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Full text of "Della historia di Corfu descritta"

% 






3otia c^ams 



rar^- 




N THE CUSTODY OF ThE 

BOSTON PUBLIC LIBRARY. 




5HELF N° 



ADAMS 



DELLA 

H ISTORI Ai 

D I C O R F V 

Defcritta 
DA ANDREA MARMORA 

' NOBILE CORCIRESE. 
Ll'BR.l OTTO. ^ 



AL SERENISSIMO 

PRINCIPE 

ED EGGELLENS1SS."° 

S E N A T 

DI VENETIA. 





VENETI A, PrefoilCum, M.DCLXXII. 

C<<" Con Licenza de Superiori , e Prmilegio . 



■ iii » g«r;<% ,yy 




WCBrontley Er(^/ oE AbJjerlejVorcefterJbhe 



ADA^IS 



ni-^^ 




^ SERENISSIMO 

PRINGIP 

ECCELLENTISSIMO 

S E N 








L L'epilogo delle glorio, 
ch'è lo fteiTo^che direna voi 
Sereniffimo Principe,con- 
facro vn Compendio Hi- 
ftorico, che chiude i volu- 
mi de' fatti Corcirefi, fi co- 
me quello reftrigne gli Annali delle ma- 
rauiglie del Mondo . Picciolo è il dono , 
che fi aggira nella circonferenza dVn Ifo^ 

la^ 




la, e non conuencuole à chi rende , con la. 
fama, incapace il vafto giro dell'orbe : ma 
fé ogni gran Circolo fi contenta di angu- 
fto centro, non deiie la Serenità Voftra.^ 
fdegnare nel libricciuoloilmiohumil^^ 
vaffallaggio . I Leoni generofi, che ribat- 
tono con la forza le violenze , accolgono 
piaceuolmente gli hiimili, e fi legge, ch^^ 
taluolta riceuefl'ero da mani offequiofi^ 
qualche minuzzolo . E fé il Leone è di 
Venetia Tlnfegna , come potrò io dubita-? 
re , che la prefente operetta , con ogni più 
baffa riuerenza, alla Serenità Voftra da-- 
me prefentata,non habbia da incontrar^^ 
la benignità del fuo genio ? I Mari , do 
quali Voi Serenifsimo tenete l'Imperio , 
non rifiutano l'omaggio de' rufcelli ; e nel 
medefimo modo accolgono i Rigagni, <^ 
le acqueRegie del Po,che al vofìro Adria 
tico rendono copiofo tributo . Neirim- 
menfo Dominio dltalia, che in bella par- 
te alla Serenità Voftra foggiace,non le fo- 
le Città magnifiche fi dicono di Venetia , 
la quale gode pur anche di effer Signora.^ 

delle 



lafciando il mio dono , auguro al voftro 
Seremfsimo Dominio la duratione del 
Mondo , il quale nel fuo giro tiene la Ve- 
netiana Republica, quafi di nobile anello 
gemma ben pretiofa . A ogni vno poi'ru 
particolare,che del Corpo gloriofo è mem 
bro, gli anni di Neftore , la felicità di Au- 
gufto, e la pace di Ottauiano defiderando, 
Rumile , e ojfTequiofamente mi confeflb 

Della Serenità, ed Eccell. V V. 



VcRctia 11, Nouciijbre i6yt. 



Bamiltfs, Deuotifs.eSmfceratifs, Suddito^ e Scrué 



Andrea Marmerà. 

b AL 




L LETTORE 





/ come non <ui è y fecondo Diodoro nel 
Proemio delle ^ite di Filippo , e Alejfan- 
droy cofapià ^zrtile^ e gioconda di *zfna^ 
Storici y ben compojìa'y così nonjitrmua^ 
lettione y meno dtletteuole della jìejfa^ y 
quando le fue parti non fon* ordinatamen- 
te tejfutey e fallano nelle regole y che l'arte 
a gli Scrittori prefcriue . ^anto tifare ciò fa dtffictUyil cono- 
fce orni ^noy che sd gli elementi , che formano l^Hifìoricomi^ 
fio y in cui fi deuono inuefltgare le Perfone y le Caufcyil Luogo , 
// Tempo y il Ad odo y t /frumento y la Materia ycla Cofa^fen- 
za chef '■veggaycome parla Str alone nel libro primo del la Geo- 
grafia y col T>ero tlfalfo y con la realtà intrecciata lafauola . 
Hor chi negli anni y cheyfglt di Saturnoyfon dimrati dal geni- 
tore y potrà tali circofanze trt^ottare ^ Se i luflri mmiono y in 
tìpialgt4Ìfaponnafar diptere la memoriay e illufrare con a/eri* 
aere narrationi le carte ? E poi yfe l*Hifloria è nel Greco idio- 
ma ijna ferie di attiom fatte y com*è pofsibtle rintracciarla con 
tante interrutioniper mancamento y non dt chi fece y ma di chi 

fcrtjfe t 



fcrip / Molti luwi^ egli e ^eroy nelVofcuro dell'Antichità hi 
ritratti dall' ingegno luminofo dell* Eccellentifsimo Signor Gio" 
uanni Cicala ^ lettore di Fdofojìa nel ^ò di P adotta : qualche^ 
aiuto nelle medaglie mi diede il Signor Spiridione Aulomtiy 
'Nobile mio Concittadino ^ che nello Jìudio delle cofe recondite , 
henchegiomne d*anniynon la cede a' piti *-vecchi:ma in tanto bu^ 
ioy che mi poteuanogiouare due^tutto che fplendentifsimey faci ? 
Io T^er amente ^ tali cofe confi der andò y ho per molti anni ripu- 
gnato à dare iìt luce la mia Storia , che farebbe nelle ombre ri- 
mafia y fele continoue ijìanze degli amicmon m'haueffero per- 
fuafo dfar la mia parte nella comedia del biafmo fra molti re- 
citanti di picciola leuatura y che pretendono applaufi nella fcena 
del Adendo , Si aggiugneua al mio genio refìo Vaunertimento 
di Lucio Vtues y che più y com'egli dice y del f oggetto -^ dà gufo 
à chi legge la buona elocutione dello Scrittore y per la quale fono 
cosìfamofi Liuio y Tacito y Tucidide y e altri , così Greci y co- 
me Latini : onde y non potendo promettermela dalla poca mia 
efperienza nel comporre y flimauo meglio lafciare ^na Selua , 
ò raccoltay a qualche penna y della mia più elegante y e meno in- 
feconda, B che puh fare neW Italiano idioma njn nato fra* 
Greci ? Cor fu e la mia Patria : e ciò bajìi y per efprimerCy chc^ 
ilLatio non mifomminijìra quelle '^oci y che fon necejfarie a^ 
njn parlare y ne natio y né molto familiare alpaefey oue nac- 
qui . Ma non iflimerei quejlo di grande rilteuo qualora mipo- 
tefsi accertare delle altre parti della Storia da me y con fatica , 
non so peri) fé con ?netodo , ricauata dagli Annali y e da' Ma- 
nufcritti y che logon dal tempo y appena mo frano intero qual- 
che carattere. Mi confola folo il detto del mede fimo Viues y 
Satis eft Hiftorix fi fit vera \ e in ciopoffo affermare di noti^ 
hauer fallato s hauendopm toflo le glorie dell' /fola , e Patria^ 

b z mia 



miafojlo in dimenticante , che ^ trouatela dulie , ofofpette , le 
habhia io ijoluto inferire nel mio racconto , Del reflo confejjo , 
chey toltane la rueritày in tutto fon di fettofo : nella lingua ^ 
perche Greco y nella frafe , perche forafliera y nell'ordine yper^ 
che avario )• e nella dmtfione y perche intricata . ^indijìimo 
di meritar compaf sione almeno come accufator di mejlejùo yfe 
pure (hi legge non njf^olfare meco l'njfficio ài Giudice rigor ofo, 
che condanna il delinquente ^ qualora confejfa le colpt j e non 
*uuel fomigliarfi a Dio , che m tal cafo ajfolue gratiof amente 
t rei nelfuopietoftfsimo tribunale . Mi dirdjorfi alcuno y che, 
per euitar tale contingenza , doueuojìar nel mio nulla : egli è 
<^ero ri (pondo y ma chi agli Amici , e aW Amore può far refi* 
fìenza f ^elli han njoluto y e quefìo m'ha indotto d non la* 
fciarfenzjt ilfuo Scrittore Cor eira . £l la fola non l ha ^-fapen* 
do per altro y che la Ionia hehhe , in compagni a di MileiOy Cad- 
rno y che reggi frò leattioni de'fuoi popoli j Lampfaco y e Creta 
mento Curone 5 Atene fu degna di'^n Xeno fonte y di njn De-» 
mocarcy e di njn Filocoro y / Focenfi ottennero Leone Alah an-» 
deo y Timeo Siculo i T ebani y / Rodij Zenone y egli altri Paeft 
Greci y benché ne gli antichi fecoli de* Feaci meno potenti y fu" 
rono tlluftrati da' loro Hiflorici particolari y de* quali manca^ 
no iCorcircfty perche il l or ferro y più che ad aguzzare penne y 
feruiua d recider e fila di o-'ite . Oh ! dunque tu pretendi ( af col- 
to chi mi rimprouera ) andur del pari con huomini , così info- 
gni ? ^ella confeguenza in ^ero yfe dme y chefol mi njanto di 
ccncfcer mejìejfoyfipotefe appropiare njnafimil fuperbiay con^ 
uemente d coloro y chefjtimano , hauendole di Coruo y maneg^ 
giar penne di Cigno . "Nominando quegli Scrittori non ho ^'vo- 
luto altro inferire y fé non y che il deftderio di non lajciar Cor ei- 
ra fenza chi hauejfe cura di palefarc al -mondo i fatti de' fuoi 

habi' 



hahltdfttì y hfhà mojfo d tl^nere d*mchtojlro ì fogli ; che nella 
(lefi> tempo moflrano con la bianchezj^ la mia candida fedc^ 
rverfo la Patria , e nel nero la mia ofcurafama nell' Accade- 
mia del ben iomponere . Accordianci di^^ratia ò Lettore : che 
non mi torna il conto co' difgujli yftil bel principio trouare de 
■Momiy € incontrarmi negli Ariflarchi , Dimmi y che preten^ 
di f Che ho fatto male à /lampare f Spontaneamente te'l con- 
cedo. Che la dicitura è bajjaf Non m'oppongo , Chela/erte 
non è metodica f 'Non ccntraduo , Chs la materia non e titt- 
fa di rilieuo ^ Stati per meffo . Che intreccio bugie t Hor que- 
jlo nò . Contentati del rejìoy lafcta?ni yfe non d'Hiftorico y al- 
meno ti titolo di yeridico , E fé molte cofe non le truoui preffo 
.degli altri y fappi y che pochi fi fono introdotti negli Archiui d.' 
Greci y epochifsimi in cjue* di Corcira y baftando loro il ridire i 
fatti di Kegni ijajli^fenz^ curarji delle Prouincie più ptccioley 
quafiyche fieno meno prodigi ofe le Iliadi y copiate in riflrettOy di 
quelle fcritte in uolumijc le Statue liuellate in angujìo marmo y 
de Colofsiycheijoleuano gli Steficrati fcolpire ne'monti,Non è 
di ogni più immenfa pittura ojferuata con manco fupore la li- 
nea tndiuf lille di Apdle y che fece tacere Protogene , // mio 
cerchio ha poca gran dczj^a , 7na il fv.o centro eforfipià ammi- 
rabile di quelli^ c'han ruafta la circonfercnta : breuefi moflra 
ti Circolo 5 ma l'Orizo^tey che lo diuide y e pieno di marauiglie , 
Dir olio con chiarezjji * Non perche Corfue Ifola Pigmea ri- 
f petto alle ^xltre Gigante jfe y non e nuriteucle y à pari di quelle y 
degli encomi^ e delle lodi y come potrai njcdere yfe hauratpa- 
tienza di leggere . Jl<li refafolo di auuertirti , che non detti fi- 
mare arroganz/i la mia^ nella ded/catione di quefa Operetta al 
Serenifsimo Principe j poiché i Grandi di ogni qualunque dono 
fogiicno compiacerfiy qualora ^^enga fatto per ofequio , non per 

fupcr- 



fuperhia . Vh Re di Francia non rifiuto le rape diain Conta* 
dina , So y che gradirà il mio Sottrano il mie libro , che^ benché 
hafo y èfcritto da njno , che non la cede à chichefia nella riue- 
renz^ di fermio y anche col f angue . ^e altrimenti permetto- 
no le mie ohligationi , emendo per fua benignità arrmllato nel 
fiumero della 'Nobiltà Corfota 5 benché per altro la mia Cafa^ 
daW Imperatore EmanueUo Comnenoy in fvno Prmilegioy chc^ 
originale conferuoyfiaflimata di fua Famiglia y e anticamente 
godejfe Feudi co Ifol* omaggio aW Imperio . Leggi dunque fen- 
za liuore ye fé Rincontri in qualche parola di Fato y dt Dei y di 
Defìinoy efimiliyfcufala come trafcorfo di penna y non dimena 
te yfempreff^a à conferuarmil nome di Cnfìiano , f^iui felice. 




MARS 



MARS ARMATVM , MINERVA DOCTVM , 

ANDREAM MARMORAj 

Suum illcfuum haec praedicat . 

Litem componit 
P. S. e. R. 

£PIGRAMMA. 

CErtatim Martis contendunt iura Mineru^ : 
Appetii elle fua hic y appetit illa fibi . 
Turba fimul Procerum Martem comitantur ad arma j 

Inde Academi^ iura Minerua par^t . 
Cedite certantes : A N D R E A S Corphius ardat . 
Sit Mars dextra tibi , mens tibi Pallas erit . 




FA- 



FAMIGLI 

DELL'AVTTORE 

'Breueìncnte defcritta 

DA VINCENZO MAZZOLENI 
patricio crete n se. 



^egiata trono la Famiglia Mannorana fin (la'Jecoìi re- 
moti della più cor|5Ìcua , ed antica Nobiltà, che vrn- 
tafl'e la Grecia ,♦ e le bene le ilrane vicende del tempo, 
e gl'infaufti auiienimenti delle guerre , che fconuoire- 
ro l'Imperio Argino , fecero rifentire dolorofe cata- 
flrofì allo flato aella mede/ima, non perciò fc^uì, che 
dalTEgreggio Tronco di cfia^non pnllulancro Tempre 





mai à defraudarle il pregio dell'origine; ma conferuandofi vino, ad 
onta dell'oblio > nelle memorie de'Pofleri , coiradditarne perftipite va' 
Emmanuello Comneno Imperatore , allringe ragionenolmente ogni 
vno à coni^ituirla nel fuperlatiuo d'vna Reggia conditione , confeiran- 
dola capace delle più fublimi honoranze . 

L'anno II 15 Emmanuel Comneno Imperatore Conllantinopolita- 
no , fopranominato il Pacifico , priuilegio Giouanni Comneno , Alia- 
lo di Georgio Marmorà col dominio delllfola di Proconiiro , fìruata_^ 
ne'mari dell'Afìa , che fulTcquentcmente à Georgio iìc'ii'o , di lui degno 
Nipote j per le fegnalate fue attioni , che l'arrichirono di benemeren- 
ze, è fiata la Giurifdittione medefìma confermata daEmmanuello 
Comneno Difpota , e Duca di Morea nell'anno 1224 con aflbluta po- 
terà fopra ìe vite, e foUanze di quelli fudditi, da goderli fucccllìuameu- 
te dalla di lui Profapia , non <^Qn altra obligatione , che di foccorrero 

e "la 



iaMaerti Imperlale fntempo^itrauagl io con quattro nanìgli armati 
di (okhtcka. y e remiganti à fuoi difpencHj , come diti'iiùmente va com- 
probando la ierié tlcrfcguente Diploma , rOri^inalc di cui in Idioma-* 
Greco , permane qiul gloriofa reliquia apprelìb l'Auttore . Bic'cgìi 

AIA'* XA'PIN TOT"' nANTOATNA'MOT eEOT" 

E'MMANOYHA 

K O M N H N O S 

KcU Al«So>^OC TTOCaHC AuTD)tf aT€ia6 , 

iS BacnXeoc P ojjicawir • 

^ù)Y i;ì^3-pS>'/i^t!VTDg • ^ksrajuròv ù rijt/Mi; ^pdriHfS^ j S&}pn^opV(i/,^JOt 
Tj;^icl>ca.^ltvifJdyzluiy f^flj rueripctv ^eitzv ^ rucc^TrÓMuov y^ctd-'tì.uco? 
iyetpó/L^jOì' /Sofid-etet? yC^*^ cwj^pduòvrct; , Ó'^ar iìig 0Q'fiB'SiUs uìyi' 
fov cntìvog lipóùpn jtó'ng tóv EvycviTcJLTDi' , (t M«) uAoT^iTré'TcìTDV Kte^^v 

fiCty /(l'Spct TtJUtOV-i t^ ÒctpiTO'J <y fXiytiXÓB-0 /AQV -i^lv StOì^JLfJM m^pi-iOUi 

Ig 7rc>Xdzi^ VTTip TJJC rifJ.^v Boi<r/A«(aj^ SaJctTDv I Af;-' i/yJic^uTO 5 tcwTOV 
.'TTCipi^o/jS^/.-cc c-U ^fff'ZQpiigit,ivèujó^g^yJji ctvclyzizg }}/aS)v . ^ ro/y.ct^cv 5 

vVjj Kcitu izév VuXùii' vìz^jìy CipopLiv ^ Téra^ ''^S'i<vzov'n^ '7ra.a7jg Ug- 
XiùùQ ^tayac 7TÌ; nutripu^ 'Rao'iX.c^a? j "^tcis wo/^.'^' aZjzS 1 mj n.a'tiy TLpO" 
atx.'Yicrov /MTct Tctha/ tÓttcov, ffj^ yj:i)QjLCci' , 'in o i t'^j\ Tìcìvitììv iuv ^i^'tteto't 
ntiroiyXv'mv tLÌ'j-{-'cÓ7!:cà'j è^;H(rid<^£-i'j 5 éVt^ ì^vw, (^S-a.^^ó.Tù) r^ifdmiv ? e 

tìQ aTTctVTtt tIm ^CVCiltV i^i^eiV tdiUTToS'i^Xà^ j cài; i2kl/\.'iTCU 5 iS'if/tAV i- 



^trctcriv Traf'CtTtvog '^)c^v * ^ ^^'^'^^'^ Sujua^euriveL Thrcù zveiMTiCd^mour 
Ciuffi ci(^€iv ewToc, TE 5 (è ciTfcLV 77) Iau/tS Tcvot; }(^ ^^^o^luò y cag VTrdunf 

E'MMANOTH a , S-óiov Tti? yi/uiiipag BacMeia^ , ogrji; Trupi^onv rew- 

KOMMHNXX? TTùLTiTreò t2 aAfCtìd-ivyi^etiujucvkiTiCàpyi}!; cy tÓttùi» ^u- 
ro/SisAa /SifScuóxriag y ia.ìtu tivcov ctÀnd-aci x^^c^iffim >; iScif ttu^ouq 
rtug rijuiTipeuc e&vctyìccug , (è 7roXif/.otq yijulv /Son^'^uJat» mQjLW è yif/.eiz 
TW vuZ ùa-oJUTtdg (ìaXófxi^aL , c^ «.waJi/ ^W ìLcfmmK^jci^i^eu zuid Kcupcv 
TTO^^ijuLii iyig rifAm ^cta-tXsici^y tìKoÌa tw et^t^juèv liascipcL^ c§ ewTÌig Si iìic 
Nwcy raZ'Hit ìtaÀcec Ó7iXì(^i<Q'cu 'izn oupi'mvy oTÌko^oL^Vy (è otjAojv fJc ThJ 
^(^uKàfn^cu TTìv Vtcta-iXeimy ^ utt'oi^cTéi/oV ^X^P^ Vix,n^twcu • Tctc/- 
Ttt yiypciTi^cuy (t òanjuavS'cv'nìt mwri^cog cf rri M/bLiiipct Efleo-Awccj t?jt« 

iv mIwÌ l'ahìùù 1 13 tvSiKricóvot; ^ B^Tvg r4 ^ i^'« 

E'MMANOTHA K0MNHN02 AOX"a 




E trafportato nella lingua Latina fuona di tal te- 
nore^ , 



e z 



EM- 






MMANV 

COMNENVS 



Dei omnipotentis grafia Dux Peloponnell;, Romania^ 
Defpota, & Succeflbr totius Gra:ci Imperi] , 

Onfiderantes nos, iujiijfimum cfie illos , qui Trine ipiimj at- 
que ^cgum iujfis abtcmperant liberiti qi^e animo fubjer^ 
uiunt-^ quoms honore , ne proemio dìgnos ejic habendos, cos 
prafcrtim . qui dulcijjim.: vita. , i^ inueìitutc contewpt^U) , 
grauiuìn bellorum pcricfil's caput obii £l,int prò Imperato- 
re Jno , cum alienigenis hoftibnsprcsliante ; id enixè cura^ 
mus vt pramijs affiaantur illi , qui abietta quacunque oc- 
cafwne-, ac neceffitate, ani ctiam bello aduerjns nosfujcepto , promptijjimajn^ 
vobis opem tulcrunt . Hac de caufa cum exploratum habeaynus ^ quanto no- 
bis avxilio fiicrit NobiliJJìmus , ac Magn.ficentìjjimus Dominus Georgius 
Marmora, Gcrmen Florentifsimum fiojìre flirpis , vir honefli/simus , virtuti- 
buscxcultus , magnanimus , ^ fortitudinis gloria inclytus , quia, & omni , 
fcienriarum genere, fapie'/itia, prudentiaque ornatus , qui fiCpiuspro mcolum- 
nitatc nofirilmperij meri fibi propofu!t,plurimis fefe offtrcns pcriculìs , c^ 
(qi'.ùd caput eft) alacriori animo nobis pr^fiofuit tum , cum gloriofam aduer- 
fus Gallos -viiloriam retulimus , eie6lis illis tx omni vrbe , atque Vroitintia 
nofiri Impcrij ; concediìnus illi, atque elargimur InfuLvn Troco>itfum cuni^ 
omnibus locis , acprosdijs, atque etiam pottjiatem in omnes illorum Incolas, 
ita yt in eos habeat ius vitae , d'" necis , profpiciatque omnibus prò arbi tratti 
fuoabfque yllo impedimento ; nulliufque inquifitiom jubiaceat ; ncque vllus 
eoriim, qui ibi dcgunt, pofsit ei rclu&ari , aut rationem petendo , aut merce- 
dem requircndo,fed pieno iure pojsideat InfuLmi, <^ dominetur tum is, cunu» 
totaeius Familia per fuccefsionem per inde ac fi eadem Infula abeofuìjfet 
exadificata . Huius donationis aliam quoqtte confimilem babemusfa&am ab 
Emmanuele Imperatore Tacifìco nojlnè Maieflatis Vatruo (qtnBeatorur/Lo 
fortem obtinuit) qui donauit hanc Infulam Nobilifsimo, & Gloriofijsi?no Do- 
mino Ioanni Conmeno ^uo antediBi Ceorgij aureo que figlilo donationem jir- 
piauit, adie&is obligationibus ferendi nobis fuppetias , quoties aut necefsitas 
aliqua pr amerei , autbellum ingrueret . Volumus proindè nos quoque, yt, 
graffante bello , quatuor nofira ditionis naues , e^x ipfa Infula bene infiruat 
tùm'B^migibiis , tum armis , armatifque militibus ad defcndendum nojin:?}]^ 
ìmperium, né ab yllo hoftefubijciatur . Hac f cripta junt in noflro B^gio Ta- 
latio, ^ ytjyloris eji aureo figlilo infidem munita . 

Datum antedi6io Giorgio 1 2 Tvlenfts lulij Indizione feptima , 6j^ 2, 1 224. 
EMMANVEL COMNENVS DVX. 

Da 



Da Giouanni Marmord furono generati Georgio , & Andrea , i cui 
toccato per naiura, come Primogenito , il commando deli'lfoU indet- 
ta, prcfe l'altro partito, mntando Cielo,di rintracciare la fortuna^ dal- 
la quale anco felicemente Icortato nell'alma Città diVenetia, gli tè 
rinuenire più ricco patrimonio, infignito col carattere della Nobiltà 
Veneta l'anno 1 26-}, e confe^uiti nel giro degl'anni molti honori , con- 
tinuò nella Prole la ina nominanza , che poi mancata la fuccefIìone_^ , 
rimafe tal Caia ellinta in quelle parti l'anno 1441, conforme il rappor- 
to delle Venete Cronologie . 

Soggiogata Maina ila ," Città celebre del Peloponelo, pafsò à Corfii 
Tommafo Palcologo iìgliuolo dell'Imperatore Emmanuello , e fratello 
di Giouanni, vnito al quale , approdato medcfimamente in quel luoco 
Andrea Marmerà con Nicolò ino figliuolo l'anno 1452, fiiiui da quel- 
lo lafciata la Famiglia , e {correndo verfo l'Italia s'inoltrò d Roma, do- 
ue dal Sommo Pontefice accolto con dimoftrationi ài gran flima , non_* 
tralafciò pure coll'allegnamento annuo di fci milla cecchini d'oro, di 
facilitarle il modo di mantenerli con lo fplendore domito alla fualllu- 
ftrifTimanai'cita . 

Antonio Marmora vno de Germi preclari della flirpe medefima , in- 
fultata rifola di Corfii da Solimano Rè de Turchi, reflò vnitamcnte-» 
con fuo figliuolo nominato Andrea lacrimeuole preda de'Barbari l'an- 
no 1 5?75 qual oltre le perdite patite nel Sualeggio degl'Infedeli, di coa- 
fìderabili ricchezze, terminò miferamente la vita fotto il giogo d'vna_> 
tirannica fchiauitù . Siridulfe quafi profllma alla total annichilatione 
la fchiatta di fangiie così eccelfo ; ma fortita la libertà di Andrea l'an- 
no i57^,rauuiuòllìlafperanzadifcorgerla rifortacol primiero luflro 
nella propagatione . Reftituiflì egli à Corfù efauflo d'haueri, non meno 
per gl'infortunij fcorfì della cattiuità, che per l'incidenze iunefte dell'- 
inuaiìone predetta ; onde per riftorarfi in qualche parte le di lui cala- 
mità,non fu l'carla la munificenza fpeciofa del Sereniillmo Principe Ve- 
neto di riconofcerlo con fette compartite di luoco di cafa , tanto più , 
che per erriggerfi le muraglie di quella Città, conuenne fmantellargli 
la propria. 

Colata la difcendenza di tanti Perfonaggi nell'vnico rampollo di Vin- 
cenzo Marmorà non ha egli tralignato dagl'Aicendenti ; anzi moftrara 
hereditaria la generofìtà eli efiì,pcrfuafe con l'efficacia de luoi meriti la 
publica liberalità à decorarlo maggiormente col grado riguardeuole di 
Caualierc , dichiarandolo pofcia Nobile fra la Cittadinanza Corcirefe, 
preros^atiua à lui folamente concefla dalla grandezza Pviblica , mentre • 
gl'altri di quel Configlio , niente derogando alla Nobiltà dell' antiche^ 
Famiglie, col femplice titolo di Cittadini vengono tutt'hora chiamati . 
Stancatafi , cangiò ftile in quefto l'auuerfa fortuna , e raddolcitofi il ri- 
gore del dettino, conuertì le pallate fciagure in contentezze, reftitucn- 
dogli le fmarritc facoltà degl'Auoli , mediami le quali abbondantemen- 
te hora fpicca la magnanimità de fuperftiti fuoi figliuoli Andrea , e Spi- 

ridionc 



ridione;; poiché Antonia, che fu il terzo loro inferiore fratello , (òg-^ 
giacque nel verdegf^iare dell'età trofeo delle Parche , doppo hauer da- 
to fàggi di fpirito ben eleuato . Pofìergatadalui la quiete del Patrio 
feno, tratto da bellicofo inftinto , portòfi in Leuante col feguito di fette 
huomini d'armi à fue (pefc condotti, oue nelle turbolenze più horride^* 
contribuì piene tefiimonianze d'vn animo ripieno d'intrepidezza . Neil' 
incontro della vittoria Nauale, riportata con inaudita gloria dell'Ar- 
mata Veneta l'anno 165Ó , nel canale de Dardanelli, con l'efterminio 
deirOttom.ana , trattenendofi Egli fopra la Galeazza Capitania, al!'- 
hora ailìftita dalla virtù iìngolare dcH'Eccellentiffimo Signor Giofeppe 
Morofini, fegnalòil fuo valore fotto la fcorta del Publico riuerito Vef- 
ffllo . Fortunata fu la congiontura , hauendogli valfo ad'autenticare-» 
vn'incorrottafede,e d'aumentarfi il merito, col fondamento del quale 
ad'immiratione del Genitore , fi guadagnò la dignità di Caualiere , di- 
(Iribuitagli dalla Publica gratitudine , in rincontro de fuoi commenda,- 
bili diportamenti. 

Albergato vrbanamente li primi anni della proflìma ceffata guerra.^, 
in cafa dj efli Marmerà , nel tranfito , che fece da Corfù il General Gii- 
das, fpedito da Venetia alla direttione dell'Armi in Candia,infiammòifi 
la diuotione del fecondo fratello Spiridione à feguitarlo ; fi che eCequi- 
to il fuo lodeuole proponimento , & andato à trauagliare con duo ter* 
iienti à fuo foldo mantenuti, diede à conofccre in quelle difaflrofe con- 
tingenze , che ad'altro non afpiraua , che di glorifìcarfi nel feruiggio 
del fuo naturai Principe, nella guifa palefano moltiplici atteftati de ài-' 
iierfi PiibliciEccellentiflìmiRapprefentanti . Andrea medefimamentc 
il maggiore de fratelli , propenlo all'Armi, ed agli Studij , non fcansò di 
manifeftarfi all'occafioni, non meno fufficiente ìiegreflerciti) litterari;, 
che habile agl'impieghi di Bellona i mentre all'opre della penna , ed al 
maneggio della fpa Ja, G è addattato l'attributo Ex rtroq-ue Cafar. Nel- 
la guerra del Polefine > ha foftenuto il pefo decorofo di Gouernatore-* 
di Caualleria , qual ancorché folfe in quel tempo nella verde fia^ione-» 
dell'Adolefcenza,, non gli fu ad ogni modo difficile di contraiegnare 
nelli cimenti perigliofi di Marte, vn robuflo corraggio, ftabilendofi nel 
concetto di prode Guerriere . 

AfiiinfeEgUrarduaimprefa di compilare THifioria Corcirefe, non_. 
eflendole r increfciuta rindefeflà applicatione dì più lufìri, nel progrcflò 
de'quali raccolte con fatiche intolerabili le memorie difperfe della Pa- 
tria , efprelfe col mezzo di fierudita compofitione , che fé le rimanenti 
Città della Grecia Ci gloriano d'hauer cadauna hauuto il fuo Scrittore 
natiuo, Corfù non altrimentepuò andar fafiofa, eflcndo vfcito dalle fue 
vifccre THiftoriografo deproprij vanti. Qual fia nell'opera ftefia la dol- 
cezza, e l'energia della frafe , comprenderàffi dalla lettura ; poiché gli 
sforzi d'vn fiacco dire, mioco vagliono à circonfcriuerla . 

Fiorifce ho^gidi quelta famofa Progenie nel rifpetto, e nelle fortune, 
connumerandofifràlepiùhonoreuoli, ed opulenti di Corcira. Nella 

fplcn- 



Tplendidezza del vinere , fa imparegnJcibilmcnre apparire la fiia cotia- 
turale magnificenza , prefernando neìi'operationi il deeoro de' natali, 
che appreflbmolf altre raie qualità, fuoeriore ad'ogiValtTa la rendono. 
Noncedeà chiunque fi fianel zelo verib il Publico, haucndo in tutte le 
rapprefentanze , rimarcato refquifitezza della feddtd, che gl'ln^{longe 
robliso d'ottimo vafTallagi^io . Cortefe con gli Compatncij, fopramo- 
éo benigna con gTErteri , lincerà con gl'Amici, pietola con li Poueri , 
Sff.'bile'con d'Inferiori, ed i tutti fauorcuole, non vi èchinonhabbi 
ifperimentato gl'cftetti della iuabeneficenza,e chi non tflalti lacontra- 
tìiftinta human itdche l'accompagna. 'Corrifpondente è l'habitatione 
di tali Signori alia tempra \\d loro Eroico j^enio,cònfìftendola ftruttu- 
ra d'Ella in fabrichemagifiche,'e fontuole, che come l'arte ndiTfle quel- 
le in eccellenza perdette, così à foggetti grandi, che giungovio à Corfu, 
fcruonobene rptiTo d'agginftato alloggio. IRitiratifi nelle trelloleh 
prcfidiifoprananzatiallaToracirà delle fiamme e ferro holble, attefa 
la refa della piazza di Candia , non trono ricoasro proportionato il 
Marchefe fant' Andrea, già General dell'armi VcriQU , che nel palazzo 
di Marmora, efibitogli con applaudita prontezza » 

In fomma chi volerle adeguare con fimetrica narratma le copioie 
preminenze della CafaMarmorana-, bifognarebbe formarne volumi, 
riufcendopcr altro temerità il rifìringcrle nelle aiignftie de fogli. Mi 
fono accinto tiittaiiolta xilla breuità nulla dubitando d'efler tarlato 
cl'inconfideratezza, come inti'aucnnei colui , che propofe d'effigiarne 
fra li confini d'vn monte le grandezze d'AleffandrOjquaiì che dal rift ret- 
to d'vna montagna hauefle d'attendere l'immortaliti quel Monarca, le 
«glorie di cui , volendofi bafteiiolmente delincare , appena capirebbono 
ìiell'ampia tela dell'vninerfo . Non è riprcnfibilepcrò l'ardimento delle 
mie rifolutioni , fouuenendomi ch'Trfintiera Iliade fu ricettata nel bre- 
iie concauo di picciol noce,e la Diuinità degl'ifleUi Numi in puoco fpa- 
tio viene dall'ingegno humano figurata . 







a.y 




lCf> 



Tu Eùywe^otTO), S Aa^mpoTaTa 

A'NAPE'A MAPMOPA'NXÌ 

Ek-MàuiS KEPKTTAS IWcx(;. 



M 



Ahio-iV TToT^cà rm ttùlKo^ ed cnAih; . 

Maj^/bLopoLVog , y^d-^aq Ilwr^iìo(; Wo^JlIuj . 
0\fBim ^X^^^ ^<^7r^^ T^'y oà^pctg n (pip^cru , 

Liidouicus Torrodeus 
Gallus Rorhomagenfis 

^iXta? jUi'iifAÓa-iwov Corcyì\^ Jcrivjìi 
Anno 1668» 



ALL^ 



A L L' A V T T O RE. 

^^^^^^ 

SONETTO. 

COn erudita penna, e ftil facondo 
Defcriueil M ARMOR A* grAlcinoipregij 
Le glòrie accrefce à fuoi talenti egregi , 
Mentre rende immortai la Patria al Mondo. 

L'Oblio conculca , e lo deprime al fondo , 
eh a Corcira inuològranticlii fregi 5 
De Feaci rauiua i fafti Regi, 
E ftabilifce lor fiato giocondo . 

Se ne le prifche età fiorì famofo 

IlDrepanicofuol; d'ANDREA Tingegno 
PiÌ4 cofpicuoraddita^eluminofo. 

Quanti fcrittor'hebbe di Grecia il Regno , 
Cedano il vanto alMA R M O R A' Gloriofo, 
Che quefto è d*ogni honor affai più degno . 



Infegno di maggior dimtiom, 
V. M. T, C. 

cf ALL'- 



I 



ALL' A VTTO RE. 

C^Su t^ilt c^ c\^ c^ «**■ 
•v«4 «%> '^^ """V* ""V *%* 

s o N E r T o. 

Nchioftri nò r ma balfami pretiofi y 
Verfàdel MARMORA'lapennaaltieras 
Sublimaci la Patria à gloria vera, 
E ibnoi parti fuoi marauigliofi . 



Uetànon ha per lui denti dannofi 
Mentre Fama immorrai è fua Foriera : 
L'atro liuor confufb indarno fpera> 
Vibrar à danni fuoi fiati dolofi ^ 

Tacinfi i fafti^ e le memorie antiche 

Di Feaco> e d'Alcinoo 5 ch'hoggi riiplende 
Corcirapiàd'ANDREA àie fatiche^ 

Da Profipia ImperialEglidiicende : 
Conferuògli Virtù le ftelle amiche; 
Onde chiaro fra Dotti ^ anco fi rende ^ 



M dmofhatione pure di fer- 
uorofQ affetto ,. 

r. M. T, e. 



Ioan- 



Hfk KEPKTPAI'OXS 
A'NAPE'Or MAPMOPA" rZTOPI'AS 

Ioannis Cigalas Nob.Cyprij, in celeberrimo Patauino 
GymnafioPublico Philofophiae Profeflbre . 

Hy TTpOOT^C TVC^éuTE JlOt-^élJ/ pGtfiTHpOQj CcGÌ^HQ 

E^Aa^/TCÓo^/ ttoXécopj TraTei^oQ ujmeTtpHQ, 
Kou TToaop Hgiq'ti'O'otp qiì 'TTToXijno/at 'koXitcu j 

IIpo^popfcooQ &'§cit(d'f xXuTO TroXuiq-opa /Si73\op 
A' N A P E' O T 5 luì T£u§e KU^aXijioi<^ xa|ioc'n)zc « 

Tou;t);{ -^op TOKkOùy jiEyotXoópujia tpyoc o-OLfa^-ctC j 
A axoTcc;v \h3*hi; o?jLi^£>ca\u'Nl.g |;£^oq 5 

Ez'c 4^aoc ^La'tyKcjU) ottooc olà haaoj^Tìj. 
EV TTzyuTcuc TToi^coy o'^l'iyóyoòY irpccKiai, 

H'£7r<^ UJH£T£pOZQ «pX^T OpO^CTl 5 X°f'6>«F* 

£ pya ytp Hpcooo^ Sajuaft ;\^ót/oq • a^' ìya juiVvV 
A'^SiTa , ^5 ivpoyóyoùy »tdc £acoa£ xXta • 



c 2 COL- 



COLLVSIO NOMINIS 

E T 

O P E R I S Ave TORI S 

Conferuntur enim hxc 

MARMORA5 & MARMORA* 

ANDREAS , & A'NAPI AS 

Quafi ftatua fit ipfe Marmorea in iEternitatis Tempio. 

<^k* c^ (\* c\* f^* r^kk 

EPIGRAMMA. 

MArmora teflantur lahentis tempera Mundi y 
Tempera fed tollunt Mormora dura quidem. 
At faptt A*ND R EAS . Ductt de Marmare nomen , 
Tempora commemorai , Marmora firma facit , 



Ant.Ab Aqua I.V.D. 



ALL'- 



ALriLLVSTRISSTMO SIGNOR 

ANDREA MARMORA 

NOBILE CORCIRESE. 

SONETTO. 

FAmofa vn tempo ^ e rinomata vifle 
Feacia all'hor ^ ch'accolfe in grembo i Regi . 
Accrebbe poi de lafua Fama i pregi , 
Spinto à quei lidi , il naufragato Vliflè . 

Ciò, che di Smirna la gran penna fcriflè 
De gli Horti Tuoi , deTuoi Giardini egregi , 
Recò al nome d'Alcinoo eterni fregi 5 
Ond'è che illuftre ad ogni Clima ei gifle. 

Belle, Corcira ( è ver) fur le tue glorie : 
Ma girne hor dei, con piii bel grido, altera . 
Cedan le prifche à le recenti hiftorie . 

D'ANDREA la penna à più fublime sfera 
Hoggi t'inalza . Hauràn le tue memorie 
Sì lungo il dì, che non vcdràn mai fera . 



F. L. L. 

I.N.D. 



I. N. D. 

DE 

ANDREA MARMORA 

Hiftorte Corcyrenfis Scriptore primo, atque 
lUuftriflìmo, 






Ifsfclyta Ph^acum qu^e njirtus gej^erat olim y 
Aut face , aut hello , delimere dia , 
Marmora fed Patru^ (^ magnommfplendor Auorum : 

fsle lateant , darà frodit m Htfloria . 
Jldator erit pojìhàc Corcyra gloria : quando 
Tpicydidis famam iaElat^ (^ ipfafpth 



Nicolai Mozzancga 

i€ternum in Ciuem fuum obfequij 
argumentum . 



ALL'- 



A L U A V T T O R E. 

I D I L I O. 

DA Cherubin fourani , 
Fùlapenna diuelta 
Del M A R M O R A'Erudito j 
Quindi con frafe fcielta. 
Spiega ad*onta degl*anni 
Li Patri] fafti in ftil molto fiorirò : 
E in quefte bafle riue. 
Pieni di fuon celefte , 
Son gli accenti, che fcriue . 
TacinleMufè Argiue:, ^ -. 

Ammutiichin di Roma gl'Oratori 5 
Sparge egli a cokiuar grAlcinoi vanti. 
Più purgati fudorij 

Che riflettono al Mondo alti iplendori . 
D'Egregi Cigni i canti , 
Cedano à lui gl'honori ; 
Mentre THiftoriafua chiude ftupori. 
Di Corcira la Fama 
Solo per lui, Ah dorate fpande, 
E le (Glorie d' A N D R E A , fon fue Ghirlande» 



In fui/cerata rimoflranx^<^l'J[ccademic9 
^jjicurato di Corfi) , 

Noi 



Noi Reformatori dello Studio di Padoua . 

HAuendo veduto per fede del Padre Inqiiifitore , nel Libro intitc- 
lato Hiftorìa di Corfù , defcritta da Andrea Marmora , non_^^ 
eiierui cofa alcuna contro la Santa Fede Cattolica , e parimente per 
atteftato del Segretario noftro , niente contro Principi, e buoni co- 
flumi , concedendo licenza à Stefano Curti , di poterlo ftampare ; of- 
feruando rrordmi . 
Dat. à 27. Luglio 1672. 

( ^luije Contarmi C. !?.!{. 
(Nicolo Segredo C.T,R. 
( 

angelo Vicolofi 
Segretario, 




DEL- 



DELLA 



ISTORIA 

DI C O R F V 

Defcritta^ 

ANDREA MARMORA. 




LI'BRO PRIMO. 

ORFV, I/bla nobilifsima ^ pofìa.» 
nell'vltima parte del golfo di Venetia^ 
qtdnci bagnata dal Ionio, quindi dall* 
Adriatico , vari nomi hebbe antica- 
mente o dalle fauole, o dalle qualità^, e 
iìto, ch'ella poflìedc. Fu da Omero 
detta Scheria , che dalla voce Scoglia- 
fia deduce Euftachio , a cagione ;, che Cerere , partiale del 
luogo, trattenendo con le ìu^ preghiere il coriò de' fiumi , 
che da terraferma fcorrono in faccia deirifola , oprò, che 
no lì accumiilaflero ^rene nel mare,che la diuidejoiide,mai 

A vnita 




% Della Hiftorìa di Corfù . 

vnìta al continente, rimaneffe Scoglio, che rompe l'auda- 
cia de' fuperbiflìmi flutti 5 e in parte fpiegò il fuopenfiero 
fon le feguenti parole . 

O^Ttso; C4iXii^iì , oTi Tra/pòi tÌ kùlttÌ. Ayubcnt^o; S'ijjff-ty 

iTTl^éiufOU WLÌ^'? OLiTlKpV HVg/pa 7ro(^/ud^ fiVfJLX^ . 

Vn' Autor moderno ad ogni modo , guidato più dall'inge- 
gno 5 che dalla verità , l'etimologia di Scheria caua dal tra- 
fico delle mercadantic , deducendo la voce da Schara , che 
preflb i Fenici] fuona Mercatore Ifbla di Negotio: poiché 
nauigando i Feaci prattichiffimi del mare, a lontani paefi, 
da' quali trafportauano pretiofe le merci , dalle loro indu- 
jftrie, e fatiche diedero nome alla Patria , E par, che anche 
Omero vi alluda nel fèttimo deir Vliflea 

A'M'lqo'i J^ ^^'^f^^ ^^^^ ? 'è ^^^^ ^^^^ y 

H^civ oiyct?9\o[jSl/JOh TroXilwTnpóùio-i ^dKctùTM. 

*Non enim Phceacihus cur^ ejl arcus , neéjue pharetra , 
Sed mali , ^ remi nauium , (dJT naues cequales j 
^uibusfretipenetrantfpumofitmmare . 
Sia quel, che ad altri piace, io , in cofè di fecoli lontani^- 
fimi, la più vera opinione ftimo la piiìcommune, che, 
fecondo Dionifio ne' fuoi Comentari,chiamò Corfu Cor- 
eira , o Cercira , variando gh Storici a lor capriccio le let- 
tere. Di due Corcire truouo memoria ; di vna, fituata 
pure nel medefimo Golfo di Venetia , la quale da Valerio 
Fiacco vien detta Mellena : ma non è ella quella , di cui 
qui parlo 5 eflèndo fbggetto del mio racconto vn'altra più 
nobile , che tal fi difse , fé crediamo a Stefano , e Diodoro 

nel 



Libro Primo • 5 

nel quinto della fua Biblioteca, da Corcira Ninfa, figlia 
del fiume Afbppo, di cui Nettuno inuaghitofimboUa, e 
a quella Ifòla la conduflè : doue, pria di morire, partorì 
Feaco , dal quale la terra fi chiamò Feacia , e gli habitatori 
Feaci . Se pur non lice dire , lalciando a* Poeti le fauole , 
che Feaci appellaronfi i Corcircnfi da gli Arabi , nella lin- 
gua de* quali fignificano Eminenti; e tali cranoquegli 
antichi e per potenza , e per virtù : onde Omero li diflè 
A'yx^^^^^>^^^^ Beati^ed eguali a gllddij.Dalla medefima 
h'ngua fi potrebbe dedurre Corcira daCarcarra,chcde- 
notaTerra , oue fi viue quieto , o pacifico 5 poiché Carra , 
voce Arabica, che deriua da Carcarra , particolarmente 
nella decima congiugatione , fignifica quietarfi , ed efler 
ficuro. Non affermo ciò con certezza, benché /àppi, che i 
Feaci viflèro lungo tempo tranquillamente, confidando 
nel fito del luogo , e nel valore delle perfbne, che i popoli 
conuicini perfuadeuano alla riuerenza , non alle ofièfe. 
Onde Nauficae , figlia del Re de' Feaci , preflò il Poeta , fi 
vanta, dicendo: 

OvK é'cS* aij? uinp tii^òq ^poiig , itèymTctfy 
0'^i>civ ^ocjmm ailfùùv ig yòùà/j \>mTciL\ , 
i^WTni^ ^ipm . ^^a ydp (pi7\9i. oidiMitt'nimv 
OhiofjSjfj VoLTrm^^t TroKvicKvqoù ivi Trónco 

Non eji hk njìr <u'mHS , homo^ ncque ejjèfofsit 
Sfui Pheacum ad terram ijenint 
^ellum inferens , ì^alde enim cari funi ImmortalikHfe 
Hahitamus pr^tereafeorfum njndas in mari : 
Extremi , ncque aliquis nobifcum cemmercium bahet^altus. 

A a QiL^i 



4 Della Hifloria di Corfii. 

Quali y che non folo cancorreffera alla loro difefa, con gli 
elementi 3 gli haomini della terra , ma pur anche i Numi 
del Cielo. Nafca Corcira da qualunque voce , infaUibile 
fi è , che tal nome fu caufa dell'errore di colora, che afìei^ 
marono , che su i monti di quefta Ifola fi fermaflè , dopo il 
diluuiOj TArca di Noe, della quale fino la fcrittura attefta-, 
c'hebberipofo fopra le montagne di Armenia, Conciofia- 
che chiamandofi quc* monti e Gordieije Corcirei^diedero 
occafionedi£iuoleggiare5 che quella nane finifurata su k 
montagne di Corcirapofaflè. Oltre i fopradetti titoli, 
hebbequello di Drepane, o Drepanum, che in lingua gre- 
ca fignifica falce , perche la fua figura è a forma di quello 
ftrumento, tanto odiofo a Saturno, il quale, per tal cau- 
fa rhauea per ifcopo del fuo crudelilfimo fdegno, fé credia- 
mo a Licofrone illuftre Poeta , le cui parole iòn le feguenti 

N3!orflj/ IW(; Kpivcf qvy^if^lw . 

Adiuuit Uarpen Infulam , quamfrce ommhtés 

Saturnus oàit ^ partis ahfcijfe memor , 
Né macò chi la diffe Grato fuolo da Alcino,o Alcinoo,fi- 
glio del Rè Feaco: Macria da Macride nutrice di Dionifio: 
Effiro dal Forcachi nel fuo Ifolario : Calfiopea, Argos,Ce- 
raunia,o fecondo il capriccio de gli antichi,© dal nome de* 
fuoi Promontori; . Hoggidì Corfu fi chiama dalla fon> 
miù. de* fuoi Colli , che furono ridotti in fortezza , men- 
tre Kflpy^n^appoiGreci,fignificafommità^ Intalguifà 
le vicende del tempo mutano in terra fino il nome alle 
creature, onde alcuna fl:abile non fi vegga , Inquefto 
piodo l'antichità, perche vecchia , perde la memoria, C 

mai'n 



;^ Libro Primo. f 

nuin vn fbl titolo non li ferma , fcordandofi fbuentc di 
quel,che prima hauea dato . Si lafcino tali confiderationi 
a gli Scrittori morali, e il fiJo della Storia fi ripigli, 

Corfù dunque, o Corcira, infigne per altro nella fama , 
fra le Ifole non è la più grande , benché vi fuflèro habita- 
tori giganti : poiché la fua longhez-za , fecondo Plinio , è 
di miglia nouanta quattro ; o , come ferine il Volaterano > 
di miglia nouanta fette Italiane . Però, non corrifponden- 
do tal mifura a quella diiioggidi più riftrctta, bifogna af- 
fermare 5 che vi habbino inclufo llfola di Paxò, quale , fc 
crediamo a gli antichi Scrittori , e particolarmente a Pao- 
lo Paruta nella ftoria Veneta,era vnita a Corfu, e poi diui- 
fa da* terremoti per lo fpacio di diece miglia : cofà ad altri 
luoghi fuccefla , e alcuni l'affermano della Sicilia fiaccata 
violentemente da Italia . Ne'noflri tempi non fi dilunga 
Corfu,che per fcttanta miglia, non fi slarga dal Capo ver- 
fo ponente,che miglia ventij e da quel di leuante Ibi dodc- 
ci;in altri luoghi più,o meno : onde tutto il fuo giro,cento 
e ottanta miglia compifcono . Ella;lontana dalTltalia fèt- 
tanta miglia , o, dal Capo di Otranto , al parer di altri,mi* 
glia feflanta;fiede in faccia all'Epiro con forma lunaro, 
quafi che voglia all'OttomannicaLuna opponer la fua fi- 
gura 5 che ben, perle noftre difgratie y è ella diuenuta con- 
tra de' barbari bello arnelè de' Criftiani . Di Falce più to* 
Ilo ha l'effigie, e nel me^^o lòpra di vn promontorio , che 
Iporge in fuora,la Città giganteggia , Ma fe i Poeti intor- 
no al nome di Coriu fcher2arono,non meno han giuocato 
circa la forma, che,benche di falce, non ha potuto tronca- 
re il filo delle fauoleloro . Dal libro di Ariftotile, che trat- 
ta del gouerno de' Corfioti^ fi caua ^c'haueodo Cerere di- 
man- 



6 Della Hiftor la di (2oy{il 

mandato a Vulcano la falce per donarla a*Titam\hauutal3, 
nella più interna parte delllfola la nafcoiè ^ma che poi rofa 
dal continuo fluflo del Mare, nella terra impreflè reffigfo 
fua . Quafi che pur le cofe infènfate , per naturale iib'nto , 
pretendano immortalare la lor memoria 5 e-uon potendo 
viuere nella generatione futura y fi sforzino acquiftar vita 
eterna nellafigura . Piùfauolofb è Tinterpetre di Tieneo 
Hiftorico, il quale Icriue^che^hauendo Saturno tagliato i 
genitali di Celo 5 o pur Gioue quei di Saturno con la fal- 
ce ^ gi trolli nel mare 5 e che da loro nafceflfero due monti y 
fbpra de quali furono co'l tempo frabbricate le due fortez- 
ze inefpugnabiii di Corfù > la cui forma diuenne di falce ; 
acciò mai non fi perdeflè la ricordanza del fatto . Se fuflc 
ciò vero , nulla temerebbero del Tracio orgoglio i fedeli ; 
poiché llfola dì Corfù, che> al fèntiméto di Paolo Paruta^ 
è antemurale del Crifliandìmo j hebbe la fùa nafcita tutta 
virile. 

In quattro regioni, o parti è llfola diuifa, e da'paefani 
Ballie fi dicono : Mezo fì chiama T vna,Oros V altra. Agi* 
rù la ter2a,e la quarta Lefchimo,quaI daTucididevien det- 
ta Leucimne. Ogni vna di quefle ha i fuoi diflretti,e ter- 
ritori;, fèminati non meno di giardini,che di ville ; popo- 
lati non fblo di huomini, che di biade, deirhumano fbfte- 
gno indiuifè compagne . Mezo, in cui la Città,ch'è cuo- 
re del paefè , rifiede,anticamente nel fùo diflretto ne chiu- 
deua vn*altra maggiore , di cui nel progrefTo dell'Hiftoria 
fi fcriueranno le marauiglievne'noflri tempi mezo al ficuro 
è^ poiché la virtù, e potenza delllfòla tutta contiene, e in 
feffanta miglia di dominio flngne trenta Caflelli, ©Vil- 
laggi, che con la Città capo, da venticinque mila perfbne 

fono 



Libro Primo, 7 

fono habitatc , Oros ^ che nel circolo di quaranta ini- 
glia venticinque luoghi^da otto mila anime coltiuati^rin- 
chiude^ ha campagne fertili/lime di vini^ di oglio,e di pa- 
fcoli per gli animali 3 che in gran copia iui campeggiano , 
Ne' trafcorfi iècoli di sì bel corpo era capo Calsiopè , hor 
Caflbpo y famofiflìma Città ^ che mutando lacorona con.» 
vna mitra , da Principeflà, ch'ella era nel temporale ^ nello 
Ipirituale ritiene qualche dignità , pel Vefcouato , che vi 
fondarono . Cosi anche Roma da profana Regina di v n_, 
mondo fi vide Monarcheflà làcra dell'orbe , c'hà ibggio- 
gato,lafciate le arme^co'l paftorale . O in peggi 0;,o in me- 
glio , fèmpre ficangian le cofè ^ e fé rode co' fuoi denti Sa- 
turno gli oggetti^li rifa talora Gioue , onde fi dica qui i ù , 
qui non è^ e fe pur è, non è più quella . Di Cartaguie è fe- 
gno vn villaggio, e delle famofeSiracuie picciolo circuito 
di muraglie. Se durafìèro le create ibftanze amifura dì 
Dio, o farebbe Tvniuerfo incapace a riceuerne delle altre^ 
o con gli antichi Filofbfi bifbgnerebbe fognare più mon- 
di, fuccelfiuamente creati , per dare ftanza alle creature , e' 
han da ven ire , Cadde Cailìopè in Croste con quella cad- 
de pur il Tempio di Gioue Cafllopeo, lungo paffa nouan- 
ta fettej fuperbifTimoper la magnificenza, e architettura. , 
come da Plinio ricaua il Volaterano, « Pietro Bertio nella 
fua Geografia , ricco fuor di mifuraper ledouitie, che of- 
feriuanoiCorcirefi a quel Dio, ftimato da loro protet- 
tore deirifbla^ fé non falla Polieno nell'Antologia greca, 
oueefclama 

Gioue ■^ chere^giy egouerni ilfacrojuolo dt Cor fa. 
Hoggi dalle rouine del demolito Tempio forge vn fonte 

di 



8 Della Hiftoria di Corfù. 

di acqua abbondante', e perfettiffima, che non di facile 
alla corruttione foggiace . Io fìupifco di tante variationi 
della natura, la quale dalle pietre fa ibrgcre le onde , e dal- 
le onde le pietre ; e affermo , che pretenda fcherzar corL» 
la gratia , la quale pur'ella da' cuor'infalTiti caua acqua di 
pentimento , e altre fiate fofpefa permette , che i figli di 
Adamo , che fi diffondon con le acque, in macigni fi aflb- 
dino. Preflb le cadute del Tempio diGiouefifollieua 
vnaChiefa, dedicata alla Vergine, detta di Caflòpo , che 
fi come il vicino porto chiama i legni a ricuouraruifi dalle 
tempefte , così con la fua diuotione inuita i Nocchieri a 
offequiarla,per ifcampar da' pericoli . Nelle parti delllfò- 
la , verfo ponente , è la Ballia di Agirù, che ne' fuoi campi 
copiofa di ciò , che al vitto hum ano appartiene , in venti 
Villaggi alberga piij di otto mila habitanti 5 e più neha- 
urebbero , fé gli Africani non haueflèrodefi:rutta la Città, 
fabbricata fopra di vna Peninfola , doue hora vn Moni- 
ftero di molti Religiofi, c'hanno alla Madonna dedicato la 
Chiefà , in vece della terra rouinata da' barbari , edificano 
Geruiàlemme celefte co le canzoni . Paleo Caftrizza fi di- 
ce il Tempio , ma Angelo Caftron fi diiìe il Caftello, che 
nel promontorio Palacrum fabbricò Michele Comneno 
Imperatore , e hoggi fi chiama Sant'Angelo forie perche 
l'eminenza , nella quale è pofto , inuita folo gli Angeli ad 
arriuarui . Afpri dirupi finno inacceflibile il fito, ih pur fi 
truoua fito inacceffibile da gli huomini,che, al fentimento 
di Alelfandro Macedone preflb Plutarco , poflòno auanti 
a loro condurre vn giumento, carico di monete , Ma pic- 
ciolo è lo fpacio per doue tal giumento pofla paflàre ; poi- 
chela peninfola , in cui'l forte è fituato , quafi tutta è cin- 



ta 



Libro Primo. p 

ta dalle balze , e dal mare ^ il quale dentro picciolo fèno 5 a 
porto aripofare fiftende. QuìfàrcfidenzavaGouerna- 
tore 5 creato dal Configlio di Corfu y con autorità di giu- 
cicar le caufe ciuili in determinata materia . Volentieri mi 
fermerei a confiderare Tauueduteiza di coloro , che in vn 
fito inefpugnabile chiufero il giuditio^ e il Giudice, quan- 
do non rompeffi alla mia Storia il corfb; poiché conia- 
uio parere vollero dare ad intendere, chelagiuftitianon 
ha da temere la forza 5 ne dubitare di violenza . La quar- 
ta parte di Corfù è Alefchimo , in cui Tantica , e Velcoual 
Città di Gardichi, difcofta ben due miglia dal mar di Gar- 
bino^mantiene della vecchia grandezza qualche memoria; 
famofa però ella è per vn fonte^che reftrignendofi'n fiume 
manda tributo al mare , ma pria le fue acr^ue tormenta fi:a 
le ruote di molti molini , che proueggono all'abbondanza 
del vicino paeiè , Si truouano nel territorio di Alefchimo 
venti otto Ville , che albergano in circa diece mila perfò- 
ne; fé pure la groflfa Terra di Potami (così detta dal Ca- 
nale, che la diuide) piena di perfone ciuili , e commode , fi 
può dire Villaggio . Ha quella vn canale di acqua naui- 
gabile,per cui manda il mare i fuoi legnile i legni al luogo 
dal loro feno , grauido di merci , partorilcon ricchezze , 
Tali fono le membra di quelcorpo,alla cui vit3,inclufoui1 
capo , cinquanta , e piii , mila anime, a noftri giorni con- 
corrono. 

Si vanta la Sicilia di effere corteggiata da molte Ifole d' 
intorno,che la riueriicono come Signora: tale prerogatiua 
non manca a Corfù 5 poiché molte né ha , che godono di 
eflèrle valfalle . Paxò è vna , detta da gli antichi Ericulà ; 
ella non ha piìj ch^ dodeci miglia di giro, ma è così fertile, 

B e cinta 



I D Della Hijftorìa dì Corfù l 

e cinta di tanti porti 5 hàglihabitatori^ al numero fblo di 
niillca così volorofi control coriària cheinfèftanoj che 
ben poflb dire , che troppo auara a tante prerogatiue fu la 
natura^ nel concedere così poca circonferenza . Antipaxò, 
benché coltiuatada que* di Paxòriefca abbondante, ad 
ogni modo priua di huomini^ edipaefani^ nonmeritai 
voli di vnaragioneuole penna. Nel canal poi di Corfu 
verfo l'Epiro è Sciuota di otto migh'adi circuito > intorno 
alla quale 5 altre Ifolette, o fcogliforman corona > benché 
per tem a di perderla fra le catene de' barbari^che facilmen- 
te ponno paflare per le feccagne y non ammettano paefànù 
Nello fìretto^ verfo Caibpo, fra Corfu e TEpiro , forge 
vno Scoglio di pietra viua , e pur minaccia a* nauiganti la 
morte con afcofti ferrh i al ino piede y che fi dicon la Serpa; 
che ben de* ferpi no fi vede il morfo^ e pur fi pruoua il v eie- 
no^ Verfo ponente poi è rifbla di Ottonus 5 o Panari 3 di 
circonferenza otto miglia, quale a ducento Anime, che vi 
flanzano, fomminiflraabbondantifllme vittouaghe . Gia- 
ce cita dal Capo di Agirti lontana quindeci migliale da 
quello di S.Maria , ò di Otranto circa cinquanta : ma dall* 
Ifoletta di Merlere^pur^eflà ricca di ogni cola neceffaria, di 
fole tre miglia di giro , è poco difcofla . In faccia alla Cit- 
tà , che dà il nomealllfola di Corfù , due miglia forfè di- 
flante , è lo Scoglio di Vido , o , fecondo gli Antichi , T 
Ifoletta di Pitia , così piena di Vliui , che da lungi fèmbra 
vna felua in mezzo alle onde piantata . Però verfo garbino 
forge vn'altro fcoglietto di pietra viua , doue già nafceua- 
no cannuccie , che nello fcriuere faceuano vfficio di pen- 
na ; onde prefè il nome di Condiloniffi , che nel Greco > 
con poca variatione di lettere, fignifica calamo. Le pen- 
ne 



Libro Primo. ir 

«ehora più non nafcono, perche Maria , che quiui dentro 
yna Chiejfà fi venera, benché Secretarla deironnipotentej 
non ha bifognodi quellepercottiporre memoriali a fauo- 
te de' fuoi dinoti . Vi fono altre Ifolette , o fcogh , come 
quello di S.Demetrio ^ in cui è fabbricato il lazzaretto 
con ogni neceilaria officina 5 e altri ^ fra* quali vno di faflb 
bianco , che moftra da lungi l'effigie di vna naue con vele 
ipiegate ^ e inganna hora Tocchio de' riguardanti , come 
ingannò vn tempo lementi de' gentili,che ftimarono ibr- 
geflè dalla naue di Vliflèfommerfa , e dagli Dei trasfor- 
mata in ifcoglio 5 fé pur Plinio non mentifce . Maperche 
il curiolb lettore habbia onde meglio appagare il fuo in- 
tellctto 3 quel , c'hò icritto ,Tauuileràcoa diligeu2;a nella 
feguentetauola geografica delineato^ 




B 2 Dalla 




Pianta Dell Isola DifrFvCóNRmixD4iA.GBECiA 



T4 DellaHiftoria di Corfù 

Dalla defcrittione , c'hai veduto puoi cauare In nobiltà 
delllfola^no folo, pe'l fuo proprio fito vaga^ ma per TEpi- 
rOjche in faccia del cótinuo la rimira^quafi ricordeuole del 
Tantico vaflallaggio ^ che offeriua a' Corcirefi, il dominio 
de' quali nella terra ferma per trecento cinquanta miglia^ 
ftendeuafi. Lefcada; Nicopoli , hora Preuefà , Panaro ; 
Parga; Gomenizze, famofa pe'l fiume Acheronte ; Baftia; 
Strouilli ; e altte Città felici ne' fècoli trafàndati, con tutte 
le loro delitie^ laghi, pefchiere, bofchetti , giardini, felue, 
fiumi , al dominio di Corcira foggiacquero . Epidamo,o 
Durano, Butrintò^ Antigonia j Cimara , alle radici degli 
Acroceraunei pofta ; e Apolonia , dal cui feno Ottauiano 
Augufto fucchiò il latte delle fcienze , come dice Giouan- 
ni Mofter , e afferma Francefco Angelloni; di Corfù furo- 
no tributarie . Ma chi vn tempo impolè leggi, horlo 
riceue ; fé pure il riccuer leggi dal SerenifTimo Principe di 
Venetia non è lofteflb, che darle. In fomma Corfù di 
molte membra , adeffo è picciolo membro di vn gran ca- 
po ; ma fé membro deuo chiamarla dirolla mano, che dal- 
la natura ha per iftinto il metterfi fempre auanti , per ripa- 
ro della tefla ; che ben riparo ella è, che cuop rei Regni 
Crifliani dall'Ottomana potenza. Ma nella carta , cheli 
Jettore ha mirato , non ha potuto vedere le altre prero- 
gatiue , delle quali fu ella arricchita dall'autore della natu- 
ra. Vnaere, cosi temperato , che di mezzo inuerno fa 
comparir primauera; vn clima così dolce, che mai non dà 
luogo a' rigori de' ghiacci 5 pianure , che fèmpre fi vefton 
della liurea di Aprile ; colline , che mai lafciano la bionda 
capellatura , per la canitie delle neui 5 riuoli di acque , che 
corrono da per tutto al bifbgno de'<:anipi 5 fono parte di 

quel 



Libro Primo: 15* 

quel vago, che llfòla veramente pouiede . Il vino di Cor- 
fu poi è famofo nelle antiche fcritture di Atteneo Dipno- 
Ibfifta , il quale y comparandolo con altri di Grecia , a lui 
dà il principatoionde Icrifle ne'fiioi ìxhxì^V'mum Corcyr^um 
evetus admodum iucundum y ^ fuaue f r^t die ant scontra 
Zacchtntium y atqtie Leocadmm^ qmniam nonmhdgyffifjo,^ 
kant j capiti noe ere . Segno è quello, che le vue fono per- 
fèttiffime>come fono tutti gli altri frutti^de' quali fi gene- 
ra abbondanza, e particolarmente di agrumi, come naran- 
ci, cedri, elimoni>chefinoaVenetia per regalo riman- 
dano. Infbmmaellaèvnfblogiardino, ma così bello, 
che Orario , Poeta Romano , delcriuendo vn luogo deli- 
tiofb dille, che gli parea llfbla de* Feaci ^ e Valerio Fiacco 
cantò 

Proxima Phcsacum , fcslicihus otjitapomis , 

Rurapetunt\ 
Dalla fbuerchia abbondanza di ogni cofà nafceua il luflò > 
di cui fgridò Corcira la Sibilla 

Ai cu (TOL KofKVpX KOLhn TTOM , TTOLViO KùùfJM 

Hek te Corcyra^ njenujìa Fthsy defme luxum , 
c dal luflb appettar non poteua , che la rouina , Si manten- 
ne Roma fempre fublime , mentre ne' Cincinnati , negli 
Eli;, e in altri fi fblleuaua la humiltà; ma baffa poi diuenire 
fi vide nel fallo de* Neroni , de gli Eliogabali,de'Caligoli. 
Dal luflb nafcono le mutationi e delle vefti,e del gouerno, 
come lo /perimento Corcira , per tralaiciar mille efempli , 
che dal gouerno Monarchico , paflando ad altro , fouente 
in varie leggi pruouò ferme le fue fuenture . Egli è vero , 
che doppo i fiioi Re, che da Nettuno e Corcira, genitori 
di Feaco , difcefero , per qualche tempo reflero i Corcireu 

lottato 



1 6 Della Hiftoria di Corfù . 

io flato con la forma Ariftocratica^ma con gli anni fi varia 
li penfiero^e a efempio de gli Atenielì> democraticamente 
fi gouernarono 5 ciò non fofltendo i piii nobili , e piùpo- 
tenti;, de' Lacedemoni fi fecero imitatori : cofa , cheriduA 
fé Corcira all'vltimo flerminio ;, e alla fine le fece perdere 
con la libertà la gloria , e la potenza . 

Quali fieno flati delllfola i primi habitatori non è faci- 
le il rintracciare, poiché dalla creatione del mondo fino al 
diluuio, toltene quelle della facra Scrittura , fi fommerfero 
le altre memorie dentro dell'acque . Che i Giganti fuflèro 
in Corfù non vi è dubio alcuno y ladoue vn tefchio fmifu- 
rato ^ che truouarono tempi fono i guaflatori nel cauar 
della terre^per ridurla in fortezza^cel perfuade . E benché 
per giganti intendano molti ^ alcuni huomini grandi nel* 
lafuperbia^ non nella ftatura , negando loro l'altezza del 
corpo j la efperienza ad ogni modo c'infegna, che fal- 
larono 5 ladoue piìi cadaueri di quelli fi fono ritrouati nel- 
la Sicilia y e in altri luoghi^ e le Storie Indiane ^ o del mon- 
do nuouo raccontano , che Ferdinando Magaglianes^ pri- 
ma di icuoprire lo ftretto , molti nevedeffe, enefaceflè 
due prigionieri ^ de' quafi vno morì per rabbia^ l'altro pe'l 
variar del cfima , e quefto in vn pafto mangiaua più pefi di 
bifcotto y e beuea vn fecchio grande di acqua a vn fiato . 
Ne gli anni pafiàti ^ gouernando il Meffico pe'l Re Cat- 
tolico il Duca di Alburcheque , fu viflo il corpo di vn gi- 
gante morto 3 il cui capo fblo giraua otto palmi , e l'effigie 
in pittura ammirarono i Palermitani quando lo fteflb Du- 
ca Viceré di Sicilia nelle fcalc del Regio Palazzo appefe vn 
gran quadro _, moflrante parte di sì fmifurato colotìb . Io 
non so con quanta ragione nieghino tale euidenza , fé pur 



Libro Primo. ' 17 

la ragione non è il loro capriccio, fimile a quello , che nie- 
ga gli elementi , o la materia y in cu i fi foggetta la forma . 
Se poi tali giganti fuflèro prima 5 o doppo il diluuio ^ fiip- 
pofto j che fieno flati , bifbgna regolarfi , neiraffermarlo , 
co*l Sacro tefto 5 il quale la loro diiperfione mette doppo 
il diluuio dalla fabbrica della torre di Babilonia. Quelli di- 
uifi per tutto il mondo feruirono a'nipoti di Noè, cho 
rhabitauano, per fabbricieri , come i figli di Cham di lo- 
ro fi auualle nell'edificare Palermo. Poiché, prima de* 
Giganti difj^erfi , i fucceflbri di Noe fi di ui fero l'orbe 5 e 
a lauan toccarono lelfolc, fecondo il Pererio 5 ond'- 
egli apprefe l'arte da nauigare , la quale da lui hebbe prin- 
cipio , e a' pofteri fi diffufe . Onde fi vede il fallo del Val- 
guarncra^compilatoreeruditiffimo dell'antichità di Faler- 
ni O5 il quale 5 fondato fopra vn tefto di Omero , pretende, 
che i primi habitatori di Corfù paffaRèro da Sicilia . Con- 
ciofiacofa che , i Figli d i lafet , o lafe t medefimo , di cui 
furono le Ifole , fi come l'Africa di Cham , e di Sem TAfia, 
fecondo il Boccardi nella fua Geografia, nanigandoda* 
lidi Armeni, o Greci, douea prima toccare i lidi di Corfù, 
e poi le piagge della Trinacria più lontana . Né poffibile 
fi è , che que'primi , ancora inefperti nella marinarefca , 
fi ianciaffero a golfo , e lafciata alle ipalle Corcira , la fac- 
cia cercaifero di Sicilia . Se poi quefta fu di Cham , qiial 
portione dell'Africa, acheintrometterfi nel dominio di 
lafet, a cui apparteneua Corcira ? Né vale il fondamento 
del Valguarnera , il quale ferine , che nella Sicilia vi fufié 
vna tale Iperia, di cui anche fa mentione Omero, e che da 
quefta nafceflè Iperia, Capo anticamente dell'Ifòla di 
Corfù,5 poiché , più tofto fi deue credere , che Iperia, pie- 

C ciol 



1 8 Della Hiftoria di Corfù. 

ciol Caftello Siciliano , fuflè C o Ionia degripcriefi , ha- 
bitatori di vna Città potentiiTima, e regina di piÌ4 prouin- 
cie . Altro Pano rmo , o Palermofi truoua , e pur niegano 
i Palermitani, che da lui traheflèr l'origine : Napoli di 
Romania non diede nome a Napoli di Campagna: e Alef- 
fandria di Milano non ha che fare con Aleflàndria di Egit- 
to, quella detta così dal Sommo facerdote, queftadal 
maggior tra' Soldati . Quindi chiaro fi vede^che ne meno 
i Giganti, o Ciclopi da Sicilia veniflero a Corfù, anzi il 
contrario fi argomenta contro lo ftefìb Valguarnera j che 
fé da' lidi di Babilonia fciolfero con le naui,non poteuano 
non incontrar l'Arcipelago , e in confeguenza Corcira, 
prima della Sicilia, Si vanti chi vuole di hauer per paefani, 
e fondatori Monocoli , che io la mia Patria voglio mirar 
con due occhi, edaArna, e Nettuno, come afferma 
Dionifio , habitata la riconosco , Quefti , arriuando nel- 
la Teffaglia, oEolidejladifferoBeotia, e poi , fatti pa- 
droni di Corcira, da vn loro figlio , che nomauafi Feaco , 
la chiamaron Feacia , Se Arna fia la fl:efla , che la Ninfa 
Corcira non faprei dirlo con certezza , probabile però fi è 
pe'l nome delllfola , la quale fìi lungamente retta dal Re 
Feaco, giufl:iirimo moderator delle leggi; quefti colmolla 
di habitatori, o tirandoH con la fama di fua bontà, o , 
fecondo Euftachio , cauandoli da altre Ifole a forza col 
braccio potentiffimo di fuo Padre . A' tempi di tal Re ar- 
riuarono a Corcira Giafone, e gli Argonauti, che da Col- 
co veniuano co'l vello d'oro rapito , e con Medea , figlia 
del Re Geta , trafugata da amore . Il vello , c'hà tanto da- 
to da dire alle fauole, non era fpoglia di vn montone, qual 
fi figne 3 bensì il tefòro del Re, rapito da que' ladroni non 

fenza 



Libro Primo. ip 

fcnta contrafto , e battaglia y in cui , con moki altri , Già- 
fon fu ferito , Doppo il furto > su la nane Argo afcefi die- 
dero all'acque i remi, e al vento le vele 5 e dubitando di 
effere arriuati nel Bosforo Tracio , nauigarono a dirittura 
fino alla foce del fiume Iftro , da cui valicarono al Sacco ^ 
che fi perde neirAdriatico ; quindi y per terra traiportato 
il legno aNauporto, fecero ritorno nella TelTaglia. Apol- 
lonio altrimenti narra tal fatto 5 fcriuendo ^ che prefero li 
cammino per la palude Meotide , e varcato il Tanai vfcif- 
fero neirOceano , quale tralcorfb, per lo ftretto, ou'Erco- 
le piantò le colonne, entrati nel Mediterraneo , non fece- 
ro pofa fino a Corcira y oue dal Re Feaco , per via di Am- 
basciatori da Geta fatto confapcuole del fatto , furono gli 
Argonauti chiamati'n giuditio . Propofe loro il giufto 
Principe , che al Padre douefièro refl:ituire Medea , cafo 
però , ch'ella fufle ancora vergine, come veramente era : 
. ma rauueduto Giafone fubito deflorandola, nella pruoua, 
che poi ne fece fare Feaco , trouoffi donna , e a lui rimafè 
per lentenza , che a fuo fauore fiì data . Medea > lieta dello 
fponlalitio, in rendimento di gratie a gli Dei, iagrificò nel 
Tempio di Apollo , ed erefle due altari, l'vno alle Ninfe y 
Taltro alleNereidi, benché Apollonio dica ,> che ambo 
furono dedicati alle Parche . Celebratele nozze partirono 
gli Argonauti, e gli Ambafciatori di Geta , timorofi dell' 
ira del loro Re , fi rimafero in Corcira , e da Feaco otten- 
nero territorio da fabbricare vna Città , che forfè infigne 
col tempo . Mi fa dubitare > che negli anni di Feaco au- 
uenifleciò, c'hòfcritto, quello , che ferine Filaoro, citato 
da Plutarco nella vitadi Tcfeojpoiche riferifce,che quelli, 
nauigando con gli Argonauti, hebbe per rettore della fua 

C 2. naue 



zo Della Hifloria di Corfù. 

naue Naufitoo Re de' Feaci , nato da Nettuno, e il figlicr 
Reffinore per fburaftante alla proraja'quali prefe tale affet- 
to y che perla loro virtù li ftimò Diuini , e quafi a Dei de- 
dicò Templi 5 e a loro memoria ifìitui annui giuochi. Può 
effere, che Naufitoo fuffe fratello di Feaco , e me'l perfua- 
de Teffere ambo generati da Nettuno : né importa Teffere 
detto Re deTeaci , poiche;,non trouando io ilirpe di Fea- 
co ;, ilimo, che Naufitoo, come immediato fucceffore alla 
corona , ottencffe tal titolo . Doppo quefti Re leggo il 
nome di Alcinoo , fratello di Reffinore , e figlio di Nafi- 
too 5 ma o fallano gli Scrittori , o Alcinoo non fu Padre di 
Nauficaa : poiché queila nacque da Nafitoo , onde fareb- 
be di Alcinoo germana, non figlia. E pur fi dice che paf- 
feggiando sìa le riue del mare con le fue damigelle a dipor- 
to , vide vfcire dalle onde vn huomo ignudo , che a lei 
chiefe da ricuoprirfi . Le fauole dififero, che fìi vifta Vene- 
re forger dal mare , hor chi forge dal mare vede in terra 
vna Venere. Cortefe la giouinetta Nauficaa fé parte al 
naufrago della proprie veili, e al Padre Alcinoo il condut 
fé . Era quegli VliiTe , che, doppo la guerra di Troia, nel 
Canal di Corfù con tutt'i legni fu ingoiato dall'onde^: 
così alle vittorie della terra fuccedono le perdite del marej 
e gh triòfi de' Campidogli su monti ondofi de' flutti facil- 
mente precipitano. La fortuna inalzò Vlifìé in Troia, le 
fortune lo fpinfero alle cadute. Accolto Teroe greco da 
Alcinoo gli diuenne sì caro , che dalia fua compagnia non 
fapea di partirfi j e godeua tanto della Storia delìerouine 
di Troia, che più volte ghela fé replicare . Ma quando 
Vliife gli iacea mentione di Eucchenc, non poteua Al- 
cinoo trattenere le lagrime. Fu quefìo Eucchene ancor 



gio- 



Libro Primo. 21 

giouinetto per la fua virtù fcdto da' Corcirefi^qual Citta- 
dino ringoiare > nella guerra di Troia . Acoftuiconfe- 
gnarono la condotta delle lor nani 5 ed egli alla commune 
alpettatione corrifpofè con attioni tali , che Vliffe parlan- 
done con Alcinoo^il comparaua a gli Ettori^e a gli Achil- 
li , il chiamaua inuincibile , e il facea caulà potillìma della 
roiiina di Troia . Di queik^ e altre materie parlaua Ibuen- 
teconVliflè Alcinoo 5 il quale ^ auuiftofi poi , che quello 
di Naufitaa era prefo, volentieri gliela concefle in moglie, 
e fi celebrò lo fponfalitio in Corcira , con la magnificenza 
douuta al Re deFeaci , e a Vlifìe , Principe potentiffimo 
nella Grecia . E con ragione Vlilìe s'inuaghi di colei^che 
portaua il fole nel vifo, e lume ecceffiuo nell'intelletto . 
Hauea ella apprefo le fcienze fotto Tinfegnamento di mol- % 

ti maeftri ^ fra quali fu annouerata Anagallide , perfettif 
fima grammatica > e inuentrice del giuoco della palla : di 
coftei fan mentione Celio Rodigino , e Atteneo 5 benché 
la chiamino Agàllide. Si confumarono le nozze, epoi 
con la moglie , e con buona (corta di foldati Corcirefi ri- 
tornando alla Patria , ricuperò quello , che nella fua lon- 
tananza gli haueuano occupato i Proci, de* quali itct ma- 
cello . Da tal racconto fi caua , che Naufitaa era fi glia di 
Alcinoo, non di Nafitoo fuo Padre , il quale da Aritti, 
vnigenita di Tefeo , l'hauea generato . Ma i n tanta con- 
fufione di tempi, e di nomi , chi può rintracciare la veri- 
tà ? Noi vediamo , che il vero nelle colè , che fuccedono 
alla giornata , fi mafchera da bugia; e ogni fogl e tto di 
nuoue , che vengono , contiene volumi di appaflìonate 
menzogne. Poco doppo di Vhflèarriuò al promontorio 
di Cafopo in Corcira Eleno Troiano, che feguédo Tefem- 

pio 



2 % Della Hirtoria di Corfù 

pio di Enea> ramingo, e fuggitiuo fipofeanauigarle 
acque ^ perche la patria fua era rimafta naufraga in vn 
oceano di fiamme . Vna fcintilla & amore , che nel cuor 
di Paride per Elena fi accefe ^ fa caul:i di tanto fuoco . PaC- 
so Enea auanti, radendo con l'armata le Q)iagge de' Feacf, 
comx narra Virgilio y ma Eleno icefè a terra , a fine di là- 
grificare a gli Dei liberatori vn toro , Fece^pel fàgrificio, 
folenniffimo r<ipparecchio 5* ed efiendo ogni coia in pron- 
to, già cadea su la ceruice del bue la iàcra fcure del profana 
Sacerdote gentile, già ferita la vittima fi apparecchiauano 
i miniftri a incenerirla > quando fcappata, benché femiui- 
uà dalle mani di coloro, chela teneuano , fi gittò in mare; 
econvelociffimo nuoto valicando lo fl:retto , sii le arene 
dell'Epiro cadde^ e laliiò efìingue la vita . Seguilla Eleno, 
montato fui fuo legno , la raggiunle , e vifto il luo^o , 
ou ella morì , k^t penfiero, che fufle caro a' Numi , che 
con tale prodigio Fauuifaflèro ad habitarla. Onde, col 
configho de'^fuoi, vi fabbricò vna Città, alla quale pofè 
nome Buttrontò dal liiccefib delToro,e della ferita poiché 
EOT,che compone la prima fillaba della terra, fignifica^in 
greco. Bue 5 e ©POTO,cioè Tro vuol dire nella fl:eflà lin- 
gua ferita ,. lui fi fermò Eleno mentre vifìè , e col tempo- 
diuennepotentiffimaCoIoniade'Corcirefi,come vedre- 
nio, Qu'^ftefbnole memorie, elio ritrouato, durante lar 
flirpe di Feaco , primo Re di Corcira .. 

T>i vn'altra linea di Re Corcirefi fanno mentione le Hi- 
florie,nata da Corinto della diiiédenza di Bacchiade,figlia 
di Dionifio,nella fua Republica potente, e di molta ftima: ^ 
Dicono , che i pofteri di Bacchiade , detti Bacchiadi , ve* 
cifero violentemente Atteone^ ildi cuiPadreMelIino, 

bene- 



Libro Primo. 23 

benemerito della patria^ incitò il popolo a vendetta; onde 
furono i Bacchiadi cacciati , e con loro il giouine Cher- 
focrate della famiglia de gli Eraclidi , con Argia Co- 
rintio 5 TvnOj, e Taltro de' quali ritiroflì a Corcira^, 
Argia y accompagnato da molti Greci pafsò a Sicilia , oue 
edificò quella Siracuià 5 o quelle Siracufè ( che ben-, 
poi per la grandezza diede moftradi più Città) le qua- 
li fi fecero ligia l'Africa, e caufarono timore nel iètL, 
de' Romani . Rimale Cherlocratc in Corcira^ accarezzato 
da'paefmi, i quali ^ coltempoi*, prefidalfuo valore, il 
crearono Re : onde argomento , ch'eflendo mancatala 
linea di Feaco , dalla fucceifion naturale paflafle llfola all' 
elettiua. Da Cherlbcrate fu fabbricata Cheribpoli , q 
pure riftaurata , fecondo altri 5 che fua origine tirano da^ 
Colchi ; benché Apollonio con la commune de gli Scrit- 
tori ne faccia fondatore Cheriòcrate . Sopra di vna Penin- 
fbla^chegira tre in quattro miglia , fu edificata Cheriepo- 
IÌ5 che in magnificenza non le cedeua allepiià infigni Città 
della Grecia . Templi lauorati a mufaico , e a marmi ; pa- 
laggi y che adornano le lunghe , e dritte ftrade ; fontane 
con iftatue, chefacean diuenire di pietra per Io flupore j 
edifici Ibntuofi 5 oue la giouentù fi efercitaua o nelle lette- 
re , o nell'armi 5 bagni a commodo de' Cittadini ordina- 
tamente diipofti 5 portici 5 chela cingono per ogni via.» , 
onde non fi tema mai ne del Solenne delle pioggie 5 laren- 
deuano cosi illuflire , che Xenofonte hebbe ragione a lo- 
darla fuor di mifura , Fortiflìme muraglie la cingeuano, e 
le muraglie eran cinte dal mare per ogni verfb, poiché^ 
pur correua per vn canale artificiofo dalla parte , per ì^ 
quale Cherfepoli fi attaccaua con llfola di Corcira . Da.. 

diecc 



24 Della Hiftoria di Corfù i 

diece miglia lontana veniua Tacqua , fopra nobiliffimi aN 
chi^ a fecondar la Città, non perche queila ne folle icarfi, 
ma perche comparifse piiì , vnita alla magnificenza dell'a- 
quedotto , la naturale abbondanza . Tra due fèni di mare 
lèdeua Cherfepoli;e T vno^e l'altro fèno era capace di mol- 
te naui^ambo frequentati non meno da' Grecijche da'Ro- 
mani ; però più quello , che a deftra della terra fi difl:ende- 
uà : poiché megHo chiufo all'entrata de' ventile nella boc- 
ca difefo da due torri y e dalla catena airingreflb de' nemici 
vafcellij inuitaua i marinari a npofarui con ficurezza mag- 
giore . Fu quefto porto da Dion Caflìo in lingua greca 
detto , T'hv>LV<;KifJLluji cioè Porto dolce ; non a caufa dell' 
acqua, che veniua dal mare, ma per quella, che correa dal- 
la terra in molti limpidiflìmi fiumicelli . Tal fu Cherfèpo- 
li , Hoggidì il porto pieno di feccagne alimenta copia di 
pefci 5 e della Città , per opera de'Goti , che la deftruifero, 
non fi veggon , che le rouine : ma i refidui magnifici di 
templi, di archi, di teatri, di fcolture, di fabbriche, ancor- 
ché caduti folleuano la gloria di vna illuftrillima terra , la 
quale, non potendo ilare fenza habitatori viui, invece* 
de' ragioneuoli , alimenta i vegetabili'n molti vaghi giar- 
dini. Vna Regia diuenneHorto in Corcira, e in Roma i 
Regi , e gl'Imperatori fi videro diuenire hortolani . Cin- 
cinnato , doppo tante vittorie coltiuò la terra nel Latio , 
nella Grecia Ja trionfante Cherfopoli è coltiuata non piii 
dal ferro , ma dalla zappa . La figura dell'antica Città ve- 
drai, per piagnere le miferie del mondo, che pretendendo 
con le variationi abbelHrfi , da male in peggio del con- 
tinuo trabocca , Mirala lettore > e confiderà chi hora gia- 
ce , quanto fuperba forgefle . 

Tal 



D 




.Pianta Di Chers:ì'opou Hora Paleop 

: ralla^rio Reaaio 3 2ecce é[Slaì: di German 'o Tèmp " ai.Gimie f^ 

airi fcuao. di wud 'fiton.te Btpal , 7 i^at. di Seueto io Di Netttmo i"» 



rSt<tt^'*'<l'All5[i''v^ttt}iA!Wekn Di Gì 



I Porti Antica Citta Di Cokfvìl 

'In'r *^^'^''^'' ai D, Cerere a+ D, Alnnoo ^7 Porta Ito^fìa 

iblJt Loraì»^ ^5 Dt A^rgfte aaDi Forhtna a-ì DtB.Wjrt,ni^a^Brt^la«bn 

^^UiHer«Dlea6PtCiyec.3DtVlttoriaa,6DtBr> o^PortaRari- 



2.8 Della Hiftoria di Corfù. 

Tal dunque la terra, a cui diede il fuo nome , edifico 
Cherfocrate , il quale , fé inaha pietre j, abbafla huoniini , 
foggiogando molti popoli, e particolartnentei Viburni, 
nemici infeftifTimi , che furon dalle arme forzati , parte ad 
abbandonare il paefè natio, parte a foggettarfi'n perpetuo 
vaffallaggio . Felici, e potenti eflèndodiuenuti per ope- 
ra del loro Re i Feaci ftimarono angufta sfera della loro 
gloria il folo giro deirifoladiCorcira: onde mandarono 
colonie decloro a Epidamo,hora detta Durazzojedificaro- 
no Apolonia, gouernata lungo tempo con giuftiffimeleg- 
^ìyC poi diuenuta potente, come fi può dedurre d^Ue mol- 
te ftatue vittoriofe, che i fuoi Cittadini IbUeuarono in 
Elea 5 e finalmente Iparfi ad habitat in Caonia, inTeipo- 
tide , e in molti altri luoghi , alcuni fi vnirono^ e in Epiro 
fabbricaronValona. Nelle regioni Goflìopeei Cor cirefi 
diftefero il loro dominio fino a Lefcada , Signori di nobi- 
lilfime Città , come fi ricaua dal libro terzo di S trabone : 
onde,fecondo Paufania, a tutt'i Greci fi relero formidabi- 
li 'y elfendo certo,che fortiflimi nelle battaglie, conia nau- 
tica, in cui non folo ghhuomini, ma anche le donne ^ 
fuperauano tutti, poteuano negl'incótri nauali facilmente 
rompere gli auuerfari 5 e così auuenne a' Corintij; che con 
poderofa armata furono da' Feaci foonfitti . La caufa di tal 
guerra narrano gh Storici nel modo, chefègue. Morto 
Cherfocrate,fù daTeacieletto Re Alchemeo,e a quefti fuc 
ceffe Licofrone,il quale cacciato in efilio da Penàdro tira- 
no di Corinto,benche vno deTette faui j della Grecia,naux- 
gò a Corcira,di cui per le fue rare virtù otténe la Signoria, 
La caufa del fuo efilio narra Laertio, edèridicola, tutto 
che nata dal pianto, Dic'egh, chePeriandro, aperfua- 

fione . 



Libro Primo. 2p 

fionc di vna fiia concubina , co' calci vccifè la moglie gra- 
uida; e perche Licofronc a tal cafb non puote ritenere le 
lagrime, fu dal tiranno caftigato col bando. Ma fatto 
vecchio Periandro , e priuo di fucceflbri > fi compolè col 
fuo nimico , e con lui iècc accordo di cangiare la fignoria 
di Corinto con quella di Corcira y Iperando di morir più 
quieto lontano da'Corintij^che Todiauano a morte , Sep- 
pero , non so come , al racconto di Herodoto in Talia nel 
libro 3 . il fècreto accordo i Feaci, e ardendo d'ira, e di fde- 
gno contro del loro Re traditore , milèramcnte T vccifèro. 
Ruggì guai leone a tal nuoua Periandro, e in vendetta 
mandò a Sardi trecento fanciulli Corcireli nobili, che nel- 
la fua corte viueano, acciò iui fuffero caflrati , fperando 
abbattere in talguiia il mafchio valore de loro Padri ^ 
Non hebb'effetto la barbara intentionejpoiche,arriuando 
aSamo lanaue, caricade'perfèguitat*innocenti,afinedi 
acconciarfi, tardò alcuni giorni, ne' quali fcefi à terra i gar- 
zonetti con la guardia de'Corinti , furono da'Samij , con- 
làpeuoli del penfiero di Periandro , perfuafi a ricuourarfi 
nel Tempio di Giunone , come fubito fecero : e volendo 
i loro guardiani cauarli a forza, i Samij noi permifcro , e 
alla difeià della innocenza , e del luogo facro fi apparec- 
chiarono . Fecero incontinente vela i fatelliti di Perian- 
dro , per auuifare della violenza il loro Signore 5 e i Samij, 
per qualche tempo accarezzando,e alimentando que' gio- 
uinetti , con buona occafione a Corcira li rimandarono a 
grande honore . Picciola non fu Tira del crudele tiranno 
burlato da' Samij, poiché a danni loro moife porentiflima 
armata , la quale fenza fallo deitrutta haurebbe Samo , fe i 
Corcirefi grati , non foflero volati , con buon numero di 

E nani, 



5 ó Della Hiftoria di Corfù.' 

muìy^ loro, foccorfo. Si attaccò la zuflra;,e que' di Corin toj» 
fupeiiori ndk quantità de* legni/i inaiiteneuano' contro i 
Feaci>fiiperiorindlafcrz.a3 e nella virtù di maneggiar le 
vele I qiiefta in fine preualfe , e fconfitti gli auuerfari: , vit- 
loriofi:, e trionfanti 5 fecero i Corcirefi alla loro- Patria 
ritorno 5 e Periandro ^ per Ja rabbiadi effere flato vinto , 
perde fra poco infelicemente la vita ^. Tare la natura de"* 
tiranni . L'odiofenonvccide^livccide^fènonisfogana 
contro degli altri le loro paifioni , a danni propri] Phanno> 
a sfogare. Liberati dal pericolo i Corcirefi fi rifblfero di 
non creare più Re 3- e, a imitationedègliAteniefi, per 
qualche tempo y fi gouernarono da Republica^ Sepie 
veggono quattro occhi ^ che due ; meglio , che vno con- 
fiderano piùceruelli. IlReèvno_y molti fono nelle Re- 
publicheidiradoquef]:! fallano^nafcendo le determi natio- 
ni maturate da più giuditij. Onde con prudenza i Cor- 
cirefi > per non errare , pofero ai loro corpo più capi . 

In quefli tempi dedicarono i Corcirefi nel Tempio di 
Apolline iiaDelfo vn torodi bronzo, fcolpitodainnfigrre 
mano di TeopropeEgi netta ^. pervnoauuenimentocu- 
riofo , qualriferifce Paulania. Pafceuanfi prefllb a' lidi del 
mare molti tori , guidati dairarmentiero ^ vno di quefli 
ogni fera ^correndo alla fpiaggia> muggiaua in guifa y che 
il paflore 5 fpi nto alla fine da coriofità y volfe vederne la 
caufu Corfeverfo quella parte,, cheiltorotracciaua5e 
vide vicina alle arene vna moltitudine infinita di Tonni, 
fcfci dì flraordinaria grandezza .. Stupito ne fece auuifàt" 
i paesini , i quali , con varie arti pefcando , mai non pno- 
lero fare preda di vnfolorondemandaronoaconfultare 
Tor acolo di ApoUo;^ che ri fpofe fàgrificafièro il Toro fcuo- 

pritore 



Libm Primo. ^i 

prìtorc de'' tonni a Nettuno^, fé vokuano di que*' pefci fare 
abbondantilfima pefeaggione .. Efeguirono i detti deli* 
OraGolo i Corcirefi ,. e hauendo fatto ricca preda ^ man- 
darono in dono ad Apollo vn Toro di bronzo . Ma fé in 
Delfo il toro, foilcuarono in Olimpia vna Vacca della ftef- 
fa materia y eliuellata dal medefimo Icultore 5 e nelfvno , 
e nelFaltro luogo offerironopartedellatmaritima preda* 
Della Vacca 5. offerta da*' Corcireffn Olimpia, narra Pan- 
fania,chedaglj Elei fulfe chiamata in giuditio, e condan- 
nata airefilio , benché poi perconfiglio di Apollo dichia- 
ratainnocente, acagion, che,conleiicherzandovnfan- 
€Ìullo> battè di capo nel fuo corpo di bronzo , e morto ri- 
mafe , O cieca gentilità , benché ti vanti di Argo , ch'era 
tutt^occhi ! Chi di fimili , e più grandi pazzie non ammi- 
ra ? I Corcirefi > non contenti di quel , c'haueano opera- 
ta, in memoria del fatto> con vago impronto , fcolpirona 
molte medaglie.. 

Io non faprei dire con certezza fé tali auuenimentifuC- 
fero nell'anno 5 480, in cui , come riferiice Herodoto , fi 
conchiufe la lega de' Greci contro di Xerfe 5 so bene, che 
i Corcirefi armarono feffanta naui a fauoredi quella 5 ma 
Sion corrilpofero poi con gli effecti,o intimoriti dalla gran 
potenza del Pcrfiano , o per auanzare la loro fortuna col 
dichiararfi neutrali. Sciolfero eghno da'patrij lidi , ma 
fermatifi traPilo,eSenaro,, città pofte su le riuiere della 
Licaonia , furono folo Spettatori di quella fcena , che a fa- 
uor de' Greci contro Xerfè rapprefentò la fortuna . Scu- 
faronfi i Corcirefi co" vincitori, ma quefti , nulla curando 
la loro freddezza y caldamente perfeguitauano gl'inimici ^ 
Temiflocle ruppe vn potentiflìmo efercito di Perfiani, e 

poi 



:^ z Della Hiftoria di Corfù 

poi rifece le rotte mura di Atene^, a cui diede nuoue leggi, 
e nuoua bellezza . Ma dairingratiflima Patria^ da lui nata> 
aftretto airefilio , fi ritirò ad Argo ; da doue ^ per alcuni 
folpetti di hauer macchinato con Paufania contro la Gre- 
cia, maggiormente perfeguitato , ne venne a Corcira , 
Accollerò i Fcaci queirh uomo infigne con ogni dimo- 
ftratione di oflèquio^non eflendofi fcordati^che fatto arbi- 
tro di vna lite tra Corcirefi, e Corinti, hauea condannato 
quefti a pagare a quelli venti talenti : e che Leucade , Co- 
lonia deir vno , e Taltro popolo ; alPvna , e Taltra natione 
fufTe foggetta . Rare volte nelle difgratie fi ricordano gli 
huomini de' benefici^c'hebbero da coloro , che fono infe- 
lici . Bellifario , caduto dalla gratia di Giuftiniano y non 
truoua fra gli antichi , e obligati amici ricuouero , e Cefà- 
re pianfe le difgratie di Pompeo , c'hebbe la morte da co- 
lui, al quale hauea conferuato il Regno. Nelle miferie 
regna l'ingratitudine , né mai vi ottiene corona la ricor- 
danza . Mifero Temiftocle, fé tali flati fuflèro i Corcirefi: 
ma eglino, rimirando alpaffato, gli fecero tali honori, che 
nell'eiìlio fteffo parea acquiftatore di vn nuouo , e più in- 
ligne principato , ladoue non più fbpra i corpi , ma Ibpra 
gh animi efercitaualafignoria. Né gli Ateniefi Thebbc- 
ro a male , come quelli ^ che in Temiflocle temeuano la 
potenza , non odiauano la perfona . E fi conobbe chiaro 
dallo aiuto, che tempi doppo diedero a' Corcirefi contro 
de' Corinti^ e quafi tutto il Peloponefo , allarouinade* 
Feaci collegati , 

Nacque quefta guerra perEpidamo, hora chiamata 
communemente Durazzo : Epidamo fi diffe aa vn Re bar- 
baro di tal nome j che fondoUa $ Durazzo da Dirachfo , 

nipote 



Libro Primo. 55 

hìpote del fondatore , che alla Città aggiunfe vn lìciirif- 
fimo porto. Fu ella poi habitata da' Frigij 3 a' quali Tue- 
ceflèro i Taulantij , che a forza furono cacciati da' Libur- 
ni , che alle Liburniche , nauigli veloci , e atti al corfo , 
(diedero illoro titolo. Con tali naui corfeggiarono lun- 
go tempo ^ formidabili a' Grecia ed a gl'Italiani 5 ma diuc- 
nendo i Corcirefipotent'inmare, li fcon fiderò , li cac- 
ciarono e dall'acqua ^ e dalla terra 3 onde a' Taubntij fu di 
nuouo reftituitaDurazzo. Però, eflendo ridotti a pic- 
ciolo numero i Taulantij > né ballando a far popolo bafte- 
uole per vna vafta Città, diedero luogo ad vna Colonia 
di Corcirefi, e Corinti], che, con Talio Corintio della fa- 
iniglia di Cherfòcrate, vi paflàrono. Allora comincio 
Epidamo a renderfi piiì famofa di prima 5 crebbe in nobil- 
tà , e fplendore ; e fu arbitra di molte regioni di Grecia . 
Lungamente tal fi mantenne; ma cominciando le ciuili 
difcordieacrefcerefra' Cittadini,a poco a poco s'indebo- 
lìin modo, che diuennefcherno de' barbari conuicini . Si 
auuidero,ma tardi, della loro fciocchezza gli Epidami , 
e rifoluti di rimediare a quelle guerre efterne, che dalla in- 
terna furono originate , mandarono ambafciatori a' Cor- 
cirefi, fupplicandoli, che mandaflero nuoua gente a ri- 
habitar Durazzo, il cui popolo per le difgratie era quafi 
ridotto a nul^a . Afcoltarono i meflaggieri i Corcirefi, ma, 
né so dire la caufa , vna rifpofta diedero fenz'alcuna con- 
chiufione : onde aftretti dal bifogno ricorièro i Dirachij a 
quei di Corinto, da' quali furono gratamente foccorfi . 
Moflé i Corinti; , non folo la pietà de gli oppreQì , ma an- 
che l'odio, cheportauanoaXorcirefi, quahnegauario 
^iefifere lor coloni, quando quelli ciò pretendeuano,fenza 

F alcun 



5 4 Della Hiftoria di Corfù . 

alcun fondamento. Poiché Teflèr paflato Cherfbcratè 
con molti Corinti) a Corcira , e Teffere da* Corcirefi elet- 
to Re^non era ragion valeuole a dichiarare i Corcirefi Co- 
lonia de' Corinti], come ognifauio giuditio puòconofce- 
re . Ma i Corinti] , moflì da paflìone di gloria , poco con- 
cedeuano alla ragione , e voleuano , che i Corcirefi ne' fa- 
grifici concedeflèro il primo luogo a vnfacerdote Corin- 
tio, come faceuano le altre Colonie: colà, che mai non 
vollero permettere i generofi Feaci , Aggiugni, chela 
gran potenza de' Corcirefi, che talora metteuano in ma- 
re cento venti galee , bene armate, daua loro non picciola 
gelofia, efofpettoj dubitando, che vn giorno, ladoue li 
pretendeuan coloni, non li vedeffer padroni . Da quefte , 
e altre cauie {pinti fecero decreto , che chi voleua gire ad 
habitat Duraizo , farebbe cofa grata al publico di Corin- 
to ; e nello fleflb tempo Ipinfèro per terra buona m^no 
di foldatelca , fofpettando di quel , che poi auuenne , cioè 
della mofla de' Corcirefi. Quefti, all'auuifo , ch'Epida- 
mo s'era fatta Colonia de' Corinti] , Ipeditamente arma- 
rono venticinque naui , e nauigando verfo terra ferma fi 
fermaron in faccia della Città, alla quale fecero comando, 
che cacciaffe i foraftieri , e riceuefle i nobili , nelle vltime 
riuolte , cacciati dal popolo : ma ricufàndo quei di Duraz- 
20 r vna , e l'altra cofa , i Corcirefi , accrefciut'i loro legni 
al numero di quaranta , quinci , e quindi nel mare , che la 
circonda , l'aflèdiarono . Non iilettero a bada i Corinti]; 
e fatta lega co' Pallichi] nella Cefalonia potenti, con gli 
Epidauri , con gli Hermionij ^ co' Leocadi , con gli Am- 
brafcioti , e co' Frezeni , a' quali fi aggi un fero i Tebani , 
e i Fiefchi , e gli Eslei 3 fi dimenauano alla gagliarda e per 

terra. 



Libro Primo: ^f 

terra, e per acqua. Impolèro aMoro vaflàlli , ochean- 
daflèro a diieader Duraz2.o , in cui goderebbero i priuile- 
gi de' primi habitatori, o che ogni vnopagaflècinquan^ 
ca Dracme Corintie : molti i più vili afficurarono col de- 
naro la vita, alcuni più valorofis'auuiarono alla difefa, I 
Corcirefi per non mancare a loro ftefli , mentre alla fama 
di tanto apparecchio fan prouifione d armi , e di amici , 
mandaron con alcuni Lacedemoni due loro meilàggieri a 
Corinto con comando, che perfuadeflèro quel Senato a 
lafciare la protettione di Epidamo , Città di ragione fpet- 
tante a' Feaci , che ne furono fondatori, e per la fèrie di 
tanti luftri a Corcira foggctta ; e calo , che ricuiàflèro di 
farlo, gli annunciaflero la guerra. Quella accettarono i 
Corinti; , lordi a gli argomenti , perche troppo veggenti 
il loro vantaggio nella copia de' confederati j onde all'ar- 
mi fi venne . Settantacinque nani Corintie fecero vela , e 
due mila fanti s'iftradarono adaccreicerrefèrcito, che 
non lungi da Epidamo campeggiaua: quelle con profpero 
vento arriuate ad Aetio videro vn bergantino con le in- 
fegne di Corcira , il quale accoftandofi alla Capitana , per 
mezzo di vn'araldo , ordinò al comandante , che non pat 
làflc più oltre, fé non volea la battaglia , La voglio riipo- 
fé audacemente il nemico , e fubito fece mettere in ordi- 
nanza i fuoi legni : onde i Corcirefi , mancando in tutto la 
Speranza di pace , anch'eglino fi apparecchiano al nauale 
conflitto . Settanta eran diuenute le loro nani fotto Du- 
razzo , airailèdio di cui lafciatene trenta, con le altre qua- 
ranta fciolfero ad attaccare gli auuerfari , più numerofi , 
ma meno forti. Si combattè con ardore, benchefopra 
dell'acque 5 fi pugnò con coltanza fopra gonfiabili flutti^ 

F 2 e alla 



3 6 Della Hiiloria di Coif ù .' 

e alla fine , collegatafi la fortuna co' più animofi , viniero f 
Corcirefi , che , oltre le fommerfe ^ qtiindeci de' Corintij 
legni conduflero prigionieri alla vifta di Epidamo, la qua- 
le nello fteflb giorno fi refe con patto , che i foraftieri fuC- 
fero venduti all'incanto, e i Corintij reftaflero prigioni 
fino 5 che altrimenti comandaflèro i Senatori della Fea- 
cia . Doppo fi famofà vittoria ereflèro i Corcirefi vn tro- 
feo in vnode'loropromontorij, detto Capo bianco , e 
vccifi tutt'i prigioni , eccettuati que' di Corinto , che fu- 
rono riferbati alle catene , fi fpinfero a danni di coloro , e 
haueano dato foccorfo a' loro nimicij e fecero ftrage tale , 
che di nuouoiCorintij) béche fpennacchiati nella pallata 
fconfitta, pofero le ale alle nauijC nel promontorio Aetio, 
preflb al Chimerio di Trefpotide y ancorarono , per cuo- 
prire Leucade , e altri luoghi amici dalle inuafioni de* 
Corcirefi . Ma quefti y fuperbi per le felicità trafcorfe y ne 
girono a incontrarli, ficuri di vnafecond.a vittoria y quan- 
do fi fuffe venuto di nuouo alle mani . Non è prudenza 
efporfi al cimento con nemico pien di fàfto y confoldati y 
che temono , e delle frefche ftragi confcruano la memo^ 
ria: onde i Corintij accorti non vollero Iperimentare la., 
fortuna, rifiutarono la battaglia, fi contennero nel pofto 
prefo y e baftò loro Timpiegare i Corcirefun modo , che^ 
non poteflèro danneggiare i collegati, come intendeuano. 
Hebbero l'intento ; poiché, foracchi della dimora i Corci-- 
refi, alle loro cafe fecero ritorno per ripoiìire . 

Ma non ripofauano in tanto i loro auuerfari , e da tante 
ingiurie offefi , arrabbiati per tante perdite , fi accinfero a 
vna memorabil vendetta . Chi dice , che i vecchi perdo- 
no la memoria, falla : mentre l'odio più che inuecchia, piùt 

man- 



Libro Primo . ^7 

mantiene la ricordanza. Il nimico, os'hàdaftruggere 
totalmente, o nonfideueiftigarej altrimenti farà con- 
tinua la guerra , e da vna nafcerà vn'altra rottura di pace J 
Cartagine lafciò quieta la Romana Republica quando 
giacque fèpolta nelle fuerouine, ma mentre vifle fèmpre 
da picciolfème fé pullular grandi difcordie . Vinti, non 
però abbattut'i Corinti]^ di tutto il Peloponefò , con lega 
ftrettiffima , fatto vn corpo , alzarono di nuouo il capo 5 e 
fabbricando naui , e adunando dalla Morea marinari , fi 
pofero in tale fìato , che allora dubitarono della libertà i 
Corcirefi. Da vero penfino a cafi loro , e impotenti a 
refiftere alle forze delia Grecia vnite^ fi configlian con la 
prudenza . Vn folo mezzo alla falute della Patria refta , ed 
è il tentare l'animo degli Ateniefi , quali foli contro di lo- 
ro non fi erano dichiarati 3 poiché , fuccedendo la confe- 
deratione con quefti, non haurebbero poi paura di fron- 
teggiar mezzo mondo . A tal fine de' più faui fcielgono i 
migliori 3 e ad Atene l'inuiano : ma i Corinti] , ch'erano 
vniti con que' di Argo, tenendo più occhi aperti, nonfu- 
ronolentiàfarelofteflb, e anch'eghno fpediicono mef^ 
laggieri . Gli vni , e gli altri Ambafciatori arriuarono a^ 
vn tempo ; e gli vni , e gli altri , auanti'l Senato Atenieie, 
^diflèro lor ragioni. E fama , che i Corcirefi furono am- 
meflì prima, e che in fòmigliante guifa parlaflero . 

Se nell'runione^che a danni nojln ha fatto la Grecia^àel no- 
Jìrofelo pericolo fi trattajfe^potrehhe ogni <-vno di uoi^gloriofifsi' 
mi Padri. potrebbe dicofttmare la noflra uenuta per mtereffe^e il 
noflro parlare dettato dal bifogno^^Bifogno^e intere (fé hahbiamoy 
non fi niega;: perche la Patria dcuejkre a cuore di ogmfedel cit- 
tadmojele nojìreforzjpper altro più che mediocri ^no baftano al- 
la 



3 8 Della Hiitoria di Corfò. 

la ruiolenzd d'infiniti popoli ^che fi muouoiiofer atterrar ci. Ma 
ibi non ueàe^fe hi- fufilU^che la tépefa^chc a minacciaynoi foli 
CoYcirefi non guarda f Jl fulmine nonft contenta di ^n met loyfc 
le altre parti della torre non rompe . Credete ^ot che la lega f or- 
midahile fa per altro y che per difciogtiere la mar it ima potenza 
di coloroj e he l hanno f f^oifiamogli ^ni^njotgli altri ; noi op- 
prefsty an'<j not mjuitiy come njintiy a noflrt nemici ^ come fi pa- 
iranno gli Atemefi difendere t la noflra , non e noflra y e caufa 
commune. Si parla e di Corcira^edt Atene j-e di ambe ^perche do- 
minatrii idei mare. La ragione^il fine yil penf era degli auuerfa- 
ri con cuiden^a ce'lperfuade , Poh he^ che i Corintij\, egli altri fi 
muouanoy per hauer noi difefo il dominio nofl^o y non e difcorfo , 
che convincagli huominiy e hanno intelletto a fcmtinare t moti- 
ui , che han da fare con Dmazjsf i Corintif t §luando mai alla 
loro giurifditione foggiacene ^ l noflri Padri furon figli di ciucila 
Cittàyco' nojìri amtifi mantenne^ fi fé ricca con le lìoflre douitie, 
'Ne gì* incontri chi la difefe > Nelle carenile chi lafoccorfe ? Ne" 
pencoli chi aiuto leporfef ICorcirefi. E i Corcirefi^per tanti capiy 
fatti capi di quel corpo, fé l'hanno da lafciar recidere dalla fpa- 
da Corintia yfen^a pur muouer le mani f Dir anno y che noi non 
afcoltafsimo lefuppliche degli Ambafciatori di Bpidamoy qua- 
do nel tempio di Cererey ci ricercarono difoccorfo : ondeycome di 
cofa abbandonata giuflamente hebbero il dominio quei di Co- 
rinto, "Bella ragione al certo^fe nonfuffe la rifpojiapiu bella, E 
in che modopoteuano i Dirachij afpetcare il nofìro patrocinio in 
tempo yche cacciata la nobiltà paefanayalle no jir e preghiere noia 
a^'ollero ripigliare^ La feccia delojolgo no componeua la città Ja 
citta era fra noiyin tanti nobili efdiati. Se dunque non può ejfre 
fcufa della loro mof^a ragioneuole la guerra , fatta per Epida- 
moyultra ellafia^ altro è l'intento, Equal altro puh effercychc^ 

lo 



Libro Primo. ^p 

iofneruare in Corcira lafintftradelleforz^ di mar e^ pn- poi reci- 
dere iti Atene la dejìraf Bfe ciò chiaro fi ruedey a chejlar'in du- 
hio di colUgarui con noi^ che dittenuti njoftn ^'ajjaìlidi affetto , 
hauremo fcmpre pernofìri , i ruoflrt.nemici ^ e nelledtd?ic im- 
trefe , con l'aggiunta del no fko potere ^ t;; renderemo ajlt ^au^ 
uerfari del continuo fupericri, Jopiu non dico y perche fpero 3 
€hepiu d nojìrofauore dirà il njojlro famo giuditio ^ checonofc^ 
tontmerji nella conferuatione di Corcira quella di Atene , 

Tacque il gentile Oratore , ch'era vno de' più vecchi 5 
cda vn confiifo mormorio accompagnato vici dalla gran 
fala> oue rimafèro i Magiftrati aconfultareilnegotio. 
Non deci fero, perche vollero prima afcoltar e gli Amta- 
Iciatori di Corinto ^ che ^ introdotti 5 con la bocca di vn 
di loro così fauellarono., 

// Senato di Corinto ^ di cui più fedele né" hifognimainon 
hehbe Atene , co l nojtro arrima ruoi augurafalute 5 e gloria ^ 
della Grecia fplendor e , e dalruojh'o lume attende chiarezza a* 
fuoipenfieri ofcurì pe'l duhie dell' amicitia ijojìra . Poiché qui 
tffendo gì' inuiati della rihelle Corcira^ teme , che dalle loro fro- 
di non fan corrotte le menti y per altro incorruttibili del rvofuf} 
fourano confeffo, ^ely chea njoihahbiano detto y no'lfap- 
piamo s fappiamo bene ^uel y che contro noi hanno fatto . U 
ef^erfifolleuati^daColoninoftriy ch'erano y fino a pretendere^ 
V agguagliane^ s e poco: e da noi farebbe fiato dif simulato per la 
quiete della Gruiay quando non ci haueffero con ijiolenza tolte 
le Città di noflro patrimonio y e in oltre prete fofopra Corinto la 
maggioranza • ^f*^^Z^ da' no fri Cittaaini^ che iJi a ndarono 
con njn capo pur Corintio della cafa ai i herfocrate y fatta fa- 
mo fa y pretendono ligia del loro imaginario imp-. .0 , E da tale 
pretenfionefpinti hanno aff ditto le nofìre armate yhanno brucia- 
to 



4Ò Della Hiftoria di Corfù. 

to le nojìre nam hanno yoflo in ferri le no jìr e intere famiglie l 
B non contenti ài ciò y mant^msjfe le cofe amine ed humane , 
con barbarie inudita y han dato afacco le rimere de nojìri ami- 
ci y fola perche fon nojìri amici. Vinfolenzjt barbara di cojìoroy 
non fotendofi pia fojfrire , ha perfuafo i nojìri a deponere la 
piacemlezjji y per cafltgarla con l'armi , ^uejìefon pronte y e 
fé da ''voi non far anno rmtuzj^te , fon ^aleuolt a deprimerti 
t audacia di coloro y che cantando la difcendenzA da 'Z'nfglia 
di Nettuno y di tutto il mare pretendon la Signoria . £ come 
Signori lo f corrono depredando legni con rouina del trafico y e 
friggendo luoghi nelle rtuiere con detrimento delle prouimie , 
f^i è nella Grecia arena y che non habbiano i Corcirefì bagnato 
di f angue > Euui mar tt ima terra y che a* loro mfulti non pian- 
ga ? VI fimo non fu da loro pò fio cento njoltc in anguftie f Che 
più fi afpetta r* Che da Corfari delle onde diuengan tiranni di 
Regm ? Slueflt pure hanno muafo y e in trecento e più miglia di 
paefe pojfeggono più prouincie, A che non mmuerfi A'^eniefi f 
Attendete forfè y che pria '-vengano in faccia della njofra Città, 
fuento landò 'vincitrici bandiere f Ada fé lafci erete y chen;i 
jìringano y poi muouerui non potrete . Hora è il tempo di dime- 
nar le braccia y e e d'I re fio della Grecia 'Xfnirfiper legare lafu- 
perbiay di fouerchio difciolta , E fé duro parm tal partito y e 
non conueniente alla ijojìra compaf sione y ladoue i Corcirefì a 
n,wi fi raccomandano y almeno contentateui di lafciarci fare 
fenza y che ijoi evi moflrate partiali di alcuno , Di quefìopur 
Corinto fi appaga , di ciòfolofi contenta la Grecia y la eguale da 
ojoi fpera jauoreuole la rtfpofìa y mentre crede non 'vogliate 
rompere l'antica confederatione , che con eJfahauetCyper huo- 
mini y che ne'T^ofìri amici '-vi ojf efero , - 

Qui fèpuntoilmeiTaggiere, e da tal punto comincia- 
rono 



Libro Primo . 41 

reno le linee de* diicorfi fra' Senatori 5 alcuni de* quali co* 
Corcirefi, altri co' Corinti la fentiuano . I parteggiani dì 
quedi diceuano^non douerfi prendere l'inimicitia di tante 
nationi per la difelà de* Feaci : che , benché potenti ^ do- 
ueano temere Tviiione di tali forze, fé riftigauano : ch'era 
fplendore della loro Republica Tolcurare quella Corcira , 
che fola facea ombra alla loro potenza : che nella guerra 
con Xerfè i Corcirefi non haueano dato ibccorfo, anzi 
procurato di renderiì beneuolo quel Re barbaroje deftrut - 
tore de' Greci . All'incontro i fautori de' Corcirefi after- 
mauano, che leragioni, addotte da gl'Ambafciatori di 
quelli y erano potentiflìme: che i collegati altro non prc- 
tendeflero , che fare eguale ogni potenza ad ogn i vno di 
loro in particolare : che i Corinti] con l'acquifto di Cor- 
cira diuerrebbero così poderofi^che di loro farebbe meno 
forte la Reffa Atene : e che in fomma i Dei non vogliono , 
che fi lafciano in abbandono glioppreffi . Quefte ragioni 
preuahèro ; onde co' Feaci conchiuièro lega difenfiua gli 
Ateniefi , dichiarandofi vicendeuolmente nimici di quei^ 
che volefièro opprimere o Atene , o Corcira : del refto a 
gli Ambafciaton Corinti] diflèro , che non intendeuano 
per ciò romper la pacete che mai co' Corcirefi fi mouereb- 
bero a' loro danni . Finito il negotio fi venne all'armi ; e i 
Corinti] da Leucade verfo il promontorio Chimerio fe- 
cero vela con cento cinquanta naui , delle quali nouanta 
erano proprie, diece degli Elei, dodeci de' Magarefi , 
diece de' Leocadi] , ventifette degli Ambrafcioti , e vna 
degli Anadori] . Di tutta Tarmata era capitano Xenocli- 
de, figlio di Euticle con quattro Configlicri'nfua com- 
pagnia , huomini di iperimentato valore , .nel quale non 

G la 



4x Della Hiftoria di Corfó .' 

la ccdeuano al loro medefimo Duce. Piùnumerofido- 
ucanoeflereilegni, maiCorintij fiaffrettarono^pernon 
dar tempo a gli Ateniefi di mandare grofib foccorfo , to- 
gliendo loro la commodi tàdeirapparecchio^che richiede- 
ua più giorni. Ma già i Corcirefi haueano in pronto 
cento e diece naui fotto la prefettura di Miliadc , Efoide, 
ed Euribato , i quali ^ al primo auuifo della moflà de' lor 
iiimici/ecero vela da Corcira alllfola di Sibota^per afpet- 
tarli . Diece foli legni de gli Ateniefi erano arriuati^quan- 
do i Corcirefi fi moflèro a incontrare i Corinti] ; i quali , 
hauendo prefo in terra vittouaglie per tre giorni^ e due 
mila fanti amici per meglio prouedere Tarmata, a vele 
gonfie dal Chimerio fi partirono rifolutiflìmi di combat- 
tere . Ma poi 5 vifte le naui di Corcira venire a loro cen- 
tra 5 hebbero qualche paura , tutto che fi apparecchiafièro 
alla battaglia, diuidendoi legni in tre fquadre, comeap- 
punto erano diuifi quelli de' Corcirefi. A man delira, a 
fronte de' Corcirefi, ch'erano a finiftra , furon pofte le na- 
ui de' Megarenfi , e Ambralcioti 5 nella finiftra in faccia 
del corno deftro de' Feaci , ou'eran gli Ateniefi , fi ferma- 
rono i legni Corinti] ; le altre fi videro quinci , e qu i odi 
fituate nel mezzo , alla rinfufa naui groflè , e galee . Si 
diede principio dal corno deftro de' Corinti; , quale in 
picciol hora fu rotto inguifà da' Feaci , che fi diede a vna 
difordinatiflìma fuga 5 e incalzato da' Corcirefi vrtò tra* 
fcogli , e buona parte de' nauigli fi ruppe . Erano in t-erra 
ipadighoni de' Corinti] col bagaglio, lafciato per fare 
più leggieri i lor legni , qui credeuano ricuourars'i fuggi- 
tiui : ma i Corcirefi fcefero , e vccis'i guardiani , faccheg- 
giarono lo fteccato , in cui fecero grofla preda d'oro , e di 

argen- 



Libro Primo* 4:; 

argento ] Aleflandro , quando nella battaglia con Dario 
glt fé dire Parmenione , che i Perfiani laccheggiauan gì' 
impedimenti ^ rifpoie , che fi combatteflè con fortezza ; 
poiché perdendo la battagha^poco importaua il bagaglio, 
€ vincendo, farebbe de* fuoi> non folo il proprio , ma an* 
che il bagaglio de' fuoinimici* O fehaueflerohauuto 
tale auuertenza i Capitani de' Corcirefi , fenza fallo non 
ifcappaua loro dalle mani la più infigne vittoria > che in 
molti fecoli fi fufle ottenuta ! Se doppo la rotta del corno 
deftro fi voltauano a circondare il finiftro^non farebbe fia- 
to dubio il trionfo, di cui e i Corcirefi, eiCorintijfi 
vantarono , Nelle guerre ogni picciola negligenza parto- 
riice grande rouina; e cento volte auuenne , che peì defio 
della preda cangioffi in perdita la vittoria . Lo fperimen- 
tarono , lènza gli altri efempli degli Storici , i vincitori 
Feaci , che nel loro corno deitro , dal finiftro degli auuer- 
lari vrtato, videro finifl:ra, e infelice la forte. Poiché gli 
Ateniefi , per paura di offenderei Corinti),facendofi fpet- 
tatori della zuffa, allora fblo fi moffero quando era irrepa- 
rabile larouina. Riferifcono gli Scrittori, chelevne,e 
le altre naui fi attaccaflèroinmodofradiloro, che for- 
mando larga pianura di legno, parca lazufiaterreflre, 
non naualcj e che il fuoco , e il ferro de' combattenti heb- 
bero fblo parte nella battaglia,in cui Farte mariaarefca no 
hauea luogo . I Corcirefi , benché inferiori di numero , e 
nelle naui , e ne' foldati , pugnarono lungamente di pari ; 
ma foprafatti alla fine dalla moltitudine fi anniderò della 
perdita : fé pure veder poteuano fra tanti fumi , che man- 
dauan le fiamme, accefe nelle naui , e vincitrici , e perden- 
ti. Gli Ateniefi vrtarono sì, ma in mal punto; poi- 

G z che 



44 Della Hiftòria cìi ^orfù, 

che vinti anch'eglino fecero più memorabile lalconfitta. 
Il mare Ionio diucnne roffo pe'l fangue, e di legni fracaf- 
lati fi riempirono le vafte pianure dell'acque, inguifa , che 
parean campagne di terra , genitrici di tronchi . Antenne 
rotte, alberi fcheggiati, farti , remi , galleggiauan sii Ton- 
de , di cadaueri popolate . I fremiti de' moribondi fi ac- 
cordauan con quelli de gli orgoghofi flutti , i quali alla 
fine 5 o fuperbi, o pietofi , diftaccaron la zuffa , la cui fac- 
cia orribile, perTofcurità della notte, che fòprauenne, 
non fi vedea . Ritiraronfi a Sibota i Corinti; , a Corcira 
i Feaci 5 gli vni , e gli altri vincitori, e perdenti : ben'è ve- 
ro , che maggiore fu il danno di quelli , hauendo perduto 
da lèffanta naui con prigionia di molti nobili , che poi fu- 
ron caufa della rouina della patria loro . Più di trenta naui 
mancarono a quei di Corinto , e numero grandiffimo di 
foldati , vccifi quafi tutti quelli del finiftro corno , e nella 
refiftenza , c'hebbc il deftro,gran parte atterrati . I mede- 
fimi Corinti] concorfèro alla morte de' loro3 poiché truci- 
darono i prigionieri , fatti da Corcirefi , fenza conolcerli, 
quando di qualche legno faceuano acquifto . Ne qui heb- 
be fine la guerra,maggiore fia ftata tra Greci , e Greci,per 
la quantità delie naui; poiché, ftimandofi vincitori! 
Corinti} di nuouo fciolfero a' danni de' Corcirefi , i quali 
con l'aiuto di trenta legni di Atene, chefopragiunfero^ 
ne girono a incontrarli : ma quelli , depofto Torgoglfo, 
dentro Sibota fi eh infero , oue furono afì'ediati . La pau- 
ra allora fuccefìe airaudacia j e il dubio di non potere più 
ritornare a cafa , li altri nfe in modo , che ipedirono a gli 
Ateniefi ; de' quafi erano capi Glauco, figlio di Leagro 5 e 
Andgcidide 5 che nacque da Leogoro ; più mefiaggieri , 



lagnata- 



45' 



Libro Primo r 

kgnandofi , che rompeuan la pace con rintrapreia guerra 
afauorde'Feaci. Ma quc' di Atene, fecondo gli ordini 
del loro Senato , rilpofero^ che iui ftauano per difendere ì 
Corcirefi, non per offender Corinto 5 e che volendo 
a* patri) lidi nauigareUiafcierebberopa0àr lenza contra- 
fto . Quello partito piacque a' nimici 5 onde ^ doppo di 
hauere in Sibota eretto vn trofeo in memori a del loro 
trionfo 5 veleggiarono verfb Corinto; e nei paflare auanti 
a Vinoiza ^ Colonia pofta nella foce del golfo dell' Arta, 
commune e a loro ^ e a' Corcired ^ a tradimento la prefe- 
ro. I Feaci, liberi della paura ^ feppellirono i morti , e 
anch'eglino in Sibota, in faccia di quello de' Corinti; -, 
folleuaroRo vn altro trofeo 5 come quelli , che fi ftimaua- 
no trionfanti , nonfolo , per hauer diuifo con gli auuerfa- 
ri la vittoria, ma per hauerli ^ prima chi ufi dentro Sibota, 
poi corretti a fuggire . E in vero il non hauer disfatto le 
forze de' Feaci, e il non hauer foggiogato Corcira , fìi per 
gli Corinti] vnà man ifeftiliìm a perdita : aggiugnipoi la 
poco honoreuole ritirata , e dirai;, che vnavnione così 
grande , lungo tempo premeditata , o poco operaffe , o 
nulla 5 mentre non arriuò al fine ., che pretendeua . 

