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Full text of "Della istoria d'Italia antica e moderna"

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TAYJ.01Ì INSTITUTION. 



BEQVEATHED 



TO THE UNIVERSITY 



Br 



ROBERT FINCH, M. A. 



OP BALLIOL COLLEGI. 




D a I. L A 

ISTORIA D ITALIA 

ANTICA E MODEtlNA 



rOLUME XIIL 






*^ 



é • 






La presente edizione è posta sotto la saU 
vaguforditi delle leggi '^ essendosi adenu 
pilo a quanto esse prescrivono^.' 



DELLA 

ISTORIA D ITALIA 

ANTICA E MODERNA 

DEL GAY. LUIGI BOSSI , 

Socio dellI. Ri Istituto 0ellb Scienze b dell'I. 
R. Accademia delle Belle Arti di Milano , 
DELLA R. Accademia delle ScibiIze di Torino, 
dall'Accademia Archeològica di Roma, della 

PONTAMIANA DI f^APOLI , DI QUELLA DB* GbOROO- 

FiLi DI Firenze , ùeoli Etruschi di Cortona ecc« 

con ckurM géogra#-iche e tàvole 
incìse in rame. 

tOLUME XIIL 

BI I L A N O , 



PRESSO ( G. P. GiÉGLER ^ LiBÀAJO. 

Gii bditoei ( G. B. Bianchi e G.^; Stampatomi^ 

I 8 » I. 



BAI Tipi pi G. B. Bianchi s CL^ 



D B L I. A. 

STORIA D'ITALIA 
LIBRO IV. 

1>ALL' EPOCA DI CARLO MAGJVO 

RE D> ITALIA 
SmO ALLA PACE DI COSTANZA* 



■ f 



CAPITOLO l, N 

DniXi STORIA D'ItTALIA 

9AI.I.^ ▲▼YBAIMEBTO Qf GaRLO MlGNa 

AL RBGBO DEI LoifGOBARPi 

$mo aujl m usi eleva ZIONB ALL^IWERO 

d^Ogcidbbtb. 

// pontefi^ è deluso nella speranza 
di riacquistare i possedimenti della chiesa' 

Istanze r€pli4xue del poritefice. Sistema dei 



6 LIBRO IV. 

Zongobardi mantenuto da Carlo in Ita-' 
Ha. Carlo è sollecitato a venire in Italia. 
Cose deir Oriente. - Carlo ritoma in 
Italia. Di lui imprese nel Friuli, fi pon^ 
tefice si duole che rton venga in Roma^ e 
non mantengfi le promesse. Vanità di quel'- 
le istanze» Lotta del pontefice cogli arci" 
vescovi di Ravtfnna. Due dogi in f^enezia. 
Carlo porta la guerra nella Spagna. Jti'^ 
belHone dei Sassoni* Istante del pontefice 
per if ricupfBramento de^ beni della> Sa^ 
bina. Egli ottiene il suo intento imperfet^ 
tornente. Istria soggetta ai Greci, - Morte 
di Leone IV imperatore. Regno di Co- 
stantino ed Irene. Carlo Magno in Roma. 
Incoronazione dei due di lui figli. Trat-- 
tativa di matrimonio di Costantino con 
Botrude. Nuove lagnarti^ del pontefice. 
Pace col di lui intervento conehiùs€t col 
duca di Baviera. Letterati protetti da 
Carlo Magno. Stato delle lettere e dellp 
scuole di que^ tempi. J^uova guerra nella 
Sassonia. Notizie ai Paolo Diacono. Morte 
di Ildegarde e di Berta. Nuova ribellio^ 
ne de* Sassoni. Contese col pontefice in Ita^ 
lift. Capitolare di Carlo Magno delh eau^ 



GàPITOLO I. y 

SéV Italia. Mamict e marmi di ttavenna 

fotti traspùrèaré da Carlov Dominio da 

esso conseruato èuW eJForcatù* Ordini dati 

da esso al pontefice» Relazioni diversa tra 

questi ed il re Carlo. Altra guerra cantra 

I Sassoni, Mìerciinonio de^i schiavi eierci^ 

tato in Italia. Se H pùnte/ice iniquità 

foss^ di alcuna generale soprintendenza 

/sulF Italia ì Ducati di Lucca e di Firenze. 

Figliuola di un re monaca in Lucca. - 

Coìhdlio di Costantinopoli turbato. jRibel^ 

lione dei Bretoni compressa^ Congiura sco* 

perla. Carlo torna in Italia, Impresa di 

Arìgiso contra Amalfi. Concilio di JVicea, 

Carlo in Roma. Dal pontefice è indotto 

ad intraprendere la guetra contra Bene- 

^nto. Conchiude la pace con Arigiso a 

torna in Roma , quindi in Àquisgrana. 

Controversie per gli stati di Napoli. In- 

sistenza e sospetti del pontefice. Morie di 

Arìgiso. Sommessione di Tassilone duca 

di Baviera^ Morte del doge MaurÌKÌo. Mi$* 

^^ e maestri condotti daiC Italia in Fran^ 

eia. - Nuove promesse di Carlo Magno 

ttl/a chiesa. Nuova insistenza del ponte" 

fice. Artifi^ da questo adoperati ^ Qnde 



.8 IIBRO IV. 

Grimoaldo sostituito Josse ad ÀrìgUo nel 
ducato beneventano. Di lui insistettza sugli 
acquisti della chiesa» Grimoaldo è man-- 
dato duca a Benevento. Nuova insistenza 
di ÀdriaDO, e nuove accuse di Grimoaldo. 
Si rompe il matrimonio di Rotrude con 
. Costantiiio. Irene spedisce una flotta ad 
attaccare il ducato beneventano. I Greci 
sono respinti da Grimoaldo. Deposizione 
di Tassilone duca di Baviera. Irruzione 
degli yivari nella Baviera e nelP Italia, 
Controversia suscitata in Ferona^ Giudi- 
' zio della croce adoperato in quella occa^' 
sione, - Morte di Ildebrando duca di 
Spoleti. Sostituzione di Guintgiso. Discor^ 
dia seminata tra il re ed il pontefice. 
Esame della natura del patriziato in quei 
tempi. Passaporti, Reclamazioni del pon^ 
t^fice. Autorità conservata sulle provincie 
d^ Italia dai re Franchi. Gostanlino sciolto 
dalla tutela di Irene. Guerra di Carlo 
eoìitra gli Avari. Nuove accuse dei Bene-- 
ventani. Inondazione in Roma. - Congiura 
con tra Carlo ordita da un di lui figliuolo 
va turale. Spedizione di Pippino re d^ Ita- 
liq e Lodovico re ^Aquitania^ contro il 



CAPITOLO I. g 

ducato di Benei^ento. Attirata dei. Franchia 
Mettici della medesima. Canale disegnato 
d!a Carlo Magno. Concilio di Francofone. 
Contesa del ponte/ice col re per la elezio"- 
ne delt arcivescovo di Ravenna, Morte 
della regina Fastrada. Guerra di Carlo 
coi Sassoni. Notizie di Teodplfo. Morte 
dd pontefice Adriano. Esame della di lui 
condotta. Elezione di Leone III. Bela" 
zioni del medesimo col re Carlo. Nuova 
guerra nella Sassonia. Carlo abbellisce 
AquisgraruL T^ittorie supposte contra gli 
Avari, Enrico duca del Friuli, Angilberto 
primicerio del re cT Italia. - Chiavi della 
confessione di S. Pietro spedite da Leone 
a Carlo Magno col vessillo della città. 
Osservazioni critiche. Nozze dei figliuoli 
di Carlo. Nuova guerra nella Sassonia ^ 
t contra gli Unni. BivolUzione nelP O- 
riente. littorie riportate nella Spagna. 
Morte di Paolo Diacono. - Adalaldo mi- 
nistro di Pìppino. ambasciata di Irene a 
Carlo. Altre imprese di ^questi nella Sàs^ 
Sonia. Op^re di Paolino di /iquileja, Fab^ 
hriche di Leone pontefice. Musaici di quel 
tmpg. Concilio tmuto in Roma. Tumulto 



IO WBRO IV. 

in Roma. Tentativo fatto pet privare H 
pontefice degli occhi e della lingua e forse 
per ucciderlo. Il pontefice passa a'Spoleti 
e quindi a Rdtisbona presso il re Cariai 
^Di lui ritomo in Roma. Nuove guerre di 
Carlo centra i ^Sassoni e gli Unni. - Il 
ire Carlo viene in Italia. Morte di Liut-^ 
^arda. Di lui' arrivo in Roma. Il ponte-^ 
jfice ai libera dalle accii^e. Il re Carlo è 
coronato ed acclamato imperatore. Osser-^ 
vazioni critiche. Patti che si suppóngono 
convenuti tra Carlo ed il pontefice. Do^ 
minio da questo acquistato col fatto sulla, 
città' e sul ducato Romano. Carlo acqui-^ 
sta i luoghi Jti^nti di Gerusalemme^ 

• §. I. l^usingavaBi il romano ponte- 
fice che colla caduta del regno de Lon-* 
gobardi la cl^iesa romana recupererebbe 
non solo tutto quello che a danno di 
essa era slato occupato^ e tuttora tratte- 
nevasi dai Longobardi medesimi^ ma otter^ 
rebbe ancora il di più che il conquista-? 
tore promesso aveva ad Adriano. Sebbe- 
ne però alcuni scrittori^ come Sigibet^to 



CAPITOLO I. Il 

ed il Dandolo j nelle loro cronache rife- 
rito abbiano non qaello che avvenne^ 
ma quello che essi ci^edettero dover es- 
sere avvennto^ il fatto è che Carlo Ma^ 
gno) vedendo di avere acquistato una si 
bella provincia come V Italia , tutta dise- 
gnò di ritenersela , e sollecito non mo* 
strossi di restituire alcuna cosa a S» Pie» 
tro. Guerreggiò verso quel tempo il re 
Carh nella Sassonia^ e ieUci furono cer- 
tamente le di lui armiy perchè in una 
lettera del * codice Carolino v^ il pontefice 
Adriano esprime la sua allegrezza per 
^elle vittorie e per il felice ritorno di 
Carlo in Francia^ non dissimulando la 
saa speranza ^ che egli adempirebbe le 
promesse da esso fatte a Dio, le quali 
dunque ancora adempiute non erano* 
Uo vescovo detto Possessore e Bahigaudo 
abate , spediti vèggonsi in queir epoca 
da Catto al pontefice , il quale di- 
sposto erasi a riceverli onorevolmente ; 
ma questi da Perugia recati eransi a Spo- 
ieti, e di là^ sebbene sollecitati a pas- 
sare in Roma , andati erano a trattare 
^ altri affari in Benevento , cosa che al 



Iè libro IV. 

pontefice cagionava grandissimi sospetti 
ed affanni. Invano scrìveva egli a Carlo y 
che la gueiTa in Italia non per altra era 
stata • portata con tanto dispendio^ se non 
per le giustizie di S. Pietro e per la esal- 
tazione della S. Chiesa di Dio ; ed in 
questa lettera / che è la 58.a di quel 
codice ^ si ' trova una circostanza nota- 
biliissima^ ricordata dal pontefice a quel 
re^ cioè che egli in Roma offerto aveva 
a Sf Pietro in sollievo delF anima sua 
tutto il ducato cH Spoleti. Questo ducato 
"\ìesii era stato da Carlo incorporato nel 
regno d^ Italia ; e nella oronaca Farfense 
travasi Ildebnmdo duca di Spoleti nomi- 
nato negli atti pubblici di quel re duca 
nostro^ nò mai si verificò quella dona- 
zione ^ se pure era stata realmente fatta 
a promessa. Una conseguenza può de- 
durli da tutti queYatti per lo stato politico 
deir Italia Ì4^ que^ tempi ] ed è che Carlo 
Magno j conquistata avendo V Italia y la^- 
sciò i diversi governi quali a un dipres- 
so trovavansi sotto ai Longobarc^, e i du-^ 
chi stessi uelle sedi loro lasciò, purché si 
rìcpngscess^ro di lui vas$alU,^TrQyausi qui(i» 



CiPITOLQ t ì9 

A qjBLeìYIldeBrando duca di Spoleti, certo 
Ildeberto investito del ducato medesimo^ che 
alcuni confondere vollero con Ildebrando^ 
e forse risedette alcun tempo nel ducato 
medesimo in Camerino; ed oltre Ari^iso 
duca di Benevento^ trovansi i?oc2ogau.s-a 
duca del Friuli^ Regnibaldo o Beginaldo 
duca di Chiusi^ certo duca Orso di ignota 
sede ; e mentre era stato spedito j forse 
da Carlo naedesimo^ a Boma certo Gau-» 
frido^ il duca Aliane di Lucca tese gU 
aveva insidie nelF andata e nel ritomo. 
Di que^ duchi Rodogauso e Reginaldo j 
temeva il ponteOce che tramata avessero 
uaa congiura con Addgiso figliuolo di 
Desiderio ricoverato in Costantinopoli^ e 
jdbe qon una flotta di Greci potesse que* 
sti approdare in Italia^ e minacciare Ro- 
ma ; per la qual cosa chiedeva lo stesso 
Adriano y che Carlo venisse di nuovo 
personalmente in Italia ^ non tanto per 
reprimere i nemici della chiesa e della 
romana repubblica , quanto per eseguire 
le sue promesse fatte a S. Pietro ^ tut« 
torà inadempiute. Per queste aveva forse 
motivo il ponteQce di sollecitare la venu- 

a 2 



l4 WBKO iVi 

tà'di Carlo] alcua timore ragionevole con- 
cepire non poteva per le mosse di jideU 
giso. Morto era Costantino Copronimo sul 
mare, mentre la guerra portava ai Bul*- 
gari j succeduto gli era Leone IF suo 
figliuolo j e giunto era allora in Bisanzio 
il fuggitivo jidelgiso^ al quale forse la greca 
vanità cangiato aveva il nome in quello 
di Teodoto , come in quello di Eudocia 
cangiato fu - di là ad alcun tempo il 
nome di Berta figliuola àt- Ugo re d^ Ita*, 
lia^ fatta sposa di Romano juniore. Leone 
però mai non pensò a spedire una fiotta 
in Italia^ non accordò ad Adelgiso che 
il vano titolo di patrizio j e secondo 
Eginardoj quel principe infelice invecchiò 
e mori in Costantinopoli come privato.* 
Leone nelF anno seguente ^ ad istanza 
dei grandi delP impero*, collega assunse 
il figliuolo Costantino che ottenuto aveva 
da Irene. ' 

a. Tornò il re Carlo' nell'Italia 
neiranno 776 j giunse al cominciare della 
primavera nel Friuli , e siccome Ròdù^ 
gauso duca di quella provincia come 
rubeUe riguardava^ lo vinse e la vita 



Cà^lTOLO I. fS 

gii \(Asej se credere sì elee ngli annali 
de^ Franchi. Assediò pure in Trevigi Sta^ 
hilino suocero di Sodogausò , e secondo 
ua^ antica cronaca ^ cei;to Pietro italiano 
gli diede nelle fnani, fòrae per tradi- 
mento, quella città ^ ed in premio etten-* 
ne il vescovado di Verdun, Celebrò Carlo 
iq Trcvigi la pascpia , . ed impadronito 
easeodosi. di. altre città ribellate , forse 
del Friuli e della Venezia^ càhibiò il ^iste* 
ma del governo, ed invece di Longobardi 
lasciò in tutte le città comandanti fran- 
cesi, ed in Trevigi stessa certo Mar- 
cario col titolo di duca. In una storia 
scritta da un monaco di S. Gallo, si 
narra che Carlo trovandosi nel ' Friuli y 
■' per il freddo intenso di quel paeise por- 
tava una pelliccia di castrato. Conviene 
però credere y che Carlo giunto fosse 
allora in Pavia , perchè soggiugne quel 
monaco , che capitati colà alcuni mer- 
catanti veneziani , grande spaccio fecero 
presso i di lui cortigiani di stoffe e tele 
ricamate, e di pelliccie fine che portate 
avevano dal Levante. Li condusse il re 
con quegli abiti alla caccia ^ e 4juelle 



l6 UBRO IV. 

pelliccie guaste dalla pioggia e dalle spine 
dei boschi, lo furono ancora maggior- 
mente, allorché si vollero asciugare col 
fuoco, del che mollo rise il re, dicendo 
che più assai di quelle vanità valeva la 
sua rozza pelliccia, che solo costava un 
soldo. Certo è però, che Carlo dopo 
r impresa del Friuli tornò tosto alla 
gueri:a , che ancora continuava coi Sas- 
soni. Si dolse (piindi il pontefice Adrior 
no ^ che venuto non fosse in Roma quel 
re , come promesso aveva ,* colla sua 
sposa Ildegarda , mentre lusingato crasi 
anche di tenere al sacro fonte il figlino* 
lo , che nato era da quel matrimonio, 
e che alcuni credono Catiomanno , detto 
in appresso JPi^^ino. In altre lettere eb^ 
be a ripetere quel pontefice le sue is- 
tanze , perdiè adempiute fossero le pro- 
messe da Carlo fatte alla chiesa j ed 
in quelle forse per la prima volta si 
volle alludere alla sognata donazione di 
Costantino , dicendosi che Carlo sarà 
chiamato un nuovo Costantino^ se il po- 
tere ingrandirà della chiesa romana. 
Rammenta il pontefice i doni fatti per la. 



CAPITOLO I. 17 

salute deir anima loro dagli imperatola ^ 
dai' patrizj e da altri timorati di Dio; 
ma sebbene pretenda egli di eonvalidare 
({uelle donazioni cogli atti che si asserì* 
Tane cavati dalF archivio lateranense j ò 
ben chiaro il vedere che immaginarie 
esaere dovevano quelle pretese ^ parlan- 
dosi di dominj nella Toscana j nello 
Spoletino e' nel Beneventano j nella 
Corsica e nella Sabina, nelle quali prò- 
vincie non eserditò giammai il pontefice 
uédriano alciinà autorità. Certo è che il 
re Carle niun conto fece di tulte quelle 
rimostranze , e tQi*nò nella Grermania , 
mentre speraVàsi che iptraprendere voles- 
se il viaggio d^ Italia ^ specialmente per 
reintegrare la chiesa. Mostrò pure ddriof- 
no ver3o quel tempo, e forse nelP epoca 
atejsaa che Carlo m Trevigi trovavàsi , 
alcun dispiacere che Leone arcivescovo 
di Ravenna recato si fgsse da lui, non 
accompagnato da un %uò messo, il che 
mostra che geloso era dei loro colloquj^ 
Vedendo il pontefice che ottenere non 
poteva la brasila restituzione delle terre ^ 
mise in campo in. quella lettera 5. Pietro 



l8 LIBRO IV. 

Bortìnajo del cielo ^ il quale siccome aveva 
^( probabilmente con tutt^ altre chiavi ) a 
Carlo aperto V adito alla conquista del 
regno de^ Longobardi y gli avrebbe pure 
aperta la via a debellare le altre barbare 
nazioni. Un^ ambasciata trovasi pure spe- 
dita dal pontefice in quel tempo a Carloy 
composta di Andrea vescovo e di Pardo 
egumeno o abate ^ bene informati degli 
affari} affinchè questi V esecuzione otten- 
nessero delle promesse da Pippino e da 
Carlo fatte a o» Pietro^ ed in quella oo* 
casione si dolse parimenti il pontefice y 
che Letme di Ravenna tornato daUa visita 
fatta al re j divenuto fosse orgoglioso y 
non più obbedire volendo e con braccio 
forte trattenendo Imola e Bologna, che 
non a S. Pietro^ ma a se medesimo diceva, 
quel vescovo concedute. Si vede adunque 
die i vescovi non solo di Roma, ma an- 
che gli altri pastori dells^ chiesa alle so- 
vranità temporali aspiravano ; e di fatto 
quell^ arcivescovo Leoììe impedito aveva , 
che i giudici delle città delP esarcato a 
Roma si recassero a prestare il giura- 
mento de^ popoli, 6 certo Domfinicoy spe« 



CmTOLO I. 1^ 

dito ddX poQ^fice come duca o gorem^^ 
tore della città di Gavello ^ aveva fatt<^ 
condurre prigione in Ravenna. Vietato 
aveva pure a tutti gli abitanti delle cittì 
deir Emilia ^ cioè di Faenza j di Ferrara^ 
di Comacchio e di Forlimpopoli, il rice- 
vere dal pontefice alcun impiego. Seìnbra 
tuttavia^ che al pontefice ubbidissero in 
<pieir epoca le città delle due Pentapoli j 
cioè tutte quelle che trovavansi da Rimì^ 
ti infino a Gubbio. Giunse il pontefice 
ad accasare quelF arcivescovo leeone di 
avere aperte lettere a Roma dirette da 
Giovanni patriarca di Grado ^ affine di 
svelame il contenuto ad Arigiso duca di 
Benevento , ed agli altri nemici del re e 
del pontefice ^ ma probabilmente questi 
non d^ altro studiavasi cjbe di rendere 
sospetto di rubellione quel vescovo ^ che 
pretendeva aHa sua sède donate Imola e 
Bologna. In altra lettera si dolse di fatto^ 
che quel^ ribelle di 5. Pietro le città delPE- 
milia trattenesse^ cioè Faenza ^ Forlim- 
popoli e le altre già nominate , dicendo 
che al di lui predecessore Stefano era 
stato consegnato F esarcato. Dalle storie^ 



rwm 



^O LIVRO IV. 

però v>di que** tempi risultano bensì le la* 
gnanze. continue di Adriano j ma punto 
non si vede ^ , che quel re , detlo tanto 
amico della santa . sede ^ alcuna > premura 
si desse per troncare quelle contese. Sup- 
pone il Muratori j che al. tempo ancora 
di Leone risorgesse nelF esarcato il do** 
minio temporale de' Romani ponteGci^ ma 
trovandosi mutilato il pontificale Baven-. 
nate di agnello ^ resta luogo a dubitare^ 
se quella mutilazione antica avvenisse per 
opera de^ Bavennati^ o piuttosto de' Ro-<- 
mani medesimi ^ ai quali forse non erano 
favorevoli i decreti del re de- Franchi. Da 
una lettera del codice Carolino si racco* 
glie^ che quel re lusingava il pontefice 
della sua vejiuta in Italia^ ed anche dell' a^ 
dempimento delle sue promesse; ma non 
si scorge ^ che realizzate fossero quelle 
speranze del pontefice , ed invece trovasi 
che avendo Carlo trattenuto jdnaslasio 
messo del pontefice medesimo ^ che di 
lui aveva sparlato j ebbe Adriano a do* 
lersene j perchè i Longobardi ed i Ba*» 
vennati insuperbiti si erano , rotta cre- 
dendo per ciò tra jil re ed il pontefice 



CAPITOLO I. di 

la buona armonia. Si videro allora due 
dogi di Venezia ad un tempo j perchè i 
Veneti ^ i quali , frequentando Costanti- 
nopoli i costumi orientali assunto avevano^ 
al duca o doge Maurizio che ottimamen- 
te governava lo stato j collega nomina^ 
rono nel ducato è quindi successore Gio-^ 
vanni di lui figliuolo j come collcghi si 
davano nelF Oriente agli imperatori. Ma 
Carlo MagnOj dopo avere domati ed an- 
che colla forza in parte convertiti al cri- 
stianesimo i Sassoni , immemore delle prò- 
messe fatte e delle lagnanze del ponte* 
fice^ si mosse a guerreggiare nella Spa-» 
gna ^ e molte provincie ritolse ai Sara- 
ceni j sebbene nel ritomo molte delle dt 
lui milizie e specialmente* delle Lon^o» 
barde , distrutte fossero dai Guascóni. 
Quella fu la battaglia di Roncisvalle ^ 
divenuta celebre ne'' romana^ , e massime 
in quelli ove viene fatta menzione di Or^^ 
loTtdo j e trovavasi di fatto in quelP av-** 
mata y per testimonianza di Eginardo y 
certo Baiando y governatore della marca 
di Bretagna, che divenne V eroe di molti 
poemi eroicomici* Partitp era dalla Spa« 



glia il re Carlo j tnepatre for«e estendere 
poUwa le sue coBcpiiste , perchè ribellati 
ai ei'^no i Sassoni sotto Witìéhindo prin* 
cipe valoroso^ e passando il Reno, giunti 
forano con orrìbili devastazioni fin sotto 
Ctilonia. Ritiraronsi però questi all' av- 
viso del ritorno di Carlo in Francia ^ « 
solo alcuni raggiunti furono e passati a 
i}l di spada presso il fiume Àdarna. Nati 
^^rcno intanto a Carlo . due gemelli , Lot-\ 
tarlo die solo vissa due anni ^ e Ifodo-- 
i:ico che fu re delP Aquitania e quindi 
su(xc(lette a Carlo nell'impero. Continuava 
tuttora Adriano a chiedere la restituzio- 
ne de' ^eni e di quelli specialmente della 
Sabina j destinati alla luminaria della b^« 
ailFca vaticana e ad alcune limosinej spe- 
dito aveva inoltre onde sollecitare quella 
restitùzi'one yJgatone diacono e Teodoro 
detto eminentissimo' consolo e duca^ e 
sembra che con questi spediti fossero 
alcuni messi del re, che pigliare dovesr 
sero il possesso del patrimonio della 
ehiesa nella Sabina. Dolevasi tuttavia di 
là ad alcun tempo, il pontefice, che que} 
pktrin)onÌQ non era stato interamente r^:^ 



CAPITOLO L . a3 

stitbito^ e che impedito lo avevano alcuni 
uonfini di quel paese y detti perversi ed 
iniqui j ì quali forse meglio amavano di 
obbedire ai Longobardi o ai Franibì ^ 
che non ai vescovi di Roma. Passato era 
in Francia nelFanno jjg Ildebrando duca 
di Spoleti^ e recati aveva a Carlo grandiosi 
regali neHa villa di Yiminiaco presso Gonih 
piegne ^ ed era stato pure con magnifici 
regali rimandato; dal che alcuni presero 
argomento a dubitare^ che decaduto fosse 
per alcun tempo qtiel duca dalla sua di- 
gnità^ ed a lui fosse stato nelP intervallo 
sostitutto queir ìldeberto ^ che nominato 
vedési nelle carte Farfensi. Carlo guer'- 
Teggiava allora di nuovo nella Sassonia j 
r Istria obbediva in parte ai Greci , per^ 
che certo Maurizio vescovo ^ dai Greci 
medesimi accusato di voler far passare 
per tradimento al re Carlo quella pro-^ 
vincia^ era stato accecato^ e quindi pas(^ 
sato essendo in Roma^ Adriarto lo aveva 
raccomandato a Marcano duca del FriulL 
Quel Teodoro che ù è nominato tra i 
messi 'del ""pontefice . era in quel tempo 
fon^olò e duca di Napoh< 



a4 HB»o IV. 

3. Morto era neU^ Oriente Leom IV 
imperatore ^ persecutore anch^ esso delle 
immagini, e succeduto gli era Costantino 
di. lui figliuolo in età solo di io anni^ 
laonde Irene di lui madre la tutela ne as* 
sunse, e con nuovo esempio cominciò 
essa pure a contare col figliuolo gli anni 
del suo impero. Lodata vedesi quella 
donna per la sua pietà , e per avere la- 
scialo libero tanto il culto delle imma- 
gini, quanto la professione monastica che 
era stata da Leone vincolata j ma tra i 
Greci queruli e contenziosi cessata non 
era la quislione degli iconoclasti , ' ch^ 
numerosi erano ancora nell^ Oriente. Carlo 
Magno continuava la guerra centra i Sasr 
soni ; molti soggiogati ne aveva , molti 
ridotti alla cattolica fede^ e spedito aven* 
do colà buon numero di vescovi , di 
preti e di monaci, credette terminata 
quella guerra 9 assicurata quella conquisti 
e si dispose a passare in Italia. AdrUxnQ 
intanto non più lagnavasi .delle promesse 
inadempiute, ma. bensì di certo Jicginal-^ 
do o Binaldo duca di Chiudi , che alcune 
ostilità commesse aveva contra il castello 



CAPITOLO I. 25 

di Felicità, forse P odierna città di Ca- 
stello ^ luogo che pretendevasi pure c^-« 
nato a 5. Pietro, Carlo non andò a 
Roma se non nell^ anno 7B1 ; in Pavia 
solennizzò il natale, e giunse per la pascpia 
in Koma colla sua sposa Ildegarde e i dpe 
piccioli figliuoli Carlomanno e Lodovico, 
Il primo fu battezzato dal pontefice Adritt' 
noj il qoale fece ancora da padrino col 
levaiSo dal fonte , ed al nome di Carlo^ 
manna quello sostituì di Pippino. Nel 
giorno di pasqua consacrati furono . re 
r uno e r altro di qne' fanciulli , cioè 
Pippino re d^ Italia , Xo^oi^ico dell' Aqui- 
tania. Di là tornò il re Cariò in Milano, 
dove Parcivescovo Tommaso battezzò pure 
la di lui figliuola Gisla\ e quindi recossi 
sollecito in Francia. Trattato erasi in 
Italia il matrifnonio di Costantino impe- 
ratore con Ròtrude figliuola di Carlo y 
che Irene grandemente desiderava 3 due 
ambasciatori , cioè Costante sacellario e 
Marnalo primicerio , spediti furono da 

J nella imperatrice per fare la domanda 
ella sposa , e quegli sponsali secondo 
alcuni furoAO contratti , mentre Qarl<^ 



aS LIBRO IV. 

trovavasi invRoma, secondo altri celebrati 
non furono se non dopo sei anni. Uà 
eunuco e notajo, detto Eliseo ^ fu collo- 
cato pressò quella donzella ^ affine di 
erudirla ne)la lingua greca e nelle ceri- 
monie della corte imperiale j ma quel 
maritaggio non fu condotto ad effetto 
per contese sopravvenute fra Irene e Co* 
stantino. Fu pure in Italia conchiusa la 
pace tra Carlo e Tossitone duca di Ba- 
viera.^ che ricusava di ricoUosoerlo per 
sovrano ) si interpose in questo affare il 
pontefice^ e due vescovi legati spedb con 
due messi imperiali j i quali ottennero 
che Tassilone si recasse in Vornlaada. 6 
nuovo giuramento prestasse di fedeiti. 
Conobbe allora il re Carlo quel Paolina^ 
del quale si è parlato altrove^ come ben 
istrutto nelle lettere^ che giunse poi alla 
sede patriarcale di Aquilé)a. S^ ingannò 
tuttavia il Bimotori j che . V Italia tutta 
credette involta a que^ tempi in una som- 
ma >ignoranza y ad esclusione di Roma^ 
doy§ sempre^ dic^ egli^ furono ii) credito 
le sacre lettere : dimostrato essendosi nel 
capit XXVUI del libro presiedente , cl>e 



gapItolo L ^j 

k sacre letfere in quasi tatU T Italia fio- 
manó, e che da tutt^ altre scuole che 
dalle romane^ lisciti erano i maestri di 
Carlo Magno medesipio e quelli che al 
di lai tempo i buoni s^ud) coltivarono ^ 
e confessando il Muratori stesso che il 
duGa Arigistt in Benevento tutti i lette«- 
rati accoglieva ^ ed una truppa manteneva 
di filosofi. Non sussiste adunque , che 
nelle altre città appena qualche tinturai 
A graraoialica si conservasse per effetto 
diells scuole parrocchiali. Beqcon ragione 
dice però quello scrittore ^ che in peg-^ 
^iore stato trovavasi la Fraqcia ) giacché 
dalla Scozia e tiall^ Irlanda doyette chia-^ 
mare il re Carlo alcuni monaci istrutti j 
tra i quali comparve il celebre jilcuino. 
Ma Carlo atesso ^ benché in età virile^ 1{| 
grammatica imparava in Aquisgrana da 
Pietro Iacono di Pi^ già vecchio^ e 
beui fecondava a Paolmo maestro di umape 
lettere nel Friuli,, i quali donati sembra-^ 
no a qaell^ nomo detto venerabile j come 
maestro dell^ arte, grammàtica , ^ fors^ 
A^e^di far ppospesare ls| di lui scnolat. 
locata MFÒ. é Tepo^ di. quella eoneest 



a6 LiMLo IV. 

j6Ìone , data da una città detta Loreja y 
ohe alcuni, credettero V odierna villa di 
Loreo presso Adria^ altri Ivrea, leggenda 
Eboreja , e forse potrebb^ essere akuna 
città della Germania ) pome ii;icerto è 
pure il tempo , in cui Paolino elevato 
los^é alla sede di Aquileja. Anche il 
monaco di S. Gallo scrittore della vita 
di Car/p Magno y accorda che le lettere 
ia Francia erano totalmente obbliate j e 
che venuti essendo due monaci benedet» 
tini dair' Irlanda 9 i quali il popolo invita- 
vano a comperare da loro la sapienza j 
uno ne trattenne il re Carlo ai suoi sti- 
pendi, detto C/emen^a, .. affinchè insegnas- 
se ai nobili, ed anche ai plebei studiosi 
di imparare ; altro ne spedi in Italia , e 
pi*ecisamente nel pionastero di S, Ago- 
stino presso Pavia , perchè colà si recas- 
sero alla scuola tutti quelli ^he volevano j 
il nome però del monaco spedito in Italia 
non è giunto infioo a noi. Ribellata erasi 
intanto di nuovo la Sassonia sotto • il 

|>rpde Witichinào y ma accorso essendo 
^ esercito di Carlo e qumdi il re stesso 
in persoiia^ dopo un sanguinoso combat* 



CAPITOLO li %g 

tlmeato ^ lai nazione medesima i ribelli 
diede in mano al vincitore , cbe colla 
morte e coir esilio li punì y fuggito es*- 
sendo tuttavia tra i Normanni sulle rive 
del Baltico Witichindo capo della solle* 
vazione. Un ambasciata vedesi in queir an* 
no spedita in Colonia da Godefrido re 
de^ Normanni medesimi ; ed altre giunsero 
del Cacano o re degli Àvari^ ai quali tutti 
rendevasi formidabile il potere di Carlo^ 
Fioriva allora e forse presso Carlo mede^ 
Simo, Paolo Diaootìo y\o storico de^Lon« 
gobardi , longobardo egli medesimo di 
origine ma nato- in Gividale del Friuli , 
che scolaro era stato di Flayiano gram^ 
matico di Pavia ; passato era in Francia 
dopo la caduta di Desidèrio , e finalmen- 
te venuto in sospetto èk avere voluto no- 
cidere il re medesimo in vendetta della 
morte da Desiderio j era stato esiliato 
neQ^isola di Tremiti , d' onde fuggito j ri- 
coverato crasi presso jérigiso duca di 
Benevento y marito di jàdelberga figliuola 
di Desiderio medesimo^ Il Mabillon si è 
sforzato di impugnare quel racconto ) ma 
Paolo visse cartament^ per alcun tempo 



3.0 UBRO IV. 

« la sua storia de^ Longobardi composi^ 
in BenevenliO presso Arìgiso ; . è forse 
fattosi monaco in Monte Casino^ scrisse 
altri libri , corrispondenza di lettere man? 
tenendo con Ciarlo Magno. Perdette quer 
sti neU^ anno 788 la di Itii moglie Ilder- 
garde , la quale da alcuni, dice, il Mwta^ 
tori ^ secondo la facilità d^allora fu regi* 
«trata nel catalogò de^ Santi* Mort pur« 
verso quel tempo la regina Berta madre 
di Carlo \ e questi impalmò Fastradé^y al 
quale proposito osserva il citato scritr 
iorc , che principe egli era poco inclinato 
alla continenza. Lottare dovette egli aib- 
cora in queir anno coi Sassoni j ohe di 
bel nuovo furono soggiogati. Non bene 
camminavano tuttora le cose di Boma j 
perchè alcuni cittadini di Ravenna rico^ 
noscere non volevano Pautorità superiore 
de^ giudici^ assistiti da una truppa di 
sgherri commettevano varie prepoteiaze y 
ifi quindi recati eransi in Francia a por- 
tare le doglianze loro contra il pontefice, 
e sludiavansi di suscitare discordie tra il 
pontefice medesimo ed il re Carlo, Può 
./cr^de^si .sjpjritta in quel, tempo u^ letteira 



CAPITOLO I. 3t 

Ji Adriatfo registFata nel codice Caroli* 
no y nella quale insta di bel nuovo cpiel 
pontefice^ perchè illesa ed illibata si man- 
tenga Pobblazione di cpegli stati fatta 
dai re Franchi a 5. Pietro, Trasse quindi 
argooaento il Sigonio ad opinare y noti 
senza ragionevole fondaipento ^ che i re 
^Franchi la sovranità o V aito dominio 
ritenessero su tutta F Italia j ed anche 
sopra gli stati y che donati dicevansi all^ 
duesa. Può ragionevojmente dubitarsi ; 
die in queir anno o nel seguente y poco 
dopo cioè la morte d^ Ildegardé y pub*- 
blicato fosse il capitolare di Qirlo Afagno 
delle cause del regno d^talia^ riferì tQ 
dal Baluzio y nel quale si raccomanda il 
baon governo degli spedali de^ pellegrini 
a coloro che investiti ne erano ^ ordinan- 
do in e^sp diverso che posti fossero sot* 
to . la cura 4e^ vescovi y vietato vedesi ai 
laici il tenflre le parrocchiali^ e per ultimo 
si prescrive, che le diverse nazioni sogr 
giornanti nelF Italia, come gli Italiani y i 
Longobardi y i Franchi, i Bavari., sieno 
tutti giudicati secondo le loro leggi. Gr^d<3 
il JUfuratovi un pirimo esempio ques^p 



lidia varietà delle leggi in queste regioni, 
non avvertendo forse che già i Longobardi 
i)romulgate avevano le leggi loro , libero 
lasciando agli Italiani ed anche ai Lon- 
gobardi medesimi , il vivere colle leggi 
i^omane. In (juel capitolare vedesi^ ai conti 
o governatori delle città aggia^ata la 
terza parte del danaro risultante dalle 
composizioni dei rei , mentre al regio fisco 
spettare dovevano le altre duej ai conti 
e vietato espressamente V obbligare uomini 
liberi ad alcun loro privato servizio ) si 
ordina un inventario dei beni della defunta 
regina, la (piale dunque un patrimonio 
possedeva in Italia; ai Piacentini si vieta 
r avere Aldioni^ cioè una specie di liberti 
dipendenti dalla camera regia , e la re** 
istituzione si ingiugne de^ servi fuggiti nel 
Beneventano , nello Spoletino , nella Re- 
mania o Romagna e nella Pentapoli , ai 
loro primi padroni. Nacque iv pensiero 
al re Carlo neir anno 784 di avere pres- 
so di se tutti i musaici e i marmi del 
palazzo di Ravenna, esistenti tanto nelle 
pateti, quanto né^ pavimenti* ed il pon-* 
iefice tutto gli accordò , in ricompensa ^ 



CAPITOLO I. 33 

iiBs' egli j Ae* vantaggi che procacciati 
aveva alla chiesa. Prova tuttafvia quel 
fatto j che il re Carlo padrone qredevasi 
éi Ravenna ^ sebbene il pontefice volesse 
mantenersi in una specie di possesso di 
questa signoria. Ricevette di fatto il pon- 
tefice verso (juel tempo medesimo ordini 
positivi dal re di cacciare da Ravenna e 
dalla Pentapoli tutti i mercatanti vene* 
ziani , e quest' ordine eseguì sedondo la 
volontà del re^ benché nella , lettera all'ar- 
eivescovo di Ravenna trasmessa^ quel ter* 
ritorìo affettasse di appellare eoi nome di 
nostro* Non è già che ht mercatura dei 
Veneziani alcuna gelosia inspirasse 3 n^a 
siccome questi collegati erano col greco 
impero^ di essi ragionevolmente diffidava 
Carlo Magno j troppo studioso di con- 
servare il regno d^ Italia. Molti poderi 
detta chiesa di Ravenna erano puite stati 
occupati da eerto Gaj*amanno dubà ^ da 
Carlo medesimo spedito; e siceome quel 
duca pertinacemente li riteneva malgrado 
le istanze del pontefice^ questi ndle sue 
lettere pregava il re Carlo per amore di 
S. Pietro a cacciare F usurpstoiié ad .a^ 



34 znno IV. 

conservare V integrità dei terntorj dellci 
chiesa. In Una lettera però del codice 
GarolinQ vedesi qualificato quel Cara'^ 
manna come duca glorioso , mes^ fede- 
lissimo del re j spedita in Italia per ri-* 
formare molti abusi e togliere special- 
mente il mercato che di schiari cristiani 
faccvasi. Non sembra dunque che repressi 
fossero gli attentati di quel duca^ e solo 
vedesi da quella lettera medesima ^ che 
il re opponevasi al costume introdotto 
anche in Francia ^ che i vescovi andas- 
sero alla gtterva ^ mentre solo attendere 
dovevano alle orazioni e al govèrno spi» 
rituale dé^ popoli ; e che al pontefice 
comunicava^ forse in buona fede , alcune 
ridicole xisioiii di certo Giovanni monaco^ 
che avvertito aveva il re dello spirito mar^ 
ziale di alcuni vescovi. Tornò ancora Carlo 
Magno in queU^ anno conita i Sassoni , 
devastò le loro provincie, e Carlo di Ini 
priraogetrito riuscì a superare i popoli 
della Vestfalia. Costantino ed Irene invi*^ 
tato intanto avevano il pontefice ad un 
concilio generale in Oriente^ nel qualtf 
si decidesse la nojcsa disputa del culti^ 



s 



CAPITOLO I. 35 

delle immagini. Naoye imprese tentate 
aveva Carlo Magno nella Sassoaia j e 
tanto felice era stata la riuscita di quel- 
la campagna j che non solo la\ nazione 
tutta erasi sommessa^ ma Witickindo stessa 
ed Abbiane , capi dei rivoltosi , ricevuto 
avevano in Francia il battesimo e giurata 
fedeltà al re Franco. Dopo lungo asse- 
dio aveva egli conquistata dalF altro lato 
Girona coutra i Saraceni^ e quindi estesa 
il suo dominio su tutta la Catalogna. 
Continuava in Italia la mercatura degli 
scbiavi cristiani ^ che ai Saraceni vende - 
vansi ^ e Carlo col pontefice si doleva;, 
perchè queU^ abuso avesse luogo tra i 
Komani ; scusavasi il pontéfice j dicendo 
che nel ducato romano non aveva hioga 
quel traffico infame ^ ma bensì nei paesi 
litorali de^ Longobardi suggetti a Carlo 
Magno j quelli forse della Toscana e del' 
Genovesato , dove i Greci quegli schiavi 
in grandissimo numero comperavano^ che 
volontar)^ si vendevamo per non morire 
di fame durante una orribile carestia. 
Allegava a sua discolpa il pontefice di 
avere ordinato ad AUone duca di Lucea 



36 LmRo ÌY. 

Ai allestire navi affine di prendere ed 
incendiare quelle dei Greci j accennava 
però che nulla fatto si era. a cjuesto pro- 
posito 9 e che egli aveva fatto bensì dare 
alle fiamme alcune navi de^ Greci nel 
porto di Gentocelle^ oggi Civitavecchia.. 
Da qneste lettere hanno trattò alcuni ar- 
gomento a credere^ che il re Qirlo si poiji*. 
telEice data^ avesse nna specie di soprain- 
tendenza poUtica sovra tutta Tltalta^ ma 
il vedere i di lui ordiai non eseguiti da 
un duca vìciuo agli stati romani ^ m^ inr 
duce a dubitare . piuttosto ^ che inutili 
tentativi fossero quelli del pontefice .me^ 
desimo per estendere su tutta ¥ ItaUa la 
sua autorità. Assai limitato nella esten- 
sione' e nel potere y essere doveva quel 
ducato di Lucca ^ giacché Gondibrando 
reggeva. al tempo stesso il ducato di Fi- 
renze.^ ed occupata aveva nna corte j o 
sia nna unione di poderi spettanti si 
monistero di Galliata posto in Romagna 
sulle rive del Bidente, dal quale dipen- 
devano molti spedali delP Apennino desti- 
nati per alloggio ai viandanti. Anche per 
la restituzione di questi proponeva il 



cahtjolo I. '3^ 

pontefice a Carlo le sue istanze y sebbene 
dalla storia non si raccolga ^ che esse 
fossero secondate. Monaica trova vasi in 
queir epoca ia Lucca Adeltruda^ figliuola 
di Addi^aldo re degli Ànglo-sassuni^ che 
fuggita dalla casa paterna dopo la avve- 
nuta uccisione del padre , erasi in quella 
città ricoverata. 

4. Celebrato si vuole nelU anno se*» 
guente il concilio generale di Costanti- 
nopoli ^ che convocato si disse per la 
quistione delle sacre immagini^ ma i capi 
delle milizi^ per la maggior parte icono- 
clasti, collegati ancora con alcuni vescovi^ 
grave tumulto suscitarono ^ e la vita mi- 
nacciarono del patriarca e degli altri ve- 
scovi ad esso aderenti^ se alcuna cosa 
intraprendevano contra i decreti di Co- 
ttantino Copronimo'^ laonde sciolta fu Fas- 
semblea, e i legati di Boma fuggirono 
per timpre nella Sicilia» Chiami Irene 
nuove truppe dalFAsia e disarmare - fece 
i sediziosi j ma il concilio non potè rac- 
cogliersi di nuovo se non nell? anncj sus- 
seguente. I popoli della Bretagna minore 
rnbellati fransi al re Carlo* mentre qiie- 
Stor. iP Ital. Voi. Xm. b 



it LIBRO^V. 

èU nella Sassonia guerreggiala ^ ma su-^ 
p<>rati da uiudulfo^ valoroso comandante^, 
tornati erano aU* obbedienia di qnel re. 
Una congiura erasi pure tramata nella 
Germania per le crudeltà eccessive dalla 
regina Fustrada ^ ma questa era stata 
scoperta e troncata colla punizione Jet 
|)rinoipali autori. Carlo risolvette allora 
di passare di nuovo in Italia ^ il natale 
celebrò in Firenze j ed il pontefice in* 
tanto processioni ordinava e litanie per 
le vittorie da quel re ottenute eontra i 
Sassoni y e per la conversione di quei 
pop'oli al evito cattolico. Travi lunghe 
chièdeva al tempo stessa il pontefice al 
re Carlo per lo risarcimento del tetto 
della basilica di S, Pietro] è quello che 
sembrar dee ancora più singolare y un 
maestro ^ cìeè un architetto o capo falc^ 
gname • che ben considerasse ìs^ dimen- 
8ipn« aelle travi , e la scelta ne facesse 
nelle ' parti di Spoleti ; il che prova che 
non solo que^ legnami mancavano^ come 
dice il pontefice j ne^ confini del dlrcato 
vpviwno y ma ancora mancavano in Roma 
ffr|;hi|e|ti o direttòri delle fabbriche ^ ca« 



CAPITOLO I. 39 

paci ad ^nten^re 1 bisogni <K quell' edi- 
fizio. Jrigiso duca di Bèneyento , noa 
potendo ottenere che giustizia ai di lui 
sudditi renduta fosse dal popolo di AmalS, 
sottoposto al ducato di Napoli y entrato 
era a devastare quel territorio} ma dai 
Napoletani era stato con perdita respin- 
to. Salo n^ir anno j8j potè di nuovo 
congregarsi il settimo concilio generale 
in Nicea della Bitinia , ed a quello come 
legati di Adriano comparvero Pietro arci* 
pwtc di Roma, ed altro Pietro prét^ ed 
abate. Fu in esso ristabilito in pieno vi- 
gore il culto delle immagini , e scomuni-* 
cali ne furono 1 persecutori. Carlo Magno 
passò allora in Roma, dove accolto eoa 
grandissimo onore dal pontefice , trattò 
con esso della sommessione del ducato 
^li fienevento, il di cui duca Arioso mai 
non aveva Toluto riconoscere la sovranità 
di Carlo Magno, Adriano che dei Greci 
temeva, e forse ancora di alcun tentativo 
di Adalgiso figliuolo . di Desiderio , il re 
^lo sollecitava , perchè le sue armi 
portasse contra Benevento; imperfetta con^ 
^iderando la di lui conquista dclV Italia , 



4o tlBRO IV., 

m^nbre presso che tutto T odiamo regno 
di Napoli a quel ducato soggiaceva. Ari-^ 
giso j informato di qutUe trattative j Ro^ 
mualdo suo figliuolo spedi a Roma con 
grandiosi regali ^ (*fferendosì ^d eseguire 
jl vedere di Carlo y il solo pontefice si 
oppose a queir accordo , e il re indusse 
a spìgnere le sue forze fiel ducato be- 
neventano. Giunse di fatto Carlo coir e- 
sercito fino a Capua j cominciò a deva- 
stare e saccheggiare quelle regioni ; ma 
Arigjiso strinse tosto pace, ed alleanza 
xoì Napoletani^ che sempre erano stati 
uniti coi Greci ^ e per quanto apparisce 
^dalla storia di Erchemperto j ai Franchi 
(Oppóse una gagliarda resistenza. Superio- 
re vedendo però di forze il nemico^ ben 
munita lasciò la città di Benevento j ed 
a Salerno ritirossi , città, forte e maril- 
tima^ d^onde avrebbe in caso estremci 
potuto, fuggire per mare^ e con torri ed 
altre opere la fortificò di bel nuovo. 
Spedì quindi a Capua Grimoaldo altro 
jdi lui figliuolo^ pace chiedendo, ed ostag- 
gi della sua sommessione ofTereudo i suoi 
figliuoli medesimi} forse^ come narra V ano«- 



CAPIVOtO 1*1 4l 

nimo Satètnitaiio^ spedì pare molti ve^ 
«cori ad implorare la pace. Carlo j che 
più non soggiaceva alla inflaenza del poa* 
tefioe^ e che forse i Greci temeva^ con* 
finaoti ancora per alcune elttà marittime 
della Calabria e della Sicilia col ducato 
Beneventano^ accondiscese alle proposi- 
zìodì pacifiche, ed Arigiso eonfermato 
venne nel ducato , conservando però là 
subordinazione al ré d' Italiai , come in 
addietro pratìcavasi coi re Longobardi j 
ed obbliganflosi al pagamento annuale di 
7000 soldi d^ oro. Dodici ostaggi diede 
egli delift sua fede, tra i quali Grimo<ddo 
ed Addpso di lui figliuoli;^ ma questi fu 
kn tosto rltnesso in libertà. Il solo £r- 
thanperto narra che quella . pace fu com- 
perata eòi sacrifizio di un grandissimo 
tesoro 'y narrano altri y che Carlo la ac-'. 
eordò solo aflSiie di evitare la. distruzione» 
delle chiese e dei monasterj , che dive«- 
Dnta sarebbe neeessaria conseguenza della, 
continuazione della guerra. Carlo dopo 
quel trattato, venne a celebrare la pasqua 
in Boma ^ ^ quindi si trasferi ad. Àqui- 
i^^m. Intanto però i Greci ed i Napo«. 



4 a UBao IV.. 

lelnni / detti dd pontefice odiati da Dia 
i primf^ nefandùsimi i secondi^ se a 
qiiesi'' epoca pno riferirsi ^ come sembra 
assnì probabile^ la lettera 64*^ del codice 
Carolino ] consigliati forse da Arigiso 
flesso duca di Benevento ^ occupata avé^ 
vano la cittì di Terracina ^ cbe jirigisoy 
togliendola forse ai Greci^ sottoposti^ aveva 
al re Carh ed alla chiesa romana. Sin* 
golare riesce il vedere^ che il pontefice 
chiedeva ra]uto di ■ f^n^^ino ^ forse co*, 
mandante delle armi di Carlo in Italia ^ 
unde riunendo tutti i Toscani j gli Spo* 
letini ed i Beneventani ^ detti essi purè 
fìefandissimi j non solo Terracina recu- 
perasse^ ma anche Ga^ta e Napoli espu-* 
gnasse ^ affinchè la chiesa romana otte- 
nere potesse gli allodiali ad essa spettanti 
nel distretto di Napoli medesima. Dotato 
di politica finezza era Adriano y il quale 
rappresentava il gran bene che avvenuto 
sarebbe 9 se que^ popcJi sommessi si fos* 
sero y come, egli dice in una lettera a 
Cario y alla vostixi ed alla nostra giurisi 
dizione. Con i Napoletani stessi era perdi 
venuto 9 trattativa di cedere lotaTerra-* 



CAPITOLO I. 4^ 

«i&a j purché i beai reititoissero del Na<^ 
poletano appartenenti a iS. Pietro * ma 
uvlla Yoleta concliUidere «eiiza T assenso 
di (W/o , tanto più cke quftèl • trattato 
attraversato era dal duca di Benevento y 
chiamato infkdèlissimo ^ il quale dal pon- 
tefice si diceva corrisponrlere con Jtdel* 
giu> patrizio di Sicilia figlinolo di Desi" 
derìo ^ détto egli pure nefandissimo ^ ed 
il pontefice temeva di vedere questi gin- 
gnere con una flotta in Italia. Fioo. il 
Muratori si è maravigliato y come per 
sole discordie politiche «i usassero allora 
dai pontefici termini tanto ingiuriosi còn- 
tra principi e popoli cattolici^ ma Adria* 
Mo » come da qaelle lettera; si raccoglie^ 
di altro non si curava se non di preser- 
varier la eihicsa ^ onde non fosse né dan- 
Bsggiata ne^ suoi possedimenti, uè derisa 
nella sua sovrkmlà ; egti altronde. adope- 
ravasi pei^ la occupazione di Napoli e di 
Gaeta , sopra le quali città alcun diritto 
non aveva, possedendo i^ Greci Gaeta, 
eome da prima po^sedevtipo Tenracina. 
Forse Arigiso alcuna cosa tramava real"^ 
mente col figliuolo di Besiderio , che ia 



44 LIBRO. IV.» 

Sicilia troTavafli; ma perduto avendo uno 
dei di lai figliuoli ^ mentre V altro in 
ostaggio troTavasi ad Aquisgrana j tanto 
dolore . concepì ^ elle cessò, di vivere in 
• qiiell^ anno medesihio^ lasciando in Bener 
vento onorate memorie della sna giustizia 
e della sua magnificensa ^ e monumenti 
durevoli ^ come duis grandissimi palazzi y 
un bellissimo tempio con monastero ' an-r 
nesso j '.detto di S. Sofia dependente da 
Monte Casino^ ed altro monastero posto 
sotto la depeildenza di quello di Voltur- 
no. Ptuda Vincono gli compose un epir 
tafioj* e qiie^ popoli rimasti senza gover* 
no ^ al re Coiio chiesero il ritorno - di 
Grìmpàldo e la di Jbii successione nella 
paterna dignità. Non era stata ben solida 
la pace concbilisa: col duca di Baviera 
Tassiloney,nè ben riconosciuta era ancora 
da questi la sovranità di Cariò j il pon- 
tefice y dal re medesimo sollecitato j quel 
duca cercava di indurre alla sommessione^ 
e sul di lui rifiuto minacciato lo aveva 
deUa scomunica. Tassìlone però non erasi 
lasciato intimorire j e quindi Carlo con 
due eserciti si * iunoltrò da un lato sino 






akl Angusta ^ dalU altro sino a Trento* 
Geddlte allora qapl .prìncipe a forse tanto 
numerose y ed ostaggi diede a Carlo , 
che tornò tosto ad nna sua villa della 
Germania. Morì versò quel tempo- in Ve- 
nezia il doge Maurizio ^ al /{uale succe-. 
dette Giowmm di lui figliuolo e già col- 
lega in qneUa dignità j ma non diede ai 
sudditi motivo di lodarsi della sollecitu- 
dine -colla quale ancora vivente il padre 
elevato la avevano. Si credono in quelPan*» 
no passati da Roma in Francia ad istan- 
za del re Carlo cantori valenti ^ che nelle 
chiese di Francia H canto fermo inse- 
gnassero *y e secondo un^ antica vita di 
quel re ^ condusse egli altresì di Roma/ 
in Francia maestri di grammatica e di 
aliaco , che in quella regione totalmente 
mancavano. 

5, Mentre più soHeciti si mostravano 
i pontefici di depistare stati ed accre- 
scere la loro possanza temporale ^ sem- 
bra che più liberale diventasse altresì 
Carlo Marno , concedendo massime, o 
promettendo quello che ancora non gli 
"ppariencvà. Impegnato crasi egli proba- 



^•1^. 



^1 



46 • — Uimo IV. 

bilinente di cedere a S. Pietro Capua^ e 
forse Sora y Arce ^ Aqqìno^ Arpioo e 
Teano ^ come purè nella Toscana Popn-. 
ìahia, Ròselle ed altre citta marittime.^ 
Scriveva di fatto Adriano con eccesaiva 
premura^ peluche effettuate fossero quelle^ 
promesse, e da quelle lettere sole si rac* 
coglie che nel tintalo stipulato eon. Ari^ ' 
gisOj indbiiusa si iosse la cessione di Ca« 
pua e di altre città, che staccare ai do*^. 
vesserò dal ducato beneventano. Chiedila 
incessantemente il pontefice , che aif s^ - 
reali si spedissero per la consegna (H . 
quegli stati e de^ loro confini; nèo mai si > 
stancava di ripetere , che intatta fosse la 
uhUazione fatta dai re , e che tutte lo 
<^ittà nella donazione comprese y conse* • 
gnai'Ci si dovessero i^Ua loro integrità. 
Pare che Capua ceduta fosse realmente 
alla sed^ romana^ che i Capuani spedisi* 
sero deputati a Roma per giurare fedeltà 
a Carlo Magno ed al pontefice , e fh^. 
Gregorio prete, altro di essi, svelasse ad 
Adriano alcune trame nelFanno antece* 
dente ordite da Arigiso per ottenere soc- 
corsi da Costantinopoli cmtr a i Franchi,^ 



\ 



1k 



cì4»irOM I. 47 

«J iT dneaté di Napoli coir onore del 
patriziato y offèrto avendo egli di tosarsi 
« Testirai alia tuaiiiera del (ìreci j e di 
prestare omaggio siV imperatore. Suppo* 
Meva pure Adriano ^ che givaiti fossero 
di già due spatar) in Sietlia per creare 
patiizio Jrigjisù , e che portato avessero 
BOQ solo vesti tessute ft oro e la spada^ 
ma anche un pettine e ]e forbici per 
tosarlo 5 che chiesto avessero per o<tag« 
9^ un di lui figliuolo \ che spedito «i 
fosse da Gostantinop<jli Addgiso a Ra^^ 
vénnn o a Trevigi con un^ armata^ ma 
che fosse queir impresa andata a voto 
per la morte avvenuta di Arioso e del 
di lu! figliuolo. Accusava pure il ponte- 
fice i Beneventani di avere ricevuto am- 
I}as€Ìadori greci in Salerno dopo là par- 
tenza di Azzù messp del re Carlo dà 
quella città; ma tutte q^ueste imputazioni 
non erano che raggiri messi in campo 
affine di impedire ^ c^e rimesso fosse in 
libertà Griinoaldo ^ e mandato a reggere 
i popoli beneventani * soggiugacva quindi 
-Adriano che ^' arrivo dì Grimoalao at- 
teadevasi dai Beneventani e dai Grec!^ e 






48 "^ tlBRO IV. 

chic qaeali eseguire doveva i disegQi dal 
di lui padre conceputi contra gli interessi 
del vfi CfOrlo ; i Beaeventani ^ i Napole- 
tani j ì Sorrentini e gli Amalfitani accu-^ 
sandp di aver voluto uccidere a tradi- 
mento Maginariù abate ed altri n^essi 
del re Carlo^ che per timore della trama 
ordita venuti erano da Benevento a Spo« 
leti. Diverse altre lettere di queir epoca 
medesima, mostrano V eccessivo e ripro- 
vevole zelo del pontefice ^ perchè liberato 
non fosse Grimoaldo ^ in esse giugncva 
perfino Adriano a supporre V arrivo di 
jédelgiso coi messi imperiali nella Cala- 
bria , ed insisteva che un^ armata si spe- 
disse centra i Beneventani ^ non tanto per 
costrignerli alP esecuzione delle promesse 
fatte al re de^ Franchi , quanto per pre- 
venire le mosse di Jldelgìso. Più di tutto 
scatenavasi Adriano contra Grimoaldo y 
pregapdo il re Carlo a non credere ad 
altri sul di lui conto se non ad esso, 
pontefice^ /e minacciandolo che cpl ve- 
nire quel prìncipe a Benevento , turbato 
avrebbe i) ì*egno d^ Italia j tanto più che 
jidelberga vedova di jérigiso disponevasi 



CAPITOLO J. 4? 

a passaret : colle due ^ue figliuole a Ta- 
ranto'^ ove trovavansi i di lei tesori. Sem* 
bra iiìipossibile ^ che un vescovo tanto 
. per tinacemente insistesse intorno ai tem- 
porali possedimenti ^ ed un legittimo erede 
detrudere volesse dal paterno ducato y 
ma il re Carlo pregava in quelle lettere 
più di tutto a non permettere che i di 
•lui messi tornassero in Francia senza avere 
prima ad esso consegnate le città del 
Beoeventano^ che donate dicevansi a & PiC" 
■tro.^ ed inoltre Populonia e Bosselle ^ 
Snana^ Toscanella, Viterbo^ Bagnarea ed 
altre città della Toscana^ ' gli ufficiali del 
re medesimo accusando^ che di annullare 
si sforzassero quella supposta obbla:uone* 
Mon ppteya certamente mostrarsi una più 
bassa avidità di possedere beni temporali^ 
di quella che da tutte quelle lettere trii- 
' spira. Carlo Magno* però in mezzo alle 
debolezze precedentemente mostrate^ alcun 
.conto non fece delle pontificie indebite 
rimostranze^ Grimòaldt> rimise in libertà^ 
•e gli accordò che nel possedimento rien- 
trasse del ducato beneventano^, forse ob- 
J>lig08si quel giovane duca, come alcuno 

b a 



^O LIBEO IV, 

suppon«^ ad apporre «He monete sue ed 
agii atti pubblici il noin« di Carlo , a far 
radere i suoi popoli alla maniera ,dei 
Franchi a riserva ^ei, soli mustacchi y ed 
a demolire le fortificaziom di Gonza ^ di 
Salerno e di Acerenza. Narrasi j se pure 
non è queste una poetica invenzione^ che 
Carlo a Grimoaldo annunziasse la mor^e 
del di lui genitore^ e cjuesti rispondesse 
essere il padre suo sano e gloriosìssimio^ 
giacché come padre non rigu«(rdaya se 
non Carlo medesimo : dal che questi in- 
dotto fosse ad accoroargli la patema di- 
gnità. Ma più probabile sembra j che 
Carlo la riunione dei Beneventani ooi 
Greci temesse ^ e quindi 9oHecilo fosse 
di dar loro un duca da lui dependente ^ 
spedi di fatto con esso due nobili giovani 
della sua corte ^ Autari e Pautipetio y i 
quali da Grimoaldo elevati furono alle 
prime cariche dello stato y e forse in- 
combenzati erano di vegliare sulla di lui 
condotta. Accolto fu Grimoaldo con gran^ 
dissima gioja dai Longobardi; le chiese 
visitò divotamente, e il sepolcra del padre 
e del fratello ; ma tnrbati loroap i Sa** 



ti 



CAPÌTOLO I. 5l 

lerailam ^ aUorchi udirono che atterrare 
^oTCTaasi le grandiose fortificazioDl di 
quella città. Noa fu per ciò tranquillo 
1 insiatente Adriano y ma con nuove let* 
tere protestò ohe solo opposto si «ra alla 
elteyasione di quel principe, perchè teme* 
TU le insidie e trame. , che al re si tea* 
derebbotio; e di nuovo si diede a lagnarsi 
del duca A rumo j che consegnate non 
aveva le città promesse del Beneventano 
e della Toscana; delle prime erano però 
slati ceduti a Roma i yeseovadi , i mo-- 
nasterj j le corti , cioè i beni allodiali^ 
ed anche le chiavi della città , ma non 
gfli gli abilanti;. Diceva' quel pontefice 
non potersi senza uomim ritenere le città* 
e di nuovo richiamando in iscèna le chiavi 
del cielo tenute in mano da & Pietro y 
Grimoaldo accusava di aver detto in pre- 
senza dèi regy measi, comandato avere il 
re Carlo', .die chiunque desiderasse d* es- 
sere ano sudato ^ tale sarebbe , il che 
detraeva y secondò Adriano^ alla autorità 
detta chiesa romana e dei ministri ponti- 
ficjy ohe nulla in quelle parti ottenevano. 
Si rise prababilmeate Carlo di quelli 



52 UBRO IV. ' 

istanze y perchè Gàpua compresa rloiase ' 
nella signoria beneventana ] e Grimoaldo 
fece intendere a Cctrlo medèdirno^ quanto 
insussistenti fossero le lagnanze ^ quanto * 
ingiusti i sospetti contra di esso dissemi- 
nati dal pontefice. Botto erasi intanto il 
proposto maritaggio di Rotrude colF ìtn« 
peratore Costantino , e questi sposata ' 
aveva invece una giovane armena; indotta 
forse Irene dalle discordie insorte col re 
de^ Franchi, spedita aveva una forte squa- 
dra di navi nella Sicilia , che assalire 
doveva il ducato di Benevento. Forse eoa i 
quella flotta venuto era Adelgisà figliuolo < 
di Desiderio , lusingandosi di trarre al 
suo partito Grimoaldo ; ma questi y ben:< 
lontano dal trattare coi Greci , come di 
continuo andava insinusoido il troppo ze- 
lante pontefice^ la maggiore fedeltà mostrò 
verso Carlo e verso Pippinó re d%alia j 
si unì con Ildebrando duca di Spòle ti ^ 
con Giiinigiso comandante di alcune trup« 
pe spedito da Carlo medesimo^ ed in un 
fatto d^armi sgominò i Greci, ampia Istrage^^ 
ne fece, molto bottino e molti prigionieri 
acquistò] e ; se vero fosse il racconto di 



c&prrroLO I. Sì 

Teofane^ anche Adel^so caduto sarebbe 
in quella- battaglia , aebbena altri morto 
lo so{ipoiigano in età provetta a Costa n- 
tkiopoli. Grimoatdo acqutstossi allora gran* 
dissimo credito presso il re Carlo^ e tatti 
gli impegni contratti adempì; quello solo 
eccettuato di demolire le fortificazioni di 
aknne città; radere si fece^ né ben si 
?cde perchè orrido dica il Muratori For- 
namei^ che e^i conservò solo di lim* 
gUssimi mnstacchi. Tassilone dnca dìBa- 
^ra j che la sovranità di Carlo mal iof- 
^nsoàoj trattato aveva cogli Avari della 
Panoònia^ fu allora deposto dal ducato, 
e confinato eoi figlio^ secondo il costai 
me ^ in un monastero, ove la professione 
monastica abbracciò. Ma gli Avari da esso 
suscitati, assalirono ad un tempo la Ba* 
▼iera e la Marea del Friuli) e respinti fu- 
rono tanto dflf^i Italiani ohe d»i Franchi 
dopo fieristtimi eombattimenti. Tentarono 
dii nuovo un at^cco contea la Baviera, 
ma di là. pure cacciati furono con gran- 
dissima perdita. Forse è questa V irru- 
ziensf accennata in u^- documento' vero* 
Me pubblicato d^' Ugelli ^ nella quale 



54 i^^o IV. 

però gli Avarì dlcevaao di volersi yencli* 
care del duca del Friuli ^ che scorrerie 
faceva nella Panaonia. Rifatte furotio^ al- 
lora d^ ordine del re dirlo le mura j le 
torri; e le fo^e intorno a Verona, e vi 
si posei^o a guardia Pijjpmo con Beren". 
gario j che assisterlo doveva ^ e che da 
taluni si suppone senza alcun ibndamen* 
to antenato di quel Berengario y che fu 
poscia re d^ Italia ed iniperatolre. Si di- 
sputò allora, se agli ecclesiastici spettas- 
se il fare la terza o la quarta parte delle 
mura , né alcun fondamenta vi aveva a 
decidere la: quistione,. perchè sotto i Lon- . 
gpbardi le riparazioni facevansi dal puh- : 
blico *y si venne dunque al giudizio della . 
crace j jiregao per parte delta città, Pà^ 
ci fico per parte del clero, giovani robusti 
Funo e T altro, si posero colle mani inu 
croce davanti all^ altare, ove la messa . 
celebravasi colla recitsizione del vangelo 
della passione di «S. Matteo. Alla metà, 
di questo caddero le braccia ad AregaOj 
mentre Pacifico si tenne saldo. #ino alla 
fine^ il clero fu dunque obbligalo a ecm- 
correre solo alla quarta parte di quella. 



