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Full text of "Cronache forlivesi di Andrea Bernardi (Novacula) dal 1476 al 1517: pubblicate ora per la prima ..."

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h 






1 



À 



20 

in dita cìpUì de Orbino per so LocotenonUi quelle primo che si trova- 
va a sova reì)ilioru', al quale so chiama M/ Zohane dali Selle, nostre 
forluvese: al quale per sova più inmortalità la prima volta che lui 
era partito da casa so fu a dì primo del mese de luglio 1502, e li 
stete per infine a sova rehilione che fu a di 8 d'otobre; e la secon- 
da volta se parli da c^sa a di 20 de decenbro, die martis, e li stete 
per infine a di i d' aprile, die mercurio, 1503, che V arivò a casa 
sova come so fj:randenisimo honore dal so prencipio ala fino. 

Dipo' questo, la Kx.»'» dal Duca per sove litro fece notificare per 
luto sove ciptà , che da mo' inenio non fusse alcuna persona né sol- 
dato che aniischa e non presoma fare alcuno despiacere nel ducato 
del prefacto llorbine e Montefeltro noie lore robe e persone, sola la 
pena dela forcha et rebilione come fusi*hatione de soi bene. E qui a 
dita nostra cipUì a di de decenbre ne fui facto bando soleno. Dipo' 
queslo, pure a di dito, sova Excelentia fece venire sove forerò ala ciptà 
de Faientia e de VovW a bordonaro per al so (*) transito, che volea 
retornare a dita sova ciptà do Orbino, nofilloando che tutu soi popule 
a vose a provedere de lore vituario et alogiamento de fora per ai 
c^ntà. 

1/ altre zorno, che fu a di 10 dal mese do decenbre, die sabati, 
1502, sova F^xcolentia in nomino Domini fece sova partiUi et venan- 
do per sove ciptà de Faiontia a cavale a cavale foce cavaliere uno 
(.esaro da Vijj:liarana al quale io donò la molitia dal c^valerato a 
sperone d'oro. K infra «piosle tenpo dito fantino u abe grani piacere 
faciando p;ram foste o solonilà. K de quolb» loco se parli come sova 
puardia o venne al so oastollo do Oriolo: ol reslo de sova (X)nietiva 
venni» por al noslm toriforio. E por più so n^corde, le influse cele- 
ste per luUi «juola noUo messo novo do slalura de uno p:ram palme. 

1/ altro zorno a di XI, dio dominioha, sova Exoolontia arivò ala 
ciplà de OstMia: e <|ui prosoutialomonlo andò por nostra ciptà come 
tanlo bordino, cho veramonto seria sfato baslanlo aver lui spirito di- 
vino corno al so j?ram bralio doln misorioonloa aporto, fatiamlo pra- 
tia liberalo ad ojjrno persona olio dt»;j:nato so fuse a lui aricomandare, 
c^imo fui corto povero doiK» cIk» donò la vila a soi marito per eser 
lore incalcorati : o tulavia a<Mjn|wiy:nfito da tute lo cobì^io de nostre 
Savio, faciando bojjno lon» soltMiità comò «^ram copia do vituario. A- 
rivalo che al fui a (losona, sova ExcobMilia come sova ^'uaiHlia alogiò 
noia ciptà: ol rt»sto por al conta. E infra (luosto toufK) vodando sova 
Exoolontia ch(» meglio io parca la consorvationo do soi popule che 
per altra via, doto comigliato a corolla tre milia francinse do sova co- 
mitiva, dagande loro scM'vito (*omo bone sovo patonto del bom servito 
per eser coirha dui niist» prosimo pasato la loro venuta: aricomandan- 
do a soi popule che io dobia dare paso e vituaria p«n* li soi dinaro, 

n Fol. 8 b. 



41 

lutavia faciandeìe bona cera. E qui se parlino a di 22 dìle, die iovis. 

Et era una belitissima et formosa genie ; e qui andavano da cavalare 

come sova granda honeslate. 

Pur siguilando mia instoria, a di dilo, cercha V ora decima ota- 

va, sova Excelenlia mandò uno so secritario chiamato M. Cipriano 
Nomaie nostre forluvese per al dito M. Hamirio, al quale era alogia- 
to in dita Cesena in casa de M. Domenego de Ugolino so tesorcrio, 
che novamento lui era venuto. Fate che lui abe tale comisione, in- 
mediate lu' andò da sova Ecelentia. Arivalo che al fui, in brevità al 
fece menare in soa rocha come pocha quandità de parole infra lore. 
Acade V altre zorne (*) che fu a di 23 dilo, die venus, siando 
suoa Excelenlia feruto dala saieta divina dola santa zosticia, come 
quella che per soa natura senpre cercare suova iustilìcatione, e ma- 
sime conlra al prosimo, determinò et fece una suoa lilra ducale a 
Ulte li signor Anliane dela Homagna sola lui, la (|uale se trovava de 
questo tenore (**): — Magnilìci fldelesque nostri dilecti salutem. Per 
coniectura deli nostri progressi ha veti possuti cognosere che nui de 
natura semo d* ogni avaritia alieni et continenti da (lualonque exat- 
lione et mantinimenti con li nostri subditi, ali quali, ultra le remis- 
sione et dani et affanni del' imprese e gucra che avema sustinute, 
ce semo adurati de non Timpori mai novo graveze. Onde possete es- 
sere certi che ce sonno stali dure et molestissime le exantioni et cor- 
rutele et aspereze che havemo inleso sono fate in questo nostro do- 
minio da Ramiro de Lorque; ol quale fra M principio che foi da noi 
deputato al governo dele Stalo nostro, finché da nui se ordinava el 
nostro conseglio, el (juale sotto lo ìì.^^ nostro [^residente havea sen- 
pre ad tenere lo regimenlo predicto, lo da nui inslantissimameuti ad- 
luonito che da hogni indebita exatione se abstrese totalemente, pro- 
ponandoli gravisima punitione de quanto facese in contrario. El non 
guardando nui ad fare in oso qualonque gravi constituvito salario de 
mile ducento duellati de oro per ogne anno et da mese in mese pa- 
gatolo inleramento, et permessoli lo emolumento dola nostra Cance- 
laria dela quale posseva po' farre la spesa ordinaria dal vivere suoi, 
ultra che li havemo [fatto] gralia et doni de diverse robbe de gran- 
da valuta. E no' de manche si gravi sono le corruptele, extorsioni et 
rapine le quali trovamo che generalmente hai facti in qualonque per- 
sona, faccenda et iudicio li [sia] prevenulo ale mane, et si continu- 
vate le fraude, che uniformimento ha comesse in luti li nostre intra- 
le, che non i è ciplà, terra e castello, nò loco in ludo el dominio 
nostro, né officiale et ministre de nostra Camera ducale non ce siano 
facto sapere de questo gravissime querelle ; e tra l'altre sopre la pe- 
nuria de' fermenti, causata da lui per el tralice ha facto conlra le 



(•) Poi. 9 a. 

(**; Di questa notificazione ducale ho soli* occliio per le opporlune correzioni il testo pubbli- 
calo dall' AL VISI II Duca Valentino, pag. 554. 



Foni-i , lKMli^ANmM . iw: 



23 

suoa lesta mesa a loco soì , corno dui capeze di eira biancha inpiza- 
lo; e qui stelo per insino al' ora vigesima seconda del' altre zorne 
che fu al dì dal primo martire Santo Stefano; e poi fu sepelito ala 
ghiesa dal sarafìco Sam Francescho, e fu portato da soi familiari, 
come so cape incuto, come sova gram soleuità. E li nel suo andare 
se inschontrò neli soi stendardo divino come li nostri tenporale. Con 
ciò fuse cosa che in tale bora arivava dui capitanio de fantaria come 
suuve condute cerca 800 soi piduni; e qui tucte de conpagnia anda- 
va atonie a dita piaza ale lore viaze, remescolando suoe croze comò 
soi stendardo. E per queste dite corpo dal' arte melitaria fu venerato 
e fu sepelito nel soi cimiterio. 

E di poi die sepelito abiamo al povere zentilomo, al prexento ad 
noi se resta ad notaro alcuna parte dele vesticie de suoa vita, bem- 
chè nel' altra nostra cronica de tenpo in lenpo noi n' abiamo par- 
lato. In prima noi pregarema la divina Maestà che se vola degna- 
re de perdonare li soi peculi, e poi donarle la gloria beata. Secon- 
dario, non era per suoa statura tropo grande, come suoe membro asa' 
heno proporzionalo; capile negro, barba negra, hochie grese, faza 
larga, cxyìe curio, suova vista intera, suoe mane de dreto tenen<lole 
ala eentura, andava largo de suoe ganbe in pete a soi zinochie; e 
per suoa natura potea avere cercha anne 50. Tamen male noi pote- 
vano indicare per dita suoa gram barba che lui portava ; e non tro- 
po abondanto de suoe parole: tamen deva lui gratissima odentia, ed 
era stato gram tenpo familiare d'Alesandre sesto pontifico et dela Ex- 
celentia dal dito Cesaro l^orgia so patrone. Et avandole lore de con- 
teiiuvo adoperato in ogne so oportuno bisogne, tamen senpre lui a- 
vea auto la palma fiorita et uvea lore fate cavalere et conduteri sopra 
tucto soe zente. Et prima era stato so Governatore zenerale come 
hogue suoa gram feducia de hogne so fondamente, secondo nostri ri- 
porti. 

Homine tri inpicato ala ciptà de Pesaro. 

I prefati tri homine inpicato ala ciptà de Pesaro per suspeto fune 
qiiiste: M. Ridolfo cavalere di suoa guardia; 2, Marco Antonio da 
Itimino; 3 et ultimo, Tonio da Sogliano. E fu ali Pinestro dal palazo 
dal Podestato a dì 31 dal mese d'otobre prosimo pasato 1502, la no- 
te prosima ad venire a hor 7 (*). 

Dui capitanio dacalo che intrò in Forlì per forcea. 

{.e prefali dui capitanio dela Excelentia dal Duca, zoè uno Zanote 
Savuglino corno uno so conpagne che avca fate venire sova Excelen- 

(•) Fol. 10 b. 



■ ^\ 



Abiando già le molte volte contenplato io Andrea de Bernardo hi- 
slorico ninna cosa esere più delitevole et proficuva a tucti li soblirao 
inzegno quanto é al nostro le cose digno de memoria, le quale ave- 
re intexo da persona non suspecta cognosere; pertanto noi delibera- 
to semo quanto ad noi darà suficiencia al nostro debile e basso inze- 
gno, benché non dubito serano alcuno, non considirando la intentio- 
ne nostra hoptima e studiosa de dare cognotione e dilecto a nostri 
sucessore dele cose che nanto a lore serano proceduto, culparano 
questa nostra inculta hopra: noi chiamamo Mio testimonio, che non 
se denegando lui al so alturio, che tucte quelle che nela prexente 
scrivirema, mai non sera da noi notato se prima non seremo per 
vero e digno homino testificata. Pregamo adoncha chi vederà le co- 
se qui notato non atenda al nostre basse parlare e debile inzegno, 
ma la intentione nostra, come di sopra. Comentiarema adoncha, co- 
me r alturio delo eterno Idio e dela suova inmaculata Maria regina 
de vita eterna e de sam Zohane Batista et Mercuriale et Valeriano 
sanclo nostro protetore e de tucta la corte celestiale, a dare prenci- 
pio a questo nostro secondo libro , come noi habiamo promesso ; del 
che ne sia laudato al nostro Redemptore. Dichamo, adoncha. Già era 
li anni del Verbo divino pervenuto al numero 1502, al tempo che 
presedea nela sedia 'postolica papa Alesandro sesto pontifico, et sia- 
mo inditione quinta et ali zurne quatordese del mese de zugno, die 
martis, cercha Torà undecima, nela nostra magnifica ciptà de Forlì, 
regnante Cesaro Borgia Valentinensis ducha de Romagna (*). Per al 
che noi volema che questo secondo nostro libro sia intitulato ala Cx- 
cellentia dal dito Cesaro Borgia nostro signore Confalonerio e Capita- 
nio generalo dela sancta romana Eclesia ; che Dio la salva e mantenga. 



8 



Primo 80 introito. 

Al prefacto illiistrisiino siprnore dom Cexare Borgia de Ferancia e 
per [Jio gratia duca dia Romagna e de Valentia, prencipo de Adria 
e de Venafri, signore de Pionbino e dela S. i{. K. Confalonerio et 
Capitanio generalo, questo anno dal Signore 1502, die 14 dal mese 
di zugno, die inarlis, cercha Torà undecima, se fui la suova tercia 
partita da Koma per venire al grando aciuisto del duquato et ciptale 
de Orbino e de ogne altra suoa bramosa voglia ; dela quale in que- 
sto ne farò parerò perpetua memoria, in quanto che V onipotento e- 
terno Idio me voglia conservare in felice stade. La quale dita partita 
se fu de volontà et comissione d' Alesandro sesto ponliQco e de 
tuta sova lega. Al quale era: dito pontifico, et la M.^à je Lodovico 
re cristianisinìo de Ferancia, come la magna Signoria de Venetia e 
de Ercole da Este marcheso dela nobile ciptà de Feraria, comò lor 
soi ederenti. Kn al presenta zorne i aspeti celesti se retrovavano 
in queste moti: al Sole in grade primo e menuti quatre de Can- 
cer; la Luna in g. 21 et m. 52 dela Libra, e uno trino dal Sol co- 
mò la Luna bor 22 dipo' meze zorno, et uno trino de Saturno co- 
rno la Luna hor nove dipo' meze zorno, et l^una in cauda Draconis, 
e la conionlione de Venero com Mercurio. Deli quale aspeti de conti- 
nuvo noi pregaremo la devina Maestà che se voglia degnare che per 
suoa Excellentia debiano beno inflovire de fornire hogne suoa bramo- 
sa voglia. 

Ora, partito che al fui, cavalcò per insino ala ciptà de Spolito; 
et II arivato che al fui, in suoa roca feze alquanto resistentia. Et in- 
fra quele tenpo spatiò uno so cavalaro, fiolo de uno (lUielmo Tenpio- 
ne del conta de Imola, al (jualo avese a venire a stafeta per lucto 
suoe ciptà de Romagna, e (}ui darle piena informatione a soli loro 
tenente che aveseno a notificaro a soi signuri Antiane che inmediate 
debiano lore provedero de fare gram vituvaria da portaro in campo 
di suoa Ex.^^*; e più, che debiano mandare uno bando ducalo che 
tucto suoe ciptà debiano staro vigilanto, che, comò al segno dela 
campana se sera fato intendro, che uno homo per casa se debiano 
aredure comò sove armo in mano in piaza (*) et li fare la voglia 
de che sora ie sera meso. E qui arivò a Forlì a di 9 dito, die do- 
minica, cercha Fora quarta dela note. Fato tal prenontia, al nostro 
Locotenento, chiamato M. fialavoto de Gualdo da Rimino, inmediate 
fece notificare per via dal dito in publica forma notificare e poi feze 
intendre al tema a' nostri signore Antiani; e fu al tempo che prese- 
dea so capo uno M. Maso Maldento doctore e cavalere. Fato questo, 
di subito fecene gram quandità de vivarìa : al simile fecene altre so- 

(*; Fol. t a. 



ve ciplà corno suoa voglia alegra et peregrina, per farie inlendre 
d'esere lore tueto soi boni e fideli servitore, a ciò che suoa Ex.'*» pos- 
sa perseverare in ogne suoa viteria. Fate tale provisione, di subito 
sua Ex.^ia infinse de volere andare a inetre al campo ala ciptà de Ca- 
luarino; e lì fece fare le molle spianati. Fato questo, di subito al 
campo s'aviò, et li mese inenti uno M. dom Michele spagnolo so 
condutero corno alquanto cavalo ligeri. Partito che al fui, feze la via 
dala ciptà de Caglia, nel teritorio del duquato de Orbino, dove al 
prexento Tiuidobaldo duca de Orbino. Et li infra la suoa via dito dom 
Michele se inschontrò int uno M. Dolce da Spolito, auditore et secri- 
tario generalo dal dito Guidoubaldo, et altre soi sequaci; e tute de 
compagnia fune a gram parlamento, per modo che lucto introno no- 
ia dita ciptà de Taglie. E intrato che lor fune, in brevità dito dom 
Michele prese diUi ciplà a potitione ed instantia de suoa Ex.^»» da) dj. 
lo Cesare; e fu a di 19 dito, die dominica. Pur seguitando la istoria. 

Cesaro Borgea signor de Caglio crìato. 

.\1 prefato illustrisimo signor dom Cesaro Borgea de Francia queste 
anno dal Signore 1502, die decima nona iunii, die dominica, fu in- 
stituito e criato e deputalo signore de dita ciptà de Caglio de volontà 
e comisione de tucta suoa lega, nela quale insemo come dito Alesan- 
dro papa i era la M.^* de Lodovico re di Ferancia et al Senato vene- 
tiano, con ciò fuse cosa che al prexento suoa E\M^ fuse in campo 
per andare ala ciptà de Camarino. Alora uno so conditero, chiamato 
Doraenego Spagnolo, fé* infinta et da lui se parti et andò per la via 
de dito Caglio et inschontrose int uno dito M. Dolcio da Spolito , se- 
critario zenerale dal dito Guidoubaldo in quel tenpo duca de Orbino, 
e de altre S4)i sequaci. E tute de coin[)agnia se introno in dita cipUì, 
et li ne fecene signor dito dom Cesaro; che fu a di de zugno dito, 
comò ut supra, come hogne sua potestate. 

(*) L' altre zorne che fu a di !20, die Inni, iutendando tal mala 
nova, al prefacto Guido Ubaldo signor dola cipti'i molte graudamente 
se maravegliò de dito soi Cagliese e dito M. Dolce che lore abiano 
dato tal ciptà a suoa Ex.^'^ ; e per queste dubitando lui grandamento 
per suoa poca ventura, se parli la note prosima cerca V ora quarta 
come M. Dionises da Santa Agate come certi altri soi confidali per 
più suoa salvatone per andare nela forteza de Sam Lei a ripensare. 
Et se parti come grande ordino et bona schorta innanti. Arivato che 
al fui non tropo doinstanto, li fece alcuna suoa resistentia, aspetan- 
do che suoa guardia, eh' è in dereto, retornaso: tamen già era stato 
presa dal prefato dom Michele, per aver lui già circondato al monte 
intorno. Alerà vedando al dito povere mischino dito Guido Ubaldo al 



10 

tucto data fortuna eser abandonato, molto lui dubitò dela posanza 
dal gram bratio de suoa Ex J*'^ , et altiando lui li soi hochi al ciele 
et la divina M.'* quela pregande che lui dovese luminare che quala 
bona via per lui dovese piare. Et li fune a gram parlamento, dlcan- 
do dove potiva derivare tal suoa infortunia, considirando lui de re- 
ponsare sota al manto de Sam Piero per esere lui in portecione d'A- 
lesandro sesto pontifico e de tucta suova lega; e po' considirando lui 
d' esere senpro stato so bone servitore, avando lui senpre servito a 
tuto soi bisogne, come al prexente avea lui de comissione dal dito 
pontifico eservito d'alquanto cappe de suoi artegliarie el capitanio Vi- 
teloze zia de M. Vitelo dai Viteli dala Giptà de Gastelle, che al pre- 
sento duca prese la ciptà de Hecio de Toschana nel teritorie del Se- 
nato fiorentino, e de multe altre suoi inportune bisogne. Tamen ve- 
dando lui de non avere alcuno soccorse per al (juale lui se potese 
salvare, feze lui ferma deliberatione de quele loco volere partire et 
ala ciptà magnifica de Mantuva volere andare, dove in quele loco se 
ritrovava madona Isabeta suoa consorta el sorella de Zohano France- 
scho da Gonzagua marchese de quela ; la quale dita madona de con- 
tenuvo in quele loco era stato di poi la compagnia che lei avea fato 
a madona Lecoretia Borgia quando la se menò nela ciptà de Fera ria; 
considirando dito Guido pur che la furia non passa al segno che la 
santa patientia vinza hogne desdegno. Et feze suova partita, et vene 
a Gastele Novo nela proventia dela Romagna nel teri torio de dito si- 
gnor Venitiano, tutavia comò gram pericolo de' contadino per quela 
rivera. Et li trovò uno Alovise lìole del bariselo de Uavena, et tese- 
le a condure ala ciptà de Havena a salvamento, prometandole per 
suoa mercede duquato cento d' ore, come sera conduto là (*). Et 
qui lui e '1 dito M. Dionisio erano vestito da contadino, tutavia an- 
dando incognito. Et breviter de quelle loco se partino e venne per al 
traverse dala Gave de Gole et alogiò quella note nela Vila di Sam Za- 
charia nel teritorio de dita Uavena in casa de una famiglia chiamate 
li Gelusi. L' altre zorne arivò a Havena, e (jui alogiò in casa di Zi- 
rotto Gocimanne, e po' andò ala ciptà de Feraria, senpre incognito. 
Dipo' arivò ala dita ciptà de Mantova, dove li si trovava la sova bel- 
la Duchesa, come ut supra. Pensa mo' tu, discreto miolectore, che 
alegretia potè eser la sova. Per che relorna al mio riporto. Lei si tro- 
vava bela e polita e formosa di so corpo, e di conseglio e de loquen- 
tia uno altre Tulio, come lei li molte volte tale sove infortunio le 
r avea predito. E che queste sia al vere, lei a sova parteta s' avea 
aducto hogni so potere, considirande lei di più in quelle loco come 
lei tornare. E infra queste tempo la magna prefacta Signoria di Ve- 
netia intendande el grande erore comese per dito (iole del barisellu 
d'avere dal dito Guido tale sova pensione contra ho;j:ne debito de ra- 

(') Fol. 3 a. 



ìì 

soney vogliando seve Signorie che hogne sove teritorio sia libro come 
per li sci previlegio é manifesto, di subito al fecene menare et me- 
(re ali feri a dita soa cipta. 

Ora mai dipo' eh' io ó reposte al dito Guido Ubaldo, al presente 
me resta a tornare nel duchate prefacto di Orbino, e qui farone la 
piena institutione ala Kx.^ì* del prefacto nostro signor Duca de Roma- 
gna, come in queste inento a partita per partita sera manifesto. 

Partito che al fu , la note predita sova Ex.^* arivò alla ciptà de 
Orbino. 



Cesare Borgea dncha de Orbino creato. 

El prefacte dom Cesaro Borgea Valentinensis e per Dei gratia Du- 
eha de Romagna, queste anno del Signore 1502 a dì 20 dal mese di 
zugno, die luni, eercha Torà setima dela note prosima venire, sova 
Ex.**« fece la sova prima intra ta nela ciptà de Orbino. E nel prefacto 
zorne li i aspecti celesti se retrovava in queste motti. El Sole in gra- 
ti sette e menuti 22 dal Cancan; la Luna in grati sei e menuti 57 
del Capricorne, et Luna in oppositione come Solis hor 4 et menute 
r>l dipo' meze zorne. Deli quali especti de continuo pregarò la divi- 
na Maiestà che per sova excellentia et per hogne soi boni subdilo le 
posano inflovire e godere in felice stali. Con ciò fuse cosa che nel 
presento in dita ciptà se retrovasc posedere sova breta duchale uno 
(lUido rbaldo, (*) già lìole de uno Federico da Montefeltro, pure au- 
rora lui ducha del prefacto duchato de Orbino. Arivato che fu, sova 
Kx.*** inmediate se ne fece signor a bacheta, per esere già in tale 
notte |>artito al dito et esere andato ala ciptà de Mantova, come in 
quolle loco si trovava M.* sova Duchesa, come in drele in queste pi- 
nainente ne parla. Pasale quella notte, al zorne propinque, che fu a 
di 21 dito, die martis, sova Ex.^'» se fui alette et creati et deputati 
signore oniversale de tuto el resto del dito duquato insemo come el 
castelle de Sam Marino de Romagna. Seguita pure. 

Cesare Borgea signor di Sam Marino creato. 

Il prefacto Cesare Borgea, cerando li anno del Signor 1502 a di 
21 dal mese di zugno, die luni, per la Comunità del prefacto cestel- 
le de Sam Marino nela proventia dela nostra Romagna fui instituviti 
de loro comuna concordia so signore come piena rasone, come le loro 
pacti et conventione. Fate che fu queste, uno so Comisario prese la 
posesione e li corse la piaza come sove gram selenita. E seconde al 
mio reporto, tale sova invistitura de tale signoria era stato per inter- 



•i Kol. 3 b. 



12 

cesione del so castelanc dela cipta de Uimino, chiamalo M. Uoderi- 
cus Maldonati spagnole. 

Cesare Borgea signor de Camerino ereato. 

El prefacto Cesaro Borgea de Ferancea, corande li anne del Signor 
1502, cercha la "seconda mediata del mese de luglio, sova Ex.^»» fui 
creato e diputato signor de dita ciptà de Camerino de volontà et co- 
misione del so popule. Con ciò fuse cosa che in quelle tenpo si ie 
retrovaro per so signor Zulio Cesaro Varano come tri soi fiole, zoé 
Venantio et Anebalo ligiptimo e naturalo; el tertio era inlegiptimo. E 
perchè sova Ex.'** abiando già preso tuto al duchato de Orbino e de 
quelle loco partito, et avere già prese et asidiato alquanto del so te- 
ritorio del dito Camerino, e per eser sova Ex.'»* Capitanio zeneralle 
dela santa madre Eclesia, dito signor Julio per questo gram paura se 
avea messe. Et infra al predicto tenpo già avea tolte termino otte 
zorne da sova Excellentia, solom per volere aterminare hogne sova 
facenda e po' darle dita ciptii a sova Excellentia , come la sova bene- 
neditione, da poi che lui non aspetava alcuno (*) secorse perai qua- 
le lui per via alcuna mai se potese salvare dale fortie del gram bra- 
tio de sova Ex."* come sova legha. Alora intendando tale so popule 
quelle che determenato avea dito Julio, fecene infra lore gram con- 
cistorio , dicando: — Se lui dà tale nostra ciptà a sova Ex.'»*, lui 
conciarà li fatti soi e de soi fiole e po' s' andarà con Dio e non cer- 
charà dì guastare li nostri facti, e per questo lui seria so ver favo- 
rito e nui per contrario. — E per queste alora fui concluso per so con- 
cistorio de piare dito Julio e soi fiole et per lore sia data dita ciptà 
a sova Ex.'»*, come di sopra. E qui prese che lore V abene, comen- 
cione a cridare — Libertà , libertà — . Intendando (luesto sova Ex.''* che 
al presento se ritrovava nel Castelle Duranto, dove in quelle loco e- 
ra stato alquanto zorne sova Ex.'** e le molte volte era andato ala 
cacia nel so barcho, in mode che uno zorne a sova Ex.'»* i era ca- 
scato al cavale adose, alquanto V avea inavorato, tamen per la Dei 
gratia non abe male alcuno; intese che abe tale nova, di subito li 
fece andare uno Comesario apostolico al quale ie fece intendre come 
era volontate d' Alesandre sesto pontifico e sova legha che tale sova 
ciptà s'avese a dare a suoa Ex.'»* Fate la domanda, fu prese al par- 
tito e qui mandone al dito signore Julio come la moglie e dite dui 
soi fiole nele forilo de sova Ex.'** che se trovava a Rubino, e qui 
fece inetre nela sova roca, zoè li dui fiole e M padre, e la madre 
fune menate nela rocha (*•). Fate che fu queste, inmediate per 
dito Comesario fu corsa dita ciptà a petitione ed instantia di sova 



(*) Fol. 4 a. 

(**) Lacuna del ms. 



I 

f Ex> come gram solcnitó. Fate che fui questo, el resto tuto al so 

' campo, che era alogiato al castelle de Fermigliano ne' teritorio de dita 

ciplà de Orbino, sova Ex.^» al devise come a lui ie parbe. E queste 

fece per andare a rivisitare la M> de Lodovico re di Ferantia , che zia 

era arivato nela ciptà de Milano. Pure seguitando la instoria se parti. 

Cesare Borgea andò a Milano a rivisitare la MJ^ de Lodovico re 
di Feraneea. 

il prefacto et prodentisimo Cesare Borgea de Francia , questo anno 
del Signor 1502, cercha al primo zorne dal mese d'agosto, atrovan- 
dese nela sova ciptà de Orbino fece la sova partita per andare a ri- 
visitare la prefacta M> del dito Lodovico re de Ferantia, al quale pre- 
sente momento se retrovava nela magna ciptà de Milano. Partito che 
al fui, senpre andò incognito da cavalcare a poste, et arivò ala no- 
stra ciptà de Forlì (*) a di 2 dite, die martis, come quatre cavale. 
Arivato che al fui, di subito per la magnificentia del nostro tesavo- 
rerio le fu properato cavale IVisclio, al quale se chiama M. Certo zia 
de uno altre nostre ser Berto ; e qui presentialemento V acompagnò 
come bone so ve guido per infine ala Nave de Vico, e po' s' aviò in- 
verse Forarla in nomine Domini, che potè esere cercha Fora vigesima 
tertia. Fate queste, di subito la M.^ del re n'abe nova e in brevità di 
tempo sova M.^ abe a dire per la grandenisima sova alegretia che lui 
n' abe come al so Locotenento dela ciptà de Milano, chiamato mon- 
signor de Sam Monte, abe a dire: — Bona nova abiamo. Uno mio 
secreto te voglie revelare, come al presento la Ex.^»* del nostro si- 
gnor Cesare Borgea se retrova ala ciptà de Feraria vestito de cavale- 
rio de Sam Zohano per venirme a rivisitarme, vignando lui incogneto 
come cavalare da posta — . Alora le rispose dito Locotenento: — Li- 
na miore nova a vostra M.^ voglio dare, che lui se ritrova qui pro- 
pinque, come preste vel farò vedere — . E inmediate chiamò uno so 
fiole come certe veste nobile per sova Ex.*»» e soi compagne, et man- 
doe al' incontra. Arivate che al fui, sova Ex.^'» per alcune modi non 
volca eser cognosuto; tamen per al gram tema che tale ie riplicó, 
di subito lui se placoe e qui fece tuta la sova voglia e de compa- 
gnia s' aviglione. E come loro fune alquanto deinstanto da dita ciptà, 
el prefacto autore s' avigliò inanti per fare intendre a sova }lì.^ ho- 
gne c^sa per lui facto. Arivato che al fu, atrovò sova M.^ che se 
[Kirtiva da casa de uno M. Zohane Jacome da Trautio, nobile mela- 
nes6, de conpagnia de quasi tute anbasarie li potentati de Italia e 
masime alcune di lore principale, come fui Zohane Francescho da 
fioiigiaga marchese de Mantova et multo altre. E qui lui se fece ali 
sove orechie coram populo, dicando a sova M.^ come di sopra. Fate 

:•) Fol. i b. 



li 

tale prenontia, inmediate sova M.^ se parli e venne incontra a sova 
Ex.^* come poca sova comitiva, che tute el resto rimasene in quelle 
loco tute stupefacto. Arivato che al fu, di subito sova M.** ie buio al 
so bratio al cole et basandole più volle dicando: — Bene sia venuto 
al mio mom cosino e bom parento — ;e tuto di conpagnia s' aviglio- 
ne et nel castello de Milane introne. Intra te che lore fune, di subito 
ie fu properato tre digne camare come soi ledi bene aparati. Pasato 
quelle zorne a mi incognito, la note propinqua, cercha V ora secon- 
da, sova M> se parli sentia alcuna sova conpagnia, et andò a rivi- 
sitare sova Excellentia. Et qui al prese per sova mane et andoue in 
camera regale. Fate che fu questo, (*) inmediate dito so Locotenen- 
to spaciò uno cavalare a Roma ala Santit;\ del nostre Signore et a 
quella fare intendre hogne sova splendidisima alegretia, come ut su- 
pra. 1/ alegretia che n' abe sova Santiti'i a ti, discreto mio leclure , 
lase dare tale sententia, con ciò fuse cosa che inmediate sova San- 
tità de tale cosa ne fece copia; mandola al rev.""® monsignor cardi- 
nale Horgea che presentialemento se retrovava nela ciptà de Cesena,, 
dove in quella era romase Locotenento ducale e avea date comiato a 
tute el canpo che andase alle lore stantie. Intese che abe sova H.* 
Signoria tale sove alegretia, di subilo per hogne suova ciptà ne fece 
copia: per molto gram contento facea de tute loro selene festa. K qui 
siete sova Ex.»^» come sova MM in gram gaudio et alegretia a gode- 
re de quele bone capuni , per infine ala prima setimana del mese de 
setenbro, che sova Maieslà, atrovandesc ala ciptà de Genuva, se 
partì e tornò in Francea. E qui inento sova partila abe a dire que- 
sta; infra scripto parole a sova Ex.^^*: — .Mon cosine, stato come la 
pace delo eterno Idio e torna a godere hogne tuoe potere e sta' di 
iKina voglia, che io te ó facto grando, ancora le farò mazore — . .\- 
lora sova Ex.*** respose dicando: - Sacra MaisUì, ve ne rende infe- 
nlte gratie del magne benefitio da voi receuto, hoferandome aparati- 
Himo a tute li vostre bisogna dal regno de Napole andarle io presen- 
tialemento come dece milia combatanti pagali per tri anne — . E qui 
pregando sova M.** che al voglia acolare volonliera, e che lui nonn 
abia alcune respecto ala Santità dal papa. Alora sova M.** replica di- 
cando che de tale regno non avea pasione alcuiìa, per potere lui in- 
pizare el fogo el amortare a tuta sova voglia. 

Fate queste, in nomine Domìni hogn' ome de lore se parli et an- 
done ale lore viaze, per mode che sova Ex.^** arivò ala ciptà de I- 
mola a di IO dal mese de selenbro, die sabati, i50i, dove già in 
quelle loco i era arivato al dito rev."»» monsignore cardinale Borica 
et M. Ramirio da Lorche. E po' arivò dom Miohelle spagnolo a di 
primo olobre, e qui siete al dito dom Michelle per infine a dì 6 dal 
mosf» d** otobro, che era venuto nova che el prefacto Sani Lei se era 

(•) f oL 5 a. 



ir, 

reholate per la Ex.»** dal nostre signor Duca e dato a (luidobaldo ; che 
fu cercha la prima setemana dal mese d' otobre , seconde al mio re- 
p(>rto, anno Domini 1502. Con ciò fuse cosa clie quelle so castelane 
spagnole aveva già facto la molte fabrica de legnano in dita fortetia, 
in tale modo e forma cbe, per la gram lungbetia de dita so va fabri- 
ca, tale so malestro avea presa tanta familiarità come al dito caste- 
lano, che in tale zorno V avea prese e tolte come soi conpagne suta 
la sova ìuridilione (*). Mora intendando la Ex.»** dal nostro signor 
Duca tale sova mala nova , inmediate ie fece tornare el rev.^o mon- 
signor Cardinale e dom Michelle e Ramiro, le quale andone per fine 
!ì I*esare e a Fané provedando ale lore fortetie più debile. 

Dipo' questo, a di 8 dal dite mese d' otobre, die sabati, 1502, 
li contadino dela ciptà prefacta de Orbino fecene uno gram sfortio e 
per fortia introno in dita ciptà come sova voce piena dicando — Du- 
ca, Dnc^; Ubaldo, Ubaldo — ; per mode come poche alturio d' altre 
soi ciptadino presene la piaza et al so Locotenento, chiamato M. Zo- 
haiie zia d'Andrea dali Selle nostre forluvese, et mese sove robe a 
sacoman, e lui fu mese nel palatio di Priuri. E qui stcte cercha una 
bora: dopo fu dato nele mano de uno so nobile, chiamato Zollane 
zia de Paulo de (luido. 1/ altre zorne, che fui a di 9 dito, die domi- 
nici, fecene dare la bataglia ala rocha, che poteva eser bore 19; e 
durò cercha hor tre. E qui 1' abene d' acorde, salve le persone e le 
robe. Fate che fu queste, liberalemento fu prese dita ciptà edita ro- 
cha a petilione ed instantia dal dito Guido Ubaldo. 

Dipo' (|ueste, vedando al popule dila ciptà de Fosambrone e dela 
F^ergula <'.he dita ciptà de Orbino, come quella che teneva sova sedia 
ducale, zia era rebelata, ancora lore se levone in arme e fecene al 
simile. Alora intendando tale sova mala nova, al dito dom Michello 
et M. Ramiro da Lorcha di subito fecene hogne so potere et andone 
a sachegiare dito Fosambrone e Pergula, che fu a di XI dito dal 
mese d' octobre, die martis, 1502: al quale sacomanne se fui de 
granda utilità per quile che se retrovò. 

Facto che fu queste, a di 16 dito, die dominica, al dite dom Mi- 
chelle e Ramir come tute al so esercipto andone ala ciptà de Orbino 
per volere darle la bataglia. Arivato che loro fune, el popule ie re- 
sp^jse gaìardamento. 

E infra questo tenpo una gram legha nova , zia partorita centra la 
Ex.*» dal nostre signor Duca centra 11 prefacti, si scoperse, la quale 
legha particolaremento se fu questa: li signor Orsino, al capitanio 
Vililocio, zia de M. Nicolò dai Vitelli dalla Ciptà de Castello, Zolla- 
ne l'aole Bagliune da Perusa, Livirote da Firmo, come tuti lore a- 
derenlo, che poteano eser cercha iO (**)emolta fantaria. E (jui 



;•) Fol. 3 b, 

(**\ Lacuna dei ODs. 



;u 



L* aeorde dela Exeelentìa dal Duca come al ma^niflco Redimento de 
Bolo^a. 

Al prer«(*lo dito aoonìe fate tra la FArolentia prefacta dal Duca de 
Valentia, ConfalniìfM'io et Capitanio dela S. H. K., come al dito ma- 
j^iiifìoo lief^iinento dela eeleberiina eiptà de nononia , al tenpo elie pre- 
sedea lo inlustri M. Zollane Bentivoj^lio, fu fate cercha al mese de 
deeenbre anno Domini MIMI, come innenlo narerò a partita per par- 
tila. In prima alrovandise suoa Kxcelenlia al presento per abilatione 
ala suna <*iplà de Imola eome cercha milia armigeri, che de ronti- 
nuvo era slatr in <juel loco dipo' suoa relornala dala M.^^ de Lodo- 
vico re de Trancia, al quale in quel tenpo si era ritrovato nela suoa 
ciptà de .Milano: et per queste dito ma^rnifìco llegimento de Bologna 
dubitando dal grani bratio de suoa Kxcelentia come aveà fate le an- 
no precedente, aveano facto fabricare uno «arando et inespugnabile ba- 
stione di fora da su(uì ciplà di vei'se meze zorne, propinque ala gìiic^ 
sìa de Sam Mietitele in Hosi^ho, non Iropc Ionia dala ciptà, quasi ne- 
le introito dal monte, a meziì costa, per conseglio et fabricalo de 
volontà de quisti dui Comisario: zoe, uno chiamalo Mancino zia fiole 
de uno Domenego dela Paduana cavaleri et annizere: T altre, Nicolò 
da lìazane. Kt qui a tale sovenlione ie inlravenne tute el suo clericx) 
e tute li suoi coicgio de hogne facultade et caslelle e vile de suoi d«>- 
strituali. Kl lingue zt»rne durante el tenpo i andava le suoi Conseli 
come {*) soi slendaiile in mano: in mode che infra al dilo ten|X) più 
volte ditti llegimento i avea mandato per r.omesiirio el W.^^ Monsignor 
l*rtdouilario Itentivoglin a pregare suoa Kxcelenlia che quela volese 
cognoser«» lab* suo llegimento jht soe Inuie et lidelisimo servituri, et 
conservandit» hogne altre suoi capitole a lore per lui facte b» a.nne pn^ 
cedento, non avando mai loro pretiriti» alcuni suoi precepli. In mode, 
come alo eterno Idio piaque, infra suoa Kxctdenlia e lore fu conclu- 
se novamente quisU» infrascripte capit«>le. Prima per suoa pensione 
duquati decemilia d' ore hogne anno per line in cape de anne otto 
pi-osimo ad venire, comentiamb» al zorne de tale ^mgamenlo. Iteni per 
aiute cento omine d'arme e ducenlo cavale lizeri, pagali |>er loro de 
luto punte, a ttMì|>o dui mist* a melre in punte. Kl qui per al dite 
M.^ hegimento, al quale suoi primate erano quisti: al (lib> illuslri 
M. Zoane An/.elo lìanutit» ('.ontàionerit» el (ihinolfo de Ihancho tlapila- 
nio, di Ci>n|K»gnia tb»li su»ri signor Sinlece: et qui ^km* suo ecelso Con- 
seglio fu debMiuinalo hogne Ioim capitole coiue lor palio et conven- 
lione, che tuta suoa ciplà el deslivluali di^vese venire [x^r la prima 
^Kiga lìogn' onu» ^mm* suoa rata. Fate «luesle, el nn."»^^ signor Prolo- 



35 

nolano come tute li suoc frateloti focene per similitudine de M. Y." X.®. 
quando al dise — Chi me vuol si^uitare top:a la mia croce sopra li 
suoc spale — ; perché tale Monsipjnor e soi frateli, secondo al mio ri- 
p^^rlu, inmediale erano andato in multe loco pialuse in dita suoa ci- 
plà come la sacha sopra suc^ve spale et suoa borsa aperta. Ki qui 
mandava per molte suoi amico et altre parlicular persone, et qui i 
aricomandava dita suoa ciplà che loro potesse pa^^an? la dita prima 
pa«ra per polerse reparare dati rahiose Ibrce dal dito Duca de Valen- 
tia, come ut supra. Et simile facea a qualque zentile dono, rico e 
povertà la mazor parte p(T paura ol'erevano a tale hursa, sole per- 
chè tale suoi franciosi non andase a piari al suo i\U)y:\ et che loro non 
ie dicise patrone e po' di loro eser schiave. In mode per la divina 
fcralia in brevità per luto so teritorio se ricose li primo dece milia du- 
quato et mandose a suoa Kxcelentia nela ciplà de bnola. Kl li roma- 
se dito M.^»^ Hegimenlo properati in dita suoa ciplà eomo 300 armale 
e ducenlo cavalej^erio et cercha dece miglia peduui molle bene arma- 
ti, aspetando <|uel che de lor volo fare fortuna. Kl (juesle si è per 
quante a mi fu re porto. 

Litra del' aeoi*de dal Duca de Valentia come al M."^" Redimento de 
Bononie. 

La prefacta litera ducale per al dito acorde e convenlione (*) fa- 
cta tra la Excelentia dal Duca el dito M.^'" De;;iinent(> de Dononia se 
fn de questo tenore, dicando: — Per parte de ili.'"" Drincipe e sere- 
nissimo Sij^rnor don Cesare n(>r^'ea de Francea pt*r Dio ;4:ratia Duca de 
Homajrna et de Valentia, Princi de Adria et dr Venafri , Si^nior de 
Pionbino et dola S. H. E. Confalonerius r\ Capitanius ^^eneralis de as- 
s<MìSi^> del santissimi in Cristo padre et sij<n(U* nt>stro si^niore Alessan- 
dro per la divina provideulia papa seslo, a riaschuno se nolillca (*t 
[•andisce die tute le dilfon'utie def una parie Ira suoa Exrelentia e 
dar altra parte lo M.<^o Degimento de. Dononie e lo M.*"" M. Zohane Den- 
livoglio et suoi doli, sonno tolalnuMito nunesse per amichevole com- 
posilione, et tra essi (irmato soh'da et perpetua amicilia el unione et 
f»er[)etuo stabilimento de lor stali p(T le conditione in li capitole expre- 
\e; tra li quali ognuna (Mi parte predicta liaverà li amico e li ne- 
mici deP altra per soi. El però ad tucli el de soa Excelentia se co- 
rnette el comanda che nullo presuma fare inverse li bene el persone 
Je eiladino, destrituali et contadini» de Holo'^na et in specie al prefa- 
rti >l. Z4»ane e suoi tì^^lioli ohe ali loro per più far se debbia et ver- 
se amici peculiari suoa Ex(»elentia el de questo nullo ardiscila farro 
le euntrario per quanto li sia (laro de non incorerò in T andignniione 
dela prefacta suoa Santità e de suoa Excelentia — . El qui ala nostra 

n roi. n a. 



I 



1^ 

rt'in.A^v» (H^r abitationc ncla sova ciptà de Imola. Fate che fui hogni 
A««w • s^»\a rt*\\*"» S.* fece la sova partita in nomine Domini. Arivato 
ofìo «l t«i, sova Kx.*** ne fece gram festo, et in brevità al mandò 
vib s^*x« oipta d«» Kaienlia. Fatte che fu queste, sova ExJ'« tose ho- 
^tio uirKlilìono che avese M. Itamirio da Lorella spagnole so gover- 
iMU»r\* irtMìorale, e qui al fece sopra tute le sove gento d'arme inse- 
tiK> i**wno doni Michel (*) spagnolo, e mandole ala sova rebilione del 
ducato vii Irbino. F qui stete soa II.* Signoria hi dita ciptà de Fa- 
loittia tvue «mali e reverite da (luelle popule per infine a di 5 dal 
luosi* di uovembiv 1502, die sabati, che V arivò ala nostra ciplii de 
►Vili ivr\'ha V ora vigesima tertia. E qui se ne fece gram selenita. 
l'Hsato quella notte, al zorne propinque, die dominica, se parti et 
andò ala cìplà de (ìesena. E qui li Cesenate n' abene gram piacere. 
K II stelo |H*r inlìne a dì 24 dal dito, die iovis, che lui relornò a 
dita luvsira ciplà de Forlì, che potè eser cercha T ora vigesima st»- 

coiula. 

Vrixalo che al fui, io T andato a rivisitare; tamen io non ie po- 
lolo i^irlart» a lui, che io parlate a uno M/ Piero Francescho da Spo- 
liio» |HH*la secritario ducale, in tah» mode e forma che cei'cha la se- 
^^^ld« bora dela note sova li.'' Signoria fece mandare per mio che 
i\k doxese andare a fare la carità dela crna con esa lui e che dove- 
vo |HMlniv r opra mia. Arivato che io fui, per sova infenita gratia 
ilio foci* gram feste, e qui me mese ala sova mensa, dove li si ritro- 
xaNa A rtwerendo Monsignor M. Nicolò iU)nnfede Protonitario e nostro 
|.»MMilonenli», dito M.*" FMero Francescho e M.** Lodovico da Fano, 
\\: Tiberio llrandolino, M."" Matio Pamsechio, Iramedui forluvese, et 
M ' \U'v\o già de uno nostre ser {{erto lesorerio ducale. E <|ui dipo* 
nostra cena stelene in gram piacere re(rognisnndo dita mia hopra. E 
|m* a mi feci la (*') reconfermai ione dal mio olltio sopra el nostre fm- 
\\v Montone. 1/ altre zorne, che fu a Tii 2.") dito, la Signoria sova re- 
Ni^nMidislma s(» partì e tornò a Imola noie t)ralio de sova Ex.'^'^ 

Ora mai voglie metre (ine (juante al presento a dita sova invisti- 
liira per poter siguitare mia instoria. Hasta, che in questo inente se- 
guitai» ogni sova iustitia, dele quale io credo veramente che tulo 
HoraiK» hotimo e bone. Dipo' questo, al reverendo monsignore M.*" 
Nicolò Honafede de Sam Justo Protonitario apostolico, siando stato 
creato p<T la Ecelentia dal nostre signor Duca nostre prefaclo Loco- 
tenento, arivò a dì 23 d' otobre, die dominica, e in dita sova venu- 
U\ fu molte reverito e senpre amato. Arivato clie ni fu, se partì Tal- 
ln> pure nostre Locotenento, chiamato M/ fialavote de (lualdis da 
Itimino; e qui stete dito monsignore p(M" inlìne a dì 2(') dal mese dt» 
dicenbre anno Domini 1502, che dipo' lui arivò el M/" e generose M. 

;*) In margine • de Goreglia ». 
(••) Fol. 7 b. 



19 

Gabrielle Bonarelle, per sova nacione anconitano, per dito nostro Lo- 
coleneuto. 

Pur sij^uitando mia instoria , vcdando el signor Paulo Orsine che 
j?ià li soi penseri insemo come el prefacto (luido lìbaldo come tuia 
sova lega già manchare, molte lui si turboo; e qui lui prese per soi 
prencipale capitole de volere retornare ala viglia sova vechia, idest 
seguire la placationc» come la Kx.*'* dal nostre signor Duca, conside- 
rando lui come el proverbio spande, al (juale dice: chi lascia la vi- 
g:lia vechia per la nova, quel vai cerchando brighe e asai ne retro- 
va. Fate tale deliberalione, se parti per venire da sova Ex.»'* che 
presencialemento abita a Imola ; che arivò ali zurne 25 dal mese d*o- 
lobre, die martis. E c^n esa hii avea cercha tri cavalle. E qui siete 
poche zorne, e po' foce sova partita, e tornò da sova legha; et 11 
siete per infine a dì 27 dal mese de novembre, die dominica, 1502. 
K po' retornò da sova Ex.''**» E (|ui infra sova Ex.*'», el rev."»® l*resi- 
dento e lui fu concluse e deliberate hogne sova voglia, in tale mo- 
de e forma che a dì 29 dito se parti insemo come el rev.»»» Presi- 
dento per andare ala ciplà de Orbino per voler placare ogne lorcore. 
Arivato che lore fune, fecene sova entrata a di dal mese de dicen- 
bre, die martis, 1502. Alora al povere mischino prefacto Guido V- 
baldo, vedando lui al tulo che la fortuna i è lìomicha, tu poi pensare, 
( •) diserepto raio.lecture, che animo dovea esor lo soe, vedando al 
tulo de quelle loco dover partire. Alora Uev.»"" Presidente), come 
quelle che nauti eli' el secol fo in lui ordinalo da Dio nel cielo, e 
pui quagiù mandato, che rare o non mai in questa nostra Italia na- 
tura produse homo a lui simile, e qui come sova sapientia e gram 
s<»va doleelia de so pelegrino parlare, di subito al dito (luido abe 
placalo in tale mode e forma che dipo' questo, ali zorne otto dal 
dito, die iovis, 1502, fece sova partita de dito Orl)ino per andare a- 
la Ciptà de Castello. Con ciò fuse cosa che lo episcopo de dita Ciplà 
de Castello, fratello del capitanio Vitilotio, fuse venuto per lui; equi 
al fece portare parte de sova viglia come uno mule ini uno pare de 
sove cesto, per eser per sova natura al povere Signor molte copiose 
del male dele pedagro, e tante pini per li gram sinistre zia per lui 
riceuto. Partito che al fui al prefacto H."™" Presidente prese la pose- 
sione et stati e iuridilione de dita ciptà de Orbino come tute el resto 
del dito so ducato, salvo che la fortitia de Sam Lei e de Maiole in 
nome et in visenda dola prefacta Ex.*'» dal nostre signor Duca. Fate 
che fu queste, lui fece intendre a tute li soi popule che alendese al 
bem vivere et eser bom scrvitor di sova Ex.''«, notilìcandie che la 
Santità dal nostre Signor liberalmente come sova Ex.t^« i àne per- 
donalo e mai per alcun lenpu lorecognoser per soi nomice. p] qui per 
sova parte ie dete la beneditione. Fato queste, diete monsignor mese 

e; Fol. 8 o. 



38 

dpcte int uno altre mie libro ho parlato ad plenum. Arivato che al 
fui, luto li anbasatorc de Italia andone a rivisitiircle; et a luto fece 
grani feste, salve che ala Kxcelentia dal Duca de Valentia ie ne fece 
più che tute V altre. Rt qui sova M.^^ stete come tale suoi boni servi 
a manzare de (|uile suoi buon(^ cappune per iniìue ala jjrima setima- 
na de selenbre; che, fornite che abe suoa M.*^ hoj?ne suoe facende , 
lui se parti et andò ala suoa ciptà de Zenua. Et li montò in barca 
et arivò al porte de Marsilia. Fate queste, tute dito anbasature tor- 
none ale lore case. 

Per selegare la nostra ciptà de Forlì. 

Lo prefacto seleghato, fate a dita nostra cipti'ì de Forlì, fue orde- 
nato in queste mode e forma. In prima uno M. Nicolo Tornelle, no- 
stre doclore civili, habitatore nel borj^o di Coduji^ne, di conpagnia de 
uno M." Antonio da Quregio, al presento nostre abitadore, et fabri- 
cava per suo inzuslre V arte d(da t)arbaria et medicava et cavava ra- 
suri couic uno M. (*j Panie orevese, già liole de M.'' Cristofano deli 
Mirlino, et multi altre nobile suoi vicine se andone a parlare a uno 
nostre tìov(;rnatore M. ilamirio da Lorqua spagnole, et qui presare 
suoa S.* che (piela volese eser conlenti che loro potesene selecare al 
suo borghe deli i^odugne; credando Ioni veramento che tute el reste 
dela ciptà ancora lore farà el simile por nostre utilità, per suspete 
dela infecione, ptu* amore di tale putritudine et etiain per onore dela 
tera, per avere Ii)re inlese che la Kxcelentia dal Ihica avea molte al- 
tre cita et casleli selegati. Alora in brevità fece adunare al nostre 
Conseglio, et (jui lui disc che era molte contente. Kt (jui per dite 
Conseglio fu determinato de selegare al presento li 4 borghe maestro; 
zoè Schiavania et Codugne, Sam IMeri et Uavaldino. Fate queste, fe- 
eene andare uno bande che luto le abitante in dito burglie se dove- 
sene metre in punte infra termino de zorne 15 prosimo ad venire, 
comentiande a di 10 dal mese d'aprile, die dominico, anno Domìni 
i502, al tempo che signoregiava dita Excelentia dal signor Duca di 
Valentia. Fate queste, dito nostre S. Antiane fecene F alicione de 4 
oficiale, uno per borgo: 

Pro Sante Crucis et Valeriahi: Ator Moratino 
Pro Sante Mercurialis : Pieri Francescho di Canbino 

Pro Sante Petri: Hartolo di Caslelino 

Per Santo Biase: Hernardino zia di Gratiole de Checo 

dal Dedo. 

Kt qui per dito nostre Conseglio ie fu dato odorila plenaria. Fate 
queste, fecene venire uno M." lacome zia de frate Selveslre de (iua- 
rino da Bologna, al presento abitadore a Imola, et qui per suoa mer- 

n Fol. 18 b. 



39 

cede ie davane soldi i7 per ciascheduna pertega de lavore quadra et 
Tabitatione de bando et uno manegio per ciascheduna casa franco. 
Et qui tose al borgo di Seliiavania e di Codugne, et comentiò a di 9 
dal mese di magio, die Inni, hor 13, a borgo di Codugne, ir>0:2. Ei 
suo prencipio se fu nel prencipio dela chiavigha che vene al borgo di 
Sam Pieri et che va Ma ghiesia deli Serve in suso quela crosara pro- 
pinque ala casa de Hernardine Paulucio et M.*' Kraneescho Morande. 
Dipo' forni a di 15 di luglio^ die veneri hor. IT». Infra queste tenpo 
li ornine del borgo a Santo Pctri condusene uno M. Gotardo de Man- 
frede da Crema, abitadore a Imola, con consentimento deli dito no- 
stre signore Antianc, et per suoa mercede ie devano s. 14 per per- 
tegha; tamen qui molte fu da fare infra li maistre, perchè dito M.° 
lacomo dic^a che lui era stalo conduto per al tuto. Tamen tale orni- 
ne per eser desidirose de torse tale pulritudine denanle ale lor case, 
conduse tale maistro come bona licentin, come ut supra. (*) Et qui 
comentione in nomine Domini a dì 18 demaze, die mercuri, cercha 
aKora undecima. Al (piale suo prencipio se fui in suso quela crosara 
che va inverso la ghiesia del moneslerio deli sore di Sam Dominico 
et inverso la porta di Codugne aP introito d(j quela chiaviga granda 
che va ala cepada daTalbare, confine la casa de M.** Francescho Ro- 
seto et i aredi de Pieri Zoane Capoli; et pò* forni per line in piatia, 
a di 5 di luglio, die martis. Infra queste tenpo ijuile dal borgo di 
Schiavania avea tolte uno M.° lacome da Vighuvano et comentione in 
suso quela ereserà che è propinque ala Masone, zoè la prima dentro 
dala porta di Schiavania; che fu a di "Ib del mese di maze 1002, die 
mercuri, a hor decima nona. Et tale iM.** era pagalo a zornata ; per 
modo che al primo quadre che fu mise in dite loco, per eser più me- 
morande, se fu per mane de uno Zulio Koverela cavaleri ierosulimi- 
tano de dita nostra Masone. Et infra cpiesto tenpo li omino dal bor- 
go di Ravaldino focene conseglio nela ghiesia de Santo Antoiìio suoa 
parochia, dove in quele loco se ritro' al suo padrino M. Andrea fìole 
de M. lacomo dali Sele et uno M. dom lacome da xMasa, tramedui ca- 
nonice de Santa Cruce, et uno M. Andrea di Honulio, doctor civile 
et asator in quel tenpo dela Camera ducale, et multe altre. Et qui 
per lore conseglio crione uno xM.** Cristofaro di Beze moratore al qua- 
le avese a toro tale cura per eser dili nostre forluvese; et qui per 
suova mercede ie devano s. 10 per perliga: et comencione a di 31 
dal mese di maze 1502, hor 21, die martis, zoè el zorne benedecto 
dal biato. Jaconie deli frate predicature. Et fui in suso quela prima 
erosero propinquo a dita ghiesia de Santo Antonio, ala prima viola 
vinando inverse la nostra piatia, in suso .quel cantone che va verse 
la ghiesia deli Servi. Et (jui la suoe primo quadre dela guidana fu 
mese per mane dal dito padrino in peto a quele spirone che se ritro- 

O Fol. li a. , 



40 

va in suse al cantone dela casa dal dito M. dom Jacomo, di verse 
dita ghiesia, ala presentia de tute li prefacto et di M. Lufo Nomaglia, 
come gram iubilatione di oQcio divino et com gram musicha de 
campane et pifari. Dipo' forni tato al borgo a di 9 d'agosto, die lu- 
ni, 1502. Et qui ogni cosa fu fato come ut supra. Laus Deo. 

Litera ducale de 4 Comisario per la Romagna crìato. 

(*) La prefacta litera ducale se fu mandata al reverendo monsi- 
gnor presidente M. Antonio dal Monto Sam Savino, la quale narava 
la criatione deli prefacti quatre Comisario suopra tute el stato e do- 
minatione de sua Excelentia, dicando: — R.<*o patri vobis dignisirae 
ftalutem. In loco del capitanio de iostitia el quale era proposito de 
farise ad exequutione de quante per la P.* vostra cum al Colegio de 
nostri Conseglio se ordinava, constituviti bavemo quiste quatre infra- 
scripti Comisare, ciascbaduno suopra uno quarto dei nostro dominio, 
li quali oltra V exquicione da farse da essi predicte bordine Colegio , 
habbano ancora speciale cura sopra le cose del Stato, come per la 
fuorma deli lor patente vederà V. P.» Esi sono ele<»,to: al nostro ma- 
zordome M. Cristofano Vectore spagnole suopra Forlì, Faentia , Imo- 
la; et M. Zeronimo Bonadia spagnole suopra Cesena, Rimino el Pe- 
saro; et M. Andrea Cessa suopra Fané, Sinighaglia et Fuesaanbrone 
come la Pergula; et M. Pieri Remirre spagnole suopra al duquato de 
Orbino come el conte de Montofeltro. Li quale V. P.* voglia a bocha 
et per seve litro animari et instrui ali offlcii predicti et potissimamen- 
te ala guardia delo Stato et ad obviari a qualoncba mala pratica de 
subditi et cum lore concorrere ad quanto sia bisogna, afinchè possa- 
ne elegere et presentari ala P.* V.* inili tenpi ordinari idonie perso- 
ne ali menori boflci et potissimamente a quelle cbe arano la guardia 
deli ter' e locbi et ancbo ali beniflci eclesiastico che non asendano 
ai valore de duquate vinto; le quale persone V. P.» instituvischa ali 
ofltie predicti per nostre patente, et curi che le benefici siano bem 
preveduto. Datum Sutri, penultima februari, 1503. Cxesar. Agapitus — . 

Litra ducale che lui era intrato in protecione de Vinitìani 

La prefacta litera ducale per drictura al dito R.<*o monsignor Pre- 
sidente se fu di tale natura, dicando: — R.**** patri. Avando più vol- 
te intese da V. P.* come bom zelator delo Stato nostre che dite S. 
Venitiano ano fato tanto gram proparamento di zente d' armo nel te- 
ritorio dela ciptà de Ravena et masime al presento, dove che atrovan- 
dise qui suoe anbasature, et a quili avema facto (**) intendre tale 



(•) Fol. 19 6. 
(•J Fai. 80 a. 



41 

cosa —, inmediate lore spatione uno corere ala serenisima suoa Si- 
gnoria de Venecia pregande quela che voglia chiarire suoa Excelen- 
lia tale suoe dubitatione. Retornate che al fui suoa Excelentia ne de- 
te per tale altra avise a dito Monsignor dicando che suoa excelsa Si- 
gnoria avea tolte suoa Excelentia suota la granfa de Santo Marco in 
prolectione, come ut supra. Et fu a di 27 d'raarce 1503. Dipo' dito 
Monsignor se ne fece copia a nostra ciptà de Forlì, che stesene di 
bona voglia et no dubitaseno de tale zente d' arme in dito teritorio 
de Ravena, come ut supra; perché tute erano nostre amico, come 
ut supra. Et arivato che la fui, a di 2 d* aprile, fui letta in e' no- 
stre excelso Conseglio, 1503. 

M. Cristofaro dala Tore Comesarìo venno a Forlì. 

Al prefacto Vettore spagnole et Comesario ducale suopra la ciptà 
de Forlì e de Faieulia e de Imola venne la suoa prima volta a Forh ; 
che fu a di 13 dal mese di marze, die luni, anno Domini 1503. Ari- 
vaio che al fu, andò a rivisitare tuto le nostre roche. Dipoe fece 
scrivere tute le creature mascholine dala suoa natività per fine ala 
decrepità et ala morte per tuto al teritorio de dite tre ciptiì, zoè ca- 
slelle et vile. Dipo' in brevità le andò a rivisitare tuto ; et altre suoe 
gram facendo , come inento in queste farò aparere. 

La morte de Vinantio et d' Anebale S. zìa de Camarìno. 

Li prifacti Vicentio et Anibal fracteli insemo et fiole de lulio signor 
già deCamarino, siande stato caturato per la fuorcia del gram bracio 
del Duca de Valentia nela roca dela suoa ciptà de Rimine, che era 
stato a di 20 dal mese di luglio prosimo passato 1502, die mercuri, 
per fine al presente, zoè a di 8 dal mese de februari 1503, che suoa 
Excelentia per ordene fate a uno nepote de dom Michel spagnole li 
fece strancolare come li altre suoi nomice, die mercuri, la note pro- 
sima ad venire, cercha 1' ora (|uarta, luntano da Rimino cercha tre 
miglia, in loco chiamato el Tercio, propinque a una suoa ghisiola 
diverse la marina. Et li fune sepelito. Deli quale Dio ie perdona soe 
pecati. 

LitcHra daqnale venne a Monsi^or Presìdento deF acorde che avea 
fato 8noa Excelentia come S. Senisi et Perosine et Cita de Castel. 

<*) La prefacta litera ducali venuta al dito R.**® Monsignor Prcsi- 
deuto la quale facea intendre che s' avese a fare festa per tuto suoe 
ciptà et casteli del' acorde et con ven tiene grande che avea fatto la 

D Fot. M b. 



42 

Santità dal nostre S. papa Alesandre sesto et suoa Excelentia come // 
signur Senisi, le quale siano tenuto et obligalo de darle hof^n' ane 
duquate 60 miglia d' ore et cariare fora Pandolfo Petrucio et tuto el 
resto dei suoe nomice. Secondario che li Perosine siano tenuto de 
dare per anali duquati 30 miglia et cariare fuora tuta la parto deli 
Bagliune. lercio ed ultimo che el M/» Kegimento dola Ciptà de Ca- 
stello sia tenuto de dare duquate 10 milia, come di suopra, caciawA*^ 
via tuta la parte deli Vitilischo e de (luido lJ])aldo zia duca de Ottó" 
no. Dopo queste, inmediate ne fece fare festa solene per tuta la v^^ 
ventia dela Romagna; che fu a dì 7 fehruari 1503. 

Litra ducale ala magnifica ComnnitA de Forlini. 

La prefacta litera duc^ale per drictura venuta a li nostri magK ^lifici 
S. Antiane, la medóla dela quale era questa, dicando : — Mag^^ifici 
viri (ìdeles nostri delectissimi , salutem. Per che havemo intesso che 
de nove sone venuto zente venitiana da Havena et Cervia et sliiwrjano 
che forse ne pigliarite unbra con duhitationì de hnveri esser ofTt^sei 
et agrevati et anche patire dele genti che nui avisime mandarli alV/^ 
contre, ce parse chiarirne che noi senio in ferma opon ione che (\velle 
siano venute più presto a tutella dele cose loro che ad offesa deli no- 
stri, le quali sempre siano stati per defenderle et renderli secure, 
et più che mai al predente, ha vendo noi castigati et oppressi quilli 
inimici nostri che ce posseano più olfendere, et reducte le cose ad 
tanto nostro proposito. Exhortamove adunque ad stari di bone animo 
et ad non temere le offese deli predicte genti, le quali non posseno 
sperare alcuno loro eflecto de populi come siti voi et altri nostri de 
Romagna, uniti, ghaiarde et fidelli, com tutella de cossi forte roche. 
Neanche dubitate che ve abiamo ad mandare exerciti, suopra le qua-, 
li non reputamo sia bisogno mandarle, confìdandoce in vuoi per le 
predetti rasone et suopra tucto per quella fidelitiV la qua!' in tenpo 
dela più grave adversit<à nostri ce haviti (*) demostrata. Per la qual 
cosa remettemo ad voi propri la guardia dela* ciptà et lo investigar et 
castigatione de ([ualunque deli nostri ardissce malignare. Secundo Por- 
dine ve sera dato dal R.^® iVesidente del nostro Conseglio, ferite a- 
dunque per modo che habiamo ad perseverare in la opinione havemo 
dela fede et devotione vostra verso de noi , et usarne quella grata re- 
muneratione che usata havemo aP altri, li (juale per el pasato hano 
fortemente repugnato ali forci deli nostri adversarie. Datum Viterbii 
in castris pontifìciis Vili februari. Magnilìcis viris fìdelibus([ue noslris 
dilectissimis Antianis populi et Comunis civitatis nostre Forhvii. Cbsar. 
Agapitus — . Arivate che la fui, di subito dito nostre S. Antianì la 
flceno legere in suo excelso Conseglio ala presentia del nostre l/oco- 



(•} Fol. il a. 



43 

tenente. Et in qiiela era un' altra inclusa de questo tenore , et fu 
bandita, che se bandì solenf.Mnente dicando per parte de suoa Exce- 
lentia che dal momento non sia alcune suo destrituali home che ar- 
disca andare al sirvitio dol suohie fora de suoi destreti ala pena dela 
forca et rebilione et conlìschalione de suoi beni; et chi se ritrovase 
debia venire ale loro case in fra termino de zurne 15 prosimo ad ve- 
nire, comenciando a dì 17 de februari die venus anno Domini 1503. 
Dipo' tale litera fu registrata a nostra Camera. 

Canpe dal Duca che andò a Sam Lei. 

Al prefacte canpo dal Duca andò per requistare dita fortecia de Sam 
Lei la quale si era stato tolte a suoa Excelentia, come indreto in que- 
sto ad plenum ne parie; elio fu la prima mediata del mese de magio 
1503, et fu per ordine et comissione del \{.^^ monsignor r*residento, 
al quale se retrovnva per abitatione ala ciptà de llimine, suopra al 
quale ie messe per suoa custodia al dito M. Pieri Kamir Comesario 
ducale. Arivato che lore fune, ie fecene dui grani basliune et ie man- 
dò uno M. Dioniso de Val de Lamone come le molte boche de arti- 
gliane et (jui ie facea una gram guerra. Al simile facca ([uile den- 
tre, perchè come suoe artigliane ne guastava (|uanto lore volca. Et 
infra queste tenpo dite monsignor Presidente fece ordenare le guar- 
die per tuta la fJomagna zorue e note avesene a stare drete ale stra- 
le maestre, dove fusse stalo alcuna viotela che fuse venuto del teri- 
torio de Havena, (*) le quale andase per suova dritura nel teritorie 
deli signur Fiorentino. Et queste facea suol perchè li Vinitiane non 
polese mandare litro alcuna a ((uile che se retrovavano in dita forte- 
cia de Sam Lei. Tamen ie stete a canpe per infra a dì "24 d' agoste 
et inai non al polene aver per eser già morte el papa : ie fu forcia 
al dito M. Ditmise de quele loco partire come suoe artigliarle; et ari- 
vò a Forlì a dì dito, die iovis, a salvamento. 

Bancho de rota facto in Cesena. 

Al prefacto bancho de rota, facto a dita ciptà de Cesena, dito suo 
primo introite se fu in rjueste mode e forma. Con ciò fuse cosa che 
nel presento tenpo fuse signor de quela Cesare Borgea et Duca de 
Valentia e di tucta la proventia dela Romagna al tenpo che regnava 
Alesandre sesto pontifico, in mode che infra suoa Santità et suoa Ex- 
celentia come al contento deli signur cardinale erano state le multe 
volte infra lore a contenplare le gram rapine et strusione che ozedi 
-faceva li advocati et procuratorie in rpiesta nostro proventia de Ro- 
magna per le lor gram lungheze deli tenpo che lore ie intre[)oneva ; 

C) Fol. 81 b. 



u 

per mode che li poveri orfaneli a quel non potea resistre. Et per que- 
ste vedando suoa S.^ tale suo male operare, determenò che in dita 
ciptà s' avese a criare lo introito de tal banche per eser più comito 
per tale povere orfanello che non potea andare al banco de Roma 
per la lungheza dola via; et per queste le molte piati se perdea per 
tale lungheza, et eciam per tuta Lonbardia. Et qui loro de eomuna 
concordia alesene et orione et deputone queste infrascripto. Prima el 
H.<*o Monsignor Presidente M. Antonio dal Monte Sam Savino cape et 
catedrante de quile; al seconde suopra al duchate de Orbino el RA^ 
priore dela canonicha; per la ciptà de Pesare M. Zohane Matio; et 
per Kimine M. Galavolto di Gualdo; per Gisena M. Oddo Antonio 
(*); per Forlì M. Guielmo Lanbertelle, per Faienzia M. Andrea Re- 
cupperati; per Imola Anibale da Verona. E tute queste prefacti per 
la suoa S> Et qui in nomine Domini focene al so introito a di 5 dal 
mese di luglio, die mercuri, anno Domini MDIII a hor 13, che lore 
se ritrovone nela suoa murata nela suoa sala magna. Et qui tufo 
fune vestite in questa forma: veste morie et capuze fodrate [di] del- 
mascho rosso. Fato queste, tuto di conpagnia come gram (**) soleni- 
tà andone ala mesa nel suo Domo, chiamato Sam Zohane Batista. Et 
qui lo episcopo de Sarsane io cantò una misa selene, infra la qual, 
dipo' il suo evangelio, uno M. Lodovico Paduano, zia secritario di 
Federico da Montefeltro duca de Orbino, ie feze una bela oratione. 
Fornite che fu dita misa, retornone in dita sala, dove in quel loco 
i era properate tute le suoe sedie seconde le lor gradi. Et qui per 
suoe cavalerio fu lette in publico tale suoe patente et tuto per nome 
chiamato. Fate queste , da quel loco se partine et andone nela came- 
ra dal dite monsignor Presidente. Dipo' tornone fuora ali suoi loco 
deputadi, che potea eser cercha V ora decima quarta. Fate queste, 
nente che tolesene causa alcuna, fu fate la prenontia deli ferie; et 
mai più altre non se potè fare per dito suo introi', perché intraven 
la morte dal papa. 

Onera de Ferdinando re di Spa^a contra Lodovico re de Francia 
a Napole. 

La prefacta guera nel regno de Napole per dito re Ferdinando, 
zoo re di Spagna, contra la M.^ del dito Lodovico re de Ferancia se 
fu queste anno dal Signor MDIII, come al contento del gram bracìo 
dela Santità d' Alesandre sesto pontifico ; per mode che dito re Fer- 
dinando creò uno Consalvo spagnole soe Locotenento come uno gran- 
de axercipto, fra li quale per soi centurione se fu per suo capitante 
al signor Bartolomeo d' Alvigliano de casa Orsina et Marco Antonio 



(*) Lacuna del ms. 
(••} Fol. n a. 



45 

CoIona, Et qui come grande ordine andone nela proventia dela Puglia 
a metre el canpo ala ciptà de Canossa come cercha XI milia conba- 
tante, dove che in quela dentro se ritrovava la Excelentia del Duca 
dela Mora come cercha 5 milia contfatante. Come la furtuna vose, 
dite spagnole introne et sachezola. Et qui venne morte le molte de 
tale franciose et masime la Excelentia dal dite capitanio et locotenen- 
le Duca dela Mora, che fu a dì 28 dal mese d' aprile 1503, et uno 
«IO fiole et multe altre nobile diP una parte e V altra. Per mode, 
pur siguitande le lor vitorie, non paso tropo tenpo che i arivone no- 
ia Ca[la]bria, dove li se ritrovava Monsignor de Bignine; et qui fa- 
ceano gram pugnare; tamen non paso tuto al mese de luglio prosi- 
mo che dito spagnole conquistone tuto al dito rogne de Napole , sal- 
ve che la ciptà de Ghaieta et V Aquila. Alora intendando la M.^ dal 
dito re Lodovico la gram vitoria che contra lui avea ante tale spa- 
gnole, molte se maravegliò che in tanta brevità del tenpo avese 
arìquistà tanto gram numero (*) de tal suo regno et suol parca a 
saoa M.^ che parte ne fuse stato gram casone la Santità dal dito 
papa Aiesandro. Tamen suoa M.»* fece convocare una dieta come li 
gignur et potentati dela proventia de Lonbardia et per al suo Loco- 
teoento da Milane fece convocare tale dieta nela ciptà de Parma, do- 
ve io quel loco si ritrovò li signur Fiorentino, Ercole da Este mar- 
chese de Feraria, li signur Bolognese, Zohane Francescho da Gongia- 
ga, marchese de Mantova. Et qui tuto loro introne in porticione de 
sua M.*à et promesene d' andare come hogne suo potere al' incontra 
de dito re di Spagna et etiam a chi contra volese eser a suoa M.^ Fa-' 
te queste, fece venire tra Franciose et Vascone cercha 6 milia pedu- 
n% el altri per la via de Mantova e da Mantova a Castolo Sam Zoa- 
ne del conta de Bologna, che fu la seconda media[tà] d'agosto 1503; 
e dipo* a Bologna, in Tuschana, e po' ala ciptà de Perusa per metre 
dentro Zoane Paulo Bagliuno. A di }) de setenbro, arivato che loro 
fune, li signor Fiorentino molto se fortificone, dubitando che la Ex- 
eelentia dal Duca de Valentia, che se retrovava dentro da Boma come 
lì milia conbatante bem pagati, non andase a metre canpo al Bor- 
go. Fate queste, dite Franciose come el reste di nostre Talioe ando- 
ne come gram verilità nel dite regno de Napole et masime dove se 
ritrovava più necesità, come fui ala dita Gaieta, dove che dentro se 
ritrovava le multe barune et bem provile.. Et qui arivato che lor 
fune luotane cercha 6 miglia drete al fiume Garane, et (}ui se avea- 
no molte bene fortificato et fabricato tri punte per poter pasare per 
andare a dare la bataglia a dite Franciose che erano aPasedio de di- 
ta Gaieta; in modo, siando tuto tale esercipto ala vera obbidentia 
del dito capitanio Zoane Francescho da Mantua, parse che non se 
poteseue acordare; in mode che tra per quel et per altre suoa alte- 

n Fol. Ì2 h. 



46 

ralione de siioa infermità, de quel loco lui se partì, et secondo al 
mio riporto arivò a casa al zorne dela vigilia dola dita natività del 
nostre Hedemptore, che fu a di 21 dal mese de deeonbre. Partito 
che al fui, dito Consalvo, vicio et locolencnte dela M.*^ del dite re 
de Spa|j;na, come dite S. IJartolomio d'Alviano e de dito Marco Anto- 
nio CoIona come luto li soi esercipto, dctene adose el reste del c^n- 
po de dite Franciose et ropole in modo che a di 27 dal mese predito 
de decenbre abene la forlecia de dila Chaiela, 1503; che fu al zor- 
ne benedelo deF avangialista Sam Zollano. Fate queste, fu preso luto 
al dito reflue de Napole per la Maistà de Lodovico re de Ferancia. 
Dipo' (piile resto (*) deli Franciose clie se erano salvato in le lor 
forteze et etiam che si erano rese et canpalo nelFaltre loco, la San- 
tità dal papa ie fece uno breve, che Inie ala suova ciptà de Milano 
ie fuse dato passo et vituaria per li suoi dinari. 

Amantisime mei licturi, se io a vi parise che tale instoria non 
fuse precisamenlo come la doveria esor, aluatime perschusà, perché 
in quel tenpo era intrato al si|j:nor Antonio Maria Ordelafo in dita 
nostra ciptà centra la volontà dal Duca de Valentia, che se trovava 
signor in quel tenpo; et per fuortia stevano zorne e notte a porte 
serate; et per queste male potea intendre tale nove. 

Papa Alesandro sesto morto. 

Al prefaclo Alesandro per la divina providcncia papa sesto, (jueste 
[anno] dal Signor MDlll a di 17 dal mese (F ai:;:osto, di(? iovis, cercha 
Fora decima octava, intraven' la su^kt preImMa dieta morte la (juale, 
seconde li mei riporto, era slato molte coutrafaota per la poca suoa 
infermità che se potese indicare. Per la plebe jj^ram disputa se ne 
facea. Alcune dicea che F era slato atosc^ato lui per la Fxcelenlia 
dal suo capitanio Duca de Valentia el altre suoi confidali. Altre di- 
cea per contrario, che pur era stato male naturale, per eser decrepto. 
ritimatamento per alcune altre se dicea che veramento non era sta- 
to per male naturale, ance potea eser slato per ocidentalo: con ciò 
fuse cosa che suoa S.'" avese Aite beni calcolare suoa natività per 
bone estrolici, et parando che, seconde lore, suoa S.'^ avese a can- 
pare al molte più tenpo. Tameu, fuse come la se volese, lo eterne 
Idio sapea al tute. Inver custui fu hom<* preclarissimo et molte ama- 
te data M.^'"^ recale de Lodovico re de Ferancia, per al quale avando 
inparentà come dila .M.**^ per aver consentite una suoa parente dela 
casa del regno de .Navre per moglie ala Fxcelenlia dal dito suo ca- 
pitanio Duca de Valentia, per al bralie dela quale Favea fate de lai 
potentia che lui si era fato Duca de luta la liomagna; non estanlo 
quelle, facea paura a tute le Potentati de Italia, come apare per suoe 

C) FoJ. «3 a. 



17 

mìOTÌe de i\no\ tenpo che ad ogn' ome era manifeste. Dipo' queste, 
perai contente del braze de sua SJ», Ferdinando re de Spagna, se 
avea prese tut^ el regne de Napole et infra le altre cose avea acu- 
inuiali al molle terore et masime quase a tute li Potentati de Italia, 
più volle metandie la mane neh suoe borse per fare richo li suoi pa- 
renli e confidati (*). Tamen avea apule le molte contraverse e di- 
sehordie come li suoi conpagne S/ Cardinale el masime Sam Petri 
ad Vicola et Aschanio Sforcea et Sam Severino et altre che io lase 
per r onor suoe; che in brevità dapo' suoa coronatione era stato for- 
cia al dilo Santo Petri ad Vicola e dito Ascanio et aver dito Sam Pe- 
Iri ad Vicolo tolte al porte de Ostia conlra la volontà de suova San- 
tità, el po' lui lesalo fornito, et po' lui partito et andato nele parie 
«le Ferancia a 'nlercedre la M.*^ del re darle che dovese venire neli 
parie de Italia, che per la gram teranie del papa el altre soi poten- 
tati sua M.*^ in brevità la conquistarla, come bem fu al veri; perchè 
quaude F arivò a Koma, suoa Santità ie fu forila de quel loco par- 
tirle el lasare suoa MJ^ Dipo' nanle che F andase aFaquisto del re- 
'Aììo de Napole vose uhiKnHi per suoa caulione el R.™^ M(;nsignore 
T-iniinale de Valentia, al quale è quel che al presente si chiama Ce- 
sare Ikìrgea Duca de dita Romagna. Fate queste avea besognali re- 
qui^lare dito |)orte de Ostia et avea fate piare dilo Escanio et multe 
altre cose che fadica seria narare al luto. Dasla, che ncF altra mia 
liopra neF in.storie suoe n' è parla ad plenum. Siche veramente in 
.Ntt«»a vita suoa S.'à si a recenti grande alegrelie come suoa gramecia. 
Et qui era vinti nel dito suo ponlilìcato anno XI, di 7, hor 16. Et 
p«)* fu sepelite come grande onore. 

Morte che fu, la Excelejitia dal Duca relrovandise in quele loco 
alquante amalato et aver cercha 12 milia persone bem pagali come 
h suoa prestantia, di subito se fortilìrò* nel borgo de Sant<i Petri. 
Fate queste, fece andare el conte suo fratello come suoa moglie e 
lìi)le in Castele Sante Agnolo. Fate (}ueste, secondo al mio reporto, 
perai popule romane de novo fu reconfermalo capitanio, per infine 
ala creatione del papa novello, «il qui aspetando dito Sam Petri ad 
Vicnla et Aschanio et el cardinale ("*) che veniva dola provenlia 
de Fram'4?a, per eser in (jucl tenpo dilo Esiihanio calurati neli fuor- 
li* di suoa ^^^^ Arivato che lor fune, <li subilo luto el colegio deli si- 
jnuir eanlinale introno in conclavi. In brevità de tenpo, dubitando 
isuiia Excelenlia che li signur cardinale non piase alcuna miratione 
smopra li facti suoi per la criatione del dite papa nov(^llo, tose bona 
flii'entia el andò ad abitare nela ciplà de Nepo el fece piare Julio de 
-Ubici a dì 23 d' agosto. Et già morte che fu al papa, suoa Excelen- 
tia avea mandato una litra per luto ci suo Stali, notificandic el gram 



D Fol. t3 b. 

r} Lacma del mt. 



i\i^k «omiulo |H^r la morte de suoa Santità; e più, che ancora (*) 
lui t^rti aK)uanlo amalato, et notiflcando come al Senato romane Favea 
rxHvuformalo oapìtanio, come ut supra; confortande le soi popola a 
^lar\^ do lH»na voglia, che preste crede che se farà al papa novelle. 
lv> ^uale ora slato facto a dì 22 dito; et a dì 29 se ne fece festa a- 
la lUK^Ira cìplà de Forlì e in ogne altre loci de suoi stadi. Mora el 
H>* monsignor Presidente che era ala ciptà de Cesena fece retenere 
N, dom llartolomio Moratino e *1 conte Baldisera. Arivato che era 
stalo vsuo Kxoelentia a dita ciptà de Nepo , di subito avea fate inten- 
drt* al l.ocolenento dela M.^ del re de Ferancia che se ritrovava per 
nalvatione del regno suo de Napole, che lui e tuto suoe zente erano 
a suo piacere, perché al presento lui se retrova home libero. Fate 
(|Uosto, dito Locotento al tose in suoa porticione, tamen pur che lui 
stoso a fenire suove cose da Roma. Fate che fu queste, suoa Exce- 
lenlia mandò uno Diogramir spagnol neia proventia dela Romagna 
come una suoa patento et litre de credentia, la quale lui dovese e- 
sor obedito come la suoa persona propria, dubitando che li popule 
non so movesc; et arivò a Forlì a dì 12 de setenbro, die martis. A- 
rivato che al fui, di subito andò ad alogiare nela nostra roca, do- 
ve in quel loco se ritrovava uno Consalvo Mirafonte per suo caste- 
lano, ed era per natione spagnolo et homo de grando inzegno. Et 
dipoc mandò per nostri S. Antiani , et qui ie feze lezere suoa paten- 
to In publico, confortandie per parte dela Kxcelentia dal Duca che 
loro le vogliano eser suoi boni subdito come sone stato per li tenpo 
passalo; et fate che sera el papa novele che lui vira. L'altre zorne, 
che fu a dì 13 dito setenbre, die mercuri, 1503, Diogramire fece a- 
nHenere uno nostre nobile cavaleri a speron d' ore inperiale, chia- 
mato M. Lufo già de Rogerio Nomaglie; con ciò fuse cosa che sian- 
do uno altre dicto M. Cristofaro Vichiote Comisario particolare in dita 
nostra cipU^, in mode che lui mandò per al dito M. Lufo che venose 
da lui in suo palatio magno. Arivato che al fu, infìnse dito Comisa- 
rio di volere andare a vedere la porta de Codugne nostra, che lui 
Tacca alerare ; et qui tuto de conpagnia andone. Viste che loro 1' a- 
Immu^ Iterum de nove infìnse de volere andare a vedere certi ripare 
che voloano fare intorno a dita nostra roca. Arivato che loro fune, 
n*uHÌ fuora dito Diogramir come le multe (*') fante et qui lo meno- 
ne in dita rocha per suspeto ; et in qnele loco slete per infìne al di 
del martire Sam Laurenlio, che se ritrova eser ali dece zurne del 
mese d'agosto anno Domini 1504, come inenze in suoa instoria ad 
plenum parlarò: che fu quando dito castelano dete tale roca al papa, 
che ven' lui a stare in dita roca, mise XI manche tri zurne. 



f ) Fol. fi o. 
(-) Poi. 84 b. 



40 



Jarome de santa Croce di casa 0i*8iiia dicappitat». 

Al prefacle lacoine de rasa Orsina et segiior del castelo de Santa 
Croce già inento ala mòrte del dito pontifico ai zunie 8 dal inCwSe di 
zufrno, die iovis, 1503, la note prosima ad venire, per la foreia del 
bralio dela K\celentia dal linea de Valentia come al contento dal di- 
to poiitidco fu inpicate in Mastelle Santo Agnelo. Dipo' Taltre zorne, 
che fu a dì [), fu tolte et dicapitato in suso al ponte Santo Agnello; 
eJ Ju quello loco ie stelo luto quel zorne, a ciò che lìogn' ome che 
avese la suova vista al polca vedere. Perché se fuse talci suoa morte, 
io de verità mai non al potelo inlondre: per la piche molle suoi iuditio 
se facea. Fuse come la volese, lo eterno Idio sapea al luto, come 
nostre ministre de tuta la machina mondinle. Po' ie dehia perdonare 
suoe peccate. 

Rimine tolte al Duca per Pandolfo Malatesta la prima volta. 

Al prefacto Pandolfo Malatesta, piando già al tenpo pasalo insito 
de dita eiptà de Rimine et av(M*la date ala Kxcelenlia dal Duca de 
Valentia, come V altre mio lihro deli croniche apare per suoa insto- 
ria; e pen'hé siando morte la Santità de papa Alesandre seste et la 
Excetentia dal Duca s' atrova stare in gram pericolo, et lui vedere 
-totalmente che venire non polca, se misc! insemo come hogne suo 
potere et andò come una fusla a dita cipU'i de note tenpo; che era 
stalo a dì 13 dal mese de setenl^ro, cercha T ora decima, 1503, a 
porta del Porte. Kt in cfuele loco intrò a salvamento come la volontà 
de «juile che |)olea contra volontà dal Duwì. 

Pesaro tolto al Duca per «al S. Zoane Sfoi'tìa prima volta. 

Al prefacto Signor Zoaue ìnlrò in Pesare contra la voglia dal Du- 
ca, per escr già morte papa Alesandro sesto, 1503 de setenhre, co- 
me al conlento dal popule (*). 

Cesena asidiata da Palmere liberto. 

El prefacto Palmeri Tiherli siando fuora de dita ciplà per suspeto, 
secondo al mio reporlo, avea volute più volte inlrare et mai non a- 
vea p^>tuto per la gram vigilia che facea el D/'^ monsignore Presi- 
dento M. Antonio dal Monto, che in (juello loco ahilava; per mode 
che ali zurne 11 dal mese de selenhro, die Inni, zoo 1503, dito Pai- 
mero si era partito del teritorio de Havena come certa quandilà de 

n Toh « a. 



zeiite bene in punlo et <»rano andato a di diete de note lenpo asidia- 
re dove suoe porte et eoinc certe boco de artigliaria, et taione siioe 
rastele, faciande p:ranì strepede a suoa voce piena — Marco, Marco; 
Tiberio liberto — : tamen dicto Monsif^nore con) 1' aiuto del suo po- 
pule per (|uella volla non potene intrare. 

Primo cavalare dal Dnc^a depo' la morie dal papa. 

Al prefacto primo cavalero mandato dal Duca coni suoe litre, 
cbiamato Scbiavina, per tuta la Romagna, al quale Schiavina arivò 
ala nostra magnifica cipta de Forlì a dì 18 dal mese de setenbro 1503, 
dicando come suoa Kxcelentia per la Dei gratia se retrovava sano di 
ì)ona voglia, e (jui confortando tute suoi popule a stare forte e con- 
8t4inte come aveano fato per al pasato tenpo, et avisandise com lo 
multe ziorne prosimo passato erano intralo li signuri cardinale in 
concjlavi , che presto lore criarano papa novello ; sperando suoa Kx- 
celentia in Dio che tale papa i arichoglia nele suoe braze suola al 
manto de Sant4) Pietro com 1' aiuto del gram brazo dela M.** del re 
de Krancia, com de prima. Depoi respondea a certe litere de nostra 
Conninità, le quale i(^ aveano domandato zenlo armigero per repara- 
lione de nostra ciptà , dubitando lore dela Signoria de Venecia per al 
gram numaro de soldati che se retrovano nel leritorio de Havena, 
dicando suoa Excelentia che al presente zente non si pò mandare per 
non volere suenbrare al suoi canpo, mo che dinare non ce mancarla 
de fare zente nova per noslre bisogne; che scucia quelle tre milia du- 
quato r'be avea portalo Diogramiro, che ancora ne mandarla sei mi- 
lia deli quale farite fantaria e cavale legiere. Arivato che al fui, di 
subito fu lete tali lilre in publico. Dipoi inmediate dicto nostri signo- 
ri Antiaui» comentione dala porla di Codugne a forlilicare et in ogne 
altre loco che ie fuse stato di gram necesità, come suoi buoni subdilo 
comedo prima ('). K dipoi (jueste al dite M. Cristofaro dala Tore no- 
stre mazr^rdomino, come al contento dal dito Diogramir, fece inmediate 
otto cento fanto e duc(Mito cavale lizeri che aria voluto andare a Homa 
I>cr r aiuto dal Duca : tamen lui si era partito da Faientia a dì S 
d'agosto et era mese in via. Kl non potete andare, che già li Hubi- 
nato erano in gran coubuslioue; benché zia al suo Duca era retor- 
nato a wisa, come qui di sola uo parlaro(\ 

(iuido Ibaldo V ultima volta che al tornò ad Orbino. 

Al prefacto iluido Ibaldo, zia duca de Orbino, siando morh.' la 
Santità de Alesandro sesto ponlilìco, al (piale secondo lui era stato 
(3rrM»ido inomir(» . che per la Exit^leiitia de Valentia zia più volte Ta- 

(•} Fol. M 6. 



f 



51 

vea caciaio fora dal suo duquato, come al presento lui si era trova, 
e vedando al Duca a Roma asidiato, a lui ie parbe al tenpo de volere 
rptrirnare in c«sa suoa. El siando lui ala ciplà de Venelia , se partì 
el vene per la via de Kaveiui e po' andò a Medula , che era stalo a 
di il aguslo, die dominico, 1503. K dipo' arivò a casa suoa a sal- 
vamento mediante la divina gralia. Kt al so popule V arecose nele 
suue braze com suo cuore buoin signore Duca. El li per luto al so 
lerilorie de novo lore ie conceseno la melia de suoa hrela ducale. A 
laude de Dio, amen. 

Rimine saehezato a petitione dal Duca contra Fandolfo. 

liimine prefaclo questo anno dal Signore 1503, a di 30 dal mesi^ 
di setenbro, die sabati, bor 22, fu sachezialo per la forcia de M. 
Oistofano dala Tore mazordomine ducale. Con ciò fuse cosa che di- 
eta ciplà fuse zia prevenula ale mane dela Excelentia dal Duca de 
Valentia per convenlione facta com Pandolfo Malatesta zia signor de 
quella, el al presento lui era inlralo in dita sua ciplà contra la vo- 
glia di suoa Excelentia et li abitava; in modo che dito M. Crislofano 
i era andato a canpo a di dito, et orasi lui parti da Forlivio. Arìva- 
to che lui fui, di subito ie comentione a dare la bataglia a una suoa 
porla et botola zose che luto li cavale poleseno intrare; e zia era 
iolralo tuta la fanlaria per la via dela roca cìie ancora se tenea per 
al Duca, dove in quela i era per suo caslelano Dodorico Maledonali 
spagnole, et avean facto gram pugnare come al populo; per modo 
8' el non fusse slato uno condilero de cavale lizeri, chiamato Imola 
da Imola che avea buttilo zose tal porta, seria durate el so inignare. 
Intrato che (*) lore fune, di subito lor comenlione alozare senza di- 
scrilione; la mese a sacoman al suo gram danno, e detrimento. Kt 
zia dito Pandolfo, vedando de non potere avere apulo alcuno secorse 
per al quale lui s' avese potuto salvare, zia lui se era partito inco- 
gnito el andato ala ciplà de Pensare, sole |)er fare intendre ala Exce- 
lentia de (]uido Ubaldo Duca de Orbino et al signor Zollano Sforcia 
signore del dilo Pesaro, a ciò che lore se avesene advertire che la 
forca non i avesse a locare. Alore, facto questo, inmediate al fecene 
intendre a M. Zohane Panie Daglione e a tuli li Vililische et ad al- 
tri suoi hederenti, come incuto ad plenum parlaroe. 

M. PieiH) Ramiro da Pesaro veiio al governo de Forlì. 

Al prefaclo M. Piero Damire, partito che al fu al dito M. Oisto- 
fano dala Tore mazordonnno, che era andato a reifuisitaro la ciplà 
de Dimino rebelato al Duca e dato a Pandolfo Malatesta . zia suo si- 



»J 



.;iu\ io luoil^A. i^^r al che lui era vtMiuU) a di 30 dal mese de se- 
AM.^x» .*! -;*»\onK» do dita nostra eiptà de Forlì, 1503, diesahali; a- 
ii\.to» vJ»o x^l lui a di 3 dal mese d' oetobre fece andare al nostre 
loitxolio ^ioU Vuliano noliiìeandio le molte cose utile per al governo 
dui ^;adv» dola KxcoltMitia dal nostre Duca, et fece serare la (mrta de 
Vuu hv^i>» IHT susihHo che Antonio llordelafo non intrase per quella, 
01 aUi>^ uvviliv inporlunc bisogne proviste intorno a nostra ciptà. 

('a^telo Scinto Arfhanzole saehezato dala lega. 

VI profaclo canpo dal Duca de Orbino e de tu(!ta la suoa leghe 
tu\ l'atia coutra dal papa e dela Kxcelentia dai Duca de Valentia, la 
la i)milo era (juesta: prima sova Kxcelentia e po' al signor Zohane da 
|S»san» o Tanciolfo Malatosta, Zollane Paole Baione e tucta la parte 
Vì(il(*scha dala Oiidà de Castello et Levirotto da b'ermo, zoo tuta suoa 
INirto; et «lui tucto insemo avene meso numaro asai de zente insemo 
«»l veneut> a di 5 dal mese d* octobre, dirviovis, 1503, a metre caii- 
po al castello de Santo Vrcanzelo nela proventia de Domagna suola 
la iuriditione de (lesena. Arivato che loro lune ie detono una grain 
balaglia; Uimt^n per (juela prima volla non T abeno. Dopo* 1' al>e el 
al uKJse a sacoman ala descriplione de Fraporano che facea quelle 
facto à suoa madrc^: e di poi douiaudava se tal cosa era pecato. Kt 
zia al zorne denanto dito PandolFo avea tolte e prese bornine li cora 
5 cariale, (ihe mandava per ostadise de quili da Dimine a Cesena 
nela roca al mazordome che era a Himino (*). 

Cartello de Savigiiaiio saeheziato dala lega. 

F' prefacto castelo de Savignano de Domagna queste anno 17)03 
a di \) dal mese d' octobre, die Inni, fu prese e saehezato dala for- 
za dal brazo de (luido l'Imldo Duca de Orbino, al (juale al presento 
<»ra suota al duca Valentino. 

• D 



Al pnjfacto capitanio dela lega de Guido Fbaldo Duca de Orbino 
vene asidian^ dita ciptà de Cesena che se relrovava suola al governo 
et iuridicione dela Kxcelentia dal Duca de Valentia, al <juale al pre- 
sento se nUrovava mde parte de Doma asidiato, por (^ser zia morto 
la Santità de papa Alesandro, che era stato a di 10 dal mese d' oc- 
t(d)re, di(» uuìrtis, 1503; et (jui alozone lontano dala ciptà di verso 
la n»arina cercha due mia, dove in (|uel loco se retrovava uno pon- 

(•) Fol. «tt b. 

D Manca la diUatcalia. 



53 

to de pretla , perché già aveano preso al porte e tueta quela rivera 
a ciò che non polese andare alcuno secorse ala cipUi nela rocha de 
Rimino. 1/ altre zornc che fu a di il dito, die mercurio, arivò al 
canpo ala dita ciptà et alozò a Santa Maria dal Monte, traschorando 
lucto al paese de Bertenore e de Fuorumpopilio. Alora intendando 
tele suoa fortuna el K.**^ monsignor l^residento M. Antonio dal Monto 
Sano Savino che se retrovava al governo di tale ciptà, et zia avea 
farlo tri contestahile che facea zento per tuto el resto dela lUnnagna, 
le quale erano quisti : uno Imola da Imola, uno (ìuielmo Tenpione et 
et uno Zohane Spiga da Forlì; et avea mandato uno M. Tiherto Bran- 
dolino a fare 200 fante e cavale lezeri nel teritorio de Feraria. Item 
avea mandato uno M. Anibalo Foraseui conte e cavaleri ala ciptà de 
Panna a levare zente franciosa. Et infra al tenpo gram desturbido e 
danno se deva certi cativo homine ventureri che abitavano nel teri- 
torio de Uavena , perchè hogne zorne stracorevano per al teritorio de 
Forlì in Populi et de Forh, telando nostre bestiame et altre robe sen- 
eia la volontà dela Signoria de Venecia; e dipo' a noi era forcia a 
darie qualque suoa mercede. Alora al nostre magistrato mandò uno 
M. Bernardino Olivcri et uno sor Bartolomio Exelio per fare intendre 
lale latrocinio a uno M. Cristofano Moro in quello tenpo providitore 
ala ciptà de Havena, et ie feseno intendro, come ut supra. Di subito 
luì ie fece tale resposta , che tal cosa non se trovava dela volontà 
dela excelsa suoa Signoria, né etiam de lui; et che ie provederia. 
E dipoi ie feceno domanda se lui era contento che nostre donne et 
8uoe robbe andare nel teritorio de Bavena eser salve; lui respose 
che era contento per eser de volontà dela Signoria, che lui avese a 
slare l>ene come suoi vicino; €d al molte ie rencresea de suoe con- 
troverse, e dal beno era contento (*) che lore mandasene quel che 
lore piacese a tuta suoa voglia, che serebene salvo come suoe cose 
proprie; che fu a dì XI d' octobre dito, die iovis. Et infra queste 
tenfK) era fate di nove dui altre nostre C4)ntestabile : Andriolo Stan- 
bacia et uno Bastiano zia de ser Andrea Moratine. Et aveane acumu- 
lalo gram numero de zente insemo per queste altre nostre ciptà. A- 
lora intendando queste la Excelentia del capitanio duido Baldo, che 
tutavia facea gram guera come dito suo canpe a dita ciptà de Cese- 
na et masime come suoe cinque boche d' artigliarie che erano posto 
suopra al dito suo monte, le (jual erano uno canone et i serpentine, 
che non potea aparere alcuna persona ala schoperUì che tute le le- 
vava da trebe; in mode che vedando dito capitanio che le Cesenate 
stevano forte e constante al stato dela Excelentia dal Duca, et non 
avando sperancia alcuna de suo aiuto, bencht» già fuse criato papa 
Pio lercio, tamen avea retolte al Duca suota el suo manto, come i- 
nento ad plenum parlarò. Et o per queste o per altre, dito capitanio 

(•> fol. ti a. 



I 



ftHv ^>orUire via tale suoc artìj^liarie de note lenpo, che fu a dì 14- 
il* iH*tobre, die sabati. V altre zorne, clie fu a di 15, die domiiiico, 
ivn*ha r ora decima octava, se partì el canpo da dita ciptà retiran- 
disi* ala dritura del castele di Sam Marino per suoa salvalione. Ta- 
uuMi nel suo partimento li nostre i andone drete et ne prese et a- 
um/.one le multe; infra le quale venne morto a' m." del canpo, cliia- 
nmlo el Uose da Castello. Inlendando queste al nostro mazordome M. 
r.rlslofano dala Tor, che se ritrovava ala guardia dela ciptà de Hi- 
mine, inmediato insl fora et ne prese alquante. Alora intendando al 
dilo fiuido capitanìo che se ritrovava in Santo Arcanzole tale lerore, 
di subilo se ritirò in dicto Sam Marino ; e dipo' ho|?n' ome facea a 
salnm me far. 

Papa Pio tercio creato. 

Al pr(»facto papa Pio tercio per natione dala ciptà de Sena , chia- 
malo Krancescho de Picolehomini et diacone cardinale del titole de 
Santo Oslachi, queste amie dal Signor MDlll a dì 21 del mese de se- 
tenbro, die iovis, fu creati nel pontificato dito papa Pio tercio. Dipo' 
(|ut»ste, a di I) dal mese d' octobre, die martis, suoa Santità mandò 
p(M' la Excelenlia dal duca che se ritrovava a Nepe, come di suopra, 
che v<'nese come suoe zente aV aiule de suoa coronatione; che fu a 
dì 8 d' octobre dite, die dominico. Coronalo che al fu, inmediate re- 
conf(Tmò (*) la Kxcelentia dal dito Duca Confalonerio come T era et 
si^non» e vicario de tuto suot^ ciptà de llomagna. Fato queste, spunte 
et per al contento de suoa Exctilenlia fece criare uno brevo a tuto li 
subdito d(» suoa Excelenlia de questa sentencia , dicando: — Dilecti 
lioli ol apostolica benedicione. Abiando inteso come per alcune cer- 
conslanli era stato suolevati li populi et voi subdito al nostro Con- 
lalon(M'io et Vicario Duca de Romaji:na , deli quale siano stale a gram 
pericolo de (jualque alteratione et contraversia per tale cipti'i, deli 
qual cose a nui molte se rencrese, et (|ui ve asorlema el comaiide- 
uui, jMT tanto (|uanto per nostre pastorale holìcio se conteno, che 
vuol siate bum servo dal dito nostre (iole e Confalonerio et Vicario 
pn^facto sign(»r Duca nela nostra proventia de dita Domagna; et cosi 
faciande tute vuoi serite nostre bum lìgliole — . Arivalo che fui a 
Forlì, li nostre S. Antiane al fece notilìcare per ai nostre banditore 
in loco consuvele, a ciò che nui suo popule potese intendre, come 
ut supra. Dipo* queste, come al contento de suoa Santità el aver 
fato bogne suo conte come lui, suoa Excelenlia deliberato avea de 
venire nele parte de Domagna a reponsare: et ((ui ilcrum de novo 
fece fare doe milia fante per suoa fortilìcatione, el qui a Iute ie de- 
te le suoe paghe. Dipoe era hordenato che dom Michelle spagnole, 



1 



che SO iPiivava a rocha Suoriaiia come el reste del suo esereipto, ie 
dovese venire arincontra; per mode che a dì 15 dal mese d'octobre, 
die dominico, sua Kxcelentia era montato in sella per volere venire 
areponsar, come ut supra. Et avease mise 15 suoi mul carghe i- 
neole de tute suoe robe, insemo come el conte de Schilatio suo fra- 
tele et M. Alisandre Spanochia et altre soi confidato, come et la suoa 
guardia, zoo uno M. Zoane già de uno M. Francescho da Sasadelle 
da Imola, alias al Cagnazo, aconpagnato da 300 todiscbo el otto cen- 
to liomine (farme. Et qui se partivano dal palacio do Santo ('Jemen- 
lo, dove lui abitava; in mode che in quele estiinto siando le doe 
dite milia fate nela piacia de Santo Petro, che li aveano fate suoa 
mostra, fate che la fui, comentione a cridare a suoa voce piena — 
dinare, dinare — ; casu che noe più incuto non voleano andare. Alora 
intendando queste, suoa Excelentia s' atrevò di mala voglia; et <iui 
ie fece dire che loro andase come lui suopra la suoa fede, che come 
Iure fusene di fora da Homa in certe suo loco deputato, che in quel 
loco ie daria la prestanza. Tamen tutavia lore stevano forte e con- 
stanto: per nienti) lore volere partire. Alora la Santità del nostre S., 
come quel che amava suoa Excelentia cordialmente, cognobe vera- 
menlo che questo era uno tratato centra suoa Excelentia, et inmiì- 
diate fece comandamento ala suoa guardia (*) che tuto t^ile doe mi- 
lia fante fusene serate nela ghiesia de Santo Petri, che già era rivato 
la nova che la parte Orsina venea e già aveano brusato una porta non 
Irope lontano dal castello et aveano morte tuta suoa guardia. Fate 
(|ueste, suoa Excelentia fece ferma deliberatione scucia alcune respe- 
te ala papura (mc) che prima volere morire in sella che in lede: et 
arivò in piacia. Arivato che al fui, di subito al dito M. Zoane da Sa- 
sadelle fece de quile trecento fante uno squadrone et i al mese di 
meze; el reste de tale omino d' arme ale soe poste de dita piacia. 
Fate queste, lui se mese Palme in testa, aconpagnate da dui altre 
suoi homine d' arme, et qui scucia alcune respete se partì come uno 
cane rabiato, et arivò a dita porta dove in (juel loco se ritrova el si- 
gnor Fabie e M S. Bartolomio Orsine come gram numero de suoa 
eometiva. Et qui comentione a pugnar, per mode come le suoe ma- 
ne amaciò uno suo favorito chiamato Spoletino, et cacio fora la par- 
ie c/)roe gram impilo; e po' retornò al Duca al quale già la San- 
tità del nostre S. V avea salvato nel suo palacio (H quase tuto tale 
todischo per eser stato valente homine che mai non V aveano aban- 
donat^i. Tamen la mazore parte de dito homine d' arme per gram 
dnbitatione non se ritrovavano ala mostra, faciando lore come fecene 
Il sante Ap^islole ala calura del nostre ver Uedemplore, dubitando 
suo S.** ancora de non al poter salvare per eser novamenle criato el 
poca ubidentia aver. Alora suoa Excelentia e dito M. Zoane comen- 

*J Fol. tt a. 



I 



56 

cìone alo eterno Idio contemplaro et quel caramento pregaro che se 
degnase de iiiluminar<^ suoa Exoeleiitia che lui cognosese la via per 
la quale lui se potese salvare. Et come al conlento de suoa S>, lui 
de quello loco se partì come dito conte suo fratelle e dito M. Alesaii- 
dre Spanochia, et andone a Castole Sante Agnele; et romase el re- 
ste ala guardia de dita piacia. In mode che come lui fu ariva to, se 
scoperse drete al cardinale Escanio e Uafaiel da lUaria e '1 cardinale 
de Sam Zorze, et qui a suoa voce piena fece comandamento al dito 
castelano che al metese in persone a posta dal papa. A queste al ca- 
stelano fece risposta che lui V avea tolte suopra la suoa fede et non 
d' altre; et qui fu salvato al presento lui e luto soi 15 mule, come 
tale so fratele e dito M. Alesandro. Fate queste, una gram parte de 
quile todische suoa guardia fu tolte dal Senato e dato soldo per orni- 
ne valente come erano, et M. Zoane da Sasadelle fu salvale nela 
casa dal dito Ascanio, e Sam Zorze, e luto el reste fune svalisalo. 
Fate queste, alcune de quile hra ve andone ala casa de uno cognato 
dal (*) Duca, chiamato Rencio Matucio et qui se tose la moglie so- 
rda dal Duca et menola in piacia, sole per volerla metre in zardino, 
ciovè uno loco da femene da partito. Tamen per homine da bene ie 
fune date, e tornò ala suoa casa salvamente. Et (jui slete le cose 
traneiuile per fine ala morte de suoa Santità. 

Papa Pio uiorto. 

Al prefacto pontifico papa Pio lercio per la suoa poca ventura , 
come alo eterno Dio piaque, intraven' la suoa prefacla morte la qua- 
le fu molle propinqua ala suoa creatione del suo pontificato, perchè 
lui more a dì 17 d' oclobre, die marlis, cercha l'ora sesta dela suoa 
noie prosirna ad venire, 1503. El per queste non canpò in dito pon- 
tificale se ne giurne :27. Del quale lo eterno et magnio Idio i apia 
perdonale li suoi peccali; perché, secondo al mio riporto, era stato 
home bene amato el bene vivuti et temorato del timor divino et sen- 
pre era stalo vigilante nel bene operare per al slato de santa maire 
Eclesia. El grande afanne abe al popule de sue ciptà. 

Pandolfo Malatesta seconda volta tornò a Rimino. 

Al prefacto Pandolfo Malatesta retornò a piare la suoa ciptà de 
Rimine la seconda et ultima volta, dela. quale al presento n' era si- 
gnor la Excelentia dal Duca Valentino, iK^la (]uale i era per suo go- 
verno uno M. Oistofano dala Tore mazordomo ducale. Et già per 
un' aF suoa rebilione pur al dito Pandolfo F avea sachegiata a dì e 
mese e anne come in drelo in (piesle nela suoa instoria parla. Et 

(•) Fol. tt b. 



57 

^vando inteso al dito mazordomo che la Excelentia dal Duca, volan- 

cio venire a casa, era stalo prese e retenuto in Castel Santo Agnele, 

<la Roma et per tale origine lui si era partito et venuto ala ciptà de 

O^jsena per suoa salvatione, che fu a di 21 dal mese d' octobre, die 

:s«ibatiy anno Domini 1503. Partito che al fu, dito Pandolfo intrò et 

cf Ili cacio via tuta la parte duquale et abe la ciptà sencia la roca. 

Óipo' a di 29 dito, die dominico, abe la roca per pensione et dipoe 

alle al castele de Medula sencia roca d'acorde a di 2i dito, die mar- 

lis. Dipo' abe la roca a di 20, che zia el suo popule V avea tolte al 

suo caslelano et fornita aie lore peticione quase per volé fare altru' 

signor, secondo al mio reporto: tamen focene bene a darela al suo 

signor (*). 

8/ Antonio Maria Ordelafo seconda volta tornò a Forlì. 

El prefacto Antonio Maria, già fiole legiptimo e naturalo de uno 
Cecho Ordelafo, queste anno dal Signor MCIIl a di 22 dal mese d'o- 
clobre, die dominico, cercha T ora decima, se fui la suoa prefacta 
rectomala per presidento nela nostra magnifica ciptà de Forlì, dove 
in questo tenpo se retrovava signor la Excelentia dal Duca de Valen- 
tia. &)n ciò fuse cosa che incuto in questo narerò a partita per par- 
tila, in prima per la forcea et ordine dela casa Moratina lui fece ta- 
le suoa intrada in queste mode e forma: che uno Zollane già de uno 
Batista Palmegiano come altre suoi sequaci come al contento de dita 
casa Moratina, avando intese che era morte la Santità de papa Ale- 
sandre sesto et la Excelentia dal Duca inferme el incalcerati , et più 
che al dito Antonio Maria se ritrovava al caslelo de Castrooario nel 
teritorio deli S. Fiorentino nela proventia dela nostra Romagna ; in 
mode che avando le molte alentato tale nostre popule et quel prega- 
to che al voglia retore nelé suoe bracìe , zoè reternare in dita suoa 
cipla de Forlì, come dito suo padre e lui altre volte n' era stato si- 
gnor; et qui al dito Zohane Francescho come al contento, come ut 
supra, prese al castelano dela roca de Scliiavania , chiamato Zuam 
Zuvar spagnolo, per eser lui suo e^mpadre. Con ciò fuse cosa che 
dito castelano i avea dito: — Compatre mio, facitime rendre certe 
cara de cieche — . Fate la proposta , dicto Zoane Francescho tose al- 
quante suoe confidate con esa lui et andò a vedere tale cieche, et 
fece venire dito suo compatre zose nel suo cortile. Arivalo che al 
fui, di subito al preseno et menole in casa de uno M.° Lorencio spi- 
ciale, suoceri dal dito Zohane Francescho in loco de salvacione; e li 
slete per infine a di 30 dite, die marlis, che dite Zoane Francescho 
lo fece aconpagnar al dito Castroeario. Prese che lore Tabe, comen- 
cione a levar suo voce piena — ilordelafo, Hordelafo — , a ciò che 

n roL » a. 



58 

tute el resto dela parte avose a inteiiiire et masime el quarteri de 
Sclìiavania. Et in uno momento fune armato et vene in piaeia. Kt 
infra queste tenpo el l\.^^ Monsignor Presidente M. Antonio da Monte 
siando venuto al zorne denanto da Cesena a Forlì, et qui avea con- 
fortato nostre popule che stese forte e constante (*) a eser bom sub- 
dito ala Excelentia dal Duca che per la Dei gratia che el steva bene, 
et che in brevità se faria V altre papa ; dipoe che lui ternaria a wì- 
sa. Dipo' suoa note era alogiato in reca, et in quela ora era in sola 
lui et uno nostre comisario M. Pieri Uamirio da Pesare di conpagnia 
dal nostre Locotenento el conte Gabriele Bonarele dWncona , et erano 
insite de dita reca per volere andare a Faiencia et a Dnola asortan- 
do tale suoi popule, come ut supra. Et già avea mandato inento li 
suoi cariaze le (juale ie fu tolto a Faiencia, et erano drete ale nostre 
mure per andare ala porta de Schiavania in pete ala ghiesia de Sam 
Zoane, et già dita porta era presa, come ut supra. Et intendaade 
tale suoa voce, inmediate retornone in reca a salvamente. Et infra 
queste la voce arivò in piaeia e sonando tulavia la canpana dal po- 
pule quanto più potea; et qui de comune concordia presene la piaeia. 
Dipo' andone aperire la porla de Sam Pieri che era aterata, et li 
mise la famia deli Zaule; et al simile ala porta di Cotugne et ie me- 
se in brevità la famia deli l*edrignane. Fate queste, vedando la 
granda unione del popule, andone al dito Castrocario et menone al 
dito Antonio Maria, et con esa lui avea Francescho, zia (iole inlegip- 
timo de Galavoto Manfrete già signor de Faientia , et altre suoi cesi- 
ne lìole già de Federico suo epischopo e de Lancilotto suoe fralelle 
et uno contestabile chiamato el Pritone de Mutigliana el uno M. Ba- 
ptista Pecenino da ilavena come cercha iO cavai legieri. ArivatD che 
al fui in piacea, la corse faciande ogne suoa ceremonia; che fu a di 
22 dito, come ut supra, a hor decima nona, die dominico, vacante 
la sedia apostolica. Fate che fu (jueste, inmediate fece andare 
el primo suo bando, come se retrova per antica usancia, che luto 
le pace el treghe et altre fede dovesene slare ali loco suo su<>- 
ta la pena de suoa indignatione. Dipo' andone nela nostra ghiesia 
dal Domo et qui suoa S.* per al iuramenlo suo promesse a Dio el al 
popule d' esere bom el lìdel S. el mai per alcun tenpo volere cogno- 
sere inzuria alcuna facta ala benedect<\ anima d(»l suo palre el etiain 
de lui; et simile fece el popule in v(^rse lui come le lagrime suopra 
li suoi hochie, zoè picele e grande el maschie» et femina. Fate que- 
ste, li nostri S. Canonici ie delo la benedicione. Dipo' se parti et 
ven' alogeare nel suo palalio nela seconda camera in y)lta (**) che 
se ritrova di verso Faientia e Havena: el li abitò per più salvatione 
dele artigliarle dela roca. Fate queste suoa S.* ordeiiò la suo guardia 



(•) Fol. W b. 
l") Fol. sa a. 



5» 

^t suoa famia. La guardia si era: al parentà di Pedrignane e Savorel- 
1*^ e Zughi ; suoi credcutieri, uno Bastiano Moratino et multe altre no- 
stre donzelle dela ciptà: el suo medico, uno M. Bartolomio Pamsecho, 
perché al prexento suoa S.* avea la febra quartana : suo capitanio 
xeoerale, Nano Moratino: suoi comensale, M. dom Gaspara Moratino 
et multe altre. 

Et dipo' queste, a di 24 dito, la voce se levò per la ciptà che 
l'era sta' prese al nostre castelano , chiamato Consalvo Mirafonte spa- 
gnolo. Alojra li multe deli nostre andone a vedere: al castelano ie 
fece dire che lore se terase indré ; se ne no, che per fuorcia ie faria 
ferre. Intese che abe dito castelano tale cosa, molte se indignò et co- 
menliò a trare per la tera zorne e note et non aver reguardo ad al- 
cune loco piatuse. 

L'altre zorne che fu a di 25, die mercuri, fu coniunto la mali- 
pia stela de Saturne come quela de Marte in gradi il e m. 52 del 
Cancaro, che fu a hor 19 et menuti XI; et per queste alquante a nui 
potea nocere. La casone era questa, che, secondo la sententia d* al- 
cune digne estrolico, questa nostra magnifica ciptà se fu adificata in 
gradi 10 del Capricorno, al quale se rctrova casa de Saturno, et per 
queste siguiria qualque gram contraversia contra nui, come era sta- 
te già dito castelano che trasea come ut supra. 

L'altre zorne, che fu a di 20, die iovis, come vose la suoa po- 
«*a ventura, siando andato uno M. Cuielmo Lambertelo a rivisitare 
sua S.* come uno M. Zoane dali Sele, tramedui doctore civile celc- 
berimo. in mode che ala retornal^ dal dito M. (iuiclmo, come al fu 
in capo dela schala granda in pete ala porta dal cortile, per la for- 
cia del bracio de dito capitanio iNane Moratino, seconde al mio ripor- 
lo, in tale loco lui se fu ferito da morte. Alora intendando suoa S."", 
molle ie ne rencrebe el qui al piangea come tuie suoi hochie, re- 
prendando grandamente dito suo capitanio, et che più per niente tal 
erore debia cometre suola la pena di suoa indignalione. Et inmediate 
al fece portare a casa de uno nostre nobile, chiamato Antonio To- 
dole, et qui al fece curare come hogne suoa diligenlia : lamen, per 
eser tale botte mortale, lui rese al spirto a Dio; che fu a di 28 de 
dito octobre, die sabati. Dipoi fu mese int uno (*) sepulcro in la 
ghiesia de Santo Agostino; et li steli per infine in capo del' anne, 
che Matio suo fiole al fece portare ala ghiesia de Santo .Mercurialo. 
Et li int una suoa capella fu mese int una suoa sepultura; et qui ie 
fece fare uno belo oficio. Dipo' dito S.® avea fato aconpagnare dito 
M. Zoane de note tenpo a casa. 

Dip<»' questo, a di 29 dito, die dominico, la note prosima ad ve- 
nire, Monsignor Presidento che era in roca et dito M. Piero Barn ir 
et dito M. Gabriele nostre locotelento, aconpagnato et guidato da u- 



no Wf^ìrt' ij«'jlij|iii)o, fiute di uhm JaciMne de Dando dala Vila do '^ 
I^MMN iì\ <|ii;ilt' «'Hi (:h\ìì[Hìiìrr dal dito rastelano, et in <|iiel tenpo ^ 
quel kK'o, insenie einne dui altre da Hertenore, se parlino et ando>j^ 
a Ces^Mia, et qui inenone certa quandilà de cavai j?rose dela Exc^^ 
lentia dal Dura, che si ritrovava in dita reca, et multe altre caiv?/ 
de \i(u'M() f»retio. Dito oastelauo li rariò fora de dita mea , inozaaU/^ 
le lor liii^^ur che non |ioleseue per intxle alcune revelare li secreti 
de suoa roca, et detele per mancia ali nostre zuvene. Acoiipagiialo 
che le ahe, dito (lalupino vene a suoa S.* a fare suoa schusa che 
lui i era andate per force; lauien non ie valse, che suoa S.' al fece 
inetre nela roca de Schiavania in conpa^uia dal Todescho e de Lam- 
berto liauherlelle parenlo dal dito M. (luielmo. Dipo' queste dito *"»8" 
lupino ahe la multe corda, et per suoa penitentia pa^ò le multi du- 
cpiale, e po' ahe la j^ratia. 

L'altre zorne, che fu a di 30 dite, die Inni, la note prosiina pu- 
silla, c-omci vose la suoa |M»ca ventura, fu morte uno M.° Zuliaiio Kt>- 
seto al (juale lui et uno suo cosino .M.° Krancescho già de M.'' Cvì^o- 
fano Doseto el iiudte altre erano stiito mese per guardia da certi ho- 
uììm} che faceano repare ala roca di fora in pete ala suoa gabelina: 
in mode clu^ quile (hda roca \cn fora cercha oto et asaltoue dito 
Zuliano dicando: — Hendete a uni — : lui per niento se vose rendre, 
ance vosc^ morire da valente omo (!ome la spada in mane. Et qui ^^^ 
taglione al cole (» ganl»? et po' al hutone nel canale: tamen dito ^i^ \ 
Francesclio scapulò come le multe altre et ahe lui alquante knt^\ 
La inalimi p^M* lenpo dito caslelano fece chiamare nostre guardie cIf ^ 
stevano iute la ghiesia de Valverde, dicando che lore andasene a to^^ 
re al dito corpo et scpelirle, che lui non ie faria alcune nocimentof^ 
mo che una altra volta lore slesem» più vigilante a dita suoa guar- ^ 
dia, perché suohi oto dili suoi se avea prese et ferito et morte. U 
nostro ancora [)er tale strepete ven ferito, et come al tenpo morto 
uno nostri» Krancescho di Alherto, alias (lerebino. Item a di dito (') 
al casU^laui» fece scliar(?gare s(^te boche de fogo e uno trato per dric- 
tura d(»la nostra piacia, per eser quel zorne al di del lune, per al 
nostre mercato |)cr volerse dare ricorde dela vigilia dela comomora- 
tione deli Santt», che se relrovava eser V altre zorne. Tamen per la 
Dei gratia non fccene male alcune, salve che una sola dona che fu 
feriti de una pietra int una ganha, per mode che al fu forcia de fa- 
re lal(* nostn» mercato nela piacia del Dome, finché al dito eastela- 
no piacine , che lui se de la fede di più non trare in tale zorne , 
perché più volle se V avea faW intendre. 

li' altre zorne che fu a di M diete oclohre, die martis, arivò ola 
nostra ciptà de Ft»rli M. Marco di Antinori comisario deli signor Fio- 
rentino per nostri» socoi-se. 1/ altre zorne che fu a di primo de no- 

C) Fol. 31 a. 



6i 

''^?/?j/)rt» , die mercuri, dito Fiorentino ce mandone cerclia 50 cavale 
'^s^ri et Ire bochc di foglio, zoè uno canone, uno falconeto et una 
*p/n^'arda. Dipo' queste vene M. Cnaco dal Bogo et quando al fu ne- 

VHa de Sam Martino li nostre contadino le prese et menone al si- 
riior. Arivato che al fu, suoa S.* se n' arise, considirando che li 
uoi homine faceano bona guardia. Et arivato che al fu, fece fare 
rara repare intorne ala ròca di verse la ghiesia de Valverde, lavo- 
andie zorne e note come grande ordine; suopra dele quale i avea 
lese dui nostre Forluvese : uno S/ Jeronimo fiole de Pieri Francesco 
kUiecino et Paulo de (luarine. 

Dipo' queste, a di 7 dal mese de novenhre, die martis, arivò et ve- 
e al dito Lodovico Ordelafo a Forh, perchè aP introito dal signor 
HO fratelle nonn era potute venire per eser absente in Ghiaradata 

1 servitio dela serenisima S.* de Venetia. L* altre zorne fece fare la 
iostra et dele dinaro, dove che al signor suo fratelle se retrova ali 
^nestre del palacio amalato a veder tale mostra, che inver la fu u- 
a bela mostra. Kt qui in nomine Domìni prese la cura et qui steva 
»rne e note in sella coiti v gram proparamento et rengratiando al 
^pulo dela benignit^'ì che lore aveano facto a recogliere lore pover 
rfanele iiele lor bratie. Kt dipo' queste a di 8 de novenbrè, die mer- 
iri, al signor Antonio fece andare uno bande, che suota la pena 
* suoa indignatione non sia alcuna persona che ardischa e non pre- 
gna dare inpace ala famia già de .M. Guielmo Lanberlole, né etiam 
?le robe suoe, nò etiam suoi altre parento et adirente, perché ci 
■;i alcune cativo emine che ancora non voleano reponsare nel male 
)crare eontra la voglia de suoa Signoria e de altre che volese (*) 
eridre al l)om vivere. Fate (jueste, suoa S.*, siando già criato el pa- 
I novelle, ciovè Julio secondo, fece deliberatione de volere mandare 
li aiihasatore ali pede di» (juele et fare pregare che suoa Santità al 
di*se inovare de dita nostra ciptà : le quale fune queste : uno nostre 

. Nicolo Tornei, doctor (Mvile, et M. Zollano dali Selle, pur al si- 
ile. Kt qui focene suoa partita a dì li de novembre, die martis, 
p<ì* retornò a dì 8 de zenari Ì5(U, die luni. Kt qui aduso uno bre- 
) apostolico che testificava che lui atendese pur a ricostare la roca, 
le dipo' suoa Santità ie farla cosa agrata per eser senpre stato a- 
iee de Cecho suo patre et aver receuto bene asai da lore; et più, 
ie ancora aduseno una litera de credentia de monsignor (cardinale 
2?*turino al quale testificava le suoe grani vigilie che lor aveano fa- 
o al len|»o do dita suoa anbasaria a Homa. 

El infra ipieste tenpo al caslelano facea grani trare zorne e note 
Oli avandi» alcune resgiiarde ali loco piatuse; per mode che a dì 21 
W iiovcnbre, die Inni, trcse al morlari groso e deto nel monesterio 
de Sam Francescho ini uno suo orlicelo et amazò al dito suo guar- 



.• 



) Fol. 31 b. 



62 

diano frate, chiamato M.** Bernardi da-Caxal Map:iore, che polca eser 
cercha V ora vigesinia; et al molte fu redolute in «luestiì nostra cip- 
tà per eser slato homo da bene. Et ancora inente a (fueste poco zur- 
ne avea dato uno canone in uno camino del nostre palacio ma^no, 
per mode che tale suoe prede 1' ahene amaciare per retrovarse lui in 
quele loco; per modo che la pecura che de' eser dal lupe male si 
potere (?); così intraven a luì povere mischino. Alora al Signor come 
tuto al popule molte s' atristò de tale homo da bene che fuse mort« 
tanto vetuperosamento come Pera, perché tale paiola i avea data 
proprio di colpo nela persona, che pesava i(X) libre: per mode che 
I' avea tuto devorato naspande suoe budello drete a tale palota et al- 
tre suoi menbre. Et così Idio ahia perdonato suoe pecati. 

Et a dì 21 dito arivò ci signor IMeri dal Monto a Forlì, mandalo 
da dito S. Fiorentino per nostre secorse, che al vcnea dala ciplà de 
Faiencia da secorere el signor Francesco Manfreto che già ancora lui 
era slato chiamato da quel popule. A ri va lo che al fui. comenciò gran- 
damenlo a voler reparare dentro e di fora a dita roca et alogiò nel 
borgo di Havaldino in casa di uno Zohane Cinvata dal Uoncho. Et«|ui 
al Signor nostre ne feze gram feste per eser lui lìomo da bone e suo 
amico (*). Dipo' queste, a di 5 dal mese de decenbre 1503 la Co- 
munità dal dito Forlinpopule, avando loro già c^rnsultalo de volere 
dare dite Castel al dito S.*' Antonio et per quel avere loro alecle que- 
sti G infrascripto: h.<*o patri fra Simone di (ìali ordinis servoruni; se- 
condo, M. Pieri Antonio di Rosi doctore et cavaleri; lercio, S. Pieri 
Panie Hutrigelo: l, (laspara de Merlo; quinto, llanaldino; sesto ed 
ultimo, Maso Honole: et a questo prefacli ie fu dato per dito suo co- 
legio lecentia come piena poteslale de poter dare dita suoa ciptà de 
Forlinpopule a dito S. Antonio come li capitole lur concordante inse- 
mo. Fate ([ueste mandone uno (*orero a Forlì da su(»a Signoria a fa- 
re inlendre come ut supra, el che lui avese a mandare li suoi con- 
fidate a piare la posesione de tal suoa ciptà et a fare li capitole se- 
cretamenlo, a ciò che el castelano non se no scntose, el che lore 
dovesene andarci infra la note che lore le metcran»» dentro che le 
guardie non senlirano, perchè zorne e note suoe porte stevano serate. 
Fate queste, el S. ie nuiiidò tri nostre nobile; Antonio Todole, Har- 
tolomio Moralino el Nano Moralino dito, cappitanio. Arivate che lor 
fune per niente non polene inlrare; fu forcia a lt»re ad alogiare per 
quele suoe vile. Fate queste, quiste tale (> prefacle insine fuora in- 
cognite et vene a Forlì dal signor. A rivale che lore fune, el Signor 
era in loto; se levò suso e luto li basò per bocn, dicando: — IJeni 
siate venule, fìole mio. lo per mile volte a voi m'aricomando — . A- 
lora al dito M. Pieri Antonio cavò fora la suoa iilra de credenlia e 
suoi capitole. Fate quc^', infra lore acade ie molle parole e po' ando- 



(*) Fol. 3t a. 



63 

ne a fare colationc a casa di (jalete do Conde. Infra queste tenpo al 
Sij?nor convochò al suo (iOuseglio secreto et qui signò tale suoe ca- 
pitole. Segnato che lore fune, dite oratore tornone a casa, che fu a 
rfl ♦> dite. Dipo' queste, a di 8 dite, al Signor ie mandò al suo fratel 
Lodovico, dubitando dela Signoria de Venecia; perchè, seconde al 
mio riporte, lore se retrovavano in doe parte: una volea tal signoria 
e r altra al signore. Et fu forcia intrare per al foso in suso al ghia- 
w. Arivafo che al fui, por al contento de quela parte fecene core 
tale sHoa ciptà secretainenlo per 'mor dal castelano a honor dela con- 
ceptione dela immaculata Maria che se (*) retrovava eser quele zor- 
ue iKHiedeto, die venus. (brse che V abe, al castelano intese tale 
strepito: comentiò a trare aspramente; et qui amaciò uno nostre for- 
Invese, Tiole de Tomase Valciutino et multe altre male fece: nela casa 
<lal dito Gaspara de F]erlo abo amaciarc uno S. Antonio so (iole. 

L'altre zorno, che fu a dì 9, vene uno M. Melagra, già fiole 
d'Antonele de Cavidone armigere, per nacione da dita ciptà de For- 
linpopule, conditeri dela ecelsa Signoria de Venecia, come cercha 200 
mal legeri et fantariu co ìiì^ ni contento dal Podestà de Ravena, pro- 
pinque al dito Fronpopule. Arivalo che al fu, di subito mandò dui 
suoi tronheta ala porta dela roca et c|ui a suoa voce piena cridava- 
oo: — Marco, Marco — : credendo che tale popule se dovese levare: 
ma fu per C4)ntrario, die luto lore se faceano ale mure dove la reca 
non pi»lea, ondando: — Ordelafo, Ordelafo — . Alora al Castelano ie fe- 
re comandaroente che tale tronheta se partise. Partite che lore fune, 
dilo conditere se retornò a Havena schufando per nostre teritorio ho- 
tme nostra bona. 

Dipo' queste, a di i3 dito, al Signor fece apicare uno spagnol, 
famie del mazordomo, che portava litre a Cesena; et fu per interce- 
ssione de uno nostre nr)bile Ludovico d' Ancona che tale spagnole vo- 
lea alogiare come lui el per dubilatione al fece intendre al Signore; 
et pi»r queste, alrovandile al Signor in pecato, al fece apicare a di 
«ilio, come ut supra. 

Dipo' queste, al Signor andò a stare in casa de M. Lufo Nomaglie, 
che fu a di i8 di decenbre dite, die Inni, per più suo riposo, 150JL 
Arivalo che fu in quele loco al povero zentilomo molte pogirò; et qui 
non ie mancava cosa alcuna, se non la propria sa neda te; lamen zor- 
w e note quel suo catare salso mai non «1 lasava reponsare. Kt qui 
luto li signure medico nostre al curava come granda delegentia, et 
masime dal dito M." Hnrlolomio Pamsecho che senpre ie steva a tute 
li suoe bisogne. 

E infra quei tenpo fu fale inlpudre a suoa Signoria che li signu- 
re Fiorentino non i andavano de buoni siglile; per modo che suoa 
Signoria fece adunare el suo coiis«'glio secreto et in quele propore 

n FoL It b. 



64 

tale suoa dubita tiene, per mode che per lore fu olenuto de dare co 
miato al dito M. Croco e tute ci reste de suoe zente de dito signo 
Fiorentino; (*) che fu a di 22 de decenbre dito, die venus, i5()3. 

Dipo' ([ucstc, se comenciò la pratica come al c^stelano dela roch 
de Forlinpopule, et qui mandò dal nostre Signor a fare intendre co 
me al volea fare, come che ie daria tale rocha: al cjuale castelan 
si chiamava Hravo da Stela spagnole; in mode che remasene d'acoi 
de in duquate otto cento. Fate che fu dito acordi, al castelano man 
dò Marco suo nepoto a Forlì per caulione dal Signor per fine che se 
rà atrovato dito deposito; et per al Signor intrò in dita roc^ per cau 
tiene dal castelano uno Gaspara de Serto. Fate queste, di subito f 
alete dui emine per (juarteri che avesene andare per la ciptà nostr 
a recoglie' U\\e dinaro per infine che sera reschoste una inposta eh 
per conseglio sarà a metro a soldi li per cento dela valuta de suo 
robe; la quale fu mese a di 5 de zenaro, die venus. Et se cose tal 
dinaro et più, che fune mile duquate; le quale per al dito deposil 
se ne mancò oto cento a Ravena per mane de uno frate Jeroniin 
del' ordine de Santa Maria deli Servi. Arivato che al fu, asegnò U 
le deposito al dito Marco so nepoto. Dipo' tornò al dito Forlinpopuh 
et intrò in dita reca, et fe(je aconpagnare dito castelano; che fu 
dì 9 de zenare dite 150i, die martis. 

Dipo' (jueste, stete le cose pacifico per infine a di 27 dal me; 
de zenare dite, dio sabati, che suoa S.* fece inpicare queste dui ii 
frascripto: Antonio dal dranccri et uno spagnole già ferere dal du( 
Valentino. Con ciò fuse cosa che dito Antonio fuse venuto al zorr 
donante a casa de uno nostre M. Neri (lirardine suo parente et pa 
he. Como al fu arivato vose andare a vedere la reca, aconpagnai 
come dite ferere et uno fiele dal dito M. Neri; in mode che siane 
bando la forca che alcune non potese pasare certe suoe repare, U 
men dito Antonio paso per più appropinquarse a dita roc^. Alora U 
lo fiele dal dito al prese et menolc a casa. Dipo' al fece intendre t 
Signor; per mode, e per quel e per altre, fece apicare traniedui 
dì dito ali finestre dal palatio. Dipo' queste, parse che li ditractu 
avisene achiusato Berto già de Jacome de Derto da Orioie ai Signoi 
per mode che a di 27 dal mese de zenari, die sabati, la note pros 
ma ad venirej, fu data la bntaglia ala sua casa; per mode che siane 
lui (**) in lete, de subito se levò in camisa incognito et insl per alti 
via, et andò per suoa salvatione nel moneslerio de Sante Jacome. I 
qui, seconde al mio reperto, fu salvato int uno sue moluinento. Tj 
men introno in casa, et qui la sachezone do quele che a lore parlx 
Fate questo per dite suo capitanio Nane ie mese la guardia deli fan 
che de contenuvo steva in quel loco; tamen reservando la mogi 



(•) Fol. 33 a. 
(••} Fol. 33 b. 



65 

dai dito Berlo in casa come la conserva tione del suo honore de lei e 
di suoa madona. Dipo' queste, suoa Sip^noria fece andare uno bando : 
ohi avese dito Berto, over chi savese che l*avea, inmediate al debia 
revelare a suoa S.* suola la pena de suoa indignatione; che fu a di 
i29 dite, die Inni. Dipoe a dì 31 dal mese de zenare, die mercuri, 
siuoa Signoria, vedande che in <Mìsa dal dito M. Lufo senpre era pe- 
rorate, per al conseglio deli suoi signor medici andò a slare in casa 
dal dito Berto, parando quele loco molto più secure per[ch<*?] la re- 
ca non trese, o che una nota non insise fora qualque quandità de 
2ento et per forcia portarele In rocha come qualque alute che dali 
online dela tera ie fuse dali, et per non odire tanto slrepede de tale 
aooe artigliane; et anche, seconde al mio reporlo, suoa Signoria i 
«ndava voloutiera per le rasone asegnato et masime per salvare que- 
la casa e dita moglie di Berlo; perchè lei senpre ie fu bona zorne e 
note per accorso a quele cose che lei potea. Et a dì 31 de zenare 
dite, die mercuri, la note prosìma ad venire a hor 4, al caslelano 
mandò fuora al Signore uno S. lialdino (iole de uno nostre M.*" Jaco- 
me dali Seie, al quale era suo cancelerio, come la copia deli capi- 
tole che al volea come suoa Signoria, come più volte se n'era tra- 
mato per intercesione de M. Lufo Nomaglie, al presenti» in quele lo- 
co retenuto per la forcia de M. Cristofano dala Tore mazordome dela 
Eicelentia dal Duca de Valentia, et etiam de uno M. Pieri Antonio 
medico. Arivato che al fu dito S. Baldino, di subito la voce se span- 
te per la ciptà et cridande — Ordelafo, Oi-delafo — : al simile se fe- 
c« a Forlinpopule. L'altre zorne sua Signoria per suoa devocione fece 
ostare aerato le botego et cantare a luto li loco deli ghiesie la mesa 
tjai Spiritu Santo. Fate queste, di subito fece adunare al Conseglio, 
et qui ie fece intendre tale copia ; per mode che fu otenute come in 
«]uela se contenea, zoè de darle (*) miara de du(iuale et some 

('•) di mule careghe condule a iiavena o donde (***) a lui pia- 
cerà. Dipo' queste, a di 3 de februare, la note prosima ad venire 
€5ercha V ora quarta , suoa Signoria mandò nela rocha uno nostre no- 
lario S. Pieri Antonio già de Jeronimo de Michilino a holenlicare co- 
me al dite signor caslelano tale suoi capitole, a lenpo de zorne 20 a 
fMgare tale dinare, come ut supra, comentiande a dì 5 dite, die do- 
«ninicha, et aver acordate hogne altre lore facendo. Fate queste, 
^Mioa Signoria di subito mandò a Venecia da certi suoi confìdate et 
masime da suo sosere per retrovare tale dinare. 

Dipo' queste, come alo eterno Idio piaque, siando venuto al Signor 
tino grande addento, fece domandare al priore de Santa Maria da 
tornei, et qui suoa Signoria fece la suoa santa conf(\sionc; che fu a 



*) Lacona del ms. 
(*') Laeona del mn. 
•^) rol. 34 a. 



66 

dì 3 de februari, die sabati. Dipo' V altre iorne, die doiniiiico, per 
tenpo vose la santisiraa comunione, et la fece come tanta reverenlia 
et lervore che veramente seria stato bastante ali santo patri. 1/ altre 
zorne, che fu a dì 5, stasande suspeto suoa S.* dela morte, come 
do' fare ciaschadune fìolc cristiane, avande lui fate rasone come lo 
eterno Idio, deliberò al tuto volere conciare ancora li fati suoi in 
lenporaie. Kt qui mandò a dì dito per al dito S. Pieri Antonio de Mi- 
chilino ccrcha la seconda ora dela note. Kt qui fece al suo testamen- 
to. In prima lasava V anima suoa alo eterno Idio; depoe instituì le 
nostre sip^nor Anliane per suo fedecomesarie come otorità plenaria; 
dipo' lasa la suoa sepultura ala ghiesia de Santa Maria da Fornoe. I- 
tem lasa tute le suoe veste et mobile et inmobile in dui forciere ala 
ghiesia de Santo Agostino da dita nostra ci])tà de Forlì. Item institui- 
se et volo che sia suo erede oniversà al dito Lodovico suo fratele, 
renonciando el Slato et lasandile nele bratie de dita nostra Comunitii. 
Item r altre zorne, che fu a dì 6 dal mese de februari, die martis, 
cercha P ora decima sesta, 1501, suoa Signoria rese al spirto aP ch 
ni|Kjtenle eterno Idio come tanta contritione, che già era morto, che 
al |)riore de Santo Agostino et altri patri religiose, che li si ritrova- 
vano, non si n' ecorgiano; che a loro fu forcia a metro la mano i- 
nenlo ala suoa bocha per sentire al tuto. Morte che al fui, di subito 
fu v(»stite del' ordine de dita congregatione de Sancta .Maria da For- 
noe. IHpo' al p(jrtone (*) in suso uno tribunale et ordenone di fare 
una bela sepultura, et li metre in uno deposito per flne che lore al 
poteria portare a dita Santa Maria, dove lui avea lasato perdilo suo 
legato: tamen la note prosima se turbò al popule, che la niatina 
non se fece tale sepultura: ance fu mese in dito deposito nela capela 
dala Calonicha in peto al suo altare mazore; et li reponsò. Che lo 
eterno magno Idio i abia perdonati suoi pecati. 

Morto che al fu, se criò Antiane novele, el cape deli quale se fu 
uno nostre M. Hernardino già d'Andrea Solonbrine doctore civile. Di- 
po' focene zunta de homine 4 per quarteri ; et qui tute inseme feceiie 
bona fraternità insemo, et che quele che lore concludeseno avese 
rata e ferma. Fate (jucste, di subito focene andare al suo primo ban- 
do che pace e Ircgho e fedo et altre cose pertinente avesene a stare 
al termine suoi , suota la pena dela indignatio' de suove signorie. Et 
de comuna concordia alosene et orione et deputone uno capo de pa- 
rentà per ciascune quarteri, lo quale se chiamase centurione, etqui- 
sto tale debiano avere hoctoriUi plenaria sopra tale pace, treghe e 
fede: a chi contrafesc, dio tale suoe male facture lore posane fare 
de rasone e de forcia. 

Pro Sante Mercuriale: Tibaldo di Aremucio 
Pro Sante Valeriani: M.'* Orandole di Lachine 

* • 

(•j Fol. 34 b. 



Lf d. 