Fin qui le cofe de' Feaci non poffono lamentarfi della 
fortuna ; e la gloria de' Corcirefi fi può dire nell'auge; on- 
de non afpetta , chedifcendenza. Difcefebene5maper 
forza, non de' nemici 5 ma de' fuoi fteilì popoli ^ che nelle 
ciuili difcordie annoiti non puotero^ o non vollero difcio- 
glier le mani alla communefaluezza. Io non vuò finire 
quefto hbro con memorie lugubri 5 benché il Sauio tn'in- 
fègni , che gli eftrcmi deirallegrezza occupa il pianto . 
Poiché i fegni della felicità Corcirefe voglio metterti 

auanti 



4^ Detìa^HrftoriadiCorfiji' 

nuanti a gli occhi nell'impronto di alcune meda glie , cFie 
con moka fatica ho raccolto . Tanto più , ch'elleno alfa^^ 
narratione di quefto libro ponnofcruire di epilogov La 
fcolpire o in rame , o in oro ^ o in argenta > o in bronza , i 
loro fatti, era preiTo i Greci argomenta di grandezza >e di 
proipero flato; non meno, che reriger trofei^ Molti di 
qiiefti folleuaronoiCorcirefijche hora> con le piramidi 
di EgittO:,giaccion fbtterraj delle infinite delle altre, alcu^ 
ne ne ho ritrouato, quali qui lòtto vedrai in copia , men- 
tre io conferuo roriginale , Rapprefentano elleno variau- 
uenimenti , de' quali per lo più fi è parlato , onde con la 
poffibik breuità ilorofignificati fiipiegheranno . 

La prima , che vedrai , fu Icolpita in memoria di Gia- 
no fauolofo , ma vero lauan , a cui , toccarono le Ifole co- 
me fi diife ; poichedacoftui ^ non (ola i Corcirefi , ma gli 
altri Greci b ebbero rorigine loro , fé non falla Dragone 
Feaco, citato da Ateneo» E perche lauan ^o Giano, fu 
nipote di Noe, e daluiappreferartedelnauigarecoiu 
refperienza deirArca, meritamente nel rouerfcio di detta 
medaglia fi vede reffigie di vna nane con la parola greca 
KOPKTPAinN,cioè Conyrcffm', quafi dice{rero,rC^ 
fequio de* figli Corcirefi al loro Progenitore quefto im- 
pronto confacra. Ma fèda Giano 1 origine, da Nettuno 
acquiilarono la potenza j che però grati , anche a quella 
dedicarono due medaglie^ l'vna efprime vn Nettuno fo- 
pra vn delfino col fuo tridènte nella finiftra , e nel rouer- 
fcio vna galea co la fcrittura medefima ROPKIPAHM 
Corcyrenfmm : e la galea fu poflain ricordanza del potere 
Feaco nel numero di tali legni, de' quali vniuano cento 
venti, come fi fcriffe 5 quefta medaglia è di argento di me- 
diocre 



Libro Primo. 47 

diocre grandezza . Lafeconda di rame 5 e/prime in vn Ia- 
to il capo di Nettuno, eneiraltro ha la forma ói vn canal- 
lo, circondato da quefte lettere KOPKTP AION . $1- 
ACìT AN^cìohCorcyrenfium. Philota, La ièconda voc e 
(denota il nome del monetalo ; ma h figura del Cauallo 
fignifica la vittoria , c'hebbe Nettuno fopra Minerua. , 
quando, venuti in con telàfra di loro circa il nominar Ate- 
ne^ fu decretata da gli Dei , che vinceflè chi facea nafcere 
cofa più necelFaria al genere humano ; onde Nettuno , fti- 
mando fjfiè il cauàllo , pcrcolTe co'l fuo tridente la terra , 
e'ITece Ibrgere dal fuo feno . 

Marnoniòlo a' Numi patri] ftamparono monete i Fca- 
chij poiche,riconofcendo pure da gli altri raccrcfcimento 
della loro gloria^ ne fcolpirono vna a GioueCafllo , loro 
Tutelare, a cui haueano fabbricato vn tempio in Caflbpo. 
Vedeff n detta medaglia , quinci Gioue ièdente in maeftà 
con l'afta in mano, e la parola ZETEKASLOEy luppiter 
Cafsmsy quindi Pan del quale i Core irefieran diuoti con la 
fcrittura ArPET2;CÌoè Agrefte3và egli'n piedi fottono- 
biliffimo arco , con la fmiftraal fianco , e con la falce nella 
fuadeftra. A Bacco poi dedicarono tre medaglie, e ai 
fuo figlio Tioneo due. Diquelle di Bacco la Prima mo- 
flra da vnapartelafuatefta, dall'ai tra vngralpod'vua, 
quafi da lui conofcefiero Tabbondanza delle vue pretiofii^ 
fime,che in Corciranafceuano : vna lettera lòia abbreuia- 
ta, che vuole Ipiegar C(?rryrf?;y/?<w , ella contiene, ed è 
quefta K : la feconda fa pur vedere il fuo capo nel dritto, e 
nel rouerfcio vna corona di edera , nel cui mezzo fi le^se 
K : la terza ha la tefta di Bacco , ò Dionifio ( che Tvno , e 
Taltro nome egli hebbe ) con la parola Diomftus intorno, 

fcritta 



48 Della Hiftoria di Corfù . 

fcritta in greco AT0NISH02 ; e nel fuo rouerfcio, \n 
mezzo alle due lettere K.O. contiene vn calice . Vn calice 
pure 5 in mezzo alle medefime due lettere , ha il rouerfcio 
della prima medaglia , fatta pel figlio di Bacco Teoneo , 
contenendo per altro nella parte oppofta la fua giouanile 
figura. L^altra dello fteflfoTioneo è di argentone moftra la 
fua forma tutta ignuda in atto di fuggire, e nel rouefcio vn 
Toro con la parola fopra IIOSEIZi AIÙN: io ftimo fufle 
in memoria di quello poi fcrifle Ouidio , c'hauendo Tio- 
neo rubato vn toro, e per ciò da* contadini perfcguitato > 
chiedeflè aiuto a fuo padre Bacco, da cui ottenne il mutar- 
fi*n Cacciatore, e il toro in cerno ; onde , perduto di vifta 
daque*bifolchi,puotefaluarfi: tal medaglia è di argento ^ 
A Ercole ne confegrarono vna di argento di qual- 
che pefo 5 e nel dritto fi mira egli con la claua nella> 
deftra mano, e con Tarco nella finiftra 5 dietro alle fue fpal- 
le, poco da lui lontana, pende la pelle del Nemeo leone 5 
nel rouerlcio figura vn toro cinto da gran ghirlanda di fo- 
glie . Quefta moneta belliflìma non B. leggere , che a pie 
di Ercole , Corcyrenfmm , con la medefima abbreuiatura di 
lettere K. Altra, ma di rame, fii liuellata per Ercole ; e 
nella faccia fa vedere la tefta di vn bue ornato, Ibpraui 
vna ftella ; nella deretana parte,in mezzo a vna corona di 
ellera,la lettera K, che fignifica Corcyrenfmm . Perico heb- 
be la fua parte nella veneratione de'Corcirefi con vna 
medaglia , o moneta di argento ; nel cui dritto è il fuo ca- 
po coronato , e nel rouerlcio il Pegafo con le ale , e fotto 
Ta K K : la Ninfa Corcira perocché diede il fuo nome all' 
Ifbla di Corfù, fu quella, che molte monete, impreidè 3 
foa gloria , ottenne , Vna di rame , ma d'infigne artefice, 

ha 



Libro Primo, 49 

ha nel dritto la tefta della Ninfa con diadema , e nonlun* 
gi della bocca vn timone, ma dietro del capo la parola 
K OPK rP A5 nel rouerfcio vnGioue fedente con Tafta in 
mano :, e le voci ZETZ K AZI02 > cioè Ipfiter Cafsius . 
Alla fteflà Corcira fcolpirono altra di argéto co la fua tefta 
ghirlandata di fiori , e con lettere cifranti Corcira 5 come 
le altre 5 nel rouerfcio è la fortuna fedente fopra di vn le- 
gno, fbttoui il tridente , e nella mano gonfia la vela , e in- 
torno fi legge KOPKXFAID.N Corcyrenfm. Altra di ra- 
me picciola con la fiia effigie in fronte, e nel rouerfcio con 
vnanaue, eletteraK, fu fcolpita a nome della fteflfa Cor- 
cira 5 la quale, perche fpofà, e fauorita di Nettuno, n'heb- 
be altra con la fua figura nel dritto, e col folito geroglifi- 
co K , e nel rouerfcio co'l tridente attribuito a Nettuno • 
Due altre , di argento la prima , di rame la fèconda,ne ho 
trouate 3 quella eìprime nel dritto Corcira con faccia reale 
€ il folito enimma K , e nel rouerfcio il canal Pegafò tanto 
tra' poeti famofo: quefta,fatta doppo la fua morte,quaI co- 
tiene vn vafo, o Vrna nel dritto, e la parola KOPKTPA, 
e nel rouerfcio Gioue fèduto co Tafta nella fua deftra,e in- 
torno ZET2 KAEIOE . A Cherfbcrate loro Re ne fcol- 
pirono vna con la fua effigie in vn lato,e nell'altro convna 
naue, fopraui le parole KOPKTPAiriN <E)IAaN lA- 
A2, cioè Corcira vedetti. Ad Alcmeopur loro Re due 
ne dedicarono, vna di argento, quinci con la fua figura, 
quindi con vnaflellaj Taltradi oro con vn vafo grande nel 
dritto, oltre vn picciolo con la lettera K di fopra, e nel ro- 
uerfcio vna ftella con la parola KOPKTPAIUN Corcy-- 
renftum d'intorno . 

In memoria del Toro, che fcoprì i tonni,fe ne vede vna 

H di 



fo Della Hiftoria di Corfù. 

di argéto co mezzo toro, e lettere KOPKTPAinN Cor^ 
cyrenftum , eflèndo nel rouerfcio vna porta chiufa con vno 
grappolo dVua a deftra , e fòtto K , e vn vafo a finiftra , 
fottoui I: il vafo fignificaua rvrna, che accoglieua le cene- 
ri di Corcira, da' Feaci venerata per Dea , e l' vua l'abbon- 
danza de' vini delllfola; ma la porta daua a intendere, 
che del Ionio , Adriatico , e Mediterraneo era Corcira la 
porta , ladoue fenza confenfo de' Corcirelì non fi poteua 
nauigare per quelli mari . Né la vacca, dedicata a Giuno- 
ne in Olimpia, rimafe fenza ricordanza 5 poiché di quella 
molte medaglie fi trouano, quali porge a' curiofi Golcio 
nel fuo libro delle Greche medaglie : vna fola ne ho pofto, 
benché ne habbiamolte,la quale moftra nel dritto Teffigie 
della fteffa vacca lattante vn vittello , con le parole fopra 
EI2 TIMHN, e fotto TaK , che dir vogliono in honor 
di Corcira; e nel rouerfcio vna porta, girata da quelle 
lettere, AIIOA.AAMO. $aN2,che fpiegano Taflo- 
lutione , c'hebbe delPomicidio , per opera di Apollo , la 
Vacca , dichiarata innocente . 

Le duevltime, ambe fcolpite per lo fleflb foggetto , 
benché la prima in Corcira, la feconda in Butrontò, in 
memoria di Eleno Troiano elleno fono; e T vna moilra nel 
dritto la fua figura, qual fa vedere pur Taltra , maquefta 
ha nel rouerfcio vna naue co la parola KOPKTPAlfì.N 
Corcyrenfmm y la doue quella fi vedere vn toro con la fcure 
fotto de* piedi , e fopra BT0PON, cioè l^utrontò , per Kv 
caufa già narrata di fopra , 

Quefte fono le medaglie, c'hò potuto trouare , quali 
alfiemehòqui raccolto ; benché fulfero fcolpite in tempi 
diuerfi . Apparecchiff n tanto il lettore a vdire cataftof ri, 

degne 



Libro Primo. 5*1 

degne di lagrime 5 poiché di altro non poteua eflèr cagio- 
ne la corruttela di vnfècolo, che fu fchiauo dell'auori- 
tia, dell'ira^ e deirambitione di dominare. Rapine/ > 
crudeltà, inganni, violationi di fede, poco rispetto alle 
cofe facre, faranno atti , che nel teatro di Corcira rappre- 
fenteranno funefta tragedia, che finirà fempre col fangue. 



Il fine del Primo Libro 




H 1 



DEL 



r4 




DELLA 




I CO RF V 

DA ANDREA MARMORA. 

L 1 1B R O S E C O ^N D O. 

I T I R A T I alle cafe loro i Corinti;, 
gli Atenieil; e qiie' di Corcira doppo 
la battaglia;, per ogni verfo fanguino- 
fa>attefero a riftorarfi de' danni vicen- 
deuoli 5 e temendo ogni vno delle 
macchine , e difegni delnimico^ adu- 
naua nuoue fbrze^ o per refiftere alle inuafioni , o per aflàl- 
tare chi dilegnaffe d*inuadere. Nonpóteuafidarfi alcu- 
no ; poiché più tofto la ftracchezia , che la pace ^ Thauea 
coftretto a ritirarfi dal fecondo cimento 3 al quale Todio, 
e li defio di vendetta; iftigaua gli aniaii y pieni d'aftio per 




Libro Secondo . ^ ^ 

le datCj e riceiiutepercoffe . Gli Ateniefi ^ tardi auueduti 
del loro errore in non hauer foccorfo a tempo i Corcirefi , 
e cofl/àpeuoli dello fdegno de' Corinti; contro di loro y da 
vero fi apparecchiano a ribbattere con la forza la violen- 
za^che li minaccia . Né prendono a burla il negotio^ poi - 
che da Etna, monte della Sicilia, preueggono adunarfi 
fiamme a incenerire la loro grandezza 5 e benché diuifi da 
tanti mari pur temono dell'incendio. Erangli Atenieil 
nimici de' Siracufàni potenti(Iìmi,e in terra, e su le onde : 
con loro haueano di continuo guerra, difendendo a onta 
loro alcuni popoH di Sicilia, chericulàuan l'imperio di 
coloro, che Ibggiaceuano alla tirannide di Dionifio, Se 
a quelli fulléroricors'i Corinti;, non vie dubio,c'haurel> 
bero accomunato grintereflì, e che Atene potrebbe dubi- 
tare di fe medefima nella lega di due nemici formidabili , e 
anziofi di vendicarfi . Diicorfi furono quelli , che poi 
non riufciron vani 5 onde ragioneuolmente attendono gli 
Ateniefi a fabbricar naui , a raccorre marinari , ad aflbldar 
militie, ad adunare teforo, hauendo per le fpeiè canato 
dall'erario commune mille talenti . Ne' folpetti di guerra 
chi non dubita incappa fouente nelle fciagure , Delle 
grandi moflè tutti deuon temere, e le non fi temono, fpef 
lo riducono alla rouina . Il nimico mai non dorme, non 
bifògna chiuder le pupille; eancheacolui, c'hàcuordi 
leone, conuengono occhi di lepre, che ne meno dormen- 
do fi chiudono . Il dire , no'l penfàuo , non è da huomo , 
mentre fole le beftie fi aggirano co'l prefenre, e al futuro 
non mirano. Nerone cadde, perche alle Iblleuationi di 
Galba nelle Spagne non pofe rimedio , e quando le vide a 
legno di deporlo dall'imperio , diffe a gli amici , che mai 

non 



y ó Della riifloria di Coi fu 

non fi farebbe perfuafavna COSI grande riuolution di for- 
tuna . Accorti furon gli Ateniefi^che operando da ragio- 
neuoli 5 ipedirono ambafciatori alle Città circonuicine 
della Morea, allaCefalonia, alZante, adArcananea^e 
particolarmente a Corcira , quefta richiedendo di aiuto , 
quelle di confederatione : Tvno, e Taltra ottennero con 
faciltà ; onde a cento galee proprie aggiunfero cinquanta 
naui Corcirefi, e altri legni de* confederati , che formaro- 
no vna potentiffima armata 3 con la quale , hauendo prima 
prefidiato tutte le Fortezz-e di loro dominio , afpettauano 
di veder qual piega prendeflero i difegni de' macchinatori 
Corinti] . 

Quefti haueano in tanto molToalloro partito tutta la 
Morea , dalla quale ottennero quaranta legni ^ bene arma- 
ti^ e fino da Sicilia j e dallltalia afpettando aiuti , con dop- 
pia fperanza ^ e contro Atene y e contro Corcira > i con- 
uicini mari folcauano . Non riufcì loro l'abbattere gli 
Ateniefi con la forza , poiché alla vifta della nimica arma- 
ta fi poièro in fuga^ e fé con loro noncongiurauano le for- 
tune del mare y haurebbero prouato . che alle volte y chi 
vuol vendicarfi y con nnou^ingiurie, che riceue, fente 
accrefcerffl defio di vendetta . La tempefta conduffo 
Tarmata Ateniefe fino a' lidi di Creta , oue fece preda di 
diece naui Leocade y e Ambrafciote y amiche de' Corinti;, 
i quali aggiugnendo fdegno y a fdegno , alla fine contro 
gli Ateniefi commoflèro tutta la Grecia , che fi lacerò da 
fé medefima per quarant'anni . Le arti di Perdicca y Re di 
Macedonia y da amico , ch'egli era y fatto auuerfario degli 
Ateniefi ; le violenze de Lacedemoni y ch'entrarono a par- 
te degl'intereffi de' Corinti] , le folleuationidiSamo, di 

Bizan« 



Libro Secondo . f 7 

Bizatlo^e di altri luoghi/oggetti ad Atene;le battaglie ter 
reftri nelI'Attica^le pugne naiiali nel lonio^le fconfittc ho- 
ra date^hora riceuute;e i mouimenti di quafi vn mondo^in 
otto libri defcriue Tucidide , al quale i curiofi rimetto, 
poiché io deicriuo i fucceffi ^ non di tutta la Grecia y ma 
della fola Corcira . Ben'è vero ^ che guerra sì lunga , co- 
inè dice lo (ìcffo Autore ^ nacque dal foccorfb , che diede- 
ro gli Ateniefi a' Feaci: onde non fenza ragione ho accen- 
nato i fiumi di fangue , c'hebbero origine da quel fonte , 
di cui ragiono. 

Ma iè i Corinti; mai non puotero con forza aperta op- 
primere gh Ateniefi 5 e i Feaci; di quefti fecero macello 
con la frode, econ artificio, di cui , nel libro primo, fa 
menzione Tucidide . Già fi diflè, che nell'vltima batta- 
glia rimafero in mano de' Corinti/ ducento cinquanta 
nobili Corcirefi prigionieri , delle catene di coftoro pen- 
fino eglino auualerfi , per incatenare Corcira . E a tale 
effetto a' cuflodi comandano , che toltane quella delia fii- 
ga, lafcino a* cattiui ogni libertà di fblazzarfi , e che l'ac- 
carezzino fuor dì mifura. Lapiaceuolezzaèfemprevn 
fifcino , che altera le menti , ma in particolare quando fi 
adopera da' nimici . Aleffandro , fé con l'armi fi fé padro- 
ne de' corpi , con quella fi fece fchiaui gli animi de' Perfia- 
ni . Verga, come quella di Mosè, valeuole a cauar da' pet- 
ti piii duri acquediamore, el'oflèquioverfoimefchini, 
che, afpettando ftrapazzi , fenza penfarloriceuon carezze. 
Sifingambi Madre di Dario, perlariuerenzaleportauail 
Macedone , del perfècutor di fuo figlio fi diffe genitrice , 
hauendolo generato con l'affetto. Apprenda chi vince a 
vincer l'ira, e doppiamente fi vedrà vincitore , trionfando 

I enei- 



f 8 Della Hiftoria di Corfù.^ 

€ nello fpirito , e nella carne de* vinti . I prigionieri Cor-' 
cirefi , allettati da' Corinti] con fimulati accoglimenti , fi 
affettionarono al loro partito in modo , che fecero penfie- 
ro ^ o di rouinare la Patria, o di ridurla a lafciare gli Atenie- 
fi , contro de' quali allora Todio Corintio fpiraua veleno , 
Sifuppone, chefecretamentepatteggaflèro, poiché libe- 
rati con la ficurtà palliata di pagare ottocento talenti , fol- 
leuarono fubito macchine ^ tramarono frodi y adunarono 
conuenticoli , e vniti a vna delle fattioni della Città diuifa^ 
Iconuolfero lo flato della potente Corcira . 

Due partiti regnauano in quel tempo nelllfòla, chea 
fomiglianza degli Ateniefi popolarmente fi gouernaua ; 
vno era de' Nobili , che mal foffriuano tal dominio ; l'altro 
del popolo, che nel poflèflbvolea mantener fi. Più volte 
vollero venire all'armi 5 ma più volte furono impediti ò 
dalle guerre di fuora^ ò da Sauij di dentro , che grida- 
uano, che darebbero occafione a' loro nemici di fog- 
giogarli , fé , fra di loro vccidendofi debilitauan lo 
forze della Republica : che la pugna farebbe contro Iju 
Patria , la quale fatta fcena di tragici auuenimenti , diuer- 
rebbe comedia ridicola a' barbari conuicini : che meglio 
in fbmma fi compongono le difcordie ciuili con la ragio- 
ne , che con la fpada . Hebbero luogo tali difcorfi fin tan- 
to 5 che non arriuarono i prigionieri da Corinto 5 poiché, 
venendo come afpidi dall'incanto de' nimici allettati, for- 
di alle voci, poferoinifcompigliolecofè^ e come afpidi 
appunto alla loro madre lacerarono il feno , Si legarono 
fìrettamente co' Nobili dell'ordine loro, e ingrandendo le 
forze Corintie li perfuafero a credere, che il difender gli 
Ateniefi era vno efporfi a pericolo euidente di perderfi. 

Air 



Libro Secondo;: ^^ 

All'incontro la plebe , e Taltro popolo piò minuto y ricor- 
deuole de' benefici ^ diceua^ che gli Ateniefi erano per 
caufa loro co* Corinti] alle mani 5; onde la guerra più ^ che 
agli Ateniefi > conueniuaa'Feaci. Soggiugneua, che 
farebbe nelle occafioni vn metterfi a pericolo di efìferc ab- 
bandonati da tutti y le hor lafciauano in abbandono quei, 
che per la difefà di Corcira fi hauean fatta nimica tutta la 
Grecia^ Mai nobili, corrotti da* Corinti; > non volendo? 
afcoltare ragioni, fi fòlleuarono contro Pitia, Prefidente 
del Senato > accufandolo;, che voleflTe metter Corcira lot- 
to il dominio A tcnielè . Sempre i feditiofi truouano qual- 
che pretefto, c'habbia la mafchera di verità, almeno ap- 
parente . Era Pitia amatore degli Ateniefi > e Talloggiana 
in fua cafa , oue Taccarezzana fblo a fine di mantenere 1 a 
loro Republica vnita a grinterefli de' Corcirefi . Del fine 
buonO' non curarono i feditiofi, fiauuallèrobenedelF 
amore, cheaqueidiAtenemoftraua, ingrandendolo a 
fegno , che il facean grauido di tradimento , e pur eglino 
^rano i traditori , Ma Pitia niente atterrito per Taccufa , 
con vna contramina coraggiolà , però non conueneuole 
al tempo y accusò cinque de' pili ricchi degli aauerfiri , 
prouando con teftimoni,degni di fede, c'haueflèro taglia- 
to i pali del Tempio di Giunone , e di Alcina , per ciafche- 
duno de' quali douea il reo pagare vna libra ; onde la fom- 
ma alcendeua a notabile quantità d'ora, e di argento . Ma 
mentre gli accufati attendeuano con timone ^ per efler Pi- 
tw potente, lafentenza,. i loro amici feditiofi, con armi 
corte fotto le velli ^ fecero impeto alleporte del Senato , e 
con violenza entrando , trucidarono Pitia, e fefìànta de^ 
fin riguardeuoli Senatori.. Gli altri fi faluaronofopra 

I z vna 



6o Della Hiftoria di Corfii \ 

vna naue Attica , la quale, poco prima era arriuata per 
trattare accordo co* Corcirefi , a qual fine fi trouaua nel 
porto anche vna galea di Corinto . Spauentato il popolo 
decretò per allora, che per gli iblpetti e degli vccifi , e de- 
^li vccifori , non fi potendo fidare ò degh Ateniefi , ò de* 
Coriniij, non filafciaireroalie Corcirefi ipiagge accofìare 
le nani né degli vni , né de gli altri , iè non vna per volta \ 
e dopo il decreto ipedirono ambafciatori ad Atene , quali, 
per ordini del Senato di quella Città , fijiono imprigiona- 
ti'nEgina. 

Duro per Tingratitudine contro gli Ateniefi , ma non 
dureuole fu il partito prefo, e fi vide efimera la quiete, 
che più di vn giorno non puote durare . I Lacedemoni , 
già dichiarati nimici di Atene , doppo di hauer tentato in 
vano Timprefa di Lesbo , ifola foggetta ad Atene , rinfor- 
zata Tarmata nauigarono verfo Corcira,per dar calore alla 
fattione de' nobili : arriuarono in tempo, che più boUiua- 
no le diicordie , quali col nuouo fuoco fi auualorarono . 
Erano i legni Lacedemoni] a vjfta della Città , quando 
fucceflè la morte di Pitia , e degli altri Senatori 3 e , ò che 
fulfero auuifati , ò che fofpettafiero dalle voci qualche tu- 
multo, ipedirono dentro vna rinforzata galea , co' foldati 
della quale i nobili fi nfolfero alla fine di aflàltare il popo- 
lo , e farne crudeliifima ftrage . L'aflàltarono con violen- 
za , con violenza molti ne vccifero 3 ma vnita effendofi la 
plebe , che fi armò alla difefa , comincioffi vna pugna da 
non finire per poco , fé non fopraueniua la notte. Il po- 
polo fi fortificò nella Rocca , oue con la peggio della zuffa 
fi era ritirato ; i nobili occuparono il porto , e la piazza, » 
trincierandofi con gli ikccati . Spuntò Talba rubiconda ,. 

foriera 



Libro Secondo . Sì 

foriera del langue, chefidoueaipargerfrapoco; cappe-»: 
na ferì gli occhii primo albore, che fi diede, quinci, e 
quindi alle ferite principio. Co' dardi, econlelancie^ 
fempre da lontano, fi cqjj;)battè fino allora, che (òpra- 
giunti gli Ichiaui delle ville in aiuto del popolo,e ottocen- 
to di terra ferma in foccorib de' nobili, fi ftrinfe la mifchia, 
ealJe fpadefivenne. Maquefti, hauendo a fronte nume- 
rofe fchi€re, e battuti dalle donne, chedallefineftre,c 
da' tetti lanciauan fàffi, alla fine cofìretti furono a ritirarfi, 
poi a fuggire con difordine dalla piazza, a cui attaccarono 
il fuoco, il quale haurebbe bruciato la Città, fé il vento 
pietofo non cacciaua le fue fiamme verfb del mare . L'ar- 
fenale feruì di ricuouero alla nobiltà 5 e a quelli , ch'eran 
venuti da terra ferma in fuo fbccorfo , la galea de' Corin* 
tij , la quale accogliendo i fuggitiui , diede poi all'onde i 
remi , anch'ella per la vittoria del nemico popolo dubio- 
fa . Il medefimo ftimo faceifero le naui de' Lacedemoni -, 
poiché nel giorno fuifeguente arriuò , fenza contratto , a 
Corcira, Nicoftrato capitano deghAteniefi con dodeci 
legni , fopraui cinquecento Meffenij armati ; e benché 
conofceflè le ragioni del popolo, difenfbre del partito di 
Atene , ftimò meglio riconcihare le parti , e felicemente 
gli fuccedeua , fé quello non haueflè pretefò di cacciar 
quattrocento nobili , i più feditiofi , dalPlibla di Corcira . 
Pregarono Nicoftrato i popolani, chepereuitarnuoui 
tumulti , lafciafle cinque delle fue naui , in vece delle quali 
eglino armerebbero cinque delle loro; e fbpra quefte vole- 
uano, come foldati, mettere que' nobili, che accortifi dell' 
aftutia fi chiufero, quafi'n ficuro afilo , dentro il tempio 
di Caftore, e di Polluce. Ma quindi tratti Thaurebbero 

gl'in- 



62^ Della HiftoHa di Corfù : 

grinfuriatì cittadini^ fé Nicofirato non li hauefle fatto? 
trafportare a vn Ifoktta vicina > in cui loro fomminiftraua 
ineceflàri alimenti., 

Ma i Lecedemoni , che s'etano ritirati per meglio prò- 
iiederfi nella Morea^ di nuòuo a fauor de" Nobili com- 
paruero con cinquanta tre naui y cariche di fòldati , alla 
Yifìa delle quali y in vece di temere > corfero alFarmi quc*' 
di Corcira della fattion popolana^, e montati ibpra fèfTanta 
legni fi modero coraggiofi contro degrinimici . Volea 
Nicoftratovfcir'egliprimacon le galee Ateniefi,, meglio 
prouifte , e più efèrcitate nelle battaglie 5; ma no*I permi- 
fero gl'infuriati Cordrefi, i quali fenza ordine alcuno die- 
dero dentro^ e co' Lacedemoni fi. mifchiarono ^ Fu tale 
la confufione j che alle volte Feaci con Fcacf pugnauano ^ 
lènza conofcercd^efferepaefàni^ eamici.. Iofl:imo> che 
per non perder tempo, lafciaflèro a terra anche le inlegnc,- 
dalle quali fi potefifero difeernere fra loro 5: porche quello ,, 
che narrano le floriey non farebbeiucceffo .. Nicoftrata 
m tanto co' fuoi dodeci legni era alle mani con parte della 
contraria armata con qualche vantaggio y e hauea iperan- 
za di romperla , quando fi auuide del difordine de' Cor- 
cirefi: l'auueduto Capitano, benché hauefìe gittato a fon- 
do più di vna naue nimica , cominciò con tal arte a ritirar- 
fi y che facea Ipalla alle galee Corcirefi, fé haueffero faputo» 
aneh'elleno fare vna hunoreuole ritirata,. Ma cbidà leg- 
ge al volgo intimorito ? Piùchemaificonfufero^ onde 
poi nella fuga perferoi Feaci tredeci naui, ebuona parte 
dell'antica gloria , che li predicaua inuincibili ^ ' ^ 

I Lacedemoni ritirati efléndofi la notte in terrai fermap. 
per riftorarfiy la mattina a buon'hora contro Corcirai 



ILibro Secondo . ^3 

comparuero. Aflèdiaron© la Città e per terra, e peraG- 
.quafbttolafcortadiMnaflìpOj, General Capitano j eie 
tardaua il ibccorio J'haurebbero prefb , effendo priua di 
vittouaglie, e con difenfori fra di loro poco concordi . 
Non lanciarono a ogni modo di rouinare le fue campagne, 
fàccheggiando , e bruciando le ville amen iffime del con- 
torno , doue di vinifcelti hebbero tale abbondanza, che 
i più vili fantaccini de' più generofi , e dolci guftauano , 
naufeati degli altri , Ma come che quei poderi erano qua- 
fi tutti de' nobili , quelli fparlando de' Lacedemoni , ch'e 
nelle loro foilanze li trattauano da nimici _, diedero occa- 
fione al popolo di perfuaderli a vnirfi alla communeiàl- 
uezza.Dentro ilTempio di Giunone fegui rabboccamen- 
to , in cui fi conchiufe., che s*armafièro trentanaui rimatte 
atte a nauigare, ciotto ilcomandode'nobihfivfciflc-a 
danneggiar Pinimico . Conchiufione , che faputa da' La- 
cedemoni Paftrinle apartire,hauendoprima vccifo Mnaf- 
fipo, come caufa drtal lega , allaqualecrano ftati {pinti i 
nobili per gli danni de' foldati, da lui retti fenza militar di- 
fciplina . Si affrettarono poi alla par tenza,perc he dalle Ipie 
feppero,che fi accoftaua il foccorfo Ateniefe lòtto Tunpe- 
rio di Eurimedonte,c Ifricate, Duci valorotìfiuniyche con 
Icfìànta naui , forpreia la Cefalonia , e fatti prjgionieri 
diece legni , che in aiuto de Ladedemoni mandaua Dio- 
nifio Siracufano , già verfo Corcira , per liberarla dall'afa 
fedio , veleggiauano . Libera la Città dell'affedio , e del- 
lo fpauento de' Lacedemoni, riceuè come trionfanti i due 
Generali Ateniefi , con giubilo immenfo del popolo, ma 
con interno cordoglio di coloro, che defidcniuano co' no- 
bili'l gouerno Ariltocratico , non nehaiicrcopiùfperan- 

z.i 



é4 Della Hiftoria di Corfll 

ia per la fattione Democratica più potente . 

Da fbccorfo , così potente^auualorato il popolo , a on- 
ta de* nobili, riduflè dentro della Città i Meffenij , che 
prima haueano fuora le loro ftanze, e chiamate le loro na- 
ui dentro del porto Hiallico , con Taiuto di quefti kcc 
macello di quei , che ftimaua fuoi diffidenti . Quando vn 
plebeo ha nelle mani ò la forza, ò il comandoli fuoi villani 
coftumi fubitamente palefa 5 e non hauendo fpiriti gene- 
rofi fi lafcia guidare dall'ira . Dio guardi ogni vno dallo 
fde2;no di chi da' nataH apprefe la baflezza dell'animo^poi- 
che'neliuo cuore mn'i non regge fcettro la prudenza,e tut- 
to lo domina la rabbia, che non ha configliero il giuditio, 
onde ritenga le paffioni . Cinquanta, ch'eran ricorfi al 
giuditio , furono condannati a perder la tefta , dalla quale 
fentenza fi appellarono alla morte con Tvccidere alcuni fé 
ftelfi . In fette giorni , che fi fermò Eurimedonte , fi vide 
carnificina tale , che mille e cinquecento perderon la vita, 
f) perche fauoriuano la parte Ariftocratica , òperclic fot- 
to tale fcufa feruiuano a sfogare Io fdegno dell'ini micitic 
priuate . Il Padre di contraria fattione vccifè il figlio , e 
quefti non la perdonò al proprio genitore : non eran fi- 
curi fra di loro i fratelli , né il fàngue operaua cofa alcuna 
afauore de' parenti, che lo fj^argeuano afiumi. Ogni 
caia hauea onde lagnarfi , e fi tollero dalle radici gli alberi 
d'intere, e glorioie Famiglie, che per l'addietro folto 
Tombra del loro valore haueano fatto ripofare ficura la 
Patria. Moki fono precipitati nel mare,molti foipefi'n aria 
agroffi tronchi 5 altri lacerati dal ferro, alciuii bruciati dal 
fuoco, ch'er'accefo fino negH occhi degli empi , e fuperbi 
feìicidiah . Né tal fuoco in Corcira fola rimafe , hauendo 



acce- 



Libro Secondo . 6f 

ìhcccfo gli animi di quafi tutta la Grecia:, cbe^n efempio de* 
Feaci, alla Democratia pretefe appigliarfi . Sotto titolo di 
Lacedemoni ^ e Ateniefi ^ duepartiti forfèro , non meno 
empi di quelli^che poi laceraron lltalia co*J nomediGuel- 
fi , e Gibellini ; di Bianchi , e di Neri , c'hebbero Pontefi- 
ci, Cefari, e Re per fautori. Chileggeleftoriedique' 
tempi infelici inorridifce , e accompagna Tincliioflro de- 
gli Scrittori con le lagrime 5 tratte a forza da vna così mi- 
fera ricordanza: ma nello fteflò tempo è forprefb dallo ftu- 
pore per la virtù incomparabile degli Ateniefi , che non 
atterriti alla congiura di tante nationi , /e perdono piazze, 
le ripigliano ; fé fon vinti, fi rimettono; fe cadono , in pie- 
ciol bora foUeuanfi , Son disfatte le loro armate , ed ecrli- 
no efcono piìì potenti a nuoua battaglia; fugf^ono iìo- 
ro eferciti , e poco doppo incalzano i fuggititii nimici ^ 
fempre aiTilliti da' Feaci , ma con deboli forze , per le in- 
teftme difoordie, quali fi accrebbero alla partenza di 
Eurimedonte, 

Poiché cinquecento de' nobili , ch'erano fcappati dal 
furor popolare, nelle fpiaggie dell'Epiro fattifi forti , 
quindi fouente vahcauano contro delPlfola , qualriduf- 
fero a ftato così miferabile , chepiùnonficonofceuala 
fua bella figura . Sacchi , rapine , incendi , la fertilità de' 
campi calpeftando, introduflfero vna careftia di tal forte , 
che gli huominiò fi moriuan di fame , ò fi alimentauano 
d'immondezze. Chi dà riceuc ; e le vendette de' difpera- 
ti fon più fiere , perche nel futuro non attendon felicità al- 
cuna dalla forte . IfuggitiuiCorcirefitah erano, onde 
non è marauiglia , che di tanto danno , e rouina fieno ca- 
gioni . Haueano intentione di far danno più graue, chia- 

K iPiando 



lè6 DellaHift orla di Corfù 

mando in aiuto i Corinti] , e Lacedemoni , ma quefti^ che 
con tutte le forze non poteuano refifterc a gli Ateniefi, 
non vollero mandare il ricercato fbccorlb , Con ciò tutto 
firifolfero da fe foli far le vendette conueneuoli alle in- 
giurie 5 e con animo veramente intrepido fecero paflag- 
gio a Corciraalliumerodifeicento; equiuiarriuatibru- 
ciaron le naui rifoluti di vincere , o almeno di morir com- 
battendo, Quefto ftratagemma, non so feapprefoda* 
Feaci , ò da altri , vfarono poi col tempo molti Capitani 
di Romane Scipione, e Cefare fé ne feruirono con vantag- 
gio della loro Republica . Quandononvièfperanzadi 
falute ne' piedi , meglio fi adopran le mani $ e il non hauer 
ritirata fa , che fi attenda all'incalzo , ò fi muoia da corag- 
giofi . Non fecero a ogni modo le loro molle fenz*auue- 
dimento ; poiché fortificati al meglio fopra il monte Ifto- 
ne 5 da qui faceuano le loro fortite con tal fracaflb , che in 
poco tempo, rimafl:a la ibla Città a' nimici , dell' ifola 
tutta s'impadronirono, All'auuifo di tal forprefa ritornò 
Eurimedonte con l'armata di Atene in foccorfb del popo- 
lo 5 ilquale diuenuto forte campeggiò fuperbo contro de' 
nobih, e dentro il caftello del monte Iftonechiufili, di 
ftrettiffimo aflèdio li cinfe. Softennero i miferi molti af- 
falti, amoltefcalatefioppoferoj ma le angufl:ie , nelle 
quali li pofe la fame , non puotero fuperare 3 onde , doppo 
lepruouedi vn'eftremo valore, a gfi Ateniefi , falue le vi- 
te , fi refèro , con difgufto de' Feaci , che li voleuatìo nelle 
mani . Furono trafportati nell'Ifola di Pitia fbtto la fede 
di non partire, hauendo difegnato Eurimedonte di quindi 
leuarh fra poco , e condurli ad Atene. MaiCorcirefi, 
anziofi del fangue di quegl'infelici, fecero, che alcuni pae- 

fani 



Libro Secondo . 6j 

finì di Pitia loro diccflèro ,. che gli Ateniefi haucano pen- 
fiere di darli n potere della contraria fattionej onde do* 
ueano prouedcrc allalorofalute^qualcercanda incontra- 
rea la morte . Poiché fopra di vna Naue imbarcatifi^per 
fuggire verfo Sicilia, da gli Ateniefi raggiunti fiarono pre- 
fi> e> pe*I rotto giuramento, dati al popolo, che li chie- 
deua, per caft%arli , Il caftigo fu il chiuderli dentro gran- 
de edificio j qua! , circondato da doppio ordine di armati,, 
non. daua iperania alcuno alto fcampov Seflantadatal 
luogo poi cauarono,, eper tutta la Città aggirandoli,) li 
batteuano con le sferze, li pugneuan con Tarmi, e con 
ógni atto di villania l'affi iffero , finche non tolfero a ogni 
vno la vita. Io credo, che doppo tal fatto, epertale 
memoria ftampaffero i Corcirefi quelle due medaglie , e* 
hanno nel rouerfcio vna frufta,da me pofìi con le altre nel 
j>rimo libro di quella Hiftoria. A chegloriarfidicela 
Scrittura delTiniquità ? A che moftrarfi potente nella 
malitiaè Fu Tatto tanto più federato , quanto più vili 
erano i violentiifimi carnefici della nobiltà diCorcirao 
Io non vuò fcufare quclta , benché fia ft:ufabile per la hbi- 
dinedidominare ,e per la gloria di nonfoggiacere a huo« 
mini,, che la natura ne* natali hauea fatti più baffi: dico 
bensì ,. che la violenza f ùinconueneuole a coloro , che la 
fecero, e a qu ei, che la riceue ttero ^ Ma di peggio rr elem- 
pli è pieno il fecolo noftro , in cui baltafifia veduto vn 
Re,, giudicato reo da'fuoi vaflàlli, perdere fopra di vn 
palcaignominiolamentelateffa.. Le ifoledi tali^ettaco- 
li fcnafcene, e Inghilterra, e Corciralerapprefenraronoi 
vna nel luo Principe ,, Taltra ne' principali fuoi Cittadini. 
5^ei^ cheumafero dentro dell'edificio,, crcdeuanfi,che 

K x- iconx- 



68 Della Hifloria di Corfù . 

i compagni jfuflero trafportati altroue 5 ma quando fép- 
pero l'orrendo cafo, che non diflèro contro de' loro nimi- 
ci y contro la forte ? Quei chiamaron barbari , queila ti- 
ranna ; e gli vni , e l'altra fènza occhi , fènza fenno , fènza 
pietà . Non la perdonarono a' Numi^perieguitandoli con 
le biaftemmie ; e rifoluti di non accompagnare la morte 
ignommiofa degli altri, niegarono a ogni vno Tingref- 
fo. Ma I Corcirefi , chetuttivoleanpriuaredi vita, fal- 
rando fopra i tetti dell'edificio , con pietre , e con rouine 
di muraglieli oppreflero in modo , che alla fine all'ira po- 
polare furono crudelmente lagrificati . Cosi fi cftinfe la 
Nobiltà de' Feaci^da Giano, e da Nettuno generata , e da 
fiero Marte diiperfa . Sopra tali rouine il gouerno Arifto- 
cratico fi ftabilì in modo, che per lungo tempo non heb- 
be a pauentar le vicende del fato^qual riconoiceuano quei 
Gentili . Vinfe in fomma la forza , fu fuperata la virtù j e i 
pochi furono oppreflì da' molti . Ma non perche vinti 
iafciano d'effergloriofigfiEpaminondij e gli Ettori tru- 
cidati viuono alla fama, e co' piedi de' verfi trafoorrono 
da per tutto . Né con la vita de' nobili finì lo fdegno po- 
polare, come narran le Storie; poiché dalle loro ceneri 
traflèro nuouo fuoco contro le donne , mogli , ò parenti 
di quelli, aftrignendole a vna durillima leruitù, coiu 
farle fohiaue, e con trattarle dalchiaue. Più conueni- 
iian catene di amore, che di odio a quelle, che fra le 
Greche bellezze hauean vanto di riportare la palma.; 5 
e pur conuenne loro di portarle al piede di ferro, in ve- 
ce delle gemmate, che portarono al petto, afinedile-f. 
gar mille cuori. PouereDame! fèrue delle loro ièruo 
piangono negli fpofi la metà morta, inloromedefimo 

l'altra 



Libro Secondo • 6^ 

Taltra metà moribonda . La mia penna non è di corbo , e 
pur'è aftretta a fermarfi ibpra tante carnificine , che fpira- 
no alla memoria de' pofteri abbomineuole fetore delle at- 
tieni de' Corcirefi , che apprefero i coftumi , non dagli 
huomini , ma dalle fiere . Che vccidcffero gli armati fup- 
plicheuoli fu crudeltà ; ma che imprigionaflèro lefemine, 
c'hauean per arme le lagrime,fu villania. Ne meno fra Lo- 
tofagi , e Leftrigoni vna fimile empietà fi ritruoua , Se vi 
hebbero parte gli Ateniefi , come fi crede , poco acquifta- 
ron di gloria, molto d'ignominia preflo le nationi del 
mondo . 

Ma eglino intenti a maggiori diiegni , per hauer dalla 
loro parte vnanim'i Feaci, permifero quello ^ che refe lo 
fiato di Corcira per allora quieto . Haueanointentionc 
di aflaltar la Sicilia con più potenza, che per Taddietro 
mai haueflèro fatto , cvoleuano dell'Ifblaauualerfiper 
piazza d'arme , come commoda al paflaggio , che macchi- 
nauano . Qui adunarono i legni al numero di cento tren- 
ta quattro , oltre due galee Rodiane di cinquanta remi per 
ogni vna : qui fecero la raflègna delle militie > che afeefe- 
ro;, non computat'i marinari, a cinque mila e cent'huomi- 
ni d'armi : picciola fchiera , fé fi mira alla groffa armata , e 
al fine d'inuadere la potenza Siraculàna. Però io giudico, 
che ogni huomo d'armi chiudeifepiù di vn fbldatoj e me'l 
perfuadono le Storie Italiane, che di gradi eferciti parlan- 
do , folo di pochi huomini d*armi fan mentione , ò perche 
di qucfl:i foli fi doueflè far conto , ò perche militauano co- 
mecapi, de' quali, lafoiata la memoriade' fantaccini, fi 
facea ricordanza . La verità ftia a fuo luogo , che non pre- 
tendo muouerla 5 balla a nie l'accennare il mio penfiere 5 

giù- 



p^t 



^ 'O Della Hifloria di Corfii. 

giudichi altri a fua voglia. Coa tale apparecchio fciolfc 
Nieia,, generalCapitano degli Ateniefiycontro di Siraca- 
6 yCy hauendo fatto sbarco nella Sicilia ^ cominciò a com- 
battere eontra nimici con vicendeuole forte ^ Ma fé que- 
fti è in guerra^i Corcirefi. non fono in pace, Nuouafedf- 
tione fufcitofli a caufa di alcuni nobili ^ch'eranrimafti 
neirvhimo fterrainlor delloro partitolo perche tufferò {li- 
mati pacifici 5, ò perche G nafcofero a tempo dal fliror po- 
polare. Veggendo eglino allontanate leforze Ateniefj ,, 
limarono fuile tempo opportuno di eonfécrare mille vite 
alla vendetta degh vccifi amici londeiécretamentefpedi' 
ronomeflaggieri a'Laecdemoni >> i quali >iulcitandofi nel' 
loro cuore Tanticadefiderio di foggiogar Corcira^ fecero 
apparecchio di potentiffima armata.. 1 Corcirefi ^ fofpet- 
tando del loro ftata, all'auuifo del grande armamento^ ar- 
mano alla gagliarda, efimettono in punto y nonfolodi 
refjftere,, ma anche di opporli agli auuerfaii con forze 
eguali,, iè arriua a tempo Timoteo con Taiuto Atenieie ,, 
eheafpettano,. Arriuòegli^ onde contro ìLacedemoni,, 
cheveniuano^, fimoffero,: e attaccata la mischiali ruppe- 
ro ,. li €aceiarono,eontotalerouinade*^loro legni.. Ritor- 
narono i vittoriofi, ed eftinti affetto i nobili,co'l eontìglia 
dello- ftdlb Timoteo yconceflero alla Deraocratia> libera 
éi ogni fofpetto ,. il regno > e rimperiov 

Combatteuano in tanto gli Atenieffn Sicifiay fomprc 
foecorfi dagli amici Feaci, con qualche vantaggio ,. il qua- 
le per la lunghezza della guerra cominciò a mancare 5 e 
debilitaronfile forze di Atene inquellTfolaafegno,.. che 
Demoftene , figlio di Aciftene ,, preflo: a cui alloraera lai 
fomma del comando^, fu forzato achieder foccarfo da*" 

eoa- 



Libro Secondo . 7 1 

confederati vicini , Spedi Eurimedonte^jil quale da' Cor- 
cirefi ottenne quindeci galee , ben'armate , che vnite a 
gli altri ibccorfi , auualoraronoin guifale armi di Atene , 
che fi oppofero alla potenza della Sicilia . Ma la fortuna 
iu così contraria nella zuffa , che gli Ateniefi furono di t 
fatti con taleicofla, che Tucidide afferma datale batta- 
glia nafceffe la rouina di Atene. Poiché collegatifi co' 
Lacedcmonii Siracufàni la ftrinfèroporn modo yche fece 
perdita della libertà , e delle leggi . Ma non truouo io ri- 
Icontro di quello, leggendo per altro negli Autori, che gli 
Ateniefi di nuouo fi rifecero, e per più anni contra i Lace- 
demoni fi mantennero . Grande , è vero, fiì larouina , e 1" 
auuedutezza di Euricle, Pretore de' Siracufàni , hebbe 
vanto di hauer conceffo a' nimici vna gloriofa vittoria, 
Doppo tale fconfitta vacillò il dominio Ateniefè, eflfen- 
dofi da loro ribellate con Negroponte molte altre Città 
vaffaJle; maconTaiutode'Corcirefi, e ripigliarono ciò , 
c'hauean perduto , e di nuouo venuti alle mani co' Lace- 
demoni ottennero quella fegnalata vittoria , per cui eret 
fero vn'infigne trofeo. Da allora in poi fempre crebbe 
Atene , e del fuo accrefcimento fu caufa Corcira, per gli 
validi aiuti , che del continuo le porle , e Io flato di qudla 
Republica , vicino a inaridirfi , più che mai nel fuo fiore 
comparue. Si venne alla fine alla pace per opera di Arto- 
xerfe Monarca della Perfia,il quale difegnando di muoucr 
Tarmi contra TEgitto , per non lalciare , nella fua lonta- 
nanza, la Grecia in armi, fi fé mediatore, e le difcordie 
compofè. 

Corcira cominciò alloraa godere la fua quiete, e feli- 
cità, ricercata fu la fua confedaratione da ógni vno, e afilo 

diuen- 



72r Della Siflotia di Corfù. 

diucnne de' miferi,che altrouenon ritrouauano ricuouerd 
alledifgratie . Anche Ariftotile, Principe de* Peripatetici 
rhebbe benigna , dalle perfecutioni de' Greci fuggitiuo 
eleggendola perfliaftanza. Era Ariftotile filofof b ; ma 
non fèmpre della filofofia egli è nimico amore . Amò Er- 
mia , famofa meretrice ^ con tarecceflo, c*hebbe a perdere 
il ceruello per vna donna . Alla Tua memoria ereflè altari, 
compofe Hinni; t folleuando al Cielo la concubina prete- 
fe farla diuina. Cofa, che, repugnante alle modelte leg- 
gi degli Ateniefi , perfuafe Demofilo ad accufarlo ; e fo 
Ariftotile non fi faluaua con la fuga, facilmente, per hauer 
voluto immortalare vna femina , haurebbe incontrato la^ 
morte. Ancheaglihuomini più fenfatiincenerifceildi- 
fcorfo con la fua face Cupido; e conlefuefaettecolpifco 
la ragione, fé la virtù non mette a difefa il fuo feudo . Fre- 
neticò il più iàuio tra' Greci per Ermia, e a prezz^o non fo- 
lo d'oro, ma della Hbertà comproffi quel pentimento , che 
non volle comprare Demoftene . Corcira accolfe Arifto- 
tile , che s'innamorò dell'Ifola in modo , che poi perfuafo 
Aleflandro Macedone, a palfarui , per vagheggiarla . In^ 
Epiro trouauafi Aleflàndro,quando ciò auuenne,hauendo 
lafciato la Macedonia per le difcordie con fuo Padre Filip- 
po , il quale ripudiata Olimpiade , genitrice di così grarL» 
figlio,haueapaffato alleieconde nozze con Cleopatra. Ma 
b'v-'nche giouinetto fufle Aleffandro , conofcendo bene lo 
mg] urie della Madre , per moftrare il fuo fentimento , la., 
tolfe dalla Corte , e con lei , e con Ariftotilc fuo maefl:ro , 
abbandonatala Reggia , vici fuora del Regno , e fermoffi 
con volontario efilio nell'Epiro . Qui, difcorrendo coru 
Ariftotiìe dt conuicini paefi , fu fatto conlàpeuole delLx. 

ferti- 



Libro Secondo . 7 3 

fertilità > magnificenza , e bellezza di Corcira ; racconto, 
che inuogliò il giouine Principe a traghittar lo ftretto^per 
contemplarla . L'accolfero i Corcirefi con le dimoftratio- 
ni più grandi di oflèquio , lo fpefarono , e doppo di hauer- 
gli fatto vedere le cofe piàinfigni ^ fino a terra ferma, con 
molte naui, gli termero compagnia. Aleflandro, grato 
alle affettnofe dimoftranze;, fi promife protettore de' Cor- 
cireff n ogni tempo : parole , chepoi mantennero in freno 
l'auidità di alcuni , che macchinauano contro Corcira . 
Poiché per timore di quel Grande no hebbero mai ardire 
d'intorbidar la quiete de' Feaci , i quali fuperbi del fauorc 
disi gran Re, e gonfi] per la fortuna, che in que' tempi 
loro fpiraua a feconda , poco ftimauano gli altri, nulla tc- 
meuano delle difgratie. Ad altro non attendono , che al 
luflb delle vefti, a cui concorreuan le donne Corcirefi, che 
nell'arte del tefìère fcmpre hebbero il vanto d'impareggia- 
bili » Ma lo ftudio più Angolare fi mettea nelle menze 5 e 
le lor tauole potean fèr uire per tauola di geografia , fé di 
t utt^i paefi chiudeuan le imbandigioni . Sibaritiche eraa 
le cene , e i lor conuiti durauano fino a fera . Dromea da 
Negropontc, accolto in Corcira, interrogato in vn paflo, 
fé nel fuo paefe erano così lauti i banchetti , rifpofè , che 
maggiore era l'antipaflo, che dauano i Corcirefi, di quan- 
to in due pranzi fi mangiaua nella fua Patria . Così quei , 
c'hauean fatto macello di huomini , fi gloriauano di fare 
ftrage di fiere. Hauean già popolato il mare di cadaueri 
nemici, hora fpopolano ilmarediviuentiperTamicitia 
della' gola 5 e non hauendopiùoccafionedi volar con le 
tiaui , a* volatili muouon la guerra . 

Ma guerra più crudele molfe loro Agatocle tiranno di 

L Sira- 



74 Della H ifloria di Corfii. 

Sìraciifa , co'Ipretefto di vendicare ifuoi popoli de* danni 
degli Ateniefi , a' quali hauea mandato continoui foccorfi 
Corcira . Coftui ^ che da Carcino Calabrefè nacque , per 
la pouertà elèrcitaua co'l padre Tarte viliflìma di vafaio ; 
ma per labelleizadiuennecosicaroaDamapotentiflimo 
CittadinodiSiracufa, che fi vide com modo, edoppola 
morte di Dama j per la medefim a bellezza fu partecipe di 
tutte le facoltà, fpofando la moglie del defunto^ non meno- 
del marito , di Agatocle accefa ^ Onde in poco tempo fi 
vide di tal potenza^ che morto Sififtatro , che Thauea cac- 
ciato in efilio j ritornando, della patria fi fé tiranna , e Si- 
gnore. Guerreggiò lungamente co* Cartiginefi, e bian- 
che vinto da Amilcare preflb ad Himera nella Siciha,rifat- 
te fubito le forze nauigò in Africa ^ e prefe Tunifi , aflediò 
Cartagine, epiùdiducentoCittàmanumefle^ Ilfuo va- 
lore non era communale 5 onde non fTamarauiglia , cheaf- 
filiti airimprouifoiCorcirefiprouaflèro quello, che mai 
non. haueano fperimentato. Fiìprefa la loro Città,, ma 
con tale fpargimento difanguede'foldatinimici,, che 
Agatocle fu corretto a ritornare a Siracusa ,. per rifaro- 
Tefercito, quafi che opprefìb dal fuo trionfo . Lafciò bene 
fufficiente perfidio in Corcira; ma i Cittadini, non auuez- 
zi a elfere ferui , fcoffero facilmente il giogo , e la libertà 
raccquifiarono . Io giudico, che ciò auuenifTe in tempo, 
che la fortuna di Agatocle pruouaua le fue difcendenze ; e 
i fùoi figli, come narra Diodoro Siculo , con lefercito fu- 
rono nell'Africa trucidati . E mei perfuade la natura del 
tiranna vendicatore; che s'egli non fufìe flato- afì^-etto dal- 
le difgratie ,. fenza dubio farebbe corfa a vna furioia ven- 
detta. 

Ma 



Libro Secondo • 7f 

Ma non rimafero fenza guerra i Corcirefi ; poiché Pir- 
ro Re degli Epiroti, che fin da' teneri anni arfe di defidcro 
d'inuader l'Italia , conofcendo , che Corcira potea fèruìr- 
gli adageuolarerimprefa^ raflàltòcon tutte le forze, quali 
per la vicinanza puote facilmente trafinettere. Non gli 
riufcì a ogni modo il difegno di prenderla 5 poiché i Cor- 
cirefi, che, peribfpettodi Agatocle, erano in armi:, e 
benprouifti di yittouaghe, foftennero Taflèdio , eribbut- 
tarono le fue violenze . Onde^ fènza la iperata vittoria, 
ritornò al fuo Regno a meditar per altra via la guerra con- 
tro i Romani, che fò caufà della fua morte . Ma pria di 
morire diuenne Signore imaginario di Corcira , ed hebbe 
il nudo titolo di padrone de' Feaci , che liberi fi manten- 
nero. Poiché Agatocle,pieno di fdegno contro de' Corei- 
refi , e dall'altra parte inabile a sfogarlo , fapendo il defi- 
derio di Pirro , gli diede Lanafla fua figlia in moglie , e in 
dote Corcira, dafoggiogarfi dalle armi Epirote . Ma Pir- 
ro , in vece di hauer la dote^perdè h moglie : poiché La- 
nafla vedendofi fra molte mogli barbare , che tenea Pirro, 
òpergelofia^ ò per non eflère fue pari, rifolfedinonfer- 
marfi'n Epiro 5 e fecretamente imbarcata nauigò a Corci- 
ra . Le accoghenze ^ e gli honori , che le furon fatti , non 
ponno imaginarfi , benché fi raccontino : fi sforzarono a 
gara huomini ^ e donne 5 grandi , e piccioH a farle offequi, 
meditando fin d'allora , che farebbe ftrumento della loro 
confèruatione, come dimoftrò l'euento . Ma Pirro , dop- 
piamente iftigato, e per quello, che non hauea acquiftato, 
e per quello, c'hauea perduto, più che mai rabbiolb , di 
nuouo fi fpinfe a rouinar Corcira. Le pofe d'intorno il 
cerchio l'aflaltò con furore 5 ma con grande ftrnge fu rib- 

L 2 but- 



y6 Della Hiftoria di Corfù 

buttatOjbenche degrifolani gran numero ancora mancat 
fe. Ma i Corcirefi, intenti a fortificare il loro partito, 
col confenfodiLanaflà, trattano con Demetrio Re di 
Macedonia lo fponfalitio di quella > che benché già a Pir- 
ro haueflè partorito Aleffandro; nuoue noz^eauidamentc 
cercaua. Di buona voglia venne a tal matrimonio il Ma- 
cedone, il qual pafìato a Corcira fi congiunfe alla Siracu- 
fana Principeflà con fafto degno di Re sì grande . Nobili- 
tarono gl'imenei gioftre y fefte, banchetti ; onde per mol- 
ti giorni , pofte in oblio le guerre , fi atte/è a' fblazzi . Par- 
tito poi con la fua Lanafìa Demetrio , per gratitudine , la- 
Iciò a' Corcirefi buona mano di fcielti foldati, habili a fre- 
nare le inuafioni di Pirro . 

Però 5 oue non hebbe la forza , trouò fìrada Tinganno y 
a cui le porte chiufe , e le fortezze non ballano , quando 
gli occhi , e i'auuedutczza non formano vigilanti le fenti- 
nelle . Fu Ibrprcfa la rocca di Corciraje il modo fi raccon- 
ta nella maniera, che fègue . Erano i Corcirefi nimici 
de' Crctenfi; e, ritrouandofi^doppo Tamicitia contratta., 
con Demetrio, in iftato felice, meditarono l'imprefa di 
Creta, alla quale fi accinlèro con tutte le forze , le non fal- 
la il Tracagnota nel libro ventefimo quarto . Polèro a tal 
fine affieme poderolb nauilio , a cui fi aggiunle Arco Re 
di Sparta, che in perlbnaguidaua numero confiderabile 
di legni, carichi di veterani guerrieri 5 e fciogliendo da 
Corcira inualèro Creta , alla quale aggiunfero r^uoui labe- 
rinti di armati . Combatteuano qui con ilperanza di vin- 
cere, quando li richiamò l'auuifo del pericolo della Patria, 
pofta m anguftieda Tolomeo , figho di Pirro, da Antigo- 
iia, altra fua moglie, generato; giouine di ftraordinario 

valore. 



Libro Seconde. 77 

Valoi*e . Quefti per le ingiurie, fatte da' Corcirefi al geni- 
tore, pieno di maltalento, confeflantadellafuaetà^e 
del fuo coraggio , paflando di notte il mare , all'improuifo 
fcalò il caftello , e fé ne fece padrone . Suppongo, che 
qualche intelligenza haueflè con le guardie ; perche non 
così di leggieri , e con si pochi compagni , haurebbe pre- 
fbvn luogo, chelafamavantauaperinefpugnabile. E 
quandomai mancano traditori? E qual piazza, benché 
refifta al ferro , è ficura dall'oro ? Alefiandro diceua , che 
ogni pofto è facile a prenderG , qualora arriuar vi polla va 
giumétOjCarico di monete. I tempi noftri di (ìmili elempli 
fon pure fecondi , e non vi è bilbgno , per ritrouarli , voi- 
tarfi all'età , che trafcorfero . Gonfio Tolomeo , co' con- 
tinoui foccorfi, che gl'inuiaua il Padre riduflè a tale i Cor- 
cirefi, che furono aftretti a capitolare , e a far pace con 
TEpirota, il qualefi contentò dcl]a fola conditione, che i 
Corcirefi raiutaffero nella guerra contra Romani , ch'egli 
hauea a cuore, Mi gioua credere, chenonimpolepiù 
duri patti , per auualerfi delfa potenza de' Corcirefi a' dan- 
ni di coloro, che con Tacquifto d'Italia fi erano refi for- 
midabili al mondo. 

Aftrett'i Feaci dall'accordo accompagnarono Pirro, 
che a perfuafione de' Tarentini , hauendo prima mandato 
Cinea con tre mila foldati,da' lidi di Epiro fciolecon ven- 
ti tre mila fanti , tre mila caualli , due mila Saettatori , cin- 
quecento , che tirauano faffi , e venti elefanti , come narra 
Plutarco. Ma nel Ionio affalito da fiera tcmpefta buona 
parte dell'armata perde , eperdeua fé Hctìb , fé col nuoto 
non fi faluaua nelle {piagge de' Meifapij, doue accolto fu 
a grande honore , Arriuato poi a Taranto con quei pochi, 

che 



78 Della Hiftoria di Corfù: 

che gli rimafcro , attcfe a componer le difcordie della Cit^ 
tà, tutta a' luffi y e alle crapole dedicata . Scrifle de' Taren- 
tini a forza molte compagnie, e benché alpettafle da' Cor- 
cirefi , e dagli confederati di Grecia nuoui foccorfi, a ogni 
iTiodo vfcì all'aperto con quelle poche militie, c'hauea, 
per reprimere l'audacia di Valerio Leuino Confole Roma- 
no y che fenza contratto la Lucania deuaftaua , Si accofta- 
rono gli c(èrciti/i venne alle mani, e Pirro ruppe i nimici, 
ipauentati dagli Elefanti , che mai non fi erano vifti nell' 
Italia : onde più tofto delle beftie y che degli huomini iù. la 
vittoria . Fuggì Valerio, hauendo lafciati fu'l campo mor- 
ti de' fuoi ben quattordeci mila , e a Pirro fi diedero molte 
Città, che gli mandarono con ambafciatori le chiaui delle 
lor parte . Ma i Romani , rifatte le fchiere di nuouo, pref- 
fo Afcoli'n Puglia fi oppofero al nimico , il quale ingrof- 
fato l'elèrcito con gli aiuti gli ibprauenncro da Corcira, e 
da molte parti della Grecia , non rifiutò il cimento , che il 
primo giorno per l'Epitota fu fànguinolb, nel fecondo gli 
diede vittoria; benché la virtù di Sulpitio, e Decio, Capi- 
t,ani di Roma , glie la faceflèro molto fàngue coftare . Se 
Pirro allora paflàua auanti , a mal partito farebbero fiate le 
cofc de' Romani ; ma egli ritornò addietro, non per folaz- 
zarfi, come fece, doppo la vittoria di Canne, Annibale 
in Capoa , ma per paffare in Sicilia , ou'era chiamato con- 
tro de' Mamertini,c de' Cartaginefi,che reggeuano tiran- 
nicamente c]uel Regno. Vi pafsò con penfiero di farne 
Re il figlio di Lanalfa , a cui , come a figlia di A gatocle , 
Ipettaua l'imperio di Siracufa. Ma chi lafcia il certo per 
cofa dubia , l' vno , e Taltra fouente perde. Cosi auuenne 
a Pirro , che potendo hauere l'Italia , fi riuolfe alla Sicilia , 

e alla 



Libro Secondo / j^ 

calla fine trouofTì col folo Epiro* ICorcirefi,. checoii- 
feruauano contro i Siciliani Todio antico per lamemoria 
di Agatocle , a fauore di Pirro in tal paffaggio , flimo fa- 
ce/ìero Tvltimo sfòrzojpoiche leggo,che TEpirota poten- 
■tiffimo 5 eprefe Siracufa > e ruppe i Mamertini;, e iconfiflè i 
Cartaginefi. Ma venuto poi^ii odio de' popoli per le fue 
tiranniche maniere, con la fcufa di foccorrere i Tarentini ^ 
che ilrichiamauano, fu bifognolaiciafie Sicilia j, da cui 
nauigò verfo ritalia con venti quattro mila foldati,, che 
gli eran rimaftì» Però nellltalia poco fauohlio la forte > 
poiché V icino a Beneuento hebbe tale fcofla da Curio Ro- 
mano y che perdute le forze y al fuo regno fece ritorno , 
priuo di gloria y famelico di vendetta . Nudo arriuò air 
Italia perche naufrago , Spogliato fé ne partì y perche vin- 
to . Fin dal principio doueaegh apprendere y che alla fine 
farebbe naufragata la fua fortuna. Hauea ingoiato due 
Regni col penfiero , e fi truoua morto di fame, ienza tefò- 
10 y lènza gente , e quel ch'è peggio y fenza Thonore. 

Ma i Corcirefi, che benché foccorreflèro Pirro, hauean 
altre forze da combattere, non haueano ancora lafciato 
Timprefa di Creta,in cui con Arco Re di Sparta continua- 
uan la guerra., E fé Pirro con Thauer prima fbrprefo la^. 
rocca > e doppo Timprefadltalia voltato Tarmi contro 
Spartani, haurebbero ridotto afine il lorogloriofodifè-' 
gno . Pirro nacque per iflurbare le vittorie de* Corfioti , 
Quefto huomo , per altro infigne , non hauendo potuto 
vincere i Latini,fi diipofe a opprimere i Grecite fotto prc- 
teflo di non hauerlo aiutato nelle guerre dltalia, attaccò 
briga con Antigoìio Re di Macedonia , ch'era fucceffo a 
Dem etria „ In vn fiero conflitto il vinfe^e ritirandofi An- 



tigono 



8o Della Hiftoria di Corfù. 

tigono fuggitiuo a Salonicchi , Pirro di tutta la Macedo- 
nia fi fece Signore. Ma l'animo iniàtiabile di dominio, 
non contento deiracquifto di vn Regno ; fé due ne ricer- 
cò oltre mare , due in terra ne pretefe 5 onde contro Spar- 
tani corfe con buona iperanza di fbggiogarli . Poiché^ 
Cleonimo del Regio fingue di Sparta , a cui fu antepofto 
Areo , non potendo foffrire l'ingiuria pretefa ^ e per la ge- 
lofiadi fua moglie ftranamente inuaghitadi Acrotato , fi- 
glio del medefimo Areo , teneua con Pirro fecreta intelli- 
genza, con promefla di dare all'Epirota la Patria nelle ma- 
ni. Gelofia;, e ambitionepriuano dell' vna^e l'altra pupil- 
la 5 e chi le ha nel cuore , di ambo gli occhi diuenta cieco , 
Pirro, a cui più grato fuono non potea giugnere , abbrac- 
ciando fubito ilpartitOjintorno Sparta campeggiò di not- 
te , e fé , come configliaua Cleonimo , hauefle allora dato 
l'aflalto, fenza fallo della nobile Città acquiftauala coro- 
na . Egli ad ogni modo, che dubitaua, e con ragione,del 
facco, c'haurebbero dato i Soldati a Sparta , e che volea 
della terra,rimafta ricca,Io fcettro, volle indugiare fino al- 
la feguente mattina . Quella tardanza fu caufa della falute-^ 
di Sparta 5 poiché e gli huomini , e le donne medeiìmo 
combatterono,auualorate da Archidamia femina nobilif- 
fima, la quale co'l ferro nudo hauea minacciato quei, che^ 
per timore hauean trattato di renderfi . Non è fra' Greci 
primo l'eièmplo di donne guerriere,fe nella Teffaglia fila- 
uano i propri capelli'n corda, per armarne gli archi . Pir- 
ro diede alla Città , con interuallo di giorni,due crudelif^ 
fimi affalti,e nel fecondo fu vicino aprenderla,ma la virtù 
de^iifenfori fu fempre piiì grande delle fue furie . Arriuò 
in quefto mentre a gli aflèdiati foccorfo da Antigono , o 

poco 



Libro Secondo . 8 1 

poco doppo venne il Re Arco da Candia conduttore di 
due mila fbldati , fra' quali^non vi è dubio , fufsero molti 
valorofi Cotcirefi, métre a loro fauore in Creta quel Prin- 
cipe militaua . Onde a Pirro diuenne afsai più dura Tim- 
prefa^e rimpradronirfi di Sparta quas^impoflìbile, che pe- 
rò chiamato contro Ariftippo in Argo fciolfe Y afs^dio ^ e 
s'incamminò a quella volta . Non permiise Areo^che par- 
tile Pirro dal fuo paefè^^fenza pagar gabella di fangue^già 
che vi hauea introdotto così grolsa mercadantia d'armile 
armati. Seguillo co' fuoijgli disfece la retroguardia^oue fu 
vccilo TolomcOjfiglio dell'Epirota, il quale vrlando qual 
fiera voltò faccia , e doppo di hauer contracambiato vna^ 
morte co mille vite de' fuoi nimici , il tralafciato cammino 
ripigliò^e ad Argo peruenne . Erano dentro di quefta Cit- 
tà Ariiko^e Ariftippo^i più principali cittadini,fra di loro 
difcordi^ Quello co Pirro^Paltro co Antigono teneua ami- 
citia . Da Arifteo fu inuitato Pirro^da Ariftippo Antigo- 
no 5 l'vno^e l'altro vi corfèjma vinfe Pirrone prefa la Città;^ 
in Argo chiufe gli occhi alla morte, Poiche^mentre incal- 
zaua vittoriofò vn giouinetto , dalla madre di coftui, eh* 
era alla fineftra^con vn gran faflb , che gli ruppe il cranio^ 
colpito^lafciò di viuere.Così fi eftinfe Pirro^che fé trema- 
re^ e Greci 5 e Latini. La durrezza di fua natura hcbbe 
fine con vna pietra. Di coftui ho lungamente parlato, 
perche i fuoi furon lèmpre mischiati con gl'intereffi de' 
Corcirefi y quali ò con lui y ò contro di lui , mentr'egli vif- 
fé , pugnarono . Quel , che auuenne , doppo la partenza 
di Arco 5 nella guerra di Creta , io non trono fcritto, onde 
ftimo, cheiFeaci, rimaftifoli, concedeflfero alla fine^ 
a' Cretenfi la pace 3 che tante volte haueano richiefto . E 

M nii 



8 z Della Hiftoria di Corfù . 

mi fpigne a crederlo la nuoua guerra , c'hebbero con gì* 
Illirij, bora detti Schiauoni> da' quali furono firetti^n 
modo^che nonerapoffibileconfèruareinCretala guerra, 
€ difenderfi da nimici così potenti . 

Era Re degillliri j Agrone 5 Principe Ai quefto più fii- 
perbo non conobbe la Grecia . Egli, aperfuafionedi 
Demetrio fecondo l^cdì Macedonia, con nuraerofb fiuo- 

10 di caualli, efanti fi mofle contro degli EtoIi,cheafledia- 
uano i MigdoniJ 3 e hauendoli fìjperato > con le naui, cari- 
che di preda 3, al fuo Regno fece ritorno » Mamentreiii 
vn fblenne banchetto celebra la memoria de' iuoi trionfi , 
aifalito da grane dolor ài fi anco pel fouerchio bere , lafcia 
miferamente la vita» Uintemperanza , benché non fia 
ferro ^ vceide 5 e fenza forca , ò laccio > molti fono per la 
gola impiccati . Il vino > in vendetta del piede , che volle 
calpeilarlo nelle vue > offènde il capo, e dal capo ogni ma- 
le diftilla . Scappò Agrone da Marte^e fu vccifo da Bacco, 
Teuca fua moglie gli fùccefse nel Regno , e fu gli heredo 
non meno nelle facilità > che nell'orgoglio , Coftei di ge- 
nio violente, di coftumi orgoghofi , di animo crudele, 
appena hauea afoiugato da* fuor occhi le lagrime, che vol- 
le far piagnerei Regni e vicini > elontani con rapine de* 
fuoi legni , chefi pofero a corfèggiare. Diede ella ordine 
a' fiioi^ch* egualmente trattafsero gl'inimici , e gli amici ,„ 
purché dagli vni, e dagli altri ricauafsero ricche prede.. 

11 danno, che fecero griUirij particolarmente a Corcira, 
che per tutta la Grecia eferciraua il negotio, non è credi- 
bile i e benché contro loro fufsero ipediti molti legni non 
fecero effetto alcuno , per la velocità delle liburniche, fo-^ 
pra le quali nauigauano contro di ogni vno. Ma, noo 

con- 



Libro Secondo . 8 3 

contenti del folo corlò , prefero a tradì mento la Città dì 
Fenice j, loro venduta da ottocento Galli ^ che la guarda- 
iiano a nome degli Epiroti . Eran fiati queftj Galli dal 
loro medefimo paefe banditi per infedeltà , e fellon ia ^ ed 
efsendofi pofti al ibldo Cartaginefe^ tumultuando comin- 
ciarono a faccheggiare Agrigento , da doue condotti di 
prefidio a Erice , cercarono tradire la Fortezza a' nemici : 
jna fuanito il difegno fecero pafsaggio a' Romani^da' qua- 
li hebbero in guardia il tempio di Venere Ericina, famolb 
nella Sicilia. Però gli empi barbari il manumeficro con 
tal dolore de' Romani , che per caftigo tollero a tutti Tar- 
mi , e fuora dellltalia ^ e della Sicilia 5 li cacciarono . Na- 
uigarono eglino verfo Epiro ^ e gli Epiroti y credendoli di 
hauer fatto vn grande acquifto ^ ammeifili fotto le loro in- 
fegne , della Città di Fenice li fecero coftodi ; ed eglino ^ 
che non l'haueano perdonata a' Latini ;, non la vollero ce- 
dere a' Grecia e^ come fi dille, diedero a gHHirij la Fortez- 
2a . Tremò Corcira all'auifò, che gHUiri j haueano ferma- 
to il piede su le ipiagge vici ne ;, prefighi delle calamità , 
che fucceffero , E fi accrebbe il loro timore , quando gli 
Epiroti y che fi erano accampati fotto Fenice , per ripi- 
gliarla y da Scerdiiaido Capitano di Teuca y furono rotti , 
benché iion fufìero più che cinque mila gllllirij . Onde 
forzati dal pericolo ^ con altri Greci , ricorfero alla Repu- 
blica Romana, la quale in que' tempi potentiffima e in ter- 
ra y e in mare , a molti popoli daua leggi , a molte nationi 
imperaua , Doppo la guerra con Pirro hauea ella conqui- 
llato tutta ritalia , i Picenti da Publio Senfronio , e Appio 
Claudio Confoli;i Salentini da Marco AttihoRegolofog- 
giogati nonpiù fi opponeuano a difègni di paffare più ol- 

M a tre 



84 Della Hiftoria di Corfò: 

ire con le armate nauali . Il primo paflaggio , che fecero 
oltre mare , fu a fauore de* Mamertini*n Sicilia , oue, con- 
tro Hierone Re di Siracufà , e poi contro Cartaginefi feli- 
cemente combattendo , ftabiliron Timperio . La Sarde- 
gna fecero tributaria ; degl'indomiti Corfi trionfarono 
più volte ; più volte le armate di Cartagine fconfiflero 5 e 
valicando alle fpiagge Africane , coftrinfero la flefla Car- 
tagine a chieder la pace. Gloriofi, non meno fui fuolo 
fìabile y che su le onde incoftanti , erano arbitri de* Prin- 
cipi 5 che a gara cercauano Tamicitia de' Romani . Hor'a 
quefti ricorfèro i Corcirefi ^ e gli altri Greci oltraggiati 
dalle infolenze di Teuca . Introdotti gh ambafciatori'n 
Senato , è fama , che in fimile guila parlalfero . 

La Grecia, che vn tempo fu terrore degli huomini, più 
coraggiofi 3 da vna femina opprefla a voi ricorre, Padri 
Conferirti, confàpeuole delF vfb lodeuole delle voftre leg- 
gi , che vi comandono l'opprimere i fuperbi , il folleuare 
gh afflitti. Teuca, Regina deglllHrij,o più tofto tiran- 
na de' vicini, con lefue naui ha ridottole noftreProuincie 
a flato così miferabile , che fi confellano inhabili a più re- 
fiftere. Le naui da negotio fon depredate 5 ilegni, che 
portano vittouaglie, fonprefi; onde, l'antica abbondan- 
za efiliata dalle Città , regnare ibi fi vede la careftia . Ri- 
nuoua ella ogni anno le forze, e hauendo in fuo potere Fe- 
nice , qual tolfè all'Epiro , con le fue armate del continuo 
ringiouanifce. Noi decrepiti nelle miferieconfellì amo 
non eflèr valeuoh a foftenere l'indomabil vigore , che con 
gli anni più fi auuolora . Se il crefcere tanto di riputatio- 
ne , e di forze l'Illirica potenza , fia conueneuole a difègni 
di Roma , che pur deue penfàre a diftender l'imperio , noi 

lafcia- 



Libro Secondo . 8 5" 

kfciamo confiderarlo al voftrofauio intendimento. Né 
importa, che fia caula di tali mofìèvna donna; poiché 
donna era Tomiri, epurCiro, che agognaua al dominio 
di vn mondo, alla fua fpada foggiacque . Le donne^quan- 
do hanno armi, guerreggiano con vantaggio ; poiché 
fanno alle armi aggiugncreleaftutie; e chi aftutaitiente 
combatte è ficuro della vittoria , Teuca è piena di frodi , 
è cinta di foldati , è protetta dalla fortuna : poco piìi che 
crefca, credete, che non vorrà fermare vn piede fbpra 
ritalia , che auanti a gli occhi fi vede ? Ella è più forte di 
Pirro , perche parte del regno , che fu di quello , s'hà fot- 
tomeflb j e pur Pirro vi die da fare per fei anni 5 hor come 
quefta non vi conturba ? Ma quando la voftra gloria fia a 
legno di nonpauentare piùfcoiTc;,e vicenda di nimica for- 
te ; non faremo noi applicanti efficaci a ottenere i voftri 
aiuti , ò almeno le voflre parole , dalle quali atterrita forfè 
Teuca , ci lafcierà in ripofo ? Saremo meno fortunati de' 
Mamertini , che , da' Cartagine^, e Siracufàni anguftiati, 
hebbero potenti ffim'i voflri foccorfi ? Voftra gloria ella e 
il diftédere la voftra protettione fra' Greci, e il poter dire, 
che a voi fi raccomandano quei, che dominarono all' Vni- 
uerfo . Voftra gratitudine fia l'aiutare quelli , che con le 
loro vittorie diedero alla voftra Patria principio . Se Tro- 
ia non cadea fotto le noftre fpade , non forgeua Roma , e 
altri 3 che Romolo, e Remo, haurebbero allattati la Lupa. 
L'aquila voftra è vigoroia, perche noi le appreftaflmio 
incendi, onde potelTe rinouare le penne . Ma le quefte vi 
paiono ragioni , piìi tofto da eccitami a vendetta , che a 
pietà, per le ingiurie de' voftri aui^eccoui aperto bel cam- 
po di vendicami . A' voftri piedi vengono gii perfecuto- 

ri de' 



ié Della Hiftoria di Corfù. 

ri de'voftri antenati : e qual maggior vendetta , che^il 
ridurre alle humili fuppliche vn trionfante ? Noi 5 Padri 
Conferirti , il voftro aiuto imploriamo ; a voi darlo con- 
uiene , ò per titolo di animo grato , ò di cuore vendicati- 
uoy come a voi piacerà di concederlo. Venga egli a no- 
iftro fauore y non ci curiamo del pretefto della venuta . 

Difle il gentile Oratore con applaufo di quei ^ che cosi 
bene difcorrcuanne*roftri; edoppo di hauer detto vici 
dal Senato vn decreto fauoreuole di mandare alla barba- 
ra Regina ambafciatori con ordine, che la perfuadeflèro a 
contenerfi ne' fuoi confini . Furono fpediti Caio, e Lucio 
Coruncani^che arriuati alla Regia di Teuca, alla fuperba.» 
eipolero le commiffioni del Senato Romano : diflero^che 
per gli continui richiami de' Corcirefi, e di quafi tutta la^ 
Grecia ^ erano ftati da' Latini Padri a lei mandati, per au- 
uifarla, che non conueniua a vna Regina permettere, che 
i fuoi vaffalli efercitaifero T vfficio di corfari: che i Pirati da 
ogni giudo gouerno fi efcludono anche dal refugio de* 
porti, onde troppo difdiceuole farebbe al fuodominio,fe, 
non fblo li accogliefle,ma li nutriffe : che il toghere,{enza 
giufta guerra, Taltrui^era di ladroni , non di foldati : che T 
obbrobrio preifo tutte le nationi farebbe il fuo , mentre^ 
ogni male delle membra fi attribuire al capo : che vna te- 
fta degna di corona deue far capitale della giuftitia , qual 
mai non rifiede oue , non fi reftituifcono , bensì violente- 
mente fi cauano le foftanze dalle mani de' padroni, cheT 
acquiftarono , Soggiunfero poi , che il Senato Romano, 
pronto a fauorirla, farebbe aftretto a qualche deliberatio- 
nedi poco fuo gufto: che il vantarfidi proteggere gli 
afflitti,come quei Padri fi gloriauano,non potea ftare col 

per- 



Libro Secondo . 8 7 

permettere tanti danni contro de' Greci , quali alla loro 
prefenza fi erano dichiarati, per le violenze de grUlirij , 
infeliciffimi : e che in Ibmma, ò richiamaflè i fiioi^ò aipet- 
taflè largu€rra.Tcuca,che benché non nata fii'l Termodo- 
onte , hauea lo fpirito di Amazone , fi come alle prime ra- 
gioni poco atteflè, così alle feconde molto adiroifi ; e al 
finire del difcorfo^che diflè guerra, guerra,rilpofe io noiu- 
rifiuto 5 quando che Te/perienza moftra, che in mille gui- 
fé la cerco.Mi fpiace bensì,che i Romani, da me,e da'miei 
mai non oiFefi, vengano ad annunciarla, Siafi quel che 
voi voletejnon poffo impedirei vafralli,che non cerchino 
i lor vantaggi fbpra del mare 5 baftar dourebbe al voftro 
Senato,che non fieno a danni de'fudditi flioi . L'interrup- 
pe allora il più giouine de' duo ambafciatori , e pieno di 
fdegno gridò, i Romani, ò Teuca,fbgliono con forze pu- 
bhche le ingiurie de' priuati vendicare 5 che però fi forze- 
ranno, che fra breue la tua cattiua vfanza fi emendi . Paro- 
le,che gli cagionaron la morte j poiché Teuca, ofTefà la., 
fua fuperbiain ecceffo da tali minaccie, nel ritorno il fece 
vccidere 5 onde i Romani, cheTvfò delle genti vedeuano 
violato neMoromeflaggieri, fi apparecchiarono all'ar- 
mi. 

Ma Teuca, che ardea contro Corcirefi di fdegno, ap- 
ponendoli caufà della mofià de' Romani, da loro iftigati y 
su Io fpuntar di primauera, mandò fuora potentifima ar- 
mata, che diuifa poi'n due, parte contro Durazzo , parto 
veleggio verfb l'ifoladi Corcira . Sì accoftarono gllllirij 
aDurazzo, Colonia,comefi diffejde' Feaci , con ifcufà di 
prendercvittouaglie>erinfrefchi j ma pofero appena il 
piede dentro della Città, che cauate le armi,che portauaa 

nafco- 



8 8 Della Hif loria di Corfù. 

ìiafcoftc fótto le vefti ^ vccifèro i foldati ;, che guardauano 
vna porta,della quale fubito fi fecero Signori; e^con Taiii- 
to di altri compagni fopragiunti buona parte della mura- 
glia occuparono . llpopolo, che al principio sbigottito 
f uggiua, auulftofi alla fine ^ che i nimici ancora non eran.» 
molti,preib coraggio fi vnì ^ e con impeto ailakndo glll- 
lirij li coftrinfè alla ritirata . Vn timore panico talora ca- 
giona perdite confiderabili , e la paura concede fouente 2u 
gli nimici, men potenti, vittoria. Se quei di Epidamo non 
cacciauan la tema , erano dalla patria cacciati . Gllllirij, 
perfa la iperàzadi fbrprender Durazzo^nauigaron a vnirfi 
con gli altri, e tutti affieme aflediaron Corcira , Fia impro- 
uifb rattacco,ma no fi sbigotiron gli animi feroci de'Cor- 
tìotijafimih^epiìj dur'incontri auuezziper tanti luilri , 
liurapefero forteméte la difefa delle iAuraghe,e nello fkf- 
fo tépo fpedirono meflàggieri a gli Achei, e agli Etoli per 
foccorfo ; hebbero da quefti dicce galee , con le quali, e i 
loro legni, prefentarono i Corcirefi a gllUirij la battaglia. 
Né la rifiutarono i nimici , con la giunta di lette naui do 
gli Acarnani loro confederati , più che mai numerofi . Si 
venne al cimento,che fu'l principio fu dubio, e a gli vni,e 
:?gli altri di pari finguinofo ; ma nel fine fàuoreuole a gF 
Ilhri j, che quattro quadriremi prefèro , e vna quinquere- 
me affondarono. Succeflè il fatto d'armi nauale vicino ali* 
Ifola di Paxò, e fu di tal danno a' Corcirefi,che poco dop- 
po vennero in mano de gl'llliri j, i quali ritornando vitto- 
riofi, ftrinfèro dinuouo Taifedio intorno a Corcira. Il 
tempo, diuoratore delle pili nobih ricordanze, non mi 
permette il defcriuere gH atti eroici di quei prodi difen- 
fori , che dalla fame vinti , più che dal ferro > a griUirij 

fi ar- - 



Libro Secondo . Sp 

fi arrefero. Onde loii f orzato adire ieccamente^ che in ma* 
no de' barbari cadde Corcira. Vna Ninfa le diede corona, 
vna fiera le tolfè lo icettro . Corcira le diede il nome^Teii- 
ca le rubò la gloria . Demetrio Fario rimafe gouernatore 
per rilliria Regina con buon numero di fbldati per guar- 
diane l'armata verlbDurazzo s'incamminò^fperando di ha- 
uerla con la forza ^ già che gl'inganni non vallerò . 

Teuca vegha a gli altrui danni , e non dormono i Ro- 
mani , auidi di vendetta y alla quale li chiamaua , non folo 
la difeià de' Greci , ma anche con voce di fangue Tamba- 
fciatore eftinto . GneoFuluioCentimalo Confole ^ con 
dugento legni ^ al primo auuifo deiraflèdio di Corcira , fi 
moffe da Italia 5 per liberarla ; e benché per iftrada fapeflè, 
ch'ella era già in potere de' nimici y non fermò y anziofb 
di difcacciarli. Ma quello, che difficilmente ottener 
poteuano con la forza y hebbero dal calo y nato dal genio 
di Teuca variabile y perche donna . Venne a coftei'n fo- 
Ipetto Demetrio Farlo, gouernator di Corcira 5 e come 
ch'ella era femina y non frenando la hngua y gli amici del 
Fario fece auueduti de' fuoi cattiui difegni contro la per- 
fona del fuo miniftro . Vn Principe y che fra le labbra non 
imprigionai fuoi penfieri, poco cura de* fuoi'ntereffi. Il 
fecreto è del cuore; non è più nel fuo centro y quando nel- 
la bocca fi ferma . La loquacità è fempre dannola, ma Icu- 
fabile in Teuca , perche con le donne ella nacque . Fu fu- 
bito auuifato Demetrio , il quale, conolccndo bene la^ 
audclc natura delle fua Regina , pensò al fuo fcampo 5 e 
non conofciu tofi habile a miglior partito , per la congion- 
tura de* tempi , fi difpofe far ricorfo a* Romani . Mandò a 
Roma chi anomefuoofFeriflèfefteflbp el'ifoladiCorfu 

N aUa 



pò Della Hi ftoria di Corf ù . 

alla diuotione di quel Senato y che benignamente accettò 
Fvno 5 e Taltra > come mezzi efficaciffimi al fine ^ che pre- 
tendeua , Fuliiio , che ieppe anch'egli il negotio, fi acco- 
fìò fubito a Corciia con tuttllegni;, alla villa de* quali 
liet'i Corcirclì , elTendo di accordo con Demetrio y. z' Ro- 
mani il diedero . Poco qui fi trattenne il Conlole, hauen- 
do difègnato di paffarui y come fece, doppo la guerra^ per 
componete lo ftato della Republica > ridotto a cattiuo ter- 
mine dagl'Ili iri) tiranni . Prefo ièco Demetrio Farlo ad 
Apollonia fi conduile, per vnirfi con AuloPoltumio,, 
Taltro Confble, ch'era venuto daUltalia con venti mila 
fanti , e due mila caualli , quali componeuano quattro le« 
gioni di veterani. Facile fu Timpadronirfi di quella Cit- 
là y allora dagrillirij occupata > onde qui fatta la raffegna,- 
e prouifti di vittouaglie y e per mare y e per terra , contro 
Teuca fimoffero. Ma Tintrepida donna ^ all'auuifo della 
gran tempefta > nèhauea fatto ritirare i fuor dairaifcdio di 
Durazzo y né fi era partitada liìa y che in perfona ftrettiirr- 
mam ente affediaua . Gran coraggio di femina 1 Se hauefse 
faputa imperare a ie fì:efsa ,, era degna d'imperio. Mai 
Confoli ,, dubitando , che Durazzo non fi rendefse , fi af- 
frettarono a tutto potere , e ben prouifti a incontrar rini- 
mico ne vanno . O l'afsedio s'hàda difèiogfiere, ò s*hà da 
combattere^pcrche troppo importa a gl'intereffiloroEpi^ 
damo , epe'i pofto y ou'egli è y e per laficurezza della rac- 
quiftata Corcira» Non alpettaronogrinirijrarnuode' 
Romani, a'quali non poteuanrefiiìere, maimbarcatifi 
fecero velale con Teuca fi vnirono . Fuluio^e Poftumio ,, 
arriuati a Durazzo la riceuettero nell amicitia y e lega del 
Popolo Romano y e poi quindi partitifi cofteggiarono le 

riuiere 



Libro Secondo . p r 

riuicre degUllirij, e di molti luoghi fecero acquiftoyparte 
co la forza^parte co larefajonde puotero aiiu icinarfi a Ufo, 
dairoftinata Teuca^cinta di afledio . Egli è teinpO;, che la 
fuperbia fi abbaffijj^ fi deprima Torgoglio, A due h uomini 
noapuòrefiftere vna donna;,re ne meno corro due fu vale- 
noie Alcide , Fu rotta la Schiauona/ù coflretta a fuggire, 
ricuouroflì ella in Rinzone , Terra fortiffima, e lontana dal 
mare^ con animo di rimettere nuouo elèrci to ^ e ìperimen- 
tar di nuouo la fortuna della battaglia . Si vide maicuore^ 
più intrepido di quel di coflei ? Sempre fuperiore alla for- 
te 5 ò vincitrice^ ò vinta, non la cede ad alcuno , Coftante 
nelle fue intraprefe de' vari] accidenti par^ che fi burli, 
Riulciua alla Regina il rimetterfi , fé permelfo rhauefler<^ 
i Confoli^che con velocità tralcorfero Tlllirio abbandona- 
to , e quafi tutto alla Romana diuotione riduflèro . A De- 
metrio Fario parte del Regno fu confegnata , parte fu ri- 
dotta in Prouincia . Così il traditore , da reo 3 ch'egli era 
preffoTeuca, diuenneRe^ con iftupor della Greda. Io 
ftupifco de' Romani ^ che fi fidarono di vn'infido . Non 
può ellèr leale co' foraftieri quello , che congiura a' danni 
de' fuoi paefani . Ma la congiuntura de' tempi, e la gelofia 
de' Greci così ricercaua. Poiché già gli Etoli, e gli Achei, 
fofpettando , che i Romani haueìfero penfiero fopra ku 
Grecia , tumultuauano , e per ogni buonrifpetto d'armi , 
e armati faceuano non ordinario apparecchio. Corcira 
del partito latino daua loro molto da penfare, € pe'l fito 
deirifola 5 e perla potenza del fuo dominio , qual hauea 
rrcquiilato doppola fua libertà , co*l calore delie vittorie 
de Confoli . Mn i Romani , che per allora fi contentaua- 
no di hauer iàtto felicemente il primo paflàggionella^ 

N 2 Grecia, 



9i Della Hiftoria di Corfù 

Grecia, mandarono ambafciatori a gli vni, cagli altri ^ 
per aflìcurarli , che Teuca fola era il termine delle lor mot 
fé 5 e che oltre Tlllirio non diftenderebbero il piede . Era- 
no gli Achei potentiflìmi , e a loro y doppo molte riuolu- 
rioni di fortuna , foggiaceua Corinto ; gli Etoli , pur egli- 
no di vaftc Prouincie eran Signori : vniti non temeuano la 
Romana Monarchia , ogni qual volta a quefta non fi ac- 
coftaflcro gli altri Greci, Onde Corcira, con ragione, li 
facea temere : dall'altra parte i Romani , che dubitauano 
de' Cartaginefi, ed erano in guerra co' Galli , non vollero 
tirarfi addofìb vna nimicitia nuoua di gente valorofà, e ric- 
ca d'oro , e guerrieri . E quefta fu la caufa , che 1 i fpinfè a 
mandar meffaggieri, che dagh Achei, e dagli Etoli furono 
accolti con honore , e attentamente afcoltati . 

Popoli'nuitti della Grecia , difleroFuluio, ePoftumìo, 
Confoli della Romana Rcpublica, a voi ci mandano, e per 
augurarui ialute , e per farui certi , che bramano la voftraj 
amicitia . E perche dubitano , che voi, delle loro vittorie 
ingelofiti, pretendiate di non darla , con giufte ragioni ve 
la ricercano . Poiché, Thauer eglino liberato Corcira dalle 
mani di Teuca, piii tofto , che darui ombra , dourebbe ap- 
portami allegrezza 3 ladoue, fenza fpargimento del voftro 
làngue,hnnno i Romani cocorfo alle voftre vendette . GÌ* 
Illirij ne fu ron cacciati; queHi , che con gli Acarnani, rup- 
pero la voftra armata fpinta in foccorfo de'Corcirefi^quel- 
li, chedajlevoftre fpia^getolfero le riccheze; quell'in 
fomma , che pretcndeuano il dominio di tutta la Grecia^ . 
potrebbe dire alcuno, che mala cofa è il fuggire l'incon- 
tro di vn'inimico,per incappare in vn altro, più vigorofo , 
e non meno fortunato^ma chi dì noi Romani potrà dirlo , 

s'hà 



Libro Secondo. p^ 

s'hà fior di fcnno ? Habbiaino noi liberato , non prefo lo 
voftre prouinciemelle fue leggi viue Corcira^ a Tuo modo 
fi regge Durazzo^llllirio l'habbiam concedo a Demetrio; 
e di quel poco^ che ci habbiam ritenuto , vogliamo auua- 
lerci, per tenere in fofpetto Teuca , che macchina nuouc.^ 
guerre.Seciò non fulìè^già farebbero in Roma i Romani, 
e voi liberi d'ogni fofpetto. Ma volete voi,che doppo tat* 
oro {pefo fora fine di quietarla Grecia, la lafciamo in- 
quieta ? Teuca ha molti difcgni y trama ancora inganni , 
macchina frodile fi dimena per ogni vcrfo : in vederci 16- 
tani^dalla terra,oue giace,forgerà,come Anteo, rinouerà 
le forze, vorrà vendicarfi. I Corcirefi andran di fotto,per- 
chc ci chiamarono; né voi ftaretealdifopra^perchel'aiu- 
tafte. Grand'è il voftro potere, ma Tira feminileèpiù 
grande . Chi allora vi porgerà foccorfo . Noi ! Falla il vo- 
iho penficro, e molto fi promette da quei, che fi (limaro- 
no diffidenti. Volete cacciarci con iiperanza dirichia- 
nnarne ? Non è meglio contentarfi , che noi reftiamo per 
freno dell'indomita Teuca ? Ma su , voi non volete Lati- 
ni'n compagnia de' Greci : fi adempifca il voftro volerò, 
però prima rifletta, che non è così facile aftrignere Telèr- 
cito Romano,quando non vuole . Se fuflè ragioneuole ii 
voftro dcfiderio ci partireffimo fenzacontrafto , ma noru 
elTendo giufto,combatteremo,per no partire . Se farà no- 
fìra la perdita,nulla perderemo del noftro ; fé fia voftra la 
fconfitta, noi oltraggiati non vi affilteriffimo nelle voftre 
medefime caie? Vogliamo permetteru ila vittoria,fiaui co- 
cefTa la noftra fuga: la vendetta ci perfuaderà il reftituire a 
Teuca il Regno, e a donarle tutt'i luo^hi,chepolfeggono 
i Corcirefi.Partiranno per acqua i Romani,e fia voi refte- 



rali 



5^4 Della Hiftoria di Corfù. 

irà il fuoco di Aletto y di vna rabbiofiffima furia . 

Fecero qui punto gli ambafciatori Romani; e de gli 
Achei fu commune il parere di hauerli per amici , ondo 
della Latina Republica fi dichiararon compagni. ICon- 
foli^non hauendo più, che fare fra grillirij /i riduffero iru 
Durazzo^quì rimafe Poftumio con parte delle legioni per 
inuernare^e col refto Fuluio a Roma ìtcc ritorno . Teuca 
intanto, a cui i Romani haueano ftrappato dal capo più 
corone, dentro Rizone, viuea infeliciffima vita, quinci ti- 
ranneggiata dall odio,quindi dal defio di vendetta . Il ve- 
dere,a fuo difpetto,Demetrio regnante ; il conorcerfi,da-# 
grande Pri ne ipefla, ridotta all'elfer priuata 5 ma quel, 
ch'è peggio in cuor di donna, il mirarfi in iftato tale, che 
non può sfogar l'ira fuajcrano paffioni^che tutto l'inuerno 
le fecero trafcorrere fra tempelle. Venne alla fine la pri- 
mauera 5 ed ella , non veggendo fiorire le fue Iperanze, (\ 
difpofè a vn partito necefl'ario,benche poco conforme al- 
Tanimo fuperbo,e pieno di fafto . Alcuni, che mai non 1* 
haueano abbandonatOjleperfuafero il chiedere a'Romani 
lapace,mentrepoco, anzi nulla fi potea Iperar dalla guer- 
ra . Difficilmente s'induflè a farlo quella donna,ch'era au- 
uezza a dare,nó a riceuer le leggi j ma pur lo fece,e de'fuoi 
più cari, i più iauij mandò a Poftumio, da cui furono a.. 
Roma fpediti . Nel Senato eipoièro gli ambaciatori lUirij 
le commifionidi Teuca,edifrero, ch'ella fi confefiaua vin- 
ta , ma che godeua,che i fuoi vincitori altri non fuflero , 
che Romani:chevoIontieri accetterebbe ogni partito,co- 
làpeuole , che dalJa loro generofità non potea afpettaro 
patti men, che benigni-.che fé ftella, e quel poco,che pof- 
fedeua,depofitaua nelle lor mani, contenta di quello, loro 

pia- 



Libro Secondo . 5? ^ 

piaceflé lafciailc : che G doueano contentare di tali diino- 
ftranze di offequio^ e non ridurla air vltima diiperazione> 
perche fi farebbe difefa fino airvltimo fiato , onde poca.» 
gloria fàrebbe^che fi dicefle;, che con gran fatica haiieano 
vinto vna donna : che le ilie cofe non erano in tale ftato , 
che non potefleriforgere : e che in vltimo^cfclufa da'Ro- 
mani, fi farebbe data in potere de gli Etoli^e de gli Achei, 
qual malamete ibffriuano ne'confini di Grecia fbraftiero 
dominio. Lungamente fi di (cor fé di queflo affare in queir 
augufto Senatore alla fine ficóchiufe>che fi riceuefìeTeu- 
ca nella loro amicitia con códitione > che lafciafle llllirio , 
eccettuati alcuni pochi luoghi^ che le conceiferoje che da 
Lifb Ui là non poteffe nauigare> che con due foli legni , e> 
queflf difarmati . Non parlano piiì di Teuca le Storie ; ò 
perche perduto il titolo di Regina non fé ne facefle più 
conto 5 ò perche^ e mi gioua crederlo 5 fra poco lafciaffe la 
vita per lo dolore di vederff n cosi mifèro ftato . Per vn* 
ambitiofo y non vi è febbre più mortale , che la baffezza ; 
quella Tvccide^e non potendolo fblleuare Tatterra.Ed ec- 
co a che fi riduffero i vaftidifégni di Teuca, Regina natu- 
rale de glllliri/.e tirranade' Corcirefi . Tutto il marepre- 
tefe j pocaterra le reftò in vita, poca Taccolfe doppo la^ 
morte , Fu ella affai glorioia, perche fi oppofe a' Romani^ 
gran nome quefli non guadagnarono , perche la vinfero. 
Guadagnarono bene molto i Corcirefi y non folo pel 
dominio ripigliato, e per la ottenuta libertà; mapergli 
coftumi , ch'eran prima corrotti y e per le leggi , pofte in 
non cale nella loro miferia .. Gllllirijhaueano in Corcira 
introdotto le loro barbare vfànie, onde dell'antica Repu- 
blica non era rimafta , che Tornbra , Non fi adunaua più 

il Se- 



96 Della Hiiloria di Corfù. 

il Senato ^ non fi ciàminauano le liti nel foro ^ non fi elcr- 
citauano dalla giouentù le lettere ^ della ftefsa religione fi 
faceapoco conto.L*vfo deirarmidifmefso^il negotio tra- 
lafciatO;,rotio intromefso^coftituiuano vn corpo, priuoe 
di alimento ;, e di membra . I templi lenza culto, i campi 
fenza coltura, i fanciulli lènza maeftri, i vecchi fenza Ipe- 
rienza, fenza capo il gouerno . DiCorciraviueillblo 
nome, nel refto ella è morta alla gloria . Viuebenela-» 
gola 5 e , introdotta dagrUlirij , per tutta la Città trionfa 
rvbbriachezza . Tal'era Corcira, quando , doppo alset- 
tate le faccende di Durazzo , vi pafsò Poftumio , per raf- 
fettarui lo flato difordinatiffimo delllfola . Io non faprei 
dire fé fin d'allora vi coftituiflèvn Principe 3 poiché ne* 
tempi auuenire leggo i nomi di alcuni, che s'intitolauano 
Re di Corcira , tutto che fempre lotto la Romana protet- 
tione . Stimo , che Poftumio , co'l conlènfo de' Corfioti, 
mette/le alla loro Republica vn capo, il quale dagli Scrit- 
tori , poco auueduti , poi regio nome otteneflè . Poiché 
per altro tutte le Ipeditioni, che fifaceuano, anche a' tem- 
pi di coloro , che chiamano Re , erano a nome del Senato 
Corcirefe . Ne par verifimile , che i Romani venuti per 
liberar Corcira dalla foggettione di vna Regina , la volef- 
fero fare vaffalla di vn Re , Se le reftituirono h libertà i, 
come lafecervaflalla? NèiCorcirefi, tanto difenfoi!i 
del dominio Arillocratico , haurebbero permefTo il Mo- 
narchico, del Democratico piùritìretto. Aggiungafi^ 
che parlando le ftorie di Corcira , mai non fanno mentioi- 
Jie di Re alcuno fé non allora , che furono martirizzati at 
cuni Santi , che neirifola la fede Criftiana introduflèro , 
.come fi vedrà a fuo luogo. Ma ò fi confufero nel cap© 

della 



Libro Secondo • ^y 

della giuftitia , da quelle nominato Principe , ò per Prin- 
cipe intefero tutto il corpo della Republica , conforme-* 
a tempi noftri fi vede nella Sereniflìma Republica di Ve- 
netia , Non niego , che in Corcira Ibrgeflèro alcuni 
huomini principali 5 qual Temiftocle in Atene , che qua- 
fireggeuano, a guifadiRe, il dominio : ma non per 
quefto Regi erano ^ gouernando più con Taura popolare, 
che con lo fcettro . Onde flimo , che Cercellino , e Da- 
uiano 5 de* quali parleremo appreflb, nomati Principi di 
Corcira, fuflèroprincipaliilìmi Cittadini, che per loro 
potenza gouernauano ogni colà a lor modo , co'l fauore 
degli aderenti . Ordinò di più Poftumio gli difbrdini e 
ciuih , e facri , moderò le leggi , alle quali volle mifchiarc 
qualche coftitutione Romana . E doppo di hauer dichia- 
rat'i Corcirefi amici , e Compagni del popolo, e del Sena- 
to di Roma, fi condufse alla patria, hauendolafciato 
alquanti legni per loro difefa, e perche potcfsero ripiglia- 
re alcune Terre di lor ragione, da vari j tiranni vfurpate in 
tempo delle loro sfortune. 

Le Città di mare, e c'hanno trafico , facilmente fi ripi- 
gliano, lènza lunghezza di anni, quali fi ricercano per 
quelle, che non fon mercantili , Il mare vnifce i Regni , 
e le ricòheziLe di più regni chiude fouente nel giro angu- 
fto di vnafol terra. La mercatura è alchimia , chetraf- 
forma le pietre di vn villaggio in oro , fé il commodo di 
iralportare le merci con faciltà il permette. Nonfia.* 
dunque marauigha , che Corcira , che foggiacquea tante 
cadute , forga in vn fubito , più che mai , potente 5 poi- 
che il fuo fito , e le indufìrie de' fuoi Cittadini , che fi ri- 
mefscro a gli antichi coftumi , furono tali , che la reftitui- 

O rono 



5? 8 Della Huloria di Corfù. 

j ono nella forma primiera . Armò naui pe'l negotio , !c 
armò per la guerra; con quello fi fece ricca ^ con quella 
formidabile a* Greci . Ripigliò in poco tempo il fuo dal- 
le mani degli vfurpatori y che non hebbero ardire di op- 
porfi a' legni Feaci ^ in compagnia de' quali fuentolauano 
le bandiere di Roma , Quefta , facendo delle guerre ca- 
tena per legare vn mondo ^ vna ne attaccaua , quafi fufse- 
ro anella ^ a vn altra ; onde dalllllirio nella Gallia pafsò , 
oue 3 rott'i barbieri , prefe Milano , riportando Marcello 
le ipoglie opime del Re Viradomaro vccifo ^ al tempio di 
Gioue Fererio . Da gllnfubri^ ò Galli ^ a griftn i] riuol- 
fé, econmoltofanguefuperatili, la guerra Cartaginefe 
meditauà per le difcordie di Spagna , Ma chiamata di 
iiuouo dalle Ilhriche frodi pafsò il mare, e di nuouo ven- 
ne all'armi con gli Schiauoni , Demetrio Fario , a cui ha- 
ueano dato i Romani buona parte del Regno di Teuca :, a 
fommof-a del Re di Macedonia, fellone, e ingrato, da'" 
fuoi benefattori fi ribellò ; e contro le Terre, foggetto 
a' latini, barbaramente fi moffe. I Romani fdegnati 
mandarono fubito Lucio Emilio con alcune legioni , alle 
quah fi aggiunfero lemilitiediCorcira, che con molte 
nani accompagnò le armi confederate. Demetrio, e* 
hebbe auuifo del grande apparecchio, che gli veniua^ 
contro , prefidiando Dimala , e gli altri fuoi luoghi , con 
fette mila veterani dentro Faro fi chiufe , Ifola è queiT;a , 
per ogni via fortiffima , tale refa , e dalla natura , e dairar- 
te ; onde fpera il ribelle qui tener tanto a bada i Romani, 
che ftracchi alla fine , ò V hanno da lafciar con ifcorno , ò 
gli hanno a coceder a lor dif}:)etto la pace. Ma EmiIio,che 
né Tvna cofa j, né Taltra fare intendeua > fotto Dimala ac- 

cam- 



Libro Secondo . pp 

catnpstofi ftrinfc la terra in modo , che doppo fette giorni 
laprefe ; e fu di tal momento la vittorria 5 che le altre For- 
tezze di Demetrio inpochi di, fenzacontrafto fi refcro. 
Faro fola reftaua 5 alla conqiiifta della quale vsòrauuedu- 
to Romano e Tarte , e la forza 5 poiché facendo iècreta- 
inente lo sbarco nelflfola^ dentro alcune bofcaglie afcoic 
i fuoi foldati , e poi con alcune naui veleggiando al porto, 
ou'era la Città finfe di voler prendere terra. Accorfeil 
Fario co* fuoi lUirij , credendo facile Timpedirc a' Roma- 
ni j che con pochi legni eran venuti , Io foenderesù le are- 
ne ; ma da quei y che fi erano imbofcati alPimprouifo affa- 
lito fu poflo in mezzo ; onde da fronte , e dalle fpalle bat- 
tuto fi ritrouò in anguftie tali , che gli conuenne fuggire . 
Furono gllllirij , che non puotero ricuourarfi dentro Fa« 
ro y contcfo loro Tingreflo da' niniici , tagliati a pezzi 5 fo- 
lo Demetrio fopra picciolo legno fi iàluò con la fuga . A 
Filippo Re di Macedonia ricorfè , in fèruigio del quale 
poi neiraffalto di Meffena perde la vita . Tal fine hebbe 
quell'infido, che mai non riconobbe beneficio, ingrato 
egualmente a Teuca fua Regina 5 e a' Romani , che il fece- 
ro Re. Ma Emilio 5 ipianata Faro, e refe gratie a' Cor- 
cirefi degli aiuti , compofte le cofe deUlllirio , fé ne ritor- 
nò a Roma , ou* hebbe la gratia del trionfo . 

I Feaci 3 pieni di gloria , ritiratifi alle loro cafo , nel po- 
co tempo y che lor conceffe Totio , attefero a ftabilire con 
Toflèruanza delle leggi l'imperio . Cacciarono dalla Cit- 
tà gli abufi inuecchiati , e nel cuore de' giouani le antiche^» 
epiiì lodeuoh vianzeiftillarono. Chi vuole far crefcere 
alla patria huomini di ceruello y li ammaefl:ri da garzonet- 
ti 5 poiché mai noncrefcerà dritto quell'albero , che prefe 

O z cattiua 






1 00 Della Hiftoria di Corfù. 

cattiua piega , quando era virgulto . I riuoli , che corra 
no torbidi , fe crefcono in fiumi , non hanno chiare le ac- 
que : ne fi è vifto mai da fonticcUo fangofo Ibrger torrcn*- 
te di limpide onde . La giouentù è cera; quel che vi s'im- 
prime vi rcfl:a . I Corcirefi, ch'a' paflàti mali vollero met- 
tere rimedio, cominciarono dagrinfègnamenti de' fan- 
ciulli 5 a' quali proponeuano belli efèmpli de' lor maggio- 
ri. Fioriua in que* tempi CrifippoSelenle, difcepolodi 
Cleante , in cui s'inaridì la fetta de' Cinici , che germo- 
gliò da Antiftene : fcriflè quefl:i gran copia di libri , che fi 
Iparfero per la Grecia . Che Corcira ne haueflè la fua par- 
te non vi è dubio , e che per l'eruditione de' figli fé' n'au- 
ualeflèro i Corcirefi è probabile; eflendo pieni di fingolar 
dottrina, e diottimi'nlegnamenti. Né della Religione 
fecero poco conto , promettendo a' (àcerdoti , che l'efer- 
citauano con decoro , premij condegni . E perche alcuni 
fi fegnalarono fra gli altri nel culto de' falfi numi, che-r 
adorauano ; a quefti dedicarono anche medaglie, e in lor 
memoria ftamparon monete . Tre di quelle ho ritro- 
uato, quali qui ibtto pongo con altre, che alle colè rac- 
contate in quefto libro fcruiran di compendio , 



Sono 



152. Della Hirtoria di Corfù. 

Sono dunque a gloria de' Sacerdoti Corcirefi letrS 
prime, quali ftimo fuflero in tempi diuerfi fcolpite 5 anzi 
mi perfuado , che qualche vna fu fcolpita doppo la vitto- 
ria 5 ottenuta fopra i Corinti] , e la fuga de' Lacedemoni ; 
poiché allora^con folennifTimi fagrifici refe gratie a gl'Id- 
di j, vollero i Sacerdoti fagriiScatori honorare . Si vede» 
nella prima delle tre la tefta di vn giouine coronata , e nd 
rouerfcio vn altare , ò ara con lettere Greche che dicono 
K.O.P. cioè Corcyrenfmm : nella feconda vn capo di Vec- 
chio , e nel rouerfcio vn tripode con Tinfcrittione AT- 
KTSKOT, Lichifcu , qual forfè fia il nome del Sacerdo- 
tejC,herapprefenta , ò pure dello Scultore : e la terza con 
tcfta pur di vecchio da vna parte ^ e con tripode pur dall* 
filtra^ma con differente fcrittura^dicendo $1 AQT A, Fi- 
lata. Parrà ftrano , che la prima rapprcfenti la tefta di vn 
giouine^mentre moftra la figura di vn Sacerdote 5 ma chi 
legge le Storie antiche fi auuede, che non fumailagio- 
uentù efcluia dal Sacerdotio . Onde credo , che i Corci- 
refi anch'eglino haueffero tal coftume , che per animare i 
giouani airelèrcitio della religione a vn Sacerdote garzo- 
netto dedicaffero la medaglia . Ma fé fcolpiron monete al 
culto de' loro Dei , ne improntarono pure a memoria do 
gli trionfi riportati da' Corintij^e Lacedemonf^delle qua- 
li due ne truouo 5 l' vna , e l'altra nel dritto ha vna tefta di 
huomo di età mediocre cinta di pelle di leone 5 ma quella 
nel rouerfcio fa vedere vna naue con lettere KOPKT- 
PAIfìN NIKAND.P> che fignificano Corcirei roitto- 
riofi y quefta vna galea con diuerfa infcritione^ qual dico 
K. $IAON cioè C<7rar^ <i^^//^w/ a. Io giudi co, chele 
due tefìe fieno di qualche famofo Capitano, fottocuifi 

acqui- 



L ibro Secondo . 1 0^5 

acquiftaflero le vittorie, e la fcrittun della feconda allti- 
delTe a gli Ateniefi , che i Corcirefi aiutarono . Ma nelle» 
vittorie di quefti fi annouerala perdita della Nobiltà^bar- 
baramente trucidata 5 poiché due monete furono pur an- 
che flampate doppo tal fatto : vna con la tefta di Net- 
tuno e fuo tridente nel dritto , e nel rouerfcio vna frufta^ 
co'l detto K.^IAON , Corctra degli amici j l'altra nel 
dritto il Ccipo velato della Dea Cibele fa vedere , e nel ro- 
uerfciovna sferza co'l motto IC.^>I AON^che fuona come 
quel di fbpra , Cor eira degli amici . Le sferze fono i n per^ 
petua ricordanza della barbarie del popolO;,che con quel- 
le batteua i nobili prigioneri, quando l'hebbe in mano da 
gli Ateniefi , fdegnati della fuga ;, che preièro . Quefte 
fono le medaglie Spettanti a quello , che icriuo : ma per 
dare materia a'^ curiofi ne aggiungo altre cinque , ò ftam- 
paté in Corcira, ò nelle fue Colonie ne'tempi^che corfero 
doppo le guerre, che nacquero per Epidamo tra Corei- 
refi e Corinti] . A Pirro ne confagrarono vna i Botron- 
tini con l'effigie fua nel drittone intorno BA2IAEOE 
nXPPOT , Pirro Re 5 e nel rouerfcio vn bue ginocchiato 
Ibpraui vna donna alata^ che con vna mano gli ilrigne vn 
corno, con Taltra minaccia percuoterlo con vn martello,e 
le lettere dicono B0T©PaT02 "Burrontò.Pc'ì bue nò vi 
è dubio s'intenda Pirrone per la dona ftimo fi fpieghi Cor- 
eira, che vna volta Taftrinie a fuggire , onde mi perfuado, 
che a fcorno , non a gloria di Pirro fufle la medalgia fcol- 
pita. Ma, pel contrario, ahonore di Aleflandro figlio 
di Pirro , e Lanaffa , vna ne liuellarono i Corcirefi $ e nel 
dritto moftra vn capo di giouine con pelle di leane,nel ro- 
uerfcio vna naue, qual ha di fopra KOPKTPAiaN Cor^ 

cjr^fp- 



1 04 Della Hiftoria di Corfù. 

cyrenJìum^cnQÌ mcizoNIKIif^ittoria y quafiche al fan- 
ciullo auguraflèro nauali vittorie . In Apollonia ne ftam- 
parono vnaconla figura di vna donna da vna parte, o 
dall'altra vna agulia , cinta di corona di alloro con lettere 
AUUOAnNLATANyApollonia. Mi gioua credere^che 
applaudendo i Coloni a gli trionfi del loro capo j con la-» 
forma della donna efprimefier Corcira , e con la piramide 
coronata al Tuo nome volefìero folleuare obelifchi. In 
Durazzonefufcolpitapurevna, che ha nel dritto vna^ 
vacca col fuo vitello^ enelmedefimovnaCiuetta, ma-» 
nel rouerfcio vna porta con lettere ATP.ZOIITPOT, 
cioè . Duraz^o , Zofiro . La Ciuetta allude a gli Ateniefi, 
cherhaueanperinfegna, Zofiro al comandante, ch'era-» 
allora per gli Corcirefi'n Durazzo. Stimo , che tal meda- 
glia fcolpita fuffe quando a fauor di Corcira fi moffero gli 
Ateniefi contro i Corinti] , e Lacedemoni collegati . L'- 
vltima è di Leucade Colonia, chefùcommune a' Corei- 
refi , e Corinti; per fentenia di Temifl:ocle , come fi difle. 
Ella è riguardeuole nel dritto , poiché moftra vna donna 
tutta circondata di corona di ram'intrecciati, vno de'qua- 
li par che tagli con la falce, efotto i piedi tiene timido 
Ceruo5e nel rouerfcio fa vedere vna nane con la infcritio- 
ne AEXK A AIXIN, Leucadtum . Se lecito fi è lo /piega- 
re le antiche cifre dirci , che doppo la rotta de gl'inimici, 
hauendo i Corcirefi prefo molti luoghi,e fra gli altri Leu- 
cade dalle mani de'Corintij,che a tradimento l'occuparo- 
no, i Leucadi flampaffero quella moneta,che moftra Cor- 
cira nella dona, cinta di vittoriofe ghirlande^e ilramo,chc 
recide,è la fl:eifa Leucade, che ftrappa dalla tirannia de'ni- 
mici 5 che con la figura del ceruo , fi efprimono fu^gitiui. 

Quelle 



Libro Secondo. 105* 

Qucfte fono le memorie, che lafciarono imprefle gli 
antichi Corcirefi, i quali attendeuan allora ad accrefcere 
il lume del loro nome all'ombra de* Romani, che amici, 
e collegati , li proteggeuano . E invero crebbe à tal fé- 
gno la loro grandezza , che anche gli Achei , e gli Etoli 
oe diucnner gelofi 3 e Filippo Re della Macedonia , terzo 
di tal nome , fèmpre di aftio ^ e d'inuidia ripieno , haureb- 
beabbaffata la loro potenza , iè gli fufiero riufcit'i dife- 
gni , che macchinaua . Né Toppreffione della Romana 
Republica, vinta da' Cartaginefi fu'lTefmo, preflballa 
Trebia, nelTrafimeno, einCannCjfùvaleuoleadab- 
baflarli ; poiché Corcira fi mantenne nell'arido degli ami- 
ci, Tempre fiorita. 



Il fine del Secondo Libro • 




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DELLA 




RIA 



D I C O R F V 

Defcritta È 

DA ANDREA MARMORA. 

L I "B R Q T B K Z O. 

I D O T T A a felice ftato Corcir^ 
per opera de' Romani , come fi difse > 
ricordeuole de' benefici lefueforze^ 
Ibuente impiegò a fauore di quelli > 
che furon caufà y ch'ella le racquiftaf- 
fé . Onde nella lunga guerra , c'heb- 
bero con Filippo Re della Macedo- 
nia, mai non l'abbandonarono , Tempre furon fedeli > né 
le vittorie di Annibale fecero perdere a' Corcirefi la^ 
memoria dell? loro obligqtioni 5 anzi e nella proipera , e 
neiraiiuerfa fortuna ièguaci del partito latino palefàro- 

no 




Libro Terzo . 1 07 

no al mondo > che il vero amicoficonofce meglio nel- 
le tempefte, che nelle calme. Ed è cofàdegnadi ri- 
cordanz-a, che JàpendoiCorcircfirorribile ihage^ cbe> 
de' Romani fu fatta in Canne, oue vinfero i barbai i'a.. 
modo, che di fole anella 3 tolte dal dito dc'caualierivc- 
cifi, empiron più moggia, e a Cartagine Tinuiarono; 
con ciò tutto al Re Filippo fi oppofero, quando egli fi 
moflecontrorillirio, per cacciarne le mìlitie di Roma^. 
Iftigato quello Re dalle perfuafiue 5 che gli hauea fatte 
Demetrio Fario , con potentiffima armata, corteggiando 
la Grecia, fé ne venne preflb a Leucade , da doue fi auui- 
cinò ad Apollonia , e poi a Corcira, Se i Corcirefi eraii 
aieno fedeli fi farebbero lafciatiperfuadere ad accordarfi 
con colui , che altro non bramaua , che quefto gradino, 
per appoggiar la fcala al paflaggio d'Italia , MaegHno 
coftanti fi mantennero fino a che il Macedone, atterrito 
dalle nuoue, che Tarmata Romana era in Lilibeo, pro- 
montorio di Sicilia , pronta a far vela contro di lui , kcc 
rimbarcare Tefercito, e voltando le fpalle, prima alla^ 
Cefalonia , poi alla Macedonia fuggì pien di timore , fen- 
za che alcuno il perleguitafiè , effendo pur troppo Roma 
dal vittoriofb Annibilc anguftiata . Non fi perde di ani- 
mo Filippo, benché poco mortrato ne hauelfe nella fuga, 
e macchinando gran cofe mandò Xenofane con altri per 
ambafciatori ad Anniba!e,a fine di far lega con lui contro 
de* Romani, fperando di vantaggiare almen nella Grecia 
la fua fòrte , Smontarono , doppo felice nauigatione , i 
mcffaggieri preflb al tempio di Giunone Lacinia , in Ca- 
labria porto ; e , prefa la via di terra per girne a Capoa , 
©ne ilCapitano Cartaginefe dimoraua , non lungi daNo- 

P L cera 



io8 Della Hiftoria di Corfù. 

cera fi videro fra le fquadre Romane , da Marco Valerla 
Leuino Pretore guidate . Non fi confufe Taftuto Xeno- 
fané, e, nel raccontare la caufa del fuo viaggio, finfe di 
eflcr mandato da Filippo a Roma , per trattare , a nome 
del fuo Re la pace : cofa , che riufcì a Leuino di tanto gu- 
fto , che , fenza riflettere alla frode , honorò gli ambafcia- 
tori, li fpesò lautamente 5 e poi dando loro guide pratti- 
che del viaggio , li fpedì verfo la fua Republica , a cui fpe- 
rauaapportar con Tamicitia del Macedone qualche foli ie- 
uo.Ma furono appena vicini a Capoa,che lafciando i con - 
dottieri del Pretore^fiauuiarono aritrouare Annibale^, co 
cui accordarofi, che vnite le armi Cartagineu^ e Macedo- 
niche, fi gucrreggiafle a nome commune contro i Roma- 
ni ; quali deftrutti , a danni della Grecia le vne e le altre fi 
riuolgefìfero ; e che quefta fuifc diFilippo, eTltaliadi 
Cartagine. Con tali patti furono licentiatiXcnofane^ e 
compagni , a' quali aggiunlè Annibale fuoi ambafciatori, 
acciò vie piià ftabihifero col Re confederato gli articoli 
della lega . S'imbarcarono , per fuggir l'incontro di Leui- 
no , nel mar di Partenope fopra vna nauc y Ja quale veleg- 
giando verfo il Faro , ò ftrettO;,che la Sicilia dall'Italia di- 
uide , fu veduta dall'armata di Valerio Fiacco , che guar- 
daua le Spiagge della Calabria . Erano qui molti legni 
Corcirefi , i quali volociffimi nel fblcar le onde fi pofe- 
ro dietro alla naue, che a vele gonfie fuggiua; e pre- 
fala in poco tempo a Valerio la conduflèro . Stimò Xe- 
nofane ingannar coftui , come hauea ingannato Leuino , 
e diflè , ch'efièndo mandato dal fuo Re a Roma , come ne 
potea far fede Leuino, e per eflère tutta la Terra di lauoro 
in potere de' Cartaginefi , non hauendo potuto paflaro 

auanti , 



Libro Terzo . i op 

alianti, addietro fé ne tornaua . Facilmente creduto gir 
faaurebbe Fiacco , quando il vedere in fua compagnia al- 
cuni con habito Cartaginefè non gli haueffe fatto fofpet- 
tare di frode , qual fu difcoperta : onde pofti fra ceppi fu. 
rono gli vni ^ e gli altri ambafciatori a Roma mandati , 
Da ciò fi vede , che i Corcirefi , non folo fi mantennero 
nell*amicitia de' Romani con l'opporfi a Filippo in difefa 
del loro paefe; ma anche con Tinuiare foccorfi di naui 'n 
offefa deXartaginefi , che fìrigneuan Tltalia . Né qui 
finirono i loro aiuti j poiché doppo lunga guerra, evi- 
cendeuoli ftragi ^ hauendo i Romani contro il Macedone 
mandato Tito Quintio Flaminio Confble con otto mila 
legionari] 3 e cinquecento Caualli ; quelli fi fermò in Cor- 
eira, edallaRepublica amica ottenne vittouaglie, naui, 
e buon numero difoldati^co'quah^accrefciuteleforzo 
fne y aftrinfe Filippo a chieder la pace , che durò fino alla- 
morte di quel Principe, che poi fi conftruò fedele a' Ro- 
mani . 