CAPITOLO I. 55 

gravezza ^ il che basta ad indicare la bar-* • 
barie e T ignoranza de' tempi. E si j che 
quel Pacifica j divenuto in appresso arci- 
diacono y era uomo dottissimo per V età 
sua, ed a hil si debbono i preziosissimi 
codici^ che tuttora si conservano nelP ar- 
chivio della cattedrale di Verona. 

6. Morto era in quel tempo Ilde- 
brando duca di Spoleti^ molto tra i prin-' 
cipi Longobardi commendato^ ed a que- 
sti .con nuovo esempio fu sostituito un 
Franco detto TFìnigisq o Guinigiso, Ve- 
deri anche in questo la politica di Carlo 
Magno ^ ben diversa da quella di alcune 
moderne potenze che provincie > delP Ita-* 
lìa conquistarono \ non empi egli a tuttft 
prima di Franchi e di Germani V Italia * 
lasciò ad , un di presso i governi nello 
stato in cui si trovavano , e solo alP oc<^ 
casione di una ribellione -come nel Friu- 
li 9 della morte di un duca , come a 
Spoleti^ cominciò a sostituire alcun capo 
governatore della sua nazione ; non vi 
h% forse peggiore avvisamento politico 
che quello di voler tutte distruggere le 
antiche, istituzioni dei precedenti governi 



.56 LIBRO IV. 

e tutto rinnovare cotta intnisiotie di stra- 
nieri magistrati alF atto di una conquista^ 
potendosi a poco a poco condurre i popoli 
ad una trancjuilla sugg^uonc col lasciare 
loro le antiche forme di goyerno^ ed 
anche i loro capi di non dubbia fede. Negli 
annali de^ Franchi si fa menzione sotto 
r anno 789 delta venute di tre patrizj , 
da Goi&tantinopoli spediti per rioonqoi^ 
stare V Italia j ma probabilmente non è 
questa se non la spedizione de^ Greci 
con j^deiélsùj che già si disse mandata 
a voto dalla valorosa resistenza di Gr/- 
moaldo. Continuavano alctmi in Italia ad 
eccitare, se possibile era, la discordia 
ti*a il re Carlo ed il pontefice , il che 
prova che amato uoÉ era questi , forse 
per lo spirito suo di dominazione j do- 
levasi con esso il re, che praticata fosse 
in Italia la simonìa ) non lo negava il 
pontefice, ma la taccia odiosa di quel 
vizio rigettava «ulla provincia di Raven* 
na, perchè recalcitrante alle sue preten* 
sioni -, e ddlevasi a vicenda che quelli 
deir esarcato e della Pentapoli senza di 
lui licenza: si recassero di continua hx 



CAPITOLO I. Sy * 

Francia j affiae di portare accuse conlra 
osso pontefice^ deploraarlo miindi la du*^ ' 
rezza e la tracotanza di ^quelle persone^ o 
forse di qaelle provincie j che la giuris- 
dizione dt S. Pietro riconoscere non vo- • 
levano y tornava ancora a ripeterete istat^ 
ze mille volte proposte , perché consu- > 
inato fosse V olocausto , fatto da Pippino ' 
a S. Pietro^ ponendo . anche in paragone* 
il patriziato onorìficentissimo del re Carlo - 
con quello di S. Pietro medesimo j fan- • 
tore dei re Franchi , che pure int0tto * 
doveva conservarsi j come . Adriano sevi' 
rtYSt , con diritto irrtfragabile. Vf^leva i! • 
Imon pontefice tutta T Italia dividere col 
re ^ ed nna autorità eguale stabilire in 
essa con Carlo Magno ^ dal che si indusse 
il de Marca a dubitare , che in Roma 
due patrìz) allora vi avessero , cioè ìL 
pontefice -ed il re stesso ^ ma non così ' 
sentivano ^ per quanto apparisce ^ gli Ita^ 
lianiy i' quali per la maggior .parte alla 
aatorità temporale del 'papa si oppone- > 
vano^ ed il Pagi ed altri hanno provato, 
che i pontefici non furono giammai patriz) 
di Romane , solo lo furono Pippino. e 



58 i,iBM> IV. 

Carlo Magne , sebbene di • sólo odore y 
come difensori della chiesa. e del popolo 
di Roma. Si potrebbe altresì ^limostrare^ 
che alcun patrizio legittimamente non vi 
aveva allora in Boma f perchè quella di- 
gnità concentrata era colla imperiale ed 
intimamente connessa colle ^ attribuzioni 
deir imperatore; cpsiechè dopo la caduta 
deir impero . d* Occidente y e dopo che 
quello deir Oriente perduta aveva il do- 
minio dell^ Italia^ ridicolo era il vedere 
dal pontefice nominarsi alibuno patrizio y 
né più legittima sarebbe stata quella ele- 
zione y se fatta da quel fantasma di re* 
pubblica che i Bomani^ sottratti air ob- 
bedienza dei greci imperatori.^ si crede-» 
vano di formare. Ma siccome il nome di 
patriziato serviva in que^ tempi a corro-, 
borare la . temporale sovranità y un patri- 
ziato si arrogarono anche i poi^efici^ 
che alcuni scrittori y come P Eccardo y 
fecero consìstere nella giurisdÌBÌone re* 
clamata sopra V esarcato e la Pentapoli. 
Yedesi allora introdotto pi& comunemente 
r uso dei congedi di partenza y o come 
scrive il Mumtoriy de^ passapmrii^ perche 



tkvnoLo I. $9 

il panteOce grandi istanze fócera al re 
Carloy affinchè^ come non solcano venire 
▼escoTÌ^ conti ed altri uomini di Francia 
in Ita(ia senza licenza o passaporto del 
T^j cosi non fosse permesso ad alcuno 
degli Italiani il passare in Francia , ^ 
per soli complimenti y o .per domandare 
giustizia^ se non col passaporto, o come 
scriireTa jidrìano , colla assoluzione del 

fontefice. Ma stabilita non era in Italia 
autorità temporale de^ pontefici y come 
<peUa dei re Franchi^ e quindi vedesi ia 
diverse lettere consecutive ripetuta alla 
ooja questa lagnanza^ il che anche il 
Muratori ha indotto a credere, die V alto 
dominio sopra tutte le italiane provincìe 
ritenato fosse non meno da Pippino che 
da Carlo Magno j e che anche sui beni 
donati .die chiese cc^servassero essi la 
loro sovranità. Ài re Carlo venuto la pfima 
Tdta in Roma spjedite ftirono air incon* 
tro, come narra Anastasio^ tutte le croci, 
come si costumava cogli esarchi o patrizj 
di Ravenna, che F imperatore rappresen- 
tavano, ed allorché aua morte di Adrian 
'io fu er^to Leone IH ^ questi spedi ^\ 



fio XIBRO IV. 

re Carlo le chiavi della confessioDe di 
& Pietro , il vessillo d:ella citlà di Roma 
e mólti donativi^ pregandolo ad inviare 
in Soma alcuno de' suoi ollimati^ il quale 
dal popolo TiceVesae il giuramento di fe- 
: della e di suggezione. Apparteneva dun- 
que la signoria di Roma al re Carlo ^ e 
Paola Diacono di fatto a Carlo non an- 
cora imperatore scrivendo^ gli parlava dì 
continuo della sua città Boniulea. Kè per 
■ ciò dirassi j come alcuni opinarono ^ clic 
questa signoria annessa fos^^e alla dignità 
del p^triziato'^ questo era titolo, cpme il 
P<agi scrive^ di solo onore ^ ma Carlo il 
suo deminio stendeva su., tutta V Italia 
come re de' Franchi e de' Longobardi, e 
di fatto., asaumeiìdo il titolo inconclu- 
dente di patrizio y patrizio de] Romani 
dicevBsi e non già della chiesa* o dell' I- 
tali^. Già si è veduto che Argiso duca 
di Benevento y mentre trattava coi ^eci 
imperatòri, chiesta, aveva la investitura 
del ducato beneventano coli' onore dèi pa- 
triziato ) non per questa io ardirei dire 
sinonimi col Muratori i titoli di console y 
di ducay di patrizio y come . tutti impor- 



capìtolo I. 6i 

tanti signoria ^ la dignità del consolato 
estinta era totalmente , e solo il vano 
titolo ora ad uno ora ad altro magistrato 
se ne altribuÌTa; poco più 8Ìgni6cante era 
quello di patrizio , che dagli imperatori 
greci prodigato veniva , senza che seca 

I>ortasse^ come quello scrittore asserisce^ 
a podestà principesca j quello finalmente 
di duca a tutti i governatori assegnavasi^ 
e forse il Muratori si è illuso ^ quel ti- 
tolo considerando solo nei dogi di Ve-> 
nezia, principi eletti dal popolo ed in- 
depeodenti , i quali confondersi non po- 
tevano coi duchi di Napoli e di Gaeta. 
Odoacre e Teoderico erano stati dagli im^ 
peratori d^Oriente, non già .dal pontefice 
dai Romani dichiarati patriz) d^ Italia ; 
non per questo lasciarono di assumere il 
titolo di re j e • Clodiweo re di Francia ^ 
nominato . patrizio dall' imperatore Ana" 
stasio^ alcuni diritto^ alcuna autorità non 
f^ercitò mai in forza di quel titolo scm- 
p^oenlente onorifico. Non è dunque in 
^ itù del patriziato di Pippino o di Carlo 
^^ gno j che i {Kmtefici invano reclamas- 
sero nell' Italia ^^ris dizione o dominio 



6ll ilBKO IV. 

tcmparale j patrisio Domlaaado ei si ancorar 
S. Pietra*^ egliè, come già ai disse ^ 
perchè i re Franchi^ eon<{aistato aTehdo 
y regno de^ Longobardi^ su tatla V Italia 
ed anche, salla repubblica romana dal 
Pc^ ^nmaginata,. esercitavano liberamen- 
le la loro sovranità. I pontefici) proatdve^ 
vano bensì continiiie istanze per la difiesa 
e per lo ingrandimento del dueata ror» 
mano; ma, come opportunamente osserva 
il Muratori^ nnlla di più facevano essi 
di quello che &ito aveva 5. Gt^goria 
A&9^ii#^ il qaale aspirato iton aveva gtam'» 
inai ad akun doininio temporale in 
Roma. Non poteva dunque in qOeli^ epoca 
ammettersi alcun dominio temporale dei 
pontefici se non sullVesarcato , del qualo 
spesso si ragiona nel codice Gardlfino j 
e questo ancora contrastato era dalia 
dubbia ed oscillante politica dei re Fran« 
chi e dalla indisposizione de^ popoli che 
non amavano di assaggettirsi al pontefice.- 
— * Ricevette allora il re Carlo nuova am- 
basceria dagli Avari della PanHonia. colla 
quale confinavano i di lui stati^ dacnè pa- 
drone egU era divenuto della 8avi<|ra ; 



iioa 61 potè tatftavia eonehiuder^s alcun 
trattato eoa que* popoli , c<m quali cornine- 
ciare si dovette nelFanao seguente una 
guerra. Coflmif ino intanto, giunto. alF età 
<ii 10 aaoi e «ottenuto dalle armate^ sot-^ 
tratto crasi alla tutela di Ir&is^ e questa 
ridotta erasi a Tivere ih un palasiio fab<- 
Lricato da Eleaterio y come privata . per- 
sona. Alla impresa di Carlo contra gli 
Vmn Avari dell^ Ungheria ^ coaeorsero 
motti Italiani spediti- dal re PippinQyls 
forte aamerosisjime àx Carlo non okre- 
])assarooo però, il fiume Eaabj e quèlP ar^* 
gitala dovette retrocedere; perchè una epi« 
(teoiia tanti eavalK distrusse ^ che àppcìia 
la decima parte se ne Donservò. Dà una 
lettera di Cisr^o pubblicata, dal Sirmondo 
e dal DuchesM parrebbe^ ohe gli Italiani) 
limasti soli ^ o forse giunti più tardi , 
avessero eoa tale valore < pugnato eoglt 
Avari, dbe da gràu .tempo non fos^e atatar 
fatta Biia «trage simile di i{ue^ barbati. In^ 
alenili Hulichi annali si nai'ca, die Tesero 
^ito: allora spedito dair Italia inuoltrato. 
^ì fosse .neU''llfirio , e nella lettera' sud-»» 
'•cita si i|ice. dia i^ duioa dell^ Istria erasi 



64' ^^^o IV. 

ben condoito colla sua gente j il che ha 
fatto |:r edere al Muratori j- che o^ V Istria, 
tolta dai Longobardi ai -Greci fosse pas-* 
sata col regno ai Franchi j o che. fosse 
l*iuscito a Pippino rè d^ Italia il ricon- 

2 listare <}nella provincia nnitameote alla 
ibttrnia* Ad un^^ epoca di alcnoi aoni' 
anteriore dee certamente riferirsi la let- 
tiera 73.* del codice- Carolino ^. nella . quale 
alcuni- diaconi ed allrì^ non si sa bene se 
cherici o, laici ^ presso il re Cariò accusa- 
vano i Beneventani 7 da éasi detti n^^in-. 
dissimi, ed odiati da Dio f come intenti 
ad usurpare e togliere a S. Pietro alcune 
città della Campania per sommfettdrle al 
patrizio o governatore greco della Sicilia; 
la qual lettera^ benché scritta- in nome 
di molti ' j doveva esserlo da Adriano 
stésso., vergognoso forse di ripetere egli 
di continuo le cose medesime , ^che però . 
nella lettera si tradiva, figliiwio nominan- 
do il .re *e nejjote suoP endnentissimo. 
Teodoro, .Qensì ncir anno 791 .fii Boma 
afflitta per. attestato di Anastasio da una 
orribile innondazione del Tèvere, che la 
porta Flaminia, atterri ed il ponte di 



cimoLo L 65 

Antonino^ ed altri danni gravissimi arre-» 
ed, Iodata essendosi la^ solkcitucline di. 
AdriapOj che aliraetiti distribni al popolo, 
oppresso da quella calamità, mandandoli' 
col mezzo di batteUi nei diversi luoghi y 
ove rìcovei^ati si erano i miseri abitanti. 

• 7. Un figliuòlo illegittimo ottenuto, 
areva Carlo Magno da una concubina* 
detta Imdtrude -e Pippino norainavasi. 
come il legittimo j che era stato eletto 
re S Italia^ Q^^^ bastardo xhe gòbbot 
era, ma idi bellissimo aspetto^ mentre 
il re contra gli Avari guerreggiava, ordita 
aveva una congiura contra la di lui vita^ 
sperando di possedere il regno. Ma un 
Longobardj> detto Fardotfo ^ che stato 
era ano dei più fidi cortegiani di Deside» 
rioj scoprì la trama , ed in premio otten-* 
ne , benché laico si fosse, la ricca badia 
di S. Dionigi. I complici della congiura 
farono a Ratisbona parte impiccati, par-* 
te privati degli occhi, e lo spurio ru- 
belle (il forzatamente fatto monaco nel 
monastero di Prumia. In Italia era stato 
in quell^ anno condotto dalla Catalogna 
Felice vescovo di . Urgel y accusato di 



66 LiiAO 1¥. 

eresia àà uingilberto consij^iere del re 
d^ Kalia Pippino e pòscia abate di Gen- 
tala 3 ma ritrattato aveodo ia Romià i 
auoi errar! ^ ottenuto avea di torn^e 
alla sua sede. Se credere si dovesse alPA.-* 
;itrono)iiOi autore di una vita di Lodù%fioo 
Pioj questo xe delF Àqpitania reduce 
dalla sp.e<]izioQe contra gli Unni delb Pan- 
noaia^ d^ ordine di Carlo Magno passato 
sarebbe con tuUe le sue truppe per il 
monte Cenisiò nelP Italia ^ e celebrata 
avrebbe la festa del Natale in Bavenna 
B^ir anno 792^ il che confermerebbe 
la opinione del Sigonio , che in Ravenna 
per lo più risedesse Pippino re d^ Italia^ 
o indotto dalla ampiezza di queir antica 
città ^ o dalla opportunità di potere di 
là ordinai^ le forze navali. Solo però 
.iiellV>^i^o seguente que^ due fratelli le 
forze loro riunite condassero eonlra il 
ducato be^ ventano 9 e le j^rre ne deva- 
starono^ senza oecupare tuttavia se non 
«n S9I0 misero castello. NelP inverno re- 
earonsi amcndue a trovare il padre ^ do* 
ve notizia ebbero della già punita con* 
jgijura. Forse la guava mo«sa ai Benév^Or 



cipproLp L 6j 

tm fu procurata dallo stesso poatefice 
Adriano ; .aota però Erphemperto ^ che 
dimentico dei patti accordati , Grimoaich 
noa solo «oa facevei demolire le fortez- 
ze^ ipa neppure il nome di Carh alle 
monete ed agli atti pubblici apponeva. 
Narra tuttavia F anonimo Salernitana che 
8» CoBza aveva abbattut<p le mura^ per<» 
Cile senza di quelle poteva difendersi } 
cUe ad Acer^uasa spianate atre va le tec.-.^ 
tkie fortiScasioni per erigerne di nuove , 
^ che uQdi nuovs^ città comincFava ad edit>, 
ficare presso Salerno^ senza però distrug* 
^re Fanliea^ della quale solo alcunje 
mora erano state distrutle, alcune sosti*, 
taeadone 'nuove ed inespugnabili. Forse 
inaggiore gelosia ispirava ai re Franchi 
A loatritnoi^io cOQtratto da quel, duca 
eoa Wanzia nepote deli^ imperatore 
Costantino. Ignota è tuttora la, cagione 
<IeJla pronta ritirata dei Franchi; ma pro« 
babiliiiente fd prodotta da una fierissim^ 
carestia, che il ducato beneventano aflKsse 
(^oa solo j ma tutta Y JtaJia e la Francia, 
*i 1^ esercito qotnbinato in gr^n parte 
4ÌRtnissei Karra pure U^olo ErchempeftQi 



68 ubrD IV. 

che Grimoaldo la novella sposa per/ com*^ 
piacere ai Franchi repudiasse^ sebbene 
quel repudio creda taluno avvenuto solo 
in epoca posteriore. Il re Carlo ansioso 
èra ai entrare di nuovo coli' armi nella 
Pannonin ; ma gli Avari * indotti avevano 
i Sassoni ad abbracciare di nuovo ia 
parte V idolatria ed a ribellarsi-^ e i Sa- 
raceni assalito avevano il di lui fidinolo 
re dell' Àquitahia. Fu allora ohe cadde 
con buona parte dè'suoi tìuglidmo duca 
di Tolosa , che annoverato fu nel catalo- 
go de' santi; Carlo intanto y trattenendosi 
ili Ratisbpna^ un . canale disegnava > di 
aprire, che dal Danubio passando al Meno 
ed al Reno , il commercio facSitasse dei 
popoli Germani ; opera grandiosa .ch^ 
fu solo incominciata e della quale parlò 
dottamente Tamioo mip Ob&'lìno nel suo 
libro intitolato: Jangendofìun marium 
fluuiorumque molimina. Le dissensioni con- 
tinue del clero e forse il ritorno di 
quel vescovo Felice 9gli errori contra 
la fedc) nei quali secondato era da £/i« 
pondo arcivescovo* di Toledo^ Carlo Ma^ 
gno indussero uell^ annp 794* a riunire 



gapitolÓ I. 69 

in Francoforte un caacilio- generale ^ al 
quale mterveouerD i legati del pontefice^ 
e più di 3oo vescovi d' Italia y Spagoa y 
Francia e Germania. Condannato fu in 
queir assemblea Terrore di Felite y che 
Cristo come uomo fosse figliuolo adottivo 
di Dio; e riguardo alle immagini i ve- 
scovi occidentali non interamente con^ 
vennero col decreto Niceno j V uso (fii^Ue 
immagini accordando y ma la adorazione 
rigettanSoue.'Si volle provare in tempi J>iù 
recenti, che que^ vescovi inteso non ave- 
vano il vero sentimento dei padri Niceni^ 
credendosi falsamente che alle immagini 
de' santi accordato fo^sc il culto della la- 
tria; comuaque fosse , il loro avviso non 
fu approvato dal pontefice ] rispettoso 
però verso di Carlo Magno o timoroso 
fors^ anche della dottrina di molti dei 
vescovi occidentali^ tra i quali distinti si 
erano in quel eoncilto Pietro arcivescovo 
di Milano e Fondino di Aquileja sosten- 
ne egli eoa molta moderazione e dojcezza 
i decreti Niceni. Narrasi che in quella oc- 
casione trovandosi Paolino in Aquisgràda 
^A tiffiztando in quella chiesa assiso su 



7d uftRO IV.' 

di una' sedia , entrasse Carlo ^ il prima-» 
genito di Carlo Magno y ed informato it 
prelato da un cfaerico del nome di 
<{uel principe, tacesse o TufEcratura so* 
spendesse j al che Cd/ lo non ponesse 
mente ed uscisse^ che sopragginnto Pìp^ 
pino con molti cortegiani^ ed udito aTei»- 
do Paolino j che quello era il re d^ Ita* 
lia^ si cavasse la berretta^ e Pippino 
ptire usdsse senza pia ) che entrato fi- 
nalmente Lodovico re d^ Aquitania ^ si 
inginocchiasse innanzi alF altare ^ e clfe 
Paolino udito avendone il nome^ corres- 
se ad albrAccif^rlo ^ che interrogato dal 
padre di qne^ principi per quale motivo 
avesse trattato con qtieìla aistinzione il 
terzo gem tc^ ^ rispondesse che quello do-' 
▼èva succedergli néll'^ impero. Questo 
trovasi nella vita di Lodcyico scritta da 
Nìgeltoy ma siccome vedesi da altri que- 
sta predizione medesima ' attribuita a<l 
jtlcuinoy così può ragionevolmente dubi- 
tarsi , che spacciate fossero tutte qnelUr 
profezie sólo dopo P avvenimfuto di Lo^ 
dorico al trono imperiale. Arcivescovi 
di Ravenna fu allora geminalo cèrto F^^- 



CAPITOtO r. 7< 

/mo^ ed il re Carlo ^nreteacleTa che i 
suoi messi interveiiire dovessero alla ele- 
zione; oppone vasi rintraprendente jidm€h 
noj ed al re che allegava la pratica te- 
nuta al tèmpo della elezione di Sergio y. 
rispondeva essersi il di lui messo Ubaldo 
recato a Baveniia m queH^ incontro , solo- 
per eacciare V usurpatore Michele, lì 
iatto era però ^ che né il pontefice j né 
i re Longobardi o Franchi intervenuti 
erano giammai a quella eleziqne; il po-^ 
polo eleggeva il successore y che col 
decreto del popolo medissimo recafiasi 
in fioma onde ricevere la consecrazione. 
11 pontefice tuttavia destrissimo j studia- 
tasi di estendere il suo potere , alleganr 
do in quella contesa , che geloso mo- 
Btrafasi delP onore del regio patrisiato ^ 
dalla pretensione però di Carlo si trae 
legittimo argomento per credere che tut- 
tora la sua sovranità nelP esarcato eser- 
citasse. In altra lettera jé ariano oppone- 
vasi in generale alP intervento del re nelfo 
elezione dei vescovi j dicendo essere libera 
^esta al clero, alla plebe ed a tutto il 
popolo. Morì allora la regina Fastrada^ 



jTi ilBEO IV. 

celebre solo per le^ sue crudeltà, e Curio 
con due armate mosse contra i Sassoni^ 
quésti però si som misero senza combat- 
4ere è molti ostaggi diedero della loro 
fedeltà. Carlo sposò una donua alemapna 
détta Liuigardày dalla quale non ebbe 
prole. Fioriva in quel tempo in Francia 
un .Italiano descendente dai Goti^ detto 
Teodol/b y scrittore celebre di materie 
ecclesiastiche , che abate fu creato di 
Fleury e quindi vescovo di Orleans j 
-sebbene incerto fii , se Condotto fosse 
nella Francia da Carlo medesimo j o 
andato fosse colà a visitare i Goti di 
Narbona j i quali , scrive egli stesso j 
come parente lo riguardavano. Morì nelPan- 
no seguente il pontefice yÉdriano nel gior- 
no' di Natale , ed ascritto fu nel catalogo 
de^ santi ^ benedetto lungamente in Ro- 
ma j perchè la chiesa riverita nello spi- 
rituale, come il Muratori si esprime, stu- 
diato erasi di rendere grande e stimabile 
nel temporale. Sarebbe tuttavia più ono- 
rata la di lui memoria y se scoperte non 
!si fossero le numerose lettere del codice 
Carolino ^ nelle quali troppo premuroso 



l 



CAWTDLO I. y3 

tnoatrasi quel pontefice del beai tempo- 
rali in generale j e del rassodamento 
della temporale autorità anche con mezzi 
artifiziofii e talvolta non convenienti alla 
oatiGcia dignità. Falsissirae però sono 
e lettere^ delle quali si fece uso per la 
prima volta in quelU epoca ^ e forse nei 
capitojt di Adriano medesimo pubblicati 
da Lahbè , de' pontefici anteriori a Siri- 
ciò ed Innocenzo /, che raccolte sotto il 
titolo di decretali divulgate furono sotto 
il nome di certo Isidoro vescovo , mala- 
mente da alcimi nominato Mercatore. Il 
Biondello ed aitici scrittori moderni^ hanno 
mostrato da quali impure fonti tratti 
fossero qufe' decreti ^ e quanto difformi 
fossero dalF antica disciplina della chiesa*, 
r impostura di Isidoro era però stata già 
scoperta da Infmai^o vescovo di Rcims j 
e pure per lunga età j o per dir meglio 
fino al XVII secolo, si continuò a prestar 
fede a quella mostruosa collezione. A 
lode di Adriano dee notarsi , che libe- 
t'alissimo verso le chiese . ed i poveri , 
con immenso dispendio rifabbricò le mu- 
ra ^ le torri di Roma. Narrasi che Carlo 
Star. iP Jtal. Tol. XIII. e 



^4 LnnO IV. 

Magno piagnesse alF annunzio della <Ìr 
lui morte , hi-oflte limosine distribuisse irr 
suffragio della di lui anima , ed in vers> 
ne scrivesse F epitafio che ancora sì 
consei-va. Di lui success'ore fu eletto- 
Leoìte IH y iì quale alla sua con sacra-' 
zione un regalo fece ai clero ^ superiore* 
a quelli che distribuire solevano i di 
lui predecessori. Una lettera tvovasi scrii-' 
la dal re Cariò a Leone che notificata 
gli aveva la di lui elezione y nella quale 
si congratula del di lui innalzamento e 
della fedeltà ad esso promessa e. giurata^ 
Veggonsì pure in quelTa lettera diretti a 
Leone alcuni donativi ^ che portare do- 
veva r abate Angilbeno ^ il quale era al- 
tresì incaricato di conferire > coi papa 
sulle eose appartenenti all'osaltazione della* 
chiesa j alla stabilità del pontificio onorr 
ed alla sicurezza del patriziato reale. Ve- 
desi in quelle lettere il desiderio di rin^ 
covare il patio o Talleanza di fede e dt 
rarità inviolabife^ né mi è possibile T in- 
tendere come queste parole trisliane ed 
evangeliche^ riferire si possano da alcuni 
al patriziato vomano ed al governo* di» 



Ck^^lTOLÙ I. jS 

llpmau la altra lettera ^atVif Angilberto 
iacarìcato era da Carlo di ammonire il 
pontefice LeonCj perchè cura avesse dcìhi 
onestà della sua vita j della osservanza 
de^ canopi j del pio governo della chiesa 
di Dio j della brevità delF onore monda* 
no j e della eternità del premio delle 
huone opere^ e di raccomandare al pon- 
tefice Io sradicamento della simonìa e 
la erezione, già al re promessa da Adria-- 
^ ) di un monastero presso la òhiesa di 
S. Paolo, Le frasi di questa lettera fa-» 
rebbero quasi dubftdre , che contento* 
non fosse il re interamente della con- 
dotta del pontefice. Tornò Carlo con 
grandi forze verso la Sassonia ancora tur-* 
bolenta, e gran parte ne devastò*, ma 
sorpreso allora colle stie truppe j mòrto 
fimase ìq una imboscata de^Sassoni suirEl- 
I>a Filga re degli Obotriti, il quale venuta 
era al di lai soccorso j dal che irritato 
Carlo j maggiori guasti diede a quella 
legione , e non ne partì: se non: dopa 
avere ricevuto molti ostaggi. Battezzato 
fc poco dopo Tìxdino uno de' principi 
^gu Uom^ il che di grandissima gio>ar 



jG wiRO IV. 

fa cagione a Carlo, Si dlecle egli allora 
ad ingrandire Àqtiisgrana y ansioso di 
farla rivale di Boma y un palazzo vi edi- 
ficò col nome di Laterano , ed una ma- 
gnifica basìlica in onore della B, f^. le 
di ct|[i pitture però j i musaici ed i mar- 
mi preziosi tutti provenienti erano da 
Bavenna e dalP Italia. Da una lettera 
scritta dfi j^lcuino verso quel tempo a 
Paclino patriarca di Aquileja^ si può rac- 
cogliere che alcune vittorie riportate st 
fossero contra gli Avari , e che questi 
pure spediti avessero ambasciatori al re 
ed abbracciata la cattolica fede. In quella 
lettera yedesi nominato come venerabile 
Erico o Enrico duca del Friuli, che 
distinto si era nelle guerre contra gli Ava- 
ri 'j secondo gli annali de^ Franchi passa- 
to egli era coIP esercito italiano, dalla 
Carintia nella Pannonia j e . trovando gii 
Unni divisi per una, guerra civile • espu- 
gnata aveva la più considerabile fortezza 
di quella nazione detta il Bingo , nella 
quale riposti erano tutti i tesori*, e dì 
una parte di questi da esso portata al 
re Carlo y grandi donativi eransi fatti ai 



CAPITOLO 1. 77 

baroni del regno^ cherici e laici ed anche 
-j] romano pontefice. Poco è noto di ciò 
che Pippino re d'' Italia operasse in quel 
tempo j sembra che egli si ^O¥asso spesso 
alla corte del padre o alte armate fuori 
d^ Italia* in una lettera di Alcuino y edesi 
nòmiiiato Anff.tberto primicerio di (juel 
re, ed alcuno credette che in assenza 
di lai la earica di nce re in Italia soste- 
nesse. 

8. Al eomidciare delfanno 796 ebbe 
laogo la trasmissione fatta da Leone ITI 
a Carlo Magno di varj donativi ed inol- 
tre delle chiavi della confessióne di S* 
Pietro e dello stendardo della città , del 
àie si è fatto altra volta menzióne (§. 6)^ 
uella quale occasioVie fu pure supplicato 
quel ré a spedire a Roma alcuno degli 
ottimati affinchè ricevesse il popolo ro*- 
mano nella sua fede e suggezione coir op- 
portuno giuramento. Se questo non ba- 
stasse a provare V iitimediato dominio di, 
({Qel re sul popolo e sul ducato roma-^ 
»0j potrebbe citarsi Paolo Diacono ^ il 
qiiale ben chiaramente lasciò scritto j 
^^ Carlo i Rurnaai e la città fiomulea 



y8 LIBRO IV. 

ai suoi scettri aggiunse^ suis addidit sce* 
ptrifiy tutta ritalia tuttavìa <;on mite do- 
minazione signoreggiando, li^ errore a mio 
credere ^ o la disparità d^opiqione degli 
scrittori ^ nasce solo dal titolo della si-* 
gnoria di Roma j che il P^ ed il ilfu- 
ratori si ostinarono a voler derivar^ 
dal carattere inconcludente del patrizia» 
to^ il primo lo credette^ com^ era di fat-' 
to ^ un titolo di puro onore ^ e quindi 
si fece a torto ad impugnare^ ó almeno 
a riguardare come esagerate le frasi di 
Anastasio e di Paolo Diacono \ il secon- 
do sostenne con ragioni ben fondate le 

' asserzioni di quegli scrittori^ ma a tor« 
to esso pure volle con queste combat-*- 
tere 1* opinione del Pagiy che il patri- 
ziato fosse soltanto un grado onori fico, 
Jo osservo che né Anastasio j ne Paolo 
in questo luogo non fanno alcuna men- 
9Ùone dì quel vano titolo^ osservo altresì^ 
che se Pippino e Carlo non fossero stati 
giammai rivestiti ài quel titolo da chi 
non potea forse loro legittimamente con- 
ferirlo, padroni sarebbero stati egualmente 

. ài totta r Italia ^ di Jloma^ dachè c^acqìati 



At averaBO i Loagobardi ed esdasl cpasì 
totalmente i Qr^ci ^ credo qfimdi dì potere 
ragioneTolmeote coDchludere^ che come re 
illtalia o come conquistatore ricevesse 
Cario il giramento di fedeltà e sommissione 
de^Romaai.eraltO dominio in Roma esercì- 
tasse eoo che accordare si potrebbono le 
asserzioni di Pisolo e di Anastasio colle opi- 
nioni radicalmente giuste^. e solo divergenti 
per nna storta applicazione del Pagi e 
del Muratori. Una co^a osserverò < io pure^ 
<^he non «ù <è riuscito finora di vedere 
partÌ€olarmeat4S notata da alcuno^ ed è che 
mentre la continuazione delle lagnanze 
<IeI pontefice Adriano per le promessa 
di Pippino ^ di Carlo ineseguite o noi\ 
del tutto compiute^ e la non mai ottlè- 
fittta inlegrazioi&e jdel patrimonio che si 
asseriva donato a ìS. Pietro , protratte 
fiao alla fnorte del inedemmo^ pravano 
«'videatemente , «he fiendente si era la- 
sciato questo affare di sua natura inipor- 
tantissimo per Ja chiesa^ alcuna domanda^ 
^cuna istanza inon vedcsi promossa da 
I^ne in j e neppure nel momento più 
opportuno che quello era delU spedi^icK 



8o uìro IV. 

ne àt^ donatiyl^ e del rinnovamento dei 
giuramenti di fedeltà e di sommessione. 
Questa silenzio, tanto osservabile in con- 
fronto della importunità y nojosa perfia 
quasi a chi legge y del pontefice jédria- 
no j darebbe forse luogo a dubitare che 
ben diverso dal suo predecessore y indo- 
lente e trascurato fosse Leone y il che 
però dalla di lui stòria non apparisce^ o 
che lo zelo di acquist;4re beni temporali 
e dì confermare ed estendere il temporale 
dominio della- chiesa, tutto fosse perso- 
nale del pontefice Adriano/ che sulle .pe-« 
date camminava però di Stefano y zelo 
forse non approvato;^ e certamente non 
imitato da Leqney e anche dal clero me- 
desimo di Roma giudicato contrario allo 
spirito della chiesa. — Da Una lettera 
di jilcuino vedesi che ammogliato era in 
queir epoca il re d^ Italia Pippino y ben- 
ché alcuno storico conservato non ci ab« 
bia il nome di quella regina y Lodovico 
re d^Àquitania aveva pure sposato in 
queir anno Ermengarday figliuola di certo 
Ingrommo duca o conte , e nipote di Ciro- 
degungo vescovo di Metz. Il re Carlo 



CAPITOLO 1. èl 

ancora lottava coi Sassoni e cogli Uaiii 
delia Paudonia^ i primi vinse però colica- 
juto di Lodovico 9 e nuove ribellioni forse 
temendo , innumerabile quantità di abi- 
tanti dell^ uno e dell' altro sesso via ne 
cottdosse , e trasportolfi in Francia e for-' 
s^ anche in Italia j affinchè dalla cristiana 
fede non deviassero ; narra di fatto Ana^ 
^&»io^ che tanti di essi in Roma soia ne 
vennero , cbe una strada di quella città 
portava il nome di via de^ Sassoni. Con- 
tra gli Unni recossi d^ ordine di Carlo il 
re d'Italia Pippino con molti Italiani e 
Bavari j e gianse fino allo sbocco della 
Dra?a nel Daaubio j dubitandosi da alcuni 
scrittori che non da Enrico duca del 
Frioli di sopirà nominato , ma da Pippino 
stesso fosse preso il Ringo^ e portati ne 
foss(»>a i tesori al padre in Àquisgrana, 
Paolino patriarca a Àquile j a 9 che da 
-^Icìdno vedesi eccitato a predicare la fede 
^i Unni o Ungari ^ tenne in (fuelP anno 
uà concilio j nel quale fu riconosciuta la 
procedenza dello Spirito Santo dal Padre 
€ dal Figliuolo j furono di nuòvo con- 
liaimati gli' errori dei vescovi spa^nuoti 



8a LIBRO IV. 

Felice ect Elipando^ e tra molti altri ca^* 
noni di disciplina fa $olennetaente ripro- 
vata ta simonìa. Grandi rivoluzioni avvenir 
vano frattanto nelP Oriente; Costantino in* 
vaghilo furiosamente delle bellezze di Teo-^ 
dora j cameriera della imperatrice Maria y 
questa aveva non solo repudiata, ma for- 
zata ancora a farsi monaca; Torchio, pa^ 
triarca, disapprovato aveva le noz^e con 
Teodora contratte, ma non perciò scomu- 
nicato Piroperatore per non cagionare più 
.gravi disordini nella chiesa; alcuni monaci 
più zelanti opposti si erano arditamente 
al sovrano, e ricusato avevano di co- 
municare col patriarca « per la (jaal cosa 
i più clamorosi erano stati cacciati in 
esilio ; la depQsta imp«i^atrice Irene ap- 
profittato aveva scaltramente di quelle tur« 
bolenze , ed ordita una congiura, allo 
scoppiar^ della quale Costantino era ^ato 
da prima cacciato in- una nave , poi cru-* 
delmente privato degli occhi , dopo di 
che Irene era tranquillamente risalita sul 
trono , e richiamati aveva i monaci , i 
quali' per la maggior parte entrati erano 
i^ quella sollevasi^nc.Pare CQsi sti'^volt^ 



CAPITOLA I. IJJ 

aerano le idee , e tanto lontani i. Greci 
da uno stato di mediocre incivilimento y 
che applaudito videsi quell^ eccesso di 
barbarie dagli sitorici^ e commendata Irene 
per avere restituita ia pace ^a chiesa. 
Avventurose intanto erano le armi del re 
Carlo nella Spagna; e questo forse in* 
dusse Zaddo ^ principe moro si gnor eg- 
piante in Barcellona, a recarsi ad Àquis* 
grana ed a sottomettersi a Carlo mede- 
simo, sebbene poco quella sommessione 
dorasse. In Ispagna guerreggiato aveva 
Lodovieoy il quale in Aquisgrana erasi 
rif)otto , reduce come narra Eginardoy 
(ÌcìHa spedizione italica ^ cke non si può 
<'niigett«rare quale fosse ^ se fatto noa 
erasi forse qualche tentativo contro il 
duca di Beiievento, che ricusava di rico- 
noscere la superiorità di Cario re dei 
Franchi e di Piffpino re dltalia^ Benché 
Carlo occupata avesse Tltàlia e contri-, 
buito air allontanamento dei Greci, sus- 
BÌsteva non pertanto buona armonia tra 
esso e gP imperatori d' Oriente ^ perchè 
giunto yedesi allora ad Àquisgrana Teo^ 
tisto j figliuolo di Niceta patrizio della 



i 



é4 LiRRo ly. 

Sicilia j il quale come legato probabil- 
mente spedito dair ioiperatore Cositantino 
avanti la . di lui sciagura ^ una lettera di 
questi presentò al re Curio medesimo e 
fu onorevolmente ricevuto. Pippino tornò 
poco dopo in Italia^ e Carla aadò di 
nuovo nella Sassonia ^ ove malgrado la 
volontaria dedizione di que^ popoli^ nuovi 
ostaggi ne volle. ^ e molti abitanti ancora 
ne tolse , ansioso di indebolire e disper- 
dere quella nazione guerriera. Morto si 
suppone verso quel!' epoca Paolo Dia- 
cono y che il regno de- Longobardi illur 
òtrò anziché quello di Carlo j e che pure 
molte opere scrisse nella vecchia) a^ delle 
quali verrà altrove occasione di parlare. 
9. Un consigliere o un ministro diede 
allora Carlo Magno al re Pippino neìlai 
persona di jàdalardó^ uomo nobile e dab- 
bene^ ed abate del celebre monastero 
Corbe jense. Dachè le lettere^ turbate dalle 
guerre e dalle vicende dei tempi ^ rifug- 
gite si erano tra gli ecclesiastici e spe- 
cialmente ne^ monasteri ^ non era più 
stiano il vedere le primarie cariche degU 
stati laffidate ai cherici o ai molaci ^ e 



\ 



C11PIT0L0 I. 5ff 

dai vescovi e dagli abati j come già si 
è veduto nel corso di questa storia j trae* 
vansi d^ ordinario i legati . gli ambascia- 
tori , i segretari ^ i cancellieri j i ininiftiri 
ed i consiglieri de^ principi. 'Pascasio Rat' 
berto scrittore della di Itii vita ed al({uan- 
to panegirista • narra che Adalardo spe- 
dito fu in Italia affine di consoKdare in 
quel regno e nclP animo del giovane Pip^ 
pino un ottimo stato della repubblica, il 
culto della religione , la giustizia e Y o- 
ncstà, e cbe tanta lode si acquistò in 
quella missione, che non nomo ma angelo 
lu détto per Famore della virtù. Può cre- 
dersi a questo scrittore una particolarità 
da esso riferita , ed è che ben lontauo 
quél ministro dal ricevere regali o altri 
mezzi di corruzione y trovati avendo in 
Italia prepotenti, che in tutte le età vi si 
mosbrarono y i quali il basso pòpolo op- 
primevano, si applicò a togliere quest' a- 
l>nso j amministrando a tutti egualmente 
la giustizia, e non ammettendo alcuna 
distinzione di persona a fronte della leg- 
ge. Andò anche in Roma quel ministro, 
e molto credito ottenne presso il ponte-* 

e a 



86 LIBKO lY. 

fice Leone. Nuova ambasciata eira giunta a 
Ciirlo spedita dalP imperatrice Irene ^ che 
dubbiosa forse della solidità dpi proprio 
innalzamento , o gelosa del potere ingran- 
dito di Carlo f pace ed amistà chiedeva ^ 
idla quale può presumersi che quel re 
consentisse ^ accordata avendo egli allora 
la libertà a Sisinnio fratello del patriarca 
di Costantinopoli Tarasio j il quale era 
caduto prigione in guerra^ forse allorché 
i Greci attaccato avevano il ducato bene- 
ventano. Ben forti o ben ostinati essere 
dovevano i Sassoni j perché ancora tornò 
Carlo coir esercito in quella provincia ^ 
ancora domandò ostaggi^ e ancora spo*^ 
gliò di abitanti quel paese ^ nelle vane 
Provincie lontane disseminandoli. Cor Sas- 
soni pugnarono ancora gli Slavi del set- 
tentrione y sudditi di Carlo y abbencbé 
pagani j e questi venuti a battaglia di là 
dair Elba ^ 3ooo Sassoni sterminarono. 
Paolino intanto vescovo di Àquileja , ad 
istanza di jélcuino scriveva contra gli er- 
rori del già nominato Felice vescovo di 
Urgel j che un libro pubblicato aveva di 
controversie ^ e nella poesia versato ^ un 



\ 



CAPITOLO I. 87 

stenderà in versi « che ancora si 
a le di lui opere. Il pontefice 
eupayasi di fabbricare ed ornare 
mente le chiese di Roma. Nelle 
inesse a questo volume si darà 
sentazìone di un musaico di quel 
A quale vedesi T immagine del 
medesimo che tiene in mano il 
!i una chiesa , e quella pure ^i 
•grwo j che porta i mustacchi , il 
a spada. Un sontuoso triclinio 
jlestinata ai banchetti, fabbricò 
pontefice nel palazzo Latera-' 
è pure degno di osservazione 
di quella sala pubblicato dal 
nel quale Cristo porge eoUai 
liavi a 5. Pietro^ colla sinistr?^ 
ì d un imperatore coronato , 

4 lo colle lettere: COSTAN-r 

1 ' questi Costantino il grande, 

m VostarUitio vivente al tempo di Leone 
'e detronizzato da Irene , come più awe- 
ilutamente opinarono il Papebrochio ed il 
Mabillon*j certo è che se pure indicare non 
volevasi in quella rappresentazione la so- 
Tranllà che ancora in Roma conservava 



ft8 LIBRO IV. 

il greco imperatore y indicavasi per lo 
meno la distinzioae delle due podestà y 
che Cristo istituita aveva nel santo vangelo* 
Vedesi pure in quel musaico iS. Pietro 
che porge il pallio ad un pontefipce ingi- 
nocchiato y che è lo stesso Leone y ed 
egualmente porge il vessillo ad un. prin- 
cipe che il nome apposto indica essere 
lo stesso re Carlo, In una iscrizione sot- 
toposta si prega 5, Pietro di donare vita-^ 
cioè vita spirituale o eterna^ al pontefice 
LeonCy e vittoria a Carlo. Un concilio fu 
celebrato nelP anno seguente io Roma ^ 
nel quale scomunicato fu quel vescovo 
Felice j se non ritrattava la qualità d! 
adottivo da esso attribuita al figliuolo di 
Dioj quel vescovo però ritrattò F errore 
suo e tornò al grembo della chiesa. Ma 
un orribile tumulto ebbe luogo allora in 
Roma y nel quale con inudito esempio si 
attentò alla vita del pontefice. Certo Pas-' 
quale primiceri^o e certo Campalo sacel- 
lario o sagristano , i quali il pontefice 
reo asserivano di varj delitti y colsero 
1 istante in cui egli seguito dal clero e 
dal popolo celebrava le litanie maggiori y 



CAPITOLO I. 8g 

e uscendo essi allo improvviso con molti 
sgherri armati , lo rovesciarono da caval- 
lo ^ lo spogliarono^ e con molte pugna- 
late credettero di cavargli gli occhi e eli 
tagliargli la lingaa. Lasciato avendolo cosi 
semivivo in mezzo alla piazza del mona* 
stero de' 55. Silano e Silvestro , dubi- 
tarono di non essere ben riusciti nelr inten- 
to loro, e quindi tornati con maggiore 
farore , lo strascinarono avanti aìF altare 
di quella chiesa , e di nuovo cercarono 
di cavargli gli occhi e la lingua*, e tutto 
insan^inato per le molte ferite e per- 
cosse , lo chiusero in una prigione o in 
Dna camera di quel monastero medesimo. 
K là lo fecero passare in quello di 
& Erasmo , reputandolo luogo di mag- 
giore sicurezza^ riuscì tuttavia ad Albino 
di lai cameriere , unito con altri del po- 
polo j il toglierlo nascostamente di là ed 
il ricondurlo al Vaticano , dove i parti-' 
giani del pontefice si fortificarono. Tro- 
vavasi fortunatamente in Roma o nelle 
vicinanze Guinigiso duca di Spoleti^ il 

5 «ale accorse con buon numero di sol- 
atì; ed il pontefice condusse, fors^L per 



90 LIBRO IV. 

sottrarlo alle insidie ^ a Spoleti. Diversi 
^ono i racconti degli scrittori di quel 
tempo intorno il preteso accecamento del 
pontefice* narra jinastasio , l^che idealmen- 
te cavati gli furono gli occhi e tagliata 
la lingua ^ e che nel monastero di 5. E" 
rasmo recuperò miracolosamente -la vista 
e la favella j Eginanfp j alcuni annali dei 
Franchi, Giovanni diacono, scrittore delle 
vite dei vescovi di Napoli, -^/cwmo stesso 
e forse Teodolfo vescovo di Orleans, fu- 
rono tutti d^ avviso, che i congiurati tea* 
tasserò bensì di accecare e di ammutolire 
il pontefice , ma non riuscissero ad ese- 
guirlo *, Eginardo dice che nudo e semi- 
vivo fu lasciato sulFa piazza , sembrando 
ad alcuni che cavati gli fossero gli occhi 
e tagliata la lingua ; gli annalisti Lambc" 
ciano e Moissiacense dicono che que^per^ 
fidi vollero bensì strappare al pontefice 
gli occhi e la lingua , ed ucciderlo , ma 
che non riuscirono a compiere il misfatto 
incominciato ^ il diacono Giovanni narra 
che si volle accecarlo , ma che nel tu- 
multo un òcchio solo fu leggermente of- 
feso 3 Alcuino parla pure della sola in* 



GÀPITOLQ I. 91 

teazìone di que^ barbari^ lo scrittore aa^ 
tico di una vita di, Carlo- Magno dice 
apertamente che atterriti qu?' sicarj ^ si 
ristettero dall' accecarlo^ e Teodolfo cantò 
elegantemente in versi latini j cosa in 
quella età rarissima^ il dubbio se non ac- 
cecato egli fosse o miracolosamente gua- 
rito, lasciando pure accortamente incerto 
quale delle due cose fosse pili maravi- 
gliosa. Giunto al re Carlo V avviso di 
queir attentata j secondo alcuni storici 
mostrò egli un desiderio di vedere il pon- 
tefice sfuggito a quelle insidie ^ secondò 
altri il pontefice stesso chiese di recarsi 
a visitarlo j certo è che Leone recossi a 
Paderbooa ^ ove Carlo trovavasi 5 incon- 
trato fu dair arcivescovo di Colonia e 
dal re d^ Italia PìppinOj e da questi con- 
dotto alla cprte del genitore. Tutto 1' e- 
scrcito schierato ve devasi per onorare il 
fi lui arrivo, e Carlo stesso usci ad ih- 
cùntrarlo a cavallo^ e sceso quindi dopo 
le consuete salutazioni corse ad abbrac- 
ciarlo. Non si parlò che di conviti e di 
feste durante il soggiorno che colà fece. 
J pontefice^ supppngoao tuttavia alcuni 



9^ UBRO ly. 

che del casligo si trattasse del congiurati 
romani, ma da una lettera di dirlo stesso 
ad jilcuino si vede chiarameute , che 
egli molto temeva il popolo romano ^ 
che la pace o piuttosto un accomoda- 
mento bramava con esso , che le mi- 
nacce abborriva, a(6nchè gU ostinati non 
fiiggissèro , o forse non si allontanassero 
dalla di lui sudditanza ^ che per otte- 
nere il meno j cioè la vendetta del delit- 
to , non voleva che si perdesse il più j 
nia che V ovile si conservasse , affinchè 
devastato non fosse dal lupo rapace j 
forse dair imperatore d^ Oriente , e no- 
tabile è la massima politica in quella 
lettera insinuata ^ che più facile riesce 
r alzare i piedi che non il capo. 11 Pagi 
da quelle parole trasse la storta conse- 
guenza j che uè ai Greci , né a Carlo 
Koma aJlora ubbidisse j X Ecccwdo più ac» 
cortamente vide in esse la prudenza di 
Carlo j cbe vedendo i Romani rubellati 
contra il pontefice j non voleva che con- 
tra di esso ancora si rivoltassero. Forse 
Hi andava allora tra il re ed il pontefice 
• >>ifiliU'andQ il grandioso disegno di rial-" 



«ApnrQLO I. 9^ 

zare il romano impero^ della di. cui- ese- 
cuzione sì ragionerà nel §. susseguente ', 
e. forse per .c[iiesto solo motivo tanta 
dolcezza quel re affettava , mentre un 
orribile delitto era 6tato commesso con-" 
tro il capo della chiesa. I nemici del 
pontefice saccheggiarono intanto i podeH 
della chiesa mederimà ed a Carlo spedii 
reno una- serie di accuse eonlra Leone \. 
qaesti fu tuttavia rispedito a Roma,«òn; 
molti donativi e colle necessarie pr^ecau-i 
zionij affinchiè ricevuto fosse colà senza ir 
alcun pericolo della di lui persona e della 
di lui digaiti. Parti egli con numeroso 
seguito di vescovi e di conti , e festeg- 
gi?to dai popoli in tutto jl viaggio , iu- 
contrato fu alle porte di Ron^a dal clero^ 
dal senato , dai popolo , dalle milizie ^ 
dalle monache^ dalle dieconcsse ^, dalle 
nobili matrone , e dalle scuole o com- 
pagnie dei Franchi , dei Frisoni, d^i 
Sassoni e dei Longobardi colle loro ban-» 
diere ed insegne. Passato essendo dal 
Vaticano 7 ove comunicati aveva i fedeli, 
al palazzo^. Lateranensc , i vescovi «d i 
conti del di lai seguit^, come messi im- 



04 uhno ly. 

penali j si tliedero a giudicare i congia* 
ratij ed i due capi Pasquale e Computo. 
non avendo potuto provare le accuse al 

1)ontefice intentate, mandati furono, o al- 
ora o dopo alcun tempo , in esilio in 
Francia , il che bastantemente annunzia 
la politica dolcezza di quella procedura, 
Carlo MagiìQ intanto rientrato era nella 
Sassoìiia, e nuova moltitudine di abitanti 
tratta ^)ie aveva colle mogli ed i figliuoli 
loro onde spargerli in tutta la monarchia* 
rinnovata aveva pure la guerra cogli Un- 
ni della Pannonia , che riuscito era feli- 
iCemente a compiere ^ tutta quella prò-» 
vincia benché interamente desolata acqui-* 
stando , colla perdita tuttavia di uno dei 
primarj suoi comandanti, Geraldo preside 
della Baviera. Fu pure a tradimento uc^ 
cisò verso quelF epoca nella Liiburoia 
Eifrico duca del Friuli , al quale succe- 
dette. Cadalo. 

IO. Finito non era il giudizio degli 
assassini del pontefice Lè^e j e Carlo al 
quale forse premeva altresì di vendicare 
la morte di Enrico e di distruggere la 
pretesa independcaza di Grimoaldo duca 



CAPITOLO le ^ 

dì BeaeTento ^ sebbene non fossero que- 
sti se Bon oggetti secondar) e di picciola 
importanza ^ determinossi a passare di 
nuovo in Italia. In Tours si trattenne 
lungamente per la malattia di Liutgarda 
di lui moglie ^ che in quella città cessò 
di vivere^ dopo di che tenne egli presso 
di se r una dietro V altra quattro concu« 
bine j che i pii Bollandisti si sforzarono 
di far passare per mogli di coscienza. 
Venuto quindi a Magonza^ in una assem- 
blea . o dieta espóse i motivi apparenti 
del suo viaggio ^ e con numeroso esercito 
giunse a Ravenna^ di là dopo sette giorni 
ad Ancona 9 e quindi Pippino con raolte^ 
troppe spedì contra il duca di Benevento^ 
dal quale però nulla vedesi operato in 
quella occasione, che degno fosse di me* 
moria. A Nomento/ oggi Lamentana , dir 
stante 12 miglia da Roma^ fu incontrato 
dal pontefice ^ e il ^ seguente recossì 
alla basilica Vaticana j accolto pure da 
tutte le milizie, dalle scuole e dal pòpo^ 
lo, come in simili occasioni si pratica va« 
Dopo sette giorni di residenza del re in . 
Soma^ si ripigliò il giudizio d^'ille accusa 



. g6 tlBRO IV. 

'iutenfate a Leone in numerosa adnnaBza 
^egli arcivescovi ^ vescovi j abati ^ e di 

:, tutte le persone piò illustri tanto Fran- 
cesi^ che Romane. Protestarono i ckerìci^ 
cbe giudicare non volevano del pontefice^ 

^giudice miiversale di tutti gli ecele^asti'- 
eÌ3 né alcuno comparendo per provare i 

""supposti delitti^ Leone stesso salito suiram- 
'bone eoi librò del vangelo nelle mani, in- 
nocente diehjarossi di tutti que^ falli che 
^t venivano imputati y la sua asserzione 
col giuramento avvalorando. Solo alcuni 
annalisti notarono che comparsi erano gli 
accusatoli y ftaa che provate non avevano 
le loro imputazioni. Venne intanto il gior- 
no del santo Natale j ed il pontefice uf* 
ficiò solennemente nella basilica Vaticàìia, 
xoir intervento di Cario Magno y de^ suoi 
grao^ e di un iftimenso popolo. Già di- 
sponevasi il re ad uscire dalla chiesa y 
aiIoiThè il pontefice lo trattenne, gli pose 
sul capo una corona ricchissima, e tutto 
il cler^ ed il popolo all'istante co«nìnGÌ6 
a gridate colla acclamazione, che si usava 
nella citazione degli imperatori : jt Corto 
piissimq J^ugustOy coronato da Dioy gran* 



s 



Sf 



IfCAFlTOiO I. gj 

ck e pacìfico imperatore j yita e {littoria. 
Tre volte fu ripetuta quella acclamazione; 
in tal modo vld^si j dice il Muratori j il 
re Carlo costituito da tutti imperatore y 
io direi solo y dal clero e da una parte 
del popolo di Roma. Narrano alcuni scrit- 
tori^ che il pontefice ugnessé immediata- 
mente coir olio santo il nuovo Augusto 
ed il di lui figliuolo Pippino ; gli annali 
de' Franchi . però non fanno di questo 
alcuna menzione ^ e solo notano che il 
pontefice fu il primo ad adorare Carlo 
alla foggia degli antichi principi. Certo 
e che Carlo da queir istante il nome 
tralasciò di re e di patrizio ^ e si disse 
Augusto y imperatore de' Romani. Vor- 
rebbe darci a credere Eginardo , che ai 
nomi di imperatore e di augusto . tanto 
avversò fosse Carlo Magno che più volte 
avesse protestato^ che malgrado la solen» 
nilà del giorno entrato non sarebbe nella 
chiesa j se avesse * potuto prevenire il di- 
segno del pontefice 3 ma alcuno dei più 
gravi scrittori, come il Sigonio^ il Daniel 
ed altri molti , non si è lasciato persua- 
dere che n.«ji seguire . potesse quel cam- 



l>iainento senza partecipazione e coasei&- 
ti mento di Cario medesimo y che ansiosa 
dì gloria, forse per altro motivo non era 
«venuto in Roma^ e disposto aveva nasco- 
stamente col ^ojOìtéùce che tutto il clero 
e il popolo , come alf improvviso lo ac- 
clamasse. Scrive di fatto ({uel diacono Gio^ 
v(mni j atttore delle vite de^ vescovi di 
JÌTapoli y che Leone fuggito dalle insidie , 
de^ jsuoi persecutori dal re Cofia y pro- 

. messo gli a^eva j ove questi volesse eqn* 
irai suoi nemici difenderlo, di coronarlo 
col diadema augustale j ed alcuni sinnaii 
(le' Franchi uaiTaao , che in un concilio 

-^tenuto colla assistenza del papa , cioè 
uel Bomano già accennato , si era delt-* 
herato di nomiai^re imperatore il re dei 
Franchi, che padrone età di Konva stes- 
sa , deir Italia ^ della Gaiiìa e de}la Ger- > 
mania , regni ohe Dio onnipotente gli 
aveva accordati ^ e che il re Carlo op- 
posto non erasi a quella proposizione ^ 
ma umilmente erasi assuggettito al volere 
di Dio, ed alla domanda dei sacerdoti • 
del popolo ^cristiano , per il che il nome 
assunto aveva*^ di imperatore qojla conse* 



CAPITOLO I. gg 

orazione del pontefice. Bea eoa ragique 
il Muratóri suppose ^ che sq Carlo mostrò 
alcaaa repagaanza ^ questo fec^ egli solo 
affine di uoa offendere o i usurare aper<» 
tamente gli imperatori di Oriente ^ e di 
fatto Eginardo osserva^ che egli sopportò 
con pazienza lo sdegno di (£ue^ sovrani ^ 
inamidando loro frequenti legazioni je.let-x 
tere, nelle quali /rateili gli appellava. 
Male a proposito però introduce in que- 
sto laogo la concordia e la risoluzione 
del pontefice e de' Romani ^ perchè ben 
chiaro è U vedere ^ che la cosa «ra arti- 
ficiosamente disposta ; ^he quelle accla- 
mazioni eraloLO state previamente procu- 
rate comperate^ e che i Bomani allora 
avi/illti e pronti a rieonoscere qualunque 
padrone . già signoreggiati da Carlo ^ in- 
difTerei^ti mostravansi ad accordargli il 
^tolo di imperatore ^ piuttosto che quelli 
di ne p di patrizio, Carlo Magno già pa- 
drone trovavasi di tutto TCkcideutc^ co- 
«Icahè la imperiale dignità sembrava ri- 
solversi in un solo titolp o nome; n^a un 
«>ggetto politico vi aveva nell^ asàuc^ioue 
sii quel titolo ; perpb^ i romanii impera- 



1 OO LIBRO ly. 

tori conservata avevano sempre una su- 
periorità ^ se non altro d^ onore ^ sovra i 
ve cFÌstiani di Spagna ^ di Francia , di 
Borgogna e d^ Italia, i quali nelle lettere 
loro agli augusti davano i titoli di signora 
e di -padre. Come poi per un fatto par- 
ziale del ponte6ce. e di una parte del 
clero e del popolo di Roma ^ si preten- 
desse di ristabilire V estinto impero occi- 
dentale e di privare in tal modo gli im- 
peratori d' Oriente di quel diritto o di 
quel possesso di onore sopra i re e i regnl^ 
clie appartenuto avevano al romano im- 
pero ^ e 5opra la stessa, Roma , sulla 
quale alcun diritto ^ almeno onoriGco y 
conservavano^ riu^arfà questo a decidersi 
d'ai più illuminati pubblicisti. Le monar^ 
cfaie ^ come le religioni^ non traggono la 
loro consistenza^ la loro solidità^ se non 
dalla durata e dal consenso dei popoli. 
Teofane di fatto lasciò scritto^ che allora 
soltanto Roma caduta era in potere dei 
Franchi^ sebbene già da lungo tempo ne 
fossero padroni j perchè i greci impera- 
tori conservavano tuttora in Roma V alto 
domiiiio o piuttosto un onorifico diritto. 



CAPITOLO 1. , . lOl 

Poco fondata sembra Y ipotesi di alcaiii y 
che i Romani si inducessero ad acclamare 
. na imperatore , perchè una donna , cioè 
/rew, rcffgente dispotica dcirimpero orien- 
tale^ imperatrice de^ Romani si nominas- 
se; più naturale è il suppoi're, che Carlo 
Magno a quella dignità segretamente aspi- 
rasse , è che il pontefice ed i Romani 
facilmente si prestassero al di lui desiderj, 
siccome quelli che più alcuu bene sperare 
non potevano dai Greci , ma solo da un 
potente monarca occidentale. Non è ben 
noto con quali patti si accordasse dal 
pontefice à Carlo Magno la imperiale 
dignità; sembra però , che non senza al- 
cuna condizione favorevole alla sede ro- 
mana conchiuso fosse quel trattato ; per- 
chè sebbene da alcun atto autentico non 
risulti titolo di donazione o concessione, 
veggonsi i pontefici da queir epoca in 
avanti divenuti signori temporali della cit- 
tà e del ducato di Roma , con podestà 
subordinata tuttavia alP alto dominio degli 
imperatori, ed allora cominciarono i pon- 
tefici a battere moneta col nome loro 
proprio da una parte e dalF altra quella 



•del regnaste imperatore. Il Muratori stesca 
non ha dubitato che patti seguiti fossero 
col novello Augusto ^ che Leone stabilito 
avesse c[Heir accordo avanti la esaltazione 
di Carlo j e che .studiato si fosse anclie 
«gli di guadagnare dal canto suo e dei 
«uoi successori nel temporale. Si prosegui 
iiUora 'A giudisio de* congiurati ^ e raditi 
iiiroao dannati à iaorte ^ ma da Carlo 
che il favore guadagnare voleva de^ Ro« 
mani y mandati solo in esilio ^ salve vo- 
lendo e^li la vita e le membra loro. Si 
trattò pure delF. antica controyersia tra i 
vescovi di Siena e di Arezzo ^ già agi- 
tata ^ come altrove si narrò y sotto il re 
Lìutprandpj e se autentico è «in decreto^ 
che citasi delf archivio deHa chiesa d^A- 
rezzo 9 del quale però sono errooce le 
date j in favore di quella chiesa avreb- 
l)ero giudicato il pontefice e V imperatore* 
Comparve allora in Roma un prete detto 
Zaclieriay da Coirlo spedito a Gerusalcni- 
ffie con due monaci mandati da quei pa- 
triarca ^ i quali portavano le chiavi del 
•sepolcro di Cristo e del Calvario y con 
iQu vessillo di quella città. Catlo Magno 



^¥ve^m probabilmente con traltative e co/t 
regali ^ come lascia credere Eginardb stes" 
^o j ottcDuto dal Califo Aronne il domi- 
nio di Gerusalemme y e quel sovrano dei 
jìaraceai j a cui poco forse ìmportaya ^ 
concedalo aveva facilmente a Carlo ^ cbe 
i luoghi santi^ come si esprime Egtnardo^ 
alla di ini podestà si ascrivessero, Que- 
sta cessione viene provata ' dagli annali in 
versi di uà poc^ta sassone pubblicati dal 
Du Cheme, dagli Annali Loiseliani e dalla 
testimonianza di altri scrittori di quel 
tempo * ed il solo romanzo di Tarpine 
accreditò la favola j che passato Carlo 
Magno in Orientìe ^ conquistata avesse 
Gerusalemme, e passato fosse dopo moltie 
vittorie a Costantinopoli. 



