali fratture. Conslsteudo uii tal metodo 
neir appllcare alia parte fratturata, dopo averla ri- 
composta, per mezzo d' una fasclatura a die'ciotto 
capi, un cemenlo solidlficante, lasciandolo in site 
sino a cura compiuta senza mal rlmuoverlo un solo 
momenlo, e facile il ^edere quanto sia inconveniente 
e perlcoloso T abbandonare in uri astuccio ascoso 
all'occbio del clururgo per quaranta e piu giorni 
II membro malconcio sotto la semplice tutela d' una 
compressione mutabile secondo il grado di consi- 
stenza a cui per\iene il cemento, e sotto Fazione 
d' una forza cieca die dal cliirurgo non puo diri- 
gersl a sua volouta. t* O vol stringete, dice lautore, 
» troppo da principio il Tostro appareccbio, e pro- 
95 durrele facilmeute degli strozzamenti die \i con- 
» durranno alia gangrena delF arto senza nemmenp 
r accorgerveiie.... O la compressione pol e mode- 
sj rata, ed allora, solldificandosi il cemento e cedendo 
w il lurffore, il coiiirefrno si allar<ra ed il membro 
5' resta isolato come in una cassetla^ sicclie troppo 
» difficile e tutto avventuroso e rlmanere in quella 
" Aia di mezzo die raantenga a contatto i fram- 
55 -menti, e prema in ogni lato senza produrre il 
» menomo strozzamento nel circolo 55. j\e sebbene 
Velpau, sostituendo all' amido la desterina, cbe toslo 
sisolidilica e facilmentesl rldiscioglie, scambiando la 
fascia a dieciolto capi in quella di Sculleto, riu- 



334 

novando spesso Pappareccliio, invlgilanclo le alle- 
razioni del menibro, e, se la frattura sia complicata 
di ferita o di ascesso o di ulcera ecc, lasclando 
quella parte alio scoperto col togliere uno de'pezzi 
formanti la fascia di Sculteto, abbia ingeguosamente 
Gperato d'andareincontro agli aTTerlitiinconvenienti, 
non pote, a pai^er dell'aulore, questa riforma sclii- 
"varue degli altii, sla perche queste rimozioni non 
possono die tornare a scapito dei capi dell'osso 
fralturato die deggioiio o poco o niollo cangiar di 
rappoito, sia perclie se si toglie un giro di fascia per 
manlenere alio scoperto la feiita, 1' ascesso ecc. die 
coniplica la feiita, e die non di rado appare al luogo 
della ferita slessa, e pur tolta la compressione., unico 
mezzo di conservare in posto i frammenti ossei, sia 
finalmente perche se la suppurazione, se gli ascessi 
occupano la niaggior parte della ganiba, e mestieri 
togliere ad uno ad uno tutti i giri della fascia. Piix a 
proposilo tornano le niacdiine ad estenslone perraa- 
nente, come quelle mediante le quali non solo si compie 
la riunione della frattura, mentre il menibro conserva 
la sua lungliezza nalurale, ma si da anche alia parte 
una fermezza favorevole alia formazione del callo. 
Ma le ideate e proposte finora, benche con -vero 
profitto dell' arte \enissero usate, non restauo d''avere 
non poclii difelti die ne sceniano il \alore, e ne 
rendono impossibile o malage^ole I'applicazione in 
molti casi. Non essendo niunite di que'sottili arli- 
fizi die \algano a rendeile meglio aderenti e ap- 
plicabili senza produrre notabili sconci, quesle mac- 



335 

chine, molesllsslme assai volte agll infermi, danno 
so\ente oilgine e causa a coutusioni, ammaccature 
e soluzloni di conlinuifa, le quali complicano con 
grave danno anche le piii semplici fi'atture. 

Tali sono le osservazioni del si'g. Maraglio in- 
tomo ai difelti del varj apparecchi finora usati per 
le fraltnre degli art! inferiori, alia loro insufficienza a 
rlspondere alle condizioni riclueste nel caso, quali 
sarebbero 11 procurare senza violenza ed asprez- 
za la eslensione, conti'oestensione, coattazione del 
membro, lasclar llbero all'occluo del clilruvgo il 
riconoscere le allerazioni die potessero insorgere, 
e alia sua mano il curarle senza 1' inconveniente 
■del levare e rlraetlere I'appareccliio, ovviare ai do- 
loii, e sopra tutto a^Yi accidenti clie spesso ten- 
gono dietro alia troppa conipressione, alle troppe 
fasciature, provvedere insomnia alia piii comoda 
cura e alia piu pronta e sicura guarigione del- 
I'ammalato. Alle quali condizioni soddisfacendo la 
macchina del Pediioni, da cjuesto e dai felici e 
costanti efFetti ottenutine ejrli conclude racconian- 

c 

dandola siccome preferibile ad ogni altra. a L'esper- 
» tissimo Bresciano, egli dice, facendo tesoro di 
» lunghi studj pralici e della perspicacia del pro- 
s' prio ingegno, serbato il poco die v'avea di 
» buono negli altrui apparecchi, e rifiutati i loro 
» difetti, ne proferse un apparecchio semplice in 
y> modo die unico si vviol dire fra le macchine ad 
" estensione permanente, senza pero che la serapli- 
" clta nuoca alia potenza. Una stecca sola che 



,336 

,v comprlme assal lieTemente in un pnnlo unlco 
»;l'artp dlfeso dal glnocclnello, e che a proprio 
9! senrib, e come piu conviene airuopo, si acconcia 
« al lato esterno od interuo, forma la parte inte- 
« grante 4i questo apparecrluo^ due cordoncini, ai 
M qttali \leiie la loro forza dal dorso del piqde, sono 
w gli ,;orgar)i, della estensione, cbe senza -violenza 
,»5 iSfeconda, i crlterj diagnostici, confermando nel 
»,tjeiiapQ^tesso il plede nella piu normale posi- 
» zione^ la controestenslone poi esercitata al glnoc- 
» cliio lascia la coscia ed il baclno in perfetta li- 

?> berla Applicalo dopo che sono mltlgati 

» i segni della piii" acuta iiifiaramazione, non si 
w ri;no\e mai se non a etna compita, e tutlavia 
» avete la mira alle ferite aggravant! la frattura, 
55 apiile gli ascessi, pulite il membro dalle suppu- 
5> razioni, tramulando il lenzuolo rotolalo sottopo- 
J5 slo. In fine Tesperlenza di pareccbi anni, die 
5> mai non falli, e nei quali 1' autore ebbe ad espe- 
» rimentarne Tefficacia in ben plii di cento casi, 
» fia suggello alle raie parole. Ogni qual volta si 
>5 ebbero dati certi pei quail la conservazione del 
»5 membro eia sperablle, e lo stato generale del- 
5J r animalato nulla offriva di palologico, questo 
» appareccbio condusse la frattura al suo inlero 
J? consolidamento, senza die F esttnsione perma- 
55 nente facesse danno alle compllcazloni, senza die 
55 la semplicita di esso permettesse accavallamento 
w dei fiammeuti, accorclamento del meiubro, o mo- 
55 struosila di sorta ». 



XIX. tJn e^egio e prestante magistrato di que- 
sla cilia piacquesl di concorrere ancli'esso con qiie- 
sti esteri contribiitorl ad accrescere il numero delle 
Memorle accademiclie. II d.r Francesco Reina, con* 
slgliere meritissimo presso questo I. R. Tribunale, 
mosso da quel seullnienlo d'lnleresse e d'afFetto 
cli'ei nulre per- tutto clie nguarda le cose nostre, 
detto e produsse uno slorlco raffguaglio delle vl- 
cende alle quali andu V amministrazione della giu- 
sUzjia soggelta in LonibafdIa,e particolarmente nella 
bresciana pro\uicia, dalla rlvoluzione del 1 8 marzo 
1^9^ fiiio al 1845. Piemesso alcun cenno spet- 
tante alio stato delle cose guidiziarie in Brescia 
durante il veneto dominio, egli passa a ricordare 
1 caugiamenti awenuti in sequela a qUcl moto po- 
litico, cioe a dire la creazione del giudici di pace, 
r erezione di un tribunale civile e criniinale nei 
died cantoni del governo provvisorio, quella di un 
tribunale costltuzlonale nel capoluogo: segue accen- 
nando la soppressione di quel goterflo, la rlunione 
di Brescia alia repubblica cisalpina nel 21 no- 
"vembre 1797, la sua soggezione alle lt'j:gi di quella 
repubblica, T abolizione di questa all' ingresso de- 
gli eserciti austiiaci col 6 lugllo 17991 e il richia- 
mo delle letfgi anteiiori alia livoluzioue^ indica il 
ritorno delle leggi repubblicane col reing'resso dei 
Frances! In Italia, Y islituzione del nuovo metodo 
criminale, delle Preture, degli ufficj di concilia- 
Mone in Brescia, secondo il decreto 22 luglio i8o3, 
quella d' un tribunale costituzionale nella citta, in 

22 



338 

\irtu dell' altro tlecreto i.° ajrosto delto anno, 
la sostituzione delle giudicature di Pace alle Pre- 
ture, r islituzlone dei tribunaK di prima istanza, 
delle corti di giustizia, d'appello, di conclllazione, 
merce 1' oiganlzzazione giudiziaiia del 1807, ac- 
cenna la promulgazione del codice Napoleone, del , 
codice penale, del codici di procedura civile e cii- 
niinale, non senza ricordare con alto encomio il 
progetto del codice penale italiano, monumento 
perenne della sapienza legislaliva \igente in quesla 
nostra nazione, e conchiude colle mutazioni avve- 
nute neir ammlnistrazione giudiziaria dopo la rivo- 
luzlone successa in Mllano il 20 aprile i8i4, eper 
efFelto della successlva organizzazione del 2 niarzo 
1818. Corredano queste notlzie una indicazlone dei 
presidenti, consiglieri ed ascoltanli clie si succedet- 
tero nel tribunale di Brescia faio a tutlo 11 i845, 
ed una affelluosissluia commemoruzione speclale del 
gran gludlce miuisfro della glustizla, conte e se- 
natore Giuseppe Luosi, le cui dotl eminenti del- 
r intellelto e delP aniino vorrebbe F egreglo aulore 
raccomandate alia memoria dei posteri. 

XX. XXI. Dalla storia civile, alia quale puo ri- 
ferirsi questa memoria del consigllere Relna, pas- 
seremo col dottisslmo preside di questa accademia, 
barone Ugoni, alia storia lettcrarla, rlferendo gli 
arlicoli Giuseppe Baretll e Giuseppe Luigl Lagran- 
ge, spettanti alia nota di lui opera crilico-storica 
suUa letteratura itallaua dopo la meta del secolo 
decimo otlavo. Trovandosi V articolo Baretti tra i 



gia slarnpall, il sig. Ilgonl innanzi tratto ci avverte 
clie, olhe essere gia stato non poco acciesciuto 
per la traduzione tedesca delF opera, quest' articolo 
trovasi ora rifuso di pianta:^ tantoche \i si TCggono 
poche rlpetlzioni non clie di cose dette da altri , 
ma neppvue delle pubblicate da Ini nella stampa, 
essendosl egli in questa rifusione parlicolarmente e 
di preferenza applicato ai casl della vita passata 
dal Baretti in Inglillterra e alle opere da lui cola 
pubblicate", merce le cpiali opere e gli scritli o di 
lui o sopra lui inserlli nelle raccolte di Londra, 
gli e riuscito di dare all' articolo un compimento 
di cui mancava, e sopra tutlo di diversificarlo, recando 
notizie' ed esami da non Irovarsi in altri biografi. 
Naccjue- Giuseppe Baretti ( secondoclie abbiamo 
dall'autore ) in Torino ai a5 d'aprile dell'anno 1719 
da Luca e da una Calcrina di cui si ignora il 
cognome. Fu d'origine Monferrino, e, se non fu 
una sua Tanila, pare clie fosse discendente dai 
marchesi del Carretto*, de' quali anclie assunse il 
cognome in qualclie accidente della sua vita che 
lo costrinse a celare il proprio. Venne dapprima 
avviato alia professione paterna, cioe airarchitettura, 
poscia, per naturale inettitudine a tal'arte, essendo 
iniope, fu messo nella carriera ecclesiastica, per 
conferii'gli un beneficio fondato da' suoi maggiorij 
carriera per la quale apparve mancante di voca- 
zione, siccome ancbe per quella del foro, a cui 
dopo si tento di applicarlo, essendo le sue incli- 
nazioui piuttosto rivolte alia letteratura, e partico- 



34o 

larmente alio studio delle lingue. Ma le contrarieta 
in tali studi soflerte da parte del padre, e piu 
ancora i mall trattamenti e portamenli della ma- 
Irigna ( a\ea suo padre sposato in seconde nozze 
una ballerina ) lo disgustarono in modo, che Tanno 
1^35 fuggi di casa, e recossi presso uno zio che 
aveva in Guastalla, doTe passo piu di due anni 
esercitando I'uffizio di scrilturale nel negozio San- 
guinetti, e uueudo alle occupazionl del commercio 
la leltura e lo studio dei poeti italiani. Da Gua- 
stalla passo per piii ffiesi a Venezia, dove entro in 
amiclzia con Gasparo Gozzi, e <la Venezia, dopo 
altrl gill, si ridusse a Milano, e \i conobbe il fiore 
de'letterali loinbardi, dai quali fu aggregalo- all'ac- 
cademia de"* trasforniati, ove comincio a prodursi 
leggendo \ei'si beroesclii, unico suo studio d'allora. 
Mortogli il padre, e passata la niatrigna a seconde 
nozze, torno in Piemonte. Le scarse sostanze pa- 
terne, di\ise con allri quattro fralelli, obbligandolo 
a campar la \ila colle proprie faticlie, esercito per 
due anni Tumile viCGcio di custode dei magazzini 
inilitari in Cuneo, d'onde ridottosi a Torino, passo 
poco stante a Venezia, poi a Torino di nuovo, 
dove stette fino a tutto il i^So, occupato a com- 
piere una traduzione delle tragedie di Corneille, 
gia cominciata iii Venezia per bisogno di vivere. 
Ma nel detto anno avendo stampato un Primo 
cicalamento, come lo Intilolo, contro certe lettere 
sopra il dittico queriniano del d.r Bartoli, profes- 
sore di eloquenza greca e italiana nella universila 



34i 

di Torino e regio anliquario di quel museo, per 
la dignlta del censurato e per Tamarezza della 
censure, incovse nello sdegno del Pi'esidente del 
Senato, il quale chlamatolsi innanzi e fatligli aspri 
rImproTeri, gli comando di consegnare ad un ri- 
formatore degli studj quanti esemplaii gli rimane- 
•vano dell'opuscolo, \ietandogli di pubhlicarne la 
continuazione. Fattosi inviso per queslo accidente 
alia pubblica autorita, avendo indarr.o tentato di 
procacciarsi inecenati celebrando nobili nozze e 
quelle stesse del principe Vittorio Amedeo, dovelte 
rinunziare ad ogni speranza d''impiego in patria, e 
pensare a cercar forluna fra gli stranieri. Trovan- 
dosi tanto o quanto iniziato nella lingua e nelle 
lettere inglesi, Tolse il pensiero airinghilterra, e 
nel I ^ 5 1 parti alia -volta di Londra. Ivi per lo 
spazio di noye anni, clie tanto duro la sua prima 
dimora in quell" isola, canipo la -vita partecipando 
alia direzioue del teatro italiano, dando lezioni di 
lingua italiana, pubblicando un dizionario e checchft 
d'altro; e tanto anclie si risparmio da poter fare 
il \iaggio di Spagna, agevolalogli pero dai parenti 
del giovinetto Odoai^do Southwell, a cui fu dato 
per ajo e compagno, con obbligo di fare con esso 
il giro di Portogallo e di Spagna, e di lasciarlo a 
Venezia, come fcce. Da Yenezia, dopo una scorsa 
in Piemonte per alibracciare i fratelli, condottosi a 
Milano, atlese a descrivere questo suo viaggio in 
Ispagna^ il che fece in quattro voluiiii di lettere 
famigliarij che in Milano propose di pubblicare, ma 



342 

die non pote oltre JI piinio volume, avendogli 11 
gO"vernatore conle dl Firmlan proibito di conlinuare 
I'edlzlone nello Slalo, sopra doglianza del minlsU'O 
dl Portogallo, a cagioiie dl certe cose clie in quel 
volume eran delle della poca creanza ed ospitalita 
del popolo portogliese. Del che disgustatosJ, recossi 
a Yenezla^ doye pubblico il secondo volume;, ma 
ivi pure non potendosi acconciare alle mulilazioni 
de' revisori, abbandono il pensiero di stampare gli 
altrl due, e in quella vece prese a pubbllcare pe- 
riodicamente la Frusta letteraria^ Taudacia ed acer-- 
Lita della quale gli suscito tanti nemici ed affanni, 
clie ov'anco 11 ma<rlstrato veneto non ne avesse so- 
spesa la slampa in capo a due anni, egll noo pa- 
reva disposto a tirare innanzl piu a lungo. Parti 
da Venezia per sottrarsi a tanle molestie e disgu- 
st!, ai quali aggiungendosi anclie il dolore di lasciar 
ivi persona tcneramente amata, forse in casa Gozzi, 
recatosi ad Ancoua, cer.cando conforto nella solltui' 
dine, si ritrasse in una villa sul viciuo monte Gar- 
dello, ove ricaltandosi della proibizione fattagli da 
Venezia di lispondere a certe satire menippee del 
P. Bonafede, intitolate il Bue pedagogo, compose 
otto dlscorsi in risposta a queste satire, e pi^eparo 
in inglese la descrizione del viaggio in Ispagna, la 
migliore delle sue opere, e che piu gli frutto in 
ogni seuso. Dopo cinque mesi , die tanti ue duro 
il suo ritiro sul monte Gardello, non sperando omal 
fortuna in Italia, parti di nuovo per Londra^ ove 
{;iunse dopo sei anni di assenza. per non piii la- 



343 

sclarne la stanza, henclie in "varj tempi con alcune 
gite ne interpolasse il sog'giorno, come fece viag- 
giando a Parigl ed a Lilla nel 1768, a Torino, a 
Casale, a Geno\a, in Toseana, a Bologna negli 
anui- 17.70 e 71, a Madrid nel carnovale dal 1768 
al 1769 per cerli suppleraenli all' opera del Viag- 
gio in Ispagua, die avea gia sotto il torcliio. Dopo 
il suo arrivo in Londra la prima cosa da lui pub- 
blicata fu il Itaggiiaglio del coslumi ilaliani, scritto 
in inglese per coufutare pareccliie calumiie contro 
la nostra nazione sparse in un p^iaggio d* Italia 
recentemente stampato in Londra. Quesla sua con- 
fulazlone sicconie onoro il suo morale caraltere, 
cosi ancora auniento la sua riputazione letteraria^ 
e gll valse, senza molte sollecitazioni, la nomina 
al posto di segretario per la corrispondenza fore- 
stiera presso la reale accademia delle belle arti, 
senza emolumento dapprima, poi con stipendio, che 
mano mano ammonto alle ottanla sterline. Venne 
elelto a questo posto nel 1769, anno per lui me- 
morabile per un case che gll avvenne quanto fu- 
nesto, altrettanto slrajordinario nella vita degli uo- 
mlni studiosi. La sera del 6 ottobre fra le ore 6 
e le 7, mentre in fretta reca\asi alP accademia, pas- 
sando per Haymarket, -venne accostato e talmente 
infestato da certa femmina di mal affare, die per 
liberarsene avendole dato un eolpo suUa mano, ac- 
compagnalo da molte risentite parole, troTossi di 
tratto so\raggiunto e assalilo da tre uomiui, a quanto 
pareva, mezzanl della donna^ dai quali malmenato, 



344 

mettendo mano ad un coltello da lama d' ar-- 
gento che solea portare per tagliar frutta e focaccie, 
nella parapiglia ne feri uno si fatlaniente, die ca- 
duto la terra e porlato alio spedale, dopo due giorni 
mori. Condotto sull' istante del fatlo al commissai'Io 
del quartieve, arreslalo poscia, e quindi mediante 
cauzione di due mila sterline, fattagU dagli amlci, 
ottenuta la iLberta durante 11 processo, egll rlnunclo 
air avvocato e al giwy de medietate linguae ( que- 
stl sono 1 sel gludlcl a pi'oprla scelta deiraccusato ) 
e comparso 11 20 ottobre al gludlzlo fra una folia 
dl spettatorl, si dlfese da se stesso. Le clrcostanze 
del fatto, r ottlma fama d' uomo pacifico, probo e 
studloso goduta dairinqulsito, la qualita de' testl- 
monj a carlco, uomlnl o dl nessuna o dl mala fa- 
ma, quella de' testimonj a scarlco, die erano 11 fiore 
di Londra, \alsero talmente In suo pro, die 11 caso 
lenne qualificalo dl propria dlfesa, e la seutenza 
fu dl plena assoluzione. Usclto da questo frangente, 
standogll a cuore dl dare qualche segno dl grato 
&nlmo agll aniicl che accorsero a trarnelo, e segna- 
tamente al plltore Reynolds presldente, e agll allii 
colleglil dell" accademla, dnlso dl dedlcare a quesla 
sodela la bella edlzloue in 4-° tlel suo Jiaggio in 
Ispagna, die avea gla, come dicemmo, sotto 11 tor- 
chlo, e che usclta I'anno appresso, ebbe pol nel- 
I'anno medeslmo due altre edizionl In 8.** Atten- 
deva pol a comporre dlzlonarj, faceva glunte e cor- 
rezloni a quello dell' accademla dl Madrid, dava le- 
zloni dl lingua Itallana e spagnuola nella famiglia 



Thrale, nella quale era entrato a raccomamlazione 
deir amico d.r Juhnsou, con allos^gio e lavola, e 
con aspettativa d' una pcnslone per tutto il resto 
del ^ivere. Ma, per effetto della sua natura intol- 
lerante e bizzarra, guastatosi presto con cjuesta fa- 
miglia, gli \enne nieno una lale speranza, sulla quale 
principalmente fondava jl sosteguo della- Tecchlezza, 
incujera gia entrato^ onde e per questo e per diml- 
nuiiglisi un giorpo piu clie Taltro le commissioni dei 
libra), stanle V arenameuto del comuiercio prodotto 
dalla gnerra americana, per essergll, nel trainbuslo 
degli affari pubblici, oia ritardall ora diniinuiti <;U 
appuntamenll dl segietario, e per essere anclie en- 
tralo in disgusto coi fratelli, dai quail soleva essere 
ajutato nelle sue necessita, si trovo mano mauo 
condotto nelle piu dure strellezze, colle quali ebbe 
a lottare fino agli estrenil suoi giorni, Mori in Lon- 
dra, per gotta salitagli al petto, il giorno 5 mag- 
gio 1789, e fu sepolto neiralto del nuovo ciiui- 
tero della parrocchia di Mar j-le-Bone, accompagnando 
il funerale alcuni amici, e qualcbe socio della reale 
accademia. Erasi da se stesso preparato repilaffio 
seguente = Hie facet I. B. cui animus senectutis 
victor et paiipertati cedeie nescius =j lua in\ece 
gli fu posto un busto in basso rilievo, e sottovi 
questa semplice iscrizione in inglege, clie riporliamo 
tradolta = a Presso a questo luogo sono deposti 
55 gli a\'anzl di Giuseppe Baretti nativo del Pie- 
» monte in Italia, segretario della corrispondenza 
» straniera presso la reale accademia delle arti di 



346 

?? Londra, aulore dl pareccliie opere pre^evoli nella 
» sua propria lingua, e in quelle di Francia e di 
?5 InjrliUterra ". 

Da queste nolizle sulla vita del Baretti il barone 
Ugonl passando a parlare delle opere di lui, co- 
mincia da un quesito die si presenta naturalmeute 
a chi raffronli il merito reale di esse colla fama 
dell' autore. w Donde mai avvenne ( egli donianda 
» a se stesso ) clie uno scrlltore d' educazlone let- 
5!> t«raria imperfetta, d'ingegno e di sapere ne vasti 
n ne profondi, e neppure brillauti^ pur caltlvasse 
5? gli anlmi a' suoi di, e si pu6 agglungere die gli 
» scritti suoi svegllano tuttora la curloslta, bendie 
» non rappaglilno gran fatto? w Al quale quesito 
egll rlsponde recando la caglone del fatto alia bur- 
bera frandiezza e airaniiiia calda dello scrlltore, 
al suo coraggloso e costanle anioje del vero, al suo 
con\lndmeiito e alia strella adesloue tra la sua co- 
scienza e la sua parola, d'onde una certa nialla ed 
eyidenza di stile, com' egli la dilama, die alletta 
allordie pure gli scritti suoi altro preglo non pos- 
sano vantare. Lodandolo pero di slflatte quallta, 
egli non resta dal riconoscere die la francbezza di 
lui fu splnta sovente fino ai confini dell" animoslta 
e della jatlanza, cbe la sua smanla belllgera lo trae 
talvolta alle esorbltanze, alle contumelle, alle ma- 
lignlta, die per pocliezza dl materially cioe d'idee 
propiie e d'altrul, egli da nelF ampllficato e nel 
retorico, die i suoi insegnamenti souo elenienlari 
e le sue riniembranze scolastiche: e strlnge 11 bene 



347 

ed il male che dl lui si puo du-e, in questa con- 
clusione: " Clie Ai scrittore popolare, ehe in una 
» sfera accessilille a tutti moral izza spesso, riscuote 
w gli animi, ed ora con lepldezze semplicl, ora con 
« desciiziuni o cailcature trivlali risyeirlia una ral- 
» legratura popolesca, che lo stlle, quasi accella 
» taglientlssima, benche in rozzo manico, ferisce 
» foitemente, clie se non doltrlna pvofonda, ha in- 
55 formazione estesa quanto basta delle letteralure, 
55 e prlncipalmente delje lijjgue 5S 

Premesse queste pssevvazioni grnerall, entra negll 
esami parlicolaii, \ersando principalmeutesulle opere 
deirautore piii iniportanti, quali sono il Viaygio di 
Spagna * e il Ragguaylio del costumi d Italia **, 
ambe in inglese, la Frusta letteraria e il Discorso 
sopra 3Iacchia^,'elli, clie serve di prefazione ad una 
edizione di lutte V opere del segrelario Fioren- 
tino *'**. Assai lavorevole giudizio egli porta sulla 
prima di queste quallro opere, qualificanclola sic-^ 
come quella o\e i pregi dello scrjvere delF autore 
meglio e in maggior copia appariscono clie in ve- 
run'allra, e doAC degli abltuali dlfetti suoi non e 

' A Journey from London lo Genoa through England, 
Portugal, Spain and France by Joseph Baretti Secretary for 
fereign correspondence to the royal academy of painting, 
sculpture and architecture — London T. Dalies 1770, 2 vol. 
in 4." 

** An account of the manners and customs of Italy, with 
observations on the mistakes of some travellers with regard 
to that country. London 1768, in 4.° 

'*' London, Daviez. T, 3 in 4." 



348 

quasi traccia. La narrazione, egli osserra, trascorre 
ladle, trasporta il leltore nel bel mezzo delle cose 
e nel fervore della vita, ed e interrotta con arte 
clie pochi recarono a majjgior perfezione^ ne so- 
lamente e tale die I'autoi'e con essa lascio addietro 
tutti i predecessor! nel parlare di un paese si poco 
allora conosciuto, ma in essa attinsero quanti ven- 
nero dopo. Essendo poi quest' opera ignota in 
Italia, ne riferisce alcuni saggi parlicolarmente spet- 
tanti alia descrizione dei costumi nazionali, parte 
la pill copiosa, nella quale, a suo parere. I'autore 
poco lascia a desiderare^ altresi la rafTronta col- 
1' opera italiana sullo stesso soggetto *, facendo co- 
noscere com' essa a rispetto di questa si trovi accre- 
sciuta e migUorata, e come andrebhe errato clu 
credesse dall' una poler far giudizio deiraltra. Non 
e a gran pezza cosx favorevole al Rmjcjuacjlio sulle 
maniere e sui costumi (Tltalia, nel quale poco piu 
loda che la buona inteuzione dell' autore. « L'in- 
M lenzione ( egli dice ) di difendere il proprio 
5? paese assalito- nel momenlo appunto che Baretti 
» fu costretto a lasciarlo, e che ad esso piu non 
» lo legavano ne speranze ne timori, gli fu som- 
5J mamente onorifica. La esecuzione di quest' opera 
5? merila molte censm'e^ ma intercede per 1' autore 
» la sua intenzione, e in parte, benche troppo a 
M zibaldoni soraigliauti, auche le notizie in essa 
» raccolte 5'. Della Frusta letteiaria loda lo scopo, 

• Letteie familiar! di G. Barefli a' suoi tre fratelli Filippo, 
Gioyumii, c Araedeo — Mil. e Vcri. 1763 e ijGS, Tom. 3. 8.* 



149 

mirantlo In essa 1* autore a sollevare le lettere ita- 
liane tlall" awiliinento e dalle fiivolezze in cul erano 
cadute a" suoi tempi e a rivolgeile a studj e sog- 
getti di ma£:g^lore utilita e nobilta. Ma non resta 
di notare com' egli, benche mosso da rettl principj, 
per difetto di dottrina, ed anclie di gusto, dia tal- 
Tolta in istorti giudizj, e per effetto di preconcette 
simpalie od antipatie, trasmodi cosi nella lode come 
nel biasimo. JFra le antipatie del Barelti ricorda 
in particolare quelle pel Veiri e pel Beccaria, 
e quella, die grida piii alto, per le commedle del 
Goldoni. Quanto al discorso sopra Maccliiavelli, 
se per Tuna parte non consente col giudizio ab 
irato, come lo cliiama, clie ne fecero il proposto 
Lastri nelle no\elle letterarie di Firenze, ed altri 
clie al Lastri tenner bordone, per Taltra non crede 
questo lavoro merite\ole che lo si qualifichi, come 
fece il Custodi, per la piii ampia, giudiziosa e im- 
parziale analisi delle opere di Maccliiavelli e del 
suo carattere. Trova clie di miglioii ne esistono, 
anteriori e posteriori^ cita fra le prime in partico- 
lare quella del Bayle, e celebra fra le seconde 
quella di Macaulaj. Delle opere minorl del Baretti, 
come dire le sue invettive contro il Bartoli, * il 
Bonafede **, il Bowles **% niadama Thrale riraa- 
ritata in Piozzi *'***^ i suoi libri per T insegna- 

Primo cicalamcnto sopra le cinque lettere del d.r Bartoli. 
Uiscursi in risposta a Don Luciano da Firenzuola. 
'** Tolondron. 
*'" Slrictuxes oa madam Pioizi. 



35o 

mento delle lingue *, si restrlnge a far appena 
alcun cenno, clie per brevila tralasciamo: trapassa, 
come non meriteYoli di menzione, le poesie pia- 
cevoli e teatrali e le traduz'ionl di Ovidio e di 
Corneille, priral lavori glovanlll deirantore*, e per 
tuUi gli altri scrittl di lui rimette il lettore alle 
coplose memorie del Custodi e al suo catalogo di 
35 opere, avvertendo sollanto clie in questo cata- 
logo si Irova ommessa una liadiizioqe francese del 
Rasselas di lolnison, ed una Italiana di un opu- 
scolo, pure di lohnson, sopra certi lentalivi di Zac- 
caria William "**. 

Parlato delle opere, cliiude Tarticolo colP indole 
deir autore. Fu il Baretti, secondo ch' ei lo descrive, 
atletico della persona, d'aspetto poco atlraeute, di 
rozze nianiere, ma non insocievole. Avea gli occlii 
miopi, ma dolce lo sguardo quando \ole>'a o pia- 
cere o mostrar compiaceuza^ il clie gli a^veniva 
fra i giovani e particolarmente colle giovani. Gran 
dllelto pigliava del conversare coi giovani e d'avviar 
con essi dlscorsi sopra temi istrutlivi. Avea Tarte 
di alleltarli nella sua corrispoudenza per abilitarli ad 

* Intioduzione alio stuflio dclla lingua it;i]iana — Diziona- 
lio iiiijiese-ilcilijno, e Pallro sjiagnuolu-in^lese — DissL-rtacion 
Ejiistular acciea unas obras de la Real Acailemia Espanola: 
su auclor 1. Baietti^ segretaiiu per la rorre^poiidencia estian- 
gera de la real acadtaiia de piiiliiia, esciiituflii y aiquiieclura: 
al Seiior Don luan C "* l^° 17H4 — Guida all' accademia 
leale di Londra ( in inglese ) — Traduzioue ilaliaiia del di- 
scoisi ilel cav. Giusui lieynolds. 

'* Tenlalivo per arrerlare la longiftidine in innre, ron 
esalla leuna delle \ai'iuzioiii nelle pnncipali citta d° Europa 
dull' auuu i6Gu al ijOu. 



35i 

esprlmersi con efficacla e facilila, mentre rlcevevano 
dalle sue letteie lezloni di morale condotta. L'affe- 
zlone clie i crIo\ani scolai i suoi. anche da res^ionl lon- 
tauisslme, serbarono costante alia sua persona mentre 
\isse, e alia sua memoria dopo morte, e una rlsposla 
per coloro che inclinano a giudlcarlo di tenipra fe- 
roce e ])rulale. Nelle relazioni general! col mondo 
fu facile e conipagne\ole. Nelie famiglie, presso le 
quali fu cspile domesllco, si comporto con sa- 
■viezza e incolpabilita^ affabile cogli inferiori, con- 
ciliativo coi padroni, non inquisitivo, non intro- 
mettenlesi. II suo coiitcgno fu si regolato in [ali casi, 
che da gioAane dimorando in cerla citta, accortosl 
d' aver ispirato molla sinipalia ad una fanciulla, 
cli' egli pure amuva, ma non pote^a sposare, si 
fece una legge, per non turbaro la pace di quel 
cuore e ciella faiiiiglia, di non lornare piii in quella 
cilia, bencbe \i fosse tratto e invitafo da molti 
legami d' araicizia^ e di simili prove di severa e 
delicala probila e piena la sua vita. Non era in- 
sofierente di contraddizione, ma desto era e ri- 
sentito ad ogni parola, dalla quale gli paresse offeso 
travisato il suo carattere, o vilipesa la sua di- 
gnita d' uomo, la quale temendo esposta dalla sua 
poverta, si teneva tanlo piii in debito di proteg- 
gere^ al die non manco mai. Ancbe in lui, sic- 
come nella raaggior parte degli uomini, si conobbe 
quauto sia difficile il non esagerare le \irtu, e 1' e- 
Titare quei difetti che piix ad esse si accostano. 
E pero per esser francOj egli cadeva nel rozzo, e 



35a 

asplranclo ad una masclila inJipendenza, Irascorreva 
nel cinico e nel declamatorio^ il die apparve mas- 
5imamente ne'suoi scrltti. Ne' quail rispetto sempre 
la rellgione, tenendola necessaiia all' ordlne sociale, 
e non omise occaslone per ledarguive T incredulita 
a' suoi giorni alia mode, benclie fosse incretlulo 
egli stesso, e al dire de' suol blografi Inglesl clie 
plii dapj)resso 11 conobbero, presumesse, tenendosl 
per fdosofo, dl non dover umlliare la mente a nes- 
suna rellgione. Ma questa presunzione^j die fu la 
parte debole del sue carattere, uon lo trasse mai 
a piofessare o a tllfendere lu socleta 11 suo scet- 
tldsmo. E pero, slccome osserva 11 sig. Ugoal, 
« per aver egll celala, anzlclie ostenlala cotal plasma, 
59 dobblamo almeno assolverlo da un senlluienlo 
»' plono dl \anlla, die sedusse non podil de' suoi 
S5 conleniporauel, quello dl dlsprezzare le cose plu 
» sante a pompa dl coiagglo ». 

Dl Giuseppe . Lulgi Lagrange 11 bar. Ugoni 
d dlede la sola blografia, lasdandod deslderare la 
parte delFarllcolo die tratta delle sue opere, ben- 
die dl queste pure si trovlno occaslonalmente nella 
Aita cenul bastanll a farcl preseiilire la grandezza 
dl quest' aUlssinio Ingegao. Nacque lu Torino ai 
25 dl geunajo 1^36 da Maria Gros, unlca figUa 
dl un rioco medico dl Caniblauo, e da un allro 
Giuseppe Lulgi, tesorlere reale, costilulto e per 
r iniplego e pel nialrlmonlo in agialezza dl stato, 
die posda assoltlgllossl per gll arrlsdilatl negozj. 
Iinparate le prime lettere nella casa pa tenia, con- 



353 

llnuo gll sluJj nolla pallia nnlversita, dov'ebbe a 
maestro tli loi^ica e melalislca il padre Yacca, di 
geonielria e J' elemenll di calcolo il Pievelli, di ii- 
losoGa nioi'ale il padre e poscia cardinale Gerdll, 
e di lisica 11 padre Beccaria, si celebre in qaesta 
scienza e si benemerito dei^li studl elettrici. Desi- 
derdndo i pareiili d lucanimiuarlo nella carriera 
lei^ale, benclie si sentisse poteutemente cliiamalo 
alia scieuza del calcolo, egli si plego per alcuu 
leuipo al placer loro^ lua finaliuente, sccondato 
ancbe ed eccltato dal Beccaria, cedette alia nalu- 
rale vocazione, e poste da canlo le isliluzioni ci- 
vil! e cauonlclie, dalosi a studlare quanto lianno 
di piu astruso e diflicilfe le matemallclie, Vi fece si 
rapldl e niaravigliosi progressi, clie cranni iHpole 
pubblicare in Torino una Lttte/ a al conle Giulio- 
Cai'lo di Fagnano, canonico di Sinigaglia, conle- 
nenle una nuova serle per le dilFerenziall e inte- 
gral! di un ordine cjualunque. Nel 17 55, decimo- 
nono del la eta sua, fu eletlo a professore di nia- 
tematica nella scuola reale di arliglleria, e compose 
per uso di essa trall&.telli di calcolo inlegrale e di 
meccanica, clie raccbiudavano eccellenli metodi, ed 
ancbe semi cjua e la sparsl di future scoperte. 
Essendo i suoi alllevi tulti in eta plu provetta di 
lui, i plu in<Tegnosi e studlosi divennero piuttosto 
suoi amicl cbe discepoli:^ e dal radunarsi cbe fa- 
ce\a con essl in dolte conversazioni nacque una 
societa scieulifica cbe da sempllce privata, come 
riinase molli auni, fa poscia, a sommo onore del 

23 



354 

Pieraonte, levata al grado (Vi regia ar rademia , 
della quale il Lagrange, in tempo die gia troA-a- 
vasi fuori di patria per altri impieglii occupafi in 
estranee confrade, come quello a cui si nobile 
islltuto dovea Torigine, fu elelto a presldente ono- 
rario e perpetuo, e, beiiclie assente, fu poi sempre 
considerate per tale. Non ando molto die, Wto a 
grandi intendimentl pel progresso della scienza, 
uscendo dal circolo angusto di una giovanile e 
privata societa, e braniando di sottoporre le sue 
meditazioni ad un gludice competente, ando a tro- 
varlo nel piiz autorevole die avesse V Europa, cioe 
in Eulero, allora direttore delle scienze fisico- 
matematidie nell' accademia reale di Berlino, al 
quale negli anni 1754, 1765 e 1756 scrisse let- 
lere latine, coniunicandogli i successivi suoi perfe- 
zionamenti dell' astrusissimo metodo de' massimi e 
de' minimi, 1' ampliazione e rettificazione del prin- 
cipio della menoma azione trovato da Maupertuis, ed 
altri pensamenll die facevano strada alia invenzione 
del metodo delle varlazloni. « Le risposte d'Eulero, " 
dice il sig. Ugoni « esprimono tale stupore e lodi 
" cosi uniclie da inorgoglime qual fosse piu esperto 
M atleta nelle scienze, nou die un giovinetto die 
M pur allora scliieraTasl alle mosse, e di nonie 
« ignoto alia fama w. Entro contemporaneamente in 
corrispoiidenza ancora con d'Aleniberl, die partecipo 
con Eulero la stessa amrairazioue per lo straordi- 
nario suo ingegno, e col quale voile anclie far co- 
noscenza personale, anzi slrinse nodo di cara e 



355 
affettuosa amicizla. colta occaslone die Pamico mar- 
chese Caracclolo da Torino passava ambasciatore a 
Parigi, ad esse si acconipagno in quell* audala 
nel 1^63. Mentre dimorava a Parijji, accarezzato 
e onoralo dal d' Alembert e dagli allri piii insignl 
geonietri di quelia metropoli. jjli vennero vistose 
pioferte da Londra, se cola \olesse recarsi: ma 
avendogli il padie scrilto. biamare il re Yittorlo 
Amedeo clie restasse in Pieraoate, torno Tanno 
seguente iu palria, dove pero non do"vea restare 
lungo tempo. Imperciocche, vacando, per riniincia 
d'Eulero, il posto dl dlreltore delle scienze fisico- 
matematiche nell' accademia reale di Berlino, per 
raccomandazione fattane da d' Alembert con let- 
tera onorevolissima a Federico II *, e con-vali- 
data da suffragio amplissimo dello stesso Eulero, 
venne, non agendo ancora trent'anni, elelto a suc- 
cedere in quel posto al prirao matematico del se- 
colo, e nel ij66. otlenuta dal re sardo licenza 
di spatriarsi, si trasferse a Berlino, non senza 

* La letlera di rrAlembert al re di Prussia e del tenore 
seguente: ^t Non posso propone a V. IVlaesta altri che un 
fl solo, perche solo un uomo conosco acconcio ad occnpare il 
" vuoto immenso che il sig. Eulero lascia nell* accademia vo- 
•>•> stra. Chi vi propongo, o Sire, con massima fiducia e il 
« sig. Lagrange, accademico di Torino. E giovine assai, non 
It anche avendo compiuti i trent'anni; eppure e gia, a dir 
n poco, mio [lari neH'alta geomelria. Ne tali parole procedono 
'' punto da mia rana modestia, o da complimento ch' io in- 
w tenda di fare al sig. Lagrange; sono a lui debita giustizia; 
" ne temo di predire che in progresso egli andra molto piii 
« lontano de' suoi predecessor! n. 



356 

aver prima ricusato altro posto ncir accademla di 
Pietroburgo, al quale \eni\a da Eulero, cola chla- 
iiialo da Gaterlna II, con calde islanze iuvilato. 
tin anno dopo il suo arrivo in Prussia si ammo- 
glio con Yittorlna Conli, sua cuglna, condottagli a 
quesl'effelto da un fratello di lei a Berlino^ colla 
quale visse in felice concordia fine alFanao 1788, 
in cui con suo dolore gravissimo ebbe a perderla 
dopo lunga e grave malattia. Occupato in inlensi 
e profoudi studi e nella direzione della sua classe 
neir accademia, \isse pel corso di \enll auni in 
Berlino, durante il quale compose le sessanta e 
pill raemorie contenute in quegli alii accademlci 
dal 1767 fino al 178^, le allre clie in questo spazio 
di tempo furono instrlte fra quelle delle accademie 
di Torino e di Purlgi. le profoudissime invtstigazioni 
intorno alP analisi indelermiacila, die furuuo ag- 
gluale ulla traduzlune francese duAWlljdjra di Eu- 
hro, e la Meccanica <inalitica, suo capo-lavoro, clie 
fu stampata in Parigi i'anno 1788, assuineudone la 
responsabilita Tamico ab. Marie, non Irovatosi in 
Parigi clii altrimenti \olesse slaaipare quesl' opera, 
I clie doveva poi giudioarsi lanto insigue. L'auno 1787 
fu 1' ultimo della sua dimora a Berlino. Morlo Fede- 
rico II e successogli il nipote Federico Guglielmo,^clie 
luUo si era dalo a prediliggere e prosperare i dotli 
uazionali sopra i forastieri, prevedendo sfavorevoli 
a'suoi futuri destini queste disposizloni del nuovo 
regnante, essendo gia slato sollecilato ad abhandonare 
la Prussia con vanlaagiose proposle dai governi di 



35^ 
Napoli, del Piemonfe, di Toscana, e masslmamente 
da quello di Francia per opera di ^Mirabeaii, die 
nejli ulliinl inesi della vita dl Federico IT cia stalo 
invlato con ]Tiis!>ione scgrcla dal minlstro Calouue 
alia corle di Berllno. accello la pi'oferta di passare 
a Parisri con stlpcudio di 6000 franclii, allog'gio 
al Louvre, tilolo di peri'sionario volerano alTacca- 
detnia dolle scie^ize: e x^on queste niunificlie condi- 
zioni, ottenuto facilmente dal* nnovo re di Prussia 
il permesso di abbandonare Berlino, neiroltobre 
deir anno anzldelto parti per qnella metropoli, ove 
con festa eguale al desiderio clie gia si aveva di 
liii, si vide accolto da tulli i membri dell'acca- 
demia, alia quale fmo dal 1772 apparteneva co- 
riie associato forastiere, e con parlicolare benignita 
trattalo dalla stessa Regina, alia qiiale era state 
raccomandato da Vienna. Se non che dopo il suo 
arrivo a Parigi il suo amore per rjuegli sludi a 
cui doveva tanta celebrila di nome e tanli van- 
taggi di slato, invece d' accendersi, parve a un 
tratlo ralTveddarsi, e ridursi ad apatia. Forse dl 
cio fu cajrione 1' essersfliene venuli meno frF inco- 
raggiamenti, essendoclie Eulero e d'Alembert, clie 
continuaniente stimolavaiio i suoi progressi e sa- 
peano piu che tnlti apprezzarli, erano gia morti, 
i matematici dell" accademia di Berlino dispersi, 
quelli che rimanevano in Francia ed altrove, con- 
frontati con quelli della ela antecedente, pochi e 
svogliati, le inclinazioni de' tempi ad altre scienze 
converse. Qnal che ne fosse il motivo, egli s''era 



358 

tUstolto allintutto dai calcoH, applicandosi per ben 
due anni alia cliimica e ad altri studi dispaiatis- 
simi. Ma la rivoluzione, riuietteiido iii onore ed in 
voga le mateniatiche per la iraportanza delle loro 
applicazioiil all' arte della guerra e alle molle rlfor- 
me social!, riaccese in lai una passione piultosto 
sopita clie spenta , e lo fece alacremenle concor- 
rere al ser-vigio del pubblico colla scienza da lui 
professata. Fu eletto- membro della commissione 
speciale per P jittuazlone del sistema metrlco, ed 
ejnerse fra gl' lUustri suoi colleghi per zelo in 
questo importantlssimo ufficio. Depui'atasi ai tempi 
del terrore questa commissione, egli "\'i fu manle- 
nuto. Nel 1791 TAssemblea nazionale gli confermo 
lo stipendio di 6000 franclii, lo elesse alia con- 
sulta de' premi per gli . utili trovali, poi uno dei 
ti'e ammluisti'atori della zecca. Nel 1793, un anno 
dopo il suo nuovo matrimonio con madamigella 
Lemonnier, venne a turbarlo il decreto del 16 
ottobre, clie intiniava a lutti i forastieri di partire 
dalla Francia. Egli erasi posto in asselto per par- 
tire, allorclie gli fu comraesso di rimanere per con- 
tinuar certi calcoli intorno alia teoria de' projetli. 
Non rimase tuttavia senza pericolo, a-vendo la Con- 
venzione nazionale pubblicato un decreto d'arreslo 
per tutti i forastieri nati in paesi belligeranti con- 
Iro la Francia^ se non clie, a contemplazione dei 
servigi da lui resi alia repubblica e della prefe- 
renza data alia Francia per sua dlmora, venne egli 



359 
eccettuato da siffalto decreto *. Passati I perlcoli 
deiranaiTlila, e ilordinalesi le pubbllche cose, egli 
venne cliiamato a professare alia scuola normale, 
poi alia politecnica, nella quale il calcolo delle fun- 
zioni analitiche fu materia de' suoi inseguamenti. 
Cieato rislituto di Francia , il suo nome fu il pri- 
mo insciitto. Istituitosi poscia Tufficio delle longi- 
tudinl, qui pure egli ottenne la prima elezione. I 
quali pubblici incariclii concorrendo coUe cagioni 
di sopra accennate ad accrescere la sua operosita 
e a riaccendere il suo ardore per la scienza , fu 
questo periodo forse il piii fecondo della sua \ila. 
Cinque suoi lavori, de" piii importanti fra i pub- 
blicati, Tennero in luce nello spazio di pochi anni. 
Al mutarsi degli ordini politici in Francia, le ca- 
riche e gli onori premiarono le insigni sue bene- 
merenze. Bonaparte, che solea chiamarlo Talta pi- 
ramide delle matematiclie e che carico degli allori 
d'ltalia e dell'Egitto piacevasi di prender posto ac- 
canto di lui nell'Istituto, nominato Console e po- 
scia Iraperatore, lo eleggeva senatore, grande uf- 
ficiale della legion d'onore, conte delFImpero, gran 
croce delFordine imperiale della riunlone. Tante 
onorificenze ed incarichi lo incitarono a correre con 
piu lena T ultimo stadio della sua carrlera. Di- 
mentico della gia grave sua eta e della cagionevole 

' Di cio fu Lagrange debitore a Lavoisier, che interce- 
delte per lui presso La Kanal, dejmtato alia pubblica islru- 
zione. Lavoisier tenne cosi celato questo insigue beneficio, che 
il beneficato mori iguorandolo. 



36o 

salute, e quasi, come dice 11 sig. Ugoni. rlmeitendo 
un tallo sul veccliio, si ripose cou rinnovala ala- 
ci'ila alle matemaliche -vigilie. Occupava gli ultinii 
snoi sforzl una nnova edlzione della Meccanica ana- 
lilica^ nella quale pvoponevasi principalmente di 
moltipllcare e svolgere le applicazloui di maggior 
uso. Ne pubblico il primo Tolume nel 1811, ricco 
di addizioni, e tosto pose mano a preparare il se- 
condo, imprimendo pure in quel mezzo una nuova 
edizione della Teorica clelle funzioni analitiehe, clie 
riveduta ed acci^esciuta usci in luce nel principio 
dell'anno i8i3. Ma il lavoi'o assiduo a cui tali as- 
sunli lo aslrlnsero, rifini le sue forze, fino allova 
serbatesi intere. Sul finire di marzo dell'anno pre- 
detto una forte corlzza con febbre, cou avversione 
al cibo e con altri sintomi gravi lo colse, e in po- 
clii giorni lo condusse airestremo. Usci di vita il 
giorno i o aprlle 1 8 1 3 alle ore no\e e tre quarti 
del mattino. Tre gioiuil dopo, segulto dal senato, 
dairistituto, daU'uflicio delle longltudinl , fu sep- 
pellito in una tomba de" sotterranei del Panteon , 
dove due illustri amici, il presidente del seualo e 
grande cancelliere della legion d'onore Lacepede e 
il cancelliere del senato Laplace, gli dlssero Tul^ 
tlmo vale. 

XXII. Nel desiderlo che oltre a queste nolizle 
suUa vita di Lagrange, piaccla al sig. Ugoni favorir 
I'accademla del resto dell' articolo , cbe spetta alle 
opere del sommo matcniallco, passei'emo ad altra 
memorla, riferlbile anciressa alia storla letterarla, 



36i' 

a quella cioe deiravv. sijr. Anffflo MazzoKli snl vnl- 
gar parlare e prammatioo d'llnlia, e sidle sue \i- 
cende e particolare costruttnra dclle sue parole car- 
dinali; nella quale Tautore assume di pro-vare la 
prinulivha e pevpetuita iualterata del nosfro vol- 
gare dalle primissinie origiui italicbe fino a noi^ 
toccando con do ad un' ardua questione, non nuova 
nel mondo erudlto, ma da lui per avventura sotto 
nnovo aspetto e con uovita di argomenli tratlata. 
Prendendo le mosse da general! considerazioni sul- 
I'origlne, pj'opagazione e perfezionamento delle 
umane favelle, egll rav\isa in ciascuna dall' una 
parte un parlar rolgare, dalTaltra un grammaliro, 
identici nella sostanza, diversi negli accidenti, nella 
genesi e nella tradizione, I'uno primltivo e nativo, 
Taltro derivato e artelatto. il piimo inses^nato dalle, 
balie, il secondo dal maestri, qiiello portato dalla 
culla, questo dalla scnola, e da cio si conduce a 
stabilire clie il volgare, come fi'dio della natura^- 
e fondamentale e immutabile. e clie accessionale e 
mutal^Ile e il granimatlco, come produzione de!-; 
I'arte. Applicaudo poi questo discorsd razionale al- 
ritalia, egli trova dall'una parte cbe mentre noa 
pure nel tralto di paese cbe dall'alpi si stende fin6 
al capo merldlonale della Sicilia, ma nelie isole 
maltesi altresi, nella Corsica e nella Sardegna, e 
nelle provincie allltalia conterminl della Provenza 
e della "Dalmazia, anzi pure ne' luogbi cbe con- 
giungendosi all' Italia per le montagne della Savoja 
&ono all'oriente bagnatl dal Reno, cbiusi a tramon- 



362 

tana e ad occldenle dall'Atlanlico, confinatl a mez- 
zod'i dallo stretto di GIbllterra, ed ora abitati dai 
Frances! e dagli Spagnuoli, deve ne' tempi antl- 
chissimi, anterlori all'inTenzione delle lettere, es- 
sersi formato nel centre della nazione e propagato 
nelle diramazionl un comune linguaggio volgare, 
unlforme nelle tocI, ancorclie modificato nella pro- 
nuncla a seconda de'luoghi in cui vennero I'ita- 
liche colonie raraificandolo, dall' altra die dopo il 
Irovamento della scrittura, rjuesto stesso linguaggio, 
sempre rlmanendo il medesimo quauto all' essenza 
ed al corpo de' vocaboli, de\e aver sublto. quanto 
air ordinamento e accldenti di essi, tre diverse vi- 
cende grammaticali , corrispondenti alle tre grandi 
epocbe della storla d" Italia: tantoche, laddove un 
unico parlar volgare dai tempi anlichissimi fino ai 
nostri si venne perpetuando, tre volgari gramma- 
tici siensi venuti nelle dette epoche Tuno alfaltro 
succedendo, cioe Tetrusco, il latino e I'italiano 
illustre, il primo, formatosi nei tempi anteriori 
al domlnio roraano, die noi cliiamianio etru- 
schi, il secondo, successo al primo durante il ro- 
mano dominio fino alle invasioni de' barbari , il 
terzo, sottentrato al secondo dopo il risorgimento 
degli stud] dalle tenebre del medio evo. Stabillto 
cosi per principio I'anticliita e perpetuita del -vol- 
gare parlato, e la niutabillta del grammatico , e 
premesse alcune osservazioui, clie per brevlta tra- 
lasciarao, in confutazione , o piuttosto a dicliiara- 
zione, d'una contraria sentenza di Dante, espressa 



363 

nel 111)10 della volgare eloquenza, proceJe rauloie 
alia stoila delle tre grammatiche sopiaddette , al- 
roggeUo di nioslrare in compiova del suo assuuto, 
che tulte oiiginarono dalla stessa foute coraune, e 
clie I'una cacclando Taltra, non mularono altri- 
menti la lingua antichissima e primitiva, ma uoa 
fecero clie oidinarne diversanienle e costruhne gli 
elementi in tre successiyi sistenn, e questi sistemi 
sostllulre Tuno airaltro, lasclaudo sempre intatti i 
loro fondanienll, cloe il corpo de* Tocaboli costi- 
tuentl la sostanza e il complesso cosi del volgai'e 
parlato come del grammaticale. E cominciando dal 
grammatico etrusco, considerato ayere i Tii'enni, od 
Etruschi o ToscanI, per lestlmonianza massuna- 
mente di Livlo, dorainalo TlUilia dalFuno airaltro 
mare insiuo all'alpl, ed anzi oltre a quelle, egli 
osserva clie sebbene sia difficile accertare cjual fosse 
la lingua cortigiana ed illustre di questo gran po- 
polo, sia perche dell" anticliissima epoca di Giano 
e di Saturno non rimane nessuna o quasi nessuna 
memoria, e dell" epoca etrusca o tirenuica il tempo 
ha distrutto tutli i libii da cui poteausi rilevare la 
forma e le leggi di essa lingua, non lasciandoci clie 
poco piii di alcuni nomi propij su qualclie vaso 
o moneta o lamina o pietra e alcune isciizioni in 
bronzo od in rame sparse qua e la per 1 Italia, 
delle quali ignoiasi 1' epoca, e si puo dubitare se 
appartengano ad una lingua illustre comune, op- 
pure a particolari dlaletti delle citla in cui furoiio 
composte od a quelle dal cui terreuo fuiouo dis- 



364 

sepolle, sia perche niolti, anzl la manfglor parte dl 
quesli monunientl appartenendo alFepoca della do- 
minazioiie roniana, in parecchi si seolplrono parole 
ialine con lettere etrusclie, in altri s'ag-triunseio alle 

^ CO 

parole desinenze Ialine, ed in alcuni il latino si 
trova fraministo alTetrusco, sia finalmeiite perclie 
questi stessi searsi e laceri avanzi dclle etrusclie 
letteie si presentano pi'ivi alTalto di regola nella or- 
tograGa e nella punteggiatura, con voci piii \'olte 
ripetute variamente nella slessa forniola, coi nonii 
stessi delle plu note citta scrilti ora a un modo 
ora ad un altro, tutti ostacoli Insnperabili a clii 
\olesse derivare un compiuto nesso di regole gram- 
maticali, nondimeno ad onta di siffalti ostacoli, la 
comunanza raxlicale della lingua e Tunita delPag- 
ffreirazione e dominazione couducono a confjliiet- 
lurare ragionevoliuenle cLe fra tante citfca rette ad 
un solo freno esistesse anclie una lingua comuue, 
nella quale si dettassero le leggi, si ordinassero i 
parlamenli e si scrivessero le opere deiringegno. 
« Tutle le memorie (egli dice) clie ci rlmangono 
» delForigine delle nostrearli e dell-e nostre scienze 
55 ci attestano clie 1' Italia innanzi al dominio ns- 
55 niano era glunta ad un cospicuo grado di civilta 
55 con iscritture di ogni liberale disciplina^ e con- 
55 seguenza necessaria di una esistenza civile noi 
5» \edemmo sempre essere TordinanLento di un 
" gfamuiatico comune n. Entrando poi ad indagare 
qual potesse essere questo grammatico comune a 
lulto il gran popolo etrusco, egli e tratlo a pre- 



365 

sumcre die molto dovesse avTicinarsi al tlialetfo 
particolave di Toscana. per essere questo stalo ed 
essi^r liiltoia, niasslme per le desinenze delle paT- 
role ia Tocali e pul parco uso delle consonanll, il 
dialelto yui nobile, piii ricco, plii armonlco tli tulti 
i Toleaii d' Italia, e qiiello clie maggiormeute rav- 
■vlcluava la lingua scrllta alia parlala. Ne i raouuaieutl 
stessi ripugnano, anzi prestano foudamento di pro- 
babilila ad una tale congeftura^ essendoche i pocbi e 
piu certi nomi d'uomini celebvi clie si possoiio leg- 
igere sui Tasi, sidle sculture e siiile raonete elruscbe, 
si trovano, come inostra Tautore con analoglii esempi, 
scrilti con desinenza vocale secondo Tuso toscano, 
-fra i quali se alcuui si Aei2gono llnill in consonante 
alia latinai, di qnesli noii si piio accertare se piut- 
toslo air«poca lalina cbe alia elnisca apparleugano, 
o se il loro finiinento in consonante lion sia cbe 
luia elisiorie della \ocale fniale^ e clo cbe si djce 
dci nonii di persone e di clttii, dcesl pur diie di 
quelli di ianiiglla e de' nuiuerali, sicconie altresi di 
knolle parole e modi e concetti cbe leggonsi t nelle 
pocbe iscrizioni cbe cl limauguuo, i quali o sono 
prelti toscani, o tali rieseono con piccola mutazioile 
grammatlcale. Cbe se poi valesse la conge ttura de- 
sunta dal Lanzi dalle iscrizioni etruscbe da lui 
esamiuale, cbe questa lingua usasse Tarticolo, si 
arrebbe un nuovo argomento per assomlgllarla al- 
I'attuale toscano, 11 quale per indole sua propria 
senza Tarticolo non polrebbe adoperarsi. Ne. vuolsi 
ammettere i'opluione di alcuni scrittori, cbe ip Ta- 



366 

rie lingiie principali vorrebbero distinguere la pri- 
mitlva favella Itallca, come dire nellaEuganea, Volsca, 
Sannitica, e particolarmente nelle tre seguenti, alle 
quail pretendono ridurre tutte le altre delP antica 
Italia, cioe dell'Osca, usata nell" Italia merldionale, 
airEtrusca, propria dell'Italia centrale, ed airUmbria 
dell' Italia meridionale, assegnando altresi a clascuna 
di quesfe regloni, anzi pure ad altre d' Italia, diverse 
e particolari forme dl lettere; imperclocche quanto 
alle lettere, sarebbe meslieil per ammetterne la di- 
•verslta accertar prima Tepoca de' raonuraenti sui 
quali queste lettere pretese diverse furono sculte, 
sapendosi come la forma delle lettere stesse varj 
nelle vaiie eta , e qiial parte abbla nel rappresen- 
tarle la varia perlzla degli scultori; e quanto alle 
lingue, la teoria degli acceunatl scrlltori pofrebbe 
essere admisslblle se si trattasse di volgari muni- 
cipal!, ma trattandosl, come ora si tratta, dl una 
lingua lUustre connine, e cosa assurda I'lmmagl- 
narne tre, od anclie dl plu, usale contemporanea- 
mente in comune nel tempo in cul gll Etrusclii 
aveano riuaita lulta Tltalia in una sola domlua- 
zione. Al che vuolsi agglungere clie per teslimonlo 
di molti greci e latlni scrlttori consta clie un'an- 
ticlilssima linsfua comune eti'usca si uso nelle les^su 
ne' pubblicl parlamenti, nel Idjrl anclie dopo lo 
stablllmenlo della domlnazlone romana , sapendosi 
clie 1 romani facevano Istruire 1 loro figlluoli nelle 
sclenze e lettere etrusclie, che 1 llbrl morall e teo- 
logici etruschl erano con grande rlverenza consul- 



36; 
tali fino a' tempi della decadenza deirimpero, che 
auruspici elruschi seguivano gli eserciti romani an- 
clie dopo r inlioduzione del crlslianesimo , clie ai 
tempi di Cicerone esistevano tnttavia e si legge- 
Tano libii di Talirele e di Mercurio in lingua etrusca, 
che storie patrie dettate dagll etruschl tutta^ia esi- 
stevano ai tempi di Varone, clie Claudio Augusto 
aveva scrilto una storia etrusca in \enti libri, tratta 
dagli scriltori nazionali^ che il libro delle origini di 
Catone era stato ricavato dalle origiuali memorie 
della citla^ a tutte le quali nolizie e da aggiungersi 
t;lie in Pompei si rinvennero iscrizloni in lingua 
etrusca, sculte poco prima del giomo in cui la 
cilia venne sepolta solto le lave vulcauiche. Che 
poi gli scrittori sieno per lungo tempo andati er- 
rando fra strane supposizioni nel cercare quali fos- 
-sero gli elemenli ed il fondo della lingua etrusca, 
cio provenne dall'avere essi immaginato che perche 
gli etruschi scrivevano da destra a sinistra, e perche 
da destra a sinistra vanno parimenti le scritture 
ebraiche, il fondo di essa lingua dovesse essere 
asiatico, e dall'esser partiti dal principio che un 
popolo si debba presumere venuto d' altronde sui 
luoglii da lui abitati, e che la sua hngua debba 
credersi piuttosto invenzione forastiera che nazio- 
nale^ le quali supposizioni li trasse a porre senza 
alcun frutlo a soqquadro tutte le lingue asiatiche, 
ed anche africane ed europee per ispiegare i mo- 
numenti etruschi^ fino a che, merce i benemeriti 
studj del Gori e del Lanzi, s'incomincio a verifi- 



368 

care e dichiurare essersi colla sola rivoltura delle 
comiuii lettere italiche formata la scrilliira da de- 
slra a sinistra, le parole etrusclie essere apparte- 
iienti alia nostra commie lingua, ed apparire in 
.essa una grand« conformita col latino, audi" esse 
^erivato da eguale sorgente. II clie per allro os- 
servando, 6011 lascia Tautore di avvertire clie ben 
consideraudo le tavole eiigubine e la lauiiua \olsca, 
clie sono i soli monumenti di qualche notabile esten- 
sioue, come pure le iscriscioui di alcune touibe, e 
niestieri coufessare clie il solo dato della sciittura 
da destra a sinistra nonbasta a stabilire ne Tap- 
paileiieriza etrusca, ne un' epoca auleriore airin- 
troduzioiie del latino, essendoclie delle cincpie tar- 
vole euguiiiiie due appartengono alia lingua latins^ 
I'iscrizione sepolcrale di Cajo Herenio, pubblicata 
dal Gori fra i monumenti romani, e scritia da de- 
stra a sinistra, la lamina \!olsca accenna uu'idioma 
niisto sulie iiaccie djel rozzo anlicLlssimo laliiio e 
del romanzo del medio evo. 

Dal graramatico etrusco passando al graramatico 
latino, Tautore, posto irifente alia natura delFag- 
gregazione romana, o|>eralasi pel concorso in un 
angolo del Lazio di geiite avventiccla, esulaiite da 
lutte le parti d' Italia, ne deduce che una colale 
strana societa doveva nel Lazio -naturaluieute re- 
care una mlstura di tutti i nalivi dialetti , dalla 
quale, ordinate die furono quelle tuibe alio slato 
civile, deve poscia csser sorto un uuovo giauima- 
ticG della cumuue e \olgare lingua italiaua , che 



3G9 
ebbe nome il latino, e cbe, formato dal cllalello 
paitlcolare del Lazlo, doveva aver niollo dell'etru- 
sco, e altresi qualche radice del greco, per essere 
al governo di Romolo siiccesso quello di Numa, di 
nazione Sabina ed istltuito alia scuola che teneva 
Pitagora in Crotone, e poscia quell! di Tullio Osti- 
lio, nalo da madre Sabina, d'Anco 3Iar/.io, nipole 
di Numa e di Tarquinlo Frisco, nato in Toscana 
da ascendenle di famiglia coiinzia. II qual nuovo 
gramnialico si ando tultavia foiinando leutaniente, 
e non si ridusse a queirartlficioso, complicato e 
purgalo latino die noi era apprendiamo nelle sciiole, 
se non ciica i tempi di Ennio, anzi di Plauto, 
duecent' anni o poco piu innanzi allE. V. II cbe 
Tautore deduce clai frammenli delle anlicliissime 
loggi regie e decemvirali, dalledilto perpeluo, dalle 
iscrizioni posle sul monumenti di quelle eta , dal 
fiaramenti de" poeli e comici anlicbi e dalle scrit- 
ture dello stesso Ennio e di Plauto, Iraendone in 
prova e adducendo ad esempio molte \oci e ler- 
minazionl cbe sono tuttora proprie de' nostri dia- 
letti parlati, e costruzioni cbe accusano una colal 
lingua baslarda, cbe non e 11 \olgar parlare di Ro- 
magna e di Tuscana, ne 11 latino grammatico del 
classici^ " tutta ruggine e brutlura, egll dice, cbe 
" si comlncio a lavave da Ennio, cbe si lolse quasi 
M alFatto da Plauto, e di cul non si trova gia piu 
55 radice negll scrittorl cbe vennero appresso w. Ai 
quail esempl aggiungendo tutte quelle centinaia di 
"vocl cbe tall rlmasero nel buon latino cpali erano 

.4 



3jo 

nel volgare senza mascheramento di lerminazionl 

artefatte. ag-crlunffernlosi inoltie I'Identita del mo- 
on c 

nossillabi cardinali della lingua latina con quellL del 
dialetti parlati, Idenlita di ciii si tratta nel pro- 
gresso della memoria, a si Tedra cliiaramente, con- 
M tinua I'autore, clie a voler contendere della pree- 
•>■> sistenza di esso volgar parlare al grammalico la- 
w tino, e come Toler negar fede a cio clie direlta- 
»5 mente vlene a colpire i nostri sensi «. Quanto al 
lento e siiccessivo foimaisi.e peiTezIonarsi del la- 
tino gramma tico sino al grado in cui lo vediamo 
ridotto nei classici scritfori, cio si Tcnne operando 
coU'ajulo di una moltiplicazione di slUabe, di lei- 
tere aspirate e di dillonglii, con un grande intral- 
ciamento di pronuncia e di coslruzione, e niassi- 
mamente col mezzo di arlificiose terminazioui in 
an, om, ant, tint, is, soslituite alle primitive in a, 
e, i, o, u, colle qiiali e si miro specialmente, a 
quanto pare, a sopprimere Tarticolo indicante i ge- 
neri e i casi, e si credelle di crescci-e armonia e 
togliere al dialetto del Lazio quella durezza e sca- 
brosita clie il buon latino stesso mal non perdette. 
E questl aggiungimenti e mutamenti artificiosi di 
lettere, di dittonghi, di desinenze e di giri di co- 
struzione si derivarono forse in gran parte dal greco, 
conosciuto in Roma fin dai tempi de*" primi re (sic- 
come I'autore con \alide ragioni, clie per bre\ita 
Iralasciamo, sostiene contro la sentenza di coloro 
clie tengono non essere le greclie terminazioui en- 
Irate nel latino se non ai tempi di Ennio) e pro- 



3;. 

diissero tale tramutamento e travestlinento nel pi-i- 
niillvo latino, die le scrltture in questo dettate, ai 
di Catone e di FaTOiiiio e a quelli dl Polibio, 
come si lia di Polibio niedesimo, erano appena in- 
telligibili ai piii dolti dopo molta applicazione, e, 
come si ha da Anlo Gelio, le parole e i modi del 
parlar Toli,'are erano soirgello di risa e di vitupe- 
rio. Ma se tanto il latino illustre, merce queste mu- 
lazioni e quesli travcslimenti, si era venuto diffe- 
renziaudo dal latino priniitivo e dal \olgare, e se 
quello non si surchiava gia in Roma col latte della 
nutrice (come non dubilo di dire il Salvini, asse- 
rendo che in Roma non esistessero scuole di gram- 
raatica se non greca), ma nelle scuole s'impavava, 
come sostiene I'autore, mostrando che precettori e 
scriltori dl latlna grammatica furono in Roma fin 
dai tempi dl Ennio, come aTvenlva che esso potesse 
essere Inleso dalla plebe, parlante 11 dlaletto volgare, 
anzlche solamente dal dottl? A quesfa graye ob- 
blezione. alia quale fu chl rlspose che la plebe d'l- 
talla udlva 11 latino senza intenderlo se non In 
parte, a quella guisa che V ode tuttodi nelle no- 
stre chiese, 11 nostro autore, rlsponde Invece am- 
mettendo come cosa di fatto che la plebe Inten- 
desse dal pari che 1 dottl 11 latino Illustre, perche 
« certamente, egli dice, Plaulo e Terenzio scrlssero 
» le lore commedle pel pubbllco , ed 11 pubbllco 
w che frequenta i teatrl non si compone dl pochl 
» dottl « I, e splega pol la posslbillta dl un tal fatto 
osservando che 1 corpl del vocaboli del latiiio ii- 



3^* 

lustre, tranne 1 pochi che furono tlerlvati dal greco, 
sono identici con quelll del volgare, e die 1' una 
lingua non differenziandosl dall' altra se non per 
certe leggi grammaticali di terminazlone, di pro- 
nunzia e di costruzione, una tale differenza poteTa 
farsi sparlre almeno in gran parte col mezzo della 
pronuncia, che levasse quegli artificial! aggiungi- 
menti dalle scritte parole, e queste riducesse presso 
a poco alia primitivila delle parlate. « Clii lia, egli 
y> dice, Iramandato a noi con verila e sicurezza il 
»' niodo con cui i latinl recitando pronunciavano le 
" parole? Cerlo e che pronunciando e deniarcando 
M indistintamente tutle le lettere delle parole la- 
» tine, come si fa da noi nelle nostre scuole, e se- 
M guendo le I'egole a noi date per gli accenti. que- 
w ste si lra\isano in modo che quasi pin non le 
» I'iconosciamo, quanlunque sieno tuttodi nella no- 
y> stra bocca. Ma egli deve ritenersi per certo che 
M la pronuncia latina si operasse ad un modo che 
v facesse disparire, se non in tutto, in gran parte 
" gli aggiungiiuenti grammaticali fatli a' vocaboli, e 
55 facesse dai yocaboli stessi trapelare V originaria 
ji tessitura; ed io per me reputo che non s'intenda 
« dalla plebe romana nelle nostre chiese se non in 
" piccola parte il parlare latino, a quel modo che 
« in piccola parte intenderebbe la plebe di Francia 
55 o d'lnghllterra la lingua francese od inglese, ove 
" nelle parole si deiuarcassero coUa voce tutte le 
» lettere che sono nella scrittura, e non si seguis- 
^• sero negli accenti le regole particolai'i di quelle 



T linffue dalla viva voce del maestro inse^nate «. 
Mostrata per tal modo la formazione, il successivo 
perfezionamento del ^ammatico latino , e la sua 
coesistenza eoirilalico vals^are, viene I'autore a par- 
lare delle sue vlcende. Fiuo a che questa lingua 
non venne ildotta a queirai'tificioso sistema gram- 
matico col cjuale fu scritta dai buonl autori che ci 
rimasero, fu considerata siccorae esclwsiva propriela 
del Ijazio, e benclie molte delle citta vicine a Roma 
fossero so^sjiosjate, nou si coacedeva loro di usarla 

DO O " 

se non per ispeciale privilegio e decreto. Appresso, 

fermamente stabillta ed insegnata nelle scuole, iu- 

comincio non solo a concedsisi, ma ad iniporsi a 

tutti i popoli soggelti al dorainio romauo. Le altre 

lingue si italiclie che forastiere cessarono cosi nelle 

leggi, come ne' pubblici parlamenli^ nelle scuole 

non s'insegno che il latino^ lutti g]i scrittori o al- 

lettati da una lingua preposta alia loro educazione 

giovanile, e piii largamente intesa, o tirati dagU 

onori e dallambizione, concorrevano a Roma, e 

non allrlmenli che io latino componevano i loro 

libri. Poscia ando taiito ognor piii procedendo la 

bisogna, che ai tempi di Trajano. se tutti i mortali, 

come aflerma Plularco, e come lautore non crede, 

non parlavano romanamente, tutti certo romana- 

niente scrivevano ed arr'mgavano, « Le allre itali- 

» che lingue, prosegue I'autore , non insegnate, non 

» collivate, dense, auzi coucidcale dai dominalori, 

■n mancati quel che Le scrivessero , venuero natu- 

» ralmente in disuso, e alia fine si perdettero af- 



^74 

?5 fatto nel gran vortice del inondo roinano y>. Per 
quanto poi spella alia decadenza e successlva per- 
dita delle lingue in discorso, egli nun ammetle 
ropinione del Perticarl, che ne accagiona la trasla- 
zione della sede deirimpero da Roma a Coslanli- 
nopoli^ M perclie, egli dice, la lingua cortigiaua e 
» diplomatica della nuova sede di Bisanzio non fu 
» la greca, ma la latlna^ perche in latino, e non 
» in greco, si dayano le leggi e gli editti, e in la- 
» lino rispondevano ed arringavancJ cosi gli amba- 
5» sciatori come i giui'econsuUi, da alcuni pochi in 
»» fuori, il cui testo greco \eane accolto nelle Pan- 
» detle, e Roma fino alle incnrsioni de' barbari fu 
» sempre riguardata in parole slccorae la capitale 
» del moudo, nel falto siccome capitale dell'Impero 
» d"'occidente n. II perclu", adereudo alia opinione 
piu comune, la perdita del latino piutlosto die alia 
li'aslazione dell'Impero egli attribuisce alle iuva- 
sioni barbariclie, per opera delle quali successe alle 
■virtii deiriu'.ellello la forza brutale, e alle arti della 
pace la rapiua e la guerra , si cliiusero le scuole, 
cessarono i pubblicl parlameuli, fuorche di barbari 
fra loro, scomparvero gli sci'ittori, cessarono gli 
scritti, le regole del buon latino, con tanti studj e 
colle fallche di lanti dolti troTate, si dimenticarono, 
e air ultimo si speiiseio. E beuclie alia corte degli 
imperatori die mancava sotlentrasse in Roma quella 
dei pontefici die sorgeva, e il latino da lingua di- 
plomatica deirimpero fosse stato assunto a lingua 
sacra della cristianita, tuttavia neppure le corti dei 



pontefici,o per mag^iore sollecitiidine delle cose del- 
ranlina clie di quelle della vila civile, o per bisogno 
di seiTuir la corrente per farsi intendere, taulo sep- 
pero fare clie quella artiGciosa lingua fosse salvata 
dal naufragio e nelia sua natura conservata^ ed an- 
che il liuguagglo cattollco fu un cotal raisto di fa- 
Telia decadula e degeuere, clie piii non riteneva 
ne il suono ne i casi ne le preposlzioni ne nulla 
del sue miglior tempo. Ma se dalle invasloni bar- 
bariche deve ripelersi la perdita del lalino, non e 
da dirsi per questo cbe i barbari tanlo framnii- 
schiassero della lore favella neirilalleo \olgare clie 
rimase, cbe questo non reslasse nel fondo qxial era 
e qual serapre era stato. Anzi e opinione deH'au- 
tore cbe da alcune parole in fuori spettauli alle 
magistrature ed alia guerra, altro delle lingue set- 
tentiionall le conqulste barbarlcbe non mescolassero 
alia nostra, a quel modo cbe la conquista romana 
altro di latino non niescolo nel tedesco fuorcbe ap- 
pena alcune parole attenenti o alle arti civili o alle 
nostre islituzioni o magistrature o a piante e ani-* 
mail introdotli nel paese coUa conquista, ed ancbe 
queste accusantl nella desinenza cbe conservano piut- 
tosto una derivazione dai dlalelli \olgari parlati dalle 
legioni cbe dal lalino inseguato nei pailamenti e 
nelle scuole. E quanto alParticolo, esseudo esso in- 
dispensabile a quelle lingue, cbe sicconie Titaliana 
ed altre, non banno \ariazione di desinenza per 
Indicare i casi, il pretendere cbe fosse recato in 
Italia dai Tedescbi e nella itabana lingua traplan- 



376 

tato, e lo stesso clie Jire clie uon eslstesse in Italia 
quel volgar parlare clie v' incomlncio eoirabltazloue 
umana, giacche senza raiticoio questo volgare uoa 
poteva susslslere. 