Ma Perfeo fuo figlio^che gli fuccefìè nel Regno , dop- 
po^ch'egl i fece vccidere Demetrio fuo fratello;, a cui per la 
primogenitura di ragione toccaua; non potendo foffrire 
le dure conditioni y con le quali poco meno , che ligia de' 
Romani era la Macedonia, icolfe il giogo, e nell'antica li- 
bertà fi ripofè . Fugli da Roma fpedito contro Publio Li- 
cinio Confole , il quale vinto prima, poi vincitore non^ 
puotc la guerraMacedonica finire,come iperaua il Senato, 
e il Popolo di Roma , anziofi di liberarfi di quel nimico , 
che mettea foflbpra tutta la Grecia, Onde ne' comitij 
Confolari fu con Licinio Craflb eletto Confole Lucio 
Emilo Paulo,quel prode , che a' Liguri'ndomabili pofe il 

freno , 



Ilo Della Hiftoria di Corfù. 

freno^e a lui diedero Timprefa di Macedonia. Pafsò egli da 
Brindifi a Corcìra , e fi rattennc finche furono all'ordino 
gli aiuti 5 chepotentiffimiappreftauanoiFeaci, auididj 
militare fbtto Timperio di vn tanto huomo > per fama da^ 
loro beniflìmo coniufciuto. Ed eflèndo ogni cofà in pron- 
to^con la compagnia di molti principali Corcirefi , diede 
le vele a' venti, e nauigò verlò Deli o , oue dairóracolo 
prefi gli auguri] della battaglia, fi riuolfealla Macedonia , 
Perfco qui Tattendeua con elèrcito formidabile , e volen- 
tierofb di cimentarfi : onde fu facile venire alle manij poi- 
che i Romani , che non haueano auueriàrio più nociuo 
della tardanza, niente più bramauano che la pugna. In 
paefilontani chi non vince prefto, al ficuro perde ^ onde 
ipiù accorti Duci nel proprio Regno ruppero il nimico 
conia lentezza. Fabioco'ltemporeggiareiàluòRoma^ 
dalle furie di Annibale, il quale folca dirje,,che più temea^ 
della flemma di Fabio, che dell'ardore del coraggioi'o 
Marcello. Douea Perfeo tenere a bada i Romani , cho 
debellati fi farebbero da loro ftelfi , con la fame , con lo 
infirmità, conle fughe ; ma, ò che ftimafìe certa la vitto- 
ria , ò che daU'auuedutezza del Confole coftretto fuffe al- 
la zuffa , fi attaccò egli col nimico , e fu rotto non fenza^ 
fangue de' vincitori , che prima di difordinare la falango 
Macedonica perlero molti,e i migliori foldati delle legio- 
ni , e de' Corcirefi . Fuggì Perfeo , ma da' fuoi vaflalli , e 
dagli amici abbandonato , per fuggir la moi te incontrò 
lalèruitù, e a' Romani fi diede. Allora fu ch'Emilio al- 
zatofi per honorare il Re prigioniero , e veggendolo gi- 
nocchiato piagnere , ò Perfeo , gli diflè , e perche ti mo- 
fìri della fortuna , che hauefti , indegno, e con tanta viltà 

abbaili 



Libro Terzo . 1 1 1 

abbaffila gloria mia? Ma poi, compatendo allo ftato di 
quel mefchino > il i'ece fuo commenfale y e feco il condufle 
a Corcira, in cui fu il Confole i jceuuto come trionfante ,, 
non Iblo per Tallegrezza della felicità dell'aulica Roma./ , 
però anche a caufa , che Tottenuta vittoria aflìcurausL» 
a' Corcirefi il loro dominio, fouente da' Macedoni dan- 
neggiato , Lucio Emilio effendofi per alcuni giorni con^ 
l'efercito, riftorato, fciolfè per Roma > ouePaipettana-» 
vn gloriofò trionfo. Traeatenefi vide Perico, il quale» 
poi con Aleflandro fuo figlio confinato in Alba , doppo 
quattro anni di prigionia, per la meftitia fi eftinfe . Gran- 
de efemplo per coloro, che non credono a quel , che dice 
Dauide , che Dio depone dal foglio i più potenti , e fbpra 
di loro gli humili , e depreflì folleua , Emilio , vilipefo 
prima da molti , di Perfèo trionfa , poco fa oflequiato da 
tutti. Se la fupcrbia fèmpreafcendcfle col tempo bat- 
terebbe di capo nel fermamento , e per lei farebbe alla fine 
troppo baffo TOlimpo . EXoppo Perfeo forfè nella Ma- 
cedonia vn tal Filippo, che fignendofi figlio di quello, 
natogli da vna concubina , dì tutto il Regno, parte coru 
la forza , parte per volere de* popoli , che mal foffriuano 
Kmpcrio de' Romani, fi fece Signore ; e , hauendo vinto, 
C vccilb Marco Giuuentio Pretore con vna legione , ne-» 
godeua pacificamente il poffeflb. Contro coftui, che-» 
per le fue fauole PfeodofiHppo fi difle , fu mandato Quin- 
to Metello , il quale aiutato da* Corcirefi , in vn fangui- 
nofo fatto d'armi, il vinfè, e fece prigione. Quindi ri- 
woltò l^efercito a* danni de* Corinti;, che haueano bar- 
baramente trucidato gli ambafciatori di Roma , che a no- 
me del Senato giuano a componer le dtìcordie , e foUeua- 

tioni 



112 Della Hiftoria di Corfù 

tioni della Grecia 5 ma non puote ridurre a fine Timprefa, 
per Tarriuo di Lucio Mummio Confole ^ a cui era toccata 
r Acaia . Ruppe bene il loro orgoglio nello ftretto delle 
Termopoli , oue co* foldati di Negropon te ^ e di Tebe , 
che vennero in loro difefa, fi eran fatti forti 5 evintili 
aftrinfe Cntolao lor Capitano a bere per difperationc il 
veleno. Miunmio, trouando in buono fiato le cofo, 
non hebbealaiicarmoltO:> a darui Tvltimo Compimen- 
to ; poiché con validi ^ e potenti foccorfi aiutato da' Cor- 
cirefi, prefib Tlflimo in altra battaglia i Corinti] debel- 
lando 5 di tutta r Acaia fi refe padrone ; e paflato a Corin- 
to, la Città defl:rufle da* fondamenti . Così giacque^ 
Temoladi Corcira,^ quale fatiò Tantico fdegno fin con le 
pietre, poiché ^ eilendo col Confole le fquadre Corcirefi^ 
non vièdubio, chealladeftruttioneconcorreflerocon^ 
più ardore , che gli fteflì Romani , ladouequefti di vna-. , 
queUi di mille ingiurie pretendean vendicarfi . O cieca^ 
mente degli huomini , che agognando alla vendetta , co- 
me cani^mordono fino i fafli ? I Romani, doppo defl:rut- 
ta Cartagine , vi mandarono Crafso y acciò con vna Co- 
lonia la'rihabitafse : a*Corcirefi toccaua il fare il medefi- 
mo con Corinto; poiché non truouo paragone^più fimi- 
le di nimicitie nelle fl:orie, di quello de*Romani , e Carta- 
ginefi ; e de* Corcirefi , e Corinti] . Gli vni , e gli altri 
lungamente contefero per Timperio : gli vni , eglialtri 
con vicendeuoli fl:ragi fi afflifsero : gli vni , e gli altri" hor 
vincitori , hor vinti : e alla fine gli vni rouinaron Carta- 
gine , gli altri alla rouina di Corinto concorfero. 
• Da quefl:o tempo fino alla guerraciuile tra Cefare > è/ 
Pompeo^io npn truouo niemoriade'Corcirefi negUfcrit- 

torij 



Libro Terzo. 113 

tori : non poflb con ciò tutto imaginarmi^che non aiutaf- 
/ero i Romani ò cótro i Scrui folleuati nella S icilia^ ò con- 
tro Mitridate Re di Ponto^eflèndo neir vna, e Taltra guer- 
ra neceflarie le forze nauali dairamicaCorcira. Stimo 
bensì 5 che nelle difcordic di Mario, e di Siila non s*intro- 
metteffero punto; e che allora godendo la loro quiete, de- 
pofte le armi , cercaflero vantaggiarfi nel trafico, e nel ne- 
gotio.La penna,n6 meno che la fpada,sà ingrandir leCit- 
tà;e vn zero tal volta acquifta piij[,che vn circolo militare. 
Riporta fpefìè fiate più dalle mercature vn negotiate, che 
dalle nimiche fpoglie vn foldato. Ma IGgo nò fu Totio de' 
Corcirefi , aftretti a entrare a parte de gl'intereffi di Gneo 
Pompeo,chc difendeua la libertà della Romana Republi * 
ca contro Cefare,che la tirannide meditaua . Quefta lite, 
c'hebbe molti parteggiani,e fi decife co'l ferro,quafi tutta 
fu agitata nel dominio Corcirefè : onde fi può permettere 
alla penna l'aggirarfi più lungamente nel raccontarla , 
G neo Pompeo, che per le co(e da lui fatte ottenne il co- 
gnome di Magno,nelledifsetionidi Silla,eMario,di quel- 
lo fìi fautore , e all'incontro di quefto fu feguace Cefarc; 
onde nel cuore deirvno,e dell'altro fi gittò quel feme,chc 
poi fé pullular vn male, che non hebbe fine, che con la-, 
feruitù della Romana Republica . E benché per Tinterpo- 
fition de*cómuni amici,non fblo fi pacificaflero, ma facef- 
fero parentela, hauendo Cefi ire prefà in moglie Pompea,, 
figlia di evinto Pompeo,di Gneo con{ànguineo,con ciò 
tutto fempre l'odio interno mandaua qualche germoglio. 
Inimico, che fi riconcilia , poco fi deue credere aU'auuifo 
del Sauio,che vuole non fé gh prelli fede iti eterno. Creb- 
be poi la contefa quando fu Cefare^effendo arbÌTo di Ro- 

Q_ ma 



X 14 DellaHiftoria di Corfù 

hìa Pompeo, richiamato dal gouerno delle Gallie, vintcJ 
dal fuo valorCjC'hebbe ftmpre la Tortura compagna. Poi- 
che allora^ftimando non cflèr più tempo di fimularc^le ne 
venne a dirittura dalla Francia veriblltalia 5 e paflato il 
Rubicone,fiume,che corre vicino a Rimini , nimico della 
Patria fi dichiarò , mentre con legge fcritta fopra di vn_, 
ponticello 5 chi paflaua armato , di Roma auueriario s'in- 
tendea . Riflette prima di traghittare all'altra riua Cefire, 
ma rifoluendofi fubito , e tratto il dado ^ ò la carta^difle^o 
prefto auanti frfpinfe . Tremò Roma alFauuifo , tremiò il 
Senato y tremò lo ftelfo Pompeo , che mai non conobbo 
paura; e fra cento partiti^che gli fouuennero ad vn punto, 
fi appigliò al peggiore di abbandonare l'Italia. Con molti 
Senatori fuggi da Roma , ed eflendofi trattenuto qualche 
tempo in Capoa, prefe alla fine la via di Brindifi, da doro 
con Caio Marcello^ e Lucio Emilio Paolo, Confoli , e la.» 
maggior parte del Senato ne andò a Duraizo. Ed ecco 
vna Colonia di Corcira/atta capo di vn mondo^; poiché 
oue rifiede il ceruello del Principe, iui è il capo delle Pro- 
li incie . Vn anno intero accolienel fuo grembo Epidamo 
Roma in riftretto -^cìn quefto tempo Pompeo ad altro no 
actefe^che a radunareNaui^e foldati.Quindeci legioni ba- 
nca egli feco condotto dairitafia, alle quali fi aggiunfero 
con le loro genti Deiotaro Re di Galatia, Ariobarzonedi 
Cappadocia^e il figlio di Coti Signor della Francia . Altri 
popoH mandarono molti fanti , e fino a fette mila cauaili, 
oltre quei,che feco conduife da Sicilia Catone, il quale fe- 
guìPompeo, non perche Tamaflè, maperTodio, chea-» 
Cefare portaua , conofeédolo vogliofe) di rouinar lo flato 
della Romana Republica. Tali erano gli apparecchi di 

DuraZ" 



Libro Terzo • 115' 

Durazzo,nè minori erano quelli di Corcira^in cui Marca 
Bibulo con cento venti galee fi trouaua , oltre le nani de* 
Corcirefijche fi palefarono Pompeiani . Appiano fcriuoy 
che i vafcelli, ch'erano al comando di Bibulo eran ièicen- 
to, e che dall'Egitto > dalla Scria, dairAfia, e da tuttala^ 
Grecia fi radunafìè tal numero di legni , il che , benché io 
ftimi poffibile^non credo^non elTendo neceffario tale sfor- 
zo per mare contro Cefare , che tutte le fperanzc hauea> 
fopra la terra . Siafi come vogliono gH Storici , vero fi è > 
che Cefàre doppo la fuga di Pompeo , fatto padrone , c> 
della Italia, e delle Spagne^alle quali andò in perfona, nel 
ritorno fattofi dichiarar Dittatore in Roma, per compo* 
nere il gouerno della Città, in capo di otto giorni depofè 
rvfficio,e co' fuoi foldati verfb Bnndifi fi moflè. E perche 
fcarlo egli era di nauilio, co fole lètte legioni paisò in Ma- 
cedonia , e in vna Ipiaggia {àflòfa , e aipra^ non lungi da^ 
Orico , fece lo sbarco ; e i legni vuoti rimandò addietro 
per condur Taltr:! gente. Ma Bibulo , che da Cori u s'era 
auuiato a incontrar Ce{àre,e non puote ritrouarlo,contro 
quelli sfogò lofdegno, bruciandone da venti con tutti 
gli huomini, che vi erano fopra. Pompeo in tanto, chc^ 
non hauea potuto vietare,, che Marco Antonio {i vnilse 
con Celare, fi era fortificato in Alparagio, luogo com- 
modo nel territorio di Durazzo $. e hauendo da* Corcircfi 
fomminiftratedel continuo le vittouaghe, attendeuaa^ 
ftrignere Tinimico ,, che per la fame, cpcnuria, di radici d"" 
herbe i fuoi foldati nutriua. Poiché Gneo Pompeo il gio- 
uine, fcorrendo con vna fquadradilegniEgitij hauea^ 
bruciatele nauidi Cefare,che ftauano nel porto d'Orio^ e 
venti valTelli di Antonio,ancoratiin quel di Lifsò .Ondo 

Q^ 2 dal 



li 6 Della Hiftoria di Corfù. 

dal mare non potea hauere iperanzadi foccorfo da bocca, 
mentre Bibulo anch'egli aflèdiaua le /piagge ; e benché 
patiflè d'acqua^, vietatali da* Cefariani la terra, a ogni mo- 
do fu Tempre prouiilo da' Corcirelì^i quali mancando vna 
volta per gli venti contrari^ poco meiv) che non moriron 
di fcte quei dell'armata, Intalianguftieeffendo CefàrC', 
ftimò neceflario rallontanarfi , eienjpre co'l nimico alla-» 
coda fi ridufle in Farfagliaiquì fi venne al fatto d armi^chc 
riufci fànguinofb , ma alla fine Cefare con ventidue mila^ 
fanti , e mille caualli vinfe Pompeo, che gli era vfcito in- 
contro con cinquanta cinque mila pedoni , e fette mila 
valorofiffimi Caualieri . Quefìa vittoria pofe fui capo di 
Cefàre la corona imperiale, e a Pompeo fé perdere j1 capo 
in Egitto,in cui fperaua ritrouare TaClo , Scriuono molti 
tali fucceffi; a me non conuiene far con la penna voli cosi 
lontanijonde a Corcira ritorno . Qui fi ritrouaua Catone, 
ch'era rimafto a guardia di Durazz.o nella partenza di 
Pompeo, ritiratouifi doppo la nuoua dell'infelice batta- 
glia , per accoglierei fu ggitiui fopra l'armata, chequafi 
tutta in Corfù dimoraua . Arriuò anche Pompeo figlio 
del Magno a Corcira con icllanta legni di Egitto , fopra.» 
de* quah era la Regina Cleopatra, eintefa lafconfittadel 
Padre , licentiati gh Egitij , che ritornarono a cafa , con.* 
Catone fece paffaggio al Pelopenefo, in cui occupò 
Patraflb , e più fatto haurebbe , fé l'auuifo della morte del 
genitore non gli haueffe fatto perdere l'efercito, chcfubi- 
to fi difciolfe . Catone fuggì in Africa, oue, doppo qual- 
che tempo di propria mano fi vccife , e Pompeo ne andò 
altroue , per meditar col fratello il modo di rinouare la^ 
guerra . Ma i Corcirefi , veggendo le cofe ridotte allM- . 

timo 



Libro Terzo. 117 

timo pericolo , fi difpofero ricorrere alla clemenza di Cc- 
fare, come pur fecero quei di Atene, ambo del partita 
Pompeiano ; onde gli mandarono ambafciatori, che non 
iblo furono cortefemente riceuuti , però anche ottenne- 
ro , che , comperano prima , fulfero libere 1* vna , e Taltrsu 
Republica 5 e che viueiTero fecondo le loro leggi . Così 
finirono le grandezze di Roma, e il mondo fi pianfe fchia- 
uo , fe fu da Cefàre incatenato pe'l capo . Rimale dell 'an- 
tico Senato il fol nome , del reRo le determinationi fi fa- 
ceuano fecondo gli oracoli del Principe , che Faggiraua a 
fua voglia. 

Ma Bruto , e Caffio y che nacquero liberi , non vollero 
morire fra' ceppi: onde fi ordinò quella congiura^checol 
filo della vita del tiranno hebbe il fuo compimento. Fu 
Cefare nel Senato vccife> con ventritre pugnalate 5 ma^ 
non per quefto fi eftinfe il dominio Monarchico, da lui'n- 
trodotto 3 poiché il popolo , auuezzo a eflère fcruo, non.» 
potea ridurfi facilmente alla primiera fibertà di dominia» 
'Fu da Antonio folleuato contro grinterfettori, onde con- 
uenne a Bruto, e Caffio fuggire , e , aprendofi'l teftamen- 
to di Celare , fu fubito chiamato Ottauiano fuo nipote^ 
ch'egli facea erede delle fue facoltà , e dell'Imperio . Era^ 
allora il giouinc in Apollonia del dominio di Corcira 5 
iui trattenuto per apprendere le fcienze , che in quella^ 
Città a difmifura fioriuano , Onde a Corfù prima , e poi 
a Brindifi nauigando 5 a Roma ne andò, e fu falutato Ce- 
fare con applaufo commune , benché contro voglia di 
Antonio, e Lepido, che pretendeuan la Signoria . Quin- 
di nacquero le difcordie , che poi fi Ibpirono con la diui- 
fionc dell'Imperio fra tutti e tre ^ e a Ottauiano, perme- 



glio 



1 1 8 Della Hiftoria di Corfiu 

glio ftabilirelapace, (h data in moglie Claudia figliaftra 
di AntOLÌo ^ Fatta la concordia, fi vn irono contro Bru- 
to ■ e Caflìo , che in Durazzo y e Apollonia , ambe Colo- 
nie dc"^ Corei' efi^ lì eran non iblo fatti forti perdifenderfi 
dentro le mura, ma per offendere Tmimico bifbgnandoj a 
quareffetto hauean pronto numerofiffimo efercito . l 
Corcirefi , filmando coftoro amici della Romana Repu- 
hlica lì erano dichiarati del loro partito , come haueano 
fatto con Pompeo , a fàuor del quale combatterono , c^ 
vinfèro Dolobella , luogotenente di Cefàre y che fi era^ 
moffo, con grande sforzo contro Corcira, fé non fallano 
Ludouico Dolce , e Pietro Meifia . Ma non fempre la-r 
fortuna, ch'è cieca fi vnifce con la ragione, che di molti 
occhi è proni fta» Antonio nel primo cimento vinfè CaC- j 
f; o; ebenche Bruto rimaneireiuperiorcaOttauiano , nel 
fecondo conflitto da Ottauiano , e da Antonio fu fupera- 
ro ; onde , perfa la speranza di più rimetterfi , col medcfi- 
mo ferro , che tolfe la v ira a Cefare, miferamente lì veci- 
fe , Doppo la vittoria , acciò non più nafcelfe f i-a di loro 
guerra , fi diuifèro il mondo : a Lepido l'Africa > ad A n to- 
ni© TOriente , a Ottauiano toccò l'Occidente con quali 
tutta la Grecia , fra laquale fiì annouerata rilola di Cpr- 
eira . E perche le paci meglio fi ftabilifcono con le paren- 
tale , a perfiiafione del Senato Romano , diede Ottauiano 
fua forella Ottauiaad Antonio in moglie , la quale n^^andò 
al marito a Corcira , ou'egli Tattendena ^ non cflèndofi fi- 
dato di andare a Roma, fofpazofo di qualche incon- 
tro ,. In Corcira dunque fi celebraron le nozze ( al rac- 
conto di Dion Calfio Niceo nellafuaEpiromc)con folen- i' 
nitàconueneuoleagliSpofi, a honor de* quali ilamparo- 

noi 



Libro Terzo. 1 19 

1^0 i Corcìrefi monete ^ come fi vedrà a fuo luogo . Fi ni- 
tc le fefte condufle Antonio la fua Ottauia ad Atene . o 
quiui lafciatala, pafsò in Soria , poi*n Egitto ^ ouegli 
amori di Cleopatra gli fecero dimenticarla moglie, leu 
^uale, non perqueftolaiciò di amarlo. Efividechicro 
poco appreflb , quando eficndo , per le calunnie di Alcu- 
ni rotta la buona corriipondenza tra il marito _, e il fratel- 
lo 5 ella paflando a Cori u con Antonio , il quale trecento 
naui conducena a' danni di OttauianO;, quindi spartì 2u 
jitrnouar quefto^ e Zeppe dir tanto, che li compofè di 
nuouo 3 e li fece abboccare nel porto di Taranto , in cui 
era Antonio con Tarma ta , Vna buona moglie mai noii^ 
filcorda di eflèrmoglie, benché il marito non fi ricordi 
d'effer marito . Quella , che fi lafcia vincere dalla gelofia, 
in vece di acquiftare , perde affatto lo ipirito dello Ipofo , 
intioducendofi^ non con le violenze, maconlapiace- 
uolezza l'affetto , Amore è vn fuoco di altra natura 3 che 
l'elementare: quello fi eftingue, quello nelTacque di vna 
prudente fimulatione fi accende. Dottrina vniuerfalo 
ella è, ma falla talora , e fallò in Antonio 5 il quale , lafciu- 
ta a Ottauiano la fua Ottauia, all'Egitto fece ritorno. 
Chi dice , ch'egh fufle ammaliato non erra 5 poiché non 
così facilmente haurebbc abbandonata per vna Egitia^ 
vna Romana 5 per vna lupa vn'agnella , per vn girifalco 
vna colomba, per vna Cleopatra meretrice la moglie Ot- 
tauia. Si accrefce il iblpetto per le tante rotte, ch'egli 
hebbe da' Parti a caufa , che mai non volle allontanarli 
dal fianco della druda j poiché fènza operation foprana- 
turale non haurebbepermefible vittorie de' fuoi nimici 
queirhuonio , che fu auidiillmo di gloriofc attioni . Vo- 

"linno 



1 io Della Hiftoria di Corfù. 

gliono alcuni , che ciò credendo , gii fofle più compaflìo- 
ncuole Ottauia ^ la quale co'l configlio del fratello fi partì 
da Roma per girnearitruouareilmarito,acuiportaua^ 
bei foccorfi di gente , e denari . Arriuò ella a Corfu , da-» 
doue, doppo riceuuti mille honof i 5 nauigando alianti 
hebbe incontro gli ambafciatori di Antonio , che le im- 
poneua il fermarli neirifola di Corcira fino alla fine della^ 
guerra Partica, alla quale egli fi apparecchiaua. Difii- 
mulò laprudentifTimadonnaroltraggio, e mandando al 
fuo infido i foldati , e ricchiflimi doni, fi trattenne in Are- 
ne, alla quale più vicina fi ritrouaua . Ma veggendo la^ 
piaga del marito ridotta in cancrena fé ne ritornò al fratel- 
lo , che meditaua medicarla e col ferro , e co'I fuoco . Fu 
vinta la pietà di Ottauia dallo fdegno di Ottauiano;anzì la 
fua pietàverfo vn così empio marito feruia infirmare mag 
giorméte l'odio del fratello, che mal foffriua gli flrapaz/.i 
di vna dona di tanto merito . Si bandi la guerra, e i Corei- 
refi fi dichiararono del partito di Antonio^ò perche la pia- 
ceuolczza di quefto haueflè tirato il loro genio , ò perche 
la cattiua influenza delle ftelle, permettendolo Dio , Tin- 
chinaflè alla rouina della lor patria. Antonio fi moflo 
dall'Egitto, e Ottauiano dall'Italia , quello fi fermò in-, 
Corfù , quefto prefib i monti Cerauni j ; e Tvno , e l'altro 
auidi di decidere le loro pretenfioni con Tarmi , Ma eflcn- 
dofi Antonio partito con molte nani Corcirefi , che l'ac- 
compagnarono , per ritrouarc il nimico , egli arriuò im- 
prouifàmente fbpra deirifbla , che non era priua dì difen- 
fori y hauendoui quello lafciato numeroib prefidio . On- 
de per lungo Ipacio fi difefero con grande ftrage degli ag- 
greffori , i quali oftinati alla fine prefero la Città , eOtta- 

uiano 



Libro Terzo , 121 

ulano vcdfitutt'i fanciulli 5 e giouinetti , le tolfegli a liti- 
chi priuilcgi, edaliberalafèfèrua. Qui fi trattenne per 
fabbricar naui nel porto dolce, eflèndo iui , fecondo Dio- 
ne y e Sabellico , vn nobiliflìmo Arfenale , ricco di o^dì 
cofaneceflariaatalfine. CoMegni^egalec, fattcinCor- 
cira egli (ciolfè a' danni di Antonio, eilvinfc, percho 
Cleopatra alla vifta del nimico tolfe la fuga, qualièguì 
Tammaliato Antonio , che potea fperare vna bella vitto- 
m . L' vna, e l'altro in Aleffandria di Egitto ricuouraron- 
fi jeTvna, eTaltro tolfero poi per dilperatione il veleno . 
Veleno pur'hebbero i Corcirefi , quando , doppo la bat- 
taglia , humiliatifi al vincitore , benché otteneflèro le /b~ 
ftanze, nonpuotero da lui impetrare la libertà: onde con- 
uenne loro fofFrire amarezze lòtto Timperio di vn Prefi- 
dente, che con molte mihtie, e con ampia autorità, vi 
lafciò Ottauiano , che fece ritorno a Roma trionfante di 
vn mondo . A' tempi di coftui nacque Crifto Saluatore^ 
dell' Vniuerfb in Betelemme di Giuda da Maria Vergine , 
eilèndo l'orbe vniuerfale , doppo la battaglia , in aurea^ 
pace^ e doppo la fua morte hebbe l'Imperiai diadema^ 
Tiberio. 

Se io fcriueffi le Hiftorie Romane, farei mentionc del 
modo , C0I quale , à onta di Germanico , che nacque da^ 
Druib;, e da Antonia, figlia d\ Antonio , e di Ottauia , fo- 
rella di Ortauiano Augufto , egli arriuafle à tale grandez- 
za; ma perchehòperibggerroleanguftie di vnlfola.. > 
dirò folamente quello, che Parte dello fcrinere mi per- 
mette . Fu dunque Imperatore Tiberio , ma Germanico 
imperaua ne' cuori del popolo, incatenato al fuo vafiàl- 
laggio dalle fue dolci maniere, e della memoria degli ani . 

R Di 



1 22 Della Hiftoria di Corfù 

Di che auuiftofi Tiberio ad altro poi no attefè, che à recì- 
dere quella piata, che potea col tempo fare ombra alla fua 
grandezza . Vn tiranno mai no viue quieto fé non muoio- 
no quei,a* quali fpetta legittimamete la fignoria.Co'l pre- 
tefto di acquietar le folleuationi mandò egh'n Oriente il 
nobil garzone , il quale con Agrippina fua moglie imbar- 
catofi, doppo di hnuer caramente abbracciato il fratello 
Drufo, ch*era inDalmatia;, nauigò à Corcira , ouefù 
fpinto da furiofa tempefta . Qui rifìorò l'armata , ed heb - 
be trattenimenti, degni di vn tale Principe, poiché i 
Corcirefi , e per la ricordanza di Antonio , di cui egh era 
nipote, e per le fuQ nobili parti, fi forzarono à gara di 
honorarlo per ogni via . Gli iiece'ro leggere gli annali de' 
loro più celebri fatti , le croniche della loro antichiflTima^ 
origine, per hauerloforfiinterceflbré, preffo Tiberio , 
nelle loro calamità , e per diiporlo à efìer mezzano della^ 
libertà , della quale fola fi moftrauan biamofi . Stampa- 
rono àfua gloria medaglie 3 edereflèraalfuonomevna-» 
Statua di confiderabile grandezza del marmo più fino , 
che nella Grecia fi trouafle , e liuellata da infigne artefice , 
a' piedi della quale, bafe maeftofa facea leggere in lettere^ 
greche la feguente infcrittione , che ancora in Corcira fi 
confèrua à diipetto del tempo . 

nOAIS, rEPMANIKON KAISAPA, 

TIBEPIOT KAI2AP0S TION 

2EBA2TOT KAISAPOZ 

TIQNON.XnATErONTA 

©EOI 2. 

Cìwtits 



Libro Terzo. izj 

e vuol dire in latino 

Ciuitas Corcyra Germamcum defarem 

Ttherij C<efarisflmm 

At^gujii C<efaris ex fitta nepotem 

Confulatum germtem 

Dijs commendati 

Doppo tanti honori, accompagnati da poderofi fbccorfi, 
fece vela Germanico in mal punto; poiché Pifòne^crede- 
dofi far cola grata a Tiberio 5 gli diede il veleno 5 onde in 
Antiochia lafciò la vita . Agrippina , raccolte le ceneri 
deireftinto fuo fpofo , s'imbarcò , e doppo lunga nauiga- 
tione ^ alle ipiagge di Corcira ne venne . Non fi può rac- 
contare Ja doglia de' Cittadini y che amauano come padre 
il defunto, quando videro la moglie, cinta di lugubri 
ammanti portar dal mare fiumi nelle pupille , e nelle ma- 
ni l'vrna funefta. Hebb'ellagli applaufida'fingulti, o 
la ben venuta da' gemiti , Le donne fcarmigliate Tac- 
compagnauano , mentre i fanciulli fbipirantilc faceano 
intorno numerofo corteggio. Ma le dimoftrationi più 
dolorofe faceuano , quei, che fotto l'imperio di Germa- 
nico hauean militato , de' quali non pochi erano allora ia 
Corcira ; poiché molti erano i Corcircfi , che fèguiuano 
le bandiere di Roma nelle fue guerre . I principali dellsL» 
Città, tolte ad A grippina le ceneri , le ripofèro in fuperba 
bara fopra le loro fpalle , e fra fuoni , canti, e hinni le por^ 
tarono al Tempio , oue fecero i Sacerdoti a gii Di; iafer-j 
nali più fagrifici . Non fi rifparmiò à fpefa ne* profumi, 

R 2 cin- 



124 Della Hiftoria di Corfù* 

e incenzi , che fi bruciarono , onde A grippina ftcflà con- 
kfsò, che più fiiperbi funerah non potea al fuo morto be- 
ne apprettare la Patria , Si trattenne ella qualche giorno 
inCorcira, dadoue, accompagnata da molti de* prima- 
ri/ , fi conduflè à Roma , dalla quale vennero à incontrar- 
la i Confbli , e quafi tutto il Senato , e popolo , idolatra 
della memoria di Germanico . E Tiberio^ Tiberio fteflb, 
che diafflittionemafcherauarinterna allegrezza 5 perfi- 
miilare al poffibile , inftitui fefte, egiuochi ne' templi, 
ch'erano confàgrati alle pompe funebri . Da tanti hono- 
ri , fatti à Germanico , e ad Agrippina nacque qualche/ 
foilieuoalkmiferiede'Corcirefi, poich'efféndo eletto, 
doppo vari] fucceffi , Imperatore Caio Caligula > figlio 
deli'vno, e dell'altra, ottennerero molte efentioni , c^ 
priuilegi , per mezzo di quattro Ambafciatori , che Ipedi- 
fi furono à rallegrarfi fcco deiracquifto della corona , 
Non credo però haueflero la totale libertà , quale acqui- 
fìarono da Claudio, grato a* benefici di coloro , che 
l'aiutarono contro degl'Inglefi con potenti foccorfi . Set 
fìinta naui , ben corredate , mandò Corcira à Oftia, acciò 
fuflèro à ièruigio dell'Imperatore nelle guerre di que' po- 
poli ferociflìmi di natura . Quel , che auuenne fi sa, e fi sa 
anchc,che Claudio de* Corcirefi viiTefèmpre amatorc,co- 
me furono gli altri fino a Tito,figlio di Vefpafiano,il qua- 
le rjtornàdo dalla guerra Giudaica,in Corfù hebbe tali ac- 
coglienze, che mai non fc ne puote dimenticare. Anzi 
fra gli ipettacoli famofi , ch*€gli inftituì , doppo la morte 
del Padre, il più celebre fu l'abbattimento nauale, di cui 
fàmentioneDionCaifio, fotto nome di Corfioti , e Co- 
rinti;. Due armate comparuero in vn Iago, quinci ^c/ 

quin- 



Libro Terzo, 125* 

quindi Afpolle in atto di battaglia , quali axiuflaronli 
come nimiche^ladoue T vna rapprcfèntaua i legni di Cor- 
eira j l'altra di Corinto , Republichc ; che fra di loro lun- 
go tempo fi lacerarono , 

Magiàfiamoarriuatial tempo, che la diuinaProui» 
denta prefcrifTe alla làlute de'Corcirefi, che in molto 
guerre vincitori , Tempre con rmfernoeran rimafti per- 
centi , Viueano nel gentilefimo ( fé pur viue chi è mor- 
to alla gratia ) ciechi di mente, e priui di pupille uell'- 
anime, lequali, nonveggendoil prccipitio, dentro vi 
trabboccauano . Delirauan melchini , haucndo per capo 
Roma, ch'erapaizadietrotrenta mila Deità, che nu- 
mera Efiodo , e nella Città di Dio annouera S. Agoftino. 
Oltre Bacco , Giano , Nettuno , Gioue , Venere , e altri 
ridicoli Numi ^ che adorauanoi Feaci, Apollo era fra 
loro in tale veneratione, che ogni portento a lui attri- 
buiuano , il faceuano autore di marauiglie , Era allora 
Principe del Senato di Corcira Cercillino , ( qual mol- 
ti dicono Re) huomofuperbo, e crudele, ma della fallii 
religione del gentilefimo così oflcquiofo , che per quella 
non hauea mira al fuo medefimo fangue , come fi moftrc- 
rà nel progreflb di quella hiftoria . E come che Dio nelle 
maggiori fceleraggini mai nonfifcorda d'eifcr benigno, 
a* tempi di coftui mandò à Corcira le fue mi feri cordi e per 
mezzo de' Santi Giafone , eSofipatro, TvnoVefcouo 
dlconio, l'altro di Tarfb . Giafone fauolofo portò a quet 
l'Ifola il Vello d'oro di paflaggio ^ Giafone Criiliano vol- 
le iui lafciarlo con la fede, che v'mtroduffe . Furono am% 
bo, gli huomini di Dio , difcepoli di S.Paolo, ambo nelle 
loro diocefi^ conuertite al crocififso; haueano tfercitatiu 

U 



12,0 Della Hiftoria di CorfiL 

la predicanone Euangelica, e ambo vollero oltreiloro 
confini portar vittoriofo il veflìUo della Croce del Rer 
dentore . O^de vniti nauigarono à Corcira , in feccia al-?- 
la quale , neirifoletta di Pitia , hora di Vito, fermaronfi, 
e qui ereflèro al Protomartire S. Stefano vna Chiefà coiu 
loro grande fatica . Accorftro dalla Città molti à vedere 
i! nuouo edificio , tutto differente dagli altri templi a gl^r- 
idoli confàgrati 5 e alcuni, ftimando, che que' Santi har 
uefiero ricchezze s*inuogliarono di rubarli . O quali ra- 
pine à voi fi apparecchiano fortunati Ladroni ! Gitene^ 
pure, che ruberete i telòri della Sapienza , e icienza dellV 
Altiffimo^che ftanno nelle mani di quei Prelati. Voi voler 
te rapire , e farete rapiti dalla gratia, onde farà vicendcuor 
le il furto ; poiché voi ruberete il Paradilb , e farete rubati 
airinferno.. Pafìarono di notte in qualche numero à Pi- 
tia, e la notte lor fé incontrare il giorno della vera creden- 
za j cercarono dentro la Chiefa Toro nafcoilo, e fi veggo- 
no auanti vna miniera , che , benché del continuo fi caui, 
mai non finifce . Giafone, e Sofipatro, mentre, orando à 
ehiufi occhi , incontrauano il cielo fenza vederlo , furono 
fiìcgliati dallo ilrepito , e dalle voci de' mafnadieri , che 
Dulia trouando lagnauanfi, fecero lor trouaremolto, a cui 
noli penfauano . Segnatifi con la croce cominciarono à 
predicare a quella ciurmaglia , che fi fermò attonita, il 
«omc di Giesù , k vita di Crifto , i flioi miracoli, e la fusu 
legge con femore cosìgi-ande, che alcuni fèntendofi 
Fàni'mó accefo cercarono Tacque iàcredcl battefimo, per 
ciHiVguer le fiamme. Felici voi. chepalsandoilmarc/ 
con penfiero émpio, paride vn tal naufragio , dal quale, 
tome la fenice dal fuoco., forge ringiouanito Adamo ! 

Voi 



Libro Terzo. 127 

Voi beati, che poteftecaunrdairondc quel lume, cho 
pofto fu*ì candeliere , fempre rifplende ! Vn fole di chia- 
ri raggi à voi fpunta dall'acque ; e in sì pretiofo lauacro le 
voftre macchie dilieguanfi , Così di molte pietre di fcan- 
dolo feppc fare Dio faffi fcalpellati all'edificio della Chie- 
fa. Ma tutti non furono i ladri, che ottennero dal Cielo 
tal gratia ; onde da quei, ch'eran rimarti più che mai fom- 
merfi negli errori , perche fuggiron dall'acque battefima- 
li , fu fubito auuilàto CercilJino ,. ili quale, pieno di fde- 
gno, impofè à fuoi miniftri,che giflero a* catturar que' ni- 
inici di Apollo . Di Apollo erano al ficuro nemici quei , 
che teneuano folo amicitiacoU vero Sole del Paradifb. 
Tra ceppi , e tra catene furon condotti al tiranno , il qua- 
le , ardendo di rabbia, appena li vide , che con voce di 
tuono , e non vi vergognate, gridò , difbllcuar con la-. 
1 ingua vno , che , per le fue fceleraggini , fu fblleuato fo- 
pra di vn legno ? E da quando in qua fon degni d'inccn- 
zoi patiboli, e di adorationi le forche? Così fi oltrag- 
giano i Numi ? E io potrò comportarlo ? O voi lafcfe- 
rete la falfa credenza , ò la vita . La vita piìì torto , rifj^o- 
JeroiSanti, che la fede ci toglierai; poiché rvnafinifco 
co'l tempo , l'altra vna eternità ci promette . Ci fpiaco 
bene,che tu rimanga cieco, e che facci oflèquio à Dei fen- 
za pupille ; del rerto il chiudere alla morte le pupille poco 
ci cale , Arfe di rabbia a tali parole rinfuriato Cercillino, 
e volendo chiudere la boccaà quelli, che così fiiuiamente 
parlauano, dentro tetra , e ofcura prigione li fc rinfèrrare. 
Qui erano fette ladroni, per gli loro misfatti tenuti fra' le- 
gamiy i nomi de' quali come degni di gloria fi deuono re- 
gi ftrarene^ fogli, e furono Saturnino ,Gianiculo, Faufti- 



no 



T z8 Della Hiftoria di Corfù. 

fioj Gennaro, Marfàlio, Eufrafio, e Mamillo , che poi ot- 
tennero vn gloriofo martirio . Qucfti,airingrcflo di Gia- 
fone y e Sofipatro videro in loro compagnia gli Angeli ; 
ondeftupiti a'Santichiefèro, perche da* fburani (piriti 
fuflèro accompagnati ? Ma Gialone, prendendo ciò per. 
motiuo di conuertirli, e perche voi, fbggiunfc , veggen- 
do gli Angeli^adoratei diauoli,eil vero Dio non cercate^ 
qual noi crediamo ? Crifto egli è , che nacque mendico, 
per arricchirci di gratic ; che fi vide fra' giumenti, per ab- 
battere la parte animale; che morì tra' ladri , per rubar le^ 
anime al Cielo , Figli , fé voi credefTiuo, vi fi muterebbe- 
ro le catene in collane , i legami, che vi cingono , in coro- 
ne 5 il carcere in regno . Quell'infelici, che non haueano 
in fétte giorni affaggiato cibo alcuno , non curando per 
la fame di regni , ccorone, all'vdir di tah marauiglie^ 
il racconto , baderebbe à noi , ripigliarono, qualche 
riftoro , per credere a* miracoli della voftra fedc/ . 
E quefto haurete , foggiunfe , il Santo ; e fubito poftofi 
'n oratione, da vna colonna di marmo, che iui era.» 
pronta à foftener il tetto della prigione^ kco, naicere 
ìuauifTimi frutti, co' quah quc' famelici fi cibarono . 
L'orare è di più potenza della verga di Mosè, ladoue 
dalle pietre caua rinfrefchi , piiì fbdi deir acqua , Cecilia 
d'inuernohebbclerofe, e i fiori; quei Santi dalla geli- 
dezza di vn marmo fecero nalccr le frutta ; e quelli , zj 
qucfti del vago giardino del paradifo . Poiché fé odoran- 
do le Rofé di Cecilia il fu o fpofb, e il fuo cugnato heb- 
bero quafi à perdere il fénfb per la fragranza 5 all'odore-/, 
che mandarono le frutta , tal fbauità fentiifi nel carcere , 
che i prigionieri dubitauano, s'egli fi fufle trafmutato in. 

cielo; 



Libro Terzo. iip 

cielo; cben potcandirfi'ncielo, fé le melodie Angeli- 
che loro lufingauan rorecchio , Suoni vdiuanfi ^ e canti j 
eà tali fuoni à tali canti fueglioflì confufo il guardiano 
della prigione , che Antonio fi nomaua, e volendo ai car- 
cere accoftarfi, il vide tutto illuminato, erauuisòvna^ 
colomba, che, girandolo, con corone d'oro gignea i 
capidc'prigioneri. Né à lui venne meno la colomba^ ; 
poiché lo Spirito Santo nel fuo feno s'introdufie , e fubi- 
to il fece proftrare a' piedi de* Vefcoui ^ che, doppo di ha- 
uerlo bene inftrutto nella fede, aflìeme con gli altri fet- 
te,il battezzarono con giubilo dell'Empireo , oue per vn 
peccatore, che fi riduce , fi fuol fare allegrezza . Beii^ 
auuenturolb Antonio , che, daclauigerodi terrena pri- 
gione, ticangiafti'noftiariodivncielo, oue fanti, o 
Spiriti beati godono di albergare . Da cuftodc di ladri, 
ti facefti con loro mafnadiero , à fine di rapire con vio- 
lenza il regno Iburano. Sij tu benedetto, che,la{ciando 
le chiaui di ferro , quelle gemmate togliefti , che apron-, 
leporte della bella Sionne. Ma Cercillino, che defide- 
rana qualche auuifo di Giafone, e Sofipatro, mandò à 
chiamare Antonio , di cui mai foipettato non haurebbo 
vna fimil mutatione . Molti furono i meifaggieri , i qua- 
li arriuati al luogo del carcere, il mirarono coperto di 
gigU, edirofè, che allettauan la vifta, elufingauano 
l'odorato 5 eoltreciòafcoltando finfonie, e canti, fen- 
zapaifar oltre, fi pofèro dolcemente à dormire; e dor- 
mendo comparue loro in fogno vn Angelo in figura hu- 
mana , che la prigione copriua con lampi di luce, e nella 
deftra impugnaua vna fpada à forma di face . E pure fred- 
di fra tante fiamme , fi fuegliano , e in vece di ricorrere^ 

S a' Santi, 



ijo Della Hiftoria di Corfù. 

i* Santi, loro additati da Dio con tanti prodigi, ne cor- 
rono al tiranno , il quale , airauuifo di quelle marauiglie , 
grand'è , efclamò,.il potere di Apollo . O men recato , o 
perche ti contradici con le tue fteflè parole ? Se i due Ve- 
fcoui , come diccfti, fon nimici di Apollo, hor come que- 
fto opera à fauor loro ftupori ? Mais! l'intendo : ogni fto- 
niaco guaito cangia in veleni le medicine; e chi è lofco 
vede cinto di tenebre il lume pili chiaro. Maeglifinfe, 
e altro hebbe nella bocca di quel , ch'efaminaua col cuo- 
1 e.Poiche fra le altre cofè gli haueano riferito i fuoi fgher- 
rani , che vifto haueano quattro animali , che cantaua- 
no , SanEius , SanEins , SanEius , Dominns Deus Sabaoth s 
henediEim qui T'enit in nomine Domini: onde più che mai 
erarimaftoconfufb. Non volle darlo à intendere; ma-» 
chiamando vn mago famofo, Zoitodinome, a lui rac- 
contò quello gli era fiato ridetto, e particohrmente il 
fece confàpeuole del miracolo delle frutta, nate dalla^ 
colonna; eflèndo il Principe informatiffimo d'ogni fuc- 
ceflb . Il mago rife , e più grandi ftupori con l'arte fua 
poter fare vantoflT: e in effetto alla prefènza di Cercil- 
lino , pofe fbtto il giogo due boui , co' quali arò vn pezzo 
di terra, in cui fèminò il frumento, che fubito crebbe , 
formò le fpighe, ediuenncmaturoinguifa, che canato- 
loda'fuoigufci, e fattone farina, fi puote impaftare il 
pane, del quale cibofs'il tiranno . In vn giorno Zoito 
fece quello, che appena compilce in fette mefi la natura 
con l'induftriade gli operari . Ma inganni furono de gli 
occhi , a* quah traueggole mette il demonio , acciò da lui 
gli huomini non fi partano : apparenze,non realtà, come 
quelle di Simone dall' Apoftolo S.Pietro in Roma disfat- 
te. 



Libro Terzo. 151 

te. Se non mancarono nel mondo ^ Dio permittentc/y 
gli Egitij fattucchieri , pur nel Vangelo fi videro i Mosc, 
veri opratori di portenti , atti à confondere i Faraoni . 
Cercillino , che rimale da Zoito perluafo à credere noiu 
eflèr diuini gli llupori , fatti da* due Santi Gialònc , e So- 
fipatro, corfecoYuoifàtelliti al carcere, eincontratofùi 
Antonio, e tu pure, efclamò, tifèi lafciato da* maliardi 
(èdurre ? Appena finì la parola , che il guardiano animo- 
fo gli chiufe la bocca con vna guanciata. Grande ardi-> 
re di huomo , per altro vile ! Ma gli cofterà ben caro lo 
fchiaffb, che aggiunto al titolo di Criftiaao , gli farà {of- 
frire moltiplicati tormenti . Egli è già tempo, che co- 
minci no le fcene del fangne , iparfo in Corcira per la fede, 
per dileguar le macchie di tanto làngue , che fi era iparfo 
ne' teatri delle battaglie. Senza guerra non ponnoftarei 
Corcirefi , auuezzi all'armi : mancano quelle de' barbari, 
k comincia la barbarie 5 e non vi effendo nimici , fi mette 
mano contro de' Santi , Comandò il Principe , che fi 
troncafle la delira ad Antonio , il quale con lieto vifo fe 
la vide recidere , quafi non fufle fua, ne à lui appartenefle 
il dolore . Dal che il tiranno vie piii infellonito, gli fe ta- 
gliar la finiftra 5 e pure al fecondo colpo Antonio fi dimo- 
fira infènfibile . Fortunato martire, à cui dal Cielo è per- 
mefJb , che non pofìà più declinare , né à delira , né à fini- 
ftra 5 come il Giofùè comandò Dio; onde nel mezzo, oue 
la virtii rifiede, potrà folo fèrmarfi . Poco fèruono le ma- 
nia chi non ha più da flrignere le chiaui della prigione 5 
poiché quelle del Cielo s'impugnano con lo Ipirito. E 
perche ne anche de* piedi h à bifogno chi corre per la Itra» 
da dd Paradilò , Tvno, e l'altro tolfè ad Antonio il barba» 

Si ro; 



132. Della Hiftoria di Corfù. 

ro ; ond'egli cadde per terra , e con animo folletiato y al 
fuo Signore diflè , voi vedete Giesù mia falute , chcnoa* 
truoiio in quefto mondo foftegno alcuno , eflèndomi già 
tolti quelli 3 che mi donò la natura 5 voi folo dunque fare- 
te il mio appoggio ^ godendo ip , che mi fieno fiate recife 
dal ferro quelle membra^ che vH tempo feru irono à ojffen- 
dere la voftra clemenza . Cercillino 3 che fai ? Non 
afcolti le voci di vna fortezza ^ che non può effere natura- 
le? Leafcoltabenej e per non vdirne delle altre ^ fece al 
Santo togliere dalla bocca la lingua, la quale, ripoftadi 
fuo ordine dentro di vn vafo , parlò , rimprouerandogli 
la barbarie , che viàua contro i ièrui del Crocififfo . Che* 
la lingua di Antonio di Padoua reftafle illefa nel fuoco fu 
grande miracolo:, ma che la lingua del noftro Antonio 
recifa fauellaflè è maggior marauiglia . Parla la lingua^ 
quando, fecondo gli Anatomifti , co* legami de' nerui ftà 
attaccata ni cuore : forfè che la lingua del Martire, c'hcb- 
be per cuore Dio, ancorché tronca , à Dio legata , poteua 
non proferir le parole ? Ma fé la lingua fenza bocca ragio- 
na ^ la bocca di Antonio fenza lingua non lafcia di difcor- 
rere con Giesù ^ à cui raccomanda lo fpirito , cui ringra- 
tia delia fortezza , che fomminiftra a' fuoi feguaci nel refi- 
ftere a tante pene . Cercillino , che mutolo vdiua vn,chc 
douea effcr muto , parlante , non potendofi fèruir della^ 
voce legata dallo ftupore , fi auualfè delle mani , fciolte^ 
dalla crudeltà , e con molti fchiaffi procurò ferrar quelle^ 
labbra, che con rAltiOìmo facean continuati difcorfi . 
Pregò allora il Santo , che Dio con qualche caftigo faceP 
fé palefe al tiranno > ch'egli fapea vendicare le villanie de' 
iuoi ferui: e fubito da fulmine improuifo tocca la cafa del 

Prin- 



Libro Terzo. 13:5 

Principe, diuenneiepolcro della moglie, ede'figli;re- 
ftando fola viua vna fanciulla , detta Corcira , qual rifer- 
bò il Ciclo per fé à maggior confufione del genitore . Hor 
vanne al tuo Apollo, ò empio moftro d'infedeltà , e pruo- 
ua fe i fuoi allori fanno difenderti dalle fàette . Tu al San- 
to togliefti i piedi , Dio ne' figli à te togle il Ibftengo di 
tua famiglia ; à quello troncafti tu le mani , il Monarca fb- 
urano à te nella moglie tronca le braccia: à che più penfi > 
Il fulmine non è valeuole a introdurre nel tuo cuore Vn 
lampo di fede > MaCercillino,c'hauealo {plrito più du- 
ro dell'antico Re di Egitto, che mai non volle ammoUirlo 
al tocco de' flagelli , comporti dalla Mofaica verga , fece» 
ftrafcinare Antonio fuora della Città ^ ouedopporelo 
gratie al fuo Creatore , finì di viuere , Quefto fu il primo 
atto di quella tragedia gloriola , di cui fu teatro Corcira , 
Fu il primo Antonio à entrar le porte del martirio , come 
auueizo à maneggiare le chiaui. Molto wel carcere del 
corpo non doueaftare il carceriere 5 libero volò fubito al- 
la patria de* beati . Scriflc la fua vita vn tal vecchio Teo- 
dolio , il quale di notte raccolfe il làcro corpo , e nella^ 
Chiefetta di S. Stefano dell'ifola di Vito , ò Pitia , nafco- 
ftamente gli die fepoltura. Era pur Criftiano quefto 
Teodofio , ma ftaua del continuo ritirato per paura del 
Principe, il quale, non fatio delle paiTatecarnificine,» 
bere nuouo fangue già fi apparecchia . Manda per gh due 
Vefcoui, che, condotti alla fua prcfenza, furono da lui 
tentati àlafciareCrifìo, ad adorare Apollo. MaGiafo* 
ne , e Sofipatro , che furon maeftri di Antonio , non ha- 
uean da farfi'nfegnare la coftanza , dalla quale auualorati, 
noi adoriamo , dilfero , il Dio di Apollo , che altro non^ 

fu, 



134 Della Hiftoria di Corfù. 

£1 ^ che vna viliflìma creatura, dalle voftre fauole tra/por- 
tata fra* numi. Meglio per te farebbe illafciare il tuo 
Apollo 3 e donarti a colui 5 che regge i Cieli > e TEmpi- 
reo. O quanto di Apollo più iplendc il noftro Cluifto ! 
Tu la fùa luce non vedi, perche lèi priuodilumij che> 
fefecito ti fuflèil mirarla > tiaccorgereffi, chepiùpura* 
fcintilla , che i raggi del fòle 5 che acciecano . Ma Cercil- 
lino, che hauea à Iato il fiio mago , burlandofi delle loro 
parole 3, horsu via, fòggiunfe, vediamo fé cotefto voflro 
Dio è più potente di Apollo! Comanda poi à Zoito , 
che^ in virtii di Apollo, operi qualche prodigio; e-» 
Zoit ondata vna gran voce fece, che non iòlo gli huominf^ 
e le donne, ma anche gli animali^ e le pietre di Corcira.; % 
cominciaffcro frettolofamente a ballare , Al fuono della.» 
magica voce fèguì il ballo, e parea fi auueraflè la maraui- 
glia del Profeta, mentreifàfii^ come pecorelle, f^Itaua- 
no» Non ballano però Giafbne, eSofìpatro, checal- 
cauano ilfèrmamentoco'piedij balla bene il tiranno , 
il quale , in urtando al ballo la lingua , a' Santi riuolto , e^ 
voi che farete, diflè ò fèguaci del Crocifìflò ? Vi bafìa l'a- 
nimo à far fìmilimarauiglie > Nò , rifpofè Giafbne ; per- 
che noi le facciamo al contrario di quelle opera Tinfer- 
no • Il tuo Zoito ha fatto muouer le pietre j hor arrendi^ 
e vedrai y e qui facendo il fègno della croce verfò del 
magoiltrasformarono in immobile faflò. La moglie di 
Lotperla curiofità in iflatua di Sale, Zoito per l'infe- 
deltà in coIoiTo di pietra f: cangia. Io non fàprei dire> 
ciò, che auuenne di quel marmoj poiché la Hifloria-i 
grecanonnefamentione; flimo bensì, che Cercillino , 
più duro di quello, per togliere dagli occhi de' Gentili 

reuì- 



Libro Terzo. 13^ 

l'euidentilTimofègno del miracolo , ò i\ faccffe fcppclirc 
fotterra^òglidaflcfèpolcro dentro del mare. AlJavifta 
di tal miracolo niente moflb il Principe , fa condurre alliu 
prigione i due Vefcoui^e da quella fa vlcire i fette ladroni, 
per inuiarli a* tormenti : ma fé ladroni furono 5 eferci- 
teran no più nobile latrocinio nella cafa del tiranno ^ su 
cui fra poco ruberanno la figlia , per dada à Crifto . Poi- 
che^mentre fra legami auantilpalaggio di Cercillinopaf- 
fauano, furono ofleruati dalla nobil fanciulla^ la qualo 
chiedendo la caula del fu pplicio di que' mefchini ^ e in- 
tefo non eifer altra, chelafedediGiesù^fubito, dallo 
Spirito Santo infufa nel fuo cuore la gratia, corle al Pa- 
dre , à cui diflfe fe cifere Criftiana . Cercillino , quefto è 
vnbelcolpodiquel Dio, che tu difegni colpire , Chi 
puote mutare vnSaulo in Paulo ^ cangia la tua Corcira^ 
inallieua del Paradifo; e tu hauendo da tanti f uccelli 
aperti gli occhi non vedi? Che farai Padre? Ah non^ 
piià Padre , fé de gli altri figli ti priuò il fulmine , deirvni- 
carimafta ti priua vn lampo del Cielo! Che farai Pa- 
dre ? Ah Padre nò;, che padre non puòeflerechiccrL, 
Saturno fa carnificina de' figli ? Che farai dunque barba- 
rofènza legge, fenzahumanità, fenza dettami della na- 
tura ? Egh con parole dolci procura piegare l'animo del - 
la fanciulla 5 ma, veggendo vano ogni fuo tentatine , 
pafsò dalle minaccie a' tormenti . Fé condurre la Santa^ 
fopra di vna Collina fuora della Città { Buono augurio 
per la Vergine, àcui, prima della battaglia, appretta 
campidogli l'Empireo ) e qui la fece cruciare in modo , 
che, co'l detto dell' Apoftolo, potea dirfi Ipettacolo di 
marauigliaàghhuomini, àgli Angeli, à Dio . Mas 

ella 



1^6 Della Hiftoria di Corfù 

cllaèfopradivn colle , come può allignare nclfuofeitS 
baflezza? Stoica fembraua alle pene; è, come Anaf- 
farco nel mortaio, burlauafi del tiranno. Gridaua talora, 
elefuevoci non eran di donna, (è i carnefici incorag- 
giauano alla battaglia, alla pugna contro il fuo corpo . 
Stupiuano i circoftanti , e con le lagrime à gli occhi 
compaffìonauano i fuoi dolori , ed ella contracambiando 
il loro pianto con vn rifo giuliuo, infenfibile fi facea> 
vedere alle angofcie. Cercillino poco puoi viuere fé-» 
già fi fpargono le vifcere tue . Il tuo {àngue allaga il terre- 
no, e tu, vigorofb pia che mai, non indebolifci lo fde- 
gno ? Ah, che l'accrelce in modo , che fu condotto à co- 
mandare quell'orrendo misfatto , che la penna candida fi 
macchia nella fuadefcritione ,ond*elIa anticipatamente fi 
tigne d'inchioftro . Doppo lunga fofferenza chiufa nel 
carcere fòla Vergine, e il Cielo, che preuidei difegui 
federati di Cercillino , le fece compagna vn Orfà miraco- 
lofàmente comparfa . Corcira non temere 5 il tuo viaggio 
farà felice, fé le Orfecelefti ti fon vicine. Non farà infor- 
me il parto della gratiainte, ladoueti mette apprefib la^ 
lingua di vn orfa . Crefcerà la tua gloria più che quella^ 
di Roma,efrendoIe Orfe p'm nobili delle Lupe. Godi 
Corcira nelle ombre della prigione la luce fcintillante-' 
delForlà; né le nubi, che vedicomparire nel volto di vn' 
Etiope ti fpauentino, poiché faranfubito dileguate. Vn 
moro trouò Cercillino, à cui impofe, ch'entraflè nei 
carcere, e à forza (ò inudita barbarie) defloraffe la^ 
Vergine. Si Ielle mai cafo più ftrano ? Vn padre al fuo 
frutto vuol far togliere il fiore ! E quando mai gli antichi 
Annali vna limile enormità raccontarono? Il Contcr 

D.Giu- 



Libro Terzo. 1:57 

D. Giuliano allaga delle Spagne le ij^atiofè pianure, con,, 
torrenti di armati , per la opprefla Florinda dal Re Rogri- 
go y e kct i Mori compagni delle fue vendette 5 e Cercil- 
Jino da vn moro vuol , che fi opprima Corcira . Ma noi 
permife Dio, poiché TOrfatollè dal naufragio la perico- 
lante virginità delia fanciulla, che con lefue forze mal^ 
haurebbe potuto refiftere alle violenze di quel fellone. 
AiTaltò l'Etiope , e con le vnghia > e col dente lacerando- 
lo, lo sforzò a raccomandarfi à Corcira, la quale pietofà, 
orando , reftituillo à doppia fciute , e del Corpo , e dell* 
anima . Puote lauare, e far bianca , contro il detto del Sa- 
uio, la pelle di vn Etiope la noftra Santa, e vn moro fé di- 
uenir tutto candido nella fede . Con le acque di vna fon- 
tana , che prodi giofàmente fcaturi nel carcere , battezzò 
il nero, à cui pofe nome Criftodolo , e in quelle acquc/ 
cftin/è il fomite , che hauea acceib la libidine nel fuo cuo- 
re . Indi dal nuouo Criftiano interrogatale Verginella^ , 
come douefle rilponderc à quei , che Tinterrogaflèro chi 
egli fuflc , rispondi , gli diffe, io fon feruo di Giesìì Crifto, 
in lui credo , in lu i /pero , e nel fuo nome fui battezzato . 
Licentioffi da Corcira così bene ammaeftrato Criftodolo, 
e incontrandofi nel Maggiorduomo di Cercilhno fi pale- 
sò Criftiano 5 onde fu condotto al fupplicio . Vna lega 
il diuifè per mezzo,ma Tanirna vnita ne volò all'Empireo. 
Pria, ch'egli fpiraffe gli Angeli à viftadi tutti gli corona- 
rono il capo , e le angeliche armonie fi vdirono alfuo paC- 
^ggio* Cosi Criftodolo da coruo,ch'egli era,cigno diue- 
ne,e qual cigno hebbe canzoni nella fua morte.Morì egli, 
non qual ville, perche viuédo hebbe doppia nerezza, mo- 
rendo acquifìò multiplicato il cadore.Nella patria de^bea- 

T ti de- 



138 Della Hifloria di Corfù. 

ti depofè le ombre del volt03eflèndo aflai difiìmile dal ma- 
teriale il fole increato: che fé quello tenebre cagiona col 
lume^ quefto le tenebre diliegua, ricuoprc i vifi di neuo, 
che non dilegueralli per tutta Teternita , Tal fu il fine di 
Criftodoloj^ chein vece di vn fiore 3 che non rubò , otten- 
ne più rami di palme vincitrici, edi allori., Lefue mem- 
bra furono gittate a* cani> madaqueftiledifèfèroalcuni 
augelli con tal brauura> che mai non ardirono dì toccarle. 
Onde raccolte poi da'fedeli, fé non degno del £10 merito, 
hebbero almeno vn honorato fepolcro . Grande viluppo 
di marauiglie ! Mori fatti bianchi , Orfè cuftodi , volatili 
guardianirò Itupori del cielo ! Ma nellalegge della gratia 
fon quelli miracoli communali; e quel Dio, che comandò 
a' leoni nell'antico teftamento > e fé , che le fiere cuftodif^ 
ièro i cadaueri de' Profeti , puote nel nuouofare precetto 
alle Orfo, e aftrignere i pennuti alla difefa de' martiri 
eftinti . I cani non lacerano , che le lezebeh , non è cibo 
delle loro bocche la carne de*^ Santi j né il fimbolo della-» 
fedeltà potea lacerare gli prototipi della fede. lonoru 
iftupifco di tali miracoli, lìupifoo bene , chea tah mira- 
coli Cercillino non fi muoueflé dalla fiia credenza, dichia- 
rata falfa da iegni così manifefti , Faraone, benché fem- 
pre ritornaife alla primiera durezza , ad ogni modo parea^ 
nmeffo à ogni prodigio , che operaua Mosé j ma Cercil- 
lino mai non fi piega , e più oftinato , che mai , fi deter- 
mina finire tutti gli atti della intraprefa tragedia . Corei- 
ra compcfc il terzo , fé i due primi haueano rapprefentati 
Antonio il Carcieriero , e Criftodolo il moro ., L'inuitta 
eroina , che con la fua Orfà a canto dirizzaua fempre la-» 
calamita della fede verfo il fuoDio , nulla temea i furori 

del 



Libro Terzo. 1:0 

del barbaro Padre^, che à guifà di mare procellofo f ìen ,ca^ 
di rabbia 3 e con la fpuma alla bocca minacciaua naufrai^i. 
Andò alla prigione il maggiordomo di Cercillino^per co- 
durla à nuoui fupplici , maTOrfà, valoro&mente oppo- 
nendofi , non permife , che fufle molla la Vergine, la qua- 
le 5 immobile più che colonna , oraua al fuo Dio . Onde 
diiperato Tempio miniftro di più empio fignore , coman- 
dò 5 che fi cigneflèla danza di legni , a' quali attaccato ef- 
iendo il fuoco forfè la vampa micidiale, cbapoteaince- 
nerire gli bronzi . Che fa Corcira ? Ella co' tre fanciulli 
di Babilonia canta, e fcherzando con l'Orfa intimorita, le 
diceua, che non haueiVe paura , perche non le nuocereb- 
be la fiamma . Snella hauefle veleno nel cuore , come la^ 
Salamandra , non iftupirei di vederla viuace dentro gl'in- 
cendi] , ma non l'hauendo, ammiro di quello ardore , che 
può refiftere alle fornaci . Non fi eftingue , benché come 
Fenice dentrolapiraj né cerca nuoue penne, tuttoché^ 
con l'Aquila firitruouinelrogo. Per dodeci giorni du- 
rò il fuoco , e quando credeuafi Cercillino di raccoglier 
le ceneri della Santa , per gittarle al vento , al vento vide^ 
fpars'ifuoidifegni, ritruouandolaviua, Hebbeà morir 
di dolore à tal vifta , e , hauendo apprefo dal fuoco l'eflère 
tutto vampa, fi nccefe maggiormente nel defiderio di 
eftinguer colei,che il facea viuere,con le piraufte di Egit- 
to , in mezzo à cocentiffimi ardori . Condurla fece fuora 
della città, e ini fopra di vna gran cattaftaco' piedi allinsù 
nppefala , dal fumo volle fuflè tormentata chi non conob- 
be fuperbia . E mentre il fumo co' fuoi giobbi procura^ 
ridurre al centro i cerchi della fua vita 5 i fatelliti deltiran- 
noco' baiioni le minuzzano leoifa , e altri con le flette le 

T 2 tra- 



i/^o Della Hiftpria di Corfù. 

tnfìggon la carne . Ma dal Siggittario il fole di CoYclrìl 
ch'era in Vergine^cominciò à tralcorrere per Teterno Zo- 
diaco , oue gode i fegni della diuina mifèricordia , Morì 
Corcira a' cinque di Aprile alla prefenza di Teodofio,che 
fcriffe gli atti del fuo martirio , diede fèpolcro al fuo cor- 
po y alla finifìra di Criftodolo il moro, dentro della Città, 
mefta per tante ftragi . Vergine gloriofa, di cui , più del- 
l'antica Corcira , li vanta Corfù, ò quanto mi Ipiacedi 
non potere al tuo nomeconfagrare, che neri inchioftri, 
hauendoti per altro dedicato candidi gli affètti dellani- 
mo ! Tu , c'hauefti nimic© il padre , non ti Icordar della 
patria , che brama la tua protettione , giache la tua amici- 
tia non merita. Nella gloria, oue £4, fènonperdefti 
l'efler Corcira , della tua Corcira fbuuengati , e il nome 
commune ti perfuada a rimirarla con benigne pupille. 
Così dall'empio genitore fu trucidata la figlia, ma quella , 
chefù generata pe'l Cielo, al cielo folleuoffi con Tanirna , 
quando il cielo à terra difcefe fbpra il fuo Corpo . Nella-, 
fua tomba la notte Iplendeuanofourane faci 5 evdiuanfi 
angelici concenti ; onde potea dirfi vn iepolcro cantoria 
dell'empireo . MaCercillino, ch'era tigre , à quei fuo- 
ni, à quelle molodie più crudele di uenta; esfogarnoru 
potendo la rabbia contro la morta , la morte apparecchia 
a' vini , e al quarto atto riduce la tragedia , douendo egli 
rapprefènare il quinto coi meritato caftigo . Dentro vna 
gran caldaia , piena d*ogho , pece , e catrame i lètte Santi 
ladroni fé mettere ; indi accefo vn grandiffimo fuoco vol- 
le à poco , à poco 1 iquefare le loro membra . Mi rallegro 
con voi, ò fortunati mafnadieri ! L'oro cercafte, in oro vi 
fiere conuertiti, ladoue il tiranno, per raifinarui , vno 

cruc- 



Libro Terzo, 141 

<rucciuolo vi apprefta. Mi congratulo delle voftrc feli- 
citalo fortiffimi atleti/ L'ogliOjper vgneie le voftre mem- 
bra, nonvivienmeno, fé ve Tapparecchia il carnefice. 
Solcate pur lènza tema il mare del martirio , che la nane 
del voftro corpo 5 di frefco impegolata, non darà luogo 
di entrarui a' barbari flutti di Cercillino. Ma tu empio 
miniftro deirinferno apparecchiati al naufragio dentro 
dell'acque , fé in fiamme ondeggianti fai naufragare le vi- 
te di que' fedeli . Dimmi da chi apprendefti la crudeltà ? 
DairÉrinni ? Queile al ficuro ti lattarono . Da Megera? 
Ella al certo ti partorì . Da Tefifone ? Qiiefta lènza du- 
bio ti fu maeftra . Ma fé delle furie lèi allieuo 5 vanne nll* 
inferno ; che non vuole nel fuo feno tali parti la terra . Tu 
fei fordo, òdinonvdirmit'infigni? Io lafcio di parlar 
teco per vdir le voci di Saturnino ^ che à Dio riuolto , à 
nome di tutt'i compagni fa fuc preghiere . Pregò T Altif 
fimo il Santo martire ^ chegliconcedefìègratia^chefo 
alcuno ergerà Tempio in fuo nome , Icriuerà ^ ò leggerà 
la fua vita ^ c'habbia da godere perfetta falutc nel corpo 
lènza alcun male 5 e neiranima co'l fbggiorno dello Spri - 
to Santo . Ed ecco in vn fubito fcende vn Angelo^ il 
quale ^ con voce lonora, eda tutti vdita^ Saturnino, di- 
ce ^ feruodiGiesùCrifto confida in Dio, la cui miferi- 
cordia ha elàudito le tue fuppliche^ otterrai quanto 
chiedefti, e in oltre la gloria de' beati, che fefteggianto 
ti afpetta . Qui tacque l'Angelo 5 e Saturnino , e compa- 
gni perdettero con la parola la vita , a' fedeci di Aprile^ , 
come vuole la greca Storia. Ma fé tacque T Angelo, o 
non più parlarono i martiri 5 non tacquero , e parlarono i 
circoftanti, che, al numero di quindcci milaficonuerti- 

rono 



i/^z Della Hifloria di Corfù 

rono alla fede, gridando à vna voce fiam noiCriftianl, 
eferuidiGiesùCrifto. Infomma a' ladroni toccò il faro 
vna rapina , così douitiofa pe'l Cielo . Furto , sì nobile,, 
n'gloriofi mafnadieri doueafi , Vn mare di popolo allagò 
quel martirio, che mandò tributo di fangue perièttc» 
bocche. Ovalorolì campioni, che auuincono al van- 
gelo 5 trionfante fopra i loro fette colli , così grande mol- 
titudine di nimici J In quefte lette piramidi , più. fblleua- 
te di quelle di Menfi , quindecimila geroglifici fcrifle la^ 
fede : da quefte lètte marauiglie nacquero quindeci mila^ 
ftupori : da quefti fette Macabei la Criftiana legge fu 
confermata. Inouelliconuertiti, de' quali fi fece duco 
Teodofio, e vna nobil donna, detta Matrona, tollero 
dalle mani de' carnefici le reliquie de' martiri ^ ed entran- 
do in vn Tempio de gl'idoli , doppo gittate a terra le fta- 
tue profane , nobilmente le lèppeUirono . Ma , mentro 
iui fi trattengono in diuote preci , Cercillino auuifato 
corre con moltitudine di foldatefca , per trucidarli j e 
adempiua il fuo difegno , le vno Dragone comparlb su 
le foglie del Tempio, Ipauentandolo non lo metteua in 
fuga. Hor come gli dragoni, che fogliono precipitare 
leftelleconla coda, le ftelle di Santa Chiefa conferua- 
no ? Ah ! che vn horto , non fauololb , ma veritiero dell* 
Elperidi, ha gli dragoni per guardiani. lui dentro era^ 
raccolto vnparadilb di delitie; non vi douea mancare il 
ferpente ; ma lèrpente , che non inganna , bensì fpauen- 
ta l'ingannatore. Veggendo Cercilhno , che gli fallai 
ogni penfiero , ù vn rigorolb editto contro di que' Cri-^ 
ftiani ; del quale fatti confapeuoli Gialbne , e Sofipatro,; 
ch'erano carcerati, fi dilpolèro aiutare con leorationi 

quella 



Libro Terzo. 14^ 

quella greggia di Crifto pericolante, A quefti, ch'eraa 
Paftori > conueiiiua il fbccorrere le pecorelle del Vangelo, 
perièguitatedavnlupo. OròGiafòne, eSofipatroj e 
cheauuenne? (!Jiiello appunto, che vide il popolo d* 
lidraele fuggitiuo dalle perfecutioni di Faraone , Si diuifè 
il mare, che Tilola dì Corfà dalla terraferma difgiugne, e 
diede libero il paflaggioa'Criftiani nouclli. Fuggono 
quefti'n mezzo alle onde , ma Cercillino , per la mede- 
fima via , armato li fègue . Sciocco ! e noa t'auuedr , che 
fé il popolò fedele pruoua i miracoli del popolo Hebreo, 
à te fi minacciano i caftigi deirEgitio tiranno > Le flrade 
fra Tacque non fon per te 3 che tracci fèntieri di fuoco ; 
oue vai ? Ferma il pafib , addietro ritorna . Ma non può 
ritornare più addietrro Tempio , che douea conchiudere 
Tvltimo atto della tragedia col fuo naufragio dentro del 
mare. Si vnirono di nuouo gli flutti y fra' quali rimafè , 
con tutt'i fuoi fèguaci, Cercillino affogato. Il Ion][o 
fèruì al nouello Faraone di mar roflb^e le Adriatiche onde 
fi cangiaron nelTEritree , DalTacqua pafsò egh alle fiam- 
me , e da Nettuno à Plutone. Scia pure fra* cerberi fa- 
melici chi fu fèmpre fltibondo di fàngue 5 che io , lafcian- 
dolonelTabiflb, àCorcira ritorno . Qui di nuouo Prin- 
cipe fi prouide il Senato 5 eà Cercillino Dauiano fùfb- 
ftituito, il quale fui principio non fu meno empio del 
filo anteceffore contro de* Crifliani, ma nel fine pur'egli 
Crifliano diuenne . Queflo pofe mano in Sofipatro , e a* 
fiioi danni Fantica inuentione di Perillo fé rinuouare . 
Vn toro di bronzo accolfe il Santo nel feno 5 ma fé Gio- 
ue con vn toro rapì Europa, Dio con quel toro vuol ru- 
bare alTinfedeltàTifola di Corcira» Il fuoco, chefotco 

iltoro 



i44 Dt41aHiri:GriadiCorfù, 

il coro era accefò , per eftinguer la vita di Sofipatro , 
fparfe le fue vampe , e molti de' gentili riduflc in cenere : 
onde gli altri col Principe Ipauentati gridarono^eftingiii, 
Sofipatro Tincendio , e tutti faremo Criftiani . Cefsò fu- 
bito la fiamma , e correndo à togliere dal tormento Sofi- 
patro trouarono^ che allora Ipiraua l'anima al fiio Crea- 
tore , Intero era rimafto il corpo , che accoliè quell'ani- 
ma , che lènza lefione alcuna era volata alla gloria. Fu 
feppelhto entro vrna di marmo ^ intorno alia quale fol- 
leuò il Principe cóuertito vna Chieia col titolo di S. An- 
drea Apoftolo , benché poi da' Santi Sofipatro , e Giafb- 
neprendcfleilnome. Battezzofli Dauiano, e Sebaftia- 
nofidiflè, econluitutta rifbJa Criftianadiuenne, eie 
quella hebbe dalla Ninfa Corcira la nominanza , poi ìgu 
fua Città principale Corcira fu detta dalla Santa martire, 
e Principeffa Corcira . Il Tempio , dal buon Sebaftiano 
eretto , co'l tempo hebbe nobil riftoro da Stefano Arci- 
uefcouodiCorfù, il quale ornollo di marmi ^ e colon- 
ne ^ e di due 11:9 tue , pofte nel SanSia SanFtomm ^ Tvna per 
S.Andrea, Taltra per S.Sofipatro , efoprah'ngrefibpo- 
fc due infcrittioni'n lingua greca, delle quali la feguente 
iòla fi legge , ellèndo Taltra roficciata da gli anni . 



Libro Terzo . 1 45* 

Ei^ XóoTLV ai^TucT wo^hm dju.TrAoLKfì/u.oi'nùìi • 

TLotKlhOILLOp<poy^Ti<pOlÌHTÌ U^i^p^i 






La quarinfcri ttione > quantunque ofcura , tradotta in La- 
tino cosi fuona. 

Lttmine comfcans , (g^ confpicua Aedes 

Safientifsimomm ^ ac Diuomm Afojìolomm y 

^u^ frius incornata ^ (^ fama erat , 

^Hnc perptilchra , ac njalde glorwfa apparet , 

Dicore Stephanus mclyttis Antijles 

Hanc exornamt mente pia 

Profoltittonepeccatomm anim^fuiC y 

Jidemonaque eterna , atqm hommum lande , 

Et hoc conjìmxit in Chnflo Saluatore 

£legans opus Stephanus Praful 

Profolutwnefuorum multorum peccatomm ^ 

Varijs piEiuYis^ (^ arttjiciofaforma , Stephani Pr^ftélis 

Jngens lahor , Tempio njenuftè componendo 

Studuit admodum ^perennis opus memorile , 

Battezzato j come il Principe , il cui efempio feguì la mo- 
gli^ , il figlio 3 e tutta la fua famiglia , fcefe dal Cielo va' 

V Ange- 



140 Della Hifloria di Corfù. 

Angeloadauuifirca' Corcirefi, che Dio hauealoro ri- 
mefle le colpe , e che non fi fcordaflèro di fare limofina » 
Onde ogni vno s'impiegò à /occorrere bifbgnofi , ad aiu- 
tare gli oppreffi 3 e particolarmente Sebaftiano , il quale il 
lùo palaggio conuertì in Tempio à honore della Regina^ 
degli Angeli , ed è quello fteflb , che hoggidì fi chiama^ 
della Madonna di Pagliapoii j à canto à cui fece fabbrica- 
re vna celletta > doue viflè da romito , morì da Santo y c^ 
fu ièppdlito con honore . O quanto fiete voi diuerfo dsu 
Cercellino , ò gloriofb Fri neipe ! Quello vide perire ìsu 
fua memoria col iùono degli ondeggianti marofi > e voi , 
benché morto viuete nella ricordaniadi ogniuno 5 quello 
sìt i fogli vola col titolo d'infame^ voi gloriofo nomc^ 
dettate alle penne degli fcrittori 5 quello fi merco Tinfer- 
no, voi col terreno il regno eterno comprafle » A voi 
dcm Corcira la iiia fede , fi come Cercillino incolpa della 
fua infedeltà , Il Cielo, il Cielo fteffo volle p^lefare quan- 
to da quello voi fofte diffimile 5 poiché ladoue il barbaro 
vccifè la figlia, il vofl:ro eflinto fece rifbrgere dalla tomba^ 
Vnico egli era del padreil garzonetto , e in età di dodeci 
anni era morto ria Principefla madre > che perfa con lui 
vedeualafiia famiglia, rico^ à Giafone , che allora viuea 
oflèquiato da popoli , e il Santo con le preghiere gli ot- 
tenne la v^ta . Doppo ta! fatto la gloria di Giafbne creb- 
be a tal fègno , che beato fi Itimaua chi potefle toccar Ic/ 
liie velli, ò godere de' fuoi difcorfi» Impiegòffiegli già 
vecchio à fabbricar Chiefè, ad ammaeftrar nellafedei 
conuertiti, edoppomolte mai-auiglie oprate per con- 
ièrmar maggiormente gli animi nella dottrina di Criflo, 
pieno di meriti , dalla carriera temporale volò airacquiflo 

deU' 



Libro Terzo, 1 47 

deireterno premio. Così rapprefentòCercilJino trage- 
die, che finirono in lutto ; e Dauiano tragicomedie , che 
cominciaron dal pianto , ed hebbero il loro termine ìru 
vnrifogiuliuo, in vna gioia di Paradifo, Siadettoàba- 
flanza della introduttion della fede 3 alprofeguimento 
della fiori a fi ritorni . 

Morto Claudio Imperatore 3 da cui ottennero i Cor- 
fioti la libertà, per leaftutiedi Agrippina fua madre re- 
gnò Nerone , a onta di Brittannico legittimo erede dell' 
Imperio , come figlio di Claudio . Che non fa vna don- 
na, quando ella combatte con le lufinghe ? Hauea Agrip- 
pina da Gneo Domitio , di cui era rimafta vedoua , gene» 
rato Nerone , e fatta moglie di Claudio, che da Meflàlina 
fua (pofa hauea hauuto Britannico, feppe far tanto , cho 
il nouello marito, accefo di lei fuor di mifura, adottò il 
figlio del vecchio nella iua famiglia , e il fece fuccefforo 
del principato . Vccifè l'Ingrato Nerone la madre , veci- 
fé gli amici, vccifelloma, benché dal fuo fuoco, qual 
fenice, ri forgefiTe più bella 5 e alla fine vccifè fé ftefìb, non 
potendo refillere à Galba, che fàlutato dall'efèrcito di 
Spagna Imperatore caminaua verfo Roma, per liberarla 
dalla tirannide. A Galba i Corfioti dedicaron medaglie, 
ò perche flimafkro, ch*egh le meritaua per hauer tolto 
dal mondo Tempio Nerone ; ò perche da lui otteneflèro , 
come più credo, qualche fegnalato fauore . Succefieà 
coftui Otone per opera de' Soldati Pretoriani , e i Corei- 
refi al fuo i":omefl:amparon monete, forfi per la fleflà cau- 
fa di qualche priuilegio , ò efèntione ottenuta , Già fi sa, 
che, vinto Otone, Vittellio^ fuperatoVitelIiohebbe^ 
Timperio , falutato dalle mifitie di Giudea ^ Vefpafiano j 

V 2 doppo 



148 Della Hiftoria di Corfù 

doppo cui Tito 5 e poi Domitiano , fuoi figli hebbero E 
corona di vn mondo : ma trucidato quefti per gli barbari 
iuoi coftumi^ al buon Nerua toccò il Cefareo paludamen- 
to; e dominando con piaceuolezza , non meno gli animi , 
che i corpi hebbe vaflalli . I Corcirefi alla memoria di fua 
virtii improntarono molte medaglie , delle quali alcuna-, 
truouo , e con le altre fi metterà nel fine di quefto libro » 
Traiano , che Vlpio fi dille , benché nato in lipagna , per 
le fue rare doti , fu tre mefi , prima ch'egli moriflè , fatto 
figlio adottiuo da Nerua; e da figlio che diuenne d'Impe- 
ratore 5 padre fi fé veder dell'imperio , quale arricchì to- 
gliendo le grauezze; onde anch'eglinoricch'i Corcirefi > i 
fecero v edere la fua effigie nelle monete 5 che à fua fama-» 
improntarono. Di Elio Adriano , che per la parentelà-r , 
fignoreggiò doppo Traiano ^ io non ho trouato memoria 
alcuna fra' Corcirefi ; ma del fuo figlio adottiuo Atrio 
Antonino ^ c'hebbe il cognome di Pio fi veggono anco- 
ra medaglie ; onde fi può credere ^ che da Tvno, ma noru 
dall'altro riceueflèr fauori . Anche a Marco Aurelio , e à 
Fauftina fua moglie^ c'hebber la corona imperiale per l'a- 
dottione di Antonino dedicarono i Corfioti monete : ma j 
Lucio Vero, compagno di Aurelio nella dignità, non fole 
medaglie ottenne, però che fi legge, c'hebbe potentiffimi 
aiuti cótra de' Parti . Arriuò Lucio à Corcira con Tarmata 
Romana, e i Corfioti , richiedi da lui di qualche foccorfo, 
armarono fubito numerofo nauilio , e arruolando dall' 
Ifola , e da' luoghi foggetti , groffo ftuolo di foldati , lac- 
compagnarono fino in Soria , oue fatto lo sbarco, contro 
i nimici fi mollerò ; e i Corcirefi fi portarono nelle batta- 
glie così bene, che Vero non diife il falfo, quando li lodò 

alla 



Libro Terzo. 149 

ailla prefenza di tutte le legioni . In tal guifa honoraunno 
i buoni Imperatori le genti della noftra Corcira ; onde mi 
inarauiglio , che coniaflèro monete a Commodo y cho 
{uccQ&. ì Lucio Vero , e à Marco Aurelio fuo genitore ; 
poiché federato egli fu , e più tolto fimile alFinceftuofà 
Fauftina &a madre, che al buon Marco fuo padre : fé pure 
fugli padre Marco , e non più tofto qualche gladiatore 5 ò 
marinaro , co* quali fouente fi miichiaua Tinfame, e inde- 
gna Imperatrice. Ma fcufinfigh antichi Corfìoti, fra' 
quali fi douea permettere ladulatione verfo del Principe : 
anzi fi fcufino, perche quelle medaglie ftamparono in_. 
tempo , che Commodo era giouinetto, allora cha da fuo 
padre fu dichiarato Cefire , e fuccelTor delPimperio . Vc- 
cifb quefto da' fuoi ^ Elio Pertinace, che nacque da vn.. 
Libertino su le montagne della Liguria, hebbe il domi- 
nio Romano , e da' Corcirefi la gloria delle monete coru 
ragione ; poiché da lui ottennero quefli quello , che a gli 
nitri pertinacemente negaua . Né le fue obligationi altri- 
mente permetteuano, conciofìache i Corfioti Taiutaro- 
110 con le loro armi, e armate contro de' Parti. Piùà 
ogni modo furono fauoriti da Settimio Seuero, erede del- 
la fgnoria di Pertinace , come fi conofce da' grandi foc- 
corli gli diedero nella guerra Partica , e dalle monete im- 
preffe non fblo al fuo nome , ma à quello di Geta fuo fi- 
glio, e di Caracalla, che , doppo lui, Imperatore diuenne. 
E benché Baffiano Antonino Caracalla fuffe empio , con 
ciò tutto la buona memoria del padre operò , che i Cor- 
cirefi fu'l rame incidefìéro la fua figura, e n\ vn altro 
quella di Placilla fua moglie, à cui liuellarono tre meda- 
glie. Di Opitio Macrino , che doppo Caracalla imperò, 

non 



I ^o Della Hiftoria di Corfù. 

non fi legge cofa alcuna ne gli annali de* Corfioti 5 ma di 
Eliogabalo , che à lui dietro venne ^ fi veggono meda- 
glie; uè sòindouinarelacaufaditalefcoltura^ mentro 
egli mai non fece bene ad alcuno . Stupifco però più di 
non trouare monete con Teffigie di Aleflàndro Seuero , 
che disfece tutti gli abufi nell'imperio introdotti , dal fuo 
anteceiforeEliogabalo; onde da' Romani hebbe il titolo 
di padre della Patria . Meritaua ben egli tale honore , o 
per le fue virtù 3 e per la piaceuolezza ^ vfata a* Corcirefi , 
quando nelllfola loro fermòffi , per girne poi a' danni de 
gl'indomiti Parti . Ma non poflb credere^ che i Corfioti, 
che l'accompagnarono in quella imprefa con molte nauf, 
e ibldati , e fotto la fua guida fecero attioni non commu- 
nali , non gli haueifero poi , almeno nel ritorno vittorio- 
fo 5 dedicato qualche medaglia : onde il tempo ladro , 
che fuol rubare^ e nafconde ogni cofà, ne incolpo . Dop- 
pò Alefìandro forfè Maffimino, à cui fucceflè Balbino , 
quello 5 che andando contro de' Parti arriuò à Corcira^, 
e da' Corcirefi prouifto di legni , e militie , i Corcirefi ar- 
ricchì di priuilegi , eper gratitudine da quefti fu fcolpito 
nelle medaglie . Acoflui feguì Gordiano il giouine , che 
luvccifò in età di venti anni per opera di Marco Giulio 
Filippo y che fu Imperatore, al quale i Corfioti liuellaron 
monete, che fino a' noflri giorni fi truouano . Eftinto 
Filippo, hebbero l'Imperio fucceffiuamente, Decio , 
Vibio Gallo , Emiliano , Valeriano , Galieno , Macrino, 
Flauio Claudio , Quintilio Aureliano , Tacito , Probo , 
Caro , e Diocletiano , di cui folo truouo memoria fra* 
Corcirefi,non facendo degli altri ò in bene,ò in male,mé- 
tione alcuna le Hiftorie . Ma prima, che di lui cofa alcu- 
na fi 



Libro Terzo. 15^1 

na fi icriua è necefìario ripigliare da lontano il difcorfo . 

iGoti, che fecondo Plinio, eStrabone^ habitauano 
quelvaftopaefe, che chiudono in meizo la Scitia, la^ 
Tracia , e la Germania ; impacienti de' ghiacci eterni del- 
la loro prouincia ne vfcirono, per portar fuoco all'impe- 
rio di Roma. Venneropiù volte co' Romani àbattaglia, 
e per Io più rimafero perditori : poiché LucuIIo li cacciò 
dalla Mifia , Augnilo ne vccifc cento fefsan ta mila 5 e da 
Domitiano>daCaracalla,e daFilippo furono opprefll con 
grande loro ftrage, erouina. Mai Goti, quafinouelli 
Antei , benché atterrati , fòrgendo più vigorofi , e vinfe- 
10 Decio, e aftrinfero à vergognofà pace Gallo Gene- 
rale 5 e poi, a guifa di torrente, inondarono nella Tra- 
cia, nella Mifia, nel? Afia minore, nella Bitinia, neir 
Acaia, nella Macedonia, e nell'Epiro, Se temeflèro i 
Corcirefi, non vi è dubio alcuno ; poiché quel fiume di 
armati non ciubitaua di valicare oltremare, non come^ 
Alfeo per amore nella Sicilia, ma per odio contro Cor- 
eira , la quale fola parea non pauentaflèle Gotiche forze. 
Ma non per ciò fi perfero d'animo , anzi veggendo la^ 
dcbilezza degl'Imperatori , fi difpofero far argine coloro 
petti a quella corrente, che cercaua di allagar l^vniuerlo . 
Dalle loro colonie, e dalllfolacauando i foldati compo- 
fero gl'inuitti Feaci vn giufto elército, col quale fotta 
la condotta di Demetrio Capitano generale , paifati 
nell'Epiro attaccarono i Goti, e loro diedero rotta tale, 
che furono affretti à vlcire velocemente dalla Prouincia^^ 
Infommachi moftra coraggio, ottiene trionfo, Vna^ 
fiamma di valore fa paura aleoni . Laleprenon è più pie- 
ciola del gatto , eperche fon differenti neiranimo, quella 

fugge 



i^z Della Hiftoria di Corfù. 

fugge dal cane> quello Tallàlta , Non bifogna mai auui- 
lirfi 3 perche la viltà toglie il valore da' foldati propri j, o 
nefà dono a' nemici . iGoti hauean pollo in ilpauento 
r Afia, e TEuropa^e pure da* Corcirefi furon battuti . Ma 
fé quelli vincono con la Ipada , perdono a* colpi della fal- 
ce di fiera pelle , che miete à migliaia le vite deirefercito 
trionfante . Il contagio , che fenza naui , valica talora le 
onde, pafsò à Corcira, doue kcc macello crudele di 
cittadini 5 onde la città , che douea efler Campidoglio^ fi 
vide trasformata in fepolcro. Chiufe le botteghe , bar- 
ricatele llrade> aperte fole le tombe danno figura di ter- 
ra moribonda, e vicina àlpirare. Giacciono à monti i 
cadaueri , monti fopra de* quali la morte trionfa j onde^ 
quei , che viuono , con le infegne della pallidezza fui vi- 
fo, fi dichiarano fuoi vallai ti . Gialbne , e Sofipatro , cho 
viuendo cacciarono , con l'idolatria , la pelle Ipiritualo 
dal cuore de' Corcirefi , ancorch'ellinti la fugano mate- 
riale da' loro corpi ; e inuocati dalle preghiere del popo- 
lo , ottennero da Dio la defiderata làlute . Cefsò miraco- 
lofamente la pelle 5 efù così euidenteil miracolo , che* 
molti , che viueano ancora nel gentilefimo , alla fede di 
Crilloficonuertirono, e i Corcirefi il tempio a' Santi 
conlàgrato riedificaron più bello. Era finito di frefco il 
male , quando vn altro ne Ibprauenne con Diocletiano, il 
quale arriuò à Corfù à fine di pafiar da quel luogo verfo 
i' Egitto, contro cui mouea Tarmi , e la Romana potenza . 
Qucfìo federato Imperatore , nimico de' Criiliani, veg- 
gendo nelilfola il culto de gl'idoli difmellb , e quafi tutti 
gli habitanti fedeh, molle fiera perlecutione contro de* 
battezzatijde' quali non pochi morirono,emoriuan tutti. 



Libro Terzo. 15' 3 

fe Tempio, c'fiauea à cuore l'imprefa di Egitto^ nonha- 
ueflèftitTiato meglio il diflìmulare, acciò i Corcirefi gl'i 
preftaflèro i loro foccorfi . Cinquanta naui egli hebbe^di 
buona foldatefca ripiene, e con tale aiuto ruppe Achilleo, 
che fi era fatto tiranno , e dentro AlcflTandria aflèdiòUo ; e 
doppo moke fcaramuccie , e afìalti , nelTottauo mefè dell' 
afledio prefe la città, e kcc morire il ribelle . Io credo, che 
per gli buoni fcruigi predatigli da* Corfioti , li lafciaflo 
nel ritorno in ripofò ; mentre nuouc carnificine non leg- 
go fi vedellèro in Corcira, e pure poco appreflb patì da-, 
lui , edaMalTimiano Tuo compagno, vna perfecutiono 
vniuerfàlelaChiefa . Finì pure qucfta , perche i due mo- 
ftri fi ritirarono tra le felue rinunziando l'imperio . Dio- 
cletiano , e Maflìmiano da Imperatori diuennero horto- 
lani , forfè per abbellire di fiori la terra , c'haueano lorda- 
to con tanto fangue . Ma fèmpre furono hortolani , fé al 
giardino di Crifto aggiunfero le rofè , imporporate dalla 
loro barbarie . O quanto meglio dello Icettro voi ma- 
neggiate la zappa , che meno è aprire con quella le vifce- 
re della terra, che fuifcerare con quello il feno de* martiri ! 
Godo di vedcruico'J faio, perche troppo la porpora v' 
i!ìfanguinaua il penfiero. Gioifco mirandouià forza di 
colpi far forgere le piante, giacche poco fa vi mirai à for- 
za di tormenti atterrare i fedeli. Albergate pure fra lo 
bofcaglie ò voi , cheapprendefte la crudeltà dalle fiere^ 
Cerberi , che con Galerio Ccfare , componefte alla Re- 
publica Romana tre capi, fermateui all'ingrefìb de gli 
Horti , che bene il cerbero guardaua de gli EliGj le porce. 
La lupa , che lattò Romulo , e Remo , non vuole porgere 
più le mammelle à Diocletiano , e Mailimiano, che le fnc« 

X chia- 



1 5*4 Della Hiftoria di Corfù. 

chiarono il fangue affieme co'l latte . Le accorta sì allìu 
bocca di Galerio, e di Coftantio^ noueirimperatori ; 
perche dal fecondo ha da nafcere Coftantino ^ che otterrà 
li cognome di grande . Da Coftantio y ed Elena fua pri- 
ma moglie nacque Coftantino^ il quale doppo che in-» 
Eborace^ città di Bertagna, chiufè gU occhiai Padre , 
folleuato airimperio y contro i tiranni fi mofle , e vinto 
Maflèntio , e debellato Licinio y diuenne afibluto Signore 
deli'Vniuerfb * L'efTer grande non toglie il vaflallaggio , 
che alle infirmità paga la natura dell'huomo . Le corono 
non fon circoli y che incantano le malattie in guifa, cho 
non fi muouano contro de' Principi . Diuenne Coftanti- 
no lebbrofo ; ne i medici furon valeuoli à truouar farma- 
co y che il guarifle dal male . Silueftro y che allora fedea-» 
nel foglio di S. Pietro, puote rifanarlo nelle acque del batt 
tefimo y c'han piii virtii delle onde del Giordane , dentro 
à cui y fecondo l'auuifo di Elifeo Profeta y depofe la lebbra 
Naaman, del Re di Siria general Capitano. Sibattez^zò 
Coftantino y che da Elena hauea fucchiato vn latte Cri- 
ftiano y e per lafciare al Pontefice il capo del mondo y fi 
partì da Roma , e verfo Bizantio nauigando , qui folleuò 
Coftantinopoli y fede del primo Imperatore leguace del 
Crocififfo . Stimo , che di paflaggio toccafl'e Corcira y e 
che allora i Corfioti gli liuellalTero quella medaglia , che^ 
fra poco vedrai : ma fé quefto è mio giudicio y vero è^, che 
Elena Santa^madre di Coftantino, fufle in Cori u, quando 
lafciò Roma per girne alla Paleftina , poiché fcriuono , 
che al fuopaffaggio apparecchiarono i Corcirefi venti 
galee, ben'armate, e che alla donna infigne fecero molti 
honori . Andò ella alla Giudea, doue la Croce di Crifto, 

e i tre 



Libro Terzo • 15^5' 

e i tic chiodi y rcppelliu lotto vna fcatua di Venere folle* 
uacaui da' gentilijper opera llia ritruouaroniìjnè dircj iiia- 
le,s'io diceflTijche 1 Corcirefi vi hebbero gran parte 3 lado- 
uecon le (pefe di venti legni à tal ritrouamentoconcorfe- 
ro . E fofpetto> che a loro iftanza > fuflè gittato vn Chio- 
do di Grillo dentro rAdriaticotempeftofo da Coltanti- 
no, che degli altri due fi auLiallè contro i nemici, attac- 
candone vno alla corazza, e l'altro al freno del fuo cauallo^ 
Poiché à quei > che (ì affaticarono con Elena , del ritroua- 
to teforo doueatoccarcla parte, fecondo le regole della-r 
giuftitia diftributiua. Né parefuor di ragione > cheàri- 
chiefta de"^ Corfioti fuiie gittato quel chiodo dentro dell' 
Adriatico , che in quei tempi dalle loro naui più.frequen- 
temente folcauafi ; ondele fue tempefte , più degli altri 
paefi oftendeuan Corcira . Creda circa quello ogni vno 
à fuo modo , mentre non fon cole di fede , come quelle , 
che fi trattauano nel Concilio Ni ceno , oue trecento di- 
ciotto Vefocui fi erano contro Atrio congregati , Fu co- 
ftui prete Aleflandrino , e fotto apparente diuotionepal- 
liaua la fceleragginc interna , Volea > che in Dio fufìèro 
diuife le perfone , e la foftanza , della quale diuerfa portio- 
ne hauelfe il Padre di quella hauea il figho j oltre gli altri 
errori , che dal fuo falfo credere deriuauano . Aleflandro, 
Vefcouo di Aleffandria , che non hauea mai potuto con 
le fue ammonitioni ridurlo, ricorfo al Pontefice Silueftro, 
e quelli à Coftantino , il quale in Nicea di Bitinia fece^ 
adunare i Vefooui che da ogni luogo concoriero . Ne vi 
mancò ApoUidoro Vefcouo di Corfù^ Prelato infigne e» 
nelleopere virtuose nella dottrina^ Fùinquefto Co n- 
cilio condannato com*heretieo Arrio ,, ed hebbe da Co;^ 

X % ftan- 



1^6 Della Hiftoria di Corfù. 

fìantiiio l'efilio ; e in oltre i Fotiniani , e Sabdliani 5 quel- 
li perche con Forino Vefcouo de' Calati credeuano Cri- 
fìo puro huomo 5 equeftiàcagion^ che , con Sabellio , 
non ammetteuano in Dio , che vna fola pei Iona . Apol- 
lidoro ritornò alla fuarefidenia^ e Coftantinodoppo al- 
cuni tempi , mentre in età di feflantafei anni fi apparec- 
chia à diftender l'Imperio, e la fede fin nella Perfia, prefo 
dall'vltima infermità lafcia la vita . Huomo per ogni ver- 
fo fingolare fi contempli ò nel campo , ò nelle chiefe 5 ò 
neirattcrrare nemici, ò nel folleuare templi; ò nel vincere 
con la mano , ò nel fuperar con la fede . A lui deue molto 
la Grecia , oue pofe il capo dell'Imperio , che ripofaua^ 
pria nel feno del Latio : onde non fia marauiglia, che vno 
Scrittore Greco qualche linea di piiì alla fua memoria^ 
confàcri. Così hauefs'io penna di cigno , comevolon- 
tieri l'impiegherei a fpicgare le candide attioni di \il> 
Principe, che mai non denigrò la fua fama . Ne Roma fi 
può lagnare; poich'egli vna fola corona tra/portò fra' 
Greci, tre più degne nel Camauro lafciò a' Latini^ à quelli 
de' corpi , à qucfti diede il dominio delle anime . Viua.» 
pur'egli gloriole), che io, per inchinarlo, fermo la mano, 
ìafcio l'Hiftoria, e al mio hbro formo l'epilogo conica 
feguenti medaglie. 

La prima dunque è di Marc' Antonio, ediOttauia, 
l'effigie de* quali moftra nel dritto con le parole JM.AN- 
TONIOZ OKTABrA, cwc Mano Antonio, c^ 
Ottama e nel rouerfcio vna galea co'l fuo ordine di remi, e 
fopra vna fcritturajche dice KOPKTPAIQN ^lAH- 
TA . ConyrcnfmrPt' , Philota , La Seconda è di Germani* 
CO-, e da vna parte là veder e la fua figura armata , perch* 

esli 



Libro Terzo. i^y 

egli giua alla guerra.e le lettere r£2M ANIKOS K AI- 
2 AP . che fignificano nel linguaggio Italiano Germani- 
co Cefarc ; e dall'altra vna naue con vele gonfie , augurio 
di felicità^ e il detto intorno KOPKTPAIUN Corcyren- 
fnmljL terza iu coniata per Galba^la cui forma rapprefcn- 
ta nel dritto^ co'l capo coronato di alloro ^ come infè^na 
l'infcritione greca SEPriOS TAABAS KAISÀP. 
che dice Im^erator Sergms Gdba C^far^ nel rouerfcio Mar- 
te in piedi con Taib in mano ^ e il motto KOPKTPA- 
IflN Corcyrenfium 5 quafi , che voleflèro dichiarare viu 
Marte quel che ièppe vincere in Nerone vn fieriffimo 
moftro. La Quarta Camparono iCorcirefi per Ottone^ 

con la fua mezza iìgura nel drittone lettere K. AI 06- 

£lN;,cioè Cefare MjOttone-^Q nel rouerfcio Marte^ma fedé- 
te,auguràdo al nouello Principe^doppo le guerre^ quiete: ' 
la fcrittura è T vfata KOPKTPAlflN Corcyrenfium . Di 
Nerua è la quinta, fimile in tutto à quella di Ottone/e n5 
che nel dritto,allefueeffigie,coronatadi alloro,a^giugne 
ATT.KAI. NEPBAS. A^TF. cìohimperator Ufar ISler- 
ua Augujlus . La fefta , e' ha il rouerfcio eguale à quello di 
Gaìba^ fu fcolpita per Traiano, come moftra il fuo dritto, 
in cui li legge, intorno alla fua tefta cinta di alloro, ATT. 
K AI. TPAI AN02. AT . Jmperator Cdfiir Traiams Ah- 
gufìus. Più diffimile è la fettima di Antonino Pio, ben- 
ché nel dritto habbia fcolpita la fua effigie con corona di 
alloro, e la fteifa infcritionemutatoilnome, dicendo 
AT. KAI. ANTnNINQ2 Jmperator c/far Antmi^ 
«Mxjpoiche nel rouerfcio rapprefenta vn Gioue conrafta, 
fcdéte,e lettere ZET2 K A22:i02, che fuonano Inppi- 
ter Cafsius . Né marauiglia fia , che i Corcirefi, già ridot- 
ti alla 



1 5 8 Delia Hifìoriadi Corfiì. 

ti alla fede di Crifto y Gioue Calilo ftaiiipa&ra nelle mo- 
nete 5 poiché allora fé ne fertiirono per nxtafbra di potea- 
xa^ quale auguraiiano ad Antonino , Ne ira Criftiani 
ho^gldì lì ftima per fègno d'idolatria rimprimere nelle* 
medaglie la fortuna ;, ò altro tale geroglifico , che non e- 
Iprimequal vera la fauola> ma il Tuo fiL;nificato applica-r 
alleperfone^ ehelodanfi. OikIc non deuiftupue fé nel 
rouerfeio deirottaua vedii medefimo Gioue feduto eon^ 
Tafìa in mano > ma condiuerfe lettere , che. corripotigona 
la parola KOFKTV AIClN Corcyrenfium-j marauigliati 
pili tofto del fuo dritto^ in cui eflendo Iiuellata la immagi- 
ne di Marco Aurelio > pur fi legge ATI. K. ANTÙ- 
NIN 02. SEB. ETS. Imperar or Marcus Antonmus Au^ 
pfius Plus : ma bilbgna^ che fappia il Lettore y che i Cor- 
cjrefi^affettionati al merito di Antonino Pio > di cui Mar- 
co Aurelio era genero y di ambo i nomi fecero rinfcritio- 
ne ; ò per augurare à Moirco la pietà di Antonino y ò per- 
che la pietà di Antonino riconofcenano in Marco ^ Lgu 
nona,. cheàFauftina, moglie di Aurelio liuellarono è 
dimezzana grandezza , e da vna parte t iene impreflà-r 
la. faccia delllmperatrice conia fcrittura $AOTZTH- 
NA. XEBAX FmJìinaAugufia'y e dall'altra vna galea 
co' remi, e remiganti, e par che à voga battuta vo- 
glia fokarilmare, con la parola fpeflbvfita nelle mo- 
nete, poftadifopra K02YiJ.VAl£tì:iCorcyrenfimm^^ 
Lucio Vero è Scolpito nel dritto della decima , e fi cono- 
fee 5 non dalla tefìa coronata di alloro , ma dille lettere 
A.K0M0A02 KAISAR che dir vogliono Lucms 
Comedus C^far^ nel rooerlcio quella medaglia mollra^. 
il Dio Pan , ò Agrefte fotto vn arco con falcein mano, e 



Libro Terzo, ifg 

lafolità fcriftura KOPKJPMQ.'NCorcyrenfiHm . (^lafi 
VoJeflèro dire 5 chea tale Imperatore dedicauano in quel 
rame Tabbondanza deirifola fertiliffima di Corcira 5 onde 
fi cchòfee-j che de' fall t numi folo fi auualeuan per limbo- 
li. DiCommodp figlio di M^u co Aurelio è rvndecima , 
nel cui dritto comparircela figura del giouine, e la in- 
fcritione A.KOMOAOXKAIZAP. Lucius Comodus 
C^far s e nel rouerfcio Pan , che 5 in luogo della falce^tie- 
nevna zampogna 5 peralludereà gli amori proprij dell" 
£tàgiouanile3 poiclip la zampogna de gli amori di Pan 
verfo Siringa Ninfa dì Arcadia, è immagine eij:)refìà , 
Fingono i Poeti, ch'eifendofi di quefta fanciulla inuagbi- 
toPan, mentre la feguiuaper opprimerla 5 la vide in vii_, 
fubito trasformare in cannucciepalufìri , per opera delle 
Ninfe ^ alle quali ella chiefefoccorfb. E Pan, che notT_, 
puotehauere la donna, prefevna canna, e comportane^' 
fiftola boforecciafipofeà cantare, e fuonare, à fine di 
alleggerir con la mufica le fue angofcie. A Elio Pertinace 
fùdedicataladuodecima, che fa rauuifarenel dritto la^ 
fua effigie conia Scrittura AT.K. AIA.nEPTINAS 
Imperator C^far Hdtus Pertinax j e nel rouerfcio Mar- 
te irt piedi , eia parola KOPKIPAIflN Corcyrenfium . 
Né Settimio Seuero reftòfenza la fua , ed è quella fi vede 
nel terzodecimo luogo, c'hà nel dritto la fua effigie con 
la parola A.K.SEfìHPOS. A. Setmus-^^ndì rouerfcio 
vna galea con remi , e.vale 'gonfie -, oltre alcune figurine, 
e delfini nuotanti,ela infcritionedice KOPKTPAIQN^ 
Corcyrenftum , Del mcdefimo Imperatore è la quartadecf- 
ma, c'hà lo fteifo dritto, che l'altra, ma nel rouerlcio il 
Pci^afo alato, per denotarci voli di fue vittorie contro 

de' 



1 So Del la Hiftoria di Corfù. 

de' Parti 3 le lettere fono fimili, dicendo pur KOPKT- 
PAIQN CoYcyrenfum Al figlio di Scuero, per nomo 
Geta fu confàgrata la quintadecima, la quale quindi pa- 
lefa la fua forma coronata di alloro, e la (crittura A. KAL 
ANTflNINOS ET. ATBPI. C^ar AntonmGeta ; o 
quinci vnGioue fedente con lancia in mano, eia parola 
KOPKTPAinN Corcyrenftum, Caracalla, pur figlia 
di Seuero , hebbe la feftadecima , in cui da vn lato fi vede 
la fua forma fino al petto , con corona d'alloro fu*l<apo, e 
lettere , che dicono ATT. KAI. ANTQNlNOS 
ET2. BPHTAN. Imperator C^far Antonius PiusTriran- 
nicusi enelrouerfcio vnanaue, con vele gonfiate , o 
fuoi remi , con figurine picciole di remiganti, ò marinari,: 
eilfolitodetto, KOPKTl?Aiaì<iCorcyrenfmm. AllaJ 
moglie poi di Caracalla ne furon liuellate tre; la prima^ 
delle quali tiene nel dritto mezza la firn effìgie con lettere 
IIAATTIA AASEBASTH. Planila Imperarrix^, e 
nelrouerfcioilPegafo, eia parola KOFOPAION 
CoYcyrcnfiumi la feconda ha lo fteflb dritto, ma nel ro- 
uerfcio Corcira Ninfa , eia medefima fcrittura KOPKT- 
VMDÌ^Corcyrenfmm: la terza, che nell'ordine è la de- 
cimanona, ha come le altre due il dritto, però nel rouer- 
fciomoftraMinerua con Telmo in capo, e Tafta in ma- 
no , e nel giro KOPKTP AlflN Coycyrenfmm Th Elio- 
gabolo è la ventefima , che fa vedere nel dritto mezzo il 
fuo corpo,cLVparola A.K.ANTnNEIN02 v^»r«w/wj; 
e nel rouerfcio h figura del Sole,di cui fi dichiarò Elioga^ 
baio Sacerdote, co'i detto KOPKTPAIQN Corcyrcn- 
fium. A Balbino toccò la ventefimaprima, c'hà nel drit- 
to il fuo capo , cinto d'alloro,^ la infcritione d'intorno i\ 

tal 



Libro Terzo. i6i 

tal tenore ATT. K AEK. K AIAIOS BàABEINOS 

2EB . Imp<rator Cafar Decius Celiàs IBaliinus Auguflus 5 e 
nelrouerfcio vna nane con vele -(piegate ^ evento in pop- 
pa,con lagnale gli augurauano i Corcirefi aure fauore- 
uoli di fortuna nella fua fpeditione contro de' Parti, T>i 
Marco Giulio Filippo è la ventefimafèconda^ la quale di- 
moftra nel fuo dritto la fua effigie fino al mezzo , con ca- 
po circondato di alloro, e la fcrittura dice ATT. K,M. 
IOTAI.<&IAinn.SEB./?;^;?^r^r(?r Marcus luHus Phdip- 
fusi e nelrouerfcio vna Chiefà, foftenutada molte colon- 
ne, e con vaghi nicchi, e lettere KOPOPAIiiN. 
Corcyrenjjum , Stimo, che anche i Corcirefi crede Aero 
quefto Imperatore nel fuo intriniècoeflère Criftiano, co- 
me ftimauano tutti, onde vnaChiefà nelle fuc medaglio 
(colpirono. L'vltima è di Coftantino, € fa vedere nel 
dritto la fua tefta nuda fenxa corona ; e nel rouerlcio l'ef- 
figie di Corcira la Santa Vergine , e Martire , in piedi con 
la palma in mano , e Tinfcritione KOPKTP AliìN. Cor^ 
cyrenftum . 



Il fine del Terzo Libro. 



DEL^ 




DELLA 

HISTORIA 

DI CORFV 

Defcritta 

DA ANDREA MARMORA. 




L I 2 R O ^F ARTO., 

OPPO la morte di Coftantino il 
Grande^ Coftantino, Coftante^e 
Coftantio 5 fuoi figli , fi diuifer Tim- 
perio : al primo toccò la Francia , la 
i Spagna^cllnghilterra; al Secondo 
ritalia,rillirio , la Grecia , e T Afi-icaj 
al terzo Coftantinopoli , TAfia, e le 
altre prouincfe di Oriente. Parue à Coftantino , che pur' 
era il maggiore tra' fratelli^che picciolaportione^nfpetto 

alìe 




Libro Quarto . 1 6 f 

alle altre, di sì vafto dominio egli hauefìè 5 ondedalle> 
querele^che nulla fecero, venne all'armi contro Coftante, 
che gli era vicino . E benché quello guerreggiaflè allora^ 
co' Goti,à ogni modo, per mezzo di vn fuo Capitano , c/ 
con gli aiuti de' Corfioti, preflo Aquileia,non folo ruppe 
l'orgoglio del germano, ma gli tolfè mi/èramente la vita . 
Ma molto egli non fbprauiflè^poiche refbfipe'l dolor del- 
le gotte infopportabile, in Elene, cartello pofto alle radici 
del Tireneo , fu per congiura vcciib, e in fuo luogo aflun- 
to all'Imperio Magnentio . A' danni di coftui fi moflc-» 
Coftantio, il quale arriuato daBizantio à Corcira,quì,fra 
mille dimoftrationi di ofTequio, di potentiflìmi ibccorfi 
fiprouide, fapendo, che bene apparecchiato lafpettaua 
il tiranno. Corrifpofè, con molti priuilegi , e gratie all' 
animo pronto de' Corcirefi Coftantio, e facendo vela, 
in poco tempo prefe le riuiere d'Italia. Ma Magnentio 
fuora di quella l'attendea ; onde gli conuenne pallàre in_» 
Francia, oue due volte vinto hauendo l'inimico, Tafirinfè 
allafineàvcciderefè fteflb con le fue mani. Né molto 
lunghi furono i giorni di Coftantio ; poiche,hauendo di- 
chiarato Cefàre Giuliano fuo cugino,figlio di vn fratello 
di fuo Padre , ladoue feppe , che doppo le guerre di Fran- 
cia paflàua per occupare rillirio, afflitto da vna talein-r 
gratitudine, mentre penla di caftigarla, di quaranta cin- 
que anni fi eftinfè . E Giuliano apoftata dalla fede,che gli 
fucce(re,fra Perfi,da mano inuifibile ferito, anch'egli gio- 
uine terminò il corlb nella carriera de gli anni . Così ia^ 
ftirpedelgranCoftantinoinbreuehora mancò; ne fisu 
marauiglia , conciofiache i figli , che degenerano da' Fa- 
dri,nè delle loro felicità, né de' loro luftri ponno godere/. 

Z Arria- 



i66 Della Hiftoria di Corfù 

Arriani furono Coftantio> e Coftante; e Giuliano da fé- 
guace di Criftodiuenne Idolatra. Qualche verme rode^ 
quelle frutta^ che cattine nafcono da buona pianta, fé non 
può y fecondo il vangelo , da albero fenza magagna prò- 
durfi pomo marciose lènza fìipore Giouiniano 3 che noru 
hauea altro merito > che Teflèr buon foIdatO:^ delle vefti 
imperiali fìi cinto doppo la morte deirapoftata^ eàlui 
fuccefièValentinianOj padre di Gradano Imperatore, il 
quale, intefa la fciagura di Valente iuo zio , da* Goti nella 
Tracia vccilb,dalla Francia, ou'egli con felicità pugnaua, 
velocemente fi molle. Pafsò in Italia,edaqueftaàCor- 
cira,doue prouiflofi di piia naui,hebbe due mila Corfioti, 
guerrieri veterani,in foccorfo . Quindi/ciogliendo verfb 
Coftantinopoli , in cui moderaua le colè Teodofio Spa- 
gnuolo , da lui eletto per compagno deirimperio, arriuò 
nella Tracia, pugnò co' Gotiji vinfe, e vittoriofo fece ri- ' 
torno à Corcira. Refe mille gratie al Senato de gli aiutila' 
quali atcHbuiua i fuoi trionfi^diedele vele a* venti,e a' lidi 
d'Italia peruenne. Ma molto non fi puote fermare^poiche 
feppe^che Maffimo fuo Generale, dall'efericito in Inghil- 
terra gridato Cefare, era già nella Gallia con penficro di 
©ccupargli tutte le altre Prouincie . Pafsò TAlpi , e quan* 
do voleaprefentareal tiranno la battaglia, abbandonato 
da' fuoi ili coftretto à fuggire, ma raggiunto dalle militie 
di Mallìmo,dentro Leone fu vccifo.Fece bene le vendette 
deireftinta il valorofo Teodoiio, che partendo dalla^. 
Grecia a' danni deirvccilbre, a cui dentro Aquileiatol- 
fé la vita . Concorfero à tale imprefà con grande sforzo i 
Corcirefi,non folo per far cofa grata al viuo Imperatorc/> | 
ma per confagrare alla memoria del morto mille vite ni- j 

miche 



Libro Quarto . 1 67 

miche. Teodofio,hauendo neiroccidente mandato MaC- 
fimoall'occafbj ritornò a' paefi orientali 5 ma prima alla> 
Republica Corcireiè conceflè tali prerogatiue, che potea 
ben dirfi del Corpo Greco il cuore , mentre in lei aduna- 
ùanfi gli Ipiriti vitali delle gratie più nobili . Ondepoco 
rimafe da compartirle ad Arcadio, e Honorio, ambo figli 
di Teodofio > ed heredi del paterno principato 5 poco a-^ 
Teodofio fecondo^ che nacque da Arcadio^e a Coftantio> 
che fu compagno di Honorio^-che però di quefti non fan- 
no mentione le Storie Corcirefi . Fanno ben mentione di 
Valentiniano Terzo figlio &\ Coftantio , ( eflèndo flato il 
fecondo a* tempi del primo Teodofio , di cui folo , perche 
la meritaua habbiam fatto memoria ) il quale mandato da 
Teodofio il giouine^ per acquietarci tumulti d'Italia^ , 
hebbe nel ilio efercito qnattro mila ibldati Corfioti,, che-^ 
nciraffedio di Rauenna fi fègnalarono in modo ^ che per 
opera loro venne la città nelle mani deirimperatore , co- 
me ipriuilegiconceffi da lui à Corcira chiaramente pale- 
fano . Ma tanta felicità de' Corcirefi hebbe alla fine le fuc/ 
mifchianze dilutto^ perche in quefta valle di lagrime non 
fi può lungamente reipirar ftnza pianto ., 

Valentiniano y che deiropera di Etio s^'erafcruito con- 
tro degli Vnni 3 per lieue foipetto > àperfuafione di vn tal 
•Maffimo fuo fauorito , quel valorofiffimo Capitana fcco 
morire., Vn foldato impatiente del fine infelice del fuo 
«caro duce ,, non potendo foffrire la crudeltà dell' Impera- 
tore y à Valentiniano tolfe la vita ^ dicefi à ciò anche fpin- 
to dalle promeffe del medefimo Maffimo ,, che per la fua^ 
fellonia ottenne llmperio» Seppe tale tradimento Eu- 
do ffia moglie di Valentiniano^e incapace di confolationc 

• alcuna;^ 



1 6 8 Della Hiftor ia di Corfù. 

alcuna ^ determinò vendicarfi : fcrifle à Genferico 5 che in 
Africa reggea il regno de' Vandali , promettendo dargli 
Roma 5 e ritalia , s'egli contro Maffimo il traditore fi fuflc 
molTo. Accettò di buona voglia l'offerta il barbaro, o 
con efercito^ compofto di Vandali, Africani, e Mori, pat 
so in Italia , prefe Roma , dalla quale Maflìmo fuggendo 
da vno de' fuoi fu trucidato tra' bofchi . Leone Pontefice, 
che fece ritornare addietro Attila , non puote perfuadero 
Genferico , che lalciaflè almeno intatte le cofè (acre 5 poi- 
che Tempio in dodeci giorni di facco , dato à Roma , ma- 
numeffe quanto di humano , e diuino nella Città fi troua- 
ua . Ritornò lo federato moftro all'Africa , e i Romani 
raccolti eleflèro vn tal Flauio Anito dell'ordine Senato- 
riO;,fbtto il cui dominio morì Leonesche hauea già contro 
Neftorio , ed Eutichio , radunato in Calcedone vn Con- 
cilio di Seicento trenta Veicoui,fra' quali fiì Soterico,Ve- 
fcouo di Corcira , come appare dalla fottofcritione della-» 
lettera, mandata à Leone Imperatore da' Velcoui del vec- 
chio Epiro . Ma molto non fi fermò Genferico nell'Afri- 
ca, fuegliato all'armi dagli apparecchi, che facea contro 
di lui Leone Imperator di oriente , ch'era fucceflb à Mar- 
tiano, che doppo la morte di Teodofio fecondo, la cui fb- 
rellaPulcheriahebbeper moglie, reffel'Imperio. Que- 
llo Leone , che fu il primo di natione Greca fbllcuato alla 
Corona Imperiale , fapendo , che con Velentiniano fi era 
eftinto il dominio di occidente pretefè ricuperarlo , e di 
nuouo vnire T vna, e l'altra Monarchia, già diuifà . E au- 
uengache i Romani , morto Auito , fbftituiflèro Maiora- 
no , e à lui Seueriano , e à queflo Antemio 5 à ogni modo 
effendo Cefàri fol di nome , e fènza fona , à fé fpettare in- 

ten- 



L ibro Quarto . 1 6p 

tcndeua Leone la guerra contro Genferico tiranno. Ma 
quelli già con potentiflima armata folcaua Tonde 5 e ha« 
uendo porto in rouina le riuiere dltalia, e di Sicilia , con- 
tro le maremme di Grecia fi ri uolfe. Corcira, benché^ 
fchiuaffe la fua potenza , non puote fuggire la fua barba- 
rie . Si difefè la Città, ma Tifbla fu laccheggiata in modo, 
che per più anni fuccefìe ;, in luogo dell'antica abbondan- 
za , lacareftia. E fu marauiglia , che fi conferuaflè la Cit- 
tà, quando pochi difenfori dentro fi ritruouauano , eflen- 
do cócorfi à riempir le naui , che in gran numero haucano 
mandato i Corcirefi à vnirfi all'armata di Leone , che lot- 
to il comando di Bafilifco contro il Vandalo veleggiaua . 
Doppo lungo errare pe'l mare incontraronfi alla finev 
r Africano ferpe, eilGrecoBafihfco, à cui fi erano ag- 
giunti molti legni di Antemio , per cui combatteuafi , e> 
predo Popolonia fi attaccò la battaglia , dalla quale fuggì 
Genferico vinto con pochi nauilij , che dal naufragio , 
dalTincendio , e dalla fchiauitù gli rimafero . Quel , che> 
doppo tale fconfitta^auuenne, fi legge nelle Hiftorie Vni- 
uerfali, doue può vederlo il curiofo,perche la mia, né par- 
la delle tante mutationi, che fi videro in occidente finche 
ritalia fu in Regno ri dottai né di Leone , à cui fucceffe vn 
figlio di fua forella , pur detto Leone , il quale à Zenone^ 
Jfaurico fuo Padre rinuntiò l'Imperio di Oriente. So ben* 
io,che, morto Zenone, hebbe lofeettro in Coftatinopoli 
Anaftagioj e quefto eilinto, fu folleuato Giuiì:ino,che la- 
fciò fuo herede Giuftiniano,il quale mandò Bellifario alla 
conquifta dltalia oppreiìà da' Goti . Teodorico , vccifo 
Odoacre,fe n'erafatto padrone,e Thauea lafciato ad Ama- 
lafunta fua figfia , la quale da Eutarico Vifigoto fuo Ipofo 

A a hauea 



1 7 o Della Hiftoria di Corfù. 

hauea generato Atalarico , che molto non vifle : ond'ella 
pafsò alle feconde nozze con Teodato iuo cugino , che al 
principio fece ftima della moglie , ma nel fine di lei infa- 
iridito confinolla nelllfola del lago di Boliènna, oue la fe- 
ce morire . Hor Giuftiniano con la fcuià di vendicar la-» 
morte di coflei y ma in realtà per vnire all'Imperio lltalia, 
Ipedì BeUifàrio, che da Coftantinopoh fèpafìàggioà 
Corcira . L*accolfero i Corfioti con que'fegni di rifpetto, 
che à vn tanto duce doueanfi , e non Iblo il proiiidero di 
naui, ballanti àtraghittare le militie^ ma gli accrebbero 
Telèrcito con molte fchiere di giouani valorofi ^ de' quali 
poi feruiill nelle fue imprefe . In poco tempo tutta fotto- 
mife la Calabria ;, efiendofi à lui dato Embrino genero di 
Teodato , che la guardaua j e fpintofi auanti 5 aflediò Na- 
poli> e per via di vn aquedutto la preiè . Indi^ camminan- 
do verio Roma^co^lfauore del popolo^che Taccolfe trion- 
fante > di quella facilmente diuenne padrone y efìendono 
poco prima vfcito l'inetto Teodato, il quale fu vccifb per 
ordine di Vitige , che i Goti fi haueano eletto per Re^à fi- 
ne di hauere vn buon capo nella guerra , che loro mouea^ 
Bellifario . Vitige era bafìàmente nato , ma iblleuollo la^ 
forza y. e l'arte militare alia corona^ ond'egli alla fortuna.» , 
che gliela diede aggi ugnendo /piriti iblleuati,ficongiun- 
fé in Raiienna con Matafunta , figlia della Regina Amala- 
funta con poco gufto della fanciulla, chemalfbftriuadi 
huomo vile la parentela. Ma dalle nozze fu richiamato 
all'armi , e da Venere à Marte , per rauuifb , c'hebbe della 
.rotta de' fuoi nella Tofcana^oue Bellifario mandato hauea 
due capitanila fine di foggiogarla . Partì da Rauenna con 
centocinquanta mila foldati , e giunto à Roma y vi aflediò 

Belli- 






Libro Quarto . 171 

Bellifano per vn anno e otto mefi , ma fènza frutto ; pol- 
che i difenforj , per lo più Corcirefi , fecero de' fuoi talo 
macello^ che fu aftretto à disloggiare, e ritirarfi a Rauéna, 
dentro la quale il chiufè Bellifario, checonl'arriuodi 
Narfete eunuco , conduttore di molte fchiere, hauea ac- 
crefciuto l'efercito . Rauenna fu prefà , e Vitige fu pri- 
gioniero . Conduflelo feco Bellifario à Coftantinopoli 
con la fcorta de' legni Corfioti , eflèndo egli richiamato 
da Giuftiniano , à cagion , che piiì gli premea le guerra di 
Perfia y alla qual'era neceflàrio vn tal Capitano . Ma peg- 
giorando le cofè d'Italia 5 di nuouo fu mandato Belhfano, 
e di nuouo hebbe da' Corcirefi confiderabili aiuti ; noii^ 
però di nuouo egli vinfe 5 poiché Totila , à fnodifpetto, 
eprefe^edeftruffc Romane quafi tutto togliendogli auanti 
à gli occhi 5 il coftrinfe à lalciar la prouincia , qual diipe- 
raua difendere , Non perche vinto fuggiua 5 1 Corcirefi 
Jaiciarono di honorarlo 5 anzi fi fuppone , che Taccompa- 
gnaflèroconleloro galee fino àBizantio, oue caduto dal- 
la gratia di Giufl:iniano , kco, vn fine indegno di huomo , 
che nella Perfia , nell'Africa , e neiritalia hauea folleuato 
campidogli gloriofi al fuo nome . Chi afcende afpetcì la., 
difcefa ; poiché fé hanno l'apogeo, pruouano pure il peri- 
geo le ftelle . Rauenna , Ancona, e Otranto foli , doppo 
la fuga di Belli/àrio , eran rimafti all'Imperatore nell' Ita- 
lia dal furore di Totila, il quale , dcfiderando aggiugnere 
al fuo Regno anche la Sicilia, vi mandò numerofemili- 
tie , per occuparla , e nello ftefìb tempo ftrigneua Anco- 
na , e per mare , e per terra . Giuftiniano , c'h-^uea fatto 
pace co' Perfiani , e fugato gli Schiaui , vedendo le fuo 
cofe in buono ftato , (i difpoiè foccorrere alle miierie deli' 

Aa 2 Italia, 



I jz Della Hiftoria di Corfù. 