I o4 ' LIBKO IV. 

CAPITOLO IL 
Della storia d^ Italia 

DALL\ elevazione DI CARLO MagITO 

all' Impero smo alla 'Di luì morte, 

Carlo Magno parte da Roma. Tre^ 
muoto in Italia, Capitolari pubblicati in 
Paifia, Barcellona e Rieti o Chieti asse^ 
diate e prese. Messi douiia'ici in Italia. 
Osservazioni critiche, - Ambasciata spe- 
dita da Carlo a Costantinopoli, Matrix 
monio di esso con Irene proposto ed art" 
dato a i>oto. Guerra di Pippino nel ducato 
di Benevento, Uccisione del patriarca di 
Grado, Trattato di pace conchiuso tra 
Carlo e V imperatore £ Oriente, Congiura 
ordita in Venezia dal patriarca Fortuna- 
to. Fuga dei congiurati. Pacificazione della 
Sassonia, Guerra nella Pannonia, Morto 
di Anselmo abate di Nonantola, Pretesa 
scoperta del sangue del Redentoi e in Man* 
toi^a^ Il pontefice si reca in quella occa^ 
fione in Francia, Turbolenze in Venezia^ 
Mozione del dogs Obelerio. Guarà di 



CAPITOLO II. io5 

Carlo nella Boemia* Giudìzio pronunziato 
neir Istria. Distruzione di Eraclea. - Di- 
visione degli stati fatta da Carlo Magno 
tra i suoi tre figliuoli. I dogi di frenesia 
coi legati della Dalmazia si recano da 
Carlo Magno. Spedizione contra gli Slavi 
Sorabi. Morte di Grimoalclo duca di Be^ 
nevento. Zecche accordate a varie città 
dclC Italia, ambasciata del re di Pernia 
a Carlo. Donativi ad, esso portati» Guer^ 
ra nella Corsica contra i Mori della Spa^ 
gna. Flotta greca a Venezia. - Guerra 
di Carlo contra i Danesi j i Mori ed i 
Normanni. Messi dominici in Italia, Delle 
loro attribuzioni e del loro esercizio. Con- 
cilio di j^quisgrana. Nuova guerra coi 
Danesi, Nuova flotta greca giunta a Fe^ 
nezia. Pirati nelP Italia^ in Sardegna ed 
in Corsica. Pippino attacca i Veneti, Passa 
o Milano e muore. Di lui carattere. Let- 
tera notabile di Carlo Magno. Figliuo- 
lonza di Pi^ppino. Disordini delle figliuole 
di Carlo. Isole di Sardegna e di Corsica 
attaccate dai Mori. Trattato di pace con- 
chiuso da Carlo colV imperatore £ Orien-' 
te. Spedizione contro la Danimarca* Ma-- 



ìattia dei buoi, ^' Legati spediti a Cer 
stantinopoli dn Carlo Magno. Nuove ri^ 
soluzioni di F^enezia. Rivoluzione in Ca- 
stantinopoli. Ultime disposizioni di Carlo. 
Donativi fatti ad alcune chièse. Morte di 
Carlo di lui primogenito. Pace conchiusa 
coi Danesi. Vittorie riportate in diversi 
luoghi dai Franchi. Cambiamento di duchi 
ili Italia. - Pace conchiuse con diversi 
stati. Mosse dei Saraceni contra F Italia. 
Spedizione di Bernardo suo re. Nuova am- 
basciata spedita da Carlo in Oriente, fil- 
tro cambiamento di sovrani in Costanti^ 
nopoli. Lodovico Pio dichiarate imperar 
tore. Riforma dei costumi del clero. Opere 
pie di Carlo. Imprese de' Saraceni nel Me^ 
diterraneo. Fletta greca. Sue vittorie. Paie 
conchiusa coi Mori. Placiti in Italia. - 
Morte di Carlo Magno. Di lui cài'€Utere, 
Di lui gloria. Vastità dei di lui dominf^ 
Politico di lui avvedimento. 

§. I. Il nuovo imperatore tutto il 
Terno si trattenne in Roma^ un magnifico 
palazzo feee fabbricare per se fnedesimo» 



CAPITOLO II. l^J 

m ^elfa città j e celebrata avendo kr 
pasqua , e fatti ricchi donativi alla cfaies» 
di S. Pietro e ad altre ancora^ parti alla 
Tolta della Francia^ ordinando a Pifpine- 
re d^ Italia di muovere di nuovo la guerra* 
coutra il ducato beneventano. Mentre a 
Spoleti trovavasì^ una terribile scossa di 
tremuoto si fece colà sentire^ mohe città 
dMtalia danneggiò gravemente e cadere 
fece la maggior parte del tetto della ba- 
silica di S. Paolo presso Roma. Da Ra-» 
venna recossi egli a Pavia ^ dove tutto 
occupandosi del reggimento de^ popoli e 
della riforma degli abusi ^ alcuni capito^ 
feri pul)blicò ^ cioè alcune leggi^ che nel 
regno d^ Ita^a riguardare si dovessero 
come un^ aggiunta al codice longobardico. 
Dirette veggonsi queste da Carlo coro" 
fiate per divino impulso y reggente deW im-^ 
fero romano ^ serenissimo Augusto j a 
tutti i duchij conti e gastaldiy ed a tutte 
le persone dalla di lui mansuetudine pro^ 
posti alla repubblica nella proi^ineia d^ I' 
telia. Sì vede pure nell^ data di quei 
capitolari menzionato V anno I del con- 
gelato di Carlo ^ titolo che egli assunse 



'103 ' - LIBRO IV, 

per Imitare i greci imperatori^ che un 
consolato perpetuo si attribuivano. Quelle 
nuove leggi stabilite furono affine di ov- 
viare al disordine j che nei casi partico- 
lari dalle leggi longobardiche non con- 
templati^ ricorrere dovevasi al re onde 
esplorare la di lui intenzione. Giunse in 
Pavia r avviso a Carlo Magno y che am- 
basciatori venivano del califò di Persia 
jironne con magnifici donativi^ e tra gli 
altri un elefante ; ma egli non li ricevet- 
te se non tra Vercelli ed Ivrea , dove 
solennizzò la festa di S, Giovanni e quin- 
di passò in Fruticia. Guerreggiava Lodor 
\fico re di Àquitania eoa quel SaraceQO 
Zaddoj che assoggettato erasi in Aquis- 
grana a Cariò j e quindi violata aveva la 
fede * Barcellona era stretta d^ assedio , e 
caduto essendo nelle mani di Lodovico lo 
stesso Zaddo uscito a chiedere soccorso, 
quella città^ dopo alcun tempo si arren- 
dette. In Italia fu pure allora asisediata e 
pi*esa da Pippino la città di Rieti con 
tutte le castella da essa dependenti * la 
città medesima fu incendiata , ed il go- 
vernatore j detto Roselmo spedito incate- 



ckpnoho II. 109 

nato iu Francia. Cosi scrìva JSginardo \ 
ma dagli annali dei Franchi si raccoglie^ 
che quella città essere doveva quella di 
Theate ^ cioè di Chieti^ e questa piut- 
tosto che Rieti ^ secondo Erchemperto ^ 
rabellata erasi per d^rsi al duca di Be- 
nevento. 1 prigionieri Zaddo e Roselmo 
furono nello stesso giorno presi:ntati a 
Carlo ^^ mandati T uno e T altro in esilio. 
Un giudizio pronunziato in queir anno 
80 1 dal re Pippino in favore del mona- 
stero di Farfa , mostra che quel re tro-. 
va?asi allora in luogo detto Cancello , 
spettante al ducato di Spoleti. A quel 
giudizio intervenuti erano un conte del 
palazzo ed un vescovo j e nel ducato , 
stesso vedesi esercitata la giustizia da un 
abate e da un mes^ dominico del re 
Pippino. Osserva accòrtamente il Mura^ 
*on , che in quest' epoca cominciano a 
comparire in iscena i conti del palazzo 
dà sacro palazzo in Italia, ai quali in ., 
^tima appellazione deY(4ev^Q^ tutte le 
cause difficili del regno, investiti essendo 
*wi altresì dell' autorità di giudicare in 
^o il regno i conti e i duchi. Al tempo 
S(or. d: Ital. ToL XIIL à 



112 UBRO IV» 

una camera del palazzo-^ nella quale con 
lusinghe da e^sa ottenne la rivelazione 
del luogo ove nascosti erano i tesori y e 
quindi in esilio caccioUa in un n^onastero 
deir isola di Lesbo, ove poco dopo mori. 
Gli ambasciatori di Carlo trovavaasi al- 
lora in Costantinopoli^ ed ascollati furo- 
no ^ probabilmefite senza alcuna coose* 
guenza^ dal nuovo imperatore, del quale 
gli storici non ' rammentano se non F ava- 
rizia ^ la crudeltà^ T empietà ed il tiran- 
nico govéino de' popoli. Guerreggiava inr 
tanto neir Italia Pippino con Grìmoaldo 
duca di Benevento y e giovani e valoroM 
Tuno e r altro ^ di prodezze tra* loro 
rivalizzavano. Più volte Pippino eccitato 
aveva con ambasciate Grimoaldo ad as- 
soggettarsi ad esso re d^ Italia ^ eorae il 
di lui padre Arigiso stato era soggetto 
,al re Desiderio) ma quel giovane auinioso 
rispondeva con un distico latino j che 
nato da genitori liberi . sempre sarebbe 
stato libero colF ajuto divino. Pippino 
riuscì tuttavia ad occupaire la citta di 
Ortona nelP Abruzzo ^ e dopo lungo as- 
sedio ^si impadroni pure di JKocera u<Jla 



CAPITOLO H. U 3 

Ihiglia^ elle diede in custodia a Guiriigiso 
daca di Spoletì; Lasciò Grimoaldo che 
"f^ippino toriiasse * a quartieri d^ inverno^ 
quella città assediò di nuovo e se ne 
impadronì^ prigione conducendo lo stesso 
Guinigiso j caduto infermo durante V as- 
sedio^ che però onorevolmente trattò. Un 
disgraziato avvenimento riferiscono in 
queir epoca le storie dei Veneti. Vescovo 
di Castello, o di Olivola Castello , parte 
della città di Venezia , era stato eletto 
per raccomandazione del doge Gioi^anni 
certo Cristoforo greco di nas^ione j, ma^ i 
tribani di Venezia , che col doge lotta- 
vano j scrissero al patriarca di Grado y 
affinchè consacrato non fosse. Questi , 
detto pure Giovanni^ non solo non con- 
sacrò , ma scomunicò altresì il vescovo 
eletto j del che sdegnato il doge^ in com- 
pagnia di Maurizio di lui figliuolo e col- 
lega ^ recossi con molti armati a Grado y 
e il patriarca che fuggito era su di una 
torre y da quella precipitò^ solo due sto- 
rici Tcneti, il Sabellico ed il Giustiniano y 
Botano che il pntriarca fu da prima ucciso 
dai doge y perchè ripreso aveva tanto 



1 1 4 LIBHO IV, 

esso quanto il figlinolo di laì^ per cagione 
di molte loro scelleratezze. Non sussiste 
però quello che il Baronia scrive , ch9 
Paolino di Àquilcja il braccio implorasse 
di Carlo Magno per punire il misfatto 
dei dogi^ come forse non sussistè che 
quel vescovo Cristoforo nominato fosse 
ad istanza ^ell' imperatore JViceforo. Que- 
sti non era se non da due mesi incirca 
salito al trono , e Paolino patriarca di 
Aquileja era morto nel primo mese di 
queir anno medesimo J oltre di che né 
r isola di Grado né la città di Vienezia y 
non erano sotto la giurisdizione di Carlo 
Magno. Paolino aveva illustrato V Italia , 
txnto per la sua pietà quanto per la sua 
letteratura , ed il Muratori ben con ra- 
gione sembra maravigliarsi, che numerosi 
essendo in quella età i biografi dei ve- 
scovi j degli abati , dei monaci y alcuno 
in Italia non prendesse a scrivere la vita 
di queir uomo illustre^ qualora una tale 
opera giudicare non si dovesse perduta. 
Tornarono neW anno seguente da Costan- 
tinopoli e giunsero per la via d'Italia in 
Francia y gli ambasciatori di Carlo y ac- 



CAI^ITOLO II. I I 5 

compagttati da tre legati ài Niceforo^ ti a 

vescovo 9 un abate ed uà caudidato. A 

&'i\\z nella Franconia fu coachiuso un trnN 

lato j Aéi <[uale si ignorano le condizioni; 

ma probabilmente si lasciarono con esso 

le cose nello slato in cui si trovavano , 

giacché rimasero ai greci imperatori le 

città che nella Calabria e nella Sicilia 

essi possedevano j e Roma con tutta F I- 

lalia rimase sottoposta a Carlo Magno. 

Se credere s\ dee ad Andrea Dandolo ^ 

si parlò in quel trattato di Venezia, e si 

stabili che le città di Venezia e le marita 

lime della Dalmazia , che illibate trovcV 

vaosi nella devozione delf impero greco.. 

noD dovessero mai essere molestate nò 

iiivaflfe, nò sminuite dalF impero occidea^ 

Iole , e che i Veneti godere dovessero 

dille possessioni 9 della libertà, delle im-* 

«nttoità , ehe per consuetudine godevano 

nel regno italieo. Càarlo ricevette di fatto 

lotto la sua signoria F Istria, la Liburnia 

^ la Dalmazia , eccettuate le eittà marit* 

tinte che lasciò, secondo Eginmrdoy sotta 

il dominio degli imperatori di Costanti^ 

fiopolL Grimoaldo i^Uora la m>ertà acpoi*' 



Il6 tlBRO IV. 

dò a Guinigiso y intento forse d placare 
il re Pippino ed a porre un termine alla 
guerra. In Grado fu eletto patriarca For- 
tunato di Trieste j parente dell' ucciso 
Giovanni^ ma sdegnato per quel • misfatto 
centra il di lui predecessore contmesso ^ 
una congiura in Venezia ordì contra i 
dogi j e questa scoperta essendo ^ fuggì 
a trovare Caido Magno nella Fr^nconia , 
in re gaio portandogli molte reliquie di 
santi. Si ingannano genrralmente i critici, 
e con essi anche il Muratori ^ ì quali , 
leggendo negli annali Metensi, che quel 
patriarca de Graecis y>ortò tra gli altri 
doni a Carlo Magno due porte d' avorio 
miraMmente scolpite, sono andati a cer- 
care, che de Graecis fosse detto vescovo, 
perchè Grado sotto la giurisdizione dei 
Greci si trovasse 5 è ben chiaro il vedere 
che si è malamente letto o copiato quel 
passo j ove doveva leggersi de Gradis o 

• de Grado , come anticamente si scriveva. 
Nella congiura enfravano varj tribuni e 
nobili Veneti, i quali fuggirono a Trevigi, 
come in luogo di sicurezza , appartenen- 

* do* quella città al regno d' Italia.- Carlo 



CAPITOLO II. 117 

Magno vicevette sotto la sua protezione 
il patriarca gradense^ detto nel diploma 
vescovo della sede di 5. Marco Evange- 
lista e di S. Ermagora ^ e tutti i di lui 
«crvi e coloni , che si trovavano nelF I- 
stria ^ nella Romandiola nella Lombar- 
dia y dal che ere desi essere venuto il 
nome di Romandiola a quella parte delPE- 
milia e della Flaminia ^ che formava V e* 
sarcato di Ravenna. Dicevasi però prima 
ììontaniaj d^ onde i nomi vennero di Ro- 
magna e Romagnola. Inutile riuscirebbe 
qui il disputare ^ se quel Fortunato pa-* 
ti'iai'ca divenisse abate del monastero Me- 
diano nei Berry, come opinò^ forse inav- 
vedutainente , il Mabillon. Ebbe pace fi- 
nalmente la Sassonia, o in questo o nel 
seguente anno 804^ moIU nobili di quella 
regione vennero a trovare V imperatore a 
Salz ^ e fedeltà gli giurarono ed un ab-, 
bandono totale del paganesimo j e V im- 
peratore altro obbligo non impose loro 
se non di pagare le decime per lo ali- 
mento del clero ^ e di obbedire ai conti^ 
giudici o messi ^ che egli manderebbe a 
overnarli y lasciandoli tuttavia liberi di 



?3 



Il8 LIBRO IV. 

vivere sotto le leggi loro. Vennero pure 
a sommettersi a Carlo y Zqdane ed altri 
principi della Paanonia '^ ma ancora dovet- 
te egli in quella provincia portare la 
guerra e la desolazione. Morì allora dopo 
So anni di governo quell' Anselmo y che 
da duca del Friuli era passato ad essere 
abate di Nonautola^ e notabile riesce che 
fondati avendo egli al^i monasteri^ giunto 
fosse ad avere sotto di lui ii44 n^onaci^ 
non compresi i fanciulli che si allevavano 
nelle lettere per ascriversi poscia alla pro-t 
fessione monastica^ ed i novizj detti aUora 
putsantes , perchè battevano alla porta 
onde essere ammessi alla religiosa profes^ 
sione. 11 monastero di Nonantola sah al- 
lora a tanto onore, the appena in Italia 
fu paragonato a quella di Parfa 3 ma le 
troppe ricch^ze y come ottimamente os- 
serva il Muratori j gli fecero guerra, onde 
a guisa di tanti altri ingojato fu, come 
/^gli dice , dagli antichi cacciatori di be« 
nefizj ecclesiastici o regolari, non come 
per errore si è stampato neHe ultime 
edizioni, secolari. Si disse verso quel tem- 
po scoperta in Mantova una spugna inn 



cinto LO TI. ng 

zuppata del sangue del Salyatore j colà 
{)ortata da Longino "^ e quella pretesa sco* 
|>exta grandissimo strepito fece m tempo 
di barbarie e dP ignoranza^ « grandissimo 
eoncorso di popolo d^ ogni regione a 
Mantova condusse. Curio Magno infor* 
tnato di questa no^irità^ cbiese al ponte- 
fice Leone j che esaminata fosse la verità 
del fatto ^ e questi che forse bramava di 
passare in Francia ^ venne bentosto a 
Mantova , dove noa si sa quale decreto 
froauaziasse^ ma probabi^m^ente iioa au- 
tenticò in allora queHa reliquia^ ed a Carlm 
annuBELÒ solo il suo cksiderio di trovarsi 
seco lui per la festa di Natale. Sembra 
assai probabile j che tai quella occasione 
la città di Maatova ottenesse per la prima 
volta un vescovo^ non vedendosene alcuno 
piii antico di certo Gregorio allora nomi^ 
nato dal pontefice medesimo. Giunse il 
pontefice ad Aquisgraaa , onorevolmente 
ricevuto secondo il consueto ^ e dopo 
otto giorni tornò per h Baviera in Italia, 
<eco portando varj preziosi donativi. 6Sar/o 
estese allora le sue conquiste al di là 
deU^ £Jba ^ ed tm re dicd^ agli - SlavL 



,120 tlBRO IV. 

Àncora tran'qaille non erano le cose in 
Venezia ', i fuggitivi che ricoverati eransi 
in Tfivigi y cospirando -coi nobili rimasti 
in Venezia , doge fecero eleggere un tri- 
buno detto Obelerio^ il che udito avendo 
gli altri due dogi Giovanni e Maurizia^ 
il primo fuggi a Mantova ^ il secondo in 
Francia da Carlo Magno ^ ma né T ano 
né V altro ottennero giammai di ritornare 
alla patria. Obelerio fu dunque ricono- 
sciuto ed intronizzato in Malamocco j ed 
tin fratello che egli aveva y detto Beato y 
dichiarò suo collega. Quel vescovo Cri" 
sto/oro che solo era protetto dai dogi 
ftiggitivij nstì egli pure di Venezia^ e 
successore ebbe un diacono detto Gio- 
vanni. Solo neir anno seguente C(xrlo ri- 
cevette una visita del Cacano o re degli 
Unni nella Pannonia , detto Teodoro j il 
ipiale lagnandosi delle frequenti incur- 
sioni degli Schiavoni y ottenne di traslo- 
carsi coi suoi sudditi nel tratto di paese 
posto tra Vienna e Presburgo ^ ed il fiume 
■Baab. Carlo ^ ansioso di conquiste ^ si 
volse allora contra la Boemia abitata dagli 
Slavi y la di cui lingua tuttora sussiste 



CAPITOLO II, 121 

in quella provìncia^ la assalì dk tre partì ^ ^ 
e quegli abitanti incapaci a resistere ^ si 
ritirarono ne^ monti e nelle più folte bo- 
scaglie. Rimase tuttavia ucciso Leco o 
Leeone loro duca ^ e le armate di Carilo 
non ritiraronsi se non dopo avere deva* 
stato tutto quel paese ^ perchè più non 
vi trovavano nutrimento^ qualche aìiaa- 
lista antico lasciò scritto^ che Samela re 
dei Boemi a Carlo si assoggettasse, e gli 
desse ostaggi i pròprj figliuoli y il che 
non può facilmente ammettersi, vedendosi 
nelPanno seguente rinnovata quella guer- 
ra. Duca neir Istria era sjato nominato 
certo Giovanni y e dolendosi que' popoli 
deDe oppressioni di costui, Carlo magno 
spedi Izone prete , Cadalo o Cadallo , 
forse duca del Frinii , ed Ajone conte , 
onde esaminare i motivi di quella lagnan- 
za. Questi riunirono una dieta, alla ìquale 
intervennero anche il fuggitivo patriarca 
di Grado , alcuni vescovi e 162 dei pri^ 
mar) abitanti delle^ città delP Istria^ ; si 
trovarono realmente aggravati di indebito 
peso que^ popoli^ e loro non si impose 
se non il tribato di 354 ^Barche , che ai 

da 



iià tIT!I»0 IV. 

Greci Aa piMiiia pagavano. Se veto è il 
J'accoiito del Dandolo^ i Veneziani ridus- 
sero allora in un iiiucl:hio di pietre la 
città di Eraclea ^ d^ onde tratta avevano 
r origine i dogi fuggitivi * da altri però 
dicebi quella città distrutta da Pippino ; 
certo è che di là passarono molte anticber 
illustri fatni;i;lie a stabilirsi in Malamocco^ 
Rialto e Torcello, 

3< Pensò allora Carlo Magno a divi- 
dere gli stati fra i tre $uoi figliuoli ; a 
Lodoi^ico assegnò la Linguadocca^ la Gua-* 
scogna^ la Provenza, la Savo)Jt^ il Lio- 
nese e la valle di Susaj a Pippino V Italia 
detta anche Lombardia^ quce et LongobaV" 
dia dicitufj la Baviera ed una parte dell^À- 
](^emagna posta sulla riva australe del Da- 
ijiubio fino al Beno j e rimontando qacl 
fiume fino alle Alpi con solenni aucati y 
a Carlo suo primogenito tutto il rima* 
mente della Francia j quasi tutta la Bor- 
gogna colla valle d^ Aosta ^ la T'uringia j 
là Sasisonia^ la Frisia ed tfna gran parte 
deir Alemagtta cioè la 3vevia. 0ispo$e 
pure come si avesse a dividere la por- 
Jlìone dei defunto^ $e alcuno fosse tenuta 



CàPltOZ.0 II, i%ì 

a mancare eli vita; i superatiti doveVano 
dividere tra di loro il regnò d^ Italia se 
morto fosse Pìppino , ia mòdo tale che 
entrando in Italia dalla parte di Aosta^ 
Carlo avesse Ivrea , Vercelli ^ Pavia ^ e 
quindi scendendo per il Pò fino ai con*^ 
fini dei Reggiani ^ ottenesse Città Nuovai 
e Modena fino ai confini di 5. Pietro ^ 
cioè fino ai confini di Bologna ; posse- 
dere doveva egli quelle città coi loro ter;» 
ritoT) e contadi , e andando a Roqfia tutto 
quello cbe rimaneva alla sinistra col du-' 
cato di Speleti. Tutto quello poi che 
trovavasi alla destra nel viaggio di Roma^ 
rimasto della regione Transpadana y in- 
sieme col ducato della Toscana fino al 
(Dare Australe ed alla Provenza j doveva 
essere in dominio di Lodovico, Quindi 
prelude occasione il Muratori ben coii 
ragione a deridere la poca erudizione di 
coloro, che al tempo di Clemente FU 
si figuravano n^lP esarcato donato alla 
saQta sede, comprese le città di Modena^ 
^*gg'0 j Parma e Piacenza. Ben • si vede, 
che in queir atto di divisione la sovranità 
dì Roma, ris^rbata «r^ a quello dei Vt^ 



I 

1^4 tlBRO IV. 

fratelli cliè dichiarato fosse imperajkore ^ 
e quella stessa disposizione portata ìa 
Roma da Eginardo^ fa soseritta dal pon- 
tefice medesimo. Trovasi nqll^ aaao 806 
menzionato certo /tornano duca di Spo- 
kti y mentre di quel ducato era invèsUtp 
GuimgisOj il Muratori ha' tolto ogni dif- 
ficoltà mostrando che quel Romano duca 
era bensì ^ cioè governatore^ non di Spo- 
Ictì ma del castello di Viterbo. Sembra 
che in quell^ anno passassero alla villa di 
Teodoue , ove Carlo Magno risedeva, i 
due dogi di Venezia Obeterio e Beato 
con Paolo duca di iadria , ed un vescovo 
detto Donato y legati della Dalmazia ; ma 
non è bea noto di quali affari in quella 
conferenza si trattasse ^ e solo dagli an- 
nali de^ Franchi si raccoglie , c)i£ alcupi 
decreti T imperatore facesise per i dogi e 
per i popoli tanto di Venezia che della 
Dalmazia, dal che volle inferirsi da diversi 
scrittori , o che Pippino minacciato avesse 
Venezia e le città marittifne della Dal- 
mazia , o . che i^ Veneti o i ÌDalmati , ri- 
traendosi dalla suggezione o dalla lega , 
ch£ conservavano coi jgreci imperatori ^ 



CAt»ITOLO IL laS 

Y amicizia o anche V alto dominio invo- 
cato avessero di Carlo MagiiOé A Torcello 
ridotto erasi ^ secondo il Dcmdolo , quel 
Fortunato patriarca fuggitivo di Grado 
coir altro fuggitivo vescovo Cristofbrq 5 
colà pure erasi ridotto il vescovo di Ca- 
stello Giovanni j ed era stato imprigio* 
nato^ fuggito però dalla carcere e pas- 
sato a Venezia ^ era riuscito ad attizzare 
i dogi contra il patriarca Fortunato. Poco 
credibile sembra tuttavia T arrivo di quei 
fuggitivi in Torcello, che da Venezia im- 
mediatamente dipendeva; e da una lettera 
del pontefice Leone a Carlo Magno si 
raccoglie y che quel Fortunato trovavasi 
allora esiliato in Francia per la persecu^ 
zione , come è detto in quella lettera , 
dei Greci e dei Venetici. Chiedeva quel 
patriarca di essere spedito al reggimento 
della chiesa di Pola^ al che acconsentito 
aveva Carlo Magno j sebbene triste in- 
formazioni ricevute avesse dei costumi del 
patriarca medesimo , lodato solo ^ diceva 
fgli^ dai cortegiani che si facevano paiv 
lare a forza di regali. Una nuova spedi-* 
ùooe Catta dvevaCa//o i^tantp contra gU 



-N 



laS LIBRO IV. 

Slavi Sorabi , dimoranti di là daiP Elba j 
e, morto essendo rimasto in battaglia Mi" 
iiduco capo di quella nazione y qi\esta 
pure si era a Carlo sommessa. Àncora si 
era guerreggiato nella Boemia^ o almeno 
si ^ra di nuovo devastata quella provin- 
cia» Lodovico re d^ Aquitania ^ spiato aveva 
le sue armi contra i Mori fiqo a Tortona; 
i^d in Italia morto era Grìmoaldo duca 
di Benevento^ nomo assennato e valoroso^ 
che a tutti gli sforzi dei Greci^ di Carlo 
Magna e di Pippino aveva saputo resi- 
stere. Questo fu detto nel di lui epitafio 
poetico^ nel quale sì accennò altresì^ che 
egli era della stirpe de^ Longobardi. Sic- 
come prole maschile non aveva ^ succes- 
sore di lui fu eletto altro Grìmoaldo ^ 
già suo tesoriere, cognominato Storesett^ 
U che secondo V anonimo Salernitano nel- 
la lingua teotisca ^ delia quale i Longo- 
bardi si servivano. , indicava quella per- 
Jiona che ordinava nelle loro sedi i soldati 
innanzi al principe. Fu accordato allora 
air Italia da Carlo Magno il privilegio . o 
il diritto di battere moneta ^ del quale 
£olo ^pdeva la città di Roma] e MilaQO^ 



CATITOLO II. 197 

«' Pavia, e Lucca^ e Trivigi e forse Spo- 
tcti ed altre città , ebbero zecche in 
queir epoca * trovansi pure monete del 
principi beneveutanì, dei duchi di Napoli, 
e in quel «ecolo medesimo o nel susse*- 
guente cominciiirono a battere moneta 
anche i dogi di Venezia. Giunsero a Carlo 
neir anno seguente nuovi ambasciatori del 
re di Persia,, non più Aronne , ma Ab-' 
dela y sebbene Aronne suppongasi da al- 
cuni tuttoi^a vivente nell' anno 807. Que- 
.|;li ambasciatori portavano tra gli altri 
regali vn padiglione col suo atrio di min 
rabile gr^ndezsa, tutto di bisso , cioè di 
pelo della pinna marina, fino alle eorde 
che servivano ad alzarlo^ molte stoffe di 
seta y profumi , unguenti e balsami pre* 
ziosi. Tra <jue^ regali si vide V orologio 
di ottone, da me altrove menzionato, 
che colFacqua misurava il corso di dodici 
ore , ed a ciascuna ora lasciava cadere 
una palla di bronzo, che faceva risuonare, 
un tamburo sottoposto ; uscivano pure a 
ciascuna ora dodici statuette d'uomini a 
cavallo per dodici finestre aperte , che 
nella uscita loro si chiudevano. Ammirati 



laS LIBRO IV. 

furono altresì due candellieri di ottone 
per la sterminata loro grandezza. Credono 
per; lo più gli scrittori, che quello fosse 
il nostro ottone, formato eolla mescolan- 
za del rame colf ocra di zinco , o colla 
giaHamina^ io dubito y che quello fosse 
in vece un rame giallo naturale, proTe-»' 
niente dalle Indie ,"^6 forse accennato nella 
traduzione latina dei Tiaegi di Marco Polo 
sotto il nome di audamco y giacché ma- 
teria troppo vile sarebbe stata V ottone 
in que^ tempi , in cui comuni erano le 
masserizie d^ oro e d^ argentò. Fu allora 
{Spedita da Carlo una flotta a difendeipe 
r isola di Corsica contra gli attaccali dei 
Mori della Spagna , ed una vittoria con* 
tra questi riportarono da prima i Sardi j 
poi i soldati condotti da Burcatdo y di 
quella flotta comandante. Da una lettera 
scritta in quel tempo da Leone a Carlo 
Magno y traggono alcuni argomento a 
credere , ohe la Corsica fosse stal^ do- 
nata al ponte6oe| ma oltre che non ben 
chiara è la data di quella lettera y nulla 
da essa può inferirsi se non che racco-» 
m:mdat9 (ira alF imperatore e posta sotto 



CAPITOLO II. 129 

4a di lai protezione quelT isola ; se però 
<[uella leUera fosse realraeiite di queir e^ 
poca, si potrebbe desumerne , che il r^ 
Pippino disegnato avesse di recarsi a Ró- 
ma per terminare amichévolmente col pon* 
iefice alenne contese in materia xlì t^on- 
fini. Àncora si agitavano il popolQ di 
Venezia e le città marittime della Dal- 
mazia 7 e r imperatore d^ Oriente spedito 
aveva Niceta patrizio con una flotta , il 
cpale trattenutosi nella città di Venezia ^ 
fina tregua c0nGhiu&e con Pippine e tornò 
In CostantÌAOpolL Secondo il Dandolo ^ 
avrebbe quel Miceta ' col suo arrivo co- 
6tretto alla fuga il patriarca Fortunato 
ebe tornato era in. Grado , ed 9 <|uellà 
«edè giudicata vacante^ coir appoggio del 
comandante greco sarebbe stato eletto il 
vescovo 4i OUvoIa o eli Castello ^ Gio-^ 
vofini. D doge. Obderio ricevuta avreb- 
be la patente di spat^riQ imperiale ^ e 
Beato di lui fratello e <;olIega^ andato 
sarebbe con Niceta a Costantinopoli, seco 
€onduceii4o " quel vescovo Cristoforo e 
Felice tribuno y da Venezia esiliati , . per- 
chè aderenti a Pippiim ed 9i Franchi* Si 



f3o LIBRO IV. 

narra che Beato j ricevuto onorevolmente 
da Niceforo^ fosse decoralo del titolo di 
Jpato o consolo , e che a quei dae dòg.i 
uà ter^ * fratello loro ^ detto Fal&uino , 
fkjg^iutito fosse colla stessa dignità. 

4* Gotifredo re di Danimarca tentato 
aveyt gi^ da ^lcun tempo di abboccarsi 
icon Ccwlo Magno , ma i, cortegiani di 
ijtiesti impedito lo avevano^ nàcque aduu;- 
que rottura con quel re ^ che assalito 
9vendo gli Slavi Obotriti , la Sassonia 
mtUjaccia^a^ e Carlo primogenito dcir im^ 
peta^ore spedito contra quei popoli, molte 
scor^^erie fece nella regione di là dalP EI^ 
ba ^ ed un ponte su quel fiume assicurò 
con due fortezze. Venne pure a trovare 
Carlo^ Eardulfo re di Nortumbria nelP In- 
ghilterra , cacciato dal regno 'j e Carlo -, 
udendo che lottato aveva quel re coli' ar- 
civescovo di Yorck e jgll altri pillati del 
Teghò j lo indirizzò a Roma al poptefice^ 
il quale efficacemelite adoperossi per Io 
ristabilimento di Eardulfo^ mandando colà 
un diacono detto Adolfo j del quale T \xA* 
pera|ore lagpossi ^ perchè tornando da 

quella missione , passato non era alla di 



cApitoto it l3l 

Idi corte. CSoatiniiava debotoiente nella 
Spagnti la guerra contra i Mori^ ma piik 
infestati erano dai Noi'manai ^ cioè Oaneei^ 
Svdzzesi ed altri abilatori delle rive del 
Baltico , detti uomini del Nord o del Set-" 
tentrione , tutti i iìttor^li della Frància. 
Allestì dunque Carlo Magno nume)rose 
flotte iti tutti i fìuroi^ che nel mare sbpc^ 
cavano , le qu|ili però non bastarono a 
frenare le piraterie di que^ barbari. Da 
tina lettera di Leone y chje sebbene man-^ 
caute di data, ptio a quest^ epoca riferir-» 
si j si raccoglie che i messi mandati in 
Italia da sUa serenità y cioè da Carlo 
Medesimo per rendere giustizia al ponte-% 
fica j avevano recato danno anaiicfaè yan-» 
ta|[gio; giacché le easc, le vigne, i lavori ^ 
probabilmente agrarj^^d i pecul} ^ rapiti 
avavano , e nuOa era rimasto al pontefice^ 
Quella lettera serve di nuota conferma 
alla tesi ^ cbe una specie di utile domi-" 
toc conservato avessero i pontefici nelFe* 
«arcato^ ritenendone gli imperatori Y alto 
dominio j rimane però dtfbbio se quei 
inessi volessei*o farsi un merito prìesso 
1^ imperatore colP aeicrescerae le rendi t«f 



l3a LIBRO IV. 

ed i tesòri ^ o se i Ravennati meclesiini 
quelle rendite dispatassero al pontefice j 
e massime la Bulgaria menzionata in quella 
lettera, che il Muratori suppone un tri- 
buto o forse un testatico , pagato dal 
minuto popolo o dai contadini. Carlo 
però la lite dècima aveva già in favore 
del pontefice ^ e i di lui messi spogliata 
lo avevano ài nuovo de^ suoi diritti. Vede si , 
tuttavia^ che accusato era il pontefice 
presso r imperatore di non trovare mai a 
suo genio alcuno dei messi dominici j e 
di sparlare di tutti que^ ministri , il che 
il pontefice stesso diceva non essere che 
una calunnia. Carlo soleva per costume 
spedire nelle provincie di tanto in tanto 
inquiv^iitori , ispettori o giudici stràordinarj, 
i quali invigilassero sul modo , in cui 
amministrata era la giustizia , e toglies- 
sero gli abusi e disordini dannosi ai di- 
ritti ed alla quiète del pubblico e dei 
privati 'j e questi eraiio i messi detti regii 
o dominici y tolti per lo più in queir e- 
poca dal dero o dai monasterj^ aÌDk>rchò 
due se ne spedivano , T uno era d' ordi- 
nario ecclesiastico e r alti» laico ; e tutti 



CAPITOLO IT. i33 

niRTilrniiti erano con una moderata con- 
tribuzione , che sulla pron'ncla si ripar- 
tiva. Malli, venivano appellati i loro giu- 
dizi solenni , ai quali il popolo interve- 
niva "j le decisioni però delle liti meno 
difficili si pronunziavano nei palazzi delle 
città 9 nelle ì^ase private con licenza del 
padrone, e fiqo sotto gli alberi alla cam* 
pagna. Chiamavansi sovente giudici o altre 
persone bene informate delle leggi^ e col 
parere loro si sentenziava; il Muratori 
tanto è rimasto edificato di quella istitu- 
zione ^ che r uso ne avrebbe voluto fino 
a' tempi nostri continuato. Que' messi 
spedivansi da Carlo e da Pippino re tf I- 
talia ^ alcuni se ne veggono giunti nel 
ducato di Spoleti^ e fin anche negli stati 
governati dal pontefice^ i di cui" giudici o 
governatori portavano pure il nome di 
duchi. Un concilio fu allora tenuto in 
Aquisgrana sulla quistione promossa da 
un monaco di Gerusalemme j se lo Spi- 
rito Santo procedesse dal padre non solo^ 
ma ancora dal figliuolo? Fu rimessa tut- 
tavia la decisione al pontefice ^ il quale ^ 
sebbene forse consenUsse a riconoscerò 



la dofjpia processio jie ^ taUavia per nom 
irritare I Givci dissidenti y non permise 
che nel simbolo si aggiugnesse la parola 
fiiioque, Gotifredo re di Danimarca chiese 
UQ nuovo abboccamento con Cado j ma 
qaestò pure andò a vuoto j e si rinnovò 
coi Danesi la guerra j Carlo edificò una 
nuova città al (|i là delP Elba affine di 
contenere cpie^ popoli. Una nuova armata 
navale sotto il comando di certo Pinolo 
fu spedita da Costantinopoli nella Dal- 
mazia ^ e ^indi a Venezia^ dove svernò^ 
ed avendo tentato alcuni <^reci di occu- 
pare la città di Comacchio^ assai grande 
in que^ tempi ^ rotti furono dalla guerni- 
gioue che colà teneva PippinOj e forzati 
a riparare di nuovo in Venezia. Paolo 
trattò allora di pace con Pippino j ma 
accortosi che attraversato era in quella 
negoziazione dal doge Obderìo y e forse 
che insidie a lui stesso si tramavano , 
partì senza nulla conchiudere. Dai Greci 
orobioti y cioè montani y fu secondo gli 
annali deV Franchi sal:cheggiata allora Po* 
puloni#sui lidi della Toscana* forse erano 
questi pirati delie isole] ed altri pirati 



CASTOLO II. |35 

fuori ìa cptelV anno saccheggiatooo pure 
una ciltà della Corsica ^ dal Sigomo cre- 
duta Aleria, dal Pagi Mauiaua. Non ri* 
masero in quella città se nvn il vescovo^ 
«d alcuni pochi vecchi ed infermi. Pippi* 
no anaJ[>iva intanto di impadronirsi di Ve- 
nezia , e mal soddisfatto dì quei dogi ^ 
una flotta armò ^ e con quella si mosse 
ad attaccarli. Narra Eginardoy che si im- 
padronì di Venezia y che que^ dogi se gli 
arrendettero, e che colla sua flotta aT.an- 
zossi per commettere le città marittime 
della Dalmazia ) che però retrocedere 
dovette alF udire che Paolo governatore 
di Cefalonia, forse lo stesso che entrato 
era poco prima nelF Adriatico , veniva 
con oste mmierosa al soccorso de^ Dal- 
matini. U Dandolo pure , sebbene non si 
accordi neW anno, ammette che in potere 
di Pippino vennero Brondolo , Ghiòggia y 
Pale&trioa e Malamocco y che i Veneti 
ritiraronsi nelF isola di Rialto y dove, sji 
fbrtiGcarono, né Pippiììo potè penetrarvi, 
perchè secondo quello storico venuto era 
per litora , cioè per la diga y che la la- 
cuna veneta dal mare separava. Non si 



l36 tlBRO IV. 

sa bene intendere però, come mancare 
potesse di navi Pippino^ che spinta aveva 
ia flotta ai lidi della Dalmazia , e più 
ragionevole sarebbe il supporre, che muni- 
to egli di navi da guerra , mancasse di 
quelle picciole y delle quali soltanto po- 
teva farsi uso nella laguna per attaccare 
Rialto. Soggiugne tuttavia il Dandolo , 
che un ponte formò di battelli, sul quale 
si innoltrarono i Franchi fino alla chiesa 
di S. Michèle^ forse 5. Michele di Murano; 
ma che sconfitti furono e cacciati di nuovo 
in terra ferma, sia che i Veneti si difen- 
dessero colle loro navi , o che venti im- 
provvisamente insorti quel ponte distrug- 
gessero. Pippino da Ravenna recossi al- 
lora a Milano, dove attaccato da mortale 
infermità cessò di vivere in età di soli 
33 o 34 anni pel giorno 8 di luglio 
deir anno 810. Gli si rimprovera dagli 
scrittori una smisurata ambizione , .ma 
' ritalia sotto il di lui governo potè godere 
pace e ben regolata giustizia. Seppellito 
fu egli in Verona nella chiesa di 5. Ze^ 
none che egli stesso aveva con sontuosità 
riedificata , molto dilettandosi , secondo 



CAPÌTOtO II. lìj 

ttn Antico ritmo, di soggiornare in quella 
città. Aggiunse egli molte leggi alle Lon- 
gobardiche coir intervento dei vescovi y 
degli abati, dei conti e di alti-i suoi fidi 
Franchi e Longobardi y sebbene molte di 
quelle credansi capitolari da Carlo Magno 
dettati per Fltalia. Degna di osservazione 
è ima lettera di Carlo Magno a Pippino y 
nella quale Fimperatore dice essergli statpt 
riferito, che i duchi dltalia , i loro corti- 
giani, i gastaldi , i vicarj , i centenàrj ed 
altri ufficiali y il popolo ed anche gli ec- 
clesiastici indebitamente gravavano^ allog- 
giando per forza nelle loro case', servenc 
dosi de' loro cavalli e de' carri, gli uomini 
sforzando a lavorare per loro conto , ed 
esigendo altresì contribuzioni di carne e 
di vino , ai quali abusi raccomanda egli 
a Pippino di rimediare in tutte le forme. 
Un Ggliuolo lasciò Pippino per nome iSter- 
nardo , nato da una concubina , e cinque 
fìc^liuole , jidelaide , Atala , Gundraaa y 
Bertraide e Tedrada. Bernardo fu dall'avo 
innalzato al regno d* Italia, e le sorelle 
Ai lui fece quello allevare tra le sue 6- 
gliuole. Morta era Rotrudcy quella figliuola 



§38 tiBRo IV. 

(ii Caflo che sposare doveva Costantino 
figliuolo rii Irene ; ed aocfa^ essa lasciato 
aveva un figliuolo illegittimo. Osserva Egi^ 
nardo ^ che bellissime erano le figliuole 
di Carlo j e da lui teneramente amate ; 
ma che egli non volle giammai farle sposa 
di alcuno, perchè non poteva far di meno 
della loro compagnia. Il popolo ne mor- 
morava^ tanto più che seco le conduceva 
anche alla guerra ^ ove non mancavano 
occasioni di seduzione ] ma Carlo tutto 
dissimulava ^ e mostrava di nulla temere 
o sospettare. Attaccate furono allora dt 
nuovo dai Mori le isole della Sardegna 
e della. Corsica j e della seconda quasi 
latta que^ barbari si impadronirono. iVi- 
ceforo udite aveva le mosse di Pippino 
contra i Veneziani^ e spedito gli dv(*va 
per ciò ambasciatore uno sputano detto 
^rsaeib\ ma questi tr(?vando Pippitio già 
estuilo y passò alla corte di Carlo ^ ove 
iUna pace fu conrbiusa ; e second(» V o- 
pinione comune degli storici y di là ad 
un anno o due fu restituita Veuezia riirmi- 
pensatore d'Oriente, Molte controversie si 
«oAO agitate su questa restituzione,^ e 



CAPITALO IL iSg 

4u] Significato politico della medesima ; 
ma la cosa non è nullameno vera^ e Co* 
stiantino Porfirogenito nel suo libro deiram- 
ministrazione delf impero ' aanuuzia solo ^ 
che i Yenezlani in quella occasione si 
obbligaroao a pagare aonualmente ai re 
i Italia una somma di danaro. Pace fa 
pure conchiusa in quelP anno col re dei 
Morì della Spagna ; ma Gotifredo re di 
Danimarca aoo navi spedite aveva ^ella 
Frisia^ devastate quelle isole^ e molestati 
anche con importune gravezze i popoli 
di terra ierma. Carlo Magno un pode- 
roso esercito aveva allestito^ e con quello 
innoltrato erasi fino a Verda ^ perchè il 
re nemico millantava si di venire ad Aquis-' 
grana j ma giunsero in quel punto gli av- 
visi , che la flr4ta nemica ritirata erasi 
dalla Frisia , e che Gotifredo era stato da 
uno de^$uoi soldati ucciso j periti erano 
tuttavia in quella spedizione tutti i buoi 
<l(iir armata per una malattia contagi Qsa^ 
^ (questa stendendosi in tutta la Germa- 
aia^ immensi danni cagionati av^va. V '** 
^Jioranza di que"* tempi accreditò la voce 
«i> >rsa^ che quella mortalità pro4otta fosse 



l4a LIBRO IV. 

da polve avvelenata^ che Grimoaido duca 
(\i Benevento avesse fatto spargere per 
le campagne , per i monti , i prati e le 
fontane della Francia, jégobardo vescovo 
A\ Lione ^ che quella falsa credenza rife- 
risce , come stoltezza nominandola , sog- 
giugne j che molti imprigionavansi per 
questo^ molti nccidevansi^ molti si confic* 
cavano sovra tavole e si gettavano nel 
fiume j e più singolare ancora riusciva 
che molti di que' supposti colpevoli ar- 
restati j si accusavano da loro stessi di 
ritenere e di spargere quella polve. Anche 
da un capitolare di Carlo Magno si rac- 
coglie j che molti innocenti in questo 
modo perissero^ vedendosi un titolo degli 
omicidj commessi in queW anno tra il 
volgo per cagione della polve mortifera, 

5. Rispedito fu da Carlo in Costan- 
tinopoli Arsacio , accompagnato d^' suoi 
ambasciadori Attone vescovo di Basilea j 
Ugo conte di Tours , e A Jone Longo- 
T)ardo cònle^ del Friuli , al quale propo- 
sito si osserva. j che Carlo Magno con- 
quistatore del regno longobardico j con 
politico avvedimento i più onorevoli uffi- 



CAPITOLO li. l4i 

z) del regao,^ noti già sulo ai Fraucbi o 
ai Germani y ma agli Italiani ed ai Lon-; 
gobardi altresì compartiva. Duchi e conli^ 
governatori franchi spedivansi alcuna 
volta in Italia coi Longobardi^ ed ai 
Longobardi e Italiani accordavansi governi 
e comandi delle milizie in Francia. Que^ le- 
gati condussero seco loro al dire degli 
annalisti francesi il doge Obelerio di Ve- 
Desia, spogliato del suo grado, che trae- 
vasi in Costantinopoli al suo padrone , 
aà dominum suum , com^ è scritto in 
quegli annali , e certo Leone spatario , 
fuggito dalla Sicilia , mentre Ccuio trova* 
vasi in Roma. Narra pure il Dandolo ^ 
che Obelerio e Beato erano stati colF as- 
sistenza di un apocrisario imperiale, detto 
Ebti'safio j deposti e caccia ti^ dalla pa*. 
tria, e che il primo era stato ^cundotlo a 
Costantinopoli, il secondo a ladria, ri- 
manendo solo in Venezia Falentino loro: 
fratello , perchè assai giovane , spoglio 
tuttavia della ducale dignità*, e soggìugno. 
che eletto fu allora Angelo Patriciacoy 
che detto fu Parlicipazio , uomo vaio- 
ìhxoj originario di Eraclea, che il primo 



tf\% tlBRO IV. 

abitò in Rialto , e vi fondò un palazzo ^ 
ancora al tempo di quello storfco esi- 
stente. Rialto dicevasi dunque allora Fo^ 
dierna Venezia^ e Olinola o Castello di- 
eevasi dal clero j o piuttosto dicevasi da 
tutti quella parte estrema dove il vescovo 
abitava. Tutti i fatti surriferiti provano 
se non altro , che se non sotto V irame-' 
diata dependenza y erano almeno i Ve- 
neti sotto r influenza dei greci impera* 
tori 'j ma caduto era aìT «rrivo di quelle 
persone in Coistantinopcli V imperatore 
Niceforo j guerreggiando coi Bulgari , e 
in di lui vece era stato eletto Michele Cu^ 
ropalaitty il quale tosto inviò ambascia- 
tori a Carlo Magno per confermare la 
pace y e per proporre un matrimonio di 
alcuna principessa francese col di lui 
figliuolo Teofilatto^ già parimenti coro'- 
nato imperadore. Gli scrittori cristiani ^ 
ammiratori della pietà di Irene j si sono 
sfogati in invettive conlra Niceforo j da 
essi detto indegno della corona^ che' ava- 
ro essere doveva , ma non crudele ^ no» 
privo di politica^ e dotato dì valore, stt 
peri coraggiosamente alla testa delle socr 



CAPITOLO' II. ] 4i 

trappe. &ia Carlo oppresso nell^ età sua 
provetta da aicone Infermità ^ ^ià aveva 
fatto uà nuovo testamento e una giunta 
al primo, i suoi tesori dividendo in li- 
mosine ai poveri ed alle chiese. Divisa fu 
io ai parti la maggior parte dei metalli 
preziosi, delle gemme e delle vestì, e que- 
ste assegnate furono alle chiese metropo^- 
liehe, che altrettante erano sotto il di lui 
clominio. Le cinque d' Italia in questo 
ruolo comprese erano Roma, Ravenna, Mi- 
lano , Foro di Giulio , cioè Àquileja e 
Grado* erano dunque Roma e Ravenna 
«otto il di lui dominior Di tre tavole 
d' argento , ed una d' oro di considera- 
ile grandezza, che trovavansi in quel 
tesoro , ordinò che una quadrata conte- 
nente la descrizione o la m&ppa della città 
di Costantinopoli, data fosse alla basilica 
di 5. Pietro di Roma •, altra rotonda 
<!olIa pianta di Roma consegnata fosse 
air arcivescovo di Ravenna. Questa viene 
descritta da jignelloj e si vede che Roma 
^fa rappresentata anaglitliramente , cioè 
"» basso rilievo 5 che la tavola aveva i 
suoi piedi tetragoni d** argento senza alcun» 



i44 umo IV. 

mescolanza di legao ^ e che accompagoata 
era da aUrl vasetti d^ argento e dfi. uùa 
coppa d^ oro. Al padre infermo premori 
tuttavia Carlo di lui primogenito y cosic- 
ché non restò se uon Tultimo di que^fra- 
telli j Lodoi^ico re d^ Aquitania. Pace fu 
allora conchiusa con Emmingò re di Da- 
nimarca e giurata sulParmi^ perchè il verno 
straordinariamente rigido non permetteva 
la riunione di un c^ongresso ^ qhe solo 
I si tenne in seguito .per la ratificazione 
del trattato. Riportarono alcun vanteg- 
gio le armi di Carlo, contra gli Slavi 
Linoni posti di là dell'Elba, contra alcuni. 
Unni rivoltosi della Pannonia, e contra 
alcuni popoli della Bretagna minore. Morto 
era in Napoli Antimo consolo e duca j e. 
gli era stato sostituito Teoiisto condotto 
dalla Sicilia, al quale dopo breve inter- 
vallo succeduto era Teodoro protospata- 
rio. Sebbene Napoli agli imperatori d'O- 
ri t-nte obbedisse , vedesi tuttavia che il 
popolo alcuna parte aveva nella elezione 
dei duchi, giacché furono i Napoletani 
medesimi / che Teotisto andarono a cer- 
care nella Sicilia. A Teodoro era pure 



sxtccedntb x^ertó Stratta' y rnepote, di uà 
vescavo ài quel nome^ e Siccone intanto 
ragliava col titolo di principe in Bene-* 
vento. 

. 6. Ved«ndo Carlo Magno avvicinare 
il termine de\ suoi giorni, sollecito mo- 
strosJsi eli lasciare- V impeto al figliuolo in 
perfetta quiete* .Goncfaiuse quiudi la pace 
coir «imperatore Michele j del quale gmati 
erano due inviati- Arscifio e Teognostio 
protospatar)^ e quegli ambasciadori dopo 
averlo - acclamato Imperatore in greco 
Bella cattedrale di^ Aqui$gi*ana / •( il che 
però $i disse in Costantinopoli nOn ap* 
provato ) passarono in Roma , ove ; rice- 
vetterd :Copia del U'attato medesimo so-« 
scrìtta 5 dal pontefice. Pace fu pure con- 
ekiusa p^er tre .anni col re de^ Muri 
della Spagna recidente in Cordova *, e 
pace ebbe altresì il ducato^ di Benevento^. 
obbligato essendosi quel principe a pagare 
T aimvale tributo di 26,000 soldi d^ oro. 
Quel Crimòaldo che allora regnava, in 
Benevento , da Etxh&nperto vien^ . ^^jtto 
nomo dolcissimo, che pace ed allean^ra 
strinse con tutti i vicini suoi ed ^qc^ 

Stor. iC Ital. Fol. XIII • 



cipitcrto IL .j47 

quasi tutte per titid burrasca perirbfirx 
Chiese allora Catlo Magno il sentimento 
di tutti i vescovi intorno ' ai riti del bat>* 
tesimo j fl che opinano alcuni ^ che egli 
facesse solo affine di sperimentare la do£-* 
trina loro ; certo è , che la palma otten- 
ne in questo àri4ngo T af cJveseoTO di Mi- 
lana Òldebertà y il di cui librò del \ìa%* 
tesimo distinto in 22 capitoli^ grandemem 
te commefidato in quelP epoca, tuttora si 
conserva. Spedì allóra Carlo nuòvi àm* 
fasciatori a Costantinopoli ^ A'malario 
vescovo di Treveri^ e Pietro abate di No* 
nantola ^ dal che Vedesi 'che a tolte le 
graRdf missioni si faceva partecipare al* 
cune degli Italiani. Trovaroito però que- 
gli inviati^ che Michele uscito al pari del 
suo predecessore a guerreggiare coi But 
gari, era stato coìi tutta la stia armata 
costretto alla fuga; e che Leone armeno^ 
valorosp comandante délF esercito , era 
stato proclamato imperatore y e Michele 
medesimo secondo il costume costretto 
aveva con tutti i figliuoli suoi ad abbrac-* 
ciare la vita tnonastica. I Bulgari assedia-^ 
to vivevano Croslantinopoli e devastati ì 



l"4* tlBRO IV.- 

ieoutornt.; ipa vedendo di naii potere e^pct^ 
^are quella ft^rte città ^ vòlti > si er^no 
coiltra • AndriBopoli. Carlo prapose ìa una 
dieta generale Y elif.vazi< ne . del figlia Z^- 
dovico alla digmià imperiale^ e ,siu><coI- 
Icga la' dicbiairò ndr impero, ed in tutti 
i 6U0Ì regni. II. nuovo augusto fu CQro; 
iiatò^ e Carfjp ilo eiaortò a temcire Dio , 
ad onorare i . sa^^erdotì ^ ad amare ì pc 
.poli^ a ^cc'glierc^ buoni ministri.. Si mara- 
viglia, il Muratori ^ perchè . a quel!' atto 
non intervenisse il pontefice^ almeno coIU 
fiua approvasùone.; sai^el;>))e piuttOAto da 
fare le • maraviglie ebe per una dieta ge- 
nerale de^ regni e delF iibpero^ come scrive 
Tegano y e per un affare puranpenle poli- 
tióo^ chiesto si fosse il consentimento dd 
▼esòovo di Roma ^ che dà Carlo stessa 
dipendeva.' Bernardo era già passato da 
un anno in Italia j tuttavia in quella oc- 
casione fu di nuovo pr<;)€lamato re , e 
continuò con TFalla e con jédqlardo a 
reggere i popoli d' Italia. Jdalardo pro- 
curata gli aveva una. sposa detta Cimi- 
gonda, Carlo j corrotti udendo i costumi 
degli ecclesiastici^ ordinò che conrjlj. prò- 



càprtoLO li. 149 

linciali si' lenissero ^per la* loi^, dfoirma ^ 
alcuni tenati ne furouQ in Magonza ^ ia 
Al*le9 y in Tours y in Oiàloils e in Reims j 
^alcuno non «e ne vede convoeato in [Ita- 
lia , dove forse «nìnore era il.bUpgoo ) 
^d intanto Ceuio dato erasà alle orazioni, 
alle limosine e ■ ad altre 0|>ei*<e di pietà 
ed intrapresa aveva la. eorrezione dei libri 
«acri, specialmente degli evangelj , salen- 
dosi deir òpera di alcuni Greci e So^iani« 
1 Saraceni però scesi erano di .bel nuovo 
ucll'' isola di Corsica , e via ne avevano 
€;oodotto molto bottino e multi prigio- 
nieri 3 JErmingardo conte, della Catalogna 
sorjH'esi gli aveva nel loro ritorno , e pre- 
dando otto delle loro, navi ^'liberali aveva 
Gialla schiavitù ^5 00 ? Cerasi *,. ma . i Mori 
sfogato a«'evano la Vendétta loro sopra 
^izza e Civitavecchia j che desolale .ave- 
vano e miasi^ distrutte, « solo dai Sardi 
tva no stati eoo gravissimo danno respiiliti. 
Uiia fio Ha. di hmvì era pure stata spedita 
da Micliele acanti la sua" de posizione !nellj|^ 
Cicilia j forse per opporsi ai disegni dei, 
^<traceni} e con queste forze doveva unirsi 
il .duca di Jfapòli , che con diversi pre^. 



%S0 liBRO IV. 

V'fiti • rimase ^inoperoso j lufintre alcune 
uavi «pedice allevano i doehi di Gaeta e 
di Amalfi* I Mori ch^ sacckeggiata aveva- 
no risola di Lampedusa'^ sette navi dei 
Greci sorprese avevano^ il che udito aven- 
do Gregorio patrìzio comandante della 
flotUi , piombato era con tutte le sue 
forze sugli infedeli e sbaragliati gli aveva ^ 
sebbene Credere non si possa quello che 
il pontefice Leone scriveva a Carlo Magnoy 
dandogli questo avviso j che alcuno non 
era rimasto vivo di quégli aggressori, 
Quaranta navi però dei Saraceni saccheg^ 
giata avevano F isola di Ponza^ e la Mag- 
giore presso Napoli. Scriveva Leone io 
:<ltra lettera a Carlo Magno j che quel 
patrizio conchiusa aveva una pace di dieci 
anni coi Saraceni dell' Àfrica ^ non ob* 
bligandosi questi a cosa alcuna per ri* 
guardo ai Mori della Spagna , che come 
indipendenti ò forse come robelli riguar- 
da vanp. Non riferiremo le altre notizie 
per la maggior parte favolose^ che in 
quelle lettere, si contengano j e che il 
Muratori ha paragonato acconciamente a 
quelle delle gazziitte de^ nostri tempi. 



yédafardo teauto ayeira ia quel tempo ui^ 
placito, o un giudizio solenae nella .eitfà 
eli Lucca per |a cau^a di un c|iGrìc'o 
deliuqu«2Qtj& j che egli aveva d$ prirpa 
r^ccaqiaadato a Bonifazio conte dì Luce^ 
medesÌBia^ il quale for$e era altresì duc^ 
Aeìl^ Toscana j come si raccoglie da altr? 
plflcitQ ; dallo stesso /^dcdardo nell^ aria^ 
AiTL tenuto in Pistoja. 

7, Al cominciare .dell' anno sejtien- 
te y QÌoè nel dì 28 di genaajo ^ cessò dt 
vivere Carlo Magno in Aquisgrana per 
una doglia di 'eosta. Grandemente lodat(> 
fu i|HestQ principe ^ singolarmente dagli 
scrittori cattolici^ pej* la sua pietà, per 
il bene da essp fatto alla chiesa^ ^9F^^ 
più ancora che per .le^ sue vittorie e per 
le., sue azioni gloriose. Alcuno vorrebbe 
preferirlo ad Augusto^ a Trajano.j a M^irco 
Aurelio y perchè questi trovato avevano 
un impero fio^i^o^ potentissimo, incivilito, 
ia milizia be;ì disciplinata , be^ ordinato 
il gpveruo, nientre Carlo trpvfto ayeva i 
Franchi, e le nazioni da esso soggiogate, 
itt uflto stolto di barbari^ di rozzezza, di 
ignoranza. Ad jesso dunque è dovuto^^ sa 



i5a LIBRO IV. 

rìcotnposta fu (Quella macchimi grandiosa, 
se ripuliti furono i costumi, 8e rinacque 
m alcuna parte lo studio delle lettere, 
se nelle leggi o ne^ capitolari si videro 
ìisplendere la sapienza , la pietà, la giù* 
stizia* Estese egli certamente a dismisurai 
confini degli stati suoi , dilatati avendoli 
dalla Navarra e dair Aragona fino ad 
Amburgo e di là dalPElba, e dall' Ocea- 
no Atlantico fino alla Dalmazia ed alla 
Schiavonia. Eginardo osserva che neiri- 
talia possedette tutto il tratto che si 
stende da Aosta fino alla Calabria infe- 
riore per più di looo miglia, il che prava 
ad evidenza, che comprese erano in que- 
sto spazio V Esarcato , la PentapòK , il 
ducato di Spoleti e quello di Boma. CìètIo 
Magno fu -certamente glorioso nelle sue 
guerre, e quindi non è maraviglia, che 
la di lui istoria servito abbia di base ai 
romanzi ed ai poemi, nei primi secoli 
'del rinascimento delle lettere composti 
in Francia ed in Italia, sebbene chiai^o 
non si vegga, che da quelle prendessero 
il nome loro i ciarlatani, conìe il Mura^ 
tori asserisce^ ma non è stato mai abba*- 



CiiilTOLO IL l53 

staiiKa osservato il merito maggiore, di 
<£Uti prìncipe^ ohe consisteva^ nel politico 
avve<ÌimeDto. Vide -egli arrivando al trono, 
che già formato si era ue^ .suoi stati uno 
filato separato e particolare * vide V in--. 
i;raadiinento del potere spirituale e la 
forza delle religiose opitiioni^ e quindi si 
(ìiude a tutto potare a secoaJarle^ quindi 
&e|)pe blandire i vescovi e gli abati: del 
suo regno ^ e loro confidò le ^ principali 
itieumbenze politiche^ quindi n<^n .sola 
caminintò' sulle tracce di Pippino.y man- 
li acn do la migliore corrispondenza col 
romauo pontefice^ ma .volò tosto al di 
lui soc<x)r«o e destramente con quel pre- 
testo si impadronì dell^ Italia j quindi il 
pontefice se capre favoreggiando e la reli- 
gione cattolica promovendo , giunse a riu- 
liire le membra disperse dell! impero oc- 
wdeutale ^ e riusci ad ottenere la impe-' 
naie dignità. Rotto, era di già y come io^ 
osservai altre volte ^ coir . ingrandimento ' 
àtlìa ^nionarcbia de^ Franchi il politico 
i^uilibrio ncff Europa o piuttosto ueirOc-^ 
udente', ma il consolidamento di quella- 
iT^nde mooar.cliia^ e la riunione di taat^l 



l54 I.IBRO IV. » 

regni disgiunti sotto un solo capo augH- 
sto^ che acquistava per tal modo la più 
graode influensa politica e religiosa su 
tutto r Occidente ^ ottenere non potevasi 
senza il concorso della spirituale autorità^ 
che Carlo Mapio seppe destramente pror 
curaTsi y calcolando simultaneamente sulle 
proprie forze ^ sullo stato politico delP Eu«. 
ropa y suir ignoi*anza de^ popoli e sul 
potere sacerdotale. Al tempo stesso Io 
scaltro politico prometteva e non accor- 
dava^ donava e non eseguiva ^ lusingava, 
il pontefice deH^ ingrandimento dei suoi 
dominj temporali^ ma le terre e le così 
dette giustizie non cedeva che a stento ^ 
a su tutti gli stati riteneva V alto dominio. 
Fortunatamente egli ebbe per la maggior 
parte della sua vita politica a trattare 
col pontefice Leon^y più mode&to e discre- 
to ^ forse diversamente sarebbe andata la 
faccenda^ se egli avesse avuto di coatipuo 
a lottare colP insistente Adriano. Gjc^^xdj^ 
politico avvedimento mostrò pure Ca/'A> 
Aldg/ìa a fronte delP impero orientale ^ 
^ol quale seppe mantenere amimia aucli^ 
invadendone i diritti} grande, Avvedimento 



CipiTOLD It. l 55 

mostrò pure a fronte dei popoli conqui- 
stati , ai qual^ s^^P^ *l"ff^'r!? "^^ dolce 
governo^ non fece sentire giammai il peso 
della conqui^', 4^st}aò campii duchi o 
goveriiatori ^r la ?iaggip|^ p^rte^ probi 
e giuc^zioai ) ac^rdò d} yiver^ sp^q le 
loro leggi^ e<l accomunare seppe in ogni 
tempo r p^^ùl^iv^l^ di^t^izioni^ le [^nori- 
ficeo^ . dei supi $u<i(dili pi^in^itlvi. E^teiiT 
depdiiO ip. repao|e e b.qrbare Regioni, le 
sue ccmquiste^ zelane fnqsirps&i al tempq 
ste^sQ di propagare l^^attolfcf^ rt^ligione^ 
\e (fi cui ipass.in^e di. umiltà^ di <;iec^ 
obbefiieoza ^ di ^ugg«ziooe . 1^ più $alde 
hiìsi formavano del ^uo poterie. Se a que* 
&lo si aggiunga j phe dotato c^li era d^ 
una libef alita e muniGcenza,, ehe pochi 
sovrani agguagliarono ^ magnifico q gran- 
dioso nelle sue {^ps^ruzioni , nelle operc^ 
pubblicale ed in tutti i si^oi disegni ^ si^ 
avrà i|na coji;Kipii\ta ide^ di quel regnante, 
glorioso e d^^po cerjlaa|e|ite del titolo 
di grande ^ sei^.z9 perderai ^ come fecero. 
a\cnpi scrittoi;i ^ nell^ es^me minuto delle 
di lui pratiche religiose^.o dei di lui vizj 
domestici* 



% 
4 



|56 ilBRO IV. 