I 



07 

Pro Sante Petri: M." Fraiieescho Hosete 

Pro Sante Biasio: M. Forluveso Savorello. 
Dipo' queste, fu armato tuto al palacio et la piacia per stare vi- 
planto, per flne che Lodovico fratelle dal Signor sera criato, come 
per suo legato lui avea lasato. Et nel cantone dela piacia di verse 
Savana la famia deli Noraaglie avea in quele loco forte sbarati et suoa 
casa fortiflcate come artigliarle, dove li steva el iì.^^ patre M. Hoge- 
rio archidìacone et Ceche so fratelle. Kt infra queste tenpo già era 
tornato al dito liOdovico dala cura del dito Forlinpopulc; per mode 
rhc la note prosima , cercha la prima ora , se levò una voce che ve- 
nea di verse el nostre epischopato c^me multa zente cridando : — 
Ordelafo, Ordelafo — ; per mode come lore fune in pete a dita casa 
Noinaglia, la parte de fora et ricaciò indreto, dicando che (jueste non 
se ritrova V ordine dela fraterni^ del Conseglio; che V era olìcio de 
dito Conseglio a criare tale nostre Signor, come per lore conventione 
era slato deliberato; et per queste non ie seria V onore de tale (*) 
Magistrato quando voi homine incerti come vostra voce criasie tale 
nostre Signor; perché qui hogn' ome sera de bona voglia a fare tan- 
ti) quanto per dito Signur Antiane sera determinato. In mode che pu- 
re non voleano queste tale ìw dret(^ tornare; per mode che ne ven' 
feriti asai et morte uno M.° Nicolo dal Tenpio sarto da uno arcobnse 
i^lie trese de dita casa; tamen ie fu forcia a retornare in dreto. 

1/ altre zorne, che fu a dì 7 de februari, die mercuri, la malina 
per tenpo, insì M. liUfo Nomaglie dela roca a cavale tuto armato come 
I staferi mandate dal c^stelano et una celata in testa, come una pe- 
na bianche neutre, capei rose, sopra la coratia una vesta de pane 
d'ore, uno stoco avorato da cavaleri come T era, borgichino rose 
lavorate; sopra hogni cosa uno mantele negro. Arivato che al fu in 
piacia , di subito s' avigliò per al borgo de Schiavania per andare a 
«•asa de M. (laspara Moratino. Come al fu dalo espitale de Santo An- 
tonio, se incontrò in lui e tute di conpagnia venene al Domo, dove 
in quile loco se retrovava una gram parte deli altre, dove V era al 
f'orpo del Signor predicto; e tuto di conpagnia vene in piacia a par- 
lare al reste deli signor Antiano clic in quele loco se ritrovano in 
conseglio. Kt qui ie fece saluti, et po' dicando: — Signor Antiane 
nostre e voi altre nobile che sì qui de presento, io me ritrovo in que- 
ste loco mese mandato dal signor castelano et qui \yev suoa parte et per 
la mia a nui molte ce rencrese dela morte del nostre S. Antonio; ta- 
men per forcia se con vene a tuto stare per conttMite de quelle che a 
Dio e piaciuto, riterius per suoa parte ve oferisce che lui ve darà 
la Tiìcs volentiera come (|nile medesimo capitole che lui facea a dito 
S.« Antcmio, e de queste che vostre Signorie ie ne debia dare piena 
ri<fK)sla infm ci tenpo de ore quatre prosimo; recordandive che dale 

Fot. 35 a. 



iiiiilu* l'iitfiiUli litiifiir /.iiriit* 11* n' f hUiIo filili irnirii il«»niAiHU I 
•|iif'^lf* III IH* |N»M* rf*iMÌn' Imhiii l«*Miin«Hitiui<*iii : |M*n*lit* a(»re^r « 
i|ii«*<«|f \;iiili' IH* |Mi*M* fliiif'. rlii* lui iion fH«*iii |mm'Iii' (nji%»* rln* ¥• 
*%m |Mirti«M|iii Kl «*h«* f«m ni \t*n*, «Ilio mMt^lniiM le ii«r ««fiui hn« 
Hliiiioiiiii. i-lif |M*r iiiifi iiinon* Ini iwm rtiinv^* tali* rii|iilolr al 
Nuiion* : |M*r«*lif 'Riamiti «iUilii «loiiuinilatn dita nM%*i «In a^^iii <* »« 
rliii. f tutu I jivtvi \iiliilt* iljiri' |iiti iliiiim' rlu* lui, UiiiH*n fu rvisif 
«*tii* lui r M\(*Ni*. ''imi*' ut Mi|>ni A t|tif>ii* r«*s|Hr^ «liir %« 

\iitUHif* «1ii*«ihilii *') i*li»» tJilf l«*riiiiiif ir |iHn» Irmi»» Iwve; rh^ u 
iiii*t 1*1 /<>riM* li* ri**«|Mini1i*rrlN*iio, «'oiiii* «th |H*r «'fiii\piiii«»nv 
•*l ililii ranli'laiiii r lun*. \ f|iii*Mii lui it* rt*?t|Ni««4* tlirmido rln* 
iiiiiir lui 11*111 1 al {«iilf*» 4*iiiis(*iitin*. Ulti rlii* |»n*un\a Immh* u> 
fììt' \iil«-^'n(* ii|ierin* mmm im^Iih* ci i»n*<*liir •*! lN*ni u iiiitMn 
niri* ipiflf f-tii* III* {MIMI riMillan* ii «lUfMa i)ii*«lni tiiH^rniIkt-a *\ 
|i*»n-|ii* al |»ri*MMitii la m nlni\a iii ^niiii |N*rii*«»l«* |M*r Uil** 4mmi 
i*Im* fa ili(** l'olriilati Kl liiaMUH* si* al i*i* Iiim* la \tii;li.i •! aki 

iti* \Mlf>rt* ri'lniiiHn* li lìuli* uiii ili*l iin^ln* S. «'uiilt* Jff>r«>fiiiu*> %0t 
III «Illa ii«i<«lra ri|il.i . a *|iif*Hli* m p'^iNMifli* i*lii» luni |ii>r alcin»^ in 
ri \i*n* ih»ii ^«- ilrtna lirica n* : tair l|o|r Miiir tiil*» lioiiimr lUI 
!•• \r n'i*i|itarii iiiiu |in»\rrt>iii uri»!M». al i|iinlr iltn* : rhi cW- 
iiavra riiii\rfiiir l'Iir al ra>|ui . Kl |N*r f|iirMr rlii* lur** f»» 
I iir ! •'! l'Ili' lair rit^* limi dirra |M*r lui . aiiiv (lii*i*a |i«^ I •■ 
ì-Im al |iitrlif\a a itila ^u*»a |Nilria : «*lir lui <»* ii\rn oli*niiU* ifi'ra 
i'a|iilit|r flir a\ra fair iliiu rasli*laiin a ililii S \nl«iiii«i àr «iik**!* i 
«Ini *-i|it.i \*iliT^* |uirlirr ri in alln* Iin'o aiiilan* a r»'fiifi«lnar^ i 
\i»|i*r«- alt)ii'iiilr rriln* ala lurlutia hitn rlir lui nW tiut***!*-. luv 1 

11.1 iit-i'llli.i ila liirr ri aluli» ila! illtn II '*" M. Il<»ierri«i r ilff* l^^ltof» i 

lrat«'|i*. l'I lini iiilu i alirarm li^iMiiiitr |irr la iNN'Iia : ri %iiiik ■ k 
f| rt-^ii» i|i-| ^iiti |ian*Ml.i l'Iir in ipirlr |«N'n M* nlr«i\a\a. iik^*!* r gn 
«!«'. «Li^ii'ti*- iiurl |rin:t «-tir a lui |»an*a ^atr i|urMr. ««- rt^r 
•|uaii(r in \fr^i a Siuln Mrn'iiri.ilr. ri i|ui fu a irraui iiaH.i!!»»-^'^^ i 
III*' iiiiM M lìrnii«ir km tinlf il' XulMiirlli- ili <.a\i*«|iMir ila ^••fiiB|N| 
!•■ fi t|iii if ri|ilii'*i r<iuir ut Htijira |ti|Ht' %»* imrlt ri ainV^ « i 
«kii'i'i . ri ^'11 :ì\fi% fall' (Hirlarr rrrla i|uaiii|ila f|r \iii<i m iliU ^m 
H (I V riir«>\a\<i «lui ii'i^lrr it.i Furli rlir |irr lui a^raiH» «(«Ér 
•fMlii ilal I .i%|»*l.iii«t rlir aiM*Mra Inrr riaiiii hIjiIu ralit*nili i' i 
III** il'-li ilii;!!* V fu uiiii Niriilii ili Mi^iliru ri uno ilili N|t»iiir ^1 
•|iit*«|f* . |ii«« ini«i ^1 liolf f{ |Hir|i> rnii l'HJi lui iii*la «liUi n«'a ^ 
k'i I lui II :ì\*-.i la^iiilu iiiHi aUr>i (mt «iiiwi raiilhiiir l'artiUi -'^ 
f«i. I'- iiiuiti- «I- \iitr a fiiiilo |i.ir(il*>. rMii^iilirandii al i?nifn ;vfvii 
• Im- \9tU'H •'.ii1i*n* iM'n'^** m'i-i rr.i luta la (Mirtr i|r «'a^ HtinLat fl 
ni«li Iti Mi^i al |M>iilr il:tl ihiiif al rm-MUln* tir la parit (lartr 



i* 



69 

ffk. Non se poteva ancora intendre le lor voglie: (*) tem[en] per 
alpopule chi dicia una cosa, chi dicia un* altra. Tamen ali ornine 
da bene ie parbe per ai meglie a fare intendre a dito Moratino che 
lore debiano ben guardare a quele che lore vogliano fare, sapiande 
^e tute lore erano da Forlì et dui nobile parente e de gram poten- 
te r une e V altro; et per queste V una parte e l'altra doverla a- 
stimare le lor pericole, a semilitudine a dui feri forte, perché fa bi- 
sogna che uno se piga e V altre se rompa ; et per queste qualeon- 
cha de lore parte vada in tera, ne resulterà gram danne et vergogna 
ala ciptà et a lore parte. Et a queste tale vedere de dito popule fu 
mandate uno nostre Alberto Roseto a fare intendre a dita parte iMo- 
ratioa. Fate tal proposta, di subito uno so Bertolomio Moratino mol- 
te ìe piaque ; et qui chiamò dui nostri nobile , zoè Antonio Todele et 
Cristofare da Lugo et mandò ala casa de dito iNomagle, et qui farle 
intendre che lore volesene eser contento che al fuse criato Lodovico 
i)rdelafo per nostre Signor, come per rasone de legato d'Antonio già 
suo fratele aparea et per multe altre rasone. Tamen parando ad al- 
cune de dito Moratino che suoa risposto fuse torda, se fecene uno 
iK[uadrone et ven' a dita casa , dicande che lore debiano eser conten- 
to, come ut supra , et che lore debiano cridare — Ordelafo , Ordela- 
fo— : tamen mai nim vosene cridare. Alora ie comencione a dare 
la bataglia ala casa, dicando che lore voleano dare dita nostra ciptà 
ala Signoria de Venecia et non al dito Lodovico: tamen, seconde Io- 
re, era per contrarie; ance erano contento de quel che era stato 
d' acorde al dito conseglio che tale Signor s' avese a criare in (juel 
loo) et non altre loco. Tamen secondo dita parte Moratina, lore di- 
cea che tal nostre conseglio era contento che lore corese nostra pia- 
eia per al dito Lodovico. E che al fuse, o che non al fuse, andò 
molte male per la parte de dito Nomaglie, perché fu sachegiato la 
casa dal dito M. Rogerio e de Jeronimo zia de Fiorendo et Tadio pur 
Nomaglie : tamen lore erano schapolati tuto , salvo che dito M. Roge- 
rio et M. dom Batista et dito Jeronimo et uno deli flole de M. Lufo 
rhe in dita casa erano rechiuse in una suoa camera; et li funo pre- 
so. Et già Cecho e S. Francescho et uno ftole già de Francescho de 
Franceschino, pur tute Nomaglie, se n' era andate in conservo nela 
ffhiesia del nostre Santo Jeronimo; et qui fu prese dite Cecho et An- 
tonio già de Bertolomio pur Nomaglie; et qui tute 4 fune menate (**) 
aela rocha de Forlinpopule; zoè dito Zecho e Antonio et Galialio et Jero- 
nimo dite, (Iole de M. Lufo. Et qui stete Jeronimo perfine a di primo 
•le marzo, die veneri, che uno nostre doctore et cavaleri M. Maso 
laldento al cavò fora per suoa cautione. Dipo' a dì 7 dito Galiacio, 
die iovis, e Zecho et Antonio stete per infine che al papa prese no- 



n Fol. 36 a. 
;-; Fol. 36 b. 



70 

stra cipUì, come incuto ad plenum pnriarò. Pure a dì dito saehegia 
lo che iore abene dito case, di subilo andone a sachegiare quela d 
M. liberto Brandolino che si era retrovalo in casa de dito Nomaglie 
et perchè pugnando hii in s(*.haraniucia in quel cantone dala forcii 
fu caciaio et schapulò per al borgo de Santo Petri et andò a casa d 
dito Bartolomio Moratino che era so compadre : di subito hii al fec* 
aconpagnare di fora dala ciptà in loco de salvatione. 

Kate tute le predite cose, fu eriato al signor Lodovico, che fu i 
dì 7 dal mese de februari, die mercuri, cercha Tura decima setima 
anno Domini 1504. Criato che al fu, di subito suoa Signoria feci 
suoi bando; che paze e trego avescno a stare ali suoi termine. Fai 
queste, inmediate per eser lui menbre nostre se mose de conpasion< 
e di subito mese selentia ala casa nobile de dito Nomaglie, faciandt 
serare le loro porte et ala guardia de quele metrie al parente de Ho 
sili. Fate queste, fece desarmare suoa piacia. Dipo' fece menare quii 
dui (iole de dito M. Lufo in dita roca de Forlinpopule et Zecho 
Antonio, come ut supra. Dipo' fece la criatione de suoi S. Antiani de 
(ìonseglio secreto. Oialo che lor fune, di subito suoa S.* come a 
suo contento fecene andare uno bande; che tute quele persone, oh 
avesene apude roba in dito caso sachegiato, che iimiediate la debia 
no rendre ala pena dela forca. Fate queste, fece retornare dite .M. Ho 
gerio, a di iO dito, e suoi conpagne nele case suoe e luto el resto 
salvo che quele che se relrovavano in dita i*oca de Forlinpopule. 

Da mo incuto pasamo le cose come a Dio piacia e vole, che a m 
molte ne rencrese d' aver tóle fadicha de tener tale conte de dita no 
slra magnilìca Comunità: suopra la fede mia, s' al non fuse io gran 
privilegio che io ó receuto dali nostre Signor pasato et per eser ù 
lor professo, che veramento io non scriviria per la gram pastone ch< 
al mio core patise; considiraiide io già eser anne 29 dal mio introi 
lo dal scrivere che li tri quarte deli tenpo e sto contra nui (*). 

Julius papa secondns ereato. 

Al prefacto Zuliano dala liovre per natione da Savona rev.">o Car 
(linaio titole Sanclo Retro ad Vinchola, questo anno dal Signore 150* 
a di primo dal me' de novenbro, fu facla dieta lecione del papati 
per eser morto Alesandro sesto pontiflco: et Zulio dito papa uovelk 
in quello tenpo era absenlo nela proventia dela Ferancea, con cii 
fuse cosa che dipoe suoa criatione de dito papa Alesandro in brevili 
de tenpo a dito [). J. era slato forcia de partirse et transferirc uè 
porto de Ostia per le gram deferenlie già partorito fra dito papa A 
lesandro e dito papa Zulio. Con ciò fusse cosa che dito papa Zulio fus< 
stalo parlicipo et prencipalo insemo come Aschanio Sforcea C4)rdenal< 

(*) Kol. 37 «. 



71 

odila criatione de dito papa Alesandro, da quello zorue inento, par- 
se che inai più volese vedere dito J. [). novello , né eliam dito Esca- 
nio; per mode che dito J. p. per suoa salvatione era intrato in dito 
§orio de Hostia, conte ut supra. Et in quello loco si era molte heno 
fortificato. Alora intendando tale suo introito, dito papa Lesandro di 
subito al fece intendro ad Alfonso de Bagona duca de Calabria che 
^Jovese venire a tale anpresa et cavar dito papa J. Alora intese che 
abbe dito p. J. tale cosa di subito lui fece ferma deliberatione (*) de 
queie loco partire et Iransferire in dita proventia de Francea nanto 
al conspeto dela M.^ de Carlo re de quella; considerando lui pur 
che la furia non pasa al segno, la sancta pacientia vince hogne de- 
sdegno. Nel so partimento lasò uno Comesario, che se M popule ro- 
mano ie venese a canpo, che liberalemento lui i al doveso reslitu vi- 
te. E po' se parti in barcha; andò incognito nanto dita MM, et qui 
lui ie fece intendre hogne suoa rapina de dito p. Alisandro et etiam 
de tuta Italia: perchè ora mai a suoi popule non era romaste se né 
carne e osse, et che suo M.'* doveso venire a tale anpresa, che bro- 
Aeniento conquistarobbe tuta dita Italia : con ciò fuse cosa che tale 
popule non aspetava altre che suoa venuta zorne e notte. E di subi- 
to suoa M.*« r avea facto intendro al so Senato. Et inteso che lore 
l' abene, de subito al focene per viglia de so conseglio oblenoro; et 
>eneno V anno 1494 suoa M.^ in persona e dito p. J. con osa lore 
de volontà dela excelsa S.* de Venetia e de Lodovico Sforeea et de 
tribolo da Esto marcheso de Forarla et de Zohane Francescho da (ìon- 
aajcha marcheso de Mantova et suoe hederenlo, conlra la voglia del 
«lite papa Lesandro et dela M.'« dal dito Alfonso in quello tonpo He 
^e iNapolo , per eser già morto Forando de Magona so padre , come 
le multe soi ederento et ('*) masime li Fiorentino ed altre; per modo, 
«^orne suoa M.'* fu arivato in Talia, fece la via de Fiorencio, et qui 
fec^ acordo come dito signore Fiorentino, dolo quale ne intravenno 
ie multo suoe capitole fra V una parlo e V atra, et masime per de- 
ferentie de Piero de Medico e de Lorencino già (iole de Lorentio e 
dito signor Fiorentino. Et più ancora, siando stato la ciptà do Pisa al 
molte tenpo suota la iuridicione de dito signore Fiorentino , suoa M.^» 
ie fece fare la vera suoa liberatione do tale suoa servitù, et le molte 
altre deferencio acunzò come Perosino e Senese e Luchese. Dipo' se 
parli et andò a Roma. E già era dito papa Lesandro intrato in caste- 
Io Sancto Agnolo; per mode che a dito p. Lesandre ie fu forcia, se 
«le quelle loco volere insire , che lui aveso a faro 35 capitole al senno 
«ie suoa M.^ , ciovè de tute quelle cose che volese lui. In prima co- 
ronarle del regno de Napole, per eser già morto dito re Ferdinando, 
come ut supra ; et più, che per suoa vera cautione dite p. Alesandro 



fj Poi. 37 b. 
I") Fol. 37 his a. 



72 

ie dovese mandare el so fiole c^rdenalo de Valentìa et el fratello del 
gram Turcho, che al presento se retrovava caturato nele f orcio de 
dito p. Alesandro, ^ià a lui asegnato dipo' la morto de Nocentio oc- 
tavo, al quale ie V avea mandato al gram M.'* de Uode a pensione 
de 4^0 m. duquato d' ore dare a dito Nocentio per ciaschuno anno de 
suoa tenuta. Et più ancora, che nel vigesimo septimo so capitole se 
contenca che dito p. Alesandro (*) avese a rentegraro dito p. J. no- 
velo dela legatione de Vignune de dita proventia de Ferancia et ca- 
stole e terre, loci, signoria, liherlà, privilegio, oficio, gratie, rasone 
et altre cose a lui tolte: al simile a uno Zohane dala Hovre so nepoto, 
che hogne deferentia che lui s' alrovase aver apode a fare come dito 
papa Nocentio, che tuto foseno remesso liberalemento nel pecto de 
suoa M.^ , che infra tenpo de G mise prosimo ad venire che lui ne 
potesse fare la voglia suoa. Fate tuto le suopra dite cose, di subito 
al coronò del dito regno de Napole. Dipo' se parti et andò al' aquiste 
dal dito regno. A suoa retornata già dito papa Lesandre per suspeto 
era transferilo fuora de Roma, e tuto dito Franciose alogione sencia 
descriptione. In brevità suoa M.^ venne a morte. Depo' fu creato Lo- 
dovico re. Creato che al fui, ven* a castigare Lodovico Sforcea. Tose 
al duquato da Milano. Infra el tenpo dito p. Alesandro venno ala mor- 
to. Morto che al fui, fu criato Pio tercio. K già era tornato ditep. J. 
novello de Ferancia come el cardenale Nerbona per volere eser a tale 
creatione de dito Pio; per mode che breviter dito Piglio venno ancora 
lui ala suoa morte. Morte che al fu , per licione divina fu creato 
dita S.** del papa J. novello, che fu a dì i de novenbro, ciové quel- 
lo zorne benedecto che facea la ghiesia melitanto comemuratione de 
tuto li Sancto insemo come lui. Dipo' questo, suoa coronatione a mi 
fu incognito por eser asidiata in nostra ciptà de Forlì per lo introito 
d' Antonio Ordelafo per lui tolta al duca Valentino: per questo abia- 
me per schusà nel mio scriverò (**). 

Capitole dal Si^ore come dito Castelano. 

A dì 14 dite, die mercuri, feze suoa Signoria de nove 11 capitole 
dela rocha come al castelano per intercesione de uno nostre M.* Pieri 
Antonio medico, et ne fu rogalo dito S. Pieri Michiline, et tose ter- 
mine dece zorne. Fate queste, siande venuto a dì 28 de febrare, die 
mercuri, al conte Francoscho xMaria Rangone a rivisitare suoa Signo- 
ria et qui aver promeso che ie prestarla duquati dece milia d' ore; 
el reste, che sone 5, questa ciptà ne paghi doe milia et uno lo no- 
stre castelc; el reste, che sorano doe milia, pure lui al meteria per 
line a dita quandiU'i de duquate 15 milia, come ut supra. Fate queste 



(•) Poi. 3T bis b. 
(••} Fui. 37 ler a. 



L 



73 

«I* acordi, se partì dito conto Francescho et andò per fare deposilo de 
'/•ìdici milia duquate; che fu a di 7 del mese di marzo, die iovis; et 
tose termine dece zurne a fare tale deposito. Dipo' queste, a dì 9 i 
Andò drete uno canzelerioet secritario dal castelano, in mode che in 
<^-8po dal tenpo non se ritrovò eser nula per dito conto Francescho ; 
l^er mode che el comesario et legato dal papa M. Zoane di Sache ar- 
csioveschove de Ragosa et nohile anconitano, che se ritrovava già aver 
prese la ciptà de Cesena a peticione ed instancia de lulio papa secon- 
cJOy se mese drete a Forlinpopule et V abe a di 28 di marze, die Inni , 
1504. Et lì remese 150 fante bolognese sencia la roca. Fate queste, 
^1 nostre Podestato in quel loco, chiamato Cecho Zecho Moratino, se 
fDartì et ven' a fare intendre al Signore tale cosa. Di subito suoa S/ 
fece fare dui zurne procesione solena, portando quela carta miracu- 
Iosa de nostra Dona che se ritrova nel nostre Dome nela capela di 
i5«nta Maria dal fogo. Et infra queste tenpo el Signor avea fate me- 
nare dom Lodovica) Tomasole et Gaspara Nomaglia nela roca del dito 
forlinpopule; che era stalo a dì 27 de februari prosimo pasato. Dipo' 
^3è\ dito dom Lodovico fu tasatia dì 6 de marze predeto, die mercuri, 
^st Gaspare per fine af aquiste de tale rocha per dita santa maire 
Kclesia. Depo' queste, dito Monsignore mandò al suo primo tronbeta 
la nostra ciptà de t'orli come litro le tale tenore; faciando intendre 
ito Monsignor come già li omino da Forlimpopule sono retornato ala 
W'era obbidenlia dola santità dal nostre Signore et ancora aria a care 
suoa Santità che la nostra magnifica Comunità retornase per eser ca- 
de dito Forlinpopule. (*) Et più, che loro debiano lasare uno Gra- 
iano Saivatera da Berlino re et uno suo nepote che a Forlì se ritro- 
»ava calcerati , per eser slato prese dali nostri ornine che loro andavano 
r ai teritorio deli Fiorentino. A queste respose suoa S.^« che V era 
^Tiolle bem rasone, et lasò li prefacti. Fate queste, fece adunare al 
^ ]onseglio et fu notiPicato tale litro de Monsignor. Et qui ie detene 
esposta dicando: — R,^^ Monsignore, nui avea' intese quante per 
"Mostre litre se conteno. Nui molte se maravegliamo che voi se faciale 
t:ale domanda, preterendie li tenpe nostre, considirande che voi se 
^vito dato zurne vinte per delicione de tenpo a ciò che nui avisene 
^ mandare nostre ambasature ali pedi dal papa , come oze suol fa 
^urne 15, et ancora non sone tornate. Dipo' che loro serano venuto, 
^responderema a suoa Santità. Se quele pur vorà che nostra Comunità 
retoma nel gremio de santa maire Eclesia, queste per nui male al 
l)olerema negare. Et se per case ne volese investire altre Signor, al 
presento per questa nostra a voi rcspondema che per niento non vo- 
ìema altre Signor che dito nostre Lodovico, pregando quela che voglia 
eser contento. Et conlrafasand nui , ve advisema che nui farema in- 
seme come lui hogne nostre potere — . El a di dito arivò dui anba- 



Cì Poi. n ter b. 



i-1 



i 



satore de (iuido Ubaldo a pregare siion Signoria che quela volese esei -ttHìì 
so bone inlercesore come al castelano, che ie volese rendre la suiì6.^^j) 
roba, che già T avea mese al duca Valentino. Et a di 20 de marz».:^z 
dito vene la prinaa volta li soldate dela (ihiesia per inflne ala Vila é^ MzjA 
Carpene, et prese uno familiare de Galupino de Dande, et menonc I» ■. 1 
molte bestiame. Alora al Signore cognobe bem veramento che al lui» :M l 
la fortuna V avea tolte per nomico, et inmediate montò in sela e-^^» e 
fece dare ala canpana dal popule : per mode che veramento s' adun» mt^ì 
int uno momento più de doe milia persone; e tuto vene in piacia e-=^:^ e 
qui tuto oferandese a suoa Signoria per lui volere recevere la niorte?^_:»-t* 
Fate queste, tute andone drete ale mure e po' andone atorne ali fos^- jnnu 
dela ro<*ha, dove in quelle reveline di verse nui se ritrova el caste^z^e 
lano e dito M. Lufo et altre nostre ostadise, che già i avea date m^^ a 
Signore nel colcludre di suoi capito'; che era stato a di li de mar-^ mi 
ze. i^e (|ualc fune (*) queste: [)er al nostre Signor i entrò uno Iero^'*^i 
nimo già de Guardo Moratino et lacomé iìole de Galete liodonde, e5=* < 
per al castelano uno dom .Michele spagnolo so nepoto et uno Gianot^ m il 
suo familiare: et qui avese a stare perline ala partita dal dito c^ste::* J l 
lano. Alora dito castelano dicea: — Su, valente ornine, siate fideW ^^e 
al vostre S, come V aria in bocha — : e tiito le sue guardie che S£ 
ritrovava intorne a dita roca cridavano — Consalvo et Ordelafo — 
suoa voce piena. Kt infra queste tenpo al Signor vene incognito 
infine ali nostre repare per veder al tuto: et po' temone tuto in pi£S. 1 ^i 
eia, che potea eser cercha l'ora vigesima seconda. El in quel estanlB ^ u 
el ciele fiìcea grani piogia. 

1/ altre zorne che fu a di 21 dal mese de marze, die iovis, cer» -^sei 
eha r ora decima sesta, vene al can|K) la prima volta a Forlì a p(^ ^=?< 
licione dela Santità dal nostre S. et ven' per infine ala nostra Vii* ^''^ 
de Rubano, che poteano eser cercha -400 cavale et 1200 pedune. hrB K 
in quele estanto al Signor fece dare ala canpana dal populo, et inc^ '»- 
uieiiiale tuto fune come 1' arma in mane. Et qui come paladino m^^ ^^ 
sene al Signor ala guaixlia de nostra piacia, et lore la mazor part-* "^^ 
insine fora a pugnar come li nomice. E tutavia la roca bona scori-:* 'ta 
facea come suoe artigliarie. Tamen vtMie morte deli nostri uno Qot M ^^^ 
de Sarasin«> da Feraciane. Partite che fu al canpo, V altre zome, eh ^r*< 
fu a di 22 dito, se devise in più parte et andone ale lore case pe^s^"^^ 
eser la più parte venturere, over homine comandate, perai terìtorì» i"^^ 
dal duijuato de llubino. Item adi dito vene una ciancia da Forlinpo^:^^-*^ 
pule, che al Signor ie volea penlonare. che lore retornarebene sub^^ ^* 
dito de suoa Signoria : per moilo vUt^ lui ie mando al dito Ceche Mo^O ■' 
ratino su<» potlestato et uno Antonioto dali Antendre le lor volonlate 
tamen non se trovò la verità, ance più preste tuto pugnavano contri^ 
^U^KI i\H^ha. 



K.»l. 3« .• 



7o 

(lem dipo' queste vene la seconda volta al canpoa dì 27 di mar- 
^^^. die mercuri, per la strada dal Ronche per infine ali confine dela 
' isina e tute (?) Bosechie, Sam Martino, Carpeno, menande nostre 
bestiarao. Alora al popule insi fora ; li cacio per fine al fiune dal 
Ronche. Et qui al cele fecea gra' piogia in quele estanto. L' altre 
zome, che fu a di 28 dito marze, dieiovis, tornò dito canpo et ven- 
ne per infine a Casa Lapara et ala Vila dela Pianta, scufendo (*) ho- 
?ne cosa che lore trovavano. Alora al Signor per niento non vose 
'he alcune de suoi ornine andasenedifora per suoa dubitatione. L'ai- 
re zorne, che fu a di 29 dite, die veneri, vene al seconde tronbeta 
lai canpe come suoe litre et a lui fare intendre che volese piare par- 
ile ali fate suoi; se ne no, che el papa de quele loco per forcia a' 
Tana cavare. Inmediate suoa S.* fece adunare el suo Conseglio, per 
al quale se fu aleti queste tri anbasature che avesene andare nela 
reca et qui fare intendre al dito castelano tuta la voglia dela Santità 
del papa: et quile \\ììv mile volte pregando che voglia cognoser la 
suoa inocentia et non guarda ala dipocagine dal dito suo conte Fran- 
cescho che tanto grandamento V apia inganato, et che voglia metro 
line a tale suoa donna, che lui se debia tore tante deli bene de dita 
rocha che sia per cuntento. A queste lui fece risposta dicando che 
l'altre zorne ie responderebe. Fate queste, dite anbasatore insine fora 
9t vene al dito Conseglio, faciande suoa resposta. Al nome deli quale 
rune quiste: M. Nicolò Toruiele, M. Bernardino Suolonbrine, luto 
diK'tore civile: tercio ed ultimo se fu uno Simone Fiorino. L'altre 
«orne, che fu a di 30 dite, die sabati, al dito castelano fece questa 
risposta, dicando chedeogne suoa contraversia acaduta per dito con- 
le Francescho Rangone, come ut supra, a lui molte ie ne rencrese ; 
mo che uno sol partito se ritrova Ì)one per suoa Signoria, quando 
ijuela sia contento et etiam al so popule; de volere fare a lui al de- 
lusilo de deci milia duquati d' ore nel teritorie de Ravena sopra li 
l)ene che se ritrova nostri citadino; e dal reste, che serano duquate 
i milia, lui volo potere vendre tante deli bene de dita rocha che 
jsenderà a dita quandità. Et quiste volea da poter pagare li suoi de- 
3iU>, et pò sete inule cargo, come se contene perdilo suoi capitole, 
le quale ie debiano eser conduto in loco de suoa salvatione sencia 
alcuna suoa mercede. Et così faciando suoa Signoria, che veramente 
ie daria dita rocha come piena rasone. Tornato che fu dito anbasa- 
tore, fecene intendre al gram tema a suoa Signoria; per mode che 
lui montò in pratica come tale nostre citadino (**) che avea tale suoi 
l»ene in dite teritorio de Ravena. El qui lore fune a gram conlraste ; 
•"lù volea, chi non volea, considirando che suoa Signoria facea fogo 
<le paglia; et faciande queste lore, che tale suoe robe erano zughalo, 



•i Fol. 38 ò. 
r, Fol. 39 u. 



.A c^ uftdì più nou le arebene. In mode che vene gram descordii 
utni \» MMTttino e Todoli et Simon Fiorine et i ai*ede zia del' Orse ^ 
iK4Uiik> : quanteoncha tale cosa se facia , seria ì)em fatte , per eser^ 
ìhv Sv Ludovico nostre menbre, molte più preste che non serebe 
oittMa ai pipa; perchè, come lui 1* avese, di subito, seconde al 
uitt ohe avea dito M. Lufo Nomaglia, dipoi la daria ali flole già deLft* 
couli' leronimo. Alora fui aposti a dito Simone Fiorino che non avia^ 
colute ohe Pavese non papa e non nostre Signor, ance più preste^ 
la Signoria de Venecia, per eser stato senpre persiguitato da M.* Ca- — 
leiiua Kearìa, mogliere de dito conte leronimo, et etiam quile Urse - 
t^ altrt' dela parte; per mode che dito Simone s' atacò de parole come 
uiH» Todole flole d' Antonio de Todele, et qui se abene amaciare, 
dK'ando dito Simone che dito Todole voleano pure dare dita ciptà al 
|ia|ia. Alora li Moratino come tuta la parte del Signore serebene an- 
date a metere la casa de dito Simon a sacho , s' al non fuse stato 
la gram prudentia dal Signore che a tute fece ponsare V arma, me- 
lando grain selentia a dito suoa pecurele come fano li buoni pastore. 

l/altre zorne che fu a di 31 di marze, die dominico, al dito An- 
tonio Todole, come home zuste che lui si ritrovava per fare mentire 
lo ditrature, di subito se partì come tuta suoa famiglia et de questa 
v\\ìU\ s*ablsentò insemo come al Giglio suo fratelle, et Taltre suo fra- 
tt)llo Nicolò se ritrovava per castelano ala nostra Preda. Partito che 
f\ìy le cose pure alquanto se aquiatone, et senpre al Signore pregan- 
do dito popule che volese eser contento de retenerlo nele suoe braze, 
ot (|ul tutavia pratigando come ut supra. 

Infra queste tenpo la rocha de Forlinpopule se dete ala Chiesa, 
che fu a dì primo d* aprile, die Inni, per acorde fate come al suo 
castellano Bartolomio Aricolano, fratello dal Signore, et Batista pur 
A ricolano, de conpagnia de uno S. Andriole de Buse, S. Lodovico so 
llole, M.° Bedolfo de i^asite da Feraria, m.° de Ugnano, et (') Va- 
giuilista zia de Jacome di Garzone et dui fìole de fra Magnone Pe- 
drignano ed altre, che asenda ala quandità de 15; per mode, siande 
gin stata batuta et molte contraverse per lore, per le quale non a- 
vnudo auto alcune secorse da poterse salvare, dito castelano la dete 
al rev.»"® Monsignor M. Zoane di Sachi nobile anconitano et legato a- 
|)OHtolico a nome et in visenda dela Santità de Julio seconde pontiU- 
ro, come paté et conventione infra lore fate. Et qui romase in dita 
rocha Gaspara et Cecho et Antonio Nomaglie caturate, come ut su- 
pra. Acordate che lore funo, dito castelano se partì et andò al so 
primo riposo nel' ostarla dela Cocolla nel tenitorio de Bavena. Ariva- 
to che al fu come alcune deli suoi conpagne , fece intendre al Signor 
Lodovico suo fratele che V abia per ischusii : per la carastia del suo 
secorse a lui è stato torcia a fare come ut supra. Partito che al fui , 

•) Fol. 3» b. 



77 

finirò per suo castelano el R.<*<> M. Zohano flole d'Antonio Todoli a 
ci dite, cereha V ora decima setima. 

Dipo* queste, a di dito, ven* al canpo transcorando per la Vila 
c3e Bagnole et amaciò un Zohane de Ceeho dal None per mane de 
«erti suoi nomici per costione già infra lor fate. Item vene morte u- 
■w flole de Francescho Ricardino dala Piduquinta che si ritrovava no- 
ia Vila de Masa nel tenitorio de Ravena. L* altre zorne, che fu a di 
^ d' aprile , corse al canpo di sopra da Strata per nostre teritorio in- 
fine a Calancho, et qui prese alcune deli nostre et molti bestiame. 
Dipo' queste, la note prosima ad venire, pur a di dito cereha V ora 
<|uarta, vene nova al nostre Signor che dito Nicolò Todole castelano 
4Ìela Preda avea dato dita rocha ala Ghiesia et eser rebelate al Signor 
ei aver mise fora suoe banderi. Intese che abe al Signor tale nova , 
di subito fece chiamare uno suo contestabile, chiamato Mamaluco, et 
4\m ie fece comisione che inmediate lui dovese andare a metro a sa- 
che la casa dal dito Antonio Todole sencia alcuna remisione, e po' 
de quele loco non partire che tuta in tera sia zelata. Intese che abe 
dito Nano capitanio tale ordino, di subito andò dal Signor et qui 
pregò suoa S.* che queste non volese consentire, perchè seria biaso- 
malo e tenute male facto, per non eser dito Antonio suo fratele in- 
volute in tale conventione de dito Nicolò castelano; et se suo Signo- 
ria (*) non corese a furia, che veramente lui intenderla la verità, 
intese che lui aria, ie seria forcia a tx^lerare come V avea fate aldi- 
Io so fratele castelano dola rocha del dito Forlinpopule che già Tavea 
dato ala Ghiesia , comoutsupra. Alora suoa Signoria se richò la bar- 
ba al pete, et più inento non fece dito Mamaluco andare, quasi co- 
gnisando al tuto che la suoa mala ventura se aprosimava. Fate que- 
ste, dito Nane, come quele che s' atrovava una bela conduta de 
valentomine, perché veramente avea tale ome che come altri potentati 
aveano apuli duquali dece al mese, el masime quel Mamaluco che 
più volte era stato contestabile, e tutavìa per la dolcetia dal dito Na- 
ne erano state tuta quela vernata come pocho dinaro et li più volte 
per le spese ; bemchè io prego tale valentomine che m' apia per 
schiusa perché Toficio mio si è de dire la verità ; et qui tute la par- 
te Moratina se convocone come dito Nane. Et qui avande loro viste 
tante ordine che si era fate in dita ciplà per toro dita reca, come era 
stato quile tri punte fate come tanto ordine, le dui nela Casa de Dio 
e Taltro in piacia, sole per dare la bataglia a dita rocha, le quale erano 
fate come granda arte se lore avesene potuto aver al so secorse de- 
bito, et ultimatamente hogne altra cosa si era fate per dito popule, 
sole per potere tener dito so Signor, tamen posibile non era a poter- 
le tenere ; et qui per suoa convocalione deliberone de volere dare 
dita nostra ciptà ala Santità dal nosln» Signore et retornare nel gre- 

r: Foj. ^^ a. 



\ 



> 



>nì%> ^ ^nla maire Eclesia. Et qui feceno nostre capitole per man— 
vjkit\' a itilo l.t'galo. Et qui fu aleti questi dui infrascripte anbasature 
v^ ^xt'cì^M' a portare tale capitole al dito Monsignor l^egato ala ciptà 
«k^ Ce^'iui: al nome deli quale se fu uno M. Bernardino SuolonbrìDOy 
^\>iK» A' lA^ìst^glìo, et Cecho Moratino. Fate queste, focene suoa par- 
lila i^ vU 3 d* aprile, die mercurio, cercha Torà decima otava, i504. 
miv* ornalo» la note prosiraa ad venire, vedando suoa Signoria che 
bi mala ventura per lui già era arivata, che in queste. loco più non 
iH»U^ starti andone per suoa salvatione ad abitare in la roca di 
S^'hiavanìa, dove in quele loco se ritrova uno Dertolomio Moratino; 
et qui aspotare che dito anbasatore debiano retornare per saper al 
Uno do ugno suoa cosa (*). 

hi|M»* queste, V altre zorne, che fu a dì 14 d' aprile, die iovis, 
roh^rnò dito anbasatore et andone dal Signore, et qui ie dene certe 
mMìsiono clìc i avea mandato dito Legato, come lui i avea donnan* 
d«U>. Kale (juesto, remase d'acorde come al popule, et la note prosi- 
Hima ad venire fece suoa partita et andò ala ciptà de Faientia, acon- 
luignalo dale molto balestriere dal conte de Petigliano, perchè in que- 
lo tonpo ora capitanio dela serenisima Signoria de Venecia. Dipo' de 
qutdo loco se parti et andò ad abitare ala ciptà de Ravena. Et qui 
stolo por infine a di 29 dal mese de magio, die mercurio, a hor 4 
dola prima parte dela note, anno Domini MDIIH. Et po' rese al spir^ 
to alo eterno Idio; et fu sepelite nela suoa ghiesia de Sam Mane, 
y.oò frate observanto de Sam Jeronimo. Al quale povere zentilomo se fu 
quole ohe mese fuie ala iinia dela casa Ordelafescha, nobile et digna 
ì\\m\ la ora stata, per avere poseduta più de ane 150 a parte a parte 
\i\ dominatione dela nostra magnifica ciptà de Forlì et le multe altre 
loco de dita Homagna, le quale lase per brevità, come nele altre 
cHHiicho ad plenum n' apare, che voi legiande intenderito. Ultimata- 
monto io prego la devina Maiestà che a tute ie perdona suoi pec-cati. 

Forlì retornato suota a stado dela Ghiesia. 

La prefacta magnifica ciptà de Forlì , a laude et honore e gloria 
del* onipotento Idio e dela inmaculata suoa Madre regina de vita e- 
torna e deFApostole Petri et Panie e deli nostri patruni Mercuriale et 
Valeriani e de tuta la corte celestiale Amen, queste anno dal Signor 
MDHII a dì 3 dal mese d'aprile, die mercurio, li nostri magnifici 
signor Anliane focene li soi capitole per volere dare questa nostra 
ciptà ala Santità del nostre santisimo in Cristi patri per la duvina prò- 
videntia papa Julio secondo, et nui retornare liberalemente nel gre- 
mio de santa matre Eclesia. Fate che loro abeno dito capitole, fu a- 
leti dui anbasatore ohe \\ portaso ala cì\)[ì\ do Cosona ; lo quale se fu 

<:) Fol. iO b. 



79 

11110 M. Berniirdino Suloiihrino, capo de Conseglio, et Ceclio Morati- 
00, dove in dita Cesena se ritrovava el rev.°»o Monsignor Legato de 
tatare M. Zollane de Sachi (*) nobile anconitano et arcioveschovo de 
Ra^sa, cioò Legato de Bologna e de luta la Romagna e Governato- 
re zenerale, et già pilli volte eser stato (lovernatore del Consolato ro- 
mano et etìani Hefrendario apostolico; et in suoa conpagnia se retro- 
vava el [{.^^ M. Pietro Panie cavalere ierosolomitano, nobile chaglic- 
ie, et ancora lui Comesario apostolico. Et fu al tenpo che presedea 
indila nostra ciptà uno Lodovico Ordelafo, instituito per rasone de- 
lef;alo da uno Antonio Maria so fratello, zia lui morte, che tramedui 
aveano tenuto tale posesione mise cinque e zurne 12. Arivato che 
fu tale nostre anbasatore, di §ubito per al dito Monsignor Legato fune 
spadaio et segnalo li capitole. Dipo' tornone a casa che fu a di 4 
dito. Tornato che loro fune, la note prosima ad venire, cercha Torà 
seconda, per la forcea del gram bracio de casa Moratina, lore corse 
la piacia e lucia la ciptà in nome et in visenda de dita sancta maire 
Eclesiti. Facto queste, fu mese suoi bandere nel nostro palacio ma- 
?no nel suo locho cousuvelo. Dipo' queste, ala quarta ora de dita, 
dilo S. b)dovico se parti come ut supra, et andò ala ciptà de Faien- 
cia. 1/ altre zorne, che fu a di 15 dito, die veneri, ciovè quello glor- 
ile benedecto che el nostre ver Redemplore pali pasione in suso al 
teno dela sancta Croce per salvare nui miser peccatore, dipoe suoc 
prediciilione, nostre signur Antiane fecene legere tal nostre capitole 
et l)olla in publico come al suon dela tronba in suso la nostra croce 
dal canpo, a ciò che luto el nostre popule de talle cibo s' avese a 
cibare. Dipo' melando lore hogne suoe rancore da canto et poi andare 
ala sancta confesione, intercedando lore la devina M.^ che quella se 
voglia conservar in felice stado. Et al zorne dcnanto già era facto 
eouvenlione tra al dito Legato et castelano che 1' una parte e l'altra 
aveano dato suoi hostadise. Per Monsignor i era intrado uno Tomase 
fiole de uno nostre nobile Antonio di Totole; et per dito castelano a- 
vea dato el suo capitanio de suoa cipladella dato neli mano al dito 
Antonio Todole, per insine che sera espidilo hogne lor acorde. 
Facto queste per a' Conseglio fu determinalo che dito Monsignore (**) 
venire a piare la vera investitura et possesione de dita nostra magni- 
fica ciptà i' nome et in visenda de dita sancta maire Eclesia. Et (]ui 
feceue aperire la porla de Codugne. 

1/ altre zorne, che fu a di 6 dal mese d' aprile prediclo, die sa- 
bati, cercha T ora decima nona, sua S. K.™* era arivato dreto aia 
slrata che vene di verso Forlinpopule, al confine dele prato dela no- 
stra Casina, dove in quelo loco se ritrovava una casa d' uno nostro 
nobile M."* Bartfdomio Lombardino. Et arivato ch'el fu, feci alquanto 

;• Fol. 41 a. 
••] fol. il b. 



80 

resistencia in dito loco per aspetare al nostre elericho et signur A 
tiano come altre nostre nobile che aP inconlre ie dovese andare |> 
siguitare V anticha usantia ; in mode come in quele loco al fu di 
smonta da cavallo, et infra queste tenpo tutavia arivava zente de p- 
sorta; per mode che siando come dito Monsignor uno nostro M. T 
berto Brandolino et Berto già de Jacome da lloriole et Jacome si 
fiole, che tute quiste tale erano rebelato in quelle tenpo de Anton 
Maria Ordelafo predicto presedea in dita nostra ciptà per Vichario . 
postolicho, et per la potentia de suoe braze dito M. liberto e di 
Berto erano stato sachezato le suoe case et eser stato fra li altre c< 
se tolte uno cavallo de selino ala casa del dito Berto, al (|ual 
presento dito cavale era in dicto loco suotta al dominio de uno R 
stiano zia d' uno S. Andrea Moratino; in modo che dito Jacomo vis 
tal cavale, parse per le ditrature fuse achiusato al dito Bastiano , ci 
lui avese a dire, se Dio ie prestava gratia, che lui potesse retorni 
dentro da Forlì, che lui come suove mane ie torebbe tale dito e 
vallo in suso la piacia per suoe dispeto come cosa suova, che luid 
cea che la era. Alora dito Bastiano fece intendre tale cosa a ui 
Nanno suo cosino pur Moratino, che se trovava ala guardia dela pò 
ta de Codugne come tuta suoa cometiva, che potea eser cercha di 
tra emine e soldato. Intese che lui abbe, di subito venne dal di 
Monsignore et quelle pregare che volese intendre tale suoe deferei 
tie e quele aquiatar et metro qualque selentie; casu che no, le co: 
poterebbono andare con gram male. Alora Monsignor fcze chiama 
dito Jacome et qui ne cavò parangone : tamen, secondo al mio repo 
to, parse non eser stato la verità. Facto questo, dito Monsigno 
montò a cavale come dito Comesario apostolico come tuta (*) su< 
cometiva la quale è dito M. Zoane da Sasadello et M. Ramaciote d 
teritorio de Bologna; tercio, al dito R.<*o Comesario; quarto ed ultim 
suoa S. R."** come le multe altre. E qui i' nomine Domini feceno h 
gne suo partimento ; per modo come lor fune de quelle loco non tr 
pò denstanto, propinque a una certe ghisolette guasta, et in quell 
estanto arivava uno nostro doctore civille M. Bernardino Solonbrinc 
in quel tenpo cape del nostre Conselio, come ut supra. E con esa li 
i era el conte Baldisera Moratino, et veniano a pedi quanto piùi l< 
poteano, perché già la terra per tale remore de dite Jacomo era ti 
ta solevate in armo, dicando che dito Monsignor già era fermo i 
quello loco per aspetar la parte delii arede che fum dal cx)nte Jer 
nimo Rearie, che se dovese levar in so favore, et che lui piava di 
nostra ciptà in so nome, come già era stato patto et conventione ii 
fra la Santità del nostre Signore et Ascanio cardenalo Sforcea et R 
faelo da Riaria cardenale de Sam Giorgio, quando era sto suoa cr 
iatione de suoa Santità. Et più ancora, che per a' Conseglio nosti 

{') Fol. if a. 



8! 

;àe octenea che dito Monsignor yolea alogiare tale suova cometiva a 
cjescritione, et che per parte del dito nostre Conseglio a lui ie facea- 
vo ìotendre che queste non serebbe la suoa volontà de niuna dele 
f)redito cose, come per nostre capitole non se contenea; che suova 
Signoria R.™* aperisse bene li occhie, et a questa tale suoa preposi- 
ta beni considerare; con ciò fuse cosa che se per al contrario lui fa- 
cesse, che male asai ie potrebbe incontrare; cognisando loro vera- 
mento che queste nostre popule eserre tanto inamorato et svisarato 
4ie dita linea Ilordeiafescha , che lore non cognosevano non Dio e non 
Sancte per aver la bocha suoa amara, che più preste ano lore voglia 
4le fare male che bene. Et già infra queste tenpo era ari vaio uno M. 
Masio Maldento et quase tuto el resto de nostre signuri Antiano, le 
^uale tuto confermando, come ut supra, a queste feze resposta dito 
Monsignor come gram dolcetia de suoe parole dicando : — Signore no- 
3Upe Antiano, io me maraveglio grandamento dela proposita a mi fa- 
cto da vostre Signorie, et che una volta la Sanctità dal nostre S. Tavea 
mandato in quello loco sol per piare dita nostra magnifica ciptà i* 
nome de dieta sancta matre Eclesia et non per altre persone, come 
per dito vostre capitolle se contenea ; le quale ve ó signato , come 
vostre Nobilita sano. Siche slato di bona voglia e posati vostre ranco- 
re, che io nonn ó se né una fede — (*). Dipo' se voltò al dito Come- 
sario, dicando che lui facese suoa risposta. Et qui «licando che non 
cadea altra resposta; quanto per lui, era contentissimo che suoa S. 
R.™ avese rèsposto per V une e per V altre, considirando lui che 
quelle fuse stato la vera volontate dal nostro Signor, al qual lui mai 
non consentirebbe tale grande erore, come serebbe quele. Infra que- 
ste tenpo arivò uno nostro nobile Cecho Moratino , pregando caranien- 
to dito Monsignore che volese intrare et li fare suove cerimonie scu- 
cia alchon respeto dal popule; et quanto per lui prometercbbe per 
tuta la linea de suoa casa Moratina, per eser Ini al più anticho de 
lore quanto al seculo, perché lore non farebeno alcune momento con- 
Ira suoa voglia. Facto tale preposta, di subito uno suo R.<*<* dom Bar- 
lolomìo, che in quello locho presento se ritrovava, di subito revoltò 
il so cavai indreto, et qui venoa quanto più lui al potea; et io ve- 
aea dreto a lui, dubitando asai dela mia casa per eser sola de altre 
homine. Arivato che nui fune ala porta dei Godugne, dito M. dom 
Bartolomio fece comandamento al dito Nane che lui dovese aver gran- 
de advertentia nel suo intrare che lui andarebbe ala guardia dela pia- 
da. Et a questo lui resposo: — Andate via, non dubitate de cosa 
alchuna — . Alora alcune de lor a sua voce piena cridone - Ghiesia, 
Ghiesia; Moratino — . Arivato che Ini fu in piacia, di subilo fece so- 
nare la c^npana dal popule quanto più potea, et la piacia fece arma- 
ri' com»^ grande guardie ala porta dal cortile clie niuno non pot4?se 

. Fol. 12 h. 



• ^ 




4.- 
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■■^-' ^ T. ^';.. l;-a:i.i •hiM h ilitu fterl»^ »V\ 
- -"- r '.' M:.--:' T. \-i i'»iie a Forlin|M)pulp -^ ♦•l 

- : «r ...- \^^' ^- ..i-:>- .- -■ •\'^a raanJalo per siisp«r_^U» 

• >- '• ^ :.?•:. t: ••rr.ir t-.-^ >.iria. Alora «ti tu Nane 
"- T : • . : ■ : >--•:■:-;.• -t t.'. • M. Iiamuziiln , rome r 
^^--■■"- : -- •■- - ■'• -~ '^ — v!ii"riì»='. l'he ili suhitu \ 
-^- " • V- -. •«:---:• •:. •'■r- 'iw ii'»>lra fiptà: f»l 
- • - ■ " .' .- \: - M:'P>:^ii«»r acon^Mignato 

-...„..■. ^ .. ^ . -- v| \i,^ M.:Mr-iìie. uiìo fla bo^ne e 

- . •-■ '•• - ■- --^-T.::- ;r hiavr. ile ilila pi)rta i' 

- >• ■ •- '•" -^ • : > ::^e. Un i»/ vr.Miinì lìrelo. Ari 

- '■ ''. • v-^. •►. . ir. p::ìfia. ilinantu a lui se 

*•' ■ "L ;."■. *. M •--: • -rm.ìtrt mane, ilicando: — « 
. - _ «.^.^- . \ .: - ^-.. :,i ^'ihi^ia — . Arivato che 

-.- •- ■ ■ . .«^ ■ • F*->:.s'.'i M"raiin«i fu meso suoa ( . "^ ^ 

'-•■• ■- -..-■'». .-. .^... i-r.':!" allr»* cerimonie non acaif'-^ "^ 
.t: -^- - : -^s- - : ..; '.- .i;:;i /«ibin <«tni'la |kt dita oa^^* ^'^ 
-" •- - ^ - ^ -xt :r >;;••• o^rim'^nie. |>«'>lea eser ce*3^^"'^'^' 

••- •. «■ , - : .:•. •:.► <i'!<i:i. i-ìmv»- el sabato de res*^'^'^^"* 

V ■> -• ■.• Ji-- : i: •>• M. J'.ivsii «IbriNio. Fate «[ucste, s '^^ 

■ :. -: .-. l»- ".■' F •r.i'.r- h «-r-U' ''osa, dilo Monsignore a» #=*"'*' 

■ > .-■ ■ .vt '- "ir.i M. l.ut.i Nnmatflie, die lui al pr»'*^ ^^']**' 
• >" r ■■ \.\. ■■'■■• !;e:a h-»Mrd nM?l»a suola la Torcia dal dil • i^"^** 
>. \.. M ••• .-^:" :!ì •. hii-H- -1110 •V»nìes4irii» andò ail alomav 0=^^^^^ 

■.\»si* •• ■•<:>• :•:•:>-. .hiinnar'» lit.MMinnlino jjià llole de nif* * *^* 

r IU\. |:-- .. '• .!.'.■• >l. Z'jhanM reiornò di fora come s»flr> ■ "^'^ 

'a;!:a. •'. . >\-' ■•••!'.i^-s>«» 'i:t«« Nane. 

•»ra i»r:.^::. ';.»:. i.^-!'-;'!» in»'i lei-tun^. che anime duvea «fst'^*^^***-'^ 

: •r.i'li ' '•-• L-'i'M.'- ■!•* iii.i nòsU-a niau'nitìca ciplà, et masime ^ 

iiu» t'-ni-iMS»- :• !»;•■. j:» ^n-r ivire inlr'sp lanh» contraverso dia * ^-*.* 

\i aiMil'^ -i:; • MnìN.-:;!'»!' ii^*! ^«^ inlruìhì. miìsiderando lore che i i '" 

^ -A t*'i * 
U'ii liM |iriN.-,i.'a |.»r ai [»m|i,ì, prlnm hnmn de lutala Cristianità #^*-'*^'- 

iMlanii.» I.'i'* a<.>! '•'»•• sii.»a Salitila non ie facese conlra tale nostra'* *'^ 

la «mal. MI.' jra!:l:ì «l»'iiì.iNlrarii»ne , a ciò «'he al buom non portasi *^ ^'"^ 
' ' — e. 



Ila [WM* al taiix». 't [wt alrr«' rasane l'hc ojierase li se^ne celeste <^ ^ 
' CM'i* la ìiiahu'Jia >li'!a d.* Saturno el Marie e love de oposilo cii— ^ •"" 
' la Luna in tal u'i"rnc: .'l jiercln' , secondo li au Iure astrononiine,^ 
esia lìiKtra «iila nia::nili'\i «iptà fu adifii*ata in grado 19 dal Capri- 
iHK al i|nal»* st^uMn» nmliili' el rasa di dilo Saturno è Sola T asen- 
ilela stela di» l.imie: ^^ ptT «im»slo li nostre cervello andavano in 
ilica vacilando. IMpn' iljia slela de Mario i avea dato V arma in 
Hill dir lui* fa«*<'>t' hnjn»' so potere : laineu per la gram verlù de 
a rt^sìn'oti.uii' i-ai'iò la dita h»Mii^:na shda do love di meze a Satur- 



foi. 43 «. 



83 

Dee MarU), che vcramento spuntò li suoi rabiose dento, che a per- 
sona alguna non ie fu facto dispiacer. 

L'altre zorne, che fu a di 7, dito Monsignor retornò al Domo e 
tmiò suoa mese epischopale. Dipo' ie concovse 40 zurne de induzen- 
lia. Dipo' queste, come lui abbe desenato, tuto al nostre regimento 
l'andò a rivisitare et lui per el so tera[a] iecomenciò a pregare che 
lore volesene comenciare el vivere eclesiastico , come facea li altre 
siiove ciptà, et ordenare el suo Conseglio grande pernumarode 108: 
el simile li suoi Consolate , Signure Conservatore et supra numerate , 
le quale debiano eser tuto reponsato in suove borse a grado per gra- 
do. Dipo' ali soi zurne debito, lore debiano eser cavalo per mane de 
uno pulo (*) infantia. 

L'altro zorne, che fu a di 8, die luni, dito nostre Signor Antia- 
no come al conte dal dito Monsignore fecene adunare el suo Conseglio 
grondo in casa dal dito M. liUfo, dove abitava dito Monsignore, al 
qual era de numaro 72 : et qui in queste s' avesse a consultare et 
a zuzere tanto per quartere al dito Conseglio che asendeseala quan- 
dilà del numero 108 homine. Item die s* avese alezere 272 altre su- 
prauumerate del popule, le quale tucto idonio et come suoe istrutio- 
ue debiano eserinbursato, come ut supra: et al simile inbursato tale 
suoi hoftciale e cavato, come ut supra. Adunato che lor fune, dito 
Monsignor prepose dicendo : — Nobile eviro et altre egregio nostre 
amantissime, la casone per la quale in questo loco io suom venuto 
si è per farve intendre ale vostre Nobilita come alo eterno [dio e a 
Santo Petro et Paulo e Sani Valeriano et .Mercuriale vostre proptetore 
♦* a tuta la corte celestiale d' avere illuminale li vostro hochie et 
aperte li vostre orechie, che voi avite cognosute tanto beneficio per 
voi, quante se ritrova eser stato d' eser retornato suola el manto de 
sancto Petro ala vera obbidentia dela sancla maire Kclesia. Kt però 
(rome menbre de quella ve conforto che vivalo come suoe visticie, 
rome ut supra — . A queste respose principalemento al dito M. Ber- 
nardino Solonbrino, cappo de nostro Consiglio, età quello hoferando 
lui de faro hogne suo poter a luta suoa voglia ; et che per altre lore 
non erano congregato in tale loco, se né per areducere le cose al 
buom camino. Depo' lui uno legum doctor M. Nicolò Torniello repli- 
Wi, dicando che hogne cosa dita per al dito cappo eser beni dita e 
vera: tamen quanto al fuse in piacere al dito Monsignore R."™", che 
queste nostre popule averia molte a care de tenere le vesligie del so 
viver»» et governo, come gin avca suola la ol)identia d' uno Martino 
quarto (Kintilìco et suola al' obideiitia del II."»" Monsignor cardinale 
Figilio, in queste loco suo Presidenlo, come in questa nostra ciptà 
n' apare la <*opia aprese a imi. A queste resposo dito Monsignor : quan- 
N» p»M- lui, ('Vii conlrMitissimo, Dì[m)' so voltò al dito Comesario : lui 

rol. 43 6. 



88 

9o, M.° Simone daP Orgdiiu inedito 
90, S. Jacomo Moratino 

97, S. Paule Crepenterio 

98, S. Provole di Provole 

99, Zohane Batista Befulcio 

100, Cecho Maldento 

101, Tolomio Moratino 
103, TonQase de Mingo 
103, Bernardino Castelino 
lOi, Lodovico Aricolano 

105, Timidio da Oriolo 

106, Jacomo dal Toresano 

107, Jeronimo già de M.° Lodovico calciolare alias 

108, ed ultimo, S. Paule de Guarine. 

Questa sera la rasegna dele dito 272 supranumerate a 
nome, come era ricolto per dito suoi lecture. 
Al primo, Felipo de Guardo marzaro 
M.° Paulo de Merlino orevese 
M.° Andrea so fratelle 
Krancesclìo dai Porce 
Bernardino de Lapo 
Tomaso da Sam Zi Ho 
Antonio Cortoneso 
Jeronimo Cortoneso 
Michilino Mirando 
Nicolò Mirando 
Nicolo d' Anbrosino 
Forlovesio Bornatino 
S. Jacome de Zohane Pezenino 
Pino so nolo 

Piero Jacomo dela Penghina 
Jeronimo de Nesole 
Bernardino suo fratello 
Andriole Stanbacia 
Antonio dela Penghina 
Nicolo de Becho 
Bartolomio Torniello 
Bernardino dale Carra 
S. Felipo Becho 
Jeronimo de Morusio spiciale 
S. Spenucio Aspino 
Andrea de Marchion speciale 
Grato de Zafo 
Tomaso so flolo 
Zohane Batista de Menghino 



89 



Vicelìtio de Albieiiio 

Bastiano de Magno 

Valerano Pachino 

Bartolomio Balducio 

S. Cristofano Albezino 

S. Jeronimo so fratello 

Sabastiano da Sam Zilio 

Jeronimo de Piracino piliciaro 

M.** Rigo marcia ro 

Manfrete suo tlole 

Lorentio de Sam Zilio 

Felipo da Milano 

S. Jacomo de Diaterno mareschalco 

Bernardino de Maso marzare 

Jeronimo so fratello 

Piero Antonio de Perlino calciolaro 

Andrea deF Andrelina tentore 

Bastiano de Perline 

Nigusante dale Coracino 

Piero Jacome de Ronole becare 

Zohane Batista de Chilino 

Batista de Lufo 

Piero lacomo de Folfo 

Zohane suo fratello 

Macino de Rusio 

Piero Santo de S. Conto 

M." Jacomo dali Sello 

Felipo so nolo 

Baldino so nolo 

Nicola de Folfo (*) 

Piero Paulo di Chilino 

Piero Paulo de Chiarucio 

Biasio dar Oso 

Jeronimo Befulcio 

Berto Ra vagì [oso 

Bendo de Bonde 

Matio suo fratello 

Piero Paulo Biondino 

Zuliano de Marchione spieiato 

Vilano de Baldo 

Checo Lacioso 

Mase dal Bruno peli(*iaru 

Paulo Oli\ere 

16 a. 



Jeronimo Bellrocaiio 

Tallio Paulucio 

Camile de S. Vaiiino 

l,(xlovico dui Orzole 

Francescho de Salego 

Francescho dale Gaso 

S. Iiodovico Deltracano 

Jeronimo dal Conle 

Lue» de Asto - 

fialiazo Nomaglie 

Stefano Moratino 

Itatisla Corbino 

Antonio il' Albertino spirialo 

Piero Antonio Paulucio 

Antonio riualdolimi 

Simone de ZaOb 

Alesandro Marcobello 

Felipo Silinbeno 

llanibal de Bertolino 

Iternardino de Mingile 

Valentino Silinbeno spicialo 

Uomenegu de Giialleri» 

Federico Ponlerollu 

Piero Zohano Maldento 

S. Bernardino Aspino 

Vagnalista de Aspimi 

Andrea Bonucio 

I'ìl'I'o ViiJeria 

S. Nicola Pamsecho 

S. rternardino Pamsecho 

S. Zohane de Mechelino 

Miur lì' Alberlinn 

Gristofano da Lugo 

ftffl-tolomio <ltì Chilino 

Lodovico suo fratello 

Bernardino dal Bruno marcare 

M. Contino Brandolino 

Lodovico dal llniim marzare 

Mcoió Todole 

Todole d' Antonio 

Lorencio de Todole 

Zorze Mainarlo 

Zorzo de Nero 

Tìbaldo Aspino 

/ohane Batista del' Orso 



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'ìi, S. Andrea de Baldo 



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82 
83 
8.i 
85 
86 
87 
88 
89 
90 
91 



Checlio di Contrario 
Tomase da Lugo 
Simono Orseli 
Almerico Garatone 
Berto de lacome da Horiolo 
Antonio Todole 
Antonio Neri 
Zohane Batista Paladino 
Gaietto Flanaldino 
Barlolomio def Orso 
Cecho Mora tino 
Bernardino Orseli 
Bornacino Oliverio 
Bernardino d'Alberico Dento 
Pino de Bertolino 
al Bruno de Francescho Marzare 
Paulo Laciose. 
qnai'terio Santo Petro. 70, M. Tiberio Brandolino 
M. Bernardino Exelis 
M. Bernardino Solonbrino 
S. Bartoloinio Eselis 
S. Zohane de Saso 
S. Matio de Matio 
S. Stasio de Prugnole 
S. Dedo de Saso 
M.° Zollano de Mercolino spieiato 



Simone d' Agostino 
Francescho d' Agostino 
FJartole Castclino 
Zohane Balista Fachino 
Gaspara Nomaglia 
Lodovico Ponzelo (*), 
Barlolomio Capodeferro 
Tomase Nomaglia 
Tomase Palmezano 
Cremagnole Palmezano 
Zohane de Lencio 
Matio Lanbertelo 
Marco Antonio Zuntino. 



) qnarterio Sancto Biasio. 92, M. Maso Maldento 



93 
9i 

.1. ir. /i. 



el conto Baldisera Mora tino 
M. Bartoloniio Lonbardino 



9i2 



(]echo Nomaglie 

S. Tomase Palmezano 

Lodovico Eselio 

Maiole Nomagiie 

Zohane Eseiis 

S. Antonio Nomagiio 

Jeronimo Nomagiie 

(*) S. Gasparino de Lencio 

Andrea Nomagiie 

S. Nicolò Crepenterio 

Piero Crepenterio 

S. Panie Bonutio 

S. Jacomo Maria Aspino 

Piero Francescho da Monsij^nani 

Marcolino suo fratello 

Bernardino de Morusino 

Bernardino de Baioce Pontirelo 

Ponterole de Cristofano Pontrolo 

S. Lodovico de Busis 

Andrea Pontirolo 

Andrea di Alioto 

Hedolfo de Bedulfo 

Michelo so fra Ielle 

M. Benedeto da Mutigliana 

Alesandro suo patre 

Matio de Benciovenno 

M. Pino Nomagiio 

Zohane Andrea Moratino 

Piero de Vergerlo 

Andrea de Sesto 

Francescho de Sesto 

M.** Jacomo dai Peteno 

Piero Nicolò Fachino 

Cesaro de S. Mucilo de Pronoie 

Hotavigliano l^almizano 

Nicolò d' Agostino 

Brasio Lanbertello 

S. Valirani Pamsecho 

Bernardino Fachino 

Mate' de Bezo 

Francino da Tridocio 

M.° Lorencio spicialo 

Zohane Batista Aleotu 



Cj Tol. 4« (». 



%i 



M." Marco PnlinizHin» 

IJese (ie Crislofano 

Lodovico de Jacomino becario 

FYancescho de Jacomino 

r.abriello dela Vechia 

IJartole de Hoiidone 

I^iipido d' All)ortiiio 

IJartole Morendo 

lleriìapdino d' Alesio alias lUizanepjra 

>!.** ì*iero Matio de Aledusio 

Zohano Pachino 

Nofrio de Matio 

.M.° Antonio de (luarise magnano 

Hernardo Manztinto 

Antonio da Ronclie da Kaientia 

M." Nerio (lirardino 

Hasliano Palmezano 

Andrea Bernardo historico 

l^dlo Palmezano 

M.** Antonio de Ostole 

M." Tiirardino dalì Balestro spicialo 

M.° rrancescho Roselo 

Antonio l^)nde m." de legnan»» 

.loroninio Risichino alias Jone 

l^artoloniio Risichino 

Alberto Roselo 

lialista Tomasolo 

S. Vidello de Saso 

Piero Panlo dai Pet(?no 

Nicolò de Paladino 

Antonio de M.*» (ìristolano de fiichino 

S. Antonio de Morosino 

tlristofano de Rufalo 

Paide de Dncio 

S. flnielmo IVngnolo 

Ranero Moratino 

liartolomio da Vernchio 

taccilo A spi no 

Alberto Spinello 

Tomase tìaravolo 

S. Franceschino Maseria 

Roberto Aricolano 

Zohane de Mallo d«* /oliano Koscho 

Jeronimo Silinbeno 

Lodovico d' Ancona 



94 

Antonio Solonbrino 

Marco Manzanto 

Conte Jacomo Crepenterio 

Alesandre Crepenterio 

Batista Crepenterio, tuto frateiie. Finis. 

Nano Horatino a ceniino a (lesena mandato. 

Al prefacto capitanio dito Nano Moratino per (*) hogne mi^r suo 
buom respeto al fece andare a stare ala ciptà de Cesena, et « lui i 
era dato liogue suoa provisione per dito Monsignore; che fu a dì 10 
dal mese d' aperile anno Domini 1504. Et in quele loco slete bem 
visto et amato per insine tuto al mese de magio, e po' de volontà 
dal dito Monsignor retornò a dita suoa e nostra magnifica ciptà de 
Forlì come la bandera de dita sancta maire Eclesia, reponsaiide lui 
hogne suo rancore. 

Primo Signore fa«to ala magnilica ciptà de Forlì. 

Le prefacti prime Signor Consolate Conservatore dala nostra dìlù 
magniflca ciptà de Forlì che funo cavato per suoa polcia , al tenpo 
che presedea nela sancta sedia postolicha Julio per la divina providen- 
tia papa secondo, se fune quiste infrascripto , per ordine facto dal 
dilo nostro excelso Conseglio, come ut supra, de volontà et comisio- 
ne del dito Monsignor l\.^^ Legato e del dito R.*'® Monsignor Pietro 
Paulo da Caglio dito Comesario. Al primo se fu uno M. Anel>alle de 
Raldo legum doctor: secondo se fu uno S. Piero Antonio de Michili- 
no; lercio, Antonio Neri; 4, Bernardino Diotringhe spiciale; luto de 
Conseglio : quinto se fu uno Francescho Dento : el sesto ed ultiuio 
supra nurn(?rate se fu uno Alesandro Crepenterio. Cavalo che lor funo. 
le cose sleleno così mediocrameuto per insine eia quele zorne, che 
fu a (lì !21 dal mese d' aprile, die dominico, per insine a dì 13 dal 
mfs(» (le magio, cIh; V onipotenlo Idio relirò al dito secondo Signore 
S. Piero Antonio Mirliilino nele bene de vita eterna. Dipo' fu sepelilo 
ala ghiesia dal Hanilico Sam Francescho, aconpagnato dal dito Mon- 
signor Leg/ito r dilo Comesario et altre suoi Signor conpagne come 
U\Ut iììlvf nostre colrgjo, sonando la canpana dali cavalere. Sepelito 
cIm» al fu, di subllo fu adunalo al Conseglio grando per cavare uno 
schonlrc dal dilo S. Piero Antonio et d' altre dui soi conpagne che 
non aveano volute aeeplare. Perchè al se fuse, io non potè inlendre 
suoa eason*!. Le (|ual(} (jra slato al dito M.^ Bernardino Tronchino a 
dito Alesandro Cn^piMibtrio. INt mode che \)ev al dilo Conseglio ne 
fui cavali per sorta (|uist(^ nUw tri : per al dito S. Piei*o Antonio fu 



>.jj 



9o 

<"rtvalo uno S. Tonias<j (') r,ociraaiio : per dito Heniardino fu cavalo 
uno Gaspara Noniaglie : per dito Alesandro fu cavato uno Piero Mar- 
tiro de Baldo, alias al Vilano. Cavate che lore fune, inmediate era 
stato cavato quiste 12 soi infrascripto Antiano. 

Al primo se fu uno doctor M." Piero Antonio, già de Anzole deli 
Priduane faventino, al presento capo de so Conseglio : 

2, Almerico Oaratono 

:J, Checho deli Contrario 

4, Lodovico Punzeto 

5, S. Piero Pamsecho 

ti, Bartoloraio già de Checho de 1' Oiiso : luto de Consiglio. 

7, M.* Higo Todescho marciaro 

8, S. Francescho Nomaglie 

1), Simone già de uno Zaffo de Zaffo nostre mei^cadanto 

10, Antonio Solonbrino 

11 , S. Nicolò Crepenterio : et per eser absento nela Marca, 
[K.'!- \u fu cavato uno Francescho dale Asto. 

12 ed ultimo se fu uno Zohane Batista de Aloto. 

r*ancelerio deli Signure se fu uno S. Andrea Valeria. Cancelerio 
ilela (^mimità se fu uno S. Antonio già de Fiorencio Nomaglio. Asa- 
li^re fu cavato dito M. Anibalo capo de dito Signore; et per lui fu 
ravato uno M. Matio Pamsecho legum doctor. Suo notarlo, al dito S. 
Francescho Nomaglie. Cavalerio dela guardia, M. Bernardino Exelio 
legum doctor. 

Dipoe fu crialo la famiglia deli magniflci Signore. Prima : so ca- 
fielano, uno R.<*" padre dom Simone già d' Andre' Bordone. Seconda- 
rio, Jo. Andrea Bernardo historico fu criato indignamento per suoe 
seschalco de volontà et comisione deli dilo .Monsignor Legate oA dito 
Oimesario. 3: sospenditore, uno Zorgio de Neri deli Contrario. 4; so 
rrt»denterio, uno Dominico Sibone. Macere, uno Zohane, alias Calan- 
dino, et fìole de uno Agostino chiavarono; secondo, uno M.** Batista 
sarto, (iole de uno M.° Bertone da Regio, al presento nostre abita- 
dore: item altre sei soi donzele ; item uno Laurencio so canpanare, 
per suiia origino dala ciptà de Regio de Lonbardia : et cogho e guatare. 

Criato che lor fune, dito magnifìce Signore fecene so introito in 
i|ii(^ftte modo, [n primis dito Signor Conservatore fecene el so introito 
a dì Ti dal mese de magio dito, die dominico; tamen lore per el so 
finline facto al iloveano fare al primo zorne dal dito meso ; tamen per 
pili rasone, avidentisimo secondo lore, non al fecene, se n»^ a di dito. 
r»n ciò fuse cosa che dito Monsignor Legato* avando inteso al so co- 
re pasionate, et più volte lui i avea fate dire e dite lui che lore se 
dovese melre in puiilo per dover intrare a di primo (") dilo : tamen 



• Fol. 4: h. 
I-) Fol. IH a. 






senpre lore i aveano dato parole zenerale, dubitando asai che dito TiS- 
liacino Hiario non tornase per nostre Signor, per aver tolte una pe- 
renta del papa per moglie, come ut supra. Secondario, ancora Lo- 
dovico Ordelaffo se retrovava ala ciptà de Havena come el conte de 
Pitigliano, in quel tenpo capitanio dela Signoria de Venecia ; et p^^ 
tale suoa resislencia de non volere intrare, dito Monsignore Leg^EnN^ 
se era absentato a Cesena : tamen vedando dito Monsignor Comesa ' -^^^ 
queste, di subito lui fece ferma deliberatione che tale Signor int--^^^ 
seno, et a mi comesso che io facesse fare uno pare de mazo le q^ ^ 
le costone solde 35, et lui le pagò. Dipo' mandò per dito Monsignor" ^^"*^' 
et (jui i' nomine Domini fecene so introito a dì dito come gram : * '» 
lenità de canpane et altre. Arivato che lor fnne nela camera d».fc^ ^^ 
Ninfo i' nostre palacio magno, aconpagnato da tuto nostre cx>legl *S^^*V 
per dito Monsignor Legato fu facto hogne suoe cerimonie, conforla^*-^"^^ 
die lore che dovesene piagliare tale magistrato come la suoa faoi^^®* 
alegra, sentia alcune so cordoglio; et che per niento tere avesef^^-^^^ 
alcuna dubitnlione de dito Galiacino, né etiam de Lodovic-o Ordelaf^^ ^ "^^ 
che una voltó la Santità dal papa ce avea tolto suota el manto e ^ ^ 
stato de dita sancta matre Edcsia, et cosi lui se conser\'aria , conr^o*^' 
per nostre capitole aparea. Dipo' ie deto al so iuramento de ese*^^^**^ 
buom flole de sancta matre Eclcsia. Fate (juesle, andò ala ghies^s^iei 
dal Domo, et qui per el so R.**" Capelano al' aitarlo del nostre p^-c^i I 
trone Sancto Valeriano ie fu celebrato la mesa del Spiritu Santo. BCF ' 
po' ie deto la suoa benedicionc, et retornonc in dito so palacio. £ -• 
qui per al dito M. Matio Pamseco nostre asatoro ie fu facto una \i^^r% h 
legantissima oratione. Depo' io avea properato de comisione de dì J t> di 
magnince Signnre una bela colatione zucharina, et qui ie recavi «"^^^ -vi 
come grande ordine ; con ciò fuse cosa cbe io avea criato per nMiffir m 
conpagno quiste tri altre seschalcho : primo se fu unoS. Vicentio • ^3 < 
Zafo, secondo se fu uno S. Jac.° Aspino; tercio M.* Francesc^ho VM ~ T 
rolla libraro. Le quale tuto aveano per suoa obidentia 6 altre doc^t>doi 
zelle come uno vase d' arizento in mane, al quale arizento a mi 1^*1 
vea prestato i' nome de dita Signoria dito Monsignor Legato. Et qf> Q 
per tuto nni fu desp<3nsata tale colatione. Fate questo dito MonsigncTi "S?" 
e dita Signoria per quela volta andò a casa (*) a desenaro : perei i":****^-^ 
al proverbio se spando che casa nova che non i (> porta no se relr* -* ^^^"^ 
va ; per eser stalo tale suo introito prò forma, come ut supra. Depc:4^^P< 
che lor abene desenalo, dito Monsignore ie coniandone che da m^^nc^nw 
inanto lore doveseno andare a manzare in dito so palatio, che lo: 
non avesene alchuna suoa dubitatione, come ut supra. Et a mi c> 
mescne che io dovese fare T apareclie per la cena. E fu nel palac 
la suoa prima abitacione di verso Faiencia, in cavo la schala che 
in verso la nionlagnn. 




;•) Fw.|. 48 b. 






97 

Et (jui stetene de continuvo, faeiarido fare la lore cosina a casa 
^litavia come poco dinaro, poncho ancora non era ordenato né dacio 
!♦' Kal>^l<? '• tanien lore aveano mese nno sustituto ala gabella , al 
^«aie p<KN» ne potea rescliodre per eser dite ciptà ancora in conbn- 
ione. Perche li era dito M. Zollane da Sasadelo e dito Hamazolo a 
guardia dal dito palacio et era in ^ram discorda come dito Nane 
Idratino, parando al dito Nane che a lui ie fuse facto grani torto 
T aver lui come la suoa parte date dita nostra ciptà a dila (ihiesia. 
?r arche a lui parcria d' eser al primato in queste loco. Pur luta- 
ci dito M. Zohane e Hamazoto a <iuestó non voleano consentire, per 
?r stato lore constituvito in dito loco dali dite Monsignore : per mo- 
che in brevità de tenpo dito Nano bordino come al nostro caste- 
io una suoa pratica, che lore, ciovè dito castelano, mandò fora 
uanto deli soi cbe venne persine in piacia, a ciò che dito M. Zo- 
le e Hamazoto ie dovese siguitare dreto. E dito Nano era in piazia 
ìHlo come suoa cometiva. l)ipo' lui per altra via ie dovea andare 
lc> et metre di mezo, et in (luele loco fare hogne suo poter; ta- 
li dito M. Zohane abe dal prudenlo, che mai lore non abandone 
pìaria. Tutavia i andò drele alipianto deli soi et se feze gram 
arainiicia e mai Nano non se molò. Mora dito M. Zohane e Ua- 
^ole r altre zorne, la matina per tenpo, se parlino et andone ad 
jfiare iiela Vila de Bagnole et a Hcrlenore. Faclo <|uesto, dito Na- 
roinase ala guardia de nostra ciptà per insine che al dito Monsi- 
r piaquc, che lore po' retornone : sì che per queste dito poxere 
nore aveano granda afanno : che le più volte che lore erano a 
>la , i era forcea (*) a venire in piacia per caciare via li parenta- 
rhe erano in <|uelo loco armato. IVrché non era obfkìrvato bando 
iin>, che tute le Irego erano desdilo, che hogn' ome polca andare 
ijoa benderà : ptn* mode che per luto al tenpo de dito povere Si- 
ire le cos(» pasone come gram fadicapernon esere resa dita roca. 
ntiii lore fune homine da bene el non abene alcuno rispeto ala 
ira et multe bene teneuo suoa famia el beni pagato : in modo che 
iieze al mese de zugno fu cavalo per ordine facto la seconda illu- 
de dito Signor Conservalore le quale fune quisto infrascripto. 

Al primo se fu uno M. Nicolo Torniello legum do(*tor. 

Secondo, uno S. Matio già de Zollano de lilatio 

;], S. Andrea de fJaldo 

1, Timidio da Oriolo: le quale erano de Conselio. 

."), Panie Oliverio 

Sesto tMJ ultiuio, uno Lodovico (li l^)narelle nobile anconilaiio. 
l>ipo' l'eceno al so introito come grando ordine et perseveroue in 
\U> suo ofìcio come benevolentia. 
Bt»sta questa quanta) [)er li primo Signor. 

~ — - ♦ » . 

' Ftl. 40 a. 



sta dal Molilo Albodio nostro LocAilenenlo per al Signor Acostantiiio 
Cominato nostre (ìovernatoro ededni sipcnnre Conservatore e dui An- 
elano e 'I nostro advoi^ato e dui rej^nlatore e M Sindico et canceleri*» 
de dita Comunità, legnale debiano porlare una (*) medaglia d'oetone 
come <|neste litro maiuscole in suso, le quale dicano : Papa Zilio. 
Secondo ; posto ini unii cascia nova da cipreso come una chiava du- 
ra, la quale suoa chiave debia de continuvo stare aprese de quile 
tesorerio che prò tenpore presederano in dita nostra Comunità ; la 
quale caseta debia eser depositata aprese dela K.*** M.« Badesa che 
in quel tenpo presed(M*à in monesterio. Kt in quele loco dita medaglia 
debia eser spacata prò medio: una parte dare a dita M.* Badesa, e 
r altra parte aprese al nostre dito Magistrato. Et che mai per alcum 
tenpo dita M.* Badesa non posa asegnare dita caseta, dove sera poste 
dito nosin» bole et capitole, se prima no ie sera la representatione 
de tute» le prifacto infrascripto come tnto dito snove instrucione darò 
et asegnaro a (luele tesorerio che in quele tenjK) presederà per dita 
Comunità. K tale ceriMUonie dito nostro excelso Conseglio sole el fa 
per reparatione deli snperchi(* et contraverse <'he contra nui potere 
venire prò tenpore in dita nostra magnifiea ciptà ; le quale dito capi- 
tole e bob^ non nudasene in perdicione, come altre volte ce sone aca- 
duto per vera sperientie ; et masimeal tenpo che M.* Caterina Sforcia 
signoiegiava (|uesta niKstra ciptà insemo c<)m«.» Ilotavigliano Biario so 
(iole, per susprto de dita ciptà andò a stare in roca et portò nostir 
canpione et liogne altre nostre decrc^te, che mai più non sono stalo 
viste per nui et altre. Facta tale deliberatione, a di 14 dal mese de 
maree anno lòo."), die veneri, cercha Torà decimo sesta, per diUi 
M. Malah'siji et uno M. Antonio Chilino, cape de' Conservatore, in- 
s«»me comf tul(» li s(M conpagne e tuto le inlrascripto, me fecene ase- 
gnare questa iufrascripta casi^Ui , aconpagnato dai molte dal nosli'e 
popule, l'I arnione al dito moneslrrio. Kt qui in sopra ie feceno dire 
la mesa dal Spirila Santo. Dipo' (!oram populo fu chiamato dita M.* 
Ba<iesa et a lei asegnata. Kt ({ui sene l'i»/»» rogo de mano de uno S. 
Panie Itonulio notario dela Comunità in carta menbrana e de luto 
suove instnicioiK», al (luale rogo fu mese in dita caseta et asegnala 
a dita M.' Badesa «le volonià el eomisione del dito M. Malatesta Iah 
cotene[n]s el dilo magnitìcc» signor Conservatore, a dì dito in i' ora 
predila. A laude e gloria der onip(»t<Mit«» eh*rno e magno Idio. .Vmen. 

( ** ) INirta de Sehiavania tolta e resa pei* Rartolomio Montino al Sta- 
do dela Uhiesia. 

I.a prel'acla porta d(? Sehiavania dala nosira magnitìca eiptà d<* Kor- 



Fcl. 51 a. 



101 

lì, corande ^li anno dal Signore tr>04, a dì I dal mese di luglio, die 
ìovis, cerclia fora decimo setima, fu restituito per al dito Hartolo- 
inio Moratino al dito U.™" Monsignor Legalo a peticione dela SJ^ dal 
papa, la quale lui V avea tenuta in suola suoa potentia daP introito 
d* Antonio già de Carlo Ordelafo in la dita nostra eiptà de Forlì por 
insino al prexento. E per (juesto vogliando dito Bartolomio mostrare 
la vera fede in verso de suoa Santità et eser contento de luto el so 
volere et etiam de dita nostra magnitìca Comunità de Forlì, non a- 
vamlo lui alcune respeto ala calura dela M.c'« de N. Zohane suo fra- 
lelo et etiam del conte lialdisera suoe, die al presento s' acatano in 
dita calura nele forcio de suoa SantiUì, (!ome in questo ad plenum ne 
parla; non eslanto quelo, sperando lui in suoa Santità che quella 
varamento cognoserà la suoa vera inocentia et aperirà suoa Santità 
le braze de suoa misericordia, che come sera requistato la dita no- 
stra roca de Forlì che inraediale suoa SantilKi farà la vera liberatione 
de dita suoa calura deli prefaclo, cioè dito conte e dito M. Zohano; 
et qui a dì dito in T ora predita lui ne fece la vera invistitura al di- 
to \{.^^ Monsignor Legato a pelicione ed inslancia del pacifico Stato 
de dita sancta maire Eclcsia. Fate dita restitucione , dito Monsignor 
le fece intrare uno (*) del teritorio de Orbino. Facto queste, dito 
Bartolomio retornò a riponsare in casa suoa come buom et fedelissi- 
mo zelato dal dito pacifico Stado de dieta sancta matre Eclesia, co- 
me le molte esperientie se n' era viste, per lo tenpo pasato, et ma- 
sime quando lore aveano corse la nostra ciptà per dita santa Ghie- 
sia: et più, che uno M. dom Bartolomio suo avea fato cridare — 
Ghiesia, Ghiesia — a uno M. Zoane da Sasadello in dita nostra pia- 
cia, C4)me ut supra (**). Dipo' queste, cerclia T ultima parte dal dk 
dito mese di luglio suoa Santità liberò dite caturate: per mode che 
inmediate come dite M. Zohane fu liberate, di subito se retornò a 
casa, che senpre era stato a dita magnifica ciptà de Boma daF in- 
troito dal dito S. Antonio Ordelafo, per eser andato ali pedi de suoa 
Santità per suo anbasalore. 

Vennta de Gnido Ubaldo eapitanio a Forlì. 

Il prefaclo eapitanio dela sancta romana Eclesia Guido Ubaldo veli- 
no a dita nostra magnifica ciptà de Forlì, con ciò fuse cosa che la 
S.^ de Julio per la divina providenlia papa secondo avese già reauto 
dita nostra ciptà de Forlì che prima era suola la iuridicione dela ex- 
c^lentia dal duca Valentino; che fu a di 25 dal mese di luglio dita 
suoa venuta, anno Domini 1504, die iovis. Arivalo che al fui, feze 
al so primo reposo in dita cipUì nel borgo de Kavaldino nela (^sa 



*i lacuna del ins. 
l-j Fol. 51 6. 



vhe zia fu de uno Luca da Aste: e con esa iui era quello valeroso 
condutere signor Zohano da Gonzaga suo cugnato per aver una suoa 
sorella per moglie. Arivate che lore fune, di subito dito capitanio, 
come quelle che avea de tuta Parte la dotrina, comenciò insemo co- 
me dito Monsignor Governatore Legato a fare gram proparamento a 
dita nostra roca, dove se retrovava per so castellano dito Consalvo 
Mirafonto spagnole; per al che fu mandato dito signor Zohane da 
Gonzagha ad abitare nela Vila dal Iloncho et altre vile li propinque 
sopra la fabrica dele molte gaibone, che in quele loco facea fare dito 
capitanio, et altre gredice, sole da poter pugnare contra dita roca; 
perché ancora non era reslituvita, per eser la Excelentia dal duca 
Valentino caturale uele forcio de suoa Santità. Ilem suoa Excelentia 
infra questa tenpo cavalcò cercha tre volte per la ciptà, per eser lui 
per suoa natura molte crocea to dal male dele podagre, a ciò che el 
nostre popule al potese vedere, a ciò che lore ie dovese piare amo- 
re. E qui stete in dita casa per insino al di 21 dal mese d' agosto, 
die mercurio ; e po' andò a stare nele case delii arede de uno M. A- 
tor, già de Bertolino, nel borgo de Schiavania. Et qui come suove 
gram vizilio perseverava aP aquiste de dieta rocha. Et infra queste 
tenpo siando già andato uno nostre (*) l\.^^ padre M. Zohane, fiole 
de uno Antonio Todole nostre nobile forluvese, ala magna ciptà de 
Venetia inseme come uno dom Carlo, nepoto dal dito Consalvo ca- 
stelano, a peticione ed instantia dala S.^* dal nostre Signó per fare 
el diposito de duquato 15 milia de ore al dito dom Carle i' nome et 
in visenda de dito Consalvo castelano per pensione de dita rocha ; la 
quale suoa andata in dito loco era sta a dì 4 dal mese de luglio i50i, 
come inento in questo ad plenum parlaroe de hogne suoa definicio- 
ne a partita per partita. Et più ancora, che suoa S.*» hotene che di- 
ta excelsa Signoria ie feze uno salvo conduto al dito Consalvo caste- 
lano, che lui potese partire de dita roca et andare in dita ciptà de 
Venetia a salvamento per dito suo deposito et altre soi bene. 

Signor Acostantino (dominato yen Governator de ForlL 

Al prefaclo signor Acostantino, zia dal signor Raniti di Cuminati 
per natione dola cipt^'i de Macidonia come linea sanguinea dela Vl.^ 
inperiale, (jueste anno dal Signore 1501111, a dì 14 dal mese d' ago- 
sto, die mercurio, cercha V ora vigesima torcia, arivò ala nostra ma- 
gnifica ciptà de Forlì por nostro Governatore et zcneralmento de tuta 
la Romagna a peticione ed instantia dela Santitiì de Julio per la di- 
vina providentia papa secondo, che al presento se parti de suoa guar- 
dia a homa. Arivato die al fui, fece suoa intrada come gram sole- 
nità, che al prosento in ditn nostra ciptà i ora al R."»» Monsignor 

, (•) Kol. Hi a. 



103 

l^egato de latare M. Zohano de Sachie arcioves(*ovo de Hagusa, di 
cxìnpagnia de Guido Ubaldo Duca de Orbino; le quale luto de conpa- 
gnia lore aveano pugnato prima contra dita nostra rocha, neia quale 
ie steva per so castelano uno Consalvo Mirafonto spagnolo a peticio- 
uè ed instantia de Cesaro Borgea Duca de Valentia, zia private dei 
Stado de dita nostra ciptà. Arivato che lui fu , di subito siando que- 
sta nostra ciptà per la poca suoa ohidentia stato desdilo li tri quarto 
dela fede e trego de costione de dito nostre populo, et per questo 
tuUi la tera era inn armo, sperande lore tutavia de fare più pre- 
sto male che beno; et per oviare a tale male suoe volontade, di su- 
bilo (*) fece andaro al so primo bando per via dal nostre banditore 
in loco consuveto de tale linore e forma. Con ciò fuse cosa che da 
mo' inento, che fu a di 15 dito, ciovè quelo zorne benedecto deFA- 
suonlione dela inmaculata Maria regina de vita Herna, non sia per- 
sona alcuna del conta e destreto de dita nostra magniQca ciptà che 
ardischa e non prosoma portare alcuna suorta d' arme nò da ofendre 
né eciandio da defendro, suota la pena de rihilione et confuschatione 
de tute li suoi bene ala Camera apostolica. Et al simile tute quile a- 
bitanto in nostra ciptà. Et più ancora, che tute quelle che se retro- 
vano avere costione mortalo e de hogne altra sorta che eser potese, 
tute quile talo hbramento debiano andare suopra la fede suoa da 
quelle zorne inanto scucia alcuna suoa dubit^tione. Item che tuto li 
forastere, zoè soldato non acunze al so solde, come arme o sentia 
arme, tuie nel presento zorne se debiano avere sgomberato al terito- 
rio de dita ciptà de Korh, suota la dita pena. Fate «{uesto, hogn'uom 
ponsò Tarme et atese al bem opperare. Et qui lui stete alquanto zor- 
no. Dipo' ie meso per suo Locotenento zeneralo uno M. Malatesta dal 
Monto Albodio legum doctor ; in modo che in brevità de tenpo, sian- 
do stato per alcun tenpo partorito una gram nomicitia fra la nobile 
casa Moratina et uno Berto già de Jacome da Oriolo nobile forluvese, 
ohe fu al tenpo che era presedute in dita nostra ciptà uno S. An- 
tonio Maria già de uno Cecho Ordelafo, per eser stato sachegiato di- 
to Berto da dita casa .Moratina: per modo che al presente dito S. A- 
rostantino non i avea mai potute vera mento paci iìca re insemo, tamen 
n' avea mese del' una parte e dil' altra cuturate in dita nostra rocha, 
per eser già partito dito Consalvo nante a suoa venuta: pur che se 
fuse, determinò de concludre dita suoa paze et retornò a Forlì a di 
10 d' aprile 1505. Et qui com gram sforcio montò a cavale per an- 
dare a sachegiaro le case de dito Moratino, faciando seraro tuto li 
pf^rto: in mode, come la intercesione del nostre regimento, lore pon- 
sone r arma et vene in palacio da suoa Signoria, dasando iterum de 
novo cautioue de duquate 1000 d' ore de non inovare più cosa alcu- 
na con tra suoa voglia : per mode che V altre zornf^ se feze la santa 

r, Voi. 5i b. 



.. «UH- Kl lui lezi' ( ' ) «*il fMipuli; }mm- K-ilr dìo- 

>v •' •InjrniKit^ n ('insrluiiuì doli parte reii.-i t\- 

. !;ii'i» 1(1 libenUionc <ln ìuv^nr. suo ralnnìle. Al 

hvsone-, rlie lio^n' ouie che in quele fuse stii- 

:.u: liherato. Kt le niullo altre nolulilà et eose 

.;«M SiLfUoria iuanle suoa parlila, ohe io lase per 



■ !• JV*« ^ 



. . .isielaiio (lela roca de Forlì fece suoa pnHita. 



»■. I 



^ I 



, i .Misalvo Miralbnte spa}:,niol(» ei al presento eastelano 
, -a nosira niaj^nilìea ciptà de Forlì a pelioione e<l in- 
•vvItMilia de (lesaro Hor^ea Ouea d«» Valentia, al quale 
»\a\a al preseulo eahirale uela eiptà de Napole a piti- 
. { v.u'tità i\r .lidio per la divina prnvidenlia papa seeondo : 
v- iMsa ehe */u\ dito (l(.»saro avese ronslituvilo suoa Saneti- 
.:.-.dd»one df> dita nostra eiplà, et anello al presento avea 
.\,m; foinese p<.T suoi eapilole al dilo (lonsalvo eastelano eìie 
.. • v'-.'-iv» le dovese restituvire dita roeha a suoa Saudita, per eser 
.\';UiM»iissiuio et vicario de dita eiplà : le quale eapilole avea adu- 
» .-,» so ilouì Mielielo dal dite (lesaro a di :27 dal mese di In^rlio 
i.hM luiesi» che abe quesle al dito (^onsalvo, di su hi lo fu deliberate 
.?,• Nolei"!' resiituvire dita roeha a suoa Santità eoine jjfraui villo : con 
,10 fuse etisa ehe ifià lui i\\oi\ capitolale come suoa Sanclilà de voli.»r 
dnquale I"» ni. d' ore in ore, deli (juale suoa Sanctilà j?ià ie n' avea 
l'ale fan* d«'posinto in banco ala nui^nia ciptà de Venelia per inlerce- 
sHuif» dt» uno so mandatario II.*'" M. Zohano, (iole de uno n(d>ile for- 
luxesi' Antonio Todole, al quale i era sialo mandato e tornato a di 
) del mese di lu^Mio, anno predictis. Kl qui dilo ileposilo n' avea in- 
slilnxito al dib> ban<*here uno dom darlo nepoto dal dih> (lonsalvo 
i-aslelano de suoa propria volontade ; et più ancora, ehe suoa Sanctità 
pt»r più salvalione dal dilo ilonsalvo avea obtenute che la exeelsa Si- 
{,'noria de Venetia i avea re«iistralo uno salvoconduto, ehe nel parti- 
miMilo de suoa rtudia lui polese andare a renpalriare in dita suoa 
eiplà de Venecia bella. Al (juale salvocondutc (*•) era holentieato in 
carta m(Md)rana et pionbato, de (|uest(^ lenon» e forma, dieando : — 
Nos abiando inleso la volontà dela Sanclilà dal nostre Si^Miore per la 
divina prnvidenlia pa[>a .lidin secondo, lio^Mie deposito et capitole fac- 
Ic al dil(> duom Carlo i' nomo et in visenila dal dilo T.onsalvo easte- 
lano, del che suoa Sau<'lilà ce comanda e v«d«' cIk» mii faciamo (jnesle 
infraseriplo salvoconduto al dilo (lonsalvo eastelano dfda roeha de For- 
lì, che posa venire e hire dito deposito a lio^^ie suoa requisie.l.ìne el 



•1 Kol. Tt^ì <i. 
[•*) Kol. 53 b. 



105 

p«»ilan»lo n snlv<ìrncnt<>, el ne fare la voglia suoa. Et che mai per 
alcuìii tenpo da nostre subdito e da nui poter eser contradito per tuto 
li nostre teritorio. Et cosi volenia che dito salvoeonduto sia facto in 
so nome et ohservato snota la pena de nostra indignatione. Et cosi 
le coinandenia a ti, M. Cristofano More, Providitore nela nostra cipUi 
de Faienlia nela proventia dela Romagna, che tu dehe andare come 
hoj^iif* tuo potere ad aiutare dito Consalvo castelano a suoa usita de 
dita vocìi a tuta suoa requisitione , et aconpagnare per insine a no- 
stra ciptà de Kavena, Et più ancora, de ducfuatetre milia d' ore per 
pensione de suoa munitione, et allre suoe vituvarie ; et più ancora, 
vole selle mule carghe de quelle cose che a lui piacerà et cara i de 
vino. Dipoe hogne altra cosa che se retrovarà in dita roca, dito Con- 
salvo vole che liheralmento romagna ala voglia de sua Sanctità, re- 
servando tute quele cose che se ritrovase dela Excelentia del dito 
(*apitenio Cuido l'haldo Duca de Orbine, le quale fuse stato tolto a 
suoa rebilione (piando dito (^^esaro forgia ie tose al so duquato de 
Orbino. Et più ancora, vole dito Consalvo che per più suoa salvatio- 
ne nanle a suoa parlila , che suoa Sanctità debia mandare al Signore 
Zollane da Conzagha nele forcio del canberlegho de dita ciptà de Ita- 
vena per insine che lui se retrovarà in quello conduto — . 

Et infra (|ueste tenpo la M.^^ del re de Spagna feze che uno so Loco- 
tenento in dita ciptà de Napole, chiamato per Consalvo da Leri, che ave- 
va in calura dito Cesaro Borgia a pelicione de suoa Sanctità, come ut 
!>iipra, mandò a Forlì uno altre soComisario, chiamato pur (iOnsalvo , 
come comisione phuiaria dal dite Cesare Borgia, che lui era conten- 
tisimo che dira rocha fuse restituvita a suoa Sanctità, coment supra, 
liberalemento. (*) Arivato che lui fu, alogiò in casa de uno nostre 
nobile Cecho Moratino. Depo' inmediate M.* Lecoretia, donna d' Al- 
fonse da Este marchese de Feraria, pure ie mandò uno maiordomo. 
Arivate che al fu, alogiò in casa de uno altre nostre nobile Bartolino 
Tornasole. Arivato che lore fune, tute di conpagnia erano andato ala 
placatione dal dito Consalvo castelano et le multe altre Potentale de 
Talia, che a mi serebbe lungho scriverò. Tamen fate che fu hogne 
suo dito deposito e tornalo che fu dito dom Michelo dal dito Napole, 
che fu a di 27 de luglio, die sabati, la note prosima passata lui fe- 
ce ferma deliberatione de volere parlirse ; et qui comenciò a fare re- 
fare li ponte a dita roca el cipladella, che tuto erano guasto. Facto 
questo, feze andare uno bando: s' al fuse alcuna persona che dovese 
aver da lui, dovese andare da duom Zuano (iole de uno nostre M.** 
Pierr> Sanclo d' Alegro so capelnno ed a quello dare in scriptis infra 
termino de i zumo prosimo ad venire, llem restituvl al dito Cuido 
capitanio hogne suoa roba che in quello loco se relrovava el masime 
quela dignissima libraria che i era stato tolto, come ut supra, la 

e; Kol. 5i a. 



106 

quale era una cosa de granda comunioraliune. Falehogne suou eosii. 
comentiò a mandare via dita suoa roba in cara; che fu adlO d* ago- 
sto, die martis ; in mode che fu in luto cara 15, ciovè soi forciero 
de dite 7 mule caricho, come ut supra ; zoè homine amalate et altra 
roba de una suoa bella mamina, et dito vino et altre cose. Item a 
di 7 mandò dita suoa mamina cercha V ora decimo septima , di con- 
pagnia de suoa madre e de una bona scorta. Fate queste, fece deso- 
teraro uno suo bonbardino che era stato soteratoetfeoele portare ala 
ghiesia deli Servo a sepeliro. Avande lui facto hogne so bene oppe- 
rare, i' nomine Domini se feze suoa partita, che fu a dì 10 dal me- 
se d' agosto anno Domini i50i, di sabati, cerctia V ora undecima, 
ciové quelle giorno benedecto dal martire Sani Laurentio. Prima lui 
avea consentito che fuse meso le bandere dela sancta maire Et^Jesia 
in suoa torre maestra come gram iubilatione de tronbe et artegliaria, 
luto cridando a suoa voce piena — (ihiesia, (ihiesia — . Kl qui ase- 
gnò la posesione de dita rocha a uno M. Bernardino dala (*) Rovera, 
nepote dela Sanctità dal papa, i* nome dela sancta matre Kclesia co- 
me al contento dal dito capitanio Ciuido Tbaldo duc^ de Orbino, che 
in quele loco se ritrovava presentialemenlo , de conpagnia dal dito 
Gomesario regalo dito Consalvo da Leri spagnole et al Signor Fracaso 
da Sam Soverino et dito mazordomo de dita Marchesana feraresa et 
le multe altre zento d* armo in quandità da poterle fare la buona 
schorta. Fora che lui fu, montò a cavalo armalo de tuto punto, co- 
me uno sagliono de alesandrino, come la lanza in mano, e 'I suo 
ragazo inanto : tamen lui nonn era tropo gaiardo per eser stato al- 
quanto amalate et eciam per aver tenuto de cunlenuo dita suo ma- 
mina apreso. Kt qui s' aviione per al borgo de Sam Piero a mano 
sinistra dal dito S. Fracasso e drete a lui uno nostre nobile M. Lufo 
Nomaglie, che già era stato caturato in dita rocha mise nove e zur- 
ne 27 a peticione ed instancia dal dito (lesaro Borgea, come ut su- 
pra. Aprese a lui i era dito Consalvo e po' tute el resto, de grado 
in grado; perchè lui av^a cercha 200 tra balestrerò e schiupitero, le 
quale r aconpagnò por insine ala ciptà de Bavena. Et in ([uele loco 
lui ie promeso de dare una paga. Aviato che lore fune, la piogia co- 
menciò quanto più lei i)otea per vertù e posantia dela coniontione 
deli dui supriore dal celo, zoè Sole e Luna, che in quelo zurne ocu- 
reva, et per altro suoi espeto celesto malingno ala zornata ocureva ; 
per mode che dito capitanio non ()otè andare con esa lui , se né uno 
miglio denstanto da dita nostra magnifica cita. Per modo come lore 
fune aprese al confine del teritorio de dita Bavena, in quele loco se 
ritrovava per so secorso uno M. Melagra bandiraro dela Excelentia 
dal conto de Petigliano, capitanio zenerale de dita excelsa Signoria 
de Venetia ; per modo che lor al conduse a dita Bavena a salvamen- 

(•) Kol. 54 5. 



107 

tu suola la granfa de San Marco, come per dito suoi capitole i era 
slato promeso. Tamen quando lore fune propinque a dita cita cercha 
6 miglia, dove se (') ritrova una ghisolina, già per dito Consalvo 
castelano i era sto properate de una bela colatione la quale lore fo- 
cene tuto di conpagnia. Arivato che lore fune in dita ciptà, in suoa 
piaza di subito dito Consalvo feze fare la mostra de dita suoa comu- 
(iva come gram solenità. Fate queste de quele loco se partì et andò 
ad alogeare in casa de uno so nobile M. Piero Leonardo insemo come 
dilo M. Lufo : el resto de suoa zento andone aF osteria. Facto queste 
la M.o» del so Podestato et Camerlengo detene bona licentia al dito 
Signore Zohane da Gonzagha che nele suoe force se retrovava per di- 
la suoa cautione, come per dito soi capitole se contenea, che lui re- 
lurnò a dita nostra ciptà de Forli. 

Oramai dipo' che io ó mese dito Consalvo in salvatione, ami re- 
sta a farve intendre come in tale zorne la Excelentia del dito sfurtu- 
oato povere zentilome ditocapitanio Cuido Ubaldo dipo' el so desenare 
intrò in dita roca, solum per vedere gram parte de suoa alegrecia e 
triljulatione remiseolata insemo ; la quale era el sudore dela bona 
memoria del so padre e suoa : ciovè quela dignissima libraria , zoè 
per la mazore parte greco et braico e latino, che ali zurne nostre 
mai non fu viste la più digna cosa de (}uela ; et etiam altre suoe ar- 
tegliarie et mobile et imobile che i avca facto tore la Excelentia dal 
dito Cesaro Borgea quanto el cacio la prima volta dal suo duquato 
de Orbino. Le quale se fu dita suoa liberaria foroere numaro 50, el 
le multe altre cose che a mi serebo lungo scrivere : e tuto le feze 
relornare a dita suoa ciptà de Orbino ; senpro de continuvo come 
suove lagreme suopra li soi ho(*hie, come tu poi pensare, discrepto 
mei lecture, considerando lui per al pasato tenpo ale suove grando 
infortunio. Dipo fu meso (**). 

Primo castelano mese nela roca de Forii per lo papa. 

Al prefacto primo castelano mese in dita nostra roca dela ciptà de 
Forh, el tenpo che presedea nela Sancta Sedia postolica Julio per la 
divina providentia papa secondo, se fu el H.<*o M. Justiniano d' Ame- 
lia et epischo ("') de quela dita suoa ciptà, corando gli anno dal Si- 
gnor 1504 a di 27 dal mese d' agosto, die martis : lui fu constituvilo 
castelano de dita roca, dove che in quelle tenpo se ritrovava uno M. 
Bernardino dala Rovere nepotede suoa Sanctità, al quale al presento 
se ritrovava alquanto amal[a]to. Per modo come lui i abbe asegnato 
lilla roca come le lor contrasegno, dito M. Bernardino se partì. Par- 



ri Fol. 55 o. 

.**. Lacuna del ms. 

I-, Fol. 55 b. 



108 

tito che al fui, stelo in reposo [xm- iiisiiio al dì i de st^enlm», dir 
mercurio ; che hii se feze pollare in suso uno edifuMO da otto deh 
nostre hoinine in loco de più si»l\alione per lui. Prese <'lie al»e dito 
castelano dila rocha, inniediale la conienciò a fare guardare come 
grando ordine come granda benevolentia de luto al nostre popule, 
come più inento ad plenum parlarò. 

li' ii]ti[ma] partita del* areivesehove de Ra^^sa da Forlì. 

Al prefaclo U.™® Monsignor Legalo de latan» dela proventia de 
lk)logna, al tenpo che presedea .tulio per la divina providenlia papa 
secondo nela sancta sedia poslolica, M. Zohano di Sacho nobile anco- 
nitano et al presenlo arciovt^schovo de llagusa, «|uesto anno dal Si- 
gnore 1504 a di IT) dal mese d' nj^'osto, die iovis, ciovè f|uello zorno 
henedecto del' asuontione dela inniaculala Maria, fece lui snpa ultima 
partida da dit^i nostra ma^Miilìca ciplà de Forlì per aver già fornito 
liogne suo bene opperare, insenio con al eapiUmio Ihica de Orbino, 
d' aver acuslalo dita nostra roca et alln\ Kt andò ala ciptli de Orbi- 
no et in quel Io(jo aspetare suoa K\celenlia dal dito capitanio Duc^ì 
predito che al presento se relmvava in diUi nostra ciplà de Forlì, et 
in quele loco veramenlo conslituvirle dela piena investitura dal dito 
capitaniato. Dipo' lui dito capitanio se parli a di i de setenbm, et 
i' nomine Domini se fese portare dré a lui per fare come ut supra : 
e fu dila invistitura a di 15 dito die i asegnò al soi nobile stendardo. 

Franeeseho Maria dala Rovere oi*eato a Roma Dnea de (orbino. 

.\l prefaclo Frane* Maria dala Dovere et profecta (*) dela ciplà 
de Siuigaglia, ((ueslo anno dal Signore i50i a di 18 dal mese de se- 
U^nhro, die uìercurio, fu aleclo e deputalo et constituvito lìole adoc- 
tivo de (ìuido Thaldo Duca de Orbino et capitanio zeneralo dela sancta 
madre Fclesia, et da lui inovato dal dito suo duquato de dite Orbino 
de comisione et volontade dela Sanctità per la devina providenlia pa- 
pa Julio secondo, come al conlenlo deli primato del so regno, ciovè 
dita ciplà de Orbino e so contado. Kt fu nela magnific-a e sancta ciplà 
de Doma nel' abilacione de suoa SancliUì, dove lui era presenliale- 
menlo, in suso un(» suo balco di verso oriento. Kt qui per dito |{.">o 
Monsignore Legato de lalare w fu canlntf) una mesa dal Spiritn Sau- 
cto episcopale. Di[>o' fune mese» a sech^re, secondo al mio riporto ; et 
([ui per dito Monsign(»r Legato ie fu facto una bela et molte elegan- 
tissimo oratione, aducendo per suoa aulorilà come al tenpo de Julio 
inperatore era stato facto uno allro simile (iole adoctivo. Dipo' fu 
lecto al breve de dita suoa pina invislilura dal ditr) profecta Duca de 



109 

'•rbiiio, (ila (jual se uè fece roj^o de buom notario come al iura meli- 
lo de tiito le parte presento e instante et aceptanto. Facto questo, 
luto a suoa voce piena conieucionea cridare — Duca, Duca — e — 
Hlre, Keltre — . Facto (juesto, dito Monsi^i^nore ie dolo la suoa be- 
ndinone, e luto come i)ela facia aiejirra et pelegrina. 

Cai*a8tia et abondancia del' anno 1508. 

IH' anno presento ir)03 se Tu le molle e varie cose snopra la le- 
ra. facto et partorito per le influse cileste per la vertù dela maji^na 
«•oriiontione prosima ad venire, come perii nostre Signor estrolico fu 
prpfjiclo. La primavera comenoiò a dì 14 dal mese de marze, et |)er 
al cociseglio de dito influso celeste fu alecto al Sole signore deF anno. 
Kl questa prima quarta fu molte umida più che non covenea a suoa 
natura. Valse el stare del ^vano L. 3 ; fava s. iO : vino L. 5 F asa- 
/jc: fene s. 12 al centenare : paglia s. al cento. La seconda quarta 
«omentiò a dì 13 di zuj;no, et in questa se fu granda esluvatione 
oume le molle infermità colidiano e terzane, come la despersione de 
iiole deli molto donno, (*) el mori le molto fanciulo et masime a dì 
ii d' aji^osto che in la nostra ciptà de Forlì ne morì numero 11, che 
non pasava de so tenpo ane dui, per la forcea dela vertù deli male 
aspeU» celest(; clie funo nel zorne denanto ; zoè une quadrato de levo 
omie Saturno et com Mercurio e la l^una come Mercurio, et uno qua- 
dralo de Saturno e la Luna coniiuìta come Veneri, et la Luna in 
rauda Draronis et altre (»tc. Kl in (piesla se fu le molte tenpesto, e 
masimo nel terilorio de Dolugna et Faiencia et al castello (\o Lup) 
*'i |M»r luto ijuela riv(»ra. Valse» (fi slare dal grano s. 30, 3.*): et allrc 
Inaile ali soi pre(!Ìo consuvele. Vino L. 7 F asazo. La lercia (juarla 
«'ofiienciò a dì 15 de s(*tenl)ro : et (|ui la prima set(»mana dal mese 
•l'oclobre valse el grano s. iO et de novenbre s. 15. La piogia (*o- 
menciò a dì 3 d(^ novenbro e dun"» per insino a dì 22 dito, come 
;:rando impido ; e po' a dì 27» comenciò a n(»varo et venne molte gro- 
sa. et nevò più volle. Tornò al grano a s. 42: fava s. 2S ; el altre 
cust» al so precio consuvelo. .\ dì 17 de decenbro perla granda inon- 
daliiine de dila neve (*as('hò una casa n*^ borgo di Codugne et ama- 
no dui fanciulle le (piale erano de uno Fiere .Vntonio de Ferino di 
liose. Kl le molte altre devcrsilà per Fadvento prosimo de dieta ma- 
gna (NUìionlione, come per dito signor aslrolico era stato pnjdito per 
Nii»M' pnmostiro de mult<^> lore. 

La oiptA de Faiencia data ala Signoria de Venecia. 

La prefacta cipln fi" Fairncia que.ste anno dal Signore 1503, re- 

•. Foi. za h. 



110 

trovandesc suola la iuridicione dola Kxcelenlia dal Dura de Valentia 
et per eser Ini neli forcio de Juliu per la dcvina provedentia papa 
secondo noia suon ciptà de lloma, f^ià i era intrato in dita ciptà de 
Faientia per so Presidento centra suoa voglia et chiamato da quello 
so popule (|uiste infrascripto: al primo Francescheto, (Iole inlegipti- 
mo de (lalavole Manfrede e già signor de qnella ; al secondo e '1 ler- 
cio se funo dui soi cosino, ciovè uno fiole de Federico episcopo et 
l'altre de Lanciloto, tuto inlegiptimo, (*) le quale Federico et l^n- 
ciloto erano fratello dal dito Galavolo, e tuto al presento se ritrova- 
vano ala morte schura; et infra queste tenpo la excelsa Signoria de 
Venetia vedande che tale popule de Faiencia avea chiamato li prefaclo 
tri cosino, a dì 25 dal mese d'octohre anno predicti, le quale prima 
se ritrovavano al Castelo de Castrocario del teritorio deli signor Fio- 
rentine ne' proventia dela Homagna ; et siando già lor conduto in 
dita cipUli molte descordanto come dito so popule; et per queste ve- 
dando dita Signoria che tale ciptà molte per lore farla per potere mo- 
zare quela via Flaminia per più gram secureza del so stato, et per 
queste fecene suoi conseglio nel quale fu obtenuto libramente de vo- 
lere venire a canpo a dita ciptìi de Faiencia. Alora intendando tale 
suoe volontà al popule de ({use, siando uno zorne le molte guardie 
a soe porte, uno Francescho (iole de uno Guarino et altre determi- 
none de volere dare tale so castello a dita Signoria de Venecia per 
non stare suzeto a tale tri Signor cosino che si ritrovava in dita Fa- 
iencia; parando a lore che quile tale faceseno fuoco di paglia. In 
mode che a di 20 dal mese d'octobre le multe soldate de dita Signo- 
ria, avando inteso tale suoa volontà, come suoa volontà se parlino 
da Ravena et andone al dito castelo per volere pigliare. V mo<lo, co- 
me lore fune apresentado, a dì dito, die iovis, quele tale de dito 
Pirone Guarino et altre comencione a cridare — Marco, Marco — ; et 
qui r abene d' acorde: del che ne resultò al dito Pirone Guarino et 
altre una previsione de duquato (**) l' anno a vita, la quale ie 
dasca dita Signoria de Vinecia. Dipo' questo, tuto al fornì dito ca- 
stelle et fecene ferma deliberatione de volere siguire la viteria ; et a 
dì primo de novenbre mandone tale suoe soldate in Vale de Lamone. 
dove in quele loco se ritrovava Dionise et Vicentio de Naldo molte 
ala sacreta, so secritario de dita Signoria. Arivate che lore fune, dito 
Dioniso e dito Vicentio acetone suoe soldato, et metandie tutavia in 
suso la viteria. Infra questo t(»npodita Signoria ie mandò li soldate de 
Guido rbaldo Duca de Orbino, che fu a dì H de novenbre, sopra le ijuale 
i era Pandolfo Malatesta già signor dela ciptà de Rimine. Arivate che 
lor funo, dito Dionise (***) come suoi sequaze l'altre zorne stracorse- 
ne tuto al tf^ritorio de Oriolo, seguilando per tuto al c^ntà per infine 



•| Fol. S7 n. 
": Lacuna del m^. 
"••^ Fd. 5: t. 



111 

al dito castelo de Buso. Et qui prese e tosene le molte robe et ma- 
:>ime del so bistiamo, et tuto le menò a Ravena. Intese che abbe 
queste, dita Signoria di subito ie mandò le multe r^ppe d'artigliaria 
et altre suoa munitione et legnano da poter fare le lor defese. Et in- 
fra questo tenpo dito Dionise e dito Vicentio come dito soldate avea 
irià prese tuta dita Vallo de Lamone, salvo che al castelo de Oriolo, 
dove in quele loco se ritrovava per so caslelano uno nostre nobile 
Tomaso Nomaglie. Et a lui ie fu dato termine zurne (*) a fare 
hogne suoa defesa; se ne no, che i al torebene per forcia. Et qui 
dito castelano al feze intendro a uno S. Antonio Maria, già flole de 
ilecho Ordelafo, che al presento se ritrovava Presidento in dita no- 
stra ciptà de Forlì contra la voglia de Cesaro fìorgea signor de quela 
come ut supra, se al dito S. Antonio bastase V animo de potere re- 
tenere dito castello de Oriolo, che lui i al darebbe, per eser già al 
molte tenpo stato suota la iuridicioue de dita nostra ciptà de Forlì. 
Tamen lui ie respose che per niento non ie potea dare secorse alcu- 
no per al quale lui se poteso salvaro dale forcio del gram bracio de 
«lita Signoria. Per mode che dito Tomase castelano s' acordò come 
dito Dioniso e suoi ederenlo come suoa certe pensione. Et qui i al 
dete a di XI del mese de novenbro, die sabati. Facto (|ueslo, lore 
determinone de volere andare a revisitare li Faventino; per modo che 
lore saltone fora gaiardainento H qui fecene una gram scharamucia , 
|ier mode che al vene morte et prese del' una parte e dir altra; che 
fu a di 17 dito. Alo intendendo tale cosa dita Signoria, di subito fe- 
cene ferma deliberalionc de voler tirare ad efecto hogne suo deside- 
ralo. Fecene venire le multe dinare et fantaria per barca, et di su- 
bilo ie mandone in canpo; che fu a dì 18 dito. Alora inlendando 
«juesto li Faventino la nollo prosima ad venire fecene suo conseglio 
zeiierale, et <iui fecene ferma dehberatione de volé dare dita suoa 
c\\)tà a dita Signoria et vivero et morire suota el vesile de ditiì ma- 
;?na Signoria, come quiste capitole infrascriplo. In prima vosene li dite 
tri soi Signor come ut supra, recordandese de quello povere zentilo- 
mo mischinn el agnello (**) inocento de Astore, già pur flole dal 
dito Galavoto; perchè quando lore deleno tale suoa ciptà ala Excelen- 
tia de Zesaro Borgia, come ut supra, non potene salvare tale Astor; 
pert'hé come ingano dito Zesaro i al tos(» dele mano i' nome de sal- 
vHtione et menole a Homo nele forcio de dito papa Lesandro. Ance 
fu f»er (contrario: che, secondo al mio re|X)rlo. andò in perdicione: 
ch#» mai più non fu visto. Secondario, vosene che per dito capitole fuse 
salvo lore robe et persone et eser inmunis per anne dece prosime ad 
venire; et le molte altre cosf*, come serebbe so ofìcio et beneficio in 
dita ciptà et so conta, che a mi serebbe lungo scrivere, perché al 
presento io me retrovava i' lìoslra ciptà de Forlì asidiata per eser 



Lacuna del m«. 
-; Fot. 5S a. 



Mi 

ancora lei rebelata dal dito Gesaro Borgia e data al dito Antonio Ma- 
ria Ordelafo, come ut supra. Facte che fu tale suoi capitole, di su- 
bilo per dita excelsa Signoria ie fune segnato; per mode che V altre 
zorne la malina per tenpo, che fu a di Ui dal mese de novenbre, an- 
no prediclis 1503, dita Comunità de dita Faientia i' nomine Domini 
ne feze la piena invistitura a uno providitore de dita Signoria; che 
potea eser cercha Fora decima nona, die dominicho, quando fu cor- 
se dita suoa piaza i' nomine de dita excelsa Signoria. Facto luto le 
predite cose fu menato dito tri primo Signor a Venetia a reponsare 
suota la granfa de Sam Marco, forniti de hogne loro provisione che 
mai più per alcune tenpo no ie lasarano mancare» per non fare dita 
Signoria fogo di paia. 

La ciptà de Imola tornata suota la Ghiesia. 

La prefacla ciptà de Imola, queste anno dal Signor 15()3, retro- 
va ndese suota al stado et iuridicione dela Excolentia de Gesaro Hor- 
gea et Duca de Valentia, per eser già morto Alesandro sesto |K)nti(ì- 
co e dito Zesaro esere nele forcio de Julio per la devina providentia 
papa secondo noviier crealo; con ciò fuse cosa che uno Holavigliano 
Kiario, (iole del conte Jeronimo, avando lui intese la morte (*) de 
dito papa Lesandre et la calura dal dito Gesaro Borgea, di subito di- 
to Holavigliano era Iransferito ala magnifica ciptà de Bologna de co- 
misione et comandamento d%\schanio Sforcea ciirdenalo et de Rafaie- 
le da Rearia pur cardenalo de Sante Zorze come suoe lilre de creden- 
tia, carainenlo lore arecomandandelo a quello Senato e dita magniriea 
ciptà et inasime al gram hraze de casa Bentivoglia, che luto insemo 
se voleseno degnare de presUire aiuto et favore per al quale dito Ho- 
lavigliano potese retornare a repatriare in dita già suoa ciptiì de I- 
mola, cosidirando lui d' averie una gram parte in dita ciptà. Facte 
(juesle, tale Bolognise ie preslone grande aiuto de homine et suóe ar- 
tigliarie, per mode che a dì 7 dal mese de novenbre 1503 dito Hola- 
vigliano s' apresenlò ala porta dela roca , come cercha 2000 persone 
tra cavale e pede, de dita ciplà de Imola, cridando a suoa voce pie- 
na — Holavigliano, Holavigliano — ; concredando lui veramenlo che 
parte se dovese levare. Ance fene per contrarie, che persona alcuna 
non se mosse, se nò ali dannfj suoi. Alora lui ie fece trare alcuna 
bolla de suoa arligliaria. Facle queste vedande lui che al presento 
alcune per lui non se movea , di subilo se ritirò in drete per insine 
a Castello Sam Pieri, et in (luelo loco siete per insine a dì 27 dito, 
tutavia faciando gram coreric per (|uellc suove Castello dal canto 
d' sola, zoè Mordano o Rubano e IJagnara. Tamen alcuna persona no 
se molò, se né ali soi danne. Alora vedande lui che al luto la for- 

:•) Fol. »8 b. 



113 

luna i' av<;a abandonalo, de rjuele loc4j so parti e tornò ali suoi via- 
le a di 27 dito, come ut supra. 

Partite che al fui, stele le cosi pacilìco per iusiue a di li de de- 
oenbro, che dita ciptà fu corsa a pelicione ed inslancia de dieta san- 
ila matre Eclesia anno Uomini 1503, cercha V ora vigesima prima. 
IHpo' abe la rocha da uno m." de lep^nano che in (|uella se ritrova- 
va, al quale m/' de lii^^nano gin avea morto uno so primo castelano, 
al quale avea nome M.° Hernardino da Creda spagnole che era a 
pelicione ed instancia dal dito Cesaro llorgea Duca predilo. 

Hapo' queste stete le cose pacilìco per insino cercha la prima st^- 
lemana de zenare ioOi, che uno (ìaliacino, fratidlo dal dilo Hotavi- 
gliano et fiole (*) dal conte JcTonimo Kiarie predicto, avando già 
lui dilo (Ìaliacino inparenlade cernie la Santità del dilo Julio per la 
(loviiia providentia papa secondo, seconde che a mi era sialo riporto; 
per questo o per altre, <lito (Ìaliacino avea fato c<)rere dita ciptà 
tie Imola a snoa pelicione ed instantia per suoi comisario, et avea 
dato al dito so casteluno m."* de legnano, chiamalo Simoncello da Ho- 
l<>gna, che prima avea morto dilo M.** Heriìardino castelano ducale, 
tri milia dupione d' ore per suoa mercede tie dita rocha. Al (piale 
M.** ftf.Tnardino castelano, secondo al mio riporlo, era conpadrt? dal 
M.* Simoiìzello: con ciò sia cosa che per al proverbio sespando: chi 
al fa ala comadre et al conpatlre non fa non bene e non male. Cor- 
cha la prima mediaUi de februari i andò a petilione dal dito S. (ìa- 
liacino |»er suo comesario uno M. (laliazo bolognese; et (|ui stete di- 
la ciptà in doe parte, (piando bene, (|uando male, per insine a (h 
fi dal mese di luio lóOi, che liberalemento relornò siila la vera iu- 
ridicione dal manto de Sancto Potrò. Siche, amantisimo mei hìcture, 
quanto mudalione à facto dila magniiica ciptà de Imola in poi^o len- 
fHj per le b>re descordancie, deh» (piale a mi resultjido tale grani fa- 
digha. Itein dipo' (juesh?, stete le cose de dita ciidà molte pacilica per 
iusiue a dì G dal mese de zenare ir)0('», ciovè el giorne bened(Mrto do- 
la epifania de Yesù (Iriste, che li primo signore (lonservaton? de (jue- 
la ciptà fccene suoa prima intrala : le (piale fune (h» numero cintpie. 
Al primo avea nomo (/*). 

( '" ) La ciptà de Cesena retoniato snota al stado dela Ghiesia. 

1^ prefactii ciptà de (lesena, corande gli anno dal Signore ir>()3, 
retrovandise suota la iuridicione dela Kx(;(>lentia de (l(»sai'0 Horgea e 
buca de Valentia che al pn^siMih; lui se ritrovava neh» forcie d(; Julio 
l»er la devina [M'ovidentia pjipa se(iondo, (^l (hi suoa (Munisione el a- 



Poi. 50 a. 
. Lacuna del m«. 
*j FoL 59 b. 



8 



. i.» vfx! Ninntà ì avea mandato uno so spapfnolo a dita roca de 
>i.ì.i ••.:?-' il mm oonirasegno duquale, et cometando per suoa par- 
, -54' 03>U»!cuio ducale che al presento se ritrova in dita roca, al 
i u4 1* .H>t\i n'Mue Deghe de Ghi^rnone spa^^nole, che viste tale suoi 
♦ •■rr^M'^iìo che inniediate lui ie dovese restituire tale suoa roc^ al 
t.,o v\i>iv*[aru> |>apale, et che questa era la suoa ultima volontade. 
Vvt\t«lo che al fu a dita ciptà de (lesena, dove in (juile loco con esa 
lui s<* r\*ln»va el K."^*^ Monsif^^nór Lej2:ato de latare M. Zohane de Sa- 
chis nohìie anconitano per Comesario apostolico, et ^\i\ avea corse 
dita cìplà V nome de dita sancta matre Eclesia anno Domini 1503 
dio - dal mese de decenbre, die sabati. Dipo' fece chiamare dito ca- 
slelano ducale, dicando che volese eser contento de velerie dare tale 
n»ca a uiìo suo castelano dela Ghiesia , che al presento con esa lui 
se n'tntvava come suo dito contrase^nio, come ut supra. Alora dito 
caslelnno diu^ale a <|uesto respose, che era molte contento de fare 
la voj^lia del ()apa e dal duca dicto so [jatrom*, et che lui ie man- 
dasi» dih» s()aj2:nole ducale che In' potese vedere tale suoi contrasei^rno. 
\iste che lui i arehhe, die in l»revitn lareljìie suoa deliheratione , in 
umkIo che al povere mischino a lui fu ase^nalo per tale mode e for- 
ma. Visle che lui abbe tale suoi capitole, la notte prosima ad venire 
al fez(* inpicare per la j^ola ali merlo de dita suoa rocha, dicando al 
(Ilio Monsi^'uore che andase a reirovare miore farina: quante per que- 
le, per niento non ie volea dare dita roca. Facta la resposta, dito 
.Monsignore dipo' le molte suove parole di solfilo lui fece coinanda- 
menlo al so popule de (lesena che per niento non doveseno dare più 
viluvaria alcuna al dito castelano, p(Tch«'i infra dito popule e dito ca- 
sh'lano <M*a state» alcuna conventione per insine al presento d' averie 
dato vituaria per so uso (*) per li soi dinare. Mora iutendando tale 
cosa, dito (castelano montò in colera et qui comenciò a traro zorne e 
noie per dita <'iptà, non avando alcun res^^uardo a loco piatuse ; in 
mode che a dì It) dite trese "21 Ijolle de camme, per mode che buio 
zose la canpana dal popule, dela (piale ne venno facto li peze ; per 
(ale mo(h' e l'orma che tal<^ popule se retrovò molh; de mala vo- 
•<lia aprese ali altre suoi j^uai, per rscr quella una ;:(rosa et bona di- 
buissima canpana. Facto (jiiesto dito (les«»nato prr disdegno fecene iii- 
picare uno chiamato Dianchino da Dolo^^nia. Depo' queste, dito castc^ 
lauo non restando al so male lare uno zoriK», «•he Cu a di a mi iii- 
('(►'.••tnli) drl' ultima s^'teiiiMun dnl dito mese «lo <b"'«'nbro, retrovantlise 
uno M. Gesare, lìole de uno \p\ Ihnnene^^o orevcso, retrovandise in 
piai'ia a scharannizan» lui ♦' uno so t'ami^•liar(^ secorìde al mio n»- 
porto , contra dito castelan<) de parole ov«m' d»' farlo, per al chei dito 
<'ast<'lnno \Wa' trare de uno an'ohiis<», in mode che v<mì morte dììo 
M. O'sare (* so familiar-j ; al quale M. Cesa' por quola ciptà fu molte 

(•) Fol. 60 a. 



Ho 

redolute per oser lui homo da beno. .Mora vedando dito Monsignor 
tale cose de non potere avere tale roca, di subito se parti et andò a 
Bologna, et menò uno so contestabile chiamato Francescho Roverso 
corae la conduta de l(X) l'ante; ch(^ fu a dì 10 de zeuare 1501. Depo' 
fece venire over menare uno Corlaldo da Imola per pujicnare conlra 
«lite rowi; che fu a di 13 februari. Kt infra questo tenpo la (lomuni- 
iiilà ile dita Cesena aveano mandato suoi anbnsatore ali pede del pa- 
lla et tì quela prei|j:are che per hogtie via e mode se tiovese pla(*are 
«Ilio caslelano, per al che oramai avtja molte concasale dita suoa cip- 
là, et al simile avea mandato uno so ancora lui, pur faciando suoa 
schiusa al dito Cesaro so patrone, di nove lui pre^andele che libra- 
mento lui ie volese lare inlendre dieta suoa volontade. IVr mode co- 
me se pasase le lor cose io non polite iulendn» altre, se né che dih» 
••asU'Iuno fece conventione come dito Monsignore ch(^ sole lui non vose 
se no el so scruto d(^ diUi rocha , dipo' che cosi era la volontà dal 
dito signor Duca so patrone. Il de quelle loco feze suoa parlila a di 
IMal mese d'aprile lóOi, el fu aconpajjfualo dal H.""* Mousi'^nor 
M. Piero Panie da Cap:lio, cavalere ierosolimit^uio (/) comesario a- 
poslolico, che in quelle loco se ritrovava de conpajxnia dal dito .Mon- 
signore Legato: et con esa lui avea cerclia SO cavale. Kl al conduse 
per insino al castelo de (laslrocario de Homa^u.a nel lerrilorio deli 
Fiorenlino, et paso propinque ala nostra roca de Forlì, dove se ritro- 
vava dilo (lonsalvo castelano che ancora lui non n'era usilo e no d' a- 
«'ordo. Parlilo che al fu, per dilo Monsi^niore fu mese in dila roca 
de Cesena castelano novo a petitifuie de dita santa maire Kclesia. 
Laus deo. 

Infra el tenpo la ciplà de JUM-tinore si era retornalo suola el man- 
to (le santo Pietro al tenpo che presedea dito lulio per la divina pro- 
videnlia papa secondo, clu» prima era suola la iuridirione de Cesaro 
lk)rgea Ihica de Valenlia, come ni supra : ehe fu suoa retornata cer- 
cha la prima s<*lemana de decembre predicto, al leupo che dilo .Mon- 
si},'nore Lei^^alo rie lalare era al p)verno de dicla Cesena. Difioe abene 
Mioa roca a di ^2>\ de zenare ir»()i , dove in quelh» loco sh'va uno chia- 
mato Have^hia spai^nolle pr^r so cash'Iano. Partito (rhe al fui, intrò 
caslelano novelle. Dipo' (jueste, dila (Comunità fecene suoi [M-imo si- 
;'nure, le quale fune quisle iiìlVascripio : M. Vicenlio de Sasio: seeon- 
do, M. Hainaldo de Fabris; lercio, .M. Carlo Dobiuf». Le (piai l'eceno 
al H» primo iutroilo al di primo <!' a*;osto loOi- p-M* uiki mese jirosimo 
ad venire, dove in (pieb* /aìvuh \Wonr •;ram S(denilà p»'r eser li pre- 
sento al di!o il.'"" MonsiiTnor Ciivernalorr o{ i.(»^ato de lalare de ron- 
l»a;^nia del sif^nor Zohane da (lonzajiha, clie al presenti) era ab)KÌalo 
ala nostra ciptà de Forlì come la Fxcelencia de Cuido Fbaldo Duca 
ile Orbino. 

;•; FoL 60 6. 



La eìptà de Rimini premntata come la Signoria de Venezia. 

La prel'acla ciptà de Uimino, ([ueste annodai Signor 1503, retro- 
vandese suola la iuridicione del so signor Pandolfo Malatesla per a- 
verela requislala dale forcio del bracio dela Excelentia de Cesaro Bor- 
gea Duca de Valentia, come inenlo ad plenum ne parla, et per pau- 
ra che la fortuna più contra non fuse, feze lui ferma deliberatione de 
volere premutere dita suo ciptà come la dita Signoria de Venetia, 
come quesle patte et conventione. in primis che lui (*) posa portare 
hogne suo mobile et inmobile et hogne altre suoe facoltà seneia al- 
cuna contradicione de dita signoria dove a lui piacerà, fora de dita 
suoa ciptà de Rimino; et che dita Signoria al debia aceptare per suo 
buon subdito suotu la granfa de Santo Marco; et per schambio de di- 
ta suoa (nptà de Rimino dita Signoria darie uno so castelo in Friule, 
chiamalo Citadella, e de quele constituirle signore come piena rasone, 
e du(|ualo 5000 d' ore et altre eie. K de (piele loco se partì cercha 
la prima mediata de novembre 1503, et andò ad abitare in dito so 
castelo e da dita Signoria fu costituito Signor eie. Item non abene al 
castelo de Modula, se no V ultima setemana dal predito, per eser li 
soi homine in quele tenpo signore de diUi. 



Tornata a casa de M.'' Isabeta da tìonzagha Dueliesa de Orbino. 

La prefacta M.* Duchesa de Orbino et sorela de Zohane Francescho 
da (lonzagba et marchese de Mantova, questo anno dal Signore 1503 
a di ^5 dal mese de novenbre, die sabati, cerclia V ora seconda dela 
noto, arivò ala ciptà de Ravena , che venea da Mantoa, in casa de 
uno Ziroto (ìocimanno; la quale era stala come dito so fratele dal spo- 
salicio de M.* R<MH)recia iUaria al presento marchesana de Feraria, 
che lei si era partite da Orbino et venuto con esa lei. Fit vedando lei 
che la Kxc^lentia dal Duca so marito era retornato in stado , vose lei 
observare li precepto divino et come lui retornare. Et qui stete in di- 
ta ciptà de Ravena in casa dal dito, e da lui bem viste et provedule 
d' alcuna [)arte de soi bisogne, per fine a dì 27 dito. 

('esaro Borgea ducta de Valentia prese et lasato, et suoa molle. 

La prefacta K\celentia de <lesnro Rorgea e Duca de Valentia, dipo' 
hogne suoe infortunio dipo' la morte d' Alesandro sesto pontifico suo 
padre, (lueste anno dal Si«?:no!'e 1503, siando secondo al mio repor- 



n FoL 61 a. 



in 

lo, deliberato al luto volere retronare ala suoa patria inseiiio come 
duon Michele spagnole già prefacto so conditcro, al quale se retro- 
vava a Roca Suriana (*) come al numero de 00 cavale lezere et 150 
pedune e molte bene in punto, sole per volere accompagnare el Duca, 
(amen suoa Excelentia pare che fuse montato in barca incognite et 
andava per la via del porto de Ostia. Per modo come in quele loco 
lui se ritrovò, per la forcia del brazo d' Ascanio ciìrdenalo et de Ra- 
faello cardenalo de Sam Zorzo lui fu prese a di 30 dal mese de no- 
vembro, et menato a lioma come una barcha propinque a cinque mi- 
glia. Et ismontò int uno prato; e po' fu dato nele forcio de lulio 
per la divina providentia papa secondo, che gita era morto Piglio et 
lui creato novamento. Dipo' suoa Santità feze hogne suoa rasone con 
esa lui ; et a mi fu reporto che le tenea caturato per più suoa Exce- 
lentia suopra la suoa cosina. 

Et infra questo tenpo li signor Fiorentino, siando partito dito duom 
Michele da Roca Suriana per andare, come al fu a Castione Arlino 
nela proventia de Toschana, per lore fu svalisato et sachezato; che fu 
adi 29 de novenbro, die mercurio, 1504. Et fornito hogne suo con- 
te come suoa Santitado d' averle renonciato tuto al so stado dela pro- 
ventia dela Romagna et altre etc. : per modo che, secondo al mio re- 
porto, suoa Santità 1' avea retornato nel porto di Hostia pur caturato. 
Et in quele loco stelo per insino a di 11 dal mese d'aprile, che suoa 
Santità ie feze la vera liberatione che lui potese andare el suo viaza- 
re a tuta suoa voglia, anno Domini 1504, die iovis. Per modo come 
suoa Excelentia fu nela ciptii de Napole, che uno Locotenento dela 
.M.«* del re de Spagna, chiamato Consalvo spagnol, al feze retenere 
et me tre in Castello Novo; che fu a di 27 del mese di magio, die 
luni, la note prosiraa ad venire, cercha la seconda ora dela note pro- 
sima ad venire, 1504. Et qui siete aspetare che per lui piatade se 
raova per iusino ala suoa liberatione a mi incognita; per insino a di 
tri dal mese de dicembro anno Domini 1506, che suòa Excelentia per 
suoa litra fece intendro al so già Auditore M. Antonio dal Monte Sam 
Savino, Prolonitario apostolico, come lui per la Dio gratia era ariva- 
lo sano e salvo a di dito come la M.^ del re di Navara et come suoa 
regina, e da quela ben visto et amato, nela proventia de Panpalonia, 
come suoe gram feste e canto per el vincole dela parentella che in- 
fra lore erano. 

(**) Cesare Borgea moi'to. 

Al prefacto Cesaro Rorgea e Duca de Valentia, questo anno dal Si- 



(•) Fol. 61 6. 

;-; roi. «2 a. 



118 

giiore 150... (/) a «li (**) dal iiieso (***), inlravenne la 
siioa prefarla morte iiela proveiilia de Pampalonin, nel gremio dela 
M.^ del re de Navara et de suoa regina, in questo modo e forma. 
In primis, siando suoa Kxeelentia (****) 

( ) 



• [A]l prefacto conto de Petigliano de casa Orsina et nobile romano, 
queste ano dal Signore ioOi a di 25 dal meso d' aprile, ciové el gior- 
no benedeto de Sancto Marco, retrovandese per molte tempo eser 
stalo al servizio deP arte melitaria come la excelsa Signoria de Vene- 
eia, et remunaratione del suo bem servire et gra' fedilità, sove Signo- 
rie p(T le lore conseglio determinone de darie el bastone del suo ca- 
pitanialo. E fu nela sua ci|)tà de Havena che in tale zorno lui feze 
cantare la mesa dal Spirito Santo nela ghiesia de Sam Bastiano. Et 
dipo' per uno deputalo per dita Signoria ie fu asegnato el nobile sten- 
dardo de Sani Marco. Fato hogne suoe cerimonie , dipo* el so desena- 
ro, avando dito capitano ordenato una bela zostra admenino, per la 
quale ie fu mese dui palio de gram valuta; al primo era bracia 12 
de pane d'arezenlo: al se<*ondo, branza 50 de raso alesandrino; per 
mode, come fu fornito suove cerimonie in dito Sam Bastiano, potea 
eser cerclia ore 14, die iovis. hipo' se feze dit^ zostra come grando 
oi'dine et bem provista. 

Gram gnarnimento alla ciptà de Imola. 