Italia 5 miftramente da' barbari lacerata . Narfètc , di na- 
tionePerfiano, hebbeilcaricodeirimprefa;edcgli, che, 
come eunuco , era meno, che huomo , fi fé conofcere più 
che huomo nelle battaglie . Per terra fi mofTc con fiorito 
cfercito, à fine di vnirfi con Vitaliano 5 che con molto 
legioni neirUlirio Tafpettaua . Ma mentre quefti fi appa« 
recchiano à pafìare in Italia , Totila manda la fua armata^ 
verfo la Grecia, che in rouina fùpofta dal ferro, e dal fuo- 
co . L'Epiro, TEtolia , e TAcarnania hebbero di che pia- 
gnere , però Corcira non puote lagrimare , poiché pochi 
furono gli occhi, che rimafero aperti alla ftrage, che in lei 
fecero i Goti . Il facco fu crudele , piìi crudele Tincendio, 
che le bellezze deirilblaridufle in cenere. Quei, che ri- 
mafero viui vollero vendicarfi,e forti loro rintento,men- 
tre vnendo i loro legni con alcuni, c'hauea Vitaliano, 
a' quali fi aggiunfero diece galee Venetiane , diedero fo- 
pra Tarmata, che aflèdiaua Ancona, e la ruppero à fegno > 
che di quarantaiètte naui Gotiche , fole diece fuggirono, 
e quelle , per paura , vicino al lido , furon bruciate . Né 
vendetta minore prefe Narfete,il quale,vnito co* Longo- 
bardi , disfece prima Totila , e preffo Pauia Tvccife j e poi 
del nuouo ReTeia ottenendo vittoria, il Gotico imperio 
neiritalia gloriofamente eftinfe . Eftinfe il Gotico,e vi fé 
forgere il Regno de' Longobardi , fé non fallano le Hifto- 
rie:c6ciofiacofache,regnando in Oriente Giuftino fecon- 
do, nipote di Giuftiniano , ch'era già morto , fu Narfete^ 
per l'odio gli portaua l'Imperatrice Sofia , richiamato alla 
corte con lettere obbrobriofè , che fra gli altri chiudeua- 
no quefl:i fenfi : non conuenire à vn'Eunuco la (pada , o 
che ritornnfié alla conocchia , e al fulb . Il che leggenda^ 

ciò, 



Libro Quarto. 173 

e 10 , difTe Narfete , formerò vn filo y che non ifuilupperà 
da' laberinti , ma faprà formar laberinti , Il difTe;, e il fece, 
cdoppo fatto pentiifi, eforfi, non potendo più rimediar- 
Ili 5 perfe , per la doglia , la vita . Scrifle ad Alboino , Ro 
de' Longobardi , che le due Pannonie, e la Saflbnia allora 
occupaua, e inuitoUo alla conquifta dltaha : cofa più pia- 
ceuole non potea arriuare all'orecchio del barbaro 5 onde 
fubito fi accinfe, e valicat'i monti , allagò le Italiane cam- 
pagne 5 e facilmente cacciatine i Greci ^ di largo dominio 
fi fé fignore/ermando la fiia refidenza m Pania . Raiienna 
co'I fuo diftretto rimafe all'Imperatore ^ che in fuo nomo 
vi mandò vn Eflàrco , ò Gouernatore 5 per nome Smeral- 
do : ma qiicfto auuenne a' tempi di Maiiritio ^ fra cui , c> 
Giuftino era flato Tiberio, adottato dallo ftcifo Giù- 
ftino à perfuafione di Sofia fua moglie, che mainoiu 
hauea potuto generare figliuoli . Così l'empio Giuflino 
( che ben empio poflb dire vn Arriano ) per vua donna> 
perfe l'Italia . Io fcufo coflui , perche fi vide, per amore, 
Vn Ercole con la gonna, vn Onfale con la claua . Il buon- 
tìiarito ami , ma non tema la moglie \ le fia compagno , 
non fuddito 5 poiché i Nini , che fòggiacciono per vn fol 
giorno alle Semiramidi , perdono, e la vita, e la fignoria. 
Giuflino però non conofcea le vere maffime di vn Princi- 
pe, onde commife quel grane fililo di oltraggiare Narfete. 
Né vn folo errore nella fua vita egli kcc ^ poiché fi legge, 
che a' tempi fuoi Tlmperio fu opprelfo dagli efattori, vno 
de' quali'n Corcira operò tali tirannie , che i Corcireu fu- 
ron forzati à tumultuare , Il togliere le lane, va bene; ma 
lo fcorticare è fouerchio . Gli tributi fon neceilari ai man- 
tenimento del Principe, però talora chi ha cura di rifcuo- 

terli , 



1 74 Della Hiftoria di Corfù. 

terli^ li rende infopportabili a' popoli . Chi ftà alle porte 
fi deue portare da gabelliere, non da ladrone . Le grauez- 
ze fon tali , quando fi ponno portare , del redo fé fon fo- 
uerchie , non fi chiamano grauezze , ma oppreffioni . Il 
Camelo ftà baflb fino , che la foma è moderata , e quando 
fi vuole aggiugnere di fouerchio, fubito fi foUeua , Fu ta- 
le il tumulto de* Corcirefi , che Giuftino , da loro auuifa- 
to per via di Ambafciatori , ftimò meglio acquietarlo coi 
concedere airifola gli antichi priuilegi , ed efentictni, 
comprate dagli habitanti à prezzo di fangue , che à difeTa 
delllmperio {parfero nelle battaglie. Ma egli è tempo , 
che ritorniamo à Smeraldo, il quale mandato da Mauritio 
fucceflbre di Tiberio,adottiuo figlio di Giuftino, come fi 
difle 3 con qualche numero di foldati arriuò à Corcira > ma 
qui accrebbe in modo le forze , che puote poi reprimere^ 
Taudaciade' Longobardi, che mai l'Eflarcatodi Rauenna 
nonlafciaronoinpace.Conlagentedi Corfùegli vinfo 
Feroaldo, Duca di quella ferociflìma natione,e prefa Ciaf- 
fc, Città fortiffima , vccife il tiranno , che dentro vi fiera 
ricuouerato . Né fotto l'altrui Imperio folo , à fauor do 
gllmperatori^combatterono i Corcirefi, poiché da fo fep- 
pero reprimere l'audacia de' ribelli , che fènza ritegno per 
le foggette Prouincie à briglia fciolta foorreuano . I Dal- 
mati,veggendo nelle guerre d'Italia diminuita l'imperiale 
potenza, fcofìèro il giogo , e apertamente negarono à Ce- 
fare il vaflàllaggio . Erano allora diftratte altroue le mili- 
tie deirimperacore, i) quale vedea da lontano il difordine, 
e benché bramaflé,non potea porui l'opportuno rimedio. 
Ma non foffrirono le ingiurie del loro fourano i Corfioti 
fedeli, e à fpefo proprie armando potentilfima adunanza di 

naui , 



Libro Quarto . 175* 

naui/i ipinfero contro i felloni^li vinfèro in vna fiera bat- 
tagliale all'antico dominio li riduilero . In quefto tempOj 
hauendo Smaraldo pacificato i confini dcirEflàrcato , o 
cópofte le diicordie del Regno di Napoli, che per Mauri- 
tio fi tenea^hebbe iliuccefìbre^Gallinico di nome,ilquale 
poco tempo viflè^onde di nuouo fu fpedito Smeraldo^che 
da* Corcirefi ottenne nouelli fbccorfi . Ma^morto Mauri- 
lio, ed eletto Foca , fu à Smerardo foftituito Eflàrca Gio- 
uanni Lemigio , il quale , per la fua auaritia, e fuperbia, fu 
dal popolo di Rauenna tagliato à pezzi . Né meno auuen- 
ne allo fleflb Foca,trucidato da Prifco, genero di Eraclio- 
ne , che , reggendo gli efèrciti , volle con la potenza fare/ 
fuo figlio Eraclio Imperatore . Fu da Eraclio^ mentr'egli 
contro Cofdroe Re di Perfia combattea , mandato Eleu- 
terjo in ìtafia , a fine di caftigarel'infolenza di Giouanni 
Càfino , che , doppo la morte dell'Eflarca Lemigio , da^ 
gouernatore , ch'egH era di Napoli, fi fé tirranno . Eleu- 
terio in Corfu fi prouide di quanto gli bifbgnaua per 
Fimprefa : hebbe naui,e fbldati,co' quali vinfe, e vccife il 
ribelle, fòggettando di nuouo quanto s'era Iblleuato cont 
Giouanni Cafino . Ma Eleuterio infedele, in vece di ipec- 
chiarfi neirelèmplo del morto , delle iuepretenfioni fi fé- 
ce fpecchio ^ onde arriuato a Rauenna,Re d'Italia fi fé in- 
titolare . Poco a ogni modo godè egli l'vfurpato Regno^ 
mentre da alcuni foldati , che {limarono dar gufto alllm- 
peratcre, fu trafitto per Io cammino di Roma , oue ne gi- 
ua , per cignere il fuo capo con l'immaginaria Corona., , 
Eraclio in tanto , che da Cofdroe non hauea potuto otte- 
nere la pace , fi apparecchiaua alla guerra; alla quale con- 
corfero i Corcirefi con fèflanta naui , e quattro mila folda« 

ti, che 



I j6 Della Hiftoria di Corfù.^ 

ti , che diiiennero il neruo deirefercito Imperiale . Corfe 
il generofo Principe contro Tinimico , che in A^oto Cit- 
tà di Soria , fi ritrouaiia , e aftrettolo à fuggire nella Mefo- 
potamia, ruppe Salbaro , vno de' Capitani Perfi , che po- 
derofo fé gli fé incontro : indi., abbattendo Saim, che con 
jnuoue forze fé gli oppofe ^ sforzò Cofdroe à ritirarfi , e à 
mandargli Piazatenecon più numero di militie, equafi 
con tutto il potere della Perfia ; ma qucfto pure fu da Era- 
clio fuperato . Dicono^che della triplicata vittoria fu cau- 
fa principale il valore de' Corfioti , che dentro le fquadrc 
Perfiane fi cacciauano 5 fenza tema di morte, e vccideua- 
no^ e atterrauano , e degli auuerfari faceano Urano macel- 
lo . So bene^che vi hebbe la fua parte il miracolo^ma^jpar- 
lando fecondo quel^che humanamente comparue , la glo- 
ria maggiore fu de' Corcirefi , che poi dal vittoriofo Ce- 
fare ottennero priuilegi 5 quanti mai feppero defideraro 
da vn grato Signore , ricordeuole de' benefici . Ma Cof- 
droe^abbattuto dal triplice fulmine^altro fcampo no heb- 
be^che la fuga nelle piiì lontane parti del fuoRegno^oue fi 
fece compagno , e fucceffore Medarfe fuo fecondo figlio; 
del che fdegnatoSiroe il primogenito fece lega con Era- 
clio ; e, co' fuoi foccorfi^il Padre, e il fratello fece morire 5 
cinofferuanzade'patti reflitui all'Imperatore tutt'i luo- 
ghi occupati,tutti gli fchiaui , e prigionieri , ein oltre la^ 
Croce di Crifto , che Cofdroe hauea tolto a Foca , quan- 
do il vinfe in vn fatto d'armi, che itct rofleggiar l'oriente 
difangue. Eraclio ritornò à Coflantinopoli,e i Corcirefi 
alla patria, carichi di preda , di ricchezze , e di gloria . O 
Eraclio , ò Eraclio / Volta l'armi vincitrici contro l'Ara- 
bia , già che la Perfiapiìi non t'offende . Non vedi , che 

comin- 



Libro Quarto . i jj 

comincia à fignoreggiare nel paefe della FeniceMaomet- 
to , che ne* pofteri , a' nollri danni , diuerrà immortalo ì 
Co* torrenti di fàngue eftingui quella face, che col tem- 
po ridurrà in cenere l'imperio c'hor tu poffiedi. A che> 
celebrare trionfi'n Gerufalemme ? La croce reco porta-i 
contro colui, che, con la fua legge ermafrodita, impugna 
principalmente il Vangelo , Mauritio,a'tempi di cui egli 
nacque, non puote conofcerlo, che bambino, lìx il rauuifi 
gigante, e non l'opprimi > Vanne, va à fpiegare la piace- 
uolezza Criftiana tra gli Arabi , e à que' ladroni infègna ^ 
come poffa rubarfi facilmente l'Empireo . Vccidi Mao- 
metto,fe vuoi, che viua fempre gloriofa la fede . Ma Era- 
clio , intento à componere lo Iconcertato Imperio , noru 
afcolta le mie parole, Dell'Arabia non cura,hauendo l'oc- 
chio all'Italia , la qual'era in gran pericolo , benché fuffo 
eftinta la fellonìa di Eleuterio. Mandò egli per Efìarco Ifa- 
cio , Patritio Coftantinopolitano , huomo facrilego , ma^ 
per altro valorofb. Quefto, con gli aiuti de' Corcirefi , 
vinfe vn tal Mauritio,capitano di alcune fquadre imperia- 
li , che al Regno dltalia afpiraua . Né Teodoro Callipa-», 
che per l'improuifà morte d'ifacio pafsò al gouerho dell' 
Eirarcato,puotelagnar(i de' Corfiotijpoiche,oltre gli ho- 
noris fattigli nel paflàggio in Corcira, fiiprouifto di naui, 
e fbldati à baftanza \ onde fu valeuole à fronteggiar Ro- 
tari , Re de' Longobardi , che in Italia fauoriua la parte^ 
de gli Arriani . Egli è vero, che Callipa, preflo Modona, 
con la morte di fette mila de' fuoi , hebbe la peggio nella.» 
battaglia \ ma fé non erano i Corcirefi haurebbe hauuto 
vna totale fconfitta . Onde l'Eflarco fcrifie del valore di 
quei marauiglie all' imperatore , il quale con fueletterc^ 

Bb rin- 



178 Della Hiftoria di Corfù. 

fingratiòIaRepublica^ à cuiconceflepriuilegifingolari 
fra' Greci i e più fatto haurebbe> fé l'idropisìa, doppo 
irent*annidi coronajnon Tvccideua . Coftantino terzo al 
morto Imperatore iùccefTc 5 madalla Madrigna auuelena- 
IO diede luogo a Eracleone fuo frattclIO;j, figlio di Eraclio, 
£ della horaicidai però molto non godè dell" vfurpata-» 
fignoriajpoiche Coftanzo^ figlio di Collantino^già gran- 
dicello,, co'l fauore del popolo riliebbe il paterno domi- 
nioj e troncata la lingua olla donna micidiale;, e il nafb ali* 
vfurpatore tiranno 5. Tvna e Taltro confinò lungi dalla fua 
Regia.Coftanzo dunque^quartodi quello nome^ottennc 
rimperio;) e fubito> alle co fé d'Italia volto, mandò per Ef- 
farcavntale Olimpio, che altri chiamano Alipio,acciò la 
difèndeflèda'Saracini. Haueano quelli barbari, finoa*" 
tempi di Eraclio fpogliato gl'Imperatori delle piti vaghe 
Prouincie, e non trouando refiftenxa^fcorreuano per ma- 
re, eper terra, vfurpando j e fliccheggiando Regni fenza^, 
contralto » Corfu , e le altre Ifole depredate , il limile at- 
ìendeala SiciIia,quando da Napoh fi moflè Olimpio con 
poderolà armata , nella quale erano cinquanta nani de*^ 
Corcirefi,e attaccata la battaglia, li vinfè,epofein fuga 
coni fanguinolà vittoria. Felice Coftanzo le haueflo, 
per mezzo de' Tuoi Capitani , amminillrato lltaHa ! Vi 
volle paflareinperfona, accompagnato da' Corfioti , vi 
fé gran colè 5 ma l'empio fpogliando le Chielè de' loro 
ornamenti, ottenne il nome conueneuole di ladrone».. 
Paisò- poi'n Siciha, e per più anni fece la fua dimora.» 
in Siracufa , doue le ricchezze dell'ilola giua adunando , 
per tralportare àCoftantinopoIi,egl-ItalianÌ3ei Siciliani 
lefori. Ma chierainabominationealCido^meritòro- 

dio 



Libro Quarto • i jp 

dio della terra . Vn foldato 5 detto Mc7:entio , Vwccìfc ^ o 
gli vfurpò il titolo dlmperatore; ma;$'egli è vero^chechi 
ferifceco'l coltello^ di coltello penice; fi vide chiaro iiu 
Mezentio trucidato da' compagni 5 i quali niandaronq il 
fuo capo à Coftantinoquarto^ figlio di Coftante^ che ìtl, 
Coftantinopoli dominaua. Airauuifo della morte, e del 
Padre, e del tiranno^ veleggiò il nuouo Cefare verfo Si- 
cilia^pcr ricuperare il corpo, ma più le ricchezze del geni- 
tore. Fu in Siracufa,e,piacendogli la ftanza,vi ^1 trattenne 
tanto , che nel fuo ritorno fu detto da' Greci Pagonato, ò 
barbato 5 poiche^eflèndofi da Bizant io partito fenza peli , 
vi ritornò con la barba . Ma ritorno non fu ilfuo, fu fuga 
perpaurade'Saracini, che dentro SiracufaPaifediarono; 
ed e^li, che temea di venire hi mano de' barbarij,montan- 
do su le nani , iafciòla Città , che fu fubito da' nimici oc- 
cupata . Sono così vari] ne' loro racconti gli Storici , che 
io mi confondo di teflere vn filo,che fempre dritto fi veg- 
«a . Vogliono alcuni, che doppo la fuga di Coftantino, i 
Corcirelì, ch'erano di prefidio , non folo difendeflèro , e 
conferuafferoSiracufa,ma, facendo ftragede'Saracini , 
forzafferli à disloggiare. Altri dicono, che Coftantino 
contro Mezentio fi muoueffe,e che in battaglia Tvccife : e 
altrijche mai non fu Coftantino quarto nella Sicilia. A chi 
s'hà da credere?Creda ogniuno à chi vuole,e come vuole, 
che nonèerefia il credere à capriccio nella fede d'hiftorie 
profane. Si deue ben credere, eflendo commune l'opi- 
nione degli Scrittori , che Coftantino afflitto da' Saraci- 
ni,che fino su le porte di Coftantinopoli correuano, adu- 
nado il potere di tutto l'Oriente, non folo in Soria li rup- 
pe , ma in mare, co^i foccorfo de* Corfioti, li fconfijle in^ 

Bb z modo, 



i8o Della Hiftoria di Corfù. 

iTìodo, che fi fecero fuoi tributari, con la paga di tre milaj 
I ibre d*oro ogn i anno , e altrettanti fèrui , e caualli . Ma-^ 
efsendo morto Coftantinodoppodiciafsettc annidi do- 
minio, fcofsero il giogo, e occuparono l'Africa 5 onde 
Giuftiniano Secondo, figlio deireftinto, fu forzato à 
chiamare le militie fotto Tinfègne, e le galee Corcirefi all' 
armata, che apparecchiaua. Alla fama deirapparecchio 
s'intimorirono i barbari, e con Giuftiniano fecero per 
diece anni tregua,reftituendogli l'Africane pagandogli fra 
quefto mentre ogni giorno mille pez^i d'oro , vno fchia- 
110 di loro natione 5 evncauallo. Poco più kce Giufti- 
niano, perche Leontio gli tolfè l'Imperio, e tagliatigli il 
nafb, e le orecchie, il confinò in Ceriona di Ponto ; e Ti- 
berio, vn altro fuo capitano, fi fé dire Cefare 5 ebench' 
egli, per opera de* Bulgari, ricuperafse la Signoria, e 
l'vno, e l'altro tiranno priuafse di vita , à ogni modo vin- 
to da Filippico,fuo ribello , co'l figlio fu trucidato , e irt* 
lui fi eftinic la ftirpe di Eraclio, c'haueaper nouantatre^ 
anni retto l'Imperio di Oriente. Filippico fu acclamato 
Imperatore , e aoppo lui Anaftagio,che da Teodofio ter- 
zo fuperato cangiò lo Iccttro in vn paftorale, e lacorona^ 
in mitra . Peggio auuenne a Teodofio, aftretto da Leone 
Ifaurico à mutare il diadema in vn capuccio , e in cocolla-, 
la clamide , 

A' tempi di quefto Leone aflediarono i Saracini Co- 
ftantinopoli con trecento, ò , come altri dicono , con tre 
mila legni , e per lo fpacio dì due anni la cinfèro per terra, 
e per acqua in modo, che perduta fi farebbe, fé i Corcirefi 
nonlehauefseroinuiato, del continouo, foccorfiedi 
gente , e di vittouaglie. E benché fufle allora Corfù tra- 

uagliata 



Libro QLiarto. 18 1 

uagliata dalle inuafioni di Sergio, eGligorita, chcii-u' 
alcuni luoghi della Sicilia cfercitauano la tirannide 5 con 
ciò tutto mai non lafciò di mandare aiuti , ftimando , che 
in difefa del capo deuonle altre membra riceuere le ferite, 
E ben conobbe la loro generofità Leone, che liberato de' 
nimici, in fe^no di gratitudine, con ampio diploma, con- 
cede a*Corfioti quanto fi chiude tra Durazzo, e TArta, 
co'l dominio di cinquanta miglia dentro la terra . Non-, 
cofi fece Leone Quarto, figlio^^di Coilantino quinto, che 
à Leone terzo fuo Padre era nell'Imperio fucceilb ^ poi- 
che, fcordandofi de* benefici , fatti da' Corcirefi alFauolo 
fuo, mandò vn'empio efattore di tributi , che rifola,efui- 
fta per tante guerre , volea gli partoriffe tefori : e , perche 
^li habitanti moftrarono la loro impotenza à pagare Ic/ 
ralle, furono dal minirtro dipinti per ribelli à Leone, che, 
ruggendo , giurò vendicarfi . E qualche gran male fatto 
haurebbe lo fcelerato, fé i Bulgari no'l diftoglieuano , en- 
trando nel mar'Eufino con numero infinito di vele, a' 
danni dell'Imperio raccolte . Poiché la tema del podero- 
fo nimico,non folo gh fece fcordare lo fdegno,ma raftrin* 

fé à chiedere amicamente foccorfo da' Corcirefi, cho 
pronti armarono ottanta nani , e in aiuto dell'armata Im- 
periale le fpinfero . Non fi venne al cimento,perche mo-^ 
ri Leone, il nimico de' Santi, de' quali ne meno potea^ 
vedere le immagini. Liberò egli con la fua morte liu 
Chiefa cattolica di vn grande auucrfirio, e Corcira di vn 
fanguinario perfecutore . Poiché certo fi è , che doppo 
cacciatoi Bulgari , riuolte haurebbe l'armi contro dell'I fo- 
la , elfendo il fuoco dell'odio fuo fotto le ceneri della dif- 
fimulatione fopito, ina non eftinto .Chi non la perdona- 



uà a 



i82. Della Hiftoria di Corfù. 

«a à Dio 5 non haurebbe conceflb à gl« huomini , benché 
fenza colpa , facilmente il perdono ; e vno , che odiauale 
immagini,con la fcufa de' tributi, fifarebbe moflb contro 
iCorlìoti, che co' Cattolici Tadorauano. Quando l'ira 
di vn Principe non isfoga fubito , è come vna fiamma^ , 
che lungo tempo rinchiufa ^ quando efce all'aperto non^ 
ha riparo . Il diffimulare non è che vna ipruzzaglia di fab- 
bro 5 che con l'acqua accrefce , non ifìnorza la vampa . 
Chi figne fa piii da vero y che chi moftra di fare da vero ; 
poiché a' colpi di quefto fi truoua riparo , ma nelle finte i 
più periti macftri della fcherma s'ingannano . Non heb- 
bero bifogno di taH documentai Corfioti , liberi affatto 
per la morte di Leone, di cui fu fucceffore Coflantìno Se- 
fto , fotto la direttione della Imperatrice Irene , effendo 
ancora il figlio fanciullo. Di quefta donna, che confer- 
mò a' Corcirefi ruttai priuilegi , che dagli altrlmperatori 
ottennero , molto parlan le Storie 5 né poco pptrebbero 
dire di vna , che con la fua bontà , e prudenza , diuenne^ 
nuoua marauiglia nelmondo . Fu ella Ateniefe , e per la 
fua bellezza fu moglie di Leone quarto , di cui amò fopra 
modo la perfona , odiò in ccceflb i viti; 5 poiché, come 
cattolica,non fi potea accordare co'l marito Iconoclaufta, 
eperfecutore de' Santi. Onde appena chiufe quello gli 
occhi, che di fuo Ordine furono nel primiero luogo le im- 
magini collocate. Di coftei fi narra, che non potendo 
foffrire la peruerfa natura del figlio eretico , co'l confi- 
glio de'principali della corte, gli tolfe gli occhi , e il chiu- 
fe dentro vna flretta prigione . Pare crudeltà à chi non-, 
confiderà più addentro , che vna madre tolga le luci a co- 
lui , che nouc mefi portò nel feno , fol per eiporlo alla lu- 
ce . 



Libro Quarto . 185 

ce. Ma pietà ella è Io ipargerele vifcere fue a publico be- 
neficio della fede> e de' Regni » RefTe Irene fòla per quat- 
tro anni Tlmperio, e a Tuo tempo fi celebrò il fettimo 
Concilio Vniuerfale in Nicea > oue interuenne Filippo , 
Vefcouo di Corfù^ fouente nelle feflloni nominato , Tre- 
cento trenta Prelati > effendo Pontefice Adriano > inter- 
uennero 3 e , per Jadeftrezza delllmperatrice > molte cole,, 
àfauore della Chielà Romana, fiirono ordinate da Gre- 
ci, Ma faftidit'i popoli della Signoria di vnafeminala^' 
depofèro in tempo, che con Carlo Magno trattaua fpon- 
falitio , e confinatala in Lesbo > eleflèro Niceforo Patri- 
tio di grande ftima, e autore della caduta ditene . Io non 
faprei dire , fé quefto fufìe fratello del moi to Leone, cho 
vn germano di tal nome hebbe, so bene , ch'egli con Car^ 
lo Magno , c'hauea titolo d'Imperatore neirOccidente^ ^ 
diuife i confini , ritenendo per fe in Italia quello , che co- 
mincia da Napoli , e da Siponto verfo Toriente con llfò- 
la di Sicilia, lafciando il refto à Carlo, efclufo ciò^ che pof» 
lèdeualaChiefà . Corfù rimafè à Niceforo, il quale heb- 
be tutta la Grecia, inclufaui la Dalmatia , ò llllirio , che> 
fu cauladi rottura tra Niceforo , e Pipino figlio di Carlo t 
poiché paflando egli armato fopra quella Prouincia , da^ 
Coftantinopoli fugli contro mandato Niceta,. chearri- 
uando à Corfù , aggiunfe alle fue , fèflfanta nauiCorcirefi> 
e por,, co' fòccorfi de' Venetiani confederati,, fatto più 
forte, nell'Adriatico fconfiflc il nimico ,, e coftrinfelo 
à lafciareinripofo quelpaefe, che a lui non appar- 
cenea.. Guerreggiò Niceforo,, fempre aiutato da' Cor- 
fioti ,. lungo tempo* co' Bulgari felicemente 3 ma, ef- 
fendo Re loro Crunno ^ nella Mifia fuperiore hebbo 

tale 



184 Della Hiftoria di Corfù. 

tale fcofla, che rimafe atterrato; onde diuenne Impe- 
ratore filo figlio Stauratione , che , come inetto al gouer- 
no 5 fu deporto doppo tre mei! , e in fuo luogo eletto il 
cugnato Michele Curoplate, il quale vinto da' Bulgari 
mutò la Regia in vn chioflro , e la fpada in vn Breuiario, 
Onde Leone, che fu il quinto^ figlio di vn Patritio , chia- 
mato Pardojhebbe dall'elercito il titolo di Cefàre^e da tut 
ta la Grecia potentilfimi aiuti . Poiché la fola Republica 
di Corcira gli mandò ottanta naui , e otto mila foldari , 
co' quali relo formidabile , non lungi da Coftantinopoli 
attaccò i Bulgari;, e li deftruilè^ vccidendo di propria^ ma- 
no il loro Re^che valorofamente fi difendea . Vinfè Leo- 
ne i nimici i e fu vinto da luoi domeftici 5 i quali ^ cauan- 
do di prigione Michele Traulo ( Traulo fi difle perche 
balbutiua ) oue ftaua con pericolo della vita , dentro la., 
camera delllmperatore Tafcofèro , acciò mentre dormiua 
r vccidefìè , come kcQ ; e per tal fatto ottenne l'Imperio . 
Ma i Saracini gliene occuparono parte con Tifola di Can- 
dia 3 che quafi tutta fi perfe ; e reftaua perduta , k due vol- 
te i Capitani Imperiali , auualendofi de' legni Corcirefi, 
non vinceuano in mare ; doppo le quali vittorie i Saracir 
ni da Creta ^ e Michele partì dalla vita . Morì con fofpet- 
to di Giudaifimo , il quale fi accrebbe nelle periècutioni , 
che fece alleiàcre immagini fuo figlio Teofilo^à cui man- 
darono i Corcirefi Ambalciatori , per offerirgli le loro 
forze contro i Saracini deirAfrica^ che i lidi delllmperio 
deuaftauano. Poiché, condotti da Saba, famofiifimo 
Duce, haiieanofaccheggiatolltalia, e la Sicilia, e allora 
appunto airafledio di Taranto, città fpettante al Greco 
Imperatore, fi ritruouauano. Ciò intefo Teofilo rin^ 



gratiò 



Libro Quarto, 185' 

gratiò i Corcirefi ^ e con buona armata mandò Teodoiio , 
à cui diedero venti legni i Corfioti ^ e quaranta naui i Yé^ 
netianijco'quali fi combattè nel golfo di Cotrona contro 
Saba con tal viltà per la codardia del comandante Greco , 
che fi perle la battaglia, che s'era cominciata co ifperanza 
ficuriifima di vittoria. Gonfio Saba per la fconfitta de* 
nimici corfe mettendo à ferro 5 efuocoleriuieredella-r 
Grecia , e airifoladi Corfìi diede il guaito, non hauendo 
potuto impadronirfi delle fortezze, ben difèfeda' paefani. 
Ma molto non hebbero à gloriarfi della fortuna loro i 
barbari 5 poiché morto Teofilo , e doppo lui Michele fuo 
figlio cacciato da Bafilio Macedone, chedaSchiauofu 
folleuato airimperio , hebbero nell'Adriatico tale rotta , 
che ftentarono àriunirfi. L'armata Venetiana, eventi 
legni Corcirefi furono in quefl:a battaglia gloriofa , per la 
quale Giouanni , figlio del Duce Veneto , fu creato Pro- 
tofpatario dell'Imperio, e a' Corfioti furono aggiunti pri- 
uilegi nouelli . In quefti tempi fi adunò Tottauo Conci- 
lio Vniuerfale dentro Coftantinopoli , e v'interuennc/ 
Michele Veicouo di Corcira , Ipefìb nominato negli atti , 
che vi fi fcriflèro . Succeflè à Bafilio Leone il figlio , di tal 
nome ièfto , perle applicationi allo ftudio detto il Filofo- 
fo, e, hauendo à cuore la guerra contro i Saracini di Egit- 
to , che nell'Arcipelago , e ne' lidi dell* Afia faceano dan- 
ni non ordinari], fu'l principio del fuo gouernochiefc* 
foccorfida' Corfioti, quali gl'inuiarono molta gente, che 
fu caufà della nobil vittoria , che ottenne il Generale Ni- 
ceta con la totale {confitta degl'infedeH . Coftantino fèt- 
timo , che à Leone fuo Padre, ancor garzonetto fucceflè , 
hebbe pur'eglibifogno degli aiuti de' Corcirefi 5 poiché 

C e più 



1^6 Della Hiftoria di Corfù. 

più volte rotto da' Bulgari > gli conuenne IbfFrire dentro 
Cofìantinopoli vno ftrettiffiino afledio , per foftenere il 
quale creò compagno deirimperio Romano Leeapeno 
fuo filocero ^ e poi chiamò alla difefà i Corfioti , che coru 
quaranta naui vi accorfero > e non fblo ali impeto de' ni- 
micipofèro freno, maraftrinfèro, doppovna memora- 
bile flrage > a ritirarli al fiio paefè più che di fretta . Gra- 
to non fu egli a^fùoi benefattori quefto Principe ^ poiché 
fcordandofi di quanto à fiio prò fatto haueano i Corcire* 
fi^ per alcLTne falfè calunnie , chiamolli a comparire ìil.. 
giuditio auanti al fiio tribunale ^ come più diflefamentc» 
fi narrerà fra poco . 

Reggeua a' tempi di Coft antino ^ e Romano Impera- 
tori j. la Chiefa di Corfù Arfènio ^ Prelato , che > oltre il 
candore de* fuoi cofìumi^ mantenne fèmpre bianca la^ 
fede^ che nelle difcordie de gli Orienta li,e Ponentini non 
poca nerezza foffikia. Nacqu*egli fotto l'Imperio di Bafi- 
lio Macedone j circa l'anno ottocento fèttanta fèi , in Bi- 
tìniz da parenti fterili^e come marauigliofl fògliono eflèr 
que* frutti j che dapiante , che non foghono produrne > 
nafcono, vn prodigio di fàritità comparueà gli occhi del 
mondo » Con le preghiere impretraronlo dal Cielo i fuoi 
genitori diuoti; ondepiù tolto fi fece vederefìglio del- 
la gì atia^che ordinario parto della natura .. Di tre anni fu 
offèrto a'facri chioftri^oue fucchiò bambolo latte più pre- 
tiofò di quello ritraile pria dalle poppe di fùa madre > che 
Falimentaua non meno alla vita> che alla fède, Didode- 
ci anni vcflì Thabito Monaftico > fbtto cui Angelo ( che^ 
tale fu il fuo nome) v n Serafino parea. Crefciuto poi à 
gli anni più maturi hcbbe in Seleuciail Sacerdotio, cho 

ira 



Libro Quarto . i B 7 

fra gli antichi Criftiani folca concedcrfi al merito, non 
all'età-non anuftrijmaaliuftrodi virtuofe atiioni. Defi- 
derando di vifitare i luoqhi Santi di Gerufalemme^natiuo 
fuolodelfuoCelefte, eWenoPadre, fipofeinvia, o 
incappò in mano de gli Agareni ladroni, a'qualiruboil 
cuore con le fue dolci maniere ; onde priui que' barbari di 
cuore non hebbcro animo di trattenere Angelo tra le. 
catene ; che gli fpiriti non han paura di ceppi , né temono 
di legami . Fu fciolto, hebbela libertà, e puote ja fua pri- 
miera intentione adempire, foUeuando il fole del fuo in- 
telletto al paradifo alla viftadi quella terra, ou'hebbel or- 
to, el'occafoilvagofoldigiuftitia. Dalla Paleftina f. 
conduffe à Coftantinopoli , trattoui dalla medefima diuo- 
tione di vedere gli ftrumenti del martino di Cnfto,e le al- 
tre pretiofe reliquie, che in quella Cittàfiadorauano. 
QuidaS Trifone, che fu poi Patriarca, accolto , diedey 
chiari fegni della fua fantità ; onde alla cura del Monafte- 
rio deli-ordine fuo fu pofto, e vi efercitò l' vfticio di Padre 
finche, vacandolaChiefadiCorfù, àquellodiPaftoro 
fiaccinfe. Accettò, non fenzarefifìere, lacarica,e com- 
parendo con r A poftolo tutto à tutti , prefe la cura del.a. 
anime, e non volle tralafciare quella de' corpi. Protet- 
tore delle vedoue, tutela degli orfani , folheuo degli af- 
flitti , teforode' bifognofi ; potea dirfi vn facro Proteo, 
che non lafciaua figura,incui non fi trasformafle a beneh- 
cio della greggia. La vita ponea per le fue pecorelle, 
l'anima non già , perche non l'hauea , hauendola data a 
quel Dio, cheghfufempreadiftente. Onde venendo 
iopra l'ifola numerofo nauilio di barbari , per depredarla, 
non dubitò , come kce S. Leone Papa con Attila, di gire 

Ce 2 am- 



^ i88 Della Hiftoria di Corfù. | 

à incontrarli, à fine di perfuadere loro, cheilfuoouilél 
lafciafTero in ripofo : ma da' que' lupi , in vece delle pfico- ^ 
re , fu prefo il pallore , con iQ)eranza di manumettere con 
faciltà priuo di guardiano l'armento . O quanto fallano i 
voftri difegni fàcrilegi pirati! Non fono i Corcirefi pe- 
corelle, che perCrifto; fapranno contro voi moftrarfi 
leoni. Airauuifo della prigionia di Arfenio armano fu- 
biro gl'inuitti Feaci que' legni , che fi ritrouauano in por- 
to , danno le vele a' venti , feguono il nimico , il raggiun- 
gono, Tattaccano , il vincono , e del rapito teforo fanno 
nobiliffimo acquifto . Seguirono poi fino a' luoghi , det- 
ti Tè^^yKx , i fuggitiui , e quiui fermatifi , nelle^ 
quattro ifolette, che il nome greco compongono, non., 
ritruouando acqua , doppo la vittoria fi ftimaron perdu- 
ti j poiché per la fretta non ne haueano fatto prouifiono 
inCorcira. Ma il gloriofo Arfenio, che hauea fperi- 
mentato Tardore de' fuoi popoli , non permife , che lun- 
gamente agonizzaflero per Tarfura : pofto in oratione, da 
srida ri?pe fé forgere vna fontana, oue fecondo il bifogno 
iCorcirefifi diffetarono. Omarauigliede'fèrui diDio, 
che in Dio confidano / La fede, che muoue i monti, può 
liquefar le lor pietre; e alle lagrime di cuore s'intenerifco- 
no i ùffì . Co'I pianto Arfenio, e con le preci ottenne^ 
racqua,e al fuo pianto fi vide lagrimante vna felce . Non 
eraconueneuole, che, abbattut'i Filiftei , moriffcr di fe- 
teque'generofiSanfoni; davnamafcellanò, dalfenodi 
yn macigno forga l'acqua, e co' fuoi gorgogli applauda., 
a gli trionfi , e gli trionfanti riftori . Ma non fu fola que- 
fta fiata, che Tonda publicò le marauiglie di Arfenio, poi- 
ché per mancanza di humori, ftando in pericolo di feccar- 

fi tilt- 



Libro Quarto . i Sp 

! fitutti gli alberi di Corcira, vnamiracolofa pioggia fé 
I venir dalle nubi, che, per molti mefi non comparfe^vn 
Ciel di bronzo fcoprinano. Ealtrauokaconlofpruzzo 
dell'acqua , con cui s'hanea lanate le mani , ficilmente^ 
partorì due gemelli vna tal donna , moglie di Andronico 
Cherico^ che in dolori infofTribili agonizaua . Hor men- 
tre intento alla cura deTuoiCorcirefiviuea il vigilante^ 
Arfènio , gli conuenne per la commun falute fra* difaggi 
morire. Era in ConciraànomedeirimperatorCoftan- 
tino vn Prefidente , auaro à fegno , fche più ftimaua il co- 
nio di vna moneta, che l'impronto del battefimo, che pur 
fegna telbri. Dacoftui, perche non adeguauano le fue 
cupide voglie, furono accufati di fellonia i Magiftrati, e il 
popolo di fede poco fincera . Onde al fuo giudicio citò 
Celare i Corfioti , {ènz'altra informatione 5 perche in tali 
materie il folo foipetto bafta a compilare i proceffi. So- 
uraftaua non lieue pericolo a* Corcirefi dallo fdegno di 
Coftantino, quando Arfenio fi rifolfe, benché vecchio, 
farla da buon Pallore. Pres'egHla viadi Coftaiitinopoli, 
Fermateui ! Oue ne gite ò decrepito Arfenio ? Il verno 
è già nella fua ftagione auanzato, e voi portate le neui fui 
voftro capo 5 e nel raddoppiato inuerno voi Tonde folca- 
te ? Il mare vi minaccia tempefte , e Tetà voftra naufra- 
gio . Se voi pericolate , chi reitera per Tonile . A che 
girne à incontrare il Lupo ? Ma egh è fordo , perche 
troppo vede le future calamità di Corcira . Giunfe Arfe- 
nio a Coftantinopoli , e ammeffo alTvdienza di Coft^n- 
tino, doppo di hauerlo difj^ofto col fuo venerabil fem- 
biante , ecco^ difse 5 Augujìo , al tuo tribunale rea l'innocen- 
za di' fìdeltfsimi Corjioti . Fno amhafaatore decrepito manda-' 

noà 



ipo Della Hiftoria di Corfù. 

m a te ^ acciò conofca ogni a;no , che non ègiomne^ md ^ecchlÀ 
la loro fede n^erfo l'imperio . 'Non hanno dubitato d'inmarc^ 
alla tuaprefenz^ in me il loro capo y per che tu njegga t loro pen^ 
furi yfempreftahili nelferttirti : anzi tt prefentano il loro capo , 
rifiuti di perder più toflo la tefla , che il cuore amhitiofo del tuo 
dominio . Me , chegouerno le anime , fpedirono , per darti a 
intendere , che i lorofpinti mai non pretefero alienarfi dal tuo 
n^é^aUdggio , E come puh hauerft *zfn talfofpetto de' Corci^ 
refe y che non filo a* tuoi maggiori ^maàte la loro fedeltà han- 
no autenticato colf angue f Per l'imperio Greco , che non han 
fatto ? l'Bulgari y i Saracini y gli Sciti y i barbari Jìefsi raton^ 
tare il potrebbero y cjuando la tua gratitudine permettejfè altri 
teftimoni , chefefìejfa . Dimmi y per chi ijincefli ^ Chi ti tol- 
fé l*afedio f Chi pofe in fuga gli auuerfari tuoi ? / Corcirefi , 
E i Corcirefiy che sì prontamente , si njalorof amente confagra- 
rono d tuo beneficio la njita , ponno ejfer felloni / lo y che come 
padre fvirituale conofco il loro interno y potrei farti fede indubi- 
tata y chefempre ti furon fedeli . Efe t humanagiujìitiafuole 
appagarfi dell'innocenza eflerna delle opere y benché fujfe ren^ 
l' mtentione y io non di meno poffo de' miei Corcirefi attejìare y 
che fé fono candidi nell'apparenza y da te ben conofciuta y fono 
fenza macchia nel cuore , d me filo pale fi . f^el tribunale del- 
la cof e ienza l ho ef aminati y afsicurantiy che fi han peccato 
contri di Dio y non han colpa ^erfo la tua per fina , Fdpruoua 
de* Corcirefi su la robba y sii le perfine y sii la ^ita , e f-ucdrai , 
fi le accufe date fono per cuoprirei mancamenti dell' accufatO' 
rey più che per ifiuoprie i difetti degli accufati . Ada quando 
fenza pruoua ^olefii cafligare l'innocenza del mio popolo yfap- 
fiy òCefarey che ti Cielo sd prendere la difefa degl'innocenti , 
CosìconchiufeArfenio^ dal cui volto, dal cui parlare 

con- ■ 



Libro Quarto» 15^1 

conuinto Coftantino affolfè i Corcirefi ^ e al Santo Paito- 
re permifè il ritorno . Ariènio tu da Corcira partirti viiio^ 
preueggo , che vi ritornerai efldnto $ polche Tinfirmità ^ 
che neirifola di Scio ti fbrprende , alla vifta par , che vo- 
glia atterrarti . Sei corraggiofo è vero > onde infermo ti 
metti'n viaggio , ma Corinto non pallerai ; qui Tanirna^ 
tua felice volerà à gli eterni ripofu Così auuenne : in 
Corinto morì Arftnio con eftrema doglia de* Corfioti> 
che quando ilfeppero, fi farebbero contentati di hauerlo 
viuo, ed effereindifgratiadeirimperatore> piàtofto^ 
che haueriì comp»'ato la gratia di Coftantino con la flia.^ 
morte . Si accrebbe il loro dolore > allor che fecero riflef^ 
fione al luogo del flio paflaggio , dubitando ^ che per lo 
antiche gare , non poteflèro con faciltàrifcuoterc il fàcro 
corpo dalle mani de' Corinti/ , emoli y e nimici de* Cor- 
cirefi. Ma rifoluti di hauer le ceneri di chi ne' loro petti 
acccfè tanto fuoco, poco meno , che tutti s'imbarcarono 
verfb Corinto , per ottenerle con la forza ^ qualora non^ 
giouaflèrole preghiere » NèTvna, né le altre fèruirono j 
poiché i Corinti] benignamente Taccolfèro, e diedero 
loro Arfènio morto, che , à onta della morte , conferuaua 
intere le membra : anzi la barba > benché ftrappata dalla-, 
diuodone degli habitatori di Corinto > al folito illefa fa« 
cea fede>che,à difpetto della medefìmamorte^volea maiì- 
tenerequel, ch'era fuperfluo nella vita» Fu trafportato 
il pretiofo teforo à Corcira^e nella Cattedrale chiufo den- 
tro vrna di marmo con la fua infcritione greca , la quale 
in verfi latini potrebbe nel fèguente modo fpiegarfi . 

Arcana frorfus nk^elts attingere^ 

Si qmdmodejit cordegejias confili^ : 

£^are 



19 ^ Della Hiftoria di Corfù. 

^uare a fé fulcro tu manus hoc ahjìiney 

Horror e f ed di^na fr'ms honefle , ac freme . 

Si 'vero es audax qute <uide in quem m audeaì j 

luflitiafoenas repojcat njindices . 

BUta SanSiorum ejìfewelpars ofsium 

Idque adeò cordtscum dolore maximo s 

Iffms in primis ftti exhortamine 

ioni tu njerendayfi fapis^'verehere. 
Con grandiffima diuotione^accrefciuta da* continoui mi- 
racoli y è venerato il corpo di Arfènio in Corfìì , e la fua-. 
fefta con concorfo vniuerfale fi celebra 2! dicianoue di 
Gennaro. 

Doppo lamorte di Arlènio morì Coftantino^e Roma- 
no fuo figlio tolfe lo fcettroihuomo di coftui più empio 
non hauea conofciiito Coilantinopoli ; poiché arriuò à 
legno tale la fua maluagità ^ che cacciando la madre^ e le 
iòrelle, leaftrinfe^per poter viuere^à vedere pubi icamen- 
te y come meretrici , il lor corpo . Con ciò tutto fu felice 
nella guerra , hauendo^ per mezzo di Niceforo Foca fuo 
capitano 5 e con gli aiuti de' Corcirefi ^ acquiftato molte^ 
belle vittorie^ delle quali non puote lungo tempo gode- 
re 5 eftinto di veleno nell'anno quintodecimo del fuo Im- 
perio , Anzi ne meno goder ne puotero per allora i fuoi 
figli 5 poiché la memoria infame del genitore li priuò del 
dominio^ à cui afceie Demetrio Foca valorofo foldato, e» 
capitano del morto ^ come fi diflè . Queflo auido di ricu- 
perare il Regno di Napoli ^ patrimonio degl'Imperatori 
Greci neiritalia^mandò la fua armata à Corcira ^ oue ài 
fuo ordine ftauanopront'i paefàni conièifanta legni , de' 
quali fecero Duce Niccolò Vaglioniti^ ed egli poi per ter 

ra 



Libro Quarto . 1 5> 5 

ravcnnc a Botrintò^da cui per mare fu trafportato à Cor- 
fu, volendo prima ripofare, egodereledelitie di queir 
Ifola amena. Si trattenne in fede qualche giorno , lieto 
delle dimoftrationi de' paefàni, e pofcia dandaal vento le 
vele verfb Pltalia fé viaggio: vi giun(è felicemente/elice- 
mente pugnò co' Saracini, cacciandoli con grande ftrage 
dalla Calabria,e dalla Puglia;e col medefimo corlb di vit- 
toria,paflato in Sicilia,liberò pure quel Regno dalle mani 
degl'infedeli. Indi valicando in Africa vi fece marauiglie, 
finalmente trafcorfò l'Egitto, riuolfc Tarmi per terra con- 
tro Antiochia, e doppo ibettiflìmo aflèdio la prefè. In,, 
tutte quefle guerre legnalaròfi i Corcirefi,che ricordeuo- 
li dell'antica gloria, mai non pugnaronienza trionfo . 
Ma le fatiche loro furono in brieue fparfè al vento 5 poi- 
che , hauendo Niceforo promefla à Otone, primo figlio 
di Otone Imperator di Occidente, Teofania fua figlia^ 
per moglie , e negando di dargliela , incitò in modo l'ani- 
mo di quel Principesche con efèrcitopotentiffimo di Te- 
defchi alfaltògli Napoli , e in poco tempo cacciò da tutto 
ilRegnolemilitiede'Greci. Perdita, chefììcaufadella^ 
morte di Niceforo 5 poiché, non potendo fòfìrire i popo- 
li di Coflantmopoh, che perla fua oftinatione li fuflc» 
perduto vno flato così bello in Italia, il tagliarono à 
pezzi , e diedero Teofania à Ottone , e l Giouanni Zimi- 
fce l'imperio . Dicono alcuni,che Giouanni fuflè figlio di 
Niceforo,altri ,che gli fufle nimico ; ò parente, ò nimico 
egli fucceflè nel dominio , nel quale , per meglio flabilir- 
fi, elefle fuoi compagni Bafilio , e Coflantino , ambo figli 
di Coftantino iettimo, i quali, morto il Zimifce, corno 
fi dice, di veleno, rimafèro foli, e afibluti Signori . Valo- 

D d rofi 



1 P4 Dcll3. Hifloria di Corfù. 

ToG furono , e fortunati affieme ; conciofiacofachc, noiC 
folo tolfero a* Saracini Candia , molti anni prima da quc' 
barbari occupata^ma paflando à Corfù, che fecero piana 
d*armi 5 adunarono potenriffima armata , con la quale ri- 
hebbero il Regno di Napoli, e poi ruppero Otoneiiu 
modo 5 che fé i Greci fi fpigneuano auanti , tutta Tltalia^ 
con faciltà foggiogauano . Maeglino contentaronfi del 
loro dominio , e ritornando in Oriente diedero licenza^ 
di girne à caia z Corfioti , che con feffanta legni haueano 
accompagnato gllmperatori . Douea Bafilio, doppo 
vinto Otone in Napoli , riuolgerfi à cacciare grinfedeli , 
che gh occupauano la Sicilia ; ma, ò che fuffe ftracco , ò 
che le forze rimaftegli non fuifero fufficienti, differì à mi- 
glior tempo vna tale imprefa. Ma Tinfolenza de* Saracini, 
che nell'Italia non lafciauano cofi quieta, fu cagione di 
anticiparla : onde, a perfuafionedi Sergio Pontefice, col- 
legatifi con Molocco , generale di Bafilio, il Principe di 
Capoa, e Guglielmo Ferebac, òFortebraccio , figlio di 
Trancredi barone Normanno , con forze communi paf^ 
farono in Sicilia , eilèndo i Corfioti concorfi con quaran- 
ta galee 5 e con molto Sangue de' barbari , s'impadroni- 
ron deirifola , che , fecondo i patti ; fi douea fra' collegati 
diuidere.Ma Molocco diuifè la preda, non il Regno,qua- 
le intero confègnò a' fuoi capitani , acciò a nome dell' 
Imperator di Oriente il guardaffero : onde nacquero i 
difgufli con Guglielmo, il quale paflato fopra la Puglia , à 
diipettode' Greci, preiè Melfi, e fortificolla, e poi rup- 
peMolocco, che da Sicilia era venuto per difcacciarlo . 
Morto Guglielmo fenza figli, Drogone il fratello fegui 
l'incominciata guerra \ e benché fu'l principio haueiTc^ 

vna 



Libro Quarto . i p 5' 

vna fconfitta da Melo^ capitano Greco, che con due mila^ 
Corfioti^c altra gente raffaltò, à ognimodo, rifatto l'efer- 
cito, vinfè il nimico ^ e da tutta la Puglia cacciollo . Ba- 
ri^ e Otranto, difcfe da' Corcirefi , fi mantennero per tre 
anni^del retto gli altri luoghi poca refiftenza fecero al va- 
lore di coluijche nelle fue intraprefe hauea la fortuna com. 
pagna. Morì alla fine Bafilio, eàCollantino^ottauodi 
queftonome, fuo frattello , c'hebbe in vita compagno , 
lafciò affolutamente llmpeno . Tre anni foli lo reffe , o 
poi , finendo la vita inettiffima al comando , à Romano 
Argiropilio, fuo genero , di Zoe 5 fua figlia, marito, il 
concefie . Ma ne meno quefti più che fei anni regnò ; 
poiché da vn tal Michele diPalfagonia, acuì l'Imperatri- 
ce tacca copia del fuo corpo , fu dentro di vn bagno affo • 
gato , Zoe con T vccifòre ipofolfi, e n'hebbe in guiderdo- 
ne Tefiliojconfinata in vn Ifbla dal fuo amante , il quale^, 
per quefta , e altre fue opere maluaggie , in capo del ter- 
zo mele fu dal popolo depofl:o dal fogho con la perdita* 
de gli occhi, che gli cauarono . Zoe, e Teodora fua forel- 
la prefèro le redini del gouerno 3 ma la libidine di quella^ 
Taftrinfedinuouo a foggettarfi a vn certo Coftantino 
Monomaco,ch'era di fangue Cefareo,e, pel matrimonio, 
che contrade con Tlmperatrice , fu Imperatore . Con- 
tro coftui fi folleuò nell'Epiro Giorgio Moniaco fuo 
Generale, ma dall'armi vinto , pafiar volle à Cor eira, do- 
ueconofciutofiipofto in ferri, e con buona guardia a 
Coftantinopoli da' fedeli Corcirefi mandato. Morta-» 
Zoe , e Coftantino , Teodora , e Michele fuo fpofb , go- 
iiernarono per qualche tempo le Prouincie , le quali poi 
furonrcttedalfacio Comneno, che, col confenfo del 

Dd 2 P^P<^- 



ip6 Della Hiftoria di Corfù. 

popolo, àCoftantino Duca le fece fbggette. Lafciò 
qucftoa'fuoi figli lo fcettro folto la cura di EudofTia fua^ 
moglie^la quale, hauendo giurato aireftintoDucadinon 
rimaritarfi , ò per la paura de' Saracini , che Tinfeftauano, 
ò perche fofinre non potea di ftare fenza huomo , fecc/ 
iuo fpoCo Romano Biogeno, valorofo Capitano,ch*ella^ 
rolfe dal carcere , oue ftaua chiufb per ordine del morto 
Coftantino . G uerreggiò Romano , fui principio , feli- 
cemente co' Turchi , ma vinto alla fine fii fatto prigione^ 
onde in Coftantinopoli fu falutato Imperatore Michelo, 
figlio del Duca 5 e benché Romano racquiftalfe la hber- 
tà^non puote rihauereil dominio, qual perfeaflieme con 
gli occhi. Ingannollo Michele, efottolafedeilprefo j 
ma,fe merita l'ingannatore efler tradito, tradito da' fuoi fi 
vide egli , quando, à fuo di (petto , acclamarono Cefare, 
Niceforo Bottoniata , e forzaronlo à fuggirfi fra* Latinij 
che di lui, come di ftrumento validiflìmo , fi feruirono a' 
danni de' Greci . Combattea allora nel Regno di Napo- 
li contro le reliquie de gh Orientali Roberto Guifcardo> 
che doppo la morte di Drogone,e poi di Gottifredo, flioi 
fratelli , a onta di Bagelardo il nipote, quafi tutta la Pu- 
glia,e buona parte della Calabria poffedea . Vn tempo del 
Pontefice nimico , e fcomunicaco, poi aflbluto dalle cen- 
fure, e fatto ligio diChiefi Santa, le armi vittoriolo 
moueahora'danni de' Greci, hora de* Saracini . Dalla> 
Sicilia quefti cacciò j dal Regno di Napoli quelli , fe non^ 
afìàtto , almeno in modo, che poco loro reltaua, che per-- 
dere, hauendo perduto le piii importanti prouincie . Hor 
àcoftui ne andò Michele, dal Bottoniata depofto, con 
trefuoifigli, e gli perfuafeàinuaderela Grecia, vfiirpa- 

tagli 



Libro Quarto. iP7 

tagli da Niceforo . Roberto^ che odiaua i Greci , e per la 
compaflìone del fuggiafco, e pel guflo del Pontefice, che 
pocoquelhamaua perlofcifma, fi difpofè ad aflàltarc/ 
Durazzo , qual cinfe per terra con elèrcito numerofo , o 
per mare con armata potente , Niceforo che poco confi- 
daua delle fue forze , chiefè aiuto da' Venetiani , i quali, 
fotto l'imperio di Domenico Siluio, Ipinlero i loro legni, 
e dall'altra parte co cinquanta galee fi moflero i Corfioti $ 
onde fu facile à gli vni,e à gli altri^liberar dairaffedio Du- 
razzo , e disfare Roberto , che con poche naui ritiiofTf lu 
Italia con penfiero di rimetterfi^e vfcire di nuouo più po- 
derofb. Ne tardò molto à porre in efècutione i fuoi di- 
fegni ; poiché , cacciato efìendo Niceforo da Alleffio 
Comneno , fratello di Michele , che prefe llmperio di 
Oriente, ritornò Roberto ibpra Durazzo con le naui , 
mentre Boemódo fuo figlio ftrignea la città con efèrcito 
terreftre numerofo, e forte. Aleffio non fu tardo al Ibc- 
corfo 5 ma poco felice à portarlo j fi conduffe à Botrintò 
per terra , eingrolfando l'armata co' legni Veneti , e le-» 
galee di Corcira, prefentò coraggiofàmente al nimico la 
battaglia, e doppo fiero combattimento fu fuperato ; 
onde gli conuenne fuggire, come pur fecero gli altri , 
verlb doue ftimaua meglio per fuo ricuouero . Corfù ac- 
colfe l'Imperatore , che iui fi trattenne per tutto Tinuer- 
no , doppo il quale cadde in potere del Normanno Du- 
razzo . Aleffio, temendo di maggiori progreffi, ne an- 
dò à Coftantinopoli à fine di apparecchiarfi à refiftere | 
e Roberto fece ritorno in Italia intento à cofe più grandi, 
perle quali armati quafii trecento legni vfcì contro la^ 
Grecia . Hebbe di nuouo à fronte Aleflio , i Venetiani , 

ei 



1^8 Delia Hifloria di Corfù. 

e i Corcircfi y ma di nuouo vinfe , e con tal vittoria inol- 
trandofi prefè terra nel promotorio di Cor eira, detto Ca- 
ibpo. Stimo 5 che nelle fue mani caduta farebbe Tlfola, 
fé vna febre acuta noU toglieua di vita . Poco doppo del- 
la morte di coftui , eflendofi partiti quei, che feguiuan- 
lo , approdò a' lidi di Corfu vna naue , che portila il cor- 
po di S.Nicolò Vefcouo di Mira in Licia, hora Carama- 
nia appellata 5 chea' Bari fu traiportato, oue con con- 
tinuo concorfo fi riuerifce. Giorgio Arciuefcouo col 
Clero, e tutto il popolo fi mofìé ad adorare le facre oflL , 
e fu tale la diuotione, che molti fi fcordarono fino del ci- 
bo . Quello Giorgio fii Prelato infigne nella fantità , e» 
nelle lettere 5 onde nella morte hebbe honori , fopra l'or- 
dinario di quelh , che fi fogliono fare agH eftinti Paftori . 
Fu ieppellito nella Cattedrale, e al fuo fepolcro aggiunta 
in Greco la infcritione, che fegue , 

Tlq yùp y\iyùQ (rK(ÌA>iKog ivreMqci^v 5 
A'Ma uu/julèc i afe \^ó\f//oi a/^-o* 

ll'àTi)7\^i7i-òy KàvKctWLqpayyapiuf* 
ìlari (nw^-plooiire y (nwcupi(d'iiuoi ^ 
Ai Cdv Gèòg ^^ìù!0'^v svjucifyi Av^iv • 
E' y %>^TÌfJLoi juéyiqov uirn/uoL <^Ì7\9i , 
MiTOL TiAóbrluf , Kj tIu) ci wi^ùò 5-é(ni/ ^ 
Ko w^ oijuvìpd ipfif TOLTTuyciy iqicav 
Avq-ÌìoÌk^ijìV )hrù7\cifÌYì tUù ^ìq-^v , 

Afa 



Libro Quarto. 199 

Tè ìcUpvovfJL>i 5 a-v/uTTuB-koLTTìi aplT^Bi , 
Tipo; cììr qQJvctyfJui; , cwò^ ""^^ UiTneiccg , 

M èTTX TD K0LT0L7rcWjU.0L Ì^ jULODtpùùV TTÌVCùV , 

Ap'HxÌTTCifoi^oi^^ rbjùfJLiytpctix^^^i 

E Voi oKoivòg ;c, Ke>t7->ì<;, )^ Ascaro rìj; . 
Ticópyio; yiyfx(pi Yloifjiluò KipKvpotg. 

fsfon efferatttr homo , ?^^^«f infipienter honoribus jìudeat . 
^omam quodnam remanet nomen '■vermis njilifsimì f 
Atam confcìus^ anoà ijìi lapides^qut ah omnibus propter odium 

defpicmntur , 
Etiam lachrymammfiii Bum erga me trahent , 
Smite deincepSy r-i^t faltem gtittatim prorsus dijfoìuar, 
Sinite y lachrymat mecum ejfundire y ope'qHe mi ht /erte , 

Per 



100 Della Hiftoria di Corfù. 

per quas Deusfrahet faci lem folutionem , 
Vnum hoc maxime cupio , ò Amici , 
Vtfofl obitum 3 ^ in feftdchro depofitionem , 
Funebres inmluu cineres fordidomm ofsium 
^ullius membri fitum difiinSium demonjlrent . 
borine accurate obferuabitis hremm meum fermonem ^ 
Quiprieeflis huic Ecclefi<e r* 
Certe quidem fubibit campine finalern p<cnam , 
Cum omnis creatura accedei ad Dmnum iudicium • 
Sacerdotalis funEiionis quintumperagens annumy 
Brexiineptè lapidibus conJìruEium tumulum , 
Et licei m loco delitefcathonefltf Simo y 
Intentionis me<t memor erit Clerus , 
Erexi hunc lapidibus conJiruSlum tumulum . 
Etfletui meo , ò benignifsimi Amici ^ 
Addite fufpiria , ^ depr <t catione s y 
^otquot detenti eftisnuinculisnequitiarmn , 
Secundò ^eropojlulo y (g^ ne contemnatis me , 
Ft pofl requiem meam y (^finem magnorum laborumy 
Immtxtummaneat cadauer meum ynec aliorum ofa hscrepò^ 
nantur , 

Nonne concedetismihiparuamgratiam f 

Ita rogo rvosper Triadem , ^per ipfos SanBos Confejfores . 

Nemoobjìethuicmece'-voluntatiy 

i^ando etiamficpermittat FninerfiludeXy ^ Dominus, 

Ceorgtus hcecfcripfitPaftor Corcyroe . 

Vna Profopopeia formano tali Verfi, co* quali parlai 
Giorgio, pregando i lettori , che orino per lui , e che non 
permettano , che con le fue fi mifchino le offa degli altri, 

per- 



Libro Quarto . 201 

perche voleua per fé folo il Sepolcro . Molte altre fimili 
infcrittioni , ò per Prelati ^ ò per perfone infigni , fi leg- 
gono in Corcira ( fé pur tutte fi leggo r.o , efìendo la mag- 
gior parte rofà dal tempo) quali lafcio, à fine di non^ 
cagionare tedio a' lettori , che , meglio che degli elogi] 
de' morti , fi dilettano delle glorie de' viui . Boemondo ^ 
che (èguito hauea Roberto il Padre , veggendolo priuo 
di vita ^ ritornò con Tarmata in Italia, oue Ruggiero, fuo 
fratello fecondo genito , gli hauea già tolto il dominio , à 
fé di ragione fpettante . L'vno, e Taltro pofèro la lite al 
giuditio dell'armi , ma da' capitani , che ambo amauano ^ 
per la memoria del Padre, accordati , depofèro gli fdegni^ 
contentandofi Ruggiero del principato di Taranto, o 
rinunziando à Beomondo gli altri luoghi col titolo di 
Duca di Calabria , e di Puglia . Ma mentre qui conten- 
deuano fra di loro i due germani^ Durazzo, e le altre Ter- 
re dì Grecia , folleuandofi , cacciarono gli prefidij Nor- 
manni, e all'Imperatore Aleffio fi diedero. Inqueflo 
tempo fi fece la gran moffa de' ponentini Principi, per 
togliere terra Santa dalle mani de* barbari , che Toccupa- 
uano, alla quale pur concorfe Boemondo con dodeci mila 
eletti foldati, conducédo fèco Tancredi fuo nipote, figlio 
di Ruggiero,à cui ceflè i fuoi flati di Calabria,e di Puglia. 
Tutt'j Principi sVnirono in Durazzo ^ fuora che lui , per 
fbfpetto, c'hauea dell'Imperatore Aleffio fuo nimico , 
Se pure non fu altro il fuo fine 5 conciofiacofàche truouo , 
che doppo la conquifla di Antiochia, ritornando cgh 
neiritalia , oue aggiuftò le differenze di fuo fratello eoa 
Ruggiero Conte di Sicilia fuo Zio , con buon numero di 
fanti,eCaual|i vennefopraDuraz^o, eprefiThaurebbe, 

E e fcil 



%oz Della Hiftoria di Corfù. 

fé il prefidio Corfioto y e poi l'armata Venetiana noiu 
rhaueilèro coftretto àpartirfi. Con ciò tutto corle le ri- 
uiere , e à fàcco pofè molte terre di AlefìTio , col quale alla 
finefiagjgiuftò, chiedendogli, come dicono le Hiftorie 
Greche , di tanti danni perdono , Morì Aleflìo, e gli fuc- 
cefle neirimperio Giouanni Caloianne, la cui figlia prefè 
per moghe Guglielmo Duca di Puglia 5 ch'era rimafto 
fucceflbre al Padre Ruggiero . Ma Ruggiero Secondo , 
figliuolo di Ruggiero primo 5 Conte di Sicilia , hauendo 
per male tal parentado co* Greci y poco amoreuoli de' 
Normanni , non folo pa{sò co' fuoi Siciliani contro la^ 
Calabria y qual facilmente fi prcfe^però la Puglia fi fé Ibg- 
getta ; indi Napoli y che fola per gli Greci fi mantenea^^ 
cinfediafledio, e in poco tempo l'hebbe , epaflauapiii 
oltre y fé il Pontefice y concedendogli'l titolo di Re dell' 
vna, e l'altra Sicilia, non acquietaua quell'animo ambi- 
tiofo di dominare . Né depofe Tarmi per quefto , poiché 
eflintoTlmperator Caloianne, fuccedendogli Emanuel- 
Io fuo figlio, hebbe l'inuitto Normanno nuoua occafione 
di guerreggiare à fauor de' Latini , ncll' Afia dal fudetto 
Emanuello poco amoreuolmente trattati . Si mofs'egli 
con la fua armata, con la quale poco prima liberato hauea 
il Re di Francia Ludouico Settimo , prigioniero de' Sara- 
cini, e non folo Tebe , Corinto , e Negropon te prefe, ma 
coftrinfe alla refa Corfu , rifoluto di paflare fopra Coftan- 
tinonoli flieflà, quando non l'haueflèro impedito i Vene- 
tiani , che gli diedero vna confiderabile rotta . Rimafo 
Corcira al Re Ruggiero , che Te ne impadronì più per di- 
foordie inteftine,e la poca accortezza di Giouanni Argio- 
criftoforita , Gouernatorc dell'armi , che per la forza de* 

fuoi 



Libro Quarto . 20 3 

fiioi guerrieri . Ma lungo tempo non foftenne Emanuel- 
Io 5 che vn pofto , così importante alla conferuatione del 
fuo Imperio, reftalfe in mano de' Siciliani, gouernati da' 
Normanni , fuoi capitali nimici . Racconta Niceta , che 
le naui , inclufèui quelle de' Venetiani , arriuarono à mil- 
le, e Telercito di terra fu fenza numero, quando l'Impera- 
tore fi mofle, per ricuperare Corcira. Non era più vino 
Ruggiero , regnaua bensì Guglielmo fuo figlio nella Si- 
cilia , poco amato da' vaffalli , che per Teftorfioni , che-» 
iacea , gli diedero il cognome di Malo , Era egli valoro- 
fo , e nel Regno di Napoli hauea fatto belliffime imprefe ; 
con ciò tutto non pensò mai à foccorrere i fuoi , che per 
ogni verfo da Emanuello furono afìfediati'n Corcira . Il 
prefidio della Rocca , numerofo di piìi di mille foldati, fe- 
ce refiftenza , e tale , che , doppo molti fanguinofi aflalti , 
foftenuti. con danno de' Greci , perfuafe l'Imperatore a 
vincerlo con la flemma, appettando gli approcci poten- 
tiffimi della fame , la quale non tardò molto à comparirò 
contro gli aflèdiati . Rimafèro que' mefchini fenza vitto- 
uaglie,equel ch*è peggio fenza fperanza di hauerne: onde 
furono neceffitati a capitolare con Emanuello , il quale , 
lieto dell'acquifto della Fortezza , da lui creduta inelpu- 
gnabile, molti doni fece a' Soldati 5 e a' Corcirefi , cho 
mai da lui fi erano alienati con Tanimo , non pochi priui- 
legi conceflè . Prima di partire fece l'Imperatore fortifi- 
car meglio la Città , e1 Caftello 5 e l'Ifola diuife in molti 
ÌFeudi , così fecolari , com'Ecclefiaftici , con obligatione 
a' Feudatari] di feruirlo in tempo di guerra, ò dentro, ò 
fuora del loro paefe . Di più conceflè alcune prerogatiue 
a'SiKerdoti, efentandolidaogniefèrcitiorufticale, an« 

E e 2 che 



204 Della Hiftoria di Corfu. 

che in feruigio del publico qualora haueflèro dalle loro 
mogli figliuoli . Per quelle , e altre gratie ;, difpenfate lo- 
ro da Emanuello , folleuarono i Corcirefi à fua gloria vna 
Statua di marmo greco, nella cui bafe leggeuafi la feguen- 
teinfcrittione. ' 

EMMANOTHA. KOMN. ATTOK. HNH. 
EXAAIM. Xm, EXAAlMONESTATil, 
SIKEAOXS TXPANNOXNTA2 
EKnOAEMHSANTI, EXXAPI2IHPI0N 
KEPKXPA NIKHTHHON. 

Direbbe in Latino. 

Emmanueli Comneno , 

Imperatori FAicifsimo y 

£lut Siculo 5 Tyrcmnos denicit ^ 

FiEìorUfr^emmm , 

Corcyra^ 

Partì I Imperatore ver/b Coftantinopoli con intentiono 
di muouerfi à primo tempo contro Guglielmo , eaflàltar- 
gli la fua Sicilia ; à qual fine cbiefe i ibliti Ibceorfi da' Ve- 
netianiima queiìi, che> pel guadagno del traffico ne* 
Regni di quello^ hauean fatto lega coIRe Siciliano, glie- 
li niegarono 5 onde l'altrui guerra trafiero ibpra del loro 
paefe . Poiché Emanuello, confederatofi con Stefano Re 
di Vngheriaj tolfc a' Venetiani Spalatro, Ragugia , e altri 
luoghi nella Schiauonia^epiiì fatto haurebbe^feVital Mi- 
chele Duce di Venetia no cacciaua con potétiffima arma- 
ta! 



Libro Quarto . 20 ^ 

tai legni Grecijncuperado il perdutO;,e inoltre occupan- 
do Scio nello fteflb tempo , che aflediaua Tlfòla famola di 
Negroponte . Tentarono pure i Veneti Tanimo de' Cor- 
fioti 3 ma in vano ; poiché non fi lafciauano vincere dalle 
parole quelli , che poco prima haueano fatto refiftenza à 
Guglielmo Re di Sicilia, che venne rifoluto di aggio- 
garli . Più che di fretta , poco men , che disfatto ^ fi partì 
Guglielmo da Corcira y ou'era andato per ritogliere à 
Emanuello quel^che fuo Padre Ruggiero^benche nò fno, 
àlui hauea per retaggio lafciato . Si pacificò alla fine co' 
Venetiani Tlmperatore , e hauendo vn figlio non iegit- 
timoj Allelfio nominato , à coftui diede Corcira^l'Etolia, 
e TEpiro , co'l titolo di Duca di que' paefi , e doppo la-, 
morte lafciollo Tutore di Aleffio , che con la moglie ha- 
uea generato. Io truouo grande varietà fra gli Storici 
Greci y e Latini, circa tal fatto ; poiché quefl:i , non fanno 
mentione alcuna della donatione fatta ad Aleffio , qual 
chiamano nipote di Emanuello , ne fi accordano nel rac- 
conto, chefegue, onde à me par meglio ridire quel, che 
narrano i Greci . Andronico Comneno , che il Tarca- 
gnota fa figlio di vn fratello di Giouanni Caloianni , Zio 
del giouinetto Aleflìo , e di Alelfio Duca di Corfù , fatto 
morire il nipote , occupògli Tlmperio , aiutato in ciò da^ 
Aleffio il Duca , à cui diede la fua figlia Irene per moglie > 
con iiperanza di lafciarlo fuo fucceflbre . Ma poi pentito 
di quel , c'hauea fatto , non folo al Duca tolfe la fua gra- 
tia, anzi procurò per ogni via occupar gh lo ilato . Di 
tale mutatione del fuocero , confufo Aleffio , ch'era ifu 
Corcita , non trouando miglior partito a'fuoi mali , ri- 
corfe à Guglielmo Re di Sicilia, Principe fra' vicini il più( 

poten- 



zo6 Della Hiftoria di Corfò.' 

potente ^ e del greco Imperio nimico giurato . Ottenne 
quanto volle 5 onde prouifto di numei ofa armata contro 
di Andronico fi fpinfe^egliprefeDurazzo. Nauigòpoi 
àCorcira con penfiero di paflar nelle vifcere della Gre- 
cia 5 ma i Corfioti gl'impediron lo sbarco ^ non perche fe 
oli fuffero ribellati , ma per paura , elisegli non metteffc 
dentro la loro Città prefidio di Siciliani , de' quali molto 
temeuano. Gli mandarono bene rinfrefchi, ealtrecofè 
neceflarie con refpreflìoni della loro fedeltà verfo la fua^ 
perlbna : onde il Duca fece vela verfo Teffalonica , oue^ 
fermoffi , licentiando i foccorfi di Guglielmo , de' quali 
poco reftauafodisfatto, perche con lui operauano per via 
d'inganni , e per le molte infolenze, che commetteuano . 
Stimo 5 che allora fi trattafle qualche aggiuftamento co'l 
Suocero ^ il quale gli hauea fatto formar contto procedo , 
in cui lo dichiaraua reodilefamaefìà, e come tale fog- 
gettaualo al bando . Non iàprei dire in che modo poco 
doppo venne il Duca nelle mani di Andronico 3 so di cer- 
to 5 che quefto gli tolfe la vifta, e in Ponto il tenne lunga- 
mente prigione . Né le lagrime d'Irene fua figha ^ e del 
picciolo Michele ^ ch'ella con Aleffio hauea generato^ fu- 
ron valeuolià ottenergli la libertà 5 ami nemenopuote- 
ro operare, che gli lafcialfe almeno i Feudi, oue mandò, a 
nome dell'Imperio, gouernatori, da' quali fià retta Corci- 
ra, l'Etolia, e l'Epiro . Durò il carcere di AlefTio finche^ , 
depofto Andronico , non fu felleuato all'Imperio Ilàcio 
Angelo, da cui fu liberato , e del fuo antico dominio fat- 
to fignore . Accolfero i Corcirefi il cieco Duca con fègni 
di ftrao'rdinario affetto,e volendo egh foccorrere Tlmpc^ 
ratore contro vn tallfacio , che s'era ribellato in Cipri, 

gli 



Libro Quarto. 207 

oli appreftnrono buona quatirà di naui^ co le quali gli riu- 
icì rendere ad Angelo il contracambio de' benefici] rice- 
iiuti. Mala fama della fua gratitudine olcurò egli poco 
doppo per vna congiura 5 ordinata da' Tuoi configli , con- 
tro lo fteflb Imperatore 5 che Thauea arricchito di gratic . 
Viuea in Teffalonica Andronico ^figlio di Alefsio, fi-atei- 
lo del Duca y che 5 come dicemmo 5 fu vccifb da fuo Zio 
Andronico 5 e fèmpre afpiraua airheredità , à lui di ragio- 
ne fpettante . Benché ricco egli futìb^ non hauea teforo 
baftante , per muouere apertamente la guerra a vnlmpe- 
ratore, né truouando di chi fi fidare , viflè quieto fino , 
che il Duca non fu fciolto dalla prigione . Ma quando il 
vide libero , rinouellatifi gli antichi pen fieri ^ iperò la firn 
luce di gloria da vn cieco, à cui fece parte de' fuoi difègni. 
Aleflìo, che non era molto alieno dalle congiure^ comin- 
ciò C0I nipote le macchine, che gli riufciuano , fe Ifacio 
Angelo fcuoprendole non vi daua rimedio. Fé prendere 
àman falua Andronico, e priuollo degli occhi , eal Duca 
diede vn monafterio per confine. Infbmmalaguidadi 
vn cieco conduce ne' precipiti] . Chi troppo vuol vede- 
re, e non ha occhi, fi dichiara fènzaceruello. Efenza.. 
jceruello appunto credertelo l'Imperatore ; perche altri- 
menti nonhaurebbe lafciatofra' vini ringratiifimo Duca. 
Rimale di coftui Michele , non meno del Padre fraudo- 
lente, e pieno d'inganni, che fu poi caufà , che l'Imperio 
Greco paiTaflé in poter de'Latini . Giouane egli era di al- 
ti fpiriti , e ambitiofo 5 e non potendo da Ifacio Angelo 
ottenere il Ducato paterno , fi difpofe a vn'imprefa , e' 
hebbe felicifnmo fine. Hauea l'Imperatore vn fratello, 
Alelfio di nome , da lui liberato con eran teforo dalle ma- 

ni 



2Ò8 Della Hiftoria di Corfù. 

ni de' Turchi , e teneramente amato : nutriua qùcfti peit- 
fieri feditiofi , auido di dominare 5 e come che s'accorda- 
uano nel genio , contraffe facihnente con Michele amici- 
tia. L'aftuto Michele 5 infmuandofifempre più nella fua 
familiarità , venne à tale , che puote perfuaderlo à occu- 
pare il luogo di Angelo^ come appunto egli fece . Vn dì, 
che fenza tema ftaua nella camera il ftatello , il prefè Tem- 
pio, e cauatigli gli occhi 5 dentro ftrettiffimo carcere il 
chiufe, e volendo fare il medefimo ad Aleffio, figlio del 
tradito 5 il fanciullo , che non hauea allora dodeci anni , 
con l'aiuto di alcuni fuoi fedeli , gli fuggì dalle mani , o 
fubito fece vela verfo ponente . Lafciamlo andare , che^ 
trouerà bene vna fortuna , alla quale forfi non penfà 5 ^ 
ritorniamo all' vlurpatore , il quale , ftabilitofi nel domi* 
nio , non hebbe altra cura , che di moftrarfi grato à Mi- 
chele, à cui , oltre Corfù, l'Etolia, e TEpiro , altri luoghi 
concedè: molto però godere non li puote; poiché il 
garzonetto Aleffio , che fuggiua, contro il fuo Imperato- 
re, cinto darmi ritorna. Come ciò auueniflè fi sa: i 
Conti Baldouino di Fiandra , Giouanni di Brenna, Enri- 
co di S.Paolo , e con quefti , e altri Signori , Ludouico di 
Sauoia , con eferciti numerofi erano venuti à Venetia , a 
fine di girne alla difeià di Terra Santa ; e non hauendo 
nani, hebbero da' Venetiani cento cinquanta legni lotto 
il loro Duce Dandolo con patto , che prima affediaffero 
Zara, che s*era ribellata dalla Republica, e poi gli acquifti 
di Oriente per metà diuideflcro . Sopra Zara erano i col- 
legati, quando Aleifio, dalla Germania, ou'era flato à 
chieder loccorfo à Filippo Imperatore , con lettere di co- 
ftui ne venne à porfi fotto Tombra della loro protettionej 

eia- 



Libro Quarto . zop 

gìache Filippo , che gli era parente, aiutar non Io potea," 
mentre con Ottone dilputaua llmperio. Promifèro tutti 
la loro afllftenza al fanciullo, e, prefa Zara , à quefto fino 
fecero vela ver fo Coftantinopoli ; ma arriuati , che furo- 
no à Corfù 3 ou'era il Duca Michele, che benignamento 
h accolfe, liebbero a cangiar penfiero , fé la fede data., 
nonTarreftaua. Michele, òhe preuedeuala tempefta , 
che,doppo di hauer colpito Aleffio il titanno,douea fbpra 
di lui fcaricarfi, hauendofi fatti beneuoli co' doni, e co're- 
gali ifbldati Latini , cominciò à fpargere fra di loro , cho 
non era conucneuole , che le armi apparecchiate contro 
de gPinfedeh fi muoueffero a' danni de' Crifìiani; cho 
Timprefà di Coftantinopoli haurebbe tanto diminuito le 
loro forze , che non farebbero poi baftanti à difender la^^ 
Paleftina; e cheinfommaera meglio hauer per amico 
vn , c'hauea in mano lo fcettro , che farfelo contrario per 
chi ramingo ne giua. Voci furono quefte, chefèminate 
fra la moltitudine , fecero nafcere qualche tumulto , e^ 
penfiero di ritornar più tofto addietro , che camminaro 
auanti, ognivolta, che termine del loro viaggio noa^ 
fuffe Geruìalemme . Né acquietati fi farrebbero gli {pi- 
riti feditiofi, fé i Conti , e alcuni Prelati, e con loro il fan- 
ciullo Aleffio, veftitià bruno, con le lagrime, e con Io 
preghiere, non hauefiéro fatto in modo, chedinuouo 
promifèro cacciare dall'imperio il tiranno , Rimafo 
dolente Michele, e i Latini partirono, di lui ben fb- 
disfatti , ma accefi contro di Aleffio , qual cacciaro- 
no poi da Coftantinopoli, e cauando il vecchio lia- 
cio Angelo dalla prigione , gli reftituirono l'Imperio , 
Ma mentre egli era intento à radunar denari per darli a* 

Ff Vene- 



2.10 Della Hiftoria di Corfù. 

Vcnetiani y e a* Conti , fecondo quello 5 c'haueano pat- 
teggiato col figlio, forprefo da graue infirmi tà lafciò la/: 
vita. Alcflìo, che gli fucceflè, meglio, che il Padre at- 
tendendo alla ftefsa cofa, fu caufà , che i Greci fi foleuat 
fero ibtto la condotta di vn tal Mirtillo fuo fauorito, il 
quale di fua mano ftrangolò il giouine Imperatore, e fi 
vide efercitar la tirannide. Mai Latini, infiammati pe*l 
doppio tradimento del fellone , e contro loro, e contro il 
fuo Signore, diedero vn ferociffimo alsalto à Coftanti- 
nopoli, e la prefèro : fuggi Mirtillo, e raggiunto in Mo- 
rea , fu crudelmente , come meritaua, fatto morire . Bal- 
douino. Conte di Fiandra, hebbe l'Imperio , e quel fiu- 
me , c'hebbe per fonte i Latini , a* Latini fece ritorno . Si 
diuifèro poi le prouinciei Collegati, ei Venitiani heb- 
bero quella portione di Grecia, che fi contentarono di 
accettare. Legga chi vuole le loro Storie, e ne vedrà 
minuti racconti , che la mia non permette il dilungarfi da 
Corcira alla penna.Non perche llmperio fu tolto a* Gre- 
ci , fu dal dominio greco allontanata Corcira : reftò 
nel fuo Trono Michele, che da due mogli, che hauea> 
hauuto, generò quattro figli maichi , Michele, Teodoro, 
Emanuello , e Coftantino . A Michele lafciò , doppo la-» 
fua morte, la Signoria , e in vita perche l'amaua , gli die- 
de Tlfola di Corfù , nella quale il Principe fi trattcneua 
con fodisfattione de* paefàni. Adornò egli di nobilif- 
fimi edifici] la Città 5 fabbricò in poflo , molto atto alla> 
difefà, ilcaflel S.Angeloj fortificò Gardichio, e altri 
luoghi importanti su rifola 5 ed eflendo mancato il Pa- 
dre , cinfè di nuoue muraglie Durano , e neir Epiro relè 
ineó>ugnabili molte Terre . Fu egli vcciib à tradimento, 

eMi- 



Libro Quarto . % 1 1 

e Michele terzo fuo figlio gli fuccelle fotto la tutela di 
Teodoro fuo fratello , il quale , da tutore fatto tiranno , 
aftrinfe il nipote à fuggirfi con la madre nel Peloponefò 5 
onderimafe di Corfù dell'Epiro, e dell'Etolia affoluto 
Signore . Valorofo egli era Teodoro , e molti danni fece 
a* Latini 5 conefercitodiCorfioti prefe Teffalonica, e^ 
buona parte della Grecia fino à Criftopoli aggiunfealla> 
da fignoria , Ma non contento di tali acquifti , mentro 
vuol combattere contro Aflàn Principe de' Bulgari , rot- 
to, e disfatto il fuo efercito , rimane prigione ; dalla qua- 
le vici libero, ma fènza pupille,dal crudel vincitore accie- 
cato . Ritornò Teodoro a' fuoi , e imputando delle fue^ 
difgratie la fua tirannide, ìqqq ritornare dal Peloponefò 
Michele terzo fuo nipote, e refttituitegli le Prouincie, 
Taccasò con Teodora, figlia del Sebaftrocrator Giouan- 
ni Petraliffi, Tenente generale delle armi, ed eferciti della 
Grecia . Michele, che , fènza hauerne fperanza fi vide Si- 
gnore , pofè la fède in Corcira , oue cinfe di mura T Arta^ ^ 
edificò Chiefè , e in terra ferma fece il caftello di Bottrin- 
tò, nelle porte del quale ancor fi legge il fuo nome. Fu 
Principe per ogni verfbriguardeuole, fé non quanto 
amore per alcun tempo l'allontanò dal douere . Inuaghif^ 
fi di vna gentildonna vedoua à fegno,che cacciò di cafa la 
moglie 5 e i figli ; né valfèro ammonitioni di Sacerdoti,e 
•auuifidipieperfone , à farlo auueduto della fceleraggine 
fua. Furono bensì potenti le lagrime , che a Dio fparge- 
ua Teodora, principeflfa da' PopofideirAcarnania fino 
al dì di hoggi creduta Santa ; poiché da vn raggio di di- 
uina gratia illuminato Michele , permifè , che i giudici 
formaflèro procelfo alla fua diletta, e , conuintala di mali- 

F f 2 arda 



z 1 2. Della Hifloria di CorfùJ 

arda , feueramente la caftigaflero . Vn folo figlio hebbo 
da coftei il Duca, il quale ritornando al giufto fenderò 
accolfe la moglie 5 con cui vifìè in pace fino alla Morto • 
Morì egli, e à Michele quarto fuo primogenito lafciò 
Corcira, e Taltre terre air Ifo la appartenenti 5 percon- 
icruarlequaliprcfèilnuouo Duca in moglie Maria, fi- 
glia dì Teodoro Lalcari Imperator di Oriente,con la qua- 
le generò Elena^ e Anna, quefta al Principe dell' Acaia , o 
quella maritata à Manfredo , che fu Re di Sicilia . Quello 
Teodoro Lafcari s'intitolauaImperatore,benche Coftan- 
tinopoli fuffe in mano de' Latini , che pur eglino haueano 
il titolo dell'Imperio . Hebbe molti anteceflbri , de' quali 
fa mentione Niceforo , cominciando dal primo Teodoro 
Lafcari^chein Necea,à onta di Baldouino, Contedi Fian- 
dra^fù coronato. Morto coftui^elafciando Tutore di due 
piccioli fuoi figliuoli Michele Paleologo, che poco prima 
hauea acquiftato la dignità di Diipota ^ inuogliò il Duca^ 
Michele, che pur egli Diipota dell'Etolia, di Corfù,e del- 
l'Epiro, fi facea nominare, à pretendere l'Imperio del fuo- 
cero, e de' cugnati . A qual'effetto, collegatofi con Man- 
fredo Re dì Sicilia, e co'l Principe dell'Acaia, fuoi generi, 
e con efercito formidabile fi mode verfo la Macedonio, 
ou'hebbe incontro Giouanni Sebaftocratore fratello del 
Paleologo con forze, non eguali alle fue, ma pure grandi. 
Mihtauanoco'l nimico, CefareCoftantino, AleflioStra- 
tegopolo,eTorniciofuocerodel Generale, oltre molti 
Senatori, e altri Principi della Grecia^ e con ciò tutto ma- 
le haurebbero impedito gli progreffi del Duca Michele^, 
quando egli non fi fuflè laìciato vincere dalla facile fua^ 
credenza, Vn foldato aftutifsimo , dal Sebafliocratore^ 

man- 



Libro Quarto. zi 3 

mandato,s*introduflè di notte nel Tuo padiglione^e gli dit 
fe , Michele procura fàluarti 5 perche il Re di Sicilia , e il 
principe dell' Acaia , hanno nafcoftamente offèrto a' tuoi 
nimici la pace^ e fènza dubio ti daranno nelle lor mani , Il 
Duca credè fubito al fuggitiuo, einfugafipofe, accom- 
pagnato da poco numero de' fuoi più intimi familiari 5 e 
non molto doppo lo fteflb fecero i fuoi foldati y che lènza^ 
ordine alcuno fèguirono le orme del loro Signore , Man- 
fredo, e il Principe dell'Acaia , quando ciòieppero, rima- 
fero così confufi, che ftimandoii traditi dal fuocero^nè fà- 
pendo quel che fi fare, furono facilmente rotti, e Tvnore- 
ftò prigione, appena l'altro , che fu il Re, fcappando dalle 
catene . Meglio per lui farebbe flato il carcere greco, che 
non lafciaua al ficuromifèramente la vita fra' Galli, cho 
venuti con Carlo di Angiò del real fangue di Francia , iru 
vna battaglia iVcciiero , e dell'vna , eTaltra Sicilia lo fpo- 
gliarono . Ma fuggir non fi può quello , che negli eterni 
annali fu fcritto . Ritorniamo à Michele, cherauuifto del 
fuo errore , procuraua emendarlo con vfcir di nuouo con- 
tro i fuoi nimici alla campagna. Riordinò egli le fue fchie- 
re;e vi aggiunfè molte compagnie fcelte diCorcirefi,Eto- 
li, ed Epiroti 5 e con gli aiuti di alcuni Principi amici fi 
moflè à incontrare CefareAleflìo, Capitano valorofifsi- 
modelPaleologo: edhebbe l'incontro cosi fauoreuolc^ 
la forte, chenonfolofoonfifTerefercito, ma fece prigio- 
niero il fuo Duce , qual mandò tra legami à Manfredo fuo 
genera^ acciò co'l iuo fcambio poteife rihaueré la forella , 
che fu moglie di Giouanni Duca, anteceflor nell'Imperio 
a Teodoro Lafcari , da' Greci trattenuta fra loro con vio- 
lenza . Aggiuftaronfi alla fine le differenze tra Michele^c 

ilPa^ 



214 Della Hifloria di Corfù. ^ 

ilPaleologo, il quale già haiiea a' fuoi pupilli occupate 
rimperio , e cacciati da Coftan tinopoli i Latini , che le 
guironoBaldouiiìo, lor vltimo Imperatore nell'OHente 
Vn Baldouino acquiftò il dominio fra Greci, e dopp^ 
cinquanta , e più anni, vn altro Baldouino perdette la Si- 
gnoria . Ma Michele , per meglio ftabihre la pace , man- 
dò Teodora fua moglie à Coftantinopoli , a fine di com- 
porre alcune nouità circa a* confini , e di trattar matrimo- 
nio tra Anna, confobrina delllmperatore,e Niceforo fuc 
Primogenito . Uvna, e l'altra cofa facilmente fi conchiu- 
fé; onde con regia magnificenza fu condotta lanuoua. 
Ipoià, e fi celebraron le nozze con apparato degno , non- 
di vn Duca, e Difpota , ma di vn Monarca . Ma la paren- 
tela non fu valeuole à frenare Farmi del Paleologo in mo- 
doj che non fi muouefièro a' danni di Michele,che armate 
Icorreua ne' confini delllmperio « Niceforo hifl:orico di- 
ce, che l'Imperatore iènza battaglia fuggi l'incontro del 
Duca, atterrito da vrìa cometa, che verlb ilfegno del Te 
ro nel Solftitio eftiuo comparue . Né credo, che Michele 
paflTaflèauanti ; poiché il fecQ ritornare addietro la mortej 
doppo la quale laiciò quattro figli , Niceforo, Michele , e 
Giouanni legittimi, e vn'altroGiouanni bafl:ardo, cho 
amaua in ecceflt>. Onde nel teftamentodiuife tra il pri- 
mo, e quello vltimo naturale le fue Proni ncic;inueftendo 
Niceforo ddl'Epiro vecchio , che chiude i Trelpoti , gli 
Acarnani, i Dologri, i Corcirefi, i Ccfalonij , e glltacen- 
i^ 5 regioni, che dalFOccidente hanno per confine il mare 
Jonio, e Adriatico ; dal Settentrione i monti Pidno,e Au- 
croceraunei 5 e dall'Oriente il fiume Acheloo ; e dal Mez- 
zogiorno la Cefalonia^e l'Ifola di Corcir^. Giouanni heb- 

bei 



Libro Quarto . 2 1 f 

be i Pela/gi ; i Pitioti^ i Teflali ^ e i Locri , che terminano 
col Parnafb 5 e TOlimpo : paefi vafti , da* quali Tinquicto 
fìalio deirinquietifsimo Michele caiiò eferciti poderofi 
contro il Paleologo^ à cui tolfe molto dominio . Io noi-u 
faprei dire fé Corfìj rimafe realmente à Niceforo , ò puro 
di folo titolo 5 poiché truouo , ch'ella fu preia dal Rè di 
Napoli Carlo^ quando fu richieflo d'aiuto da Baldouino , 
vltimo Imperatore di Coftantinopoli, dal Paleologo cac- 
ciato. DoppO;,ch'egli dalia fua Regia fuggi ricorfe à mol- 
ti Principi Ponentini , da' quaH fol hebbe parole^ e pochi 
fatti 5 folo il Rè Carlo di Angiò^che^ vintole vccifo Man- 
fredo^ delle due Sicilie diuenne Signore, e con Baldouino 
contrafle parentela,e à fuo fauore armò cento galee^e ven- 
ti naui> fopraui moltitudine innumerabile di loldati. Noa 
Kilafolapiaintentionedifoccorrerei bifogni, cheàvru 
così grande armamento lo fpinfe, ma la ^peran^a, che» 
igli hauea dato Baldouino di farlo nel? Imperio fuo fucceC 
fore . Sopra Durazzo fi fcaricò la prima faetta , e la Città, 
ibenche fi difendeffe per qualche giorno , cadde alla fino 
in potere di Carlo, il quale, paflando oltre , mandò Ludo- 
uico di Angiò fuo nipote all'afledio di Corcira . Lunga- 
mente fi mantenne ella à gli sforzi , per non reftare fchia- 
ua tra' Franchi 5 foftenne aflàlti ferociffimi 5 fi fece fen- 
tire nelle fortite ; ma che potea fare priua di vittouaglie ì 
Dal fuo Duca non attende foccorfo, la plebe, à difpetto 
de' nobili , che voglion piùpreflo morire, che cedere,già 
folleuata co' 1 nimico patteggia; egHcd'vopo, che fi 
renda, fé non vuol' eifere deftrutta dal facco. Si refo 
CorfùalReCarlo, che iui era venuto in perfona ; e dal 
vincitorcortefe, à cui giurò vaflallaggio, hebbe la con- 

fer- 



zi6 Della Hiftoria di Corfù. 

fermationede'fuoipriuilegi, Ben'èvero, che poi polo 
foflbpra Tordine delle cofe, e la clemenza cominciò à mu- 
tare in tirannide; poiché tolfè annobilii loro feudi, eà 
molti Prouenzali , e Italiani , li diede ; pofè neirifola 
vnBagliuOjòMaeftroMaflàro, e tre Giudici, acciò col 
mero, e mifto imperio, amminiftraflèro la giuftitia ; leuò 
r Arciuefcouo , e Clero greco dalla Cattedrale , e con li- 
cenza del Papa la conceflèàvn Prelato Latino, E per- 
che i Greci lagnauanfi di queftovltimp fatto, cgliper- 
mifè, che trenta due Canonici del rito greco con altret- 
tanti nobili Corfioti creaflèro vn Protopapà, e Coroepit 
copo , à cui fpettaffero le caufè di quei , che alla greca-» 
viueano . Sette dignità ecclefiaftiche, e otto altri Proto- 
papi per gli Greci diftribuì in tutta l*Ifola , nella quale la- 
Iciatofufficienteprefidio, Iciolfè contro il Paleologo, e 
gli prefe Lepanto , e Patraflb, Vonizza,e molti altri luo- 
ghi, e Ifole nell'Arcipelago 5 epiùgU toglieua, fc la^ 
morte di Giouanni XXI no'l richimiaua ad aflìftere alla^ 
crcatione del nuouo Pontefice , come ch'egli era Senato- 
re Romano. Pretefè far Papa vn Francefè, mai Cardi- 
nali ofìinatamente li oppofero , e doppo fd mefi di Con- 
claue, Niccolò Terzo della Famiglia Orfina crearono , 
Conuenneà Carlo hauerpatienza, la quale piiì efercitò, 
fc pure n'h ebbe, nelle iblleuationi diSiciha, chevccifo 
i fuoi fbldati , e agli Aragonefi fi diede . I Siciliani di na- 
tura gelofi , non potendo patire la libertà , da loro {lima- 
ta licentiofa , de' Galli, à fommoflà dd Paleologo , e inci- 
tati da vn tal Giouanni di Procida , che ordì, col fignerfi 
pazzo , la congiura , il giorno di Palqua à hora di vefpro, 
in tutt'i luoghi deirifola i Francefi crudelmente trucida- 
rono. 



Libro Quarto. ziy 

I rono, nonlaperdonandoallemogllgraiiidedegliftedij 
chevccifèro. E perche male fi poteuano difendere da^ 
Carlo, così vicino, e così potente, chiamarono dall' 
Africa, ou'egli giierreggiaua, Pietro Redi Aragona, à 
cui giurarono vaflàllaggio in Palermo . Era il Re Pietro 
marito di Coftanza,forelladi Manfredo,che fu Redi Na- 
poli, e di Sicilia 5 onde non folo per leprefènti congiun- 
ture , ma anche per altro titolo , Ibpra T vno , e Taltro Re- 
gno pretendeua . Carlo all'aunifo fremè di rabbia, e con 
cfèrcito numeroib palfato in Sicilia , aflediò Meffina, e^ 
prefa Thaurebbe , fé per le dure conditioni difperat'i Mcf- 
iinefi, fbrtendo dalla Città non Thaueffero cofìretto à 
fuggire , e à ritirarfi nella Calabria , Si disfidarono poi i 
i due Re Pietro , e Carlo in Bordeos,poflèduta da gllngle- 
1 fi ; ma non hebbe il duello effètto , benché fufièro ambo 
! comparfi nel luogo deftinato , vno però doppo dellaltro. 
In quefto mentre Ruggiero Loria, che s'era ribellato da^ 
t Cariote paflato al fei uigio di Pietro,con quarantacinque^ 
galee comparfo fopra Napol i , oue in luogo del Padro 
gouernaua Carlo Zoppo, inuitò il giouine, poco pratti- 
co, àbattagha, ilviniè, e fece prigione,conducendolo al- 
la Regina Cofl:anza,che da Pietro fuo marito era ftata po- 
lla gouernatrice della Sicilia. Voleuano i Siciliani farlo 
morire in vendetta di Corradino del fàngue di Sueuia , 
che, doppo la morte di Manfredo fuo parente, era fccfb 
dalla Germania, per ricuperare dalle mani di Carlo il Re- 
gno di Napoli 5 ma vinto, e prefo , fu dall'Angioino lat- 
to publicamente decapitare , No'I permife a ogni modo 
Coftanza, benché confanguinea di Corradino,e fatato- 
lo il mandò ai Re Pietro^ che, mentre viflè il padre, il ten- 



Gg ne 



ai 8 Della Hiftoria di Corfù. 

ne {èmpre prigione . Eftinto Carlo primo , a interceflìo- 
ne del Papaie del Re d'Inghilterra, hebb'egli la libertà , 
lafciandoper oftaggi'n Catalogna Ruberto , e Ludouico 
fuoi figli , e promettendo ad Alfonfo di far ritirare Parmi 
del Re di Francia, che aflediata Girona,e prefa, minaccia- 
uano le Aragonefi Prouincie ; e in oltre oprarfi co'l Pon- 
tefice, perche inueftiflè Giacomo del Regno Sicihano . 
Era morto il Re Pietro, e ad Alfonfo l'Aragona, à Giaco- 
mo iecondogenitolafciatohauea la Sicilia; e doppo Ir^ 
fua morte cadde Girona in mano di Filippo Re di Fran- 
cia , che à perfuafione del Pontefice , c'hauea fcommuni- 
cato Pietro , fi mofìè per occupar gì il Regno , bencho 
vnalbrelladeirAragonele haucfle per moglie. Delle> 
conditioni nulla ofìèruò Carlo Zoppo , fcufandofi , che^ 
Carlo di Valois , che , Filippo eftinto , regnaua in Fran- 
cia , non hauea voluto acconfentire alle fue preghiera ; 
benché non potefle portare fculà circa il patto à fauore 
di Giacomo , hauendo riceuuto per mano del Pontefice 
ja Corona dell'vna, e Taltra Sicilia, Giacomo , che fi vi- 
de non {blo non fauorito da Carlo , ma perfèguitato , ar- 
mò a' fuoi danni ; e gli tolfe buona parte della Calabria^ 
fino à Catanzaro; e con cinquanta galee paflando ìdl. 
Grecia procurò fare acquifto di Corcira, qual, fedele à 
Carlo , fi difefe in modo, che i Siciliani riuoltarono altro- 
ue le prore . Circa a' fatti del Re di Napoli , e di Sicilia^, 
lungamente parlan le Storie ; onde à noi con u iene tocca- 
re fol quelle cofè, che fi appartengono a' Corcirefi . Ac- 
cordandofi con Carlo Zoppo Giacomo, che per la morte 
di Alfonfo il fratello pafsò in Aragona, nonfologhre- 
ftituì i figli,ma gli fece rinuntia del Regno di Siciha, pur- 
ché 



j Libro Quarto . zip 

che la pace co*l Re di Francia grimpetraflè, Carlo an- 
dò in Francia , rihebbe i figli , ritornò in Italia , e quan- 
do fi credea pacificamente impoflèffarfi della Sicilia/la vi- 
de in mano di Federico , vltimo figlio del Re Pietro, e 
fiatel minore di Giacomo . Si venne contro il nouello 
Re airarmi , collegati eflèndofi aTuoi danni^il Papa , il Re 
di Francia, Carlo Re di Napoli, eloftellòluo fi-atello 
Giacomo Re di Aragona , Non fi sbigottì Federico5an- 
zi animato da' Siciliani alla difeia brauamentefi accinfè. 
Ma le icorrerie , che fanno nella Macedonia , e nell'Epiro 
gli Albanefi, m'allontanano per bora dalla Sicilia ^ tiran- 
domi vn naturale iftinto à {occorrer la Grecia. GliAl- 
banefi,che parte dell'Epiro poflèggono, in quefto flato di 
cole, danneggiauano le Prouincie à Carlo foggettc ; ond' 
egli, à fine di prouederui, màdò Filippo Principe di Tara- 
to, figlio di fuo Padre, e della figlia di Baldovino Impera- 
tore di Coftantinopoli, fua feconda moglie . S'intitolaua 
quefto Filippo, per retaggio dell'auolo materno, pur'egl* 
Imperatore, onde co gran comitiua,e buono eièrcito pat 
so a Corcira, da doue, prefa la terra ferma, fi moflè contro 
Spara , detto da altri Spatafora , capitano de gli Albanefi, 
in cui aiuto era Prialupa tiranno dell'Etolia ; attaccò il 
nimico, eilvinfe,epoinella Grecia fece molte prodezi- 
le . Carlo, che per altri affari non potea attendere a' pae- 
fi oltre mare, hauendofaputo il valore, efuflicieniadi 
Filippo , il fece Signor di Corfù, e de gli altri paefi , coiu 
la foggettione del Feudo , Fecero grandi allegrezze pe'l 
nuouo , e valor ofo loro Principe i Corfioti , e gli prclero 
tale affetto, che per lui nulla filmarono la vita, quando la-» 
potentiflìmalcgadegli Aragonefi, Venetiani; eGeno- 

Gg z uefi 



zzo Della Hiflorìa di Corfù. 

uefi, pretefe. cacciarlo dairifola 5 e dalla Tua Signoria . 
Eglino furono à Filippo così fedeli ^ che il grato giouino 
lifcliberidiognigrauezza, onde vie più animati al fuo 
fcruigiofèguironlo nelle imprefe, 'per le quali acquiftò 
n:olti luoghi^ e diuenne della Grecia terrore . Aiutò egli 
anche Carlo il fratello ^ quando con ottanta galee , con- 
dotte da Ruggiero Loria , che a lui era tornato , attaccò 
con Federico di Sicilia la battaglia, nella quale ruppe il 
nimico ;, forzandolo à fuggire fopra vn battello, e à lafcia- 
re, di fèffinta legni y ventidue prefi , efommerfi . L'anno 
fcgucnte à tale vittoria^Ruberto^, Duca di Calabria, figlio 
di Carlo; pafsò fopra Sicilia, e preftamente fi fé padrone^ 
di Catania 3 ma lafciando Tarmata con poca gente5Ì Sici- 
liani con le loro nani la prefèro, efapendo, che Filippo 
Principe di Taranto , con feflanta galee in aiuto del nipo- 
te da Corfù ne veniua , contro riuoltandofi à lui , gli de- 
fìrufiero i legni , e il fecero prigione con dolore non ordi- 
nario de' Corcircfi , che teneramente i'amauano . Le feC- 
ianta galee , ch'egli condullè, furono per lo più fabbri- 
cate nelTariènale di Corcira , in que' tempi così famofo , 
cheNiceforo in vn dialogo , benché parli con nomi finti, 
dice per marauiglia , che Florentio era approdato à quel- 
lo, e iui hebbe incontro gli ambafciaton di Atene , cho 
portauano buone nuoue al Senato de' Corfioti . Filippo 
reflò fra legami fino à che Carlo non fece con Federico di 
Sicilia la pace, dandogli Leonora fua figlia per moglie, o 
il Regno à nome di dote. Allora fu liberato Filippo , il 
quale intento alla confèruation di Corcira , diede à Nic- 
colò Barbò il dominio del mare con obligo di mantenere^ 
àfuelpefevna galea, e in tempo dibifogno quante gli 

paref- 



Libro Quarto . 221 

parcflero di necelTità alla ditelli deli' Ifola ; à cofìii i nel me- 
defimo carico riiccefle Vincenzo da Trani, dal quariieb- 
be origine la famiglia Petretina , In oltre confermò Filip- 
po in Aimonetto , Barone pnncipalejla dignità^ diauea, 
diStradigò^ con autorità aflbluta nell'lfola di aggiuftar 
differenze, dar caftighi^mettere intorno le riuiere le guar- 
die :> e altre prerogratiue , à queirvflìcio annellè . Lafciò 
liberi quegli h onori a' Nobili , che a' tempi de' Principi 
Grecigodeuano^ auuenga che pure i feudatari] Latini 
haueffero iloro, formando particolar Confilio nelle log- 
gie della porta ferrea , eleggendo i tre giudici 5 quattro 
Sindici per la cura della Città , e di tutto lo flato Corcire- 
fc in terra ferma 5 neMuoghi del quale faceuanoi Gouer- 
natori ; oltre due Camerlenghi pel denaro publico 5 tre 
Proueditori fopra la fanità , e due fbpra i viueri , e molti 
altri carichi , che diftribuiua il Configlio . Pafsò , doppo 
quefto, à miglior vita Filippo, lafciandoàLudouicoil 
Principato di Taranto, e il titolo d'Imperatore ; e à Ro- 
berto fuo fecondogenito la Signoria di Corfiì, co'l folito 
vaflàllaggio al Re di Napoli , che n'era fourano , Ma Lu* 
douicodiuenne Re di Napoli, e di Taranto fu inueftito 
Roberto : auuenne quefto , perche , morto Carlo Zop- 
po, Ruberto fuo figlio, hauendo hauuto il regno; da Car- 
lo Duca di Calabria di cui era padre, non hebbe, che vna^ 
nipote , detta Giouanna, la quale , eftinto Carlo prima di 
Ruberto, e poi Ruberto, rimafe Reina di Napoli . Era^ 
queftafinoa' tempi dell' auolo fpofata con Andreaffo ^ 
figlio di Omberto Re di Vngheria, ma gli fì:)onfali noa^r 
fi contraifero , che quando ella hebbe il Regno. Ville 
co'l marito tre anni; doppo i quali , con vn capeftro di fe- 

ta/ 



22^ Della Hiftoriadi Corfiì. 

ta 5 telTuto con le fue fteflè mani , in Capoa il fece impic- 
care , E come ch'era libidinofa fopra modo ^ non poten- 
do ftarefenza marito ^ fi tolfe Ludouico Principe di Ta- 
ranto fuo parente ^ giouine bello , e manierofo fopra tutti 
di quel tempo . Ma Ludouico ^ che nel Regno d'Vnghe- 
riaera (ucceffo à Omberto fuopadre^ volendo vendicare 
la morte indegna del fratello, fcefè con efèrcito numero- 
fo contro Giouanna, la quale, intimorita de gli progreffi, 
che facea T Vnghero, Ibpra tre velocifTime galee co'l nuo- 
uo ipofo imbarcoffi , e veleggiò verfò Francia , Rimafè 
per la Regina gouernatore Carlo da Durazzo , figlio di 
Ludouico, che fu fratello di Roberto Re di Napoli 5 ma^ 
tulio prefo con la Città dalPVnghero, in vendetta di 
Andreailb fu fatto morire . Vn picciolo fanciullo hauea-» 
Carlo , dello fteflb nome che il padre 5 quefto fèco cofì- 
dulìè in Vngheria il vincitor Ludouico , e fempre regia- 
mente il fece trattare , Fece poi , a' prieghi del Romano 
Pontefice , con la Regina Giouanna la pace Ludouico y. 
con quefto 5 ch'ella fòla haueflè il titolo di Regina, e 
il marito Ibi quello di Principe di Taranto, e à ta- 
le accordo fucceffe la reftitutiohe del Regno. Ruber- 
to in tanto gouernaua Corfù conapplaufo, eJbdisfat- 
none de' popoli; ma la morte il tolfe nel 15 <5'4, e all' 
vnico figlio Filippo rimafe la Signoria . In quefti 
tempi Baiazete Signore de' Turchi, hauendo cacciato 
molti Principi da' Toro domini j, tolfe la Signoria al Padre 
diDepan, che fra gli Albanefi dominaua . Onde.Depan 
ramingo ne andò a Corcira , oue dalle cortefie de' Citta- 
dini, e dalla vaghezza dell Ilbla allettato fermoflì finche 
prefo Baiazete dal Tamberlano 3 non fu egh richiamato 

al 



i 



j Libro Quarto . zz^ 

a! paterno dominio. Ma ritorniamo a Filippo. Dique- 
fto altra memoria non truouo , che vna bolla, ò fcnttura^ 
à fauore del Clero greco y e de' fuoi Pro topata , la quale 
qui lotto regiftro . 

I Filippo 5 per la Dio gratta , Imperatore di Coflantinopoli y 
Di/poto di Romania , e di Acaia , Principe di Taranto s a* 
Capitani , e Minijlri della Città , e Ifola di Cor fu y onero a* 
Luogotenenti prefenti y e fuccej^un famigliari y falute^ eajfetiù 
di dtlettione . Da parte del li Protopapati della Città noflra di 
Corfuy i Ruerendi y e deuotifsimi , fono flati nella noflra pre- 
fenzji y e con requifitione hanno a noi dtchiaratOy come dal tem^ 
fo antico y che in contrario non <-ui è memoria y gliflefsi Proto- 
papati hanno per confuetudine il cafltgare y e correggere t facer-. 
doti Greci della detta Città . E perche alcuni ciò impedifcono 
in obbrobrio de' detti Protopapatt y e grane preuaricatione de' 
fuddttiy nella noflra prefenzj è flato richie/ìo il rimedio, B 
concioflache in aliena ?nefe non è lecito poner la falce y e parti- 
colarmente negli njfficiali de facrimmiflerij y e non deuono i 
miniflri laici intrometterfn cofefpiritttali y noi à t tafcheduno 
di njoi comandiamo efficacemente y e determiniamo y che n^oi 
non '-i/ impacciate né" negot^^ de' Cherici y e Sacerdoti Greci y 
in modo alcuno y (^c. 

Data in Cera y Per Giouanni F leccia di Rauenna Cancel- 
lerò y l'annofettimo del noflro Principato inditione Quarta^ , 

Alcune altre prerogratiue concefs*egli a' Greci , hauendo 
per fuo confultore Caftel Romanopolo Coftantinopoli- 
tano y Arciuefcouo di Coi fìi y foggetto di grande fcien- 
za, e bontà, del Pontefice amatore, e ièguace . Ma nel 
nono anno dd fuo dominio mori, fenza fuccefsori , Filip- 
po ^ 



224 Della Hiftoria di Corfù. 

pò 5 onde Corcira , e gli altri Stati ricaddero ai SouranO, 
e alla Regina Giouanna foggiacquero. Era già eftinto 
Ludouico 5 che ìh tre anni di {ponfalitio , per fbdisfare al- 
le difordinate voglie di Giouanna , disfece fé fteflb ; on- 
de non vi era à chi meglio della Regina toccaflè la figno- 
ria di Corcira. Ma non bifbgna parlar di altro ^ elafciar 
fenza marito la lufliiriofa Giouanna , diamglielo , e fia il 
più vago garzone della fua età,Giacomo di Aragona^ col 
titolo folo di Duca della Calabria. Ohimè/ pur quefto 
Adone egli è veci fo in poco tempo da Venere . Venga-» 
dunque il quarto 5 e con Giouanna fi accafi Otone de' 
DuchidiBranfuicche, del fangue imperiai di Saffonia . 
Scuferei Giouanna^ fe vollefle attendere folo alle nozzo : 
vuoPella intrometterfi ne gli affari della Chiefà, e fi fa 
cauJa dello Sciima, facendo eleggere Clemente fèttimo : 
Antipapa , à dispetto del vero Pontefice Vrbano Sefto . 
Non importa però , che Vrbano , c'h a le chiaui di Pietro 
aprirà contro Giouan na certi v/ci , che daran paflaggio à 
gli eferciti 3 adunati a' fuoi danni . Scrifle il Papa à Ludo- 
uico Re d' Vngheria y pregandolo , che gli mandafle Car- 
lo da Durazzo j, figlio di quel Carlo , che, come dicem- 
moj fu in Napoli vccifo 5 e gli confidò, che volea y à on- 
ta di Giouanna , coronarlo Re . Ludouico 5 cheodiaua-^ 
la Regina 5 facilmente acconfèntì alle richieflie, e con-» 
buone forze mandò Carlo , il quale coronato in Roma , 
oue fiì fatto Senatore , fino alle porte di Napoli giunfo 
fenza sfoderarla ipada . Otone di Branfuiche , che coix, 
giuftoefercito l'attendea , mentr'efce da vna porta della^ 
città per combattere l'inimico , dà agio a Napolitani di 
aprire vn'altra porta à Carlo , che s'impradroni fubito 

della 

1 



Libro Quarto . zz^ 

della terra. Si venne poi à battaglia, e Otone , nonfolo 
perde, ma rimafe in potere di Cailo , che pur'hebbeiiu 
mano fra pochi giorni la Regina, alia quale, co'iconil- 
glio di Ludouico d'Vngheria , fece lo fteflb giuoco , eh* 
ella hauea fatto al fuo marito Andreaflb .Morì Giouanna 
impiccata per la gola 5 poiché la terra, fbpra di cui ha- 
uea feminato tanti mali, la volle nella morte lontana . 
Hebbe fcpolcro nella Chiefà di S.Chiara chi fu fcmpro 
ofcurifmia nella fama , che con cento lingue le fue libidi- 
ni publicaua , Hebbero à male i Corcirefi la morte della.» 
Regina, e ne haurebbero fatto qnalche rifentimento , fo 
Carlo non addolciua con molte gratie le loro amarezze^ . 
Tanto amauano iloro Principi , benché peraltro cattiui . 
Hauea Giouanna, quando {lppe,che Papa Vrbano hauea 
chiamato dairVngheria Carlo da Durazzo,dichiarato fuo 
heredeLudouico diAngiò fratello del Re diFracia morto, 
e zio , e tutore del vino ; hor quefto , ibpra tale donatione 
fbndandofi , fi partì dalla Gallia con trenta mila caualli , e 
buon numero di fanti , à fine d'impolleffarfi del Regno , a 
lui, doppo la morte di Giouanna , fpettante. Ma hebbo 
così duro incontro da' Capitani di Carlo , che rotto , o 
disfatto, per cinque ferite, e pel dolor della perdita, poco 
doppo la battaglia fi cftinfe . Né miglior fortuna hebbe^ 
Carlo ; poiché chiamato da gli Vngheri alla loro Coro- 
na, effendo morto Ludouico, fu in vn conuito dalla Re- 
gina, moglie dello ikflb Ludouico ,mifèramente auuele- 
nato. Onde rimafe nel Regno di Napoli gouernatrico 
la fuavedoua Margarita nella minorità di Ladislao, e> 
Giouanni , figli di Carlo . Sucghorn allora Otone Ducsu 
di Branfuicche , e del gouerno di vna donna poco temeii- 

Hh do, 



zz6 Della Hiftoria di Corfù. 

do , con Taiuto de' Tuoi paitegiani , che molti ne hauea fi- 
no da* tempi , che regnò con Giouanna , quali che tutto 
le Prouincie fece al fuo imperio foggette . Come Mar- 
gherita co' due figli fi difendeffe in Gaeta , che fòla le ri- 
mafe fedele ; come in Fogia^ città di Puglia, di malattia^ 
naturale morifiè Orane : come da Clemente Antipapa^ 
fatto Re di Napoli Ludouico di Angiò, figlio di quel 
Ludouico, che fu rotto da Carlo 5 eperla doglia fieftin- 
fé; Icelèda Tranciale di tutto il Regno^ toltane Gacta^s'in- 
fignorifle : come crefciuto Ladislao , figlio di Margarita^ 
e di Carlo , il ritogliefìe dalle mani di Ludouico : comò 
morto, fenza fuccefibri , Ladislao ^ Giouanna fua Ibrella-» 
gli fuccedeffe : come quefta , adottandofi prima Ludoui- 
co terzo di Angiò , e poi Alfonfo Re di Aragona , lafciaf- 
fe vn fèminario di guerra tra* Spagnuoli ^ e Francefi , cho 
poi, accordandofi , fi diuiièro il Regno : e come alla fino 
da gli Aragonefi cacciatoi Galli , intero à quelli rimaneflo 
il dominio Napolitano; onde fino al giorno di hoggi 
dura fotto la corona di Spagnajfono racconti^che non fer- 
uono alla mia ftoria di Corcira , Bafta dunque à me il dire, 
che veggédo i Corfioti, nelle inuafioni di Otone di Bran- 
iliicche, poco fiabile la potenza de* lor fourani, e moffi da' 
cattiui trattamenti de* miniftri , cacciarono le guardie , o 
gli vftìciali Napolitani , e all'antica libertà ritornarono . 
Vi è opinione , che ciò faceffero , per non venire in mano 
del Branfuicchc;, di cui quanto temeuano la violenza, al- 
trettanto odiauano la perfona. Così Corcira, che da' 
fuoi Repafsò allo (lato di Republica libera , e poi parte a' 
Romani , parte a' Greci Imperatori foggiacque , li Regio 
giogo fcolfe, e à fé medefima fece ritorno . Molto à ogni 

modo 



Libro Quarto . r%7 

modo non fi mantenne; poiché le Tue forze diminuirò 
non le permifero il difenderfi da fé fola contro coÌoro,che 
le tendcuanoinfidiefenza ragione. Lafciamo di gratia^ 
i Corcircfi liberi fino al principio del fegaente libro , iru 
cui vedremo la loro prudentiffima deliberatione nell* 
eliggerfi Principe, del quale non poteuano fceglier, né 
ilpiùgloriofo, né più benigno. 



Il fine del Quarto Libro . 




Hh 1 



DEL- 




DELLA 



STORIA 

DI C O R F V 

Defcritta 

DA ANDREA MARMORA. 




L I ^ R O ^F / ^ T O. 

I M A S E R. O lìberi , ma non quieti, 
i Corcirefi doppo y che gli prefidij 
Napolitani fi partirono da' loro con- 
fini ; poiché molti Principi^così Gre- 
ci, come Latini , auidi di tal boccone, 
pretendeuano d'mgoiarlo. Troppo 
commoda era Corcira à eriiiterefli 
de gli Occidentali verfb Oriente^edeTeuantini verfo oc- 
cidente, perche non fi curailero gli vni , e gli altri di ha- 

uernc 




j Libro Quinto . 22p 

oernclafignorfa. La Grecia^ che diulfà fra fette Difpo- 
ti, oltre l'Imperatore 5 era diuenuta vn'Hidra di fetto 
telk;Con ogni fuo capo minacciaua diauuelenarlaje l'Ita- 
lia in più domini] fquarciata volea lacerare le vifcere fuc^. 
I Genouefi > fopra tutti , parea voleflèro contro i Corfioti 
aprire il tempio del loro Giano , da cui apprcfero , oltre 
Tarmi, di adoperar la doppiezza . Auuenne , che mentre 
iCorcirefi lì felicitauano fu'l penfiero della libertà rac- 
quiftata , due galee Ligure , condotte da Francefco Car- 
rara y inimiciffimo del nome Venetiano ^ fbpra Cafopo fe- 
cretamente sbarcafìero foldatefche , con le quali venne à 
luifattodiforprenderelaCittà, e la fortezza, Cafo , 
che y con ragione, in mille fofpetti pofè Tanimo de' Cor- 
fioti , che , benché vfciti dalla dominante à viua forza ne 
cacciaflèro gl'inimici , temeuano y che Genoua , allora^ 
potentilllma fu'I mare , non nutriffe difègni pregiudiciali 
contro la loroRepublica. Si accrebbe il loro foipetto 
quando feppero, che in Liguria con molta fretta fi ar- 
mauano nuoui legni à perfuafione dello fteffo Carra- 
ra 5 onde non poteano altro credere , fé non cho 
queflo voleflè ritornare per vendicarfi. Aggiugneua- 
fi , che guerreggiando i Genouefi co' Venetiani par- 
ticolarmente inLeuante, fipotea con faciltà ftimare^ , 
che haurebberoà ogni modo cercato d*impadronirfi di 
vnlfola, di cui la più commoda non fi potea trouare al 
traghetto de* loro legni, e delle armate . Quefle , e altre 
confiderationi mollerò i Corfioti a penfàre , come potef^ 
fero nello fteflb tempo non farfi fchiaui , e difenderfi da-* 
gFinuafori, più di loro potenti^ Ricorrere al Re di Na- 
poli era pazzia 5 poiché, oltre che da quel Regno, iiu 

fattioni 



2 :5 o Della Hiftoria di Corf& 

fartioni diuifo ,11011 poceuanohauerefoccorficonuene- 
uoli 5 era vn metterfi nelle mani di chi non haurebbe la- 
iciatofenzacaftigolaloro riuolta. Il chiamare llmpe- 
ratordi Coftantinopoli , era fciocchezza ; conciofiacofi^ 
che, non potendo difendere le Tue Prouincie più vicine , 
mal poteua m-^ndare aiuto a' paelì lontani . Il darfi a 
qualche Di(}:'Otoeravn euidente pericolo d^inuitaregli 
altri, geloli deiraccrefcimento de' compagni, alla loro 
rouina. A'Genouefinonfi penfaua, ò perche fuflero 
ftimati n imici , ò perche non era prudenza efporfi a gl'in- 
fulti de Veneti confinanti quali , che del continuo contro 
di quelli , per la gloria, e pel dominio combatteuano . Il 
miglior partito, che feppero prédere in tali riuolutioni di 
cofe i Corcirefi fu il riflettere alla potenza della Sereniflì- 
ma Republica di Venetia , la quale, e poteua togliere 11- 
folaloro d'impegno , e non haurebbe mai permefTo , che 
altri fi annidalfe inCorcira,perla gelofia deirimperio ma- 
f ittimo fopra dell'Adriatico . E benché non fi deliberaf- 
fe per allora cofà alcuna, àogni modo fi mofìè qualche 
prattica con Giouanni Penefafco , Confole della Veneta-» 
natione , il quale ne fcrifìè allafua Republica con quelle^ 
formole più proprie à vn' affare di tanta importanz-a . 
Arriuò in tempo la lettera, che quei Padri faceuano gitan- 
'de rifleffione alla paflàta mofsa del Carrara contro Corfù , 
€ al prefentc apparecchio de' Genouefi , come diceuafi , à 
fine di acquiftarfi quell'Ifola, di cui poteuano far piazza d* 
armi, còmoda à màtener nell'orto, e nell'occaib la guerra. 
Vn Principe, che penfa folo al prefentc, non cura di quel, 
che polfiede ; ladoue ; n(jn può quello difenderfi , fé non 
fi preuede il futuro . Non bifogna lafciar , che s'auuici- 

ni 



j Libro Qpinto . 231 

ni rinimico , fé non fi vuole in cafà propria la guerra . Vn 
buon pofto è caufà 5 fé non di tutta ^ almeno della metà 
della vittoria ; e chi cede vn ottimo iìto al fuo auuerfario, 
dà a intendere;, che poco ftima la perdita . Ragioni;,per le 
qual'iVenetianij non folo non rifiutarono le prime vel- 
leità de Corcirefi 5 come dal Confole furono auuifati^ ma 
intraprefero il negotio c5 tale ardore, che fubito Spediro- 
no publichc comilTioni àGio: Miani, Generale del golfo, 
appoggiando alla fua prudenza la riufcita di faccenda così 
importante. Paolo Morofini nella fua Hiftoria^in luogo di 
Miani,icriue Giurano 5 ma falla nel cognome, benché nel 
nome di Giouanni non erri 5 poiché dalle Scritture auten- 
tiche, che firegiftrerannoquìfotto, ficonofce, che al 
Mianij non al Giurano , furono mandate le commiffioni 
di negotiare co'Gorcirefi . Giouanni,che ne'publici ma- 
neggi hauea pochi pari, fiaccinfe all'opera, e facendo 
prelìamente vela fi conduife a lidi di Gorfù,oue con fegni 
di flraordinario amore fu riceuuto. Né i difaggi della^ 
nauigatione il puotc.o trattenere, che non fi portaffe fen- 
za dimora al Configlio de Gorfioti, cherattendeua; ef- 
fendo non meno quello bramofo di aificurare la patria^, 
che quefto anziofo di fodisfare Venetia. Elpofeinfem- 
piici parole i comandi del fuo Principe, e fi diffufe nel 
rapprefentare al commune di Corcira li defiderio^c'hauea 
la fua Republica di protegger Gorcira, eilbifogno, che 
hauea Gorcira di eficr protetta . Le infidie de'Genouefi , 
la loro l'orza , la fuperbia nel dominare , la pretenfione di 
trattar dafchiaui i vaflalli, e i mali, chefuccederebbeio le 
rifola andalfe in potare di quelli ; furono parte del difcor- 
foeloquentiliiino dcìMiani, Soggiunfe poi, che i Ve- 
neti 



ZT^z Della Hiftoria di Corfù. 

lieti fi moueano più pel loro , che per proprio interefli> : 
che il fbggiacereà città libera non era perder la libertà: 
che il chiamare Venetia era vn godere la patria , e lafciare 
ad altri'l faftidio di difenderla nelle occorrenze : e che in 
fbmma bella cofa douea ftimarfi non perdere priuilegio 
alcuno (il che prometteua à nome del fuo Principe ) e ac- 
quiftare la prerogatiua dell'altrui formidabil potenzju. 
Doppo di hauer parlato vfcì dall'adunanza il Miani , e fi 
cominciarono da' Configlieri Corfioti à efaminare le fue 
ragioni , le quali approuateper validiflìme , fu per ordine 
dì vno de'Giudici^che reggeuano il Commune^paffato il 
buflblo attorno , e con pienezza di voti fi conchiufè di 
dare Corfù aVenctiani, con quefto, che reftaflèro nel lo- 
ro vigore glipriuilegi , conceffi da' loro antichi Signori 
Greci , e poi da'Re Carlo Primo , e Secondo , da' due Fi- 
lippi, da Ruberto, e dalla Regina Giouanna . Patti, quali 
non folo promife il Miani, di nuouo introdotto,ma diede 
fperanza, che farebbero accrefciuti dal fuo Senato : onde 
in vn fubito fi venne à gli abbracciamenti ^ eil popolo, 
poiché feppe l'accordo, ladoue prima era morto per la 
paura de' nimici , fcoppiò in vn lietiffimo viua viua . A* 
venti dunque di Maggio , che fu il medefimo giorno del- 
la fatta determinatione , su la loggia del configlio Iblle- 
uoffi lo flendardo fortunatiffimo di S. Marco 5 e con con- 
tento vniuerfaleproceffionalmente auuiaronfi ad vn cer- 
to luogo nel corpo della Città , oue gittarono la prima^ 
pietra al Tempio, c'hor forge fontuofiffimo, di S. Miche- 
le, come ch'egli èprotettor degli eferciti; dubitando, 
che per la nuoua Signoria loro non mancherebbero guer- 
re. Fu co'I tempo alla facra fabbrica aggiunto vn clauftro 



I Libro Quinto. 235 

!^atiofb,che la rendeua più riguardeuole al fentimentò 
de'più illuftri architetti . Non è à ogni modo certo, che 
allora queftaChiefà fi ergeflè da' fondamenti 5 poicho 
non vi manca chi dice, ch'ella più innanzi fii edificata da* 
Duchi Comneni, che al loro nome aggiugnendo fempre 
quello di Angelo , à fant'Angelo la dedicarono 3 e cho 
fiifle data à Monache Greche, edeflèndoda quefte ab- 
: bandonata , fij dal Principe Filippo di Taranto concefsa 
a'Padri Conuentuali di S.Francefco. Non niegaperò chi 
iciòaflèrma, che in quel giorno fefl:iuo fi dilfegnò vna 
nuoua Chiefa, qual e la Parocchia di S.Michele,oue mol- 
te famiglie nobili fi radunano, e dal Paroco riceuono i fa- 
gramenti . Onde,ò neir vno, ò nell'altro modo, che fufsQ^ 
certo fi è, che il nuouo dominio Veneto cominciò bene^, 
I perche da Dio j acciò fi conofca , che ne gii acquifti fèm- 
pre ha da precedere la Religione . Io flupifco di coloro , 
che fi danno à intenderc,che non bene fi accompagni con 
Je grandezze la pietà Criftiana, quando che Crifto feco 
della fua corona di (pine vn diadema,e del Tuo patibolo vn 
trono . Tanto è più degno di ftima vn principato, quan- 
to con Toflèruanza della di u ina modera , e regge le mon- 
dane leggi,che da quella, come dal primo Mobile le sfere, 
£'mpre dipendono . I Corcirefi,hauendo dato à Dio quel, 
ch'è di Dio , fecondo gli precetti del Redentore , vollero 
rendere à Cefare quel che à Cef ire apparteneua: cioè dop- 
po gli vfficì diuoti della proccffione, e del difegnodel Te- 
pio , fpedirono a Venetia cinque Ambafciatori^ e per giu- 
rare fedeltà al Principe , e per ottenere la conferma de' ca- 
pito! i,co'lMiani accordati. Furono i A leflaggieri Pietro 
Capitanodella Miliria , Ricciardo di.Altauilla, Giouanni 

Il di 



234 Della Hiftoria di Corfù. 

di Aleffio CauafTila Notare, Antonio di Enrico, e il Con- 
te Niccolò Vrauagnoto , a* quali furono date le com- 
milEoni con ifcrittura deirinfrafcritto tenore. 