CAPITOLO III. 
Della. Storia o^ Italia 

DALLA. MORTE DI Ga^RLO MagNO 
flNO ALLA mCORONAZlOlTE DI LOTTARIO. 

Lodavico Pio si reca ad jéquisgra- 
na. Congeda molte deputazionL Sospetti 
suscitati contra Bernardo re'cT Italia e i 
di lui consiglieri. Persecuzione continuata 
contro di questi. Consiglio tenuto da Lo- 
dovico per porre riparo a ^arj abusi. J 
Saraceni occupano Gerusalemme. Descri-^ 
zione di un palazzo d^ Italia di - quel 
tempo " Riparazione di una chiesa in 
Ravenna, Contese del ponte^ce con quelCar- 
civ^escoìfo. Congiura ordita in Roma con- 
ira il pontefice ^ scoperta e punita, Dispia^ 
cere mostrato di questo giudizio da Lo- 
dovico. Bernardo re <f Itatia in Roma.- 
Nuovo tumulto in quella città per la ma- 
lattia del pontefice. Dieta solenne in Pa^ 
derbona. Pace nuovamente stretta coi Greci, 
Congiura' contra Grimoaldo duca di Be^ 
iwyanto. Guerra di Napoli, Morte di 



CAPITOLO in. ìSy 

L«one IH. Elezione di Stefano IV. Fiag-- 
ffo di lui a Jteims. Di lui ritorno in ItU" 
Ha. Concilio tenuto in y4 qui sgrana. Ca- 
nonici introdotti in I tedia. Messi spediti 
da Lodovico per la riforma dei clèro. 
Morte di Stefano IV. Elezione di Pas- 
quale. Scuse fatte a Lodovico per la im^ 
mediata di lui consecrazione. Finta o 
supposta costituzione di Lodovico relativa 
<ù possedimenti dei romani pontefici. Con" 
troversie di congni nella Dalmazia, - 
Lottano dichiarato imperatore e collega 
di Lodovico. Malcontento dei fratelli di 
Lottario. Congiura e rivolta di Bernardo 
re d' Italia, Passa in Francia ed è im^ 
prigionato. Falene condannato a morte. Gli 
si cavano gli occhi e muore. Osservazioni 
critiche. Giudizio dei vescovi di lui com-^ 
plici. Tardo pentimento di Loidovico. // 
corpo di Bernardo è portato in Milano, 
Vacanza del regno <f Italia. Avventure e 
^rte di Grrìmoaldo Storesacio principe 
di Benevento. Slccone gli succede. - Guer^ 
^d di Lodovico coi Bretoni. Ambasciata 
dd nuovo duca di Benevento. Figli spurj 
di Carlo Magno /orzati a frirsi chetici^ 

e 2 



l53 LIBRO IV. 

da LchIovIco. Seconde di lui nózze con 
Giuditta. Guerre contta Liud^vìto duca 
della Pannonia. Circostanze deW Oriente^ 
jiltre di què' tempi. Fatti di f^enezia». 
Morte di Leone Armeno. Cal€imità della 
Francia. Giudizio di Dio. Lottano eie- 
%fato al trono delf Italia. - Divisione degli 
etati tra i figliuoli di Lodovico. Nuoì^a 
-guerra nella Partnonia. Legati del ponte^ 
fice a Lodovico. Matrimonio di Lottario^ 
Liberazione degli esiliati complici di Ber* 
nardo. Fatti di Spoleti e di Venezia. Dieta 
tenuta da Lodovico ad Attigni. Lottarlo 
passa in Italia. Guinigiso duca di Spoleti 
si fa monaco. Morte di Liudevitò. Lot- 
tarlo e inimitato dal pontefice a recarsi 
in Roma. Di lui coronazione. Osservazio" 
ni critiche. 

§. I. Udita cV «tvbifr jCo<&pc6^ la 
mòrte del padre , si incamnninò tòsto 
dair Àquitania in Àquisgrana ^ e di nulla 
fu più sollecito che di eseguire le uhime 
disposizioni del genilOFe, e di accordare 
grandi liberalità al popolo. Succeduto si 



CAPItOI.0 :IH. iSg 

crecle al padre ^ o sia avere assunta la 
imperiale dignità dal gioruo stesso della 
morte dì Carlo. Magno. Trovò egli in 
Àquisgrana due nuovi legati delF impera* 
tore Leone j veniuti per confermare la 
pace 9 e questi e lutti gli altri legati ri<^ 
mandi& coutenti, inviando egli pure, a Co- 
staatìnòpoli nuo^ ambasciatori^ tra i quali 
Norberto vescovo , che alcuni credettero 
di Reggio in Lombardia. In Aquisgrana 
coi^parvero pure i legati di quel GrimoeU" 
Ao che duca era di Benevento, e se cre- 
diamo a Tegano biografo di Lodovico j 
<li tnito quel paese gli fecero omaggio , 
promettendo un annuale tributo , che il 
Muratori crede c^uello stesso accennato 
da Eginardo di 7000 soldi d' oro, ridot- 
to a questa somma per concessione dLZo- 
àovico ^ inentre da prima stabilito era di 
'-aS^ooo , ae forse interpolato non dee 
credersi il testo di Eginardo medesimo* 
Fu allora accusato presso il nuovo, im- 
peratore Bernardo re d^ Italia e quindi 
clìiamato in Francia; questi dissipò tut- 
tavia i sospetti dello zio col pronto suo 
arrivo , % ben accolto a quella corte , fu 



l60 , LIBRO IV. ' 

rimandato cpn magnifici donativi in Italia. 
Continuava quel giovane principe a gover- 
narsi coi consiglj di Adcdardo e di Tf^al" 
la\ ma coutra questi ancora si suscitaro- 
no sospetti alla corte di Lodovico , e sì 
rappresentarono come, esaliti a grado trop- 
po elevato^ di potere , e capaci di mac- 
chinare novità neiritaiia o in loro favore^ 
o a vantaggio, del re pupillo. Debole di 
spirito doveva essere Lodo%^ico ^ che fa- 
cilmente prestò fede a quelle maliziose 
insinuazioni di cortigiani invidiosi. Ada-- 
lardo^ che da Spoleti^ dove aveva tenuto 
un solenbe placito o giudizio , passato 
era in Roma ^ udita avendo la morte di 
Carlo Magno j e fors' anche la. difB danza 
da Lodoifico conceputa sulla di luì per- 
sona^ tornossene frettoloso in Francia al 
suo monastero Corbejease ^ i cortegiani 
però con tanto ardore continuarono a 
denigrarlo presso* Lodovico^ che questi lo 
mandò in esilio nell' isola di H^^re oggi 
Noirmoutier. JValla di lui fratelli ; ben- 
ché assicurato fosse della grazia imperiale^ 
la moglie lasciò ^ il mondo e tutti gli 
onori j e monaco si fece egli pure nel 



CAPITOLO HI. 16 1 

monastero suddetto. Non cessarono tut- 
tavia le persecuzioni di Lodovico contila 
quella potente e sventurata famiglia ^ e 
fino altro fratello monaco e le sorelle 
loro^ furono oggetto della di lui gelosia. 
Tenne tuttavia quel principe un gran 
consiglio ^ affine di provvedere ai disor- 
dini che accadere possono anche sotto i 
buoni principi , e che forse accaduti erano 
nella yecchiaja di Carlo Magno ^ molte 
persone trovandosi in Francia dei beni 
loto della libertà spogliate dai gover^ 
natort o altri ministri, Furono inviati 
molti m^ssi dominici j j quali secondo la 
testimonianc&à di Ermolao ^igeilo y poeta 
di que' tempi j grandissimo sollievo alle 
Provincie ed ai privati arrecarono^ Lodo^ 
vico spedi JJottario di lui primogenito al 
governo d^Ua Baviera; Pippine secondo 
ì lui fìgUuolo a quello dell' Aquitania , 
e $olo ritenne presso di se il terzo detto 
Lodovico ancora' fanciullo. I Persiani o i 
Saraceni devastarono allora Gerusalemme; 
i cristiani perseguilaudo ^ perchè forse 
Alai sopportavano che quella città passata 
fcjsc in domiiiio di Coflo ifcfiog/io , ed 



iGa t»RO IV. 

appena tollerata avevano la di hii gmris- 
dizione sui luoghi iiauti^ mentr^ egli viveva. 
— Siami qui permesso il tornare per uà 
istante su quel placito tenuto da j^da-- 
lardo nella )città di Spoleti^ dal quale 
solo può raccogliersi una chiara idea della 
architettura^ o piuttosto della disposizione 
interna dei palazzi d^ Italia in quel tempo^ 
giacché se ne trova in quel documento 
una compiuta descrizione pubblicata dal 
Mabillon. Trovavasi in primo luogo il 
proaulio^ o sia un luogo innanzi alF aula, 
da questo si passava nel salutatorio y o 
nel luogo destinato alF ufficio dei saluti ^ 
la terza camera era il consistono j cao^ 
una casa^ come è scritto in quella carta, 
o una camera grande ed ampia , dove si 
trattavano le liti e le cause, e qove con" 
sistere o sedere dovevano i .giudici e gli 
ufficiali ad udfi*e i ricorrenti. La quarta 
camera era il tricoroy cioè la casa o ca- 
mera destinata ai conviti , nella quale 
erano posti tre ordini di tavole , d^ onde 
il nome di tricoro , altrimenti detto tri^ 
clinio. La quinta parte della casa conte- 
neva le zete jemali o sia le camere con- 



CAPITOLO III. l63 

venienti al soggiorno j emale j la sesta le 
zete esti\^ ^ .cioè le camere adattate aL 
soggiorno estìiro* La settima conteneva 
V epicaustorio ed i triclinii accubitanei j 
cioè la casa nella quale ponevansì sai 
fuoco r incenso e gli altri aromi ^ affin- 
obè grato odore mandassero ai magnati y 
che in ordine tripartito sedevano a mensa. 
La parte ottava conteneva le terme o 
sia i bagni caldi 3 la nona il ginnasio y 
cioè il laogo destinato alle dispute e a 
diversi generi di esercizj. La decima era 
la cacina^ cioè la casa ove si cuocevano 
ì cibi e gli intingoli . indicati col noma 
di fmlmenta^y V undecima chiamavasi co- 
lombo y e da questa venivano le acque y 
la daodecima finalmente era Vippodromoy 
cioè un luogo destinato nel palazzo me- 
desimo alle corse 'de^ cavalli. À quel placito 
veggonsi intervenuti tre vescovi^ ì giudici| 
gli scabini y ( parola forse per la prima 
^olta adottata in Italia ) Suppone conte 
del palazzo y Guinigiso ed Eccideo duchi^ 
il primo di Spole ti y il secondo forse di 
Camerino^ e pronunziata fu una sentenza 
in favore di Benedetto abate di Farfa. 



1^4 '•^'**® IV' 

a. Dopo la morte di Carlo Magno 
spedito aveva il pontefice Leone uà suo 
domiBstico detto Crisafio a Ravenna coii 
molti muratori ^ affinchè rifatto fosse il 
tetto della basilica di 5. jipollincare. Molto 
contribuì del suo a queir opera il ponte- 
6ce ; mjBi i cittadini di Ravenna ebbero a 
bagnarsi di molte $pese da essi pure in- 
fbontrate ^ e di molte gravezxe iqiposte 
alle altre città dell^ esarcato. Arciyescoyo 
di Ràvenpa era allora eerto Martino y 
cbe er^ stato consacrato dal pontefice 
stesso e una deputazione spedita aveva 
^ Carlo Magno j da quel principe beli ac-i^ 
colla; ma caduto era in appresso in di? 
sgrazia di Jjsqne ^ che al nuovo impela- 
t<ore chiesto aveva di potere procederti 
contra quel prelato. Ignota è la cagiòn^. 
di questa rottura , ma ignoto non è che 
quel vescovo era simoniaco ^ e che ac^ 
cordato ayendo ad jignello ancora fan^ 
piuUo la badìa di un monastero^ ricevuti 
pe aveva q^qq soldi d^ oro j sebbene di 
questi con giùnta di altro danaro servito 
si fosse per la fabbricazione dì un vaso 
à'QViì 8 gMl«a 41 chipccìola^ cfce $eryÌY?( 



CAPITOLO IH. i65 

a\ sacro crieìna. Ottenuta avendo 3 pon- 
tefice la libertà di agire coatra Martino^ 
spedì il vescovo d'' Àrles per eoadurlo a 
Boma , né a questo si rifiutò V arcivesco- 
vo j che anzi alcuni cittadini ravennati 
la cauzione prestarono di 2000 soldi d^òro^ 
.elle presentato si sarebbe al pontefice 
Leone, Si pose di fatto in viaggio , ma 
giunto alla distanza di 16 miglia di fia« 
venùa ^ si finse malato j e mandò Le sùe- 
scuse al pontefice ^ che eblbe^ dicono gli 
storici ^ a battere i piedi y ma pure gli 
accordò di tornare in Ravenna ^ . dove 
guadagnare seppe il vescovo d^ Àrles 3 
donandogli molti vasi d^ argento e le alapa 
d' oro degli evangelj , che il Muratori 
crede le coperte del libro. Forse Leone 
non volle insistere intorno a quel giudi-* 
zio ^ perchè alcuni cittadini potenti «di 
Roma tramata avevano in quel tempo 
una congiura per torgli la vita; scoperti^ 
però erano stati dati in mano alla giu- 
stizia e condotti al supplizio. Questo 
spiat;que a Lodovico^ che troppo rigorosa 
giudicò la sentenza^ e troppo «evero il 
castigo inflitto a que^ colpevoli sotto il 



l66 LIBRO IV. 

primo vescovo de^ cristiaiii. Ordinò dun- 
que suir istante a Bernardo re d^ Italia 
di portarsi in Roma ^ onde assumere le 
più accurate informazioni di quel fatto, 
Bernardo giunto in Roma infermossi^ ma 
Geraldo conte che lo accompagnava^ rac- 
colse le notizie opportuoe ^ e tosto partì 
per recarle alF imperatore. Il pontefice 
spaventato^ mandò egli pure inviati alla 
corte ^ Giovanni vescovo di Selya. Can- 
dida , Teodoro nomenclatore ^ e Sergio 
duca ^ i quali riuscirono a giustificare la 
•condotta tenuta da Leone in quella occa- 
sione; Ma Leone slesso cadde allora in- 
fermo^ e si disperò della di lui salute^ 
il che udendo i Romani malcontenti^ ar* 
mati portaron&i a distruggere alcune fab- 
briche rurali da esso nuovamente innal- 
;&nte j e tutti que^ beni ripigliaronsi j che 
il pontefice ave va^ forse ai colpevoli della 
congiura^ confiscati. Fu d^uopo che il re 
Bernardo spedisse Guinigiso duca di S'po- 
Icti con un corpo di truppe a Roma 
onde calmare quel tumulto. Bernardo di 
là a p^co passò ad una solenne dieta 
tenuta da Lodovico in Paderbona^ negli 



ciPiTOLa ni. ìQj 

M della quale veg^ODsi nominati re della 
Baviera Lottano e dell' Aquitania Pipptno^ 
a Bernardo fu conceduto di ripassare 
tosto in Italia. Tornarono verso quel 
tempo i legati da Costantinopoli col nuovo 
trattato di pace vantaggiosamente con-» 
chiaso coir imperatore Leofie. Forse in 
quell'anno suscitossi una congiura contra 
Grimoaldo principe di Benevento } ma 
questi avvertito delle itisidifei che gli sì 
leoflevano sulla strada di Salerno, passi 
oltre con numerosa scorta, ed imprigio-^ 
Dare fece i congiurati, dei quali il capo, 
detto Daufkrio , a Napoli fuggì. Questo 
produsse una guerra accanila tra Gri-^ 
moaldo ed ì Napoletani; Napoli stessa fu 
assediata , e strage fu fatta di qne' citta- 
dini ogni qualvolta uscivano; riuscì final- 
mente al ^a di Napoli di conchluder^ 
la pace coffa sborso di 8000 soldi d^ oro, 
ed il perdon<> ottenne aticora di Daufe- 
m. Morì neir *nno 816 il pontefice Uo^ 
ne Illy grandemente commendato da -^na- 
iUdio per le molte fabbriche innalzate, 
ptr i risarcimenti fatti alle chiese deuivn 
« faori di Roma e per i preziosi donativi 



40Ì hìMiO IT. 

iàluA aiie medesime; al quale proposito 
^0M£nrà giustamente il MuraU>ri y che in 
jpieste esterne apparenze più che in altro 
sfoggiava in que tempi la devozione dei 
cristiani. Eletto fu in di lui vece Stiano 
IF" diacono della chieda romana, venùera* 
to dal clero e dal popolo per la saviezza 
de^ sttoi costumi. Mostrò questi un desi* 
derio di conferire colF imperatore j t se- 
condo alcuni scrittori di quel tempo , 
premise una legazione, che alF impera* 
tore medesimo soddisfacesse sul punto 
della di lui ordinazione, e volle che tutto 
il popolo romano a Lodoi^ico prestasse 
il giuramento di fedeltà; le quali cose 
annunziano Bastantemente il dominio che 
r imperatore conservava sul dacato roma* 
no e la massima adottata , che il pon* 
tefice eletto consacrare non éi dovesse 
senza il di lui consentimento. ìjodoi^ico , 
secondo alcuni scrittori, n^ostrò piacere 
della visita del pontefice, secondo altri 
chiamollo espressamente alla' sua corte. 
Bernardo re d^ Italia ebbe ordine di ac-. 
eoitfpagnarlo ; vennero ad incontrarlo al- 
zimi messi imperiali; ricevuto fu da varj 



CAPITOLO III. i6g 

veicovi alla distanza di alcune miglia da 
Beìins j ed a quella di un migliò dair im- 
peratore medesimo con numeroso corteg- 
gio. Sì narra^ che per tre volte Lodovico 
si prostrasse al snolo j che ' il pontefice 
lo rialzasse e lo baciasse. Per tre giorni 
non si parlò che di feste 6 di conviti , 
nel quarto il pontefice covonò ed unse 
r imperatóre Lodovico , ed Ennengarda 
di lui moglie^ hìV uno ed alP altra facen- 
do varj donativi. Ma , come narra il 
poeta Nigèlla j -il centuplo ricevette il 
pontefice in vasi d' oro e d' argento , in 
vestì ed in cavalli. Confermò ioiiof'ico i 
prìWlegj della chiesa romana^ ordinando^ 
come narra il suddetto poeta , che illèsi 
fossero i behi della chiesa di S. Pietro e 
deHa sede romana^ che quella chiesa te- 
nesse il sommo apice o il ' primato ,- e 
che il pontefice dovesse aver cura dì 
conservare la giustizia. Tornò il pontefice 
in Italia^ seco conducendo molti Romani^ 
che trovati aveva esiliati in Francia per 
delitti commessi contra * il di lui prede- 
cessore 5 e giunto a Ravenna , favoi-evtll- 
Dieoie accolse e badiò l^arciveseovo Mar*- 



irò LIBRO lY. 

tino. Uà concilio fu allora riuaito da Lòt 
(lovico ia 4(|^Is^raaa y nel quale si stese 
la regpl^ dei caaopici e delle canoniclies- 
,se^ il di cui u^o già erasi inlrodottp prea- 
^o alcune ci(|t^dr^li \ convivendo quej 
oherici ia un cltiostro alla inaiii^ra dei 
monaci, S^J^rsi die Lodovico alcuiia ^m^ 
«i pren^e^se per estendere c^jiesto ist^tuto^ 
allora forsa lo^evoj^e ed in appresso d^e- 
neratp . fille. cHìes^ .^ Italia ^ e di fatto 
in c|^cì secolo tanto r£^idapiente si in- 
trodusse tra noi ^ cfa& poche chiesa in 
Italia rimasero ^.,c)^c ii(Qn avessero il loro 
collegio ^a^onicale sottp guella regola 
stabilito. I^ que)i concilio fc^rpoQ paritnentc 
cUke alci^e disp/o^ìzioni^ percljié i monaq 
csatta|nente si conforin^ssero alla pegola 
di 5. Betfe^tf>. Da Coinpicgnci al dire; 
del citato poet^ ^ sp^di . Lodoyicp messi 
{H^r t^^o r infipcrOj^. a^u(:^è la vit^ e Is^ 
cofidotta. esami uasserp de^ vescovi y del 
gregge ^à(wni(fa(^ y^ cp^ne queir autore si 
espriqn^ ^ dfi n^opaci j^ delie monache^ i, 
loro cps^Mn^ la; l^ro pieti.; la lofo dot*-, 
tripa, le felr-f^iqi^ <^ei, pastori opUe greg- 
ge loro ; e se questi ai cherici sommini- 



€AFIT0f.O III. IJi 

strassero I chiostri^ le case^ U ve$iIto , 
il cibo e la bevanda nei tempi e luoghi 
opportuni. Que^ messi riferire doveyan9 
all'imperatore^ se alcuna cos,a trovavano 
degna dì lode o bisognevole di emenda- 
zione j il ch^ mostra che ue^ tempi della 
maggiore pietà; 1^ ispezione della eccle- 
siastica disciplina agli imperatori ed ai 
sovrani temporali aU^ibuivasi. Alcune guer- 
re sostenne Lodovico contra i Danesi ^ 
gli Slavi Sqrabi ed i popoli della Gua<^ 
scogua rubellati , che air ^toria d^ Italia 
uoa appartengono ; vedasi però dato in 
qaell'aano da Cpmpiegne uu dip^ma in 
favore del monastero di Monte Amiate 
in Tosca|[ia *, che la libertà conce4e ai 
monaci di eleggere gli abati, colF autorità, 
tuttavia o cpl ooosenso ^^IV ÙBperator^ o 
<lcl re dMtalia, Tornato era in Roma 
^fyno ir" e nel possedin^ento de^ suoi 
beni confermava fl monastero di Farfa.; 
obbligan^oW al pagafnento annuo (jU io, 
soldi d' orp, il qua}.e però tolto fu sottp 
il di kù ^qx:oes3pr« ^ pereh^ f{uel mona- 
"^te^ il priyiUgio godeva e le esenzioni 
'!^ m9n,as|teri ioi^eriali. Poeo sopr^<vYÌsse 



lya LIBRO IV. 

• • • • 

Stefano , mancato essendo al cominciare 
dell', ànnp 817 ,, e successore ebbe Pasqua*' 
ìeTòxnPiTLO^ rettore del monastero di S. Sie- 
fàtio: Mandò egli* pure dopo la sua eie-' 
«ione legati alF imperatole Lodovico cott 
lettere' apologetiche o di scusa j perchè 
non di propria yoloiità^ ma acclamato 
dal popolo, occupata aresse quella sede, 
e con diversi tegali: Forse quelle scuse 
mandate furono ' air imperatore , perchè 
il pontefice senza il previo di lui con- 
senso , era stato consacrato. Costume era* 
di fatto tion solo sotto i re Goti j ma 
anche sotto i Greci imperatori ^ che alla' 
consacrazione non si passasse, se giunto' 
non' era V assenso del sovrano. I Romani 

• • • r 

tfdvarbno sempre grave ed ingiusto que- 
«t' obbligo , ma i lóro tentativi andarono^ 
sèmpre, a vóto , ed il diritto della appro-* 
vaz?one dèi romano pontefice fu dagli 
imperatoti annoverato tra i diritti' della 
corona.* In alcuni annali ed 'altre, storie 
di' quei tèmpi, -si parla delia rinnovazio- 
ne da TèùSyro legato pontiQrio ottenuta 
del patta , che * èra stato conchiuso * coi 
J^reCicdtnti 'pontefici. Il Saronio ed altri 



«APItOLO III. 173 

hanno riferito una costituzioiie ^ che co- 
mincia Ego Ludovicus ^ nella quale moUi 
stati si annoverano esistenti in dominio 
della chiesa romana; si conferma al pon- 
tefice la cessione della città di Roma col 
suo ducato ^ nel modo che questi beni 
tentiti erano dai di .lui predecessóri^ e si 
conferma o piuttosto si dona al ponte- 
fice la Sicilia con tutti i suoi te^rìtor) 
marittimi e le sue adiacenze y come si 
confermano alcuni patrimonj , il Napole- 
tano e quello della Calabria ^ lasciandosi 
al Romani la libertà di consacrare il pon- 
tefice eletto senza attendere la approva- 
zione imperiale. Ma la Sidilla^ come pure 
la Calabria ed il ducato di Napoli, ap« 
partenevano allora^ come da lunghissimo 
tempo appartenuto avevano ai Greci impe- 
ratori ^ uè mai erano stati, donati al pon- 
tefice j a avrebboùo potuto donarsi da 
Lodovico che non li possedeva. Quella 
costituzione altronde ^ piena di ' errori di 
fatto e di stravaganze , manca di data ; 
tratta vedesi da Una copia inforilte q 
non autentica ; non sente , come il 3/a- 
ralorl osserva ottimameute^ Io -stile dellai 



174 *^?»^ IV. 

ca^cejtem <U I^c^yiqo P\o , e giudicare 
si dee una prett^ iiy^po^tara^ cpioe tante 
allxe che dal BoKor^i^ yeggoosì ^'iferite. 
Probabilmente qpel doqumeato non fu 
fiato y o «e si vuote interpolato^ se nou 
nel secolo ^I, in cui i pontefici ogmia- 
ciarono a muovere pretensiooi sovra la 
Siciliai e a contrastare agli ìi^peratori il 
dirUto della, approvAzpne ) ed allora di 
fatto parlò per la prilla volf a di quel 
diploma Zeo/tci Ostiense y mentre il Lfan- 
4qÌo nell^ sua cronaca (ptto divepp lo 
ri£eri. Natei erano intfiatp alcune contro- 
versie t^ra i 4ue imperj p^r motivo di 
confini non bene «t^ibilitt nella D'^lfi^azia* 
spedita fu pepciò sul IvLpgq Niceforo aiur 
baseiatorjc di .Gostautiaopoli con Cadalo 
o Cadolaco duca del Friuli, che forse lo 
era altresì della Dalmazia « e con Albi-, 
gafio neppte di Unroco ^ e fu . ppsto ter^ 
mine a cniella contejfa. 

3. Lodovico riunita avendo uua dieta 
in Àguisgrana, propose per Imperatore e 
fuo collega nel governo il di lui primo- 
genito LottariOj e .con unanime applauso 
fu c[ue9ti proclamato Augusto, Pippino e 



CAPITOLO III. rjS. 

Lodovico spediti forano air loro regpi della 
Baviera e delF Aquitaoia, pia Tegar^p ac- 
ccana^ che «degaati ndostrarpnsi ^' perchè 
la dignità imperiale al fratello loro eoa- 
ferita^ portaya iioq solo i^ua preminenza 
fìà OBore j ma ancht: di comando »ovra i 
re iiiede3Ìmi. Più ancora malcontento mo- 
«trossi BernardQ re d** Italia^ il quale forse^ 
traviato da imprudenti cpnsiglj. 5^t iip^a- 
^aò di aver^ maggio?.* diritto air^popero^ 
come fi^^olo àhPippino y che n)|iggiore 
di età trovav^si del fratello Lodoi^icd Pio] 
^omiiMJò 4^^u6 & riuaire milizie^ ed a 
ioiuacciare Mai' fiperta rubellione ^ il chq^ 
«dito avei^dp Lodovico , mentre ad A^cpiis- 
grana tornava, d^ Rataldo principalmen- 
te vescovo di Verona e da Suppone ^onte 
di Brescia y ed informato 4m ^^^i che 
tutti «rano guardati i passi alle chiuse 
d' Italia^ e t\^tte entravano nella congiura 
]'- città deir U^ia medesima^ il che vero 
totalmente npn.era^ riunì to^to un eser- 
cito di Fjrancbi e di Germani , e vei^so 
l Italia si mosse egli stesso in persona., 
"cmacdo che forze non aveva da opporre 
^^ 2Ìo 9 e ch^ abbandonato vedev^i' ^ 



I n6 LIBRO IV. 

mano a mano dalle sue f ruppe ^ andò a 
gittarsi ai piedi delf imperatore a Cha* 
lons neHa Borgogna ^ seco ^onducendo 
alcuni di coloro che parte avevano nella 
congiura^ certo Egidéo di lui confidente, 
Rinaldo cameriere e Beginarió già conte 
del palazzo. Singolare riesce il vedere 
che in quella entravano Ansdmo arcive- 
scovo di. Milano. 5 Wotfbtdo vescovo di 
€rèmona^ è Teodolfo stesso vescovo d^Ór- 
Icans j tanto da Carlo 'Magno beneficato^ 
sedotti 'forse da un amore mal calcolato 
della . italiana indc^endenza. Questi però 
scoprirono i primi tutta 1' orditura della 
trama , e spontaneamente si diedeiH) in 
inanò alF imperatore. Una cronaca longo- 
barda data in luce dal MencheiiiOj accen- 
na essere stato per frode chianvato in 
Francia il re Bernardo dalla imperatrice 
Erìrietigàrda y è che però non partì senza 
avere ricevuto un giuramento ' di sicurezza 
ó una specie di'salvocondottò. '^Pu tutta-' 
via imprigionato al sub arrivo con tutti 
i suoi oompliòi. Quel processo non ter-: 
flirtò se non ncff'anno seguente y e tutti 
i laici ' i]^ esso implicati ; coudannati fu^ 



c4pfroLO 111. * lyy 

rdfio a'morte. Lodovico commutò* la pcna^ 
ordiaando che lofa fossero solamente ca^ 
vati gli odchij ma siccome questa opera- 
zione in Italia ed in Francia for^e npn 
così dottamente eseguivasi come in Orien-- 
te , il re Bemq,rdo e Reginario ne mori- 
rono dopo tre giorni^ Andrea prete ita^ 
liano di qyqlla età, quella crudeltà attri- 
buisce non a Lodovico.^ ma ad Ermen* 
garda , inteata forse a procurare il regno 
d'' Italia ad uno de^ sitoi figliuoli ; e più 
ancora sarebbe stato vituperevole quel 
fatto se sussistesse, che^ Bernardo foss^ 
stato con frodolenta speranza di grazia 
chiamato in Francia ed assicurato che 
nocumento non sarebbesi fatto alla di lui 
persona. Vedesi di fatto nella cronaca di 
Tegano ^ che Lodovico di là ad alcut^ 
tempo se ne penti ^ confessò innanzi . a 
tutti i vescovi r errore suo di non essersi 
opposto in quella crudele sentenza ai 
suoi consiglieri, ne ricevette la penitènza 
e molto diede ai poveri per la purgazio- 
ne o redenzione delF anima sua. Così cre- 
devasi allora di cancellare i delitti più 
enormi , ed espiare col danaro le coljpe 



IJ$ LIBRO IV. 

più gravi ecl anche gli omìcicl} e I tfadf^ 
ffiéoti. I vescovi complici della congiuraf 
faronó deposti e relegati in diversi mo- 
nasterj. Sembra che Teodolfb si salvasse^ 
negando là sua reità ^ e jche Anselmo 
arcivescovo di Milano ^ ottenuto avendo 
'di là a tré anni i) perdono ^ alla sua 
sede tornasse^ Sospettò di fatto il Pari- 
celli che dei due cadàveri tròVàti nélV an- 
no i638 nella Basilica di S. Ambrogio 
dentro un^ arca ^ V uno tenente imo scet- 
tro di legno indorato, con veste di seta 
e frange d^ oro , e speroni di rame pure 
indorato , attaccati a scarpe di cuojo 
rósso con suole di legno , quello fosse 
di Bernardo . V altro con mitra, pastorale 
di legno ^ ed un anello d^ argento indor 
rato, fosse di qaeìV arcivescovo jinselmoy 
su di che molti dubbj promuovere si 
potrebbono \ come alcuni ragionevoli ne 
ha propostò il Muratori sulla iscriziono 
del sepolcro di Bernardo , che Tristanty 
Calco riferisce come scoperta a' iuoi 
giorni y e nella quale si dice quel priti-* 
cipe mirabile per la sua civiltà ed inclito 
per le sue pie virtù^^ scorrette trovane 



cAi»itOLO IR tjg 

Sosene y o piuttosto false le date. Tutto 
al piti j^uor asaerirsi con qualche Ibnda* 
medito che in Milano fa portato , e sep- 
pellito forse in S. Ambrogio y il corpo 
del re Bernardo, Dalla rifiòglie fcuà Cune- 
gonda ^ che fondò il monastero di S, A- 
icssandro in Parma y ottenùlo aveva egli 
un B'^ìiUolò detiù PippinOj dal quale tre 
figliaoli naccjuero j Bernardo^ Pippiho ed 
Eriherto , 11 primo de' qiiali molti beni 
possiedclte in Francia, pretendendo alcuni 
di derivare dal terzo V origine degli an- 
tìcbi conti di Fermandms. lì regno d' 1- 
talia rimase tuttavia alcun tempo vacante 
e g^overnato fu da messi o da ministri * 
imperiali, lodoi^ico con grandissima Sol- 
lecitudine occupavasi di riformare i mo- 
nasteT) e di ulantenerè Tuoiformit^ della 
regola e del rito benedettido , degno 
pinttostò di essere abate di un monastero 
ebc imperatore delP Occidente. Morto era 
intanto Grimoaldo Storesacio principe o 
duca di Behevento* Accolto aveà egli 
Sitcone fiiggitivo da Spùleti , perchè ca- 
duto in disgriazia del rè d'Italia, e creato 
Io aveva conte o governatore di Acenen- 



i8q ^^.IBRO IV.. . 

za ^ venuti' erano a< coQte$a' I <]ae eli li^ 
fìgliuoii Sicardq Sii^onolfo con jRadelgiso 
conte di Gonza ^ ed il padre cbianaato 
alla corte ^ FÌcosato> aveva di comparire 
fiotto il pretesto di infermità y, per la 
qual cosa Grimoaldo portato crasi ad 
assediare Àcerenza medesima ^ Radelgiso 
artifizio samente condotto aveva Siccone a 
ritornare in grazia di Grimoaldo^ ma gaa^ 
dagaaio si era un partito nel popolo e 
la rovina del duca niedjtava. Questa però 
fu procurata da due figliuoli di DaufhriOj 
(^ forse quello stesso che già fuggito era 
in Napoli ) i quali j perchè il padre loro 
dicevasi offeso con ingiurie da Grimoal-' 
do j questi mìsero a morte ^ assistiti da 
un .sicario prezzolato. Erchémpcrto ^ chef 
la dolcezza de^ . costumi di Grimoaldo 
commenda^ dice che morto fu per ccm- 
giura cnrditfi da Siccone e da Sadelgisaj 
mentre già ridotto era dll^ estremo da 
una malattia ^^ ad esso fu però sostituito 
per consejlso degli storici ^ con elezione 
del popolo proclamata specialmente da 
Itadelgiso , lo stesso Siccone. 

4. Alcune guerre ebbe verso quel 



CAPITOLO IH. lg| 

tempo Lodovico nella Bretagna minore y 
popolata nel secolo V da numerose fami- 
glie fuggite dalla gran Bretagna o Inghil- 
terra 3 un abate spedito per pacificare 
quel popolo irrequieto^ fu rimandato con 
disprezzo da Murmanno capo della na-. 
zione*, ma essendo V ipiperatore accorso 
in persona con un esercito , fu ucciso 
per accidente quel capo da un soldato 
gregario^ e tutti i Bretoni le armi depo- 
sero. Tornato Lodovico ad Àngiò^ trovò 
ambasciatori di var) prìncipi e tra gli altri 
di Siccone duca di Benevento col quale: 
rinnovò P alleanza. Quelli di Liudevito 
duca della Pannonia inferiore^ portavano, 
accuse contra Cadalo o Cadelao y conte 
e prefetto della marca del Friuli^ il clie 
a mio avviso non prova punto rautichità- 
del titolo di marcliese ^ assai più recente 
e non originalmente italiano y mentre as- 
sai più antico era il nome di Marca, Lo- 
dovico j principe debole e sospettoso j 
dopo la rivolta di Bernardo re d' Italia y 
aveva forzato^ benché senza alcun moti- 
vo y a farsi chca^ici Drogone y Teoderico 
ed Ugo y figliuòli spurj di Carlo Magno. 
Stori £f Ital. Fol. XIIL f 



Questa era la pietà^ la religioBe/Fa strinar 
ani sace/dc/zio^ <:he si professava in quei 
tempi dai prÌDcipi onorati del nome di 
J^io y Sì allontanavano sotto qualunque 
pretesto le persone che potevano dare 
alcuna gelosia j la tonsura era una pena 
deir ambizione anche solo supposta ^ il 
sacerdozio un esilio ^ carceri o ergastoli 
o luoghi di relegazione erano i mona- 
sterj. Sembrava che Lodovico non aspi- 
rasse a^ nuove nozze, i cortegiani di lui 
{>erò temendo che il mondo forse non 
asciasse e la vita monastica abbracciasse^ 
il che non sarebbe stato avvenimento 
sciagurato per Y impero^ tante nobili fan- 
ciulle chiamarono alla corte^ che tra que- 
ste elesse Giuditta^ bellissima figliuola di 
Guelfo y da alcuni detto duca ^ da altri 
conte nobilissimo della stirpe de^ Bavari. 
L^ armata d^ Italia fu spedita contra Z/k- 
devito duca della Pannonia rubellato a 
Lodoifico y ma nuUa operò ; e quel prin- 
cipe pace propose 9 condizioni chiedendo 
inammissibili y né a quelle aderire volle 
V]air imperatore proposte. Cadalo intanto 
o Cadolaco duca del Friuli ^ tornato dalla 



cApiTOLa ni. i83 

Pannonìa ^ aveva cessato di vivere ^ e ad 
esso sotteatrato era Baldrico ^ che pas- 
sato nella Garintia eoa poco seguito d^ ar^ 
mati j scoiiti*ato erasi eoa Liudemto ea« 
irato in ^ella proviacia, e valorosamea* 
te respinto lo aveva nella Pannonia. Ma 
qnel barbaro era stato più felice nell^ 
Dalmazia, ove Borna duca di quella prò-» 
vincia j abbandonato dalle sue truppe y a 
stento salvato erasi colla fuga j e tutta 
qnasi quella proviacia era stata saccheg- 
giata , limitandosi Borna a custodire le 
fortezze ed a fare frequenti scorrerie con- 
tra il nemico, al quale aveva però uccisi 
da 3ooo uomini e presi 3oo cavalli. Non 
si mosse Lodovico ad agire con forza 
contra la Pannonia , se non nelP anno se* 
guente, nel quale raccolte avendo truppe 
dalla Germania e dalP Italia, eoa tre corpi 
entrò in quella provincia , e , gli Italiani 
passarono le Alpi del Nerico. Trovarono 
questi alcuna diflScoltà nel passaggio dei 
monti e della Drava; ma Liudofito fu 
tre volte superato, e devastata tutta queU 
la regione , mentre quel duca chiuso te- 
oevasi in nn castello inespugnabile.. Bal^. 



i84 ìAwo TV. 

drico comandante degli Italiani , nel tor- 
nare dalla Carniola nel Frinii ^ ottenne 
il soggiogamento dei popoli ébe abitava- 
no in riva alla Sava e di nnà parte della 
Garintia ^ cosicché ben poèhe forse a 
Liudevito rimasero. Kinnovala erasi in Co- 
stantinopoli la nojosa qtcistione' delle 'im- 
magini j e Leone j4nnenp gH iconoclasti 
favoreggiava * ed il pontefice Pasquale , 
altro fare non sapendo^ percbè T autorità 
esercitare non poteva nell' Oriente y <mei 
cattolici alla sofTerenza confortava. Ves^- 
gonsi con una bolla dell'anno 819 tkm^ 
fermati i privilegj della chiesa «di Raven- 
na^ e Lottano viene appellato nella' data 
di queir atto nuovo imperatore , dal che 
male a proposito si vorrebbe dedurre^ 
che con partecipazione ed àpprovaisione 
del pontefice fosse stato Lottariù elevato 
a quella dignità. In Roma si appose la 
data del di lui regno ^ anziché in altre 
città d^ Italia y perché in questa, giunti 
erano forse più soMecitì gli avvisi , e J)o- 
ma fu la prima a pagare un tributò é^ os<> 
«equio alla di lui sovranità. Tornarono 
que' messi ^ che erano stati spediti per 



CAPITOLO HI. 1^5 

la riforma delle chiese e de' monasteri , 
e questa forse diede motivo ad alcuni 
«2^iJtplari che presso il Baluzio si leg- 
gono j si vede , che cominciavano già i 
monaci ad invadwe le cljiese hattesimali^ 
cioè parrocchiali , ed un diploma dato 
vedeM da Lodovico stesso per approvare 
una convenzione riguardo a quelle chiese 
SiSgnita tra Gisone vescovo di Modena e 
Pietro ab^te di Nonantol^. Il doge di 
Venezia Participazio spedito avev^ Giù- 
sùniaao suo primogenito a Costantino- 
poli y dove .onorevolmente accolto da Xeo- 
jie Armano j ottenuto aveva il grado di 
Jpato o di consolo 5 ed intanto aveva fatto 
dUcbiarare suo collega nel ducalo V altro 
£UO figliuolo Gioi^anm. Tornato il primo, 
(grave disgusto mostrò per la elevazione 
del fratello , né ^ entrare voUie nel palaci- 
zo^ ina andò ad abitare presso U chiesa 
di-wS. S&fero ^ ed il padre allora che te- 
neramente lo amava , Giovanni degradato 
mandò in esilio a Jadria oggi Zara , fa- 
c^do quindi eleggere cqllcghi nel ducato 
Qwtinifuio ed Angelo altri di lui fi- 
giùioJli. Giovanni recossi ad implorare 



l86 UBRO IV. 

protezione alla corte di Lodovico^ il quale^ 
se genuina fosse la lezione elei Dandolo j 
6Ì sarebbe trovato in Bergamo^ ma certo 
è cbe egli clopo essere fatto imperatore 
non venne mai in Italia. La interposizio- 
ne di Lodovico ad altro non giovò ^ se 
non a far ottenere a Giovanni la facoltà 
di stabilirsi colla moglie in Costantino- 
poli. Se credere si potesse al Dandolo 
medesimo ^ avrebbe Lodovico alle istanze 
di Fortunato patriarca di Grado conce- 
duto , che il popolo deir I&tria eleggessei 
i suoi governatori^ i vescovi^ gli abati ^ i 
tribuni ed altri magistrati. Trucidato fu 
allora in una chiesa Leone Armeno per 
tumulto popolare insorto in favore di 
certo Michele patrizio e capitano delie 
guardie , da esso condannato a morte j 
ed i di lui figliuoli furono tutti fatti eu* 
nuchi e mandati in un monastero, al 
quale però non tutti arrivarono , morti 
essendo alcuni di spasimo. Michele detto 
Balbo^ perchè scilinguato, coi ceppi tut- 
tora ai piedi , dei quali la chiave custo- 
divasi da Leone , fu collocato sul trono 
Ì9 proclamato da tutti imperatore, il che 



CAPITOLO in. jSj 

f;i ^ed«re clie ì Greci posposta aararavo 
(jaalanque considerazione di ereditaria o 
legittima sttccessione y e cke più barbari 
erano di tutte le nazioai ancora con quel! 
nome appellate. La Francia fu altora de- 
siata daHa peste ^ dalla mortalità dei 
buoi e dalla carestia y le quali calamità 
tutte si attribuirono 9 forse a torto ^ ad 
uaa sola cagione^ cioè alla cootifiuazione 
di piogge smoderate. Era staito in quei 
tempo accusato di fellonìa Berm conte di 
Barcellona , <e «i ricorse in ^pieHa causa 
al giudizio di Dio. Si affrontarono dun*- 
^ a cayaHo in uno steccato y perchè 
Goti erano j tanto JSera quanto Sanilone 
di lai accusatore y in presenza dell^ im- 
peratore y e già si era portata la bara 
per quello ^ei due che rimanesse «stinto. 
Sanilone vinse^ ma il pio imperatore salvò 
^era dalla morte « mandollo in esilio a 
Beano. Io ho riferléo questo esempio di 
'la barbaro costume fondato sult' igno- 
ranza dei popoli, che Dio tentavano con 
<|ue^ pericolosi esperimenti y perchè non 
Wfo .era il ricorrere a questo genere di 
prava nei giudizj anche in Italia, fifon è 



*88 tiBRO IV. 

ben chiaro in cpal anno V imperatore 
Lodovico concedesse a LoUàrio il regno 
^ Italia^ sembra però più probabile^ ch^ 
questo avvenisse nelF anno 820, ed il 
Muratori, ha prodoUo alcuni atti dai quali 
sembra essere provato che al regno d' I- 
tàlia fosse giunto quel principe al comin- 
ciiare di queir anno, se pure T epoca dèi 
di lui r^egno non pigliava la data dagli 
ultimi mesi dell^ anno antecedente. Otto 
navi di mercatanti italiani che venivano 
dalla Sardegna , erano state intanto prese 
ed affondate dai Saraceni, contra i qaali^ 
tuttora guerreggiatasi nella Spagna. 

5^ ' Confermò Lodayioo in Nimega la 
divisione degli stati già da esso fatta tira 
i di lui figliuoli*, Lottano non era in 
essa nominato se non come di lui com^ 
pagno e successore nelP impero 5 a Pip^ 
pino si assegniavanó Y Àquitania, la Gua« 
scogna j . la Linguadocca y la Marca di 
Tolosa con alcune contee; a Lodovico- la 
Baviera , la CanDtia, la Boemia, e tutto 
qiif^llo che nella Pannonia e nella Schia- 
vonia alla monarchia francese apparteneva. 
Ringoiare è il divieto fatto ai due n^inori 



cAnTOLO III. 189 

{rdlelli di ammo^arsi,^ Dè'<ll far pace o 
gutrra ^ seaza il coosenso di Lottario 
m«de»imo. Giunsero allora a Lodo\^ico 
legati del pontefice Pasqitaìe ^ onorevol- 
meote rice^ruti e congedati j senza che 
noto sia r oggetjto di quella missione. Si 
guerreggiò ancora nella Pamionia ^ ma 
utti'o non si fece se non devastare alcuni 
lerritorj. In una generale dieta tenuta 
nelia vUla di TeodonCj Lottario impalmò. 
Errnmffirda figliuola di UgOy conte discen- 
dente da un. 4^<^^ ^^ Àlemagna y ed il 
puntefice spedi a quegli sposi grandiosi 
donativi. Accordata fu allora la liberta e 
restituiti furono pur anche i beni, a tutti 
gli esiliati come, complici della congiuìra 
Hel re Bernardo* Tornò forse allora in 
Milano r arcivescovo Anselmo ^ ma Wol- 
foldo vescovo di Cremona, o di Modena 
secondo VUglidliy morto era già nelF e-, 
silio. Teodolfo vescovo d^ Orleans, fu di 
^à a poco, secondo un antico scrittore, 
ttilto di vita col veleno y a lui dato da 
^ occupati aveva durante V esilio i di 
lai beni. Tornò pure AdaUirdo alla sua 
l;aèa di Corbe) a. Ma quel Fortunato 



igO LIBRÒ IV. 

patriarca di Grado ^ del quale più volte 
si è fatta menzione ^ fu allora accusato 
di tradimento e di eccitare Liudevito duca 
della Paunonia a persistere nella rubel- 
lione^ somministrandogli altresì muratori 
per fortificare le sue città e castella. Citato 
dair imperatore a discolparsi; finse di ob* 
bcdire ^ ma dairistria passò a Zara^ e 
datosi nelle mani di Giovanni governato* 
re greco , fu spedito a Costantinopoli. 
Un nuovo placito o solenne giudizio fu 
nelFanno 821 pronunziato in Norcia nel 
ducato di Spoleti in favore dell'abate di 
Farfa^ dal quale si raccoglie che il duca 
di Spoleti confiscato aveva alcuni beni 
per la parte regia ^ cioè applicati alla 
camera dei re a Italia. Due duchi veg«* 
gonsj in queir atto nominati Guinigiso e 
Geraldo ^ il qualfs ragionevolmente può 
credersi duca di Camerino o di altra 
città del ducato medesimo. Dal doge di 
Venezia era stato spedito legato al nuovo 
imperatore d' Oriente , angelo figliuolo 
di Giustiniano^ che in moglie aveva una 
nobile donna romana * ma questi giunto 
a Costantinopoli ^ dopo alcuni jpovm dì 



tnalclttìa era mancato di vita. Altra dietg 
generale ^enne Lodovico \n Attigni coirin- 
tepvento dei legati peatìfie) j ed in essa,^ 
forse indotto da sdcuao scrupolo ^ si ri- 
conciliò coi suoi ffatelli^ fidinoli spui^j 
^i Cado Magno • ^ loro accordò vesco- 
vadi e i>adie. Pianse altresì la crudeltà 
coflBmes«a coltra Bernardo re d' Italia , 
e ne fece pubblica peaitenza. Parti allora 
per r Italia t/Ottario^ e consiglieri dati .^gli 
furono Walla benché ^nonace-, detto in 
alcune carte di lui pedagogo o ajo , e 
Geruneo ci^e degli ■estiarj o dei portieri 
del palazEo. la alcuni pubblici latU notata 
vedeù la data dalP epoca dell^ ingresso in 
Italia òA re Lattaria. Guiniglso duca di 
Spoleti^ già vecckioj risolvette di depor- 
re f abito secolare ^ e si diede j coni« 
Eginardo scrive ^ al consorzio monastico^ 
essendo ad esso stato sostituito Supponi^ 
conte di Brescia. Non è strano y che i 
monastici ritiri una quiete ed un riposo 
offerissero agli uomini potenti^ stanchi 
degli affari del mondo^ e già molti eransi 
cedati abbracciare questo partito ^ con 
che si rende ragione altresì dell' ingran- 



i9« tiMo IV. . 

dimeo-to straordinario dei monastei^ io 
quella età. À torto forse si sono sup- 
posti due Guinigisi ^ dai (juali questo 
sarebbe il secondo^ giusta V opinione del 
Mabillon) vedendosi questo d^tto da J5^'- 
nardo già cadente per la vecchiaja ^ jam 
senio coTifectus. Dubbio è pure se egli 
lasciasse prole maschile^ Qon ben chiarp 
apparendo questo da un placito , citato 
dal Mabillon suddetto, nel qu^le V abate 
di Farfa recupera una corte usurpata 4^ 
cerio s Guini^so vasso o vassallo delF iqpt- 

^ peratore, cfee essére potrebbe tu tt' altri. 
Tornò ancora Feser^cito d^ Italia coltra 

' il mbelle Livdei^ito] ina questi fuggì pres- 
so 4 Sorabij <Jhe V Eccardo . crede gU 
stessi che i Servii o Serviani. Accolto da 
uno di que^ principi , che prìncipe della 
Dalmazia viene nominato dalF Astronomo 
nella vita di LòdoOico Pio , lo uccise e 
5Ì impadronì della di lui città ; ^ sipju- 
lando penitenza , deputati spedì a Lodo^ 
vico^ chiedendo il perdono, ed offerendo, 
di presentarsi egli stesso personala;iente y 
ma di là a poco fu egli ucciso da uno 
de' suoi y e così ebbero fine le . guerre 



CAPITOLO ni. 193 

Clelia Pattnonia. U vescoTO di Modena 
Deusdedit spedito avendo un suo prete 
a Lodoifico j ottenne la conferma di tutti 
i 'privile^ ' alla chiesa di S^ Geminiano 
accordati dai re longobardi ^ e di tutti 
1 Lèni alla medesima spettanti^ tra i 
quali èra pure un mulino appartenente 
alla corte regia di Città Nuova. Lottario 
intanto dopo avere in più luoghi ammini- 
strata là giustizia ai popoli d^ Italia ^ di- 
^ponevasi a tornare in Francia j allorché 
fu pregato dal pontefice a recarsi in Bo' 
tna, oìide ricevere la corona ir^periale. 
Gelosi erano i pontéfici di conservare 
ijuesto diritto ^ giacché dalle loro mani 
ricévuta la avevano ' Car/o Magno e- Lo* 
dovico. Questi contribuì forse a seconr- 
3ape il viaggio del figliuòlo, come si rac- 
coglie da Piiscasio JiatbertOy ma dalle pa- 
role di quel biografo di un monaco non 
può dedursi legittimo argomento a con- 
chiudere, che a confermare V elezione di 
iin imperatore necessaria fosse la coro- 
natane' romana," e piuttosto si comprcn* 
Q€, che Lottario la benedizione del pon- 
tefice ricevere non poteva senza il con- 

f ^ 



194 ^^^^o ^^* cipiTOto HI. 

sentlroento e la volontà del padre. I^it 
egli di fatto accolto con grandissima poncH 

Sa in Roma y e nel giorno di Pascpia 
elFanno 8^3 coronato ; e secondo un 

» 7 

antico continuatore di Paolo Diacono y il 
ponteGce 'gli accordò o piuttosto riconob^ 
be in esso , la podestà sopra il popolo 
romano j che era stata ai primi impera- 
tori atti*ibuita. Ottenne allora V abate di 
Farfa di essere liberato da una pensione^ 
che il pontefice aveva a quel monastero 
imposta contra i privilegi del medesimo j 
Lottano tornò quindi in Pavia ^ e di là 
andò a trovare il padre, il quale a sol^ 
lievo deiritòlia spedì jÉdalar-lo coiste del 
palazzo, affinchè con Mauringo conte di 
Brescia continuasse V amministrazione del- 
la giustizia y ed a compimento conducesse 
gli affari é specialmente i gìtidizj dal &* 
gliuolo incominciati. Col titolo di messi 
imperiali o dominici si accordavano al** 
lora le più estese ed ampie facoltà y ed 
anche si stabilivano so fio quel nome per* 
Itone ; che la carica sostenevano di vicerà« 



19^ 



CAPITOLO IV- 



CoBrTUfUAZlOMB DELLA STORIA dMtAUA 
DALLA UfCOROHAZlONE DI LOTTARIO 

smo ALLA MORxn 01 LODOVICO Pio. 

Accuse portate a Lodovico contra 
il pontefice, óiudizio intrapreso ed abban- 
donato. Nascita di Carlo Calvo. Calamità 
pulhliche nella Francia. Prodigi supposti. 
Morte del pontefice Pasquale. Tumulti per 
F elezione del successore. Elezione di Eu-p 
genio. Lottarlo giugrie in Roma , e ri^ 
forma molti abusi. Costituzioni pubblicate 
in Italia da Lottarìo. Supposto giuramene 
to dei Romani. Diploma di Lottano m 
favore dei vescovi di Como. Guerra di 
Pippino nella Bretagna. Monaci e cherici 
armigeri, jimhasciadori delP Oriente. Suc- 
cessione dei duchi di Spoleti. - Quistione 
ad culto delle immagini rinnovata da 
Lodovico. Notizie di quella contesa. Con' 
fetenze tenute in Francia. Opinioni di 
Claudio vescovo di Torino. Lottarlo in 
Italia, Spedali istituiti presso i mom^terj. 



196 LniRO IV. 

- Concilio tenuU) in Roma. Ambasciata 
dei Bulgari a Lodovico. Organi fabbri^ 
cali o in\fentati da Giorgio prete veneto, 
Jjffari di Benevento. Radelgiso n fa mo* 
naco. Guerra mossa contro i JSapoletmU. - 
Morte di Eugenio II e di Severino di 
lui successore. Elezione di Gregorio IV. 
Duogallo scrii^e contra Claudio torinese 
sul culto delle immagini. Guerra coi Sa* 
raceni nella Spagna. Adiquie di eanfi irp- 
cettate. Ambasciata de Greci # Lodovico. 
Giustiniano Participazio doge di Fènezia» 
Inutile tentativo dei patriarchi di ALqui" 
leja di ricuperare i diritti loro sopra 
Grado. Guerra infelice nella Pannonia» 
Osserv4izioni sul titolo di Marchese. &e- ' 
dizione di Bonifazio conte di Lucca nelfA^ 
frica. Invasione de' Saraceni nella Sicilia. 
Corpo di S. Marco portato a Venezia. I 
Feneti uniti coi ' Greci , cercano inutil- 
mente di cacciare 1 Saraceni dalla Sicilia. 
Morte deir imperatore Michele. Teofilo 
gli succede. Patrimonio da Lodovico oj- 
segnato al quarto di lui Jigliuolo Carlo.. 
Disordini della corte. Disposizioni di Lot- 
tano per il rifiorimento degjLi studj in 



CAPITOLO IV, 197 

lidia. Scuole erette in i>arie città. Fletei to 
solenne in Roma j nel quale il pontefice 
è citato in giudizio dai messi imperiali. 
Morte del doge Giustiniano. // di lui fra^ 
tetlo Giovanni gli succede, - Disordini 
delta corte di Lodovico, Congiura contra 
di esso ordita. Lodovico è privato del 
comando. Lo recupera. Giudizio dei con^ 
giurati. Tumulti in Venezia. Punizione 
dd congiurati contra Lodovico, jiltre con- 
ieffienzG di quel fatto. Insubordinazione 
H» Pìppìnò. Jiiuotta di Lodovièo re della 
^ayiera. Apparente pacificazione. Si pro^ 
cede contra Pippìno è contra Bernardo 
dùca della Settimania. Progressi d^ Sa- 
raceni nella Sicilia. Timori delV Italia e 
specialmente del pontefice. Morte di Sic- 
cóne duca di Benevento. Dubbio esilo 
della di lui impresa contro Napoli. - 
ffuovi torbidi tra i /figliuoli di Lodovico, 
Loro rivolta. Lcjttario conduce in Ger- 
mania il pontefice. Inutile di lui inter-' 
vento. Lodovico abbandonato dai suoi si 
dà in mano a Lottano. Condotta da quo- 
iti tenuta col padre, Lodovico re di Ba- 
vkra si muove a Javoie delC imperatore 



n 
i' 

i 



~ lt}S LIBRO IV. 

prigioniere. Si, collega con Pippiao. I pa^ 
poli si dichiarano per T imperatore. Lot- 
tarlo si assoggetta e toma in Italia. Lo* 
clo¥Ìco Pio ripiglia V imperò. Condotta 
posteriormente tenuta da Lottano * yt%^ 
i^enimenti JC Italia ài quel tempo, Trat-^> 
tatii/e diverse tra Lodovico imperatore é 
Lottano. Dissensioni tra i medesimL ÌmO' 
cióvico assegna a Carlo la Neustri€u Sup* 
posti movimenti ostili di Lottano. 7V-(/ 
multi in Fenezia, Cambiamento di iudi 
in Napoli, Guerra di - Sicardo coafro, i 
Napoletani, - Timori conceputi ^aUa corié 
di Lodovico per la successione di Carlo. 
Trattato conchiuso con Lottario. Nhbìhbì' 
divisione della Neustria. Mosse ostili di 
Lodovico re della Baviera, Egli si ritira. 
Ottiene dal padre il perdono, Ambasdatà 
ddP imperatore d'Oriente. Tumulti e guef> 
re ndr Aquitania. Armamento dei Veneti 
contra i Saraceni. Infelice esito di quella 
spedizione. Morie di Sicardo principe di 
Benevento, Battesimo di una fi^iuola di' 
Lottarlo. - Nuove ostilità di Loctovict» 
re di Baviera. Dieta di Formazia. Grande 
cccUssi del Sole. Malattia e morte dì Lo* 



CiFHPOLO IV. ig^ 

dovieo Pio. 'Di lui carattere, Ossen^aziofu 
critiche. 

. ^. 1. iTlentre tvovByiasi Lodovico in 
una dieta iii Compiegne y giunse V avviso 
da Roma^ che a Teodoro .primicerio della, 
chiesa romana ed a Leone nomenclatore, 
eraao stati nel palazzo lateranense cavati 
gli occhi e 4|aindi mozzato il capo^ P^^* 
che fedeli partigiani mostrati eransi del 
^ovaae imperatore Lottario^ e che que- 
sto credevasi fatto per comando o per 
CQDsig^o del pontefice Pasquale. Spediti 
foniBO tosto ad assumere informaziooi 
della cosa ^dalongo abate ^e Unfredù 
coste di Coita ^ o duca della Rezia ^ ^ 
già partiti erano , allorché giunsero due 
legati romani che Fimperatore pregavano 
di non prestar fede a coloro ^ che al 
pontefice attribuivano quel delitto. Giun- 
sero in . fioma i messi ^^H^ imperatore^ 
>na non riuscì loro di scoprire la verità 
del £sitto y perchè il pontefice giurato 
aveva di .non aver parte in quegli orai- 
<^id| innanzi ad un gran numiero, di ve- 



L .. 



Odo LIBRO IV. 

acovi ; difendeva però egli gli assassmi ^ 
qhe erano di lui cortigiani o domestici j 
e sosteneva che gli uccisi rei erano di 
delitti di lesa maestà. Coi messi imperiali 
partirono da Roma quattro nuovi legati 
del pontefice , e la debolezza di Lode* 
vico Pio lo trattenne dal procedere pia 
òltre^ e forzollo, sebbene di mala voglia 
ad ammettere le scuse degli uccisori 
Traggono alcuni da questo fatto un ntiovo 
lirgomento in favore della sovrapttà dèll^nn 
peratore in Ronia^ ed anche della telate 
mancanza di autorità dei pontefici nelle 
f;ause criminali ) altri potrebbono trarne 
altresì la conseguenza ^ che già qnelk 
corte aveva trovato il modo di sottrarr 
alla ispezione dei magistrati laici ^ e di 
coprire o di scusare gli alti di dispoti- 
3mo ai quali alcuna volta abbandona^^'; 
come si vede apertamente nel fatto rife- 
rito. Si può pure raccogliere dal fin qni 
detto ^ che la corte romana^ non |)ótendo 
stendere oltre certi limiti il suo potere , 
fi forzata vedendosi a rispettare P alto 
dominio dtgli imperatori^ già suscitato 
uvifvii in qutll' epoca nu partito'^ ebe 



CÀfiToto IV. aoi 

ebbe pòi a durare per più seeoli eoolra 
U podestà imperiale^ coroprlmeiido al 
tempo stesso quelli che per T imperatore 
si dichiaravano e ad esso conservavano 
intatta la fede. &a questo il germe delle 
fazioni che conosciute furono in tempi 
pia recenti sotto il nome di Guelfi e di 
Ghibellini, GiudilA partorì in quelP an* 
no a Lodoifico un- figliuolo ^ che celebra 
divenne nella storia sotto il nome di 
Carlo Calvo. Gli annali de^ Franchi ram* 
mentano un tr«muoto , che fieramente 
scosse la città di Aquisgrana , suoni in* 
soliti uditi di notte tempo ; grandini fu- 
riose e fulmini frequenti ^ grande morta* 
liti degli uomini e delle bestie ^ un in^ 
oendio che tl'ì ville distrusse Mila Sas- 
Sonia per fuoco ^ come si disse ^venuto 
dal cielo ^ forse per un fùlmine^ ed uoa 
immagine delia B. F. col bambino ado« 
rato dai màgi ^ vecchia e scolorita^ che 
trovavasi nella terra di Gravedona sul 
lago di Como 3 che per due giorni con- 
tinni mandò fuori grandissimo splendore. 
Qaesti pradig) ^ dei quali in parte no« 
<i aveva altro fondamento che ntUa urna'* 



SIOS UBKO IV. 