Queste cose discorse intorno al grammatiGO la- 
tino, passando Tautore airilaliano giammalico aU 
tuale e partendo dai principj euunciati dal bel prln- 
cipio della Memorla, ricorda il fatto da Ini sopra 
tali principj stabilito, dell' anticliissima formazione 
in Italia, e nei luoglii ove la primitlva italiana fa» 
miglia si dissemino e diramo , d' una lingua viva , 
parlata e comune a tutto questo gran popolo, noa 
venuta d'altronde, non mai niutata ne mancata giam- 
niai, per le leggi eterne clie dominano le iimane 
favelle. Ora da questa lingua sorse al mancar del 
graniiuatico latino il gramniatico italiano, siccome 
da questa stessa era sorto il latino al mancar del- 
Fetrusco, clie parinicnti sopra di essa era state fon- 
dato. « Al mancar degli studj del latino, dice Tau-r 
» tore, s'introdusse quel volgare spropositato die 
w fu cliiamato romano o romanzo, e clie non era 
» ne il \olgar parlare ne un volgar gramniatico 
» qualunque siasi, perclie mancaute di ogni discir 
w plina ed usato piuttosto per una imperfetta re- 
w niinisceuza e consonanza clie per istudio ^ e 
w procedendo i tempi, e la reminiscenza mancando 
M sempre piu, gradalamente si venne in fine alia 
» totale dimenticanza ed ignoranza dogni desinenza 
>5 e costruzione latina, e la lingua italiana incomincio 
» ad essere scrilla com'era parlata, e coUe regole clie 



377 
y> prano innate ad essa «. Con rhe egl'i non intonde 
rapon<Tie di rime o scritture composte in qiiesto 
od in qnel dialetto in particolare, come neppure 
di cpielle clie uscirono in volgar provenzale , clie 
non fu. a suo pai'ere, se non uno dei molti dia- 
letti italici, com' e il veneziano e il milanese, ma 
del volgar parlare in generale , comune a tutta la 
nazione, e fondamento di tiitti i dialetti pattico- 
lari. « ]\on s\ tosto adunque, egli prosegne, ces- 
•n sarono le guerre e le rapine, e gli uoniini inco- 
» njinciarono ad avere quiete ed abbondanza di henl 
» onde vacare agli studj e alia contemplazione, e 
r> sorsero i comuni, i pubbllci parlamenti e le corti, 
» s' incomincio a considerare le naturali leggi e Tar- 
» monia del volgar pai'lare. ed a far canti e rime,' 
y> ed in esse specialmente a ripulirlo ed ingenti- 
» lirlo, e prima la dove questi benefici del vivere 
v> civile si erano prima fatti sentire «. Cio avvenne 
prlmamente in Napoli alle corll di Federico e di 
Manfredi, centre di genlilezza e dottrina, e con- 
•yegno di leggiadri spiritj, dove non il volgare il- 
lusive, come dice ij Perticari, ma il volgare par- 
lato comiucio a coltivarsi d& rimatori di tutta Italia 
cola concorsi, e ad adoperarsl nei poemi, che si- 
crliani dal luogo onde uscivano vennero chiamati , 
e tuttora nel Trentino si chiamano. Coi riiuatori 
di Napoli gareggiarouo contemporaneamente i T.o- 
scani, e mano mano emersero luminosi e sopra 
quelli primeggiarouo^ il che dovea naturalmente av- 
"vejjirp., perche in su quei primi principj ogni scrit- 



378 

lore rltraeva in gran parte dal proprio parlar vol- 
gare, e quel dl Toscana era forse II piii ricco , 
armonloso e soave dl tulta Italia , tantoclie soTer- 
cliiando tutti gli altri, fu come ceppo del nuovo 
\olgare illuslre, il quale percio, illanguiditasi la luce 
e scemato il favore degli scrltti siclllani, non d'i- 
taliano, ma di toscano ebbe nome. E forse la nuova 
lingua Jin tal nome conserverebbe ancora, se non 
fosse stata I'opera di Dante, die non consentendo 
ai Toscani Tarrogarsi il vanto di dar regola e for- 
ma airillustre volgare, cliiamo tutli i dialetti ita- 
liani a concoiTere ed aver parte nella composizione 
d'una lingua comuue di tutta Italia, clie da lui im- 
maginata, creata, e slabilita, fu poi dal Pelrai'ca e 
dal Boccaccio all' ultima perfezioue condotta. 

Con .questi argomenti razlonali e filologici giu- 
slificanli il suo assunto, con altro da ultimo si slu- 
dia Pautore d'avvalorarlo, dcdotto dalla parlicolare 
costrultura de"* yocaboli cardinali del volgar parlare 
italico, cli'egli qualifica per unisillabi e perfetta- 
mente uniformi ai corrispondenti vocaboll del gram- 
matico, concliiudendo da clo che le voci primitive 
e parlate della lingua preesistettero al latino nella 
lingua etrusca e che al latino sorvissero nel vol- 
gare loscano, sempre le stesse, quali furono in ori- 
gins, e quali sono tuttodi, dopo tanti secoli, uelle 
bocclie di tuttl, da quelle artificiose lerminazioni in 
fuori clie v' introdussero i dotti, secondo T indole 
parlicolare delle grammatiche alle quali vennero sot- 
toponendo la comune lingua nella successione dei 



379 
tempi- A quesfuopo, inunagiiiafo, secomlo un idea 
delPAlberti, polersl tulti i vocaboli elemeulaii di 
uua lintjua classificaie iielle tie giaudi rlpaiiizioni 
deiruniveiso, Dlo, Tuoino, il moudo, egll trae da 
queste Ire class! una serle d'esempj (die presenta 
coiue saiTgio di un piii ajnpio e conipiulo piospetto 
clie a suo parere, collo slesso nietodo, si polrebbe 
compilare ) togliendo essi esempj dal nostii vol- 
garl dlalelti, ponendoli a fronte delle conispon- 
denti parole gramniaticali latine, e niostrando come 
queste, spogUale della teiniinazione arlificiale , ri- 
mangauo identiche con quelle. Al clie aggiuuge 
una tavola di confronlo fra monoslUabi tolli dai 
dlaletti e le coiTispondenti parole italiane, la- 
tine, greclie, tedesclie, francesi e spagnuole;, dal 
quale liscontro risullajidogli clie il corpo del vo- 
cabolo e per lo plii sempre uguale nei dialelti par- 
lati, nel latino, nell'ltaliano, nel fiancese, nello 
spagnuolo, diverso nol greco, e plii ancora nel 
tedesco, egli ne deduce le seguenti osservazioul fi- 
lologiclie, clie noi riporteremo coUe slesse sue pa- 
role, e coUe quali cliiudeiemo la nostra relatione. 
« Egli si pare clie per ambo i lati dei nionli clie 
» cliiudono r Italia dal lato di Lamagna, la popo- 
» lazione ilalica si traplantasse in modo clie, occu- 
» pati tutti i luoglii del pedemonte, e rasentando 
55 la costa dei due niari, si allungasse da un lato 
55 dalla Yenezia e dai luoghi occupati dai Carni e 
55 dagli Istriani insino aU'Epiro e dalFallra dal Ge- 
55 uo\ese e Kizzaido insino al Kodano, e clie in 



38o 

9) tutti quel luoglil quell' antica lingua i-ecasse clie 
» Italia tutta e Corsica e Sardegna e Malla avea 
» rlenipluto, propagandone anzl Tossatura cou par- 
5i llcolaii ramlQcazionl fino alia sponda occidenlale 
» del Reno ed airAtlantlco; ore sostarono aecat- 
r tando e penuulando parole da altre genti, die 
» per altra Tla e con altre lingue erano pervenute 
» alia spon<la orlentale del medeslrao fiuine. 

« LP eslslenza di un dlalelto llallco sulla costa 
w francese del mar tlrenno splega a mio credere 11 
M mlstei'O dl quelle poesle provenzall ehe ineomiu- 
w clarono ad npparire prima del no\ecento, e se- 
M gullarono an die dopo 1 tempi dl Dante, die lianno 
n tanto dell llallco uel corpo del vocaboll e tanlo del 
» francese nel mode dl scrlverll e pronunclarll^ ne 
55 potevano, parml, 11 Pertlcari, 11 3Ienaglo, 11 Re- 
M nouard derlvare 1' origlne del provenzale dalla 
59 lingua romanza, ossla dal latino corrotto. I Iro- 
515 Tatorl provenzall non aveano falto die ridurre 11 
95 loro partlcolar volgare parlato a lingua gramma- 
rs tlca, dandovl certe e ferme leggi, siccoiue fecero 
55 in tempi piii vicini 1 Veuezlaiii , 1 Milanesl ed 
55 altrl popoli d' Italia. Ne potevano dire 1 suecltati 
» scrittorl die la ling-ua romana fosse 11 volirare di 
» tutll 1 popoll die obbedivano a Carlo JMaji^no nel- 
»5 TEuropa meridionale^ perclie se un latino mezzo 
55 barbaro si usava negll altl pubblici, 11 vol- 
55 gare dl ciascun popolo era 11 dlaletto parlato. 
55 Yolle agglungere 11 Pertlcari die Carlo Magno 
» nel capltolare dcU'auno 8i3 stanzio die si pre- 



38i 
» dicosse Crisfo a tutll i suoi popoli nel volgare 
» romano. Ma di tale ordinazione io non seppi tro- 
» var traccia, vedendone pero nel capltolare del- 
sj Tauno 8o3 una affatto contraiia, eolla quale s'in- 
» terdice ad ognl clilerico di usare nelle cliiese altra 
w lingua che quella iulesa dal popolo^ con che parml 
» si proiblsse di predicax' Crislo nel Tolgare ro- 
» mano, quando per \oIgare romano s' intenda 11 
» latino corrolto, perclie la plebe non poleva in- 
w tendere cliiaianienle ne 11 latino illustre dei clas- 
» sici ne il latino barbaro dei capilolari. Si spiega 
" egualmente per quesla via la tolale conformila 
» dei corpi de* \ocaboli italiani con quelli dei Fran- 
y> cesi e degli Spagnuoli, e la loro dlversita da 
» quella dei Tedesclil e dei Greci. Le genii ita- 
5» liche, francesi e spagnviole derivarono, a quanto 
» pare, da un medesimo ceppo, poslo aU'occidente^ 
w le tedescbe da un altro ceppo, posto a selten- 
r trione, le greche da un altro, posto a levante. 
y> Le comunicazioni indotle dalle relazioni civili di 
» tutli questi popoli, fecero nascere tra -varie lin- 
« gue nno scambio di \oci appartenenti non alia 
» piimitiva ossatura della favella, ma bensi ai tempi 
» del loro dirozzamento^ lo scambio tra T Italia e 
» la Grecia fu maggiore die tra 1" Italia ed i paesi 
w nordici, per 1' influenza si della durata e si della 
w natura e delle cause del ravvicinamento seguito. 
« Le lingue pero di tali nazionl non possono in- 
" sleme confondersi, a\endo in se elementi che le 
" differenziano 5 e se pure, ammessa la ditfusione 



38a 

?? origlnarla del genere umano da un solo ceppo, 
w Tuolsi riscontrare tra esse alcuua vaJice di co- 
w munanza, qnesto cotanto remoto e sparuto si 
59 manifesta, clie II pensiero umano nello scontrarla 
w non puo giungere forse ad alcuna dimostrazlone 
y> clie lo acqnieti •?. 

XXIIT. Conchiuderemo con una Memoria srien- 
tlfica del d.r Paolo Lanfossi suUa Tariabillta delle 
forme della campanula elatinoides di Lombardia. 
L'utilita delle inda^ini e delle osserva/ioni non ap- 
pare mai tanto nelle scienze in generate, quanto 
in parllcolare allorche si Iralta di \egetabili, con- 
siderato clie le tanfe dilTerenze e pecnliari circo- 
stanze dei climi locali, inllnendo potentemente sulle 
piante clie vi lianno stazione. possono talmente al- 
terarne I'aspetto e le forme, da riuscire spesse volte 
dlfliclle il ravvisare le specie per quello clie sono. 
L'autore pertanto, clie ben merlto in allro ramo 
della storla nalurale coUe sue osservazloni, altra 
Tolfa da noi rlferite, sulle specie orulfologiclie, cre- 
dette far cosa utile alia botanica producendo nella 
presente Meuioria quelle clie gli occorse di fare 
sopra questa pianta lombarda, merce i molti esem- 
plari cli"" egli ebbe opportunila di raccoglierne. 

Fu la pianta in discorso primamente scoperta 
Del territtrio bresdano dal padre capucclno Gre- 
gorio da Reggio, clie nel i6oj la comnnico con 
accurala desrrizione e figura dipinta al celebre Clu- 
sio, dal quale fu pubblicata nel 1611, nelle sue 
Cu/ce posteriores, sotto noiiie di Pyramidalis Gre- 



383 
goi ii de Regio. Dopo il Clusio fu pubbllcata dallo 
Zulnger col nome dl Rapunculus hrixianus Gre- 
yorii Je Begio nel suo Theatrum botanicum, ed in 
se^Miito ne parlarono uelle loro opere Parkinson, 
Gerard e Morison, riproducendo la figura gia da- 
tane da Clusio e da Zulnger. Dall'epoca indicata, 
sla per la scarslla de' ciiltori della botanica, sia per 
la difficolta delle escursionl Scientificlie, passarono 
circa due secoli prima clie renisse di nuovo tro- 
Tata. Cio avvenne nel territorio bergamasco^ e nel 
i8o3 Tenne pubbllcata nel catalogo delle plante di 
questo paese dal prof. Slaironl da Ponte, il rpiale, 
per certa somiglianza clie vi riscontro con un altra 
Irovata nel Piemonte dalFAlIionl e da Linneo, a 
cui \enne trasmessa, qualificala col nome di cam- 
panula elatines, vi applico questo medesimo nome, 
benclie si possa tenere con sufficiente fondamento 
clie la pianta bergamasca altro non fosse che la 
campanula ehitinoides. Parecclii anni dopo venne 
scoperta ancbe nella pro\incia di Brescia, cioe in 
Valtrompia dal d.r Zantedescbi, clie ne mando al- 
cuni esemplari al prof. Moretti a Pa via, il quale 
rafTiontatoli colla figura della campanula elatines 
del Piemonte, pubblicata dairAllioni, e con quella 
della Pyi amidalis P. Gregorii de Regio^ stampata 
dal Clusio, trovo la pianta bresciana doversi. piut- 
tosto clie a quella, riferirsi a questa seconda, per 
la perfetta corrispondenza dei caratteri^ e la pub- 
blico col nome di campanula elatinoides nella terza 
■delle sue decadi di piante italiane, stampata nel 1822. 



384 

Venne pol tlopo quest' epoca nelle esciirsioni pel 
territoiio Lombardo trovata da molli altri bota- 
nlci nelle provincie di Como, di Bergamo, di Bre- 
scia, e pubblicata nelle Flore parziali e nei cata- 
loglii. Da questi cenni sulla storia della planta passa 
Faulore ad esporte le varieta plu notabili di forme 
cbe gli vennevo osservate, desci'lvendole nelle due 
seguenti session! clie riportiamo testualmente. 

« Sezione prima. — Fiorescenze racemoso-pa- 
" nocchinta e densa. 

•>"> I ." Le foijlie subradicali e caullne inferiorl 
•>•> cordalo-acute, e le caullne superlorl tendenti In- 
v> senslbllmente alia forma o>ale. Tutte col conlorno 
5? profondamenle ed Irregolarmente denlalo o bl- 
55 dentato. 

5! a) Tiitla la piauta di qualche conslstenza e 
55 colonoso-bianchlccla. - Di questa varlela ne colsl 
55 esemplarl attorno alle roccle presso Tavernole iu 
55 Val Trompia. 

55 h) Tutta la planta di qualche conslstenza, 
55 ma le fogjle verdastre e soltanto pubescenti. - La 
5? troval promlscua alia precedente. 

55 c) Le foglle sottUl e molll ed appena to- 
55 menlose , com' e generalraente tutta la planta. - 
55 Questa la troval attorno ad alcune plccole ca- 
55 veruoslta tra S. Glo. Blanco ed il Gornello in 
55 Val Brambana. 

55 a." Le foglle subradicali e caullne inferiorl 
55 cordato-ottuse, e le caullne superlorl tendenti 
55 gradatamenle alia forma ovale alkuigata, tulle col 



385 
» contorno deutato iiregolarmente, o bidentato ^ 
y) sotlili e molli, dl un \erde scuro ed appena pu- 
y> bescenti. - La colsi attorno ad alcune plccole ca- 
55 veiiiosila tra S. Glo. Blanco ed il Cornello in 
55 Yal Breiubana. 

» 3.^ Le foglie subradicali e cauline inferiori cor- 
55 dato-renlformi, e le cauliue superiovl tendentl gra- 
ss datameule alia foruia rotondai nel resto, come la 
55 vaiieta precedente. - La trovai piuiniscua alia va- 
55 lieta precedente islessa. 

w 4.^ Tulle le foglie subradicali e cauline alluu- 
55 gato-lanceolale, coUe cauline superiori gradata- 
55 menle decrescentl in grandezza. - Tulle col cun- 
y> torno mlnulamenle denlato-pelllnato. 

55 a) Le foglie di un \erde gialliccio cd un 
r- poco lomenlcise: jieduucoll e laclnie callcinali fi- 
5? liformi, alluugale ed Irsule. - Gli esemplari clie 
55 possiedo di questa bella variela mi \enuero dali 
55 dal d.r Bergamasdii, clie 11 culse fra le fendllure 
55 delle rocce a Tulpiano in Yalle Brembana. 

55 h) Le foglie d'un Terde-scuro ed un poco 

55 lomentose^ i peduncoli fillformi, allungali ed un 

, r) poco irsuli, e le laclnie callcinali llueari lanceo- 

1 w late, corle ed appena pubescenll. - Anche questa 

55 la ebbi dallo slesso d.r Bergamaschi, clie la trovo 

55 a Plan dl Borno in Yalle Camoulca. 

55 5.* Le foglie subradicali e le cauline inferiori 
w allungale, cordalo-acute, ed anche promiscuamenle 
55 cordato-accurainate e cordato-oltuse^ le cauline 
55 superiori tulle ad un trallo piccolisslme. Le pri- 

25 



386 

'? me col contorno tlentalo-petlinato . e le ulllme 
y> soltanto minutamente dentato. Tutte poi, com' e 
» generalmente tutta la planta, alquanto tomentoso- 
y> hianclilccie. 

M a) Le foglie cauline superiori di forma ovale- 
w acuta, e tanlo le lacinie calicinall come tuttl i pe- 
s' duncoli filifoinii, allunj^ati e molto irsuli. - Que- 
'? sta ben distiula varleta la troTal piuttosto co- 
»' mune attorno alle rocce presso Tavernole in Val 
" Trompia. 

5? b) Le foglle cauline superior! dl forma OTale 
yf ottusa, e le lacinie calicinali ed i peduncoli fili- 
»> formi bensi, lua in parte allungati ed irsuti, ed 
" in parte alcpianto brevi e soltanto pubescent!. - 
« Ancbe questa la Irova! comune promiscua alia 
M precedente. 

» 6.' Le foglle subradicali e le cauline inferior! 
M subcordato-ovali; le caidine superior! gradata- 
" mente decrescent! in grandezza, ed a poco a poco 
w volgenti alia forma ovale acuta. Le prime den- 
" tato-petlinate, le ultime soltanto dentate, e tulle 
» un poro tomentoso-biancbiccie. I peduncoli ed i 
» callci, le cu! lacinie sono cpiasi filiform! e molto 
» abbreviate, copert! d! un denso tomento bian- 
» cliiccio. - Questa la cols! in compagnla dell'ottimo 
55 d.r Bergamascb! attorno ad alcune plccole caver- 
55 nosita lungo la strada tra S. Gio. Blanco ed 11 
»» Coruello in Val Rrembana. 

55 rj,^ Le foglle subradicali cordato-acule, irre- 
55 golarmente dentate, e qualclie volta suboval! con 



387 
w poclii deiiti : le cauline non di rado tutte piccole, 
w di forma ovale e gradatamente descrescenti in 
n giandezza. Tutla la pianta di qualclie consisteiiza 
» ed alquanto tomentoso-biauchiccia. 

« a) Le foglie cauline, lutte uniformemente 
J? ovali, e quasi tutte dentate regolarmente^ le la- 
J5 cinie calicinali, che sono lunglie circa la meta 
« della corolla, di forma lineare-lanceolata , e la 
» massima parte dentate quasi pennatofesse. - La 
» trovai piuttosto comune in cima al monte Mad- 
M dalena presso Bi'escia, attorno alia muraijlia esterua 
M del piccolo caseggialo con oratorio clie \i si tro^a. 
w b) Le foglie cauline inferior! ovali-ottuse, e 
r le superior! ovali-acute, col contorno avente po- 
w clii denti piccoli ed irregolari, ed anclie promi- 
» scuamente col contorno quasi inllero; le lacinie 
» calicinali, clie sono luiiglie circa la meta della 
w corolla, di forma lineare-lanreolata, e la maiffrior 
» parte prive affallo di dentatura. - La trovai non 
y) rara promiscua alia preredente. 

5> 8.^ Le foglie subradicali cordato-acute e col 
» contorno in-egolarmente dentato, le cauline non 
w di rado tutte piccole, di forma ovale-lanceolata, 
M e la maggior parte prive affatto di dentature. - 
» Tale Tarieta la colsi sul monte Maddalena insieme 
» alle due precedent!. 

w 9.^ Le foglie subradicali e cauline inferior! cor- 
»' dato-oltuse^ le cauline superior! cordato-rotonde, 
»» gradatamente decrescentl in grandezza e perdenti 
>» insensibllmente la forma cordataj le prime col 



388 

» contorno mlnutamente ed irregolarraente dentalo, 
»> le altre con piccoli denli bensi, ma rjnasi tultl 
» esfuali, Iranne alcune della somniifa ilfl caule clie 
w lianno 11 contorno quasi intlero, e clie sono dl 
« forma tendeule alia ovale otlusa:, tutte pol, com'e 
w generalmenle la planla, di un verde scuro ed ap- 
yi pena pubescentl, o leggerraente tomentose. Le la- 
s' cinie callclnali piii corte della corolla e dl forma 
y> llneare-lanceolata. - Questa la colsl In compagnla 
» del gla plu \olle citato d.r Bergamaschl attorno 
w alle piccole cavernoslla suddette In Valle Brem- 
M ban a. 

w 10.''' Le foglle subradicall e cauline Infcrlorl 
»» cordate, le cauline medie cordato-subiotonde, e 
r> le superlori tendentl alia forma ovale: tulle plii 
w o meno irregolarinentt' denlate e coperte, com' 6 
» In generale la planla, di un denso tomento blan- 
M clilcclo. 

r> a) Laclnle callclnali assal corle. — Anche 
w questa cresce comuue colla precedente. 

y> h) Laclnle caliclnali senslbilmente allungate.- 
» Questa e del monte Resogone. nella provlncla di 
M Como, e mi venne gontllmenle donala dallegve- 
" &''^ prof. Coniulll. 

M ii.** Le foglle subradicall e cauline infcrlorl e 
» medie subcordato-acute e larglie, e col contorno 
« a poclii denli irregolarl e piccoli: tutte di un verde 
n scuro ed appena tomentose. 11 fusto ed i calici, 
55 le cui lacluie sono assai corte, tomenloso-bian- 



389 
>» clilcci. I fiori bianclii. e talvolta bianclu col fondo 
5? giallo promiscuamente nei medeslml racemi *. 

55 a) Le foiilie della sommita del caule e dei 
55 rami eecondarj siihovall ed anche ovali acute, e 
5? col contorjio quasi Intleio. - Questa singolare va- 
55 ilela la colsi in compaguia del d.r Bergaiuaschi 
55 atloino alle piccole caveniosita suunominate in 
55 Yal Brembana. 

■>•< h) Tnlte le foglie anelie snhradicall e cau- 
55 line di forma subovale I'otondala ed anclie un 
» poco acuta promiscuamente, e col contorno quasi 
55 intlero. - Questa pure la troval promlscua alle 
55 precedentl. 

55 12.^ Le foglie subradlcali cordato-olluse, ed 
» anco subovali, piutlosto larghe ed irregolarmenle 
55 dentate*, le cauline inferiori OTali, ed anche sub- 
55 cordate, molto larglie e col conlorno quasi rego- 
55 larmente dentatof, le superiori o\ali-acute e col 
5? conlorno sparso irrejjolarmenle di poclii denti ^ 
55 tutte di un verde scuro, e piuttosto pubescenti 
55 clie tomentose. I peduncoli filiformi, allungati ed 
55 irsuti^ le lacinie calicinali allun£;ate, fififormi, ed 
55 anche di forma lanceolata promiscuamente, ed esse 
55 pure irsute. - La trovai attorno alle rocce presso 
55 Tavernole in Yal Trompia. 

55 1 3.* Tulte le fogUe tanto subradlcali che cau- 

"• (') Le foglie dei germogU che sono alia base del fasto 
55 di questa rara varieth, e che sono uniti agli escmplari che 
55 possiedo, sono, la niaggior parte, di forma presso che or- 
55 bicolare e col contorno intiero, o con pocbi e piccoli denti. 



n line di forma ovale, promiscuamente otlusa, quasi 
v> rotondata, ed anche acuta, col contorno intiero, ed 
» altresi con pochi dentl sparsi irregolarmeute^ tutte 
» di un ■verde-scuro, e piultosto tubescenti -che to- 
» mentose. II fusto coUe lamificazioni deboli e di- 
» vai'icale. I peduncoli filiformi, allimgati ed iisuti; 
» le lacinie calicinali allungate, filiformi ed anche 
» lanceolate, e sensibilmeute ingrandite, si intiei'e 
» che dentate, e piu o meno irsute. - Anche que- 
s> sta bella e rara varieta la trovai presso Taver- 
» nole insieme alia precedente. 

» Sezione seconda. — Fiorescenza racemoso-pan- 
95 nocchiata ed assai diratafa. 

n 1 .* Le foirUe dei e^ermotrli radicali di forma 
» cordato-acuta e dentate, coi'dato-ottusa e con pic- 
J5 coli e brevissimi denli, cordata quasi reniforme 
» ed anche quasi orbiculare e col contorno presso- 
» che intiero^ le foglie cauline tutte plii o meno 
v> ovali-ottuse, gradatamente decresceuti in gran- 
w dezza, e promiscuamente col contorno a pochi e 
» brevi denti ed anche intiero: tutte di un \erde- 
» scuro, ed appena pubescenti. I peduncoli filiformi 
» ed assai lunghi ( circa il doppio della lunghezza 
5» delle foglie), solitarj e portanti un sol fiore, ed 
» anche suddivisi in due o tre peduncoletti, qual- 
55 che Tolta corti, ma per lo piii allungati, ed essi 
55 pure filiformi e portanti un fiore ciascuuo, ed 
55 aventi per lo piii verso il basso qualche piccola, 
55 fogliolina bratteiforme^ la base del calice emisfe- 
55 rica, e le lacinie libere lunghe circa la meta della 



55 corolla e di forma lanceolala*, la corolla plccola, 
n (11 colore ceruleo-porpovluo intcnso, col fondo 
» biancliiccio, a cinque dhisioni lanceolate e pro- 
r> fonde due terzi circa della lunf^liezza totale, e 
w molto rivolte^ il plstlllo esilissinio e luni^o circa 
55 11 doppio della corolla. II fiisto a ramificazioni 
55 eslli e divaricate, e tomenloso-blauclilccio. - Di 
55 cjuesta varieta siugolare e larissima ue truvai ua 
55 solo esemplare cresciulo quasi a llor dl terra, e 
55 clie era confuso con delle erbaccle In uu angolo 
55 dl una delle piccole cavernosita clie \'I sono luugo 
55 la sfrada Ira S. Glo. Blanco ed 11 Cornello In 
55 Valle Brembana * 55. 

Seguono a questa descrlzlone varle osservazloni 
suUa campanula in dlscorso assoggettata a coltura. 
Questa pianta per asserzlone del nostro socio fon- 
data suir esperlenza dl plii anni, Irasportata dal 
luogo natl\o, si acconcia facllmente alia coltlvazlone, 
e prospera in qualunque terreuo, purclie "vi sla Ira- 
planlata d'autunuo^ ne e necessario estlrparla con 

« (*) Prima di passar oltre, mi trovo in obbligo di render 
55 pubblicamente grazie distintissime alFegregiij sig. d.r Berga- 
55 maschi I. R. medico della pro^ incia di Bergamo e socio di 
■n qiiesto Ateueo, il quale amanlissimo della botanica, e cor- 
55 tesissimo verso gli amici. oltre all'avermi tatto dono di diverse 
55 belle varieta della campanula elatinnides di detta provincia, 
11 colte da lui stesso, avendomi voluto a compagno di una gita 
" nella Talle Brembana, mi ha messo nella opportuna silua- 
■n zione di raccogliere e dl osservare. Senza di si cortese amico, 
« ben poco avrei potuto dire; e pero se avvi qualche cosa che 
55 possa essere di \anlaggio alia scienza, e dovuta per la mas- 
i n sima parte a lui. 



molte radicl, bastancio clie le resli xmito qualche 
pezzo di fittone raJicale. I suol carattevl dislintivl 
subiscono bensi qualche alterazlone, ma iion rlman- 
gono essenzialmente distrutto; cosi che alia produ- 
zione delle tante varieta natural! sembra clie assai 
plu della quallla del terreno Influiscano le parlico- 
laii circostanze delle diverse situazion'i nelle quail 
cresce la piauta. Le niodificazioui prodotte dalla 
collura, osservate finora dalPautore, essendo i vasi 
esposti a ponente, ma riparati dall'azione diretta 
de' raggi solarl durante la state, sono le seguentl. 
Wella Tarieta i.^ /;), nella ysriela 5.^ a), e nella 
varieta 12.**, colle atlorno alle roccie fra Brozzo e 
Tavernole in A^allrompla, si conservarono assai bene 
i caratteri clie ne distinguono si lo svlluppo clie la 
lortuosita parlicolare del fusto, come anclie quelli 
della grandezza, forma e dentatura che sono pro- 
prie delle foglie di ciascuna-, ma in Intle si diniiiiui, 
6 specialmente nella prima, la ispidezza e pube- 
scenza, massime delle foglie, con minor diniinu- 
zione pero nella varieta 5.^, nella quale solo s'in- 
grandirono alquanto le foglie cauline superiorl. La 
fioritura fu quella che ando soggetta a piii sensi- 
bili modificazioni, essendosi in tutte le indicate va- 
rieta sviluppata una tendenza airallungamento del 
peduncoli, airingrandimento delle lacinie libere del 
calice, ed a qualche maggiore aumento anche della 
corolla. Particolarmente pol nella varieta i.^ b) le 
lacinie libere del calice , che sono piuttosto corte 
che no e filiforml nello stale naturale, si svllup- 



39^ 
parono costnntemenle ino-ran<^ite, sorpassanli in ;il- 
cuni fioil la luiiijliezza delle coroUe e di fomaa 
lanceolata, pei' lo piii semplice e seaza deuti^ la 
corolla un poco ingrandita ancli' essa , coUe divi- 
sioni profonde fin quasi alia base e di colore ce- 
ruleo-porporino. intense nelle lacinie, e quasi bianco 
nel fundo, esseudo le antere e lo sllmma di colore 
rossaslro vinato. NcUa varieta S.'"* a) le laciule 11- 
bere del calice si mantennero fdiformi beusi ed 
irsu.te, ma si allnnfrarouo sensibilmente , restando 
in alcunl fiori di poco al di sotto della corolla. 
Quesla si s\ilupp6 sempte della medesima graudezza, 
o appena di plccola cosa maggiore clie uello slato 
naturale, e tutta di colore celeste-pallido, coUe tli- 
\isioni del lenibo profondo due terzi ed anclie di 
piu, essendo le antere e lo stimma tli color giallo- 
biancliicclo. In quesla varieta non fu rare il case 
di Tcdere i fiori col calice avente sole quattro la- 
cinie libere, la corolla col lembo diviso regolar- 
menle in cjuatlro, e con quattro soli sfami, e qualclie 
volta anclie lo stimma quadrifido. Apparve questo 
quatrifido altresi in alcuni fiori coUa corolla e ca- 
lice a cinque divisioni, ed in uno apparve finanche 
cinquefido. Cosl pure non fu laro il vedere alcuni 
fiori col lembo dolla corolla divlso bensi in cinque, 
ma con due licinie separate meno profondamente 
delle altre, in modo die la corolla sembrava a primo 
aspelto irregolare. Nella \arieta 12.^, le lacinie li- 
bere del calice si svilupparono un poco di piu che 
nello stato naturale, e spiegarouo piii decisameute 



394 

la forma lanceolata che gia incUnavano a prenclere 
nello stato nativo^ la corolla si sviluppo con qual- 
che maggiore ingrandimento, colle laciule un poco 
piu strette clie nelle due \arieta precedeuti, di color 
ceruleo-po,vporiuo intexiso, col fondo quasi bianco, 
e spesso colla puuta delle lacinie medesirae biauca, 
essendo le antere e lo stlmma dl color rossastro-\i- 
nato. Le divlsioni pol del calice e della corolla ed 
il numero degll stami andarono soggettl anclie in 
questa Tarieta alle stesse variazloul della preced^nte. 

Ma sla nello state naturale, sla nello stato di col- 
tura, non v' ha parte di questa piauta che non sia 
soggetta a varlazioni di forma. Trascriveremo dalla 
Memoiia le seguenti coiisiderazioni generali del- 
I'autore in queslo proposito. 

« La radice la osservai nello stato di natura, 
n era suddiyisa in piu rami, ed era uuica e sem- 
5? plicissima allungarsi d'assai tra le fessm-e delle 
w rocce, fornita sollanto di poche ed esili barbo- 
n line^ e jiello stato di coltlyazione formare un pezzo 
5j di fittone piuttosto grosso, e qulndi, a guisa della 
»» maegior parte delle piante che si coltivano in 
w vasi, svilupparsi in un ammasso di sottlli e lun- 
?5 ghe barbe, e andare ad investire la terra nel 
55 fondo ed allorno alle pareti del Yaso stesso. 

55 II fusto lo osservai essere ora cilindrlco ed 
55 ora aiigoloso, ora semplice ed ora ramificato , 
55 qilando consistente e quando debole, ora ascen- 
55 dente ed ora diflfuso^ ed in fine quasi glabro, 
55 ed anche densamente tomenloso. 



395 

5? Le foglie le \Itli \arlare talmente. clie tvoppo 

w lunea cosa sarelibe il \oleine tesser la serie^ e 

>j le principali sono pk iudlcate ne' cenni descrit- 

M tivi delle vaneta sopia esposte. 

» In quaiito alle parti del fiore, le variazioui piii 
>5 riniarchevoli. si trovano esse pure di ^ia esposte 
r> nella enumerazione delle variela suddelte: e solo 
w credo utile Tindicare clie le lacinie libere del ca- 
» lire sono forse quelle che presentano tale \aria- 
» bilita da non doverue Iralasciare alnieno un cenno. 
» In una pianta coltivata in vaso, trasporlata 
» anch'essa dalla suindicata localita della Yal Trom- 
» pia, e clie puo rigqardaisi come una modifica- 
w zione della varieta 12.% si s\ilupparono dei fusti 
» secondaij alquanlo tardi, che fiorirono in ottobre 
» e noYembre. Uno di essi clie trovavasi in piena 
55 fiorilura sul finire deH'ottobre, avea un fiore colle 
w lacinie calicinali ingrandite, lunglie quasi couie la 
» corolla e di forma lanceolata^ uu altro le avea 
» pill piccole e piu strette^ un terzo le avea molto 
n corte e filiformi*, un quarto piccoUssime ed in 
» forma di denti- ed altri ire o quallro ne man- 
's cavano del lutto. Una cosi fatta obllterazione to- 
» tale delle lacinie del calice awiene anche iu ua- 
y> tura^ ed io possiedo un esemplare che la presenta, 
r stato colto nella Yalle Brembana altorno alle pic- 
" cole cavernosita piu volte jiominate tra S. Gio- 
» vaunl Bianco ed il Cornello. Un altro fusto che 
5' spiego i fiori uella prima meta del novembre , 
» avea un fiore colle cinque lacinie hbere del ca- 



396 

y> lice molto ingrandlte, di forma lanceolata, ma di- 
ss suguali, ed una era anclie dentata^ e di altri ciu- 
» que fiori clie erano spai'si pel fusto, e che erano 
55 lulti ascellari e solitarj, e col peduncolo alquauto 
M luDgo, cjuattro principalmenle aveano le laclnie 
» llbere del calice svilupatissime e I'idolle alia con- 
» formazione di foglie presso a poco lanceolate, 
S5 ondulate e col contorno irregolarmente dentate. 
S5 Di questi poclii liori, il primo avea beusi la ce- 
ss roUa col lembo diviso in cinque lacinie e cinque 
ss stami, come suol a\ venire comunemente^ ma due 
ss aveano il calice con quattro lacinie libere foglia- 
9s cee, ed altii due solamente con tre, ed uno di 
»s questi ultimi avea la corolla col lembo diviso in 
»s tre sole lacinie, e tre soli stami, mentre Taltro 
ss avea la corolla col lembo diviso in quatUo lacl- 
»s nie e quattro stami. 

» Per cio che rlguarda il frulto, venendo la sua 
»s forma ad essere in cerlo modo rappresentata da 
ss quella del calice, ho osservato che allorquando 
»s il fiore e appena spiegato, presentasi generalmente 
ss emisferica, sebbeue uon di rado osservisl anche 
ss turblnata: e che iugrossandosi tende alia rotondo- 
»s globosa ed alia lurbiuata. In tale slalo manifesta 
ss aU'esterno de'rigoniiamenti, che cjuanluuque siano 
ss quasi sempre tre, se ne contano non di rado 
>s quattro e qualche volta cinque, ai quaU pero, 
ss traune il caso di qualche eccezione, che e sempre 
ss possibile, essendoche lo stimma trovasi qualche 
ss volta diviso in quattro ed anche in cinque, uon 



397 
» covrispondono altreltante cellette, come ho osser- 
5> \ato nelle plante asso£fseUale alia coltivazioiie. Che 
» alleslerno del frutlo possano apparire non di rado 
w quattro ed anche cinque rigonfiamenti, ecco, se- 
» condo le mie osservazioni, come puo ayyenire. Le 
» lacinie libere del callce hanno longitudinalmente 
w nel mezzo una piccola costola. quando piii quando 
» nieno apparlscenle, la qual6 prolungandosi scorre 
w sul fiutto:^ e qiu-sto avendo tie rigonfiaraenti, e 
w le latiuie calicinali essendo cinque, si condiinano 
w iiregolarmente, e quindi ne awiene die 11 fiulto 
?? senibra aveie qnatlro ed anche cinque riironfia- 
» menti, die lascierebbero supporre altrellanle eel- 
s' liette, mentre lagliandolo trasversalmente non se 
» ne trovano die tie. Si falta illusione pero vien 
y> raeno lasciando che il frutto aiTivi alia completa 
» matuiita, poiche in allora rimanendo bene decisi 
M i rigonfiamenti liidicaiiti le Ire cellette, si ren- 
>5 dono dlstinte le costole proluugate delle lacinie 
w calicinali che riraangono ristrelle e depresse. Fi- 
» nalmente il frutto e sormontato dalle lacinie ca- 
n hcinali, che ora sono diritte ed avvicinate, ed 
» ora divaricate ed anche spesso rivolle iuchetro, 
» secondo che nella fioritura erano piu o meno 
» consistenti, o piii o meno lunghe, deboli e flli- 
M formi ??. 

Conchiudendo poi la Memoria , Fautore, posto 
mente che la varieta coUocata da sola nella sezione 
seconda sembra, cosi per la fiorescenza sua partl- 
colare come per Tabito generale, presentare forme 



398 

tall da a-vvicinarsi non poco alia campanula gar- 
ganica, e considerato altiesi clie questa campanula 
tende ancli'essa a qualcbe modificazione , prende 
occasione a rappresentare se si possa admettere as- 
solutamente una dhersita specifica fra la garganica 
e la elatinoides , o se abbiasi raotivo da dubltare 
che quesle ed ogiii altra non sieno clie forme sin- 
gplari dl una specie medesima, prodotte dal clima 
e dalle partlcolari circostanze delle localita rispet- 
tlve. Sulla quale queslione astenendosi dal decidere, 
egli se ne rlmette al giudizio de' coltivatorl della 
botanloa, lasciando ad essi altresi il fare suUa va- 
rlela in dlscorso e suU'altre da lui descritte quelle 
riflessioni clie essi crederanno plu "vantaggiose alia 
sclenza. 



ESPOSIZIONE PUBBLICA. 



JLje arti belle non parvero in quest' anno essercl 
gi'an fatto llberall de' loro amabili proJotti , e la- 
sciarono desiderare alquanto piu di quello spirito 
di Tita e d'operosita di che dledero prova nell'anno 
passato. Ma in compenso di clo torna o:rato 1' os- 
serTare che se forse difetto fecero gli ofFerfi lavori 
nel rispelto del numero, supplirono in quello del 
merito. Questa ossevvazione si applica in partico- 
lare ad alcune produzloni: fra le quali, per comin- 
ciare dal genere storico. accenneremo in primo luogo 
quelle di Luigi Campini, nostro gicvane artista, no- 
tablli pel rapido e non piccolo progresso fatto dal- 
Tautore, e plii ancora per la nobile aspettazlone 
che fanno di lui conceplre alia patria. 

Prlmeggia fra queste un quadro daltare, primo 
saggio del Campini in figure di tutta grandezza, 
rappresentante S. Giovanni Eyangelista, portato dai 



4oo 

suoi dlsoepoli alia cliiesa cl''Efeso per pretlicani. 
Lodossi in questo quadro la bella coniposizione, il 
far largo, priucipalmente nelle pieglie, e la verita 
del colorito^ la quale, perfetta nel paunl, si desi- 
dero iiondlmeno clie fosse allreltanla nelle carni, 
e clie in esse apparisse qiialclie maggiore succosita. 
Degno pol dogni encomio e un altro suo quadra 
rappresenlante in rllrallo una famiglla, siccorae pure 
allri quallro rilratti in piirole diniensioni: uno di 
essi in parlicolare , rappresenlante un nobile bre- 
sclano. 



LotLili altresi per esattezza dl somiglianza , va- 
rieta di fisonomia e naluralezza di atteggianienti fu- 
rouo i non poclii ritralli esposti dall' operoso e 
fecondo Luigi Zaiupietri. Quello fra gli altri dal- 
Tartisla eseguilo per comraissione del sig. Anionic 
Lagorio ha tulto il sapore della scuola fiamminga. 



Ne passarono senza encomio per buona condotta 
e pev pregio di rassomigllanza tre rltratli a mezzo 
busto di Pietro Francini^ ne senza iiileresse fu voUo 
I'occbio del pubblico ad una Yergine addolorata di 
Filippo Brunelli, clie tanto si raccomando lo scorso 
anno col suo bel quadro d'altare, rappresenlante 
S. Filippo Neri. Ma sovra lutli e da tuttl ammi- 



4oi 

rata fu una fi^ra muliebre dl Natale Schiavoui , 
conslgliere deiri. R. accadeiuia di belle aili in Ve- 
nezia. La giazia e respressione inefFabile della va- 
ghissima persona, rappresentata dinnanzi alio spec- 
cblo nellatto di pettinarsi, la perfezione dei linea- 
nientl, la delicatezza e succosita della caruagione, 
la \erita del coloiito, fecero cbe iutelligenti e non 
intelligentl non sapessero staccarsi da tjuesto allet- 
tevolissimo quadro. A questo lavoro ideale ando 
aggiunto un ritratto virile, deguo per ogni riguardo 
del celebre artista. 



In altro genere di lavori ando prossiino a questo 
dello Scbiavoni nel favore del pubblico un quadro 
rappresentante il ta\olo d"uu giardiuiere, dipinto a 
olio di Tommaso Castellini, nostro socio d' ouore, 
arlista in tal genere di queU'esimio \alore cbe tulli 
sanuo. La scelta e la dlsposizione de' fiori, cbe me- 
glio non potrebbero essere intese, la leggerezza mi- 
rabile e la franchezza maestra del tocco, la va- 
gbezza del colorito, la verita, la trasparenza, la 
perfezioue iusomma, conconono a coUocar queslo 
quadro ne' prirai gradi dell'esposizione. 



Qualtro belle vedute di paesaggio , nelle quail 
ammirasi una maestrevole varieta nel tocco delle 
frondi, e una somma bellezza delle arie, attesta- 
rono i progress! fatti in questo genere da Carlo 

26 



4o2 

Pensottl: siccome nel genere stesso tre altre veclule 
collocano, si puo clue, nel grado dl aitista, benclie 
semplice dilettante, un glovane d'ingegno distinto 
e dl yaiia coltura , Giaoomo Pedersani^ masslme, 
fra queste \edute, quella die rappresenta un cac- 
ciatore in una palude;^ nella quale, oltre la somma 
verita delPacqua e dell'aria, si osserva aver Fautore 
sclii\alo la tendenza alle tinte azzurrognole, alle cjuali 
si desidero ch' egli non propendesse nelle alti-e , 
siccome si bramo nel Pensotti qualche raaggiore 
accuratezza nelle macchiette. 



Delle miniature sullo smallo e sulla porcellana 
del socio d' onore Plelro Vergine, parlarono allre 
Tolte questi commenlarj, rilevando i meriti delPar- 
tista, che lutto deve ad ostinati studj e alia pro- 
pria esperienza I'esito felice de' suoi tentativi in 
questa difficile industria. Una Odalisca, miniatura 
sulla porcellana, la Vanita, Raffaello clie ritrae la 
Fornariiia, sullo sinalto, furono i nuo\i saggi da 
lui prodotti in quest'anno, clie I'uno piu che Fal- 
tro, e principalmeute I'Odalisca, attestarono i suoi 
rapidi e continui avanzamenti. 



Paidammo altresi Tanno scorso della scuola di dl- 
segno e pittura istituita in Brescia dal nostro Rot- 
lini con tanta benemerenza, non pure dell'arti belle, 
ma ancora delle meccaniche , siccome quella clie 



4o3 
essendo particolarmente fondata per la classe ({e^W 
artigiani, mira a propagare in questa classe 11 Inion 
gusto de' laTori. istituendola principalmente nel di- 
segno ornanienlale , dalla intelligenza del quale la 
perfezione delle manifatture niassimamente dipende. 
Anche in quest'anno forni questa scuola alia patria 
esposizlone copiosi dlsegui d'ogni maniera si d'oi- 
nato die di figura, ed anche ornameuti modellati 
in plaslica sui niigliori esemplarl. Di questi saggi 
noi polremmo enumerarne non poclii de' piu lo- 
devoll; ma non piacendoci fai* luogo a distinzioni, 
ci restiingeremo a dire, clie, Uitti del pari, ancorche 
in vario grado, attestano il prolitto degli allievi, 
la solerzia dell' esperlissimo maestro, e la crescente 
prosperita di questa benefica Istituzione. Piaoque al 
Rottini di esporre fra questi espeiimenti de' suoi 
discepoli un ritratto di donna, suo proprio lavoro, 
die esesfuito coUa solila e consumata sua mae- 
stria, d porse occasiene a dolerd die egli abbia 
preferlto in quest'anno di niandare i prodotli del 
suo lodato pennello alia esposizione della metropolis 
siccome fece de' suoi un altro distinto nostro arti- 
sta, Faustino Joli. Se non die, se per Tuna parte 
cl debbono increscere quests privazioni per la pa- 
tria esposizione, dobbiamo per laltra congralulard 
dei lusingliieri suflPragi die sentiamo aver trovato 
cola presso gl'intelligenti i larori di questi due no- 
stri Talenti concittadini. 



4o4 

Non passeremo senza la debita ricordazloue i varj 
saggl offer li dalla scuola del maestro Jacopo Savio^ 
i disegni a nialita e i lavori in iscagliola di Primo 
Borelll, giovinetto di ottiiiie speranze, gia dislinto 
discepolo del noslro Rottini , ed ora allievo del- 
ri. R. Accademia di belle arti in Milano^ il Sera- 
fico S. Francesco, bel saggio d'incisione a bulino 
di Flamlnio Zemendiui, altro allievo di quell' ac- 
cademia^ una incisione alP acqua tinta del duomo 
di Brescia, e una litografia rappresentante una mo- 
naca allinquisizione, del noslro socio attivo Giuseppe 
Gandaglia^ gll inlagli a basso rilievo in avorio di 
Giovanni Sorbi^ i cinque rllratli, quattro in bronze 
ed uno in cei'a, del dilettante sacerdote Giuseppe 
Luziardi^ i quattro ritralti in miniatura, con altro 
a basso rilievo in avorio e con un niedaglione in 
iscagliola, dell'altro dilettante Stefano Fenaroli^ un 
putllno a tutto illievo e quattro piccoli bassori- 
lievi in marmo, di Luigi Broglio, esso pure dilet- 
tante:^ un porao di bastone in argento cesellato a 
rabesclii, finllissimo lavoro di Pietio Telasio, de- 
slinalo daU'egregio artcfice in dono alle scuole in- 
fantlli di questa citla. Noteremo poi in particolare i 
due progetti arcliitettonici del nostro socio d' o- 
nore prof. Giovanni Cherubim, Funo della facciata 
di Porta Pradella in Mantova, nel quale lodossi 
la sempllcita e gravita del concetto e la purezza 
dello stile, Faltro d' un mouumento sepolcrale da 
erigersi ad Angelo Bonomini in -viclnanza alia cliiesa 
del colle suburbano di S. Florlauo, lodabile per 



4o5 

severita dl forme, rlspondente al soggetfo. Final- 
mente rlpeteremo gli encomj largiti dagli lutelli- 
genti ai laTori di scoltura di Giovanni Emanueli, 
consistent! in un busto in marmo del fu d.r Giu- 
seppe Febbrari benemerito arciprete di Bedlzzole, 
lodato lavoro per la carnosita della ben modellata 
testa, in un faneiullo che contempla I'amore ma- 
temo in un nido di passer! che ricevono Tlrabec- 
cata, in cui si mlro il gentile atteggiamento della 
figura e I'espressione della testa, piena di natura- 
lezza infantile, in un modello di una Inimaculata, 
die per la grandloslta del concetto ne fa dcsiderare 
resecuzione in niarmo a majrglorl dimension!. 



Per quanto spetta all'industria meccanlca, pro- 
dusse la fabbrica del fratelli Franzin! una bella pi- 
stola a doppio tiro, incassata in legno 6!'crahle ed 
ornala dl ceselli in acciajo con artlfi/lo onde Im- 
pedlrne I'accldentale esplosione*, e con cpiesta un'al- 
tra plstola ed un piccolo archlbuglo per bersagllo 
da sala. da tvavre senza polvere e colla sola capsula 
comnne. Altra canna da plstola, da tirai'e in egual 
modo, produsse pure Marco Comlnassl da Gardone, 
esperto arteflce d'arml, noto per altrl saggl di sua 
perlzla alia patrla esposizlone. Rlprodusse Pletro Zo 
11 suo nielodo presentato gia Tanno scorso per im- 
bo^rare 1 blgatti coir use delle gramlgne. t)ecor6 
anche in ciuesl^anuo il chirurgo Luig! Udescliiui 



4o6 

la pubblica mostra colle sue pregevoll imbalsama- 
zlonl. Nuove lucerne ecoiiomiche presento Borlolo 
BereuzL in agglunta alle ideate ed offerte nelfanno 
passato. Un modello di macchina per facilitare i 
trasporli dalle sommlta de' monti produsse Giam- 
battista Beccaguti, un torcliio a carrucola per cal- 
care i graspi dell'uYa Faustino Benini, un saggio 
di legnl segati con maccbina introdotta dairestero 
Giuseppe Gliirardi^ ne manco Tindustria femmi- 
nea di abbellire la raccolta coi consueti lavori gen- 
tilL di ricamo e trapunto , quali furono in que- 
st' anno un fazzoletto messo a pizzo di Gluseppa 
Valeck-Tomietti, e ."vari artificiosi ricami delle gio- 
\inette Caterina Rovetla, Maria Bonassi, Cecilia e 
Margberlta Calabria, Emilia Micbeletti, Angela Ver- 
gani, Angelica Angelini, allieve, la ixiaggior parte, tut- 
tora delle nostra case d'educazione. Ma le produ- 
zioni die piii particolarmente cbiaraarono la comune 
allenzione, e clie dobbianio ricordare con eucomio 
speciale, sono un meccanismo di oriuolo a movimenti 
celesti, di Giosue Grianla, e \arj niodelli de" mi- 
gliori e piu usati scappanieuti, dello stesso dislinto 
artefice, eseguiti per commissione dell" I. R. Istituto 
Lombardo, e per uso del gabinetlo tecnologico in 
Milano. 

G. NicoLWi Segretario. 
FINE. 



SESSIONE BELLA CENSURA 



»^' 



Brescia 8 fahbrajo 1846. 

Sopra invito presldenzlale del giorno 5 corrente 
raccolfasi o-l la Censura accademica pel gludlzio 
intorno alle produzJonI d'mdustiia proposte al con- 
corso de'premj nel passato anno 18455 

Presenli i signori bar. Camillo Ugonl, presidenle, 
aw. Giambatfisla Pagam, vlce-presldente, noh. Gla- 
cnito Mompu.nl, prof. Rodolfo Vantlni, conte Lul-i 
Lechi, d.r Stefano Grandonl, prof. Glus. Gallla\ 
prof. ab. Pletro Zambelll, censori, e d.r Giovanni 
Pelizzari, censore dlanzi scaduto, soprachlamato; 

Sentiti 1 rapporti delle commissioni elette a ri- 
fenre in proposito, e ponderato e discusso il me- 
rito assoluto e relativo delle slngole produzioni, si 
fecero le aggiudicazioni seguenli: 

I. Prebiio 

A Pn^Tuo e Bebkardo fratelli Rozani, di Brescia, 
per nuoTO metodo di layoro in tarsia a naacchina. 

II. Premio 

Alia ditta fratelli Franzin,, di Brescia, per spin- 
garda operata a damasco. 



4o8 

III. Premio 

A Marco Cominassi, di Gardone, per canna da 
archibuglo damascal;a, 

Menzione onobefolb 

Alia dltta PiETRo GuALLA, dl Brescia, per !a- 
vori di orlficieria a pave ^ di particolare fahbrica- 
zione di Giambattista Pivetti, lavorante presso la 
dltta medesima. 

Menzioke oxorefole 

Ad EuGENio BoNFiGLio, oriuolajo in Brescia, per 
orologio regolatore a secondi, con altri secondi in- 
dipendenti dal mo\imento dell' orologlo. 

Menzione ONORErotE 

Al d.r Giuseppe Pedrioni, chirurgo primario de- 
gli spedali in Brescia, per appareccblo ad esten- 
sione permanente per le frattui-e delle gambe, per 
cfuanto spetta al merito della produzione conside- 
rata nel rispelto meccanico, oon dichiarazione che 
nel rispetto scientifico non puo essere presa in con- 
sjderazione dalla Censura, non enlrando nel con- 
corso die le produzioni industriali. 



4o9 
Trovandosi fra le produzionl concorrentl uu nio- 
dello di nuovo metodo per imboscare i baclii da 
seta, offerto dal sig. Pietro Zo, di Brescia, la Cen- 
sura, fatto liflesso per Tuna parte alia iniportanza 
dell'oggetto, e per I'altra non trovando apparire 
abbastanza dal solo modello prodotto i Tantaggi as- 
serti dal producente risultare dal proposto metodo, 
ha determlnato die debba provocarsi con lettera 
esso producente a piu estese esperienze, da comu- 
nicarsi, in quanto egli creda, airAteneo, per esser 
prese in considerazione in altro concorso. 

C. UGONI Presidente. 

G. NicoLiNi $egretario. 



SESSIONS DELLA CENSURA. 



Brescia 9 luglio 1846. 

Sopra in-vito dl jeri, 8 corr., raccoltasi oggi la 
Censura per raggludicazione del preiuj alle produ- 
zioiii accademiche del p.° p.° auao 18455 

Presenti i signori aw. Giambatlista Pagani, vice- 
presidente, facenle fuuzioni del presidente, clie non 
interviene, trovaudosi fra i concorrenti a premlo , 
nob. Giacinto Mompiaai, nob. conte Lulgi Lechl, 
nob. prof. ab. Pietro Zambelli, prof. Gius. Gallia, 
prof. Rodolfo Vantini, censor!, e d.r Gio. Pellzzai'i, 
censore dianzi scaduto, soprachiamato^ 

Omissis 

Sentiti gli scrltti rapport! nservatamente ollenu- 
tisi a senso delFart. 26 del regolamento accademico, 

Ponderato e discusso il merlto assoluto e rela- 
t!vo d! dascuna produzione, ebbero luogo le ag- 
g!udicaz!oni seguentl : 

n. Prehiio 

Al s!g. d.r Frakcesco Girelli, socio aftivo, per 
prospetto med!co-statist!co del pazzi d'ambo i sess!, 



4" 

curati nei manicomj di Brescia durante il Irlennio 
1842-43. 



Mek 



ZIONE QXORErotE 



Al sig. d.r Paolo Laivfossi, socio d'onore, per 
Memorie suUa concordanza botanico-entomoloE^ica 
nella dlstribuzione geografica rispetto alia Lombar- 
dia, e sulla storia di alcune motacille e di alcune 
emberize. 

MeKZIONE OXORErOLB 

Al sig, Gabriele Rosa, socio d'onore, per Me- 
moria inlltolata: La pianura lomhaiSa concjuistata 
dai Gain. 



Me: 



Nzioys ONonErots 



Al nob. sig. GiAMBATTisTA Chizzola, socio d'o- 
nore, per dlsegul e descrizioni delle bocche e par- 
titoj, diiamanti le acque di Momplano alle pub- 
bliche e private fontane di Brescia. 

Merzioke oxorefole 

Al sig. d.r LoDovico Balardini, socio attlvo, per 
Memoria sulla malatda del grano turco, delta vtr- 
demme, e sui suoi mall eiFetti. 



4ii 

Sulla Memoria del bar. Camillo Ugoni, presidente, 
intorno alia -vita e alle opere di Giuseppe Piazzi, 
fu sospeso il ^'iudizio. 

.Pel presidente, PAGANI J^ice-presidente. 

G.. NicoLiKi $egretario. 



SESSIOrvE DELLA CENSURA 



Brescia 28 fehbraio 1847- 



Presenli i signori nob. bar. Camillo Ugoni, pre- 
sldenle, aw. Gianibattista Paganl, \lce-presidente , 
nob. Girolamo Monti, nob. conte Lnigi Leclu, 
nob. Giacinto Mompiani, prof. Giuseppe Gallia, 
prof. Rodolfo Vantini, Carlo Antonio Venturi, dot- 
tor Francesco Girelli, nob. d.r Paolo Gorno, cen- 
sori ; 

Omissis 

Si passa quindi al giudizio delle produzioni In- 
dustriali state ofFerte alia pubblica esposizione del 
passato anno 1846, prendendosi ad esame le sole 
indicate nell'atto della Censura 8 settembi'e 1846 
come meritevoli di considerazione, die sono le se- 
guenti : 

1 } Fazzoletto fornito di pizzo - Di Giuseppa Va- 

LECK-ToMIETTI. 

a.* Modelli dei migliori e piu usati scappamenti 
da servire per islruzione nel gabinetto tecnologico 



4i4 

di Milano - Meccanlsmo tli orologio a movimenli 
celesti - DI Giosue Gria^ta. 

3.^ Due pistole a doppio tiro incassate in legno 
di erable, ed ornate di ceselli in acciajo - Pistola 
e piccolo arcliibugio per bersaglio da sala, da li- 
rare senza polvere coUa capsula comune - Bersaglio - 
Delia fabbrica dei fratelli Feanzini. 

Sulle qiiali sentitosi il parere dei relatori no- 
minati nelFatto anzidetto, 

La Censura giudica non poter essere soggctto di 
premio il farzolelto della signora Yaleck-Tomietti, 
ne le produzionl della ditta Franzini, e cosi pure 
gli scappainenti del signer Grianta, di questi pero 
lodando I'esecuzione. Quanto poi airoroloffio a mo- 
\imeuti celesti, si astiene da ogni giudizio, avuto 
riguai'do alia condizione incompiuta di esse all'e- 
poca della presentazione. 

C. UGONI Presidente. 
~n\ inGisnbinq 1/5 Jr. ihniup i!?v ;fj 18 

I-jL anoisJioq^-i (5-. Nicolini Segretarib.'' 

sloR 'jl 'jmwg'j 1 



Ij ;-.':ii;<pjg:)8 iiSKli uir\ -i l-(0(l^iai hi- 



SESSTONE BELLA CENSURA 



Brescia 9 macjcjio 1847. 



Sopra invito presidenziale raccoltasi la Censura 
per I'aggludicazione de' premj alle produzioni ac- 
cademiclie del p.° p.*' anno 1846 \ 

Present! i signori nob, bar. Camillo TJgohi, pre- 
sidente, aw. Giambattista Paganl, \ice-presidente', 
facente funzione di censore dianzi scadutb, sopra- 
cliiamalo a compiere il nuinero riclilesto dallo sta- 
tulo pei giudizj nell'avgomento, nob. Giacinto Mom- 
pianl, nob. Girolamo Monti, prof. Giuseppe Gallia, 
d.r Fi-ancesco. Gii'eUi, nob. conte Luigi Leclii, cen- 
i son \ 

Sentitl gli scrltti rapporti, riservatamente otte- 
nutisi, a senso delFartlc. 26 dello statuto, 

Ponderato e discusso il merito assoluto e relativo 
di ciascuna produzione, ed espeiitosi lo squiltinio 
segreto, ebbero luogo le aggiudicazioni seguenti: 

L Premio 

Al prof. RoDOLFo Vaktini, per Menioria intorno 
ad alcune osservazioni del sig. Raoul-Rochette sul- 
r opera Museo bresciano ilhistrato. 



4i6 

II. Premio 

Al nob. d.r Paolo Gobwo, per osservazioni sulla 
porpora emorragica e sulla pellagra. 

Menzione okorefole 

Ai signori 

PiETBO Vergine, per miniature sullo smalto e sulla 
porcellana. 

Gabriele Rosa, per Memoria sulle scienze oc- 
culta e sulla Compostella di frate Bonaventura 
da Iseo. 

Dottor LuiGi FoRivAsiJJi, per tratfato sulla ri- 
forma delle carceri. 

Angelo Sicca, per dizionai'io di mltologia. 

-"' C. UGONI Presidente. 

G. NicoLiNi Segretario. 



OYI' 

of; ' 



oaiofriz 



E LE NC O 

Jei lihri ed olfri oggetti petvenuti in dono alV Aleneo 
neir anno 1846. 

Anon??! GiovA>'M — Dlscorsi quinfo e oltaTO agU 

alunnl della scuola militare di Parma. 
Allegbi Giuseppe — ■ Per le auspicate nozze Loren- 

zetli Cassia. Versi. 

Un cespo di rose. Leggenda. 

A^:^A^I deirAccaderaia reale di agricoltura di To- 
rino. Vol. IV, dlsp. I." 
Atti deiri. R. Accademia di belle arti in Venezia 

per ranno i845. 
Baibi AnRiA>o — L'AusUia e le primarie potenze. 

Saggi di statistica comparativa, raccolfi e or- 

dinati da Eugenio Balbi. 
Bat.ei EuGE?tio — Miscellauea itallana. Ragionaraenti 

di geografia e statistica palria di Adriano Balbi, 

raccolli e ordinati. 
Barchi ab. Alema>no — Invenzione del sepolcro di 

S. T.atino, terzo vescovo di Brescia dopo S. 

Annlalone, ecc. 
■ Stona dei SS. Marliri bresciani, invesligata 

nei primi nove secoli del cristianesimo. 
Beliam Angelo — Riflessioni sulla memoria del 

d.r L. Balardini. iiititolata della pellagra e 

27 



4i8 

dol giano turco, qual causa precipna ili qiiella 
malattia, e del inezzi per arrestarla. 
Rf.llaivi Angelo — Cenn'i stoiici tlelle parrurclie. 
Bertiai C. B. — Osservazioni praticlie sull* ulilila 

del coniino nolle diarree inveterate. 
Ber»to!v Ll'igi — Studio di N. f)0 tavole ornamen- 

tali. 
BuGiM PiETRO — Sopra uno straordinario ram- 
moUIniento del midollo spinale. Osservazione 
clinica e riflessioni. 
BiASOLETTO Bartol." — Escursloui botaniclie sullo 
Schneeberg ( monte nevoso ) nella Carniola. 
Discorso. 
BioRci DoMEMco — II VI conofresso deffli scien- 
ziati italianl in Milano nel settembre i844- 
Reminiscenze. 
Bizio A\To>io — Sperimentl sopra Tazione della 
calce entro Tacfjua, conducenle a ravvlsare. in 
clie consista la soliizione. 

Sullo stato delle molecolc alia superficie dci 

corpi solidi, riguardalo come causa delle iui- 
maginl die in varj naodi nelle dette superficie 
si producono. Cousiderazioni. 
Braguti ab. Paolo — Inno a S. Pantaleone martire. 
Nella prima mossa del novello sacerdote Giu- 
seppe Poliuetti. Versi. 

Ricorrendo nel santuario di S. Maria della 

croce fuori di Crema Toltavo anniversario della 
solenne incoronazione del simulacro di Ma- 
ria SS. Carme esultatorlo. 



4^9 

Bbaglti ab. Paolo — VersI per la precHcazloue 

quaresimale del rev. padre Callsto Boselll uella 

cattediale di Crema. 

Bret Gaeta>o — Dizionario enciclopedico-tecnolo- 

g'lco popolare. Vol. Ill, fasc. 7.° e 8.° Vol. IV 

fasc. I.*' e 2.° ' 

Bbizi Oreste — Cennlsul lanifido niilllare dl Arezzo. 

Rlcordl pltlorici di Teofilo Torrl Areliuo, coa 

illustrazloiii. 
BiFFi.M Andrea — Ragionamenll slorici econo- 
mico-statisticl e morali intorno alPosplzio dei 
troTafelli In Milano. 
Cattaneo Giuseppe — L'ldrofolna o la rabbia canlna. 

Manuale di osfelricIa-\eterinaria. 

Cervetto Giuseppe— Letlera al prof. Giacomo An- 
drea Giacomlul, relallva ad una orazlone del 
prof. Francesco Cortese sul teatro analomico 
di Padova. 
Cloch Leonardo — Accennatore del medicamenli e 
del melodi di cura tenuli, per le osservazioni 
e per le sperlenze dei migliorl raedici di ogni 
tempo e di ogni nazione, efScaci a sanare le 
principali e piu frequenti malattie del corpo 
umano. 
CiTo Michele — Esperimenti sulla forza elettro- 
motrice delle Tarie sostanze, pubblicati in oc- 
casione della VII nunione degli scienziati ila- 
liani. 

Codejio Gioyaxm — Descrizione geografica della nio- 
narcliia austriaca, con cenni genealogici. 



4^0 

CoMmzoM AxGELo — II calciiio, ossla il mal del se- 
gno nel bachi ila seta e assolulainente conta- 

gioso. Dissertazioue. 
CoMiNUAzioxE delle ore solifarie, biblioleca dl sclenze 

morali, legislative, econoimche, ecc. Anno i8!^5, 

fasc. 8.°, 9.° e 10/' Anno 1846, fasc. i.'^ 
De-Castbo YncENzo —^ Riassunto delle lezionl d'e- 

stetica del secondo semestre. 
De-Giovanni Giuseppe — Sopi-a un' acuta encefalite. 

Meraoria. 
De-Luca Ferdisa>do — Memoi'ia per rivendicare 

alia scuola italica tulta I'antica geometria. 
De-Marcui G. — Cennl statistic! suUe farraacie del 

regi stali (Sardi) in terralernm, non conipreso 

il ducato di Genova. 
Devincenzi Giuseppe — Discorsl. 
Proposta di un gioruale di osservazioni del- 

I'educazione dei bachi da sela. 
De-Zigno Achille — Osservazioni sul terreno cre- 

taceo deirilalia setlentrionale. 
Diedo AsTONio — Fabbiiclie e disegni. Fasc. i.", 

2." e 3.« 
DoDici lettere d'illustri Rodiglni, con annolazioni. 
EucE Ferdina>do — Notizle sui conduttori elel- 

trici. Letteia al prof. Glan Alessandro Ma- 

jocclii. 
Emilj PiETRo — Elogio del coule Gland>altista da 

Persico. 
Storia delFaccadeniia di agricoltura, art! e 

commercio in Yeiona negli annl 1842, 43, 44* 



F^RBAHTo G..SBPP. -_ gfatistlca medloa di MilanJ 
dal secolo XV fino ai nostri gioini. Vol. 11 
fasc. lo." ' 

FiuPP,M-F..xoM Ac„x..K - Prospetto s.alis.Jco- 
clm.co dei ri.ulta.ue,.^i avuti nel manicomlo 
d Asduo.pr^sso JJergamo, durante I'anno 1 844 

FOH.AS.., Lx.r.--Ossenaz.lo„i inlorno alio carceri 
cnmuiali di Brescia e sullo state sanitorio di 



esse. 



Relazloni dello stesso sul trattato di paloWia 

cerebrale di Scipione Pinel. 
Fr.4>ch..o Pkospbro _ Larius. Carmen, sen cento 

ex anfquis latinis yatihus, et ex aliis qui deinde 

usq. ad. ann. i65o floruere 
F.s.>-,HHx cLr A«BHOo,o - Memoria sulla fdosofia 

aella fisica. 

^Agpunte.alle risposte ad opposizi^ni del prof 
Carlo Conti contro lo scHtto delPautore sulla 
iilosofia della fisica. 

Gm. G1.ST..V0 - Diagooslica fisica, ed uso di essa 
nella medicina, dnrurgia, oculistica , otiatrica 
ed ostelruia, contenente Ja ispezione, mensu- 
razione, palpazione, percussione ed ascolta- 
zione (m tedesco.) 

Le nxalattie dellorecchio e il traltanxento di 
esse dxetro nuove e verifica.e sperienze dei piu 
ceebr, medial tedeschi, inglesi e francesi in 
tedesco. ) ^ 

Manuale sul|-,sc„l,a,i„„e e pe,c,«l„„e e I'uso 

d; esse nella nK-dicina., cl,i„„gia ed os.el.icia 
(in tedesco.) 



Gera Luigi Antomo — Iscilzloui lafine e italiaiie. 
Per le auspicatissime nozze Insom-OUvlerl. 

Saggio epigrafico. 

Prose. 

Gerusalemme liberata (la) di Torquato Tasso; edi- 

zione quasi del tulto conforme alia milanese 

delPanno i844' 
GioLO ViNCESZo — Critlca sul segreto di Bruclmer 

conlro la peste ])ovina. 

Epizoozie del pollame nelle pro-vincie -venete. 

Memoria suUa sifilide cayallina. 

GioRNALE agrario dei disti'etti trentini e roveretani. 

Anno sesto i845. Anuo seltlmo 1846. n." da 1 

al 3i. 
GiOR^ALE deiri. R. Istituto Lombardo di scienze 

lettere ed arli. Tom. IV e Y. 
GiovAAEi.Li Bi:>'KDETTo — Le anticliila rezio-etru- 

sche scoperte presso Matrai nel niaggio i845. 

Memoria. 
GiRELLi FRA>'cesco — Prospetto medico-stalistico 

degli spedali dei pazzi e pazze in Brescia per 

gli anni 1842-43. 
GoLA DoMEMoo — Saggio sul diagnostico e suUa 

cura della plevuitide. 
Saggio sul diagnoslico e suUa cura della pneu- 

monitide. 
GtssALLi Antosio — L'Odoardo Stuart di Giulio 

Cordara volgarizzato. 
Hammer-Pcrgstall Giuseppe — Libro di preci te- 

desco ed arabico, diviso iu sette tempi del 

siorno. 