In nome del mjlro Signor Giesù Crijlo , Amen , 

^eWanm della fua 'Narmitd 138^, dominando nella Cit^ 
tàyC /fola di Cor fu , l'inclito , e tllujìre dominio della Commu^ 
nitd di Venetia nell'anno primo a dì ijentiotto del mefe di 
Maggio y Inditione nona , 'ì^loi Enrico di Cajìro Corjioto , an- 
mal Giudice *j e Giouannidi benedetto deT locano puhltco 
^otaro di Regia autorità nella Città ^ e /fola di Corfù 5 e Tejìi* 
moni fottof ertiti , à queflo fpecialmente chiamati , e pregati j 
per lo pr ef ente fritto puhlico confefsiamo , dichiariamo , efac^ 
damo noto , e atteftiamo , che nel prefente giorno l'F^niuerfitd 
e huomini della Città di Cor f ti y njero la maggior parte di efsiy 
nel luogo y oueper ordinario fogliono congregar/i per trattare^ y 
efpedireloronegotij y hanno determinato auanti ami di <i^n. 
medefmo animo y e <-vna njoce y di trattare y ordinare , ed efe^ 
guire molte faccende con la Ducal Eccellenza , e Configli dell': 
Inclita Communità di Venetia'.e perche ejfa F'niuerjità di Corfù 
non può ejfer prefente alla direttione di tali negotiatiye fendo in- 
formata della fede y prudenzjiy tnduflriay e legalità dellt f^jN, 
Pietro Capitano di militiayRicctardo di Altauillay Giouanni di 
Alefsio Cauafstla "Notaroy Antonio di Enrico , e Conte "Niccolo 
VrauagnotOyhà eletto y creato y or dinato y e fatto quefliy fuoi ^eri 
legittimi y e honorandi S indici y Economi y Prucuratori y Attori , 
fattori y e difenfori s in trattationi di negotij certi y e indubita- 
ti ^uncp/' fpecialt y ò ^'ero decorati di qualunque altro titolo y 
che ragioneuolmente loro pojfa conuenire : accio pof andò irtjf 

folt- 



Libro Quinto. 235' 

folidum conferir fi , eprefentarjt y per nome S indicatori o ^ t^ 
Procuratorioy a' piedi della predetta Ducal Eccellenzjiy ò auanti 
à ciafcun altro y e domandare y cfupplicare y e ottenere tutte Ic^ 
cofe y che fi contengono né* capitoli figillatiy e confegnati loro 
dallafudetta Vnmerfttà di Cor eira . E particolarmente a efsi 
Stndici s'impone di dimandare lettere y priuilegiy mandati , 
gratie j e ottenere le co fé y che ne* capitoli fi racchiudono y e tut- 
to quello y che ejfa Vniuerfitàpotejfe y e far douefe , fifujfe pre^ 
fente y promettendo y e ohligandofi la medefima Vniuerfitd ha- 
uer fermo y e rato cioy che per efsi S indici y e Procuratori y ò da^ 
ciafcuno di loro fard fatto y e accordato. In fede di che /opre- 
detto f^otaro puhlico lefudette promif sioni y procure y e ohliga- 
tieni y folennemente y e legittimamente ho fipulato y acciò a 
quejìoftndicato y e fritto puhlico dì procura f p&fsiprejiar fe- 
de indubitata , E il prefente puhlico frumento è flato fritto 
per mano di me Giouannifudetto , puhlico notar o y come difo- 
pra y il quale d tutte y ed ciaf cuna delle permejfe cofe y chiama- 
to y e rogato y fono flato prefente . Segnato dal mio f olito fegnoy e 
mia fottofcrittione'y e rohorato con lafottofrittione del Giudice y 
de' tefl emoni/ y e huomini della predettaVniuerfitd y fecondo ti 
f olito coflume (^c, 

TalfùJoftrumento, che a' loro Ambaciatori diedero 
i Corfioti y al quale y per fuggir la lunghezza y ho tolto al- 
cune parole fouerchie^ benché neceflarie allo ftile notare- 
koyQ airvfo di que' tempi, che attendeuano più airefpreC- 
(ione de* concetti , che alla coltura de' periodi y e della lin- 
gua . E perche in quello fi fa mentione de' capitoli figil- 
lati, volentieri li metterei qui per curiofità deflettori y 
quando non fi potefìèro leggere nella Ducale y che fu fpe- 
dita dal Principe di Venetia , doppo gli vffici de' Mcflàg- 



Il 2 gien 



z^ó Della Hiftoria di Corfù. 

gl'eri della communità di Corcira . Ma prima^ che quefti 
partiflero, congregatifi di nuouo iCorfioti {limarono 
bene, per gratificare il Miani , ch'era ftato il principal 
promotore delle loro determinationi, e per far cofo di 
gufto alla Veneta Republica, eleggere lo fteffo MianiBai- 
jo per interim y e Maeftro Mafiaro, con autorità di mero^e 
miPco imperio , per ìnfino , che non fufle altrimenti di- 
ipofto dalla Republica dominante. Onde fecero vnatto 
publico della forma, che fegue . 

/« mme del Signornojìro Giesk Crifio , Amen, 

^ell* anno della fua "Natimtd i 3 8 d", con la ij al onta de 
nobili 5 e Ifola di Corfày dominando l'inclito dominio della Cit- 
tà di Veììetia , Iranno primo ^adì noue delmefe di Giugno ^ In- 
ditionenona, ''Noi Anaflagio FicmacOy annual giudice Cor- 
foto 5 e Giouanm di "Benedetto da Teano , puhlico notaro della 
Città e jfola di Cor fu di Regia autorità , per lo pt;efcntefcritto 
con fef siamo , dichiariamo , e facciamo noto , che nel predetto 
giornoy ejfendoft àfuono di campana congregata l'f^niuerftà , i. 
^'€ro la maggiore , e pili fana parte di ejfa , nelfolito luogo , oua 
altra rvoltafoleua adunarfiper ifpedire i negotijjod fatto efp or- 
re in puhlico per il 'Nohil huomo Giouanni di Alefsio Cauafsi^ 
la y ju€i Cittadino ; come ejfendo morto ti Re Carlo Terzsf loro 
Protettore , ed ejfendo l'/Jola y e Città di Corfu abbandonata di 
cgni aiuto y e per ogni ruerfo da' nimici y ed emoli conuicini quafi 
pofla in afedio y acciò non njenga in mano di Turchiy e di Ara^ 
biy è di altri y che Umetterebbero ingraue pericolo d'incurfioniy e 
rapine y con deliberato y e maturo conftglio y doppo la morte del 
pedetto Carlo y ha eletto y cojìituito , e ordinato infuo difenfo^ 

re, 



Libro Quinto. 237 

^t y Procttréitore , e Gouernatore , // Vmerahil Commune di Vt^ 
netta , Doppo la qual'elettione , afpettando ifenft ^ e il confmjo 
del Judetto Commune y ha l'Vnimrfiuì di Corcira coftttmto^ 
ordmatoy e fatto Capitanale fm Maeftro JldaJJaro il'Nohtlc^ , 
€d egregio Giouanm Miani^ Capitano del Golfoy con meroy c^ 
mtflo imperio y epotejld del coltello y e con ogni altra conuencuo- 
le giurifdittione (^c, B accioche alprefente publico flrumento 
fi dia fede indubitata y è flato fcritto per mano di me predetto 
Giouanni ypublico 'Notar o come dì fopra , il quale alle predette 
cofey pregatoy e chtamatOy fono flato prefente yfegnando col mio 
confuetofegno quefla frittura , roborata con lafottofcriitionc^ 
del Giudice annualcy e de teflimonij y che fono flati prefenti. 

Io Anaflagio Fiomaco annual Giudice di Cor fu come fopra , 

lo Andrea "Barauella da barletta fon teflimonio , 

Io Andrea Adaflrofsi della Procimerafon teflimonio . 

Io Giouanni Cicalenfe da Napoli alle predette cofefonojla^ 
to prefentey e fon teflimonio , 

Io Abbate Ada fiero Moron Canonico Corjìoto confejfo lepre^ 
dette cofey e mi fon fatto fritto. 

Io Padre Giulio tranello d'Auentino confejfo le co fé predette^ 

Io Niccolo Notaro fon tgjiimomo. 

Io Angelo da Napoli fon teJHmonio . 

Ho nella fudetta fcrittura lafciato le lodi del Miani , gli 
auguri) di felice gouerno^le raccomandationi^che gli ven- 
gono fatte per la difefa delllfola^e refpreffioni della liber- 
tà, con la quale fu lo flrumento conchiuib ; perche non-» 
habbia tedio chi legge 5 e perche ciò, dio pofto è fuifi- 
ciehte à far conofcere con quale autorità fuffe conceda la 
carica . Acccttolla il Miani con gufto y e nello fteflb tem- 
po impofe à Giouanni CiuranO;che con due galee condu- 

ceflc 



2^8 Della Hiftoria di Corfù ; 

ceffc gli Ambafciatori Corcirefi à Venetia , ou'eglino con 
prolpero vento in breue tempo arriuarono. Furono ac- 
colti con fègni di ftraordinario affètto da' Nobili , e in vn 
palaggio ben addobbato a nome delPublico Ipefatijil che 
durò per lèi mefi ; tempo y che fu neceflario per la (pedi- 
tione de' negotijjà loro dalla Patria commeflì . Introdot- 
ti poi alla prefenza del Principe , è fama , che in fimili ac- 
centi ,con la lingua di vn di loro parlaflero . 

Ecco a 'uoftri pedi , o Seremfsimo y profìrati colora , chc^ 
njengono a mettere la Patria in libertà , co'l farla ^ajjalla di 
chi fuol fare ^ de' fuoifcrui y Signori » "Non è diuenire noi hm^ 
miniligijyfoggettandocià queiy che conia loro amor emlezj^a 
ingemmano le catene , e filano d'oro i legami . Corcirafin c^m 
ferua hor de* Romani y hor de' Greci Imperatori y hor di £)«- i 
chiy hor di Regima a^ot corre y per toglier fi y con t njhidtrm ^ j 
ogni antico feruaggio, IL Leone y benché Re y nontiranneg- ' 
giando gli animali foggettiy ojuole l'ofeqtsio y ma lafcta loro 
^ud libero comando di loro Jief si y del quale la madre natura^ 
li fece heredi . 'Non potrà il njoflro magnanimo Leone fcordarji 
de'fm.i cojìumi,' quindi cigiouafperare y che farete contenti del 
noftro humile -ijajfallaggio y fenzA pretendere , che fi abolì* 
fcano (jue* priuifegi y che per lunga ferie di anni njimno cotL^ 
l'offeruaniay e non patifcan vecchiaia , Molto c'hd concejfo 
a nomeijofro Giouanni Miani s nulla noi pretendiamo y e on^ 
tentandoci di quello piacerà alla T-'ofra cortefta di donarci y 
poiché priutlegio ptugrande dell' ejferfudditi di Venetia noru* 
fi puh ritrmuare . E qual Principe da qui auanti potrà agguA*- 
gliare la nofira fortuna ? Viueremo con le nofir'e leggi y fiarC" 
mo nelle nofire cafe •. goderemo delle noflre ricchez^^e s e le aU 
trm naui difenderanno la nofire rimere^ gli altrui granai 

fro' 



Libro Quinto . z%9 

trouederanno alla noflra abbondanza y le altrui a^igilie ci 
céncilieranno faporitifsima quiete . l^engano bora i mmici ; 
toco temerà Cordra fé hd Leoni per guardia ^ hdrunPrm- 
cive intatto per protettore , Lanjofìra Serenità mai non può 
permettere , che nubi di mi ferie , b caligini di difgratte civjfu- 
fchino quel chiaro , che ogni njn di noi fi promette . It^if ite" 
da alcuno j che noi Corfoti con lafperanza dell*otio , e del ri^ 
pò fa ypamo ricorft d quejìo dominio y fotto la cui ombra potefsi- 
mo dormire yfenzafallofcuri ; poiché ciprotefltamo , che co'l 
nojìro hauercy col no flrof angue y e con la njitamedefimafarem 
per concorrere y nonfolo quando fi tratterà di difender Corcira^y 
ma quando fard hi fogno di aiutarui a opprimere i njoflri impor- 
tuni nimici. La fedeltà , chabbiamo njfato a* no fri antichi 
Signoriyè palefe al mondo: per loro han combattuto inofriauo- 
liy per loro han njalicato mariy disft^itto ef creiti y d/fefo Cittày e, 
con l*humorefparfo dalle più interne evene y inaffiato le loropal^ 
me y egli allori , Figli fam noi di quefti tali y non deue il no» 
flro nuouo Principe meno prometter fi di quelli y che mai non tra^ 
. Ugnar on dagli antenati , ^è ci fa oppofa la fai ile folleuatiO" 
ne contro i Re dt Napoli y no fri legittimi dominanti sfe legitti^ 
mo padrone fi può dire ojn chea forza chàfoggiogati jpoichc^ 
fapete ojoiyfappiam noi , fanno tutti , che nel tempo della n9^ 
fra rifolutione non fi potea fapere à chi douefsimo prefiare^ 
omaggio y fé Otone di Tranfuiccheyglt Angioini y e Ladislaoypre- 
tendeuano à njn mede fimo tempo la Signoria » Tre capifacea* 
no fvn Cerbero y fé noi refiauamo y non ci farebbe fiato lontano 
njn inferno di tumulti, IJ inferno , cWe nel profondo y accio 
potè f Simo fuggirlo y à noiperfuafe difolleuarci , E cifiam 'ue- 
ramentefolleuatiy perche l*ahbaJ^arfià<UGÌy Serenifsimoy è '^f* 
glorwfofolleuamento . 

Così 



i4^ Della Hiftoria di Corfù. 

Così diflero i Corcirefi , edKebbero eguale a* loro af- 
fettuofi detti Tattent ione del Senato Vcnetiano, il quale/ 
rifpofe con ogni amoreuolczia, moftrando di gradire i 
cordiali atteftati de* nuoui vaflalli . A gli otto poi di Gen • 
narodelli 1 3 85(computandofiallora il principio dell'an- 
no da Marzo) furono à gli Ambafciatori date le fpedi- 
tioni con vn refcritto latino, che fuona così in lingua^ 
volgare . 

1 3 8 (?, Adi otto Gennaro , Effendo comparft allaprefen- 
ta del noflro dominio i Sindici dell Kniuerfttd di Corfù y doppo 
fatta la debita riuerenza , hanno prefentato Ofno ijlrumento di 
accordi fatti tra detta Vniuerfità y e il nobile Giovanni Mia- 
ni j Capitano noflro di Golfo ^ per l'autorittd à lui concejfa d^^ 
quefto Confeglio y efmilmente alcuni capitoli , formatty dalla 
medefima V'niuerfità perle quali fritture y dimandano, dal 
noflro dominio la conferma^ e la concefsione di gratta , Eac- , 
ciò chef conofcay che il noflro dominio è benigno ijerfo di quei" 
li y che <uerfo noi l'animo loro difpongono inguifa ^ che nonpre- ! 
tendono altro y che la fedeltà y e deuottone à noflro honore s ha- 
uendo confederato tutte le cofe y chef efpongono dalli S indici fo- j 
predetti y tenendo fempre di certo y che faranno noflrifdelifsi- 
7ni y e conofc eranno lagratia indubitata da noi fatta y e chiara- 
mente y e manifeflamente comprenderanno laperfettay efincera 
dtfpofitione del noflro dominio nel reggerli y egouernarli cornea 
carifsimifudditi humanamente y e benignamente y con lafolita 
henignitdy e gratta noflray ci contentiamo di compiacerli di tutti 
a capitoli qui notati in forma come notati fono s e delti medefl- 
mi faremo far lettere y ouer Primlcgio opportuno^ munito con la 
noflraT^olla y onde ben contenti ne torneranno. Ada perche^ 
fjntentton noflra e y che la Citta con tutta l'/Jola fa ben rego- 
lata 



Libro Quinto. 2,41 

tata y e ordinata ,- efimitmente ^ che fieno fatte quelle promfwnL 
al buono ftatCy accrfjcirìunto , e conferuatione di quelle à noftro 
honore s e mancando delle informat ioni neccffarie^ malamente^ 
e nonfenz^tgraiì difetto^ da noifotrehb'ejferprouiftojfiamo di- 
fpo/Iià mandare fra breue à quelle farti Prcued:tori de ì^ohtli 
della nofìra Terra , i quali faranno co'l fwjìyo Rettore , che ini- 
dimora ^ e f opra le cofe necejfarie ^ e opportune ^ cosi prone deran^ 
noy e ordineranno ^ mediante la gratta Dmina y che chiaramen- 
te conofcerajmo la benignità y egiufitia della nojìra Eccellen- 
zjiy e del reggimento noftro faranno contenti (^c. 

Seguono à quefto diploma le conceffioni , e conferme 
de* capitoli con le ftefTe parole, che fi leggerano nella Du- 
cale, fpedita il giorno appreflb, la quale non tralporto 
dal latino per riuerenza , e perche meglio fi efprimono 1 
concetti in quella lingua, che nel commune idioma d' 
Italici . In pergamena fu ella data, e fi con/cruò perche con 
le altre fcritture all'incendio infuiftifllmo de' Turchi non 
foggiacque , come fi dirà à fuo luogo : onde , dall'origi- 
nalcnondairarchiuiodi Venetia, fi è eftratta la copia.;, 
che/ègue, 

An T O fi I FS VE n B K l 0, 

Dei gra ti a Dux Vene^iarum , 

VniuerfiSy (^fìngulis tampr^efentibuSy quamfuturis , pa- 
teat ewdentcr , quod anno Domini 1386', Aienfis lanuarij die 
nono y Indittone nonay "NobileSy^ prudentes ^iri Fniuerfta^ 
tis y (gf" homines Ciuitatisy (^ JtifuU Corphienfis , per legiti- 
mum Stndicumy (^ Procuratorem , ijolentes , (g^ intendente s 
falliti y (^ conferuatiom y ^ fatui pacifico Ciuitatis y (^ In^ 
fuUfipr adisca deb ite prouidere ,- confiderantes itéfliciam y (^ 



z^z Della Hiftoria di Corfù. 

^quitatemycum qmhus Ilhflrifsìma Ducdis Dominatiol^ené^ 
ttarumfemper rexity (dir regit CiuitateSy ^ locafilpifuhieSia^^ 
matura deltheratione yfanoque confilio ferhahttis y [fonte , ^ 
ex certa animi fcienttay elexerunt y confi ituerunty^ ordinaue^ 
rmtycorum y (^ dift^ Cmitatis y ^ InfuU dcfenforemy (^ 
Procurdtoremy (^ Dominum excelfumy ac njenerabtlemy Cam* 
rnune Venetiarum s conjìituentes y (^f adente s 'Nohilem , i^ 
egregiunk njìrurn Ioannem Adiani de Venetijs.y Cafitancunt^ 
Culfiy fhipr<efèn(emyac nomine Serenifsimiy ac Bxcellentjfsimi 
DnciSy (^ diBi Communis Venetiarum recipientemyin Cafiti".* 
neumy (^ Magiflrum Maximum diB^ Ciuitatisy (^ JrìfuU ^ 
cum mero y (^ mixto imperio y atquegladij fotejiate y ^ iurif* 
dizione omni modo y cum intentione firmi/sima Commune Ve^ 
netiarum y omni futuro tempore , hahere y ^ tenere in eorum^ 
FroteBoremy Guhernatorem y 0* Dommum naturalem y iJt 
conjìat injlrumento public Oy mox conferò y manu Joannis 'Be^ 
nediBi de Theano y puhlici y Cmitatis y (^ InfuU fupradiSÌ£ , 
^otarij ydme y infrafcripto Lotario y ^-vifo y ac leBo . Jdcirca 
pr cedici a VniuerfitaSy (^ homines Ciuitatis y (^ InfuU pradi* 
B^y adperpetuam memoriamy certifcatimem y ^ rol?urpr<iedw 
Rorumymiferunt adpr^fentiam D,D, Antony VenerioyDeigra'* 
tia incliti Venetiarum Ducisyfuorumque Confi liorum , 'Noìiles 
rviros Petrum Capitem militumy Rizj^rdum de Alt amila y Io- 
annem Alefsìj CauafsiU f^otarium-y Antonium de Enrico y Co- 
mitemque "Nicolaum FrauagnotOy infuos y diEì^e Cmitatis y @* 
InfuUy SindicoSy ProcuratoreSy aEiorum faBores y aEiores , de- 
fenfores y negotìorumgejìores y (g^ 'Nuncios fpeciales yfpeciali- 
ter y ^ nommatim adprteflandum eorum nomine y in nomini- 
tus omnium y (^ftngulorum hominum y (^ Vniuerfitatis pr^- 
diBte Ciuitatis y^ InfuU Corphienfs y ^ hceredum y (^ fuc- 

ceffo- 



Libro Quinto . 24 5 

(èjjorumfuomm ^ (^ in nomimhus eorum y (^ ctmslthet ipfo^ 
rum yfralikau Ducali Excellenti^e homagium , (g^ fidelitatts 
debita facramentum 5 (^ ad quidam alia capitula /uppltcan^ 
duniy ^ à henignitaìe Ducali defpecialigratiaprocurandum , 
proutpatet inftrumento SmdicatuSy inde confeBo, /cripto manu 
vr^diBi Ioannis SenediBi de Theanoy in ipfa Cimiate ^ (^ In- 
fula'Notarij puhlici y fuprafcriptis anno y ^ Inditi one y die 
1 8. Menfis Maij y d mey "Notar io infraf cripto y a>ifo y ^ 
leBo , 

Comparentes igltm reuerentèr coram fuprafcripto Serenifsi^ 
moy ^ Excellentifsimo Domino Duce Venetiarumyatque Con^ 
fìliarijSy Smdiciy^ Procuratorespr<ediBiyprocuratoriOy(^Jin'' 
dicatorio nomine fupradìBoy (^ omni modoy iurthuSyfor7na^(gj* 
caufa y quo meliiis potuerunt ypr^Jìiterunt y (^ fecerunt y dido 
Domino Duce y (^ [uo Conftliopercipientil/us nomine y (^ ""vice 
eorumy (^ CommunisVenetiarumy acfuccejforumfuorumy ho- 
magiumy (^ adfanBa Dei Euangelia y taBis corporaliterfcri- 
pturis y fidelitatis dehitce Sacramentornm . ^od qmdem ho- 
magium y (g^ Sacramentorum y ipfe Dominus Dux y (gr Confi- 
liumy prò fé y ^ Communi Veneiiarum y (^ fuccefforihus fuis y 
benigne y (^ alacriter accipiunt y (^ acceptauerunt y mtenden- 
tes haber e perpetuo y (^ tenere y (^ traBare V'muerftatem y (^ 
homines Ciuitatis CorphienfiSy acfucccfores eorumy infuos ca- 
rifsimos fubditoSyi^ fideles . ^od njt manifefì'e njideanty(^ 
cognofcant y operibusper eJfeBumy auditis , (^ benigne intelle- 
Bis Capitulis fupradiBis y prò quihus diBi Ambafciatores y (^ 
Sindici humiliter fupplicant j fupradìBus Serenifsimus y (^ 
Excellentifsimus Dominus Dux y cum deliberatione fuorum^ 
Confiliorumyprofey (^ fuccejforibusfuisy omnia y ^ftnguU-j 
Capitula infrafcripta y diB^ Fniuerftati , (^^ hominibus dm" 

Kk 2 tatiSy 



244 Dcila Hifloria di Corfii* 

iatis > (^ InfrU Corphienjts ^ de faa immenfa benignltate , (^ 
gratta ffecialiy fremiftt ^ 

I. Promifit Ducalis Bxtellentia a^niuerfosy etftngulcs ha^ 
mines Ciuitatis^ et InfuU Corphienfisy cum totalnfula , tetris y 
et cafirisy et locisfibtfertinentthusJnahereytenere^regere^etgU' 
kernare perpetuò^ fub domintOy et f tot e Et ione fua s tpfofcfue fro^ 
tegere^ et de fender e j ac diBamCinitatem^ et InfuUm^ Cajìraj 
et loca eiusy nulli '-vnquam Dominoy Communitatiy Magnati^ 
njel Principi orbis terree donare^ alienare^a^enderey'-velpermH'' 
tarCy aliqiia rationey ^el caufay tituloy 'velmoda, 

IL Item^njt omnes fenuant humanitatem nojìri Dominif y 
*-i'rjlt D^calis benignitas , qnod omnia , etfingtila deliEi.t y ex^ 
cejjhsy et cri?nina perpetrata olim in diSia dui tate ^ et InfuU^ 
Corphienfi y et refidua debita Curi^ per Corphienfes faEla pò 
donattuts Dominoritm preterii or u?ny a tempore preeterito nufque 
in diewy quo njexillum S,Àdara extitit eleuatum ^generaUtery 
etfpeciabtcr remtttuntury et perpetuò relaxantur y ita tameng y 
quod per hoc non derogctur promtfsiombus y qu<e contrafaEtce 
juerunt per Hslobtlem njirum loannem Adi ani y Capitaneum^ 
Ctilfy m aJpAmptione poffefsioms Cimtatis y et InfuU fupradi^ 
tì^ y -vel loci de "Bpitrimo 5 et fimi Ut er quod h^c locum non ha-- 
heant m ahquibus ^ quce cum aducrfarijs eorumpacificatis fo^ 
rent y ad rccenfendas material iurgiorum , 

Iir. Item^ contenta e fi Ducalis benigni tas^ quod omnes ho" 
mmes ^ qui erant 5 et habitabant in Cimiate ^ et Infulafupradi- 
tra tempore y quopr^ditlus n^ir nobili s Joannes Adiani y nomi- 
ne pr^edi dice benig77 itati s Ducalis y habuit pacificam poJfefsiO" 
nemearmny habeant y ette&eant ypacificeque pofsideant omnes 
domos y terras y campos y n^ineas y 'Barontas^ et Feuda cum eo- 
rum njafallis ^ et <utllams y c^teraque omnia alia eorunL.> 

hona 



Libro Quinto . 24 ^ 

k ona mobilia y et immohtlia^ qtt^^ rccie ^ et mflè hahehant^ 
tenehant ^etfofsidebant y nec non eorum kdHas confuetudines y 
quas anticjuitus hahuerunt , cum omni eamm arbitrio , et ofo- 
luntatej ac fide nouo conceder entur eifdem ^ C<etermn^tilt 
ipfaducalis benignitas ad tollendos libello s ^ et cauillationes 
iuridicasy et per confequens caufam ^ et materiam cxpenfa- 
rumy quodRe^oì'es tttnc prcefentes y et qui per tempora^ 
erunty rcgant CuriamCorphienfem , cuique ?mniftrent iufli-- 
tiam tam in ciutlihui y quàmincriminalibusy fectmdun-^ 
ritmn, etconfuetHdinemCimtatisF^emtiarum'y ita tamerL^ 
quodiudices Annales Ciuitatis Corphienfis pr^tfentes ^ et qui 
per tempora fuerint y fint y et ejie debeanty apud Retiores 
fuos y et in caufis eccurrentibus dicant y et confulant prout ipfis 
iuridicttm ^idebitur y et confonum rationi : deliberatio f^e^ 
rà y et executio caufarum tam Cmilmm y qmm Crimina" 
liurriy pojìearemanty et fi nt in arbitrio y et njoluntate Re- 
Borum pr^cdtciorum : rej erbata femper appellattone tam irt^ 
caufis Cmtlibm y qudm in Criminalibus y cmlibet y qui repu-^ 
taret aliqualiter fs grau>atumÀReEloribus fupradicìis j qui 
teneantur ad requifitwnempartisyfc appellare mtendentisy in- 
fra tertiam diem y pojlqudmfuerint requifiti d parte pr^dtSla , 
dare fub fuo figlilo omnes fcripturas y et attus fequutos in^ 
caufis pr^did'ìs y fub pcena Perpirorum qmngentorum , fé- 
cundum qmdferuatur m omnibus alijs Terris diEii dominij . 
Et quia ipfi Corphienfes m faElo dohariorum y et alif's y 
poffent habere fuas confuetudines y qute in aliquo derogaren- 
tur per pr^fens capitulum y referuatur in liberiate dióii Jo- 
minij potefias addmdi y 'uel minuendi q^od expediens nji- 
iebiturpro bonofiatUy et conferuatione cimtatis ^ et/nfuUfté" 
pradtiite, 

Item^ 



Z4^ Della Hiftoria di Corfù ; 

IV. Item , quod homines Cimtatis ^ (^ InfuU Ccrfhienftt 
exijlentes in Cmt<0e ^ (^ Infula fufradiB:a y nullo modo , njel 
ingenio , perfpecialesperfonas ettari fofsint extra Infulam nifi 
in cafihus afpellatioms , (^ in quibus ettari pofsint Venetijs 
dram nojìrts Indtcihus appellattonis , 

V, Jtem contenta efl^quod^ feeundum n;fum ^ eligatur 
njnus fslotariuSyfiuè Sexiptor in Greeaferiptura ^profactendif 
citatiomhus in fcriptis per Infulam inter Grecos : (g^ fimilitef 
eltgantur duo Platarij ^fiue Pr<€cones ^ n:jelplures ^fi necejjorij 
fuerinty prò exequendis eitatiombus ^ (^ alys negotijs y Curii^ 
opportunis y qui Scriptor recipiat folum Tornenfes duos prò 
qtialthet eitatione^fecundùm ijfum Patri^e y de botano ijero ^ 
fi uè Cancellar io ^qui erunt eum ReEiorenoflroy ordinabitur^quod 
prò primis fcripturis ^ ^pro alijs omnibus ^ nullo modo grana-- 
huntur njltra debttum ratioms . 

VI, Item^ eum Ecclefta CorphienftSy ^aroneSy Feudatarij^ 
^ alij de Ciuitate pr^dtSia habeant eorum fz^illanos , zaffai* 
iosy angararioSy camfearioSyfmè raeeomandatos y àqmbus an* 
no quolibet exigunt iura realia y (^ perfonalta y redditus y (gjr 
prouentusy ad quos tenentur y quo iureyft eorum altqutfoluerc^ 
recufantypojfunt ipfos capere in per fona y propria auEioritatt^ , 
(^ eoràm Capitaneo pr^fentare y ^ in career em tpfius Capita* 
nei de mandato ypohere y (^ tamdin retinere y donee fecerint de 
pr^diEiis debitis fatisfaEtionem eondigna?n s contenta efì Dpì^ 
calis benignitas y quodper ReBores fuos h^c eadem in omnibus 
de e<€tero obferuentur yfi ^af^dlt y 'villani y (^ alij fupradiBi 
capti fuerint y eum eonfcientia y (^ ojoluptate Reftorum fuo^ 
rum prcediEiorum , » 

VII. Item placet pr^diSia Ducali Dominio y quod jBarones 
CorfhienfeSy eorum ffruitia pr^Jlent y (^ pr^Jìare debeantftbi ^ 

fen 



j Libro Quinto. 247 

feà ReBorihttsfuiS)proft4Ìs Feudis^/iuè CaualUrijs^cum eqds 
fuffictentihus ^ (^ aptis ad arma , qui placeant ReEiortbm fu- 

pradiSlis , (^ efl dtgntm . 

Vili. Item .quodReBores ,(^ Offiaales ^ etijmper tem- 
pora erunt , quocumquè nomme mncupentur ^fme altqm de [uà 
umiltà y nullo modo , ^'el ingemograuare audcant , ^^/pr^- 
ft^mant cmes Corphoiy in captendo ets rviolenter barcas^ leBos, 
rvcl alta bona y # jimiliter nullo modo , eis nolentibusy acci- 
pere debcant carne s^ ptfces , fruBus , pullos ^frumentum , ^el 
ordeumyfiue alias res eorum ,'fod mfolitis locis,(^ confuetis, 
cum pecunia fua y emant , r:/el emi faciant omnia ad ruttami 
fuam necepriay et opportuna^fecundum a^Jìm^ et confuetudt- 
nesy etjìatuta Patri^ypro njfu tantum eortm^et non plus pr cut 
factum ali^perfona extrane^ , et communes , njolentibus ipjis 
Corphienfibus njendere , rvt eft dtclum tn^eràmfi ruendereno- 
luertnt , nullo modo cogipofstntd Retioribus y rvelOfficiahbus 
ftpradtBts yruelaltodefamilfjrfuts , 

IX. ItemyquodReBoreSyetOffictalespr^diBiytamqmad 
pr^fens funt y quàm qui erunt temporibus futuri s , nullo modo 
perfeyrvelperaliosycogerepofsmtptfcatores ad pifcandum^ 
prò eis y rvelad rvendendum [ibi fuos ptfces yfeddebeantab eis 
ptfces emere prò rvfufuo y et famili^e fuce pradiB^y pretto com- 
petente fecundum ordmes Patruy et ad loca folita^ njt emunty 

etfpeciales perfine , 

X. Itewyquod faBis njendemljsy menfura yquanjenditur 
ri'inum' notium tabernijs Cmtatis Corphoi y debeat de menfe^ 
OBobriSybiillarifgnOyfeà bulUy quce ordmabitur per ReBoreSy 
recipiendo de bulla pr<£ diti a quantum eft antiquitus confuetum: 
fedfi^tdehituripfisReBorihuSy ad eui\indas fraudes yqu^ 
committtpofsint y ipfam menfuram hulUri facereplus qua^n^ 

fcmel 



148 Della Hiftoria di Corfù . 

Jemel anno^-pofsint hoc facere per talem modumy quoà^ ^mtief- 
cum^jueipfe menfur^ hullentur yfion foluantpro omnibus huU 
li s plus eo 5 ijt4od ejì folui folitum y etfolui ^olumus ^fi ojna^ 
njice tmtummodo bullarentur . 

XI. Item contenta ejì , qucd cffìcmm Catapanomm fuper 
afsisijs Ciuitatis Corphoi^ etfimiliter officium Sindicomm^con- 
fìrmentur fecundùm ijfum Patria , ita quod milites yfmefocij 
ReBoYum , non [e impediant de diSiis officijs s referuata tamen 
omni Ithettate ReBortbus pY<ediEìts fuper ipfis Catapmis , et 
Sindicisy ijt aqui ìuflum e fi. 

Fu quefta Ducale figillata con bolla d'oro , e à gli Am- 
balciatori confègnatajondc lieti di hauere ottenuto quan- 
to voleuano ; confiftendo^nelleconceffioni fatte dal Prin- 
cipe 5 gli principali priuilegi de gl'Imperatori Greci , de' 
due Re Cari i, de* due Filippi , di Roberto , e della Regina 
Giouannajal ritorno fi accinfero . Ma prima ceflero à no- 
me della Communità di Corcira , al Publico di Venetia il 
beneficio del Fifco , con obligo di rifar le mura della loro 
Città 5 e impiegare il guadagno in altri abbellimenti della 
medefima . Quello ^ c'haueano accordato col Miani , fu 
loro liberamente concefìb 5 onde nel Palaggio Ducale fe^ 
nefecepublicadichiarationein prefenza di Raffaello di 
Caracini Cancellier grande^ di Giouanni Vito, Defiderio 
Zucca, Pietro de' Roffi quondam Giacomo , Notaio del- 
la Republica , e di altri 5 benché il priuilegiofoprapofto 
fia folo fegnato da Leonardo di Arroballi / che Io fcrifìo 
per comando del SereniflunoDuce, e fuoi Configli. Per 
compiacenza poi de gli fteffi Ambafciatori fu eletto per 
Comandante di Corfù Marino Malipiero , a cui fi diedo 
titolo di Bailo ^ e di Proueditori^enerale^à cagione, che 

tal 



j Libro Quinto. 24^ 

tal dignità era defiderata da Corcirefi, come quelli, di' 
erano auuetziàftare (òtto il Bailo, introdottoui da gli 
Angioini, quando neirifoladominauano. Partirono af- 
fiemedaVenetiailMalipicro, e i cinque Sindici, eiii^ 
pochi giorni approdando felicemente à Corfu , furono 
riceuuti con quegli applaufi , che meritauano , e Tinfignc 
perfona di quello, e la buona condotta di quefti nel ma- 
neggio de* communi negotij . Se fuflèro venuti da qual- 
che battaglia vittoriofi, non ptoeuano hauere incontro 
più nobile 5 poiché ringreflb loro fìi fimile à vn trionfo , 
àcuifiagggiugneuanokfeftofe acclamationi del Popo- 
lo, che alnuouoProueditoreauguraua felicità, ea'fuoi 
Mefìaggieri lunghezza di anni, per beneficio della Pa- 
tria. Nonfbìoi Cittadini, ma tutta l'i fola concorfe alle 
ipiagge quando arriuò quel legno , che in vn aureo fusel- 
lo promettea a' Corcirefi fecoli d'oro ; né fu donna, ò fan- 
ciullo, che reftafìc in cafà , fi che parca trafportata fu*l hdo 
Corcira , auidadi contemplare nella fronte del Bailo la^ 
maeftà del fuo Principe . Prefe poi'l Malipiero il poflèfìb 
della fua carica , nella quale diede tali faggi della fua pru- 
denza, e giuftitia , che i Corfioti hebbero à benedir cen- 
to volte quel giorno , in cui a' Venetiani fi diedero . Non 
incontrò egh difficoltà, che facilmente non fuperafie , 
hauendo in fe Tinnata accortezza , e né fudditi vn volerò 
prontiffimo à compiacerlo , anche nelle più fcabrofe oc- 
correnze. E fi vide chiaro allora, che, à iftanza del 
Commune di Corcira, ordinò, che quei, c'haueano be- 
ni della Communità, in termine di vn'annodaflero IcU 
nota , e li reftituifìero à chi di ragione toccauano ; cho , 
benchefuflecofa dura, à ogni modo, fenzadifturbo al- 

L 1 cuno 



Z5'o Della Hiftoria di Corfù, 

cunorottenne. Haueano alcuni^ quando l'ifola fi fbt- 
traffe dal dominio de' Re di Napoli ^ con la loro potenza^ 
occupato molti ftabili, fpettantiairVniuerfitàj poicho 
fenzacapo, le membra fanno à lor modo ^ e quello vince, 
c'hà più vigore . Quafi che le robbe del commune fufìero 
de'particolari ^ quefti fé le haueano pacificamente diuifè, 
come che deftrutto il lus Gentmm , fola rcgnafse la legge> 
della natura 5 anzi parca ^ che la legge della natura impe- 
rando, s'introducelse il /^J GVwr/V/;;^ ;, appropiandofi le 
foftanze il primo, che Toccupaua , Durò tal male fino 
al mille trecento ottanta fette, in cui per fuoi Nuncij fe- 
ce il Configlio Corfiotoconfapeuole di tal difordine il 
Bailo , il quale rihebbe tutto , benché tutto non reftafso 
airVniuerfità , efsendo alcuni effetti conceflì a* Cittadini, 
cheli meritauano, per le fatiche nel feruire la Patria , 
Né fola quefta liberalità co' fuoi vfarono i Corcirefi; poi- 
che, veggendo, che non baftaua al Principe, perriiarc-i 
le mura, e per le altre cofe neceflaric della Città, quello , 
che dairifola cauaua , di buona voglia gli conceflèro i da- 
ti] delle marcantie , che s'introduceuano, ò fimandaua- 
no, per le quali pagandofi'l due percento, in capo dell* 
anno fi metteuano affieme molte migliaia di feudi . Non 
può eflfere liberale vn Dominante, fe glifonoauarii vaf- 
ìàlli. Ibifognidelpublicodeuono aiutarfi da' priuati 5 
ed è ricco il padrone qualora! feruinon fi fanno fimula- 
tamente mendichi . Non perche vno ha corona, co' cir- 
coli incanta tefbri j e lo fcettro non è badile , che fuifceri 
\t indiane miniere. Se ipopoli non riempono l'erario 
del Principe , refta egfi vuoto, perche con la fola femenza 
de*donatiui fruttano le monete. Ciò ben conobbero i 

Cor- 



Libro Quinto . 2 5' r 

Coffioti^ ondefi prillarono de gli einolumenti delle ga- 
belle niercantili ; benché per altro, come Regalie ^ appar- 
tengano di giuftitia al Soiuano. Hebbero anche, nel 
far quello, mira alla paga de foldati , che la Republica^ 
mantenea per cLiilodia della fortezza vecchia, àcui haiiea 
mandato poco prima vn Caikllano con quaranta foli 
fanti, non vi effendofofpetto alcuno di guerra. A tale 
vfficio fon' eletti Nobili Venetiani, i quali albergano 
nella fommità del Caftello 5 vicini alla campana , né pon- 
no vfcirc, lìnche non finifcano il reggimento , e il fuccef- 
fore non venga. Ma fé liberale moftroffi'l publico di 
Corcira verfo del fuo Principe , liberaliffimo fi fece vede- 
re vn priuato Corcirefe verfo la Principelfa de gli i^ngeli 
Maria Madre di Crifto . Pietro , Capo di militia , di cui 
fopra fi è fatta mentione , alla Vergine Annunciata fab- 
bricò^ a proprie fpefe, vnaChiefa, alla quale aggiunfe 
capaciffimo Clauftro, con intentione di darla a' Padri 
Eremitani di S.Agoftino; onde ne fcrifìéal Sommo 
Pontence>e al Generale dell'ordine^e da quello ottenne il 
Breue,e da quefto il Padre Fra Niccolò Ruffino , che^» ca- 
pitando à Corfù/ù fubito meOb in poffeflb del Tempio,e 
del Conuento da Pietro. A* fette di Gennaro del i s P 4? fi 
cantò la prima Meffa 5 e fi fece Tatto publico della co nfe* 
gna alla prefenza di Albano Michele Arciuefcouo , e de' 
fuoi Canonici 5 di Niccolò Zeno, allora Bailo; diElia^ 
Monomaco Protopapà^e del fuo Clero Greco , e di mol- 
ti Nobili Veneti , e Corfioti , non computando la molti- 
tudine innumerabile del popolo, ch'era a tal funtione 
concorfo,nonfolo dalla Città, ma da tutt'i luoghi cir- 
conuicini. Fece il Padre Fra Niccolò leggere la Bollai 

Li 2 Pon- 



z^z Della Hirtoria di Corfù. 

Pontificia, e poi le procure della fua Religione; dop- 
po che Pietro confègnò al fiidetto Padre la Chiefà, do- 
tata di buone renditeannuali, con tutti gli apparati 3 ha- 
biti Sacerdotali 3 Calici, argenterie, campane, e ogni 
;ì]tra cofa, che à lei apparteneua . Finì la cerimonia , ma-» 
non hebbe fineladiuotionedi Pietro, il quale neirvl- 
timo teftamento difpofe, che chiunque de' fuoiheredi 
pretendefle hauer ragione in detta Chieià , ò nelle fue en- 
trate, fufìe priuo della fuaheredità, in luogo di cui gli 
lafciaualafuamaleditione, e quella della SantiflìmaAn^ 
nunciata. Rifiedonofino al dì di hoggi'n quella ftanza 
di Pietro i Padri Agoftiniani , con ogni commodità per 
loro , e con ogni afliftenza al beneficio delle anime $ poi- 
che per quella ibno fufficientiffime Tcntratc , eperque* 
Ila fi adopera il numero de' Religiofi , e la loro edificatio- 
fie, e modeftia . Traicorfero in tali faccende gli anni fino 
al 1 40 1 , fenza , che Marte ofatre con gli ftrepiti fuoi 
rompere la quiete a' Corcirefi , che fiirono Tempre in pa- 
ce , benché la Republica dominante , non lafciafle l'armi 
contro i Carrari di Padoua, hor fola , hor vnita co'l Duca 
di Milano Galeazzo Vifconti . E non folo non pianiè gì' 
incòmodi della guerra , ma hebbe occafione di rallegrarfi 
,per gli acquifti , che fece Venetia di Argo , e Napoli nella 
Morea 5 e di Alcflìo , e Scutari , per paura de* Turchi,da' 
ioro Signori date a chi poteua difenderle . Egli è vero , 
che qualche lagrima di cuore fparfero alla memoria di 
Antonio Veniero , che doppo diciotto anni di Ducato , 
fehce per ogni verfo, nel 1 40 o fi eftinfe . Ma piagnere à 
goccie di fangue li fece Tommafb Comneo , Difpoto di 
Gianina, il quale, auido di allargare lo flato, entrò po- 

derofb 



Libro Quinto . 2 5' 3 

derofb ne* confini de* Corfioti'n terra ferma verfo TEpi- 
ro , e ogni cofa mettea à ferro , e à fuoco , de gli fteffi bar- 
bari più crudele . Arruolarono aU'auuiflb i Corcirefi die- 
cemila foldati fotto le infegne, e con quelli, poftifi à 
fronte dell'inimico , gli prefentarono la battaglia , la qua- 
le s'attaccò fieriflìma^ma non lunga 3 poiché rotto Tom- 
mafopofe lo fcampo nella fuga, come pur fecero le flic-* 
fchiere. Furono fubito racquiftat'i luoghi perduti, e 
oltre à ciò entrando i vincitori nel pacfe dell'aunerfario , 
gli tolfèro molte Terre , e cinta di alTedio Saiada , Città 
principale, aflìeme co*l fuo caftello la preicro , e diedero 
à fàcco a* Soldati. Indi fbtto Parga accampandofi , dop- 
po molti aflàlti, la coftrinfero à renderfi , con grande cor- 
dogho di Bongo, òGibeis, che n'era fignore. Ne con- 
tenti di tali acquifli s'inoltrarono nella Prouincia fbggio- 
gando tutto fino a Panari , che pur fi diede nelle mani di 
quei, che voleanomoftrareal loro Principe , che non-» 
degenerauano da* maggiori , e che godeuano in guifa del 
nuouo Reggimento,che, no fodisfatti di hauergli dato le 
cofè proprie, glivoleano acquiftare quella, che toglie- 
uano a*lor nemici . Non fu à ogni modo così facile la-» 
compra di tali luoghi , che non coftafle la vita di due mila 
Corcirefi , parte nella pugna campale , parte vccifi nelle-» 
icalate, che diedero alle fortezze; onde diminuiti di nu- 
mero, ma non di coraggio , pofto prefidk) fufficiente alle 
frontiere , fé ne ritornarono à godere la Patria con quiete 
fino al 1405, in cui di bel nuouo furono inuitatialParmi 
da vn nimico , che venne più da lontano. Venti galeo 
Genouefi, è altri legni deftinati per Soria, fbtto l'impe- 
rio di BucinardoFranccfe, paflindo vicino al capo dell* 

Ifola 



2.5'4 DelIaHiftoria di Corfù* 

Ifola , che riguarda la Puglia^ ò per difjietta de^Corfioti^ 
che s'erano dati a'Venetiani^ ò pel defio di arrichirfi coti/ 
le prede, fecero sbarco di diece rnila foldati > che fi fparfe- 
ro a faccheggiar la campagna. IiidijVnitifijil Caftello 
S. A ngelo > diciotto aiiglia dalla città difcofto > cinfer di 
aiìedio ; e benché il luogo fuffe fortiirimo , e guardato dsu 
vn brauo Capitano Corcirefe, che iui Tempre fuol dimo- 
rare 5 lènza partirne fino à che non finifca la Tuacondot- 
ta> a ogni modo 5 fé non era fbccorfo > iri mano de'nimici 
facilmente cadea , Si feppe il pericolo , e al rimedio i pae- 
feni ii acci nfero r v fcirono in buon numero a fronteggia- 
re ìGenouefi, e crouandonevna groffa partita prefìò al 
cafale di Ducades> la disfecero conia morte di tutti ; e poi 
dando fopra a gli altri ; che cigneuano la fo tezza di fànt* 
Angelo y ne fecero ilrage tale y che Bucinardo con pochi^ 
che con lui fuggirono j rimbarcatofi y in vece di girne alla 
Paleftina y f uaftretto à ritornare a Genoua , hauendo le 
nani vuote di foldatefca * II fiore delle militie Ligure ri- 
mafe in Corcira arido, eiecco,Iàfciando a'Corfio ti il frut- 
to della vittoria. Tal fine meritano leingiuflemoffe^ 
poiché la guerra , ch'è vna ipecie di lite , non ha fentenza 
fauoreuole dalla fortuna , fé non fi tratta con la ragione, 
Quefta, vnita al valore, difficilmente perde; né, fra mille, 
vna fola volta k giuftitia della caufa foggiace alla forzale 
Su la cote di vn giuiio motiuo fi affila la fpada 5 e Tingiu- 
Ao attentato è vn marteIlo,che le rompe il taglio,e la ren- 
de ottufa al ferire , Non fecero mouimento alcuno i Ge- 
nouefi, benché allora viueflèro fotto la protettione del Re 
di Prancià > ma delle venti Galee del Bucinardo , vndeci 
fole andandone; le mandarono verfb Soria , e quefle pure 

furono 



Libro Quinto ; z^^ 

furono rotte da Carlo Zeno^ Capitano deTenetij ne'mari 
della Morea;, tra Modone ^ e il Zonchio , come riferifce i! 
Contarjni, benchela prima fconfitta attribuita alletem- 
pefte, non al valore de*Corfioti, contro latraditione^ che 
nò fuol fallare, de gli auoIi:,e de'noftri maggiori.Si vedica- 
rono bene i Genouefi nel 3 2 del medefimo fecolo,hauen- 
do tacqui ftata la libertà;, prima con difcacciare gli pre- 
fidij di Francia^ poi quelli di Milano 5 poiché al Re, 
€ a' Duchi Vifconti fucceiTiuamente foggiacquero . Ma 
fraquefto mentre in Corfu non forfè nouità dirilieuo , 
ienon quanto nel i4o55efsendo Arciuefcouo Fantino 
Dandolo, che poi hebbe la Chiela dì Padoua , fecondo 
Honofrio nella fuaCronologia,à iftanze del Commune/u 
fatto decreto da'Signori Venetiani , che gli Hebrei Cor- 
fioti portafscro vn legno giallo fui pettO; per differirii da' 
Criftiani, con pena a'contrauentori di ducati trecento , 
Spiacque tal legge a'Giudei tanto più, quanto che il fe- 
gno era ridicolo ^ poiché abbracciaua in tondo la circour 
ferenzadivn quarto di braccio; onde pofto in feno a 
foggia di feudo non potea riparare i colpi delle linguo, 
che auuentauan parole di maledicenze ^ e d'ingiurie . Si 
aggiunfèjper compimento deloro malj^che furono aftret- 
ti a vendere in termine di vn anno gli ftabili , che moiri 
n'haueano & in terra ferma, e nell'lfola , con ordine, che^ 
mai più ne poteflèro comprare ne'Juoghi del dominio 
Corcirefe . A gran ragione fi prjuano di flabiH quei , che 
non han fermezza alcuna di fede ; e troppo grande fcor- 
no farebbe, fé ne gli edifici j , nelle ville, e ne'campi , fi ve^ 
defìèro apertemente le loro vfure . Non è conueneuole, 
che fé perdettero le loro terre perhauere yccifoCrifto, 

terre 



aj<^ Della Hirtoria di Corfù. 

tèrre acquiftino fra' Criftiani ; ed eflèndo meriteuoli di 
morte, loro non conuiene di {labile , che il fèpolcro. Vi 
fu pure di nuouo ; non foto la morte di Elia Monomaco ; 
e la elettione in Protopapà, e Coroepifcopo di Andrea-» 
Melliffinojfbggetto riguardeuole tra*Greci; ma raggiun- 
ta di due Configlieri , ò Camerlenghi , nobili Venetianj , 
i quali nelle caufe ciuili , e criminali doueffero affiftere col 
Bailo, e con lui giudicare fecondo la ragionerò la confulta 
de'Giudici annuali . Qual fenefùflèlacaufà, ottennero 
ciò facilmente dal Principe iCorcirefiper viadeghAm- 
balciatori, che à Venetia fpedirono . Chiufe quefto affa- 
re Tanno 1420, e fino al 2 5 non fi vide, che Andrea^ 
Gritti federe fu'l foglio Arciuefcouale attempi di Martino 
<^into Sommo Pontefice , e Michele Clecha eletto da' 
Canonici, e da'Nobili Protopapà del Clero Greco, per 
la morte di Andrea . Ma nel 1432 dalTotio fi fece pafsag- 
gio alTefercitio della guerra , accefà tra Genouefi, & il Re 
di Aragona , ch'era protetto da' Venetiani , i quali allora 
potentiffimi , e neHÌtalia , e fuora di quella, haueano ac- 
quiflatonobih regioni , e paefi . Poiché, oltre Padoua, . 
Vicenza, Verona, Brefcia, e Bergomo , tolte a'Carrarefi,e 
al Vifconte, Duca di Milano, pofsedeuano Zara, venduta 
loro da Ladislao , Re di Napoli , per cento mila ducati 5 e 
quafi tutti il Frioli , e la Dalmatia , e buona parte dell'Al- 
bania , oltre Candia , le Ifole delTArcipelago , e i luoghi 
della Soria, che fempre furon caufà di rotture co'Genoue- 
fi . Quefti dunque sìj Io fpuntar di primauera, come rife- 
rifceilDoglioni, con armata di diece naui groffe, fette 
galee, e altri legni minori, fbpraui otto mila fanti di sbar- 
co , trafcorfi nell'Egeo predarono le riuiere con tal cru • 

deità, mm 



Libro Quinto. 25^7 

éeltà, chenepianfero lungo tempo gli habltator'infelicf ; 
indi volgendo le prore al Ionio , in ogni lido piantarono 
trofei alla barbarie, indegna de'Criftiani. NèCorfùfii 
efente de'mali ; poiché sbarcar 'i Genoiiefi fàccheggiaro- 
no i campi , e haurebbero manumefìb i luoghi murati;, iè i 
Corcirefi non fuflèro vfcìti à incontrali ^ e trouandoli 
iparfi, non folo ricuperarono la preda, c'hauean fatta, ma 
parte ne vccifero , parte ne fecero prigioni , à talché Am- 
brogio Spinola, Generale deirinfelice condotta, fufor-' 
zato à ritirarfi su i vafcelli , e à fuggire, feguito iempre da 
Silueftro Morofini, che con diece galee era venuto in ibc- 
corfb de'Corfioti. Ritornò ben'egli poi con quattro 
grofli legni , per innpedire la nauigatione , e fece non po- 
chi mali aValfalli della Republica, ma da Giacomo Triui- 
fano, c'hauea cura del golfo , incalzato fino à Gaeta , qui 
perde con le naui ogni iperanza di danneggiare, i Veneti 
co'l fuo moleftifUmo corfo . Lunga fu, doppo quello 5 la 
pace de'Corfioti, né fino al 1440 altro dinuouo compar- 
ne, che Santo Veniero, da Eugenio Quarto fatto Arciue 
fcouo di Corcira . Nel quaranta però furono fatti alcuni 
ordini àpnblico beneficio,e principalmente circa Teltrat- 
tione de'grani, de'quali , benché vi fuife abbondanza, ca- 
ricando naui fra Panormo, e Panaro , à fine di trafportarji- 
a lontani paefi pel guadagno, fi venia à cagionare, e nella 
Città , e neirifola carcftia . Onde, con ordine del Senato, 
fotto pena di contrabando, fu vietato à ognVno il far 
condurre altroue qualunque forte di frumento; e co^i fi 
pofe rimedio à vn male,che potea portare confeguenze di 
qualche rilieuo ; non vi effcndo cofa peggiore della faine, 
a eccitar tumulti ne'popoli . E perche da'remiganti delle 

M ni galee 



a 5* 8 Della Hiftoria di Corfù. 

galee Venete , e Candiote , fi commetteuano molti ladro- 
necci 5 fu ordinato , ò che fi rifarcifìè con la reftitutione il 
furto^ò che la camera dell'armamen to, così di Venetia^co* 
me di Candia , tratteneflè delle paghe de'rubatori tanto , 
quanto baftaffeà pagare il valore del furto ^ riferbando 
fempre al Bailo l'autorità di caftigare i ladri . Ma,à caufa, 
chepoteafuccedere, che i gouernatori delle galee noiu 
voleflèro dare i delinquenti nelle mani della giuftitia^fù in 
tal cafo prouifto, che gli fteflì gouernatori pagaflèro la^ 
quarta parte di ogni dannose le tre altre i galeoti^che il fe- 
cero. Volendo in oltre il Senato, che i Corfioti^e fi efèrci- 
talfero neirarmi, e hauefsero trattenimento di guadagno, 
fi difpofe, che i Cafteilani di Parga, Butrintò, e Baftia ha- 
uefsero molti balefl:rieri , e foldati dell'Ifola con l'ordina- 
rio ftipendio : con che fi prouide pure alla ficurezza mag- 
giore di que'Iuoghi, che meglio flirebbero guardati da* 
Corcirefi, che vi haueano interefse^che da gH Albanefi , 
ò da altri ftranieri,che altra premura non poteano hauere, 
che della paga. Efèguite tali prudenti determinationi , 
forfè Tanno quarantadue, chefcarfb di nouità fi eflinfi/ 
con la (bla elettione del nuouo Protopapà Giorgio Sleròj 
e diede luogo al 4 3 , in cui fu determinato , cheficonce- 
defseal Commune fito bafleuole da poter'edificare à fuo 
fpefe Magazeni , per tenerui dentro grani , e farine à vfò 
de'poueri, con queflo^che le chiaui reflafsero in mano de* 
Sindici, i quali darebbero ficurtà di quel numero di dena- 
ro, che parrebbe al Reggimento. Vfcirono anche iru 
queflo anno altri decreti,e furono : che i mercadanti,che, 
in Panaro, e Panormo,giurifditioni di Corfu in terra-» 
ferma, comprauano grano , per mandarlo à Venetia , do- 

uefsero 



Libro Quinto . z^p 

tiefsero lafciare nell'lfola il quendici per cento del corto , 
con pena à gli trafgrefsori di ducati cento : che tutti quel- 
lìj c'haueano priuilegi della Communità , douefsero pre- 
ièntarii a'Rettori y acciò regiftrati fi confèruafsero dentro 
luogo chiufb con cinque chiaui, vna delle quali tenefic il 
Bailo, le altre i Sindici ; e à gli difubbidienti fu impoila^ 
la paga di cento ducati : che fufscro efènti delle guardio 
quei di ièfsanta cinque anni insù , e di venti anni ingiù, e 
anche per vn anno gli fpofi nouelli , reftando prefso il 
Bailo la facultà di caftigare gl'inoiseruanti : che i Sindici 
poisano efiggere pena pecuniaria , e col Bailo dare altri 
cartighi a'miniftri deU'vfficio de'Giuftitieri , qualunque^ 
volta li troueranno mancar del debito loro, ò ch'efiggel^ 
lèro più della metà delle condanne , che fi fuol dare loro 
per le denuntie, fotto titolo di angarie ; non hauendo al- 
cun fermo falario : che i Baili, e Configlieri ofseruafsero 
gli priuilegi , e gratie concelse alla Communità , circa Ic/ 
Cafìellanie , e gli altri vfficij, fotto pena di ducati cinque- 
cento , e priuatione delle cariche per cinque anni , alla 
quale dourebbero ibggiacere i Magiftrati diVenetia, 
quando facefsero anch'eglino qualche cofa in contrario . 
Così trafcorfèro gli anni con fomma quiete fino al 1 45 4 ; 
né in quelli ritruouo ricordanza , degna di Storia , fé non 
fufse la creatione del Protopapà Andrea Soteriano, fuc- 
ceisa nel quarantadue di quel medefimo fecolo . Som- 
miniftra bene materia alla penna la mofsa di Mau- 
metto , gran Signore de'Turchi, contro Coftantino Pa- 
leologo , Imperatore di Oriente , il quale , doppo vna 
oftinata difefa , perde affieme con la vita llmperio . 
In quefto folo felice , che morì con la corona fu'l capo , o 

M m 2 con 



x6o Dciia Hiftoria di Corfù. 

con la fpada alla mano ; del redo sfortunatillimo almeno 
perche, portando il nome del primo fondatore , fu Tvlti- 
ma rouina della greca grandezza. Apparecchiarono i 
Principi di Ponente qualche foccorfo , ma prima , cho 
ai nuafle -, cadde Coftantinopoli, poco difefa^ e molto tra- 
dita 5 particolarmente da que' di Pera 5 per tacere il nome-* 
di chi ai primo attacco de gl'i nfedeh fi pofe in vna infe- 
dehifima fuga ; ladoue de' Venetiani , che à cafo fi truo- 
uauano nella Città aflèdiata , perche mai non vollero ab- 
bandonare i pofti 3 morirono quaranta fette gentiThuo- 
mini , e venti rimaicro fchiaui , oltre la gente piiì minuta, 
che arriuaua al numero di forfè due mila combattenti , 
parte trucidata , parte ridotta alle miferie delle catene . 
Giacomo Loredano, Generale della lega tra il Pontefice, 
la Republica , e Aifonib Re di Napoh , benché fi affret- 
tane , non iu a tempo di dar mano al pericolante Imperio, 
ch'era precipitato , onde fi accinfe à reprimere l'audacia 
de' nimici , che per mare , e per terra , deuaftauan la Gre- 
cia. Poiché lafiuto Maumetto , per diuertire le forze 
Criftiane, hauea mandato Turcano fuo vaici ofb ciipitano 
nella Morea contro Demetrio, e Tommafo Paleologi, fra- 
telli di Coftatino,cheiui gouernauano Furmi, epoi Agias 
Bei con qumdeci mila Turchi fotto Parga , e Caniz Zibei 
con diece mila all'affediodi Butrintò, Fvna, e l'altra di- 
iefa da' Corcirefi . Non fi fmarirrono 1 valorofi difenfbri 
all'improuifo attacco , e hauendo hauuto rinforzi di fol- 
datefca Corfiota , a fpefe del Commune afibldata , fi ac- 
cmfero a nbbattere col valore la barbara violenza . Co- 
mandauano ( come hoggidì ancora ) nel vno , e l'altro 
liìogo Nobili di Corfù, 1 quali hor difendendo le mura da 

gli 



\ 



Libro Qu into . z6 1 

gli aflalti 5 hor afiTaltando le trincee nimichc con ie (orti- 
te, feceroin modo, che i Turchi, doppo la perdita di 
buona parte deirefercito , da Butrintò disloggiaflèro, 
facendo vna ritirata , fole nel nome differente à vna di- 
fordinatiffima f uga . Ilmedefimo aiiuenne loro fotto il 
caftello diStrouilli 5eRignafìa,da'Corfioti, e dalle loro 
fpelè, fènza intereffe alcuno di Venetia, conllruati al 
Principe , à onta de' barbari , che li tentarono con fero- 
ciffimiafialti. Neil Loredano frattanto dormiua: egli 
diedela caccia à quattro galee, e tredeci fiifte Turchef- 
che, e facendole dare in terra, s'impradroni de' legni, 
lafciando a' paeflmi'l vendicarfi de gli huomini , che tutti 
furono miferamentevccifi. Ma ritornato da Coftanti- 
nopoli ou'era gito per rihauere gli fchiaui Venetiani , 
fatti nella prefa della Città , à Venetia , Bartolomeo Mar- 
cello j quinci, e quindi, fi celsò dalleoffefcj poiché portò 
la carta della pace , fottofcritta dal Gran Signore , quale^ 
il Senato , per le deboli prouifioni , e freddezza de' colle- 
gati, li compiacque accettare. Onde Tanno 5^ fu per 
gli Corcirefi tutto pacifico ; e farebbe flato fenza memo- 
ria , fé il danno di Marino Canale , e Tarriuo del corpo di 
S.Spiridione, non rhauelferelbriguardeuole, conduca 
fucceffi , nel bene , e nel male , fra di loro contrari . li 
Nobile Marino Canale da gli habitatori di Sopotò fu aC- 
faflìnato ne gli haueri , onde vfcì decreto , che dalle per- 
fonediquelluogofufferoàlui fodisfatte interamente le-» 
Ibftanze, e quando non poteffero riiarcire il mal tolto,fo 
gli pagafle da' dati] delle merci , che iui da Corfù trafpor- 
lauanfi. Malatraslationedi S.Spiridione auuenne iru 
tal modo . Prefa da' Turchi Ccftantinopoli , fra quei , e* 

heb- 



z6z Della Hiftoria di Corfù l 

liebbero fortuna di fuggire fu Giorgio CaIocheretti,cIie/ 
le pretiofe Reliquie poflèdeua 5 affieme con quelle di S, 
Teodora, quefta Imperatrice , e moglie di Teofilo Ico- 
noclaufta > à cui fèmprc fi oppofè à fauor de Cattolici a- 
doratori delle immagini fàcre^ quello Velcouo diTremin- 
to in Cipri , che nel Concilio Niceno oprò marauiglie, o 
confufe gli eretici , e gl'idolatri , Il Calocheretti y ricco 
diqueitefori, camminò tanto finche non peruenneaMi- 
di dell'Epiro, poftià fronte dell'lfola di Corcira, e fer- 
moffi nella terra di Paramitià, lieto di hauer condotto in 
faluo le {ut ricchezze , Ed è cofa , degna veramente di 
marauiglia , che camminando per iftrade, cinte di iblda- 
tcfche , mai non hauefle patito incontro dalla licenza mi- 
litare , fiafi de' Criftiani , ò de gl'infedeli , che batteuano 
lacampagna. Ma douei Santi non fi fanno la via? Lc' 
armi non ponno offendere le fj^oglie mortali de gl'im- 
mortali ipiriti 5 e i cittadini della pacifica Gerufàlemmo 
non han paura di guerra , Adoprò à ogni modo Giorgio 
anche l'ingegno, hauendochiufoque' due corpi dentro 
lacchi pieni di paglia , e pollili ibpra vn giumento dauaà 
mtendere a coloro , cheTincontranano^ che la fbma era^ 
cibo della beftia , quando che conduceua gl'inuitati al fb- 
lenne banchetto della beatitudine eterna. Non douca^ 
temere con le paglie , e co'l giumento ^ ladoue Criflo con 
quelli poco conto kco, delle minaccie di Erode . Arriuò 
dunque faluo ilpietofb Giorgio , e doppo di eflèrfi ripo- 
fato , coniàpeuole , che Corfù , fbtto il dominio Venetia- 
no, godeua feliciffima quiete, fi difpofè valicar lo flret- 
to , e fermarfi nell'lfola , afilo de' fuggitiui , e ricuouero 
de gli afflitti. Pofeincfecutioneilpenfiero, e oltre mo- 
do 



Libro Quinto. z6^ 

do della terra delitiofa inuaghitofi , vi pofe fua ftania, e fi 
iprouide di moglie , dalla quale generò tre figli , Marco , 
iLuca, e Filippo, che, morto il Padre, diuifero 1 heredirà , 
e con rheredità i corpi de' Santi, toccando al primo le ot 
!fadi S.Teodora , a* due fecondi le membra del miracolofo 
^piridione . Marco della fua parte fece generofo dono al- 
la Communità , dalla quale jf^ riporta nella Chiefedi San 
Lazaro, che, prima fi fabbricaflèro le muraglie, erafuo- 
ra della Città, dirimpetto alla Porta Reale, nel Borgo di 
S.R0CC0 5 benché poi fullèro trasferite le reliquie della^ 
fanta Imperatrice al Tempio di S.Niccolò,oue hora ripo- 
fano. MaLuca,eFilippo, benché haueflèro, inluogo di 
depofito , collocato labro portione nella ftefia Chiefa di 
I S.Lazaro , e quindi'n quella dell'Arcangelo S.Michele, di 
ragione deirVniuerfità , voleuano toglierla , per trafpor- 
tarla fuora delllfola ; à che vi u amente fi oppoferoiCor- 
cirefi co' loro Sindici: onde fi venne alle liti auanti'l Sena- 
to Venetiano, da cui fu fatto decreto,chei due fratelli po- 
teffero togliere, e mandare ouunque voleflèro il corpo di 
S.Spiridione, à loro di giuftitia ipettante. Con ciò tutto 
rimafe ou'era, e col tempo rhebbeStamatelIoVulgari 
Corfioto, che l'ottenne in dote da Filippo , che con quel- 
lo accasò la fua figlia, facendo ceffione del fuo/«j alla ni- 
pote cortefemente pur Luca. Fabbricò il Vulgarivna^ 
Chiefa nel Borgo fudetto di S, Rocco , prefib a quella di 
S.Lazaro, e dedicolla à S.Spiridione,le cui offa vi collocò, 
lafciandoneillufpatronatoa'fuoi heredi, che fino a' no- 
firi tempi fi conferua nella fua cafa 5 benché il Tempio , da 
lui fatto , per le nuoue fortificatjoni fia fmantellato , e iru 
fuo luogo erettone , con le limofine de' fedeli, vn'altro 

den- 



2^4 Della Hiftoria di Coi fu. 

dentro la Città, più magnifico, abbellito di marmi, e eoa 
addobbi, non punto ordinari) , effendo per altro ftraordi- 
naria la diuotione,per la quale fi rende il luogo più riguar- 
deuole fra tutte le Chiefe, così de' Latini, come de* Greci. 
Ma non conuiene di vno , ch'è Protettore di Corfù , ridi* 
relatraslatione, fenza toccare la vita; che benché fora* 
fìier' egli fia, pe'l lungo albergo^ eper glimiracoli, fi de- 
uè ftimar cittadino. 

Nacque Spiridione in Cipri, e nel Regno di Venere, 
fino da' teneri anni fu tutto amore verfo di Dio 5 e à onta 
di quella fallace Dea , che forfè dall'acque , e portò fuoco, 
egli fpuntò dal fuoco dello Spirito Santo, e in acqua di 
gratiefidiiTufe. Ilfuo efercitio erail pafcere, e guidar 
pecorelle , dalle quali apprefe la manfuetudine, e,fèconda 
il detto della fcrittura , camminando dietro Torme delle/ 
greggi , puote arriuare all'Empireo . Premea il latte con 
le mani , ed era nell'animo tutto candore ; onde non fia 
marauiglia , che iempre fufle vicino al fole della gratiajfe^ 
lattei fentieri del continuo tracciaua . La fama di fua bon- 
tà, approuata da* miracoli , no'llafciò lungo tempo tra^ 
gli armenti , da' quali fece palfaggio alla cura dell'ouilc/ 
di Crifto 3 fatto per gli meriti fuoi Arciuefcouo di Tre- 
minto, a' tempi, che l'Imperio gouernaua il gran Cofl:an- 
tino . La ficcità, la fame, e la pefte , dalle fuQ orationi fu- 
gate da Cipri, diedero à intendere, che diuenuto Pallore, 
più nobile, lupi più voraci , fapea cacciare . Auuennc/ , 
che vn ricco opprimea vn pouero debitore,!] quale ricor- 
fo al Santo, hebbe da lui vn ferpe,che fi cangiò in oro,ba- 
fteuolc à fbdisfare l'auaritia di quello , che co'l tempo, iii^ 
vece dell'oro trouòne'fuoi fcrigni chiufb vnferpente^. 

Mosè 



Libro Quinto. z6f 

Mosè con la fua verga più non fece alla prefènza di Fa4 
raone. Se io volefli a vno, à vno raccontare i fuoi prodigi, 
bifbgnerebbe , che quel fiume, che fermò il corfo all'Im- 
perio di queftonouello Elia, mi fomminiftraflè tanto d* 
inchioftro , quante erano le fue acque, quando rimafè ag- 
giacciate alla voce dell'accefò Spiridione . Il liberare gli 
huomini da* patiboli, il togliere da gli afpidi'l veleno, il 
raddrizzare le ftorte membra, il fàldarpericolofe ferite/, 
ilconoicererinternode' cuori, furono à lui ordinarie-* 
marauiglie . Nel Concilio Niceno confufe, con {empii- 
ci parole, i filofòfi dell'Egitto, e conuinfe con dilemmi , 
déttatigh dalla Cattedra dell'Empireo, laoftinationc de 
I gli Arriani . Ritornato alla fua fède, mentre vna donna^ 
fi lagna di hauerconfègnatoà Irene (fu quefta figlia del 
! Santo, da lui generata con la moglie^ che morì prima, 
che fuflè Vefcouo ) vna gioia, acciò à fuo nome la confèr- 
uaffe, eperefferelafanciuUa, giàeftinta, non la potea-» 
rihauere ; egli , non trouandola nella cafà , che tutta cer- 
cò, al fèpolcro della morta auuicinato, Irene^ gridò , dim- 
rrii ou'è il depofito , che quella buona donna ti diede ? AL 
lora, òftupore! quafifuegliatadalfbnno la don2,ella , 
mio Padre, rilpofè, nel tal luogo è nafcofto . Horsù,fog- 
giunfè Spiridione , dormi figlia finche il commun Signo- 
re, con tutti gli altri 5 ti fuegli. Serimaneffero i circo- 
ftanti , che molti furono , fenza parlare alla fauella di vna 
morta, non vi è dubio alcuno ; poiché mutulo per lo ftu- 
pore reftò Saulo, quando la Pitonefla gli fé vdire la voce^ 
di Samuele , eftinto ; e pur quelle furono larue , quefto fu 
miracolo prodigiofo del noltro Santo . Ne qui finirono 
i fuoi portenti 5 fino da gli Angeli palefati a Coftantio , 

Nn ch'era 



±66 Della Hiftoria di Corfù. 

ch'era à Coftantino fucceflb ; poiché trauagliato da grà- 
uiflìma infirmitàllmperatorejmentre à Dio fi raccoman- 
da , vede in fogno vn Coro di Vefcoui, e fra loro due, più 
riiplendenti de gli altri , additati da vn celefte meflàggie- 
re, per medeci del fuo male. E perche Coftantio non., 
puptefapere di quelli nèlapatria, né il nome, tutt*i Ve- 
fcoui fece chiamare : comparue Spiridione con vefti così 
pouere ,che vn Cameriere del palaggio Imperiale, veg- 
gendo vn mendico, che fi facea lecito entrar nella Regia, 
gh diede vnoichiaffo, e il Santo, fecondo l'aunifo del 
Vangelo, porgendo al percufloreTaltra guancia, ilcon- 
fuie in modo , che genufleflb , e piagnente gU chiefe per- 
dono del fallo, commeflb, per non haucrlo riconofciuto * 
Ammeflb poi con gli altri alla prefenza di Coftantio , che 
fopra il foglio, ricco d'oro, e di gemme , maeftofàmento 
lèdea , riuolto al fuo caro difoepolo Trifillio, dimoftrami, 
dilse, ou'eglièrimperatore? E marauigliandofi quello 
della richiefta , ladoue fra gli altri per la pompa facilmen- 
te fi difcernea, hor fappi, foggiunfe , che quel , così doui- 
tiofo, morirà da pouero, e non haurà , che poueriffimi fu- 
nerali , Profetia, che fi auuerò, quando egli fu vccifo, co- 
me à fuo luogo dicemmo. Ma l'Imperatore, voltando gli 
occhi intorno, fermò fopra Spiridione lo fguardo; poiché 
gliparuevndique'dua , che gli furon moftrati nella vi- 
fione, e fatto certo dalla fomiglianza fcefo dal trono, e hu- 
mile fi pofe auanti del Santo , il quale , toccandogli la te- 
tta con la mano, fubito il refe libero da ogni male . Onde 
Coftantio grato al beneficio , à compiacenza di Spiridio- 
ne, fece immuni gli Ecclefiaftici , ftimando cofa inde-? 
gna , che quei , che feruono al Re Celefte, pagaflero ga- 
bella 



Libro Quinto . 2^7 

bella a* Re della terra . Maggiore fu la gratia fatta à vna-> 
vedoua^àcuij come alla Sereptana , calla Sunamitide , 
Eliade Elifeo, ritornò viuo il figlio eftinto ; e,aggiugnen- 
do marauiglia à miracolo , fé la madre cadde morta al for- 
gere del fanciullo ^ pur'à quefta diede la vita ^ reflituendo 
prima alla genitrice il fuo parto ^ e poi al parto la genitri- 
ce. Noncosìauuennead vn'adultera, che negando al 
Santo il fuo peccato^ con l'infame concetto nell'vtero 
mifèramente fi eflinfe . Morte^, per la quale il pietofb pa- 
fiorepianfè, e determinò di mai più intrometterff n cofa, 
che potefle cagionar danno graue ad alcuno . E fi vide 
chiaro poi 5 quando alcuni ladri, che à Spiridione volea- 
no rubatele greggi^, altro cafligo non hebbero , che il re- 
fìare da mano inuifibile legati, e corretti dal Santo furon 
diiciolti . Tal fìi la vita di Spiridione 5 che morto , e fèp- 
pellito in Treminto , trafportato indi à Coflantinopoli , 
venne ad arricchire Corcira , oue mai non è fcarfo di io- 
urani fauori. 

Hor torniamo alla Storia , che non trouando cofà di 
rilieuo fino al 1 4^2 , in quefto fi ferma , per confiderare^ 
prima Tarriuo di Tommaiò, figlio di Emanuello Paleolo- 
go, che ritenea ancora il titolo dlmperatore,benche fen- 
za Imperio , in Corcira , oue capitando con molti No- 
bili 5 e fra gli altri con Niccolò Marmoran , lafciò la fua.» 
donna, ei figli; edegli non fi trattenne, perche la beni- 
gnità del Pontefice il chiamauaà Roma, col tratteni» 
mento annuo di fei mila cecchini „ Onde fi può conofce- 
re quanto allora fuilè potente Corfii , la doue in quella i 
Principi lafciauano, fenza tema le cofe piii care , nulla fo- 
fpettando della indomita forza de gVinfedeli . Ne alla^ 

N n 2 fama 



z6 8 Della Hiftoria di Corfù. 

lama cedeuano le attieni y conciofia cofache , comincian- 
do i Turchi à romper la pace co' Venetiani , i Corfioti ar-i J 
niarono à loro fpefè due mila huomini , e collocatili su la^ 
Penifola di Xamillia ne* confini di Butrintò , fi oppofero 
gagliardamente al pafìaggio de' nimici ^ che per quel luo- 
go voleano auuiarfi a'danni della Republica.Efrendofi poi 
nel 63 dichiarata apertamente la guerra, non potendo 
più i Veneti diffimulare le ingiurie di que'barbari^ che fot-; , 
to la fede e danneggiauano i vafìalli 5 e hauean prefb Co-?ì 
rinto, i Corcirefi à più validi foccorfi fi accinfèro in difelà 
del Principe . Più di mille fbldati, a loro paghe mandaro- 
no à Corinto, e Patraflb , in diuerfi tempi aflèdiati dall'ar- 
mi Criftiane con eguale sfortuna ; poiché quella, vicina à 
cadere , fi mantenne , per la morte di Bertoldo da Eflc» , 
condottiere dell'armi Venete, vccifb da vn faflb 5 e quella^ 
benché hauefle chiamato i nofl:ri , per la poca fortuna di 
Vittor Cappello, Generale dell'armata , in vece di acqui- 
itarfi, fu caufa di molte perdite. Militò fbtto coftui anchc^ 
vna galea Corfiota , dalla Cittadinanza apparecchiata di 
tutto punto, e trouoflì all'imprefa di Metelino , quando il 
Giuftiniani ne pretefè Tacquifto con poco buon fine , per 
la grande refiftenza de'Turchi . Ma, volendo moftrare la 
brama , c'haueano di fèruir la Republica , non fbdisfatt'i 
Corfioti di tante dimoftrationi di fedeltà,fbtto la condot- 
ta.di Girolamo Molino loro Bailo , sbarcarono in terrai 
ferma , ed entrati nel paefe nimico prefèro Cimara, Sopo- 
tò, Porilla, e Sagiada 5 e poi con poco fàngue manurneflè- 
10 Cocchino, Litari con più di cento Cafali , e Villaggi di 
qucldiftretto, onde con tali acquifti fi compenfàrono in: 
parte le perdite, che altroue fi fecero , Ne minore fu l'aiu* : 

to 



Libro Quinto . zó^ 

I to preftarono nella sfortunata guerra di Negroponte^ che 
fi perde più perla poca rifolutione di Niccolò Canale,che 
per gli sforzi di Maumetto , il quale nel i ^69 con trecen- 
to vele approdando fòpra quelllfola 3 da cento venti mila 
Turchi la kc^ inondare . E certo y che non Thaurcbbo 
preib, mentre nel primo aflalto dato alla Città, perfe^ 
più di ventimila Turchi 5 fé il Canale, ch'era ^'icino 
con numerofo nauilio, al quale fi aggiunfero due grof- 
fe naui , e molti legni Corcirefi , la foccorreua . Ma egli 
I fi trattenne tanto , che gl'inimici , per tema appunto di 
lui y fi sforzarono à conquiftarla, come fucceflè a'do' 
deci di Luglio, con danno de'poueri Cittadini, edella^ 
Venetiana Republica. I momenti , trafcurati nelle guer- 
re,partorifcono fecoli di affanni. La tardanza fempr'è cat- 
tiua, ma principalmente nelle condotte dell'armi , nello 
quali fi deue mifurare il tempo à minuti. La rifolutione 
Ibuerch fa degenera in temerità , e la poca fi attribuifce a,. 
codardia . Quindi dal Sereniffimo Dominio fu il Canale 
fpogliato dell'vfficio , ed hebbe in tutta la fua vita la terra 
di Portogruaro per confine. Gli fucceffe nella carica Pie- 
tro Mocenico, che,accreiciuta l'armata con molti legni di 
Venetia, di Corf ù , e di Candia , fi pofe all'ordine per di- 
{cacciare i Turchi da Negroponte , e gli riufciua, fé meno 
guardigli i erano i difenlori , c'hauea lafciato Maumetto . 
Da tanti feruigi animat'i Corcirefi Spedirono à Venetia.» 
Giouanni Morello, e Zaccaria Alemano , loro Ambafcia- 
tori, per fupplicare il Senato fi dcgnaflè conceder loro la^ 
conferma de' Priuiiegi , con imporre al Reggimento la-» 
puntuale oflèruanza di quelli j in oltre che fi compiaceflè, 
che armando vna, ò più galee nell'Ifola; reftalfe al Confi-^ 



§1ÌQ 



270 Della Hiftoria di Corfù.' 

glio di Corcira la facoltà di eliggere i fopracomiti natio- 
nali ; che i Corfioti non fufsero giudicati fecondo le leggi 
di Napoli di Romania, maconformeà gli Statuti di Ve- 
iietia : e per vltimo applicarono, che non fuifero caftiga- 
ti con fola pena pecuniaria quei, che portauano acciaio in 
terra ferma , per venderlo a'Turchi , ma i n oltre con tor- 
menti corporali ; acciò la loro fedeltà non fi vedefse mac- 
chiata per la fellonia di alcuni pochi , nimici e del Princi- 
pe, e della fede . Richiede, delle quali furono i Meiaggie- 
ri cortefemente compiaciuti . Poco prima di tali coiè fu 
fatto Protopapà Timoteo Vari , e nel medefimo tempo , 
fèguitando laRepublica la guerra contro i Turchi, fegui- 
rono i Corcirefi le bandiere del Mocenigo con pili di cen- 
to Grippi , fabbricati co'loro denari , e mandarono folda- 
tefcheairelpugnationedi Strouilli ,eRigna{fa,per ifcao- 
ciarne grinfedeli, che Thaueano prefo non molto auanti « 
Ma per non intrometterci nel racconto di vna guerra,del- 
ia quale hanno fcritto molti, eprima , e doppo Sabellico , 
diremo breuemente, ch'efsendo durata la rottura tra'Ve- 
netiani e Turchi fino al 1478, incuifi venne alla pace 5 
fempre i Corfiotijfenia Ij^eie del Principe, ò nel difendere 
le piazze, ò nell'afsalirle , la loro fedeltà , e valore moìlra- 
rono , Segnalaronfi nel doppio afsedio , pofto da'Barbari 
a Scutarj , e in Lepanto trattennero lungo tempo la cadu- 
ta della fortezza, benché vecchia , da fé lle/sa minacciafse 
rouina , E ibtto Vittor Salomone Proueditore di Corfù , 
al numero d'vndecimila, diuifi in Parga, Sopotò, e Bafìia, 
fecero coloro petti argine à vn fiume di armati,che inon- 
daua le loro campagne . Si conchiufe dunque con Mau* 
metto k pace nel fettantaotto, in cui faebberoi Corfioti 

con- 



Libro Quinto. 271 

confermati dal Principe i loro priuilegi, ed efentioni , ma 
nell'ottanta di quel fecolo ripigliarono di nuouo Tarmi 
contro de'Turchi^iquali^doppo di hauer tentato in vano 
Rodi, fi fpinfero contro Tltalia^e con poco contratto pre- 
fero Otranto, e minacciauan la Puglia. Non potea, perla 
confederatione, la Republica offender que' barbari, chiù- 
deua à ogni modo gli occhi, quando i fuoi vafsalli , à no- 
me priuato foccorreuano i Criftiani; come auuennea' 
Corcirefi,che con più di cento Grippi ne andarono in di- 
fefa di Monopoli, da que*barbari, poco meno cheafsedia- 
ta . Cefsò pur'anche alla fine quefta tempefta,ed efsendo 
morto Maumetto,furono gli Ottomani aftretti da Alfon- 
fo. Duca di Calabria, e figlio di Ferdinando,Re di Napo- 
li, à ritirarfi, e fuggire dal Regno 5 ma non per dò quieta- 
mente fi vifle : poiché altre nubi , grauide di fdegni , par- 
totiron nuoue procelle , Per alcune differenze di non po- 
co rilieuo fi accefe fierilfima guerra traTenetiani , ed Er- 
cole Duca di Ferrara , c*hebbe il patrocinio di Ferdinan- 
do di Napoli fuo Suocero 5 onde è contro il Duca, e con- 
tro il Re alle mani fi venne . I Corcirefi con due galee , c^ 
feifanta Grippi accrebbero Tarmata Venetianafu'l Pò, e 
con buon numero di fcelte militie rinforzaron Tefercito 
di terra, che, diuifo, hebbe doppia vittoria , e de' Ferrare- 
fi fottoSigifmondo da Efle, fratello; e de' Napolitani, 
guidati da Alfonfo , cognato del Duca , Rouigo , e tutto 
ilPolefine venne in potere de' vincitori,epoi anche Ga- 
lipoli'n Regno, acquiifato con la fua morte da Giacomo 
Marcello Generale di mare , il quale fciogliendo da Cor-» 
fu, con molte naui de' Corcirefi afìaltò la Città , che feco. 
vna oftinatadifefa . E volendo il Marcello animarci fuo4 

aU* 



%yi Della Hiftoria di Corfit. ^ 

àirafsalto, colpito difgratiatamente da vna palla pcrfeiju 
vita ; ma non perfero il coraggio gì i aggreflbri , i quali ^ \ 
fcalando le mura aftrinfero la terra à cedere al loro inuitto 
valore . Fu Tacquifto di Galipoli caufa della pace, che fi 
conchiufe;, à fbmmofsa di Ferdinando,nel 1 484confbm- 
ma gloria de* Venetiani , a' quali, per gli capitoli , rimafe 
il Polefine , oltre altri luoghi de* nimici , che in damo pri- 
ma haueano tentato Tlfola di Curzola , dal Marcello,e da^ 
cento Grippi Corcirefi difefa con eftrema fortezza . Non 
auuenne in tempo di quefta guerra nouità alcuna nell' 
Ifbla^fenonche nel 1 480 fu eletto Protopapà Leone Ro- 
cochefalo, e nell' ottantadue Arciuefcouo Bernardo So- 
riano,nobiIe Veneto,creato da PioTerzo,Sommo Ponte- 
fice,Prelato di meriti infigni,che ordinò,in rendimento di 
gratie à Dio , per eflcr ceflàta la pefte, vna fblenne proceP 
fione,che fi fa pure à tempi noftri in commune daXatini^e 
da'Greci. Né fino al 9 5 io truouo altro degno di fcriuerfi, 
eflendo fiata laRepublica con poca guerra , e Corfù corL. 
moka pace , qual fi ruppe per Tinuafione de' Francefi nel 
-Regno di Napoli, che fopra le altre Prouincie del mondo 
ibggetto alle volubilità , in poco tempo fi vide cangiar 
padrone, con Pentimento de' Principi dell* Europa . Cau- 
Ùl della moda de' Galli fu Ludouico Sforza, detto il Moro, 
chea nome di Gio: Galeazzo fuo nipote gouernando lo 
Stato di Milano, afìèttaua la Signoria, qual, benché già 
grandicello egli fuflfe, non volea rendere al legittimo Du- 
ca , E perche Ferdinando di Napoli, e Alfonfb fuo figlio 
conleminaccieraftrigneuanoallecofedeldouere, egh, 
e per mantenerfi nel dominio , e per vendicarfi nel mede- 
fimo tempo di coloro, che voleuano il lafciafle, inulto 

con 



Libro Quinto . 27 ^ 

' con fue lettere Carlo Re di Francia all'imprefli di Napoli , 
e Carlo , che com'herede della Cafà Angioina vi preten- 
deua, non fu reftioà dar orecchio al partito^ àcuifidit 
pofè con tutte le forze del Regno . Era morto Ferdinan- 
do 5 e Alfonfo, che gli fuccefle , hauendo prefèntito tali 
apparecchi, anch'egli, collegato co'l Papa , alladifefafi 
accinfe: ma rotto Federico di Aragona nella Liguria da^ 
Ludouico di Orleans , e hauendo i Francefi foggiogato 
le maremme della Tofcana^prefa la Città di Fifa , e affret- 
to il Pontefice à far pace 5 Alfonlb, dilperato di difende- 
re il fuopaefè, oue non pochi baroni tumultuauano à fi- 
uore di Carlo , che feguiua il fuo viaggio vittoriofo , co'i 
telbro fi ritirò in SiciHa, hauendo prima rinuntiato il Re- 
gno à perdi nardo fuo figho . Si dimenò bene il giouinet- 
to per qualche tempo 5 però non puote lungamente refi- 
fiere ali armi del Gallo, che in brieue hora di ogni Pro- 
uinciafpogliollo forzandolo à fuggire airilbla d'Ifchia , 
qual fola gli era rimafta , In tale fiato eran le cofè , quan- 
do apriron gli occhii Pontefice , Tlmperaror Maifimilia- 
no^Ferduiando Re di Spagna, iVenetiani, e il medefi- 
mo Ludouico Sforza, cccitator della guerra . Queftì , 
folpettando, che Carlo agognaflè alla monarchia d'Italia, 
fecero fra di loro lega offènfiua, ogni qualunque voltjo 
vn di loro fullè attaccato da Carlo; e perch'egli, doppo 
la vittoria di Napoli, , Ci voltò contro Roma , da cui fug- 
giilVl Pontefice 3 apertamente i collegati fi dichiararono , 
Onde Carlo , che non volea ellcr chiufo fuora di Francia, 
prefidiato il Regno,co*l refto dell'efercito prefela via dell' 
Alpi; ma fu'l Taro hebbe durifTimo incontro con gli fqiu- 
droni Veneti , e Milanefi , co' quali fece fatto d'armi con 

O o dubia 



274 Della Hiftoria di Corfù. 

dubia vittoria , e poi nelle Gallie ricuouroflì . Quando 
Ferdinando di Napoli Teppe la partenza di Carlo andò in 
Sicilia à Tuo Padre Alfonfo, da cui hebbe buona fbmma. 
di contanti , co' quali fece, che Antonio Grimani, Gene- 
ral dell'armata Venetiana , fi muouefle a' danni de' Fran- 
cefi, contro la Puglia . Tre galee Corfiote fotto il gouer- 
no di Oliuiero Morello , di AleflTandro di Gotti , e di An- 
drea Protocinio , oltre molti grippi , furono col Grima- 
ni, che conduflfe anche dalllfola buona caualleria coiu 
Giouanni d'Altauilla valorofiiTimo Capitano . La prima^ 
imprefa fu di Monopoli , doue i caualli Corcirefi , fpalleg- 
giando i fanti , fecero marauiglie tali , che furono cauiL 
della prefa della Città 3 che fu data à fàcco a' Soldati . Si 
fpinlè più auanti Tefèrcito Veneto , e mandò qualche fbc- 
corfo con TAltauilla à Ferdinando , che conquiftata Se- 
minara ne giua a incontrare Obegino Viceré di Calabria, 
checonlefquadreFrancefi veniua per combatterlo ; o 
benché Confaluo , il gran Duce Spagnuolo, diflliadeflè al 
Re la battaglia , pur'egli volle attaccarla , e vi reftò disfat- 
to ; e vi reftaua prigionero , eflèndogli per le ferite mor» 
to di fotto il cauallo , fé Giouanni d'Altauilla, flnontando 
dal fuo , no'l porgeua al caduto ; ond'egli hebbe tempo 
di faluarfi , e il fuo liberatore fra mille fpadeperfe glorio- 
famente la vita . Huomo Angolare , per cui, non le carte, 
ma dourebbero parlare i marmi, e gli bronzi, liuellati nel- 
le ftatue ; come à tempi de' Romani'n fimil fitto iàrebbe 
auuenuto . E tanto è più degno di lode , quanto che non 
del fuo Principe , ma di vn amico dì quello fi trattaua . E 
fi può dire, che il Coriìoto con la fua morte gli donallc» 
il Regno , qual mai non haurebbe acquiftato , fé fufìc ri- 

marto 



Libro Qiiinto . 275* 

mafto prigioniero de'Galli . Acquiilolloben poco cfop - 
pò ;, e per la dichiaratione à fuo fauore di molti Nobili , e 
perlefbrzepotentiriìme^cheglifomminiftròlaRepiibli- 
cadiVenetja, epe'lvalore di Confaluo, che Tefercito 
Francefco ailediando il coftrinfe à riceuere quelle le^m, 
ch'ei volle . Ma molto non puote delle fue felicità gode- 
re vccifo dalla parca nel fior de gli anni fenza heredi ; on- 
de fuo Zio Federico con miglior fortuna glifuccefse, e 
fopra le fatiche deireftinto nipote compofe la fua quie- 
te . Ma quiete, le non efimera, poco dureuole ella flipper 
la nuoua guerra , che , vnito co'Venetiani , mofìe a Lu- 
douico di Milano , Ludouico di Orleans , ch'era fuccefr 
foà Carlo Ottauo nel Regno di Francia; poiché il Redi 
Napoli y e per ragione della lega, c'hauea con lo Sforza, e 
per la politica , che gli perfuadeua à non lafciare annidar 
neiritaha 1 Francefi,fipofe fubito in armi^pronte e à difé- 
dere Tamico^e à offendere Tmimico . E fi accinfè poi con 
più calore, quando leppe, checo'l Re di Francia, e Vene- 
tiani, era entrato in lega il Papa,e Ferdinando Re di Spa- 
gna,equefl:iconpatto,chefcacciatoluidaNapoli,egual- 
mentefi douelfero di uidere con l'Orleans il fuo Regno. 
Ma il Duca di Milano , atterrito de'grandi apparecchi de* 
Collegati , non trouando fcampo alle cofe fue , con poca^ 
reguladiCriftiano, inuitòBaiazettoImperatorde'Tur- 
chi alla conquifta deiritalia,le cui porte trouerebbe aper- 
te per la intelligenza di Federico di Aragona , che in Na- 
poh dominaua . Inuito , che accefe il fuoco tra quel bar- 
baro, e la Republica Venetiana, che, fé non con gran fan- 
gue, fparfo à fiumi , non fi eftinfe con danno irreparabile 
della fede . Poiché l'Ottomano poftapoderofa armata in 

O o 2 punto, 



zj6 Della Hifloria di Corfù \ 

punto^ e all'ordine Tefèrcito, l' vno, e Taltra mandò à dan- 
ni della Morea , che fu teatro delle carnificine infedeli , 
Dubitarono fui principio i Veneti, che Corfù fufselo 
fcopo delle mofse Turchefce, e per meglio afficurarfi dell' 
Ilbla, vi mandarono con la condotta di Angelo Querini , 
e Luigi da Canale cento foldati , acciò meglio prefidiat 
fero la fortezza ; ma veggendo altroue riuolte le armi ni- 
miche, fpinfero Antonio Grimani,Generale di mare,con 
quarantafci galee, diciafsette naui, e quaranta tra fufte,e> 
nitri legni minori; acquali poi s'vnironofeflanta grippi \ 
(co'l pefc per la Republica del folo pane, e dell'Artiglie- 
ria ) e quattro vafcelli groffi Corfioti fopraui da milieu 
huomini di Corcira , con la guida del Bailo Andrea Lore- \ 
dano. Ma nonfemprele fpeditioni hanno quel fucceifo , 
che merita la loro grandezza . Benché i Turchi co'loro 
legni fuflero nel porto di Sapientia affediati da'Criftiani , 
che fé haueflero voluto,rhaurebbon tutti disfatti, a ogni 
modo per la poca buona condotta de*noftri , non foio fi 
faluarono, ma, hauendo prima prefb Lepanto, fi conduf- 
ièro poi fbtto Modone , e tutto che trouafièro gagliarda^ 
xefiftenza, lène impadronirono per vn cafo inopinato 
dellafortuna. Il Generale Grimani,conolcendo il valo- 
re di Aleflandrode'Got ti, Nobile Corfioto , gl'impolo, 
che con la fua galea , e quella di Francefco Cacuri , pur 
Corcirefè, ed vn'altra dell'armata al numero di tre,negif- 
lèà portar ibccorfoà Modone j come fece , à difpetto de', 
legni Turcheichi entrando nel porto. Succefìòfehco/ 
che portò feco vna difgratia irreparabile 5 poiché gli affe- 
diati,per l'allegrezza di tale arriuo corièro tutti alla fpiag-" 
già , e lafciarono la muraglia fenz'alcuna difefa . Di ciò fi 

aiiui- 



Libro Quinto . tyy 

auuiderobene i Turchi^ eprendendo Toccafione, che lo- 
ro prefentaua la fòrte ^ appoggiate le fcale fai irono fopra^ 
de merli ^ e d'indi lanciaronfi dentro della Città , vuota di 
habitatori . E benché rauueduti dell'errore ritornairero 
i Cittadini ^ e glihuomini delle galee con grande brauura 
contro i nemici ^ per difcacciarli ^ altro non puotero fare, 
che confegrar le loro vite in ammenda del fallo , e alia fe- 
deltà, che doueano al loro Principe . Fecero sforzi mag- 
giori della loro poflànza , ma non fìi mai poifibile ribbu- 
tare gli auuerfari, che li auanzauano di gran lunga nel nu- 
mero, epugnauano in fiti, da loro eletti per vantaggiofi . 
Onde,doppolepruoue di vno sfortunato valore,conuen- 
ne cedere, lafciando l'armi, e la terra in potere de'Turchi, 
nelle mani de*quali rimafe prigioniero lo fteilb Aleffan- 
dro, che liberato col tempo hebbe dalla Republica ri- 
compenza eguale alla fua fortezza e per fejC per gli pofteri 
fuoi . (^uefta fiì vnaquafi giudicatura fopra i Cingani , 
che molti fono nelllfola , cosi nel ciuile, come nel crimi- 
nale : vmcio ftimato di non poco lucro , e di grandiffimo 
honore . 

Ma i Turchi, prefa Modone , con lo fpauento più , che 
con Tarmi, s'impadronirono dello Zonchio, e poi di Co- 
rone; e più fatto haurebbero, fé Benedetto de Pefaro Pro- 
ueditore con diciotto galee grofse , e venticinque fottili, 
oltre venti naui,fra le qiiali ve n'erano tre di Corfù,efsert- 
dofi la quarta bruciata, non hauefse veleggiato fopra Na- 
poli , oue lo ftefso Baiazette fi ritrouaua , defiderofb di 
conquiftarla . Alla viila della noftr'armata disloggiò il 
gran Signore, e i fuoi legni fi auuiarono verfò Collanti- 
nopoli j fempre feguiti dal Pefaro , che fece loro grauiffi- 

mi 



27 8 Della Hifloria di Corfù . 

mi danni . E quando egli conobbe, che i nemici erano in 
faluo ritornò addietro, e faccheggiò^e prefe Ylfoh di Egi- 
na^ e vnjtocon Confaluo Ferrando , mandato in foccor- 
Ibde'VenetianidalRedi Spagna, diede fopra la Cefalo- 
nia^econ grande ftrage deTurchi , l'ottenne; e poi di 
Santa Maura, e dello Zonchio s'impadronì con corfo feli- 
ciilìmo di continue vittorie . Durò crudeblfima la guerra 
co'l Turco fino al i 5o3,incuilaRepublica ,piiìtoftori- 
chiefta, ch'ella richiedeffe , fi pacificò con Baiazette , il 
quale alle imprefè dell' Afia hauea riuolto il penfiero . Co- 
sì Federico Re di Napoli , e Lodouico Duca di Milano a* 
danni de'Criftiani, incitarono l'Ottomano: mal'vnoo 
l'altro pagò la pena j poiché quello , ipogliato delle fue^ 
prouincie da'Francefi , morì prigione ; e quefti priuo del 
fuo Regno da'Galli,e da gli Spagnuoli , hebbe di gratia à 
riceuere da Ludouico di Orleans , à cui humile ricorlo , 
tanto,che potefìè mantenerfijnò piià daRe,ma da ordina- 
rio vaffallo . EgH è però vero , che in Napoli lafciò aTuoi 
nimici vna fcena di fijneftiffime tragedie, c'hebbe filetta- 
tore vn mondo, non potendofi accordare i genij differen- 
ti de'Francefi , e de gl'Iffiani nel dominio di vna fleffa co- 
rona . Se la diuifèro prima pacificamente , ma poi procu-^ 
rando hor gli vni , hor gli altri d'ingrandir la fua parte^ , 
vennero a manifefte rotture , che non fi racconciarono fi- 
no a che da tutto il Regno non fijrono i Francefi fcaccia- 
ti . Onde rimafe poi alla Corona di Cartiglia quel paefo 
che lungamente foggiacque allo fcettro di Aragona ; e 
non hauendo pa{ìato,che da Spagnuoli, a Spagnuoli,non 
iftimo di hauer fallato qualora diflì,che da Alfonfo in qua 
fempre i Re di Spagna lòno flati Signori di Napoli; tanto 

più; 



Libro Quinto . 2.79 

più 5 che Caftìglia e Aragona ;, attempi di Ferdinanao ^ e 
d'ifabelJa^ erano vnite fottola medeiima Signoria. Men- 
tre la guerra durò non auuenne in Corcira cofa di riguar- 
deuolefuoradeirclettione di Giacomo Chirio in Proto- 
papà , che fuccefle nel 1 5 00 con fodisfattione vniucrfale 
de'GrecijC Secolari, ed Ecclefiaftici . Ne fino al noue fb- 
pra il cinquecento nacque nouità di confideratione; ec- 
cettuatine alcuni ordini ^ fatti dal Principe per regola di 
buon gcuerno, come furono, che il rifcuotere,&:il paga- 
re denari di camera non fipoflafare^ che nella medefima 
camera fbtto pena di cento ducati : che i Cancellieri tan- 
to ciuili , quanto criminali in niun modopoflanoefàmi- 
nar teftimoni , che alla prefènza di vn de'giudici annuali , 
ò del Bailo Proueditore : che il lucro delle fèntenze , fot- 
topofte a carati, fia diuifo la metà a'giudici annuali, d'al- 
tra metà al Cancelliero^ calla Camera Fifcale , oltre la pe- 
na commune; douendofi dimefe in mele rifcuotere dal 
Configliere della cafià con l'viiltà per lui di due foli per 
cento : che ne' Maggiftrati de'Reggimenti ordinari que' 
teftimoni, che non fàpefsero fottofcriuere di propria ma- 
no , fufsero cfàminati auanti i Giudici annuali , ò vno de* 
Sindici della Communità, à fine^ che da'miniftri inferiori 
nonfipotefse vfar frode di forte alcuna. Si fecero tali 
leggi nel I 505 , e nell'otto di quel iècolo da Giuho Se- 
condo Sommo Pontefice fu creato Arciuefcouo di Corfùi 
Criftofalo Marcello, Nobile Ven^o ^ Prelato ^ che alla^ 
bontà de'coftumi accoppiaua [Ingoiare eruditione, come 
ne fanno fede i fuoiicritti , fra'qual'infigne fi vede l'opera 
deirautorità del Papa contro Lurero , e quella dell'anima 
in lèi libri diuifa, Compoiè anche due ornatiifime Ora- 

tioni;, 



2l8o Della Hiftoria di Corfii . 

tioni, vna in lode di Pietro Barozzi, Vefcouo di Padouju, 
l'altra , da lui recitata nel Concilio Lateranenfe con mara- 
uigJia de' Padri, che nel i 5 1 2 in Roma fi congregarono , 
Noi fiamo arriuati à vn tempO;,in cui laRepublica do- 
minante patì le vicende più ftrane della fortuna^dalle qua- 
li con la fola virtù fi puote alla fine folleuare , benché op- 
preffa in modo, che à gli occhi del mondo parea , che mai 
più non potefìTe riforgere . La palma s'inchinasi, ma non 
foggiace al pefo 5 e l'arco quando è più tormentato dallo 
violenze della mano,allora fcagHapiù vigorofe le fue faet- 
te . Il Leone, quinci, e quindi riftretto,fe vna volta rom- 
pe il cerchio, de' fuoi perfecutori fra ftrage,e macello , Si 
conchiufe in Cambrai , Città di Borgogna vna lega con- 
tro Venetiani tra il Papa, l'Imperatore Maffimiliano , Lu- 
douico Re di Francia, Ferdinando di Spagna, Alfonfo 
Duca di Ferrara, e quello di Man tona , à fommoffa di Ce* 
fare, il quale, chiedendo il pafìb per lo dominio della Re- 
publica à fine di girne a Roma per la Corona , hebbe Te- 
fclufiua qualora pretendeife venire armato in Italia.E per- 
che à forza volea Maffimiliano ottenerlo , e i Venetiani 
glierimpedirono con la rotta de' fuoi Tedefchi sì ne' con- 
fini de' Grigioni, come nei Friuli, adirato per ciò egli kcQ 
tanto, che l 'Europa commofse a' danni di quei , che l'Eu- 
ropa difendono dalla potenza de gl'infedeli . Si diuifero i 
Collegati, prima di acquiftarli, i paefi della Republica , la 
quale alla difefa fi accinfe da fé fola, rifiutando, con eifem- 
pio forfi raro, le offèrte del Gran Signore , che le promet- 
teua la fua affifl:enza , e le forze del fuo vaftiffimo Imperio. 
Vn fiorito efercitopofèro alla campagna fotto la guidai 
del Conte di Pitigliano , e di Bartolomeo d'Aluiano , co* 

Pro- 



.1 



e 



Libro Quinto . 281 

Proueditori Gritti, e Cornato 5 e nello fteflb tempo ordi- 
narono à Vicenzo Cappello , ch'era in Corfù, che allo 
noue galee , ch'egli haiiea 3 aggiugneffe quel numero più 
grande di legni Corcirefi , che poteua adunare ^ e che no 
gifie ad affaltare il Regno di Napoli , à fine di diuertir per 
quella parte le for^e Spagnuole . E i Corfioti ^ auidi di fe- 
gnalarfi nel feruigio del loro Principe in tempi di tanto 
bifogno y appena ièppero Tintentionc fua dalla bocca^ 
iel Cappello, che fubito pofero all'ordine quarantacin- 
que grolle fregate , ò Liburniche ; e altro non afpettaua- 
no , che il tempo fauoreuole alla loro intrapreia . Ma fu- 
rono da nuouo comando arredati con Ibmmo dolore 5 
poiché la Republica , che hauea , doppo la rotta di Cara- 
«aggio y perfo quafi tutte le Città di terra ferma in Italia , 
non volea auuenturare quelle genti, delle quali ne gli 
eftremicafifipoteaferuire. Fùquefta vna guerra, che 
non finì veramente, che fino al 1 528 , quando Carlo 
Quinto venne à coronarfi'n Bologna ^ poiché fu ella così 
piena di viluppi, che da vna forgeua vn'akra maggiore 
difcordia. Si fciolfè prima dalla lega il Papa, poi coii^ 
lui, e co' Venetiani fi vnirono gli Spagnoli, e gllnglclì 
contro ilRedi Francia 5 eairvlrimo, morto Ferdinan- 
do di Spagna, contro Carlo Imperatore , che gli fuccefiè, 
fi riuoltarono e Pontefice, e GaUi, e Veneti, e molti 
Principi dell'Itaha. Maftracchialla fine delle date, ^ 
riceuute rotte, conucnnero nella pace , e con più profitto 
a' danni del commune nimico fi conleruarono l'armi . 
Ben è vero , che prima di tal concordia non furono fenza.^ 
lagloriadiferuirela Republica i Corfioti, fcguen do ai 
numero di feicento, diuifi fopra ventiquattro galee, il 

Pp Gene- 



zSz Della Hiftoria di Corfù. 

General Pietro Landò, il quale , prefo Monopoli , Mola J 
ePoligranoinPuglia^epoiBrindifi, per ordine del Se- 
nato n'andò à Napoli, per dar calore dall'acque airaflè- 
dio, chea quella Città haueapofto per terra Lutrecco . ., 
Quel, che, fra le armi, fucceflè in Corcira , benché non di 
grande momento, è conueneuol ridire , acciò gli ordini 
de* tempi non fi confondano . Nel 1 5 1 1 dunque fu 
determinato , che la eletti one del Capitano di Parga fia^ 
fatta di anno in anno dal Bailo, Configlieri, e Capita- | 
no del Borgo 5 con quefto , che Teletto non poffa* i 
fare mercandantia di fòrte alcuna, à quel fine ogni 
tre anni debba vno de' Rettori andare à quel luo- 
go per findicare le attioni del comandante. In ol- 
tre fi ordinò, che da' Gouernatori delZante, e Cefa- 
lonia, fieno mandati à Parga venticinque huomini à 
cauallo di quei, e' haueano prouifione, e ftipendio dal 
Principe, douendofi di tempo in tempo mutare: che il 
caftello di Butrintò fi fortificafle, e alla fua cuftodia fi eleg- 
gefle dal Cófiglio Corfioto vn Cittadino d'ottime qualità 
per vn anno,e rifiutando la carica ftaflè per anni tre in con 
tumacia , ma che habbia publico ftipendio ,625 Soldati 
fotto di fé, quali fieno tenuti fomminiftrare dalle Compa- 
gnie di guardia i Rettori. Nel mille poi cinquecento 
quindeci , effendo capitato da Venetia à Corfù Natal Sa- 
lomone Sindico , Auuogadore , e Procuratore delle par- , 
tidiLeuante, polèà molti difòrdini proportionato ri- ! 
medio. Quello, à ogni modo , in cui hebbe premura^ , 
pili grande, fu l'abufò, che haueano introdotto i Fenda- 
datarij nel mantenimento de' caualli, che fono obligati , 
pe'I Feudo , tenere pronti alla difefa dell'lfola , e dello 

fue 



Libro Quinto. 283 

fueriuiere, qualora il richiedeise il biibgno , Sonoiiu 
Corfù ventiquattro Feudi, che anticamente fblo a' no- 
bili Corcirefi apparteneuanOjhora per la maggior parte a' 
Signori Venetiani foggiacciono, hauendoli quefti here- 
ditato con le doti delle mogli , ò figlie vniche di fami- 
glie y che fi eilinlèro , ò di Padri^ ch'altra prole mafculina^ 
nò hebbero. Non vi è nelllfola la legge Salica^ch'efclude 
la fucceffion delle donne^gouernandofi ella con gli Statuti 
feudali di Napoli di Romania, che ammettono le femine 
alla participatione del Feudo, e danno al più grande di 
età, non alla primogenitura il dominio di quello . Onde 
fé vno hauefle piii fi-atelli con figli, effendo egli fenza fuc- 
ceflbri, il feudo non anderebbe al figlio del fuo primo fra- 
tello , ma al figlio piiì grande de* fùoi fratelli , fiafi pur del 
fecondo, òdel terzo. Per tali leggi dunque molti de' 
Feudi Corcirefi fono paffati, per via di matrimonio a' 
Gentirhuomini Venetiani con la ftefla obligatione c'ha^ 
ueano gli antichi baroni , di mantenere vn cauallo per 
ogni Feudo. Hor fuccedeua, c'hauendo il feudatario 
comprato il fuo Cauallo, doppo due , ò tre anni di flalla^ , 
e buon gouerno , riufcendogh buono , pel guadagno, il 
vendeua, e comprauane à minor prezzo vn'altro,di cui fa- 
cea al medefimo modo , fé priuo di difetto gli riufciua^ . 
A tal ch'era la cofa ridotta à mercato con detrimento del 
publico feruigio , non comparendo alle neceifità , che ò 
poliedri indomiti, ò deiìirieri con qi^alche magagna . On- 
de tu altretio il Salomone à ordinare, che i Feudatari, non 
folo doueifero tenere in punto i caualli fecondo le loro o- 
bhgationi, ma che non li poteflèro vendere, fé non erano 
inabili, fènza efpreifa licenza del Reggimento, auantià 

Pp % cui 



2.84 Della Hifloria di Corfù. 

CUÌ5 eflendo Bailo Luigi Dannano , fece fare la mòflraper 
alIora;^imponendO;»che ogni anno il primo di Maggio do- 
uefle ogni Feudatario fare la fua comparfa . Bella riufcì Ì3. 
prima volta^perche fi sforzò ogni vno far vedere il fuo ca- 
uallo bene addobbato: vno ne mandò Andrea Bragadinoj 
vno Vittore de' Gotti; vno Niccolò dello ftefìò cogno- 
me ; e vno Aleffandro pur della medefima Famiglia 5 Fan- 
ti n ViarOj come fucceifor di Giorgio de' Gotti , tre ; duc^ 
Andrea Petretino; tre Michele Tron; due Pietro Mali- 
piero di Aleffio 5 vno Giacomo Ralli; due Girolamo Ma- 
lipiero ; Giouanni Fiomaco vno 5 vno Daniel Darmano; 
G iorBattilh Erizzo,herededi Francefco di Altauiilajtre ; 
e due Luca de' Gotti; onde da quattordeci Feudatari j, che 
pofsedeuano ventiquattro Feudi, fi compi il numero di 
ventiquattro caualli^che, iènza fpefe ò del commune^ò del 
Principe 3 e in tempo di pace, e di guerra y del continuo fi 
mantengono . L'anno poi, che à quello fuccefìe , due or- 
dini fece per Corfù la Republica , il primo che il Camer- 
lengo, il quale doppo il fuo vfficio, per tre anni , non può 
concorrere ad alcuna dignità, habbia per quel tempo di 
contumacia qualche filarlo da fcuoterfi daUi crediti della-r 
camera ; il fecondo , che i Cittadini foliti à condurre il fale 
ne magazeni della Republica non fieno aggrauati più del 
Tordi nario ; e la pena de' trafgreiìòri fia rifcofsa dal Capi- 
tano , e da lui fpefa nelFammacilrar altri huomini nel por- 
tar detto fale , douendofi le Balie delllfola ordinare ciaf- 
cheduna per fé a proportione del fuo bifogno, e interefse , 
Altri decreti vfcirono da Venetia nel 1524, efsendonel 
venti fiato eletto in Corfù Luigi Beneuiti in Protopapà, e 
iurono, che tutte le Chiefe, chefufsero rouinate per la^ 

forti- 



Libro Quinto • 28 f 

fortificatione della Città y fieno da' padroni rifatte in luo- 
go j che non dia inìpedimento alla bellezza della terra ; e^ 
che fi folleuafìe vn tempio a San Spiridione, acciò poflà il 
popolo render le douiite gratie à vn Santo ^ che liberò 
l'Ifola dall'vltima peftilenza : che gli officile benefici della 
Cattedrale fieno conceiTi a* nationali, come fi offeruajru 
Candia^Cipri^Corone, e Modone : che fuflè confermata^ 
a' Corcirefi la gratia^pur dianzi concefTa loro > circa il Ca- 
ftellano di Parga^e Butrintò j cioè, che fia eletto dal Reg- 
gimento Cittadino , con pena di ducati ducento à chi al- 
trimenti faceflè 5 e la paga di detti Caftellani fi debba ca- 
uare daireftrationi de' Datij della Città : che niuno poflà 
impetrare gratie contro i priuilegi di Corfu fotto con- 
danna di ducati cinquecento, e inualidità della medefiina^ 
gratia,riièrbandofi folo il Senato di poterne concedere ad 
alcuno : che tutte le ièntcnze,che darà il Reggimento co- 
sì fopra gli ftabili,come fbpra i mobili , da ducati cinqua- 
tainggiù,non habbiano appellatione a Venetiaj ma fieno 
da' Sindici orientali, onero Capi da mare riuifte. Nel 
1 5 2 (5 fiì eletto in Protopapà Domenico MamomatijC nel 
trenta Arciuefcouo Maffeo Veniero dal Pontefice Cle- 
mente VII. quello fra' Greci di molta bontà , e dottrina^ , 
quefto fra* Latini, e ne* coftumi , e nelle lettere Angolare. 
Due anni doppo furono da' Corcirefi mandati Gualtier 
Morello, e Giorgio Lanza, loro Ambafciatori à Venetia , 
perfupplicare il Principe Serenilfimo della conferma de' 
priuilegi (come in ogni ambafciata fogliono fempre fare) 
e à fine di ottener,che, volendo i Deputati, oucro Sindici 
della Città conuocar configlio , il pofiàno fare fenza , che 
fieno impediti dal Reggimento j e quando quefto ripu- 

gnaf- 



2-8(5 Della Hiftoria di Corfó; 

gnafse,che fia permefso a' Sindici^ò Deputati trasferirfi à 
Venetia con lettere^ fbttofcritte da* Cittadini per elporro 
le loro doglianze, e i richiami della Communità: di più, 
che i capitoli formati nel Cocfiglio non pollano impedir- 
li da' Rettori , acciò non s'inuijno à Venetia fotto pena di 
ducati cinquecento; e nel cafo,che il Reggimento Timpe- 
difse^fbfse lecito a' Cittadina fottofcriuerli 5 e mandarli 
al Senato, dal quale furono compiacciut'i Meflaggieri^ot- 
tenendo lettere pe'I Bailo , e Conf/glieri fauoritiffime per 
Tofseruanza delle cofefudette, come anche per larichie- 
fla^che fecero, che gli Hebrei habitafsero in luogo diuiib 
da' Criftiani^e che non potefsero prendere ad affitto ftabi- 
le di forte alcuna , Ho trafcorlb molti anni con la breuità 
poffibile, per arriuare al i 5 3 5, in cui cominciarono quel- 
le lagrimeuoli Cataftrofi,che, togliendo dalle campagne-» 
fin le verdure, l'Ifola di Corcira al verde ridulfero. Mi fo- 
no affrettato, auido di vfcire da vn racconto , nel quale, fé 
la penna fparge inchioftro, diluuiano da' miei occhi le la- 
grime, per la dolente memoria di que' giorni , che caligi- 
nofa notte cagionarono alla mia allora infeliciffima Patria, 
Lafcierei volontieri vna narratione piena di duolo, quan^ 
do la Storia,ch'io foriuo, me'l permette/se 5 e l'ordine pre- 
fcrittomi da vna ragioneuole teffitura mi concedere di 
farlo . Quel,che pofso vfurparmi come lecito fi è non fu- 
neftare le carte di quefto libro , rilerbandomi pe'l iefto la.» 
materia di dolorofifucceffi, facendo qui folo quafivn.* 
proemio à quel difoorfo , c'hà da ieguire . 

Regnaua nell' Oriente Sohmano fopra i Turchi , nello 
fteffo tempo , che Carlo Quinto reggea l'Imperio di Oc- 
cidente i e all' vno, e all' altro furono propitie le llellc , 

fico- 



Libro Quinto . 287 

fi come del medefimoafpetro ne' loro natali participaro- 
no , efièndo nati nel medefimo annone mefe,con differen- 
za di foli giorni. Emoli furono nella gloria, e nelle im- 
prefè ; e grande fuentura fiì della noftra fede , che affieme 
non fi accozzafsero ; poiché rintuzzati da Carlo gli sforzi 
di Sohmano 5 non haurebbero hauuto fopra de' Criftiani 
que* vantaggi , che acquiftaron co*l tempo . Ben è vero, 
che il Turco non volle cimentarfi quando , doppo prefà^ 
Buda/i pofe fotto Strigonia à fauor del Vaiuoda Giouan- 
ni :, e alFauuifo ;, che Celare con poderofo efercito ne an- 
dana à incontrarlo, ritornò addietro, lafciandoà Carlo 
la fama di hauergH fatto paura . Nel tempo di quefta mof- 
fa comandò l'Imperatore ad Andrea Doria ( che, lafciato 
il feruigio di Francia, fi era con lui comporto ) che ne gif- 
fe ad alìaltare la Grecia ; ed egli con quaranta otto galee , 
trentacinque nani grofìè , e altri legni piccioli mouendo- 
fi, prefe Corone, e Patrafso , e haurebbe disfatta Tarmata 
infedele, fé Vincenzo Cappello, ch'era al Zante con le^ 
Venete forze,fi fufse vnito con lui. Ma i Veneti religiofif- 
fimi ofseruatori de* loro giuramenti non vollero violare^ 
la pace,c'haueano con Solimano, il quale, {pergiuro, ali* 
vfo de' barbari , fenza cagione la ruppe, come fi dirà à 
fuoluogo. Racquiftaronopoii Turchi Corone per la-» 
pefte, che contro il prefidioCriftianoà fauor loro com- 
battea; e il gran Signore con efercito di ducento mila,/ 
combattenti auuicinato alla ValonadifegnauaTimprefL, 
qual tentò in vano , del Regno di Napoli , quando Ibrai- 
mofuofauorito gli perfuafeàriuolger Tarmi contro Ta- 
mas Sofi della Perfia , che a Ifinaele fuo Padre era nuoua- 
mente fuccefso . Vogliono alcuni , che Ibraimo , bencho 

Turco 



288 Della Hiftoria di Corfù: 

Turco neirapparenza , ò fiifse neirinterno Criftiano J 
come nacque tra' Greci^ò che almeno fauorifse le cofe de' 
Criftianij onde per diuertir Solimano rimpegnafseini^ 
vna guerra 5 à lui difsuafa dalla Madre, e dalla Rufsa fua-» 
moglie. Andò egli, combattè 3 vinfe, ma nel ritorno 
hebbe tali afsaltida' Perfiani, che la minor parte deirefer- 
citocondufseàcafa: difgratia, che attribuita ad Ibrai- 
mo , a quello cagionò la morte , facendolo Tempio tiran- 
no ftrangolare mentre dormiua, àcagion, cheglihauea 
promefsodimainon farlo vccidere ne' giorni della fua^ 
vita ; poiché da' dottori della fua legge fu perfuafo , che^ 
il fonno non era vitale così non fi credette di rompere fua 
parola. Morto Ibraimo , più che mai fiero , firiuolfea' 
danni de' Criftiani, iftigato e dalla vittoria di Carlo 
Quinto in Africa , oue fi (qcq vafsallo il Regno di Tunifi, 
eda'maligrauiffimi, che facea alle fue riuiere il Doria , 
che mai non lafciaua in ripofo le prouincie orientali,cho 
àlui foggiaceuano . Onde con numero innumerabile cii 
foldati per terra verfola Valona iihadoili, e nello fleflb 
tempo ìpinfe vna felua m^obile di legni per acqua rifoluto 
di foggiogare Napoli, e fé gli veniua fatto; anche tutta^ 
ritalìa. Fu ciò nell'anno 1537, ma prima bifogna, la* 
fciando i Turchi'n viaggio , ridire quello, che più di no- 
tabile auuenne in Corcira , dalla quale ci fiamo non poco 
fin'hora per neceflìtà allontanati . 
■ Nel trentacinque fopra il mille cinquecento non vi fu 
altro , che la nuoua creatione del Protopapà Luigi Rartu- 
ro 5 ma nel trentafci varie leggi , fpettanti al buon gouer- 
no, ealladifefadeli'IfolafiieccrodallaVenetiana Repu- 
blica. PerriftanzadiGiouanni Quartano^ e Antonio 

Eparco 



Libro Quinto . 289 

Eparco^fi determinò, chedouendofi fortificarla Città fi 
fàceflè con la minor rouinapoffibile delle cafe del borgo, 
che feruiuano per diporto de* Corfioti, eflèndo loro fia- 
ti demoliti per Taddietro più di due mila edefici per lo 
fortificationi già fatte , oltre i danni de' barbari : al che> 
dal Principe (n prouifto con rifponderc , che qualora^ 
doueflè principiare tal cofà haurebbe hauuto riguardo al- 
la ficurezza , e fedeltà de' fuoi popoli , Di più fi conchiu- 
ie, che fia oflèruato Tantico priuilegio del Configlio di 
eliggere il medico fifico 5 e il Chirurgo à fua volontà ò 
Cittadino, òforaftiero, dal Sindico Orientale contefb 
alla Comunità, la quale per quello hauea donato alla R:^ - 
publica le doane : che fi commettefTe a' capi di mare, cioè 
al Proueditor dell'armata , e Sopracomiti , il prohibire al- 
le chiurmei ladronecci particolarmente de' legni frutti- 
feri fotto pena di pagar'eglino i danni ; e che per l'auuc- 
nire il legname dell'lfola fi lafci per gh bifogni della guer- 
ra, chepoteffenafcereperla volubile natura delGraru 
Signore . E per vltimo fi ordinò à tutt'i Capitani Gene- 
rali , Rettori , proueditori , Gouernatori , Sindici , Ca- 
pitani di Parga,e Butrintò,e à qualfifia altro Magiftrato di 
qualunque grado dignità,e vfficio,che debbano olTeruire 
e far'ofseruarei priuilegi concefTì , oda concederfi a' Cor- 
fioti da quei , che n'hanno l'autorità, ò dal Principe, e dal 
Senato. Si aggiunfè à quefl:i ordini il più nece{làrio,e fu 1'- 
armarfi contro il Turco, le cui niofle metteuano il Criftia- 
nefimo in fofpetto di qualche funeftifimainuafione . Che 
benché fulTero con lui'n pace iVcnetiani, non fi poteua- 
no promettere ficurezza alcuna, mentre chi buona fede 
non profefla con Dio,poca fede fuole olferuare à gli huo- 

Q^ mini. 



ipo Della Hiftoria di Corfù. 

mini , Stabile nelle fue promefle non può cfìere chi por5 
ta per infegna la luna, pianeta, che altro non ha di fermo, 
chel'incoftanza. Afficuraua Solimano, per mezzo del , 
Bailo Canale, laRepublica, chevoleafeco mantenercA 
la buona corrifpondcnza, e che le fue forze non erano 
per danneggiare i fuoi fudditi ; ma Venetia , ammaeftrata 
nella fcuola deirinfedeltà di Maumetto , poco credeua al- 
le parole del figlio, hauendo nel Padre conofciuta la fuoL* 
fimulatione, e doppiezza. Onde per ogni buon rifpet- 
topofero i Veneti all'ordine potentiflìma armata fbtto il 
General Girolamo da Pefaro, dalla cui prudenza, eva- 
lore, poteuano afpettare ogni felice fuccefso . Il premu- 
nirfi è atto di fbmmo giuditio , e il fidarfi fbuerchio è im- 
prudenza, chefuole condur feco la rouina de' Regni , 
Vn'armato vicino, benché amico, è fòfpetto; poichc» 
da ogni picciolaoccafione potendo prendere motiuo di 
dilgufti, puònafcere, cheriuolga Tarmi contro le prò-» 
uincie , che ripofàuano ficure all'ombra della pace, noa* 
mai certa con grinfedeli. Sialleftironoper ciò i Vene- 
tiani , e il Pefaro, le cui infegne fèguirono due galee Cor- 
fiote, fipofetralelfolediCorcira, e di Cefalonia, per 
oflèruare gli andamenti di Solimano, il quale al Bailo , 
che feco conduceua, mai non lafciaua di dar parola di non 
offèndere il fuo Signore. Io vogho credere, che per al- 
lora hauefs'egli qualche opinione di non romperla co* 
Venetiani, temendo, checoUegatifi con l'Imperator Car- 
lo, non iblo gl'impediflèro gli acquifti, che diiègnaua,ma ^ 
ghportaflèro in cafà propria la guerra. Vedea il Doria-. 
corfcggiar per que' mari, e il Pefaro con più di cento le- 
gni ricuoprire gli flati del fuo Principe 5 e à ragion poteua 

dubi- 



Libro Qi^into. zpt 

dubitare , che fi vn iflero y quando hauefle dato caufa alla> 
Rcpublica di farlo, fenza pefo di mancamento . Aggiun- 
gali, che il Regno di Napoli gliftaua nel cuore, ondo 
poco curaua di altra imprefa, alla quale poi fi accinfe , per 
£iciljtarene l'acquifto 5 e toccò à Corcira la difgratia pel 
fitocommodiffimoalpaffaggio d'Italia. Mi confermo à 
dirlo , perche la fcufa, ch'egli prefe , come diremo, di af- 
faltar Corf ù , non fu valeuole à togliere dalle menti de gli 
huomini^che Solimano neirinterno hauefle occulte mac- 
chine, e fini più rileuanti chela forprefa di vnlfola, che, 
alla fua partenza, facilmente haurebbero racquiftata i 
Venetiani , e per efler vicini , e pe'l valore delle lor armi . 
Qual fé ne fufle la cagione pofe SoUmano l'afledio à Cor- 
f ù , e fé non l'ottenne , rouinolla pe'l facce delle campa- 
gne, e per la moltitudine de gli fchiaui , che fpopolarono 
le ville, e le terre meno forti delllfola. Apparecchifi 
dunque il lettore à leggere rouine , incendi] , deftruttioni 
di palaggi , e altri mali, che può fupporre da vn barbaro , 
non meno crudele, che potente 3 à pari fanguinario e 
forzuto. 