Ida credulità^ turbarono talmente T animo 
di Lodovico y che ai digiuni ricorse , alle 
orazioni ed ^Ue limosiue per placare lo 
sdegno celeste. In Italia nella contea di 
Lucca e forse nel ducato della Tosèana^ 
succeduto era a Bonifazio il di lui fi-» 
^liuólo col nome di Bonifazio II j che 
da) Muratori sì suppone divenuto mar- 
-chese della Toscana medesima. Appena 
erano tornati in Jlo^iia i legati spediti a 
Zodoyìco dal pontefice Pasquale per la 
^ua discolpa^ che- questi trovandosi gran* 
demente infermo ^ inori pro}>9bilmente nel 
mese di febhrajo. Tra le lodi che ad esso 
sono date dal panegirista più che bio* 
grafo Jtnostasioj merita alcuna menvioue 
il riscatto da esso fatto di molti schiavi 
dalle mani degli infedeK. Insorsero tu«> 
multi nel popolo per la elezione del sue- 
(messore ; ma prevalendo il partito dei 
pobili ^ fu presceito Eugenio 11 ^ il qual^ 
consacrato ere desi poco dopo V elezione 
medesima , sebbene ravviso ne fosse tosto 
spedito alP imperatore. Questi allora man<^ 
dò in Italia Lattario con un abate di 
iS. Pionip ; a$ncbè poi |^oqte6ce r Qol 



Ci«|<f*OLO IV. so3 

popolo tofiiano trattasse di alcune cos0 
urgenti, Lotiario giunto in Roma j come 
narra Eginarda j con benevolo consenso 
di Eugenio corresse o riformò lo stato 
del popolo romano j j,amdudum ^uorun^ 
àam perversitate pontificum depravatum ^ 
e fece si che molti consolati fossero ^ i 
quali rovinati per Tapprensione fatta dei 
loro beni, coli arrivo di lui e col divino 
ajato gli avevano recuperati. Secondo Pa* 
Kosio Ratberto , Walla si sarebbe molto 
sidoperato y perchè eletto fosse e consa* 
crato Eugenio y come uomo dal quale 
potessero T^orregger^i molti dbusi intro^ 
dotti 'j e nella vita di JLodovico Pio delPA' 
stronomo y si legge qSie molte ^[uerele 
portate erano à Lottano y perchè coloro 
che £e^cleli eransi mostrati aU^ imperatoref 
ffd ai Franchi y èrano stati iniquamente^ 
iiccisi y ed esposti al ludibrio i super- 
atiti * che molte' querele dirette erano 
coQtva i romani pontéfici ed i giudici, 6 
che trovossi di tatto che per negligenza 
ignoransa di alcuni pontefici, e per 1é 
cieca ed insaziabile cupidigia dei giudici^ 
QK)lti beni erano stati confiscati y dei 



aó4 . tiBào IV. 

quali Lattario ordinò la restiliizione ton 
grande allegretza del popolo romano; Sog- 
giugne quello scrittore^ che Ai pure sta* 
bilito secondo F antico costume j che dìA 
lato dell' iraperaCòre , ex laure impenià^ 
tórisj $i mandaisero persone , che il po« 
tere giudiziario esercitassero^ e che a 
tutto il popolò rendessero ginstiua. Fu 
dunque obbligata la camera pontificia a 
i'estituire i beni indebitamente confiscati^ 
le giudici imperiali sa stabilirono^ che du*» 
i>are dovessero per tntto il tempo che 
idalP impetatof e fosse prefisso; il che ba« 
stantemi^te serve a moatrare, quale stata 
fèssala condotta del pontéfice jRMjuaki 
1 gio^if^ ' romani rei di enormi conoDs<A 
siqiti ^^ esiliati Ibrono da Lottano in Fi*tf»H 
eia; ma dopo alcun tempo rimessi in 
libertà ad istanza di Eugenio j e siccome 
erano stati ò^ beni loro spogliati y ad 
essi prestò egli generosi soccorsi col pa* 
b*iarcato lateranense. Alcune C0stftu2iom 
pubblicò Lattario in Boma per conferà 
mare i privilegj e le esenzioni accordate 
dal pontefice e dalP imperatore; per vie- 
tare le rapine che in addietro facevansi 



CAPITOLO IV. 205 

viventi 1 papi e màssime in sede vacante^ 
e per rendere sempre più libera Y ele- 
zione del pontefice , riserbata però a 
que' soli romani , che diritto vi avevano. 
0§w anno i messi imperiali informare 
dovevano T imperatore della condotta dei 
giudici nella amministrazioùe della giusti- 
wa; le querele òontra i duchi o giudici 
negligenti portare dovevansi in prima istan- 
za al pontefice , affinchè egli tosto prov- 
vedesse , o all' imperatore riferisse ; ed . 
il' senato ed il popolo romano interro- 
gale dovevansi per sapere a quali leggi 
yfoltssfsro sottoporai , dovendo essere con 
^He giudichiti anche nelle cause crimi- 
nal; 41 che crede il Muratori doversi 
intendere delle leggi Romane , Saliche y 
Bavaresi , Bipuarie e Longobarde ^ che 
tolte in Italia ed in Roma avevano vigore. 
Molli beni della chiesa romana trovavansi 
occupati da àlcxmi potenti di Roma^ che 
Cantavano d' averli ottenuti dai pontefici} 
di questi fu ordinata la restituzione ] ai 
Aomani fu vietato il commettere ruberie 
«ni 'Confini delle provincie del regno di- 
teli» ^ e fu ordinata la restituzione dei 



3K)6 M«»0 IV- 

hetìì rapiti. Lattario volle conoscere il 
numero e il nome di tatti i ducbi y giu-r 
dici ed altri magistrati ^ ch^ in Ruma 
trovavansiy tutti ammoni sui loro doveri^ 
ìd riverenza insinnaado loro al romano 
pontefice , se godere volevano la ^racta 
dcll^ imperatore. Secondo ti continuatore 
di Paolo Diacono y Lottano celebrata 
avrebbe in Roma la lesta di 5. Martino^ 
ed aviDebbe esatto dal clero e dal popolo 
romano un ginramieato solenne di fedeltà 
agli imperatori Lodovico ^ Lottario^ salva 
la fede promessa domino apostolico ) «tei 
c{uale giuramento si sarebbe pure prote-' 
slato di non consentire ad alcuna elezio- 
ne del pontefice ^ che fatta non* fosse 
canònicaniente-, e di non permd;tere che 
reietto venisse consacrato se non previo 
il giuramento prestato al messo imperia- 
le j siccome fatto aveva lo stesso Eugc 
nio. Questa notizia y che potrebbe anche 
essere non autentica^ non riesce neces- 
saria a provare la signoria dei pontefici 
in Roma e nel loro ducato y subordinata 
sempre alla superiore degli imperatori^ 
vedendosene troppo numerosi gli indizj 



CAVINOLO IV. ^Xyj 

nelle costHuzioni surriferite. Non ^ perii 
inverisitnile il racconto di quello storico^ 
ci Eugenio, potè coadi&oeadcre a (juel 
fliurameato , onde prevenire le discordie 
€(1 i disordiai che avevano avuto luogo 
incile nella dì Ini «lezione. Tornò Lottm* 
rio ìq Francia^ ed il padre rallegrò colla 
relazione dei torti da «esso raddrizzati in 
Roma. In queir anno probabilmente y se 
non pure nel precedente y deesi «credere 
ronceduto da Lottano «n diploma a Leo* 
ne vescovo di Como ^ confermativo dei 
privilegi già a quella chiesa accordati 
da Ansprandoj Cuniberto ^ Bertarido^ Ari' 
heito y Liutprando j Rachisio ed Astolfo 
re dei Longobardi^ e da Lodoi^ico di lui 
padre. Veggonsi specialmente nominate le 
cose o i beni situati nella Valtellina nel 
ducato milanese , del quale si & allora 
per la prima volta menzione nella storia^ 
nuovo pure essendo che la Valtellina for- 
masse parte di quel ducato. A quel di- 
ploma però è stata aggiunta la data^ e 
rome il Sfw^afori osserva y esso è pieno 
di spropositi} forse interpolato dagli scribi 
^ dai copisti. Muove guerr<e ^be Lodo" 



308 UBRO IV. 

vico coi Bretoni *, ed i vescovi , gli abati 
ed altri ecclesiastici che vassalli avevano, 
concorrere dovettero armati ^ tra i quali 
comparve pure il poeta Nigella monaco 
collo scudo e colla lancia; a questi però 
disse il re Pippino^ ridendo, che andasse 
a studiare lettere j anziché a maneggiare 
le armi. La Bretagna fu devastata e sog- 
giogata y ed alla corte di Lodov^ico com- 
parvero a rinnovare la pace i legati del. 
nuovo imperatore à^ Orìenie Mitkele Bal- 
bo. Con essi venuto era quel turbolento, 
patriarca Fortunato ^ che fuggito era in 
Costantinopoli, e che tornare voleva in 
grazia di Loao\fico ^ questi lo rimise al 
poTite6ce ^ ma secondo il Dandolo , For^ 
lunato mori in Francia, ricchi arredi la- 
sciando alla chiesa di Grado , e succes- 
sore di lui fu eletto Fenerio natio di 
Rialto , che molte chiese in Grado ris tau- 
ro. Poco visse quel Suppone , che duca 
era stato creato di Spoleti ; cinque aoli 
mesi vìsse jidalardoy il quale messo Ito» 
vandosi in Italia , era stato a quello so- 
stituito , e r altro messo imperiale Afau- 
ringo conte di Brescia; cadde infermo, e 



CAPITOLO IV. !àOg 

morì appena ricevuta Ta nuova delia sua 
elezione a quel ducato. Suppongono alcuni 
ad esso sostituito Guido o Guidone L . 
2. I legati* deir imperatore greco por- 
tate avevano lettere di quel sovrano a 
Lodovico 9 nelle Ypiali si parlava a lungo 
del ctilto delle immagini tuttora nelF 0- 
riente controverso. Lodovico prùdente* 
niente mandò que^ legati al pontefice ^ 
affinchè egli fosse giudice di quella con-. 
tesa, e chiese di potere egli pure tenere- 
alcune conferenze coi vescovi su quel 
pnnto y sebbene già deciso fosse nel con- 
cilio Niceno II. Molte superstizioni e 
molti abusi si erano di fatto introdotti 
tra i Greci nella Venerazione delle imma- 
gini. In Costantinopoli^ che Jl sig. de 
Montesquieu inclina a credere il solo 
praese ove la religione cristiana sia stata 
veramente dominante^ una ignorante stu-r 
pìdità aveva riposta tutta la confidenza 
nelle immagini e nelle reliquie ^ cosicché 
da Tjonara e da Niceta Coniate sì racco* 
glie ^ che per una immagine o una reli- 
quia si levava un assedio , e si sacrifi- 
cava una città o anche un' intera provine 



t^lO LIBRO lYv. 

eia. I Greci realmente cadot^i erano in 
uaa specie di idolatria j e giunti erano 
a riguardare gli Italiani ed i Germaai di 
que^ tempi come miscredenti , perchè un 
culto eguale al loro alle immagini non 
rendevano. Gli iconoclasti caduti erano 
in un errore opposto j Leone Isaurico y 
Costantino Copronimo e Leone JH lui fig- 
gilo mossa avevano una guerra furibonda 
alle immagini in generale j e dopo che 
erano state ristabilite da Irene ^ Leone 
armeno e Michele Balbo le avevano an- 
cora proscritte^ credendo di non poterne 
moderare il culto se non coi distruggerle. 
I monaci numerosissimi ^ accusati di ido- 
latria dagli iconoclasti ^ incolpavano a 
vicenda questi di magia , ed al popolo 
insiuiiavano che le immagiai tolte dalle 
cfaieae ai demonj saei*ificassero« I monaci 
ben vedevano y che sostenere^ vJk molto 
meno aumentare potevano la loro influen- 
za ed il loro potere^ se Ron accr«;scendo 
il culto esterno^ nel quale avevano gran- 
dissima parbe le immagini* La guerra tut- 
tavia mossa a queste dagli imperatori ^ 
lùstabil^ti .aveva in alcuna parte i prLnci|)j 



CAPITOLO IV. aJt 

^I noverBO^ liberato aveva da! suol lacca 
il corpo dello stato ^ ed at pubblico uso 
aveva restituite le pubbliche rendite. Al- 
iurchè r imperatrice Teodora ristabilì le 
iromagiai^ i monaci tornarono ai primi 
^Uordini^ giunsero ad apprimere il clero 
secolare^ occuparono tutte le sedi vesco* 
v^i; agitarono F impero greco^ lo spirito 
de^ principi indebolirono ^ « ne cagiona"^ 
voao la totale rovina. Queste brevi noli- 
aie pofóono in questo luogo servke dt 
«casa taato a Michele, che trarre voleva 
^ suo partito Lodovico, quanto a Lodo' 
^ice inedesimo che tornare voleva sul!' e- 
same di. un punto già deciso in un con- 
cilio^ ed una auova discussione richie- 
deva nella chiesa latina / che per verQ 
dire partecipato non aveva giammai alle 
stravaganze dei Greci. In Parigi si riunì 
«111 fioire dell^ anno 824 una adunanza di 
vf'scovi , nella quale si esaminò s<e , e 
<]uale culto alle «acre immagini si doves- 
^^ *) e -què^ preiati in alcuni punti trova- 
roQsi conformi alla dottrina della chiesa 
romana, in altri discordi. Claudio vescovo 
di 'forino^ spagnuolo di nascita j aveva 



aia LIBRO IV; ' 

già da alcan tempo cominoiato a disap* 
provare il cullo delle immagini e delle 
reliquie ^ e la devozione dei pellegrinag- 
gi, ed incontrato aveva perciò lo sde- 
gno del pontefice Pasquale. Sotto £ug&' 
nio egli era^i dato a scrivere in favore 
delle proprie opinioni* e dotto certamea- 
te^ ma orgoglioso^ T ignoranza deplorava^ 
forse non senza fondaménto ^ di tutti i 
vescovi deir Italia. Scritto aveva a certo 
Teodemiro abate in Francia per condurlo 
al suo partito j e questi ricusato aveo^ 
ì di lui sentimenti come erronei^ Claudio 
risposto gli aveva con insolenza ^ dìku" 
dendo le proprie opinioni. Non yedesi 
che in Italia avesse allora alcuna . conse- 
guenza quella cotitesa, né che tampoco 
nel concilio romatfo tenuto nelP anuo se- 
guente si parlasse delle conferenze cele- 
brate in Francia relativamente al culto 
delle immagini. In queir anno trovare 
dovevasi Lattario in Italia ^ perchè con- 
fermato vedesi ad Ingoaldo abate di Farfa 
il possedimento di due masse o sia di 
due poderi coltivabili denaro la città di 
Boma medesima ^ ( il che è pure degno 



CAPITOLO IV. 21 . 

eli osservazione) con diploma dato Olona 
Palatio Regio ^ cioè nel palazzo di Corte 
Olona nel distretto di Pavia ^ posto in 
vicitianza di quel fiume ^ che forse era 
uà luogo di delizie dei . re d^ Italia ed 
anche dei re longobardi. Nel f ebbra jo 
pure deir anno 826 trovavasi Lottarlo 
in Marengo ^ corte regale della Lombar- 
dia , d^ onde uno spedale di pellegrini 
fece restitatre al monastero della Nova- 
lesa. Furono allora spediti dai dogi di 
Tenem legati agli imperatori Lodovico 
e Lottarlo ^ i quali ottennero la esenzio- 
ne dei beni spettanti alla chiesa di Grado 
in tutto il regno d^ Italia. Quasi tutti i 
monasteri e le canonicbe regolari avevano 
in quel tempo annessi spedali di pelle- 
grini j di infermi , di fanciulli esposti j 
'-Ji vecch) e di altri poveri bisognosi ^ 
come dottamente ha mostrato il Muratori 
nelle sue antichità hallclie , e questo 
«ra certamente il mezzo di rendere poli- 
^camente pregevoli quelle, fondazioni. 

3. Un concilio di 63 vescovi fu tenuto 
i^cir anno seguente in Roma j e posta 
t;ura partioolajpe ^ perchè maestri di let- 



^l4 IIBRO IT. . 

fere &i stabilissero y laddove mancayaBO ^ 
e perchè questi in tutti i palagi vescovili, 
in tutte le pieri^ cioè nelle case dei par- 
rochi rurali e in altri luoghi ^ le lettere 
insegnassero e le arti KberaK^ e spiegas- 
sero la divina scrittura. Si propagò altresì 
in quel coneilio V istituto de^ canonici in 
comune viventi presso le cattedrali j e 
legati spediti furono dal pontefice alP im- 
peratore y sebbene noto non sia il motivo 
di quella missione. Erano pure giunti a 
Lodovico ambasciatori del re de^ Bulgari^ 
che chiedeva ano stabilimento di confini^ 
né gli fu data prontamente risposta^ per- 
chè sparso erasi P avviso della morte cS 
quel re ; non essendo però questa cou- 
fermata né da Batdrico duca del Friuli^ 
uè da Geroldo conte della Carintia ^ ri- 
mandati furono i di lui inviati senza let- 
tere imperìah. Ricevette pure Lodovico la 
visita ài Erioldo re di Danimarca, che 
alla fede cristiana si converti colla fami-> 
glia, forse per escludere dal trono colFa- 
)uto deir imperatore i figliuoli di GotO" 
fredo che vi avevano legittimo diritto : 
giunto infatti ad occupare il regno j il 



CJ^PltOLO IV. 2l5 

(sristianésimo abjurò. Già da qualche tem- 
po parlavasi dì organi non da fiato^ come 
dice il Minatori j giacché da fiato , erano 
anche gli organi ad acqua^ ma di organi 
che suonare si potessero coi tasti j o 
questi strumenti inventati dai Greci si 
iace¥aao venire anche in Italia dalF Orien- 
te. Ma recandosi alla corte Baldrico duca 
del Friuli ^ seco condusse allora certo 
Giorgio prete veneziano^ il quale pronta 
si esibiva a lavorare quegli organi y ed 
uno pe fabbricò in Aquisgrana y d^ onde 
quest^ arte si estese nella (jermania. Be- 
sterehhe a sapere j se quel Giorgio im- 
parata avesse Parte dai Greci o eseguito 
^ organo sul modellò dei Greci; il che 
non diiBcile riuscire doveva a tutti gli 
Italiani; che organi possedevano costrutti 
iQ Oriente , o non piuttosto y come sem- 
l>ra assai probabile , inventore fosse di 
una nuova costruzione di organi ^ diversa 
da quella dei Greci. Quel Giorgio ebbe 
di fatto in premio^ forse di quella inven<« 
zione^ una badìa in Francia^ che accora* 
data non si sarebbe probabilmente ad un 
semplice ai^tefice costruttore o anche sola 



,- . ^ 



«i6 Libro IV. 

imitatore. — SicGone. fatto, diica dl.Jkpic^ 
vento ^ d^l quale altrove si è parlato j 
ammesso aveva tra i suoi primair} .cocifi'^ 
denti Radei ff>sQ che • contribuito av^^yavf^Ua 
di lui elevazione ; irritato però -cpiesii 
che ài suo governo di Gonza trova^»^^ 
per alcuna deliberazione da quello pi^esa 
senza di lui avviso^ disse che come tolle 
di mezzo aveva il tdkcoxìe tkoh Gfimoft^-^ 
doy cosi tolta avrebbe la vo^e^ «ticiè 
Siccone , il che questi udito avendo ^cqI 
mezzo di tre figliuole che aveva ^ cmpi^ 
rentossi coi prìmarj cittadini di BenovtA- 
to. JUadelgiso che alia ~maoo di mia 
ielle principesse- aspirava per ttà. 
rgliuolo^ si credette allèra per£itoi^^^«r 
impetratane licenza da «Siccone cobi^ibé^ 
comandargli il figliuola y legata aL:^e«lIo 
una catena^ si fece da un^ femiglÌ0r eiua- 
durre a guisa di un gium^ato a . ìAotHc 
Casino y dove fu ricevuto monaco y BsSa 
poscia detto autore di miracoli il tf»diWure' 
e- V uccisore del proprio sovrano. Is^'idi 
lui moglie pure si era fatta monaca ici- un 
chiostro posto fuori di Gonza. Questa 
era la religione di que^ tempi d^ ignoraiiia: 



quel 
fifflii 



ClTìtOLO IV, *ì;7 

di credeva che P ìlidiossare una cocolla 
liberasse da tutte le scelleratezze della - 
irì€a passata. Siceone da alcuai dipinto 
come brutale oppressore de^ saoi sudditi^ 
«la altri come uomo dolce e liberale , ' 
mosse guerra ai JN^apoletani^ e Napoli as- 
sediò per terra e per mare, cosicché gli 
aìbkaiiti di quelU. Città costretti furono a 
s^^Akrti. ^ deputati a Lodovico, Non è noto 
quale risposta fosse loro data ^ ma certo 
è '>clie la guerra continuò. Duca di Napoli 
erat allora ^ìcfano ^ da me altrove uomi-r 
^sato*^ e fiuto avendo Siccone di trattare 
Ji fnce , entrare fece nella città i suoi 
4^<ulRtt ^ ai quali ordinò di guadagnare 
eoli. ' danaio alcuni dei principali tra gli 
abitasti; la trama riuscì ^ e Stefano fa 
ucciso sotto gli occhi dei deputati me-* 
desiiiN y mentre uscito era per conchìuderer 
il. 'trattato. Ma Buono j altro dei congiu-' 
rati • creato duca air istante j ad alcuni 
dh? suoi complici £ece cavare gli occhi ^ 
al^ esiliò^ e qmndi in un anno e mezzo 
die il suo regno durò^ i sudditi oppres-* 
se^ dilapidò i beni delle chiese^ iniprì-- 
£10110 il vescovo che V ira di Dio gli mi' 
Sior. d^ Ital. Tol. XIIL g 



aiS iiB»o IV. j 

nacciara^ e lai vivente* forzò un altro ;h1 | 
' entrare m quella sede j protestanHo cfce 
iti caso cKverso avrebbe (atto decapitare 
il vescovo prigioniero. Non si vede tutta- 
via che più oltre procedesse la guerra 
col Beneventani. 

4» Cessò di vivere nelF anno ^27 
Eugenio II j al quale nel pontificato fu 
tosto sostituito Falaitino , uomo ^ per 
quanto narra Anastasio^ di insigne virtù, 
ma che non vf^se un intero mese in 
quella carica ^ sicché eletto fa Gregorio If^ 
parroco, che alcuni affettano di nominare 
càMinah di 5. Matco j per molti meriti 
distinto e specialmente per la sua canta 
verso i poveri. Mostrò egli grandissiira 
repugnanza ad assumere la dignità ponti- 
ficia , uè prima fu ordinato ^ dice f^gi^ 
riardo j che a Rotoa comparisse un legato 
deir imperatore^ ed esaminasse quale fos« 
se stata la elezione del popolo ; il che 
serve a far credere autentica il decreto 
di Lottano e di Eugenio II riferito dal 
continuatore di Paolo Diacono, Anche 
r Astronomo accenna che di Gregorio fii 
differita la consecrazione fino àlT aiTiva 



CAUTOtO TV. 2ig 

; del consulto y com'egli dice y o consenso 
. deH' imperatoife. Sembri che allora pren- 
dessero alciìnii voga gli scritli di Claudio 
vescovo di Torino intorno al cullo ddle 
sacre immagini^ perchè certo Dungallo 
monaco , dal MabUlon rt*ednto un monaco 
francese rincfnuso y e d^l Muratoti pro- 
vato Scoto bensì di nazione j ma spg- 
gioroante in Italia è maestro di scuola 
in Pavia j prese a scrivere cootra qUel 
vescovo , sd)bene non sembri , che Y ai|- 
tonlà d^lla chiesa in alcun modo si me- 
scolasse in quella qmsttone. Monaco rin- 
chiuso dicevasi . quello che spontaneamen- 
te eleggeva di chiùdersi a vivere entrò 
<piattro mura, ò sia in un luogo ristret- 
to j corredato sovente da «nn oHicelk> , 
^ onde per ordinàrio non tisdiVa. Il Wii- 
'^flfori dice quel costarne durato pfer^ molti 
secoli 5 io lo direi piuttosto snssistcmte 
fino ai nostri giorni ,. perpetuato veden- 
«Iplo tiella istituzione dfei Certosini. Dotto 
P^TÒ doveva essere quel Dungallo ^ che 
già era stato interrogato dà Carlo Magno 
intorno a- due ecclissi del sole , avvenuti 
neiraano 8 io, e risposto aveva con un* 



I 

I 

* \ 

aao . tiBBO IV. . 

lettera ^ che ancora fi conserva nello s{ucr 
cìlegjo del Dachery. iGuenra ardeva tut-l 
tavìa nella Scagna contra i Saraceni.^ ma 
felici non furono le aroii francesi , ,per- 
«che devastati vennero colla sconfitta di 
esse i territori di Barcellona e di . GiiTona. 
Nella Germania intanto trdsportavaiisji so- 
lennemente i corpi d^i SS. Marcellino e 
Pietro j tolti^ o secondo altri^ rubati dalla 
chiesa -òì S. Tihurzio in Boma^ al quale 
proposito giova indicare la pietà incon- 
siderata degli oltramontani^ cioè dei Frarv- 
cesi e Tedeschi di quel tempp, che avidi 
di possedere sacre reliquie^ usavai^Q £ror 
di ^ spendevano somme d' oro per ptto- 
nerle^ e burlati alcuna volta dai falsar] , 
. gloriavansi di possedere i corpi di alcuni 
santi ^ che riposavano e fosse . riposano 
tuttavia in Boroa. À Coxnp^egnc giunti 
erano nuovi legati del greco imperatore 
Michele ^ \ quali portando grandiosi reg- 
gali ^ rinnovata avevano F amicizia .e l'al- 
leanza^ e p^rtirono^ come dice un antico 
scrittore y nobilmente riceifuti y ripcanìen- 
te trattati^ liberalmente regalati. Ad Au^ 
gelo Partecipazìo succeduto era nel ve- 



CAPITOLO IV. Sfti 

«i«to ducato il di lui figliuolo Giustùiia- 
wto j onorato esso pure dalP imperatore 
3ficheie del titolo di consolo ^ divenuto 
allora sem^icemente oftorifico. Uu con- 
<;rlLo tn teauto ip. Mantova ad istanza di 
JifiMssènzio patriarca di Aquile) a ^ che ri- 
oliianiare volerà sotto la sua giurisdizione 
la chiesa di Grado con tutte le sue de- 
pcfncleiìze ^ quel concilio sentenziò in di 
lui Csivore y ma il patriarcato di Grado 
coatmuò a sussistere , malgrado tutti gli 
sforzi degli Aquile) esi. Probabilmente i 
"Veoetì avevano ^à adottati i loro prin^ 
eìpj politici di non ammettere alcuna in- 
fluenza straniera neppure nelle cose di 
religìoBe^ e forse troppo péu sapevano ^ 
che le divisioni politiche dei terL'itorj 
spesso seguito avevano le ecclesiastiche ^ 
per sottoporre le loro i«òle ad uu pa- 
triarca del regno S' Italia. Le armi di 
Lodos^ieo infelici nella Spagoa^ non erauo 
pia avventurose incontra ai Bulgaiì nella 
Pannònia o neUa Carintia, e cassati fu*- 
rono in una dieta tutti gli ufficiali che 
ftnancato avevano al loro dovere , tra i 
^ttali Elaldrico duca del Friuli. Addalo. 



322 JUBKO IV» 

fa il govèrno di quella provìncia a quat- 
tro conti o governatori y che alcuni sup- 
)>OQgono stabiliti in Cividale dèi Friuli^ 
Trivigi 5 Padova e Vicenaa. Vero è ciò 
che osserva a' questo proposito il Sfura- 
toriy cbe il nome di Mai'ca indicava con- 
fine^ che fino sotto Carlo Magno istituiti 
eransi ufficiali^ che i confini custodissero^ 
detti per ciò Marchensi"^ ma non sussìste 
che Marchesi vi avessero allora ^ o piut- 
tosto che questo fosse un titolo di di- 
gnità^ equiparabile a quello de^ duchi e 
de^ conti j e molto meno che a quelli 
subordinati fossero i conti o i governatori 
delle città della Marca* Ambasciatori spe- 
diti furono da Lodoi^ico a Costantinopoli, 
tra i quali col vescovo di Cambrai andò 
ancora F abate di Nonantola, Giunsero 
pure d quel principe eoa riechi doni 
Quirino primicerio e TTeofilattó nomen- 
clatore legati del' pontefice Gregario, lat- 
tario fu spedito con numeroso esercito 
per opporsi ai Saraceni die V Àquitania 
minacciavano j ma giunto a Lione trovò 
tessere falso queir avviso j e tornò presso 
il genitore y il quale quattro conci!) aveva 



CAPITOLO IV. 52 5 

f.itio convocare per la riforma degli abusi 
<ltjt clero e del popolo. A Bor^fazio II 
conte di Lucra era &tata commessa la 
difesa dein^ola di Corsica^ uqìIo egli 
dunque eoo Beretario dì lui fratello e<l 
altri conti della Ttoseaaa y Juna flotta al* 
lesAì j uè trovato accado nei mari della 
Corsica i Saraceni y andò a sbarcare ia 
Africa fra Ulica e Gurtagiae. I^oa riportò 
tuttavia -da quella spedizione alcun pro^ 
fitto y «ssepdo stato da un immeuso po- 
polo respinto^ «e forse xioa giovò quél 
fatto a provare a que^ barbar^ , che le 
^rmi 'Cristiane comparire potevano sui loro 
li<Iì. BTùn sequbra però cbe multo profit- 
tassero di quella le^oue y perchè poco 
^opo gli ÀfricauL vennero a sbarcare m 
Sicilia. Cuodolti furono essi da certo Eu^ 
f&mioy sul qu<de varie «ouo le opinioni 
degli storici \ Cedrenp dice j che questi 
era uu cap^itano siculo., il quale innamo- 
rato di una monaca, rapita la ayeya a 
for%a dal monastero, e ebe .temendo il 
meritato castigo , percbè i fratelli di lei 
ricQrsi erano alF imperatore d' Oriente ^ 
fuggi tra i Sai*aoeQÌ deU^ Mvicà ^ i^ asro 



a 3^ 4 ^^^^^ IV. 

nimo -Salernitano narra alP incontro, clie 
sposata aveva una giovane bellissima detta 
Omoniza , e che il governatore greco 
della Sicilia corrotto con danaro^ tolta ' 
gliela aveva per darla moglie ad un al- 
tro ^ del che irritato Evtfemio era passato 
con alcuni seguaci in Àfrica , persuasi 
aveva i Saraceni alla conquista della Si- 
cilia j e guidati gli aveva egli stesso ^ 
mostrando loro la via di impadronirsene. 
La prima città occupata da que' barbari, 
fu Catania con grandissima strage degù 
abitanti e colla morte del greco gover- 
natore. Alcuni danno a qùelP Eufemia il 
nome di Eutimio , e narrano che rubel- 
lati per di lui cagione i Siracusani ^ uc- 
cisero il patrizio Gregqra governatore della 
Sicilia * che F. imperatore il/rcAe/e spedì 
contra di essi un corpo numeroso di 
truppe , che que' cittadini volse in fuga, 
e che allora Eutimia o Eufemia fuggì 
colla moglie e coi figliuoli in Africa ^ e 
mosse i Saraceni alf impresa della Sicilia. 
Sarebbe stata in quel caso stretta d^as* 
sedio Siracusa, e i Greci redente avreb^ 
bero la vita e la libertà coUo sborso <li 



CàPlTOLO lY. 2^ 

So^ooo soldi d' oro , dopo di che i bar- 
bari arrebbono dato il guasto a tutta 
I isob. Questo avvenimento fa cagione di 
spavento grandissimo a Siccoiie principe 
di BenevkitOy il quale previde forse ^ che 
&ui proprj stati farebbe un giorno caduta 
(jueUa calamiti. Trasportato credisi nelPan- 
no 829 il corpo di 5. Marco evangelista 
ila Alessandria a Venezia ^ e molte navi 
<la guerra sonuministrò il doge Giustinia- 
no ad istanza di Micheh imperatore per 
cacciare i Saraceni dalla Sicilia, iha inu- 
tili gli sforzi loro riuscirono. Mori intan? 
to Michele Balbo e successore ebbe Teo* 
filo suo figliuolo, che da principio amante 
mostrandosi ^ella giustizia , poscia erede 
ftt detto dei vizj paterni. Lodovico che 
diviso aveva i regni tra i tre suoi figliuoli^ 
«d un quarto <ittenuto ne av«va da Gijw- 
àiita^ voleva a questo pure compartire 
un patrimonio ^ col consenso quindi di 
lattario gli assegnò la Svevia^ che allora 
tutta r Elvezia abbracciava , % secondo 
legano, anche la Rezia propriamente e 
^* paese de' Grìgioni con paiate della Bor- 
f^gna. A Ca//d fo dato per ajo Bernardo 



5fc26 LIBAO IV. 

cltica della Linguadgcca ^ a cui furono 
pure conferite alcune cariche della corte', 
ina questa era già tutta sconvolta per 
r invidia che i fì*atelli del primo letto 
uudrivano verso Carlo medesimo.^ e per 
la cattiva disposizione de^ cortigiani cen- 
tra la ]>ersona medesima di Lodouicùy 
«principe debolissimo j che solo si occu- 
pava in quel tempo di sollecitare la for- 
mazione di nuovi canoni per la disciplina 
ixclesiastica. Lottano fu allora spedito in 
Italia , e se a quell^ epoca dee riferirsi 
uu capitolare del medesimo ^ pubblicato 
tra le leggi longobardiche , molte dispo- 
sizioni date furono per lo rifiorimento 
dello studio delle lettere iu Italia. SI 
duole quel principe di avere trovato quello 
studio estinto per dappocaggine dei oii- 
'uislri sacri e profani^ e quindi passa a 
deputare maestri ^ raccomandando loro 
di impiegare ogni cura, affinchè i giovaoi 
traesser,o profitto dal letterario loro in- 
segnamento. I giovani di Milano ^ di Bre- 
scia , di Lodi , di Betgabp , di Novara , 
di Vercelli e di Como dovevano recarsi a 
studiare sot^o Dangallo in Pavia j in Ivrea 



cir^OLO IV. 117 

^ijvcva quel vescovo insegnare le lettere^ 
in Torino coficorrere dovevano g|i scolari 
di Albenga ^ di Vado « di Albsi ; in Cre- 
mona quelli di Beggio ^ di Piacenza ^ di 
Parma e di Modena ^ in Firenze tutti 
gli studenti della Toscana ^ in Fermo 
q^uellì del ducato di S|>oleti j in Verona 
guelli di Mantova e di Trento ^ in Vi- 
cenza quelli di Padova , di Trevigi y di 
Feltro 9 di Geaeda e di Asolo ] le altri; 
città dì quelle p^rti dolevano mandare i 
)oro giovani alla scuola del Foro di Giti- 
}io j o sia di Cividsiile de^l Friuli* Prezioso 
riesce quel capitolare per indicare quale 
fosse la condizione respettiva delle città 
d^ Italia in esso nominìite. Osserva giu'^ 
stamcnte il Muratori j ,che non si parla 
in quel documento dei ducato d( Bene- 
vento y perchè solo tributario delF impe- 
ratore , e dei resto independente j non 
delle città della chiesa j che seobepe 
«ottoppste alla sovranità degli imperatori^ 
non formavano parte de} regno d^ Italia. 
Quanto ad altra osservazione del mede- 
simo f che in quelle scuole non iase- 
gnavasi chf U grapimatica^ sebbene que^r 



^afi, UBRO IV. 

Ata oltre la lingua latina-, le umane lettera 
comprendesse, la spiegazione degli antichi 
classici e la* dotti^ina del computo ; io 
credo di potermene dipartire , fondato 
AuUa scienza medesima di quel DungtUlo^ 
solo maestro nominato in Pavia , il quale 
non viene rappresentato come" semplice 
grammatico', ma bensì come filosofo , 
astronomo, teologo e controversista^-Sa* 
ranno favole quelle spacciate intorno alle 
università di arti e scienze , istituite da 
Carlo Magno .in Italia, ed in Francia^ 
ma non è già upa favola che un uomo 
celebre, di cui ancora rimangono gli &<;ritd, 
venuto fosse dalla Scozia ad insegnare 
in Pavia, e che quella nominata fosse la 
prima tra le scuole d^ Italia , ove da 
molte città gli studiosi concorrevano , il 
che «e non altro adombra una di quelle 
istituzioni , che in tempi più recenti ot* 
tenner^o il nome di università. Un placito 
o giudizio solenne tennero allora in Ro- 
ma i messi o ministri dell^ imperatore, 
venuti da Spoleti e dalla Romagna, i quali 
ordinarono che riconsegnati fossero al 
muutistero di Pftifa alcuni beni^ ohe per 



CAPITOLO iV. 22^ 

forza erano* stati dal poatefice occupati. 
Quél giudizio pronunziato nel palazzo 
lateranense ^ nel <piale citato era il pon- 
tefice e come parfee comparìva. col suo 
avvocato y prova certamente il dominio 
soVi*ano deir imperatore iu Roma * ma a 

2 nel giudizio non sì arrendette il pORte- 
te ^ protestando di voler trattare ' di 
miovo la causa innanzi air imperatore j 
3 che può riguardarsi come una specie 
di appellazione ad un nuovo giudizio. 
Morì allora Giustiniano doge di Venezia, 
^ tra i molti kgati disposti a' favore del 
hiogbi pii y lasciò pure cò'nsiderlLile som- 
ma per la fabbricazione di ima chiesa in 
onore di ìS. Marco, Ad e,sso succedette 
nel dacato quel Gioi^anni ^ì lui fratello^ 
t'be esiliato- trovandosi^ riseduto avea in 
Costantinopolr^ e' del ^ale non solo ot- 
tenuto aveva egli il ritotno , ma altresì 
ch«' dato' gli fosse collega. 

5.- Sempre* più sconvolta era dalfe 
I^Meordiè la cò'rtc di Lodovico. Bernardo 
ixxt^ della Settìmania ne era già; secondo 
j^Uuni scrittori; V arbitro o il tirajpuoj si 
lenirà, che distucsta pratica egli mante- 



§ 51 



arilo LKWiò IV- 

Desse colta inijieratrìce Giuditta • e tht 
ad esso si attribuisse la nascita m Cor/o 
CoIm. Moèso essendosi cK bel quoto 
r imperatore i^oulra i Bretoni tifniultiianti 
nella Quaresima ^ i nimici di faii ^ trai I 
ipiali contaransi i di lui figliuoli dd primo 
Ietto ^ r armata col pretesto della rigida 
stagione sottrassero alla di hii . obbediei^ 
la, cosicché la maggior parte torntt a 
Parigi; ed intanto chiamati furono £ol^ 
torio dairitalia, Plppino dairAquitatuai 
annunziandosi loro che giunto era il tempo 
di deporre il padre j . di cScctare V imptl^ 
dica consorte fi di spegnere T aduhenl , 
Bernardo y sovvertitore del regno. Lod»*' 
vico informato' della trama ^ mandò la 
ìDioglie in un monastero a Làon y, mandi 
o lasdò andare Bernardo in Barcdlona ^ 
ed egli si ridusse a Gomjpiegne^ dóve 
^unto Pippino y il cQmando gli tolse. 
Giuditta da Laon fu :, trasportata a Pòi« 
tiers e costretta a tmi monaca ) monadi 
furono pure fatti per forza i due di lei 
fratelli Corrado é Ridolfo, Porse, era '3 
parte di tutto L^do%^if» M èi Baviera} 
LoÈtario giunse certamente a 



CAMTOLO IV. aSi 

dopo la pa&qaisiy e non potendo avere 
jidSe mani B^mardoj (eoe cavare gli oc* 
chi ad Eriberto di lui fratello ; appror 
ytattdo l>eii8Ì tatto quello che fatto aveva 
Pippino 9 rispettosainente trattò il padre, 
na ù diede con ogni etira ad indurlo 
ad abbrac;ciare la professione monastica. 
Fino Giuditta tx {spiegata a persuaderlo 
a ({oesla risdiazione, ma aon vedesi clie 
alcim efiCetto ne uscisse. Lodovico prese 
tempo, a risolvere ^ è intanto cominciò a 
or&e segreti maneggi neHa Germania , 
|i0eo fidandosi ddi Francesi. ,Una dieta 
m imita jn Mimega j ma numeroso tro* 
tandpsi 3 partito favorevole. à Zodopico^ 
a Lottano (u insinuato dai i:ongiura|i 
aedeaimi o di decidere co^ ferro la con* 
tesa ', o di ritirarsi. Lodovico chiamò % 
se ^tl4iri9^ e iq^ntre con oppoirtune 
aoimooiziofii studiavasi di richiamarlo al 
dovere ^ il popolo armossr, ^sos tenendo a 
vicsenda chi il partito dell^ uno, chi (^elP al- 
tro ^. e molto sangue sparso si sarebbe. , 
ae i due imperatori mostrati non ^i fos- 
sero, abbracciandosi in segno di coneor- 
ia^ prevalendo però il partito di Lodiir 



«32 XIBRO TV. 

f'zco^ . questi recuperò il comando^ e<l 
Ttrrestati e sottoposti a regolare, giudizia 
furono i principali congiurati, tra i quali 
molti abati erano^ e 'fino quel WaHa^ di 
cui più volte si ^ parlato in questa sto- 
ria. Questi abati corteglani^ dice ottima- 
mente il Muratori y ci vengono descritti 
per «anii ; ma al credito della santità lor» 
non poteva certamentie contribuire 1' avere 
i'ssl pig(liata parte a <|ueHe cor|tese , e 
r avere tenuto il partito de' figliuoli con- 
tra il padre. Lottarlo giurò allora fedeltà 
a Lodovico j e si disse che tanto a Pìp- 
f)ino^^ quarrto a Lodoifico re di Baviera^ 
il padre promesso avesse, segretamente di 
accrescere gli stati. Grandi tumulti ebbero 
lu'Ogo allora in Venezia , perchè il doge 
Obclerio deposto tornò fiirtivamente e 
fortificossi in una iso'Jetta detta Vigilìflu 
Criopanni lo assediò ben tosto-: ma gK 
abitanti di Malamocco pal?riotti cfe Oteie- 
rio j al partito di esso passarono^ il doge 
dogarmi abbandonando. jQuesti «i volse 
confra Malamocco ^ quel luogo distrusse 
ed incendiò , e tornato quindi centra 
Ohelerio ed avutolo nelle mani^ :lo fece 



CAPtTOtO IV. 233 

<iernp]tare. Una geacrale dieta fu tenuta 
ia Acjuisgrana j nella quale dannati furo- 
no a morte gli autori del] a congiura 
contra Lodovico'^ ma il clemente impera- 
tore commutò la sentenza , ordipando 
che tutti ì laici complici della trama do- 
vessero farsi monaci y e tutti i monaci 
essere rilegati in un monastero^ il vesco- 
vo d^ Àmiens però fu deposto j ed altri 
vescovi e cherici fuggirono in Italia , ri- 
coverandosi sotto la protezione di Lat' 
torio. Fu consultato intorno a Giuditta 
il pontefice Gregorio j e questi saggia-r 
Riente dichiarò nulla la di lei professione 
teligiosa y come già opinato avevano i 
vescovi di Francia , ed essa ripigliò gli 
dbiti imperiali^ non senza però che prima 
si fosse presentato un campione pronto 
a provare la di lei innocenza sul punto 
deir adulterio^ contra il quale alcuno non 
comparve a battersi. Pippino e Lodo%fico 
partirono per i regni loro ingranditi y 
Lattario res{tò col soIq regno d' Italia y 
<"' costretto fu altresì a giurare di non 
fare alcuna novità contra il volere del 
padre. Tentarono que' due fratelli di ol- 



^34 ^imu> W, 

tenere il primato , o sia la dignità im* 
periale dopo la morte del genitore ) mjai 
Doa riuscirono nel loro intento^ sebbeae 
Lodouico aon più iraltasse Lottano com^ 
4:oIlega neir imperio. Comparve questi Ja 
t'4tra dieta in Ingeleim, e fa oaor^tol- 
mente accatto, ma rispedito tosto in Ita- 
lia^ in quella assemblea 'fu accordato ii 
perdono . a molti ^esiliali o rilegati per 
i;ausà della congim*a. Si recò ia mM 
dieta a Thioaville quei Bèrne^rdo^ cUis ao- 
rvisato ^ecsi di adulterio^ ed egli pure si. 
oflerì a battersi contra qualunque aceur ' 
satore^ né alcuno se ne trovò ^ laootk 
col prestato giuramento si ritenne S€Coada> 
il costume di que^ tempi bastantemente 
giustificato. Non comparve allora^ Pippim^ 
e chiamato replicatamente dal padre^ non 
si presentò se non sulla fine delP anno \ 
e sgridato per questo da LodoyicOy parti . 
senza congedarsi y o {piuttosto foggi n^\&« 
quitania. I Saraceni eransi intanto ioipa-^ 
dronitì di Méssine 9 e rimasto era ucciso 
Teodoro patrizio j che solo per i Qreci 
studiavasi di contrastare ad essi la con- 
quista di queir isola. Nuova dieta *-nt%l 



* • 

Ludovico in Orleans ^ alla quale invitati 
furono il re d^ Italia e quello della Bà- 
TÌera: ma giunse allora V avviso , che 
qifèst ultimo riunito un esercitò di Bavarì 
« di Séhiavoni ^ disponevasi ad invaderie 
la Sverrà ^ cioè gli stati di Carlo di lui 
fratello minore^ e quindi a passare é 
stendere il suo dominio In FVaficla. Ec- 
citalo credcrasi questi da Ijyttarw o dai 
MaufriSo 45orfle di Orleans. Lodovico Pia 
dovette marciare colP esercito contra il 
figliuòlo^ ma venute a Fronte ^le due ais 
mate, presso Tormazia^ sia che Lodoincù 
idgasnalQ si trovasse netla sua ^^tlin*- 
i'one^ che le truppe del padre passas-*- 
scfo al di lui partito^ sia che •vinto fosse 
dalla dolcezza del genitore; certo è che 
i due contendenti vennero a òonferenza^ 
e <i separarono con apparenza di amore 
e di concordia. Pippino , che pure in- 
cpieto mostravasi , fu chiamato ad una 
nuova dieta in Orleans^ tenuto per alcun 
tempo sotto buona guardra ^ e mandato 
a Treveri affinchè il perdono si meritas- 
M con manifesti segni di sommessioiie ; 
ma non andò gnarl.^ che e^li dì aiiové 



*36 LIRRO ITT. , 

fuggì y e Lodovico credette 4! citare al 
suo giudizio come fellone quel Bernardo 
stesso duca della Settiraaniaj che coi 
suoi consigi) credevasi avere pervertitq 
Pippino* Bernardo ricorse à\ nuòvo al 
duello per prova della sua innocenza ^ 
uè alcuno trovossi che uscire volesse 
rontra di lui in campo ; ma tuttavia fu 
degradato. Colsero Lottarlo e Lodovico 
quella occasione per indurre il padre a 
dividere di nuovo la monarchia in favore 
di essi e di Carlo ^ ma queslo nuovo ri- 
partimentO; forse accordato dal. debole 
genitore , non sortì il suo effetto. 1 Sara- 
ceni intanto oqcupavano Palermo , rldu- 
cendpne alla schiavitù gli abitanti, e la 
tnaggior parte della Sicilia ridotta pure 
avevano in potere loro. L^ Italia allora 
cominciò a risentire i tristi effetti della 
}oro vicinanza ^ perchè que' barbari di- 
venuti corsari^ il littorale infestavano del 
Mediterraneo. Temette il pontefice che 
in loro potere cadessero le città di Porto 
e d"* Ostia ^ la di cui presa compromessa 
avrebbe la sicurezza di tloma medesima^ 
« quindi recatosi egli stesso ad O&tia. 



CAPITOLO rV. ft^^ 

i?i quel luogo edificò uria nuova «ìltà,^ 
nlte facenclooe le mura e ben fortìfic.ité 
con buona fossa duitoinio , sebbene no a 
veggasì^ come applicare ad èsse si potes- 
sero le trotiitre e petriere , ar«.cnnate a 
cjpi«to proposito dal Muratori. Quella 
nuova città fu detta dal di' luì nome 
Gregorlopoli. Morto credesi in quell'anno 
Siccone principe di Benevento ; il qunlé 
non solo resistito aveva ai FraftcW y ma 
assedTiala aveva Napoli, ed obbligato (juc! 
popolo a pagargli tributo , conducendo 
altresì in Benevento W corpo di 5. Gen-^ 
nane j aS onore del qp.ile eresse egK 
maestoso tempioy arricchJto dì molti do- 
nativi d'oro e tf argento. Quella presa 
Ì>erò di Napoli che io non ho riferito ^ 
addome pallai della guerra heneyeutana^ 
non è un sfatto ben <::hiaro nella storia • 
narrando alcuni , che mentre i Beneven^ 
taui aperta avevano una vastissima bréc- 
cia j trattarono i Napolitani delia resa ^ 
offerendo il duca in ostaggio là madre e 
iae suoi figliuoli^ è che impetrato aven- 
do, che Siccone entrasse solo nel giorno 
fipjuente^ i Napoletani nella notte méde^ 



U3^ WMIO IV. 

sima no uno? o muro alxaroao ^ «4 al 
imofTO giorno companrero dììi che mai 
rÌ9olttli alla difesa, barrano altri che OrsQ^ 
dette vescovo di Napoli^ uscisse ad im* 
plorih'e la pace, e che il duca di NapoS 
si obbligasse a pagare uà annua .tristo 
^1 principe beaeventano. A Siccone . suor 
ledette certamente Sicardo di lui figliuolo^ 
già dìcbiarato di lui collega tiel principia^ 
io y da alcuni cronologi di quel ten^p 
detto diforatore dei sudditi. - .. i 

^ Ma tranquilli non erano i fiigliuo^ 
insubordinati del dthìÀe Lodoyicó^/Tv^ 
e tre si rubellarono di nuovo i re d*{r 
lalia, dell Àc^iiitania e della ^atiejnv^^ 
sebbene ignoto sia il motivo o il preti^rfp 
c^lla nuoT^ loro insurreiaone, & sen^bra 
solo ]poterdi raccoglief^ da Un pa^so gì 
ji^hardo ^ : be invidia e gelosia di stato 
cottceputa avessero^ pe;r<cfaè Lodovico rag* 
girare lasciavasi da Giuàitta. donna am-* 
biziosa che solo di ingrandire studiavasi 
il figliuolo Carlo ^ ed a questi avea . già 
fatto assegnare 1^ A.quitan|a^ togliendola 
H Pippino, Biunitisi dunque i tré fripttielli^ 
dopo alcuni inutili tentativi di pace; mot* 



eàprTOLo IV. ikf^ 

' èero eia! loro rej;ni clascano per andarla 
' a iletroniszare. Lodo^^ico Pio po^tossi con 
^ od esercito pèlP Alsazia ^ doTe trovaroiist 
' pure i figlinoli rivoltosi y e quel campo 
^oftò in seguito il nome di campo nàen" 
Jktce detta bugia. 'Ostili però noii erano 
AA' tatto i loro disegni j percitè Lotario 
aveva seco condotto dairitalia il ponte-- 
{ce Girtgorio j credendolo per U sua di«. 
gaità il pia atto a trattare la concordia 
tra il padre ed i figlinoli. Ma T impera* 
tò^e sospettò che venuto egli fo^se solo 
per favoreggiare i disegni del re d'Italia} 
M dolse ehe chiesto non avesse il di Ini 
assenso avanti là partenza^ e corsa essendo 
>óoe tra i vescovi francesi^ che Tinipe* 
ratore seguivano^ mostrarsi forse il pop-< 
tefice dispostò a acpmnnicare miei sovran 
nò j gli fecero essi sapere ^ che P impera^ 
tore soggiacere non voleva in alcun modo 
alla di lui volontà } che se veniva per 
iicomnnicare ^ se ne sarebbe tornato aco'* 
manicato > e che tutt* altra era su <|uesto 
pnato Psuilorità de^ canoni antichi Cosi 
palavano fino da quelP epoca i vescovi 
4»Tfd«eta^ le di cui chieM tanto Itftfaai 



info WBAO IV. 

furono iù tini pi posteriori della conser* 
taziouc -di'Ua lor& libertà. Ebbe tuUaìria 
il poBtcfice r accesso presso F impera torr, 
e ftelil^ene freddamente ricevuto e tfcD-za 
le cpnQticfe .onorificenze ^ grandiosi r€gaH 
gfi offeiì^ potè tenere alcvne eonferunzc, 
p per quanto sembra ^ lion disonorò il 
suo Uìinlslcro. prudentenwente studiandosi 
di ristabilire ParmoBia tra Led<,pito ed i 
figliuoli dis^idca^i. Potre cl^ egli propo* 
nes^e . di t€)i;Aar« alla., primaria dÌTÌ6Ìcue 
jdegli stati ^ra i tre figUuoli. del priitio 
le Ito j uè è Xxn noto se \a questo Rcgi.s- 
se di acconsentire iLodp^^ioo medesiniQ^ i) 
ebe sembra ,più probubile^ impegnato t;*.- 
scndo egli daUe lusinghe Al GiuditiA.M 
favc^rire Cariò di lei figlinolo^ o rcpugna^ 
scro i tre fratelli. Certo è che il pontefice 
congedato, tornò al ,can!po di LottarÌQ^ 
liù più riì'id^ r imperalgre. I tre fratelU 
.£Ì adoperarono, allora, per condurre al 
Joro partito i seguaci di Lodovico inipe'- 
ratore , e tanto vi riuscirono eh^ il mi- 
sirò genitore^ abbandonato vedendosi^ fu 
costretto, di rendersi egli stesso alla tenda 
,.di Lotte rio y che come capo .fpi^ di 



CAFllt)tO IV. 24» 

qaella> lega riguardavasr. Ricevuto fu ono- 
rerolmente in apparenza ^ ma 1 tre fratelli 
la monardiia sì divisero ;. e dai popoli si 
fecero prestare giuramento di fedeltà. Lot- 
tano spedì Giuditta a Tortona, giurando 
di. non nuocere al corpOj né alla vita di 
Uij e Carlo con gi:an dolore del padre 
rilegò nel monastero di Prùmìa 5 il che 
vedendo il pontefice^ tornò tristamente a 
fioma^ mentre Pippino e Lodo\^ito ai loro 
^egni dell' Àquitania e della Baviera si 
recavano. Lottano condusse il padre come 
prigioniero sotto buona guardia a Sois- 
sons ^ ed intaiito non lasciava di eccitarlo 
^n ogni sorta di artifizj a farsi monaco^ 
ìdandogli altresì a credere che già lo 
«tesso avesse fatto Giuditta in Tortona j 
e Carlo di lui figlio fosse già nel suo 
nwnaslero tonsurato. Non" valendo però 
tatti questi mezzi^ della dì cui falsità era 
forse avvertito ; si riunì in Compiegne 
wa adunanza di vescovi ^ alla testa dei 
qoali era Ebbone arcivescovo di Reiiiis ^ 
gran partigiano di Lattario. Fu accusato 
allora Lodovico Pio e costretto di dichia* 
'arsi colpevole di avere permessa la morte 



^4^ laufto IV, 

fìel nepote Bernardo^ di avere fatto mor 
iiacì per foi*«a i di lui fratelK natur^^ 
di avere violati i giuramenti fatti iic41o 
stabìlimeato della prima divisione dell'ini- 
l>ero9 e costretti quindi altri molti a di* 
venire spergiuri ^ di avere mosso il popolo 
a ^uenreggtare in tempo di ^uare^iina ^ 
maltrattati coloro che ioformato lo ave- 
vano dei disordini della corte e delle in-* 
sidie a lui lese^ cagionato il discredito 
ai sacerdoti ed ai monaci y esatto giura- 
mento dai figliuoli « dal popolo contra 
la £Ìu«iizia, prodotto colle spedizioni mi- 
ittari oipicid) , sacrilegi , adulterj ^ rapine 
ed incendj y diviso finalmente T impero a 
c^prici^io^ turbando la pace ed armando 
i po{>oli contra i proprj figUuoU 9 ^^o- 
tiendo per cotal modo le vite dei ^ucldifi 
invece di procurare loro la sa)nte ^ la 
pace. Gli fu dunque fatto intendere che 
scomunicato egli era ed obbligato a fare 
penit€n;aa di tutti que^ delitti; e quindi 
deposta la spada"" e le insegne imperiala 9 
dovette egli vestirsi 4i cilicio y né . per 
questo rimase egli libero y benché deca- 
iiulo si credesse dal governai j^ ma casto* 



r 



^ Alo fu qwi maggiore rigore y senza potere 
i romualeare se non eon pochi domestici.. 
i Walla disgustato di quella sceita , bea- 
* ckè part^iaao di Lottarioj passò in Ita- 
' lia, e ritiral;p«i nel monastero di Bobbio^ 
)* (olk reale autorità ne fu eletto abate. 
li Spedì pure Lottarlo a Ycroaa Mcwii^ 
conte di Bergamo^ ed Erih^rto^ vescovo 
dì Lodi , perchè le mura jdi quella città 
ristorassero, Afa tranquilli non erano i 
popoli per r iniquo trattamento usato 
ajy imperatore-^ e pentiti erano perfino 
colora ehe alcuna parte pigliata avevano 
a qud mis£itto \ quindi Lodovico re di. 
Btffiera neir anno m^edesiniLO o nel se- 
guente cominciò ad assumere la di lai 
difesa^ e recatosi a Francoforte^ deputati 
mandò a Lottarlo y chiedendo che pia 
umanamente trattato fosse il genitore. Poco 
favorevolnaente accolti furono quegli in* 
vtati , «d altri spediti in appresso non 
ottennero neppure di vedere il prigio- 
niero ^l&è migliore riuscita ebbe un ab- 
boccamento tra Lottarlo e Lodovico di 
Baviera avvenuto in Magonza. Si volse 
silura U ve bavaro a Pippino ; ed una 



«41 ^'^**o IV. 

lega conchiuse contra 3 fratello per la 
liberazione del genitore. Le armale Itìro' 
andavano ad ogni istante ingrossandosi-,^ 
cosicché Lottano che in Parigi trovavatìy 
costretto fu a lasciare colà libero Pioti- 
paratore nel monastero di 5. Dionigiy ed 
a fuggirsene seguito da alcuni vescovi suoi 
fautori, tra i quali era F arcivéscovo di 
Lione Agobardo, Non volle Lodovico ria»^ 
sumere le insegne imperiali se non colla- 
assoluzione dei vescovi , e da èsfsi fu' ri^ 
messo nel comando. Lottarlo intanto la^ 
Provenza desolava , espugnando ancora e * 
distruggendo le città che a'1ui si òppo- 
nevano, ed i conti uccidendo o esilidildc^- 
che le difendevano. Si disse òhe iìiìsidie' 
tese fossero alla vita della imperatrice 
Giuditta ^ siccome però in Italia non- man*' 
cavano vescovi e conti fedeli all' impera-^ 
tóre , fu essa tolta prestamente da Tor- 
tona e condotta ad Aquisgrana , ed cmo 
di quelli che contribuirono dlla sal'v^tea 
di lei, fu jRatoldo vescovo di Vero»» j * 
da altri detto Rataldo y con BoniJbMto 
cónte di Lucca. Trovasi pure notoinuto 
tra- que'fidi Pippino parente delPìmpera- 



CAi^ii'eLO IV. 245 

tote, il qaale essere doveva il figliuolo 
•cK Bernardo già re J Italia. Il solo j4n- 
drea prete italiano j autore di una cro- 
naca ^ dice che Lottarlo stesso fu quello 
che la matrigna restituì al «adre^ pentito 
i^ commessi delitti^ e sdegnato contra i 
caltìvi consiglieri ^ molti dei quali aveva 
fatti uccidere o esiliare. Contra tutt"* altri 
però sfogavasi il furore di Lottarlo , aven- 
do egli nella Provenza fatta affogare una 
monaca trovata colà, solo perchè sorella' 
€i!a di Bernardo duca della Setti mania ^ 
e riportato avendo alcun vantaggio contra 
i sol4ati del padre , inuoltrato erasi fino 
ad Orleans. Lodovico^ assistito dalle trup- 
pe degli altri due fratelli , venne ad in^ 
contrarlo con potente armata ', ma paci- 
fici ambascia dori spedì replicatameute 
per riconduiTe il figliuolo al dovere, dai 
qnali finalmente indotto colla lusinga di 
pace e di perdono , venne a gettarsi ai 
piedi dell' imperatore, e questi altro non 
chiese se non un nuovo giuramento di 
fedeltà e di obbedienza, ed il ritorno di 
Lottarlo in Italia , d'onde più minio vere 
^OQ si dovesse senza il di lui ccm&enti-^ 



mento. À tutti i di lui paTtigiaai fu ac- 
ijordato egualmente il perdono; e Lottar 
rio tornò tranquiUamente in Italia^ in una 
dieta riunita nel seguente auno nelli villa 
di Teodone ^ fu di nuovo cuasolìdato. il 
ristabilimento di Lodovico ^ ed egli fi^ di 
nuovo coronalo ] giudicati furono e . de* 
po«ti in parte i vescovi che ^«eguito ave- 
vano il partito di Lattario ; ma non ,si 
osò procedere contra qm:lli ch^ Aigg^ti 
«rano in Italia, forse per non irritare i 
ve sQlto la di <;ai protezione si trovAvaiio. 
Questi ne'' suoi diplomi non faceva più 
menzione delF imperatore regnante,, forse 
per una specie di vendetta y il 4:he si 
osserva special mente iu un diploma d^lfaa- 
no 835 dato da Pavia j nel quale quel 
re donava alla basilica di S. Ambrogio 
-ili Milano la corte o il podere di Limouta, 
i^ rimedio delf aaima di C[goìie fratello 
di Ermengarda di lui moglie morto, in 
età puerile , -ed in altro con qui da Ma- 
ì'engo accordava alcun favore ad AjìuxI' 
berga badessa di S. Giulia di Brescia. 

7* In Italia morto era intauto io 
Sina pij^ionc ^ ov^e ei^ stato confinato da 



SktonCy P abate r di IVIoate Casino ^ detto 
DeusdecUt a Diodato. Dal raccoato di 
Erdiemperto , moaac» esso pm*e^ sembra 
clie tnoti?o a qaelP imprigiona[Rea.to desse 
r amore del danaro di quel duca y ma 
sgraxiatameiite le storie di quella età 
erano quasi tutte scritte dai molaci ^ e 
unì GapriccSp loro o dalla loro niauiera 
di vedere dipendeva sovente la fama di 
probità o di malvagità de' sovrani. Erchem- 
perCo parla ancora dei miracoli avvenuti 
aUa toad»a di- quelT abate , i^he alcuna 
ikOìn è iemfto a credere. Massenzio pa- 
tmfca di i!^quileja, ottenuto avendo la 
protezione del re Lottarioy obbligati aveva 
i vescovi dell^- Istria a staccarsi dalla sede 
di Xjrado per som mettersi al suo diritto 
metropolitico ^ ed invano erasi adoperato 
il poatefice p«r farlo desistere da quella 
pretensione 3 il che prp^a che alP autof'ità 
poutificia resistere sapevano tuttora i ve- 
scovi* cbe il fé d^ Italia una influenza 
esercitava sa queste eontroversie discipli- 
^^\'^ che tranquillo dominio sulP Istria 
uiaaleneva e ligio non mostravasi al pon- 
ti£«e^ sebbeiie questi jecond^to lo aves- 



:a4S LiRRO IV. ' 

sé 'nelle sue contese col genitOFe. Era 
pure slato cacciato da alcuni primarj ctt*- 
ladini di Venezia il doge Giovanni y che 
andato era a ricorrere all' imperatore Lo^ 
doi^ico'j e deir autorità ducale erasi inve-: 
stilo Un tribuno detto Garoso y ma d4dpo> 
sei mesi era stato questi pure sorpreso» 
da molti nel palazzo 6 gli si erano cavalt' 
gli occhi y dopo di che tornato era alla 
sua sede Giov^anni, À Lottarlo giussero 
ambasciatori del padre ^ che a filiale ub* 
Lidienza^ a perfetta riconciliazione e coti^' 
cordia lo invitavano. Dicesi che a quril» 
missione contribuisse T immeratri^e Gtu* 
ditta che declinare vedendo ^i anni 6 
la salute del cònsorfe, volesse a se '^leism 
ed al suo figliuolo Carlo procurare^ in 
Lottano un appoggio.- Questi spedì dal 
canto suo al padre uu^ arab^seiata , della 
quale era capo JValla abate di Bobbio^ 
e questa fu ben accolla e, rimandata con 
esortazione al figlinolo di venire «gli stes-> 
so con piena sicurezza a conchiudere uu 
trattato. A questo si oppose una grave 
e lunga malattia sopraggiunta a Lotta-* 
fio 'y guarito questi fiu^lmeute ^ noii s^q 



CÀMTOLO IV, M9 

rièusò di aadare y ma ritrattò, ancora ìe 
sue promeBse e i suoi giuramenti. Comin- 
ci&aaeora a molestare i possedimenti della 
chiesa ranoana^ e fece uccidere alcuni che 
fosse a quelle vessazioni si opponevano ^ 
il che sommamente dispiacque alF impe- 
ratore j che fermi conservava gli avverti- 
menti politici di Carlo Magno di blandire 
quella sede^ dalla quale i re franchi ri- 
cevalo avevano V impero. Crede il Baro* 
nìb che Lottano invadere volesse gli stati 
detta chiesa^ «sui quaU alcun diritto quello 
scrittore non attribuiva alF imperatore; 
persaaso di questo diritto incontrastabile^ 
opina il Muratori che Lottarlo di questa 
Mitorità abusasse 3 forse P uno e Y altro 
3 inganndQO , perchè i diritti imperiali al 
re d^ Italia non competevano j e questo 
alkisò forse ^ dfl suo potere, mal soffren- 
do come lutti i re d' Italia in generale , 
di vedere entro i suoi confini un'altra 
signoria, Lodovico spedì inviati a Lotta^ 
^ per farlo desistere da quelle violenze, 
ordinandogli al tempo stesso di prepa- 
r^c le tappe per il viaggio che intra- 
prendere voleva a Roma 3 chiedeva purcr 



\ 
\ 



l' imperatore nella stessa occasione* cb9 
Lottano si risolvesse a passai^e in Francia^ 
che alle chiese di Francia restituisse* alconi 
beni ad esse spetNnti in It^i^ ; che re* 
•titnisse le loro sedi e i beni toro ai ire- 
scovi e ai conti che condotta avevano dà 
Tortona in Francia Giuditta^ i\ che prova 
che Zottario conseolito non avevsi a qof ! 
trasporto, da alcuni storici rappresentato, 
come una fuga. Pare che Lattario si 
scusasse dair aderire a quelle domande^ 
uno degli inviati di Lodos>Ì€ù ebbe online 
di passare a Roma per informarsi delle 
violenze usale da Lottarlo , e ben accollo 
dal pontefice ^ luttoc4iè infermo ^ fu con- 
gedato con molti regali ed accompagnato 
nel ritorno da due vescovi , che perà 
Lattario fece da certo Leohe trattenere 
in Bologna j onde il loro viaggio boa 
proseguissero; e solo il messo imperiale, 
che era un abate detto Adrei^atdo ^ riusi-i 
a far passare una loro lettera per meizu 
di un finto mendicante. Furono allora 
rubate rn Ravenna le ossa di 5. Se9er& ^ 
e r arcivescovo di Magonza le trasportò 
solennemente nella sua chiese ^ giacefaè 



CAPITOLO iV. q5'4 

tttin scìùccst rell^'oiie (j»e' furti ren(}cva 
commenc^cvoli. L'imperatrice Giuditta in- 
tanto faceva assegnare al figKuolo Carlo 
la Neustria , nella quale compresa era 
anche Piwrigi y ed i vescovi e i popoli ^l 
qiiftta regione giurata gli avevano fedeltà. 
Aìcìtnì storici consenzienti credettero a 
quell'alto J re della Baviera e dell' Aquì- 
tanfo; ahii supposero clie invece collegati 
«i fossero per impedirlo ; ma o per ri- 
vrrctìzà o per amore si tacquero^ e Carlo 
che gtà compiuti aveva gli anni ì^y ri- 
cevette il citigolo militare , la corona di 
cavaliere e la corona reple. 1 Normanni 
intaiAto la Frisia coti replicate scorrerie 
inolestavano , e questo mandò a . voto il 
^'^ggio disposto dell'imperatore a Roma. 
Una Còlti età che apparve in quel tempo ^ 
fij Ha molti e da tìuel principe stesso 
creduta presagio della di lui morte , ma 
Don -servì se non a procurare grandi ric- 
cbezze ai canonici ed ai monaci^ affinchè 
le orazioni loro moltiplicassero. Lottano^ 
«ccondo alcuni storici^ fortificate aveva le 
chiose dell'Alpi; e recatosi al monastero 
"i Monantola affine di pregare Iddio y 



a52 Liimo iV. 

come nel suo diploma si legge, accordato 
aveva a quei monaci la facoltà di eleg* 
gersi r abate. Tumultuoso doveva essere 
in quella età il popolo di Veniezia y per>« 
che il doge Giovanni poco dopo il suo 
ritorno a quella dignità^ fu nella cUcsa 
stessa di S, Pietro sorpreso da nuoiri 
cqngiitrati , i quali dopo avergli tagliata 
la barba ed i capelli, lo forzarono- a 
ricevere gli ordini sacri in Grado y ove 
dopo alcun tempo morì. Doge fii eletlo 
Pietro Tradonico j originario di Pola ed 
abitante in Rialto , al quale fu dato ^aji 
popolo stesso per collega, il di lui figlioolQ 
Giovanni. A Buono consolo e doo^'di 
Napoli , succeduto era il di lui figlì^|!i^ 
Zeone , ma questi dopo spli 6 mesie^a 
stato cac<;iato da Andrea di lui siui^fro^ 
che duca era stato eletto in di lui ; vece» 
Sìcardo principe di Benevento, colto aveva 
queir istante per attaccare Napoli , ed 
'Andrea si era trovato costretto a cli^a-* 
mare dalla Sicilia un corpo di Sarac^j 
Sicardo aveva allx)ra accordata la pace^ 
ma appena partiti que^ barbari , si . era 
dato di bel nuovo ad opprimere i Ifapo* 



CAIMTOLO IV. ^5Ì 

letDiit. Cagione di ^ella gnefra era forsH 
la mèncatiza delP annuale tributo promesso 
k Siccone '^ certo è che Sicardo per tre 
Jnesì • diede il guasto a ttitto quel terri- 
tario^aacchéggiando specialmente le chiese 
ed i torpi dei saMi b*aspòrCandone * un 
moìoiilco uscì tuttavia a placare Sicardo j 
lusingandola della resa della città , e sia 
che Un di lui ufficiale spedito a Napoli 
illfiso fo&se dair aspetto dt una montagna 
di grano j che però tutta era di sabbia 
nelPihlcrtìo, ifàcendoglisi credere al tem- 
po «tesso che tutte piene erario di grano 
fe -eàse, sVsL che corrótto fosse questi con 
alotfiii''fiasfehi creduti di tino e pieni di 
BÓMi d^ oro \ si venne ad una capitola- 
.«f&ne, nella quale di nuovo i Nàpóletftfti 
asionsero V obbligo di pagare il tributa 
ai principt' di' Benevento. Da quel trattata 
si 'raccoglie clie ^^i^mtalfl e Sorrento sot- 
^>06te erano atlòrd 9I ducato di Napoli; 
taa forse Amalfi fu poco dòpo per nuovar 
gttctrà' insorta ostilmente ^ occupata ) er 
&&9èiiato fu pure Sorrento; sebbenfe ere* 
^e Yion si debbk^ che spaventato fosscf 
Si^atdo dalla appariztofie di S: Antonina 
Stf>r. t Ital. Fot. XIIl. k 



^54 Ll&RO ÌV« 

già dbate di quella jcitlà , e molto meli* 
che dal detto sauto foss« validamente 
bastonato. 