4^3 

L.orossi Paoi.o — Sulla roncortlanza botanico- 
enloniologica nella distiibuziune geogialica in 
Lombardla. 
Marciiese Salvatore — Discorsi sul niij^lioramenlo 

di alcuui rami d'istruzione in Sicilla. 
Maspare Paolo — Tradvizione dellOdissea d'Omero. 
3Iemohie dell"!. R. Tstituto Lombardo di seitaze let- 

lere ed aili. Vol. II. 
MixoTTO GiovAiNNi — Cousidcrazloni suiruso eco- 
noinico dei conibuslibili e sui vautaggi dell" aria 
riscaldala come forza molrice. 
MoATAGiNA Giuseppe — Esh'allo delle lezioni d'o- 

stetricia. 
Mosii.iiEr«Ti e munificenze di S. M. la [)rlnripessa 
iinpeiiale Maria Luigia. Opera Irasmessa dalla 
M. S. alFAteneo In segno d'aggradimenlo per 
Tofferta fattale del prime volume del Museo 
bresciano illustrato. 
MoRTARA A?tT0S E:vRico — Delia vita e dei lavori 

di F. Mazzola, delto il Parmigianino. 
Nava Ambrogio — Relazione dei rislauri iutrapresi 
alia jrran iruella del duomo di Milano uel- 
ranno 1844, *^cc. 
Oliari Francesco — Cenni sulle inconvenienze di 

alcinie medicatine nelle oltalniie. 
OssEiivAzioM di un Benacense intorno ad alcuni 
commenti sopra i versi di Dante in cui e fatto 
cenuo del lago di Garda. 
Patellani Luigi — Abbozzo per un tratfalo di 
anatomia e fisiologia veterinaiia. Vol. I, fasci- 
coli i.°, 2.", 3.°, 4.", 5.'' 8 6.° 



4a4 

Patellani LijiGi — Cenni di slorla eel igiene, 
qual appenJice al fasc. a.** dell'abbozzo per 
un trattato dl anatoinia e fisiologia Aeterinaria. 

Due riglie sopra un cervello ossificalo in lui 

animale sano. 

Nuovo trattato di ferratura, con cenni suUe 



razze del cavalli e pecore d'Ungheria, per uso 
del TCterinarj, maniscalchi e cavallerlzzi. 

Pezza^a Angelo —r- Dl Ylncenzo Formaleoni. 

Pi.TiEL ScipiosE — Trattato di patologia cerebrale, 
ovvero delle nialatlie del cerebro. 

PiTTUEE antlcbe di Ercolano esposle. Tom. I, fa- 
cenle parte dell'lnllera opera in vol. i8, do- 
nata alfAieneo da S. M. Siclllana In segno 
del suo I'eale aggradliueuto per Tofferta lattale 
del i,° vol. del Jluseo hrtisciano illustrato. 

PoLi Baldassaee — Saggi dl sclenza pollllco-legale, 
Fasc. 2.° '. 

Prosa del P. Giambattlsla Giuliani C. R. S., poe- 
sla di Augelo Gera e Giuseppe Gando - So- 
pra la deposizione di croce scolpita dal cav. 
Pletro Teneraul. 

Phogramma di concorsl a' preinj proposll neiradu- 
nauza pubbllca della Socleta niedlco-chirurglca 
dl Toi'lno 11 la febbrajo 1846. 

JIagazzoni Rocco — Repertorio d' agrlcoltura e di 
sclenze economlche ed industriali. Tom. II , 
fasc. 1 2.° 

JIapport fait a Tacademie royale du Gard e a la 



4"^^ 

society pliilolecnique cle Paris sur le congres 

de Naples. 
Reale Aoosimo — Pensieri di Giuseppe Di'oz so- 

pra il cristianesimo, e prove della sua verila: 

seconda versione italiana , con note. 
Ruspisi Giov a:\5j — Preparazione econoraica della 

mannite. Studj pratici. 
Saccahdo Luigx — Sunto del ragionamento sul 

calcino nei bacbi da seta, letto alfaccadenua 

di scienze, lettere ed arli in Viceuza. 
Saltiom Agostiso —^ Di Giuseppe Diotti e delle 

sue dipinture. Memorie. 
Sanphi Astokio — Considerazioni praticlie suU'an- 

damento di alcuoe infiammazioni, 
Saszogao Lorenzo — Beuvenulo Cellini. Drarania 

storico. 
. — Donna Giustina Leyzaldi. Processo niilanese 

del secolo X\II. Racconto. 
.. I , II castello di Milano. Cronaca di cinque se- 

coli. 
l^icende di Milano rammentate dai nomi delle 

sue contrade. 
ScHivAEDi Antoxio — Nccrologia del medico-bota- 

nico d.r Giovanni Zantedescbi. 
TiPALDo Emilio — Biografia degli Italiani illustri 

nelle scienze, lettere ed arti del secolo XVIH, 

e de' contemporaneL 
ToFFOLi LuiGi — Breve istruzione popolare sul 

modo facile e sicuro di guarentire la societa 

dalla vabbia canina o idrofobia. 



426 

Trevisan Vittore — Le alglie del tenere udlnese 
deDorainate e descritle. 

TuROTTi Felice — Beatrice di Tenda. Dramma. 

— — Egllda di Montefeitro. Dramma. 

Glovanna Shore. Dramma. 

Veladini Giovanni — Dei principall scappamentl 
usati negli orologi portatili. 

Ventiiri Antonio — I Miceti dell' agro bresciano , 
descritti ed illustrali con figure tralte dal vero. 
Fasc. I.", 2." e 3.° 

Villa Antonio — Degli insetti carnivorl adoperati 
a distruggere le specie damiose air agricol- 
tm-a. Memoria entomologico-asrana. 

ViscoNTi SiGiSMONDO — Poesic. 

Volentieri Angelo — La religione studlata nella 
sloria. 

Zambra Bernardino — Introduzione alio studio della 
fisica. 

Relazione degli atti dellaccaderaia di Udine 

durante I'anno accademico i8/^4~4^- 

Zakon Bartolommeo — Deirachillelna e deiracido 
achUleico, nuovi prinripj immediati vegetabili 
ruivenuti nel millefoglio. 

Zardetti Carlo — Danza della morte dipinta a fre- 
sco suUa facciata di S. Lazzaro luori di Gomo. 
Letfera. 

ZoNcADA Antonio — Discorso suUo studio della lin- 
gua latina. 

Collezione di N. ^3 specie di concilia lie de'mol- 
lusclii terrestii e fluviali della provincia bre- 



4^7 
sciana, coii relativi calaloErlil. Doiio del sifruor 
Glambattista Spinelll. 
CoLLEzio>E dl K. 3i2 cjualita di fossili, con cata- 
logo. Dono dello slesso. 



lis DICE 



Vita di Alessandro Sala, pitfore e scienzlalo 
da Brescia. Dell'aw. Giambattlsla Paganl, 
f^ice-presidente . . . . . . Pag. i8i 

Necrologla della coiit.^ Paolma Bergonzi-To- 
slo. Del nob. ah. prof. Pietro Zambelll, 
Socio attu'o . j» i83 

Cenni biografici intorno a Glo\ila Scahini. Del 

nob. Filippo Ugoni, Socio atti\;o . . » 189 

Della geografia fislca della Svizzera. Memoria. 
Dello stesso w ivi 

Espeinenze sui conlgli col solfato dl chinina. 
Del chiiurgo Aoitonio Sandrl, Socio cTo- 
nore "217 

Della pellagra, e principalraente delPopera del 
dott. Teofilo Pioussel suUa medesima. Me- 
moria del dott. Pietro Motlini, Socio d'o- 
nore " 227 

Osservazloni medico-praliche sulla pellagra. 

Del nob. dott. Paolo Gorno, Socio attivo " 228 

Pi'aticbe osservazloni sulla porpora emorragica. 
Dello stesso . . . » ^^o 



43o 

Cenno storico-meJlco sul monte Orfano di Ro- 
vato^ del suo convento, e della convenienza 
d'lslituirvi una casa di salute. Del dolt. An- 
tonio Schivardl, Socio atlho . . Pag- aSo 

Del mefitismo. Memoria del dott. Francesco 

Maza, Socio (Vonore . . . . • . w 253 

SuU'industila seiica biesclana nel 18^6. Dl- 
scorso deU'av^. Giambattista Pagani, Vice- 
pi esidcnte "261 

Della rifornia delle carcerl volula dalla mo- 
rale, dalla polilica e dalligiene. Cap. Ill, 
IV, V, YI, YII. Del dott. Luigl Forna- 
sxni. Socio d'onoie y> 264 

Intorno ad alcune osservazionl del sig. Raoul- 
Rocbette suU'opera Museo bresciano illu- 
strato. Memoria del pi of. Rodolfo Yantini, 
Socio atti\,'o "288 

Sulle scienze occulte e sulla Compostella, opera 
di frate Bonavenlura da Iseo. Disserta- 
zione del sicj. Gabriele Rosa, Socio d'o- 
nore .w3io 

Safrgio di vm breve dizlonario di mitologia. 
Articolo Diviiiazione. Del sic/. Angelo Sicca, 
Socio d onoie . . , . . . , . n 2^2 

La congiura di Piacenza. Tragedia del cav>. 

Francesco Gambara, Socio at lis, . . m 32j 

Brescia tolta ai Yisconti, ossia la lega d'ltalia 
del secolo XY. Canto III. Del dott. Pie- 
tro Ettore Quaranla "328 

Sopra un nuovo appareccbio ad esteusione 



43i 
peinianente per le fratture complicate della 
gamba, del Jolt. Giuseppe Pediioni. Me- 
iiiorla del do t f. A^os\'ino Maraglio . Pag. 829 

Memoiie storiclie suUe \icende dell' ammini- 
strazione della giustizia in Lombardia, e 
particolarmente nella provincia di Brescia, 
dalla rivoluzione 18 marzo 1797 sino al 
1845. l?e/ c'o«^. (/o//. Francesco Reiua n ZZy 

Giuseppe Baretti. Articolo letterario del nob. 

bar. Camillo Lgoni, Pi esidente , . >» 338 

Giuseppe Luigi Lagrauge. Articolo letterario. 

Delia stesso »352 

Sul volgar parlare e grammalico d" Italia, e 
sulle sue \icende e parlicolare struttura 
unissillaba delle sue parole cardinali. JVIe- 
moria delVa^w Angelo Mazzoldi, socio d'o- 
nore » 36o 

Sulla vaiiabilita delle forme cui "va sojrffetta 

DO 

la campanula elatinoides di Lombardia. 

Menioria del dott. Paolo Lanfossi, Socio 

altii'o »382 

Esposizione pubblica " ^gg 

Sessioni della censura spettanti al giudizio del 

premj per gli anni i845 e 1846 . " 4^7 
Elenco dei libri ed allri oggetti peryenuti in 

dono alFAteneo neiranno 1846 . . ♦'4^7 



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)Ore R. L 


Iceo neir anno 


1845. 




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OSSERVAZIOINI METEOROLOGICHE 

iatle c rompilale a merilo e ailigcnza del SJg. Curzio Buzzettl Professore supplente di Fislca e Storla Naturale nell'I. R. Liceo nell" anno 184^ 



Ge»ajo . 
Febbbajo . 
Mi&zo . . 
Aprile . . 
Maggio . . 

GlUGSO . . 
LcGLIO . . 

Agosto . . 
Settemebe 
Ottobre 
a'ovembbe 

DiCEMBBE . 



ALTEZZA DEL BAKOMETRO RIDOTTA ALLA TE^IPERATURA DI ZERO ^ TEHPERATURA DELL' ARIA MISURATA COL TERMOMETRO IN 80 PARTI STATO DEL C.\KV 



8,33 
10. C I 

:■ 00 

8. 00 
10. 50 



1 3 (lop< 
2 l.l™ 



3 1 ilopo mezzojr. 
9. 48] 9 niallina 
., 81 J i4 *^opo mt'zzog. 
8 o, 3o ] 5 ideill 



2j 10. 44 - 9 niatlin 



l'„|li,-, Lliice 
9' 95 



2 



11,13 



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1. li 
3, j6 

o, '9 
3,80 
3, 88 

0,37] 



I (lopo mezzog. 
1 9 idem 
10 idem 

5 idem 
3o maltina 
[ I dopo mezzog. 



Jledia 

ill Ulltu 11 : 



eh Mas; 



Polllci Linee M Gradi 

-7 



Medic di tut to Tanno 27 



ni hi + 8°, 00 



4,02 M 



5,69! 

i 
4,02!® 

5,98^ 



7.^7 1 



7, GG 



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5, 95 M 



5, 25 



23, 80 

27, 20 
22, 90 

18, 5o 
iG, 00 



1 5, 1 J, 1 8 dopo r 
25 idem 
3o idem 
28 idem 
2 idem 

8 idem 
809 idem 

2 idem 
6 idem 

3 e 6 idem 

9 idem 
I idem 



Gradi 
— o, 25 

" 3, 5o 



f 6, 00 
" 7, 3o 
" 12, 70 



9, 5o 
6, 00 



1 4 idem 

6 idem 

4, 5 e 19 idem 
I 2 idem 

4, 18 e 19 idem 

1 7 idem 
1 7 idem 
1 6 idem 

25 e 26 idem 

2 5 idem 
16 idem 



Media 
di tultoilmese 



Gradi 

t 4°, ^o 



3, 59 
9. 34 

12, o4 

■ 7,35 
20, 23 
16, 84 

>4, 98 
II, 27 

7,8. 
4,3, 



t '0°, "3 



Vcnti 
dominanti 






NE. E. 

NE. 
E. ■ 

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O. («) 
— 9 O. 
2 I SO. N. O. 
SE. 

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Ji. O. 



(a) Nel giorno 6 alle a ore pomer. caddero due fulmini sul campanile di S. Giovanni; il lemporale era accompagnato da grandine. 
A£f. he osservaziuni ordinarie si fanno due voile al giorDo verso le ore 9 matlina cioe, e veiso le ore 5 pumeridiane. 



ET ^ 

e siipR. LIceo nelP anno 1846. 



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COMMENTARf 

DELr ATENE 

DI BRESCIA 

PEH l'a\>0 ACCADEMICO 

M.DCCC.XLTII. 



'■f 'iV's^r^S i< ■;•;' ;•;' >f >c '■■■''■■.' ^.■••^.' >..'>. ^ 






^m/ditfi. 



COMMENTARI 

DELL ATENEO 

DI BRESCIA 

P£H l'aN50 ACCADCMICO 

MDCCC.XLVII. 



BRESCIA 
TIPOGRAFIA VENTURINI 

M. DCCC. XLIX. 



ALLOCUZIONE 

PER APRIRE 
LA SEDCTA PUBBLICA DELL'ATENEO 

IL GIORTiO 19 JGOSTO 1 8^7. 



D 



a che vennero istituiti i congressi 
scientifici, parve die le accademie al cod- 
sueto officio di eccllare la emuIazioiie,por- 
gendo opportunlla , esemplo^ uditori e 
premi a'lavori, ne aggiungessero un nuo- 
To, dico quello dl elaborare ed appianare 
i teral da congressi promossi. Quella pro- 
gressione continua, che gla preesistera tra 
ginnasi e licei, tra licei ed universita, tra 
uniTersita ed accademie, fu veduta pro- 
lungarsi tra le accademie e i congressi, 
in guisa clie ciascuna di tali istituzioni, 
oltre alio scopo pro[)rio5 raccliiude in se 
quello di essere preparatoria alia "vicina 
ascendente. 

Congregando in uu sol luogo i disgre- 
gati cullori delle scienze, la novella isti- 
tuzione ne raccoglie gli studi parimenti 
divisi, e con rapida universale comuni- 
cazione riversa per ogni parte, per ogni 
angolo della nazlone quegli sperimenti o 



IV 

que'troTati, che, usciti dal cimento della 
discusslone universale, piii ch'altrl seni- 
brano degni che ad essi volgasl I'atten- 
zione degli scienzlati. 

Queste protoaccademie uoadlmeoo, che 
le unite forze di atleti sperlmentati con- 
centrano, appajono e scompajono in pochi 
giorni dall'orizzonte scientlfico, irradian- 
dolo di luce splendlda, di vita cospicua, 
ma effitnera. Spetta forse alle accademic 
di ricongiugnerne gli stami disgiunti, di 
protrarne gli spiri fugaci in continuo tes- 
suto di vita. Tale cooperazionc nondi- 
meno sta bene che sia ufficio accessorio 
delle accademicy continuando ad esserne il 
principale Tantico istituto loro, per cui e 
concesso a ciascuno coliivarc quelle facol- 
ta, a cui ciascuno e dalla natura chlamato. 
I naturali auslliari de' congressi nelle ac- 
cademie sou quelli, che ne coltivano gli 
studi medesimi. 

Tal misura nel concorrere coll' opera 
propria conviene del pari e alle accademie 
e a' congressi. A quelle, perche ne vengo- 
no a conservare la grazia della varleta ne- 
gli studi. A questi, perche ne vengono 
premuniti contro P ingombro de'sussldl. 
Quanti ajuti non si spiccano da' punli 



V 

diTersi della peuinsulare elisse verso i 
fuochi mobill de* cougressi! Ove molli sie- 
no i contributori, le quote parziali voglio- 
no essere limitate. 

Ora mi pare, che TAteueo nostro abbia 
soddisl'atto ad entrambe le condizioni. Da 
una parte noo manco di associars! a un 
importantissimo intento de'congressi, sot- 
loponendo a nuoyi esami una quistlone 
d'iglene d'alto rilievo alia umanita sof- 
frenle, caldamente in quelli agitata, e a 
lungo da parecchi nostri soci contraddi- 
toriamente dispulata» tanto che il proble- 
ma iutorno alia cagiono della pellagra 
senibra omai recalo assai presso alia so- 
luzione. 

D'altra parte PAteneo fu geloso di 
conservare la varieta degli studi. Da que- 
st a in fatti germogliarono copiose e dif- 
ferenti sperienze e relazioni della uuova 
applicazione dell'etere solfbrico; e memo- 
rie mediche: e analisi di acque minerali; 
e osserTazioni e statistiehe degli spedali 
nostri; descrizione di nuova stufa per far 
morire le crisalidi de'bozzoli; use della 
ralce idraulica nell'arte murarla e nel- 
r agricoltura; saggi di una diTinazione 
della melonielria de' caniici ebraici, e im- 



VI 

pugnazione di un tal tentativo; interpre- 
tazione di un passo di Dante; saggi di 
lirica sacra, di epica, di drammatica di 
pill generi; saggi di eloquenza, disqui- 
sizioui storiche, illustrazioni di antichilu 
cristiane patrie, letture e doni spettanti 
a storia naturale; memorie di elettro-ilsio- 
logia, di econornia,di morale^ di metaGsica, 
sopra tutto di linguistica. Le ricerche intor- 
no alle vicende delle llngue rispctto alia 
storia de' popoli; quelle dell'utilita do' dia- 
letti alia storia delle origini italiche, e 
quelle dell'anticlilta della lingua italiana c 
de' suoi dialetti inaugurarono le sessloni 
accademiche, ne occuparono il mezzo, e le 
concliiusero. E per fmire la onde abbiam 
cominciato, osserveremo come prima che le 
accademie nascessero, e a' tempi del Tar- 
laglia e del Gardano, ora per proyare il va- 
lore de' gioTaui che venivano a schierarsi 
co'provetti, ora per alimento di emulazio- 
iie tra gli uguali, piii spesso per giovare 
alia scienza coU'attrito degl'ingegni e col- 
I'unione o coU'antagonlsmo di piu forze, 
che dovrebb'essere sempre lo scopo d'ogni 
associazionCj, usayano gli scieuziali di pro- 
vocarsi reciprocamente con problemi da 
sciogliersi. L'uso de' problemi si manlennc 



Til 

ancbe dopo islitnlte Ic arcadomie, e forse 
r ultimo esetnpio dl tali cjare e quello che 
Irovasi nel cartej^jfjio Inedito tra Euloro e 
Lagraufje. Cresiiute poi in numero e in 
operosita le accademie, cotali sfide cessa- 
rono aftatto; lutto si concentro negli Atti e 
Memorie loro, ove si pubblicavano pure le 
discussion! tracnltori delle scienze lontarti: 
e allorche una quistione era da riscliiararsi 
o un passo importante da pronnioversi, si 
proponrvano premi e corone accademiche. 
Ecco dunque la hieve seric de' vari modi 
onde si cerco comunicare e diffondere I 
lumi: da prima problemi o scoperte enun- 
ziate enimmaticamente, clie si comunica- 
\ano per lettera, ovTero slide tra lontani, 
per rispondere alle quali con dispulazioni 
verbali gli emuli si riducevano in un sol 
luogo. Fattisi piii civili i tempi e piii uu- 
merosi coloro che si ded'icavano agli studi, 
si aprirono le accademie. Queste furono, 
che, oltre ad altri laYori, diffusero spesso 
tentativi e anclie germi di scpperte che 
talora rennero compiute da altri. Ora so- 
praggiungono i congressi scientific! , i 
quali se per la breve dnrata e per essere 
della stessa ricorrenza loro mal certi ce- 
dono alle accademie. le eclissano pero 



VIII 

duranti que' loro rapidi passaggJ per la 
vastlta degli elementi clie vi concorrorio. 
Conchludiamone pertanto, che tutto si mo- 
difica quaggiu, che spesso le istituzloui 
aotiche dall' innestarsi alcun germe delle 
nuove ritraggono vigore e ringiovaaiscono; 
e per tal modo piegando resistono agli urti 
posseati del tempo. 



Scries jnncturaque. 
HoR. 



SCIENZE 



jl iu nobile e deguo principio a relazione accademica 
lo non potrei Irovare di quelle clie in quest' anno mi 
presta la sclenza in quel suo recente e mera\iglioso 
trovato, mediante il quale rinfermo, sopito in alto 
letargo ed assorto in dolcissima ebbrezza, soggiace 
insensibile alle operazioni dell'arte, mentre il medico 
ferro gli lacera le carni, e gli lavora nell'ossa. Dissi 
recente, e potea dire anche -veccliio trovato^ imper- 
clocche reterizzazione, della quale il lettore gi^ 
intende die io voglio parlare, puo omai come tale 
qualificarsi, tanta e la rapidila colla quale nel ^o\~ 
gere di pochi mesi, dalle Americlie, ove nacque, 
sono appena due anni, questa stupenda scoperta per 
lutta Europa trascorse, e lanto il favore, tanta la 
felicita de'successi onde fu accreditata ed accolla. 



2 

Delia quale essendosi alacremente ocrupati i nostrl 
opei'osi accademici, e aiendo i loro stiidj ampia- 
mente riempita piii d'una delle nostre toniate, par- 
mi, come dlssi, clie liferendo gli atti di quest' anno 
sclentifico, io non possa meglio che da lei prendere 
incominciamento. 

I. Primo a cliiaraar I'attenzione accademica su 
queslo impoitante soggetlo fu il nostro socio d'onore 
d/ Pietro Moltini, direttore provvisorio deU'ospitale 
civile di Chiari*, il quale non presentandoglisi occa- 
sione a tentare la eterizzazione sngll infermi cola 
ricoverall, slimolato dall'amore della scienza, penso 
di tentarla sopra se medesirao. L' esperimento ebbe 
luogo in quel plo ricovero stesso il glonio i ^ feb- 
brajo di quest' anno, alia presenza degU addetli 
aH'ospizio e d'altrl elelti spettatorl. AU'inspirare 
ch'ei fece I'eterea sostanza, la prima sua sensazione 
fu una specie di solletico per tutte le membra 
inferiori, a cui tenne dietro un sudore minute e 
generale , un rilassamento dei muscoli volontarj , 
un abbandono delle forze, uno stato di partico- 
lare bcn'essere, una tendenza invincibile al sonno^ 
poi- mano mano gli si cliiusero gli occhi, s'offusco 
rintelligpnza, seguirono la stupidezza e la sordita, 
in fine la pmdlla de'sensi in un inebbriamento 
d'inneffabile dolcezza. A questo punto, divenuto 
insensibile a tutti gli oggetli esteriori, la faccia gli 
si tinse d'un pallore cadaverico, i polsi gli si fccero 
lenlissimi ed appena percettibili, bencbe non inter- 
mittenti, le pupille vimasero serrate ed imraobili. 



3 

Allora oltre a ventl punture d'aculo bistorl gli 
fui'ono fatte sull' avambraccio , sulla mano sinistra, 
sui polpastrelli delle clita^ le quali tutte mlsevo san- 
gue, ed alcune penetrarouo pure ai tessutl sotto- 
cutanei^ ma benche taiito ricche di nervi sieuo le 
parll ferite, niun'atto, niun moto, iilvina scossa che 
in lui dasse segno di sensibilita piu clie faccia 
un uoino niorlo. Finche dopo poclii minuti, faltigli 
aspirare i vapori d'ammoniaca, riscosso da quel 
sopore nervoso, usci quasi per incanto da quella 
strana ebbrieta^ e tutto fu riraesso nell'ordine 
normale, restandogll soltanto uno spossamento di 
breve durata, al quale poi succedette un'insolita 
leggerezza di menibra. Due circostanze nolabili occor- 
serb in questo esperiraento. i .** Tre successive dosi di 
etere solforico, di un'oncia clascuna, si doveltero 
adoperare per efFettuare la narcosi. La prima era 
etere di prima qualita, la quale non essendo stata 
bastante, ed altro etere non avendosi in pronto 
della qualita stessa, si credette poter sopperire con 
quelle della farmacia dell'ospitale, di non recente 
preparazione; il quale, oltre il mancare di effetto, 
avendo eccitato una tosse secca, clie ripetevasi ad 
ogni aspirazione, fu necessario mandare per una 
terza dose della qualita medesima della prima ^ il 
che fa conoscei'e la necessitsi che 1' etere da usarsi 
sia recent emente e diligentemente preparato. 2.*' Ad 
ajutare la narcosi torno vantaggioso il far lunghe 
e profonde le inspirazioni e il frapporre tra esse e 
le esplrazioni il piii lungo inlervallo possibile. Cosi 



facendo, i vapoii eterei parevano espandersi meglio 
per tutla la cavita toraclca eel indi salire, ed ope- 
rare sul cervello, producendo un subito aumenlo 
tV ebrezza. 

II. Accadea per venlura che nella mattina mede- 
slma nella quale il d.' Motlini produceva all'acca- 
deiuia il rapporlo di questo felice suo sperimenlo, 
un allro ancora p'ui forhmalo e importanle avea 
luogo neir osplale nillltare di questa cilta. Veniva 
ivi accolto nel fehbrajo di quest' aimo Giovanni 
Lazarof di DeKbatz nel Banalo, da sei anni con- 
dannalo ai lavori forzali, prima al bagno di Venezia, 
poscia nel 1846, per deperimento di salute, trasferlo 
a Pizzigliettone, quliidi, nell'agosto deiranno mede- 
simo, all'ospitale milltare di Cremona, e di la in 
questo nostro, come lio detto. Tra\agliava da due 
anni questo infelice di sei flstole profonde all'orlfizio 
delTanno in diversa direzione e distanza, delle 
quali nellospilale di Cremona era stalo senza suc- 
cesso operato. Tiallandosi percio di rlpetere lope- 
razione, parve bpportuna I'occaslone per tentare 
Tesperiniento dell'etere, com' anco fu tentato per 
opera del clilrurcjo militare d/ Luigi Pizzichelli, 
assistendo e cooperando il si^/ Francesco Biancbi, 
farmacista in questa citta^ dal quale ne Acnne anclie 
steso e prodotto circonstanziato ragguaglio. Fu I'etere 
fat to inalare al paziente col mezzo d'nna bottiglia 
di Vulpli, applicata con qualclie leggera modifica- 
zioue^ e in capo a quattro minuti ne fu oltenuto 
reffetto: i polsi divennero iniperceltlbili, gli occlii 



5 

shalunali e scmiclili.si, e qualclie voce incom|i.esa 

indlcava un luil)amento nei sensi. Cosi assopito 

rinfermo, cinque tacjll profondi gll fnrouo fall! alia 

parley clue del quali inleruavansi nell' intestine retto 

sino aH'allezza di tie o quattix) pollicl, un allro era 

nella diiezione del rafe, un altio in quella del 

cocige, ed il qninto dalla punta del cocige dirl- 

gevasi A/erso I'iscluo sinlstro. Nessun grido frattnnto, 

nessun gemito, nessun moviniento diede indizio di 

sofferenza^ ne il pazlente nnito mai la posizlone 

die gli si era fatto prendcre prima dell'asplrazione 

dell'etere, ed alia quale nessun mezzo lo aveva 

tenuto obhiigato fuordie la ^iifu del prodJgioso 

vapore. Pochi nilnull dappoi gli si rianimarono i 

polsi, accuso sensibile freddo, e coperto, riposo tran- 

quillamente. Piix tardi visitato ed interrogato, rispose 

star bene, ed accorgersi soltanto d'esser bagnato 

di sangue all'ano, trovandosi averne la mano imbrat- 

lata; domando se mai fosse state operate, e disse 

che se cio fosse, era cosa meravigliosa^ e vivamente 

ringraziava che senza il menomo dolore gli si fosse 

salyata la vita. 

III. Se non die nella stessa malfina in cul cio 
succedeva neU'ospitale mllitare, alcuni altri tentatlvl, 
fatti, e colla bottiglia di Vulph e coUa spugna 
imbevuta nell'elere, negll ospitall dvlli, non ave- 
Tano la stessa riuscita. Rappresentata la cosa udla 
lornala accademica della mattlna medesima, sera- 
brando al corpo sclenllfico die questa vaiieta di 
successo meritasse le sue considerazioni, fu preso il 



6 

partilo fli eleggere nel seno stesso deR'accademia 
un'apposita commissione die riferisse nel proposito. 
Cio valse un accuralo rapporto che a nome della 
commissione medeslma fu falto dal d/ Francesco 
(iirolli^ nel cpiale il referente, olfre U certificare 
r esposlo dal sig. Bianchi intorno all' esperlmento 
esegulto sul Lazarof nell'ospitale militare, altri ne 
viene adducendo, falti dappoi nell'ospitale civile, 
in numero di undici, de'quali ne' he primi si uso 
la botliglia di Vulph, negli altri la macchinetta a 
vescica, ed in tulti si fece inspirar I'etere noa 
puro, ma insieme air aria atmosferica, Tre di quesle 
eterizzazioni furono lentate sopra pei'sone sane, per 
seraplice intento scientifico di studiare il fenomeno, 
le altre venncro seguite da operazioni chlrurgiche^ 
che furono I'applicazione del fuoco sopra un -vasto 
tumore freddo alia regione superiore anterior-lalerale 
del torace, Teslrazione dell' ultimo dente molare 
eseguita sopra due individui, I'applicazione del se- 
tone alia nuca col fuoco pure sopra due soggetti, 
1' asportazione di un porro canceroso sul dorso del 
memhro, ramputazione del dito indice della mano 
deslra, la'cauterizzazione dell'osso del calcagBO col 
mezzo del fuoco. In tulti quesli medici sperimenli 
la narcusi si ottenne pronlamente, se due se ne 
eccettuino, nell'uno de'quali dopo cinque minuti 
d' inutile inspirazlone, fu d'uopo sostituire nuovo 
etere al gia vaporizzato, e 1' eterizzazione nou av- 
\enne die dopo tre altri minuti, e nell'aUro nou 
si otteune die dopo dieci, forse perclie riadi\iduu. 



7 
persona zotlca, era til cjuelll clie appartengono alia 
categoria cosi delta eccezionale da Pttrequin^ dlf- 
ficilmente accessibill aijli eflelti delFetere, per esser 
troppo abituati agli alcoolici. NegU allri la narco- 
tizzazlone ebbe luogo in 5 i[2, 5, 4i 3, 2 ip, 2 
niimiti, ed anche in nieno di un minuto. In tulti 
altresi la senslbilita fu compiutamente abolita, se 
pure non voglia eccetluarsi quelle della cauferizza- 
zione del calcagno col mezzo del fuoco, eseguitasi 
sopra una gio\inetta della pro-vincia. In sul prin- 
cipio deir operazione non diede la pazienle alcun 
segno di sensibilita ^ ma non appena il boUone 
di fuoco comincio a profondaisi, ella inlraeia la 
gamba, dimena\asi, e mandava un acuto e dolo- 
roslssimo grido, clie duro oltre a mezzo minulo 
anche dopo rlmosso il ferro, non essendo pero 
cessato II suo stato di asfissia, ne essendo stafo dl- 
verso da quello degli altri pazienti. Rlsveglialasi 
fra due minuti, e interrogata, rispondeva d'aver 
grldato per qnalche male che le pareva le fosse stato 
fatto (forse cacciandole con troppa \Iolenza delle 
filaccle nella plaga) e aver provata una lontana sen- 
sazione di puntura. Dopo alquanti giomi pero, 
essendo ella slala di nuovo sottoposta all'esperl- 
niento, ed essendosi spinta un poco piu innanzi 
I'eterizzazlone, subi 1' appllcazione del ferro rovente 
con una perfetta insensibilita, tardando none'imeno 
piu tempo a risvegliarsi. Per ultimo la narcotlzza- 
zione fu sempre accompagnata da perdila de'' polsl 
e da pallore cadaverico della faccia in In Hi gli 



s 

accennati esperimenti, due soli eccettuatl*, nell'uno 
de'quali il polso diede segno bensi di notabile ab- 
bassamento in sul principio, ma in seguito, quan- 
tunque la narcosi perduiasse completa, le pulsazioni 
si rimettevano quasi subito in istato normale: la 
faccia del paziente. anziclie pallida, si era fatta piu 
rubiconda, e tale si mantenne per tutta la durata 
della narcosi. Nell'altro caso la faccia dell'indivi- 
duo non era diventata ne cadaverica ne rubiconda, 
e se si eccettui un poco di pallore, conservava la 
sua apparenza naturale*, i polsi erano piu lenti e 
piii piccoll, ma non mai scomparvero. 

IV. Ma per quanto copiosi e soddisfacenti sieno 
i successi ottenuti coll' aspirazione dell' etere, non 
resla clie 1' immediato suo efietto essendo una pro- 
curata asfissla, anzi una morte apparente, la quale 
pu6 essere seguila, se non da morte reale, almeno 
da gravi sconcerti si fisici clie morali, la cosa non 
domandi le piu gelose cautele e minute avvertenze, 
ianto per assicurar la narcosi, quanto per evitarne 
i possibili ed anclie laWolta successi incon^enienti. 
Queste av\ertenze e cautele spettano principal- 
mente alia conformazione, condizione ed uso dello 
struraento inspiratorio , alia preparazione, qua- 
lila e propinazione dell' etere^ punti ne' quail ver- 
sano alcune considerazioni del d."^ Francesco Maza, 
siccome in oggelti della piu sostanziale importanza, 
per la mic^liore applicazione della grande scoperta. 
Quanto all' appareccbio respiratorio, ricordati i di- 
versi congegui die furono finora immaginali. I'au- 



9 
tore da sopra tutli la pieferenza a quello til cui 
la Tescica forma la parte piu imporlante, e questa 
v'orrebbe clie nella superficie interna ed esterna 
fosse intonacala con %arj strati di una dlssoluzione 
di colla di pesce, cosi per tenerla netta da ogni 
grassume, come per renderne piu fitta e meno 
intaccabile dalP etere la tessitura. Sara la -vescica 
munlta di un tubo del lume di mezzo pollice e 
della lungliezza di quattro o cinque, il quale finint 
ellargandosi in un imbuto elastico, clie dolcemente, 
ma esattamenie ricopra le narici e la bocca. JNe 11 
tubo pero ne 1" iuibulo non dovranno essere falti 
di gomma elastica , essendo 1" etere un lento sol- 
vente di questa materia. Si fara respirare etere 
ed aria in glusle proporzionl, p. e. due dramme 
di etere combinato all' aria clie puo capire in una 
larga yescica, introducendo dopo 1" etere con un 
piccolo mantice Taria, 11 cui ossigeno sara bastante 
ad allmentare 11 respiro per molli minuti. Ad ov- 
"viare alle emergenze, che, seguendo la respirazione 
in luogo cliiuso, potrebbero essere fatali. si avra 
pronta altra \escica rigoufia, alFoggetto di riparar 
pronlaraeute le perdite fatte dall'aria decomposta 
della qiiantlta d' ossigeno necessaria alia respi- 
razione. Rlflettendo clie P etere suddi-viso sopra 
sottili strati di spugne per nieglio evaporarlo agi^ 
tandolo con una corrente d' aria atmosferlea sof- 
fiataTi da Teutilatori. • massime se col mezzo del 
calore, si acetifica, Tautore proscrive gli apparati 
eostrutti con tale inlendlmenlo. e con questl quelli 



lO 

composti di tubi metalllci, siccome inlaccabili dall'a- 
cido acetico; giudicando altresi inutile, auzi daunosa 
la complicazione di valvole, robinetti, tubi elasti- 
ci, angusti serbatoi, trombe aspiranti e prementi^ 
M poiche i vapovi, egli dice, ora assai densi e com- 
w pressi, ora troppo diluti d' aria, saranno scaricati 
» pel tubo uispiraloie ora stentatamente ed ora con 
•>■> -vibrazioni le piii brusche e pericolose^ inentre fu 
>5 creduto potersi sprigionare con tali mezzi una 
»' graduata o equabile atraosfera, ignorandosi die 
91 sempre ha luogo necessariamente una rarefazione 
w dal lato ove si prende I'aria, ed una compres- 
M sione da quelle in cui la s'invia. ■>•> Devesi pa- 
ventax-e 1' avvicinar corpi accesi all' apparato in 
azione, massime nelle parti piu basse della stanza, 
dove vanno scendendo i vapori pesanti dell'etere^ 
e quando fosse bisogno di lume, questo deve col- 
locarsi neU'intei'no di un cllindro di tela metal- 
lica, fatta di filo di ferro di loo a i4o maglie 
al centinietro quadrate, riveslito, all'altezza d'un 
teizo, di un cilindro di cristallo ricotto assai gros- 
so, affinche non accada che una corrente d'aria un 
po' viva spinga i vapori eterei attraverso alia tela 
metallioa^ pi-ecauzione di tutta importanza, e sola 
capace di prevenire il pericolo di un'orribile accen- 
slone e detonazioue^ alia quale precauzione devesi 
aggiungere Taltra di rimuovere ogni materia in com- 
bustione. Considerato poi eke il peso specifico dei 
■vapori eterei e maggiore di quelle dell' aria atmo- 
sferica. ed altesa la loi'o sumnia iufiunnnabilita ed 



1 1 

aziouc irrilante, se spargansi per ratmosfera, de- 

vesi avere avvertenza a non eterizzaie in luo£flii 

ove si trovlno "raccolte molte persone, o che sieno 

abitati dal infermi, o intleramente chiusl. A quesle 

awertenze circa la condizione e V uso deirordicrno 

respiratorio seguono quelle che spettano alia so- 

stanza da respirarsi, le quali noi rifeiiamo testual- 

menle dalla Mernoria. « Dovra I'elere solfoiico (cosi 

» Tautore) essere perfettamente scolorato, llcpildo, 

»» fluldisslmo, di un odore gradevolmente aromatico, 

»» volalilissiuio. di un sapoie dapprima acre, bru- 

M ciante e doklgno, iudl fresco, senza veazione aclda 

» o alcalina", non -diverra latteo disciogliendovi due 

•» centesimi di fosforo, segnale della presenza del- 

» I'alcoole, il quale ne accresce la denslla, niesco- 

w landosi a lui in ogni proporalone, e ne rende 

w piu difficile la boUitura. Dovra essere privo di 

» etere acelico e di acido acetico, die facilmenle 

» vi si forniano, assorbendo I'osslgeno dellaria, 

w massime colFintervento del calore^ ma quest'acido 

M e quest' etere in sulle pi'iine vi si discoprono 

M difficilmeute: pel quale facile imbrallo la conser- 

M vazione dell' etere dovrassi procui'are sempre in 

»» piccoli vasi rlpieni e ben turati e in luogo fre- 

» SCO, essendo 1' etere alterabillssimo anclie dal piu 

M lie\e calore. L'eterificazione, ossia la formazione 

M dell' etere solforico si ottlene altualmente col 

M processo contlnuo, in cui liavvi quasi la possibi- 

» lita di eontinuare la pi'oduzione dell' etere inde- 

" finitameute col mezzo dell'alcoule anidro. men- 



I 2, 

>5 tre coir alcoole della gravita cl'i 0,8 150 si ha con- 
55 tinuata per sole 1 5 ore. Quest' operazlone e facile^ 
« c si e gia condotta con grand! apparali e otlima- 
« Hiente ordinali al suo piu economico perfe/io- 
M namenlo , onde anclie Y industria se ne possa 
w utilmente approfittare nelle sue piii delicate nia- 
M nlfatture, quali sono le piii brillanti verriici col 
« coppale col succino, rapidamenle dissoccantisi 
5' all' aria. Lo si depura dall'alcool, se I'elere \i e 
M frammisto, con due Tolto il suo volume di acqua, 
9? e agltandone la mislura, onde I'acqua discioglien- 
« do 1' alcoole costringa I'etere a galleggiare, e in 
« queslo slato separasi tosto con un sifone, ma se 
M fosse imbrattato di altre impurita, con convenient! 
9i dissoluzioni di potassa e di soda causlica , e in 
» fine con quella di cloruro di calcio fuso di quelle 
w lo si spoglia , lidlstlllandolo cautamente, e lo si 
» avra allora della densila di o, 726. » 

V. Nello stesso intendimeuto di rendere inefficace 
cd innocua al possihlle 1* eterizzazione, bencbe niosso 
da oplnioue contraria a quella del d.' Maza, il 
sig. Francesco Bianclii di sopra nominato ideo una 
sostituzione da farsi alia maccbinelta a vesclca per 
la inspirazlone deHetere. Pensa egli clie queste mac- 
cbinelle per le impurezze che a suo parere I'espi- 
razione nun puo non accumularvi, per I'alterazione 
clie \i soHre I'aereo veicolo, per la troppo violenta 
asplrazione clie vi si fa dell' elerea sostanza , non 
sieno le piix a proposito. Propone quindi uu suo 
Jiiiovo ap[)arecehio da sosliluirsi , tome oppor- 



funo ail eTitare srl' incoriTcnienti cL'eMi in esse 
rawisa. e a fare in modo che I'etere ?iuD?a alTaspi- 
rante nella massima sua purezza. che venga intro- 
dotto nell' aereo Telcolo nelle varie proporzioni 
richieste dalle tolleianze individuali, a seconda della 
costituzrone , delT eta e delle diverse clrcostanze 
fisiok>giclie e patologicbe , note od arcane . e die 
non venga inalato con tioppa Tiolenza, producendo 
una precipitata e pericolosa narcosl. Questo con- 
gegno si compone: i." di uu venlilatore, o soffietto 
a ruota vealilatrlce contiuua , che raccoglie ed 
emette incessanteraente una sempre nuova cor- 
lente , d' aria atmosferica. Ollre a quest" ufficio il 
soffietto lia lo scopo di produrre una piii solle- 
cita gasificazlone dell'etere colla spinta agitazione 
deir aria, anziche colla esteriore appUcazlone del 
calorico, che \iene taluni raccomandata per sol- 
lecitare 1' anastesia . e che 1' aulore non giudica 
acconcia, temendo che Timpressione organolepti- 
ca del Tapore elereo caldo possa bene spesso tor- 
nare insopportablle alia mucosa respiratoria dcgli 
indi^idui delicati. 2.° Di un \asetto. che I'autore 
denomina eteroforo, chiuso ermelicamente, e munito 
di due tubi, Puno de' quali sfoga nel fondo di 
esso vasetto, I'altro iie altraversa 1' interna capaclta, 
Quesli due tubi s' in-vestono inferiormente nella 
canna del soffietto in giacltm'a orizzontale all' ete- 
roforo, e quello che ad esso eteroforo si altraversa. 
superiormente ed esteriormente si raccoglie in un 
robinetto a due aperture, nell' una delle quali sfoga 



14 

pel (lello tubo la pura aria atmosferica, e nell' altra 
sl'oga I' eleroforo; per modo die all' asplrahte possa 
raandarsi o la pura aria die glunge dal soffietto, o 
I'arla eterlzzata die dal tubo tronco inferiore splnta 
neir eteroforo, ivi si satura di etere, od un miscu- 
glio, qual piu convenga, di aria pura, o di aria ete- 
rizzata; e lutto cio merce il lieve mo\imeiito di un 
robinetlo esteriormente munito di un indicatore ad 
iniziali, doe delle lettere C, indicante robinetto 
diiuso, A, apertura per I' aria atmosferica, AE, aria 
atmosferica pura ed aria eterizzata, E, aria eleriz- 
zata sola. Anche il tubo tronco inferiore giova die 
sia esternamente munito di un piccolo robinetto, 
per evitare la dispersione del vapore etereo, cliiu- 
dendo all' uopo I' eteroforo. A due terzi circa di sua 
interna capacita 1' eteroforo e orizzontalraente altra- 
\ersato da una finissima tela metallica, cui soprap- 
pongonsi strati tenuissimi di spuj^na, die dovra 
essere della massima purezza, e superiormente e 
munito di un boccliettone, pel quale introdurre e 
rinnovare all' occorrenza le spugne. e di un robi- 
netto pertugiato a forma conica, per entro versarri 
colla posslbile maggiore pronti.'zza 1' etere, e rimet- 
terlo anclie, bisognando, senza interronipere I'ope- 
razione. L' applicazione dei robinetti all' eteroforo 
lia per iscopo di preparare con tal meccanismo il 
paziente all'eterizzazione, istruendolo prima nei 
regolari mo\imenli dell' inalazioiie ed esalazlone col 
dargli sola aria pura, e ^vezzandolo poscia per gradi 
alia impressione dell" aria eterizzata, e di padroueg- 



i5 
giare Toperazione, alternando l"inalazione d"aria 
piu o meno elerlzzata e d'arla schletta la quella 
niisura clie occorre secondoche trattasi di splnfjere 
piu o meno 1' anaslesia per le piu o meno dolorose 
operazioni. 3.*^ Di un pezzo munito di \al\'ole ina- 
lanli ed esalanti sonore, annesso aireteroforo, me- 
diante un tubo elastico. Servono le valvole ad eraet- 
tere e sperdere al di fuori i prodoUi della espira- 
zione, e il loro suono ad avveitiie della regolaiita 
del moto respii'atorio, e a indicare, secondoche e 
forte o laiiguido, in cbe stato si ti'ovi il pazienle, 
sia di normalita sia d'incipienle o progressiva ana- 
stesia. Durante il suono delle valvole aspiranti, si 
gira piix o meno rapidamente la ruota del soffietto, 
e si cessa immediatamenle tosfoche il suono delle 
Talvole esalanti annunzia I'espirazione. 4-" D'un boc- 
chetto aspiralore, annesso al pezzo a valvole, il quale 
bocchetto puo essere di quella forma o di quella 
materia cbe piu aggrada, pui'cbe ermellcamente aderi- 
sca alia bocca, mentre le narici vengono otturate col 
mezzo di due piccole molle elasticbe, cbe mediante 
una vite piu o meno s' avvicinano e comprimono. 
Tale e il congegno cbe il slg. Biancbi propone in 
soslituzione delle niaccbinette a vescica. Oltre poi 
il riputarlo megllo e piu razionalmente opportuno 
all' aspirazione dell'etere, I'autore lo raccomanda 
siccome applicabile a tutti i successivi progressi nel- 
I'argomento cbe fosse per avventura per fare la 
scienza, introducendo per le vie della respirazione 
nel vasto sistema circolatorio altre eroiche sostanze^ 



i6 

nei quali casi egU osserva die sempre piii impor- 
taule emeigerebbe la necessita di determinare le 
propox'zlonl delle sostanze introdotte. Qualora pero 
il costo di queslo istrumento, clie sarebbe di un 
centinajo di lire, seml)rasse forse troppo grave, e 
qualora lo si -volesse restringere al solo uso chi- 
rurglco, fatla astrazione dalle future applicazioni clie 
si potrebbero fare della Inalazione gazosa, I'autore 
olTre alcune modificazioni da lui ideate, merce delle 
quali il congegno riescirebbe piu semplice e piu 
economico. 

VI. Ma fiuora 1' inalazione dell' etere, limitata 
com' e solamente ai bisoirni cliirurfjici, malirrado i 
niirabili suoi effelti, non e lulta\ia clie un suasidio, 
per cosi dire, indiretto e preparatorio, un sussidio 
negative, clie annullando la sensibilita, opera piut- 
losto suir ammalalo clie suUa malattia. Clie sarebbe 
se la eterizzazioiie polesse diventare un'ausllio po- 
silivo, diretlo, terapeutico, se da sussidio alia cura 
ella polesse diveulare la cura stessa, se insomuia 
dagli usi della clilrurgla ella potesse estendersi agli 
ufficj infiniti della inedicLna? A queslo grande e be- 
nefico scopo non nianca di teiidere la scienza, e 
checclie sia per uscire da' suoi sforzi, non cessa dai 
tentativi a raggiungerlo. Ne qui pure fra noi quesli 
tentativi mancarono, essendosi la eterizzazioiie espe- 
rila qual mezzo terapeulico sopra due casi medici 
in quesli uostri spedali civill, come ne venne riferto 
dal direttore di essi d/ Francesco Girelli in una 
sua relazione fatta in a£r£riunta della sovracilala. 



Uu fetano traumallco e il piimo di qiiesli casi. 
Bacco Giuseppe, contaJino d'anni ao, dl afletica 
cosliluzione e di sanissima tempera, scendendo da 
un murlcciuolo nell' alveo del Naviplio a sanl' Eufe- 
mia, stato asciugato pei solili espurglii dl primavera, 
ebbe a riportare uua lepgera ferita lacero-confusa 
alia parte interna del dito mlgnolo del piede de- 
stro. Passali dodici giorni circa, tenevasi cgli quasi 
guarlto dalla piccola ferita, quando all" iniprowiso 
s'accorse di non potere clie diflicilniente aprire la 
bocca. Spaventato da tale emergenza, ricorse al me- 
dico condotlo del paese. il quale a\endo losto rico- 
nosciuto il trismo e giudioato 1 inlernio in pessi- 
ma condizione, rinvlo alio spedale il giorno 26 
dell'aprile di quest' anno. Alia \isita dolla sera, 
oltre il trismo, si osservarono forlemente con- 
trattl i rauscoli degli arti, i posliclil del »tronco e 
comproniessi non poco quelli deirapparecchio re- 
spiralorlo. La parele anteriore addominale si trovo 
cosi tesa da offrire una rcslslenza Teramente lapi- 
dea. I polsi erano velocissimi, piccoli e serrati; il 
respiro stentalo o frequente. Un siidore viscido In- 
nondava la cute, indizlo del patimento generale a 
cui soggiaceva I'ammalato. Un talc apparalo dl sln- 
tomi non lasciando dubblo clie rinfelice fosse collo 
da tetano giunlo al piii alto ^rado dl svolgimento, 
conslderata la gravezza del caso e la poca eflicacla 
dei consuetl traltamenli in simili malattie, si penso 
di tentare oltre i rimedj clie godono di magglor 
credlto nel proposito., I'inalazionr deU'etere solfo- 



i8 

rico. Premessl difatll un purgante di olio dl ricino 
ed un generoso salasso, si sottomvse nella stessa sera 
del 26 aprile II pazlente alia elerizzazione. Dopo 
due minuti d' inspirazione col sollto appareccliio a 
•vescica, cadeva rinfevmo narcotizzato, e siffattamente, 
die non s'accorse della cautevizzazione della ferlta, 
operata col caustico attuale. Un bagno generate fii 
altresi eseguito, e verso le ore i o il pazienf e sem- 
brava alquanto migliorato. Questo lieve successo 
incoraggi ad una nuova eterizzazione, a cui si die 
niano la sera stessa^ sollo I" influenza della quale 
si vide calmarsi il circolo, rilasciarsi meravigliosa- 
mente tutte le conlraltnre tetanlclie, farsi flesslbill 
gli arli, sparire le rigidezze addomlnali e toraciche, 
e nianifestarsl neiraramalato un tal ben essere da 
offrire le migliori speranze. Ma la matlina del 27 
si Irovarono i sintomi lelanici, dlanzi descritti, pres- 
soche rinnovati. I polsi die si erano rallenlati e 
fatli meno vibranli, avevano acquislato nuova cele- 
rila e vibrazione, tantoche si trovo necessarlo dl 
prescrivere un'altra racciata di sangue, di applicare 
un energico revellenle lungo la spina dorsale, di 
rlnnovare il bagno, e di ordinare una nuova ele- 
rizzazione, clie venne susseguilata dai medesimi buoni 
effelti di sopra nolali. Se non cbe alia sera lulto 
il miglloramenlo otienulo era scomparso. I polsi si 
trovarono frequentissimi, le contrazioni toraciche 
forli e ad acressi dolorosisslnii, la respirazione oltre- 
modo angustiata e difficile. In lali emergenze non 
si credette rosa prndenle il soltoporre I'infermn 



^9 

a nnova eleiizzazione. e non si fece die prescrivere 
due flramnie di etere solforlco in oncie 6 d'acqua 
stillata da prendersi epicraticainente. II di 28 i polsl 
serano alqnanto rialzali, e la respirazione si ti'ovo 
meno inceppata. Si presrvisse un nuo\o bagno, 
Duova inalazione dei \apori etei'ei, e la segiienle 
formola 

Acotat. morphin. gr. ij 
Aether, sulphur gr. ij 
Aq. fon. dislil one. jv 
sol. et cap. cochlear, j omni dimid. hor. 

Mediante un tale governo curativo si Irovo alia 
sera neUammalalo un sensibile nii^lioramenlo, po- 
lendo egli muovere liberamenle gli arti superior! ed 
alcun poco anco grinferiori. Si ripele osni cosa, 
eccetto rinalaraento elereo, al quale I'infermo non 
pote resistei'e. II gioriio 29 le cose continuavano a 
volgere in meglio; se non die essendosi liovati i 
polsi piu tesi e frequenll, si credelle dover prescri- 
lere 3o mlgnalte lungo la colonna \ertebrale, la 
mislura elerea di sopra acceunata, e la inalazione 
dell' etere, die non .pote per decisa iiifolleranza 
dell'ammalato essere effettuata. Alia sera si ripe- 
terono le sangiiisuglie ed il bagno, e si coulinuo 
neU'uso della mislura coU' etere. II 3o si Irovo 
rinfermo notabilmente migliorato. Le conlrazioui 
tetanidie erano diminuile, e assai meno dolorose. 
Si continuarono le niedesime prescrizioni cosi in 
questo giorno come nei susseguenti 1, 2, 3, 4 
inaggio. Nel giorno 5 ancora maggiori \anlaggi dal- 



20 

Tiiso continuato tlella mistiira eterea e del bagno^ 
I'apparato tetanico quasi scomparso, flessibllita con- 
solaute negli arti, conforto nell' ammalato, qualche 
speranza ne' curauti. Ma 11 di 6 tornarono in carapo 
le forti e spasmodiclie contrazloni, specialmente al 
■ventre, al torace ed al coUo. I polsl si trovarono 
piccoli e frequentissimi. Uso inutile della mistura 
eterea. appllcazlone inutile di molte sangulsughe 
lateralmente ai processl spinosl della vertebra. Peg- 
gioramento serapre crescente nei di 7, 8 e 9*, e 
inorte 11 10 alle 2 pomeridlane; 19 giorni dopo il 
prirao sviluppo del morbo. Colla necroscopla non 
si poterono raccogllere precise indlcazionl anatomiche 
tlella progressa malallia, atteso lo slato del cadavere, 
clie avea gia sublto un prlnclplo di putrafazlone , 
per causa del caldo aiFatto straordinario di quel 
giorni. Tuttavolta nelle nienlngi splnall, die si tro- 
\avano non poco iujettate, era effusa notablle copia 
cll siero. Tale 6 la storla del prime case; nel quale 
sebbene 11 tentative della eterlzzazlene, forse 11 se- 
condo, e 11 piu significative degli esegulti sinora, 
non riuscisse a impedlre 11 precesso del morbo e 11 
suo esito fatale, nondimene non manco di rlspon- 
dere con risultati netabill. Imperocche si e potute 
osservare clie se la merte non venne impedita , 
Tenne alnieno protratla di tanto da non aversene 
esempio in nessun cnso di tetano, e clie i slntemi 
benche non lestassero di ilconiparlre, venivano peio 
dall'uso dell'etere, sla inalato sia Introdetto liquldo 
nelle vie gastriche, costantemente emendali, e a tal 



21 

segno da far credere quasi vinla la malallla^ taato- 
die non sarebbe forse Iroppo presumere suppo- 
nendo che se, 11 lentalivo dell'elere si fosse fatlo 
al prirnissirao apparlre della Infermita, ayrebbe per 
avventara 11 pazlente sfugglto 1' ultimo fatto. L'al- 
Iro esperlniento dl eterlzzazlone fu fatto In un 
case d'idrofobia. Fanfonl Pletro, d'anni 7, del 
comune dl Flumlcello, dlstretto di Brescia, di robu- 
sta costltuzione di corpo e d' oltlnio teuiperamento, 
uel glorno 26 raarzo di quest' anno, menlre slava 
tiastuUandosl nella pubbllca via, venlva morslcato 
da una cagna lattaute, di razza bastarda, nella pal- 
pebra superlore dell' occlilo sinistro e nella guancia 
del lato stesso. II chirurgo condotto del luogo ne 
cauterlzzava le ferlte, e nel glorno seguente 11 fan- 
clullo conduce\asi in cjuesto spedale magglore, ove 
cauterlzzata di nuovo la parte morsicata, -venne coUo- 
calo sotto partlcolai'e osservazlone nella sala clilrur- 
gica, senza clie s' avesse rlcorso a nessuno fra i tanti 
metodi curativl, erroneamente vantati, per prevenire 
lo s\lluppo della rabbla. Egll godeva dl una salute 
fiorente, e fu sempre dl quella vivacita ed allegria 
clie e propiia dell' eta. Soltanto nel i o aprlle, cfuin- 
dici giornl dopo la sofFerla raorslcatura, alle ore sei 
del matliiio, meutre 1' Infermlere gli recava da bere, 
niostro qualche aversione ed all'acqua e ad altre 
bevande, aversione clie un' ora dopo la visita si fece 
piu manlfesta e splegata, ed alia cjuale si associava 
per gluula I'aborriineuto della luce ed un seiiso di 
slriugimeulo all'esofago. Nou polendosi dubltare 



2 2 

(li un incominciato sviluppo d' idrofohia, ed essen- 
dosi la parte ferita clcalrlzzata, mediante la medi- 
cazione eslerna. della quale era cessato il blsogno, 
venne tosto il fanciullo fatto passare dalla cliirurgia 
alia di\lsione mecUca, per essere sottoposto a qual- 
clie tentativo di medicazlone interna. Yisitato alle 
c) antimeridiane., a\e\a in si poco d' ora gia d'assai 
peggiorato. Oltre agli accennati fenomeni, gli occhi 
si erano fatli sclnllUanti, i polsi frequenli e vibrati, 
restando tuUavia sane le facolta mentali, e cicatriz- 
zate mantenendosi le parti morsicate, senz' essere 
dolenti e nulla presentare che polesse far credere 
essere in esse aTvenuto qualche speciale cangiamento. 
Fatlo riflesso che tutti gli specifici decantati slnora 
fui'ono per esperienza sempre trovati di nessuna 
efficacia contro I'idrofobia, considerate d'allra parte 
che, per asserzione dei pratici plii consumati e de'plu 
autorevoli scrittori, se v' ha qualche rimedio in cuL 
poter sperare nel caso, queslo debb' essere il mer- 
curio, e fatto pensiero che se questo sussidio, piu 
\olte proposto come I'unico razionale, riusci fine ad 
ora ineflicace, ci6 deve attribuirsl al processo idro- 
foblco che non permetta al farmaco di esercltare 
e nianifestare la sua azione prima della morte, sopx'a 
quesfe osservazloni fermossi il partito di usare delle 
frizioni mercuriali ripetute in varie localita ogni due 
ore, e di sottoporre contemporaneamente ogni tre 
o quatl* ore il fanciullo alia eterlzzazione ^ e cio 
nell' intendimeuto di ottenere coUa narcosi eterea 
la sospensione del processo Idrofobico, si per dar 



23 

luogo all'azione del mercuiio sull' organisrao, si per 
la idea die un processo, anche micidiale, se venga 
sospeso o sluibalo nel suo andameuto puu volgere 
talvolta a buon termine. Si prescrlsse percid un'oncia 
di unguento mercxiilale da dividersi ia otto parti, 
per fame frlzioni ogni due ore. Alle tre pomeri- 
diane fu eseguila la prima eterlzzazione mediante 
una \escica con maschera, contenente due dranime 
di elere solforico. L'operazione rluscl lunga e dif- 
ficile, moslrandosi il paziente molto inquieto^ nondi- 
raeno in capo a qviallro minuti cadeva eterizzato. 
Ria^utosi tosto, duro per circa niezz'ora in raag- 
giore esaltamento delle facolla nienlali^ ma dappoi 
si mostrd molto tranquillo. Yisitato alle 5, era alle- 
gro, anda\a dlcendo di non avere piu nulla di male, 
e clie nel glorno seguenle voleva andarsene a casa. 
Toccatogli il polso, si Irovo piccolo e frequente, e 
la lingua impaniata di muco bianco. AUa regione sot- 
lolinguale scorgevausi le ^ene canine molto injet- 
tate, ma non ^i si riscontrarono le tante proclamate 
vesciclielle del Marchelti. Per difetlo di scliariche 
alvine, si prescrissero due dramme di conser\a di 
prugne con uno scrupolo di jalappa. Alle sei della 
slessa gioruata si dava mono alia seconda eterizza- 
zione, adoperando una spugna imbevuta di due 
dramme d'etei'e solforico, non potendosi adoperare 
la \escica per la indocillta del fanclullo. Dopo un 
rainuto e mezzo il paziente restava narcotizzato, ma 
subilo si riaveva, facendosi dappoi molto locpiace. 
Alle lo della nolle fu eterizzato per la terza volta. 



5.4 

Versala la solita dose di etere, gli si appllcava alia 
bocca la spugna, e dopo quallro mluuti prinii ca- 
deva in una le^giera narcosi: ma ■voleiidosene otte- 
nere uua piu completa. accresciuta d'una dramraa 
la dose deU'etere e uuovaraenle applicato I'appa- 
rocchio- cadde il fancluUo in perfetta eterizzazione, 
riiiianendovi per ben sei minuli. Riavutosi, era glo- 
condo e loquace, e smauioso di tulti abbracciare e 
baciare. Avviciualagli una laiupada accesa, non ne 
vifuggiva piu con orrore, come faceva prima della 
eterizzazione, anzi ne aflisava con piacere la luce, 
e \i si Irastullava intorno. Alle 1 1 prese sonno, 
ma sempre inquieto e agitato da sogni spavenlevoli. 
Nel susseguente giorno 1 1 alle ore 3 del matlino 
svegliossi molto inquieto cercando le sue \estiinenta, 
dicendo di essere guarito, e dicendo di voler tornar- 
sene a casa. Alle 6 parve piu quieto, e prendeva 
per bocca alcuni pezzetli di zucchero bagnati da 
poclie goccie di etere solforico, contenente mezzo 
grano di bicloruuro di mercurio, clie ingojava con 
somma difficolta^ ne fu possibile fargliene inghiot- 
tire dappoi nessun altro pez/.etto per quauto s'in- 
sistesse con calde istanze. Alle 9 era in perfetta 
ealma; i polsi gli si trovavauo frequenti e piccoli; 
lo spulo si i'acea piu copioso. Fu portala dell'acqua, 
e ne prese alcuni cucchiaj senza molta diflicolta ed 
aversione. Presentategli delle ciambelle, ne tran- 
gugio alcune con piacere. Alle 10 fu eterizzalo per 
la quarta \olta. A un' ora pomeridiaua conservasi 
ancora tranquillo. e fu sottoposlo alia quinta eteriz- 



zazioue. Alle Ire chiese del cibo, e nianj,aa\a una 
scodella di minestra, con poca cervella^ bevette 
altresi senza grande difficolta dell'acqua niisla col 
vino. Yisitato alle 5, si lamentava di dolore alia 
bocca, airesofago, ai precordj. II lespiio era diffi- 
cile, i polsi freqiienli e plccoli. jNdn avendosi a\ute 
scarlche alvine, gli si prescrisse di nuovo il pur- 
gante di conserva di prugne e di jalappa, e gli si 
ordino una seconda dose di unguento mercuiiale, 
onde continuare le frizioui. Alle sei si eterixzava 
per la sesta volta. Dope un minulo prime di inspi- 
razione era narcolizzato, e fra brevi secondi si ride- 
stava. Interrogate come si sentisse, rlspese star 
bene, e per qualche tempo continue ad essere libero 
dai dolori che prima I'angustiavane fortemente. Alle 
8 e i]2 lameiitavasi assai di dolore al capo, all'eso- 
fago ed al petto. La respirazlone era difficile ed 
inlerrotta. i polsi plccoli e mollo frequenti^ spa- 
\entevoli ^isioni grandemente lo agltavano, fra le 
quali passa\a tutta la notte in grande incpiietudine. 
II giorno 1 2, alle ore ^ antimeridiane trovossl in 
discreta calma*, gli si apprestarono alcuui cucchlaj 
d*acqua contenente alcune goccie di etere idroclo- 
rico. Alle nove del giorno stesso i dolori di nuovo 
lo molestayano, i polsi si trovavano piccolissimi e 
frequent!, la respirazlone difficile ed affamiosa. Si 
ordino mezza drarama di etere idroclorico * in 6 

' Si voile tentare quest' etere piultosto che il solforico, 
pevche Tacidu idroclorico I'u vantato come specifica conlro 
r idrofobia. 



2 6 

oncie di emulslone comune da applicaisi per cll- 
stere. Alle 1 1 si fece la settima eteilzzazione, clie 
valse a ristabilire la calma per piu di mezz' ora. 
Alle 2 porneridiane s'ebbero leg'geri scariclie alvlue. 
L' inquietudine era grande e frequente, e sospirosa 
la respirazlone. Alle 5 comparve 11 catarro, nunzio 
di viclna morte. II respiro si fece sublime ed afFan- 
noso^ 1 polsi erano Imperceltibili, le estreinita afFatlo 
fredde, I'occhio rattralto ed immobile. Alle y e i\2 
la faccia era pallida, una vlscida bava fluiva in 
copia dalla bocca dell'ammalalo, interro^ato non 
dava pill risposta, e in tale stato contliiuando, alle 
ore 8 spirava. Sembra da questa storia, secondoche 
osserva Tautore, che sebbene la cura tentata, ed in 
ispecialita le inalaziuni eteree non sieuo slate po- 
tenti a \incere il processo idrofobico, abbiano avulo 
pero qualclie debole azione sul suo andamento. — 
M B un fatto, egli dice, ed e il primo, e forse del 
w lutto nuovo, che coUa eterizzazione costantemente, 
» e per piii o meno lunga durata , si pervenne a 
M sospeudere e fugare i sintomi spaventosi della 
?» idrofobia nel momenlo clie questi lieppiii infie- 
w rivano, e cio in modo cosi positivo e palese da 
» far quasi intrawedere , se la storia e il criterio 
5> medico non avessero per avventura sconfidato, 
" qualche lontano barlume di speranza. ?? 

Oltre a queste due stone, la memoria del d/ Gi- 
relli contiene ancora una Indicazione sommaria delle 
varie operazionl chlrurgiche eseguite col sussidio 
della eterizzazione in questi noslri ospilali, dopo 



27 

quelle clic furono da liii reglstrale iiel suo pre- 
eedente rapporfo^ la quale indicazione noi riferi- 
reino tcstualuiente. « Le operazioni die con tal 
w mezzo mirabilissimo venlvano rese iudolenti sono 
*) in numero di diecianove nell' ospitale niaschile, 
55 cioe — Un ascesso alia spalla anteiiormente aperto 
» col ferro ario\entato — Tre eslrazioni di un dente 
» molare ™ Una escisione al prepuzio fatto sciioso, 
w e successlva cauterizzazione col caustlco alluale — 
99 Tre settoni a fuoco — Due disarticolazlonl, una 
w del dilo indice della mano, Taltia del dlto se- 
95 condo del plede — Due cauterizzazioni, col fuoco 
99 rovente, di ferite per morsicalura di cane idrofobo 
99 — Uno snucleamento di tumor cistico alia reglone 
95 perotidea destra — Uu' aniputazlone della coscia 
55 destra per fungo al ginocchio, e cauterizzazix>ue, 
55 dopo molli giorni, del midollo del moncone os- 
* seo protruso, susseguita da rapido rimarginamento 
99 — Una semicastrazione per scirro al testicolo — ^ 
»9 Due altre cauterizzazioni, l' una sopra un' artro- 
»5 cace, e I'altra sopra un cancro della mascella in- 
55 ferlore. Otto sono quelle praticate nello spe- 
99 dale fenirainile — Due applicazioni del caustico 
99 attuale per carle nel calcagno in una giovane 
95 di 20 anni — Altra applicazione del fuoco su di 
95 una cotUite autica in glo\ine di i g anni -^ Una 
85 eterizzaziune procurala in donna di 27 anni af- 
99 fetta da ernia strozzata, per niegllo ridurla col 
» taxis — Due amputazloni della gamba per pedar- 
•' Irocace. Tuua in glovane di iq anni, I'altra in 



28 

w donna di 5o — Uu' amputazlone di una coscla in 
>5 giovane d' anni 1 9 per gonartrocace — . Si nel- 
55 r uno die nell' altio spedale tulte queste opera- 
w zioni plu o meno gravi, ed alcune in vero gravis- 
5: sinie, nella successiva medicazione e cura non 
5J jireseiitarono nessuna paiticolare varleta, nessun 
■>■> jiaiilcolare indizio o fenomeno che no fucesse 
w sosj)eltare di una protratta azione delf etere, ca- 
5' pace a modilicare il successivo loio avviamento 
55 alia guariglone. In alcuni glornali, speclalmente 
?5 alemanni, si era voluto spiegar dei dubl)) e mel- 
» tere in seria avverlenza i medico-clilrurgi sopra 
5? una particolare malignila delle vaste piaghe con- 
s' secutive alle graudi operazioni, cui si areva fatto 
?' precedere V eterizzazionc, e sopra il loro piti dlf- 
" ficile cicatrizzamento^ ma per le replicale espe- 
» rienze nei nostri spedali si e pervenuto a cono- 
y> scere non essersi in pralica conferraati quei troppo 
» esagerati timori. La narcotizzazione otlenevasi sem- 
» pre o quasi sempre in meno di due minuli, e 
•>■> durava presso a poco altretlanto, e si e sempre 
» fatto use di circa due dramme di etere solforico 
M collocate nella vescica del noto appareccliio. In 
« tutte le eterizzazioni ^i ebbe una perfelta insen- 
5? sibilita. Qui come altrove e avvenuto in qualche 
n raro caso die durante F operazione Vcbbero in- 
» dizj neir Infermo di patiinento ; ma , cessata la 
5? narcotizzazione, Y ammalato pero non ue conser- 
» vava nessuna reminiscenza. In quella donna di 
5' sopra menzionata di anni 5o clie ha subito I'aui- 



a9 

j» pulazlone della gamba, reterizzazione rlusclva plu 
n difficile, e conipirasi soltanto dopo quattro o cin- 
» que miiuiti, ed il suo stafo di nai'cosi continuava 
M per altri venti. Si risvegliava dappoi, ma gli effetti 
>? della inspirazione eterea duravano in lei circa Ire 
» giorni. Ei'ano questi, polsi piccoli, sopore, aver- 
» sione alia luce, senso di calore al capo, tendenza 
» al sonno e indizj manifesti di delirio. Due salassi, 
» le sanguisiiglie alia testa, il ghiaccio al vertlce 
» del capo \alsero a togliere tutti questi fenomeni. 
» II salasso fatto la niattina dopo mandava ancoi'a 
» abboudanti esalazioni di \apori elerei^ il clie ne 
M pare sia una prova evidentissiraa che V etere in- 
» trodotto per la respirazione s' immedesima a tutta 
» la maccblna, e iuTeste e compenetra tutti i solidi 
s» ed i fluidi componenti il corpo uraano. L'esito 
j» della operazione non fu per questo menomamenle 
» disturbato, ne piu cbe nelle altre fu ritardata la 
« guarigione del raoncherino. w — 

VII. YIII. Dagli stud] sulla eterizzazione passe- 
remo a quelli clie spettano alia pellagra, oltro fra 
gli oggetti che occupano oggidi maggiormente i cul- 
tori della medica scienza, massime dopo che usci la 
Imporfante memoria del nostro collega d/ Lodovico 
Balardini sulla causa di questa popolare malatlia, 
cosi funesta alle nostre campagne. E accenneremo 
gli stud] teorico-pratici raccolti in una memoria del 
d/ Pielro Mottini sopra questo argoraento, non 
senza prima ricordare, come porgenti occasione a 
questi stud) parecchi quesili proposti dal prefato 



3o 

(1/ Balardinl ai medici condottj della nostra pro- 
"vincia, all'oggetto dl procacciarsi da questo fonte, 
le piu slcure notlzie opportune a progredlre suUe 
sue benemerite indaglni intorno all'arcana endemia. 
I quesiti articolati dal Balardin'u e da lui con ap- 
posila nota comunlcall anche alia nostra accademia, 
\ersano principalmente sulTepoca della comparsa del 
morbo, sulPattuale suo stalo di difusione rispetto 
alia popolazione, ed in confronto del tempi addie- 
tro, suUa sua indole, sui suoi sintomi, esiti e risul- 
lati necrologici, sul preteso suo antagonismo locale 
o indlviduale colla serofola e coUa tisl polnionare, 
sulla sua causa o cause prossiine, predisponentl od 
occasionali, finalmente sul nilglior nielodo dl trat- 
lamento cosi prolilafico come curative. In risposta 
de' quail quesill e dettata la memoria del d/ Mottini. 
Suir epoca origlnaria della malatlia in discorso, 
I'opinione dell" autore e consentanea alia piu co~ 
mune, secondo la quale quest' epoca iion rimonta 
pill addlelro della prima mela del secolo scorso. 
Iliporlandosi a quanlo in sostegno di tale opi- 
nione dislesamente fu scrilto dal Balardini nella 
cltata memoria, il slg. Mottini osserva in agglunla 
clie nelle opere la line di Lorenzo Joubert, pro- 
fessore a Montpellieri, pubblicale a Lione nel 
1 582, non si trova alcun cenno della pellagra, 
quanlunque contengano la prima monogralia com- 
j)lela delle malattie cutanee. Aedendovisi soltanio 
descrilta la pellarela, ma con caratteri denolanti 
uii morbo piii imniondo e sclufoso e dalla pellagra 



3 1 

fliverso. * Altra prora. qiianttinque indiretta e llmi- 
tata a due soli comuni, di Chiari e del -vicino Rudia- 
no, e qtjesta, die nei rispettivi registrl mortuarj di 
quest! comuni, i quail rlmontano ad epoche assai 
remote dalla nostra, fra le cause presumlbili delle 
morti i\i inscrltte non Irovasl prima degli ultimi ses- 
sant'annl mal notala la pellagra, ne alcun altro voca- 
bolo scientifico o vemacolo die a lei equivalga. Clie 
la pellagra dopo la sua prima comparsa nella nostra 
provincla, Vi si diffondesse in immenso, e un falto 
del qviale noTi si puo dubilare, quando si conslderi 
coirautoro die in quest" ultimi anni ella e pene- 
trata fino alle estreme Talli die conterminano il 
Bresclaiio Terso 11 Tirolo ed 11 Bergamasco, die dai 
reglstii nosologici dello spedale di Brescia risulla 
die nel decennio dal i836 al ^5, 11 termlne medio 
del pellagrosi d' ognl anno, esclusl 1 pazzi, fu di 
^aS ( 335 masclil e Sgo feminine), e die in quello 
di Cliiari, ove ognl anno concorre circa un mlgllajo 
d' infernii, Y annuo numero medio del pellagrosi nel 
detto periodo dl tempo ascese al declmo del tot ale. ** 

• I caratleri sono questi. <■<■ Pellaiela ex lue hispanica 
n frequens siinllis est; sed foedior ponigine et impetigine 
n affectus. Volam mannuin et plantain pedum afficere dum- 
■n taxat putavit Rondelilius; nos in srroto quoque obser- 
•n vavimus; sed tamen in praedictis partibus multo frae- 
» quentior est, quod illic sit crassissima et densissima epider- 
M mis cutis haerens tenacissima. ■:■> 

*' Le nntizie raccolte in questa Memoria si riferiscono prin- 
cipalmente alle osservazioni fatte dall'antore nello spedale 
reniminile di Drescia. duranti le funzioni di medico-chirurso 



32 

Ma se I'i nuniero de'pellagrosi sia ora in aumento 
o in diminuzlone, e qnestlone tultora indecisa, 
stando a favore della prima sentenza le slatisliche 
fornite dngli spedali e dai medici condotti. e I'in- 
vasione progressiva del morbo in paesi per lo ad- 
dietro immuni, e a favore della seconda la raiglio- 
rata condizione dei contadini. e i matjgiori socrorsi 
offerti dai pii ricoTeri, circostanza alia quale, piut- 
tostoclie all' aumento rcale del morbo. polrebbesi 
attribuire il raaggior ccncorso apparente dalle sta- 
tisticlie. L'autore considerando che I'fatti i quali 
danno argoniento alT una od all' altia sentenza sono 
egnalmenle innegabili, ma che d"altronde non sono 
fra loro inconciliabili, opina clie la pellagra, almeno 
in questa noslra provincia, segua le vicende del pro- 
gressive aumento della popolazione; tantocche, presa 
in se stessa ed isolatanienle da questa circostanza, 
possa dirsl da qualche tempo slazlonaria: il clie egli 
destime dai riflesso che, esclusi i paesi di nnova 
invasione. ai quali il riflesso non si rifevisce, il ffc- 
nere di vita che costituisce la causa del male e il 
medesimo oggidi qual era 20, 3o. 5o anni addietro 
in que' luoghi, faniiglie e individui che ne sono 
anche ora infeslati. Per quanto spetta lo sviluppo e 
procedimento della malattia, l'autore, notato esser 
(juesto presso a poco il medesimo in tutii i luoghi 
infestati nel uoslro regno, e rio provaie la nalura 

secondario, ivi da lui sostenule, cd a quelle cl»e gli ocroi- 
sero ncU'ospilale di Chiari, ove eseicifa ora t,li uHicj di 
Diictlore piovvisorio. 



as 

singolare e coslanle ilel morbo e la quallla speci- 
fica delle sue cause, dishlbuisce sopra tre punti di- 
vei'si 11 comparire de' suoi sinloml, cioe sul sistema 
cutaneo, sul digerente, sul cerebro-spinale. Ma quali, 
nell' ordine dello sviluppo del morbo, sleno le con- 
dlzloni eziologiclie di preminenza suW uno o suU" al- 
tro dl questi sistenii, non si e poluto per anco de- 
termlnare. In sui primordj della malattia 1 sintomi 
non si mauifestano tulli insienie sullo slesso indi- 
\iduo, nia in cbi sopra queslo sistema, in clii sopra 
quello*, nondimeno si associano poscia col progresso 
del morbo, e quand* esso e pervenulo a cerla gra- 
vezza, egli e raro clie non si tro\ino tulli rluniti 
in uno stesso individuo, sebbene con niolla diffe- 
renza di grado. Posto, dopo di cio, come cosa non 
bisognevole di prova, e dimostrala da troppo nu- 
merosi ed irrefragabili fatti, essere la pellagi-a ma- 
lattia ereditaria, e non ammesso clie ella sia con- 
tagiosa, siccome cosa clie sino ad ora niuno pote 
dimoslrare e clie 1" osseryazione ripetula ed attenta 
esclude in niodo assoluto, passando a parlare del- 
r esito della pellagra, 1' autore lo decide nella plu- 
ralita de' casi fatalmente esiziale. « Non gia, egli dice, 
y> cbe tolga la \ita ad un tratto ed in breve spazio di 
w tempo: che anzi per I'ordinario e di un corso 
M lentissimo, sebbene sempre progressivo', ma in ul- 
M timo la pellagra e morbo incurabile, c|uando per 
?5 felice combinazione gli indiridui non vengano sot- 
" tratti alle cause clie la produssero e la raanten- 
» gono: cio che si osserva falalaienle assai di rado. 