Il fine del Quinto Libro . 



Q5 i DEL- 



2^2. 




DELLA 



TORIA 

DI CORF V 

Defcritta 

DA ANDREA MARMORA. 




L I 'B R SESTO. 

LL A morsa del gran Solimano tre- 
mo Y Europi] 5 e il mare, e la terra fi vi- 
dero oppreflìj quello all'incarco de* 
legni^quefla al pefo degli armati, che, 
calpeftando i campi^lafciauanofol or- 
me di careftia , L'efcrcito arriuò alla 
Valona;> e tragittando il fiume Aue- 
cufa ne' paefi Ciitimerij fermoffi , e iui diiteie del fuo Si- 
gnore il fuperbiffimo padiglione : ma Tarmata marittima^ 

lun- 




Libro Serto • 25?^ 

lunghefso le riuediCortucomparue:, e in fegno di ami- 
citia , con le bocche di tutte le artiglierie , alla fortezza fe- 
ce vn folenne faluto , corrifpoHa egualmente da' cannoni 
dcirifola . Hor chi non direbbe , che douefse conferuarfi 
eternala pace , fé que' barbari Tautenticauan con linguo 
di bronzo ? E pure il fuoco , ch'allora per allegrezza ii ac- 
cefe, fui preludio del vicino incendio, che contro la Vene- 
tiana Republica douea diuampare . Non fi truoua mai k- 
de ne gl'infedeU 5 e quando par che lufinghino y comela-i 
pantera;, minaccian la morte . Si trattenne Solimano nel- 
la Prouincia de' Cimmerioti per qualche giorno^ auido di 
deftruggere que' popoH , che continoui danni faceuano 
a' fuoi vaffalli circonuicini . Albergauano ne' monti più 
fcofceij.da'quali talora fortiuan contro de' barbari^^e fatto- 
ne macello , ricchi di fpoglie, e di fchiaui facean ritorno a* 
lor nidi 5 né raggiugnere li poteuano i nimici ^ hauendo 
eguale velocità nella mano rapace , e nel pie fuggitiuo . 
Quel che fa il lupo nell'armento^ di cui fatio fi ritira al co- 
uacchio con paifi velociffimi à onta de* paftori , che tardi 
eli dan la caccia , oprauano i Cimmerioti ne' fudditi del 
Turco, di cui eran contrari e di legge, e di genio . Com* 
mandò Solimano , che Aias Bafsà co'l capo de' Gianizze- 
ri, ne gilTero àfnidare dalle loro grotte quelle , com'ei di- 
ceua, fiere^e ne faceifero ftrage tale;>che altro di fimil gen- 
te non reftafse y che la memoria di efsere ftate deftruttc^ . 
Ma il contrario auuenne di quel, ch'egli fognaua 3 poiché 
quegli huomini agilifsimi, hor da' fianchi, hor da fronte > 
hor alla coda afsaltando i nimici , hor ritirandofi , hor vr- 
tando negli fquadroni, piii di otto mila , con poco danno 
delle loro vite , miferamente ne vccifero , e afìrinfero gli 

altri 



2^4 Della Hiftoria di Corfù. 

altri àritirarfi più che difretta ^ confufi deirinlélice fiic- 
ceilò de' lor compagni , Non contenti di quanto in pro- 
pria difefa fatto haueano i Cimerioti,fi determinarono af- 
làltare i Turchi ne' loro fteccati y e vccidere 5 fé loro venia 
fiuto 5 dentro il fuo padiglione^ efrale fue guardie il me- 
defimo Solimano. E chi può negare, c'habbia pur la^ 
Grecia i Muti j , fé non le mancano gl'inuafori Porfenni ? 
Damianno> vn de' capitani del Cimmerio dominio, fi of- 
ferita' compagni di^^iarelo ftato dell'efèrcito Turche- 
fco, e il fitOjOue il gran Signore pofaua ; acciò poi meglio 
potefìèro tutù aifieme dar dentro , e condurre a fine il lo» 
IO glorioib difegno . La notte dunque di S.Giacomo a' 
2 5 di Luglio nel 1557 partito da' luoi Damiano, preflb il 
padighone di Solimano ibtto di vn albero fi pofe à fede- 
re, a^ettando, che l'alba gli daffe qualche lume alla gran- 
de imprefa con difcuoprire chiaramente gli oggetti . 
Era ella vicina, quando AiasBafsà, che fi aggiraua per 
faccende del campo , all'improuifò vicino à Damiano c6- 
parue ; e pien di fofpetto pe'l luogo, e per l'hora , al Cim- 
merioto richiefe la caufa di fua di mora in quel fito , e ìxu 
quel tempo poco opportuno . Nonfifmarrìl'aftutOjO 
francamente riipofe, ch'eflèndo egli Carachiar del granu 
Signore ( cioè vaflallo del Turco ) era venuto per pagar le 
colte ; e che ibpragiunto dalla notte , contro voglia fùa.,, 
lòtto quell'albero addormentandofi , fino a quafi giorno 
non s'era fuegliato . Si potea dar vanto di lòmma accor- 
tezza Damiano, fenonhaueilè hauuto che fareconvno 
più dilui accorto, il quale, fattolo prigioniero , fra' tor- 
menti gli fé confelfare la verità, edoppo la confeifiono 
^ondannollo à crudeliflima morte . Così fi cftinfe quella 

vita. 



Libro Sefto, 2.9 f 

vita, 5 che meritaua vn'eternità ; e in vn picciol momento 
Ti disfece quella macchina^ c'haurebbc potuto immortala- 
re il nome de' Cimmerioti per gli fecoli da venire . L'ar- 
mata di Solimano in tanto , condotta da Luftibeio Bafsà 
fuo tenero, e da Ariadeno Barbaroffa famofo corfale , ha- 
uea nelle fpia^ge d^Otranto 5 verfo Taranto , prefo terra , 
e sbarcate le militie cinfe di aflèdio Caftro,che brauamen- 
te fi difefe^, finche àperfuafione di TroiloPignattello^ch' 
era fuggito a' Turchi per difguftico'l Viceré diNapon, 
non fi diede a' barbari , che , contro i capitoli della refa^ , 
faccheggiarono la Gittate fchiaui fecero i Cittadini . Ben 
è vero,"che poi Solinaano liberò quefti ^ e fece loro rende- 
re quel, che fi puotetruouare^ facendo in oltre morirei 
violatori de' patti :attione piena di ogni lode, quando 
egli rompendo co'Venetianilapace;,nonhauefsedatoà 
conofcere^ che ò dal capriccio , ò dalla fua firaulatione na- 
fcefse vn fatto^ fenza dubio eroico neirafpetro. 

Ma per venire a'motiui della guerra^ che Solimano in- 
traprefecon le Republica^aunenne ^che, mentr'egli con- 
tro i Cimerioti; e i fuoi legni contro Napoli combatteua- 
no 5 vn nauiglio Turchefco^ carico di yittouaglic, incon- 
troffi in vna galea Dalmatina, e non hauendo abbaflàto le 
vele^come s* vfa in fegno di vbbidienza, con vn colpo del 
cannon di Corsìa battuto andò à fondo : difgratia , che 
rapportata air Ottomano Taccefe di fieriffimo fdegno 
contro Venetiani , benché per allora fottole ceneri della 
fintione ricuoprifle il fuo fuoco.à eagion,che non gli tor- 
nana il conto inimicarfi all'aperta coloro , che co'Cime- 
rioti, e Imperiali, Thaurebbero faci! mente bai aito, noii^ 
hauendo vnite,ma diftratte in molti luoghi le iòrze.Con- 

fide- 



2p^ Della Hiftoria di Corfù. 

fidcraua anche, che non era tempo di romperla , ladoue il 
General Pefaro gli haurebbeimpedit'i foccorfi, che ogni 
giorno gli veni nano , pe'l canal di Corfù, da molte parti 
del fuo Imperio ; onde refterebbe priuo e di vittouagliejC 
di gente . Per tali caufe , benché co'l Bailo haueflè fatto 
rifentementodiparole, mandò al Pefaro lanus Bei con.» 
due galee, e vna fufìa> à fine di pregarlo, che non permet- 
tefle 5 che i fuoi legni fuflèro danneggiati , mentre veleg- 
giauano ficuri su la bonaccia della pace,quaregli promet- 
teaconfèruare; echenoneraconueneuole, cheperl'ln- 
fblenza di vn fopracomito fi fomentafle qualche difcordia 
traini e iVenetiani fuoi amici , e confederati , Contale» 
ambafciata partì lanus, (mala nuoua fé Giano fi diflerra^) 
ma incontratofi'n quattro galee Venete, ch'erano nel ca- 
nale, veggendo, che quefte fé gli auuentauano addoflb, fi 
pofeà fuggire verfoi lidi di Cimara , oue diede in terra, e 
fu da'Cimmerioti fatto prigione, e i fjoi fèguacipofti à 
filo di fpada . Succefle quefto inconueniente per la fuper- 
biadeTurchi, che non vollero far fègno alcuno a'Cri- 
fìiani , i quali , non conofcendoli , fi pofero à (eguitarli „ 
Spiacque fbmmamentc al General Pefaro queliti ncontro. 
preuedendo , che feruirebbe di legno al fuoco occulto di 
Solimano ; e per rimediarui'n parte , fpcdì Francefco Ze- 
no co n due galee , à fine di rihauer con denari dalle mani 
de'Cimmerioti ìanus, qual,redento, mandò al Gran Tur- 
co con la fcufà veritiera del fatto. Moftròdiacquietarfi'l 
barbaro, e chiamato a fé il Bailo Canale , volle che man- 
dafleperfona àCorcira,per inueftigare piìi diftintamente 
laveritàdelfuccefibj en'hebbe la cura Alelfandro Orfi- 
no, che al megho , ch'ei feppe , prefe le informationi a fa- 

uore 



Libro Serto, 2^7 

uore de' Criftiani . Fin qui fi può dire, che la fintione re- 
gnafsc;, e durò anche per vn pezzo la fua Signoria^benche 
nuoui difgufti al Turco fi aggiugnefsero per la credenza, 
che la Republica fauorifse fotto mano Ilmperatore . An- 
drea Doria Generale di Carlo Quinto, folcando il maro , 
vicino àCorfù ; sul Capobianco , promontorio delllfo- 
la , prefe dicce fchirazzi , che da Alcfsandria veniuano al 
campo Turchefco carichi di baftimenti; epocodoppo 
nelle Ifole Merlere s'impadronì di alquante galee, ch'era- 
no auanzate da dodeci, co' quali hauea fatta fiera batta- 
glia, e per compimento bruciò la fufta, e le due galee, eh* 
erano ancora arenate nelle ipiaggc di Cimerà per la fuga,* 
di lanus , Auucnimenti,che, benché non fufsero fpalleg- 
giati da' Veneti, per efser fatti ne* loro mari,e vicini a' lo- 
ro paefi, perfuafero Solimano, che la Republica fé l'in- 
tendefse co'l Doria, e in confeguenza con l'Imperator 
Criftiano. Né fu meno atto à confermarlo in tale cre- 
denza il fucccflb della galea guidata da Baflàn Rais,, o 
pronta per la perlbna del Gran Signore^ poiché incon* 
trandofi di notte nella vanguardia de* noftri fotto il co- 
mando di Aleffandro Contarini , e negando l'omag- 
gio , che s' vfà fra legni , raggiunta nella fuga fu alla fine^ 
rimeffa con la morte di trecento Qiannizzeri,chc vi eraiu 
difopra. Diede però Pvltima mano a' difgufti l'aftutia^ 
di Andrea Doria, che volle impegnare la Repubhca iiu 
vna guerra faftidiofa , per bberarne il Principe , à cui fer- 
uiua . Veggendo egli , che i Venetiani voleuano in ogni 
conto mantenerfineutrah fra l'vno e l'altro Imperatore^ 
per non tirarfi adoflò qualle armi , ch'erano apparecchia- 
te per altri 5 ò per Tamore, che portaua à Carlo Quinto , ò 

Rr pel 



z^S Della Hiftoria di Corfù, 

pe'l genio natio poco amoreuole alla noftra Republica^ ] 
finfe vna lettera fcritta da lui al Peiàro y e fatta da lui capi- 
tare nelle mani di Solimano . Conteneua ella, che il tem- 
po di opprimere la potenza Turchefca era giunto con-r 
r vnione delle loro forze ^ alle quali non haurebbe potuto 
l'Ottomano refiftere 5 e fimili concetti, che paleiauan^ 
l'intelligenza fra' due Generali , Cefareo , e Veneto . In- 
uentione ^ che forti l'intento d'intricare la Republica pri- 
ma nella diliìdenza, poi nelle armi di Solimano , il quale, 
per la poco felice condotta de' fuoi nel Regno di Napoli j 
era già in procinto di disloggiare, e ritornarfi à Coilantir< 
nopoli. Haurebbe il Doriaarriuato à quanto bramaua^ 
fenza il fuo foglio ; ma volle l'inganno fudctto non so fo 
à compiacenza di Carlo, che nulla fàpeua, òdel fuo ge- 
nio, che molto penetraua con difcapito de' Crifìiani , e 
poca gloria del fuo nome, per altro famofb , e degno di ri-, 
cordanza . Solimano , ài cui più fiero non hebbe la Tra- 
cia, quando vide nella carta eiprefla l'infedeltà de gl'in- 
nocentilfimi Venetiani venne in tanta furia, che fubito 
comandò fi rompefìè la pace , tuttoché haueflè dato paro- 
la al Bailo di non muouerfi prima della venuta dell'Orfi- 
no, che fi afpettaua à momenti . Io credo , che la rabbia^ 
di vedere , doppo tanti apparecchi , le fue vittorie imagi- 
nate contro Napoli effere ftanite co'l fumo delle bom- 
barde , Fincitaffe à far qualche imprefà , acciò lafuafama-» 
non naufragalfe in quel mare , c'hauea cosi infelicemente 
folcato.Impofe dunque à tutt'i Capi cosi di terra,come del 
Tarmata, chefiadunaflero alla Valona, ou'egli voleafar 
piazza d'armi, efattalarafsegna,ifl:radarfià gli acquifti 
contro Vcnetia . Andò egli'n perfonaà quel luogo, da^ 

cui 



Libro Serto. zp^ 

CUI fece /piccare co' legni AriadenoBaibarofsa, ch*era-» 
flato il principale ifligatore della guerra 5 verfo il canale» 
ài Corfù , per doue pafsò pacifico falutando le fortezzo , 
dalle quali gli fu refo il falu to . Cercaua quefto barbaro il 
Doria 5 ch*era ritornato da Meffina;, oue hauea racconcie 
le fue galee y e non hauendolo potuto rìtruouare , à\h di 
nuouo volta alla Valona , per aflìftere àgli ordini di Soli- 
mano ^ che non fiera determinato per ancora verib doue 
volefie muouer la guerra. S'incontrò nel ritorno con_» 
l'armata Veneta, la quale, per comando del General Pefa- 
ro volle fuggire i attacco , per non dare occafione a' Tur- 
chi di far con ragione quel , che meditauano per meri fo - 
fpetti : e benché gl'infedeli facefsero qualche danno nella 
retroguardia Criftiana , con ciò tutto parue per allora be- 
ne il diffimulare, e fignere di non accorgerfi dell'i ngiuftif. 
fima violenza. Grande fortuna hebbe in quefto incon- 
tro la galea di Giouanni Mircouich da Pago , laqual , per 
efser tarda al moto, rimafta T vltima, e fola, fi puote falua- 
re , pe'l iegno di vna mezza luna , che portaua à cafo in^ 
poppa 5 onde da' Turchi fu creduta delle loro, e come tale 
fenza offefa trafcorfe felicemente con Taltre, Arriuato, 
che fij Ariadeno conuocò Solimano il configlio , in cui 
Aias Balsà fempre mantenne , che non fi douefse romper 
co' Venetiani la pace , per non accrefcere all'Ottomanico 
Imperio nuoui nimici ; ma lanus Bei , e Barbarofsa all'in^ 
contro , dando h colpa di ogni difgratia alla R.epublica , 
fecero in modo, che il Gran Signore determinoffi, doppo 
tre giorni di difcorfipolitici,alla guerra,e deftinò per iico- 
podelfuo fdegnoCorcira. 

Non furono così fegrete le altercationi, che non tra- 

Rr 2 pelaf- 



5 oo Della Hifloria di Corfù . 

pelalseroà farne auuifato il Pefaro, che non dormiuaà 
grintereffidelfuo Principe: quindi nacque, cheilbar-^ 
baro non puoteritrouarefenza difefa rifola, chefuppo-^ 
nea di fbrprendere . Cinque galee furono difarmate, per 
munire le fortezze^e fi demolirono da tre mila cafè de'bor- 
ghi, per togliere a' nemici la commodità di annidaruifi 
dentro. Nonfololechiurme^maglihuomini^eledon- 
ne di Corfu feruiron da guaftatori , deftruggendo le pro-r 
priehabitationi volontieri per feruigio del dommio^à cui 
foggiaceuano . Due mila Italiani, e altrattan ti Corcirefi 
prodi nell'armi fbtto Colonelli nobili delllfola furono 
diftribuitine'caftelli, ene'pofti più opportuni della città^ 
{òtto la direttione di Giacomo Nouello valorofiflìmo 
Capitano, e Luigi da Rina Proueditore ftraordinario . Si- 
mon Leone hebbe comando fra le truppe , e h fortezza^ 
di mare fu data in cura ad Andrea Falieroj tutti coman- 
danti di primo grido , che poco delle Tracie fpade pa- 
uentauano, e molto fi prometteuano dairefperienza d'in- 
contri pur formidabili . Se alle prouifioni, che fi fecero fi 
aggiugneua la diligenza delle vittouaglie,delle quali non 
poco fi fcareggiaua , certo , che Taflèdio di Corfù fi po- 
rca annouerare per feliciflìmo , per la gloria fi acquifl:aro- 
no i difcnfori , e per la ftrage , che fu fatta de'Turchi , che 
alla fine fi difpofero à partire , conofcendo Timprefa più 
difficile di quella,che fi haueano creduto.Il Doria in tanto 
fi tratteneuanelportodi S.Caterina , poco difcoftoda^ 
Cafopo, dadoue fcriflè al General Pefaro,ofterendogli1 
fbccorfo della fua armata còtro deTurchi : & il Duce Ve- 
neto , che fapea l'imminente pericolo di Corfù , verfo la> 
quale Ifola già veleggiaua poderofiifimo Barbaroflra;acce- 

tò 



Libro Serto. 301 

tò l'offerta : onde IVao, e l'altro conuennero di vnirfi y e 
prefentai* la battaglia alcommune inimico ogni qualun- 
que volta il poteflèro far con ficurezza della vittoria-» . 
Determinarono di farla raccolta de* legni nella Cefalo- 
nia 5 oue fi riduffe fubito il Doria y & il Pefàro fi trattenne 
in Corfu per ordinare meglio le colè neceffarie alla difeCi; 
e quando feppe^che BarbarofTa entraua nel canale^fi ritirò 
alle Gomenixze, dal qual porto mandò auanti'l Galeone 
di S.Marco,che,portando fbpra cento bombarde di bron- 
zo y era la macchina piùprodigiolà, che in que'tempi Ibl- 
cafsele onde . Ed egli poi^vnitofi con Giouanni Vitturi , 
Generale delle galee di Dalmatia , fi conduflè alla Cefalo- 
nìa, fecondo il concerto prefb con Andrea Doria , anzio- 
fo di mettere qualche vngucnto à quella piaga/atta a'Ve- 
netiani dalle fue aftutie,ed inganni . Ma Barbarofla^dop- 
po di hauer alquanto aggiratofi per que'marij alla fine a' 
venticinque di A gofto 5 àquattordeci hore di giorno fo- 
pra Corfù comparue , e prefe terra con poco contratto , 
non vi eflendo nell'Ifola gente da perdere nell'i mpedirgli 
lo sbarco . Io non fàprei perche il Pefaro , che , con gli 
aiuti del Doria, era potcntiffimo ciò permetteflè , poten- 
dolo feguire da lontano , fé non volea auuenturar le forze 
della Republica al dubio euento dVna battaglia . Poichc* 
il nemico^ timorofoperla vifta dell'armata Criftjana,non 
haurebbe al ficuro pofto le fue militie su le arene , ò alme- 
no haurebbe differito di farlo 5 cofa, che molto giouaua-» 
alla ficurezza per eflèr vicino Tautunno^nel qual Tempo i 
Turchi difficilmente campeggiano. Voglio perfuadermi> 
ch'egli afpcttaflè da Vcnetia nuoui rinforzi, ò che fulTc/ 
aftretto à racconciare i legni , c'hauean patito non poco 

per 



3Ò2, Della Hiftoria di Corfù. 

per la lunga dimora dentro dell'acque^e nelPincontro con 
le galee infedeli , che gli danneggiaron la retroguardia^ : 
non potendo immaginarmi pigritia in vn Capitano , cui 
la fama vanta di rifoluto nelle fue magnanime imprefo. 
Barbarofladunque^hauendo prima attaccato il fuoco nel- 
lo fcoglio di Ottonusj, e nell'entrar del canale fatto il fimi- 
le nella ferpa , in Corfù efpofè venticinque mila combat* 
tenti^co'quali la Villa di Potamo, dittante foli tre miglia^ 
dalla Città, col fuoco^e co'l ferro, miferamente deftrujGTe. 
E Solimano,che per dar calore alla guerra hauea piantato 
il fuo padiglione alla Baftia nella terra ferma in faccia ali - 
Ifòla, con cinquanta galee altri venticinque mila Turchi 
fece traghittare in rinforzo di Ariadeno , à cui fi aggiun- 
fero TAgà de'Gianiizeri,il Beglierbei dellaNatolia,l' Agà 
de*Zanguri,(fbno queftigli auucnturieri) Muftafà Baffa^, 
e anco AiasBafsà il primo per/bnaggio della Parta, il 
quale ogni giorno fi portaua dal Gran Signore , per rag- 
guagliarlo deTucceffi di quella imprefà . La prima cofL , 
che fecero que'barbari, fu il dare il guaftoalla campagna, 
C il fàccheggiar que'luoghi, che non fi poteuan difenderà 
con tale crudeltà, che deftauano compaflìone a'medefimi^ 
che rhauean cagionato . La Città fola , e il Caftel S. An- 
gelo furono efenti delle rouine, effendo Tvna, e l'altro ia 
iftato di non temere 5 quella perle prouifioni del Pefàro, 
e quefto per la vigilanza del Gouernatore Corfioto , che 
hauea accoltopiù di tre mila villani co'i loro hau eri piii 
pretiofi, nello fteflb tempo fàluando quella mifèra gente, 
econtalprefidioafficurando la fua fortezza. Auuicina- 
ronfi poi i Turchi alla Città, e quei borghi,che non eranQ> 
flati deftrutti da'noftri, arièro iu viue fiamme 5 poiché vi 

attac- 



Libro Serto. 505 

attaccarono il fuoco auidi di rinfrefcare con quello gli ar- 
dori di Solimano . Fecero i noftri diuerfe fortite/emprcy 
icon la peggio del nimico ^ ma da*comandanti furono rat- 
tenuti per non diminuire il numero de'difenfbrij i quali , 
benché vinceflero , qualcheduno de*compagniperdeua- 
no, non potendofi gl'incontri fare così à man falua , cho 
fènza goccia di fangue fi acquiftino le vittorie. Si tratten- 
nero i Turchi nelle fudette barbarie fino a' trentuno di 
Agofto, nel quale diedero principio all'aflèdio della Città 
capitale^ e piantaron tre batterie 5 vna fu*l monte preflb la 
Chiefa di S. Michele con otto cannoni 5 Taltra fopra il 
Tempio di S. Bafilio^verfo quello de'Santi Padri con cin- 
que cannoni ; e la terza non lungi della Chiefetta della^ 
Madonna de'CauafTileni con vndeci cannoni; e da ogni 
luogo cominciarono a fulminar le muraglie. Ma i Co- 
mandanti, che di tutto abbondauano fuorché di vittoua- 
glie 5 conolcendo bene, che alla fine farebbero coftretti à 
render la Piazza, prima che altro auueniflè, conchiuferjB 
di liberarfi dalle bocche inutili con empietà pia , percho 
neceflària alla conferuatione deiraflèdiata Corcira . Vec- 
chi, donne, fanciulli furono efclufi dal riparo della Città, 
e cacciati fuora alla diicretion de' nimici,che accortifi del 
bifogno di que'di dentro, non lilafciarono accoftarealle 
loro trincee : onde que'miferi quindi da'Turchi , quinci 
battuti da'Criftiani, non fapeano qual partito prendere al 
loro fcampo . Pareano tante naui nel mezzo di Aquilo- 
ne, e d' Auftro ipinte, e rifolpinte co'pericolo di fommer- 
gerfi fra breue , fenza ipcme alcuna di lor falute . Era vna-» 
compalFione vedere fra la linea de gliafsedianti, e le mura 
de gli afsediati quegl'infelici hor gire,hor ritornare 5 hor 



giacere 



304 Della Hiftoria di Corfix; 

giacere fui fuolo immobili, hor darfi a velociflTimo corlb . 
Piagneiianoallarinfufa^lagnauanfi le donne cle*mariti, i 
fanciulli deloro padri, i vecchi de'figli, e tutti del Reggi* 
mento,checon tanta crudeltà l'hauefsero efclufi dalla Pa- 
tria, ed clpofti alle ingiurie del fieriffimo Trace . E fu vC" 
ramente grande la fede de'Corcirefi, che non fi mofsero ì 
quelle voci , che loro trafiggeuano l'anima, e toccauano 
in qualche parte l'honore , di cui fono in eftremo gelofi . 
Confiderauano , chefèlelor femine andauan in mano de* 
Turchi fi farebbe macchiata la fama di efser caftiflìmc/,, 
non potendo leLucretierefiftere àgli sforzi de'Tarqui- 
nij,a*quali aggiunta la neceflìtà farebbero alficuro pre* 
cipitate . L'eiporre poi li figli alla certezza di rinegar la^ 
fede era motiuo di cordoglio più grande, non efeendo 
picciolo male , che le vifcere loro da Crifto facefsero paf^ 
faggio a'fàgrifici dì Maumetto . Ma quando poi mofìra- 
uano i vecchi le cicatrici di quelle piaghe , c'hauean rice- 
uute nel feruigio del Principe, non folo i Corfioti , mai 
Venetiani fi affliggeuano in modo , che molti vi furono ^ 
che defiderauan la morte , per non fbprauiuere à cosi fu* 
nefìo fpettacolo , E con ciò rutto niente fi alterarono gli 
ordini di difenderfi fino airvltimoipirito,facendo de'Pa- 
renti vn olocauftoalla fede , che doueuano alla dominan- 
te Republica . Onde gli efclufi, non trouando riparo al- 
cuno né fra gli amici né fra' nimici, fi iparfero ne'foffi pria 
di morire feppelliti dentro la terra, I difenfori percoffi e 
dalle bombarde,e dalle ftrida,e vlulati de'parenti,doppia-- 
niente erano trafitti e da fotto , e da ibpra 5 né feprei diro' 
quali fufsero colpi più mortali , ladoue gli vni i corpi , gli 
altri vccideuano l'anime. Fra tanti mali foprauennero,' 

ad 



Libro Sefto. gof 

ad accrefcerli ^ alcune tempefte ^ che ài quei miferi ^ elle* 
nuati dal digiuno, fecero ftrage tale, che gliafsediati non 
poteuano rimirarli fenza^che accompagnafsero il tempo- 
rale con vn diluuio di lagrime , Non ceflauano in tanto i 
Turchi di battere la Città, e veggendc , che poco profit- 
to iaceuanlc batterie, piantarono su lo fcoglio di Vito 
vn Cannon da cinquanta , e in tre giorni fecero diciano- 
uè tiri , vno de' quali colpi il torrione della Cittadella , o 
V n altro la Naue Gritta con poco danno . La cafi del Ca- 
pitano de gli vfficiali di giuftitia hebbe qualche rouina., , 
ma per lo più le palle paffaron alto , tuffandofi nel maro 
verfo la Verfiada,le non quanto Tvltima diede nella corti- 
na non lungi dal Porto, detto communemente il Man- 
dracchio. Per cosìpicciole oifeiè arrabbiarci Turchi fi 
fparfero per gli campi , e tagliarono gli alberi fruttiferi , e 
deftrufìèro le cafe delle ville , e depredaron gli armenti , e 
condufièro in feruitù quelli , così huomini, come donne , 
che ritruouarono . Molti , che fi eran con le riccheJLze^ 
ritirati nel Mandracchio, vennero in potere de'nimici 
con tutte le foftanze , ma così macilenti per la fame , o 
per gli difìgi patiti dalla piouofa ftagione , che non puo- 
tero con le loro donne fatiar la libidine , fé con Toro , e 
l'argento diedero ciboairauaritia de' barbari , Né onci , 
ch'eran dentro il Caftello S.Angelo ftauano in ripofo ; 
poiché, durando l'affedio della Città, hebbero molti af- 
falti dalle truppe , che campeggiauan perl'Ifola ; ma fi di- 
fefero con tal valore, che fempre cofirinfèro Pinimicoà 
ritirarficon gran macello de'fuoi foldati . In qiiefto flato 
eran Jecofe, quando arriuò nel porto vna fregata, qnal 
lupponeuano gli adediati portaiìe qualche auuifo di vici- 

Sf .no 



3 o6 Della Hiftoria di Corfù. 

nofoccorfb*, onde madarono fubito à intendere le nuo- 
ue^ch'ellarecaua. Nulla di buono portò 5 fé non la fua-» 
fàlute eflendo per fortuna frappata dalle mani de' nimici , 
mentre ne veniua con la prefadi tre Turchi fatta in Pa- 
traflb . Riferì il padrone, che in Perama, porto della Cit- 
tà vecchia di Corcira , eflèndofi'ncontrato in quattro ga- 
lee, che ftauan sii l'ancore, e chiedo loro, che legni fufse- 
ro, rifpofe prima vno, Venetiani, e poco doppo foggiun- 
fe del Principe Doria: ma nello ftefso tempo farpando ve- 
locemente il fecero auuifàto dell'inganno 5 onde fi pofe in 
fuga, che gli era riufcita feliciisima, per hauer in quella li- 
berato vn'altra fregata paefana , c'hauea la caccia da gl'in- 
fedeli. Fùqueftarelationefattaauantidi Simon Leone 
ordinario, e Luigi da Rina Proueditoreftraordinario, i 
quali non poco fi affliffero di non hauer nuoua del Pefàro, 
che per ogni ragione douea hormai muouerfi, fé non^ 
per combattere, almeno per portar vittouaglie, nonci- 
bandofi gli aflèdiati , che di picciola portion di bifcotto . 
Ma diuerfòerailconro,* che faceua il Generale da quel- 
lo , che faceuano eglino , dal bifogno e anguftie forzaci , 
non la difcorrendo , che con qualche parte di paflìonc' . 
Il combattere , diceuailPefàro,nonèchepericolofo; il 
portar foccorfofenza combattere è quas'impoffibile, ef^ 
fèndo Tarmata Turchefcalémpre all'ordine prefTo Corci- 
ra. Se nella battaglia vincea, liberaua Tlfola, ma poco 
danneggiaua Solimano , ancorché vinto nel mare, pò-' 
derofiilimo fopra la terra : s'egli perdea, chi haurebbc». 
aflìcurate le altre Prouincie, e Regni della Republica ? 
Cipri, Candia , laDalmatia, la ftefiàVenetia quale ripa- 
ro haurebbero dalTarmi dcir Ottomano, tanto più info- 
iente. 



Libro Sedo. 307 

lente, quanto più vincitore? Oltrechela Ragione auan- 
zatajelepioggicj cherouinaiiano, gli dauan ficura fpe- 
ranza del prefto disloggiamento de'barbari ; né fuppo- 
neua tale fcarfezza nella Città , che non fi potefìé mante- 
nere per qualche giorno. Che quando fé la fuflTe imma- 
ginata 3 non dubito punto , che fi farebbe efpofto à ogni 
pericolo, per non perdere vn'lfola à grinterelTi della Re- 
publica cosi neceflaria ; e il Doria pur'egli Thaurebbe ani- 
mato 5 acciò i Turchi con Tacquifto di Corfù non minac- 
ciafsero più da vicino il Regno di Napoli , la cui ficurez- 
za à Carlo Quinto/uo Signore, molto importaua. Quel- 
lo, di che fi può notare il Pefaro, è, chedoueaauuentu- 
rare qualche legno, carico dibaftimenti,per non mettere 
nelle anguftie, nelle quali fi trouò il fedehffimo prefidio 
di Corcira : ò pure , che prima douea prouedere à baftan- 
za la Città, dalla quale non farebbero vfciti quei, chc/ 
miferamente perirono . Ma fé dentro fi patina , non ban- 
chettauano quelli di fuora , anch'eglino ridotti à fcarfèzza 
indicibile di cibo 5 ondeper l'intemperie dell* aria, fi attac- 
cò fra' Turchi vn tal male , che , non Tera , efacearvfficio 
di pelle, vccidendone centinaia ogni giorno. E benché 
dal campo del Gran Signore pafsafsero nuouirinforzi,con 
ciò tutto nulla operarono , efsendo inuitto il valore dc/ 
gli afsediati, che con rarefortitefèmprediminuiuanoil 
numero de' nimici. AiasBafsà, ch'era il principale tra* 
Comandanti Ottomani , non lafciaua mezzo , per venire» 
alfinediquell'afsedio. Replicò gliafsalti, e femprein.^ 
vano 5 e vn dì, che finoalfofsoperuennefùribbuttato 
con tanta ftrage de' fuoi , che hebbe per bene di lafciarein 
r ipofo gli afsediati, tra' quali non tr uouaua , che la falce» 

. Sf 2 fune- 



T^oS Della Hiftoria di Corfù; 

funeftiflìma della morte. Vfar volle anche l'afiutia, fa- 
cendo tendere fui lido della Badia infiniti padiglioni , ac- 
ciò atterrit'i difenfori penfaifero alla refa ; e pur la coftan- 
za di quefti refe van'i fuoi inganni, e delufe le frodi . Al- 
tra fiata montando fopra alcune galee affieme con Barba- 
rolfa ne andò al Cardacchio^dou'è la Chiefà di S.Niccolò, 
e la fontana di acque limpidilfime , epereni^ e da qui volle 
berfagliar la Città^ e la fortezza^ma vna palla fola percoflè 
nella Caf i di Niccolaio da Modone , con derifo de' Cri- 
ftiani 5 che con vn fol colpo tolfèro lo /prone ;, e la pal- 
metta al legno di Ariadeno . Si ritirarono ambo con pre- 
fìezza;,eAiasBafsà5difperatodivincere, pafsòda Soli- 
mano;, e gli perfuafe a ritirare Tefèrcito da vn luogo ^ cho 
appena fi potrebbe conquiftare con lunga ferie di mefi , 
Gli diffe, che le fquadre ^ poco men che disfatte dal male , 
dalla fame, e dal ferro de gli aifediati, bramauano la quie- 
te: che lortinarfineiraifedioeravn metterfi a pencolo 
dì perdere molto^e vincere poco : che i Gianizzeri tuniul- 
tuauano pe'l fine vicino della campagna : e che in fino 
dubitaua di qualche notabile rotta, fé i due Generali Pe« 
faro , e Doria, fi fuifero nfoluti di attaccar Tarmata , poco 
allora atta à refiftere , effendo i legni logori , e gli huo- 
min'infermi. Solimano, che già s'era finto padrone di 
Corfù, hebbe non poco difpiaceredi vdir dalla bocca del 
fuo fedele mi niftro, che neceifiria pareua la ritirata ver- 
gognofa da vn luogo picciolo , Ichernitore di cosi gran- 
di apparecchi . Che diranno , potea dir nel fuo cuo- 
le, iCrilìiani? Solimano vinto daXorcirefi 1 Io, che 
in faccia di Carlo ho prefo Buda , fuggirò da Corcira.. ? 
Mie glorie , che folcafte vn mare di Iodi , in vno fcogho 

rom- 



Libro Serto. ^509 

rompendoui , faceile così vile naufragio ? Vn Ifoletta fi 
vanterà di haiiere fronteggiato il Signore di vn mondo ? 
più non diffe nell'interno 5 poiché Aias, acni premea il 
ritorno à Coftantinopoli, Tinterruppe con tali repliche, 
che quietollo ^ & il dilpofe à richiamar le militie co'l difo- 
nore meno apparente^che gli fulle poflìbile . Fece fiibito 
chiamare il Bailo Venetiano , e gli parlò d'accordo pur , 
che il fuo Principe fi difponeffe a dargh fodisfattionc del- 
le ingiurie pretefe, e gH rifaceiieidanni^ cagionati a'fuoi 
legni , per gli quali hauea mofio la guerra, antiofo per al- 
tro di conlcruar la pace con la Republica. Il Bailo^che per 
le guardie gli hauea pofte Solimano, nulla fapea, riipofo> 
lieto della buona dilpofitione del Gran Signore ., che fu- 
bito fcriuerebbe al Senato , da cui non dubitaua haurebbe 
iriceuuto ogni honefta ammenda, qual volta vi fuffe fallo . 
E in tal conformità ipedi per mare, e per terra lettere fue 5 
ma non erano i Turchi in iftato di afpettare nfpofte ; e il 
jtempo, & i malori Tailriniero à disloggiare . Furono rim- 
Ibarcatele artiglierie, disfetti gli ileccati , abbattut'i padi- 
;glioni , e Fefercito prele la marcia per traghittare lo tìret- 
to , Maggiori furono i danni, che fecero nella partenza ^ 
di quelli, c'hauean fatti per Taddietro ; poiché rouinaron 
■ tutt'i palaggi delitiofi, che nel tempo deli'afl'edio ferui- 
ìron di Ibnza a'capi delle militie j & in particolare deitruC' 
fero vn palaggio di vn nobile CorfiotOjdi famiglia Aura- 
mi, adorno di ftatue, infigne nelFarchitettura, ameno per 
gli giardini, e fontane . Il refto delle cafe de'borghi fu at- 
I terrato, atterrati i'urono gli edifici,lparfi per le campagne, 
le quah riinafero ignude delle antiche vaghezze . Più di 
lèdici mila anime conduifero que'barban'n cattiuità^ poi- 
che 



310 Della Hiftoria di Corf ù l 

che oltre le giàprelè^veftendofi da Corfioti ingannarono 
molti y che s'erano ritirati su le cime de'monti , da douo 
fcendeuano^ e in vece di abbracciare i paefani/i ritruoua- 
i]ano ftretti dalle catene de'loro nimici . Vollero nel pat 
faggio moftrar di fare qualche cofa , e cinfero d'intorno il 
Camello S.Angelojma giunto alla Città rauuilb, vfcendo 
fuora coi prefidio Baione di Naldo y che per la morte del 
Nouello era Gouernatore deirarmi^irtradoflì al foccorfb, 
che fu infruttuofo , poiché per la ftrada fèppe , che i Tur- 
chi, hauendo dato allafortezza vn affalto, erano flati rig- 
gittati con grande loro mortalità , e che cominciauano à 
imbarcarli. NoncosìauuennaàPaxò,eButrintò^ che 
prima dell'afledio di Corcira , non potendo difenderfi da^ 
vn'efèrcito fenia numero ^ con honorate conditioni fi re- 
lèro à Solimano ^ che ricco di preda , ma pouero di gloria 
alla fua Regia fece ritorno. Tal fine hebbe Taffedio di 
Corcira^ che, benché non duraHepiù dì quindeci giorni, 
à ogni modo fipuàannouerare tra'piìi famofidel fetìode- 
cimo fècolo , qualora fi confiderà la potenza de gli aflè- 
dianti, le poche forze de gli aflediati 5 la fortuna di vn So- 
limano^ la mancanza de'ibccorfi 5 e la fedeltà de'popoli 
Corfioti. E più fi deue ammirare quanto 5 chelofteflb 
Gran Turco y che quindeci anni auanti hauea prefà Rodi 
dalle mani de'Caualieri di S. Giouanni Gerolblimitano , 
non puote impadronirfi di vn'Ifola meno forte ^ e manco 
prouifta . So bene io y che vi fu. tradimento fra'Rodioti , 
ma fu fcoperto 5 e poi fé vi fufse flato fenzafcuoprirfi^pu^ 
rei Corcirefi dourebbero vantarfi almeno di quefto^ cho 
nel loropaefe non vi fu traditore , Si può anche dire^che 1 
in quefto anno fola Corcira mantenne la riputatione del- ! 

le armi 



Libro Sefto . 511 

le armi Criftiane, in ogni luogo infelici ; poiché Gabriel 
da Riua fu rotto à Obroazzo da Amurat rinegatO;,il quale 
predo à Clifìa fconfifìe Pietro Croficchio con molta gen- 
te Italiana, e Tedefca ; e Maum>etto Sangiacco di Belgra- 
do fugò Giouanni Cacciane con Tefercitodel Re Ferdi- 
nando neirVngheria , vccidendo il Conte Ludouicodi 
Lodrone con la maggior parte della caualleriaS^flQna-/, 
Carintia;, e Auftriaca, che fola fé tefta . Che fe bene il Ge- 
neral Pefaro 5 &il Vjtturi prefero, efinantellarono Scar- 
dona, non fu che poca vendetta, confifìendo la gloria^ 
neirhauer fugato il vincitor Solimano. Io non fono co- 
sì pieno di paflìone , che non confeffi , che gli fece paura> 
la lega , che contro lui fi conchiufe tra il Pontefice , Tlm - 
peratore , & i Venetiani , ma dico , che la caufi principale 
della fua ritirata fu la coftanza de'difenfori, né dalla fame , 
né dalla tema , né dalla compaffione indotti à picciolo fè- 
gno di voler cedere alle Turchefche minaccie . Cofa, che 
rapportò à Solimano Aias , e fu motiuo , che fi fciogliefle 
quell'alfedio, che parca voleflfe durare fino all'acquifto to- 
tale dell'I fola. 

Rimafè , doppo la partenza de'Turchi , la Prouincia^ 
così deftrutta , che del fuo bel corpo non moltraua , cho 
vn defonniffimo fcheltr05Ìl quale nelle nude pietre di ofla 
fpolpate portaua vna miferabil figura . Le campagne^efi- 
liate Flora , e Pomona , fol di fpine , e di lappole feconde , 
non poteuano promettere, che aborti di careftia. Tronch* 
inutili erano gli alberi, che, fenza fronde, poco fi folleua- 
uan dalle radici ; e le piante fruttifere, non foftenendofi n 
piede, ladoue non fomminiftrano cibo alla bocca, diuen- 
gon cibo di fiamme . Gli edifici più nobili,fotto vn muc- 
chio 



3 1 ^ Della Hifloria di Corfii. 

chiodjfaflìjcalce, traui, emarmirotti^ feppellifcon Tanti- 
ca magnificenza ; né vi è di vino a gli occhi , che la roui- 
na . I cafàli non han piti cafe y non hanno piii habitationi 
le Ville, fono à terra le Terre, &: i borghi fon ricuouero di 
animali . Sola la Città nuda delle conuicine fabbriche/ , 
che la veftiuan d'intorno 5 fifaluò dal naufragio deTur- 
chi, cheinondaron, quafi rapaci torrenti , ìe contrada 
tutte deirifola infeliciifima di Corcira . E pure non puo- 
te vantarfi di non hauer patito le fue difgratie ; poiché , 
oltre i vecchi , le donne, &i fanciulli , che morirono à 
centinaia fuora delle muraglie; dentro perì la maggior 
parte de'Nobili, onde il Configlio firidufiTeà non hauer 
Configlieri . Al rimedio di quello mancamento fi pofe> 
la prima applicatione , e non potendofi far altro , dello 
cafe de'Cittadini,fi fcelfero le più cofpicne, e le più facol- 
tofè, e alla nobiltà fi aggregarono , e così de gli antichi, e 
de'noueUi Nobili fi fece l'adunanza , non più nel primie- 
ro luogo, deftrutto daTurchi , ma nel Palaggio Pretorlo 
dentro della fortezza. Quali fuffero le famiglie aggiun- 
tepoco importa faperlo, onde baftaquì foggi ugn'ere il 
catalogo di quelle , ch'entrano in Configlio , (benché ve 
ne fieno delle afcrittepiù modernamente) da me pofi:e 
per ordine alfabetico àfinedieuitarele mormorationi di 
coloro, che, contro l'auuifo di Crifto, ftimano ilfeder fia 
gli virimi luogo più vile. Sono dunque a'nofì;ri giorni 
le Cafate, che godono il priuilegio di Nobili 5 

Alipuzza. Arcudi. AfTimopulo. Bacco. 
Altauilla. Argiro. Auloniti. Bagfiarin. 
Andiocho. Argiropulo. Aurami. Bambati.* 

Baf- , 



Badati . 

Bellanda. 

Beneuiti. 

Bua. 

Bulgari . 

Calichiopolo.Fefta. 

Calogera . Figlio . 

Calotheto . Fiomaco . 

Carnali, Floro. 

Canaglioti , Fortio . 

Canal. Galiello. 

Capadoca . Gafin, 

Capello. 

Caridà. 



Libro Sello . 

Dimani, Malàrachi, 
Dondi. Maftraca. 
Doria. Metaxà. 

Dramitino , Midei . 
Eparcho. Minio. 



Morello. 
Mofco. 
Moftoxidi , 
Mozzanega, 
Padouan . 
Palatianò , 
Palazzuol. 



Cariofilo. 
Caftrici . 
Caualari , 
Cau affila. 



Geromeriati. Pandin . 
Giropetri. Pangali* 
Giuftinian. Paniperi 



Gonemi. 

Grapfà. 

Lanza. 



Cauodiftria. Lepegnoti 



Cazaiti . 

Cochini. 

Coìità. 

Comi , 

Damilo, 

Digoti. 



Lifgarà 

Lucani, 

Lupina, 

Luuro, 

Marcoran, 

Marmora, 



Papadato . 

Pendamodi. 

Petretin . 

Piero , 

Polilà. 

Politi, 

Proflalendi. 

Quartano. 

Rarturo. 

Refcletti , 



3M 

Reggini. 

Ricchi. 

Rificari , 

Roditi. 

Rodoftamo , 

Romano. 

Sachlichi . 

Soffiano. 

Spada . 

Spanopulo. 

Spinelli . 

Stefanopulo . 

Theotochi. 

Thomopulo . 

Trandafilo , 

Triferò , 

TriuoUi , 

Vandalacchi. 

Vaffilato. 

Veia. 

Venier. 

Veruicioti, 

Vlaffopulo, 

Vngleffi, 

Zacchi, 



Quefte fono le Famiglie, inCorfu, delConfiglio chc> 
eleggono gli vffici, e dignità, checoncelTea' lìationalila-. 
Republica, quando rifola le diede fé lleflà. E per noiL. 
farealtrouememoriadi tali cariche, chcfidi/penfanda' 

Tt Cor- 



314 Della Hiftoria di Corf ù .' 

Corfioti , le fbggiungeremo pure breuemente, acciò il 
lettore non refti defraudato di ogni picciolo, e curiofo 
ragguaglio della mia Patria . Ogni anno fi eleggono tro 
Giudici ^quattro Sindici , due Cenfori, e tre Capitularij, 
che formano il Conclaue , ò vero CoUegietto , dal qualo 
grintereflì della Communità fi maturano . E in oltre tre 
Proueditori allafanità; vn Sopracomito^ vn Gouerna- 
tore^e Capitano alla Parga; vn Caftellano à S. Angelo^ tre 
Proueditori al Fornico; due Proueditori alle Tolele 3 tre 
Proueditori alle ftrade ; due Giuftitieri,ò Proueditori fb- 
prai viueri; dueEfeminatoridiNotari; due Contradit- 
tori , e Difenfbri del Commune 5 vn Gouernatore dello 
{pedale deirarmata 5 due Gouernatori del Monte, tre> 
Proueditori dello Ipedale della Pietà; e molti altri vffici 
di amrainiftratione, dalfudetto Configlio diftribuiti, con 
Tinteruento di cento cinquanta, che il formano . Si chiù- 
fero poi le nouità del 1 5 37 con Farriuo di Valerio Orfi- 
no. Conduttore di mille fanti mandati dalla Republica^ , 
poco fodisfatta del Naldi, cheinvecedelNoucUo mor- 
to hauea il comando dell'armi. Fecefi tale apparecchio 
per dubio , che Solimano non ritornafle nella fufleguen- 
te primauera a' danni dell'Ifbla , contro la quale parca do- 
uerfi muouere, per racquiftare la riputatione perdu- 
ta . 

Ma egli, trattenendofifraledelitiedel fuo ferraglio i 
non venne in perfona; mandò bensì Barbaroflà con^ 
forte armata contro de'Criftiani, i quali faceuano inCor- 
eira la mafia de loro legni , rifbluti di terminar la guerra-» 
con vna battaglia. Giàil Patriarca d'Aqujleia con lega- 1 
lec Ponteficie, e il General Vincenzo Cappello conlc/ f 

Vene- 



Libro Serto. 315* 

Venetiane fi erano vniti ^ e fi afpettaua folo il Doria y che 
non tardò à comparire 5 onde fi^bito fi iàrparon le anco- 
re, per girne à incontrare Ariadeno^ il quale ^ doppo 
tentata in vano Candia^nel golfo della Preuefli poderofb 
fitratteneua. Mille fanti Corfioti rinforzarono la {qua- 
dra Veneta , eflendone pofti da quattrocento fopra il Ga- 
leone della Republica, guidato da Alefsandro Bondu- 
miero , e gli altri diuifi su le galee . Si potea fperare vna^ 
nobil vittoria 3 e pel valore de' Capi, e pel numero de* 
nauigli , e perla prattica de'marinari , e per Teiperienza.. 
de' veterani ibldati ; ma non so per quale fatalità le cofo 
de' Criftiani fi {compongano facilmente, e i Turchi dalle 
noilre difcordie, più che dalle loro forze ibccorfi^ricono- 
fcano i loro vantaggi . Vennero à fronte Tvna dell'altra le 
due anTiate,e Barbaroffa timido péfaua alla fuga,quale ha- 
urebbe,fenza fallo,intraprefà, leMonuco,eunuco di Soli- 
mano,non ranimaua,promettendogli la gratia del fuo Si- 
gnore ò nella vittoriano nella perdita . Frattanto il Galeo- 
ne, e due nani de' Venetiani haueano dato principio a ful- 
minare i Turchi,e nella vaguardia nimica fracaflarono piii 
di veti galecj rouina^che fé fuffe ftata da gli altri legni con 
valida impreffionefèguita, potea partorire il totale fter- 
minio de' barbari . Ma il Doria , quafi fuflè venuto per 
ifpiare, appena vide l'ordinanza Turchelca, che, alla^ 
prefenza di Marco Grimani Patriarca , del Cappello , e di 
tanti nobili Capitani, voltò le prore , e fi pofè vergogno- 
famente à fuggire . Fuga infelicejpoiche fu nece{rario,che 
il refto dell'armata fi ritiraflè, lanciando in potere de gì' 
infedeli due galee; vna dell'Abbate di Bibiena, l'altra di 
Frane eleo Mocenigo ; e quel, che importa più, la gloria^ 

Tt 2 di 



^ló Della Hiftoria di Corfù: 

di vnficuro trionfo. Il Galeone, e le due Nani furono 
circondate da' Turchi , e pur'hebbero fortuna di faluarfi , 
hauendo rotto il cerchio con vn diluuio di faette, che ful- 
minauano le bombarde. Se lice inueftigare i fecreti de* 
Principi, bifogna dire, cheilDoria haueflè ordine di 
non combattere , ò per non auuenturare le galee , ò per 
non incitare Solimano contro llmperatore, col qualo 
per altro fi moftraua fieramente fdegnato. Poiché noru 
poifo darmi a credere5che Andrea Doria , da gli huomini 
tutti di quel fecolo ftimato coraggiofo/uggifìe per viltà, 
e paura. Bcn'è vero, che Thauer prefo doppo Caftel 
nuouoa'Turchimifà dubitare, ch'egli commetteffe fi- 
mile mancamento per non accendere Tanirno dcirOtto- 
mano contro Carlo Quinto , che pur non douea pauen- 
tare de grinfedeli . Onde vari pcnfieri mi s'aggirano per 
la mente ^ quali volentieri lalcio allo fcrutinio de'politici, 
che fanno , meglio di me, criuellare le attieni de'Grandi , 
Non pofib però lafciare di dire , che il Doria hebbe tanta 
vergo gna di quel, c'hauea fatto 5 che, arriuato a Corfìi 
doppo la fuga , mai non volle comparire in publico , per 
noneiporfi alle derifion idei volgo, e alle villanie della^ 
plebbe . Ma i Venetiani ; confiderando quanto poco fi 
poteifero promettere dal le leghe, nelle quah la diuerfità 
de' capi formano diuerfe le fentenze 5 e fofpettando , che-» 
rimperator Criftiano, che, fecondo i patti , non volle dar 
loro Caftelnuouo , macchinafie d'impadronirfidi Napo- 
li, e Maluafia, e inoltrar gli acquifti nella Dalmatia; fi ri-, 
fòlfero di far tregua con Sohmano , come leguì nell'anno ■ 
medefimo,e poi la pace nel trentanoue con la celfióne de*, 
luoghi della Morea. Ed hebbero tale folpetto de gli an* 

daman- 



Libro Serto. 317 

damenti del Doria i Veneti , che non fi mofsero punto , 
quando Ariadeno ^ ricuperata la fortezza di Caftelnuouo 
con la morte 5 e prigionia de gli Spagnuoli, cheladifen- 
deuano, fi pofe fotto Cataro, qual poi lafciò, fcufandofi di 
non hauer faputo la tregua^conchiufa col fuo Signore .Si 
mofsero sì contro Dragut Corfaro , che con trenta legni 
nel golfo di Lepanto impediua la nauigatione, e facea-» 
egualméte danno à grinimici^eà gli amici.Contro coilui 
fi Ipinfe da Corfù il Proueditor Paiqualigo , ma^conducé- 
do feco fol dodeci galee, gli conuenne ritirarfij perche Ta- 
fìuto barbaro procuraua di metterlo in mezzo , e farlo fua 
facihffima preda . Hauea Dragiit fatto nafcondere buona 
parte delle fue naui nelllfola di Paxò^ed egli co'più veloci 
legni fcorreua prefso S.Niccolò di Siuota 5 il Pafqualigo, 
credédofi di hauer da fare co lui folo,fi pofe à dargli la cac- 
cia, mentr'ei fimulatamétefuggiua verfo il golfo dell'Ar- 
ra . Fu fortuna,che fi auuide dell'inganno, prima d'impe- 
gnarfi più oltre ; poiché, e da fronte ^ e da tergo fi irebbo 
ftato battuto dal corfaro, che altro non aipettaua perri- 
uoltarfegli contro, che la mofla de'fuoi da Paxò , à fine di 
ferirlo alle ipalle , Die fubito volta il Proueditore ; e^ 
Dragut , per tema, che non ritornalfe più poderofo , fi al- 
lontanò da que'mari, per portare al troueroui ne, furti, 
ed incendi] . Tal fin'hebbe la guerra , cominciata per lo 
aftutie di Andrea Doria , e non feguita glorioCimente per 
gli fuo'inganni . Che s'egli hauefle combattuto la vitto- 
ria era certa , e la pace fi poteua conchiudere con vantag- 
gio del fuo Principe, e della nofl:ra Republica , che bifo- 
gnò cedere all'ingordo Solimano Napoli di Romania, in 
damo dalle fue forze aflediata per molti mefi. E nonfà 

poco 



3i8 DellaHiftoriadiCorfìi; 

poco dolore de'Venetiani'l douer dare vna Città fédelifli- 
ma, e popoli, che haueano iparfo il loro fàngue , per con- 
feruare la Patria fotto la Signoria di Venetia . E fi accreb- 
be la doglia, quando, confegnata aTurchi Napoli, vol- 
lero piii'tofto i Cittadini abbandonar la culla de'lor nata- 
li, che non hauerlèpolcro nel dominio della Republica , 
che amoreuolmente gl'accolfe , diftribuendoli ne'Regni 
di Candia^, e Cipri ; nella Dalmatia , e in Corfu , oue paf- 
làronofefìantahuominiàcauallo, con tre Capitani, e^ 
Agoftino Barbati loro Gouernatore . Hebbero nelUfb- 
la terre , e campi in luogo delle poiseffioni , e feudi , c'ha- 
uean perduto 5 e molti benefici preftarono con l'opera lo- 
ro, così in Corcira, che s'haueano eletta per Patria, come 
in terra ferma, e nel Regno di Napoli, per feruitiodel 
Principe,da cui ottennero molti priuilegi perfonali,e per 
ghlorofucceisori lagratia di poter liberare tre condan- 
nati, ò banditi neutre giorni celebri dell'anno , di Paicha , 
di Natale, e di S.Marco, comefiicommefso con vna Du- 
cale ad Andrea Gritti, allora Proueditor Generale. Si 
mantennero que'caualli lungo tempo , anche doppo 
mortai Napolitani , ma bora vanno à poco , à poco man- 
cando, non foftituendofi altri viui à gli eftinti , epur fon 
necelsari alle guardie delle riuiere, efpoftealle inuafioni 
de' vicini corfari. 

Finì la guerra tra la Republica,e Solimano, ein Corfù 
fé ne accefe vn*altra più pacifica tra TArciuefcouo Lati- 
no, e il Protopapà de'Greci, à caufa, che volea quello in- 
trometterfi nella giurifdittione di quefto. Eral'Arciue- 
fcono Maffeo Veniero nobile Veneto,e il Protopapà Lui- 
gi Rarturo,huomo di più che mediocre letteratura,il qua- 
le, veg- 



Libro Serto. zip 

le, veggendo le anguftie della firn Ch iela, fi difpofc pafsa- 
re à Roma a'piedi di Paolo Tcruoiemmo Pontefice^, à cui 
fpettaua la decifione della fua lite . Portò lèco la bolla di 
Leone X , che hauea aTuoi permefso il rito Greco ^ con- 
tradettogli dai Veniero, e Teppe far tanto, che ottenne fa- 
uoreuole la fentenza con vn refcritto del feguente tenore, 
trafportato in volgare per intelligenza de'miei Paefani, 
poco prattici della lingua Latina . 

PAOLO TERZO PONTEFICE. 

AL 'generabile fratello l'Arcìuefcomdi Cor fu , e adileu 
tifigli Prelati^ e altre perfine y in dignità Ecclefiafli- 
ca coftitutcy che neWlfola di Cor fu fi ritrmmnoy falute^ e Apo- 
flolica benedittione . Auantid noi 5 per parte del diletto figli- 
uolo Luigi Rarturo Prelato ^ detto Protopapd 5 Greco della Cit" 
tày e /fila di Cor fu , fu efpoflo s che ^ fi bene Papa Leone X, di 
felice memoria ^ nofiro Predecejfore ^ cosi da ragioneuoli caufi 
perfuafi , di proprio moto , di certa faenza y e con la pienezza 
dell' Apofiolicapotefid y con fi^e lettere y da ijalere in perpetuo , 
decretò y e conce fie y tanto a' Prelati y (guanto alle altre per fonc-^ 
della natione Grecay chepotejfero ^fare il loro RitOye ojferuan- 
ze y celebrare le Mejfey egli altri Diuini njfficiy fecondo la loro 
confuetudine : e parimente àgli Arciuefiom yVefioui y e altri 
Prelati Greciy tra de' loro efircitar liber amente y e lecitamente^ 
glinjffici Ponteficali> ne potepro ejjere in ciò da* Prefidenti ^ 
e Prelati Latiniy ouero Ordinari del luogOy e Signori temporaliy 
e Maggiflratifecolar' impediti : e che gli Preti , e Cherici Lati- 
niy nelle Chiefe de Greci y mnpojfano celebrare y e intrauentrt^ 
afuneraliy "Battefimiy ouero altri atti puhliciy opriuati de Gre-* 

ciy ò 



X 



3 zo Della Hiftoria di Corfù. 

€Ì y h mifchiarjt con cfs't , fé d c^ueflo non fajjero per gli flefsi 
Greci chiamati y e ciò sfotto le pene^ e cenfure allora efpreJJL^y 
daincorrerfi per gli contrafattori , hahbia ordinato , che fi ojfer" 
ui : nuilladimem tanto lofteffo Luigi , quanto gli altri Cherici 
Greci di quella Città ^ e Jfola , da <z^oi '■venerabile fratello Ar- 
ciuefcouoy daW Ordinario del luogo ^eda alcuni njojìri Cherici 
Latini y e parimente da Signori temporali^ e Maggiorati yfono 
Jìatiy e fono impediti^ in loro danno y e detrimento , de fatto y e-» 
contro le lettere di Leone y noflro Predecejforey che non ruiuano 
fecondo il loro Rito Grecoy hattez^ndo y henedicendoy e libera^ 
menf e fer citando y efenzlalcuna compofnione di denaro y gli al' 
tri Diuini njffici nelle loro Chiefcy e cafe all'Tjfanzji Grecai . 
Però, y ^volendo noi ouuiare dfmi l'impedimenti y e che nell'au^ 
uenire da' Latini non fieno molejiatiy tanto ejfo Luigiy quanto il 
Prelato nomato Protopapày che coH tempo farà n ella detta Cit- 
tà y e /fola di Corfù y egli altri Greci s e per prouedere fopra^ 
quefe cofe opportunamente alla lor quiete s in tal parte incli- 
nati alle preghiere del medefìmo Luigiy Prelato Protopapày de- 
cretiamo y che lo^ejfo Luigi y e il Prelato Protopapà futuro co'l 
tempo y e tutti gli altriy e ciafcun Greco y predetti y ne llWfola di 
Corfùpojìi ygiujla il tenore delle prefenti lettere y e di Leont^ 
Predece^or nojìro^pofsino affare i loro riti ^ oferuanz^e y e con- 
fuetudini loro y efimilmente quelliy e quefle ojferuareye celebrar 
le Adeffcy e altri Diuini njffici Greci y fecondo la loro confuetu- 
dine s e miniflrare i Sacramenti Bcclefaflicifimilmente^- tan- 
to Luigiy quanto il Prelato Protopapà y che farà col tempore gli 
altri Greci prefati y dare Ecclefiafticamente fepoltura a' loro 
mùtti Greciy efeppellendolty portare la loro Croce liberamente y 
lecitamente y e fenta pagamento di alcun denaro da far fi a'La- 
tmiy efenzjt cercar licenza ^d alcuno ^ nèfopr'à ciòpojfano in^ 

alcun 



I Libro Sefto. i^zi 

alcun modo efere impeditile moiejìati , £ d njoì^ e d cmfcun di 
rvoi^in rvirtu dtfanta ojlbidienz^^ per le preferiti ordiniamo y e 
€omandiamOyche le lettere di Leone noftro Predecejfore^e tutte ^e 
ciafcheduna cofa^ in ejja cojitenute^ muiolabilmente ojjennate y 
rna a Cherici^ e Signori temporali ^ e altri di qualfuoglianato , 
grado ^conditione^ e dignità fi fi eno ^ fiotto pena de It/nter detto 
deWingrejfio della Chiefia^ di fofpenfiwne a dimnisjimilmente^ 
dificommumca y e altre cenfiure^ epene^delle quali nonpojfano 
ejfiere afifoluti^ò confeguire il beneficio della relafiatione da altri ^ 
che dal Pontefice Romanojiwrche nell'articolo della morte,Pm 
firettamente inibiamo yche il detto Luigi ^e il Prelato Protopapd 
futuro e 0*1 tempo y egli altri tutti y e ciaficun de' Greci predetti y 
ouero alcun di loroy diritta ò indirettamente fot to qualfimoglia^ 
pretefioy o cercato colore y non prefiumiate in qualfiimglia modo 
wolefiarey ne inquietar e y ouero per turbar e: dichiarando ancora 
irritOy e di mun ijalore tutto no y che per njoin contrario acca- 
der à e fiere attentato . Epure nel Signore ricerchi amoy e più at- 
tentamente efiortiamo il Diletto huomo y figlio nofiro il Duce di 
Venetiay che per la fina diuotione njcrfio queflafianta Sedey e per 
debito digiufiitia y con pio affetto riceua Luigi Prelato y detto 
ProtopapàyC gli altri Greci pr edetti per raccomandati y e con bc^ 
neuoli fiauort li protegga : e a' ''venerabili firatelli i Veficoui Ca- 
fieri ano y e Melipotamenfie comandiamoych' efisi y h alcuno di lo- 
roy perfiey ò per altro y le prefienti noflre lettere y e ogni cofia irt^ 
quelle contenuta y doue^ e quando fiajd bifiognoyfiacciano ofierua- 
rei e per parte di Luigi yC del Prelato Protopapdychefia co'ltem^ 
fOy e degli altri Greci predettiy nelle cofiefiudette a f si fi ano y l^ 
fileno in pr e fi dio di efficace difiefa y e facciano con l'autorità no- 
fitra le lettere di Leone ^noflro PredecefforCy e le prefienti nofircy e 
le cofie m efe contenute fermamente offeruare y accio pacifica- 

V V 7ncnt§ 



l^zz Della Hiftoria di Corfù . 

mente legodinoy non permettendo fopra eia , per noi;, o alcun ài 
rvoiy onero da qualjifia altro in qualunque modo fieno impediti^ 
perturbati y e mole/lati ^ raffrenando anzj L^ejlorfioniy e impedii 
menti y e i contradittoriy che fienose i rthelliycon cenfure^epent^ 
Eccleftafliche , pofpofla l'appellatione , con aggrauare anchc^ 
grettamente le cenfure^e pene jlej^es chiedendo di piti fopra ciOy 
fé farà hifognoy l'aiuto del braccio fecolare^ non ojìantela ^olla 
della pia memoria di 'Bonifacio Ottauoypur noflro Predeceffore, 
e altre Coflttutioniy e Ordinatiom Apofìolichey comunque fieno y 
contrarie s i^-vero feànoiy b àqualfmoglia altro commune- 
mente y ò dimfamente dalla Sede Apoflollcafia conceffo yche non 
voffano ejfereper lettere Apojioltche interdettiy fofpefi y ofcom* 
municatiy non facendo pienay ed e/prejfa mentione àparoUyper 
parola dell* Indulto prefente . 

Dato in Roma appo S.Pietrofotto l'anello del Pefcatore a di 
8 Marzo I 540 lannofefto del noflro Pontificato . 

Con quefto Breue celsò la lunga difcordia tra* Latini.e 
Greci y e la Città diede principio à godere la fua quiete no 
hauendo più paura di Solimano y il quale facea progreffi 
neirVngheria contro il Re Ferdinando, à cui ruppe più 
efèrciti , e prefè molte Fortezze . Ma la memoria de* mali 
ttafcorfi , facendo auuertit'i Corcirefi à penfare al futuro y 
li perfuafè ad adunare il Configlio, à fine di eliggere trc/ 
Ambafciatori, che rapprefèntaflèro al Principe di Venetia 
le loro difgratie y la fedeltà , e il modo di conieruarfi nell*- 
auuenire , Contro Simon Leone y che in tempo deirafle- 
dio era Proueditore ordinario, ò Bailo, vollero fi eiponef- 
fero le doglianze ; poiché per opera fua furono efclufe lo 
famiglie intere dal coperto delie muraglie,e nel Mandrac- 
chio miferamente perirono . Molte crudeltà vfàte a* Cor- 

fioti 



«» 



Libro Sefto. 323 

fioti ho trafcor{è nel racconto , riferbandomi à nai rarle^ 
pv^r la bocca de' Meflaggieri y che Telpolèro auanti'l Scna- 
to> à finC;, che ia mia penna non dia occafione di lagnarfi à 
coloro y che non fono amici della verità y quando ella feri- 
fce. Furono dunque da' Configlieri eletti Andriolo Quar- 
tano , Benedetto Lanz-a, ed Emanuello Mofco > tutti e tro 
di elperienza (ingoiare > everfàti nelle faccende della Pa- 
tria y e nel maneggio de* negoti j più importanti 5 e fi con- 
fognarono nelle loro mani le lettere publiche ,chedouea- 
no regolare l'ordine dell'imbafoiata da farfi alla Republica 
Sereni/sima di Venetia . Nel 1542 partirono, e felice- 
mente approdando a* lidi della Città dominante, alla pre- 
fenza de' Padri elpofè^o le loro richiefte y quali fedelilfimo 
trafcriuoyalterando fole le parole, ma non il fènfo^che dal- 
TArchiuio di Corcira ho con diligenza cauato. E fé pa- 
re, ch'eccedano ò nella lode de' loro meriti y ò nel biafimo 
delle perfone, fi compatifcano i Corfìoti , pieni di dolore, 
per la perdita de' beni, de gli amici , de' parenti , e di ogni 
delitia, che pria di tanti mali godeuano . Diflèro dunque 
gli Ambafciatori nel modo , che iègue. 

Sempre ti nome del Signor noflro G te sii Criflo inuocmdo , 
Serenifsimo Principe , Illuflrifsima Signoria , noi fedeli Corei- 
refi ci rallegriamo di poteryfenza tema diguerrayper la pace già 
fattay '-venire a'pìedi della Serenità ^-vofìra , djìne di efporrc^ 
nello Jìejfo tempo quel , chahhiam^&fatto , e contro il doucre mi- 
feramente patito , Acciò meglio fi conofca il fecondo deue prece- 
dere la ricordanzjt del primo / poiché qmndtfi potrà argomefi" 
tare con quanta poca connenienzafufero i nojìri abbandonati 
nel tempo del hifogno , contro le promefe del primo capitolo del- 
la "Bolla d'oro , in cui fi da parola di difenderci nelle occorrenza 

Vi/ 1 di 



3 24 Della Hiftoria di Cori ù • 

àiguerra da qualunijue nimico , Se dal l 3 8 6'^ che fu a noi fi- 
licijsimope'l Tojìro dominio Ji tirano i conti sfochi fono quélu- 
jìriy che non fieno luminoftfcr lofplendore delle noflre attionin 
feruigio del nofiro amatifsimo Principe , Creder e non pof sia- 
mo ^che la ^'ofragratittidinefe le fa dimenticate y ma cenando 
il tempo y dmoratore delle imprefepiù belle ^ tolte le hauejfe alla 
*z^ofra memoria , / Corcirefiy che le operarono ^ non le han pofe 
in dimenticanza . ìHel 1401 chi dejìruffe Sagiada^ e lefuc^ 
jamofe macchine di fabbricare il Sale y fol perche i Difpoti di 
Gianina faccuano apaefi della Serenità Tofra continoui y c^ 
gramfsimi danni ? Inoflri antenati fenza dubio , che con 1(l^ 
morte di due mila di loro f cri fero a caratteri ài f angue ne vo- 
lumi del tempo la lealtà douuta da fuddiii a' loro fomam Si- 
gnori . '^el meàefuvo anno non furono i Corfotiy che alfuo Pa- 
drone "Bongois tolfero la Parga co' l fio difretto y e conquifta- 
ron Panaro ^ IGenouef y che nel trentadue dello fefo fecola 
cov forte mano hebbero ardire f ajfaltare L'I fola di Cor eira y da 
qual potenza furono riggitati con taleflrage y che appena la m^e- 
ta delle loro militiefalua rimafef "Non furono i noflri Maggio* 
ricche prefe le armici' arriuaronoyh ruppero Ji disfeceroy e à par- 
tir li coftr infero f Ada ^eniam^o àgeflapiuglorwfe y mercè che 
oprate contro nimici pia forti, Agias 'Bafsà nel 1^^^ con quin- 
deci mila 7 ^urchi la Pargay e Camcizebei con altrettanti y ò poco 
menoy "ButnntOy e l'njnoy e l'altro le ijoflre terre ajfaltarono y e 
ture noi efponefsimo allorale nofre ruite y e con e fer cito di foli 
Corfoti abbattendoli y li afrinfmo d disloggiare yfenza fpefa^ 
della n.ofIraSerenifsima Signoria, Strouili y e Rignajfa nel 
145 "yf refero alle nofre armi con niun difpendio <uoflroy e due 
grojfe naui con le Corcirefì facoltà pofle all'ordine di ogni cofa y 
feguirono le galee Venetiane alfoccorfo di "Ncgroponte.lRoiynoi 

M- 



Libro Serto. ^i^ 

fufsimoy che nelfejfantaduey con mille jer Ione y dagli auoli no" 
Jìri pagate per quattro mefiyconcorrefsimo aWimprefa di Xami' 
Ih' con cinquecento huomim foce or ref Simo Patrajfo , e con (^na» 
galea fotto il Generale Vittor Cappello andammo ali* aiuto di 
Metelino contro deTurchi.Cimara^SopotòyArilay l' Agiate poi 
CochmO) e Litariy con più di cento Cafali^nonfoggiacquero alla 
fvojìra Republica ^ quando i nojlri , guidati dal 'Bailo Adelina 
con le loro dejìrcjàprez^ cari fs imo diijene recife^ne fecero glo^ 
riofifsimo acquijìo f Adarco Barboynel fettanta tre^cento Grippi 
Carpati alla Valona condusse y e Stromli^e Rignaffa^che s*eran 
perduteyda cinquecento de'nojìriftracqmjìarono, Chepm ^ 'Nel 
fettdtacmque fi perdettero di animo i Cor e ir e fi quado Amaz^ "Be't- 
con trentamila barbari afsediar njolle Butrintò y ò pure, difvo^ 
nedomi(le di loro alla cufiodia di PargaySopotàyC^afliayal nu-^ 
mero di due mila dentro quella fii chiufero y e rifioluti di morire 
piti di quaranta giorni foflennero ijn ferocifisimo ajjediofin di-^ 
ciotto annidiguerraychela Serenità Voflra hebbe con l'Ottoma^ 
noyfu da^nofiri rifparmìata fipefay rifparmiato [angue y rifpar^ 
miata la njitafùue njolte almeno ogni anno dgrofisifsime trup^ 
pe alla guardia de' luoghi nella terraferma negiuanoyela doue 
fi per fé molto nella Aioreay ne meno njn palmo del ruofiro , da 
noi difefoypuotero acquifiar gì' mimici , Si mettano in runfajcio 
gli altri fegni della noflra humilifsima fedeltà mofirati nelle 
guerre di Lobardiaye ne' due afedij di ScutariyC di LepatOy afsi^ 
fendo noi al primo con lefufiey e co Grippi y e al f eco do dentro le 
wmra con le perfine, Non fi facci memoria dc^nofiri legniyche al 
fioccar fio di Galipoli 'Zfeleggiaronosh di quelliy che con dittar So^ 
rdzpfifpinfiero ijerfio tAbbruzjip y poiché ojifiono molto cofie da 
direy e non bifiogna laficiare aàdtetroy che anche sul Pòfit vide- 
ro i noflri namgli àfauor a^ofiro contro gli Eflenfii di Ferrar a'yC 

m 



^z6 DelIaHiftoriadiCorfù: 

m Corzpla^affiuiata dal Re Ferdinando di 'Napoltycompamero 
à centinaia, , / nofir't cauallt , che non fecero m Puglia r Tren* 
tafei njele ^ e he fi accoppiarono aW armata dt Andrea Loredéc* 
noy che non oprarono per Adodone ? Cinquanta Grippty d noflre 
fpefe guidati da 'Benedetto daPefaroynon rotferutrono forft per 
fanta Maura ^ La Cefalontafu da n^oi Serennifsiwo conglo* 
ria conquifatas mapur mille Corfotiycon grande loro ftrage^a* 
T.'oflri trionfi e onc or fero^ La Puglia fu da f^mcenzp Cappella 
ajìalita / e purfeguirono le noflre infegne cinquanta de^nojìrè 
Grippi y e numero conueneuole di faldati , Giouannetto Adora ■ 
efinfe t danni yC he faceuano nelle acque ijojìre i Corfarì ^ e puf 
centinaia di Corfotiy che altro premio non <uolleroy che il fedele 
mente fermrui , montarono su le galee y che ritornarono n^nnci^ 
trici , ^ando il Serenifsimo Duce ^olle paj^are in Leuante , 
lenojìrenauiy cariche dt^ittottaglie ymantencuand'abbon- ! 
danza : quando Girolamo Canale fi mojfe contro gl'infedeli , 
piti, di trecento dé'nofri a^enturierijuronfeguaci della fuafor- 
te : equandoy infomma^fi eprefentata la occafioncy ne i nofri 
Antichi y ne noi hahhiam difmejfo l'affo delia fedeltà njerfa 
qud Principe y di cui'l mondo tutto dourehbe gioriarfi d'ejfer 
ruafallo ^ Ada^fe li ce dirlo y nell* ultimo ajfedio dt S animano y 
non hahhiara noi ^njìo corrifpondenza eguale alla nojira co- 
Jiantifsima fede y non perche <uot Serenifsimo habhiate man- 
caio y ma per qualche mini fra , ehe y non efeguendoglt ordini 
^oftriy hàpermejfo della nojira Patria la rouina . Fummo da^ 
patr^' tetti efclufi con iflupore de' barbari y e dentro ilmandrac- 
chioTHnchiufi y comepeeore de fi nate al fagrifcw crudele de 
Turchi y nel tempo y che l'opera noftra non eraforfi alla Cittd> 
inutile y conforme poi fece conofcer l'efperienzjt. Il Leone y nojira 
"Bailo y ci fé diuorar buona parte da' difaggi y dalle infrmitdy €_-* 

dalle |, 



j Libro Serto. 3x7 

dalle tempep^che a Cielo aperto fofteneì-e ti fu hìfogno^tcgUai'» 
doct Quelle flanze 5 le pi erre delie quali furono adunate con It^ 
fpalle de'noftri Maggiori , E per che noi talora ci auuicmafsi- 
mo alle muraglie per chieder pietà ^ d colpi di faf si cifacea al- 
lontanare^ negando alle noflre bocche fitihonde n^nafolgoccto- 
la d'acqua s onde fi conuenia bere ondefaife^ h pur mifchiatc^ 
co" l fango, ^e puh darft per caufa di quefld immanità la fcar- 
fez^ ielle ojittouaglte ^ poiché poi à chi pagana oro^ ò argento 
fu dato lUngreJfo , e con tal modo quafi cinque mila Cittadini fi 
ricuourarono dentro la terra^ rcfimdo efcluft queiy che non può- 
terocomproìfi con le ricchez^ il riparo. Anzi con danari fi 
comprarono il poter feruire da riparo alla Città rvacilldnte^ y 
poìchcy mnrvolendogU altri faticar e al rifar cimento de' danni y 
che nelle fortif cationi faceuano le Turchefche bombarde ^eglino 
di notte y di giorno feruirono al necejfarw lauoro . "Ne farebbe^ 
fallo il dire , eh e per quelli ^a quali fu lecito l'entrareffitogliefe 
i'ajfedio 3 mentre poco doppo del loro mgrejfo njergognofamente 
fifciolfe . Con ciò tutto hebbero quejìtfortuna^^contraria a que- 
gì' infelt cicche perirono nel mandracchw^ ò d'mdifuron condot- 
ti ybenchefemimuiyd n.>na conttnoua morte fra le catene . ^^f 
*-uenti mila patirono tale difauuentura ^ '-L'eggendof ogni gior- 
no legni carichi di fchiam traghittar dall'I fola à terra ferma , 
cue rifedea colgrofo delle fue militie Solimano . ^antiperò 
?nancaferOy ò a-^ccifi dal ferroso eftinti dulia farnese dalle piog- 
gicy noi non [appi amo : f appi amo sì y che pochi fiam rimaftì , 
mifero auanzp delle difgratie^ e rifiuto della morte , alla quale 
farem^fempre difpofiiyper lofei'uigio della noftra Repuolica Se- 
rentfsuna, Solofupplichiamoyche la noftra morte ncnfa più da 
beffe nel mandracchio , ma da huomint ceri ferro alle mani , 
in dì fifa delie mura^ ò in off e fa de rt offri nmici nelle campali 

batta- 



^3 2,8 Della Hiftoria d i Corfù. 

lattarne, ^eflo è quello yfer cuiftam njenuti fttpplicheuoli <C 
'^ojìr't ficài Serenif Simo Principe ^ e dalla ^ojira bontà cigio" 
uà fpcrare facile la gratia^ quando che non ci è occulto il difpta" 
cere^ c'hauejìe delle nojìre miferie , Ordinate dunque a Coman- 
danti^ che in altra occafione , che Dio allontani , ci lafcino den* 
tro della Fortezza j che noi promettiamo prouederla hajìante^ 
mente di njittouaglie . E perche non auuenga d gli altri , dì' 
[per fi per l'ifola^il perder fi di nuouo^con le ginocchia a terra nji 
preghiamo^ che facciate far e qualche capace recinto , ejfendoui 
pronta la materia delle cafe demolite de"Borghi^ aceto in tempo 
di htfogno hahhiano tutti ijn opportuno ricuouero . Sarehhe opi- 
nione de'noflri , chef cignejje di riparo la terra dal Capo di 
S, Hsltccolò di Cazjnafno al Capo de'magazjni del Salcy e pure 
nel luogo di S^Sidero y ma fi rimettono al f auto parere del n^o^ 
fro Bccelfo Dominio^ à cui appendiamo noi Cor ciré fn fuoto 
lanjolontà^e conf agramo volentieri la iJita . 

Hebbe il lungo difcorfo pietofa l'attentione ^ e fauoi e- 
uole il refcritto , ordinando il Principe, che in ognioc- 
cafionequeiCorfioti, chevipotefscr capire, fieno ac- 
cettati dentro la Terra 5 e che il luogo di S.Sidero fi muni- 
fca. E perche alla fopradctta diceria ièguirono molte ri- 
chiefte , io foggiugnerò qui fotto le conceflTioni gratiofc» 
della Republica , la quale permife a' Corcirefi, che i Can- 
cellieri, e Vfficiali non s'ingerifcano in ciò , che appartie- 
ne a' Sindici, ea'Giuftitieri, e à gli altri Maggiorati : 
che le condanne fi diuidano per metà , e vna parte fi dia a* 
Rettori, e Communità, Taltra a' Giuftitiei i, non vi efièn- 
do denuncianti: che le icntcnze, date da^Maggi (irati di I 
Venetia, non fi efeguifcano da' Rettori di Corfù, Tepri^. j 
malalitenonfi agitò nell'ifola auanti a' Rettori conio 

folite I 



Libro Sefto . 3 25? 

fblite citationi delle peribne, e regole , che fbgliono o(- 
léruarfi : chela gabella di ci nque per cento , impofta per 
la guerra co' Turchi , fi leui, già che il Capitan Generale^ 
àcui fu tal negotio commeflb , non fi è voluto ingerire^ : 
che il Reggimento non debba permettere , che fi faccino 
fouuentionì j ò riprefiglie per alcuna fcrittura di debito 
contro coloro , che poflèggonobeni ftabili , e fono iii^ 
Corcira accafàti , douendoiì con quefti procedere con le> 
citationi del giudicio j ben pofla ciò farfi con quei , che 
non pofleggono ftabili , né hanno conforte ; che il Reg- 
gimento non fia partecipe delle condanne pecuniarie , 
com'era flato ordinato nella commiffione del Teopolo, e 
Gritti: che fieno confermate, eapprouatetuttele con- 
celfioni fatte al Clero Greco dal Sommo Pontefice : e che 
fi dia vna copia de'Pnuilegi , loro conceffi , eflendo gli 
origmah bruciati neirincendiode' Turchi del i 5 37, co- 
me fi difle . Ma perche le rouine, e difbrdini di Corfù ha- 
ueano, doppo la guerra, bifbgno di appficatione maggio- 
re, l'anno appreilb a tale ambafciarìa , cioè nel quaranta- 
tre del fecolo fteflb , fpedì la Republica Stefano Teopolo 
alla vifita delle Ifole 5 e delle riuiere di fuo dominio, e gì* 
impoie, chepoico'lGiuftinianoProueditoredi mare fi 
fermafie nel golfo , e che Aleifandro Bondomiero con,, 
quindeci delle migfiori galee guardaflèle acque di Cor- 
fù,e in ogni cafo di comparlà di armata dentro il mandrac- 
chio ficuramence fi ritiraffe . Diede in oltre ordine, che fi 
fchiuaffe ogni occafione di romperla co' Turchi ; poiché 
Andrea Doria non bauealafciato modo, e aitutia d'impe- 
gnar di nuouo la Republica nella guerra , allora poco ra- 
gioneuoleperlapaceconchiufa, Gfi apparecchi à ogni 

X X . modo 



3^0 DellaHiftoriadiCorfii; 

modo de' Venetiani erano neceffarij mentre Tarmata Tur- 
chefca fi facea vedere quafi ogni anno luora dello ftrerto 
di CoitàtinopoIi> e nel quaranta due prefe Reggio di Ca- 
labria , epoi Niiza in Proti enza à fauor de' Francefi , che 
controCarlo Imperatore Tiiauean chiamato . Anziviera 
auuifo, che nelfeguente verno doueliè fermarli nel mar 
Tirreno, òLigufticO:> per efe e pronta à primauera allo 
fatrionilagrimcuoli, perche a' danni de'Criftiani, O 
cieca ragione di (latore in quali errori glihuomini più au- 
neduti fai tu trabboccare ! Crinfedeli aiutano folo àfine 
dì debilitare le noftre forze , e poi opprimerci con fa- 
ciltà, e con minore fatica . Francefco Re di Francia^ 
lavolle, e auuiflofide'danni, che a fedeh faceua quel- 
l^arraata, dall'empio Ariadeno condotta, nel quaran- 
tatre licentiolla in tempo , che più di fette mila Criftia- 
m'ncattiuità puote fraudolentcmente condurre. Tolfe 
perqualche annoia tema de' barbari , chepaurofidiuen- 
nero,lapacenel44fèguita tra Carlo V. Imperatore e lo 
ileflb Re Francefco , onde fino al cinquanta non fucceC- 
fero per mare, che picciole icorrerie , hor di Barbarollà^ , 
hor di Dragut, che diuenne poi formidabile . I Corcirefii 
frattanto non attendeuano, chea racconciar le rouinc/ 
della Patria , e co frequentiifime imbafciarie Iblleci tauano 
la Repubhcaà ordinare quello, che megho ftimaua pel 
beneficio delFifola. Nel 154^ mandarono Ohuiero 
Morello,e Stamatello Borforfich ; e perche alcuni Vfficia- 
li haueano a' Villani , fotto pretefto di guardie, tolti de- 
nari , fecero , che i Sindici di mare li condannaflèro à re- 
flituirliiènza dimora. L'anno poi apprefib , in cui Gia- 
como Petretino , e Andriolo Quartano furono eletti per 

rim- 



Libro Serto. ^^t 

fitribafciata 5 varie richiefte furono fatte al coitcfiflìmo 
Principesche a' fuoi vadali i comp iacc[ue . Fià fupplicato, 
che la fentenza in fauore del Proropapà contro TArciue- 
fcouO;, haiiuta dal fommo Pontef ce, fi confermaifc, men- 
tre hauearicorfo per appellatione à Vcnetia : che fi facef- 
fé vn depofito di cinque mila ducati in camera , à iSne d' 
inueftirli ogni anno in tanto grano per le yrgenze della./ 
Commiunità;,ò che fi confermafleil fontigo per diece an- 
ni: che niffuno de' Rettori, Sopracomiti, ò altri Nobili 
Veneti ^ che fufsero in Corfù , polsano efercitar commif- 
■ fioni per chiedere a' nationali : che il Reggimento facef- 
fé vedere, iè la caualleriaoccupaua più delle quattrocen- 
to moggiate di terra ^ che le hauea concefse il Principe, e 
cafo che fufse più,la forzafse à lafciarlo : e che al Commu- 
ne fi concedefsero cento paill di luogo , per fabbricami la 
piazza , i magazzini , labeccaria , lapefcaria , e altre ne- 
celfarie officine , elTendo le antiche llatedeftriitte nella., 
guerra con Solimano. 

Ma nuoui timori di qualche improuilb attacco de*Tur- 
chi nacquero nel cinquantauno : poiché il Gran Signo - 
re armaua alla gagliarda né per allora fipoteuano fcuopri - 
re i fuoi fecreti difègni,come poi fi feppcro, emendo la fua 
molla folo , per fauorire Dragut, che, doppo la morte di 
Ariadeno Barbaroffa, era neir Africa diiìenuto molto po- 
tente. EpercheGiouandiVega Viceré di Sicilia, e il 
Doria, à comando delilmperatore gii hauean tolta ìiau 
Città di Africa,e Monaftero,con la prigioniadi diece mi- 
la barbari, forgiandolo à fuggir co*lpocoauanzo de'fuoi 
ncirifola delle Gerbe ; Solimano,per vend]car]o,metteua 
all'ordine vna poderofiflima armata . Vfcì ella alla fine , e 

X X 2 paf- 



^332^ Della Hiftoria di Corfù. 

paflfando vicina à Corfù, refe alla fortezza cortefemente il 
fàluto , e i fuoi Comandanti accettarono i regali del Bailo 
Canale con ogni dimoftraza di amore . Non kcc offbfa di 
forte alcuna alle noftre riuiere , e tutta pacifica pafsò auati . 
à quelle imprefe^ch'erano note a Sinan Bafsàjche la con- . 
duceua^c a Dragut, per cui veleggiaua . Ben'è veroj che j 
Stefano Teopolo y Generale de' Venetiani , che con qua- ; 
ranta fette galee iblcaua Tonde 3 fèmpre da lontano fife 
vedere, pronto à ogni motiuo, c'hauefTero tentato a'dan- 
ni della Republica i Turchi . Malta fu lo fcopo dello fde- 
gno de'barbari , nià rintuzzò in guifà i loro colpi , cho 
Sinan, à cui furono fu*l bel principio fracaffate quattro 
galee , e vna pofla in fondo da' cannoni della fortezza, fu : 
coftretto à leuarfi ; benché con lui fi giuntaife Dragut ^ ^ 
doppo la burla,che fece ad Andrea Doria , che nelle Ger- 
be raffediaua . Qual ella fufre,è nota ; e ogni vno sa, che 
veggendofi ftretto Taftutifimo Corfàle da* legni Ceflirei ^ 
fé da gli Schiaui cauare vna foffa dal porto fino alla con- 
traria parte delTlfola, non guardata da' Crifliani , per do- ? 
neconduflè i fuoi nauigli , e fuggiflène con iftupore di vn 
mondo. Horeffendo felicemente fcampato,auido di ven^ 
detta, fi vnì con Sinan, e noneflèndoriufcitarimprcfa 
di Malta,ailìemc ne girono fbpra Tripoli di Barbaria, che 
dairimperatore Carlo fu già concellà a'Caualieri di S. 
Giouanni, ò per euitar la fpefà di mantenerla , ò per notu 
impegnar Tarmi , e la riputatione nella difefa di vn luogo 
pericolofo,epocoficuro. Fu prefa Tripofi , e Dragut, 
llimando picciola vendetta Taquifto di quella Città, Tan- 
no feguente , prefTo il monte Circello , diede ad Andrea^ .i- 
Doria vna buona /confitta , forzandolo à fuggire con la^ 

per- 



Libro Serto. i^!^^ 

perdita di fette galee, e della fama, cheilvantaua innin- 
cibile. Ma eflendo cosi lontane le armate, veleggiando 
non più nel Ionio , come facean nel Tirreno , i Corcirefi 
mandarono à Venetia Antonio Eparco,e Stamatello Bor- 
forfich , à fine di fupplicnre il Principe , che fi contentaffc 
di far fabbricare dietro il Cartello di mare à S.Sidero vn_. 
riuellino , acciò in tempo di guerra il popolo potcflè ini 
difenderfi ; e chiefero , che con gli ftefll Ambafciatori fi 
raandaflè à tal'effetto il denaro . Grande premura del pu- 
blico beneficio ! Io non so qual altra Natione con tanta^ 
efficacia attenda à conferuar fé fiefla al fuo Signore , che- 
agguagli la Corcirefè , che ftudiaua fèmpre il modo di 
mantenerfia' Veneti fedelmente ibggetta. Così far de- 
iiono que* popoli , che non fon felloni ; e con gli Atenic- 
fi non cercano i Temiftocli , loro Principi nclbifogno, e^ 
poi li cacciano nelle felicità,© da'confini delle proprie ter- 
re, oda' termini delia riuerenza, ed offequio. Quando ì 
vafl'alli cercan difefe fcgno è , che non s'intendono co'l 
nimico , à cui non ageuolano , ma difBcultano con nuo- 
ui ripari le defiderateconqui Ite, E perche iCorfioti (i 
auuidero, che nell'vltimoalsedio la mancanza delle vit- 
touaglie hebbe gran parte nelle loro difgratic ; doppo di 
hauer creato nel cinquantafèi Antonio Spiri nuouo Pro- 
topapà, eleflcro nel cinquanta otto Giacomo Cacuri , e-/ 
Giorgio Eparco, ncuelli Ambafciatori alla Republica , 
pregandola, che prefcafse quattro mila ducati a'Villani 
deirifola, acciò cóprafsero Boni lauoratori,echepe'l pri- 
mo anno fufse loro fomminiftrata la ièmenza,che nella ri- 
colta farebbe deglivni, e dell'altra puntualmente fodif 
fatta . Non vi fu difficoltà alcuna per vna cosi giufta di- 
manda. 



'^:54 Della Hiftoria di Corfù . 

manda , quindi fpediti furono i mafsaggieri , e i Contadi- 
ni lieti al lauoro fi accinfèro, con ifperanza di hauer tanto 
frutto dalle terre dell'Ifola;, che non haurebbero da teme- 
re più la fame nella ftagion della guerra, che parca minac- 
ciafse il cinquantanoue tra la Republica e Solimano; ben- 
ché poi all'aura di picciola fodisfattione , data da quella a 
quefto, felicemente il nembo fi disfacefse. Davnafcin- 
tilla fi accende gran fiamma , e da picciol vapore talora-, 
forge rouinofa tempelta . Pandolfo Contarini , Prouedi- 
tor Generale dell'armata Venetiana , vfcito con diece ga- 
lee dal canale di Corfu , diede la caccia a' corfari , fugan- 
doli da per tutto ; e non molto lungi da Durazzo ( prima^ 
de'noftrijallora de* Turchi) s'incontrò in fette loro legni, 
tra fuflic, e galeotte 5 quali prefèrofubitamente la fuga-, 
verlb la Terra . Volea il Contarini combatterli nel porto 
medefimo^perhberare le acque da queiadroni, ma i Du- 
razzini, prefèàfauordiquefl:ilearme glieTimpediron , 
con ifdegno tale del Proueditore , che fece cannonar la^ 
Città, nella quale alcuni huomini vccife , e rimalero mol- 
te cafè abbattute. Eperche, ciònon oftante, haueano 
fatto fuggir que'furbi , vie piìi adirato il Contarini le ri- 
uierediDurazzo fi pofe à predare, facendo danni non or- 
dinari 2l barbari , che à Solimano ricorfi Tacceisero con- 
tro Venetiani à fegno tale, che fi dubitaua di qualche rot- 
tura . Però vi rimediarono fubito que'prudentifTimi Pa- 
dri, che hanno la cura del Publico, prima co'lperfuaderc 
al Gran Signore Tinfòlenza de'corfari, e il patrocinio,che 
di loro haueano i Durazzini , il porto de'quali era afilo di 
ladri 5 e poi col bando del Contarini, che non puotero 
haucr nelle mani . Al pubhco bene deue cedere il priua- 

to; 



Libro Serto. ^gf 

to; e i Cittadini anche con la vita fono tenuti concor- 
rere alla conferiiation della Patria . O quanti Principi 
(qualcheuuno non lontano da'fecoli vicini ) fi fon com- 
prati la pace con la tefta di coloro , che furono i piìj fede- 
li ! Vno innocente, quando fi tratta del co mm un bene- 
ficio,non è gran cofa, chereodiuenga; e fi vide in An- 
nibale che altra colpa non conimife, cheThauer di fouer- 
chio feruiio Cartagine y e pur fu da Cartaginefi promefso 
neiraccordo a' Romani j e quando egh, per fuggire il 
colpo^non fi fufse ritirato prelfo di Antioco , fènza dubio 
ilconfègnauanoinmanode'fuoinimici . Vada dunquo 
fuggitiuo il Contarini , e goda di comprare alla fua Re- 
publicaco*lfuoefiliolapace, qual farebbe ftata rotta , 
fenza fallo , con danno di Corfù , predo le cui riuiere paf- 
sòil 1 5 50 l'aimatavittoriofadiSohmano, condotta da 
Luzzalì rinegatto Calabreie , e gouernata da Piali Bafsà , 
il quale ^ dimorando fino al primo di Settembre alla Pre- 
uefa, fi condulfe poi à Coftantinopoli trionfante . Cau- 
fa del fuo trionfo fu la tralcuraggine de'Criftiani^chedop- 
po di hauer prefo llfola delle Gerbe , al primo apparir de' 
legni Turchefchi fi pofero in fuga con tal difordine , che 
lanciarono al nimico dicianoue galee;,oltre quelle^ che vr- 
tando in terra furono da gli ftellì Spagnuoli bruciate , ac- 
ciò non capitanerò in potere de gì' infedeH . Il Viceré di 
Sicilia , ch'era il Generale, e Andrea Doria faluaronff n 
Malta ; ma D. Aluaro di Sande, e altri Caualieri, che fotto 
di lui difendeuano la fortezza del Gerbi, furon fatti fchia- 
ui 5 e condotti a Solimano fra' ceppi . Imprefa sfortunati^- 
fima per gh Spagnuoli, che allora da Filippo Secondo, fi- 
gl io di Carlo Quinto , c'hauea lafciato i Regni , e llmpe- 

rio, 



33^ Della Hiftoria di Corfù: 

no, retti y ficredeuano hauere in ogni luogo quella fortu- 
na y c'hebbero in S.Quintino . Non Tempre lo fìeflb pia- 
reta predomina 5 e Marte , che con gli altri Cieli fi aggi- 
ni^non ha di continuo il niedefimo fito , e figura . Se via- 
cefle vn folo le battaglie^non folo vn mondo farebbe fuo, 
ma con AlelTandro gli conuerrebbe cercare nuoui mondi, 
per conquifìarli . La forte, c'hà la ruota , non può ftaro 
ferma in vn punto , e lo sferico fuo nel piano della felici- 
tà continuamente fi volge. Ben fi vendicarono nel fef- 
fanta quattro i Criftiani con laprefa del Pignon di Velez 
della Cornerà fotto la condotta di D.Garzia di Toledo, il 
quale, prefidando quello fcoglio, pofe freno a*Mori,che 
da quelle parti Icorreuano contro 1 lidi di Spagna fenza ri- 
tegno . Ma Solimano , che non la volea cedere a'noftri, e 
fcontaua vn'onta con mille, nel feiTanta cinque mandò la-» 
fua armata numerofà di cento ottanta vele a'dannidi Mal- 
ta, ouesbarcarono venticinque mila Turchi, checinfe- 
ro di ftrettilfimo affedio la fortezza,eflendofi loro aggiun- 
ti LUiLzalì con le galee di Aleflandria, e Dragut con trede- 
ci legni di Tripoli à lui conccffa da Solimano . Fu prefa* 
la rocca di Sant'Ermo , e fi perdeua il Caftel S. Angelo,ri- 
lola, e il Borgo , iè la morte di Dragut , che fu vccifo da:, 
vna fcheggia di pietra , rotta da vna palla di cannone ; e 
})0i D.Garzia di Toledo , Viceré di Sicilia con Tarmata* 
del Re Filippo non Lauefìèro aftretto l'inimico à partire^ 
Terfo leuante, E fi deue qui confiderare la differenza tra 
Talfedio di Corfù, e di Malta ; benché gli Storici facciano 
lunga mentione del fecondo , epoco parlino del primo y 
volando con le lor penne oue guidati fono da vn appaf- 
iìonatoincerefse. Malta hebbe tempo di prouederfi; e 

tutti 



Libro Sefto. 3:57 

tutti confefsano , che il gran Maeftro, hauendo nuouaj 
della aioisa de' Turchi 5 li diede à fare ogni forte di proui- 
fioneperreiìftere; e in effetto chiamò tutt*i Caualicri 
fparfi perTEuropa ^fortiiìcò S.Ermo , ed il Borgo y fece 
la rafsegna di mille trecento Soldati Italiani , Spagniioh^e . 
Francefi , ed hebbe fei mila paefani atti alParmi : lado- 
iie Corfù appena lù minacciata, che afsahta, priua di vit- 
touaglie , di fortificationi , e di gente bafteuole al biib- 
gno di confèruar tanti pofti . Malta fu foccorfa più volte, 
e dal Cardona con quattro galee , e da molti legni , che fi 
fpiccarono da Sicilia , e alla fine con diece mila huomini 
fcelti 5 guidati da' Capitani più famofi di quei fecolo : la- 
doue Corfù non vide nel tempo dell'afsedio 5 che vna fre- 
gata y che anLi con le bocche de* marinari accrebbe 1^ ca- 
reftia , che le portafse follieuo . Malta per vltimo non fu 
attaccata da ottanta mila Turchi, e da Solimano in perfo- 
na, come Corfù^che delle fue Fortezze niuna perfe, quan- 
do iMaltefipianfero di S.Ermo la miferabilrouina. Né 
dellenoftredeftruttionifùefentequeirifola, la quale ri- 
mafe in modo danneggiata, che il Gran Maeftro , doppo 
TafsediojVolea abbandonarla 5 e Tabbandonaua, fé le pro- 
mefsedi tutta laCriftianitàdi ponente no'l tratteneuano. 
Onde fi caua,che gli Scrittori ibn'hoggidì più tofto Ora- 
tori , facendo comparire àlor capriccio Giganti i nani, e^ 
nanii giganti. Madiciòfiadettoà baftanza. 

Non poca era Papprenfione de' Venetiani per tanti 
moti de'Turchi contro de'Criftiani,fofpettando, che alla 
fine haurebbero aflalite le loro terre , più commode à gl*- 
intereHi del Gran Signore,e più vicine a'iùoi flati. E fi ac- 
crebbero i loro folletti nel felfancafei, quando Piali Bafsà 

Yy podc- 



3 3 8 DellaHiftoria di Corfù: 

poderofo di legni, con correrie irregolari , hor in vn luo- 
go, bora fi facea vedere in vn altro, fènza chemoftraffo 
fine legittimo deTuoi nafcofti difegni. Affaltò egli la^ 
Puglia, e vi lece gran danno ; indi verfo la Valona iflra- 
doflìj pofe in terranelididi Cimara diece milafoldati,per 
aftrignere que'popoli à pagare il tributo,che all'Ottoma- 
no negauano ; ma eflèndo da'Cimerioti rotte le fue mili- 
tie, voltò il cammino alla Preuefa , à fine di prouederfidi 
vittouaglic, e di altre cofe necefiarie aTuoi nauigli . Pafiò 
per Corcirajà cui refe il iàluto,e hauendo dato ordine,che 
fi fortificafie fubito il porto di S. Maura , hebbe ardirò , 
contro i capitoli della pace , d'inoltrarfi nell'Adriatico , 
con danno de gli Auftriaci di Germania. Mouimenti, 
che, non fènza ragione, cagionauano nel cuore de'Veneti 
graui penfieri di qualche frode ne'barbari . A che munir 
S. Maura ? Perch'entrare nell'Adriatico ? Come hor gi- 
re , hor ritornare ? Erano veramente inditi j di qualcho 
macchina , quale fuanì per gli ordini di Solimano , che, à 
iftanza della llepublica , à cui fece richiamo TAmbafcia- 
tore Celàreo , fé partir dal golfo Tarmata , la quale di nuo- 
uo falu tata rifalutò l'ifola di Corcira . Né la fola partenza 
di Piali afficurò i noftri di qualche guerra improui% poi- 
ché vi fi aggiunfe la morte di Solimano , che mancò fotta 
Sighetto neirVngheria , e per le fatiche , e per gli anni . 
Maumetto Bafsà tenne occulta la ilia morte finche noiu 
kppe , che in Cofi:antinopoli era già dichiarato fuo fuc-^ 
ceObre il figlio Selimo, a cui puote , con tale aftutia, con- 
feruare il teforo del Padre dal fàcco de'Giannizzeri, e dare 
la Città prefà per affaIto,per dare gufl:o à Solimano , che fi 
ftimaua viuente . Così fi eftinfe quella face funefta per gii 

Cri- 



Libro Seiìo. 339 

Criftiani ; e per vn fluffo di fangue venne meno chi ne fw 
fitibondo5potendofi à lui appropiare il detto di Tomiri à 
Ciroeftinto; benché come Ciro egli non perdeffe 5 anzi 
fuffe;, anche doppo la vita ^ vittoriofo . Principe , per al- 
tro, di eleuato ingegr.0, e amatore della giuftitia ; fe giù- 
ftitia potea conolcere vn barbaro , che fi facea legge del 
fuo capricciose violana la pace fecondo gl'intereffi del fuo 
fiatone deTuoi voleri, contro de'Criftiani fempre riuolti . 
Ma fé morì Solimano forfè Selimo, nimico de'fedeli tanto 
più empio, quanto mcn generofo . Qiiefti, volendo,air- 
vfo de'Maumettanlmperatori , fabbricare vno fpedalo 
più magnifico di quelli , c'hauean foUeuat'i fuoi Maggio- 
ri, per non impegnarui le fue ricchezze, fi difpofè dotarlo 
con vn Regno, che toglierebbe a'noftri con la forza dell* 
armi. Huomo veramente fenza fede, che volea comporre 
vn'opera di Carità con vn atto ofcenifsimo d'ingiuftitia ! 
E acciò che potefse mafcherare con qualche ragioneuole 
pretcftolefue mofse, hauendo à cuore Tlfola di Cipri , 
mandò Cubat Chiaus a'Venetiani , per chieder loro quel 
Regno, appartenente, com'ei diceua , alllmperio di Co- 
fìantinopoli, di cui egli era Signore. Hebbc Tinfolente 
ambafcieria quella riporta 5 che meritaua , e la RepuUica 
cominciò ad armarfi , per refiftere à Selimo, ch'era già ar- 
mato . Fu tal propotìa nel 1 5 70 , e nel medefimo anno 
Ciprifùinuafo,elaCittà diNicofiaprefa; poiché Tar- 
mata Venetiana , condotta da Girolamo Zanne , ben nu- 
merofadi cento ventifette galee fottili, vndeci grofse, vn 
galeone, e quattordeci naui, ladoue fi trattenea in Cori u, 
diede tempo d! Barbari di acquifl:arla . Che fé à dirittura fi 
mouea contro il nimico l'haurebbe coftretto à partirfi 

Y y 2 con 



54^ Della Hiftoria di Corf ù . 

con poco honore, tuttoché ancora non fufseró arriuati 
Marc'Antonio Colonna 5 e Gio: Andrea Doria, quello 
con le Ponteficie, quefto con le galee di Filippo Secondo 
Re delle Spagne . Arriuarono bene poco doppo^e fi con- 
giunfero co'l Zanne, ch'era ito in Candia 5 da doue ne fi 
foccorfe Nicofia afsediata da Muftafa,nè fi combattè con 
Piali, che fcorreua le acque dell'Arcipelago . Ma la guer^ 
ra non era iblo in Cipri , non efsendo fi-a quefto mentre 
in pace la Dalmatia^ e l'Epiro 3 l' vna , e l'altro fofFrendo 
vincendeuolmentc l'armi hora dc'Criftiani, hora de'Tur- 
chi. Sebaftiano VenierOjche gouernaua Corfù con titolo 
di Generale , ftimando bene il diuertir le forze Turche- 
fche, con le galee, ch'egli haueua, prefidiato il Cartello dì 
Sopotò à onta de'barbari , che rafl'ediauano, fi riuolfe (òr 
pra Durazzo sii le relationi falfe di alcuni, che riferirono> 
che la Città era debole di mura, epocoprouiftadidifen- 
fori . Cominciò egli à batterla da tre IatJ,diuifi5Co'l Que- 
rini,e Canale Proueditori, tutt'i legni'n tre iquadre ; ma> 
fecerocosì poco effètto le Cannonate, che nècomparue 
breccia, né fi videro diminuire i guardiani , de'quali ogni 
hora entrauanoà centinaia da'luoghicirconuicini. On- 
de , per non perdere con la polue , ch'era mancata , anche 
il tempo di far qualche altro tentatiuo, più gioueuole alla 
Republica, fece in fine ritorno à Corcira, da doue fu 
fpedito Paolo Orfino per riftorare la Parga , e met- 
terla in iftato di ficura difefi ; ma con poca confideratio- 
ne,potendo da molte parti efser facilmente battuta ; e Te- 
uento fece vedere, che meglio era lafciarla nelle antiche^ 
rouinc ; poiché non molto doppo fu ella prefà da'Turchi, 
e vn'altra volta deftrutta . Pii^i felice puote dirfi l'imprefà 

di 



Libro Serto. ^dr 

di Sopotò, che fece lo ftefìb Proueditor Generale Venic- 
ro, conladirettionediEmnnuelloMonTsori, Citradrno 
di Napoli di Romania^huomo valorofb, e accorto in ^ui- 
{à^ che in vna confulta , che prima hauean fatta in Corfù 
tutt'i capi deirarmata Venetiana co'l Zanni , fi era con- 
chiufbdi fèguirlafua guida in terraferma ^ come ch'egli 
era prattichifsimo del paefe . Hor partito il Veniero con 
dodeci galee, alle quali comandaua Giacomo Celfi Pro- 
ueditore, traghittato il cauale,fèce sbarcare le artiglierie, 
e le genti fotto la guida di Natale da Crema , che allora^ 
reggeualemilitiediCorcira, e circondato il Cartello di 
Sopotò y e per mare, e per terra fi diede principio à berfa- 
gliarlo : ma i difenfori , che videro a'colpi farfi grande.» 
apertura 5 fecretamente fuggendo^ tolferola fatica a'no- 
ftri, che vi entrarono vincitori , e vi piantaron le infègne 
gloriofillìme di S.Marco. Acquiflo^che polè in grande ri- 
putatione il nome de'Venetiani , acquali fi aggettarono 
molti Ci merioti, e promifèro tutti da fare lo fteiìò , quan- 
do hauefìero affiilenza di forze , habili alla difefìi contro 
l'Ottomana fortezza. Rimafè in guardia del luogo il 
Mormori, che, auido dì danneggiare i nimici , con parto 
del prefidio vfcito fino àNiuizza, lontana da Sopotò ben 
cinquanta miglia, trafcorfè,eprefala Terra,la diftruflè da' 
fondamenti : tentò poi Gordichi , ma in vano , efiendo 
fortiirima'jhor mentre,per ritornare alla fua ftanza,dà vol- 
ta , fi vede incontro i Sangiacchi di Dulcigno,e della Va- 
lona con numero grande di barbari afìal icori . Non fi per- 
de d'animo l'inuitto , e prefa la cofta di vna montagna^ , 
comincia à fcaramucciare 5 e hora ritirandofi,hora incal- 
zando, fa tanto, che alla fine Cikio, e con pochifllmo dan- 
no 



'542' Della Hiftoria di Corfù. 

no à Sopotò fi riduce. Ma qui fu egli aflediato da'Turchi, j 
che condufle Luccalì^e benché facefle ftupori,per la tema^ ' 
de'fuoi , e la fuga del Capitano Giouanni da Pefàro , gli 
conuenne alla fine cedere ; poiché rimafto con pochi , in 
vn ferocifsimo afialto , ferito nella mano , nella gamba^e^ 
e nel petto, perle il caftello^e la libertà y che rihauer non-, 
puote, che doppo quattro anni di mifera prigionia , .. j 

Il Generale Zanne era in tanto fiato fpettatore de gli 
progrefsi de'Turchi, non ofàndo di accoftarfi da Candia, 
ou'egli era, à Cipri, oue il nimico lènza paura ftanzaua. Si 
mols*egli co*l Colonnare co'l Doria,vna volta ; e percho 
feppeper iftrada,che Nicofia s'era refa, ritornò addietro, 
e fùcaulà, che le Iquadre Pontificia, eSpagnuola firiti- 
raflèro verlb Ponente. Né molto tardò egli à feguirle,la- 
fciando in Candia ilQuerini conlegaleedi quel Regno, 
e con altri legni di Venetia, veleggiando coi refto de' na- 
uigli verlb Corfùjma prima di giugnerui fcorfe graue for- 
tuna, perla quale gli fu di vopo faluarfi nel porto di Vati- 
ca. La tempefta diuenne caufa di qualche fereno per la Re- 
publica,efsendofi per Tarmata, vicina a'ioro lidi,dichiara- 
ti à fuo fauore infiniti Cimerioti,che diedero gli oftaggi, 
e a'Venetiani giurarono vafsallaggio. Il Zanni,che à forte 
fi vide nel fono di Vatica,determinò di afpettare iui gli or- 
dini del Senato , e per non iftare frattanto in otio , fi di- 
Ipofe battere il forte diMalgaritini, pofto sii lacinia^ 
divnmonte,encdiedelacuraalPallauicino, che, in- 
gannato da* falfi rapporti, mai non vi puote condurre il 
cannone per batterlo ; e Timpiego di cinquanta galee , e 
lèi mila foldati, che sbarcarono, firiduflè à làccheggiar 
certi piccioli borghi , che giaceuano appiedi della Fortez- 
za. 



Libro Sefto. 343 

za . Vogliono alcuni , che i Capi non fuflèro di accordo, 
e cheilVeniero, ch'era iuifipiccaffero col Pallauicino 
circa il modo di condurre le artiglierie ; onde i fbldati dal- 
le difcordie de' Comandanti prefero occafionedisbandar- 
fi 5 e di nuouo montarono su le galee. Il Cielo , diceua-. 
Aleflàndro , non patifce piìi Soli , e il comando non vuole 
più Principi. Dio airefèrcito delle ftelle diede per prefi- 
dente la Luna; e le sfere così vafte non ammettono, che» 
fola vna Intelligenza motrice. Vn corpo con due tede è 
mofl:ruofo;e vna Iquadra di militie con due capi nelle ope- 
re non ha molto del naturale . La diuerfità de' pareri par- 
torite molti danni ; e vniforme nonèmailafentenza^, 
quando nafce da più intelletti . Io credo,chc anche il Co- 
lonna^ il Doria , e il Zanne , che non erano fra di loro fub- 
ordinati^ impediflero, co' configli non concordanti, i ibc- 
corfi di Nicofia , che con la fua caduta tirò poco apprefso 
larouinadiFamagofta. Onde nella lega , che tra Pio V, 
hora BeatOj Filippo Secondo, e Venetiani fi conchiufè to- 
talmente nel fettant'vno , per rimediare à tale inconue- 
niente, fi diede il fupremo maneggio delle armi à D. Gio- 
uanni d' Auftria , fratello naturale del Re di Spagna , à cui 
doueflèro gli altri Capitani vbbidire : e perche, fucceden- 
do sbarco , non nafcefse in terra qualche controuerfia tra' 
Comandanti , al Duca di Sauoia fu data la direttione afso- 
luta de gli eferciti , e delle imprefe . I Venetiani al Zanne 
foftituirono Sebaftiano Veniero, ch'era allora Prouedito- 
re in Candia , e in Corfù Proueditor Generale fi elefse^ 
Agoftino Barbari go , foggetto riguardeuole, e per gli bi- 
ibgni, che correuano, molt'opportuno, 

Ribonbauano per ogni parte il fuono,e la fama de'grà- 

di 



3 44 Della Hiftoria di Corfù • 

di apparecchij che faceuano neiroccafb i Criftiani , e nell' 
Oriente Selino 5 e il mondo afpettaua il fine della formi- 
dabile mofsa, quando comparile laprimauera del cinque- 
cento fèttanta vno grauida di fiori per gli fedeli 5 e per gli 
barbari feconda di fpine. Il Venieroallavifta della bella 
ihgione affrettoifi di racconciare in Corcira i ftioi legni 5 
e i Corcirefi 5 oltre le due galee delllfola, delle quali era- 
no Sopracomiri Pietro Bua> e Criftofalo Condocalli, no 
armarono due altre ftraordinaric, e lor pofero, per guida, 
Giorgio Cechini 5 eStelioCalichiopolo, il quale per 
due anni à proprie fpefè^co'lfolo pane del Principe, man- 
tenne con ifplendore il fuo legno. Deliberò pofcia il 
Veniero girne à Melfina, per vnirficon le forze del Papa^ 
e di Spagna 5 à qual'efìFetto , doppo di hauer col mezzo 
di Giouan Loredano fpiato il diiègno dell'armata Tur- 
cheica^ che s'era mofla per dare il guaito al Zante; egli 
con cinquanta galee fottili , fei galeazze y e tre naui, verlb 
Sicilia fi moffe, ordinando^che il medefimo faceflero , co* 
loronauiglij iducProueditoriCanale, eQuerini, Ar^ 
nuato à Meffina hebbe di che rallegrarfi pe'l grande appa* 
recchio delle genti della lega^ e piìi fi farebbe coniblato^fè 
la tardanza di D. Giouanni d'Auftria ^ non gli hauelse ri- 
piena la mente di angofciofi penfieri . Confideraua berL» 
egli, che i Turchi , fenza ritegno haurebbero frattanto 
fcorfe le riuiere della Republica 5 come in effetto fuccefie; 
poiché , fciogliendo da Cerigo, pofèro à ferro , e fuoco 
quanto incontrarono , Nel Zante, e nella Cefalonia pre- 
ièro da fei mila anime ; e pofti fotto Butrintò , acquifl:ato- 
lo, lo {pianarono; ehauendo in Sopotò imbarcati molti 
Spahiinfupplimento, s'impadronirono di due nauiVe- 

Dcria- 



Libro Sefto. ' ^45* 

nétiaoé, h Lcge ^ e Moceniga ^ non fcnza (àngue ^ per laj 
braiia refiftenza^ che^ contro tutta rOttomonica potenza, 
fecero per più hore . Né Cori u puote totaiment'erentarfi 
tJalle inuafioni nimiche^ poiché ibpra deirifola sbarca- 
rono gl'infedeli y e alle antiche aggiunsero nuoue rouine, 
Nonriufcìàogni modo loro il fare quel danno, cbcii 
penfauanOjhauendo da fare con huomini rifoluti^edifpo- 
fti à incontrar la morte;, fenza paura. Molti deloro le^ni, 
fulminati dal cannone^girono à fondo^ e fino al giorno di 
Iioggi, quando il mare è in calma , fi veggono le rotture ; 
trofeo 5 confèruato da Nettuno in memoria di quei , cho 
da lui trafser l'origine. Ma infiniti furono gli vccifi nell:^ 
campagna dal valore de'Corcirefi 5 che vniti co'cauallidi 
Napoli fecero ftrage orrendi/sima di Turchi j e molti ne 
fecero prigioni, fra'quali Cafsnn, detto Baffo^che nato in 
Candia Criftiano rinegò la fide, e fu à Dio , e al fuo Prin- 
cipe doppiamente infedele. Non tardarono i Turchi ' 
moltoinCorfu, auuifati, che Tarmata Crifìiana era già 
pronta à far vela , come feguì , benché tardi , a'quattro di 
Settembre; edoppodi efserfi trattenuta bora per fare- 
acqua, e legni nel capo Boriano 5 bora per gli venti con- 
trari nella valle di Crotone ; bora nelle confuite del cam- 
mino 5 bora per leuare foldatefche in Taranto, e in Galli- 
poli ,; alla fine à Corcira peruenne , oue prima erano arri . 
uate le nani , c'hauean fatta più brieue la loro ftrada . Qui 
fece D. Giouanni vn bando pena la tefta a chi fmontafio 
in terra , e cominciò à ordinare le cofe neceflarie alla bat- 
taglia, qual volea prefentare al nimico , di cui hauea nuo- 
ua., che fi trouaffe fopra Lepanto , anch'egli rifolntiflìmo 
di combattere . E quando fi vide airordinc,lafciò Tarma- 

1 z ta 



3 \6 Della Hiftoria di Corfù . 

taCorcira^ ealIeGomenizze fi ridufle, oue la furia de* 
Scirocchi per qualche giorno la trattenne ; e in quell'otio 
fece il Generaliffimo la raflègna , e compartì à ogni vno 
Tvfficio . E per eu itare la confufione^ volle, che Gio: A n- 
drea Doria con cinquanta tre galee , e bandiera verde», 
reggefle il corno deftro ; con altrettante Agoftin Barba- 
rigo, e infègna gialla, moderaiìe il corno finiftro ; egli nel 
mezzo de'Generali Pontificio , e Venetiano , fi eleffela^ 
battaglia di feffantauna galea con ftendardo turchino \ la 
retroguardia di trentaotto galee,e bandiera bianca, fu de- 
ftinata al Marchefe di S. Croce Spagnuolo , con quello , 
che otto fue galee, fottoil comando di Giouanni tardo- 
na doueflèro andare con due fregate , venti ò più miglia^ 
auanti , per dilcuoprir l'inimico . Delle fèi galeazze , due 
gouernate da Andrea Pefàro, e Pietro Pifani,auanti*l cor- 
no deftro; due di Antonio,e Ambrofio Bragadini'n fron- 
te del finiftro; e due da Giacomo Guoro, e Francefco 
Duodo , prima della battaglia furono da D.Giouanni fa- 
uiamente diftribuite . Ceflarono alla fine i venti , e i no- 
ftri puotero prendere il porto di Val di Alexandria nella^ 
Cefalonia, ou'hebbero più fre/co auuifb delParmata Tur- 
chelca,contra la quale la notte delli fèi di Ottobre fciolfè- 
ro, e à far di giorno la videro non lontana da gH fcogli 
Cruzolari , ò Ifble Echiande, cflèndo anch*ella vfcita dal 
golfo di Lepanto,per incontrare la noftra. Era la fua ordi- 
nanza bella, e pel numero de'legnirecaua nel medefimo 
tempodiletto, efpauento. Nouanrnfèi tra galee, e ga- 
leotte fi vedcuan nel mezzo,oue i due Generali,Ali Bafsà 
ài mare, e Portau di terra , comandauano alla battaglia : 
Maumetto Sirocco,Gouernatore di Aleflàndria,formaua 

il 



Libro Serto , 547 

il corno deftro con cinqiiantacinquc galee ; noiiantacin- 
que legni erano nel ilniitro lotto la condotta del nuouo 
RediAlgieriVluzzaliCalabrele: trafcorreua alianti co' 
nauigli più leggieri Caracozza 5 famofifsimo tra'Corfari > 
non meno dell'eftinto Dragut valorofo^ ed ailuto . Qne- 
fto iucaufà del conflitto > al quale mai non farebbe venu- 
to Ali y quando gli haueffe riferito giufto il numero delle 
galee Criftiane : ma egli , che ardeua di dcfidcrio di roui- 
nar le noftre eoiè, col diminuire al Bafsà le forze fedeli , 
animolloàvna battaglia, che difluadeuano gH altri Ca- 
pitani y che fi accomodarono alla pugna , perche fu loro 
detto , che tal'era il volere del Gran Signore . Hor 5 ef- 
fendo quinci, e quindi pari la volontà di combattere, non 
fìi difficile à gli vni, e à gh altri, l'attaccare la mifchia, che 
à poco , à poco diuenne così fanguinofa , che vermiglie-^ 
diuentar fi videro quelle onde, che ne'loro azurri fi glo- 
riauano copiare il Cielo nel loro grembo . Le galeazze 
fecero l'imprelsio ne più formidabile, che immaginare fi 
polla s e de nimici legni deftrufsero vna gran parte , on- 
de in vn baleno , al fulminar de' cannoni comparue il 
mare ièminato di farti, e innaffiato di fangue. Vluzza- 
lì fi moflè contro il Doria , che , allargandofi à pren- 
dere il vento , diede fperanza al barbaro , che fug- 
giflè : su la quale credenza feguì l'incalzo , e diece-/ 
galee, che s'erano diuife dalle altre , circondò con le 
fue , e doppo oftinato combattimento fé prigioniere. 
Era fra quefte quella di Pietro Bua Corcirelè , il quale con 
tanto valor fi difefè , che la picciola vittoria al rinegato fe- 
ce coftare cariffima , Oprò egli cofe tali,che la morte non 
gli tolfe l'immortalità della fama, al fentimento del mede- 

Z z 2 fimo 



348 Della Hiftoria di Corfù. 

fmioVluziali, che al fuo Signore non feppe portare tro- 
feo più bello della pelle del Bua^che fece fcorticare ^ e ap- 
pendere alle antenne del fuonauiglio. Ma mentr'eglisfo- ' 
ga contro rinuittO;,bench'ei^into,Corfioto lo fdegno> i 
noftri del corno deftro^ e della battaglia^ deTurchi fanno 
oiTendiffimaftrage. Millecinquecento Corcirefi, ch'e- 
rnno sii i legni Venetiani^ricordeuolide'lorodanni^ heb- 
berooccafone, edimcftrarlaloioforza^ enellofteflb 
tempo fare le loro vendette. Criltofaio Condocalli So- 
pracomito Corf oto con la Tua abbordò la galea Capitana 
li Rodi ^ e con fomma gloria, tuttoché con grande con- 
trailo ne fece nobiliflìmo acquifto ; e gli altri Condottie- 
ri noftri , e in particolare Stelio Calichiopolo , infigne o 
nella nobiltà de gli aiii^e nella fortezza hereditata col fan- 
gue,fi legnalarono in modo ;, che non meno della idolatra 
fapea vincere la CriftianaCorcira. Già la fortuna, cho» 
fui principio, pe'i vento a' nimici fauoreuole , parca con- 
traria , s'era vnita co'fedeli, che in ogni luogo facean ma- 
cello de'Turchi 5 quando il Doriaà vele piene rvrtò,e/ 
rOttomanaordinanza,quafi che tutta difordinata,poie in ' 
maggiore confusone, facendole perdere ognifpeme di - 
fehcefuccefso. D.Giouanni, con gli altri Generali al- > 
lora diedero dentro con più fierezza, e dello fconfitto 
Trace fecero quello , che ùr fogliono i lupi più famelici '■ 
col più timido ouilc . Non è battaglia più, è fola tìrage 5 - 
glivniprelentanolagola, gli altri adoprano il ferro 5 
quinci fi penfa folo ad vccidere , quindi à fuggire^.- " 
Fugge folo Lu zzali con circa quaranta galee , ma fegui- 
to da D. Gicuanni, e dal Doria, fé non venne in ma- ^ 
np de' noilri , a' noftri delle diece prefè lafciò noue^ 
• . r^alee, 



Libro Serto* ;54P 

galee , conducendo ieco la fola del Bua , per vantarli 
auanti à Selino dihauerfuperato vn legno, èva Capi- 
tano , che baftauano à dichiararlo gloriofiffimo trion- 
fante . Durò la pugna dalle hore diciaflette fino alle^ 
ventidue, nella quale morirono venticinque mila Tur- 
chi, oltre quelli, che fi fommerfero nuotando, e da cinque 
mila reftarono prigioni , e fi-a quefti due figli di Ali Bafsà, 
e Maumetto Gouernatore di Negroponte . Fra gli eftin- 
ti fi numerano ventiquattro Capitani di Fano , e cento- 
uenti Gouernatori di Prouincie, Città, e luoghi: Ali 
con la fua galea , combattuto dalla Reale di D.Giouanni , 
prima lafciò di viuere , che di difenderfi : Sirocco fu dal 
Colonna attaccato,edoppo fiero conflitto cadde fra'mor- 
ti 5 Soli Portaù , e Luziali , deTupremi Capi , faluaronfij 
queflo con parte della fua Iquadra , quello fopra vno fchi- 
fo . Otto , ò diece mila ( benché altri Teflendano a' tre^ 
deci mila ) mancaron de'noftri ; ma fii ben rifatto il dan- 
no co la libera tiene di forfi qumdeci mila Crifl:iani ichia- 
ui, che leruiuano al remo , e con Tacquiitodi cento p 
più galee, e dodeci galeotte, buone à poteriène feruirc^ , 
efiendone rimaftc fommerlc , ò fracaffate da ottanta . 
Doppo la vittoria fi ritirarono i noltri a Corfù , oue diui- 
fero pacificamente la preda, della quale il General Ponti- 
ficio hcbbe dicianoue galee, due galeotte, dicianoue^ 
pezii di artegliaria grolla, e tre della picciola ^ i Venetia- 
ni trentaotto galee, quattro galeotte, trentaotto cannoni 
grofli, efeifottili; gli Spagnuoli cinquantafettc galee ,■ 
fei galeotte, cinquanta cannoni , e fei petriere 5 e fecondo 
la ileifa proportione fi diftribuiron glilchiaui. Si trat- 
tennero in Corcira qualche giorno per rinfrefcarfi , e poi 

ogm 



370 Della Hifloria di Corfù . 

ogni vno de' collegati prefe ia Tua via , iflradandefi Don 
Giouanni verfb Mefsinaj^e il Colonna verfo Roma^ou'ca- 
trò per ordine del Papa ~ con trionfo non diUimile da gli 
antichi » 

Quefto fu il frutto, che produfìèro tanti legni de' Cri- 
fliani 5 poiché ne fi liberò Famagofìa^nè Nicofia fi riheb- 
be; onde à noi la fama> a' Turchi rimaièr gli acquifti. Si 
rallegrarono con ciò tutte le Prouincie fedeli , e Venetia^ 
non il puote iàtiare di rendere à Dio gratic > che Thaueise 
liberata almeno da'pericofi vicini y che minacciauano al- 
le ftie porte i barbari , fé reftauan vittoriofi , Non fu poi 
fcarfb il Principe à premiare i meriteuoli , come fi vide in^ 
Criflofìu o Condocalli,à cui concede fauori non ordinari, 
e mercedi , che ballerebbero àfàtiare l'animo di ogni più 
ambitiofb, edauoro , Quefto infigne Cortìoto , hauendo 
a fue fpefè fatto molti ièruigi al publico , nella battaglia fi 
portò y come fi diflè , cosi brauamente, che puote con ra- 
gione chiedere dalla Rcpublica qualche ricompenfa al Ilio 
fedele operare . In molte guerre fpefè molto 5 e la galea^ , 
chedelfuomanteneua, gli hauea diminuite le facoltà iru 
Qiodo , che Itentaua a mantenerfi col douuto fplendore^ . 
Quindi gli fu di miftieri ricorrere al fuo Sourano , àcui fé 
capo con vn memoriale , prefèntato à diciotto di Giugno 
I 5 7 2, Tanno appunto, che fèguì à quel fèlicifTimo della-» 
Crifliana vittoria . Rapprefèntaua in quello le fiie attioni 
in diuerfi luoghi di terra ferma^come in Butrintò,e in Ba- 
ftia^ e nell'vltima battagliala prefa della Capitana di Ro- 
di (di cui fino al giorno di hoggi dentro Tarfènale di Ve- 
netia fi confèrua memoria ) rimefla con la fua fola galea^. 
Aggiunfe al memoriale le lettere di buonfèruitio di An- 
tonio 



Libro Sefto. i^^t 

tonio Canal Proueditored^irarmata, di Nata^ Donato 
Bailo di Corjfìi;, e di Sebaftiano Veniero G^neralede' Ve- 
netiani , che con fbmma lode del fuo nome parlaron nelle 
Scritture, Onde fu prefa parte nel Senato, egli fùcon- 
ccffoy per In i 5 e per gli fuoi figli , difendenti legittimi , 
dodeci miglia di giro nel territorio di Butrintòdetto Xa- 
milijch^è vna Penifola di terra ferma;,p inoltre gli fu con- 
ferito Tordine di Caualiere; dignità'nonordinaria^ eà 
pochi 5 particolarmente in que' tempi, conceda . Fu- 
rono poi le gratie confermate al Condocalliconpriui- 
legiodelDuce^ quale io non regiftro^ per vitarja lun- 
ghezza^ 

Ho voluto diftelàmente mettere tal fatto, acciò ogni 
vno vegga la benignità del noftro Principe vcrfo i iuoi 
vaflalli ;, e la fedeltà di vn vafsallo verib il fuo amatiffimo 
Principe. Bellacofiè il feruireà Signore, che nonfia-* 
inarato 5 più bella il fare attioni, chcaflrìngano il me- 
deìimo Signore à non effere ingrato . Criftoforocosi fe- 
ce, en'hebbe honori, che viueranno ne'SecoJi futuri , 
benché la fua Famiglia fia eftinta , Di Igratia di Corcira > 
oue innumerabili Calè Illuflrifsime mancano; econquel- 
Je fi è dileguatala memoria di fatti, che recherebbero ftu- 
pore alle piiiiiuide nationi d^HVniuerfo. 