8. ÌNon era la corte di Lodovico 
tranquilla sul reguo della Neustria accor- 
dato a CarlOy e sempre si temeva che la 
morte di Lodovico suscitasse conU'a il 
figliuolo i due fratelli re delP Àquitania 
e della Baviera ^ si pensò quindi a gua- 
dagnare Lottario ^ lusingaodolo non so|lo 
del paterno favore , ma della divisione 
ancora dell^ impero con Carlo medesimo. 
Lottario si arrendette^ andò a Vormazia ^ 
e convenne col genitore che nulla avrete 
he in avvenire operato né contra la di 
lui volontà ^ nò contra il fratello Cario^ 
12 imperatore dal canto suo gli accordò 
la licenza di dividere i regni in modo 
che facendo egli le parti , Carlo elegge- 
rebbjB j o pure egli a vicenda ^ se la di- 
visione proposta fosse dai ministri di 
Carlo. Questa fu rimessa a Lodovico me- 
desimo * e Lottario elesse la parte che 
verso la Mosa trovavasi, Carlo ritenne la 
Neustria occidentale. Tornò Lottario in 
Italia ^ e padrope rimase inoltre della 



cAm*OLO IV. * aS^ 

ProTenza eli qua dal Rodano fina alla 
contea di Lione j e della regione pOsla 
lungo il Reno e la Mosa fino al mare ^ 
abbracciando cosi la valle di Aosta ^ il 
Vallese ^ gli Svizzeri y i Grigioni j V Al- 
sazia, la Svevia^ V Àustrasia^ la Sassonia^ 
F Olanda ed altri stati , cfae però tutti 
non rimasero, sotto il di lui dominio. Un 
solo annalista francese nota che si abboc- 
carono alle chiuse d^ Italia i due fratelli 
Lattario e .Lodoi^ico re di Baviera } che 
questo spiacoue alP in^peratore ^ e chje 
chiamato Lodovico a Nimega j restituire 
dovette V Alsazia ^ la Sassonia ^ la Turin- 
gia^ FAustrasia e la Svevia^ che furono 
poscia a. Carlo assegnate. Dopo la conven- 
zione fetta con LottariQj giunse la nuova 
che imorto era ^ sebbene in età ancora im- 
matura j Pippino re delF Aquitania , e 
questa probabilmente. fu asj^egnata a Carlo, 
Vedesi nelV anno 83$ Agofio conte di 
Lacca ^ il che fa credere che mai non 
fosse stato rinìesso nella suai $ede Borii-' 
faih H y il quale rimaneva tuttavia in 
Francia ^ ne mai era stato restituito alla 
sua carica dopo ch^egli aveva condotto 



\ 



a56 iiBRO IV. 

"Vìa Giuditta Sa. Tortona. Non era pero 
tranquillo Lodovico re «fella Baviera , e 
neir anno seguente occupò a mano ar- 
mata gran parte <}ella nonarcbia francese 
})Osta di là dal Beno. Già mosso erasi 
^ imperatore per opporsi ai di lui pro- 
gressi , ma il re bavaro abbandonato dalle 
hm truppe^ dovette sollecito ritirarsi nel 
suo regno. Il padre tuttavia' volle che a 
lui si recasse, sgridollo e quindi amore- 
volmente gK perdonò. Ricevette allora 
r imperatore Lodovico una ambasciata di 
Teofilo imperatore d'Oriente, apportatrice 
di grandiosi regali ^ e questa secondo 
alcuni diretta era solo a confermare Fo- 
ttìi cizia, secondo altri a chiedere saceer- 
so eontra ì Saraceni y che le isole di 
Greta e di Sicilia occupate avevano. Si 
narra che alieno non fosse Lodovico dsl 
prestare il chiesto soccorso, ma che rotta 
fosse là trattativa per la morte di Teo^ 
dosio patrizio, capo deir ambasciata. Gran* 
di tumulti insorti erano nella Àquitania , 
perchè mentre quelita provincia assegnata 
era a Carlo , una parte di que^ popoli 
aveva già acclamato il primogenito di Pip- 



« CiPlVOLO IV. I1S7 

fioQ. sotto il nome di Pippiné //. Masse 
aveva Lodovico le sue armi coatra quella 
proviacia^ e coltra il nepote^ ma le feb^ 
I>d , 'Che r armata iofestavano^ e le scor- 
ferie degli Aquitaoi^ costretto lo avevano 
a ritirarsi. J Pirati \{Jla¥Ì infestavano ia- 
taoto r Adriatico ^ .e contra di essi sL 
mosse Pietro doge di Venezia 9 al quale 
riasfd 4i conchiudere la pace col .priacipe 
delU Dalmazia. Tornito i^ Vene^ia^ iU 
«reato daU^Mperatore greco spatario im- 
periale j ma richiesto di un poderoso 
armameato per mare iCoutra i jSai'aeeni ^ 
«iscirouo di- fatto i Veneti con 60 navi , 
ma presso Talento incontrata avendo la 
llotta dei Saraceni comandata da Saba y 
sopraffatti dati numero, fui^o.no quasi tutti 
distratti 'j e «quei barbari entrati nell'Adria- 
tico, incendiarono Auserà nella Dalma-^ 
zia, su) lido apposto Ancona, e jprefifiro 
alenai legni mercantili de' Veneziani, tutti 
iuamanamente uccidendo i nai^ganti. Puq 
essere che alcuno, di quei fatti avvenisse 
dopo la morte di LodoyÌQo Pioy sebbene 
l^ storico Dandolo li riferisca conile ay^ 
Vtfì^ da prima j giacché Xar.anito no^ii 



!i58 UBRo IV. • 

era jancora in potere de^ Saraceni , allorcisè 
fa ucciso Sicardo principe di Benevento ^ 
che premorì certamente a Lodovico. Oc- 
cupata aveva egli Amalfi . e di nuovo 
strigneva d^ assedio la città di Napoli» 
Quel duca credette allora di dover ricor- 
rere a Lattario j il quale iino dei- suoi 
baroni ^ nominato Contarào , spedi tosto 
ad ordinare a Sicardo , che desistesse 
dalla persccuzionie de^ Napoletani. Giun^ 
però questi,^ mentre già da alcuna dei 
suoi Sicardo era stato trucidato- ^^ uomo 
secondo le cronache monastiche^ che ^^ 
sonorato si era colla sua ineontinenea ed 
avarizia^ Egli aveva mandato in pri|rione 
a Taranto un fratello detto Siconolfo^ 
sospettando che al principato aspirasse j 
costretto aveva a farsi monaco Majone 
altro di lui parente , ed aveva fatto ap- 
piccare certo Alfano \j illustre beneven- 
tano y il che tutto attribuivasi ai consiglj 
di certo Boffredo ; e suscitata aveva per 
tal modo la congiura formata da -certo 
Adalfetio y per cui con molte ferite fu 
messo ai morte. A Sicardo fii sostituito 
JRadelgiso- di lui tesoriere ^ ect è, cosai 



I 

CAPItOLO IV. J5^9 

degna di osservazione^ che anche Gn- 
moaldo Stor^acia era stato tesoriere del 
di lai antecessore ^ il che dà laoga a cre- 
dere che di grandissima influenza godesse 
quella carica presso i Beneventani. Nata 
era intanto a Lottarlo una figlia che fu 
poi detta Rotrude^ e Giorgio arcivescovo 
di Itavenna ambì T onore di levarla al 
fonte , per il che spogliare dovette la 
sua chiesa di gsan parte dei suoi tesori^ 
e il tatto portare a Pavia in regalo a 
lattario ed a £rmengarda> li abito solo 
della neonata ^ che ad essa secondo iL 
costume dopo il battesimo imponevasi y 
ftt pagato 5oo soldi d^ oro. Nota Jtgmllo 
che r imperatrice trovossi a quella fun- 
zione tutta carica di gioje^ e che comu-* 
oicò alla messa celebifaia dair arcivescovo^ 
non seqza avere occnltamente tracannata 
da prima una tazza di vino, perchè presa 
in quella cerimonia da grandissima' sete. 
9. Nuove ostilità commetteva intanto 
Lodouico re di Baviera nella Svevia^ ed 
il p^dre di lui si era già mosso alla 
volta della Turingìa per combattere j ma 
r aggressore erasi tosto ritirata nel suo 



^6o XIBRO iV. 

regno. Una dieta fu riunita in Yormazia 
per mettere al dovere quel figliuolo ri- 
vòltoso, e chiamato vi fu anche Lattario 
rè d* Italia. Accadde allora una ecdissi 
spaventosa del sole^ per cui a Vòrmazia 
si videro le stelle di giorhò j e la ignò-' 
ranza de^ tempi fece che se ne pigliasse; 
presagio di* qualche strepitosa dtsgras^a^ 
V imperatore però sorpreso di ìk a poco 
da uqa frc^quenza di , sospiri e di 8Ìn«» 
ghiozzi y e da una depressione di fòrte, 
si fece trasportare in^ un' isola del Reno 
sotto Magotiza , e colà ad esempio' di 
Carlo Magno le sue masserizie preziose 
divise tra le chiese , i poveri ' ed r fighiK>r' 
li. Mandò quindi la corona , la spada e 
Io scettro gemmato a Zottorib ^racco^ 
mandandogli la matrigna^ il fratello ' Carlo 
e la difesa degli stati a quest'ultimo as- 
segnati: Perdonò al figliuolo Lodoi^ico y 
pregando tuttavia gli astanti di Àmmo^ 
nirlo^ affinchè i suoi falli riconoscesse^ e 
quello pure di avere cagionajta la morte 
del padre j e morì il giorno ì20 di giu- 
gno deir anno 84^ 9 ordinando che • il 
l^orpo sua seppellito fosse nel}a chiesa 



ckvìsoLO IV. afii 

,Xi JL jérnolfb di Metz. . Lodano gli ^«crilr 
tori ecclesiastici il di lui zelo per la cat- 
tolica reLgAone e per la diseipliaa della 
^chiésa^Ja dì lui munificenza verso i poveri 
« verso . i cherici ed i monaci j il di lui 
amore ddla giustizia , la di lui clemenza 
e mansuetudine , per le quali virtù il 
^ome ottenne di Pia. Itfa la di lui ec- 
cessiva mansuetudine può riguardarsi da 
Ila lato^, come, gravissimo errore politico^ 
perchè questa suscitò coutra di lui i 
figiiiioli , che mai non seppe contenere 
entro i limiti dei loro doveri, e tutto 

unpero sconvolse. Non rammentano pure 
<Il.egli scrittori^ che troppo precipitosa^ 
tnente divise egli V impero tra i primi 
fittoi figUiAoli ; che trasportato quindi da 
eccessivo amore per la nuova sposa Giu" 
^tta e per 9 figliuolo Carlo <;he otte- 
nato ne avev^ j yoUe imprudentemente 
riattare la fatta divisione, e ritogliere 
^ figliuoli del primo letto gli stati che 
9^ possedevano ; die accecato dalf amore 
|i^desimo j a Carlo accordò T Àquitania 
>^ pregiudizio dei figliuoli legittimi di 

^''pino j e fosiò perfino contra m^'* 



262 tlBRa IV. CAPITOLO IV. 

t 

nepoti la guerra : che guerreggiò quando 
negoziare o perdonare si doveva ^ e per^ 
donò cpiando non si ayèra che a vincere; 
che mai non seppe a tempo punire ^ e 
troppo facile accordò talvolta il perdono; 
che non sempre osservò anche a fronte 
dei figliuoli medesimi la più esatta giù* 
stizia neir ordine della legìttima succes- 
sione ; ma gli scrittori ecclesiastici tutti 
que^ difetti credono compensati coi dona- 
tivi fatti ai monaci ed aule chiese. 



ai63 

CAPITOL^O V. 

Della storia i>^ Italia 

DALLA MORTE DI LoBOYlCO PfO 
fimo A Q0ELLA DI LotTARIO. 

Lottarlo amnunzia ed Francesi la sua 
elmìdone. Suoi disegni sulla Francia. 
Carlo ^i si oppone, Lodovico re di Ba* 
vìera invade ulcune pros^incie. Lottarlo le 
riacquista. Tregua ira Lottano e Carlo. 
Concessioni ottenute dai f^eneziani. Cosa 
di Benevento. Scioglimento di quel ducatOé, 
- Guerra insorta tra Lottano e Carla 
collegato con Lodovico re di Baviere^ 
Battaglia di Fontenay. Legati del ponta^ 
fice ai principi contendenti, Ambiziorua 
del vescovo di Ravenna. Infelice loro riu^ 
scita. Nuovo armamento di Lottano. Nuova 
lega di Carlo e Lodovico. Osservazioni 
tulla lingua italiana. Continuazione della 
guerra. Face conchiusa in Lione. Morte 
àdP imperatore Teofilo. Turbulenze nel 
ducato beneventano. Guerre tra Radelgiso 
SicoQolfo. / Saraceni si stabiiiscona iti 



^64 xiuLo lY. 

Italia, Ducato iSdependente di Capua. « 
J)iifisiom' detta monarchia d/é Franchi. 
Calamità della Francia occidentale. Guer-" 
re nel ducato benei^entano. Mori della Spc^ 
gna chiamati in soccorso da Siconoifo, 
Guido duca di Spoleti chiamato in soc^ 
corso da Radelgiso. Ducato di Napoli 
usurpato. Sergio eluto duca. Lodovico li 
dichiarato re d' Italia. Morte di Grego«* 
rio W^ ^le^ione di Sergio II. Malcon^ 
tento di I^oUfirio per la non chiesta ap^ 
probazione. I^odovico II in Roma. Di lui 
coronazione. Trattatisi col pontefice. Lo- 
dovico visitato da Sìconolfo. Spoglio di 
Monte Casino. - Stato delle cose in Fran^ 
nia. Irruzioni d^ Normanni. Imprese dei. 
Saraceni contra V Italia. Guerra eòntra 
di essi wtossa da Iiodpvico. - Diss^ipori 
insorti tra Lottarlo e Carlo. Contese tra 
i patriarchi di Grado e S Aquil^a. Morte 
di Sergio II. DelP arcidiacono Pacifico, 
Consacrazione di Leone IV. Saraceni 6at* 
tuti dalle prpcellp. Sssi sono chiamati di 
nuoi^o dai duchi di Benei^ento. Tremuoto 
in Italia^ Controi^ersie di Gottespalco^ 
HlH^y^ gufirrik i^Qntrg i SÌtrgc^i. hQ^oji^Q 



GAPltOLO V. 265 

dà la p(tce ai Benei^entani. Epoche incerte^ 
" Nuova città fabbricata presso il Vati- 
6ano, Scorrerie dei Saraceni, Lodovico II 
dichiarato imperatore. Opere de' Rormani 
centra i Saraceni, Concilio di Pavia, Ma-* 
trinionio di tiodovico li. Scorrerie dei 
Sormanni. Cambiamento de duchi di £e- 
Mvento. - Città Leonina benedetta. Porto 
ripopolato. Spedizione infruttuosa di Lo* 
dovii'o II cantra Bari, ' Succemone nel 
ducato di Salerno controif^érsa. Condotta 
^'i Lattario dopo la morte di Ermengarda. 
Saccheggi de'' Normanni, Concilio t^uto 
in Rema, Città nuova fabbricata pressò 
Cmtocelle, jivvenimenti diversi, - Gik- 
ikio. tenuto da Lodovico in Berna par 
accusa a lui portata. Morte di Leone IV. 
Ekjàone* di Benedetto lil. Favola della 
papessa Giovanna. Tumulti per la elezio-' 
ne di Benedetto. - Concilio di Pavia, 
-dttoccamento di Lodovico II con Lodo- 
vico re di Savina. Morte di Lottano. 
Di lui carattere. Monastèrj dati in com^ 
nimda. Osservazioni critiche. 



\l VL 



a66 tittio IV. 



I. JLji 



§. I. JLJ ottano ^ iche in Italia' si 
trovava alF^poca della morte del genitore^ 
spedi messi ìa Francia ^ annunziando la 
èua imminente venuta a tutti i capi della 
kiaxion€ , promettendo di accrescere a 
tutti le loro onorificenze ^ e minacciando 
castighi in caso di disobbedienza. Gomin- 
ciò egli allora una nuova epoca del. di 
lui regno^ e giunto alle Alpi^ volle esplo- 
rare le intenzioni de^ popoli oltramontani^ 
disegnando egli forse di tutta occupare 
la monarchia francese. Tentò pure di 
sorprendere eoa lusinghe il re Carh^ die 
mosso si era a guerreggiare nelP Àquitaaia 
conlra Pippino JI^ insinuandogli di Atà^ 
stere da quelP impresa , e lusingandolo 
che difesi avrebbe i di lui stati. Ma £o- 
dòvico re di Baviera > ostilmente invase 
aveva le provincie a Lattario assegnate^ 
e fino occupato Vormazia^ Lattario Vor- 
mazia ripresa e ben presto con nuraerosa 
armata trovossi a fronte del fratello* Una 
tregua fu proposta ed una conferenza di 
là a quaùhe tempo tra i conteudeAti^ 



CÀflTOtO V. 267 

ma Lottarlo intanto gli stati invase di 
Carlo e giunse fin sotto Parigi^ dove a 
la! si unirooo Gerardo governatore di 
quella città ^ llduino aba^e di S. Dionigi^ 
e Pippino figliuolo di Bernardo re d^It»* 
lia» Legato era egli con Pippino II j che 
Talorosamente si difendeva nelPAquitania^ 
e col duca e i popoli delU Bretagna j 
ma Carlo arrestò i di lui progressi alla 
Lotra^ ed una tregua fu conchittsa^ nella 
-quale a Carlo cedute furono TAquitania^ 
la Provenza e molte contee tr^ la Stuna 
e la Loira*^ Lottarlo signore rimase di 
Parigi e di tutta quasi la Borgogna; ma 
questo stato di cose durare non dov^eva 
«6 non fino ad una nuova dieta j né un 
anno pure durò ^ perchè nuova guerra 
in^otae come si vedrà in appresso. I Ve-* 
DCziani allora ottennero da Lottarlo per 
cinque anni la conferma de^ patti già 
stabiliti fra essi ed i sudditi del regno 
di' Italia ( non dell' imperio^ come scrisse 
.il Muratori )^ tra i quali erano i Gomacr * 
chiesi^ i Ravennate ed altri popoli confi- 
nanti ^ ottennero pure che distinti fodero 
i loro, confini da quelli delle (erre d^l 



iè68 trtRo IV. 

Tegno. Oli Amalfitani intanto y M erano 
•stati trasportati a Salerno da Sicardo 
principe di Benevento ^ udita la di lui 
' morte ^ colte avendo V istante -che i Sa- 
lernitani valle loro ville si trovavano ^ le 
' 'chiese -e le case di quella <;ittl saccheg- 
giarono e ad Amalfi tornarono. Ma alcuni 
dei principali di Benevento^ attaccati atta 
famiglia di Sicardo ^ e per ciò pigliati, in 
«ospetta ed allontanati da Madelgisù j 
nuovo duca o^^priacipe , coi Ssdernita^i 
si collegarone ^ e «con artifizio dalle car- 
ceri di Taranto trassero Sicùnolfo y fi^- 
iélld di Sicardo y il quale rimasto per 
aloan tempo celato presso il di lui fo- 
gnato .duca di. Gonza ^ passò a Salerno^ 
4)ve da que^ cittadini e dagli Amalfitani 
fu proclamato principe* Rubellato -«rasi o 
' contemporaneamente o alcun tempo prima^ 
I^andol/b cónte di Capua^ instato per la 
' morte 'di jédelgisa figliuolo di Jìdffì^edo y 
inumanamente da Badelgiso £aHo gitttadi^e 
da una finestra , perchè seguito da molli 
giovani era venuto a paiaszo; e fortifi- 
catosi nella città ài Sicopoli y collegato 
.'«rasi dà poi con Siconolfo y col duca 



CAPITOIO V. 269 

d'Acerenza ed altri priocipi di quella 
regione y ed anche coi Napoletani^ animati 
da sdegno contra i principi di Benevento. 
Sì dlsciolse allora questo stato ^ che per 
tanto tempo conservato aveva unità e 
splendore^ ed aveva saputo resistere alle 
^ forze dei Greci , dei Longobardi y dei 
Franehi medesimi. Si formarono varie pic- 
ciole signorie ^ atte solo a lottare tra 
loro ed a lacerarsi vicendevolmente y ed 
incapaci a resistere alle straniere inva- 
sioni. Narrasi che sollecitando Jtadelgiso i 
Salernitani a sottomettersi^ questi lo in- 
stassero ad accostarsi alla loro città y e 
che essendo egli giunto colà con picciolo 
es^cito y fosse da essi assalito y disfatto 
e costretto a fuga vergognosa. 

a. Lottano da Vormazia mosso già 
aveva l' esercito contrai il fratdlo Lodovico 
che costretto aveva a ritirarsi nella Ba- 
viera* ma Carlo un partito potente erasi 
pmre formato nelF Aquitania y nella Neu- 
stria e nella Borgogna, e passata avendo 
la Senna, giunto era fino a Troyes. Dopo 
alcune inutili trattative con LoUarioy col-* 
kgosfi Carlo con Loeloyicoy e l'armata 



-^jo liimio IV. 

^i questi :rotta avendo quelia di uàeUd" 
herto duca dell' Austrasìa ^ che il pas3«g- 
gio del fieno difendeva^ giunse a riuoìra 
con quella di Co/'io y e vane riasetrono 
pure le negoziazioni ^ che dopo qaeMa 
a*iunione con Lottario si intavoIarcHio j 
•perchè questi, il soccorso attendeva di, 
Pippino li. Giunto essendo quiest! al^mo, 
si venne ad una grande . battaglia presso 
Fontenay nel ducato di Àjuxerrej Tar- 
mata di Lottario era la. più numerofia^ 
ed egli stesso fece prodigj. di yalore. il 
idi lui esercito fu tuttavia battuto^ ^d 
alcuui scrissero che loo^ooo combatterli 
erano rimasti 6ul campo ^ il che^ttoft 
molto lontano dal v^ro dee coedertt'^ 
notando ^gneUo che dalla parte di Lo€r 
. torio perite erano 4<>700<^ persone j sa» 
crifizio . dice il Muratori.^ b&i grtmeU 
alla matta ambizione. Gli annali Mel^eosi 
però accennano^ che tanti bjravi guerrim 
caddero in quel giorno ^ che la Franm 
ridotta fu alla impotenza di difendere se 
stessa, non che di conquistare. V ^trui. 
Alcuni legati spediti s^veva .il pontefice ^ 
lusingandosi di ricondurre tra i fratelU 



CAPITOLO ' V. izyt 

la 'pace^ ed a* questi artifizìosameote unito 
'«raèi quel Giorgio arcivescovo di Raveu* 
uà, cbe scemati aveva i tesori della sua 
diie$a per la vanità di essere padrino 
ikHa figliuola di Lottario. in questa oc« 
castone dissipò egli -tutto A rimane ate di 
quel tesoro ^ seco portando perfino le 
corone , i 'cadici y le patene ed altri vasi 
d' oro « J^ argento , ed anche le gemme 
strappate dalle croci. Per dare tin^ ide^ 
dd lasse de^ vescovi di quel tempo^ ba- 
tteri r acceiinare ^ che «gli seco condusse 
nd ràggio 3oo cavalli 3 Agnello il disc- 
etto jgli attribuisce di indurre a forza di 
Amativi Lottario a «(attrarlo hYìH autorità 
poatificia. Quel vescovo però fu ritenuto 
^ Lottario medesimo senza che parlare 
potesse coi &ate11i^ il che probabilmente 
avvenne anche ai legati di Roma ^ ma 
rotto essendo V esercito di Lottario y i 
legati riuscirono a salvarsi colla fuga ad 
Anxeffse j Giorgio fu preso dai vincitori^ 
spogliato de^ suoi ornamenti , e condotto 
prigione presso il re Carloj mentre preda 
de^ soldati rimase tutto il di lui tesoro y 
«d i diplomi e privilegi da esso portiati ^ 



aya LIBRO IV# 

furono calpestati e lacerati y o si perdet- 
tero nel fango. Carlo e Lodovico furono 
in procinto di mandarlo in esilio ; ad 
istanza tuttavia della imperatrice Gituiitta 
fu lasciato in libertà ^ e fu ordiùato al- 
tresì , che si cercassero le cose perdute 
o involate^ delle quali l)cn poche si tro- 
varono. I preti e cherici del di lui seguito 
tornarono in Italia a piedi e seminudi^ 
chiedendo la limosina^ né adempiuta fu 
la promessa y che quelF arcivescovo fatta 
aveva di compensare i loro danni. Zoe- 
tario giunto in Aquisgt*ana si diede a 
ricomporre V armata ^ ed affine di otte- 
nere soccorso dai Sassoni StelKagi, ac- 
cordò loro la libertà di tornare al par 
ganesimo^ alcune terre accordò pure ali- in- 
tento t^iedesimo ai Danesi-, ma molti Sas- 
soni^ e tutti i popoli dell" Austrasia^. deHa 
Turingia e della Svevia^ erano stati in- 
tanto guadagnati e ridotti sotto il suo 
dominio da Lodovico , mentre i Norman- 
ni, di <juelle discordie profittando, molti 
danni recati avevano in Francia , e la 
città di Roano incendiata. Lottano pussò 
il Reno ^ ma tornò senz^ alcun fatto a 



J^ 

-capìtolo V. '^ 173 

Vòrmftzia ^ -e gettatosi sul Maine 'CoUe 
«ue-^uppe^ che infiaiti disordini co mirvi- 
«ero, dappertutto volle esigere giurarne ri«- 
\o di fedeltà. Lodovico e Curio rinnova^ 
rone ià lega in A.rgeatina , oggi Stras- 
burgo^ -e si osservò che V ano giurò in 
lingua tedesca^ F altro in lingua roman- 

• ZSL j che era la volgare francese di quti 
terapi. Bramerebbe il Muratori^ che ri- 
masta fosse alcun documento della lingua 
it^liaiia di quell^età*^ giacché tutti gli aiti 
che <ci rimangono ^ non sono che in lin- 
gua -tutina j mesoólafta di molti solecismi 

< e-barba^^istni. A. me rimane ancora il dub- 
•bio I se r Italia avesse o potesse aver« 

.:ia '^uel «eccAo una lingua propria , per- 
<*bè ^iecome gli idiomi seguono d^ ordi- 

. nanria le vicende politiche de^ governi j e 
la quistione potrebbe àneora promuover- 
si j . se rimanessero a quei tempo italiani 

. primitivi non mescolati coi barbari^ cosi 
^ da credersi ohe néir Italia si parlasse 

• in alcana parte il Gotico , in altra il 
Liongobardieo j 4n altra il Franco ^ in altra 
^il «Bulgaro , o un miscuglio di tutti quei 
Jinguaggi^ «d in alcune provincie il Greco^ 



274 tlBRO IV. 

rimanendo per gli atti pubblici FiU^o ArÌ 
latino corrotto. O dee repatarsi la lin-' 
gua italiana, come alcuni opinarono^ coe- 
sistente coir antica latina ^ oppure dee 
necessariamente credersi nata posterior- 
mente a quell^ epoca di turbolenze ^ di 
irruzioni ^ di mescolanze coi barbari y il 
che è assai pia probabile , ed esclude al 
tempo stesso la ipotesi «di una lingua ita- 
liana esistente aUa metà del secolo IX. 
Lottarioj incalzato dai due fratelli^ spo* 
gliò di tutte le ricchezze il palazzo di 
Aquisgrana, e si ritirò a Lione ^ doTe 
ascoltò proposizioni di pace • ed in mia 
isola della Sonna i tre fratelli si rieon* 
cillarono , pace giurando tra di loro j e 
rimettendo la divisione della monarchia 
ad un congresso che non si tenne nella 
Città di Metz se non verso la fine délPan- 
no 84 2 • In Àquisgrana tuttavia Lodoifico 
e €<)irlo j riuniti avendo molti vescovi ^ 
avevano loro. fatto decidere, che Lottai 
rio per la sua iniqua condotta decaduto 
era dai regni di Francia e di Germania^ 
e quindi eransi tra di loro divisi quegli 
stati^ questa divisione però dovette subire 



CADITOIO V. %j5 

Una riforma nel congresso Metense. Morto 
era iatanto Teofila imperatore d^Oriente^ 
e successore nelF impero lasciato aveva 
Michele in età di soli tre anni. Alcuni 
monaci approfittato avevano di quellft^ mi'* 
Dorila e di una malattia del gio^ne Au-^ 
gustò, per rimettere in vigore if culto 
delle sacre immagini. Più agitato e 8Con« 
volto era sempre il ducat# benevei^no j 
Siconolfo mossa avea guerra a BadelgisOy 
e conquistata aveva tutta la Calabria^ 
parie della Puglia^ e4 alcune città e ter* 
re dello stesso paese beneventano j ma 
(pieste guerre, interne suscitati avevano i 
Saraceni d<^lla Sicilia y da alcuni detti 
Mori o Àgareni y i quali di una parte 
della Calabria medesima si impadroniro- 
no j e fino nel ducato di Benevento pe^ 
netrarono. Narrano alcuni annalisti che 
<^iainati fossero i Saraceni in ajuto da 
Badelffso medesimo j superato in batta- 
glia da Siconolfo * che questi acquartie- 
^ti d^ ordine del duca iuori della città 
di Bari, quella piazza sorprendessero di 
notte , tutti gli abitanti tn|.cidaodo c4 il 
^vematore stesso che accolti gli aveva ^ 



ftj6 trtno IV. 

gettaniclolo dopo var^ tormctnti nel mare^ 
certo è che que^ barbari facilinente si im- 
possessarono di Taranto ^ e saccbeggia^ 
l'Quo quasi tutte le città della Puglia j 
cesiccfaò Budelgiso stesso trai tiare dovette 
con essi amichevolmente y e valersi del 
loro a}utOr Con questi toirnò contpa i 
Salernitani , e molli danni loro arrecò ^ 
per pagare que^ barbari dovette quel duca 
spogliare di buona parte de^ suoi tesori 
la cattedrale di Benevento y il che udito 
avendo Sitonelfoj trasse pure gran co|ua 
d^ oro dalle cattedrale di Salerno ^ ed i 
Saraceni di- Taranto mosse a danno 4<^i 
BeneveUttrui. Que^ Saraceni però ben preMo 
si st^ccai'ono da Siconoljo per alcuna 
burla da esso fatta al loro capo^ ed. al 
partito 4Ì diedero di HadelgisOy il. ebe 
di gravissime calamità fu origine. ai S«Ìer- 
•nitfini. Mor> allora Londolfo principe di 
Capua^ lasciando quattro figliuoli^ il primo 
dei quali^ detto Landoriej ebbe la signo- 
rìa di C^pua^ Pandone il secondo 'quella 
di Sera y Landonolfo il terzo quella dì 
Tiano j ed il quarto detto pure landol- 
Jo y diventò vescovo di Capua^ e famoso 



GàPlTOLO V. 277 

per le sue scelleratezze. Si rendettero 
allora i principi di Capoa independenti 
da Benevento e da Salerno. 

3. Non fu consumata s&non nelPan- 
no seguente la divisione dei regni tra i 
figliuoli di Lodovico Piò ; Carlo il CalsM> 
ottenne la parte occidentale della Fran-* 
cia^ dair Oceano fino alla Mòsa ed alla 
Sclielda , aila Sonha, al Rodano , al Me- 
diterraneo ed alla Spagna ; a Lodovico 
toccò la Baviera con parte della Pauno- 
nisi ) la Sassonia ^ le provincìe di là dal 
Keno j ed alcune al di qua j tra le altre 
qaelta di Magonza ; Lottano conservò 
tutto il paese fra il Reno e la Mesa ^ la 
Provenza, ^a Savoja, gli Svizzeri^ e come 
<&cé r annalista Melense , tutti i regni 
i Italia, colla stesfsa città di Roma. Come 
la divisione dell' impero occidentale ca- 
gionata ne jayeya. la distruzione , così fa- 
tale .disìBero gli storici quella divisione 
^ monarchia francese j giacché apri il 
campa ai Normanni , ai Saraceni , agli 
Ungàri^ di lacerarla miseramente. Né trauf 
<piHo era il regno di Carlo^ perchè Pip- 
pm II fortlssiìoiLO partito formato si crai 



ay9 HBHO IV. 

nella Aquitania.^ e non potè Carlo spo** 
gliare di quegli stati il nepote j se noo 
con grandissime fatiche e grandissimo 
spargimento di sangue. Non era neppure 
ti'anquilla la Bretagna minore^ ed i Nor^ 
raanni sbarcati nell^ Àquitania , parte di 
quella provincia devastavano. Mori allora 
V imperatrice Giuditta madri) di Carlo ^ 
ed oppressa si vide da molte sciagure 
tutta la Francia occidentale. Continuava-* 
no i tumulti^ le guerre, i saccheggi nelFo* 
diurno regnò di Napoli. I Saraceni padroni 
deUa Calabria e di Bari , ora il. principe 
di Benevento servivano y ora quello di 
Salerno j ed intanto si arriccbivanp colle 
spoglie degli Italiani. Siconolfoy oppresso 
dalle forze di Jtadelgiso che con essi 
trovavasi unito , chiamò in ajuto i Mori 
della Spagna, che nimici erano degli Àfri« 
cani, e con questi superato da prima 
presso le Forche Caudine ^ tornò con 
tanto impeto sui Beneventani datisi ad 
inseguire \ fuggitivi , che insigne vittoria 
ne riportò , e tutte le città occupò di 
Badelgiso , eccettuate solo Benevento e 
Sipuuto, Siconolfo altrui via non trevd .^ 



CAPITOLO V. %jg 

pagare i promessi stipend) ai Mori y se 
non qoeHa di spogliare sotto nome di 
prestito il tesoro di Monte Gasino j e 
quindi portossi alV assedio di Benevento. 
Ghiaino allora Itadelgiso in soccorso Gui» 
Jo duca di Spoleti y il cpiale j benché 
parente di Siconolfo j venne con potente 
esercitò , ed a questi fece insinuare che 
si ritirasse, promettendogli di renderlo 
in seguito ben soddisfatto. Siconolfo aderìj 
nia Guido che Franco era e dominato 
dalla cupidigia del danaro , dalla quale 
secondo Leone ostiense tutta era schiava 
quella nazione , da itadelgiso seppe esigere 
la somma di 70^000 scudi d^ oro ^ e se 
ne tornò a Spoleti senza piti curarsi di 
Siconolfo. Altri narrano , che in ajuto di 
questi e non di Radelgisoj venisse Guido 
detto dall* anonimo Salernitano principe 
du<ja dei Toscani, forse perchè nelPUm- 
bria comandava, reputata allora provincia 
della Toscana ; ma credibile non sembra^ 
àìt assediata fosse Benevento dai Tosca- 
ni, dagli Spoletini e dai Salernitani. Nar- 
fa lo stesso anonimo, che girando intor* 
Ho alla città Guido con un solo scudiero^ 



^8o LlBliO IV. 

jipollqfctr y capo forse dei Saraceni j lo 
sorprendesse^ ed avendolo con un colpo 
nel capo sbalordito^ si dispopesse a con- 
durlo nella città; che avendo intaglio' lo 
scudiero di Guido pasfato da parte a 
parte quello del saraceno Apollctfeur ^ que- 
sti un colpo di lancia desse nel petto a 
Guido j che gli passasse V usbergo e lo 
rovesciasse^ ma campo gli desse al tempo 
stesso di tornare in se^ di riprendei^e il 
cavallo dello scudiero e di tornarsene ai 
suoi*^ che Guido irritato venisse allora a 
patti con Jtadelgiso ; purché in mano gli 
si desse Apollafar y del quale non manco 
di pigliare aspra vendetta. Noii s^ml^ra 
però ben fondato quel racconto, in for^a 
del quale Siconolfo avrebbe alfiae accon- 
sentito ad una divisione del ducato , e 
più probabile sembra la prima narrativa. 
Quel Guido succeduto era forse a JUa- 
rengOy già conte di Brescia:, poi duca di 
Spoletì, sebbene si trovi una specie d'ÌBr 
terregno di 19 anni, nei quali alcun duca 
non è nominato. Gios^anni dificono espó- 
ne auch^egli Fassedio di Beoevento nelFaiH 
no Ò&, e da Contqr4o messo i^iiotut^ 



CAPITOLO V. 281 

rioj spedito per far desistere i Beneven* 
talli dalla guerra coatra Napoli, suppone 
uocìso allora quel duca Andrea ed usur- 
pato quindi il ducato di Napoli^ con es- 
sersi anche fatto spòso della figliuola 
deffuceiso, detta Euprassia. Narra poscia . 
che il popolo di quella città ^ mal sof- 
freado quel misfatto, Contardo^ la moglie 
e tutti i suoi domestici trucidasse , eletto 
avendo in seguitò per duca Sergio figliuo- 
lo di Marino e di altra Euprassia. Sergio 
che a Guma trovavasi , e che era stato 
^dìto ambasciatore a Siconolfoj allora 
occapato neir assedio di Benevento , 
pMs6 a Napoli , e morto essendo colà 
il vescovo Tiberio dopo una lunga pri- 
gK)iiia , chiese . secondo alcuui storici . 
^^ posto fosse in quella sede Giovanni j 
che già era stato eletto, al che non sem- 
bra che il pontefice aderisse. Suppongono 
«cttm storici , che in quest^ anno medc- 
suQo Lottano dichiarasse re d^ Italia il 
suo piimogeoito Lodovico^ il che forse 
Hón avvenne se non nel seguente , seb- 
"^^ non improbabile sembri che da 
?tt<»t^anno oiisdesioio cominciasse Ifoda-* 



aSa UBRO IV. 

i^ico II a contare gli anni del suo regno. 
Morì certamente al cominci-re delP auno 
segac&nte iV pontefice Gregorio /^, distin- 
to diigU storici come varj pontefici i£ 
qnella età ^ per le molte fabbriche erette 
e* per i copiosi donativi fatti alle chiese. 
Duòlsi a i^agione il Muratóri y che di 
questi soli fatti pallino le cronache^ € 
non già delle anioni e delle yirtù dei 
pontefici^ dei vescovi^ degli abati. Fu 
eletto e consacrato Sergio II j ma Lot^ 
torio adontossi ed il suo primogenito 
Lodovico spedì coir armata a Boma^ p^r^ 
che consacrato erasi quel pvintefice seqza 
la di lui approvazione. Altro non si fece 
tuttavia se non determinare di bel nuovo 
c|ie in avvenire^ mancando un pontefice^ 
alcuno ordinato non fosse senza il eo- 
mando e la presenza dei messi imperiali^ 
prceler sui jussionem^ missorumque sUorum 
prcesmtiam. Anastasio soggiugne, che I^aiv 
mata neUo stato romano uqcise molte 
persone^ e tutti spaventò^ finché un tem- 
porale fierissimo con fulmini frequenti 
teee perire alcuni familiari del «vescovo 
di Metz messo imperiale ^ che però i fran- 



cesi continuarono il loro cammino j e 
che Lodouico alla distanza di 9 miglia 
da Roma fu incontrato dai giudici e dal 
popolo colle bandiere spiegate ] alla di- 
stdiiza di un miglio, dalle scuole della 
milizia, il che induce a credere^ che egli 
già h^e stato dichiarato re dMtalia. Trovò 
questi il pontefice nelF atrio della basi- 
lica vaticana ; entrò , ;stando alla destra 
del pontefice j né aperte furono le porte 
se aon dopo che il re al pontefice rispose 
di egscrè venuto con buone intenzioni e 
per la salute della città e della chiesa.' 
Restò fuori delle mura l' esercito , che 
ancora continuò a devastare il territorio, 
e fii d' uopo perfino chiudere e fortificare 
le porte, affinchè quelle truppe in Roma 
noa entrassero. Unse da poi il papa il 
naovo re ^ gli impose una preziosissima 
<^orona, gli cinse ial fianco la spada reale, 
e lo proclamò, re dei Longobardi , o sia 
d'Italia , dal che trae argomento il Mu^ 
rotori a credere , che ancora Fuso della 
corona ferrea introdotto non fosse , né 
^llo della coronazione in Milano, e in 
Pavia ^ e che solo forse da quel gtorno 



a84 LIBRO, IV. ' 

si «ominciasse a contare T epoca di £a<r 
dovifio IL Ua^ assemblea di vescovi fa 
allora tenuta in Roma y alla quale ioter- 
venne anche Angilberto ^ arcivescovo di 
Milano j ma ignoto è Y oggetto di cui si 
trattasse j forse allora si stebilt j come si 
è detto 9 che consacrare non si potesse 
il pontefice senza il consentimento impe- 
riale ; nota di fatto Anastasio j che si 
parlò contra il capo delle chiese ^ e ch« 
Sergio vittoriosamente rispose^ forse trat- 
lavasi di impugnare ^ la legittimità della 
consacrazione di Sergio medesimo. Coni'' 
poste le dissensioni , dhtesero i Francesi 
che i Romani prestassero giuramento di 
fedeltà a Lodovico y al che il pontefice 
si oppose y consentendo solo che fedeltà 
giurassero a Lattario , come imperatore j 
ed a quest^ atto si prestarono nella Ba- 
silica Vaticana il pontefice stesso^ gli ar- 
civescovi e vescovi seduti j i sacerdoti e 
gli ottimati de^ Romani e de^ Franchi, stan- 
do in piedi. S^ inganna il Baronio ^ che 
Lodo%fico II suppone in quella occasione 
proclamato e coronato imperatojre ) quev 
pti ricevette onorevolmente in Roma Sif 



CAPITOLO V. 28^ 

comljb principe di Salerno^ ja altri per 
errore* detto di Benevento ^ e quindi si 
ridusse a Pavia, liberata essendosi Roma 
da quel flagello j giaecbè fino a quel 
punto era stata dai Franchi.^ dai Longo- 
bardi e dar Salernitani pressocbè asse- 
diata. Narra un annalista francese j che 
Siconolfo trattò' allora con Lattario^ (in- 
vece del quale dee leggersi Lodovico ) 
per farsi suo vassallo col pagamento di 
100,000 soldi a oro^ il che udito avendo 
i Beneventani^ che forse ancora per ^a- 
ddgiso tenevano , si volsero a Siconolfo 
medesimo y e studiaronsi di cacciare dai 
confini loro i Saraceni, per la quel cosa 
forse si disse Siconolfo in quelP incontro 
duca di Benevento. Erchemperto nota che 
Guido già duca di Spoleti diluì cognato,, 
offerto gli aveva di procurargli tutto il 
ducato beneventano collo sborso dì 5o,ooa 
scudi d? oro , non si sa bene se ad esso 
al ris Itodovico , e più probabilmente 
a qitest^ ultimo , giacché il pagamento 
diccsi fatto ia Roma ; nel qual caso si 
ridurrebbe ;alla metà la somma assegnata 
>^gU annalisti francesi. Secondo Leone 



a86 fiBRo iV.' 

ostiense j dal monistero di Monte Gasino 
tolto aveva Siconolfo in più volte l 'ie 
libbre d^ oro purissime in croci ^ corone ^ 
calici ed altri vasi ^ 865 libbre aargento^ 
35^000 soldi d' oro y il che basta a far 
vedere di quali ricchezze godesse quel 
monastero, narrandosi altresì che ad altre 
chiese e ad altri cenobii quel duca faces- 
se un eguale trattamento. 

4. Suppone lì Muratori y che Lodo-' 
vico in questo o nel seguente anno si 
intromettesse per pacificare i due eonten^ 
dènti Badelgiso e Siconolfbj ma che non 
ammessa da questi la divisione proposta 
degli stati y continuasse la guerra. Pace 
ed amicizia rinnovarono tra loro- LotUi' 
rio y Carlo e Lodovico re di Baviera^ in 
una dieta, o piuttosto in un'assemblea 
di vescovi tenuta a Thionville. Pace go- 
deva pure il regno d^ Italia y se non che 
i Beneventani e forse ancora i Salemita* 
ni, se tra loro non pugnavano , latenti 
erano a guerreggiare contra i Saraceni. 
Lottario passò una parte di queir anno 
in Àquisgrana y né mai più tornò in Ita- 
lia, il governo lasciandone a LùclóvicOy 



CAPINOLO V. 287 

farse impedito fu dalle guerre ^ che si 
suscitarono nella -Provenza ed altrove^ 
Carlo CtUifO guerreggiava pure con Pip-^ 
pino II j e finalmente cedere gli dovette 
rÀ<pitania ^ ^e sole città di quella pro- 
vìncia ritenendo. I Normanni nel gabbato 
santo per la Senna giunsero con 120 
navr fino a Parigi, d^ onde tutto il popolo 
era fuggito ^ né sloggiarli potè Carlo per 
mancanza di forze ^ se non col danaro. 
Battuto fu pure Carlo dai Bretoni , e 
ritirarsi dovette nella provincia del Maine. 
In Italia tentarono i Saraceni con grande 
armamento di occupare Pisola di Ponza^ 
ma da Sergio duca di Napoli vinti furo-^ 
no^ e cacciati ancora dalP isola di Licosa. 
Ristorati però que^ barbari dalle lóro 
perdite in Palermo^ il castello prèsero di 
Miseno, d^ onde non cessarono d^ infestare 
i lidi deir Italia. Entrarono essi nel Te- 
vere j 6 giunsero fin sotto Soma *, la città 
potè resistere per le sue fortificazioni y 
ma devastati «furono i dintorni^ e saccheg- 
giata la basilica .di S. Pietro che fuori 
delle mura trovavasi. Leone ostiense an- 
nunzia trattata in egual modo anche Ja 



S88 . LIBRO IV. 

basilica di S. Paolo^ e Gioi^anni dktcohó 
dice che tutte soggiacere doTett^ro a 
quella sorte le chiese degli apostoli y si- 
tuate fuori delle mura. Solo un aniiaKsta 
francese narra che una parte di. «pegli 
invasori fu tagliata a pezzi dai eontadioi^ 
mentre aUa basilica di S. Paolo avvicina- 
ranst. Qnest' annalista li nomina Saraceni 
e Mori^ il che farebbe credere^ che c(d- 
legati si fossero a danno delP ItaliiEi tanto 
gli AfHcani quanto i Mori della: Spagna. 
Da Roma per la via Àppia passarono 'Cséi 
a Fondi , che presero e ineendiarcÉno ^ 
parte del popolo trucidando^ pa^te^, con- 
ducendone in. ischiavkji, e si atlendsmoo 
sotto Gaeta. Lodovico re d^ Italia , ^infpt* 
mato di quegli avvenimenti ^ ordina - che 
le milizie di Spoleti marciassero '; contra 
quei feroci aggressori ^ e sembra: dalla 
narrazione di Giovanni Diacono^ fclie ap- 
punto da queir armata spinti fossero fino 
a. Gaeta *, che però postisi in agguato i 
Saraceni in alcuni stretti passaggi -piom- 
bassero sui cristiani ^ e . r esercito loro 
volgessero in fuga* che piii grande ancora 
sarebbe stata la rotta degli j>poletini^ 



CAPITOLO V. ^Sgf 

te CesaHù figlraolo di Sergio dùca di 
Napoli, attaccando i barbari^ alFfinprov^ 
Vì$0'j non avesse loro impedito di inse-^ 
giiire f fti^gitÌTÌ. Da questo forse trassera 
af gameti to gli annalisti Ìranc0sii di asse-^ 
rvre j che il re Lodovico vinto dai Sara- 
ceni , appena aveva potuto giugnere irt 
Konfta. Ma dagli storici italiani nominato/ 
non "Tedesi quel re^ si accenna bensì che' 
i bart^ati giunsero 6n presso al Gariglia- 
Ilo* 3 'che già dfsponevansi a traccheggiare^ 
Moirtè Gasino ^ e che trattenuti furono 
dtd -tiume straordinariamente rigonfiato* 
'^flà'ìiòtt€j il che si attribuì^ a miracolr/ 
Assediarono essi Gaeta j ma quella citici 
fb'*va)oròsamente difesa dal suddetto Ce^ 
^dnó figliuolo òìì Sergio. 

5. Alcuna discardia nata era ìutantar 
tra liottariò e Carlo j perchè tìH vassallof 
di ^est? ukitnò j detto Gisdberto j rapita^ 
^▼et^a fina figlinola di Loitatio medesimoy 
e <!dndottala in Àquitania^ come nìoglie 
la riteneva. Protestò Carlo la sua inno- 
<^eQzay e Lodopìco re di Baviera impegnò^ 
l^Qte a placcare il fratello^ nel di cui cuore' 
l'esitò tuttavia grande amarezs». Adoperai 
Sior. d^ Ital. roL XIIl ì 



vasi BÌfteA ìì jpoottfi^e Sergio per itieUere 
d^ accordo i due pairiarcki aeiupre cob- 
l( ttdeóti di Aquileja e di Grado , e già 
r itati gli aveva a ](osia ad un cÒBc^tio ^ 
nja pf«vf*iiiit0 fu dalla morta y avvenuta 
a) cominciare dell^ anno S^jy e sèccessore 
.ibbe Leone IV. Morto era pure poco 
prima ttn uomo degno di particolare men- 
alone nella «toria ^ cioè Fadfieo arcidia* 
i'ono di Verona 9 nomo dotto e versino 
/ipecialoiente neUe nitcoaniche. Nel di lai 
epitafio , tuttofa esistente y si legge ebe 
alcuno non fu mai al pari di Ini perito 
nelle opere d^ oro , d^ argento o di ^Itri 
metalli j dei diversì^ legai e del -eandicfo 
marmo j e. che avanti di esso non erasi 
veduto giammai un orologio hottonio. 
Consa>erato fu anche Leone IF senza 
V approvazione imperiale ; ma agitati fiv* 
reno iper alcun tempo i Romani per ti- 
inoro dello sdegno di Lótiorió. Pigliarono 
essi dun«|ue p^r pretesto la necessità che 
^i aveva di un capo del governo, minaci 
eiaia essendo la città dai Saraceni y e 
passarono alla i^onsacra^ionè; protestando 
solennemente in concistoro di nonvVi)lerc 



tkviTOto 'V. agi 

coti ciò offeBtl<^e F oiiore del pi*iiicipe; 
né mancare alla fedeltà ed obbedienza ^ 
che airiaftpérafeore professavano ][ nò sein^ 
bva die Lattario iie mostrasse alcun ri- 
seflAiraetito. Il Pagi ìnfrodosse iin^ altra 
siCDsa, cioè ohe sicure non erano le pub- 
bliche tie per ricorrere alF imperatore y 
aìtése le scorrerie dei Normanni ) deva- 
stavano <es8Ì di fatto le coste della Bre- 
tagoa e delP AijuHania , ed tin^ isola oe- 
cQpJita avevano pure neir Olanda. Ai Sa* 
raceaì che Gaeta assediavano^ gravissimo 
ddDoo recò 4ina burrasca, che tutte perìn 
colare fece le loro navi , cosicché chie- 
dere dovettero di potersi ricoverai'e ài 
lido di Napoli ^ promettendo di andarse- 
ne toeto che calmata fosse la procella. 
Pattirone di fatto , ma quella flotta perì 
quasi interamente in mare y del che la 
nnova fu portata iu Boma poco dopo 
I elezbne di Leone, In Toscana trovavasi 
duca Jdalbetto ^ da altri detto Alberto y 
<V€duto dal Muratati figliuolo di Boni^ 
/<iUo II y già conte di Lucca e duci^ della 
Toscana. Radelgiào prìncipe di Benevei»* 
^^^la di ctir sovranità dunque non era 



292 LIBRO IV^ 

passata a Sicùnoljò y chvamò di nuovo in 
. soccorso i Saraceni condotti da certo 
Mussar y ma questi ^ noor rispettando gli 
• stessi Beneyentani^ quella regione devastò^ 
' spogliò i monasteri j un castello . occupò 
detto S. Vito 9 ed anche la città di Te- 
. lese, riguardandosi come un prodigio che 
- Monte Gasino non molestasse y giuntò 
-essendone fino alle porte. Un orribile 
« tremuotò si sentì in qùelP anno nelle Pro- 
vincie meridionali d Italia, massime nel 
ducato di Benevenloj tutta quasi diroccò 
la città di Uernia y e Roma fu essa pure 
scossa con molta violenza. Nate erano in* 
tanto le famose ed inutili controversie 
intorno la predestinazione tra Rcdmio 
Mauro arcivescovo di Magonza , e Got- 
tescalco monaco venuto in Italia ^ che ri- 
seduto aveva alcun tempo presso Eberat" 
do duca del Friuli y potendosi appena a 
stento ammettere che cominciasse ad udirsi 
in quel tempo il nome di marchese. Ra- 
btxno scrisse a Notwgp vescovo di Bre- 
scia y ed allo stesso Eberardo y intorno a 
quel monaco dommatizzante y che egli 
trattava da sciolo. Da oj^piiS^ Ebermrd» • 



CAPITOLO V.; 293 

ÌSA^erardo , crede ri Muratori provenleate 
)a raccolta 4elle leggi longobardiche , sa^ 
liohe e di sHhxì popoli*^ eod>ice antichissi- 
mo che sì conserva nella cattedrale di . 
Modena ,j j& marito suppone quello di 
Gisla o Gisela figliuola di Lottarlo, Sem- 
bra eke neirannù 84^ altra spedizione 
foBse ordinata da Lottarlo contra i 5a^ 
raceni , che non Benevento stessa occu«- 
pavano j jcome accenoano ^ annalisti fran- 
cesi^ ma bensì una parte di quel ducato^ 
A ^[ueil^ armata spedita da Lodovico re 
i^ Italia j riusci di dare dì barbari una : 
«confitta, ma secondo uno dei citati an- 
nalisti^ tornarono i Mori ad invadere prima 
della fine delPanno Benevento^ cioè quel 
ducato medesimo. Pace .era stata conr 
chiosa intanto fra Radelgiso e Siamqlfo , 
e secondo Ercbemperto e Leone ostiense^. 
il re Lodovico «tesso ad istanza del conte > 
di Capua « delP abate di Monte Ga&uiO| 
portato crasi in quelle parti, si era fatto 
4:oiise^a9Pe i Saraceni abitanti in Bene* 
evento, ai quali tutti aveva fatto troncare 
al capo j e composte aveva le differente 
|i^^ i <ltte litiganti ^ dividendo ira di iì%h ^ 



394 u^^o IV- ^ 

il ducato. Forse alcun anno più t^cli a¥«>. 
veane quella diTiaiohe^ vedendosi dato ^ 
Lodovico il titolo di imperatore^ il Miwa^ 
tòri tuttavia si mòsfara persuaso^ che £o* 
dorico II giugnesse iu B^rneveiito nellW- 
no 848- Giovanni diacono réfistìra ptire 
TarriTO di Lodovico nella Puglia dopo il 
naufragio della flotta saracena ^ e dice 
che le squadre di que^ barbari j eia essa 
detti Ismaeliti; sgominò ^ e qttii|.di il du- 
cato beneventano divise. 

6, I Romani dolenti per- il .guasta, 
dato alla basilica V^icana, determinarono 
di fabbricare intorno ad essa ed al $ol;>*f. 
borgo . che la conteneva ^ una città colle 
sue mura^ porte e fortificazioni» JEfiona IH 
aveva egli pure nudrito e^^iale diaegno 
€ poste le fondamenta di quelle mura*; 
Leone IV ne diisde notizia ali imperatore^ 
e tanto questi ^ quanto i di lui firatelli^ 
spedirono a Roma buona co^ di dà* 
naro^ colla quale e con una tassa d^ uomini- 
importa su tutte le città del dueato ro<^ 
mano ^ su ti^tli i poderi ed anche su i 
/monasteri^ fu quella fabbrica incominciata^ 
ff'^ieUo spazio di 4 ^^ini oompinta* <£pj.-p 



t^0 accorciò Mota il pèrdono a Gisela 
heito rapitore ddia di lui -fiv^Uiiola y e si 
ricofi^iò j^érffettafmente con Carlo (jalué.à 
I Saràòeni cacciati da Beacvevto e da 
£aetà ^ aoa trovando per mare alcuna 
dj^j^sittOìDe ^ tutto il Mediterraaeo infe^ 
^AavaiiD^ e Luai desolarono per tal módQ^ 
^é mai piA non i»6orse e fino la sed^i 
-^eseoTìle fa trasferita a Saraana^ tatte la 
cmit con sbarchi e coti saccheggi tor« 
mcntarono dal fiume IVtfigra sino alia Pro-* 
"T^za. PetMÒ allora Lattari^ a dichiarare 
Àmgiutù e collega nelF impero il figliuolo 
£&thi4co re d^ Italia^ sebbene incerta sia 
l'epoca' di ^esto 4atto , cioè incerto se 
gfi^ anni contare se ne debbano dalia co* 
•tOttaKiòne o da nn^ epoca, precedente. La 
^oranazione, pier quanto >«i raccoglie dagli 
aìitialt francesi y segui nell^ antte 85o y e 
'fa &tta in Roma dal pontefice Leene } 
sebbetie tìon se ne .^egga alcuna menzio^ 
ne -begli storici italiani, il che ha servito 
^d'eccitare lìiàggioti dubbj sul tempo in 
*tti ;^pjella av^msse. Neppure è noto in 
y^ anno JjoHoHo dichiarasse il figliu(do 
'inpsralore^ dubbia essendo iVanteittìcità 



agS LIBRO IV. 

de'' documenti a qiieste proposito «H9ti 
dal Pagi. In Boma non solo si contiiHiav^ 
con premura ad innalzare ni^ove mura e 
a risareiritì le antiche \ ma si fabbricarpr 
no ancora due torri a Porto suUe rif<i 
del • Tevere con catene di . ferro , . cbd 
dair una all' alti*a passando , ne imp^dis? 
sero r ingresso. Vennero infatti i Saraq^mi 
con floXta numerosa dalla parte della ià^ 
degna ^ ma accorsi essendo in a)Uto dta 
Bomani colle navi loro i Napol«^cu e 
quf Hi di Amalfi e di Ga.eta^ questi a^a<ì7 
carono la batlaglia ^ ed assistiti ^«^ndo 
da un vento, furioso, le nari africa^e^ di«, 
apersero. Un coacilio fu tenuto in -Payviy 
delta allora città ì*egia , al qu^le presÉ^ ; 
dettero j^figilberto arcivespovo di Mil^ppij 
il patriarca . di Àquileja ^ e certq Giw: 
seppe vescovo d^ Ivrea, detto arcicapp^^ll^o 
di tutta la chiesa, probabilmei^t^ cappel^ 
lano imperiale j p r^quato dicasi quel con:; 
cilio sotto i piissimi augusti Lottario e 
Jjodiiyico, Alcuni canqni si s^bilirono p«;r 
}a disciplina della chiesa , ed inte^rvj^nutQ 
stessendovi Lodoiàco stesso j sì fpr.marono 
pjtfjiìsì pjiiqiic capitoli p capit^^ar^^ t\^ 



«▲TITOLO V. ^7 

^ il booti gOTerùo del regno. La 
Messo Ledof^ico prese in quelF anno in 
fiioglie Angiibergaj costi luendok in dote 
due corti , V una nel territorio di Mode- 
na , V altra in quello di Beggio ^ con di^ 
piuma dato nella corte regale di Maren*-^ 
^o. Mentre éuccedevano ^questi sponsali 
o qneste nozze, mancata era di vita £r- 
mengarda moglie di Lottario j lasciando 
tre figlinoli maschi ^ cioè Lodosfico stesso, 
JjatUzrio e Ceuio j ed alcune figliuole ^ 
ira le quali Gisla o Gisela afobadessa di 
•S\ Giulia di Brescia j forse la stessa che 
«ra' stata data in moglie ad un duca' del- 
Firiuli.'! Normanni intanto le coste della- 
Firauicia desolavano y rientrati erano nella 
jSeima, molti saccheggi commettevano nella 
Frisia e nelF Olanda j t dopo di avere : 
iiiceiìdiato 4Gand , giunsero a spogliare 
ed incendiare altresì il palazzo imperiale 
di Àqaisgrana , ed altrettanto fecero in > 
Treveri ed in Colonia. Non vedesi che . 
mai V imperatore Lottano uscisse còntira . 
di essi in campo. In quelF anno in Italia 
morto eredesi Siconolfo principe di Sa^ 
lemo j che gli «lati lasciò a Siccope di . 



agS LiWRO IV. 

lui 6gliaolo y tutore assegnamlogU per 
r età infantile certo Pietro j che tenuto 
Io aveva al sacro fonte. Mancò di }à a 
poco tempo anche Jìadelgi^o principe di 
Benevento^ e successore ebbe Jtadelgarioy 
detto uomo valoroso. 
I 7. Lodovico II trattenevasi d^ ordì- 
ivarlo in- Pavia ^ dove zelante mostra vasi 
di ascollare i ricorsi dei popoli e di rea* 
dere giustiaia a tutti. Si continuava la 
fabbrica della nuova città presso il. Vati- 
cano j e trovandosi questa compiata y se. . 
ne fece la solenne benedizione uel giorno 
de' SS. Pietro e Paolo y previa una prò* < 
cessione di penitenza^ nella quale il ppor . 
tefice ed il clero camminarono a piedi* 
nudi coi' capo coperto di cenere^ implo- 
rando r ajuto di Dio sovra la nuova città 
che fu detta Leonina. Pensò pure il ponr 
tcfice a ristabilire la città di Polrto^ che 
quasi distratta e interamente disabitata 
troTavasi; e TCiiuti essendo a chiedere 
soccorso 'aldine raigliaja di Corsi fugati . 
per timore de' Saraceni^ il pontefice cjfH 
loro quel soggiorno con terre e prajfci e 
Tigne per lo sostentamento loro ^ il. gitr.** 



TàhKiito da essi esigendo eli fedeltà e 
qaellcif altreèì di vivere e morire in qticl 
Inogo. Le pòrte di Ostia e di Amèria, 
chìe diroccate erano, ferokìo pure rista- 
bilite per la sollecitudine e muhifitcnz» 
di qnel pontefice. Jjodo^ico If che nel 
marzo tróVavasi in Mantova , passò , A 
dire deglr annalisti francesi, nel ducato 
di Benevento ed assediò Bari tuttora oc-' 
ctipata^ dai Saraceni j già era aperta la 
bfccda e tentare si doveva T assalto ,' 
^ndb alcuni favoriti al ré insinuarono, 
ckéf^fti i tesori in quella città racchiusi 
peèAfcti isi sarebbono ^ se per assalto m' 
oì^èllJpaVa. Si risolvette egli dunque ad ' 
'tlt^dere y che gli assediati per capito- 
kìiì^itò si arrendessero^ ma questi nella 
^tè Chiusero ia breccia . e Lodwico , 
vefctetidò perire lentamente Farmata^ tornò ' 
iwoWorsrtò ih Loihbardia. Da Bari quegli 
infedéfi sténdeVansi ad infestare tutta la 
Pti^W e ia Calabria . iaoùde gli abati di 
Motfté* Gasino e di S. Vincenzo di Vol:- 
tBfno j Lodc\fico richiesero di bel nuòvo 
d'i èuo ajilto. Secondo ErchefnpertOy tornò 
<^i^ '>ftfl* assedio di J^arì ^ ma disgustato 



3oq tiBRO IV. 

per la defe^oue de^ Capi^aoi , clie a 
iquéir impresa concorrere dovevano ^ e 
d^he solo il loro vescovo a complimentarlo 
ispediropo, torpossene di innovo a.c^sa, 
iion senza avere accordato da prima il 
principato di Salerno ad Adpniaro ed 
^^ivere cacciato in eisiliQ Siccone figliiiolo 
di Siconolfo. Forse in, qa^l ritorno da 
Bari si abboccò Lodovico col pontefice 
focone ìq Ravenna , del cbe viene fatta 
liieuzione luegU atti del concilio roipano 
deli^ anno seguente. Quel Pietm tutore 
destinato al fanciullo Siccone ^ erasi fatto 
riconoscere collega ^ne) principato^ e coir 
lega aveva pure fatto nominare yidemaro 
p y4 demano di lui figliuolo ; a Siccone^ 
aveva egli intaqto ii^sinuato di trattenersi 
per alpuu tempo alla cprte di Lqdov^ico 11^ 
affine di apprendere la politica e la civile 
\ìk, Scpibra dunque non^ am)nissibile il 
racconto di Erchemperto ^ che Lo^o^^ico 
quel- fanciullo esiliasse e Ademqro. stabi- 
lisse TiiÀ principato. Piuttosto sembra cre- 
dibile , il racconto di una cron9ca de} 
mouistero di Volturno^ che essendosi quel 
giqyai^e prinòipe nel partire dalla f;orte ^ 



CJitPlTOhO' V. 3&% 

già oùovaCo del grado di cavaliere ^ trat- 
tenuto .io Capua j Pietro ed Ademaro lo 
facessero colà avvelenare , per il eh» potè 
Lodovico coucederc ad Ademaro il duca- 
to. Tra. Lodovico II e Michele impera- 
tore de^ Greci ^ suppongono alcuni nata 
qualche amarezza per già sponsali con^- 
tratti , da Lodovico con una figliuola di 
Michele e ^ludi andati a voto j ma a 
questo si oppone il Dftatyimonio già con- 
tratto da due aoni di esso ^Lodovico con 
^ngilbergéi. Lottario in quel tempo dato 
erasi alla caccia ed ai piaceri^ e dopo 
la Dìorte di Ermevgarda viveva in con- 
cQbi,Qato con due contadine j da altri dette 
serve o schiave^ da una delle quali otte- 
nuto aveva un figliuolo^ detto Caplomanr 
^0, I Normatani continuavano le k)ro de- 
vastazioni^ spogliata aveyaiK) la città di 
Nantes, il ; vescovo e i .primarj abitanti 
Jiccidendoney e quella di Tours data ave»- 
vano aHe fiaxnme. Un concilio pei? la »i- 
fonna della ecclesiastica disciplina fu te- 
'^"to Jn JRoma,,ed in esso fu deposto 
•Anastasio prete o parroco di S. Marcel" 
'^) perchè assente da cinque anni ^alla 

i 2 



3o3 Liimo IV. 

parrocchia , tratteneTasi m Lombardia^ 
Crede il Muratori ai parrochi allora o 
anche ai rettori di qualche diaconia o 
spedale ^ applicato in Roma non solo y 
ma in Ravenna, in Milano, in Napoli ed 
in altre città, il nome di cardinali^ que- 
sto non ebbe luogo se non in epoca po- 
steriore j sebbene vero sia, che in altis- 
sima stima terhiti erano i detti parrochi 
e diaeoni, perchè la parte principale ave- 
vano nella elezione del pontefice. Di fatto 
furono spenti tre v^escovi per chiamare 
al concilio quelP jénaistasìo , e si inter- 
posero Lattario stesso e Lodovico^ il che 
fa vedere che di grandissima dignità era 
rivestito. In quelF anno fa dal pontefice 
adottato ed ùnto re dei Sassoni occidei»- 
tali delP Inghilterra , il celebre u4Ìfredo , 
che dal padre Eteifolfo era stato sj^edito 
a Roma. Oltre quella di Porto, era pure 
stata abbandonata la città di Centocelle 
per (imore de^ Saraceni. Leone pensò a 
rifabbricarla in luogo migliore , distante 
fa miglia dalP antica ] e la nuova città 
benedetta portò il nome di Leopoli, che 
però non dee confondersi coir oijberna 



COITOLO V. 3o3 

Cmtóvecchiaj" perchè di quella non rimane 
alcuii vestigio. Civitavc^cchia può credersi 
innalzata nel luogo medesimo di Cento- 
celle^ cambiato essendosene soltanto il 
nome. Nati erano disgusti tra Lottano 
imperatore ed il r^e Lodovico , che per 
wp<li hii fi|^Ìiuolo accejttabo aveva le offerte 
^ alcuni .Aquitani rubelli a Carlo Calvo ^ 
Jnentrc questi stretto erasi m lega con 
lattario. Il giovane Lodovico figliuolo del 
re di Baviera ^ che erasi recato nelF A- 
^oitania^ dovette ritirarsi^ ma non più 
i'isor9e V. armonia del padre di l^ui con 
Lòtu^io. In Italia morto era Badelgario 
principe di Benevento , ed a questi suc- 
ceduto era Adelchi o Adelgiso di lui 
fratello. In que^ tempi duca di Spoleti 
era ancora Guidoy ed un diploma trovasi 
uello stesso amio ^54^ n^l quale confer- 
[nati sono i beni della chiesa di Novara 

ìtt favore di Dudone vescovo di quella 
città. 