34 

M E I'ugual cosa delle febbri intermittenll, della co- 
« Ilea dei pittorl, e cosi di seguito di tanli altrl mali 
M che infierlscono ed uccidono lentaruente gl' infe- 
» lici condannati per tutta la vita, in mezzo alle 
w piu infette paludi , a maneggiare il piombo ecc. » 
Non descrlve i risultati necroscopici, essendosi cio 
fatto con ogni minutezza da tanti scrittori^ e si 
restringe ad osservare che sebbene questi risultati 
sieno i postumi dei tre sistenii ammorbati, presen- 
lano nondimeno un iusieme di speciale e di carat- 
teristico, massime per le lesioni anatoraiche del tubo 
intestinale. Sull" appoggio de' proprj suoi studj pero 
egli soggiunge che tali lesioni, consistenti in un 
singolare assotigliamento delle membrane di quel 
viscere, non si riscontrano in tutti i cadaveri dei 
pellagrosi, essendovi dei casi in cui la parte troTasi 
in uno stato contrario; il che awlene quando il 
male precipita le sue fasi in bi-eve spazio di tempo, 
in forza di una qualsiasi complicazione sopraggiunta 
che ucclda I'infermo in poclii giorni^ tantoch^ le 
prefate lesioni sono coslanti solo nei casi nei quali 
la pellagra percorre i suoi stadj nei suo mode 
ordinario di lentezza e apparente intermittenza. 
Sulla questione deirantagonismo della pellagra colla 
scrofola e colla tisi polmonare, egli non ammette 
una tal legge per qnanto spetta alia localita, almeno 
nella nostra provincla, allegando esservi paesi che 
avendo dei tisici e degli scrofolosi, hanno pure dei 
pellagrosi. Nei rispetto dellindividuo, egli la esclude 
allresi quanto alia scrol'ola^ ma nou la ammette 



35 

ne la esclude quanto alia tisi, e cio per mancanza di 
fatll a sua cognizione nel proposito; asserendo pero 
di non aver raai vedulo tisici offrire i caratteri della 
pellagra, o viceversa, egU osserva essere la tuber- 
colosi polmonare un' alFezione clie si raanifesta in 
indiTidiii delicati, che per lo piu ne portano il 
germe dalla nascita, i quali essendo poco atti alle 
fatiche campestri e ad aspri lavori, e non usando 
per la loro giacilita di que' cibi il cui,lungo uso 
da origine alia pellagi-a, non entrano nella legge 
che domina lo sviluppo di questo niorbo, Che se 
la tisi, egli aggiunge, " appare in coloro che da 
» qualche tempo sono infermi di pellagra, in lal 
» caso essi devono di necessita mutar abitudini di 
» vitto, nutrirsi di cibi di facile digestione, e cessare 
» dai lavori, sla che riparino negli spedali, o che 
» proseguono a vivere nella famiglia^ e ci6 avver- 
w tendo, la pellagra \iene arrestata nel suo corso 
9> ed alia lunga svanisce, senza fare ulteriore cum- 
» parsa. Riguardo poi agli individui malmenati da 
» lungo tempo dalla malattia, che vi ha gia fatti 
» profondi guasti, fino ad era di moltissimi pella- 
» grosi osservatl, non ne vidi pur uno colpito dalla 
« tisi. w Passando quindi a parlare della causa del 
morbo, I'autoi'e, aderendo alia opiuione propu- 
gnata dal d/ Balardini, e favorita dal consenli- 
menlo di molli in Italia e fuori, dhe 1' allribuisce 
all'abuso del mays, descrlve, nel rispetto delPali- 
mentazione, le condlzioni dei \illici nella nostra 
provincia, alia quale intende restringere il suo di- 



36 

scorso, moslra come I'uso cotidiano del jrrano turcov 
in foi'ma di polenla o di pane, formi la base del 
loro vitto, osserva come dalla loro predilezlone per 
quesla specie di alimento, non si possa, come al- 
cuni pretendono, arg-omentarne ne la innocuila ne 
la virtii nutritiva, sia perclie I'esperienza dimostio 
clie la concessione della polenta fatta agli ammalati 
di pellagra, anche in misura assai limitata, e coUa 
cura clie fosse della piii scelta farina, ed al mas- 
simo grade di cottura, esacerbava i sintomi gastro- 
enterici, sia perche, per confessione medesima dei 
conladini, non per altro si crede questo cibo piu 
nutritive che perche, siccome di raanco facile assi- 
milazione a confionto di altri cibi migliori, tiene 
piu a luugo occnpati gli organi digerenti, e da piu 
abbondante residue d'escrementi, cosa che nella 
loro ignoranza essi hanno per un segnale dell' ottima 
qualita dell'alimento, sia linahnente perche essendo 
essi fin dalP infanzia abituati all' uso della polenta, 
non e meraviglia che solo per questo motivo, e noa 
per la sua innocuita e virtii nutritiva, si renda loro 
necessaria e piacevole al palato, a quel modo che 
agli alpigiani il pane di segale, onde si cibano nella 
nalia valle, riesce preferibile al pane mighore, e 
certo piu nutritive, preparate colla semola di fru- 
mento:, e ritenuta la sen'.cnza oggidi piii diffusa, 
che la causa piu influeute alia generazlone della 
pellagra debba ripetersi dalle sestanze onde gli ia- 
dividui abitualmeutc ed in copia si pascono, egli 
jie inleriscc qual naturalc concluslone. che nessuu 



3^ 

altro cibo, fuorcUe il giano turco, fra noi puo Te- 
nire aecusato come causa del moibo, perclie nessun 
altro vi e £reneralraente e costantemente usitato^ e 
peicbe iuoUre nelhi nostra provlncia non concorrono 
le altre lufluenze niorbose, alle quali si da taccla 
in altri paesi: non T imraondezza e 1' anguslia delle 
abitazioni, le cjuall Ira noi sono bastanten>ente spa- 
ziose e decenti, o per lo meno convenientemente 
ventilate^ non il brusco passagglo dalla infetta atmo- 
sfera delle stalle all' aria viva e \ibrata dei campi, 
essendocbe la fredda sfairione, almeno nel piano 
della pro\incla, die comprende la mafr^^ior popola- 
ziMie, non dura a lungo, ed i lavorl campeslri pro- 
prlamente detti non coniinciano cbe a primavera 
inuoltrata, e d'altronde i contadini non passano 
tulti i loro momeuti d" ozio e di riposo nelle stalle 
fra gli armenti, ma ne escono spesso ogni giorno, 
o per passatempo o per recarsi ai \icini mercati* non 
quel residuo snervalo del latte, spogliato della parte 
migliore e plu sostanziosa, e denominato con pa- 
rola \ernacola cagiada , di cui si fa uso nelF alto 
milauese, ed a cui molta azione vien da taluni altri- 
buita Bello sviluppo della pellagia, essendo ignoto 
quest' uso si nelle parti media e bassa del Bre- 
sciauo, dove troppo si scarseggia di yaccbe e di 
pecore, e si nella parte uiontuosa, dove si ha tanta 
parte appena di latte quanta basta ai bisogni coti- 
diani-, non lo scarso uso del sale, accusato pur 
esso come causa impellente del morbo, constando 
e dalla graude quantita di sale che fra noi si con- 



38 

suma, e clie puo desumersi dai regis tri d'ufficio, 

oltre a quella che si puo pi'esuraere imporlata per 

contrabbaudo, e dall'a\ida brama che moslrano i 

ricorrenli degli spedali d' aver i loro cibi beu con- 

dili di sale, che i palati dei nostri contadini non 

sono fatti per gli insipid! alimenti. Una opinione 

diversa da questa dell' autore, e di grave peso , 

almeno apparente, addlla come causa precipua 

del morbo la dijiclenza o la scarsezza dei principj 

adottala neW ordinaria altmentazione dei contadini, 

Chiamando ad esame una tale opinione, u. colore, 

»» dice egli, che sostengono questa tesi si puonno 

» dividere in due categories gli uni fanno dipen- 

« dere la pellagra dall' essersi sostituilo il grano 

» turco, assai povero di glutine, ad altri cibi piu 

» abbondanti di questo principio nutritivo, che usa- 

« vausi per I'addietro, vegetabili ed aniniali^ gli 

« altri ne accagionano in modo esclusivo il troppo 

»» scarso use dei cibi fibrinosi o camei , a cui e 

w ridotto il villico lombardo, che Dio percuote del 

« lagriraato flagello. Ma i prirai non fanno che mu- 

9? tar faccia alia questione, lasciandone intatto il 

55 fondo, perche e pur d^ uopo ammettano essi pure 

y> svilupparsi la pellagra soltanto in coloro dai quali 

» si fa uso cotidiano del mays^ e come spiegano 

*» poi essi I'incolumita di cui godono le popolazioni 

w delle regioni calde, che pure si nulrono di grano 

s» turco? Quanto ai secondi, la loro ipotesi e di- 

5? strutta dair osservazione d' intere nazioni clie vi- 

" vono d' un vitlo esclusivamente vegetale, ma i)i 



} 

39 

» cul non enlra ne molto ne poco il giauo oggello 
» della controversla, e nelle quali non s'' inlrodusse 
» per auco la funesta malattia m. Concluso poi per 
le addotte raglonl essere Tabuso del ways nella 
nostra provincia, ed anclie dovunque allrove, la 
causa precipua dello s\iluppo della pellagra, egli 
non esclude le altre secondarie e conconiilanti, 
quail sono il lavoro , gli stentl, la poverla, T uiiio- 
ne della polenta con altri clbi pochissimo riparatorl 
delle forze^ dacclie I'esperienza troppo chiaraniente 
dimostra che nessuu danno proviene alia salute 
quando colF uso del viays queste altie circostanze 
non si congiungano. Dalla eziologia del raorbo, 
passa I'autore a parlare della sua indole, e final- 
menle della cura. Quanto all' indole, senza preten- 
dere dl entrar giudice nella conlro^ersia se questa 
consisla in una leglttima infiammazione, come credo- 
no alcunl, o in una affezione speclale e sui generis, 
com' altri sostengono, egli opina, sul fondamento 
delle sue proprle osservazioni sugli ammalati, che la 
flogosi non sia il prirao effetto deR'azione-morbosa 
che da origine alia pellagra, nia che si abbia qual- 
che cosa che preceda la flogosi, sia un virus, sia 
una lesione del misto organico, sia un' alterazione 
nella crasi del sangue, come fu variamente pensato, 
sia checche altro. II che egli desume in special 
niodo dal tratlamento, avendo sempre osservato 
che gli antiflogistlci soli non valgono a combattere 
11 morbo, e che la loro azione e piuttoslo limitata 
a togliere o mitigare le manlfeslazloni sintomatlche 



4o 

plii o meiio gravi e osliuate. Quanto alia cura, egli 
la deriva dalla qualita della causa del morbo, di- 
chiarando innanzi tratto die il primo eleraento di 
essa devc coasistere nell'igiene, modificando e mi- 
glioraudo il clbo di cui si uutiouo i Tillicl, e die 
la terapeutica eutra in linea secondaria soltanto, 
essendodie i suui eft'etti soiio temporarj e passeg- 
geri, e non si approforidano alle piii recondite 
radlci dd male, die non tarda a ripuUulare quando 
gli infermi ritornano al villo die li fece animalare, 

die il niorbo sla di certa gravezza o in\eterato. 
Cio premesso, tra i diversi sussidj terapeutici die 

1 osservazione lia mostiato piu o nieno giovevoli 
nel tratlamento della pellagra, egli pone innauzi a 
tulti il bagno tepido d'acqua seniplice, accorapa- 
gaato pero nella pluralita de'casi da una dieta 
nutriente aniniale, non senza concedersi anclie Tuso 
del vino generoso. Quanto agli altri soccorsi della 
terapeutica, {ondato suUa propria esperienza, egli 
per primo rifiuta i suglii antiscorbutici, siccoiue 
inutile sussidio, od alineno di cosi poco sensibilc 
effelto da non fame alcun conto. II lafle, sia rime- 
dio o sia cibo, per la sua emoUiente e rinfrescativa 
proprieta e pei nutritivi prlncipj onde abbonda, 
lo lia per ottimo sussidio, purclie non se ne faccia 
uso esdusivo, come malaniente, a suo parere, lianno 
consitilialo laluni. Le sotlrazioui san<rulfrne, sia jje- 
nerali, sia locali, -vogliono essere piuttosto frequenti 
ed in dosi assai limitate. che praticate in abbon- 
danza ed a piu luuglii intervalli. a meno die iiou 



4' 

si tiatti fVi assa'i gravi infiaiimiazioni s\iluppatesi in 
un viscere od organo qualunque die non al)bia 
relazione col londo patologico della pellagra. Fra i 
riTulsh'i culanei, di cui trova I'autore utile I'appli- 
cazione nella pellagi'a, ed utilisslnia contro il delirio 
e coutro gli altii sintomi morbosi cerebrali e i doloii 
lungo le membra, la regione lombo-sacrale ecc, egli 
da la' preferenza al \escicante, applicato colla cura 
clie la piaija suppurante sia di breve durata. 11 ferro, 
per la sua virtu correttira della crasi del sangue, sem- 
pre alterata nella pellagra, non pu6 die tornar op- 
portune^ ed utillsslmo e poi nelle donue pellagrose 
a riordinare le funzioni uterine, piii o meno allerate 
in questa maUitlia, e a togliere quel pallore della 
facda e quella inatlitudlue al lavoro die per lo piii 
I'accompagna-, neiruso pero di questo rimedio non 
conviene perdere la pazienza, ne spingerlo a dosi 
troppo elevate. A vincere od almeno mitigare gli 
incomodi del tube digerente, di cui sogliono i pel- 
latjrosi lagnarsi, concorrono utilmente le bevande 
emollienti, mudllaginose, e meclio le subacide, di'essi 
prediliggono sopra tutte le altre: i leggeri eccoprotli- 
d ed i blandi purgativi, e piu ancora i cristeri oleosi 
giovano ndle stitidiezze oslinate: dall'uso dei sali, 
del cremor tartaro, del solfato di magnesia, del 
tartaro sllbiato, I'esperienza ha insegnato alPautore 
ad asteuersene, avendo egli quasi sempre osservato 
die, dati andie in piccole dosi, producevano assai 
fadlmente la diarrea. Contro queslo sintomo si osti- 
nato e niolcslo. quando non venga sdolto rogli 



/,2 

antiflogistlci , come non viene nei casi dl lunga clu- 
rata, i rimedj da lui tenuti migliori sono i composti 
d'oppio. Contro la forma piu minacciosa e piu 
ribelle del male, cioe contro il tifo pellagroso, runi- 
co sussidio die abbia la scienza, se pur ne Iia, e 
I'applicazione del ghiaccio alia testa, unlta alle san- 
guisughe e ai revellenli alle estrem'ita inferiori. Ma 
ad ogni modo, secoudocbe decide I'autore, la cura 
delta pellagra si riassume sostanzialmente nell'uso 
dei bagni e del cibo nutrienfe, clie n'e a suo giu- 
dizio il prlnclpale elemento. In prc*poslto di che 
egli osser\a che la voraclta dell' ammalato e uno 
dei sintomi piii caratteristlci della pellagra, die 
questa voracita non -viene cosi presto corretta ne 
dalla copia ne dalla qualita de' cibi, e die piii il 
male e antico, piu vivo ed insazlablle e V appetito, 
e piu a lungo sentilo il bisogno di nutrizione. « Per 
w questa preclpua circostanza, egli poi aggiunge, e 
55 neir iuteresse della salute di tanti infelici, e quin- 
55 di della societa , che i pellagrosi rimangano piu 
55 a lungo che sia possibile negli spedali, oude aver 
55 tempo di ricostruire la loro macchina, e premu- 
55 nirla contro nuovi attacchi del male. E vero che 
55 tale prolungamento e costoso, ed aggrava la gia 
»» ristretta condizione economica della maggior parte 
55 degli Istituti di Lombardia-, ma d'altra parte, fattl 
55 bene i conti, porta ancoia i frulti suoi, perche 
55 quel di piu che si spende a rendere completa la 
55 cura del pellagrosi, si guadagna poscia sul minor 
55 uumero dei luedesimi, che uelle epoche successive 



43 

w si presenta. Ho infatti osservato ripetute volte 
» infermi licenziali dopo alcuni giorni di cur a in 
» apparente stato di salute, rientrare ben tosto nel 
9> P. L. ricaduli nella trista condizione di prima. E 
r> poi chi ne ritrae il piofitto? Won e la societa 
» stessa , non sono i rlcclii proprietarj, a favore dei 
y> quali \engauo ridouate tante braccia vigorose 
» all'agiicoltura? w Dal metodo curativo del raorbo 
I'autore, in sul conchiudere della Memorla, passa a 
fare alcune parole sul metodo preservative. Ma cl 
dispenseremo dal riferire i cenni da lui fatti nel 
proposito, coincidendo in questa parte deU'argomento 
le sue idee compiutamente con quelle die ciascuuo 
puo trovare nel libro piu volte citato del Balardini. 
IX. Gli slessi punti di questione a un di presso 
tratla il d/ Agostino Maraglio nelle sue osservazioni 
statistico-cliniche sulle inferme curate dal i.° aprile 
1846 al 3 1 marzo Zj^ neH'ospitale feraminile di 
Brescia^ delle quali produsse finora la prima parte, 
in cui si restringe a parlare delia pellagra. Comin- 
cia I'autore da alcune notizie di fatto, raccolfe in 
tavole statlstlclie, suU'andamento del morbo in quel- 
I'ospitale e nella detta epoca, confrontato coi risul- 
tati degll anni addielro e con quelli dell'ospitale 
maggiore, dichiarando di riferire le deduzioni ch'egli 
trae da questi fatli e da questi confronti alle sole 
esperienze condotte sulle inferme delle quali si 
tratta, senza pretendere di generallzzarle in tutll i 
casi, ne di presentarle come principj e statuti di 
nuova teorica. II numero complessivo delle pella- 



44 

grose raccoUe e curate nella sala medlca femmlnlle fu 
di 345^ delle quali, 10 I'imastevi al i.° d'apiile 4846, 
e 335 dl nuova provenienza^ 129 uscirono risauate, 
5 afTette da mania pellagrosa fiirono trasferte al 
manicouiio, ij rimasero in cura, 25 soccombettero 
alia malattia, gia conclamata e mortale. Avverte I'au- 
tore cbe nella cifra indicata non sono tutte com- 
prese le ammalate di pellagra , essendoche se altre 
acute malattie sopravvenlvano nell' anno, erano dia- 
gnosticate, curate e registrate nel senso delle so- 
pravvenienze. Quantunque la pellagra si manifest! 
specialmente ai primi soli di primavera, tuttayia in 
ogul mese dell' anno concorrono pellagrosi ai nostri 
spedali. La cura balnearia, die solitamente si co- 
mincia nel maggio e cbe si protrae fino aR'agosto, 
producendo in questl uiesi il maggior concorso, 
offre mezzo ad osservare in questo intervallo di 
tempo la malattia in tulle le sue svariate fazioui 
ed in ogni periodo, mentre negli altri mesi non si 
banno cbe i risultamenti dell' ultima consetruenza 
del morbo, per cui i guasti dei centri nervosl e assi- 
nillalivi banno spinlo Torganismo a tale perturba- 
mento e dissoluzlone da far disperarc ogni ammen- 
da. Difatti, in ragione del uuraero, la mortalita degli 
inditidui nei mesi di aprile, settembre, ottobre, 
novembre e dicembre e assai piii considerevole di 
quella cbe ha luogo nel restanle dell' anno. Delle 
pellagrose conveuute al P. L. nel corso delKanno, 
la maggior parte, cioe 266, appartenevano ai soli 
distretti raeridionali dclbi provincla ed a quello dl 



45 

Brescia: il die serve a confermare ropinione clie 
il ceulio della pellagra si tro\i in quesla parte del 
nostro territorio. La Yalsabbia, la parte superiore 
della Valtrompia, la Yalcamonica e la riviera d'Iseo, 
sia per la lontananza della citla, sia per poca op- 
portunlta di trasporto, sia per ripuinianza a rlcor- 
rere agli ospitali, come sono afflilte da minor nu- 
mero di malaltie, cosi onVono ancora uno scarso 
niimero di pellagrose. Col dlslretlo di Adro, del- 
rOspitaletto, di Gardone, si apre, per cosi dire, 
il campo della |>ellagra, clie si allarija poi avvici- 
nandosi alia citta , devastando Nave, Mompiauo, 
Fiumicello, s. Zeno, la Volta , la Cliiesa Nuova, 
tutto il subburbio e le ortaglic, qiiindi si stende 
al dislielto di Bagnolo con Flero, Gliedi, Malrano, 
Castel-Nuovo, Quinzanello, al territorio di Leno, 
Porzano, Manerbio, Cigole, Pavone, Pralboino e 
Gottolengo, a quel di Verola-iVuova , Faverzano , 
Cignano, Bassano, Quinzano, s. Gei'vasio, al distretto 
di Orzinuovi, dove colpisce specialmeute i comuni 
di Gerola, Oi'zivecclil, Gabbiano, Barco ecc. Quanto 
poi a Lonato, Monlecliiaro e Salo, e forza sup- 
porre clie non sieno del tutto inimuni dalla lue 
pellagrosa, poiche olti-e averne da occupare i patrj 
ospitali, ne raandano anclie ai iiostri, essendosi nel- 
I'anno di cbe si tratta coiilale nelle nostre infer- 
meiie 8 pellagrose apparteuenti al distretto di 
Lonato, 6 a quello di Montechiaro, 1 1 a quello di 
Salo. Quanto a Clilavi, basta pel proprio distretto. 
A questo luogo Tautore propone il quesito se la 



46 

pellagra attualmente sia in diminuzione od in au- 
mento. Intorno al quale egli osserva clie dai cata- 
loglii dei pellagrosi concorsi all'ospitale maggiore 
di Brescia negli anni 1827-28-29 risulta aver la 
pellagra occupalo allora a un di presso gli stessi 
comuni die occupa al presente, e che per asserto 
dei medici primarj d' allora, riferito dal dJ Girelli 
in un suo prospetto clinico dei pellagrosi ivi curati 
nei detti anni, nessun pellagroso trent'anni addie- 
tro vi si vedeva o curava clie provenisse dai comuni 
di Botticiuo, Rezzato, Gavardo, Virle, Guzzago, e 
nemmeno dalle parti piii interne delle "Valli^ dal 
clie gli sembra poter desuiiieie clie, amraessa la 
■verila di una tale asserzione, e le iudicazioui ap- 
parent! dal citati cataloghi, la pellagra da ^o anni 
in poi avrebbe fra noi guadagnato assal poco ter- 
rene, se pure non foss'anco piu ragionevole il 
credere clie fosse rimasta stazionaria. Questa sua 
congettura egli avvalora con un prospetto dei pel- 
lagrosi d' ambo i sessi concorsi negli spedali di 
Brescia dal 1840 a lutto 1846; dal quale apparisce 
die il niaggior numero dei ricorrenti in questo 
spazio di tempo sarebbe stato negli anni iS^t. e 
43, ed il minirao nel 45. Oltre a cio, dal citato 
lavoro statislico-clinico del d/ Girelli si raccoglie 
die nel solo ospitale maggiore si coiitarono nel 1827 
pellagrosi 4^°^ ^^'^^ 1828, 44*^- "*'^ J<^^9^ 5 1 3^ nu- 
mero die, confrontato col niassinio dei niasclij regi- 
stratl nel prefato prospetto, lo supera di 52. Si 
aggiunge che, secondo un computo del d/ Balardini, 



47 

nell'anno i83o, memorabile per quantlta strabac- 
chevole di pellagre, dovuta a condlzioni particolari 
atmosferiche ed economlche dell' anno precedente, 
la provincia bresciaiia ebbe 6,989 pellagrosi, nu- 
mero clie, secondo lo stesso Balardini, nel i83i e 
32 diminui di tanto che nel i833 si restrinse a 
soli 5ooo. Ne la mortalita troTasi in giusto rap- 
porto col nuniero degli ammalati, mentre in 3i3 
uoniini curati nel 1840 ne morirono 2,3, in 34 1 
curati nel 1841, soltanto 14, in 286 curati nel 
1845, ^o. in 4o3 curati nel i843, 26. In 627 
donne curate nel 1842, ne perirono 26, ed egual 
numero ne mori sopra 3i8 curate nel 1844* ^^^ 
quale avvicendare di aumento e diminuzione trae 
Pautore argomento ad opinare che le cause atte a 
svolgere la pellagra -varino col variare del tempo, 
e che la diffusione e la gra\ezza del morbo, alnieno 
nella nostra provincia, derivi affatto da circostanze 

I mobili e -variabili, e quindi non suscettive di com- 
parlo fondato. Appare poi dal citato prospetlo che 
le donne ( contrariamente alia opinions di varj 
scrittori ) sieno piii che gli uomini alia pellagra 
sottoposte, e che la mortalita sia' maggiore in que- 
sti che in quelle, essendoche nei sett' anni ivi re- 
gistrati, sopra 2634 uomini, ne morirono 20 5, il 
che equivale al 7, ^^jioo, mentre sopra 2880 donne 
non si ebbero che i5i morli, cioe il 5, 28{ioo. 
Per quanto spetta alle condizioni individuali di 
professione, di abitudini e di regime di \ita, 

j nulla di specialmenle notabile ofFre il complesso 



48 

tlelle pellagrose in dlscorso. « D'' ogni abito, d' ogni 
v> temperamenlo, dice V autore, sia clie pervenissero 
w dalle vallate o dalle parti pedemontane della pro- 
?? \lncia, o dalla planura, quasi tutte lavoravano i 
w campi, od esposte alle intemperie delle slagioni 
w guardavano gli armeuti; pocliisslm'e s' induglavano 
n in casa, a dure e lunglie fatlche condannate. Le 
5? abilazioni umide od asciutte faceano non sempre 
w sufficlente riparo agli insulli dei veull e delle 
" pioggle^ non di rado erano famiglie numerosissi- 
5? me stivale in plccole camerette, ove 1" aria cor- 
55 rotta da esalazioni. faoevasi mefitica ed irrespira- 
55 bile. Parte del corpo nudo, parte nial difeso da 
55 cenci, nido non di rado di osplti scliifosi. Pocliis- 
55 si ma cura della neltezza del corpo, 1' acqua non 
55 sempre llmpida per bevanda, polenta, pane di 
55 grano turco, legumi acconciati con olio di lino, 
55 pesce, pochissinia carue, quasi mai \liio. 55 Quanlo 
all' eta , sebbene si ricoverassero pellagrose in ogni 
stadio di vita, dalla piii acerba fanciullezza airestre- 
nia \ecchiaja, dalF essersi riscontrato il maggior nu- 
mero delle morti dall'anno 2,0 °al 60.'^, ed il mi- 
nimo dal 7.° al 20/', e dal 60.° in poi, T autore 
conclude che la pellagra si sviluppi con maggior 
forza e frequeuza, almeno nelle donne, dai 20 ai 
Go anni, con somma \ariela lutlavia nella durala 
e nella risoluzione. Enlrando poscia a parlare del- 
Tapparato sintomalico, egli osserya non esser sem- 
pre conforme al vero la distinzione in varj stadj 
dei fenoraeni che accompagnano la malatlla. per 



49 

quest(t che essi non til ratio si confondano fra loro. 
si unlscano, si alternino, e talora o nemnieno ap- 
pariscauo, o non diano quei risultali dei quali oidi- 
nariamente si suppongono forieri. Nessun sintomo 
pero egli tiene per tanto generale e coslante qiinnlo 
r alterazione piii o meno appariscenle del sistema 
nervoso. " Ne fu dato y> ( egli dice ) « diagnosticare 
» pellagre senza eruzioni cutanee, senza alterazioni 
» iutestiuali, ma nessuna che non avesse primili- 
w vamente o verligini o contrazioni spasmodiche dei 
» muscoli del collo, od allucinazioni o cefalee gra- 
?! vative, e sempre poi deboiezza nelle ganibe, e 
» spesso assoluta impotenza o malogevolezza a reg- 
» gersi dii'itte. L' alterazione fu coslante e generale, 
w la forma pero ed il grado non sempre. Si ebbe 
M una cevta Manera Angela di Earglie, di 5o anni, 
w che da molti anni soffriva di pclla£;ra, e piu la 
y> cruciavano le confratture spnsmodiche di tutfa 
r> la spina dorsale e i crampi telanlci alle estremila 
y> inferiori, che la costringevano a stranamente ag- 
» gomitolarsi. toltole ogni libero mo\imento. In la- 
wlune, verligini, sbalordimcnto, stupori^ scinlillano 
» gli ocelli piu del nalurale, e si crea 11 delirio piii o 
» meno acuto, contii>iio ed intermiltenle, lielo o me- 
» lanconico, versatile o concenlralo in una sola idea, 

» furloso, loquace e talvolta osllnalameute mutolo 

w Non di rado si manifesta wxC antagonismo di- 
» chiarato tra il delirio ed i profulvj enterici, si 
" che si riaccenda Tuno col cessar degli altri e y\~ 
» cerevsa. O il delirio si sospende. od accompagna 

4 



5o 

5? il marasmo, la ttiarrea e la febbre coireuntiva, e 
?5 la -vita si tronca fra le convulsioni della mascella 
5? inferiore e del capo, clie si dimena lateralmente, 
S5 fra la carfolagia e le contrazioni quasi tetaniche 
y> dei muscoli addomlnall^ o mediante I'apprestata 
55 cura r inferma torna a poco a poco alia prlstina 
w salute, e abbandona il letto de'suoi tormenti, per 
y> vicorlcarvlsi non di rado alia nuova Primavei'a. » 
A quesle indicazioni inforno ai sintomi altre ne 
soffgiunge I'autore, clie fanno contro il preteso anta- 
gouismo tra la pellagra e certe altre malattie, ed 
in ispecle la scrofola. Che dove serpeggla la pellagra 
possa ancora la scrofola trovarsi, ne diedero prova 
alcuni comuni delle "vairi, e specialniente quello di 
Lumezzane: dove inferme, fra F altre, si ebbero, in 
cui la pellagra germogllaTa, dlrebbesi quasi, sopra 
un fondo decisamcnle scrofoloso^ Puna, oltre tutti 
i sintomi della pellagra, aveva le glandule del collo 
in^rossale ed indurlte. ed alcune anche all'esito di 
suppurazione*, e la sezione cadaTerlca avendo pale- 
sata altresi I'ostruzioae delle glandule meseraiche, 
fece dubitare se la diarrea e la tabe estrema piut- 
tosto alia scrofola che alia pellagra si dovessero 
attnbuire^ I'altra, alle mani sirr-ili a cuojo non con- 
cio, alia semiparalisi degli artl inferiori, al delirio, 
alio stomace, alia diarrea giudicata pellagrosa, ave- 
\a insleme le glandule del collo ingrossate, ed una 
anclie suppurata, e gli occlii affetti d'un'oltalmia di 
non dubbia natura scrofolosa: rabito, il colorito, 
la dclicatezza dei tessuti, tutfo in lei certificava la 



5i 

scrofola. Quanto poi agli altrl morbi, si trovarono 
frequentemente assoclati alia pellagra risterlsiuo, le 
febbri iulennittenti, le nietrlti ciouiche, e si \idero 
anche non poche pellagrose perire per "vizj organici 
di cuore, per tisi tubercolari ed afFezioni acule 
d'ogni specie. Si e potuto osser\are altresi esser la 
pellagra piii clie altrove frequente in quelle parli 
della provincia ove i niiasmi paludosi, le acque 
stagnanli, Fumidita ed il caldo eccessivo alimen- 
tano, per cosi dire, le febbri periodiche, gli infar- 
cimenti addominali. e quindi ove piu abbondano 
le caccbesie, gli scorbuti, e le idropi. Noi non se- 
guiremo I'autore in cio che soggiunge intorno al 
metodo di cura pralicato nel P. L. durante il pe- 
riodo di tempo in dlscorso. essendo esse sostanzial- 
mente quel medesimo clie fu costantemente seguito 
da tutti i pratici anticlii e moderni-, e senza piu 
passeremo .alle deduzioni ch'egli trae dai fatti finora 
esposti. Conservando da piu anni la pellagra il solito 
andamento e la consueta misura, egli da cio conclude 
essere infondalo ogni timore cbe in awenire ella pos- 
sa piu rapldaniente e perniciosamente diffondersi. 
L'appigliarsi clie fa questo morbo in ispecialita ad 
una sola classe di persone, il sue sviliipparsi in de- 
terminate stagioni, il preferire ciregli fa certe loca- 
lita territoriali , e I' influenza uianifesta di alcune -vi- 
cissitudini atmosfericlie e cambiamenti econoraici, 
doTrebbero guidare alia conoscenza della causa pro- 
duUrice, se, come a^i-erte I'autore, non avvenisse 
anche in questa cio che non manca raai d' avrenire 



52 

in qualsiasi malattla di misleriosa natura. a Ivl, 
» egli dice, la condizione patologica trovasi avvolta 
w fra le ambagi di proteiformi manifestazloni , per 
» cui si crede avere stanza ora in questo, ora in quel 
» tessuto organlco, ed a seconda della sede presup- 
5? posta della condizione morbosa \i si modella pure 
S5 una causa effettrice. E sulla pellagra plii che altrove 
?5 insuperabili sorgono gli ostacoli^ che essendo mor- 
)? bo di lunghissinio ed irregolare decorso, I'occliio 
y> delF osservatore spesse Tolte non pu6 seguire tutta 
55 la trafila di quel patimenti, e studia bcn"'anco I'en- 
55 tila del procediiaento passato dalle ultime risul- 
95 tanze. 55 Fu dello che il sangue de' pellagrosi si 
Irova esser piii lenue, poco coagulabile, sprovvisto 
di iibrina, e su quest' asserzione alcuni patologi non 
dubitarono aver sede la pellagra nella crasl del san- 
gue afletto d' alterazione primiliva. A questa sen- 
tenza Tautore oppone il seguente dilemma: o le 
esperienze da cui si deduce f'urono inesatte, e sono 
da rinnovarsi, o furono esegulte con lulta esattezza, 
ed essendo coutraddette da altri sperlmenti di op- 
posle rlsultauze, non valgano che a far sorgere dub- 
biezze, potendo essere che i pellagrosi dai quali si 
Irasse quella supposizione fossero affetti anclie da 
altri morbi, p. e. da scorbulo o da simili cacchessie^ 
nel qual caso le allerazioni del sangue p()lreb- 
bero anche atlribuirsi a quelle complicazioni. E che 
risullali siensi avuti in couti'ario, cgli lo afFerma 
suUappogg'o di esperienze in proposilo, eseguite 
nel P. L. Ollro di che ecli lirnrHa come oggidi si 



53 

ripugnl alle espressioui di crudlla e cozione degU 
umori, effenescenza , fermentazione, puhidita del 
saugue, come la clilmica organlca si limiti a siiida- 
care nel sangue la composlzione e pioporzione dei 
suoi elementl. e come tutti i caralteri fisici, le pro- 
jx>rzioni tia il s'lero ed il crassamento, la maggiore 
o minore coagulabilita nei pellagrosi seguano le 
medesime le^gi cliimlco-organiclie che regolano ogni 
indhiduo sano ed amraalato. Quanto a se, sopra i 
fatti osservati nel P. L. egli crede poter fondare 
I'opinione clie la pellagra si manifesti primitiva- 
mente per un peiturhamento nella innervazioue , 
diffuso in tutto I'organismo: e quanluuque, nella 
tanta poverta di cognizioni fisiologiclie e patologiche 
sul slstema nerveo, non sia facile determinare la 
natuia di tale turharaenlo, tiene la sua opinione 
atta a spiegare, se non altro, tutti i fenomeni mor- 
bosi della pellagra dai prodromi a^li esiti, a conci- 
liare quanto v'lia d'inconcusso nelle osservazioni 
necroscopiche , e nello stesso tempo a far nascere 
il dubbio cbe nella invesligazione della causa qual- 
cbe cosa si sia trascurato die aver possa non poca 
influenza nella produzloue della fatale endemia. 
Aramessa in fatti una tale opinione, potrebbesi, se- 
condo I'autore, far ragione che \enendo dal sup- 
posto pevturbamento modificata la sensibilita della 
cute, qvielle parti del corpo che son piu esposte 
alle Ticende dell' atmosfera, con tutia facilita irri- 
tate, subiscano quelle alterazioni che sono conosciu- 
te solto i nomi di scottature, erisipole, eritemi, 



54 

aventi un carattere peculiare secondo la specialila 
del turbamento nervoso e della sua causa efficleute^ 
che venendo invece preso specialmenle il centro 
cerebro-spinale , da ci6 provengano le cefalee, le 
lombaggini, 1 dolori spinal! , le vertigini, i delirj, 
le convulsioul, le contratture tetaniche, la paralisia, 
la mania ecc.^ che prevaleado il turbamento nerveo 
nel centri ganglionlari, s'abbiano i di sordini asslrai- 
lalivl assorbenti, secernenli: quindi le dispepsie, il 
senso di ardore interno, le alterazioni della cliimi- 
ficazione e chiUficazione, i proflulvj e le litenzioni^ 
che in sulle prime il turbamento in discorso con- 
sista in un sempllce disordine funzionale, dal quale 
non venga offesa I'intima tessitura dei centri ner- 
"vosi, ma che possa in segulto dlventare un \ero 
guasto organico che iuvada la piu recondita com- 
page degli stami vitali^ che nel prime caso il pro- 
cesso possa essere sospeso e il disordine delle fun- 
zioni ricomposto col togllmeulo della causa, colla 
contro-irritazione dei rivulsivi, colla virtu mollitiva e 
rilassiva del bagni, e che nel secondo succedano quel 
processi e lavori llogistlcl, rammollimenti, effusloni 
che distruggono I'individuo, e che Tcngono testifi- 
cati dalla sezione cadaverica. Dall' essersi i disor- 
dini assiiuilatlvi presi in princlpale considerazione 
dalla maggior parte di medici. e supposto nel tubo 
digerente aver sede la pellagra, osserva Tautore 
che dovette originar la oplnione che la causa effi- 
ciente del morbo sla la cattiva quallta degli ali- 
menli ; alia quale, plii oltre procedendosl , successo 



pol I'altra opinlone clie, dotando di malefiche in- 
fluenze e di velenose \iitu il grano turco, a questo 
solo da colpa della rea infermita. Concludendo la 
sua Meinoria nelF esarae di questa opinione, egli 
riconosce die numerose osservazioni \e fanno so- 
stegno, che non le maucano caratleri di -verisimi- 
glianza;, e clie 11 non trovarsi traccla di pellagra 
prima della introduzlone del grano turco in Euro- 
pa, 1' imperversare del morbo ove questo cereale e 
il Titlo cotldiano, Tessei^ne immuni alcuni paesi ove 
i contadini si cibano allrlmenli, negli stessi villaggi 
0"ve il mays e il principale e costante nutrimento 
r andare esenli dal morho que' Tillici die lianno 
occasion! e mezzi di recarsi spesso in citla, e di 
nieglio nutrirvisi, la scarsa \irtu nulritiva, e piu 
ancora le malatlle del grano in discorso, sono cose 
die a primo aspetto depongono in favore di clii 
lo incolpa di una taula funesta produzione. Non- 
dimeno non gli senibra clie una tale sentenza possa 
essere eseute da difficolta ^ e in primo luogo egli 
dubita se gli argomenti spettanli alia apparizione 
della pellagra bastlno a stabilirla accertatamente 
raoderna, sembrandogli die il iiiodo indeterminato 
con cui ne parlano i prirai die ne scrlssero, cloe 
il Frapolli e lo Strambio, il comprendere die si 
face"va una \olta In una sola famiglia differenti ma- 
lattie, Tanipio slgiilficalo che si altrlbuiva alio scor- 
bulo, all'erpete, alia lebbra e ad altri siiiiili morbi 
die ora, per la niiglior conoscenza della loi'O con- 
dizione patologlca, si collocano in difierenti classi 



nosografiche, debbano ia qiialche uiodo indurre nel 
sospetto die gli antxchi avessero potulo, pel vario 
manifestarsi della pellagra, coufonderla con alcune 
dl cotali malaltle, che hanno comune con essa 
parte del loro fenomeni. In secoado luojjo, ammesso 
jincora die la pellagra sia morbo di recente com- 
parsa, resterebbe a vedersi, egli osserva, in quale 
rapporto si leglil colla intioduzione del mays in Eu- 
ropa. Facendosl a discutere un tal punto, egli mo- 
stra coH'aulorita di parocclil scrittori * die la col- 
tura e I'uso del grano turco in Ispagna, Porlogallo, 
Francia ed Italia rimonta per lo meno ad un secolo 
ed itn quarto prima die la pellagra eccitasse I'atten- 
iione dei medicl^ e da queslo fatto cosi argomenta: 
o non v' ebbe pellagra prima dell' e'poca coraune- 
mente assegnata alia sua comparsa , e in questo 
caso per qual ragione il grano turco non manifesto 
fine a tal epo.ca la sua influenza maleiica? o v'ebbe 
pellagra, e perclie non si potrelibe credere che \i 
fosse anclie prima della coltura di quel cereale? Se 
ira il grano turco e la produzione della pellagra, 
egli pol prosegue, vi fosse una relazlone di causa 
ad effetto, dovrcbbe la rea malaltia esistere da 
tempo immemorabile la dove Indigeno e il prodotto 
di quel cereale. Eppure nessun cenno di pellagra, 

' Gonzago Oviedo presso Ilumbolrl Kss. pnlidg. siir le 
Roy de lu Neii. Ju'p.T. 2, 1827- Ecoiioni. Rur. dans ses 
rapports etc. par M. Boussingault T. 1, 1843 - Carlo Elicnne 
e Giovanni Liebault neWopfVixVd Maison rusti(/ue - Coats 
coinpl. d'Agric. Pilati-Appeiidicf alio Gioruule di Agoslino 
Gallo. 



57 

nessuna allusione al potere del mays a produrla 
fanno i \iag^glatorl clie con ognl diligenza descris- 
sero i costunii, le religioni, le malaltie degli Ame- 
ricani^ non Hurutjold, che con tanta accuratezza 
descrlsse la nuova Spagna, clie con tanta cura scien- 
tifica ragionu della lebbre gialla^ non I'OYiedo, che 
parlo della slfilide e d'altro morbo Indigeno del- 
TAmerica, ed in particolare di certo guasto ne'denti, 
ivi causato dal pane di niajs^ senza acca<jionare 
un tal cibo d'altro sconcio clie di questo^ non 
i'Alarchon, non il Cartier, die parlarono d'un 
morbo molto simile alio scorbuto, senza ne attri- 
buire questa afFezione all'uso del mar.r, ne accen- 
narne alcun altra che possa confondersi colla pella- 
gra. Si oppongono alcune espressioni del Bahuino 
e del De-Solis, il primo de'quali dice che colore 
che usano del jnays si lanno tutnidi e scabbiosi, e 
Faltro clie -vanno soggetti a debolezze, a rossori, 
a malattie cutanee. « Ma chi vorra per questo de- 
» durre, risponde 1' autore, che i Messicanl -vanno 
M dalla tabe pellagrosa contaminati? E (^gli un de- 
» scrlvere la pellagra quello che ha fatlo con siniili 
w parole il Bahuino, alia cul autorita in tale rap- 
" porto c'^insegna I'illustre Fanzago che devesi dar 
w poco peso? Cosi dicasi delFasserzione del De-Solis, 
" di Tissot e d'altri m. Aggiunge che se I'uso do- 
mestico del grano turco fosse cagione della pellagra, 
non si saprebbe spiegare come si trovino percossi 
da questo flagello paesi eve scavsissimo o nessun 
ricolto si fa di quel grano. quali sono in Francia 



58 

Marsiglia, alcun'i luoghl degll spavlimenti del Roda- 
no e del Yaro, e In Italia la Toscana, come in al- 
cune vallate grande sia 1' uso del formentone e pic- 
coli i guasti della pellagra, come avvenga, di rado 
bensi, ma pure avvenga talvolta, che la pellagra 
s'appigli a persone aglate, le quali di ben altro si 
nutrono clie del misero vitto dei villici, come la fu- 
nesta malattia, glusta le piii recentl osservazioui, si 
vada diflfondendo di luogo in luogo a gulsa di conta- 
gio. Oltre a cio egli osserva clie lo Zen-mays cimen- 
tato nei chimici laboratorj, non fu trovato mai con- 
tenere principj letali e venefici, ed offri esso pure 
i medesimi coraponenti che si trovano in altri ce- 
reali, e che percio, posto pure che per scarsezza 
di principj nutritivi queslo grano sia da posporsi 
al frumento, allora si avrebbe un difetto neila assl- 
milazione, un tardo ristauramenlo delle forze vitali, 
oppure, supposto che sia di difficile digestione, 
avrebbesi in questo caso saburra, disturbi gastrici, 
irritazioni enteriche, non gia la pellagra, raorbo 
specifico e non coufondihile con nessun altro di 
quelli che sono comuni ad ogni persona e luogo 
per ingestione di cibi o poco nutritivi o difficili a 
digerirsi. Per ultimo estendendo al grano degene- 
rato, particolarmente dalla malattia del verderarae, 
i dubbj espressi sulFattitudiue di questo cereale, 
anche sano, a produrre la pellagra, egli domauda 
se verameule si possa credere che tale malattia 
vegelabile sia tanto diffusa da poter essere consi- 
dcraia come precipua causa della pellagra, osser- 



^9 
vaudo the, se cio fosse, non si \edrebbe come se 
ne potessero salvare tanti poveri della citta, clie 
sono coslretll a comperarsl di per di alle botteghe 
la farina d'un grano forse in peggior condizione 
di quello onde si cibano i contadini. Posli poi i 
due casi clie il cfrano turco corrotto dal Terderame 
sla nocivo per difetto di elementi nutrili\i, o per 
principj venefici, nel primo case non IroTa come 
possa esser causa di un niorl)o specifigo, essendo 
tal difetto comune ad altre sostanze non mai incol- 
pate di siflatta nialattia, nel secondo caso domanda, 
perche avvenga clie in un -villaggio di 2 o 3 mila 
abitanti, clie per la maggior parte si nutrono delio 
stesso grano, 10 o 12 soltanto sieno colli da pel- 
lagi'a? Perclie nella stessa famiglia composta di piii 
persone sedenti tutte alio stesso tagliere, una sola 
rimanga atlossicata? Perclie il processo morboso 
della pellagra si sospenda talora per anni interi, 
continuando nondiraeno V individuo a nudrirsi di 
polenta? Perclie questo veneficio non si manifestl 
generalmente clie in Primavera? 

X. Regislreremo qui i bre\i cenni del dj Fran- 
cesco Girelli sullo stato e andamento medico-sani- 
tario degli spedali di Brescia nell'anno 1846, sog- 
giungeremo una Memoria del d/ Giovanni PoUi 
sulla cura ossigenante in alcune specie di calcoli 
biliari, e con un'altra del d."^ Giacomo Uberti sulle 
acque minerali di Pejo porrenio fine alia serie, 
solitamente copiosa, delle mediclie produzioni. Merc6 
le iacombenze novellamente affidategli di direttore 



6o 

tle'nostri spedali clvili, raesso a porlata di avere 
annualmente sott'occhio tutto cio die \i si va ope- 
rando a vantaggio dell'umanita sofferente e dell' arte 
salutare, il d/ Glrelli entr6 nel feliee penslero di 
tenerne ogn' anno, incominclando dal passato 1 846, 
informata la nostra accademia, mediante un breve 
ragguagllo estratto dogli atti d'ufficio. Offrendo al 
patiio istituto un tale lavoro, egli espresse il bene- 
merito intento che le nollzie raccoltevi, consegnate 
nei nostri commentarj possano, quando che sia, 
servire di fondamento e di nucleo ad una storia 
medica di questa provincia. Secondando il qual sue 
desiderlo, noi fedelmenle, anzi pressoclie testual- 
mente, le riferlremo in queste pagine, cominciando 
dai seguenti dati numerici. Nell' anno di ciii si tralta 
2883 furono gl'infernii rice vera ti nell'ospitale dei 
masclij, e "vi godettero di 5 28 ^2, giornate di trat- 
tamento, al costo lire austr. i, i^. Spettarono 1667 
alia sezlone di medicina , e 1216 alia chirurgica. 
Dei primi ne morirono 281, dei secondi /^j. Nel- 
l'ospitale femminile le ricoverate furono 2162, per 
le quali occorsero 5 ^819 giornate di traltamento, 
al costo di 0,95. Alia medicina ne appartennero 
i56o, alia cliirurgia 692. Delle prime ne morii'ono 
210, delle seconde 53. S'ebbero 174 pazzi con 
I 1223 giornate di trattamenlo, al costo degli altri 
infermi, pazze 179 con 22199 giornate di tratta- 
mento, al costo delle altre Inferme. Dei prlmi ne 
morlrouo 43, delle seconde 32. Le gravide e puerpe- 
re furono 78, e 3 morte: ebbero giornate di man- 



6i 
tenimento 5i85. I bambini esposti furono 564, con 
giornate di mantenlmento nel P. L. 6965, al costo 
di L. I, 53^ di quesli 36 1 furono ammalali, e 
18^ ne morirono. Gli esposti ed esposte da pane 
furono 6 1*, dei quali i 2 ammalali, morti !• godellero 
8707 giornale di Irattamento, al costo di L. 1, 22. 
Gli esposti fuori, e clie godono trattamento dallo 
spedale sono 2114 con 625,801 giornate di man- 
tenlmento, al costo di centesimi 24. 

Da queste numeriche indicazioni venendo ad al- 
cuni cenni sull'andamenlo medico-sanitario, I'autore 
incoralncia dal far osservare non aver mai domi- 
nate, in nessuna delle quattro stagioni dell'anno in 
discorso, una particolare costituzione di malattie, 
avendosi avuto bensi molto frequenti le febhri 
d'accesso tra lo scorcio della state e il princlpio 
deU'autunno, ma con poca differenza da cio che 
suole aTvenire nelF altre annate; e non potendosi 
per nessun conto tenere siccome dipendente da 
particolare costituzione morbosa dominante I'infie- 
rire che ogni anno fa tra noi la pellagra nella 
primavera e in estate, e lo strabocchevole concorso 
di pellagrosi die in quelle stagioni si fa nei nostri 
spedali. Nota poi con senso di compiacenza pel ben 
essere generale della nostra pro\lncia, che non 
ebbero luogo fra noi malattie contagiose, e sopra 
tutto del genere di quelle che gravlssime domina- 
rono in alcune provincie llmitrofe. Un solo tifo 
in un giovane forastlero ebbe il P. L. in tutto il 
corso dell'anno. cinque mitissime rosalie: altresi 



02 

confortante fu il numero delle slfilidi^ le quali inol- 
Ire noQ furono gravissime; ne s' ebbe alcun caso 
di vajuolo, malattia gla da oltre due anui scomparsa^i. 
La mortalita, posto mente al gran numero di cro- 
nici 6 semicronici incnrablll, che pur non si pos- 
sono rimandare dagli spedali , gludica 1' autore 
essere stata molto lieve, rlsuUando essa di i3,85 
per cento in medicina, e di 3,86 in cbirurgia, quan- 
lo agli uomini, di i3,46 per loo in medicina, e 
8,95 in cbirurgia, quanto alle donne. Questa mor- 
taUta maggiore piu del doppio nella cbirurgia fera- 
niinile devesi, secondo cb'egll osserva, attribuire 
alia quantita molto grande delle malattle deirutero 
conclaraate incurabili, clie in tutto Tanno spesseg- 
giano, 6 alia circostan/a die le infelicl cbe se ne 
trovano inferme, non ricorrono alio spedale cbe 
negli ultirnl mesi della nialatlia. 

Passando alia terapeulica, egli si loda non poco 
deiracido tartarico usato per gli uomini a manlera 
di limonea, con esilo felice, comprovato da un gran 
numero di falti, nelle afiezioni scovbuticbe dei pel- 
lagrosi e dei non pellagrosi, come pure dell'aGido 
ossalico disciolto in qualcbe decotto mucillaginoso, 
adoperato per le donne nelle affezioni anzidette. 
Con buon risullato impiegossi altresi negli uomini 
il febrlfugo di Varburg, e nelle donne talvolta il 
cbinino col salasso, cbe provo assai felicemente in 
alcune affezioni infiammatorie, complicate con febbri 
d' accesso. E nell'uno e ueirallro spedale si mise in 
pralica I'acqua di calce, adopevata per uso esterno ed 



63 

interuo, nelle pellagre, ma senza nessun buon ri- 
sultato: come del pari senza effetto si adopero Tiodio, 
sotto le formole piu decantate, contro la tubercolosi 
polmonare negli uomini, mentre per lo contrario 
nelle donne molto profitto si trasse contro le stesse 
malattle, e contro le iufiammazioni in genere dei 
Tisceri toracichi, dalFuso della segala cornuta in 
polvere o per estratto. Negli uomini s"'ebbe la gua- 
rigione di un tetano gra\issimo reumatico, ottenu- 
lasi con un metodo antiflogistico assai energico. 

Procedendo poi alle osservazioni patologiche, di- 
stingue come degne di speciale ricordo la corruzione 
della tavola interna dello sterno, prodolta da aneu- 
risma dell'arco deU'aorta in un uomo, e la perforazio- 
ne della parete posteriore del venti-icolo della gran- 
dezza e forma d'uno scudo, preceduta da \omito 
sanguigno, forte dolore all'epigastrio, febbre arden- 
tissima, delirio e morte in una donna. Distingue al- 
tresi fra le donne un calcelo biliare formato alio 
sbocco del condotlo coleduco, investito da tunica or- 
gauica, e si grosso da otturare il lume interno del 
duodeno, precedulo da Tomito ostinatissimo, cui ten- 
ne dietro la consunzione^ ed inoltre il tronco ve- 
noso di quasi tulta la cava ascendente ed iliache pri- 
mitive, ostrutto in una phlegmasia alba dolens. Per 
ultimo avverte essersi sempre piu, specialmente negli 
uomini, confermata I'osservazione die i cronici pella- 
grosi con eslto di versamenti negli iuTolucri cere- 
brali, sogliouo piu clie nelle altre stagioni soccom- 
bere o nel colmo del caldo o nel colrao del freddo. 



64 

Nella chirurgla masclille si operarono sette ple- 
tranti col raetodo medlano, e in nessuno ebliesi a 
lamentare uu esito infausto, anzi sei di essi usclrono 
dallo spedale perfettaraente giiariti in bre\issimo 
tempo-, e se il seltlmo ne parii malalllcio, non fu 
che per altre coniplicanze, essendo anch' esso gua- 
rito dell' opei'azione. Nella cliirurgia feuiminile si 
levo con esito forlunalo un Tasto condiloiiia allauo, 
e si asporto con eguale successo un lipoma alia re- 
gione epicloica deslra, del peso di 6 libbre. Cosi 
fra gli uomini come fra le donne si operarono con 
buon esito molte calaralte, e si fecero altre parec- 
chie operazioni di alta cUirurgla, che Tautore non 
riferisce, nulla avendo in se stesse di straordinario. 
Bensi, come cosa di presente interesse, non ometle 
di cliiamare specialmente 1' attenzione sopra una 
bella guarigione, oltenula quasi per incanto, di una 
flebite della safena interna, clie durava da ollre due 
mesi, con immobilita delParto, ottenulasi raediante 
il recentissimo ed ingegnoso trovaUj dell'applica- 
zione della elellropuntura. Per tjuanto spelta ai 
raanicomj, non enlra Paulore a ragionare parlita- 
mente delle molle e speciali osservazioni patologi- 
che ivi occoi'se, combinandosi esse colle tante gia 
fatle anteriorraente in questi ospedali ed altrove, 
alle quali servono di conferraa. Soltanio non tace 
il buon esito die si ottenne adoperanilo interna- 
mente il joduro di potasslo in alcune particolari 
pazzie di antica durata, e che parevano incurabili. 
Nulla di particolare in lufto T anno si olFri (ra le 



65 
gravule e puerpere. In 64 parti. 60 fnrono faclli 
e natural!, due soli tlifficlli e due non nalurali. 
Tre morte sortlrono ([uest' eslto fatale non per 
gravissinia e vera febbre puerperale, ma pinllosto 
per metriti o metroperitonili accidentali. La nior- 
talita nei bambini fii piuttosto grande die no; ma 
uota I'autore die fra le malattie die produssero la 
morte entrano per un gran numero e le iinnialii- 
rita e aVi sderemi, malallie incurabili, fra le quali, 
Irattandosi di bambini, debbonsi pure annoverare 
le tabi, die diedero 36 morti. Si e troTato pres- 
soche impossibile il mantenere in \ila un bambino 
quand'era portato aH'ospizio in istato labido, e 
nella maggior parte dei casi i bambini venivano 
espostl mentre era gia troppo innollralo lo slato 
di consunzione^ die pros^redendo rendeva impossi- 
bile il salvarli. Si sono vacclnall 632, individui, 
464 dei quail erano bambini ricoverati ndl'ospl- 
tale, e 168 esteri, presentalisi per subire I'opera- 
zione nel P. L.. compresl fra questi 1 molli die vl 
si mandano dal varj comtini per essere vaccina li , 
alPoggetlo di fornire il vaocino ai loro vnccinandl. 
Regolare in gencre fu il corso dd vajuolo vaccino 
in questi spedali, e ben di rado fu d' nopo ricor- 
rere alia rivaccinazionc per mancato eflello del pri- 
mo innesto. 

■XI. La cuia ossigenante di cul tralta la memoria 
del d/ Polli, e tutto proprio ed ingegnoso trovato 
dell'autore. Un case di gastralgia ricorrente da 
cinque anni, ribelle agll ordinarj sussidj antiflogi- 

5 



66 

slici, ai rivellenli, anche valid! , al narcotici, e a 
segni non dubbj riconoscluta aver causa da calco- 
lari biliaii produceutisi nella clstisfellea, gliene sug- 
geriva il pensiero. La storia del caso e quale viene 
esposta dall' autore ne' brevi termini clie rifeviremo 
testualmente. « La signora M.„.a C....a mi consulto 
» per una gastralgia clie ricorrevale da cinque anni, 
w ogni trenta o quaranta giorni, e dalla quale ne 
» coll' ordinario metodo antiflogistico, ne coi I'evel- 
» lenti, ancbe valldaraente adoperati, ne coi narco- 
j> tici non s' era per anco potuta liberare. lo fui 
M cliiamato per la prima volta in un moraento dl 
w grave accesso, che presentava lutti i caratteri di 
vun' acuta gastrile, o di una gastro-duodenite. 
» Alcuni salassi, qualclie emulsione oleosa e leg- 
»> germente catartlca, sciolsero in poclii giorni, come 
M al solito, da' suoi tormenli I'ammalata^ ma i5 
w giorni piii tardi I'acuto dolore all' epigastric, ac- 
>» conipagnato da viva febbre, si riprodusse. Un 
j» lieve ingiallimento osservato alia pelle in quesla 
w contingenza, e specialmente alia congiuntiva, ed 
9> un coloramento croceo, anzi coffeauo delle orine, 
» che poi rapidamente disparvero, mi posero in 
5? sospetto dl calcoli nella clstifellea, 1 quali oslruis- 
M sero di quando in quando temporariamente, nel 
»' loro passaggio pel coledoro, le vie biliari, e pro- 
y> ducessero cosi I'iucomodo cui I'ammalata andava 
»> soggetta. Feci portare diligente 1' osservazioue 
» suUe feci, e vidi infatli clie al cessare delle eva- 
M cuazioui blanche o ciueree che s' ebbero nei primi 



67 
w giornl deU'accesso, comparTero tre grossi calcoli di 
» coleslrina , leggermenle colorall all' esterno, faccet- 
r tati, bianchl all'interno, e aventi un piccolo nu- 
» cleo di materia biliare concreta. La diagnosi in 
»» questo caso non poteva piu essere dubbia, e la 
M spiegazione delle ricorrenti gastralgie, e della loi'O 
» resistenza al trattamento usato, \eniva parimenti 
» spontanea i^. Trattandosi qulndi d'una cura radi- 
cale, I'autore, passando fra se stesso a rassegna i 
metodi finora suggeriti per la cura de' calcoli biliari, 
considero clie coll'emetico e coi drastici, proposti 
da alcunl onde meccanicamente smovere dalla lore 
sede quei concrementi , qiiand'anche si avesse tanta 
fortuua da e\acuarne coUe scosse emetico-catarli- 
che completamente la cislifellea, non si pre^er- 
rebbe pero la formazione e la riproduzione del 
calcolo^ che molto indlreltl gussidj sono i risolvenli 
mercuriali o iodici, da altri proposti, essendoche la 
loro efficacia non potrebbe spiegarsi che come secon- 
daria conseguenza dell' attivato generale assorbi- 
menlo, il quale lascia ancora nel desiderio di sapere 
con che arcana \irtu possano smaltirsi a poco a 
poco le solite concrezioni che trovansi unite alia 
bile nella cislifellea^ che fra gli specific! chimici, 
cioe r etere solforico misto all' essenza di tremen- 
tina e lo spirlto di vino sullo zucchero, racconian- 
dati nelle cure di Durande e d'Odier, I'etere, quan- 
tunque disciolga assai bene la colestrina fuori del 
corpo, non puo a gran pezza esercilare un'analogo 
contatto solvente sui concrementi della cislifellea, 



esseiidoclie nft dal ventrlcolo al cavo biliare v'lia 
una diretta via , ne gll oi'gani traduttorl dell' etere 
sono conduttori passivi, e gli alcalini, quantunque 
sieno atti a ridisclorre la bile inspesslta e la ma- 
teria colorante, non lianno, per ripetute prove da 
lui fatte , se non pochisslma azlone sui calcoli di 
colestriua^ che le soluzionl acquose di soda e di 
potassa glornalmente adoperate all'oggetto di diso- 
struire 11 fegato, messe a contatlo con calcoli cole- 
slrlni ad una temperalura Cfjuale a quella del corpo 
umano, non mostrano di attaccarli in modo da po- 
terne sperare vma dlssoluzione. Sopra queste con- 
siderazioni sembrandogll la cura de' calcoli biliari 
non essere stata finora clie palliatlva, empirica, o 
irraglone'volnienle solullva, determluossi a battere 
allra via, movendo dalle idee di Liebig intomo 
alia funzlone epallca, alia natura e causa della for- 
mazlone del prlucipj della bile ecc. E considerate 
die 1 calcoli dall' ammalata evacuali erano quasi 
interamente composti di coleslrina, la quale e uno 
del grassi solldl piii dlGFusi nella econorala^ che 
essi erano faccettall, e trovavausi qulndi probabll- 
nienle In gran numero nella clstifellea, dlmostran- 
dosi in quell' aspelto la loro reclproca disposlzione 
e 11 loro contalto^ die non era dubbio che non 
si producessei'o conlinu^menle e jion fossero stati 
la causa delle collche, lo quail da cinque anni ad 
inlervalh si ripelevano ;, die 11 \lzlo dl qud legato 
cousisleva duuque nella secrezlone eccedente di un 
piiiu'lpio grasso, pochisslmo solubile nella bile, e 



69 
quiudi concrementautesi e cxistalizzaDtesi nella clsti- 
fellea, entro nel penslero die la eccedente secrezione 
di una tale sostanza idiogene-carbonosa potesse 
per aTventura essere corretla con sostanze ossidanti, 
e die il grasso solido coleslerico, ossia i calcoll dl 
questa materia, potessero essere fluidificati e in 
qualdie modo corabusti dall' ossigeno die "venisse 
ofFerto, nelFatto della loro produzione, all'idrogeno 
e al carbonio die 11 compongono, potendo, a suo 
ayviso, la produzione dl questo materlale riguar- 
darsi come una elimluazione de'piincipj idrogeno- 
carbonosi, die eccedono nella normale proporzione 
delle comblnazionl ternarie e quadernarie costltuenti 
I'organlsmo. Sopra i quali pensamenti egli prese 
11 partito d' assoggeltare T ammalala ad un rimedio 
abbondante di ossigeno e facile a cederlo, neU'idea 
die arrlcdiendo il sangue di materie ossigenanti, o 
di ossigeno, I'accennala separazione grassa dovesse 
cessare d'aver luogo. Preserisse dapprincipio del 
permanganate potassico, poi del perossido di man- 
ganese: del primo Tammalata non prese die qual- 
clie scrupolo, ma del secondo consumo otto oncie, 
prendendone due dramme al glorno. Con questa pre- 
scrizione egli raccomando altresi Tastinenza dai dbi 
grassi. Contemporaneamenle poi fece istituire il piu 
diligente esame delle feci emesse, passandole ogni 
Tolta attraverso un fino staccio di crine, sul quale 
"venlvano stemperate e disclolte cou molta acqua, 
rimanendo i grani calcolosl sullo staccio. Colla quale 
precauzlone pote tener dietro alia interessante modi^ 



ficazlone che i calcoli, glornalraente emessi durante 
il trattamento, andavano presentando. Nei prliui 
due glorni di cura ossldante si evacuarono tre cal- 
coli a faccette intatte, e della dimensione di circa 
un pisello ciascuuo: nel 3.° giorno due calcoli piu 
piccoli comparvero, 1' uno de' quali con un lato tutto 
rose, in raodo da potersene per un certo tratto 
osservare la tessitura stratiforme: nel 4-'^ giorno 
altri tre piccoli calcoli, ancora plii erosi, e I'uno 
di essi ridotto perfino all'apparenza di un fram- 
mento di cglcolo plii grosso: nella 6.* e ^.^ gioi^- 
nata non si evacuarono calcoli^ nell' 8.* e nella 
JO.* si ebbe la dejezione di una copiosa arena 
colesterica, ossia di un aramasso di piccoli fraro- 
menti calcolosi di colestrina. Questa specie di arena 
colestrina continue ancora per alcuni giorni: quindi 
cominci6 a scemare sino a scomparire totalmente. 
II trattamento col perossido di manganese si con- 
tinue ancora per qualche settimana dopo questa 
epoca, e la paziente non ebbe piii a lamentarsi 
di alcuno de'suoi ricorrenti incoraodi, in seguito 
alia descritta cura: e souo omai quasi due anni. 
Jlagionando sull'eslto di questo trattamento, I'au- 
lore, fatto riflesso die quei calcoli si manifestavano 
sempre piii rari e piu erosi di mano in mano che 
si compiva la terapla, mentre invece nella cisti- 
fellea de'cadayeri i calcoli si trovano senipre ad 
Intere faccette e ben disegnati, trova aramissibile 
la supposizione clie I'ossigeno ceduto dal perossido 
di manganese, impcguando le soslanze tradotte 



7« 

al fegato pel sislema venoso portale o pei chiliferi, 
abbia impedlto rulteriore formazione e deposizione 
del grasso colesterico. Amraessa questa supposizione, 
la bile, fatta priva di colesliina, deve, egli osser^a, 
spiegare una cerla facolla solvente sui calcoli gia 
esistenti nella cistifellea, e quindi attaccarll, corro- 
derli, impiccolirli, e favoiirne in tal guisa la trasfor- 
mazione e 1' espulsione, essendoclie la proprieta sol- 
•vente la colestrlna che nei casi ordlnarj, la bile ha 
saturata da una certa quantlta di colestrina, clie 
sempre raccliiude^ verrebbe sotto la cura ossidante 
ad esser messa in liberlo, in conseguenza della ces- 
sata separazione colestrica nella cistifellea, e quindi 
agirebbe completamente a disciogliere i concrementi 
colestrici coi quali si troTasse in contatto. « E 
M ormai uniformemente ammesso, egli aggiunge, da 
M lulti i chiraici e fisiologi, clie il regime destinato 
»> a crescere 1' adipe nell' organismo , favorisce le 
» malattie del fegato (esempio il fegato grasso ar- 
» tificialmente proclotto nelle oche)^ che il fegato 
» e r organo di deposizione dell' idrogeno e del 
» carbonio^ che come il polmone e organo di ossi- 
>9 dazione, cosi lo e di riduzione il fegato^ che le 
M separazioni idrogeno-carbonose, le quali, a mo- 
» tiyo di qualche moibosita, non possono aver luogo 
» sugli organi respirator], si fanno dal fegato, o 
w nel fegato almeno si radunano ( la degenerazione 
» grassa nel fegato dei tisici ). Trovlamo inoltre che 
» fra le sostanze incolpate di dar origlne ai calcoli 
» epatici si annoverauo le bevande spiritose, la birra 



7^ 

55 receule, P uso di soslanze aniinali grasse: clie 
M Sommering raccomanda nella cura di questa nia- 
" lallla I'esercizio del corpo, die aunienta colls 
5? resplrazioni rintroduzione deH'ossigeno, e Tasli- 
"■ neaza dai nutrlraeuli troppo anitricatizzati, e ciie 
•J lo stesso Durande, clie dava per rimedlo etere 
» ed essenza di Irementina, raccomandaTa a' suoi 
55 inalati di evilare ogni bevanda spiritosa •>•>. 

La cura ossldante, o avente per iscopo d'inlro- 
duri'e molto ossigeno insieme colle sostanze desti- 
nate a formare il cliilo ed il sangue, puo, secondo 
Fautore, avere anche altre indlcazioni, oltre quelle 
dei calcoll colesterlci del fegato. La obeslta, I'asma, 
r albuminuria, la febbre tifoidea, la sifilide, il dia- 
bele zuccherino ecc. sarebbero, a suo parere, malat- 
lie nelle quali questa cura potrebbe convenire, od 
essere solto certe vedule indicala. E pero egli crede 
opportuno far cenno de" mozzi terapeutici che me- 
glio potrebbero prestarvlsi. Cio nol pure, a concla- 
sione del nostro rapporlo, faremo colle sue stesse 
parole. 