Il fine del Sello Libro. 



DEL- 





DELLA 

HIS 

DI CORF V 

Defcritta 

DA ANDREA MARMOKA, 




L J 'B K O SETTIMO. 

LUauiiifo della rotta deTuoi legni s'af-r» 
flifle Selimo, nel cui cuore nacquerai 
fubiro penlìeri di pace; ajj^a quak/en- 
za fallo farebbe venuto, ie Luzzali, ' 
comparendo in Collantinopoli più 
tofto da trionfante^ che da fuggitiuo, 
non Tanimaua a fegu itare la guerra.^ . 
(^efto empio apoftata diminuì la perdita in modo, che il 
Gran Signore credulo ( che facilmente fi crede ciò, che fi 
brama) cacciò ogni tema,e a nuoue imprefè per la fèguen- 

te 




Libro Settimo ^ ^^^ 

te campagna fi accinfe . Diede il Generalato di mare al 
medciimo Vluzzali , con ordine > che rifacefle le forzo , 
con accrefcere li numero delle vele a' danni de'Criftia- 
ni. Dall'altra parte i Veneti 5 a' quali non chiufe gli oc- 
chi lafoituna lufinghiera, à tutto potere fi apparecchia- 
uano a' vn fecondo cimento, con cuihaueano fperan- 
za di mettere fbflbpra TOttomanico Imperio . Accreb- 
bero le galeazze, c'haueano così ben feruito , finoà dode- 
ci, delle galee prefe armarono le migliori ; e perche il Ve- 
niero non era grato à gli Spagnuoli^gli ibftituiron , nella^ 
carica di Generale 5 Giacomo Fofcari ni, ch'era Prouc- 
ditore in Dalmatia , Accettò egli P v fficio , e portatofi à 
Corcira, mentre fi forniuano i legni , attefè ad afficura- 
re i luoghi di terra ferma , che fi teneuano ancora^ 
per la Repubiica , La Parga fu ftimata luogo com- 
modo da refiftere 2l Turchi ; e perche non era molto 
forte , e poco era il fuo prefidio , vi mandò Pietro Lanza> 
Corfioto con cento cinquanta fanti fotto il Capitario 
Angelo Paradifo da Lorena, e buon numero di murato- 
ri , e marangoni 5 acciò gli vni guardaflero , gli altri for- 
tificalfero Timportantiffima Terra . A Butrintò non fi 
kcc penfiero di mandar gente, eflèndodefìrutta la Città, 
e il callello ; e baftaua per allora à gouernare la ficurezza 
del lago 3 quella torre , che Crilloforo Condocalii hauea^ 
munita con molti braui Corcirefi , che , benché fuorofci- 
ti, dentro vi fi chiufeioin feruigio del Principe. Com- 
parlà poi la ftagicne , atta à naujgare,fi lafciarono gl'im- 
pieghi delia terra, per attendere à quelli del mare 5 e il 
Fofcarmi;>à cui fi era aggiunto il General Pontificio, con 
cento quaranta galee,dodeci galeazze, e ventidue naui ^ 

Aaa fciolfe 



3 5'4 Della Hiftoria di Cori ù . 

fcioìfedaCoifù, efecevela verfonfoladiCerigo, per 
incontrare Luzzalì^ che con cento venti legni;, ò^,^ corno 
altri più probabilmente dicono ^ con duccnto e pai vaffei- 
ììy tra galee ;, e gaIeotte,iui preifo, come le fpie riferirono, 
s'aggiraua. NèrauuifofLifelfo, poiché nelluogo defi- 
gnato fi videro je armate, che fi polèro in ordinanza ;, ma-, 
condiuerfodifegno; laVenetiana rifolutifiìma di com- 
batterC;, la Turchefca deteruiinatiilnna à non volerla bat- 
taglia. L'allutia di Luzzalìfià grande nel fuggire 5 fenza^ 
moftrarlo ; facendo rimurchiaie da poppa le galee , che^ 
moftrauano a' Veneti la prora; e mentre co'l cannono 
parea, ch'egli attaccafìèil cimento, i fuoi legni fempre 
addietro ne giuano . I noftri , che non s'auuidero dell'in- 
ganno, a poco à poco auuiciiiaLianfi,e mai non giugneua- 
no rinimicojche co'paffi à rcuerfcio da loro s'allontanaua. 
Soprauenne in tanto la notte,e i Turchi fi pofero à fuggi- 
re, lafciando molte fregate , e fchifi con lumi accefi , a li- 
ne , che fi credefìero i fedeli , che iui afpettauano il nuouo 
giorno, per feguitare il conflitto. L'alba difcoprì Taftu- 
tia , e i noftri prefero terra à Cerigo , da douepartironfi'n 
bilica dell'armata Ottomana, qual di nuouo trouarono 
vicina al porto delle quaglie 5 e di nuouo videro, che , al- 
largandoli neirordinanza,parea voleffe prepararfi alla pu- 
gna. Ma appena il ProueditorSoranzo fece qualche im- 
prefTione nel fuo corno finiftro cóla rouina di alcune ga- 
lee, ch'ella fi pofeà fuggire con difordine tale, che fé i 
noftri rhauefìèrofeguitata, fenzadubio, della maggior 
parte s'impadroniuano . Molto fi dourebbe incaricare il 
Fofcarini, che non folo con la battaglia, e co'l corno fini- 
ftro, ou'erano i Ic^ni della le^a , non fi mofiè , ma alla vi- 

fta 



Libro Settimo. ^fy 

fta della fuga de'Turchi, kcc vela , e ritirofìf! , coftrignen- 
do à far lo fteflb il Soranzo . A ogni modo io truouo chi 
lo fcufa, dicendo , c'hauelìe ordini fecreti di non combat- 
tere 5 fenza D.Giouanni d'Auftria, che non era pur anche 
arriuato ; e che lo fìefib Colonna.General del Papa fi prò- 
teftalTe, che non poteuafarfattione^ fé il Generahfimo 
non v'era 5 che s'afpettaua à momenti . Ritornarono i 
CriftianiàCorfù, da doue Giacomo Soranzo con ven- 
ti galee 5 e tre mila Corfioti 5 fi conduOe per ordine del 
Senato à Cattato , che per vn forte ;, edificato ài Turchi 
àVerbagno, era in pericolo euidente di perderfi. Ar- 
duo i combattè il Forte , il prefe , cacciò l'inimico ^ e vin. 
citore fece ritorno , per vnirfi co'l corpo dell'armata , che 
s'era pofta dentro le Gomenizze, adafpettare D.Giouan- 
ni y che nel mefe di Settembre alla fine comparue . Ed ef- 
fendo pur venuto il Proueditore Antonio Canale^checon 
quattordici galee portaua le fanterie di Regno ;, aflbldato 
per la Republica, e condotte in Otranto dal Conte di Sor- 
110 ; fi kcQ configlio , e determinoffi di fpignerfi à incon- 
trar l'inimico . Sì partirono dalle riuiere di Corf u jdouc^ 
con continoui rinfrefchi;, e prouifioni , erano llati foccor- 
fi^ i Generali della lega;» e fapcndo, che Luzzalì fi trattenea 
nel porto di Nauarino, fiauuiarono à ritruouarlo. Ma_. 
quello, che non volea in conto alcuno cimentarfi;,appena 
feppe la loro mofla, che ritiroffi à Modone^ e quiui fi man- 
tenne fempre fermo ; né mai fu polfibile tirarlo iuora^ben- 
che fi adopraflèro cento aftutie militari . Tenne l'accorto 
rinegato tanto a bada i noftri ^ che fopragiunta la cattiua^ 
ftagione/urono aftretti al ritorno *, ritirandofi D.Giouan- 
ni; e il Colonna in Sicilia ^ e à Corfù il Fofcarini . Ma per- 

A a a 2 che 



3 ^6 Della Hiftoria di Corfù 1 

che Tinfolenza de' foldati nella lunga dimora 5 che fecero 
neirifola^era giunta à fegno^che a forza togh'euano a'pae- 
fani le proprie cafè, i Corcirefi, che non foffriuano volon- 
tieri le ingiurie , fpedirono due Ambafciatori à Venetia.^ , 
acciò fupplicaflèro il Senato àporui opportuno rimedio. 
Furono iMeflàggieri Giorgio Eparco, e Demetrio Tri- 
uoli, che, à nome della Communità , efpofero al Principe 
le doglianze, e ottennero, che fi fabricaffero alloggia- 
menti , per albergar le militie . Chiefèro in oltre , che fi 
cignefse di mura la Città, offerendo i Cittadini la ma- 
teria, ch'era nella vecchia Paleopoli , e di più cento mi- 
la opere di fabbricieri . Hebbe la richieda effetto , 
ma doppo qualche tempo , come vedremo ; e frattan- 
to in Corcira hebbe la prelatura di Protopapà Aleflìo 
Rarturo ; e i Corcirefi'n Venetia concorfero airediiicio di 
vna nuouaChiefa,chefolleuaronoi Greci . Vffiti^rano 
quefti dentro S.Biagio, pofta su d'vna riua di Caftello, ma 
eflendo crefciuta la natione Greca,doppo la perdita di Ni- 
cosìain Cipri, e degH altri luoghi della Morea, riufciua^ 
quella eh iefetta di fouerchioangufta, e qualche volta in- 
capace. Onde,eperhauerfitobafteuole, e per decoro 
della Grecia, conuennero i nationali di fare vna contribu- 
tione vniuerfale fecondo le Prouincie , e Regni , ch'erano 
molti , I Corcirefi diedero la quarta parte di tutta la fpe- 
fa, en'hebbero, per priuilegio, che nelle baliottationi,che 
fi fanno;ò per eliggere i Gouernatori,ò gli vffici della me- 
defima Chicfa , di quaranta haueffero none voti ; il che à 
paefi più vaili non fi concefiè . Onde la liberalità Corfio- 
ca chiaramente fi conofce , e ii palefà,che per le fpefe delle 
armi non rifparmiauano nel culto della loro Religione. 

Quefle 



Libro Settimo . 3 5^7 

Quefte furono le no uità^ che chilifero Tanno 1 572, 
per l'accortezza di Luzzalì poco à noi gloriofb; eperla^ 
tardanza di D.Giouannij non molto nociuo a* Turchi , 
che^jfè nulla fecero^nulla perdettero delle foggiogate Cit- 
tà, e delleregionidiCipri, quafi tutto prigioniero de* 
barbari . Se i noftri haueflero vfàta diligenza maggiore, 
almeno nel campeggiare a buon'hora, nonlblofi fareb- 
be racquiftato il perduto , ma , al fentimento de gli Scrit- 
tori , fi daua fcofl'atale al dominio di Selimo^cheThaureb- 
bero vifto vacillante; già che per Tvrto dell' vltima batta- 
glia, appena in piedi fi fofteneua. O Dio non volle per 
le noftre colpe la gloria del Criftianefimo, ò per fuoi oc- 
culti giuditijpermifè tanti fconcerti, che i Venetiani ^ 
pcnfando da vero a' cafi loro , fi determinarono alla pace, 
qual fèguì nel fettantatre con la ceffione del Regno di Ci- 
pri , e del Cartello di Sopotò ; reftando le altre frontiere 
nel termine,ch'erano prima di cominciare la guerra. Ma 
Filippo Re di Spagna, che hauea già all' ordine Tarmata^ 
veggendo,che non feruiua più alla lega disfatta, coman- 
dò,che ne giife con D.Giouanni à ricuperare Tu nifi dal- 
le mani di VIizzali\ che ne hauea cacciato Amida , tribu- 
tario deir A uftriaca Corona . Andò quel giouine , e va- 
lorofbPrincipe,e in poco tempo prefe la Città principa- 
le , il forte della Goletta , eBiferta , che volontariamente 
fi refe . Le fue conquifteperò non furon dureuoli ^ poi- 
che Tanno fcguente Sclimo rihebbe tutto, con grande 
ftragedegli Spagnuoli difenfori, e con la prigionia dì 
Amida di cui , comedi palla, bora sbalzandolo dal tro- 
no, hor folleuandolo , fi feruia la fortuna. Delle Tur- 
chefchefquadre^e le^ni fu conduttore Sinan Baf>a,il qua- 
le 



3 5* 8 Della Hiftoria di Corfù . 

le, ritornando dal l'Africa vittoriofo, hebbe penfiero 
diibrprender Corfù, non oftante la pace feguita^ l'anno 
auanti , tra Selimo, elaVenetiana Republica, Com- 
parue dunque fopra l'Ifbla ^ e conia fua armata, diuifa 
in due, poftafi'n mezz-o la Città^à fine di fpauentarla, per- 
mife à molte fquadre Io sbarco, e con lo sbarco le violeze. 
Soffrirono fu'l principio i Corcirefi le barbare inuafioni, 
per non dar caufà al General Turco di prender motiuo di 
romperla ; ma quando videro à Tegno, le ingiurie , che^ 
non fi poteuan foffrire, con Tarmi alla mano fi fecero 
auanti , e non folo lor venne fatto il reprimere Taudacia,. 
de gli Ottomani , ma lo aftrignerli à ritornare fopra lo 
galee, pieni di fdegno, e timore , Sinan , che perla frefca 
vittoria di Tunifi , credea inabile vn mondo à fargli refi- 
ftenza , veggendo i fuoi fuggire , hebbe à fcoppiare di 
rabbia; e determinato di vendicarfi non volea afcoltaro 
gli Ambafciatori Corfioti , che gli furon mandati con le 
fcufe del fatto, e con doni piia dell'ordinario pretiofi . Ri- 
fiutò quefti , perche gli parucro vili , e non confaccenti à 
vn domatore dell'Africa; né accettar volle quelle : anzi 
comandò , che fufìero condotti alla fua prefenza que'Car 
pitani, c'hauea prefi nel Forte della Goletta , e auanti de* 
noftri Meffaggieri , loro richiefè in quanti giorni hauefie 
foggiogate quelle Fortezze? In trentafei dì, rifpofeil 
Serbellone;(cherailCapo, eThauea difefeconeftremo 
valore) e molto piiì preilo , foggiunfe allora Sman , ibg- 
giogheremo Corcira , per cailigare i fuoi habitanti de gli 
llnipazzi, fatti aTudditi del Suliano Selimo. E perche^ 
il Serbelione,à cui le catene ftiigneuano il piede, non la ' 
lingua , che fu fempre libera , né jl cuore , che fu fempro 

fran- 



Libro Settimo . 3 ^p 

franco^ volle ripigliare, dicendo,, foi fi che in Corfii ritro- 
iierete più forti, e più pertinaci difenfori , flcgnato il bar- 
baro, gli diede vn calcio, e caccio!Io dal fiio cofpctto . Ma 
gli Ambafciatori , che non poteuanopiùroikricrc la tra- 
cotanza del Baisà , arditamente dificro, che,mentre i Co- 
mandanti del Gran Signore alla fede chiudeuan ìAì oc- 
chi,trouercbbero ne'vailalli della Rcpublica aperte le pu- 
pille alla giuftitia della loro caula , qual difenderebbero 
con valore,e poffanza: e che Te i Turchi fi ftimauano ofFe- 
fi, poteuano ricorrere alla Città, che non mancherebbe^ 
di render loro ragione, qualora facefiero coftare la verità 
delle loro doglianze . Tali furono i coraggiofi fenfi de' 
MeiTaggieri, chefubito licentiatifi ritornarono alla Pa- 
tria, biciando Sinan, della loro pronta intrepidezza quafi 
ftordito . La rifolutionedeTaefani, la lunghezza deirim- 
prefa , la dubia riufcita del negotio , la vicinanza dell'in- 
uerno, gliperfuadeuano à non impegnarfiin vna guerra , 
che potrebb'efìere , che non fufie da Selimo approuata , 
Dall'altra parte, le minaccie già fatte , Thonore fuo quafi 
perduto nella fuga di fue militie, la ftrage , che di loro ha- 
uean fatta i Corcirelì , la poca ftima delle fue forze ^ erano 
ragioni, che gli configliauano di fermarfi all'affedio, ò al- 
meno à qualche grane rifèntimento . Che farai Sinan.. ? 
Sinone non fei , che con gl'inganni pofla tu vincere que- 
fta Troia . Solimano morto ti dà efempio viuo delle dif- 
ficoltà della vittoria j la Goletta domata èpertevno 
Specchio, che ti rapprefenta vicino il trionfo , Ma tu ha- 
urai da fare co'Corcireff n cafà propria , non eoa gli Spa- 
gnuoli nella Africa foraftieri . Segui, credilo à me,il mio 
configlio^ vanne àCoftantinopoli, fenz'auuenturarel.a-» 

fama, 



x6o Della Hiftoria di Córfù. 

fama , che ti acquiftafti fra'barbari , Ne Siiian è reftìo di 
appigliarfialmioparere, fecondo cui regola ndofilafcia-r 
Corcira , e ne va à ritrouare Selimo ^ al quale apprefcntib 
glifchiaui, e cinquecento pezzi di cannone, acquiftati 
nella Goletta^effendouenequalchuno con Tarme di Fran- 
ccfco primo Re di Francia , da Carlo Quinto , che glieli 
folfe;, iui riporto. Partito Sinan, non rimaicro iènz.* 
apprenfione di futura guerra i Corcirefi , conofcendo be- 
ne la natura di chi fi dichiaraua offelb;> e l'autorità, ch'egli 
hnueaibpra lo fpirito di Selimo, ilquìle fi farebbe facil- 
iriéte lafciato perfuadere a muouer le armi córro Venetia- 
ni. per politica folo,ammelfi allafuadilseale amicitia . Né 
ifcfpetti furono vani; poiché cominciò TOttomano ad 
armare alla gagharda,e fé la morte non gli troncaua il filo 
della vita, e de'difègni, haui ebbe ordito nuoue trame ò 
contro Corfù , ò , come altri dicono , contro di Candia . 
Mori Selimo nel fine del 1 5 74, e fu nel principio dcU'aa- 
no feguente gridato Imperatore fuo figlio Amurat, terzo 
di tal nome, il quale attefeàftabilirfi nel Regno, e non., 
volle per allora romper con alcuno la pace , Ma prinia , 
chequefìoauueniffe, per le iltanze de'Corfioti , s'era la^ 
Republica rifoluta alla fine di fortificare la Città, cingen- 
dola di mura, e di aggiugnere alla vecchia vna nuoua for- 
tezza. Per tarefietto furono mandati Giulio Sauorgna- 
no , Morato Calabrefè , e Ferdinando Vitelli , fìmiofifiì- 
mi ingegnieri di quel lecolo, i quali , doppo fcandagliato 
beneilfito, fi determinarono in vn modello, che hog- 
gidìfifìima Angolare da chi di fortificationi s'intende . 
Ma,perche meglio s'intendaquello, che quefl:i braui Ma- 
tematici fecero , è lìcceilàrio prima ridire lo ftato , in che 

allora 



Libro Settimo. 3Ó1 

allora fi ritruouaua la Fortezza di Corcira, in vanoaflè- 
ctiata da Solimano. 

In quella parte delPlfbla , che guarda tra Leuante y c/ 
Mezzogiorno , vna Penifbletta fi diftende fui mare ^ lun- 
ga più di pafll quattrocento^fopra cui la Fortezza vecchia 
fi vede ;, con due Caftelli^ vno ver/b il mare , Taltro verfb 
la terra, fituati nelFerto di due colline. Quel da terra-* 
predomina quel da mare^che tiene di fotto il capo Sidero, 
la cui punta par, cheriuoiga le fpsWc airoriente, per ri- 
mirare il mezzodì,piÌ4 vicino . Cingono tutta la Penifola 
forti muraglie , che tra loro , e il giro de'Cafìelli accolgo- 
no molte cafe, che anticamente dauano alla Città il no- 
me, benché fuflero incapaci de' Cittadini, come fi conob- 
be neir afledio di Solimano , quando , per le anguftie del 
fito furono efclufi, e fi riduflèro nel Mandracchio 5 il qua- 
le comincia dalla metà della fteflà Penifola, e fi dilunga-r 
fino allo ipatio , che la congiugne con la terra ferma dell' 
Ifola , hauendo per afpetto il Mezzo giorno , che fi piega.» 
à Ponente . Quefto era quanto di forte hauea da quel la- 
to Corf ù y del refto le habitationi, che nel piano delllfo* 
la,doppo Tvnione della Penifola, forgeuano, coltite- 
lo di Borghi, nude di ogni riparo , ne* tempi della guerra 
non feruian, che à far piagnere i Corcirefi con le rouine . 
Hor arriuando i tre ingegnieri mandati dalla Sereniffima^i 
Repubhca penfarono come poteifero i fopradetti Borghi 
chiudere dentro, evnirli, con vnanuoua alla vecchia^ 
fortezza . Conuennero dunque di cignere di mura tutta 
lafpiaggia, ch'è bagnata dal mare, così nella parte chc^ 
mira tra Leuante, e Mezzodì; come in quella , che y 
piisgandofi nella punta di S.Niccolò, riguarda fra Mezzo 

Bbb giorno, 



7^6z Della Hiftoria di Corfù. 

giorno 5 e Ponente ; e nel confine di quefta , in faccia al 
monte di Abramo, ergere vna Cittadella , e poi quindi , 
declinando da Ponente verfo Settentrione , vnire , coii^ 
due balouardi , e fue cortine.al muro del mare tra Mezzo- 
di, e Leuante,la fortificatione , per ogni verfo , perfetta^ . 
Tal fu ildifegno , che , à poco , à poco, pollo in opera , fi 
può dire compito , e riefce la marauiglia de' riguardanti , 
e ladifperatione de gli- Ottomani, che ben coopfcono va- 
no ogni sforzo à fottomettere vn luogo , refo inefpugna- 
bile,"e dalla natura, e dall'arte. Poiché, quando ancho 
fi perdeifero le nuoue fortezze, rettala Penifola , che , al- 
zando il fuo ponte, con cui fi attacca al continente, poco 
teme del fuoco pe'l foccorfo delle acque, che da ogni lato 
la circondano , e la rendono dell'Ifola di Corcira Ifoletta , 
figliadirei, fenonladifendefìequalmadre. Queftafola 
refe così difficile à Solimano Poppugnatione di Corcira^ ^ 
e pure alloranon hauea quelle fortificationi, che hoggi- 
óì l'allicurano : onde fi può dire, che fé nuda , e fenz'armi 
à tutta la Turchìa fi oppofe, che farà cinta d'inefpugna- 
bili difefe, e di ottimi, e ben'intcfi balouardi, e muraglie ? 
S'aggiunga , che la Fortezza vecchia dandofi mano con., 
la n'uoua j'iadoue dupplicata fi vede , de gli Alcidi non te- 
me, fé à due non ponno refiftere gli Ercoli . Dirà alcuno, 
che non vi è luogo, che non fi efpugni : egli è vero ri- 
fpondo , ma, lafciando l'impoffibilità , difficiliffimo alme- 
no, per non direimpoffibilc, è rimpadromrfi di forti fi- 
cationi così bene intefe , e con l'aggiunta di altre macchi- 
ne formidabili à gli nimici: poìche tra il balouardo de' 
Sarandari, ch'èpr'efib alla Cittadella, e il balouardoRa- 
mondo , ch'è non lun^i dall'altro mare , vi è vn riuellino 

"^ for- 



Libro Settimo* 7^6^ 

fortifsimo, che guarda ilborgo di San Rocco ^ e vicina^ 
al riuellinovn Piataforma, che le due cortine quinci, o 
quindi, brauamente difende . Io ftimo , che meglio con^ 
gli occhi pofìa il lettore conofcere della mia defcrittione 
la verità; onde5fenza più dilungarmi, il tutto nella fé- 
guente figura gli prefento delineato . 




Bbb 2 E per- 






^ìs,> 







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R TE Z ^ E 



ilTO J, ' 



:^66 Della Hiftoria di Corfù. 

E perche gli grandi apparecchi del Turche dauano al- 
la Republica molto da fofpettare , con li tre ingegnieri, ò 
pocodoppo, mandò Sforza Pallauicino 5 infigne Capi- 
tano^ con titolo di Gouernatore delle armi'n Corcira^do- 
ue l'anno fieffo fi vide il nuouo Protopapà Niccolò PetrU 
ci^e il nuouo Arciuefcouo Antonio CoccO;,che fcriffe c6- 
tro gli Eretici vn libro^pieno di conuincenti dottrine.Ma 
nonceflandonelfettantacinquegliauuifide gli prepara- 
menti dell'OttomanOjbenche, come fi diffe, à Selimo Rif- 
fe foftituito Amurar , che fui principio comparue pacifi- 
co; i Signori Venetiani 5 per non efière colti all'impro- 
uifo 5 armarono molte galee , e le aggiunfero alle ordina- 
rie demandarono àCorfu Gio: Maria Martinengo con^ 
ottocento fanti , in riforzo de gli prefidij deirifola,di cui 
temeuano 3 per le minaccie di Sinan^ e per Tinganncuole-» 
natura de grinfedeli . Si fondò circa quefti tempi vn Fon- 
tico, ò Monte, e Banco, pelbifognode'poueri, fotto 
la cura di treProueditori,e altri Vfficiali,che nelcorlb de- 
^li anni fi è auanzato non folo nelle fabbriche , ma nel ca- 
pitale , che ha di fondo più di cento mila feudi , accumu- 
lati dalla pietofa carità de* Corcirefi , che gli rendono, ol- 
tre gli altri emolumenti , quattro foldi per ducato della^ 
gabella del pane, che in capo à dodeci mefi mettono alfie- 
me più di due mila ducati . Lafciamo di gratia quefto an- 
no infelice per efler precorlb airinfeliciffimo del ièttanta- 
fei,nel quale Corfù non vide di nuouo , che Niccolò Spi- 
ri Protopapà , ma Venetia fu in guifa afflita dalla pefte , 
che rimafe fenza popolo , e per queijche moriuano , e per 
coloro, che fuggiuano, à fine di allontanarfi da vna eui* 
'dentiflìma morte. 

Le 



Libro Settimo . 7^6 j 

- Leondefalfe non furon valeuoli à preferuare quella,* 
.Città dominante dalla corruttione ; ed eflèndo fenza por- 
te, per ogni luogo puotehauerTingrefro alle fuerouino 
la parca , che parca non fu , ladoue ingoiaua i Cittadini à 
migliaia. Non fi vedeuanper gli Tuoi canali barcheggiar, 
che gli eftinti ; e i battelli, pieni di cadaueri , portauano i 
loro paffagg ieri dalle acque alle fiamme. Sei mefi durò 
Tempio male, che fece più danno , che non haueano iru 
diciotto anni fatto i Turchi fotto l'Imperio di Solimano , 
epoi'n tre nelle inuafioni del crudele Selimo . Poiché^ , 
non contento del Capo , lacerò le altre membra , e in Pa- 
doua, Vicenza, Verona, eBrefciafeceorrendidlma ftrage; 
à tal che può ftimarfi fortuna , che A murar , temendo de' 
Perfiani , che minacciauano diaflaltarlo , non fi muoueffe 
contro la Republica , la quale allora poteua fare ben pic- 
ciola refiftenia . Né puote farlo nel fettantafette , in cui 
Emircan Mirize , figlio di Cudabende , Re di Perfia , fece 
grandiffimi progreflì ne gli Stati deirOttomano,chepen- 
i^ua à difendere il fuo , non à inuadere le Prouincie de gli 
altri . Onde in quelTotio fu lecito a noflri il por mano alla 
fabbrica de'due balouardi , e della Cittadella, con Taffi- 
ftenza delFingegnier Martinengo j benché la Communi- 
tà Corcirefe defideraffe più largo il giro delle nuoue mu- 
raglie, a fine, che non fblo i Cittadini , ma gllfolani an- 
Cora hauefìéro , in tempo di guerra , oue difenderfi da'ni-^' .*^ 
mici . Fu ciò richiefto nelTambafciaria del i 542,maper 
allora fu negato , fl:ante , che non fi poteua immaginare 
alcuno , che , doppo tante calamità , fi doueflè ripopolare 
il paefe nella forma nella quale al giorno di oggi fi truo- . 
uà. Non è dunque il circuito 3 che circa palli duemila, 

efclufa 



3 6 8 Della Hiilona di Cori ù . 

eiclula la Fortezza vecchia^ ò la Penjfola, che Tantica for- 
ma, benché migliorata, ancora confeiiia; e al doppio 
maggiore il voleano i Paefani , non confiderando, chele 
Piazze più grandi fanno per ordinario piùpicciola refi- 
ftenza . I Principi fanno ciò, che fi facciano ; nei vaiTalli 
deuono inueftigarc leoperationi , maturate ne'configli 
della prudenza . Chi vede Corfù loda i Venetiani di Sa- 
uiezza , e uuiidia vn Forte, che, fenza tradimento , noa^ 
può cadere,e vna macchina non meno inefpugnabile,che 
bella, a cui fino le porte rendono tale ornamento, che 
mentre il penfiero nelle difefe fi ferma, godono gli occhi. 
Dietro al Riuellino, che fronteggia il Borgo di S.Rocco , 
fi folleua vna porta, che di Reale ha il nome, e la magnifi- 
cenza, potendo concorrere di pari con le fabbriche piti il- 
kiftri,ò de'Romani, òde'Grcci . Ma Topera piir infigne è 
la Cittadella, oue rifiede vn Nobile Venetiano con titolo 
di Capitan Grande , e ducento fanti per ordinario vi alfi- 
ftono, oltre buon numero di bombardieri, neceflari per W 
quantità de'cannoui , che la munifcono . Ella ibpra vru 
maflb di pietra viua rileuato forge contro la collina di 
Abramo , oue i Turchi vn tempo vollero fagnficare, non 
Ifaac , ma i figh di Corcira , piantandoui vna formidabile 
batteria con gh aufpici di Sohmano , In fomma fi prin- 
cipiarono da per tutto le fortificationi'n quefto anno , nel 
quale furono dal Configlio Corcirefe fpediti , per Amba^ 
fciatori à Venetia,Girolamo Morello, Demetrio Triuoli^ 
e due Niccolai , Quartane , e Rificari , à fine d'impetrare 
dalla Serenifsima Signoria la conferma de'Priuilegi, echc 
fufle concedo a'padronil vendere à loro modo il vinomele 
^Itre frutta delle loro poffefsioni , il che ottennero, rifer- 

bnn- 



Libro Settimo . 3 6^ 

bandofi fblo il Principe la ftima fbpra i riuenditori , dsu 
farfi da gli ordinari Giuftitieri . E perche fpeflb in Corfù 
capitanano le armate della Republica, e i Conjandanti to- 
glieuano à forza a'Contadinil beftiame, cbicfero i Mei- 
fàggieri^che fi rimediaflè à fimile inconueniente, come fé 
fatto 5 con ordine à chi che fij di non isforzare i Villici a 
venderemo darei loro armenti, fc non volontariamente-/ 
non il faceflèro . Compì poi Tanno lèttantafètte Telettio- 
ne del Protopapà Fotio Palatianò , il quale ottenne, cho 
nelle Ifble Greche i Latini non oiferuaflero la re£:olatione 
de Calendario , fatta da Gregorio XIII Sommo Pontefi- 
ce, hauendone facultà da Roma , doue Niccolò Qiiartano 
à tal'eifetto era ito con lettere fauoreuoli della Republica 
Sereniflìma . Onde fu la gratia publicata dalP Arciuefco- 
uo Cocco, e da Pietro Emo,e Giouanni Contarino,Tvno 
Bailo, Taltro il primo, che otteneflc iltitolo di Prouedi- 
tore, e Capitano deirifola , che della elettio ne del fuo 
Prelato Fotio, fan io per ogni verib, gioiua . Né tali co- 
fé diuertiuano dallauoro delle fortificationi , che à tut- 
to potere fi feguitaua , benché non fi potefle finire , che 
fino al 1588, nel quale fi fece, per adornamento del- 
la Città, vna vaga piazza, cinta d'intorno d'archi, con 
due cifterne nel mezzo , copiofe d'aqua , e ricche per 
gTintagli , e figure di pietra , che le rendon più bello , 
Né Turchi frattanto vennero à difturbare le opere co- 
minciate 5 poiché nel iéflanta otto attefero fbtto Mufl:afà 
Balsà , e Acmat pur Bafsà Eunuco , a trauagliare la Perfia 
con fortuna bora fauoreuole , bora contraria : nel fettan-. 
tanoue, benché haueifero per guida Sinan , quello , ch'e ^ 
fpugnò la Goletta, e minacciò Corcira,non fecero poco à 

C e e lìiluar 



3 70 Delia Hifloria di Corfù \ 

faluar picciola parte del loro efercito ^ rotto daTerfiarii j e 
ne gli anni fegiienti hebbero tanto da fare nell'Afia , che> 
non penfarono alle guerre di Europa, doue fra di loro 
crudelmente fi lacerauano i Principi Criftiani. Quindi, 
non hauendo da impiegare il ferro per le ipade i Corfioti, 
l'adopraron ne gli ftrumenti delle fabbriche; e alla Chiefà 
magnifica di S. Spiridione , ch'entro le nuoue mura coii^ 
le limoPne de' Cittadini fu compita nel 1 5 8p, nel nouan- 
ta aggiunfero vn campanile 5 che può gareggiare co'piìi 
fiiperbi d'Italia . Trafcorfe il nouantauno fenza nouità in 
Corcira^ma nel nouantadue furono inuiati Filippo Quar- 
tano, e Andrea Fiomaco a Venetia contro gli Hebrei^^che 
neirifbla con gli affitti delle pofìeffioni , e delle cafe ^ cau- 
fauano graue danno a'contadini 5 e non fblo dal Principe 
fu loro prohibita ogni forte di negotio co' Villici 5 ma an- 
che Thabitare fuora del luogo defignatoper lorollanza^ 
commune , Nel nouantatre poi hebbe fine la v ita degnif- 
fima di Fotio Protopapà , e in fuo luogo fa eletto Pietro 
Petrizzi con applauib commune ; e in quefto anno i Ve- 
netiani deliberarono di fare vna Fortezza nel Friuli , che 
fi dice Palma , a fine di fronceggiar la Crouatia confinan- 
te, in cui ogni giorno più crefceuano le guerre tral'Au- 
fìriaco, e Ottomano Monarca . Doppo la pace col Per- 
fiano fi erano rotti fra di loro , e benché poi facefl'ero tre- 
gua, di nuouo Amurat la ruppe, e aflaltandola Crouatia 
vi fece tali progreffi, che la Republica dubitò , che i bar- 
bari , fupcrbi per molte vittorie , non volefiero pafl&ro 
auanti , e aflaltare l'Italia ; e perciò Palma erelfero alle/ 
frontiere del loro dominio, e con tal Palma tolfero a' 
Turchi la ijoeranzad'inoltrarfi a' trionfi. Ma Tanno ap- 

preflb , 



Libro Settimo . 371 

preflb^ fentendofi altri mouimenti di guerra p^r via di 
Coftantinopoli , oue s'armauano cento galee ^ la Repii- 
blica, che s'era prouifta in terra 5 non volle trouarfì lènz*- 
apparecchio su l'acque. Pofe anch'ella in ordine moiri 
legni^ de'quali creò Capitan Generale Giacomo Foicari- 
ni^quelprode^ che tre volte aftrinfe Luzzalì à rifiutar la 
battaglia ; eperchenonmancallèro i numeri d'vna per- 
fetta prudenza fi mandarono mille fanti àCorfù^ perac- 
crefcere gli ordinari prefidij. Con tali prouifioni pron- 
ta à ribattere }e violenze alpettaua Venetia la piega , cho 
prenderebbe l'armata infedele^ la quale non tardò à com- 
parire ne'mari di Corcira , ma eflèndo deftinata à dare il 
guafto alle riuiere della Sicilia^ prefe i regali , e iftradoifi à 
portare altroue le fuerouine. Conciò tutto ancor dubi- 
tauano i Venetiani ;, econragione^ poiché vna loro ga- 
lea y che nel porto di Cofgonzza , villaggio fotto Spala- 
tro^ftaua sii l'ancore^ in tempo di notte alìàlita , mentre^ 
ogni vno dormi uà; da due fu fte infedeli , fiì prefa con \su 
prigionia di Marino Gradenigo Gouernatore, che in va- 
no lì proteftaua^ che non fi douefie violare la pace .Onde 
fi potea dubitare da tale preludio qualche rottura : cefsò 
però la rema^quando Amurat , informato del fatto, diede 
ordine, che fi reftituifie il legno nel modo, ch'era primate 
che fuifero fciolti tutt'i prigionieri , come puntualmente 
fuccefìè . Meglio àogni modo fiallìcurarono nel nouanta 
cinque , che tolfe dal mondo Amurat in età di quaranta^ 
fette anni^ ò pe'l fouerchio bere, ò per lo difgufto della ri- 
bellione prima de'Giannizzeri, che s'acquietarono ; poi 
del Vaiuoda di Valachia^che vnito co'l Moldauo, e Tran- 
filuano, gli negaua3pert.ìmentc il tributo, e minacciaua 

Ccc i di 



'3 yt DellaHiflori a di Corfù . 

di portargli nel cuore del fiio Imperio la guerra . Si co- 
minciò ella nel principio del Regno di fuo figlio Mau- 
nietto Terzo , il quale fi pretefe afficurar la corona ^ che 
non meritaua , con la morte di ventuno de'fratelli , che 
hauea lafciato fuo Padre ; e feguitò per molti anni'n mo- 
do, chencl i5ppardeuapiùchemaifiera5 equinci, e 
quindi oftinata . Io ho fatto mentione f^\ quello anno , 
perche non trouo ne gli altri cofa, degna di ricordanza in 
Corcira , fé non fuffe nel nouanta cinque Telettione del 
Protopapà Giorgio Floro : ma nell'anno fudetro auuen- 
ne vn fucceflb cjuriofo, e lieto forfi , {è non termi naua con 
fangue . 

Era nella nuoua Cittadella Gouernatore delle armi 
Romanello da Viterbo,Capitano,pe1 fuo valore condot- 
to dalla Venetiana Republica , epofto in difefà di vn luo- 
go di tale importanza . Horquefti, che Meo lì diccua^-j 
eilèndo molto efèrcitato nelle gioftre, ches'vfàuanoirL, 
que' tempi , con più frequenza, nell'Italia, volle far'elpe- 
rienza, fé in effetto erano i Corfioti , cosi valorofi , come 
lipredicaualafama. In Corcira non erano allora intro- 
dotti tali giuochi,ne'quali alle volte fi fa da vero; ma folo 
i Nobili per pafiàtempo fòleuano correre al moro , ò fa- 
racino di legno \ e vi erano di quelli così forzuti , che , 
impugnando quattro, e iei lancie nella ftefsa carriera,col- 
piuano Io icopo con eftremo vigore . Da corpo à corpo 
mai non s'era per fintione pugniito, riferbandofi ogni 
vno di farlo realmente contro deTurchi , quando il bifb- 
gno lo prefentafse, in difefa della fede a'danni de'barbari. 
Ma Meo , in mal punto per lui , volle introdurui quella-» 
forte di battaglia, che,benche paia di traftulio, e folazzo , 

in 



Libro Settimo. 373 

in altro non è diffimile alle vere, che nel fine, pugnandoli 
qui per odio, ini fblperl'honore. Sfidò egl'i Corcirefi 
con vn cartello, le cui copie fi fparfero perle mani de'Cit- 
tadini , non auuezzi à {èntir vanto foraftiero , fenza che 
procuraiìèro di agguagliarne la gloria . Diceua la fcrit- 
turà^. 

// Caualier Tolmiro , Principe ^etrifcoy procurando di far- 
fifimile al Sole , che in ogni luogo rifplende / e nel noftro , €-^ 
nell'altro Emifperio fparge lummofi raggi con continuo moui" 
mento ; doppo di hauer fatto conofcere altroue il lume dell^^ 
fuafawa , defidera diffonderne la chiarez^fopra Corcira^ , 
Ammirò l'Infuhrey il Ligure^ e il Sannite ygl'inuittl colpi della 
fua lancia s e il Crete fé s'inuiluppo ne^lahermti della confufio- 
fie col fio delfuoglorioffsimo acciaio , Il Latto ^ eld Grecia , 
furono fpettatori delle fcene , nell'ano y e l'altro luogo rappre- 
fentate da njna poffanza , che afìrigneua à comici applaufi 
l'ammiratione ^ ed tragici lutti l'arroganzji degli auuerfart . 
Jnfomma del Pianeta maggiore egli fatto emolo ^ eimitatorc^^ 
all'Artico^ e l'Antartico Polo fece arriuare la chiarezsia dellc^ 
fuegenerofe attionij le quali su le njerdeggianti colline di Fea- 
eia njogliono pur fecondare le <^erdure con la fperanta di f cu- 
ra littoria . f^on è douere, che queftafola parte del Mondo , 
cue pe'lfuo arriuo yfd il Sole diTolmiro^ nelfuo Zenit y non^ 
riconofca lofplendore della fua defra . Ond'cgli, auido ycht^ 
iijoi Caualieri Feaci fiate d parte defuoi benefici , nfinuita d 
incontrare ifuoi raggi neHofleccato s che fé bene il Sole , au- 
uezjjo ad abbattere t Pitoni , fenza dubio <-vt fard cadere nell*- 
Eclitica della Liz^a . gloria fia la i^'ofra lejfere da lui atter- 
rati ^ offendo fommo <^anto il poter dir^che contro lui pt{gnafte . 

Superba, eorgogliofa difoiicrchioparuea'Corcircfi 

h 



5 74 I^^ll^ Hiftoria di Corfù . 

ladisfida, alla quale , eflfendo rifoluti di rifpondere conia 
lancia, vollero prima dare rifpofta con la penna 5 acciò 
fapefle ogni vno, che, con Cefare, Tvna , eTaltra fapean^ 
maneggiare, potendofi di loro , come di quello fcriuc- 
re, Bx njtroc^ue Corcyrenfes , Molti furono i cartelli , che fi 
affifsero 5 vn folo noi ne reggiftreremo , perche compo * 
fto da quei , che doppo gioftraron co'l Meo . Ecco il fuo 
tenore p 

In njece difaettare i noflri cuori , qualSéUy Tolmiroy *uoi 
acccndejìe i nojìri petti al lo f degno ^ per l'audace propofia, e pie- 
na di a/antiy che nonfogliono nafceredal njalore^ come f gli dì 
runa fciocchif sima a^anagloria. Se ijoiftete Sole^ faremo noi , 
chefapremoy con Giofue^ arreftare i ojojìn corfi y ò, per non in* 
correre nel ruitio dellanjojìra fuperhia , diverremo nubi , cht^ 
fanno mettere in faccia al Sole le tenebre, Corctra^ ^^^fìfi^Si^' 
re in Solimano la Luna ^faprd non temere il lyojlro Sole : per 
non dtre^ che 1*1 fola noflra^ ch'ha nella forma tfemtcircoli deU 
la Luna , puh à njoi cagionare leclifsi y ejfendo certo che la^ 
Luna fd patire al Sole l'eclifsi . f^ello Zodiaco della Lìz3,^l^ 
haurd il njojìro Sole il fuo Gemini y poiché due f amo pronti d 
mcontrarut^ quando correte , Guardateui^ che la Cafa del Sa- 
gittario non riefca al ^oflro Sole nociua^ onde rui conuenga dal 
Leone dell'orgoglio p affare all' humi Ita dell'Ariete , La librai 
di '-una giù ft a ijendetra ojì attende s ma cifpiacerebbe^ che poi 
njinto ruidiffondefsiuo in Aquario , a di lagrime , b di f angue , 
Le nojlre ruerdure non han bifogno de'/TjoJlri raggi , ^endo a 
bafìanza fecondate dalla Corcirefe fortez^zjt ; e la Feacia è 
*-vfa ta d compartire ^ nona riceuere glifplendori , / yoflr' in- 
ganni compariranno m^oglio nello/leccato , oue del rL/oftro SoU 
fard più fplendente il nofìro Parelio , 

Tal 



Libro Settimo . 7^y^ 

Tal fu la Carta di Niccolò Lucani, Nobile Corfioto, 
e Niccolò Sdii j , Capitano di caualleria, che poi gioftra- 
ron con Meo 5 il quale, prima deirabbattimento, andan- 
do co'l Lucani à diporto, venne al luogo , doue fi fabbri- 
cauan le lancie , e vedutele grofìe fuor di mifura , à quello 
diflè, che tanto maificcie non fi cofìumauano neiritalia ; 
e n'hebbe per rifpofta , che allo Sfidatore del Campo^allo 
sfidato toccaua l'elettione deirarmi.E in vero erano trop- 
po eccedenti nella grolfezza , come fi può vedere da vna^ 
delle fùdetre lancie , che ancor fi conferua da alcuni di Fa- 
miglia Pohti 5 per memoria del cimento, che a* Corcirefi 
r iufcì di gloria immortale . Frattanto nella fpianata della 
Città,vicina alla Fortezza vecchia, per ordine del Reggi- 
mento , fi apparecchiaua il campo , con due palchi , vno 
per gh Rettori, e altri Personaggi di fangue illuftre, Tal^ 
tro per le Dame ; e piantarons'i padiglioni del Meo , e^ 
del Lucani , e dello Scfiri ; quello tra il Corpo di guardia 
della Fortezza vecchia e il Configlio j quefto su 1 Belue- 
dere preflb l' Arfenale in fito eminente 5 quafi che prima^ 
della battaglia fi auguraifero trionfi nel Campidoglio . 
Alla fama di tal curiofò cimento comparuero non folo gì' 
Ifolani, ma fino dall'Epiro,e dal Regno di Napoli,venne- 
ro non pochi ad accrefcere il numero grande de gli Spet- 
tatori , che riem,piuano quel vaftiffimo largo in modo , 
che fi facea vedere angufto , e riftretto , A' ventifette di 
Febraio douea principiare la gioftra 5 e in quel giorno 
appunto fi fé vedere il Meo cinto efarmi à color verde , 
conVer'anche la foprauefte , e l'ornamento del cauallo 5 
ch'emolando il padrone , e' hauea vaghe piume fbpra la 
tefta , egli , per la velocità-, le penne portaua fotto de'pie- 

di. 



17 6 Della Hiftoria di Corfiu 

di . A bizzarri falci del deiliere paflèggiò lo (leccato, pre- 
corfo da trombe, e tamburi, eàccompagnatodavnde' 
Giudici eletti, e molti Caualieri , che vollero honorarlo , 
e (Tendo egli per altro corteiè , e affabile di natura . Molti 
palafrenieri, con liurea fuperba, conduceuano à mano al- 
cuni caualli, che douean feruire di muta, qualora il primo 
iiìffe ftracco per le carriere \ e molti ferui , ornati di mille 
gale,faceuanoilfuoingrelfo più maeftoib. Ne tardo à 
comparire dall'altro lato il Lucani , il cui padighone era-, 
prima pofto di quel dello Scliri -, anch'egli con vn de* 
Giudici, e con nobile comitiua di Cittadini . Circa i 
fuoni , i cauaHi, e Taccompagnamento, non difFcrjua dal 
Meo ; era bensì diuerfo nell'habito , effendo veftito da^ 
Ninfa, per ofteruare quel,c1iauea promefso al fuo auuer- 
fario nel cartello , di vmcere il fuo Sole con Corcira, dia 
figura di luna • Era ben di fotto armato,ma l'acciaio deli' 
vsbergo , coperto di feminili fpoglie , non fi vedeua. Sul 
capo hauea corona di alloro, per contraporla al coloro 
del Meo, che fé coi verde fperaua vittoria, ilLucani 
con Tallero fi prefigìua il trionfo . Hor ecco vn Onfalo 
poft'à fronte di Alcide, vna Dahda di va Oloferne . Cat- 
tiuo è l'augurio , ma farà poco diflìmilela fortuna, che in- 
contrerà li Viterbefe co'l Lucani , e poi in tutto eguale-^» 
nella pugna sfortunatiffima con lo Scliri , Fatta lacom- 
parf i , i' vno , e Taltro gioftratore fi ritirò , per aipettaro , 
che fi barricafse l'arringo , acciò fèruifsc di argine alla fol- 
la ondeggiante, e di regola alcorfode' Caualieri. Ma.* 
Icoppiandoinorribil fuono le trombe, furono ambo iru 
fella , benché il Meo , preuenendo l'auuerfario , fufse gito 
fino al fuo padiglione , à toceargli con la fpada Io feudo 

in 



Libro Settimo. '^y'j 

in fcgno d*inuitarIo à battaglia , Si corfe il primo arrin- 
go in vano ; poiché il Meo fallò il colpo^ e il Lucani , non 
potendo vedere Tinimico per le fifsure deirelmo , di {o- 
uerchio chiufe^ il fuo contrario \2.{q\o pafsar , fenzaofFefà. 
Grande fu il tumulto,che non puote non efsere accompa- 
gnato dalle rifa di molti, che inuidiauano la virtù del Lu- 
cani , e fcherniuano l'arroganza del Meo , parendo , chè^ 
non corrifpondefse a* vanti fuperbi dell' vno , e deiraltro , 
quell'incontro fallace . I motti mordaci , i prouerbij di 
fcherno non furono poch i ; e tal' vno volle dire parole^ > 
che, arriuate all'orecchie del Lucani , gli fecero fare cofa , 
che metteua à pericolo la fua vita . Sces'egli da cauallo, e 
chiamati quei , che gli affifteuano, volle, che gli aprifsero 
la vifiera ; e ripugnando di farlo/urono aftrctti dal fuo ri- 
gorofb comando . Fu il Meo , per termine cauallerefco , 
inuitato allo fteiso , e non acconfèntendo , rimafe fblo al 
Corfioto il correre la feconda lancia à vifo feopcrto , sì 
che i fuoi amici , e parenti piagneuanlo qual morto, e già 
gli celebrauano con le lagrime i funerali. Ma tolfe lo- 
ro l'occafione del pianto la marauiglia di vedere il Luca- 
ni fenza offefà , e il Meo ftordito da vn colpo , c'hebbc' 
nella fronte su l'occhio fmiftro, piegare hor'à dcftra^ , 
hor dall'altro Iato,e già vicino à cadere,fc i fuoi non l'aiu- 
tauano à difhiontar fubito dal deftriere . La lancia, che fi 
ruppe in più pezzi,era cosi nerboruta , che io non mi ma- 
rauiglio , che il Meo,grauemente offefo , non potefìè per 
allora feguitare la gioiìra , che al feguente giorno fu dif- 
ferita. Hebbero tempo di difcorrere à lor modo i par- 
reggiani fino all'aurora dell'altro di,che nuntia di fangue, 
rubiconda fi fé vedere , e dando al fole luogo nell'orien- 

Ddd te, 



ij 7^ Della Hiftoria di Corfù . 

te > à Meo infelice minacciaua roccafo . Il popolo afFol* 
kto^già impatiente5mifuraua lunghe le hore^quando tut* 
ti e tre i Caualieri fi videro su 1 campo, paffeggiarlo à len- 
to moto de' loro deftrieri , chc;, con ifpefle pedate faltel- 
lando^ poco s'auanzauano nel cammino . Più faftofa del- 
la prima fu la feconda comparfa del Lucani^ ilquale, non 
folo condufle maggior numero di feruitori , ma moki ar- 
mati di vari bellici ftrumenti^ e in particolare di Spadoni, 
che ne gli antichi tempi s'vfauano, e hora fono difineffi 
nelle guerre^perche colpifcono le infernali bombarde piij 
da lontano . Si diede dalle trombe il fegno^e il Gouerna- 
tore Meo fi fpinfe alla terza carriera contro il Lucani , ma 
ruppe con gran fracalTo la fua lancia nelle tauole della liz- 
za , e airincontro colpito dalfuo contrario nella ljpalla,gli 
fu tolto vn pezzo deirarmatura : onde , fecondo le rego- 
le della gioftra,hebbe il fuo auuerfario Thonore della vit* 
toria. Grandi furono gliapplaufi, che fece ogni vno ai 
Lucani 5 che fi ritirò fubito al fuo padiglione, per dar luo- 
go allo Scliri , che fi pofein arringo, e al primo incontro j 
difgratiatamente colpendo il Meo là doue la corazza fi 
congiungne co' bracciali, ferillo nel viuo con piaga tale> 
che portato di pefo alla fua ftanza , f>er lo ipafimo , in po- 
chi giorni perfe la vita. Mentre ancor viuea ,'fù vifitato 
dalla Nobiltà, e particolarmente dal Lucani , che gli vol- 
le del continuo aififtere, e n'hebbe dal Meo il titolo del 
più valorofb , e compito caualiere , che mancggiaffe Tar- 
mi j lagnandofi per altro dello Scliri , che fegnò con ìsu 
lancia COSI ballo , che haurebbe potuto anche ferirlo nel 
ventre , non efìèndo il cimento , che da burla , da lui pro- 
pofto per paflà tempo, nonàfinedi nimicita. Terminò 

egli 



Libro Settimo , 3 jg 

eglf poi gli anni del fuo viuere^ed hebbe nel Duomo vec- 
chio entro la Cittadella honoreuole fepolturay accom- 
pagnato ne' funerali dal Clero Latino^e Greco^da' publi- 
ci Rapprefentanti;, da* Sindici ^ e da tutt'i Nobili con lu- 
me accefo m mano 5 fi che Meo , che fi diede il vanto di 
Sole , hebbe, come il fòle , fra cento , e cento fiammelle^ 
Tbccafo j e la tomba , La difgratia di Meo perfuafe Ora- 
tio Delfino, nobile Italiano > a ilare, nella Tua: carica di 
Gouernatore dell'armi, quieto ,- benché giouine fpirito- 
fo fi dilettafle, à pari deireftinto , delie gioftre , e tornea- 
menti , che in que' tempi erano fi-equentiflimi nell'Italia , 
Anzi fu ofler nato, che mentre dimorò in Corcira, mai 
non fi vide maneggiar cauallo,ò far'altro efèrcitio,per cui 
potefiè mettere fé fteflb in qualche gara co'Corfioti . Bel- 
lo è l'efemplo , che dà lettioni a gli huomini , più erudite 
di quelle fi dettauano s\x le cattedre da gli AriftotelÌ5e da' 
Fiatoni , Vn fatto vai per mille detti 5 poiché quefli fua- 
nifcono con l'aure, e quello fèrue da fpecchio, fempre fta- 
bile, àgli occhi della mente de'ragioneuoh. Anche gli 
bruti fchiuanoquel foffo , oue videro pricipitare il com- 
pagno y e fblo delle pecore fi narra y che T vna fègue Tal- 
tra pure nelle cadute. 

Il fucceffo del Gouernatore Meo chiufé il 1 5pp,e aprì 
Tanno , che diede compimento al fèflodecimo Secolo 
doppo Tincarnationedi Crifto, Signor noltro j né in-, 
quello cofa auuenne di rifieuo, come anche fino al fèicen- 
to tre, in cui Agoflino Canale Proueditore, e Capitano , 
fabbricò in Fortezza vecchia Tarco del voltone ibpra il 
Contrafoflo , con vna Chiefètta per celebrarui la meisa^ 
comodamente per le militie. L'opera per la fualarghez- 

Ddd 2 za 



380 Della Hiftoria di Corfù: 

za non par fattura di huomo^ma chi la fece neirintregità, 
e coftumi fi fece conofcere vn' Angclo;,viuendo fra' Cor- 
cirefi la fama del Canale fino al giorno di hoggi , come di 
vno , che altro non hauea di terreno 5 che il corpo . Mo- 
rì in quefto anno Maumetto Terzo Imperatore de* Tur- 
chi , che mai non ruppe la quiete della noftra Republica, 
la quale in fomma tranquillità^fbla forfi tra Principi Cri- 
iliani , mantenne le fue Prouincie lontane dalle guerre , 
che fierilfime neirVngheria^ nella Tranfiluania^nellaVa- 
lachia, e nella Crouatia vicina/ra'fedeli ^ e i barbari , lén- 
7 a intermifFione, feguitauano con vicendeuol fortuna^ . 
Ma lafciamo gli Ottomani^e ritorniamo al Canale^il qua- 
le 5 non contento di ciò^ c'hauea fatto ^ volle riftorare la.. 
Chiefa di noftra Donna di Paleopoli , e accommodò lo 
celle, ouei Monaci Greci rifiedono per conceffione del 
Publico, che diuenne padrone del luogo , quando i Tur- 
chi fotto Solimano deftrirfserorifola , e forzarono TAb- 
bate, ei Religiofi, cheThabitauano, ad abbandonarlo, 
per la paura. Molte altre cofefec'egH nel tempo del fu o 
keggimcto, degne di memoria,, che fi tralafcianoper bre- 
uità, come pure vuò fare delle fefte, che folenni cele- 
braronfi per Tarriuo di Vincenzo Querini Nobile Vene- 
tiano da Clemente Ottauo Pontefice Maffimo di gìo- 
riofa memoria eletto Arciuefeouo di Corcira. Il Tur- 
co frattanto per noi donnina; poiché, aflunto airOt-. 
tomanico trono Achmet fanciullo di quindici anni,, 
hebbe da vegliare difouerchioneirAfia, oueilPerfiano, 
e il Bafsà d'Aleppo ribelle, co'Principi della Giorgia , gli 
dauano tanti trauagli,che non folo per allora,ma per mol- 
to tempo doppo non puote aprire gli occhi contro de* 

noftri. 



Libro Settimo l 381 

noftri . Onde Filippo Pafqualigo^che nel i <^o 5 ibftene^ 
la carica di Proueditor Generale, puote riftorareil molo 
del Mandracchio con marmi alla ruftica ; e i Corcirefi at- 
tefèro al buon'ordine delle loro leggi y e alla conièruacio- 
nedeirifbla. Fià per ciò ordinato, che i Proueditorifb- 
pra la fanità poflano bruciare barche, e punirei delinque- 
ti del loro Magiftraro , e che quei della natione nella ven- 
dita delle loro facoltà fullèro liberi, e non /oggetti alla fti- 
ma . E perche molti Nobih Ciprioti , che fi truouauano 
in Corfù pretendeiiano di entrare in Configlio , fi otten- 
ne dal Principe la conferma del Priuilegio,ch'efclude i fo- 
raftieri , ogni qualuolta non fieno ammeffidal Commune 
à voti fecreti , ò per gratia fpeciale dalla Rcpublica . Alla 
ficu rezza de' denari del Fontigo fi prouide con la fattura^ 
di quattro chiaui , Tvna delle quali douea Ilare nelle mani 
del Bailo , e le tre altre in potere de* Proueditori : e alla^ 
morte del Protopapà fi rimediò con Telettione di Arte- 
mio Bulgari, che per la nobiltà della fua cafa fi manteneua 
con^randefplendo re. L'anno poi del i (5o 6^ qualche ftre- 
pito di guerra vdifffnCorcira, per Tarriuo del General 
Bembo con vn'armata bcn'alPordine di ogni cofa > ma^ 
fcarfadi gente, che in gran numero fi raccolfe dalPllbla^ , 
che armò vna galea fotto il comando di Niccolò Lucani 
di gloriofa memoria . Caufa di tali molfe furono i difgu- 
fti tra Paolo Quinto Sommo Pontefice , e laRepublica^ 
Serenifsima , nati per materia di giurifditione , onde dal 
Papa fi promulgò l'Interdetto, che potea partorire qual- 
che affalto foraftiero, qualora i Venetiani, per mare, e per 
t^rra,non fi fuiTero poili'n difefa . Non hebbe à ogni mo- 
do )I Bembo occafione di moflrare il fuo valore , fi comò 

l'heb- 



i^^z Della Hifìoria di Corfù. 

Ilebfcedi far pi^Iefe la fiia gentilezza . e giuftitia:, per ìc^ 
quali nella mia Patria rimale adorno di lode il fuo nomo , 
Suanì la guerra in fole minaccici li pacificò con Paolo» 
SouranoSacerdote Venetia> la quale depofe l'armi, che-»- 
non le conuenne ripigliare > che nel 1 5 1 5 ^ prima per op- 
porfi a" mouimenti dlralia, lacerata da gli itranierr^ e dal- 
la natura inquieta diCario Duca di Sauoia^ e poi contro 
gli Auflriaci di Germania, che proteggeuano gli Vfcoc- 
chij, infeftiffimi ladroni neirAdriatico.. 

M'auueggo d'hauer fatto vn gran falto;maIa poca ma- 
teria dì fcriuere;, chefrailmezzo mi Ibmminillra Corcira;, 
ailrignela penna talora a fai tare j. poiché altro di degna 
non truouO;,che nel 1 5o8 Telettione di Giorgio Floro in 
Protopapà : nell'anno appreifo il decreto>che Marco Poi- 
lila;^ e Giorgio Politi, Ambafeiatori y ottennero dal Sena- 
to Venetianov circa i Cancellieri, che non potellèro effe- 
re Nationali,òforaftieri accafàti neirifola, per euitare^ 
Teflorfioni, ma che ogni Reggimento conducefle il fuo y 
che^finendo Tvfficio, facdfe quattro anni di contumacia r 
nel 1612 TAmbafciaria di Demetrio Chiprianò,e Marco 
Antonio Quartano, i quali hebbero vn refcritto dal Prin- 
cipe, che il Canceilieredel Bailo non teneisepiii infua^ 
libera dilpofitione i depofiti, ma che quelli nella Camera 
Fifcale fi depofitafsero lotto tre chiaui , conlègnate vnaj» 
al Bailo j vnV Sindici , e vna al medefimo Cancelliere ^ 
Arriuarono nell'anno 1^14 à Corfù tre Inquifitori il 
Bono, il Lored^no, e il Palqualigo, che lu biro pofero 
rimedio à molt'incouenienti , e in particolate al prezza 
delle colè,ò fcritture, e giudici/ , facendo le tariffe neceC- 
ftrie , e ben'intefe , Ardeua in tanto la guerra nel Friuli j, 

accela 



Libro Settimo . 5 S 5 

accelàperrinfblenza de gli Vfcocchi ira'Venetiani , e>> 
Ferdinando Arciduca d'Auftria ;, e già quelli à que- 
fto liaueano tolte più tene., e defignauano di affediar- 
gli Gradiica . Chi legge le Hiftorie può ammirare la gran 
patienza della Republica, prima di rompere la pace; à che 
ju aftretta , perche né le furono ofTeruatelepromelle , né 
mai queladroni fi alknnero di predare ne' loro mari , I 
Turchi^ ch'erano danneggiati , più volte ricorféro al Se- 
nato, il quale temporeggiando , hora all'Arciduca , hor* 
all'Imperatore mandauaMeflàggieri, ^cciò mettefìTero 
qualche rimedio a'difòrdini, checagionauanoiloro vaf- 
falli. Ma benché l'vno^ € l'altro dafléro fèmprebuone^ 
parole ^ gli Vfcocchi non cefiàuano da'fatticattiui , dan- 
neggiando, nonchegl'infedeli , gli Criftiani medefimi , 
con crudeltà così barbara, che non fi legge fierezza fimile 
fra gli antichi Pirati . Non puote più /offrire la Republi- 
ca, e ceffando dal negotio, ch'era riufcito vano, impugnò 
l'armi, e fi fece flrada con la forza alle giufte fodisfattioni, 
che pretendea . I Corcirefi , doppo di hauere aggiuftato 
co'l Reggimento le differenze circa l'elettione de'Nobili 
nuoui nell'anno antecedente, nel i <5i <5 armarono a loro 
Jpefe fei cento fanti per quattro mefi,e confegnandoli alla 
cura di Niccolò Schiadaloro Cittadino di Configlio , li 
mandarono in foccorfo del Campo Venetiano,che allor - 
affediaua Gradifca, Qui fecero i Corfioii marauiglie, fe- 
condando la direttionede'Capi,che co'l valore fi vedeua- 
no vicini alla conquifta della Piazza, che in quaranta- 
quattro giorni di affedio, e venticinque di batteria, hauea 
moftrata à bailanza il coraggio di Giouanni Peri no Val- 
lone, che con mille e ducento huomini la difendea . M^ 

l'ordine 



«♦ 



^5 84 Della Hiftoria di Corfù : 

l'ordine del Principe aftrinfe gli aggreffori , poco menò' 
che trionfanti, à ritirarfi dalFattacco , con dolore immen- 
fo di Francefco Giuftiniani, edi Orario Baglioni , diret- 
tori di queirimprela . Caufa di tal cornando fu Tinterpo- 
fitione del Papaie di altri Principi, che pregarono i Vene- 
tiani à defiftere dalle offèfè , mentre fi maneggiaua con./ 
gran calore l'accordo > che fuanì alla fine, non conuenen- 
do ne gli articoli della pace , che maneggiata per tutto il 
i5 1 7 5 fu conchiufa , e fottofcritta nel principio del di- 
ciotto y con grande vantaggio de'Veneti . Ho trafcorfb 
conbreuità i fuccefFi di vna guerra faftidiofà più di quel- 
lo, che fi pofla mai credere, perche molti ne hanno 
difìufamentefcritto; né ho fatto mentione delle armate^ 
poderofe,che il Duca di OfTuna, Viceredi Napoh, fpinfè 
neirAdriatico,à fine di diuertire le forze della Republica, 
(eflendo gli Spagnuoli'n lega con rArciduca)perche non 
fecero male airifola di Corfù, lecofe della quale mi con- 
uien iblamente narrare . Ma il nome del Duca di Ofluna 
mi fafouuenirevnaintraprefà, che, fé non fifcuopriua, ò 
Venetia non farebbe più, ò pur farebbe fchiaua , ladoue^ 
adeflb è Signora. Lapace,che non hauea potuto impedire 
con tutti gli sforzi del fuo ingegno, incitò l'Ofluna à vna 
nuoua guerra, che non fi deue pratticare traTrincipi, po- 
tendo, co'l fuo efèmplo , anche a chi la muoue, riufciro 
dannofà . Uacquiftare vna Città con qualche inteUigen- 
za, quando apertamente fi efèrcita inimicitia, hoggidì 
non è male 3 ma il volere fbggiogarla in tempo di quiete , 
per via di congiure , è attione deteftabile per ogni verib . 
RipofiuaVenetiafottolafede, el'Olfuna non poteua^ 
quietare, tanto era Todio, che portaua à vnaRepublica^ , 

che 



Libro Settimo . 3 8^ 

che altra occafione di odiarla non gli daua, che Teflere 
propugnacolo iniiitto della libertà Italiana, Cento ^ e 
cento modi fpecolò egli ^ e all' vltimo y confederatofi con 
laQiieua^ ch'era del Re Cattolico Ambafciatore, refi- 
dente in Venetia^ elefle vno ardito di eccefìb^e à tale pro- 
portione empio^ e federato . Fecero ambo icelta di huo- 
mini micidiali y per lo piìi Borgognoni , e Francefi : (per 
non dare fo (petto con introdurre Spagnuoli ) Tmtroduf- 
fero nella Città y e qualchuno dentro l'Arfenale fotto co- 
lore d'efercitarui Tarte di fabbricar fuochi artificiali ; di- 
uilero ipofl:i, e in giorno determinato y al comparire di 
molti legni , che doueano venire dal Regno di Napoli , 
hauean fatto concerto di attaccar le fiamme all' Arfènale , 
afsaltar la Città, € impadronirfi della fprouifta Venetia,» . 
Ma l'huomo macchina y e Dio dif}')one à mi fura de'fuoi 
giufl:i difegni . I bcrgantir.i ye barche y che veniuano 3 fi 
difperfero^parte prefi da'Corfari , parte battuti dalle tem- 
pere ; e differendofi fino all'Autunno l'elccutione della 
congiura, (ù ella da due Nobili Francefi, vn Normanno, 
Taltro Delfino, fcoperta al Configlio di Diece, che, con- 
cefsa l'impunità a'riuelatori , ch'erano complici , diede 
mano à prendere i congiurati, de'quali molti fuggirono , 
ed hebbero prefso l'Oisuna ficuro ricuouero . Cofa, che 
accreditò la fama, ch'egli fufse l'orditore della tela infa- 
me , benché coftantemente il negafsc alla Corte di Spa- 
gna, oue fé ne fece richiamo . La Queua fuggì à Milano , 
perche il popolo, fenzadubiofagrificato Thaurebbe al 
fuo furore 5 e l'Oisuna hebbe doppo la condegna merce- 
de dal fuo Re, che, per foipetti di non so che pen fiero fo- 
pra il Regno di Napoli il kcc morire prigione. Furono 

F. e e iìì 



'^26 Della Hifìoria di Corfù. 

in Venetia punit'i delinquenti ^ e perche alcuni fi ritroua- 
uano in Corfù su Tarmata, condotta da Pietro Barbarigo, 
fi fpedirono ordini pel loro caftigo , e per la vigilanza-, 
maggiore fopra i legni delTOfsuna^ che veleggiauan nu- 
merofi per l'Adriatico . Chiufi quelli dentro Tacchi furo- 
no gittati nel mare (degna pena di chi volea accender 
fuoco il perire fra Tacque ) e à fine di prouedere à quello , 
che potea fuccedere con le naui delTOiluna , fi rinforza- 
rono le galee Venete con gente delTlfola,e Giorgio Poli- 
ti ne pofè vna in punto , al pubHco feruigio apparecchia- 
ta . Non fecero altro riièntimento i Venetiani y per non_, 
intorbidare la pace d'Italia^ch'era vicina à conchiuderfi^e 
perche fapeuano, che l'attentato non dal Re^ma dal catti- 
no miniftro fu, fenza fuo confènfo^intraprefo , L'ai'mata, 
benché fèguifle la pace, non fi disfece y e alBarbarigo de- 
funto fu fubrogato Lorenzo Veniero nella carica ài Capi- 
tan Generale, poiché , e gli Spagnuoli non deponeuano 
Tarmi , eTOffuna , oltre il differire la reftitutionede'legni 
prefi, tenea apparecchiate molte galee, che, benché cor- 
reffè voce fuisero defl:inare per l'Albania contro i Turchi, 
fi dubitaua non s'inulaffero nella Dalmatia a' danni de' 
Criftiani . Fece molte reprefaglie il Veniero di Naui,che 
caricauanoper Napoli, e poi fi ritirò à CorfLi,doue Tanno 
auanti, chefir il 1 6i 8,era arriuato Benedetto Bragadino, 
nouello Arciuefcouo,pur , come il fuo Antecefsore , à tal 
dignità promofso da Paolo V. Sommo Pontefice, che an- 
cora viuea . Seguitò la difcordia tra Spagna e la Republi- 
ca per qualche anno 5 e benché non fi venifse à manifefta 
guerra , à ogni modo era poco fl:abjle la pace , sì per gTin- 
tereffi delki Valtellina , come per l'alleanza , che i Vene- 
tiani 



Libro Settimo . 3 87 

tinnì contrarsero con gli Olandefi , che s'erano fottratti 
daUVbbidienza dell'Auftriaca Monarchia. Quindi di 
raro era fenza le armate nauali Tlfola di Corfù , che dalle 
genti di galea patiua molti oltraggi, per gli continoui la- 
dronecci anche dentro della Città , la quale fé ne dolfe in 
modo, che volle fpedirefuoiAmbalciatori, perelporre 
al Principe le fue giufte doglianze. Che, benché nel 
1611 Giufto Antonio Belegno , Proueditor Generale , 
hauefse pofto rimedio à molt'inconuenienti , fino coil. 
prohibirea'publiciRapprefèntanti il negotio fopra le 
robbe de gllfolani , con ciò tutto aTurti non feppe truo- 
uare riparo. Diflìmularono per qualche tempo i Corei- 
refi, e per non dare dilgufto alla Republica , non permife- 
ro, che ne parlafle nel 1^24 il Meflàggiere , chea loro 
conto andò à Venetia , per ottenner molte gratie , e fi'a le 
altre, che gH huomini,che fèruono a'Cittadini, non fieno 
aftretti à pagare grauezze . Ma , non potendo più tolera- 
re l'audacia de'Galeo ti , chehaueano rubatola borfa à vn 
Fante delle Cernidi , mentre facea la raflègna auant'il ra- 
ftello della Fortezza , e perche quefti fé ne lagnò fu co* 
compagni, e il Capitano della fua Compagnia , villana- 
mente trattato 5 fi determinarono nel i52(5 d'inuiarc^ 
Luca Quartano , e Niccolò Beneuiti co' procedi del fatto 
à Venetia . Qui arriuati efpofèro le loro commiffioni con 
dolore grande di que'Padri , che non voghono, ne mai 
permettono gli fl:rapazzi de'loro vaflalli . Si hebbe ordi- 
ne rigorofo contro i rematori di galea, a'quali fu prohibi- 
to lo fcendere por auanti piti in terra; e per gli altri vfficia- 
li, e foldati dcterminoflì , che non poteffero dormire , che 
fopra i nauigli : e acciò fi ofleruaflè rvno,e l'altro rimedio^ 

Eee z fu 



388 Della Hiftoria di Corfò. 

fu impofto a Comandanti , che non poreffero pretendere 
vantaggio di pofto , fé non portaffero fedi autentiche di 
hauer fatto efeguire quanto ì\ Principe hauea comanda- 
to . Non vi è nel mondo ragione^ che inciti meglio alla^ 
giuftitia, quanto l' Ambitione^ la quale velie i lupi di fpo- 
glie di agnello^ e dà in mano a' Mercuri , piìi ladri^ le bi- 
Janciedi Aftrea. O quanti per faHr nel grado fi alleg- 
gerifcon delle rapine, moftrandofi, almeno nell'appa- 
renza 3 così amatori della giuftitia, che preflb di lo- 
ro fi ftimerebbe ingiufto Minoe, eRadamento. Non 
poteuano dunque i Venetiani porre pena, più a pro- 
pofito, per Tefecutione de' loro decreti 5 né i Miniilri mi- 
naccia^ più grande , hauere della prohibitione di auan- 
zarfi nelle dignità/e non metteuano ad efletto quel ^ che^ 
iauiamente fu loro impofto . Ceflarono frattanto nell' 
Italia gli difturbi della Republica con gli Spagnuoli per le 
cofede'Grigioni, ediSauoiaj ma, eflendo morto Vin- 
cQmo Secondo, Duca di Mantoua, e di Monferrato, non 
puotedifmettere Farmi, valeuoliioHà eftinguere vn'in- 
cen dio 5 che forfè fienirimoprefloaMoro confini, Carlo 
Gonzaga, Duca di Niuers, che, per ragion di Sangue , 
fuccedeua ne' due Stati, Mantouano, e Monferrino,eflen- 
do mancatOjfenza Succelfori Vincenzo, non fu polfibile, 
cheotteneileil Dominio, prima di vederlo deftrutto . 
Gli Spagnuoli, ftimandolo diffidente, perche nato in^ 
Francia, noi voletuino vicino 5 e perch'eglis'hauea fat- 
to giurare fedeltà da' popoli , per mezzo del Duca di Re- 
tei fuo figlio , à cui fposò Maria figlia di Francefco, ch'e- 
ra fratello deireflinto Vincenzo , e ciò fenza darne parte' 
all'ImpcratorejeCefare^e Sauoiacon gli Spagnuoli s'vni- 

rono ? 



Libro Settimo. 38^ 

fono ; quello^perche ftimaua vilipeià la llia fuprema auto- 
rità nel Feudoj quefto^perche co le nozze di Maria haureb 
be voluto tirare il Monferrato nella fua Cafi . Si maneg- 
giò la lega nel i ^27, e nel ventiotto fi diede principio al- 
la guerra con Tafledio di Mantoua , che da' Venetiani foc- 
corfa, alla fine cadde in mano de' Tedeichi, che la foc- 
cheggiarono ^ con eftrema barbarie . E pur farebbe flato 
picciolo male quefto;, quando fi fufse la rouina fermata in 
vna fola Città ^ deftrutta dal ferro 5 il peggio fu ^ chele^ 
Prouincie intere nel ventinone /popolarono con la pefte, 
che da Germania condufsero. Il morbo, che ne'paefi 
Settentrionali freddamente fi dimenaua, nel Chma d'Ita- 
lia temperato prefe vigore 5 e , à guifa di Serpe , che da' 
ghiacci al caldo paflTando auuenta mortale il veleno^facea 
ftrage col toffico . Vi è fama, che nel folo dominio della^ 
Repubhca in Italia mancafle la metà delle perfone ; e bcn^ 
che non così fiero, pur pafsò il mare la micidiale conta- 
gione j e comparue in Corcira . Qui fi viuea con quiete , 
né altro ftrepito di Marte s'vdì, che l'armamento di vna-i 
nuoua Galea , di cui fu eletto dal Configlio per Sopraco- 
mito Matteo Quartane , del refto il campo guerriero fi 
cangiaua in Moate di pace , da Antonio Pifani Prouedi- 
tor Generale iftituito , pel bifogno de' poueri . U fei per 
cento co'l pegno pagauano quelli, che voleaa denari , il 
fondo de' quali , che poi crebbe molto , fu poflo dalla.» 
Communità, e da molti Nobili, defideiofi dell'erettione 
di vn luogo , cotanto pio . Hor mentre à ciò s'attende- 
ua,nella notte del Santiffimo Natale in quattro parti del- 
la Città fi fcuoprirono fegnidipefte, con pericolo, per 
la frequenza del popolo, d'infettar l'Ifola tutta, effendo 

dentro 



3 pò Della Hiftoria di Corlù . 

dentro le mura^non folo i Cittadini , ma buon numero di 
Villani 5 corfi alla folennità da diuerfi Caftelli . Si viaro- 
no 5 per troncarne le radici diligenze grandiffime, efrat- 
tanto gli Proueditori alla Sanità inueftigauano il modo, 
come potefìero venire in cognitione del primo fernet 
del male. Doppo rigorofi proceffi feppero , chevn Ser- 
nitoredi Odigitriano Sarandari, loro collega , dentro 
due facciolettiTurchefchirhauea introdotto in Cafa del 
Padrone , da doue s'era il morbo iparfo per le altre contra- 
de . Hauca quei feruo hauuto que' lini da non so chi^dop- 
poc'hebbe prattica vna naue foraftiera ^ienzafo/petto al- 
cuno di pelle, e parendogli belli nellauorone iecevii^ 
dono alla Padrona, che li fé riporre dentro vna caflàda^ 
vnafua figliuola 3 la qualemorì in poco tempo. Accor- 
fèro, come s'vfa , le Dame a' funerali , e abbracciando Ja^ 
Madre, e le altre congionte della fanciulla morta, alcune 
furono tocche dall'infettione, che in più luoghi orgo- 
glioià comparue . Fu fubito il Sarandari con tutta la Fa- 
miglia mandato al Lazaretto , e come comphce, innoccn- 
tillìmo per alti-o , del fallo , hebbe da' fuoi Compagni ^ o 
da' pubJici Rapprefentanti fentenza di morte, qual fi efe- 
guì , con grane dolore de' Nobili, che , quafi tutti , Tha- 
ueano per loro Auuocato . Il fecero venir fuora del Laza- 
retto, e ordinandogli , che fi confeflàflè con vn Reli- 
giofo , c'hauean condotto à tal fine fopra vna barca, com* 
egli fcce^ à colpi dì mofchettil'vccifero. Cosi Saran- 
dari lènza difeie, iènza pietà, fenza delitto cadde vit- 
tima deirinuidia, non della colpa. Egh era Auuocato 
principale: bafta ciò per far conolcere,che il fumo,che co 
h fna eloquenza metteua in faccia à gli altri, {ù caufà di 

quel 



I Libro Settimo/ :59i 

quel fuoco, che incenerino. Né il Reggimento Vene- 
tiano concorle alla fua morte , fé non forzato da' Paefani, 
che vollero in ogni conto la crudele fentenza . Che den- 
tro à due panni lini fuffe afcofta la pefte, può elìere , ma^ 
come il Seruitore non hebbe prima il morbo ? Come nel- 
la naue, cheportolli, non vi era fègno di male ? Io per 
me 5 più tofto credo , che dall'Italia infetta valicaflè Tan • 
gue velenofo à Corcira , la quale alle humane aggiunfe le 
diligenze Diuine^perifcacciarlodafuoi confini . S. Spiri- 
dione , c'hauea nella fua vita dominio fbpra i fèrpi fino à 
cangiarli'n oro, fu inuocato ; à lui huomini , donne , vec- 
chi, e fanciulli ricorfero, con lagrime à gli occhi, e co' fo- 
ipiri alla bocca , che vfciuano dall'interna diuotione dei 
cuore : e il Santo con le fue preghiere ottenne da Dio la^ 
gratia , che con la morte di foli ìeffanta , e non più , fi kcc 
palefè nel giorno delle Palme del r ^5 o. Le Palme porta- 
ron vittoria, e con vnafolenne proceflìone fu condotto il 
Corpo di Spiridione in trionfo : che trionfo fu per gli ad- 
dobbi, le tapezzerie delle ftrade, i veflllli , le bare, e il nu- 
mero immenfo delle perfone. Ogni anno, nello ftefso 
giorno , con la medefima folennità fi celebra la memoria 
del fauorericeuuto dall' Altiflìmo à interceffione del San- 
to , il quale nel tempo del contagio apparue à molt'infer- 
mi,e loro promifefalute;e fu'I fuoTemplo fé (empre vede- 
re vn lume à forma di lanterna , ofleruato ogni notte dalle 
fèntinelle delle Fortezze . Si raccolfero da cinque mila du- 
cati , per tante gratie , e applicaronfi ne gli abbellimenti 
della Chiefa, che chiude Tofla di colui , che non è mai du- 
ro alle fuppliche de' Corfioti, ofléquiofi adoratori de'fuoi 
meriti Angolari , 

Ma 



3 p 2. Della Hiftoria di Corfù. 

Ma fé Dio fbfpefe da Corfù il flagelIo,fcaricarlo fi com- 
piacque fopra di Napoli, con l'incendio del Vefuuio, che 
all'Italia apportò terrore grandifsimo, e allaCampngna 
Felice infelici rouine , Se in Corcira Spiridione fece Vvf- 
ficio d'Hercole nell'vccidere il velenofo ferpente; in Par- 
tenope S. Gennaro fi portò da Alcide nell'atterrar Tauda- 
cia di quel MontC;, che da fette bocche, à fomiglianza del- 
THidra^vomitaua fiamme, con deftruttione del vicino 
paefe. Le gratiede* Santi cagionano diuotione ne'popo- 
li ; ond'è, che in Napoli fi vide riforma ne'coftumi,e in.. 
Corcira fi attefe a'foli efercitij di diuotione,fra'quali fu la 
traslationede*Corpi di Sant'Arfenio Arciuefcouo, e de 
SS. Sofipatro, e Giafone, che , del numero deTettantadue 
Difcepoli, erano fiati gli Apofl:oli deirifola, da loro con- 
uertita alla fede, come fi è detto . Erano le venerande Re- 
liquie nella Chiefa de Santi Pietro , e Paolo , dentro la.» 
Vecchia Fortezza, eflèndo quella la Cattedrale ; ma per- 
che,doppo la fabbrica delle nuoue mura,fù eretto il Duor • 
mo nel mezzo della Città, co'l titolo de'Santi Giacomo „ 
e Crifl:oforo 5 fi trasferirono folennemente qui nel i (Ss 2,, 
e furono dentro vago depofito conferuate . FÌj anche al-- 
lora conceflb dal Senato all'Arciuefcouo, per fua refiden- 
za,vnPalaggio, vicino alla fudetta Chiefa, chedalla^ 
Communità, due anni auanti, era fl:ato fabbricato per 
vno de'Configlieri , che fuole habitare in Città , fiando 
Taltro in Fortezza . Ma la trafportatione di que'Santi 
dentro il Duomo delPArciuefcouo Latino non (ù cort, 
pregiudicio del Clero Greco , à cui è lecito ogni anno , 
nel giorno della fefl:a, T vfficiare fecondo il fuo rito , e fare 
ne'Veiperi laProceffione da dentro la Sagrefl:ia. Noi vor- 

reffimo 



Libro Settimo . ^93 

refllmo volentieri fermarci ne gli atti di Religione, per 
non intricarci ne gli effetti dell* Ambitione, che, nel tren- 
tatre, hebbero à Tconcertarc lo flato pacifico della Città , 
che 5 fé non era la prudenza del Principe , rinouaua le an- 
tiche fcenc tra'Nobili , e Popolari . Loratione , che fece 
Menna alla plebe di Roma contro i Pattiti j folleuata , iù , 
che le membra del corpo non deaono fare da capo,quan-r 
do con Tiftefso capo non voglion perire . E vero , che^ 
la mano può pretendere di non fèruire , fomminiflrando 
cibo alla bocca, ma fé non fèrue, per mancanza di vigore, 
che nafcedal cibo, ella pure s'illanguidiice . La vgua- 
glianzaèbuona, ma con proportione Aritmetica, ouei 
numeri flanno alfieme , però fanno diuerfa figura , e flan- 
noinfitoben differente. Se gli Zeri voleifero precedere 
il numero , ò ftare nel luogo fleflb , quando mai fi conte- 
rebbero le partite ? Anche Dio, che fece le opere fuo 
perfette, volle^che fi conferuafìe l'ordine in uariabile nelle 
create foflanze . Vn Primo Mobile (qual farebbe il Prin- 
cipe nel gouerno ) regge il tutto , e al fuo moto fi aggiran 
le sfere, rutto che il loro naturala iftinto le guidi à contra- 
rio cammino . A que'fourani Circoli , che fra di loro fi 
cedon la precedenza gli Elementi foggiacciono 5 né ìsu 
Terra fi lagna di effere T vltima, e condannata alla fatica^ , 
ladoue i Cieli non fi degnano , che di mandare influenze . 
Se quefla voleflé formontare, e con l'opinion fallii di Co- 
pernico pretendeflè niuouerfi , e diuenir Cielo de'Cieli , 
quali difordini non fi vedrebbero neir Vniuerfò?Le Crea- 
ture flanno ne'loro alberghi, iPefci dentro le acque, i 
Quadrupedi nelle campagne, e nell'aria gli Augelli , che 
come più nobih panno pofare co'i pie su l'onda , e fopra^ 
^ Fff dd 



3 P4 Della Hiftoria di Corf ù l 

del fuolo ; ma à gli altri non è permefìb il foJIeuarfi nell'- 
aria ; e fé taluolta faltano , ricaggiono fubito 5 infegnan- 
doci la natura , che nelle conditioni 5 e gradi , vi è la fua-» 
differenza . Bafti'l detto, per far conofcere l'errore di que^ 
Corcirefi , che voleuano nelle cariche della Nobiltà^e nel 
Gouerno infinuare i Popolani per forza, qualfoggiacque 
al Decreto del Senato Venetiano , ch'efclufe la loro vana^ 
pretenfione. Furono poi Ipediti à Venetia due Amba- 
fciatori, Niccolò Quartano Caualiere, e Dimo Beneuiti, 
per impetrare, come ottennero, che il Reggim.ento non^ 
potefle impedire ciò , che fi determinaua nel Configlio , 
circa à gli vffici , fpettanti al medefimo Configlio : che fi 
dia rimedio à gl'inconuenienti de gli huomini di Galea , 
che tutto giorno cagionauan rumori , con rinuouare gli 
ordini a'Sopracomiti di non lafciarlivfcire da'legni: che 
fieno caftigati quei , che dalla Fortezza colpirono con-, 
vn cannone la Spetieria di Criftodolo Ferrici , con peri- 
colo di fblleuatione nel popolo: che i Giudici Annuali 
debbano intrauenire in ogni Giuditio , per dar il loro vo* 
to confultiuo, fecondo Tantico coftunie : eche,trouando- 
fi Capitan Generale in quelle parti , non fulsero i Corci- 
refi obligati , qualora vogliono mandare Ambafciatori à 
Venetia, à dargli conto,che della fèmplice Ambafciaria.» > 
douendofi folo alla Rcpublica efponere i negotij , che/ 
fi deuon trattare . Cosi , mediante la pace , fi trattauaru 
facilmente le faccende economiche; ma Tanno appreifo 
qualche lampo fi vide, che minacciaua tempefte, pel 
grande apparecchio di naui, chefaceano gliSpagnuoli, 
fènza poterfi penetrare il lor fine , non efsendo in rottura^ 
con la Francia 3 ma, Ih lampo fu, fuanì in vn baleno,fcuo- 

pren- 



Libro Settimo ; ^p^ 

prendofi pocodoppo ^ che la volean co'Galli^a'quali tol- 
lero ilfola di S. Margherita nel 1(^34, in cui cadde nella.» 
città di Corf u vn fulmine , e attaccando il fuoco nell'An- 
gelo , ch'era su la cima del campanile della Chiefadi 
S. Spiridone , e nel legname , che fofteneua le campano , 
difparue. Seiononifcriueffi vna Storia, ma componeffi 
Panegirici , belle confiderationi potrei farefbpra quefta-» 
faetta mifteriofa, che cadde dal Cielo in tal luogo , e con^ 
tali ammirabili circoftanze , Dir fi potrebbe , cheSpiri- 
dione^ tutto accefo di amore verfo il fuo Dio, volle , cho 
al fuo Tempio affiftefsero, non Angeli, ma Serafini^ onde 
all'Angelo fi aggiunfero le fiamme , che fono propie de' 
Serafini . Toccò il fulmine TAngelo , perche di legno ; 
volendo il Santo puri fpiriti al fuo corteggio , non efsen- 
do cofa materiale, degna di accompagnarlo . Volea pure^ 
la vampa vendicarfi delle campane , a cagione , che nelle» 
torture di bronzo non confefsauano , benché à gran fuo- 
no parlafsero , il merito grande di quell'Eroe , che rollo 
co'fuoi prodigi le cento lingue alla fama. Accorferoi 
Cittadini à eftinguer T incendio , e vno , che per la paura^ 
delle nubi, non ancora fuie di fulminare , non vide il pe- 
ricolo di cadere , precipitò dall'alto fino à terra,fenza ma- 
le di forte alcuna ; poiché inuocato il nome di Spiridione, 
non cadde nò, iu da mano inuifibile pofto leggermente 
fui fuolo . Belliffimo Elogio fa di tal fatto in Greco , o 
in Latino, Niccolò Vulgari, che con tale occafione com- 
pendia molte marauiglie del Santo, che moftra di conti- 
nuo la fuaprotettioncfopraCorcira, la quale non lafcia 
dicorrifpondere alle fue gratie con l'oflequio douuto. 
Non vorrei , che il fulmine mi trafport alle, inora del 

F ^f 2 mio 



^p6 Della Hiftoria di Corfù- 

rnio propofitOjà quel fuoco, che,doppo la fua caduta, nel 
i(> 3 5 fi accefe nell'Italia tra Francia e Spagna, al quale la 
Ilepublica, che potea farlo con fuo vantaggio, non volle 
a ggiiignere legni, ed efca , procurando anzi di fmorzar- 
lo per mezzo deTuoi Miniftri refidenti nelle Corti dell'- 
vna, e l'altra Corona , Guerra fu quefta, nella quale i Ve- 
li etiani fi mantenner neutrali , benché Parma , e Sauoia^ 
per Francia,e Modona poi nel trentafeiper gli Spagnuoli 
fi dichiaraffero . Ma fé i Veneti non s'intromettono nelle 
difcordie altrui, non fia lecito alla mia penna Tintiicarui- 
fi ; che però, raccogliendo le ale , fi ferma fopra Corcira , 
doue nel trentafette fi videro Marco Contarini , Giouan- 
ni Cappello, e Marco Antonio Corraro Inquifitori, Sin- 
dici,e Auuogatori di Leuante, i quali con Ibdisfattione 
de'popoliefèrcitaronogiuftitia e/emplare. Riformaro- 
no gli abufi , introduflero l'offeruanza ddk buone leggi| 
e per togliere ogni fomento airambitione,fecero ordine, 
che fi leuafìero tutte le Statue,Infegne, Arme, ed Epitafi, 
con non poca fpefa , intagliati alla memoria delle attioni 
eroiche di alcuni publici Rapprefentanti dalla Commu- 
nità oflequiofa . Ma fé quefti alle pietre , l'anno apprello 
Antonio Cappello mofìe guerra a'icgni, chedepredauan 
nell'Adriatico: onde gli vni conceflero a) tempo ladro i 
furti de marmi fopra la terra y l'altro tolfè a'iadroni le ra- 
pine del mare . I Barbarefchi con fèdeci, ò come altri di-« 
cono, con diciaffette galee rinforzate, vicendo da'loro 
porti , portarono incendi] nelle riuiere della Calabria^ y 
dalla quale ritrafsero ricchiflìme prede, con numero, noilk 
ordinario di prigioni . Haueano corlb il Mediterraneo^ 
formidabili a'Criftiani , che non haueano altro riparo à 

t;anto 



Libro Settimo . 3^7 

tanto male 5 che la diligenza di guardarci lidi, quando^ 
auidi di fare acquifti più grandi , riuolfèro le prore verfb 
deir Adriatico j e fi Iparfe voce > c'hauefsero la mira a' te- 
fori della Cafi Santiffima delFOreto . Non fi puote à 
a ogni modo conofcere il loro difegno , aggirandofi tra 
la Valona^ e Corfù , oue il Cappello ^ terzo Proueditore , 
con Tarmata Venetiana facea dimora. Appena quefti 
fcppe y ch'eran comparfi Corfari , che \Ccì à fine di com- 
batterli, fé facefsero refiftenza : mai Barbari, che cerca- 
nano il lucro ficuro, non le dubie battaglie , in vederlo fi 
pofero à fuggire, e nel porto di Du razzo fi chiufero , con 
penfiero di vfcirne alla partenza de'legni Venetiani . Fa- 
ceuano i conti à lor modo3poiche il Cappello erarifòluto 
di non lafciarli fino alla totale loro defl:ruttione,come fe- 
ce con gloria del fuo nome,che fi refe celebre nell'Europa 
tra fedeli,che giubilaronojnelTAfia traTurchi,che fi fde- 
gnaronoje nell'Africa tra'Barbari,che pialèro larouina de 
loro infelici compagni . S'erano i Pirati fatti forti fui lido 
con buone trincerete fopra qualche baftione,ch'erefsero, 
piàtaron cannoni,tolti dalle loro ftefse galee,e difefi dalla 
fortezza hormai credeuanfi ficuri dalTinuafione de'noftri. 
Ma non così auuenne per Tinduftria del Proueditore, che 
opponendo alloro Caftelli le Galeazze, mandò i Soldati, 
fra'quali erano molti Corcirefi, fopra barche alTaflalto , il 
quale poco puote durare , per la codardia de'Mori, che fi 
faluarono dentro le mura con la fuga, e pel valore de'Cri- 
ftiani,che fuperarono le difefe . Tutte le galee vennero m 
potere del Cappello , e i vincitori hebbero onde fatiare^ 
Tauaritia, eflendo i legni carichi di ricche fpoglie , guada- 
gnate in pii^facchi di Terre, e Villaggi de'Regni di Na- 
poli, 



i^pB Della Hiftoria di Corfù; 

poli;, e di Sicilia. De' vafcciliprefijdoppoch^eglifecd/ 
ritorno a Corfù^quattordeci furono , per ordine del Cap- 
pello 5 affondate preffo la Chiefa di S.Niccolò^ perche fo- 
pra di loro fi fabbricane vn molo, che fatto fi disfece col 
tempo 3 vna fu mandata àVenetia,( altri dicono tre) e> 
vna^diauearinfegna Imperiale > ficondufle àCoftanti- 
nopoli^ perdonarlaal Gran Signore, che allora fi triio- 
uauafotto di Babilonia* Ma il Caimecano, che per la 
lontananza deirOttomano^e del Primo Vifir,gonernaua> 
inBizantio, accefod'ira, pofe a Luigi Contarini Bailo 
guardie , e del fucceffo fece auuiiato Amurat Gran Tur- 
co > il quale comandò , che s'interdiceffe con la Republi- 
Ca il comercio, con minaccie di guerra * Atto, che aftrin- 
fei Venetiani ad apparecchiarfi per terra 5 e per acqua , 
rifoluti di difendere le loro ragioni col ferro ^ il quale/ 
cadde fenz*adoprarfi; poiché il Contarini con la fuade- 
ftrezza , non folo placò lo fdegno deirOttomano , ma ot- 
tenne la fottofcrittione di vn nuouo Capitolo, che per- 
metteuaa'noftriilperfeguitare i Corfan, anche dentro 
de'porti . Il caftigo di quefti ladri di mare mi fa fouueni- 
re della pena fu data da' Venetiani nel 1540 ad alcuni la- 
dri di terra, che vollero rubare in Corfù,à difpetto della^ 
Giuftitia^dalle carceri vnprigionere. HaueaDomenico 
Vendramino Proueditore ( di cui mai non fi fcorderan- 
no i Corcirefi,da lui eletti per Compadri nel battefimo di 
Daniele fuo fighe) doppo vn gouerno tutto d'oro, con- 
fegnato la càrica a Marc'Antonio Memo , che gli fu man- 
dato per fucceilbre , quando vniti mpiti mal viuenti, di 
giorno, nel Palaggio Pretorio , refidenza del Bailo , heb- 
bero ardire di allaltare le prigioni,rompere le lor portelo 

cauarne 



Libro Settimo • 3 99 

cauarne vn tale^ che per gli enormi Tuoi delitti era degno 
di mille morti. Le circoftanze del fatto ^ del luogo, del 
tempo, della perfona^ e della congiura, aggrauauanola 
colpa in modoj che la Republica , fatta confàpeuole della 
fceleraggine, fpedì Luigi Giorgi con titolo di capitan 
Generale , benché fuflè desinato Proueditore Generalo 
delle tre Ifole. Perlonaggio egli era d'incorruttibile le- 
uerità ; e ben moftrolla contro de'rei,de'quali parte con- 
dannò all' vltimo fupplicio , parte la menocolpeuolealla.^ 
galea, conapplaufode'buoni, che fi videro liberi dal ti- 
more, chea ogni vno cagionaua la vnione di quegli huo- 
minifcelerati. Finì poi di eftirparli Pietro Nauaglier , 
che nel ^xeflendo Proueditore la fua natura di angnello 
prouide contro gH fcelerati di vn coraggio leonino ; e af- 
fabile co*buoni , contro chi viuea male era tutto furore^, 
Seguiuano frattanto, piiì che mai ofl:inate,le guerre nell* 
Italia 5 e gli Spagnuoli,doppo di efferfi accordati con Par- 
ma, fomentauano le ciuili difcordie del Piemonte tra Ma- 
dama la Ducheffa di Sauoia , Sorella di Luigi Terzodeci- 
mo Re di Francia , e gli Principi , che pretendeuano, co- 
me Zi j, la tutela del Duca fanciullo. Nei Venetianifi 
erano moffi per rvna,òper Tal tra parte , benché all' vna,e 
altra perfuadeffero la pace,qual eglino ruppero nel 1 6'4s 
co'Barberini per difefa del Duca di Parma, a cui quelli ha- 
ueano tolto il dominio di Caftro . Fin dal quarantadue , 
nel quale s'erano aggiuirate le differenze del Piemonte, 
cominciò ella à pullulare, per qualche inuafione, che nel- 
lo Stato Ecclefiaftico fece il Panneggiano, ma inquefto 
anno fiera fi accefe , e non fi eftinie , che fino al (^aran- 
ta quattro con fodisfatione di ambe le parti , Però altrsu 

più 



"^oó Della Hiftoria di Corfù : 

più faftidiofà ne forfè contro la Republica 5 che in venti- 
cinque anni appena, con la perdita di vn Regno, s'è ter- 
minata . Il Turco infedele doppiamente , e nella creden- 
za,e nelle promefìe 5 la cominciò, prendendo le occalioni 
da lontano , e da fucceffi, che non appartcneuano alla no- 
ftraRepublica, Ne died'egli qualche fègno nel quaran- 
tatre di quello Secolo, quando pafsò la fua armata per 
Corcira,elérmatafine'luoghiverfbCardacchio,dóppo, 
che tolfè i regali , foorfe verfo Cafopo,e fcandagliò le ac- 
que , lafciando di tale attione grande fofpetto . Ma fuan ì 
egli, non eflèndo per due anni comparia, onde daua a 
credere, che il fatto fuflè nato da femplice curiofità de* 
Nocchieri, non da malitia , ò fine d'inganno . Però col 
tempo fi connobbe,che i fini de'barbari , benché occulti, 
erano indrizzati a'danni della Republica , come chiara- 
mente fi vide nel i6'45, che diede principio ali*infelico 
guerra di Candia. 

Era fucceffo ad Amurat, Quarto di quefto nome , Im- 
peratorde' Turchi, morto fènza figli , Ibraimo il fratello, 
che preflb di ogni vno era in concetto d^inabile à gouer- 
nare ; sì chelo ftefso Amurat, credendolo tale,volea,che 
il Chamde'piccioh Tartari fulsefuo Succefsore. Ma dal 
luogo, dou*eglieracuftodito, tratto da'Grandi della-» 
Porta,acciò non mancafsela Famiglia Ottomana, otten- 
ne con applaufo la Corona de'fuoi Antenati . Sul princi- 
pio diede legni di buon giuditio , poiché attefè à ftabilir 
le leggi , non fece mutatione nel goucrno, rinouò la pa- 
ce co' Principi Criftiani ^ né altro rumore d'armi fé , che 
s'vdiilè, che quello contro Cofacchi, per togliere dalle^ 
loro mani la Piazza di Azach,che per terra , e per mare in 

vano 



Libro Settimo* 4^f 

vanofuaflèdiata. Hor'auiienne, che veleggiando nel 
Mare Carpatio verfb la Meca vn Galeone Turchefco,ch e 
n'hauea vn altro , però più picciolo , di confèrua , incon- 
troffi nelle galee di Malta , che corfeggiaiiano per quello 
acque . Era la nane fmifurata nella macchinale da feicento 
fbldati ; quali tutti Giannizzeri ^ ben difefli ; il Tuo Capi- 
tano era brauo; ma Genlis Agà, che comandaua alle mili- 
tie y fi potea mettere nel numero de' più valorofi guerrie- 
ri . Tanjti armati allHkuano alla guardia di vna donna del 
Gran Signore ^ e di vn bambino da lui generato y che gi- 
uano y con gr.wdi ricchezze , a vifitare il corpo del falfb 
Profeta M.iumetto . Ciò credo non fapefìèro i Caual ieri, 
chelèlciputoThauefìèro, non haurebbero così al vino 
offefo Ibraimo , che hauea forze y e volere di vendicarfi . 
Ma eglino y che folcano le onde y per desìo di gloria y non 
di preda y veggcndo quel legno fmifurato s'inuogliarono 
tanto più di attaccarlo , quanto meno fi fperaua vi ttoria,. 
da quei y che fanamente la difcorreuano . Sei erano le ga- 
lee :, e non più , e il Vaifello fu in Coftantinopoh da Gen- 
lis afficurato per feflànta y tanto egli era poderofo 5 e po- 
tente. Temerario à molti pareua Tardire del Generale/ 
Boisbdrant, che col Configlio conchiufe Talfalto ; ma 
più a' Turchi, che pieni di confidenza,con le burle, e con 
le rifa fi apparccchiauano alla difefa . I Maltefi però non 
burlauano , e doppo di hauer rimefio la confèrua, che per 
k cannonate andò à fondo, fpinfero tre galee all'abbor- 
do della Gran Sultana, ( che cosi nomauafi la Naue) e^ 
con grande loro ltra:2;e furono coftretti ad ailontanarfi . 
La Capitana in tanto con le altre due galee , che ad vn Va- 
fcello Greco daua la caccia , fece ritorno, e vnita con cut- 

Ggg tala 



402 Della Hiiforia di Corfò. 

ta la fqiiadra fìholìò lafìalto , gittando fopra il nimico fc- 
gno circa cinquecento Soldati ^ che in poco tempo riduf- 
fero la gran mole ad alzar bandiera bianca -, in fegno , che 
fi rendeua* 11 Capitano;, l'^gà 3 e quafi più della metà de' 
difen fori 3 erano mortij quando irimafti ciò fecero, con 
gran de allegrezza de'Caualieri^c'fiauean perfo il Genera- 
ìe^ e molti compagni^ oltre numero grande di foldatef^ 
ca 5 e di chiurma . Il facco fu riguardeuole, e la prefa del- 
la Donna > e del fanciullo ^ fu gloriofa 5 effendo la prima> 
volta 5 che del fangue Ottomano fi vedeffero Scfiiaui ira' 
Crifìiani. Lanaue, c'hauea patito molto, fi fommerfo 
tra Sicilia, e Malta , oue arriuarono le galee trion&nti., e 
tlepoierolafeniina, chemorìfrabreue, per vna ferita , 
chea cafo le fu data , e il bambino , che poi col tempo (i 
lece Crifìiano , e fi veftì iliabito di S.Domenico , e anco- 
ra in quella Religione efemphrmente dimora . Ma i Mal- 
tefi, per vn legno, cheprelero, fecero perdere a' Vene- 
tiani vn Regno , che bifognò cedere alla forza d'vn bar- 
baro, che in vece di vendicarfi contro chi gli kcQ oltrag- 
gioj fi riuolfe contro coloro, che non l'oflefero . Poiché, 
ali auuifo della perdita del Galeone , cominciò ad armarli 
Tempio Ibraimo, e fpargendovoce, che gh apparecchi 
erano contro Malta, procuraua, ches^addomentafìèroi 
Venetiani , che mai non chiudono gli occhi à gT interelfi 
della loro Republica . E in effetto fecero vedere , ch'era- 
no defìi, apparecchiandofi,malentamente,pernondar 
foipettoalTurcho della fua intentione; quando i Mal- 
tcfi alla gagliarda armatifi gli Aiuano à intendere di noiu 
temerlo , Se fi debbano que'Religiofi lodare delle grandi 
prouifioni, che fecero, non vie dubio alcuno j poiché 

di 



Libro Settimo <, 40^ 

S ragione a loro toccaua foftenere la violenza , nata dalle 
loro i ntempeftiiie in traprefe . Ma non per ciò fi deuona 
biafimarei Signori Venetianij che non fecero al loralc' 
preuentioni , che potenano , quando Ibraimo con loro 
non hanea caufa di romperla , e dal Bailo di Coftantino- 
poli erano afficurati, che il Gran Signorereplicaua giura* 
menti di non offendere la Republica. Né furono così 
fcarfe le munitionij, che non poteflero refiftere ;, fé la dif- 
cordia de' Capi, ma piùlanollra sfortuna, nonfuffero 
concorlè nella prima Campagna ad accrescere la buona> 
forte de gli Ottomani , Poiché fecero i Venetiani leuate 
numerofedifoldatefca; rinforzarono gli prefidij dellc> 
piazze piùgelofe 5 Ipedirono à Corfù il Colonnello Gii- 
dasjcon titolo di Comandante Generale delle tre Ifole, o 
con lui GioiBattifta GrimaniProueditor Generale del- 
le medefime; fu mandato in Candia con molte Compa- 
gnie di mofchettieri D.Camillo Gonzaga ; hebbe com* 
mifionedi aflbldare foldati'l Principe Luigi da Ef1:0; il 
Conte della Maffa hebbe ordine di mettere aflieme cin- 
quecento Corazzeje il Colonello Cofìa ^ e il Conte Taf- 
foni cinquecento Fanti per ogni vno , e pofèro in marc^ 
cinquantaquattro galee^ otto Galeazze, e buon numero 
di Galeoni , (òtto il comando di Francefco da Molino , 
che,con autorità di GeneraliOTimo, cfèrcitaua Tvificiodi 
Proueditor Generale del mare . E che fi potcua f ire di più 
nello fpacio di vn folo inuerno ? ]La Gran Sultana fu pre- 
fa nel 1^44, € nel quarantacinque a*confini di Maggio 
vfcì Tarmata Turchefca 5 comporta di cento ottanta ga- 
lee,e di ducento quaranta altri legni d'ogni forte, da Mo- 
done^ oue s'era fatta Umafsa de*Nauigli, chedoueano 

Ggg 2^ eoa- 



404 Della Hiftoria di Corfii . 

condurre la gente fopra di Candia . Doppo di eiTerfi po- 
fta non lungi da Cerigo , Ifola^ che fiede in faccia alla Li- 
caonia, nauigò ella à dirittura) eimprouifacomparueà 
vifta della Città di Canea , che con la Metropoli del Re- 
gno gareggiaua in nobiltà ^ fito y e belieiza . 

Io mi fono trattenuto tanto fuora di ftrada , che appe- 
na truouo la via di ritornare à Corfià, doue fatta la elettio- 
ne di Teodofio Floro nella carica di Protopapà^ fi attefe à 
fortificar le muraglie con diligenza più efatta . Con Taflì- 
flcnza del Proueditor Grimani fé ne prefe la cura il Gene- 
ral Gildas y ò Giulio d' As, il quale già era nelllfola , e ha- 
bitaua nel Palaggio ^ che il CauaHer Vincenzo Marmora 
mio Padre gli diede addobbato di tutto punto . Poiché , 
non vi effendo ftanza del Commune per vn tal Perfonag- 
gio, e truouandoff 1 Proueditore confufo^ perche, fecon- 
do ghPriuilegi) non' potea togliere Thabitatione ad al- 
cun Cittadino, il mio Genitore gli offcrfe la fua,e Taftrin- 
fe con cortefia ad accettarla, con gufto grande del Grima- 
ni, che gli volea dare la Cafa Generalitia , che , come po- 
fta in Fortezza , fu rifiutata da quel Signore . Qui fé lun- 
ga dimora il Gildas , che intento alla fortifi catio ne fece^ 
Ipianare da cinquecento edifici nel Borgo di S.Rocco , 
con no poco danno de*Borghelàni,e fra gli altri la Chiefà 
maeftofa, che al luogo daua il nome 3 la quale cintai 
d'intorbo di molte delitiofe ville,fèruia , in tempo di eftà, 
2' Nobili Veneti di ricreatione,e di Ipalfo . Indi fece auan- 
ti le due Porre, Reale, e Remonda due baftioni,fiancheg- 
giatidaibrtifsimibalouardi, per tenere dalle muraglie^ * 
quanto fi poteflè , il nimico lontano , Prouifto dunque a 
quello bifognaua per la difefa della Città, riuolfero i du^ 

Gene- 



Libro Settimo .ì j bLi 40 ^ 

Generali Tanimo à oflfcndere i Turchi , e liauendo qual- 
che corpo di armata ^ fra molte 5 che loro fi oftèriuano , fi 
determinarono all'imprefa di Patrafto, che 5 al dire della/ 
fpie, era facile à conquiftarfi . Molti Corfioti s'imbarca- 
rono, ma Morello Giuftiniano, vno di effi, armò vna ga- 
lea vebciOnna con huominidcirifola, edifbldati, e di 
chiurma la prouide fopra l'ordinario, portando cento 
perfone di più delle altre , che folcano il mare . Spefe del 
ilio, perche diece mila feudi, che paga il Principe , non^ 
puotero baftare à vn tale armamento 5 ma l'honore d'ef- 
lerne Sopracomito non hebbe miraali'interefse nell'ap- 
parecchio del legno . Quefto Nobile Corcirefe , co' fiioi 
Paefàni, fece nelle occorrenze palefe il valor della Patria, 
e fi diportò con gloria Angolare nel fàcco di Patrafso, dal- 
la quale fi riportarono ricche fpoglie, e buon numero 
di prigioni . 

Ma i Venetian'n tanto , fatti certi a' 2 5 di Giugno del 
1 6^4 5 , che i Turchi la voleuano con loro , benché per la^ 
prigionia del Bailo di Coftantinopoli prima lofofpettaf- 
fero, attendeu ano , e à oflèruare gli andamenti dell'inimi- 
co, e à fortificare il loro partito coToccorfi de'Principi 
Criftiani. Mandarono il General Molino alle Ifole , e> 
Marin Cappello con cjiciotto vaflelli tondi , ventitre Ga^ 
lee, e due Galeazze al Porto di Suda , e nello fteifo tempo 
fecero fortificare il palio di Monfalcone nel Frioli , per 
impedire rauanzarfi à dodeci mila caualli Turchi , cho, 
su le frontiere della Carintia comparfi, minacciauan iTta- 
lia . Le fquadre del Marchelè Malatefta furono trafporta- 
te in Candia ; il Barone Echenford hebbe il gouerno dell' 
armi'nDalmatiaj il Caualiere della Valletta ottenne il 

pofto 



j\o6 Della Hiftoria di Corfù. 

pofto di Luogotenente Generale dell' armata ; e diiierfci 
iftanze furono fatte al Pontefice, che mandafle le galee^ 
flufiliarie verfo Corfù, per impedire a'barbari l'entrata* 
dell' Adriatico. Perògliaiuti di altre Potenze femprc^ 
fon tardi , e gli Ottomani velociffimi nell'operare hauea- 
110 già prefb per affalto , con la morte di quattro mila di 
loro, e la perdita di quattro galee, il Forte di S. Teodoro , 
pofto fopra vno fcoglio , circondato dal mare . E dilpo- 
fti à maggiori conquifte, b^tteuano la Canea, qual cinfe- 
ro con trecento vele per mare, e con cinquanta mila huo* 
mini per terrajoltre i guaftatori, fantaccini, fèrui , e altri , 
che fi iparfero à predare i contorni , calcolandofi'l nume- 
ro della gente sbarcata a centouenti mila perfone , Era^ 
dentro della città fcarfo il prefidio rispetto al giro delle» 
muraglie , ma fuppliua il valore del Conte Albano , e la^ 
fede de'difenfori, che giorno,e notte aififteuano con i/pe- 
ranza, che fra brieue cederebbero le moleftie,pe'l foccor* 
fo,che afpettauanoda Andrea Cornaro,Generale di tutte 
le militie del Regno, che fi adunauano à quefto fine. Ma^, 
mentre biibgnaua da lontano alpettare le truppe , i Tur- 
chi replicarono il lettimo affalto, che , benché vigorofà- 
mente fòftenuto , perfuafe a'pochi, ch'eran rimafti'n vita 
dentro le mura , à non afpettarerottauo , in cui mal fi fa- 
rebbero difefi, e farebbe fucceflb, ò il facco con rouina de' 
Paefànì , ò la refà con meno vantaggiofe conditioni , Si 
trattò di conuenire, e di rendere la Canea , e il General 
Turco , che conceffe à gli affediati tutto quello , che vol- 
lero, doppo due mefi , e tre giorni di alsedio, memorabile 
per la morte di venti mila aggrefsori , hebbe la Pjazza a' 
ventilèi di Agoftocon eftremodiipiacerede'Criibani, 

Era 



• Libl'o Settima l 407 

Era già perla fa città , quando il Principe Ludouifio^ Gè- 
neralifllmo delle fquadre aufiliarie, con le galee del Papa ^ 
di Napoli, di Sicilia, di Tofcana^edi Malta, fi congiunfo 
con parte deirarmata Venetiana, che lotto il General 
Molino Tattendeua y per fare qualche fattione, qualora fi 
fufsero i legni vniticon quei , ch'eranoin Suda co'l Pro- 
ueditore Cappello . Il diiegno era buono, e fé fi fufseprat- 
ticatopoteuafuccedere qualche battagha conilperanza 
di legnalata vittoria ^, ma , qual fi f ulse la caulà, non heb- 
be reffetto,che fi fperaua , I Turchi, che afsediauano Su- 
da, ou'era co'l Cappella anche il General Cornaro, norL^ 
furono afsaltatf , e fopragiugnendo la rigorolà ftagioncr 
non fi pensò, dall'vna, e Taltra parte , che à ritirarfi , per 
fuggir le tempefte , Se airinfermo Regno di Candia, fui 
principio del fuo male, fi applicaua la medicina , non ha- 
urebbeprelb quel vigore, che poi comparueinfanabik. 
Ma mentre più Medici confultano , e non accordanfi ne' 
rimedi, Fammalato peggiora, e la morte ineuitabilmente 
Tvccide, 

Pafsòl'inuernoin apparecchi d'armi, e di negotio j 
quelle lotto il comando di Francelco Erizzo Duce di Ve- 
netia , che fi offerfe à morir per la Patria -y quello maneg- 
giato co'l Re di Polonia, che per compiacere a'Venetiani 
s'era rifoluto di attaccar TOttomano . Ma fi oppole al 
negotio la Dieta dei Regno , che impedi al Re il muouer 
fc forze contro del Turco 5 e al maneggio dell'armi con- 
tradilfe la morte, che sii lo Ipuntar del 1 545 tolle dal 
mondo il Serenilfim.o Erizzo, con quel fentimento della^ 
Republica, che tra le fue difgratie'queiìa ftimò la mag* 
giore . Era già flato richiamato il Molino per le lue indi- 

fpo- 



4o8 Della Hifloria di Corfù! 

fpofitioni, che mefi prima Thauenn ridotto aireftremo 
dellafuavita^ e per dare vn Capo alle fquadre, àcuilì 
portaffe cieca vbbidienza^ il Capo della Republica hebbe 
titolo di Generaliffimo ; ed egli apparecchiandofi à efèr- 
citare la carica 5 pria di folcar le onde fu afforto dal com- 
mune naufragio. Pianfe à caldi occhi Venetia, che fi 
prometrea felici fuccefll da vn tal Conduttiere^ e celebrati 
al defunto Principe fuperbiffimi funerali , venne alPelet- 
tione del nuouo iiipremo Comandante , che Ri Giouanni 
Cappello;, foggetto di iperienzaj,non ordinaria. Partì egli 
con grande rinforzo di legni , e arriuato à Corcira fece il 
fiio folenne ingrefib lotto di vn baldachino, foftenuto da' 
quattro Sindici della Città;, e precorfo da'due Cleri, Lati- 
no;, e Greco, alla Chiefa Cattec^ale inuiatofi , ini giunto 
afcoltò Mefsa, e Ij^arfè diuotamente le fuc preghiere. Ma, 
non permettendo il tempo lunga dimora 5 fece vela per 
Candia, feguito dalla Galea Corfiota,il cui Sopracomiro, 
in luogo del Giuftiniani indifpofto, era Giorgio Triuoli, 
che in ogni luogo fègnaloffi , e fempre fi Ipinfe il primo à 
incontrar rinimico. Molti de eli altri Cittadini accom- 
pagnarono il Cappello , il quale arriuato in Regno kce h 
raifegna di cinquanta Galee , f^ì Galeazze , quaranta Ga- 
Jeoni, e altri minori legni , che irebbero ftati valeuoli a 
dcftruggere, non Tarmata, ma l'Imperio delTOttomano , 
E con ciò tutto non fi vide legno di buona piega per la* 
Pvepubhca 5 poiché la Canea, aflèdiata dal Cornaro , non 
fi liprefe , e Rettimo , con la morte del ileflò Cornaro , fi 
perle , e i Turchi fòccorlero , à voglia loro , i compagni , 
per la poca rifolutione di combattere della noftra armata, 
e il grande ardire, c^haueano prefo que'barbari. Lalciamo 

di 



Libro Settimo J 40P 

dì gratia memorie y così funefìe , e fia oggetto del noftro 
difcoi fo, non più Candia, ma Corcira, oue Niccolò Del- 
fino^ chepe'l pafsaggio del Grimani all'vfficio di Proue- 
ditor Generale di mare , efercitaua la fua carica neUlfola, 
attendeua à fortificar meglio la Città, la quale in poco 
tempo vide mutationi fpefse di Comandanti . Poiché il 
Delfini^iatto Generale in Candia^cefse il fuo poila à Lui- 
gi Moccenigo ; e quefti ^ eletto Proueditor Generale in:^ 
Armata, diede luogo a Lorenzo Delfini , che vigilantiifi- 
mo fi fece conofcere nelferuigio del fuo Principe . Egli ri- 
fece molti mancamenti nelle muraghe, quali cinfè di 
guardiole , per commodo delle fentinelle 5 aggiufìòi for- 
ti, e, concorrendo il Commune alla fpeià, afsoldòmili- 
tie Corcirefi , e le /pinle in fbccorfb del Regno pericolane 
te. Cafopo in quello anno fùridotto àqualche miglior 
fortezza, temendofi da quella parte improuifo sbarco de' 
Turchi, che per tenere diilratte le forze della Republica , 
non lafciauano di campeggiar nell'Albania^neirEpiro, e 
in Dalmatia, oue acquiftarono Nouegardi , e tentarono , 
ma in vano,la fortezza di Sebenico . Più felice fu la cam- 
pagna del quarantafètte , e pel valore di Tommafo Mo- 
refini, che con ventidue Naui, poftofi tra'Dardanelli,osò 
fronteggiare tutta la potenza Turchefca 5 e per la buona 
condotta dello fteflb,cbeneirifola di Zia ruppe vna fqua- 
dra nimica, e fece prigione Memet Celebi , fratello del 
Bafsà di Algieri 5 e benché poi lafciaflè la vita nel com- 
battimento, che fece col fuo folo Galeone contro qua- 
ranta galee, che il circondarono,la fua morte, morte non., 
fu, fu tnonfo,e come tale furono in Venetia aireftinto ce* 
lebrate trionfali Tefequie , Ein vero rairacolof i fu lapu- 

Hhh gna, 



410 Della Hifìoi ia di Corfù .' 

gna, doue la virtù preualfèin modo al numero, che la cre- 
denza fi fofpefe alla prima fama della difèguale battaglia. 
Doppo la vittoria di Zia, per tempefta di mare^fi diuifero 
le naui del Morcfini^e la fua rimafta fola, verfo Rafti fu dal 
Capitan Bafsà, con quaranta Galee , cinta , e berfagliata^ 
per ogni parte . Non fi perde d'animo,non mutò colore, 
non illanguidi la vocel'inuitto, e comparfo con le fue ar- 
mi nel mezzo de'fuoi , quafi cuore nel mezzo del petto , 
indufle in ogni vno coraggio tale, che alla refiftenza non_. 
folo, ma all'offefa fi accinfero . L'aria fi vide in fuoco , il 
mare infàngue, i legni'n rouina. L'abbordo fu più volte 
tentato, e più volte difciolto . Le vocide'combattenti, il 
bombo de'cannoni, il fracafìb delle rotture, chiamarono 
à quella volta due Galeazze Venetiane, che appena furo- 
no vifte, che fi diedero à vna vergognofilfima fuga , con^ 
h perdita del Bafsà Comandante,del fuo figlio, di Mufta- 
fa Agà, di molti Capitani, di cinquecento fbldati , di vna 
galea incendiata , faluandofi le altre , per fàtiar la rabbia.» 
dlbraimo,che in Coftantinopoli le fece tutte bruciare . 
Morirono de'noftri molti, mail Morefin'n particolare^, 
colpito in tefta , mentre animaua i fuoi al pericolofo ci- 
mento, che fé conofcere à gli auuerfari , che quando vuo- 
le, vale più di molte Fiere della Tracia vn fol Leone . Ba--. 
fìò quefto gloriofo principio, per tirar, come anello lun- 
ga catena , molte buone confeguenze à fìiuore de' Veneti, 
che , foftituendo al General Cappello il Proueditor Gri- 
niaiii , feppero, che quello non folohaueapoftoTafledio 
alle foci de'Dardanelli , ma più fiate dato la caccia all' Ar- 
?nata Ottomana, chenonvolea cimentarfi, e che di mol- 
ti luoghi deLrArcipelago , à nome della Republica, s'era' 

refb 



Libro Settimo. 411 

refb padrone. Né diuerfi erano gli progreffi nella Dal- 
matia, da Leonardo Fofcolo, preffo^ che tutta, ridotta ali* 
vbbidienza del Principe, con Tacquifto di Terre, e Città, 
ccon la ricuperatone di Nouegradi , chefù fmantellata . 
Sebenico , afsediata da quaranta mila Turchi , fu foccorfa 
dal Fofcoli, che conualcicente volle , che prouafTero gl'i- 
nimicilemortarinfirmità del fuo ferro. Xemonico all'- 
incontro, con la prigionia di Ali Bel, Sagnacco di Licca , 
e la morte di Durac Bei, fuo figliuolo era già in potere de' 
noftri,che fi ritirarono alla fine a'quartieri , per afpettaro 
il nuouoanno delquarantaotto, che contaminò le fortu- 
ne con qualche difgratia, nata dalla fortuna tempeftoiL 
del mare. 