Al prefacto gram guarnimento facto in più volte per li ornine de 
dit^i cipU'j de Imola, comenciando ali anno dal Signore 1504 a dì 21 
dal mese d' aperile, die dimiinico, inento in queste dechiarerò a par- 
tita per partita. In primis, come vose la mala ventura, parse che già 
per lo tenpo pasato fuse partorito certe deschordia infra uno M. Zo- 
hane, già de uno M.** Francescho da Sasadello nobile imoleso, cleo- 
me uno Antonio, già de Zohane Bonbarda, alias Imola, da Imola, 
tramedui armigero dignisimo: per la quale descordia parbe che dito 
Antonio se avese alquanto fabulato dal dito M. Zohane e suoa famia 
centra V onore de suoa casa e de lore: per al che molte malese vo- 
leano V una parte e V altra. Por modo che dito Antonio a di dito a- 
vea facto una granda armala in dita ciptà in casa de uno so nobile 
M. fiuido Vaglino, armizero ornalissimo, al quale al presento se re- 
Irovava a Boma al servicio de Bafaello cardenale de Sam Zorzo: et 



(•) Lacuna del ms. 
(••) Lacuna d«l ms. 
{"•) Lacuna del ms. 
(•**•) Lacuna dol ras. 
('— •} Fol. «« b Hanca la didascalia. 



Ili) 

m dito fiuido cogiialo de uno M. Zeiitile fratrlo dui dito M. Zohaiie 
per aver lui per mof^lie una (*) sorela dal dito M. fiuido. La (juale 
Mjoa armata avandola inteso dito M. Zentile et M. liberto, pur fra- 
tello insemo, de subito ne detene avviso al dito M. Zollano suo fra- 
tello, che al presento se retrovava nel teritorio de Fuorumpopili al ser- 
vizio dela Santità de Julio per la devina providentia papa secondo, 
che al presento avea prese dito Fuonunponpili. Intese che lui abe 
tale nova, di subito andò a Imola, che fu a dì dito, die doniiiiico. 
Arivalo eh' el fu, et intese che lui abbe al tnlo, andò a dito casa ci 
qui trovò la \eviia ; per mode che di subilo prese dito A-ntonio et 
nieiiole a casa suoa, molt43 interogande le suoe parole: per mode che 
per iiilercesione de uno suo nobile cavalerio dala Volpo in (|uelle loco 
non ie fece male alcuno, per mode che in spacio de doe bore lui se 
molò a cavalo per volerci retornare al so viazo. Et (jui al feze mon- 
tare de gropa de uno suo famio dal dito Antonio come dito M. Zen- 
tile come la multa altra suoa comeliva, et de quele loco se parlino 
per venire. Come loro fune pasato al suo liune in pete a una viiola 
''he venea di verso el monte, non tropo dinstanto, in una basa, di- 
to M. Zohane feze desmontare dito so famio , et come una roncha ie 
feze mozare el cole suta certe frasche che in quelle loco se ritrova- 
va. Fate queste, dito M. Zohane ven al dito Fuorumponpili , e dito 
Antonio fu portalo a Imola et sepc^lito come grando honore. Si che 
per al povere zentilomo (jnela fu mala z<ìrnata per lui. Che lo eter- 
no idio i abia perdonate li soi peccate et po' donarle la gloria beata. 
Intese che abbe dito M. fluido Vaglino tale mala nova, molte ie ne 
rfMìcrebbe per eser stato, secondo al mio reporto, contra la suoa vo- 
glia; per modo senpre cerchò la placatione come dito suoe Sasadel- 
lo. Ut «pii per intercesione dal dito II.'»" Monsignor cardeni^le so pa- 
trone e de el signore dito Caliaze come al contento de dito Sasadele, 
luto di coupagnia andone ali pede dela Santità dal papa, et qui di 
5>uoa volontà de lui e de luta la parte se criò una trega per dui mi- 
se prosime ad venire comenciando a dì 7 dal mese de mazo anno 
l'omini ir»Oi, come la pena de duquate tre milia d' ore in ore per 
ciaschuna dele parte che conlrafese, come la fede de suoa Santità e 
(le dito ì\.^^ Monsignor cardenalo e de dito signor Caliacio. 

bipo' queste stete pacifico le cose per insine a <h 21 dal mese {*') 
zngiio, die venus, anno predictis ir)04-, cercha Fora decima sesta, 
Hio ditr» Vaglino ropino tuie suoa trega ali dito Sasadelle contra la 
voijlia de tute quelle che per lore avea j)romese. C^on ciò fuse cosa 
file ad :2I dito, in tale zorne, la malina per lenp', uno altro Guido 
iiin de Hatisla Vaglino avese facto una suoa granda armata in casa 



iV Kol. a a. 
(") Kol. JUI b. 



I^i 



i-itiiit' 111 iMiiii«*rii il«* r;i\jilli» .Vi i*l ivirlm ^tiHi |Hiliiiif tiiolif U*t,r 
piintit |k|**t* i|iii*>t*> {M*r hi \iii f)«* t|tii«iif Hill riiiiliiljitii. /••!- iiih> / 
/M t|ji Im'^i'u'Ii.'iiìm ri iiltr*-. «Hill*' inuMiKi an«l<»iii* nla |M»rtit itt'ln ^;«- 
K'Iia . l'I t|iii |*n-s«*iii* iihii Jiirniiir |ttiri'lii*l!i «'1 iiiiM Min fnit«*llii '^ 

lillliM fl«* <)lli*llil ri loft* M' 111* (fi'riin |Ullrt*lin lh|Mi' i|l|i>^(r . litf V« 

III' uniiii ^k'irt' III |M>lf :i vit^ì ilfji ihti» \;iuliiii». \|iira iiiU'iHijti»^^* ' 
II* *«•> ur:iiiil<i nnti'iin fiilr {mt liili» \;iu'lin<>. M TiIntIi» fi M /«rt 
V'i<»/ili*lli* . «hi* ;tiM-«»r;i i-raiii» iti Irto, iiiiilti m* iii;ir:i\i*;!liiiiiii. us 
i'«iii*»iiliniiMl«i Inn* •hi* Ltir Himn irrifii :iii<*iini non fonii*.*i . |»-r *\'j^ 
tfiìì Hji|M'\:iiti( i|iii-lli* rhi* lor itii\i'M*n«* fiiri' Tniiini H|inrit>iif r» n^ 
Il iiiM» Ir.'il'» «hi* «l'iNr-M* \i'niri* iirl nn^^ln* Irrilori'i ilrl.i m.itfiiilira n 
(;i ili* (••rli iii'l.-i \il.i ih* ll«rjii<*|f. «|<i\i* >i* nlrit\;i\n ilih» M /«•!»• 
Mio fnli'lo MJ «^'Tvilhi «It'l.'i Niiilil.t i|i*l |»;i|»;i . «'Im- no\.*iiii«'ii|«i ^u m 

|ir«-H«* iliLi ||i>N(r:i (*l|>rt l'.t in «|Iìi*|i* |i'I1|mi iliti* M /ìiIiiiIH* ;«\rA «|v 

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infr.t «1 l*-ti|**t <'h«' tlilt» S'i^tih'ji» :i\f*;iii<> iii.iihIjiIi* liitr mi«m* fti-.^ 
miIhIm l<tr*- i-i.iit'i ;iir<);ilo .'ihi |**irl;i «1' Moni* ri i|iii ;i\«*iiii*i («r*^*»* ui 
MIO r;ipiL(iMti i'hi.iin.'tt'i /iih<in«* \iitonio tl.i MiL'ifm hifai inlr^>- 
r;t<»:i •!#■ iiiiit «iiii* xiniro iiii*n';til;inlo ri ipii |nH«'nr \v iiiiil|«* .lUxW- 
i|iii in jM-ii* a ililii ««non r.'iHji fri'i'tit* :ini'or:i jitn* u'r;ini li^irr*- 1**^ 

frrf'iir .'irni.tr*' mI «Mll|*.'inilr ilr Nini ^l;liH•r%<•||M v ijlirlf ilf V.i"ti •. 
M«ii«» |-r f.*«r |>iM)iitit|iir .ih» |iir r«si' I ;ii*|i» ijni'^li' . h»r»* *!• *.«•>■ 

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* 9«« 44 « 



1-21 

fune. ìe faceaiio una grani guerra; per mode che ven ferito uno de 
dito Sasadello. Mora apersene le suove porte et gaiardaniento comen- 
cione a pugnare con esa lore. Et (jui aveano tre boche de fogo in 
c^rela che faceano grani male. Al simile faceano dito canpanile; non 
estónlo (}ueste, dito Sasadello andone dal canto de dreto dela casa de 
Ventura deli Mezeamise che era dal' altro canto dela strata dove era 
tJila parte Vaglina, che ie facea gram guerra. Et per fortia dentro 
introno. Et qui le molte ne ferino et amazone et ie butone zose tulo 
li sci portego. Mora vedando la dita parte Vaglina che li soi pense- 
we sone manchate, di subite de quello loco se partino et a casa suoa 
itJlornone: lamen tutavia le parte renforzavano. Mora dito Governato- 
re e suoi Senato retornone presentialemento a casa de dito Vaglrno, 
et qui creone una trega per ore 3 prosime ad venire, comenzando 
«l'ora decima septima : per mode che, pasato al dito termino, che 
la parte dovese e[sc]r conseato. Tamcn per ninno de lore più non fu 
parlalo. Per modo, come la fortuna vose, a hor 22 arivò dito M. 
Zollane ala porla d'Asone come cavale bì et sol 5 pedune; et qui 
chegneva intrare per dita porta a cavale per cavale, perchè al caste- 
lano dela suoa roca ie facea gram guera per eser lui propin(jue a dita 
porta. Intrato che al fui, di subito se n' andò a casa de dito Vagli- 
no: e come al zunse ale sbare, di subito uno so Ironbeta se butò 
dentro. Mora li nomice ie trese una preda; casello in torà (*). 
Alora dito .M. Zoano schavalcò come al stoco in mano et la celata in 
lesta et intrò dentre e tose tale suo tronbcta et al mese a cavale et 
mandole in loco securo. Facte queste, come gram furia tuta suoa 
parte introne dentro et qui come dito suoe tre boco de foco che era- 
no poste a dita suoa porta, drete a qucla viotela, che era dal' altro 
canto de suoa strata, et qui V una parte e V altra forte pugnavano; 
per modo che dito Vaglino vedando la gram furia che contra lore ve- 
nea di subilo fecene serare suoe porte, areducandose luto dentro da 
suoa casa ala secura. Alora dite Sasadello se videne la suoa Victoria 
propinqua; e tutavia se renforciava suoa parte, cridanto a suoa voce 
piena — Saso, Saso — ; et dito Vaglino — (uiliazo, Galiazo — . Fa- 
te queste, dite Sasadelle andone dal canto de dreto de suove case et 
qui inpizone al foco in uno suo fenile; in modo che in brevità tuta 
la casa s' afocò. Alora dito Guido come uno S. Bertocio dala Costa 
come tri suoi fiole et uno Coradino de Nicolito et altre di subito mon- 
tone in suso una suoa tore eh' era sopra la sterata et qui forte lore 
pugnavano: tamen al foco i arivò et per queste e' fu forcia che li 
povere mischino avise al pegio, perché in quele estanto loro ropono 
le porte et per forcia dentro luto introreno. E tanto quanto lore ne 
trovavano, luto per lo file dela spala lo menavano; salve che quile 
povere mischino che erano in dita tore, che tute fune prese et me- 

CJ Fol. e4 b. 



no 

la volta l'u Torcia a dita parte Moratina a tornare a casa come pnet 
suoa vilorìa. Tornale che loro luno, ili subito se fecene forte in (juek 
le loco, come fané quilc che li soi iiotdìcc aprecia. Alorn siando in- 
trato al dito magnifìno Conte Obiee nela rochn per 1» gronda 
sobidentia che dito Nane i avea facto de venire ìn piacia contra s 
voglia e de dito soi parento, ininediate Monsignore castelnno Insti 
alquanto bote d' artegliaria a dito casa Moratina, et eciam al simile 
facea la rocha de Schiavanìa. Alerà intendando queste ti nostri 
gnure e le multe alti-e nostre nobile, fecene inlendre a dito Moratiiuf 
che veramente lore slaaea a ìtram pericolo, cbp tiitavia la vena s'a^ 
cendea, me che la parto Nomaglia molle ingmsnva per l'ordine ffrao^ 
de che loro aveano facto; che a lor poreria che fuse moglie a dita 
parte Moratina che al prosento lore voleseue al(|nanto cedro ala foN 
luna , zot'i andarse con Dio ; considerando lore pur che la furia Ttott 
passa el segno, la sanota {*) pacenlia vince hogne desdogno. Facta 
dieta SUOR instrucione, di subito presene per so principale capitole 
d' andarse con Dio, et partìse et andoiie per al fose da dita Tore dall 
Quadre et arivone ale suoe posesione da Branzolino; t.o6 H. Zotiand 
come suoi fralele, et Nano et uno Crislofano de S. Vese de Zavold 
come suoi seguaci erano andato ala Preda de More ale case de altre dfl 
dito Zaulo. Tamen era remaste dela parte Moratina nno suo M. 
spare et al ex)nto Daldisera, che erano absento ne' altre suove a 
Alora intendando queste al dito Conte (lbic«, che già era ì' noslrtf 
piscia armato come la conduta de cerchn t30 homine come la baa*. 
dera dela Ghlesia molte bene in puto, che voleano andare ale case 
de dito Miiralino, et qiiile piare et suove case sachezare come riheH 
de santa maire Éciesia per quile tale soi delinquenlo che roto aveano 
li soi precepti. Arivato che loro fune in pelo ala piacia de sancta Cro- 
ce, in quele loco feceue alcuna snoa reaistentia, considerando lorft 
come pia male se fn che manco beno s' achala , quando bem lortf 
andasene a sachezare tale soe case , che utile alcune non arebbei 
se né li sachardeli; per mode che per tale delicione de. tenpo dito 
Moratino già erano partito, come ut supra. Alora dito Conte come al 
contento de tuta la parte Nomaglia tnrnone in piacia : et per la D^ 
grati» altre male non acade, salve che una parte deli bra>'o de diln 
Nomaglia già era partito et andato in dita Vila de Bran7.olino dreto f 
lore; et non potando lore avere, ìe tosene le molte suoe bestie (»J 
valine et altre. Alora intendando queste a! Conte, di subito hordentì 
al nostro dito Locotenento che facese andare uno bando, che non sia 
persona alcuna che da mo' inanti che vada a dare danne alcune ale 
case de dito Moratino, né presento ne absento, per parie dal papa, 
ala pena dela Torcila e de schoniìcatione de lore bene. 

Dipo' queste, I' altre zorne che fu a d'i 21 dito, die sabati, eer* 



^^b 



I :>:{ 



m s<^^'nauo, el altre, che aseiido ala qnandiUì ile numero 60, seconde 

' /a pasciona che a mi fu data, per eser in quel loco prosentialemento 

a di i7ì dito. Per mode che in tale zorne la svinlurata et nobile ciptà 

pev (juela volta fu mal tractat^i per nonn avir cognosuto el loro bene 

come la vsuoa sancta pace, come veramento a mi molte me rehcrebbo. 

Dipo' queste, le cose steteno Iranquile per insine a dì 21 dal me- 

2^ di luglio, die dominico, che dito >I. Zohane da Sasadello tornò a 

Imola. Dipo' a dì 10 d' agosto i acade alcuno altro momento. Con 

« -io fuse cosa che per intercesione de uno M. (nrardo medico suo no- 

tnile, al quale al presento se ritrovava ala ciptà de Bologna per su- 

aspelo del dito suoi primo momento et in quòle loco avea hotenuto 

esorto (*) pratico come uno llegucio dal castele de Mordano, al quale 

per nienlo arebbe voluto el stado de dita sancta matre Edesia. .VIora 

«Jito M. Zohane da Sasadello intese che abe tale cosa, di subito al 

¥mandò a piare: per mode che lui se mese a difesa, et qui vene 

TDorle lui e uno so (iole el altre: che fu a dì Xf d' agosto dito. 

Pur seguitando la insioria, cercha la prima mediati! del mese 
cj'octobre 1501, avando già la Ghiesia prese dita ciptà de Imola e '1 
«-■•onlado, salve che al castelo d'Oriole, nel quale i era uno fiuielmo 
Tenpione per so castelano a peticione dal dito signor daliazo da Ria- 
ria, alora in quele tenpo come la sapienlia dal dito M. Zohane ie 
tose quela roca et prese dito castelano et ie mese uno castelano apo- 
•>tolico. Fate queste, dito M. Zohano se partì et andò a ì^oma ali pede 
dela Santità del papa: che fu a dì 21 dal mese de octobre loOi; et 
•]ui rendre hogne suo tema a suoa Santità de hogne suoe opperare. 
Et lì stete per insino a dì primo dal mese de zenaro anno Domini 
150.'): che in t^le zorne suoa Santità vogliandole remunerare de tale 
r^uoe benefìcio et gram fedilitade per lui usata inverso el pacifico sta- 
to de dita sant^ matre Eclesia, in tale zorno lui ie donò la melicia 
del eavalerato a sperone d' ore, et lui come le suoe proprie mane ie 
Imlò una colana al cole de gram valuta come rechedea tale suoa mi- 
licia. Facto hogne suoe cerimonie, lui stete in ([uele loco per insine 
a di 9 dal mese d' aperìle che lui relornò a dita nostra magnifica 
fiptà de Forlì. Ft come al fu arivato in piacia, le molte soi amice i 
era andato incontra. Alora uno Berardo fiole de Francescho Marcobel- 
lo se feze incuto et al dite M. Zohane tocò la mane. Alora se feze 
inonto uno Nicolao de Bertolino suo cognalo, dicando: — M. Zohane 
nostre, non tocade la mane a colui, perché V è vostre nemico ed è 
lino gram traditore — . A lui rispose dito Brardo, dicando: — Tu te 
menlf) per la gola come uno ribaldo che tu sei — . Ft ([ui come la 
spada in mano ie vose andare adose. Alora dito M. Zohane sfordò u- 
Qo suo stoco come le multe altre, et per niente non ie lasone fare 
cosa alcuna. Alora le multe dala parte dal dito (laliacino Bearlo per 

:*; Fol. w b. 



.T .< «a ius(» uel.'i noslra roclia : Uunen dilo M. Zollano andò 
;^ ■;■* j !i«.»stra hostaria daP Anzelo. Alo^iato che al fu, di su- 
.>.Lr nuignifice (*) Sijrnure io mandone el conto Daldisera 
h ,..;.. ^ iMtendre co' che rasone lui era venuto in dita nostra oi- 
^o. ' vì-io al dito conto i arivò, uno nostre M. Andrea Honueio le- 
vi.» '.'Cior lui respose che la Santilà dal papa ie T avea mandato. 
•' ..-N.'iiiialeniento vene da snoe Signorie et a lore mostrò una suo-^\ 
.vi.ctì » vlel twpa, facta per mano del cardenalo de Sam Zorzcs el ^^ 
il :v.'st* aloj?laro nela proventia d(*la liomaj^na, dove a lui pares^^*- 
ick» <uv>e ciptà, et in quello loco aver slas(» per ;J50 cavale. Dip^ -^*^ 
■i M» lo molte dolce parole a snove Signorie, come la Santità del pi- •^^' 
^vt amava molte queste nostre [)opule et la volea per la sancla ms- ^9 
irt* Kolosia, et che nui fusene savi, che non faceseno come avea fs^** 
cto Imola suoa patria. 

1/ altre zorno tornò a casa suoa, clie fu a dì 10 dito, die iovijr:^ « 
ot li stoto per insino a dì ^ del mese de zn^no, che lui per obedei "^'ì 
ha dal papa retornò per insine ala ciptà de Pesaro, <love in quela 
ora uno Zohane Slòrcia per signore. Arivahi che al fu, come el ig^ =■<■ 
oseiripto di subito andò al Castolo chiamato Novolara, et in quelo lo<v-rrr^<i 
ie fu dato al dito M. Zohane de uno pasatore nela suoa bocha: 
secondo al mio reporto, ie fu cavato dui soi dento, che fu a di 
de zugno, die sabati. Dipo' a dì dito, dio Inni, se partino et 
dono a dare la bata^lia a uno altro so castole MoLn]te defAbà, luii^r v 
t^ne 7 miglia da Pesaro, et ne intrò dentro 50 de lore. Alora inteQ.^K^~^' 
dando <|ueste, l^le so signore feze una grani comitiva di soi vilaiie -^f^^ 
et in (|uelo loco andoe, et (pii svalisone t^le sove zente dal dito M^ '^ 
Zohano Sasadello; infra le quale i era uno Crilino de Naldo de Val* '* 
de Lamone et uno so nobile da Pesaro che da lui si n' era fuso ^^ 
chiamato M. MalatesUi. El ([uole lui al menò a casa come uno so fio^r-^^ 
lo, per modo cìie per tale indicio dito Signor n'apicò 12 di fora dais» • 
cipU\ de Pesaro sopra le Torco, da hogne canto dola ciptà. El per ''^^ 
(|uela volta asai fu pur gralo so tale indio, come ut supra. 

Dipo' questo, dito M. Zohane tornò a Imola a di 27 de zugno, di^ i ^ 
venus, 150."). Dipo' questo, a dì (**) de luglio fece metre a sa.^^^^ 
cho certo case nel castello de Dagnara per suspeto, et facto amaza 
re alquanto homine a mi incognilo; et infra le quale i era uno A 
lesandro fìole dal diro duielmo Tenpione, al quale avea piato susc^- 
al teritorio di Bologna, per eser lui st^to achusato da uno da dit£3s- 
Dagnara che (***) ahitava con osa lui zorne e note. Con ciò fuse cos 
che dito Alesandro fuse venuto ali conlnie do dita ciptà de Imola ini 
uno certo so loco, suso al dilo teritorio de Dologna, et avea man— 



(•) Foi. m a. 

i**) Lacuna del ins. 

(•-) Fol. «6 6. 



(lato dito contadino da Ha^nara a Imola a parlare ala moglie dal dito 
\lesandro, et a quela lui ie facese domanda che lei ie dovese man- 
dare li sci pani et certe dinare in dite loco, che lui V aspelava. Fa- 
ta la preposta dito Alesandro, di suhi lo tale contadino venne a Imola 
et non andò a dita suoa mof^lie, anze andò da M. Zentile Sasadello, 
ex a lui ie feze tale prononcia. Mora di subilo dito M. Zenlile mandò 
in dite locho et fece piare dito Alesandro e di subito al feze inpicare 
» uno pare di forche in suso uno montiselo dal canto de qua dal so 
•lume: e po', morto che al fui, al feze inpicare per al so pede stan- 
«•<). Alora intendando le si{;^nore Bolognese tale cosa, cerchone come 
*>ogne suo potere d'avere dito ccmladino et al simile fecene lore che 
' " apicone in suso uno paro de forcho come al dito so pede stanco 
« li confino de dito so teritorio di verso la Toschanella. Et per (juesto 
ii poverito merino, et lore parse d'avere facto le suove vendeto. 
-Vncora dito M. Zentile avea facto inpicare uno altro so delenr|uento 
^al canto dela ghiesia dal Peradello in suso la strata, al ([uale era 
^lato consentiento a uno so Iraclale de uno prete che al presento se 
t>?irovava in gabia in dita suoa ciptà de Imola. Item ancora ie fu 
■•«velato uno altro traclado centra el stato eclesiastico ; con ciò fuse 
ohe uno tale delenquento si era confesato da uno so certe proto et 
« quello i avea conl'esato la suoa mala volontade contra dito stato. 
iJlon ciò fuse cosa che quele tale come le multe altro aveano ordena- 
to de volere portare certe cara de paglia al so castelano che lui a- 
x-ea coiiparato: e (|uando lore fusene stato in suso al ponUì de dita 
r^K'ha, una parte dovea intra come tale cara et po' h fermarne; el 
r^<*slo fermarse sopra al ponto, et come al so aiuto lore dita roca al 
f k^pa et fareno la voglia suoa. Alora dito preto, facto che In suoa 
<*«>nfesione, di subito V andò a revelare tale cosa, secondo che a mi 
f*ii report4). Dipo' hogne altra cosa a mi fu incognito. Si che per in- 
=^ine al presento la dita poverina ciplà de Imola asai m' à dato da 
=^^rivero: del (juale molle me ne rencreso d'aver duralo tale fadica 
*^ li suoi per eser so amatore. 

Jacomazo da Ravena queste anno morto. 

.\l prefaclo Jacomazo da Havena contilere dignissimo (*) dela 

♦>xcelsa Signoria de Venecia, queste anno dal Signor ióOl a di pri- 

^Hu dal mese d' agosto, die iovis, intra venne la suoa pn^lacla niovU^ 

ìli dita .suoa ciptà de llavena, el secondo al mio reporlo Tu sepelito 

H {arando honore per eser lui stato homo amatore del cullo divino el 

i amato dale più persone, et in dita suoa arte militaria (^1 molte esper- 

^ ti) come suoe grani Vigilio. 

% *) FoL 67 a. 



fi^ *\' 'ffiio t'hm^ dito capestre ala gola. Facto questo, ie retomone 
al Vi Idr:z/>la*o di à/^>pra et altre c«>5e ve«:hie che in quele loco se ri- 
tf»>%a\ar**> et cerio nide da care pur veohie che in quele loco era- 
%ìii9, lisip»/ qI)e^le. ale ore debito che lui dove' andare a casa a re- 
pofi-^re, per al dito so padri* et maire molte se reìrovaveno de mala 
\(f4\\H. come quelle che àeutea la su*>a pastone: tutavia faciando ma- 
le iudicio e ) >«>pra al s^i p.jverino fìoletto. dicando infra lore, non 
%\HUi\h venuto a casa ar«>ra >u«ja debita, che ditoJacome Tavea mor- 
Uf in una stala. Per modo che del' una voce in altra per la ciptà, 
chi dic^-a ala s^rreta quele rhe dicea la madre — potrebbe molte be- 
ne ev.'r vere — : chi dicea per contrarie: perchè altre volle dito Ja- 
c/imo r av*'a p^>rlato al rifilile per al gram bem che lui ie volea, 
prima [>er e>^rr dela suoa parte e po' eser lore dui v*aleote homine, 
ciime più \olte se n' era viste csperientie, che mai dito Jacomo non 
farebbe fiiclo. Alcune altre dicea che nonn era io quille modo; an- 
ce era fier questui via, che dito Brardo era andato incorilo da uno 
M. Iiioriiso de .Valdo de Valle de Lamone, perchè lui se ritrovava so 
forando amico, come lui i era andato altre volte, k queste respondea 
al padre e la madre a «juile tale che ie deva tal conforto, dicando 
che qu<'sle non [K>tea eser la verità per est^r suoe arme e cavalle e 
dinare a ca-wj : e pur quando lui fuse andato in tale loco, lore al sa- 
f>f;relKfie; pur dicando, come ut supra, se lore poteseno andare dove 
la suoa mente indicava, che veramente lore acatarebbero ai dito suo 
[l'neririo sventurate (iole morto: dica pur hogn' ome a lore parere, 
che queste sera la verità. Alora intendando questo, dito Berlo et M.* 
Isabela suoa moglie et stata parenta de dita M.* Kanera madre dal 
dito Bnirdo, di subito Ik'rle e la moglie andone a casa dal dito Brar- 
do et j<raiidamento reiidolerso del gram case acadute quanto ale pa- 
role, et coiifortaiidile per parto de Jacomo so (iole che lore stiano de 
iKina voglia, che s^> fiole debbe eser vivo; con ciò sia cosa che lui 
r av^*a lolle per so contento de gropa, come altre volte lui avea fa- 
cto: larn<*n che lui Tavea mese zose de sua mula quele zorne in su- 
s^i al cemiterio dela ghiesia de santo Jacome, che lui disc' che vo- 
lea t*>rnare a casa. La quale nonn era tropo lì deinstanto, che era 
cercha i2:j bore; et queste era tute quelle che sapea del dito Brardo 
H^) fiolo. Kaclo queste, dito Berto e dita M.^ Isabeta come gram fer- 
vore tosern» buona suoa licentia et a casa suoa retornone. Dipo' que- 
ste, r altn» zorno dito Berto e Jacomo per volere cavare el populo 
de tal susp(?to et masime la parte de suoa fraternitado, perchè, quan- 
do lore saptjseno che dilo Jacomo avese facto tale erore, veramente 
lore \\ arebb(.»ne facto gram vendeta; et per queste-dito Berto ie fe- 
ce convocare in casa suoa et qui per suoa iustificatione lui e dito 
Jacomo so flolo iurone prò sacro Dei evangelio suopra la figura del 

(•) Poi. 78 6. 



Crocefisso, che non sapevano che dito Brardo avese male alcuno né 
eliam non sapeano dove al fuse da quela sera in qua che dito Jaco- 
mo r avea (') mese in dito cemiterio zose dela mula. E se mai per 
alcuno tenpo lore poterano sapere tale che V avese morto, che lore 
serano li primo che i amaza et suove case brusare, parando a lore 
che quile t^le ne siano bem meritorio. Per modo che da quele zorne 
inento zorno e noto el popule stevano molte mirativo sopra tal cosa, 
et masime siando partito dito Berto et andato a Boma, come ut su- 
pra; et era ai presento dito Berto uno deli nostre signore Consola- 
to Conservatore. Et per queste la parte aversa i avea auto alquanto 
respeto, per eser lui senpre stato homo da beno et amato honiversa- 
leraenle dal nostro popule; perchè in verità, siando lui stato al mol- 
le tenpo favorito dati nostre Sif?nore passale et de continuvo oficiale 
de quili, senpre avea amorezato dito nostro popule come qualque 
suoa ulililade: tamen al popule del più numaro credea veramente 
che dito Jacomo avese comese tal pecato. Per modo che a dì 17 dito 
vene Nicolò zia fiele de uno M. Ator de Bertolino cognato dal dito 
Brardo per insine ala porta di Cotugne; et arivalo che al fu, di su- 
bito mandò a disfidare dito Jacomo, dicando che lui era uno gram 
traditore, perchè V avea morto dito Brardo so cognato. Facto quelo, 
di subito tornò nel teritorio de Bavena, perchè al presento lui era al 
servicio dal soldo dela Signoria de Venecia. Intese che abbe queste, 
dito Jacomo in brevità fece una gram suoa comitiva et andò a dita 
pf>rta per volere andare drelo al dito che già era partito, come ut 
supra. Per modo che da quelle zorne inento stelo le cose molte de- 
sdegnato per al dito Jacomo; per modo che le più volte la noto s'a- 
peducea per suoa salvatione nela porta de santo Petro. Per modo che 
a dì 19 dal mese de marze, die iovis, cercha V ora vigesima prima, 
1506, el povere zentilomo et sventurato in quello retrovandise pro- 
pinque ala ghiesa del nostro santo Martino in Castello, in meze que- 
la strata da quele pocio per la furia del gram bratio de dita frater- 
nità, zoé quiste infrascrito de lore, secondo al mio reporto: al primo 
se fu uno chiamato Andrea, alias Conpadrino et Maxo già fiole de li- 
no Martino Temaselo, Jacomo tìolo de Gaietto, Banaldino Manara 
fiole de uno Bornacino Oliverio, Zohano Spiga di Pigo, Lodovico zia 
fiole de uno Antonio, alias Maghagnono, dai Orzolo, Bernardino fiolo 
de Baiozo Ponterolo, Bartolomio (iolfarelle; e tute li prefacto parse 
che s' acordasene luto de comuna concordia de volere amazare al di- 
to povere zentilomo quando lore avese al tempo, el modo et altre 
suoi hederento. Per modo che parte de loro atrovono al dito Jacomo 
in dito loco, et in quele loco ie parbe al tenpo: per modo che ie 
deno alquanto ferito de pugnale nela gola e nal peto; per modo ca- 



(•) Kol. 7» a. 



i4è 

schò in tera (*) per morte. Alora arivò uno padrino dela ghiesa de 
sam Biaso, chiamato dom Masole; dì subito se apropinquò chiaman- 
dolo, che lui dovese dire suoa colpa; tamen per le ferito dela gola 
mai non potè favolare. Alora arivò uno altro homo et levole suso a 
sedere a ciò che lui potese cognosere tale padrino et favolare. Alora 
tornò quile tale et di novo al butone in tera, et de quel loco non se 
partino che fezene partire quela anima dal corpo; si che per modo al 
povere zentilomo fu maltractato. Dipo' fu tolto et portato ali Batù 
Negro et lì fu lavato et mese in suso una stora in dita ghiesa. Fate 
che quile tale abene queste, partó de lore se partino ala volta dela 
piacia et a casa dal dite Jacome se n'andone; per modo, quando lo- 
re fune arivalo a dita casa, zoè quiste infrascripto conpadrino: Jaco- 
mo de Galeto, Maxo et Bartolomio dito Golfarello, atrovono uno Ce- 
saro fratello dal dito Jacomo che potea avere cercha anno 18, et era 
una zentile criatura et de sentia molte ornato, al quale era int uno 
so studio a studiaro; et intrò in casa et al dito studio andone, per- 
ché dito conpadrino era so molte familiare in dita casa, che zorne e 
notto lui potea intrare per la pratica de uno so parente B.<*<» padre 
M. dom Lodovico pur Tomasole, che zorne e note stevano in quela 
casa et dominatore dal dito Berto so padre molte tenpo. Intrato che 
funo, ie deteno a' povere agnello inocento 4 ferito de una daga so- 
pra la testa e doe nel suo brace destre, per al che lui se volea de- 
fendre al capo, come vole la legio dela natura, che hogne nostre 
menbre se debia metre al cimento per defensare el nostro cappo, zoè 
capo, dove se ritrova radicato hogne altra fortecia de nostre menbro 
et reposo dela nostra anima intelectiva. Et infra queste tenpo dito 
Lodovico et altre soi conpagne che erano andato ala volta dela pia- 
cia, già aveano morto uno favorito dal dito Jacomo, chiamato ei 
Gobbo da Faiencia, et li ie fu tagliato al colo. Dipo' fu portato apre- 
se al dito Jacomo ali Batuto Negro. Et già siando la voze per la ci- 
ptà, dito Caldana dale Balestre dito autore ala morto dal dito Brardo 
se n'andò fora dala ciptà per suoa salvatione. Dipo' queste, daia ra- 
sone fu prese uno Rugiero fìole de Petro Paulo dal Tartaglia familia- 
re dal dito Jac>omo. Prese che al fui, di subito lui fu ì' anzelo che 
anontiò la festa, zoè che insignò el corpo del dito Brardo, sepelito 
come ut supra, a ciò che s' adempeso quele che per al sacro evan- 
zelio spando per boca divina, al quale dice: — nichil ocultum quod 
non reveletur — . Facte queste , come gram furia andone in dito loco 
et qui al deseterone. Deseterato che al fui, di subito fu facto inten- 
dre ala corte, la quale ie mandò al so bariselle, et per dito Batù fu 
tolto e portato come al candaleto nela nostra piacia; et li (*") siete 
alquate che tucto al popule al potese vedere; che veramente i era li 



(•) Foi. 7» b. 



m 

dui terci del popule de dieta nostra eiptà. Dipo* fu portato nela ghie- 
sa del nostro patrone santo Mereurialo et per quile reverendo soi pa- 
dre moniee fu lavato et mese int una cassa et portato a casa dal 
padre. Pensa mo', discrepto lectore, che animo dovea eser quele dal 
dito padre e madre e frateli dal gram caso acaduto de quele corpo 
cosi male tractato, e non sapendo la rasone; perchè tamen per al 
nostro popule molto iudicio se facea. Alcuno dicea che Pera stato la 
morto dai dito per so bene opperaro, con ciò fuse cosa che dito Jaco- 
mo già più tenpo facea che lui si era messe dreto a una M.* Verda 
Sola dal conte Bernardino da Valdenosa, mogliere de uno nostre no- 
bile Tomaso Becio, per tale modo e via che a le' era stato forcia a 
tornare a casa dal dito so padre, et al marito e soi parente staro in 
casa serate: et per queste più volte dito Brardo V avea pregato dito 
Jacomo che volese eser contento de lasarela tornare a casa per eser 
contra al precepto divino; et se pur lui non al volea fare per nisuna 
altra via, che almancho che lui al facese per al so amore per eser 
dito Brardo parente de dito Beze. Alcuno altro dicea per contrario, 
che r era stato per la gram conversatione et amicitia che avea auto 
dito M. dom Lodovico Temasele per avere tanto dominato le facto 
dal dito Berto, come ut supra: dipo' eser partito de suoa casa, non 
sapando lore la casone; et abitava in casa dal dito Brardo per più so 
desdegno. Et queste poterebbe molto bene eser che dito Jacomo areb- 
be fato tale so omicidio per quello. Tamen alcuno altre dicea per 
contrario, che dito Jacomo avea fato tale cosa sole per al contento 
de Berlo so padre e de uno Pirone de Naido de Vale de Lamone, che 
per ai so favore poterse fare grande deli primate de nostra ciptà a 
despeto dal dito M. Dioniso amico dal dito Brardo, per eser già lui 
andato a favelareie incognito, come ut supra, per volere amazare di- 
to Jacomo, per farse ancora lui grande, per eser lore dui valente o- 
mine. come ut supra. Tamen. fuse tale cosa come la se volese, lo 
eterno Idio sapea al tute. Questo per lo popule gram targha se ne 
teoea. Alora fu sepehto dito Brardo nela ghiesia de sam Dominico int 
uno diposìto, seta quela schala che asendo a quel so corpo beato, 
come grande suoi epitafio, di verso la montagna: et fu la matina di- 
po' la predica. Dipo' queste, cercha 1' ora vigesima prima fu sepeli- 
to al corpo dal dito povere zentilomo Jacome come grande honore a- 
prese la ghiesia dal saraflco sam Francescho. Tolto da casa suoa, la 
matina per tenpo era stato sepelito al dito Gobbo. Siche, amantisimo 
mei lecture, io lasarò ad voi indicare che animo dovea eser quelle 
de quella poverina suoa madre dal dito Jacomo, vedando eser quelle 
zorne tanta rovina neli soi fiolete, per eser morto dito Jacomo et 
quele poverino inocento de diete Cesare stare in quela; et po' consi- 
derando ala gram fortuna acaduta a dita M.* iianera de queli sevi 
(ioli per al vincolo del parenta (*) che, secondo al mio riporto, in- 



150 

fm lor doe era. Io veramente credo che non reslava se né che el so 
corre fuora dal corpo non polca saltare. 

f*ur seguitando la instoria, avando li nostre rectore bem asamina- 
to dito [lojiferio, di subito spacione uno cavalario a stafecta ala San- 
tità dal nostro Signore el gram case acaduto al presento in dita no- 
stra nftagnifica ciptade. El già al povere zentilomo dal dito Berto e 
soi conpagno non erano arivato a Roma, tamen videne però tale ca- 
valare; el qui ie fecene domanda, che lui andava cosi in frela. Lui 
per modo alcuno non i al vose dire per al gram tema che lui avea. 

Ultimalamento canpò al poverino Cesare per insino a di 24 dal di- 
to mese de marzo, die martis, e po' rese al spirito a Dio; che fu al 
zorne benedeclo dela vegilia dela incarnatione dal Verbo divino. Dipo' 
r altre zorne fu sepelito come grandenisimo honore a dita ghiesa de 
santo Francescho. Et qui dita suoa madre nel so coroto senpre se 
portò honestisima, dicando suove infortunio come gram prudentia , 
che quase facea lucia la zente lacremare; et masime una cosa infra 
le altre, che avando domandato più volte dito Cesare: — Mia cara ma- 
dre, dove è nostre fratello Jacomo? — senpre ie decea: — Fiele mio, 
reponsa che Jacomo sta beno ed è andato a Ferara — , che vigniria 
presto. Cercha dui zurne nante a suoa morte, parse che in visione 
avese viste dito Jacomo so fratello eser stato morto nela centrata de 
Lodovico, alias seschalco Aricolano, non tropo lontano da dita ghie- 
sia de santo Martino, dal so loco prediclo et che Fera stalo dito con- 
padrino, e soi conpagne le quale Faveano morte; e po' erano anda- 
te a dare a lui dicando: — Mia madre e' F è al vere — : lei nega- 
va dicando: — Fiele mio repónsate, che non è la verità — . Tamen 
dicea: — Che óglia facto mi al conpadrino, che me devese dare? Don- 
cha io non ie feze mai male alcuno, et zorne e note steva i' nostra 
casa tinendolo io da buom fratello — . Pure tutavia confortavalo, di- 
cando che lui era malcontento d' averle dato el che lui reponsase e 
tendese a guarire che ancora lui sera so bone amico. Si che per que- 
ste, amantissime mei, F è forcia che el nostre sangue con vegna sen- 
tire la pasione deFallro soi sangue, o secreto o paleso. El che que- 
ste sia al vere, tuoi el tema dela dita M.* Henera che senpre dicea 
d' avere visto el so fìoleto da Jacomo morto ini una stala, come al 
fu al vere; el simile, dito Cesare d' avere visto dito Jacomo in dito 
loco, come ut supra, come era stato al vere. Et per questo veramen- 
te che F una natura pò patire per F altra de' denotare de eser lore 
tucle vere et legiptimo de uno sangue e de una carne. Fer al che a 
mi molte ne renerebbe neF una parte e l'altra, come deverebbe fare 
a ciasch[uno] fìielissimi) crisliano. 

Intese che abe dito Berto so padre tale so infortunio, se andò da- 
la parte Moralina, et come (juela pacifico (*) narandie lui hogne suo 

Cj Poi. 81 a. j 

] 



151 

gram case aeadule. Intese che abbe dita parU^ Moratiiia tale suove 
infortunio, apersene al so mante dela misericordia et quelle aricoper- 
seno, recordandise dela suova gram promisione dela suoa vera e 
sancta pace; per modo che tucto insemo fecene ferma deliberatione 
de volere retornare ale lor case dentro da suoa magnifica ciptà de 
Forlì et in quella reponsaro. Mora intendando tal suoa unione, la 
parte Nomaglia de novo se comencione a fortificaro, come fano quile 
che suoi nomice apreciano; et fecene fabricaro uno bastione da dita 
Tore dali Quadre et in multe altre loco de necesità. Dipoi fecene ve- 
nire 40 cavale lezere et cercha 70 pedune. Facto queste, fecene una 
bela mostra intorno ala piacia. Dipoi detene certe suoi tema al nostre 
canpanare, over amiranti, che steva in suso la nostra tore dal po- 
pule, che per suoi segue lui dovese fare intendre come la canpana 
tucto li cavalle che per la rivera andane: el zorno e la notto dovese 
stare lui come suove gram vigilie per infine ala venuta del h.^^ Mon- 
signor M. iNicolae Bonafede nostre Governatore; che fu a di 24 dal 
mese de maze, anno Domini 1506, die dominico. 

Dipo' queste, stete le cose paciflco per insine a di 13 dal mese 
de zugno, che alquanto dela parte Moratina vene per insino ala ghie- 
sa dal Teupio dreto ala via Flaminia: tamen vene secretamento. Di- 
po' tornone indreto senza alcuno so nocimcnto. 

Dipo' queste, a di primo del mese de luglio, die mercurio, de 
novo retornò cercha 25 cavale per insino al dito Tenpio dela parte 
de dito Moralino. Alora dito canpanare amiranto fece intendre a tuta 
la parte de dieta fraternità el numaro de tale cavale e soi momento. 
Alora dita fraternità se mese insemo come dito Monsignor Governato- 
re, et parte ne usi fora et drete ali nomice andone; et presene uno 
familiare de M. Zohane da Sasadello come una suoa femina. Dipo' fu- 
ne mese nela nostra roca aprese dal dito Monsignor castelano. 

Dipo' queste, stete le cose come gram suspeto per insino a di 4 
dal dito mese de luglio 1506, die sabati, che dita parte xMoratina re- 
lornò a dita nostra ciptà come T aiuto del gram bratio de quisli no- 
bile infrascripto. Al primo se fu uno M. Brunora dicto da Fuorumpon- 
pili, et M. Zohano dito da Sasadello da Imola, et al Conto dala Bor- 
della dito imolese, come le multe altre suoi hoderento del' una parte 
e del' altra; che poteano eser in tucto cercha 200 (*) cavale lezere 
et <^rcha 800 peduno. Tamen la parte dentro non avea se né cercha 
fiO cavale de uno M. Arimeso Bentivoglie da Bologna che noviter e- 
rano venuto come T aiuto de dita suoa fraternità; per modo come 
dita parte Moratina fune arivato, alozone a di dito tra al molendino 
dali Banzole por insine ala V'ila de Sam Varano. Alozato che lor fu- 
no, di subito dito amiranto fece gram segno dela canpana. Alora la 
parte dentro come dito Monsignore fece dare ala canpana dal popule 

;•) FoL 81 b. 



m 

— ai' arma, al' arma — . et qui come gram furore tacta ta piacìe fo 
amiala. El li steteno per insine al'ora vigesiroa seconda, che cercha 
2.Ì cnvale dela parte abseiita vene per insine insuso al l'oso Je dieta 
ciptà arionciare la festa, loè a fare inteiidre che dita parte MoraliDS 
in tucto deliberalo sonò de volere relornare in dita suoa ciptà et in 
quella repatriare per insino che alo eterno Idio piacerà. Alerà UDO 
dela parte dentro chiamato Jeronimo Itanaldino, alias Goleto. et Zoha- 
no Francescho ['almeznno et multe altre sol valenlominu, di subita 
usino fora per la porta de Bavaldino et andone pugnare come dìcti 
parte Moratina; tamen per eser al canale de meze ale parto, poco 
male se poteno fare. 

Altre per quele zorne non acade, salvo che la note prosima, cer- 
cha r ora quarta, la parte absenta de dito Moratino fecene ferma 
liberatioiie de volere intraro et qui de luto suove zento feceno dut 
squadrune. Al primo dovese aodare a dare la hataglia al dito basUo* 
no dala Tor dai Quadre; al secondo dovese andare per volere ìntrit 
per al Toso da quela ecpala dale Casaze de verse Cesena, non tropo 
deinstanto da dita nostra roca, ini uno certe ghumito che lì facea 
al fosso, che male dita roca ie potea noeere. Arivate che lore fune 
ali soi loci deputato, di subito comencione a pugnare per volere 
trare, e tutavia 1' amiranto sonava de continuvo la canpana — al'ar- 
ma, al" arma — ; et dito Monsignor come tuia la parla In sus 
sella, che bulava fogo per l)oca, che parca uno serpenlo: et la pìacia 
bem properata, per modo che cercha 35 deli primato de dita parla 
Moratina che a dita cepata de verse dita roca se relrovavano: infr« 
le quale ì era uno Jacomo capo de bandera, già fìolo de uno [rato 
Zohano da Casa Figaria, chiamato alias Cristo, dove in quele loco 
sole i era Ire poste de guardiole come suove guardie alquanto lonta- 
no r une dal' altre. Per modo siando puri alquanta quanditè da qua 
nel foso, di subito ie portone; al molle grano in paglia et li renpiti- 
no: dipo' ie messo le schale e dentre introne, per modo che tal no- 
va arivò in pìacia, (') per modo che una parte de quile incontra ì 
andone per volere fora recazarie. Per modo come lore fune propinque 
ala porla de Codugne. già n' era intrato gram numaro. E qui 1' une 
con esa 1' altre fortemente pugnavano, per modo che la voce per la 
ciptà volava dicando che la parte Moratina che già come gram sfor- 
cio era ìntrata, per tale via e modo che quile che erano romaste in 
dita piacia non sapeano quelle che lor dovesene faro, Tamen vedando 
al tuto che la fortuna i e nemica, de quele loco se parlino et ala 
roca s' apropinquone per volere in quela salvarle. Le quale fune que- 
ste infrascripto: al primo, dito Monsignor Governalor; al secondo, M, 
Tiberio Brandolino; 3, M. Rugerio Nomaglio; 4, don batista Noma-* 
glie; 5, Tomase Nomaglie; G, Gaspara Nomaglie; 7, Antonio Noma- 

(-; Fol. M a. 



453 

glie; 8, Cecho Nomaglie; 9, Tadio Nomaglìe; 10, Jeronimo Noma- 
glie; li, 12, dui flolo de M. Lufo dito Nomaglie e le multe altre. 
Ilem dipo' loro, quiste altre parenta: Tomaso Palmezano, dui flole 
de Cremagnolo Palmezano, Bartolomio Chodeferro, Matio Lanbertello 
et altre. Partito che loro funo de dita piada, la parte Moratina aper- 
se la porta de Sam Piero, che tuto el resto de lore introne. El simi- 
le quela de Codugne, che intrò M. Rrunore come suoa cometiva. A- 
perte che funo, el resto dela parte Nomaglia a salvatione se partino, 
salvo, come vose la suoa poca ventura, uno M. Naso Maldento et u- 
Do S. Antonio, già de Fiorendo Nomaglio, et uno flole de Tadio No- 
maglie, ie quale per paura erano intrato nel canpanile dela ghiesa 
deli frati menori per suoa ^Ivatione. Per modo che tale cosa fu fa- 
cto intendro a uno nostro nobile Biaso del' Oso so nomico capitalo 
dal dito M. Maso, per già per altro tenpo uno Manfreto flole dal di- 
to M. Maso avero morto uno flolo dal dito Biasio. Et intese che abe 
dito Biasio tale nova, come multe soi conpagne andone a dita 
ghiesa et cavone fora tute tri li prefacto per volerle menare a casa 
suoa: per modo come lore fune fora dal so cemiterio, venendo in 
verso Sancta Cruce, in capo dal mure del'orto de dito frati, fu mor- 
to al dito S. Antonio Nomaglio, che al presento se retrovava cance- 
lerio deli nostri magnifici Signuri, et era uno figliole da beno et uno 
belo scriptoro. Dipo' fu menato dito M. Maso a casa dal dito Biasio, 
et II fu conservato nele lor forcio. Et al simile fu salvato da uno 
Receuto ali conpagne che per (*) quela noto altre homicidio non se 
feze mediante la devina gratia. Intrato che lor fune, comencione co- 
me gram furore andare ale case de lore nomice , che era gram splen- 
dore de luna per eser propinqua a suoa opposicione ; e tutavia l'alba 
nasea; et qui metando a saco tale lor case, per tale via e modo, tra 
la noto e '1 zorno propinque, che fu a di 5 dito, die dominico, fu 
sachegiato over pignorato tutto queste infrascripto. 

La prima se fu quela dal dito M. Tiberio Brandolino. 

La seconda, quela dal dito Galeto. 

3, quela de M. Antonio Beltracano. 

La 4, quela de Francescho Marcobello. 

La 5, quela del dito M. Lodovico Temaselo. 

La 6, quela dal conpadrino Temaselo. 

La 7, quela de Zecho Nomaglie. 

La 8, quela de Tomaso Nomaglie. 

La 9, quela de Gaspara Nomaglie. 

La 10, quela de M. dom Batista Nomaglie. 

La 11, quela de Tadio Nomaglie. 

La 12, quela d' Andrea Nomaglie. 

L.a 13, quela d'Antonio Nomaglie. 

n Fol. 8S 6. 



151 

La li, qiiela do .Icroiiiino .NomiiKlio. 

La 15, (juela dei arede de Franceschi no iNomaglie. 

La 16, quela degli arede de M. Bem Noraagiie. 

La 17, f|iiela de Maioln Xomaslip. 

La 18, (|ue!o de M. Lufo .Nomarle. Questa fa sole pcgtiorata 
per retrovarse la moglie de (ìaliazo so dolo infecla. 

I>8 19, quela de TutiLTsii I';iIiih^7.;mio. 

|jt 20, quela de uno altro S. Tomaso Palmezano. 

I^ SI , quela de Crimngnolo Patmei^no. 

l£ 22, quela de Bartoloraio Codeferro. 

Lo 23, quela de Raiozii Ponlcrolo. 

La 24, quela de KraiMisijlm Poulrolo. 

La 25, quela de Federico Pontrolo. 

La 2r>, quela de Matio Lanhertello. 

La 27, quela de M. Maso Maldento. 

La 28, quela del dito S. Slasio Prugnole. 

La 29, quela de Marco Antonio Paulucio. 

La 30, quela de Piere Antonio Paulucio. 

La 31 , quela de Zohniio Fijmcesclio Palmezano. 

La 32, quela de Zoano Piglio alins Spighe. 

La 33, quela de Geronimo Disighino, alias Jom. 

La 34, quela d'Alfonso de lliamo. 

La 35, quela de Matio Oolfarello. 

La 36, quela de Bornacino Oliverio. 

La 37, quela de Batista Oliverio. 

La 38, quela de Petro Paulo Ohianicio. 

La 39, quein dal Cronachia : lamen questa per soì amice fu 
salvata in casa dal dito Berto da Oriolo. 

La 40, quela de dom Antonio Oapodelupo per origino dal di- 
to Zecho so nepolo; tameii questa sole fu pegnorata. 

La 41, quela de M.° Michelo per vigore de uno so Qolo che 
cela parto se relrovava. 

La 42, quela de Jacomo d' Antonio da -Milano. 

La 43, quela de Zoano da Bapnacavallo (*) calogaro, et lui 
se retrovava infccto. 

La 44, quela de Cabrino de .Negiisanto. 

La 45, quela de uno Veiilarino da Colina. 

La Iti, quela de .M. Andrea Uonucio: questa fu pignorata 
per suspeclo. 

1-a 4", quela di S. Andrea Valeria, pignorata per suspeto. 

La 48, (jiieln de S. Valitrano Panisechio. 

U 49, quela de Luca da Ksto; e già lui era morto de morbo. 

La 50, qiiela de Jmwmo dal Conto, che già al presento lui 
era deli nostre magnìlice Signuri ed era nela roca. 

(-) FoL a a. 



155 

La 51, quela de Pino Bicio, pignorata. 
La 52, quela de M. Francescho da Lugo reverendo canonice 
dela Sancta Cruce per suspeto de uno Jacomo, alias al Zoppo da Lu- 
go so perento. 

La 53, quela dal dito Jacomo da Lugo zoppo. 
La 54, quela de uno Antonio da Ronco da Faiencia, per o- 
rigino dal conpadrino Tomasolo so cognato, pignorata. 
La 55, quela de Jacomo da Barbiano. 
La 56, quela de Nicolò da Barbigliano, per suspeto del' ori- 
gino dal dito Jacomo. 

57 ed ultimo, quela de uno M.® Ghiaranto sarto, alevo de 
S. Piero Antonio Michilino. 

Dipo' queste fu tolte le molte robe de altre zento suspeta, le 
quale erano stato conservato nele loco piatuse, zoè ghiesie et mona- 
rio, le quale erano insignato da certe homine e done per malavolen- 
tia, le quale veramento fnno de gram valuta. Altro non acade per 
quele zerne, se nò chi avea al malanno s'al dovese tenere come tre 
male pasque. Pasato al zorno, la note propinqua dito iMoratino fece- 
no faro festa solena come fogo e canpano per memoria dela suoa 
grani vitoria, reingratiando lo eterno Idio che sangue alcuno non s'è 
facto, se nò quele del poverino inocento de dito S. Antonio Nomaglie 
cancelerio predicto. 

L'altre zorno, che fu a dì dito, die luni, vene M. Zohano da 
Sasadello a Forlì per siguitare hogne suoa placationc. Arivato che al 
fu, s'apresentò ali nostre magniftce Signure che erano in quelle ten- 
po, le quale fune quiste: al prime M.** Tomaso Talento fisico; el se- 
condo, Tomaso di Minghe; tercio, Bartolomio già de Tonone di Ru- 
sio; 4, Jacomo gin dal Prete dal Conto; 5, Piero Valeria; 6 ed ul- 
timo, Piero Antonio de Perlino da Magliano: et qui grandamcnto con- 
fortandie che volesene eser con esa lui a pregare per tale suoa 
placationc. Dipo' se partì et andò ala roca a placare come dito Mon- 
signore Tiovernatore, et qui romasene conclusive che V altre zorne 
prosirao dito Monsignore vignirà in palacio. Arivato che al fu , di su- 
bito feze comandare al Conseglio zenerale, che fu a di 7 dito, die 
martis, nel quale (*) se rctrovò dito M. Brunora e dito M. Zohano 
da Sasadello come dita parte Moratina et hogne altra persona zene- 
ralmento che ie volea esero. Arivato che loro funo, di subito dito 
Governatore fece questa resposta dicando: — Amantissime mei, io ve 
fo intendro come M. Zohane da Sasadelo, al quale è qui presento, 
vene eri nela roca a pregarme che io volese tornaro in dito nostro 
pala<iio p(?r seguire hogne nostra placationc, le quale voi sapite bene 
che dal mio introito in qua senpre questo è stato la mia soma vo- 
lontà, che le absento poteseno staro a renpatriaro in questa nostra 

D Fol. 83 b. 



t«0 

M. Rogerio suo ciò et le multe altre deli sol, che in quelle loco e- 
rano conservalo al'introito de dito Moratìno, come ut snpra. Per mo- 
do che 6 di 22 dicto, die mercurio, Tecene tale so acorde come dito 
Moralino denanto al dìt^) M. Zohane da Sasatello in dita casa, come 
la volontà et presentia tlal dito M. Bruoora, io queste modo e forma. 
Cou ciò fuse cosa che tale suoa pace non se inteudea se né per al 
dito M. Liifo e suoi flole et dito M, Hogerio so fratello et Alesan- 
dro già fiole de uno Francescbo so fratello, al presento dito M. lui e 
dito Alesandro abitavano nela ciptn de Itovena, et uno Magliolo de 
Fiorencio de Nomaglie, che sole tale pace se intendeva se né per li 
soprascripto prenominali et per le parte promese at dite M. Zohane, 
e dito M. Brunora et uno M. Melagre fratele dal dito M. Brunora, I- 
tem dito M. Pino fece la pace come uno nostro nobile dito Biasio 
del' Oso beccare per esere stalo uno [iole già de M. Bene Nomaglia 
chiamato al Tosino quando fu morte al Hole dal dito Biasio del' Osa 
per mane de Manfrelo Maldenlo, come ut.supra, come d' apare pubil- 
00 instromento de hogne suova tal conventìone e paze facta coma 
dito Morati in dite loco e dito Biasio del' Oso per mane de uno S. 
Cristofore flole de Piero Francescho Albecino. 

Depo' questo, se parli a di 26 dal mese de luglio, die dominico, 
la nolo prosima ad venire, a tior seto, per andare a Buma dito M. 
Brunora e dito M. Zohane da Sasadello e dito Berto e dito Nano Mo- 
ratino ali pede dal papa per vigore de uno so brevo. Arivato che lore 
fune, in brevità sua S> mandò uno brevo al dito nostro Monsignor 
Governatore, che, viste al presento, dovese iransforire nante a soi 
pede per suoa intercesione sopra dita causa de Moralino per eser gi» 
arivato uno Piero Zohano, Bolo d' uno Gaspara Nomala et Antonia' 
(") Nomaglie; et per queste la Santità dal papa già avea dato le-t 
cernia a uno Auditore dal dito Governatore che prima era andato per 
inlerzedere per dita parte Nomaglia. Et per queste retrovandese tuct» 
le parte denanto a lui , per queste avea mandalo per dito nostro Mon' 
signor Governatore per potere inteiidro la verità. Arivato che fu tala 
so brevo, che lui dovese andare, cht^ fu a di XI d' agosto 1506, die 
martis, di subilo feze adunare al nostro Conseglìo grando et feze lfr( 
zere tal breve in publico. Dipo" se parli a di 14, die veneri. Item p 
tornò M. Brunora a di 18 d' agosto. Depo' per tale cosa se feze 
Consegho zeneraro et mandalo le molle anbasalore a dita parto No- 
maglia che volese tornare a r^isa, che erano a Bagnacavalo: mal 
non vosene tornare. Tamen i andò presentialemento bomine digiie, 
zoè preti, frati et M. Jcronimo Maseria che in quele tenpo era signo< 
re cape deli Conservatore; et tene tale modo lui come luto lì ali 
che r una parte e 1' altra vene e dete li osladise e Monsignore e 
sleinno dit volere fare dito sove paze, el mandone suoi precuralorio/ 



(■) Fol. ì 



J 



157 

ullimatamento che a lui ie parca che dovesene fare facto e non pa- 
role, recordandie quel tema che a nui lasò M. Jhesù Cristo quando 
lasonse in celo, al quale dise che la gloria lui portava e la santa 
pace a nui lasava. Facto questo, Monsignor et M. Brunore et M- 
Zohane introne in sua camera in conciavo insemo come Berto da Ho- 
riolo; et al simile hogn' ome avea potute dire la suoa volontade in 
conseglio. Et qui ste' le cose tranquille per insine ala retornata dal 
cavalare da Roma. Tornato che al fui, di subito Monsignore feze an- 
dare uno bando soleno, che da [mo'] inento no sia persona alcuna 
ardischa e non presoma fare alcuno despiacere nele persone [e] nele 
lore robbe ala pena dela forcha e de ribelione e de confischatione de 
lor beno; et più che se debia restituvire hogne cosa per lore tolta. 
Facto questo, la parto Moratina da Dio illuminata di subito andone 
dal dito Monsignor insemo come al nostre magnifico Regimento, età 
lore ie fecene intendre che facesene tornare tucta la parte Nomaglia 
che era absento, che libramento ie voleano perdonare, et mai per 
alcuno tenpo cognosere vendeta alcuna, e de queste veramente cau- 
landio come hogne lor so poterò (*). 

Dipo' a dì dito, die martis, siando retornato al cavalare da Roma 
et ducte certe breve per le quale dito Monsignore fezo convocaro al 
Conseglio zeneralo, dove se retrovava al Conto Obice dal Castolo dal 
Rio et M. Brunora et M. Zollano da Sasadello. Adunato che loro fu- 
no, dicto Monsignore coram populo feze lezere queste dui infrascripto 
breve. Al primo era per drictura al dito Monsignore, dato in Roma 
a di IO dal dito, al quale dicea come ali zurne pasato i avea facto 
intendre per una suoa la quale testificava come nela nostra magni- 
fica ciptà de Forlì era intrato de netto tenpo per forcia alquante no- 
stre ciptadino absento et nomice comò pocha confusione de sangue, 
tamen come gram sacomano et robaria ; del che suova Santità molte 
ie rencrescea. Et più, aver inteso suoa Santità che dito Monsignore 
non abitava nel so palacio, ance abitava nela roca. Viste al presen- 
to, che lui dovese retornare in dito palacio per suoa abitatione, et 
fare et curare ita e taliter che tale robe debiano eser restituvito, da 
che le sone sola la pena dela forcha et ribilione et confuscatione de 
Iure bene, ala Camera apostolica; et che lui debia perseverare neFa- 
conle a ciò che hogn' ome posa rotornare ale lor case et eser bom 
servito al felicissimo slato de sancta matre Eclesia. Et ultimatamento 
che lui ie debia mandare a Roma ali soi pedi queste infrascripto: 
M. Brunora, M. Zohane da Sasadello, Berto da Oriolo, Nane Morati- 
no, tuto antedito. Facto queste, lui comanda ali prefacte et a tucta 
la parte Moratina per la forcia che in dito breve se contenea, che 
lore dovesene andare a Roma et fare come ut supra, et dita parte 
rendre overe fare rendre lucto quele predicte robbe che per lore e- 

(•) Kol. 84 b. 



i62 

dela parte abscnta, che doveano venire per comandamento de dito 
Monsignore castelano so alhitro, come ut supra. A queste dita parte 
Moratina ie dete la suoa fede, che andase Hbramenlo; et al simile al 
nostre excelso Conseglio. Et con esa lui ie tornò al dito M. Jeronimo 
Maseria, dito capo de Conservatore, et uno nobile imolese M. Anibal- 
lo da Verona legum doctor et Nicola Todole et Paulo Becio nostre no- 
bile; per modo che dipo' vespere, a dì dito, se partino et qui roma- 
sene conclusive, che dito M. Tiberio ie dete la fede che manderebbe 
uno so fiole al dito nostro castelano per ostadise de stare rata e fer- 
ma de hogne suoa promese, perchè zia uno Cecho Mora tino era in- 
trato in dita roca come uno fiole de uno so Bartolomio Moratino, 
ancora lor per ostadise. La sova tornata se fu a hor 7 dela dita note. 
Depoi la matina dito Monsignor M. Antonio come li magnifici Signor 
et Anelano tornone ala roca; et qui per lore fu concluse una trega 
et tolte zose le delìso; che fu a di 21 dite, die luni. L* altre zorne 
dito M. Tiberio et uno Baioze Ponlrole mandone soi fiole per ostadise 
(*) al dito castelano; et più, che già era uno fiole de M. Antonio 
Beltracano et Bartolomio Codeferro e Tomaso Nomaglie et Francescho 
Marcobello. Facto queste, dito M. Antonio da Monto andò per al so 
viaze, che la Santitii dal papa era ala ciptii do Perusia, che venea 
a Bologna. Per modo che le cose stele equietado per insino a di 2 
dal mese d' octobre, die veneri, loOG, che dita parte Nomaglia, 
siando lore d' acordo d' fare dita suoa pace, vene per insine ala 
porta de Bavaldino per volere concludere dita pace; che poteano eser 
cercha 70 tra pede e cavale ; che polca eser cercha V ora vigesima 
seconda , per aver lore litro dal dito Monsignor castelano dito so albitre. 
Alora intendando tale suoa venuta la parte Moratina, di subito una 
gram parte de lore se mese in armo per eser ancora lore armato et 
andare a piare dita porla de Bavaldino, dubitando asai de so qual- 
que momento, che buoni ne fuse per lore. Alora intendando queste el 
U.<*o Monsignore episcopo de Becio de Toscana, M. Cosimo de Paci 
nobile fiorentino, di subito per eser venuto per nostre Governatore 
montò in sella et andò a d'\U\ porta ; et feze fare comandamento per 
parte dal papa che la parte Nomaglia dovese tornare indrelo, come 
fene per bom respelo. Dopo' dito riovernatore al feze intendre ala San- 
tità dal papa che era arivato ala colà de Zesena, che ie mandò uno 
capo de stradioto, chiamato Contino, con 50 cavale. Arivato che lore 
funo, di subito dito Monsignor Covernatore come dito Conlino de eon- 
pagnia de dui nostri signure Conservatore andone incontra a dita par- 
to Nomaglia el ie focene ponsare V arma. Dopo' ie menone in dita 
nostra ciptà in le lore case a reponsaro; che fu a dì 3 dite, die sa- 
bati. Dipo' fu dato comiato ale lore forastere che come lore era ve- 
nuto, et fate ponsare l'arma ala parte presenta. Dopo' V altre zorne 

(•} Fol. 87 b. 



163 

a dì -i dal dite mese d*octobre, die dominica, fecerie la pace dentre 
dala roca come soi palo e conventione, come inento ad plenum par- 
laroe. 

Infra queste tenpo arivò la Santità dal papa. Arivato che al fui, 
a dì 14 dito, denanto a suoa Santità se reconfermò dia suova paze 
io queste modo e forma; che suoa Santità avcse già mandate per le 
parte per volere reconfermare dita paze denante ali soi pede; et lore 
aveano tolto alcuna suoa delicione de tenpo, per modo che a dì 14- 
diete de novo suoa Santità mandò per lore dicando aT una parte e 
l'altra volere fornire tale suoa santa pace; dove che U presento i 
era tuto li cape del' una parte e T altra (*). Per la parte Nomaglia 
i era M. liberto Brandolino et le multe altre primate; et eciam al 
simile dela parte Moratina. Arivato che lor funo, sova Santità dican- 
do: — Zentilomine e ceptadino nostri, la casone per la quale in que- 
ste loco ve ó facto convocare si è per farve intendro come alo eterno 
Idio è piaciuti et a mi che lore abiano facto la suoa santa pace, de- 
la quale al presento voglie et ve comando che denante a me la do- 
biato arec^nfermaro , a ciò che voi poteate vivere da homine da bene 
come voi site — . Et qui ie dele al iuramento sopra el sacro evanze- 
Ho al quale tenea nel gremio de suoa Santità M. Antonio da Monto 
et dito M. Cosimo nostro monsignor Governatore, prometando tucto 
le dito parte alo eterno Idio ed a suoa Santità ed ali nostre magni- 
fice signore Conservatore i' nome del nostro excelso Conseglio de For- 
lì che mai per alcun tempo non prevocarano ([ucle che per suoa San- 
tità sera conclusa, et mai V uno centra V altre cognoserano vendeta 
alcuna, dagahdo lore cautione de duquati cinque milia d' ore in ore 
come la fede de quiste infrascripto parentado, zoè homine de ciptà 
e de conta. Prima per la parte iMoratina. Per la ciptà, promeso 

uno dito M. Bernardino Solonbrino 

2, Bernardino de Checho deli Contrario 

3,* Alberto Roseto 

4, Mallo già fiole p. de Zohane Bondo, alias Zafrano 

5, Antonio già de M. Zollano d' Albertino 
f), per la ciptà, M. Brandole Caldarino 

7, Nicolo Sibono 

8, Calupino de Pentole dala Vila de Carpone 

9, Ti balde Aremucio 

decimo ed ultimo per dito Moralino, M. Zohane Bafacano. 
l'er la parte de M. Tiberio et Nomaglie. Primo per la cita, Panie Becio 

2, S. Paulo de Cuarino 

3, Jacomo Pachino 

4, Marchione de Nicolino 

5, Antonio Corteneso. 

(•) Fol. 88 a. 



i66 

inontese, familiare del castelano de Schiavoiiia de suoa rocha , le quale 
volesene piare dito caslelaiio e dare dita roca a dita parte Xomaglia 
ili queste modo e forma. Con ciò fuse cosa che dito Governatore fece 
piare tale dui delinquento et mescala tortura, et per suoa boca con- 
fesone dito Simone tute queste infrascripto cose. Prima seando anda- 
to dito Simone a di 15 dal mese d'octobre 1506 ala cipta (*) de Faien- 
cia per certo suove facendo, per modo che lui s' abate in dui dela 
parte Nomaglia, et qui ie fecene saluto dicando: — Simone, non se- 
ria posibile che una volta nui potesene tornare a casa? — Lui respose 
dicando: — Al manca da voi. — liisposene lore dicando: — Da noi 
non manca; ma se tui volesc, tu ce poterise fare un gram beno per 
la intrinseca amicicia che tu ài come al castelano dela roca dela por- 
ta de Schiavania et come dito Bernardino so familiare; perchè volan- 
do voi, tramedui ce poteristine dare quela roca, zoé piare dito caste- 
lano. Et per queste noi poterebbene tornare a casa nostra a salva- 
mento. — A queste lui respose: — quanto per lui, per niento non al 
potoria fare. — Mo se tu non al poi fare, fa' come nui te direma. 
Conduce almanco dito Bernardino da nui, e po' lasa fare a nui — . 
Per mode che in brevità de tenpo i al conduse, dicando che dito ca- 
stelano i al dovese lasare andare; con ciò fuse cosa che più volte 
lui i avea dito che i atrovase una masara a dita Faienza et che lui 
ie r avea trovata; e se dito Bernardino andase con esa lui, la mena- 
rebbeno. Et per queste dito castelano fu contento che lui i andase. 
Arivato che lore fune, atrovone altre partito che masara; per mode 
che infra lore fu concluse de volere piare dito castelano, a di 29 dal 
dito, in queste modo e forma: che per eser lore tri conpagne et che 
a lui locava la guardia matutina, per modo che in quele estanto se 
tale auture se trovarano in quele loco come suove schale de capestro, 
che lui ie torà dentro et piarano dito castelano. Dipoi lore farano la 
voglia suoa, dacandie lui queste segno; come lore sirano arivato, che 
lui cridaria a suoa voce piena, dicando: — Ohe tu che va' là, tor- 
nate indreto. Franciose, che voi avite smarito la via — . Alora fariti- 
ve incuto che io ve toro dentro — , come ut supra. Et per suoa mer- 
cede ie promeso duquato ducento d'ore et provisione a vita; et al 
dito Simono ie promeso de darie una moglie come una posesione de 
tornadure 70 de tere. Come uno so nemico capitalo presene le sove 
mane et suoa casa a sacomano. Tornato che lore funo, di subito mon- 
tone in suso tale pratica, por modo che più non ie detene resposta. 
Alora dito auture ie mandonc uno contadino laporatore de soi amice; 
tamen non potè venire ad afeto; clie li povere mischino fune preso 
a di 20 d'octobre, la note prosima advenire. Et qui confesone al tu- 
te, come ut supra. Depo' lui mese la casa dal dito Simone a sacoma- 
no, che steva lì propinque a dita roca et facea hostaria; tamen lui 



(*; Fol. 89 b. 



vene la malinn, zoo dito Piero Fole, sponte naie forcio dela rasoiie 
per (*) eser nocento; et fu meso in roca per salvatioue dela parte 
Moralina, che non fuse morto. Et lì steto certo zorno e po' fu libe- 
ralo per suoa nocentia, et ie fu restituvito pur alquanto de sove ro- 
be sachezato. Item fu prese una suoa niasara dal dito Simono, che 
sapea al luto; per modo che a dì 8 dal mese de novenbre , die luni, 
fune inpicato tramedui in suso uno pare de forco propinque a dita 
come le cadene de fero; per modo che, lete che fui so procese e da- 
ta la senlencia per quele Podestato, chiamato M. Masio de Amadio 
dal castelo de Lugo del tenitorio de Forarla , dito Simone e sol con- 
pagne se voltone al dito Potestato come gram fervore domandandie 
perdonaucia; et al simile a Berlolomio Moratino che era in piacia, et 
al simile al dito castelano: tuclo ie perdonone. Tamen dito castelano 
feze solenità de dita suoa morto come suoe artigliarie. Et lì stene in- 
picato per insine a dì 9 dal mese de zenare i508: dipo' fune sepeli- 
lo aprese ala ghiesa de Santo Agostino. Et dita suoa masara fu bru- 
xala per eser de poco sentimento et nostra forluvesa. 

Pure seguitando la instoria, dopo' le dito 15 zorne che i avea 
dato dito Governatore a dita parte absenta, mai nonn era venuto a- 
ciino de lore, né eciam facto alcuna suoa resposta, perchè lore aten- 
deva ad maiora per volere intrare per dita roca de Schiavania a tu- 
ta suoa voglia, come ut supra. Facto questo, di subito dito Governa- 
tore al feze intendro ala Santità del papa per uno nostre nobile S. 
Bartolomio Exeli. Di subito ie mandò tri breve. Al primo perdritura 
al dito Governatore che dovese confiscare dite robe dela parte absen- 
ta come soì ribeli; confoscato che le serano, de suoe fructe se ne de- 
bia cavare dinaro da criare una guardia ala porta dal cortile. L'altre 
brevo s'andava a uno nostre M. I.ufo Nomaglie che, viste al presen- 
to, se dovese transferire nante ali soi pedi, et uno Antonio Todole 
faciando al simile. Alora dito Governatore al feze intendre al Conse- 
glio. Dipoe per la via del tribunale de xM. Masio Amadio feze tuto li 
ati dela rasone, per modo che non vene alcuno dela dita parte ab- 
senta, né eciam focene per lore respondere. Per modo che, pasate 
tucto soi termino, funo cridato in band cercha "28 de lore parte ab- 
seola per al banditore dela Comunità, chiamato Tasone, ale fenestro 
dal palacio de M. lo Podestato. 

Dipo' queste, siete le cose aquiatato per insino a dì 23 dal mese 
de novenbro, che arivò a Forlì uno Comesario apostolico (**) M. Pie- 
ro Grifo. Arivato che al fu, di subito fece adunare al Conseglio et 
qui vose intendre la volontà dela parte Moratina e de tucta nostra 
Comunità, se lore erano contento che la parte absenta tornase a ca- 
sa; per modo che hogn' ome zeneralmcnto erano contento, seconde 



n Fol. 90 a. 
D Fol. M fc. 



168 

le lore resposte. Tamen in cape de tri zurne se partì e dise che vo- 
lea andare a Faienza a parlare a dita parte absenta per placatione : 
tamen andò e non tornò. Per queste dita suoa andata fu frustatoria 
e vana ; per modo che V una parte e V altra se coraenciò fortiQcaro, 
stagando lore come gram Vigilio per insine a di 22 del mese de fe- 
bruari, die martis, la nòte prosima ad venire, cercha V ora decima, 
anno Domini 1508 , che dita parte Nomaglia vene come 1' asercipto 
de 500 tra pedi e cavale, come al favore del providitore de Faiencia 
e dal capitanio de Castrocario e de quile de Lugo, secondo che a mi 
fu riporto, ala coperta per dare la bataglia ale mure de nostra ciptà 
dala ghiesia de Sam Zohano Batista, di verso al monto, come le 
molte schale. Mora la parte Moratina siando stato invisato dal luto, 
aveano bera proviste a hogne cosa, et masime el RA^ M. duom Bar- 
tolomio Moratino che se retrova come 50 homine bene proviste ala 
guardia in pete ala ghiesia de Santa Maria de Schiavania. Et più, 
che aveano ordenato come V amiranto dela lore dal popule non dove- 
se sonare al' arma per insino che tucto non fusene conduto ale mure 
per poterie dare la gram streta, come lore focene. Come lore fune 
arivato per volere suso montare, di subito ie detene adose, butandie 
zose e tolandie le schale, et le molte ne viene ferito et male tra- 
ctato. Dipoe de quele loco se partine et andone ala Grada, faciando 
gram sforcio per volere intrare; tamen già era stato previsto per al 
Governatore interne ala ciptà come dita parte Moratina, per aver ti- 
rato suso dale mure da dita ghiesia de Sam Zohane uno spagnole che 
i avea avisato dal tuto, come ut supra. Tamen per quela volta non 
potene intrare, et lasone tre schale et arme e targhe una parte; et 
partisene molte pasionato, come fané quile che dela forcia sone ca- 
ciato. Per eser stato granda inonda tiene d' aqua, tute le strato erano 
roto. Alora al castelano de Schiavania a seva partita aperse la porta ; 
le multe drete i andone, et presene uno cavalare del dito proveditor 
de Faiencia come tri cavale et certe litro, et mencie al Governatore ; 
et fu molte esaminalo, po' lasato: tamen scriseno al dito prevedilo, 
dicando che tal cosa farebene intendre al papa. Tamen lui ie rispo- 
se la suoa inocentia, per modo che la parte dentro (*) molte se fur- 
tificò, intendando al grande amanamento che quele di fora faceano. 
Tamen a di 24 dito V amiranlo dala toro dal popule parse che vedese 
verso Castrocario una gram cometiva venire ala ter' ; per modo che 
comenciò a sonare la canpana al' arma cercha 1' ora seconda dela 
note; per modo che quase tuto al popule prose 1' arnia, butante fo- 
go da ogni conto, che veramento pnreano serpento, per avere lore 
inteso che dita parto absento voleano tornare dentro, sole per metro 
nostra ciplà tucta a sacomando. Tamen per queste erano molte mon- 
tati in colera; per mode se lor fusene venuto, che poche de lore ne 



O Fol. 91 a. 



169 

cannavano. Taraen fu per contrario, che non fu nulla. Alora inten- 

dando queste, la Santità dal papa di subito scrise in multi loci che 

quisti tale parte absente non dovesene eser receptate in loco nesuno 

come homini ribele de santa matre Chiesa; per mode che a di 23 dal 

mese de marce 1508 suoa Santità mandò uno M. Brunora dito come 

al so esercipto, che venea dala suoa guardia dal dito papa ala nostra 

ciptà de Forlì per repara tione de dita parte Nomaglia absenta, come 

ut supra. Alora intendando tale soa venuta, dita parte absento co- 

mencione a placarse parte de lor et tornone ale loro case a renpa- 

triare. Et per la parte Moratina senpre ie fu facto belo viso per in- 

siae ala suoa ultima venuta , come inento ad plenum parlaroe. 

La presa de Jacomo flole de frate Zohane da Casa Figara, alias Cristo. 

Con ciò fuse cosa che fuse pervenuto ali orechie dal dito M. Ber- 
nardino da Casina nostre Covernatore che dito Cristo perseverava pu- 
re Deli suoi vicio e latrocinio, che fu a di 25 dal mese de zugno, 
die dominico, cercha la prima bora dela note, 1508, che dito Gover- 
natore fece piare al dito povere mischino in queste modo e forma: 
siando in suso la piacia in peto al ponte dal pane, lui vene zose 
presentialemento , ie feze metre le mane adose dal so barisello et 
menare nel palacio del dito M. lo Podestato, et qui s' amanone per 
volerle dare la tructura. Tamen una parte de soi conpagne se ando- 
ne ala porta dal palacio per volere dentre intraro, per volerelo tore ; 
tamen non potino intrare, che lui era molte forto. Tamen dicevano 
a seva voce piena: — Governatore, guardato quele che voi faceato, 
che veramento ve ne poteristine pentire — . A lore lui respondea fran- 
camento, sencia alcuno respeto ala paura, che lui V apicaria per la 
gola per lì soi vicio e mancamento, come ut supra; e che al farla 
al simile a lore come ribele de santa matre Ecclesia, che lore erano, 
et oomice dela iusticia et del customato vivero. A questo (*) respose 
uno ìM. Brunora d' Antonele da Forlinpopule antedicto et uno Jeroni- 
mo Moratino, che in dita piacia presentialemento se ritrovava, di- 
eando al dito Governatore che lui non avese alcuna dubitatione de 
tale soi conpagne, che pur lui facese rasone contra dito Cristo. Alo- 
ra fece determinatione de volerle inpicare caldo caldo, et mandò a 
trovare la corda d' inpicarlo. Tamen per eser la festa, come ut su- 
pra, per non eser botego aperto et per un' altra più potissima raso- 
ne non polene aver, perchè quile tale recusava de non volere dare 
per paura, per eser home de Forlì e po' de dita parte Moratina, di- 
cando lore: chi canpa una bora canpa cento. Tamen per quella volta 
non fui inpicato; ance cercha V ora i de dita notto dito Governatore 
ai menò presentialemento nela roca come al contento de dita parte 

n FoL 91 b. 



170 

Moratina: con ciò fuse cosa che più volte loro ì avea dito et facto 
dire che lui se volese mendare de tale soi vide e latponcinie , perchè 
queste era la lore volontà; tamen lui mai non s' avea volute mendare, 
né eciatn pentire, ance perseverava zorne e netto. Alora lui al mese 
ala tortura, et confesò quele che lui avea facto. Di subito ditx> Go- 
vernatore ne mandò copia de dicto so processo al R.™<> Monsignore 
Cardinale de Paviglia che al presento se ritrovava ala ciptà de Bolo- 
gna. Viste che lui Tabbe, di subito rescrise indreto che fuse inpica- 
to per la gola, come a lui parca che fuse veramente meritorio per 
al gram numaro deli soi vicio che in lui regnava, et masime la 
libidine che pur veramente n'era copiose. Perché, seconde che a mi 
fu reporto, era stato la suoa ultima revelatione sopra el pecato dela 
sotomia, che novamente lui era stato achiusato d' aver comeso tale 
pecato in loco sacris. Viste che abe dito Governatore la presente suoa 
litra, di subito fece ordinare de inpicarle per la gola; che fu a dì 
2 dal mese de luiglio, die dominico, la note prosima ad venire, 1508. 
Et per suoa umanitiì el R.^® ^Monsignore castelano al confesò come 
suoa boca e depoi ie deto li sacramento dela santa Ghiesa, remetan- 
dise et perdonande come tanto fervore che veramente parca uno fra- 
te observato, et faciando hogne suoa altre cerimonie come de! fare 
ciaschadune Pidelle cristiano. E po' fu inpicato ale mure dela cipta- 
dela, di verse la montagna, a una antena propinque al so primo re- 
velino, r ora predicta. Dio. ie voglia perdonare soi pecati (*). 

Pur seguitando la instoria et ultimo capitolo sopra la tornata ul- 
tima de dita parte Nomaglie ale lore case per volere veramento rim- 
patriare in dita nostra magniflca ciptà de Forlì e remetre Tuna parte 
e l'altra hogne suoi rancore, che fu per intercesione et comanda- 
mento del R."'** Monsignor Legato de Bologna cardenalo de Paviglia, 
che fu ala sua venuta a dita nostra ciptà che venea da Bologna per 
andare a Roma, che fu a dì 4 del mese de decenbro , die luni, anno 
Domini 1508, che per suoa umanità et per intercesione de nostra 
Comunità lui ie fece una patente de hogne suoa remisiò et perdonan- 
za, che lore dovesene retornare a casa per insine che lui era in dito 
loco, scucia alcuna suoa dubitatione de dita parte Moratina né eciam 
d' altre suo male opperare per insine al presente. Fata che la fui , 
fu mandata per queste 4 infrascripto homine ala parte absenta, che 
le multe n'era a Bagnacavalo: al nome deli quale portadore fune 
quiste. Al primo uno Dartele Castelino, al presento deli magnifici Si- 
gnore Conservatore; secondo, uno M. Zohane Antonio Bicio legum 
doctor; 3, Tomasio de Minghi; 4, Paulo Recio. Andone e tornone, 
per modo che a dì i dito, al zorno del partimento dal dito Legato, 
la matina per tempo, lui fece cantare una mesa dal Spiritu Santo 
nela ghiesia de Santo Mercuriale, dove se retrovava luto le parte 

(•} Fol. M a. 



17i 

prosenlo. Et qui ie cornando, depo' le molte parole, che lore se do- 
vesene perdonare et reponsare ale lore case et eser buon zelatore al 
felicissimo stato de santa matre Chiesa, per eser questa la volontà 
dela Santità del papa, come più volte ve V à facto intendre per soi 
brevo et altre suoi intercesore; per modo che oramai ie sito caduto 
a noglia et in grani fastidio; si che io vi prego et comando per suoa 
parte e per la mia che ve voglialo V une e V altre perdonare et a 
vostre case reponsaro. Se ne no, io ve prometo de volere castigaro et 
metre tale morso in bocha che io ve ritiro ala voglia mia, come io 
ò fato ala ciptà de Bologna , come ad ogn' ome è manifesto. — Alora 
luto fecero la voglia suoa, reconfermando che per suoa Santità era 
stalo facto denanto ali piedi suoi, et mai più per alcuno tempo reco- 
gnosere et renovare cosa alcuna. Et come gram fervore in dita ghiesa 
corara populo s' abrazone et per la boca se basone , prometando alo 
eterno Idio de fare come ut supra, et al dito monsignore come hogne 
suoa buona cautione, come n' apare pubblico instromento facto e sti- 
pulalo de mano dal dito S. Nane già de Vese de* Perciò. Facto que- 
sto, dito Monsignore se partì et vene a desenaro; e po' i' nomine 
Domini se fece al so partimento, che fu a di 4 del dito meso de de- 
cenbro, anno predictis, die luni (*). 

Momento fato a Cesena per la morte de M. Ruberto Moro. 

Al prefacto momento facto a dita ciptà de Cesena per dita morte 
dal dito M. Ruberto More se fu in questo mode e forma. Cerando li 
anne dal Signore 1505 a dì 2i2 del mese de zugne, die dominico, con 
ciò fuse cosa che uno M. Fabricìo de Masimo, nobile de dita ciptà 
dela parte di liberti, facese una infinta de una suoa granda armata, 
mostrando de volere andare a secocrere al caslelo de Savignano, per- 
ché dito era asidiato da uno M. Brunora già d' Antonello da Cavidune 
da Fuorumponpili ; fate che lui ebe tale armata , se partì et andò a 
casa dal dito M. Huberto More che novamento venea da rivisitare el 
so R.<Jo Monsignore Governatore M. Simono Bonis epischopo imolensis, 
che al presento abitava in casa del conto Nicolò da Bagno, et lì Ta- 
mazone in dita suoa casa et ferine de 5 ferito uno so fratello; el si- 
mile la matre sua, per eser lore dela parte de' Martinelli. Facto quel- 
lo, corsone ala casa de uno Domenego de S. Paulo, al presento te- 
surerio dela Camera; tamen non al polene avere, che incognito in- 
Irò in suoa roca : lamen ferino uno Zohane Balista dai Baste. Alora 
inlendando queste Monsignore Governatore, constrese tramedoe le par- 
te et criò una suoa fede de lore e de uno leronimo bariscllo da Ba- 
vena, che fu a di 24 dito, die martis, che Tuna parie e l'altra non 
avese a inovare cosa alcuna scucia sove lecentie, ala pena de suoa 

(*} Fol. M h. 



(76 

da dita mia inclita ciptà de Bologna, di subito per so conseglìo (*) 
fu aleto i soj nobili le quale avesene andare In quelle loco abitare, 
cbe fa ali anne dal Signore 1385 et 11 fecene fabricare uno magno 
palacio i' nomine suoa Comnnilatis. Depoi per dito Regimento fu o- 
tenuto uno dicreto: chi volese andare in quelle loco ad abitare per 
la diD3tancìa de uno miglio, dito Regimento al facea asento in in- 
raunis in vita suoa tanliim. Alora intendando uno M." Berto e Zoha- 
ne et Stefano, fratelli insemo et fiole de uno lelimo di lelmi dal co- 
mune dal dito Capugnana, di subito per eser lore tri dìguisimo ar- 
chitature, vene dali dito nobile Bologneso et con esa lore fecene pat- 
to e convenlione de volere venire in quelle loco ad abiterò et fabricare 
uno ponto sopra dito rio mazore per potere andare dal' una docia e 
r altra, dubitando lore che tale docìe fusene defrentiale de minerà e 
de vertii per la denstantia che se ritrova tra 1' una e I' altra; et de 
comuna concordia del dito Comune de Garnaglione et deto Capugna- 
na fabricone tale ponto, che se ritrova una bela cosa. Fate quelle, 
per al so mirabile inzegno dito malestro tesene uno condulo seta le- 
ra dela docia clie se ritrova di verso al Comune dal dito Gamaglio- 
ne, et la condusene dal' altre cante dal dito rio come suove tre ca- -.^ 
nelle ìnt una certe schafa, Tabricata propinque al dito ponte. Questa^ 
tale aqua sole s' aves adoperare per li oste da cocinero et de radr^^. 
barba et lavare testa et le mano e '1 vise più volte ala zomata pf^^ 
quile infermo che in quello loco andavano. Dipo' questo non troi^^ 
deinstanto da dita schafa, dal' altro cauto dal dito ponto, ie fabrìco~~:^j 
bagno da bagnare sole li corpo umano, t'ncto quelo, tosene unocc::>i|. 
dulo d' aqua dal dito ri' mazore alquanto deinstanto da dita ^<:>cie 
conducendole sopro tera, propinque al dito ponto; in quele loco te- 
bricone un altro molendino per necesità de quile che in quele ^"^ 
virano ad abitare. Alora vedando al Comune de Capugnana quele=^=* ^ 
gno che avea facto al Comune de Garnaglione dal so canto, an^c^'^ 
loro purilicone dita suoa docia dal so canto, dal quale n'ese da -* 
gram saso, et ie mese int uno so mure fabricato una lesta lio-^:^*^ 
la quale de continuo i avese a usire dita aqua benedela de dita^^^-^ 
eia per la suoa boca int una canela \ì Tabricata, faciandeie iat.A' *' 
grani proparamento come suoi solare selegato, che quile cbe v 
DO per bevere dita aqua posano stare scncia alcuno ao dltrime^ 
come uno coperte de sopra, come al presento è manifesto. Dipoi -i 
Cora lore fabricone uno so bagiie li propinquo, ni quale al pres-« 
non s'adopera, et dito M.° fabricone le multe altre (") edìlìcio 
al gram numaro deli persone che in quelle loco andavano ad abiti 
et masime dal dito castello de Caso, per le grando esparieuUe 
de dita beiieducl^i aqua de coutenuvo se provava. Sì ■ 



ÌV 

TneHe znm'! inante fili chiomato al haRiin rida Poretta nova, p Tal- 
ir*' al liaKni) dela Peretta vechln: al fjunle nomii deriva rial dito ca- 
ltelo };ua»|ii Ae Porgilo, rome ut aupra, per esere stato corotlo el 
MH-abil*». Per mmlo che siete tale bajrtno suta al diti) rns^iiifìm Ueffi- 
iii^nto de Itoluf^na per insiiie a papa Paule 11 pontifico, i'.t)e Tu nell 
iiiiù dal Signore litì6, vhe sana Santità ne l'eco dal lerilDrio de tale 
1 ttafcne uno ini^lig iiitorii>i uno contato, del quale primo suoa Santità 
"m oe JBSlituI imo nobile boleicnese chiamoto M. Nìcolao Salitilo, al pri- 
r tvoto uno dell noi ma^nillce si);nure Sedece. Al somndu so fui M. 
(■) lie Ranucio medino exrek-ntissimo da lui insLiliivìto ala suiia 
(ijiipte. Al lercio se fu uno M. Aii/,clo de Itlanctii, die al presento tie 
iirova. pi'.r insino a di l «lai iiifse d'agosto, die dominico, anno 
Iwinini triOà. che io pre.siinliali-menlo me ritrovale in quelle loco per 
luletidre et volere vedere oculata fede quele che a mi Tusse posibile. 
Cer modo ctie la dita henedeta a<\iin era proi^perata in tanta verli'i 
ohe u' era slatii portato j)er iiisiiio nelu Muglia et in Schiavonìa et 
fyer luta Italia et In multe altre loci, che a mi Tu riporto per homi- 
rte espcri ti sai mo de Bolo^cna et de i|uelle loco, et masime per uno 
^.' Zecho de uno M." Santo deli Ariento hnbìtudore persuon natione 
> V dito castello de Casa, al quale era medico Ini e dito padre nel ten- 
CM de stioa vita: peruliè seconde elio a ini testiUrii dito M.° Zeclio, lui 
^pol«a avere IH) anue die senpre lui era stato ala eura de dito ba^no, 
S^er eser ancora lui medico de grande esperienlie et bone grnmatico. 
'■"amen in quelle loco pili esperientia s' adoperava che aentia, rome 
■■ni più volte a mi ne fezc vedere. Per modo che uno altro Zecho So- 
^^m bIo et dito Santo «o padre e lui de eontinuva erano slato a tale 
^^kbn de dito bagno cercbn anno lóO. et tri ne canpò ; da poi che ao- 
|P b> annu (53; peri^hé. secondo al mio reporto, morì a di 'ìi dal me- 
^fee d' aprile anno 1508. Et per queste i era venuto ale sove mane 
^nfra el dito tenpo tuclo quelle inrermit^i per le suoe ninne che po- 
•*■»€ venire a uno corpo umano: deli quale a mi me ne dete la re- 
**eKn« de quelle dite sove esperientie che per sino al presento avea 
SMiliite fare quelle bagne de dila nqnn benedeta, come inento in qiie- 
s^lr ve furò intendre a partita per partita, et al regimento de suoa 
"viU et hogne allro so governo et altre aproliatione de dita beneiletii 

kle muìte altre digne (") bomine facla per inaino al presento. 
[irìinM la dita henedeta aipia se retrova in luto le inl'erinità che 
corse de iiulura poteiie venire int uno corpo umano: bevando de 
«|uela aquo eome l' ordine soi, che veramenlo tulo guariraiio o ve- 
rameniii ie farà gram /.ovnrneulo: snlvo che al male dela tislghila et 
tBlropeiiia et male franciose. Tamen, secondo che a mi feze intendre, 
^■■b M.* Zedio dise d* iivrc viste pui-e alcuno liberare de dita lisi- 



178 

ghila e intropesin , pure c)ie nou fuse atattj tropo involiitn el qoi 
lale criatura fuse stalo zovene et el male novelle, che per forcea 
suoa iialura n del grnmlo tiiiilo dola vertù dela dita teiiedeta aqi 
luì 11" avea viste ul so leiipo guarire pure alcpionto. El simile a 1 
i Bvea lostiricnio al so lenjm ai dito M." Solauln al dito so padre, 
me ut supra, a denolare che dita henedela aqiia in guelle loco 
venne divina et sfjiipre fui divina el senpre sera; pure che tale 
mane rrialure 1' apia eorac buona devotiooe el nome la observan) 
de suoa redola; pen^hi' lale gratie divino lo eterno et magno hj 
non le dà a termino, ance le dà perpetuahnento. Et al simile me 
se d' avere viste pur de dito male franciose et eciam dai tenpo Ini 
cto quando quili tale ì aridiiseue uHnlu ala infedone; che veramei 
per la gram posancia dela vacuvatiune de dita aqiia, che le laolte 
purgavanii per lale via e modo quelle tale so veoeno che io qu 
corpo se fuse reliijvato alquanto i-adictìlu, che per forcifl coavegnc 
che fuora dovese usire, rome più volle lui avea viste nel tenpo 
fecto. Ijltimalamento, per mirare al luto, secondo al dito M. Zei.;\ 
neh soi tenpo le riiuile valenti huraine esperilissimo nel' arte ài 
medicina n' aveano facto ^ram dìsputa; con ei^ fuse cosa per V 
dine naturale de dita aqua le ornine auticho haveano ohtenulo d 
dito aqua fuse de tre minere; zoi^ luma e solfuri» e salsusa. come 
supi-a : tamen a queste lore nveano concluse le signore medici ci 
queste non potea eser, che dita henedela aqua potesse esere se 
sole de una minerà venerale, zoè dovìna e santa, come veraine' 
la se ritrova. Perché la deferentìa dela criatioiie helementato d 
nostre corpo umano sone de i qualita ; zoè calda e sechia e treàa e 
mida, el per eser dita luma et solforia e salsa ancora li>re defereo 
in sua qualità, secondo la suoa creiatìoiie helemenlale, posihìle m 
seria che potesc liberare boline dito infermiti, come ut snpra, p 
le lore deferenlie de sove nature. SI che per la rasone per lore asegn 
to non se pò per modo alcuno {') credere che la sìa d'altra minerà ci 
dovina e santa ; perché quando fuse per altra via , zovaria a uno male 
noc«ria al' altre. Non estanto queste, seconde lui, pare che già fui 
slato uno [;ram nobile de dita ciplà de Bologna che n' avea facto gra 
parangone, togliando una gram caldara et inpìeri de dita aqua : depi 
la feze slare al cimento dal fuco per inslno o suoa tucta consumati! 
per volere vedere al tutu che materia de quela romanese; tstnen a 
tro non rumasti cbe avese corpo alcuno, salvo che dita caldara r 
inase tuta intorno afumicata come serobbe al fune de imo capeze t 
cera quando dal fuco lui fuse consumato. Nou estaulu quete tale pi 
ragoiic, luì avea cercato per tute le vie e modo che luì avea potuti 
per modo che, secondo lui, i avea spese qualque centonara de lilil 
per vedere al tuto, credaiidu lui forsa de cavareuo altra uiutoria ( 

(■) Fot. M ». 



in 

piwin: tamen hogne 8«oa oponfone fVi Talsa, salvo che liberare ti cor- 
i")*! fturnnn'i. Et per fiuesle per al ppoverbio si spando che le ba^ne 
■Iwla l'-jreta o che t'ama/a o che te nella. Et per queale venne a <•- 
s*.T lu vL-rilà che tale coppe che ne pigila de taln ùi]ue vene a eaere 
liherRlo o muTlo o vivo. I.u «gnale iii|ii8 se ]iia <loe volle ala zornata, 
Xw la malùia nanlo al sole, pianitela l'ome cram deslreza e tolan- 
lloe tanto quanto natura porta; depol iletiìa andare dove lui è elo- 
ilo e tanto aiihulare che natura 1' apia bem diiECSta e restiluvila; 
Ipol tornare ala dita liwAa et tare al cimile. Depo' restitnvita che 
l'arai, va', pia la helenientaliune del lo diwenare, el f|uaie deb- 
eiter parce, mole nel brodo dal paslrone, e poi la carne debhe 
intare onleiiatamenlo seni'ia alarne altro cibo d'alcuna resone, 
sslve che cose siicarinc: el mai per modo alcune debbe dormire, se 
né posto uraaum solis, che vcranienlo Uii le moririse sencia alcii- 
no re|Mire pLT la «ram Tu meo tallone che farebbene li toi omure nell 
uJjilesliiio dol tuo coppe per la gpaniia suoa avacuvationc pep la poten- 
t^ia ilela dila hencdela ai|ua, le <piale non poterebbe asciare per sol 
^Hhtteatt p«p esepe a boca seratn. <-he tnlo tale fiimenlatìone andartv 
Kb«Dc al core et ni cervelle nela testa, pep e.'^er quela al eaniino de 
d* nostra vita; per al che seroeariaiio tale sonHO, condncemlile in- 
mnliate ala morie. .N^ eciam usare per modo alcnno al collo, che 
ftìiitt al «imile. Et r{ncsle debia durai-e per inaine che lui starà al 
dito hatino. Et piil ancxira , tit debe, dipoi tova partita, duplicare al 
IfDpiJ, KOI' fare al dopie dila guardia, zoé bevando 15 zorno dita 
sifìn lari' tale guardia trenta zortie, et ms'i de stgolls. Et infra el 
loiipo rbe sera (*) al dito baf<no, alare de conlinuvo bene caldo de- 
la persona et non bere se né vino pure garbo, et bugne (itintre zor- 
111^ iiilrare una volta nel hajirno el 11 fare cjnelle che per sol mi- 
nidlri ce seni inpnsto, a ciò che (|uella afjua te laeia bene aperire li 
N llnicali che bene posano aselare per maiulnre fuora tale toi nrnui'e 
'iipcrfluve. Item che lu senpre durando dila tua finuidia, di' conllnu- 
TO tu debe lavare le mane e "1 viso, come dita aqua radre la bar- 
tw H lavare lesla; faciand» al runlr.trio tu le poterise ssldirare, co- 
me ut Bupra. Ilem se pure in tute la natura per modo alcuno non 
<m bene avaciivata, Tarate alcuno serviciolo come dita a<|ua, perai 
àt le Ufi resultarti grando aiuto; et eciam farai tilde al conseglio 
chff U: darà qulle sfjirnore meileci che in quelle loco serano depulati). 
diramai voglio melre (ine. Quelle loco pep insine al presento è 
niultn lieno abitato, perché se ritrova più de 50 abilalione de Rram 
stulura: tute soiie dignislino oslarie, che veramente ie poterla alo- 
mre huKne gram prencipe, e de contennvo se ritrova mercalL' die 
'puMic del lerilopìo de dito signore riorenlino el niasime ilaìa ciptà 
1'' l%t»glta, che veramento ie mandano bone specie le quale molte 



mite litlemle <l» qitile signore modini per dare «opra In 
dito inrermu et baFuntirrile. Item de coiitìiiiivo le »la uno sosteUilo 
dito Conto B (ave le bolete de quile che portano le some de dita 
qua. dele quale ie ne resulta le molte (tonno 1' siine. pcrchi> I 
per soma solile XI: li dece sone dela excelentìa dal dito CoDle; 
resto deli si^nitore sustituto. E)t queste sole se pa^a per li alisei 
quando ne portaiin via: mo per quite tale inrermo che in qDcle II 
9one stalo quile tulle ne pone portare per auon neooìilA quanto It 
vogliano senciu acuna lore isabella, illerius un' altra cosa se ritn 
eh' !• in qiiele saso di verso ponenlo, dal canto de sopra ala dita 
eia, in cima de quelle monte nel dito Comune de dita Capognaiia: 
più Iwo se inpjcia al fora a tuia luna voglia come altre foco na 
rale npropinquandole: inpieinto che lui sera, seiicia alcuno altro 
vore do k-gne o veramento d' alcun' altra cosa, lui brusarà de i 
tinnvo molle zorne, slagando al cimento dcla piogia. Et queste et 
multe altre deli dito cose le viste come li ochie mei. Et resto n* 
be la vera informaltone dal dito M. Zecho medico esperilisimu 
lui e aoi inteceaore, i«me ut supra. Et perchè siando morto al 
M. ?^cho me parse per salute deli criainre racionale volere duri 
questa pocfl Tatica de fare aparere la vertii de questa dita bcnedi 
aqun et le introito de tramedui dito bagne; perchè, secondo che 
li siguure medine a mi è stalo reporto, non s'ac^ta alcuno altro 
lento (') homine in mcdecina, ne ecium in altre facullade, che q 
pia fate nparere cosa alcuna: salvo che uno Michello Savonarolle, 
bile ferai'cse, medico digniiisimo. Tnmen ancora lui non a potute 
lare ad plenum per non avere potute avere la vera informatii 
perchè per rasoue ile senlia non se n' acata cosa alcuna, per 
esere stato al tenpo d'Avicena et Oaliena et Ipocratl. Perii questo 
Ti facto volentiera. a ciò clie altre ilepo' mio tale lumn pi 



tep 
itioi 



Felippo Bnivaldi) m»i'l». 






Al prefato magnifico et excelentissinio M. Kelippo itruvatdo 
magnìfica et celeherima mia clptà de Bologna, queste anno dal 
gnore MOV a dt 17 dal mese de luglio, die iovis, cercha Torà di 
ma nona, al tenpo che presìdea nela aaala sedia postolica Julio i 
la divina providentia papa secondo, intravenne la dita suo v» prefa 
morte. Con ciò fuse ex>sa, secondo qullli suoi sìgnuri medita, p 
che russe specie de male de niazuche, come per la intluventìa 
quelle tenpo era stato tale giorne che n' era morte cercha 80 
dita suoa ciptà; la quale suoa morto, .secondo al mio reporto, | 
che fusse come tanta contricione che basiamo serebbe stato a t 
martire de M. .Iliesuo Cristo, armandese lui come tucte le arme 

(•) Fui. »7 ». 



m 

-'Sacrameli III divino. Dipui fu sepelilo apreae ala );tiiesa ilela Noiiciata 
Virgo Maria come tanla veiieratione del so clerico et masime de luto 
qiii!tli nobile de ììof^no eolegio de dita suoa cipla, \)ev esep lui sialo 
ferendo rtrton? et orulore in arte de horitanità et molto amalo et re- 
perito per luto quili soi colerlo presento et ah^euto, che veramenlo 
io creda ijuandu dita suoa morte Tusse sialo posihile apreso a Dio de 
fxilerela schivare, che lui dou fuse morto; che grandeiiissimo nuraa- 
m de tale nobile preseute et absento, come ut supra , 1' arcbbeiie 
i-eschoso hognc suo poterre, per eser slato luì in suoa vita la vera 
iDfi de dito nobile et eciam de tuta suoa masniltca ciptà, come per 
cjilo so ma^nillco Kegimeiito q' era manifesto: che molte poche cose 
mei so Senato se facca che dito Kelippo ne in fusse |>arIe<!Ìpo per at 
:M allo e zeiitile el peregrino inzegno, che veramenlo raro o [io mai 
• D questa nostra Italia natura preducise homo a lui simile. Dele qua- 
li (le conlinuvo preparò la deviua M." che le voptlia concedre la vita 



^P Al siguore Bei'tolomio d:i Liiigliuiiu rotto. 

La prel'acta rota dui dito ma(;nifìco capilanìo, dito signoro (*) 
Itarlnlomio da tiiiano nobile de casa Orsina, queste anno dal Signo- 
ra 1505 a di 17 dal mese d' ajjoste, die dominlco, relrovaiidcse lui 
al servicìo dal soldo deli aignure Pisane et avante lui per so tema 
andate uel lerilorie deli signuri Fioreiiliiio, che in quele tenpo facea- 
no gram guera a dito signure Pisano, a uno so castello chiamalo 
Oapi, per modo che dito signore Fiorentino montone in colara, per 
riindo e via che per la torcia dal so grarn bracio al povere zentilomo 
Ulto S. Bartolomeo in quelle loco fu mtto et avalisalo conte suo gram 
«Idillio e dilrimenlo per tutu suoa comitiva. 



CHpella grand» de santu HercaFÌalt- eililli-atii. 

La prefacta capella granda nela ghiesa dal nostro patrone Santo 
Mercuriale, questo anno del Signore MDV, a di 9 dal mese de deceu- 
W, die murtìs, cercba F ora decima notm, l'u fondala in queste mo- 
<U e forma. Con ciò fuse cosa che in quelle tenpo le slese per al)i- 
itilione uno R.'i° M. 1' aiuti chiamalo Mateo de lovanno de Martino 
telfl ciplà de Volterra per suoa uaLioue, el per eser lui homo da be- 
im, spiriiuatc e de grande inzegno, el per eser sialo altre volte prìo- 
K in dita liadta, et per al so bene opperare mediante la divina gra- 
tis, uno nostro nobile chiamalo Uernerdino già (tote de uno Zorzo da 
Castelino da Dio illuminato fece ferma deliberalioiie de volere fare e- 
dififare dita capela granda per so titole, chiamato Santo Stefano no- 



sire primo martire, come ab entico era stóto facta come volenta i 
oomisione del dito H ^^ padre M. T abati e soi munici. Fata tale d( 
liberalioiic, di subito andò dal dito abate et conclusive romasinod') 
corde che dito abate se dovese dare per soventione al dito Bernard 
no tucto quele prede che al presento se ritrovava in dita capela c< 
me el so core, per esere lore tuto in volta come suoi grose pilestn 
fata al' antica, piando per al drito tuta la ghiesia per al traverse; 
de sopra dite volte i era dita capela de Santo Stefano, e de seta i 
tera quela dal dito Santo Mercuriale; et farle lui iustopatronatus C4 
mo hoc pato, che dito Bernardino sia tenuto et obligato di spendi 
libre 400 in dita fabrica, e tanto più quanto sera al so bisogne, ( 
cbe a lui piacerà. Item che dito Bernardino non posa mai per alci 
no tenpo farene alcuno patrone dal dito altare, fuora suoa linea, sa 
vo che dito M. V abato che in quelle tenpo se ritrovase i' nome di 
dito monesterio. Secondario, che dito Bernardino vole potere fare I 
suoa sepoltura in dita capela, et che mai per alcuno tenpo altra (* 
sepultura in quelle loco se potesse fare, salvo che quella de quell 
abate et monice che in quelle tenpo se retrovasse; et le multe alti 
conventione infra lore facto, che a mi sirebbe dificile a scrivere, c( 
me de tuto n' apare pubblico instromento facto e stipulalo per man 
de uno so notarlo de dita badia , chiamato S. Zohane de Mìchilino. 
Ora facto che fu hogne lore acorde, dito M. V abate comenciò 
butare zose quela parte de dite volte che se ritrovava di verse al cai 
panille; et già era stato fornito per sova intercessione tre capele d 
quelle canto, zoè quela dal Sacramente, et leronimo Bisighino; fa 
tra a mi incognito: per modo che siando in punto al dito Bernardin 
autore, come volontà dal dito abato i' nomine Domini comencìone 
fare cavare dito fondamento a di 25 dal mese de novenbre, die mai 
ti.^, zoè M zorne benedecto dela virginella Catarina, per similitudin 
già sposa svissarata del nostre vere Bedemptore, per mane dal so M 
chiamato Cristofano de Fiore Beze nostre forloviensis ; per mode eh 
acade '1 presento per suoa necesità de guastare quele primo aliar 
di verso la sagrastia, chiamato V altare deli Nocente, che fu a dì 
del dito, die mercurio. Alora dito M. V abate de volontà dal dito an 
tore Bernardino fece convocare al nostre R.«*<> Monsignore Governato 
re M. Feriani de Bertune da lese et epischo Astunensis i' nostra me 
gniPica ciptà, al tempo che presedea noia santa sedia apostolica In 
lio per la divina providentia papa II, insemo come li nostre magnifi 
ce signuri Conservatore: zoè M. Bernardino Oliverio legum doclor ; ( 
secondo, Bertolomio Caputferi; 3, Baioze Pontrolo; i, Paule de ù 
stelino: 5, Tomase Becio; ed ultimo, Bondo già de Paule de Z« 
hane Bondo, inseme come le multe altre nostri nobile. Arivate eh 
lore fune, dite M. T abate feze guastare dito altare, che potea es< 



(*) Poi. 98 b. 






183 

HwliB Ih weL'iHiiln boni lìela tiollo. el in quelle relrovoiio el corpo 
(le Sam lìraili e Mnrccli ini uno mniumento mnnnrn'ìiio. et epischopo 
ri) i|uelle Ifinpo, <»me !e multi nltre arilequie saiilr. de [lìii sorta, el 
iiiasime una croce de pìcole statura, r^cta del preciositìsimo legno do- 
l:i i-roze (love pati per iiui pasione al nostro vere Redeinptore. Al 
fjiiale moIimenU) era de questa statura , come una casa come tre cro- 
ce, zaé una denanlo e uoa per lesta, come 4 railouele denanto, a- 
éìrriflto come doe rose. Et Teceiie portare dite molimenlo come snve 
^m cerimonie de soi oHcie divino, et la fet'ene aperire. FA in qne- 
retrovoiie le ose deli dito corpe el certe castrile de' pionbo ™me 
epitalìe, scripte in carta et in pionbo tcstiOc^ndo (*) iute que- 
predfle cose dele <|uale se ne facea alora de presenta gram iubila- 
ìione de orbano e de caiipune. Dipoi se ne feze la reaegna de dito 
flrpliqiiie per mane de tri nostre nolario come pieno so rogo. Kornito 
dito cavamentu, de subito comencione a Fondare, che fu a di dito, 
•.lime ut »npp8, in queste modo e l'orma: clie dito H. 1' .\bale de 
novo mandfi per al dito S. iìovernatore et maguillci S, et per al li.'^° 
SI. KoKerio .Nuniaglie et le multi altre nostie nobile et per mi che in 
«lucie li'upn io me lìtrova' in lello alquanto amalato. Arivalo die 
Iure fune, per uno so capelano dom benedetto Bisigbìno feze can- 
tare la mesa del Spirita Sancto come grsm solenilA de organo e 
caiipnne, come ni supra. Cantata die la fui. dito Monsignore Guver- 
apropinquù al dilo altare [nagno et in quelle loco si presen- 
Gome al coulunlo dal dito M. l'Alialo, già infra lore facto queste 
!ripto trasonlo in caria ìncirata, al quale lestiRcava dito in- 
e la Santità dal papa, el Governatore e dite Signure e dilo M. 
Iti, et dito padre It.*''' nostro epistiopo, M. Tumase dale Aste, 
quelle tenpo, dito M, Itogerio so vicarie, chiamalo come ut supra, 
!l al nome del dito autore M. Dernardino Castelino el al mio nome; 
le quale tute scriple in dita carta. Dipo' per mano dal dito M. F A- 
hfllo et' dilo Governatore fune involute in altra caria el mese int una 
catictla de pionbe, el po' rcdiiuse infra doe scholelle de stagne, 
cbiavabi come 1 diiode de pionbo rebalute forte. Kate queste, se par^ 
line come una bella procesione, et dito Monsignore andò cantando — 
Tn Iteum laudanius — . Arivalo cbe loro fune in cape del dito, di 
•■>T^> Osena, dilo Monsignore s'aselò pontiiicalemento, el 11 feze ho- 
-111' suove cerimonie. Depo' ie tose dite scliolelle et le porso at dito 
•" Magistrato dito Cristorano, che lui le dipositò in una suoa certe 
Uuestra fscla int uno pitestre a posta. Dipoi ie butone tre prede facle 
» podta: una per lui e 1' altra per dilo M. Uogerio e rallrti per l'A- 
haW; le quale erano marmorino. Dì(h)' dito .Miigutrolo le conservò in- 
ijrne a dita scbotella dali transonto in dita llneslra, che noi tncle ìii- 
s-inc dovesene in quelle loco reposare, per ìnsino che alo eterno Idio 



1S4 

piacerà de inovsre «lire cose. Falò queste, dllo Governatore ie cont 
dite a quili tale presento aiidittire hogne siioa benedicJó: al simi 
al dito fotiilti mento. Dipo' al zorne ilela <ialività del nostre vere Bi 
demplore, dipo' el suo vespere, sìaiido stato portato dito molumea 
di novo ala presentia dal dito nostre Magistrato e de tiu^ne altra pe 
sona, corani populei apersene tale moliimento, et II per uno so I 
verendo muiiico f» lette in poblico al uomt; et rasc^na de tui 
quelle dito tierellqtiio, che pntea (') esere oerclia la seconda he 
dela notte, nanle che fuse facta dita re!»egna; per modo die ie 
f^cto una bela olerla. Dipo' pai«ato la notte, el Konie propinque de Sai 
Stefano gloriose, dito M. 1' Abato feze notiiicare in pcrf^ulolale sag 
santimonie de dito «reliquie. Dipo' fu returnat^) dito moliinento iteli i 
loci in conserve, et 11 stetene per insine ala tornala a Fori) dela Santi 
del papa, die l'ultimo Korne de suoa partita concedile ala dita glil 
sia de Sani Mercuriale la indnlìzentia plenaria per tucto t|uelle : 
ne; per mode che dito M. l'Abati per solenizare più dita suoa f^hì 
feze metro in suso al no altare gratido tulo dito casette de dito 
lequiu; per mode che, come vose la suoa poca ventura, parse ci 
fuse uno de quile soi monice incognito che tolese dita croce dal d) 
le(!;no santo et portasela da loco a loco, dove a lui parea. Intese d 
fu i|ueste per dita nostra Giplà, molle al popule s'atristuiie, et con 
so grando ardire feceiie iuteiidre a dito monice che dovese tenere 
le modo che dita croce reloruase a casa; per modo che quelle Aba 
de quelle tenpu grani schiusa lui facea; per mudo che de volontà « 
dita noatra Comunità mandone dal so zeneralo a Vale Anbrosa 
ftire hiletidre che Ini dovese tenere tale via e modo che tale cr 
dovese toruare a casa. Ft al simile dita Comunità, per modo e 
via che a di primo dal mese d' ap:osto 1507 dito so Monsignore 3 
nerale feze et curò ita e taliter che fuse portata un' altra croce 
dita suoa ghiesa simile a quella; lamen non era la uostra. Perà a 
vato che la fui, al nostre populu al molle se cordone, montando 
modo lu colare [che] s' al non fuse stalo quali|ue hoinine da bea 
a furore piipiili andavano a dita ghiesa el caciavano via tucle le di 
munice el saoheiandie. Alora parbe libramento che dito Zeneralo 
vesse delezato dito nostre popule averle mandato tale croceta facta 
uno manico de rasorc, et de nove ie fecene intendre che Ter» sti 
peze r ultimo eri-ore che al primo. Dipo' dita Comunità mandb a I 
re intendre tale so gram pecalo erore ala Santità dal papa, per a 
do che quella constrese tale Zenerale che ie mandò tale delinquei 
monice che avea portale via dita croce; et per interecsione de i 
nostro nobile Zohane Andrea .Moratiuo et per la comisione del Iti 
padre M. Antonio dal Monto Sam Savino primo Auditore apostolico, 
mese le mane adose a dito detinquento monice, et 11 per via de ti 

(■) Fol. W l. 



185 

turtdisp al lucto. Tameii »■> iiintl uno Ki^m tpnpo: tiitnvia dita nostra 
Uiiiuiiilà ie lenea dito Zotiniio Xmir^ faciandie ini liogne C) so po- 
ltre, per mode e via come l'aiuto de Monsignore R.™" Cardinale Ha- 
Hino proletore (ie dita nostra Comunità fece et catb per tale via e 
muda che le monice de Sanl^ Preseda da Roma, de volontà dela Saa- 
lila del papa e de dito so Zenerale, deseano tanto legrie santo de di- 
la ccftc.o de Cristo elle ne facea una simile alla uoslra, parando a nui 
tìic quella mandala non fuse sialo quella. Alors questo per dito Zoha- 
ii'i Andrea fu facto intendivi a dita Comunità, per modo che più vol- 
le ite ne feze eonse^lio; tameii non ito pol<; oblenero de volere tale 
If^ne de dita santa Preseda, dioando che una volta s' aveano in^a- 
iintt) de mandare legno falso . et ulie un' altra volta se mandarla quel- 
le e pe(tio, perche multi multa locontiir. Alore tale monice delin- 
quento se oferse, nwrido de persone, de volere relornare a Forlì al 
IMrunxone. dicjindo quelle die lui ne sapea. A queste resjwse al no- 
stro l^nse^lio l'iìo 11(111 facen 1)iso)i;na cliR lui tornase a Forlì per sta- 
re a rssoue. pertlif a Roma »; ritrova prencipio et meze e lino de lu- 
to le rasone in spirituale: si die per queste lui non dovese veuire, 
uine»andfl nui tale nostre populc e»er aeichalo sopra de tale cosa, 
ft^t mode che non cognoseaiio né Dio né Santo; per queste potereb- 
k eser la male venuta per lui. 

Kl per al pretìenlo altro non se l'eze, salvo ehf el resto de dito heri- 
Ihliho di nove se ne feze iiventario, reconfermando quille primo per 
mniie de uun S. Andriole de jtiise el S. Jacomo Aspino ala presentia 
tip uno S. Ludovico de Uuslo et Pnule Lnciose et Tihaldo \remncio, 
tn quelle tenpo signore Conservatore, et de M. Andrea Ronucio legum 
duclor, caput Consiglio, et deli ttigulalore el de S. (ìuielmo Prugnole 
Sindieo Comunilalis. Fornito liogne suoa resegiia de luto, salvo che de 
'Illa croce mandato per ilile Zeneralo, la quale lore t' aveano già 
mandala a Roma a parangone, de volontà dal dito Conseglio, depoi 
f'i facla lina graia de fere sopra dito inolimento come tre chiave; la 
Imma avese a tenere al nostre epischopo, l'altra M. t'Aliato, l« 
(erria li nostre inagniQci Signore. Serato che le l'uno, di subilo funo 
4fposilaUi ini una suoa capi'lla in iWs ghìesa sopra al so aliare, a 
di 38 dal mese d'aprile, die veneri, la note proslma ad venire, 1508, 
(Mme in quelle loco è munefesto, 

Depo' queste, dito M. l'Aliato forni de butare zoso luto le dito 
vfilie vechie et refare de novo el peremidere tuclo qiiilli soi pileslre 
"'chie mollo bene inleso per mano de uno M." Antonio (") dal 
nyliile cu^tello de l^rpo dela proventia de Lonbardia; che fu i' ano 
jin-dilii ló()8 el IJflfl. Kt ei'iam in quelle tenpo se fornì lucto quelle 
hera de capelle di verso al rlitu canpanille et multe altre bone cose, 



n toì. IM a. 
H r*) If uu liei m 



180 

(*) come fui alleare la dita gliiesa di torà in suso, che tropo bi 
era, et ecia' quelle sololenisimo batesimo tuclo de novo facto dem 
morina, et ultimatamento quella suoa dìgnissima croce per lore f 
nita. Et se Dio me presterà vita felice, al fornimento de dita cape 
in queste memoria ne faroe (**). 

("*) Fabrìca de Santo Dominieo da Forii. 

La prefacta fabrica facta ala ghiesa del dito Santo Dominieo d< 
nostra magnifica ciptà de Forlì, corando li anne dal Signore 150 
fu facta questa dignissima infrascripta fabrica per la mazore pa 
per lo inzegno mirabole del H.^^ padre frato Agostino data ciptà 
Mantova et dignissimo archetature, al quale in queste presento an 
fu mandato d«l so capitole in dito presento moneslerio; del quale 
ra stato comenciato de voltare el so inchioslre, zoè quella parto e 
vene di verso meze zorne alo introito de dita suova ghiesa di vei 
suoa sagrastia, per certe soi benefacturi le quale, secondo al mio 
porto, erano stato quiste infrascripto: zoè, uno nostre gram men 
danto Maso Pachino et Jacomo so fratello et etiam tucta suoa lii 
parentella. più e più volto per avere lore uno frato in quello loc 
et lore molto amatore de tale religione: el più, che zorne e no 
molto andavano per suoa devotione a suo bore canonìce et altre si 
hoQcio divino. Per modo, come dito padre priore fu arivato, che ^ 
nea da Fermo, che fu a dì 4 dal mese d'agosto anno predictis, c( 
duse uno digno M."" Francescho da Calvisana. Et qui i' nomine I 
mini comencione de voltare dita faciata dal dito inchiostro, com< 
ciando aV altro so inchiostre et vinando per insine a dita ghies 
come ut supra: che non paso la prima setemana del mese di zug 
1500 et eciam li arco fuora li pilastre: tamen non paso tuto ago 
che fu fornita. Dipoi già aveano comenciato a butare zose tuto 
camere da quele canto dal dormentorio et metre in volta; el sin 
al capitole per insine a suoa sagrastia, che fu V ultima, comencii 
do come ut supra: perchè prima era facto di sopra e di sota. ? 
paso tuto r anno 1509 che fu voltato bogne cosa per tale benefa 
re et per multe altre et eciam come altre aiute che i avea dato < 
frate: perchè in vere erano molle revisitalo, per eser homioe el r 
giose da beno, che per so bene hoperare gram lemosine i era fa< 
1^ quale fu tenuta una dignissima fabrica. 



Hercole da Este Marchese de Feraria morto. 

Al profaclo dito Iterinolo da Ksto el al presente Marchese de 



Fui. IH b. 
') n mio deUa pa^. e bianco. 
-) Fol. Iti a. 



187 

raria, queste anno dal Sig:nore 1505 a dì 25 dal mese di zenare, die 
sabati, intravenno la suoa prefacta morto nela suoa magniQca ciptà 
de Feraria, la quale per natura decrepitale. Et h fu sepelito a gran- 
de honore per eser lui stato homo de gram famma, nel' arte milita- 
ria (*) molte espertissimo, et uno gram capitanio, et al molto ama- 
li) oni versa lemento, et homo molte spirituale et amatore del culto 
divino, et gram fabricatore nele santo ghiesie, et amatore deli soi 
popule, per avere lui mese zose le molte suoe angario de suoe ga- 
belle per quella rivera deli soi teritorio, le quale ab antico già era- 
no stato, come in quelle loco è manifesto; et molte apetitose de an- 
pliare dita suoa ciptà per averne facto uno peze de nova acresuta, 
chiamato Tera Nova. E tenca de continuvo una bela corte. E de lui 
n'è romaste i fìole maschie et Qole de Lianora d'Aragona, zoè fìola 
de Ferando re de Napole inlej?iplima. Al prime avea nome dom Al- 
fonso; secondo fu facto U.'"<* Cardinale apostolico; tercio dom Fran- 
to; 4 dom Julio; tufo hoinine de gram esperientie, per sapere lore 
quelle che lore volea fjuase in tucto hogne lore facultate. Morto che 
al fui, sletene alquanto tenpo pacifico, piando dito Alfonso la breta 
ducale; tamen [come?] ala mala ventura piaque, infra lore venene 
ali ronpento per invidia de lore familiare; per modo che, secondo al 
mio reporto, fune alcuno de lore dum Julio che ie fu cavato li ochie, 
per al che se inzenerò tanta desconcordia che fu caturate quiste in- 
frascripto. Al primo, al conte Albertino Boscheto, so parente o vera- 
mento bem voiento; 2, uno Girardo Ruberto ferareso, so zenere; 3, 
uno Franceschino da Ruberia, camarere de dom Frante; et mese in 
castello vechio, che fu cercha ali 28 dì dal mese de luio 1500. Et W 
Steno per insino cercha al mese d'octobre anno predictis, che li pre- 
faclo fune tolte dal dito castello vechio in dita suoa calura insuso u- 
na caretta et menato in piacia et meso in tribunale. Dipoe per al M.** 
dela iusticia, al quale era vestito de cremesino, come un' acepta ie 
incopò et po' come quela ie tagliò la testa et mese sopra le toro e poi li 
squartò in 4, metandie ale suove porto. Depo' questo, siando fuso dom 
Julio ala ciptà de Mantova, ie fu mandalo in barcha ; di poi fu in- 
carcerate ini una toro inscmo come dom Franto, uno de sopra e l'al- 
tro de sola ; et li per lore aspetare al tenpo che piata se mova. Et 
tale so tratale e discordie fu per intereesione de uno Vaschone can- 
tore, chiamato Jacam, per insine a dì 10 d' agosto 1508. 

Venata de papa Jnlio per la divina providentia Papa II ala seva 
magnifica ciptà de Bologna. 

La prefacta venuta dela Santità dal dito papa Julio II ala sova 
magniQca et celeberima ciptà de Bologna se fui ali anno del Signore 

•; Fai. 101 b. 



iti 

MOVI, die fu cerche ni mese d' agusto che «luella Tece al su con 
storio (') come li suoi reverendissimi moiiaignorc cardenale, i 
quale liberamente per lore fu cfniduse c\ìc diia suoa Solititi insei 
Cora parte de lore dovesene venire in questa nostra provenlia iJ< 
Romagna sole per andare a ditn suoa ciplà per placatinne de quel 
suo mag[niEtco Redimento , et masime de uno Zoliaiiù Rentivoglie, c| 
al presento se ritrovava in dita cipta primo homo et presidetito i 
suoa Santità a pelicione e de instancia dels sancta romana Eeclesii 
et iu o|(ne altre loco dove a suoa isiiitità io fuse in piacere, Kt a la 
de et hnnore e gloria dcH'onipoIeiite eternu et mat;no Idio e delB i 
maculata suova Madre Itegina de vita eterna e dt^lo apostolo Tetro 
Paulo e de lucia la corte celestiale, de dita siiove partita fui a di 
dal dito mese d' agosto, die mercuri, c«rchn i' ora decima oclav. 
la quale fu come pram sonluvosità aeonpagnato da molte prelate et 
dinaie et vtscovo et arciviscovo et prolouitario et le multi altri nobil 
In primis ne farò rasegna d'alcuna partìzella, secondo che a mi 
data. Et rev. cardinale santo l'etro ad Vincola; secondo. Santa Pf 
seda; lercio, Sam liioriiio; i, Itiranala ; 5, Santa Crucis; 6, Grii 
no: 7, Regino; H, Bologna; 9, Adriano: tO, Volterra; 11, Sinig 
Klia; 19, Narbona: Ili, Felischo; It. Eginiensis; lo, Pa|>iensis 
Urbino; 17, Rodoricus; 18, Sancta Sabina: 19, Colonna: 30, 
dici; 21, sam Saurinn; 22, Franeso; 23, Finare; ti ed iillinw 
Cornare. Itcm M.' Antonio dal Monte Sam Savino so primo Audilo 
de camare, et monsignore Datario, et M.' Ghisimondo so preikcipa 
segnatore et suoi maestri deli eeriinonie, et altre suoi familiare, e 
a mi sirebbe lungo scrivere a consideratione che tale corte non 
mai sencia suoi ministri. Dipo' lore i era al magnifico signore A< 
slanlino Cominalo de Macidonia sopra la suova guaitlia ; apreae a I 
uno M.' Drunore già d'Aulonelle deli i^vidnne da Foruniponpilì coi 
altre suoi sequaci; dipoi i era sopra le suve /.ente d' armo la ex( 
lentia de Guido Ubaldo duca de Orbino, capilanlo seneratn dela ad 
eia romana Ecclesia. Per so sustituto in dita ciplà de Roma lasCt 
reverendissimo monsignore cardinal» .Alesandrino Jovanno AdIodìo 
piscopoTuschuIanus, et fu niiilk' venerale da quello so popule romac 
Partito che al fui, al so primo reposo se fui a Foromello (f); 
secondo reposo se fu ala ciplà de Nepo; :ì a Vilertjo: et in que 
loco suoa Santità comciiciò u fare una gratida opra pia, perché e 
eluse una suoa gram pace; A se fu a Civitavechia; ò »e fui a Ri 
pi; 6 se fui al Castello dela Plebi; 7 se fu a uno altro castello a 
incognito, propinque a lago de Perusia; 8 al castello de Corculau 
In (") questo loco suoa Santità fece alcuno riposo suotla certe arb 
re de ulnie, et in quelle loco couienciù arivai'e le zenle d' armo 



riiln fflftitffnto. Kl nono peposo se fìt a d) 10 rial mese de selenbro, 
illfinvis, che 1' arivò alo macnìliea cipih de l'erusia; et in quelle 
h-o srivò al dito capilanto. bomcln' denaiitn io !' abia meso nela 
ilila ra^i'Kua. Et (|ui suoh Santità fe<re le molte apre, che peconfermó 
le siinve paze ftià per lore rat-te per iiilercesione de monsignor rev. 
Unijnsle de Sam Vitaio die in quelle locfl se ritrovava per so lefta- 
l<i: cuD cii^ Titse nosa che suoa Santità Teze «inlare una mesa nela 
sSnesAa de sam Pranecseho del Spirìtu Santi a d) 13 dito, die domi- 
nicn; et suoa Santità i era presentialeiiiento et iti iguele loco tute le 
'liti' parte sopra l'ostia <-onsaorati) Tccene al saiuramento, promitan- 
il" ulo eterno Idio et a suoa Sanlilà de mai più por alcuno tenpo lo- 
n' rognose re aleuna sna vendt^ta, daRando lore l)';na cautione de du- 
i|iiBte ii mìlia d' ore. Et infra queste tempo era arivnto Zohano Fran- 
r-fiiuho da fionza^ha marchese de Mantova. Al IO se fu ala Frata. 
parlandise da f'emsa ad ridito die Inni: lo li se fu ala ciptà de fio- 
bio: ali 12 se fu n Canti^liaiio; al 111 se fu ala cipti de Caglio, che 
|iH«ù per quelle et andu tid iil<i;;;rare al' Aqualaifna per la ^l'^m su- 
spicione de morbo elio in dito Caglio se retrovava; al 14 se fu a Fer- 
miRliano ; al lo se fu a Macerata; al li ale Pene de Sam Marino; 
al IH al castello de Savignnno; ni l'I ala suoa ciptà de Cesena, che 
fu a ili 2 del mese,d' octobre, die veneri, a bore \1. che lui arivò 
a nponsare a santa Maria del Monte, et in quele loco fece suoa San- 
Wii el so desenare. Depoi intrò nela cipió corcha 1' ora vigesima pri- 
m e da quelle popule fu hem viale et solenigialo come le multe 
^liiii presenti: el alogift nela muratH. Mogiata che al fui, suoa San- 
lilit comencii'i a cnnsidirare che tale ciptà per le multe arme era sta- 
'" male d' acorrle al lenpo d' altro poiiledce per esere partorito le 
'i'"il6 suoi hoinicidio et mai lore non i avea proveduto; per al 
ili'' suoa Santità delenninù de tfjrie 1' arma de mane, per modo che 
" ili 1 dal mese d' octobre, zoi^ al /.urno henedeto del sarafieo Fran- 
ffwtii), nela suoa phiesa fece cantare una mesa episcopale, dove in 
'liielle loco se ritrovava tuti li capi prencipale; et 11 per ijuili tale 
fu ilato ta fede a suoa Santità de fare lore la saneta pace. Facto 
liiesto, snoa Saiilitò per la brevità dal tenpo constitnvl lo epìscopo 
il' Ancona sopra tale lore unione, per modo che a di 11 dito andone 
>Ia ghiesa dal [tomo, et II fornino bo^nc snoa cosa confeimando la 
Mata pare, prnmetando al padre per al Rolo (") per sine in quarte 
m^e coDie suoe gram caulione. Et multe altre cose feee l'are suoa 
Salitila in quelle Ifico de grniida comendalione. e po' fece suoa par- 
lila a di 8, die iovis. Ri venne niogiarc a Foruinponpili che fu al so 
30 reposo, et 11 steltf per quelle zornc molto bene pmvisto da quelle 
so popule come suoa facia alegra de continnvo. Dipo' se parti l' al- 
Ipp Eome. che fu n di dito, die veneri, et venne a desennre come 




190 

quilli rev. padre frali de Sancta Maria dale Gralie dela Vile de Foi 
noi e dali quale fu bem viste et honorate, faciando lore uno desins 
re bem proviste de hogne lore cose. Facto queste;, suoa Santità i 
concese uno predone plenario per anne (*). Dipo' se parti et ver 
ne ala nostra magnifica ciptà de Forlì, che fu al so 21 reposo. 

Ora, discrepto mei lectuie, in queste loco m' acaderà le molt 
cose a notare duranto al so tenpo, a ciò che al nostro magniflco pc 
pulo non m' achiusase de neglizentia. In primis: suoa Santità potè 
avere per suoa natività anne 66, et homo de comuna statura; la fs 
eia tonda, tucto rubicondo, belle ochie grande, bella dentatura, ( 
cole curto, come altre soi menbre ben proporcionato ; andava drito d 
suoa persona come li soi pasi radi come gram misura. Dipoe, vesti 
to secondo V abito suoi; et era in suso una mula bianca come I 
sella coperta d'ore, stafe d'ore, tuto el so fornimento d'ore, el moi 
so indorato, soveredane de pano d' ore come breve in suso deli ir 
maiuscole d' ore che dicea — Santa Santorum — ; soi petoraie et gre 
pera et pendente de pano d' ore; neli soi petoraie i avea cinque ai 
me d' ore dele seve de relevo, zoè tre denanto, e '1 resto da cantc 
et quatro n' avea suoa gropera; el simile la testerà. Dipoe, dita mul 
coperta come una coperta d'ore, che veramento facea tucto stupefai 
la zente. Dipoe anda\a quella mula come suoi pase che veramenl 
parca avere spiritu umane. Denanto de suoa Santità i era al Sacn 
mento in suso una chinea, al quale era int una cassa tuta listad 
d' arzente coperta come una vesta de pano d' ore come una eroe 
d' ore in suso, e in suso uno monte in mezo a dita cassa come un 
gram lanterna de continuo acesa. Item avea uno so capelano cfa 
portava una grani croce denante per antica usancia. Item avea 8 eh 
neo; le cinque coperte d'ore e '1 resto de crimisino, molte adornata 
Item 29 cariagi come suoe coperte ala suoa devisia et le multe alti 
cose memorande. Al quale Sacramento el zorne denanto era arivai 
nela nostra ghiesa de Sancta Lusia come soi maestro deli c^rimonì 
al quale avea nome Misser Paris de Grasis da Rologna. Item già I 
nostra Comunità avea facto ( **) fare più de 80 para de calze ala d 
visia de suoa Santità e dele multe cardinale, per modo che le mu 
te se ne fece da per lore; per modo che avea quili zuvine ludi un 
maza in mane depinto a più divisio come ut supra. Le quale tucto 
erano andato incontra per insino al ponto del Ronco, dove in quel! 
loco ic tesene la scrana come la bandera inanto dela santa Chiesa 
la quale portava uno nostre fìole de M.° Nero Girardino chiamato Ji 
come alias Gim. Dipoi come snoa Santità fu arivato non tropo lonti 
no dala porta di Codugiie a una colombara de uno nostre nobile M 
Bartolomio Lonbardino artium medicina doctor, lì fece alcuna res 



(*) LacuDa del ms. 
(-) Fol. 103 b. 



m 

<<«neiR et s' aparò in pnnlifìc»le. Dipoe montò a cavale, et lo quelle 
iiionle el rev."" monsignor canlirmlle rie Vollero cascò da cavalo 
mi una Tosse à' aqaa, per modu rlie tui^to se bacilo; (amen per la 

(Del (trotia non se fese male alcuno. Item dinarUo da auoa Santità i 
Hii liicta la suoo )i;uardja come pram numero de sdì cavali lizeri; di- 
ptì i era sole cercfl 18 dito uardiimli, purché li altre lucto erano an- 
iiilo al servlcio de suoa Santità. Aprese a lore i era dito aoi autore 
I" l'amerà e dito .M. Datario chiamato M. Zohane (iozadirio ; dipoe tu- 
'" l'I resto de dito suoa corte dré, strado in i^rado. Arivato che al 
Ini «la dita porla , molte regnava al vento meridionale; et arivato che 
"1 fui. in tjuelle loco se retrovava al nostro monsiftnore Governatore 
^I ùtmtìu dela nobile famiglia de l'aci dula cìplà de Kiorentia, de 
l'uiijiagnia deli nostri ninKoifìci signore Consolato Conservatore, le 
<|iiHle era quiate per nome chiamato. Al primo, M. Teronimo dala 
^h^rio: secando, S. Bartolomei ICxelis; 3% Felipo Sileiibeno; i", 
(iiliane Balista Kachjno; 5", Rartolomio da Vcrucchio; 6°, Zohano Ca- 
«Miuu, Alora li ditu Signore ie presentono le chiave de snoa ciptà 
liil uno bacile d'arlzento; depoi lui ie le rese come bela Facia et 
■lina grani dolcecia de sove parole. Facto «inesto, sova Santità fu mc- 
'■iiuota a uno bandachino die avea facto la nostra Comunità, et al 
^^'crainejito fu meso sola a uno allio dalmasco bianco che era deli 
u'"lrf rev. signore canonici: dipoi venene come la procisione magna 
"""e gram iubilatione de trombe e pifare e canpane per insino alo 
ii>lruJto de nostra placia. dove in quelle loco se ritrovava una magna 
pirla ediiicaUi come una sarnsinescn le quale fu aperta che pasase 
1 Siicramento; dciKi' fu serata. Et in quelle lo(W areteneno suoa 
^ Nijta. U quale era factu come granila arte c«me una rovere di (') 
■'"'» venia come sove gbiando come uno pare di chiave. Dipoe i era 
rii uno Nicolae ilole de uno /oliano de Itedull'o, de natura puvaritia 
ii'ililo: iu nome de Livia nostra reciptò le multe verse de gram sen- 
'l'dlia, facto et oi-denalo per uno nostro rev.i'" padre M. Francesco da 
l<ii)!u canonìce de sancta Cruce, recomandando dita nostra ciptà a 
^mt Stintila che quella se volese dignare d'arecoglirela suola li suoi 
"i[iiii<>. Dipo' pasù via et andò ala gliiesa dal liomo; et arivato che 
^1 fili . per suoi palafrenere ie fu ttdto tramedui dito bandachino. Alo- 
"I lille signori canonica comencione a cridare che lore erano asasina- 
l'Kiamen piwo ie zov6 per eser queto per «ntira nsancia. Uipo' quel- 
la , suoa Saolìlà intrb in dita ghiesa et ìu i|uele loce Tese suuve ce- 
l'itiKiiiie. Di[Hj' fu tolto dito Sacrainenlo et reponsalo nela suoa ca- 
|iella granda dennutn al so altare, iu peto a qtiela suoa scraiia 
<-(tÌ!>i!opale : et de continuvo slele come candele bianche aceso. Fornite 
%'ue suoa cosa, suoa Suntilà andò al so riposo nel nosti'O palacio ma- 
gno, che Ini monlò in scrniia e là fu porliito nela suoa camera dnle 



1« 

Ninfe , che polea eeer cerea V ora vifcesimn seconda . tlie 
bris: et nel su camerino se Teie diverso. Al montò suoa Santità 
so letto al quale era de tale natura che verainenlo, se itosibile fìu 
stalo, i nrebbe potuto repnsare I' anselica natura. 

A ciò che voi potesti credere, una parte ve ne farò iiitonclre. 
primis dito leto era sulenisimo in sua natura, come una lectera 
mai in non [ho] viste al simile: suoa coperta de panne d' ore, i 
tino intorno de panne A' ore foderato d' azure, el so cielo tuctu 
lato d' ore; el simile tulo quello so camarino; et intorno intorno 
to adomato de crimisino come tuctu suove porteri de panne d' o) 
Al simile dita camera date Ninfe, dove lui abitava, dove a ma 
drila dela usila dal camnrino in peto alo fenestra i era la suoa me 
sa molle solenissima come sua cadre^jB in me^e. Et in qtielle li] 
marnava. Ual' altre c^nle de dita camera in petto a quella i era 
so aliare. Item i era un' altra lilera come so letto coperto de crii 
sino come altre suove credentie ornale. Ni?!' altra amia tercia cam« 
i era hornalo de molle tape/Jirie, dove in quella se facen suoi con 
storie, come un'altra cadrefia multo ornata de almanco biani^o coi 
li multi ftorune et arme aia dovisia de altre pontiflce pasale. c<H 
le multe altre colantaria. 