S. Se credere si dovesse ad Ana' 
stasio bibliotecario ^ solo narratore della 
cosa, si trovereUbe un nuovo punto di 
^miglianza dei tempi di cui scriviamo I4 



Jo4 LIBRO IV. 

^oria, co» queHi 'più recenti.; Certo' #^A* 
ìùettoj maèstro -o comandante delle mìlrziè 
partko da Roma ^ corse a rivelare a. id- 
aov^ico II -che certo Graziano «ùperista 
hi fioma , creduto dal re d^ JtstKa à- liil 
fedéle^ detto aveva che i Franchi niuti 
bene facevano al pòpolo romano 3 che 
piuttosto colla forza lo spoglravaao deUe 
sostanze*, dbe meglio ^a pertanto il chia- 
mar j; 1 Greci y trattare con essi una at- 
teanza , ed i Franchi ed il l'oro rè «cac- 
4^iare dal regiio e da tutti i dòmiiij id^ f< 
tal la. Lodoyico «moi^tato dir collera ^ tii- 
eam minato si sarebbe tosto a fionià ciilf^ 
sne truppe^ »eBza far precèdere alena 
avviso di pontefice o al senato 3 incon'- 
trato tuttavia da Leone IF^ sui gradini 
della basilica dì 5. Pietro^ sarebbe stai© 
còlie più dolci parole dal medesimo tran- 
quillato. Si tenae perà un sdlenhe ghindi- 
zio nel triclinio di Leone II ^ è Dantellù 
rinnovò la deposizione contra Graziano -'^ 
negando iuttafvia questi di aver detto cosa 
alcuiia, '^è troiirandosi testimonj per con- 
vìncerlo j V accnsatoré fii giudicato rèo 
4^ calunnia e dato in mano à GrazianQ 



e Annoio V. 3c5 

« 

ste$«o y il quale la vita gli aecordò ad 
istanza clelF imperatore. Questi tornò in 
Pavia, oè forse ^ ritenenilosi per vera 
quel fatto y più chiara prova trovare si 
potrebbe della sovranità che in quel tem- 
po gli imperatori sopra Boma e sopra il 
suo ducato esercitavano. Ma il pontefice 
Leone poco sopravvisse j e nel mese di 
luglio morì, onorevole memoria lasciando 
delle grandi opere della sua munificenza 
«dirette alla pubblica utilità , le città ri- 
staurate^ alcune' nuove erette e le deserte 
i^i^popolate. À questo pontefice si attri- 
buiscono due lettere . riferite nel decreto 
di Graziano'^ in una delle quali agli im; 
peratori Lottario e Lodoi^ico egli pro- 
toette dì custodirete conservare irrefra- 
gabilmente ì capitoli- o prepetti imperiali 
di essi . e dei loro predecessori ; nella 
seconda dichiara di volere emendare col 
gii)djzio loro e dei loro messi, qualunque 
<?osa si trovasse fatta con autorità incom- 
petente e fuori del prescritto della legge^ 
%à implora la loro clemenza, perchè messi 
fediti ^ieno in quelle parti , i quali ti- 
Adorati di Dio , facciano ricerca di tutto^ 



3o6 xiBiio IV. 

pcm^no €ae a tutte le cpatese^ e listila 
Taccino mdefinito^ le qaali ^ose mosti'aaa 
«empre più quale fosse aUora ri sìatetDa 
deL reggimento di Roma ^ e quale FMit**' 
fluenza dell' imperiale autorità. Inveire cii 
Leone detto fu Benedetta} HI y e qui da 
alcuni «i introduce latteria famosa della 
papessa Giovanna, Pretende il Muratori j 
che quella favola nascesse solo nel secolo 
XIII ) ma con diligente e^ame potrebbe 
riconoscersi più antica, avendola io stesso 
trovata sui margini e sui cartoni di -al- 
cuni codici più antichi di *quell' epo^» 
Cèrto è che non si divulgò molto fi€ tton 
c<j4le cronache di Martino Poiaecò y nei 
codici delle quali anche più antichi^ si 
racconta d' orduiario Bel «modo seguente^ 
che una giovane inglese dotata di gran- 
dissimo ingegno 9 passò in Italia, ed' ot« 
tenne di insegnare pubblicamente lettcfre 
in fiomaj che leggendo easa Tullio^ cioè 
esponendo alcun libro di queir oratore^ 
diventò la maraviglia di tutti , e da tutti 
fu con piacere ascoltata ^j che vestendo 
abito ^virile, fu sempre ritenuta come ap- 
pa^^tenente al «esso mascolino ^ e quiii<ii 



CAlPTTOlO V. 3o7 

alla vacanza della sede romana eletta di 
.j^oiili6cato j con altre particolarità , che 
qui tiOQ giova aggingiiere. Que«fta favela 
«uTIa qtiale longamente iia scritto il Bton^ 
dello j è ora screditata anefae presso quei 
medesimi^ che un tempo ne fecero pom- 
pa y Bìè forma più argomento di discus' 
sione^ Tumultuosa però fu la elezione di 
Benedeito-, perché una fazione contraria 
queir Anastasio -sosteneva , che già era 
stato deposto nel concilio romano^ cornea' 
dì scopra si accennò. Secondo Anastasio 
lo -slorioo j !1 clero e gli ottimati di Bo- 
ma ^. vepititi alla elezione di Benedetto^ il 
dec*»etò tiofle mani loro rafforzarono, ap- 
ponendo^ cped' io, i nomi loroj e secondo 
Tantira 'consuetudine lo destinarono^ cioè 
lo diressero agli imperatori Lottarlo e 
Lodiovieo, Ma quel decreto fa spedito a 
que' sovrani per mezzo di Nicolò vescovo 
di Anagni , « di Mercurio t;oraandante 
delle milizie ^ e questi giunti a Gubbio^ 
da Arsenio vescovo di quella città gua- 
dagnati furono a favore di Anastasio ^ 
perla coi elezione pieroravano alla corte, 
simoniaca o violenta asserendo quella di 



3o8 ilBmo IV. 

Benedetto. Lodayico però spe^ i suoi 
xiiessi, i quali presso Oi:ta troyan^oo gran 
t^uméro di fautori di Aiiasiasio , ed in 
seguito ancora alcuni vescovi ^ quelli tra 
gli altri di Porto e di Todi. Due altri 
vescovi spedili furono ad incontrarli da 
Benedetto] ma questi furono tosto ..arre- 
slati. Que^ messi il clero, il senato ed il 
popolo invitarono ad uscire loro incontro 
fiao a Ponte Molle; ed accompagnato da 
questi, Anastasio entrò nella basilica Va- 
ticana , occupò il palazzo lateranenae j e 
fatto spogliare Benedetta degli abiti .pon- 
tificali, custodire lo fece come prigionie- 
ro. Strepitava intanto il popolo, e si udi- 
vano urli e grida da ogni parte, né. val- 
sero a calmarlo i ministri imperiali^ seb- 
bene circondati da una folla di armati. I 
vescovi , il clero ed il popolo , postante- 
rnente mostrarono di non volere dipar- 
tirsi dalla elezione di Benedetto ^ oflerea'- 
do piuttosto di morire cbe di riconoscere 
Anastasio 'y laonde i messi imperiali co- 
fitrctti furono a cacciare quest^ ultimo dal 
palazzo , ed a liberare Benedetto y del 
fjuale tuttavia dopo tre giorni di digiuno 



cìntolo V. Soj) 

ftt'^irferni^la e rinnovata P eJewoac. Dopo: 
la à\m consecrazione^ tutti egli asscJirette 
caWò che- a «lui opposti «i erano, -e 4Ìhe 
•perniiti «se ne mostravano, il «òlo vescovo 
di 'Pói'to eccettuato. 

-9. Un nuovo <io^cUio 'fu tennto in 
Patta j' presesluto ancora da Angilberto 
arcite^con^o di Milano^ dal patriarca dì 
Àqà^p j je dal vescovo di Ivrea . dette 
i5ra arcFf^ppellano della corte. In questo 
pQre^ oltre at canoni spettanti alla disci- 
pliim^é(;(^esiastica, molti regolanaenti pro- 
pósti furono da Lodoxnce per lo miglio-, 
rmiirètìtò ' del governo civile. Pa^ssò dopo 
alcuni ^(ytn\ Lodù¥ÌGù in Mantova; ma 
g» volgevano ài loro ^ne 1 giorni del di 
Itti padrier Lattario \ stadi ossi dunque Lo^ 
^oWcó'di ottenere un abboccamento eoll'al- 
^0 IxfdQpico Jre di Baviera , onde non 
trovare .in esso -alcuna opposiaìone ^ e 
<piefla conferenza ebbe luogo in Trento, 
t' accordo ne ha date le noti)RÌe^ e sem- 
l^^a.che lo «io ed il nepote conserutlssero 
^a dJ loro btìona concordia/ Zot^orio di 
^tti si aggravava ogni giorno la infermità 
"^fw dieta riunì e divise i ^uoi regni fra 



3 IO LIBRO IVi 

i figliuoli legittimi ; coafermò a Lodovico 
il dominio deiP Italia) a Lottano assegnò 
il regno òitaato tra il Reno e la Mosa^ 
e dal di lui nome trasse quella provincia 
quello di Lottaringia ^ ora detta Lorena^ 
ehe però è una parte picciolissima delF an- 
tica y a Carlo diede il regno della Pro- 
venza. Passò quindi Lottarlo al monastero 
di Prumia nella diocesi di Trcveri , e 
vestito r abito monastico / rinunziò agli 
affari del mondo ; ma soli 6 giorni soprav- 
visse e spirò nel giorno 116 di 8etteoÈd>re 
deir anno 855. I monaci ^ come oss^va 
li Muratori^ al ruolo de^ santi, senta che 
egli il meritasse gidmidai , lo aA^isscro , 
solo perchè incalzato dalla morte, as- 
sunto avea le loro divise. Dice quello 
jftorico, che a molte virtù accoppiò Lot^ 
torio maggior numero di vizi ) forse dif- 
ficile riuscirebbe T accennare le virtù dèlie 
quali foss^ egli dotato , giacché ^lè buon 
padre, pè buon fratello non fu egli mai', 
mancò sovente di fede , le proviiicie scon- 
Irulse colla sua ambizione , i sudditi- go- 
vernò talora giustamente j e talvolta op- 
presse j crudele mostrossi f^elle guerre ^ 



CAPITOLO V. 3l< 

e nelle oceupazioni di nuovi stati^ e nep-^ 
pure di virtù domestiche mostrossi ornato 
iofo la morte di Érmengarda. Giusto è 
il rimprovero , che gli viene fatto dal 
Muratori medesimo ^ di avere se . non 
pure introdotto^ dilatato almeno in Italia 
orribile jabuso .di dare i monasteri tanto 
d^ uomini che di donne. in commenda a 
vescovi e ad altri cherici non solo y ma 
àncora ai laici cortigiani ^ ai soldati e 
persino alle imperatrici ed alle principes-* 
se reali - abuso che sostenuta dalla avi-* 
djlà del danaro e dalF obblio de^ principi 
religiosi y si andò negli anni susseguenti 
propagando ^ e fino ai giorni nostri si 
conservò. La mostruosità di questa isti- 
tuzione è stata da un anonimo francese 
I>!en descritta in un libro intitolato f abate 
commendatario, Neil' epitafio di LottariOj 
scritto in versi barbari , si legge che 
comandò ai Franchi ^ agli Italiani ed ai 
Bonian'i. Credettero alcuni ^ in forza di 
)^aa moneta di Lottano pubblicata dal 
Le Blanc ^ col nome di Lottario da un 
lato e la parola VENECl A dall' altra ^ 
che Venezia fosse stata alcun tempo sot- 



3ia LIBRO IV. CAPITOLO V. 

toposta al domìnio dei Franchi y ùa il 
Muratori ha saggiamente osserrato^* che 
qaelta Venecia altro non ei'a se non la 
città di Vann«s in Francia y così nomi- 
nata dai Latini. 



3i3 



CAPITOLO VI. 



Delli storia uMtalia 

PiLLA MORTE pi LOTTARIO SiBfO A qUELLi 

Dt Lodovico II imperatore. 

Fatti di Lodovico II dopo la morte 

di Lottarlo, Egli visita Venezia. Impresa 

fallita dei Beneventani e Salernitani con-' 

^fo i Saraceni di Bari, Incendio di Sioo* 

poli Fabbricazione della Capua odierna. 

Inondazione e peste in Boma^ Dubbio as- 

stdto dei Saraceni contro Napoli. Àffii^ 

ziQui del pontefice. Fatti incerti di quelPe* 

poca. Morte di Benedetto III. Elezione 

di Nicolò I. Jltri fatti di Lodovico II 

^ ài Lodovico re di Germania. Decreti 

del pontefice in materie dogmatiche^, Dub- 

Wfl relazione delf assedio di Capua. •»• 

L imperatore si reca ad amministrare la 

giustizia nel ducato di Spoleti. Fatti in-^ 

*^erti di queir epoca. Freddo straordinario 

^n Italia. Guerre sostenute da Lodovico. 

Morte di Landone duca di Capua. Guer^ 

'a CQì Bene\'entani. Usurpazione di Liai^T 



3 1 4 -tiBfto IV. 

dolfo. Eccessi delVarcwescoì^o di Supsnna 
repressi dopo lunga contésa. Badie daie 
in commenda, - Consfulsioni della Erancia 
e della Germania. Tranquillità ddTIta^ 
Ha. fi ponte/ke è tradito dai suoi mmgj. 
Dubbia spedizione nel ducato di \ SenC" 
sdento. Xiodovico II acquieta una parte delia 
Provenza^ Controversie del poht^Loe. Da^ 
posizione ilei ve^co^ di Colonia e di Treh^ 
yeri e loro ricorso ali- imperatore. Questi 
si porta in Moma. Disordini xolà mfy&* 
nuti* JÉMveniménti di Fenezia^ Cenno sulh' 
tìompaìae. - Spedizione infelice tentala con*- - 
ira I Saraceni^ Loro deyasta:aom nel £bf^\ 
catQ benei»entano. Il \fesoovo Landolfo i^fiuV' 
pa la signoria di Capua. Altri fiuti ^^dà*'^ 
queir epoca. Editto rigorosa di coscrizione 
mUfitare di tutti gli Italiani 'piubMiicaiO' 
da Lodpvico li. Questi si recaxa Bene^ . 
vento, zkssedia e precìde CaptfA, JPassa a • 
Salemo. Eondazione del monastero ^di Ct^ 
sauria. - Mòrte delP imperatore ff^eco Jli- 
chek. Basilio g/i sucxsede. Morte deLxpon-t 
tefice Nicolò. Elezione di Adriano H. Me^^ 
ma occupata dal duca di Spoleti. Disor^ 
dini commessi in quella città. Rotia éeUe»* 



^ 



CàVIXOL& VI. 3tS 

MCFcita • imperiale. Ijodovico tóma in iS?- 
9ìevmU}. DisgusiQ cagionaio al ponici» 
dal rapitnento di Jma di lui Jiglimla. 
Prime imprese di Lodovico cantra i iSa^ 
raceni, CanciUo ' genertde di Costantino^ 
poli, iscgastoni spediie in Oriente dai 
p(^nt^ee a dalff imperatore. Matrimonio 
traàéio^ trA le due fanddm in^periali. As-» 
'^iò posto a Bari, renata ili. Lottar io 
rè di Lér&na in ìtatia. Di lui trattatila 
^<^l pontefice* Di lui morte accaduta iu 
J^èeenza, Cenno della regina Teotbérga. 
Contese per la saecessione nel regno di 
I^Mtnà. Presa di Bari. A Uri fatti rela- 
tivii Morte di Sergio duca di Napoli. 
Crre^orlo di lui fi^iuolo lascia hen presto 
^ ducato a~ Sergia IL Perfida di hai con^ 
Mkk Se Bari presa fosse per capitola^ 
^^'^^ o per ttósaltoì Se parte allesserò i . 
y'^ a quella presa 1 Contese tra gli ^ 
iffeMiùri Basilio e Lodovico. - Trama , 
ardita in Benevento cantra Lodovico. F'arie . 
^'^^tioni di quel fatto, SeileiHmone di . 
^*'<»»ie ùiità, Lodovico è sorpre^ ed ii»- 
priffonato in Bene^^nto. Sua liberazione. 
Di ijudlo €&^ e^i facesse dopo qudf epoca. 



3i6 UBRo IV. 

" Lettera del potitele a Carlo Calvo. Di 
lui morte, Giovanni Vili gli succede. Trat- 
tative di Lodovico cogli zìi per la Lorena, 
Lodovico passa . a Moma, Si muove a 
guerreggiare cantra Benavente. I Saraceni 
assediano Salerno, Avvenimenti di 4/uella 
guerra. Tumulti in Napoli, Liberazione 
Jli Salerno. Lodovico si muova €ontia 
Benevento, Quel duca ricorre alT- impera- 
tore greco è ne ottiene una, flotta. Pace 
conchiusa tra Lodovico ec! i Beneventani.'. 
Locuste devastatrici nelP Italia, Organo 
dalla Germania spedito, a Moma, - Lo- 
dovico in Capua. Favori agcordiUi a qud 
vescovo Landolfo. Si reca a Baven^ia e. 
quindi in Lombardia, Conferienza con Lo- 
dovico re di Germania,, Fondazioni . e 
dotazioni di monàsteij. Imprigionamento 
e liberazione del principe di Salerno, Con' 
tesa tra [^imperatore ed il pontefice per 
alcuni monasteìj tolti ali] arcivescovo di . 
Ravenna. Morte di Lodovico II. Di Uù 
seppellimento. Di lui carattere. Osserva" 
zioni critiche* ■ . 



CAPITOLO Vfc 3 1 7 

» " * I 

: f 

§. I. I^a divisione degli stati fatta • 
da Lottarì/j non piaceva a Lodovico II di 
lui saccessore nelF itìoipevo^ il quale il 
restio . d^ Italia asserendo ad esso spet- >. 
tante pmr donazione ricevuta àsL Lodovico - 
A*o ^ pretendeva di aver pavte nétta pa- 
terna eredità y e negli stati* oltramontaniii 
che tutti dai di lui frateUi erano occupati. 
Ymib fmvò riuscirono le dì lui istanze 
presso li zìi ^ e Lodovico re della Baviera 
di- €cermània , mostrossi anche favore- 
vsU ai desideri dei Lorenesi ^ che quel 
i^iMì irasmesso chiedevano al giovane 
TtLaUctrio^ Trovossi V imperatore in 
qneU^'anno 856 in Brescia^ ove i privilegj 
coafermò del monastero di iS. Giulia in 
iaifore éì Gifla di Ini sorella che ne era 
abadessa. Trovpssi pure in Mantova y 
dove secondo il Dandolo y riccivette un 
legata di Pietro doge di Venezia ^ detto 
f^i^^deào y ed al dcro ed al popolo di 
Venezia confermò i privilegj y cher nel 
i*cguo d^ Italia godevano. Narrasi che fa- 
if^osa già divenuta essendo quella cittj^i 



-3iS 5Ltm0 IV.. 

perchè fabbricata in metto aìT accjoe ^ 
ycJeése V imperatore con An^lberga sua 
moglie ràitarla^ che onorevolmente fosse 
incontrato e ricevuto a Si, Miduela di 
firoadolo dai dae dogi Pietri e Gamvm^ 
ni àk lui figliuoli y che ¥ imperatore te*-; 
nesse al «acro fbnlc un fighnolo* dello 
stesso Giovanni. Stretta narrasi pare al-^ 
lora amieisia e lega tra Pietro pcincipe 
di Sademo ed ì Beneventani goveisoati id- 
lora da /édeigiso. Questa rioniotte leee 
usoeré il pensiero di sloggiare i Sarah- 
ceni dà Bari j e i due principi si BMlssèro 
a «{nella volta con oste poderosa. Yattr 
nero i Saraceni , ad incontrarti y sanguinsaac 
fu la battaglia,^ ed i Longobardi cosili»- 
sero que^ barbari aHa fuga ; ma->f^ntd 
essendo a questi rinforso di nuove, tnippe^ 
si rifoominciò la pugna, « fuggiti, «sseado 
dopo moka perdita i Longobardi ^ «piei 
barbari si diedero a scorrere: i .prtncipati 
di Benevento j^ di Salerno^ e tutte Xe éase 
saccheggiando ^ molti uomini accesero j e 
molte donne e fanckiUi schiavi condas- 
sero con iraimensa preda a Bai». Incuria 
4Ì però r epoca precisa di quel iatlo ^ 



«coBve fmi^ (fosUà delF ia<^etitiUo di Sico- 
poli cìt£à fablMrtcata dai Capuaai y nella 
quale non restò io piedi se non ail pa- 
lano del vescovo dt Gapoa. Fu abbando- 
nato quel luogo ^ e si fabbricò allora 
presso il ponte Ca^iUna del fiupoie Vol- 
tiamo la città di Capua iiuova y che è 
la Capua odieraa y tre miglia distante 
daM\aatiiCa* Versoi quei tempo dovette 
pare ireaire ria iloma Etiplifolfa re dei 
Sassoni oocidentedi, che grandi r<egali portò 
alla basilica di S» Pietro, Ma Roma ia 
^idl'anBO medesinio soffrì una orribile 
inaadaxione del Tevere^ alla quale^ come 
alte« v<jAe era avvenuto, t;èa4e dietro la 
peatilenaa^ che aiia gran parte del popolp 
feee peerìre^ forse ima malattia Cii^tdeinica 
in qpe^ tempi poco conosciuta ^ e meao 
ancora curata con salutari p<diUoi i:ego- 
lameaii. Non potrebbe facilmeute oredersji 
il r|U)eonto- che si trova ile^ annali di 
iS: Be^no^ . che , i Saraceni in qaell^ anno 
medesimo da Benevento passati con frode 
a NapoK, avessero quella città devastata, 
aaccheggiata e rovinata dalle fondanptenta^ 
tfa^ 4 pi« |[^Qtret4)ls anmejttersi^ d^ 



3fiO LIBRO iV. 

scorrendo que^ barbari il ducato beiifif* 
ventano^ alcuo danno recato avessero aa-f 
che al territorio 9 noii già alk città di 
napoli. Turbato fu non poco il poati'- 
ficato dì' Benedetto JII dalia impudìciBÌa 
di Lottarlo re della Lorena ^ il €|uale spo-> 
sata. avendo e dichiarata regina TeoAerfftj 
trasportato dalla passione , che fipo da 
prima nutriva per una concubina dietta 
Gualdraday quella principessa rigettò dal 
suo letto e cacciò ancora dalia corte. 
Ma più gravi angosce cagionò alla sede 
apostolica la deposizione di Ignazio pa- 
{Lriarca di Costaniioopoli ^ al quale fa 
sostituito Foziò j uomo dottissimo j dal 
quale però ebbe principio lo scisma dei 
(jrreici, cl^e estinto di li ad alcun teixqiQ, 
rinacque più vigoroso nel secolo XI e 
dura tuttora ^ mentre da .prima buona 
armonia ed unità di dottrina mantenevtisi, 
almeno sotto Benedetto Jlly tra la sede 
romana ed i patriarchi d^ Oriente. Fab- 
bricato credesi dalF U^tetli in quell^ epoca 
il monastero di 5. Bartolomeo in Ferrara^ 
e presa e distrutta la città di Comacchio 
4ai Yeueziani^ perchè Mqrino cantfi Q 



CAPITOLO VI. 3ai 

gloiv^raatoré di quella città ^ imprigionata» 
e ferito forse mortalmente aveta Badoa-- 
rto^ nepote del. doge Gio%^anni n^X sua 
passaggio 9 mentre a Roma dìrigevasi. Ma 
favoloso in parte sembra questo racconto, 
eT imprigionamento di ExÈOoorio non segui 
forse se non in epoca molto posteriore. 
Da alctine relaaioni di traslazioni di reli« 
qnie in; qaelF epoca frequentissime ^ sem- 
bra potersi raccogli ere j che i Normanni, 
divenuti terribili in Francia ^ giunti fos- 
sero per mare anche a daiineggiare le 
coste deir Italia. Quelle traslazioni di re- 
liquie divenivano appunto più frequenti, 
perchè sottrarsi dolevano que' preziosi 
(Icpositi .al farorc de' Normanni^ lutti al- 
lora < pagani e nimici del nome cristiano. 
Moti nelVanno seguente 858 Benedetto IIIj 
^ sembra che poco prima fosse venuto in 
Berna r imperatore Lodovico j noto non 
esseiìdo tuttavia il motivo di quel viag- 
gio. Era^ egli altresì ripartito y ma udita 
avendo la morte del ponteBoe^ tornò sol- 
lecito in Roma onde prevenire i tutnulti 
^ gli scandali^ che sovente avevano luogo 
^elW elezioni, jinastasio bibliotecario nar- 



'332 tstko 1% 

tSLy che ^1 clero y dai nobifi e. JUl pce 

Solo di Roma fosse conoordemeale eletto 
diacono Nicolò f ^ del quale si- accen- 
na ancora la nobiltà dei nalali^ ma negli 
annali di 6\ MiHino si. narrai invece^ che 
eletta fosse piuttosto • per . )a presenza, 
cioè ''per V autorità ed il faToce del re 
Lodovico y che non per i snf&agi de) clero. 
Fu egli consacrato e coronato nel piese 
di aprile^ e forse è questa la prima men- 
zione che si faccia del coronamento di 
un pctnlefice j e P imperatore dopo di 
avere pranzato cék |tontefice medesimo., 
parti da' Soma, e passò ad attendarci in 
luogo detto Quinto , ove ancora fu fisr 
tate dal pontefice unito a molti . dei pm- 
marj cittadini di Roma. DalF imperatore 
medesimo furono quindi spediti amba- 
sciatori in Ulma a Lodo¥ì€Q re di Ger- 
mania^ Notingo vescoTo di Brescia^ eri 
Eberardo conte ^ che forse duca era del 
Friuli» Ignoto però è V esilo y siccome 
ancora il motivo di quella missione. Quel 
re ad istanza di varj Francesi invasa 
aveva una parte del regno di Carh C^^i 
che era stato costretto a fuggire nellnf 



CAPITOLO ^I. 3 a 3 

Borgogna; ma abbandonato ben presto 
da ^e^' medesimi che ckiamalo lo ave- 
rano^ tornato eFa negli stati snoi. Mandò 
«gK allora, in ItaKa Teotone abate di 
Fulda ^ affinchè presso Y imperatore e 
presso il pontefice giustificasse ki guerra 
importonar da esso mossa si fratello. 
Quell^ ambasciatore fu cortesemente ac- 
colto^ ma non si sa qitàle risposta ripor- 
tasse *- noto ò solo che .inutilmente si 
trattò di' aecordo tra il re Lodovico e 
Carlo €alvo\y perchè il prihio mantenuti 
voleva i donativi di terre da esso accor- 
dati in Francia ai suoi partigiani durante 
^ myaruòne, al che il secondo ricusava 
di acconsentire. Tra i traditori di Carlo 
Calvo trovavasi Guanilone vescovo di Sens^ 
<lal qùBÌe Papirio Mnssone crede derivato 
liei i-omaczi francesi e quindi negli ita- 
liani^ il nome di Gano o Ganellonà y 
sebbene questo trovisi sempre attaccato 
^lla origine o aUa schiatta maganzesé. 
Secondo gli annali di 5. Benino , Lo^ ' 
dovice imperatore ottenne allora da Carlo 
Calvo la cessione di quella porzione di 
stati che rimaneva di qua dal monte Jura^ 



324 LIBRO iVi- 

e che coif)pr€n(1eTa le città di GnUeirsi'j 
Lofanpa e Seduno ^ oggi Skm capitai 
• dei VaUesì.. Quegli stntt furono ^obabil- 
mente incorporati allora ai re^aò d^l^ 
tatia / giacché nulla, come già sf «iitfse, 
possedeva quel priocipè oltremoMt; 'Sém^ 
,bra per alcune fraai dei detti lawi^, 
<;he il pontefice Nicolàr in ^juelf'^mino 
•conrermasse , e forse con al^in ^ decreta 
dichiarasse le dottrine cattc^ielié <Mlà 
grazia di Dio e del libero airbitfio/^ della 
verità della doppia predestinaoi^r, «^det 
sangue di Cristo sparso per tuf^-^ éte* 
denti; tna alcuna memoria noch^tr-irilMiM 
di epe' decoreiì, che il Muratóri 1si^^4ap»è 
inopportunanieiite ^ creduti scrìtti polét^dl 
di quel dotto pontefice» Narra lEKA»^ 
perio che assediata fosse la mia^ dl(è 
di Gapua da Guido conte esa-tallrUe. 
forze dei Toscani / peluche * qóel : pòpob 
obbedienza ricusava a LandoiW -€BÌAe^ 
amico di Guido j irritato forse i| 'jf^ij^^ 
•medesimo dalle iniquità dei due-^di-iin 
"fratelli Landolfo vescovo ^ e £imJtaw^ 
I Capuani furono soggiogati , e -Guid^ 
ottenne per se Sora ed altre temr Inkc 



CAPITOLO VI. 3^S ^ 

B Landonclfo ^ del ch« questi tanto fu 
affido ^ elle i» breve tempo morì. Quel 
Gìijdò ' er» duca di Spolett ^ e ^ quiadi 
V Uail>ni# dominava^ repatata atlorsi parte 
«yia, Toscana' ^ mentre nella Toscana 
pv0prià|ii«i|te detta diica sedeva Adel-^ 
h^^ L O^Gurò è tuttavia quel raccanto^ 
e fopséF ^assedio di^Capua fatto da Gid^ 
do, y noa eblt^e luogo se non di là ad 
alena tonpo; 

;. %srìu imperatore Lodonco che inf 
Itlklii <^Qf)^»tAntemente soggiornava , passa 
«fi^^ ^4tM9 ' B6o nel ducato di Spoleti per 
IHMiiii|isfarat*è- la giustizia^ e per deprioie'* 
i^^4oi»e -dia scritto in an^ antica cronacay 
y ìì0Mk4ei jdei maligni ] ai confini àk Jesi e 
Cai6^i^o ^ tenne un placito o xxn giudizio^ 
soUn«ejp ^ condannato fu certo Ildeberto 
cbQtfi^ '^d -.^meadare le oppressioni o in- 
9^a»e ^he coonnesse aveva. Dubita il 
^^<ab£ox^* ^elie questo fosse duca di Cd- 
ffifi^ìso y* 96}>bene dagli atti pubblici aqitìt 
-^ppa^sca^' scr non eo^ite di Marsi. Si ac* 
ceana v^^i annali di &< Berlino ^ che 
^OQtra ]? imperatore suscitata erasi allora^ 
luui £»9sÌQBe , e che pgli nel reprimere ' 

&on d' lud. FqL XUl k 



afaft .turno IV. 

3ùegli intsorgciili ed i Benev^ntaai^ jp^Opiirt 
elito àT/eva eoa iocendl) e OiQn ]*apiiie;^ 
ma alcuna inemoria non rimane^ ^i quel 
£atto, ed alla sola assqraione d| qael|^ ati-j 
nalista si appoggia pure it rai^coifitX)) che 
i Normanni per, TArno venissero in ^el 
tempo a Pisa ^ e quella città* con ^Itr^ 
ancora sacebeg^iassero. e clev9stas9er<>. Gli 
annali di Fulda notano ,. cBe il ?<;vqo. ,4Ìi 
quiflFanno fu tanto rigido , .che il/nriarei 
Jonio^ cioè r Adriatico v^^^^o ^^ ag^iaa- 
eiò j cosicché i mercatanti che solo da 
prima si accostavano a Venet^ia, coUe iiavì^ 
vi portavano aUoi:a le merci, eoi eav^fii 
« coi carri. ^nJr«a prete italidao ^ s$n4r 
tore di que^ lempj y nars^a parimeoti ^ 
taMsL Deve essere caduta in qu<iU^a^iio^ 
e tanto es«eré ^tato rigido il freddo^ <^e 
peri]H)i|o i gvani seminati ne^ campi ^ pe-> 
virono ìe "^ti nella pianura^ e si agghiac- 
ei}^ il' vino nelle botti. Incerto è )t<)tal% 
incofe, qnati fossero jC per qua}e motivo 
soscitftte le gi^erre^ che dagli cinn^li Me-« 
t( nsr diconsi valorosissimamente spsteiiule 
in quel tempo df^ir imperatore ZoJopieo 
centra la naaione degK Slavi. Queff ^i»^ 



CAPITOLO VI. 3a;t 

dm^ Sopraccitato palla beo^ì cklia* rabelf^ 
ijóne di certo • Uberto^ che immcfliore del 
grandi benefiz}- dair imperatore ricevuti]^ 
legato étasi coi Borgognoni ^ e rinto • fis 
ed nccisfù egli stesso in una battaglia san^ 
guhiosa. Il pontf^fice intanto fton ritpear'» 
miata pifseghiere e minacce^ e legati spe^ 
£va a Costantinopoli, perchè reslitnito 
fòsse alla sua sede il patriarca Ignazio ^ 
noB dimenticando al tempo stesso di rev 
clamare dair Sinperatore , che restituiti . 
fossero alla chiesa romana i patrimoni 
della Calabria e della Sictti» ; ma non 
sembra , che alcun effetto prodacessero 
quelle istanze. Cadde in quel tempo op*^ 
pré.^so da grate paralisia Landone conte 
di Gàpaa , e' Sergio duca di Napoli assi* 
stilo da ^c^emano principe di Salerno y 
Del giorno di 5* Michele con solennità 
celebrato dai Longobardi , venne fcd at** 
laccare Capua j distgnaiido di toglierle 
il geverao ài giovane^ Landone y che as^ 
«ante ne aveta le redini nella malattia 
4«l']^adi^. Ma quel giovane al ponte di 
^eod^mondo con tanto valore asa^aft i 
^apoletanif, che 860 ne fece prigionieri 



3aS ; tTBRO IV. 

con ^Cesario stesso Bgliuolp di Sergijcty e 
Itttt» queir armata sbaragliò. Lan^ojne woiì 
neir anno seguente ^ ed il figUnoIò rac- 
comandò al .vescovo Landolfo y ^ a Pfxn^ 
done suoi fratelli.^a Landqlfì) nomo piep^ 
^ ^iz) 9 che già ^nna congiura, suscitata 
^veya e latto imprigionare Adenu^io j^rin^ 
cipe ^i oalemo 3 e quindi mossa guerra 
a Guaiferw sostituito ad Ademario^ cac- 
ciò di. Gapua Landone e gli altri suoi 

. nepott y ed: }ì donùnio us^urpò di .Capua , 
rimasto :esse]i.do ihorto il di lui fratello 
Pandone m uà combattipiento oontra x 

' Salernitani, Gravi tumulti nati erano \^r 
tanto a JRavenua^ dove F arciyescova ìCmO' 
é^armi^ da ambizione e da interesse tras- 
portato ^ gli abitanti scomunicava .a suo 
capriccio^ ai vescovi suffraganei e ad altre 
persone vietava il recar^i^a Boma ; oc- 
cupati aveva i beni della ^ chiesa romana 
« di vaf] privati^ gli strumenti degli afr 
fitti o livelli della chiesa romana la^^rava^ 
e tutto appropriavasi ^ trattando con di- 
sprezzo i, messi pontificj Molti. Raven- 
nati portate avevano in Boma le loro que* 
vele contra quelle, vessazioni;.^ quelF ar- 



CAPITOLO VI. 329 

.«Fvescovo, citato ancora a comparire ia 
JRòma ad un concilio j ivantato: erasì dì 
^on essere obbligato ad andar^yi^ e Bnal- 
jnètite era stato da gnel concilio - romano 
scomunicato. Secondo Ariasta^io^ implorò 
queir arcinres^oro I' a).uto ^èAV ìmp^ralOFe^ 
ed òttentlti avendo da^ qiie$lo due legati^ 
coti e^si piortossi a Boma j orgoglioso 
dltremodo percbè col loro appoggio crer 
devasi & spaventare il pontefice^y ma quf- 
^ti i 'legati rimproverò , perché comuni- 
cassero con un uòmo apatemizzato ^ né 
altro rispose alle^ inchieste loro ^ s#^noQ 
che l' arcivescovo presentare ^ovQiVasi a} 
concilio. Giovanni partì iorveòe da Ro^a^ 
ed i setiatorì di Jlavenaa ed altri ottimati 
dtir'Emiltìà , il pontefice scongiurarono sflk 
recarsi a fiavenna , do^e esisendosi fgli 
di fotto trasportato, a tntti a*estlt,ui i beni 
usui:pa^. Ma V arcivescovo co^^e di bel 
nuovo a 'Pavia , implorapdo il patrocinio 
imperiale , e siccome JLiutarda .vescovQ 
jdi quella città 9 e i cittadini stessi ricuf-' 
savano di 'avere seco lui qualunque com- 
«lercio, r imperatore gli fece, annvnziarq^ 
fì^e àoi^metteire 4lDveya»i al:poateice^ ^ 



/ 



33o llBRO IV. 

quale tutta- la ehiesa professava sotìMKùe^ 
Sìone ei obbedienza^ Ottenne tattavia Y^rh 
eìvescofo è^eMcre accompagiiato a Berna 
da due QUOYt ambasciatori'^ ma non ci- 
tallendo <{tii^sti di potere smuovere la feiv 
mezza del pontefice j fu costretto V aroi- 
jrescoyo finalmente a chiedere P assolnzìor- 
iie, die gli fu eoQceduta ed a promettere 
tutto quello cbe gli fu domandlito* Tra 
r altre cose fu stabilito , c^e egli- cbnse- 
crare non potesse alcun véscovo sfe ]n0n 
eletto dal duca^ eioè 4al governatore., 
dal clero e dal pòpolo di quella' città \ 
che non pia ^vietasse ai vescovi P aiidata 
a Roma* che da essi non esigec^ae ^naro 
ò donativi di alcuna sorta ^ ^ che V uso 
abolisse della trentesima , coaHribuzione 
imposta sulle rendite della chiese y che 
i vescovi forse pagavano agli arcivissco^ 
di Ravenna. Quel Giùfonni $oleva o^i 
due anni yisitare le chiese ad esso ^9%^ 
ioposte^ e tanto fermavasi con numero^ 
corteggio ^ che tutte le sostante di quei 
vescovi divorava^ forzandoli ritresì a con* 
Iribuire ogni anno un determinato numerq 
.4^ castrati^ di obblate^ c^è ^\ pa^i ^ 



-•' *- 



t«osecrAm^ 4i misure di vmoy iì poKi 
e dì tiova alla siia mc^Mia ^'aVr arciprete,, 
9Ìi^ arekltéHcOHd iè' ad altre digaifeà dellfit 
Hìiesa rarennat«, i qaali abusi tiitti tolti 
furano dal pontefice o dal coacHìè. Datf» 
fm allora in commefida dalP imperatore '^ 
Gkla sua figlia U mooaAtero i^fuovo o 
<ti <$. Giulia ,di Brescia , con fact)ltà di 
«igaoreggianre , . governare e godere F u- 
Miiralto per tutta la mta di quel «aero 
Jnogo ,e delle sue readite. Con altro d»-* 
ploma di gueir anno conferì V aòiperaH 
lorp medesime il monastero di 5. Colom" 
isno di Bobbio ad Amalrico vescovo di 
€omo^ dsd che trae Rrgomento il Murar 
^orì ad osfiervare , che si affidava esten*- 
deado 4a biasimevole u«anaia di eonfe- 
"Tire le liadie di ve^scovi , ed anche talvolta 
ai laici, Y quali ., lasciando una parte mi- 
mma deHe rendite per il noiagro sosten* 
ftaineato de^ mònaci ^ tutto U rimaùente 
sema screpolo »i divoravano. 

ì. Mentre tutta la Francia j « la 
Germania sconvolte erano per le scorre- 
rie de' Normanni ^. per la rubellione di 
I^>iovico figliuolo di Carh Calumo ^ ^ex 



33a . tiBRO IV. 

/{uella di Carlomanno Ogliaolo- del ire <K 
Baviera y che V uno e V altro rivoltati si 
erano . contra i genitori ^ per i saccheggi 
degli Ungari , per il ratto di Giuditta 
jBgliuoIa di Carlo Caligo commesso da 
Balduina conte di Fiandra^ per il matri- 
monio contratto da Cariare d^Àquitania, 
altro figliuolo del Calvo se^^a saputa d^l 
padre^ per il nuovo repudio della regina 
Teotb^ga fatto da Lottarlo re della Lo- 
rena col consenso degli arcivescovi di 
Colonia e di Tre veri ^ e di molti altri 
vescovi ; r Italia godeva . la più perfirtta 
pace e solo addolorato era il pontefice 
per lo' scisma dèlie chiese orientali. I 
legati da ^sso spediti a CostaQtinopoli ; 
Bodoaldo vescovo di Porto e Zacheria 
vescovo di Anagni , si erakio lasciati cor- 
rompere con regali^ ed il primo che d^l 
ponte^ce, non ancora accorto del suo 
tradimento ^ era stato spedito in appresso 
poi vescovo di Cervia a giudicare la causa 
di Lottarlo è di Teotberga^ e dei vescovi 
prevaricatori j colà pure si era lasciato 
(corrompere con copiosi donativi e delusp 
^veya }e intenzioni del ponte^ccr Cessato 



fÀPiTóLo VI. 333 

aveva xli vivere in quel tempo Gisla soreir 
k deir^mperatore^ abbadessa di S. Giù-- 
Uà <}i Brescia , e sé credere si potesse 
ad Br^^èmpertOj Seoddn o Saugdam pria- 
cipe dei Saraceni in Bari ^ andava devà- 
sUndo/i bucati di Benevento e di Salerno^ 
m modo, che molte di quelle regioni ri- 
manevano disabitate. Fa invitata al soc- 
.corso r armata francese o piuttosto quella 
deir imperatore £ò<ioWeoj e sembra altresì 
che ^i movesse ; 'ma ripartita essendo 
.qiiesta senza ' cbinbattei^ ^ j4delgiso prin- 
-«^^^ di Benevento fu costretto a trattare 
^ifP^ce con que^ barbari ^ obbligandosi a 
f^gaa: loro una somma annuale^ e dando 
loro ortàggi per la sicurezza del paga- 
u^eato. Morì allora Carlo re della Pro- 
venza, e V imperatore Lodos^ico tosto re- 
cossj m quella regione, ov^ molti abitanti 
condusse al sud partito. Sopraggiueto 
essendo però Lottano re della Lorena^ 
si venne ad tin amichevole accordo y m 
forza del quale la maggior parte di qael^ 
la provincia toccò' a 'Lodovico. Il ponte - 
fie»e Nicglò ottenne pure da Carlo Ccdvo 
H perdoBO di BaldainOy che rapito "avevf*. 



1^ 



3?) 4 tlBRO IV. 

la dr lui figliaola Giuditta^ e bì pretenda 
che a questa assegnata fos$« allora- ia 
dote la regione che in seguito fu detta 
Fiandra. Ma ancora durava, la contesa 
deli' illegittimo repudio di Teoih&rga e 
del successivo matrimpnio di Lottarlo epa 
Gualdr€fda ^ ed il pontefice fu costretto 
a 1:iunire un coucitio in Roma, nel quale 
riprofati &roiao gli atti di altro sinodo 
tenuto a Metz y scomunicati e deposti gli 
arcirescovi di Colpnia e di Treveri y e 
sottoposti a giudiziale esame i nuo^j pon^ 
tifici, che si erano lasciati subornare 
eoir oro. Suppongono alcuni, storici di 
que^ tempi y che V imperatore Lodoinoo 
si trovasse allora nfX ducati di Beneven- 
to^ e che a questi ricorressero i due aiv 
civrscovi deposti j cb^ con salvo oon dot- 
to imperi niere.cati eransi a Roma^ I^Um* 
peratore fu scosso dalle lo^ lagnanze ^ 
e forse a que^ due ricorrenti si agginnsfr 
anche Giovanni arcivescovo di Ravenna^ 
Con Angilbergfi sua moglie adnnqne| coi| 
quegli arciviescovi e con un l^orpo di 
truppe portossi a Roraa^ disposto a fa? 
rivoeare la proferita sent^n^a ^ fÀ anchll 



?ft«-c!i*ó' 3i ì'ifiuto a^fiir imprigionare il 
pontefice. Otdlnè ^ue$ti atta pfoctìjfvonc 
éeì clerer é' del popolò cdn uh solenne 
Pigiane*, ma giunta la proces^iétie alk 
^scalinata di 5. Pietro^ fk assalita dai ^ól* 
dati dell^ imperatore ^ i qaali menando 
bastos^^ air itttorao e fracassancìò le cròot 
«gli stendardi , tutti < volsero in' fug*. 
Uno scrHt^e del secold IX, che è stato 
pubblicato sotto il nome di Eutropio Lon^ 
gohatdo'^ Rarlra che il pontefice facesse 
cdnCar fiieissa cafttra principes male ageftr- 
tes\ che i baroni deir imperatore insta- 
vano^ perchè si facessfe desistere da que- 
ste ]^ghiere ^ che essi incontratisi con' 
una processione^ fliedero di buone basto- 
nate ai Romani *j i quali fnggehdo getla^ 
rotio le cfoci e le immagini y alcune delle 
quali fur<>no rotte ^ altre calpestate-^ che^ 
r imperatore "concepì per questo maggiore 
sdegtìo j ed il pontefice sehtimenti pia 
miti, che il pontefice pregò F Imperatore 
a contetieve i- soldati suoi ed a stento' 1^^ 
ottenne ^ e che d' indi in poi si stabili 
concordia e familiarità tra V imperatori 
ed il pontefice. Raccontano altvi in diverso 



836 tiBBO IV. 

modo la cosa ^ prejtendeiido alcuDÌ che 
il pojQtefice fuggisse dal pahizzo latera- 
nense alla basilica di i$. Pietto j e colà 
stesse due giorni e due notti senza pren- 
dere cibo o bévapda alcuna. Forse giovò 
alla causa dei Romani la morte di uno 
della Canìjglia del F imperatore^ che spez- 
iata ay^va la croce di <$. Elena^ fors^ an- 
che la febbre dalla quale fu sorpreso 
r imperatore ; ed in quella occasioue.es- 
sendo il pontefice andato ^ visitaiNs Lo^ 
doyiciój rinacque tra essi la concordia^ 
e si intimò a due jarcivescoyi deposti di 
tornare in Francia. Partirono <sssi 3ì (alto 
non senza lasciare uno scritto ingiti;*ioso 
control il pontefice sul sepolcro di S* Pie^ 
tro\ parti pure di li a pochi giorni riiu- 
peratore j lasciando però in RomA dolo- 
rosa memoria delle uccisióni , d.efle ru- 
berie e delle rioìenze', dalle persone del 
.suo seguito commesse anche sovra molte 
do tipe a Dio consecrate. Celebrò égli la 
pasqua in Ravenna, che cadde in quell'an- 
no uei giorno a di aprile , e poco dopò 
ve Jesi giuntò alla sua corte Jfotado ve- 
.'.poyp di Spissons^ parinienti deposto f 



ckmToto VI. 3 jj 

fuggito* \ìì Francia^ che sotto là imperiale 
proiezione recare voleyasi a Roma. JNar^ 
rasi che in cjueir anno riiripeifatorej vo- 
leodo eoa qd^i saetta fevire uà cervo alla 
caccia ^' forse nelle vicinanze di- Pavia ^ 
TÌiDanesse , egh stesso ferito gravemente , 
e che dai soldati di lai fosse ucciso Uber* 
tó fratello della regina Teotberga , che 
occupata aveva }a badia di S, Maurizio 
tìel Vaile^e } ed alcifni cotitadi airimp^^- 
ratore spettanti. In Venezia morto era il 
^^e Giovanni^ e per una congiura con- 
tro di esso ordita era stato ucciso il 
eli lui padre Pietro , 'doge anch' esso , 
in di - cui luogo si era eletto Orw Partii 
dpazia. Puniti erano stati però gli assas^ 
sÌDÌ e^ i coogiiirati»^ alcuni eoUa morte y 
aleuni coli' esilio in Francia. 11 nuovo 
^bge fu creato da Basilio imperatore 
d'Oriente pretospatario ^ ed .egli per ri- 
conoscenza mandò in regalo a quel prin- 
cipe dodici grosse campéine.^ Questo con- 
fenna Topinion^^ che in uso fton fossero 
k campane da prima presso i Greci ^ e 
^P Isu-Kiro invenzione dovuta sia ai La*-. 
^Biy e più di tutto prova^ che V arte di 

k % 



338 . tiBBO IV. 

fonderlo^ ben si conosce¥a in lUiUa, e 
forse cim buon suecesso praticavàsi fino 
da qtte^ tempi in Yenesiav I campanidli 
però y tìntinnabula j in uso erano andbe 
nelle cerimonie religiose presso gli aoti* 
.c'bi Romani y ma questi assai piccioli e 
mancanti di battaglio y si percuotevano 
con un^ asticella di ferri^. 

4* Nuovi tentativi si fecero da alca? 
ni gastaldi del ducato beneventano uniti 
col duca dì Spoleti e col conte diMarsi^ 
per debellare i Saraceni, che i contorni 
dì Capua e di Napoli devastavano j ma 
il sultano condottiero di que^ barbari eoa 
tanto vigore gli assalitori respinse j c^ 
molti ne rimasero sul. campo, tra i quali 
alcuni de^ capi principali ^ ^ molti iurono 
tratti prigioni , ai quali fu quindi tolta 
tra i tormenti la vita. Tutto il ducalo 
beneventano .^ corsero allora que^ barbari 
irritati, tutto distruggendo a riserva driie 
citta murate , che non si attentavano ad 
assalire; interamente disfialte furono tut- 
tavia Telcse , Alife , Supina , Bojano ^ 
I^èrnia e Venafro, ed ancJie il monastero 
di Volturno, uno dei più ricchi ^^ItaUa^ 



CAPITOLO VI. 33g 

fi spogliato de^ isttòi tesòri ^ né alle fab«< 
bricbe petdonaróno t Saraceni se non 
collo sborso che loro fìi fatto di Scroo 
scudi d^oro^ narra tuttavia Leone ostiense 
che appiccato fosse il fuoco a quel mae- 
stoso edi6ziò j e cKe i monaci rifuggire 
si dovessero in un castello da essi labbri-' 
csto prèsso il monastero» Non soffrì alcun 
goasto da quelle incursioni il monastero 
di Monte Casino y perchè Bertario ehe 
ne era Y abate , nomo dotto che molti 
trattati e sermoni scritti aveva, ed alcuni 
libri ancora di grammatica e di medicina 
^ molte lettere in versi j prevedendo' 
lotke quella sciagura y aveva fatto chiù-' 
dere £ forti mura e di torri tutto il 
monastico recìnto^ ed al piede del monte 
cominciata aveva la fabbrica di una città^ 
cbe è quella odierna di S. Germano, I 
Saraceni, come ^ià da principio i barbari 
iel Setttenlrione , scorrevano, devasta- 
▼aiao y saccheggiavano , ma èprowisti di 
raa^chine guerriere, trattenuti erano dallo 
sottra delle città fortificate. Bertatìo ÌmU 
tavia , udendo il loro avvicinamento , 
li^Uò con e$si amichevolmente , 9 <?QR 



34o XIBRO i¥. 

3ooo soudi .d' df o gli iadusie ad allonta^ 
nar». Goiitiaaa¥a intanto quel vescoTO 
Landolfo a tìranaeggiare in Captia , al- 
lontanando i nepoti' figliuoli di Làndónfi 
che fortificati . eransi però in àlcyuie cd'- 
siella 9 ed ingannaodo e deladendo a 
vicendi^ i principi di Salerno e di Be^e- 
lientò ^ al primo . dei quali appartener* 
doveya il dominio di Gapna. Riunironai 
bensì i di lui nepoti , ed in Capna rien- 
trarono ^ ma egli con astate praticliis 
riuscì ancora «t dividerli e conservò per 
tal modo il suo dominio. Continuaiva 
pure Idi qnlstioae . dcSe nozze illegittiaie 
del r*e di Lorena j ^d il pontefice in^lotto 
aveva . Lottarip per mez^ di Arsemi 
vescovo d^ Orla suo lega^to a richiamare 
la regina Teotherffi*^ e F impudica Guai- 
drada y non meno che Ingeltruda moglie 
di Rosone ponte ^ fuggita dal marito o 
^Wenle in manifesto libertikiaggio.) «a re^ 
earsi a Roma^ ma Gualdradaj giuntatolo 
a Pavia ^ fu richiamata da Lottarlo ] che 
la regina prese di .nuovo a madtratare ^ 
ed Ingeltruda, j giunta forse essa pure in 
Italia^ tornò ben tosto .atte sue ai^olur 



CAFITOLp yfC 34» 

tone-w Francia. Molti donatiiri veggono i 
£ai^tt in qiieire|>oea daH* imperatore Loda* 
44eo dd Èngilberga di lui moglie, e quello 
specialfueiite della corte di Wàrdestidla, 
ora Goasl^a. Vennero oell^ anno seguente 
866 in ftoma ambaseiatori di Bogori re 
de-, Bulgari , affine di rìcefere istruzioni 
ioloriio n yarj punti della eattdUca dote 
trina^y ehe <jne^ popoli avevano di recenl^ 
atUnraeeiato. Offeriroiio quegli inviati- a 
& : fk$ro le armi,- clie quel re portate 
•vevÀ* trionftindo di alenai sudditi rubel-^ 
Isiti , e molt* altri donativi ) ma secondo 
^ aunafU Sertìniani ^ Lodovico ^ detto in 
^eifa^ luogo imperatore d^^talia, al pon« 
tcfiee ''ordinò che. quelle argini fossero, a 
hn^^raimesse ^ ed alcftne il pontefice ne 
ai&ndò 7 dallat spedizione delle altre scu- 
HpfAh^Trovaivasì allora Lodùvioo nel du* 
.^td ' beneventano , forse avvisando ai 
nezsi onde liberare quella provincia dalle 
ittcur^toni dèi Saraceni , e di fatto» egli 
«feva tipnunto in quell^ epoca a tutti i 
popoli dei regno d^ Italia con rigoroso 
editto ' inlimata una spedizione militare 
verso Seaeyeuto ^' |>ropoi^enda$i #gU dj 



t4^ : tiBRO IV. 

. passare con tiitto \ esercito «tdtco « '9m* 
veDiia equìnfli a Pesc^ra-^ ed 'Or<lkiaQd<y 
ai Tescaai ed agli altri po^ir, qui à^ 
ultna '^eniunt , non • riguardati: ia questa 
luogo cooie Italiani; dì p$s&sn p»\1s0msk 
a Poatecorro, a Capua, a Beoisvegifeò -^ 
di ragglugoerlo quindi a Lucma;^lta*' 
lunque persona eke tanto possiecikfts^ ' la^ 
Leni mobili da pot^ pagare la tìmttk Ai 
un omicidio ^ ( sing<:>làre misiflfa 4dSe 
facoltà! ) era tenuta a recarci aiPaitti^* 
i spoveri non erano esenti se non ^pois^-' ' 
deado «neoo di io soldi d^ oro^ e 4{tté^. ; 
che a «questa somma di poasl^dàMatO^: 
arrivavano., custodire dovevano le' paiiié' 
loro o i lidi del mare. Dei figlisKiK'ìdi' 
un padre 9 per quanto ncuneroti-fossisPOy' 
alcuno non era «esentato dal s^rvisid, se' 
non il più inutile y due fratelli àniqrisi 
erano obbligati V uno e V altro a Amrctìi * ' 
re y ed i conti ed i. gastaldt akimo ann^- 
potevano esimere d» ^piella co*efiuéoe 
sotto pena della perdita delle ]ore< digni- 
tà; uno solo ritenendo libero'.per il-K-fto 
servigio. Destituiti «rano pure gli aliali ^ 
le badesse^ se iutti i- vassalli jbrò I^oA' 



mi^Taao aH* armata. Blhiiétri o ea^cuidvi 
di ({aesto decretp et^no deipi:^tdti alcuni 
vescovi nelle diverse pro^riocìe o nei da^ 
CQ^i^ e: da queste depatazioai si ^racóoglie^ 
^4s ^ciMia giurisdizione afvesse Berengario 
èke pei gioase ad essere re d^ itelia j 
sebbeiie .■ nel Friuli ancora fosse diiòa 
Eberardo di lui padre^ al quale siieoedeHe 
ttwa^* Con queU^ annata e colla moglie 
ÀngUbeaga^y entrato era Lodovico, per 
SQm.ntj <hicat.o di Benevento ^ e giunto 
«r%i f^ Monte Casino ^ dove era stato m»- 
gdySe%m$nte ricevuto da Sertario ^ ed i 
pci^iti^ì poofermati aveva di quel mona^ 
«tjara^diV^uie coli a raggiugnerlo>Zam2o^; 
vescia «: signore di Capua^ ma Je truppa 
da :esM> . condente fece- diserta»: tutte a 
poeo a-^co^ e.selo rimase presso Pims 
perallpre^^ >còme se alcuna parte in ^quella 
^g^ IP^il avesse. Questi però più avv^e- 
àxA^^ passio ad assediare Gapua, e dopo 
tre. mesi que^ cittadini costretti furono ad, 
dnnp^der&i a Lamberto duca di Spoleti y 
<ueceduto a Guidoy che asprameute tr< t*- 
^lli. Passò Lodos^ìco a Salerno ^ in^on-^ 
tifato da quel principe onorevolmente ^ 



$44 U9A0 ly. 