" // perosshlo di fturo e quelle di manganese 
" cedono iafallibilmenle uua parte del loro ossigeno 
w alle malerie elciraose e cliilose, quando vengono 
« inlrodotle coi cibi, e poco lonlano da essi, ed 
M escono in parte colle feci ad uno stato di ossi- 
5' dazioue minore, che e il protossldo od una coin- 
M binazione ad esse uiolto vicina, e in parte sono 
M condolli in circolo alio stato di combinazloni or- 
55 gauiclio. Qucsli ossidi melallici sono di couiodis- 



7* 

M sima animlnlstrazlone in forma dl elleltuario col 
» mele, o in tavolelte colla cioccolata. La loro dose 
» pu6 essere rogguardevole senza clie le vie dige- 
» renti ne soffrano. Si puo cominclare da qualclie 
M diamma al gioruo, e giungere fino a parecchie 
» oncie nelle 24 ore r. 

« // petnianganato di potassa ( camaleonte ini- 
» nerale ) e piii, ossidante ancora del perossido di 
» manganese, o almeno cede piii facilmeute e in 
» maggior copia 1' ossigeno^ ma e d'assai meno co- 
» moda amministrazione, e non puo mai portarsene 
» la dose molto avauti. Forse non andra molto clie 
» si potra con vantaggio prescrivere anche il fer- 
55 rato polassico di Fruny w. 1 ■ 

« // nitrato e il clorato di potassa sono sali 
» assai meno ossidanti di quello clie a prima giunla 
y> si polrebl^e credere: essi infatti trovansi ancora 
n alio stato di nitrato e di clorato nelle orine. 
M Forse sara meno tenace del suo ossigeno il cro- 
55 mato di potassa^ ma non ho esperienza sul suo 
»5 uso. Esso d' altronde non puo essere toUerato a 
n dose alquanto generosa n. 

a Jl perclorato di potassa, clie si oltiene assai 
» facilmente spingendo lievemente e per poco tempo 
» il calore, oltre la fusione, del clorato potassico, 
» ridisciogliendo nell'acqua e separando il cloruro 
« di potassio dal percloralo di potassa per la di- 
5» versa solubilita e crislallizzazione, e un sale clie 
y> tiene I'ossigeno assai meno tenacemente del clo- 
» rato : esso polrebbe riescire di cffelto decisanienle 



74 

» ossidante, quando venlsse sopportato in una certa 
>» dose ». 

« JJ' acido nttrico, allungato di molta acqua, e 
w raddolclto con qualche sclroppo o collo zuccliero, 
w puo ofFrire una non ingrata bevanda, la quale 
» non mancherebbe di produrre ossidazioni. Questa 
» liinonea nitrica puo comporsi con uno scrupolo (un 
w grammo circa) di acldo nitrico fumante (a 1,4^)7 
» con un'oncia e mezza di zucchero ed una libbra 
» d' acqua ». 

tt U acqua ossigenata, diluta in man I era da con- 
w tenere solamente 3 o 4 "volurai d' ossigeno, do- 
»5 \rebbe essere il piu eomodo e il piu attiyo del 
r> rimedj ossigenanli , se la sua difficile e costosa 
» preparazione non la rendesse ancora rara pei'sino 
» nei laboratorj. Nell' aspettazione che quest' acqua 
» divenga piu usuale, si puo frattanto raccoraandare 
>» Tacqua comune fortemenle impregnata di ossigeno 
>» (100 parti d' acqua in Wume ne assorbono 3, 5 
» air ordinaria pressione e temperatura ) ^ oppure 
» acqua saturata di protossido e d' azoto (100 
» d' acqua ne disciolgono Sag parti). Sembre- 
w rebbe che 1' acqua azonata di Schontein godesse 
» della maggior parte delle proprieta del soprossi- 
>» do idrico: essa potrebbe per lo meno apprestarsi 
i> con raolta facilita per fame pi'ova w. 

« II cloro, disciolto nell' acqua, e uno dei piu 
» \alidi ossidanti, giacche per la sua grande avidita 
»a combinarsi coll' idrogeno, lo svincola da quasi 
» tulti i couiposli , e mette quindi in liberta una 



75 

♦» corrispondenle proporzione dl ossigeno. II cloro 
M del resto puo essere bevuto nell'acqua con assai 
» nieno dlfficalta di quello ch' esso possa essere 
» respirato «. 

« Debbono pure considerarsi come mezzi ossl- 
M genanti il moto e I'esercizio muscolare, la voci- 
» ferazione ecc, come quelli che obbligando a fre- 
» quenti respirazioni, mettono il sangue a contatto 
M di maggior quantita di ossigeno. I climi freddi 
» e la stagione vernale sono parimenti circostanze 
» che crescono la quantita dl ossigeno inspirato, 
w trovandosi sotlo un egual volume d' aria respirata 
9> un maggior peso d'aria >». 

XII. Trattando delPacqua di Pejo, il d."^ Glaco- 
mo Uberti, come dlchiara egli stesso, non tanto 
si propone di accrescere con nuovi ed astrusi pen- 
samenti il capitale della scienza, quanto di amma- 
nirne i risultati a chi n' e digiuno, non tanto di 
pi"esentare teoi'iche ai medici, quanto di porgere 
un pratico e popolare indirlzzo agli infermi che fon- 
dano la loro fiducla in quest' acque benefiche. Fa- 
cendo quindi princlpio dalle condizioni locali della 
fonte, egli si restringe ad ofFrirne in digrosso la 
idea nei seguenti cenni spettanti alia poslzione geo- 
grafica della ^'alle ov'ella si trova, alia qualita del 
soggiorno e prima e dopo i niiglloramenti intro- 
dottivi, alle esteriori proprleta dell'acqua, alle di- 
scipline relative all'uso di essa sul luogo, ed al suo 
trasporlo. S' apre la Valle del Sole al di sopra di 
Male, nel Tirolo Italiano, in dlstanza di circa tre 



76 

ore^ e di la continuandosl da pouente hi piii an- 
gusto spazio, si termina in Lombardia colle Talli 
Camonica e Tellina. Ivi apple della costa raeridio- 
iiale del monte Polon, sulla riva del torrente Noce, 
I'antico Naunus, che scorre frammezzo alia yalle 
alPaltezza di 35 lo metri, o in quel torno, dal livello 
del mare, sprilla da un angusto speco per due 
zarapilli la salutifeia vena, lasciando segno di se per 
un bel colore giallo ocraceo. Ne per sovercliiare di 
pioggie, ne per copia di nevl sovrapposle non in- 
torbida mai, ne mai s'immuta o diminulsce per 
lungbezza d'estive sicclta. Un tratto bre\issimo di- 
vide le due poUe, forse comunicanti fra loro per 
occulti meati^ I'una delle quali rarapoUa a sinistra 
meno copiosa, ma piu efficace dell'altra-, la quale 
sorge con piii abbondanza dall'opposta parte, me- 
scolando le minerali sue linfe alle dolci e purissi- 
me d' un ruscello vicino. La sua temperatura varia 

fra gli otto e i nove gradi R La differenza 

pol fra le due polle fa clie 1' acqua da trasportarsi 
e conservarsi altrove si attinga sempre alia polla 
piii minerale. Essa accusa al gusto un sapore fresco, 
agreste e un tal poce piu metallico e ferruginoso, 
ed e il suo odore pecullare plii vivo e risentito, 
simile a quello che suole spargere il ferro sciolto 
di fresco in qualche acido inodoroso. A meno e lieto 
e I' aspetto della valle , sparsa di fantastici paeselli, 
di ruslici abituri, d'opifizj per la fusione del ferro, 
rumoreggiata ad ogni poco dall'acque che volgono 
vuole da seshe e da mullni . e fecondata dall'indu- 



77. 
stria degli abitatori, giunll coUa fatica e coll' arte 
a superare clo\unque la sterilita diel suolo e la con- 
trar'ieta della natura. Vi abbondano il latte ed 11 
burro squisiti, ed ottime carni di vitelU, di nion- 
loul, di camozze^ forniscono i suoi torrent! la trola 
saporila e minuta, il tremolo, il barblo, e le sue 
montagne la pernlce, il cedrone, 11 francolino^ ne, 
sebbene non -vi alligni la vlte, non vi niancano \lni 
pretli e generosi, cbe vi si recano dalle costiere 
di Trento e di Roveredo. Fino a quesl'ultimi tempi 
le disagiate abitazloni, e gli alpestii e dirupatl cam- 
mini faceudovi malagevole V andata ed incomodo 
il soggiorno, ed aggiungendosl ancora il dlfetto di 
medica vigilauza e di discipline, e la liberla con- 
cessa ad ognuno di trasportare I'acqua in lontane 
parti in ognl maniera di vasl mal suggellatl, in bari- 
letti, in tinozze, clo tolse die la fonte pejana non 
venisse in tutta quella fama die merita fra le acl- 
dule pill decantate d' Italia e di Germanla. Ma ora 
o rlstorando le vecdiie abilazioni o di nuove co- 
struendone, si vanno apprestando piu sempre ad 
opportunlta de"* forastieri decent! e comodi alber- 
gh!^ fra ! quail dlslinguons! quelli di Antonio Slanzi 
delle Fucine e di Baldassare Oliva, prossirao alia 
sorgente, a cui altri se ne vogliono aggiungere non 
molto discosti, benclie non di pari agiatezza. Anclie 
le pubbliclie vie si trovano talmente ridotte da quel 
che erano, die poco piii die si faccia, s! polrauno 
dire del tulto appianate. Cosi pure si pro wide non 
ba guar!, die due medic! abbiano la soprainlen- 



78 

denza delle sorgenti , e raccolgano osservazioni sugli 
effetti della cura, e nel i845, a spese dl quei co- 
muni e ad opera del Ragazzini, professore nello 
studio di Padova, fu condotta un'analisl chimica, 
che non poco contribui a diffondere la conoscenza 
di quell'acque, ed a porle nella debita estimazlone. 
E finalmente nel passato anno allogatasi la fonte 
dal Governo d' Innsbruck al s\s- Lul"i Gafriria, 
cliimico farmacista in Brescia, questi non trascu- 
rando nulla di cio clie puo crescere a quell'acqua 
il concorso e la nominanza, a profitto di chi dee 
berle lontano dalla sorgente, mise in pralica, per 
impedirne la decomposlzione, il metodo del Melan- 
dx'i, die introduce nelle boltiglie le boUe aeree di 
acido carbonico libero, e per guarantirla da con- 
traffazione, vi appose con fini artificj il suggello 
raetallico^ avvedlmenti merce .i quali quell'acque 
appajono piii chiare clie non quelle di fonlana, 
non fanno posatura nel fondo, non ragnano alia 
superficie, e per quanto si conservino a lungo, non 
lasciano suUe pareti della botliglia alcuna traccia 
di ferro^ ne voile omettere di farle scrutare ed ac- 
creditare con nuova analisi^ la quale fu eseguita 
ad opera e squisitissimo studio dell'insigne nostro 
chimico d."" Jacopo Altilio Cenedella. 

Queste cose accennate, si fa il nostro socio a 
considerar I'acqua pejana nelle sue facolta igieniche 
e mediclnali^ e innanzi tratto, volendone segnalare 
la differenza colle altre acque marziali di piu no- 
minanza, gli basla per tutla espressione della sua 



79 

supeilorita sopra ogni altra, il poter afferraare, sic- 
come afferma, die anche trasferla dalla fonle in 
qualsiasl ioutana parte, usata anche nel fitto inver- 
no, mauifesta sul corpo viTente una piu pronta 
e piii energica possanza di quella di Rabbi e di 
Recoaro, bevute alle stesse loro si famose sorgenli. 
In conferma della quale asserzione egli osserva clie 
r acqua di Pejo in confronto di queste e nolabil- 
mente piii gravida di acido carbonico llbero, clie 
e in tutto sce\ra del solfalo 'calcico , sostanza con- 
trarla alia salute ed agli usi medici, della quale 
non e prlva I'acqua di Recoaro, e che altri principj 
contiene che la rendono superiore, cioe il carbonato 
di soda ed il cloruro di sodio, i quali fornendo 
piu \irtuose facolta alia terapeutica, con^engono in 
un numero maggiore di malattle^ e riporla dall'ana- 
lisi deir acqua di Pejo del Ragazzini e da quella 
deir acqua di Recoaro dal Melandri i rispettivi pro- 
spetti, diraostranti la composizione dell' una con- 
fronlata con quella dell' altre. Deducendo poi dai 
principj componenti dell' acqua pejana le sue im- 
mediate e naturali proprieta, quelle cioe ch'ella 
contiene in se stessa in -virtu di essi componenti, 
indlpendentemente dalle circostanze locali, ed anche 
be-vula lontana dalla sorgente, egli riconosce in lei 
un'azlone risolvente tonlca, leegermente eccitante, 
ma di una diversa uatura ed efficacia, specialmente 
sui poteri e sugli efTetti della circolazione sanguigna^ 
azione che gli pai'e esercitarsi nelle affezioni che 
dicousi a forma asteuica, nate da inerzia o alterazio- 



8o 

ne nei solidi vlvl, o Jalla tardata circolazione nei 
fluidi, ove produce una parlicolare reazione vUale, 
i cui eflfetti sono a suo parere di grandissimo mo- 
menlo, pevche suscitatl con lenti e quasi non av- 
verllti pl'ocessi. 

Passaudo qulndi a consideiave Facqua in discorso 
nei rispetto terapeutico pratlco, in quello cioe delle 
malattie nelle quali ella puo convenire, egU trova 
in primo luogo clie il suo vero e reale beneGcio 
si dimostra singolavmeHte nelle afFezloni lente o ner- 
vose dello stomaco e degli intesllni, del quali lior- 
dina i motimenli inveititi, e li spiirga facilmeule 
e con diletto da ogni niolesla acldezza. Fra le quali 
affezioni egll regislra di conseguenza le lesioni del- 
r appelito, sia che proccdano da \iziata natux'a 
del sugo nulritivo, da cagioni nervose, da languore 
del solido, o da quello infiammazioni che dlconsi 
croniche locali irritative. Utllissimo del pari egli 
tiene 1' use dell' acqua pejana nelle lunghe e ribelli 
affezioni del fegalo, per un cotale eccitamento co- 
municantesi alia superficie inlestlnale, o piu vera- 
mente al parencliinia epalico, ed inollre nelle ostru- 
zioni di quel \iscere, e negli Infarcimenti della 
mllza. La riconosce allresi dotata di vlrlii elettiva 
e risolvente nei Ualtenimeuli, recenll ed antichi, 
nelle glandule meseutericbe , prodotti da febbri per- 
linaci, da dlarree, da cattiva aria, dai varj abusi, 
o dalla scambiata crasi dei liquidi^ come pure la 
gludica efficace a sincere la clorosi, pei c^rbonali 
di ferro e di soda clie in gran copia \i si conlen- 



8i 
gono, e piT esser qiicllo un morbo di corso lento 
o croiiiro. cotnpllcalo a sconcerti degU organl di- 
eesllvi: ne la reputa dl minore ylrlii nella clorosi se- 
condaria^ se non che consldera clie in questa es- 
sendo Tutero moleslato piuttosto da irritazione clie 
da TCTO languoro. conviene in prima duiare piu 
lun^^amenle nei lassalivi e nei risolvenll. Senza poi 
negare o sconoscere i reali "vanlaggi delle acque mi- 
nerali arlelatte^ re^istrate da Orfila fra i prlncipali 
medicamenli composli, osseiva. quanto a queste che 
in jiaragone delle acque natiuali ilescono sempre 
diverse e spesso anclie conliarie al line terapeutico, 
quelle in ispecie elie sono di complicata formazione, 
la ci\i inferloiila. in confionlo delle acque naliu'ali, 
\iene da lui provata allegando luso di quesl' ulti- 
me, speilnieutalo con assai niigHore successo nei 
civico spedale in quelle aflezioni nelle quali soleasi 
prima far prova delle acqvie faltizie ferruginose, 
le piu facili ad imilarsi, e a preferenza nella clo- 
rosi, nelle lenli angiolli e negli inlarcimenti glan- 
dulari. Fu inoltre I'acqua pejana utllmente speri- 
menlala nei fluore muliebre bianco dell'utero o 
della vagina, che avviene negli intervalli delle pur- 
ghe mensuali; negli incomodi conseguenti di gonor- 
rea non bene sofferuiata^ negli scoli cronici e slm- 
patici, dipendenti da irrilazione in lievisslmo grado 
o da generale lassezza delForganismo; negli scorri- 
menti causati da rilassamento degli orifizj dei vasi 
inlerni dell' uretra , per tenui esulcerazioni non in- 
teramente saldatej negli edemi provenienti dalla 

C 



82 

sminuita rlroolazinne venosD, e nelle klropisie iion 
mantenule da lesioni organiche del ruore o dei 
polmoni, o da vere infiammazionl, e piii. cbe tutio 
neir anassarea per dlfetto di azione dei vasi riassor- 
benti. Mold altresi otiennero da quest' acqua non 
sperati -vantaggi nella itterlzia nata da ostrtizioul 
del canale epatico e coledoco, massime quando non 
e accompagnala da lesioni organiclie peimanenti 
dell'apparato blllare. Appoito essa giovamento pur 
anclie nei dimagrinienti, non siiitoml d'altra affe- 
zione, ma cagionati da liinghe faliclie, da pateml 
d'animo, da vnrj abusi. Del)itamenle celebrata la 
reputa ancora l" aulore nei catarri cronici vescicali, 
provenendo essi in quello stadio piuUosto da rilas- 
samento clie da irritazione; e non dubita cb'ella 
piu die nessun' altra d' Italia, se si ecceltui quella 
di s. Pellegriuo, giovi nella renella, nei calcoli renali 
e vescicali, ancbe a preferenza dell'acque della fonte 
Lelia, o regia, di Recoaro;, ne tace della sua atti- 
ludine a moderare il soverchio turgove \ascolare, 
aggiungendo alle considerazioni dei pralici, die 
perdo la raccomandaiio nelle congestioni dei visceri, 
nelle angioiti e nelle arterili cvoniche, averla esso 
stesso \eduta cessare prontamente le palpitazioni e 
i tumulti del cuore, e le paventate irregolarita 
della sua azione, e della arteriosa, le respirazioni 
diffidli e gli anelill, oiiginali da nialattie primitive 
del basso ventre, del fegato, della milza^ ne vuole 
die sieno ignare le faucluUe e le giovaui doiine 
della sua facolta singolare a niondarle da quelle 



83 

marrhiuzze o colornnnonti epatlcl, die le se£fnano 
al volto, al collo, al petto od altrove, a scapJto 
della bellezza. La cura dello scorbuto le puo, a 
suo parere, esser affidata per intero, attesa la "vlrtu 
del carbonato di ferro contro il difetto di assimi- 
lazione del sangue, ingorgo o fisconie ad alcuii 
\iscere, vigenti in quest' affezione. La crede ancora 
utillssimo medlcamento per coloro ai quali, usciti 
da cjualclie nialatlia, per atonia dei ■\isceri digeslivi 
si pvolunga di troppo la convalescenza, o sono da 
tempo molestali da diarrea atonlca^ e pensa altresi 
die non mai o raramente abbia fallito nella inerzia 
degli oragani genilali, senipredie non sia indolla da 
cause superiori ai sussidj lerapenlid. La consiglia 
inoltre nella sterilita muliebre, quando derivl da 
mancanza o irregolarila della mestruazione, da tem- 
peramenlo inerte o linfatico^ ed anche nelle febbri 
iiTegolari irritative, procedenti da congestioni atoni- 
die dei -visceri addomlnali, e nelle passioni emor- 
roldarie. Per ultimo, quanto alle affezioni ipocon- 
driadie ed isteridie. nelle quali I'acqua di Pejo fu 
dicliiarata einula in virtu a quella delle fouli piu, 
famose della stessa nalura, egli awerte die bevuta 
alia sorgeiite, tra la frescura della valle, e confor- 
tala dalle igienidie influenze locali, e senza para- 
gone piii efBcace die altrove bevuta a rimetlere 
gli splrili travagliati da que' patimenti di forme e 
d'indoli si slrane e diverse. 

Indicate per tal niodo le malattie nelle quali 
I'acque pejane possono utilraenle adoperarsi, e a 



84 

quando a quantio giusllficate le sue indirnzioni con 
pratici esempj di ottenule £Xuan£^ioni, passa Tautore 
ad accennare le afTezioni nelle quali luso di esse 
e noclvo. Sono da evltarsi, seconda ch'egli ne av- 
verfe, ne'naall sqiiisllamente aculi, prodotti e man- 
tenuti da febbri continue, o da infiammazioni le- 
gitlime. Non si debbono assolutarnente concedere, 
neppur miste al lalle di vacca o di capi'a, nelle 
tisichezze e nelle malattie croniclie, ov'arda latente 
o palese un lavoro di degenerazione tubercolare o 
caucei'osa, poiclie la loro funzione tonica e ecci- 
tanle raddoppia la febbre etica, ed affretta 1' ulti- 
ma fine deir iufermo. Sono ancor plii nocive nelle 
lesioni oiganiche del cuore, nelle congeslioni del 
polnione e del cervello, siccorne attissime a susci- 
tarvi r emollisi, o la stessa apoplessia. Quanlo poi 
alle lonli initazioni brondiiali e uterine, benclie 
inlegie da alterazioni nel lessuli, si deve ben per 
mente a non fare clie la medicina dlvenli veleno. 
Considerando die la pellagra muove in oingine da 
una condizione niorbosa puramente irrilativa, per- 
turbalrice delle fuuzioni uaturali e deirintimo equi- 
librio, particolarmente del sistema gastroenterico, 
polrebbesi, seguendo le teoricbe di alcuni palolo- 
gbl, argomeuUire clie 1' acqua pejana valesse a tor- 
nare alia prislina integrita que'sislemi, promovendo 
la circolazione, e conseguenlemenle le funzioni del 
Tentrlcolo e degli inlestini. u Ma ad onta delle 
y esperienze altrui e di lali ragionamenti, debbo, 
r dice r autore. dicliiarare clie se j^iovo come qua- 



i 



85 
f liiiKjiK; ajiilu j.'ia ncH' iis(t dci incdici. iiuii mi fu 
» clalo da lale sussidio iaterno ed eslenio di nie- 
" venire la I'uiia dei fuUiri assalli, ma vidi il lalale 
» maloie inveslire .a grado a i^^rado le membrane 
w e la soslanza del ceiebro, ad una a quelli del 
» midoUo spiiiale «. E slringeado in breve il discorso 
in proposito, conclude a che son esse (le acque 
5»pejane) dalla plii lougeva spericnza dlchiaiate 
» dannose in tulte le malattie clie*derivano da aaione 
5» o affelto perlurbante di stiraolo, cioe da infiam- 
» mazioni spoulanee ed accidenfali di corso aculu. » 
Le seguenti awertenze spettanli alia cura pon- 
gono fine alia meaioria. Cbi intcnde bevere I'acque 
In discorso alia soigenle, su quell'alpi di perpetue 
nevi, deve accedervi nella stagione estiva; lontano 
dalla sorgeute possono beversi in qualuuque sta- 
gione dell'anno. Debbono. come ogni altro farmaco, 
non a iutti prescriversi in egual misura, ma pro- 
porzionarsi al grado dell' allezioue ed alio slato 
dell'infermo. JNelle afiezioni croniche deve la cura 
continuarsi per lungo spazio di tempo, e con blando 
metodo. Siccome le malatlie alle quali convengono 
quest' acque, sono, inlorno a due terzi, complicate 
ad una condizioue irritativa e quasi flogistica, cosi 
sara bene incominciare dalla polla a mano destra 
per tutli coloro cbe nbn potrauuo toUerare I'acqua 
della pill forte, poiche potranno con quella avvez- 
zare lo stomaco alFazione piii prouuuciata dell'al- 
Ira, senza soffrirne molestla. E prudeute consiglio il 
laie le jjibile a stomaco digiuno, e per la prima 



86 

volta prepararvisl liberandosi da ogni colluvie ga- 
slrica o intestinale, usando a tal uopo di preferenza 
la magnesia pura o il rabarbaro. II vitto sia di 
facile digestione, nutrlente, confortativo", ne si nie- 
ghino, se alcuna partlcolare cagione nol vieti, il 
\ino generoso, il cafFe, le bevande amare. In alcune 
aflFezioni I'acqua minerale si mescola col latte o col 
siero distillato, . all' oggetlo di ricreare le forze dello 
stomaco, e disporlo a toUerarne in maggior quan- 
tita. E mestieri, incominciate le blbite, sospenderle, 
per tornarvi poco dopo", e clo particolarmenle e da 
ncordarsi alle persorte deboli e lifinlte da gra\i 
patimenti fisici e morali. Sono altresi da raccoraan-r 
daisi gli eseiclzj piacevoli del corpo, come qiielli 
che usali moderatamente, concorrono ad ajutare la 
digestione, I'assorbimento e la circolazione. Final- 
mente si dovranno lalvolla gli infermi , in un 
eoUe bevande, sottoporre alia doccia o alle ba- 
gnature. 

XIII. Trova qui luogo per affinita di soggctto 
Tanalisl dell'acqua minerale nuovamente scopertasi 
a Rabbi, lavoro del d/ Jacopo Altillo Ceuedella, ese- 
guito per commissione dei sig.' fratelli Pangrazj, pro- 
prit'tarj di quella sorgente. Presentande airaccademia 
il suo operalo, proemia rautore coirosservare che og- 
gimai le acque minerali tutte non si debbono con- 
siderare composle a norma dei risultati ilnali delle 
chimiclie analisi, altesticlie la maggior parte di que- 
sle ci danno per prodotlo dei sali clie sono in 
apei'la e decisa conlraddizione fra di cssi, e die 



8^ 

lion possono coesislcre simullaiieanienle seuza ve- 
nire tra loro a vlcenda decomposti. Fatle quindi 
parecchle riflessloni suUa mutua decoinposizioue 
de' sail neulil, e rlcliiamatosi ai profondi studj di 
Hicliter, egli piova clie la composizione cliimica 
delle accjue minerali non devesi deduiTe dalP ulti- 
mo risultato della loro evaporazione^ risultato che 
coutieue tutll i principj concreli ueiracque esi- 
steiiti. £gli trova perclo necessario neiranalisi delle 
acque minerali lo staccarsi dai nietodi di processo 
comuiiemente seguiti per la detenniiiazione dei 
varj principj miueralizzunli. Secondo lui i varj reat- 
tivi cliimici non indicano giammai che gli acidi o 
le basi, ma sempre fra loro distjiunli. E erroneo 
il credere che un reallivo indicia un sale partico- 
lare, od un analogo coniposto^ e sempre Y acido 
o la base, il principio negativo o il positivo, che 
stabilisce 1' efFetto del reattivo. Ora sovra questi 
principj condusse il Cenedella il suo lavoro^ e sic- 
come egli proponevasi di determinare separatamente 
gli acidi e le basi, si servi di altrettante quantita 
di aeque minei'ali per islabilire i confront! coll' ul- 
timo risultato della evaporazione di una quantity 
determinala dell'acqua in discorso. Cosi col nitrato 
argentlco in una delermiuata quantita di acqua 
stabili la proporzione del cloro e del pochissimo 
jodio:, coi sali baritici 1' acido solfoiico*, coll' anti- 
nioniato potassico i sali sodici^ col fosfato sodico la 
litina, e da questi separati sperimenti dedusse la 
quantita di ciascun maleriale uello stalo d' iusolu- 



88 

bilita a eui lo aveva con tali niezzi poitalo. Sc- 
guendo poi in parte I metodi ordiuarj, nienlie dal 
residuo salino della evaporazione dl cento once 
medicinali dell' acqua di cm si tratta toglieva le 
varie sostaaze clie lo coniponevano, le veniva rafr 
frontando nelle loro quantita con quella dei com- 
posti insolubili die in tante separate quanlllii di 
acque aveva isolator sicclie ne I'isulto la esalta 
quantita dei principj mineralizzanli la quantita di 
acqua acceunata. I risultati delle sue operazioni 
lo portarono alia conclusione seguente^ cioe a de- 
lerminare la coraposizione della uuova acqua ml- 
nerale di Rabbi ui questa guisa: 

Acido caibonico libero centim. cub. 4803, SO - Gr. 107, 2700 

" " combinato 15 ri 1122,10 - -^ 02o, 3040 

11 solforico n 000, 44GS 

T) fosforico « 000,0322 

" silicico « 001,8000 

Cloro ^ „ 011,8800 

Joflio « „ 000,0612 

Sodio n „ 007,7388 

Ossido sodico, o soda " 037, 1930 

_j, « litico, o lilina j, 001,2660 

■n ferroso „ 003, 3400 

■:■> alluminico, o allumiiia -.■, 000, 6000 

i» calcico, o calce :, 006,2000 

■>■> magnesico, o magnesia „ 002,1300 

» nicholico traccie 

Maleiia organica dell' humus „ 002,3982 



Tolale 210, OoOO 
Acqua .... 4778it, 'JoUO 



Totule oucie 100 - 48000. 0000 



«9 

E potli' e<;li indiciiva 1 ariilo rarbonir/i qual 
|>iliiio conipoueule dell" acqua in discorso, esscndo 
esso alio slalo gazoso, ne delermlnava dappiima 
con un semplicissimo mezzo eudiomeliico la quan- 
tita in volume; la quale veniva lidotta a peso 
comblnandola coUa calce mediante la boUitura del- 
1' acqua nelle viclnanze della funte, raccogliendo 
poscia il precipllato calcico risultanle da quesla 
reazione, e facendo s\olgere dallo stesso piecipi- 
tato sul medesirao tubo eudiometrico sul- mercurio 
r acido carbonico , che in Tolume coirispoudeva di 
uuovo a quello in una data quanlita d' acqua de- 
terminato. Fatlo rlflesso pero clie le acque rainerali, 
considerate nel complesso delle loro sostanze mine- 
ralizzanti relatiTamente alia medlca applicaziono, 
vogliono essere fra loro comblnale in questo stato, 
sieno o non sieuo in cliimica contraddizione fra 
loro, in fine del suo Lavoro diede il Cenedella una 
tavola della probabile costituzione dei Tarj com- 
posti salini, quali potrebbero essere all'uso medico 
applicati, dividendo cosi in varie pi*qporzioni Tacido 
carbonico, e le altre sostanze nelle \olute propor- 
zioni, per formare dei nuovi coniposti salini neutri^ 
dal che rlsulto poter essere la composizione della 
Auova acqua niiuerale di Rabbi couslderala nella 



90 

Acido carbonico libero ccnlira. cub. 4803, 50 - Gr. 107, 2700 

Cloruro sodico " « 019,0276 

Joduro sodico « 000,0724 

Ossido nichelico traccie 

Carbonate sodico « 049, 8713 

« lltico « 803,7000 

« ferroso « 008,7700 

n calcico . 17 011,0000 

n magnesico « 003, 8300 

Solfato sodico " 000,8130 

Allumina « 000,6000 

Acido silicico « 001,8000 

Materia organica dell' humus •■. 002,3982 



210,0500 
47789, 9500 



Acqua . . 

Totale oncie 100 - 48000, 0000 

XIV. XV. II caro de' cereali che afflisse in que- 
st' anno r Italia e I'Europa, e che i popoli atterri 
col prospetto di un pegglor avvenire, porse occa- 
sione alPaw." Pagani, Vice -Preside nostro, ad 
alcune poclie parole sul coramerelo dei graai. Ma 
I'aspetlo delle cose routatosi col progredire della 
slagione, e il successlvo ribasso dei prezzi, piodotto 
dalla copia de'raccoltl, togliendo ora a questa breve 
Memorla quella opportunita di circostanza che i 
saggi peusamentl in essa raccolti le davano nel 
luomento in cui fu dettata, uoi ci dispenseremo 
dal rlfeiirne per minuto il soinmario, e ci restrin- 
geremo ad accennarae T assunto. Parle Y autore 
dal priaclpio della liberta del commercio, acceltato 
ojreiinal come assioma dadi statisti ed esteso senza 

Do ~ 

Hmllazione a tutti i prodotli dell'iudustria e del 



9> 

suolo, cerca se un tale piiiicipio possa venir sot- 
toposto a cjualche eccezioiie, admette ed accenna 
alcuni casl uei quali resportazlone del grani all'este- 
ro pu6 con ulillla o per uecessita dello stalo venir 
temporariaraente sospesa, applica in particolare il 
discorso agli stall d' Italia, applaiide alle occasionali 
raisure prese dai governi nel proposito, domanda 
se e quando possa convenire il rivocaile o modi- 
ficarle con parlicolari concessloni e discipline per 
la esportazione , e porge dati e notizie di fatto, 
dalle quali preiider conslglio nell' argomento. 

Un' altra memona del nostro Pagaui versa nel- 
Targomento deU'egoismo e della mollezza. Falto pro- 
cedere dalla forza eoncentrica dell'umana nalura, 
cioe dal naturale amor di se stesso, la forza espan- 
siva, cioe T amore degli altrl, mostrato come dal 
accordo di qtieste due forze morali derini la feli- 
cita individuale e sociale, fatto nel disaccordo di 
esse forze e nella preponderanza della piima sulla 
seconda consistere 1' e£roismo, assesrnata la caasa di 
un tale dlsovdine al cattivo regime delle passloni, 
imputato il disordine dcUe passloni particolarmenle 
alle turbazioui politiche, ai raffinamenti della civUta, 
ai blsogni fittizj e alle niolli abitudini die del Iroppo 
squisito inclvillmenlo sono conseguenza, tratta 1' au- 
lore una curiosa questione di sociale filosofia , cioe 
se I'egolsmo e la mollezza regnino nei tempi nostri, 
e se reguano, come rimediarvi. Quanto alia prima 
parte del quesito, fatta astrazloue da particolari 
fcccezioni , egli non dubila di decidere clie 1' egoi- 



0^ 

snio oostilnisce. f^(nievalmente parlaudo. la m»la ca- 
ralteristica delle odierne societa tV Euiopa. Oel clic 
adduce a cagioni il male . Inteso progresso , che, 
44 scolpisce, com'egli dice, nella mente lidea d"uu 
w cammlno incessante, dlritto, indeterminahile, clie 
95 sospinge, senza ■•.osta, senza guida, fuoii clie del- 
" r Individuale interesse, in una corsa deslltuila di 
■" previdenza e di fine morale ??, le guerre, i tral- 
lati politici, le ricostruzioni di stati, occorse cosi 
di frequente ne' tempi nostri, ne' quali pubblici 
avvenimenti dominando il principio dell' utilita, 
queslo principio convertesi, egli osserva, in egoi- 
smo nelle azioni de'pi'ivali, e finalmente T arislo- 
crazia , com' egli la cliiama , della riccliezza , la quale 
la base del reggimento municlpale, provinciate e 
generale la possidenza, cli' egli bensi riconosce come 
la miglior guarenligia della conservazione dcUo 
stato, ma clie vorrebbe nou si lenesse per unica, 
obbliando di metlere nella bilancia le social! virtii 
cd i talenti^ « dal clie ne avviene, egli dice, clie 
5? la generjizione uascente, il dominio della quale 
»i sta nell'avvenire, in mezzo alia foga degli affari, 
» dei piacerl, delle speranze, per emergere sul tea- 
59 tro del mondo, pone per bersaglio d' ogni ope- 
» razione la conqulsta di dovizie j;. Egli altresi 
non fa grazla alle moderne societa della nota di 
moUezza, ma considera in pari tempo clie la mol- 
Iczza de'giorni nostri essendo generata dal lusso, 
e questo venendo alimentato dall' aniore della di- 
slinzione, slimolo all' operosita c fomenlo di vita, 



93 

non »' Jessa di quel fjenevp die induce alia inerzia 
e al torpore, ma dl quelle che giova a promuo- 
Tere T industria . cd anche le azioni magnanime e 
jjenerose: le quali pero non sono a suo credere in 
tanta copia da pofer contrappesare lo spirlto da lui 
lav-vlsato per distintivo del secolo, cloe lo spirlto 
dl er'oisnio. Quanfo alia seconda parte della que- 
sllone, clie spetla ai rlniedj. egli U augura ed invoca 
da sasrgl sislemi dl pubblica e privala educazlone, 
da provvcdlraentl dlrettl prlnclpalmente ad islltulre 
il cuore, e a foroiarlo alle sociali vlrlii, ad equili- 
brare 11 naturale amoi-e dl se medesimo coU'amora 
del ben pubblico, dal sapienti governl, dai bandi- 
tori della morale eiangelica; e conchiude propo- 
nendo gli esempj della piu lodata antlcliita a dl- 
mostrar quel clie possa la bene intesa educazlone e 
le altre pubbllche istltuzlonl sul buoni costumi e 
sulla prosperita e fellcita dei popoli. 

XYI. Dai posllivi intercssi della sociale filosofia 
affli speculali\i ed astralll della Irascendentale ci 
soUeva r abate Francesco Rlccobelli col suo terzo 
Rafrionamenlo sul principio formale dl \lta. In che 
conslsta queslo astruso principio fu da lui largamente 
dlscusso e dlffinito ne' due precedentl, e da noi 
gia rlferlti dlscorsl *f, e pero nel presenle non si 
trovano raccolti clie alcunl coi-ollarj, dllucidazioni 
e avvertenze sul gia pronunciato e concluso. A-vendo 
aduuque I'autore fermato essere 11 principio for- 
male di \ila un pensiero, una forza essenzialmente 

* V. Com. deirAlcneo per gli anni ISVi. 1843. 



94 

vltale ed immensa. in se comprendente e dl se 
rlerapiente I'universo, sempre altiva e dlsposta ad 
infinite ed infinitamente \arie creazioni uovelle, ed 
avendo da cio dedotto apparir manifesto nella pro- 
duzione degli esseri it disegno dl creare un tiitto 
coordinato, di difibndere dappertutlo la vita, infi- 
nitamente graduarla e per modi imperceltibili con- 
servarla, egli vuole che per pi'imo s'avverla non 
dovei'si con cio intendere die tutfo in sense onto- 
logico sia vita nell'viniverso, e clie vita sia Tuni- 
verso medesimo: Imperclocclie ove s' intendesse che 
tutlo viva una vila quidittativaraente propria, avente 
cioe una potenza soslanzialmente vrtale e per se 
vlvificativa, si confonderebbe la forza vilale, crea- 
liva , unica e universale colla sempllce virtu orga- 
nica, vegetativa, prolifica, si guarderebbe alio svi- 
luppo e alia virtu produtliva degli esseri in generale 
come a sostanziale emanazione dclla primitiva forza 
vitale, e con cio si darebbe in un vero panteismo, 
oppure , allorche s' intendesse non essere la vita 
altra cosa rhe una contiuua eccitazione in esercizio, 
un ajritamento di conlinua estenzione, cajrionato da 
legge costante ed universale di espansione, un com- 
plesso di efTelti puramente fenomenali delle leggi 
di gravita, di altrazlone, di magnetlsmo, di elet- 
tricita, di afiinita chimiche, si confonderebbero i 
caratteri della vita in genei'e coi fcnomeni della 
materia semplicemente in molo; il clie sarebbe uno 
scliietto materlalismo. E siccome da quesli e da 
simili fallaci supposti de'panteisti e dei materialisti 



95 

segnirebbe loglcamente. potere I'liniverso esislere e 
sussisleie senza causalila e senza un primo molore, 
pi'ende 1 atitore da un tale assurdo occasione a 
distinguere 11 concello di moto da quello di \ita, 
di forza o dl causa movenle, osservando die la 
idea di molo alfro non denola per se stessa clie 
il nudo e semplice atto con cui un mobile passa 
da un luogo alPallro, il soto prodotto vlslbile di 
una potenza Invislbile, mentre questa forza preesi- 
stente, questa invlslbile potenza, strettaniente par- 
lando, e una causa producenle e movente, non 
moventesi, prlnclplo di moto, non moto, perclie 
non fa passageio da uno in altro spazio, e in se 
rimane sempre imniota. 11 concetto di tale potenza 
si fonda, secondo I'autore, in una prova riposta 
uella evldenza del sentimento, derivante dalla co- 
sclenza del conati al moto dell' /o volente , cloe a 
dire dalla cosclenza che nol in nol abblamo del- 
riulerno nostro arbitrio, conslderalo in se stesso, 
sla neir ordine puramente psicologlco, quale facolta 
deir lo agente, sla nell' esercizio rigorosamente fisio- 
lojrlco del Tltall movimenli sangulnei. nervei e mu- 
scolari. E perclo egli inculca dl nuoTO, cio die 
in altra memoila, da noi altrove rlferlta *, ebbe 
ad awertlre parlando dell' orlglnale princlplo di 
forza, che per cogliere intellettualraente la verita 
fondamentale e assolulamente necessario dar opera 
alia investlgazione analltlca delle cause atte a spon- 
taneamente produrre Intrinseco conalo di forza, 
* Commentar j dell' ateneo per 1' anno 1842. 



a niovenclo sopvattxiUo, egli dice, una colanlo sotlUe 
?5 disamina dagli alii sponlaiiei della timana rolonta, 
?? slccoiue dair uuico mezzo e fonte dl una forza 
5? intrlnseca, spontanea, inleiriirente, libera, dettata e 
w appresa dal falto primlllvo della coscienza, e per 
?j la quale solo e dato airuomo di potersi elevare 
5> eol penslero sino alia uozione e al comprendimenlo 
r di una forza prlniilifa, assoluta, necessaria, eterna, 
55 universalmente moveute e uniTersalmenle creanlew. 
E qui egli osserva come cia clie scrlve il Gioberti 
intorno al princlpio di forza, non puo far coniro 
a questa sua conclusione suUa necessila di riflettere 
alia coscienza dei conali interni delP lo, onde per- 
\enire al concetlo della forza primiliva anzldelta. 
Dice il Gioberti ne' Prolegomeni. « La idea di forza 
j5 non e logicamente prima, non puo dicliiarare c 
" leggittiraare se stessa, noa puo avere una base 
55 stabile, un fondanjenlo apodittico, sonza la leoria 
55 della creazlone, poiclie la causa creatrlce e ad 
55 un tempo la forza jirinia, assoluta. produltiva di 
55 ogni forza seconda e relatlva, II tipo ideale e 
55 perfetto di ogni forza universalmente, la condi- 
» zione logica e onfologicale, senza il cul concorso 
55 forzc finite non po&sono eserrltarsi nel giro del 
55 reale, ne concepirsi in quello dello scibile 55. Ma 
il nostro socio amniette bensi questo penslero del 
Gioberti ontologlcamente parlando, non gia ideolo- 
gicamente, considerando esser ben \ero die in 
senso stretlamente ontologico ogni forza finila, lol- 
lasl a considerare separatamente, non ha dl clie 



97 
lepHlmare se stessa. non ha base stabile, fontla- 
menlo apodltlico, ma esser vero altresi nel senso 
ideolo^nco che non si puo mal ravviare la tela delle 
nmane cognizioni, Irovare 11 bandolo alia genesl 
delle Idee, e farsl a snodarlo. se non mediante la 
rlflesslone sulle intulzloni, salendo per ossa ai 
prlml concetti Intellettuali, e per cpiestl al j)rinclpj 
plii generall e fondamentali del sapere, non avondo 
nol (slccome fu da lui stesso avverllto nella sopra- 
cltata sua Memorla sul prlnclplo dl forza ) allro 
mezzo pill dlretto a intendere la necesslta dl una 
forza assoluta, clie la rlflesslone suH'lnterno sentlto 
potere dell'/o volente , unlca forza concessa alTuomo 
a tal uopo, e per Intulto rlflesso compresa nel fallo 
prlmltlvo della cosclenza. Ed essendo penslero do- 
mlnante in tulti jrli scrltti dello stesso Globerti cbe 
nello studio delia filosofia si deve dare la prefe- 
renza alia ontologla sulla pslcologla, e percio non 
da questa, ma da quella dare Inconilnclamento alia 
sclenza , penslero fondato sulla formula idealo Tcnte. 
crea le esistenze, egll si tiene In debilo dl avvertire 
che sebbene sla vero entltlvamente che X umano 
conosclmento non puo esser cerlo e sicuro se non 
si fonda suU'ente, suU'assolulo, che I'assoluto e 
11 fondamento d'ogni filosofia, e che per conse- 
guenza auche la formula del Globerti rente crea 
le esistenze hassi a considerare come un prlnclplo 
assiomatico, soramamente fecondo, nondlmeno egli 
e ugualmente ed effettivamente vero che nol non 
conosclamo reslslente per Tenle creante, ma bensi 

1 



98 

r ente creante confessiamo per la conoscenza delle 
esistenze create, per questo clie non potendo noi 
naturalmente intendere nulla senza il senso, non 
arrlviaiuo alle cognizioni die salendo dal sensiblle 
air inseasibile, dal visibile alF invisibile , dal noto 
airignolo, dagli effetti alle cagioni, mostrando lo 
studio della natura che le cagioni e le forze sono 
tutte occulte, o come dice lo stesso Gioberti nei 
Prolegoaienti, sovrasensate in se medesinie e solo 
dagli efFetti argomentabili^ che e quanto dire so- 
stanzlalmente che si conoscono le cause per gll 
effetti, e non viceversa, che soltanto dalle cogni- 
zioul a posteriori si apre la strada per gradata- 
mente sallre alle cognizioni a priori, e che quindi 
tutta la somma dello scibile esordisce e rampoUa 
dalla coscieuza riflessa dull' 7o, il quale pensando 
se medesinio, coU' atto del pensiero riflesso, se me- 
desliuo sente ed intende subblettlvamente ed obbiet- 
tlvainente ad un tempo. Le quali cose consideraudo, 
egli argomenta che se per I' una parte gli esseri 
conlingeuti, finlti, relalivi, dilettando lutrinseca- 
niente di ragione sufficieute, sono per natni'a asso- 
lutamente dipendeuti dall'ente per se ed assoluto, 
per 1' altra non si sale alia nozloue e comprendi- 
niento dell' assoluto se non per la scala del contin- 
gente, del relativo, del fiuito, e che dall'un canto 
se alio spirito umano si toglle la cognizione del 
finito, non gli si rivelera mai rinflnito, e se dal- 
I'altro gli si toglie l' idea dell' assoluto, lo si riduce 
allu stato dei bruli. Da questu cousiderazioni deduce 



99 

altresi non essere Y uomo di condizione epicicla 

come i pianeti, die ora sono progressivi, ora sta- 

zionarj, ora relrogradi, ne tale da poter ^erdurare 

iiel medesimo state, ed essere, come i brutl, peren- 

nemente stazionario, ma essere per natura progres- 

sivo, perche naturalmente perfetdbile, nella indivi- 

dualita e nella specie, perfettiblle, perche riflessivo, 

riflesslvo. perche libero, e Hbero, perche razionale. 

Ed a questo proposito, essendo sentenza del Ler- 

minier che la hberta costlluisca I'essenza dell'umana 

natura, e che la ragione non v'abbia parte, e non 

sia umana che per accidente, egli corabatle una 

tale sentenza osservando che la Hberta ha essen- 

zlalmente bisogno di ragione, consistendo la essenza 

sua nella facolta elettlva, e la essenza di questa 

facolta nel confrontare, giudicare e conoscere, e 

quindi nel ragionare^ che ogni potenza libera vuol 

per se slessa essere eziandio ragionevole, che queste 

due idee sono reciproche, e I'una non pu6 slare 

senza I'altra, che non gioverebbe I'intendere senza 

I'arbitrio di sciegliere, e non si potrebbe scie- 

gliere senza P intendimento. « Dal naturale accop- 

w piamento poi, egli conchiude, di ambe ([ueste 

w facolta mentali origina nell'uomo la perfeltibilita, 

" r attitudlne e la disposizlone a progredire nel- 

» 1' incivilimento con la promozione deirinduslria, 

M dell'arti belle, delle scienze fisiche, poliliche in- 

w tellettuali e niorali^ onde la filosofia e detta im- 

y> pero scienza principe^ e cio appunto perche 11 

» vero filosofo non si ferma limilatamente a questa 



lOO 

J? o a qnella scienza in particolare, sibbcne con 
55 una dialettica non scolastlca, ma platonica, ma 
55 generale'mlra all' unita complessiva, enciclopedica 
55 dello scibile 55. 

XVII. Da questa sfera sublime di speculati-vi 
principj discenderemo col prof. Perego in quella 
de'fatti e delle sperienze. Benche sia piu d'un 
mezzo secolo dacche si \a meditando intorno al po- 
tere della eletlricita sugli aniraali, la poverta dei 
fatli in die tultoia versiamo fa si cbe non possiamo 
per auco procedere alle ricerclie lieoriche, e che 
sieuo ancora un mistero le leggi che governano i 
■varj e mirabili fenomeni della fisiologla elettrica. 
Parve percio al uostro Perego die il far noti al- 
cuni sperimenti elettrici die da qualche tempo egli 
"viene operando sulle rane, potesse aver interesse 
per r accademia ed opp«)rtunita per la scienza. 
I>' Istrumento ond'ei suole far uso e un modesto 
appareccliio eccllalore di blanxle tensioni, composto 
di granilo orbicolare di Corsica e di legno d'abete, 
e le esperienze con questo mezzo eseguite furono 
quest' esse, i.^ Esj)erienza. Presa una rana uccisa 
di fresco e preparala alia Galvani, e collocatala sul- 
risolatore per modo die le vertebre ed i nervi 
ciurali ne sceiidessero vertiealmente a maniera di 
peudulo, eletlrizzato I'appareechio mediante lo sfre- 
gameiito di due dlsclii, e destata releltvicita \ilrea, 
o positiva, nel disco di marmo, e la negati-va, o 
resinosa, in quelle d'abete, fiuche I'animale si con- 
servo ill istato di vigore e di eccitubilita , toccan- 



lOI 

done le vertehre, sia coirnnclno metallico sporgente 
dal marmo, sia coU'aUro sporgenle dal legno, si 
ottennero delle forti contrazioni^ ma noa appena 
la rana coraincio a perdere 1' energia e la nrita- 
blllta, die uon fu piii possibile eccltarla ad alcuna 
scossa colla eletlrlcita reslnosa, o negativa, naiatre 
colla \itrea, o poslUva, si continuo a eommo\<^rla. 
Kota r autor« che le scosse si otteugono magLiiorl 
armando le vertebre di una foglia di stagnoln , e 
clifi si elevano al massinio grado di energia qiuilora 
si separino le due coscle della rana tagliando Tosso 
del pube in maniera ehe ciascuna coseia non ri- 
manga attaecata alle verlelne clie pel pioprio nervo 
crurale. Ne \'uole che si creda dipendere il feno- 
meno dalla elettricita gahauica, osservando die seb- 
bene si pongano a contatto sostanze dlssimill ed 
eletlromotrid, quali sono I'undno e le Tcrtebre, e 
massime le vertebre armate, il drcuito pero nel 
caso presente e inlerrotto, e die oltre a cio le 
contrazionl non succedono menomamente se non 
&i carldii Y apparecdiio colle fregature redprodie 
del legno e del marmo. 2.^ Esperienza. Messo a 
nudo il nervo Isdiiatico di una delle due gambe 
della rana, ed armatolo di tenue foglia metallica, 
il contatto dell' armatura col piatto elettrizzato po- 
sitlvamente produsse le j^ontrazioni muscolari Uinto 
ad animale isolate, quanto ad aniniale posto per 
le \ertebre in comunicazione col suolo, ma il ron- 
tatto eol disco elettrizzato negativamente non su- 
scito i movimeuti se nou sotto la secouda coudi- 



I02 

zioue, cioe ad anlmale posto in coraunicazione col 
terreno. Con rane dotate di molta yigoria trovo 
Tautore potersi oltenere quest! fenomeni anclie sen- 
za mettere a nudo il nervo ischiatico, e bastare le 
scariche suU'uno o suiraltro piede avmato di stagnola. 
3." Speneuza. Legali insieme i nervi crurali in 
vicinanza delle coscie, non si oUennero contrazioni 
ne coUa elettriclta positiva ne coUa contraria^ legati 
invece i nervi medesimi in prosslraila delle Tertebre, 
rauimale non si pole far contrarre col fluido elet- 
trico del legno. ma sibbene con quello del marmo; 
anzi postosi sopra la gamba di una rana a cui erano 
stati legati i nervi in vlcinanza delle coscie, il nudo 
nervo di una gamba d'altra rana, toccando col 
marmo le vertebre della prima, si contrasse la gamba 
dell'altra. Avendo lautore lipetule moltissime volte 
queste sperienze, e sempre coi medesimi risultati, 
parvegli di poterne legittimamente concbiudere clie 
I'azione fislologica della eletlricila per eccesso e 
dilTerente da quella della elettricila per difetto, e 
che la prima e piii confacente della seconda ad 
eccitare nelle raue le contrazioni. Se non che una 
obbiezione potrebbesl fare a quesla tesi; potreb- 
besi dire cioe clie qualora il marmo fosse piii con- 
duttore delP eleltrico che non e Tabete, in tal case 
trascorrendo dall'apparecchio alia rana piu facilmente 
il fluido vitreo clie il resinoso, a questa circostanza, 
piuttostoclie alia varia indole delle due elettricita, 
dovrebbesl attribiiire la maggiore eccitabilita deirani- 
maie in contatto coUa pietra clie in contatto col 



io3 

legno. Ma I'autore rlsponde a quesla obbiezione 
col fatto, allegando non aver ommessi gll oppor- 
tuni tentativi per conoscere e coufrontare la relativa 
coibenza del due corpi posti fra loro in con ditto 
elettrico, e d'aver trovato die Tabete e piu defe- 
rente del marmo, e clie per conse^uenza il divario 
fra i detti due corpi di lacolta defereiite favorisce, 
anziche contrarlare, la sua tesi. Polrebbesi dire 
allresi che i notall fenomeni, anziche dairindole 
particolare delle due elettricita, dlpendano sollanlo 
da clo, die la posltiva coniunicata alle vertfbre 
della lana entil iiell'aniniale seguendo la dlrezione 
dal nervl al niuscoli, e die la negaliva corra la via 
opposta, cioe la dlrezione dai musculi ai ucivi, 
sapendosi die nella efettricita dlnamica avvenpono 
fenomeni assai dlversi e curiosi secondoclie la cor- 
rente e dlretta pel verso delle ramificazioni dei 
nervi, o contro le ramificazioni medesime, e che 
scarlcandosi sopra una rana, preparata alia Galvani, 
una bottlglia di Leyde debolmente elettrica, nella 
dlrezione dei nervi ai muscoli. i moti muscolari 
neir anluiale sono piix forti che allorquando la 
scarica si opera in senso contraiio, cloe dai mu- 
scoli ai nervi. Ma neppur questa seconda ohliie- 
zloue pare all'aulore che possa far forza contro la 
sua tesi, ne che a spiegare gll esposti fenomeni 
possa bastare la sola influenza della varia dlrezione 
dell'eleltrlco comunlcalo agli anlmall, senza anuuet- 
tersi la vaiia natura delle due elettiicita. « ^>e la 
»» varla natuia dei due fluid! , egli dice, non avesse 



io4 

y> pai'tc nel fenomeui, allorche relettrico Tieiie co- 
•>•> niunicato alia rana pel verso delle gambe, iu 
» questo caso i raoti muscolari sarebbero piii vlgo- 
» rosi impiegando 1' elettrico negativo auziche 11 
5? contiarlo, o positivo^ eio die opponesi a quanto 
M effetllvaraente si osserva in piatica ». Ghiude la 
jMemoi'ia additaiulo uu nuovo metodo di destare, 
uiedlaute il ferro ossldato, le contrazioni nelle rane, 
da lui ideato sopra cerla esperienza dl Selionbein, 
duduceiido da questa esperienza come possa il ferro, 
solto certe condizioni, dlventare un elemento vol- 
Uijco. Nel cbe lascieremo parlare lui slesso, rife- 
rendo testualmente cio ch' egli viene esponendo ed 
aigoineutando nel proposito. « Nella sesta riunione 
M degli sclenzlali italiani il ctiiniico Schonbe'm noti- 
M ficava nella sezione di fisica e malemalica come il 
V) ferro possa perdere la sua affinita per I'ossigeno, 
55 e acquislare quello stato ch'egli cliiama di pas~ 
55 sivitd. Un fih di fitro, ( prosegue il piofessore 
55 di Basilea nella sua comuuicazione ) die nello 
5J stato ordinario sarebbe furtemente intaccato dal- 
55 I aciJo nilricu del coi/iniefcio , cessa dl esserlo 
55 se fortetnente riscaldato in una estiemitd , lo si 
55 lasci in seguilD rajfreddare. Siccome lo avverte lo 
55 slesso Selionbein, si procuia al ferro la ridella 
55 potenza di resistere all' azione dell' acido nilrico 
M del commercio mettendolo a contatlo col platino. 
95 Oia il calore non fa clie coprire di un leggier 
55 velo di protossldo la parete riscaldala, ossidazlone 
;> clie non puo succedere pel coulalto del plaliuo, 



v> e cio nou perlanto il ferro cimentato uelFuna o 
» nell' altra manlera rimane egualmeate dlfeso e 
w protetto contro la forza corrosiva dell'acido ul- 
» trico. Couvlen dire adunque die il fenoraeno 
v> tragga la sua origine dalla elettricita;, e come il 
95 ferro ed il platino costiluiscono un eleniento vol- 
95 taico, cosi del pari uu elemenlo \ollaico si generi 
95 tra il ferro ed il suo protossido^ e tanto piii facile 
95 era un simile pensamento iu quanto elie e a 
99 notizia dl lulti clie togliesi ad un metallo Tomo- 
95 geneita per riguardo all'elettrico con Impercet- 
95 tibili turbamenti fisici o chimici noUa sua raassa, 
v> e lo si converte in un elemenlo vollaico capace 
» dl produrre le contrazioni nelle rane, quantunque 
» miti e non paragonabili a quelle clie si procacciano 
»9 con due metalli. Aveva inoltre osser\ato clie al- 
95 cuni fra gli stromenti di ferro, come scalpelli, 
99 forbici ecc. , posseggono una eminente facolta 
95 elettromotrice^ era quindi naturale il credere clie 
99 il ferro ossidato alia foggia di Sclionbein doyesse 
95 produire delle forli contrazioni nelle rane. Si 
95 riscaldi adunque un filo di ferro in una delle sue 
95 estremita alia fiamma della lucerna a spmlo di 
99 vino, e si lasci quindi raffreddare. Se dopo si 
55 adoperi qual arco eccitatore per mettere in co- 
99 raunicazione i nervi coi muscoli di una rana o 
59 meglio i ujuscoli fra loro, purclie I'auimale sia 
95 preparato colle coscie I'una separata dall' altra, sii 
99 ottengono si vive ed energiclie contrazioni, che 
" spesso pareggiauo le forli clie du il coulalto del 



io6 

M rame collo zinco *. Finora non si e potuto destare 
M in altri metalli la virtu elettromotice che si eccita 
n nel ferro. Queslo potere elettrico si altera e si di- 
» rainuisce col tempo, ma sembrando che una tale 
» perturbazione derivi da una lenta ossidazione del- 
» 1' estremita die non fu riscaldata, cosi si ripara 
S5 air inconveniente limando la parte che dev'essere 
" pura e monda di ossido »?. 

XVIII. Alia relazione d'altrui, piuttostoche pro- 
prie sperienze dedico una memoria suUa fabbrica- 
zione delle calci idrauliche il dJ Francesco Maza, 
zelante cultore d'ogni studio spettante alia chimica 
industrials, animato dalla nobile brama che I'ltalia 
non resti straniera al meraviglioso progresso di que- 
sli stud], fatto fra le vicine nazioni, e dal benerae- 

* « Si sa che iielle s[)erienze galvaniche quando la rana si 
« h stancata, ed ha quindi perdula quasi [ler intero la sua 
n vitalita, ci occorre di osscrvare il fenomeno che le contra- 
" zioni in una gamba si manilVstano all'attacco o coiitalto 
« dello zinco col rame, nel mentre che nelle altre si presentano 
« al distacco dei due metalli I'uno dall'altro. Succedono le 
u contrazioni all'attacco in quei muscolidove la corrente entra 
" a norma della direzione dei nervi. Succedono le cunliazio- 
M ni nel distacco in quegli altri dove il fluido elettrico li 
v> trascorre in senso contrario. Or bene, per aver una prova 
M dccisiva e parlante di questo vero, conviene preparare la 
" rana nel modo descritto in questa dissertazione, e disporre 
« una coscia suUo zinco e I'altra sul rame, faceudo che le 
11 vertehre ed i nervi non locchino alciina specie di metallo. 
« E qui non posso ommeltere di chianiare I'atlenzione degli 
r accademici suUa singolare curios! ta che mi occorse colTelc- 
11 mento platino e ferro, e coll" elemento feiro ossidato; in 
« quest! due casi le contrazioni delle rane sembra non sue- 
« cedano che al contatlo n. ( Nota dell'autoi'e). 



10^ 

rilo intenlo di promuoveve V applicazione degli 
utili trovati, rendendone popolare la conoscenza. 
Movendo dalla parte storica del soggetto, accenna 
Tautoi*" lo smalto Idraulico degli anticlii, consistenle 
secondo Vltruvlo in un miscuglio di poheri di poz- 
zolana \ulcanlea con calce e rottarai di pletra, il 
quale sommerso nell'acqua, acquistaya una durezza 
lapidea: impiegavasi questo cemenlo nella edifica- 
zione dei raoll^ e i niagnlfici nionumenti di Roma 
clie resistettero ai guasti Tandalici debbono ad esse 
la loro stupenda solidlta. Nel 1786 il celebre Clia- 
ptal si proponeva d'iniitare questo cemenlo cuo- 
cendo le argille ferruginose ad un fuoco piu at- 
tuoso deU'interno dei vulcani; ma non gli rlusci 
il tentatiTo ; come neppure riescirono i successi\i 
esegulti da Guyton di Morveau e da Gratien Le- 
pere, seguendo presso a poco le prescrlzioni di 
Chaptal. Piu fortunali furono quelli degli Inglesi 
Parker e Wvatli, i quail nel 1796 giunsero ad 
imitare il cemento I'omano, preparando con pietre 
calcari assai arglUose, compatte e tenaci, delle con- 
tee di Sommerset e di Glamorgan, una yariela di 
calce idraulica, colla proprieta di solidlficarsi quasi 
istantaneamente, sla nell'acqua, sia nel contatto del- 
I'aria *. II nostro Brocchi verso il 1807, aderendo 

• « I ceuienti usati dagli Inglesi (cosi Tautore) conlengono 
« maggiore aigilla di quella flelle calci eminentemente idrau- 
11 liche, e le tacciate di quasi tutte le case di Londra sono 
" inlunacate di uno strato di oemento misto a CO pev 100 di 
« sabbia quavzosa fina, e la loro superficie non viene sfoimala 
" da rigontiature, crepacci o disquauuuaziuni. I bastimenti 



io8 

alle idee d'l Chaptal, attribuiva la durezza e solidita 
de' ceraenli artificiali a particelle ferruginose , a cio 
iudotto dal vedere die certi smalti yieppiu s'indu- 
riscono quando vengono incorporati a feriuginose 
materie, quali sarebbero le porcellane e le scorie 
delle fuclne. Con quest! storici ceiini 1' autore si 
conduce alle teorie di quest' altimi tempi, fondate 
da Vicat nel 1819, dopo avere speriraentato la nes- 
suna Influenza del ferro a fare idraulica la calce, 
e da lul date in luce, or sono due anni, provando 
die le argille, sebbene dolci, fine, poco cariche di 
sabbia e di carbonate di calce, possono essere tra- 
sforniate in pozzolane, ora eguall ora superiori alle 
naturali, col mezzo di una mite calcinazione e col 
concorso deiraria, Enlra dopo cio il d/ Maza nella 
parte tecnica dell' argomento spettante alia causa 
imraediata della solldificazione del cemento. agli in- 
gredienti ed agenti opportuni alia sua solldifica- 
zione, alle leggi die ne costltuiscono la potenza 
pozzolanica, alle norme che debbono regolarne la 
cottura e I'estinzione, alia scelta delle terre pozzolani- 
che, alle varie qualita di calci e di pozzolane cbe deb- 
bono entrar nel composto, a seconda delle varie sue 

n inglesi ricevono come zavorra questo cemento, per tradurlo 
n sino alle Indie. Esistono degli ammassi considerevoli di una 
n calce in parte migliore dell'inglese a Pouilly; e nei din- 
" torni di Boulogne v' ha delle alte spiaggie composte di 
51 banclii di argilla mescolata a ghiaja, con cui si fabbrica il 
r> platrc - ciment , eguale a quelle di Parker; ed k assai 
" prcgiato il cemento di Vassy, che e quasi bianco, e ullimo 
" a rintegrare le pietre scheggiate. « 



109 
destlnazioni. Sul quali particolari, considerata la po- 
"verta delle nostre cognizioni in slflFatte materie, a stu- 
dio di fedelta, lascleremo parlare Tautore medesimo, 
rlferendo testualmente quanto egli dice nel pro- 
posito. « Le affinita clie producono Punione trlna- 
» ria dei principj essenziall della calce idraulica, 
55 quali sono la calce, la silice e I'allumina, costi- 
5> tuiscono la causa immediata della solidificazione 
" progressiva e della coesione 6nale, che si perfe- 
5s zionano nell'acqua^ e il primo esperimenlo die 
n illumino la via di questa rlnascente induslria fu, 
» che projettando della polvere fina di pozzolana nel- 
» Tacqua di calce, questa -viene rapidamente scom- 
wposta, e si combina con quella precipitandosi. 
»> Quest' azione e altrettanto piu energica quanto 
55 la proprieta pozzolanica della materia e piu svi- 
55 luppata, e quella operazione puo servire di assag- 
55 gio misuratore^ e allora si spargono delle piccole 
55 quantita di pozzolana in un dato volume di ac- 
55 qua di calce, fino a die tulta la calce sia pre- 
55 cipitata^ lo che si riconosce quando il liquido 
55 non \iene piu intorbidato dalla aggiunta di una 
55 goccia di carbonato di soda. La potenza pozzo- 
55 lanica e proporzionata al volume di acqua di calce 
55 decomposta, e la durala della malta fabbricata 
55 colla sostanza esaminata sembra seguire la me- 
55 desima legge di energia, queirattitudine che han- 
" no piu o meno grande le pozzolane di entrare 
55 in corabinazione colla calce per via umida, seb- 
55 bene prenda maggior vigore di saldissima pielra 



I lO 

M il cemento composto di un calcario assai cempat- 
» to dl quello prodotto da una marna leggiera 
55 che impietrisce plu tostamente, essendovl minor 
»5 grado dl coesione. Le argille, base dl ogiil pozzo- 
55 lana, pei' cernerle dalle altre terre e dalle pletre 
M molli, le si videro facilmente stemperablll nell'ac- 
55 qua, onde componsi una pasta si conslstente, 
55 untuosa e leuace, da manlfestare una tale pla- 
55 stlclta da potersela \anamente modellare, lasclan- 
55 dosl allungare e irapastare in tuttl i sensl senza 
55 scomporsl. Col disseccamento questa pasta diventa 
55 sollda, e posta ad un calore sempre crescente, 
55 assume un raagglor assodamento, e puo acqui- 
55 stare una tale durezza da sclntillare percossa dal 
55 batllfuocG. Per lo die a regolare la normale cot- 
55 lura delle argille, bisogna vegliare sul progresslvi 
55 fenomenl. Dapprlma la polvere di argilla legger- 
55 niente impaslata, e in poca dose posta nel fondo 
55 dl un crogluolo rlscaldato al rosso plu cbe oscuro, 
n si \ede boUire durante alcuni Islanti per I'eTa- 
» porarsi subilaneo delle prime porzioni d'acqua : 
55 in questo stato la si pu6 ancora stemprare, nou 
55 avendo \isibllmente provato 11 calore Incande- 
55 scente. Ma se si spinge la teniperatura del cro- 
55 gluolo al puuto da colorare la polvere argillosa 
55 in rosso plu che ©scuro, qulndl in un rosso as- 
55 sal visibile, e se in questo slato si persiste nel- 
55 r Impaslarla, in guisa che nessuna delle sue parti 
55 non possa sfuggire alia Incandescenza, dopo cln- 
55 que o sei nilnutl la si \edra immobile, come la 



* III 

» sabbia colante, sotto la spatola, e preseulera al 
»> contrario la consistenza di una neve o dl una farina 
» quando avra perduta quasi 1" Intera sua acqua, e 
55 la cottura uormale, per avere il massimo della 
» potenza idraulica, sara complela. E sara forte 
55 poi quella cottura quaudo I'argilla divenga assai 
55 lucida per la grande compattezza ricevuta, e dif- 
r> ficilmente s' inibeva di acqua. La cottura normale 
55 si preferisce in quelle terre da pozzolana clie non 
55 hanno carbonato calcare, o ne hanno un 1 5 per 
55 cento, e la sopranormale si addice a quelle die 
55 n' hanno dai 20 ai 60 per cento. Si rinvennero 
5» migliori le terre pozzolaniche piii pesanti , e in 
»5 cui moderatamente cresce la silice ^ e fu sempre 
55 terra da pozzolana eccellente quella clie contiene 
55 una maggior dose di ai'gllla. L'estinzione della 
55 calce idraulica si fa poco prima di usarla , e in 
55 bacini piii alti dei comuni, piii favorevoli alio 
55 scolo, e per distribuirvi su tutti i punti I'acqua in- 
55 dispensabile, e tulta in sul principio, guardando clie 
55 non sia sovercbia, gioTandosi di quel condotti di 
5' piombo gueruili di robinetto, a cui e addattato ua 
55 tubo flessibile, terniiuante in una testa da annafia- 
" tojo. Generaluiente per 1' Impasto degli smalti che 
55 devono essere costantemente sotl'' acqua , o esposti 
" a\r umidita, si fara la mescolanza di calci grasse 
55 con pozzolaue le piu energiclie, e al contrario, 
" dl calci eminentemente idraullcbe, con sabbio 
5? quaisose, o mateiie inerti. Imperciocclie emerge 
5' cluaramenle non venire profitto dal comporre la 



I I % 

» ganga flei botoni con linone pozzolane o buone 
">■> calci idraullche, Iranne il caso che qnesti si deb- 
y> bano tosto abbandonare alle onde cbe 11 dilavano 
■n e disaggregano", cbe I'ercesso di calce comunica 
rall'impasto una conslstenza grassa e tenera, ed 
w e sempre notevole lo svantaggio di preferlre al 
•>■> semplice sraalto di sabbia e buona calce idraulica 
55 una malta di calce grassa e buona pozzolana, 
55 quando quesfa debbasi usare coU'aggiunla della 
55 sabbia •». Fra gli usi della calce idraulica raulore 
accenna come Importantlssimo quelle di formame 
del betoni o smalti per le fondan>enta^ i qaali si 
compongono comunemenle colla mescoknza di una 
parte del solllo sinalto e di due di pieli-uzze pcr- 
fetlamente spoglie di polvere e con diligenza ba- 
gnate *. Oltre il scrvire die fanno questi betoni 
per le fondamenta, si gellano con essi in forme 
ancbe delle grandi pietre artefatte, cbe giovano 
assai a pa\imentare le latrine e a coprirle di sal- 
dissima volta, Poirel, ingegnere in capo del ponli 
in Algeri, seguendo i processi dcgll anlicbi Roma- 

' II colamento rlella pasta dei heUmi lacevasi con tubi 
iinl)utiforini; ora, coiiie c" in forma rautonr, si fa mcglio con 
casse ferrate, a [)arctl inol)ili, che si srhiiulon* per dare uscita 
al belone, il quale appena colalo iicHo sca-vaincnto c sona- 
merso nell'ac(iiia, si trasforma in una pietra. Aftinche oa 
tale manufatto proceda con buun esito, si avra cura che 
1 "arqua della localila del lavoro si n)aj>leni,'a costanteinenle 
piu ;dta, perclie con ciu e nieno ai;ilal)ile; gli strati di ogn» 
colamento saranno di uno spessore considerevole. e alTog- 
gelto che bene ed equabiluieiile si uniscano, si sjiazicia con 
diligeiua la cake poherosa onde si troiino inif)ratlati. 