Ora dipoe che io si b alonialo suoa Santità, al presento me rei 
ad (') alo^iare li dito monsignore cardinale et altre suoi nobile ìo 
duali. In primis lt.™° cardinale Sancto l'etro ad Vincula in ensa 
M. Antonio de Chilino; Sancta Preseda in casa de M. Bernardino Ei 
lis; lìrimano nel convento de Snm Kranccscho; Ilcf^ino nel nostro 
pischopato; Bologna nel convento de Sam Uominico: Volterà in ci 
de Piero Aricolano: Nerhona in casa de Bernardino de MinRo; Flis« 
in casa de Francescho Fasolc; Adriano in casa deli arede de M. kì 
de Bertolino; Sinìgaglia in casa de Marco Antonio Zunlino; Rodoi 
sIs in casa de M." Bartolomio Lonbardino; Paviglia in casa de B< 
da Horioto; Orbino in casa de Zohanè Batista Paladino: Sancto Si 
na in casa d'Antonio Todole; CoIona in casa de M. Lufo Nomagrl 
cardinale de Medici in casa de S. Jacomo Moratìno; Itagona in oi 
de M. dom Piero dal Bello canouìco: Cornaro in casa de H." Tomi 
Talento; Finaro in casa delii aredi de Solveslro Mirando; al cardii 
le de Feraria ed ultimo in casa de Jacomo Fachino. Item la suoa i 
spensft. nela badia de Sancto Mcrcurìalo: cancelaria. in casa dal ( 
.M. Bernardino F.xelio; et It.'i" M. Datario in casa de Bernardino 
Becbis; B.""" M. Antonio da Monto dito, primo Auditor de camare, 
casa de uno Paule Castelino; M. Ciisimondo da Foligno, M." dele 
gnature de ramare, in casa de S. Dedo de Sasso; Maistro sacro 
tatio, in casa de Paulo Lacioso. I.e altre prelati et boliciale, in dii 
so loco. Al magniUco S. Acostanlìnu (dominato in casa de Marco 

n Fel. lOi b. 



'•«Ilio faiiliii'iii; In cxcelentia dal maffnIRco capitanio Guido Ilialdo in 
'-Isa de Pk'po Antonio Pauliicio; Zohanu (■'rune.'' da Ctongiagha mar- 
clieso de Mantova nel' ostarla dal' Anzpllo, iiisemo come t-l H.'^" M. 
Niwìlae BoiiaQdes et al signor Zoane da lìonjiacha. llem 1' anbasalore 
imperialo alozù in casa de Krancescho de Marito roriiai-o; 1' anbssalo- 
fe del re de Ferancia in casa dei arede de Maso Kactiino; 1' anbasa- 
iDfe del Re de llngona Inn al convento dal Carmine, al quale ie Te- 
le avere uno [lardone plenario; 1' aubasatore de Spagna de Castia in 
casa del Bruno Marzare; l' aubasatore de Forarla In casa de S. Jaco- 
mo de M." Diatertio; 1' anbasatore de Ftoiogna in casa de M." itemar- 
itino Tronchino. Le quale anbasatore da Itoln^na fune qiiisle: M. Ja- 
mmo dal lìanbaro, al quale già era alato prima le multe Kurne ali 
p>^i de suoa SantiU'i nanlo che qulsle altre inlrascrìpto aildaseno; 
zoe M. Itoiiiratio Fantueio; S, M. Zuhano de Marsilio; 3, Jeronimo da 
Sam Piero; 4, M. Zobano da Canpegio (' ); n, Marchione Manzole; 
fi, M. Zuhano dal noe; 1, Polo deli Zambeearl. (Julsti lale soie erano 
andato dala Santità dal papa, quando TÀà era per al viaze da Koma, 
per inlercesione del H."'" monsi(;nor prediate M. Antonio da Monte 
Auditor, quando zia suoa Santità ie I' aveva mandato Auditor andato 
molte bene in punto seconde anbasature. ti più, M. Carlo drato alozò 
in casa de uno Ludovico dai Orciolc. El resto dele zento d'anno aio- 
lo per dita nostra ciplà dentre e di fora. E pili, avea sovo S."* come 
ini uno Uomo mostrluoso che ero per suoa natione dele pari* de ito- 
aia el avea nome Zohane liabtista, et per suoa natività coiva aune 
'^5; et avea una bela f))cia bem pruporcionata et biancba et colorita 
«ime poca Iwrba et avea uno nielle nela suoa lacla dal canto stan- 
«i: capile bianco, destese, picele de statura quase oltre inesura; et 
«vea i anelle de i;;ram valuta. Et era molte literato et dicea che ne- 
I» suoa proventia non e' era altre homo slmile a lui. Et avea altre 
«lui sei fratelli de grani statura bem proporciunalo el lui, seconde al 
mio reperto da soi servi, ora state dnlo Santità dal papa perocuren- 
•'»• de suoa patria, credando che suoa Santità più preste lui dovese 
^liicare. 

L'altre zorne, che fu a di iO dite, die sabati, suoa Santità fece 
-'I primo concistorio, Depo' andò a vedei-e la suoa roea. E in qaele 
k'apa 1 aspetl celesti meteano aqna non trope grauda. E 11 stele per 
insine al'ura vigesiina seconda, e po' tornò al so ripose. Tutavia l'a- 
qua melen. Tornale che al fui, la nostra Immunità ie feze uno Itele 
prcxenle, e di poi el nostre episcopo M. Tomase dal! Aste ie ne l'e- 
<e fare uno altre; et fune dui dignisiino prexenlo. E plii. a di It 
liiu- la Sunlità dal papa mandò una ìnlradita al M.'" Itegimento de 
ituliignn. E più, la prima odentia che dete suoa Santità ala nostre 
luaguilica Ijtmunità de Forlì. Et 11 se retrovó nostre Conservati') e le 




in 

» 

multe altre nobile, et li ìe liele una p^ralisima odentia. E più, s^ 
Santità fece una opra pia, eìie zoè al confermò le nostre pace co^ 
li nostri liomini, come in la suoa instoria io n'ò parlato ad pieni 
E più, a dì 11 dite, die dominica, arivò al cardenaie de Ferara, 
ie fece uno hcle presente. A dì 12 dite fece al secondo viaze : ret- 
nò ala roca. K zia era partito al marchese de Mantova e le zei 
d' arme. 1/ altre zorne dete odentia al' ambasator del re de Spagi 
E più, a di 13, die Inni, la note prosima pasata, li nostre sold t - de 
presene Castel San Piere (f acorde (*). L' altre zorne, che fu a di 

15 dite, die iovis, siando sua Santità ala suoa mensa nel* ora del so 
desenare, suova Santità feze mandare per mi in spicialità per intercz^'^ 

sione del dito M. Antonio da Monte, che al presente io era nela ( *A' 

mera deli nostri dite ma?:nifìci Sijjfiiori Conserva tu ri, per eser io so 

mazordomo, al qual so mandatario che per mi venne se fu uno s o 

secretarlo da dito M. Antonio da Monte, chiamato M. Ascanio da TJ^KTo- 
lentino et so familiare; con ciò fuse cosa che per absenlia suoa Sa^F^»^ 
tità m* avese cof^nescuta nela ciptà de Cesena. Hetrovandese ala su -■c—Jìio 
mensa comt* al U."'" monsiji:nore cardinale de Pavia et Monsignor IL "Bl^ 
tario et dito M. Antonio da Monte, per avere ^nà cenato suoa Santils-:^ ^' 
e tucto insemo de conpaji:nia erano a so j^ram parlamento de coc-:^ -o: 
memorando. Alora suoa Santità ebbe a dire queste parole: — luli i -B^^' 
dove al [)rexento te ritrovi tu? Perché tui sei neli toi anni dela cm < 
cript^i et va' per lo mondo tupinando come la cruce sopra le spai» * ^^ 
sole per castij;are li delin(|uente che contravenpjono al stalo pacifì^-S^* 
dela santa nunana Eclesia. Se pur almanco a prese a Diio e li hM'^ *' 
mine dal mondo al co^noscisene et che dipo' mia morte al sapesem 
io porterebbe volenticra tale nostro fatico et restarebbe contento 
A queste rospose dito M. Antonio da Monto, dicando: Padre sanct^^ ^* 
stalo de bona vo^Mia, che io so dove se retrova uno vostre subditC-^^* 
al quah* si è dilt) mazordomo, chiamato io Andrea de Bernarde. S'i 
non è morte da dui mise in qua, che veramente noi credeamo chi 
per insine al prexenlo lui abia scripte la vostra vita felici et eciar."^ 
de ho^ne altra immortalità de Italia et Inora de Italia dale multe an^ ^ 
ne in qua prosime pasate — . Alora lui ie feze comisione, comelor^^' 
fusenc a Forlì, che me; faces(» andare nante ali suoi pede, a ciò chu^ 
lui me potesse co^niosere per pres<MUia, come lui feze, come ut su^ 
pra. Et li per dito M. Ascaiiio me fu fato comandamento che io in- 
mediate me dov«'sse Iransferire come hoj^ne mio libre de coronico et 
abito de mio milicio nante ali soi pede. Arivate che io fui, ie fece^ 
salute dicando: — Hoin prò' ve Inza, Padre sancto. Che vele da noi 
vostra Santità, che {[ur.\n à mandate per noi? — Alora a mi se fu 
properalo uno suo l>anclieio, dove io ponsatt) hogne mio libre et al- 
tre mio atuLo ci patente. HepcMisato die io fui, per lo lnli*oitodal mio 



{') Fol. 105 b. 



1. 



EUtiru (lo amie 33 |>r()simu passtit» (') do numcnt de (^arle 535 , 
slutu [ler clrilura siiota ni (itole che presedeu iieU santa sedia 
■fllioslolira Sitilo por la tleviiia pn-vidciilin papa siwoiirìo, el a Iitì lect iii- 
tendre le mallQ et suove Inmortalltade, dele quale hit n' »b(? graiida 
a/egreza, per eser lui el so ciò; et al simile fece de sua Sniitita de 
ilita sima vita felice, et le multe altre galanterie. — Ri per queste. 
Pulire sante, sìande comencialo tal mio lihrc suota quele mai;no sten- 
dardo (Ipla lto\-re, al tenpe del pontilìco dal dito vostro ciò, per ijue- 
»le II Vostra Sanctità noi ie ne volemo lare un prexentoelperservan- 
[le per insine ala nostra morie — . Alura suoa Santità 1' aceplò; e dì 
poi ìe mostrate tiicte li mei patente et priviloi^io et. uno mio capuuio 
Je rase cremisino foderato de vare, eome una bacitela d'ar/.enle co- 
me ona ghianda de orro in capo, le quale m' avea date la magniliua 
Cumunilà de ForU ala mia coronatione. .Mora sua Santità vose che io 
te i apresenlase neh stioe proprie mone le dite previlegio de dita mia 
cnronsiione, dove per lì menislri de quelle ise retrovano otenticaUi tri 
eonte «t dui cavaleri et lì magnifici Signor de Forlì, come al conten- 
lo de ifiiele nostre Governatore che preaedea al presente in dita no- 
stra ciptà de Forlì per suoa Santitfi , comp. lui vide in dite previlegio, 
le quale per lui lete dal prcncipio al tlue. Dipoi dite M. AnUinio da 
Monte e dite Monsignor Datarie lesene le altre dite patente. Dipo' que- 
ste, per dito M. Antonio h\ dito se io sapca lo epilallo dal mìo sepul- 
ere a mento, che se retrova neln ghiesa dal Domo: io respose de si , 
che sapeva. Alora me fu comese che el dovese recetare; per modo, 
«quando io lui a quelle verso che dice — (Jnod fuveral mortale datum 
mors inpniha solvii — alora suoa Santità disc cheioproba non steva 
Iwne, perclié, seconde al verse, la resone de sub sentenlla non vo- 
leva dire inproba, ance volea dire improba, come era la verità; per- 
ctif M. Antonio da Monte la mulina era stato in quelle loco ala mesa, 
Siile per vedere tal nostre aepnlcrc: al quale dite epilafio solo rece- 
plava liogne inuiunità et melicie che m' aveva dato la excelcntla dal 
Diica de Valentin, per eser stato lui so bom corteaano. Secondario io 
rcL-eplai i|uer altre verse che dice — Misi nnimam ad superos , hic mea 
nmmhra iaccnl — . .Mora suoa Santità tucta ho sniarl intondande tal 
verse, dicande che per niente lui non arebbe già facto tale cosa, 
parando, secondo tal verse, che io l'nse morto et era pur vivo. Depn' 
re fu le molte parole, perché, secondo tale epilaHo, dito Duca Va- 
hititiu prima lui m'avea coronato secondo la senlencia de dito epita- 
(io et eeiain (") per la laurea facta in dito nostro sepulcre in m»r- 
luora. come in quele loco è manifeste, del' anno 1500: e dipoi che 
«lite conte e cavalere et nitro ministri sole s' aveano rcconformato , 
rome per lor fu citnelnse rlie l'use In verit)i. V, di poi suo S.'* me fé- 




196 ^^^^^^^ 

ce metro dito capiicìo e bachetto in ninnn: p dtcnnHo se fo ands^rf 
mio tenpo debito vestite in altre abito, a quelo rcspose de si, che 
era andato vestile come una vesta recipiente a tal melicia, che 
per la nostra ìnpotentia tok'VHno in prestancia. Alora siioa S> fi 
comisione al dito M. Antonio da Monte die ne dovese far fare un' 
tra vesta recipiente; eciam uno altre eaputio per altra via, pere 
qudo era tropo opiscopalo, perchè veramente se reti-ovava pili 
tuvose et mazore che non era et soi. E dipo' sua Santità se reconf 
mò che tintane nostre melicie fusetie bem fate verìdicamente et bog 
altra nostra inmunilà et asentione; e dipoi me dete la santa bene 
cione, couitindandime che io dovese perseverare nel nosti'C scrive 
Et vose che come lui facese colatione zucbarina nei so tasone che 
presente Ini avea nante. Et che queste sia la verità, discrepte nos 
lecturi, io farò ad voi come lece al nostre vere Hedeinptore al' a] 
stole Tomaxe a siioa santa resuralione, perché noi por nostra iui 
ncalione ve adurò queste 12 infrascripte nobile, tute prraduati, ] 
eser ior stato in quele loco presentialementc ad ogne nostra dioU i 
confermalione et altro nostre parlumente et cerimonie. Al primo 
R,<"° monsignor cardinale de Sinighadin; % uno altre cardinale 
noi ineognete, che a suoa mensa se retrovava et con lui aveva <le 
nato; al tercio, al dito M. Antonio da Monte: el i, monsignor Da 
tario; el 5, lo epischo' d' Ancona; el 6, to episcliopo de Castele 
Actiile de Grase; el 7, lo episcopo d' Arezentìno; lo 8, lu opiscl 
de Uccio de Toschana. al presento nostre Governatore; el 9, al 1 
deli cerimonie M. Paris bolognese di Grase: el decimo, lo eplsOQ 
Astilensis; lo 11, M. Maximo da Luca cobicolario; el 12, M. 
Grato da Bologna. Tucto li prefacte fune presente et videne el cogl 
bene, come ut supra: tumen io ò late contro mìa vola per prego 
nostri amice tal menuta de dita nostra odontia. 

l'ur seKuitande la ìnsloria, cerca l'ora vigesima seconda, ai 
Santilfi cavalcò la lercia volta come al so slendarde inanle el usi | 
la porta di Codugne et andò intorne ala ciptii per iusine ale Molli 
dipo' retornò per la porta de Itavaldine cerea 1' ora 2-t. L* altre t 
ne, ohe fu a di Iti dite, die veneri, suoa S> usò inverse del nosl 
popule e de ogne altra persona coram ominibus granda umitità, 
eser quelle zorne al di del mercato i'iiostra ciplji, dove se trovava gr 
numaro de persone ('). Alore luì ero per al nostro palacio niagno 
malina per lem|H), che dicea al so olìcio. Alore cercha tre volle 
fcKC ala suoc linestrc, che hogn' ome che in quelle loco se ritrovi 
et che avese la visla al ]Kitese vedere, a ciò che picole e 
do se potese recordarc d' avere viste ali soi znrne uno papa. Dej 
el so desenare suoa Santilt'i feze portare la suoa scrana ala ghiesa 
[lomu eome so l'ermo propositi) di' volere andare. L'altri' zorne in <|U 

(■) Fol. IBI a. 



come f?rHm lioniiiie, dove in suso ì orft una p^ram novera verda , odi 
ticata rome suove gliiando d^ore. Dipoi i era dui homine come una se 



ga granda in mane, che de continuo segavano de quile sci ramiceli 
Dipo' i era uno puto vestite de ahzelo che desendeva de una suoa tonm ^ 
re i' nome del Spiritu Sancto reciptando de multi versi de grana me^^^ 
dola. Depoe quelle aparbe la magnifica ciptà de Bologna in fegursr's^ 
de una dona vechia, dicrepita, distruta, lucta vestila de pane negre ^ 
tucta melanconica et abscurata, come suoi ville negro da corolo » 
lucta lacrimosa : et qui a suoa voce piena comenciò a rengratiare suos<i^ 
Santità, dicando che per mille volte lui fusse el bem venuto per v 
lere lui cavarella de tanto afanno, come lei se ritrovava, per esei 
state lei tanto tempo suocta la terania dela segha, che ora maiale^^l 
non i era romasti se né le suove osse, che carno e sangue più in le^J 
non se ritrovava; considerando lei che la venuta de suoa Santità, no» 
fuse manco per lei come fu la resuratione dal nostre vere Redemptor*- 
ali nostri sancto Patri. Per mode, secondo li mei riporto, tra per quelff 
le so lamentare et altre cose dolce che lei receptava, che quase 
cea tuta la zente lacremare per la suoa gram tenerecia de lore core^i 
Item <iuella sega che de conlinuvo aveano segato quilli dui homin»«:B i 
el mai non avea potuti segano sole uno de quili suoi ramiceli de dilt^ i i 
rovere, significava che de continuo dito M. Zohane Benlivoglie 
trone de dita sega che senpo in suoa vita era stalo grando nemico d 
dieta rovere, zoè de suoa Santità patrone de quella, e mai dito MB^ 
Zohane per la suoa Inpotentia non i avea mai potuto nocere una dram 

Fornite hogne snove cerimonie, che a mi ser^bbe lungo scriver»rms 
per aver lore le multe cose memorande, dipo' andò a reponsare ìli 
suoa rocha, che fu al .so 25 reposo. Et in quelle estante arivò la Enc: S 
celencia dal dito Guido Ubaldo capitanio, che se facea portare da Forra 
Il a Imola ed a Kaientia: per al Conte de Petigliano, che 11 se (* ^ 
ritrovava, fu aconpagnato el ret^euto nel so palacio come gram 
veneratione. Dipo' per lì soi homine fu portato per insine a Imola. 
Item a di 25 dito, die dominico, la note prosima ddvenire, M. Zoha — 
no da Sasadello andò a piare al castelo de Sasuno nel quale se ri 
vava per so capitanio M. Carlo Banco nobile bolognese, per eser nell- — 
so destreto: et (|ui lui fu preso come cercha 39 altre soi familiare. — 
L' altre zornc, la matina per tenpo, ludo funo menato da suoa San- — 
lità, per modo che al dito M. Carlo fu menato nela roca de Doza. 
L' altre zorne che fu a dì 20 dite, die Inni, andò la *exc^lenlia de 
dom Alfonso da Esle marchese de Feraria a rivisitare suoa Santità. 
Item depo' a di 31 dito, die sabati, suoa Santità per suoa devotione 
andò a rivisitare la ghiesia de Santa Maria del Peradello lunta cercha 
doe miglia da dita ciplà per la via Flaminia, et in quele loco stele 
per insino ala prima bora dela notte ; dipoi ritornò el so riposo. 



109 

Et infra queste tenpo se tramava V acorde come ci dito Uegimen- 
lode Bologna, per modo che suoa Santità già i avea mandato a d'i 
38 dito M. Antonio dal Monte dito Auditore camenando, e retornò sen- 
cia alcuna espidicione. Partito che al fu da dita IJologna, al dito M. 
2ohano comenzò a pensare che al tucto dala fortuna fuse abaudonato, 
et come li soi figlioli lui feze ferma deliberation de quelle loco volerse 
partire per più suoa salvatione per aspetare al tenpo che per lui pia- 
ta se mova, considirando che la Santità dal papa se retrovava a di- 
ta suoa ciptà de Imola come hogne suoe sforcio, sole per andare ali 
dane suoi. Dal' altra parte se ritrovava al canpo dela M.^^ del re de 
Ferancia. Tucte de conpagnia sole erano venuto ali soi dane per vo- 
rele cavare de dieta suoa ciptà. Et infra queste tenpo al popule de 
Bologna andò a casa dal dito M. Zohano et qui ie feze intendro che, 
parti lui, volea piare de torie quili dui canpo d* atorne a suoa ciptà, 
con ciò fuse che se lui e lore non provedeva, che veramento anda- 
rebbe in cativitate. Alora respose dito M. Zohano e soi fiole, dicando 
che, quanto per lore, sole non ie bastava già Tanimo de potere spun- 
tare le rabiose dente dela Santità dal papa come V aiuto dela forcia 
del gram braze dela M.^* del re de Ferancia, et masime per ^averé 
già lore popule ponsato dito suove arme per la infrascripta intradita ; 
et che lore piasene quelle partite che a lore paresse, et al simile fa- 
rebbe lui e soi fiole. A di 31 dal mese d' otobre dito, die sabati, la 
notte prosima advenire, ano Domini MDVI, dito M. Zohano se partì 
^t andò al so castelo nela proventia dela Lonbardia chiamato (*), 
-elusi per la porta de Sam (**) Mamole de conpagnia de soi fiole, 
"^luale fune quiste infrascripto. Al primo avea nome Aniballo, zoè el 
nome de so padre; el secondo, Antonio fialiacio, et queste era Tro- 
tonitario apostolico; al tercio, Alesandro; el quarto ed ultimo, Are- 
messo. LI simile fu aconpagnato dale multe altre soi partisano; per 
modo, come lore fune fora, come V aiuto de Monsignore d' Alegro 
capilanio deli Franciose, fu aconpagnato ala secura: tamen M. Ani- 
baie andò a Ferara, chi a Mantova, chi in qua, chi in là, dove a 
lore pareano che lore dovesene eser salvo: tamen so padre e madre, 
secondo la mia resegna, me fu dito che era andato al dito castello, 
come inento ne parlarò ad plenum. 

Dipo' suoa partita, V altre zorne, che fu a di primo dal mese d' o- 
ctobre, die dominico, Monsignore Rev.*»» Legato che in quelle tenpo 
presedea in dita ciptà, al quale se chiamava (***), come al so po- 
pule fecene gram preparamento ale lore porte che non erano acte et 
sbarande tuti li soi burge dove se fusse atrovato alcuno sospeto. Et 
infra ([ueste tenpo arivò ala porta dito Monsignore d' Alegre come le 
multe soi favorito, dicando che lore veneano d' aconpagnare dito M. 



'•) Lacnna del ms. 
(••) Fol. 108 b. 
e**) lacuna del uis. 



Zohaiie et che più primole non c'era alcuno, et che Ini voria rntrore 
a vedere tale siioa ciptji se. al dilu Muiisifiiiun.- et so popule fuse cou- 
tenhi. Et cosi ìe dete la suoa lide de tornare de riiora seocJa alcuno 
so inpetlìmento. Inlrato che lore fune et veiieauo per al borgo de Sam 
Piero, et come lore se ritrovone in pelo ala gliiesa. tutavja al pr>- 
pule crìdavn a suoa voce piena — (Jhiesa, ("ihiesa — . Alora uno de 
quili primati Franciose ìe comencitì a fare gram reprensione, che 
più lore non dovesene cridare — Tihiesa —, ma — arancia, Fran- 
cia — . Alora tale popule se moutft in colara et come una snoa ron- 
ca ai tirane zose da cavallo et in quelle loco lo amatone. Alora tale 
Franciose se messo gram paura : tulavia Monsignore come suoe bone 
parole conforti^ tale capitanio che non dultìtase de cosa alcuna; per 
modo che le conduseue di l'ora dale lore porto e tornone nel 90 can- 
po, che già erano elogialo sopra el fose di verso la porta de Sem Fé- 
lise, che venea da Milano per la slrala l-'leminia. Et 11 aveano dode- 
ce grose canune et 4 colobrino, et multe fornito de gram numsro d'ar- 
tigliarle de più sorta molte bem provistc. Et qui romencione per tala 
suoa inzuria 8 trare zorne e notte {'), per modo che, a vedere e nora 
vedere, dito Franciose come suove arlegliarie muzone la porla dal disfai 
to Sam Feliso per niezo: tamen ancora li Bologneso trasea forte. y.^\. ^ 
lore per eser a tcra dita porta puteano stare ala secura , per modo ch»«~f"^3'l 
dito Oologneso le ropeno uno de dito sol canune: tamen al dite pocixx 1 
pule de Bologna se vide a male partido, in moilo che s' aredusen»r*^c 

nela suoa placia e tucte a suoa voce piena comencione a cridare 

Popule, Popule — . Depo' inmediale crione vinte homino per el sm-^ l 
Conseglio, ale quale per dito so excelso Gonseglio ie fu dato buloril»-*''^ 
plenaria de poter fare alle e basso de dita suoa cipIA. Dipoi insem»c«-'*4 
come quili ie intravenno altre 4 dal numera deli soi Sedece, et 11 'o-o'-j 
re de comuna concordia lore crione anbasaria nova In quale avese 9 ^4 
venire ala cipla de Imola ali [jedi dela Santità dal papa ci a quelIsC ''4 
apresentarie le chiave de dita cìptà de lìologna. Et infra queste tenpcXX'9) 
sìando già alquanto placato dito Franciose, lore concluse una cert^*-* *'•* 
suoa Irega per dece giorne; tamen non slevano per tale suoa lregifc»"^3Sl 
che non ireseno zorne e nntto. Alora dito popule se vide a male par- 
tito, non sapando ancora se la Santità dal papa li voglia vivo o me 
to snota el so sancto manto. Atorn vedando li dito Bologneso che l 
le Franciose non se voleano mendnra, tècene lore come fano li caniS 
rabiose che danno de morse a hogne lore coso, et ie fezene tagliare 
al so canale che venea drenlro dnla ciptà, per tale mode e forma che 
lucia quela Humana adose i andava, per al quale tucte le lore arte- 
gliarie fune somerso el ecia' lore asidiato, che per modo alcuno non 
poleano non andare e non stare; per al che se vidine a male porti- 
lo. Era forcia a lore a vivere ala fogia che faceano li nostre sancii 



[■J Fol. tot a 



in 

irtilla e Introfirftln , pnn> rìie aan ftwe Mata tn^ Mwahi» 
tik rrMluni fìiv «Ulto to\enr- rt H oinl<> in'«Hk, ch* par 
HiiM iMluro r il>-l itrniMl-i niiilii ih'la *rrlu ifc-la 
Ini d' ■ti'a tiMf ni su Ii-h|mi tiuartr'' |Hir« al>|uan(u. TJ idaUlc 
I ■«m bwunr«l<i «I *•! U'n|»> ni iltlo M.' StUal» al ilihi ••■ pa* 
HM> III *Ufin. n (li-iMdntf rtie «Ittn hcnmh-ln at|iia ta iiuclhf I 
veniH* rfiviu ci Mntiwr ftil iV^in* fi Miiprt' «^nt; [furr die I 
Hianr fnnlurr 1' a|>ia (■•«ne liiioiin ikvotinne M ntiti» la 
ilr «U(w rtitiilii ; (H-rrti.- Inlf unilM- divino lo «Sffiw» «i 

MH» II* «la a kmiuo. III1''- '■' ■'• '-.'■-'""' '-■ y't ut 

•r 4' ITCR tWt por ilr < >' ital 

fliN qUMMlO l|lll) tuli- I ni <-]»• 1 

fet U tmitB pAMIKia •1H'> . -he Ir 

tNinm^An-) per Ulr- \iii v iituki •|4<'11«' tjil>' hi \i<u<'tM« rtM- 
«itrpo V (nH* rrinivatn n|(|uanb) railiCAlo, rlw {icr (•■rriB oi 
rhr (U'tni ili»4-^ UM»'. nwti'* |iiu vnllr lui ««m «itir wJ 
fcwlii I IlimaUiHciilfl, [Mf iinran* ni tubi, wnioito a) diln l 
orli Mil ifiifBt k* tnulb* vali-iiU bunlnt- >«(irrillailnn m-I' 
nmllrlnn ti' nti-ami Tarbi Rram iIii>|hiU: imo rib Alar <m^ 
illnf naiiinilr ik ilila Mfiiii l«> umlnf «iilkho batrano 
dito iH|H fìiM' itr In miiHT»-; iiM- Inina « «oirona p 
Mipn' lamini n iiur^r Inn- nvrniM i^mitIum- k «iitnnrr 
•furale mtQ \iitlm ruff . rìtr •Illa hiMinkta «liM jHtb^Mc ti 
Milr rk ima Hiinm (i-iwnik, W"* iloviiui f *«nla, 
la «r nlrova l'i-rrli" Iji ikkfvnita lU-ta riisHmM- 
■MMtn- niffai iitnitnii wmm- ik 1 ijunliU ; tti' inalila b aerhla e 
■hU, M |wf fvT ilttA littna <•( «tlftinn r mIm aacar* hwv 
in HM ffiinllU. wvitiiilo tn KiKiA rn-lali>jiM> bd 
«rna rhr pokv IiIh-dio- kiftiti' «Ilio iiir<-nniU, ruote ui Mf» 
k l-MT il<-krrnllr <k «uvr iialunt. Si rti" (irr la rawor prr b«« i 
III inNi w pn |B-r iitiHki nkuu» I ' | cmkn- rtu- la *ia «l'altn Mai 
4N«tna V Hdbi : pi-trbr ^iiandai fuw prr allrn vM , (ii\ana a ^m I 
«on'na al' aitnv .%go ralanltt (|um«, «rruiklc liii. pan* cb* f 
atatu uiM (rrafli bqImI» ée dita d^ <k Di'IginM rhc n' a>«a te* 
pttwmptne. Uialuii4o «■■ Rnm caldara H iiipM-n «Ir lUla afaa 
la Irar alare al cifnrnto dal tara ftr Irulwi a unm 
par talare «nkt* al tubi rh» akab-flB ile (iiwU nt«aaH»{ 
Ifn IMO luueMI rJir avM« curpo akuw», «aUi 

DM aen-Mw al fu(vc >i» aaa 




»-'• 





179 

precio : lamen hogne suoa oponione fu falsa , salvo che liberare li cor- 
po humano. Et per queste per al proverbio se spando che le bagne 
dala Poreta o che t'amaza o che te netta. Et per queste venne a e- 
ser la verità che tale corpe che ne piglia de tala aqua vene a esere 
liberato o morto o vivo. La quale aqua se pia doe volte ala zornata , 
zoè la malina nanto al sole, piandela come pjram destreza e tolan- 
dine tanto quanto natura porta; depoi debia andare dove lui è alo- 
giato e tanto anbulare che natura V apia bem dizesta e restituvita; 
dipoi tornare ala dita docia et fare al simile. Depo' restituvita che 
tu Tarai, va', pia la helemenlatione del to desenare, el quale deb- 
ba eser parc^, mole nel brodo dal castrone, e poi la carne debbe 
manzare ordenatamento sencia alcune altre cibo d'alcuna rasone, 
salve che cose zucarine; et mai per modo alcune debbe dormire, se 
né posto ocasum solis, che veramento tui te raoririse sencia alcu- 
no repare per la gram fumentatione che farebbene li toi omure nel! 
intestino del tuo corpe per la granda suoa avacuvatione per la poten- 
cia dela dita benedeta aqua, le quale non poterebbe asciare per soi 
iimeati per esere a boca serate, che tuto tale fumentatione andare- 
bene al core et al cervelle nela testa, per eser quela al camino de 
de nostra vita; per al che sefocariano tale senso, conducendite in- 
mediate ala morte. Né eciam usare per modo alcuno al coito, che 
farise al simile. Et queste debia durare per insiue che lui starà al 
dito bagno. Et più ancora, tu debe, dipoi tova partita, duplicare al 
tenpo, zoè fare al dopie dita guardia, zoé bevando 15 zorno dita 
aqua fare tale guardia trenta zorne, et cos'i de sigolis. Et infra el 
tenpo che sera (*) al dito bagno, stare de continuvo bene caldo de- 
la persona et non bere se né vino pure garbo, et hogne quatre zor- 
ne intrare una volta nel bagno et li fare quelle che per soi mi- 
nistri ce sera inposto, a ciò che quella aqua te lacia bene aperire li 
toi Iimeati che bene posano asciare per mandare fuora tale toi umure 
superfluve. Item che tu senpre durando dita tua guardia, de continu- 
vo tu debe lavare le mane e '1 viso, come dita aqua radre la bar- 
ba et lavare testa; faciando al contrario tu te poterise asidirare, co- 
me ut supra. Item se pure in tute la natura per modo alcuno non 
fose bene avacuvata, farate alcuno serviciolo cóme dita aqua, perai 
che te ne resultare grande aiuto; et eciam farai tucte al conseglio 
che te darà quile signore medeci che in quelle loco serano deputato. 
Oramai voglio metre fine. Quelle loco per insìne al presento è 
molto beno abitato, perché se ritrova più de 50 abitatione de gram 
statura: tute sone dignisimo osterie, che veramente ie poteria aio- 
giare hogne gram prencipe, e de coiìtennvo se ritrova mereate che 
veneiie del teritorio de dito signore Fiorentino et masime dala ciptà 
de Pistoglia , che veramento ie mandano bone spe molte 

(•) Fol. 97 o. 



tem li masFire et collore, libre i miiia. Ilem per li esemplo fontstere, 
libre 3 m. Item per altre pmvìsione a soi depiiladi, 35l>4. Item per 
rare credencie ogiie anne per Torcia ne resultava de preilicta libre Ì200. 
Ilem alo cxaloro , 1500. Iteoi per lì dacieri per suoa fadica , libre 1500. 
[tem per lo ìnLresso, qualque volte altra le pruvisione dele dito de- 
positario, libre 17r)0. Ilem al dito M. Zohaiie Beiitivoglie per la 8Uoa 
manza, libre 1790 liogn' ano. Ilem per spella per al dilo M. Zohano 
per la sua stata, libro 1000. Item per suoi molendino btiea li daeieri 
per forcia, libre 6 m. Item per moleudino tolte per forcia ilali itole 
dal dito M.Zohane, libre 5 m. Ilem per altre exempli Tacte de volon- 
tà dal dilo M. Zohano, libre i ni. Item dipoe te predìcle cose che 
coreano adose ali povere homine dal conUi, e Iute le spese et anga- 
rie et exlrusione deeto di sopra in lo daeio del sale, et per zutita li 
era dato la iniuslieìa de queli librìciole per li ijuali erano astrecti a 
pa^'are masime a resone de libre una e soidc i de bolo(,'iiino per cia- 
scuna boca r anno a quili ctie non aveano Turmento et che conpara- 
se el pane in piada, si che veneano a pagare doe volle centra bogne 
snoe debito de rasone la dita mssina, e suportavano la spesa deli o- 
tlciale {') aopra la discritione deli bm:» et extensione per le boco fa- 
lato. R quando pasavano li termini a pagari , erano constrelo ultra la 
sorta prencipale pagare uno groselo per libra, conpulalo una parlo 
alo exator: cosa molte inìqua. Et in quesle modo erano stursìati e 
tiranizali li ciptadino e conladino de igucsla indila ciptà de Bologna. 
Ale quale cose volendo provedere lu Sanclilà dal papa e lore Isnla in- 
iusticia et extrusione, melre questa eiptà, suo eonta e distrelo ia 
uno Iranquillo e pacifico stato, cum una bona equalilù, ha deliberato 
e cosi vole, ordina e comanda: in primo, che lo dilo dalie delo car- 
lisello sia tolto e cauKetato e casso in lucto e per luclo per lo aveoi- 
ro, ma posapo rescodro per 1' anno passati secondo li soÌ capitole eoo- 
suvete, exceptuando ludo lo anno presento le contracti facti in eso: 
ma quille che haveseno scosso non siano tenuto a restiluvire. Eciam 
delo anno presente mai più si possa riloruare in la ciptà, né in lo 
conta predeclo; la quale remisione darà de beneficio ogni anno a que- 
sto popule dentro e di Torà libre dece milia de bolegnino e più, co- 
me di sopra apare. Secondario; vole et hordena suoa Santità che lo 
dallo dal salo sìa per lo advenire, comencìando ale ca tendo de zena- 
ro prosimo advenire, limitalo e lasalo in questo modo, vìdelieet: lo 
quarlìrollo del salto si debia veudre sulde tri d' arzento e non più, 
cosi per la eiptà come per al conta; el ninno sia strado per forcia a 
levare lo diclo salto, ma ciascuno, secondo vole e li piace, lo posa 
conparare a! dietu predo cum le pene prohibttione del sale fnrastero; 
dela quale remisione la ciptà e conta ne reeeve beneficio deli dui quin- 
to. E quili del conta conscquinino la tibertìi die non serano aslrecti 



tui 



305 

\ìcr foreia a k-var sale, nò pagare per nitri, e sernno asenli da lucUi 
le angarie, spese, extrusìoiie dii-lo di sopra. Tercio; vole, oniciia « 
l'iomandi) auoa Sanctite die lo datifi delti masina sia per lu avenire, 
fuiiienoiando a ealendo de zenaro prosime, limitato, taxatn in questo 
modo, videlicel: che dove per op;ne coHia de formenlo a rasona de 
libre 140 per corba se pagava solde i d'arzenlo, se dehiia pagare sol- 
di tri d'urzenlo e non pi<!i; e igueslo perla cìptà et habilatitl dentro 
ale |>orle: e uosl la ciptà habia questo beneficio dela remisione del 
quarto, cosi del formento come del' altre biave, over mistura: por 
la rata di quello si pagare per tale mistura. Ma de fora dele porte de- 
la eiptà. cosi nel piano ramo in montagna, siano lucto tolto, canze- 
laUi et anulato lo dito datio dola maseiia cum tucti li soi pagamenti 
et estrusione de ogue qualità e ciascuno (') haliitaiito fora deli por- 
le dela ciplà possi libramenle fuora de dita cìptà masinare dove li pa- 
rerà in Io conta e destroto de dita cìptà de Bologna, sencia pagamen- 
to alcuno di dalìo de tale masina per uso suo di tale babitanto al con- 
tiiiuvo aut per quello tenpo clic liabìaiio liabilani fiioi-fl deli altre: lo 
quale remisiune darà de lieneftcio ogue anno al conta e destrecto dì 
llologna la totale exentioiie et liberila de tucte le extresioiie de tal 
•lalìo dela masina. Vole et ordena suoa Sanctità cbe li suoi quatro de- 
putali a queste (li quali sono: al primo, M. Zobaiie t^npeglo; secon- 
do, ierouimo d' Alidovisìo; tercio, Antonio Maria da tignano ; quarto, 
[larlblomìu Zambicario) sì debia l'are una inquisicione per tucto al con- 
ia, co^ in piano, come iu monto, de ludo li terre se lavorano co- 
me buoi, over sencia buoi; ta\ino quella quandità a pagare dal con- 
;.nJino altra persona de qualondia conditione se sia, lo quale lavo- 
1.1 Io dicto terre le quale fusene suove proprio, o quale bavesso in 
-ix-ifla, o per qualoncha persona sei-iiiara, overe eclesiastica , che non 
iijsse spedalmento exempti per li suoi lavoratori aHiluari, u altre si- 
mile persone che parerò ale dicli deputati in loco dela gabella o da- 
llo pacavano per lo salle e macina; per modo cbe lo dicto conta e 
aoi babitanli abia cum efecto la remissione dela quarta parte de tucla 
la Kraveaa ordinaria, angarie et cxlrusioue consuvete. Kt circa la exa- 
tittne de lale imposta provedano li dicti deputati de tale ordine cbe le 
ex«lro8Ìone et angarie usitate per erigere li dicti dacii de! sale e ma- 
cina non si Tacino ppr exìgere tale inposta: melerano sopra la lavo- 
ratone ile buoi, over de terra, ut snpra, ma cum quella più fueilìU, 
tustìcìa el e<|i>fllitA sia [xisibìle, de dui mise in dui mise, per la ra- 
cui meglio parìrà ali dlcli deputati. I.^ consieutìa deli quali agrava 
agniVfilB vul« che sin in lucto le sopradiclo cose etc. 
Oramai, dilectìsiine mei Iccture, io voglie melre (ine a tale suu- 
ve ARgarìe, rbo prima facea li mei signuri Bolognese, coulra tiogiie 
of<ba. percbf a' sacro cvauKelìo nara pin' lioca de Hiser Ibesu 



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>:;«ive spisc al pooirico o[ honoslo \i- 

-: in crimine Icze maiestatis non volo- 

^^ -s- ohtencva clie le dito povere mischi- 

-. ■ die al fuse, o die al non fuse, al- 

-> v: altra via ohtenlieare, perehè (*) li 

-.." :.>lto (ieficile da potere int(Mìdre. VA in 

•1 .-r insino aT ora vi^esinui lercia: dipoi 

Kspilale dola Morte. Kale ehe abe dito 

-.:ì. di snbilo ne deto aviso ala Santità 

- -.noia dal Conte Il(d)iee suo frattdio, ehe 

calore nela ei[)tà de Cesena, eonie lui a- 

i. alcuno so momento dela eiptà, per ave- 

^ • et mercaneie a reponsare: tamen che lui 

> ,:ne. VA simile rez(j al (H>vernatore de Kor- 

: , al (|uale i aves(^ a mandare uno conditere 

\\ d'Antonello deli (lavidone da Forumpon- 

Imola che i avese a mandare le zento de 

■ndiien* prediele. 

telene paeilìco e tran<iuille per insino a dì 

^ ^ TV - .=-n^> Domini 1508, die, secondo al mio repor- 

-. ; divina al dito iM. H.'"» uno grani traetato con- 

X ; . de dita santa maire Kdesia, facto et ordtv 

..>^ ■;.: • r»entivot,'lie per intercesione de uno /ahatel- 

. ., ".usiTuilìca ciptà de IV;rusia. Dove se lusse suoa 

.-^ ; ..> mai non al poteli inlendro. Intese che abhe 

,. .• ■ -.'.vi. lui come al suo alto e zentile et perepjrino 

■.^- ,ì no mai in ([uesta nostra Italia natura produse 

V •;. '^vr aver di lucia T arte la doctrina, di subito ne 

xAU'iando grani numaro de' suoi conlìdati in ogni lo- 

^ , s'. [disagio; el a (|uili tale ie l'ecene gram conian- 

^ .o'>' v'.«'li^ Santità dal papa, che tucti (juilli delenquen- 

. ^.. ^;l;;iv a dita ciplà de Dologna, che tucte debiano (^ 

.x^'i ^ el a suoa S. 11.'"'"* apresenlato. Tacto che fui tale 

.. ■•.r:.^. in hrevilà uno Ah^sio, favorito de Zohane Fran- 

. ■.^'^''.,i marcheso de Mantova, pres(^ quiste infrascripto. 

.,<•■;..» Vnihal de S(»giia ; al S(»condo, Zollane Andrea Biga- 

'.'v'.^demitMle lìaiKM'i : el i, Nicolò da liazano ; el quin- 

.;.:\iel, alias al tionfuuirc. Secondario, el conto Lodovi- 

' .;,^;a Mirand(>la d'da proveiilia dela f.onbardia pre' lui 

\:x/riplo povere s\enlurale e dal nomico dela umana 

e .■ vi primo se fu uno M. Manzino, zia fìole de Doini- 

x-,:.:-.-,i, al (|uale vose lui presentialemente 11 eser morto 



.X • 



207 

Insiiie al caripo rial mercale, dove iti (jtiele loco se ritrovava, che già 
fli leiipo de Martino (jiiarle pontifice ancora Ini n' avese facte edjllca- 
K iiu' altra dita roca et molle fabricalo propinquo a quella porla. Ta- 
ceri dipoi la suoa morte in spicialità de tenpo lì mei aigtiuri Bolo- 
t'iH'se muntone in colara per modo che la bulone zose per inaine ali 
fwnlaiuento. Et cosi era stato (') per insino al presento, per modo 
(be suoa Sanctità fu cunsegliata che in quele loco la dovcse rectoma- 
"" , come el contento de quili suoi maRnidcl signori -IO et le multi al- 
BS« nobile de dita suoa magnifica ciptà. Properalo che tore lune, i' 
mine Domini la comenctone a tirare de novo suso tale suoi fonda- 
rome maEiire proportione che piima non avea, come in quele 
^ÌKo se ritrova manifeste, per eser per la prima quadra, zoè da le- 
jDte a ponenlu di verso la cita, perteghe 23'/i, li quale fu la prì- 
ji; dove se relrovava suoa Sanctità presentialenienle come al so cle- 
|et le mulle altre, come suol signure cardinale. l'er modo che la 
nna preda, che in dito loco fu mese, fu raarmorina come l'arma 
di suoa Sanctità , come le suuve mane proprie ; la quale le dete el R."'" 
ijiunsipnore cardinale de l'aviglia, e lui la pose nel so primo loco. Di- 
po' per al maestre de quela fu reposta al so bisogne. La seconda qua- 
dra , che va da ineze zorue e stentinone, over dal monte verse Fe- 
raria, rtnesta tale se retrova per suoa lungheza perleghe 25, come 
stini turione hem proporcionato, come tanto bordine che quase natu- 
ra poco poterla miorare, et masime per eaer de gram statura dito 
suoe mure, come li suoi bisogne multe bene inleso, el masime per 
User Iure atcrati intorne intorne come tino so piano de largheza de 
braza 10. Dipoi li se ritrova uno oltre fosso molle coppe: dal' altre 
carilo le case edillcato intorno intorno, molle beni proviste, in suso 
la ripa de quelle fose, come soi repare d'artelarie. llem era horde- 
naU» de fare suota quelle piano, che va drele aie mure, denlre, una 
via secreta che s" avese a partire dala suoa ture maestra , la quale se 
ntruva la dita porta che è nel so megio in isola, provista de gram 
<|uandìlà de aqua intorno intorno. l)i|)o' nsire du dita tore maiestra 
jier via de una puEilisella et iutrare in dita via secreta sola lera el 
potere andare intorno ale mure a rivisilare de notlu leupo luctc le 
Mve guardie ala securu. Oipui se ritrova una bela piaza de gram sla- 
liira come dito casamento intorno. Dipo' ie vanno canale che se par- 
li' dale muline et intra dentro come uno so rcvelino alo introito el 
imu al' usilo, come so gram providimciito da poterle edilicare uno mo- 
Icndino per el suoi bisogne. Dipoi nela prima quadra di verse la ci- 
plj'i su ritrova nel inegio uno torli'» corno l'orma de suoa Sanctiltì; ne- 
1' altra quadra al' encontre de verse al fose so ritrova uno altro la- 
plHHie nel megio comò una porla fnliricala, come pure le orme de suoa 
lanclila cdfl ililn II.'"" munsigiiore cni-diuaio de l'aviglio , fiictu mar- 




I ..o le multe altro cose se rilrov^^ ^^ 
.•: a mi serebbe deficile a potere iìi£^^' 
. :• abrica suoa Sanctità le mese uno cf ^^^' 
. ttvhè, secondo al mio reporto, era s^^^ 
..icid.' de dita roca. Kt per suoi conpasne— "^^ ^' 
. .-ione; per modo die lore aveano facto ^^)^' 
...- ;iie cerclia la prima mediata dal mese d^^^*^' 

vniase castelano. Et qui la comenciò a ^ , 
:al favore cbe credea d' avere dito M, >-•*- ''^' 
,. X art^lrovava nela ciptà do Milano dala M> r'"» ^ 
. >*.' rotrovava in Umilia por eser venuto per secr:>^^^^ . 
ì:..' dola ciptà de Zenua, come incuto parlarò » * ^ 
..v..\ dito Acipreto tuclavia l'andò fortificando, p*^^ ^ 
.. -: :uvo ie tenea jxram ^niardia; per tale via e moi-P^-^^^^^ 
^ . ano 1508 che mi me ritrova' in quela roca live^CM^^^^^^^ 
,^.Mulo beni viste bornie suoa cosa, et bem calcolai». J r> ^*^ 
, .,,, a rascj^jna cbe la dita roca, come tulo le sove mui» *-^ ^^^ 
^4,* "/ile era venuta duquate "2^ milia d'ore in ore. Ite» i^>-* ^^^ 
. . ; ,. ;:c suoi rcjvelino et suoa scarpa come altre suoi bisoguisT^^^c 
■ . [iialo SOO d' ore. Dipoe {i'\i\ avea fabricato una dig:na e ^^ ^ 
.... \;.'ì>o porta Sam Felise e da cole canto fabricato la lìorU"*^***^ 
^> .V dita ciptà; nela quale (Mptadt^la i era fabricato per la pr:'«^I 
,.o^ ,* divte ale mure case n." IM), tucto fornito et come li so^« ^ 
,,^^;^' Lvr modo, secondo la resegna cbe a mi fu dala, veneani^^^ — ' 
.ui t; :>* r i"i»- I^ipoi i era una suoa strata di meze come uno al *3 ^ 
. ...caio de case per le suove stale, le ([uale erano 213, clic furct>'* -•-• ' 
:x « >^'^^* P*'*' dascuna : veneano duciuate 8 V una de dito stale. H - ^ 
, ,.. .:ar altra di verse la ciptà, porcile i andava al fose intorno inci » 
,.,.»» i iTa fabricato case n." 80: veneano duquate 28 T una. Dìpo^^^^ 
.-...-i uno lbs{» per al meze di In ciptadola die non poteane andare l'u-*> 
V àar alt»*<' i^<- nò per via de suoi punlt*, per modo che veramente^ ^ ^^'^ 
,\a tenult» una forte cosa et molle laudjibile. 

i^ra mai voglio tornare a vedere ogne altre so bone opperare de suoa^^^-^*^ 
SiUuMità in dita suoa ciplii, perchè torcia m' è stiito al tuctc dovere;?' J^"*^' 
uerart* el facto do dita roca per insino ali soi termine predicti. Facte -^^ 
qucle, suoa Sanctità avando ordenato le cerimonie tonporale per de- ^ 
iVnsione de tale dito d<;lin(iuonto, al presento vose ordenare li ceri- 
monie spirituale <'l dovine, a ciò che non avesone a mancare; per 
wwHÌo che nel suo dito palacio suoa Sanctità fece fabricare una cape- 
la nel palacio di verso al monto, ordenato in ([ueste modo e forma. 
In peto a una 'Ilenia do uno altre papa unisse de relevo de fora nela 
faciata, et qui dita capirla suoa Sanctità io l'eze l'abbric^re un altare 
dentro la laciata, di vrrso la piada, coin»' la lìgura dal nostre vere 

(•) Kol. 113 o. 



Kerleniplore et saoa Santità pinta de naturale come el manto de San- 
cto (•) Petro indose nanto a quella, la quale ie porgea le chiave del 
•^gno dal ciello. Itera in dita capela di verso al monto i era in quel- 
le mura uno balco fabricato come uno vase grande avorato, dove de 
contenuo ie steva al Sacramento et le molte altre cose memorando: 
e li steva sua Sanctità a dire la suoa santa mesa. Item suoa San- 
ctità feze metre la suoa Tigia de relevo facta de struco int una ca- 
peleta sopra la porta dela intrata dal dito so palacio. Dipoe dito so 
l>ene operare, suoa Sanctità fece un' altra hopra piglia, con ciò fuse 
cosa che conduse la vera pace tra M. Zohano da Sasadello et Guido 
Vaglino, cognato inseme et nobile Imolese; con ciò fuse cosa che 
tramedui fusene nante ali soi pedi nel so gremio per intercesione dal 
dito R."*<^ cardenale de Paviglia, promitando alo eterno Idio ed a suoa 
Sanctità ed al dito cardinale che mai più per alcuno tenpo cognose- 
r<? infra lore e so hederente vendeta acuna, come suoa bona cautio- 
ne; che fu a di 31 dal mese de zenaro, die dominico, come zia era 
s-tata hordenata dentro dala suoa ciptà de Imola per lo episcopo d'An- 
c^ona mandato da suoa Sanctità. Item avando suoa Sanctità facto pia- 
r« uno M. Slolfo da Ascole dela Marcha , primate de quella , per qual- 
cf uè so suspeto de quella, che fu a di 28 del mese de zenare, se- 
C4Dndo al mio reporto; dipoe, quelle che de lui intendese suoa Sancti- 
tà, io noi potete mai intendre, salvo che al feze menare nela nostra 
roca de Forlì caturati. 

Dipo', a di primo del mese de febrare, die luni, arivò ala nostra 
oiptà de Forlì monsignore U.°*o cardinale Francesco, che andava per 
fregato in dita proventia dela Marcha. 

Item suoa Sanctità fece le molte altre opre pilo el cose memoran- 
do che a mi sercbbe lungo scriverò. Dipoi avande lui meso fino a 
bogne suo desiderato in dita, quante per el presento, depoe lui fe- 
ce ferma deliberatione de volere retornare ala suoa sancta ciptà de 
Boma et in quelle lo' reponsare, et in dita ciptà lasare el W.^^ Mon- 
signore cardenali titoli Santi Vitalis. Dipo' feze suoa partita a dì 22 
dal mese de februari, die luni, cercba V ora decima (juarta, arino 
Domini 1507 , i' nomine Domini. Et vene per insine ala suoa ciptà 
de Imola. Arivato che fu a dita ciptà de Imola, suoa Sanctità feze 
convocare al reste deli auture de dita paze, et qui ascoltò tute le 
lore cose. Depo' remase d' acorde et remese hogne lore cose nel so 
peto. Et le multe altre cose feze lui de suoa granda utelità. Dipoe 
feze suoa partita a di 25 dite, die iovis, et veno ala nostra ciptà de 
ForU, et feze la via per di fuora dala ciptà de Faiencia, dal canto de 
verso la montagna, sopra al ponte dela ghiesia (**) della Observan- 
tia. Tamen quile fantine come granda veneratione, homine e done, 



n Fol. 113 b. 
r) Fol. 114 «. 



14 



210 

r andone a vidore nel so passare. Dipo' arivò ala nostra eiptà de 
Forlì a di 25 dite, die iovis. Arivato che al fui, alogiò nel nostre 
palacio nel loco suoe; et avca con esa lui cerca dece cardenale co- 
me poca zentc. L'altre zorne, la matina per tenpo, suoa Sanctità 
retornò a rivisitare la suoa roca, che fu al venere; et lì feze al so 
desenare; et li stete per insine al' ora vigesima seconda, che mai 
poco persone ie potè parlare, se né li nostri magnilìci Signuri. Dipo' 
montò a cavale come suoi signori cardinali et andone intorno a no- 
stra ciptà per insine ala porta de Schiavania, che lui intrò et venne 
al so riposo. L' altre zorne, a dì 27 dito, sua Sanctità fece mandare 
per vinte tri dof una parte e del' altra de nostre guarnimento et ie 
feze comisione che dovese andare a confine, donde M. Antonio da 
Monte ie mandarà. Facto queste, montò a cavale et andò a desenare 
a Sancta Maria dale Gratie. Arivato che al fui, mai non dete alcuna 
odenlia publica che se potese vedere; per al che io ne poso rendre 
buona testimonianza per eser II presentialemento : con ciò fuse cosa 
che al zorne donante mai al dito M. Antonio da Monto non mai avea 
potuto fare che io avese apude hodentia da suo Santità; tamen lui 
avea hordenato che io avese odentia in tale zorne nel' ora dal so de- 
senare. Tamen lui se pentì et vose andare a desenare a dita ghiesa, 
e dito M. Antonio remaste a Forlì per mandare quile tale homine a 
confino, come ut sopra. Tamen come lui abe desenato, lui andò a 
reponsare. Dipoi al cardinale Hazino e al CoIona me fecene chiamare 
nela sagrastia de dite frate ala presentia dele multi altre prelati e 
nobile, et qui me comenciò a domandare se io era quelle historico 
che se era trovato nanto al papa a Forlì, lo respose de sì, che io 
quele dese; ma nói isterico, come uno componitore simplici. Me do- 
mandò che io andava faciando. lo ie feze resposta che io era venuto 
per volere parlare ala Sanctità del papa et mostrane lo introito deli 
mei libri de coronico, come avea facto la prima volta; per al che io 
avea fate venire stanpa d' ore nove a Forlì et facti stamparla nova, 
et avea stanpato la prima carta, donando al titolo a suoa Santità, 
come i avea promeso ; dove lui i era retracto de naturale in cadrega, 
et io denante a lui come V abito dela milieia dela mia coronatione, 
come una mia pistola galante suola li nostri pedi , che testificava lui 
eser patrone de talli libro. La quale dicea in (juesto modo e forma: 
— Suole, "Sanctissimo Padre, naturalmcnto ciaschaduno doppo el suo 
fine appetire comendahile memoria de suoa vita per la quale habia 
fra li mortali restare immorlahv, et io più volte fra (') me mede- 
simo pensando et darmi a (lualche opera la (|uale havisse a dare di- 
lecto alli amaturi dela vertiì el consolare li animi de' mesti et tribù- 
lati, non ho trovato cosa più copiosa e delcclevole del scrivere delli 
lenpi; al quale dedito, coinenciai la inculla e debile mia opra cum 



Ci Fol. 114 b. 



firmo proposito, doppo le lunghe et faticale vigilie dedicarla a Vostra 
Sanctità. Et cognoscendo di tal' opra lo inornato stile, timido et pau- 
roso cum epsa ne vengo ai piedi di quella, la quale pigliando del 
suo servo il sincero core et perfecta voiuntà acusarà di natura al suo 
difeeto che non a me come ad altri ha dato quel vero et perspicace 
spirite et acuto ingegno, pel qual habia potuto, come seria mio ani- 
mo, dieta mia opera di loquentia ornare et intieramente satisfare a 
Vostra Sanctità. La quale V onipotento idio felice et victoriosa man- 
tenghi nela apostolica et sancta sedea. Amen. — Et voi, mei lecturi, 
ve poterìstive forsi maravegliare che tale epistola destintamente 1' ó 
qui registrata de verbo ad verbum : 1' ó facto a ciò che voi me cre- 
diate che io i avese comenciato tale mei libre dedicato a suoa San- 
ctità; et più, che dite Monsignor cardinale vosene vedere dito mio e- 
pitafio, come a voi voglie fare el simile, a ciò che ancora voi al po- 
leato vedere e intendre dipoi la mia morte; al quale se ritrova suo- 
pra al mio dito molumento, dicando: 

Felsina me zenuit, sed pavit Livia prolis. 

Bernardo Andreas gloria prima fui. 
Dura vixi inmunem fecit me ex munere Cesar, 

Et capiti inposuit laurea serta meo. 
Historie post quam numerosa volumina scripsi, 

Missi animam ad superos. Mie mea menbra iacento. 
Quod fuverat mortale datum mors improba solvit. 
Quiste fune le dui versi che al papa m' apuntò, come ut supra: 
— Ast mea cum scriptis famma perenis erit — . Tale vederà qui che 
non poterà vedere dito mio mulimento; et restante satisfato che io 
non ve arò dito bosia alcuna. Dipoi dito cardinale Uagino et al Golo- 
na a mi feze domanda se neli dito mio hopre i era alcuna suoa in- 
mortalità. Io disc de si; per modo che a tramedui a Roma ie ne 
mandato copia, come lor sano, dele molte suove grande inmortalità. 
Alora m'aveano promese de farme parlare a suoa Santità; e con esa 
lore me menone dove V avea desenato : tamem non tornò per quela 
via, et feze dare ale tronbe et andò nela ghiesa incognito, che né 
lore né alcun altre ie potè parlare. Montò in scrana et in verso Ce- 
sene andò. Et io comò i abe mostralo tale mio prencipio del dito li- 
bre a lore cardinale, me la reduse a casa. Siche le cose mio pasone 
come voi intendilo. 

Arivato che fu suoa Santità ala ciplà de Cesena, che fu a di 27 
de februari dito, die sabati, dipo' se parti V altre zorne et andò a 
«lesenare al Porto de Ces(Mìn. Dipo' se parti et andò a cena et a re- 
ponsare a Santo Arcanzelo. Dipoi a Montollore. Dipo' ad Orbino. Di- 
poi, seguitando al so viaze, per insine ala sancta suoa ciplà de Ro- 
ma, che fu a di !28 dal mese de marze, die dominico (*), anno Do- 



ri FoL 115 a. 



212 

mini 1507, zoo la dominica dele paline; et arivò in la ghiesa de 
Sancta Maria dal Populo. Et in quelle loco, secondo al mio reporto, 
feze la proceslonc de dito palme, e da quele so popule romane fu 
bem viste et solenizato da picole e grando come gram suove iubila- 
tione. Et in quele loco feze al so ripose. A laude de Dio, amen. 

Primo Legato ala ciptà de Bologna dipo' la partita dal papa. 

Al prefaclo W."''' Monsignore M. Antonio titoli Sancti Vitalis presbi- 
teri cardinali Legatu primo de lactare, meso perla Sanctità del papa 
in dita suoa magnifica ciptii de Bologna dipo' la suoa partita, che fu 
a di 22 dal mese de februari anno Domini 1507; intrato che ai fui, 
di subito prese" tale dominio come gram verelità; per modo, come vo- 
se la suoa mala ventura, feze inpicare per la gola uno M.** Acostan- 
tino già bonbardino dal dito M. Zohane de dita suoa Comunità in suso 
la suoa piaza. Item a di 12 dal dito mese de marze, dito Monsignore 
fece inpicare insuso la suoa dita piaza quiste ì infrascripto ; zoè dui 
fiole de uno M.° Zuliano che facea dele carte, le quale stevano per 
stancia propinquo al palazzo dal dito M. Zohane Bentivoglie; et pure 
dui altre suoi clie con esa lui steva in casa. I*erchè se fuso ai so 
male operare, io non polite intendre la casone. Dipo' queste, dito le- 
gate steva pur come gram Vigilio zorne e note per avere inteso che 
la M.ta dal dito re de Ferancia era in Italia per reparatione dela ri- 
bilione dela suoa ciptcà de Zenuva, come ut supra. Et per queste pel 
al vulgo se obtenea che V avea promese dito re al dito M. Zohano de 
retornarele in casa suoa in dila ciptà de Bologna ; perché al presento 
lui se retrovava in dita suoa ciptà de Milano in casa dal conte Pala- 
visino; perchè lui i era andato dal mese de marze per 'more dela in- 
tradita dal papa , che lui e soi fiole non potesene stare per modo al- 
cuno propinque a Bologna cento miglia. Tamen suoi fiole era a Fe- 
rara e Mantova, et M. Alesandre era in canpo a Zenuva come dita 
M.^ del dito re. Tamen dito M. Anibalc so fiole come Heremes et mul- 
ti altri mescne insemo ccrcha GOOO persone per volere retornare in 
dita ciptà de Bologna ; che fu ccrcha 1' ultima setimana dal mese d' a- 
perile 1507. Et fate che lore abe tale cometiva (*), di subito veneno 
ale confino de Feraria, nel tcritorio de dita ciptà de Bologna, pro- 
pinque ala montagna, n certe sove castelle chiamato Bazano, desten- 
dandese per quela rivera per insine al Saso da Grosa: per modo che 
quele tale soi contadino i era fon^ia per hogne via darie vituaria. Aio- 
re le multe de quilc contadino venene incogne a quarelarse a Bologna 
come dito L(»galo. Alore io feze gram festa, dicando che lore stesene 
pur di bona voglia, che presto ie torebe d' intorno, et che pur lore 
andaseno per li soi dinare dare le lore robe. Alora dito Legato già a- 



(•) Fol. 115 h. 



213 

vea comeiìzato a fare guardare dita roca de Bolojxna, come ut supra : 
et più, che già avea dato avise a Cesena, a Forlì, a Imola che luto 
ie dovesene per lo so aiuto comandare uno homo per casa et là raan- 
daro. Alora intendando al R.™** Monsignore cardinalo de Feraria che 
tale exercipto dal dito M. Zohano eser andato per suso el suoi terito- 
rio ali danne de dita ciptà de Bologna, et non avando auto alcuno 
rispeto a dita suoa intradita, come ut supra, alora a mi fu dito che 
montò in colaro; et i era andato presentialemente per volerle de quel- 
le loco caciaro. Per modo che infra queste tenpo vèno la nova che la 
SI.*» del dito re de Ferancia già avea retenuto dito M. Zohano dentro 
da Milano; con ciò fuse cosa che lui e '1 Protonotario stesene in dita 
ciptà in casa dal conte Palavisino predito; et in quelle loco i andò Cen- 
torione mandatario de suoa M.^, et a lu' feze questa proposta dican- 
do: — M. Zohane mio, a mi me rencrese asai de doverve fare tale 
preposta per eser mandatario dal mio patrone e re, al quale a mi 
m' à comeso che io dove a lui piacerà che io ve debia menare — . 
A queste respose suoa Magnificencia , dicando che lui non credea d'a- 
vere a fare cosa alcuna come suoa M.^, se né bene, per la quale lui 
meritase de dovere eser menato: tamen che lui videa bene che per 
al sci proprio bene serebe rnganato. A queste resposo dito Centurio- 
ne, dicando che preste lui facese suoa deliberatione ; casu che non 
volesse lui andare , che avea comisione plenaria de farele portare. A- 
iora lui feze la suoa volontà, lui e dito Protonitario so ftole, et fune, 
secondo al mio reporto, menato in castello. Dipoi fu sachezato alquan- 
to robe de sova casa, sole per dare la manza a quili tale sacardelli 
che con esa lore era andato. Fate quele , di subito quele Locotenento 
da Milano ne deto aviso a Bologna al dito Monsignore Legato ed a lui 
a Roma (*), et al simile a tucto li Governatore dela Romagna le qua- 
le ne fecene bande in publico e festa solene de canpane; et al si- 
mile ala lore come suove procesione; che potè eser dita suoa calura 
cercha al pinullimo di d' aprile, overe al primo de maze i507. 

Item avando intese dito Monsignor Legato e dito magnifico Regi- 
mento de Bologna la catura dal dito M. Zohane, di subito fecene el 
so Conseglio, per al quale fu concluse che, dipo' che più pericole al- 
cuno non e' era dal dito M. Zohano per eser caturato, come ut suo- 
pra, che tute li confinato per suoa horizine tucte dovesene retornare 
aie lore case et atendre a eser bom servitore al felecisimo stado de 
sancta matre FiCclesia; dele quale ne fecene bando soleno, che già gra' 
numaro fuora n' era andato; et che hogn' ome s' avese a guardare 
dala mala ventura; che era stato a dì 13 del meso de magio, ftem a 
di i3 dito Monsignore Legato dete al [►alacio dui dito M. Zohano a sa- 
comano, et che al s' avese a butare zoso per insine neli soi fonda- 
mento; et s' alcuna persona da lui dovese avere, che dovese tore tan- 



;•} Fol. no a. 



214 

te (le quelle prede o cuppe che luì fuse interamente pagato. Alora 
intendando tale deliberatione uno M. lulio Malveze, di subito montò 
a cavalo come alquanto suoi ederenti et in quelle loco andò per vo- 
lere reparare per conservatione de tale palacio da onorare tale suoa 
ciptà; tamen non poti reparare, consederando che per al proverbio 
spande che a furore populi libera nos Domini. Alora intendando lui 
che tale cosa era de volontà dal dito Monsignore , retirose indreto co- 
me suoi conpagne: tamen a tucta dita ciptà ie ne rencresea per l'o- 
nore dela ciptà. Et II fu sachezato: dove se ritrovò alcuna conserva 
de suove tapezarie dal dito M. Zohano, le quale lore non aveano po- 
tute portare con esa lore, et per insino al presento erano stato sal- 
vato per la custodia del R.""° cardinale de Sam Petre ad Vincola. Per 
al che se '1 dito M. Zohano fu' restato al so dito castello et atendre 
al' oneste vivere come li soi dolete, veramente la Sanctità dal papa 
i arebbe* lasato godere tucte li seve intrate iuridicamehto : ance lore 
àne facto per contrario, che sone venuto a canpo ali danne de dita 
ciptà de Bologna, come ut supra. Et eciam lui e soi (iole erano stato 
caturato, che non serebbeno! 

Alora avando inteso al marchese de Feraria tale Betivoglie eser 
venuto per lo so teritorio ali danno de dita ciptà de Bologna, di su- 
bito focene quisti infrascripto discrepto Monsignore reverendissimo Le- 
gato e lui , che da quelle zorne inanto tucto li ribelle dela santa ma- 
tre Ecclesia che se ritrovase nel teritorio de Feraria, overe so de- 
strecto, tucte debiano esere (*) costreto a sgonberare tuto al terito- 
rio de Feraria et suoe destrecto ala pena dela forca et rebelione et 
confuscatione de loro bene, per tuto al mese de maze, comenciando 
a di 25 dito 1507. El simile se feze per tuta la Romagna come soi 
bande solenisimo, che ninno ribele dal dito Marche posa habitare ne' 
teritorio e destreto de dita santa matre Ecclesia suota la predita pena, 
dele quale se ne farà gram curatione. Et per questo dito Marchese 
vose mostrare ala Sanctità del papa che lui nonn era stato consentien- 
te a tale eserciplo che era venute ali danne de dita ciptà de Bologna , 
come ut supra. Depo' queste, dito Monsignore Legato comenciò per 
la revera de quela montagna, dove era andato tale esercipto, a re- 
cerchare tale soi delinquente et consentiento a tale Betivole; et per 
modo che ne cominciò apiquare alquanto. Item dito Monsignore infra 
queste tenpo se amalo alquanto, per modo che l'andò ad abitare nela 
ghiesia de Sam Michele in Boscho per più suoa sanitate, che fu a di 
4 dal mese di luglio. Dipo' ritornò in so palacio per abitatione. Tu- 
ta via facca lavorare a dita roca. 

Infra queste tenpo parse che el povere mischino dito Monsignore 
Legato fuse stato per suspeto achiusato ala Saudita dal papa, che fu 
a di 15 dal dito mese di luglio 1507 che lui feze suoa partita da Bo- 



n Foi. iitt ò. 



215 

logna per andare a Roma ali pedi de suoa Sanctità. Arivato che al fui, 
in brevità suoa Sanctità al feze incarzeraro nel Castello Santo Agnello 
de conpagnia de Monsignore Datario. Et se altre de lore ne seguirà 
come al teupo, innento in queste ve ne farò intendre al tucto. 

M. Lanrencio Flischo primo Locotenento a Bologna. 

Al prefacto reverendisimo Monsignore Locotenento in dita ciptà de 
Bologna depoi la partita dal papa se fui uno M. Laurentio Flischo, 
nobile dela ciptà de Zenua, al quale intrò dipoe la partita dal dito 
primo Monsignor Legato, che fu a di 26 dal mese di luglio anno Do- 
mini 1507. Intracto che al fui, di subito prese la santa bacheta dela 
iustitia in mane, stangando zorne e note come gram vigilie. Et de 
continuvo facea lavorare ala dita roca. Per modo, come vose la suoa 
mala ventura, feze piare Hericoles di Ogulotto, nobile bononiensis; 
di modo che per la iusticia del so M. lo Podestà to fu inpicato per la 
gola al so palazo sopra (^) la piaza a suoa renghiera, che fu a dì 
3 del mese d'octobre, die dominico, la notte prosima ad venire. Di- 
poi stete tucto V altre zorne in quelle loco, che fu al dì del Sarafico 
Sam Francescho et eciam del suoi protectore Sam Petronio , che hogne 
ome al potese vedere. 

E^ir seguitando la instoria, retornò M. lleremeso Bentivoglie la se- 
conda volta ala dita ciptà de Bologna per volere lui e tucti li soi re- 
tornare a casa suoa quanto che lui potese, in queste modo e forma. 
Con ciò fuse cosa che lui fuse venute de note tempo a una certa ho- 
staria de dita ciptà di verse la porta de Sam Felise, arivato che al fui, 
fece alquante suove litre le quale le mandò per al dito hoste dentro 
dala ciptà; et al povere mischino per non più cognosere le dete, se- 
condo al mio reporto, a quiste 6 infrascripto parenla, che fu cercha 
la seconda mediata del mese de zenare anno Domini 1507. Al primo 
dito parenta se fu (**) fralele de Romei de Popoli; lo secondo, 
Gaiiazo Poveta; 3, Galiazo Marsilio; i, Basotlo Fautucio; 5, (***) 
fiole de Rainaldo Ariosto; al 6, uno dischapo. Per modo che tucto de 
conpagnia come le multi altre suoi hederenti, secondo al mio repor- 
to, tucto se mescne inseme a di 18 del mese de zenare, die martis, 
cercha V ora duodecimo dela no', et andone al palaze che fu de M. 
Galiazo Marischoto et quelle sachezone et parte ne brusone come gran- 
do impido. Tamen, come a Dio piaque, tute li abitante de dita casa 
se salvone et schapulone ala ciptà de Imola et li aspetarc per lore al 
tenpo che piata se mova. Alora intendando tale cosa dito Locotenen- 
to, insemo come li soi signuri 40, di subito alquanto de lore se se- 
rone in palaze come gram guardie. Fate che lore abene quello, di 



n FoL in a. 
(**j Lacuna del ms. 
>***; Lacuna del ms. 



primo, M. HercoJn Filisino; secondo, Antonio Cotto; lercio, M. fìnmM 
ledePepolì; \, M. AgosUno de Hanutio ed iiitimo. La quale dita suoa 
famia versmento erano hninine prodentisimo e de bela statura, molte 
bene in punto, l'er modo che dito Monsignore reverendisimo arivù a 
Uoma t' nomine Domini incognito, come suoa granda aiegreza. 

Carastìa et abondantia et altre suoe infurtnnio. 1506. 

lìcV anno predicte fui le molle varie e descordanto cose in questa 
nostra machina mondialo per la vertù deli inlluae celeste, facto et op- 
denalo ab etejno in mento divina, le quale ve farò inlendre a parti- 
ta per partita. In prima L^l Sole intrò nel primo grado d' Arielo a di 
10 dal nieao de maree, a hore doe et menale 40 dela suoa notte 
seudendo grade 21 de Peso, csendo el signore del'anuo secondo U 
dinstantia di loci, zoé ria hopienti aroctdenti: perché Veneri si era 
signore in ocidento; le orientale da nui havernuo el Solo. Et al simi- 
le lenereina al Sole per dito signore cum Mario in cnnpngnia, le qua- 
le tucto insemn queste presento anno teiieruno el precipalo de Aìtài 
signoria. 

Ora vediamo mo come stano la prima el seconda el lercia e quar- 
ta dal dito anno. La primavera fui instabile et molte pili freda et 
mida che non couvenea ala suoa natura. El in ijne-sta acade alcuno 
grani prodigio; con db fuse cosa ohe a di 3 dal mese de magio, ioA 
del zorne benedecto dela comemuratione dela Croce divina, che cer-i 
cha r ora del so vespere venne per verlu de dito inttuso celesto una 
tenpesta, overe grandina, come vento sencia aqua, de gram (') sta- 
tura et in tanta quanditó nel nostro lerilorio. comenciando da Faieu- 
za per insine a Cesena, drelo al zove dela montagna, che era de tan- 
ta quandità che come le pale se serebhe anionturata; per modo che 
a nui se delle grani danno. Ilem di poi a di 22 dito, die veneri, dft 
novo cercha l'ora 22, retoniò in quello loco tale grandine et aaco 
più, come aqua e vento, per vertù de quiste ìnfrascripto especti cbe, 
in quelle zorne ocorevano. Prima per la conionlione dela Luna come 
al Sole: dipoi uno sestile de Saturno come Lune e uno quadralo de 
love come Luna: la conionlione de Veneri come Luna; uno quadrala 
de love come Veneri. Per al che per suoa verlii tute insemo tale gran- 
dine fecene gram ruvina come suove gram fulghere. Tamea non va- 
ia al slare dal grano in prima dita quarta se né da 25 per insine in 
40: el vino libre 3'/, l'asaze. 

Secondario, la quarla dela stado fu quase in suoa natura de cali- 
dità; tamen fu grando inondalione, che le biave meduto in canpo pa- 
tito gram danno: perchè neli soÌ barche le molte se ne putrafene et 
che male se potè luilre, se ne al mese de seleuliru: per 



(*} Fol. Iti a 



niwto che ni molte ^no et fabe ondone in [lerdicionc. La veiidcina 

fu Irisla; per modo che cercha I' ultima parte del mese de luglio a- 
[iBrhe mia gram cometa codata nele parie ocetlentale, et asendeva ne- 
le parte stenleriunale non tropo deìnslanto dal polo, la quale Aurlj cev- 
dia trenta zorne. Nel so priiinipio fu gram serenità; dipoi vene gran- 
ila inoiidalìone che durò cerdia 40 zorne, come ut supra, per modo 
chf per verlù de quela fu dicto che morese el re de Oastiglia. zoé 
r»rcloiiitca de Oorgngna (loie dela M.'^ de Masimiano inperatore. Et 
\f multe iiltre ìnfortiiuio acade per quela, che io lase per brcvitii. 

IleiQ la 'luarla octeiiale fu pur alquante termino de pesta a Fori) 
el a Uertenore. Valse al care del'uva lihre 10; el vino libre tre l'a- 
miè: el grano valse solde 2ó al stare; la fava s. 14. 

La quarta vernale fu molle bene in suoa natura, £ol^ freda e se- 
dila che mai no nevó che se polese vedere, né etiam mai non pio- 
bo; per modo che l'use facto bisogna al' ome uniiare a copcrlo. Poco 
infermità. Valse al grano s, 20; la fava s. 14; vino libre 4 l'asazo; 
le Altre cose al so precio consuveto ; salvo che ta libra dal pepere pe- 
ste vale» solde 30; la libra del zoferano valea libre 13. Per modo che 
le cose pflsone nel presente ano come voi inlendito, el le multe al- 
Ire eie. 

Fellppo Re de Castiglia morto. 

Al prefàcto Felippo, zenito dela M."» de .Ma<timiano (') inperatore 

el re deli Ilomano, (jneste anno dal Signore 1506, inlravenne la snoa 

I Jiefacta morto, cercha al mese desetenbro, secondo al mio reporto. 

l El optile menute de Zenna fAeìtt fhora al popnle zentille. 

Ala ppefacta ciptà de Zenua i acade uno gram case queste anno 
dal Sigitore 1506, cereha al mese de deeenbro; con ciò fosse cosa che 
al popule machanice venese in tenia dischonlia et mala volentia co- 
me al popule civile, per al che dite mecanici cacione fora el civili, 
veramento al sentile , ciie a lore fu forcia abseutarse in altre patrie. 
Dipo* queste, li rimanenlo comencione a cridare — Libertà, Libertà 
— el grandamento se fortilicone. Alora intendando la H.'* de Lodovi- 
co re de Fcrantia suo patrone le gram discordie zìà partorite infra lo- 
re sulKlito de dita suoa magniDca ciptà de Zeiina , grani proparamen- 
U> sua M.'* feae come suoi mandatario, a ciò che 1' una parte e l'al- 
tra dovese venire ale lore remissione et relomare ale lore case el a- 
tendre a eser buom subdìle et Qdele al stato de suoa M.^ Tamen 
r [ina parte e l'altra aveano cor Faravonis; per al che mai non se 
poleuo awrdare ; e tutavia quili dentre se forlilicavano, faciando gran- 



n 'al iti >- 




da armata nelì sol porte et ala ciplé zorne e notlo come gram vig\- 
g!ie. Alora de continuo (|ueli soi nobile Bbsenlo senpre se ne trovava 
per viflze, che BEidava et venea denanle dal conspeto de suoa M>, 
et qneia carameiito pregano che se volese dignare de venire a tele 
suoa anpresa, che libramento lore ie prometea de pagare bogne suo 
danne et inlrese a tucto le lore spese, purché lore se posano relor- 
iiare a renpatriare nele lorcaae. Alora suoa Maestà avendo inlese che 
quile denlre già aveano rado hogne lore sforcio, come ut supra, el 
già avere prese doe suove forlccio, zoé Castelacio et Sam Krancescho, 
e tuclavia pugnavano conira al so Casteletto come grando ordine, per 
modo che suoa M."* se parti per venire a tale suoa placalione et ari- 
vò in Talìa (') la prima mediata dal mese d'aprile anno Domini 
lóOT , et con esa suoa Maestà avea cercha ( " ) coohalento . multe 

bene in punto. E secondo ai mio reporto, suoa M."» feze al so riposo 
in loco chiamato al Bosehe, che fu a di 22 dal mese d'aprile predi- 
cle. Et in quele lenpo zia era andato una gram parte de suoe zenle 
d'arme inseme come altre suoe excercipto de quilli suoi nobile Zeno- 
vese absento, che poleano eser cercba 60(1 de quili soi nobile dite ah- 
sentali. e tute insemo aveano come 6 galee grosso asidiato el dito 
suo porto; le (|ualc ie raceano gram g-uerra, Alora de quiii dentre se 
n'era facto tre parte: la prima erano quili ricone et altre homìne de 
meta sorta : la seconda era li artillci che non se volcano inpacìnre 
doli ctippe in suso; la torcia ed ultima erano quilli sbricu, overe spa- 
dacieri de grara numaro, cbe male volontiera lavoravano, perché in 
ciaschuno regno asa' più cativo se ritrova che bone, et maaime che 
de continuvo vorebhene vivere de! bem dal prosimo, et pili preste ce- 
dre al male che al bene. Et per queste era stato forcia che le altre 
doe parte stesene sotta lore de mai non s'avere, voluto acordare. Alo- 
ra vedando tale lore durerà dele lor core, suoa M."^ di subito in quel- 
le loco s' apropinquù, concredando che al popule dentre inmediate ie 
dovese portare le chiave, come già i avea facte intendre tale suoi 
nobile absento quando per lui erano andato; e tuclavia dite nobile 
pugnavano intorne a dita ciptà per quela via che se pnlea andare a 
uno so torione dove era una inspugnabile forlecia, la (juale Iure se 
devano inlendre d' averie el tractate dentro. Tamen per suoa pugna- 
tione mai alcune si era motto a scoperire tale tractate. Alora suoa 
M.'^ se cominciò a lamentare de tale suoi nobile, dicando che quille 
tale i aveano dicto la l)osÌa per insine al presente. Alcune nonn era 
molto in suo favore, dubitando lui asai de non covegnere sumerzere 
tale suoa ciptà per la forcia del gram numaro diii tali suoi sbricho, 
perchè de tale suoe acorde lore non se n' aspctavano cosa buona al- 
cuna; ance eser per coutrario d' eser la rovina suoa, Tamen quisli 



n f 



J 



tele nobile de contìnuvo confortavano suoa M.'*, dicando che lore sa- 
pevano bene che tale tractate i era in dito tortone et i aveano pro- 
messo, quando ai tenpo fosse, che lore borsarebbo tuta la polvere 
de suoa monitione del dito toriono; et più, quelle che lore aveano 
promeso a suoa M.**, che non ie mancarebbe de una drama de paga- 
rio suo danne e intreso de tucto suove zente d' arme et altre suoi in- 
comodi. Et qui pregono suoa M> che facese pugnare verileraente sen- 
cia alcuna dubitatione , che una volta lore sane che interirano. Et qui 
fecene conveutionc come el canpo franceso de darie dita ciptà a sa- 
cho, perché a lore ie parca gram cosa a potere intrare; perchè per 
al proverbio se spando che tucto al mondo non (*) poterebbe piare 
Zenua, mo che Zenuva piaria Zenuva. Et per queste tale Francioso, 
be' che lore fusene pagato ala zornata , non voleano metre suoa vita 
a pericole se lore non ie la devano a sacho. Et cosi per lore fu con- 
cluse, considirando lore chi non vole la benedicione abia la maleditiò. 
Dipoi gaiardamento comencione a pugnare contra dito bastione, clie 
per altra via non potea andare, per modo che ala prima ba taglia u- 
Da gram parte dela dita guardia dal dito bastione insl fora a pugna- 
re contra lore, asendando nel piano. Mora dito Franciose fecene dui 
squadrune come doe alile et li mise in meze , e tucto fune preso. A- 
lora el resto che se trova in dito torione fecene chiamare la parte che 
era nela dita ciptà, dicando che lore ie mandase zente frescha per so 
secorse. Alora la ciptà stete molte mirativa da mandare e non man- 
dare; per modo, in quela suoa delicione del tenpo, quile prencipale 
aucture de so dito tratade, che dentro se ritrovavano, ie parbe al ten- 
po, et inpizone al foco in suoa polvere, che brusò tucta tale suoa mo- 
nitione, come lore aveano promeso, come ut supra. Alora li Francio- 
se come cane rabiato introne dentro per volere andare a sachezare 
la terra, come i era stato promeso. Alora suoa M.^ se mose a gram 
conpasione et ie mandò al so R.™<> Monsignore cardenale de Uuano, 
che per niento non volese consentire a tancta cordilità. quanto sereb- 
bo stato quella; considirando lui che tucte quelle povere criature ra- 
tionale serebbene andato in cativitado , per eser tucto lore suoi men- 
bre. Ali quale suoi dite Franciose fece che dicto suoi nobile absento 
ie deto per suoa bona mane duquato 5 milia d' ore in ore. Dipoi in- 
mediate ie fu aperte le porto, che la suoa M.^* intrò in dita ciptà, tu- 
cto coperto ad armo,' come al so brando in mano, di mezo al dito 
cardinale et altre 4 prencipale suoi anbasatore et ostadise de dita suoa 
ciptà. Tamen i era gram numaro de povere dolzelle et maritato, se- 
condo al mio reporto, erano tucto schapigliato, come suove mane ba- 
iando per volere andare denanto ala M.** del re et a quela recoman- 
darse, dubitando lore de non andare tute per al file dela spada, et 
che quelle tale povere donzelle de non andare ale verghogne dal mon- 



C) Fol. Ii3 b. 



■■ nn»: ohe inlrato rho fu suoa M.''"», ronìonoiò 

^... ».'»»{v;||o: che fu dita suoa inlrata, secondo al 

:^ ,ai .11:0 ineso d'aprilo, dio iiierourio, anno \)o- 

-»■ <ì*'iì M.^^ fu concluso elio hogn'ome do loro do- 

^ - . ..if .'asH? et alendro a esoro suo buoni suhdito; el 

... .a *' lete lui che loro (*) facosono una roca; la 

.. : 111. .MSl«> duquate U) Hiilia, a ciò rho suoa M> io 

^ .,- : 11. rs» ni boca un'altra volta, a ciò elio loro fuse 

■ ir.rt* pujrnare Tono contra T altre. Dipo' quole, 

^. ^ .:■••• :•:' 'iite zonte d'anno, tra (|uollo do suoa .M.»^ e le 

.. j:.i .y- suilia d'ore; che asendo rno ala quandità de 2iO 

. i..'. .rv in ore, seiicia al grani numaro de suoi |)resento 

^ t-rsun* ìht |>otere loro rotornaro alo loro case, seiuria 

^ ^ -.'.i: -0. IVr modo, cornei suoa M.^^ fornito che Tabe ho- 

. ^ ^ ..:" A .' i.o et bone opperare, se parti et andò ala suoa ciptà 

^ ;. :*. Mvondo al mio roi>orto, si^ retrovò la .M.*à del ro 

>.j^- .: •- ■ >iolono in f^ram suoa conj^ratulatione. Depoi se |»ar- 

,:..! i:.; .tlo lon* regno a darse gram piacere come le lor razine. 

Tai^dinale de Salerna morto. 

•,-.:..;■» n."»" Cardinale de Salerna, queste anno dal Signore 

. • ; • ■* dal most» de mazo , dio iovis, intravonno la suoa prefa- 

^ n. .-.. . >c\sMulo al mio roporte. K fu noia magnifica ciptà de lio- 

• :.::'llo loco fu sopolito come grand»? honore, por eser sta- 

■ i.Vi' spirituale et amatore del cullo divino et molto amato 

;, ..;.'.;• rvunana et molte venerato da hogne persona. 

Adriano CardìnaUo fnsso da Roma. 

..« .-r^Macla partita da Hnma per suspoto dal R."»® monsignore car- 

,1 i.f ■; \>;:no so fu oorando li anno del Signore 1507, cercba al 

in.'v; .'"^: <'*>n ciò fuse cosa die parse che fuse stalo messo in 

IV.' v* t*.ola Sanctità do papa Julio por la divina providontia papa st^ 

»•. .^^ ivr suspoto dola calura de Monsignore H.n^« cardinale el le- 

■j,\- .ìc Iw^logna de lactare M. Antonio litoti Sancii Vilalis , che in 

\\:* t;MìiH> già, secondo al mio roporlo, ora da suoa Saudita stalo 

*\;or.iìio ol caluralo, come ut su|)ra, insomo oomo Monsignor Dala- 

-o V /oliano (lozadino, nolùlo (i(Ma magnifica nostra ciptà de Bologna. 

iVr iìl ^'l»«* tramodui pcM* so ^ram suspoto do suoa Sanctità l'uno molle 

f vidimalo; p(T mo<io cIk» ])arso che dito Adriano s'avose mese paura 

jvr lalo ['*') suspoto do dieta suoa norma: |mm* tale via e modo (*be 

• Kol. i«« «. 

,** Ucuna del ras. 



233 

lui per più siioa salvalione se partì et absentose per cedre alquanto 
ala fortuna ; considirando lui, come per al proverbio se spando , che 
purché la furia non passa el segno, la sancta pacientia vin<*.e hogne 
desdegno. Tamen de tale suoa partita ale multi homine ìe parbe gram 
cosa, considirando che lui fuse molte amato da suoa Sancii tà per e- 
ser lui uno buom gramatico et grando horatore, et etiam compone- 
va le molte cose. Et masime avea facto la venuta dal papa a Bolo- 
gna in tercia rema , che veramento era una galante cosa. 

Abondantia e earastìa del' anno 1507.. 

Del' anne presento 4507, per eser el Sole e Marto signore, per 
vertù de tale suove signorie le influse celeste induseno sopra la ter- 
ra le molte cose memorande , dele quale ne farò nome a partita per 
partita in ciaschaduna suoa quarta, a dì e mese, secondo le lore o- 
curentie. In prima nela prima quarta dela primavera comenciò a di 
12 dal mese de marzo, per modo che a dì 26, 27 venne alquanto 
termine de.tenpesta nel teri torio de Faiencia e de ForU: focene gram 
dane ale vide che già molte aveano messo. Valse al stare dal grano 
per tucto aperilo s. 20; la fava, 15; al vino, L. 8 1' asazo. Itera a 
di 7, 8 de maze vene una gram tenpesta per al teritorio de Medola 
e di Forlì, di sopra da Strata, come gram danne ale multe cose. I- 
tem a dì i2 del mese de zugno vene una gram tenpesta nel teritorio 
de Ravena, venento per insine ala nostra Vila de Fabrìca, pur come 
gram danno. 

U seconda quarta, zoé la stade, fu come suoa natura, per modo 
che a dì 13 d'agosto, die veneri, la note prosima ven un'altra gram 
tenpesta per al dito teritorio de Ravena , de gram statura : ie ne fu 
de quela che pesò onze 9; per modo che amazò nela pigneda et in 
altre loco gram numaro de oceli: et più, s' al fuse stato al zorne, 
arabe morte forsa dele criature rationale. Valse al staro dal grano 
per lucto luio a Forlì s. 24, et per tucto agosto s. 27; al centonare 
dela farina, per al male masenaro, valse al centonare 28 solde per 
insine a dì 2 dal mese de setenbro , che comenciò la piogia , la qua- 
le feze venire buom masenaro. In la vendema , nela prima parte, val- 
se al care deF uva libre 20; dipo' tornò ad 18 e 17; 1' asaze dal vi- 
no puro valse L. 6; mitadengo L. 3; pizolato s. 30 e 40. 

La quarta octonale fu più caldo che non cohveno a suoa natura, 
come gram secità, per modo che le semento male poteano (*) nase- 
ro, perchè in molto loci li grano dipo' al so nasimento se pcrdeano, 
che era forcia a resomenare un'altra volta; et masime nel teritorio 
de liavena in qualque loco paduli. Per modo che la prima setemana 
d' octobre valse al grano s. 30 al stare. Per modo che a dì primo dal 



n Fol. \n a. 



dito, die venus, era veuiilr) una grom leiipeitla come grarn fulgore et 
vento. Item per tale galidità tenperala per forcia de aira durò per ia- 
sine ala natività dal nostro vere Redemptore, che fu a di 25 dal me- 
se de dezenbre. Con ciò fuse cosa cho riise de rosnrc n' era in qnan- 
dilà bone et colorito in suoa natura, dele quale nele parte dala Mar- 
ella e de Itoma e dal regno de rsapoie in quelle parte meredìonale se 
n' era fatto grain quandità de aqna rosata et olio rosato dela pmfe- 
cione de suoa natura come in quele loco era manefeslo. Et queste fu, 
secondo a iudicio deli multe, che ala primavera pasala nonn era sla- 
te de dite rose quase niento. Secondario, era uva de piiì sorte, eoe 
vila, moscatello et altra uva zentile in suoa prolìeione. Temo, fra- 
goli colorite e bone in suoa natura, i, nuci grose cbe se pol^a eon- 
fectare et altre fructe de più rosone, clie tucte faceano stupefare la 
zente, le quale erano zenerali et conducte per diete especte celeste, 
come ad ogn' ome era manefeste, et masìme in loco dedicato. Et co- 
si slete li tenpo per insine a di 2 del mese de lenare eh' ese al ven- 
to stentrionale ; et durò alquanto zorne, per modo che feze molte ghia- 
zare la terra; per modo che in tale zorne era nevato in alcuno loco 
del' Mpo. Dipoe a di 10 dito comenzò nevare non tropo de gram sta- 
tura, per mo' che quela quarta vernale fui molte bene in suoa natu- 
ra freda e sechia. Valse in questa quarta al grano s. 30; fava 6. 28; 
le altre iomi al so precio consuveto. Al vino valea L. 9 l'asaze; (a 
carne dal porche valse L. i al centonare; legne, care; fructo de hiv- 
gne rasone, caro; al mele valea s. 3 la libra et male se ne potea s- 
vere. Et poco infermità fui nel' anno presento. Per modo che paso le 
cose come voi avite inteso per la vertrt et [lotentia del dito Sole e 
Mario signore del' anno, come ut supra, et multi altre etc. 

Gnidtt Ubaldo duca de Orbinu morto. 

A! prefaclo Guido Ubaldo ol presfule duca de Orbino et coiifalo- 
nerio et capitanio zenerale dela saucta romana Egliiesa, queste anno 
dal Signore MDVIII, a di 11 dal mese d" aperile, die martis, eercha 
l'ora quinta dela notlo prosima ad venire, intravenno la suoa pre- 
facta morte nela suoa ciplé de Kuossaembrone. Di po' fu portato a 
sepelire ala suoa magnifica (') ciptà de Orbino come grande honore, 
per eser lui molto amato et venerato da quello so popule. La quale 
suoa dieta morte male se poterla denegare che per la mazore parte 
non ftise causata da quello so male de pedagne, per eser lui stato 
coppiose, come lui era; per la quale dita suoa morte molte al dito 
so popule de ogne suoa administralione se ne poieane atristaro et 
grandamento adolorarse per eser senprc de contlnuvo suo buom pa- 
store et avere receuto con esa lore de gram suoi guai . 



e; Poi. i«7 *, 



23S 

per hopne qualeoncha volta die suoa Excclenlia era sialo ceciato dal 
9} regno dala potentia del gram brado di Cesaro Borgea. Et sempre 
lui de continuo per la suoa gram prodentia, eome al grando aiuto et 
bvoK de dito suoi populi, seripre mediaiito la divina gratia se n'eia 
KijMral^ per inaino ala creatione dela Sanctttà de papa Jnlio secondo 
a( so ciò de lui, che po' inmediatc se n' era retornato a casa al so 
Rposo, come inento in i)ueste ad plenum nela suoa insloria n' ó 
perlaio. Ulterius, era stato homo amatore del culto duino, et avea le 
iDzegne spicolativo; buorn gramaticu, tmom oratore et gram teiolìco; 
liei' astrologia al molle se ne deloclava. Et che queste sia al vere, 
te retrovava lui avero uno zcnasu copiose de hogne voUimc, zoé, se- 
toDdo al mìo reporto, greco, 'braico e Ialino, in tanta ijuanditiì che 
liootie se retrova in questa nostra proventia de Italia che i|iielto po- 
Waa aparegiarot et la più parte ecripto a penna in carta menbrana. 
riiimalamento, home neutrale, costumato et amabile ale più perso- 
ne. Kt era de bona statura, bianco et colorito. Et per suoa natività 
potea avere cercha anne ('), 

Morto che al fui et sepelito, romase (") suoa dona et sorela 
ilt' Zohano Francescho da Gonzagha per insinu a di 13 d'aprile dite, 
die iovis. che Francescho Maria dala Kovre profeela de Sinigaglia ven- 
ne n piare la vera pnsesione de tale suo du(|uato de Orbino, come 
f"-r lui in suoa vita era sialo constituvito so flole adoctivo nela ciptà 
lie Itoina denunlo al conspetu dela Saudita de dito papa hilio so ciò, 
iiime ut supra, come n'opare la piena invistitura de mia mane, cer- 
ilin l'anno 1504 a di 18 dal mese de setenbre, de volontà et comì- 
siune de suoa Santità e dal dito Guido e suoi populi. Et qui i' nomi- 
ne Domini a di dito corse la piacia et prese suoa brela duquale de 
late regne come le volontà et comisione de lucia dila sedia aposto- 
lica e di cluete li soi popule, zoc cita e casteli e d' ogne altre loco 
(le suou administrutione, come piena rasone, per insino che alo eter- 
no Dio piacerà (""). 



fìaliotto cardinallo de Sam Petra ad Vincnla morte. 

.M prpraeto II.""' Monsignor cardinale Sanclo F'etro ad Vincola, que- 
sto anno dal Signore MDVIll, a di 10 dal mese de setenbro, die do- 
miDicn, secondo al mio reporto, inlravenno la suoa prefacta morte 
dentro dala magnilica cipta de Roma nele braze dela Sanlilà de lulio 
' r la divina providentia papa secondo, per eser lui so nipoto, cbìa- 
iiitrt Cahollo fiole de M." Luchina suoa sorella. La quale morto, se- 
■ iriilo al mio reporto, fu molte repentina et non sencia dubio mollo 
'{iiveia recresere a suoa Santità. Morto che al fui, di subito la Santi- 



U dal papa ffn ranvorarr ti m Cniiriiitcìrlo tprrri» ri , « 
■Uo rv|i*)rtit, a qalll mioI itliniorf rardliuik l<> ffc*> uim mmm 
■olle conllalr, dlcamto rume U- ìntcri-m* »ui>prt II mI 
(BOM ■■! Hm|i«gn<^, d«|n' rbr alo ebrn-i hUo « 
■I dUD ni* iwpubi raiìlriMlr prnlk-tu nrtl bnil et vili 
t» ■ IhI I neiiu <Uut «lurl itbik ilo (|nHh> n 
pll», par ■! ebe fuM> al w npo*» ri si inh>, 
iwmmImi per eoolraho : «-Ite lo hip m^ a iMle partilo rama 
eoakolanenlo, mIvw w Ir «Min- StiiDorte- llrrun àe ■»«• 
duiMU ala «la vulooU , u>^ «le niHo rn-«P< «Iimhii Swto m 
«i fnldle iM diln nrdtnak ninrln lu iiut-lo lur^h-MOMi Utnt*< 
Pietra ad Vlnrula, runtp ut ui|iTa — . Alan toi-La U 1 T»an 
lorr vlnift al partilo, u^ io rtnifnMMn b tana fanttrmlesa 
SmUIA; ffl p«r qoHla. ■ooooih» al mio nportn, a lai ip (a 
U carta Uancba, che queh dovcas iMra li capliolr a ae « 
BD^ra lala tm 4MMB4a ftamin ufoe Hioa branoBa TOfriia. 
Mtaw Donila te h «Migli a lo per woa ledta apoatullra la m 
niella 4e «lo cardeoaUto de dllii Sanitla Pttn ad Vinou^ 
fidilo tftle M corpo «mio grondo oooro. 



Bii'a 



■e te H.* de V< 

ÌM pirlarta itwm de dita M.u de Vatlnilf w» noaUo lafM 

«Irli llMnaiil runin la «•ti'Hoa SutiMiria de Veneti* •* ti « 

anm> dal Sunwwf MDVIII rerrlia al mete de Barar. Caa « 

la che per le lare defrraaUa hue Ria parlorU» le wto U e p 

h4I0 O loft* le lore parte, nerbodo al Ria nporto. pt» l 

Me deto SooUU de tulio per h dnriiu pravldmlla |«fo m 

I et* (Me eoo* cke per te porle dela unda nadre Erleaia M 

alla anoe e laaeao et anwe leaole awtra la aedla paMoMa 

dpM et Cervia, et oomnenlo pma la rlpU de FaieiìrM tt I 

r al rbe pana ehe aaoa KantllA I nri-we pin nthr farla dii 

te raaUUitkMM) ddl ptabrlo terre ■ itiLi Stinxiru : lanM ai 

I eiNiB BToa potodo avere eoM alrmia rtnirltivlirp: et al •■ 

MaWA Upettole le awlle rtpU et ravlelh- r Ut i a*r« feto d 

, efee dlla Slcnorla tSMa «I le ntilb> anite atra teoal*. 

Vemaa • Trevlae et le nulle allr» k •[naie ati « 

pra hao dolo laperlo. Per al che na) diu SimMirla ■ 

laaillailHi ateoaa ; aaee leapra de nnttDav» BMcAiaava de i 

tan ala Gbleaa H ìofnim. Per om ' 

at eaaWow del dlla pB|« neae loanae le nulli i 

per volere aadaro ali daaol de dirla Htraorla. per ttt^vMm de « 

re dplà H caselle e lori. .VIon dlla Sl|nw«a te ataw la paM 

OIW.1»»- 




- 337 

fsnft qiiili che soi nemici apreeiano; per al clic, secondo ol mio re- 
pirlo, ìntrone in porticione suolta ol gram hmze dela M.** de Lodo- 
vico re de Ferancia per tenere et poscdere al presento al duquato de 
Jfilano et avere caluralo nele auoe Torcie al presento Lodovico Sforcia 
taù duca de quello et ciò dela Inpcralrice, al presento moglieri de di- 
clu Msxinii^liano , per al che lore se potesene derensare da dita M.'* 
Apertale per le rasorie sopra asegnato. Per tnodo che 1' una parte e 
flJtrft mescilo inseine gram numero de conbalanti. Per la excelsa Si- 
ia i era per so capitanìo ijuelle valeroso signore Borlolomio d' A- 
M^iaoo, nobile dì casa Orsina. Dipo' questo, a dt 2 dal mese de mar- 
zo, anno predìctis, zoè el zorne consolato dela zohia grassa, andone 
AÌe danne del' Inperio nela Marca Trivisana el In quele loc^ s'alaco- 
ne per modo [che] venne rotto et morto ITU conbatante de qiiilli de- 
r Inperio. Tamen de quile de dita Signoria, secondo che a mi Cu da- 
ta la resegna, sole 4 ne peri, et fu per darò la hataglia al Caslelo 
de Cadore. Tamen a di 4 dito , die sabati , 1' abene per bataglia ; ne- 
la quale fu morto a) signore Carlo da llimino come cerca ii conpa- 
fijie. .\lora intendandu lo Inperatore tale so male prencipio, molte s'a- 
<lirà et fortificf) de novo al so canpo, per modo che a di 9 d'aprile 
indo tale so canpo al castello de Trigesimo et a Cormuae, et 11 pre- 
quelle monto, conducendìe cercha 12 boche d'artegliarie; per 
che sachezone et bnisone cerclia 12 de quelle suove grosso vil- 
Facte queste (*), lore se parlino. Alora al dito eanpo deta Signo- 
ie retornò e de novo le prese et forliflcole; che fu a di IO dito, 
luni. 

questo, a dì 14 dito d' aperile, die ìovis, andò al canpo de- 
la :>igrioria a (juritia. Arivalo che lore fune, comìncione asidiara al 
borgo per modo che 1' altre zorno fu sachexato dala conpagnia dal si- 
pore Raneri. Item a di l'i fu dala la prima bataglia. 

Par seguitando, a di IK la seconda, nela quale venne brusato al 
stRfiore l'andolfo Malatesla. 

Ilipo' a di Ift dito, die mortis, zoè al marto sancto de Resuretio- 
iic. fu prese la terra. Dipo' a d) 32 dito, zoo e' sabato sancto, depo' 
III sone dele canpane, se rese la roca et abene hogne cosa d' acorde. 
Facto queste, ne parti dito canpo a di 25 dito, die martis, et an- 
dò a Striaste. A di 26 dito zunse a Persego, et U fu data la bata^'lia, 
per la quale [joche nocimenlo le fu facto: tamen pur alquante ne fu 
ferito de quile de dita Sigmiria. 

Dipo' queste, se parlino a di 2 de mazo et andò al canpo asidia- 
n- dite Thasle et al bonbardisone per terra el per aqua, dasandie zor- 
ne e notte gram liataglia per insine a di C dite de mazo che se rese 
la terra fi la moi li' iicnnlu. 



Facto queste, a di 9 de maze dito se partino dito canpu, die niar^ 
' Us, et andoiie ssìdiare Ooritia. 

Depo' se parti a d) 16 dito et andò a Sancta Croce et ala Tore de 
Sam Zoi-ze et ijuela pione, melando a Togo e saco, perché già altra 
volte da tore eraDo rebelali. 

Item a di IO preseno fticho in Bergamo, pure a foco e saco, per 
la mazore parte. 

Item a di '^1 dito, die dominico, preseno Som Nosigio et al brusone. 

Dipo' se parti al dito i;anpo de dita Signoria per andare a Pistolìa 
come tre bopo de fogo: lamen non ie poleno andare; ìe fu forpia in- 
dreto retornare. Tamen andone a Triaste. Dipo' se parlino a di ÌT dì* 
lo, die satiati, per andare Pilogolo. 

Alora in quelle tenpo lo Inperatore, avande già visto quelle che 
avea Taelo al can|H) de dita Signoria per avere prese tante del so te- 
ritò a lui, ilerum de novo fortificò dito so canpo et come gram sa 
sforcio vene al' incontre de quelle de dita Signoria, per modo e ( 
via che ne ropene une gram parie per forcia del gram numaro de suoi 
cavalle legieri: per al che dito csnpodedila Signoria ne venno idop- 
to cercha numero 100 et prese cereba numero iO. Per mode che ft 
dito canpo de dita Signoria ie ru forcia de relornare a Goricia; et ia 
quelle loco sletene per insine a di C dal mese do Kugno, anno predi- 
ctis, die marlis. Dipo' se parti et retornò al dilo Pistoglìo, che fti t 
di 8 dito, che arivone a uno so castelte a mi (') incognito, et per 
lore fu mese a fogo e saco. Et masime int una suoa tore fu brusat4 
tra homine et donne, tra grando e pìcole, cercba numar» 40 coms 
suo gram lerore, che quelle voce anda' per stiie al ciele: ale multe 
homine ie ne renerebbe per le lore inocentie. 

Facte che lore abene quelle, se partino et relornone al dito Posto- 
lo, che fu a di dieci dito, die sabati, de Pinlecostes Domini nostri 
Ihesu Cristi; la niatina nanteelzorne aveano pieutate suove erliglia* 
rie come grande ordine per la prudenlia dal dilo capilanio signorB 
Bartolomio d'Alviane, come ut supra; per modo che zorno e notte 
feceano gram lavorare. Tamen nela levata dal sole la parte dentn> f*f 
ceaiio suoa grande fossa , luctavia gridando lore a suoa voce piena — 
Arme, Arme —, perché già luctavia s' apropinquava gram numarQ 
del Cflnpo dela dita H."* Inperiale, che veneano a tale suo secorse; 
zoé cercha 5 milia pedune et qnalre cento cavalle legieri. Alora il 
tendanlo al dito signore Bartolomio d' Alvigliano, capilanio come t 
supra, come quelle che avea de lucia l'arte laverà doctrina, bataiif 
de lui fuogo per hoca che paria uno serpenlo, dicando lui che tak 
suoa parte eversa pure veneso ali soi piaceri, che verainento luì ere 
deva che poco honore lore ne pulerano ariquistare; el pur queste lui 
messe insemo gram numare de sol stradioto el prese li pase per moa: 



S3e 

p per piano; per modn che lore non te potese venire a dare alcu- 
iBosecorso per ai quale lore da suoe forcie se poteseno salvare. Pre- 
Se che fui tale suoi paso, per modo alcuno lore non poteno passare. 
Mura vedando la guardia de suoa rnclia clie per modo alcuno secor- 
so a lare non potea venire, per al quale lore se poteseno salvare, di 
subilo feze gram segno come al t'umu chiamando per lore secorse, 
(dande lui hognc suoe tennino: lamen fornito hogno suoa delibera- 
(i'>ne, fece fermo proposito et feze chiamare el capilaniu et a ([uelle 
se rese d' acorde come suoe pacto et converitió. Et al simile feze la 
' iera, salve persone e roba. 

Bt Et infra queste tetipo già per al volghe gram targa se teuea che 
nilVa la M."^ (*) Inperialc e dita Signoria se tramava de fare una tre- 
I ^ per aune tri prosimo adveiiire. Ilese che fu dito Pistoglio, prospe- 
rando tale vulgo, se parlino de quelle loco, zoé a di li dito, die do- 
mmico. zoé el^zorne benedecto de die l'Inlecoates, de mense iunii, 
aiiDO prediclis, eE retornone ed elogiare a dita lìoricia, che già era a- 
rivato la rertificatione che dita Irega per anne tri prosimo advenire, 
comenciando a di 6 dal mese de zugno anno predictis 1508, era con- 
clusa el bandita infra la M.** Inperiale et dieta excelsa Signoria de 
Vetielia, come le capitole et conventione infra lore faete, come inen- 
to ad plenum parlare. Avande facte queste dita Signoiia , pare che lei 
ii\ease a dare una paga a tale suoe soldati; tamen dove se procedes- 
^^ io non al polite mai inEendre. Lei non la vose dare, per mode. che 
fllii mazore pari* dal dito suo caiipo a lore fu forcia , se vivere se vo- 
leano, de quelle loco lore partirse et andare donde per lore fuse sla- 
mila potere vivere; perchè, secondo al mio reporlo, quela guera e- 
n sta' granda come poco suo guadagne, che sola e pena lore aveano 
pomie vivere, per eser lore andato nel so prencipio nel lenpo molte 
ilerolisimo, et masime in quele loco come suoa gram copia de nevo 
et tnasimc come lore gram carastia de hogne cosa, che, secondo al 
mio reporto, fu infra lore le molte volte che de uno so panne se ne 
ficea doe parte che cibava doe persone. 

Dipo' che fu fornito hogne lorre cose et bandita dita Irega, come 
ut supra, al dilo magnifico capitanio signore Rartolomio d' Atvigliano 
feze al so parlimento per retornare a Vinecia bella, portando suoa 
UagDiflceoEiQ la palma fiorita de hogne suo» vitoria al dicto excelsa 
Senato veniliono el a lore rendre al gram lemma de hogne suoa vi- 
wrìa el bene opperare per lore auto contra la forcia del gram bi-atio 
il'> dita Maisti'i Inperiale, per la gram schorta che i avea facto per 
■Ita sovenlioiie la M."" de Lodovico re de Kerancia per le rasone ase- 
.:iiaio, come ut supra, et altre suoi hederenle. Per al che per tucto 
Ili l.TiliM-iii de dila Sigriuria de Venetia , per al ritorno dal dito signo- 
ra Bartolomlo c^ppiluno da tucte era solenigiato da suoi popule come 



riit. Pi wI w ImIhi 



rnM iininiJitTii 
rhc f«n>fl si r^iDMilalr nimitoa quanlo ■ImiMi uno miliilr ii 
fMlrU (vmc ( ' I i|ijiili|iir MHivp f^nin virlitnr. \ri%ib> rteal II • 4 
rU nuiirtiitka rl|tlVi Ae Vrnctlii, n It . «Itwrrplii mei tnlof*, 
r>' wnlrnllH f-ht^ nltffmdi* n' àìiU- ulr *uu «•tcrlm SenMl» 4 
»|rl(*r4« ntirtn \fr <lle|it nuo mapillW mppitanto, roow tv 
prr btrc dtttili-nrbi |wr II «il itrniii iHitcllrU) rìte p 
ftHtalljrìi, |wr Bn*p«' Uttf iit*itv i\\ìiìv Uih- [«rtr ««I ■ 
ónnr f^r ifurU MRlla II Turrlic *pf^' vollr l« rnilUra, 
■Itm UMn« gnm niniUfUltidi- dir il>> «lurllt- ke an rrMilUv* t 




MMno. Mo ie (|aMa ■!■ teoiwrta klrbui» 
vMa, ptr Mirrii km il ttmaoko rame boftw mw |Mlm 
■■tntftri rtpU itr Pt» , a «M own *UU> al bmII» Im^ 4 
«Ni bnlMfnb- il<-l<> dn-li* farl«. le QmIb llirlii (b< «iMM 
kcaoe fenun (]t-MimU>>iM> de hm a bielit H m poirnv 
m p»r toMtv r per Irrr» a dlcU «xnrlu Sl|tiM<fta d' Vi 
tum «Mas, «nanUMlnit act leriort, uroiido li n« 
die ITI* Intn Ir fradMe laicbe (Ime p«rtunli' If Unld « 
dbronlt», le ^uale aono awlu dafleUle dn polefrv ornrt- 
dw loeara qMlll ohe depa* b«I m a e n uw pii 

» late da w i nl te. per «1 rh* 



iMaanu uiirodn b ■* 



lai* la M laaalla la ntn racnoUMM, 
In prtaia: ^quanU per la parta deéa 
eiNido al mtù reporto, eetcba l'i 



daln 



Cbmi* per le leRta d 



itol Signore i:iua. atM 
Ceaara fiofvta mm % 
• SaorulA a Roaw. al ^ 
da dllD au papa \lnaadn 
>-t|iU dr Kiounr- e 



n M. m*. 




241 

ientia nela proventia dela Romagna come hogne suoi hederenti, et 
perché talle popule de dita ciptà de Faientia avando già viste la mor- 
te de dito papa Alesandro et caturato dito Cesare , come ut supra, per 
al che già lore aveano chiamato uno Francescho, già fiele inlegipli- 
mo de Galavotto Manfreto et già signore de dieta suoa ciptà de Faien- 
tia, come dui altre soi cosino, zoé flogliole de Federico e Lancilotto 
fratello dal dito Galavoto pur inlegiptimo; et per questo dieta excelsa 
Signoria (*) de Venetia i andò a canpo a dita ciptii de Faientia cen- 
tra la volontà de dieta Santità del papa e de tucto al Consolato roma- 
no et eciam de tucta la dieta lega; e de quela lore se ne focene in 
brevità signore et patrone. Item depo' queste, in brevità del tenpo fe- 
ceno atentare Pandolfo Malatesta, per al che già ancora lui se n'era 
retornato nela suoa ciptà de Rimino per dieta catura dal dicto Cesare, 
se lui volea premutare con esa lore dita suoa ciptà de Rimini int u- 
no so bum castole, chiamato Ciptadella dela Marca Trivisana; et cosi 
faciando, lui mai per alcune tenpo lui non poterà eser catiato. Per mo- 
do che in brevità lore feceno tale contraete come suoe pacto et con- 
ventione e pur centra la voglia de suoa Santità et de altre, come ut 
supra. Et più ancora, aver lore posedute le multi anni la ciptà de Ra- 
vena et de Cerviglia, pure centra la voglia de tucto al dito Senato 
romano, et le multi altri castelli e loci in dieta proventia dela Romagna. 

Secondario: per la parte de dita M.** Inperiale parca che dita Si- 
gnoria avesse tenuto e teneso le molte seve ciptà et castelli e loci cen- 
tra hogne suoa voglia nela proventia de Verona, come a FriiuUe et 
Marca Trivisana, come ìnento ad plenum parlaroe: et ultimatamento 
quelle quale che lei i avea tolte nela ultima suoa guerra pasata, zoè 
ciptà e castelli et passe et altre loci de granda importantia. 

lercio: per la parte dela M.^à del Re de Ferantia, che dita Signo- 
ria Tanno dal Signore 1490 dal so introito nel duquato dela magni- 
fica ciptà de Milano, che siando dita Signoria in lega come suoa M.^* 
ala catura de Lodovico Sforcia, in quelle tenpo duca de Milano, per 
al che parse che dita Signoria se piasse per suoa prima parte tucto el 
teritorio de Crimona centra la voglia de suoa M.^^^ secondo che a mi 
fu reporto, come al presento se pò bem indicare, et le molle altre 
lore deferentie etc. 

Quarto: per la parte dela M.*» dal dito Re de Spagna, parca che 
Fanne 1494 la M.^ già de Carlo Re de Ferantia avesse concjuistato 
tucto et regno de Napole centra la voglia d' Alfonso e Ferandino de 
Ragona Re de quelle; per modo che dito Re Carlo venne ala suoa 
morto, dipo' fu crialo dito Re Lodovico; et infra (juello tenpo dito 
Ferandino era tornato nel dito suo regno, e de quello prese lui la ve- 
ra suoa (*orona. Per al che intese che abe al dito Re Lodovico tale 
suoa nova, man[dò] lui aT anpresa de quelo. Intendando dito Re Fe- 



(*) Fol. 131 6. 

16 



3 li 

rniidiiM tjilr ^tiiM in:ill:i n'»\2i. |N*r *|iii*s|i* Itii ii\i'ii iii|m;ii.ili» «tru ^« 
|Nir|i il iliUi Mu'iinna il*' \<*ii«*hH. n»ii!«iitir:iii«l«» lui <*hi* ni «i^ << ^- 
\i'v'M* fiiiit^in* |N*r iHiiiTv* lui i|i*fi*iiiln* ilnlr l«»ri'i«i ili*l «liln i * » lU* U» 
il«i\irii Ìjini«*ii iiilf*n«liiii«ln i|iii*slf* In M.'* ili'l lU* ili* >|Mitfiia . io t«^ 
\ìUì M» IH* fi'/f ili* i/ili> n'u'ii*» |Milnmf, rlir |it'r iiimih» al |ic»*^fiu« ^ 
ri*lni\n. I.t (mt <|iii*M«* imiti* <*lir. mn'hihIu ni imo n'|ii»rli». !•* m^^ 
\tììU' ^u**iì VI '« nliiii l.iiMi» iliiinniMlnn* In Ir !«iiìm |N»rt«* n iliU >ix»^.t 
IMT II -Ut' I-I |NT iiiiinn- : inni |M*r iiiinIo nli*iiiii» non irli nini \itlutt' r^ 
i^litiiiri* \a )nt ipirMi» |ht .il \itltfht* H** ti|ii«*n**H non mim* t|uar^ 'V 
|M*r li«i;;nf' uhmIh lui von^MM' ililo mu pi»rli* i*l nlln* stive i»lr 

ntiiiitii: |M*r In |i;irl** i|(*li M»;unn* KioriMiliii*». ipii ri* 5if*rvMa- »'^ 
l«* ila ilin* Iti ri*^|Hiui|t*io ri»ii<'liiMV(* itirniitlo: h' ni non fu*»* %Ub> ^ 
f*»n*io i|r| ;;rfiiii|ii Milito i|f|;i ^niiifa i|i* Sniiti» V|.in*o If mulu* atift^ 
*'h«* «Ilio Mkrihin* Khiri'fititii» m* nn*tM*iit* rt*nitlii In «liUi Mum i^ipu > 
i^i^i •'{ iiiiiitt* itllri' "Mixi* ••h* 

l'i i|u.itilii |mt l.i |i.irlt* lini num'Iif^M* «Ir K«*rnrin, f|iif*^|t» |»^ u^tr 
II» Iloti HI* |i>iiiTfli|M* rflnn*. |N'ri'lif rniiiir «|i*ln Mimi tfii«*rra •liU 'i- 
Cfl^fi Muii*>ri:« Mi|%«* <M»|irn lio^iit* mio rn|Mlo|r |H*r Mi«in Uiiiatnanr :^ 
rio 1*1 <M» l'iilfHfiii* «II* liti\mo. «Iiiiiil** l'Iif* |M*r in^in<* al prmmlo V^ 
M* n*lrii\n\iiio ri |uiln>iir. ISt ni rh** io rn-^li* «'In* «Ilio Marrhrv y 
nmtiiiuii «u- IH- ri*lro\n In Hiion iMN-lin nninni. 

T «il ulliiiio |Min' «-ti«* iiifrn In clila Snrnorin r ilito inarrh^v > 
Mnnliin iiun* rr •«in t|unli|iii' |N-«*ntit \ «mi in lo «-l forgi m«»iialr. <V*li *ru- 
Ir lo i-ltTiMi lilhi ili Mi|M*rr ni Milo (*lr. Si i*hr |irr Ir rn*iiiii«* «o^n v^ 

Iflinl*' fi .'illn-, illt'l Ul'ikMlllii'n |ru''i il«'lllM*nilo siiur n tl'r^'fir «'J • ;b-j^ 

n* •!•■ j"r*i,:iiil:ir»' «lil.i ^ijii»iri;i /•iriir •• iio|«'. |»«T u»«ir»- f ^m-t >*i 

ll'ikflM 'l'i-M'ilH h.i \>*il.-t rlii* liirt' ii'ili \r|IUllll«> .iln <lll«'lJ1 «ihl'l- t.^^l ' 

vili«f.ili>iiii', I •iiin* NI- •-•iiit«T« MI iiut'^l:! M|ii.'i iiifr;i^'ri|i(n ■•'•^•La:- - 
ri l«i!.i. ?:i' l.t t'I iinl*'h.-|(.i |mt hi \o)iinl.'i ri «'ii|i^*ll(MUrul<> •l^ts ^' 
lit.« •!••! ('•{•«. •••UH" lulit II s*ii Irih'lf ^ ••.'inlm.-iU* ri *\' inrii»- ^.:* * 
r»tl»-;:i I. ...'In- ililfll.-i jfu'liltiilo \«»l hlli* llil»'lli|i*ril" «If \«*rl«ii iu\ \t-r'-.:: 

Hfinitorìo roatra a* Viairiaaì. Sijn*«aB4a. 

|iiii.. \.-.M.i\ii. M-r\ii «11-' <wr\i ili hio. idi iiMtii'iri.i itt'llii ttp^ji ' 
r-i «Ili I* i^l>ir.il** «ith ii< inu'Miiiti* (ht i1i\iiiiI jr.ilui ìi i|t»i Iw-fiii rr« 
riti 1 I < xi ^ii|i r.itiiiiit- liiii niuoviiiii |n*I UniIh IiiIi<i |iriiii*i iiir»;*- ^ 
i|t-i ••<.«. if. . • I iK.Mii «li-I ijii ili- i-li'« td itili <li;;iiii.i i)t'l«i .i|a»^l'*!'i!- • •• 
ii<i {•' "^-i. li'tii • I i<>ii it ^<«!tiiiil.iri iiiiii ili Irii-ir*' l.i liU ri,* « 
ti is. !'• ■'•Il • 'ir i-^rMii I rt li,;i>ihf iii.i;:,;hir /i't>t <« .i|ii.irii«*ii'' 1^^' •"- 
l•r^• ■•-••ii'ii 1 • iT-i l..i\i fi li» i|i|f||f i^T^'Ii»' • In i *** i j»*ri%".^r-- '•'■ 
l.i li-i^Jr 1 ri jif. !iiu-»|i»iii . ii\i f»i inni i«i l'urn* pTIiìiMh ilil |M*«V4l. . •'"" 



I III . 

i ■• • fi -i«k T 'i •! . *MI !•' • ^t 

— I ■ in • 



243 

se incorreggi bilia parissino, dalla Chiesa sieno separati. Pio è Idio et 
misericordioso , el quale tenpera la vendeta da quello che quella pre- 
viene. Et come nel Genesi si legge, quelli che vedea al tucto impe- 
nitenti innanzi ad sé colla vera ultione castigha; la quale prima ha- 
vea minaciato et assiduamente a' peccati et ne* peccati perseveranti 
non ha misericordia. Con ciò sia che ne' preteriti tempi la potentia 
de' signori Vinitiani con privilegii, indulti et favori et danari grande- 
mente hanno cresciuto? et eciam alla romana Siede spesse volte favo- 
risce, che ciascheduno re, principe, duca et potentato et dominii di 
tucta la Europia et maxime della matre sua Chiesa romana, dalla qua- 
le benefici! molti ha ricevnto , formidolosa et cattiva sia stata et sia 
al presente; quando certo la leonina pelle, presa non solamente per 
costume di leone, ma di tucti e' lupi a' quali proximamente s' aco- 
sla, el cuoio expela, né mai risguarda in direto, ma del medesimo 
leone la verità e' vicini et quelli che vengano incontro la. gli disfa (?) 
e dilania. Et sono stati spesse volte da nostri predecessori et da noi 
eduli della medesima ciptà di Vinegia, Pregati et Consiglieri et gli 
altri della Republica Viniciana Presidenti moniti che s* astenessino di 
fare violenlia agli altri et le cose d' altri non occupare et maxime del- 
la sancta romana Chiesa: epsi, niente di meno la obstinatione di Pha- 
ravone imitati , di simile paterna et salubre monitione con sordo o- 
rechio ella excecatamente mai ha voluto admettere, se non tanto quan- 
to la cupidità et del dominare la sfrenata libidine, o veramente qual- 
che volta la necessità gli persuadeva. Et così facto da quegli cono- 
sciamo, acciò che degli altri re et principi iniurie, oppressione et dan- 
ni tacìamo, quando la ciptà di Ferrara alla sancta Romana Chiesa nel 
tenpo di Federico re et di Clemente quinto predecessore nostro haven- 
do occupato, per insino a tanto che fumo constrecti per ogni censu- 
ra, interdecti etdiffldatione alla sancta romana Chiesa lasciare. Et quan- 
do el core di loro non al tucto fu penitente, la medesima ciptà de 
Ferraria, sedente in questa sancta Sedia Federico re et Sixto papa 
quarto eciam predecessore et patrico nostro, con grandissimi sforzi di 
occupare contendevano. Et senza dubio harebbono occupato, se del 
prefato pontiflce et degli altri re di Italia et signori l'auctorità et po- 
lencia quelli non havessino facto resistentia. Cosi fu facto da quelli 
quando già molti anni Ravenna, ciptà nobilissima della romana Chie- 
sa, per inganno et fraudo, et ancora Cerbia ciptà, per modo prohibi- 
lo et illecito , co' loro tucti castelli de quelli usurponno, a ciò che non 
(') mancasse nulla al far male. Morto Alexandro sexto, ancora nostro 
predecessore. Rimine, Fenda et Sarsina, ciptà della sancta romana 
Chiesa, et loro rocche et castella et distrecto, et molte castella di Ce- 
Sf'ua , Furll et Imola et per tucto il loro distrecto per la propria loro 
temerità hauno occupato. Et benché noi simile occupationi mal volen- 

Fol. 133 a. 



844 

tieri sopportassimo et gravemente ci dolessimo nel principio del nostro 
pontiflcato, alcuni de' nostri castegli dipoi ci ristituvirno. Et per que- 
sto medesimo evidentemente confesomo ingiustamente di tenere quel- 
le ciplà e gli altri luoghi, o veramente che si potessi pensare, quel- 
li sì con duro core volsene ingiustamente et imprudentemente ritene- 
re et non lasciare le ciptà predecte et l'altre cose nanzi dal tenpo del- 
le occupationi ; et li qual hanno tenuto et tengano al presente. E' qua- 
li come è lecito per processo, ogni anno nel di della cena del Signo- 
re, sicondo el costume de' romani pontifici, si suole essere lecto co- 
me occupatori et detentori delle predecte ciptà et lochi della romana 
Chiesa excogiunie^ti et anathematizati dichiarare et da tutti eser ve- 
duti, per insine a qui habiamo potuto dichiarare se con paterno a- 
more el Duce et gli altri predecti, quando tractando noi maggior co- 
se et hora essondo noi venuti alla dignità dello apostolato, sempre 
li habhiamo. tenuti nelle viscere della charità et habiamo curato con 
ogni studio et diligentia che tornino a penitencia, a noi et alla obe- 
diencia della sua sancta madre Chiesa obedissino et favorissino alla 
salute delle anime loro, restituendo le cose occupate et della sancta 
Chiosa, la quale sempre stata a utilità et honore a quelli 1' auctorità 
riconosccssino con debita reverentia. Dipoi pel venerabile frate An- 
gelo vescovo Tiburtino, mandato dalla nostra apostolica Siede, essen- 
do aprcsso di loro in zelo di charità, facemo advisargli et admonirgli 
che e' prefacti Duce et Consiglieri che erestituissino a noi le cose oc- 
cupate per quelli, le quali s' asi)ectavano alla sancta Romana Chiesa, 
cioè Rimine, Faenza, Sersina, con distrecti, loro castelli, et altre 
congiunte a quelli, et altri oppidi, fortezze et terre del tenitorio di 
Furll, di Cesena et Imola. Niente di meno habbiano protestato che 
per protesto o veramente in quelli non hedifichino per alcuno colore 
di nova opera, o veramente di fortificargli o di racconciargli; per la 
quale resti tu tiene habbia a essere facta. El charissimo figliuolo no- 
stro in Cristo Maximiano alltiora Re de' Romani, come advocalo della 
sancta romana Chiesa, per proprii et speciaU imbasciadori sua, e' me- 
desimi Vinitiani con grande instantia gli richiese et interpellò; i quali 
al pigliare [facili], al lasciare vero molti dificili, dispfegiorno satisfare 
alle monicione (*) nostre et alle requisitione del predecto re; le de- 
cte ciptà et luoghi con nuovi bastioni et apparati d'arme le forlifi- 
corno. (Jltra di questo, essendo già passalo dna anni, concedente 
Deo, con uìaxime fatiche et expese la ciptà nostra di Bologna lìbera- 
mo dale tyranni de diti Bentivogli, et contro a' medesimi Bentivogll 
et loro complicui et ribelli nostri, perchè aggiungendo mala ad male 
più apertamente nella rebelione contro a noi della romana Chiesa più 
1' un di che V altro con varie machinatione si armavano et manda- 
vano le leclre di excomuuigationo contro a ciascuno de' receptori di 

(•) Fol. 133 b. 



Uh 

quelli et interdecli contro alla univepsità et luoghi a quelli deliberas- 
sioo andare. Et niente di meno Antonio, Galeazzo, Hanibale et Her- 
mes Bentivoglio et loro servidori et complicui nelle terre da epsi Vi- 
niciani tenute, cioè Padova, Cremona, fumo ricevuti et in Faien- 
cia, ciptà propinqua di Bologna et ancora a Vinecia,più tosto ad in- 
ceptare ad rebellione el popolo di Bologna , et a piacimento di quelli, 
sono admessi a decti luoghi in maximo dispregio nostro et della ro- 
mana Chiesa et delle censure apostoliche. Per la quali cosa e' rece- 
ptori di decti ribelli nostri et tucli e' luoghi predecti caddono in ne- 
le censure delle excomunieatione, secondo la forma delle nostre li- 
Ire predecti. Et cosi dovessimo essere tenuti excomunicati , noi pa- 
cientemente sopportando queste cose. La inobedientia d' epsi Vinicia- 
ni i' nessuna cosa si rimette, ma cresce più Tun di che l'altro, a ciò 
sieno veduti manifestamente di dimandare la severità della ulcione e- 
desiastica. Queste son cose grande et sono tucti noctorie et da esse- 
re tagliate col coltello della apostolica severità. 

Ma gli é molto maggior cosa che al Duce, gli Consiglieri, Senato 
et popolo di Vinegia pregati da ogni parte la religione cristiana così 
ardiscano negare, che nella obedentia della Siede apostolica al tucto 
babbi rigore in quegli ; grimpediscano pazamentc le previsione facte 
dalla Chiesa predecta delle chiese cathedrale, munisterii, dignità et 
altri beneficii ecclesiastici , et non permetano mai essere dato la pos- 
sessione di quegli se non per lor arbitro. Quelli che rifuggano per 
ooiTseguire la iustitia a questa Sede apostolica, la quale è refugio di 
lutti gli oppressi, puniscegli come peccatori di gravissimi errori et 
non patiscano essere ministrato iustitia, et maxime a' cherici et per- 
sone ecclesiastiche, se non a piacimento della volontà lor nella ci- 
ptà di Vinecia, o veramente nelle terre subiecte a quella, et non 
permettano essere mandato ad exequitione nessuno rescriplo, o vera- 
mente lettere apostoliche, se non volendo loro. El clero et le perso- 
ne ecclesiastiche et luoghi pii con gravissime impositione, decime et 
graveze gli scorticano (*) per insino al sangue; mettono e' prelati, 
chierici et religiosi , non havendo rispecto alcuno dell' ordine della 
dignità, vero della religione, in exilio, de qualche volta in per- 
gione. Et cosi recto el vincolo di ciaschuna sacra legge, o vero ca- 
none, si sono portati precipiti, che e' possino presummere nessuna 
legge essere imposta a quigli, o veramente potessi essere data, an- 
dando colla testa alta. 

Ma tucte queste cose così sono manifeste a tucti ; che noi siano 
di dì in dì commossi per V assidue di re, principi et chierici et po- 
poli et maxime do' loro subditi, a ciò che non tardassimo più oltre 
comprimere con canonica vendecta 1' ambitione de epsi Viniciani e 'I 
nostro dispregio della apostolica Maistà. Et per le quali cose e' si 



(•) Fol. 134 a. 



SII 

luTl !M»|i|MirlfiH^itiMi ri uTiiM'Hii'lilr l'i ilo|r««Miiin uri |»riiiri|M<« it*-! iv^^r 
|Miiilit)riiln . nlriiiii ilf* riu^ln i'fi>lf|{li i1i|n»i l'i n>lilininii> VA |»^ >ìì^ 
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iiitin* i'I hni'i* fi ;;|| jillri |»nM|«*4*ii. 4|iiiiiii|(i ir.-iiiAiitln ii«ii iiiak'«;i«ir f^ 
M* •'{ Ipini i'<«<M-iiihi imi \riiiili filln (li;:nila tirili» fi|Mr%l«i|aU*. «n^;** 
Il liuMii.'iiiit» li'iiiiti tifili* M^'rrt* ili-lhi rliiiriUi •*! Ii'itiuim*» ■ iirjl' '^« 
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Mllllli* ilt-lli* ailillli* Inni, ri'^lllllrlllli» l«* Vtrs»' iMTlÌ|Mllt* 1*1 f|«*lij ^>-'j 

l.liif'^i. \iì i|ii:ilf M-iii|irr >liihi a iililiUi fi lioiiun* a ipiflli I Mwt"r.'j 
T\itHi**^'t'^^iutt «'iiM ili-hita n-\i*rf lilla. hi|Hii |ifl \fiifr:il»i|f tr^lr K> 
iCfln \f<u-i»\.i I iltiirliii<*. iiiaiiil.ili» ilalln liir^lra :i|Ni<^tt>lii\'i ^m-«W- . r^v^- 
«li» a|»rf-<«<Mi (Il hirn ni /fin ili rtiiinla. (ai*i*iiiii aiKi^iruli •*! .>liii-^ ^nr 
flit* f' pn*faiii Ihiti* li i^iii*«i;;tifn vUr fn*Miliu^^iii«> a ihii U- •*•>«- •- 
i*ii|ui|f (wf ipirlti . If liliali <«' :i>|ifr|a\niiiMitla *«aiift.i Uimii.iiij tj,,'^ 
••|«K' liiiiiiii'-. I .it-ii/if . ^i-i'^Mi.'i . rmi ilislrft'ti . l'ini iM^l»"ili . • i * **■ 
riiiu'imijt I lidi 111 . il .lidi i»|>|iiili. fnrU'//f «l Ifitf lii'l tfi}. :••'#• 
Mirli . *\i t . «. iM il ItiMil.i Niftilf ili iiifiiM )i.-ili)ii.itiii |ir*i:«-'»Ltf 
|M*r |irii|i"«i>i •• \i Litiifiiii- III •|iiilii li'iii lifililiitiiii'i (M-r ai- •(<•• • ^ 
di iiii\;i ■<}«-ri . «1 \fr.iiii«iilf i)i («if lilir.ir;;li n <li r.it'i un* itir«;li »• ' -^ 
•piai»' r» •*' tii! -HI'- fi.it>t>i.i .1 t"s^'T»' fail.i II ■ h.tn^Miii'» li,:! .. 

>lrii HI 1 ••'«Il M i\IIMI.tti>i .illthitil lìf il*- li'till.llll. •lilllf .|ii\'*.il ' .! 

^iiii'l.i r'i'ii ii.i t II.*-'» I . |N I |i|.i|trM i-l >)*fi-i,ili iiiilt.i'M'i.itl'iri %'{,i • 

ili'^iiiii \.ri.: iMi « iiir .'iiiflf Hi^l.iiili.i .'Il rii'tii' <«•' »ì iti(i-r(» it-> 

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aili- iiiiif::< i>>ii> ii'i-lM' fi Jtllf t*'ipii<«itii»iif i|f| pr>*iifi'lii r» 

ili- • .|it.» ti hi'i.'h: •••Il iiii'i\i It.i^liiifii ft a{i|i.irali t| .iriiH- ^ * •". 

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245 

quelli et ìnterdecti contro alla università et luoghi a quelli deliberas- 
sino andare. Et niente di meno Antonio, Galeazzo, Hanibale et Her- 
mes Bentivoglio et loro servidori et coraplicui nelle terre da epsi Vi- 
niciani tenute, cioè Padova, Cremona, fumo ricevuti et in Faien- 
cia , ciptà propinqua di Bologna et ancora a Vinecia , più tosto ad in- 
ceptare ad rebellione el popolo di Bologna, et a piacimento di quelli, 
sono admessi a decti luoghi in maximo dispregio nostro et della ro- 
mana Chiesa et delle censure apostoliche. Per la quali cosa e' rece- 
ptori di decti ribelli nostri et tucti e' luoghi predecti caddono in ne- 
le censure delle excomunicatione, secondo la forma delle nostre li- 
tre predecte. Et cosi dovessimo essere tenuti excomunicati, noi pa- 
cientemente sopportando queste cose. La inobedientia d' epsi Vinicia- 
ni i' nessuna cosa si rimette, ma cresce più Tun di che T altro, a ciò 
Steno veduti manifestamente di dimandare la severità della ulcione e- 
clesiastica. Queste son cose grande et sono tucti noctorie et da esse- 
re tagliate col coltello della apostolica severità. 

Ma gli é molto maggior cosa che al Duce, gli Consiglieri, Senato 
el popolo di Vinegia pregati da ogni parte la religione cristiana cosi 
ardiscano negare, che nella obedentia della Siede apostolica al tucto 
babbi rigore in quegli ; grimpediscano pazamente le provìsione facte 
dalla Chiesa predecta delle chiese cathedrale, munisterii, dignità et 
altri bencficii ecclesiastici , et non permetano mai essere dato la pos- 
sessione di quegli se non per lor arbitro. Quelli che rifuggano per 
conseguire la iustitia a questa Sede apostoUc^, la quale è refugio di 
tutti gli oppressi, puniscegli come peccatori di gravissimi errori et 
non patiscano essere ministrato iustitia, et maxime a' chcrici et per- 
sone ecclesiastiche, se non a piacimento della volontà lor nella ci- 
ptà di Vinecia, o veramente nelle terre subiecte a quella, et non 
permettano essere mandato ad exequitione nessuno rescrìpto, o vera- 
mente lettere apostoliche, se non volendo loro. El clero et le perso- 
ne ecclesiastiche et luoghi pii con gravissime imposi tione, decime et 
graveze gli scorticano (*) per insino al sangue; mettono e' prelati, 
chierici et religiosi , non havendo rispecto alcuno dell' ordine della 
dignità, vero della religione, in exilio, de qualche volta in per- 
gione. Et cosi recto el vincolo di ciaschuna sacra legge, o vero ca- 
none, si sono portati precipiti, che e' possino presummere nessuna 
legge essere imposta a quigli, o veramente potessi essere data, an- 
dando colla testa alta. 

Ma tucte queste cose cosi sono manifeste a tucti ; che noi siano 
di di in di commossi per V assidue di re, principi et chierici et po- 
poli et maxime de' loro subditi, a ciò che non tardassimo più oltre 
comprimere con canonica vendecta V ambitione de epsi Viniciani e *1 
nostro dispregio della apostolica Maistà. Et per le quali cose e' si 



(•) Fol. 134 a. 




254 

la prefata chiesa nella niedielà subieeli et non subieclì in qnalunc 
modo, strectamente comandiamone al soldo di quegli Duchi, Consig 
et Comune di Vinegia et a quegli che gli dessino favore melitare, 
a simili stipendii o veramente con quegli et sua armigeri et sequa 
habbia ardire aconciarsi, et a quigli in qualunche modo aiuto et 1s 
vore prestare et darre: anzi se alcuno di quegli al presente sono 
soldo, perché in ogni obligatione excepta sempre s' intende la rev 
rentia et obedientia del romano pontefice, non obstante qualunc! 
forma di obligatione, la quale e' fussino obligati, la quale obligatl 
ne, come contra alla romana Chiesa havessino premesso militare, n 

gli strigne et è di nessuno valore o momento; infra 24 di dalla pi 1- 

blicatione delle presenti da essere computati da quegli Duce, Cons ■!- 
glio et Comune di Vinegia, da e' beneflcii et stipendii di quegli ^bsoA 
tucto si parlino et contra tucti quegli da' quali contra al mandato s 'li- 
mile haranno tentato fare nel venire in qualuche modo per sé o 
altri directamente o indirectamente di simile excomunicatione, anathi 
mate, maledictione et privatione et inhabilitatione; et cantra nelE~ 
terre, signori et luoghi di quigli, se alcuno albera avessi, otenes=. 
et contra quegli et discendenti di quegli di interdecto, di privation 
di dignità, di signorie, di soldi et honori et privilegii, gratie et 
neficii ecclesiastici et inhabilitatione di signorie et conftscatìoue 
beni, sentientie, censure et pene predecte, bora come allhora pi 
mulghiamo et quegli vogliamo in quelle incorerò ipso facto. Le qu 
cose similmente per nessuno altro, se non pel pontefice romano ("^ 
in fuori, che in articolo di morte, come di sopra, dell'altre expres^ ^^s 
so non possono meritare. 

Prohibiamo ancora a ciascheduno ottenente temporale signori 
ancora regale, ducale, principati, marchionati, contadi et baronie 
altri luoghi fruendo sotto simile pene et censure, se per quigli si 
rà contrafacto, per questo sieno incorse; a ciò che con questi Du 
Consiglio et Comune di Vinegia directe, vel indirecte ad impedire 
recupcrationc delle ciptà, terre et luoghi nostri, o a defensione o 
xilio di quegli , se a noi facendo per la romana Chiesa p admanìtion 
della guerra o pongano in preiudicio della predecta romana Chies 
fac(^endo lega, confederatione o collegatione o intelligentia , o insin» 
a qui fussi inita, facta et conclusa, le quali faccino a preiudicio del^ ^ 
la predecta Chiesa, ancora sole sono fortificate con adiectione di pe^^ 
ne et iuramento, el tinore di quelle sia inserto per expresso non te-^^^-^ 
nere a nessuno, a ciò che a' medesimi Vinitiani facendo sotto color^^* 
di quelle censure et pene predecte incorrine nella excusatione, di^ ^ 
chiariamo potersi fare, observino in qualunche modo. 

Ma so e' monili et scomunicali et inlerdecti, anathemalizati, ma 

ladecti, privati el inhabililali predecti dipoi sieno incorsi nelle pcn^* 

n Fol. 130 a. 