Qualche fegno di pefte affliffe fu'l cominciar di que- 
fio anno llfola di Corcira , che nelle parti verfo Icf- 
chimo patì danno, ma poco, perle intercelfioni di 
S. Spiridione , e le diligenze vfate , eflendofi eft into, ap- 
pena comparfo , il male contagiofo . Affliffe sì oltre mi- 
fura tutti Tauniib del naufragio deirArmata Venetiana ^ 
con la perdita di buona parte deMegni, e della Galea^ 
Generalitia, edello fteffo Generale Grimanij il quale, 
partito da Candia, per girne a'Dardanelli per combatte^ 
re, ò per impedire Tvlcita alle natii nimiche, nell'acque-^ 
di Piarà fouragiunto dalla tempefta, mifèramente fi fom- 
merfe, Ataleannuntiofuneftofetemeffe Venetia, non 
vi è chi non lo giudichi; ma ch'ella temeffe à fegno di 
cedere à gli Ottomani, fciocco farebbe quello, che fi- 
gneffe di crederlo, LaRepublica è come la Palma, che^ 
s'inchina al pefo , e fubito fi folleua . Fece nuoua raccol- 
ta di foldati , e di legni 3 fi armaron galee , e Stelio 

Hhh z Cali- 



4'i 2. Della Hiftoria di Corfù. 

Calichiopolo Sopracomito Corcirefè ne forni vna ^ chc^ 
gli fu confignata, d'ogni neceflàrio apparecchio ; e Luigi 
Mocenigo , ch'era in Candia Proueditore Straordinario 
deirarmi, fu fiibrogato, nell* vfficio di Capitan Generale , 
aireftinto Grimani . Portò tale auuifo vna Tartana , ca- 
pitata in Regno da Corfù, à onta de' Turchi, che, appro- 
lìttandofi delle noftre difgratie,aflediauano la Metropoli^ 
con tale oftinatiòne , che hauédola cinta il primo di Mag- 
gio y non fi partirono , che q' diece di Noiiembre , contro 
l'vfo di que' barbari 5 che non fogliono campeggiare in^ 
tal tempo. Quali fulTero gli auuenimentidiqueftoafle- 
dio 5 le fcrinono altri diftefimenre , e il valore del Gildas , 
che difefe la Piazza , è commendato da molti , a* quali ri- 
inetto il Lettore^ effendo la mia Storia^non di Candia, ma 
di Corcira , Egli è però vero, che trattandofi delle glorie 
del mio Principe, non pofsofardi meno à parlar incidcn- 
temente di quelle cofe;,che appartengono alle fue famofif- 
fime imprefe. Né poflb tacere l'honore,ch'egh s'acquiftò 
in Dalmatia,per mezzo del Generai Fofcolo, con la prefa 
di Clifla, ftimata inefpugn abile in modo,che,prima della^ 
vittoria , molti tacciauano il Comandante di temerario , 
Ma egli , fordo à gli altrui rimprocci , e intento al bene- 
ficio della Patria , l'afiàltò con coraggio,e rotto il foccor- 
fo di Tecchielì Bafsà dal Prete Stefano Sorich , Capitano 
de*MorlacchÌ3e poi dal Proueditore Giorgi vinto in cam- 
pagna lo ftefso Tecchielì , la coftrinfè felicemente alla re- 
fa . A tanti mali d'Ibraim s'aggiunfè l' vltimo , che fu la^ 
morte, procuratagli dalla fua ifteffa Madre, per mezzo de* 
Giannizzeri folkuati , che fìrangolarono il Primo Vilir , 
poi con la corda d'vn'arco il Gran Signore, e all' vltimo la 

Ikisa 



Libro Settimo. 41^ 

ftefla fua Genitrice crudele , che vide il figlio eftjnto, lèn- 
za pur verfàre vna lagrima . Tullia co*l Padre in Roma , 
^ueftaco*! figliuolo in Coftantinopoli, diedero àdiuede- 
re, che talora il {èfsofcminile, s^accoppia con le Furie ^ 
che pur fono donne. Mehemet^ò Mau metto fuccefìè al 
Padre in età cosi tenera che poteua far a' Criftiani /pera- 
re, che fi ammoUifìèro quelle durezze, che hormaiper tre 
anni rhauean tormentati. Egli pur allora hauea compi- 
to il primo luftro , e fiprometteaogni vno, che vna boc- 
ca di latte non poteflcmoftrarfifitibonda del noftro fan- 
gue : ma i Grandi della Porta n'eran così fitibondi , che 
procurauano fucchiarne fino airvltima flilla. Si rinouò 
nel quarantanoue Taflèdio della Città di Candia con for- 
tuna nondiffimile à quella dell'anno trafcorfo , bcncho 
non fuflecosì lungo^principiando a' diciaflette di Agofto 
l'attacco^che fi difciolfè a' ventifèi di Settembre» Fece ma- 
rauiglie il General Mocenigo nelìadifefà di dentro , e 
Giacomo da Rina di fuora oprò ftupori 5 poiché con do- 
deci Nani , e altre fette di Bertuccio Ciurani , hebbe ar- 
dire di adaltar nel porto di Focchie Tarmata Turchefca , 
comporta di iettantadue Gelee , diece Maone , e vndeci 
Vaflèlli, ibpraui da diece mila foldati, i più efperti dell' 
Oriente , Si combattè con fierezza fu*/ principio , ma i 
Turchi 5 hauendo contemplato la rifblutione de' noftri , 
fuggirono a terra , abbandonarono i legni, de' quali furo- 
no bruciati noue VaflèJli , tre Maone,e due Galee , oltre^ 
due galee,e vn Galeoncjche furono prcfi nella battaglia . 
E fé non era il fuoco , che, accefo nella munitione de'Na- 
uigli vinti, danneggiaua i Vincitori;,che furono aftretti à 
ritirarfi,tutta TArmata nimica reftauapred<^ di fiamme , 



'414 Della Hiftoria di Corfu: 

Mancarono de gli Ottomani fettemila , de' Criftiani non 
più di tredeci 5 ottanta furono i feriti , ma feicento quei, 
che fi liberarono dalle catene de*barbari . Tali auuenime- 
ti fucceflèro nell'Arcipelago 5 mentre nella Dalmatia Ì2u 
pefte feruia di guerra y e la morte con la fua falce mieteua^ 
pili vite, che le fpade de' combattenti. Corcirafolafta- 
uainripofo, e il ferro Venetianoaccompagnaua con To- 
ro facendo , à compiacenza di Antonio Zeno , Generalo 
delle tre Ifole, vn buon donatiuo al Principe, cheipen- 
deua tefori . L'otio , che fi godea nelTlfola , diede moti- 
uo à Marino Marcello,Proueditore,e Capitano,di far nu- 
merare le perfbne , che in Corfù habitauano ; e fi trouò , 
che da cinquanta mila anime erano allora nel diftretto del 
Paefè, da cui mancauan molti, ò fparfi ne gli prefidijp fol- 
dati,e remiganti su le galee . Ne' tempi antichi aflai mag- 
giore doueaeifere il numero de gl'Ifolani, fé s'hà riguar- 
do alla loro potenza , che kce tremare la Grecia 5 ma hora 
piagne la fteflà sfortuna delle altre Nationi , peggio, chc/ 
decimate da gli anni. I milioni de* Romani oue fono > 
La folla de* Carteginefi come difparue ? La gente di Sira- 
cufa in qual luogo s'afcofe ? Per vna Coftantinopoli , eh' 
ècrelciuta,leintereProuincie fi fono /popolate. Babi- 
lonia è grande nel nome , picciola ne gh habitanti j e il 
Cairo contiene quanto ha di buono tutto il Regno di 
Egitto . In fomma, fé in vna parte fi creice , aflài più nel- 
l'altra fi manca; e pe'l fondamento di vn'edificio, che 
fi folleua , fé ne deftruggono mille , Roma antica giaco 
fotterra, e ogni vafta mole è calpeftata da vn'ordinario 
edificio. La culla accoglie vnfolo, centinaia di huomi- 
ni ammette nel fuo feno vn fepolcro . Se fi faceflè conto 

di 



Libro Settimo . Aif 

di quei, che nafcono, e di quei, che muoiono, oquanti 
zeribifbgnerebbeaggiugnere al numero di quefti, che 
aggiungono /opra T vnità de* viui belle decine . Non è la 
bilancia di Lucina eguale à quella della Parca 5 l'vna pe- 
faà pochi, Taltra, che l'hàpiùcapace, molti libra ad vn 
trattole fconta grofle partite al debito della colpa di Ada- 
mo. Inuecchia il Mondo, e peggiora nelle forze ; onde 
lefue generationi non ponno e/Tere così frequenti , come 
fi vedeuano ne* fuoi anni più vigorofi . Quindi non fia^ 
marauiglia , che pur Corcira patifca l'impotenza di vn^ 
quafi decrepito , che di raro con la Natura fi congiugne , 
e partorifce figliuoli . Senza numero furono già i Feaci , 
facilmente hora fi numerano i Corfioti , che vorrrebbcro 
le primiere forze, acciò conofcefle il loro Sereniflìmo 
Prmcipe , che fi come le picciole, così à fuo beneficio im- 
piegherebbero le piti grandi. 

Il fine del Settimo Libro. 




DEL- 




DELLA 







A 



DI CO RF V 

Defcritta 

DA ANDREA MARMORA. 




L 1 ^ K O O T T A r O. 

L L A felicità deirarmi Criftiane, che 
nel quaranrnnoue^come fi èdetto/ii- 
rono maneggiate con ogni fortuna,, , 
aggiunle nuoue glorie il cinquanta^ 
inuidiofò delle lodi , e benedittioni fi 
daiiano all'anno fuo antecelfore da' 
Fedeli ^ e da Veneti . Poiché Giaco- 
mo da Rina con le fue Naui alla porta de' Dardanelli chiu- 
fe r vfcita a' legni Tiirchefchi $ e il Mocenigo ; nipote del 

Gene^ 




Libro Ottano, 417 

Generale , nel porto di Maluafiaprefe venti tra Galee , e» 
Bergantini, che voleuano traghittare in Candia nuoui 
foccorfi. Quello afsediaua da lungi Coftantinopoli, e 
quefto 3 doppo tale vittoria , cinfe di afiedio la Fortezza^ 
di S.Todero, e rhebbeperafsaltoconpocofanguede* 
fuoi , quando che nel prenderla i Turchi v'haueanoperlb 
più di quattromila perfbne. Ma non pono in quefto Mon- 
do le fortune difcompagnarfi dalle dilgratie 5 e il bene ha 
fèmpre qualche mifchianza dì male y con cui tiene indiui- 
fibile parentela . Leicoffe, c'hebbela potenza Ottoma- 
na , furono accompagnate da vn'orribile Terremoto^che 
fé vaccinare Tllbla di Corfù 5 oue la confufione y e lo fpa- 
uento fi videro à fegno y che meno farebbe comparfb il ti- 
more y feriforto Solimano fufse venuto , per vendicarfi . 
molti furono i danni y ma il maggiore nel balouardo di S. 
Atanafio^che fu dVopo rifare y più ftabile y e più fermo ; 
come fi fece, baftando appena a nuoui foli fondamenti 
di tutta la macchina la materia 5 tanto fi cauaron profon* 
di . Stimarono y credo io , co'l profondarfi tanto fotto la 
terra y d'incontrare quell'efalationi , che chiufe nelfuo ie- 
no y nel volere con violenza vfcire y la fanno fcuotere per 
paura . Vn aura prigioniera cagiona i terremoti;, perche^ 
le creature benché infenfate^alla Hbertà fempre afpirano 5 
procurando acquiftarla, pur co'l mezzo dellerouine. E 
pure r huomo folle fai principio diuennefchiauo; e poco 
ftimandoTerfereliberoficomprò il carcere, oue con lui 
rhumana generatione fu chiufà . Quindi le careftie, mi- 
ferie y infirmità,morti,e in particolare le guerre , che dan- 
no titolo di vincitori y e di vinti 5 ma degli vni , e de gli 
aUrj fpedifcQno il priuilegio ^fcritto , e fugellato col lan- 

lii glie. 



4 1 8 Della Hiftoria di Corfò : 

^ue. Non vi è trionfo lenza qualche perdita; etra'fafci 
delle palme fuol mifchiarfi alcun virgulto di ciprefso^ò di 
mirto . E pur quefta regola vniuerfale patiice la fua eccet- 
tione: e i Vene ti ani nel 155 1 fecero conofcere^, che fi 
può vincere fenza danno, Haueano eglino {pianato S. 
Todero^per non dare occafionea'Turchi di ripigliarlo, 
quando, à Giorgio Morofini , Proucditor Generale, co- 
mefta la cura di Candia , fi moflero à incontrar Tinimico 
con ventiotto Naui , fei Galeazze^e ventitre Galee . Alla 
bocca de' Dardanelli , per prender lingua , fi drizzaron le 
prore; ma per via auuifato il Mocenigo Generaliffimo de' 
difègni de' barbari fi portò à Santorini , dal qual pofto fi 
vide Tarmata Ottomana veleggiar verfo Candia con^ 
cinquantatre Galee , cinquantacinque Galeoni, e fei 
Galeazze . Si fàrparono fubito le ancore , fubito al ven- 
to le vele , i remi fi diedero alTacque ; e alla coda bat- 
tcndofi rnuuerlàrio fu alla fineaftretto a riuolgereilca- 
pò , e ad accettarla battaglia. Ma disfatta quafi la^ 
Galea del Bafsà Comandante, e gli altri legni rouinati 
dal noftro cannone , i Turchi (limarono meglio il ritirar- 
fi , rimurchiando le loro Naui con le Galee, per mancan- 
za di vento , Lofteflbeiemploièguirono i Veneti, che 
non voleuanolafciarfifcappar dalle mani lènza gabella.» 
coloro , che voleuano introdurre ne' loro Regni merca- 
dantie , così grofle, d'huomini , e d'armi : e di tanto fauo- 
rilli fortuna, che sforzarono prima le Galee à lalciare il ri- 
murchio , poi coftrinlèro i legni rimafti à diuenire preda 
ò del mare, ò del fuoco, ò de'gloriofiflìmi vincitori . Tre 
mila Turchi morirono , cinquecento Criftiani furon tol- 
ti, dalle catene, quattordeci Valfelli furono prefi, efraj 

quelli 



Libro Ottano - 4 ^9 

queftivnaMaona, e tre Sultane ^ e la medcfima Nauc> 
Generalitia ; e ciò con sì poco fangue de'noftri , che può 
dirfidificuronon viefferetragli allori della Republica. 
picciolo ramofcel di cipreflb . Così pugnauan su Fonde 1 
Venetiani , e non meno glof iofamente combateuano in^ 
terra fotto la felice direttio ne di Girolamo Fofcarini;,Pro-=. 
ueditor Generale inDalmatia il quale^rompendo in cam- 
pagna Daniel Bafsà.chevolea foccorrere Duare, da lui 
affediata/i refe padrone della Piazza con quelle conditio- 
ni, chea lui piacquero di concedere, Auuenne quefto 
nel cinquantadue,nel quale in Corfù nelle parti d'Oros.e 
A^imfividevn'improuifafolleuatione di Villani, che^ 
armati faccheggiauano la campagna . Furono per ciò fpe- 
diti àVenetia quattro Ambafciatori , Dimo Beneuin, 
NiccolòCocchinijDemetrioPetetrino^eStamatelloBul- 

gari, à fine di fupplicarel Senato , che mandaffe à prende-- 
re informatione della caufa di tale riuolta, e porui,con gh 
opportuni mezzi , qualche rimedio . Girolamo Fofcari- 
ni, ch'era Proueditore, con ogn'induftria , e diligenza at- 
tefe à tale negotio, efercitando , fi come in ogni altra oc^ 
cafione , anche in quefta gli atti del fuo prudentiiTimo ze^ 
lo . Ma il Generale Marco da Molino finì l'opera 5 perche 
vfcito con conueneuolefoldatefcafuora della Città, in^ 
contratofrn que' ribelli, diede loro yna buona rotta, e de' 
prigioni, che molti furono, fece quello , che alla giuftitia 
conueniua. I Corcirefi lieti dei caftigo de' rei, che traua- 
gliauano la Republica oppreflà, procurarono, moftrata la 
loro fedeltà,folleuare il buon Prmcipe^ onde fecero Con-- 
figlio,oue Vittor Capodiftria, e Ottauio Marcoran , Sin- 
dfci , propofero ^ e determinofll di aggregare al corpo de! 

lii z jTaede- 



420 Della Hiftoria di Corfù, 

itiedefimo Configlio que' Cittadini, che pagaflero vna tal 
fomma, qual dourebbe impiegarfi nella guerra di Candia. 
Qui frattanto nulla di rilieuo fucccfle , hauendo i Turchi 
fuggito rincontro della noftr'Armata y che già s era dit 
pofta al cimento, per fègnalare le glorie di Leonardo Fo- 
fcolo , che n'era direttore in luogo del Mocenigo . Que- 
fto fu Tanno feguente rieletto alla carica di Generaliirimo, 
perche quello , per le fue indifpofitioni , chiefe licenza di 
ripatriare, ma prima fucceffe la perdita , che fecero i no- 
fìri a' Dardanelli , doue Giuieppe Delfino , Capitano de* 
Galeoni , con quindeci Naui , e tre Galeazze , all'alito da 
quarantacinque Galee/ei Maone^e ventidue Vafleli Tur- 
chefchi, fùaftrettoà ritirarfi, lafciando due legni al fuo- 
co 3 e altrettanti all'acqua . E con ciò tutto i nimici , cho 
nel combattimento di fei hore hebbero più danno , che 
non ne fecero , non ardirono di pafìare in Candia , timo- 
rofi d'vua feconda battaglia , qual loro fu poi preièntata-i 
dal Mocenigo , che venne da Venetia 5 e per la ftefsa cau- 
fa della fua venuta, da'barbari , che il temcuano , non ac- 
cettata , benché di lunga mano fuperiori di forze . La fu- 
ga fu il loro fcampo , e il valore del Generale fu caufa del- 
la lor fuga 5 poiché di lui haueano tale paura,che con du- 
cento quaranta vele non hebbero ardire d'incontrare lo 
noftre , che non eran piiì di fèttanta . La morte, che tolfe 
dal mondo il Mocenigo , li liberò della tema , e la fua vir- 
tù li perfuafe a moftrar fegni di duolo, comparendo Ic^ 
Galee de'Bei à vifta di Candia con nere diuifè , e con le> 
bandiere , che fi ftrafcicauano per l'acque j à efèmpio del- 
le quah pur le mililie di terra^ per ordine del Capitan Baf- 
sà,{i vcftiron di luto . Ma non perche a'noftri mancafsc 

vn 



Libro Ottano . 42.1 

vn tal Capo mancò il cuore , che più vigorofo s'accinfe à 
reprimere rinimico, che fino sii le porte della Metropoli 
faceua continoue correrie . Marco da Molino, Generalo 
in Regno, l'audacia deTurchi riprelTe con le ibrtite ; no 
fece poi meno il valorofillnno Andrea Cornaro, cho 
nella carica fugli foftituito . Quefto , à iftanza de gli 
Ambafciaton Corfioti , hebbe Tvfficio di Generale del- 
le tre Ifole, e cominciò à formare procedo fopra la folle- 
uatione de'Villici , ma quando fi attendea qualche pu- 
blica dimoftratione deireccefib , fi fopi ogni cofà , ò per- 
che la piaceuolezza del Principe cosi volle ; ò perche l' vi- 
cera communicaua con qualche parte vitale, e nobile, 
da cui bifognaua, che il tafto di ferro fi allontanafio. 
Bafta che, qual fé ne fuffe la cagione , fu pofto filentio al 
delitto dal Cornaro , che pafsò doppo in Candia à far co- 
nofcere , che il taglio , che non volle dare in Corcira , fo 
l'era riferbato iui à danno de'Turchi . Fu il fuo pailaggio 
nel Regno l'anno cinquantaquattro, fatale al Mocenigo , 
il cui cadauere , trafportato à Venetia , hebbe gli honori 
douuti al merito di quella grande anima y che intempefti- 
uamente fi diuife dal corpo . Aireftinto fuccefse Girola- 
mo Fofcarini , che doppo di hauere introdotto foccorfi'n 
Candia , e mandato Lazaro Mocenigo , Capitano de'Ga- 
leoni, eilProueditorMorofini alle fauci de'Dardanelli, 
nelle bocche d'Adro , forprefo dall' vltima malattia , perfe 
la vita. Ma per la morte <ìé. nuouo Generale niente auan- 
zarono 1 Turchi, rotti, e disfatti dal folo Mocenigo; ben- 
ché queUi numerafsero fefsanta Galee, otto Maone ,0 
trenta nani da guerra , oltre fefsanta Galeotte ben rinfor- 
zate; e quefto non hauefse, che trenta Vafselli, due-» 

Ga- 



"/j^iz Della Hiftoria di Corfù . 

Galeazze, e otto fole Galee ; efsendofi partito per Candia 
il Morofini con quattordeci Galeoni , quattro Galeazze , 
e tutta l'Armata fottile , per alcune faccende del Regno . 
E pure gli Ottomani , doppo molte hore di fiero com- 
battimento , perfèro quattordeci Naui , vna Maona , vna 
galea y cento cannoni quafi tutti di bronzo ; e i Veneti , 
con Tacquifto di feicento fchiaui non numerarono de' 
morti tra loro , che cento cinquanta foldati . Né qui fer- 
maronfi le vittorie , hauendo già il Proueditor Morofini 
co'l General Borri conquiftatol'Ifola Egena , e nella Ma- 
cedonia la piazza importantiflìma del Volo, e la fua Cit- 
tadella, che cefsero à gli afsalti de'vincitori . Ma in Cor- 
eira fuccefsero altrimenti le cofe , e la Torre delle pefchie- 
re di Butrintò venne in potere del nimico,non perch'egli 
rhauefse con la forza, ma perche a'noftri parue allora be- 
ne di abbandonarla . Fià il luogo afsediato da*barbari , e-» 
nel medefimo tempo venticinque perfone 3 che attende- 
uano alla pefcaggione , e doueano in tal congiuntura di- 
fenderlo , vilmente fuggirono , lafciando il Caualier An- 
tonio Marmoran , che iui à cafo fi ritruouaua , folo con,/ 
cinque di iua famiglia, il quale coraggiofo s'accinfè à re- 
fiftere, I bombardieri fé n'erano anch'egiino iti per pau- 
ra, onde à lui conuenne far tale vfficio con sì buona forte, 
che fece macello de'Turchi,i quali,diffidando di loro ftef- 
fi, per iftrade difagiofo fecero condurre il cannone dcu 
Deluino,ecominciaron la batteria. In tale flato veg- 
gendofi'l Marmaran fcrifseà Stefano Magno Prouedito- 
re, e Capitano di Corfu,per foccorfo,e la fua lettera fu del 
fèguen te tenore. 



Libro Ottano . 425' 

IlluJìriJJ]'^' ed Eccellenti^/*'' Signore . 

IL cafoy apportator di molt'inafpettati fuccefsiyfece , che io 
mt trouafsi d "Butrinto ^mentre e aUuano quindeamila^ 
Turchi j tra pedoni ^eda cattai lo y con animo di hauer in ogni 
maniera la Torre y per farfi poi padroni della Pefchieria, Il 
tutto lor farebbe riufcitOyfendoche njenticinque PefcatoriyC due 
bombardieri y che cujìodtuano il luogOy non così tojio 'X'eduta la, 
faceta del nimico affieno mefsnifuga , non a;alendo neprote^ 
fiy ne ammonitioni , per farli fermar e . Rtfoluei per ciò io con 
cin(]ue miei huomint y pia tojìofagrifcar lamia^itay che ce" 
dere ilpoflo al nimico . La difendiam.o dunque a più poterci > 
ne manchiamo di offendere i Turchi con molti tiri d* artiglici 
riay che qui fi ritruoua . Ada hora , ijedendo auanzare leforz^ 
de'medefimi col cannone y dal quale njengono fatti molti rom- 
bi y con pericolo euidente della perdita della Torre 5 lafupplt- 
chiamo ci prouegga di gente y e munitione quanto primuy per af- 
ft curar e quefio luogo y acciò non diuenga ricetto di Turchi , Io 
frattanto non mancherò y con tutto il mio potere y di difenderlo 
fino aWnjltimofpirito. B qui d F.E. humilifsimamente^^ 
m'inchino . 

Dalla Torre di*Butrinto a'd\ 20. Maggio 16^% 
Dell' B.K 

Humilifs. e Obligatifs, Seruitore 
Il CauaL Antonio Marmerà, 

Letta dal Proueditore la lettera , confultoflì'l negotio 
tra' Capi di guerra, e fu ftimatoimpoflìbile il difender 
quelpofto, eflendo le mura debili, cnonterrapianatof 

onde 



42^4 Della Hiftoria di Corfù. 

onde fu al Marmora fcritto, cherabbandonaflc, con.. 
carta>chedic€ua« 

LAfedey ch'elUy conperìcolo della propria 'vitaydimoftra^ 
in cotejìa occafioue ^erfo il Publico y la rende degna di 
e [fere contrac ambiata dellagratta del Senato s ne mancherò io 
d'atteflareyappodt cjuelloyil fuo impareggiabile njalore, ^an^ 
toalfoccorfo ci ^ieneda leiaddimandato yjìimandonottm" 
pò f Slide il fofienere la Torre , [ara contenta inchiodare i Fai" 
conetti y leuare i Mafcoli y e Mofchcttom y e co'l ^crgantino , 
che perciò gli mandiamo y non faccia di meno dipartirfi d^z^ 
cojlì. (^c, 

Corfu z I Maggio 16$^, 

Stefano Magno ProueditoYyC Capitano . 

Riccuuto quell'ordine, partiflìl Caualiere, e con fom- 
mo dolore lafciò la Torre a'Turchi, che poi fabbricarono 
iui predo vna Fortezza Reale^ed efclufero quafi totalmen- 
te dal dominio di Terra Ferma i Corcirefi . Ma la perdi- 
ta di vna Torre fcontarono Tanno appreflo^ che fu il 
i6^6yi Veneti^ con la prefà di due Ifole celebri^Lenno, e 
Tenedo y e delle Naui y e Galee dell'Armata Turchefca^ , 
che fu totalmente fconfitta, non hauendo i noftri perfo di 
rilieuo, che Lorenzo Marcello Generahifimo^ colpito da 
vna palla di cannone in vn fianco. Fii quefta vittoria^ 
infigne, perche di feflanta Galee y ventiotto Galeoni y ^ 
fioue Galeazze ;, non fi faluarono y che quattordeci legni 
co'l Capitan Bafsà, il quale fi era dato à intendere, che fa- 
cilmente haurebbedeftrutto lefquadre Venetiane, che^ 
non coftauano^ che di feflanta cinque vele in tutto , coni- 

prefcui 



Libro Ottano l 42 f 

prelèuile Galee della Religione di Malta. Hor mentro- 
qui le fpade , in Corfià fi maneggian le penne 5 e ladouo 
dairArcipelago s'ergon trofei a Pallade, in Corcira fi ibl- 
ìeuan Academie alla fbrella Miiierua . L'ingegno Corei- 
refe, che nel naturale non ammette fuperiore, hauea bilb- 
gno delle colture delFarte , per non la cedere à qualfifia./ 
intelletto di Grecia , oue fiorirono vn tempo le fcienze-» 
più nobili . (^nindi flitta vna fcelta di trenta fra Religiofi , 
Dottori, e altri , che amauano la virtù , fidifpofero à vn*- 
adunanza di lettere^di cui eleffero Principe la prima volta 
il M.R. P.Maeftro Gregorio Gritti dell'Ordine Eremi- 
tano di S. Agoftino y e Cenfori Niccolò Quartano Caua- 
liere , e Panagioto Giuftinian , con Spiro Altauilla , e Se- 
gretario Demetrio Ricchi . Vollero , fotto titolo di 
A S S 1 C V R A T 1 5 per imprefa due Rupi, fopraui vn.* 
Leone, quafi Hbrato in aria, col motto /Jisfemper s e con 
ciò diedero à intendere , che il loro efercitio mai non pa- 
tirebbe al teration di fortuna, loftimo, che fi feruiflèro 
di tal piùtofto Simbolo , che Frenofchema, per alludere^ 
alla Patria, e alla Republica dominante, che Taffidauano j 
quella con le due Rocche della Fortezza Vecchia, quefta> 
co'lfuo inuitto, e generofb Leone, Poiché per altro le 
giufte regole dell'Imprefa , della quale le conditioni foru 
molte, fallerebbero nel Corpo, non efì'endo proprietà 
conofciuta del Leone TalTicurar , quando in aria fi libra. . 
Dico quefto, perche i Signori Latini non fi credano , che 
fehaueifero i noftri Greci voluto fare vn giufto Freno- 
fchema , che pur vanta per Inuentrice la Grecia , farebbe 
lor mancato il modo di farlo con quelle regole prefcriuo- 
no i libri de gli Scrittori più faui. Ma fé in Corcira par che 

Kkk Mer- 



^ z 6 Della Hiftoria di Corfù , 

Mercurio regni, Marte alerone trionfa, e i VenetianJ fan- 
no ftrage de'Turchi, che rouinati , e deftrutti non hebbe- 
ro in tutto Tanno altra confblatione , che della morte del 
General Marco Aboris nobile Fiorentino, che, com'- 
Eleazaro , hebbe fepolcro nel fuo trionfo . Quefto vaio * 
rofo ]:>ucc, conducendo à Corcirala Moglie , chellfola-» 
€ hauea eletta per habitatione , incontrò con la fua Nane 
treVafìelljBarbarefchi, da'quali afsalito fi difere in mo- 
do, che li coftrinfe allafugaj marimaftoegli nel conflit- 
to ferito^ poco doppo il fuo arrido in Corfù , refe l'anima 
al Creatore. Si fecero aireftinto fuperbiffimi funerali 
nella Chiefa delFAnnunciata, e i fuoi Elogij fi fcrifsero in 
marmo , acciò il tempo trouafse materia dura al luo den- 
te, di ibuerchio vorace. Alla voracità purede'Miniftri 
del Reggimento pole nmedio Gio: Dandolo, fpedito 
dalla Republica , à richieda de'Corcirefi , per tafsare lo 
.pnghe 3 che fi fcuoteuano lenza mifura , con formar pro- 
ceffi di niunrilieuo, a fine di elfigger fommedinon pic- 
ciol momento. Alle volte Tintegrità de'Supremi vieiL# 
macchiata da'loro familiari più baffi ; e Tinnocenza di 
quelli, per gli misfatti di quefti, fi rende apparentemente 
colpeuole . I ièrui talora fon dishonore deTadroni , e gli 
efecutori fan parer fenza /ènno i Capi della Giuftitia . La 
perdita delle battaglie, benché nafca dalla viltà de'foldati, 
s'attribuifcea'Generali; e lacattiua direttione delle im- 
prefe toglie la gloria à quei , che comandano , e pure fa- 
rebbero ben guidate, fé gli Vfficiali faceflèro il debito lo^ 
ro neireièguire quello , che fu importo fàuiamente dal 
Duce . E al contrario tutto Thonore è del Comandante , 
quando gli ordini fuoi, pofti bene in prattica, fanno ac- 

quifto 



Libro Ottauo.^f)n 4x7 

quifto di vittoria 5 e di trionfo . Quindi viiie immortalo 
la fama di Lazzaro Mocenigo , che nel i<557ruppc,ero- 
uinò i vafTelli Barbarefchi^ prefe il Forte di Siiazich 3 fece 
preda de'fuoi legni qiiindeciSaiche, e due volte trionfò 
dell'Armata Tiircheica , benché il fecondo conflitto gli 
coftaffe la vita , pe*l fuoco accefo nella munitione di fua^ 
galea . Morì di fuoco chi era tutto ardore , e le ombre 
della Parca Taffalirono fra le jfì^mme, che il renderanno 
luminofo fin che il Sole s'aggiri . Doppo^ ch'egli s'eftin- 
fe fra le vampe^ qualche fcintilla di buona fortuna hebbe- 
roi Turchi nella riprefa del Tenedo^ abbandonata vil- 
mente da'difenfori , che poteuano appettare i foccorfi ^ e 
mentenere quell'lfola , che teneua Coftantinopoli'n vn^ 
continuo affedio , e in perpetue fciagurc . Cattaro nella^ 
Dalraatia fi difefe 5 e la Parga nella Terra Ferma di Corei- 
ra fi mantenne pel valore di Luigi Beneuiti Corfioto^che 
la guardaua con titolo di Caftellano , e Gouernatore . Il 
Beico, e Inco Bafsà con puattro mila tra Fanti ,€ Caualli, 
comparuerosùlacollinadiLitizza dirimpetto alla Parga, 
e sfodrando vn di efll la fcimitarra sfidò i noftri à batta- 
glia; indiauanzatifialmonticellodiS.Saluatore, non., 
lungi dal Forte, minacciauano più da vicino l'attacco 5 
ma da Giorgio Culifi<:h con la fua Compagnia di Schia- 
uoni , e dal Beneuiti con parte del prefidio battuti , furo- 
no aftretti à ritirarfi, lafciando ottanta deloro diftefi sia la 
campagna . Con ciò tutto non fi partirono i nimici, e fui 
Colle di Litizza accampati afpettauano il cannone, qual 
venne, e fi piantò la prima batteria nel medefimo pofto di 
due artiglierie delle Comenizze, e otto gabbioni ; vn al- 
tra, pur di due cannoni di fefianta, difefi da dodeci gab- 

Kkk 2 bioni, 



42.8 Della Hiftoria di Corfii . 

l)ioni,fi difpofe à S.Saluatore ; e la terza fimile appiedi del- 
la Collina; onde da tre parti àvn tempo fu colpitala^ 
Parga, ouc i noftri, non la perdonando à fatica^, haueano, 
con trincere, con baftioni, e con fortite, procurato di di- 
fendere la Terra , e impedire le opere de gli aflalitori Ot- 
tomani . E fu tale la diligenza degli Aflediati^ che alla fine 
i Turchi, veggendo di non far nulla, fi tolfero con vergo- 
gna da'loro polli , lafciando a'Corcirefi la fama di vn va- 
lor, fenza pari . L'auuedutezza delBonauiti hebbegraa. 
parte nella ritirata de'barbari,i quali fcarfeggiando di pal- 
le da cinquanta, e da feflànta , quelle , che tirauan di gior- 
no, facean di notte raccogliere 5 del che auuifato ifCo- 
uernatore promife vn quarto di reale per ogni palla , che 
gli portaffero, e in poco tempo, glie neconfegnaron tre- 
cento . Ma il Beico, che pieno d'aftio non potea foffrire, 
che vn vii Caftello gli hauefle fatto tale refiftenza , Tanno 
feguentedeli558ritornò confei mila Turchi da fattio- 
ne, quattro mila guaftatori, e con molti cannoni , che da 
tre mila tiri fecero contro la Parga , dentro alla quale Spi- 
ro Petrctino, ch'era fucceflb al Beneuiti, valorofamente 
fi difendea . Otto mefi fpefe in vano il Beico , poiché fu 
tale la coftanza de gli affediati ; e i foccorfi , che di mano 
in mano inuiaua al luogo Lorenzo Sagredo, allora Proue- 
ditore, e Capitano di CorfLi,hebbero"cosl buona condot- 
ta, che difpernto Tinfedele fciolfe Taflèdio, e con la perdi- 
ta di due mila huomini pien dì confufione aliafua ftanza^ 
fece ritorno. Né piia felice fine forti l'i mprefa, che nel 
medefimo tempo difegnarono i noftri fopra S.Maura,fot- 
toladirettionedelProueditor Generale delle tre Ifolo 
Marino Marcello,il quale co'ì Priore Biechi Comandante 

delle 



Libro Ottano . ^zp 

delle Galee Pontificie, e con le tre Galee di Coi fU;, di Ce- 
falonia^eZante, e molti bergantini, fopraui buona mano 
di Corcirefi , partiflì , per togliere a'Corfàri quel nido in- 
femiilìmo di Pirati. Ùhaurebb*egli prefo, iè fcoperto 
prima, e poi da' Soldati Papalini , che fipofero àfaccheg- 
giare i borghi, non fuffe flata difinefla Tordinania, che m 
talcafobifògnauaofferuare. E pure fé ilBichi voleua-. 
ritornare airafsalto, facilmente farebbe caduta la Piazza , 
priua di vittouaglie,e delle neceflarie difefe; ma egli volle 
partirete tolfea'Venetilagloria di vn così nobile acqui- 
lo . Si aggiunle à quefta cattiua condotta l'incendio del 
depofito della poluere, fabbricato con fomma induftria, e 
gran maeftria da Filippo Pafqualigo Generale intenipo 
del fuo gouerno dentro la Fortezza vecchia della Città di 
Corcira. Duefoldati Francefi, auidi dirubare,penetraron 
nel luogo , oue chiudeuanfi quaranta barili di poluere , o 
mentre s*ingegnauano dar mano al furto , da vna corda.» 
iìccefa cadde vnafauilla di fuoco, che, in vn baleno attac- 
candofi a quella materia combuftibile , diuampò con_- 
rouina non folo del ridotto, ma di molte cafe conuici- 
ne, che vccifèro quaranta perfone nella caduta. Moiì 
fra gli altri Spiro Altauilla, infigne e nella Nobiltà, e 
nella medicina; e più numero reftato farebbe per gli 
fafll , che volarono fopra le ftrade , fé la notte non te- 
nea ritirati gli huomini dentro le ftanze . Ma fé qui arde 
il fuoco fopra la terra, nell'Arcipelago brucia fino su l'ac- 
que, e i Veneti dan la caccia a'Turehi, e poi nel nana- 
le conflitto riportan vittoria , con grande ftrage do 
gli auuerfari , a' quali tolfero l'importante Fortez- 
za di Caflel Ru(fo. Ma tali cofe furono nel 1559 , 

non 



'4^0 Della Hiftoria di Corfù . 

non elfendofi nel cinquantaotto fatta cofa di gran mo- 
mento pe*l naufragio dell'armata Venetiana , che mancò 
poco non perifce intera fra Tonde . Luigi Giurano fucceC- 
fé in quefto anno al Marcello nella carica di Generale del- 
le tre Ifole , e dì fuo ordine fi rifece la ftanra della poluere, 
hauendonelacurailProueditore, e Capitano di Corfù 
Giacomo da Canale . Arriuò in tal tempo il nouello Ar- 
ciuefcouo D.Carlo Labia Nobile Veneto, da Aleflandro 
Settimo, Sommo Pontefice, tolto alla Religione de'Che- 
rici Regolari , oue fioriua in bontà,e dottrina , e donato 
alla noftra CattredaIeconfbdisfattione,e de'Greci . Que- 
llo Prelato, di cui non può fcriuere quanto egli merita la 
mia penna , accolfe con tale amoreuolezza tutti , che tut- | 
ti rimafèro , più che dalle fue braccia , dalle catene di vn' 
affetto indiflblubile al fuo gran merito auuinti . Sul prin- 
cipio diede gran gufto a* Corcirefi , quando à gli Hebrei, 
che fecondo Tvfanza andarono à portargli la legge, fece 
vn difeorfo, degno di vn huomo, che neiritalia hauea fa- 
ma traTredicatori più fmgolari. Sono i Corfioti natu- 
ralmente poco amici de*Giudei , co' quali Tanno auanti 
haueanohauutodifparere, percaufa, che contro gli or- 
dini del Senato pur s'vfurpauano Stabili , e fi auualeuano 
di Serui Criftiani 5 cofa , che , à iftanza del noftro Com- 
mune , il Generale Lorenzo Delfino prohibi loro , togli- 
endo à vn tal Chaimo vn Palaggio, ches'hauea Ibntuofit 
fimo fabbricato . Nonpoteua dunque meglio lufingare 
il genio de' Corfioti TArciuefcouo Labia, benché per al- 
tro fono le fue qualità così celebri,epe'l difintercfse, e pef 
la modeftia,e per la piaceuolezza, e per l'amor del fuo oui- 
le y che chi non lo ftima , e Tama , ò è cieco di mente , ò 

non 






Libro O ttauo ; 431 

noi! ha ragioneuole rintelletto. 

Sorfe,doppo ciò Tanno i (55o,che con la prefa di Schi- 
atti^, fatta da FrancefcoMorofini, Capitan Generale , e 
Tapparecchio vigorofo, che fi facea, prometteua vna Cà- 
pagna veramente fehce . Ma i giudicij humani fpeffo er- 
rano, e talora d'onde fi penfa raccogliere glorie , fi mieto 
ignominie . NelTlfola di Cerigo sVnirono co* legni Ve- 
neti le iquadre aufiliarie, e il Principe Almerico d*Efte fi 
fé vedere con numerofacomitiua e di Caualieri, e di Ibi- 
dati 5 che nella raflègna compirono con le altre militie vn 
Corpo di vndeci mila e ducento fanti , e più di mille du- 
cento Caualli , fi'a' quali feffanta de'Corcirefi , che volle- 
ro con le fpefe del Commune militare per la Republica . 
fi fece lo sbarco in vicinanza di Canea^ ma da Turchi bat- 
tuti il rimbarcai ono i nollri , e con altro difegno veleg- 
giarono verlb Candia, a fine di accignerfi alTelpugnatio- 
BediCandiaNuoua, in faccia alla Vecchia, eretta già 
da' nimici . E pure qui s'hebbc duriffimo incontro , per 
Tauidità di rubare in tempo , che fi douea combattere con 
gli Ottomani , che atterriti meditauan la fuga, e pe'l dit 
ordine dell'Efercito Criftiano fatti impenfatamente ani- 
raofi . Tal fine hebbe vna mofìa,che fé tremar T Oriente: 
ma più profperi furono i fuccelfi'n Corcira , doue Luigi 
Cintano meditaua gran cofe ; e fé le forze hauefìero cor^ 
rifpodo al fuo coraggio, poco farebbe rimafto a' Turchi 
nella Terra Ferma, da loro occupata . Mandò il Prouedi- 
tore Niccolò Barbati , per ifpiare lo flato della Torre di 
Butrintò,con ifperanzadi cacciarne gl'infedeli , e di nuo- 
uo ridonare al Principe gli emolomenti delle pelchierc . 
Partiflì'l Barbati , e veggendo difficile hauer con l'armi! 

Por- 



43^ Della Hiftoria di Corfù. 

Forte 5 volle tentare raaimo del Comandante Turco , 
dal quale non hebberifpofte y che dubie , e poco confac- 
centi al fuo genio. Onde fi dilpofealla violenza da qual- 
che militare ftratagemma induftriofamente accompagna- 
ta 5 e in efècutione gli riufci di mettere i fuoi generofidi- 
•fegni . Concertò egli co'l Generale il modo di forprende- 
re il luogo 5 eritiratofiàGerouaglia gli capitarono {ci 
bergantini ^ bene armati con l'auuifo ^ che il Giurano cou 
altri fedeci bergantini, e due Galee , fra le quali la Cor- 
fiota, eranell'Armura, daButrintòdifcoftatrefole mi- ^ 
glia . Allora Niccolò fcegliendo tre legni , e caricatili di 1 
militie 3 li fj>infe alla bocca della fiumara di Butrintò dalla 1 
parte di leuante , e iui fé fare lo sbarco , indi auanzandofi 
naicofe le foldatefche dentro vn bofchetto, lontano dalla-» 
Torre vn tiro d'arcobugio 5 edeglicondue felluchefifè; 
vedere nel lago . Non videro i Turchi la mattina , efl'en-. 
do ogni cofa fatta di notte , che quelle due barche dalle^ .| 
qualil Barbati facca fegno al Comandante di volerfi par- 
lare . E quello , c'hauea riceuuti molti doni y e ne fperaua 
de gli altri , fcefe fubito , il fimile facendo Niccolò , con-» 
quattro fuoi confidenti y e fi abboccarono affieme . Non 
s'accorfe mai d'inganno il barbaro, fé non quando dalle 
felluche fi cominciò à sbarare contro deTuoi , che malme- 
nati fi ritirarono al Porterà cui fu attaccato da'foldati, ch'- 
erano nel bofco , il petardo con rouina della porta, e ficu- 
ra iperanza della conquifta . Poiché già erano arriuati al- 
tri rinforzi di gente , che mandò con vna Galeotta il Ge- 
ceraIe,checomprefè dal rumore de'colpi, che i noftri era- 
no alle mani con l'inimico. Ma non fi perfero d'animo i 
Turchi 3 rifoluti anzi di morire , cherenderfi , epure alla.' 

fine 



Libro Ottauo ; 455 

fine bifognò darfi alla difcretione de' noftri, che per ifni- 
dare quelle volpi dalla tana fi auualfero del fumo , accen- 
dendo fotto l'arco , che foftienc la torre , molte falcine . 
Conia medefima felicità fu il giorno feguente prefa la-* 
Fortezza^ che fu fabbricata da gli Ottomani ; poiché per 
tema del cannone, che fi minacciò di condurre, elpofero 
bandiera bianca^e fi refero à patti . Lieto il Generale del- 
Tacquifto , vi lafciò per guardia ducento foldati e ritor- 
nando vittoriofo à Corcira hebbe gli applaufi de 1 popo- 
lo , che benediffe gli aufpici fortunatifluni del fuo y per al- 
tro giufto 5 gouerno , Ma poco egli ferraoilì , ambitiofb 
di ftendere lefue glorie^come sii la terra, anche fopra dell' 
acque , quali defideraua liberare da'Corfari , che l'infefta- 
uano . Seppe , che in Lepanto fi fabbricaua vna Galea da 
Durach Bei, famofiffimo Pirata, à fine di feruirfene a'dan- 
ni de'Criftiani j e rifbluto di togliere dalle radici quel fé- 
me cattiuo , che da tal legno haurebbe fatto nafcere frutta 
di fciagure, fi pofe all'ordine con la Corfiota, Sopracomi- 
to Antonio Quartano , e vn'altra Galea guidata da Anto- 
nio di Mezo , in cui luogo comandaua Vincenzo Mazzo- 
leni nobile Candioto,qual poi lafciato l'impiego s'accasò 
con vna Cittadina Corfiota di nobiltà non ordinaria j e 
molti bergamini per partire, con ogni fecretezza , verfo 
doue il guidaua l'ardire. Andò à Lepanto, incendiò la^» 
Galea , due Galeotte , e vna felluca , faccheggiò la Terra , 
ritornò trionfante. Ma fé il Giurano deibuggeftanze di 
nimici,altroue vn Corfioto edifica habitationi di amici ^ 
poiché in quefto anno foUeuolfi vn feminario prefìb S. 
Giorgio de' Greci con le ricchezze di Antonio Flangini 
Corcirefe; il quale in Venetia facendo l'vfficio di Auuo- 

Lll cato, 



4^4 Della Hif!of ia di Corfò. 

catOj per lafua rara eloquenza accumulò gran tefbro, Lc 
file parti eccellenti moflero i Paefinii ad aggregarlo fra' 
Nobili > ed egli ^ grato al beneficio della Patria ydifpofe/ 
nel Tuo teftameto ^ che mancando fenza fucceflbri vnVni- 
ca figlia, chebauea^accafata con vn di Cafa Soranzo^ che 
iti Procuratore di S. Marco , le fte facoltà feruiflero allab 
fabbrica del Colleggio, Auuenne il eafo, morendo pri- 
ua dì prole la donna, e fi die mano all'opera^chefarà viue- 
re per fempre il nome del fuo Fondatore , quanto celebre/ 
nelle lettere, altrettanto famofb nella pietà del fuo zelo , 

Nel Regno di Candia intanto non fi ftaua in ripofb,e i 
Turchi^ non potendo venire à capo di prendere la Città 
capitale,sfogauano contro de' prigionieri la rabbiii. Non 
vi fu crudeltà , che contro di loro non vfafler o 5 e perche/ 
neirvnione accennata dell'armi , i Greci dell'Ifola fi mo- 
Ararono fauoreuoli a' Venetiani, non andarono, anch e- 
glino, efenti dalla barbarie,che rouinaua le loro cafe,e de* 
tìgli , e delle loro mogli facea macello . Era Creta tutta 
vn laberinto di (^onfufione, né filo fi truouaua per difcior- 
la, auuengache il filo della fpada riufciua inabile, per libe- 
rar da quel viluppo, che chiudeua tanti Minotauri crude- 
li 3 quanti barbari Traci ^ Giorgio Morofini , ch'era fuc^ 
cello à Francefco niella carica di Capitan Generale, prò-» 
curaua applicare alla piaga qualche rimedio^ ma fé noa^ 
era flato baftante il ferro vittoriofo, e il fuoco,G'hauea ar- 
fo tante fiate i legni fìimÌGÌ> daua ad intendere^ che ridot- 
ta in mortale cancrena non vi fuffe farmaco, valeuole a ri- 
fanarla , Poiché le vittorie , che riportauano così ipefft 1 
Venetiani fopra dell'acque, non cofìrigneuano i *rurchi 
ad abbandonare la terra ^ oue fortificati facean conolccre^ 

che 



Libro Ottauo. 4?^ 

che poco fi curauan delle perdite iftabilj dell'onde , meo- 
treteneuano fermo ^ e ftabile il piede invniRegiiOj elio 
poco men , che tutto era nelle lor mani . Non mancò ^ 
ogni modo a Te fteffo, e alla Patria ilMorofini.cdoppo di 
hauer fugato i Corfari da* lidi di Grecia^ e di Albania^ nel 
i!S6i diedelacacciaalla Carauana diAlefrandria^ che 
portaua foccorfi'n Candia, epoipreflb à Miloottenney 
vna fegnalata vittoria . Hauea egli fatto qualche dimora 
nel canale di Scio, per chiudere i legni barbari, acciò non 
conducefìero gente in RegnOj, quando fu auuifato, che il 
BafsàComandantecon quaranta Galee fi trxiouafte in^ 
Rodi, à fine di vnirfi co' Nauigli di Alefsandria,che qui^ 
ni dimorauano , e pafsarne alla Canea ^ con leprouifioni , 
c'hauea raccolte. Fece allora il Capitan Generale fcelta 
di venti Galee ^ fra !e quali le Maltefij, e due Galeazze ^ e fi 
portò alle Sdille^ lafciando nelle acque di Scio il refto del- 
r Armata fotio la cura di Girolamo Battaglia, valorofo 
guerriere. Seppequì dalle fpie, che il Bafsà, con trenta- 
fei Galee,era gito à Triò^ à fine di faccheggiare queirifo- 
le, e fubito fece vela rifoluto d'attaccar Tinimico, il qualc^ 
fcppertalanoftrapicciolafquadra^ in vece di accignerli 
alla battaglia , fi diede alia fuga , Ma raggiunto da' Vene- 
ti ^appena egli puotefaluarfi^ lafciando diece Galee dif- 
fatte, e quelle, checonlui fuggirono, mezze rouinate dal 
cannone 5 onde fra morti , e prigioni , piiì di quattro mila 
Turchi mancarono al Bafsàjdicui non fapreidire,fe mag- 
giore fulse la codardia, ola fortuna, che faluo alla fine il 
condufse , Altro non vi fu di nuouo in Leuante^ e nel fd- 
fsntadue poco fuccefse dicuriofo ^ e remarcabile così nel 
regno di Candia, come neUlfola di Corcira,doue Nicco- 

Lll fc lo 



m'è Della Hiftoria di Corf ù .' 

lòVcndraminoProueditore altro interefse mai non mo- 
ftròjchedelferuigiodelfuoPrincipej inaiando aCandia 
del continouo foccorfi di gente 5 e denaro^ di cui mai non 
moftroffi auidojche à publico beneficio . Confègnò egli 
Tvfficio y amminiftrato con ogni rettitudine , e applaufo 
fino al 55, à Niccolò Michele, huomo^che compiila tiitt* 
i numeri d'vna perfetta prudenza . Era quefto digniffimo 
Senatore così amato da' Corcirefi , che à fuo compiaci- 
mento inaiarono del continouo foccorfi di gente da fat- 
tione, e da remo in Candia 5 e nel Configlio, appena aprì 
egli la bocca per iipiegare il bifogno delle paghe del prefi- 
dio, che gli furono di buona voglia conceffi à tareffetto 
tre mila ducati. Nèfiamarauiglia, che in Corfiìfuflo 
grande la fua ftima, la doue in Venetia era maggiore , fé fi 
ha riguardo al non hauer mandato Generale in tempo del 
fuo gouerno, perche vn tal Soggetto non meritaua Supe- 
riore ; e airhauergli delegate le caufe de' villici oppreffi da* 
Nobili y autorità , che a' foli Generali dal Principe fi con- 
cede . Io vorrei hauer più candido inchioftro per moftra- 
re airEccellentiflìmo Michele la bianca fede della mia^ 
Patria , che da lui eletta per Commadre nel batteffimo di 
Spiridione fuo figlio , fi come fi gloria di tal parentela Ipi- 
rituale , così fi vanta di hauere incontrato il patrocinio di 
vn Padrone , à cui col tempo il fuo merito prefàggifce i 
gradi, più fublimi della Republica . Ma per non moftrar- 
mi , benché fuo feruo , in nulla appaffionato , da lui rito- 
glio la penna , e volo à Corcira , per condurre à Venetia^ 
Michel Digioti , e Panagioto Giuftiniano,Ambafciatori 
eletti dalla Communità , per impetrare molte gratie dal 
Senato^ e in particolare,che i libri delle fentenz.e crimina- 
li, 



Libro Ottaud. 437 

li j ogni quattro anni 5 fi daflèro in mano di chi fìabilifle il 
CommuneCorcirefe : che nella formatione de gH procet 
fi , e nella loro fpeditione il Bailo debba intrauenireco' 
Configlieri : e che nelle vacanze dék Chiefe, ò Monifte- 
ri, lufpatronati dell'Ifola , fieno a' forafìieri preferit'i Na- 
tionali,, qualora habbiano i debiti requifiti deiretà , meri- 
to y e dottrina . Altra Ambafciaria io truouo nel ièflanta- 
quattro, in cui furono fpediti Luigi Beneuiti , e Antonio 
Vulgari^ per ottenere^che, circa i pagamenti de' Miniftri^ 
s'ofìèrui quelloj che lafciò fcricto nel ventefimo Capitolo 
de gli ordini Hnquifitor Dandolo ; che i Miniftri^ e Coa- 
diutori habbiano la contumacia d'anni due: e chele Con- 
ceffioni^ e inueftiture delle Balìe , e Notarìe^ fieno inciiè ^ 
e annullate così, che fi vnifcano alla Cancellaria Pretoria, 
come prima ; e fieno da perfbne foraftiere, idonee^e lega- 
li, fecondo la confuetudine^efercitate . M'auueggo d'ha- 
uer fàltato Tanno fellantatre , qual fu nudo di nouità ; e lo 
fteffo mi conuien fare ogni volta^clie non m'incontro iru 
materia , degna di Storia^ qual non mi fòmmiuiftra Can- 
dia, che nel feflantacinque, e pure fcarfà,per non edere ar- 
rinato, che tardi, il Marchefe Villa condotto dalla Repu- 
blica per Generale di Fanteria . Ma in quefto anno, iru 
cui fi attefeda' Corfioti à fabbricar vna Loggia di nobile 
architettura per adornamento della Cirtà , e commodo al 
palleggio de' Cittadini, bel campo di feriuere mi porge h 
malitia, e l'inganno auariflìmo de gli Hebrei , 

Sonò nella Città di Corfù da 5 qo Cafe di Giudei,com« 
mode , e facoltofe per gli traffichi , e vfure , ch'efcrcitano 
C0I leuante , e co' Ponentini ; ericche farebbero in ecceA 
fo, quando rauuedute7zad?'Corcirefi non haueflè loro 

tolto 



:^ 3 8 Della Hiftoria di Corfu . 

tolto il modo d'ingoiare, come forfi pretendeuano lo 
poflèflìoni tutte deirifola. Fra quefta Gente, odiofa à 
Dio, à cui non credono , negando la Trinità, e à gli huo- 
mini, chevoglion Tempre ingannare, viueavn tal Cairn 
d'Aron douitiofo vn tempo , e fra primi mercadanti delia 
fua Natione , ma poi per fallimento refo così pouero, che 
gli bifognaua mendicare il vitto dalle aftutie , e dalle fro- 
di . Intaccò egli le borfe di molti Mercadanti Venetiani, 
da'qualiprefèco*l primiero credito, molte merci à cre- 
denza, e non potendole fodisfare partiiTi , e comparue im- 
prouifamente à Corcira . Haueaegli vna figlia di qual- 
che bellezza , fé bella può dirfi chi ha Talma deforme, o 
col mezzo di coftei pretefe rifarcire i danni della fortuna, 
e fare, almeno preflb i fuoi,acquifto della riputatione per- 
duta . Era la fanciulla di fpirito accorto,e aftuta à pari del 
genitore, degno frutto di vna tal pianta ; né le mancaua- 
no modi da far credere,, che le ombre partoriflèro luce , e 
dal feno del nero nalceflè il bianco più bello . Chiufa col 
Padre in vna ftanza fi addeftrò per più giorni à farfi vede- 
re affalita da Ipirito fburano , che le dettaua ciò , che poi 
douea dire al popolo pazzo della Sinagoga, che facilmen- 
te crede le impofture, della verità perpetuo nimico. Il 
contorcer le membra, l'accender gli occhi , l'agitare il fe- 
no, il riempir di fpumala bocca, il variar colori, furono le 
prime lettioni,che apprefe l'allieua di Caim,che volea vc- 
cidere la fimplicità de'fi'atelli,che niente ritcneu^no dell*- 
innocenza d'Abele . Parole interrotte, profetie dimezza- 
te, promefle di libertà, auguri] di futuro Meflìa, e cento, e 
cento fimili follie, fi fcrifle la giouinetta nella mente , per 
proferirli àfuo tempo con labbra fraudolenti, e mendaci. 

Le 



Libro Ottauo ; 4 3 p 

Le donne fanno ciò, che vogliono , e la fimulatione còli/ 
effe nacque a vn parto, onde quelle^e quefta fon nel mon- 
do gemelle , Nacquero dal Tonno; non fìa marauiglia fé 
hanno familiari le lame , e di fìnti ritrouati fono macchi- 
natrici eccellenti . Dal rifb del cuore fanno cauar lagrime 
per gli occhi , e Tinterna allegrezza mafcherano fbuento 
di duolo . Socrate, che nel petto de gli huommi volea vn 
criftallojiyiò ; poiché meglio flarebbe nel feno delle fé- 
mine, che il cuore, qual'è, mai non palefano .Tal fu THe- 
brea , che in buona fchuola ammaeftrata feppe ingannare 
i fuoi vccchi'n modo , che fé non fi fcuopnua la cofa per 
accidente, qualche gran male poteuafuccedere, anche a 
danno de'Criftiani . Cominciò nel 1 666 Caimo à fpar- 
gere fra Giudei, con motti , vn non so che di Angolare, 
che fcorgeua nella generatione di Giuda , e con fue paro- 
le fece curiofi coloro , che delle flrauaganze fon fedeli fè- 
guaci : indi, difcifrando a poco,à poco il foglio, difle,che 
volea fapere, che {limerebbero fé vna fanciulla di vita in* 
nocente, di coflumi fantiffimi, facefse attioni fbpra le na- 
turali, e dicefse auuenimenti,che nulla haueano dell'ordi- 
nario ì Poiché flimaua egli , che nelle afìBittioni del po- 
polo d'Ifdraele già comparile qualche foUieuo, che il 
Meffia non potefse tardare per gli fegni , che fcorgeua in.» 
vna fua figlia, ricolma d'mtelhgenza diuina . Non hebbe 
fatica à perfuadere quello, che piaceua , efsendo coflume 
de gli huomini rimmaginarfifenzaditficultà tutto ciò, 
che lufinga il genio,benche dalla ragione efaminato fèm-« 
bri impolfibile. Fu fubito codotta in giudicio la fanciulla,' 
fu da'Santoni della Smagoga richiefla di molte cofe , alle 
quali rifpondendo à mifura del concerto co1Padre,fù ere-* 
^ duta 



44^ Della Hifìoria di Corfù i 

duta in guifa^ che non rimafe dubio y ch'ella douefsedare 
principio alle felicità de gli Hebrei • Hor ecco il primo 
punto guadagnato da Calmo ; poiché i Rabbini, e gli al- 
tri fciocchiMaeftri vollero;, ch'ella fimantenefse incafa^ 
con o^ni commodo àfpefe communi 5 fine il principale^ 
delfuo genitore fallito. Correuano tutti alla magione del- 
la domiate Tadorauano come Dea, offerendo doni, e fcor- 
dati dell'antico viteIlo,porgeuano incéfi a vna nuoua giu- 
uenca . Il fatto venne in luce,degno però dell'ombre, per 
la curiofita di vn giouine Criftiano di famiglia nobile , il 
quale veggendo lo flraordinario còcorfo, che giornalmé- 
te fi facea alla tìanza di Caimo , innuoglioffi di faperne la 
caufa. Difficile era Tingreflo per chi no fufle Giudeo^ond' 
egli di logori panni fi cinfe, e bene auuolto in vn manto 
pur lacero , con cappello fegnato di marca Hebraica , fep-. 
pe far tanto , che ingannò i cuilodi , ed entrò , e vide , ò 
che vifta ! vide la donna lèduta in maeftà con vefte bian- 
ca , fra circoli , che le faceuano quei fciocchi , i quali in^ 
fua gloria cantauanohinni di lode. Vna lampada, trat 
portata dalla Sinagoga , le pendeua fopra del capo , i dot-^ 
tori co' libri della legge la cigneuan d'intorno, e le adora- 
tioniFofiequiauandauanti. alSantuario, òall'Arcadel 
Teltamento non haurebber fatto di piÌ4 dì quello a vna-* 
^eminella faceuano . Ma mentre alle loro infane idolatrie 
^ttendeuanofìùconofciuto il Criftiano, il quale non fe- 
ce poco à fuggire lo fdegno di quella furioià ciurmaglia^ , 
cheperrifpetto di fua nobiltà no'i lacerarono, non lo 
sbranarono , tanto li forprefe il furore . Fu egli cacciato 
con qualche violenza dal luogo , che per lui già ftimauan 
profano, eilcafofifparfeperlaCittà, che frale rifa, e lo 

fdegno 



I 



Libro Ottano. 441 

{(legno medicaua contro gli Hebrei qualche rlgorofb ca- 
ftigo. Ma i più Sauij ftimarono meglio iafciar, che da 
per ih fteifo fi fcuoprifìè l'inganno , come auuenne con^ 
confuhone di coloro ^ che videro alla fine vn monte geni- 
tore di vn ridicolo topo . Mi fi permetta qui fare vna nc- 
cefiaria digreffione 5 per conuincere gli Hebrei, che noi 
giudicano idolatri , perche adoriamo Grillo , e offeriamo 
à lui incenzo^e profumi . Ditemi^ò mentecatti ! Vna don- 
na puote da voi eflere adorata fenza fcrupolo di concorre- 
re co' Gentili^e noi fiamo i cultori de gl'Idoli ? O voi fl;i- 
mauate la faciulla grauida di vn huomo femplice, ed ecco- 
ui nell'idolatria incorfiiò il fuo concetto ftimauatediuino^ 
ed eccoui prefi nella rete nella quale io vi voleuo.Dunque 
diuino ha da eflere il voflro MefTia 5 e come tale gli ha da^ 
conuenire l'adoratione di vn mondo , Hor fé Crifto fuf- 
fe il Meffia , giufta farebbe la confèguenza^ch'egli fia Dio, 
e qual Dio meriteuole di eflere daTedeli adorato . E con 
qual ragione potete voi dubitare^ch'egli non fia il Meflla, 
chevi haurebbe liberati dalla fèruitiì 5 fé non fuflìuo voi 
ftellì fabbri delle vofl:re catene ? Le fettimane compite di 
Daniele non ve'] perfuadono ? Le commotioni ^ nel Cie- 
lo con nuoue fl:elle , e foli triplicati 5 bella terra con milieu 
fegnijnel mare con tante rimoftranze^predette da Aggeo, 
e ville nella nafcira di Giesù, non vi conuincono ? Ifaia , 
che dal principio fino alla morte defcriue la vita , epaffio- 
ne del Redentore, non ve'Idimofl:ra? Zaccaria, Amos, 
Geremia, Dauide,non vi conchiudono ? Euuifenfo nel- 
la Scrittura, che delnofliro Crifl:o non parli ? Euui ver- 
fetto, che di lui non ragioni ? Euui fimbolo, che chiara- 
mente non refprima , I voftri medefimi Antichi Rabbi- 

Mmm ni, 



442^ Della Hiftoria di Corfù. 

ni, come Salomone , Saulia Gaon, Chimchì ^ Accados , 
Addarfan, Maimardone; e le Glofle Maggiore, e Minore; 
EchàRabbaiì, Echà Etthennà; le Parafrafi Caldea^ ed 
Hebrea ; le Cabale de' Voftri Dottori non mutilate nella^ 
trafportationede'punti, da voi inuentati , per togliere 
ogni linea di verità;non vi fanno chiaramente conolcero 
inCriftoilMeflìajcheafpettate? Daqueftinonficaua , 
che ha da nafcere da vna Vergine fecondo Ifaìa? Che non 
ha d'hauer Padre terreno , fé Giobbe il chiama pupillo ? 
Che ha da nafcere in vna ftalla , fé il voftro Profeta non v* 
inganna? E poi la voftra fchiauitii non dourebbe icio- 
glierui dall'intelletto i legami? Mille e più di feicento anni 
fono trafcorfi^ela voftra difperfione par, che hora comin- 
ci . Tempio non ne hauete , l'Altare vi è prohibito , i fa- 
grifici non vi fono, fuanirono i Sacerdoti .Chi di voi può 
dire,queftoèmio? Chi ha {labile la fuaftania. Chi non 
piagne Teflèr cattiuo ? I voftri Mosè oue fono ? Oue i Ge- 
deoni, i Macabei , i gloriofi guerrieri , che vi liberino dal 
feruaggio ? I Turchi v'opprimono, i Perfiani vi legano , i 
barbari v'inceppano , gl'infedeli vi tiranneggiano, e fola.» 
fortuna è la voftra quando vi vedete fotto il giogo de' 
Criftiani. V'odiano tutti,tutti vi trattan da cani,tuttT delle 
voftre calamità fi rallegrano . Su l'onde vi fanno fchiaui, 
in terra vi ftiman fèrui , il mondo in ogni fua parte vi ap- 
parecchia prigioni. Manna è per voi'ltoflico, la Verga 
non ferue,che à batterui,e T Arca,qual carcere,vi rinchiu- 
de . Bafta dire Hebreo , per efprimere vn compendio 
d'ingiurie, vn libro di villanie, vn volume di vihfllmi 
ipregi , In fcdeci fècoli , che non hauete foffèrto ? Tito , 
figlio deU'ImperatorVefpafiano , vi tolfe l'imperio 5 egli 

di 



Libro Ottano . 44 3 

di voi più di vn milione fé perire ; egli de' voftri corpi , iil 
vendetta di vn Crocififlb^ riempì millc^e mille croci , che 
cinfèro di Gerufalemmele mura. Ceftio, e Floro prima 
vi hauean tolta la Galilea 5 centomila divoi'n Cefarea 
diedero diletto ne' Teatri condannati alle fiere . Stra- 
ge fece la fame, macello il ferro, inhumanecarnilici- 
ne la diuifione de' ladroni , e Zeloti . Ma poi , che gode- 
fle? Co' Giganti 5 ch'edificaron Babele, voifighdella^ 
confufione fofte diuifi, e fenz,a corona, fcnza Sacerdotio , 
il Regno temporale , e fpirituale perdefte . Onde tanto 
rouine ? Quando mai la voftra miferia durò tempo sì lun- 
go ? Vn vitello , che adorafte foli quaranta anni vi trat- 
tenne fuora della Terra promeffa , e prima di entrarui per 
la pefle dellldolatria commefla , vi fu prefcritta vna qua- 
rantena . E qual colpa hora vi ferma per migliaia d'anni 
fra le catene ? Io non trouando fallo più grande , fopra^ 
ridolatria,che il Deicidio,fon coftretto à dire, che il com- 
metteile. Il commetteftesìinCrifto,nelvoftroMefl]ià, 
che nacque da vna fanciulla no Corfiota nò,ma Gerofoli- 
mitana della ftirpe gloriofa di Giuda. Vi compatirei,© mi- 
feri , e potrei ftimare la voftra oftinatione fermezza nella^ 
legge,quando nò folo leragioni,ma l'euidcza de' miracoli 
in contrario non vi conuincelTe. Non parlo di quelli,che 
alla giornata fi veggono per Tintercefllone de' Santi , ma^ 
di quei prodigi, che ha fatto vedere la fede Criftiana , che 
miracolo de' miracoli ragioneuolmente può dirfi . Ella^ 
s'è fparfa per tutto l'vniuerfo, e Autore ne fu vn Crocifit 
jTo , e pochi Pefcatori miniftri . E che volete ài più ? La^ 
voftra legge,data da vn Dio sù'l Sinai,tra* confini di Dan^ 
e Berlàbee fi chiufe, hor come la noftra,che non ha termi*; 

Mmm 2= ne, 



444 t)^l^^ Hiftoria di Corfù • 

ne, fu à noi concefla da vn huomo ? L'EuropaierAmeri- 
ca è tutta di Criflo^ tutta fìi fua TAfia^e T Africa . Né Mau- 
nxtto deue metterfi'n conto 5 poiché altra cofà è il vince- 
re con le parole , e il trionfare con Tarmi ; il catti uarfi'l ge- 
nio con le lafciuie , che fi permettono da quello , e lo ftri- 
gnere la libertà co' rigori predicati da Crifto. LaMau- 
mettana legge tutta è del fenfò y tutta dello Ipirito la Cri- 
ftiana ; onde 3 che quella fi iparga non è marauiglia, fi co- 
me è ftupore ^ che quella fi fia diffufà per Torbe. Il fuono 
della predicatione Euangelica fi fé fentire fino à gli vltimi 
cardini delTVniuerfo^ che volontario fi refe al Nazareno, 
che sa infiorare le ipine. Dal noftro Emifpeno fino alT 
vltima Tuli la vece de' Predicatori arnuò,elepartidiuife 
di vn mondo fi vnirono alla Ikfla credenza . L'Albionne 
non è bianco per Tacque del battefimo ^più che per le can- 
dide arene^ che gli diedero il nome ? L'aggiacciata Irlan- 
da non è tutta fuoco, per le fiamme vi fparfero quei , cho 
pubhcaronui vn Dioiche brucia^ma non confuma ? Qua! 
gelido clima del Settentrione non fènte le vampe del Cn- 
ftiano ardore ? La Francia co'l fiore del campo non abbel- 
lifce i fuoi Gigli ? La Spagna il fuo Gerione non lafciò 
vincere da quelTAlcide , che per noi , non di Onfale , ma^ 
fpoglie mortali fi cinfe ? L'Italia, bel giardino d'Europa, 
non pregia fola la Rofa di Gerico , che nacque da vna pu- 
gnente Corona ? La hnea equinotiale non diuenne lumi- 
nofa pel giorno , che vi portarono gli promulgatori del 
CrocififTo ? Nella Brafiiia, che merci furono introdotte ? 
la Fede . Nel Perù confinante quafi ricchezze fi diedero 
in contracambio delTargento, e delToro? La Fede, Il 
Meflìc;o che colà hebbe in ricompenfa de' fuoi tefori k \jà 

Fede. 



Libro Ottauo ; 44 5* 

Fede . La Fede noftra, più che AlefTandro con Tarmi, vin- 
fe la Perfia, s'inoltrò nella Tartaria , fi fece ligia la Mofco- 
uia i fecefi vaflalle le Indie , e fotco vn medefimo dominio 
r Afia i n poco tempo ridufle . La Grecia vaftifllma à Cri- 
fto vbbidifce, à Grillo chinoffi TArabo^e piaceuole fu già 
per Crifto il Barbaro , il Moro , e l'Egitio . E non vi pare 
quefta vna marauiglia da far credere à voi, ò Hebrei, che^ 
noi fiamo veggenti, voi cieci, noi capaci di giudicio , voi 
priui di fènno ? Ho fin hora difcorfo con voi perche amo 
lavoftra flilute altretanto , quantoodio i voftri coftumi, 
che vorrei veder mutati , per potermi cangiare co' miei 
Concittauini, che neli'Ifola di Corciramal volontieri vi 
mirano , Qui in tanto, per tornare alla Storia, cadde, per 
le ibuerchie piogge , parte di vna Cortina di muraglia^ , 
qualfùfubito in miglior forma rifatta dall'Eccellentiffi- 
mo Michel Fofcarini , Proueditore , e Capitano ,41 quale 
in tempo del fuo gouerno diede tali fàggi di prudenza , e 
deflrezza , che cattiuofli all'oflèquio l'animo di ogni vno . 
Le diflèntioni tra' Nobili , e Villani, da lui , che n'hebbe 
dal Senato la cura, furono compofte con Ibdisfattionc/ 
delle parti , e particolarmente de' contadini , che mai non 
fogliono contentarfi , e per ogni picciola caufa fi foUeua- 
no contro i padroni . 

Ma tempo è hormai di dare vn'occhiata in Candia,out 
i Corfioti, che feruono , mi fan cenno, che non fi deue la- 
fciar fenza ricordanza vna guerra , nella quale pur eglino 
fanno lor parti nei feruir la Republica . Il Marcbefè Giron 
Fracefco Villa, partito da Venetia fin da' quattro di Mag- 
gio dell 66") , non arriuòin Regno, che a' ventifei di Fé* 
braro dell'anno feguente : poiché, per vifitarle Fortezze 

fi trac- 



44<^ Della Hirtoria di Corfù. 

fi trattenne in Dalmatia fino à Nouembre jpoi pel tempo 
in Corfù^ doue il Proueditor Fofcarini incontrolio con le 
Galee , e gli fu fatta vna folenne faina dalla Città , e da le- 
gni, Afcoltò egli la Meda nella Chiefa della Madonna^ 
miracolofiffima di Cafopo , e quando credea far vela il 
%'ento il coftrinfe à fermarfi per cinque giorni à godere le> 
delitiedeirilola^la cui fertilità^ e fortificationi gli diedero 
moltodilctto. A'noue fece vela, e giunfe alzante, equi 
fece laraifcgna delle militie, ch'eran compofte di ottomi- 
la ducento nouantacinque fantine circa mille caualli , che^ 
sbarcarono nella terra dirimpetto al porto di Suda, à onta 
de'nimici,che con grande loro mortalità tentarono d'im- 
pedire a" nofìri le arene . Era penfiero del Generaliifimo, 
e del Marchefe l'attaccare Canea, male piogge impediro- 
no rnnprefa 5 e i foldati disfatti dall'intemperie dell'aria, 
furono trafmefsi nella Città di Candia , per vedere fé da-» 
quella parte fi potefsero danneggiar gli Ottomani . Ma^ 
eglino rotti'n molte picciole battaglie, mai non vollero 
venire ali' vniuerfale cimento , e i Veneti hebbero campo 
di allargarfi fuora delle muraglie, il folo giro delle quali 
era loro prima rimafto . Non fi auuenturarono mai i Turr 
chi, perche afpettauano il Primo Vifir, che comparue iiu 
Regno nel fefsantafette , e allora cominciò Taffedio me- 
morabile , di cui fimile non fi legge nelle Storie , pe'l va- 
lore di quei , che lungamente il foficnnero , e perl'oftina- 
tione di coloro, che, à cofto delle loro vite , doppo di ha- 
uerlo intraprefOjHo'l penfarono abbandonare , Ogni on- 
cia di terra fi compraua a prezzo di mille morti 5 ogni pal- 
mo fi vendea à moneta di iàngue Iparfo à torrenti 5 e vn^ 
paflbjche s'aua^aua,bifo2;naua metterlo fopra monti orri- 
bili 



Libro Ottauo . " 44 7 

bili di cadaueri.Il ferro kcQ molt^^nicipiti ilfuoco^chc dal. 
lefotterraneeminefcoppiando fi portaua glihuomini per 
aria à migliaia ; e parca che tanti Dedali volafìero in Gre - 
ta 5 non per fuggire , ma per incontrare laberinti di fiam- 
me . Non han numero i Turchi vccifi da'fornelli , cheda^ 
vn temoorale à vn perpetuo Inferno li trafportauano^e da 
vno ad vn altro incendio^più cocente. Le fortite mieteua^ 
noie compagnie, ma la poluere inceneriua le intere trup- 
pe 5 e il Villa", fempre in fatica , non daua folazzo à gli au^ 
uerfari>chevedeuano partorirfida vna Villa gli affanni. 
Di giorno, di notte non fi difmetteuan le opere; e cento 
volte vna linea perduta 5 eriprefa, fé terminare nel pun- 
to fatale le vite de gli a{laliti,e de gli aggreffori . Il bombo 
de'cannoni, lo ftrepito de*tamburi , il rauco fuon dello 
trombe, le voci de*combattenti,lo fcoppio delle mine, af- 
fordano in modo l'orecchio , che non fi fente il calpeftìo 
della morte, che s'auuicina . Hora al Balouardo di S. An- 
drea, hora al Panigrà, bora all'opera Moceniga tentano 
auuicinarfi gli Ottomani , ma fono fempre rigìttati da di-^ 
uerfi luoghi con eguale macello ; poiché quindi , e quinci 
la fortezza deVeneti fa marauiglie. Il Generaliffimo , il 
Villa, e gh altri Capi alla teftade'foldatiefpongono Tin- 
trepido petto alle palle , a'dardi , incontrando fcnza tema 
la Parca, che vola con l'acciaio, e co'l piombo . Non ba- 
fterebbero volumi, fé ad vno,ad vno fi voleffero defcriue- 
re gli atti Eroici, che ogni momento fi replicarono neir- 
ammirabil difefa , che toglie il vanto alla fama de' Sagun- 
tini, che alla forza de'Cartaginefi anticamente s'oppofcr 
ro. Qui fingolare comparue il valore de'Corfioti, che al 
numero di cinquecento mandò Andrea Valier? Prouedi- 



448 Della Hiftoria di Corfù. 

tor Generale delle tre Ifole y nello fteflb tempo purgando 
di huominì mal viuenti Tlfola, e prouedendo a'bifogni di 
Candia oppugnata. Quefto prudentiffimo Senatore ^ di- 
cLii'n Corcira viuerà Tempre la ricordanza ^ volendo darc^ 
rimedio a'mali, che cagionauano i Corfari di S.Maura , e 
Preuelà , diede licenza a'Corcirefi di armare contro di lo- 
rojcome fecero^co'l mettere fubito in acqua fette bergan- 
tini^ concorrendo quei della Città, alcune Vììk ^ e gli ha- 
bitatori di Paxò alla commune faluezza . E fii tale lardo* 
re , che non folo fi difperfero quegFinfami pirati , ma dal 
paefenimicofi riportarono molte prede di animali, e di 
fchiaui; onde aflàliti gli aflalitoripenfaronoà mantenere 
il proprio 5 non più à toglier l'altrui. Ma non contenti gl'- 
Ifolanidihauermoftrato la loro fede al Principe con gli 
huomini trafmefTì nel Regno, e col corfo intraprefo, vol- 
lero manifeftarla condoni, per gli bifogni della guerra-, 
confegnando fette mila ducati al Valier,]! quale dal Publi- 
co di Venetia eletto Ambafciatore al Sultan Hibraim fece 
ritorno alla Patria, e del fuo gouerno lafciò inCorcira-r 
perpetua la memoria. Pur defiderio rimafe di Michele 
Fofcarini, a cui fu foftituito Girolamo Delfino,che diede 
perfettione alla fabbrica della cortina , che non puote fi- 
nirffn tempo del fuo anteceflbre nella carica di Prouedi- 
tor, e Capitano delllfola; doue per la rinunza di Antonio 
Digioti,hebbe dal Configlio l'vificio di Sopracomito il 
Caualiere Luigi Minio, che armò la fua Galea fecondo i 
dettami della iua nobile iplendidezza . 

Seguiua frattanto Tafledio di Candia , e l'Inuerno non 
fii valeuole à raffreddare l'ardore de'Turchi, che dal Gran 
Vifir^ tutto fuoco , haueano dd continuo fomminiflrato 

le 



Libro Ottano . 44P 

le fiamme , L'Aprile del 1 66S partì , richiamato dal Du- 
ca di Sauoia fuo Signore , il Marchefe Villa > ma non per 
quefto intepidirono nella difefa gli affediati , anzi nella> 
ftagione più mite , più vigorofe comparuero le lor fiam- 
me. La Republica non lafciaua di mandar continouamen- 
te foccorfi, e da Coftantinopoli arriuaiianofpelli gli aiutij 
quefti ingrofiTauano il Campo Turchefco, quelli faceuano 
più numerofo il prefidio . Mai non mancò à fcfteflb il no-^ 
ftro Principe , benché folo contro vna potenza, che delle 
tre parti del Mondo ha la portione più grande . E fé alcu- 
no mi dicCj che folo non fu per le Galee aufiliarie, che per 
lui veleggiauano, bafta che io glirifpondaco'l fucceifo di 
quefto anno, in cui le fquadre foraftiere nulla fecero , per 
la tardanza deirvnione. A'fedeci di Giugno arriuò iiL. 
Corcira il Bali Fra Vincenzo Rolpigliofi Generale delle-» 
Galee Pontificie, e nipote di Clemente Nono, il qualo, 
mentre a' legni fi daua carena , fi trattenne nel Conuento 
de' Padri Minori di S. Francefco nelle ftanze del P,Mae- 
ftroLudouicoLippi,chefabbriccolleàfuefpefè, Fùelet^ 
to tal Moniftero pel commodo dell'habitatione , e perla 
copagnia de'Soggetti infigni , che ini fiorifcono, fi come 
fempre di huomini fingolari fi vide ripieno.Poiche oltre il 
detto Lippi riguardeuolc per ogni verfo, e altri,che allora 
viueano , in tal luogo fi allenarono i Maeftri Ruberto Ta- 
bo, Santo Zeruo, e Antonio Garzoni, tutti treCorcirefi, 
tutti tre ammirabili nelle lettere,e ne'coftumi . Conduce- 
ua il RofpiglioG nobile comitiua di Caualieri,Fra Tomaio 
Ottomano dell'ordine di S.Domenico, quel figho del 
Gran Signore , che con la Madre fu prefo dalle Galee di 
Malta, che caufa furono della guerra. Fu egli mandato 

Nnn dal 



/^^'o DelIaHiflomdiCoffùi! 

de P^n con JiTcgno dì muoiiere col ilio meizo qualche^ 
folleuatione ncirOriente ^ oue allofa contro il gouerno d* 
Hibraimo compar iudno cattioi humotìy e piccioli iemi dì 
grande difcordja. E fi poteuafperare qualche vniueriale 
iolkuatione co'l proporre a' Turchi vn del Sangue Otto- 
mano per direttore delle loro mofìe, e per capo de*tumul- 
ti^ che fi attendeuano , Ma negli Eterni decreti altrimen- 
ti fu fcritto , Fra Tonimàfo douea maneggiare , non ìsu 
Ipada ^ bensì il breniario, e il Tuo Imperio era determinato 
ne gli angufti confini di vna fol Cella . Sono ftrauaganze^ 
che di raro Ci veggono^Ie mutationi di cappuccio in coro- 
na ^ di Patienza in paludamento Reale, 1 Turchi non fe- 
cero nouita 5 e le Galee del Papa ^ e di Maltn ritornarono a 
Corfù d*onde partirono alloggiando il Rofpigliofi nel 
Palaggio Arciuefcouale j dallllluftfifìuiio Labia fpefato 
con tale magnificenza, che gliene profefsò obligationi lo 
ilefib Pontefice. Le Galee di Napoli, e di Siciiia^che do- 
ueanovnirfi con le Papaline 5 e Maltcfi, arcuarono cosi 
tardi 5 che termine del loro viaggio fu il Zante^ d'ondo 
diedero volta , per ritirarfi a* loro paefi, timide del verno , 
che cominciaua a comparire con le tempefte , Ma notu 
perche fuffe auanzata la ftagione fi mancaua di mandar da' 
Veneti gente in Candia; e Pietro Valier , ch'era fuccedb 
sd Andrea nella carica di Generale delle tre Ifole, da Cor- 
eira inuiò molti con le necefiarie prouifioni. Egli noa^ 
lafciò mai la vigilanza douuta alPamore , che portaua alla^ 
Patria y e in vn tempo ftelTo fi facea vedere in due luoghi, 
in Creta coTocGorfi, nelle Ifole con Tincorrotto gouerno, 
<^ìaggiuftò differenze 5 compofedifcordie, leie ragio- 
na à gli opprefiì^tolfe gli abufi, e riformò gli fconcerti del- 
le 



Libro Ottauo, 4^1 

kcarichc ? ordinando ;, che non potcfeo entrare in Coo* 
figlio queijche non haueflero venticinque annidi età y né 
hauere vffici , ò dignità chi non compiua gli trenta . Hor 
mentre il Proueditore attende alla riforma delle liqrnan^, 
rArciuefcouoLabia s'ingegna mettere in affetto le cofe 
Diuine 5 edella Cattedrale angufta, e riftretta, follena va. 
bel Tempio , Con ifpefa confiderabile^ per lo più del fuo, 
j-ifece Altari^ accomodò archi, ereffe Cappelle, fra le qua- 
li quella di S.Arfenio;, le cui Reliquie dairArcinefcouo 
Bragadinonel I <^S 5 tralportatedaFortexzia nella nuoua 
Chiefa Maggiore di S.Giacomo, furono dalui più nobil- 
mente ripofte in vn Vrna d'oro^e di criftalli adorna ^on h 
infcrittionep chefegue^ 

a o, M, 

Ojpc infignia, S, Arfmtj hu'ms Cimtaùs Archiefifcopi 

qu^/hb altari dia tegejyan^W^ fofl mmm defofttiont$ 

eiptfdemoBigefimum y exnjeteriTemflo pa^nè col- 

lahnpip in h^nc Eccleftam tramlata f^ere, 4nno 

M. PC, XXX/II, Kal, Imuarij 

Pofleà ifla inAedicda^ CapfuUtjuè aurata ^ nuener/^r^ 

kiliterftc poppa d Caroto f^aha ArchiepifcopOy ijt 

ftimdatiiis rpenerarentur , Annp 

M. pC, LIX, Sextodecimo J^al^ 

pebrufirij , 

Corpore) [me pinimo Unguens hìc pronns adora 

^ce Reges neqmunt p Pr^fulis offa qumj^t , 

Ma dalla Infcrittione m',auueggo d'effere, arginato 3ir 

Nnn % anno 



45' ^ Della Hiftof ia di Corfù . 

anno feflantanoue alla Criftianità infeliciffimo^non per la 
fola perdita di Candia, ina per quelle , che fi ponno teme- 
repellendo mancato allltalia il forti (Inno antemurale . Io 
non poifo non piagnere la caduta di vn Regno _, che ben- 
ché della Republica Venetiana^ douea da altri Principi et 
fer difelb come proprio ^ feruendodi arnefe a* loro Stati , 
che hora fono efpofti alle inuafioni de' barbari . 1 Vene- 
tiani conimmenfo teforo han fatto per la caufa^dirò com- 
mune, quello, che forfi non farebbero le Monarchie, più 
potenti;e in cinque luftri^difllpando quafi centocinquan- 
ta millioni^hanno acquiftato la gloria di più (hcóìl Gran- 
de, non fi può negare, fùPaiuto, che mandò in quefto an- 
no Luigi Quartodecimo , fra' Rè della Francia gloriofifll- 
mo; ma quando Tinfèrmo è fpedito le medicine piùvir- 
tuofè non vagliono ♦ Candia agonizza , fé forza foprana- 
turale non la ibccorre , ella muore fenza rimedio . Ccru 
ciò tutto i Veneti fi dimenano per ogni parte 5 e il Gene- 
ral Valiero (òpra di vna Galea partì per incontrare Tarma- 
ta Franccie , lafciando ordine al Colonello Culifich , chc> 
guardaffe le riuiere da* Corfari, che l'infeftauano . Ne fu 
quefto reftio all'efecutione , e aggiugnendo a! tre fui bcr- 
gantini vn altro di Paxò , e vna felluca , fi pofe ì cercare- 
quei di Preuefà , e S.Maura, che fottoCuzzopali, e Mo- 
fcobei fcorreuano il mare . S'incontrarono di notte , e il 
legno di Paxò, che foli trenta Criftiani portaua,attacco(li 
con quello di Mofoobei da nouantacinque infedeli guar- 
dato , mentre gli altri erano alle mani con le conferue del 
Barbaro. Ma il Colonnello, che fi auuide della difugua- 
glianzade*noftri,foccorfè ou'era il bifogno, e in poco 
tempo del nimico bergantino con tutta la gente fece no- 

biliflì- 



Libro Ottano, 45^5 

biliffimo atquifto ^ fàluandofi gli altri , quafi che disfatti , 
pe'l faiiore dell'ombre . Grande fu Tallegrezza de' Cor- 
cirefi, e fi accrebbe per l'arriuo delle Galee di Francia^ 
condotte dal Duca di Viuon , efìendo le Naui già pafìato 
00*1 Duca di Bcufort verfo il Regno , c'hauea bifogno dì 
aiuto . Le fquadre Pontificia^e di Maltajanch'elleno com- 
paruerO; e già fi penfaua à qualche nobile imprefa , quan 
do arriuò l'auuifo dellarotta de'Galli^delIa morte del Beu- 
fortj della capitulatione della Piazza^ della perdita di Cre- 
ta^della sfortuna de' fèguaci di Crifto . O Europa , ò Eu- 
ropa ! A che lacerarti da te medefima , fé l'armi meglio 
potrebbero da te impiegarfi contro colui , checoala Ipn- 
da alla gola del continouo ti minaccia ? E come le Aqui- 
le, che fogliono fiifarfi nel Sole, alla vifta della Luna chiu- 
dono le pupille? Se le forze de' Criftiani^che fra loro nel 
prefènte leccio fi fono fuenati, s'impiegauano a' danni de* 
Turchi j Turchi più non vi farebbero , né palmo di terra^ 
pofiederebbero gl'infedeli , E pure la politica mondana > 
che alle volte contradice à quella del Ciclo, dia fatto ve- 
dere formidabili fchiere, che indirettamente fbccorfèro 
gli Ottomani . La Fiandra, cinta dall'Oceano, fiì bagna- 
ta da mari di fangue fedele . La Germania , la Polonia, la 
Dania, l'Vngheria, l'Inghilterra, la Suetia , la Francia , la 
Spagna, la Mofcouia, paefi, che adorano Crifto,quali fce- 
ne funefte di tragici auuenimenti non rapprcièntaro- 
no , per fare fpettatori gli Traci , che fi profittano delle^ 
noftre difcordie ? Non farebbe mai guerra à noi il Mau- 
mettano, fé noi fuOìmo in pace; poiché la fua poten- 
za non farebbe valeuole a reliftere al CriftianeHmo vni- 
to, quando da fé medefimo non fi debilitafse il vigoro , 

il 



45*4 D^U^ Hiftoria di Corfù. 

Il Perfiano mai non è flato foggiogato, perche folo atten^ 
dea ofleruar gli andamenti del Turco, e rare volte con gli 
altri confinanti viene à rottura. L'Oriente fi perdè:)perche 
diuifoj guardifida fimilefciagurarOccafo. Sicilia è et 
pofta , né gioua l'Italia vicina ^ non hauendo più il bello 
arnefe di Candia . Quefta in fbmma cadde nel Mefe di Set- 
tembre , e la Vergine , che dominaua nel cielo , vfurpòllay 
al Leone. Si partirono quafituttele nobili Famiglie con 
Tarmata Venetiana, che a Corfù findufìe, con quella me- 
ftitia y che può ogni vno immaginarfi doppo tale sfortu- 
nato fucceflò . Il Generaliffimo 5 il Proueditor Generalo 
Antonio Bernardi , Monsù di S.Andrea Generale della^ 
Fanteria , il Caualier Grimaldi Sargente General di bat- 
taglia , e tutti gli altri Capi fi ritirarono à Corcira, oue la^ 
mia Cafa hebbe Thonore di albergare^ fi come nel primo 
anno della guerra il Gildas , così nell'vltimo il S.Andrea, 
Fu poi richiamato a Venctia il Capitan Generale France- 
fco Morofini , e Pietro Valier Generale delle tre Ifole,e al 
gouerno di quelk^e dell'Armata rimafe con auttorità Ge- 
neralitia il Bernardi , il quale con prudenza impareggia - 
bileraflèttò le cofè fconcertate per la refa di Candia.Con- 
iblòimifèri Candioti , che nel volontario efilio per la Tua 
piaceuolezza hebbero foUieuo alle loro difgratie 3 eiècon- 
do la diuerfità della conditione fece , che fi compartiflèro 
à que' infelici commodi alloggiamenti . Diipofe , che i 
Capi delle militie, e le militie ftefle^ritornate da Candia^fi 
parti{IèrO;,e della Republica^e di lui fodisfatti'n guifa^che^ 
nonhaueflèrooccafionediritirarfidal feruigio del Prin- 
cipe, qualora fuccedefle il bifogno, Prouide a' legni , o 
riduflè il numero de'Nauigh a fegno ^ che fé mancaflèro i 

Turchi 



Libro Ottano l 4 5* 5^ 

Turchi alle conditioni già ftabilite, non mancaflè il mo- 
do di aftfignerli con la iorza. E perche molti latrocini; 
da' galeoti ii iaccuano^ egli , oltre i rigorofi bandi , e pro- 
clami;) con impiccarne vno^c'hauea rubato alcuni panni à 
vn pouer*huomo^ pofè tal terrore ne gH altri, che d'allora 
in poi non fentifli lamento di benché picciolo furto. Era> 
cosipioco'mefchini, che à fuelpefe mantenne due Au- 
uocati ) che li difendcfìero 5 ma era all'incontro così rigo- 
rolb nella giuflitia^che doppo di hauer chiamato i Proue- 
ditori del luogo , e da loro chiefto minuta informatione, 
kce carcerare alcuni fofpetti di hauer fraudato il Capitale 
del Fontico> ò Banco, che di quaranta milla ducati' n circa 
èra fotto , per la poca cura y ò vfurpation de'min iftri , Do- 
mò i prepotenti; diede ordine al Reggimento^che fi cafti- 
gaffero i rei , fi aflblueflTero gl'innocenti 5 conceffe a' Giu- 
dici annuali pri uilegi piiì ampli ; riftorò il Porto del Man- 
dracchio; eauanti, che partifìTe per ripatriare fece dar 
principio all'ampliarione della Chiefa di S.Spiridione , à 
cui Niccolò Politi 5 gentil'huomo facultofo^hauéa lafcia- 
to nell'vltima fua difpofitione vna lampada d'oro di tre- 
centocinquanta oncie di pefo. E acciò non reftad'eaggra- 
uato il Commune in tal fabbrica^oltre l'emolumento del- 
le condanne applicatoui, concorfè con molti danari del 
ilio patrimonio . Il medefimo Bernardi fu, che fece am- 
pliare la ftanza de' Proueditori della Sanità , i quali'n me- 
moria del beneficio Tarmi fue nella nuoua frabrica affifle- 
ro-, non potendo per altro liuellare Statue, dalle fuerare^ 
conditioniben meritate. L'annullatele condanne da die- 
ceanniinsù, per fbllieuo degli affliti 5 l'ordinare, chei 
p agamenti fi faceffero nel banco de'Notari, per euitare le 

fraudi ; 



A ^ 6 Della Hiftoria di Corfù . 

fraudi ; il dare mille regole al buon gouerno^ opere furo- 
no dell'Eccellentiflìmo Bernardi , che nel lójoy doppo 
tante calamità^ kce a* Corcirefi godere giorni^ meriteuo- 
11 del fègno di candide pietre, che vn tempo foleuano 
vfarfi'n Creta^che hora con negri fallai va mifurando i mo- 
menti del fuo leruaggio . Si aggiunfe alla feh"cità deirifo- 
la la buona condotta di Domenico Gritti Proueditore ,e 
Capitanio , e di Giouanni da Mofto Bailo ;, li quah diede- 
ro tutt'i legni di vna nnpareggiabil giuftitia . Èghno tol- 
fcro gH abufi de' pegni per debiti, compofero paterna- 
mente le dilcordie . Nelle penurie di Corcira , con la fua 
amoreuolezza , fé veder il Mofto Tabbondania. Giufto. 
Tvno, e l'altro ne' giudici] , ambi rigorofi contro i rei , ne 
grinterefiì della Communità , e del Fontico zelantiffimi , 
Splendidi ne* banchetti, liberali co' poueri,fi fecero cono- 
fcere veri, non mercenari; Paftori . 

Non e mia intentione il paflare più auanti , per lafciar 
materia à gli altri Scrittori di raccontare quello , ch'è fuc- 
ccfìb , e fuccederà di mano in mano col variare de' luftri . 
Mi fpiace bensì di terminare l'Opera con vn fine lugubre, 
delia perdita di Candia , c'hà fatto la Criftianità 5 poiché 
la Republica ciò, c'hà lafciato in quella,hà riprelb in Ter- 
ra Ferma ; e gli acquifti nella Dalmatia, oltre la gloria di 
efserfi mantenuta per véticinque anni contro de' Turchi^ 
ponno contrapefare in buona parte il dominio di Creta , 
Aprano però gli occhi gli altri , e ftiano con auuertenza,. 
che chi non teme i Leoni , de gli Augelli non ha paura . . 

Il fine deirOttauoj&Vltimo Libro. . - 

TA- 




TAVOLA 

DELLE COSE PIV NOTABILL 

A. 

Ccadenaia eretta in Corfù. libro 8. foglio 425. ' 

Achmet fanciullo fatto Gran Turco, lib.y. 380. 

Agatocle contro Corfù. lib.2. 73. 

Agiru Prouincia di Corfù. lib. 1.8. 

Agoftino Canale fd fare l'arco del voltoue in fortezza , 

lib.7.379. 
Agrippina moglie di Germanico con le ceneri del 
marito riccmita nonoreuolmente da' Corfìoti. lib.3.1 23. 
Agrone Re de gl'Illirij vince gli Etoli,e muore per rinteniperanza.l.i.Si. 
Alefchimo Regione di Corfù. lib.i . 9. 
Alelfandro Magno in Corfù. lib.2. 72 . 
Aleflandro Seuero Imperatore, lib.3.1 50. 
Aleffandro di Gotti fuo valore . 276. lib. 5 - fua prigionia , e ricompenfa 

con la Giudicatura di Cingani. lib.4.2 27. 
AlefTio Imperatore, e fuoi fatti, lib.4. 1 97. 

Ale/fio, figlio dell'Imperatore Emanuello , Signore di Corfù . lib.4. 205, 
ribelle all'Imperio. ao5. congiura con Andronico. 207. è chiufo iji^ 
vnmoniftero. iui. 
Alefiìo yccide il fratello Imperatore d perfuafione di Michele Signor di 

Corfù. Iib.4.208. 
Aleflìo fanciullo , vccifo il Padre Imperatore , ricorre a' Principi di Po- 
nente lib.4.208. racquifta l'Imperio, log. è vccifo. 2 1 o. 
Ambafciatori Corciren i Venetia difcorrono auanti'l Senato . libro 5 , 

238.1ib.9.323. 
Amurat Terzo Gran Turco, lib.7.350. muore. 371. 
Andrea Gritti Arciuefcouo di Corfù. lib. 5. 255. 
Andrea Valier Proueditor General, e fue opere, lib. 8. 
AntoniovinccBruto,eCaffio. lib. 2. 118. innamorato di Cleopatra-» . 

iip. evinto da Ottauiano. 120. 
Antonio martirizzato in Corfù per la fede, lib.3 .131. 

O Anto- 



Tauola 

Antonio Cocco Arciuefcouo di Corfii. lib.7. ^66^ 

Antonio Cappello deftrugge i Corsari, lib.7. 397- 

Antonio Pifani iClituifce vn Monte in Corfù. hb.7. 389. 

Antonio Bernardo Prccurator di S^Marco^e fuo Elogio, lib. 8. 

Antonio Marmora coTnoifcruitori difende la Torre di Butrintò con- 
tro i Turchi, lib. 8.422. 

Antonio Flangini fonda vn Seminario, lib. 8. 433. f 

A{ oJonia fabbricata da'Corfioti.lib.1.28. 

Argia edifica Siracnfa. lib. 1.23. 

Argonauti, doppo il Vello, e Medea^ rapiti, in Corfù. lib.1.18. 

Ariilotile in Corfù. lib. 2. 72. 

Armata Criiiiana s'incontra con la Turchefca. lib. 6. 347. combatto * 
348. vince. 349. Armata infedele à vifta di Corfù- lib. 7.371. 

Arfenio Arciuefcouo fanto di Corfù. lib. 4. 186. va a Cortantinopoli à 
fauorcde'Corcirefl. 188. fue parole allTmperatore. i8p. ritorna, e :é 
muore. 191. 1 

Arr io Antonino Pio Imperatore, lib.3. 148. j 

Afledio memorabile di Corfù lib.<5.302.fi fcioglic. 309. 

Atenicfì à fauore de'Corfioti. lib. i .41 . s'apparecchiano contro i Corin« 
tij. lib.2.5 5. contro Sicilia. 6^. fon disfatti da'Siciliani. 71 . ''■ | 

E. 

BAiaz^tte Gran Turco rompe la pace co'Venetiani. lib. 5. 206. 
Bailo primo in Corfù Marino MalipieroJib. 5. 249. • à 

Ballilo Macedone vince i SaraciniJib.4. 185. * 

Baiìlifco Generale di Leone Imperatore lùpera i Vandali, lib. 4. 1^9» 
Bellifaria in Italia .,lib.4. 1 70. fuoi progredì. 171. fugge, ini. 
Bembo Generale di mare in Corfù. lib.7.3 8 1 • 
Benedetto Bragadino Arciuefcouo di Corfù. lib.7. ^S6. 
Boemondo in Italia ruerreggia co'l fratello, libro 4. 201. va in foccorfo^ 

di Terra Santa- iuì. mucue guerra alla Grecia , e s'accorda co'J fuo, 

Imperatore. 202 . 
Bolja del Papa à fauore del Protopapi di Corfù. lib.ó.s 1 8. 
Bruto vccide CefarcJib.2.117. s'vccide con le fue mani, 118» 
Butrintò come fabbricato ? lib. i . s i =, 

C. 

CAlendario antico ofleruata in Corfù. lib.7. ^^9' 
Capitoli, co'qualifì.diede.orfù a'Venctiani.lib. 5. 240^ 
Candia vedi Guerra. 
Carlo V. contro Solimano. Iib.5. 287. 

CarloLabia Arciuefcouo (j.i Corfù. lib.8.430. rifa il Duomo più magni- 
fico. 451. 

Carlo 



Delle cofe più notabili . 

Carlo Re di Francia in Italia, lib.5 .273 . ritorna in Francia. 273. 

Carlo d'Angiò conquifta le due Sicilie, lib.4.2 1 5. prende Corfù. ini. to- 
glie molti priuilegi a'Greci.2i5. 

Carlo Zoppo prigione degli Aragonefi. lib.4.1 17. è liberato. 118. 

Caflìope famofa città di Corfù. lib.i .7. 

Calilo contro Cefare. libro 2. 1 1 7. è vinto da Ottauiano , ed Antonio . 
118- 

Cercillino Principe di Corcira , e fua crudekiì. lib. 3. 1 25. fi fommerge 
nel mare. 1 43. 

Cefare difcorde con Pompeo.lib.2.1 13. paffa il Rubicone. 114. vince in 
Farfaglia. iui. 

Cherfocratc Re di Corfù. lib. 1.23. fabbrica Cherfepoli. iui, 

Cherfepoli, e fua figura, lib.i . z6. 

Claudio contro gl'Indefi. lib.3 .1 24. 

Congiura di forprcnder Venetia. lib.7. 385. 

Conliglio di Corfù quali vffici diftribuifca ? lib. 6. 3 14. 

Corcira. vedi Corfù. lib. 

Corcira figlia di Cercillino fi fa Criftiana . lib. 3. 135. martirizzata dal 
Padre, iui. fegue. 

CorfiotifoccorronoiSamij.lib. i.ip. ftannoneutrali nella guerra tra 
Xerfe, e i Greci. 3 1 . vincono i Corinti). 35. difcordi tra di loro . lib, 
2,.58. vincono i Lacedemoni . 70. attendonoà banchetti. 73. fotto- 
meflì da Agatocle. 74. fi liberano. 75. fan pace con Pirro. 77. affah 
tano Creta. 79. ricorrono a'Romani per paura de gllllirij. 83 . fon-» 
vinti dagl'Illirij. 88. foggiogati dagli (lem. 89. liberati da'Romani. 
90. s'oppongono à Filippo Re di Macedonia, libro 3.107. vanno co' 
Romani alla defiruttione di Corinto. 112. à fauore di Pompeo . 113. 
amici di Marco Antonio. 1 20. fon'opprefll da Ottauiano. 121. ergo- 
no memoria à Germanico. 122. foccorrono Claudio contro gl'lngle- 
fi. 1 24. aiutano Lucio Vero. 148. vincono i Goti. 152. afflitti dalla 
pefte. iui. foccorrono Diocletiano. 153. Valentiniano. libro4. 167. 
Eraclio . 175. gli Efarchi di Rauenna. 177. Leone. 181. Niceforo. 
183. vincono i Dalmati. 175. foccorrono Bafilio. 185. Cofianrino 
Settimo. i85. Niceforo. 192. foggiogati da Ruggiero Fé di Sicilia, 
liberati da Emanuello Imperatore. 203. il quale dona l'Ifola ad Alef- 
fio fuo figlio baftardo. 205. in potere di Carlo d'Angiò. 2 1 5. diuengo- 
no liberi . 226. penfano darfia'Venetiani . Jib. 5. 230. fi danno. 232. 
fanno guerra con Tommafo Ccmneo, e vincono. 253. vincono i Ge- 
nouefi. 254.dinuouo Jifuperano. 257. difendono Parga, e Butrintò 
contro i Turchi . 260. foccorrono il Re di Napoli. 274. aflediati da 
Solimano .libro 6.302. fi liberano. 309. foccorrono l'armata Vene- 
tiana. 31'). fanno ftrage di Turchi . 345. fi difendono da Sinan Baf- 
fi . libro 7.358. mandano gente al campo VenctianofottoGradifca, 
383. fominifirano denari per la guerra di Candia. libro 8.419. difen- 
ilono Parga. 427, 

Ooo 2 Cor- 



Tauola 

Corfù, fitoi nomi vari, libro i . i . Tua defcrittionc geografica. ^, (tie fé - 
^ioni.5. fua figura delineata. 12. fuo dominio in Terra Ferma. 14. 
Tue qualità, ini. abbondanza , e delitie. 1 5. fuoi habitatori antichi , 
16. quanto miferabile doppo l'affedio di Solimano, libro 6.3 1 1. fua_> 
Città defcritta.lib.7.351. 368. infame. 364. 

Corint})conrroCorcirefi. libro 1.32. fon vinti. 35. fan lega con moki 
contro gli Ateniefi. lib.2.5^. con frode rouinano i Corfiòti. $7. 

Coftantino Primo Imperatore e fua hiftoria. lib.3.1 54. 

Coftantino Settimo vinto da'BuIgari. lib. 4. 1 36. foccorfo da'Corfioti * 
ini . 

Conftantino Quarto in Sicilia, lib.4. lyp* 

Coftanzofacrilego.lib.4. 178. 

Crifìo nafce. lib.3 . 1 1 1 . 

Criflodolo moro martire in Corfiì.lib.3. 137. 

Criftoforo Marcello Arciuefcouo di Corfù. lib.5. 27p. 

Crifìoforó Condocalli, e fuo valore. lib.(5.3 50. 

DAlmatifi folleuano contro l'Imp. lib.4. ^74* ^^^ vinti da CorfiorL 
^75- 
Dauiano Principe di Corcira fi fi Crifìiano. lib.3 .144. 

Demetrio Fario fi ribella à Teuca, lib. 2. B9. fi folleua contro Romani . 
98. perde Faro. 99. fuggCj ed è vccifo. iui. 

Defcrittionc della pefte di Corfù. lib.3 .152. della Città di Corfù . lib.7, 
3^2.3^4. 

Diocletiano in Corfù perfeguita i Crifìiani< lib.3. 1 52. va in Egitto.i 53* 
diuiene hortolano . iui . 

Difcordia tra l'Arciu. Latino,e il Protopapà Greco, lib.^.3 1 8. 

Difcorfo de'Cornoti àgli Ateniefi. lib.i. 37. de'Corinti) a ^li ftefii. 39. 
de'Corcirefi a' Romani lib.2.84.de'Romania'Greci.92. de Corcirefi 
al Senato diVenetia, libro 5. 238. libro d. 323. contro gli Hebrei . 
lib.8.^41. fegue. 

Diuifione in Corcira. lib. 1.58. della preda tra* Collegati Crifiiani dop- 
po la battaglia di Lepanto.lib.3/19. 

Doria co'fuoi artifici fà,che Solimano rompa la guerra a'Venetiani. lib, 
5. Ì97. fugge vergognofamente. iib.6.3 1 5. 

Dragut afiutò, lib.d.3 17. fi libera dal Doria. 332. rompe il Doria. iui. 

Duca di Oiliina congiura contro Venetia lib. 7. 3 84. 

Ducale à fauore de''Corfioti.lib.5.24i. 

Durazzo Colonia de'Corfioti.lib.i.28.caufa della guerra Corintia.33, 
forprefa da gl'Illiri; fi libera . lib.3.87. 



S.EIcrtl 



Delle cof e più notabili , 

E. 

$ T? Lena in Corfù , con le nani deirifola vd in Paleftina.lib.j . 1 54. 
' Jt/ Eleno Troiano fabrica Butrintò;. lib.i .2 1 . 
Elio Andriano Imp. lib.g.148. 

Elio Pertinace Imp.lib. 3.149» , , 

Emanuello libera Corfù da' Siciliani. Iib.4.203. conibatte contro Vcnc- 

tiani.204. , r J-t • 

Emilio vince perfeo.lib.^.iao. trionfa di lui. ili. 
Eraclio contro Cofdroe.lib.4.i75.il vince. 176, 
Eucchene Corfioto,e fuo valore.Iib. i .20. 
Eudoflìa chiama i Vandali in Italia. Hb.j.i^S. 
Eudonia Augnila fi fpofa con Romano Diogeno. 10.4. rp5. 

F. 

FAmiglie nobili di Corfiì.lib.^.5 1 2. 
Panari ifoletta vicina àCorfiì.lib.r. io. 

Fantino Dandolo Arciu. diCorFù.lib.5.255. 

Faro prefa da' Romani.lib.2.99. 

Fesco Rè di Corfù. lib.i. 18. _ 

Federico Re di Sicilia fi difende da potentiflima lega. 220. 

Ferdinando Rè di Napoli perde il Regno.lib.5.274.il ricupera, 27$. 

Feudatari di Corfù quanti? lib- 5 .284. 

Figli di Coftantino fi diuidon l'Imperio.lib.4.i<J4. 

Figura di Corfù delineata, lib.i .1 2. 

Filippo Rè di Macedonia contro i Rx)mani.lib.5 .107. manda Ambafcia^ 
tori ad Annibale . ini. 

Filippo Principe di Taranto Signor di Corfù. lib. 4.222. concede al Pro- 
topapà priuileggi. 22;. 

Filippo Palqiia lii^o fa riflorarc il molo di Corfù . lib. 7. 381 . 

Francefco Re di Francia chiama l'armata Turchefca controCarlo V. 
lib.6.330. 

Fulmine mifteriofo in Corfù. lib. 7. 395. 

G. 

GAlec di Malta prendono il Galeone della Gran Sultana.lib.7.401. 
Galba Imp. hebbe medaglie da' Corfioti.lib.3.147. 
Genouefi'n Corfù. lib.5.2 5^ fon disfatti. 254. contro lì Rè d'Aragona . 

256. faccheggiano Corcira,e fon rotti,2 57. _ 
GenfericoinItaiia.lib.4.id8.faccheggiaCorcira.i^9. 
Gerbeinpotere de'Turchi.lib.d.335. .^ .. , 

Germanico amato da' Romani.lib.j .121. vccjfo di veleno. 1 22. 

O o o j S.Gia- 



Tauola 

S. Gl'afone, e fua Hiftoria . lib.5. 225. fcgue. 

Giganti primi habitatori ài Corfii. lib. 1.16, 

Gioftra inCorfu.lib.7.^72. 

Geòrgie Arciu. di Corfù buono,e fua infcrittione al Sepolcro lib. 4. T9S. 

Giouanna Prima Regina di Napoli fa impiccare il marito , e fugge dal 

Regnc,e poiritorna.lib.4.222. prende il quarto marito . 224.0 impic- 

cata.225. 
D.Giouannid'Auflriaj Generalijffimo delta lega, in Corfii.lib.5.545. or- 
dina l'armata nel porto delle Gomenizze . 346, vince i Turchi. 349. 

prende Tuniii. lib.7.357. 
Giuliano Apoftata vccifo .lib.4*i^5. 
Giuftiniano Imp. manda Bellifario in Italia lib. 4. 170. 
Ciiufto Antonio Belegno Proueditor Generale . lib. 7. 387. 
Goti , e loro potenza . lib. 3 . 1 5 1 . vinti da' Corcirefi . iui. dcftruggono 

Corfù. lib ,4.172. 
Guerra de' Corcirefi co' Corinti), lib. i .3 2. fino al fine di Mantoua . lib. 

7.388. di Candia . lib.7.405. fino al fine del libro ottauo , narrandofi 

di anno in anno ifuccefsi . 

H. 

H Ebrei in Corfiì con vn fegno ridicolo in mezzo del petto, lib. 5.2 5 5, 
fon priuati <ii (labili, iui. loro cccelfinell'adorare vna donna era- 
iuda.lib.8.437. 



I 



I. 

Braimo Gran Turco (limato inetto al gouerno. lib. 7.400. 

. Imperio ài Coftantinopoli'n poter de' Latini.lib.4.2 1 o. 

Incenciioin Corfù.lib.S. '- 

Irene Imperatrice Cattolica gouerna l'Imperio, lib.4. 182. e cacciata in 

efilio. 183. 
Ifolette intorno à Corfù . lib.i .p. 

I. 

LAcedemoni in aiuto de' Nobili di Corfù lib.2.^2. afsediano Corcira, 
e fuggono. 63. 
Lanafsa moglie di Pirro fugge à Corfù . lib.2. 75.fi fpofa con Demetrio 

Rè di Macedonia . 75. 
Lega tra il Papa,Spagna,e Venetiani contro il Turco.lib.(5.343. 
Leggi CorfioteJib.5. 283. 
Leone Papa muore, lib. 4. i(J8. 
Leone empio Imp. muore.lib.4. 181. 
Leone detto il Filolofo vince i Saracini . lib. 4. 185. 

Loren- 



Delle cofe più notabili • 

lorenzoVeniero Capitan Generale .Jib.7.386. 
LuHCiuranoProueditorGenerale ricupera Butrintò .lib. 8. 4^1. btU- 

c?a i legni di corfo nel porto di Lepanto . 437. 
Lufc^i Giorgi Capitan Generale ca^Yi^a i facinorofì. lib.y.^pp. 
Lucio Vero chiede foccorfo da' Corfìoti. lib.5.148. 
ludouico Moro Duca di Milano chiama i FranceTi . lib. 31.^75. i Turchi. 

275. perde lo Stato . 

MAffeo Veniero Arciuefcouo di Corfù . Iib.5.ìB^ 
Magentio tiranno .lib.4.155. ^ . **. 

Malta inuafa fenza frutto da' Turchi . lib. 6. 332. afsediata da gli fteffi. 

Malte/ì prendono vn Galeone co'l figlio del Grafi Turco. lib.7.4oì. 

Marco Aboris vcci'b da' Turchi, lib.8.426. 

Marco Aurelio xnip.lib.5.148. ^ .,..?* 

Marco da Molino Proueditor Generale acquieta 1 tumulti de'villani.1.8. 

Marano Mal ipiero primo Bailo in Corfù. lib. 5.249. 

Maumetto Gran Turco prende Coftantinopoli . lib. 5.^59. conqmftaJ 

Negroponte . 76^, 
Maunnetto Terzo muore, lib. 7. 3^0. -, 

Medaglie antiche de' Corfioti. lib . i .47. loro figure in rame . 51. altre a 

tempi de' Romani lib.2. 1 01 . altre negli ftefsi tempi, lib.3.1 5^. 
Meo. vedi Romanello da Viterbo » 
Mezo Baliaggio di Corfù . lib. 1.6, 
Michele Traiìlo vccidc Leone Imperatore, lib.4.1'84. 
Michele Signor di Cortu fraudolente. libro 4.207. ottiene la Signoriaj; 

208. . - r 

Michele Terzo ammaliato da vnaVedoualafcia la moglie, lib. 4. in. 
Michele Quarto Signor di Corfù fi muoue contro il Paìeologo . libro 4. 

212. funge. 213. ritorna, e fi molte conquide, iui. fa pacc,e parentela 

co'l Paleolo£^Oje poi muore . 214, 
Modone fi peràe per cafo inopinato,lib. 5.277. 
Motiui di Solimano contro Venetiani. lib. 5. 287. 



N. 



N 



Arfete in Italia ha molte vittorie lib.4.172. chiama i Longobardi, 



^ ^ e muore. 175. 

Nauficaa foccorreVlifse naufrago, lib. 1.20. e conluififpofa.ar. 

^kroneJe fue crudeltà . lib.3.147. 

Ncrua buono Imperaror . lib.3.1 88. 

S. Niccolò Vefcouo di Mira,morto,in Corfiì. Hb.4.198. 

Nicolò Micheli Proueditore di Corfi^e fue opere.lib.8.43^. 

Nicc- 



Tauola 

Kiccford vìnce Pipino. lib.4.T8^. 

Niceforo Bottoniata Imperatorc,Iib.4.ip5. 

Niceforo Foca,e fue vittoriejlib.^.ip;. 

Nobili Corcirefì nimici del Popolo. lib. 2. 58. fi foleiiànio contro di que- 
fto. 5p. combnttono. 61. fon vinti, iui: s'vnifcono co'J popolo contro i 
Lacedemoni. 6^, fono vccifi dal popolo , 6^, tentano vendicare. ^$. 
fono trucidati. 60, 

O. 

ODigitriano Sarandarì innocentemente fatto morirclib.y.ipoj 
Oratione . vedi difcorfo. 
Oros j Regione di Corfù . lib. 1.7. 
Ottauia moglie di Antonio in Corfù . lib. 5. 1 18. pacifica il marito co'l 

fratello. 119. 
Ottauiano va à Roma . lib. 3. 1 17, vince Bruto, e Caffio .118. prcnd* 

Corfiì .121. 
Ottone Imperator . lib.5. 147. 

P. 

PAolo V. interdice i Venetiani.lib.7.58r ." 
Paxò Ifola vicina à Corfù .lib. i.p. 
Periandro,efuacrudelti.Iib.i.28. 
Perfeo Re di Macedonia fi ribella da* Romani . lib. 5 . lop. rotto fugge l 

I IO. è condotto in trionfo. 1 1 1 . 
Perfiani fanno ftra^e di Turchi,lib.7.35p. 
Pefte in Venetia. ììb.j.^ój. in Corfù. 389. 
Pietro capo ài militia,e fua pietd . lib.5.251. 
Pietro Bua , e fiio Valore,lÌD.5.345. fcorticato.545. 
Pietro Valicr Proueditor Generale,e fueopere.lib.8. 
Pignon di Vclez prefo da' Spagnoli. ìib.ó.^^ó. 
Pirro afialito da tempefta naufraga.lfb.2.77. vince due volte i Romani , 

78.pafra in Sicilia.iui. ritorna in Italiane rotto da' Romani fugge. 79. 

fi muoue contro Antigono^eil vince.iui.contro Sparta.So.è vccifo.81 
Pompeo difcorde con Cefare . lib.2. 1 13. fugge da Italia. 1 14 è rotto in 

Farfag!ia,e in Egitto vccifo .116, 
Protopapd Greco ottiene dal Pontefice vna boUaàfuo lauore contro 

l'Arciuefcouo Latino.lib.5.3 ip. 
Pfeudofilippo s'vfurpa la Macedonia , ed è vinto da' Romani . lib.3.1 1 1. 

R. 

Oberto Cuifcardo , e fue vittorie . Iib.4.ip5. combatte e©' Greci . 

Roma- 



ROber 



Delle cofe più notabili . 

Roitianello da Viterbo sfida i Corcirefì alla gioftra. lib.7. 17^. compà- 
rifce in campo.?75.fi batte co'l Lucani.377. è vccifo dallo Scliri. 378. 

Romani vinti da Pirro. Iib.2.79. il vincono. 79. loro conqiiifte.83 . man- 
dano Ambafciatori à Teuca Regina dcprilliri;.8(5. liberano Corcira, 
e vincono Teuca. 90. la sforzano à chieder la pace . 95. fuperano 
Demetrio Fano. 98 . vincono Perfeo. lib.3 .1 io. fan prigione Pi'eodo- 
filippo. III. deftruggono Corinto. 112. 

Romano Diogeno Imperator. lib.4.296. 

Romano imperator Icelerato. lib.4.192. 

Rotta deirannata Crilliana alle Gerbe. Ub.6. ^35. 

Ruggiero Re di Sicilia, e fue vittorie fino à prender Corfù. lib,4.202. 

S. 

SAba Generale de*SaracÌni, e Tue vittorie. Iib.4. 184. 
Saracini vinti da'Greci. lib.4.185. 
Selimo afTalta Cipri. lib .6.359. muore. Iib.7. ^60. 
Settimo Seucro Imperator faucrifce i Corcirefi. Iib.31.149. 
Sicilia fi ribella da Carlo d'Angiò. lib.4. 216. fi dd à Pietro d'Aragona.^, 

217. 
Sinan Bafsi prende la Goletta. lib.7.j 57. aflalta in vano Corfù. 3 58. 
Solimano contro Carlo V. lib.5. 387. contro i Venetiani , e perche ? lib, 

6.ig^. alfedia Corfù. 302. muore. 338. 
Solle uatione di Villani in Corfù.lib.8.419. 
S.Sofìpatro, e fua Hiftoria. lib.3.1 25. legue . 
Spiegatione delle Medaglie Coriìotc. lÌD.3.47.1ib.2.io2. 
S.Spiridione come trasferito à Corfù ? lib.5. 262. fua vita. 264. liberaJ 

Corfù dalla pefle. lib.7.391. 

T. 

TEmiftocle in Corfù. lib.1.32. 
Teodofìo vendica la morte di Valentiniano. lib. 4. i^^. benefico 

a'Corcirefì. 167. 
S. Teodora come trasferita d Corfù. lib.5. 252. 
Teodoro tiranno, e fue vittorie, lib. 7. 2 11 . 
Terremoto in Corfù. lib. 8. 117. 
Teuca Regina deglTllirij crudele . lib. 2. 82. prende Fenice. 83. yincci 

Corcirefi'n mare. 88. lifoggioga. 89. vinta da'Romani fugge . ^i. 

chiede la pace. 95. 
Tiberio Imperator. lib.3 .121. 

Tolomeo figlio di Pirro forprende la Rocca di Corfù. lib.2. 7^. 
Tommafo Paleologo lafcia in Corfù la moglie, e i figli. lib.5. 257. 
Torofcuopre i tonni, lib. i. 30. 
Torre di Butrintò prefa da'Turchi. lib.8. 422. 

Totila 



Tauola delle cofe più notabili . 

Totila vince Bdiifario. lib.^. 171. 
Translatione di Corpi Santi'n Corfù. lib. 7. 382. 
Tripoli prefa da' Turchi. \ib.6.z^2. 

Turchi prendono Modone.lib.5.277. danneggiano! Crifliani.lib.^.j 3 8. 
rouinano le riuiere de'Venetiani. 334. contro la Crouatia. Iib.7.379. 

V. 

VAlcntiniano Imperator, doppo molte vittorie, vcciro.lib.4.155. 
Valentiniano Terzo aiutato da'Corfìoti. Iib.4.id7. 

Vandali in Italia, lib.4. i<58. 

Venetiani, eloroconquifte.lib.5.252. loro potenza. 2 5(^. fan guerra^ 
con Maumetto Gran Turco. 260, con Baiazctte. 276. fan pace. 278. 
combattono con quafi tutt'i Principi Criftiani. 280. con Solimano . 
lib. 5. 208. fan pace. lib.(5. 316. vanno contro Dragut. 317. contro 
Selimo. 340. acquiftanoSopotò. 341. combattono contro l'armita 
di Selimo. 347. vincono. 349. s'apparecchiano à nuoua battaglia, lib. 
7.353. fi preparano contro Amurat. ^66. interdetti da Paolo V. 381. 
fan guerra con l'Arciduca d'Aulkia. lib.7.383. affediano Gradifca_»= 
ini. contro Barberini. 399. contro Turchi. 403. fegue. 

Vefuuio danneggia Napoli, lib.7.392. 

Vido Ifola intorno à Corfù. lib.i . i o. 

Vincenzo QueriniArciuefcouo di Corfù. lib. 7. 380. 

Vittoria de'Corcirefi contro i Corinti;, lib. i .35. 

Vlifle naufrago preflb Corfù. lib. 1.20. 

Vluzzalì, e fue aftutie. lib.7.3 54.3 5 5. 

yfcocchicaufa della guerra tra Venetiani^e l'Arciduca, lib.7.3 S^. 

X. 

XEnofane Ambafciatore di Filippo di Macedonia » e lue aftutie , lib, 
3.108. fatto prigione dalloiiuiii. ic?^^ 
Xerfe vinto da'Grcci. lib.i .31. 



Oe Imperatrice lafciua. lib. 4. 19^. 

' 2^oitoniago, e fuoi prodigi apparenti, lib* 3. j J^* 



i 



il Fine delia Tauok, 



Dop- 



Doppo laftainpà della prefetìte IRotìi ftìé n*èftàta àddofìatala rciu- 

fione, e vi ho fcoperto alcuni errori, de' quali li più eflbntiali fono 

gli infrafcritti , rimettendo gli altri, ineuitabili della ftanipa 

alla difcretione di chi legge. 



lib.i. 
Iìb.2 



Lib.j 
Lib.4 
Lib.;. 



Lìh.6. 
Lib.6. 



Uh 7 



iib.S 



f.9.14. 

£.21.1.27. 
£67.1.9. 

f.73.1.14. 
f.75.1.2. 

f.77-l-M- 

£78.1.14. 

£85.1.26. 

.£114.1.25. 

fl25.1.é. 

f.l3}.l6. 

£166.1.17. 

£.190.1.23. 

£205,1.29. 

£154.1.30. 

£245.1.16. 

£i47.Ii3- 
£246.1.18. 
£312.1.29. 
£322.1.1. 

lio. 
f)46. I.15. 
£.370. 1 18. 
£409. 1. 7. 
£412. 1. 19- 
£369.1 26. 
£3711.6. 

£377-l-ai- 
£427.1.29. 

£430 Ij- 
£430.1 II. 

f.4J^l.I5'. 



Errori 

giucicar 

feglctto 

fpcranz'alcuno 

attendono 

dtndcto 

fciole 

patte 

iiaurebbcro allattati 
Plancia 
«ignea 

logie il loftengo 
àcui 

aillcurancì 
Corcita 
podando 
pojlea remsKt 
fatni/fr 
ctoeiiano 
Bainbati. 
per noi 

ò vero fé à noi 
di Antonio 
fa eletto 
ceflc il fuo pofla 
il Generai 
feflanta otto. 
Vcllasgiò 
Dalida. 
Comcnizzc 
perifcc 

con fodisfattione,ede'Greci 
Antooio de Mezzo. 



Correttane >. 

giuri rcar . 
foglietto . 
fpeianz'alcuna , 
attcndeiiano, 
defiderio . 
fciolfc > 
porte , 

haiircbbe allattati. 
Tracia, 
cignea . 

toglie il foflegno. 
àlui. 
aflìcurati . 
Corcira . 
pofTano . 

foftea remane/mt » 
famil^s. 
poteuano» 
fiaibati. 
per voi . 
o vero fé à voi . 
da Antonio, 
fu eletto . 
ce/Te il fuo pofto ° 
il General 
fettanta otto« 
Velleggiò 
Giuditta. 
Gomenizze. 
perifle . 

con fodisfattionc de*«e,Ladc* 
Irancefco de Mezzo , 



Cdmllo mha P.C.. 



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