1 1 .1 
ni per la edificazione delle dlghe del mare, poso 
nei fondi clie non si possono niettere a secco delle 
masse di bctone di Tolume enorme. I betoiil idrau- 
lici si pongono ora in iiso per le cateralte dei 
fjranrli iiumi, die acquistano per essi una insupera- 
bile perennita; e di betoni idraulici si \alse feli- 
cemente Mous^el nella edificazione del \asto cantiere 
onde abbelli Alessandria, e nella colossale e mirabile 
inipresa dell" arginatura del ]\ilo. Accennali i quali 
iifticj preslati all' arte del murare dalla calce idrau- 
lica, Tautore passando aconsiderar questa guisa 
di cemento in relazione della pubblica igiene, sic- 
come tutela coulro le influenze meteoriche, ricorda 
come gia sino dal i8i3 sia noto I'intonaco idro- 
fugo di Thenard e d' Arcet , die preserva i muri 
dair uniidita, e dal guasto le pitlure sulle pielre e 
sul gesso, intonaco di un costo venti \olte niinore 
delle lastre di -vetro applicate con gesso di Bologna, 
consigliate da faluni;^ in proposilo delle cpiali egli 
osser^a come in confronlo di esse tornerebben* 
meno dispendiosi i ripari di piombo fuso. Si ot- 
tengono questl colando sopra tavole di pietra teneia 
d'una grana unlta ed oraogenea il piombo in lastre 
dello spessore di ^ a 8 centimetri, le quali ven- 
gono poi laminate in sottilissiml fogli, clie si ap- 
plicano alle pai'eli con piccoll cliiodi di rame. A 
minorar poi la spesa di questi intonachi idrofugbi 
furoiio sperimenlati utilmente il calcario asfaltico, 
una soluzione di allume e di sapone, mio slralo 
di vernice encaustica, in unione per6 ai quali mez- 

8 



ii4 

zi lion Jevesi ommetteye la cura di allonlanave i 
continui diramatoil deirumidita, e d'impedire a 
questa 1' ascenzlone capillare, arrestandola alia base 
delle pareti con corpi impermeabili. Porta to poi 
dall'affmlta di sog^etto mineralogica e tecnica, tra- 
scovre I'autore a toccare de'migliorainenti introdotti 
dalla chlmica industriale nella manipolazione del 
gesso, per renderlo resistente al posslblle alle at- 
mosferlclie iufluenze. II gesso a tal uopo si prepara 
cou tre diversi metodi, il primo de' quali consiste 
nel mescolarlo coiralluine. Preparato cou questo 
nielodo, lo si la\ora plu facllmente del gesso co- 
mune , si rapprende piii lentamente, non s' indura 
die dopo alcune ore, acquista una somma durezza, 
poco si dilata e poco si restringe, aderisce tena- 
cemente al legno, alle pietre, al gesso eomune, e 
divenia un emulo della calce idraullca: lo si ado- 
pera nelle rinzafiature degli edifizj, ove riesce di 
molla durala, e nelle parti ornaraentali, pel qual 
USD da uno stucco di rara bellezza e di consistenza 
quasi marmorea. II secondo melodo e quello di 
unirlo al solfato di zinco: nieice quesla prepara- 
zione, se "viene applicato ad ingessare U ferro, di- 
stendendovelo sopra a guazzo, lo preserva dalla 
rugglne. II terzo inetodo e I'lnipasto del gesso con 
una dissoluzione di silicato di potassa, Imraaginata 
da Kulmann. Avendo Rulmann nei cemenli di Poul- 
ly, di Yassy, e sulla pietra calcare-silicea clie si 
raccoglie sulle sponde del Tainlgi, trovato una 
grande quantita di potassa., osservo clie si faciliia 



1 1 J 

la combinazione dell'ldrato dl calce colla slllce a«j- 
giunfjendovl un po' di potassa o di soda, owero 
di sail dl fjueste basl, che si cambiano in sllicali 
nierce della calclnazione. Col mezzo della slllce e 
deirallumina disclolla nell'acqiia medlante la potas- 
sa, eeli ottenne del cementl Idraulicl, cloe del sill- 
call e degU allumlnati che non si stemperano nel- 
lacqiia. jNel preparare tali sllicali si preferisce la 
potassa alia soda, ove si tralti di pi-eservare le 
pareti dalle eflorescenze crlstalllne^ nei lavori da 
sommere^eisi si prefeiisce la soda, perclie questa 
discloglie maggior copia di slllce. Vide Kulnianii 
che mettendo a conlatto, anclie a freddo, la crela 
con una soluzione dl sllicali alcalinl( vehi solublli ), 
nasceva una reazlone fia 1 due sail, che una parte 
della crela era can^lata in sillcato di calce, e una 
certa quantlta di potassa entrava uello stale di carbo- 
nalo di potassa. Un tale miscuglio indurisce a poco 
a poco all'arla, e la durezza dhlene tale da Tincere 
i pill valldi cementl Idraulicl, oltenendosi una pietia 
artificiale si dura da scalfire alcuni mai'mi. Serve 
oltimarhenle rimpasto del slllcati alcallni colla crela 
a rlslaurare i monumenti e a far modanature: se 
il miscuglio invece sia fatto col gesso, produce ef- 
fetli plu rapldi e plii completi di quelli della creta, 
acquistando vma superficle assai dura e levlgata, 
d un belllsslmo aspetto. Questi fa 111 chlmici mostra- 
no come 11 velro solublle gio^i a imbiancare gU 
edificj coslrutli con smalti tenerl, e come sia utile 
a Incamlclare una fabbrlca un miscuglio di due 



ii6 

paiil tli calce tVisciolla con una di allume, clie im- 
prime le apparenze di un colore dl olio. Per ul- 
timo il nostro socio pone in vista i servigj clie ha 
prestato e clie tuttavia puo prestare la teoria della 
calce idraulica alia economla agraria, facendo con- 
correre ad aumentare i materiali dei concimi i cal- 
carl clie servono d'ingredienti per questo cemento. 
Considerando quindi che a far copiose le messi 
deve il lerreno esser ricco di prlncipj che favoriscano 
la solubilita dei silicati difficilmente disgregabilt, 
egli osserva come a cio conferisca mirabilmente la 
calce calcinala, la quale allorquando sia sparsa so- 
pra un suolo compatto, argilloso e d'accesso dif- 
ficile alle ladici, eutrando in combinazione co£;li 
elementi del feld-spato o dell'argilla plastica, libera 
una parte degli alcali, e Tabilita a cooperare alio 
sviluppo de' vegetabili^ come una moderata calci- 
ray.ione deirargilla plastica faccia che questa ceda 
facilmente solubile la sua silice, e trasformi steri- 
lissimi siti in campi allegrati da ridenle e eopiosa 
vegetazione ; come anche la raarna , per effetto di 
sifFatte reazioni chiraiche, dlffonda Tuberta sopra 
alcunl de' nostri colli -vicini, nei quaU. merce di essa, 
penelra age\olmente Paratro, con meravlglia del 
lillico, in terreni per se stessi difficili a fendersi, 
e quasi invinciblli dalla estiva caldura^ come una 
tale \irtu concimatrice venga allrlbuita da Kroker 
anche alia polassa da lui scoperta alio stato solu- 
bile ;,« e quale singolare fertilita, egli conchiude, 
» non si produrrebbe nei campi, se oltre agli alcaU e 



•>•' alia silice, si doiiasse loro Tacido fosfoiico iiatu- 
ss lalmente esisteule nel caolino, nelle tracliiti, nei 
« basalti, nei tufi, nelle lave, per cui i terreni fonaati 
M (lagli scomponimenti delle i"occe -vulcauiche sono 
5J si fertili ? » 

XIX. Dai nilnerali passevemo ai veffelabili eon 
una Memoria del nostro valente micologo sig. Carlo 
Antonio Venluri suUe fungaje artificial! e sullo svi- 
luppo in genere dei funglii. Cosi svariate e nioltl- 
plici sono le soslanze atte alia produzione dei lun- 
glii, clie facllmente non \errebbesi a capo di lutte 
numerarle. Ma quasi non bastassero tante nianiere 
fornite dalla nalui'a alia produzione spontanea di 
questi vegetabili, altre e non poclie ne aggiunse 
I'induslria deiruomo alia sua foi'mazione arlificiale. 
Di queste entrando Faulore a parlare, inconiincia 
dal costume di alcune citta della Romagna di disporre 
orizzontali in apposite buche dei troncbi di pioppo, 
dai quali, coprendoli di uno strato di leggero terriccio, 
nel volgere di poclii ruesi, se la stagione corre pro- 
pizia, si otliene che sopra vi si moltiplichi un fungo 
affallo innocuo, cbe serve assai bene per quanlita e 
buon sapore ai desiderj di clii lo colliva^ fungo, 
conosciuto auclie nella nostra provincia sotlo nome 
di albarello, e descritto e figurato dal Viviani, cbia- 
niandolo Jgaricus piopparello , bvuto riguardo al 
luogo ordiuario del suo sviluppo. Nella Romagna 
parimenli, presso Albano, presso Trascate, e piu 
ancora presso Rocca di Papa, facendo abbronzar 
lentamente dei ceppi di nocciuoli, e come i pioppi 



]i8 

situandoli e disponeiidoU, si oltengono funglil di 
gratisslmo odore e di squisito sapore, d'uua specie 
clie appartieiie ai Polipori. e clie veune dal profes- 
sor Mauri chiamata Polyporus corylinus. E senza 
troppo scostarsi da noi, nella riviera benacense. e 
nella stessa citta nostra, dalle spremute bacche d'al- 
loro un fungo innocente alio stomaco, gradito al 
palato si suole far nascere, denominato da Jacquin 
Jgaricus Ostreatus dalla forma del suo cappello. 
Anche dalla concia adoprata nelle stufe dopo aver 
sex'vito alia preparazlooe de' cuoj nasce un fungo 
\oluminoso ed esculento, chlaniato da Bulliard 
^garicux vohaceus^ perche sbuccia da un sacco, o 
volva, clie prima lo involge. In un convento di 
IVapoll fu per la prima volta osservalo da certe 
monaclielle die molti funghi voluniiuosi sorfrevano 
sui deposlti di caffe fermentanli. Fu esperimen- 
tata la loro innoculta, fu gradito il loro sapore, 
e Persoon nel collocar questa iiuova specie tra i 
fuuglii esculenli, la chiamo col iiouie di ydgaricus 
neapolilaniis . beiiche poscia il professor Viviaiii 
di Genova, aveiulo otleniito dalla posatura del 
caffe lo stesso fungo, ma nou avente per appunto 
lUlti gli ideulici caratteri, abbia creduto di diffe- 
renziare il suo denomiuaudolo jfgaricus Coffees. 
Altra curiosa produzioiio del paese di Napoli e il 
Polyporus tubtrastei.^ s([uisita specie di fungbi, che 
h\ fanno cola nascere in ogni slagione da certi pezzi 
di terra, detti pietre fuugaje, clie si traggono dal- 
l'A.bni7,7.o, p che si ripongono a questo scopo nellc 



119 

rantiiie. Pailaudo delle quail sostanze, credafe da 
Matleo Silvatico, da Ermolao Barbaro, da Andrea 
Cesalplno E^eneiate dall'orina rappresa della liuce, 
da Dlscovide una sorte di eletlro, da De-Borch 
un ammasso dl tiifo argllloso , da altri una ladice 
perenne di funfro, e dal Prof. Gasparinl un fiingo 
appartenente alia faniiglia delle tuberacee:^ I'autore 
possedendone due grossi campionl, e a\endo po- 
tulo diligentemente esaminarli e veder crescere per 
parecchi anui ogni volta i loro prodotti, tiene in- 
dubbiamente che nou sleno ne pietra, ne radice, 
ne tufo, ne fungo, ma agglomerazione di terra e 
di a\anzi \egetali, f'atta probabilmeute dal micelio 
istesso del Polyporus tuherasier, cioe dalla gerniina- 
zione delle sporule di questo fungo, germinazione 
die in catena fin dove arriva, per cosi dire, la terra, e 
lutlo cio che in essa terra e contenuto. Artificial men- 
te altresi, preparando la fungaja col fimo caTallino, si 
ottiene VAgaricus campestris di Linneo, indicato dal 
Toscani col nome di pratajolo, perche appunto si 
tro\a nei prati, e conosciuto nella nostra pro"vincia 
sotto le denominazioni vernacole di Piis, Manar- 
coi y Carbonaii, a seconda dei luoghi eve nasce. 
E in Francia questa maniera di produzione arti- 
ficiale e la piu comune, ne sui mercati di Parigi 
e permessa la Tcndita d'altro fungo fuorche di que- 
sto, cliiamato cola champignon de couche dal co- 
glierlo che fanno i coltivatori dagli strati di fimo 
di cavallo, sparso di certa mateiia che dicono hJanch 
du champigiiofij e che corrispoude alia cavcyte dei 



naturalisli. Finalmeate un fungo esculenlo e di 
molta grandezza si accerta essersi ottenuto da tron- 
cln di castagno sepolti a poca profondita nella terra, 
fungo veduto dal nostro autore , e da lui ricono- 
sciiito pel Pofyponis ftondosus di Fries, che ap- 
punto si sviluppa spontaiieamente al piede degli 
alberi di castagno e di quercia, ed esteude e mol- 
tiplica le sue ramificazioni per raodo che un solo 
individuo arriva soveate al peso di cinquanta e 
sessanta libbre. E comune nelle nostre valli, e spe- 
cialmente nei boschi presso Vestoue . dove lo si 
conosce sotto la volgare denomiuazione di Volpino; 
e dai Fiorentini e Lucchesi e chiamato il Griffone. 
dai Pistojesi il Fungagnino^ e Orgion e Berbescino 
nelle citta di Pienjonte. Tali sono le varie maniere 
di artificiale produzione dei funghi che T autore 
rlcorda, non facendo alcun caso dei raezzi sujrseriti 
dal Thore per ottenere arlifizialinenle allre specie, 
ne di quelli che insegna il Roques per la coltura 
ijrliiiciale dei tartuffi, tutle idee ch'egli considera 
come sogni cd illusioni. Dalle cose esposle egli 
poi deduce che la dillerenza dei miceti e dovuta in 
gran parte alia difFerenza delle basl, cioe delle sostan- 
ze sulle quail essi s'ingenerano. E a questo propo- 
sito osserva di passagglo come, parlando di funghi 
di un'ordine inferiore, ve ne sieno di quelli che non 
crescono che sopra quel tal ramo, o sopra quella tal 
piauta, auzi di quelli pure che non nascono se non 
nella pagina superloi*e, o nella inferiore, o nel mez- 
zo delle foglie. Cosi il Ceiiangium Raincri non fu 



I 21 

U'o\alo fiuora die sui laiui della Geuisla radiata^ la 
Peziza paivula cresce sulla carex spinosa. ma soltan- 
lo al di sotlo della sua foglia^ la Stictis herberidis noii 
appare die sui rami dlseccati della berberide vol- 
gare. Tulte poi le specie curiose del genere Ascoho- 
lus. tutte quelle dei generi IlidropJiora, Pilohohis etc. 
nou si ■ trovano che sugli esciemeuti dei bi'uli e su 
quelli deir uomo. Altre specie ed altri generi d' ifo- 
miceti e pirenomiceti non si hanno cbe dalle carni 
in putrefazione e da allre sostanze animali in de- 
coraposlzione. Una specie nuova d' ipocrea, alia 
quale il barone Cesati, cbe la troTO non ba guari, 
dava il nome di Ipocrea myowecophila, sorge sotlo 
graziosa forma dalla tesla o dal dorse soUanto delle 
formicbe fatte cadavere. Altri fuugbi non uascono 
cbe sopra fungbi, altri non si sviluppano cbe sopra 
ruomo in certe malattle. Ma dispensandosi di en- 
Irare in piii minuti particolari, troppi essendo i 
generi e troppe le specie *, I'autore si restrlnge, per 
quanto spetla alle molle specie comuni e spontanee, 
cbe non si possono ottenere coll' arte, ad inculcar 
r aA-^erteuza cbe vi souo altre specie d' abito poco 
differente e sommameute veueficbe, lo scarablo delle 
quali ba date non pocbe \ittime ancbe nello scorso 
anno, e conlinuera a darne fino a cbe non sia affatto 
distrutto il pregiudizio, cbe dura tuttora non solo 
nel \olgo, ma ancbe in persone cbe volgo non sono, 
cbe sia questo o quel bosco, questo o quel monte 
cbe avveleni i fungbi, e fincbe le genii non si per- 
* ?^0D mcno di venlimila. ripailite in piij di milk generi. 



I 22 

suadano die alcune specie sono in ogni luogo e in 
ogni tempo venefiche. Da clo rimportanza di questo 
sludio, fin qui nelle stesse Universita troppo negletto^ 
studio importante eziandio per decidere se si debba 
attribuire ai miceti il depeiimento e la distruzione 
di tanti prodotti di cui in quest' anno si patisce" o 
inopia o difetto, ascri-vendosi da taluni la malattia dei 
pomi di terra al Fnsisporium solani ed alia Botritis 
infastans, siccome pure ta degenerazione del grano 
turco e del fruniento, sospettandosi clie un fungo 
amuiorbi anche le radici dei gelsi e produca il disec- 
camento di tanle piante in pochi anni, clie un allro 
cagioni il nial del segno o calcinetto, tanto funeslo 
al prezioso prodotto delle sete *, e clie il seccume 
inathio, la ruggi'ne, o pin comunenienle sferza, die 
intacca la foglia dei gelsi, e tanto ne scema il rac- 
colto, provenga dall' ingenerarsi clie fa in essa ii 
Fusarium maculans. Intorno a che 1' autore non 
negando l' esistenza di questi micromiceti , ne asse- 
rendo di'essi sieno la causa de'laraentati danni, 
si altiene all' avviso di coloro i quali tengono die 
r esistenza di questi esseri organici abbiasi a ripe- 
tere dall' alterazione o dalla sconriposizione della 

* L'aulore fondandnsl sopra esperiinenli <la lui isliluiti suUa 
malatlia del calcino, non ammette le opinioni divulgate che 
le Botrite Bassiana si svolga nella sostanza aniruale del baco, 
o che la si debba considerarc una trasformazione dei globuli 
adiposi del vernie slessoj ma crede invece ch' cssa in lui si 
sviluppi pei seini conlenuti nella foglia di cui si nutiC; e che 
se vi ha trasformazione, non sia dei globuli adipoi , ma delle 
cellule della foglia dopo che viene ingerita nel baco. 



123 

materia organica otl animale. Ne perclie vi sleno 
dei funghi i quali crescono sovra plante clie Tivono 
e clie prosperano, cio non toglie che le parti ove 
s'iugenerano non possano esser prima state, per 
qualsiasi causa, alterate. E quel che dice di un 
albero, dice I'autore altresi del frutto, delle fo- 
glie e di tulte le sostanze in gcnere che sogliouo 
dare s-viluppo ai mlceti, non potendo credere, per 
esempio, che V Oidium ffuctigenum sia il distrut- 
^lore delle frutta, e non piuttosto che, alterata la 
!oro uatura ilal tempo e da altro, trovi allora questo 
fungo buon campo al suo s\iluppo. E in proposito 
delV Oidhmi f/ucti'geniim, e^li avverte alia singolare 
luanlera end' esso si presenta, cioe a dire a cerchi 
concenti'ici che si rileyano dalla superficie del frut- 
lo^ fenonieno che vedesl in grande nelle praterie 
dei monti, ove ogni anno si scorgono de' cerclu 
d' erba piix nera e piu rigogliosa di lutta 1' allra 
che e nel reslo del pralo^ nei quali cerchi soltanlo 
sviluppasi un fungo squisilissimo, che e VJgaricus 
moucheion di Baliiard, il maggcugo, o prugnuolo dei 
Toscani. che fungo d^anlana e fra noi detto dai 
pochi che lo ccnoscono, e che diseccato si vende in 
Francia ed in Piemonte quattordici o sedici franchi 
la libbra. E accennato' come quesle serie circolari 
vogliansi da taluui ripetere dalla vegelazione eccen- 
trica del niicelio, e dalla sua azione stiraolante, aste- 
nendosi dairammettere o rigettare un tale supposto, 
tonchiude 11 suo scrltto augurando che lo studio della 
raicologia liovj fra noi un maggior nitmero di colti- 



124 

\alori. « Lo slucVio Jei miceti, egli dice, clie forma- 
■>v no una classe vasta ed importante del regno \ege- 
>5 tale, ha gia da niolto tempo oltr' Alpi attlrata Fat- 
?5 tenzlone di dlslinti botanlci, ed e debito nostro di 
» non negllgeilo, giacclie anclie queslo ramo di 
•>•> scienza orlglnalmente e nato in Italia. E all' im- 
w mortale botanlco fiorentino, confessa 1' iugeuuo 
V, oltremontano (vedi Montagne)^ clie dobbiamo le 
?! prime uozioni giuste sopra i \'egetabili di questo 
» ordine, a quel Micliell cioe, clie gli stranieri stessii 
55 lianno distiuto col nome di piincipe dei critto- 
;? gamlsti. Tolgasi adunque cbe piu oltre gli stra- 
w uieri colgano il frutto di quel seme clie piimo 
M fu gettato in questo suolo 5». 

XX. Ultima nella serie scientlfica \iene una 
memoria di monsignor Angelo Belani, nostro socio 
d' onore, tanto beneraerito degli studj fisici ed agra- 
rj. Descrive F autore una nuova slufa da lui ideata 
per far morire le crisalidi de' bozzoli, indicando il 
modo di usarla, i vantaggi cU' egli se ne promelte 
sopra le stufe comuni, e unendo alia descrizione 
la tavola die noi pure poniamo sotlo gli occhi del 
lettore, e cbe ofiie il disegno dcUa stula in quattro 
figure, la prima delle quali ne rappresenta Festerno, 
Teduto di fronte, da un lalo e superiormente, la 
seconda la pianta, la lerza lo spaccalo trasversale 
suUa llnea A. B. della pianta, la quarta lo spac- 
cato longitudiuale suUa linea G. D. ( V. quesla 
tavola in fine del volume). Consiste il nuovo ap- 
parecchio in una camerella quadrata, da erigersi 



125 

sul mallonalo, o Isolandola da tutll I lati, o appog- 
giandola alia parete di un portico^ il che facendo 
clie questa le scusi per dorso, oltre il darle mag- 
glore solidila e dlmlnuire la spesa di costruzione, 
servirebbe anche a ripararla dalla pioggia. La parte 
posteriore della camerelta {o^e non ne tenga vece 
la parefe del portico) e costrutta di mattoni. e 
cost pure le due laterali. La parte anteriore si 
costruisce di cotto ne' soli due fianclii, e puo indif- 
ferentemente esser anche tutta di legno. Un vacuo 
ha questa parte nel mezzo, con portiera pariinenli 
di legno, avente otto aperture orizzontali in cui 
s'introducono altrettante tavolelte, o piuttosto telaj, 
come Tedesi alia figura prima, ove quattro solfanto 
di esse tavolette si sono disegnate poste in fessu- 
ra, lasciando vacue le altre quattro fessure, de- 
slinate a ricevere le altre quattro laToletle: quesle 
fessure pero puonno anche essere in nuraero mag- 
giori di otto, prolungandosi al basso, senza alterare 
le dimensioni della stufa. Ciascuna lavoletta e ar- 
mata di una rete d" ottone sottoposta *, destinata 
a sostenei'e i bozzoli, da sovrapporvisi a due strati, 
ed e munita nel dinnanzi di un battente a guisa 
di tiratoie, per ben premerla contro la fessura, 
come \edesi indicato alia figura /J-^-) rappresentante 
una tavoletta in posizione orizzontale, veduta di 
fianco, ma non del tutlo intemaia. Dentro la stufa 
le tavolette scorrono orizzontalmente sopra un si- 

* Non di ferro, perche la luggine potrebbe infaccare i 
bozruli. 



sterna di regoli, indicato da a a fig," 2.', a' a' 
fig,^ 3.% a" fig.* 4-*- ^ sostenuto da sei sbarre di 
ferro, rappresentate in pianla da b b fig." 2.", e 
da b' b', b" b" fig.'* 3." e 4-^ La pai'tc superiore 
della cameretta, ossia il telto, e formata da un la- 
■volato composto di grosse assi con fori! tra\ersi, 
avente nel mezzo un foro quadrato , clie si apre e 
si cliiude a scorsojo. (fig." 1.") Due fornelli di 
lamina di ferro, cariclii di carbone acceso, servono 
a scaldare I'apparecchio, introdotli perdue aper- 
ture laterali pralicate nel basso, e indicate alle 
fig.° I.* e 2.": cjueste aperlvire oltre dar adifo ai 
fornelli, sono anclie deslinate a dare uno sfogo 
esterno all'aria alquanto rafTreddala dal conlatto dei 
bozz»li, die \ien calando al basso di mano in mano 
che nuova aria riscaldata si porla in alto^ il clie 
si olliene mediante un portello da chiudersi piii 
o meno secondo ii bisogno. Per ultimo due ter- 
mometri nel di fuori, i cui bulbi, medianle il tubo 
piegato a gomito, s'internano alquanto nella stufa, 
misurano i gradi di calore, slando collocati nel lalo 
opposto a quello delle due anzidelle aperture, e 
Tuno superiormente all'altro, percbe si possa otte- 
nerne la tempera tura media. Per servirsl della de- 
scritta stufa, rltenuto cli'ella abbia otto fessure d'ln- 
troduzione, si ricliieggono nove o dieci lavolette, 
cioe una o due piu delle introdotte nell" apparecchio 
coi bozzoli, e che dopo quello spazio di tempo che 
indicbera la pratica , e che noii dev" essere maggiore 
di mezz'ora, tiebbono rimiovorsi. Al che fare s"" in- 



J 1'J 
comlncla a levor fuori la prima in alto, ed a questa 
pronlaniente si sostituisce quella clie e rlmasta di 
soprappiu, e clie si sara. gia caricata di bozzoli; 
quindi si leva la seconda di ordine, ed a questa si 
sostituisce tosto quella che fu levata per la prima, 
e clie di nuovo si sara caricala:, e cosi di seguilo, 
levando con clo sempre la tavoletta rimasta plii a 
lungo nella stufa, e sempre ricominciando, senza 
perder tempo, I'operazione dalla prima tavoletta 
superlore. Quando le tavoletle si volessero aumen- 
lare di numero, o si temesse clie in tal caso le piu 
basse si trovassero ti'oppo \icine alia emanazione 
calorlfica ( sebbene sia questa sempre modificata 
daU'aria raeno calda clie scende al basso), si potrebbe 
lutt'al piu collocare di contro al fornello un liparo 
composto di latla lucida, clie rlfletlendo il calorico 
radiaute , ne pveserverebbe le galette piu •vicine. 
Calcola r autore clie ove la lemperalura si ele\asse 
da 5o a 60 gradi R/, sarebbe sufficiente a far mo- 
rli-e le crisalidi, anclie dei doppioni, nello spazio 
da un quarto d' ora ad una mezz' ora al piii, os- 
servando che una tale temperatura sarebbe ben 
facile ad ottenersi in una stufa di piccole dimen- 
sioni, quale egli la prop'one, e in una stagione in 
cui la temperatura eslerna trovasi a circa 20 gradi, 
che altresi il gas acldo carbonico, oltre a qualche 
allra emanazione deleteria, derivante dalla com- 
bustione del carbone, contribuirebbe alia niorle 
delle crisalidi per asfissia. Ne Tuol che si creda 
che, per la piccolezza delta sua stufa, piceola debba 



iz8 

essere, in confronlo delle stufe ordinarie, la quan- 
tlta de' bozzoU da potervlst in dato tempo introdurre 
e levar bene condizlonall , perche egli conta che 
la minor durata del tempo clie dovrebbero in quel- 
la rimanere i bozzoli , in confronto del maggior 
tempo in cui dovrebbero rimanere in queste, com- 
penserebbe le quantita rlspetlive. I -vantaggi ch' egli 
attnbuisce al suo appareccbio sopra gli ordinarj 
sono i seguenti: i.'' Polrebbe la proposta stufa 
applicarsl tanto alle piccole cbe alle grandi partite 
di bozzoli, con proporzionato consume di combu- 
stlbile, di tempo e di mano d' opera. 2.° Porte- 
rebbe una spesa di gran lunga minore di quella 
dell'altre, tanto per la costruzione cbe per Tuso, 
ollreche occuperebbe poco spazio, sarebbe facil- 
mente trasporlabile con stangbe da luogo a luogo 
a mano di due uomini, od anclie la si polrebbe 
scommettere, quando la si facesse tutta di legno con 
armature di ferro, e colle paretl ^icine ai fornelH 
federate con fogli di latta. 3." Non danneggierebbe 
la bava dei bozzoli, perche essi si trovebbero tutti 
egualmente esposli ad eguale temperalura^ il che 
non succede nelle slufe ordlnarle, nelle quali i 
bozzoU piu esposti al calbre sono sempre i piii 
superficiali, menlre in molti degli altri il calore 
bene spesso non giunge a tanto da farvi morire 
la crisalide, la quale poscia trafora il bozzolo, con- 
\erlendosi in farfalla, con danno del filandiere e 
del compratore della semenza di tali farfalle, che 
e sempre imperfetla. 4" Percio nella Hlatiira la 



129 

seta sarebbe di plu facile ed unifornie svolgl- 
mento: ne il siio colore naturale soffiirebbe quelle 
alterazloni a cul va sbggetto cogll altri melodi, sia 
pel tioppo calore, se ruccisione delle crisallde e 
fatta a secco, sia per la troppa umidita, se fatla 
a vapore. 5.° I bozzoli si pvolrebbero conser\ai'e 
da una stagione aU'altra senza deterioramento, e 
senza il pevlcolo a cui vanno iuconlro i bozzoli 
trattali col vapore dell' acqua boUenle, che tardano 
ad asciugarsi se vengano cavati dalla stufa in gior- 
ni piovosi, si schiacciano facilmente a cagione della 
loro mollezza, e in ogui caso doniandano locall 
spaziosi e ventilati, oltre a molla mano d' opera, 
pel loro asciugamento. 

Alia essenziale applicazione di questa stufa, cioe 
alPufficio di far morire le crisalidi dei bozzoli, I'au- 
lore agglunge poi quella ancora di far nascere con 
essa la semente de' baclii, e di usarla altresi pel loro 
alle-vamento nella prima eta, costruendola a queslo 
oggetto o trasportandola in una camera, clie servi- 
rebbe anche per bigattiera. In questi casi converra. 
ordinare 1' azione del combustlbile , sia carbone sia 
toi'ba o lignite, in modo che il gas carbonico, o il 
fumo o qualunque altra esalazione possa emanariie, 
non comunichi nell' interno della stufa, ma die \i 
penetri il solo calore, e die I'aria viziata si sparga 
al di fuorl. Siccome poi la temperatura che si ricliie- 
de e assai minore di quella die e necessaria per la 
morte delle crisalidi, cosi sara facile ottener questo 
intento e mantener ad un grado d" umidita convene- 



i3o 

vole I'amblente, collocando qualclie piatto d'acqua 
sul piano inferiore, e promovendo la circolazione e 
rinno\azione dell' aria mediante le aperture al basso 
e all' alto della stufa, a seconda del bisogno. Col 
mezzo di queste aperture si potrebbe ancora variar 
la temperatura per Y uova non nate in confronlo 
di quella per le nate, o di quella per bachi di una 
eta in confronto di quella per una eta diversa, 
non fosse per altro clie per ridurre tutli i vermi 
ad uno stato uniforme, com'e di pratica. Quando 
si levano le tavolette per esaminare lo stato delle 
uova, levare i bachi gia nati o dar loro foglia, le 
si collocano sul copercliio caldo della stufa, onde 
perdano il meno possibile del calore acquistato. 
Potrebbe finalmente la stufa in discorso \enlre 
adoperata a stagionare e disumidire granaglie, es- 
sicar frutta ed erbaggi, asciugar biancherie ecc. 
Per le granaglie e per le frutta si frapporra carta 
o tela alia rete metallica. 



i3i 

LETTERE 

XXI. Nel nome del gran padre delle itallche 
leltere, Dante Allghierl, entrero nella parte lette- 
raria di questa relazione con un passo della Dl- 
vina Commedia, pel quale una nuova lezione, di\ersa 
dalla comune, cl vierie proposta dal sig. Angelo Sicca, 
nostro socio d'onore, per critiche e tipografiche cure, 
e per le sue belle edizioni dei nostri maggiori poeli, 
benemerlto de'classici e particolarmente dei dante- 
schi studj. II passo di cui si tratla e nel canto 33.** 
(v. 4 9 e seg. ) del Purgatorio, ove Beatrice, dopo 
aver prouosticato in barlume al poeta certi avve- 
nimentl, e paragonato il suo bujo pronostico agli 
oracoli di Temide e della Sfiuge, contlnua dicendo: 
J5 Ma tosto fieno i fatti le Najade, 
« Che solreranno questo enigma forte 
» Senza danno di pecore e di biade y. 

In-vece delle quali parole il sig. Sicca legge; 

" Ma tosto fieno i fatti lo Lajade 
»' Che solverane questo enigma forte ecc. , 
sostituendo a Najade, ( le Najadi ), clie \era- 
mente noii hanno troppo che fare al proposito, 
Lajade, cioe il figlio di La jo, Edipo, che sciolse 
il famoso enigma della Sfinge, e solverane ( cioe 
solvera ) a solveranno. Nessuno fra i vecchi sposi- 
lori sospetto, o parve almeno aver sospettato, che 
fosse errore in questo passo, e tulli lo commenfe- 



l32 

rano lasclando^i slare le Najadi, per quanto tI 
slieno, come si suol dire, a pigione. Ma fra i mo- 
dernl i migllori hanno o intraweduto o manifesta- 
raente rlconoscluto lo scambio di Lajade in Najade 
occorso nel passo. e masslmamente dopo cio che 
lie scrisse il Monli ( Saggio dei mold e gravi er- 
ror/ trascorsi in tutte le edizioni del Convito di 
Dante ), non si puo oggimal far piii questione sul- 
r esistenza dell' errore, ma sfollanto se V errore av- 
\enisse per falto del poeta, o per fatto degli am- 
manuensi. Posta in questl termini la questione, si 
liene comunemente, e dal Monti in particolare, per 
la prima di quesle due supposizioni, cioe che 1' er- 
rore fosse del poeia, e die egli, nieno per propria 
ignoranza die per altrui colpa, vi fosse tratto da 
un passo d'Ovidio nel 7." delle Metamorfosi, die 
manifeslamente egli ebbe in mira, e che nelle Tec- 
chie edizioni dice corrottamente: Carmina Najades 
non intellecta prionun - Soh'unt ingeniis ^ mentre 
dovea dire Liajades invece di Najades, e solverat 
inv'ece di sohnint^ secondoche modernamente lesse 
1' Einsio, la cui correzione fa in tutte le posteriori 
edizioni e da tutti i critici accettata e applaudita, 
se si eccettui il solo Rosa -Morando, che pretese 
difendere I'antica lezione ovidiana, e con essa la 
danlesca, allegando male a proposito un passo di 
Pausania, nel principio della Beozia^ ove si paria 
di certe ninfe che dal glogo Sfragidio, sul monte 
Citerone, davano risposte in oracolo, e non consi- 
derando che non ninfe rendeali oracoli, di cui parla 



i33 
Pausaiiia. ma ninfe inleiprell di enigini . di cui 
jiarlan-o Oiltlio e Dante, abbisognavano a sosteaeie 
il suo assuuto. Ma il sig. Sicca nou potendosi recar 
a credere che Danle potesse essere condolto in un 
laiilo iugauno, s'allleiie alia seconda supposizione, 
che attribulsce T errore al copisti, e in conlrario 
alia prima cosi argomenta. Che nel passo in discorso 
si tratla manifestamente di un enigma da spiegarsi, 
e non d'altro, poiche la dea Temi non e infro- 
dolta se non nella prima parte della sentenza, dove 
Beatrice paragona T'oscurlla della su^ predizione 
cosi agli oracoli di essa Temi come agli enigmi 
della Sfinge, ma passato piii avanti, il poeta non 
parla piii di predizione, bensi di enigma, mirando 
specialmente a quelle parole - Nel quale un cinque- 
cento dieci e cinque - Messo di Dio ecc, che sono 
veramenle un indovinello;, che dunque egll abbiso- 
guava d' interpetre, che ad interprete intendeva, e 
che perclo quand' anche avesse conosciulo il passo 
di Pausania, a\rebbe vsduto che questo non faceva al 
suo caso, mentre vi si parla di ninfe rendenti oracoli, 
non di ninfe interpret! di oracoli, e molto mena di 
enigmi da Sfinge;, che d'allx'oude non e supponl- 
bile che Dante , 1' uomo il piu sapiente , anzi il 
compendio di lulto il sapere del suo tempo, Dante 
I'amico di \irgilio e di Slazio, che e quanto dire 
studiosissimo dei loro poerai, ignorasse la favola 
della Sfinge e di Edipo;, che sebbene sia \ero che 
i testi scorretti de' suoi tempi lo trassero in altii 
errori, quesli ue furono lanti quanli appajono og- 



1 34 

^idi che i suoi sci-itti ci pervennero passando per 
lante mani d' ignoranti coplsti, ne tali che lo con- 
ducessero mai a dlr altro da cio che lutendeva ^ che 
percio s'egli voleva signiticare che a quell' enigma 
di Beatrice, oscuro quanto quelli della Sfinge, avreb- 
bero i fatti servlto d'interprete, se non poteva noa 
sapeie che interpetre dell' enigma della Sfinge fu 
Edipo, cagione per cui quel mostro fiaccossi il collo 
lasciandosi cadere dalla rupe, se le dolorose e fa- 
tali vicende di Edipo non poteano essergU ignote, e 
sopra tutto il parricidio involontario, commesso nella 
persona di Lajo, non poteva altres'i non conoscere 
ehe la lezione di Ovidio era errata, e che quell' inter- 
prete non erano le Najadi, ma il Lajade, il figliuolo 
di Lajo^ che per ultimo conoscendo errala I'ovidiaua 
lezione, dovea correggerla di sue capo, e scrivere 
Lajade, non Najade. E poi chi assicura che il teste 
d" Ovidio ch'egli ebbe fia mano fosse corrotto in 
quel passo? Perche il piii delle edizioui, il piu dei 
codici portano I'errore, e cio baslanle a supporre 
irhe lo portassoro ttilti? Non fa contro un tale sup- 
posto la stessa osservazlone di parecchi, che I'Eiuzio 
non corresse da se, ma scoitalo dai migliori Ira i 
codici? Ollre <li che quello slesso appellar Edipo 
dal nome del padre, non e uno dei Iratli sublimi 
di Danle, e veianiente da lui? Non compvende un 
lal palroniiuico lutla la vita di quell' uomo mira- 
bilinente inielice? INou corrisponde questo tralto a 
queir altro, corrotto pur esso per colpa de' Irascrit- 
ior'i ed ora livendicato alia vera lezione - ^ Clie 



i35 
Rugger delle a Nino e fu sua sposa »j - ( Inf. c. 5 
V. 49 )r '^^^^ parimentl abbraccia tutta una \lta; anzi 
pure nol vlnce, essendo quel tratto composto d'un 
Terso intero, e questo consistendo in im sol patro- 
nlmlco? Se poi si guarda, prosegue I'autore, alia 
facilita dello scanibio, e si gran cosa il mulav una 
L in una N e un ane in anno'^ e non si -veggono 
e corregcrono conlinuamente ne'\ecchl scrllli scatnbi 
uiagglori ? E quand'anclie lo scambio di Lajade in 
Najade fosse per opera di Dante, non de'copisti, 
clii ci dira non essere questo stato un errore in- 
volonlarlo, un sempllce trascorso di penna, si facile 
ad avvenire anclie trascrivendo, non clie nel fervore 
della composizione ? E chi d''altronde potri dire 
che un tal errore, volontarlo od involontario, fosse 
commesso da Dante, se manca Tautografo del poe- 
nia, se pure una linea del poeta non ci e rimasa ? 
Perclie Pietro figlio di Dante, perche rOtllrao Com- 
inento, perclie i \ecchi testi clie furono esaminati 
portano uniformemente una errata lezione, si dovra 
essa tenfere per sincera, ed accusar Dante di errore? 
E non e piii consentaneo a giustizia, nella man- 
canza d'autogi'afo, acceltar quella lezione clie e piu 
conseutanea alia ragione ed alia gloria dell'autore, 
auclie ad oala de' codici, auche a rischio clie non 
sia la reale, perclie si da segno almeno di interesse 
alPonore di lui ? Sopra le c[uali considerazioni il 
sig. Sicca cosi conchiude : « Daute inte.e al passo 
5? d'Ovidio quando scrlveva la terzina clie ci lia oc- 
»cupato^ il suo manoscritto d'Ovidio o poilava 



i36 

:■> Lajdes soherat^ o Daule poteva coi'reggeilo col 
» raffronto del passo di Stazio e della favola a lui 
5? nota^ e lo corresse, perche egll abbisognava d"ln- 
5' terprete d' enlgmi, e non di dlvinlla rendeuli 
» oracoli^ e tutto gli fiuggeriva il figlio di Lajo, e 
M tulto lo allontanava dalle Najadi, ch'egli dovea ri- 
i? Itenere clie non fossero stale inai interpetri d'e- 
» nigmi e d' oracoU. Quaud' anche poi clo non 
5» si potesse avere per fermo , uoi se dovremmo 
55 in ogni case preferire la lezlone miglioi'e, perclie 
55 plu probablle e piu onorevole a Dante, lo dob- 
J5 biamo tanto piu nell'attuale che trallasi di avere 
s> nel divino poema o uij bel verso di piu,o un errore 
55 qualunque ei sia, nia cei tamente un errore. » 

XXII. Mesccrcmo un fiore poetico a questi cri- 
llci triboli, inserendovi una Canzone del Prof. Giu- 
seppe Gallia a Nostra Donna delle Consolazioni. 
Non e la prima volta clie in questo sai)to e caro 
sqggetto si esercita la Musa del nostro Gallia, ponen- 
dovi egli a parlito il suo ingegno in ogni auuuale 
ricorso della festa alia Divina \ ergine cousecrata. 
Questa volta egli Irae argomento dalla iucontenta- 
bilita degli uniaul desiderj. dalla irrequietudiue dello 
spirito fva la prigiouia della carne, e pensando agli 
aflanni e alle lagrime clie ne sono la couseguenza 
pd il frutto , egli esclama : 

« Dal prime giorno all" ultimo . 
■>' Dall' une all' altre sponde , 
5 Dove le lende ondeggiaiiQ 



.3; 

»j Di geuli vagabou4e, 
r> Dove le moli sorgouo 
'• Di gloiiose muia. 
n DoTe il deserto spazia, 
y> O ride la nalura, 
w Additami clii il clglio 
» Di pianto non bagno? 

Dopo la quale enfatica entrata, egli segue chiedeudo: 

y> Fra I'oro e fra la porpoia 

» Nelle siiperbe reggie, 

« O d'un ruscello al murmure 

w Fra le belanti greggie, 

M Forse s'invola ai vlncoli 

» Che il fanno prigioniero 

>: Questo indomato spirito 

" Ricinlo di mistero, 

w Che nato ardente e libero, 

» lu ceppi Iddio lego? 
Pescritta qulndi con -varieta d' immagini e copla 
d' esempi 1" aflFannarsi dell' aniiua fra desideij che 
iiiai non fmlscono e dietro a beni che mai nou 
conlentano, percbe, siccome egli dice, quel ch'ella 
agogna e raedita non e cosa di quaggiii, si Tolge 
cpn voce di preghiera alia grande Madre degli afflitti, 
affinch' ella 

!5 Slenda la mano all'esule 

w Che agogna al suol natio, 

» E il ribellante spirilo 

« Ne riconglunga a Dio, 



i38 

55 Fidenle e iiel baltesimo 

55 Purgato de' raarllr\ »> 
E concliiude: 

» In te speriamo. Acchelasi 

55 Questa fatal procella, 

M O Madre, al raggio aniabile 

» Delia tua santa stella: 

55 Si drizza ad iufalliblli 

» Mete per te esulando 

w Lo spirito dimentico 

55 Di questo iniido bando, 

55 £ da quest' ombre splendere 

55 Mira un'eterno di w. 
Cost con Ingegnose variazioni del raedesimo teiioie 
contlnua il sig. Gallia a ben merltare dalla sacra 
poesia, moltlpHcando sull'are della Madre di Dio 
queste annuali corone. 

XXIII. Anche il d/ Ettore Quaranta prosegue 
alacremente il suo poema suUa liberazlone di Bre- 
scia dal dominio di Filippo Visconti, del quale ci 
lesse in quest' anno un canto episodico, che con- 
liene gli amori di Tisna Maggi e di Tebaldo Brusali. 
Desciitto avendo nel precedente i milllari apparec- 
cbi del Duca e della ribellata citta, gli uni per 
domare, gli allii per sostenere la rlvolta, il poeta 
ci trasporla alle rive dell'Oglio, ove schiere d'eletti 
combatlenti, capitanate da Ghei'ardo Averoldo, si 
trovauo accampate a difesa del confine. Milita alia 
testa di una di queste schiere il giovane Tebaldo. 



i39 
<lella cospicua faniiglia de'Brusatl, pronipole da 
queir allro famoso Tebal Jo die moii come Regolo 
per la pallia^ al quale e coramessa in cuslodia la 
rocca di Palosco, e la difesa della linea fino a Ru- 
diano, Un giorno, dopo una scorreria fatta nel dln- 
lorni, loinando egll in sul fare della sera al castello, 
incontra sul sue stesso cammino un cavaliere e una 
giovinetta insleme ■viaggianti, ai quali dopo oneste 
e gentili accoglienze si da egli a conoscere, ed essi 
a lui. Era il cavaliero Roberto de' Maggl, Tlsna 
sua figlia era la giovinetta. Sceso da maggiori cLe 
le turboleuze de' tempi aveano costretto ad esulare 
dalla palria, nato neiresilio, ed abborrendo il rilor- 
no anche dopo il trionfo della sua fazione, era il 
Maggi ito evrando lungamenle coUa figlia in \ari(* 
parli d' Italia, e stalo qualche tempo in Milano, 
ora ne partiva, per sottrai're alle insidie del Duca 
I'onore della bella Tisna^ e faceva con essa litomo 
ad un suo castello posto nelle -vicinanze. Vedersi, 
ardeijtemente invaghirsi 1" uno dell'altro, fu solo un 
punto pei due giovinelti. Ma stanno di mezzo pos- 
senti cagioni d'ostacolo, alimentate da ruggini eredi- 
tarie e da contrarieta di partlto: il sangue dei 
Guelfi scorre nelle \ene dell' uno, il sangue Glii- 
belllno in quelle dell'altra. Nondimeno die pos- 
sono le avversioni di faniiglia \erso le corrispou- 
denze de'cuori? Trovano modi furtivi a vedersi, a 
parlarsi', passano scambj tra loro di mutui ricordi, 
passano pegni di fede e di malrimonlo. A questo 
punto tormina il canto: e il poela ci lascia ignorare 



i4o 

il (leslino d'l quest' amoiosa passioue. Ma rcile pa- 
role di raesto significato, certi cenni cli slnistio pie- 
sagio, ehe gli sfuggono concludeiido, ci prepaiano 
ranlnio a qualche cosa di fuaesto, 

XXIV. Un nuovo poeta iiel sig. Carlo Cochettl 
ci fece conoscere la sua tragedia Intitolata Maufredi. 
Soggelto dell'azlone e un avvenimento de' plii me- 
morabili della storia d' Italia, 11 regno di Napoli 
passato negll Angiovlai, e la caduta della casa di 
Svevia, decisa nei campi di Benevento. L'autore ci 
colloca alia yigilia della grande catastrofe, e ci rap- 
presenta Manfredl sull'orlo del precipizio. Abborrito 
dai Guelfi, scomunicato da Roma, Iradito dai no- 
Inli, infamato fra il popolo, questo capo dei Ghi- 
bellini d'ltalia, questo prediletto e plii prode dei 
figli di Federico II e chiamato all' ultimo cimento. 
Gia Carlo d' Angio, il suo possente rivale, e ap- 
prodato in Italia; gia nouilnalo Senatore di lloma, 
gija iuvestito dai Papa della corona di Sicilia e di 
Napoli, egli s'avanza alia doppla conquisla. Man- 
fredi ha radunate dlfese da ogni parte, e si prepara 
a scongiurar la tempesta. Ma intanto fra' suoi baroni, 
ne'quali egli crede fondalo il suo maggiore soslegno, 
si sla tramando la sua perdita. Trovasi fra i con- 
gjurati un suo stesso cougiunto, Riccardo conte di 
Caserta, marito di sua sorella, clie sospettaudo fra 
il cognato e la moglie una incestuosa corrispon- 
denza, erasi per gelosa vendetta unito coi traditori. 
A costui medesimo, benclie una fiera contesa, finita 
in un duello fra loro preccsso, dovesse farlo so- 



i4i 

spetto, ingannato da falsa riconciliazione, per ma- 
gnanlmlta, o piuttosto per magnanima imprudenza, 
Manfredl non dublta di commettere la ffuardia della 
frontiera. II Caserta si porta al posto assegnatogli^ 
ma non appena sente avTicinarsi le schlere di Carlo, 
egli rllira le sue, lasciando libero al nemico il passo 
del Garigliano. Superato il fiume , irrompono i 
Fraucesi, e mai;ciano a Benevento, dote segue la 
famosa glornata clie decide la sorte di due regni. 
Manfredo non mauca a se stesso •, ma abbandonato 
dai traditori^ cbe si sbandano I'uno dope I'altro, 
rimasto cog pochi fedeli sul campo, fatte prove di 
estremo, ma inutile \aIore, cade ferito a morte, e 
spira fra le braccia del marcliese Lancia suo zio, 
uno de' pochi grandi rimastigli fedeli, e fra gli 
amplessi di Bice sua sorella e d' Elena sua consorte, 
accorse da un prossimo colle, 0"v' eransi ridolfe 
aspettando V esito del combattimento. 

Volendo porgere un saggio di questo poetico 
lavoro, noi scieglieremo le seguenti scene dell'atto 
secondo, nelle quali il Caserta, dopo lungo ondeg- 
giar fra V amore e lo sdegno, tra la fiducia e il 
sospetto, da sfogo alfine ai suoi gelosl trasporti. 

SCENA II. 

Bice e Riccardo conte di Caserta. 

Cas. Bice. 

£ic. Mio sposo! 

Cas. Di quelle sere ancor sov\ienti, quando 



A respirar la pura aura notturna 
Lieti uscivamo per gll aperli campl, 
E die d' intorno a noi tutto repente 
Parea vestirsl d'un gentil sorriso? 

Bic. Dunque tu pur, tu le rammenti? Oh gioja! 
lo nel profondo del mio cor n' ho sculta 
La rimembranza cara*, e quel che amore 
Sul labbro ti ponea teneri accent! 
Tutti ricordo, e li ridlco io spesso 
E nuova ognor ne provo ebbrezza. 

Cas. (con mal represso entusiasmo) Ah Bice!.... 
(rimettendosi) , 

Col ciel nel cuore e nello sguardo, assist 
Su I'erba molle, azurro il firmamento 
Conteraplavamo riverenli e niuti. 
Tremava la commossa onda del mare, 
E sul tuo volto angelico la luna, 
Quasi lieta di se, posava uu raggio 
Malinconico e bello. Un serafino 
Tu mi sembravi, o Bice: a conlemplarli 
Trepidante io mi stava, e fui plu volte 
Per cader genuflesso ad adorartil 
E non avea parole altre che baci. 
E tu con baci rlspondevi. Un'ora 
Di quelle notti puoi tu darmi? 

Bic. Oh dubbio! 

Oh aniara, Ingiusla offesa! e tu Riccardo, 
Tu a Bice il chiedi? Alia tua Bice? ah! quando 
Si dura inchiesta meritai? 

^a*". Se un'ora 



i43 
Atcf polessi di que' tempi, un'ora!.... 
Von'el che dopo a' fremiti convulsl 
Riedesse Talraa^ e il cor mandasse alroci, 
Disperatl singulli, e gli occhi esausti 
Dal lungo lagrimar stillasser sangue! 

Bic. Mio Dio! Riccardo? 

Cas. Ah sai tu quale, o Bice, 

Tremeado amor mi strazia e mi consuma? 
Da questa turblnosa onda d'affetti 
Oh chi mi salva? 

Bic. II caldo amor di Bice. 

Di questa arnica tua suppHce il pi'ego 
Nulla polra? Riccardo.... Guarda! lo sono, 
lo che ti prega e plange tecol 

Cas. Ah! sposa 

M' ami tu sempre ? 

Bic, Quest' abbraccio il dica ! 

(gettandosijra le sue hraccia) 

Cas. Ah!... (Vahhraccia con espansione) 

Bic. Dubilar di Bice! 

Cas. Grazia! Grazia! 

Bic. E Tamor mio la ti concede. Or voglio 
lo pur pregarti d'una grazia. 

Cas. Ah parla. 

Parla, mia Bice! Tanto ben mi festi, 
Che non \' ha cosa che assenllr non voglia. 

Bic. (mettendogli le hraccia al coUoJ 
Prometti? 

Cas. Tulto. 

Bic. Mi conduei a corte. 



•44 

Ca.f. (slaccandosijurente da lei) 

Maledizione ! (parte fremente) 
Bic. Dio! Cos' ha Riccardo? 

SGENA III. 

Bice, siede mesta e pensosa. 

Clie mi faccia non so: cinla mi veggo 
lo da misteri. Onde, gentile un tempo, 
Ctipo s' e fatto il mio consorte e Iruce ? 
Condurmi a corte a clie non vuol? E nata 
A mio fratel qualclie svenlura ? Oh cielo ! 
Fia ver? Si questo... E questo! Ed io, sue gaudio 
Fin dall'infanzia, qui restavmi!... Ei sempre 
Mi chiamera per consolarlo... A colpa 
M'imputera I'assenza.... Ed io che intera 
Un' esistenza di piacer darei 
Per vederlo un'istante, un solo islanle!... 

SCENA IV. 
Manfredi e delta. 

Manf. Eccomi alfin ! 

Bic. Manfredi!Y>/ ahhracciano) 

Manf. Oh inia sorella ! . . . (br'eve silenziu) 

Bic. Sowa il core ti stringo, e un sogno parmi, 

Un sogno ancor! Sei tu ben desso? 
Manf. Guarda, 

Guarda mia Bice, il sono! 
Bic. Oh quanti giorni 

Passai nel pianto e nel tinior! Ma lutlo 

Nell'esser teco oblio. 



i45 

Manf. Ah! si, d'affanno 

Lungo compensa un dolce istanle. 

Bic. E denlro 

DI quel pensleri clie il dolor forma\a 
Cancella quel momenlo anco la traccla. 
Dinimi, nulla li accadde? 

Manf. Nulla. 

Bic. II Franco 

A conquisfar muo-ve Slcllia... 

Manf. E pena 

A' fidi miei, piii die il pugnar, rindugio^ 
Piu clie il niorlr, ch'egli non venga han tenia. 

Bic. Oh bra\l! oh forti! Oh dl te degni erol! 
Tregua -vol date al niio tremor. 

Manf. Che? tremi? 

Treraln le Tranche donne: esse i lor cari 
Pill non vedranno rltornar. Del mare 
Si lor precisi e dalla terra i varchi, 
Che pria d'entrar sul regno mio, sconfittl 
Inleraraente andranno. 

Bic. Oh fosse vero! 

Manf Cerlezza n'abbi^ la vittoria e mia. 

Bic. Dolce fidanza! Giovinetto ancora 

T'appalesastl eroe: del padre nostro 
Tu fosti ognor prima speranza e cura. 
Si, -vincerai. Presagio emmi felloe 
Sano 11 vederti. Paventava io tantl 
Perlgll sul tuo capo! e 11 mio Riccardo, 
Vietando ognor clvlo mi recassi a corte, 
Quel tlnior ml crescea grande gla molto. 

lO 



i46 

Manf. Ei tel vielava?... E la ragion non disse? 

Sic. Giammai. Rotte parole eran risposla 

Qual dl clii adombra o vuol tacere il vero. 

Manf. (tra se) La calunnia infernal dunque Caserla 
Intese e la crede? 

£ic. Che fal? Conosci 

Del mio sposo I'ambascia? e puoi lenlrla? 

Manf. Riccardo sofFre? 

Sic. E quanto, oli quanto soffre ! 

Quanto da quel di prima egli rautato ! 
Oh mio fratel!... Se tu nel cor vedessi 
Di questa afflitta tua, come n' avresti 
Pieta profonda ! 

Manf In me confida, o Rice. 

D^alma genlll le delicate angoscie 
Deh! non fidar clie a chi gentile ha I'alma. 
Al suhlimo dolor die 1' nomo india 
Risponde il niondo con beflfardo riso: 
Ma versa tulta del tuo duol la piena 
In me die tengo ad ogni duol capace 
L'aniraa: parla. 

hie. E die direi? Riccardo, 

r^ol rrconosco io piu. Nelle mie bfaccla 
Gemer lo sento e fremere talora, 
Poi lerribile farsi, e fuggir ratto. 
Alia mia voce die all'araor lo desta 
Par che s''acqueti, e s'abbandona a intenso 
Possente affetto, e me sua vila appella. 
Ma ad arnica domanda, a una parola. 
Da me furente si distacca o fugge. 



(]lie trasognata, alio sconforlo in preda, 
Mula limaniTO. 
Manf. Oh povera mia suora, 

Quanto infelice sei! Quanto il tuo duolo 
Mi tocca il cor! Ma ti rallegra: amanle 
Piii die i primier' giorni d'amor Riccardo 
Rltroverai fra poco, cd ingannato 
Si chianiando, e stoltissinio e crudele, 
A fe piangendo chiedera perdoiio, 
Bic. Tulto da molto ei gla roltenne, ali! tulto. 
Cosi lornasse, come un di, fidenle 
Nel mio verace amor. 
^anf. D'un puro affetlo 

DubitI il vil nelle brutture involto, 
A nol gustar, a nol comprender nato^ 
Ma nou fia mai che di Caseita il possa 
L'anima eletta. II duol deb! sgombra, e volgi 
Air avTenir che ti sorrlde il guardo. 
Bic. Ah il luo conforto al cor mi sceiide: io tale 
T'avea ne' giorni deirinfanzia. A muta 
I uoslri Tersi leggevam: felici 
Eravam noi neU'innoceute gara. 
Manf. Oh da que' di mi ruino sul core 

L' ingiustizia del moudo! 
BiC. E ti compiansi. 

Ma la svenlura i cor gentili aflina, 
E piu santi li rende. Io ti vorrei 
Veder, Manfredi, d'ogni macchia puro, 
Per venerarti. 
Manf. Un auglolo di Dio 



i4» 

Tu sei, mia Bice! A te coiivien de'cai'mi 

L'arte clivina, clie divina hai I'alma. 

Scrivesti versi? 
Bic. Nel dolor compagni 

Essi mi fuvo, ed io piangendo scrissi. 
Mairf. (accostandosele suppUchevole) 

Ch'io li legga, o mia Bice, oli ch'io li legga! 

Ai di perduti ch'io ritorni ancora 

Pe'tuoi Tersi d'amor! 

SCENA V. 
Caseeta e delti. 

Cas. T'ho collo, infame! 

I^anf.'Eik osi? 

Cas. Osare!... Osar!... Di te si Iratta 

E cliiami ardir I'accusa? Iniquo e vile 

In un tu se'! 
Mai]f. Cognato! 

Cas. A me quel nome 

Addoppia rira, a te il delitto. II taci! 
Bic. Oh Die! Che fate? onde il repente sdegno? 

Deh sposo!... 
Cas. (fremente) Sposo!... Sposo!... 
Bic. Oh qual furore?... 

Che ti fec'io? 
Cas. Fino a' capei ti rende 

Sozza la rolpa, e il chiedi? 
Maiif. Emplo! ardiresti?... 

Cas. Difenditi, fellon. (snudandolaspada) 
Mnnf. Morle abhi duiique. (come sopra) I 



>49 

Bic. (gettandosijia loroj 

Me uccklerete! 
Cas. (respingendola) Svergognata, indletro. 
Bic. Piela, Manfredi! (andando a lul) 
Cas. Oh per chi preglu? Oh rabbia! 

Manf. Vien meco tu. 
Bic. (impedtndo Vuscita a Caserla) 
Non uscirai. 
Cas. (respingendola) Ti scosla, 

Femmhia, \ial 
Manf. Vile! 

Bic. (a Manfredi) Pleta!... Riccardo, 

Pura son io. 
Cas. Vituperata! il giuri 

Qui dove tutto urla fremendo « incesto? » 
Bic. Dio!... Die!... che error!... 
Manf E troppo! Usciam. 

Cas. Son teco, 

Poca e la vita a raia vendetta. 
Manf (con gesto imponente e sdegnato fa segno a 

Caserta di seguirlo, e parte) 
Bic. ' Oh ferma! 

Fratel! Riccardo! 
Cas. (gettandola a terra fremente) 

Invereconda, indietro! (parte) 

XXY. Beiiclie sla stato dubllato se la Commedia 

possa dirsi poesia *, registreremo fra i lavori poetici 

di quest''anno una comica produzlone del sig. Lo- 

* . . . . quidani Coniaedia necne poema 
Essel quuesivtie. Hon. Ser. -t. lib. 1. 



i5o 

renzo Eiculiani, intltolata w 1 figli di una divorzia- 
ta » Ma tilde Bandlni, douua vana e le^gera, dopo 
qualtro anni di malrinionio , si divide dal luarito 
e da due figli bambini, Enrico e Teresa, die morto 
il padre alcan tempo dappoi, rimangono abban- 
donati a se stessi. Meuaudo vita galante in Milano, 
ella iuvagliisce di se un sig. Bassani di Napoli, ricco 
bancliiere, col quale passata cola, e stata dieci anni 
in sua casa come educalrice ed arnica di un'unica 
di lui figlla, essendo egli vedovo, la sposa, c mo- 
rendo, la lascia liccamenle provveduta. Dopo la 
niorte del Bassani, continuaudo ella a \ivere fra 
le pompe e i piaceri, c corteggiata da un conte 
Ferdinando del Moro, discolo soggello c in dissesto 
di fortune, clie per riinetlcrsi in istato, fatto dise- 
gno in Adelc, I'unica figlia del Bassani, rimasla 
erede d^ una soslanza di tre milioni, oltiene dalia 
malrigna, con cui la giovane convive, che gli sia 
fidanzata in matrlmonio. Fraltanto Matikle \ive af- 
falto aU'osciuo de"* suoi figH, die crede rimasti in 
Milano, benche le sieno piu vicini cirdla non pensa. 
Eurico Irovasi in Napoli, anzi nella medesima sua 
casa, da lei sconosciuto, e sotto finlo cognome, Egli 
\i e venuto di fresco come commesso di una casa 
eommerciale di Palermo, per lo stralcio de'conli 
coUa casa Bassani, die, attese le vicine nozze col 
conte del Moro, cessa dal commercio. Teresa an- 
ch'essa dimora in una vicina villetta, in condizione 
di mantenuta del conte predetto, dal quale e slala 
sedotta con proniessa di maliimonio. Eurico sa tan- 



i5t. 

lo della sorella quauto basti a non duLItare cli'el- 
la trovasi ui Napoli a posla d'allrui^ ma ignora il 
luogo della sua abitazione ed il nome del suo se- 
duttore. La commedia comiucla cogli apparecclij 
pel prossimo matrlmonio di Adele col conte. Men- 
tie gia lutlo e dispo&to, mentre non resta clie a 
segnarcgil contralto nuziale, Enrico, il quale frat- 
tanto e \enuto a sapere do^e sta la sorella, ne va 
in cerca , la tro\a , intende da lei die il suo sedut-» 
tore e il conte del Moro, clie le ha detto i suoi 
inipegni con Adele, clie "vuole cli'ella si rassegni, 
clie, per toglierle campo ad ogni replica e ad ogni 
speranza, le lia date ad inleiidere d'essere gia am- 
mogliato. La conduce con se, la ri\ela alia madre, 
ri\ela se slesso, riytla alia sposa la pralica del conte. 
Da questo.punto lutto cangia, e la commedia pre- 
cipita alio scioglimeuto. II matrimonio e stornato; 
il conte abbandona Kapoli^ e forse per sempre. 
JRiporteremo per saggio le scene seguenti. 



l52 

ATTO SECONDO 

SCENA III. 



ENaiCO , M ATILDE . 



£nr. Mi fu detto che vol desiderate parlarmi. 

Jifat. Si. I patti uuziali furono estesi? 

Enr. II tutore della signora Adele si e or ora messo 
d'accordo col notajo del coute Ferdinando. 

Mat. Ci furono dlfficolta.'' 

Enr. AlcLina ce ne fu^ ma la condiscendenza del tu- 
tore appiano ogni diseguagllanza. 

Mat. E quando si firmera I'istruraento noziale ? 

Enr. II notajo ha promesso di approntarlo per di- 
mani al mezzodi. 

Mat. Sia lodato Iddio! Ancora un glorno, c Adele sara 
coUocata, ela mia responsabillta finita. E pur 
grave la cura de'figli altrui. 

Enr. lo credo che i figli sieno sempre un impaccio. 

Mat. Quando pero sono noslrl... 

Enr. Sono sempre un tedlo, se non si amano. 

Mat. Oh! non e perche io non ami Adele che la desi- 
dero coUocata. Io I'amo, e credo che non avrei 
potuto fare per essa dl plii sc fosse stata mia. 

Enr. E vero|| e i legami di saiigue non sono sempre 
una cagione d'aflfetto. 

Mat. E per6 un' ingiustizia, ove almeuo i parcnti non 
abbiauo dcmerilalo il noslro amove. 



I 



l5?> 

Ew. Dices! die al cuore uoii si comanda. 

3Iat. Ma chi ha cuore ben fatto si mantiene ligio al 
dovere seguendo la propria inclinazione. 

Enr. E una sentenza della quale io non mi scordero. 
Credo infatti die se \'ha colpe imperdona- 
blli, siauo quelle die provengono da perver- 
sita di cuore! 

Mat. Avete ragione^ ed io vi ho fatto appunto cliia- 
raare perche mi ajutiate a secondare gl'im- 
pulsi del cuore. II raio avere fu separate da 
quello d'Adele? 

Enr. Fu separator e le ottocento novanla mille lire 
die vi spettano, vi furono assegnate in capi- 
tal!, a seconda del vostro desiderio. 

Mat. Egregiamente 1 Ora io vorrei pregarvl a con- 
certare col nostro cassiere in niodo, die que- 
st! capital! mi sieno pagati in Milano, solle- 
citando la cosa il piu possiblle^ perche io 
vorrei pure al piu presto andarmene di qui, 
e strlngere fra le mie braccia due figl! die 
da lungo tempo non ho vedutl, e a! quali 
sono volt! tutli i miei pensleri. 

Em: Voi avete due figl! ? 

3Iat. Del primo maritp. Io sospiro I'istanle di riab- 
bracciarli, io intendo finire i miei giorni con- 
fortata dal loro afFetto. 

Enr. Egl! e ben glusto die i figll adult! ricanibino 
alia madre quelle cure, queiraffetto con die 
li crebbe e li sorveglio bambini. L'amore 
figllale s' iiniesla sopra T amore materno. E 



i54 

quando le madii nella lovo ■veechlezza liaiiuo 
argomento a dolersi del poco amoie dei fi- 
gli, prima di scliiudere le labbra alle do- 
glianze, do^rebbero esaminare se stesse, per 
vedere se ai loro tenerl figli diedero esse 
quelle prove d'affetto, clie ricbieggono da 
loro fatti adulti. Percbe i figli de\ouo amare 
la madre prima die sappiano averne debitor 
e se la voce della natura nou e rafforzata 
dalla consuetudine e dalle cure, essa o si 
estingue o debolmente si fa sentire. Anche 
gli afietti £amigUari, alia maniera delle frutta, 
maturano neirautunno della vita, ma in 
esso non ispuntano. Ho io ragione, o signora? 

Mat. Credo die possiate aver ragione.... almeno ^&^ 
neralmente pailando. Veniamo a quello die 
preme. (essa si volge a celare il siio tur- 
hamento) 

Enr. Essa e turbata! (tra se) 

Mat. Io vorrei dunque cbe mi procuraste delle let- 
tere di cambio per Milaiio^ e iutanto amerei 
vedere la nota dei eapitali assegnalimi. 

Enr. Sara mia preniura il servirvi. Quanlo alia uoU 
dei capilali, fra mezz'ora voi Tavrete. 

MaL Vi ringrazio. Non voglio tenervi piu ollre a 
disagio. 

Enr. Con vostra permissione. (tra se) Tu speri alle- 
grezza dai figli, nia t'inganni, (parte) 



I 



i5S 



ATTO QLARTO 

SCEINA VIII. 

Adei.e, Matii.de, il NoTAJo, il Coxte, Giuseppe (che 
recato ha I'occorrente per scrk'ere)^ il Tutore, 
due tesllmonj, poi Tebesa. 

Mai. Veranienfe questa mi pare un" lutliscrezioue. 

Adel. Pertlonate, signoii... 

Conl. Nessuno dl noi vi accusa. Permettele cli'io 

slesso \\ ponga in mano la penna die devc 

segnare la mia felicita. 
Add. Lo credete ^jeramente? 
Cont. Ne fui certo al primo \edervi. 
Add. Conle, io uou \orrei tradire la yosU'a aspet- 

tazione. 
Cont, E impossibile. 

Adel. Uditemi. Voi tenete da me una promessa... 
Mat. Adele, a che teudono queste parole? 
Add. Innanzi di sottoscrivere un alto dal quale il 

conte si ripromette la felicita dell' iutera 

sua vita, io Toglio essere con lul sincera, e 

dligli cli'io... 
Conl. Clie mai, Adele? 

Adel. Cli'io voirei ritrattata la mia pvomessa. 
Not. I tie milioni sono in ciraenlo. (tni sv) 
Mat. Voi deliiale, Adele! 

(Mnt.Wi sono io meritato da voi quesl'oltragglo? 
Add. Io lion credo offendervi... 



i56 

Mat. Adele, lo noa ra'aspetlava... 

Adel. Che ho io fatto, signora! 

Tut. Udlamo s'ella ha ragioni... 

Adel. Non potra una fanciuUa pentirsi oggl di quello 
che ha promesso jeri, senza altra vagione 
che quella del proprio anirao che rauto 
sentire ? 

Conl. E chi allora avra fede nelle promesse di que- 
sta fanciulla? 

Adel. Ma io non sono ancora legata ? 

Ckmt. I solenni legami non furono iutrodotti in so- 
cieta che a premunirsi contro la nequizia 
dei traditoii e Pincostanza degli animi ab- 
bietti. Per chi ha rettitudine di cuore e 
gentilezza di seHtire, tanlo vale una sem- 
plice promessa, quanto I'impegno incon- 
Irato col piu solenne dei sagramenli. (Adele 
sorride) Ma io fuori di proposito mi accen- 
do, giacche ben mi accorgo che Toi scher- 
zando avete voluto pro-varmi. 

Mat. O scherzo o realta, la cosa e indecorosa. 

Add. Mi perdona il conte, non mi perdonerete voi? 
Veramente ho scherzato, ho \oluto udirc 
dal conte qual importanza dava egli alia 
promessa: perche la durata di queiraffetlo 
ch'egli mi promette non puo dipejidere da 
uno scritto, ma dalFonesla dell'auimo suo^ 
e di questa ho io voluto assicurarmi. 

Conl. Ed ora ch'io mi ebbi la fortuua di accertar- 
\ene.... 



15^ 

Add. Mi trovo rassicurata^ e non ho che a pregani 
di ripetere I'importanza che sox atfribulle 
alia promessa a lal persona che pare ne 
dubiti: venite, signora. (mette suUa scena 
Teresa) 

Cont. Teresa ! 

Not. Egli Impallldisce. 

Adel. Conte, \i prego ripetere a questa fanciuUa 
fpanto or era insegnaTale a me intorno 
alia promessa. 

Mat. \o vorrei sapere a che tende questo. 

Cont. (coroggio) "Ve lo dlro io. Conoscete \oi quella 
donna ? 

Mat. Non so nemmeno com'ella sia qui. 

Cont. E questa un'avventuriera che mi capit6 tra'piedi 
ne'miei \iaggi... 

Ter. Voi mentite, signore... 

Cont. Voi rendei'ete raglone del vostro operare ove 
sogliono renderla le pari Tostre. Intanto io 
ho ragione a dolermi altamente veggendo 
al fianco della mia fidanzata tal donna, dalla 
cui presenza questa casa e contaminata. 

Ter. Dlo! quale orrore! 

Adel. Conte, le ingiurie non sono ragioni. Questa 
fanciulla... 

Mat. Basta, signora^ quest' e un'infamia. Chi ha 
introdotta questa donna? 



I 



i58 



ATTO QUIINTO 

SCENA III. 

Matude, Ehrico. 

Mat. Figlio mio! 

Enr. Eccomi, o signora, agli ordini voslrl. 

Mat. E non al mio seno ? 

Enr. Voi non avete assuefattl i -voslri figli a venirvl. 

Mat. Enrico, questo freddo conlegno... 

Env. Fu da \oi provocalo. 

Mat. Perclie inlrodurli in queslacasa sollo lui fin!o 

nonic ? 
Enr. Peiche il mio nome non poteva die imporlu- 

namenle ricoidarii \incoli d'afFetlo che voi 

voleste scioUi. 
3Iat. Enrico, tu sei meco ingiusto, cvudole. 
Enr. S'io sono Ingiusto, m'appello alia vostra co- 

scienza^ che se io -vi sembro crudele, non 

a\ete a dimenticarvi che voi per la prima 

lo fosle coi figli voslri. 
3Iat. Credimi ch'io t'arao, che un inviluppo di 

fatali circoslanze... 
Enr. Resero i vostri figli infelici, orfani, ramin- 

ghi senza tetto, senza una famiglia, senza 

im affelto che li consolasse, senza una vigi- 

lanza che li prolegesse. 



Mat. Tu sei meco crutlele, ollre ogni dire sple- 
tato! Menlre le mie braccia stanno aperte 
per istringerti al mio seno, lu mi rc- 
spingi, mi oltraggi! Enrico, io sono pur 
lua madre! 

Enr. Questo nome, alia santlta del quale voi vl 
appellate, credete voi \eramente si competa 
a chi, fatto a'suoi figli T infausto douo 
della \ita, nego loro le pi'oprie cure, e da 
lore si tolse, e dei'elitti li abbandono? Se 
cio fosse, non potrebbe gloriarsi della ma- 
teniita anclie la donna clie nelle tenebre 
espone il proprio bambino, e perche sia 
cresciuto lo affida alia pubblica carila? 

Mat. Ma la colpa non fu tutta niia: la severlta del 
padre tuo... 

Ew: Signora, io non voglio erlgermi a giudice dl 
chi mi diede la vita, di clil mi crebbe con- 
solato del suo affetto, di chi non ebbe 
pensiero die non fosse Tolto a' suoi figli. 
Se il niarito pole avere qualche torto verso 
della moglie, nessun lorto aveano i figli 
verso della madre*, e se in essa avesse par- 
lato r affetto de'suoi bambini, I'amore di 
/ madre avrebbe prontamente soffocato il rl- 

sentimento della sposa^ e 1' avrebbe soffer- 
mata presso la cuna de'suoi figli. 

Mat. E non parlera in te • un sentimento di dol- 
cezza, non si fara in te udire la voce della 
natura ? 



iGo 

Enr. Non sapete vol clie I'abitudine e una seconda 
natura, e che ai figli Toslri non fu inse- 
gnato ad aniarvi? 11 padre lore diceasi da 
•vol ofFeso, oltraggialo, 11 sue risentimento 
IraboccaTa, e dal cuore del padre rlver- 
savasl necessariamente In quelle del figli. 
Oh! credeteral che mentre io\l tengo qiie- 
ste parole, ranlmo mio e fiei'amcnte dila- 
cerato dal pensiei'o ch'lo non ebbl madre. 
Che se Iddlo una me ne avesse data, 
nessun sagrificio avrel creduto bastasse a 
ricompensarla dell' alFetto, delle cure, coUe 
quail avesse asslstlta la mia Infanzla. lo 
r avrel amata dl uu araore immenso, dl 
queir amove dl cui sento 11 mlo cuore ca- 
pace. Ma lo non ebbl niadi'e. 

Mat. Me sventurata ! 

Enr. E la maucanza della madre a me non reco 
che la dolorosa prlvazione della plii dolce 
corrispondenza d'afFelto; ma alia mia po- 
vera sorella fu cagione della mairgiore sven- 
tura che possa Incogliere ad una donna. 
Pochl istanti sono, essa era olfraggiata, 
vilipesa nella casa della propria madre, la 
madre sua scagliavale 1' infaniia in volto, la 
cacciava dalla propria casa. 

Mai. Ma lo non vi conoscea. 

Enr. Signora, una madre che confessa dl non co- 
noscere 1 proprj figli non ha pronunciata 
la propria senlenza? (con accento mitissimn) 



i6j 

Mat. Enrico, pieta di me ! 

Enr. lo \enni qui dlsposto a tenervl parole ben 
piu severe, e un sentimento di riyerenza 
infreno il rfio labhro. Simulare un affetto 
al quale vol non mi educaste, non e del- 
1' indole niia'^ e la piaga del cuore, per tanti 
annl esacerbata, non guarisce in un istante. 

Mat. Ma s'io t'avro vicino, potro dell' amor niio 
persuadertl, potro rlguadaenarnii il tuo. 

Enr. Voi poneste tra noi una barriera clie ci terri 
per sempre divisi. Oh s' altro fosse stato di 
noi! Se io \i avessi appresa ad amare a un 
tempo col padie mio: sequand'egli cbiu- 
deva gli occhi per piu non riaprirli , io \i 
avessi trovato accanto al suo letto, e avessi 
potuto geltarmi fra le vostre braccia... E in 
quell' ora tremenda, o signora, il mio cuore 
smarrllo \i ricerco, e cola non trovandovi, 
una mano di ferro lo strinse. (piange) 

Mat. Tu sei commosso. Ah s'apra il tuo cuore 
air affetto della madre tua ! 

Enr. (reprimendosi afat'ica) Foste voi che a que- 
' sto affetto lo voleste chiuso. 

Mat. Promettimi almeno di non partire. 