219 

simile coutro alle predecte cose al tiicto s* asleiighino. Et se el Duce , 
Caftóiglieri et Comune et singulare persone sopradecte , provisori , fau- 
tori, adherenti et sequaci et complici predecti alla nostra exhortatione , 
requisicione et mandato simile infra decti 24 dì non hanno obedito 
con efifecto, né medesimi Leonardo Duce et Consiglieri de' Rogati el 
del generale Conseglio et altre sengulare persone del Comune predecto 
di Vinegia, ancora provisori, fautori, consultori, adherenti, complici 
el sequaci et ciascuno di loro, come nominatamente fusse expresso 
nelle presenti, e' quali se none haranno obedito, o veramente che e' 
non; si obedisca, o si differisca a obedire, aranno persuaso, consi- 
glialo, facto, decto, o vero procurato in qualunchie modo, in questo 
sieno culpabili dircele, vel indircele, tacitamente, o vero spressamen- 
le. llora come alhora pel consiglio maggiore de' medesimi frati per 
sententia excomunìcati gli dichiariamo (*) et vogliamo che eglino 
incorrino in quello ipso facto, in fuori che nello articolo della morte 
constituti da altro che dal romano pontefice. Ancora per protesto de 
ciascuna facuitè a qualunche concessa non possine obtenere el bene- 
ficio della absolu tiene ; in tal modo, che se alcuno di quigli come con- 
stituto in tale articolo sia absoluto, el quale dipoi quando sarà gua- 
rito in quella medesima sententia di excomunicatione ipso facto ri- 
torni, se muore dopo la sanità alla monicione et mandato nostro harà 
obbedito con effecto. Nientedimeno ancora manchi di sepoltura eccle- 
iiiastica insino a tanto che sarà obedito simili nostri comandamenti, 
come é scripto; et eser moniti, scomunichali et maledecti decta sen- 
tentia di scomunicatione ; et per altri decti 24 di immediate sequenli 
con animo indurato haranno sostenuto (che Idio negli guardi) epsa 
sententia, aggraviamo bora come alhora di Vinegia, Paduanense, Ve- 
ìonense, Vicentinense,. Cremoneuse, Brixense, Trevigense, Perga- 
inense, Tregestinense , Travensi, Brundunensi, Isdrutinensi et altre 
cose da epsi Vinitiani etiam de facto tenute et possedute, ciptà, ter- 
re et castegli et qualunche loco di qua dal mare et di là, constituta 
nelle maritime insule, nelle quali sono chiese, monasterii et cose re- 
ligiose, et qualunche luogho pio, per consiglio de' medesimi frati et 
per la predecta auctorità gli sottomettiamo allo interdecto ecclesiasti- 
co; in modo che in quello durando, in quelle ancora per protesto di 
ciascuno apostolico indulto persone, ordini, o veramente luoghi con- 
cessi in fuori che ne' casi a iure permessi et ancora in quelle, non 
altrimenti che chiuse le porte et expulsi gli schomunichati et inler- 
decli , non si possa celebrare messe et alcuno oflcio divino dire. Et 
se moniti, scomunicati et interdecti predecti per altri tre di, decti ul- 
timi tre di immediate seqiienti non sieno tornati a penitentia, et hab- 
bino diflerito rendere cose tolte, et non habbino obedito a nostre mo- 
nitiune et mandati predecti, et habbino voluto rimanere nella loro 



C) Poi. 13« a. 




256 

ladecli ed inhnhilitnti contro alla romana Chiesa nelle cose premess 
alcuna di quelle, arme, danari o vectovaglia ministrare, o auxiiii 
consiglio o favore in ({uaUinche modo dare habino presumpto, o 
commodità potossino dallo spoglio et predalione et captura di «[uegi 
et gli subditi loro si sieno abstenuti, qualunche sieno stati, ancoi 
qualunche excelsa dignità egli babbino, sieno maladccti et scomun; 
chati et preoossi dal divino anatbemate; et non sperino della salul 
deir anima se inanze al (ino della vita non faranno penitentia.' et 
postolic^ <lignità sieno absoluti : et la università sapino che sono piw 
vali dello cose divino. Kt se non si faranno correpli, aspectìno la dK 
vina ultione. Mento di meno le singulare persone di quelle con 
sententia et altre pene di excomunica, colle quale gli altri scomunB 
ciiti predecti di quivi sieno innodati, et acciò che le cose premesse &* 
tncti sieno manefeste, a universi et singuli Patriarchi, Archiepiseopc^[ pi 
et Vescovi delle patriarcbale, metropolitane et (*) dell* altro cathedra tf=^^ 
le et collegiate chiese, prelati, capitoli et altre i)ersone eclesiastiche etdKi^di 
qualunche ordine, an(*ora mendicanti religiosi, exempti, et non exempti' -^ ti, 
per tucto il mondo et maxime in Talia constituviti, mandiamo che cia^fl^Ka- 
scuno di quegli suotto simile censure et pene per quigli et singular^^rv^re 
persone di quiglii capitoli: se poi per vigore delle presenti siati requie di- 
siti infra e* tre dì, de' quali uno pel primo, V altro pel secondo, Taifl ^'- 
tm pel tercio et peremptorio termino , canonica monitione premìssa -^^ ? 
assegnamo, non habbino obidito, ipso facto incorso, el medessimo Du m^mi^ 
ce, Consiglieri et Comune di Vincgia et ciascuna altra singulare perr» — f" 
sona del decloConume di Vinegin, oficiali, provisori, consiglieri, fau*:-^"- 
tori, adberenti, complici et seguaci di quigli et altri nominati, pas^^ <^ 
sati et termini predicti asegnati a quegli, se non haranno obidito ne-^^ ^ 
le loro chiesi, le domeniche et altre dì festivi, ((uando maggiore mul-^ ^^ 
titudine di popolo quivi sarà convenuta agli ufici divini, coi vexillc^ K lo 
della croce, sonate le canpane, acese le candele, Analmente spente e ^^^^<^t 
in terra gitale et conculcate con trina proiectione di prieci et con al- K ^l- 
tre cerimonie solite essere observate, in tale cose excomunicati pu- «-*^" 
blic^mente gli nominino, et comandiamo essere nominati da altri e ^:3»et 
da tucti più strectamente vitati da tucti gli altri christiani, a ciò ch^ ^^^ 
evincine quegli. Kt con egual modo, solto le predite censure et pe— -^^^ 
ne, le presente, o vero loro tramsumpte sotto la forma in sua seri — ^*^" 
pia, facto infra termini di tre dì, come è scripto, sia apicato nelle^ ^ 
chiese, monasterii, conventi, et in altri luoghi di «piegli facino 
re publicato et afilxo. VA a' medesimi Venitiani, essendosi separati: 
per la loro tacila rebilione della gregge dominicale, tucto le cose ne- 
cessarie nieghino minislrnro, insino a tanto che c^mpuncti nel qnor 
assumino lo sfurilo di più sano conseglio alle nostre monitione et 
mandali |)redecli habbint» obedito et meritato dalle censure el pene 




n Fol. 140 a. 



4 



257 

predecte al beneficio della absuoiutloneet restitucloiie et ancora 1' in- 
tegra gratin della reconcillatione di quegli da noi et dalla siede prc- 
(lecla obtenere. 

Et schoìnunichiamo ancora et nalhematiziamo ognuno di qualunche 
stato et ordine sieno stati, e' quali le presente lettere nostre, o vera- 
mente lore transumpto copie, o vere exerapli, nelle sua t^rre, o vero 
signorie, essere lecte e afìixe et publicate et i' noticia di tucti non 
essere dedute (*) abbino facto et procurato et in qualunche modo alle 
chiese ancora et a' monesterii et a.' conventi et a qualunche altri 
luoghi sacri, ne' quali sia stato denegato pe' prelati di quelli e per- 
sone epse lectere essere publicate ogni privilegio, ogni indulto, tutte 
le gratie per le quale per T apostolica Siede sono ornate, leviamo, 
vogliamo quelle essere tenute per non facto. 

Finallemento, perchè e' sarebbe ditìcile le presente lettere a cia- 
scuno loco essere portate, ne' (jualle sarebbe necessario, vogliamo et 
per apostolica autorità dichiariamo che el transumpto di quelle per 
mano di notaio publico, o vero nelT alma ciptà pel dilecto figliolo 
Mazochio impressa, et col sigillo di alcun prelato ecclesiastico munito, 
el in qualunche luogho egli stia come le lettere et orizinale stessi se 
le russino datte o mostre ; et perché lo inganno et la fraude a nes- 
suno debbe essere a difesa, a ciò che nessuno sia inganato di nuovo 
errore, chi infra el tenpo del suo reggimento le predetc censure et 
pene, o alcuna di quelle sostenga, che dopo quello non habbia essere 
conslretto al debito dela satisfa tione ; perché colui el quale non ha 
voluto satisfare et ad alcuno de' nostri mandati obedire, anco dipo- 
slo già r admiiiistratione el sucessione di quello, se non bara obedito, 
dichiariamo nelle medesime censure essere incluse et in ludo et per 
tucto obligato. 

Et non potendo le presente lettere a Vinetia asecuramente essere 
publicate per la potestà loro, a ciò che a' Vinitiani et agli altri epse 
lellere toccano et a' quali alcuna cosa è comandato et prohibito per 
le medesime, a ciò che non possine delle cosse promesse alegare 
ingnorantia, e per proleste di siuìih* ingnorantia se non haranno ob- 
bedito piglino el velame della excusatione, vogliamo epse lettere es- 
sere appicate nelle porte della chiesa del principi apostolo di Homa, 
et per simille aflìxione essere publicate ; el dichiarando che la publi- 
oalione delle medesime litro chosl facto, dipoi e' medesimi monili, 
coloro a' quali epse litro locano stringa. Et so epse lellere nei di del- 
la alTIxiono el piiblicaliune simile fussino a quelli personalmente lecle 
et insinuate, non essendo versimile cortieclura che <|uelle cose, le 
quali sì manifestamente sono facto, debino apresso quegli rimanere 
incognito, non obstanti le constilutione el ordinatione apostolici con- 
trarie, (lualunche le sieno, o veramente se a moniti predecti , o qua- 



n Fol. liO b. 

il 



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lii**li«' nlln» <'tiiiiuii<»iiiiMili* Hi*fNmiti «l:il:i Sh^ti n|NiMtilii-n M«i i^rl* '.•' 
rlii* ìzV iiilcnlii'ti iiMii |Mi<««iiiu ••<«M*ri' s4»^|m'h| i*t ^*t»iiiiiiii< .v.. ;• * 
IrIhTf i') ii{iìin1ii||ii' imn f]ii-t*iii|ii |iifii:i ri iA|>ri"«%.-i •!•• \»r» 

\rrlM» tll ^lllliif lll*lllll*> llliMithillc . lì ll«*N«llll>i hllollhi ««IM Ir** {*..• , -• 

iNu'tiia ili^lln iiii<«tr:i <*\hi»r.-ilii»iii* . ih rl•|lll^lti•l||•*. ili ih>»inl:>ri- 
iii.-iiiihi(ii. «fi ;iH<«i;:iKiii«iiii* . tll |iri»iiiiiL':itt'iiii-. ih \tihitit.i . «ti ^.'ii 
llolii'. ili h;:.-iUi>iir*. <)i ilriTt'tn. ih (»riv:ilhilh'. *U iiltiiittilil.i .••f'^. 
(Iiftitliihiiiif ri «'ih^ihifiutif. ili UtH-ritiiiiH'. ih |ini):i(t"iii*. «li >-•?»«-»«.•: 
Ili* iti pn-i'fptii. ih iiiliitiiliMiit' . ili rxi'iiiiiiiiui'.'iliMUf ••! .*iiiA(fi*-ri.«'w;j 
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Mu HI* ali-iiiin alifii |»i«'-«iiMi|itii i|iit*^|ii filriiLirt*. l.'i niih;;ii.iti*>t:.- y-:. 

tillilli|iiit«-lilt* \*\ln *'{ ili-j hrjllii ri'tn» ri l'i'llllo niNi^lnh ili •{>!* ^r ^ 
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SiL:iiiirf MhMIII iihtitiiiin' ihiiNlrriiiwi , ili iT itfj in*-^- il' .i{*n.«* |««* 
tiljijil'i ilt'l viiirli-*«iiiiM ni l.rt*'i<i \*ii\rì il*iiiiiiii ii<»^lri ili*iii;ni J«jl ;«:< 
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aflixi* I-I |iiililii-.'il«* iM'H.i rliKi •!•*! |»riiit'i|M- «li-^'h a|«i^t*ili «ti I» -m 
rii'ld* (uirli* «li-li. I ijiii«'i'll«*ri.-i ii[Ni^|iihi*ii in i.niii|H» «li M*>rv (•• éu 
t'iir^iii tpii <ui>ir|iii : ri>i\i' l!\Mr«l«i «hi \ij\i|«-r il«-( |»r* f.it«» > 1* ^ 
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259 



Prime ca8teUe dela Signori prese dala lega in Lonbardia. 

Le prefaclo tri castelli tolte per dita lega ala excelsa Sij?ooria de 
Venelia, corande gli anne dal Signore MDVIin a di U dal mese 
d'aperelle, die dominicho, ciovè Trivi e Paiulino e Rivolto; conciò 
fuse cosa avando viste la Sanctilà dal papa la dureza del lor core 
Venitiane, insemo come tucta dieta suoa leglia, che |)er suoa dita 
monitoria et altre^suoi precepte che mai per alcum tempo lore se 
sieno volute adumiliare et venire ala suoa sancta et vera obhidentia; 
j>er al che forcia a lore è stato do fare pigliare dite tre castello, a 
ciò che lore se dcbano revedere de hogne suo male opperare. Ale 
quale i andò, secondo al mio reporto, parte del' asercito dela >!>"» del 
Te de Ferancia, che già suoa M.^^ non era tropo dinstanto, che ve- 
nea ala suoa magnifica ciplà de Milano per veìiire a tale anpresa, 
come per capitole de suoa magna lega se continea. Al (juale so aser- 
cipto s' andò al dito easlelo de Trivi insemo come quelle valorose 
Zollano Francescho da Gongiagha marcheso de Mantova ; per modo 
che ala cura dal dito castello i era uno M. Vitelle zia de M. Nicolò 
di Vitelle dala Ciplà de Castole, insome come uno M. Vincentio de 
Saldo de Valle de Lamone dela proventia dila Romagna, et le multe 
altre suoi cx)npagne. Et qui aveano molte bene properate dicto so ca- 
stello dentro e di fuora (*) come suoi gram repari de sbari et altri 
suoi bisogne ; per al che più volte dite Franciose erano venuto ad 
asaltare per insino ale dito sbarre; tamen lore de continuvo erano 
usito fora et dreto andato come franco palatino, Gridando dreti a suoa 
voce piena cose de gram suoe verghogne, et masime dicando — Ta- 
lia, Talia liberata — : per modo, come per al proverbio spande, di- 
cando che senpre la moglie dolo ladro non ride, perchè (juanto lui 
é inpìcato, forcia ie conveno a pianzere. Per mode che a dì dito tale 
Franciose, senlando la M.^ del so re apropin([uarse, alora ie parbe 
al tenpo de venire a tale castello, et qui lore fare hogne suo poterò 
per siguire de quello farose. Apresenlato che lore funo, subito dite 
T'alici usino fora, faciando come de prima; et qui gaiardamento co 
mencione a pugnare per tal via e modo che li Talici per forcia in- 
tlrelo se ritiravano ; per modo che in quelle estanto venne morto uno 
de dito Franciose de gram famma. Alora dito Franciose se so refran- 
cone faciando come c^ni rabialo, et con esa lore dentro dal dito ca- 
slello introrino, (,'t ([ui preseno dito M. Vitelo e dito M. Dioniso et le 
mandone in catura noi cnslcllo de Milano. Kt dito Castolo fu sacho- 
giato. Dipoi andone al dito Pandino e Rovello et pure le pigione, et 
<le qiiehf se no focone patruno. 

Pur seguitando la instoria in Romatrna 



.Quavi^xv^vr .». .i<.;>..xy..,« ... .«^...u^:^. 



D FoL lU a. 



i60 



Prta« rfiirrìa ^r la lrg% a Oni^ia aria RaMaesa. 

I.:i pri'ffii'Ui i*tir*Ttii iii dilii |ih»\f(iti:i «li-ln l(iiiii.'i;;iifi |«*r al trn# 
ili* O-nitfliH Ufi i*iini.i ilf liii\i*iifi fu ffii*!:! <li |K il*-l in»*^* il* .i(*^ 
fili* iiirnMirii», In imlir ;Ti*<«iiriH mi \i'iiiri* : ri»ii»Mi» fii^' •^•vi ^fi» 
Smirlitii il.'il \m\Kì ii\t*««H«* farli' iiirtn* in |Hitf fi si» \nl**ri»%t» im^'U 
iÌf*lii >.'iiM*(:i riniii;ui:i l.liifMi. |mt iMtiii«' rlii.'iiii.iN» M ( r:fii'*>^-h" % 
iliihi liti\ri*, ii«*|Niti' ili* Hiiii:i S.iiilit.i , iii'l Sii ilih'li.ilii il' ilrt»triM. •>: 
A\**ii iimiiilndi 1*1 iioliiji' \| tiut'lo \;i::liiiii |mt iiii(i*»nt* h>tt*ii*> ìtf4' 
il «|iifilf 111 *\ì\t'\r ti'tiifM» ^t' rilnt\:i\H |»riiii»l<> «lt* Hiinn ;;inn1i^ a.ì 
rn ili*l:i Hiiiiii ri)»l:i «!»• I •"**Mi:i , i1ì»\ì» III iini'li* I«mm I iT.-i |*T *f^«^ 
li»r** iint'll'i il::;iiisNirii<i ('•»iifaliitii*rii» il*'l:i *sui<'t:t ni^tri •'! :tiH.r 
i*i»iilr iMii.i< (ti* XJfitiisi ilal 4'j|sl<*li» tifi liT iM'Ia |»ni\fiiti.i •U* U-'t^ 
l'I lt*!iiliiri*i «ti'hi i*i|ila <!•* Iiii<»la, fiiirnaln ttil ilil*» M iiuiO • \^.< 
rht* III fu. Iti liri*\it:i •!«• rMii|t|ii;i rufii'urilia **( «l** |»r>^*'-(>t • i- «^ 
Siiiitila la ih-'ti' |irt*<li«'t:i ffiii'iu' lah* l'i impti»* lui UTà'.»ri« ^ 
0*r\ik'lia l'I |»»*r al li'nl»»rii' ili* ilila lla\cika : |mt iii'^lf i »i»- -^l'vv. 
n* "^liitt» *|»r»*\f/.iili», «liiMM . |Ni|i'« r^rti* ••«•n*ha la iiiiva 컫»iw- '^^ 
Hill» unitii liiiliiiM : taiiifii s*' f«'/i- unini ptr.;iiar** t-l in* \t'ir:' ^-m 
iii«irl<i II* liiiilli : fra I** «|iial** imirlt* si* fu niit» fa\*»rilti tU- *iu • M ! 
hun* /la il' Xiiliiiii'll** ila riirliii|Mi|iiilt». Kai't<> •|ih*si*>. ili «j:- '. • 
••\i*«'Ua ^1 «'IH ina fi'i'i* rt'N'iHTH i|unnl«' U-sliarii»' «In i.»*^ir» i > - 
rilrii\.i\ai:i iM'Ii» l»ir»' |iiu'ip*>lti. «•! ••«•laiii iM^lri» fii«'r»*.*niti«' . 
Ih» Ih la I :»f.» '!•■ |Ii\i'n.i, n**!»* l-ir»* iii t»* i/iii>» \l»r.i •'■•.:• 
fni*:ri li* .'irti*-lil>> I il»- l't^-i. iii»l*»' •!•• Ih <l ♦ \'i^|m *•■ r;l: «x •% 
a\.Mitt'i '•.i;»iilf ;iii'iMi:i •l»'!»' |ir'*«lil'i «••i-*»* «l.i |i'it»T \ *r»- :•■• ^ ■ 
ii'*tij<- lidi •|ii.ilf dilli Ih .:iiiii*iitt> i>r.iiiu iiiii-^l*' pr.iii « • ! I; "^ M 
i.'!i"r ii'tx'f- I •M-M|tiifiit*t M M.ifi li«» ili I •H-|i;i|i iiif . («r ■■ 
^lii'.. .1. !•• I l'itiiitii- i|;il Untili*' •' i"»!''!!'! i|f i.iri»-!'!'' I"t* •■* 
«tarr-i. M ^[••M»ui' il. ili iM«'aihi. .iri-iiiiii iiumIi « !ii i .'.- ; ■: 
I o!i'»»T\,i|..ri' .*, a' iiiiln|i* •■ /••iililf liili.m-i |l«'*r». •• . ".. !.• 

|*iintl>iii* l. /iitMIir I |.ll|ri-<M-ii<i M iliji-titii *•. ^;rn 'I.' • ' ■■•■ 

fu h'f'r'i iii'-*i:i«l. Milli ti. \iit>>M>i l'hilr «jf M \ni' • • '• M •' ' 
s|nriii»'. •■•Ili» li fi'-»!!» i|f Hiim ri»ii;i.i^iif «ijniiri \n*. ■ . ■! • • 
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26i 

avande sapute cosa alcuna de dita cereria, che lore voleano bem 
convicinaro et eeiara per al gram danno che aria apule dito nostre 
popule per el gram numero de suoi pigne che in dito castelode Me- 
dula s' atrovava nel banco de quelo suo ebreo. Fate queste, dito 
Regimento di subito fece aredure tuto nostre contadino come V avere 
et persona. Dipo' provedando a nostre porte zorneenotto, come gram 
guardie ; el simile intorne ala ciptà donde fuse stato necesità. Dipo' 
queste, scrise litre a Monsignor R.™o Legato che era ala ciptà de 
Bologna; al simile a Ravena, rendolandise de tale cosa, faciando lo- 
re gram suoa schiusa de non aver sapute cosa alcuna , come ut su- 
pra. Al simile a dita ciptà de Cesena: per mode che in brevità de 
lenpo dito Havenato focene restituvire tali nostre bestiame et altre robe. 
Itera in tale (') zorne veno a Forlì el R.**® Monsignore protonita- 
rio apostolico M. Pirotto da Sena per menare via tale Spagnole in 
eanpo a Castelo Dologneso, dove era uno M.Zohaneda Sasadello nò- 
bile imoleso et capitanio de quello come cercha cinque milia persone 
per volere andare a metre canpo atorno al castello de Solerolo del 
conta de Faiencia. Et dito Monsignor Pirotto m.* de tal canpo et dito 
Spagnol in quelle loco le minò et feze la via da Castrocario. Po' si- 
guilando. 

SoIeroUo primo castello !n Romana prese dala lega. 

Al prefacto SoIeroUo primo castello prese dala lega nel teritorio 
dela ciptà de Faientia, corande gli anne dal Signor 1509, a di 23 dal 
mese d' aperile, die lune, i andò al canpo de dita lega, per mode 
che in brevità lore 1' abeno d' acorde, salve persone e lore robe. Di- 
po' se parti dito canpo et andò a Rrisigallo etc. 

Bresìgallo secondo castello in Romagna prese dala lega. 

Al prefacto secondo castello, dicto Rrisigallo, prese da dita legha 
queste anno dal Signore 1500, a di 30 dal mesed' aprelle, die luni, 
i andò al canpo de dita lega, partito dal castello de SuoleroUo ; con 
ciò fuse cosa che già in dito castello i era intrato uno M. Zohane 
Paule Paglione conditere de dita Signoria de Venecia che venea dala 
ciptà de Faiencia, che ala custodia de quella lui eradeputade insemo 
come uno so providi tore ; per mode che, secondo al mio reporto, era 
stato de lore comuna concordia dita suoa andata, et avea menato le 
multe suoi cavale lizere et fan tarla et parte n' avea lasato nela floma- 
na a suoa defensione : e M reste con esa lui. Per modo, come dito 
capitanio M. Zohane da Sasadelle et M. Rrunora già d' Antonello da 
Forlinpopule et M. Ramazoto, tuto gurero dignissimo, abbene intese 



n Fol. 143 a. 



suiKi iodata dal dito M. Zobane Paule^ di subito venne a canpo 
Av lUu :j>;dlo da Val de Lamone, teritorio dedita ciptàde Faiencia. 
Vt-ivaiu oa^ lore fune, gaiardameiito comencione a pugnare et come 
><jiM>ie dfteidìarie de canune bulando zose de quelle suove mure ; et 
«4ua&ie \e«ne prese tute dite cavale dal dito M. Zobane Paule ; per 
:iioàw obe ivroha V ora vigesima tercia li Spagnole come gram furore 
u4j>joe tu dito castello insemo come li altre, et quello sachezone co- 
ttic ;inj[«i furore ; et già era intrato dito M. Zobane Paule Baglione e 
>M ■-'•Jtuetarìo in suoa roca. Pasato la notto, al giorno propinquo, che 
•'u j «il (MTtmo del mesode magio (*), die martis, li nostre comencio- 
:iv i ;?:ir>t* a dita roca faciandie gram guerra. El simile facea quilli 
it*»ic^ : per mode che le Spagnole faceano gatto drete a quelle mure, 
>.'»• ihii\K> ohe una parte de dita roca se rese ali dite Spagnole d'acor- 
iv , 7A;^ quìle del receto. Et già era andato uno bando per parte dela 
SiT.:^» dal papa: chi ie desse al dito iM. Zobane Paule Baglione 
*:V'>iV duquate (**) , o vivo o morto : e lutavia devano gram bataglia 
i »iìfci torà maiestra. Per mode che infra queste tenpo uno cape de 
s^iK^ira dal dito M. Zobane Paule, che era per suoa nationc da Car- 
}^n<vha« fece ferma deUberationc de volere piare ditoM. Zobane Vau- 
\c s*> ^KUrone e darele nele mane a quile dal nostre canpo per avere 
diiqualo per suoa pensione. Et qui ie messe le mane adose et s' al 
oaoìò suolla. Mora per eser lui potente ie insì di sota, et qui dito 
1^. Zobane Paule s* arecomandò a certe prisone da Forlì, che erano 
in dita rooba, che erano stato prese a dì 18 d' aprile, die mercurio, 
e tote soi cavale, che erano partito da Forlì per andare in nostre 
canpo a Castolo Bolognese. Le ([uale era : uno Piero da Bagnara et 
Santo già de uno Banbino falconerò ; lercio ed ultimo uno nostre la- 
ivme, alias Canpione, fiole de uno Besegiàde Cristofano. Alore dite 
pn^suno s' atacono come dito cape de squadra et aiutone dito M. Zo- 
haue Paule; tamen per avere dito cape de squadra copia d' arme, ne 
ferì oercba dui de dito prisuno ; cioè Piero et Canpione. Tamen per 
quela volta al salvone, faceando loro granda admonitione al dito so 
capo de squadra, dicando che lui non dovcrebbe mai eser traditore 
al so patrone. Lui respondea dicande so dane, che lui se doverla 
riMulre e dare dita roca al papa, come tulavia era sopra al fose el 
nobile conte Lodovico, signore dela Mirandola, edito M, Brunora, che 
come gram terore a suoa voce piena diceano : — Benditi ve ; se ne 
no, tuto ve mandarenio per lo file dela spada — . Alora intendando 
tale cosa al dito M. Zobane Paule tale cosa, so vide a male partito, 
considirando lui al tuto dala fortuna eser abandoiialo, et secorse al- 
cuno più a tenpo non potoa avere, per al quale lui se pò tese salvare. 
Per queste inmediate lui fece ferma deliberatione, clieT ultima cosa, 



(•) Fol. 143 b. 
(**) Lacuna del ms. 



che de* fare 1* omo. si è de volere morire, et chela roba va e vene. 
Alora lui comese al dito Canpione et caramente pregandele che lui 
voglia chiamare M. Zohane da Sasadelle, che lui era ala cura dal 
dito castello, che volese venire a dita reca, che luiievolea parlare. 
Alora dito Canpione tose (*) el so saglione e de quelle fece bande- 
rai, e chiamò dito M. Zoano pregandole che s' apropinquase a dita 
roca, che M. Zohane Panie ie volea parlare. Alora M. Zohane venne 
ìDinediate et con esa lui ie fu gram parlamento, dicando dito M. Zo- 
hano Panie che lui era contento de darie dita roca, salve lui de po- 
tere petornare ala dita ciptà de Faientia e poi salve tute el resto di 
sol conpagni, che potea eser in tute cercha otto, le quale non avea- 
no vituaria per potere stare tropo ale lor defese. Alora intendando 
queste tale Spagnole che già erano inlralo in dito recepto, e tutavia 
aveano le schale intorno per volere intrare per via de certo suove 
case che interne i era, che dito M. Zohane Paulo se volea rendre al 
dito M. Zohane da Sasadello, lore molte se turbone, e disc che dito 
M. Zohane Panie era e deverebbe eser liciptamento so presone per 
eser lor stato li primo aver prese dite recepto. Alora dito M. Zohane 
da Sasadelo a queste respose che nonn era la verità, che ancora lui 
fuse so prisone, e non deverebbe eser; che ancora lui è libro da 
poterse dare a quelle che a lui parerà : tamen gram contrasto infra 
lore fumo, per al quale dito M. Zohane da Sasadello comese al dito 
M. Zohane Paulo che lui ie trese a dito Spagnole, faciando al pegio 
che lui potese ; per modo che di novo gram trare facca. Per modo 
che, secondo al mio reporto, vene morto certe de lore Spagnole. Alo- 
ra eridando, dicando: — M. Zohane da Sasadello, voi facite male a 
eser centra nui per eser tute uno, et come al tenpo nui al farema 
intendre ala Santitiì dal papa — : a queste respose lui dito M. Zoha- 
ne da Sasadello, dicand che lore non doverla esere cosi superbie, per 
eser lore in quele loco homine de obidentia , per eser lui capitanio 
de tal canpo constituvitoda suoa Santità : e se dito M. Zohane Paulo 
se volea rendre a lui i' nome dal papa, che lor deverebbe eser con- 
tento. Alora dito M. Zollane Paulo tose dentro da dita roca maestra 
dito M. Zohane da Sasadelo, et a lui se rese, et salve tute el resto. 
Rese che al fu, per al dito conto Lodovico fu tolte inseme come dito 
castelano, chiamato M. lacomo Lordano, et dito Providitore M. An- 
drea Basilio, et le fece menare nel so castello dola Mirandola in loco 
di siioa salvalione ; che fu queste a dì 2 dito, die mercurio, cercha 
l'ora decimo nona. Insito che lore fune, dito Spagnole vosene per 
suo prencipale capitole de metre suove bandere prima nela roca mae- 
stra, che ^ìiì in quelb; tenpo era comenciato arivare le zente del ca- 
pitanio dola santa Romana Chiesa, come inento parlarò. Dipo* fu 
fornito dita roca a peticione de sancii romana Chiesa. 



n Fot. lU a. 



Fate queste, M. Ramazoto, secondo al mio reporto, ^e andò per 
tuto el resto de dita Vale et abeie d' acorde : siche veraraento , secon- 
do al mio parerò, dito M.Zohane Paulo Manfrone e dito Providitore (*) 
de Faiencia molte male per lore aveano .acordate la pistola come 
I* avanzelio, ciovè nel' aver vedute come in quella bora la licione 
del' influsl celesti erano concordante insemo sopra de tale cosa nela 
suoa dieta partita per venere ala defensione de tale castello de Brisi- 
gallo, per avere mese tanta carne al fogo; zoè prima lui d' aver 
perso bogne suoa cosa et eciam l'onore suoe, che al tucto vale; 
dipo' dito so castelano et comesario et quiste soi conditere, zoè M. 
Bernardo Bionde come la conduta de cento cavale lezere. ItemM. Ber- 
nardino Camaiano, c[avalli] 100: item M. Agostino da Varagnana, 
bomi d'armo 50: item la conduta de M.° Francescboda Lomato, che 
già lui era stato morte a Faientia per suspeto a dì 26 d' aprile, die 
iovis, come incuto ad plenum parlarò, come e. 100. Per mode che, 
secondo al mio reporto , erano into cercha 500 cavale et altre pedu- 
ne, che poco de lore ne schapolò. Si che per modo fu avigliato quelle 
castello che per multe tenpo se ne poterà dire, per esere stato per 
lo tenpo passato molte bodiato per la oniversità quase de tucta la 
Romagna per eser lore homine altere et di suoa vita gaiardo ; et mài 
più a lore non acade sbregliata de tale natura etc. 

Prima venuta del capitanio Duca de Orbino in canpo. 

Al prefacto duca de Orbino et capitanio generallo della sancta ro- 
mana (ibiesa Francescbo Maria dalla Rovere, questo anno dal Signore 
MDVlllI, a di primo dal mese de magio, die martis, suoa Magnifi- 
cientia arivò ala nostra ciptà de Forlì, che al venea per andare nel- 
r altre nostre canpo che al presento se rolrovava al castello de Bre- 
segalo de Vale de Lamone del teritorio dela ciptà de Faientia, che 
già aveano reavuto dito castello. Et per queste la Santità dal papa, 
vegliando siguitare la viteria et la promesione per lui facta come 
dieta lega, avea mandato dito capitanio a ciò che lore potesene for- 
nire bogne suoa bramosa voglia in queste parte de dieta proventia 
dela Romagna centra dieta excelsa Signoria de Veriecia. Ariva to che 
al fu, paso come grande ordino per nostra ciptà, et quando al fu 
insuso al ponte dal pane, in quello loco se ritrovava al nostre Loco- 
tenento et Signure vecbie e novo che in tal zoriie faceano el so in- 
troito. P]t (**) (jui per tucto lore fui invidato dicto magnifico capitanio 
a desenare come suoa corte. A questo suoa Excelenlia ie ne rendicte 
infenite gratie e non vose aeeptare. Et cavalcò via drete al nostre 
fium Montone, lontane cercha duoa miglia. Et lì por quella notto alo- 



D Fol. 144 b. 
r} Fol. 145 a. 



265 

gìò come grondo ordino. Et ìnmediate lui fece andare uno bande sola 
la pena dela forcha, che non fusse alcune so soldato che avese a 
tagliare né grano, nò altre cose sopra al teriloriode Forh, che tucto 
dovesene andare nel teritorio de Faiencia et 11 tagliare orze e spelta 
et erba, come loro feceno. L' altre zorne, la matina per tenpo, se 
levone et andone neP altro so canpo, che al caslelo de Hrìsigallo se 
ritrovavano, che già in quello zorne aveano auta dita suoa roca, et 
in quelle loco doveano aspetare ci K.™<> Monsignore Legalo et carde- 
naie de Paviglia che al presento se ritrovava ala magnifica ciptà de 
Bologna, come incuto ad plenum parlarò. Kt qui dito capitanio fece 
la via dal castello de Oriole, e po' arivò per la Dei gratia a salva- 
mente. E II stete per insino a dita venuta de Monsignor. 

La venata dela M.^ de Lodovico Re de Francia a Milano. 

La prefacta venuta dcln M.Ȉ de Lodovico He de Ferantia ala suoa 
magnifica ciptà ùr, Milano per la guerra dela cxcelsa Signoria de Ve- 
Delia, se fu in questo modo e forma. Corande gti anno dal Signore 
MDVIIII, a di primo dal mese de magio, die martis, che suoa Maistà 
arivò a dita suoa ciptà ; al quale era in suso una chineia , over ca- 
valle rose come luto el so fornimento roso, zoo oro et altre colore 
roso; et suoa M.^ tuta vestita de rose ala suoa fogia franciosa, et 
tuta suoa comitiva de grado in grado ; et da quello so magnifico pe- 
pale molte selenigiato. Come tante galantaria fu so introito, che ve- 
rainento tuto facea stupefare la zeute, et masime quilli suoi barune 
tanto ornato, insemo come (juilli suoe lìole de dita suoa lega, zoè el 
valerose capitanio Zohane Fraiicescho da Oonzagha marchese de Man- 
tova et Alfonso da Fste marchese de Feraria. Inlrato che suoa M.^ 
[fu], cx>me quelle che veramento se pò chiamaro Hox cristianissimus, 
Ìnmediate fece ordinare per tuto el so clero che s' avesse a fare tri 
zurne procesione solenissima (*) e luto decomuna concordia avissine 
a pregare la devina M.*^ che quella se volesse diguare de prestane la 
gram vitoria contra dieta excelsa Signoria de Veuecia. Facto dita pro- 
cesione, la domenica prosiina ad venire, che fu ad Odito, suoa M.^ 
fece fare una suoa represenlalione de tuta suoa comeliva ; con ciò 
fase cosa che a di dito suoa M.*^^ se parli dal so castello in suso una 
suoa moleta, che andava come lauto ordine che veramento parca ave- 
re spiritu umano; et intrava in Sam Dominico [de*J frate predicatore, 
al quale nonn era tropo dinstauto, dove in quelle loco se ritrovava, 
secondo al mio reporto, al primo suo anontio dela siioa vitoria, cioè 
la haudera, over stendardo de Sam Marco, che suoa comitiva già 
aveano tolte al dito M. Vitello da Castello e dito M. Vicentiode Naido 
aF aquiste del castello de Trivi. Dipo' i andava dreto suoa baronia de 



(•) FoL 145 6. 



grado in grado, siguiUindo suove melicic et masime una de quelle 
che portavano sopra lo spale certe armi chiamate celle, c^e aveano 
al so capo fate admeuino e di sopra spontone, come gran numaro 
d' arciero et balestrerò, le quale erano la più parte Vaschone, et la 
multa altra fantaria, secondo al mio reporto, et le multe altre ca- 
vallo legiero et zente d' arme bene in punto. Fate hogne suoa repre- 
sentacione, pai'se che le multe de quile soi nobile Milanese fecene 
intendre a suoa >!> che piase verilemente tale cura contra T aspero 
veneno de dieta excelsa Signoria, che lore credevano veramento che 
lui arebbe la gram viloria : et a quella dita suoa M.«* ie ofereaao 
grani numaro dal so tesore et hogne altre so potere. Et in quello 
loco stelo in gram iubilatione come el U.^<> epischo Spontino et Comi- 
sario apostolico, che nanto a suoa partita i avea mandato suoa San- 
tità, et come dito soi popule et altre suoi aderento ; per insine che 
suoa M.** partì et andò in canpo al castello de Gasano, come inento 
ad plenum parlarò in questo, pur seguitando la instoria^ 

Partita dal cardinale da Bologna: ven in eampo. 

Al prefacto H.^o Monsignore cardinale de Paviglia et Legalo de 
latare dela proventia dela magnifica eiplà de Bologna e di lucia la 
provenlia dela Komagna, M. Francescho de AJedusio dal castello del 
Rio del teritorio dela ciptà de Imola, queste anno dal Signore 1509, 
a di primo dal m<\so de magio (*), die martis, al quale era stalo 
mandato dala Santità de papa Julio secondo a dita suoa magnifica 
ciptà de Bologna per suo sustituto et prencipale in ogne suoe ocuren- 
tia che polese acadere neli cerimone dela predicta suoa guera per 
dita suoa lega contra la dieta excelsa Signoria de Venecia durante 
hogne suo tenpo. Kl tjui suoa S. U.»»»» come quelle che era svisara- 
tissimo del beneel honoredel pacifico stato delasancta romana Chie- 
sa, avando intese già snove gram vitorie nela Lonbardiaet Romagna 
prosperare, di subito de pn^ceplo de suoa Saudita fece ferma delibe- 
ratione de volere venire presentiallemenlo in dita proventia dela Ro- 
magna nela Valle de Lamono, dove se ritrovava el so canpo atorno 
ala roca del castt^llo de Hrisigale, che già al zorne nanto avea apude 
dito castello, come indreto ad plenum parla : et eciam eser la magni- 
ficencia del Duca de [Orbino, oapitanio zeneralo, in tale zorne alo- 
giato ala nostra uiagnilìca ciptà de Forlì : per modo che lui fece fare 
suoa mostra in suso la piaeia de dita lUdogna a di primo maii, come 
ut supra. Fra li (iiiah^ suo annizere, ciie se ritrovò, al primo se fu al 
magnilico conditiM-o et eapilauio dela guardia dela Saudita dal papa 
M. Guido Vaglino, nobile iinolese el cognato de suoa S. U.™*, che 
già era partito dala ciptà de Cesena a di iJO dal mese d' aprilo prosi- 



n Fol. 146 a. 



267 

Simo pasate, et era andato a dita Bolop:na. Facte che fu tale suoa 
mostra, l' altre zorne suoa S. II.™* i' nomine Domini mese per suo 
Locotenento uno M. Bartolomio da Predasancta, e po' vene per insine 
ala suoa ciptà et patria de Imola. L' altre zorno vene a Castello Bo- 
lo^neso. Dipo' arivò al dito eastelo de Brisi^allo, dove in quelle loco 
se ritrovava la Excelentia dal dito capilanio come tuto al resto del 
so canpo. Et in quello loco fecene suove deliberatione de gram parte 
de quelle che lore voleano fare, per aver già reauto tucta dita Valle 
de Lamone. Pur seguitando la instoria etc. 

Al canpo se levo da Brìsigallo et andò a Faienza. 

Al prefacto canpo dela lega se parti da Brisigallo a di 14 dal me- 
se de mazo, die veneri, et andò ad elogiare di sopra dala ciptà de 
Faiencia, per la vin drla Observancia non tropo deinstanto, et in 
quelle loco steto per insine a di 10 dito, die dominico. Equi se me- 
se in punto per andare al castello de Solerollo. E po' se levò a di 
dito (*). 

Castello de Trivi retolto per al canpo dela Signorìa. 

Al prefacto castello de Trivi fu rotolto per al canpo dela Signoria 
ali Franciose corande gli anne dal Signore 1500, a di 8 dal me' de 
maze, die martis ; con ciò fuse cosa che già siando arivato la M.^ 
del Ile de Ferantia a Milano et esere ancora tuto le suove zente d'ar- 
me elogiato neli ciptà e castello per la sterilità del so vivere, per 
modo che a di dito per la poca cura che facea la zente francese del 
canpo de dita Signoria per V alegreza dela venuta dela M.^ del so 
Re, dito campo dola Signoria andone al dito castello de Trivi, et in 
quele loco per forcia introreno, et noviter al sachizorno ; che venea 
mo a esere doo volte per conciiola come gram crudelità, nonn avan- 
de lore alcuno respeto a loci piatuse et masime a monesteri de mo- 
nice. Perché secondo al mio reporto , quando (juolle tale se aricoman- 
dava a soi mazure, loro corno grando inpido ie dicea : — Menate 
queste brutte putane, che a questa volta nui tute le meteroma im 
postri])olo — . Dipo' tute le sachegiava. El simile a quelle altre don- 
zelle seculare , che in quelle loco erano slato conservato. Ance fu per 
contrario; perchò, secondo al mio reporto, la più parte se fu Irahal- 
dato come suovo grani vergogna. Ultorius, fu proso ccrcha duconto 
homine d' arme, o lo multe* suoo pidnno tucte saohizate : por mode 
clu^ dito Francioso por qiiolla volta Inno molto malo traotati. Alora 
iniendando (jucsto la M.»^ dol so Ke do Ferantia, che dontre da Mi- 
lano se retrovava in gram iubilationo come dito so popolo, alora fu 



n FoL 146 b. 



2G« 

determinalo de più non volere in quelle loco staro; ance, più preste, 
come tucto al so canpo al castello de Gasano alogiaro, per seguitare 
hogne suoa bramosa voia contra dieta excelsa Signoria de Venetia, 
per volere spuntare le suoe rabiose dente, per eser lei insaciabile 
contra hogne forma de rasone, come più volte suoa M.** ie 1' avea 
facto intendre insemo come tucta la dieta suoa magna lega. 

Primo bando del Re de Francia per andare in canpo a Casano. 

Al prefacto primo bando che fece la M.'^ de I.odovico Re de Fe- 
rantia ala ciptà de Milano se fu queste : che tute et in ciaschuno 
loco de suoa proventia dela Lonbardia, dove fuse persona alcuna de- 
putata al' asercicio del' arte raelitario, che inmediate (*) tucto se 
dovesene levare et al castello de Gasane in canpo andare , suola pena 
di ribilione; che fu adi 9 de maze dito, die mercurio. Facto queste, 
di subito hogn' ome se mese in via, e tute in quele loco andava 
come gram ferore, che veramente pareano le sancii apostole del 
nostre vere Redemptore ala morte dela inmaculata Maria regina de 
vita eterna, suoa madre. 

Facto questo, suoa M.^ i' nomine Domini se fece suoa partita da 
dita ciptà de Milano per andare in dito canpo come hogne suo. pote- 
re, de tal natura e forma che luto facea stupefare la zente de ogne 
suo oportune bisogne, che lui s' avea conducto a dieta suoa venula; 
zoé gram numero de suove artegliarie, fornito de polvere et paiole 
de ogne suorta, et arme de hogne rasone da ofendre e da defendre, 
et pichune de più sorta, et bcm proviste de bone bonbardine, et al- 
tre maestre de più sorta da fare bricole e gate et repare e ponte de 
più sorta, come al numaro, secondo al mio reporto, de 2500 lanze, 
et gram numaro de cavalle lezere, et cercha vinte milia pedune; 
fra le quale i era cercha 4(XX) Vaschune, tucto balestrerò, per la 
guardia de suove artegliarie; che polca esere in tucto, secondo al 
mio reporto, numero cercha 50 milia persone, tucto bene in punte, 
come voi polite pensare. Seando in quelle loco suoa M.** presenlia- 
lemento, acampato che loro fune, senpre de contenuo come suoe 
gram vigilie, come fané quili homine che soi nomici apreciano, per 
potere fare suoa voia. 

Festa solena faeta a Ravena per V aqniste de Trìvi. 

La prefacta festa solena facta a dita ciptà de Kavena per avere 
reauto al canpo de dita suoa excelsa Signoria de Venecia al so ca- 
stelle de Trivi et aver prese et sachezato tante homine d' arme et 
pedune, come lore aveano facto, et per dita suoa viteria lore fecene 



(•} PoL m a. 



269 

tale festa solena, che fu a di 10 de maze dicto, die iovis, la note 
prositna advenire. Et per più contento del so popule focene brasare 
gram numaro de suoi libre de condanatione et altre lore suoe angha- 
rie, prometando al popule che stese di bona voia, che non pasarebe 
tropo tenpo che lore s' acatarebbe contento. 

Castello Buono de Romagna tolto per la legha. 

Al prefacto Castello Buone dela proventia dela Homagna prese dala 
legua, che era dala Signoria de Venecia, corande gli anno dal Si- 
gnore 1509, a di XI de maze, die veneri, fu uno M. Guido (*) de 
Vaglino, capo dela guardia del papa, che al presento se retrovava 
ala suoa ciptà de Cesena come la excelentia dal conto Ilobice de Ale- 
dusio, in quello loco Governatore et so cognato de lui; per modo che 
dito M. Guido come suoa cometiva andò al dito Castello a di dito, et 
come gram bataglia al comonciò pugnare, per tal via e modo che 
lor se resene d' acordc, saivo roba et persone, suota al stado de 
sancla maire Eclesia. Durò tale bataglia cercha hor tre. Dipo' fu for- 
nito i' nome de dita sancta Chiesa. Pur seguitando instoria. 

Castello de Rusio preso dal eanpo dela lega in Romagna. 

• 

Al prefacto castello de Rusio, del teritorio dela ciptà de Faiencia 
uela proventia dela Romagna, queste anno dal Signor 1509, a di 8 
dal mese de magio, die martis, i andò al canpo dela legha che ve- 
nea da Faiencia , che s' era partito a di 6 ; dipo' era andato a 
Solcrole, et qui V abene d' acorde a di 7 dito. Dipo' andò a Rusio 
a dì 8 dito, come ut supra, et qui alogione come grande ordino, per 
modo che nel so alogiare la roca et eciam dito castello ie facea gram 
Ruerra come suove artegliarie ; per modo che, secondo al mio reporto, 
fu morte non tropo dcinslante dal padiglione dal magnifico capitanio 
uno suo favorito, per modo che suoa Magnificencia ie promise sopra 
la fede suoa ctie come al tenpo lui ie farebbe portare la penitentia. 
Alora Monsignore R.™^ Legato come al dito capitanio ie disc se lore 
se volea rendro ala Sanctità del nostre Signore i' nome de sancta 
Chiesa, che ìon^ T aceptaria volonliera, et che in dito loco non era- 
no venuto per altre. A questo lore focene resposta, che una volta la 
excelsa Signoria de Venecia era stata constituvita suoa patrona, per 
fil f*he lore voleano eser suo buom subdito et vasallo come lore erano 
stallo per lo tenpo passato, e che de queste lore ne farebene prova ; 
t'ho prima luto lore voleano morire che rendrese, perchè ala cura de 
quelle i era 4- dij^nn contestabile come 350 fante. Li primate si era 
uno Michello Zanella ; el s(M*ondo uno Petro Paulo Zaiamella nobile 

i'ì Poi. 147 b. 



270 

ravenate. Mora intendando dito Monsignore legato la ferma delibe- 
ratione de tale homine che prima volere morire che rendrese, di su- 
bito lui fece comisione a uno so cognato M. Guido Vaglino et a M 
Brunora, zia d* Antonello di Cavedune da Forlinpopule, et a um 
Berto, già de lacomo da Oriolo, al presento nobile forluvese, clu 
dovese venire ala nostra magnifica ciptà de Forlì et tore quisle ^ 
cappe (•*) d' artegliaria grose et farela conducere al dito castello d< 
Rusio per poter fortemente pugnare centra (juello. Facta la preposta 
di subito a dì dito venene via et fecene cavare dite artegliarie fon 
de nostra roca ; zoè una colobrina de lungheza de pie cercha quin 
dice, chiamata la Lione, per avere nel so cappe una testa de lione 
et era stato facto V anno dal Signore 1490 nel regno de Napole, co 
me apare a tale so milesimo neP entroito dela suoa boc^, et pe 
queste ancora se chiamava la napolitana, come le arme dela M.^ de 
re de Ragona : dipoe i era tri canune de gram statura, le dui polite 
el tercio facio a vide. Cavato che loro fune de dieta roca per la for 
eia de nostre fanciulle, tute tale suove carette fune menato V nostr 
piacia, et in quele loco Steno per quela note, che fu a dì 8 dito 
come ut supra. Dipo' questo, dito M. Ciuido et M. Brunora stetene 
cena come li nostri magnifici S. 1/ altre zorne, a dì 9, li pute iterur 
de novo menone tucte dicto artegliarie per insine ala porta de Codu 
gne, che per altre porta non poteano usire per la debelecia de lor 
punto. Mora fu comandato tanto boi et manegio a dieta nostra ciptà 
che per sino al dito Buse le condus. Kt in quelle loco fune li post 
come grande ordino ; per modo chea dì X! dito, die veneri, la noli 
prosima ad venire, comencione a trare in decto loco, nela faciat 
dele mura dal dito castello ; per modo che zorne e notte V una pari 
e r altra faceano gram guerra ; per al che venea morte le molte per 
sene de quilli dal canpo: tamen per dite artegliarie fu rote alquant 
de quelle suove mure : tamen luto erano aterato insino ali merli e 
dentro come gram repare. Dipo' queste, tosone una gram parte d 
r afjua ale suove fosse. Dipo' fecene fare alquante punte per voler 
dare la bataglia et inpiero tale fosse de fogate. 

Mora in quelle tenpo Monsignor Legato fece andare uno bando 
ala pena dela forcha, che luto li venturere, che in dito so canpo s 
trovava, che infra termino d' una bora dovesene avere schonberat 
de tale canpo; che fu a di li de niaze dito, die Inni. Dipo' quesl 
la magnifìcentia dal cappitanio fece dare dinaro a tucto al canpo pc 
volere dare la bataglia. Mora tale cosa fu facto intendre a uno M 
Zohane Grego dala Guangia, che se retrovava ala costodia dela cipl 
de Havena. Intese che lui abbe tale so ordine , fece convocare li se 
savie inseme come (luello so Providitore ; [>er mode che de lòre ce 
muna concordia fecene fenna deliberatione de volere andare incognit 

{•) Fol. 148 a. ^ 



271 

8 turbare dita bataglia al dito castello de Rusio, dipo' che altre bene 
non ie poteva fare. Et qui se mese in puto comiB suoa gram zento a 
cavallo (") ed a pede per volere andare. Alora tale suoa deliberatione 
fii facto intendro ala Excelentia dal capitanio. Intese che lui abbe, 
di subilo come al suo alte et zentille et peregrino inzegne di subito 
mese tale bataglia in pratica, e de suoa zente ne feze più parte. 
Alcuna dovese in quelle loco roraancre, et altre parte contra dicto 
M. Zohane Greche dovese venire, parte incognete e parte palese; et 
in quele loco, dove lore al trovase, metre in meze. Dipo' fare lor 
hogne suo potere per metre al fonde dieta parte Veniciana , come lo- 
re fecene ; perché veneno loro, come suoa deliberatione era ; et come 
i fune dove a lore piaque, comencione a scoprile quile tale incogni- 
to, cridando a suoa voce piena — Chiesa, Ghiesa ; ala morte tucte 
li nostre ribele — . Et qui ie detene adose e de lore ne fecene gram 
fraease, che gaiardamento alcune de lore si era apresenlato per insi- 
no al dito castello : tamen tutavia tronavano indreto verso suoa ciptà 
de Ravena ; et senpre lore seguitando per insino in suso la bella suoa 
porta. Et più, che dui de nostre homine d' arme per la lore gram 
furia che lore menavano dentro da dito porta, introreno, faciando 
tutavia come belo paladino : tamen uno ne fu ferito le 1' altre preso. 
Al nome deli quale fune quiste : al primo M. Renedecto Ziraldo da 
Mondolfo ; al secondo al conte Kelipo Horio zenoveso ; tamen per la 
Dei gratia fune liberate al' osencia de presone, sencia male alcuno. 
Per modo che quile de dita lega tornono al dito castello de Rusio nel 
so canpo come gram viteria, perché presene al dito M. Zohane Grego 
dala Guanza come le multe altre suoi primati, togliando al stendardo 
de Sam Marche ; et le multe ne vene dola oniversità prese e morte. 
Et più serebbe stato s' al non fuse stato quelle selbe e fose, che in 
quelle loco se retrovava, che le molte de lore se salvavano; fra le 
quale fu prese 4 deli Guarino suso al fose de dita ciptà de Ravena, 
non sapande che quile tale fusene nomice ; et masime uno >!.° iaco- 
mo Saleghino et dignisimo architatura. Prese che fu dito M. Zohane, 
fu apresentado denanto ala Excelentia dal capitanio, et qui lui se 
buio in zonichione et a quele la vita per T amore de Dio ie doman- 
dava come le lagreme sopra li soi hochie. Alora suo Excelentia a 
quele respose dieando : — Levateve suso et non dubitate d' alcuna 
cosa, che io voglio che voi a mi siato in loco dal patre mio, per 
eser stato senpre voi uno valente home et grande amico del patre 
mio. — Et ie feze (**) grani festa, tenendolo aprese di suoa persona 
per insine a di 17 dal dito mese de niaze, die iovis, ciovè el zorne 
beriedecto che asonse al nostre vere Redemplore in celo, che lui al 
mandò noia suoa forleza de Sam Lei , aconpagnato da homo dabene, 



(•) Fol. US b. 
DFol. Ii9a. 



272 

sencia leghatura alchuna ; anze ava suoe arme indose, zoé una co- 
ratina come uno so zupone de seda et una zornea di seda aF anticha, 
in suso uno lizadre so roneino, che veramento parca uno paladino. 

Facto che fu dita coreria, che fu a di 15 dal dito mese de ma^io, 
die martis, di subito al dito oapitanio foce fare domanda a quile dal 
dito castello de Kusio se ancora erano deliberato de volercse rendre 
a dita sancla matre Eclesia. A questo lore feceno resposta che volea- 
no termino per tuto quelle zorne ; per modo che V altre zorne, che 
fu a di 16 dito, die. mercurio, lore se rese a Monsip^nore H."""* Legate 
che in quele loco se ritrovava i' nome de santa matre Ghiesia ; al 
quale Monsignore senpre era andato et venuto da Castelo Bolognese 
et Cotignola, per eser lui de nobile conplisione, per non s' amalare. 
Et qui per suoa S. II.'"» fu facto salvo la roba e le persone, et se- 
gnandie hogne lore capitole: et ie foze uno salvo conduto a quili 
contestabile, che lore potcso andare a hogne suoa voglia ad abitare 
nela ciptà de Faìeiiza e non altro : tamen no i an<lò ; ance la raazore 
parte volea tornare a Uavena. Le quale da nostre contadino fune 
sachezato. 

Dipo' Monsignore intrò in dito castello, et in quelle loco ie mese 
uno contestabile, chiamato Matio dala Brancha, come 300 fante. Di- 
po' al castelano se rese quelle zorne proprio come hoc paio che 
s' avese a traro G boto de canune, come lor feceno. Dipo' Monsigno- 
re feze al salvo condulo al castelano et al mandò, seconde al mi 
reporto, in loco de salvatione. Et in quele loco io messo uno nostr 
nobile forluvese, chiamato S. Bartolomio Exellis. Dipo' queste, I 
Excelentia dal capitanio fece cavare li ochie a quatre da quile s* 
bonbardino; et uno so butò nel fosso et schapolò, come lui i av 
promese de farie portare la penitencia quando nel so alogiare lo 
aveano morto dito favorito de suoa Excelentia, a denotare che 
consticione del' arte melitaria non volene che, quando uno can 
alogia, che per la parte aversa ie deba eser traete. Pur seguitane::::^ 
la instoria, ad Oriolo voglie andare. 

Castello de Oriolo tornò suota la iuridicione de Forlì. 

Al prefacto castello de Oriolo ab auro, dela proventìa dela Roms^ 
gna et al presente nel leritorio dela ciptà de Faiencia suota la o\m 
dentia (*) de Vaio do Lnmone, queste anno dal Signore Ì509, a ^ 
5 dal mese de niaze, die sabati, per eser al canpo dela lega alogitj^ 
Uì intorno a di(*la ciptà de Faiencia, di verso la montagna, non trojri-: 
deinslauto dala suoa ghiesia dala Observatia de Sancto leronimo, ^ 
popule d(^l dito castello da Dio iluuiinato focene forma deliberatior':^ 
do volerò relornare ala suoa casa auticha , zoo suola la iuridioir 



(•} Fol. U9 6. 



273 

dela nostra magnifica cipta de Forlì, come ab enlicho loro erano sta- 
lo, et più volte aveano corcato de relornare, et masime ala morte 
d' Alesandro sesto pontillno ; perché in quelle tenpo era Si^nor de 
dita ciptà de Faiencia la Kxcelencia de Cesare Borgea. Et per eser 
lui caturate, uno so castelano de dito castello in quelle tenpo, chia- 
mato Tomasio Nomaglia nostre nobile forluvese, più volte, seconde 
lui, dal dito so popule fu atentato che volentiera tornarebbene ala 
dita suoa casa antica dita ciptà de Forlì ; per modo che dito Tomaso 
castelano al fece intendre a uno Antonio Maria già de Ceche Ordela- 
fo, che al presento presedea in dita nostra ciptà de Forlì, per eser 
dal nostro popule stato chiamato per dieta calura dal dito Cesaro Bor- 
gia, che in quelle tenpo era nostre signore. Tamen intendando dito 
S. Antonio Ordelafo che la Signoria de Venccia già era in pratica de 
volere andare a piare dieta ciptà de Faiencia, dove in quelle loco se 
ritrovava presidente uno Francoscheto già de Galavote Manfredo, 
chiamato da quele popule come altre suoi parente, per niente non 
vose aceptare tale castele d* Oriolo a suoa devocione, per eser lui 
zentilomo de Veuecia, perno ie fare a suoa axcelsa Signoria de Ve- 
necia alcune despiacere. Fi per queste romase nulla. Tamen iterom 
de novo dito popule, a dì 5 dito, de suoa comuna concordia mando- 
ne ala nostra magnifica ciptà de Forlì quisti sello infrascripto homine 
per suoe anbasalore a fare la prenontia al nostre llegimenlo che quelle 
^'olese eser contento che loro potesse relornare ala suoa casa antica, 
dove suola nostra iuridicione come per nostre arme in (juello loco ab 
a vìtico pare. Al quale nostre Begimento se fu questi : 

el R.<*o in Cristo patri M. Marco de Cochapane Protonitario 
^ ]>o$tolico et nostro Locotenento, per natione dal nobile Castolo de 
^^rpo dela provenlia dela Lonbardia : 

secondario, li nostri magnifici Consolati S. Conservatore, zoé 
eximio legum doctore M. Nicolò Tornello; secondo, Tomaso Pal- 
lezano : 

3, Francescho ^Silinbeno ; 
i, Zohane Batista Paladino: 
5, Valirano Pamsechio; 
6 ed ultimo. Michele de Bidolfo. 
Le quale dite 7 anbasalore: 

al primo se chiamava M.° Zohano de Casino: 
secondo, Matio de (iabino; 
lercio, Vandino do Timonzino: 
quarto, Davide Tura: 
quinto, Zegnano do Batistn : 
sesto Domonighino de Nicolò: 
setimo ed ultimo, Piero Antonio de Bitino. 
El qui come (*) fune arivalo, per instrucione de uno nostre S. 




(') Fol. 150 a. - ^ 

lo 



\ 



■!-'•. M .'il flilo iiosln^ IW^^Minoiito , pf^r 

■ ■■••'►Iciirnlo. Knclo perdite hoiniiie 

• ' ie lìi n^sp()sl() cIk', «punito per 

• X' retoriiase ;ìla siioa pntria aiilieji 

;i'»iie sia (le voloiilà et euiiiisione del 

^:ì:\ . et eeiaiii elle lor*' doveseiie aii- 

:. laille allre ^o pepiile adiire litre de 

- : eappitnle. 

■ 'Ir.'li UHM sij^qmi'e ie \Wi) fare eolation<* 

•■. .riidoiie et retoniune ('Onclnsive a di IS 

e per dito iioslre iJe^Miueiiti) lìi «djteim- 

. »>lra iuridieioiie suola al manto de San- 

I . -.^n«»re Loeoten(Mit() iU) vcdoiità dal noslre 

■ ■.'•sario zeiieral(», eliiaiiialo Ilastiaiio zia de 

■ :.;!e avese amiare p<'r iiileei.'sore al eastida- 
. a nome M. Ilatisla de easa Salaniona , zen- 

ij.» ; el |)iare la posesiont* «le dito ea>hdl;>. 

.■ MI eonslitu\ilo per n«>sln' eastelano novella 

..... Mora(in(K per modo elie a di IV) dirto, dì»' 

^ :.i'sario se [jarti eom(ì suovi^ patento et menò 

i dita roea . aeonpaf^nalo da unt> nostre tnm- 

> . ohiamalo Uroennlo da llolo^Mia , et if nostre 

Me:;o (l(Mizello. Arivalo elie lore Inno, di snld- 

.■•'>«Milia dal dito so popnlo oliiamone dito eaNle- 

. ■: tale preposta. A «pjtsle lui respose, dienndo, 

• v (lieta V;de de Lanione ri elle si'eorst^ alenilo 

. ;iiale Ini se potese salvare, (pianlo |>er Ini, se- 

..,.' dita roea, in (pianlo che li s«d eonpa^rne fn- 

■•.lale i era iiix) (lonleslaldle , «'liiamalo Mallo da 

^ . ae al n.'' de IT) eonpa^ne : per iikmIo elle iiime- 

' •■: et inesene «lenire dielo lloniesario come le multo 

•.»' lìi dala la p«»sesione iì\ dieto east(dano novello. 

' a eridan* a ^lloa voee piena (lliiesa, tiliirsa --: 

.sta de snove arlejiliarie. Dipo' pn;s(* la posesione 

\\w\o «pies((\ dielo (loniesario meiK.) (lieto Conlesla- 

jshdano veehie romase p"r (piella note a casa «le 

. tlil() easl(do per iiisine aT allre /«naie, die d«nnini- 

x ;' nia^nilìei S. r.«)ns<'r\aloie delem» desenare a tale 

/•rio suoi eoiipa^ne. l)i|)o' vernilo ehe In dito M. iJa- 

.r-.!,», li iionIi'ì Si.:nnr«' al leceiie aeonpa^'iiar»' dilo M. 

tonleslahile dal dito lìrorardo Ironlìela per insiiie a 

:iM*il(»rio (irla «'jp!a de Feraria, per siioa salvalione. 

• le rose paeilieo per insiiic adi 18 dal intese de zn^'iio , 



275 

die luni, 1509, che retornò dito homino da Oriolo come la copia 
hotentica de uno so eonsej^lio zeneralo, che lore aveano facto perve- 
nire al so iiiramento d' escre bone et fidelle al stato pacifico de sancta 
maire Kclesia suola dieta nostra iuridició dela magniflca ciptà de 
Forlì: del quale so couse^lio non aveano auto sole una faba negra. 
Arivato che lore fune, di subito introno nel nostre Conseglio secreto; 
et qui per dito Monsignore Locotenento a tute quile mandatario le 
deto al iuramento eie. Dipo' queste, a di 24 diclo, zoè al zorne 
benedeclo dela natività dal Babtista Sam Zoano, tornò dito homine 
i' nostre Conseglio grando; et qui per al dito Conseglio ie fu segnato 
dito suoe capitole in queste modo e forma. . . . ('). 

(;*) La rotta de' Vìnitìani da' Franciose a Reyolta. 

La prefacta rotta de dieta excelsa Signoria de Venetia , facta per 
la >l.*^ de Lodovico [\e de Ferancia in loco chiamato 'a Rivolta nela 
proventia dela Lonbardia, che fu corande gli anno dal Signore MDVllH, 
a dì 14 del mese de mazo, die luni, la matina per lenpo ; conciò 
fuse cosa che suoa M. '«^ zia fuse venuta in c^inpo al dito Gasano co- 
me animo deliberato de volere siguire la gram viteria contro dieta 
excelsa Signoria de Venecia per le molte et varie deferentie infra lore 
zia partorito, come ut supra. Per al che suoa M.** pare che delibe- 
i*alamento a di dito se Irovase eser pasato al liune de Ada e dipoi 
^canpate dreto a quelle, non tropo deinstanto dal ponto che avea fa- 
c^toper pasare ini uno so certe gumito, che facea al dito fìuno. Et in 
€"|uele loco deinstanto cercha uno miglio, propinque al caslelle de 
Trivi e dita Hivolta, i era alogiato el canpo de dieta excelsa Signoria 
de Venecia come el numaro de cerclia 70 milia conbatante bene in 
punto; dele quale a voi, discrepti mei lii^turi, parte ne farò nome 
de quili valente omino, a ciò che lore romagnano inmortalo. 

In prima, seconde la mia resegna, i era quelle valeroso cap- 
pitanio Conto de Pitigliano nobile romano de casa Orsina, Capitanio 
zeneralo ; come per suoa condola avea cavale n.° 1000. 

Al secondo, al dito S. Rartolomio d' Alvigliano, dito nobile 
*"omano de casa Orsina : per suoa conduta e. n.° 1000. 

Martino da Lodo ; homine d' armo n." 50. 

Kl 4, el Conto Rrunora de Sam iicgole ; homine d'arme n.° 50. 

El 5, Conte Bernardino da Montone; homine d* armo n.® 150. 

El 0, el signore Landolfo e 'I fratello ; homine d'arme n.° 200. 

I/oclav(», M. Melajrra, zi<à d'Antonello da Fuorumponpilio; 
^. n.« 50. 

El 0, M. Zohaiic Erancescho da Canlmro ; h. n.° 100. 

El io, el Conto da Martinengo; h. n.° 100. 

(') 11 resto della pag. é bianco. 
D Fol. ni a. 



L' iindecimo, Francescho Brardo ; h. n.*^ 50. 

El 12, el Conto di Valle de Marino Rrandolino ; h. n.*» 60. 

El 13, Conto Francescho dala Villa ; h. n.'' 50. 

El 14, M. Lucio Malvezo, nobile bologneso ; h. n.® 100 et 
cavale Iczeri n.° 100. In soma, cavale n.*» 400. 

El signore Raineri dala Saseta; cavale lizeri n.° 100. 

Pelegrino dala Movere; cavale I. n.<» 00. 

Agnelo da Barignana; e. 1. n.° 50. 

Conte Carlo dal Mila ; e. I. n.° 50. 

Fracasino; e. 1. n° 50. 

El Conto Zohaano Antonio da Sancto Bonifacio; e. 1. n.* 50. 

El Conto Lodovico so cosino; e. I. n.® 50. 

Francescho Belmanico; e. I. n." 50. 

Tno da Sain Soverino ; e. 1. n.° 50. 

El conte Antonio d' Acesti (?) ; e. 1. n.° 50. 

Stradiote de levanto ; n.° cavale 5000. 

Contestabile de fanlo, M. Dionise de Naldo de Valle de La- 
mone dela proventia dela Romagna, conduta (*) de mile fancti. 

Crlino de Naldo ; fancto n.« 800. 

Bataglino da Codignola ; fancli n.° 100. 

Babone de Naldo, cosino dal dito M. Dioniso; fanti n.** 400. 

Ricio da Cavina; n.** 300. 

Crego Adorno; f. n.« 300. 

Caletto da Forli ; f. n.° 400. 

M. Letantio; f. n.° 1500. 

Zohano Francescho da Ascole; n.° 1200. 

Cristofano de Calabria; n.** 70. 

El S. Piero dal Monto; f. n.° 1200. 

El S. lacorao dala Saseta ; n.° 300. 

Turcheto; n.° 700. 

Origheto; n.« 1500. 

lacome da Ravena ; 900. 

Piero Corso; n.^ 1000. 

El S. M. Parentino da Navi ; n.« 2000. 

M. Sacozo da Spolito; n.^ 1000. 

M. Agaminono da Bologna ; n.° 250. 

Contistabile dal Capitanio ; n.° 300. 

Citolo da Perusa ; 1000. Et le multe altre a mi incognito. 
La quale cometivà, secondo al mio reporto, elzorne predicti, per 
suspeto del gram bratio dela M.** dal dito Re e di tucto la lega, se 
erano levato per volerse rotirare in verso la suoa ciptà de Bresa ala 
secura ; per modo che al dito S. Bartolomeo, siando a cavale, parse 
che se inscontraso in dui s(|uadrune deli dito Franciose, per eser lui 

(•) Fol. 151 d. 



2 mia 
i l 

el re de guardia del dito so canpo; per tale modo e forma che, sian- 
do lui montato in colaro e dala natura atentata , per modo che dete 
adose a tale dui squadrò, et a vedere e no vedere, di subito i ave 
luclo rocto e fracasato. Per al che la >!> del Uè se vide a male 
partito. Et lui, come quello che avea de lucta V arte la doctrina, da 
cavale in lera fui smontato ; et, secondo al mio reporto, fece el so 
grana conseglio come tucto li soi barune et ederento, zoé el valoroso 
Zohane Francescho da (ionzagha come suoi sequaze. Et qui tucto de 
conpagnia fecene ferma deliberatione de volere contra al dito caupe 
de dieta Signoria andare, considirando che per lore iustitia non pò 
mancare per al gram favore che lore s' aspetano dala divina M>, la 
quale ie farà spuntare li soi rabiose dento. Et qui mese in punto 
suoa artegliaria, e dele multe squadre feze dui grande squadrune, 
dicando suoa M.»*: — Suso, zente mia lizadre et peregrina, siato tu- 
cto valente homine, che ogio sera el zorno dela gram vitoria per nui ; 
dal quale ne aparerà la perpetua memoria ; perchè in questo loco se 
pislarà el dolce e 4 forto. Chi amara T onore , non tema la morte — . 
Facle hogne suoa deliberatione, come al so gram tema feze sonare 
per soi Ironbeta e tanbure — Al' arma — , come suove artegliarie 
bene in punto. E de' suoi squadrune ne feze doe alie , et come gram 
terore adose andone al dito S. Bartolomio d' Alvigliano. Et qui come 
gram furia V una parte e V altra comencione a pugnare. Et in quel- 
le estanto per la vertù del binigno trino de love come la Luna, che 
in quel tenpo lui esendea, per eser lui per suoa natura sopra la cor- 
te (•) pontificalo, al quale i era de gram favore per eser lui especto 
de amicicia profecta et beiievolentia manefesta ; conciò fuse cosa che 
in quelle estanto Marte aspeto celesto fuse intrato in Zemini, et Ze- 
mini e' casa de Mercurio et la Luna se trovava in grado li d' Arie- 
te, che se retrova casa de Marte; et lui per tale suoa forteza in 
quella bora facea li celi fulghere et grandine et aqua in quandità, 
che veramente, secondo al mio reporto, parca che le caratare dal 
celi fusene tucte aperto ; per al che faceano gram impedimento ale 
dito zento d' armo nel so pugnare, per tale via e mode che dito Fran- 
ciose ie mese di mezo e tucte pugnavano gaiardamento. Alora al Con- 
te de Petignano butava fogo per boca che parca uno serpenlo, come 
la spada in mane, dicando a suoa voce piena: — Fative inante, zen- 
te valorosa, et non dubitado per niento deli Franciose, che oze se 
relrova al zorne che Talia sera liberata, che tucto dito Francioso 
serano morto e strasinalo — . F. tuclavia li Providiture de dieta excel- 
sa Signoria faciando al dilo (Ionio capilanio gram proteste de coman- 
damento che facto d'armo non dovese fare; anze più preste, indrete 
retirare ala secura et propinijne a Rresa lore salvare. Tamen quando 
el foco se ritrova inpizato , molte male se pò amortaro : per tale via 



(•) Fol. 15t a. 



e modo che dito Franciose se refrancone e tucti ie mescne in granr ^sst& 
fracasso. F*er al che venne preso al dito S. Bartolomio d' Alviglianf~v.cMtf 
e dui suoe contistabile dito, M. Dionise de Naido et al Gitolo da Pe^^^Vf 
rose, e tucta suoa zente sachezata et per la più parte amazata. EI3. ' 
più ne serebbe morto s' al non fuse stato el gram numare de queliti f^^^ 
vigne e zardino che in quelle loco se ritrovavano: et poi per la be^^:^ 
nigniti'i del dito Zohane Francescho marcheso de Manto' et le mult^sJl 
barone franciose die faccano la guerra ala taliana, zoè la roba 
e la persona schapolata ; per tale via e modo clic tucto al canpo di 
dieta Signoria fu messo in gram fracasso, che lore non sapevan^cm^T 
quelle che lore dovesene faro. Credeano d' andare incuto come suov*>^^-^ 
lanze in resta, et indrelo relornavano; per modo che per lore le ™'<>^>#^-^j^ 
re arme fune le spircme che le conducea a salvamento : che tra pe^^;;^ 
dita pioza et la vcrtù del dito trino benigno aspeto, che placava H ^ 

dieta crudilità de Marto, le molte se salvone, che veramento, secare ^->^^ ^ 
do al mio riporto, tucto sercbene morto. SI che per queste la M. ^ M^^ 
del dito Re romase come gram vitoria, considirando lui che dala dr^^^ .' 
vina .M.t* e dala rasone e dala forteza dal ciello per al dito tri»-^— .^-^ " 
benigno aspeto governatore de dieta corta pontificalo lui (*) fuse sf ^-^^«, 
to adiut(j^to per le lore gram favore ronpre dieta zente venitiana, 
eser suoa xM.^à in lega et menbre pontillcalo, come apare per s»" 
capitole et munitoria facta per la Saudita dal papa centra dieta 
celsa Signoria de Venecia , de volontà et consentimento de tud 
so Colegio romano. La quale fu da suoa Saudita amenità e non 
parsa ; e, se pur comparsa , male obdiento ali suo precepto divino, f 
intendandoal popule Bresano et Cremonese et altre suoi hederent* 
gram rotta el mortaliU'i aula suoa excelsa Signoria de dito Franciose, 
veramento, secondo la rasegna, ne venne morto deP una parte e d^ 
tra più de (**) migliara. Sì che veramento a mi parse che per qix 
nostra povera et sventurata proventia de Ftalia fuse stato una 
cosa. Sole è sliito per le nostre male descordantie, per le quale 
tavia lore Bresano et Cremonese aspetavano la sorta. Facto hoi 
suoa cosa, la M.'^ dal He tornò al so ripose come la suoa pai 
fiorita. 

Item, pur seguitando la instoria, in brevità conquistone tucto ^^ ^ 
Cremoneso d' acorde, salve che la reca de Grimona. Dipoe al P^P^^^^^^* 
Bresano, secondo al mio reporlo, fecene convocare la ìM.^ dal di\ ^ T!, 
He de Ferantia che lui dovese andare, che ie voleano dare d' acorcS^^^';^ 
dita suoa ciptà. Mora suoa M.** i andò presentialemento in quesl^^ 
modo e forma. In prima armato de tucte arme, come V elmo in lesla,^ 
e de sopra al «Ilio elmo una elìgia de uno gato maimono: in el pedo, -^-j' 
sopra al sagliono de raso cremisino, ie n' era un' altra dita efìgia: 




(') Fol. 132 b. 

(*•} Lacuna del uis. 



285 

Zuntino, al quale lui za n* avea apute la suoa patente dala S.** dal 
papa cercha (*) mise prima prosimo pasato, per avere lui fato tale 
domanda de dita reca a suoa S.^^, dicando: — Padre santo, io ve 
prego che vo^Hiate eser contento de farme la mia dita patento de dita 
roca de Faencia a vita mia, che senpre de continuvo posa eser ca- 
slelano a quela hora che vostra S.*^ se ne trovarà Signore. — Per 
alche ie fu concese hogne suoa domanda e fate dita suo patento, 
come ut supra. Et li feze so introito i' nomine Domini a di 29 dito. 
Et per nafrajre al tuclo, dito Marco Antonio avea fato al simile dela 
roca de Monte Fiore, che pur n' avea fato domanda inante al tenpo 
a suoa S.'^ et lui ie V avea concesse per breve. Et introe e stete al- 
quanto tenpo; e po' usite. Fllimatamente dito castelano M. Zohano 
Batista e dito M. Marco Orio, dito Providitore, e dito M. Alesandro 
Mino, Canmerlen^'o predito, fune tolte de dita roca de Faencia a di 
12 dal mese de zu^no, ano predictis 4509; e fune menato nela no- 
stra roca de Forlì come le multo altre nobile Venitiano, e masime al 
castelano de Himino, clhainalo Piero Saranto. Et U Steno in dita roca 
per insine a di :2() dal mese d' octobre, ano predictis, che poi fune 
menato ala ciptà de Roma per mano de uno conte Lodovico da Carpe ; 
et fune messe cntureti in Civita Castelana. Et U stene per insino a 
di 5 dal mese de zu^no, che dito M. Marco Antonio Orio fu liberato, 
die Inni, 1510. Liberato che al fui, di subito lui retornò ala dita 
ciptà de Faencia, donde II se retrovava la suoa dona, la quale sen- 
pro da quelle suo popule era stata bem vista et honorata. Et al si- 
Biile fu fato a lui; e dipoi al resto de dito suoi conpagne funo libe- 
rati a dì' 13 dite iuni, die iovis. Liberate che lore fune, parte de lor 
ne vene alquante de lore a renpatriare i' nostra ciptà de Forlì per 
insino elle lore abene p:ralia, che retornone ala suoa patria ciptà de 
^enecia ; le quale era de numare sete. 

Item pur sep:uitanto la instoria, al dito canpo dela lega se levò 
lale dito Catin(dlo che era propinque ala ciptà de Kavena 4 mia et 
9ndò ad alozare aprese di verso meze zorne, dove se retrova la suoa 
'hiusa dale molino. Alozato che lore fune, inmediato ie tosone P aqua 
sdito suo molendino, che più non poteseno masenaro ; che fu a di 
^dito, die doniinico. Intendando qullo so Providitore, che se retro- 
vava al j)resent() in dita ciptà tale suoa venula, di subito lui (**) 
Jvande bem zia properato come suo gram numare de repare, com 
5uoe case mate, come suoe ^Tam quandità de suoe artelaria, ale loco 
^no necesario molte bene inleso, comenciò lui com dito suo popule 
Hlare zorne e noie come gram vegilie; tuctavia facea che uno M. 
^loolò Moro suo ri\\)0 (\o Stradiolo useva le molte volte fuora caval- 
■ando per la rivera, làciando bona schorta a suoe bestiame, che se 
ilrovavano in Paiazoln. Tamen infra cpielle tenpo alquanto volte li 

f*) Lacuna del ms. 
n Fol. 156 b. 



286 

nomice stracorevano per luto al paese, faciando buom bulino de car- 
ne. Mora avando inleso quilli suoi reverendo padre fralo de Sam 
Mane, ordine observanlo de Sam leronimo, che di lo Providitore avea 
ordenato de volere bursare al suo convento, chiamalo Sam Mano, 
posto di fuora da dita ciptà di verso Forlivis, propinque a suoe n^^" 
re, volea brusare dito suo convento, di subito lore andone in ca«P<> 
a fare intendre tale cosa a Monsignore Legato et ala Excelenlia àa\ 
capilanio. Alora de subito ie mandone uno so contestabile, ehiaixialo 
Ramaciollo, come multa fantaria ala guardia de quela ghiesa. Attiva- 
to che al fui, di subito la ciptà ie comenciò a Irare com suoe «mrle- 
gliarie, non avande alcuno respelo né a Dio né a sanclo, bul^Mnde 
zose so coperte e mure et usende fora dela ciptà et scharamuz^^nde 
come tale suoi nomice. Alora dito Hamazolo come uno franco p:>«la- 
dino dreto i andò per insino suso al fose, et amazandene alqu .^inle 
che per la furia se erano butato nel foso; e masime che uno favtz^rilo 
dal dito Ramazote se butò drete a uno et quele amazò in quelo l^^co; 
al quale dito Hamazolo, secondo al mio reporto, al fece suo cs^ «ira- 
le. Et infra queste tenpo al Senato Veneciano, vedando ai ludo ^ala 
fortuna eser abandonale et che altre lore potere fare, fecene fc^ Jrma 
deliberatione de volere dare dita ciptà. 

La ciptà magnifica de Ravena retornata suota la Obesa. 

La prefacta magnifica ciptà de Ravena, queste anne dal SigC^or 
1509, retornò suota al manto de Sanclo Petro in queste modo e ^^^' 
ma ; che al presento s' aretrovava subta la granfa de Sam Marco *!* 
vera hobidentia dal Senato Venitiano, la quale lore T avea posec*-"^ 
dar anno dal Signor 14-41 , la quale V aveano tolta a suoi Signor*** ^ 
tenuta come pina rasone insine a di dito, che V è retornata suol^»* *' 
dito manto de Santo Pietro, come ut supra. Per al che parande *^^ 
la S.^ de papa lulio secondo avesse partorito suoa grara lega, e*^ ^' 
presento se retrova al so canpo intorno, et avando suoi Providi'i^tort 
facto hogne (*) loro potere per resislre ala forcia dal gram bracio^^ "^ 
dita lega; lamen avande lore viste de non potere dito Senato cc::^'^' 
che sone bone et fidelle cristiano et amatore dal culto divino, fecr=^^" 
ferma suoa deliberatione do observare le censure e intraditore co^^*'^ 
lore facto per dita lega , zoè dare a Cesare quelle che è de Cesar, ""^ 
dare a Dio quello che é de Dio. Per al che comandone per suoe "^ 
strucione ali dito suoi Providitore, che al presento se retrovavanc^ '' 
dita ciptà de Ravena a pupjnare contra al canpo de dita lega, ^'* 
inmediate loro dovesene dare dita cita a dita lega i' nome de ^:d^^ 
santa matre Eclcsia e de quela lore metre in posesione de suoa jr^^^ 
et ci[)tà com piena rasone. Intese ciie abbe queste dito Providitc^rt*, 

(*) Fol. 157 a, ' .. 



^>~v 



^le (lele Caminato e Dogarla veno snota Forlì. 



^X^^^^o costello deli Camiiiato come la Dogana dela proventia 
^V^^^^^"^^, retrovandisc al presento suolala granfa de Sam Mar- 
Vvy^^^^^e ed instancia dal gram Senato Veniciano, che fu a di 
^\-y^^^ de niazo anno Domini 1509, die lune, siande quele suoi 
^^.y.^ *^^ìo iiiluminoto, se parlino de lop comuna concordia quisti 
^\^Y* (*) homine et vencno denanlo al conspeto dal nostre Se- 

'^ ^ nìai?ninra ciptà de Forlì per volere lore intrare suola al 
^ ^ y ^ Santo Petro et ala vera hobidenlia de dita nostra ciptà de 
'"^ \ ,^^ Uome doli quali fune quisle : al primo uno Baldo de Man- 
^^^^> Anzelo de Vanello ; 3, Tonio de dom Santo; 4- ed ultimo, 
^^ J^^'io de Berlo : Ir ((nnle, per eser lore deli suoi primate, aveano 
''^V^ Mi()e |jtpj3 ^\^, eredeneia come suoe bone instrucione de potere 
A^^ ^^^Vfne suoa domanda esoquire. E fu al tenpo che presedea in 
-^Vy^ ^^ostra ciptà |)er dita Sedia apostolica al RA^ padre M. Marco 
'\\l^ ^^paiio, per nalione dal castello de Carpo de Lonbardia et Proto- 
^^ ^''•0 apostnljco. Intese che abe lui tale suoe domande, fece convo- 
^\ì ^^ ^' nostre Conseji:lio secreto ^ et U per lore de comuna concordia 
^^ l^te tale suoe litre ; et intese che lore abe al tucto, per lore fu 
j;v deluse de aceptarie de bona voglia, pure che Monsignor R.^^ Le- 
f^^fo cardenale de Paviglia, che era in canpe, fuse contento. Et 11 
^^ìnediate per lore conseglio fu alecto uno nostro nobile forluviensis 
rMiamato S. Paulo de (Miarino, al quale avese andare come tale dicto 
^ homine dal dito Monsignor Legato, portando lui hogne suoe fede. 
^ rivato per mode che da suoa S. H."™^ di subito fune spazate dal 
^clo per suoe pateiìto, et a Forlì retornone. Mora dieta nostra Co- 
munità come al contento dal dito nostre Locotenento fu spazato uno 
^^jstre magnifico Zohano de Francino pilizaro, che andò per suoe 
icario et castelano; che fu a di 21 dal mese de mazo dito, 1509, 
'^^me ni supra ; che potea eser cercha V ora decima nona ; che uno 
^«rtole suo figliole [>er Ini fece tale so introito come bela faza de 
^acto tale suoi popnle. E da lore fu molte venerato a peticione ed 
"^islancia dela dieta santa romana Eclesia, a laude et honore delo 
^t^nio Idio. 

La magnifica ciptà de Faencia retornò snota la Chiesa. 

La prefacta magnifica ciptà de Faencia dalo eterno Idio illuminata, 
questo anno dal Signor 1500, a di 22 dal mese de mazo, die martis, 
ritornò suota al manto de Santo Petre al tenpo che presedea la san- 



(•) Fol. t5i a. 



1 






288 

de dita Ravenn a denota la sengulare alcf^^reza che lore ane auto 
retornare nel gremio de dita sancta matre Eclesia, fecene bru 
tueto e ciascuno suo libre de suoa camere in suso suoa piaza co 
populo, a ciò che s* avese a inovare hogne ior cose. 

Alora avando intese dito Monsignor che al popule de Cervia a 
mandate per lui clic dovese andare a ripiare Cervia, di subito f 
levare suo canpe a di 29 dito, et andò ad alozare ala Vila de Casi 
no, e li Vaschone romase ali GatincUo. Alora dito Monsignor se 
da Ravena a di 31 de maze dite, die iovis, et andò al dito casi 
de Cervia, che zia lore erano reso e retornato suota al manto de 
to Petro. Arivato che fu , dito Monsignore ie feze zurare et hogne 
tre suoe cerimonie, anno Domini 1509, come fu de volontà del 
suo Senato Venitiano, come la representa tione de quelo suo magi: 
co Podestato, che in quelle loco al prosento se retrova, al qiEr jale 
avea nome M. Baptista da Casa Salamona; che fu a di 31 dito, e 'om 
ut supra. 

Fornite che abe dito Monsignor hogne suoe cerimonie, se parti 
andò ala ciptà de Rimino, che fu a di primo de zugno; dove da qi 
lo so Senato era stato chiamato per velerie lore dare la vera inv 
tura de dita suoa ciptà de volontà déla dita magna Signoria de V( 
eia, com inento ad plenum parlaroe. 

La ciptà de Rimino retornò snota la tìhiesia. 

La prefacta ciptà de Rimino, queste anno dal Signor 1509, 8^^ ^^ 
primo de zugno, retrovandese al presento suota la granfa de ^^5am 
Marco ala vera iuridició e obidentia (*) dela magna Signoria per e^^^^^ 
lore stato constituvito zia la seconda volta da Pandolfo Malatesta , ^^' 

poi la morte d' Alesandro sesto pontifico, che in quelle tenpo se ^ 

trovava per suo signor Cesare Borgia duca de Valentia, per al ■ ^^^ 
dito Pandolfo V avea tolte al dito Cesare et redato a dita Signoria - ^^ 
Venecia, et al presento per cser quela signor, deleberò de volete "^| 
restituvire ala dieta sancta roma Eclesia per la forcia del gram br^SB^-'^^* 
de suoa lega et eciam per le suove molte censure e intraditorio P^ 

lore facto al dito Senato Venetiano. Per al che Monsignor R.™<> o^ J^' 
denalo de Paviglia et Legato zeneralo dela proventia dela Romandio^ ^^'^ 
insemo com la Excelentia dal so capitanio Francescho dala Rov*^^^*'^'' 
duca de Orbino, venno a dì primo dal mese de zugno, come ut ^" 

pra, che venea da Cervia, et in dita cita de Rimine intrò per vol-^^^'^ 
piare dita iuridicione de dita ciptà come al conlento deli suoi prc::^^^^*''" 
diture e castelano de dita Signoria, come lui feze; che a di 2 cz:^^^^ 
fece adunare suo populi et ie dete al iuramento i* nome de sa -^^ 
romana Fclesia d' escr Ior buoni subdito e lìdele al pacifico stato d ^^ 

(•) Fol. 158 a. 



289 

co v\t supra. Fornito hof?ne suoe cerimonie, dito Monsignor 
> ^^^^^^'^^ telano, chiamato Piero Saranto et mese al novo, al 
^^ r*^^^ rnenare nela roca de Forlì per mane de uno M. Bru- 
^^ , ^^^^^uni da Fuorumponpili insemo come suo dito Providitor; 
lO 1'^ / -4 tiito. E poi mese per dito suo Locotenento lo epischopo 
e Carp^^^vo,^ ^ ^\^^ j^j ^.^j^^^ adare a Roma per avere lui fornito ho- 
,fte suo operare in dita Homagna. 

Capdenalo de Pavia Legato retoniò a Roma. 

Il mio Moiisi|:^nore H."^» cardenalo de Paviglia et Legato de tucla 
la proveul\j\ (j^.j.^ ijoinagna, siando slato mandato dala S.^ de papa 
IttUo secon(\o in dita proveiilia dela Homagna insemo come la Excc- 
lentia de FraiK^esclio dala Piovere , al presento duca de Orbino et 
capilai^^^ Generalo dola santa romana Eclesia per consentimento de 
saoa l^ga, et avere zia loro reciuistato hogne suo male lolite incerto 
in aita provenlia come al favor dal gram bracio de dita lega ; per al 
che se parti a di 3 dal mese de zugno et andò a Roma a rendre al 
tema ala S.Ȉ jai jito papa. [E a di 4^ se parti per Milano dove an- 
dava dal Re de Franza] (*). 

Conte Obice dìi Aleduse Governator de Ravena. 

Al diclo magnifico conte llobice de \lidosio dal castello d' Ori' et 

fratello (•') de Monsignor R.'»'> cardinale de Pavia, questo anno dal 

Signor 1509, avando zia preso la lega la ciptà de Ravena per la 

sancta roma Eclesia, per al che per dito cardinale fratello constitui 

suoa Excelentia Governatore de dita cita de Ravena, com malte bene 

We suo populo n' avea gram bisogna; perche zia in quella se era 

criato certa quandità de delenquento et cativo homine, per al che 

più male se potea andare per dita cita zorne e notte che non fusene 

wbalo asasinato ; per modo, arivalo che lui fu, di subito era stalo 

tolte doe cavale nela ciptà per forcia, che erano legato in pete ala 

casa de uno Albanese, cercha al mezo zorne: tamen dito Albanese 

ie senti et come V aiuto d' altre ie le tose. Alora al patrone fece 

intendre a tale delenquento che loro s' aveseno a guardare dala gram 

iustia dal dito Governator novelle che era venuto, perchè quele tale 

prencipale se parli et andò al castello de Lugo. E di poi inmediato 

fu prese tri deli dito maletaclure, che fu a di primo inni; per al che 

la note prosim;i ad venire ie fezo inpicare per la gola, e lì Steno 

tuclo r altre zorne, die sabiili, per eser al so zorne dal so mercato. 

E (jiiesle fece siioa Excelentia a denotare che lui sapea menistrare 



,'j Le parole • K a di 1^ • sono canceUate : in margine ieggesi « a di 11 lugliu • . Tulio il 
r^'rìodu, che ho chiuso tra pareutesi quadre, è aggiunto d'altra mano. 
(") Fol. 158 b. 

19 



282 

età Sedia 'poslolicn lulio por la divina providentia papa secondo : con 
ciò fuse cosa che al presento dito Senato e popule Faventino fusene 
per suoa ierudicione et hobidenlia estado suola la {granfa del' avanze- 
lista Sam Marco e suola el regimine del grain Senato Venetiano dala 
morte (*) d' Alesandro sesto pontifico in qua, che in quelle lenpo la 
presedea per suo signor Q^saro Borgia duca de Valentia : per al che 
dicto Senato Faventine sieno veramenlo retornato nel gremio dela 
dieta sancta romana Eclesia in queste modo e forma. In primis, avan- 
de la S. ** da dito papa lulio partorito una suoa legha de grann me- 
dola, zoe la M>^ Cesaria et Inperiale et la M.^ del He Cristianissi- 
mus Lodovico He de Francia, et la M.'^ del He Catolico Ferdinando 
Re de Spagna, com hogne suoi hederento, com animiler suo delibe- 
rato de volere fare una aspera guera per mare e per terra contra al 
dicto Senato Veniciano, per tanto quanto le lor forcio se spanderano, 
com gram copia de lore censure, per potere lore mozare alquante la 
granfa al dicto Marco, a ciò che lui debia conservare al verbo divi- 
no, al quale dice: — (Juae sunt Caesaris T^esari ; quae sunt Dei 
Deo — : per al che avando intese diete Senato Faventino al tema de 
dieta gram lega et per eser. lore vere e huom cristiano, se convocone 
inel suo conseglio, nel quale levande lore le suoi hochie al cele el 
com la suoa mente pia pregando la divina M.^^ ^jig quella se voglia 
degnaro de mostrarle la lor via de suoa salvatione deF anima e dal 
corpo, perchè zia Monsignor H."'" cardinale de Paviglia et Legalo ze- 
neralo de lucia la provenlia dela nostra Homandiola per la sancta 
roma Fclesia, et averà zia lui iusomo come la Excelentia dal so ca- 
pilanio zeneralo Francescho dela Hovere duca de Orbino prese Vale 
de Lamone a peticione de dita lega, el eser zia lore alquanto apro- 
pinquato a dieta cipliì de Faencia per volere quela piare, come al 
dito Seiuito piena domanda ie n' avea facto; per al che li povere 
zenlilomine se relrovavano a gram partilo, per eser al presento dieta 
suoa eiplà suola dieta granfa de Sam Marco, la quale lui F avea mol- 
te beni fornite de hogne suo bisogne ; p(T al che al governo de <|uella 
ie presedea uno M. Marco Orio de conpagnia de uno M. Alesandro 
Minio camerlengo, e inda suoa roca castelano i era M. Zohane Bap- 
tisla da Camenio, le quale ludo slevano come suoe gram vizilio molle 
bem provisle, come ut supra : per modo che dito Senato Faventino, 
vogliande lore conservare suìki natura de mai volere eser tradilor ad 
alcuna persona loro, per dicto suo (Conseglio preseno per suo pren- 
cipale capitale e lesene alcuna suoa delieione de lenpo a respondre 
al dicto Monsignor apostolico, per insino a tornio che lore arano facto 
inlendre al dicto Senato Venitiano, suoi signore, che infra al dito so 
termino no ie mandano secorse per al quale lore se possano salvare 
dale forcio dal (**) gram bracio de dieta lega, che a lore ie sera for- 



(•) Fol. I5i b. 
(-) Fol. IW a. 



283 

eia a quella rendrese. E per suoa cautione lore detene al dito xMonsi- 
gnore Legato et ala Excelenlia dal diclo suo capitanio quiste quatre 
infrasoripte homine: al prime se fu uno suo cavalere dala Masioné ; 
al secondo, M. Cesaro da Viiarana; al lercio, M. Andrea Sivirollo; 
al quarto, Miliano de Barbanaro; le quale ie fune asegnate per dicto 
suo colegio i' nomine dieta suoa Comunitatis, che pasate che serauo 
hogne lor termino per lor tolte, et che dito Senato Veneciano non i 
abiano dato tale secorso, che lore se possano da dito suoe forcio sal- 
vare liberamente. Tale dicto suoi 4 hostadise abia piena hotorità come 
hogne suo favore da potere dare et asegnar dieta suoa magnifica ci- 
ptà de Faencia al dito Monsignor e capitanio de dita sancta matre E- 
clesia, come utsupra. Fate che fu queste, di subilo dicto Monsignor 
et capitanio ie fecene le lor salvo conduto al dito suo popule, che 
lore potesene andare e retornare e lavorare suoa agricultura durante 
al dito tenpo a lucia suoa voglia scucia alcuno lor suo inpedimento. 
Facto questo, al canpo dela lega se levò et andò a Husio per 
volere andare ala ciplà de Uavena, quando serano fornito diclo suoi 
acordi. 

Et infra queste tenpo parse che dito Providilore tose i' norma uno 
suo capurale, chiamalo M.° Francescho da Lonalo, al quale era uno 
home che valea et buom maestro da fare artelaria ; parando, seconde . 
li mei reporte, che lui ie fuse stato achiusato d' eser lui deli princi- 
pale che volea dare dita ciplà ala Ghiesa: per al che lui al feze in- 
picare per la gola inela suo roca, e dipoi al fece metre ale suoi 
merli inpicalo per li pede, e denotare (*.he lui volea eser traditore a 
Sam Marco. Alora fornite hogne suoa voglia dal dito Senato Faventi- 
Do, fecene retenere al dito Providilore suola lore bona guardia , e 
dipoi inmediate mandone per al dito Monsignore Legalo che venoso 
al luclo a piare al poseso de dieta suoa magnilìca ciplà i* nome dela 
dita sancta romana Eclesia , com lore i aveano promesso. Alora dicto 
Monsignor se messo in punto come suoa guardia et vene i* nomine 
Ilomini, e fece suo introito in dita cipt^ì per porla da F^onlo com suoe 
pram iubilatione de campane et artegliarie, come suoa procesione, 
da quello suo clero e dal dito suo popule molle solenizate e bem 
visto. Andò al Domo et li feze hogne suoe cerimonie ; e de poi quele 
suoi zuvine ie tose suoa mula, dove per quelo ne resultò quase peze 
che parole: tamen dicto Monsignor ie V asignò molle volonliera per 
seguire T antica usanza. E po' andò a reponsare nel suo palazo ma- 
Ifno (•), che polca eser cercha T ora vigesima prima, anno predictis 
iòf)9, die marlis, suola V ascnso de Schorpio come la infinse deli 
altre suoi aspeti celesti. In prima al Sole in grade IO e meuute 8 de 
Zemini; la Luna in grado 10 m. 54 deCaneer; Saturno in g. 19 m. 
8 de Virgo; Libra in g. 13 m. 3^! dal Sagilario; Marte in g. 4 m. 54 



n Kol. 153 b. 



292 

setimana dal mese d' agosto, di poi al parte dela Verzine, anno sa- 
lutis 1509; per al che arivate che lore funo, se posene propinque a 
uno suo bastione diverso Codalunga, et h comencione a pugnare zop- 
ne e note, butande zoe una gram quandità de suoe mure. Alone dito 
Senato Venetiano fece intendre a suoa M.^^ che quella non dovese 
durare fatica de volere butare zose tale suoe mure per intrare, che 
lore se ofereva de butare zose lore e darie la via fata da potere in- 
trare a tucta suoa voglia. Mora suo M> intrò in colara, e di subito 
ie fece dare una gram bataglia; che fu secondo al mio reporto, l'ul- 
timo dì de setenbro. Tamen poco ie potino nocere per al gram nume- 
ro de dito suoi repare ; per al che io veramento credo che nel' en- 
ferno non sarebbe potucto fabricare cosa più intesa et oribile de 
quella (*); perché bem se potea biastomare, mo torcia nòe: tamen 
quilli do dita Signoria saltone fuora et inchiodone cercha otto peze 
d' artegliarie de quele de nomice, dove erano ala guardi' de Todischo. 
Per al che suoa M.^* caso dito Todischo et ie meso suota la guardia 
de Spagnoli. Mora vedando suoa M.'* che in quelo loco non potere 
avere alcuna vitoria, se levò com sue canpo et andò destanto cercha 
doe miglia propinquo al ponte dela Brenta, propinque a una ghieso- 
la. Alozato che lore funo , di subito alquanto Stradiote de dita Signo- 
ria drete i andone a vedere se lore poteano schufare alciino de lore; 
che fu suoa levata a di 2 dal mese d' octobre , anno predictis. E po' 
se partino a di dito, et andone ad alogiaro in loco chiamato al Minio, 
sole per potere tore V aqua de dita Brenta a dita ciptà, et altre se- 
corse che potese venire da Vinecia, zoè dinere et altre necesarie: 
lam' poco in quelo loco Steno. 

Tornata dela M.^^ Inperiale inela Magna. 

La dieta ultima partita de suoa M.^ per volere nel suo ìnperio 
retornare, vedande zia eser molte propinque ala vernata et pe' eser 
in loco palude et base et aquose, per ai che suoa M.^ molte dubi- 
tava de tale inverna, perai che lui fece suoa deliberatione et levose 
a di 17 dal mese d' octobre, die mercurio, et andò ala suoa ciptà de 
Vicentia per aspetare al tenpo congruvo e debito, anno i509. Ariva- 
to che al fui, di subito andò ala ghiesa dal Domo et ìì fece hogne 
suoe cerimonie, e po' tornò in piaza a cavalo a cavalo et feze chia- 
maro al suo popule, a viva voce dicando che lore ie dovisene dare 
la suoa fede d' eser lore suo bum sudito e servitore; per modo che 
tucto lore alcione al dito, dagandie la lore fede. Fato questo, se par- 
ti et andò al castello de Montevelle, cercha II dinstante mia cinque. 
Et per suo Locotenento ie lasò al Precipe de Naut come cinque milia 
pidune, in conpagnia dal signor Fracaso da Sani Soverino, al quale 



(•) Fol. 160 a. 



m 

per suspeto in brevo tenpo fu mandato nela Wagna. L' altre zorne 
suoa M.tó lui se parti et cavalcò nela rivera de Trento, dove in quel- 
le loco, secondo al mio reporto, se retrovava M.* Inperatrice. Inlen- 
dande queste la Signoria. 

La cita de Vicentia represe dala Siberia. 

La prefacta ciptà de Vicentia , avando inteso al tucto dela partita 
de suoa M.^*, V altre zorne ie mandone al canpo et abela, et comen- 
ciò a dare la ba taglia a una suoa porta e poi (*) a di 19 dal mese 
d' octobre, die veneri, 1509, V abe d' acordo pur non sencia qualque 
confusione de sangue. E di poi se parti dito canpo ed andò al castel- 
lo de Suoano, seguitando la viteria. E 11 stete quatre zorne, et al 
mese a fogo e saco ; e di poi se parlino et andone al castello de Sam 
^fantino, et al preseno per forcia. Fato queste, tucto li suoi cavale 
lizcri corsene per tucto al teritorio de Verona faciando lore gram bu- 
lino. Alora intendando lo epischopo de Trenta, cbe presedea al pre- 
sento in dita ciptà de Verona, tale suoa mala nova, di subito al fe- 
ce intendro a Monsignor gram maestro franciose che se retrovava ala 
§^uardia de Pescherà. Inmediate se parti com 400 lanze et 3 milia 
pidune; perai che in 24 hor lui s' atrovò in quelo paese; per al che 
al fu forcia dito cavale lezere come tucto al so canpo a retornare a 
Venecia per suoa salvatione, a ciò che lore abiano a piare altro 
partito. 

Gnera dela Signorìa bandita centra al Harché de Ferara. 

Al prefaclo bande de dieta Signoria de Venecia centra ad Alfonso 
da Esle marchese de Feraria fu in queste modo e forma. In prima 
^€ facea intendro in dita ciptà de Venecia, per li suoi banditurc in 
logo coòsuveto che da quelle zorne inento, che fu a di il dal mese 
de novenbro, anno Domini 1509, suoa Signorie volea che per lore se 
iritendese rote guera come piena rasone centra ad Alfonso da Este 
rnarché predite et ecia' centra al teritorio de dita ciptà de Feraria, 
^l che hogne cosa che per lore fuse tolte lore voleano che licipta- 
^Hento fuse bem tolto sopra la roba e le persone. L* altro zorne pro- 
^ìmo ad venire, che fu a di 12 dito, feceno fare al simile in suso 
la piaza de Comachie, a ciò che ciaschune de lore potesene de tal 
cosa esere informato ad plenum. Fate che fu queste, tucto li suoi 
venturere se andone per tucto al Polesene de Hovigo sachezando, e 
^e[)oi dita Signoria ie fece andare una suoa grosa armata ; per al che 
<ìito Alfonso et iMonsignor so fratello cardinale se videno a male par- 
lilo: tamen lore zia aveano molte bene properato. Tamen innaze ali 



{'] Fot. 16d b. 



27 zorne dal dito novenbro, anno predictis, era zia quase prese dito 
Poleseno et guaste e rovinato tucto quiili suoi bele palaze et taiato 
quiie suoi giardino com le multe suoi grande incomodo, che mai non 
se poteria astimare (*). 

Hiser Zohano Betivoglio morto. 

Al prefacto M. Zohano zia d' Antonio Bemtivoglio e zia nobile et 
primato dela magnifica et celeberima ciptà de Bologna, questo anno 
dal Signor 1508, cercha al none zorne dal mese de marzo, die iuni, 
intravenno la dita suoa prefacta morte ala magnifica ciptà de Milano; 
conciò fusse cosa che al presento al sanctissimo in Cristo padre lulio 
per la divina providentia papa secondo V avese confinato in dita ci- 
ptà de Milano per averele già caciato lui e suoi figlioli fuora de dieta 
ciptà de Bologna; la quale tucto erano in exilio in altra patria, dove 
a suoa S.*à era stato in piacerò. Per al che lui stete alquanto zorne 
amalato e poi rese al spirto al' onipotento e magno Idio com suoa 
gram contricione. Et sempro fui bem revisitado da quili suoi nobile. 
Morte che al fui, fu sepelito in dieta ciptà aprese ala ghiesa de San- 
cta Maria dale Gratie in V ora che le influse celeste metea gram pio- 
za, come suoa granda veneratione da homine e done. Al quale M. 
Zohano era homo de comuna statura; suoa faza come tonda, biancha 
e colorita, hochie grosse, labre grose, capilli desteso, lungo e bian- 
co de suoe menbre, bem proportionato e drito de suoa persona, co- 
me suoi paso veloce, bona loquella et bello parladore. Potea avere 
per suoa natività cercha anni 80. Et era stato senpro amato et rove- 
nto in la sua debita natura da tucto li Potentati dal mondo per eser 
lui homo neutrale et amator dal culto divino et eciam de tucto al 
popule de Bologna, che senpro de contiuuvo i avea tenuto in pace 
et abondanto dal suo vivere ; perché quando a lore ie fusse acaduto 
alcum anno de carastia, senpre era stato la suoa borsa che avea 
proviste a mandare per dito viluvarie in lontano paeso; e poi senpro 
aver lui dato per qualque soldo al staro, over suoa altre mesura, 
che non faceano li altro suoi populari. E più che de continuvo avea 
tenuto una bela corto, per averse lui retrovato quatre nobile figliole 
maschie et pur alquanto femeuo ; li quale figliole maschio erano sta- 
to de continuvo amate et venerato dali gram Potentati de Italia et 
fuora de Italia per le lore vere milicie che lore aveano. Et eciam le 
femeno molte bene alogato; e masime in quela nobile famia de Uaii- 
goni et Galavote Manfereti , signor de Faentia, et Pandolfo Malatesta 
dela ciptà de Rimino, et eciam ancora Hotavigliano lliaria signor de 
nostra ciptà de Forh. E più, suoa MagniQcencia avea inparentade la 



n Fol. 161 a. 



295 

suoa (*) Madona Zenevera come casa Sforcescha, et Anibal suo figlio- 
le com casa de Este, et le multe altre etc. Per ai che veramento in 
suoa vita lui si era viduto molte consulato: tamen, bem che per in- 
vidia a lui inrra al tenpo ie fuse stato ordenato alcuno tratato contra 
lui e suoa famia , tamen per la suoa gram prodentia lui più presto 
i avea mandato contra quilli tale prencìpate che lui e dieta suoa fa- 
mia per eser senpre stato lui catedranto et principato dal dito Senato 
de dieta ciptà, com ut supra; et per più suoa fortificatione dal dito 
Senato fu tolto al suoi vasille dela sega et meso sopra la tor deli 
AsenelH T anne dal Signor 4488; non estanlo che in quelle tenpo 
suoa Magnificenlia fuse caturata neli forcio dal Senato Fiorentino nela 
reca suoa de Mutigliana per vigore dela morte dal dito Galavoto Man- 
freto suo zenero. Et al simile era dita sega suopra tucto le porto 
der usita de dita suoa ciptà de Bologna , insemo com quela dela san- 
cta romana Eclesia e dal so magnifico Begimento in onore deli suoi 
vicariato apostolico, per aver lui senpre reverito et honorato al man- 
to de Sancto Petro per insine al presento, che ala S.** dal dito papa 
lulio a lui è parse che dito M. Zohane e suoa famiglia, com ut su- 
pra, ie doveseno alquanto cedro per eser loro andato sponte per vera 
hobidentia in dita ciptà de Milano. Et li morto e sepelito a di, anne 
e mese come ut supra. 

M/ Zenevra Bentivoglia morta. 

La prefacta madona Zenevera mogi ier dal dito M. Zohano Bentivo- 
le zia era intravenuta la suoa dieta prefata morte V anne precedento 
dal Signor i507, a di 40 dal mese de maze; conciò fusse cosa che 
retrovandese lei nel castello de Bosci nela proventia dela Lonbardia 
suota la iuridicione dela nobile famia Palavisina, per eser lei in quo- 
to loco intradita dala S.^ de lulio papa secondo, per lor conventione 
fate; per al che la povera zenlile dona in quele loco rese al spirito a 
Dio, quando a lui piaque; tamen per quela suoa intradicione non fu 
sepelita in sacris per quela volta ; tamen per eser lei stata dona nau- 
trale e dabene, da hognone fu revisitata e honorata. Et al simile era 
stato in suoa vita da quele nobile popule de Bologna, per eser lei 
stata amatore dal eulte divino et masime amatore deli povere orfane- 
ie, zoè maschie e femina, che mai loro non se poteano a lei reco- 
mandare tarde. Infra li altre cose avea uno mirabile inzegno, come 
suoa lingua in bocha velocissima. Dove fusse stato suoa preposta, 
poche altre ie potea (**) zunzere; masime nel centrato deli matrimo- 
nia de dito suoe fìole, che per la dolceza del so parlare prima dito 
suoi zeneri erano inamorate di lei che de dito fiele suoe moglieri: et 



n Fol. 1«1 b. 
(-; Fol. 1«« a. 



masime quela dal dito Pandolfo Malatesta, che lei in persona le la 
menò insine a casa ala dita suoa ciptà de Rimino, per eser lui al- 
quanto crozato come suoi copjnato, per che lui tardava de non la 
menano; lamen lei infinse de volere andare a Sancta Maria da Lore- 
to et con esa lei la menoi; et com fune a Rimine, per le suoe zen- 
tileze i* nomine Domini lì se feze suoe noce , dasandie lei hogne suo 
debito et molte altre suoe galantarie che io lase per brevità. Laus Deo. 

M. Zohane de Zilio de Dìpintare da Imola morto. 

Al prefato M. Zohano zia de Zilio deli Dipinture nobile Imolensis, 
cerando gli anne dal Signore 1509, a dì 28 dal mese de selenbro, 
die veneri, cercha V ora vigcsima quarta, intravenno la dieta suoa 
prefacta morte nela ciptà de Ravena; conciò fusse cosa che lui fuse 
in quelle tenpo in dita ciptà Auditore de uno Ceserò fiogliole zia dal 
conte Hobice deli Aledose dal castello d'Orie; per al che dita ciptà 
zia era pervenuta suota al manto de Sancto Petro, in modo che lui 
in quelle loco s' amaloe et lì rese al spirto a Dio, come ut supra. E 
poi fu portato a sepelire ala suoa patria cita de Imola. Al quale po- 
tea avere per suoa natività cercha anne (*) ed era homo de co- 

muna statura; suoa faza tonda e bruna, hochie grose, capile desteso, 
magre de suoa carne, bona loquela, come al so ducio parlare come 
gratia divina, che homo non se partiva da lui desconsolato, per ese- 
re stato lui come la Excelentia del conte leronimo Rearie grara tenpo 
e suo Auditore de lui e dela Excelentia de M.* Catelina Sforcia suoa 
moglie; le quale loro molte se erano fidato de lui, et più volte la- 
sato in suoe ciptà suo diminalor, per eser lui home de grande in- 
zengno e senpro fidclissimo ali suoi mazore. Ed era homo neutralo 
et amator dal culto divino; et era home literato e sapientissimo. 

Resanata de Venecia brasata. 

La prefa la Resanata de Venecia, cerandogli anni dal Signor i509, 
a dì 14- dal mese de marzo, die mercurio, zia era per la suoa mala 
ventura stata brusata in queste modo (**) e forma. Conciò fuse cosa 
che, secondo al mio riporto, pare che fuse alcuno suo artifice che 
batande in suso uno suo chiode che quole facese una certa luda de 
fuogo, per tal via e mode che quele se inpizò inda polvere de dita 
suoa monitionc, che lì propinque s' atrovava ; per al che, inpizato 
che la fui, io lase a ti, discreto mei lictore, considiraro che furia 
potè eser quella e gram danno suopra hogni cosa, per eser quella 
fornita de hogne suo bisogne, com ade hogne pei*sona che lì fuse 



(*} Lacuna dei ms. 
n Poi. 168 b. 



m 

iBndata i era manefesta: per modo che io veramento credo che ali 
3Zorne de multe altre non fui mai viste raazore fogo de quello. Per al 
^he, oltra hogne suo danne dele robbe, venne tra morte e guaste 
^iù de 150 de quille suoi artifìci; bem che prima zia, per narare al 
•ucto, parse che a dito Senato Venitiano era intravenuto certe altro 
prodigio per eserse afondato certe suoe nave nel porto de Chioza, che 
Bore mandavano per dare secorse ala suoa ciptà de Ravena, dove in 
^quelle se ritrovava alquanto miara de duquate in cristo e tureni e 
:«narcele per dare dinere a quele suoe zente d' arme che ala guardia 
^e quella se ritrovava per suspete che al canpo dela sancta romana 
^Kclesia no ie la tolese. E fu al tenpo de lulio per la divina providen- 
-^ia papa seconde e dela suoa gram lega : tamen per la suoa gram 
^rodentia lore aveano retornato tucto tale suoi dinaro, e di quilli fa- 
<2\jo la voglia suoa , et altre per eser poi intravenuto che dito Senato 
«vere resa dita ciptà de liavena ala dieta sancta matre Eclesia et 
«vere lore facto la suoa vera obidentia de suoa S.^ e de suoa lega. 
Per al che, resa che la fui a di 28 dal mese de mazo i509, di poi 
per alcuno zorne fu alcuno homo de poco inzegno che avea trafo de 
uno suo schiupeto inte li testicele de uno Sam Marco de marmore, 
che se ritrovava in suso la piaza de dita Ravena sopra una suoa co- 
Iona de preda istriana de gram statura ; le quale suoi testicolo da nel 
corpo i avea separato ; e di poi a di 3 dal mese d' agosto , anno pre- 
' diclis, fu tolto al dito Sam Marco de quelle loco et portato ala ciptà 
de Bologna, et fu messo nel cortile dal palazo deli suoi magnifici 
Regimento, com la brea in bocha et altre suoi breve interne de gram 
vHità, non avande lore alcuno respeto al nome dal dito Sancto per 
eser lui avanzalista et cancelerio dal nostro vere Redemptore, et eciam 
per alcuno respeto dal dito Senato Veniciano. E II steto certe tenpo 
com le multe suoi estratie. E ultimatamento, amantissi[mi] mei le- 
cluri, a ciò che voi intendate al tucto, ò volute arecoiere et metro 
insemo quisti tale infortunio e prodicio acaduto centra lo excelso di- 
cto Senato Venitiano (*), com di sopra apare per suoi ocurenti, zoo 
anne e mese e di, com li suono sucese ala zornata per insine a di 9 
dal mese de zenare, die Inni, cercha la note prosima ad venire, a 
hordoe, che brusò la duana, overe gabella, dela magnifica dita Co- 
munità de Venccia; che fu ali anni dal Signore 1544, in queste mo- 
do e forma, in prima, secondo li mei riporte, pare che fuse stato 
unotelarolo, overe M.° che lesese tela in capo dela contrada, chia- 
mato Casarola, al cantone dove se scharcgava le barco che andava a 
Triviso, propinque a dita duana ; al quale lui steva in quelle loco 
p^r suoa abitatione de suoa botega. Et per eser la vernata e gram 
frede, lui tenea le molte volte uno suo choze, overe vaso, pieno de 
carbone inpizate in dita botega per suoa utilità ; per modo che a di 



(') Poi. 163 a. 



Conto Lodovico dela Mirandola morto. 

Al prefacto conto Lodovico zia signor del castelle dela Mirandola 
dela proventia dela Lonbardia inlraveno la dita suoa morte; conciò 
fuse cosa che al presento suoa Excelentia e Signoria se retrova&e ^ 
servicio del' arto militaria coni Alfonso da Este marchese de Fe^^atla 
menbre dela lega ederenti dela M.i* de Lodovico ile de Ferancia ; ^^ 
perché dito conto Lodovico zia era pervenuto in gram deschonc^«3t4^^ 
com lulio per la divina providentia papa secondo, per al che .^\^^ 
era stato forcia da casa suoa partire et eser venuto com dito ^^^Uov^' 
so; per al che lui recevito la dita suoa morta a di 15 dal me^^sc 4^ 
dezenbro, anno Domini 1509, die sabati, per via de una artelaria- — , P^' 
gnando contra V armata del Senato Veniliano, pur menbre pH < -> renti 
dela gram lega dal dito pontifice e suoi hederenti. Morti che al — tal, 
dita lega de suoa M.^à \q fece venire uno gram secorso insemo«^M> com 
r aiuto Bentivole che a liologna se ritrovavano, et in quele loco ^ f^^^ 
uno gram suo sforcio per volere andare asaltare V armata de-'=s ditJ 
Signoria de Venecia coni beni cercha 30 boche di fogo, come low 

feceno. 

La rota dela Signoria da Franciose dreto al Po. 

La dita armata del dito Senato Venitiano fu rotta dal' armata ^ delj 

dita lega dela M.^ dal dito Lodovico Re de Feranlia dreto al ^^^ 

Poe (*), in loco chiamato Francolino, com cercha 36 buoche de suw 

artigiane et quase tante o più quele de dito Senato Venitiano, ^^^'^ 
che in quelle loco fu comenciata dita bataglia a dì 21 dal mes^^^^ ^^ 

dezenbro, die veneri, ano 1509, cercha 1' ora decimo otavo; et ^^^ 
per insino ala sesta ora dola note, che l' una parte e V altra 



forte 

mento pugnavano V una parte e l' altra ; per al che fu prese "^ "^ 
gram rico zentilomo ferarcso che era intralo per suoa gaiardeza ^^ 

al so cavale com la lanza in resta infra al canpo de nomice;^ \P^ 
modo che fu prese a presone de una suoa gram taglia: lame' ' ^^^^ 
lor conpagne che V aveano preso , veneno in gram divisione infra -^ '^''i 
per tale via e modo che a lui lor ie detene la morto. Taraen ^^^ 

armata venitiana tucta fu rota, salve che al capitanio so de dit^^^ ^^ 
mata schapulò lui com certo suoi cape de ligno, che fti cercha 1^^* ^ 
sta bora de dita note, come ut supra. Ilota che la fui, dite Fera^^^^''®^ 
se n' andone a casa com la suoa gram viteria , faciando zorne e "^'^ 
tucta suoa lega gram iubilatione, etmasime, secondo al mio ripc:^''^; 
a dita ciptà de Bologna, et altre. E più , per dita vitoria parse ch»^ ^ ''' 



(•) Fol. 164 6. 



30i 

dita ciplà de Feraria s' amazase alquanto Franciose e Spagnole com 
nostri Taliane infra lore. 

La benedicione dela Signorìa dal papa. 

La prefacta facta a dieta Signoria de Venecia per la S.^ de papa 
lulio second fu in questo modo e forma : conciò fuse cosa che de 
ccjntinuo i anbasatore de dito Senato fuseno stalo senpro de conlinu- 
vo ali pede de suoa S.^*, pregando quella per V amor del' onipotento 
eterno Idio che (jaela se voglia degnare d' aperire li suoi hochie cor- 
porale et coro la suoa mente pura bem indicare de volere cognosere 
la gram perdicionc de tanto numaro de animo racionalo, che tante 
tenpo tale criature suone slato tanto tenpo intradito dentro da suoa 
ciptà de Venecia scucia alcuna suoa contricione per insine al presen- 
to, pregando lore caramento suoa S. ^^ che quella se voa degnare a 
questa sancta Pasqua, che sera V ultimo zorne dal mese de marzo, 
de aperire al manto do Sììk'I > Potrò e tute quelle tali suota retirari- 
le, a ciò che lor se possano confesaro et comunigaro a dieta sancta 
dita Pasqua de resuratione; parando a lore Senato più non eser me- 
ritorio de tale schomunigatione, per avere zia lore restituvite hogne 
suo male tolite incerte de dieta santa romana Eclesia. Alora suoa 
Sanctità, cognosando la suoa pura e mera verità, sole ie concesse 
che lor se (*) potesene confesaro che fu a di 17 dal mese de februari, 
die dominicho, prima dela quatrazesima , dove la suoa S.^ fece can- 
tare una suoa mesa pontificale in ghiesa de Sancto Petro, dove II 
nento ale schale prima che lore intrasene dite sei anbasatore per tre 
volte se feceno nante a suoa S.^* et a quela inzonichiata domandan- 
die tale perdone per parto dal suo Senato ; per al che ala dita tercia 
volta lore tucte insemo le basone lei suoi pedi. Alora lui ie deto la 
suoa benedicione. Facto queste, lor dito anbasalor funo menato in 
dita eclesia com suoe bole in mano apresentato nanto al suo altare, 
et II per suoa S. ^^ fornita dita mesa , ie forni de dare suoa benedi- 
cione com hogne suoi capitole infra lor concluse; che fu a di 17 dito 
anno Domini 1510. Facto che fu hogni cosa, al Senato Veniciano fe- 
cene fare a dita suoa ciptà gram procesione com festa solenisima, 
come rechedea a tale sancta cosa; dove per suoa S.** fu mese al so 
iubileo ala ghiesa del' observantia de Sam leronimo per quilli tri zur- 
ne de Pascha predicta de resuratione prosima ad venire per aiute 
dela fabrica dela dita ghiesa dal dito Sancto Pietro, come lui avea 
facto a tucto li altre ghiese dela proventia dela Romagna. 

Castelo de Legnagho preso dal iD<areheso de Ferara. 

Al prefacto Alfonso da Kste marchese de Feraria, queste anno dal 



n Fol. 1«5 a. 



304 

suoa hoferta dal dito castelano, vedandese in quelle loco non tropo 
potento, di subito se levone per tale suspete et retirosene nel terito- 
rio de Imola ala segura ; che fu a di 20 dito , nela seconda liora de- 
la noto, die luni. Et menone hogne suoe artegliarie, per modo che 
nel suo alozare funo asaltato dali nomice; per al che veneno morto 
del' una parte e del' altra. 

Infra questo tenpo, a di 30 dito, arivò a Forlì uno suo Comesa- 
rio, chiamato M. Uamondo, com gram numaro de dinaro; et 11 dete 
dinaro.com fu in canpo; per al che di subito se levò al dito canpo 
et retornò al dito castello de Lugo; che fu a di 2 dal mese d' agosto, 
die veneri. Alozato che lor funo, V abe dito castello de Lugo d' acor- 
do senza la roca. 

L'altro zorne, che fu a di 3, die sabati, abene Codignola pur 
d' acordo, che volentiera lucto retornavano suola al manto de Sam 
Piero. E pur tuctuvia forte bateano la dieta roca de Lugo zorne e 
notte come tucte quelle cose che fusse posibile a fare: tamen parca 
che per modo alcuno non la poteseno avere (*). 

Partita del cardinal de Pavia da Bologna in canpo. 

Al prefacto R.*»» Monsignor cardenalo de Paviglia et Legato de 
tucta la proventia dela Romagna, questo anno dal Signore 1510, a 
di 6 dal mese d' agosto, die martis, fece suoa dita partita dala ciptà 
de Bologna per volere andare nel canpo apostolico , che al presento 
se retrovava atorne ala roca dal castello de Lugo. E in tale zorno 
alozò al castello de Codignola, e V altre zorno arivò in canpo. Ariva- 
to che al fui, di subito zorne e note forte pugnava, come senpro da 
precipio aveano facto; per al che al dito iM. Zollane Panie Baglioue 
nobile perosino, zia a di 3 dal dito, per tale suo pugnare a dita ro- 
cha lui era stato ferito int uno fianco da uno schiopete de é\U\ roca: 
tamen per la Dei gratia non abbe male, per al quale lui se liberò 
sencia alcuno suo inpedimento de suoa pei^sona. Tamen vedaudo dito 
castelano che zia le promesse del marchese so patrone e de suoa le- 
ga erano stato nula per lui, per modo che lui se reso al dito Monsi- 
gnore d' acordo a di 10 dal dito mese d'ago, anno predictis, die 
sabati, salvando lui et hogne suoa cosa. Facto queste, com lui fu 
partito de dita roca, dito Monsignor ie mese per suo castelano uno 
nostro nobile Berto zia de lacomo da Iloriole, al quale era castelano 
et comisario de tucta la Romagna; et 11 stelo alquanto tenpo e poi 
in quelle loco recevilo suoa morto. Fornito hogne suo opperare se 
levò dito canpo et andò ad alozare suso al teritorio de Bologna dreto 
al suo fium Reno; che fu a di 12 dito, die luni; tamen a di 15 fu- 
ne asaltalo dali nomice per al so viazo: tam' poco ie nocino. 

Ci Fol. 166 &. 



906 



Duca de Termino veno a Forlì. 

Al prefacto mandatario dela M.«à del Re Catolico Ferdinando Re 
de Spagna, al quale avea nomo M. Andrea nobile Capuano et conto 
de Canpoveelìio et oapitanio zeneralo in questa proventia dela M.^ 
dal dito Re de Spagna e duca de Termino, al quale andava ala M.*^ 
Cesarla per suoventione del' arte melitaria, et arivò ala nostra ciptà 
de Forlì a di 12 dal mose di zugno, die marlis, anno Domini 1510, 
com la conduta de -KX) lanzo. Arivato che al fu, da nostra Comunità 
fu bem visto et venerato et apresentato, per eser lui homo dabeno 
et honestisimo de suoe zento ; per che lore pasone per nostre terilo- 
rie senza alcuno nostro dnnno: andavano com bele sposo, pagando 
hogni cosa che lore tolevano. Per al che lui mai non s' alozava se 
prima n''avea alozalo tucto suoe zento. Et poi lui (*) se reponsava, 
per modo che per tucta la Romagna fu tenuto home da bene, cx>m 
veraraento lui [era] et di suoe amoreveleze lui parca una sposa : per 
modo che lui andò e retornò a di 2 dal mese de decenbro, die Inni, 
anno predictis 1510. Kt pure a suoa retornala alozò in (pieste loco, di 
fora dela ciptà, per non se volere dare alcuno danno ala suoa persona 
ar ostarla. Et II pagò hogni cosa: tamen suoe zento a lozone per nostre 
vile, faciando lor com de prima. E stetie sole una note, et po' 
s'andò per al suo viazo com humanità. 

Castelo de Monseleso prese da Francioso. 

Al prefacto castello de Monseleso fu preso da dito Franzose a di 
Vi dal mese de luiglio anno Domini 1510, zoè al zome )>enedeto 
del* apostela Maria Madalena ; per modo che lore ic dete tre hataglie 
Dante che V aveseno auto; che lore V nbeno per forcia. Io crede ve- 
ramenlo che dale pene del' enferno e (juclle non c^ erano stato de- 
ferencia alcuna, perchè veramento, secondo al mio riporto, poco de 
lore ie n' avanzoe. E queste fu por una inzuria che al zorno donante 
lore aveano i*eceuto da la signoria de Venecia ; conciò fuse cosa che 
quella cjou ingano avese facto piare a soi contadino uno favorito de 
dita lega franciosa nela vila de Salotto, chiamato M. Soncino Ronzo- 
ne et nobile da Croma , al quale al prosento se trovava ala guardia 
dal canpo de dito Francioso. Et per oser lui rebello do quola Signo- 
ria, e di subilo, come lore i' abeno noie suo(» mano, di subilo al 
feceno asaminaro, e poi slrnnjxolnrle, e poi alaoaro per uno pedo, a 
denotare che lui ora stalo suo grain traditore. Et per (iiiosto al pove- 
rino cestelle portò tanta amaritudine por dita Sihnoria inocen lomento, 
com ut supra. 



(*) Fol. 1«1 a. 

20 



3lNì 



La ripta de McMlfoa firffa p^r U (ìkìf^a. 

ÌJì ili(M;i ri|i(;i ilf* M<h|i*ii.'I« ijiif^to tiiiiin <t:il Si;;ih»r«* I.Mi* « •! '* 
iIhI iim*^'* il' :i^*is|ii. ilit' ihiiiiiiiirii. la imilf |ini^itii;i iiil \i'iiir>*. a '-^ 
riiii|ii«*. tu f;it*» iiil(*ihlro ^1 M>iiisi;:ii<in* V% "*" l.«*^.il*» iMnl«Mi.il»- «W f> 
%ii;li/i i*tii* al |»rt*MMil«i s«* ri'lM\a\ii iit»l.i iii:i;;iiilii'ii ri|»(.i il** IW»ì-<*»i 
rht* ifiiii«-«li.'il«- Im ilii\rM' .-tiiilnn* a ilila ('i|i!a il«* M*MltMin . rU*- (•? *> 
iiiM/'ir |>art«» ili* (|tit*llii |Mi|iii!f \iiriiiiiii nMortian» mi<»Iìi al mir/» v 
Snic'In l'«*!rii fi l'i'i.'Hii ^iinia la \iTa ti«»hiil>*iitia tir la ^.int-ta r-^i?.! 
(l«*|t*^ia. t ai'la tilt* ^iiua aiitiaNala . ih >iilii(i iiPMitu iti st*lln rtifii *^f k^ 
pianila: «■( ari\a(f rln- ;il fu ja inalin.i (ht t*'it(Ni i«* fu .i^vf. ■ . .» 
5ii<Mi jNirta l'I lui fri-r -^^\*m Mitrala: ih'* hi a ih I'.» »!" a^«i*:.* ♦ '• 
iflli» ih«* Inni tiiti-i iiilPMir rnii ^iih* laii/" 111 n*^l.i t*( nrm.iti rh" . 
|M*n'li«', stifiiii|ii II iiii'i ri|»«irl»i. in i|iirll'' hnjM» ihrla ••ij»t.ì *• •* '• 
va\ii in «liN* |i;irh* Kl ah'iiiif alln* ilii'i-aii»» in In* la |*riiiii t-n - •- 
Slii>li«'a . la «M'f.iiida in|N*riali*. |M*r «*^i*r Mal'i aS aiitii**i tal** ''*^*^i ».— 
la r i*n|if ri«i : ti hn'ia •ri la |iarlf ih* im-^m ili ÌM** rli«* in •*l'- > .• 
ii\t'ii ffl.ii.i !•! i-i'i.iiii iiiii'iira arrlilM'iit» \ohiif li'ian* Kit»» •|ij«\ ■ 
Hiihitti ihf.i M'iii^iuMHir l.i*^' alo fi*i*i* aiiilar** itianti» al «im imii|"» •;*«»«* 
Ifi'ii rli«> si> ri*(ni\a\ani» ii«i/.ilit |irM|iini|iit* a ll*il<i;:iia ilr»*tti al mi*« t-.n 
Itfii'i \ri\.iii» l'Ili' litr luti»», ihlti M*iii^i;;iiMr ii' ni»—» jwr «u-» ."K.*.^ 
no ili Hii..a r-N-a iinn iH.^ln* linlnli* iL'i^liaim /la il* \iiilr»-a M^^th.-- 
ila ^••rh Inmilt» i*hf .iliKi- ihlo M'in-^iu'iM'r h«iuMii' ••ii«» Umi-* .;*»t 
!•• 'Il'"»'»'- [»• »" ^'11 li'iXi'iMM'i"!'' mi» ^1 \|i«n'''t l*''\ t !i'»' '■• •* •■ 

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307 

rtito da potere salvare dito so canpo et dita ciptà de Motena per 
'-asone de (juelle parte che dentro se retrovavano, com ut supra : per 
odo che dito Monsignor retornò in dita ciptà de Motena per le ra- 
dono sopra asegnato; che fu a di 12 dal mese de setenbro 1510. E 
Ktrato che al fui, di subito steva in quelle loco com suoe gram ve- 
ilio per paure che tal parto non feceno movimento (*); e di poi di- 
^4) Monsignore intendando che nel dito canpo Franciose se retrovava 
1 j Bentivole presentialemento asai lui e dito suo capitanio che per le 
lor parente e benivole de quilli tali, che per quelle rivere se retro- 
-^ravano, che non fecene qualque nocimento al dito suo canpo aposto- 
lico; per a che lui al fece dal Finale levare età Castello Sam Zoha- 
mme in Persecelo andare ad «lozaro, per eser dito Castello subdito dela 
^iptà de Bologna; che fu suoa partita a di 12 dal mese de setenbro, 
om ut supra. Et II steva no com suoe gram vizilio zorne e notte. 

La seconda tornata de papa Inlio a Bologna. 

i^ prefacta 2 retornata dela S.** de papa lulio secondo pontifico 
>ela proventia dela Romagna per andare ala suoa ciptà de Bologna, 
ove in quelle parte se retrovava al suo canpo apostolico, sole per 
ersiguitare Alfonso da Este marchese de Feraria et suo confalonerio 
poslolico; la quale dita retornata se fu in queste modo e forma. 
Cllonciò fusse cosa che ali orechie de suoa S.^ fuse andato che molte 
lentamente fuse pasato et pasavano le viterie dal dito suo canpo con- 
^1^ dito Alfonso suo disubdiento; per che al se fuse, parca che lui 
i:ion potesse sapere la casone; per modo che adi 16 dal mese d' ago- 
sto anno Domini 1510, die dominico, suoa S.** se era zia partito da 
Horaa et andato al porte de Ostia per volere lui alquanto in quello 
loco reponsaro. Tamen per le dito tardo novo che i andava de dite 
suoe viterie, fece lui int uno suo momento deliberatione plenaria de 
Arolere venire presentialemento in dita proventia dela Romagna, sole 
per volere castigare dicto suo Confalonerio Alfonso da Este per dito. 
Facta la dita deliberatione, suoa S.*à se parti dal dito porto de Restia 
et vene a Civitavechia; che fu al secondo so viazo. Al tercio viazo 
se fu a Comete; al 4- fu a Toschanella ; al 5 a Viterbo, et ì\ fece al 
so concistorio per al quale fu concluso de volere venire, com ut su- 
pra. E di poi fece intendro al resto de dito suoi signor cardinale, 
clìe a Roma se retrovavano, che ie dovesene venire dreto, che lui 
s' sviava. Et nnnto a suoa partita fu constituvito so Locotenento den- 
tro da Roma al R.»«« cardinale (*'). E di poi al so 6 viazo parti 
da Viterbo a di primo dal mese de setenbro, die dominico, 1510, et 
arivò al Pichiaglia. AI 7 so viazo se fu a Torecbiano: lo 8 riposo se 



(•) Poi. 168 a. 

(**) Lacuna del ms. 



308 

fu a Santa Maria dalì Anzelo; al 9 (*) se fu a Foligna; al 10 se fu 
a Beldilecto; lo 11 se fu a Macerata int una hostaria sopra la fluma- 
na; al 12 a Sancta Maria da Loreto, e 11 suoa SJ* ie celebrò una 
suoa mesa piana a laude de quella inmaculata Maria regina de vita 
eterna e di poi fece cantare una mesa granda eposchopale, cantando 
molte suo hoficio divino. E po' se parlino, che fu al decimo tercio 
suo viazo, et arivoue ale Tavernello da Castello Figardo. Al 14 so 
ripose se fu ala ciptà d' Ancona; al 15 se fu ala Gasa Brusata; al 16 
se fu a Sinighaia; al 17 ala Bastia; al 18 ala ciptà de Fano; al 19 
a Pesaro; al 20 ala Catolica; al 21 se fu a Rimino; al 22 se fu al 
castello de Savignano; al 23 se fu ala ciptà de Cesena; al 24 a Fo- 
rumponpilio a desenaro e po' a cena; al 25 repose se fu ala nostra 
ciptà de Forlì, che fu a di 18 dal mese de setenbro, die mercurio; 
e fu cercha V ora vigesima prima, et alozò nel nostro palazo magno. 
L' altro zorno andò a desenaro nela nostra roca. E di poi le aspete 
celeste comencione a metre aqua non tropo granda; per al che suoa 
S.^ fece suoa partita, al' ora decimo hotava, nela suoa lanterna, 
dove lui era portato da suoi cavale com uno papagallo inanto in dita 
suoa lanterna; che fu al 26 so ripose, a di 19 dito. Et li stete tuclo 
r altro zorne, die veneri, per dieta pioza; e poi a di 21 dito, die 
sabati, se parti et arivò a Imola, che fu al 27 so riposo, che fu al 
sabato deli 4 tenpore. E di poi 1' altro zorno, che fu a di 22 dal di- 
to mese de setenbro, die dominico, anno 1510, cercha 1' ora vigesi- 
ma seconda, arivò ala magnifica ciptà de Bologna; che fu al suo 28 
repose da dita ciptà de Roma per insine in dite loco. Et 11 intrò in 
pontificalo com suoe gram selenita e da quello suo popule molte be- 
ne venerato; et dipo' andò al Demmo et a Sam Petronio a fare quelle 
cerimonie che a lui convenea; e di po' andò a reponsaro nel suo pa- 
lazo magno dal suo Senato, dove abitava al suo R."»<* Monsignor Le- 
gato cardenalo de Paviglia, che zia era partito da Motina et in quello 
loco andato. E di poi ie veno dreto dito signor cardinale de tenpo 
in tenpo. 

Zohano Francescho da tìonzagha Confalonere dela Ghesa. 

Al prefacto Zohano Francescho da Conzagha marchese de Manto- 
va, retrovandese al presento eser vf^nuto ala ciptà de Bologna a ri- 
visitare la S.^à (le papa lulio, per al che suoa SJ^ de volontà et co- 
misione deli suoi signor cardinale fu alote e criato e deputato Confa- 
lonerio apostolico et eapit-anio dela Signoria de Venecia com al con- 
sentimento de suoi anbasatore (**) de dita Signoria che 11 presencia- 
lemento se relrovavano; che fu a di 8 dal mese d' octobre, die sabati, 



(•} Fol. 168 b. 
(-) Fol. 169 a. 



30d 

nela ghìesa dal so protetore Sancto Petronio, anno Domini 1510. 
Facto che fu questo, di subito dipoi, a dì 8 dito, die martis, se partì 
da Bologna per andare al Senato dito Venitiano per taia suoa recon- 
fermatione, et dipoi per al suo gram tenia e instrucione de quele che 
lai ama a fare; per modo, comò al fui a Chioza, a lui ie fu forcia 
più inento non andare per paura dela potencia del gram brazo dola 
lega dela M> del Re de Ferancia suo adversario. Et retornò nante 
al conspeto dela S.*à d^i papa che infra quelle tenpo lui avea fato 
retomaro al figliole dal dito Zohano Francoscho a Bologna, al quale 
SDoa S.** r avea retenuto per suo hostadise nela ciptà de Orbino. 
Arivato che al fui, da lui fu liberato, zoé al padre e '1 fiole, che 
l'une e V altre se retornase ala suoa ciptà de Mantova, da poi che 
per li nomice a Venecia non era potute andare; che fu suoa partita 
da Bologna per andare a Mantova a di 15 dal mese d' octobre predi- 
cto, die martis. E più, che a di 17 dito la S.tà dal papa fece fare 
ali signuri cardinale lo esequio dal dito cardinalo Franciose, che zia 
era morto ala ciptà d' Ancona; al quale esequio fu molte copiose de 
suoe mese et hoflcio divino com suoa granda aluminatione de cera 
et altre so bisogne. 

Papa lulio andò ad abitare in casa de Marìsehoto. 

La dita inflrmità dela S.^ dal papa parse che lui avese alcuna 
altaratione nela suoa persona, per al che per li suoi signuri medici 
le fu dato conseglio che lui se partis' dela suoa habitatione del dito 
suo palazo, et andò ad abitare in casa deli Marischoti, et 11 stete per 
insine a di 15 da' mese de dicenbro, die dominico, 1510. E poi lui 
retornò habitare in dito so palazo. Per la quale suoa infermità fu de 
tale natura e forma che era andato la nova per insine ala ciptà suoa 
de Roma che lui era morto, et eciam per tucta la Lonbardia e la 
Romagna: tamen per la Dei gratia fu per al contrario, che suoa S.^ 
se liberò senza alcuno suo inpedimento, et senpre andò de bene in 
meio per insine che suo S.^ andò ala Mirandola; che fu a di 2 dal 
mese de zenaro 1511, die iovis, come inento parlarò ad plenum de 
hogne suoe cirimonie. 

Vicentia represa da Viniciano. 

La dita ciptà de Vicentia fu retolta ala M.^ Inperiale per al can- 
po dela Signoria de Venecia, che fu, secondo al mio reporlo, cercha 
la prima setemana dal mese do setenbro, che dito canpo (*) zia pri- 
ma era usito dela suoa ciptà de Padua et era andato asidiare dieta 
ciptà de Vicentia, et zia V avea auto d' acordo, come ut supra. E di 



n FoL ICQ b. 