Enr. La partenza mi e indispensabile.... Noi ci 
siamo veduli. (parte agitato) 

XXYI. XXVII. Air arte poetica ed alia musicale 
ad un tempo appartengono una Memoria del P. Mau- 
rlzio da Brescia suUa melometria dei ranti biblici. 



162 

e le osservazioni del conte Luigl Leclii suUa me- 
moria medesima. Ella e generale opinione clie i 
canti origiQali delle sacre sci-itture fossero dettatl 
secondo un arllfizlo pecullaie'clie It difFerenziasse 
dalla prosa^ ma per cio che spetta al decidere in 
die potesse un lale artlfizio conslstere, avverte il 
P. Maurizio clie, sebbene non sieno mancati scrlt- 
lori L quali per mezzo d''ingegnose ipotesi cerca- 
rono di riparare alia perduta tradizione, nondi- 
meno i plii si contentano di aramirare nei sacri 
earmi la nobilta delle espressioni e la sublimita 
del concetti, -veramente poetici" e divini, senza cercare 
qual artlfizio ne regolasse la costruttura, occupan- 
dosi d'un probleraa luttora insoluto, e secondo al- 
cuni fin anco insolubile, e troppo superiore alle 
forze deir umano inlendlmento. Ad onla pero di 
una tale sentenza, egli non rlfuggi daU'entrare pur 
esso in tale indagine, e iinmagin6 che potessero per 
avventura in cl^ servlrgli di guida la scienza e Parte 
musicale. Suppone egli perlanto clie Tarcano artl- 
fizio dovesse forse conslstere: prlmieramenle in me- 
lodic espresse nel sacro testo dalle leltere (othijoth) 
prime di slUaba-, secondariamente in raetri rego- 
larl, suflicienlemente accenuati nel testo medesimo 
medlanle le \ocali e gli accenti, o espressi o sottin- 
tesi*, melri non precisamenle tali quali vengono inse- 
gnati dai greci e dai latlni grammatici, ma quali 
\engono pralicati dai musici. Sopra quesla suppo- 
sizione egli si prova a costruire T ideato edifizio, 
sopperendo coirajulo di razionali congellure e «li 



i63 
musicali tentatlvi al tllfelto ell precise tradizioni. 
E in piimo liiogo per cio die spetia alia melodia, 
egli la cerca con una regola til falsa poslzlone, faceu- 
do raglone fra se slesso clie, data una scala dl suoni 
corrlspondenti a clascuna lettera deiralfabeto ebralco 
ed appllcatala alle prime letfeere d'ognl slUaba nel 
sacro teslo, dorendone usclie una cantilena qua- 
lunque, se cjuesta cantilena risultera incoerente e 
irrazionale, la sua Ipotesi manchera dl fondanieiito, 
laddove al contrario se coUa destra appllcazlone 
della data scala al sacro testo si otlen'a una nielodia 
razlonale, cantabile ed espresslva, avrassi un forle 
motlvo per sospetlare almeno clie cio proceda non 
da caso fortullo, nia dalTessersi egll per avventura 
incontrato preclsamente coll' rntenzione dcll'aulore, 
speclalniente se la stessa scala si IrovercSi atta a 
cayare una convenlente melodia, non da un solo 
■versetlo, nia da un' Inlero cantico. Secondo questo 
ragionamento, lasciate da parte tulle le altre sca- 
le, come non facenli al suo pioposlto, egll prende 
quella clie viene offerla dalla tradlzlone gregoria- 
na, nella quale 1 setle suoni musicali sono Indlcati 
dalle sette prime letlere dell' alfabeto latino, ed 
appllca quesla scala all' alfabeto ebralco, prolun- 
gandola slno alia fine dl esso alfabeto, per modo 
clie V ah'ph corrisponda al la del moderni, Beth al 
si, Ghimel al do, e cosi dl segulto slno all' ulti- 
ma lettera Tau. Essendo sette soli 1 nomi de' suoni , 
e -ventidue le lettere dell' alfabeto ebralco , si hanno 
Ire lettere unissone per ogni suono medio, e quat- 



1 64 

tro per il la, che si trova nel due eslremi. * Ora egli 
suppone che di queste lettere unissone il poela pio- 
fittasse per esprimere piu agevolmente i proprj pen- 
sieri, e che esse lasclassero pure al cantore la liberta 
di prenderle a comodo suo nell' ottava piu grave o 
nella piii acuta; percio egli pure le traduce in 
maniera che la cantilena riesca il piii che si possa 
comoda e naturale. ** Dovendo poi questa canti- 
lena eniergere esclusivaraente dalle consonant! pri- 
me di sillaba, ne viene che in ogni parola \i sa- 
ranno tanti suoni scrittl quante "vi sono sillabe, o 
mozioni, ne piu ne meno; sebbene egli non \ieti 
al cantore di aggiungervi delle note d'ornaraento, 
e di queste profitla egli slesso quando il buon senso 
lo perraetta. Tale per cio che spetta alia prima 

• La scala di cui si tratla, applicata all'alfabeto ebraico, 
offre la combinazione seguenle : 

Aleph r= La; 
Beth = Si; Ghimel z= Do; Daleth = Re; 
He =: Mi; Vau =: Fa ; Zaiu := Sol ; 

Heth=:La; 
Teth = Si; Jod z= Do; Caph = Re; 
Lamed =: Mi ; Mem ::: Fa ; K un = Sol ; 

Samech == La ; 
Hain z= Si ; Pe = Do; Zade =r Re; 
Coph =3 Mi ; Res =: Fa ; Scin =: Sol ; 
Thau =: La. 

** Egli prende le note secondo I'ordine della scala, e non 
secondo quello dell'alfabeto. Per esempio, nella parola hascira 
vi sono tre lettere prime di sillaba, cioe haleph, scin, resc. 
Secondo I'ordine alfcibelico fra I' aleph e la scin vi e la 
rlislanza di venti gradi, ma secondo Tordine della sua scala 
vi e nn grado. Percio egli cosi la canta: la. sol.Jh- 



1 65 
pa lie df] stipposlo edlfizio. cioe alia nielorlla, e la 
legola clie lauloie si propone,- e ch'egli altresi 
lento di applicare, segnando la melodla deWffasrira^ 
quale si lro\a nel lesto ebiaico al capo XV del- 
I'Esodo, cloe del salmo mosaico Cantemus Domino y 
canlato dagll Israelili sulle sponde deirEritreo dopo 
il miracoloso passaggio. In questo esperlmento il 
cantico vlene intonato per la, sol, Ja; e cosi tlene 
I'aulore che possa intonarsi pur sempre, sia die 
si leffga secondo la tradizione massorelica o secondo 
il inetodo di Mascleffo. porlando la sua ipotesi che 
le letlere prime di sillaba debbano dare una me- 
lodia cantabile e razionale, qualunque sia il siste- 
ma di pronuncia che si \oglia seguire. Che poi la 
segnala nielodia risponda verainente alia intenzione 
del sacro scrittore, che il risultato di questo espe- 
rinienlo basti a risolvere il proposlo problema, 
I'aulore non pretende, dichiarando modeslamente 
che molle e varie essendo le soluzioni possibili, 
potrebbe darsi che la sua non fosse la \era. Non 
resta pero che esponendola, egli non la creda con- 
\enienle, probabile, e decorosa, atta forse ad aprire 
una nnova strada per la illustrazione di alcuni 
punti di sacra archeologia, e che non accenni cio 
che ne segulrebbe se si -verificasse una -v'olta la sua 
ipotesi. a Ne Tcrrebbe, egli dice, che i sacri can- 
s' tici degli Ebrei sarebbero tanti pezzi di musica 
M stenograficamente scritti, gia da niolti secoli nel- 
»»l*oblio sepolti: i quali pero, sollevato il velo che 
M 11 ricopre, tornerebbero alia luce del giorno, e 



1 66 

>? tradolli in note muslcali moderne , polrebbero 
» ancora risuonare alle oreccliie de'fedeli, ed ecci- 
?j tare ne'lorb cuori i dolci affettl di una santa e 
>3 divota aramlrazione n Pertanlo, egl'i prose- 

V sue, ancorclie non ci liiiscisse dl trovare con 
M ui^aiale facillta nei cantici ebrel un metro abba- 
5j stanza regolare da potersi conslderare come ca- 
?? rattere distlntivo di una versificazione misurata, 
w sara senipre vero die nei cantici ebrei, indipen- 
« deutemente dai punti vocali <e degli accent! mas- 
« soretici, si troverebbe un pregio di grata ed 
5; espre^siva melodia scrilta, che li reuderebbe per 
55 qufesto solo raaterialniente diversi e distinti dai 

V flassiei \ersl greci e latini. jj E clo quanto alia 
ijielodja. 

Per ci6 die spetta alia prosodia, cioe alia durata 
dei suoni ed al nielro, Taulore prende il sacro 
lesto corredalo dei punti \ocali e degli accenti 
massoretici, i quali, sebbene non godano comune- 
mente di un'autorltii eguale a quella del testo nudo, 
vencono da lui considerati siccorae un sistema tra- 
dizionale di pi'osodia, die riinane, cliecclie se ne 
dica in contiario, net suo pieno \igore, finclie nou 
venga insegnato qualclie cosa di meglio da sosti- 
luirvi^ e pero aveudo nelle prime, 'lettere di sillaba 
supposto cousistere la melodia, egU crede poter 
piolittare doi punti vocali c degli accenti per dare 
alia melodia il compinuiuto di un metro musicale 
qualunque. Nella prosodia massoretica egli osserva 
contenersi Ire specie di mozioui, o vocali:^ clou lun- 



1G7 
glie, bre^l, ljre\lssinie|| e queste vocali nella sua 
ipotesl -vengono modificate dagli accenti conneltm 
e da'i sepavalh'i, gll imi tendenti a prolungare la 
durata dei suoni, gli alui a notare le pause musi- 
calL e tutti insieme a fissare il metro, iudicando 
le sillabe sulle quali cadono i tempi fortl della bat- 
tula. Ora, anjmesse queste legole, passo egll a fame 
I'applicazione ponendo in musica il primo \erso 
originale del Cantemus Domino, con la melodia 
delle prime lettere di sillaba, e ne trasse un periodo 
niusicale di sei baltute di tempo ordinario, clie co- 
mincia in levare e fiuisce in battere. Trovato cosi 
il metro del primo "verso, egli continuo coi seguenti 
sino alia fine del salmo, riducendo, col semplice 
artifizio di aicune parole replicate dal coro, tutti 
gli aUri periodi a sei battute per ciascuno, e inter- 
calando inollre il -verso assegnato dal sacro testo a 
Maria, sorella d'Aronne, interYcnuta nel canto coi 
coro delle donne. Con questi mezzi egli riusci a 
comporre un cantico del tutto regolare, clie consta 
di no\e strofe, ciascuna delle quali di sei \ersi, 
ciascun -verso di sei battute, e ciascuna balluta di 
quattro tempi, ossla di tempo perfetto. 

Tale e il sistema dalF autore ideato per iscoprire 
1' artifizio della poesla scritturale^ secondo il quale 
sistema per anallzzare i versi biblici, e trovarne 
I'orditura, la tessitura, il metro ed il ritmo non 
hassl, com' egli concliludf, a far altro clie segnare 
la melodia rlsultanle da^e lettere prime di slilaba, 
procedendo dialonicamenle e per tetracordi cougiunti 



5 68 

fino air accento distinlivo. ed Impiegaiido. al biso- 
gno, un disgiuato tetracordo solamente dopo una 
pausa^ e noa altrimenti; dedurre quiudi la durata 
dei suoni dai punti Tocali scritti o sottintesi, avuto 
ri'guardo agli accenli che ne accrescono spesso il 
valore, nolano le pause e complessivamente anche il 
metro; finalmente agglungervi un accompagnamento 
sempllce secondo le regole piu comuni e nalurali 
deirarinonia, e provare con la voce e con lo stru- 
mento se tutto proceda razionalmente ed in mode 
conforme al sentimento delle parole. «« Fatto. egli 
« dice, tutto cio con ogni diligenza, non dubitiamo 
ri punto d' asserire che o non si polra a\ ere una 
» continuata razionale modulazione, o se si ottiene, 
M questo non succedera che nel caso in cui ci sare- 
w mo incontrati ben da Ticino coll' Intenzione del- 
»» I'autore. jj Con questo pero egli non intende che 
le cose da lui esposte sieno nienle piu che una 
niera ipotesi, benche nudrisca la speranza di tro- 
I'are un giorno una conispondenza tale fra i cantici 
jscritturali ed i tradiziouali gregoriani e gli israe- 
liticl, die possa servire di base ad una vera dimo- 
strazione \ ma senza questa egli non pretende che 
il suo lavoro sia altro che un filarmonico e divoto 
tratteniraento. Oltre esporci la sua ipotesi voile poi 
esserci cortese anche della musica eniersa dal suo 
sperlmento sulTinliero caulico mosaico, ch'egli fece 
cantare ■voltato in parole Italiane, per ovviare alia 
difficolta della esecuzione per parte dei cantori. Que- 
sta musica peitanio e quella stessa che risulta dal- 



I 



169 

V original*; ebreo. secoialo il nietodo esposto; le 
parole poi presentauo una paralrasi del testo, libera 
auziclieno quanto al .sense, ma legata, quanto al 
numero, al metro, alia coUocaziooe degli accent! e 
delle pause, clie devoiio combinax'e colla musica del- 
I'originale. Uu saggio della musica in discorso puo 
vedersi nell' ultima delle due tavole in fine del 
presenle yolume. II saggio consisle nel prime verso 
musicale del prefato canlico. 

Prendendo a confutare quesla ipolesi del P. 
Maurizio, il conte Luigi Leclii, considerando die 
trattasi d'inslaurare con essa i raetri poetici e la 
musica degli ebrel, ed apponendo quindi all'autore 
d' essere passato sui primi piu Icggermenle che non 
richiedeTa il suo tenia e d'aver affatlo taciuto della 
secouda, innanzi di entrare pell' esame della Merao- 
ria , slimo con"vene\ole al suo assunto il premettere 
alcune brevi indagini sulla poesia e sulla musica 
ebraica, da lui fatle colla scorta de'piu aulorevoll 
scrittori nell' argomento , e delF Herder principal- 
mente. E per quanto spetta alia poesia, egli trova 
die questa presso gll Ebrei, come presso tulti i 
popoli poco clvili, era sempre congiunta colla mu- 
sica e col ballo, osserTando col Brown die I'ef- 
fetto di queste tre arti non e mai cosi forte come 
quando si trovano unite, ne agiscono potente- 
mente sui popoli selvaggl se non perche presso di 
loro sono sempre inseparabili^ al die consuona- 
no I'autorita di Strabone, il quale scrive dei 
Greci, die serba\ano il costume, comune ai bar- 



bari, di celebrare i loro sagrlficj agll Iddii coUa 
musica composta di melodia, di ballo e di canto, 
siccome pratica tendente ad unire I'anima a Dio, 
e I'opinione dell' Herder, die quest' arli, ai loro 
principio, non ne formino clie una presso i po- 
poli le eui sensazioni sono poco numerose, ma 
forti e pubblici i godimenti, e che gli Ebrei, come 
tutti i popoli rausicalmente poetlci, abbiano avuta 
una siffatta epoca, die certo non era quella della 
loro maggiore civil ta. « La poesia degli Elirei, dice 
»' il conte Lechi, ti'a le piu sublimi, le piii antiche, 
» le piu diverse, era insita uella loro vita, era 
y> nazionale e religiosa. I loro legislatori , i loro re 
V) erano in uno i loro poeti. D' immagini e di canto 
M si coraponevano principalmeute quei carmi, che 
V) col mezzo degli occhi, pei quali erano fatti, cal- 
» mavano ed infiammavano i cuori. I cantici di 
w Mose (egli prosegue coU' Herder) hanno I'impronta 
w del suo carattere^ un non so die di vasto, di 
w rude, di grave, di solltario: scintillano come il 
» suo volto, e come il suo volto sono coper ti di 
M un velo. Davide, Salomone, non sono piu ispi- 
?> rati dallo stesso genio. Cantando la magnificenza 
55 di un re, lo splendore di un governo civile, fu 
M posto naturalmenle un freno al santo furore della 
55 musica antica. Sarebbe impossibile di negare clie 
'5 queslo perfezionamento facesse sparine la rude 
55 energia, 1' animazione danzaute dell'antica poe- 
55 sla^ poiclie invano si cercherebbe nei salmi dei 
55 cantici come quelH di Mose, un linguaggio d'imma- 



171 

» ginl come quello di Glob, di Balaam, dl Jotham. 
r> Tulto v' e monotono, peiclie tulto v' e aggruppato 
5> intorno a Sion jj. Che poi gran diversita di stile 
dislinguesse fra gU ebi'el la poesia dalla prosa, e 
che, per quauto spetta al metro, 11 verso ebralco 
a\esse una struttura tutta sua propria, senza misura 
ne dl sUlabe come 11 nostro, ne dl tempo come 11 
greco, e oplnione comune, e da graTlsslme autorlta 
avvalorata. La sua forma prevalente era 11 paralle- 
llsmo, cloe la successlone dei pensieri e il rltmlco 
movlmento, non di slllabe e di parole, ma d'lm- 
raaglni e dl .seutimentl in libera simelrla^ forma clxe, 
secondo Du-Conlant de la Molette e s. Clemente 
Alessandrlno, fu coraune alia poesia primitl\a di 
lutll i popoli, e che, per sentenza dell' Herder, era 
la forma piu naturale alia poesia degli Ebrei, non 
conslslente che in una danza, in un canto a coro 
semplice e corto^ poetica forma, dice questo scrit- 
tore, che in grandioslta -vince 11 rltmo e la rlma, 
e seconda 11 movlmento anzlche Incepparlo ^ polche 
quando 11 cuore si apre, si espande, I' onda prenie 
I'onda, e nasce 11 parallelismo. 

Queste cose accenuale intorno alia poesia degli 
ebrei, chiede I'autore a se slesso qual niuslca I'ac- 
compagnasse. E innanzi tratto, che questa rousica 
potesse esser la nostia, benche da moltl lo si spacci, 
e prmclpalmente dal Mattel, egli lo nega franca- 
niente, osservando che sebbene nessun monumento 
rlmanga della musica ebralca, la sua anlichlta per 
altro, la sua provenleuza, la poesia colla quale, iu 



unione alia daiiza, nacque e limasp a lungo cou- 
giunla, Tuso che ne facevano gli Ebrel. se non 
valgono a mostiarci quello ch' ella era , ci dicouo 
alnieno cio che non poteva essere. La musica degll 
Ebrei derivo, a suo parere, daU'Egitto, dal paese 
ov'essi erano a lungo Tissuti in scluavilu, e neU'arti 
del quale il loro libeiatore era , secondoclie abbiamo 
dalla Bibbia, pienaraente istrutto. E sebbene ella 
fosse inslta nella educazione e nella Tita di quel 
popolo, il culto ne assorbi la maggior parte, par- 
licolarmente ne' mille anni che corsero tra Mose e 
Salomone, tempo in cui il caraltere di poeta e quello 
di legisldtore si mantennero congiunti. Questa mu- 
sica sfoggiava in istrumenti; ma poco di questi si 
puo dire al di la del nome, spesso anche male 
interpretato. Ad ogni modo, che questi fossero assal 
numerosi e diversi, non e da dubitarsi, e che lanla 
profuslone e varieta derivassero gli Ebrei daU'Egitlo, 
altestano i solterrauei di Tebe coUe lore pitture 
di *emotissima antichifa, le quali ne rappresentano 
di svariatlssimi si da fialo, e si da corda che da 
percossa. Alia moltitudine degli strumenti corrispon- 
deva quella de'musici e de' cantoii. Da\ide ne aveva 
scelti fra'Leviti quattromila, non comprese le donne, 
i quali cantavano per tumo, e suonavano istrumenti 
diversi^ e gli aveva divisi in ■venliquattro classi, 
presledute da altretlanti capi o maestri, ciascuno 
de' quali avea sotto di se undici altri maestri, e 
tutti erano dlretti da tre soprantendenti. SifFatta 
musica era certamente degna della magnificenza del 



terapio; ma essa non dee giudicarsi colle nostre 
regole, Forse la maggior parte de' cantici ebraici 
non si eseguiTauo die sopra canlilene tradizionali 
e popolari, siccome praticasi tuttavia nell' Orlente 
non solo, ma anche in alcuni paesi fra noi, e sic- 
come opinano aulori gravissimi, fra i quali 1' Herder, 
che nella parola SeJah, spesso ripetuta ne' Salmi, 
ravvisa iin awerliraento di cangiar tono e mbura^ ed 
osserva die questo avvertimento sarebbe stato inutile 
se quei' cautid fossero stati accompagnati da musica 
scrilta ed espressaniente composta, ed il Padre 
Martini, il quale inoltre sosliene die il canto degli 
Ebrei nel tempio fosse quel medesimo die nella sal- 
raodia dei nostri cori ecclesiastici risuona ancora nella 
cliiesa cattolica. Non si sa se gli Ebrei avessero 
note musicali; anzi, benclie i rabblni pretendano 
possedere certe note indicanti il modo con cui la 
Bibbia era declaraata da Mose, a?' ha clii opina che 
rinla\olatura, o Tarte di regolare il canlo per mezzo 
delle note, non fosse niai praticata fra gli Ebrei, 
e chi presume die eglino non avessero altra musica 
se non la risullante dagli accenti della loro lingua. 
Jfondimeno, per quanto tradizionali fossero i loro 
canti e consecrati dalla religione e dal tempo, tiene 
11 conte Lechi che per la loro esecuzlone niateriale 
col cori e cogll strumenti possano esservi stati alcuni 
segni semplicissimi, o specie di note, die guidassero 
quello stermlnato nuniero di muslcl^ bench' egli sia 
lontano dal crederll un sistema di segni all'uso no- 
stro. Ma questi suoi cenni intorno alia musica degli 



174 

Ebiel servenclo piuttosto ad indicar Tuso ch'essi ne 
facevano, che la natura di lei o di un sistema qualun- 
que, egli fra tanta oscurita si I'lvolge ad un' altra 
rauslca meglio conosciula, cioe alia greca, neirin- 
tendimento non gla di farcene per intero conoscere 
i sistemi (die cio lo avrebbe tratto inutllmente 
fuori di "via), ma di toccarne solo quel tanto clie 
valga a mostrave la dlversila loro dal nostio, onde 
cliiarire il significato di alcuni -vocaboli usiitl nella 
Memoria del P. Maurlzio, e 1' inipossibilita di espii- 
mere col noslro que' sistemi, quand' anclie ci aves- 
sero reso Y idea dell' ebraico. Le notizie cli' ejrli ne 
poi'ge nel proposito si possono compendiare nei 
cenni segueuli. II sistema greco fu da principio di 
quattro toni, secondo alcuni, per gi'adi congiuuti, 
secondo altri, non dialonlci. Vi si aggiunsero altre 
corde in basso ed in alto, sino ad ollrepassare la 
doppia ottava (grande sistema), rimanendo esso per 
allro sempre fondato sopra una serie di qualtro 
suoni, o tetracordo, formato di due corde fisse, la 
lonica, e la quaria, e di due altre die tendevansi 
o allentaTansi secondo il genere in cul il musico 
voleva suonare. II grande sistema, o pcrfetto, com- 
ponevasi di quattro letracordi, tre congiunti ed uno 
disgiunto, col sopra piu di un tono al disotlo. 
Questi suoni molliplicavansi col Tariare de'modi. 
II di\'idere die fecero i greci i loro sistemi per 
letracordi simili, alia manicra die noi di\ldiamo il 
nostro per oltave similmente divise, mostra die i 
loro sislemi non erano stafi prodotti per verun 



1^5 
senlimento tVarraonia, ma per rendere. con inlen'alli 
pill serrati, le inflessioni che la loro lingua annonica 
e sonora dava alia recllazione sostenuta, e masslme 
alia poesia, clie fu dapprima un Tcro canto^ ond'e 
clie la musica uon fu per essi se non I'accento della 
parola. La primitiva dWisione per quatlro corde, 
di cui tutte Taltre erano repllche, esclude ogni 
analogia tra il loro sistema ed il nostro. Gli inter- 
Aalli de'suoni nei lelracordi costitulTano i generi. Di 
questi noi stimiamo inutile il far parola-, e Tautore me- 
desimo non ne parla clie di \olo. Bensi non ommet- 
teremo la sua osserTazione, die i Greci pigliavano il 
\alore delle note unicamenle dalla quantita delle sil- 
labe, che quindi non aveTano se non due maniere 
di note, lunglie e breyi, clie dunque la balluta, 
o niisura, dipende\a al tutlo dalla lingua, die la 
poesia I'aveva data alia musica, e cbe coUa musica 
non sarebbesi potula misurare la poesia. 

Queste cose premesse, entra il nostro socio nel- 
Tesame della Memoria, e liassunta in iscorcio Tipo- 
tesi die ne forma il soggetto, comincia daH'admeltere 
col P. Mauri zio non solo come opinione comune, ma 
come cosa di fatlo, che i carmi biblici sieno stali 
deltati secoudo eerie regole e modi che li distin- 
guessero dalla semplice prosa*, ma non admette del 
pari che sia probleraa insolubile 11 sapere quali 
fossero queste regole, ne die perduta se ne sia la 
Iradizione. « La regola, ei dice, che diresse la com- 
» posizlone di quelle stupende poesie, lutlai/ia noi 
" la scorgiamo palesemenle in esse, e la tradizlone 



176 

w se ne mantiene con loro per la eslstenza del lesto. 
?j A che dunque andare in tracc'ia di regole che 
» non eslstono, non souo necessarie e non produr- 
n rebbero che efiPettl sconvenienti, pei' disconoscere 
w quelle che esistono, soddisfanno e sono palesl? »» 
Allega, e -vero, il P. Maurizio parecchie autorita 
di scrittori in soste^o della sua asserzione, ma 
il conte Lechi interpreta invece queste medesime 
aulorila come facenti contro di lui, ed altre ne 
adduce di proprio, quelle cioe di s. Gregorlo di 
liissa, clie dice la melodia de' cantici ebraici, diver- 
samente da quella dei poemi delle allre nazloni, non 
conslstere die in una successione sonora di parole^ 
del rabbiuo Azarias, che scrive la misura de' versi 
ebraicl consisleie piinclpalmente nelle cose e nelle 
sentenze^ di Salvador, che ravvisando nel cantico 
di Mose un linguaggio poetico differenle dallo sto- 
rico, ne qualifica il rltmo per affatto arbitrario. 
«4 E non bastano, egli agglunge, i soli carmi acro- 
w stici e riraati a sfiduclare il piii ostinato cercatore 
55 di metri? m Rigettato 11 supposto di un arcano ar- 
tiiizio, passa il conte Lechi a confutar Taltro sup- 
posto che un tale artifizio fonda nella musica^ ed 
osserva che questa supposlzione non ha fondamento 
di tradizioni, ne testlmonio di autorita, ne sussidio 
di analogic; che il P. Maurizio non fa conoscere 
quali fossero le combinate ipotesi, le ragionate con- 
gettuie e i muslcali sperimenti che a suo dire gli 
servirono d'appogglo^ che la musica non puo altri- 
menti prestare Tufficio che Pautore le altribuisce. 



177 
e clie pu6 bensi vestire di melodia ognl parola 
anclie prosaslica. ma non mal renderla poelica ui 
misurarla^ clie se le vocall ebraiche, come le gfi'eche 
e le latine, danno misura alle note, e con esse al 
verso, anco senza note debbono poter dare quests 
misura; che non v'ha biso^o di metro poetico 
per cantare, ne di canto per aver questo metro; 
che i nostri salmi in prosa si cantano tuttodi senza 
clie mai acqulstino un metro e senza clie la musica 
ne senta il bisocfno: che se la sola melodia potesse 
dar metri alia poesia ebraica, ne seguirebbe che 
questa non ne avrebbe se non cantata. Chiede poi 
se le musicali misure del P. Mavuizio sieno sempre 
in relazione colle rime, coUe assonanze, col para- 
lellismo del teslo? Se abbiano sempre il movimento 
rlchiesto dalla parola ? Se rlescano adatte alle danze, 
agli strumenti usati nelle diverse circostanze, ecc? 
E quanto alia scelta delle consonanti a rappresen- 
tare i suoni, e dei punti vocali coi rispettivi accenti 
a modificavli, chiede al P. Maurizlo perche invece 
di tale scelta non fece I'opposto? Perche si servi 
di due segni, I'uno antico e I'allro moderno? E la- 

sciando ai dolti in ebraico il chiedercfU ancora se 

o 

nel cambiamento delle lettere samaritane, o antiche 
ienicie , nelle odierne caldaiche , o nell' aggiunta 
ancor piu recente dei punti e degli accenti, ogni 
cosa rimanesse come prima, e se le -vocali che deesi 
supporre aver avuto la lingua ebraica erano esal>- 
tamente tutte quelle che le supposero i Masoreti, 
egli si restringe ad osservare che anticamente le 

1 1 



178 

leltere degli ebrel niancanclo cli puntl e dl accent!, 
le loro supposte note saranno maiicate dl galore; 
clie fra tante tradizioni di minore impoi'tanza, que- 
sta iniportantlssima delle note musicaii non sareb- 
besi perduta, se le note musicaii fossero stale una 
cosa sola col testo, clie pur tradizionahnenle fu 
serbato^ che a molti sapienti in ebraico i punti sono 
sospetli, cli' essi conlrastano spesso colla Interpre- 
tazlone dei settanta^ che il loro piii grande av- 
"vei'sario, MasclofFo, era uomo dottisslmo. Cliiede 
finalmente come si possa immaginare un slstenia 
dl poesia nel quale 1 segnl delFalfabeto sieno let- 
tere e musica ad un tempo, e come sla posslblle 
trovare un poeta i\ quale possa coii tale condlzione 
e fra le slrettezze delParte comporre ad un tratto 
parole e musica, non solo di un intero poeraa, ma 
neppure di un sul "verso? « In quanto poi, » egli 
atrglun^e, « ali'uscire, col metodo del P. Maurlzio, 
55 cantllene razionall e coerenti alle regole, debb© 
M rivolgermi a chl si conosce della musica, e chie- 
» dere, se una melodia, anche razionale, sta per noi 
w modernl cosa da fame le mera\iglie e per la quale 
5? si esiga gran scienza^ e se le melodie prodolte 
?5 col siateraa del Padre, riescano sempre razionall 
w e secondo arte, e non possano derlvare che dalla 
55 menle di nn composilore? Clii ignora 1 gluochi 
w musicaii che rallcgrano talvolta le nostre ?eglle? 
w Chi non sa che si fanno col dadi canzoncine e 
>' duetti? E i nostrl maestri galanti non traggono 
5' canllleue e motlvi dalle leltere component! 1 nomi 



'79 
» delle loro belle, presso a poco collo slesso arli- 
w ficlo? E Hajdn non segnava a caso dei pvmli 
M sii ili una carta muslcale, onde cavanie motivi 
" singolari per le sue composizioni? Scala destra- 
V mente applicata , replica di parole, intercalazione 
59 di \ersi, aggiunta di note, come visa il P. Maurl- 
w zio, bastaiio a spianare le poclie difficolta che 
" potessero nascere dal caso. Farebbe altro discorso 
» clil esigesse melodie squisite » — Cio qnauto a\ 
sistema del P. Maurlzio considerato in complesso. 
Considerandolo poi nella pajte che spetta alia me- 
lodia, osserva il conte Leclii, che secondo la regola 
di falsa posiziorie di cui si valse 1 auloi'e, facendosi 
segni niusicali tulte le veulidue lettere deU'alfabeto, 
si hanno piu lettere che suoni, ed e forza asse- 
gnare piii d' un segno ad un suono medesiino ^ 
che quesli ventldue segni poi per una scala diato- 
nita sono forse troppi^ che pochl sono forse per 
le sue inodulazioni, e che non si vede d'onde 
Iragga il P. Maurizio i segni per gli accidentf. 
Altresi ti'ova strano che le consonanti prime di 
sillaba debbano dare, come suppone I'autore, una 
melodia canlabile e razionale, qualunque sia il siste-^ 
ma di pronunzia che si voglia addottare, e che, o 
seguasi il masoretico o cpiello di Mascleffo,'il can- 
tico al quale applic6 il P. Maurizio la sua regola 
abbiasi .sempre ad inlonare per la sol fa. « Mi 
M guardi il cielo, egli dice, dal parlare di pronuncia 
» ebraica , e dal pormi gludice fra i masoreti e 
>' Mascleffo^ ma per quanfo mi fu delto da chi sa, 



i8o 

» que'due sistemi sono al tutto diversi. Ora due cose 
sj diverse possono elle produrre efFettl egiiali? *> 
Per queste considerazioni pertanlo, per le cose da 
lui gia dette in proposito. della diversita della mu- 
sica antica e della nostra, e della conseguente in- 
convenienza del Iradurre i salmi in note musicali 
moderne, per la qualita delle melodie prodotte per 
saggio dal P. Maurizio, ch' egli trova tutt' altro da 
quelle con cui dovea essere cantato I'inno mosaico, 
il conte Leclil e alieno dal credere cLe la ipotesi 
in discorso sia conveniente, piobabile, decorosa, 
come I'autore la cliiama, ed utile forse alia illu- 
strazione di alcuni punti di sacra arclieologia , per 
la ricerca de' quali s' apra una nuoTa strada non 
ancora segnata dall'orme di alcun curioso investi- 
gatore^ ne chc ella possa verificarsi, e seguivne 
che i sacri canlici degli ebrei venissero ad essere, 
secondo che dice il P. Mauiizio. « tanli pezzi di 
55 musica stenograficaniente scrilti, gia da raolti 
w secoli nell'oblio sepolti^ i quali, soUevato il "velo 
y> clie li ricopre, tornerebbero alia luce del giorno, 
w e tradotli in note musicali moderne, potrebbero 
y> ancora risuonare alle orecchie de'fedeli, ed ecci- 
5» tare ne' loro cuori i dolci affelti d'una santa e 
» divota ammirazione. » Per quanto appartiene al- 
1' altro punto del sisteraa, cioe alia parte spettaute 
alia prosodia, ovvero alia durala de' suoni ed al 
metro, la quale, secondo V ipotesi, risulterebbe dagli 
accenti masoretici, non sa il conte Lecbi vedere co- 
me da questi potesse il P. Maurizio cavare non solo 



j8i 
niiiiiine f seniiuaiiiime, sufiicienll forse a qualunque 
musica popolare ed antira, ma crotne e biscrome, 
e note col punto, e se^ni per le rispetthe pause 
e pel tempo forte, Intiero, ordlnario, <li qualiro, 
di tre ecc- ecc. a Vegga, egli dice, chi si conosce 
» di questa lingua s'eir abbia tanti segni da espri- 
f mere tante cose I " E quanto alia conclusione de- 
dotta dal P. Maurizio dairappKcazione degli accent! 
in discorso alia melodia risultante dalle prime lettere 
di sillaba, conclusione da lui fondata sul sue espe- 
rimento, e da noi iria riferita, il nostro socio si 
riporta senza piii a questo sperimento medesirao 
per moslrare die le cose non possono procedere 
razionalmente ed in modo conforme al sentimento 
delle parole e alle Lntenzioni dell' autore. « Chi 
5> inlende poi, egli soggiunge, f^uel prcceder diato- 
w nieamente per tetracordi conglunti fine alFaccento 
wdistintivo? queir impiegare un disgiunto tetracor- 
» do, se occorre, dopo una pausa ? * Come c'entrano 
M tetracordi o congiunti o disgiunti? Come si usano 
« col nostro sistema, cui solo si adopero? Come, 
y> se sono Ten tetracordi, si associarono col sistema 
95 deH'ottava, secondo le regole piii comuni deW ar^ 
n monia? » Bensi egli riconosce che. se non una 
Tcra dimostrazione, come dice il P. Maurizio, alme- 
no un argomento di gran peso alia ipotesi, sarebbe 
il troTare una corrispondenza tra i canti biblici ed 
i tradizionali gregoriani^ ma all' autore, che spera 
di riuscire un gioruo ad un tale trovato, egli chiede 
• Parole del P. Maurizio — v. retro. 



f8i 

perclje in lauti anui non abbia ancora lenlato la 
ftrova? Tro^andosi poi detto In una nota della Me- 
moria che i eanli biblici, secondo il P. Maurizio, 
oltre alia melodia risultanle dalle leltere prime di 
sillaba, portano seco loro scritla un'altra musica 
«spressa dagli accenti, che I'autore venera come 
preziosi ruderi delF antlca maniera di notare la mu- 
sica, e dai quali, non meno che dai titoli dei salmi, 
egli spera lirare un gloino un buon partito per la 
sua ipotesi melometrlca, non sa il nostro socio 
\edere in queste parole che un' enigma , scorgendo 
che ollre la melodia dai P. Maurizio scoperta, un 
altra ne scappa fuori da quei medesimi cantici, 
espressa dagli accfinti , da lui venerati come preziosi 
ruderi della musica antica. « Dunque, dice il conte 
M Lethi, "v'era uu'anlica musica, >" era un' antica 
» maniera di scriverla ? Dunque aveanp que' cantici 
w doppia melodia e doppi scgni per esprimerla? E 
M qual melodia era cotesta degli accenti? Simile 
pt alia Irovata dai Padre, o diversa? Migliore o peg- 
?5 giore:, prefcrita o posposta? E come cotesti ac- 
v> centi Cguravano or da note, or da segni per inr 
55 dicare il tempo e modificare i punli? Esso non 
n dice nulla, e non dice nulla ne dei titoli dei salmi, 
M come element! musicali, ne del partito ch'ei spera 
M tirarne un altro eiorno. » Per ultimo toccaudo dello 
sperimeuto, egli osserva che questo, perche fosse so- 
lenne, provante e \alenle a surrogare tradlzioni, auto- 
rita, raziocinj, doveasi fare in cospelto di rabbini 
£• di maestri, i primi de' quail confermassero coUa 



i83 

loio attestazione le cose asserile intorno la lingua 
ebraica, i suol metri, i suoi punli, i suoi accent! , 
i second! Irovassero che il pi-oposto artificlo produ- 
ceva realmente nielod!e lazional!, d! forme ant!che, 
adalle agl! pigomenti, alle parole, alle rime, alle 
assonanze, al paralellisaio^ e tuttl insieme po! atte- 
stassero che la prova teutata sopra un numero di 
salmi era rluscita., e clie rlusclla non era, tenlata 
sopra la prosa^ ! qual! estrem! e condizioul nou Iro- 
vando egli concorrere, fa floe al suo disrorso con- 
cludeudo le sue considerazioni nei seffuenti coroUarj, 
che no! riferiamo teslualniente. 

« I .° Che la poesia ebraica non ha mefrl slmili ai 
>' grecl, ai latin! ed ai nostri, ma propi-j: e non 
»? abbisogna di nulla, n 

« 2.° Che la musica non e abile a dar raetri 
« alia poesia. » 

« 3.° Che i sistemi musical! anlichi sono affailo 
?? diyersi dai noslri, e iio» esegulblli coi raoderni 
» strumentl. 55 

« 4-° Che e assai probaijile che gl! Ebrei, almcno 
i> aniicamente, non a\essero segni musical!, o pochij 
w e cantassero i loro innl per tradizione. >■> 

« 5.° Che i segni musical! supposl! dal Padre non 
» lianno alcun fondamento. » 

« 6." Che la sua ipotesi si risolye in un giuoco. » 
. « 7." Che la musica dell'inno di Mose, dovuta in 
» payte, come si alTerma, al caso, riusci senza \,erun 
»» caraitere, dlsadatla alle parole, all'ai'gomenlo, 
" triviale e scorretta. « 



i84 

XXVIII. Una questione d'alta filologia e di re- 
coudita erudizione, spettanle alia storia delle lingue 
romanze, e della italiana in particolare, in relazlone 
alia storia delle orlginl, massime italiche, s'agila 
da qualche tempo nella nostra accademla. Fu pro- 
posta dal prof. Picci, or sono due anni, fu I'anno 
scorso riproposta dall'avv. Mazzoldi, e prese nel 
correnle qualita di polemica tra il slg. Gabrlele 
Rosa e il sig. Picci prenominato. Sostiene il sig. Rosa 
che le lingue dell' antica Europa occidentale e me- 
fidionale fossero in origiue -tante favelle diverse, 
unifier te poscla e trasfuse nel latino dalla ci\ilta 
romana, ed al niancaie del latino illustre trasfor- 
Nintesi nelle lingue romanze, medlante la prevalenza 
del latino rustico, variamente modificato. Sostiene 
al contrario il sig. Picci clie le lingue I'omanze, 
fra le quali I'ltalica, sieno radicalmente le slesse 
clie quelle die si parlarono nella -vetusta Europa 
occidentale e meridionale, e die queste non fossero 
laule favelle diverse, ma tanli dialetti d'una stessa 
lingua priniiliva, unica per se stessa, non unlficata 
per sovrapposizione, radice del latino piuttosto die 
frutto, antivissula al latino, col latino convissula, 
e ad esso soppravvissuta, conservandosi inalterata, 
quanto ai radicali dementi, dalla sua origine fino 
a noi. Questa tesi del prof. Picci fu gia da noi 
liferita in questi comniefilai-j accademici per I'anno 
1845, ove altresi ^iportammo per sunto gli argo- 
menti addotti allora dal nostro consocio in soilegno 
di essa nella sua Memoria suW antichitd della lingua 



1 85 
italiana e de' suoi dialettl. Ora rimandando, per quau- 
to a questa appartieue, il lettore alia relazione acca- 
demica del citato anno, riferirerao una nuova Memo- 
ria da lui nel presente prodotta, sulla concordanza 
della linguistica colla storia circa le origini italiche^ 
la quale slccome raostra il suo titolo, coU'antecedente 
s' affratella , e \iene con nuovi argomenli e con- 
clusioni in sussldio della tesi controversa. Posto per 
principio, anzi per canone di liuguistlca, l'in"vinci- 
bile tenacita dei popoli nel serbare gli elenienti 
die cosliluiscono le primitive lore lingue, anche a 
traverso le raigrazioni e le conqulste, e in onta alia 
violenta sovrapposizione di nuo^e favelle, rautore 
assume di mostrare I'affinita dei dialelti italici e la 
cognazione degli italici popoli, \aIendosi di questa 
coiucidenza liuguistico-storica per dedurre dalla co- 
gnazione dei popoli raffinita dei dialetti, e reci- 
procamente dall' affinlta di questi la cognazione di 
quelli. In prova del quale assunto iuTOcando le 
concordanze di pronuncia, di lessico, di gramma tica, 
di sintassi, le omonimie, cioe a dire le conformita di 
nomi proprj de'monti, de'fiumi, de'paesi, le storiche 
tradizioni, egli incoraincia dall' osservare , per cio 
che.spetta alia pronunzia, come si trovi, per esem- 
pio, fra le alpl retiche proferito spessisslmo il suono 
dell' a toscano, il quale odesi pure in Corsica ed 
iu Sicilian come nelle -valli bresclane e bei'gamasche 
assai frequente si oda I'iato degli antichi Eolici, e 
in tutti i vernacoU cisalpini si risconlrino i caratteri 
del gallico accento^ come gli antichi Umbri ed Etru- 



i86 

schl , per testimonlanza dl Plinio e de' monumeuli, 
si distinguessero dai loro vicini ia do, clie raanca- 
\ano dell' o, a cui sempre sostituivano la «, a quel 
raodo che questa \ocale medesiraa si vede preferita 
aU'altra dai Corsi (altu, eru, signurili, lu per /o, 
nun per nonj, dai Slciliani famuri, enuri, duluri, 
amurusu, Jbcu, vwu, nun per non, lu per lo), dalla 
plebe toscana in alcuue Toci (vu per voi, nun per 
non * )^ e in nioltissime \oci del \olgo bresciauo 
(milt per monte, tu per tuono, h'li per kone, jitir 
per Jiore, dulur per dolore, sul per sole, oradu 
per orazione, gulus per golosoj^ e dai Rell fiu77i4 
per tuono, Jlur ^lexjiore, frunt per fronte, superiur 
per superiore, dolcrus per dolorosa)^ e dai Valachl 
(Rumni, ventu, tunu, munte, truncu, nu per non ecc.J 
Facendosi poscia a cercare se oltre a queste coin- 
cidenze, che sembrano adombrare un'afEnita di ori- 
gine fra quesli popoli, gli allri mezzi di prova 
suddivisati concorrano a confermarla, trova, per 
quanto appartiene ai Reli, che la loro cognazione 
cogli Etruschi e attestata da Llvio, da Giustino, da 
Pllulo e da allri anlichi scrlltori, e che I'attesta- 
zione di questi storici -vlene awalorata dai riscontro 
dei retici dialetli coirodierno idioma toscano, e 
piu che coirodierno con quello del trecento, argo- 
mentaudo che, essendosi i Toscani fra lutti i po- 
poli d' Italia serbali piu puri da meschianze stra- 

* 11 Sembia che in antico fosse quest' uso anclie quivi piu 
« frequente, come assai piu spesso occorre nei vetusli codici 
•n di classic! toscani, « (Nota delVautore). 



187 

uiere, e dovendo con clo aver serbata piii pura 
altresi la loio favella, se essa rnela dementi co- 
muni- anclie a quella del Reli, non deLba parer 
dubblo che questi esser possano ■veramente Etruschi. 
Ne crede che dall' ignoranza quasi totale in cui 
siamo deirantico etrusco possa dedmsi TestiDzione 
di questa lingua, troTando egli che perfino le favelle 
delle piu povere genti conquistate durarono illese 
in perpetuo, e parendogli quindi a maggior raglone 
impossibile che la lingua dl un popolo che tenne 
tanta parte d' Italia, e fu niaeslro de' Romanl e dei 
Greci, non sia sopravvissuta a lutte le rlvoluzloni 
de' secoli e a lutte le conqulste dal Tevere airArno. 
Oltre a cio conslderando che da' tempi di Qulnti- 
Ilano fine al secolo di Dante la lingua latlna cbbe 
sempre 1' appellazione di grammatica^ che ■vale a 
dire scritta^ in contrapposlzione alia Tolgare, o par- 
lata, egli domanda che potesse essere dunque, e 
d' onde nato, se noa dall' etrusco, cotesto toscano 
volgare, diverse dal latino? AUe colncidenze lesslcali 
e alle storlche testlmonlanze aggiuugendo poi le 
omonlmie de'luoghi, accennati i conCui della Rezia, 
estendentesi, secondo Plinio, da Cpmo e da Verona 
fino al lago di Costanza ed al Creunero (compren- 
dendo fra questo trattp di paese la Valtelllna, il 
Tirolo meridlonale e settentrionale e 11 qantone 
dei Grlgioul) egli trova le seguenli rellco-etrusche 
corrlspoudenze ; — Nella Valtelllna Olonio^ Cosio, 
TalamoTie, Boalzlo, Slazzone, Tirana, LU'ignQ, il 
fiume Liri y i monti Ombraglio ed Areit, che gli 



i8S 

ricordano Sohnio, Cosa, Telatnone, Alsio, SlralO' 
nia, Tirenia, Liavinio, il fiume Lirl, ora Ganglia-' 
no, VOmbrone, Pdett, tuttl luoghi deirantlca Etru- 
ria. — Nella Rezia transalpina Retzuns, Oenotrium, 
Tusis, Tusciana, Raseliein, Ramnensis, Remus, 
Falcres, Cur, Thyrol, i laghl Egerio e Bodamico, 
i fiuml Reno, Alhula e Sarno, i monti Pennlno e 
Lukmannier, nei quail egli ravvisa Arezio, gli Oeno" 
trj, Itali priml, i Tusci, o Toscanl, i Raseni, da 
cui voglionsi quesli discesi, la tribu Ramvense, Remo, 
Faleria, Curi, la patria di Numa, Tyriolo, creduto 
stanza degli Oenoli-j nella media (]alabria, la Ninfa 
Egeria ed il lago d'egual nonie presso A.lbano, U 
fiume felsineo, gli anticlii nomi del Tebro e del 
Po, VAppennino, 1' anticlilsslmo govemo etrusco dei 
Liucumoni. E fatto riflesso die i prlmi nomi dei 
iuoglii, egualmente che quelli delle persone, avendo 
dovuto essere significativi, dovevano percio appar- 
tenere alia lingua de'primi loro abitatori, dalla 
osservata affinita di nomi imposti a luoghi dlversi 
e da lungo spazio divisi egli argomenta che afliui 
do-yessero pur essere le lingue dei popoli che loro 
le imposero. Dai Reli passando ai Valachi, aventi 
anch' essi coi Reli in comvuie la u degli Etrufechi 
e degli Umbii, essendosi la lingua Talaca creduta 
un courotto avanzo del latino, che si Yolle impor- 
tato nella Dacia dalle roniane legioni e colonic, 
I'autore osserva in contraiio, che questa lingua 
ritraendo piu dall' antico italico volgare che dal la- 
lino grammalieale, si deve piuttosto affratellare pur 



189 

essa cogli idlomi italic! primitivi^ che se nella lio- 
gua valaca si trovano eleraenti latinl non punto 
comuni alia Italiana, non si poseono per questo tali 
eleinenti dire porlati nella Dacia dalle colonie e 
legioni romane, sia perclie gli dementi stessi non 
si trovano nei \olgari itallci, the di molli secoli 
piu lunga e piu immediata do\ettero sentire la in- 
fluenza della dominazione e della lingua di Roroa, 
sia perclie potrebbero derivare da piii antichi prin- 
cipj clie nella lingua -valaca si fossero smarriti, a 
quel mode che molti Tocaboli si trovano nel dialetto 
bormiese, che occorrono spesso nei trecentistl to- 
scani, e che in toscana son andati in disuso, senza 
che percio s' abbia a tenere che questi Yocaboli 
sieno stati insegnali ai Bormiesi da questi scrittori, 
anziche dire piuttosto che Bormiesi e Toscani li 
abbiano ricevuli da una piu antica fonte comune, 
come non si tiene che dalF arabo proceda 1' ebraico 
perclie spesso si trovano in quello radlci che man- 
cano in questo. Procedendo quindi alia lingua sicula, 
fondato sul principio della perpetua conservazione 
del parlar nativo dei popoli, egli non dubila che 
la si debba attribuire ai Siculi o Sicani antichi^ e 
che poi tener la si debba d'una stessa famiglia col- 
I'elrusco, egli lo deduce dal trovarvl dominante il 
puro eleniento toscano , da lui ravvisato in tutte 
le poesie dellate nel siciliano dialetto da CiuUo 
d'Alcamo fino al Meli, ed anche dall'affermare 
che fa Dante nel Vol^are eloquio, che fino a' tempi 
suoi idioma \olgare e sicihano era tutt'uno. Quanto 



m 



alia lingua de'Corsi, a dimoslrarla in affinlta col- 
I'etrusca, allega Diodoro Siculo clie allesta avere gU 
Etruschi avuto in Corsica dominio e colonie, e Tau- 
torila del Tommaseo, clie pote lungamente studiarla. 
e clie osserva, clie se nella gente clie tuoI parere da 
qualclie cosa ella e sudlcia dl francesismi accattati, 
nel popolo serba ancli'essa modi scliietli e potentl, 
clie rammentano la parola di Dino e 11 verso di Dante. 
Quanto poi alle consonanze umbriclie, cenoma- 
ne ed orobiclie, egli trova Fodlerna favella umbrlca 
delle Marclie nianifestamente affine a quel medesi- 
mo idioma toscano da lui nolato nei popoli anzi- 
detti, e clie se 1 dialetti delle famiglie cenomana ed 
orobica dal Minclo all' Adda se ue discostano per 
pronunzia e per forma piii espressaraente gallica , 
la massa delle radici clie coslltuiscono il loro ele- 
mento essenziale risponde al toscano nella masslma 
parte: in prova di clie allcga la tavola compaiatha 
di voci proprie ad un tempo del dlaletlo fiorentino 
e comasco aggiunta al vocabolario dei dialetti della 
citta e diocesi di Coino dell'ab. Monti, e gli Idio- 
lismi lombardi riscontrati nei classici toscani dl Ge- 
sare Cantii. E non potendo egli queste consonanze 
dei dialetti fiorentino e comasco altribuire alle influen- 
ze del prioialo romano, trovando che in esse Tele- 
mento latino non lia clie la minima parte, ne al 
precedente prlmato etrusco, riscontrando mollis- 
sinie consonanze, neppur latine, di questi dialetti 
colla lingua degli Spagnuoli, a cui T etrusco primato 
giaramai non giunse. si fa a ricercare se non piut- 



»9' 

loslo si debbano rjferlre ad un'affinita dl origine 
fia tutle le srenti romanze in generale. 

Entrando nella quale disamina, egll ossena come 
Pllnio chiarai gli Umbri antichissimi degli Italian! 
prirai scanipati dalPacque^ Appiano li dica Tcnuti 
di Sicilia, forse per alcuna somiglianza cb' egli 
trorasse fra loro e i Sicani^ Erodoto li collochi a 
settenlrioue delFAlpi fra i Celti; Solino, Servio ed 
Isldoro li facciano prosenie de' priscbi Galli, e 
proprlamcnte, secondoclie da alcuui si crede, degli 
Edui e dei BIturgi, appellali, al dire di Tacito, dal 
Senate lomano frateUi consanguinei^ clie importe- 
rebbe un'affinita della loro lingua col cellico e col 
latino ad un tempo:, come Grotefend ne' suoi Ru- 
dimenti di Imgua iimbnca, principalmente fondali 
suUe famose tavole Iguyine, per certe somiglianze 
ciregli yi troTO col greeo pm antieo, fosse indolto 
a credere gli Umbri consanguinei de"Greci^ il Micali 
asserisce in quelle ta\ole stesse per una Toce greca 
trovarsene venti la line ^ il Galvani e il Bruce-Wbyte 
le interpretassero coU'ajuto del Celtico^ come il 
Bullet, il Galvani, il Betbam, il Mazzoni Toselli, 
il Bruce-Wbyte predetto riputassero d'origine cel- 
lica Tosco, cbe si liene comunemenle aver avuto 
parte coll' umbro nella formazione del latino^ come 
Pricbard, Pictet, Bopp, Edwards abbiano mostrato 
cbe il latino riTcla afiinita celti cbe*, come finalmente 
il Cattaneo abbia trovato cbe una gran parte di 
quelle voci cbe in latino riguardano il piii rustico e 
semplice tenore della \ita, si nscontrano quasi tutte 



nella lingua gaellca, ossia nella lingua die si parla 
soltanto in quella parte appunlo delle isole britan- 
niche, die resto sempre divisa ed ignota al mondo 
romano. Osserva in secondo luogo die ammetten- 
dosi comunemente 1' afEnita dell' umbrico coll' osco 
e la influenza dell' uno e dell' altro nella formazione 
del latino, ed essendo, com' e delto poc'anzi, opi- 
nione d'antichi sciittori die gli Umbri fossero pro- 
genie di Celti, e particolarmente di quelli fra gli 
anticlii die dai Bomani erano appellali col noma 
di fratelli, e vicino a questi e ai Sicani, fra I'Arari 
e il Rodano, abltando i Volci Areconiici, die prirai 
fra tutti i Galli furono da Roma privllegiati del 
diritto del Lazio, e die Strabone dice uniform! ai 
Romani nell'idloma e nel Tivere, si potrebbero essi 
Volci credere progenitori degli Osci, solo die in 
luogo di Yolci si proferisca f^olsci^ die potrebb'es- 
ser composto di T'^ol-Osci^ die appunlo snonerebbe 
Anlichi-Osci^ il die splegherebbe il singolar pri- 
vilegio onde furono dai Romani distinti, e I'accen- 
nata conformita della loro lingua e de' loro costu- 
mi con quelli dei Romani, a quella guisa che la 
prossimita loro alia patria degli Umbri renderebbe 
ragione dell' affinila fra i dialetti umbrico, osco e 
latino. Aggiungasi die Roma ebbe dai Sabini ie 
prime madri, le quali debbono alia novella prole 
aver insegnato la propria favella, e che i Sabini, 
da Strabone creduti antottoni. ebbero comune coi 
Celti il costume del ver sacrum e il culto del 
Dio Camiilo, come tieiie Tautore. fondato suU'al- 



193 

teslazione di Giusllno, e suU' appog^ao d" anticlie 
Iscrizionl, pubblicale dal Grulero. Aggiun£^asi inollre 
clie i Lallni uiruagliavano il cUllonfro au alia sem- 
plice o, e clie pare proferissero la c come la j, e 
que come c/ze, per quel verso d'Ausonio clie dice di 
Veaere - Nata salo', siiscepta solo^ patre cdita ccelo, 
ove mancherebbe ogni vezzo se non si pronunciasse 
selo per ccelo; e per quell' ariruzia dl Cicerone, clie 
scherzando sull'omofonia di quoque e cache, diceva 
al figllo d'un cuoco: tibi quoque favebo. La quale 
pronuncia, dice T autore, essendo pur in parte co- 
raune al rolgo siculo, toscano, brcsciano. Iridenlino, 
non puo non liferirsi a que' Galli piimi clie, secon- 
do Polibio e Pliuio, tenevano cjueste regioni da plii 
secoli innanzi la venuta dl Belloveso, anzi avanli 
clie Roma sorgcsse, e primi iniponevano il nome 
aU'Insubria nostra, al Bodenco (Po), all'Appenni- 
no, alle Alpi, alia maggior parte de'luochi della 
gran valle clrcumpadaua. Aggiungasi in terzo luogo 
il ti'o\arsi fra i Tridentiui, i Bresclani-Cenomani 
e gli altrl Lombard! e fin dentro le reliche alpi 
\ u nasale e \ eu dei Galli posteriori e dei Celli- 
Breltoui, che secoudo T EichofF nascevano d'una 
medesima slirpe clie gli Umbri, i Boij e i Sequani^ 
ed oltre a cio 1' appellazione che i Germani a noi 
danno lultogiorno di TVelsch^ propria dei Galli 
della famiglia celto-brettone. Ne fa caso all' auto- 
re I'oplnione di alcuui clie gli Umbri fossero Iberi 
pluttosto che Celti, slimando egli che Celti ( inlen- 
dendosi per questi tutta la famiglia de' primi Gia- 

i3 



»94 

petldi che dall'Asia passarono a popolare 11 sud- 
ovest d' Earopa ) possano essere gl' Iberl medesimi, 
per queslo che essl furono 11 prlmo ceppo della 
nazlone spagmiola, la quale avendo dovuto, pel 
prlnciplo linguistleo gla posto, conservare almeno 
il fondo della Kngua de' suoi progenitorl , ed es- 
sendo lo spagnuolo affine alle altre lingue romanze, 
aftinl debbono esser qulndl ai Celtl anche i pro- 
genitorl dl quelle nazlone, cloe gll Iberl. Gil Orobj 
furono dal Rota nella stom di Bergamo dlmo- 
strati, della schlafcta de' Celtl prlml. P. Monti nel 
vocabolario comense mostra come k magglor parte 
de'noml propij delle loro terra, del loro monti e 
fiumi possano dalle reliqule del celtici dlaletti rice- 
vere la plii ragloneiole interpretazione^ e 11 noslro 
autore dal riscontro dl gran numero delle loro tocI 
\ernacole colle fa\elle degll Armoricl, del Cambri, dei 
Caledonj e dcgli Irlandesi, inferlsce elie dopo le gran- 
di Innondazlonl del globo, le orde di seWaggi o dl 
pastorl, o quegll Insubri ed Orobj e Aborigeni di cui 
cosi poco si sa, e die prlml qui capltarono e \i 
posero i princlpj della vita socle\ole, a-vessero "via- 
coli d' aflinlla colle genti celtiche. Addotli poi in 
comprova molti esempi dl luoglil orobici die mo- 
strano avere la loro radice in parole celtiche, sog- 
glunge I'osservazione che parecchie di queste radici 
rispondono in pari tempo anche al greco, e che 
reclprocamente niolte parole de^nostri volghi, signi- 
ficative di cose rural!, sono ad un tempo di greco 
slampo e di celtico, e da queste oraoniraie celtjco- 



1^5 
greclie argulsce un rapporto di antica affinita fra 

le due gently congettura ch' egli avvalora osservando 
come tutte le tradizionl dei due popoli additlno 
le orme di un popolo auticliisslmo disceso dal set- 
tentrione a popolare la Grecla e T Italia^ come per 
questa antica cognazione possano spiegarsi le lanle 
toci greche de'nostri dialetti esprimenli cose spet- 
tanti alle prime necesslla della \ita, come possa 
pure chiarirsl perclie le piu antiche iscrizioni etru- 
sche sieno tanlo simill al greco, perche serbisl Ira 
i nostri popoli alpini il norae de' Greci nella piii 
antica sua forma (alpes Grayae — Grauhundev), per- 
che appawsca tanta somiglianza tra i piu \etusti 
monumtiiiti dell' arte pelasglco — greco — etrusca, 
perche finalmente si Teggano negll inni d' Orfeo i 
nomi di Camilla e Cainillo^ di Juturna, Limentina^ 
Jjucumone, Forcuta, Picumna, Quirino, J^elahro^ 
f^ollurno, T^erlunno ecc. Aggiungesl che i Liguri, 
i quali secondo i fasti consolari estende\ansi dalle 
sponde del Po fin dentro le retiche •valH, erano 
da Strabone avuti per Greci, da Pausania per Celti, 
da Dionigi d' Alicarnasso per Aborigeni insieme 
d' Italia e della Gallia, e che i pochi monument! 
superstiti dei dlalettl degli Umbri e degli Osci 
poterono ai filologl rendere somiglianza di eeltico 
e di greco ad un tempo ^ le quali ambiguita non 
avrebbero, secondo T autore, potuto a^er luogo se 
fra questo e quell' idioma non fosse qualche an- 
tica affinita, Scrivono Cesare e Tacito essersi tro- 
Tate fra gli Elvezj ed i Reti iscrizioni antlchis- 



196 

slme in caralteri grec'i, e di grecL caraltcri aver 
usato i Bardi etl i Druicli: furono d'avvlso 11 Maz- 
zocclii ed il Maffei, quelli clie potevano sembrar 
caratteri greci, dover essere slati piuttosto etrusclii : 
annunzio il barone di Crazannes ( Journal des 
artistes — Parigi iSSa ) essersi scoperli fino a 
Rheinzalern nella Ba\iera Renana , 1' anlica Yin- 
delicla, frammenli di Tetusta stovlglla con caralleri 
elrusclii, e dlmoslro cotesla maaiera di scvittura 
essere stata somlqllante del pari al celtico, al cel- 
libero, all'eiiganeo, aH'osco, al sannlla, al greco 
antico: illustro il Giovanelli iscrizlonl etrusche tro- 
vate nella Rezia, per la forma delle letteue alquan- 
lo angolosa, pel difello d" interpunzlone e per allri 
gravissimi indizj, anterlori a qualunque simile mo- 
numento greco. Che nc' prisclii tempi si parlasse 
in Italia una sola lingua comune, di cui Tumbro, 
Tosco, Fetrusco, il gi'eco antico e quant' altri par- 
la rl di quella eta si rlcordano, non fossero se non 
lantl dlaletll, si puo prcsumere dal ■vedersi molll 
caralteri fonetlci connini dalla Slcllia alia Rezia^ 
dalfessersl da Grolefend nolalo 11 celtico nel sici- 
liano^ dall'a-vere gF illustralori delle tavole Igmine, 
del canli arvali, del monmiiento d'Avella scamblali 
coi celllcl molll vocaboll dell" umbro, deirosco e del 
greco:, da clo clie narra Aulo Gelllo di certo cava- 
llere Romano, di'l quale dice clie, avendo pronunclalo 
due slrane parole, parve che parlasse tosco o gallico 
(thiisce aid gallice)^ dal clilamare che fa Cajo Seni- 
pronlo i Llgurl Apuani, stanzlall fra la Wagra e il 



'97 
Te-vere, Hetniscis orti cognomine veteribtts Gallis; 
dal dire die fa Danle, lanti secoli dopo, deiritalica 
llnjijua clie in tutte le cilta si trova e in niuna" I'iposa^ 
da piu niigliaja di Toci e nianiere di dire e provorbj 
coinuni al toscano ed al greco, raccoltl dal Monosini^ 
dair udirsi tuttodi in Slcilia, in Corsica, in Toscana 
Tocaboli clie la Rezia e la Venezia ripetono, dal 
riscontro altro\e avverlilo di idiolismi lomLardI 
coi testi di lingua toscani. Clie poi colla lingua 
italica si convenissero le altx'e romanze, ruostrano 
moltissime voci e propriela gramraaticali della lin- 
gua del SI raccolle dal Galvani e dal Kannucci, 
arenli riscontro nel lessico e nella grammatica dei 
dialetli d' oc e d" oil, ed osservate dal nostTo aulore 
anclie in quella del retico-ladino; le elimologie ap- 
poste ai vocabolarj dei nostri dialetti ed anclie del- 
la stessa lingua illustre, massime a quelli del Waz- 
zoni e del Borrelli, che in massima parte sono dal 
cellico^ i niollissimi nomi delle lombarde cilia e 
borgate, die rispondono a simiglianti delle Galiie^ 
il teslimonio di Strabone, che i Celti - Aquila- 
ni, onde uscirono gli Edui e i Biturgi, si con- 
Teniyano in tutlo cogli Iberi, che al di la dei 
Pirenei diedero origine agli Ispani moderni^ il 
costoro idloma, che al pari del portoghese si ri- 
scontra all' italico, al retlco, al valaco ecc. , come 
dimostrano il Raynouard, il Diez, il Bruce-Wliyte^ 
e le omonlniie de' luoghi die possono vedersi nel- 
Topera di Pclit-Radel sulle origini sloriclie ddle 
cilta di Spagua. CoUe quali affiuita liugulsticlie, 



198 

autorita di scrittori ed omoiiimie de' luoghi moslrala 
la orlglnaria cognazlone delle genti romanze, pro- 
rede I'autore ad avvalorai'e il suo assunto con altri 
argomenti. 