310 

poi pur aveano tolto doe suove castello per forcia, zoè Sara Felise e 
Sam Martino. Fato che fu quelle, dieta Signoria avea deliberate de 
volere seguire le lore vitori ; per al che feceno levare dito suo canpo 
dal dito teritorio de Vicentia et andone asidiare dieta ciptà de Verona, 
che era stato a di 17 dal mese de setenbro 1510; et li i aveano me- 
se intorno cercha 16 boco de fogo che faceano zorne e noto gram 
crociare; per mode che pure a di dito, la note prosima ad venire, 
secondo li mei riporto, al' ora suoa quinta, li Todischo et Franciose 
e Spagnole, che se retrovavano dentro ala guardia de quella dieta 
ciptà, una parte de lor usino fuora incognito per volere inchiodare 
parte de quelle suoe buoche di fuoco, over artigliarle, ne' quale era- 
no posto suso al fosso: tamen mai lore non fune sentuto da lore suoe 
guardie, per insino che lore non funo in suso al fato. Per modo che 
dui caporale, che se retrovavano a dita guardia , se resentino. Al no- 
me deli quale fune quisti: al Gitole da Perusia; V altro, uno M. Le- 
tancio a mi incognito. Per al che dito Gitole se era levato et meso 
suoa coracina, e poi chiamò al suo ragaze e detie al so celadone al 
brace et aviose inverso dito artegliarie; per modo che inmediate se 
inschontrò int uno nomice, credando che fuse amice; per modo che 
di subito ie deto de una suoa ronca in suso la testa, per tale via e 
modo che 11 rese al spirite a Dio. Per al che se levò gram remore, 
et in quelle loco se feze una meza bataglia; per al che lore obteno 
che tale suoe artegliarie non ie funo né inchiodato e no tolto; per 
tale via e modo, per retrovarsie valento homine del' una parte € 
r altra, che de tramedoe dite parte pur alquanto ne ven morte e fe- 
rito, et masime al dito M. Letantio morto. Per modo che al corpo 
dal dito Gitole fune portato ala ciptà de Padua a sepelire com grande 
honore, com quilli erano meritorio; per al che al dito canpo dela 
Signoria ie fu forcia de quelle loco partirse et retirarse indreto pei 
insino al castello del dito Sam Martine doinstanto cercha cinque mia 
per più suoa salvatione, de volontà de suoi mazore. 

Castel de Carpo prexe da Franciose. 

Al dito castello dela proventia dela Lonbardia fu prese da Fran- 
ciose a di 4 dal mese d' octobre, die veneri, anno Domini 1510; 
conciò fuse cosa che al presento dito castello se reirovava in porle- 
cione dela santa romana Eclesia al tenpo che prescdea nela santa 
sedia (*) 'postolica papa lulio secondo al quale se retrovava presen- 
tialemento per abitationc ala ciptà de Bologna. Et per esere in parte 
dito castello, una parte ce fu quando sentine venire dito Franciose a 
canpo; di subito feceno avi fato quella parte che presedea in dito 
castello per la Ghiesa, che breviter lor s' aveseno andare con Dio 



(•) Foi. no o. 



311 

per dubitacioiie de tal canpo Franciose; se ne no, poterebbeno tucto 
andare per al file dela spala et lor sachezato. Taraen , secondo al mio 
reporto, tala sua anbasata per lore era stato de per che in al suo 
partimento lore per la raazore parte fune sachezato e morto, com ut 
sopra. Et lì presene dito castello dito Franciose a tucta suoa voglia a 
di 4 dito, com ut supra. Mora vedando la Signoria de Venecia che 
dito Franciose aveano prese dito castello de Carpo, molte s' atristone, 
e di subito andone a canpo ala dita Stelata i' nome dela sancta ro- 
mana Eclesia ; che fu cercha la prima setemana dal mese d' octobre 
1510; et quela abene per potere andare asidiare al bastione dala 
punta, com lor feceno. Per modo che ie meseno gram numaro de 
suoe artigliane intorno, per mode che zorne e noto ie faceano gram 
guera : tamen dita Signoria n' avea facto tre parto de suoe zente 
d'arme: una parte se retrovava alozato al castello de Sam Martino 
al' asedio dela ciptà de Verona ; V altra parte erano ala guarda dela 
ciptà de Padua ; el resto intorno al dito bastione. Mora intendando 
la parte Francesa tale suo ordene de dita Signoria , ancora lore non 
vosene stare de suola; per al che inmediate se comencione a sma- 
scherare da buom seno, per tale via e modo che com la parte deli 
Bentivole insemo com gram numaro de Todischo veneno asidiaro al 
castello de Spilinberto et Panzane e Castello Franco; et quilli abe 
tute tre d' acordo suola V onbra de dito Bentivole , stracorando lore 
tucta quella rivera per insino in suso al fium Reno , propinque ala 
ciptà de Bologna , faciandese lor patrone de quella , perchè ala co- 
perta quelle suo abitante ie faceano gram presento. Alora intendando 
queste tale cose al dito Senato Venetiano, che tala parte Bentivola 
se era tanto apropinquato a dita ciptà de Bologna , et in quelle loco 
eser lore bem visto, com lore erano, relrovandese la S.^* dal papa 
dentro da dita Bologna, com la era, per al che suoe Signorie facea- 
no molte cozitatione nele mente suoe a quel che potese advenire ; 
per al che deliberone d' aiutare la S. ^ dal papa. 

Anbasatore Veniciano andò dal Papa a Bologna. 

Al dito anbasatore del Senato Venitiano mandato ala S.^ dal papa 
ciptà de Bologna, che fu a di 17 dal mese d' octobre 1510, che 
i (*) arivò ala nostra ciptà de Forlì et alozone nel nostre epischopa- 
to com alquante suoi cavale e cercha cara 6 de suoi forcieri, infra 
le quale fu obtenuto per le mollo persone che in quelle ie fuseno 
^ra lesore; deli quale lore detono gram favore ala S.** dal papa per 
dito suoi canpo. Alora intendando al canpo Francese tale cosa, foce- 
ne venire inenzq la parto Bentivole per avere zia lore asidiato la ci- 
ptà de Motena et prese dito suoe castello ; per al che lor focene ferma 



n Foi. no b. 



319 

deliberalione de volere venire atentare fortuna , per la quale lore per 
alcuno modo poteseno intrare in dita ciptà de Bologna eoa V aiuto de 
dita parte Benlivola, che lor crede d' avere dentro, et dipoi piare la 
S.^ dal papa che quela i avese a fare a lore li capitole a so senno, 
e poi tore quelle grana tesore a dito anbasatore del Senato Venitiano, 
e dipoi mandare dito papa a Roma a reponsare, com lui dovieria fa- 
re, per esor quello V ofìcio suoi et non andare per le rivere tapinen- 
do, com lui facea. Per modo che a di 19 dal dito mese d'octobre, 
die sabati, anno 1510, dito Bentivole com gram favore de dita suoa 
lega Franciosa veneno por insino ala dita porta de Sam Felise de di- 
ta ciptà de Bologna per volere in quella intrare per le rasone suopra 
esegnato. Ariva to che lore funo, potca eser cercha V ora decimo 
otavo ; et nanto a tuto i era M. Anibalo Bentivole com tucto li suoi 
favorito, cridando a suoa voce piena — Sega, Segha — ; credando 
lui tuctavia che la parte Seganta, che dentro se retrovava, se dovese 
levare et venire ala dita porta , et com al suo favore metre lore den- 
tro, e di poi fare lore la voglia suoa. Arivato che lui fui ala dita 
porta, trese una suoa zaneta dentro da quella drete ali nomice et 
altre suoi favorito: per forcia introno una parte dentro dal suo borgo 
per la suoa gram furia che lore avea menato, aspetando V aiuto, com 
ut supra: tamen fu per contrario, che homo alcune de dita suoa 
parte non se mote in suo favore ; per al che tucto erano ale lore 
suoe botego ala vera hobidentia dela S.^ dal papa, stando lor savia- 
mente senza alcuno peze de arme, com belle spose, per insine a 
tanto che per suoa S.^ no i abbe dato buona lecentia che lore piase 
Tarma et drct^ a nomice pugnare, com lore feceno ; che intuno 
momento al popule fu levato com l'altre suo alturio, et dreto a tale 
nomice andone, faciando com palatino, ale porto e dreto ale mure, 
tutavia spugnando hogne volontà cativa che se retrovasi dentro da 
dita ciptà per dita parte Bentivola. Alora avando inteso dito M. Ani- 
ballo che li suoi penseri suone revesuto scharso et che al tucto lui 
vede dala fortuna esere abandonato, per al che a lui ie fu forcia de 
quelle loco partirse et indreto retirarse ala secura per aspetare al 
tenpo che per lore piata se mova; considerando lore, pur che la 
furia (*) non passa al segue, la sancta pacìentia vinze hogne desde- 
gno. Alora avando intese al tucto al suo magnifico Regiroento deli 
Quaranta la volontà dela S.^^ dal papa e dal dito suo popule, le qua- 
le eser lore stato tanto (idelisimo al paciQco stato dela dita santa 
romane Eclesia, tucto decomuna concordia preseno ardire et andone 
a parlare ala S.^^ dal papa et a quella confortare, che per modo al- 
cuno quella non se volesse piare alcuna pasione mentale suopra la 
venuta de dito canpo Franciose, né eciam de dita parte Bentivola, 
che per modo nlcnno nocere ie porano al dito suo pacifico stato, né 



(•) Fol. ìli a. 



3ta 

eciamdio a siioa S.^, per eser lore tucto fìdello sudito, com suoa 
i.^ n à viste la suoa vera esparientia nel pugnare et caciare via 
dito canpo Franciò com dieta parte Bentivola, com. lore abene la ve- 
ra lecentia et coniisione de suoa S.^à; §1 che per quelle lore prega- 
vano suoa S.^ che per modo alcuno non se dovese volere partire del 
dito suo palacio per andare a stare nela roca, com deliberato lui 
avea, perclié lor se oferiano aparatissimo de defensare com suo popu- 
le lui e dita suoa ciptà dala forcia dal gram bracio del dito canpo 
Franciose et de parte Bentivola, sencia alcuna suoa debitatione. Per- 
chè tuclavia arivava gram n.° de cavale lizere dela dita Signoria de 
Venecia che stevano aloziato de fuora ala canpagna , che de continu- 
vo faceano stare tale Franciose indrelo , che poco nocere ie poteano. 
A queste suoa S.»* ie fece, secondo al mio riporto, una dignissima 
risposta, dicando: — Dilecto nostro figliole amantissimo apostolico, 
per avere inlese al tiiolo do vostro Signorie io me retrovo molte con- 
tento e salisfato da quelie, com al presento lui ie ne faria vedere la 
suoa vera esparienlia per via de uno so bando, com quelle potera- 
no al tucto intendro — . In prima andò al dito bando ala renghiera 
dal suo palazo magno in loco consueto, che per parte de suoa S. ^ 
che tucto li conpagnie overe Conscie de tucte li arte dovesene venire 
in piaza com suoe confalonere inanlo, come suoe bandero et armata 
manui, che fu a dì :22 dal mese d'octobre, die martis, 1510; et 
che prima lore se dovese andare a melre*in punto in suso al canpo 
dal mercato, com lor feceno; e po' veno in piaza come suoe gram 
iubilatione de tronbe e tanbnri. Arivato che loro funo dove ala ren- 
ghiera dal dito palazo se retrovava presentialemento al dito papa, et 
in quello loco facta che fu tal suoa rasegna, la suoa S. *^ ie dete la 
suoa benedicione come quelle suove voce — lulio, lulio — che pe- 
netravano insine al cielo. Facto quello, di poi lì presento fece anda- 
re queste suo secando bando, che per parte de suoa Sanctità che da 
mo incuto che tucto al popule e conta e dislrelo de dita ciptà de 
Bologna debia eser asento de tucto punto per insine in cappe del 
presento anno, comenciando a di 22 dite, come ut supra (*): forni- 
to che sorà al dito anno, suoa Santità vele che suoa tale asentione 
debia durare perpetualemento per dieta ciptà e conta e destreto, com 
ut supra, notificando lui che questo volo che sia la suoa ultima vo- 
lontà per la nocentia et gram fedilità deli dito suoi popule inverso 
dita Chiesa, zia per lui visto, come ut supra. E di poi fu dato licen- 
tia ad ogn' ome che andase a suoe habitantie e a eser bone e fidi- 
lissimo. Avando zia intese dite Franciose et Bentivole la granda unio- 
ne facta per la SJ^ dal papa com tale Senato Bolegneso, molte se 
turbone, com tu poi pensare, e poi avere intese che al canpo dela 
Signoria com al signor Fabricio CoIona se apropenquavano per venire 



(•) FoL 171 b. 




ala defensione dela ciptà de Motena; per modo, avando lore intese:^ ì 
al tuctOy feceno retirnro dito suo canpo per insino al dito Castali 
Franco ala secura, et il se fortificone, faciando lore com quilli homi 
ni che al suo noraice aprecia, et 11 aspetare de vedere che boca fa i ^^ 
al tenpo. 

Canpo dela Signoria arivi a Modena. 

Ài dito canpo dela Signoria se arivò ala ciptà de Motena per !■ M \i 
berare quela dala forcia de dito Franciose, che fu a di 2 dal me&.^'^Kf 
de novenbre 1510, die sabati. Alozato che lor fune, in brevità ven»f j^i 
al dito Castello Franco ot abele, che zia dali Franciose era abandoc:>£>d 
nato. Et II se fortificone per liberare quela rivera per favore de dìtm^ mA\ 
ciptà de Bologna. E dipo' infra al tenpo al canpo apostolico se fec^^>£>e 
inento et andò a piare al castello de Sasole, che fu adi 23 dal me^jcvn 
se de novenbro dito, die sabati; al quale fu prese per liberaro queUf^i< 
rivera, a ciò che al canpo de Franciose più non potesene andare pe^c^ [ 
quela dita rivera a Bologna , com zia lore aveano facto. Al quale caiS'^> < 
stello i era per suo castclano uno Zollano da Casale a peticione e#^ 
instancia de madona Anzelica nioiero dal signor Alesandro di Pio<:>i^i 
che, secondo al mio reporto, fu dite che lei i al vendite; e poi pe^<^ 1 
castelano novo ie fu raeso uno nostre nobile Bastiano Moratino di 
Forh; per tale via e modo che da queia bora inanto molte stete 
to tale dito paso. 

Festa facta a Bologna per la coronatione de papa Inlio. 

La dieta festa selene facta et ordenata ala ciptà de Bologna e 
tucta la proventia dela Uomagua se fu per memoria deli annali del 
coronatione de sua Santità, e che era stato in quello tenpo facta 
celebrata ala ciptà do Uoina, che era stato a di 24 al mese de n 
venbro, die dominico. La quale fu tuta celebrato per dito ciptà e a 
Bologna e la Bomagna da quile suoi populi com suoa granda vene- 
ra tiene (*). 

Et infra al tenpo, zoè a di 3 dal mese de decenbre, die veneri^ 
al canpo de dito Francioso focene uno gram sforcio et stracorse per 
al teritorio de Motena com grande inpido, vinendo a trovare li nostro 
non tropo lontano da dita ciptà; per modo che lore feceno uno buom 
butino. Et vene morto e prese del' una parte e del' altra com lore 
danno. 

Castelo dela Mirandola preso dala Ghiesa. 

Al dito castello della Mirandola vene suota al manto de Santo Pe- 

O Fol. n« a. 




f 



315 

tro ala vera hobidentìa dela sancta maire Eclesia, conciò fuse cosa 
chea di 17 dal mese de decenbro, die martis, anno Domini 1510, 
ie fuse andato al canpo apostolico asidiarle, perchè in quelle loco se 
retrovava >!.• Zohana Trancia, zia mogliero dal conte Lodovico de 
dita Mirandola , al quale era zia morto da una artegliaria ala ciptà de 
Feraria, che lui stasea com la lega dela M.^ del Re de Ferancia al 
servicio de Ercole da Esto marcheso de Feraria: per al che dita Ma- 
dona per esere lei bene amata da quello suo popule , lore tucto inse- 
mo se erano molte bene provisto de hogne suo bisogno d' aspetare 
al dito canpo. Per al che zorne e netto lore bateano dito castello : 
tamen poco male ie poteano faro; per modo che al fu forcia ala San- 
tità dal papa i andase presentialemento, che se retrovava per suoa 
habilatione ala ciptà de Bologna. Arivato che lui [fu], al fece gran- 
da interogatione a quella dita Madonna , che lei guardase bene quelle 
che lei facese a non volere venire suola al manto de Sam Piero, com 
utsupra, per modo che lei se ne poteria pentire; perchè s' al so di- 
to canpo al pia per forcia , luto lore serano mese a fogo e saco com 
suoi ribelle, che lor suone, per eser lore andato al' aiuto de dito 
Franciose conlra al paciQco stato de sancta maire Eclesia : tamen , 
secondo al mio riporto, quela dita M.* ie fece questa risposta dican- 
'^io: — Padre sanclo, s' el Conto suo marito era andato al servicio 
^e dita lega Franciosa , a lei molte ie ne rencresea , perchè mai cen- 
tra la dita (Chiesa lui non dovea andare : tamen che F era stato per 
Ji gram superchio e dispeto che prò tenpore i avea facto suoi familia- 
^ de dita suoa S.^, recordando a quella che senpre lui era stato 
l)uone et Qdello al slato apostolico, com suoa S.*^ sapea al luto quel- 
le che avea facto dito Conto so marito ala rebilione de Bologna per 
<lila Chiesa conlra parte Bentivola ; che lui era stato boia a piare di- 
te Bentivole e dare nele mano a Monsegnore Legalo de Bologna car- 
^eoalo de Pavia, come lei credea veramente che sua S.^ de queste 
lui ne fuse informato ad plenum. Si che per le rasone asegnato, Pa- 
^re sanclo , per al proverbio se spando che al dispelo se fa V omo 
traditore: tamen Dio voia perdonare al Conte mio marito.; che quan- 
to (*) per lei e suoi familiare, che conlra la sancta maire Chiesa 
non volea esero, purché la suoa S.*» se volese dignare d'arecoiere 
suola al dito manto de Santo Pelro com hoc modo, che lei e suoi 
haredi.et familiari posano e debano romanere in dito suo castello 
suola al tilole de suo buom vichariato de dita sancta maire Eclesie 
in gremo de dito suo bom popule, el altre suoi capitole — . El que- 
ste dicea, quante per lei, crodando che tale popule sera contentissi- 
mo com vero buom cristiano, che lore erano. Non più: basta, lo voie 
melre (ino, per al che sua SJ^ fu contento de hogni suoa cosa, per 
la quale ie fu asegnalo la posesione dal dito castello com la suoa 



n Foi. n« fe. 




I[l ^ 



310 

vera hobidentia , a dì 20 dal mese de zenaro , die luni , anno Dom *^\ 
1511, zoè al zorne benedeto de Fabiano et Sabastiano martiro. 

Fato tucto le suopra dito cose, com ad plenum inanto n' 6 par 
to nele suoe inslorie, suoa S.** de quelle loco se parti et vcno 
castelle de Cento che già più volte, al tenpo che lui era ala mili< 
dal suo capelle apostolico, lui era stato per suoa habitacione mol 
volte, per escr in quele tenpo al suoi per al titole dal dito capell< 
che fui dita suoa partita a di 5 dai mese de februari. Al quale L 
era stato in dito loco mo suo gram senestro atorno a dita Mirai 
per la gram moltetudine dela neve e ghiaze che in quelle tenpo cr:=K)- 
ciava, per avere tenuto quella vernata de suoa natura, zoè freda e 
secha com dito gram ghiazo. E di poi lui stete in dito castello •^ de 
Cento per insino a di 7 dito, die venere, com suoa granda veneratì^Kio- 
ne de quelle dicto suo popule. E poi se parti e tornò ala suoa ci[i_— jptà 
de Bologna, e li aterminò tucto li fate suoie. 

Seconda volta che al Papa se partì da Bologna andò a Bavena».-^^ 

La seconda volta che la dita S.^à (jai p^pa se jmrtl da BologK:^3^^ 
per andare ala ciptà de Uavcna, che fu a di 12 dal mese de febru ^c-**" 
ri, anno Domini 1511, die mercurio, et arivò ala ciptà de Imola ®^ 

h steto la noto e V altre zorne. A di 13 dito arivò al castello de Rr -^^ 
sio e li steto per insino a di 18 dito februari, die martis; po' parV '^^• 

Prima volta che al Papa andò a Ravena. 

La prima volta che la SJ^ dal papa arivò ala ciptà de Ravena -^^y 
che fu a di 18 dal mese de februari, die martis, anno Domini 151 -•^i 
che venea dala ciptà de Bologna, che potea eser cercha V ora vig» '^re- 
Sima seconda; et fu da quelo suo popule bem viste e solenizato. K ^^ 
alozò int una certe ghiesa nova che avea fato fare li frati de Sanc^ ^^ste 
Maria in Porte, la «juale era posta com suoe grande habitatione, di^ ^^ 
ve li se retrovava uno suo orlelano che avea dal piacevole, al qua .^fite 
da teneri annis era stato alevo de suoa Sanctità, et molte com 1^ -^^i 
fabulava com gram suo piacere, dicaudo lui de volerete menare coc^pon 
esa lui et farle dal beno; e lui dicea, secondo (*) al mio reportc:^-*^» 
che non ie volea andana; per al che no ie volea dare alcuna co^^^^ 
del suo borie se lui no i al pagava; stasando lore tuctavia in stK-*^'' 
berlo, recordando al pap.i lui quanto male lore aveano fato insemc^ -•^• 
Tamon in quele loco lui era grani maestro, s' al fuse stato savio. ^ 

dipo' queste, a di 21 dito, suo S.^ vose andare a marina a piare a ^^'" 
quanto suo piacerò. Et (|ueste fece le molle volte, per insino che lu^ "' 
ie stelo; e dipoi a di :2r) dal mese de marzo, zoè al zorne benedet-^ ^^ 



(•) Fol. 173 o. 



che fu anontiato al Verbo divino ala inmaculata Maria razina e madre 
de vita eterna, die martis, che in quela hora la piogia celeste forte 
abondava: et con esa a lui menò cercha G deli suoi conpagne sìgnu- 
ri cardinale, et andò ala ciptà zia de Cervia, et alozò int uno suo 
palazo magno. Et in quele loco i era slato per quile suoi Cervese 
bem properato hogne suo bisogne e da quille fu bera visto et vene- 
rato com sove iubilatione, et masime no ie lasando mancare alcuna 
quandità de quelle suo sale bianco, che per la Dei gratia ie n'era per 
al suo bisogne. 

E dipoi r altre zorne, che fu a dì 26 dito, die mercurio, cercha 
r ora vigesima, trese uno gram teremoto com suo gram terore, per 
modo che suoa S.^* per la gram paura che lui recevite vene zose del 
palazo com gram furia lui sole per una suoa schala non tropo utile. 
x\rivato che al fu in tera, fece lui alquanto suoa resistencia per in- 
sine che suoi cardinale ed altre arivone, e di poi usi fuora per la 
porta dela roca et intrò int uno suo praticello bene hornato de fron- 
de e Aure, et lì stete alquanto a reponsare per insine che parse a 
lui che fuse fornito al dito gram terore. E di poi se partì et intrò 
int uno altre certo palazo, parando a lui d' esere più ala secura: ta- 
men lui cavalcò la noto et andò dreto a' lito dela marina per più 
suoa salvatione. Et li stelo per insino ala sera. E dipoi V altre zor- 
no, che fu a dì 27 dito, die iovis, se partì et andò al porto Cesena- 
dico, che lui montò in suso una suoa chinea ; et com lui fu montato 
a cavallo, trese per tera li suoi guanto e andò senza. E di po' se 
partì et retornò ala dita ciptà de Ravena, faciando lui, com ut supra, 
de hogne su piacere. 

Canpo dela Ghiesa roto dal marchese de Feraria. 

AI dito canpo apostolico zia era stato roto dal canpo dela lega 
Franciosa in loco chiamato ala Fraschata, non tropo lontano dala 
bastia dal fosato de Zaniole, che fu a dì 28 dal mese de februare, 
die veneri, anno Domini 1511, in queste modo e forma. Conciò fuse 
cosa che Alfonso da Este marchese de Feraria com al so grando in- 
segno, avando lui intese che dito c^npo apostolico in quelle loco era 
aloziato com poca misura scucia (') alcuno suo comito, et parando 
a lor che le guardie del dito canpo non stesene tropo vizilanto com 
doverla fare quelle che suoi nomice aprecia, per modo che avando 
visto dito Alfonso tale suoi disurdine, fece fabricare uno suo ponte 
com grani mesura bene inteso da potere pasare quela aqua lì propin- 
que et andare a ronpre tale canpo apostolico, come lui fece, in que- 
ste mode e forma ; che al zorne inante avea mese insema gram parte 
de suoa zento com multe cape de suoe artigliarie a queie propriato, 



n Fol. 173 6. 



Tf In hnMìH •» |Mi* nmlnrp aHiilmn» la ripln i1«» FiTnn.i \^r \^'^^ 
ne <1«'l MIO rnn|Mi ;t|HKtii|iiNi. rhi» iliio Mnn*li»*H4t 1* n\*'iì r»<«». «^--^ 
nupni. Kflh* init»Hii'. ftHv |i»r»» \«'mn* siim r<iint<in«i |N»r l^|•^.'' r» 
dt* It'itii:!;:!!.') Il fan* finiMtliiiifMidi «li'tt* iil«*iiit**itJiti*iiii* t!.tl i)iU» «-.« * 
p). thinl«*nn|ii i*h»» l'»rr lii'ilN*n*' h»H^nf siiim» nisa, miìia ^ '* **• •.?• 
el nini"! ;il;i ripl.i <lf litiul.i . r|ii» fu n «Il *'• ili!'» i»|it»rili'.. •<:•■ •*•<* 
no; !• Il Nirh» iiii.'i iioin 1/ HJiPi /.»riii», /«H* n ih T ililn .i^.f-.-. •- 
%'i aln Nimn riplii <lt> lUi|«it:im. .\n\nl<» rli«* lui fu. iti «iiKit «..-ìì 
SaiiliLi ••••iiitMi«-io ;i f;iri' |in»|M'rjir«» iiik* U»II'i |»ri*M*iil*i «U \»*'» •* 

imn* a «litii Jiiitiavilurt' iti|M*riJil In* /.ui lui, h«h*imii1*i al iii:'tr*-.«/' 

rrn \i*mtii iliil;i Him;! ri|*l.'i it** M<»I<miiì iiIh irhi*^%«i tl«*|ji •it»<«**r\4;.i 
9P ri*lni\;i iti'l l«'ril>*riii ili* dita (*i|i(a tic |(til<i«;ti:i . |nt n%|w*(ari .» ' -i 
Sniirtil.i «l.tl l»^»|''' •'!"* ^••ii»*'i «^'t HjiM'Iim , inmii ili «^iipr:! . ••! •vw* ;•• 
eHt*r /i.t .iri\;«l<> t .'inli;iN.'i(ori* \(*iiiluiiio f*( aUn* i*h>* i-fiifi %ìa: « 
»ili»n ilp't.t fai.i .il.i i-i)tl.i iji* Miiiluin |mt ilita miiih I« .'n 

.\iba*«atfirT ln|N*rialo v^nno dal V^fz a iUI«;:«x 

\l itit'i iii.'iift ii.iri'i l'I aiiliaNJitiiri* iri|M*rialit •'hf \**iit..i •\\\% m 
MliMI <*lt.i '!•' Mit*'ii:i. ••( t*r:i /i:t . M*i*Miii|it :il iiii«i r*-f-«rl«i ti*;:* 
/oriiM i«'|»«.iiN..'.i il.i ■/iiii'«».i «t»*hi Mlisrr \ .liijt . |»r'»«»j'i l'I»- .• •? *. ♦ 
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I Mli «. ! I '• f» ^'•^l . • ■ ' I .■ '. I- |ti*r*' *' « •'II'» l'i'lM 1» ^*: '»i ■ ■ • 

• fi. l •. 4 



modo slcnnn non ie vose »echoltare, né wiamdio dare alcuna suna 
risposta. Pur al die loro se feceno iiidreto, et lui respose a aiioa 
piantila die avea intese al tanto quanto quella i avea preposto, che 
io brevità lui ie respoiideria ad plenum, Facte queste, suova S. "^ ie 
fexe fare ijueste bele infrnsppìplo pi-eseiilo. In primis ciriole de eira 
biaiicha per suos tavola, maze 14, clie pesoiie In soma libre 150: 
dupieri de eira bianca, maci 28; per ciascuno mari ie n' era olo, 
che pesonc in soma libre 450; et piato d' arzento numaro i2 pieno 
de schinalo. zoé dui per cìaschuno, in soma n.° 24; e più piate 54 
pieno de mìiuramento salati, et per ciascuno ie n'era 8; in soma 
Dumaro 432. K più, i era 4 vaselino de malvasia, e più i era scha- 
Lule 4 pieno de (') ; e più, ì era cara 13 de vino pure; e più, 
cara 35 de biava, zoé aaco olo per ciascuno caro; che asendo ala 
quaDdìlA de corbe, in soma, n.° 320, le quale erano atomo ala piaza 
di verso Sam Petronio dal' altro canto de dita piaza. Dì verso al pa- 
lazo dal l'odestato i era mule n.° 75 car^ de Tormento, che erano 
■ D suoma corbo 300. El resto dal dito presento erano in schera in 
meze dita piaza, a ci6 che dite aniìasatore al potese vedere quando 
al pasaso, che venese zose dal so palazo magno, dove la S." dal 
papa i avea dato snoa hodcntia. E quando lui venne lu aconpagnato 
cl« Monsignor cardinalo de Pavia per insino ala uusila dal dito pala- 
lo, che più inento non potè andare per la granda inondatione dcl'B- 
qua che faeea la pioza: tainen fu aconpasinato [jer insino al so luza- 
mento da molte altre nobile e prelate. E dipoi dito presento tucto ie 
t\i apresentato nauto al so conspeto in dito suo alozamento, al quale 
B lui e tucto li suoi altri ie fu molte agratissimo per eser veramente 
Una preciosa cosa secondo li tenpo, com ut suprn. ¥, di pue certe 
«lire volte dilo anbasatore insemo com quelle del He Catolico Foran- 
do Ite de Spagna andavano da suo Sanctilé a hogne lor voglia per 
Vedere la vera suoa (") conclusione por quelle che lore erano sialo 
mandato, senpro pregando esortando dita suoa Salitila, mm vere e 
buom pastore dola sancta fede rristiaiia, che lui volese bene apreri- 
re ti suoi hochie corporale el suoc horcohie da potere bein vedere et 
hodire et iudicaro per quesla povera svinturata proventia de Italia, 
la quale al presente se ritrova sopra al teiere cmn suo gram danno. 
.Mttra iutendandn tale popule Rologneso lale suo cordiale supllcare, 
com al papa per al beno dela republicn per dilo anbasatore preseno 
Wr ardire; una gram parte de lore se convocone nela ghiesa dal so 
protetore Sam Petronio, et II per lore l'u concluse de volere suplicare 
aia S. '■ dal papa che qncln se volese dignare de fare e curare ila e 
Uliter che lore poteseuo avere dal fermento per liciplo precio per li 
, a ciù che lore non moreseno de fammo. Kt II per lore 





322 

de comuna concordia fecene fare tale suoa dita suplicatione, e tacto 
insemo a viva voce comencìoiie a cridare — Abondantia, Abondan- 
tia — ; et introne nel palazo dove steva la S.** dal papa. Et quela 
tale suplicatione la detono a suoi porterò che V avese a dare al papa; 
che fu a dì 14 dal mese d' aperile, die dominico, zoè la domenega. 
dale palme anno Domini i511. Tamen tale suplicatione non abene 
resposta alcuna. Di subito ne fecene un' altra; tamen per le sacreta— 
rio dal papa, secondo li mei riporto, ie fu trabaldata. Alora tale 
pule montoe in colara et per al conseglio d* alquato suoi homine 
vio ne fecene fare un' altra, et a suoa viva voce andone presentiah 
mento ala camera de suo S> pregando quella che volese eser coi 
tenta de dignarse de lore ascoltiìre. Alora al dito anbasatore catolit 
parse che lui abbe a dire: — Padre santo, a V. S.^ toca d' ascolt».^ ^va- 
re le vostre pecorelle com buom pastore che voi site — . Alora •" j^ ft 
aperto e data tale suoa suplicatione, la quale narava al tute; p»<:]' p^ 
modo che per intercesione deli suoi signure cardinale e dal dito avj^ ai 
basatore suoa S> bordino che da quello zorne inento s' avese a d;f> d 
re la corba dal grano per precio de soldo 40, che prima valea solof <=».ol 
55; et che lore ne potese avere a tucta suoa voglia per li suoi dL> Mi < 
neri. E dipoi a di 20 d' aprile dito, die dominico, zoo al zorne bc:f : t 
nedeto dcia resuratione dal nostre vere Redemptore M. lesù Cnst^^^list 
la S> dal papa volando lui fare V antica usancia, che senpro in tai^;^ te 
zorne lore pontifice ave dato la benedicione a lore popule, dove H « I 
se sono retrovato, per al che siando al presento suoa S.** in dics>l tiic 
suoa ciptó de Bologna, ancora lui vose fare al simile, e dete 8u>m:-^«su< 
benedicione al dito popule Bolognese in questo modo e forma. In pic^ pi 
mis a dì dito suoa S.^* se aparò in pontificalo et vene ala renghie^* •'^i 
dal so palazo di verso al monto, dove ì\ com lui se retrovava Mo<:>*^^o^ 
signore R.™» cardinale di Graso, no[bi]le suo bologneso, al quaìmM ^^ie 
com al papa dicea, e lui replicava al (*) popule a suoa viva \om^^:>^^'^ 
hogne suoe cerimoni; per modo che veramente in tale zorne se reli-*^^^^"^ 
in suso queln piaza più de dece milia anime, stasando in quelle loo^^"*^ 
com suoa grani devotione, com rechedea a tale cosa. Fornite de dai^"^"^ 
suoa benedicione, retornò in camera. 

Infra queste tenpo dito anbasatore inperiale determinò de voIeK^**^"^ 
fornire per quello che 1' era venuto e non stare più in tale locco^^^^^ 
bemché zia al sabato santo suoa S.^ i avea donato tre. some de c*'^> ^ 
vrite et stramo per suo use; per al che a di 24 d' aprile dito, di 4> ^* 
iovis, retornò da suoa Santità per tore licentia, credando verament ^"^ ^" 
ohe infra lore fusene d' acorde per eser stato le molte volte insemc** ^™ 
ala vera conclnsiDne, cnHiando clic suo Santità stese lui per conteutf ^^^ ^" 
de quelle elio loro avoano parlato insemo. Tamen fu per contrarioo ■ '^^^ 
che a dì dito, ala (juarta liora dola noto, suoa S.»à ave mandato pe^^^^ ^ 



(•) Fol. 170 o. 



323 

lui, dicando che per niente non volea che fuse concluse suoe facen- 
do in quelle modo che lore aveano fato. Secondo al mio reporto, suo 
S.** non volea per modo alcuno che dito Veniciano rendese la ciptà 
de Padua alo Inperio, né eciam romaneseno fuora de suoa lega in 
guera per le promisione et beneditione che zia lui i avea facto. Mo- 
ra dito anbasatore da lui se partì disconcordanto, dicando che lui 
non avea tale otorità dala suoa M.** Inperiale de potere resolvere 
queste. 

L' altre zorne, a dì 25 dito, la malina per tenpo, cercha V ora 
nona, retornò da suoa Santità insemo com dito anbasatore de Spagna, 
e Iramedui iterum de novo pregone suoa Santità che non volese guar- 
dare ala suoa bramosa voglia inverso dito Venitiano; per al che suo 
S.** molle bem lui avea apute quele de suoa ghiesa da lore; et che 
lui ancora volese considirare quele parole che dicano — Que sunt 
Cesaris Cesari — , e considirare che dita suoa M.** Inperiale vole al 
suoi inverso de dito Veniciani, come lore dito anbasatore credeano 
veramente fuse concluse; recordando a lui quele che prima i aveano 
dito, d' aperire suoi hochie et horechie et bene considirare quele che 
a lui ed a altre ie poterla incentrare per esere tucta Italia in s' al 
teiere, com lui vedea. Per al che suoa S.^ et altre se ne poterla 
pentire, per sapere bem lore la volontà de lor M> corone, perchè 
al pentire tarde poco vale. Per al che vedando lore suoa S.»* eser 
cor Faravonis , tesene bona licentia per andare inverso suoa ciptà de 
Motena, com ut supra. Et partise a dì 25 dito, aconpagnate dala 
guardia dal papa e dal cardenalo de Pavia molte lontane. 

Alerà intendando tucta la Lonbardia e la Remagna le gram di- 
scordie che zia era remaste tra la S. ^ dal papa e dito anbasatore, 
molte quilli suoi babitanto s' atristone , aspetando de era in ora al 
frazelle dela gram fuorcia del braze de dita lega Franciosa ; per mo- 
do che intendanto al (*) papa tale grande lamento, se rechò la barba 
al peto et fece lui penseri novo, et fece adunare tucte le suoe zente 
d' arme insemo ala Finale e Sam Feliso aP incentra de nemici, et li 
fortiQcandise ad ogne sue potere, considirando suoa Santità quele che 
ie porla venire. E dipoi, secondo li mei riporto, parse che suoa S.^* 
retornase incognito al dite sue castello de Cento, et lì feze certe suoa 
mostra, e pei dete dinaro ; che fu a dì primo dal mese de maze. 

Fate che lui abbe al tucte dal sue volere, retornò a dita ciptà de 
Bologna, et qui com li suoi signuri cardinale comencione a pensare 
et deliberare quello che lore veleane fare; per modo che infra lore 
fu concluse de volere de quelle lece partire et ala ciptà de Havena 
venire per più suoa salvatione. Per al che lore fecene caregaro 22 
mule de suoe robe per mandare ala suoa ciptà de Roma per eser più 
franco, e poi fare che al se canpo faza fato d'armo com le nemico. 

(•) Fol. 116 6. 



311 



L* oltiM partita dal ^^ per aidare a Ravesa ^ t^* ^ Rnu. 

ÌM ititii iilliinn fMirlila dal (KifMi |N»r andare a i(av<*na e i^n • K» 
ma, rhf fu n *\\ li dal rii«»M* dt* iiiaxii, die men*iino, 1511. ^C i^ 
>(i a IriioJH , t' Il M«'|ii i|iii*|a noti*. 1/ nlini ziinie, a di diUi. %e». i 
Fa«*ii£ii . fli«* hiMH. ««t II ftve ni si» dt»si*nan*. K pi»* %eni» a cena •«! 
iKiHtm cMpUi ilf Korli, el (|iii Hleti» i|iieln note. Iji luatina prr ire^y^^ 
se ftvi* diff la int*sii nel» ramerà ilali Ninfo, e difHH deir «liWor^ 
iiMiernle ad okii* omo mrain |io|miIo, e di |m»ì fece lui Mina |j«ruu h 
aiNlii a d«*M'nan» ala dita npta de Itavena ; elie fti a di K» de màt* 
diti», dif \i*n«Ti . IMI. iVr imulo ohe siioa S.** jte fertoò m «fj^»» 
l«M*o iNT :i\erf mi«mi \ia fraiicha, as|N»tandt» lui luela^ia tIk «i «^ 
r4in|iii fj(ri*%«* fate d* armo eoin li KnineirH«i, cnMainlo vemmetifc» ^v 
tale ni»mir«* fiiM*no roto, dieamlo lui d' avere ra!U>ne MMnana ^^f^f 
a hio **il al niiifido Tameii n«*l /.i»rno del suo |iartimeiitfi ita ÌP«^«rM 
Blande iiirtf dui lille r«in|N* df» la dal flum Panan*. dito trnt^f*^ 
%* alae*»fie . fa«*iaiid<i |i>n* traili .%i*liaramuxa ; |K*r iiiodii rtn* li t^v^r* 
a>fa |in*<w |4i hiMinne d' arme min la mort«* d' alenilo valeniaK.u^ 
del* una |Mirt«* e del' altra ; |N»n*h«* zia a di tTi de dito mafu te «-n 
ari>atti al;i iio>ira ripta dt» Korli. al <|iiale U»riia\a ala \en b^Àmèr*- 
Ha dfda M *^ dal dito |U* d«* S|ia(;na al dito Mtfuor labnei«> i«^«;.i 
|N*r l«* niNtiiit' d** dilli anlrnsator** Miopra avallato; e più. prr n^rrr tu 
!%lato |tri<M' M /iih:iiit» Paul** Mantlt»iie rh«* m* rt*ln»>a\a per la >n 
ala i*ii^t-MÌ: I itti r;i>|rl|.i ilf*|ji Miriii'lola K di[iiM al rAUf»* d;*-«: 
ii'i^!if \*.n^' « II'- Uì^f .iih)ìi(ii .'hi .'fln/.-ir»* a Iji'^lfl»' Nini /••Niti-- l» '^ 
rilii . j«f il .I).- [.«r^i- » [ir jon* ;i\i*^-ii«i l;i ^\*\ìì «li»* al •!.: • 
fr.iiu»-^'» \-l« I viiiiF'- iii'^'Mih» •'•»iii |nrlr |t«*iiti\<»l.i .«^idur»» »» ., 
I'hìI'i,:!!.! \»t *-^* r /I.4 |i-irlil«> .il |i;i|i.i d \fiiul«» .ila ri(»l.i ■>- !•• 
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duì'.t-'r- • Im ,iI (. .;im|ì' ili- rM'I'tjii.i nuli fanali** far»* iitt-nl»» a. • 
J r tir , '^t I"' Mi» !f'' «)»iilr«» Il |i.irl»* lU'tilixnla jH-r f.ir»* «J.^f»-; i 
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ria alozfi pur di verso al monto drclo ni fìum lleno, denstanto de 
ciptù percha doe miglia, in Ioro chiamalo Ponto da Casalecliio, per 
suore de guardia per guardare qiiela via dal zoe dd' Alpo de Tospha- 
na, che zenle conlrafala per quela rivera non veiieseno ad ofendere; 
die fu a di 16 de inazo, die veneri. 

Avundu zìa inteso dito canpo Franciose le deschoi'danto cose che 
erano roinaste infra la i^.'° dal papa com li anbasature inperìale et 
He Catolico per la suoa grani durerà de suoa Santitii, e poi c]uela 
zia eser partita com 1' avere e la persona da dita i:iptà de Bologna, 
et esere venula pi-esenlialemenlo a dita ciplà de llaveiia, et quella 11 
retrovarse più preste de fuzere che slare, di subito veno dito canpo 
ad alozare drelo al fium Ren, in loco chiamato al l'onto da l'anigalo, 
dreto ala via Flaminia che venea da Moteiia, et com lore menone la 
parte Bcntivolo com hugne suo potere, sole per velerie retornare in 
dita ciptà de ftologua. In al so alozare li nostri i andone a trovare, 
e li fecene una seharaniuza, per modo che vene morte certe valenti 
homine del' una parte e V altra, et maslme uno capo de squadra de 
M. Anibale Benlivole; et ali nostri ie fu tolte le mulle sarune et al- 
tre drappe de seda. Alora vedando al Senato Bologneso d' avere al 
canpo deli nomice et amice nel so ter;torio, intorno et propinque a 
dita cipta de Bologna, et eaere dal dito mese de mazio com substi- 
nimento de suo gram danno, per eser Iure aloziato nel liore de suoi 
zardino, per modo che inmediate feceno intendro ala S. ■■ dal papa 
com quella caramente pregaro che volese eser contento de mandane 
tale sforcio che almanco al canpo deli nomice se debiano partire. Alo- 
ra, secondo al mio riporto, suoa Sanctilà ie fece reaposla, se lore 
non vulcano tale nomice in quelle loco, che tuto lore pupule se me- 
la insemo com dito suo canpo e dare adose a tale nomice: che se 
cosi faciando lore ronperano tale suoi nomice, et lui sera contentissi- 
mo; et iaudandela lui et benedicandole lui com cosa bem facta ('). 
Alora intendandu tale mio popule Golegnese la risposta de suoa S>, 
dì subito ie comencione a fumare li suoi camine, per eser lor de suoa 
natura alteri; perchè lore domandava aiuto a lui per restaura tiene de 
lore bene, che per la caupagna se retrovavano, et lui ie volca dare 
conseglio per dita suoa risposta, com ut supra; considirando lore che 
conseglio non cacta canpe, mo forcia si; perchè lore se retrovavano 
£uupra al teiere, com i era slato dito. Non sapevano lore de chi fi- 
tiare; non d' aniice e non de nomice: dubitando, se lore esisine fuo- 
re per spugnare le nomici et lasandu lore roba e moglie e figlioli, 
che forsa poterla bene esere che queli cbe lore tengano per amice ie 
ag raria le porle drete et sachezaria suoe case, e poi s' andana con 

, com suo gram dane e vergogna. Tuclavia de novo feftene inten- 
) a Buoa Santità che tale cosa lore non poterebbe fare et che lui 



ioveriH comandare tucto lì cipta de fìnma^na che le doveao mandare 
'uno o dui homine per casa, che queste sarebbe zoghe de poco tavo- 
le, che di subito le ronperia, hofereniinae iore a dare vituaria a so- 
(Icìeiitia; e cosi faciando, Iore arano vitoria da eazare li Gali fuora 
de Italia corn suo grando hoiiore. Et casu che siina Saatità aon al 
faza fare, se ne poterà pentire lui e tutte dite ciptà. La resone era 
questa: — Se tal nomice ronpe al nostro canpo et pia la ciptii, pote- 
ria escr che tale Galli vorano seguitare vitoria per tucla dita Roma- 
gna , per eser quele suoi populi sbalude, che di subito Iore se ren- 
dirano et a Roma veniranudrelo a vostra S.'' — Et che lui ie pooese 
gl'ani cura, perchè al bisognava. Tauien suoe resposto a dito Senale 
Bologneso a mi incognito, salvo che per al vulgo se obtenea che lui 
ie comandava che al soi canpo sopra hogni cosa doveseno Tare falò 
d' armo coni suoi nomice, et i|uilli ronpre. Alora vedendo dito Senato 
Bolognese che tale suoe parole erano verha ad Kfesìos, che h<^ne 
zorne andava via al so pane coto e crudo, zoc che taiavano tucte 
suoi grani; per al che, secondo al mio reporto, una famia deli Ario- 
ste com multe altre de noto tenpo se erano convocato e deliberato al 
tucto de volere retornare dentro da suoa ciptà dita parte Bentivola 
com suoi cetadine e nobile che Iore erano, fecene suoi anbasstore 
incognito che andatene in canpo per al dito M. Anibale. che fu a di 
21 dai me^e de mazo, die mercurio, cercha 1' ora lercia dela prima 
parte dela note prosiina ad venire, anno Ioli. Alora inlendando diU» 
M. Anibalo la voglia dal so popule Rologneso, che vorebeiio che Iore 
reloniase a casa suoa a rinpatrìare, di subito, secondo al mio repor- 
to, convocò al Senato dal suo catipo et a quelle fece intcndre al tti- 
cto. l'tT al che alcuno dicea: — No i andate, perchè voi seril« me- 
nato ala tracia per eser in quello loco Monsignore cardinale de Pavia 
com una suoa gram guardia; e di poi avere li suoi canpo intorno al 
fosso com suo tanto gram sforcio, poi la roca foniila (•) de hogiie 
suo bisogne, e di poi la S.*^ dal papa esere in quelle loco com al 
grande aiuto dela Signoria de Venetia; dubitando Iore per forcìa de 
suoi dinare e de espelle apostolico che voi non sialo inganalo da di- 
to vostre popule, per eser voi povere orfanelli. Perai che quilli tale 
de voi mai bene alcuno non pone aspetare; per modo, se voi andato 
e che ie siato dato nele mane al papa per le rasone asegnato, luì ve 
farà male capitare tucte voi povere frateli, a ciò che al luto sia siri- 
pada In parte dela sega, a ciò che al luto sia liberata tale ciptà de 
Bologna. — Per tale indicio et per Iore fu deliberalo che non venese 
per modo alcuno: tamen da Iore fune reingrattato, dicando per modo 
alcuno non volere venire. Intese che Iore abbe tale cosa, consideran- 
do Iore chfe per lui non ce era pericole alcuno, de subito remandone, 
Tuctavia luì fece com ut supra. Alora vedando Iore d' avere hordito 

n Foi. ns a. 



987 

tale tela, se costui non veno, che tiito serano inpicato per la gola, 
[>er modo che la noie pasava, determinonfi lore de volere ohiarirele 
per hogne via, et 11 a viva voce comencione a cridare — Sega, Se- 
ga; Francia, Francia; Liberia, Libertà — ; per modo che tale voce 
andò del" une in 1' altre per tucta Ih ciptà; per al che ini uno mo- 
inenU) la mazore parie dela cilà fu armata inanu, sonando la m[aggi]o- 
re parie de suoe canpane necesarie, com li bur^o ludo iluminato per 
ÌDSiDe alorne ale mure. E dì subito butone zose la porla de Sam Fe- 

Use et andone per al dito M. A.nibale, al quale lore I' aveaiio molte 

^HOkii) chiarito dela suoa ^ram fede che lore i aveano dato. Et li fo- 
^^■toe ferito uno Achile dai Caleae et cinifue altre per mane deli Mari- 
^Hecbota a dita porta. 

^^K Et infra quele lenpo se parti dito Monsignore de Pavia incognito 
^^Mer la porta dela roca e dipo' ariv6 al dito M. Anibailo com cercha 
^^precento cavale el molla fantaria, aconpagnato dal dito popule, da 
^^^omine e done, zoo zovene e vechie; perché, secondo li mei repor- 
to, ce era tate vecbio et vechia avea più de anno 70, com forcati et 
gramoline in mane, che luto voleano basare dito M. Anìbalo. come 
quele suoe voce — Sega , Sega — che penetrava per insino in cello : 
e tuctnvìa la lera aluminalo per le sliiilo e finestro che parea de 
ielle «irne. Per modo che inmediato presene al palazo e di poi le 
^^^«se deli nomico a saco , el avando lore popule profesione insemo, 
^Buiice e nomice, clic più preste volere li suoi che li altru' ; considi- 
^^Kindo lore che tale Bentivole erano stalo de conlinuvo suo buom ce- 
^BMìuo el zenlilomine et amatore dal so bene dela republica. Et in 
fpieUe eslJinlo li contadino del suo conta, avando inlese tale suo snom 
de tor canpane. zia era andate suoe voce del' una vila in l'altra, 
sonando suoe canpane al' erma al' arma; per modo che ludo venea- 
Qo ala ciptà ale voce e suom de canpane de quela, che zìa al Duca 
de Urbino capilanìo com lucto al so canpo se era levalo et era drete 
al foso di verso al motilo, dove lore erano aloziato, K tuctavìa se ne 
fagiano per venire (*) nele parie de ilomagna ala secura. Tuclavìa 
per la lore gram furia, che lore menavano, stanpeiiavauo tale suo con- 
ladino che eridavano a suoa voce piena — Sega, Sega; Mora, Mora 
lucie al reste deli tradiluri — : per modo che avande inteso al caopo 
Veniliano lale slrepedo che se rctrovavano re de guardo del dito suo 
caopo, le quale erano alozalo dreio ala liumana, com ut siipra, di 
subilo se armone e vene streto inseme verso ala cipta, non sapande 
quelle che al se fuso, che a lore non i era stalo fato intendro cosa 
alcuna dal suo capitanio. Per modo come lore fune propinque ala ci- 
ta, intendanlo al lucto, se mescne a pasare drele ali altre, lasando 
r bo^ne suoi cariazo el arlegliaria; per modo che se vedene a ma- 
i partito: tuctavia voseno salvare la vita che la roba, che tutavia 




32« 

usiva Torà la cipltì, schurando lore quple die potè sverò; penihè o.\ 
gimile avea fnto li altre eh» erano {Misatu, Usando quelle che non 
aveano potulp portare, per eser quile lom stpcto rie pasazo che Coi^ 
eia era andare cavale nante a cavalo drelo a quelle fosso. Rt v^ue 
via in quele modo che lore polene per insino al llnm Saro Provesle, 
perchè le Imolese no i avea voluto aceptaro. Et 11 Steno quela ncz^lo- 
L' altro zorno, che lii a di 23, die veneri, se parlino la malina ~j»et 
ienpo et veno alozare nelì nostri prati dal Caserano. \1ozalo che 
funo, al popule de Faencia e '1 nostre ie devano vìluarìa, veda^'do 
al canpo de dito Francioso che zia tale eanpo dela lega del papa ^^ 
era quase tucto roto et fracasado per averle lore tolto hogne 8Uo n ■'*•" 
ramenU), con ut supra. Et più veramento Ione arehene fato, se 1 
non aveseno auto a pugnare com alcuno suo nomico in dita ci|^— ^ 
che, siando de noto tenpo, lore sera fopcia atendre ali nomice ^~ *^ 
sento et non ali abisento. Per al che in tala hora queste tute nos ** 
canpo schapoiavano , com ut supra, l'er modo che la matina per te ^-* ^ 
pò al dito canpo Franciose, che zia tuta la ciptà era presa, salvo cr^-* 
la mca, se veno dreto ali nostri per insino ala ciptà de Imola et -^^ 
Doza per tucta quela rìvera; tameu lore aveano fato forte al dì/*^ 
Castello Sam Piero per seraro quela via Flaminia che al papa piii^ 
non potese dare secorse ala roca de Rologna; per modo che al ca- 
stello de dita Docia ie dea vituarìa. Et al simile a me fu riporto che 
dita ciptà de Imola facea ; perché lore coreano hogne zoriie in suso 
le porto, facìando lore gram guardia, c^m Fano quilti che suoi nomi- 
ce aprecia. 

Orama' lo voie tornare a vedere com al dito Senato Bologneso éno 
romaste concordante insemo da conservare dale gram forcio de dita 
lega dal papa dita parte Qentivole in dita ciptù de lìolugna. In prìuia, 
r altro zorne, zoè a di 23 dito, M. Anibale, secondo al mio reporto, 
la matina per tenpo, com quelle che veramento lui volea prima fare 
al suo fondamento nel suo popule che in altra persona (') per eser 
lore slato quìlle i quale 1" ano retirato nele suoe brace et retomato 
lui e suoi fratelle a renpatriare in dita ciptà de Bologna tanto cordia- 
lemento, com lore aveano fato. Per al che suo Magniticentia com la 
volontà et consentimento dei Senato Franciosio suo preceptore fece 
lui convocare In loco consuveto al conseglio del dito suo Senato Bo- 
noniensis, et in quele, dipoi hogne suoa cordiale a lore per lui pre- 
posta, fu concluse che se avese alezere et criare e deputare homi 31 
suopra al rezimine de dita suoa ciptà; le quale insemo com dito M. 
Anibalo aveseno holorltà plenaria de lai suo governo lore poteseno 
fare la vaia suoa, la quale serano quiste infrascripto. 

Al primo se fu al dito M. Aniballo Bentivole. 

Al 2, M. Zohano de Marsilio. 



CJ 



339 



Al 3, M. leronimo da Sampiero. 

Al 4y M. ZohaDO Gozadino. 

Al 5, Hericolese Felesino. 

Al 6, M. AgaminoDe de Graso. 

Al 7, conto Andrea de Pepoli. 

Lo 8, conto Hericoleso Bentivoglie. 

Al 9, lulio Malvezo. 

Al iO, Hericoleso Marischoto. 

L' undecimo, Francescho Fantucio. 

Al 12, Alesio di Urso. 

Alesandro data Volta. 
Zohano Francescho Andruvando. 
lacomo Maria da Lino. 
Anzelo Ranucio. 
Ghinolfo de Branco. 
Alesandro Barzolino. 
Bartolomio da Monte Calvo. 
Cornelio Lanbertino. 
Felipo de Manzote. 
lacomo de Ingrati. 
Baldisera Cataneo. 
Verus Magnano. 
Laurentio Biancheto. 
Laurentio de Ariosto. 
Zohane Galiazo Poeta. 
Castelano da Castello. 
Gaspara dala Renghiera. 
Alovise Maria Grifone. 
Al 31 et ultimo, Zohano de Salustio Guidoto. 
Ale quale, criato che lore fune, per dito suo Conseglio ie fli 
conceso com ut supra, reservando la observantia de hogne precepto 
dela santa romana Cclesia et quante che per quella se aparteno re- 
confermando hogne suoa vera hobidentia lore a quelle che presede et 
presederà in dita suoa ciptà per dita santa Eclesia, com ut supra. Et 
eciam confermone quele potestato che al presento 11 se ritrovava et 
altre suoe intrate che a quella fuse pertinente. 

E di po' queste, dito suoi Senato andone ala suoa reca et a que- 
lo suo castelano, chiamato M. lulio de Vitelli protonitario apostolico, 
nobile dela ciptà de Castello, al quale sole era in quelle loco com 
60 conpagne male fornito de suoi bisogne, perchè Monsignor de Pa- 
via la tenea a dieta de suoe vituverie dita reca ; et qui lore ie feceno 
intendro per parto dal gram brazo dela lega dela M.*^ de Lodovico 
He de Ferancia se volea dare quela roca al dito Uegimento de Bolo- 
gna, che lore ie farano feste e salvatione. A queste lui respose che, 
una volta la Santità dal papa V avea mese in quella a peticione ed 



Al 13, 


Al U, 


Al 15, 


Al 16, 


Al 17, 


Al 18, 


Al 19, 


Al 20, 


Al 21 , 


Al 22, 


Al 23. 


Al 24, 


Al 25, 


Al 26, 


Al 27, 


Al 28, 


Al 29, 


Al 30, 




330 

instancia dola sancta romana Eclesta, che mai lui no se renderebbe 
sencia lecentia dal papa ; che prima lui se lasaria (*) cavaro in pe»): 
tamen più volte ie feceno tale domanda; senpro lui respose come ut 
supra. Per modo che a lore ie fu forcia a metro intorne cercha ^» 
boco de fuogo de quelle che se retrovava nel so palaze et altre ca- 
nuno deli Franciose, et lì la comencione a ha tre zorne e noto; T^ 
modo che, avando lui sole dui bonbardino, inmedìate da nostre ^^ 
tegliarie ne vene morto uno et le molte de quili fanti navorat;^ i^ 
quile suo scope de suoi casamento per la furia de dito arteliarà ^ ^^ 
fora. Et medico alcuno dentro non e' era ; per modo che dito c^3S^ 
lano se vido a male partito ; et fece lui determinatione de volere fe^ 
intendre ala Santità dal papa, che presencialemento se ritrovavtt. 
ciptà de Ravena, com ut supra, che, parti lui, volea che lui 
de poterse in quelle loco salvarse per esere lui stato inganat* 
Monsignore de Pavia e dali suoi fratello de lui, le quale se reti 
vano in canpo, che senpro dito Monsignore i avea promese de 
venire in dita roca alcuno de dito suoi fratelli com cercha trec — - cnto 
fante per eser lore valente homine et buom conterò dola Chiesa. Ta- 
men era stato per al contrario; che zia lore erano arivato a Ceasas^ena 
com al dito suo canpo e dito Monsignor de Pavia partito incogiEi=^it<> » 
com ut supra. Et qui a lui ie fu conceso dal dito Senato Bolog^^veso 
che lui avese termino recipiento da potere fare intendro tale suof 
tima volontà al papa. Intese che lui V abbe , suoa resposta a 
incognito: tamen vedando dito castelano d' avere al canpo de 
Francioso aloziato al dito Castello Sara Piero, per al quale 
serata quela suoa via, che per modo alcuno salvare non se p^ '^otea 
d' aspelare suoi secorso, et eciam li Ferarise dal' altro canto, P®^ 

modo che a lui era forcia a piare partito, e determinò de volere ^^' 

re quela roca al dito Regimento de Rologna com suoi capitole, sl^b^ ^'^^ 
la roba e le persone et altre : che fu a dì 27 dal dito mese de m^^^^' 
die marlis, cercha 1' ora decimo quinto, anno Domini 1511. Resa ^*^ 
la fui, dito castelano se partì. Partito che al fui, di subito per es^-^^'^ 
romasla aperta li sachardeli, la comencione a sachezare. 

L' altro zorne, che fu a dì 28, avando zia hobtenuto per suo Cc^^ 
selio dito Rezimento de volere guastare quella roca, com zia fu Vtìlo 
altre volte, et non volere lore quelle steco neli ochie, per modo che 
M. Anibalo Bentivole veno insuso la piaza, et lì a viva voce fece in- 
tendre al popule queste suoe parole dicando: — Popu le nostre , io so 
certo che alquanto de voi ve trovaste a guastare le nostri palaze per 
fare dita roca; del c!ie nui v* avema perdonato rialemento, pur che 
voi andate a dita roca a fare al simile — . E di po' inmediate de 
volontà dal dito Regimente fu andato uno (**) bando, che luto li Con- 




CJ Fol. 170 6. 
(-J Fol. 180 a. 



-V j 



331 

eie deli arte doveseno andare com suoi stendardo ala dita roca et 
[uìli comandare a soi artiricl che quela doveseno spianare insine ali 
noi fondamento, come lore fecene. E di poi tucto le caso dela suoa 
nurala che se retrovava 11 propinque di verso ponento funo donato 

uno suo ceptadino, che era suo quii tale tereno dove le era posto, 
il nome dal quale fu questo (*). Fato che fu questo, dito Rezi- 
lento feceno relornare al dito vecio Legato et Potestato apostolico in 
alazo ale lore suoi governo, prestando a quilli vera hobidentia com 
1 prima : e che tale cosa lore non avea fato per volere tori al stato 
a santa romana Rclesia , ance V aveano fato per volé retornare li 
loi citadino a casa per non volere stare più suota al rezimento de 
*eto, se né in quelle cose de iure prevenirano a lore, com ut su- 
'a: perchè al Cardenalo de Pavia era doventato becaro dele carne 
ice contra al debito dela rasone, com ad ogn* om fu manefesto, per 
ler stato lui tropo credibile contra de quili tale morte. Avando zia 
iteso al dito canpo Fraiìciosc la suoa gram vitoria et conventione 
initivo, fato por dito liegimento de Bologna, al tucto de comisione 
B suoi mazuri se levone dal dito Castello Sam Piero et veno ala'di- 
I ciptà de Bologna, che fu a dì 29 dal mese de mazo predito, die 
>vis. E dipoi in brevità se partino et s' andone con Dio a Parma ed 

Cremona. La quale suoa partita fu molte memorando et recordeve- 
5 per dito popule Bologneso; conciò fuse che tucto quelle vechiaze 
e 15 anne de suoe done tucto se le menone che ie fuso pervenuto 
'e suoe mane, eteciam altre sero re de suoi monesterio de fora dela 
ptà, et al multe suo bistiamo tuto se le inmenone con sua gram 
ìrgogna e danno, sencia i altre suoi dscunze da lore receuto, come 
lento ad plenum parlarò. 

La morto del Cardenalo de Pariglia a Ravena. 

Al prefacto B.»<> Monsignore Cardenalo de Pavia M. Francescho de 
ledusi vicio Legato dela proventia de Bologna, questo anno dal Si- 
nore Ioli, a di 24 dal mese de mazo, die sabati, intravenne la di- 
la suoa morte cercha V ora undecima nela ciptà de Ravena in que- 
ste modo e forma. Conciò fusse cosa che per la S.'* de papa lulio 
secondo dito o^rdinalo fuse stato constituvito Legato de dita proventia 
de Bologna per tucta la Romagna , e parando che in dito tenpo dito 
pontifico pure avose constituvito capitanio zeneralo dela sancta roma- 
na Eclesia Francescho Maria dela Hovere suo nepote, le quale trame- 
dui al presento aveano hoperalo (**) et hoperavano sopra V arto me- 
litaria nela dita proventia dela Romagna e de Lonbardia a peticione 
»d instancia dela magna lega facta e partorita per la S.^ dal papa, 



(') Lacuna del ms. 
f ) FoL 18Q 6. 



com inenk) ad plenum n' <) parlalo; e perchè siando al presento ve- 
nuto la S. '* dal papa preaenlinlemento ala ciptà tle Itavena, el ipel? 
loco zìa lui avere nova che 1' era perse la dita cipla do Ilologiin per 
dita sancta maire Eclesia per averela prese al pram lirazo dela legs 
Franciosa inaemo com la parte lìeutivola, chiamato dentro da ijuele 
suo magniflco Uegimento de dita Bologna ; et perchè siaiido stato di- 
to Legato in quela ciptà alora prcsentlaleinenlo el avaiido lui auUi 
poca cura, com 1' ahbe, del governo de dita ciptà; per esere Iwe 
aloziato de fuora ala canpagna non tropo denstanto a dita ciplà a 
partirse, et era venuto ad alozare ne' leritorio de Porli neli iioslri 
prati dai Caserauo; dito Legato era andato ala niplà de Itavena dal» 
S."' dal papa; per modo che la Exc«lentia dal dito capitaniu, la v 
Una per lenpo, parse che dito capitanio Tuse andato ala dita eilé ^e 
Raveiia com poco suoe persone, credendo le più persone che fuse lui 
andato a rivisitare la S.'^ dal papa per schiusarse et reindolose ^^ 
cose acadute. Tamen . fuse com se volise , dito capitanio duca de *™ 
parse che se inscontrase in dito cardinalo che venea da casa de' 
111. Brunora zia d' Antonelle di Cavidone da Kuornmponpilio, che 0o4 
a corte; per modo che, Biande per una suoa certe vioeela che vh 
la ghìesa de Sem Vitale, lui se buiù denanto al dito cardinal» tf 
ie dete, secondo al mio reporto, certe bote de uno suo stiletto 
l'aiuto (le quiste suoi familiare; zoé uno chiamato al Contino 
de Felipo di Asphischo e de uno Diamanno da Carcia et altre 
gtaferl, che infra tucto lore ie deteiio cinque ferito; per tale -vis t 
modo che lore per quele tene partire 1' anima da (jnelle corpo : '^ 
men lui canpó c«roha una hor« e mezo, che lui potile armarse ''c'è 
armo divino, perché lui confesò et comunigò com gramdenissima con- 
IrJcione, [lerdonando lui a tucto quelle persone che i aveano ofesn 
alora et senpre mai. Et ahbe la henedicione papale. Et poi rese «1 
spirto a Dio, com ut supra. Et fu al' ora predila. L' altro zorne, fu 
aepelilo a grande honore nela ghiesa dal Dommo int uno suo deposito. 
Facto che lui ebbe questo, inmediato lui retornò ali suoi dito slo- 
zamento neli nostri prati dal Caserano, et com al fu al pasare da\ 
nostro (lune Montone, propini{uo ala jKirta nostra de Schiavania , per 
«he altro non avea potute passare, luiabbe, secondo al mìo reporto, 
a rebelare hogne suo male hoperai'o in quelle loco, dicandn lui: 
ilomìne da Forlì, io ve fo inlendre c^m io ò morto ala ciptà de Ha- 
vena Monsignor Legato de l'avia vostro grani oomicfl — : {') paran- 
do ancora che lui per la via 1' avese dito ale multe altre. Tamen, 
fUsse stalo la cosa com la se volese , infra lore deschordantie per lì 
multi se oblenea che fusene partorite per le lore vergbogne receuto 
a tale suoe admìnislralioue in dita ciplà de Bologna et in altre ia 
dito provenlie. .4vando zia inteso la S." dal papa al granilo el hori- 

{•) Fai. 181 a. 



Ipìle case acadulo aia suoa corte romana per la morte dal dito povere 
pìschjDo sviiitiirato l[.'°° M. Cardinalo de PavìgUa, suo conpagno e 
■niello, per al clie a [ore molle ie ne reiicrebbo, com hogn' om de- 
Rria pensare, elio uno isnto hommo suo ministre sia morto in dito 
beo tanto vituperoMimenlo. com l' era; et masJmc nel gremio de suo 
tnagmiìca corte: tamen alando stato forcia a lore CoJe^'io de romane- 
re per contcto de quello che fortuna vole, consttlìrando lore donde 
Torluna vole, sapere no ie vale; per modo che inmediato lore fecene 
ciim Tane li bone tiuchieri, che per dito suo Colerlo aleseno et crione 
e diputone al dito It.™" Cardinale Ilezino ano Legato zeneralo com 
piena rasone suopra hogne suoe ocurentie: che l'u a di 24 dal mese 
de mazo dito, die sabati. Et crialo che al fu, di subito veno lui da 
cavalare ala nostra ciptù de Forlì; per modo che, arivato che al fu, 
di snbito fece adunerò al oostro Conseglio secreto, et in quelle lui 
prepose dicendo: — Popule nostro de Forlì, io ao che vostre Signo- 
rie zia ano inteso al tnclo dele nostro grondo infortunio acoduto, per 
a I che io ve ù asorlare per (wilc dola S. '" dal papa che V. S. dovete 
».'sere buom et fidelle aJ pacifico stato dcla sancta romana Eclesia, 
o«nn de prima, che V. S. non dubitano del canpo Franciose, per 
eser già rebelalo nostra ella de Bologna, che lui ve darà talle secor- 
so e favore che da hogne suo rabiose dento ve potenti salvare. Et 
fili B mi ve prego che V. S. faciano tale lore dimando che io libe- 
rnlmentii suone qui per asequrlie ^. A queste respose suoe S. dicau- 
du: — Monsignor nostro K.™", quante che per la parte dela S> dal 
pepa e suo colegio, che lore ve apiano coustiluito in dita vostra le- 
K;Uione, nui ve respondema tuto d' eser molle conlentissimo per ese- 
«■*? V. S. II.'"» stalo ed esere nostre padre et protelore de questa uo- 
Hiru magniQ(-« ciptà de Forlì, et che dito vostro colegio abiano facto 
'intima e bona electione de vostra criatione, oferando nui a quella 
'Ile nui funne e sema et sereno hom et Hdelissimo sybdito al dito 
liiiciGco stato dela sancta romana Eclesia — ; et che lore pregava 

^s^o» S. H."» che qnela volese eser coniente de mandare per suo a- 
iuclo fòntaria numaro bOO ('), tuclo Spagnole; parie ne forni la ro- 
ca ; el resto alozone in palazo. Fate queste, andò a Faencia et a Imola 
laclando al sìuiilo, provedando a tuto li sol bisogne com grand' ad- 
serlentia per so repare. 



Partita ultima dal pa)>a da Ravena e po' a Roma. 

U sf-ciindo el ultima partita dalii cipta de Itavcna per retornarc 
«la suoa magnilìca ciptn ile lloma se l'u a di §1 dal mese de maze 
Ifill dite, die sabati; niuciù fuse cosa che suoa S.'", avando viste 
si luto che la fortuna ìe sia nomìca, che dali cotivo homine esere 



334 

stato inganato, et considirando lui donde vole fortuna sapere non va- Y\ 
le, per al che lui s' avió inverso dita ciptà de Roma, per modo che 
lui arivò a quela la vezilia del suo protetore santo Retro, che fu a 
di 28 dal mese de zugno, die sabati, anno Domini 4511. Arivato die 
al fui, fecero al so concistorio com li suoi signore cardinale per "i^ 
lere al tuto castigaro quelle suo popule sbravato dela ciptà de Bolo- 
gna, che grandamento da quilli se tenea inganato ; per mode che ^t 
sua penetentia centra quilli ie fermò de volontà del suo colegio una 
suoa schomunica, overe censura, de tale natura e forma, che mai 
ali zurne nostri io non credo che fuse viste una de tale suoa natura, 
non andando ali pedi de suoa S.^ per la vera suoa remissione, «om 
inente nela suoa instoria ad plenum parlaroe. Partito che fu al i>^apa, 
al suo canpo se partì dal nostro teritorio et andò al teritorio d^ Ce- 
sena e de Rimino; che fu a di 25 dal dito zugno, die dominicc^». E^ 
in quele zorne li aspeti celeste focene toni e fulghere. 

Canpo dela Chiesa retornò a Bologna. 

Al prefato canpo dela Ghiesia retornò ali danne dela ciptà de^= ^ 
legna e suo teritorio, conciò fuse cosa che dipoi che la S.** dal j^^apa 
insemo com suo colegio aveano viste che per suoe censure over^^ '^ 
intraditorio, loro non poteano avere hobidentia alcuna dal popul^^B^ 
lognese, determinone loro al tuto de volere spuntare quilli suoi ™" 
bluse dento, per modo che loro con suoa lega aveano remeso ^^^ 
suoi canpo insemo et comandato uno homo per ciascuna casa per t "<^^ 
la Marcha; e tucto insemo retrovandise al R.™<> Monsignor Legato ^^ 
dinaie Razino presentialemento ala cita de Imola, et in quelle '*^ 
avea lui fate fare le molte cose da pugnare contra nomici et g' ^^ 
numaro de schalo et altre cose da dare bataglia. Et in quele locd^^ ^ 
mese in punto dito canpo e poi (*) a di 45 dal mese di luglio*^ '* 
matina per tenpo, die martis, anno Domini 1511, andò al dito ea — ^P® 
dela Chiesa a Castello Sam Piero in queste modo e forma, che 
Monsignore Legato i andò presentialemento et mandò uno so condì 
chiamato M. Zohane da Sasadello inento per la via de sota per im 
al flune dela Quaderna per metro de meze al dito Castello Sam 
ro. Arivato che lor fune, V abene d' acorde; tamen zia 1' era s' 
sgonberato hogni cosa et areduto ala ciptà de Bologna nele brr. ""^^ 
dela parte Bentivola ; tamen pur ne fu morte alquante. Et fu dC""^'^'' 
gate che i avea prese uno deli Bentivole chiamato M. Heremes ^^ 
dovea esere ala guardia dal dito Castello: tamen fu nula, chesiàv. ^^^ 
se era areduto a salvamento. 

L' altre zorne, che fu a di IG dito, die mercurio, la matina P** 
tenpo, se levò dito canpo et andò ad alozare in suso al .ftum 




(*) Fol. 18Ì o. 



335 

cercha lontano cinque mia dala ciptà de Bologna ; e di poi la note prò- 
sima advenire, cercha la quarta hora, se levò dito canpo et andò ad 
alozare a Ponte Maore, propinque ala ciptà uno mio, dove nante a 
tucto i era al dito Monsignor Legato com 4 torce inanto. Et lì se fer- 
mò senza alcuno suo strepede de tronbe e tanbure; et li inmediate 
ondando lui de potere quela note intrare a Bologna , credan^Je d* a- 
vere la parte dela Chiesa per suo ordine fato com al vasile dela san- 
ta croce inante; e dovea intrtire per Porta Stramaore e Sam Vitalo. 
Et li per suo tema mandò dui suoi contestabile, zoè Carlo d'Avezano 
com 500 fante et V altre era contestabile de' venturere com suo gram 
numaro; li quali doveseno andare de sopra da dita ciptà dala Chiesa 
de Santo Michele in Monto, dove in quele loco tenere asidiato quele 
pase che venea da Fiorencia, che alcune secorse a lore potese veni- 
re. Et li ie fu apresentato le guide le quale le avise a menare a sal- 
vamento. Partito che lore fune, fecene per contrario; che lore le gui- 
done per altra via, di meze a quile suoi zardino et vigno; per al 
che luto funo mese in uiezo ali nomice ; per al che quase tucto funo 
preso e morto. Tamen pure fu salvo le dito contestabile, e tutavia la 
ciptà sonava al' arma al' arma come le suoe gram vizilio e favore, 
et faciando lor com paladino. Alora avando intese tale mala nova di- 
to Monsignor Legato, lui molto se turboe, credando lui d' andare i- 
nento et intrare in dita ciptà per le dite porte per suoi bordine fato: 
ance ie fu per contrario, che lui ie fu forcia de quele loco levarse 
et indreto retornare, dubitando che tale popule no usiso fora, com 
lore feceno, che veneno alozare al dito fium Lidise, com di prima. 
Et in quele estanto quase luto quele venturere se ne fuseno. Non 
valea prego alcuno dal (') dito Monsignor Legato, tucto tornando ali 
soi lozamento. Alozato che lor funo, le molte cavalo lezere dela ci- 
ptà ie vene dreto, seguitando per insino al dito fìum Lidese di verso 
Bologna, et lì se fermone da (}uelo molendino, suopra quela levata 
che tute vedeano, al dito nostro canpo apostolico; che deraltre can- 
to dal dito fumo erano aiogià, et masime dito Monsignore a quela 
hostaria di sota dala strata; per modo com 1' alba fu nata, vedando 
tale nomice che in quele loco la vitora non e' era, di subito retor- 
none a casa ; per al che zia a lore era stato fato 'ntendro che era 
arivato al Ponte da Panigaro sopra al Unno Reno ducente lance fran- 
ciose, eh' erano venuto ali suoi securse. Arivato che lor funo, di su- 
bito mandone uno so tronbeta al dito Monsignore, al quale ie mandò 
per parte dela M.^^ dal Ke de Francie che inmediate lui dovese sghon- 
berare come suoe zente tucto al teritorio de Bologna ; et centra fa- 
sando, che lui ie facea intendro chi ara male sera suo danno, et 
le molte altre. Intese che abbe dito Monsignor tal mala nova, che 
al tucto dala fortuna esere abandonato, di subito de quelo loco se 



n Fol. iw 6. 



336 

levò, che fu a dì 17 dito, die iuvìs; et veiio ala cipta de Imolu, et 
Il alozù. Et al reste de suoe zente d' arme paaò quele suo (luna ei 
dreto a (jiielo alozono per suoa salvatione. \loKati) che lor Tuno. (libi 
Monsignore spaciò a stafela al conte Nicolo da Gtitazole che aveso a- 
dare a Iloina e tale mala suoa nova portare ala S.'* dal papa, 

L' altfo zorno al caiipo veno ad alozare a Castello Novo et M. Rn- 
mazoto romasle ala i^uardia dele castelo de dita ciptà de Imola ; e di- 
po' a di 35 e 28 dal' osto dito lui se levò qiiele zente d'armo, e fu- 
ali>zsta per suoe ciptà de Homagna, et I) stare ad aspetare la volon- 
tà dela Santità dal iiostm Signore. 



L' anno 1508. Abondancia e narastia. 

Nel' anno presento fu le molte e varie cose sopra lera, cooduW 
per te constelatione celesto. In prima la prima quarta fu tenperaia'- 
valse al stare del grano dal meso de maze solde 32, 35; d' apesT'^*' 
solde 38. Ilem a di 20 dal mese de mazo, die sabati (*), la r»o» 
prosima ad venire, venno una urnm tenpesta come le molte ful^T**'* 
come gram quandità de aqua. K pUi. che a di 23 dito vene al si 
le, per modo che nela Vila de Itavaldino e Sam Martino per luto cf u< 
le nvere dete gram danno. E più, che in dita quarta Irese uno g«~*' 
tremoto nela proventia de Candia: per al che, secondo li nostri 
porto, ali zorne nostre non fu mai viste al simile; per modo che 
le proventie recevilene gram danne, et eciam venne morte gram 
de persone maschio e femeno. Item valse al grano per tuctn lug^-* 
Bolde 33, 31; tamen a di 20 dal dito, cerca l'ora 22, die iovis, v^ 
ne una gram pìoza com gram tempesta; per modo che per la dìl>«^ 
grantla inondatione quase intrò per Ulto le nostre case. V. più, che ^ 
dt 14 d' agosto, die luni, cerca l'ora vigcsima seconda, de novo vcii- ' 
no una grani tenpesta che dura cercha dui lerci de ora, come grsn- 
da aqua e fulgore; per modo che le vigno dal dito Sam Martino el 
Bnsechie sletene male. Valse al stare dal grano l'ullima mediala d'a- 
gosto 8. 25, E pid, chea di (") dal mese de setenhro vene gram 
pioza, per al che feze gramda inondatione a rtìmino por via dal so 
Bum Marechia. Valse al grano a. 25, et steto per iiisino a mezo al 
meso de februari 1509: e po' andò a s. 30; fava s. 16, e [to' aiKl6 
nai dito tenpo a s. 24. Item in questa dita quarta hotonale fui la ma- 
zore copia de mele che mai ali nostre zorne fu viste zenerslemenlo ; 
per al che uno Cristofano dal tdo, in quelle tenpo lavoratore de uno 
nostro Nicolò de Todole, se retrovù cavare de i samo per Inclo ni 
dito anno libre I2.Ì8 a libre 4 al cento; restoe ancora sei samuse ì 
semento, che fu tenuto una cosa incredibile. Tamen lui altre che 



337 

n' abe mazore quandità che io laso per brevità. E più, la prima sc- 
temaiia de maze al grane valse s. 36. 

Lo inverno fu in suoa natura com poca pioza, come gram nevo; 
tamen nel so partimento de dita nevo durò asai, com gram danne 
facea li teli dele case; per al che non se potea provedere, che se 
marciò una gram quandità de grano e biavo, che né se potea salva- 
j*e. Le altre cose funo al so precio consuvete. Valse Tasazo dal vino 
4, G7tl a' care deP uva L. 7; legno, care; olio s. 4 la quartórola. 
Tamen fu alquante infermità de male de cataro: pure alquanto ne 
peri. Per al che queste fui uno male aune, come ut supra (*). 

L' anno 1509 come snoa fertilità. 1509. 

Der anno presento fui le molte cose sopra la tera conduto per la 
signoria de^-Tove e de Marte signore dal presento. La prima quarta 
comenciò a dì 11 de marce, la note seguenta, a hor 7. Item valse 
al slare dal grano la prima mediata dal dito marzo s. 45 al stare; 
fava 27 ; e poi V ultima mediata retornò al grano a s. AO. La <|uale 
prima quarta fu molle suta come gram frede, perchè la luna de fe- 
bruari forni a di 20 dal dito marci, che ancora non era era mese er- 
ba alcuna che bestie potese vivere; per modo che abene grani streta. 
Et più, per luto aperile valse al grano s. 40; fava, s. 28. 

Item a dì 18 d' aperile, cerca V ora decimo nona, vene uno tere- 
moto de poca pusancia, die mercurio; e più, che era stato la eclise 
dela luna com al sole a dì 2 dito, a hor 11 dela noto, al quale fu 
poco. E più, che a dì 23 dito, la note, vene un altro teremoto de 
poca pusancia. 

La seconda quarta fu più suta che ne convene a suoa natura. I- 
tem valse al grano s. 45 la prima mediala d' aperile; e poi Tultima 
parte dal dito mese valse al grano s. 50; e più, la prima mediata 
de zugno tornò al grano a soldo 35. E più, per far intcndre a nostre 
lecluri cose maravigliose, valse a dì 8 dal mese de zugne, die venus, 
la libra dela foglia dal more solde uno e dinaro qnatre, che venea 
al cento libre 6, s. 13, dinaro 8, per eser stato al zorne denanto la 
festa dela representatione dal corpo de Cristo. E poi per narare al tu- 
cto, a dì 10 dito, tornò a solde 24 al cenlo: a dì 13 tornò a libre 5 
al cento; e poi a dì 15 tornò a dinaro 8 la libra. E più, per luto zu- 
gno tornò al grano a solde 35 al slare. E lì stelo per insino a di 12 
de luio, e po' a dì 14 retornò a s. 30. e po' tornò per tU(».to agosto 
e setenbro a s. 25, e poi la prima selemana d' oclohre valse s. 30. 
Vendema bona. Valse al care del' uva libre 7; quela dal piano s. 50, 
e r asaze dal vino li. 3, al pure. La lercia dila quarta quaso 'n soa 
natura. ì^a quarla vernale fu in suoa natura. Item fu uno teremoto 



C) Fol. 183 b. 

22 



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I»' \;'.'- :".ii !:i m^^Ii' l,il ''i-»'! . «'f (iri . « *i" ^' .i* •i'I» «tiij * 

IIIm). ! i||, I i| ( ^ tn.tN:!!!'. • , [UT l.'.'f !ll'»'l" •''p" ■*** «!lt^'-i !•' 

«•» •!■ ;:i III ». i"''!* [i»T iii-nI-' .iIi*i:ii-i imiì (■••'••ii»* pr^iv- '• '• ;- • 
HiiMi ••» ■!. I j-, » lii'in \. »!•*•■ ;il ^' tr»* <l il •Tiii'» |i'i : I ' I •• '•■ 
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«111 i»-»:!'! I. 1 il •.•ululi. ir.'. I. i- »i ;i <li priM»'» •!•• f* S-i ir. \ 
iit'\i' il»- j- l'M •«• i''i, I ; 1' In jMT !•• ii(Hi*:ti« il»-|.t I.'Iti.i • •ih > '*^ 
liMii \;r-' • [I t. • Hi>|. iiiaii.i «|.- ii'hrinr. I. l. ^ I * •' • • 
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r-i-ii .1 , '.r i"» i\i'|t» l.l jtjisl'» ai'ii'» ittiii Uì lr»'i»» ' • 

* »i . . . > ■ ' • i«. I . '♦•ri III I , '. -»i jMi! *r ^ti\«' * iT^ i 'Il tr.»\ . • 
II'»: ./»! ■ I ■ ' - •; .".'■ <»i|»ia'»' r ilf <|ii.i!n* aii'p' 1' Mii-- •!r» :• 

la «;,«. •'; s- ,;,i j'|."»l » ( fi" Il i| iiuii II .i!»: ri|i' liif**- .]. ì 

Iti 1 I-'-. , I ||,> .li ■•»»{ ^UNf'it . ^'tjf .' ««l.i:'» {hT ll<*M ,|\>T* ;■•• 
{i. •• !•■ ». \*.>\ •! . . }"■'■ l'siT •»'.ii'» HiMilifi» '••j.it.i ;*|Hi*rit I .. • 

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lì presento se ritrovavano, biade più era quele che potea andare a 
p<3rtare tale nova a dite suoi mazure de tale suoa morte: tamen co- 
me alo eterno Idio piaque, in cape de sette bore prosimo relornò, et 
io brevità lui se fece gaiardo. Alora al dito popule romano repon- 
sò r arma come suoa grande veneratione : tamen zia era partito tale 
secritario; come fui uno M. Cichino da Imola, cbe era venuto per 
lucta la Romagna a dare nova per insino ala dita ciptà de Imola, 
dove se retrovava Monsignore cardinale Hagino, come ut supra, per 
esere in quele loco Legato de dita proventia de Bologna. Intese cbe 
abbe dito Legato tale nova, di subito fece ferma suoa deliberatione 
de retornare a Roma; che fui suova partita a di 25 dito, die lui; et 
con esa lui remenò dito M. Cichino come poco cavalo, faceando gran- 
cla asortazione a dita Imola e Faencia, che loro dovesene stare saldo 
suota al manto de Santo Petro; che lui volea andare a Roma, et che 
oredea veramento per al Colegio romano presto se criaria un altro 
pontifice che a tute lore piaccria ; per modo cbe arivò ala nostra ci- 
ptà de Forlì che potea eser cerca V ora seconda dela noto. Inmediate 
foce chiamare li nostri magnifici signor, zoè M. Antonio Gbelino e soi 
conpagne, dicando come era piaciuto al' onipotente Idio de tirare 
I' anima dela S.^ dal dito papa .Tulio secondo nel santo paradiso, et 
asortande lore, come ut supra. E poi fece colatione de bove et 
oerle sosine dansasane, e poi tose licentia et partise(*) et andò per 
lo so camine. Tamen zia lui era tucto smarite. Et aveano gram nu- 
rnaro de torce da vento; per al che cavalcavano molte forte. E fu al 
t.eupo che per nostre governo i era M. Marco Antonio Razino suo fa- 
xnìliare et protonotario apostolico. Partito che al fui, arivò a di 27 
^ìto ala ciptà de Rimino et \ì abe uno brevo apostolico come al Co- 
legio romane facea intondro cbe la S.*^ dal papa era liberato; cbe, 
quanto per quela volta, mediante la divina gratia più pericole in lui 
non c'era. Et al sim[il]e tale brevo andone per bogne so teritorio de 
Boma, dubitando lore che li populi non avosene a fare alcuna mu- 
datione per tale devolgo zia andato per dita suoa infermità, dicando 
che lui era morto o che veramento morerebbe de quela, coni ut su- 
pra. Alora dite nostre Legato mandò tale brevo per tuto nostre ciptà de 
Romagna; per modo, come al fui a Forlì, dito nostro Locotenento 
fece andare al nostro Conseglio magno, et 11 in pulpito al fece leze- 
re, faciando noi ed altre feste soleno. Alora avando intese dite Mon- 
signore Legato tale bona nova, fece lui ferma deliberatione de volere 
lui retornare indrete per tucto le ciptà de Romagna et in quele vo- 
lere inlrare lui, aparate come suoa melicia apostolica, secondo l'or- 
deno de suoa dita legatione; per modo che lui se parti da Rimine a 
di 5 dal mese de setenbro, die veneri. E da quele soi Senato fu bem 
viste et solelizato. Arivato che al fui, in brevità se infermò de una 

n FoL iw a. 



suoa malatia non trope grava; per modo che li signore medece ne 
facea poca cura: tamen ordenone che lui s' avese a fare portare a 
Forlì per avere alquanto miore aiara. Tamen infra quele tenpo pezo- 
zorò , et 11 rese al spiritu alo eterno Dio ; che fu a di 22 dal dito 
mese de setenbro, die Inni, la note prosima ad venire, cercha l'ora 
quinta. Et in quele loco fu sepelito nela suoa ghiesa dal Domo: per 
al che in quele tenpo parbe che la morte fuse più potento che dito 
signor medici , per al che lei ie fece la figa ala casa e dite so corpo 
aleritiroi, perchè lore diciano che da quela infermità nomoreria: ta- 
men fu per contrario, a denotare quele che dice al sacro avangelio, 
dicando — Estote parati — . Le quale medeci fu per uno al nostre 
M.** Bartolomeo (*) Lonbardino. Al quale so corpo stete in dito loco 
per insino a dì 8 dal mese d' octobre 1511, che al dito Monsignore 
nostro Locotenento so familiare, come ut supra, al fece portare a 
Homa, die mercurio, int una suoa casa in sopra dui cavale, come 
doe torce inpizate inanto. Arivato che al fu a Roma, de volontà dela 
S.** dal papa fu sepelite solenemento. Al quale era homo bianco e 
colorito, facia curta e tonda, hochie grose, non tropo de gram sta- 
tura, mo d' ogne so menbre ben proporcionato, belo parladore: po- 
tea 'vere cercha ane (**) et per so nome chiamato Pietro, prima 
epischopo de Kegio de Calabria e poi Governatore dela magnifica ci- 
pta de Homa; e poi per intercesione de Cesare Bercia Duca de Va- 
lentia fu fato dito cardenalo d' Alesandro sesto pontifico. Et per suo 
titole se chiamava Petri titoli Sancii Ciriaci presbitari dito cardinalìs. 
Al quale veramente era homo neutrale et amatore dal culto divino, 
et molte venerato da altri parlati, per tale via e mode che la S.** dal 
papa l'avea mandato Tanno 1503 per suoa legatione nel regno d'On- 
garia, et con esa lui i andò uno nostre nobile et graduate M. Jero- 
nimo Maseria; che fu a dì 5 del mese de decenbro, anno predictis, 
quando suoa S. R.™«^ arivò a nostra ciptà de Forlì, dove qui presen- 
tialemente se retrovava per nostre signore al dito Cesaro Borgia. E 
di poi a suoa retornata, al nostre Conselio de suoa volontà de lui, 
come al fu retornato a dita Roma, et sempre fui per insine a dita 
suoa [morte]. Dela quale lo eterno Idio ie vói perdonare li soi pec- 
cate e poi donarie la gloria beata. Seguita la instoria. 

Lega nova conposta per papa Jnlio. 

La prefacta lega conposta et hordenata per quisti infrascripte: pri- 
ma, la S.i* de papa Julio secondo pontifico e la M.^ de Ferando Re 
Catolico de Spagna e la M.^^ del Re de Inglitera e la Signorìa de Ve- 
necia et uno altre loco se salvava, che al presento per lo mèi se 



(•) Fol. 186 b. 
{**) Lacuna del ms. 



tacea: conposta che la fui, la Santità dal papa fece cantare la mesa 
del Spirita Sancto nela ghiesa de Santo Petro a di 5 dal mese d' o- 
ctobre, die dominico, anno Domini 1511, e poi per tucta Roma fu 
publicata dita lega , e poi per tucto al mondo , dove la dita sedia po- 
stolica presedea (*). 

Legato novo veno a Bologna M. Zohane C. Medici. 

Al prefacto Legato novo nela proventia de Bologna M. Zohano zia 
figliole dal magnifico Laurentio de Medeci nobile fiorentino et carde- 
nalo R.™o, queste anno dal Signore 1511, siando morto Monsignor 
cardenalo Ragino, precedento dito Legato per Julio secondo pontifico, 
come al contento deli Signore cardinale crione e deputone dito car- 
dinale a dita legatione in dita proventia. Criato che al fui, di subito 
vene a tala dita anpresa, aconpagnato da tale so colegio cardinalo 
fora de Roma come suoa gram veneratione, dasandie lora al tema 
de hogne so bem operaro: per modo che lui arivò a nostra ciptà de 
Forlì a dì 16 d' octobre, die iovis, et qui stete per insino a dì 18. 
E poi partì et andò ala ciptà de Faencia, et lì stete senpre presen- 
tialemento per insine ala venuta dal Viciorè de Spagna per andare a 
metre canpo a Bologna, come inento parlaroe. 

La seconda volta che al Viciorè de Ragona tornò in Romagna. 

La dita venuta a Roma et in Romagna dal prefato Viciorè de Spa- 
gna come suoa cometiva per satisfatione dela parte suoa dela dita 
lega, fata ala ciptà de Roma come al contento dela S.*à de papa Ju- 
lio secondo e soi conpagne, et in quele loco zia publicata a dì 5 dal 
mese d' octobre prosimo pasato; per al che volande suoa MM obser- 
vare hogne promesa per lui facta a dita lega, siando al presente suoa 
cometiva ali dane dela iMaistà del Re de Tunise de Barbarla, et quela 
zia avere molte male tractato, e da quela tolte dal so teritorie; ta- 
men lui abandonò hogni cosa et constituì per dito so Locolenento al 
dito dom Ramondo Gardena come la cometiva; zoè cavale tri e mezo 
per ciascuno so homo d'armo, che asendo ala quandità de 7001 ca- 
vale, e fantaria cercha 12 milia. E poi la S.^ dal papa aveva con- 
slituvito per so capitanio dela santa romana Eclesia al Duca de Ter- 
mino; per modo che tucto se mese insemo a dita ciptà de Roma, 
sole per volere venire a piare la ciptà de Bologna e de Feraria , et 
quele retornare suota al manto de Santo Petro, come così infra lore 
era hordenato, et in hogne altre loco che fuse desobidiento a dita 
sancta matre Eclesia. Per al che la Sancita dal papa ie dete la suoa 
beuedicione (**) e poi i' nomine Domini s'aviglione per venire in di- 



(•} Poi. 187 a. 
(••; Fol. 187 b. 



la proventia de Romagna, et II fare la vera hobidentia deli soi ma- 
zuri: per modo come lore funo a Civita Castelana, parse che inlrave- 
neso la morto dal dito Duca de Termino capitani© predicto dela sancta 
romana Eclesia ; tamen come se fuse tale malatia de dita suoa mor- 
te , io non al potete mai intendre ; tamen lui rese al spirita a Dio in 
quelle loco a di 15 dal mese de decenbro, anno Domini 15U. E lo- 
re eavalcone via, per tale modo e forma che arivono ala nostra ciptà 
de Forlì a di 21 dal mese de decenbro, die dominico, bem che zia 
prima era arivato a di 10 dito, die martis, a dita nostra ciptà un al- 
tro Locotencnto de dita M> del He di Spagna c^pitanio sopra dite 
suoe fantarie, per so nome chiamato al conte Petrinavara , zoé conte 
d' Oliveli. Al quale se trova gram valento homo et homo de granda 
suoa espariencia et fama, et masime le grande inmortalilà facto inel 
sopra scrito regno de Barbaria. Al quale dite conte Petri stile qui a- 
lozato per insino a di 18 dito, die iovis. E pò* se partino; et erano 
ad alozare a nostra Vila Francha et eciam suso al tenitorio de Faen- 
cia , perchè lore senpre erano venuto nanto ale zente d' arme per ia 
via dela marina por insine a qui , sole per la helementatione de suoe 
vitiiarie. E po' V altro zorno, a di 19 dito, die venus, andone ad a- 
h)zare a Huse et eciam per tucto quelle castole da quella rivera; le 
(jiiaie loro tucto le aveano auto d' acordo. E poi a di 22 dito, die 
luni, se pnrtl et andò ala ciptà de Imola do' 'nto h se retrovava al 
R.™<^ Monsignore Legato de dita proventia de Bologna, zoé M. Zoha- 
no de Medeci nobile fiorentino e dito Monsignore cardinale, al quale 
era stato in quelle loco alquanto zorne, et avea facto fare al molte 
ppovidimento da potere andare a metro dito so canpo ala ciptà de Bo- 
loi^ma et contra de quella da potere pugnare. Arivato che luì fui, soi 
Sonato so adunone insemo et per lore fu concluse de volere piare 
tu<*to lo castole del teritorio do Bologna et eciam quele dela ciptà de 
Foraria dal canto de verso lore, da potere fare pasare al signore Fa- 
brloio Colona dal canto dola dita ciptà de Bologna, quelle al quale 
abia a tenore roparato al canpo doF altra lega, zoé dela M.^ dal He 
do Foranc'ia ot Forariso et altre soi hederente (*); perchè al presen- 
to dentro da dita ciptà de Bologna sole se relrovava la parte Benti- 
vi>la corno al socorse delo sopra dito 200 lanze franciose come altra 
so adlulo do dito Bontivolo, le quale parea che già fuseno venuto in 
discordia insemo dito Bolognoso; per al che ne intraveno la morto de 
queste tri infrascripto homino. Conciò fuse stato cosa che per lo pe- 
sato fuso partorito alcuno rancore et hodie per suspete dal canpo a- 
posioiico prosimo pasato, che era stato un'altra volta atorne a dita 
cipl.ì iU} r»ologna tra uno Aloviso Maria Crifone et Galiazo Marischoto 
et uno Jtroiiiiiio da Lodnvisio come altre soi hoderonto; per al che 
loro rocono suoa adunatione, e dipoi armata manu andone a casa dal 



V*) Fol. 188 a. 



345 

dito Galiazo et lì l'amazone. Infra quele tenpo in quele loco se ritró 
uno so nobile Antonio Moleto parento dal dito Galiazo, per modo che, 
secondo al mio reporte, parse che dito Aloviso Grifone ie fece doman- 
da : dicando: — Antonio, che fa* tu qui in questa hora? Si tu venu- 
to per volere consigliare dito Galiazo to parento de volere retornare 
al canpo dela Ghiesa dentro da Bologna contra dita parte Bentivola, 
al quale canpe in quest* ora se retrova alozato al Qum Lidise, come 
ut supra? Non sa' tu, cativelle, che tucto abiamo zurato de mai più 
volere caciare le nostre per li altru' per li male portamento che lore 
se ano fato? — Fata la preposta, inmediate in quele loco Tamazone. 
AI lercio se fu uno Jeronimo d'Alcdovisio al quale era sopra la por- 
ta dela suoa casa ; per al che le dito tri zcntilomine fune male tracia. 
E po' tuctavia andavano per la ciptà cercando i altre. Alora avando 
intese queste al Uegimento e dita parte Bentivole, focene hogne so 
potere per avere noie mano dito Aloiso e soi conpagne: tamen zia 
erano partito, a denotare che tal cosa era stato contra lor voglia. 
Tamen a mi fu reporto die per lore Senato ie fu registrato dreto una 
taglia, vivo o morto. 

Et per la rasone sopra segnato dito Vicioré mandone al canpo do- 
la Ghiesa. Andò ala dita Bastia dal fosa de Zaniole nel teritorio dela 
ciptà de Feraria; che era stato a dì 21 dal mese de dicenbro dito, 
die dominico, 1511 , che al magnifico conte Pietro Navara come suo 
fantaria i era andato et apresentato a uno so bastione dal canto de 
qua dal dito (*) fosato, propinque a quela suoa hostaria. Et ì\ di- 
to conte s' apropinquò come molte cara de fono bagnato, per tale via 
e modo che tale artegliarie de dito bastione nocere no ie potea. Et 
\ninediate presene dito baslione e luta via venea suoe zente d'arme, 
demone in mane, dreto dito fosato, com nostre gram n.° de arte- 
gliarie, nante, drete a una suoa transea che dite conte avea facto 
fare. Di subito pasone dito liune, che fu a di 23 dito. Pasato che lor 
funo, di subito comencione a metro tale cara de fono denanto a suoe 
dite artegliarie et come dui soi canune batre forte le mure de dita 
bastia, per mode che a di 31 dal mese de docenbro dito, die mer- 
curio, lore r abene per forcia; che durò tale bataglia cerca una bo- 
ra 7,, in queste modo: che lore inpizone al fogo in dite cara de fo- 
no e dipoi li Spagnole per forcia montone di sopra ale muro et in- 
trone dentro e tucto fune morte, salvo che dui che schapulone inco- 
gnito. Fato queste, al reste de quili tri baslione, che i erano inter- 
ne, tucto i abandonone. Alora dito conte de novo forni tale bastia e 
bastione a pelicione de dita suoa lega apostolica, e di po' tucto suoe 
zente d' arnie tornone ali soi logiameuto al caslellc de Budrio, che 
zia erano stato in (juiie loco alogiato. Alora avando intese queste Al- 
fonse da Este, in quele tenpo marchese de dito Feraria, che tale 



(•) Foi. 188 6. 



•ki 



3i0 

suon bastia zia era presa, come ut siipra, di sabito fece lui uno 80 <^* 

^ram sfoirio et vene in persona, e de novo la represo, e poi lucta la *^* 

spianò per sino in tera; e Incto quele die dentro se retnnone, ludo ^^ 

per al (ile dela spada ie mandò: cbe fu a dì 13 ianuari, die martis, «i^ 

ir)l!2, la matina per tenpo. Tamen parse cbe se levase M. Zohane da ^ 

Sasadelle da Imola per venire a tale seeorse: tamen fu tardo. AJora ^ 
dito canpe apostolico determenò d' andare a Boiop^na. 



v:» 



Al prefacto caiipo dela lega apostolica andò |)er volere piare dieta 
ciptà de Bologna a peticione ed instancia dela dita saneta inatre E- 
desia, come snoa cIh» la era: cbe fu a di 1 1 dal mese de zenari, 
die mercurio, anno Domini ir>i:2, in queste modo e forma. In primis 
una parte de quelle dito capo alogio [mm* la via drita propinque a uno 
espitale de Sam La/.are. lontane cerca tre miglia da dita eiplà (*): 
d dito magniiico conte Pietro Itamire et Itamazote contestaliile bole- 
giieso s' andone ad alo/aro di sopra dala gbiesa de Sam Miebele in 
Itosdio sopra dita: e daT altro canto di verso Modena i era andato 
dito signor Fabricio \n^v tenere guardato rpiela rivera. Et 11 si era 
milite forlilb'ato. Alo/alo cbe lore fune, dito conte Petro ie feze por- 
lare diH* cidovrino et certo laltMìnile in suso al dito Monto de Sam 
Mii'liele, t»l zorne e not-» tra>.'a pM' la ciptà, faeiando grain rovine 
de quili soi magne p.ila/e et amaciando le molte creature per esere 
ptM* linea drita ala mita d»' «lita cij»là per qui^le so traverso. L' altro ^^ 

zorne, cbe era stalo a «lì IT» itilo, die iovis, la Exc^lentia dal Vicio- ^>i? 
re era \enulo per insiur* a [>orla Strà' Maoure. Alora al Senato Bole-^^^'C^ 
legneso come suim S'^iua/.e mes«Mn* fora alquanto soi cavale lizere el» ^^6». 
ie vtMie drelo per in>ip.o a Ponte Maore. Kt infra al tenpo dito Mon^-^"^/ 
sìgnoiv Legalo iacea c«»tì.iure zorne e note suoe schale e trahaehe ^^f'* 
altre cose necesarie da piu'uaro. clu^ lui avea fato fare a dita cli]^«/ 
«le lauda, tHMvb-* u'ià l»re av»'a dt» boi e cara et cavale, che ave^^^ 
Ut» a portare dite vit;i\arie in canpo: e ludo caparato secondo le ìo- 
h» precio, et tai-io nijisi.ap^ tale s«»i comisario per nostre banditore, 
du piM\lt'se buoi o ,Mr«' et al:r»', cbe dito Vicùoré starla a nostra rrmen- 
da de ludi» no>tn d^uìc. V.i ''da* al simile de tucta la Romagnc^. R 
di |Hu qut'Nti\ a vii l\^ ■!::•', 'l;»' inni, fu |)osle soe artegliarie prc^ P^^- 
{\\w a lilla i»'ii.» ^a::i >::.»::■•. i*; /'>rn-: e note hatea dito suoe iK^wre 
di \iM*so Vovu\ S: aiìs- Mi', l.: ■: 'm qiii*sle tenpo dito magnifiix) C-^-^^*^ 
Pcire \»»\aiM o.».m ".s •• > :,r':: -.v.v una suoa gram transea per w"^^**^ 
re N!»;h\in' i*! ■■•>.^ •■:;:•'• ^'\-.ni numan> de dito suoe mure, P^' 
modo dh^ ;orr..* i' :: ; ■ .' M v.-a la\'»rare come grande ordino. 

Il uura qao'.'.^ :c:\[^* \v\w nova in oanpo che al capo de' F-^^-"^ 



/ Kv l^^» > 



347 

ciose erano apropinquato al Castello de Cento e là pei castelo de Bo- 
logna, le quale i aveano mandato uno so tronbeta al comesario de 
dito Castello et a quelle i aveano facto domandare pase et vituvaria 
per volere lore andare al' incontra dela forteza dela Sestelata ne' te- 
ritorio dal marchese de Feraria: per al che lì dovea pasare al canpo 
dela Signoria de Venecia, che veneano ali dano de dita ciptà de Bo- 
logna in favore de dita suoa lega apostolica, come ut supra. Per mo- 
do che per tale domanda dito Comesario de dite Castelle (*) se parti 
come suoi castelano et vene nela Romagna per suoa vita canpare: 
che fu a dì 25 dito, die dominico. Mora intendando al dito signor 
Fabricio che se retrovava aloziato dal canto de là da Bologna, come 
ut supra, tale nova, de subito de quele loco se parte et vene aloza- 
re in campo come gli altre. Alora vedando al Viciorò che una porta 
era intera et gram numare de dito suoe mure, per al che lui fecene 
ferma deliberatione come suo Senato de volere dare suoa bataglia a 
dita ciptà; considirando lore, chi a al tenpo non aspeta tenpo; per 
modo, dove se rotrovava batute tale mure in pete a certe ghisola, 
dove zia la madre de vita eterna per vertù divina i avea fato alquan- 
to gratio, et li in quele loco feze renplre al foso come suoe fogato e 
poi di sopra fece fare uno ponto de tera molto 'fortificato. Fato che 
^l fuij fune alquanto de quile Spagnole che fecene alquanto suoa re- 
l^resentatione come quili dentro; per modo che, secondo li nostre re- 
twrto, parse che dito Spagnole ie tose una suoa bandera , dove se 
**itrovava sopra pinta la sega. E di poi parso che tri altro bandirero 
Spagnole piasene grande ardire, et come suoe schale montone in su- 
^ uno torione de dito mure et li facea suo gram iubilatione. Alora 
^uile dentro inmediate ie dricione uno so canone a tale torione, per 
^^odo che ala prima bota butone tute tri dito bandirero nel fose per 
4a forcia de quile soi cupe e predi; per mode che dui ne morì e Tal- 
"^ro fu menato dal Vicio a notificare che canpado lui abia ave- 
^^ certe suoa provisione a vita, come se retrovava per lore con- 
suetudine. Fato questi, dite Bolegnese ie tose tale dite tre suoe ban- 
^^ere, e di poi, secondo li nostre reporto, parse che lore dentro me- 
disene una suoa gata ligata in cape de una suoa lancia come dui 
I^ane bianco a qualque suoa significatione ; e poi fecene la efigia 
^^^ntrafata dal magnifico Petro Navara e poi la mescne a sedere suo- 
►ra le suoe mure. Et po' avando lore intese al tucto de lore di fora, 
i subito come la punta de suoe lancie com gram furia la butone 
«1 fosse. Alora parse che dito Vicioré e soi Senato montase in colara, 
€^tal tucto fecene ferma deliberatione de volere dare dita bataglia; 
C'he fu a dì primo dal mese de februari, die dominico, anno 1512; 
elle inmediate fecene metre dite suoe zento in ordenanza (**) per vo- 

D foL 189 b, 
D ? oL m a. 



L 



348 

lere dare dare dita ^ram bataglia. Facto che fu questo, al magnifica- 
dito conte Petro dolo al fo|i:o a dita suoa transea per volere biitar^* 
zose tale mure, come ut supra, a ciò che tale suoe comelive polise — 
ne intrare dentro a tucta suoa voj?lia. .Mora la dita transea, come vo- ^ 
se la soa poca ventura, s' uperl in molte loco come tanto terore che, 
secondo li nostri reporto, andava tale peze de suoi lej^ne in jrram so- 
mìtlì nel' aiara, et suo fumé e strepeto crede che andase per insine 
ala spera dela Luna : per modo che non operò in so favore per quela 
volta, che lore poteseno intrare. Item la note prosìma ad venire, per 
la vertù deP influse celeste, zoo per la oposizione dela Luna com al 
sole et uno sestile de Saturno com dita Luna e lo osito de Jovo com 
dita Luna et lo oposito de Mercurio com dita Luna, tamen por non si 
n* esere inpazato Marte in alcuno loco, dita batajjflia male pot»»a ave- 
re afeto; per al che tucto insemo partorino una nevo d' altecia de 
dui palme, com granda aqua e vento; per tale via e modo che queli 
povere fanti a pedi stevano sota al tecto dal cielo. Tamen a lore era 
forcia a fare dele cavamente in tera, et in quele coprirse come fron- 
de e paglia, per non potere resislre ala j?ram forcia dal dito vento: 
per al che veramente era gram compasione a vedere tale cosa. Per 
modo che io veramanto non potea credere che natura umana in 
quele loco potese vivere, come ut supra. Et anche li altre tuele sla- 
sivano male, come tu poi pensare. 

Et infra (jueste tenpo arivò uno gram secorse de Francioso a dita 
ciptà de Bologna, zoè quille che doveano andare a dita Stelata con- 
tra al canpo de dita Signoria, come ut supra; per alche arivato che 
lor fune, unsi fora alquanto suoi cavali lezeri trascorando la rivera 
per vedera come tale nostre canpo era alozato. Alora la guardia dal 
dito canpo ne prese dui, et per interogatione de quille parse che al 
dito Vicio ie l'use revelato tale so secreto , che a di 5 dal dite mese 
defebruari, die iovis, 131:2, cercha Fora vigesima tercia, foce come 
gram terore fece levare dito so canpo, telando tucte quante le boi e 
cavale et altre bestie necesarie che in dito canpo se retrovavano, la- 
sande lore hogne lore cosa che per forcia caregavano dele cose dal 
dito canpo et li boi tirava (*) seve artegliarie et auglianse quanto lo- 
re più poteano in verso Castello Sam Piero per dita via Fleminia ; per 
modo, come lore fune partite, inmediate comenciò la gram piogia, 
per tale via e modo che come lore fune arivato al dito fumé Lidese, 
che già era molte ingrosato; per al che a lore povere zentilomine i 
era forcia a posare come lore poteano. Tamen zia era la note che per 
forcia de suoe torze da vento vene al canpc). Considrà mo, discrete 
nostri loclure, come dovevano fare quele tale creature, siando del 
quele mese e da quella bora, et la neve in tera, et al grani fre<le 
che crociava; per modo che pasone a salvamento et arivone ala Vila 



(•} Fol. 19U b. 



349 

de Sam Nicolò et al dito Castello Sam Piero , dove in quele loco non 
non aveano né padre, né madre, né eciam nesuno suo amico lialo 
che a lore potese de lore pane mudare. Per al che hogne cosa per 
lore era sghouberato per tale via e mode, che a lore povere mischi- 
no ie fu forcia a stare come lor poteano per quella notto. L' altre 
zorne, che fu a dì 6 dito, al Viciorè divise quele so canpe in tre 
parte: una lì romaste; V altra andò nel monto a quelle Castele, zoè 
a Varagnana 'el monte dal He; et V altra ultima parte al Castele de 
Rudre per tucla quela rivera. Facto queste , dito Viciorè fece menare 
Iquanto sove boche grose de artegliarie ala ciptà de Imola, et lì fu- 
le mese in conservo; et così Steno per insino a dì 14 dal dito meso 
defebruari, die sabati, che poi tuto andone ad alozare al dito Bru- 
dio et a Castel Gelfo e Medecina et a Minerbio et in ogne altre loco 
f>€r quela rivera. 

Alogiato che lore funo, di subito al dito Viciorè de novo mandò 
S4)i Coraesarie per la Romaprna a fare intendre che lore dovesene por- 
tare vituaria secondo l' usato. A (ora la nostra ciptà de Forlì ie fece 
ìtilendreche per modo alcuno più vituaria non ie voleadare,nè eciam 
ixiandare più bove per insine a tanto che suoa M.^* interamento non 
^^^^ avese pagato et satesfato le nostre mende; per al che lore aveano 
I^^rdute ne' levare so canpo da Bologna per avere preeara e vituaria 
oi homine presonate come suoa gram taglia sencia li altre suoe mer- 
c^ntie, come de prima lui avea fato prometre per dite suoi Comesa- 
rto et per nostre banditore fato intendre i* nostro loco consuveto. 
Alora dite Comesario respondea come suoe parole dolce, dicajido che 
quelle era la verità; tamen che lore non stese per quele de reman- 
dare, che al Vicio so re farebbe per lore hogne cosa promesa. Alora 
nostro Senato ie mando soi anbasadure a intendre al tucto in can- 
po (*) et al simile faeeano tucto al reste de dite ciptà de Romagna, 
perché hogn' ome recevite gram dane, perchè quile Bolegnese erano 
usile fora piando e schufando hogni cosa che lore trovavano et pre- 
seno le molte prisune, le quale non voleano lasare sove robe, come 
ut supra. Tamen fu forcia a reraandare hogne so bisogne; et chi a- 
vea perse, avese al male anne come tre male pasque. 

E di poi a dì 21 de februari dite, die sabati, dito Bolegnese cor- 
sene per insino a Castello Sam Piero e di poi zose per quelle riveri 
per insine ala Vila di Sarte, rastelando hogne cosa: tamen li povere 
biolche lasavano le cara, fogiando le lore boie: tamen li nomice se 
ne portavano li sove vituarie e poi smeml)ravano le cara togliando 
ho*:ne lor fere. Tamen ne fu prose alcjiiante a presone, perchè lore 
vofiono molte quode, por modo che al fu tale contadino che fu de 
pezp tra boe e oarn o roba più do conto 50 libro, sonda quillc che 



,', Fol. 191 a. 



se bisognava reschodre a presone; per mode che veramenlo fu una 
mala cereria per quille tale. 

Item a di 8 dal mese de marce, die Inni, parse che venese gràm 
discordia in canpo dedita Ghiesa; per al che parse che tuta la piaza 
del canpe per quille Spagnole fuse mese a saco, rebotande le cara e 
togliandie le loro vituarie e robe. Alora vedande le nostre Talici que- 
le che faceano dite Spagnole, le comencione a reprendre dicando che 
loro non doveria fare in quele modo a tore la roba de quilli che l'a- 
ducano; per al che più non non adurano. Alora dito Spagnole mon- 
tone in colara et s* atacone come dite Talice et n'amazone alquanto. 
Alora certo homine d' arme dal Duca de Orbino , se parlino et veno 
ad Orbino, dicando de più non volere stare suota V ira de* Spagnole, 
dubitando loro tuta via de non avere al pegio. 

La ciptà de Bresa rebelata da Franciose alla Signoria. 

La prefacta ciptà de Bresa queste anno dal Signore 1512, a di 3 
dal mese de februari, die Inni, gin se era rebelata dala M.^ de Lo- 
dovico He de Fcrancia e data ala Signoria de Venecia in queste mo- 
do e forma. In prima dita Signoria mese inseme uno grando esercipto 
sopra al quale i era per so prencipalo (*) M. Andrea Grifo per suo 
Proveditore, et uno M. Zollano Paulo Manfrono, et come Tallurio de 
uno conto Aloviso Ongaro nobile Bresano, come gram numaro de 
quile soi contadino, zoo montanare et pianesano, come suo gram 
numaro de schopilo; che fu a dì 12 dite februari. Le quale s' apre- 
stone gaiardamento a dare la ba taglia in queste modo e forma. In 
prima tra al castello e la porta dale Pelle, V altra se fu rento ala 
Garzeta, di verse meze zorne, dove U se trovava la usita de uno to- 
rento chiamata la Garza, dove in quello loco se retrovava una gran- 
da grada de fere, che 11 tenea serata, dove dita aqua usiva; la qua- 
le lore levone per forcia de sove livore, et 11 comencione per forcia 
intrare. K depoi intravano come suo schale da dita porta dale Pelle 
per suoa debilità dal mure, che quile che erano nai dito castello no- 
cere no ie pelea; per al che introno a poco a poco, come ut supra. 
Alora quili tale Franciose, che dentro se ritrovavano, per una gram 
parte se ne fuse in castole et un' altra parte fune resposto incognito 
in dita ciptà; perchè era andato al bando per parte lore che tufo 
quele popule Bresano suota la pena dola forcha se aveseno a stare 
serate in le loro case, che contra nomice non avese a pugnare, se 
né r asercipto Franciose. Per tale via e modo che, intrato che lore 
fune, a di tri dito, la matina per tenpo, era arivalo tute al restò del 
dito asercipto de dita Signoria, et li prese dita ciptà i' nome de dita 
Signoria de Venecia scucia la roca, che molte era fortificata, come 



(•) Fol. 191 h. 



351 

• 

ut supra. Per modo e via quanto lore poteno avere, tucto i amaza- 
vano còme gram so vituperio. Fate queste, de subito dita Signoria 
comenciò a scrivere litro a lucta suoa lega, domandando alturio per 
dubitatione dola gram forcia dal braze dela M> del dito Re de Fe- 
rancia, che lui non manda gram secorse a dita roca; per al che lo- 
re zia Fabateva zorne e note, et aveano mandato al dito M. Zohane 
Paulo Manfrone drete Alidese de Pescherà, al quale avese a guardare 
tucta quela rivera, che dite secorse de Franciose venere non potese 
a dita roca. Tamen dita lega avea tanto da fare come altre Francio- 
se; che se retrovavano atorne et secorse dela ciptà de Bologna, che 
p«r modo alcuno lor (*) no ie polene mandare alcune so secorse da 
p^lerse lore salvare dala dita forcia de dito Franciose ; conciò fuse cosa 
che al Marchése de Forarla i era nemico. Per al che male se potea 
«Jidare per insine a dì 19 dal dito mese de februari, die iovis, 1512, 
ohe la M.»^ dal dito re de Ferancia mandò uno tale secorso de tale 
natura a dita roca de Fresia, perai che lore la riquistone un'altra vol- 
tai conciò fuse cosa che 1' aiuto de dita lega per dita Signoria de Ve- 
^lelia et le guardie che faceano dito M. Zohane Paulo Manfrone in di- 
t^o so loco fune per similitudine ale guardie che faceano li Fariseli al 
ìpolcro dal nostro vere Uedemptore, quando per al so rectore Pilato 
lore ie fu comeso che tale guardie non potene tenere lui che non 
"icese la suoa vera resuratione. Et al simile avea facto dito Francio- 
, che lore aveano pasato et intrato in dita roca, et poi erano rein- 
•-«tito in dita ciptà a cavale nento cavalo. Et quela fo presa per lore 
^^4)me gram bataglia deF una parte e deF altra ; al che ne vene mor- 
^« gram numare per le strade e de verso Sam Pedre Lovere et nela 
l&hiesa del Domo et 'n altre soi palaci magne j dove lore erano apia- 
t^lo per suoa vita canpare; perchè zia era intrato al resto dal dito 
^o canpo franciose per un* altra suoa porta, chiamata Porta Salezare, 
ohe avea zia fato aperire uno so comesario de dita Signorìa sopra ca- 
vale lezere, che zia erano schapulato et quile intrato per forcia. Et 
al reste de dita Signoria pugnavano, come ut supra; tamen poco ne 
^hapulò che luto non andaseno per al file dela spada. Et al simile 
quele povere mischino Bresano, che per lore io crede veramente che 
la destruclone de Troglia a tanto per tanto fuse nula aprese a que- 
sta; perchè dito Franciose aveano, secondo li nostri riporto, gram 
flumaro de zudio con esa lore, le quale non aveano alcuno resguardo 
a loco piatuse né edam ad alcuna suoa reliquie santo; conciò fuse 
cosa che toleano una nostra croce d' arezento dove se retrovava al 
Kistre Sijijiìor in croce, et (jnela spacavano come le manare, et altre 
ìi}ii cordililà inastimahile. Et mnsime de (juili montanare et pianesa- 
» che avj'a cun<liitt) al dilo (lonto \loviso Ungaro so nobile predicto, 
? dit^> Frariciost* al s(|iiartune. Et la tene dita ciptà per insino a 



Fol. 192 a. 



352 

di 8 dal mese d' octobre, anno prodictis 1512, che la dita lega ie £ 
mandò al so esercipto spn^nolo, perchi> 7.ià lucto al resto de dito < 
Franciose aveano sghonherato la Italia. Per al clie vedendo al tucto 
dito franciose ( ' ) dala fortuna esere abandonato et al presento per 
lore socorse alcunu potere venire da poterse in qucle loco salvarse, 
.per al che Moiisisnore de Benino come i altre soi conpasne, che e- 
rano dominatore lie dila ciptà do llresa, Tccene Tcrma dclibcralìone 
de voìcrse prima rendre a dito Spagnole che dare dita citj'i aia Signo- 
ria de Venecia. Kl II per lore parte fti conelnse che dito Spagnole i 
avesene a condurc fora de Italia tucto dito Franciose a salvamento, 
dagando l'una parte e l'altra bone elulione; una fora d' Italia, l'al- 
tra al dito c^stclnno, come so contento del' una parte e del' altra. 

Acordato che lore dito Franciose, se parlino; che fu a d) 8 dal 
mese d'octobre, come nt supra. In modo ohe ciascuna de lore parte 
se ohservone le lore fede e remastine contento, romanando dito Spa- 
gnole come piena rasone dominatore de dita eìptà de Bresa 1' nome 
de dita suoa le^a. S! che pesa mo, discreti mei lecture, come debe 
romagnere i|nel» povera et svinturata ciptà, piando tanto populosa et 
dell prencipale tore de Italia de suoe mercantie, et esere romast» in 
mane de tramontane et nsìta de mane a Gali, et sachczata tante vol- 
te, perchó nò 1' une nò 1' altre no ie potea portare amore. Tamen 
romngna mo come la voglia, a noi molte se ne rcncresute: l»men io 
ve voglio fare intendro che ancora le infinvenlie celeste n' avea pro- 
nosticato qualcuna de dito suoe infortunio. Conciò fnse cosa che del'a- 
no 1508 prosimo pasato, a di 15 dal mese d'agosto, zoè al zorne 
benedcto ilel'Asontione dcla inmaculata ramina de vita eterna, trese 
una saeta dal cìeic et dete ini una tore rodonda, la quale è posta in 
me7.e al c^sletc de dita ciptà, chiamata Mirabile, et Ectò via uno po- 
mo d' oro che era di sopra da quela, et reboti un'altra lore relonda 
piena de polvere de bonbarda, ta quale tore era int uno so angolo 
de muro de fora da dito castcle. Per al che li strepile de quile suoi 
sasi de gram statura come tanto impilo e terore in dita cipU, che 
verameiito che loro criticano tuclode andare in perdicione. I<:t zetorae 
tale sase per tera 'n altore int uno altro angolo de dito castello, cbe 
l'una butava /^se l'altra come so gram dane e ditrìmento dedita po- 
vera svìnturata ciptà. Ilcm del' ane 1510 dede un'altra ditti saela ite- 
la suoa lore dal populc, chiamala la Palata, la quale se retrova ìd 
mezo dita ciptà ; tamen poc4) ie fu nocimento. E più 1' ano 1513 trese 
uno gram teremolo in (") dita ciptà cere» ale deci.' bore, zoo l'ora iiÌT 
lercia, die dominico, de tale natura e forma cln? tucto qiiel(> po|uilo| 
era forcia ad nsire dele ghiese e de lore cìiso per al (tram terorp e 
quele menava. Si che a mi è parse de vol^ed 






353 

p«p dtts mnfrniflra elptà a itenotnre che piiBia tnle snoe infortunio era 
sialo promislieatn dai cele ohe (tuli homiiie [eresie, a denotare che- 
iloveiiia puHKlare dui nostre mate rui-e. per ni ctie le cause 
iprìore ce governa le inferiore; dele ijiiiile F onipoleiilo Itilo ce ne 
:lìfl iJbefaro. 



CaUfn dela (ihìfita se partì da Budri et ven a ('ast^l Sam Piero. 

Al prpfBc.tc) i-iin|]0 (leln Gliiesa se pnrll dal l'jistello di> lìndrio et 
vene Bil alozare a t'-asteilo Sam l'iei-o por snspeto dal cnopn franccBO, 
die fu a di IH dal mese de marce, die ioviis. Aiutalo che lor fnno, 
iumediale <|ueie de tuie dicto eanpo franceso se levone da Bologna et 
V v«in(i alo2are al dito Castello de Itudrìo, perseRUilaiido dito canpo e- 
^BKlniHxtJco. Aloz-atu elle Iure fnno, inmediale mandone uno so Iron- 
^B&ela B tÌBre iuleiidre al capilanio dal dito canpo, zoé al Violore cato- 
■ hiM et » Mone.icnoi'e H,"" Lettalo aftoslidiro, che per [larle dela M."" de 
Ijulnviei» Ite de Keraiiliii diu Infra termino de tri zorne prosimo ad 
\pnire. nmienetandn a d) 20 dito mese de marcio, che (jueie Ioli 
«^inaiin avere s^honberato al leritorio dela maRnlllcii ciplà de Bolo- 
^Lbu: casu elio non vogliano sgtiunherare, che lore se dehlano mutre 
^^prputile, che imncdiate d' aspetare de Tore l'alo d' armo come lore. 
yTsUots inlendnndo queste tale prefnctì, seeoiido li mei riporti, dilo VI- 
«aorè fece resposln a tale dite Ironheta, e poi ie lece nnn belo pre- 
Sfcfnto: et ini per al soi viaKe retornose. F'arlìtu che al ftii, dito Vi- 
ciiorp feci; fai* la mostra , et melaiidise in punte come fané quile che 
lì»! nomiee aprccia; che fu a dì 21 dito, die dominico. Fato (jae- 
**le. lore slevano c^me siioe grani vigilie. Mora al dilo eanpo frati- 
oioso se parli da Rudrio et aiidò per riipiìslare queste infrascriplo 
H'^Htello: zo<}, Itagnacavallo e la Mnsa el dilo Hitso et altre loco li 
Bnmiin'(tu>i che Kià dito cntipo dela Ohiexa le avca tollo, come (') 
^PSlbwpra; ohe fu a dt Ih d' aprile dilo, <lie snliali, I5IJ, che Pabene 
^ "^ttu Ritslo per forcia , che mai lore non se voseiio dare d" accordo. 
Tll ititmiie per In via del» Calata, ohe se relmvava piiipinttiio ala 
siioa rtwn: per modo ehn fu male Iratato. Kt vene morto le molte ds 
W, Tamen fu salvate le sovo rione in corte snoe ghiese: e più che 
niìuAo Msld dilo caiip<i dela (ihiesa ohe dito canpo fpBHcpse se era 
iiVHio dal dilo IJiidre per volere venire a piare dito Castello dal Mar- 
'ii''4o, come ut sopra, et avere prese dilo llusio, per dnhitaliune di- 
io canpo apiist<p|ii-ii so levò dal ditti ponto; ohe fu a di Iri dal dilo 
m<:«c d' aperili>, et veno ad alozaru pmpinquo a dita ciptà de Faen- 
za di verso ucidenlD, perchù li Franisiose faceano grom sove corcrie 
piT dito so teriliirio; per al ohe ogne zorue l'uno e L'altro s'alrovnvano 
lasemti. Per modo ctie dito Kanlino, una parte de lere avaiido facto 



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ri 1 i|i \iu.tiM l.i Ir j.«T l"!'* |«'iilf l'I iMM' !i>'- • *■•• •'.' ■ ^ 
nx»-^«-!.«* :i « -m'Iiii'* fiir.i «I'* II. iti t lihf'i ilit-» I i. in- :«•*■■ .♦ » • 
i1:u"iri !•! I iitiii {iiit*' f l'itllr.! Ii-iii<' r:nitiiiii«* : niii i<>rt >*, I:* 
lr:i .'il 'III» "M -t' I l'i » . l'-t'iM' •»•! r'Mjt»*;it«i i!-*!' UM i |«ir*.- . ;. 
\i' i;"-i ifii ■■'i'- liiii- ihlii I I .iJi«*i'i'»** . ^'^ |«.ir!"il't : • *■•' Ti * 
Un»»' i! .|. '.i^ii'. i itili* ut -.t||i|.« In iiiii-|<t ••'»'■ •:»•*• '.• ♦ ■'■ 
V ••!• ••i\»i:i»' !'• l-»t'' l-'ii'- »■ i»'fi'.i"»l !ii»' ■'iiu?'"'ifi» . T'»'! l'i •■'■! ' 
^Tii'tli- i l'ii»- ;i:'-iri i i-^np* <l'iiiii!iil>>rt' ili* ijif i •*!!•* « il»- }'■' - * 
«li' ili!.» -U'i'i I»'_' I ^1 ••'.!• jM"».i iiM. tJi^'T'-li iiM-i !-■ :'.' 

r»ttii.t jp'".- ij"-»-'.! |ii\'';i 1-1 -^x .{i!'ir.!!i I* |»f • . <»; i!i«l t t ••.' ■ .. 
i|»'|| |ii i'f; ■ ;i l'i- t-T" •!•■ Il ili I •!•' '»!i'i«' iiiiT« i:»i|«-, ••! » «■ '» • 
Iii.ri»' •!• '• f 'I «'i! Hit' t\ u^\\.\ *]-■ nnin- .i liili. •■[ -.» 'i. ••• 
!*■ . j-!- Il r: ■ l iiii-- h- I' .ihrt- ii'i if [»••!•■ I i'tf! «r.» . j; • 
ri»:ti.i..vi I 'Mi «l'Ili' Il \ i^'li.i, M ii>ii iii-t|ti- •».' fi." r» :i- r. -i •• 
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r dita mafniiflra cipiù a dcnolnre (rhp prtma tale snoe Infortunio era 
klo proniistk-fllo dai cele chr riali homine terpste. o donulere che 
(lovemn trunrtltirt.' dui nostri? mnle tare, jht si ohe le cause 
sepriore i-p pivenia II' interiore: dele i]OJ)k' 1' uiiipoleiUo Mio ep ne 
\-oglia lilterara. 



Canpo (Jela (Jhiesa se parti da Rudrì et ren a Castel Sam Piero. 

Al preFacto eaiipo rielo lìhiesa se pnrll dai llnslelki de lìiidrio i-l 
vene mi aloznre a Castello Sam l'iero [iiìt stispeto rfal ennpo tViuiceso, 
«he rii a di 18 itiil mese de marce, die iovi». Alozal» che lor Hino, 
iiimcdiale ([uele de tuie rìicto cnniio l'rnncesn se levnne da Ikilogna et 
veiiim alozaro al dito Castello de Hndrio. persefiuitaiulo dito eanpo e- 
c lesi «sii co, AÌ07jito che lore fuiio, iiitnediate mandonc uno so tron- 
l>.Ua a tare iuleiidre al eapilnnio dal dito cenpo, zoi^ al Viciori^ calo- 
licn ci s MoiJflifi[iore lt.""> l.r-KHlo apostolico, che per parte dela M." de 
I,<k1ovÌ(.'o He rie Kuranlia l'iie iiilVa temiitia do IpI zorne prosimo ad 
\enire, cimienciando a di 20 dito mese de marcio, che quelo tali 
debiano avere s^hunberato al terlCorio dela mnttnlfica cìplà de Bnlo- 
Kiia : casa elio non vogliano sshonhemrc, ehe lore se dehiano metre 
in punte, ehe tninodìale d' aspelare de lare lato d' armo come Idre. 
Ainra iiitendando queste tale prefacti, secondo li mei riporti, dito Vì- 
eìofé fece resposta a tale dite ironlieta, e poi le fece uno lielo pre- 
!-ento: et Itti per ni sol viazc retoniuso. l'artito che al fni, dito Vi- 
nlorè Tece fare la mostra, et melandìse in panie Mime fané (gnile che 
Il .sol noatice aprecin ; che fn a di iì dito, die dominico. Fato que- 
ste, lore stevano come snoe Krain vigilie. Alora al dito canpu l'ran- 
cioso se parli da nudrio et aiidfi per ri<]nistare queste inlrascript» 
Castello: zoo, Raf;naeavallo e la Masa et dito Kiiso et altre loco 11 
pnipinqufi, che zia dito i-anpo dela (Ihiexn le aves tolto, come (") 
ni snprn ; che Tn a di tri d'aprilo dito, die sahatl, 1512, che l'ahene 
dito Itiisio per Tort^ia, che mai lore non so voseno dare d' accordo. 
Ei introne |)ep lo via dela ['alata, che se reirnvava pi-opiuriHo ala 
snoa rocn; per modo che fu male tratato. VA vene morto le molte de 
lore. Tamen fu salvale le aove done 1» certe suoe ghìese: e piti che 
avando vl»to dito cnnpo dela llhiesa che dito canpo rraiicese se era 
levata dal dito Rudre per volere venire a piare dilo ''aslctlo dal .Mar- 
chesi), come ut sopra, et avere prese dito llitsio, per duhi tallone di- 
t'> caiipo apiislolico se levò dal dil« ponto; che fu a di tri dal dito 
mese <ì' aperilu, et veno ad alozaro propinquo a dita ciptà de Faeu- 
i:ia di vereo ucidento, perché li Franciose faceano (tram sove corcrie 
per dilo so terilorio: por al che ugne zoriie l'uno e Fallro s'alrovavano 
tasemu. l'er modo che dito Fantino, una parte de lore avando facto 



;-J Fol. 193 9 



ds ■! BoiUfo repoflo, «vn ftitn ■ d illlu M. ZoImm A i 
Inala, porche avi.-* uAìc lo molte (*> tiiutan^ cb« nmMmt* 
«U|H> rinaneiOÉo prr In \ìm M hw; («t moilii rbr. a wii éa Ì 
rtpwriu, tal Fraaccao ttlcvaiK) inale umI «•! lu •|i*cto Ine* «^ 



Al pRflKto «MM» (Ma fìhtrMi fu rollo a Rancia 4»! twi^ Al 
FniRekiae al leapo dw prctAJea la «(rtMia ù* traw-ta U IL* *l I 
LodoTln flonln ai dllo Mti^ afinUiiliro al iiw|i-j Hm pfaaeAv iri 
HMla fadla apoaloltea Jitlk» par la tllviiM pfvi utrnUa papa aai^ 
OOOM tom bfta Ìbwbio «mie faua S.": m^ U U <* de Haasa^ I 
<Wl Rooiam OMlfu Inpenlfin' fi la U '^ «IH rv l^bdira fwt^^ai 
tto 41 SpaipM «1 la U.'* del He dr liiittilllcrm tiintni la 11.'* M « 
Re CriallanlaatiiM ir Vimarié ri «h-la Mtcnuna itv \rm>ri« e 4Vtm 
m da Kalo ttarchpw de Kerario e il<> liirla la parte UniUMAa <B fe 
lofoa. 1^ quale tarlo Uttr atranu dat hmw canpo, euMr M ^H 
•I ebe al preaciilo lrain«lui m- r1lr>tv«>iiiH> ala «popwtkMW * Aa>4 
4111 «IpU 4e Havraa; che fa nmndr kIi aiuii «Ma aaluulf* ■■ 
Mtkme M Verin divina lAli, a di l( ilal bkw d' a|rril«-. «■ d 
■llM», danlDlca «mcUi iMa naarailooe dal Boalra virr Hij a^ 
M. JInÌé CbrtMo. oereha 1' ora decMna qnlata. rhe dil» tmm^ ip 
■Ifllleo fti rato. In qMaU nodo e tanut. Cbt «àanda akuaia Ma «i 
p* IkMoeao propéiM|ae ■ dita dplA de RaiWM drHo al Bn^ Vm 
nt «1 IB ama «I fcae de dUa elpU per toalD» a (lorta Sa» Ikna. ■ 
OMBlBe tal osa hmm irtUeaa de Sani Haw. |>rfpii)<|t><- a dna pm 

émm abUan U frali obaervaole de Saia J'-n im. ri rruni|a«aM 

fnela rivare per Inaiau al poalo deli aaai-, Hif w n-in)«« «qa ' 
la SuÙmB» ehlaaiatu 1' ,\aaa, el Eia antv hi» aww dnaa^ i 
papale de dlla Davrna fìyr per perir d«r Maaalipiar h-** L^Mi d 
GbÌkUIo ptaaiM rardMMlr de San Suovrlno, e de Haa^tgnm» A 9 
giH. InoHdal mandalarto deb dita M.** de Udo«1«i, llr Ca^h» 
de tuctt fluoa H(a, rhe te doveae dan dUa dplà dr IlatvM |«« 
aer quela a hirr oMwadsta a tale aa ComìIIo ptaaiw e pÉW la «^ 
■alla de dllu JuUi irooodii poallAeo, per nrr lai ttalo HMlMM»|l 
lan a dtlo ("> ('MirtUo e nm moparw; prr ni rhr a taeapHv^ 
IMplaiaealu dito Hateoale h* daveaeiw da» JéLa «wa c«fia pvfcfl 
••■e «apea aa ennato. A qoaMe éUe Raieiiala, ir ruada d Ma iki 
la, I •tanm bla pacala ivpaatB: cfee Uà* ntio nipBeanwM M 
Calegin, aalvo cba quello de Julto poaUtaa KMaaim, euaw ha»* Il 
Neaola tale auoa lavMJlara de ao hone lore vkario apaalallaa; at p§ ' 






)do alcuno lore non voleano altro signore che lui i' nomine dieta 
Uesìe; et che lore non sapesno se dita suoa lega 1' avea Tato chia- 
mare a dito so (^elegia pisano. Tameii dito Franciose avando inlese 
dita suoa voglia, zìa l'aveano molte battile suoe mure, come ut su- 
pra : per al die svande zia lore viste venire dito canpo apostolico 
suo adversario dreto al dite liuno .V|uaductus , et eser posto del' al Irò 
cante de loro, dove li se rctrovava molte bene in punto come suoe 
artegliarie del' una parie e del' altra, che asime quele dela Chiesa 
che aveanó le molle carelo caregato de gram numaro de suoi spide 
com lore punta innanto de gram statura, che menava li omini come 
suoe mane da fare uno so gram repare puslize, come altre sol targone 
che in tera se Scavano al' eucontre dove suoi nemico poteseno veni- 
re; per at che avando viste lore canpo Franciese che per modo al- 
cuno dito Ravenale non i àne volute dare dite cìpla per la gram vi- 
zitio dal dito S. Marno Antonio CoIona el per lore rasone sopra se- 
gnato, per at che oramai lore non poteano slare et non andare; fo- 
cene ferma delilieralione infra lor Senato de più in quele loco volerò 
slaro, per modo che lore deliberono de fare fato d' armo, conside- 
rando lore se ronperano li nomice, che lai ciptà no i poterà manca- 
re; dicando lore che, remole la causa, remole i afecti. 

Per modo che a di H in 1' ora predicta se mesene per volere fa- 
re dito fato d' armo in queste modo e forma. In prima dito Francese 
feceoe doe ale dal dito so canpo per metre tale nostro canpo aposto- 
lico in mezo: una pasti al dito dumo ali Beverature, aprese di porta 
Sisena, propinque al su porlo, come so gram numaro de suoe arte- 
gliarie, a citì che dito canpo apostolico non polese intrare in dita por- 
la Sisena, et intrare in dita cipttì, perchè (ale porta era francha per 
dito cflupo {*) apostolico, per esere da quele canto dal dito fiu- 
tie dove lore erano alozatu. E) po' sìando in dita cìpla, poteano uslre 
per la porta dela Roca et venire intorno n dita ciptà incognito per 
inaine dove era alozalo dito canpo francese, et II scrario di meze a 
quele dui Rune, per tale via e modo che i arebbene mese a male par- 
tilo comò l'aiuto dal populo de dito ciptà. La seconda dita suoa alla 
de dito Fran0J5so pasone dito liunc Aquadutus in peto ala lore de Cla- 
80, che se relmva suso la marina tra quela tor de Sam Sovere et 
quela dal porto, dove II fecenene gram spianuti, et pasando come 
suoe artegliarie a luta suoa voglia a despelo del' ante guarde dal di- 
to cnnpo apostolico, melando de meze da dilo soe ale dito nostro 
canpo. El 11 se comencione a fare fate d' arme sopra quela pradaria 
chiamata de Meleta, dì verso la marina; per modo che nel prencipio 
dilo canpo apostolico se portò molte verilemente, el mnsime al ma- 
gnìfico M, Pietro Navara come aova fonlarja e CHvalf l'-Ken?: pi?r al 
che n' amazone gram numare de dito Franciose. Per al che li piil 



M» Ctkcrio l^isaoo ; penale siaodo z\k loro stato intorno 
«•Ile bautta do so caiipu, el unii grHm psrtu ile siiun moiaia in te- 
la bulallL Alura vedauiiu lai Senato Itnvenfttn ile noti poU>re per ma- 
«k> «Iruno n>3Ì!ilre ala Torcia ile dllu cailpu Krancesu, la noie prosiim 
pAwiki, nx' la (loinliiics note, lore aveaiio lato suui aiibasalurfi de 
«uniuua cuneonlia et mandati) nel so i^atip» a Mirnsìftiiur It.'"" so L^ 
igalu del dito so Concilio l'isunu c^irdenalo de Satn Soverina come so 
altre Seuat» wme soi capitule l'erinalive de vulei-o dare ot avvrc data 
ditti aiiotl cifi\À al dil» Concilio (*} Pisano; et zia dito Mansi^iior Le- 
galo e soi Senato in dita doI« i avea segnalo stiì capilo, inlì-e le (|ua> 
\b loK 1 avesene a propeiaro al presenlu vUuaria per [ore t>Ì8ngne. 
Kl iuinediato lui in dìla note mandò dni sol secretarlo a stilicitare 
tale suoc vituarie por l'ser lore quase afainalo: per modo die à» la 
pili parte dela cipLa avea ponsata 1' arma ci atcndeano a tale vitit- 
vane. Kl eciam ala tialititra de sol pipare poclie suue (fuanlu i erano, 
crollando loru veranieuto che nove cose fusene ocorilnto et aspetaiidu 
lorp tutavia ohe venerilo tale coucilio a corere dita anoa cìptà et 
i)uelH piare, come per dito soi c^piiole erano rotuasti iV acordu, co- 
me ut supra. Per modo, come vose la suoa poe^ ventura, a di tS 
dito, wrciia r ora decima i}narta, avando sia prop^^ralo le molle cara 
de &uoa dita viluaria. liugn' home e done picole e fraudo se erau) 
aflidicatn a Tare lore tale vituurie, et masime t|ucle /.enllle, e masi- 
me per la gram [laura die lore aveano receulo al zorne deiianto ite- 
la Rrain cordilità dela dilo rota dal noslre canpo; yier modo che a- 
vanilo a|KTto dilo so popiile porta Andriana per volere mandarle dHe 
vituarie in canpo ; iul'ra quele leupo siando ^ram numaru de Vasdio- 
iic dal dilo canpo Francioso aloziato nela dita siiua gliie^a de Sam 
Man» anoQ observeutia, corno ut siipra, non tro|)o lontano da dita 
tttUtuira, inmediate lore ae meae in LalaKlione et » apropjuquoiie e 
dita balidura; el vedando la snoa guarda debile, prcseue lor ardire 
de volei-e per quele beo in dita cìplà intrare, come lore focene in- 
coi^nìto. Intralo che lore ftinc, Inmediale, a vedere e non vedere, se 
sparsene per luta la ciptà per più rasone, 7,ìh per tale suol capitole 
^le^tiato; la pili parte de lore aveano pensata 1' arma, come ut su- 
pru, non avande lore altra legreza, se uè de farie cosa che a lore 1 
le ruau in piacere. E tutavia era pino le case de quiti loco deputali, 
dove se lavorava dite auoe vituarie: e maxime a dite zonlile done e( 
altre, che poco persone de lore per dila ciptà se relrovava per le 
rasone wipra asegnalo. \Iora vedawdo dite Vaschono coutra lore a- 
vcre alcune coutrasle, a lore ie parbe al tempo de fornire suoa. 
voglia et qnela ciptà sachezaro; per modo che comenciune amazaM^n 
ho^u' Ulne teneralmento che lore poteano, et masime tuelo li con* 
ladino. Et non ic valea (") a fare de suuve braze croce faciaude lore- 



3fil 

crwisre so dito Consilio, Mine lore faceano, ali repnrp zone e no- 
ki — Jiiljo, Jiilio —, i> taìande le lor teste, el appri'iidie per al aj 
wntre, e logliando le loro teste e corade et melando per la ciplà 
inchiodate sopra li pali ale molle usile de vie. 

Alor» intetidaiide la eiplà tale suove curdilità, el maxime tale ten- 
tile dooe e doDzele che non se if era separale ninna, ii^ eeiam mo- 
le sifiuna lope cosa per la siioa repentina venuta, senpre sperando 
lore nd'adiulore dal dito nostro canpo apostolico, -lìit roli>, che ve- 
rameiito \o «noe voce peuetravaiio per inaine al cele, non sapevano 
quelle che lore dovesene fare; no stare e non andare, per esere lo- 
re bominc per paura la mazore parte se era inaschosto e l'onilo, co- 
me feze li santo Aposlole ala calura dal so Maestre morie, die lore 
D'abine quele die a lor parbo, Comeiicione b piare le molte de f|uil- 
li nobile a presone, el sacbezando zenernlemento hofrn'ome, non a- 
vaildo alcnnu rf^speto ali loco piatuse et masime nela suon chiesa dal 
Domo, che ludo al sachezone, et masime suo gram nnmaro de ra- 
lice e pianeto et palio d'ore de suoa sagrestia, et masimi: uno so 
palio che era reposlo sopra la gliiesa, depese a certe suoa s<'ratnrB 
del' ochie de suoa gliiesa, di verso hocidento, per eser lui tuuto d'o- 
re, ornato come le molte suoe zoie de gram valuta. Et pili, liie de- 
starne gram numaro de snoa arzente fino che se relrovuva sopra 
soi canzete. che ijuesle tuclo erano coperto, Hi mese per inaino al 
teopo che Sam Vitate e Apoloiiare el le molte altre epischo el arce- 
pischo io quele locjj lore ppesedeano per snoa snnclilado, per eser 
quela terra antica. Per modo che quase no ìe remase cosa alcuna. 
Et «I umile fecene in tuclo li altre loco piatuse, et masime, secon- 
^ li nostro reporto, Tocene una cosa che nel' enrerno serebbe stalo 
Inslantu; che a uno certe loco de parochia le tosane uno labornacu- 
lo d' arzenlo, dove in quele slava contenuvo al Satrramento divino 
«msafrralo: et quele aperaene el in tera bntone dito Sncramcnto et 
«lu tabernacole lore amacone. Alora, come alo eterno Idio piaque, 
A apsrbe uno so zcntìlomo francese et inmeUìale fece chiamare li Tra- 
vi de Sam Dominico, le quale come suoa gram venerotione al losene 
-^ portole in suoa ghiesa nel so loco deputalo a reponsare. lìiterius 
■JOB remasti alcuno monesterio che non andase a saco : lamen fu li- 
so zentilomo che salvò le monico de uno el le robbe a saco ; et al si- 
nile luto li altre loco, aperendo lore le molte sepullurc et aiidande 
Iwlande aqua per ghiese et altre case; dove tale aquo fUse pre- 
ste latrala. Il comenciavano a vangare et schoprire (') dicando che 
in quele loco era nascosti l'argens. Al simile fecene nela souielà de- 
V mur^, che 11 baleano; dondo fuse resonato, Il roupeano, faciando 
wino ut supra. Quanto al robare e sachezare, queste erano le lore 
wconstantie : al' omicidio, come ut supra, a dito povere contadino 

n rw. IM k.^ 



Siti) 

III' 
r." 



■ •'»» 



••' loro nvenno Invornto a dito: per 

'<!'-,i morie reiieRare diro nostro pa- 

••:rea, j?ià [)er lor (loneilio l'alo, clic 

"T eridasene — Papa Andrea, papa 

-;>•> al eole el so eape tagliavano, 

■ri US (jnanto al(^ verjio^me dele pove- 

:i laso ad voi, discn'plo mei liotnre, 

-Hi" ([nele de lor Franciose ed altre, 

laiiUMi per snoa passione de tale svin- 

.>:i» ve farò intendre, secondo che a mi 

dovi lì le trovava, teneano de ralcone , 

mt'teano, lolaodonf^ lor per so l)isoj?ne, 

iiioi amici ad heneplacipto, e poi lasan- 

■ voleano la roba e l'onore. Kt più, «pian- 

:v, li soi povere padn» e madre se le 

■vi\ doniandandie per la morie de Dio che 

;. • sene la voia sova ; me che tale done so fi- 

- iamen l'accano lor per contrario, che ala dita 

. 'TC nele snoe hraze el l'i ala suoa presenlia 

% al lìise slato alcuno so jìadre e madre che i 

..::ate i ama/avano, come pur ne fu alquanto 

--.'ONere la morie che mai consenlire. E dele 

>j iw voi dire. Ultra le snot^ ver^hojjne che ie 

. • lon* s' acordavano al uhm che lor poteano in- 

.!■ coiiH' h soi pani era zose, che tale so cosa 

.» daiuio (hda casa. .Mo che se sia, quanto per 

•.n.c, come ut supra, io cimmIo che prima areìd^eno 

- ; :-i.»rto che a tale ver|.;ho{4:na venire per al so lio- 

^. uMitilomine marite. Kt al simile aria volute fare 

^^ curale monice de ho*;ne lor sorta per eser lor le 

^:^ vere redemptore M. Jhesii Cristo. Siche la dito po- 

.i ::'Ai\ fu presa da dito Francese et male tract^ita : per- 

ù? so ritrovava ^ram numaro di* jrhiese et multa cor- 

. ^'lie luto fune male traclalo, et lore inj;anato come 

.. • no ie valse suoa si|j:nadura de dilo soi (*) capito- 

>.-.^'nì, perchè veramento, come v' ò dito di sopra, dale 

.■t\} e quelle non ie serebhr^ stalo deferencia alcuna per 

<r ol cridare che in dita ciptà se Iacea, per eser lor 

•'.■.w»viso e non p»'nsataniente. Tante più ie dolca snoe 

ix.^rt» lore s«Mipre s[)erato in dilo adiutorio dal dito so 

•». La quah' dita ciplà remaste molte misera «le ho^ne 

sune lucie ie veste de ho^ne sorta de lor zentiie done, 



■.M 



'V., « •■ 



363 

per eserne in quelle tenpo in gram numaro in dita ciptà. Per al che 
quele zenlile dona me perdonarano. Al molte lore pavonezavano, per- 
ché non z era cos'i miserabile dona che non volese a soi pani la co- 
da: tamen lore tucto romastine sencia coda, perchè proter peccata 
veniunt adversa: che fu a di 12 dito aperilis, die luni, hor 14, 
1512, che lore presene dita ciptà sencia la suoa roca. 

Ora vedando dito Francise d' avere zia roto dito canpo apostolico 
el prese dita ciptà de Kavena sencia dita roca, inmediate focene in- 
lendre a quele so castelano apostolico che penserò era al soi de vo- 
lerie dare dita roca. Lui ie fece resposta de noe; che una volta la 
S.'« de papa Julio in quelle loco T avea mese, et quele volea che al 
cavase. Mora ie detono una gram bataglia, et avando zia lore ren- 
pilo le fose de veze e legnano , tamen non la poteno avere ; per mo- 
do che vedando lore Francioso che per lore non esere al tenpo da 
pedere in quele loco, inmediate focene conventione come dito caste- 
lano de volere metro con osa lui uno so sostituto. Et lui fu contente 
de fare de quela suoa roca quelle che farebbene tucto li altre roco 
dela Romagna. Et dito Franceso fune contento per potere seguire le 
lor vitorie. 

Ora avando visto dito Senato Franceso la gram vitoria che zia lo- 
re avere auto, per non volere al tucto disfare al teritorio de dita ci- 
ptà de Fiavena, focene partire dito so canpo da dita Ravena et andò 
ad alozare ala suoa vila de Massa, di verso Cervia, per tucta quela 
suoa rivera , tenporezande lore per insine che suoe nove fuse retor- 
nato de Ferancia, overe de in altre so loco deputati, per saper al tu- 
cto al tema de quele che lore avesene a fare. Et 11 steto dito canpo 
per insino a di 5 dito mai, die mercurio; e po' se parti et vene ad 
alozare molte repinlinamento in la nostra Vila Francha da Forlì; che 
potea esere cercha T ora vigesima seconda. Et U stevano comò gram 
Virilio (•). 



A dita nostra ciptà de Forlì, corande gli anni dal Signor 1512, 
adi U dal mese d'aperile, die mercurio, cercha l'ora decima quin- 
ta, se dote zoo al nostro popule al Concilio Pisano in queste modo e 
forma. Conciò fuse cosa che avando zia al canpo Francese rote al no- 
stro canpo apostolico et sachezato la ciptà de Ravena, per volere se- 
guire la lor vitoria, per suo Senato fu electo et criato e deputato 
quiste dui soi infrascripto Comesario che avesene a venire a nostra 
ciptà de Forh, come lor feceno: che fu a di dito, cercha la matina. 
Al nome deli quale fune quiste: al primo M. Piero Jacomo da Man- 
lua; second, uno M. Andrea cappe de Stradioto de conpagnia de Cer- 



ri Fol. IM ò. 



«Ih qiMUnleW nvik. Arinln ehi> lor ftina, A «ufeM» *«««# 4 
et di' iMMtn dpU «l iMMln- SfiMln prr tla 4r saw Mbv 
■■nilMft, preffliMln loro ctu> linr^tl^r uni tv iMriaiaA 4w* 
■la. 4l»ni »! noAlm S>nAlo |Hirlir<)liin>im^la eUe Mi 4Ka npit i 
Incava fune quinte infnvrtplo : nI |>ntDo *r fu uno Z^cIm 4> 
■n-lwi df-t iiiitiinro dHl n«»4rl Sixmin' Oinamilor»: al ««nA 
Klntlaii Titrotrlkt; 3, M. lUnitiinllnn Sil<inl>rtiMt. traiMéal l^s 
rl»r: I, S. Sunto dip l*niitD(ili4 bI pr>^>niii miiafh'rto ér «Mli 
in>irir* Oiiimnitn: Ti. S. l'ntilo iJp liiianiHi; A, Ìmimhi M Iki 
■niiami i-aino la rrprf^kntUItnai' rcrrtM d*' fa) riin|iinìr Ahi* 
fAarr, ti» ilHa n|>U <• ilal oHila ; infra li <|Mlr I n» i|alM» 
w* de bma : al II.-** M. dotn Jaruoio de Una naanMa 4i> SmM 
<• v Andm da INmlfule . ìjoAmteo d'Aa 



. t 



15 olili «nlne tm d^ e eualA, che a) pcmnile n'm tkam 
tàa fk nla. cfae per moéit alraiMi oon •vrrintsm fnr iiaa» 
HB4Mlp»Bdl (Matta pitdenHe animr Ira \m:iif e irnuuln. 
fsrto amia daer^Ha. L» ifmlr ar Mf>ivn\An<i fN-r la pi« pi 
Ivrttorto del at|n»n> nomiiin» pn i«ur« <-rtr />■-• i<>rr • a«« 
M ètte te«ia M nnin bn» dp| nanpo d(> dito KratH-MV'. pi 
• wiiiinu ntfv mio dtb» «snp» i| 
1 rrppnlliifliiM-iitn, rlir al f>a<trr v la m*Av 
IéMh H Oitltalff ri !■ mik «I innHtn rt al ntanl'i la i " » ■ 
dHe Sale km padtv e iMdrr fraHli r «ntrlk d allfv d^ rt^ 
It omIIv pikra aapffvaou dii«p Inr ddvncnii aiMlin> |hy mw •■ 
pMittna parlila, laMade Ir lor raum npcno, péraa de hoiiM» a 
•I NMi anndo laiv rnaprbi n iiKina l«r djm: t 
éa Hte per bile noatra itrain paiirn che d 
•e aUlu a imi a laMtv 1' aiiiiiui «•'pernia dal noatir rvfp*. 
tnultf r arii*li|H-ti^ lamila fr onlvnrr in '|uf|(> nlantu l<i k« 
pef a%n uh liil'-^ la Kraiii l<>fr rnid>-lll»ilc et aninili»!!^ I 
dUo t'faacifee a i)um(« putwv avigiurab! rtptade, ■■■• li«n« 




pana de SeUavaato, deve ^aHe tale II «'amnaviaa $ 

la. Afinfa c*a Ine» Iteae, Il IMne Inlni» in dtla cipia fl« « 

■ le I' aralwla de Saaia SpMtK wm tea^ Inalaa» da due pa» | 

la via naMMi. «t • prr lar«oralor« keta >-- y--- ' - ]tt,t-[ 

da: — NaMle vira M la CrMe anaallaalaw, rtmt voatre 1<lrtMi | 



3R5 

io Pisano de volonlà et comisione dela sacra M.'* Re Cri- 
j Lodovico He de Feniiicia e de tueto al so concilio, et nia- 
sime (le monsignor H.™" Leccato de quello, zoé cardennlo de Sain So- 
vriuo, la vostra cìptà de For' a peticioiie ed insEancia dela sancta 
rumaiia t^lesia et sota la iuridìeione de quelle ver papa che sera 
^^ cfiilo et eleclo e deputato per dito so Concilio Pisano: et voi pregan- 
^^L^ve, esorlandivc et conrortandive per tucto lore parte che a questa 
^^^olta vostre Nobilita voia bene aperire li sol tiocliie et horechie et 
^^ks^iiosere al ^ram peritole che voi ve trovato, per eser tdU> vostro 
^^Ftfnipo et prese dita cipta de flaveiia san;;uitto]en tomento come la era. 
^B fi oontrafasande voi, inmedìatfi dite nostre canpo venirà ali dani vo- 
^B'Ori, et metande dita vostra ciptà in pi'eda, come veramente voi po- 
ste bene esere certo. Siche, care dilecti nostre, piato mo quele bom 
putito che per voi pare, che preste noi sisma resulto per volere se- 
goire nostra viloria —: considirnndo lore che per al proverbio spnn- 
^iHd, chi n al tenpo non dehìa aspetare al tenpo, come ut suprn ('). 
Alors Jntendando nostro Senato le sove grara preposto come le 
i efìcacissimo rasone, et recordandise che l'anno preccdento ÌTtìì 
1 stato inda nostra ghiesa dal saralico S. Francescho a predicaro 
I dito venerabile in Cristo padre M.° Tadio da Hovi^o dito so fralo 
laore cercha al mese de hotobre, et quelle avere a nostre popnle 
dato più volte che noi se dovesene mendare deli nostri male o- 
Mie et r une contra 1' altre de noi volerce perdonare, et che noi 
e TOiesemo recordare che al' asoncione del nostro vere ftedemplore 
J ad noi se lasA la sancta pace in tcra et la gloria come Ini port6, 
^ eciaiD amare al prosimo come si modesimo, e dicando ale dona 
t votesene lasare la suoa tanta aensuvalità et vanagloria et che 
> se dovesene mozare le lor caude per nonn esere dela conpa^nta 
^1 diavole; et contrafasando lore, che ie Cornelia per parto de [lio 
che loro dovesene aparechiaro suoi- veste dala bruna come suoi vili do co- 
lite, che veramente lui era certissimo che non pasarehbe tucto l'an- 
Oq prosimo ad venire, zoè 1512, che veneria zenle contra zeiile bar- 
'jaro in Italia, che mai per nui so erano inteso, che se cozarano de 
"ostre cjise faeiandese lore come li Fati patrone e noi come leparo, 
batandise, tolondlse la roba, l'onorecl le molto altre cose, et masi- 
ttte nostre absentare, che veramente luclo e più sone venuto avere 
Per questa nostra ciptà el eciam per la Komagna, perchè noi avemn 
Buto cor Faravonis inverso I' onipotento Idio per non avere volute 
(Credere a dito so predicatore, Ironba divina. Al quale so predlcaro 
era cercha l'ora dela chionpeda. SI che, dilecle nostri leclore, abia- 
to paciencla: come brevità 1' ò fato, a ciò che quilli che da po' nul 
posano inpararo a nostro costo che da tale lortuua polerse guardare. 
Alora avando intese al tucto nostro Senato, dlcto signor Zecho Pam- 



L 



/*. 




S61 

la porta de Sam Piero uno so Nicolò dal Piasentino. 
_ iiij»ri(li> nostre esaltano che non se era volute reiidre (*), 
la ciptà se era rebelats a dito Franciese, et avere mese tale 
imo in dito porto , cuiiienciO lui a unire Torà de sova roca (^ram 
ile suoa zento, faciando soccorerie per insine ala piaza; per al 
:■: da lore vene prese quiste dui infrascripto de dita parte iSomaìa 
k conti nuvamento «levano ala guardia et cura dela dita roca ; che 
k a di 10 d' aprile dite, die (uni. Per al che lare stetene in dita 
nca per insine al piaito fonito; e poi, secondo li nostri reporte, ie 
hi furcia a iiietrese la tai^iia tramedui; zoé Ludovico duquato cento 
d'ore; al conpa^tne, a mi incognito. Alora vedando dito Comisario 
Franciese che tal hor^o de Itavaldino era asldiata dal dito castelano 
et ecia' che dita parte Nomala asai duhìljivano che dita parte Mora- 
lina de note lenpo non li nietese drenerò dito caatelano, per al che 
luclo lore non fiisene tagliato a peci, per eser dita cipta male Torni- 
li d' aiuto da soldato, che tuto stevano in canpo per eser romasti 
non tropo potenlo a dita nostra rota; lameii uno Calete Lnoaldino 
deli primati de lor parte andO in canpo suplicando a lore Sinuato, co- 
me ut supra : per al che lore ie mandone dusenlo fante talici per la 
fiù parte napolilane; che tu a di 21 dite, die mercurio, che lore in- 
trone. E intrato che lore fune, tale soldate mandale per dita parie 
Nomaia, come ut supra, per la mazore parte fune alozato nele ci'^e 
de dita parte Moratina , le quale zorne e note stevano ala custodia 
dela dita roca, duhitaudo lore del dito castelano, come ut supra. A- 
rivato che lor fune, l'Hllre zorne, a di 23 dito, la noto prosima adve- 
Dire, dita parte .Nomai feceinpicare uno chiamalo al dito Moi'elc, zia 
familiare de M. dom DorluKimio Moralino, ali feneslre dal palazo ili 
Signore per eser lui i' norma contra dita parte Nomala per avere zia 
morte lui uno pareiito de M. Gaspara Dioude et parento del .lilo Ca- 
lete coiidusitore de dita fantaria, al quale per favore avea morte in 
Suso la piaza de Porli. Per al che, secondo al mio vedere, dito fialc- 
lo ie ne fezc porta a lui la gram pena. Alora intcndando dito Come- 
&ario che pare che nostra ciptn non sia bem d'acorde, ie mandone 
C«rcha dite 300 Vasctiune, che fu a di 23 dito, die veneri; le qua- 
le tute erano capilìte. Et per la mazore parte alozone nel bor' quar- 
teri de Sam Piero. Le quale erano homine molte conlraverse, per- 
ohé lore voleano alozaro a so peneplacilo, donde a lor parea : perchè 
nostre Senato (") ie volea alozare per via de sol boletino: tamen 
Kion al polene fiire, che lore s'alozone al so senno, come nt snprn, 
Alora vediindo m)Slro Senato che dito Vaschone molte male ie Ira- 
l:-«va, et per eser lore poco non le timia, et male lore ie potenno 
p>rovedero, per al che lore s' adunone e de novo lore feceno ferma 



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' ' • '.i.i.i. \iii||.'.i i|t- Mi||^'f|. .- ; ^ 

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• ■ ' I. ini. II.- I. . N I ri-^l./j*- 

• 1 |»i« ^ lidi Minlir*! il»» .; .• ^ -• 

' ' -I-m.. M. s AiHirva \aJkr^ ^ H 



36d 

Baldo: 11, Tibaldo Aspìno: 12, Piero Nicolò Pachino come suoa fa- 
mia: 13, Bernardino de Girardino come soi allre frateiie. Et le molte 
altre nostre sacerdote, come fu M. dom Jacomo da Masa, M. Jeroni- 
mo Castelino, dom Zcntiie Gerbino, dom Jacomo Civineilo. Queste so- 
no quanto ala civilità del' una parte e del' altra. Et poi dito horator 
prepose a dita parte Moratina quanto a lui era stato inposto. Le qua- 
le per suoa congre^^atione romase come ferma opinione de fare de 
volere fare la voglia de dito horatore. Et al simile avea facto quill 
che se retrova a Gastrocare, projnetando come ut supra. E de poi lui 
tose una guida che al ?:uidase per tucto al resto de dito zove deFAl- 
pe, dove se ritrovava M. Jeronimo Moratino et S. Bartolomio Exselio 
et ludo el resto de dita seva parte, caminandp quase tucta quela 
note et parte deP altre zorne per suoa granda iubilatione che lui se 
avea de fornire de fare hogne suoa promessa. Et secondo lui, tucto 
remastine de volere fare la voglia et preposta dal dito horatore. In- 
tese che abe dito >l. Bastiano tale oratore, se parti come dece con- 
pagne cantando et vene propimiue a Forlì a lleniondeto, a una suoa 
posesione, fariando intendro a Galeto Ranaldino dela parte Nomala, 
parente de dito Moratino, che loro venea in quele loco a cena, et 
che lui dovese venire a cena come lore: ance feze per contrario, che 
landò dreto(*)a cena armata manui, incognito, come gram numa- 
ro de quili de dita suoa parte, come schiopito ed altre cose, sole 
per volere piare dito M. Bastiano e soi conpagne, e de quilli fare 
lui la voglia sova. Tamen, secondo al nostre reporte, dite M. Bastia- 
no e soi conpagno se schapulone ala segura nel teritorio del Gaslelo 
de Medula. 

Alora intendando dita parte Moratina che al dito e la fedo dal di- 
to S. Jeronimo oratore era stato per contrario, come era stato uno 
Iralato dopie, et masime dal dito Galeto, per eser lui parente et l)e- 
nivolo der una parte e diP altra, corno ut supra, et eser lui stato 
in casa suoa deli piencipale, che lui avea pregato dito S. Jeronimo* 
che volese toro tal cura et più volte dato la suoa fede; tamen per 
eser lui stato per al contrario, che lui è stato al primo autore a ve- 
nire a tale tradimento, corno ut supra; per al che dita parte Morati- 
na molte se inanimone centra de lore, faciande lore ferma delibera- 
tone de venire a casa a so dispeto et lore cazarie. Fate questo, di- 
Io M. Bastiano et uno so Zohane Andrea pure Moratino se partine et 
findoiie a Borna. Alora intendando al nostre Senato che le doto parte 
uon ce sene acordate insemo. per al che li absento apano potute tor- 
nare a casa, per tale via e modo che lore tucto insemo arebbeno 
provisto a dito Vasehuno che in tucto non arebbene consumato le lo- 
''e rohe e case come lore faceano, né eciam la reca non aria bursa- 
to lauto dele case dal borgo de Bavaldino, come lore aveano facto 



{•) Fol. 203 a. 

24 



«1, 

• I 



: >'"• ora reso ni dito (loiirilio Pisnii- 

- iitn noslrn (loinnniln ni.-imlò f|ii('s 

; 'ir' S;im iMmiiiioo tlala nostra n\)Ui • 

■ >'." >o aiiialoro (Ir (jiH.'lr v^o Sriialo Fm 

■ .:.' jK'r siiua partr av('s«> oIiUmmm»' (jiia 

- Sfilalo (le inaiidarc (iiial<|in' sn domi 

. ■ ^'» ad iihci'aro daie ^rami<' aslnisioi 

•ih' avando IiiIcsm dilo so 11."'" Lf;ja 

Vasriiop»', di siii)ilo i«» mandò (loriics 

■iìto .M. /oliano Tomaxo, nohii»» nai^dilai 

. lui inscrno come «pndc allrt* soi r.ouh*> 

>lra ciplà, chiamato M. Ticro .larnn) 

^•! tale apiann (*) a provcdiTc ala y:ra 

. '.ilt» «Nislclano pfr insinc ala vninta sova 

- l.'ualo: la «piale non sci'à (ro[»o deinsta 

>ii[)ito Ini lecciie andare uno l»aiido, ei 

. 'n Inse jM'rs<nia alcuna tic eli»' lirado e co 

>.i, che dji Ilio inalile [)orlan" alcuna vitnai 

- .*!a holcla. 11" ccinin scirni'e ^rain> in caiip 

,'-!a a dilc Vas<'honc cmìlra dita no.sira (Ioni 

^ :!■' avande intese tale nova, di snhil<» motild. 

* a l'ar male e pe^no non avando alcuno r 

. masime ali Frali de Sani .leronimo, che ie d 

-.isime a r<d)(* da manzare, che in «jiiele lo 

V" «ra i andò dilo M. /.oliane Toinase, caciaiid* 

. '.■astonade. K poi andone a casa d»: imo iiosi 

.», et II lene al simile. Aloni hi lati» inlendro 

.;>.', per modi) che molto \ojeiilier;i in «jinde I 

• Vaschoiie se in«'se a delesa, che ini In lòrc 

■>•': p'M'chè ie \eneiio come f arma ad«>se. l-'.-i 

:: la sova j^n'ani snju'rhia el [)oca linhidenlia avi 

. :c |)arhe a Ini al mei ;i cedre al(|naiilo ;ìI;i fòrt 

:-.p.i per insiiie ;il,'i venuta dal so dih» M. lì."^" I. 

:!>Klra povera sventurata ciplà 1' adorava per sa 

N.»;dlnrio: lann'ii roiiKHte l.a-e al' ai'ina «le .Ihe 

:> dita veiinta dal dilo Monsi;;nore, come inenlo 



\:\\ ile Forlì pi'osa iV acoi'di dal caiip» fraiiceso. 

ìì."" Moiisimior»' so L«*u;itn «lai «lit«> ('.«meilio i*i>an 

; liuli<d«' «ini signore lliiherlo ile S;m >oM'jn.», ehe 

. •:■,», ilio da .liili«) secondo ponlilìco jx'r «'>er Ini aiul; 



' t 



'* 



"^ ■ come certo soi altre cardinale centra suoa voglia al' adiutorio dela 
M>del Re Cristianissimo Lodovico Re deFerancia, per al quale suoa 
Jl> insemo come suoa lega aveano facto chiamare dito papa Julio a 
^^^ 80 Concilio Pisano et non comparse, come ut supra; si che per le 
^*" resone asegnato dito M/* era venuto a piare la vera posesione de di- 
ta nostra zita, aula sencia suoa roca; et quela al presento lui sole 
-^^=^B evenuto per spugnarela: che fu a dì 3 dal mese de mazo, die luni, 
'^r'B zoé al zorne henedeto dela inventiò dela santa Croce ( *). Et avea cercha 
^■^B 70cavale per suoa conpagnia. Et vene cercha aV ora decima quarta, 
* -p che nostro Sonato non sape cosa alcuna. Arivalo che al fu, andò ad 
alozare nele case deli aredi de M. Lufo Nomaglia. Alora nostro Se- 
nato r andone a rivisitare quele poco che se retrovavano; tamen lui 
non le vose dare alcuna hodentia, salve che per uno so Auditore, 
chiamalo M. Julio ie fezc respondro a confortarle che lore doveseno 
alendro a provedero che al so c^npo no ie mancase vituaria : nian- 
die, dito canpo molto ie potoria nooere centra suoa voglia. Si che 
perai che, secondo li nostri reporto, che lui non i a vose volute da- 
re hixientia, sole era slato che dito nostro Senato a suoa venuta no 
l' aveano soleni/ato come convenea a tale Legato apostolico, per e- 
sere zia dita nostra ciptà al dito so Concilio Pisano, come ut supra. 
E dipoi inmediato avande lui fato zia venire sete bocho d* artegliarie 
gpose (la potere spugnare nostra dita roca per volere castigare dito 
so eastolano che avea fato tanta guera a nostra ciptà, et avere zia 
brusato tanto nostro case come lui avea ; per mode che fec.e pere tre 
boco de fogo grose per la via dala ghiesa dai Servi et comenció a 
^are trare ala nostra in al torione che se ritrova di verso Forlì e di 
Verso Faoncia, et quele comencionè abatre. Tamen poco ie poteano 
^^re, che dito castelano molte bene s'avea lui reparato come veze e 
^Inazo tolte lì propinque i' nostre case: tamen però non faceano pe- 
*^b tropo grain traro; per modo che dito c^istelano dela gram forcia 
^^ dito Franciose, tose lui termene otto zorne prosimo ad venire da 
t^^ter fare intendro ala S.^^ dal papa che ie dia mandare tal secorso, 
yr al quale lui so peloso salvare dale forcio del dito gram bralio del 
e de Francia. Et non vononto socorso alcune, lore fecono quiste 
pitele: che dito prefato castelano sia salvo lui e suoa roba et e- 
iam hogno soi famigliare, et che tale debiano esere pagato de bo- 
ne suo servito per insine al prexento. Le quale dito suoi capitole 
e fu rogato uno nostro notario dito signor Stasio de Prugnole. 
Fato questo, dito Monsignore Legalo, credando veramonlo che ta- 
secorso por dito (**) castelano non pelose venire a nosuno so ad- 
%jlo, fato questo dilo Monsignor montò in pratica de volere fare che 
ila Comunità volose pagare (juosta emenda, che potea eser cerC/a 



(•) FoL 20i a. 
n Fol. 204 h. 



3:2 



^*n* Iiiill.t •1ui|ti.'ili>. K.'iti» l;il (|i*ltTtliiti:il|ii|ii*. ilitn MoIì^i^t -'f 
al ilil'i "«II" Vtiilil'ii'i* l'Ili' Iji'i'^i* «*lif l;ilf iiiiNini ^«'ii.-d** .ih* ^ ' 
ninii<l«iri- i-l Miliinuri* ;it ^n i'iiii<»c:^|'it ft m «|tif|f |iri'|H»r«' •<*n.« 
prii \i!iiii;it'> l'tii* :il lui. filili \iiililiiri- i«- li-*'!' i|iif«l.'i (•:>:•««'* 
UH' lui !•• \iilf:i i|:iri' nii.'i Iniìi;i ihi\.-i |N| (i.-irl'i i1;il tilt* M - - . 
rlii' >•• t.ili* ^i'ii;ili» \ii|i*Ni' «'«mt ri»iit'-ii(n . I Ili" iiifr;i liriii ■ 
f.oriì** |*itisiiiiM iiiKciitri' ili*' |i.'iu':ifi- l.i i-tiii'iiil:i ;il «lil*» f. •«••.•?. 
itilii ifiH- iiiili.'i ilih.'ilr. rh*- lui M* ;iii«liir:i rnii hii. •! •' !• M '• 
M* |i.'irUii' itjili il.'iin* Un'atri l'uun- •l!t«i «««i rjiii|ii* fi. ft>i >•<>«• \ %:• 
prr\mt^\n , itilii ^l'M.'iln li-i-i* •'•iiii.ih*lji'' al N<i I iiM^'»'':'! /* !f r • ■ 
l'Ili* |HN*it |htmiiii' •»*• i'i'lri»\.'i\a |H'r f^»*r%* .«li^'iil'i . •• ifm- ui * -^ 
diiti.'ilii l'N' .il lui . jmt |i»n' fu ri"'»|H»'»|ii iIh* ih.-u \- r \**r' * •• • 

mIhI*' •■||»" t:ili' ■■IMi'Ililil l«iri' |Nili'«.f|H' (lil.Mn- . Uh* • ?!•• !■•• X ■ • 
!ii*riMr.'iii<i .il ri"^l" ili-li «»uni M.i/'»r i*! Si'i.;i!«i «•*!•■ -^tin-i .iN^ r " 
l»ri'\ili'r l«»i'" II" ii''»{Mim|i'ri'li|M' l'i-r im'mIh t'U»- jmt iIìIi • i* 
Sia-*!»» .1 l'Ili- lu '»i"ri|»lii ;i lu»'l<i li ii-i^lrt» .ili^fii'i l.ili- ;ir»-;».-: 
dilli \inliiiiri' r.i^ii •"III' liiTi* h<» 1 \»».*i r»*l"rii irf . !•■ ^.i- . :• . 
(|ri'l«> |»»i iilii'll'» •'••iM'i II •"•iiifu'»«!ritiiiiii' ifi' l'iri- N-'r»- \ r •• 

n"«|iiiM' . i]l«*:ilii|ii i-|ir liifi" ll'ill M" iTt'iLilMi «1 l'-fc^'Ti* liir.'i ■!• 

Il* tri iju.irti' <l**li tiii*«lri' :iiiiiii>i .i*'!! 'mI-i ih ilitn n]»* * /ik-.- .»% 

||«i iIhiIm f..i;i |Mr l.i -TMlIl |»;i»".i ij-il i«»l!i-l|ii ili* ilK-i •-.••;;- '• • 
l'iilllf .'ilH'iir.'i .'i\i-:ilhi i.i«i<» Il l|it<»tri riill\li'lli<i. /•>•- liiftl I • ì 

Ki»riiiii|N«ii|'ili '»! i"»ii- jiiT II' r.i'*»»!!»' .'i«»i':!M"il'i l«»r»- i «-fi •- ••■ 

(|f j-u-fi- in |«'i".i\i'*h . |i«'r :il l'In* l'iilifiJi l'ifi' fu-»»" •*•• - :•»■ 

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373 

dito Monsignor R.nM> Legato avea zia prestato duquato 1000 d' oro al 
ilio populi Ravenate da dare la paga al so dito castelano , et che 
eonfortaria grandamento dito nostro Senato che ancora lore, volande- 
se dignaro Monsignor de fare a ior tale prestancia , che le dovesene 
tore come certe tenpo a suoa restitutione per abreviare le lore cose 
de torse dito canpo dali Ior danno. A queste respose dito Senato, che 
serebbeoe molte contento de fare quele quando lore le poteseno ren- 
dro; mo, per non ce esere soi Mazure, non poteano prometre de fa- 
re né r uni e né V altre : per al che dito Monsignore molte contra 
noi remasti turbate, avande zia lui caciato li Vaschune et fato veni- 
re cerca doe milia Todischo, le quale tucto erano helementato da no- 
stre Senato. Tamen dito Monsignore per eserie le molte venturere, lui 
fece andare li bande che s' avesene andare con Dio : tamen non se 
voleano partire: per al che le multe lui ne fece ligare a suoe care 
dar artelaria per so disprecio per fare paura ali altre. 

Infra queste tenpo vene nova che dite canpe Franciose se cogne- 
va levare etc. 

Partita del Cardinale Savorino da Forlì Ligato Franciose. 

La dita partita da Fori! dal dito Monsignore R.™o Legato dal dito 
Concilio Pisano se fu a di 5 dal meso de mazo, die mercurio, cerca 
l'ora vigesima seconda, anno Domini 1512; la quale fu molte re- 
pentina, perché inmediate (*) lui fece levare suoc artegliarie da di- 
ta reca et le fece menare in dito so canpo, al quale era alozato nel 
nostro teritorio in Vilafranca, al quale era lozato prima nela Vila de 
Masa del teritorio de Ravena, non tropo lontano da Cervia, comò ut 
Dt supra. Fato queste, lui fece dita suoa partita et andò in dito so 
canpo al' ora predicta. Al quale parse ala schopecta che lui se par- 
tise comò al so cordoglio contra nostro Senato per le molte rasone. 
Prima lui non esere stato solenezato, né eciam per nostro clerico 
non avere volute observare alcune so precepto d' avere volute dire 
né cantare alcuna mesa nel nostro Dome nela ghiesa de Sancta Cro- 
ce, come lui presonalemento ie Tavea comandato, et masime a uno 
dom Antonio de Roseti, che sole lui era nel dito Domo, et quelle 
negò de non avere ancora cantato mesa: tamen i altre monasterio 
per modo alcuno non voseno celebrare suoc mese per suoa zia intra- 
ditoria che lore avea auto. Tamen (**) quilli Franciose et Vaschuno 
molte ne fecenc lore dire sopra l'altare dela Croseta, che se retrova 
nel nostro Forum, per le anime de quile soi defonlo che in quele 
loco erano sepelito. Et più, che nostro Senato mai non aveano po- 



('*J In margine e aggiunto : « lui ie ne fece dire una in dito Domo a uno deli soi : sonò le 



37-i 

luto fare alcuna voglia dal dito Monsignore, nò pagare nesuna suoa 
inposta, né edam darie alcune caregio, come ut supra. Siche pei 
tale rasone lui vene conciato corno nui, e steto cordato come noi^ 
et parlise corciato come noi. 

Partito che al fui , per lui lasò Presidento li dito primo Comisarioi 
et M. Zohane Tomaso Napulitano et dito M. Federico, et a quile co- 
meso che infalanter doveseno reschodre da nostro Senato le dito doet 
milia duquato da dare ai dito nostro castelano come sera fornito ho- 
gne suo termeno, per volere lore andare ala espedicione dela roca de 
Imola; et che lore tornarehcne poi. Fato tal proposta, dito so canpo 
Franccso se fezo suoa ultima partita da dita Vilafranca et aviose verso 
Milano per retornare nel lore paese de Ferancia, che fu a dì 6 de 
maze dito, die iovis, 1512. Alora al dito Zohano Tomaso Napulitano 
come suoi conpagno Comesario tesene bona elecentia per volere andare 
dreto al dito so canpo. Alora al nostro Senato ie feze advertire che 
lore s'aveseno a guardare da nostri contadino in dito so partimento, che 
non ie faceseno alcuno so nocimento, hoferandic lore d'aconpagnarie (*) 
molte volontiera. A queste lore ie ne reseno infenite gratie, dicando 
lore che veramente non credeano che per modo alcuno ie facese bi- 
sogna de tale suoa conpagnia; per al che, considirando dito M. Zo- 
hano Tomaso drosere stato senpre de continuvo zorne e note lui ser- 
vo deli servo de questa nostra magnifica ciptà a tute nostre necesità 
e bisogne, come a lore ad ogn' ome era manefesto, sì che per le ra- 
sone asegnato lui non credea mai che per lore ie facesse bisogna 
suoa conpagnia. Et lì se partine come le suoe lagreme sopra li soi 
hochie per al grande amore che lui portava a dito popule de nostra 
ciptà. Partito che lore fune inmediate uno gram numaro de nostre 
dito vilani, che bem liciptamento se pone chiamare vilano, andone 
ala volta de dito Comesario, sole per velerie svaliserie; per al che, 
vedando questo, a lore ie fu forcia a retirarse propinque a nostra 
ciptà per suoa salvatione, per iqsino a tanto che lore focene venire 
uno suo squadrone dal so canpo per lore; per modo che tale dito vi- 
lano alora focene come fanno saco de gato quando le sene aperto , 
che tute o per la mazore parto schapulone inverso al monto, et dito 
zento drete; per al che asai n' amazone et preseno, come a lor bene 
meritò per non avere lore volute cognosere la buona fede e gram 
servituto per lore et per noi receuto inverso al dito M. Zohano To- 
maso. Tamen dito canpo, quando funo per al teritorio de Faiencia e 
di Imola et masime soa roca, pure ie repugnone. 

La ciptà de Forlì tolte a' Francese et corsa per la Ghiesa. 

La dita nostra ciptiì de Forlì recorsa per la Ghiesa per al caste- 

n Fol. «06 a. 



375 

Isoo de dita nostra reca ; conciò fuse cosa che avando preso al Con- 
ciJio Pisano i' nome dela M> de Lodovico Re de Ferancia e suoa le- 
ga dita nostra ciptà de Forlì et zia averela poseduta da 14 dì dal 
meso d' aperilo prosimo pasato per insino al presento , che fu a dì 6 
dai mese de mazo, die iovis, 1512, che dito Conciolio Franciose se 
erano partito, et quela abandonata; partito che lorfune, di subito al 
dito nostro castelano mese fora de suoa roca al so capitanio come al- 
quanta suoa fantaria et vene lui presentialemento dito capitanio in 
palazo nostro magno et lì fece intendro a' nostri magnifici Signore 
che (*) U se retrovavano come loro voleano recorere dito nostro Fo- 
rum et de dita nostra ciptà a peticione ed enstancia dela sancta ro- 
mana Eclesìa: tamen suoe resposlo a mi incognito, perchè lui vene 
zose et corse dito Forum come certo altre nostre horaine sencia nin- 
ne de lore, tuctavia cridando loro a suoa voce piena — Chiesa, Chie- 
sa; Julio, Julio — . E poi focene suoa retornata in suoa roca, come 
ut supra. 

Ora avando intese dita parte Moratina che zia parte Nomaglia se 
era absentato da nostra ciptà, et eciam avando intese al tucto al no- 
stro popule absento che al canpo Franceso se era andato con Dio, 
et zia recorse nostra ciptà per la Chiesa per dito nostro castelano co- 
me piena rasone, per al che lore focene piena deliberatione tucto 
volere retornare ale lore case a renpatriare. Tamen a di 6 dito, che 
fu corse dita ciptà, la note prosima ad venire, se partì alquante zu- 
vene de dita parte Moratina et de noto tenpo veneno dentro et zache- 
zone questo infra scripto case de parte Nomaglia. La prima se fu 
quela de uno S. Andrea Valeria, che al presento se rctrovava nel ca- 
stelo de Duadola amalato. La seconda fu quela de uno nostre nobile 
Simone de Zafo tintore: tamen a questa parse che li Signuri i anda- 
sene a secorere, secondo al mio riporto. La torcia quela de dom An- 
tonio Caputlupi. La tercia (sic) quela de Caleto Renaldino. La 4, que- 
la deli aredi de M. Maso Maldento. La 5, quela de Viceutio Codefcre. 
La 6, quela de Jacomo d'Antonino da Milano. La 7, quela d\Vndrea 
alias Conpadrino di Tomasole. Et in questo arivò la matina per ten- 
po M. Jeronimo Moratino et le molte altre soi nobile. Arivato che Io- 
re fune, di subito ie tosone le arme dcle mane, che a lore molte 
ie rencresea de tale cosa, et lì lore focene che tale soi delinquente 
meseno fino a tale suoa danza per quela volta. E di poi a di 25 dal 
mese di zugno andone dita parto Moratina come bandere e tanbure 
a brusare li ricolto dal dito Vicentio Codifero, 1512, a dispeto de soi 
lavoratore ale posesione dal dito Vicentio. 

Ora intendando al resto de nostro popule tale estrusione, quase 
hogn' ome retornone a casa: pur alcune lasava le dono e la roba, 
duhiltìudo ancora dela Torcia de tale Francioso, che erano fermo dre- 



378 

ziigno, corno ut supra, 1512. E poi retornone in canpo, che zìa en 
partito a dì 18 de mazo, die martis, et andato aPaquiste de dita ro- 
ca de Kavena. Et intrato ciie lore fune dentro de dita ciptà, di su- 
bito detene tanta a(iua nele fose de dita roca che I' afondone per in- 
sino ali cordone, batendela zornc e note; per al che dito castelano, 
vedendo de non potere avere alcune alturie per ai quale lui se potè- 



se salvare; por modo che infra lore e M castelano i acade certe sci 
capitole ad noi incognito, aterminato per tale via e modo che di 
R."»o Monsignore Legato et la Excelentia dal capitanio fune contento 
de metro uno so castelano novello in dita roca de conpagnia de quel- 
le per observatione de lore termine e capitole, per non stare più di- 
to so exercipto ali danne de dita sventurata ciptà de Ravena : che fti 
a dì 22 dito mai, die sabati, 1512, che dito castelano intrò, comò 
ut supra. 

Et infra queste tenpo dito canpo corse alquanto volte ne' teritorìo 
de Bagnacavalo, faciando lor bulino: et più, che lore bravavano dl- 
cando quili tal Spagnole che voleano venire a nostra ciptà de Forlì 
per sachezarela per volerese vendicarese , dicando lore : — a dita ro- 
ta de Ravena eran(» venuto per volere lore intrare i' nostra ciptà de 
Forlì per so ripose; tainen, intrato che lor fune, parse «che, secondo 
lore, da nostri Forluvese fusene saohezati et male tractati — . Et per 
queste lore diciano de venire et vene in queste modo e forma. In 
prima, avando intese nostre Senato tale so male dire, se n' erano 
querelato a chi de lor potea, per modo che infra lore fu concluse, 
per non volere dare più danne a dita ciptà de Ravena, che nostra 
Comunità avese a fare le spese 5 zorne a mile fante spagnole; et 
faciando queste, che più lore non venerano ali nostri danne de no- 
stre ciptii de dito Forlì. Fata la preposta fu (') obtenuto ai partito 
de fare liogne suoa voglia; per al che inmediate fu previste a tale 
bisogne de dito speso per 5, e date a lore suoi mandatane. Tainen 
fu nulla; che una parte de lore Spagnole se partine dal canpo et 
veneno a di 20 dal dito meso de mazo per volere intrare dentra da 
dita nostra ciptà. Et come lore fune ala porta de Sam Piero, nostro 
Senato per modo alcuno non vosene che lore intrase, per insino che 
non sapeno la voglia de Monsignor R.«ao Legato, per averle zia man- 
dato suoi anbasaturi, per non volere preterire suoi precepti: tamen 
fezene hognc suo potere per volere intrare. Tamen al popule nostre, 
che era a dita porta armata manu, per modo alcuno non vosene che 
lore intrase ; per al che cerca al meze zorne una gram parte de lore 
se parlino et andone ad alozare di verso al monte int una nostra Vil- 
la de Sam Martino. Tamen nostre popule steva comò suoa gram vi- 
zilia. 

Pasato la noie, al zorno sequento, che fu a dì 27 dite, die iovis, 



n FoL ao8 b. 



379 

^tlvò una parte dele zente d' arine dal canpo , sopra li quale i era 
^1 signore Troile Savela nobile romano, iiiseino uno M. Zenlile Ba- 
Klione nobile perosino. Arivato che lor funo, dito Senato li ie fé' fa- 
^€ alcuna suoa resistencia, per insine a tanto che per nostro Conse- 
^iio fu ordenato che uno nostro nobile chiamato M. Bastiano Morati- 
rio eques et comes avese andare come le multe altre nostri nobili a- 
la dita porta de Sam Piero a intendre la voglia de dito signor Troile 
e soi conpagnc; per modo che lore feceno risposta che lore non 
erano venute per volere intrare i* nostra ciptà per farse male alcuno; 
ance erano venuto do volontà deli soi Mazuri per volerse fare hogne 
nostre a piacere. Alora dito M. Bastiano e soi conpagne come al 
^ranri so temma fecene intrare dito signor Troile et M. Zentile et uno 
so Contestabile chiamato al Gregheto napulitano come tucto soi ca- 
riaze: al reste non potè intrare ninno. Tamen quili altre Spagnole 
che 11 se ritrovavano insemo come i altri fecene granda instancia de 
volere intrare per forcia, Kt avcano prese al dito ponto; tamen a lo- 
re fu forcia che lore romaneso forra. Alozato che lor funo, quele 
zoroe niodesimo, cerca V ora vigesima, quilli altre Spagnole, che e- 
rano alozato al zorne denanto in dita Vila de Sam Martino, zia a- 
veano fato intendre a quilli altro Spagnole che erano a dito Korum- 
ponpili (*) a castigare quili soe case, che zente no era che dove- 
seno venire da lore per volere intrare a castigare nui, corno ut 
supra. Tamen non vosene venire; per al che lore se mese al' orde- 
nanza in suo bataglione et veneno ala porta de Ravaldino, et h co- 
mencione a dare una gram bataglia per volere intrare per forcia. A- 
lora nostre popule feze dare ala canpana, sonando aParma al'arma; 
la quale tucto s' aredusene in quele loco a pugnare grandamcnto. 
Alora nostre Senato molte se marevegliò de tal cosa, dicando al dito 
signore Troilo e soi conpagne che volese provedere a tale suo incon- 
veniento. Alora lore mandone a dita porta, comandando a lore che 
se doveseno partire de quele loco : tamen poco conto lore faceano de 
suove parole, dicando lore che nostre popule era tucto traditore per 
avere bem lasato intrare al canpo Franceso soi nomice; mo che lore 
non voleano che lore Spagnole intraseno insemo come multi Napoli- 
tano che erano comò lore, dicando lore molte bene li fate soi. Tuta- 
via montavo per le more per volere per forcia intrare. Tamen in 
quele estanto, comò alo eterno Idio piaquo, arivò uno fratello dal 
nostro castelano Episcopo de Melia, al quale venea da Roma, per e- 
ser stato in que' loco gram tenpo et eser lui al vere castelano. Ari- 
rivato che lui fu, di subito fece gram remore al dito so fratello, di- 
cendo che lui dovea fare fare indreto tal Spagnole, avando inteso li 
gram comandamento che i avea zia fato dito signor Troilo e soi con- 
pagne; per modo che lui ie feze fare comandamento per suoa parte 



C) FoL SQ9 a. 



380 

che de quele loco lor s' aveseno a partire et andarse con Dìo et 
ro ad obidentia de chi i è mazore : case che noi , lui ie farla parli -te 
per forza, perchè la S> dal Papa ie conceso cosi che soi popule fu^ -sc 
reguardate; perchè se male alcune fuse andate a tale nostre popuW Ae, 
senpre seria stato dito che tal male fuse stato de volontà d' epso c^B-^ia- 
stelano: per al che a lui molte ie ne seria recresuto, per eser seuM'-^ii' 
pre stato de continuvo amatore de dito nostro populo et molte ven^ m^^ 
rato da nui, per eser lui homo neutrale et amatore del culto divino M~nc 
Fato tale comandamento lore se partine et andone ad alozare al c^^^:xi 
stello de Mcdula e li Camineto e Dogarla, et U fecene uno bom bu^»'^z)i 
tino. Et infra queste tenpo dito Contestabile Grìgheto più volte se ^^ < 
ra atacato i' nostro Forum comò nostro homini, dicando lui la tb^c^^ssì 
ne de dito (*) Spagnole; tamen fune alcuno de nostro populo chMrM^l 
molte r abeno i)er malo et montone in colara per volerle amazare ^^'^ 
tamen fune alcuno soi amico armizere che non vosene consentire^^''''^^ 
Alora dito nostro Senato, faciando comò quili homine che suoi noo ^c 
mici apreciano, di subito comencione a fare zorne e note per quar*K .^i 
teri gram guarde, dubitando asai che tale Spagnole non facesene qual-M ^1 
qua nostra gram novità: tamen nostre Senato, vedando de mai norv^^i 
avere apudi resposta alcuna dal dito Monsignor Legato, se né ch^ mtìh 
lore aves a dare a tale soldato coperte e paglia e legno, tamen nientc^J ^ 
no ie zollava; per al che per nostro Conseglio fu alete quisti dui 
ratore che avesene andare ala S** dal Papa et a quela farie intendrc^' 
che, non estanto d* averle fato le speso 5 zorne a tale Spagnole, 
a noi cernesse da suoi Mazure, comò ut supra, che ancora loi 
se vorebhe sacjhezare, tamen parca a dito nostro Senato che lore 
fesene torlo ; perchè si bene alcuno nostri delinquento avese fate 
dita rota de liavena alcuno despiacere a lore, comò ut supra, tamerv 
erano stalo poche; perchè luto V altre nostro popule era absentatc»^ ^ 
per paura de dito Franciose, comò ut supra, noi altre non meritava— -^^'^ 
no da dito Spagnole male alcuno. Al nome deli quale dito orator^»^"^ *' 
fune quiste: uno M. Antonio de Chilino e Antonio Todole. La qual.^^^' 
suoa partltii se fu a di primo dal mese de zugno, die martis, dipoi 
meze zorne, che lore parlino, et andone ad alozaro a Castrocaro,^ 
1512, a ciò che la S.^ dal Papa s* avese a conosere nui suoe 
pecurelle. 

Franceseho dala Rovere reeonfermato capitanio e yen in Romagia. ^ 

Al prefacto magnifico capitanio M. Franceseho dala Rovera, al pre '"^ 

xento reconfermato dito capitanio dala Sedia postolica, questo anno^^ ^ 
dal Signore Ì5i2, a di 9 dal mexe di zugno, die mercurio, fu suoa 
dita venuta a nostra ciptà de Forlì, che venea dala ciptà de Ravena 



(*} FoL 809 b. 



381 

et Rimino et Cesena, per avere lui, insemo corno Momsignore R.»^ 
Legato dela proventia dola Romagna M. Sisismondo cardinale >lantoa- 
no, per avere lore zia reqistato sove roco, le quale avea tolto li 
comisario Francioxo per la suoa vitoria da Ravena al tenpo de Julio 
secondo pontifex maximus. Et questo era per volere andare (*)ara- 
quisto dela magnifica ciplà de Rologna per suoa rebelatione. Kt quan- 
do al foi ala nostra porta de Ravaldino, dove 11 se retrovava li no- 
stri Senati, zoè M. Anibalo de Baldo et soi conpagne Conservatore, 
per al che, arivato che al fui, intrò dentro comò suoa guardia et poi 
lui feze comandamento a soi secretarlo che facesene serare dita por- 
ta che per modo alcuno non avese a intrare altre de lore; perchè 
dito Senato aveano proviste de hogne so bixogne et aveano mandato 
zia fora suove cara per la porta de Schiavania. Le quale tucto ie fu- 
ne sachezato dal resto de suoa cometiva et rote le lore casone, fa- 
ciando lore al pegio che lore poteano. Intendando queste la Kxcelen- 
tia dal dito capitanio, che era alozato in c^sa deli aredi de uno Rer- 
lo da Horiolo, molte se ne turboe, et de poi ie feze gram provisione. 
Et desenato che lui abe, andò alquanto a reponsare: t^meu dita co- 
metiva, non estanto ale predicto cose, voleano butare zose la porta 
de dita Schiavania per volere intrare per forcia per venire a bere deli 
nostri bone vino; perché zia lore aveano roto le veze et bulate via 
quele che i aveiano mandato. Alora dito nostro Senato ie fu forcia 
ad aperire dita porta et lasarie intrare a parte a parte che lore ve- 
neseno a bero et altre suoi bisogne. Tamen come fu aT ora decima 
sesta, dito capitanio montò a cavale et andò ala ciplà de Imola per 
volere li aspetare dito Monsignor Legato e di poi andare a dita espe- 
ditione de Rologna, corno ut supra. 

Cardinale Mantovano Legato vene a Forlì. 

Al prefacto Monsignor R."™o Legato feze dita suoa venuta, zoo M. 
Sisimoudo cardinale Mantovano e dela nobile famia da Conzagha, che 
veno a dita nostra ciptà de Forlì a di 10 de zugne, die iovis, zoé al 
zorne benedeto dela representatione dal corpo dal nostro Signore M. 
Jhesii Cristo, anno Domini Ì512. Al quale alozò in casa deli aredi 
de M. Lutò de Nomais, dove h era properato per nostro Senato de 
hogne so bisogno. Arivalo che al fui, dito nostro Senato V andone a 
(**) rivisitare, aricomdandi nostro populo et a quele recordandie al 
gram contrato che zia avea dato certi Spagnolle et Napulitano che 
per forcia aveano voluto ini rare i' nostra ciptà. A queste lui respose che 
molto ie ne rencresea, progandie che lore se debiano portare in pa- 
cientia, perchè al cele vule cosi, perchè al prexento 11 soldato rezeno 
et volere esere li patrone. Tamen se lui et la l::lxceleiitia dal capitanio 



(-) Fui. 210 a. 
[*') Fol. «10 b. 



384 

dal grnm brncio dola S.«^ del dito pnpn ; per al che lore focene fernet -"ifl 
deliberaliono dr (|iielle loco voler partirò et cedre ai dito Monsiy m ^ or 
Le<jfalo et dito magnifico capitanio che liheramento lore posano vcf^^po- 
nire a reco^nosere dita dominatione de dita ciptà 1* nome de dilS la 
sancla madre Eelesia. Kl tosone bona cli(*iontia dal dito so popnle. t^rMU 
molto aoonpnj?nato da suoi hedorento, se parlino a di 10 de ziigne -^3e. 
die iovis, ano predii^tis 151^, coroha Torà vij^esima seconda. KlaoMrv aU- 
done fora por porla Sam Felixe el i' nomine (*) Domini andone r% n\ 
so viazo. 

Ora, discropli nostri Ioduri, por narave al tucto, al prexcnto lo<_i» I lo- 
re aveano prosoduto in dita oiptà de llolo^na centra la vo^^Jia daldii ^.> di- 
to Stato Apostolico ano uno e zorne l*.l e hor 10, voi circha. Partii» J i .ilo 
che lor funo, di subito «piele Senato dal dito suo ma^iilico He^^imenn -rrn- 
to focone inlondro al dito Monsignor II.'"® Legato e dito magnlRc»^:» mlco 
capitanio che volesono retornaro a piare la vera posscsione dela dit^^t iita 
suoa magnifica ciptà, corno de prima, i' nome de dita sancta romana e m ina 
Eclesia, et che lor tucto orano aparatissimo j^t buom sulxlito al fe^^T^fe- 
lecisimo stato do dita santa ronmna (ihiosa, comò erano stato de prii*s «ri- 
ma. Laus l)ou. 

Iiitrata de Legato dentro da Bologna. 

La profacla intrata dal dito Monsignor H."'^ Legato dentro da dits..S "l^ 
ciptà do IJolo^jfua M. Sisimondo cardinalo Mantovano dela nobile fa- #c3rTa- 
mia da Oonzagbn, insomo corno la Fxcolentia dal magniftco suo ìa^^*-'^' 
pitanio Francosebo dala Uovrc et IVofeta de Sinigaia, corno ut supra. m^^"^^» 
questo anno dal Signoro, ir)12 a dì 13 dal mexe di zugno, die do-d> *^ 
minico, ceron Fora dooiiao leroia, focone suoa dita intrata in dit^ ' "^^^ 
ciptà de Ilolo^cna, per osor zia partita la parte Benlivola, corno ul *-* "^ 
supra. Et inlroiu» loro solo conio suoa gimrdia, perch(> al reste dal -*3- lai 
dito S(» canpo ora roinasti drolo al fiume da Ponte Maore; e da quel — ^l'^-'" 
le so fK)pule funo boni visto et soloinizalo. Intrato che lor funo, la^^ * '* 
Exoolontia dal dit(» oa[>ilanfo, come quello che avea de lucia 1' arte«-> ^'^' 
la dotrina, fo(*o cohm-o suoa piaza conio era per antica usanzia. Falo^^r^^ 
bogno suoo reriinonie, tucto al resto dal dito c4inpo salariato inlrone ^^^^^ 
in dita ciptà. e li vcntuivro tucto abouo locentia; et al simile a tu- 
cto li guastaduro, tornando loro ale lor rezione. Et dite soldato alo- 
zono ali soi loehi deputali come grando so ordine. Et li dito Monsi- 
gnore e dito t'.apilaiiio rouiastino al governo de dita ciptà conio pina 
raxonc, u pt^iieiono ed inslaiiLia dola dita sancta romana Eclosia , ne- 
lo biaze del dito so inagniiieo llegimonto et populo, corno suoa gran- 
da buuianità <'t bobidontin al dito pacifico Stato de dieta sancta ro- 
mana Eclosia di[H)i dita suoa ultima partita de dieta per dicto Benti- 
vole ("). 



(*) Fol. SIS a. 
(-) Fol. «18 6. 



383 

eli pieno so ricolto, come ione erano; per tale via e modo, avando 
mteso uno reverendo padre Protonitario apostolico, M. Jeronimo Can- 
;B)egio, che al prexento se retrovava per nostro Locotenento a dita 
■nostra cipti de Forlì, al quale era nobile Bolognexo, di subito lui 
^vea fato fare festa soleuo de canpano a dita nostra ciptà, et po' la 
:note prosima advenire lui era partito et andato ala ciptà de Imola a 
'Mare intendre tale suoe conventione de dito Kegimento de Bologna al 
^ito Monsignore et al capitanio. 

Partita ultima de' Bentivole da Bologna. 

La prefacta dita suoa ultima partita da Bologna dela parte Benti- 
^ola se fu a di iO de zugno, die iovis, zoè al zorne benedecto dela 
j*eprexentalione dal corpo dal nostro vere Redemptorc M. Jhesù Cri- 
sto, ano Domini 1512, che dite Bentivole zia a di dito erano stato a 
^ram parlamento come al magnlQco Hegimento de Bologna, sole per 
colere fare dita suoa partita, in queste modo e forma. (ìonciò fuse 
«x>sa che ale suove horcchle fuse stato riporto (*) che la S.^^ dal 
Papa avese facto comandare per tucta la Bomagna uno homo per ca- 
sa, le quale tucto aveseno andare a dare al guaste per tucto al dito 
teritorio dela ciptà de Bologna; et più ancora, che per una gram 
parte dal dito so popule zia per lore erano al tucto deliberato do vo- 
lere retornare suola al dito manto de Sam Piero et avere zia lore co- 
menciato a cridare a suoa voce piena — Tibiesa, (ìhiesa — . Et avan- 
do lore sentuto tale soi movimento, zia erano serato nel palazo del 
so Senato et avere zia come suoe artegliarie prexo doe bocho dal so 
forum; et più, zia al' ora quinta decima, die dito decem zuni, lore 
reano mandato suoe donne et figlioli in careta, aconpaguato fo- 
de dita Bologna per più suoa salvatione. Ora avando intese al tu- 
te dito Bentivole che dito so magnifico Begimento aveano deliberalo 
volere retornare suola al manto do Sancto Pietro, per al che a- 
^^ere lore inteso che la famia deli Ariosto et quilli de Castello zia 
lore erano serato nele lor case, mostrando* lore d' esere in so guar- 
Bnimento; per modo che Monsignor Protonilurio Bentivole andò ale 
lor case deli prefacti per volere intendro da lore che adunalione è la 
Siuoa; a queste lore ie fezene risposta che in qucic loco loro stevano 
per suoe salvatione et non per volere ofendre ad altre persone. Alora 
dito Monsignore tose da lore bona lecontia et a casa retornoe. Fato 
questo, al popule menuto se levò ad ordenanza et andone a casa 
deli prefacti xXriosti e CnsU^llo et fora de suoo case e dela ciptà lore 
\e cacione. Partito che lor l'uno, di subito vedando dita parte Bonti- 
vola che dala fortuna esere abandonato, che per loro |)iu socorso al- 
cuno non aspitaro, per al quale lore se poloseno salvare dale l'orcio 

n M. tii ». 



386 

L' altro zonie, avaiido inteso al resto dal so canpo che se rei J^^ 
vava dreto a Lago de Pescherà alozato per tucta quela rovera, ciiir^^^^ 
dito soi Mazore erano schapolato et che tucto la rivera de Verona ^^. 

punto erano per lor venire insema come li altre, come ut supra, ^^ 

subito se mese una gram paura, metandìse lore in ordinanza, et jM^^ 
cavalcando quando lore più poleano; et introne in dita ciptà de P^^'K^^ 
viglia che zia era partito dito so Senato et in Asto erano andato, i ^ 

li dito canpo Franceso molto se fortificone aspetando tutavia che diK 9c9d\ 
soi nomice dreie i andase. Alora intendando dita Lega apostolca ctS ^^*^| 
al tucto al canpo Francese se erano mese in fuga et serato in diB i ti' 
ciptà de Pavia, come ut supra, di subito dito Monsignor Cardinal ^^^^ 
Sovizaro come al so exercipto dreto i andone a dita Pavia et al si 
mila suoa dita lega; per modo, come lore fune h arivato da un: 
caute de dita ciptà, ie poscne gram numaro di suove artegliarie, 
li fecene gram bataria dasandie dipoi un' aspera bataglia ; per mod- 
che ne vene morte gram parte de lore: per tale via e modo che 
reste di dito Franciose ie fu forcia incognito per una suoa porta usil -s^ ^ 
re et andare ala ciptà d' Alessandria per più suoa salvatione. Tamem ^^ << 
drete i andò dito soi nomice; per modo che nel pasare al Po, gra 
Dumaro de lore se n' anegò; et più, che le molte de loro vene pre^ 
se e morte; che fu a di 18 dal mese de zugno, die veneri, annc» 
Domini 1512. Alora, secondo li nostri riporto, tale nostri Talici i^ ' 
usone a tale soi corpo gram cordulità; conciò fuse cosa che gr^aMiM. ii 
numaro de lore corpo ie legava insemo come le cordo, e poi V uo^ 
drede al* altro comò soi breve che dieiano : — Lasame pasare, ch^ 
io vade a pagare mei debito de mio malo operare — : et (*) più che^ 
che gram quandità de tal de iore vivo ferito da morto ie meteano so— *=^*^ 
pra li zate de legnano, ligato in suso in dito fìune, come gram nu— ^-^' 
maro de cani mastini incadenati aprese a quili tale; per al che an — 
dando zose, drete al file deF aqua, quili tal cane per suoa necesità 
dal so Vito i era forcia a manzare tal suoi corpo, che so bero no i< 
mancava. Tamen però queste aprese ali (Ideile cristiano molte era 
biaxomato, dicando che ancora lore erano orlatura humana et fidele 
cristiano: tamen per quili dito poveri svinturati a lore no ie valea 
pasione alcuna, ctie le cose chigneano passare, corno ut supra. E 
tuctavia dito canpo apostolico i andava drete de ciptà in ciptà, per- 
siguitandie corno fu facto a Jhesù Cristo: tamen hogn* ome de quel- 
le ciptà aveaiio sghouberalo V avere e la persona; et però al resto 
de dito Francios luto se erano fortificato in Aste per suoa salvatione 
per volere lor tornare neli suoi rogne; perchè zia era perso per lore 
hogne cosa, salvo che la ciptà de Zenuva et Bresa et al Castello de 
xMilano ; et pur, secondo li nostri riporti, qualque castole, over for- 
teze, drefo (inesla ri vera de Pischora. Per modo che dito povere Fran- 



(•) Fol. 213 b. 



387 

iose fune asai male tratade, per eser stato dito fato d' armo molte 
:>utrario a lore: tamen dieta cita de Rresa se teno per dita M.** del 
€ de Ferancia per insino aV ultimo mediata d' octobre 1512, die 
»vls: elle al Viriorè de Uagonia i era venuto, et caciaio dito Fran- 
ose, corno ut supra. Et quela avea prese d' acordo scucia alcuno 
peilimeulo de dita ciptà: t^men la roca se teno pur alquanto ad 
n incognito, comò incuto ad plenum parlarema come lei se sera 
sa, e dite altro sove forteze; perchè se lore non arano alcuno se- 
rso, forcia ie sera arendrese ai supriore: perchè donde voi fortuna, 
3er non vale. 

La benedieione de Bologna faeta per al Papa. 

La dieta benedieione facta al dito popule de Bologna per la San- 
:à de Julio secondo pontifico per la ribilione che centra al pacifico 
lo stato de sancta romana Eclesia lore aveano facto, per avere Io- 
chiamato al canpo de (ioli et per posancia de quilli avere relor- 
a parte (*) Rentivola dentro da dita ciptà, e de quela lore avere- 
faclo le lor voglie centra al Stato apostolico, che dita benedieione 

stato publicata ala renghiera de dita magnifica ciptà a di 23 dal 
je de zugno, die mercurio, comò suoe gram selenita, anno Uomi- 
1512, in queste modo e forma. Conciò fuse cosa che più e più 
te li anbasaturi dal dito Senato Bolognexo fuse stato nante ali pe- 
le siioa S.Ȉ et quela avere caramento pregato come gram suoa 
«?lieza de tenpo, Uimen suoa S.'« per modo alcuno non se era mai 
lite dignare in conto alcuno de umiliarse inverso de tal Senato, 
«lido a lui che lore aveseno auto inverso al dito Stato apostolico 

Faravonis, per queste raxone iufrascripto a lore asegnato. In pri- 
5 dieando che lore aveano tirato zose suoa statua de bronzo che 

avea facto metre int una capeleta nela faciale dal mure dola ghie- 
de Sam Petronio suo protetore, di verso so Forum, comò una ca- 
za al collo come se fa ali bestie de becaria; et più, che di poi 
aveano spacato in gram numaro de pezi e de quilli lore n' aveano 
eia la voglia suoa; et al simile aveano facto ad altre suoe fighii 
JslTi sopra la porta del palazo so magno de dito Senato. E tucto 
ueste so male operare era in crimina leze Maiestatis. Et più ancora, 
vere dito Senato facto guastar tanto grande et inastirnabile edeficie 
ome era stato quela suoa magna roca et ciptadella, la quale erano 
eniite gram numaro de dinare. ritimatamento avere seportato che 
ilo so canpo apostolico era venuto ali dane de dita suoa ciptii come 
n> gram danne dela Sedia apostolica et eciam de suoa h^ga e de 
Ida la Homagna ; per al che lore mai non avea voluti cognoseri tal 
lui granilo erore et senpre mai male e male azunzendo; et però que- 

•) F'.h tu a. 



388 

ste tal so pecato se può chiamare peccalo in Spiritu Sanclo inrem -Ssi- 
bile. Tamen suoa S.'"^ interamento lui vose obsorvare al so prcce^^B^ 
divino, conio recipta V Avanzalistn per Imca dal nostre vere Redc^ — to- 
ptore: lui dise — Tu es Petrus et super anc petram quia edilìwi^EBbo 
Eclesia meam — . E — Se '1 pecadoro pi^case sete volte al xoni^K^^^i 
voli tu che io io perdona? — : lui resposo di si: mo io non dico selt -iMtOi 
mo eciani setanta volte setto — . Por al che (*) sua S.**^ insemo d^ co- 
rno al so Colegio apostolico se mosino a conpasione et liberalmersE nlo 
retirone dito popule Bolo^neso snotn al manto de Sancto Pelro, et Jt ^ 
quilli dasandie sova benedicione in secula seculorum amen ; dican^ m: m\Ao 
a lore al so gram tema, come feze al dilo nostro vere Hedomplo^ir^ oi^ 
ala Samaritana a suoa solicione, dicando — Vade e iam plus n<» ^ '^on 
peccare — . Et però avando (?) suoa SJ* insemo come dito so Col ■ ^^^^^ 
gio che tanto corpe e anime patiano per suoa iutradictoria, che er-m '^ra- 
ne sepelito comò cane, et quanto bene divino se serebbe facto J^ 
dita suoa ciptà che non se era facto, per tal via e modo che lorec^ •<!< 
suoa comuna concordia aveano facto comò ut supra. Laus Deo. 

Aifonse da Esto andò per hoUdeiicia dal Papa a Roma. 

Al prefaclo Alfonso da Este marcheso de Feraria, queste anno ds* -KiiIa 
Signore 1512, a di 23 dal meso de zugno, die mercurio, lui feze di W^^^' 
ta suoa partita dala suoa magniPica et noidle ciptà dita de Feraria ^s-^^ 
aconpagnato comò al signor Fabricio CoIona nobile romano; per f^ ® 
che conciò fuse cosa che la SJ* de Julio secondo pontifico avese manr» ^" 
date per lui insemo comò al dito S. Fabricio, al quale dito Fabrici i: ^"^*^^ 
al prexento lui se retrovava caturate nele forcio dal dito Alfonso da^^ ^^ 
la rota dal canpo apostolico da Havena per insiue al prexento; l.K 
quale dita suoa partita per andare da dita suoa S.^ a suoa magnìfici ^^^* 
ciptà de Uoma se fu i' nomine Domine a dì 23 dito; et arivò queUl^^ 
zorne ad Arzenlo. Et lì reponsò quela noto. L* altro zorno, che fi^^ ^ 
a di 24 dito, zoè al zorne benedecto dal Batista SaraZohano, lui ve-^^^^* 
no a reponsare nela nostra ciptà de Forlì, et alozò in casa deli 
de de M. Berto da lloriolo: ci dito S. Fabricio alozò in casa deli a — 
redi de uno M. Lufo nostro Nomaglie. Et qui fu molto venerato da^^ ^ 
nostro popule. E dipoi V altre zorne feze suoa partita et andò al so 
viaze, per eser lui conduta da suoa S.^ per fede dal dito signore 
Fabricio che V avca tolto lui a menare e retornare da dita Roma a 
salvamento sopra la fede suoa, come lui feze. Perai che, comò suoa 
S.'^ r abe nante ali soi pedi, secondo li nostro riporto, i avea facto 
grandenisiina asaininatione come suoa gram reprensione più e più vol- 
te, per eser lui sonpro inanlo a lui inzenochiato , dicandie (**) — 



{•) Fol. 214 b. 
('•} Fol. 2ir> a. 



389 

^Itonse, Alfonse, tu pare a ti che la sancta madre Eclesia merita 
Queste inverso de ti, abiaudete facto so Confalonerio e tanto veuera- 
U) come r avea ? Come a' tu mai potute soferire de consentire ali 
Galli che siano venute tante volte i* nostra proventia de Italia, et 
tnasime avere lore e ti dato tanto favore ala parte Bentivola che sia- 
^0 retornato i' nostra ciptà de Bologna, e de quela esere lore fato 
primato contra nostro stato apostolico, et esere stato casone de tan- 
to nostro gram dano, per avere lore roto canpo a dita ciptà de Bo- 
logna et al simile a nostra ciptà de Ravena, per eserie stato tu co- 
rno hogne tuo favore armata manu? Del che n' è resoluto ad noi e 
a M.'* del Re Catolico de Spagna grandenisimo danne e vergogna; 
H masi ine quanto povere donzele et serore et altre donne da beno 
joiie andate ale verghogne dal monde! Per al che lo eterno Idio co- 
no gram dificoltà te vorà perdonaro, per eser in crimina leza Mae- 
lalis — . E tante altre infinito rasone i asegnò lui, le quale noi la- 
amo per mazore brevità. Et lì stete a tale suoa examinatione, sc- 
oncio li nostri riporto, per insino ala prima mediata dal mese d' o- 
tobre prosimo advenire, 1512: et poi suoa S> ie feze suoa libera- 
ione, dicandie, come feze al nostro vere Redemptor ala Cananea. 
'amen più volte per al volgo fu dito che i avea fato talare al capo 
n castello Sancto Agnelo: tamen mediante la divina gratia lui non 
bbe alcuno so dispiacere. Et soi capitole tra suoa S.^ e lui ad noi 
ncognito. E poi feze la suoa partita i' nomine Domini, et retornò 
ila suoa patria, comò T avea promeso dito signor Fabricio. E da 
[uele soi popule fui be' visto et venerato. 

Liberatìone dela catara del Cardinalo de Hedezi. 

Al prefacto Monsignor Cardenalo de Medeci nobile fiorentino, Le- 
gato zenerale dela proventia dela Romagna, questo anno dal Signore 
1512, fu liberato de una suoa catura dele mani de' Franciose; al 
quale lui era stato prese ala rota dal so canpo apostolico ala ciptà 
de Ravena et menato in Ferancia. Et quando fu in piacere alo eter- 
no Idio, lui se liberò de tale catura per (*) dicto adiuto divino et 
per favore de certo altre persone et masime contadine et altre ad noi 
incognito ; per al quale dito suo adiuto schapulò et arivò ala dita 
magnifica ciptà de Bologna a di 23 dal mese di zugno, die mercu- 
rio, anno predictis. Et tale zorno reponsò a uno sohoralorio, chiama- 
lo la Certosa, e da quili soi padri venerando fu bem viste et sole- 
Dizato. E dipoi i' altre zorne, che fu a di 24 dito, die iovis, zoè al 
zorne boncdeto dui Batista sam Zohano, fece suoa intrata in suoa 
ciptà do Bologna conio suoa granda rivisitatione et iubilatione da 



Ci Fol. il3 6. 




3(K) 

quelle suo magno popule, comò so ver Legato che lui era et lì 
so da dita suoa Sedia apostolica. 

Canpo apostolico se parti da Bologna; andò per secorso de P; 

Al prefacto canpo apostolico feze suoa dita partita data ciptà 
Bologna per andare al secorse de Parma e Piaxencia, Stato aposto! 
co in Lonbardia, per avere intese la S> dal papa che la M> del F 
de Ferancia venea per volere requistare al duquato de Milano che z 
tucto da suoa M.^^ era rebelato, come in dreto in questo ad plenur 
n' ó parlato. Sopra al quale canpo i era la Excelentia de FrancesehrS^^^^^^ 
dala Rovere Duca de Orbino et Profeta de Sinigala, per avere zia Io-* ^^ 
re requistata dita ciptà a pcticione de dita sancta romana Eclesia. - 

fu a di 26 dal mese de zugno, die sabati, anno salutis 1512. AndaV ^l8 
che lui fu, zoè dito capilanio, abe per inteso che al Viciorè de Rj^^f^ 
gona retornava per secorso dela dita lega apostolica ; per modo , diK3 twi 
bitando lui che dito Viciorè no ie volese fare alcuno so danno everm^^'< 
ghogna in el dicto suo duquato de Orbino, di subito suoa Excelenti» 1 ^ ^ 
anticipò al teiipo de dita suoa venuta, et partise lui a di 6 dal 
di luio anno predictis; et vene incognito a suoa ciptà de Orbino, 
h steto per insino a di 18 dal mese d' agosto anno predictis, che suo^^i» 
Excelentia retornò a Bologna. 

Venata a Forlì dal Yicio Re de Ragona. 

Al prefacto venuto a Forlì de dom llamondo Vicio Re de Ragoni» 
se fu a di 19 dal mese de luio, die Inni, anno 1513. Et alozò 
fora da dita ciptà neli prati dal Caserani corno so grando hordine^^^"" 
Alozato che al fui, al nostro Conseglio , vedando suoa humanità, hoi 
denone de farle uno so bello prexento de bona valuta, corno lor 
ceno: àbele lui agratissimo (*). 

Ora infra questo tenpo corno suoa M.** fu alozata, fece suoa di — *'' 
età partita et retornò a dita ciptà de Ravena, dove quela al so can- 
po era sto rotto. Et come lui avea li molti suoi baruni, a ciò ch4 
quili potisino vedere in che modo i era intravenuto dito suove gram 
fortunio ; a ciò che comò V echio vede , comò suo cor crede : perché 
multi multa locontur. E più, che, secondo li nostri riporto, suoa 
M.'à quando lui se trovò in suso al facto et avere viste lui per modo 
alcuno potere lor vinire ad nui, fu riporto che lui avea facto butare 
zose certe suoi (?dilicio, che prima i avea lui soterato certi soi gram 
tesoro, a ciò che ninno al potese ritrovare. Altre diciano, che i a- 
vea soterato sola a uno pagliare di paglia et po' V avea facto tucto 
spanto. Tamen fuse corno se volese, suoa M.** andò et retrovò hogne 



{'} Fol. 216 o. 



391 

uoa voglia ad plenum. Et quele lui T aduse ad ogne suoa voglia 
'Omo bela facia dell patrune dal loco dove l'era depositato; del qua- 
^^ tala biastema ad noi polese venire , corno bene gram bisogna nui 
^rebbene da poter pagar carta e inchiostro. 

Arivato che lui al fui al so canpo, 1" altre zorno, che fu a di 21 
iito, die mercurio, lui feze suoa levata et andò ad alozare nel teri- 
-orio de Castel Bologneso; e dipoi andò a Castello Sam Piero: tamen 
;)asò per la ciptà de Imola, che fu a dì 24 dito, die sabati. L' altre 
ionie, che fu a di 25 dal dito mese de luglio, die dominico, suoa 
ìM arivó a dita ciptà de Bologna la dita suoa seconda volta, anno 
512, che venea dala magnifica e sancta ciptà de Roma, mandato da 
uoa magna lega. La quale era questa : prima la S.^ dal dito papa 
ilio secondo et la M.* Cesarla de Maxlmiano Inperatore Re deli Ro- 
lane e dela M.^^ de Ferdinando Re Catolico de Spagna e dal Re de 
i^lìtera contra la M.'*^ del Re Crlstianissimus de Ferancia e dela ma- 
la Signoria de Venecia et llercole da Esti Marche de Ferara et par- 

Bentivola, conio ut supra. La quale dita lega zia la S.^ dal papa 
;ea fato publicare in dita Roma nela ghiesa de Sancta Maria dai 
nzelo a di 25 dal mese de novenbre 1512, zoè al zorno benedecto 
^la verzinella et matlra Catalina, zia per similitudine sposa dal ne- 
re vere Redemptore. 

Ora, discrepti nostri lectori, voi ve potenti forsa maravegliare che 
lesta iosa de dita lega é stata per anticipare al tenpo intraducta 
li ; sole è stato per e' eserc stato tale nova incognito ad noi per 
isine al prexento. 

Al quale dito Vicio Re alozò di fora da dita ciptà, di verso al 
lonto, comò suoa fantaria, nel monesterio dela Certosa; e le zento 
' armo (*) alozato dal caule de sota da dita ciptà per tucta quela 
vera. L' altre zorne, che fu a di 26 dito, die luni, la note prosi- 
la advenire, dita suoa fanlaria fecene una suoa consuatudine che 
3rca r ora tercia de dita note mescne dui casune da pane a saco. 
Jora li suoi M.° de canpo le fecene gram remore: tamen comenzo- 
e a cridare a suoa voce pina — Dinari, dinari; paga paga — : et 
adone al' alozamento dal Vicio Re per volere per forza intrare. Ta- 
nen li labarderi le mescne selentia. lame' al fu forcia al dito Vicio 
te de quele loco partirse et andarse dove era dito suoe zente d' ar- 
mo alozato . Tamen in brevità abene suoa paga da suoa lega. Tamen 
lore quela note forniiio de sachezare dita suoa piaza, e poi in bre- 
i'ità se levone de quele loco et andone ad alozare a Castello Franco 
>er tucta quela rivera di verso al monto, et al simile dal' altre can- 
0, per insino a Castello Sam Zohane Persecelo. Et 11 sleleno per in- 
ino che dita suoa lega retornone dentro dala ciptà de Fiorencia la 



n Fol. S16 b. 



392 

parte de' Medeci per inlercesione dal dito Monsignó Legato de ^^^'^ 
Bologna, Cardinale de dito Medeci. 

La parte deli Medeci retornò in Fioreneia. 

La dita parti deli Medeci retornono dentro dala dita ciptà de F^- ^^^ 
renda corande gli anni dal Signor 1512, a di 2 dal mese de set»-* '^^ 
bro, die iovis, in questo modo e forma. Conciò fuse cosa che in qw -J^iue- 
le tenpo Monsignor R.™® Legato dela proventia de Bologna e de ^^' 

età la Romandiola, Cardinalo M. Zohano de* Medeci, al tenpo d^ ^^^'^ 
Santità de .Tulio secondo pontifico e de tucla la suoa lega , ciové "^^ '^ 
M.t* dal Catolico He Ferdinando de Spagna et la M.^ dal Re de K '^" 
glitera et altri suoi hederenti, aveseno facto uno so gram canpo ► ' "^ 
zento d' armo , le quale se trovavano nela proventia dela Lonbardt^**^" 
alozato per la via Flaminia in loco chiamato Castello Franco, nel t* ^ 
ritorio dela ciptà de Bologna; sopra al quale i era per la M> dt> "^ 
Re Catolico uno so Vicio Re dom Ramondo Cardona al quale se r* f 
trova' Il presencialemento a dito Castello Franco sopra tucto al dit ft^^' 
axercipto de dita lega: per modo, volando dita magna lega recogno^*^' 
sere tanto grande beneficio zia loro recente come tanta suoa serviU * ***' 
dal so dito Monsignor U.'"» Legalo per eser (*) stato per suoa serva*^^**^ 
tu in dita lega caturato nolo mane de' Gali et altre etc. ; per al eh 
dita lega V arecoseno suota al so manto comò capo et prencipalo d 
dita parte de' Medeci, por eser lui figliole zia dal magninco Laurentil:9 ^i 
de' Medeci ; per tale via e modo che dita lega mandò al dito suo Vi "^^ 
ciò Re come hogne suo potere per metro dita parte de' Medeci dentri S ^ 
dala magnifica ciptà de Fiorentia in queste modo e forma. 

In primis zia la suoa parte aversa di Paze aveano molto fortiflcflB^>' 
to al castello de Prato corno gram numaro de quili soi bataglion 
comandato per soe montagne, dove tale canpo de nostra lega dove^ 
pasaro per andare a metre dentro da Fiorenza dita parte de' Medeci 
per modO; come loro fune al dito castello, ie comencione a fare ine*'* 
tendro che loro ie dovesene lasare pasare per volere lore andare ^ 
metro dentro da dita ciptà la parte dele Palle. Tamen per modo aH 
cnno non voseno che lore pasasene: per al che lore ie dasle un^*^^ 
gram bataglia; per tale via e modo che lore al mesone a sacoman — ^^ 
no, in tal modo e forma che, secondo li nostri riporto, al presentccss^ 
non e' era persona humana viva che peze avese potute vedre. Con^ 
ciò fuse cosa che qnile Spagnolo faceano come cani rabiato, non a — 
vando alcuno rispeto n«' a Dio, né al mondo; che loco piatose de 
hogne sorta non ne fu salvato nesune, né eciandio serore, ìn\ altre 
donzele, che tucto n lore posibile andone in catività. Per al che quo- 
te suoe voce penetravano per insino al cielo: tamen per lore niento 



(•j_roi. «17 o. 



■t.t 





397 



• fìllro so papa per nome clìianiato Andrea, 

M cardinale demese daT apostolato p«»r la SJ'"* 

i« sno<> intradilorie. 

•« oiìcilio Pisano conto dito sno Lep^ato prese 

' dita lioin.nidiola (V acorde conlra la vo- 
no, salvo clic la ciptà de Kavcna che lor 
nostro cnnpo apostolico, come indrclo in 
» ad pleiuim per snoe capilolc de inslorie. 
ilio tu s<.»n[)rr persiprnilafe, et inaNime 
che per snoa i)ot(Micia , per es(»r dito .In- 
apostnlato. ie fu forcia ahscntarsc come 
'crin* nel rej^no de Ferancia, et qnele 
He, al (piale vene et casti^^ò dito Ah»- 
Kiorenlino. K dipoi siando zia morte 
o ùulo [in'se qnele regno e de (jiiele 
ino ad o^n* oine fu nianeresto. E poi 
!o Alesandro pontifico come dito Ju- 
o hollcio et henelìcio corno fdna raxo- 
Kerancia. Tameii dito Alesandro pon- 
o se spando, al quale dice, bem che 
— chi dice e tal promele per insino 
'•he al sera, tucto rote no io poli( ? ) — 
lo .fillio che ne retornase nel premio 
•^rancia, et li steto per insino ala 
ifìco. K poi snoa M.*» dal dito ('arlo 
V(Mitura. Tamen come fu in piacere 
lenpo, veno ala dita suoa melicia 
•n;{, a dì primo dal meso de noven- 
reto in (jueste a c|arle] *Mì ad ple- 
' ad noi fu forcia, per esere pasati 
Il più. 

■imo volute durare quesla nostra po- 
liiali perfectii zoglia dele dito «ran- 
• ciiro diiecto dito Julio pontlHco, al 
Milla monhrana, come lui se comes- 
j se rilrovone per aver mandato per 





■ dine tenno al (loiiS(dato afioslolico 

ilo. Ili prima, depo' l'ornilo hogne 

lore facto per dilu Santità dal di- 



ì 



394 

stete insino a dì 5 de zenaro, die mercurio. E poi se relornò a 
Faenza. 

Ora sì che, dlscrepti lectore, fu ariquislato tucto le dicto castel- 
le del Marchese de Feraria, che se trovava uela Uomaprna per la for^ 
za de dita lega a peticione ed instancia de dita sancta romana Ecle- 
sia, et fornito lo introito de dita partii de' Medeci a tucta suoa voglia 
dentro da dita suoa ciptà de Fiorenzia, come i avea promese dita le- 
ga dal dito Monsignor R.™» Legato per le suoe gram fatico et vizilio 
che lui avea durato in servitù dal dito stato apostolico, corno lui ve- 
re et fideli so nienbro che lui se ritrovava (*). 



A dita partita da Bologna dal dito n."^^ Monsignor cardinale M. 
Zohano de Medeci dito, Legato de Bologna, per retornare a dita suoa 
ciptà de Fiorenza, se fu a di 15 de februari 1513, die sabati; nel 
quale zorno era stato la matina prexento e capitato M. Bastiano Mo- 
ratino ala ciptà de Bologna so grande amicisime, quase fu dito che 
per suo benevolentia ; per tale dolore dito Monsignor si era partito 
per non se ritrovar. che al fuse, o che non al fuse, lo eterno Idio 
sapeva al tucto. Tamen dito Monsign(»re Legato se ritornò a dita suoa 
ciptà de Fiorencia, et lì star pace e tranquille come suoa parte in— 
fenita secula seculorum amen. Et lì remasti per suo vicio Legato in 
dita ciptà de Bologna al dito Monsignor M. Orlando Carota arciovf 
schove apostolico dola proventia d'Avignone de Ferancia; al quale e- 





ra stato sova criacione noia ciptà de Uoma per la S.^ dal papa el 
deli R."^^' suoi Monsignore cardinale a dì !2() zenuari 1513. Ktsempi 
lui avea tenuta la bacheta dela santa iustia in mane, et non avandccm 
mai auto lui respeto ala paura; anze senpro che avea peccato, i 
vea fato portare suoa penetencia; durando queste insino ala 
dela S.^ dal dita papa Jullo, comi qui di sota parlarò ad plenum. 

Jalio secondo pontifico morte. 

La prefacta morto dal dito Julio secondo pontiQco intraveno qu 
sto anno dal Signore 1513, a dì 21 dal mese de februari, die luni 
cercha V ora decimo octavo, in queste modo e forma. Retrovandi 
suoa S.^ nela magnifica ciptà de Roma nel gremio deli soi conpagn 
R.°>o Monsignor Cardenalo, et lì reso al spirito al' onipotento etern 
Idio, corno ut supra. E poi, secondo li nostri riporti, fu scpelite a- 
prese ala ghesa de Sancto F^etro, nela capela che feze fare Sisto 4 
pontifico, di dreto dal suo altare, int uno suo deposilo: tamen be- 
ne ad noi fu dito che suoa Santità in suoa vita per vigore de' suoi 



(•) Fol. il8 a. 



:i95 

Legnato avea lui alasato a dieta ghiesa cercha 15 milia diiquato d' o- 
re, a ciò che quella se potese fabricaro et cunzare per dita suoa se- 
pultura et per altre suoi necesario bisogno (*). Al quale dito Julio 
per suoa natione dala magniiica ciptà de Savona, et per suo nomo 
naturale se chiamava Juiiano dala Kovere et cardinali titoli Santo Pe- 
tre ad Vincola. Al quale potè avere per suoa natività cercha anni 70. 
Et era de comuna statura, corno suoe menbre bene proporcionalo et 
altre, come indreto in questo ad plenum n' ablamo parlalo. Et vis* 
lui in dito so pontificale anno n.° 10, m[esi] i, z[orni] 20 corno suo 
graiido afanno ; perché senpre suoa S.^ stete come la sancta bacheta 
dela iusticia in mano per ariquistare et mantenire li bene dela sancta 
romana Eclesia; et maxime centra al Senato Venitiano, le quale a- 
veano e teneano et posedevano de dita sancta madre Eclesia queste 
infrascripte ciptà. La prima era la ciptà de Ha vena che multi anni 
1' aveano tenuta insemo comò la ciptà de Cervia, la quale, secondo 
li nostri riporti, erano a lore stato inpignato. lercio era la ciptà de 
Rimino che Pandolfo Malatesta V avea contratata come dito Senato 
per eser lui in quele tenpo presidente et vicherio de quela. La 4 se 
fu la ciptà de Faiencia che al presento, siando morto Cestro Borzia 
zia patrone et vicario de quela, et po' pervenuta ale mane dal dito 
Senato dito Venitiano comò hogne altre suoi casteli et subditi hede- 
renti def una parte e V altra; per al che dito Senato tucto T aveano 
restituvito a dita sancta mater Eclesia per via de suove gram censu- 
re et guerre. E più, che suoa S.^ i era venuto prexentialemento co- 
me la croce sopra la spala, comò incuto ad plenum parlarue. Conciò 
fuse cosa che uno Zohano Bentivole parca che fuse più anni che lui 
per la gram forcia avese hocupadi la ciptà de Bologna; tamen quan- 
do al dito M. Zohane piaque, ie cedito lui come suoi hederenti. Ul- 
terius, al simile la ciptà de Imola, che posedea i arcdi zia de Joro- 
nimo Riarìo. La setima se fu la nostra cipt^ì de Forh, che in quelle 
tenpo posedea i aredi che fu de uno Cecho OrdelaiTo in suoa vita si- 
gnor et vicario de dita nostra ciptà. Le quale dito aredi avando al 
canpo apostolico ale mure, al nostre popule retornone snota al gre- 
mio de sancta matre Eclesia, et dito heredi fu salvo la persona e 
r averi. L*oté, 8, Forumponpili ciptà. La nona ciptiì de Bortìnori. 
La decima Cesena; che tucto al premonto erano stalo suola al dito 
vicarialo de Cesare Borgia Duca de Valentia. Le ([uule su«»a S.'à Ta- 
vea ariquistato armata manu come dito suoe censuri. Et più, che a' 
• ". popule Modenese chiamò Monsignor U.'"^ cardinale de Pavi^lia , et lì 
r lui andò per eser in quelle tenpo ala legatione de Bologna) , per al 
y/' che dito Modenese introne sola al mante de Santo Pietro, che fui la 
j.. * • ondecima ciptà. E più, al simile (*') abe le molte de quele suove ca- 



398 

to papa Julio, come se retrovava per antica usancia, in prìitìis dito 
Consolali se messe insemo (juiste 20 infrascripli R.nw» Monsignor Car- 
dinale, le (|uale insemo e de comuna concordia come 1* altro Senato 
Romano onlenone et aCermone certe gram numaro de suoi capitole 
per la crialione dal dito suoi papa novello, per zia esere infVa lore 
acaduto le molle suoe parole: per al che parse che per dito suoi ca- 
pitole per loro formalo V une e V altro romanese tacipto. Per al che 
dito Monsignor Cardinale ie fecene suoa signatura de suoa propria 
mane, e pò* ordenone de intraro in conclavi per fornire hogne suoa 
lìordenatione. Le (luale soi capitole al presento ad noi sona incogni- 
to, come inenlo ad plenum parlarema. Et lì per so hordene nela 
gbiesa deP apostolato Sancto IMero nela capeia de Sam Sisto fu orde- 
nato i canzeli. Nel primo a mane destra fui asciati: 

al primo Monsignor Cardinali Ànglicus 

al secondo dito Cardinale Stiborensis 

3, Cardinali de Crasis 

4, Cardinali Ullerani 
T), Cardinale Liberto. 

Nel secondo posto cancelle: 

6, Cardinale Anconitano 

7, Cardenalo Fernese 

8, Cardinale Cornarius 

9, Cardinale Slragonia 

10, Cardinale Sam Vitali 

1 1 , Cardinale (ìurensis 

12, Cardinali Sam Petri ad Vincula. 

3 canzeli a deslris: 

n/ 13, Cardinale Manluano 
li. Cardinale Grimano 
lo, Cardinale Astensis 
10, Cardinali Su velino 

17, Cardinali Slrigonensis 

18, Cardinale Sam Giorgio. 

4 ed ultimo posto canceli : 

19, Cardinali de Savolis 

20, Gardena li Flischo 

21 , Cardenal Genensis 

22, Cardinal Finalis 

23, Cardinali Fluxitanus 

24, Cardinal Pelencius 

25, Cardinale Hadriano 

20 ofl ultimo. Cardinali de Medeci. 
L;> (\\\i\]o Uìvio insomo introno in dito conclavi iù dita OSftf 
dito sol canc(>li a di 3 dal mese de marci, die ioviCL P|teÉ, 
per lenpo fecene* cantare la mesa dal Spirilu Salolo 




397 

de volere lor criaro uno altro so papa per nome chiamato Andrea, 
insemo come 4 altre suoi cardinale demese dal' apostolato per la S.** 
dal dito papa Julio come suoe intradilorie. 

Et facto queste, dito Concilio Pisano corno dito suo Legato prese 
quase tucta la proventia de dita Uomandiola d' acorde contra la vo- 
glia dal dito Concilio Romano, salvo che la ciptà de Kavena che lor 
la sachezone et ropeno dito nostro canpo apostolico, come indreto in 
<]uesto noi n' abiamo parlato ad plenum per suoe capitole de instorie. 
Ultimatamento, queste Julio fu senpre persiguitate, et masime 
d* Alesandro sesto pontifico, che per suoa potencia, per eser dito Ju- 
lio ala melicia del so capelle apostolato, ie fu forcia absen tarso C4)me 
altre soi conpagne et translerire nel regno de Ferancia , et quele 
"Conducere la M.^*^ de Carlo so He, al quale vene et castigò dito Ale- 
^ndi*o pontiPico et al Senato Fiorentino. K dipoi siando zia morte 
Terdinando Uè de Ragona, dito Carlo prese quele regno e de quele 
se ne feze al vere patrone, comò ad ogn' ome fu manefesto. E poi 
retornò a Roma et pacificò dito Alesandro pontifico come dito Ju- 
lio, restituvandie lui hogne suo hoflcio et benefìcio comò pina raxo- 
ne. E po' tornò al so regno de Ferancia. Taraen dito Alesandro pon- 
tifico fece come per al proverbio se spando, al quale dice, bem che 
nostro parlare non sia honesto; — chi dice e tal promete per insino 
che io fai mete; mese e traete che al sera, tucto rote no io poli(?) — 
Ver che in brevità per paura dito Julio che ne retornase nel gremio 
€iela MM dal dito Carlo re de Ferancia, et 11 stelo per insino ala 
morto dal dito Alesandro pontifico. E poi suoa M.** dal dito Carlo 
mandò a Roma a cerchare suoa ventura. Tamen come fu in piacere 
«la >l.'^ divina, lui, come fu al tenpo, vene ala dita suoa melicia 
dal pontificato, che fu V anne 1503, a di primo dal meso de noven- 
lìro, come nela dita criatione indreto in queste a c[arte] 30 ad ple- 
miuin noi n' abiamo parlato, come ad noi fu forcia, per esere pasati 
li tenpo, in quele loco metro non più. 

Discrepti mei lecture, noi abiamo volute durare questa nostra po- 
m^a fadicha a ciò che voi altri n'abiati perfecta zoglia dele dit/) gran- 
cJo inraortalità dela S.^ del nostro caro dilecto dito Julio pontifico, al 
cfuale a noi se à facto hocupare tanta menbrana, come lui se cernes- 
se quando nanto* ali pedi de quela se ritrovone per aver mandalo per 
noi a Forili (*). 



Hora retoniamo a vedere che ordine tenne al Consolato apostolico 
in criaro uno altro suo papa novello. In prima, dopo' fornito hogne 
%iio esequie et altre cerimonie per loro facto per dita Santità dal di- 



nf^m*. 



400 

sa (') nela capela de Sancto Andrea, e pensato in quale loco per 
dito so clero fui cantato hogne suo salmi et horatione, comò ut su- 
pra. Fornito hogne suo hoperaro, fui aparato in abito sacerdotale per 
cele|3rare la siioa prima mesa et poi tolto da dita capela et menato 
aV ara de Petro corno al so M.° dele cerimonie, tuta via inate ta- 
ciando lui hogne suoe bisogne, dicando queste parole: — Pater San- 
de, sic Iransit gloria mundi — . Pervenuto che al fui ala dieta sa- 
cra ara de Petro, et 11 corno suoa grandenissima devocione celebrò 
la suoa dieta prima mesa. Fornita che la fui, suoa Santità se montò 
sopra al dito palco et 11 dcmorò alquanto per suove cerimonie. E poi 
da quiste infrascripto dui cardinale, zoé Farnesio e llagona, per lo* 
re fn posto uno regno de tre corone et cercondato dele molte varie 
perle e zoi intorno; et comò granda iuhilatione de tronbe et altro in- 
stromento de più sorta del populo suoa S.^* fu coronata in dito paleo 
corani homnibus. Fornito hogne suoe cerimonie, dete suoa henedi- 
cione plenaria a tucti quilli che h circonstanto se retrovava, e poi 
pontificalemento nel dito so palazo al retornone; et poi al so tenpo 
debito andò ad aceptare la possessione del suo episcbopato Latere- 
nensis. Et le multe altre grande infinite cose de suove representatio- 
ne se fece in dita ciptà, che, secondo li nostri riporto, per homini 
vivo mai più non fu viste al simili. Uele quale noi volema lasare la 
cura a quilli suoi signuri historici, per eser lore presentialemento in 
dito loco. Laus Deo Amen. 

Coronato che al fui, sua Santità feze spazare uno suo brevo a 
tucto suove ciptà et parte de castelli del stato de sancta romana E- 
desia, neli quale dite brevi se contenea suoa prima dieta criatione, 
faciando a lore intendro come suove dolce parole, le quale portava 
suoi mazeri ; e tucto voleano al so beveragio nela forma de suoa po- 
sibilità: et masime qui ala nostra ciptà de Forlì, che da dito nostre 
Senato io fu donato per suoa bona mano duquato dui d* ore in ore 
molto volontera, per eser lui in nostro Conseglio. 

Magnifico Redimento facto a Bologiia. 

Al preracto iiegimento facto ala magnilica et celeberima ciptà 
Bologna et novamento criato deli dito Quaranta per la Santità d 
dito papa Lione decimo novello (*') e de consensu deli suoi con 
gno Monsignor U."»® Cardinale, fune quiste infra scripto. 

In primis se fu al magnifico conto Alesandro de Pepolis. 

2, al conte Ilericoles de Bentivolis. 

3, M. Agaminon de Grasìs. 
A, M. Antonio dala Volta eques. 



{') Fol. MI a. 
(••) Fol. «21 b. 




i 



401 



El 5, M. Carlo de ingrati eques. 

RI G, M. Zohano Antonio Gozadino eques. 

El 7, M. Verzilio de (ihisileri. 

Lo 8, M. Erciiles Felixiui. 

El 9, M. Jeronimo da Sampiero. 

El iO, M. Cristofano d' Anzelino. 

I.ii Xi, M. Anibal da Sasone. 

El 12, Juliano Alvecio. 

El 13, Aloviso de Ursis. 

El 14, Heriroles iVlariscoto. 

15, Jacomo da li Armo. 

16, Francescho de Fanlncio. 

17, FMero Oxelano. 

18, Antonio Maria da Lignano. 

19, Alberto di Albergati. 
^0, Lodovico Fosrhnrara. 
"h , Cornelio Lanburliiio. 
2:2, Verzilio I*ueta. 

:23, Marchiono de Manzoli. 

24, Ovidio Barzolino. 

25, Tadio de Bolognini. 

26, .\gostino de Marsilio. 

27, Orelio Cnidoti. 

28, Paulo de Zambecare. 

29, Laurentio de Biancheto. 

30, (ialiazo de Castello. 

31 , Jaeonio Maria dal Lino. 

32, Antonio Paltrono. 

33, Felipo de (luastavilani. 
31, Bornino de Bianco. 

35, An/ello dai (^oppo. 

36, Antonio Maria da Canpegio. 

37, Feli|>o Maria de Androvando. 

38, Lodovico <!arl)onexo. 

39 ed iiltinno, Gaspara dela Benghiera. 

L'altro insino ai dito Quaranta, secondo al nostro reporto, pare 

^^e la SM dal papa se V avese observato nel so peto, che corno al 

^^wpo volere metro in dite loco preservati: Anibal Bentivoli. che 

^^ foso, che non al foso, per al vulgo se oblenea cosi. Al quale 

^Uo magni fico Begimento, criato corno ut supra, era stato per inter- 

^ione de suoi anbasatori nanto ali pedi di suoa Santitade, e di poi 

^tìvalo che lor fune a Bologna, che fu a di 4 dal mese de luglio, 

^Do Domini 1513, fune publicato nanto al tribunali dela resedencia 

M 80 presldento, chiamato M. Baldo epischo. 



26 



Al pfrriM-bt Signor** Hatli^ncntu tU (.tMiclinn<i «tela mt 
CSM llorilnii I-I uiililimiii niinm»». (Iih^^Ii- tnttn M Stc 
di il dal mcM' Ae mmtu, dio •Inniloim, ttiUt al» nmimii 
tar la a rlpU ih- lluliwiu, die i<«n drl lli^nin <i< 
fMlQ rMnn mullt «dì Urunl. i»^ r^-r «Ut» a Iij< 
UoNP. (>Hirt& fuv mma rti<< I nrM l.'rfN flutf lui 'i < ^ 
la dita wo* calura nla rota l ' l riH' fi*' In U.** Acì diu 
ratKtn al ranpit Vrtilllano ni <-n»4rll<> «Ir IkxMla, v^ rmrr 
lUrlnkMBTM In t|<»*li- iMipit diiHliili-n* (1<> dllo SmuIii VmuMi 
al rbf del' aiiti't ptiNlirbi rn «Utn raliintii H rarnalo in ft 
di 14 dal mne de mau>, Aw lurii, fi II «labi per tnaioo ai 
cIm* fu lllw>falo. i-iHDit 111 Hiiim. Tamm m tiri'iiu, aMniw < 
da 4|iiek Scnnhi ll<klr'|in<>M< lirni vintù et ìuttutral». tote lai I 
oenUa ri aixWi ala marna ripla dr \cni^-in, |x^ earf 
araUlnnxt al quok t nvm |tn>w a «m fitta «'aiura. |i 
eookn |in)(ir4e ma»» aprevounl»' al «Itti Sritabt Vi 
«Hdllète cbfl r •■»■■ UlTalii rhf Uh riirr<>, ir lu bla Mito 
MMM qnaoA lnb>ln-lit humaDo (niIitM r'»iii|iniidpn* ; ebr Ik • 
ém\ mf*e it oiaui, dio dinnnilra d^ |>imi.-">-.'..^ ,1j1 éi.miiv. ... 
denplan»; rJir 1» tal tome dllii S^^uUi i 
el HnvIp éo vfMfalf capitanili, f. diim' > 
d«ta V-f dal dibi Itf dp t'i<rnnrta. trf < 

hi (Tlahi. In Itrfiila «^ mrM* 1» punir ftu<hi oumUta d oc 
Inaino k purlù d<< \rrMna, rlH> fu ■ di II de luicn". 4M> ari 
It fne lui uno buon bcHinn: lammi dito Vcr'M»)'**' u«1wh lan i 
Urda vi ìm> pmp et o' amaion^ H b-nw al()uaiibi, pav Mi 
nudo rhr a lun* fu tbirln d4* i\tKU' Iimm perlirv H tlreiv lidn 
anfura. Kl aBdiin<> a inrtrr i-anpo al rll^l'■1l^, ,li' l.rini>;rtm p* 
Un la >nUinìa ilHa M •* ilal dllo di' < n-i ntaA 

ildtninil» birr, «• ixin pttix- a«<-iv al (X' • tu 

nwnhfr. Kl II mm^nrMle a rn)tUiU< uirn .!• iM 

do. non atpnando km* alentio ano aectmu», » i-t- h. inra«|, 
vocila dr tale «àimw «■^Uirie M. BkrinkxnK» d' \tlaiM>. eiaa 
pra. tu II al povne OMlde ta mimo a umniann ntoA m» ^ 



4ttoa 



Mi 



PMa qMile. rbo (U a di 19 dal mime U n 
« A pai tal ta hrrvltA «■ brmw ri andnoe ■ iMHlrp ad 
por IM« It paca deb dpU de OviMfia, cradii ' 
Al» Ito le Parantia Ir ta vok dare a dito SrM< 




Cora non era resa iei ai Duca novello de iMìlano; perchè zia era per 
via r asercipto franceso che venea al* aiuto da' castello de Milano. 
Tamen, come lore fune arivato, fu nula al fato suoi ('). 

Franciose retornò a Novara. 

La prefacta [ritornata?] de dito Francioso ala ciptà de Novarji se 
fu a di 5 dal mese di-zugno, die dominico, anno Domini 1513^ in que- 
ste modo e forma. Conciò fuse cosa che la M.'^ de Lodovico We de 
Kerancia Re Cristianissimo avese zia preso tucto al duquato de Mila- 
no, salvo che certi suoe roche, per al che lui avea zia facto lega 
corno la excelsa Signoria de Venecia et Alfonso da Esto Marcheso de 
Feraria et comò parto Bentivola da Bologna per volere retornare a 
suoa liberatione da dito duquato de Milano, et per secorse de dito 
saoe roche, che zia la lega apostolica suoa adversaria, zoè la S,** de 
Lione decimo pontifico et Ferdinando Re de Spagna Re Catolico, de 
volontà dela Cesarla M.'-^ Maximiliano Inperatore et Re deli Romano, 
et la M.^ del Re de fngliter e de Maximiliano Sforcia duca novele 
del dito Milano, per esere al prexento stato suoe exercito de dita 
suoa lega ala expugnatione del castele de Milano, et per esere al 
dito exercipto franciose per venire al dito aquisto de Milano, parbe 
mèi al dito Maximiliano duca novelo de quele loco partirse et esere 
andato a dita ciptà de Novaria per suoa mazore defensione, et in 
quele loco molto fortificato; et però avere inteso tale exercipto fran- 
ciose che dito duca novele esere in quele loco per volere a lore in- 
pedire dita suoa venuta, lore fecene ferma deliberatione , et veno a 
dita Noveria per avere zia al secorso dal canpo dela lega de dita Si- 
gnoria de Venecia ala ciptà de Crimona in so favore. Per modo , co- 
mò lore furie arivato a dita ciptà de Novara, comò so gram terore 
comencione a dare una granda et aspera bataglia a dita ciptà per 
volé de quele loco cavare dito .Maximiliano duca novele; la quale 
durò gram tenpo. Per al che vene morte quase tucta la fantaria de* 
Franciose et prese cercha 200 lanze e tucto li suoi cariaze; et secon- 
do li nostri riporti, le molte boche de suoe artegliarie ie tosene, per 
modo che veramento funi male tractati per dito suoe cordilitade: per 
al che al reste de lore ie fu forcia a ritirarse li dinstanto cercha doe 
mia per più suoa salvalfone a spetare al tenpo che per lore piata se 
mova da seguire suoa voglia (**). 



Al prefato tratado facto over schoperlo ala dita ciptà de Padua 



C) Fol. tis b. 
r*> FA «3 a. 



404 

ordenalo. sef^oniio li iiosiPi ri|>i»rli, perdila Cesiipui )i.'* Inperiali» coii- 
tra diclo Senato Veniliano in iiueslo morto e forma. Concif) fuse cusa 
die uno Contestabile de dita zia Sif;iiuria, Albaiieso, per so nomo 
diiamalo Mercurio, a) (jiiale era al presento al servilio de dilo inpe- 
riù, pfif eaer lui in pee^visti rontra dito Senato Veniliano, e d» lore 
aver una ftram taglia dreto a clii Ini ie Pavese dato vivo o morto; 
per al iihe cognosando Ini al ppexenlo d' esere via e modo de torse 
tale dita taglia de dreto, et da ({uctla senpro «sere lìLieralo da la) 
Senato, Teee lui Terma deli Itera tinne fer eser lui a tale dito traclale 
inperiaie uno deli prencipale suoi secrilario, avando consideralo suna 
M.<' che tale Mercurio se retrovava vere ribello del dito Seiiulo per 
le rosone suopra asegnato. Et per queste lui se era lldato de hit: tn- 
men fu per contrario; che dito Mercurio fese inteodro a tal Senato 
che quando suoe Signorie voleseno eser contento de retorele suuts la 
granfa de Sam Marco et a lui perdonarlo li sol peccalo, che lui vi- 
rebbe da lore conspeto et a qtiilli farebbe inlendro la piti grnta cosa 
che mai per lore polcseoe iutendro. Facla la preposta, di suhito ie 
fu facto la resposta; et per lui fu mandalo come siioe bone cautione. 
Arivato che al fui, per suoa revelatione aecretamento del diclo trala- 
de fu prese alquanto soi nohile hiduano et st^eretainenlo meaatu, se- 
condo li nostri riporte, in feri u dita suoa cjptà de Venecia. FA ne 
fese morire ali|uauta ad noi incognito. Perai die dito Mercurio ie fu 
perdonale, et iterom de novo fu mese nel numero de bom scrvitor, 
et da lor fu facto più grando che al n' era come suoa gram fede. E 
poi inmediate dito Senato avea facto retornare diti> so canpo che era 
a dita r.rimona dentro da dita Paduva, dubitando de lai Iraclalo, co- 
rno ut supra. 



i 



Canpv de Kpagnole veuo a Fadnva. 

.\l prefaeto canpo de Spagnole vene ala cìptà de Paduva, a ci6 
che dito Senato Veniliano avesene a lasare. Al canpo Francese Don 
pot(> seguire suoa voglia centra al (') dito Maximigliano Sforcea Uu- 
ca novello de Milano , nepote de dieta Cexaria M,'* ; che tu dieta suovg 
venuta a di 18 del mese de luglio, anno Domini 1518, die limi, co- 
rno cercha 13 milia persone bene in punte. Et 11 s" acanpone di ver- 
so porta Sancta Crucis, overe al Basanello; et 11 stevano corno suo- 
ve gram vizilio, dubitando de quelo gram gorero signor iiarloloraio 
d' Alvigliano che dentro i era intrato, corno ut supra. Et zoriie e 
note quiii denlre trasia in canpo per eser lor propinque; per alche 
u' amazavano gram numaro. I^^t più, che quase liogni zorne dito si- 
gnore {tartolomio Iacea usiro l'ora suove zenlo et ie coriano per insi- 
no in lor repare. R più, per esere al Signor /obano Paulo Itaglioiie 



.405 

• 

et le multi altre bene in punto ala guardia de Trevisio, per modo 
che a lore era fopcia a stare zorno e noto come suoe gram vizilio ; 
per al che vedando dito canpo Spagnolo che li soi pensiero i erano 
riusito fatato, che mai alcuna parto de dita ciptà non se era mota 
per lore, comò i era stato promeso, comò ut supra; e più, che per 
lore non potea venire secorse alcuno che zohare ie potese, lore Pri- 
mato fecene ferma deliberatione de quele loco partirse, per eser già 
stato in quele loco zorne numero 31. 

E po' se partine: che [fu] a dì 19 dal mese d* agosto, die vene- 
ri, 1513. Et andone ala dita ciptà de Vicentia per più suoa salvatio- 
ne. Tamen nel so levare le molte gram novità lore fecene per più so 
disdegno; che una gram parte de quili suoi palaze, dove lore erano 
aloziato, tucto le brusone et per tucta quela rivera. Alozato che lui 
fune in dita povera sventurata ciptato, che noi crediamo che l'asen- 
dento de suoa ediiìcatione fuse in mala bora et in male punto; per- 
chè senppo quela è stala la più cruciata de quela rivera ; perché ho- 
gne vento che se levava, tucle ie nociano; perchè era stala abando- 
nata quase da tucto li soi . habitanlo, dal ludo considirando lore, et 
aveano facto piare altre suove habitatione. Et qui stelo dito canpo 
per insino a dì ih dal meso de setenbro. E po' fezene suoa partita, 
et andone ad alogiaro ad Albareto et ala Vita dela Plebe de Saco , 
* et quela brusone. E di poi a Mestruvo; e tucto sachezando e brusan- 
sando, non avere alcuno rìspeto ala piata et misericordia de Dio. E 
di poi fecene alto e forti aprese a Canpo Sam Piero; che fu a di 2 
dal mese d' octobre, die domiuico. corno so gram furia (*). 

Canpo dela Signoria rote da Spagnole. 

Al prefacto canpo de dita Signoria de Venecia, questo anno dal 
Signor 1513, fu roto et svalisato dal dito canpo Spagnolo et canpo 
dela lega apostolica in queste modo e forma. Siaiuio aloziato dito 
Spagnole aprese a canpo Sam Piero per la rivera della Marcha Tri- 
visana, et zia sachezato le molte de quele suove vile et brusato, et 
non avando lore auto alcune respelo al timore de Dio , per modo che 
Vandava insine al cielo la scblamatione de quile suoi povere abitan- 
te; per al che se motto de compasione al dito Senato Venitiano ad 
/. tvcre sentuto tanta estremità et vergbogna, come lore aveano de ta- 
X. le canpo Spagnolo, determinone de fare usire dala ciptà de Paduva 
** ^ Al 80 capitanio S. Bartolomio d'Alviano et andare a retrovare al can- 
' / pò de dicto Spagnolo, et con quelo avere a fare; credando lor ve- 
'' \ veramento de conquitare li suoi rabiose dento, per eser lor tanto ne- 
"^ ^-^ mico dal nostro stalo talico, corno lore eiano. Tamen fu per contra- 
^'' ■-' '^f che li poveriti Veneti vene roti in (juesle modo e forma. In pri- 



sola r onbra de lai suoi burdunale, per eset uno i'.a\iu in (era i 
t' altro nel so loco doliilo. Tameri per est^r r)iielB quarta gram vei 
nata, stele dita neve io lera per tm-ln In prima mediata de marca 
Le altre cose «li soi preein cuiisiivedi. eiituo pneo inl'ermitai lìfi hogiM 
sorla. 

L' anno 1514 

Del' Rimo prexento tu le iiiolte ^ram cootravcrrio ticla nostra prò* 
ventìa dela Itomandioia, come inenUi in questo al lucia iuleiiderìtoi 
La primavera fu lenperata. Valse al stare <lal grano h. 20. il: Teb 
s. 28. E più. che a di 31 dal mese de mazo, la note a hor < 
die mercurio, ven uua grani tenpesta nel teritorio de BoloRti», 
verse (') al monto, che quase tenpeslù uno (juartu del so leriloriv 
et per la i^ram furia (!as(!liò ghlexe e case in i^ram numero, per laA 
via e modo che dita cipta recevlto uno jfram dano. K più , che a ( 
3 dal mese de luglio, die luuì; per modo elie dele f;ram dune ali 
vigno da Gasteleeio el per lucia t|uela rivera: lu (|u:ile vene, comi 
gram fopcia e durò aliiuaiilo, che ;<:rnm danne abe le hueto per In 
cto quele rivere. 

La stade fu iii suoa natura; per modo, corno wise la su.ia pott 
ventura, ìntravenene uno grarn mae ala nostra ciptà de Torli a uut 
certa famia, chiamala dite SpaKliafeno. che per verità dela posancH 
dal grum vento meredionale caschù la dita casa, posta nel» ennlra 
te de Sam Biaxio, la quale era de grani statura; che fu ii di 91 
dal mese de selcnbro, die mercurio, cerca l'ora decima quarta. I 
fu in questo modo e forma, e fu qiiele zorne benedecto del doclon 
dela Cifiiesa Sam Jeronimo; per al che vene morto tre crialure: zU 
doe done gravede et uno pule de anno cercha C"). E perché li 
dita casa era posta da levante a poiieutt) et andava più luiiKn e pH 
alta de quele deli suoi convicino, per modo, siando '[ucla faxada ( 
mure di vei-ao dito vento meredionale sole de doe tesle dal solan 
in suso, per seva debilità, per la granda suoa alteza, dite vento 1 
butò innentio; per al che cascbù tncto al coperto; el per esere de 
bile ancora le mure dal solare et male chiavato. Per al che, co 
vose la suoa poca ventura, i era tre done e uno puto in casa: u 
era ai telare el uua ala cosina: 1' altra per casa; una avea no 
Itela e l'altra Bianca e l'altra Olia. (Jnela dela cosina di subito mal 
senza favelare: quela dal telare chiamava la Cilia, che era in cna 
jìotB uno boi'donale che 1' avea salvala, per eser corno uno capo d 
mure: luctavia era date prede lucta amarhala. Edicea: — Cilia. a 
me che scbopo soto legne e prede — . l.a Cialia responden per sat 



409 

conforle: — Non avere paura, sorela cara, che avignirà le bone per- 
sone preste aiutarce, tolandise tal nostre graveza da dose, che Dio 
s' aiutarae ~. Tamen fu nula. Così sclamando, la poverina chiopoe; 
e al pute per esere fuse al' use del' andavenio, dal canto de dreto, 
per volere usire, quando senti la fèria dal coperto, tamen zia era 
serato V usi et (*) Il mori. Se lui fuse stato advertento de venire a 
cjuele dinante, lui schanpava, per eser quela casa denanto a Biscan- 
leri et al solare miore. Tamen tucti le tri povere sfortunate morine 
ssencia alcuno so repare ; zoè le dito doe povere zentile done gravedo 
«dito pulo; che veramente nostra ciptà tucta sclamava de compasio- 
we, per eser lore doe polite zovene. Una era deli suoe proprio de ca- 
sa, che era mandata in casa de uno M.° Matio Bisighino, la quale 
^ra venuta in parente per eser stato al zorne denanto la festa del'an- 
aele et arcanzele Michele: lei fu quela che mori in dita cosina. I/al- 
tra era una suoa in quela casa maridata dela linea dela casa de 
Itenzoveno. Veramento questa per suoa natura parca una dea , che 
^a hogne persona per suove zentileze e poledeze et formosa de so 
^^orpo era desiderata; tamen quele zorne avea domandato al so ma- 
rito de volere andare a casa dal so patre per suoa curentia ; tamen 
^er eser V altra suoa conpagna 11 in parente, e più per eser quele 
€Ìilo zorne la festa dal dito Sam J^eronimo, per eser 11 propin(fue, 
Ijer modo alcuno dito suo marito no ie vose dare lecenlia ; per al 
c!hela povera mischina antedito, per volere observare li precepto dal dito 
siuo marito, per al che vene ala dieta crudelle morto, corno ut su- 
pra. Per al che per le molte persone fu interpetrato che al spiritu 
de quelei zia avea cognosuto che per la suoa granda inocentia et 
purità Farebbe voluta salvare da tanta granda infortunia: tamen 
fu tenuta gram cosa per lore et per dito criature che neh lor corpo 
aveano. E la dita (alia canpò comò suoa granda amaritudine, per e- 
ser \e\ figliola dal dito M.° Matio Bisighino et vedua zia per suoa pru- 
dentia per lungo tenpo. 

Valse al care del uà per al comune precio L. 6, 7; al vino pu- 
re s. 40 T asaze, e 50. Al stare dal grane valse s. 25, 20, 27, 28. 
La quarta betonale dita, humida più che non convenea a suoa 
natura. 

La quarta vernale obsei'vò suoa natura comò poca neve, salvo 
che a dì 21 dal mese de marzo nevò uno gram peze quele zorne co- 
rno gram vento molte ferdose, zoé vento stenterionale: feze gram 
danne ali fiuri et vide et altre fronde. Valse al stare del gnino la pri- 
ma mediata de marzo comò tucto februari s. 25; faba, s. 20, 21 , 
22. Tamen queste anno fu poche infermiti!. 1^] li altro coso al so pre- 
cio consuveto. Pur fu alquanto tenpesta, comò ut supra, et altre (*'). 



(*) Fol. Si6 a. 
(-} Fol. t» 6. 



1^ 



i^ al dito grando aquisto dal dito so duqiiato de 
Nlaximiliano Sforcia rebelato dala magnifica co- 
rno ut supra. Et più , che per dito so Consegiio 
^iioa M> avese a venire presentialemento al dito 
^>eiìeplacipto corno questo suoe infrascripto exer- 
ndo poteriti intendre. a partita per partita parti- 
ìs noi faroma la suoa somma deie somme. 
.** !230) 
^ ^00 



^Vù sorte, hoche n.° HO: zoo in queste modo e 
^lonsi^nore dala Tramozeia, come lanze numaro 

^^ M. Zohano Jacomo Traucio, lance 100, arcieri 300. 
^^^^ retrovavano li eappi del' antiguardie de suoa M.^: 

^^^ de Inherioto, capitanio de lanze 50, arcieri 150. 
^^^vo (li Hieno C. de lanze 50, arcieri 150. 
^^^^e (le Birro, C. de lanze 50, arcieri 150. 
*Vxirdo (le Savo^lia, C. de lanze 50, arcieri 150. 
•^^or di Piro, C. de lanze 50, arcieri 150. 
^^^or d' Entrecti, C. de lanze 50, arcieri 150. 
^^^e dito capitanio sopra scripto sone Tantiguardi de cavale, 
^^l dito anti^uardi : 

^^o di Uaicomo, n.° otto milia fanti Vaschuni, balestrere 
^o 21 ,500. 

Canili corno lanzuni 400. 

^er M. (li Motanla, Bertoni e Vaschoni n.° 1500. 
t^teuominali conio multi altri sono dito antiguardio comò 
• de arte^Iiaria. 

ì' armata. Li capitanio sone questi in conpagnia: 
arciduca de Borgogna corno lanze 300, arcieri 900, 
Ica de Sason, lanze 100, arcieri 300. 
fralel dal duca de Savoglia, lanze 150, arcieri 325. 
Ica de Vandome, lanze 100, arcieri 300. 
berte, alias al grani Diavole dela Marcha , lanze 100, ar- 

►nsignor di Lois de llatarra insemo ("omo al gram schode- 

150, arcieri 325. 

a dela bataglia. Suoi (/) Capitanio: 

lu di Gualdres , lanzechinech 1225, comò dito beco di fo- 



b. 



413 

II, ci masiino al dito sif?nor Prospero Colo- 
;-' incile altro ferite et morte. Per al che fu 
^"vi/.oro retirnrso per siioa più salvalione pro- 
Milnno. Alora velando questo suoo M.'^ che 
j« r.iv:i, (li subito io vene drelo faciaudo la via 
"» iì illiivnst», e [)0i a SaiuHa x\da, e poi a Sam 
•■♦'li, (? da Vereoli a Novara: et lì paso al liuno 
» «ijilorà e poi al castello de Merenj^ana . tuelavia 
' rij)in e easteli ad noi iuroj^nito. Al (|uale dito 
" so relrova Ira Lodo e Milano, dove in quele lo- 
inn Mj«^ Arivalo che al fui, credando suoa M.^* 
■^xr Tuse Ih'iu desposto de videre caciare dito Ma- 
''O n(»vello, conio ut su[)ra, per esere pervenuto 
' Lodovico per lincia nialerna, corno ut supra, e 
\ lore, come ut sopra; per al che fece lui che 
Uì Trancio corno una snoa gram coinetiva vene 
'oriana, zoè i)orta cht» veno da Torino, p<T asen- 
ìe Milano sonc in alcuna voglia per lore. Arivato 
dio dove in (juelo loco se ritrova una gram for- 
' mescne a pugnare inscino, perchè al dito popu- 
lea) a cosa alcuna : ance più preste io fune per 
ia e modo come al jxram bracio de dito suo Vi- 
lal dito Maximiliano duca eh(? cacione dite (ìalle 
ìlozamenlo comò so errando impito, per tuie via 

li noslri ri[)orle, s' al nou fuse slato certe vf>- 
me dlcando» a viva voce — Volta, volta, et più 
— , che veramfMito per le lor gram forcio serebbc 

atrovava al resto dal c^npo, dubitando asai de 
conlraversie. Per al che dito M. Zohano Jacomo 
se relornò indrelo comò so poco honore. Alora sian- 
) dal tnclo, che s' al vole dita ciptà de» Milano, 
are, di subilo (') feze lui intcndro al Senato Ve- 

\enire conio mI suo exercipto ad aiufaro a suoa 

1 esequire hoji:np snoa bramoxa voglia conira di- 
IVt al cIh* dito Senato fec(Mie andare al so capi- 

nio iV Avigliano, lìobile romano de casa Orsina, da 
iv<^se a fan* la voj^Hia suoa: al quale se retrova- 
ione nel di lo castello de Marc^gnanc». Per al che 
•' tale venuta dal dito signor P)art(domeo. di suhito 
incia ima snoa bona scborta, la qual avese a veui- 
ito sij^iìor IJartolom(M), per eser per al paese uno 
Vicio He de Ka^^ona , clic qu(de no ie polese fa- 
'o per escr bn'edela le^^a inperiale. <*omo ut supra. 




415 

» ino. discrepti lectore, che gram crudìlità potè eser quella, 
linde noi per la gram lungheza dal so pugnare et per la 
ia de dita suoa note quanto n' era perito contra suoa voglia ; 
(•• quanto amico avea morto V altro amico, per eser V une e 
oire incognito. E più. quanto ne caschava in lera per le lor gram 
iiica del' arma et lungheza dal so pugnare; per al che, come lore 
• pano in tera, non potando avere alcuno so adiuto, la furia deli ca- 
vale ie montava adose et per torcia le facea crepare: perché in que- 
le loco non valea aclamare adiuto. per eser lore incognito per dita 
schorità de dita note, llltimatamento. quanto n'era ferito de poca va- 
luta, se i avese potute usire. che serehenc canpato; che tucto mori- 
no per le lor gram furie. Si che considirando a tanto suoe grande 
infortunio, noi non potiamo (*) fare de non sclamare, considirando noi 
a quelle suoe povere anime topino che Dio sa comò le sone pasato 
de quilli suoi corpi bene disposto. Sia comò se vòglia, la divina M.*« 
pò sapere al tucto. Et quela continuvamente poi pregarema che la se 
voglia per suoa infinita misericordia e bontà perdonarle li suoi peca- 
ti et poi donarle la gloria beata per infenita secula seculorum, 
amen. 

Per modo, comò tal dito combatante fune al' ore 19 predicta, per 
suoa gram stracheza li romanento ie fu forcia a destacarise de semo 
corno fani li galli quando lor creste sone rotte et ciaschune ale lor 
loco secure relornare. Alora avando viste la M.^* dal dito Re de Fran- 
cia le gram. crudilità del' una suoa parte e T altra, molte lui, secon- 
do nostri riporto, molto se n'atristoe. considirande ali anime de quili 
povere sventureto, corno ut supra. Per al che suoa M.'^ feze ferma 
deliberatione de volere tirare ad efecto al so desiderato, considerando 
lui corno più è caldo al forre e tui al martello: per al che lui comen- 
ciò a fare intendro ala ciptà de Paviglia per suoi bande, chi volese 
dinare da Ini dovese andare; et in multi altri loco notiflcando per vo- 
lere remelre <|uilli suoi tal smanchati. Per modo che de novo refeze 
saoa cometiva, pagando le lor baile d'alevarie comò suoi poco dina- 
re, che più a lui non i era doluto le rinc. overe schena. per averle 
in corpo portato: et lì dicando: Suse homini nostri, et non dubitati 
de cosa alcuna: che per noi è adeso al tenpo dala gram viteria, do- 
la quale n' a aparere perpetua memoria — ; considerando lui come 
perai proverbio se spando: — chi a tenpo non aspeta tenpo — . 

Alora intendando monsignor cardenale Suoviciaro comò tucta la 
parte ducale al grando amanamento che contra lore avea facto suoa 
M.^. et che la S.'^ dal papa avea fa^to fare alcuno suoe movimento 
per lore, uè eciam la M.^^ (boxarla, uè eciam per la parte dal He Ca- 
tolico quili suoi Spagnole che li al prexento se retrovavano, comò 
credando lore veramonto tucto li prenominali fusene in dita suoa le- 



D fot. a» b. 



r'flsefchiiti. (KT iii'hIi), loro, ma^ dito Miiiisi|.'iior 
■ ^tu dui luctu ingjitmlo: el maxime, siamlo I' h- 
,hji jfiuKhilico II a Piiriua el ii l'iaseiilia: per muilo (') uli'ii- 
, jva sp erano mollo in alcun» su» favori : per al rhfi iliiltitan- 
) étbt hria dal )tram braKe de dita .M.m del Ite Cristian lesimiis 
. hn preseno per so preneipal» capitole de retorriare nel 
ivr wi^w per piò snoa salvotioiie. 

nwtUù che lor fune, la excelentia dal duca Maximilìano JntrA nel 
ite lilla ciptà , considerBiKlo lui corno per al proverhio se 
■kt: — purché la l'uria non paaa li segue, la sancla pactenlla 
t bo^ie (leadeRnn — . El cosi «lete le cose per lusiuo a di I" dito. 



I,a cita de Milano reanta d^ Re de Feranza. 

La prefacla ciptd de .Milano, zia reautn per la M.)* de Kraiicescho 
Ite Oislianìssimo de Kerancia, che fu a dk 17 dal mexe de setenhni, 
tlte Inni. ccrOia l'ora vì<!esi[nii. anno Domìni ir)15, quando saoa 
M." rctrovaiidiae a Pavia prexencialemi'iito. fece piare la suoa vera 
mvi»titurii de dtc.Ia mil^nilica ciplà de Milano corno siioa Krandenisi- 
ma piHidonUai per eser zia purtito dito Moiisitcuó il."'" cardinale Stiiv 
vtciaro eomo lucia »uoa eometia et la uxoeleiitia dal Duca intraki in 
castello, ramo ut supra. Kaeto «iiieìilo, snoa M." feze fare tri zorno 
di priHienlone in dieta eiplà dal suo clen> a laudo et liouorf delo »•- 
torno Idio et eeiam |>ef f^loria dela sancta le^a per luì facto cixno In 
S.** de pniw Lione decimo pontilico' per al che dita suue S> se sia 
diKiinlo <!' arecogjiere auoa M." nuota al manto de Santo l*etro. Fatalo 
rhe abhe iiucslo, suoa M."> di subì' fece fare intendro ala dita G\ee- 
lenlÌH dal iluea Maxìmiliano Sl'orei». ohe se i-eirovava in dito so ca- 
stello, corno ut supra, che volonliì era la suou de volerle dar lai 
caslelle: le suoq reaposle ad noi incornilo. Per al che. secondo li 
noatrì riporlo, parse che non fn^ene ala voglia de suoa '.' 
inmi^i'ale avando lui in suoa calura uno M, l'etri Navarn Spagnolo, 
zia prese per dita canpo Kraneeso ala rota dal canpo apuslolien ala 
ciptii de Itiiven» 1' aune 1512: ni quale era homo aprohatissimo su- 
pra la cusliKlia de V artefiliaria: et le molli^ vnlle de Ini i 
liraiido (arando cxperientio; et maxime al Vicio Ile de ItaKonoa inenlu 
»uoa calura 1' avea Taclo do piìuialn in usicne suoe fauollade ('*). 

Alora suoa M.*", avando inteso la voglia dal dito MaKÌmillano Du- 
ca, di^liberù ni tucto volerete da t)uelle loc^ cavarelu, et ordenti che 
per lo inzei^no dal dito l'etm Navara fuse cercondato dito cssiclle in- 
torno come '>0 boco de arlfigliarie gn>se, e zorne e luite hatrek- de 
coiitìtiuvo, et fabricando luì altre suoe transeo per volerelo lui sps- 




417 

carele in più parte, e poi per forcia dentro intraro. Facto lui hogne 
500 prencipio, in brevìlà parse che lui ie tolese hogne suoa defesa, 
che più per la ciptà non poteseno traro, né eciam poco poteseno no- 
mare ad altre; per modo corno al tenpo vedando la excelentia dal 
^ito signor Duca che, non avando lui secorse alcuno, che mai lui 
xon se poterebbe conservare dala dita gram potentia dal braze de 
suoa M.^, per al che parse che infra lore fuse partorite certi capito- 
le e termino, telando zose lore defeso. Et parse che, secondo li no- 
stri riporto, dite Duca s' avese aricomandato e facto arecomandare 
4le novo a dita suoa lega dela Cexaria M.^: tamen era stato nula; ed 
^ra a denotare che a uno male anno debitamente convene che lui a- 
l)ia tre male pasque per le rasone suopra asegnato. Tamen parse che 
lui alciase li suoi hochie al cieli et pregando la divina MM che que- 
la per suoa infenita misericordia e bontà se volese dignare de mo- 
strarle quela bona via da poterse conducere lui al bom porte. Et 
;(»arse che per intercesione del signor M. Zohane da Gonzagha e de 
«elitre suoi confiderato fuse per lore concluse che dito Duca avese a 
JTare la voglia de suoa M.^, come lui feze, per eser ad noi incognito. 
riamen fu dito che lui ie deva nel regno suo de Ferancia uno altro 
ciuquato in scambio, simile a quelle, come inento ad plenum nui 
parlarema. Et concluse hogne lor suoe deferentìe, dito Duc^ ie deto 
la vera poteslato dal dito castello ; considerando lui che donde fortu- 
na vole, saper non vale. Al quale so partimento a noi incognito. 

Ora avando la M.^à dal dito Re Cristianissimo de Ferancia auto ho- 
gne suoe desiderato dal dito Duquato de Milano come al grande a- 
dìQto de dita suoa lega , mo ai prexento a lui s' aspetava de cogno- 
sere li suoi benefìcio receuto de tal dieta suoa lega; per al che de 
lor comuna concordia dieta mandò al dito suo canpo comò al favore 
dal so gram braze de suoa M.'^ ala dieta ciptà de Bresa per volerela 
requistare per dito Senato Venitiano, corno tucto al Bresano et Mar- 
ella Trivisano, come zia per altre tenpo fu suova (*); che fu cercha 
la prima mediata dal mese d' octobre anno Domini 1515. Arivato che 
lor fune nel teritorio de Bergamo , zoè al signor Bartolomio d' Alvia- 
no capitanio de dita Signoria, de conpagnia de uno M. Fiere da Lun- 
ghena conduteri dela dita, come grande exercilo et gram n.** de suoe 
arlelarie, lì in dito loco Bergamasche se infermò al dito capitanio 
signore Bartolomio dela suo infermità mortalo; per al che tardò dito 
exercito cerca 18 zorno nante che V andase a dita suoa expugnatio- 
ne de Brasa; che fu cercha a dì XI dal mese d' octobre, die veneri, 
la noto prosima pasata, quando dito exercito arivò intorno a dita ci- 
ta come seve artelarie. Et II faciondo granda bataria in loco chia- 
mato la Garzeta, dove, per esere quela cita al prexente seta la do- 
rainatione dela Cexaria M.^à inpcriale, quela avea zia bem proviste 



e; Fol. «31 a. 

27 



4i8 

ala defensione de quela: dove U se retrovava al' incontre uno so 
condoteri chiamato M. Luvis Incardo, homo valentissimo et esperto, 
come la conduta de 1000 pedune todischo; le quale molte bene ie 
respondevano, perchè durò dodece zorne che senpre in dito loco ba- 
teano zorne e note; per al che lore fecene gram suoa bataria. Alora 
la parte dentra, vedande per modo alcuno de più non poter resislre, 
usine fora incogniti, et per al so mirabile inzegno tene tal via e mo- 
do che inchiodone 12 peze de dita artelaria de nomice, zoè doe co- 
lovrino e sei canune e dui sagri; le quale lore ie tosene et per via 
do argano le tirone dentro da suoa cita. Per al che fu forcia a dito 
nomice de quele loco partirse e tirarse in dreto ala segura, per insi- 
ne a 25 zorne prosimo a venire; e poi retornone, e posese propinque 
a Tore lunga; et li zorne e note faceano al simile, faciando a lore 
gram nocimento; per tal via e modo che infra lore fu neccsaria co- 
sa a conpore una suoa trega per 20 zorne prosimo ad venire, che 
la Cesarla (*) MJ* non ie dia secorse alcune, per al quale lore se 
posano defensarc dale forcio dal gram braze del canpo de dita lega 
Fracesia, che veramento, fornite al tenpo lore, s'acordarano. Tamen 
infra al dito tenpo non vene secorse alcuno, che a dite Bresano a 
loro fu forcia a seguire tal so acordo in queste modo e forma: che 
lore non voleano per modo alcuno più relon:are suota la iereducione 
dela granfa de Sam Marco; per al che zia altre volte erano stato in- 
ganato da lore, per eser lor date a quela e po' averie lasato andare 
in preda et sachezato dal tucto. Alora uno conditore zenerale dela 
M.** dal dito lic de Ferancia, chiamato M. Zollane Jacomo Traucio, 
nostre Talice, tose tale asonte in dito so acorde i' nome de suoa M.** 
dal dite so Re, et intrò in dita cita de Bresa inseme come dite exer- 
cito Veniciano. Intrato che lui fu, dito M. Zohane Jacome forni suoa 
roca a peticione dela M.^ dal dito Re; et lo esercito Veniciano do- 
minarà la cita per insine a tante che dita suoa lega serano veramen- 
te d' acordo. E poi inmediate fecene andare uno so bande: che luto 
li forasteri s' avesene andare con Dio ala pena dela forcha. Alora 
siando stato in quella cita de Bresa per so oficiale uno dito M. Pino 
Nomaglie, legum doctor e zia figliole de uno nostro nobile Forlu vo- 
se, chiamato M. Luffo Nomaglie, conte e cavaleri, come tuta suoa 
famia lui era abitato in dita citò; per al che dubitando lui, se feze 
fare a quili primate uno salvo conduto da poterse conservarse per in- 
sine a tante che tuta quella zurmaia se fuse andato con Dio, per più 
so honore de lui e de dita suoa famia. Et per bom rcspelo lui si era 
conservato in uno so monesleri de frati; perchè lui veramente era 
molte amato in dita cita zeneralmento per la suoa gram convcrsatio- 
tione. E di poi, come a lui parbe al tenpo, usi fora per volerse par- 
tirso. Inmediate da dito Franciose fu preso. Tnlavia lui dicea le suoe 



{•) Fot. «31 6. 



419 

raxone , niostrandie dite salvo condutc : tamen lore a quelle respon- 
deano dicaudo; chi facea salvo condute li potea guastare; avande zia 
lui preterite al teupo de non esere partite e andate nel tenpo dal di- 
to bando come li altre. E di poi li soe molte parole dal dito IM. Pi- 
no, come homo savio e prudente che lui era, cognobbe lui come (*) 
per al proverbio spande: — Donde vele fortuna sapere non valle — 
et — Segue al tenpo e lassa fare fortuna — . Per al che inchinò al 
so cape et feze acorde come lore in la quandità de duquate tre mi- 
lia et cinque cento: le doe milia per lui; el reste per al so unico 
fiole. Pagato che lui abbe, tose bona elicencia e retornò ala cita de 
Ravena, dove lì reinpatriava. Tamen, secondo le nostri riporto, dita 
cita de Bresa romase al tuto sota la dominatione dela granfa dal dito 
Sancto Marco de comisione e volontà dela M.^ dal dito Francescho 
Re Catolico de Ferancia e de tucla suoa lega promisive, come ut supra. 

Signor Bartolomio d' Alviano morto. 

Al prefacto signore Bartolomio d' Alviano dela nobile casa (*•) 
nobile romano, queste anno dal Signore intravenne la dita suoa pre- 
fata morte, che fu a di cinque dai mese d'octobre anno Domini 1515, 
in queste modo e forma. Conciò fuse cosa che al presento lui se re- 
trovasse capitanio zeneralo del Senato Veneciano, per eser lui al pre- 
sento stalo per dito so Senato al' adiutorio dela M.^ de Francescho 
Re Cristianissimo de Ferancia, quando lui intrò per so aquiste nela 
magnìQca cita de Milano ; e di poi per dita soa lega de volontà dal 
dito so Senato eserse partito da Milano per volere andare al' aquiste 
dela celeberima cita de Bresa per dita suoa lega; et quando lui fu 
arivato nel teritorio de Bergamo al castelle de Cheti, lui se era in 
quele loco remaste amalato da morto int uno palazo dela excelentia 
dal conte de Petigliano so legitime fratello. Et lì solo canpò quatro 
zomo; e poi rese al spirtu aPonipotento Idio: che fu a dì 5 dito ho- 
lobre, come ut supra. Et parse, secondo li signor medeci, che dita 
sno morte fuse stato per vertù de omuri colico (***). 