Osserva egli pertanlo rhe gli auliclii popoli 
d" Europa, invece di cliianiarsi dai loro capi, come 
soleano comuneraente. gli Asiatici, si cUlamaA^ano 
per la raassima parte dai luoghi, dai fiumi, dai 
monti ove abita-vano, e clie quelli fra essi die pre- 
valevano per dpvizia e per anticlilta estendevano 
il loro noma sopra tutti i vicini, Cosi avvenne, egli 
dice, de"" Franchi, de' Romani, dei Pelasglii; cosi il 
fiume Arari e il Beti djedero il nome ai Volci 
Arecopici ed alia Betica^ .cosi i Sicani, cjie secondo 
Tucidide e Diodoro Slculo ebbero la prima stanza 
suUa Sequana, do\ettero da questo fjume ricevere 
la loro denominazione^ e i Liguri^ derivali da Ero- 
doto 6 da Tucidide dai Ligeri ( Loira ), devono 
ancli'essi aver porlalo in Italia il nome delle ori- 
ffinarie loro sponde^ cosi trovando gli Isarci sul- 
risaro, i Licates sul Lico, i Vendi sul Vindo. 
i Yindelici fra T uno e T altro di questi fiumi, i 
Venosles o Venones suU' Eno , e i Sarunetes sul 
Sarno, si deve credere coUo Tscliudo, coll' Hormayr, 
col Giovanelli clie tutti questi popoli traessero an- 
fh'essi il nome da questi fiunii^ e trovaiido i Reti 
collocati da tutti i geografi e storici in mezzo a 
coteste genti alle fonti del Reno, dobbiamo, mal- 
grado coloro clie li vollero deuomiiiati da Reto, 
capilano degli Etruschi fugall da Belloveso, lenere, 



'9'J 
f, per legge ^^ aualogla e pet* V aulorlti d' Isidoio 
e del Giovanelli, clie la loro denominazioue deri- 
vasse da quel fiurae. Dal non sapersi poi d' allri 
popoli, (egli conclude) die prima degli annoverati 
ibitassero i dintorni del loro fiumi, e dall' essere 
i,uttl 1 loro noml foggiali alia medesima legge, si 
Jeve argulre e ch' essi fossero di quel luoglii i 
orimi abilatorl, e die apparteuessero ad uiia iiie- 
tesima stirpe, o per lo lueno ad una medesima 
eta, e parlassero lingue fra loro affini; nel die egli 
ra'visa una nuo\a \ia a spiegare perclie gll anti- 
dii e modemi storicl tenessero derivati i Liguri 
ed i Sicani dagli Iberi^ gli Etrusdii or dagli Iberi, 
or dai Retl, or dai Greci^ gli Orobj or dai Greci, or 
dai Liguri, or dagli Urabri, or dagli Elrusclii, or dai 
Celli; perche Filisto di Siracusa, presso Dionigi d'AIi- 
carnasso, coilocasse i Liguri in Sicilian e perclie in 
essa Sicllia, nella Spagna, nelle Gallie, nella Rezia, 
neir Italia occorrano lante elnograficbe e linguisliclie 
rispondenze. Le quali rispondenze poi essendosi tro- 
vate di gran lunga maggiori nelle scrilture del medio 
evo die non al preseute, egli trae da cio motivo 
a considerare, die, se tante erano in quella eta nel- 
la quale queste lingue uscivano appena dall' uni- 
versale scompiglio die tanti barbari aveano menato 
in Europa, in assal piu gran nuraei'o doveano es- 
sere in una eta piu antica, quando di fresco par- 
titesi dai seno della madi'e coniune, doveano assai 
piu ritraiTe delle materne sembianze. E avendo loc- 
cato dei Sanmetes^ dei f^'enosles. dei Licales, dei 



2,00 

yindl^ degU Isarci, da lui tenutl appavtenenti alia 
famlglia del Rvti e de' J^indelici^ i quali, del pari 
che i Noric'i, soiio da Strabone e da Polibio avuti 
per Celli, e nou essendo d' altronde la regione dei 
Yindelici e de' Norici e di grau parte de' Reti piu 
conipresa nel regno delle lingue celtiche, egli crede 
clie cio si debba attribulre alle iuTasioni de'po- 
poli tedesclii, che, supex'alo 11 Danubio, si spinsero 
A mezzodi, innoudando le valli dell' Eno e del- 
FAilige, e il ILnguaggio di queste valli, cli'ei crede 
esscre stato fino all' ultimo secolo il romanzo retico, 
rlducendo fra gli angusli confinl della parte, piu 
lueridlonale del eantouo del Grigionl, dov' egli Tos- 
serva sussistere non allrlmenti die associate al tede- 
sco e diviso in due dlalettl, cioe 11 ladino della valle 
superlore dell' Inn, e il cialowrr dell' attigua valle 
supcriore del Reno, I'uno plii traente al germanico, 
I'altro all' llalico: dlvislone da atlrlbuirsl, a suo 
credere, non ad altro che ad una legge di assimllazione 
comune a tutte le lingue, per cui non possano non 
venire Inforniate dalle loro Tlclne: logge ch' egli 
rawlsa nelle modlficazloni dell' ilaliano di Llguria 
nel francese provenzale, del francese d' Alsazia nel 
tcdesco renano, del tedesco nello slavo , del gallo- 
aqultanico nel celtlco e nell' iberlco, del bclgico 
nel celtlco e nel jrei'nianlco, del latino nel jjreco- 
eohco, deU'etrusc'o itahco nel latino, del cellico- 
rezio nell' clrusco Itallco: c piu ancora nelle favelle 
de' paesi biUngui, osservando ch' ellcno \anuo di 
grado in grado diminuendo a niisura che dal con- 



201 

line ovc le due Ungue si toccano T uo»io arretrasi 
al cenlio cU clasclietluna*, del che arreca ad esem- 
pio lo slesso nosUo idioma. w Esleso, egli dice, dalla 
» Francla e dalla Rezia alia Sicilla, e soggelto 
» quinci all' araba e greca, quindi alia tedesca e fraii- 
n cese influenza, esso ci oflre nel slculo, nel cia- 
» lower e nel piemontese gli elenaenti stranieri in 
>» maggior copia che in qualsiasi allra parte. II dia- 
» letto bormiese e quelle delle altre \alll del pendio 
» meiidlonale delle rellche alpi tengono luogo me- 
w diano fra 11 ladlno e 11 tridentino, siccome fra 
» questo e II tosco gentile e mediano 11 -veneto, le 
M cul forme men guasle acqulstano maggior lume 
9> dal confronto dell' intei'posto cisalpino, ove il nuo- 
>5 \o gallico inserilo per le orde dl Belloveso sul 
» celtico antlco, coverse d' un -velo or piii or meno 
» denso le pure forme italiane. II tosco pol, che 
M tiene 11 centro, e mal non senti straniera Influ- 
r> enza fuor del romano, die incco delle dovlzie 
y> dl un Immenso Impero e di una splendlda let- 
» leratura , forse giovo plultosto ad accrescergU 
» dlgnlla , siede sempre purissimo esemplare ed 
» arblh'O merltamente fra tuttl onorato. »» E aven- 
do fra quest! ilallcl dialelti annoverato 11 venelo 
siccome mediano fra U tridentino e 11 toscano, e 
quindi siccome appartenenle auch'esso alia faml- 
glla rezio-etrusca, a provarlo tale egll allega I'au- 
torila di Diudoro Slculo, che dice esser Adria 
colonia dei Toschl^ cila Pllnio, che nel III delle 
Istorie chiama Verona d«' lieti ed EugatKij ed 



202 

osserva, die, siccome il dlaletlo Veronese e piu pros- 
simo al veneto clie al cisalplno, cosi dev'essere 
pure la schlatta del popolo clie lo parla, come lo 
dev'essere altresi per autorita di Pollbio nel II, il 
quale ponendo i Yenet'i confinanti coi Cenomani 
al fiume Clusio, comprende fra quelli anche i Ve- 
ronesl: cita questo storlco stesso, che rlgettando la 
derivazlone paflagonica seguita da Livlo, dice i Ve- 
neti provenienti dall'Illiria, e Strabone, clie asserlsce 
di cola arrivati anclie i Noriei, ed Appiano, che lo 
stesso afferma dei Reti^ dalle quali asserzioni argo- 
menta clie siccome i Noriei, djelti da Pliuio Tau- 
risci, hannosi da Polibio per Celli, cosi debbonsi 
avere per tali anclie 1 Veneli. E soggiungendo esso 
Polibio essere i Veneli siniili ai Cenomani, nia di 
favella diversa , egli dall' asserta somiglianza induce 
la comune origine celtlca dei due popoli, ed opina 
che r asserta diverslta di favella possa spiegarsi per 
Felemento eugeneo coufuso e forse predominanle 
nel dialetto degli uni, ed escluso da quello degli 
allri. Ed attestando Strabone avere i Reli, i Ven- 
noni, i Leponzj, i Tiidentini, gli Stoni ed allri 
popoli alpini occupata nei tempi anliehi 1' Italia, 
ed essendo Verona detla da Plinio degli Euganei 
e dei Retl, e da Catone colonla Toscana, egli rav- 
visando nell'odierno dialelto veuelo una manifesta 
continuazione del tjideiilino, crede, assai piii della 
enetico-paflagonica, simile al vero la derivazionc 
dei Veneli dai non lontani Venoneti delPEno, 
osservando che questi assai facilmenle polevauo 



»o3 

esseie dalP Adige, clie dl lassu cola, alle adiiaclie 
spiagge facilmente guidali. Finalmente allega a 
sostegno della sua induzione e I'autorita di Servio, 
che afferraa essere la Yenezia slata prima occupata 
e nomata da un Eneto venuto dairilUrla, dalla 
quale Appiano deriva anclie i Reti, fra cui anclie 
i Venoaeli erano compresl, e quella di Plinio, clie 
annoyera i Veneti coi Tridentini, che pur erano 
Beti, e fra le genii rezie annovera i Feltrini, clie 
yenivauo pare compresi fra gli Euganel^ e conclude: 
« Cos'i dal Lilibeo all" Adula nevoso, e dalle foci 
»» del Timavo a quelle del Varo, parrebbe il fondo 
» priraitivo d' ogni nostro dialetto dover essere il 
» celtico, come Celti furono per le accordate lesli- 
»9 monianze di Erodoto, dl Polibio, di Diodoro 
»» Siculo, di Dlonigi d'Alicarnasso, di Plinio, di 
» Cajo Sempt'onio, di Catone, i Sicani e gli Unibri 
» e i Lalini e gli Etrusclii e 1 Liguri e gli Insubri 
» fi gli Orobj e i Yeneti e gli Euganei e i Reti 
» e i Yindelici, tutti progenie di quella prima 
» famiglia di popoli, clie Tcnuli dall'Asia lungo le 
» piu alte catene montane, si diffusero a poco a poco 
w per tulta la meridionale Europa, e dalle regioni 
» piu elevate mano mano scendendo nel bel paese, 
M sortirono il nome generico di Aborigeni, o vo- 
M gliasi questo interpretare con Festo per errant! , 
>» o coll'Alicarnasseo per abltatori dei monti. » E in 
prova di queste imraigrazioni dagli allipiani del- 
TA^ia invocando la geologia e la storia, egli osserva 
aver dovulo le catene de' monti essere la prima 



2o4 

stanza de'popoll, siccome quelle clie prime emei- 
sero dall'acque iniiondatricl, clie prime si rivesti- 
rono di quella \egetazioue die sola poleva soslen- 
tare i no-velH animantl, e che offrivauo loro e le 
ample selve e le piofonde miniere, onde faLbiicare 
le prime abitazioni e le prime suppellettili neces- 
sarie alia vita, ed una maggior sicurezza che hei 
jiiani, ove, e per cio slesso e per amore al luogo 
natale, cosi potente negli abitatori de'monti, e pel 
timore di nuove innondazloni, e per la memoria 
anzi per le traccie recenli delle passate, non do- 
veano poter essere sospinti die da necessila inelut- 
tabili', addilarci la storia die dall' Atropalene, da 
Dembea, daU'EIlopia, da Casmira, dall'Analiuac, 
dal nuovo Messico e dal Desalgucdero discesero i 
popoli die abitarono la terra di Sennaar nella 
Caldca, Meroe neU'Etiopia, Laora nell' India, la 
lallc dell' Usuraafiiita uel Guatemala, il conflueule 
deU'Oliio e del Mlssissipi negli Slati Uulli^ die 
dalla parte piu montuosa e settentrionale della Tes- 
saglla proveunero Elleno, Doro e gli altri proge- 
uitori de'Gred^ die sui monti della Tessaglia rin- 
novo Deucalione il genere umano^ die patrla fu la 
Tessaglia de'primi eroi, pallia la Tracia di Museo, 
di Lino, di Orfeo*, die la Tracia ancora e tulto 
il tratto di terra al di la dei monli Bora, d'onde 
si voile disceso Apollo, fu cuna de' Grcci riti e 
della greca religione^ die fra tutli i popoli della 
Gjiecia, mentre i Tcbani, i Lacedemoni, i Messenj, 
t Corinlj, tulli jeguaci deqli Eradldl, si tenevnno 



2o5 
per popoli nuo\i, gli Arcadi si vanlaTano piu an- 
tlclii dclla luna, cd aMlavano la parle piu mon- 
luosa della Grecia, dondc faceasi disceso quel Pelas- 
£;o die si annovero fra' grecl tesmofori^ a>er DIo- 
nigi d' Allcarnasso tcnutl per aborigeni i Liguri 
deir Italia e delle Gallie, e cosi pure gli Oenotrj, 
discesi, secondo lui, da Licaone^ aborigeni a"ver 
norainato Diodoro Siculo tutti i Celli, e Stefano di 
Bizanzio aunoverali i Siculi fra gli Tperborei o selten- 
trioiiali^ a genti alpine avere ascritto Slrabone la fon- 
dazione dl Verona e la prima popolazioue d' Italia^ 
ad Ocno Dianore, clie vale abitatore de'raonli, aTcr 
Virgilio attribuita la fondazione di Manto-va, e Calo- 
ne ad abitatori de" moiili f'OroZ'/yl Como, Bergamo 
e Liciniforo^ ad Evandro. pastorc d" Arcadia, clie 
valea presso i Greci quanto dire la regione piu 
elevata, credersi dovute le prime colonie slraniere 
condoUe in Italia^ ad Enea atlnbuir Licofrone la 
fabbrica di Ire forfezze nel paese de' Boreigoni, che 
val quanto seltentiionali^ Saturno, principale divi- 
nita degli Aborigeni, averli Irovali, secondo Virgilio, 
dispei'si sugli alti monti, e secondo il Giovanelli 
aver esse Saturno avuto culto speciale fra gli alpl- 
ni Rezj^ Cibele, niadre di tulli gli Dei, esser, 
secondo che di lei canta Orfeo, arnica degli alii 
monli, e a lei sacro il pino, nativa pianta de'gioghi 
nevosi^ Marte, da cui la bellicosa gioventu fu deno- 
minata marziale (titolo che ricorda la Toce mares dei 
relici niouti ) vedersi in alcuni monumenti relici sim- 
boleggiato in un'asta, secondo I'uso degli Etruschi e 



2o6 

de'Celtl, e da cio doversi presumere derlvato (al 
simbolo a quelli da questl, In un coll'uso delle villi- 
me umane, che secondo Plinio fu druidico*, avere i 
Celti, per attestazione di Cesare, adorate le niede- 
sime divinita del Roman!, Mercurio, Mai'te, Apollo, 
Glove, Minerva^ essere le prime faci usate ne' sacri 
riti romani e degli Etruschi state le tede, le quali 
non erano che rami e scliegge d' alberi resinosl al- 
pini, adoperate tijtta\ia fra i retici niontl negll usi 
domestici^ essere da Clemente Alessandrino ricordati 
come primi scavatori i Noropi, detti poi Norici, 
nella Carinzia;, raostrarci la filologia die tra quelle 
seUe furono i primi pascoli, additandoci e quelle 
e questi appellati coUe medesime •voci, se hosco e 
nemus derivarono da ^o<;x'^ e vifia^ ameudue signifi- 
canti il pascere:^ e ricordarci nel monte Lucmanier 
nella Rezia clie Ira le selve stesse ebbe origine il 
primo governo de' nostri popoli civill, quello cioe dei 
Lucumoni. Non rlferiremo cio che Pautore a tutto il 
fin qui detto soggiunge a mostrare, in conferraa delle 
sue deduzloni, Tarmonla in cui tiovansi queste con 
quelle a cui per altre vie fu condotlo il conte Cesare 
Balbo, e cbe puonno vedersi nella sua storia (T Italia 
jino aW anno i8i4-) e nella Enciclopedia del Pomba^ 
e concludendo ci restnngeremo a rapportare te- 
stualmente il seguente passo finale della Merao- 
ria, nel quale il nostro dotto consocio combatte le 
contrarle sentenze di chi reca ad altre immlgrazioni 
I' origine della italiana civilta , piuttosto che a quella 
de' primi Giapetidi dall'Asia neU'Europa occiden- 



ao7 

tale e meridionale, com* e la oplnione sua e del 
Balbo prenominato. <t Fanno molti assegnamento 
y> sul Phalesghi o Pelasgi. Ma 1' illustre Balbo da 
■» lullo quanto fu scrlllo sino a' di nostri intomo 
" air eniirraa di coteste genti e di cotesto nome, 
» non pote allra ' concluslone derivame, se non 
» ch' essi vennero dal 1600 al 1100 circa ayanti 
" G. C. per la via di mare, e si framniiscbiaroiio 
w fra I'altre genti cbe vedemmo assal prima \enule 
» dal settentrione, e cacciate, tornarono e furona 
"ricacciate^ oudeclie di tantl sangui fin d'allora 
» rimescolali nel saugue italico, non rimase cerla- 
•>■> menle se non a slille il sangue pelasgico. E se 
» cosi sta la cosa veramente, potremmo noi, come 
s» molti pur vogliono, attrlbuire ai soli Pelasgbi 
" lutto il lume di quella priraitiva civilta cbe sap- 
>5 piamo essere fiorita in Italia? E I'altre scbiatte 
M^ui stanziate tanli secoli prima, e qui durate di 
5> generazione in generazione sempre, non ci reca- 
st rono esse nulla del comune patrimonio dall'unl- 
» versale innondazione scampalo ? Se poterono i fi- 
" gliuoli di Sem e di Cam edificare suUe sponde 
M del Tigrl e deU'Eufrate quelle immense citta di 
» Ninive e di Babilonia, meraviglia del mondo, se 
55 valsero i nipoti di Cam ad operare quell' altre 
55 sublimi meraviglie cbe etemano la loro memoria 
» nella superior valle del Kilo , saranno a credersi 
M al tutto rozzi e selvaggi, e d'ogni arte e d'ogni 
w civile istiluzione digiuni i figliuoli di Giapeto , 
" essi cbe coUa scintilla al sole rapita osarono emu- 



2o8 

« lare la diTina creazione ? Non fu Jafet il mag- 
» giore de'figli di Noe? Non dovetle egli essere 
r> adunque 1' erede piimo e il custode di tutle le 
» tradizioni antidiluviane ? E non dovellero quesle 
w passare coi figli e coi nipoti di lul, siccorae avito 
5' retagglo, nelle novelle loro sedl? E non sono 
» coteste origini dell' ilalica civilta assai plii slmlli 
» al Tero e piu coufonni a ragione, die le altre volu- 
S5 tesi per altri derivare da genii fenicie, siriache, 
M aramee, arcadiche, lidie, egiziane, come fossero 
M queste sole deposilarie di tutta la scienza e industria 
w noetlca? Si fa grande assegnamento sulla simi- 
»» glianza delle costruzioni, clie diconsi pelasgiche, 
?5 della Gvecia, dell' Italia e sue isole, e della Spa- 
'> gna; ma non erano esse comuni eziandio a quegli 
w A-vei, Argobidt, Anacliiti del Deuteronomio, gi- 
w ganti abilaiorl di cittii vaste, situati su colli ed al- 
" ture siuo al cieh murate? Diremo noi clie abbia«o 
» queste apparata Y arte di siffatte costruzioni dal- 
y>VAigos o Acros de'Pelasghi Greci, e dall'^ra- 
M dei Pelasglii Latini, ovvero clie Tapprendessero e 
" gli vuii e gli altri da comuni progenitori , e seco 
» la portasse oguuno alle nuove setii dal falo asse- 
J5 gnate, e se ne facesse inloruo quella dlfesa clie 
via condizione de" luoglii e de' tempi richiedeva? 
» Cio che delle costruzioni , dicasi parimenle della 
w favella e della scrittura e delle arti e delle cre- 
« denze, e di ogiil altro elemento di civilta primi- 
•» liva, clie devono essere slati di tutli, senza clie 
>»runo abbia al lulto do\uto accaltarlo dall' altro, 



209 
wl'uno e Taltro essendo stall fratelli, egualmenle 
y> partecipl del noetico patiimonio a tulli comune. •>•> 
XXIX. XXX. Dalla tesi del Prof. Picci passeremo 
ora alia tesi contraria, soslenuta, come gia annun- 
clammo, dal sig. Gabiiele Rosa, e da lui largamente 
trattata in due meuiorie. Tende T autore nella pil- 
ma memoria al sue scopo partendo da un priu- 
ciplo fondamenlale, opposto a quelle del sig. Picci, 
in quanto clie, menlre quesli deiiva la storla delle 
razze da quella delle lingue e quesla da quella, egli 
deiiva invece la storia delle lingue della civilta 
6 -viceversa, indipendentemente dalla storia delle 
razze. « Essendo, egli dice, le parole immagllii del- 
» le idee; e quindi rappresentando gli oggelti ester- 
5? ni, gli affelti, i sentlraeuli e le sensazioni, i po- 
y> poli piix ci"vili, plu attivi, piii doviziosi o piii 
?? comunicanti lianno lingue piii ricclie. Pero la 
» storia delle lingue e determinata, non dalla storia 
M del potere o della fortuna, ma da quella delle 
w idee e delle cose;, tantoclie se \i hanno \ar) po- 
y> poli in relazione fra loro, quello di questi clie 
M comunlca agli alui maggior numero didee e di 
M cose, fara clie la sua lingua invada tutte le lin- 
» gue degli altri, perclie clii da una cosa od una 
w idea nuova da anclie la parola che la rappre- 
» senta. E la necessita del progresso, inerente alia 
S5 razza umana, fa si che le genti barbare, ancor- 
» clie dominino colla forza altre genti civili, deb- 
•n bano da quelle ricevere parte della loro collura, 
» e quindi anche parte della lingua dei Tinti 



5> E si vuole considerare che lo spirllo trlonfa serapre 
?' della materia, die un padrone barbaro adotta molta 
71 parte del suo scbia\o civile, e se dieci uomini 
w die hanno una lingua ricca di selraila vocaboli 
•>•> si pongono a convlvere con mille la cui lingua 
« non aggiunga che a niille \ocaboli, col Tolgere 
5' del tempo, durando paclficamente la convivenza, 
v) i dieci dirigeranno i mille, e toro comunlcheranno 
■>•> qualche migliajo de' Tocaboli loro. Cosi se varie 
m gentl di strania favella vengono a far parte di 
» un dominie che pei commerci le mette tutte in 
5? relazione fra loro, quelle s'enti ne'grandi mercati 
VI non parleranno piii la rozza lingua nalia, ma adot- 
5? teranno quelle del popolo piii civile, di quelle 
5? che esercita, il commercio: e quella lingua, veicolo 
M delle comuni relazioni che sempre piii si aumen- 
S5 tano, diverra la lingua di moda, la lingua della 
■>i vita pubblica. n Applicando la qual considera- 
zione generate al partlcolare delle lingue romanze, 
egU ne deduce die quando Timpero romano fra 
Celti, German! , Iberi fondava colonie che dive- 
nivano centri di ambizioni, di maglstrature, di com- 
merci, di lettere e d"artl, in quelle nuove citta e 
su quei grandi mercati convenivano da lontani 
paesi genti di favelle diverse, le quali, per intendere 
e per essere intese, doveano studiarsi di latinizzai'e 
alia mesrlio i loro sermoni, trasformandoli cosi ma- 
no mano ed uniricandoli, specialmente nelle citta 
e nei dintorni, nel latino rustlco, che fu base delle 
lingue romanze, la cui affinilfi si vuol quindi ripe- 



21 I 

tere piu clie tutlo dall'azione tra&formitrlce, ope- 
rata sopra tutte in comune della lingua roniana. 
A continuare la quale fusione, non solo nell' occi- 
dente e mezzodi dell* Europa, ma anche suUe cosle 
deir Africa, tre gvandi piinclpj, secondo lui, dovet- 
tero concoirere, cioe quello della unila polltico-mili- 
tare, quello dell' unita religiosa ciistiana e quello 
dell'unita muuicipale. il prirao diiaraando alle mi- 
lizle e alle magistrature delT impero . e con cio 
romanizzando, per cosi dire, la giovenlii di nazloni 
disgregatissime, il secondo rarnificando la gerarcliia 
eccleslastica da Roma, suo capo, per tutto Tim- 
pero e fuori, abolendo ogni rlto materiale delle 
genti, alTrafellando Inlte col Aincolo della carila 
evangelica, e i dogmi di questa diffondendo e fa- 
cendo dominare doTunque coUa favella deUImpero 
d' Occldeute, il terzo logliendo le genti del Tivere 
milllare, nomade o \enturiero, e ordiuandole tutte 
uniformeniente a >ita stabile a^ricola e comnierciale, 
raccolte in lanti centri di civilta, quanti erano i 
raunicipj, con forme di governo copiate da quella 
di Roma. Del che invocando in confevma le auto- 
rita e gli esempi, allega s. Agostlno, che ad Ip- 
pona predicava in latino volgare e die sclamo aver 
Roma imposto alle genii doraate non solo il giogo, 
ma anclie la propria favella, Strabone, che disse 
de* Galli e de' Liguri de' suoi tempi, non esser egli- 
no piu barbari, ma per 1' influenza di Roma aver 
rautato i costumi e la lingua, Villeraain. che trat- 
tando della letteratura del medio -evo, disse che 



2 1 2 

tulta la civllta delle provincie conquislate in Oc- 
cidente si esprimeva in lingua latina, Galvani, die 
sebbene propenda al celticismo, sciive che al cadere 
deir Impero le lingue dei soggetti si ordinarono 
in maggiore o minor fratellanza, secondo che piu 
o meno aveano risentito 1* influenza della ronianita^ 
ed osserva come per siralli cagioni ed in simile 
maniera fra i Negri d' Hayti la lingua francese sia 
svdienlrata alle aborigene, come nella Sassonia, nel 
Mecldenburgo, nella Pomerania, nelF Hannover, nel- 
I'Holsteln la lingua tedesca abbia pressoche sop- 
piantata affatlo la slava, e vada a poco a poco 
oggidi prevalendo in Unglieria , e come fra le 
varie e rozze tribii del Caspio si slenda niediante 
il commercio la lingua de'Persiani, e niolle lingue 
native in se vada Irasformando. Insislendo poi nuo- 
vaniente sulFenunciato principio della indipendenza 
della storia delle lingue da quella delle razze, os- 
serva col Caltaneo come i Turclii, i Saraojedi, gli 
Ungheri, i Basclii, parlanli lingue originalmente 
afl'atto diverse da quelle della famiglia indo-gei'ma- 
nica, sieno fisicamente assai piu simili alle razze 
greco-ilaliche , celtiche e germaniche, che non i 
zingari ed altre iudiane tribu, che pur parlano 
lingue radicalniente aflini alle indo-germaniche, e 
come la lingua spagnuola o portoghese si parli e 
domini fra i Messicani creoli, rossi e meticci nel- 
TAmerica gla spagnuola o portoghese, indipenden- 
temente dalle diversita assolule di razze;, dal che 
argomenta non potersi dalla somiglianza delle razze 



2l3 

concludei'e a quella delle liiigue ue viceversa, e 
che \olendo fondare sistenii di migiazioni e figlia- 
zloni dl popoll suUe affiiiita clie possano intercedere 
IVa \arie lingue, nou si pone mente die alle conso- 
nauze, obbllando le dissouanze, alle quail iuvece 
si dere avere, secondo lul, priucipalmente riguardo, 
siccome a testiraonj delle radicali e non spente dif- 
ferenze. Se non che ottiene fra molti fa\ore Topl- 
nlone die in generale rimontando verso I'antidiila 
si \atla sempre piu dilatando la sfera delle lingue, 
e die la loro scomposlzione in \arj rami o dialetti 
non siasi Tenuta efiettuando die col \olgere dei 
tempi. Ma T aulore trova in\ece die qviesto supposlo 
andamento delle lingue e contrarlo al falto, alte- 
stato non meno dalla storia die dalFesenipio delle 
tribu nou state ancora sottoposte alia influenza 
di un comune ci^llizzalore, e da quello deNiAenti 
dialetti. Imperciocclie egli osserva cbe questi \en- 
gono assorbiti dalle comuni lingue nazionali a 
misura che crescono le comunlcazioni fra i popoli 
che li parlano; che nell' America, nelP Oceania, 
neirinterno dell' Africa, fra i Tartari cjuante sono 
le tribu tante sono le lingue diverse e scambieTol- 
mente incomprese^ che sino al tempo di IVlitridate 
sul Ponto e nella Bitinia si parlayano aa lingue 
non intelliglbili senza interpx-ete da chi non avesse 
fatto di ciascuna speciale studio, come ne avea fatto 
quel re, tenulo perdo come un portento di me- 
moria: che ai tempi d'Omero, iunanzi che i varj 
dialetti della Grecia si fondessero prima nel jonico, 



2 i4 

poscla nel doiico, iiidi nell'attico, nella sola Creta, 
come appare da un luogo dell'Iliade, si parlavano 
cinque liiigue, dal clie si puo far raglone quanto 
grande esser dovesse il numero dei dialetli di tulta 
la Grecia prima della loro successiva fusione in 
quelle lingue illustri^ che ncll" Italia, prima clie il 
latino "vi preudesse universale dominio, i Veneti 
usavano una lingua diversa da quella dei Cenomani, 
avevano nomi di radlce diversa da quelli deiGalli In- 
subri, i Liguri parlavano un linguaggio che poi mu- 
tarono nella lingua lalina, della quale se difFerisse 
I'etrusco nessuno piu dubita, se ne fossero divei'si il 
sabino e I'umbro dimoslro Grotefend, e provano 
gli iuterpreti usati dai Romani cogli Urabri, ed al- 
cune parole sabine passale a Roma, come ricordano 
gli scrittori, e se allre due lingue dal latino diverse, 
il greco eolico e Tosco, dominassero in Italia atte- 
sta il detto di Enuio (presso Aulo Gellio), che si 
vantava d'aver tre cuori, perche sapeva parlar greco, 
osco e latino^ che mold nomi di luoghi, i quali 
non trovano liscontro ne in Grecia ne fra i Galli 
Celli ne Ira gli Iberi ne fra i Gerraani, e non sono 
ktini, mostrano che v'ebbe tempo in cui le genti 
stabilite nelle nostre provincie parlarono lingue af- 
falto diverse dalle dominanli altualmente in Europa. 
« Tulte le quali diversila di linguaggio, egli dice, 
M in Italia, e le allre di cui non rimase memoria 
>' nelle slorie e ne*'monumcnti, non si poterono tan to 
M aboliie daUopera cenienlatrice del latino, che non 
?> ne rimanessero ancora molte in quelle pot;he ra- 



ai5 
yi dici diversissinie che si troTano disseminate nei 
r dialetti viventi, i quali sono plii diversi nei niouli 
» e nei luogbi remoti dal conimercio, dove sfuggi- 
55 rono air azione unificalrice e poterono serbare 
» mageiori traccie dell" antica loro condizione ». Nei 
quale pioposito egli nota potersi in due soli casi 
mantenere pura una lingua da mischianza slraniera, 
cioe in quello di un tofale isolamenlo e stale sla- 
zionario, e in quello di una conservata superiorila 
assoluta di coltuia di un popolo rispetto a tutli 
gli allri coi quali e iu relazione, e di questo caso 
cita ad esempio la Grecia, dell'allro gli Scandinavi 
neirislanda, i Tcdeschi dei j e dei i3 comuni, 
i Valaclii ne' monti della jWesla, i Basclii ue' Pi- 
renei, gli Ebrei, i Guebri, gli Arnieni, con allre 
nazioni orienlali. Ne crede che senza il concorso 
deir una o delP altra di queste due condizioni 
possa la purila delle razze, niantenula mediante 
I'autogamia, bastare a mantenere la purila delle 
lingue^ eel in prova della insufficienza dell'autoga- 
mia nei proposito allega gli abitanti del monle 
Rosa e dei ^ e i3 comuni, dove si dimenlica Fan- 
tico tedesco per acceltare i dialetli contermini, come 
si fa Ira i Baschi, Ira 1 Grigioni, e fra tulti i popoli 
rozzi posli frammezzo e in conlatlo de' piu civili, 
ed aggiunge essere il celtico da pochi secoli scom- 
parso dal Mecklemburgb per Fiuvasione non della 
nazione, ma della lingua tedesca, avere i popoli 
germanici die invasero T impero romano, bendie 
raramente roiscbiassero i matrimonj coi vinti, accet- 



2l6 

tato il costoPb linguaggio, tanto clie noii rimane 
piu traccia della lingua de'Goti, de' Vandal! , dei 
Longobardi^ allega inoltie 11 falto degli Ebrei , ai 
(puili, benche uessun altro popolo siasi serbato piu 
puro di sangue, bastarono yo anni d' esllio in 
Babllonla per mulare nel caldeo 1' antlca favella, 
e poscia la conqulsta greca e romana per inutare 
il caldeo nell' ebralco attuale; allega finalmente 
il rapido scomparire clie fan no i dlalettl in tutli 
i popoli d'Europa per fondersi nelle llugue na- 
zlonall. II perche egli crede erroneo altresi I'iden- 
tlUcare la coudlzlone delle llngue con quella dei 
caratterl fisici delle razze ed argomentare a priori 
cbe siccome le razze non perdono per vicende i 
lore caratteri dlstlntivl, cosi non possano nep- 
piire le llngue perdere i loro. In jiroposito poi 
della diverslta e moltipllclta degli antlclii sermoni 
<l'It;illa prima della donnnazlone romana, egll con- 
Kideta, oltre le cose glii dlscorse, die se la bisogna 
Ibsse altrlnienti, dovresslmo in tuttl i paesi do- 
mlnall dagU anliclu Elruschi dall'Alpl alia Cam- 
pania trovare ancora traccle della loro lingua^ 
e principalmenle nella odlerna Toscana, centro 
del Joro Impero, il fondo della lingua dovrebbe 
esseve etrusco, dovrebbe la lingua toscana servire 
ad interpretare le iscrizlonl elrusclie, dovrebbe 
abbondare in toscano Y uso dell' u invece dell' o 
celtico, come glii fra gli Etruschi^ ma clie essen- 
dos'i trovato inipossibile lo splegare colla lingua 
toscana le elrusclie iscrizlonl , preferendosi in To- 



21^ 

scana alia luaniera de' Celti 1" uso dell' o a quello 
delFu. ed oltre a cio essendo la Toscana ed ogui 
altra parte d' Italia vesta la slianiera air alfabeto 
etrusco, ed aveudo invece iisato quello de'Pelasgi, 
de\esi anclie da cio conrludere essere state le ita- 
liche lingue oiigiiiaiiaiuenle moltipllci e diverse. 
Un' altra pro^a in favore della sua opinione egli 
cava da un passo di Livio (lib. lo. c. 2.), ove lo 
storiqo narra che presso Roselle avendo alcuni 
uomini etrusclii gridalo parole di spregio contro 
r esercito romano i\i accanipato, per trarlo ad usci- 
re ed a dar nelle insidie dal nemico preparate, il 
console Valerio Massimo, al quale furono quelle 
parole dichlarate da uno da Cere, mando persone 
pratiche dei parlari loscani, acclocche ascoliassero e 
riferissero se c^uel pro\ocatori parlassero la lingua 
rustica o quella della citia^ dal che egli arguisce 
die due lingue, una delle citta, 1' altra delle cam- 
pagne, esistessero fra gli Etrusclii, intendendo per 
lingua della citta quella degli Etrusclii stranieri 
dominatori e civiliz.zatori, importata e sovrapposta, 
e per lingua delle carapagne quella delle genti sot- 
tomesse, cioe degli Umbri e degli Aborigeni. An- 
clie dalla lingua latina egli trae induzioni a suo 
proposito; imperclocclie avendo il latino antlco in 
quattro o cincjue secoli subito tali cangiamenti che 
a' tempi di Polibio, come narra questo storico stesso, 
appena i plii pratici sapeano qualche cosa com- 
prendere delle antlclie scrilture, egli ne inferisce 
che il popolo latino si fosse niisfo, specialmente 



in Roma, coa molte altre popolazloni di lui piii 
cmli e parlanti dialetli diversi, ax quali il suo 
antlco linguaggio slasi mano mano venuto incor- 
porando e conformando, non conTenendo egli coa 
toloro die opinano il latino illustre essere stato 
lingua conveuzionale, cloe non parlata, ma saputa 
dai soli scrittori e da loro gramatizzata, ma tenendo 
invece cbe anch'essa fosse lingua parlata ed ori- 
ginariamente composfa di parole del volgo, benclie 
nondimeno da quella del Tolgo di\ersa, perclie 
lingua equestre e parlata dai patrizj. In prova di 
clie egli osserva, quanto alF essere il latino illustre 
lingua parlata, clie non avendo nel Lazio alcana 
lingua scritta preceduto la lingua latiua, ei'a impos- 
sibile clie gli scrittori usassero pure una parola ed 
una forma granialicale clie non fosse stata nell'usi) 
de' parlanti, e quanto all' essere lingua parlata dai 
soli patrizj, clie fra i Roinani, come fra molte altre 
anliclie nazioni, la differenza, non solo fra Ijberi e 
scbiavi, ma fra popolo e nobilla era tale e si radi- 
cale e indestrutlibile da rendere sembianza di due 
caste, e clie ad una tale differenza corrispondeva 
una dlstinzione di parlare, risultante dalla preva- 
lenza de^li elementi osclii e sabini nel popolo, e 
dei latini ed etruscbi nei patrizj, distiiizione clie 
questi doveano essere gelosi e ambiziosi di con- 
servare, come caratteristica della purila di loro scliiat- 
ta. E siccome e opinione d' alcuni clie la parte 
gramaticale del latino illustre non esistesse ne 
potesse esistere nel latino volgare e parlafo, ma 



21f) 

fosse opera de'retori, sofisti e grama tici greci, 
concorsi a Roma dope il conquisto della Magna 
Grecla, e^li concede bensi clie i Greci insegnando 
ai Bomani scieuze, leltere, arti belle, \oci lecniche, 
scienlifiche e religiose, facessero allresi che nel lin- 
guaggio latino, clie prima raramente scri\evasi, a 
lore imitazione gli scrittori rlducessero a regole ge- 
neiali alcune eccezioni^ ma nello stesso tempo so- 
stiene clie nella lingua scritla dopo il commercio 
coi Greci non si trova alcuna forma graramaticale 
che "non a\esse qualche esempio anclie prima ^ e 
cio per 1' ordinario processo dello spirito umano 
in fatto dl lingue, le quali a suo parere -vanno 
non.gia dall' analltico al sinlelico, ma del sintetico 
air analitico^ del clie egli reca ad esempl le lingue 
era parlate nelP India, delle quali nessuna e si ricca 
di forme gramatlcali com'era il sanscritto, ma tutte 
in confronto dl questo sono piu analltiche, come 
sono allresi le attuali lingue persiano in confronto 
dello Zendo^ le lingue americane, clie sono senza 
articolo e riccliisslme nelle forme del \erbo', 1' attua- 
le ledesco, clie perdette varie forme del yerbo gia 
proprie del golico; il danese, assai piu semplice 
dell'antico Scandiuavo nelle forme grammalicali, e 
particolarnicnle la lingxia greca considerata nelle 
sue vicende e confrontata col greco moderuo, il 
quale ne ha piu tiittl i tempi clie avea ranlico, 
ed usa gli ausiliari per la formazione del perfetti 
e del fuluri, e il che (Iva) pel congiuntivo, e forma 
il superlatlvo come le lingue romanze. il genitivo 



220 

coUe proposizlonl come I'italiano, e nou ha plu 
11 duale ne il dativo nelle declinazioni, e come le 
allre llngue europee pone il pronome personale 
avanti i \erbl^ dai quali esempi conclude essere 
assurdo il dire die i neutri, i passlvi, i deponenti 
della lingua latina e la mancanza degli artlcoli fos- 
sero solo nella lingua scritta, sleno stati Invenzione 
degli scrittori, e non abblano gia esistlto nella lin- 
gua parlata. Dal clie e poi condotto a considerare 
che i grammatici greci modernl scoprirono bensi 
nei loro antichi scrittori alcuni esempi di quelle 
forme grammaticali clie sono proprle del greco rao- 
derno, come i filologlil Itallani alcune ne scopri- 
rono nei classici latlnl proprie della lingua italiana, 
ma che per questo non argomentarono che in an- 
tlco si parlasse una lingua gramraallcalmenle eguale 
alia odierna, ma soltanto che slno dal tempo del- 
I'antica Grecla era Incomlnclato il processo grara- 
matlcale che trasfornio la lingua antlca in moderna^ 
la quale argomentazione sarebbesi doTuta fare anche 
rispetio al latino, anzlche da eccezloni dedurre re- 
gole generali e da alcuni casi di pronorai usati a 
modo d'articoli, di troncale finaU, di semplilica- 
zloni di \erbl che raramente s' Inconlrano negli 
scrittori latlnl e nelle Iscrlzloni, concludere che il 
popolo adoperasse gli artlcoli, le preposizioni a reg- 
gere i casi, i tempi compostl nei \erbl, non decli- 
nasse i nomi, usasse insomma grammatlca simile 
air italiana ed a quella degli odierni dlaletti, e che 
le luversioni, gll arlificj, le forme moltlplici del 



221 

■verbo latino non fossero niai state nell'uso de'par- 
lanti. Opera ulllisslma egli slima il raccogUere e 
ordinare i niateriali delle volgari favelle, I'lnvesti- 
garne la stoiia e la figliazione, e rintracciarvi ri- 
scontri colle antiche llngue parlate o scrltte, ma 
in pari tempo avverte clie in questi studj conviene 
usare cautela nel raccogliere le reti, ne lasciarsi 
andare troppo facilmente da falti particolari a con- 
clusioni generc)li, die fatti posteriori possono dis- 
truggere, come si farebbe se dai riscontri di voci e 
dl maniere trovati nei nostri dialetti con linjrue 
molto anticlie s'intendesse argulre cli'essi ab antioo 
sieno sempre stati quali sono al presente, per questo 
die se si Tolesse procedere con questa norma, 
essendo le lingue attuali eiiropee composte dl tanti 
dementi dissimili, si potrebbe con egual ragione 
arguire die i dialetti, per esempio, delPalta Italia 
fossero stall in origine e greci e celtici e lalini e 
indiani, trovandosi in essi fiammenti di lutte quesle 
lingue. E fattosi ad osservare I dialetti rispetto alle 
loro -vicende, conclude considerando die la diffu- 
sione della lingua dei Roinani fra i popoli conqui- 
stati dovette operarsi dalle colonie, dalle niilizie, 
dai mercanti, dai fiscal!, parlanti non il latino illu- 
stre, ma il romano rustico niislo a molti modi e 
voci tolte dalle favelle proprie dei paesi d' Italia 
ed anclie d' altri d'ond'essi erano originarj", die 
percio fino dai tempi di Trajano doveva essersi 
formata una lingua mercantile e mllitare romana, 
niolto dlversa dai latino nobile nel lessico, e special- 



222 

mente nella grammatica, e ricca di contribuzioni 
del parlari piu civili dTtalla, specialmente delFosco, 
deU'umbro, del greco popolare^ clie essendo ca- 
duto il latiuo anlico col patriziato di Roma, prin- 
cipalraenle per opera di Costantino , debb' essere 
riraaso dominante questo linguairgio comune romano^ 
clie distrutto poi il romano irapero, debboQO aver 
reagito sul romano comune le reliquie del primi- 
tivl diaietti volgari, e cosi essersi formate le lingua 
romanze, fra le quali emersero piii belle nell' Italia 
la toscana, per essere il popolo toscano sempre 
stato il piu civile degll Italici, e oltremonti, per 
Id stesso niotivo, la provenzale. 

Nella seconda niemoria il sig. Rosa, soggiunta 
qualche nuova osservazione al gia detto nella prima 
iutorno alia creduta influenza de' retori greci nella 
forraazlone del latino illustre, s' applica principal- 
mente a combattere la derivazlone di tutle le genti 
romanze da un ceppo comune, sostenuta dal sig. 
Picci, e a stabilire con nuovi argomentl la variela 
delle loro origini e delle loro favelle, e 1' unifica- 
zione di queste per opera di un comune civilizza- 
tore. Quanto airaccennata influenza greca, egll 
osserva che Pioma, allorclie fu invasa dal retori 
greci, avea gia i'ormata la propria lingua In mode 
che bastasse alia scienza politica, all' arte milltare, 
airamministrazione, alia glurisprudenza, afla reli- 
gione; che la gelosa severita patrlzia, depositaria 
del piu colto latino, resistendo alle nuove Idee re- 
eate dalla Grecia, e non avendo percio 1 Greci 



223 

potuto sostltuire al latino la loro lingua, a maggior 
ragione non avranno potuto soppiantare la latlna 
graranialka, essendo, per canone llnguistico, piu 
difficile mutare le forme gramraaticali che il lessico 
delle linirue: clie ne sta in prova T indole diversa 
delle due grammaticlie, essendoche la lingua greca 
e fifremila dl articoli e di particelle, procede per 
ordine diretto, precisa, netta, chiara, mentre il la- 
tino, auclie dopo Timasione de'retorl greci, serb6 
I'antica severita e gra^ita senza articoli e col verbo 
alia fine del periodo^ che se la greca influenza 
a^esse operalo nella forniazione della latina gram- 
matica, non aTvebbero mancato d'avvertirlo Quinti- 
liano, Varone, Festo, Prisciano ed altri latini filo- 
logi, i quali avverlono invece clie cio che Vha di 
comune fra il greco ed il latino rimonta ad altra 
ben diversa e piu lonlana origine, cioe alle popo- 
lazioni pelasgiche ed eoliche*, per le quali cose egli 
insiste nella sentenza che anche il latino parlato 
avesse formola graramaticale simile alia scrltta, e 
che le sue alterazioni posteriori sieno opera in parte 
deiravvilimento delle popolazloni depositarle del 
latino, ed in parte del naturale ed universale pro- 
cedimenlo della mente umaua. Dopo dl che venendo 
a combattere la comune derivazione delle genii ro- 
manze dallo stlpite celtlco, si fa a confutare per 
primo rinduzione dedotta dalla corrlspondenza os- 
servata dal Cattaneo di molll vocaboli latini colla 
lingua gallica, slccome il piu forte, a suo parere, 
fra gU argomentl addolti dal prof. Picci in sostegno 



224 

della delta comunanza di origine. A mostrare per- 
tanto clie queste coiucideuze, tuttoche a prlmo aspet- 
to mlrabili, nulla provano in proposito, egii oppone 
clie il Catlaneo niedesimo da cui furono osservate, 
tanto fu lungl dal concluderne un' asSoluta egua- 
gllanza di razza di tutte le anticlie popolazlonl dalle 
Ebridi alia Sicllia, clie anzi in tutti i suoi scritli 
anterlori e posteriori a quella scoperta sostenne co- 
stantemente teorie contrarie, conslderando nello 
stesso settentrione fra le sedi de' Celti le differenze 
caratterlstiche fra Galli, Cambri, Aquitani, Brettoni, 
Belgi, Teutoni, e concludendone clie 1' unita celtica 
non deve farsi consistere nella stirpe delle molli- 
tudini, ma nelle istituzioni druldlche o iiell' unita 
del domiuio. Egli nota peiclo che il nonie di Celti, 
non e speciale di una sola razza, ma coUettivo, 
come quelle di Franclii nel medio evo e quelle 
di Welcli dato dagli Slavi e Germani ai parlanli 
lingue romanze, e clie sotto la denominazione di 
celti, la quale secondo alcuni significa hianchi, (per 
dimostrazione di parecclii eruditi e per 1' autorevole 
detto . di Cesare in proposito de' Galli: w ii ompes 
?? lingua, institutis, legibus inter se differunt ») si 
comprendevano genti di sangue, di lingue e d' isti- 
tuzioni diverse. Tenendo egli poi clie le invasioni 
cclticlie in Europa si facessero da bande di -ventura, 
e che fra queste la piu forlunata sia stata presumi- 
bilmente quella de' Galli, i quali, secondo Thierry, 
abilarono 11 centro della Fraiicia, d' onde spedivano 
orde di lenlurieri in Iluiia e nella Caledonia, ne 



225 

conclude clie da cio poterono derivare ie coinci- 
denze lessicali fra il latino ed il gaelico^ ma che 
queste coincidenze non provano che tutte le popola- 
zioni Inlermedie d'Europa fra il Lazio e la Caledonia 
parlassero una lingua niedesima, come Taffinita di 
favella de' Romeliotti e de' Sardi, degli Ungheri e 
de' Finni , non prova che tutta la regione interposta 
sia stata occupata da popoli uniformeraente par- 
lanti. Aggiunge poi con un altro principio potersi 
anclie per avventura spiegare le notate corrispon- 
denze lessicali fra il gaelico e il latino, cioe colla 
influenza risentita dai due popoli di un comune 
civilizzatore, o per nieglio dire di un elemento di 
coltura incipiente, derivalo daU'Asia per le vie del 
mare, e penetrato fra tutti i popoli col mare con- 
finanti, osservando che la religione druidica, siccome 
sparsa di principj astronomici e di tradizioni orien- 
tal!, e superiore alia barbarie celtica, puo credersi 
istiluzione importata ai Celti dall' Asia da popoli 
na\igatori, e che nella Biblioteca di Fozio trovasi 
riportato un passo di Antonio Diogene, contempo- 
raneo di Teofrasto, dove sono in figura narrate le 
tradizionali migrazioni di Pelasghi, Fenicj, Persiani 
ed Egizj al nord sino a Tule, e iri e detto che le 
dottrine ai'cane de' sacerdoli egizj, rubate dai Fenicj, 
passarono nella Tracia e nel nord, e vi si mostrano 
i Toscani coUegati ai Fenicj a danno degli Egizj. 
Sopra le quali osservazioni egli e indotto a pensare 
che anticamente, sia per opera dei Druidi, sia per 
opera della gioventu armata dei Galli, cioe dell'or- 

i5 



226 

tllne eqiieslre tlei Galll, subordinate) poscia al sacer- 
dozio druldlco. si formasse fra i Celt! una ^rande 
potenza unificante le varie razze vasjantl pel set- • 
lenlrione, e diffondenle la sua favella e le sue isti- 
tuzionl^ la quale si eslendesse, in tempi anteriori 
alia grandezza etrusca, eziandio al settentrione 
d' Italia, ma non in modo da spegnere le quality 
distintive de' popoll delle varie e diverse razze ivi, 
ton altre venute per mare, gla stabilite, lasciandovi 
del loro slabilimento profonde traccie ne'loro dia- 
letti, almeno per quanto spelta alia parte fonetica. 
E di questo stabilimeiilo di genii diverse di stir- 
pe e parlanli lingue diverse avendo nella prima 
memoria recato in prova il trovarsi nelle montagne 
lombarde nomi di luoghi che non hanno risconlro 
nelle lingue oggl parlate fra le genii romanze, e 
che non sono lalini, era egli fa osservare in ag- 
giunta die i dialetti attuali lombardi nou conlen- 
gono le radici de' nomi della maggior parte delle 
cilia, de' fiumi , de'monli lombardi non solo, ma 
neppure della Rezia e della Toscana^ e clie se del- 
I'lui lalo moUe radici celtiche di luoglii lombardi, 
quali sarebbero Appennino, Bergamo, Bariano, Issa, 
Bodenco, Comenduno, Briga, Torino, Milano, Como, 
Gana, Grianla, alteslano la dimora e il dominio 
de' Celti nelle noslre contrade, e una incipiente 
unificazione di quelle anliclie favelle nel celtico, 
dair allro queste slesse radici non piii fra noi ne 
iisale ne Intese, e le cose da loro signlficate espresse 
invece nei dialelti lombardi, come anche nella lin- 



22^ 

gua francese, con nomi coniuni radicalmenle alia 
lingua latina, provano la consumala e successivH 
unificazione d'l quelle favelle nel lalino^ e conclu- 
de: «< Nell' Occidenle dell' Europa primamente 11 
5» celtico, perche lingua di popolo potenle per armi 
« e per sacerdozj, assimllo paveccliie favelle barbare, 
M quindi a quella incipiente unificazione si sovrap- 
n pose I'azlone uniforme della civilla roniana, la 
w quale opero nell' Europa siniilmente a quanto 
5' fece nell' Asia, nell' Africa e nella Spagna meri- 
M dionale la favella degli Arabl, che prima di Mao- 
» nielto ristrella al deserlo, si sparse vastamente ed 
55 assorbi uiolli idiomi, fra i quali quelle de'Turcbi 
?» conquislatori ?5. Fa iuoltre osservare clic le dif- 
ferenze radicali e primitive degli idiomi, uon che 
essersi riscontrate dagli anticlii nella Gallia e nella 
Brettagna, furouo altresi da Slrabone, al lib. 3. 
c. 1., notate nella Spagna, che ora e pure compresa 
nel dominio delle lingue I'omanze, e ci6, a suo dire, 
perche, sebbene in quesla penisola pur anche si 
estendesse il potere dell'armi celtiche, e vi penetras- 
sero cellicl venturieri , onde una parte di essa chia- 
niossi Celtiberia, questo non tolse che vi apparis- 
sero ancora le differenze anleriori de'popoli nelle 
traccie delle differenti loro lingue, le quali lingue, 
egli dice, « non altrimenti che quelle delle genii 
Mgalliche, si raccomodarono tutte nella parte les- 
» sicale alle norme della coraune lingua romana , 
w per la lunga, efficace e brillante azione della civilta 
" romaua, seguita prima le armi dell'Impero, poscia 



228 

55 gll apostoll cli Roraa^ eel e per qiiesto solo mo- 
»> tivo clie tulte queste lingua simlli fra lore, perche 
w affini ad una terza. che e la romana, comune edu- 
5> ca trice, assunsero il generale nome di romanze, 
w che portano tutlavia, e che non e usato iie inven- 
?' tato dagli scriltori, ma e radicate nelle tradizioni 
" popolari e nell' use volgare. •>? Da queste conside- 
razioni suUa varieta d' orisine delle senti romanze 
in generale, passa I'autore ai parlicolain*, ed avendo 
il sig. Picci ascrillo alia stirpe celtica non solo 1 
Liguri e gli Umbri, ma pur anche i Veneti e gli 
Etruschi, facendo discendere i Veneti dai Venoneti 
delFAlpi, rlcordali da Plinio, e gli Etruschi dai 
Reti, egli oppone a questa sentenza, per quanto 
spetta al Liguri ed agli Umbri, che ne i nomi dei 
liioghi di questi popoli. ne gli accent! dei loro dia- 
letti non sono celtici; die diversi da quelli de' Celti 
furono i loro coslumi, in quanto che i Liguri mu- 
ravano castelli, corseggiavano sul mare, combatte- 
vano alia spigliala, e gli Umbri, oltre essere pur 
essi guerniti di castella, aveano I'ordinamento ita- 
lico della cilia, dissimile affatto dai dart e dalla 
Jara dei Celti^ che anche le piii autorevoli asser- 
zloni storiche concorrono a fare i Liguri e gli Um- 
bri dai Celli diversi, e non derivati. Quanto ai Ve- 
neti, egli opina che fossero Vendi, cioe di razza 
slava^ e questa opinione, da lui gia in altro scrilto 
soslenula considerando ch'essi soli ab antico esei'- 
citavano, prima coi Liburni, poscia coi Corintj, il 
commei'cio delP ambra, che traevano dai Baltico 



aa9 
ove trovavansl i Wendi Slavi che loro la Irasmet- 
tevano per opera d'altri Vendi, ovvero VIndelici, 
posti framniezzo, questa opiuioae, dissimo, viene 
ora da lui awalorata osservando che un fondo slavo 
palesano ne'loro dialetti la singolare dolcezza della 
pronuncia veneta, il suono della z, la niancanza delle 
nasali celliche e delle slbllanti greche; che per una 
singolare coincidenza questa stessa dolcezza di pro- 
nuncia fu da'i Vendi comunicata al tedesco in Sasso- 
nia^ che il tipo nazionale delle fisonoraie, cosi nel 
veneti viventi, come piu ancora negli anlichi rltratti 
de'loro patrlzj , non trova risconlro migliore in altra 
razza che nella illirica, ossia slava. Quanto agll Etru- 
schi poi, egli non ciede che si possa d'allroude piu 
ragionevolmente ripeterne I'origine che dalT Asia 
Minore, cousiderando che le elrusche iscrizioni (state 
iinora insufficient!, malgrado gli sforzi dei cellistici, a 
stabilire un'affinita fra il celtico e I'etrusco), anallz- 
zate profondamente, palesaiouo caratteri distinti\i 
delle lingue seniitiche, e fra gli altri la mancanza 
di vocali brevi e di consonanti doppie;, che alia lin- 
gua s'aggiunge anche I'alfabelo, corrispondenle 
nella forma e nell' andamento a quello che, secon- 
do le receuti scoperte degli Inglesi, appare essere 
slato usato nell'Asia Minore; che la mistica aslro- 
logia, le figure di chimere, di sfingi, di sirene, di 
scarabei, i gruppi bizzarri di animali accoppiati, 
r Apollo liralo da lupi, la Minerva con flauJi e 
troraba, tulle cose comuni agli Elruschi e ad alcuni 
popoli di quelle region! , il seppelllre i morti rhe 



23o 

i Carj, secondo Tucldide, facevano come gll Etiu- 
schl , V usare le genealogie materne clie , secondo 
Erodoto, come gU Etrusclii facevano i Licj, la con- 
formlla del sepolcio d'Aliatle nella Licia, accennalo 
da Erodoto ed ora scoperto e (Jescrllto da Thiersch, 
con quello di Porsenna nella Toscana, sono tulte 
cose che ricliiamano la coltura elrusca all' Asia 
ininore. Avendo poi il sig. Picci opinalo altresi, 
come vedemmo, die i popoli dell'anlica Europa 
si denominassero dai luoghi da loro occupall, egli 
trova non esser cio sempre vero , e che i popoli 
incominciauo a ricevere alciiul nomi dai luoghi ed 
a segnarli coi nomi loro solo allorqtiando vi si fis- 
sano stabilmente, ma die passano sopia i luoghi 
senza lasciarvi storica tiaccia quando sono nomadi 
o venturieri, com''erano,a suo parere, i Germani 
ed alcuni de"'Celti. Guardando poi al significalo 
di molti nomi di popoli barbari, egli osserva che, 
o assunll da loro o ricevuli da allri, sono piutlosto 
qualificativi o deHe loro esleriori apparenze o dei 
loro coslnmi, o di checche allro^ del che cita ad 
esempi le denoniinazioui di Amazzoni, cioe vivenli 
sui carri,di Traglodili, o abitaturi delle caverne, di 
Ijofofagi e Illofagi, mangialoto e mangiapesce, di 
L'ongobardi, lungobarbali^ Sassoni, armali di stoc- 
clii^ G(n'mani, sagillaij o guerrieri;, Franrhi, ardili: 
Aleinanni, raunallcci^ Svevi, Vandali, vagabondi:^ 
Marcomanni.^ confinarj; Goti.^ divini^ Pelasgi, er- 
lanli. Da tutte le quali rose discorse egli conclude 
che Ic gvaudi masse delle popolazioui europec ve- 



23 I 

uule pei mouli dal Caspio e da^li Uiali, e^per 
I'Alpe calate in Italia, nou venuero tutle d'uiio 
stampo con una sola lingua, colle medeslnie istilu- 
zioui e ciedenze:^ die se \i ebbe una pilmiliva 
lingua coraune, quesla e perduta, ne puo entraie 
nel dominio della storia; che se le nioulagne fuiono 
la stiada tenula dalle popolazionl nomadi, la via 
delle nazioni civili e il \eicolo d" una piimiliva 
unificazione civile fu il Medilerraneo, cougiungeudo 
arcanamente l' India e T E^itlo -coll' Europa sino 
airislanda^ che quella iiicipieule unificazione fu 
riassunta e compiula dall" Inipero roniano, e clie 
poscia dal Vangelo venne Cno a noi continuata, 
e propagata per tulle le parti della terra. 

XXXI. A queste obbiezioni per siugolo, e pri- 
mamente airaddolta Influenza unificalrice della ci- 
>iUa e della lingua lat'uia , il sig. Picci, a difesa 
della propria tesi^ rispose: nou potere 1' influenza 
d' una lingua sopra un' allra essere die in ragione 
del conimercio fra gl'individui di quella cogli indivi- 
dui di questa, e il commercio die in ragione del nu- 
mero dei primi rispello ai secondly cio posto, nel caso 
immaginato dal sig. Rosa, di dieci uomiui aventi una 
lingua di seimila vocaboii, comniercianti con inille 
uon aveuli clie mille parole, il conimercio non essen- 
do che nella ragione di uno a cento, anche la co- 
municazione dei vocaboii dover essere nella stessa 
ragione, cloe niiulraa^ e il caso ipolelico del sig. Rosa 
esseudo appunlo quello delTelemento roniano inler- 
\enulo per le colonic fra i popoli oonquislati, con- 



282 

stando per autori i piu accreditati die un tale in- 
lervento fu d'uno fra cento, non vedesi come un 
s\ scarso elemento di civilta potesse tanto operare 
da trasformare nella lingua de' conquistatori quella 
de' conquistatl : provare anzi 11 contrario le testimo- 
nianze concordi di Cicerone, di Tacito, di Giu- 
seppe Flavio, di Svetonlo, di s. Ireneo, di s. Ge- 
rolamo, di Lampridio, di Ulpiano, tutti attestant! 
che nel 1.° a.** 3.° 4'° secolo dell' era volgare 
fra gPIspani, i Germani, i Celti, che sono i popoli 
appunto che il slg. Rosa dice aver subito P influenza 
unificatrice delle romane colonic, si conservarono 
sempre vive le nazionali favelle: provarlo il testimo- 
nio -fivente delle medesime lingue, nelle quali non e 
tanta parte della romana latinita, che dcbba esser 
lolto di riconoscervi i loro elementi nazionali, come 
vorrebbero i propugnatori della romana influenza: 
aggiungersi le moderne autorita e del Bruce- Whyte 
e. del Fauriel, concordi in asserlre e dinioslrare che 
r uso degli antichi idlomi nazionali si mantenne 
tino agli ultimi tempi della dominazione romana, 
e a lei sopravvisse: I'afllnita tra le lingue romanze 
e il latino, suUa quale si fa gran fondamento dai 
partigiani della unificazione romana, essere assai 
minore di quanto si crede, essendo assai magglore 
del creduto le voci straniere al latino nella stessa 
lingua provenzale, non ch'altro, che e quella fra 
tutte le romanze che piu al latino si accosta-, delle 
quali voci averne il Fauriel raccolte da 3 mila nei 
inonumenti supersliti di quella lingua, nnmero 



233 
calcolato da quel filologo essere appena la meta 
di quelle che potrebbe fornire la completa raccolta 
di que' monumenti, ma bastante, anche solo, a pei- 
suadere la tenacita de' popoli a custodire il palrl- 
monio delle avlte favelle: esservi di piu che le voci 
slesse che sembrano di stanipo al tulto latino, 
possoDO lenersi piu anliche cittadine del paese che 
il latino stesso ( per eserapio caitieii ( captivo ) che 
puo derlvare dal celtico caeth egualmente che dal 
latino captivus^ suau (dolce) che puo provenire 
cosi dal latino siiavis, come dalt'irlandese suabhois)^ 
uotando il Bruce-Why I e che quanto piii ci arretria- 
mo verso I'origine dei dialetti roraanzi, tauto piii 
essi ne si mostrano affini al primitiTO brettone^ 
rivelandoci la medesima origine il latino stesso, 
onninamente distinto dal dialetto -volgare per opera 
degli scritlori^ contenendo il dizionario della lingua 
gallese di Owen i oo mila voci , delle quali alcuna 
appena ve n' ha derivata dal latino^ avendo e il 
Prichard e il Picfet e il Bopp dimostrato 1' affinity 
del latino col celtico, e ultimamente il Cattaneo 
osservato poter il celtico essere stato padre del la- 
tino, e voci latine trovarsi fra le llngue celtiche e 
romanze, senza che vi si debbano dire Iraportate dai 
Romania scrivendo il Monti, nel VocahoJario dei dia- 
letti della cittd e diocesi di Conio, che la forma latina 
di una voce vernacola non e sufficiente argomenlo 
a far credere che la si abbia dai latini, e producen- 
do una lunga serie di esempi diniostranti che uno 
sfesso oggetto e significato colla sfessa forma e nel 



234 

latino e nel cellico: notando il Pricharcl clie sola la 
lingua celtica puo co"* suoi eleraenll spiegaici la foi- 
mazione del verbo latino altivo, e il Bruce-Wliyte 
clie solo il welcli, o gallese, puo tuttaviia additarci 
fra'suol elementi quello onde venae all'antico passlvo 
la desinenza in er clie vedlamo in Eunlo, in Plauto, 
in Lucrezio^ e da codeste lingue medesime avendo il 
Bonelli demato V etimologia de' nomi delle lomane 
divinita^ essendo stati e dal precllato Bruce-AVhyle 
c dal Raynouard e da altri dimostratl afllnl al bre- 
tone, al gallese, air irlandese della grande faniiglia 
celtica gli elementi piii in apparenza somiglianti 
al latino della stessa lingua valaca della Dacla, la 
quale, se nelle famiglie deUe lingue I'omanze al- 
cuna ve n' ha cbe possa con qualche apparenza 
dirsi imposla dalla loniana dominazioue, sarebbe 
pur dessa, altesoclie ivi ia popolazlone, quasi esau- 
&ta dalla lunga guena di Decebalo, fu dalle ro- 
niane colonie pressoclie rinuovata^ essendo auche 
nella Toscana, benche stata pur essa innondala da 
colonie I'omane, la lingua, assai piii che alia lalina, 
afline alia provejizale e alia celtica, e avendo da 
queste due lingue il Mazzoni Toselll e il Borrelli 
tratto il maggior numero delle etimologie loscane, e 
11 Nannucci derivato la niassima parte di quelle voci 
e forme che occorrono piu spesso nel monunienli 
del prlnio secolo della nostra lelteratura: non aver 
potuto i tre principj allegatl dal signor Bosa, cioe 
runila polilico-mililare, T unita rellglosa e 1" unila 
muuicipale, cooperare alia pretesa fusioue delle 



^35 
liugue indigene nel latino;^ non la piinia. peiclie, 
posto ancora, conlro cio die pui' vedianio noi stessl 
nelle nostie provlncie. die la giovenlu ddle piovin- 
cie romane avesse potulo uelle niaeislraluie e nelle 
niilizie divenir roniana a lal segno da obbllaie la 
nativa favella, questa non si sarebbe potula spe- 
gueie nelle famiglie' rlniaste in pallia, ne dalP idioma 
in quelle iniparato esser soppSanlala la lingua dei 
uegoz) famigliaii, delle aili, de' mestieri, del com- 
mevd , delle nazionali Iradizioni e ctedenze^ non 
la seconda, percbe non avvenne niai die la reli- 
gione e la ecdesiastica gerarcbia rimutassero a se- 
gno le usanze, 1 cosluml, i sentimenti, le idee, 
gli elemenli luUi della \ita del popopll, da niu- 
tare al modo die si pretende la loro lingua , e pei- 
«'lie la rollglone cristiana non si uuiversallzzo die 
nel medio evo, quando gli veni\ano lisorgendo i 
dlalettl volgarl a spese del latino, come appare dal 
concilio naibonese del 58g, 11 quale presciivendo 
die non si ordlnasse diacono o prete dii non sa- 
pesse dl lalino, fa conoscere die questa lingua non 
era nell'uso coniune, e perdie 11 cristianeslmo, non 
< he ajulasse il lalino a sopplanlare i dialelti volgaii, 
ajuto anzl 11 ilsorgiraento di quesli, come fecero 
e il concilio luronense, e quello di Reims, e uu 
capllolare dl Carlo Magno, ordinando die le omelle 
sciitte in latino si traducesseio al popolo nel proprio 
volgaie: non la terza, perclie 1' unila munitipale 
iogliendo le genii al \lvere mllltare. e liordlnandole 
a ilia stabile agiicola e couimeiclale, h\ questo un 



236 

lichiamarle in se stesse, un raccoglierle intoruo 
agli indigeni elementi della loro condizione, un 
afFrancarle dagli stranlerl, un raflfer marie nell' uso 
dell' antico idioma : ne le predlcazioni di s. Ago- 
stino, ne la testimonlanza di Strabone, ne I'ar- 
gomento d'analogia dedotto dall' attuale predoml- 
nio del tedesco sullo slavo in Ungheria e in varj 
stati germanici, ne la sovrapposizione della lingua 
francese alia nazionaie fra i Negri d'Hayli poter 
far prova in favore della unificazione in discorso^ 
perche s. Agostino, come appare dalle sue opere 
e da' suoi stessi sermoni principalmente, predicava 
in latino rustico in Ippona, bensi ai coloni romani, 
ma non agli indigeni africani, i quali, per asserzione 
di lui medesimo nella Epistola a Novato e per os- 
servazione del Poujoulat nella vita di lui, parlavano 
pur serapre la loro lingua punica^ perche la testi- 
monianza di Strabone non regge in confronto di 
s. Ireneo, vescovo di Lione, di Lampridio, di s. Ge- 
rolamo, d'Ammiano Marcellino, d'Ausonio, di Clau- 
diano, di Sulpizio Severo, di Salviano, di Sidonio 
ApoUinare, che tutti attestano come nel 2.° S.*^ 4-° *" 
5.° secolo il gallico idioma era pur sempre esislente^ 
ne in confronto dell' edltto di Alessandro Severo 
ricordato da Ulpiano, che concede il poter fare fe- 
decomessi non solo in latino od in greco, ma iu 
lingua punica, e gallicana altresl, od in altra di 
qualsiasi gente^ perche Todierna prevalenza del 
tedesco sullo slavo non e caso di analogia ne d'indu- 
zione^ non d'analogia, non importando la prevalenza 



.3; 
sopra una lingua estinzione della Kngua stessa : 
non d'induzione, non potendosi nella materia di 
die si tratta da un esemplo moderno nulla con- 
cludere all' evo autico, essendo gli elementi tutti 
dell' odierna chilta tanlo disslmili da quelli anche 
di soli mllle anni addielro^ e perche per poter 
trarre conseguenza dalla sovrapposlzione del francese 
alia lingua indigena fra i Negri d'Hayti, converrebbe 
poter dimostrare che la condizlone di quei selvaggi 
isolani fosse a paritii con quella dei Galli, Gerraani 
ed Ispani: per ultimo il signor Rosa trovarsi discor- 
de da se medesirao, avendo nel giornale euganeo 
dell'ottobre 1846 scrilto egli stesso die nella pia- 
nura fra il P6 e 1" Alpi, non solo dope I'invasione 
elrusca e la successiva conquista gallica, ma andie 
dopo la romana, rimasero tultavia esistenti le Iraccle 
delle primitive genti conquistate. Passando poscia 
al prindplo professato dal sig. Rosa, in unione al 
Catfaneo, die dalle affinita delle llngue non si possa 
dedurre la cognazione delle razze , ma soltanlo 
I'azione assimilatrice di posteriori idiomi predomi- 
nanti, e die non le affinita, ma soltanto le disso- 
miglianze possano rivelare ie lingue aborigene, egli 
oppone: die dai confronti fra lingue europee risul- 
lando le affinita loro consistere principalraente nei 
\ocaboli significanti le cose e le idee di prima ne- 
cessita, i quali percio dovettero essere i primi a 
proferirsl dai popoli, a -voler supporre tali affinita 
derivanti dall'azione assimilatrice di idiomi posteriori 
e d' una ciyilta imporlata daH'Orieale in Europa e 



238 

diffusa per sacerdozj, per religloni, per banJe ili 
\enlura, converrebbe ammeltere per vere e certe 
due cose contrarie a tulle le iradizloni e induzloni 
storiche, cioe essere stall i paesi europel, innanzi 
a quelle prime gentl che la storia posdiluvlana ci 
rlcorda venutevi dalla comune cuUa noeiica, abi- 
tati da alU'e gentl al tutto diverse, e le genii indo- 
europee, che vorrebbersi sopravvenute dappol, aver 
trovalo quelle gentl prime si diglune dl ognl umano 
costume e selvagge, da non aver neppure le idee e 
le parole speltanll alle prime necesslta della vita: che 
11 far conslslere nelle sole dissomlglianze la chlave 
delle lingue aborigene, importerebbe una primillva 
radlcale dlverslta delle lingue slesse, e una niolll- 
plicila dl schiatte. Tuna daU'allra aflalto diverse, 
da cul quelle dissomiglianze fossero derlvate^ men- 
tve tulti 1 rlsullali finora oUenutl dagli sludj fisio- 
logici, linguislicl cd archeologlci provano unlver- 
salme)>le e concordemeute la prlnuliva nulla della 
specie umana, a quella guisa che 1 confronli Isli- 
Inlti fra tulle le lingue rivelano la origlnaria loro 
derlvazione da una madre comune. dalle cul forme 
si vennero mano mano modificando in allretlantl 
dialettl, a misura che le gentl si divisero In plii 
lontane sedi, e si Irasmutarono per dlversl gradl 
e condlzloni diverse dl clvilla: che non v'ha nes- 
suna raglone perche si deI)bano considerar primi- 
tive piuttosto le dissomiglianzp che le aflinlta, non 
potendosi ne dalla forma nr dalla slgnificazione dl 
quelle rlca\are un carallert- di priinllivila preferi- 



23c) 

Ijilnienle a quesle, e potenJo Jalla slessa lingua 
madre derivare cosi le une come le altre. « Non 
5J possono, egli dice, alcuni elementi di quella es- 
" sersi conservali in alcana delle sue propaggini e 
y> non in allre? Non forse possono piu lingue nate 
?? da una madre comune, qua avere perduto dei 
5> primi elementi, la aveme assunlo de' nuovi? 
w Perche queslo non fosse potato av venire, sareb- 
w be d'uopo che i popoli che le parlano fossero 
» sempve \issuii tnlti egualmente, sebben divisi di 
w spazio, solto r influenza di eguali condizioni fisi- 
M clie, nioiali, poliliche, religiose, arlisliche, scien- 
n tiftche e letterarle, che e cosa imposstbile e non 
" awenula giammai. 5? Se non che confro il pro- 
cedeie delle uniane favelle dalla unita primiliva 
alia moltiplicita dei dlaletli, il sig. Rosa, sostenendo 
invece il loro processo contrario, cioe dalla mol- 
tiplicita alia unita, oppoiie, come \edemmo, e il non 
intendersi fra loro delle \arie tribu non state an- 
cora sottoposte alia influenza di un comune civi- 
lizzatore, e il continuo assorbire che fanno le lin- 
gue nazlonali i dialetli viventi, e la moltiplicita 
delle lingue parlate nel Ponto e nella Bilinia ai 
tempi di Milrldate, nella Grecla al tempi d'Omero, 
in Italia prima della dominazione romana, e fi- 
nalmenle molli nomi di luoghi che non trovano 
riscontro ne in Grecia ne fra i Galli Celti ne 
fra i Germani, e che non sono latlni. Rispoiv- 
dendo alle quali obhjezioni, 11 sig. Piccl osserva. 
che 11 nou intendersi delle barbare tribu fra di 



loi'o non implica necessanamente una dlversita 
originaria ne di schiatta ne di favelle, potendo il 
fatto dipendere o dalle antiche rivoluzioni della 
terra, che sperdendo que"* popoli di la dall'Oceano, 
abbiano loro fatto a poco a poco sraarrire insieme 
col palrinionio della primitiva civilta anclie la mag- 
gior parte della primltiva favella, insegnando loro 
ad esprimere con nuovl suoni le loro nuove con- 
dizlonij oppure non tanto da radicale diversita 
delle loro lingue, quanto da dlverso modo di sfor- 
marle pronunciandole. Oitrediche « sonosi esse, 
?» egli dice, nieglio studiate del nostri proprj dia- 
55 letti, perche si possano da esse dedurre conclu- 
" sioni cosi assolute? Inlendonsi forse meglio fra 
»» loro, senza studio, Italiani e Francesi, Francesi 
« e Britannl, Britanni e Tedeschi? E non si ten- 
w gono essi tutlavia nati dal comun ceppo indo- 
w celtico? J' Clie j)oi i dialetti vengano assorbiti 
dalle comuni Iliigue nazionali, egli crede esser cio 
pluttosto una supposizione che un fatto, osservando 
clie se sussitono tuttodi i dialetti italicl quali esi- 
stevano al tempo di Daute, e se cinque secoli di 
commercl e progressi, ajutati per tante nuove vie 
dl conquiste, di comunicazione, di scuole, di stampa 
uon bastarouo, non che a spcgnerne alcuno, neni- 
uieno a mutarli, a niaggior ragione nel medio evo 
e nell'antico, quando tutti questi mezzi di fusione 
niancavano, non dovevano a cio bastare le lingue 
nazionali, le quali d'altronde. ej^'ll aggiunge, troppo 
povere in confi'onlo del dialetti per poler assor- 



^4. 

birli, non sono in sostanza che una parle Ji cssi, 
approprlatasi ed ingentlHta dagll sci'ilioii. Oltre 
di che, egli prosegue, la tenacisslma lendenza a 
conservare i nativi dialelti non solo fra il volgo, 
nelle campagne e nelle valli, ma pur anco fra le 
persone squisitamente educate, e fra la glovenlu 
die versa nelle scuole e fra i libri. Paver tutte le 
lingue avutl i proprj dialetti, I'essere i dialelti delle 
anticbe lingue illustri sopravvissuti alle lingue stesse, 
tutto cio mosfra che la loro eslirpazione sara cosa 
sempre cosi difficile, da repularsi poco meno che 
impossibile: e ad ogni modo, posto ancora che cio 
andasse ora succedendo, o che potesse in fuluro 
succedere, non sarebbe per questo men vera la loro 
antichita e conservazione lino ad ora, e da cio che 
in presente avvenisse o che fosse conlingibile non 
si potrebbe, senza alterare la quistione, fare indu- 
zioni contrarie a quello che i fatti ci attestano 
rispetto al passato. Per quanto poi spetta alle ven- 
tidue lingue parlate nella Bitinia e nel Ponto al 
tempo di Mitridate, egli si restringe ad osservare 
che, conlando dai tempi della divisione falegica ai 
noslri, le lingue che scorapartile tra le famiglie gia- 
petica, semitica, e camaica non erano allora che in 
numero di ^o per tutto il genere umano, si accreb- 
bero di mano in mano, secondo i computi di Adelung 
e di Water, a 2000, con ben 5 000 dialetti, e sopra 
questa osservazione, concesso pure che il calcolo 
de' citati scriltori sia esageralo, ed anche riducibile 
a dieci volte meuo, domanda dov' e il loro pro- 

16 



2^2 

cesso dalla plurallta antiea all' unifa , soslenulo dal- 
V oppositore ? E all' obbiezione desunta dalla molll- 
plicita de'parlan usatl in Grecla al tempo d'Ome- 
ro, appuntando d'errore cio che dice il sig. Rosa 
nel proposito, I'isponde primamente clie le cinque 
favelle parlate, secondo Omero, in Greta, non era- 
no altrimeuti lingue, come esso sig, Rosa le chiama, 
ma dialettij che 1' unificazione e fusione dei dialetti 
greci non awenne mai, attesoche la lingua ales- 
sandrina di tutti si compose bensi, ma non li estinse^ 
che i dialetti de' Greci, anziche esser piu numerosi, 
come presume 1' oppositore, nei tempi antichi che 
dopo, do\evano esser in nnmero minore, avuto 
riguardo alle comuni imprese dei Greci nei tempi 
eroici, al concillo degli Anfittioni, alle feste Pana- 
tenaiche ed Eleusine, ai giuochi Pilj ed Olirapici, 
a cui tulte intervenivano le greche tribu, ed al- 
r essere il dialetto jouico stato in origine uno col- 
I'altlco, ed uno il dorico coU'eohco^ che non gia 
r ionico prima, poscia il dorico, quindi I'altico di- 
ventarono lingue illustri, ma che I'uso dell' attico 
per Eschilo fu anteriore al dorico Pindarico e al- 
I'jonio stesso di Erodoto. Quanlo poi aU'eserapio del- 
le diverse favelle italiche, sogglunto a quelle del 
dialetti greci, cgli osserva innanzi tratto che contro 
la tesi del sig. Rosa slanno le stesse parole di lui 
(da noi altrove riportate ), non esser si, cioe, po- 
tule quelle favelle tanto abolire dall' opera cemen- 
tatrice del latino, che non ne rlmanessero ancora 
molte tracce in quelle poche radlci diversissime, 



243 

die si trovano disseminate nei dialelli viventi. Quin- 
di venendo al parlicolare dei popoli italicl, cilati 
dalF opposilore come parlantl lingue diverse, I'i- 
sponde die il veneto ed il cenomano, pru che nella 
radicale sosfanza, doveano differire, come al pre- 
sente, nel suono e nella forma, e clo per la so- 
vrapposizione dell'euganeo sul veneto, e per quel- 
la del gallico-bellovesiano sul cenomano, le quali 
sull'affinita priniitiva stesero un velo die la oscu- 
ro, ma non la distrusse: che lo stesso dee dirsi 
del ligure e dell' insubrico, altese le singolari omo- 
nomie de' luoglii dei Liguri Apuani e degli anliclii 
Liguri Velejati, i quali o^gid'i si rlpetono idenlici 
suir Adda, suirOglio, sul Clislo, sal Mincio, sul 
Po: che anche 1' etrusco e il latino antico dovet- 
tero avere qualche affinita, se tosco e latino veg- 
gonsi da Gio^enale fatti sinonimi, se tosco appel- 
lasi il Tebro, e se fra i Romani \i ebbe fusione 
d' Etruschi , come provano 1' antico vicus tuscus 
di Roma , 1' avere Roma avuti alcuni re d' origine 
elrusca, e ricevuti dagli Etruschi molti saccrdozj, i 
vati, I'auruspiclna, i litlori, i fasci, la sedia cnrule 
e molti costumi ed ornamenti: che simile affinita 
Tuolsi ammettere eziandio fra i Sablni e gli Umbri, 
affermando espressamente Zenodoto da Trezene 
presso Diouigi d' Alicarnasso, ed ammeltendo an- 
che Grotefend, che gli Umbri stanziati sul Tevere 
presero il nome di Sablni : che lo stesso Blondelli 
dai lunghi e speclali studj fatti sopra queste ma- 
teria fu condotlo a conchiudere che Euganei. Liguri, 



244 

Ausonii, Tirreni, Tusci, Osci, Volsci, Umbri, Lucani, 
Bruzj, Marsi, Piceni, Sabini, Sannlti, ed altri po- 
poli, pailavano tllaleltl di una sola lingua. Per ulti- 
mo quanto ai noiui iion latini Je'luoglii delle noslre 
pro^incie, die al dire del sig. Rosa non trovano 
riscontro in altre parti d'Europa, rispoude clie per 
poter legittiraamente fare una tale asserzione conver- 
rebbe clie ropposltore conoscesse tutte le miaime 
parti, tutti i piii oscuvi casali della Grecia, della 
Francia, della Spagna, della Germania, tanto da po- 
ter escludere clie alcun luogo \'i si trovi che a cote- 
stl noiiii risponda; e che poi ad ogni modo cio non 
toglierebbe che laffinila delle favelle 'non potesse 
uondimeno sussistere. Avendo poi il sig. Rosa indi- 
cato, siccome vedemmo, alcune radici celtiche di 
nomi di luoghi italici, assereudo che queste radici 
ne nelF Italia settentrionale, ne in Francia non s'in- 
tendono, egli confuta 1' asserzione, mostrando come 
pen (alto) da cui Apennino, lo si abbia in pinacolo 
ed in appendere^ land (pianura) in landa^ is (basso) 
d'onde Issa^ in abisso^ tor (alto) in torre^ dun 
( colle ) d'onde Comenduno, in duna^ gona^ d'onde 
Gana^ lo si tro\i registrato per