Vici Re de Ragona retomò al so regno. 

Al prefacto Vicio Re de Kagona, chiamato M. dom Ramondo Car- 
dona, queste anno dal Signor 1515 fece lui so retorno nel dito so 
regno in queste modo e forma. Siande lui venute 1' anne 1512 per 
al servicio de Julio secondo pontifico e de suoa lega, et intrate nela 
Marcha Trivisana et queia avere posedula a voia dela dita lega, et 
eciam la cita de Bresa come al Brcsano, et eciam la celeberima cita 



{') FoL S32 a. 
e*} Lacuna del ms. 
[^} Fol. «S b. 



de Verona, che, secondo li iiostie reporle, luì i era iDlralo per a- 
bitacìone denlre a di 6 dal mexe de decenbro, anno ditu 1512, 
ine tute al Verouexe; el per eser zia morto dito Julio p<intiCli^ et 
creato Leone per la divina provideiicia decimo pontìllco, et per eser 
fornito dita suoa lega el avere zia relolto la M.'* de Krnncescho Cri- 
stianissimo Re l^toltco de Feraneia la oilà de Milano centra la voglia 
de Hasùmìliano i^forcia, zia duca de quello; et perù nono era più no- 
cesarìa cosa che luì avese ad abitare in queste nostre pmvencie. 
dati soi mazure chiamato a casa, et dal dito som pontiOco el al- 
tre potentati de Italia avere apude suoa bona helecencia. Et eroso 
partito et aiivato al Castello Sam Zohane Persiceto del conta e de- 
streto deta magnifica et celeberiina cita nostra de Bologna: die fu a 
di 30 dal mese de setenbro 1515, die dominica. E ttito i alozone den- 
tro al dito nostro Castello; che potesno eser cerclia ottoniilia, molte 
bene in puto, per eser lore tute doventà rico in questa nostra Italia. 
Tamen fu Torcia per li soi gram discunze che lore Taceano al dito 
povere popnle, clie al \i.°"' Monsignore Legato de Bologna i andase 
al dito Castello per so adiutorio cercba ti-e volte nante suo» partila. 
Le prima se fu a di 2 dal mese d' octobre; la seconda se Tu a di 4 
dito; la lercia ad noi incognita; tamen lui dite Vicierii, seconde no- 
stre riporte, senpre i era venuto incontra, riicando lui — Non libi, 
sed Petro — , per eser cardinale di Medici nobile fiorentino, lì po' Tu 
suoa partita a di 11 dal dito mese d' octobre, die iovis; et veneoft 
ad alozai-e ala VII» de Sam Nicolò et a Caslelle Sam Piero, por teri- 
torlo de Bologna. L'altre zorne, a di 12 dito, die veneri, venne a- 
lozare a Caslelle Bolegnese. Et paso per la cita de Imola dito Vicio- 
ré come suoa gunrdìa; e fu, seconde nostre riporle, venerato da 
quelle so popule per Jntercesione dela magnilìcencia del so jl. Zolla- 
ne da Sasadello, per sapere lui navegare quando al bisogna: perché, 
seconde che per al proverbio spande, — Tenpo i' ila perdere e teupa 
e da guadagnare: savio è l'omo ctie sa bem lenporezare — ; comi 11 
al dite castello, laso mo indicare ad voi. discreto mei lictore ('). 

L'altre zorne, che fu a di 13 dal mese d' octobre dito, die sabo- 
ti, dito Vicio Be vene ad alozare in dita nostra cita de l'orli in que- 
ste modo e forma. In primis, anno Domini lùlò, conciò fuse cosa 
che ai presente neia provencia dela Itomandiola le presedca uno per 
so governo uno M. Alesondro Vascho et nobile Alesandrino et episco* 
pò de dita suoa cita d' Alesandria, et al presente lui abitava ala citi 
de Bavena, et per comisione de Monsignore ì\.""> Legato de Bolojijna 
cardenale de .Medeci, nobile Fiorentino, era andate lui dite l'i-esìdeii- 
to ala citò de Imola, prencipio de dita suoa provencia, ala custodia, 
de tal exercito dal dito Viciorè, che non i avese a lasare mancare 
ne pase ne vituaria per ti suoi dinaro: in modo che lui avea fate. 

(■) Fol. va a. 



m 

ftitendre a tulo sove cita che avesene a provedere, come ut supra. 
IE( più, che a nostra ctlà ile Korll i avea Talo iiittndre che lore, di- 
ai dito so providimenle de diti vitu&rìe, che lore debiano fare 
P aghoinberare tulo al nostre boi^o di Coilugno, a ciò ohe la guardia 
[ dal dito Viciori' jMsa in (]uele loco alozere. Et lui vole alozare nel 
palaie deli Signiire: et queste sic de suoa coinisione et volontà; el 
_tete de dita siioa comitiva pasarc et andare ad alozare a Forumpon- 
pjli et a Bertcnore. A queste parse che dite nostre Senato molte se 
ì agrevale, per eaer ziù puhlicn t'anima che la parte .Noniaia, 
jBr t»er fora abseiite. de suoa comune concordia returnava deutre 
; dite Vieioré, conlra voglia de dita parte Moralina. A queste di- 
s ScDSlo avea fato jntendre at dite Presidente che volese eser con- 
■"leiite de «lueste: noìi velerie agrevare per le pratico zia partorito in 
dita cilà, come ut supra. Lui a queste respose che tal dubie per mo- 
do alcuno non ce era sopra dela Tede suoa; ma che l'era volontà dal 
^^^ito Monsignor Legato che dito Vicion? polese alozare a luta suoa vo- 
^Bdis iQte sove cilà de (iomagiia. Alora dubitando dita parte Moratina 
^^Be DO» ondare ii sacomiino lore e tuta la cita, di subito montone in 
^^HDlara, solevandu al popule, che per mode alcune non dovesene la- 
^^■ire intra denlre dite Vicierè per le rasone sopra asegnato. 
^^K. Infra questo teupu era comenclato a venire sei fereri per volere 
^^Bomenciare ad ulozare, come ut supra. .Alora intendande al luto dite 
nostre Senato, che l" è de volontà dal dito H.»" Monsignore Legato 
che debiano venire ad alozare dentro, ì arebene consentito, s'al non 
fuse stalo la parte Nomala e dito popule per lore solevate, che dubì- 
bvauo d' andare a sacomano, come ut supra, dicande che dite l're- 
Idenlo {■) lene come parte Nomaia, per avere lore apreniiate come 
B sova promcsiva, Alora dite fereri aolicitavono , dicendo che 1' a- 
tnìUi s' apropinquava. Alora vcdando nostro Senato la dita mala 
ffiaposieioae deli prefali, inmcdiale mandone uno nostro eques, chia- 
luto M. Ftancescho dali Aste al dito Presidente, et quele caramente 
^refiare che volese eserc contento de non aloi^are in dila nostra cita 
Ini tento, wime de sopra, per le resone sopra asegnato. Tamen infra 
Hiiesie tenpo orivù certe episehopo Comisario apostolico zeneralo. A- 
rivale che lor fune, fece chiamare dite nostro Senato nela Padia de 
Sbiu Mercuriale, et 11 ic fecene inlendre per parte de Monsignore lì.™* 
Legato de Bologna che lore dovesene solicitare vituaria et alozamentc 
r nostra cilÈ, et fare la voglia dai dito Vicloré: case che dito Sena- 
lu a' al fazano, che lore ano dal dito Monsignore Legato comìsìone 
plenaria de farle intrare per la roea. Alora nostre Senato a queste 
respose molte umanamenle, dìcando, per quanto se astendo la forcia 
dal so Irazo, che lore uno molte contentissimo de fare interamento 
la voglia dal dito Monsignore Legato e dal dito Vlciorè : tamen a lo- 



re parea che dite nostre populo sw Aisene mollo desdognato, come nt 
supra. Tamen dilo epischopo se parlino riescorrlanto. Alora fulavia 
veneo Iole exercilo et se fermavano piopiii(|iio a nostra ijorla da di- 
la roca molte cruciate, per esere luto al reste de nostre porte serate 
come suon gram guardia deia parte Moralina. Et era al nostro Fortim 
properato sopra le cara luto dite vittiarìe amanate per dilo nostre 
Senato, corno loro aveano pronieso. 

Et infra queste tenpo arivò dito Vicio Ke come dilo so exercilo a 
dila porta deia ropa; che fu cercha I" ora vig^esima seconda. Kt 11 a- 
Irovando sove zoute, che ancora iionn era alozalu ninno, molte lui 
se turbò, consìdirando lui che uno laiilo homo fuse relenuto in quel- 
le loco da nostre popule contra la voglia dal dilo Monsignore legata 
e deia suoe. Alora tutavia lì nostri ceUidino sghunberavano hogne so 
bene mobile, porlondolo in citadeiin, per averela esegnala al casle- 
lano al dite popule; et che loro in t|uelc loco aveseiie a conservnrse 
sove dile robe e done e fiRliole, et guardarela : perchè fu alele cerio 
, nostre cetadino che i andase per guardia. Alora dite Vicioré oomese 
ali dite epischopo et al dilo l'residento che dovesene venire a' nostre 
dite Senato ed a quelle fare intendre che ordene era per lore prope- 
rato al dito so introito, come (') ut sopra. Alora arivato che lore 
funo al nostre palaze deli Signore. Il se trovava gram nninaro dal 
nostre popule armato, le quale chiamavano 1' amiranto deia tope d»I 
popule per suoa adunacìone: tamen mai Ini non avea volute sonare 
sencìa spresa heitcencia dal dite l'residenlo e dili nostre Si^iore. 1^ 
quale dite Signore erano queste infrascriplo: 

M. Bernardino Kxelio legum dolore, caput. 

S , Zuliano Bertracano. 

3 , Panie Laciose. 

4, Batista Castelino. 

5, .M.° Francescho Oroxelo. 

6 ed ultimo, .lacomo de Minghe. Queste non se fu per esere 
absenlo. 

Le quale per niente non vosene consentire che lai amirante so- 
nase. Et li infra lore acade le molte parole de gram medola ; per al 
che fu necesaria cosa che dito signor M. Bernardino e dito S. Panie 
Laciose et dilo S. Balista Castelino avescne andare i' nome del resto 
del so Senato come dite Monsignor Presidenlo nante al conspelo dal 
dito Vicioré, al quale era a dila porta, come ut supra. Arivato che 
lor fune, dile magnifici Signore se bnlone in zonichione nanle al 
conspelo deia sei'enilà dal dito Vicioré, et quello caramento pregaro 
per suoa infinita humanilù se voglia dignnre de eognoscro al gram 
perìcole che al presento se relrova questa nostra poverina sventurata ci- 
U de Forlt, che senpre per so ìnsllnte naturale a prese et pia la parte 

n Fol. ai a. 



418 

I Decliva per 1' efeniiativa. Per ni che, dipoi le molle suoe parole 
dt>ì'uiia parte e del' altra, ilile Viniorii comese a liile Signore che ile 
e laliter Tacosene, et ciirasine in lai mulo e forma, che lui e tuta 
suoa cometìvn potese inlrare ad alozore in dita nostra cita, come e- 
ra stato determinata per M. >^. R."^" Legato. Rt questa era la suoa 
Dltima volontà. A queste respose suoe Signorie, setwndo nostri ripor- 
lo, dicendo che per modo alcuno non s' atendeva ala forcia dal so 
brsze de poierii' Tare intrarc. dubilande lore dele gram descordie del 
dito nostro popiile, chE> lore non i oinaciaseno; concordandise come 
quello verso da litanie che dice: — a furore populi eie. — ; mo che 
la Signoria It.'"» dal Presidente, al iiuale era 11 presento, lui per suoa 
potencia poteva fare che lore intrascue per eser dominus conslìluvido 
dala S." dal N. S. , come lui ero. Mora dite Vieio Re fece retenere 
tute tri dite Signore, et protestando al dito Monsignore Presidenlo che 
lai avesse a fare i]i]el tante de lui e de sol che i era stato inpo- 
^H ilo dai suoi maicure, come ut siipra. Fato questo, dito Presìdento 
^^B mand^ a dire al eastelano dela rochs per uno so barìscllo che per 
^^B parte dal p.ipa e snoa che inmedìate (') che lui dehia fare partire 
^^t dite nostre pupille che se ritrovava ala guardia de dita porta, arma- 
^^KéI manu. Tamcn dilo ecstelano non vose hohidire dito barisello, che 
^^Bft dito Presidento te fu forcia andarle lui in persona et cantarelo in 
^HU^e modo lui vose. ¥. pu' inmediale fece intendre a lai nostre homi- 
^^^ne hofrni cosa, come ut sopra. Toinen a lui le fu forcia a trare al- 
^Hvuante hote de arlegliarie nento al so parliinento. 
^P^ Et infra queste lenpo uno M. Antonio da Chiiino le^um dotor, de 
conpagniu de uno S. Iternardino di Mingo, cancelcrio del nostre Ikin- 
»<?glio, vene»" Iwtando per insiuo al nostre palaze magno, dove abi- 
tava nostre Senate, et a quilii fecene intendi-e al luto come dite VI- 
(Sioré avea fate reteiierc dile nostri tri Signore , et dito Presidento avea 
fale cazare via nostra guardia come ut supra : per al che dito M. An- 
nìo fece comandamenlo al dite amirante che dovese sonare dita can- 
ina ilal popnle al' arma al' arma: se ne no, che Ini se ne poterla 
ientìre. Alom lui dcte alquanto liote ala dita, a ciò che al popute 
Dtese intendre al luto: tonnen poco le kovò, perché zìa aveano eo- 
hiencialo de inlrare cercha l'ora vigesima lercia, die 13 dite dal me- 
I d' octobre, die sabati, come ut sopra. Per al che dito Vicio ite a- 
iQKÒ in casa che fn deli aredi do uno >l. Lufo Nomaglie: tamen zia 
ler intercesione dal dito M. Presidento avea lasate dite tri nostre &\~ 
lOore, dieando dito Presidento che sove Signorie erano nocento di ta- 
ì, per non avere lore potuto dispore dal dito so popule, per e- 
kere stato solevalo, corno ut supra; perché la paura mai non se po- 
lena armare. Et la zenle d' arme alozó in la mila dela cita, di ver- 
K la porta di Schiovania; e la fantaria nel'altra mediata de dita cita, 



mo. Et i era tri ponte ile lejinanQ, ornate a molte bene inlexo 
sìinililudiiie (tu i{uiii do Cosiini nll IriOLife rombilo, cunie soe grain nu* 
maro di verse ile divarie materin. K più, ìe ii' crn uiio nitro In por 
ta, che uvea fato fare unu M.° Mutio dala Lana, al presente niaasK 
dela eonpagiiia del' arie dela aedn, corno uno so brevo che dicia — 
Beneditos clii veiiil i' nomine Domini — . E pili, sopra In bole^ dtl 
dito M.° Watio i era fobricato uno belo baici, molle bene inteso el 
ornato come sol drapi, come alctinn figura molte Tantasliga, corno u- 
no so grain tendo, nel quale i era l'arma dela S.'i dal papa, la quale 
era sostenuta da dui aozeli e dui lioai; le quale anzele le meteane 
al regno in testa; e di sopra i era uno altre brevo clic dicea — Al 
divo ponllico maxirao Lione decimo Medici el dela republica cristiani 
moderatore — . Et da mane drila i era F arma dela ÀI." dal dito Ra 
t de Ferancia comò uno so brevo che dicia — Francescbus primo Gv 
f lorum Regi Cristianissimus — .Et a mane stanca 1 era l'arma de MoiH 
signore R.°"> Legalo, zoé Julio de Medici, nobile Oorenlino, cardìna-i 
le apostolico, come uno so brevo che dicia — Palre dela patria — ; 
come i piTaro in suso, che tuto quele zorno non focene che aoaorq 
le suoe molte galantarìe. E più, per dito borgo per sine al bonte 
era altri Ci ponte molle bene ornate come suoi trram numero de d;. 
verso sol brevi de più medolle. Kt suoa S.'* i' nomine Domini i et» 
intrato per dita porla et venuto come dito sontuvosìtà per insine in 
porta- da la Tore deli A\enelli, dove 11 se ritrovava aparale episcW< 
pale come so piviale et niitria in lesta coperta de gram zoo pfec\i:tì! 
Simo, de conpagnìa dal Saci-amento divino int una cassa coperta 
pane d' ore, in suso una chinea. Kd era sola uno bandachino ik. 
tirato hianclio. Et per narare al tuto, avea suoa S.'* nauti quali-* 
pelli da cardinale et nove chineo bianco, tuto fornito d' ore e c^ 
zenlo, coperto de erimisino, come tri inule bianca ornalo a ^ 
modo; le iguale veramento erano astìinalo gram valuta. El II ii»- 
loco suo S.'* ftìc« alcuna suoa resistenoia per non potere andare 
nante per la gra' moltitudine de dite persone. El 1) se mese azrz 
bocbiale grando per vedre tante grande solenità che lie se trovava ( 
El era portato in suso una sova carega coperta de erimisino, lu» 
vorata de oro lino. Et 11 come suoii boca alegra comencià a leseK""*. 
quili tale dite breve de quili verse. Et 11 in dite loco, in peto el<^l 
tega dal dito M.° Matio, se relrova uno zenere dal dito M," M ^ti 
vere auctore dele suoe predicto cose, al nualc se chiamava M. |»**r 
no di Ubaldino, historicu veridico et nostro precetore; al quale « 
Feriano a sua voce piena diceia — Viva, viva In magnllica casa " 
le de Medeci — . Mora suoa S.'^ ie guardò in suoa facia come *" 
riss in boeha, e po' a lui ie dele suoa benedieione, perseverando^* P 
dito so viazo insine ala dita ghiesa dal Domo, facìando lui 11 ti.o?i 

(•) roi. «37 b. 



-121 

iiisloria del' KporHlis, tiiiilo (") come ol(|iiiiiito fìgiire vivo, che re- 
dilavano ftram numaro di soi verse in laude de suoa S.'* E poi a 
Snm Felice in piaza i era falirieato uno api'i» trioiirate molle rieo et 
tiene inteso; et poi al ponic dela Rliiesa dela Sanctn Trinila uno al- 
tre al simile, et per luta la via dal so ponsameiito ornata de dece 
cara trionrale, tute bene Inlcxe, senza la giila e la coIona Antonina 
rlie se cuntrofeze, sencia una olirà ligia de uno Carlo d" oro et uno 
Ercole de br«n(j:io; tuie le (juale coso erano helelissiino et bene in- 
1^X0. Tamen non erano fenito per al poco tenpo che ne fu casone. 
Et più, rhe ala gliiesa de Sancta Maria dali Fiuri, zoi^ Sancta Libe- 
rata, i era adiiicato uno palco in uieze come soe gram numaro de 
lume come le molle altre snoe soiitivosetade. Et per ijuela suoaS.'* 
paso presencialemento come snoe ^randenisiino veneracione. E di po' 
arivò ala ghie»a de Saula Maria Novella, dove II lui feze al so riposo. 
E di poi liogne suoe cerimonie. Il era properali una suoa bela sala 
come tre altre soe bele camare hornale, una de velule et de raso 
crimislno, l' altra de pane luchesino, alias rosato, tute adornalo de 
tele d' ore: et al simile so lette, come le molte altre sontivositade 
ad noi incognito per la nostra absencia. 

Fornite che abhe suoa S.'^ in dila suoa patria hogne so bene ho- 
perare, fu necesaria cosa che lui se parlise da dita cilà de Fiorencia 
et venese ala dilà cita de Bologna; per al che in ijuele loco hrevìler 
se relrovnrà te M." de Francescho Cristianissimo Re de Feraucia pre- 
sencialemento per lore snoe grande ocurencie. Per al che snoa S.", 
siandoae zia partito, et vene ad alozare al castello de Pianore, che 
fu a di dal dito mese de djcenbro, die iovis, 1^15, lontano da di- 
la cita de Bologna cercha otto mia. L'altre zorne che fu a di 7, die 
veneri, vene ad aloziare propinque a dita ci tu neta ghiesa deli Crosali 
per la Via Flaminia, et lì stelo quella note. L' altre zorne, che fu a 
di 8 dite decenbre, die sabati , zoè al zorue l>enedeto zoè quelle zor- 
ne lienedeto (sic) dela concetione dela inmaculata Vergine Maria, che 
suoa S."* arivò ala porla destra mavorc ccrcho t' ora vi^sima se- 
conda, dove 11 se retrova luto al clero de dita come hogne suoe ce- 
rimonie come convenea a tele misterio, e poi luto al so Senato, a- 
vande dito religiose alquante areliquic de suoi sancii et masime la 
lesla de Sam Dominico et quella de Sam Provelo, di conpagnia deli 
ilonfalorerio de ìusticia, come sol signuri Anciani, e luto al resto del 
rtegimento, come tuto le sove chiave dela cita int uno (") bacile 
d' arzento de conpagnia de tuto II Confalonerio deli arte. Ultimata- 
mente, i era 50 zuvine, luto nobile dela cita, tuto vestite de bro- 
cato d'ore per suoi staferi, come suoe raaze in mano; et era tuta 
coperta la dila strada de pane de lana per ìnsine ala ghiesa del Do- 



••JT^ >l^' "^v" cooololo™ "■,r"J',„ «peno * 
"^■-.«nil»-- »;.*"" ,„i™ Ti-ivlsano; •>»„", w„c.lo J » 



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^„ »„,««« „ ato»lo l»J''; "'JJ ,„« «»'»»■,."'„« so». 



io. Alozato che lui fu, di subito mandò ala SM dal papa quiste in- 
frascrito horaturi; zoè, el R."^*> Monsijxnore cardinale suo franciese 
et al cardinale de Sam Suvrino e dui altre suoi epischopo; e po' suoa 
MJ^ i andò presencinlemento. Al quale da lui fu viste molte volontie- 
ra, come suoa bela facia, coram populo, come granda veneratione. 
E poi lui tornò a dita suoa abitacione. 1/ altre zor', che fu a di 12 
dito, die mercurio, la matina per tenpo, suoa M.^ andò ala ghiesa 
de Sam Fiere so Domo; et era vestito luto de brocato d' oro; et U 
per dito S. caiiouiei ie fu dito una suoa solenissima mesa. Et era a- 
conpaj^Miato molte sontuvosamente, come rechidea a tale e tanta suoa 
granda corona. E più, che dipoi V altre zorne, che fu a di 13 dal 
dito mexe de dicenbro, die iovis, zoè el zorne benedeto de quella 
verginella et martira Luxia, dita S.^à (ja[ papa retornò a dita ghie- 
sa de Sam Petronio, di compagnia de tuto li suoi U.™® Monsigno- 
re cardinali, le quale fune de numaro 21, tute vestite epischopa- 
le» come tuto dito suoi piviale de drapo et sove mitria dalmaschino 
bianco. E li epischope aveano dito piviale come suoe mitri de raso 
bianco: et suoa S.^à avea (*) indose dite so piviale de brocato d'oro 
come suoe stole de gram valuta : in capo avea al regno regalo come 
suoa croce inante. Aprese de suoa S.** i era la M.*^ dal dito Re co- 
mò una suoa dita vesta de brocato d' oro, come una breta in testa 
de drapo negro. E poi inante a suoa S.*à i era portato doe mitrie e- 
pischopale, tuto cargo de zoie de gram valuta, come dui altre regne 
pur cargo et adornate de dite zoie, come le molte altre inastimabile 
cose li i era. Et inanto al' une e V altre, seconde li nostri riporte, 
se retrovava cercha doe milia pedune, tuto beno armato corno armo 
da asta. 

Arivato che lore fune in dita ghiesa, monta suoa S.** e la M.** dal 
dito Re in sopra dito balco, comò cercha 6 milia persone deli più sol 
graduati et favoriti, tuto ali soi loco deputate; et masime la Santità 
dal papa, propinque a uno so altare lì fabricato in meze a dita ghie- 
sa , in capo dal so coro, in peto al' altre so altare inferiore, a ciò 
che hogn' ome potese vedere. E la M.'à del Re pure propinque al di- 
to altare, in certo so loco eminente. Asentato che fu hogn'omo, suoa 
S.^ se aparò in abito sacerdotale per volere dire i' nomine Domini 
la dita suoa sancta mesa. Aparate che al fui, comenciò a dire la suoa 
confesione; et, secondo nostre reperto, suoa M.^ fece una gram par- 
te dele cerimonie de dita mesa come suoa S.^; le quale ie convenea 
al so ofìcio dal suota diacano, come suoa M.^* li se retrovava, per- 
ché, secondo le condicione dela sancta romana Eclesia, la Cexaria 
Maistà Inperiale lui è stato constituvito diacene, e suoa M.** de tale 
dite Re suota diacene, come lui feze. Per al che, quando fu l'ora 
suoa debita, la S.'^ del papa dote la pace per boca suoa ala tAM dal 



(•) Fol. 230 a. 



( Ile, e po' lui la dele a M. ft.""> cardinalu ile Sani Zorzo. E po' 
lui tose la pace in mane e Jeleta ad allre cardinale che lui 1' avese 
B despensare secondo al so ortlene debito, come luì fece. E poi suoa 
M.i* avea dalo al lavabo I' ai|iia ale mano a siioo S>. li di poi, se- 
condo nostri riporto, suo» S/^ comunigò come suoe inane 25 deli 
prelibati suoi baruni; e di poi suoa S."* al" ora suoa debita dete la 
suoa sancta benedìcione. Alora suoa M.'^ se chinò in tera et a lui 
basò li suoi sancii pedi: che potea eaeu cercha l'ora vigesima lercia. 
Fornite hogne suoe cerimonie, titto tornone de conpagnìa, corno ut 
supra, ali suoi alozamento. 

L' Btlre zorne, che (a a di 11 dito decenbro, die veneri, suo S."* 
fece so concistorio, nel <|uale, secondo nostre reporlo, suoa SauUtA 
de volontà de luto al so colegìo deli signore suoi cardinalo Di per lor 
alette et crìalo e deputalo uno cardinalo franceso a noi incognito (*). 
E più, die ia M." dal dito He a di 14 deceniiro dito, die veneri, fe- 
ze adunare al so dito band' in loco consuvelo in dita cita de Bolo- 
gna: che 9' al fuse alcuna criatura racionale che se Irovase esere i- 
navorato del male dele si'rove, quili tale volano eser contento, volan- 
deso liberare mediamo In divina gratia. 1' altre zumo prosìmo ad ve- 
nire andare ala dita ghiesa de Sondo l'etre, so Uommo, che U pre- 
seucialmento se relrovava suoa M.'^ a schonzurare dite suo male dele 
scrove: fato che lui ara quelle, veramente quilli tale serano liberato. 
Pasato la noie, al dito zorne propinque, come ut supra, suoa M."* 
più non tornò ni dito Doinmo; tamen gram numaro de tale infermo 
sndone da suoa M.'* nel dito pataze, e ii a tute le feze suoa scniisti- 
ratioue come suoa granda reverenda ala prescncia deli sol signor me- 
deci el eciam deli mullc altre nobile barane. Fale che lui avea tal 
suoe cerimonie, ie facea dare uno su grose lucheso de valuta de sol- 
de tri per daschuno; dove che veramente per hogn' ome fu tenutii 
una bella et caritativa cosa, che una tanta corona ne fuse degnato a 
tal cosa. 

Ora fornito die ahe suoa M.'* hogne suo bene operare come la 
Santità dal dito papa, tose bona licentia da lui come suoa benedicio- 
ne, et partise i' nomine Domini per andare ala suoa magnilica citi' 
de Milano: che fu a di 15 dal dito meso de decenbi-o. die sabati, 
1515, cercha l'ora decimo liotavo. quaiido lui meso so pedi oelC' 
stafa. Et fu aconpagnalo mollo soutuvusnmento molle deinstanlo per' 
auoa viglia. E po', per nerarc al tulo, suoa M.'* fu da quile soi po- 
pule molle bem viste et honoraio. E siete nel gremii) de (|uili sot 
Milani, secondo nostri riporto, per insino a di 8 dal mese de zenare, 
die marlis; e po' feze sova partila e tornò nel su magno regno de 
Francia, 1516. 

Arivato che al fui, pesa mo, discreti mei lituri, che granda ala- 
ci Fol, ÌM b. 



433 

greza ne disc sentire la suoa bella et magnifica razina come luto li 
suoi Senato, che veramente lui come gram lungheza de tenpo disc 
volere acelebrare tute le suoe magnanimità a suoi Senato, receuto 
dala Santità dal papa, e masime nele braze de dita suoa magnifica 
razina nel so lette; per al che in quele loco se fa hogne bone operare. 

Pure seguitando la instoria, havando la S.^ dal papa fornito ho- 
gne suo bene operare in dita cita de Bologna come dita MM del Re 
de Ferancia et altre, lui fece dita suoa partita da dita Bologna per 
retornare a dita suoa patria cita magnifica de Fiorencia, et ecìam per 
retornare a dita Roma sancta: che fu a dì decimo otavo dal dito me- 
se de decenbro, die martis, cercha Torà vigesima prima, 1515. A- 
conpagnato come 6 suoi R."»» cardinale, et usitc per porta Sam Ste- 
fano a cavale de una chinea bianca, come uno so capello de crimi- 
sino in testa. Et andò alozare a Pianoro (*). L'altre zorne a Scarga- 
laseno; e po' in Fiorencia; che fu a di 22 dite decenbro, die sabati, 
cerca 1' ora vigesima seconda. Intrando comò poco persone e poca 
ponpa per porla Sam Gallo, pur lì i era alquanto so ornamento ad 
noi incognito. E di poi la matina dela sancta natività dal nostre vere 
Redemptore celebrò una suoa sancta mesa nela ghiesa de Sancta Li- 
berata. E di poi II tenea gram corte; per la quale infra lore Colcgio 
apostolico fu concluse de fare al so concisione, che [fu], secondo li 
nostri riporto, a di 20 dal mese de zenaro, die mercurio, 1516. Nel 
qualo per lore fu liberalmente determinato de volere fare intendre al 
iuca de Orbino, Fancescho Maria dala Rovere, che voglia eser con- 
lento de sghonberare tute quelle so duquato, che dito Colegio apo- 
stolico ne posa fare la voglia suoa. E di poi suoa S.^ siete in quele 
loco bem viste et venerato per insino a di 28 dal mese de februari , 
dleiovis, anno predictis; che lui feze suoa partita e tornò a Roma, 
aspetando quel so popule romano dita suoa retornata come facea li 
sanie padre la resurecione dal nostre Redemptore. 

Et per narare al tuto, suoa S.*à a suoa partita da Bologna i avea 
lasato Monsignore cardinale M. Julio so parenlo per so legato; et lui 
si era partito a dì 22 dal mese, pure de zenaro, da Bologna et era 
andato a Fiorencia da suoa S.^^ Kt II avea lasato per so Locotenento 
Jl. Laurencio Flischo episcopo de ('*); et con esa lui avea me- 
nalo lo epischopo de Polo, zia Presidenlo in dita Bologna, parando 
che al Senato Bolognese se fuse ahjuanto (juarelato de lui ala S.^ 
dal papa. 

L' anno 1515. 

Del' anno prexento fu le molte variato cose sopra la tera per le 



(•) roi. MO a. 
(**) Lacuna del ms. 



28 



descondanto suoe constelacione, come nenie parlerò ad plenum. La 
primavera freda et humida più che non conveno a suoa natura. Vale 
al stare dal grano per luto quello s. 27 al stare, e po' la prima se- 
temana d' aperile s. 30; e di poi steto dito grano a soldo 30 per in- 
sino alo recolto, e po' a s. 33 per tuto hotobre. lia stato calda e se- 
ca in suoa natura, come gram copia de tenpesta; et masime a di 
19 dal mese de luio, die dominica, che tenpeslò a Castelulio. I/oto- 
no molte humido et ventose, come gram piogia per tuto novenbro. 
Valse al grano per tuto novenbro s. 35 al stare. La prima mità de 
decenbro valse s. 40 al grano. Fava s. 25, 30; e poi de zenaro tornò 
la faba a s. 28; gram s. 42. L' altra mità, s. 40, 47; faba s. 28 
(*). Pioza granda: al verno molto humdo; per al che a di 8 de ze- 
naro vene una gram pioza; e di po' a di 27 vene 1' altra, die domi- 
nica; per tal via che andò via tramedoe le nostre chiuse dal molen- 
dino. Al grano valse 1' ultima mediata de febrare s. 50; faba s. 28, 
30; et eciam per insino a meze marzo valse al care del' uva L. 8, 
0, 10; vino pure, L. 3; L. 3, s. 13rasazo. Et fu poca nevo e poc^ 
infermità. Carne dal porco, L. 4, s. 15; L. 5 al centonare. Caso, 
caro: fruto, carisimo; legno, care: altre cose, ali loco soi. 

Ferdinando Re di Spagna morti). 

La dita morte dela M.** de Ferdinando Re Catolico dela corona del 
Uegno de Spagna ie intraveno 1' anno 1516 dipoi al parto de Maria 
Vergine, a di 26 dal mexe de zenare, die martis, in queste modo e 
forma. In primis, stasando suoa M.^à suspeto de dita morto, comò 
doverla fare ciascuno fidelle cristiano, lui hordcnò li fate suoi in spi- 
rituale e in tenporale in queste modo e forma. Prima lui zia avea 
hordenato questo suo testamento per vigore di suoi capitole. 

Nel primo lui lasava 1' anima suoa al' onipotcnto eterno Idio per 
vigore e raxone de suoa vera restitucione. 

Secondario, la suoa sepultura volea che fuso apre' ala suoa es- 
pella dela razina, posta in Granata, et a questa dita capella ie lasò 
luto al so altare d'arzente che valea de comuna astima cercha duqua- 
to 20 milia d' oro in oro. 

lercio, che se apia a vendre tuta la suoa retrocamara e de quel- 
lo se debia pagare tucte li soi credituri, et parli si abia a destribu- 
vire ali suoi criati; al reste, ad pius causis. 

El 4, lasa per iure legati ala razina de Napole suoa sorella lo 
Stato che tene in quello regno, e più duquato 100 milia quando la 
razina zovene se maridarà. 

5, lasa la signoria Infante don Heramondo lo prencipato del dc- 
streto de Galipole et altre terre nel regno de Napole, et 50 milia du- 



('} Fol. tiO b. 



435 

quato hofirno anuo, che se debiauo eavaro sopra la dovana deli pecore. 
Et queste debìa esere i\d beneplacito dal prencipe in Caxali. 

6, dicono eser una clausola nel testamento che renonciava el ma- 
gistrato al prencipi per facultà dela boia ^\\ concese la SM de papa 
Julio secondo le quale f?li erano venuti da Roma; et per questo po- 
tere suoa MJ* mandò ali comandaturi che non alezesseno altro che '1 
principe per maestro, che cosi era bene stesene in la corona reale. 

7, lui instituviva universale so herede et prefato principe (*) dom 
Carlo. Dicano etiara esere una naracione nel testamento dela causa 
perchè al feze el matrimonio comò quela Hazina suoa conserta , che 
per la pace dela cristianità che secorese al serenissimo Re de Napole 
e so regno, che la prefata Razina senpre ha operat?i molto per la 
pace fra al serenissimo Re et questa corona de Castello e tanto dita- 
mento el prefato refluo de Napolo. 

8, lasa che 'l duquà de Calabria sia menato al principe dom Car- 
lo quando venera in Castella; et bem che epso duca, comò ha con- 
fessato di boca suoa propria, temptasc cose triste centra suoa reale 
persona, che pur ti vote perdonare et amarele come prima V amava 
cordialmento ; et roga al principe lo ten^a in (juello amore e trala- 
mento che epso facea comò sobrino et fij^liolo, et che le doni la pro- 
Msione che epso le donava de duquato 12 mitia V anno, et che s'a- 
strinca al principe subito che li piaaza, e che il duca subito sia li- 
brato. 

9, nominava per Gubernatore del reji:no de Castello el \\.^^ cardi- 
nalò Tolenlano una com lo consej^lio realle; et che tuta la iusticia 
del regne non se mulase: et che questo ^ubernio duri donec princeps 
veneri vel alter provcderelo ; nomina al R.™» Cexaro Agustini per gu- 
bernatore del regno de Valencia et donec venerie vel aliter prove- 
derelle. 

11, li suoi executore teslamentarii nominò el R.™® Cexaro Augu- 
sliensis, Duca de Alva, la Duchesa de Cardona, e dom Ramondo suo 
Vicio l\e de Napole, et lo confesore, et il prolhonitario di Salerna, 
che ro^to del testamento. Kt lo dito testamento era zia fato in sani- 
tà, e pur in morte multa fuveront adolila. Kt (jua ho stata tenuta di- 
sposicione di quella tanta sapiencia che era la vita suoa. Kx Cuada- 
lupo ete. 

Siche, caro nostri dileti lecturi, queste se ritrova dito so testa- 
mento de suoa M.^^ de verbo ad verbum, come dito suoe clause; si 
<*he per queste e per altre, come voi inlenderite, meritamente suoa 
M.** se poteva chiamare dite Re C{iti)lico, per avere lui volute con- 
ciare li soi fati in tenporale, come ut supra; e più, in spirituale lui 
se armò come le arme divine, come tute li sacramente dela sancla 



n FoL tu a. 



436 

matre Kclesia. K po' rese al spirito al* onipotento Idio; che fu a dì 
*ìl dal dito mese ianuari, come ut supra. 

Ultimatamento se resta ad notare qualque cosa delasuoa dita vita 
sancta et felicissima et honesta. Come fu cercha li anne dal Signore 
1480 (*) che M.* suoa Razina e lui fecene convocare uno so gram 
conseglio, donde lì intravene hogne suoi primate; che fu al dì dela 
natività dai nostre vere Redemptore; nel quale de tute lore comuna 
concordia liberalmente determinone de volere al tuto somerzere et in 
preda mandare al rogne de Melos Rleusem Re de Granata, nomico 
dela nostra sancta fede, come lore fecene, durando insinc al* anne 
1i92 cerca 1' ultima parte dal me' d* agosto, che per lore fu forni- 
te de somerzere hogne lor cosa a fortidcacione de dita nostra sancta 
fede, come nel primo altre nostre libro coperto debrasilio, n* e par- 
la de dita suoa instoria dal prencipio ad fìnem, de verbo ad verbum, 
a carte 225. Sichò veramenlo suoa MJ» in dita suoa vita fu molte a- 
matore dal culto divi , come ut supra ; del che noi de contenuvo pre- 
garem la divina MJ^ che se voglia dignare de donarie la gloria beata. 

Pur seguitando la instoria, per nostra granda denstancia dela via , 
per la ocupacione dele nostre gram guerre de continuvo se cruciava- 
no, et per la gram carastia de nostri riiMjrte, ad noi é stato forcia a 
fare uno dito capitoletto moze dela prefacta morte dela S\M del dito 
Re d* Ongaria e de Rovemia dito Vadeslao, che, seconde li nostri ri- 
porte, fu del* anne 1516 cercha al mese ianuari, come inento ad 
plenum parlaremo (*•). 

("') Maximiliano Inperator ven in Talia. 

La prefata Cexaria M.^^ de Maximiliano Inperatore Re deli Roma- 
ne, queste anno depoi al parte de Maria Verzino 1516, vene naia 
provencia de Italia presencialemento nela parte de Lonbardia, che fu 
cerca V ultima mediata dal mese de februari, come al so exercito, 
zoè de 35 milia coinbatanti, in queste modo e forma: zoj» doe milia 
homini d' arme burghognone et gueti et todischi, e poi al signor 
Marco Antonio CoIona nobile romano come li altri multi fanti todi- 
schi e sovieinro, conio so gram numaro de soi capi de artegliaria et 
altre sove cose necesarie da potere pugnare contra soi advei'sarie; et 
masinie la MJ* de Francesclio Re de Ferancia, che zia lui se era 
I)arlito (lo Italia data suoa eilà de Milano et andato in Francia dal me- 
se (le zenare 1511), die martis, come in(MUo ad plenum noi avema 
parlalo. Al qual avca lasato per so Prt^sidcnto et Vicio Re in dita ei- 
là de Milano Monsignor de Barbone, pur franciose et (iole lizilime e 



(•} Poi. ai b, 

(•• Il reslo della pag. e bianco. 
{— ) Fol. iìi a. 



431 

Daturale de una sorella del signore Zohano Francescho da Gonzagha 
Marchese de Mantova, come la conduta de 25 milia persone conba- 
lenli; Ire milia homine d' arme et tre milia cavale lizere, come mol- 
ta siioa artelaria et altre soi bisogne. Ora dipoi che noi abiamo fata 
la rasegna de dito, suoe venute in Italia come dito suo exercito fui 
per quaque suoe cause zia per lore partorite, seconde la comuna o- 
ponione ; conciò fuse cosa che la dita MM dal dito Cristianissimo Re 
uel' enne precedento avese cavato Maximiliano Sforcia dal Duquato 
de Milano e de quele al prexente suoa M.** tenere et posedere a tuta 
suoa voglia, come in queste indreto al capitole de suoa hinstoria ad 
plenum n' avema parlato, et per le molte altre suoe cause. Al quale 
dito Maximiliano Sforcia, per esere nel vincolo lui de parentela come 
dita Cexaria M.^à, molte bene se pò conprendere che a lui ie n' era 
recresuto et recreseva; dove che al prexente, siando morto Ferdinan- 
do Re Catolico de Spagna, come ut supra, e di poi esere remasti u- 
no so nepote, per suoa vera institucione primato de dita corona de 
Spagna e de Ragona (*) et altre suoi etc. Per al che parca a dita 
comuna opponione che dita Cexaria M.*> fuse venuto in Italia sole 
per andare a dita tale anpresa de Milano per volere retornare dito so 
Meximilia Sforcia in dito Duquato de Milano, et de quelle et altre so 
pertinente farele so ver signore e duca; et al simile volere fare suoa 
Cexaria M.** centra al Senato Veniciano, parando che lore teneso et 
avese tenute le multe soi bene inperiale suceso ala zornata centra la 
voglia de suoa Cexaria M.*^ Per al che lui feze andare al so exercito 
a metro c^npo ad Asola ; che fu cerca V ultima mediata dal mexe de 
marze 1516. Kt quela facea batre zorne e notte. Alora in quel tenpo 
lo exercipto dal dito Cristianissimo Re suoe adversarie se retrovava- 
no adunato a granda ordenanza a Cremona, a Soncino et a Pontovi- 
gho et a Remona, luntano Tuno dal' altre cercha 15 mia, come ho- 
gne suoe gram vigilie, come fanne quilli che soi nomice aprecia , per 
insine a dì 20 dal mese de marze anno predictis, come ut supra. Ta- 
men dipoi, secondo li nostri riporte, suoa ìi\,^ pars' che se reterese 
indreto ala secura per insine a Trenta, et li Sovizare per insine a 
Belenzone. 

Magnifico Zuliano di Medeee morto. 

La prefacta morte dal dito magnifico Zuliano deli Medeci, nobile 
fiorenlino et coxino dela SJ**^ de Lione decimo pontifico, ie intraven 
in quisti modo e forma del' anno lolG dipoe el parte de Maria Ver- 
dine, a di i7 dal mexe de marze, die Inni, la note prosima ad ve- 
nire, e fu quel zorne benedeto del dito lune santo de pasione dal 
nostre ver Redemptore. Kt mori alquanto deinstanto de suoa abitacio- 



{'] Fol. S&2 b. 



438 

ne in una suoa certe ghiesola. Morte che al fui, lui fu portale a ca^ 
sa suoa come suoa grani veneracione. Kt II fu messe int una suo» 
(uirega a sedere armato a tulio arme, a denotare che dela milicia 
dei' arme aveva la dotrina. Kt II steto luto (fuelle zorno. L' altro zor- 
ne fu sepelite corno so grandenisimo honore a una suoa ghiesa al 
prexento ad noi incognito. Al (juale veramcnlo era stato amatore dal 
culto divino, et homo neutrale, et molte amato oniversalmenlo e da- 
la S.ià (1q1 papji molte opperato in ogne suoe grande ocurencie zene- 
ralmenle per luto li soi bisogne (*). 

M."" Feraldo da Imola moi'ti). 

La prefacta morie dola excelencia dal dito M.° Feraldo nobile I- 
molexe, arcium medocina doctor et (ìsero dignissimo, intravenno in 
queste modo e forma a di 8 dal mexe de aprile , depo' al parte de 
Maria Verzino 1510, per eser lui uno digno astronomo: et avea luì 
zia più volte viste e calcolale, et pare che trova che la suoa vita do- 
veva esere breva et preste lui andare aF antiga madre. Tamen lui 
non se vegliando però confidare del so proprio conseglio, suoa exce- 
lencia transfert ala cita de Bologna, dove in quelle loco se relrovava 
quelle dignissimo astronomino et M.° iudiciale de Luca Carico; et a 
quelle, per aver lui suoa familiarilade, ie feze inlendre che lui per 
al so amore volesse esere contenlo de volere calcolare suoa natività 
et farle suoa figura. Et II lui ie dote V anno e '1 di e 1 mese e To- 
rà de dita suoa natività, come se convene a tal suo dite cerimonie. 
A queste lui respose dicando: — Voi, M.° Feraldo, site al M.** e seti 
da noi venute che sema vostre disipole; tamen noi sema per fare la 
voglia vostra, purché soficiento se retrovema — Et come tal resegna 
se n' andò al suo zenase; et li beni viste et calcolate che lui abbe, 
fece dita suoa figura molle de mala voglia asai, per al che lui tro- 
vò la brevità dela dita suoa morte, et quela ie portò. Arivato che lui 
fu|, disc M.° Feraldo: — Noslro caro, noi non avema potute conclu- 
dere dite vostre case per mancarse uno libro definitive de quella: mo 
retornative a casa et state de bona voglia, che noi arema dito libre 
e poi formerema hogni cosa e poi ve la manderema insine a Imola — . 
Alora dito M." Feraldo: — Queste non voglia miga fare, perchè io 
sene venule ad animo deliberato de mai parlirme per insine che vo- 
stra excelentia non m' a cliiarilo dal tulo — . Alora vedando la suoa 
ultima volontà, come suo grnin fervore i apresentò dita figura, et 
dito M.° Feraldo i apresentò la suon : pcM* al che tramedoe erano con- 
cordanto insenia, salve che (juella dal dito M.° Luca ie deva de ter- 
mino cercha cincfue bore più dela suoa. Tamen dito M."* lui ie feze 
gram renpresione che lui non dovese però credere a infinse dele stel- 



n Fol. 2i3 a. 



439 

le, pronunciandie 1' autorità dal gra' Tolomeo, al quale dice volgar- 
mento che li sapienti doininarano li cieli; et le molte altre parole de 
granì medolla acade infra loro per eser dui valenti homini. Tamen 
lui come suoa bella faza al rengraciò asai de quelle che per lui i'a- 
vea fate, e po' tose da lui bona elicencia et tornò a c^sa. Tornato 
che al fui, di subito (*) per tuta suoa cita devolgò tuti li dite suoi 
secreti, come ut supra, et masime a tuto li suoi infirme che acura- 
va. Et quando fu la suoa bora debita, tose tuto licencia da loro et 
eonfortandoe che lore stesene di bona voglia che de quelle male dal 
presento non morirebbe. E poi i' nomine Domini aconciò li suoi fate 
in spirituale e in tenporale: tamen tuta la cita ie facea remore che 
non credese tal cosa; et credandila, se retrova centra la voglia divina, 
per al che lui serebbe danaio, seconda le consticione de dita no- 
stra sancta matre Eclesia. Tamen lui senpre steto forte e constante 
neli sci termine per ansine al suo ultimo, che lui se butò in leto; 
tamen, secondo li nostri riporto, uno so nobile chiamato M. Zohane 
da Sasadello fece fare al zorne notte, che mai non sonò canpane per 
eser lui in suoa camera rechiusa, a ciò che lui non potese sentire 
tale dite suoe bore aterminato sonare, a ciò che lui usise de quela 
suoa fantasia. Tamen, come alo eterno Idio piaque, lui rese al so 
spirto ar ora predicta dal dito M.° Luca, come per Torizinale dedita 
suoa figura parea. E poi fu sepelito nel so loco deputato come gran- 
denissima veneracione per la suoa grandeza , che lui era ; non estan- 
to dita suoa cita stese miraliva de tal suoa morto, mo eciam tuti li 
ornine e done dal mondo che al sapeano granda e diQcile cosa. 

Magnifico Lanrencio de Medeei Duca de Orbino eriato. 

Al magniPico prefaclo Laurencio deli Medeei, nobile fiorentino et 

in vincole de parentella come la S.^ de Lione decimo pontifico, et 

Ck)Dfalonerio et Capilanio zenerale dela sancta romana Eclesia, Tanno 

tìi poi al parte de Maria Verzino 1516, cercha al mese de mazo, suoa 

Kxceleucia, insemo comò T adi u torio dal dito so canpo apostolico, 

suoa excelentia era andato in canpo per al teritorio de Rimine, sole 

per volere pugnerò centra la Excelencia de Francescho Maria al pre- 

xenlo Duca de Orbine per la suoa desobidencia centra al Senato a- 

postolico, comò a partita per partita inanze in queste ve farò inten- 

dre neli soi infrascrilo. In prima, V anno prexento, cerca a di 29 dal 

iiìexe de zenaro, die mercurio, retrovandise la S.^ dal papa presen- 

t^ialemento nela suoa nia^niliea cita de Fiorencia et suoa patria, per 

al che lui avea fate a dì dito so concistorio come li suoi conpagne 

signure cardinale, in al (juale por lore fu concluse uno so vere ace- 

talorio centra dite Francescho Maria Duca de Orbino, come ut supra. 



('] Fol. Si3 b. 



\l i|iialo \i!il«* ni |in*\iMitii, c\w iniiitNiiAti» lui i|t»\iv- ìr^usUnr- * 
II* .'ih (mnIi (lt*hi S.^ (hil iIiIm |Ml|^'l l.i«iii«» i» tln iiuflle i * i ;i lui " *^- 
rn full* \n «*\«*i|iiiriiMii* i|:il (lUn ilf*l.i iiit>i|ii|;i iImI ^i ititt» .*it-f(.ii.tr\ • - " 
iiif* III >ii)»ni : laiiifii ii^ir^'f, m'i'hihIm ili(«i rii|i*«^iii .'i|Hi?%t«»lifl-«i . « h*- •:.-•' 
tal iiHiJl»» \olli» Ini fu iiri*l«it«i v iiii!i ri»ii|»:irs»' : |ifr iii iJi»* %#••■ -. -. 

Ii»n» ^'ll||^l|l•|llIl^• ri ?»lii|ii, linl.'l «• oIM'hUi r.ivl ;i lll.'Hl't.'in*- .1' ••■ * 

ra|»il.inhi «'•»iii«* dilli '^im riiii|M*. imiii'* ni '«iijiri. t-t «i i' !'•• . i.' . • 
nmii» la %rr;:ji ila! finv l't-r .il flh* »IiI.*ì u'IìI'"<i in^fiit' i"«»rii»- • 
^a liM*^* m'*»*iiii» Iti «Ilio l«M-ii iiiii» Im'Ii» (*:iiiiN». ri ffi-fi;»* \»fj r»- ■• ■ 
Il Imm'ii li' iiitfljina il.ihi >ii«iìi ril.i ili' l(«il«>^ii.i : /.«•* •)*••* •'••i<\r. 
lia l'Olili* r jiriiia 'lai Si'tial*» t»>i|ti.'iit"«<i i*( 1' arma <!•* |U-nti\<iir' . 
|Hii Ti raiiniii : ii* n «la dui ««iiiit* dilt* anii<* •*! 1111*1 < N" .i%«--. 
rniMH'Iiia in ^iiv» (mt lu^i'^Mia : »* |i<ii 1 «'ni iliii l'iirtaldt* : •• ;•*'. 'M 
riii*|n«* Ira vini r lal«'t»tifl«». !.«• ipiali' liili» iiri\*»ii»* *\ui a fr..-< } ■ 
ÌH dal ìIiIm iiifNi* df iiia/t». l'I |».'i'*oiif |M'r iiti-^lra «'iLi •' |»iu . 
IH» iM»\i' l'api da I jiNli'«M'ar'», /<•* vi«*ii v fal«*iiiit*tlii fin* .i\.-.t f*: 
llin* uii«» M. >nii«»n»* l«MnalHint». ii>d»ilf liori-iilHin «. iin-^irit» #'•-•»■ 
piT liilJi l:i l(<>iiia;:iia, la «|init»* luto lune iti«'iiali* in iIiIm • .m^- 
Unta Hf* la<'i';i lanl.ina. d-i<«.in*t'* ihnari* 111 fuii Iih'h 

Kl infra <|nt'*»ti* Iimi|mi la r\(*»di*nria dal iiia;:iiiti *•• I ^ir*u'h* i 
binili im'dilii Ni'ii*' a ii*is|ra «-1I.1 df l->irli. rlit* fu a di -Jh .)>: . •,»; 
dii* iii'Ti-iiri'i. lii iiialina |i**r t*'iip». al iinalf /m i^m n 'ot.,.)» .> . 
l mi^ln aiili.i«^iliiri> tii.iiiilato ila n<i<*lri* >''tial<i \l |*rini*i ^ '^ 
M. Vnlohh» il»* tliihih»: f. M Xiiilr-.i rH*nnri>i: il. M N.- • %• 
r.UN \.iiii;ii. l'-jmii •!•!•"[. i / '!i IN-' \ii«l! M M if r f • \- 
In Hi|.. I . \ ■ , ■'.'; I ii-iii li..;it i<»iil.<i.>i ti.il ii"^!i ' ;• ■ ■ • ■: 

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Alo al dito Duca Francescho intendando la gram rovina che con- 
Ira le venia, tu poi pensare, discreto mei litore, che animo dovea 
eser al Si)i, considirando ala Torcia dela SJ* dal X. S. e suoa lega, 
el parande a lui de non aspetare al prexento alcune suo secorse per 
al quale lui se polese salvare; perchè tuta la suoa sperancia, secon- 
do nostri riporte, era in la Cexaria M.*à de Maximiliano Inperatore 
Re deli Romane , e perché siando zia morto Ferdinando Re de Spa- 
gna, et esere suceso dita suoa corona al' Arceduca de so vincule de 
parentella; tamen lui ancora non era stato creato da soi popule spa- 
gnole: per al che dita Cexaria iVl.*^ avea tanto da fare da casa suoa 
che quase lui dubitava che non se smentigasse quella d'altre. Si che 
per le rasone suopra asegnato lui non aspetava al prexente alcuno 
suo secorse. Per al che lui determinò de volere alquanto cedro ala 
fortuna, dicando lui: — pur che la forcia non passa el segno, la 
saacla paciencia vince hogne desdegno — . E di poi lui fece convo- 
care alcune deli soi primati et a quilli ie feze intendre al tuto, come 
ulsupra, dicando che al presente lore dovesene piare quelle bom 
parti, che a lor piacese, per poterse salvare lore e soi ricolte; con- 
siderando veramente lui che come dita Cesaria Sl.^ Inperiale ara for- 
nito le lore suoe facendo, che se degnarà de prestarle al so grande 
adiulorie, per al quale lui come al tenpo potrebbe retornare a casa 
suoa. E poi parse che lui fece suoa partita per volerse incognito an- 
darse con Dio: tamen, secondo nostre riporto, lui retornó in la cita 
suoa de Orbino, et 11 feze inpicare certe suoi delinquento, le qua^e 
pare che avesene ordenato certi suoi tratate come al canpo apostoli- 
co contra lui. Fate che lui abbe questo, feze suoa partita incognito 
et vene ala cita de Manto a narare al tuto de dito suoi guai a Zoha- 
ne Francescho da Gonzagha suo cognato. Et li , secondo nostre ripor- 
lo, fece suoa abitacione in quelle modo che Dio e natura lo inspiri- 
la, come inenzo in suoa instoria ad plenum parlaremo (*). 

Partito che al fui, di subito al popule de dita cita de Orbine se 
andò come dito canpo apostolico e suoa lega , et detie dita suoa cita 
de Orbine; che fu cercha V ultima mediata dal meso de mazo 1516, 
corno ut supra : perchè al presente altra chiareza noi non potine fare 
per non poter sapere al tuto alora. 

E di poi inmediate la cita de Pesare, vedando che la Excelencia 
dal dito so duca Francescho se era partito et a lore dato al so tema, 
come ut supra dito, focene suoi conseglio, preponande come ut su- 
pra; per al quale per lore fu concluse de dare dita suoa cita a dito 
canpo apostolico come suoa observalione de hogne lore criatura et 
altre lor bene. Et mandone suoi anbasatore ala Excelencia dal dito 
inagnillco Laurencio capitanio zenerallo, comò ut supra, al quale 
presencialemento era in dito suo canpo nel teritorio de Rimine, come 



(*} Fol. 2i5 o. 



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III silpra. Vnx.-ili» fin* Inr fmin, iiiiiii*i|i;ili* . r.irt.i l.t l'»r« (>r« • 
II* fi*/i* ÌJi r«"«|t inIji . l'Ip* Ini .'ii'<'tii lMi.;nf nh.ì. i.;|i:^iI> . • : 
!•• IH* fi*/.i* ^M't.ì i;iNi*,:ii:i Ìili>'r.iliiii*titii I. ]*■*' i ii ••imiiì" I» 
VI iiilnul'i il lii \ i\n\ iiit-M* iti /'Uihi. iti<* III :• II", ««-r 
mi. Ih tjita ril.i. anii'i h«iiiiiiti l.it*!. in «|ii>^t* .!i-»!i • ' 
lui nitro l'MiiH' %i»|f Mh'.'i u'U.ii'li). l'iiih- -^(.111 s ::<«.iii I li-i'^' 
rli«* |NH-«i MI i|ih>||a l'il.i s»* |Hi|i' I l-.t«*. (i"!'/! /: « •:» ^'.i! • • 
li» ^;!itlilM r.ilii : l't «'•'i.iiu • NiM'iiiili II nubili i. ;»•['*. i «ri •.' 
>illia xihi.iiia. \ lìUt rhi* In i|ii*-nI**. lii ^titul't i •••ip.i .<•..•' • 
Ml(»n r«H.i; taiiii-ii ililo iMNli-laiin. a\atulf /m iiit* «• «1 ..'r.f 
>ltf!ii»rr ii-i*i*Li!'i |NT r a\aii/.tliNl I «■.iii/.fp-n»». il «in lU- •i.* 
mirrili |l.l^^lr('lll iir^|»'T/.«"iil»'"» •i\»"^ . |HT'i»' Ni.iu.l I /. ♦ 
tlito Hit iliii-.t t-{ ii«.ii s.i)ii:iiii|i* lui MM.I rt'torii.il t • t •*< • .ui 
Iniiili* lui •«<••- r^i> ali'iifiM ila |N»(rrN«* sil\ai'>' 'liN* f*r> i*- <1 •! .- 
ir ili* ilil.i |i',:a a|MiN!iilti'a . |ht al rli»' lui i»!- *•• |»« r <»-• ;•: 
pillili' <lt' XiiliTi' l'iarr al<'llUt* ai'nnl** ritlll** ilil<* r.tli|>-*. •' »'if 

|N*n'lii- lui l**M- tiTiiiiiiit :fii /unii*. I.iuh'n la I v^'-lfu i.i •\\. 
fi*/»* lula la ^iiia \ii,:lii. Nji|Mauili* lui «'lic |»»<^iIm1*- imìu i-r.t 
i|il«* li'iifM» xi'ttiTi* (ht lui Ni*riir<M«. §•( i>t|.> {M-r «l.in • ,!{•.!. : 
mali* iT.i [M-r hin* a I,ni* «liln Iitiiiiuu. l'Iif x«i|i |iii.-i..ir* . 
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413 

legnano legone dito schale, e dipoi senpro andone zuntando dita scha- 
le per insino di sopra , come tal ordine che mai non fune visti né 
sentuto da qiiele guardie di sopra per la vertù dal dito concavo, co- 
me ut supra. Per mode che une de lore montò de sopra ale suoe hor 
debito, e poi ne tirò di sopra alquanto come 5 suoe bandere; perché 
qiiile de fora non aveano maie lavorato se né al zorne, quando dito 
g:aardio dormivano. Et come lore funo montato, introno in quele suoe 
guardiole et li n' amazone XI de lore {guardie; et al resto intrò, se- 
condo nostri riporte, ìnela roca 11 propinque per suoa s^ilvacione. Per 
il che dito Duca Francescho stete privato dal dito Duquato, per in- 
sine che lui retornò la dita suoa seconda volta, in queste modo e 
forma, come vuoi, nostre discreto lectore, potente intendre infrascri- 
plo a partita per partita, de verbo ad verbum, come serano sucese 
le cose ala zornata, zoé a di e mexe e anno. 

In primis, dipoi la suoa partita dal dito Francescho Maria, come 
ut supra , parse come per suo mirabile inzegne che lui abia fato et 
curato ita e tallter che (*) lui mese insemo cercha dece milia con- 
batante molte bene in punte come V adiutorio de gram numaro del 
popule Kobiuato, le quale tucto i erano andato centra la voglia del 
Senato apostolico et eciam centra la voglia dela Kxcelencia da' so 
magniPico Capitanio et Confalonerio M, Luurencio de Medeci nobile fio- 
renlino, et al prexento Presidento e Duca dal dito Duquato de Orbi- 
00, constituvito et inovato per al dito Colegio apostolico, come ut 
supra. Adunato che lui abbe tute le dito conbatante, se mese inse- 
mo, secondo li nostri reporto, nel teritorio dela cita de Mantua, e de 
quelle loco focene suoa partita, et vene ad alozare a dì 20 dal mese 
de lenarc Ì517 in suso al terilorio de Bologna e dal Marchese de Fe- 
raria, propinque al castello de Cento e dela Peve; et h stene per in- 
sinc a dì 25, fornendese in quele loco de hogne lore bisogne. E poi 
cavaicone per dito teritorio de Bologna per insino a Castella Golfo e a 
Medicina e Budrio. L' altre zorne, che fu a dì 26 dito, venene ad a- 
lozare a Lugo ed a Godignola per tuta quela rivera. Alora avando in- 
lese questa nostra cita de Forlì dita suoa venuta, fune alcune no- 
stre guardie, zoé certi zuvene dela reditii che fu del' Orse caporale, 
bene armato, e bene a cavalo, com altre di suoa conpagnia (**), 
che andò ale ascoltc per insine al nostre paso da Vigo dreto al fiune 
Montone, dove in quele loco se inscontrone nele guardie dal canpo 
deli nomice, et lì favelone, per esere lore del canto de là dal fiune. 
l^maiìdavano se a Forlì i era al magnifico Laurenci(f Duca de Orbi- 
no: dite nostri disene di sì, che lui i era come soi zento. Fato que- 
sto, dito nostre iruardie lornono a F'orll et focene tal suoa relacione 



n Fol. Si6 a. 

n In margine é aggiuato: « Jcronimo Chim e conpagne M. Cechone da Perusia e André 

zU de M. Zohan dali Selli •. 



1 . 



iti 

n iHislri ('.oiiiiMirio. (lirHiiilo litri* rlip Ini ^iifinli«* a\tMnn fj|i*t r«^:r f 
fu ol («'iiiMi <lrli iKislri tiiH'.;iiili«M M::iion* l^iii<MT\iitiin*. /•• 

lino M. /nliaiiii «ImIi \nI** l«';riiin itiH*t<»r . 

M*riiiii|i», lU'rtiiinliih» «Il illitN'Iin ili* (..iiiir.irit» : 

.'I. /tilwiiii* lUihsl.'i Knt'IiiiHi: 

i : \iiliniiio iirs«*lli ; 

Ti. S. Palili* lloiHli*io : laiiifii i|iii*<%lt» iimii \«rM* •• i- L>*« ■' j 
SiKiiohn : 

II. VkmMiihi tifi Apt<^lini». 
Ià* 4|iinl<* inl«Miilati<l(> ins«*iiiit mtiu* tilln* iM'itrti >**iul • *^ * . 
Krfin<*«>s«'«i Maria \«Mii*a , «li Miliit«i roin«*iiri(»ii«* n far^* trmm •*\^>""'' 
xiirtii* «* ti«itlo. iliiliitaiiilo il(» i|iiait|iM* riHilra\«*rNia. Kt \^-r •-«•<- r^- 
U* ^ìììHiiìU* Il ihiHiri fi»S!U*, ili Milititi |«* f(»/iMi** tJiiart* ihl** •'*•.. ti • x^ 
|ilii(|iHi alt* niHi. r iNii li» tiis«»n4* 1' a«|iin dal ihtn f*r4f*. «-e (-• > 

iiietiiati* ilitn (;liia/.o ralo, i*||p mali* s»* an*lil»** |i*itiito imi^ir»- 

1/ nlln» /.«iriii*. iti il, seur n»\a che ilidi KraiKt-^-h»» M*r« t"^» 
pacati) al ditti pasti «la Vitrn i*l alnuitn Ira li tlm liuiif \i-if3;.« > 
lui fui. iiiiiititiati* fin* lui vi*niri* rt*rli mmì lniiiU*t«* al.i ii'r»*.n i 
iW* KiiHl riinit* liirt* ad iiwlatiria d«* uim !mi nia«*Mr» dt* miii* «■«- 
iniolii, al ipialt* l«ii faria dutnaiida il«* liNVi nt'Utli d' ««r^* \t>*f v>«i "^ 
laurarioiH* d** ^iMi daiiiit* i* inlrrv* rli«' rt'<*t*\itii i|;il |»»;itiU- .v j 
iMMira «*ila ala mila da l(a\i*na. A t|iji»HU* |«»r«* ri»«i|Hrv al *tit*> rn- 
i*e!M*liii rlif* d«* tal rii<<i lun* iioii iio sa|N*aii*» iiinitii: «* «|iiar^>- 
MIO niai'nlM di' t*anfiii if faivs*» rnii^tan* rln* i|uidU» fu^i ij \^'j 
rhi* ilil.i (.«•(iiuiiit.'i N* iiMc'ix;) s)»iiitaiMaiiii'iit«i :i l.i) oii-<i 
N.'ilisf,ni.iiii- ; II' .puili» hir»- •!«• «Iil.i ^ii«mi n«»[Hi'»l.» %..-*.• r.- *■• 
tialM tlif t|inlli Ni^Min*- < Miinsai ;•». «tu- ;!| (ir**^* ii!<i «r '^ 
>*• n*lr'»\.i^ .tii'». NoiiiviTiN i'»'^»* l.il liif'i n:iìm» \i\r*' \»r .• i * .■ ^. . 
IH» K I»-» |»r ilil'i !r«ii,|n»iM II- !•• inandMiH' I .!; ;-. 
>iiiH* ri*'*(-«'»l»* : I» r al •fi'* 1 ahi»* /••ni»". • li»* fi • <" ."» 

HMT'II! ;m . -»•■ I» \i:ii* »• jillii piNuJii' ,i| lirilif il' \.| i ' !" * 

/•»n»* «lai ••.fif-i ili- Il |hm |iiii '^Mtii ^al\.i<*i«ii|i I. . • ri ► • • . - * 
ria .il«»/'« |N f '••'ii.'ilìii»*!»!»» Il» I I u'lii**<i . «txiTf ri.n\»'i !• .-.'*. v 

ita Ki»niii ì.{ II. Hi'i-.i!,.!!! .ri r»',Hirf.i iti> i|iiilli |i.it|r. r.». •. . •. 
l»'iif uTitiM •! tr;:ii- 

K l'Hi. l'iir Ni-.'i|it.iuiÌM l.i mN|.»ria. la f \''l''ii' . i -li" ■".! • 
L'iur»'!.' ■■• '!•• Mi-il)i-.' ii'i'..!'- Il •• ifji;». 1 i;-.? l'I • /.-■.• 

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445 

fauti de uno M. Vicentio de Naldo de Valle de Lamone come luto no- 
stre Senato molto solonegiando suoa Excelencia. Arivato che al lui, 
alozò in casa deli aredi de M. Lufo Nomaglie; che potea eser cerca 
Torà vizosima tercia. Alozato che al fui, de nove lui comese al dito 
M. Vicencio che facese retornare dita suoa comitiva et pasasene a 
UDO a uno nante a dita suoa abitacione, et che lui le volea vedre a 
suoe fenestre de dita casa (*). 

L'altre zorne, che fu a dì 30 dito, die veneri, suoa Excelentia 
feze notiPicaro uno suo bando soleno in suso al nostro forum per suoi 
tronbeta, che hogn' ome di suoa comitiva debiano stare ad obidencia 
deli soi maznri suota suoa bandera nel so partimcnte, ala pena dela 
forcha; et non debiano dare inpaze ad alcuna persona, tate queste, 
suoa Excelencia feze al so partimento i* nomine Domini, siguitando 
suoa vitoria, et andò ala cita de Cesena: tamen nanto a suoa parti- 
ta, seconde li nostre riporto, avea dato bona helicientia al dito M. 
Vicencio de Naldo dipoi dita suoa mesta, che era stato a dì 30 dito, 
die veneri. E po' suoa Excelencia feze suoa partita da Cisena e an- 
dò a Rimino. Tamen conciò fuse cosa, partito che lui fu da Forlì, 
parse che partorise una gram descordia fra dita cometiva e nostre pe- 
pale; conciò fuse cosa che siando stato alozato dita comitiva nel no- 
stre palacio, et parse che lore avesene guaste le molte suoe use e 
Qnestre dal dito palazo ; et siando stato fato intendro al nostre Senato 
tal so male hoperare, di subito ie mandone uno so familiari a fare 
intendre a quili tal male operante che più in tal cosa non voleseno 
hoperaro; tamen infra al dito mandatario e dito male hoperante i a- 
cade gram numaro de suoe parole inzuriose; per al che tale manda- 
tario per forcia vose caciare zose de una schala dal camarino uno da 
Brisigallo. Mora uno, chiamato Cesare de Naldo, menò de una suoa 
ronca per dare a nostri dito mandatario, dove lì propinque se rctro- 
vava uno nostro M. Jeronimo Moratino: parse che tale ronca centra 
Yoila dal dito Cesare ie taiase alquanto dal mantello dal dito M. Jero- 
nimo. Alora li nostri comencione a cridare a viva voce — Arma, ar- 
me; popule, popule, che T è stato ferito et asidiato dito M. Jeroni- 
mo —•: per al che int une estante fu armalo tuta la plaza e la cita, 
sonande la canpana dal popule. Alora dita comitiva se vide a male 
partite, faciande lore retornare dentre da nostra c\lì\ una gram parte 
de lore che se retrovavano di fora dala porta di Schiavania, che zia 
lì infra lore era acadute la morte de uno de quilli da Gavina nobile 
Aventino. E poi tute insemo vene in piaza. Alora dito nostre popule 
5^ mescne drete aie multe da lJrisi|jfalo; per al che ne vene ferite 
alquanto che se retrovavano per le contrale. Tamen, come vose la 
suoa poca ventura, vene ferite de uno schiopeto in suso al cantone 



Fol. tkl a. 



dal nostro lopum, in peto a suoa gabella, uno S. Anselmo (*) dal 
Sere, per la quale dita suoa ferita lui in brevità recevito la suoa 
morte la note prosima. Tamen s' al non fuse stato dito M. Jeronimo 
Moratino, che s' areduse dito Cesario a casa suoa per suoa salvació 
et mese selencia a tal nostre popule, clie veramente se serebbe fato 
gram male: e più, per nostri citadino ne fu de loro le molte salvale 
nele lore case tra ferito e non ferito, dasande li nostri la bataia a 
nostre case per avere tal delinquente; per al che grando e picele, e 
homine e done, tute i erano nemico per la vocio sopra andato, co- 
me ut supra. Tamen fornito tal furia, hogn' ome fu liberato. E di poi 
arivato che fu suoa Excelencia a dita cita de Mimine, di subito co- 
menciò a metro uno grando bordine a fare in quelle loco uno so can- 
po per tenere asidiato quelle golfo de mare e tuta quela rivera, che 
non vaga secorse alcune al dito Francescho Maria. E di poi de zorne 
in zorne arivava zente frescha, zoè Vaschone e Lanzechinecho, le 
quale tute le feva andare ad alozare ala guardia dola cita de Pesaro 
suota la obidencia dal signor Renzo da Cera. E po' al resto de suoa 
cometiva suoa Excelencia io motea per quelle rivere dal dito Duquato 
de Orbino più necesario suota la obidencia de altre homine excelen- 
tissimo et esperto ala defesa de dito suoi nomici. E più, che tutavia 
arivava gram numero de valenti boniini che veneano dala cita de Ve- 
rona e de Bresa e de tuta la Marca Trivisana: le quale per ese' zia 
acordata la Cexaria MJà Inpcriale come al Senato Veniciano, per lo- 
re era stato necesaria cosa a dare suoa bona liciencia; dove che la 
Excelencia dal dito magnitìco capitanio Laurencio, come ut supra, tu- 
te i acetava volentiera ali suoi servicio. 

E cosi stelo le cose del* una parte e T altra suota bona guardia 
per insino all' ultimo dela vernata, che poi 1' una parte e V altra se 
comencione apropinciuare per al teritorio dal dito Duquato de Orbino. 
.\lora suoa Excelencia, parando a lui al tenpo de siguire vitoria, fe- 
ce suoa partita da dita cita de Uiminc per andare ala cita de Pesa- 
ro; che fu a di dal mese de marce, die Inni, ì7ì[1. Per al che in 
quele tenpo suoe zente erano stato bem previste de hogne suo biso- 
gne; tamen parse che al capitanio deli Vaschone che se trovava in 
dita cita de Pesaro non i avese dato suoa paga a lore Vaschone che 
i avea mandato la Excelencia dal dito Duca : per modo che lore era- 
no montato in colara et ora stato f.roia al dito so capitanio a (**) 
entrare in suoa reca por suoa snlvaliono. Alora al dito signor Hr^icio 
da Cera intendande tale cosa, [)or Cvsoro in (luolo loro Ciovernatore, 
corno ut supra, per al olio avando la molta fanlaria taliana come lui, 
vose provedere a tale suoe placaciono: tamon, seconde li nostri ri- 
porte, fu per contrarie; che tal Vaschone se mese a defesa, per tale 



(•) Foì. 247 6. 
(-) Fol. 2i8 a. 



li- 
via e mode che fu forcia al dite S. Hencie et suoa comitiva ancora 
a lore rcdurse in dita roca. Fato che fu queste, dito Vaschoue co- 
raencione a cridare a suoa voce piena — Dinare, dinaro — ; et pre- 
se suoa piaza a sacho come le multe altre fonlicho come so gram 
danne. Alora intendando quele tal soi capitanio e dito signor Rencio, 
di subito mandone fora de dita roca soi canceleri et ie dete suoa pa- 
ga; et secondo nostro riporto, sape sì bene fare diti Vaschone che se 
relrovò avere più de suoa debita rasegna più de otto milia duquato 
de bande. Per al che la Excelencia dal Duca , tra per quelle e per 
altre, era andato a dita cita de Pesare. Arivato che lui fu, di subito 
mese fora de dita cita tal Vaschoni per la rivera conlra dito soi no- 
micenele loco soi proibito, per eser lore molte homini coriose; e più, 
avando intexo zia la S.^ dal papa al gra' devolghe che facea li po- 
poli sopra la prosperità deli prefati canpi, per al che, secondo per 
li proverbio se spando, che multi multa locuntur, per al che suoa 
S> volea metro qualque selencia ali dilraturi, lui feze in dito can- 
po et in ogne altra suoa ciptà queste dito prexento bando. Conciò fu- 
se cosa che suoa Santità faceva intendro che da mo inento non fuse 
persona alcuna che per favore de luto li potentati del mondo che ar- 
dischano et non persomano dare sosidio e non favore a Francescho Ma- 
ria dala Rovre, che al prexento se retrova avere ocupato la ieredu- 
cione dei Duquato de Orbino centra la voglia dela santa matre Ecle- 
sia, avisandie che quilli talli che centra farano se intendano d'esero 
de schominigacione mozore incorsa de volontà et comissione de tuto 
al Colegio apostolico: e più, che per' via alcuna non se debia favo- 
lare. Al ([uale dito bande per noi fu notiQcato ala nostra cita de For- 
lì de verbo ad verbum; che fu a di 16 dal mexe de marze, die Inni, 
1517. E più, che nostri canpe cavalcone drete al fiune iMetri cercha 
4 mia deinstante da Pesaro; che fu a di 11 di marci; al' incontro de 
una colina, dove 11 daF altre canto dal fiume aF incontro i era li 
nomice. Per al che se favolavano a faza a faza, trasandese V une 
al' altre; et li soi capilite corivano (*) per tuto quelle riveri, fa- 
ciando lore gram bulino, telando le multe cariazc ali nostre: e po' 
lulavia al canpo apostolico piava et sachezava le molte de quelle soi 
caslelete de dito nomice, e pur tutavia scharamuzando insemo Fune 
e l'altre da valenti ornine. Per al che, secondo li nostri riporti, a- 
vande zia prese e sachizato dito castello li nostre, come ut supra, 
tornande indreto, che fu a di 10 de marzi, die iovis, li nomice era- 
no al' encontro in certe so loco deputato per volere piare li nostre; 
tanien per suoa prodencia aveano con esc a lore falconito carico, 
disiando zia lore avisato, di subito ala suoa bora debita scharicono 
lulo a uno trato li prefate faleoneto, per tale via e modo che ama- 
zone molte deli nomice; per al che ali altre ie fu forcia de quele lo- 



(•) Fol. «48 b. 



co schapoiare; per lai via che dito caupo apostolico , zoè li noslri 9 
come ut supra , tornone per dita suoa prodencia a casa a salvameiitcr — 
Et più, a di 27 de maze, die veneri, li nostri presene al castello d« 
Sam Costancio a saco; per al che vene morto le molte persone. E 
più ancora, li nomice presene al castello de Monte Baroze et de quel- 
le, secondo li nostri riporte, ne focene la voglia suoa. 

Pur seguitando la instoria, siando la M.^* de Francescho Re d(^=ae 
Ferancia in lega come la SJ^ dal N. S. ie mandò queste infrascrilacia« 
400 lanze francexe, le quale erano guidato da uno nobile bolognexus^ jj 
per so Comisario apostolico, chiamato M. Lododovico zia d' Alberlo^ziac 
Carbonexo dal n."" deli iO dal Senato fìolognexo, per sovencione dal^ I 
dito so canpo apostolico centra dito Francescho Maria dala Rovere, .«^ 
come ut supra. Per al che arivò nel nostro teritorio de Forlì, zoè a ^eii 
nostra Vila Francha et al paso dal Vigo per luto quelle castello Yim i 
cerconstante ; che fu a di 28 dal mexe de marci, die sabati, anno 
Domini 1517. L* altre zorne, di 29, die dominica, pasone per nostre ^ 
dite teritorio et alozone incontra per tute nostro ville, salve che sol 
Comisario alozone nela cita; perchè loro voleano luto alozare a di- 
scricione nela cita s' al non fuse stato uno bello prexenlo che ie -^ 
donò nostre Senato de pane e de vino. Le quale Comisario alozò dito ^ 
M. Lodovico Bolognese in casa deli arede dal Belle Bello de M. Bello ^^ 
nel Borgo de Codugne, alo qualo per uno Zollane nepote dal dito ^ 
Bello ie fu fato grande honore al dito Comisario per insine che lui ^ 
ie stete aF andare e M retornare. Uno altro dito Comisario alozò nel ^ 
convento de Sam Mercuriale; e F altre in casa de uno nostre no- 
bile Lodovico d' Albertino spicialo; e a tute ie fu fate precio et ho- 
nore. E po' cavalcone a dì 30; andone (*) a Cesena: tamen detene 
gra' dane per dito nostre contado. Et II stete a Cesena insino a di 

■ 

A dal mese d' aperile , die mercurie ; e po' cavacene per insine a 
Savegnano e Santo Arcanzello, per luto quele sove riveri; e poi co- 
revano per al teritorio de Cesena e de Kavena, faciando lore bulino. 
E più, pur seguitando la instoria, dito castello de Mondolfo fu 
preso e sachezato dal dito canpo apostolico in <|ueste modo e forma, 
che, secondo nostri riporto, i andò dito so canpo a di primo dal me- 
xe de maze, die mercurio, 1517. Arivato che lor fune, comencione 
a batre zorne e note. Et più, secondo nostre riporto, parso che lore 
ie feceno fahricaro una suoa Iransea, e tulavia perseverando per in- 
sino al zorno e notto come suoa gram prudencia : tamen le molte 
volte lore fune atenlado per [)arle dola Ex(!elencia dal dito S. Duca 
capitanio che loro volese csere conlento de rendrese a suoa Excelen- 
cia scucia alcuna suoa dubilacionc: et che lore per tale suoa oppu- 
nione ironica e lalsa non voiano esere casone de tanta suoa rovina, 
come sera quella se dito so canpo la piase perforcia, espetando lore 



(•) Fol. iW a. 



al pecato suoe et la peiiitencia a uno Irato. Tamen, secondo li no- 
stri riporte, senpre lore Steno forte econslanto, dicando lore che non 
cognosevano altro so Duca che Francescho Maria dala Movere ; et che 
lore non dubitavano per modo alcuno dele lor forcie; che lore facesene 
pure hogne so poter. Mora intendando la Excelencia dal dito capi- 
tanio la suoa ultima volontà de tal popule dal dito castelle, come ut 
supra, di subito lui feze ferma deliberacione, come quelle che avea 
de tucta V arte la dotrina, per tanto quanto se stendea le forcio del 
gram braze de dita suoa lega, de volere fornire suoa voglia de piare 
dito castello. Et 11 ordenò de darle una grani bataglia: tamen, come 
vose la suoa poca ventura, faciande lui de suoa persona comò fran- 
co paladino, non avande lui respete alcune ala paura, fu ferito, se- 
condo li nostri riporto, nel so colle da una boca d' artelaria deli no- 
mice; che fu a dì 29 dal mexe de marzo, die dominica, 1517. Fato 
che fu queste, lui fu portato in loco de suoa salvacionc; et come al 
lenpo, medianto la divina ffpncia, non n'abbe male alcuno. Alora tu 
poi pensare, discrete nostri ieclore, clic anime doveva esere al reste 
de suoa comitiva, vcdando lore ferito al dito so cape: feccne lore 
luto cor de lione, et fornino hogne so opperare de dita transea et 
ripare, e po' ie detene al fogo, per avere zia lore in quelle (*) loco 
fato una gram balaria: per al che la forcia dal fogo de dita transea 
treva gra' numaro de quele suoe prede de (|uele mure inn alte, ron- 
paiido et fracasando tuto al reste del' altro mure et amaciando le 
multe homine che se retrovavano a quella costodia. Per al che lore 
popule, vedando al tuto dala fortuna esere al)andonalo et non aspe- 
tando lore alcuno secorse dal dito so signor Duca da poterse salvare, 
feccno ferma deliberatione de volerse rendre d' acorde al dito canpo 
apostolico, salvandese lore robe e porsone; che fu, secondo li nostri 
rlporte a di 3 dal mese (K aperile, die mercuri, 1518; per esere ala 
guardia de quele cercha 3000 Spagnole. Fato queste, secondo li no- 
stri riporto, la mazore porte de tale suoi habit^ìnlo fune meso a sa- 
oo, e poi fu salvato tuto sove donzele et maritato, et masime in con- 
pfignia de dito donzele molte de quelle suoe matrone, che funo me- 
nato a Sinigaia per suoa salvacione per intercesione et |)rcsenciale- 
menlo dal dito signore Dencio. Al quale castelo, secondo nostri ripor- 
te, se relmva cercha mia lontano dala cita de Fano. E zifì li no- 
stri aveano Fosanbrone e la Pergula, et li nomice erano lontano cer- 
cha sette mia, secondo nostri riporte. E più, siando venuto morto 
uno nostro condilero, chiamalo Colamore, fu asegnata dita suoa con- 
dula al signore Zohanino, alias al signore Lodovico de Medcce. 

Kt infra queste tenpo vene gram discoi*dia infra Todischo e Va- 
schoni e Talici; conciò l'use cosa che siando uno Todescho int una 
boslaria a gram discordia come V oste, da si e noe, parando a diti 



(') Fol. i49 b. 

29 



i50 

Tatici che quel Todescho avese nulo vino do! dito hoslo e non voli 
re pagare come siioa bravaria , alora dile Talici comenciò a fare 
more al' une e 1' altre per tal vìa e mudo che dito Tode^ctio it> i)ot<v 
una bota d' arme de drete in suso al cole e poi comenciò a crìdar» 
— Mora, mora luti li traditore Talici — . Per al die grain mimai 
de dito Talici se meso ìnsemo a Itela ordenaiicia et comencìone a pu- 
gnare come dito Todischo e Vasiilioiie; per modo che ne vene mori 
gram numo' del' una parte e del' altra; perchè male se polca a quel- 
le provedere siando zia aicadutc al dito gram caso ala Excelencia da 
dito magniflco capitanio, perché, come per al testo Avanzelio span- 
do — Per crucera paslorem desperzenlea hovea — , per al che ei 
molto netesaria cosa che dita lega in quele loco aveae a conslituvìi 
uno presidento zeiieralu, al quale avese a tenere suola al 
dile suos comitiva, a ci6 che le cose nveaene a pasare per ni 
ordine ('). 

La prefacta venuta nel caupo apostolico dal dito R."» Monsi— ^ 
gnorc cardinalo M. Pernardo da Bìbena de Vicis titoli Santa Mari^»- m 
in Porticum, al quale per esere zìa slato iuavoralo da una boea d'ar — "^ 
legliaria al magnllìci) capitanio dal dito canpo M. Laureneio de MedecK ^^ 
nobile fiorentino, come ut supra, la Santità di N. S. papa Lione de — -^ 
cimo, de volonlà et comisione de tuctii al so colegio apostolico. Va — « 
veano aletto et criato e deputato suoa Signoria K,'"» per suo vei 
Presidento et Comisario zenerate pei le rasone sopra asegnate sopra^^^"^ 
dito tal so caupo. come autorità e posancia e balia de lucta dita^s-^ 
suoa lega. Al quale, secondo lì nostri riporlo, pare che lui arivasi 
in dito canpo cen-ha la prima setemana dal mexe d' aperile del'anno ^^ 
1517 dipoi al parte de Maria vergine, Arivnto che lui al fu, di subi- — 
to, come queie che era prodenlissimo, prese tal suoa cura come suo *a 
gram fervore non avande Ini alcuno rispelo ala (Mura; et II metaii- — ^ 
do gram selencia a qullli soi talli descordante. E po' inmedìate fece ^ 
ritirare dito so canpo indreto in verso Nuvelara; e più, lenendo lu- — 
tavia suoi canpe freacho come suoi bande et masime queste infrascri- ' 
le. Conciò fuse cosa che in dito canpo fuse de devarialo opunìone ' 
et parlamento de più persone; per al che fu necesuria cosa a suoa ' 
S. H."' fare publicare ([uesto dito infrascrilo bando drete al Hume - 
Heire per parte de sua S. It,™», ut supra; che fu a di 10 dal dito * 
mexe d' aperile, die veneri: che da quelle zornc inanlo non sia per- 
sona alcuna de gradi et condicione vola esere e sia, che urdischi e 
presoma a cridare altra voce in campo che — Tiliiesa, (Ihiesa— . 

Pur seguitando la instoria, 1' una parte e F altra de dito canpo 
molle se leneano rivisitalo 1' une e 1' alto, et maxime quili capìljte 
dal dito Francescho Maria tulo al zorne coreano per insine insuso le 
fose dela cita de Pesaro, lìiciando de bom botino coutra suoi nomi- 

[*] FoL I» a. 




451 

ci: tamen era però una gram guardia in dita cita, et in quella gran- 
da abundancia, et eciam in tuto al so canpe, le (|uale ie portava no- 
stre cita de Romagna et maxime Forlì più che li altre. K più, che al 
dito magninco Zohanino de Medici se partì dal canpo e a dì XI de ma- 
ze, la matina per tenpo, arivò a Castrocare per andare in Toscana, 
dubitando dal dito Francescho Maria dala liovere che come al tenpo 
non se stendese per dita Toscana. E di poi li Franciose i andone 
drete per la via dela valle de Sam Vitore, che fu a dì 13 dito. E 
tuto quili tali exercito andavano là per dita suoa salvacione (*). 

La prefacta partita de canpo dela Excelencia dal magniflco Lau- 
rencio capitanio perdilo se fu che siando piaciute ala divina M.** d'a- 
verele conservato dala dita suoa granda infortuna, come ut supra, 
pare a lui de volere mudare alquante quela aria, a ciò che più pre- 
ste lui se potese fare più gaiarde; et retornò ala suoa dolce patria 
magniPica cita de Fiorencia bella, et lì stare per insine che al tuto 
sera liberato. Et arivò a nostra cita de Forlì a dì 23 dal mese de 
maze, die sabati; et era incognito. Et intrò come poco cavali in For- 
lì per la porta dela reca e po' cavalcò et andò ad alozare al castello 
de Castrocaro. Et da quilli fu bem viste et honorati. E po' i nomine 
Domini arivò a dita suoa patria. Et lì fu bem viste et solenizato, 
i517, come voi potite pensare. 

E più, pure seguitando la instoria, parse che siando slato molte 
atentato al dito Francescho Maria dala Hovere dala parte absente de- 
la cita de Perusa e dala Cita de Castello, che lui volese eser con- 
tento de volerle prestare V adiuto dal so gram braze, che lore posa- 
no retornare a casa suoa in dito cita, che veramente lore ie farano 
guadagnare uno bom bulino dela roba deli suoi ad versarlo. Per al 
che lui s' adarì a suoa voglia, non avando alcuno respeto ala paura 
dal dito canpo apostolico. Et parse, secondo li nostri riporto, che tal 
popule de dita cita non vosene suoe contraverse; per al che parse 
che se remedesene alcuna suoa quandità de dinare ad noi incognito : 
tamen zia aveano sachizato alquanto de quole suoe castele. Fate che 
lui abe tale acorde come dite Perosino et Cita de Castello, et avere 
intese tal Franció eser andato in Toscana, corno ut supra, di subito 
lui se partì et rilirose ala cita d' Ancona e da quella abbe trabute, 
come ut supra. Per al che in ogne parte che lui andò abbe vitoria 
corno so granda utiliti'ì, secondo nostri riporto, per eser ad noi in- 
cognito; e più, che per noi dela Romagna male in quelle poteano 
inlendro de dito sove vitorio per al gram tema de nostri bande apo- 
stolico, corno ut supra. Tamen lui foze dal male asai remescolate 
come dite suoe vitorie. 

E più, avando dite Franciose, che erano andato in Toscana, in- 
lexo che Francescho Maria era zia parlilo do Toschana el andato a- 



O FoL S50 b. 



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^1" ili- iii;.i *i|.i I .Mi \i Iih" 1 . li!" 

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("■r il tt-ril'«!i.i .!•■ \ .•'■ I -Il J.'i .!.i| M,.-i..- ,; ■ . . 
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I iili^i'lir iliil-i Ili. ' 'iM.i- j" I «1 |- 'N'-fl'i'i ")' • '■ 
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Uit-n iv |!:'l'« ,!:!«'»' l'I ■»'!■• i \» ' i' i . .il \ . ? - ». 



463' 

Dilla dita suoa venuta, che zia dito Presidente Monsignore era arivà 
I Rimine a salvamento ('). 

La preracta venuta a Cesena la prima volta dal dito R.™" Monsi- 
pare Presidento, 7aè cardinale de Itibena, se fu a di 29 dal mexe 
de luìo, die mercurio, Voil, la matina pertenpo; et intrtt come po- 
ci EcnU). E da quili Ccsenale fu bem visto et liODOrato; et po' se 
parti et tornò a Itimine a di 31 de hiio per avere zìa tra lui e dito 
Fraucescho Maria dala Rovere fate certe sove fede da potere insemo 
eoovocare dela dita cita de Uimìnc in verse Pesare, dove 11 si ritro- 
rava uno certe oratoria chiamato la Colonella. VX II fecene suoa pri- 
ma convocacione et li pase, secondo li nostri riporte, che Infra lore 
fitte concluse una suoa certe tre^a per 4 zorne prosime ad venire, 
eomenciando a di 7 dal mese d' agosto, die veneri, 1517; nela qua- 
le parse che fuse convenuto dito Monsignor Presidento, che, partan- 
de dito Francescho Hariji d'ncorde, uhe tulo le cita e castele de Ro- 
nagoa siano tenuto de farie le spese a lui e tuta suoa comitiva de 
[Ue e di vino por tuia dita Komagna a gratis. Fate tal dita conven- 
, dito Monsignore al fcze iulendre a luto tal governo de dita 
'Bomandiula, overe Romagna, che quili tale evasene a slare proviste. 
Infra queste tenpo nostre Senato le mandb per soi anbasatore u- 
U>cot(.-nenlo che se retrovava a Forlì, chiamato M. Francescho da 
lis et uno S. Redo de Saso; che fu a di 9 d' agosto, che lore 
mone resolute cercha la tcrcia hora dela noto. Et con esa lore 
veno Monsignore B.°" Presidento dela Romandiola, M. Alesandro 
Vsscho epischopo dela cita d' Alesaudria, et lui nobile de quella, 
iqunle non Risele mai venuto, come ìnanto ad plenum parlaremo. 
£ di po' a di XI dal dito mexe d'agosto, die martis, dito M. \\.°^° 
lidentu se ere partito da Rimine et venuto la suoa prima volta a 
^tra cittì de Forlì. Arivato che ai fu ala porla de Ravaldina, per 
nustro Senato le fu andato incontra et molte venerato a cavale et a 
pedi come nostre canpane et artegliarie; et avea poco cavalle come 
Ini. Arivato che al fui, potea eser cerca 1' ora vigesima tercia; e po' 
in al nostre palalo magne al' alta camara di vei-se stenturione. 
Schavalcato che al fui, per al noi^trc rx)nfalorerio dal quarterì de SaiQ 
^Iti'iiM.'iI.^ fu fata una suoa bella mostra intorno al nostro forum, a 
'"<;iii/,'i: i-otii'ii'i fuse cosa che dita nostra Comunità avcse- 
'> i i^iMifaloiicrio per dita nostra cita, uno per porta, 
:i' sera e note suoe guardie {") intorno dita no- 
i.'ilo ordine per nuì fate era stato per paura de 
'lu^ zia crono venuto et alozato 1' nostre teritorie 
lisoriline clic lore aveauo fato per at teritorio de 
i;i)ni.igna; dele quale ad noi se era stato dato advi- 






al efce per dito nostre popiilc se n* era fato nostre conselio 
-wntrmle et obtenuto de fare lalle nostre guardie, come ut supra. El 
TI HI :enpi) de uno M. Folfo de Folfis, cape de' Conservatore, legum 
.•M;s**r: secondo, Antonio Nomaglie (queste se fu absento): 3, Ja- 
^ìtm^ òai Conto: 4, Uafaello Punzeto: 5, Joronimo Paulucio: 6, Je- 
^«^uQio de JHurusi. Per al che se era proceduto et procedea come 
,:;;ioiìi> ^ine, come al zornale nostro ad plenum n' avema parlato. 
^miHi dito M. R."»® nel so arivaro feze depore le arme a dito nostre 
^«9uie. Arivato che fu in suoa camera, dipo' suoa cena, dete gra- 
x^^ma odeocia come suoa bela faza a nostre Senato; et cognosiandc 
m ior> inocencia del male opperare deli nostri cative delinquento , 
>jtt0 ut supra. E po' inmediate dite nostre Senato ie feze queste 
irik* ìufrascrito presento, zoè pane e vino el uno trentino e dui ca- 
souQì et alquanto dupieri di eira bianca, stara 18 de orzo, et altre 
cxjise eondieento. Et a quele suoa S. l\.^^ ie ne reso infinite gracie. 
L^ altre zorne, a di 12, die mercurio, la matina per tenpo, suoa S. 
K,** ìe dete una gratissima hodencia, pregandie lore caramento che 
K)fe dovasene fare la suoa debita provisione sopra la cura dal dite 
K »> Monsignore Presidento sopra la provencia de dita Homandiola 
Jl. Alesandro de Vascho, epischopo d' Alesandria, zia per li nostre 
oativo home morto, come ut supra; che tale nostre popule debia fa- 
re et curare centra tale dito delinquento hogne suo potere, per esei 
questa la volontà dal nostro Signore e de luto al so colegio aposto- 
lico. Et più, che lore ie ne debia dare la vera rasegna particolare- 
luento de tale delinquento. E di poi desenaro, per nostro Senato fu 
feto una bella oracione per uno so M.° di schola, chiamato M. Crì- 
stofano Settebuso, al quale lui pregò caramento dito M. R.™<> che in 
verse de queste nostre popule suoe pecurelle lui voia eser contente 
iV aperire le braze dela misericordia et arecorse sota al so mante de- 
la piala, et altre etc. (*). Et più, siando stato zia dito M. R.^o e 
parlare come Francescho Maria dela dita santa suoa onione et crialfl 
dita suoa trega, come ut supra, et zia pasato suoi termino et poc« 
suoa deUberacione avere facto, parse, secondo che ad noi fu riporto, 
che dito Francescho Maria avea mandato 4 infrascrito capitanio gali- 
co a parlare come dite Monsignore; le quale, secondo che ad noi fu 
reporto, parse che al fuse per interccsione dal conte (**) delc 
nobile famia de Pepoli da Bologna. Le quale, arivato che lor funo, 
nanto al conspeto dal dito Monsignore fune a f?ram parlamento l'une 
come l'altre da volere fare la dita granda onione; tamen soi parla- 
mento ad noi fu incognito, perchè li fati deli gram maistre sone mol- 
te deficile da potere inlendre. Et queste fu le molte volle che venea 
dito anbasatore del dito Francescho Maria: pur alquante volle se par- 



(•) Fol, 252 6. 
(**J Lacuna del mi, 



455 

tiaao deschordanto come dito Monsignore, faciando lore so gram me- 
n820 e dicando lore più non volere tornare, ance più preste volere 
lorsiguire suoa voia. Et senpre dito M. R.™o come suoe parole dol- 
ce dicendo che lore non vogliano fare per modo alcuno, che lui cre- 
de veramento che la S> dal N. S. aconzarà hogne lore deferencie. 
E più, seguitando la instoria, V altre zorne, che fu a di 15 dal 
dito mexe d* agosto, die sabati, zoè quelle zorne benedecto che a- 
sooso in celo la inmaculata Uazina de vita eterna, suoa S. R.°>^ dal 
dito Monsignore Presidente, zia avande a noi favolato altre volte et 
OMndato uno so mazor dommo ale case nostre, et avere lui volute 
vedere hogne nostra instoria , al quale se chiamava M. Zohane Cava- 
letto, nobile bolognexo; per al chea di dito suoa S. R.°^ avande lui 
addite la sancta mesa in dito so palazo e po' dato una gratissima o- 
dencia ad ogn' ome zeneralemento , e poi se intró ala suoa mensa, 
latrato che al fui, per eser noi lì in dita sala come alcuno nostro 
nobile, di subito lui se fece chiamare nanto al so conspete, dicando 
loi che volea die noi desenase come lui a dita suoa mensa : tamen 
noi recusone asai de non al volere fare, rendandie a suoa S. R."»* 
iofinite gracie; parando a noi de non eser meritorio de stare a dita 
Booa mensa. Tamen lui replicò; et faciandese cinne de suoa mane 
che nui s' avesene asentare apresa a lui a suoa mane àrita, noi a 
queste resposene dicando che sove parole se erano ad noi vere co- 
mandamento; mo che per niento(*)da quele caute non voleano sen- 
tare. Tamen suo S. R.»"* disc che volea cosi; et noi inchinone el 
cappe et focene tuta la soa voglia , sentande noi da quel caute apre- 
se de uno so epischopo romano et a quelle domandandie perdonanza. 
E dai' altre caute in peto a noi i era uno M. «leronimo Camucia, e- 
ques et comes et al prexento Governatore de Rimine ; et prima era 
stalo al nostre governo de Forlì. E poi i era altre suoi graduati de 
singulis. E più, suoa S. R.™^ me feze invide più volte, metandese 
nanto de quelle che lui manzava; e più, volea che noi bevesimo vi- 
no nel so calice : tamen nui queste recusone per bere per nostra na- 
tura aqua; per al che se ne fece portare, sempre mai come suoa fa- 
ciaalegra, e tutavia interogandise de molte sove faconde e deraltre. 
E più, dicandise, che dipoi nostre desenare, che noi non se parti- 
sine per volere suoa S. R.™» de novo alquanto parlare come noi in 
loco secreto. Fornito nostre desenare , lui comenciò cosi ala dita men- 
sa a dare gratissima odeucia ali multi et maxime a uno M. Brunora 
2ià d' Antonello deli (iavidone da Forumponpilio, al prexento condi- 
lero apostolico, et a M. Jeronimo Moratino, e poi a uno M. Alexan- 
dro dala Nave, nobile bolognexe, legum doctor, e poi S. Cristofano 
Albicino, el Zohane Andrea Moratino, Baioze Pontrole, Nofrio de Ma- 
lie, exiguitore dola corte, et uno Achilo da Castrocaro, familiare dal 



n Fol. fòl a. 



45& 

nostro Monsignore epìschopo: le quale luto fune prexento a luto no-* 
sire cerimonie, come ut supra. Fornito suoa hodencia, di novo co— 
rara populo, per esere noi levade da dita mensa, per volere noi cre- 
dere ad maiora, se comesse che noi non se dovesimo partire per* 
modo alcuno, pur aspelande de fornire lìogiie suoa hodencia. Fornite 
che lui abbe, se fece cenno de suoa mane che nni dovesene andare 
a dita suoa hodencia, come nui fecene, neia camera dela regolarla 
dai nostre Senato, che se retrovava propinque ala sala dal so Con- 
seglio, dove li in peto al so uso dei' introito i era poste dita suoa 
mensa ; et comese a quele, che avea la custodia de suoa camera^ che 
per modo alcuno non dovese lasare intrare se nò noi, zoé lui et di- 
te epischopo e noi, scucia suoa espresa eliciencia, come lui feze. Ad 
ogn' ome che fuse andate dicea lui che dito Monsignore era occupa- 
to, come ut supra. Et se pose a sentare, et noi aprese a lui. Et II 
se domandò dal' a per insino arone, (?) et maxime se noi aveno scrito 
alcuna cosa dele inmorlalità dela S.^ dal N. S. papa Lione decimo e 
de suoa magna casa. Noi decisine di si; conciò fuse cosa che quan- 
do (*) lui era venuto Legato de Bologna Cardinale, vene a Forlì, e 
che per intercesione de uno so auditore M. Galavote de Gualde de 
Rimine i aveano noi dato in suso uno nostre zornale inscripto tuta 
la inmortatità de suoa magnifica casa e de suoa persona de lui, a 
partita per partita, da anno 43 in qua. E più, noi i anoncione el 
dito so mante de Sam Fiere. Alora suoa S. R."»a replicò dicando: — 
Quando queste fuse al vere, che bem per noi che se faria senpre 
bene per al so amore — . A ((ueste noi resposene , che lui quando 
sera retornato da suoa S.*^, che noi al pregavano che de tal cosa ie 
ne facese domanda. Et più, se lui avesc dito zornalette, che oculata 
fide lui poteria vedere al tuto. Per al che lui se feze gram suoe pre- 
ferte come suoa bela faza; et senpre da quelle zorne inente se mo- 
strò grande amore. 

Et per fornire al tuto, per non rompre capitole, al' ultima suoa 
partita da Forh per retornare a Roma, come inento ad plenum ne 
parlaremo dal tuto, suoa S. R.™^ siande venuto da Cesena, steto quel- 
la noto qui. Siando a suoa odencia de nostre Senato, alciò li suoi 
hochie e se vide. Viste che lui se abbe, a viva voce se disc che noi 
non se dovesene partire, che lui se volea favolare. E poi fornite suoa 
hodencia, lui se poso a sedere, e nui se posene nante lui: feze se- 
rare suoa dita camera, el lì iterom de novo se feze granda intero- 
gacione : dove lì e' era con esa noi uno zia fiole de M. Ghisimonde 
da Foligno so secritario. Et lì noi ie fecene domanda a suoa S. R.™* 
se r era la verità quello che ad noi s' avea fato intendre nostre Se- 
nato, che prima de dita suoa vinuta al prexento a Forlì i avese fa- 
to intendre nostre Senato che, quando loro fusene contento, che mol- 



(*} Fol. 853 b. 



le volentìera verrebbe a stare una notte come dito suoi popule For- 
Juvexe, nanto che lui andase a Ronia. A queste lui replicò dicando 
ohe r era la verità. Et più noi ie dicisime sV l' era vere che lui a- 
^'ìse dite a Cesena, quando li Sovizaro vose la suoa paga, che pre- 
sene dee suoe porte et 5 boco de nostre artegliarie; per al che al 
popule Cesenate se mese gram paura et per una gram parte s'absen- 
t:one da dita cita; per al che dito Monsignore abbe a dire: — po- 
pule mio de Forh, almanco, se fuse, la non m' acaderia d'avere 
paura, perché lore per al gram bene che lore me volene se arebbe 
defese — . A queste lui ad noi respose, dicando lui che l'era la me- 
ra verità, che lui avea dito e dicea come ut supra per amare dite 
nostre popule prefetamento. A queste noi respondesemo che suoa S. 
Fi.™» tenese per certo che tal nostre popule facea al simile in verse 
de lui: et (*) che al sia la verità, lui sa bene quando la suoa pri- 
fxia volta lui vene a Forlì, che dal dito nostre popule era nostra a- 
spetativa come facea li sante Padre ala vera resuracione dal nostre 
^ver Kedemptore; perchè noi dito so popule, s' al non fuse stato che 
per soa infinita humanità che lui s' aricose suota al so gram mante 
dela misericordia per 1' orizene deli nostre male opperante operato 
nela morte dal dito M. R.°^o Presidente prosime pasata, che questa 
nostra poverina et sventurata cita tuta sercbbe andata in preda per 
SLÌ file dela spada, per esere al prexcnte cercha iO milia conbatante 
non tropo deinstanto da quella, et altre ecc. — E più, al prexento a 
dita vostra venuta da nostre Senato site stato molte venerato a cava- 
lo ed a pedi — , cx>me lui sapea. Alora dito so secritario replicò no- 
stre parlare, dicando che cosi a cavale a cavale alo introito de no- 
stra cita avea numarato cercha 80 nostre nobile. A queste lui dito 
Monsignore n' abbe grauda alegreza, dicande lui che veramente quel- 
la era la verità ; a ciò che quilli tale secritario avese tale cose a no- 
tificare quando lui serano a Roma per suoa eonsulacione. Infra que- 
sto tenpo arivò uno M. Jacomo dal Ganbaro che bati all'uso, al qua- 
le era nobile bolognexe et Comisario zeneralo, a dare dinaro sopra 
suoe zente d' arme; et inmediate ie feze aperire; e po' tuto de con- 
pagnia andò a cena ; che potea esore cercha doe hore. FA 11 ala men- 
sa dite Monsignore se feze cognosere al dito Comesario nostre bolo- 
gné, al quale per amore de Rologna nostra patria n'abbe (**), 
Brecomandandise al dito Monsignore. E po' contenuvo steno in gram 
\ piacere dele cose che continuvamento 1' une e 1' altre se domanda. 
k ^ |K)' tose bona licenzia : ala nostra abitacione tornone. V altre zor- 
1 06, la matina per t^npo, se feze dire una mesa e poi dote gratissi- 

■ ma odencia ad ogn' ome zenerallemento, rendande lui infinite gracie 

■ aiuto nostre popule, a grande e picele, de tanto honore che lore i 

n Fol. «54 a. 
C) Ucuna del ms. 



458 

aveano fato, hoferandìse senpre luì aparatissimo ad nostre bene pla- 
cito. Alora noi veneano dreto ala seconda. Alciò suoi hochie et vide— 
se in media. Se chiamò per nome cora populo; et nui da lui andone, 
dicando se per noi stato dato cosa alcuna. Noi dicissime de noe. A— 
lora mese mane a suoa borsa et se donò tri duquate d' ore larghe, 
zoé uno papale, V altre senexo, V altre V arma dela sega de Benti- 
vole , dicando che noi s' avesene a fare tre para de calze per so a- 
more, et che lui se volea beno. Alora tuto nostre Senato li abbe in 
mane dite duquato et hogn'ome (*), che li presente era le vide. E 
più, che per so amore cerca lontane 40 mia se ne fu fato festa. E 
più, che ala roca de Sam Gasane alozò quella sera , et avea desenato 
a Castrocaro: per al che 11 se retrova uno M.® Bastiano Cirvicho, di- 
gnissimo et bom poeta, dal quale dito Monsignore io dise tate bene 
deli fate nostre, che lui per suo amore se mandò una bela suoa e- 
pistoletta de granda nostra comendacione , et po' se ne dete avise co- 
me suoa gram iubilacione, per esere lui nostre grando amatore. Sì 
che, amantissime nostre lectore, no ve maraveato se noi abiamo a- 
recolto insemo hogne cerimonia acadute tra dito ì\.^^ Monsignore per 
non fare capitole rotto ; perchè male saria potute condure a dita suoa 
proficione. 

Ora vogliema mo retornare a siguitare la instora de verbo ad ver- 
bum, come voi poterite intcndre. E più, che a di 15 d' agosto dito 
Monsignore, overe al nostre Governatore M. Francescho da Ischia le- 
gum dotore, feze butare zose queste infrascrito case per orizino dela 
morte dal dito Presidento et per parte de penitencia del so male ope- 
rare. I^a prima se fu quela de quelo tesare de tela de renso nela con- 
trada dala ghiesa dai Servo: la seconda quela d' Evanzalista dal Bal- 
bo da nostra Villa da Masa: tercio, de uno Albaneso calzolare. 

L' altre zorne, che fu a di 16 dito, die dominica, cerche T ora 
vigesima, parse che se levase alquanto remore per certe soldato del 
Viciorè de Spagna , che zia erano venuto a poco a poco alozare in di- 
ta cita; per al che nostro popule per suoa zelosia tuto s' armone, 
piando V arma: tamen, intese che fu tal cosa, uno M. Brunore da 
Forumponpili , conditero apostolico, ie mese selencia. 

E più, a di 16 dito vene Monsignore de Schuto Vicioré de Fran- 
cia come poca zento; et alozò in casa delii arede de Berto de S. Ber- 
to da lloriolc, die dominica. E tulavia parse che molte lui se mara- 
vegliase de tal temulte del nostre popule per orizine de tale soldate, 
zia per lui intexe, come ut supra; dicando lui che non facea bisogna 
al dito popule al prexento avere alcuna suoa dubitacione, che lui e- 
ra venuto de conùsione deli soi mazure; perche» al presento lui se 
retrovava Locoteiieiito dela magnifica cita de Milano, e volo qui in 
dito loco aspetare tute al resto deli anbasaturi de dita suoa lega; et 



(•} Fol. 83i b. 



maxime dela volontà dela S> del N. S., sole per volere tuto insemo 
vedere de fare qualque placacione contra li rabioxe dente dai dito 
F'rancescho iMaria dala Rovere, per esere zia infra lore fornito tuto 
di tenpo de dito suoe leghe, come indreto n' avema parlato (*). 

E più, seguitando la instoria, pure a di 16 d' agosto 1517, die 
dcminica, venne certe anbasature dal dito Francescho Maria a prega- 
ire dite M. R.™o che solecitase de metre fine a dite suoe onione; et 
qaesta era la volontà dal dito so capitanio: casu che non faza, lore 
^aerane hogne so potere : tamen dito Monsignore senpre come humani- 
dicaodo, che lui fa tute quele che a lui sia posibile, et che pre- 
iui crede de metre flne. Et de novo feze solicitare tuto dito cita- 
e castelle e ville che avesene a properare hogne lor vituarie ch'e- 
rano a lore stato comeso. 

E più, seguitando la instoria, V altre zorne, che fu a di 17 dal 
dito mexo d'agosto, die luni, 1517, vene quiste infrascripto dui an- 
basatore galico a Forlì dal dito M. R.™o Presidente cardinali de San- 
ta Maria in Porticura, M. Bernardo de Vicis nobile da Bibena et Co- 
misario apostolico zenerale nela provencia dela Marcha Anconitana et 
dela Romandiola. La quale dito dui anbasature et Vicierè erano qui- 
sti. Al primo Monsignor de Schute et Locotenento dela M.'^ de Fran- 
c^escho Cristianissimus Re dela magna corona de Ferancia, et al pre- 
xento Locotenento dal so duquato de Milano: al secondo si era al 
magnifico conte Ugo di Gardena et Locotenento del Regno de Rago- 
na, a peticione ed instancia dela M.^ de Carlo Re Catolico dela pro- 
v-encia dela Spagna. Le quale tute dui presencialemento andone nan- 
to al conspeto dal dito M. R.>^o Presidente in suoa abitacione de suoa 
camara i' nostre palaze magno, 1' ultima de verso stenturione, dove 
tiabitava nostre Senato de Forlì, in peto a una suoa finestra, dove 
lì s' aretrovava al so studio et la letera dal so reposo; nela quale 
dentava dito Monsignore di verse al mure; e dito Vicioré de Feran- 
cia sentava in dita letera. Aprese a lui, a mane drita dal dito Mon- 
signore, el Viciorè de Ragona, sentato in suso uno banco tondo, in 
pete a lore, propinque al dito studio. Et II i' nomine Domini eomen- 
cione a prepore le lore fato per quelle che lore erano andato. Et II 
V une e 1' altre diceano sue raxone. Per al che siando dito Monsi- 
gnore de mezo, come ut supra, veramente a suoa S. 1^**^* fu for- 
ala a cavarse suoa breta per le gram fatico che lui durava a dito 
^006 replicacione et per la posancia et vertù dal gram luminare dal 
Mie, che al prexento lui se retrovava nela suoa magnifica casa de 
Lione, cercha 1' ora vigesima. E tutavia era colore che erano venu- 
to come lore a solaze per dito nostre palaze, che veramente dal pren- 
cio ad finemdurò cercha dee bore (**) nante che lor avesene fornito 



n Fol. «55 a. 
n FoL va b. 



460 

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461 

Inhd prò ie posale fare. Et questi vide noi come li hochie nostre, 
f>er eser 11 prexento in dito loco, come ad noi rechedea de intendre 
^«le cosa. 

L'altre zorne , che fu a di 18 dito, die marlis, retopnò al dito 
Cionte Ugo de Popoli et al signore Kencio da Cera , dicando che lore 
ivea intexo che era fuzite al canpo dal dito Francescho Maria. 

L'altro zorne, a di 19 dito, die mercurio, arivò dal dito Monsi- 
gnore dui epischopo et auditore de Camera, che venea da Roma a 
(tafeta, sopra li capitole et onione de dita pace. Arivato che lore fu- 
10, focene intendre al tuto al dito Monsignore, et po' relornó dito 
4C3onte Ugo e suoi conpaj?ne e tose al vere tema dal tuto dal dito Mon- 
ssignore. E po' tuto insemo, cerca l'ora vigesima torcia, la Comuni- 
tà dote li cavale da posta ali dito epischopo, et c^valcone inverso 
^>sena per andare a portare dito capitole a Francescho Maria: che 
:^u a di 20 dito, die iovis. Uno de quile epischopo, chiamato M. Je- 
vonimo Ghinocio: 1' altro, ad noi incognito. 

L' altre zorne, che fu a di 21, dio veneri, tutavia cavalcava tal 
Kìostra comitiva nela provencia de Toschana, zoè cavale lizere e fan- 
"Saria; le quale andavano al' incontro dal dito Francesc^ho Maria che 
^^ndamente pugnava et avea pugnato contra dita Toschana: ad noi 
incognito per la distancia dela via. E tutavia de ora in ora arivava 
^«inbasatore frescho de dito Francescho Maria ala S. II.'»* di Monsi- 
gnore. 

L'altre zorne, che fu a di 22 dito, vene nova che al Conte de 
Tolencia vicio Mandatario dela la M.*^ dal dito Carlo He de Spagna, che 
<anl prexento era alozato nela ciptà de Pesaro, secondo li nostre ripor- 
'•o, come 6(M) lanze, volea venire ad alozaro nel nostro teritorio de 
fforll; et lui come una gram parte volea alozare dentre de nostra ci- 
ta: per al che nostre popule se mese gram paura. Per al che nostre 
Senato pregò Monsignore reverendissimo che volese esere contento 
^che lui volese fare che dito conte dovose andare per aliam viam in 
^aliata, come Ini volea andare, per eser nostra ciU'ì tropo shatuta : 
tamen lui dito (^onte vfjue a Forlì: che fu a di 23 dito, die domini- 
^58, de agosto, 1517; lui come alcun^ì soi graduati. Arivato che al 
fui, di suhito andò nanto al conspeto de M. U.™» dove II se retrova- 
va i altri (lui prefate Viciorè, che erano zia retornalo; per al che 
lore inmediate (*)che lui potese parlare comò dito .Monsignore; che 
potè eser cerchn V ora vigesima. Fato queste, li barone deruna par- 
te e Taltra comeiicione per caciare al fenpo a zugare insemo; le qua- 
le zuglione gram iì.° de dinaro. Fi strie dito Conto come dito Monsi- 
((nore per iiisine ala prima bora dela nolo. E po' dito Viciorè de Fran- 
za tose bona liceiicia et andò al so viazo. 

L' altre zorne, che fu a di 2 i dilo, zorne benedeto del' apostolo 



D Fot «6 b. 



Ì!:irii«l«'iiii-ii . itiiii ( iiril<i •!•' {'••(ffii'i.'i P'LìhP'ì ìI^iI ^,1'* M^'.'^ ." 
l'iir "il «li'-» \ li'Mi'' «''irilii !;*•••; •• ili|»«ii «lil'i '*«i"j l'.i-'. ■ -. 
Mnii"»i^'ip»ri- \iisi' ilii* lupi' ili'^i'iiiiM-rii' iii<»«'fii>i l'ti'ii»- tu., 1.*. 

l't-r •|iii-|f /•(iiii* rinri :ii-:ìi1i' ;illr:i i'iki iii*-Tii>ir.ifiil<i . ^t)^ 
ili /••riit' |i'i*i itii'filit l'ij \i'(iii(ii :ii •liti* H}jiiiir*- Irm-*! ^«v* 
ir«iri' in liit i rl>l^lr.l nl.i •)•• l-urli in i*:ki i|f|i nr*-i)** *\»- M 
ilii M'iii^ijiMipi s{i|i'i:il«i l'I ri'^ti» il<- ^iiii.'i i''tiii*'h\ I . {>irt*- 
in'ji ;»'lif'*.i •!•■ Villi I r.'iiii"fNi*liii. !• -Hiim' /filli* li .irriif ;• • 

Nini ' «uii I'* ^il'iin* r.iinrii |mt i-hiT lui .iii«lilii •!•• ri •'. ! 

iii u'tii'^^i 'N'I iiii^ln* ^.iii(<i \p:<i'^hiio i|i' htrli a /lu'ti ir«- • • . 
i'Iiip- t|.' I i.iiii-|.i, ctn* Il .il'i/;i\.i. jur^i* eh»' *\iU* |r";N- * 
t|t' iiti.i ^i] 1 •'jriliiiliiif ttTt'i.ni.'i . l'Ili' li* iliir>i ;.'rii|i !•::>• 
Hit* In t.i'i !•- |i.'i/i*. •-•Hill' MI. lille ;iil plriMiiii )t.irl.trfiiii . !•. 
(NirLiri- .1 •.1^1 •«ihi.i i% liMin.i. Ini ft imm ^n i- iii/'*|i-n't . •: 
m'i'iiIIiIm ti'i^hi M[N.|tii. l'In* Il lui \i*Mi'M> al.i ^itx.i iii>>rff 

I. iii'ii /••riii*. •Ili- tu .1 ili J.'i ililii. ilif ihirlt'*. •Ili* I • 
trillili tallii .t il^'-tt-rLir*' rullìi* i|it<i M'ill<«U'lpir'' t. /ti .t\i'.: 
tu. ^f |f\ 1 «'i.iiii !• 'imh* [M-r j|i|ii.i!i:i» *^|ì.i«'M'iÌi* » li«- ••ri.i-» \« 
UH» ilii'i i<ì::|ii. <ii'iril.iii«ti ^ii'ii* ,frni'- l.ini'-n Mmiioi;:!! •:•* • 

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•463 

lese danezare. A quele lui respose che faria molte volentiera , come 
ut supra; pure che a lore no ie mancasc da manzare. Et chiamò soi 
tronbeta et fece comisione che tornasene in canpo et che facesene 
eomisione per suoa parte che dovesene lasare vendimare et lavorare 
cJito nostro popule, et per modo alcune non ie dovere dare danne. 

Et infra queste tenpo se tramava pure la santa pace. La quale di* 
ta santa pace, come alo eterno (dio piaque, fu puplìcata ala nostra 
■nagniflca cita de Forlì; che fu a di :29 dal dito mexe d' agosto, die 
sabati, la matina per tenpo, zoè al zorne benedeto dela dep^ulacione 
dar apostole Zohane Batista per boca dal dito M. R.™^ Presidento de 
<iita provencia dela dita Marcha et Uomandiola, come ut supra, M. 
Cemardo da Bibena, cardinale et zenerale comisario, anno Domini 
1517, in queste modo e forma. Conciò fuse cosa, siando piaciuto a- 
la divina M.'* che le orechie et li ochie dal magnifico Zohano Fran- 
^^escho Maria dala Rovere erano stato tanto tenpo ciego e sordo per 
«vere ocupato et ocupava al dito duquato de Orbino contra la voglia 
^ela S> de Lione decimo pontiflco e de tuto al so colegio apostolico 
j)er la dita santa romana eclesia, perché più volte suoa S.^ i avea 
:l'ato ìntendro che lui, se volese cognosere et observare li soi prece- 
i;)to, et II lui se dovese partirsé et liberare dito ducato de Orbino per 
mntercesione de tante potentate del monde, et maxime per al dito 
monsignore R.™» cardinale Presidento dito M. Bernardo da Bibena, 
«x>me ut supra; alora siando lui stato iluminato dala divina >l.^, co- 
"■ne ut supra, alciò li soi hochie al cielle et quella caramente prega- 
le che per suoa inlìnita bontà se voglia dignare de mostrarie la bona 
"^ia per la quale lui e tute li soi hederento posano condure suoa (*) 
'snavicola al bom porte de suoa salute dele sune anime e dal corpo, 
fogliando per el so grani tema al dito avanzalista canzelerio del no- 
tro vere Redemptore, al quale dice: — Chi se exalta è adumliato, 
t chi se adumilia è exaitato in cielo — . Et più, che al nostre Ca- 
cone dice: — Cede loco maiori — . Per al che lui dito Francescho 
Ilaria se chinò al so dito magnifico et zeneroxe cappo, et fece quel 
^nto che vose la S.Ȉ dal dito N. S. inseino come dito soi conpagne 
-■l.rao Monsignore Cardinale apostolico, come inento nui parlarema ad 
plenum. La quale dita publigacione, fata per dito Monsignore a no- 
astre Senato, se fu la matina per tenpo a di 29 dito, che lore erano 
andato a pregare lui dito Monsignore che volese fare levare tale dito 
#?rando exercito suoe, che so ritrovava i' nostre teritorio de Forh, 
l)er esere stato «j:ram tempo corno nostro gram dane , che ora mai 
()iù nulla non ci ora, non potonnde nò vondimare e no lavorare suoe 
tere alcuna. Al (jualo dito so exercito era questo: zoo. dece milia 
lanze francioxo et cinque milia tra Sovizare e Todischo. A questo lui 
respose molte umanamento, dicando che Fera molte bene raxone, 



(•) Fol. «57 b. 



M 



Il l'Ili, [«'ir ^••«■lUl.tlhl'i l;i Jh-^liifii. [Lirni- i 'n- i}.! i « 
fi. Ili»' I « iiii-»««i'l|ii \|ii:i ii-iri \ii|'-^i- .l«-r««!ii •!•■ ii'»\'» *?«•"■ \m * 

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li\.i%i* 'HiiM.i i-;iii«^'i. .'iiii-iif'.i ii<>t iiMii I .«l<i;iriiii |Hihiti' itili II'?' • ;• 
lrii\;ir'«'- li f.iti di-li l'i mi un* <«li<> \*»-t ii-h iii'tld- •!' li 1* *^ 
iiiN-iiì:' ■ I III»- il -l.'-i Mii:i"»: jri'ir'- -*• rj;i|i hii jii I-. ■ ■ «i 

Ill'i'h ;•■ > iliMi- III • • I ^'-liji''- >l i'm I'-X!"* i.il ' 'J.i: 'i |. 

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465 

cto Agostino; et II ie vinse cercha ottocento duquato d'ore. Et per 
nostre popule fu bene aconpagnato et venerato. Arivato che al fui, 
disubilo quii! Sovizare che II se ritrovava, avando zia intese che e- 
/a per fornire suo acorde la lega come dito Francescho Maria , fecene 
domanda al dito iMonsignore de volere suoa paga: tamen Monsignore, 
000 siando ancora stato mandato tanto dinaro a soflciencia da potere 
dorella, tutavia ie deva bone parole de bem fare; per al che dite So- 
vizare non voleano parole; ance vosene li fati. Per al che inmediate 
presene doe porto dela dita cita, e poi ie tosene cercha 5 boche di 
fogo per sova caucione. Per al che la citò se mese a gram paura , et 
una gram parto de lore s' abisentone et ne mori alquanto de ciascha- 
duna parte per lo lore volere pugnare: che fu a di 16 dito, die 
mercurio. Tamen dito Monsignó, per la suoa gram prodencia, depo' 
in brevità ie mese selencia e delie dita paga, resliluande hogne lor 
oose. E po' lore fecene suoe partite. Et vene a nostra ciplà de Forti; 
ohe fu a di 23|lilo, die mercurio (*). 

Avando dito Monsignor inlese al luto, che dito Francescho Maria 
di novo remaste contento de hogne capilo' et convencione per lo- 
wre fate, di subilo lui de novo feceze intendre a luto li cita e caste- 
le de Romagna avese a metro in punto dito vituarie, recordandie che 
dito Francescho Maria se vole partire breviler. 

Pur seguitando la instoria, avand intese dito Monsignor de Schu- 
dito Vicioré de Ferancia che liberalemente lore se coveue partire 
r dito so acorde, zia facto per lore come dito Francescho Maria, 
^isome ut supra, feze intendro a nostra cita de Forh per via de dito 
:^uoi bande se 'l fuse slato alcune de suoa conduta che avesene bu- 
^ft^te zose case overe brusalo o altre so dane necesarie centra noi , che 
^uilli tale danezali inmedìale ie ne debia a lui overe a sol mandata- 
^rie darò la vera suoa rasegna, che lui lìberalmenlo a quilti soi tali 
me farà pagare lamento, overe lui per lore. Et queste feze fare lui, 
:^KCondo nostri riporto, aciò che mai persona alcuna de lui come raso- 
Mie se potese lamentare: lamen indile conta de Forlì luto quile, che 
ftcitamento se lamenlone, luto fune satisfate. 

Ultimalamenlo, siando statola Excelencia dal dito Francescho Ma- 
K*ia zia illuminato da Dio, come ut supra, per non volere smancare 
in verso dela S.** del N. S. papa Lione decimo e de luta suoa lega 
Diuna particolare cosa per lui facta noli soi sopra scrito capitole co- 
Tne hogne suoa hobservancia, fece lui suoa ferma deliberacione de vo- 
lerse partire lotalemento dal dito duquato de Orbino per cedro ala di- 
ta sancta maire Eclesia e suoa lega. Et li i' nomine Domini avea lui 
fate suoa dita partita, et arivato suoe zenlo nel nostre teritorio de 
Forlì; che fu a dì primo dal mese d'octobre, die iovis, anno saluti- 
fera incarnacione dipoi el parte de Maria verzino 1517, in queste mo- 



(•; Fol. 238 b. 

30 



466 

do e forma. In primis a di dito, la matina por teiipo, comencione a 
pasare sopra al nostre fose dala porta de Sam Piero a bela ordenan- 
zia come sove artelarie et altre suoe cose necesarie; e durò tute que- 
le zorne e quase tuta la note, perchè la excelencia dal dito France- 
scho Maria, come ut supra, era andato ad alozare nela nostra Vile 
de Bagnolo noia casa deli aredi de uno M.** Pirone da Bainole, inse- 
mo come dito Vicioré de Ferancia Monsignore de Schulo. E dipo' suoa 
cena, loro se levone per al fresche come cercha 200 cavale lezere 
per suoa guardia, et vene al foso da dita porta de Sam Piero come 
suoa gram veneracione, che zia tuteli altre Franciose (') che era- 
no stato aloziato per dito nostre teritorie cerca 52 zorne prosimo pa- 
sato sencia suoa descricione, e tuto andone une drele al' altre a be- 
la hordenancia, come ut supra. Et alozone per al leritorio de Faen- 
cia nela Vila de Basiaga et altre so loco necesarie. Tamen parte de 
dita comitiva dal dito Francescho Maria nel pasare aveano mese a sa- 
comanno nostre molendino dola Comunità, propinque #la cil«à, et no- 
stre popule sonando suoa campana — al' arma, al' arma — ; per tal 
via che loro usine fora et n' amazò alquanto. Et per narare al luto, 
tuto dito cita e castole i aveano dato dito suoe vittuarie, zoo pane e 
vino, et masime nostra cita ie dote per suoa resegna stare GO de gra- 
ne, fate in pane et cara (**) de vino. Et al simile aveano fate e al- 
tre per so conto de singolis. Si che, discrete nostre amantissime le- 
clore, questa tale suoa retornata al dito duquato de Orbino per al di- 
to povere zentilomo Francescho Maria per la emana zeneracione ie 
parca eser stalo gram cosa, per avere lui per dita suoa potencia co- 
mose gram parte dele forcio de luto le dito corone a venere a tala 
suoa expugnacione, come ut supra; et ancora lui eser slato quelle 
che de quelle dito loco se sia partite sponte. Per al che por quele ta- 
le umane criature i aveano fato sopra de tal cosa gra' iudicio come 
suoe parole, aduciando loro per suo parlamento suoe cognosimento, 
come di sopra avema parlato ad plenum. Sì che veramenlo ad noi è 
stato necesaria cosa a fare de quel tanto suoa celebracione , a ciò che 
quelle umane criature di po' nui naserano possano intendro al luto 
di verità, per quanto lo eterno Fdio et umana natura si ó a noi dalo 
insperacione (***). 

E più, ultimatamento, avandoditcM. R.""» Presidento M. Bernar- 
do dito cardinalo de Bibena fornito hogne so ìiene opperare sopra la 
costodia dola guerra dola retornata ad Orbino per Franoiìsclio Maria 
dela Rovere, feze lui snoa partita dala cita de Ccxeiia per volere re- 
tornare a rendre al so gram tema ala S.'-' dal >. S. papa Ijone de- 
cimo ala suoa magnifica et celeberima cita de Roma: che fu a di 2 
dal mexe d' octobre anno Domini 1517, die veneri; che lui àrivò ala 



(•) Fol. 259 a. 
(•*) T.ncuna dol ms. 
(•") i^oi. io9 6. 



407 

nostra cita de Forlì, per avere zia fato intendre a nostre Senato che 
lore r aveseno ad aspelare quela tal sera a reponsare come luto al 
so popule amantissime nostre forluvexe, come lui feze. Per al che tu- 
to al nostre Senato i andò incontra come suoa grandinisima venera- 
cionc a cavale e pedi come gram iubilacione de canpane et artelaria. 
Arivato che al fui ala porta , lui ie feze salute dicando : — Siatiie li bem 
trovate, Forluvese mei. Come situ stato dipo' i' nostra partita? — 
Lore replicone dicande: — iMonsignore R.™® noi sema stato bene al 
vostre piacere — : dicando lui: — Io v' anoncio gaudio magno zia de 
dita nostra santa pace, come vostre Nobilita ano intexo — ; tocando 
ala mazore parte la mane. K po' cavalcò et vene al dito palaze, scha- 
valcando ali soi loco deputati. E di po' ie dete una gratissima oden- 
cia. Et alora nostre Senato ie rendene infinito gracie per parte de tu- 
lo al nostre populi, done e omine, grando e picolo, del tanto bene- 
ficio che lore aveano receuto da suoa S. H.^^^ (*) la quale avea ho- 
peralo et de continuo hopernva perdita nostra povera svinturata cita, 
per nostra defensione de quella, per le cativo operacione deli nostre 
zia delinquento; considerando lore dito Senato, s' al non fuse stalo per 
la suoa dita gram benevolencia , che lui s' avea volute e vole, che 
dite nostre popule tute serebbe andato per al file dela spada et dita 
cita in preda. A queste lui replicò dicando, che luto quele che lui a- 
vea facto per dita nostra cita 1' avea fato volontiera per nostre amo- 
re. Et più, quando per al tempo advenire lore se degnarano de reco- 
rere a lui per so adiutorio, che senpre lui farà hogne suo potere. Et 
quelle che lui avea fate per noi, come ut supra, seria nulla aprese 
a quelle che lui farà per tulo dito nostro popule molte volentiera. A 
queste dito Senato de novo lo rengraciò, dicando veramente queste e- 
ra luto al so credere in verso de suoa S. H.'"* E l' ultime che da lui 
abbe odencia se fu M. Feronimo Moratino, e poi noi, chiamato comò 
ut supra. Pasata la note, l'altro zorne presento, la malina per ten- 
po, lui se feze dire la suoa sant^ mesa, e po' de novo dete ad ogn'o- 
me zeneralemenlc gratisima hodencia, dicando a nostri ambasatore che 
2ià erano amanato per andare a Homa nante ali pedi dela S.'» del 
^. S. papa Lione decimo, come ut (**) supra, per la c^ausa dal dito 
fraudo et orendo case dela morte dal dito Monsignore R.™® I^residen- 
lo prosimo pasalo, come incuto ad plenum parlaremo. Et che lore se 
partisine et andasene inanto; et come lui sera arivato a Roma, che 
a lui ie bastava bem l'animo de operare come la ?>M dal dito N. S. 
<^lie liberalmente io perdonarà per la dita nostra granda inocencia; et 
Immollo altre cose disc lui etc. E po' tose bona suoa licencia, dasan- 
fco suoa benedicione, per andare a dosenaro a castello de Caslroca- 
re, Come lui feze. Tamcn in quele estanto lui se cliiamò coram po- 



n Fui. 2G0 a. 
{", Fui. 2li(» b. 



468 

pulo e dese de bona manza tri duquato d' ore, hoferandìse lui ad n«i- 
stre bene placito, come ut supra. 

Seconda nostra confermacione dela laura. 

La seconda dita confermacione de dita nostra lauriiacione se fu a 
dì XI dal mexe d' octobre, die sabati, cerca i* ora decima quinta , 
anno Domini dela salutifera incarnacione di poi ci parto de Maria Ver- 
gine 1516, in queste modo e forma. In primis sìando venuto a no- 
stra magnifica cita de Forlì al zorne precedente al I{.™<> M. cardina- 
le M. Achille de Grase nobile bolognexo e titoli Sancte Sixli presby- 
tero, per eser lui nanto al conspeto dela S.^^ dal N. S. • papa Lione 
decimo protetore e defensore de dita nostra magnifica Comunità de 
Forlì, che lui volea retornare ala sancta et magnifica ciptà de Ro- 
ma ; et qui a Forh era stato adalozato una dita la note dita preceden- 
ta. E po' a dì dito la mati per tenpo noi andasime ala camera (*) de 
dita suoa abitacione in dito nostro palaze magne, dove h era Tabi- 
tacione del dito nostro Senato, V ultima de verse stenturione. Et a- 
rivate che nui fune, noi comesene a uno so camarero sopra dita 
suoa costodia che volese eser contento de fare intendro a suoa S. 
R.™* se quela se volea dignare de darse suoa hodencia , per eser noi 
bolognexo et so amatore. In brevità vene in suoa camera daPodencia, 
che ancora non era vistite; et lì inmediate se feze chiamare. Intrate 
che nui fune, ie fecene salute, domandandie se lui se cognosea. Lui 
respose de sì, dicando lui d* averse viste nante al conspeto dela S.** 
de Julio secondo pontifico, quando lui fu qui a Forh la suoa prima 
volta. Alora presene ardire per volere da quela una suoa certa iusti- 
flcacione de alcuna suoa inmortalità; con ciò fuse cosa quando suoa S. 
R.™a se retrovò nela cita de Ravena, quando dito Julio pontifico Pa- 
lese et criò e deputò lui et altre soi conpagne nel numaro postolato 
come seva confermacione dela milicia del dito suo capello roso, lui 
respose di si, per esere in quele loco presencialemento ; et quelle 
pregai che lui volese eser contento de darse suoi nome particolare, 
a ciò che noi potesene celebrare i' nostre quinterno, come noi avea- 
no zia de quelle tenpo fato suoa robrica de cenabre et li lasate una 
carta volta. A queste lui respose che era molte conlento, et che noi 
ie lasaseno vedere tale robrica, come nui fecene. Alora viste che lui 
abbe, se pose a senlare aprese a noi ala suoa tavola et vose che a- 
ia presencia suoa tuto ie registrasene in dita carta in quelle loco; et 
lui se mese al quinte de so numaro 12, che lor fune, come apare 
indrete in questo a e. 174, tuto li prenominate nel dito so capitole. 
E più che, siando lui stato epischo dela Cita de Castel le, vose che, 
dopo' dita suoa criacione dal dito capello, che nui constituvisono in 



(•) Fol. 261 a. 



m 

dito so epischopato uno so nepote chiamato M. Baldisera , pur de 
Grasis, le quale dita suoa sucesione del dito so epischopato vose che 
Doi a dita suoa prexencia facesene in dita carta, aprese ali altre di- 
te capitole, dita suoa sucessione dal dito Monsignore M. Baldisera, 
come in quele loco apare de verbo ad verbum oculata Ode. E poi se 
feze domanda se noi aveano de lui e dela suoa magna casa altra in- 
mortalità. Nui disene de si. Et lì al prexento ie mostrone come al 
tenpo dal dito Julio ponliQco, quando noi fune prexento a suoa S.*^ 
come lui dicea che li presento lui i era *n apiscopato, come ut su- 
pra, uno M. Parise pure de Grasis, M.** de suoe cerimonie, et u- 
no altre pure soi ad noi (') incognito; et i era dito M. Carlo de Gra- 
to nobile pur boiogneso, al quale era alora li prexento; et molto al- 
tre suoe pure inmortalità de dita suoa case, come aparea indreto in 
altre nostri quinterno. Visto che lui abe hogni cosa, n' abbe granda 
alegreza. E poi se feze domanda da che casa noi eramo da Bologna. 
Noi ìe dicissimo che eramo dela casa de Bemarde. Alora lui respose 
dicando che al so H.<^ padre capelario se retrova de nostra dita ca- 
sa ; mo che lui non è ancora arivato. E come piaque alo etomo Idio, 
in quele estanto lui arìvò. Arivato che al fui , lui ie feze intondre 
s* ai se cognosia. Alora lui alcìd li soi hochìe che l'era inbaucato et 
guardose , et inmediato vene a noi basandise per nostra boca , dican- 
do: — Monsignore, si che noi al cognosema, che lui é dela nostra 
linea parentoiia — . E poi ie dise che una volta, al tonpo de Monsi- 
gDó de Ragusa Legato de tatare de tota la provencia dela Romagna, 
retrovandese lui contro Cexare Bor^a in questa cita aia spugnacione 
de nostra roca , dise che lui in quele tonpo era so capelano et che 
fa prexento quanto dito Mrnisigiiore se feze prexento de uno m) ma- 
gno prevelegio in carta meabraoa. Alora Moo^ìgiiofe se fece a noi 
domanda se queste era la verità. \oi decisimo de si; e se lui volea, 
Gbe noi V andarebbe a tore. Lai dise che lui ad noi dui se credea. 
Alora noi pione ardire in %'efse de lai , et pregooe che lui volese e- 
ser contento de digoarse d* arieooiaDdarise al nostre ^tuiUt^ diandri 
hi stato presento quando la $> dal óìUp papa Julio area uèbièóbU^ 
per Dui et viste el ooaiermato loto m^Ue milicie. come nele sur>e 
nuine, et li prexento a sooa mensa se retrovaoo tato, et come lui 
tato i avea benedelo et crjafonnato, coa»e ad pieoom iodreto in que- 
sto a e. 106 n* e parU ad plenom. quando Ini avea mandato per wh 
e dato dita sooa badeocia . «mdc voi sapito. — Se xmUn ti, R.*^ tà 
intendro qaestf> al dito ipMArf: Senato. I'>re ^ ^tnwf ti^Mrt mniUp^ 
per eser s«i m<ii^>re d-yatii!» — : ei fri^e ìli huiin^nfsUteriUf lui e dito 
M. Carlo faces^ot: Lai ò-viiArrt» a ofp^r*: >rrMU# ttt^ l^/re hrJUi^f stì to- 
to: — perche ve asoa» c>ri*iiefttecii> . ^vite b xt iii^t/?^ v#i canili 
piDto per aver lore ìhuj uirnénLale qaaj»i 4i fa cnalo a 4ita tiVit ^ 



n 



470 

Ravena, come ut supra, inante che voi fusene nostre protetore — . 
Alora lui se feze resposta che le faria molte volontiera ; mo che una 
gralia volea da noi, che acetasirae soi ppivilej?io per vulerso lui co- 
ronare poeta lauriato. A queste noi resposeiie che per niente noi non 
al volea fare per più raxone. La prima, nostra milicia dela instoria 
è nemica mortale dela povesia; perchè lei non dice mai verità, e la 
instoria non dice mai bosia. E più, che molle anno prosimo pasato 
noi indignamente fune coronato historico, come aprese ad noi n' a- 
pare tri hotentico privilegio in carta menbrana (*), le quale fune vi- 
ste et api'obato per la S.*» dal dito papa Julio e da quello conferma- 
to, come voi sapito, per eser prexento, come ut supra. A queste lui 
respose dicando che era la verità: tamen che lui volea et comanda- 
vase che per amore de suoa e nostra patria Felsina, e po' per suo 
amore de lui, e po' per V onore de tanto nostre gram fatico et con- 
tenuvo vizilio, come lui ave inlexo da noi, che dovesene eser cx>n- 
tento d' acetare tale soi dito privilegio; aprobande per suoa ed altre 
autorità che instorico e poeta tramedui fune de contenuvo cose no- 
tando; per al che V una non pò proibire V altra; per al che a quela 
tale ie possa acadere calonia alcuna. Ultimatamento noi ie fecene re- 
sposta, che per modo alcuno non voleano come aveano recusato al- 
tre volte sopra tal cosa Monsignor H.°"o cardinale de Pavia, al pre- 
xento defunto. Et II tesene bona nostra licencia, et partisene, et a- 
dusene dito nostre quinterno a casa. Partite che nui fune, fece dire 
la suoa mesa, e poi fece tale nostre anbasato al nostre Sonate, et 
abe de suoe promisione al tuto de quelle tanto che per noi avea fa- 
to domando. E poi ie feze intendre come noi non aveano voluto a- 
cetare tale soi previlegio, come ut supra. Tamen de novo mandava- 
no dui soi camarere per noi; et zia noi erano per via, che tornava- 
no a sapere come lui avea de nui hordenato come dito Senato inanto 
a suoa partila. Tamen come nui fune arivato, avea date e deva gra- 
tisima odencia. E po' andò ala suoa mensa. E noi