0h& però fa soUecito di far airoicav^ 
jiéawriò j perche V imperatore chiesto 
uè jEivéta^ ttotitìe tÉome di amico saoj e 
^iódi ad Amalfi ed a Po%zaolp , nh 
glasse a ' Benevento se nom sul finire 
ddf anno, Grede^^ il» ipielP anno 'médesi^ 
liió {bódatò ddU^ imperatore Xodbirìico il 
indliastèro dt Ga$aitfia nell^ Ahvmzo iv^ 
npi\ isola del fiume Pescara ^ cbe ^ il iìa* 
bilton cteAe ' avere pigliato il nome di 
Casa aurea dalla sontuosità degli edifici 
o dalla affl^ie^ia dei beni, se pure^^acì 
nome y cóme dubiti^ iì dHàraion nok erj» 
pili antico. . Quello storieo crede . ^jtréfì 
avvenuta cin^e anni pÌJ| tiirdi^ ^^ 
fondanone,. - 

5. 'Morto en^ inlanto IMm^iieP^fòre 
de^ Greci Michekj che ucct^.^i f^p^d^ette^ 
mentre ubbriaco troyavaiiy per attifi^io 
di BasiftQ litacedone^ g^- da esso dichia- 
arato collega nelF impero ^ e q[uesti timasto 
era solo possessore del trono. Rimesso 
egli aveya nella sede patriarcale Ignaùo^ 
ii che di grandisjiimo giubila riuscito era 
fd romano pontefice ; ma <}Uesti piire 
^P§p^\f> fffeva pOcQ dopo 4^ yi^rcj ^4 



« V 

cijkroLO VI. 545^ 

m di la! ^ece era^i eletto Adrlctno II ^ 
alla dì cui coa^acràzioae opposti si eraao 
i messi imperiali , perchè alla elesto uè 
noa invitati. Acquetate si erano titttarrili 
€[uelTe contese* approvata aveva Lodovic0 
là elezione , non senza però che cei*lifi« 
cato fosse da prima, non essere m^ quella 
intervenuta promessa alcuna di danaro. 
Sembra che a ciascuna elezione fazicxai 
si suscitassero , e che molti ecciesiastict 
mandati fossero per questa cagione ia 
esiUb , A cfaali tutti però da Adriano II 
furono richiamai. Entrò allora in Rom^ 
il duca di Spoieti Lamberto j sotto il 
pretesto forse che rabeile si mostrasse 
quella città aU^mperatore, e la medesima 
fu iQ gran parte dai di' lui soldati sac- 
<^eggiatH * violate furono le cbiese ed i 
inoBast^j , e molte nobili fanciulle sa 
Aeatrb che fuori di Soma da quei guer- 
j'ieri indisciplinati rapita. Punito fii tut- 
tavia LambeMn di li ad sAcuta tempo j e 
der ducato dair impei*atore spogliato; uno 
setittore però di que' tempi non dissi* 
^ula , che presso V imperatore e la dì 
lud moglie er^ stato dalle -querele dei 



34^ LIBRO IVv 

Jlomam aggravato. Ottenne al temj^o stes* 
30 il nuovo pontefice la libertà idi alcani 
vescovi e di molti Romani j the erano 
stati come rei di lesa maestà dair impe^ 
ratore eisiliati o fatti carcerare ^ il che 
bastantemente fa credere, che non affatto 
tranquilli fossero i Romani nelle loro 
relazioni polìtiche colP impero. Sì sparse 
voce in Roma , che Adriano annullare 
colesse tutti gli atti del dì lui predeces^ 
sore ; ma il nuovo pontefice seppe bea 
presto liberarsi da quella calunniosa im- 
putazione, in Lucerà o . Nocevà della 
Puglia troTavasi^ intanto riunita tutta P^r-» 
mata italiana^ ehe muovere doveva ^alFai^ 
jiedio di B'dvVj ma secondo il raooontÌD di 
Leone ostiense j venuto ¥ esercita : impe^ 
riale a battaglia coi Saraoeni ^: fu intera-- 
mente disfatto j ed in gran parte perì y 
il che ha fatto nascere dubbio al Mta*th 
torij che solo dopo quella rotta si pub^ 
blicasse V editto summensèionato^ col quale 
tutti gli Italiani chiamati erano aH^ arma- 
ta. Credesi che V imperatore^ dopo qael 
iktto in Benevento si trattenesse ^ litleu* 
4^do migliore fortuna^ é gU ^Oliali Af«K 



CAPITOLO VI. 34y 

teasi narrano che V ajuto chiedesse anche 
di Lottano re della Lorena ^ e che qucs» 
sti in persona conducesse t:iUHieroso eser^ 
cito j sebbene da alcuni si contrasti la 
venuta dello stesso Lottano in Benevento. 
Un concilio fu nelF anno seguente tenuto 
in EòToa j nel quale aboliti furono \tutti 
gli atti di Fozio y riguardato come falso 
patriarca. Ma in quel ^empo medesimo 
^ùtYlL jénastasio parroco di S., Marcello 
di Boma ^ che era stato còme già si ac-» 
cenilo , condannato sotto Leone IV , es^ 
sehdo sialo da Adriamo rimesso in grafia 
e nella carica di bibliotecario della chiesa 
romiitm , ordì una trama che di una som-' 
ma angoscia riuscì a quel pontefice. Vi- 
tef a tuttora Stefania^ già moglie di Adria'* 
no 7 aTanli ch^ egli al celibato e alla vita 
ecclesiastica si consacrasi ^ ed esisteva 
pure una fanciulla nata dà quel mairi* 
&lal^o^ già promessa sposa ad an iìlustrer 
domano. EteiUerio fratello di Anastasio ^ 
l'api con inganno quella fanciulla , e eoa 
csjta contrasse il matrimonio cchk grande 
sdegno del pontefice» Questi tentò forse 
^ togliere la figlinola al rapitore ^ ed 



3'4J{ trèno IV. » 

Mevterfo fillora ^ entrato nèlBi ca^a, òv« 
èssa colla madre Stefania diRiorava^runa 
e r altra scannò crudelinente, per la qual 
cosa fu tosto arrestato. Ma Arsenio padre 
eli Int e di Anastasie ^ recato già sf eia 
a Benevento onde ottenere favore daI]^'Jn'* 
paratore Lùdoi^ico e d^Ua imperatrice, alla 
qnaPe siccome avida di danaro , tatti poe- 
tati aveva i suoi tesori.- Arsenio sorprèso 
da nna infermità j mori in^ Benevento ; 
ed' allora Adriano ottenne la deputazione 
di m.essi impeftiaK ^ ehe secondo . le leggi 
romane Eleut&rio indicassero , it' che sok) 
basterebbe a provare il supremo don;unio^ 
che gli imperatori in Boma cónservavane} 
forse disse per questo Eutropio JLòngo^ 
bardo y ehe tuttr i 'maggiori di Rania^ 
omnes majores Romas y divenuti erano 
uominr imperiali. Condannato fa Eleuterioy 
e secondo uno scrittore di qile^ tecnpi a 
niissis impeiratoris occisus j ed Anastasio 
come sospetto dì avere esortate A fi^eJlo 
à que^ delitti^ fu in un concilio scomuni- 
cato y finché comparisse a gittstificarsi. 
Veggoosi in queir epoca scriitè alcune 
lettere dal pontefice a» re^ Lodoyic0 di 



CiPlTOIiO VI. % 349 

Baviera e a Carlo Calvo ^ affinchè in pace 
lasciassero l' imperatore Lodovico . che 
valorosamente combatteva contra i nìmici 
del home cristiaiiQ.^ che già umiliati gli 
aveva e ridonata . ad alcune provincie la 
traoquillftà. Nop sembra tuttavia ben certo, 
che assedio o blocco ponesse egli alla 
città di Bari ^ bensì devastò molte terre 
dai Saracèni occupate^ prese loro Matera 
elle "distrusse j e Venosa e Canosa ^ ove 
pose forti presidi , onde mettere al riparc^ 
dallp scorrerie Ha parte occidentale del 
ddcatq beneventano. Giunse l' armata sua 
fino ad Oria , ma non è noto chf di 
quella città si impadronisse^ L' inverno 
passò, egli in Benevento 5 ed intanto un 
cofacilio .generale celebravasi in Costan- 
tinopoli ^ preseduto da Donato vescovo 
a Ostia j Stefano vescovo di Ncpi , e 
Marino diacono ^ legati di Roma , non 
che dal patriarca Ignazio, Fu pure ^pe- 
^ita air imperatore d' Oriente un' amba- 
sciata da Lodovico II y capo della (pale 
era Suppone détto arciministro della corte, 
che fu poi duca di Spoleti , e con essa 
^dò anche Anastasio bibliotecario, forse 



.35o ^. JLMRO IV. 

c^me interprete per ia lingua greca, » 
fl^lrimoaio trattavasi allora tra Costcutti- 
no 'figliuolo di Basilio ^ già dichiarato 
collega oeir impero ^ ed usa figliuola 
dell^ imperatore léodomco'^ non è però ben 
certo , che questa fosse Ermengarda regi* 
na y nominata in alcune cronache ^ seb^ 
lì^ne figliuola si creda di IjodosficxK Seni" 
hra che una flotta di ^oq navi «aandata 
Kìsse da Basilio a Bari sotto^ la condotta 
di un patrizio ^ affinchè soccorso prestasòe 
a Lodoifipo contra i Saraceni^ e che qoel 
patrizio ricondurre dovesse al figliuolo 
flel ^uo sovrano la sposa ; ma che peri 
nlcuna occasione sopraggiunta ricusasse 
Lotioyico di consegnare la figliuola a qwd 
patrizio. L^anonimo Salernitano narra che* 
Lodo\^ioo j benché pregato istantem^nle 
dai principi di Benevento e di Salerno a 
sterminare i Saraceni j lento mostrossì 
a muoversi^ che finalmente si scosse per 
lo eccitamento ricevuto da Basilio impe*' 
ratore dei Greci j che allora partì con 
tutto r esercito e giunse a Boma-^ il che' 
farebbe credere che tornato egU fosse in 
Lombardia; che n'cc^ danativi fece in 



i 

CÌ91TOL0 VI. 55i 

^"".ir /occasione alla ' basilica £ S. Pietri 
« (m coronato ed ualo d^ papji y il che 
.«braoo sembra , perette egli già lo era 
stato altra volta ; ohe qitìodt si mosse 
sXia volta deUa C^mapattia. Gli anaadi Ber^ 
tioiam però acceaiiaao y che il comaa-^ 
4aute della flotta , sdegnato perchè la 
principessa sposa noti gli veniva coasc- 
gaaUi y con tutte le site odvi tornò a 
Coriuto. 0a assedio sembra tntftavìa es- 
sere étlBkto posto à Bari netr anno 869 j 
perchè si aarìra che ritirato essendosi da 
quelle V imperatore hoionc0^ fa assalito 
atte spalle d^i Saraceni j i ^nali piJi di 
soao cavalli gli tolsero , e con questi 
^i«pt^ al edebre santuario di & Michele 
«al inonte Gargano j lo saccheggiarono ^ 
pri^iooi 4;oaducendo i cherici ed i devoti 
che colà si trovavano.. Giunste in <jueiran- 
1M% Ih^o a Ravenna anche Lottano re di 
Jjorensky cbe liberarsi voleva dalle pon- 
!tifii:ie censure; e sebbe^ie incontrasse colà 
^e«sa itnperiali che di to'rnare addiètro 
diì insinuavano , e di rimettere ad altro 
jteinpo qoeU- affare , recare si volle pres- 
so il fratto I/>iovko ^ che accampato 



S5a UMO IV.' 

era sotto Bari J e col fneztcr dell* imp«« 
ratricé j4ngilber^a ottènni dh'é un'alybtjc- 
«^amento potesse avere' col pòtitefice m 
^onte Gasino. Inutili rìóscifonò ì ^òn^ivi 
che Lattario fece ad Adriano y óScié ot- 
tetìere cosa che conti'aria fosse alfà'Vfi^ 
scìplina della chiesa 5 fu tuttavia òortiìnìi-* 
cato nella messa solenne dal |>outefiée j 
giurando da prima di avere' àdèiii^fo 
€[tianto gli èra stato dal pontetìce Nicolò 
imposto j cioè di abbandonare Guc^itraSiij 
il che era «n manifesto spèrgiurb ^ '^pro- 
minziajto pure da tutti {'di lui corteglani. * 
Tornò quindi il pontefice in RùWia'^ e 
colà ancora recossi Z^^tórfó^ pràna^'tbl 
pontefice nel palazzo lateranensfe^'edf*^^ 
tenne in regalo una leena y éhe il 3turar 
tori crede una sorte di vesta^uHapsjlmà 
benedetta ed una ferula ^o' un bastóìòé 
che a quello storico è piaciuto dì'diim-^ 
mare pastorale; il pontefice non ntàUtò 
tuttavìa di spedire in Lorena il vèséóivo 
di Porto^ perchè si informasse deità pias- 
sata condotta di quel principe. Gittlatò 
però a Lucca ^ Lottano si viafe eotì tiìlti 
i suoi cortegiani soirpreso dalla febjjlti'e^ 



cxfTToto VI 353 

je strascinatosi fino a Piacenza^ mori e 
sepolto .fu 'nella chiesa di S. j^ntoninQ 
fuori di quella città, alla quale la regina 
Teothsjcga^ accordò grandiosi donativi. 
Quella regina rìtirossi a Metz, doVé roorì^ 
per qi|anto- può credersi, badessa di un 
moaastero^ e solp ad alcuni scrittori ber-* 
garoasckl ^ piaciuto di farn« una santa- j 
di faria .Oiorire : in Italia, e di asserirla 
fottdatrifTS ^el i^aoBastero di Pontida. Carh 
Calvo fu sollecito di farsi coronare re 
di^ Ldisna f approfittando della malattia 
di Lodovico re della Germania , e dell'im- 
pegno nfil quale trovavasi Lodovicp im^ 
pera^ore ., guerreggiando' coi Saraceni. Lor 
Ìqvìoo re ^i Germania propose le sue 
istanze onde ottenere parte di quegli 
stati * .l' imperatore ricórse per lo stesso 
oggetto, al ,ponteficc y e qiiesti spedi duQ 
legati in Francia ed in Lorena, ordì* 
nand.o ai vj^scovi ed ai baroni, di noi| 
ìnivadi^re né di prestare .mano alla inva* 
«ione deìla eredità di Lodovico impera-^ 
tore , sotto pena della scomunica. Goi| 
que' legati partì pure un, ministro, deirim- 
peratore detto Jffoderadp y ma Cf^iq 



354 .«-i*^© tv. ' 

Coivo non carossi né delle istanse o dorila 
minacce del pontefice y né di qitMle òdk, 
nepote imperatore y ed ftooti comiiieiò a 
pretendere d^iadi innanzi come. piMsse»* 
$ore di due regni , il titolo di imp^si^ore 
« di auguarto. Il re della Germania' jmji 
ardito o pia destro j i^iimò^ a Garle la 
guerra , ed un partito potente sì ao(|uiatÀ 
tra i nobili della Lorena ^ si ▼enne dna^ 
qne ad Un accordo j in cai. qitei dne 
fratèlli gli stati vacanti si di^isesro ftcnsa 
far parola delF inperatope Lodouii^é St\, 
preteiide che cob «[nella convenaion^ £o* 
«of>/cq ednoacinto sotto il; nome di^ re 
di Ba/riera ^ piantasse i fondame^akii delb 
grandezza del regno Germaoico* Affanti 
qu<^la divisione sprediti aveva il pontefiec 
altri legati allo stesso Lodovico per s^tr 
aere i diritti dtelF imperatore .; nsa iaulile 
«ransoì pare questa missioae^ e que* leg^i 
passati alla corte 9k Cado Ca&o ^ jusa^ 
l^ati risposte per il poi]ite6ce riporlaisono 
da Omlo medesimo e dai i^eseovi dei rei^ 
gno, capo dei «piali «ra il eelebre Jnem^^r^ 
fi^-uicnse ^ uomo per quella età dottissimo. 
jP)à fortunato fii allora Lodm^ico coatra i 



«ÀvrròLO VI. 355 

Sépaeetti , perchè dopo avere perduto 
mff assedio di Bari ifttmetiso danaro e 
l^aodìMiiao nomerà di soldati , distratti 
<ÌaU^itt(èmp^ie ddK^aria e daMe morsica- 
tare nièt «agtii^Neome è scritto negli annali 
Meleii»^ eiòè dcSe tarantole: ^Ua fine 
ddr^aniio ridusse tuttavia <|ae^ barbari a 
peniere •€[tlalanqne speranza di soccorso 
«d a eeilere qaella piaas&à. Non è b^a 
«cetto y se oeenpjvta foase dalle armi im« 
jpmati netl^ anno^jo o Syi. Qevto sonderà 
pet^^jci^e nell^ anno 8^0 giugnesse Lodo- 
;m& » «seonfiggere tre brigate di Saraeent, 
>«lte la. Calabria iniestavano , e cbef in gran 
partd allbafttesse la loro potenza , peip ve- 
lando qntpdi ad afi&aiare interamente la 
€itlà> aiMediata. Si 'ttarra pure che in 
queU^amio ^P inftperatore ricorressero an- 
^ i po^poli della Calabria, -cbe ai Greci 
ohbidij^atto 9 a)mto cbiedeado <doiitra i Sa- 
i^eenì , «sibeEid0«i a so^oporsi al sua 
^ttnaio ed a pagargli tributo ; che ìLoy* 
dovieo ' qnesta offerta non accettasae , ma 
iu soccorso di qtie^ popoli spedisse Ottom 
^Ottte'- dì l^ergamd ^ e due vescovi «detti 
(Ojc|^^ e i}0rMiurdo ^ \ qtiali rintiito »ye:^.< 



356. xiBRO ly. * 

Ao un eserotlo^ i Saraceni sonrprentìessero 
e granfie strage ' ne fecessero y molti pri« 
giani cristiaiii liberaodo ^ che ChteimQ 
jom cQfina]i4Ìante ^ il qtiale in AèódQte^ 
pavBcvsisiy con mólte forze si mtioYeste^ 
e fosse egli pure «volto- ia fuga, e' éhe 
prevenuto V imperatore da alcuni esplo- 
ratori y che quel comandante dispooevi^sf 
ad at^eoare il sho r^$fatcììo ite! gioi'nQ 
di natale y movesse le sae tmppe ' ad in- 
contrario^ e rotti fossero con grandissima 
perdite i Saraceni; Questi fatti ci con- 
durrebbono 9 credere^ che solo al comil^ 
ciare del seguente atmio caduta fò«se ii^ 
potere di Lodopìcoìa città di Bari/!^orto 
era intanto Sergiiy duca di ^paH, e 
successóre nel ducato lasciato aveva A 
suo primogenito detto Gregorio, Con que^ 
/sto i^nne ad alcuna contesa V imperatore 
LodòviiO0\y trovandosi in quelle partì cal^«^ 
mata; m^ Atimasio vesòo^ro di IfFispoK 
fratello di Gregorio^ con cortesi maniere 
ottenne che T imperatore non entrasse in 
iqudla città. Presto però morì quel Orv» 
gorto y e duca dichiai'ò morendo il' suo 
%liaiolo &rgi0 Jfy raceomnod^doglì 4f 



CAtìroLO VI. 35;^ 

tkàa i£paf.t|]36l dai consigli^ d«l vescovo dì 
lui, zia ^ ma q»el gk)vaife impradeuté^ ato« 
mogliato con una donna sujierba, sprezatò 
<{ael salutare avviso ed alloi^anato y aoai^ 
impri^ianato lo zio , giunse persino a! 
trattare e forse a conchiudere lega coi 
Saraceni. Di lui lagnossi altaniente in Unsi 
kttera . V imperatore Lodovico , dicendo 
che Napoli divenuta era come Palermo e 
TAfnca.^ che i Napoletani^ viveri som** 
ministfdada ai Saraceni^ per tatti ilidi 
delT inipero li guidavano ^ che con essi 
devastavano- i confini dello stato' romano, 
e che i Saraceni inseguiti dai suoi soldati, 
iioaipiù a Palermo ma in Napoli si ri- 
faggivaifeO>. L? imprigionamento però del 
ve^Qo.v» Atanasio tutta la città commos-^^ 
&e,,ed il clero tanto greco , quanto la- 
tiji^ò, cai monaci' corse al palazzo ducale, 
duédendola liberazione del vescovo. Montò 
Sormù in* furore , ma dopo alcuni giorni 
vedendo • ehe i «ac^rdóti la scomunica 
ninacciav^è^, e la cessatone totale dei 
sacri uffiz] j rimise in Jibertà ^Atanasio ,• 
benché . tìrcondato lo tenesse di esplora- 
tori ed a perseguitai-e si desse gli eeck-* 



358 . L»ao TV. 

$iia$ticl e ad opprimere le Yeà&ft ei i 
poveri f che più non. trovavano j^aftesi(K 
ne o difesa. Fu allora secondo la cromai 
ca saracenica occopata dai Movi V isda 
di Malta ^ il che prolrabilDieote.awenf^r 
avanti la resit di Bari. Sembra ehe cedo- 
la non £osse quella ciltà per napitoliaio- 
he y giacché secondo un^ antica . eromica 
furono messi a morte tutti i Saraceni che 
colà si trovavano. Forse si disse miella 
città, fenduta a patti ^ perchè il statane 
chiuso essendosi in dna torre fortisMoa^ 
trattare volle con ^delgi^ duca di £e^ 
neveoto^ ed a quello si arnendette^^salift 
domandando lia vita. Non sembra .cké i 
Greci avessero alcuna parte in qndfai. con»' 
qujsta:y Aebheùe Coftaniiv» F^tfirogmka 
B$rrL nella , vita di Basilio^ che quella 
città venne in potere dei Romani cioè 
dei Greci 9 ) che ancora padroni ai suppo<' 
Slevano di Roma. 1 Greci non éntmrono' 
in quella, città se non dopo la mertr 
deir imperatore Lodovico. Dopa la pressa 
di Bari^ mandò questi Tai'matn all' asse-' 
dio di Taranto^ Nate erano pere in. qncU^a^ 
poca alcune lagnanze per parte del fttt^ 



cnvìrf&Lo VL 359 

imperatore , il quale pretendeva cb« Xo- 
domo Nitilfriafe si dovesse imperatore dei 
Franchi é non dei Romani. Rispose a que«- 
s\t.£<uiouico y «he antico era il nome di 
imperatore nella di lai famiglia^ soggiu- 
goóido ébte se imperatore non fosse stato 
(le^ Komaiii^ non lo sarebbe neppure dei 
Franchi j derivato essendo quel nome e 
quella dignità dai soB Romani. In quella 
lettera si parla pure del tentativo di 
espignare Bari ^ del quale si vantavano i 
Greci y dicendo che ì Francesi rimastr 
erano inlanio inoperosi^ a questo risponde 
JUdovÌGòy che- i Greci dopo akuni assalii 
spesano avviliti ed allontanati^ e che i 
soU Francsesi <, accusati di -ozio é di len- 
tiaaa ^i qnelki città avevano occupata^ Al- 
ti'^ cose si contengono in quella lettera, 
elle alla storia d^ Italia non appartengo** 
fio y e specialmente le lagnanze centra il 
patriaio -Niceta ^ che molte casteUa aveva 
•aceheggiato , poste sotte la giurisdizione 
^11' imperatoi'e, probabilmente nell' Istria 
^Aella Dalmazia. Non accenna Lcdovico 
di avere preso Taranto , ma si vanta di 
«^ere. miiabilmcnte umiliati e diminuiti 1 



: . LIBUO IV. > 

Saraceni delF. Àfrica e ilelta CahArta*, si 
_ ripromette di distruggerli ^ se per qiant 
non potranno ricevere soòcorsi*di tntppe 
Ó di vivi^ri j ed air imperatore Basiiio 
domanda che colle sue navi i tt*a$piDrti 
de' Saraceni impedisca, Insingandosi dopo 
r-jèspugnazioue della Calabria^ dì libéi'ai'e 
altresì la Sicilia. .. 

6. TrattenevasI Fimperatore Z^oJbi^ico 
presso Benevento j allorcfaè AételgM j 
consigliato ^ secondo Castantina Porfirp" 
genito j da quel sultano di Bari^ al ìjpaìé 
aveva salvata la vita^ concepir if i^efno 
di sottraaie molte terre ai di Ini ''dòiasu^c^ 
e fors* anche di intraprend^cre alcnaflDoia 
contra la di lui persona. Gli aftttkli jìft« 
tensi narrano che corrotto fu ddife ^^ 
suasioni dei Greci , e che quin^ tnólus 
città del Sannio ^ della Campania e dèlia 
Lucania, staccandosi dalla obhedii^i&zà di 
JLodouicòj si, diedero al doininio aèi Gt^cL 
L^ imperatore mosse le sue tròppe terso 
Benevento , che piena dice vasi di ricckéz- 
ze , ma Adelgiso fattoglisi incoAbrò', fe- 
deltà ed ossequio gli jproti^slò , niuna 
|»arte asserendo di averci egli ^el|a rui»eK 



CA^.TOI^O VI. 36 li 

lÌoii€.^4i.'q?adUa tjinàv, .^ moUì. .regaili ag* > 
giqgaeiidO; otteime .di,0uovo 1^ gi^azia eli 
quel so.i^diio, il quale .V-olto;^ coltra le 
citti rubfìlal;^, tutte le, q^acquktò^.c Y as- 
aediu.^ose a Capua. RidtQljti que^cittacliui 
9lla estriemità^ tanto più che orribilaiente 
ievì^Uto. erasi il loro tepUorio , usci- 
tom processioaaliueQte^ portcm(l<> il corpp 
di , 5^ , Qcr:mano. , la clemenza imperiale 
im^lor^mi^o» JLodeyico ^ perdonò loro j e 
caiq^ia^ da. .Cd|uia. i Greci ^ e mujc^ite di 
l^j^iclip l^tte le, città .recuperate, recosat 
a ,I|q9i^^e»;tp^ In. questa . città tvovavasi 
ceTil^^te.sneir aprile dell' anno. 871 j 
^l^lPQ^però , "de^li scrittori italiani noti 
PW^?3^8L.«^<t**'dio .di Capua , né tlqir in- 
twen|ap #j|e' Gre^i in c|uella gfierra.j che 
i pfiwjìpi dji, Benevento e di Capala, dif- 
ficìlui^lft s^ocimessi , ayrebbono , n^i lora 
4pmu^;^p;j presenza di uu^ annata impe- 
liate. Xepfij^. ostiense parlì\ solo dtlL in^ 
^qrezio|ie di; ,djie conti ,. che, dc^ll' impe- 
rata^ inisegli^i) fino .a, Marsi ^ fuggirono^ 
H Ben^eol^. ^ e4. acc^ona che espuguatai 
^ ià que^ occasione Iserc^ia , assedi.itat 
^ .t^resa^ S. ^gatan al|a quale, però., come 
Stor.dìnaLrolMÙ. V 



36t libro IV. 

af suo governatore hembardo^ fu- pertlo» 
nato ad i^tauza delF abate di Monte Ca- 
sino ; é che Adelgis&y presentatosi colà 
air imperatore^ ti perdono ottenne anclio 
per i dne conti rubelli , dopo dr che 
passò Loifovieù a Benerento medesima. 
Sembra per lo consenso generala degU 
antichi storici ^ che le B>r)ikhe di Lodovico 
crudclmenle rissassero i Beuevenlani j cbc 
Aftgilherffi y spinta da insaziabile ayari&ia 
ed anche da uno smisurato orgoglio y 
ostilmente trattasse qne' cittadini ^ ai snoi 
guerrieri insinuando che i BeneTentaxii a 
nulla erano buoni , e neppure sapevano 
Spararsi cogli scudi ^ e che tant^ altre 
g'rugnesse la cosa ^ che ^ jédelpso alF ini* 
peratore insinuas'sè di congedare le tm^ 
pe francesi ^ siccome ai snoi sudditi in* 
comode e perniciose^ e che quindi se 
non altro si dividessero nelle città e nelle 
castella circonvicine. Il gioma a5 d^ ago- 
sto , mrtitte r imperatore verso il mezzo* 
giorno doim iva* ^ i Beneventani si aUintp« 
parono ed al palazzo reca rondi per sor* 
prenderlo; circondato da poebi francesi 
Voile egli opporre resistenza ^, ma jidel^ 



cÀPi-rorto VI. 363 

^/Vo appiccò il fuoco alle porte elei pa^- 
Irizzo^ laonde V imperatore fu costretto a 
ritirarsi in un' altìi torre ben munita^ 
dove colla moglie e coi pochi suoi fidi 
per tre gtf»rni si sostenne. Negli annali 
di 5. Bertino si narra^ che per interces- 
sione del vescovo libero fu dopo quel 
tempo di andarsene 5 ma Ercheniperto più 
vicino al teatro di quegli avveninienti ^ 
accenna chiaramente che preso fu ed 
imprigionato y e che per alcun tempo 
non potè recuperare la libertà 5 soggiu- 
gne pure che dopo 4^ giorni incirca ^ 
rinnanendo tuttavia prigione Lodovico ^ ì 
Saraceni il ducato beneventano assalirono. 
Quanto alle trpppe francesi, vSria è Fo- 
pinìone degli storici , supponendo alcuni 
che si riunissero onde portate soccorso 
al capo loro , e grande timore cagionas- 
sero ad jédelgiso y altri che trattenuti 
fossero nei loro presidj dagli abitanti 
delle diverse città j che tutti congiurati 
erano coi Beneventani. Forse AdeÀgiso 
venne a patti coli' illustre prigioniero, 
perchè spaventato era da numeroso corpo 
di Saraceni sbarcato verso Salerno. Fa 



364 i-raRO IV, 

air iinperatore ^ alla di lui moglie e acT 
Ermengarda loto figliuola fatto giurare 
soleunemente sulle sacre reliquie • che 
non farebbono in alcuo-' tempo vendetta 
di quel fatto , né che mai più entrereb» 
bono con armi o armati nel ducato di 
Benevento j dopo di che la libertà f\i 
loro restituita. Erchemperto soggiogn^e che 
jidelgiso sì impossessò dei tesori impe- 
riali^ e si arricchì ancora collo apoglia- 
mento di tutti i guerrieri di Loaot^ìco j 
che egli nomina viros ejoercitales, Singo*- 
lare riesca il vedere il capo di una orri- 
bile congiura^ il traditore del proprio 
sovrano^ il ladro dei suoi tesori, Fuomf» 
coperto di delitti, ricevere con gran fede 
il giuramento prestato sulle sacre reli- 
quie y ma tale era Y ignoranza de^ tempi^ 
che le idee più sane si confondevano, e 
col tradimento nel cuore gli oggetti più 
sacri della religione e dèi culto si face- 
vano servire di guarentigia agli artifi?} 
della mondana politica. Grandissimo stre^ 
pito fece in tutta V Europa quel fatto ^ 
ed essendosi sparsa voce in Francia^ che 
Zodoì^ico era stato dai Beneventani traci-» 



aypmoLo 'VI. 36S 

4ato, Ccirlo Cal\fo venne Gno a B.esauzo- 
Ae^ e nop tornò intlietro se non dopo 
d^ere conosciuto per mezzo di pfiessaggeri 
ju slato vero d<^Ua cosa. L^ altro LodavicQ 
<lalla B»¥Ìera aveva pure spedito Carlo 
«li hii figliuolo li Grosso a sollevare 4 
popoli posti di qua dsd Giura, che ,airira- 
peratore obbedivano * ma Lodovico rima- 
sto libero , recussi tosto nel (Kicato . di 
^poleti coHtra due Lamberti^ uno dèi 
qaau era duca ^ l'altro fratello o nepote 
<|el me.defimio , che il MmHxtori suppoue^ 
»orse«coii poco fondanvento^ essere; i due 
c<»iti meuBionati daìY Ostiense* Forse erano 
essi sospetti di avere congiurato ^on ^del- 
gìsoj o. .reputati colpevoli per non essere 
colle soli^tesche loro accorsi alla difesa 
JelP imperatore. L'Osi/e/i^ suppone alF in- 
contro che Lodovico si recasse a Veroli^ 
^à ^i mesi vi rimane s^ , il che «sembra 
* dir vero incredibile. L' imperatrice aveva 
^d^i sp«;^ta a Bavcnna ^ affinchè la dieta 
convocasse dei regno Italico , ed il Mw 
datori inelina a credere , che solo in 
^<4r epoca fondato fosse il monastero - 
^ Gasaui'ia^ sebbeue altro non xisulU 



366 iiBRo IV- 

àiìì documenti da esso prodotli , se »oa 
elle V imperatore acquistò ia quelF anno 
da certo $isenardo uu podere ^ che forse 
aggiunse alle readite di quel monastero. 

j. In mejiLzo a tutte queste convùlsio*- 
sii pclitii-.h«^ se vera è una lettera riferita 
dal Baronio , il j)onte6ee AdriaiiQ II 
scriveva a Carlo Calvo in grandissimo 
secreto, che salva la fedeltà alP imperato- 
re y avrebbe desiderato di vedere esso 
Carlo superstite o successore al me desi- 
ni o, e che se questo avesse avuto luogo, 
non si sar.ebbe allontanato da lui per 
tutto r oro de 1 mondo , si dederit nobU 

Juislibet multorum niodìorum auri cumu- 
umj lodandone la sapienza, la giustizia, 
la religione, la virtù^ la nobiltà ed anche 
la bellezza , e soggiugnendogli che dtsi* 
derato era da tutto il clero , dalla plebe 
e dai nobili dei jpajundo e della città, orbis 
et urbis. Forse il buon pontefice non 
d^ altro studiavasi se ùon di rendersi fa- 
vorevole il successore di Lodovico y giu- 
dicando che questi non potesse a lungo 
sopravvivere^ ma egli stesso nelP anno 
«.egi^ente cessò di vivere , e si^cces^oi:^ 



' s 



c^etTpio VI. ,367 

•tf^l)e Giovanni mi , avcidiaiioiio àéW^ 
chiesa romana. Lodoyico mal ^ofTriva da 
uaa parte tl^ occupaci oqLjs <Jel regpo di 
Lorena Catta dai fratelli., dall' aitila Pia- 
salto clu; ^cavato aveva Lt^ Beneveota* 
Per il |»vtmo di ^W due oggetti «pedi 
Angilberga sua moglie a Treoto a trat^ 
4are. eoa Lodosfico re di ^Germ^oia j t 
-questa ott#tiiì€ d^Mo zio la restituTiooe 
della p^nrjte di quegli èidSà ch^ usurpata 
aveva*, ma C^trlo che già recato era$i da 
prima a.S. Maurizio per abboccarci cou 
€ssa , udita avendo la cessione fatta dai 
fratello. « più .non voUe venire a confereur 
«u. loutiie riuscì pure la miasione fatta 
aJ jBsso di Fihodo vescovo di Parma , il 
qaak tornò in Italia 4001 >n do alcuni «enza 
avere parlato con Carlo y secondo altri 
deluso «dulie *8ue sperante. Il solo Goti^ 
fredQ da Filerbo^ scrittore molto sospet- 
to , narra che una divisione avvenisse 
dopo alcun tempo degli stati medesimi ^i 
'Lorena tra T imperatore e Carlo Caho^y 
^ che il primo ottenesse nella sua por- 
zione il palazzo di Aquisgrana j il che 
fufse asserito fu da quello storico por 



.1 



3fi8 LIBRO IV. 

errore <}«} nonvé^ ' locicato esseniio quello 
in sorte 2l Lodovico re di Gerfìaania. Dal 
l-accóuto di quelle conferenze sembra po- 
tersi raccogliere che Angilberjga figliuola 
naluraie non' fosse di questo I^odovico , 
come alcuni a^serironp^ mn più ppobabil- 
Diente -di uìiv duca di Spoleti* Dagli an* 
nali di' iS. Btrtino sembrerebbe ^ . che re- 
]^udiala avesse Lodovico quella consorte , 
ed attaccato sì fosse ad una • figliuola di 
Suini giso j e che Aìigilbefga f ricevuto 
javéndo X ordine dal marito di tfiattefMersi 
jn Lombardia ^ ricusasse di ubbidire -^ 
mentre altri asseriscono^ cke.il velo ino^ 
iiastico assumesse*, ma non sussistfr ^Icun 
documento di repudio , né del matrimo- 
nio di Ijodovico con una fìgliuolst di-Gui' 
•Hi giso duca di Spolcti, che sarebbe stata 
in queir epoca assai vecchia. Per quello 
che riguarda le cose d^ Italia ^ ^qmbra 
che r imperatore si recasse io Balva città 
deir Abruzzo ^ quindi nel territorio di 
Itieti , e poscia per la pentecoste sì recas- 
se in Roma ^ dove coronato lesse pro- 
babilmente come re di Loinena ^ per la 
V^te che ac<juistata ne aveva. Dopo upa 



CAPITOLO VI. 865 

pomposa cavalcata dal Vaticano 6qo al 
palazzo Lateranease fatta dalP imperatore 
voi pontefice ^ che forse era arK:ova A^ 
Ariane , sì tenne una grande dieta alla 
])resenza del pontefice stesso^ .ed in .quel- 
lu espose Lodovico le sue lagnanze contra 
i Beaeveatant e contra Adel^iso. -Questi 
£1 dichìatato tiranno ^ mmico della' re- 
pubblica « dei senato romano , del quale 
ciQcora un nome vano sussisteva ^ ed il 
pontefice V imperatore sciolse da. tutti i 
^ioranienti ^ che sulle reliquie fatti aveva 
ad AdelgisQ. Lodovico non si .attentò 
tuttavia a muovere guerra a quel duca.^ 
« ^r una di quelle reticenze ficequen- 
tissime nei tempi deir ignoranza e della 
barbarie , non volendo egli mancare ap- 
parentemente aHe siue. promesse j volle 
tht r imperatrice la guerra dichiarasse e 
r esercito conducesse alla volta di Bene** 
'vento. Un annalista sassone fuggito asse- 
risce allora Addgiso nelP isola di Cor- 
sica , e rimasto colà per alcun tempo 
sconosciuto^ ma non sembra che V impe- 
ratrice le sue armi spignesse coatra quel 
<iucato^ -ed ìuvecc trovasi nelle storie che. 



^Ò LIBRO iV. 

Adelgiso valorosamente $i opponeva m 
quel tempo ai Saraceni. Questi in nomerò 
eli 3o,oòo mossi erimsi contra Salerno \ 
Uìa miei principe Guaifèino avvertito iu 
•tempo da uno ai que^ barl^ari detto er- 
rane , che era stato da lui favoreggiato , 
munito aveva la città, con tre fortissime 
iorri j delle quali una si disse &tta dai 
Salernitani medesimi , altra dai Capuani^ 
ili tra dai Toscani che forse colà si trat- 
tenevano per oggetto d£ traffico. Chiamò 
anche in ajuto jédetgiso^ il quale accorse 
colle sue forze ] ma considerata avendo 
la moltituéline degli assalitori, giudico op 
portuoo il ritirarsi. Salerpo fu stratta da 
ben regolato assedio, che durò fino alPao- 
iio seguente , e con coraggio difesa da 
Guaifciio e dal suo popolo. Devastato 
però fu tutto quel territòrio colla ucci- 
sione di molti contadini y e que^ barbari 
nella primavera seguente i territorj attac^ 
cfarono pure di Napoli, di Benevento a 
di Capua. Condotti erano essi da Abdila^ 
da alcuni detto loro re , e si narra che 
mentre sulF aitare di una chiesa . sfogai'é 
egli voleva la sua libidine con . ui^a fan- 



. / 



11' 

t 



(iuBa ort^ana dai ^ì^o\ sodati * rapita ^^ 
xacjpjse d^^r alto una travéi che lo scbiacV 
«ias«e ,$ea«^ &re a}cun da^ao alla inna- 
cente <}opzel}a^ Vero o laUo che $ia <{u&- 
«to raccolto , succedette a quel capo un 
ujoo9o ^;agace ^e coraggioso detto ^bùne* 
i^^EJohe allora ricorso Guaijbrio aU^im- 
peratgre J^éodovico , ma ^ues^tl contra di 
Itti irritato.^ perchè complica 4o credeva 
della >pOBgiora contra se stesso ordita iu 
Baaevent^y non solo Bfgò il ^chiesto soc- 
iQP$i.9^ ma ioiprigÌQoare feoe pur aQoh« i 
<)€p^jtatì rche lo chiedevaaQ ; accorse iu 
ajutQ flei jSaiemjtani Morino duca d^ À- 
malfi.^ che molte vettovaglie neir ^^^t* 
aliata città iuUrpdbsSie, e I^ndolfo -vescovo* 
di X^aj^uii^ rjBcossi per^onalmeute in Pavia 
^ s^upplicare V impevatoi^e Zodoi^ìco j e 
t^tteone che eoa xhx' armata si portasse 
<'gU $te$so. air istaate a Patenara nella 
Gampaqia.;i)gomiaato fu per il primo da 
Gont/xrio ^ ncpote dcir imperatore mede«- 
simO; . uu ^orpo di i*0|OOQ Saraceni^ che 
presso Capua era^st accampati * ma qucd 
giovane valoroso in età di soli i5 aniu 
vi pei:dette ì^ vita^ « difiicilmetit^ sì cre^ 



3? a LIBICO IV. 

ilìi^rà air anonimo Salernitano^ che in quel 
frìtto 9000 Saraceni cadessero. Altro corpo 
di quei barbari attendati in luogo detto 
Mamma , fu pure distrutto da un drap- 
pello francese upito coi Beneventaiii j e 
l'.oìà ancora si narra che; 3ooq di quei 
barbari rimanessero sul campo. Adelgiso 
trovav^si a quel combattimento coi due 
Lamberti , il che basta a mostrare la 
fiilsità della asserita di lui fuga in Cor- 
sica. Anche dei Capuani narrasi ^ che 
fino da prima tagliato avessero a pezzi 
loop Saraceni, e nella cronaca saràcenica 
si accenna^^ che perito era in queir anno 
V esercito dei Moslemj nella Salernia y 
cioè nei principato di Salerno. Incerto ò 
tuttavia , chi fosse allora il duca di Spo^ 
leti \ credono alcuni già investito di quel 
ducato Suppone II , che in varj docu* 
menti porta solo il titolo di conte ^ altri 
rjentrato opinano in grazia di Lodovico e 
confermato in quel ducato Lamberto. Tran- 
quilla non era allora nelT interno la citt^ 
di Napoli , perchè Atanasio vescovo* ri- 
messo in libertà dal duca Sergio II j si-r 
puro non credendosi cQntra le di Ifii PP? 



cAnTOLo VI. 37 

preasfOBij sci^ellato aveva U- tesoro della 
sua chiesa^ e fug)gilo era- poacb neìV isola 
del Salvatore*, eccitato quindi dftl nepote 
a rimiuzi.are il veseovado e farsi vnoBaco^ 
ricuse) to aveva <j»el partito, e Sergio spe- 
dito aveva un eoupo di Napoletani e Sa- 
Mceni . uniti per occupare colle forze 
cpeir isola. Il vescovo fuggitivo ebbe modo 
d. implorare, il soccorso dell' imperatore y 
e questi spedì tosto Marino duca di A- 
Bi«lfi^ il quale pugnò vigorosamente coi 
soklììti di Scì'gioy ed il vescovo condusse 
9t B.€oevei}to. Ma Sergio rapi» allora tutto 
il t£$pro della chiesa . e scomunicato fu 
«al, (pontefice y che V interdetto pose al- 
tresì, .alla città stessa di Napoli. Si narra 
che ì^uel vescovo passasse in Roma y ove 
l)e))ignamente fosse accollo dal pontefice^ 
«he nuovamente si recasse dall' impera- 
tore nella Sabina ^ e cbe lo confermasse 
Bella risolutone X di' soccorrere l'assediata 
città di .falerno 3 ma che iiifennot^si a 
Vfroli^ morisse, e sepolto fosse nel mo- 
Basterà di Monte Casino j d'onde poi fu 
traspoi^lato a Napoli e venerato qual 
^^nto. Lodovico continuava intanto . ad 

I a 



3^4 LIBRO iV. ' 

acquistare poderi per il mobasiero di 
Gasauria ] finalmente neir aano 863 re- 
cossi a Gapua ^ ed il di lui arrivo pro- 
dusse la liberazione di Salerno. I Sara^ 
ceni intimoriti deliberarono di ritirarsi j 
benché a quel disegno si opponesse il 
capo loro Abimelec * e tanto sollecita fa 
la loro partenza, che molti grani e molte 
masserizie abbandonarono , scioccamente 
tlai Salernitani incendiate j perchè fiata 
credevano la ritirata. Il loro furore sfo- 
garono que^ barbari nella Calabria , mal 
guernita e mal custodita dai Grecf^-che 
tutto, ne' loro possedimenti d' Jtialia tra- 
scuravano , e secondo Erchempert^ ^ %x 
quella provincia allora desolata come in 
ntL diluvio * ma i Saraceni imbjari^atisi j 
non si sa bene, se per T Àfrica o per la 
Sicilia, furono a vicenda sorpresi da eosì 
violenta burrasca <« che quasi tu^ta. perì 
la lorp flotta. Lodovico che in Gapufi 
trattenevasi , diedìtaiMi ancora la vendetta 
degli insulti ricevuti da jédelgiso -, e na- 
scostamente i preparativi di guerra' alle^ 
stiva cotitra Beiicvento j ma jédtlgìso ac- 
corto e previdente , già rivolta -«rasi « 



CAPITOLO VI. 37 5. 

Basilio imperatore d^ Oriente j affiachè 
una fiotta al di lui soccorso spedisse ^ 
promettendo di prestare a lui quel tri- 
Luto j che da prima agli imperatori o ai 
re d^ Italia era in costume di offerire. 
Basilio accolse quella proposizione ^ ed 
uaa flotta spedi alla volta della Italia. 
Se credere si dee alP anonimo Salerni- 
tano y Lodovico col suo esercito giunse 
fin sòtlo Benevento j ma quei cittadini 
valorosamente corsero alla difesa^ e Y im- 
peratore rigirare si dovette j mentre il 
popolo dulie mura lo beffeggiava. Giunse 
di fatto ad Otranto la flotta greca , e 
Lodovico allora invitò il pontefice Gio- 
mini a recarsi al suo campo , affinchè 
fingendo una spontanea intervenzione ^ 
trattasse d^accordo tra esso ed ^delgiso, 
li pontefice $i prestò alle domande delFim* 
peratore j e questi accordò pace ad Ar 
delgiso , e dal territorio beneventano si 
ritirò . Forse V arrivo della flotta greca 
indoff&e 4 Saraceni , se iion ad abbando- 
nare V assedio di Benevento e di Gapua^ 
come narra Costantino Porfirqgenito , as- 
sedio che mai iptrapreso non avevaoo; 



3;6 LI«HO IV, 

iti meno a ritirarsi dalla 'GàlahKla ed a fug'- 
grre neU^ Africa. 'Sembra però dover» 
ammettere Y asserziuee di quello storico^ 
èhe il principe di Beneveuto j ( queHo 
non già aacora di Salerno, come egli per 
errore anauntia ) riconoscesse F impera- 
tore de'' «Greci per suo sovrano. Mentre 
■cotali guerre ardevano nel mezzodì déU'i- 
talia^ da lutt'altra Ccdamità oppresse erano 
le Provincie dei Settentrione. Dal Vicen- 
tino^ come narra jéiìdrea prete nella cro- 
naca pubblicata dal Merit/iemo ^ una ìjuan- 
tità grandissima di locuste gettata . si era 
sui confini bresciani j quindi sul Cremo- 
Bese^ sul 'Lodigtano e fìnBlmeat(e accora 
ucl Milanese, ^arra quello Murico , che 
quelle locuste ^ secondo ri detto di «So/o- 
mone^ re non avevano ,ma andavano per 
torme , e che tutti i gnmi minuti ^ cioè 
il -mi^o ed il panico devastarono. G/o- 
vanni Diacono u^rò narra che aciche nella 
Campania ^ e Massime nel tei*ritorio di 
IM apali y •tina densità ^ come egli scrive^ 
immensa di locuste ^ non solo i grani con- 
<Kimò y ma anche le foglie degli alberi e 
iuiU ^li erbaggi} e secondo gli annali di 



FuIJu ^ la sttssa sciagura cadde sulla Geiv 
^niania^ dove locuste eoa quattro ale e 
cci piedi venute dall" O^'icnte , coprirono 
a guisa delibi neve tutta la superficie della 
terra j e nulla lasciarono di verde nelle 
fampagne e nei prati. Quello storico al* 
cuQ poco naturalista descrive quegli inset- 
li y che forse gli stessi erano delF Italia ^ 
Con bocca assai larga, un intestino vasto 
e due d^ati più duri della pietra , coi 
quali 1^ cortecce più solide rodevano ^ 
so^gìugne che la loro lunghezza e gros-« 
sczxa si avvicinava a quella di un pollice 
«mano y e che tanto grande era il loro 
nùmero, che in^uii^ora devastavano cento 
gioiìiate di. terreno^ e volando in truppa^ 
come una nuvola lo splendore del sole 
oscuravano^ che mentre alcune passav9no 
verso rOccidente, altre di nuovo qe giu- 
guevano y è che V orrihile spettacolo di 
quel passaggio durò ogni giorno per circa 
due mesi. Quello storico inserì nella sua 
relazione , che in queir anno nel Brescia- 
no era piovuto sangue per tre giorni c^ 
tre notti continue 5 il Muratori ha tac- 
cijito aue$to racconto di fola dettata dairÌT 



3^8 'tiiiTRO ly. • 

Ignoranza d^l secolo ^ e non ^ha -paoLté 
riflettuto ^ che quella pioggia di sangue -y 
rinnovatasi più volte neV secoli pofiiertovi 
•ed ancdie a^ tempi nostri^ attribuire ai 
doveva allo «stesso principio ^ cioè sdle 
crisalidi di quegli insetti. Forse al f/Ptoh 
ri pie. medesimo possono pure' -attribuirsi 
i Tenomeni accennati di^l suddetto jdndreA 
pret«, che nella Xiombardia ^erso la pas*- 
qcra le sfoglie degli alberi si ti*ovaroQO 
coperta tli terra che piovuta crede vasi^ <e 
che forse sdtro non era se non il sangue 
supposto del 'Bresciano; e non incre^i-^ 
bile riesce il di lui racconto, che. il ^Èùt^ . 
no 4 <ii maggio neHe 'piatiate presse Mi- 
lano cadesse una brina per cui «eccasBero 
i tralci delle viti. L^ imperatore celebiiò 
la festa di natale di queir anoo nA sto- 
nistero Casauriense y dove ìxu placito vedesi 
tenuto -da Eribaldo conte del sacro pa- 
lasso. Scriveva al tempo stesso il pottte^ 
fica ^GèOi^anm al vescovo ài- Frìsiàga j 
pregai^dolo di spedire a Roma un 4>tiima 
organo con un artista che sapesse cavacao 
ogni specie di suoni y e potesse > -sibrl 
istruìi'c nelle musiche di»cipiiae^ il/che^ 



non prova già j che organi non vi àves^ 
^ero da prima in Italia ; ma che la fab^ 
i)ricazioae di quegli strumenti coltivata 
era allora parttcolsH*aiei»te nella Germamà^ 
dove vera stata da un Italiano portata^ « 
che -^ìk. forse trovavansi i migliori suS* 
natori ^ sul quale punto sembra priuci- 
palmenle inststere -il pontefice. 

8; Si trattenne per qualclre tempo 
Lodovico in Gapua , dove tanto favore 
accordò .a quel vescovo Landolfo ^ che 
terzo nominollo ^ o terza dignità nel re«- 
gao^ tertium in regno suo constituit * ma 
per. r opposizione fatta dal pontefice non 
riusrì <quel «vescovo ambizioso ad pttcne-* 
re^ che metropolita fosse dichiarato eà 
a lai fosse assoggettata tutta 4a 'provincia 
di Benevento. Non temeva 'tanto il pon- 
tefice tf ambizione di Landolfo ^ 'quanto 
il malcontento dei Beneventani ^ i quali 
a¥vekber8 ipotuto per dispetto «assogget- 
tarsi dia chiesa ^greca , t;ome varj ^ vesco- 
vadi della Calabria e della Sicilia sottrat- 
ti gfà m erano alla chiesa romana. Lo^- 
doviciki non tornò se non di là ad un 
aanoi ia Lombardia « passando per Eiacì 



38o uno. IV, 

^«ftina, e seco portaodo il corpo di S. Getr 
filano vescovo di Gapua. ì^ iociperatrice 6 
hi figliuola Ermengarda^ lasci^ite aveya-^ in 
C'ipua^ e meutre in .Rdveona occupavasi 
di accordare.. dpoazionì e^ privilegi ai mò- 
Basteri di Gasaurta e di Monte Casino, 
raggiunto fu dal pontefice Giàyanr^iy cbe 
alcuni suppongono colà passato ad istanza 
deir imperatore per abboccarsi seco lai 
con Lodoìfieo re di Germania. Venne <juesti 
di; (Mio secondo la cronaca di Fulda per 
le Alpi lìToriche , e conferì col nepote. e 
col pontefice noQ lungi dalla città di 
Verona , sebbene incerto sia cji quale 
affeire si trattasse in qu<d congreiiao, cte^ 
ù^ndo alcuni che ancora si ragionasse 
degli stati di Lorena, altri cbe si par* 
lasse della successione nel regno d^ Italia 
e nèir impero. Al monastero di Cas^uria 
fu allora trasportato ad istanza delT im^ 
peratore il corpo di S- Clentente I pon- 
tefice e martire ^ .e ncB^ ottobre e nel 
novembre di queir anno 874 ti^ovasi V im-r 
peratore risedente in Gorte Olona, d^ ónde 
alcuni, diplomi spedi, confermando, fé do* 
pnziopi faU^ wo stesso m^iu^tero di 






vCAriTOto Wi. J84. 

'^ Casaéria. Altro monastero 'fondò egli aU- 
li/ra m luogo distante due mtgli a dall» 
<iUà di Mantova chianmto Moninello , fe 
f* da esso ricoHOSciiito ^€ome p-srtirolarmeii- 
•tcvatto feglì usi monastì^ei. Anglihergà pure 
fabbricò verso queir «poca un monastero 
di -vergini' in Piacenza, dove si crede fat- 
^ ia monaca Ja di >lei -figliuola Ermengardc^ 
'' ed a quello fu poi donata la corte di 
f Guastallf-v. Durante però il di Jei 60ggioi>- 
' no in Capua^'f ambiziodci vtìiSCovo Za/ir 
«^ <io|/&~riugciJfeo era a fer imprigionare Guai*- 
' fefió priucipe di Salerno j tuttoché poco 
* prima giurata gli avesse fetlekàj non per 
^ ^esto ritenuto aveva quella sìgQ0X*Ia^ 
' perchè Guaiferio coIP ajuto degli . amici 
fibìeralo erasi^ dando ostàs^gi due parenti 
' «aòi j che- Angilberga nei suo ritorno iu. 
li'ombardia Lisciati avrva a Ravenna* AI*- 
cuni mon»si«TJ reclamò allora T imperar 
iorej* appartenenti^ come egli diceva^ alla 
thieisa di Ravenna, ed ingiustamente .pos- 
seduti dal pontefice, tra i quali trovavasi 
qa^lìo pure della Pomposa^ ma il ponte* 
fice rispose , che egli tolto non. avevji 
quei monasteri alF arcivescovo v2iV^W^X% 



38i iiBRO IV. 

che trovati gli aveva posseduti dai suoi 
«mtecessori ^ e che duoqjie a buon diritto 
li riteneva j jure nostro retinemus. Era 
però arcivescovo di Ravenna quel Gio- 
i^anni y che lottato avevA colla, sede ro^ 
«nana, e che era già stato in un concilio 
condannato ;y ed il pontefice lagnavasì tut^ 
torà coli' imperatrice ^ c6e il male cre- 
sciuto fosse in Bdvenna ^ che quellV arci- 
vescovo con una fazione di gente scorna^ 
tiicata rapisse e devastasse i poss^edimenti 
di coloro che tenefansi fedeli a Roma e 
che viofcn temente tolte avesse .le chiavi 
•d«l]a città' al suo i^es tarano ] e^i eira 
dunque probabilmente a cagione di que- 
ste controversie y che il pontefice tnHie:- 
xieva i monasteri da quelF arcivescovo- re* 
iclamati. ììa alcuni storici si è vóhiia an- 
ticipare di un anno la morte di Lodovico lì'j 
sembra però , che questa non avveaisse 
«e tto4è ]»el giorno la di agosto delPao* 
no S^Si e c^e accadesse nel territorio di 
Brescia ^ non già in Piacenza né . in Mi- 
laìiO, come altri asserirono, ^ndrm prete 
notò nella sua cronaca , che una cometa 
con lunga coda veduta si era ia qu^U^a^r 



GA^rTOLO VI. 383 

Dd IP Ilàlia per tutto il mese di giugno^ 
che nel mese di luglio venuti erano i 
Saraceni y éà incendiata avevano una città^ 
della quale si è perduto il nome nel di 
lui testo y e che alcuno per errore cre- 
dette : essere Benevento y non mai allora 
attaccala da que^ barbari j che nel mese 
d^ agosto mori V imperatore in Jlnibitsi 
Bresctimis , e che Antonio vescovo di 
Brescia il di lui corpo collocò nella chiesa 
A\ 8i Maria j, e richiesto da Ansperto ar- 
civescovo di Milano, perchè a lui Io 
Teadessd^ ne ricusò la consegna. Ma Tar- 
ichrcscovo recossi egli, in persona a Brescia 
eoD Gapibaldo vescovo di Bergamo^ Be^^ 
nèdetto di Cremona e tutto il clero di 
Hpdte ' città j e fatto per quanto sembra y 
-con vióiesiza disotterrare il cadavero dopo 
eloqae giorni dalla sua deposizione, cau-' 
jtaapelo inni e salmi, eoa lunghissima pro^ 
cessione lo trasportò a Milano. Quel pret^ 
'Andtim scrittore della cronaca, trovavasi 
a quella cerimonia, e narra di avere 
egU' stesso portato o camminato con- co- 
lora che portavano il cadavero, dalFOlio 
iao ^U'Àdda^ dal che si indussero alcuni 



38-1 ifiBRO IV; * 

a dubitare 5 cbe Bergamasco egli &>s»e^ 
spettando alla dioceart di Bergamo il? tratto 
di paeae tra que^ due fiumi ^cèmfyreso. 
Seppellito fti qiiiodi Lodovico nella cMesa 
di S. jimbrogio , ove ancora si le^ge il 
lungo di lui epitafio in versi elegiaci. Al- 
cuni serittori lo dipingono come principe» 
pio j giusto 5 ptiro di intenzioni e di cu*" 
stumi y difensore della chiesa • padre dei 
pupilli e degli orfani ^ largo donatove di 
iimosine y umile serVo dei sèrvi di JDio. 
Questo dicono gli scrittori ccderìaarlici «^ 
perchè grandissimo Bene fece egli aHc 
chiese^ e molti monasteri fondò ^ ma > là 
politica di Ini condotta noU mctttra nelk 
iferie degli avvenimenti dèi di lai* regno^ 

• se non un uomo debole^ the ai sfuoi eot^ 
tegiani s^ovente si affidava^ cbe non cono- 
sceva uè la malizia loro y né la )ero in~ 

' scienza^ e che né punire sapeva a tèmpo 
né perdonare né sostenere i proprj dirit- 
ti ^ né le pubbliche rendite rivolgere al 

• pubblico bene e convertire in oggetti di 
pubblica utilità. Intavolò contese y forse 
andie assistite dalla giustizia^ né seppe 
sostenerk^ e le abbsoiddnò ] gmerve in- 



CApiiaLò VI. 385 

traprese^ né seppe validamente condurltjj 
ai nemica accordò spesso favore, agli amici« 
mostrò diffidenza^ coi parenti affettò stu- 
pidità ed ii^dolenza. Fino a fronte del 
pontefice oscillò nejla sua condotta j ora 
senza ragione umiliandosi , ora CQnten- 
dendo e rinunziando per indolenza alle 
più giuste pretese ; quindi è forse , che 
jidrictno ^ benché favorito singolarmente 
da Lodovica , desiderava di prestare omag- 
gio e già fedeltà prometterà a Carlo Ai 
luì successore. Questo solo può dirsi j 
che r^te fossero generalmente le di lui 
intensioni, ma che di fermézza mancasse 
d* ordinario e di costanza nelle sue riso- 
luzionL Erchemperto sommo uomo ^ som-^ 
mo regnante lo disse , solo perchè com* 
battuto aveva cantra i Saraceni , e stu<9 
diato erasi ' di difendere il ducato bei^^i^» 
ventano. 



CIKBO IV. 



CAPITOLO VII. 
Della storia b^ Itas^u 

OALLA JfORTE DI LODOUTlCer H 
SlffO A 4QIUELLA DI CarlO Gaì^V^.^ 

o Ca,rlo II. < 

Contese insorte per la s^ccrnsione 
4dr impero ed al regno ìT Italm. Dieta 
tenuta in Pa^ia e sua rùsohizioneé -jérriifo. 
di Carlo Calvo in Italia» P^enuia di.QAtìo 
il Grosso. Di lui ritirata, - f^àfutOa di 
Carlomanno in halia. Questi pure^ipet. 
iftezzo di trattatile viene indotto ^ riti'^ 
rarai. Dispareri degli storici su questo 
punto, Carlo Calvo si reca in Marna, a 
si fa coronare imperatore, QssiRrvazioni 
critiche. Mosse di Lodovico re di Germon 
via contro la Francia. Privilegj ^o^iiij^^ 
moti alia sede romana. False donazioni 
asserite. Scorrerìe dei .Saraceni nel meX" 
zodì deir Italia, Carlo Calvo si reca a 
Pa^ia^ ore è proclamato re d^ Italia. Passa 
in Francia ed è colà pure riconosciuto 
imperatore, - JVotizie delP imperatrice Au- 



cÀPiTcn.o VII. 38^ 

^Uberga. Contese tra Carlo Calvo e Lo- 
clovico. Morte di guest' ultimo. Guerra 
tra Carlo e Lodovico II. Di lui sconfitta, 
Dii^isione degli stati di Germania tra t 
Ji^liuojt del drfunto Lodavico. - Devasta- 
zioni crescenti dei Saraceni nella Cala- 
bria. Bari occupata dai Greci, Questi 
tentano impano di collegarsi coi Napole^ 
toni ed altri popoli. I pirati infi^stano it 
éliicato romano. Lagnanze dei pontefice. 
Cambiamento di duchi. Donazioni fiatte 
^i Àngilberga ad alcuni monasterj. Epoca 
delle nozzp di Bosone conte con Ermea- 
^\%vàtk figliuola di Aagilberga. - ^io^lo 
del pontefice, a Napoli, Di lui istanze per 
rimuovere i principi italiani dalla, lega 
coi Saraceui. Si volg^ ai Greci ed alP im- 
puntare C^rlo. / Somani si lagnano della 
di lui indolenza. Carlo ne mostra risen- 
timento, Concilip tenuto in Soma. Lodi 
date a Ciarlo Calvo. Trattativa (;pl duca 
di Spoleti. Altro concilio tenuto in Mc^- 
é'enna. Singolare sua decisione. I Saraceni 
.assalgono Grado, Ai^^^enimenti di JVapalim 
Petronijzzazione di Sergio IL Parte pi- 
j^liat0 ^Ud pontefice in (fwel Jinto. - F^n^Ua 



3 'fr LIBRO IV. . • 

(ii Carlo imperador e in Italia. Kozze d 
Belone e di Ermen giarda. Discesa di Car- 
Ir^manno in Italia, Fuga e morte di Carlo. 
Di lui seppellimen to. Dispareri degli sto- 
rìcL Carlomapiio si fa riconoscere re d'I-. 
tedia. 

§. I. L^oh avendo rìmperatore Xo- 
dovico lasciata alcuna prole maschile « e 
solo una figliuola nominata Ermengarda , 
fu questa la origine di molte guerre b 
di molte sciagure per T Italia, e special- 
mente per la Lombardia. Coacorrenti 
air impero ed al regno d^ Italia , siccome 
da Carlo Magno discendenti , si videro 
allora Lodovico re di Germania e Carlo 
Caligo re di Francia di lui fratello. Di. 
c^tà assai provetta era Lodovico padre di 
tre figliuoli ) più giovane era Carlo Cal^j 
è r unq e r altro non tanto T impero y 
quanto gli stati d* Italia vagheggiavano. 
In Pavia si radund» y secóndo la cronaca 
del prete Andrea ^ una grande dieta dei 
principi, cioè dei duchi, conti ed altri 
primati d' Italia^ il qhe mostra che ancora 



sussisteva alcun vestìgio del sistema polit- 
tico de' Longobardit iritprvehne alla me-^ 
désifna la vedova impeFatricic j4ngilbefrgay 
e j se credere si può a quello scrittore , 
una strana ^risoluzione fa pigliata ^ quella 
cioè di offirifc il regnò all'uno ed alFaU 
Irò di' que' re senza che l'uno infofrmato»^ 
fòsse dell' off^rta fatta al rivale. Ignari 
dunque l'uno e 1' allro di avere -un com-», 
pelitbre j si disposero egualmente a pas- 
Scire iti Italia con forze numerose 5 ma il 
Jjnrrtb t> il più sollecito^ fu Carlo Caligo, 
il quale le sue truppe' aveva fcirse di già 
riuniti^ 'fe disposto erasi a quel viaggio y 
Sftfta 'altetidere 1' Invitò dei primati Itar 
Haiif.*Egli pnrtì il giorno primo di set- 
tembre (Iteli' anno 8 ^5^ passò per il paese 
de' Vallesij cioè per il monastero celebre 
dì S, Maurizio colà situato y e giunto in 
Pavia, chiese di essere formalmente eletr 
to ^e d' Italia j qui 1 titolo non assunse 
però j >ederiJosi in un di lui diploma di 
queir anno inserita scio la data dell' an* 
110 primo dopo il regno di Lodovico, Il 
re di Germania' spedito aveva intanto ii^ 
ftalia Carlo di lui figliuolo y che gli Itar 



liaai nomiDarokio da principio Caritfto o 
CarlettOj e phc quindi nella storia ottciir> 
ne il nome di Carle jCra^^o o Carlo U 
Cro^Q. JSoa doveva aveiJe questi seco 
condotto forse molto numerose ^ uè es^ 
sérsi molto avvedutamente innoltrato, per- 
chè nel territorio solo di Milano j adi 
«Ile Carlo già trovavasi in Pavia , . ed in-! 
certo rimase a quale partito dovesse ap- 
pigliarsi. Aveva però egli seco Berengario^ 
figliuolo di JSberardo duca del Prxnli , e 
già farse per Ja ritorte di ,Unroc& di lai 
fratello investito di quel ducato, e i sol- 
dati di !guest^ ultimo nel te^rntorio di Berr 
i;amo dati si erano alle rapine , Bk sa(>- 
cbeggi , agli «tupri ., agii aucen<^ ^ co8Ìc<^ 
<bè i «contadini fuggitivi ^ le case- *e \^ 
campagne ioro abbandonando ^ riparati 
girano nella .<;ittà o nelle montagne. Risulta 
jpure da una lettera del pontefice Gie^ 
incanni ^ fcht in quella occasione era ^bIq 
4Ìpogliato il monastero di S. Giulia -di 
Brescia , non solo de^ suoi tesori , ma di 
quello altresì della imperatrice ^ngilber^ 
gay che colà deposto aveva il fioatto della 
^aa avarizia e delle sue rapine. STacraap 



C/Vpitolo vii. 39,1 

i ,§li anndli Bertiuiaai , cl^é Carlo Caho 
r^ liscito a combattere il Bepote, lo volgesse 
r ia fuga 9 e Io •costrlgBesse a ritirarsi sino 
i DcDa Baviera ^ <;ome narra il prete An^ 
} ^reaj altri suppose , che Cario CahQ 
|f passasse ejgli stesso nella Baviera^ o diri- 
} gesse a quella vok^ alcui^ qorpo di trup- 
\ì pe per .forzare il «epote a «etrgcedere j 
li ma troppo iaverisimile seiAbra qaesto rac*^ 
t'. coato^ ile bea chiare sono le circostanze 
della ritirata di Carlo il Gvosso. 

8. Lodo^HCO re di Germania non ri^ 
) Tiunziò per questo alle sue mire sovra 
i ritalia^ ma spedì con una naova armata 
; a questa volta altro di iui figliuolo detto 
i Carlòmanno. ©ai* soli alenali de' Fa'auchi 
*i raccoglie :.5 che Carlo CaU'o con forze 
) nu)ggiori andasse ad incontrare questo 
I «ccQndo uepote, sens^a però che indicato 
sia il luogo dello scontilo Ciclle due ar- 
I n>ate • e .chjs CaHomanrio , iocapaice ve- 
dendosi a lottare cp^lie forze maggiori 
dello zio ^ venisse con esso a trattativa 
pacifiche^ cpn solenni giuramenti le con- 
fermasse j e tranquillo se ne tornasse 
f^/^ j^crmania. Carlo PoIvjo y seco/BcLQ 



392? LIBRO ly. ' 

quegli annali medesimi y libero allora da 
qualunque timore^ portossi a Roma^ dove 
dal pontefice Giovanni fa coronato inir 
peratore. Narrano invece gli annali Fal- 
densi ^ che Carlo CcUyo in èssi nominato 
tiranno delle Gallie ^ sceso rapidamente 
m Italia^ tutti i tesori rapiti avesse di 
Lodovico II . e che alF udire le mosse di 
Carlomanno per passare in Italia ^ fortifi- 
Cfito si fòsse alle Chiuse ai passaggi 
dj;lle montagne 5 che Carlomanno preoc- 
€u^)Rti avesse i passi più difficili^ e che 
(quindi Carlo Calvo j timido per natura j 
inevitabile vedendo una battaglia ^ eoa 
grandissima somma d^oro^ e con regali 
<lì nioltissiipe pietre preziose, guadagnato 
avesse Cailomanno ed indotto lo avesse 
a ritirarsi ntjla Baviera^ gkirando di sgom- 
brare egli pure Tltalia e di lasciare quel 
regnò alla disposizione del fratello Zo- 
dovico, Ritirossi incautamente Cartófnan* 
rto j soggiungono gli stessi annali ^ ed* 
allora il Calvo le promesse ed i giura- 
menti sprezzando ^ a Roma recossi , óve^ 
jcon altro oro il senato corrompendoj il 
^)oi^tefice jndnsse à coroparlo imperàtor<^ 



cApitow VII. 3j)3 

Coaferma in alcuna parte questo r^pcoiito 
Andrea prete^ il quale un abboccamento 
accenna avvenuto tra qu^^ due principi 
solle sponde del fiume Brenta , ed una 
tregua da essi conchiusa fino al mese di 
maggio y dopo la quale, tornato essendo 
Carlomanno in Baviera , passato sarebbe 
i] Calvo in Roma, e dopo molti donativi 
fatti alla chiesa di 5. Pietro y ottenuto 
avrebbe il titolo e la corona imperiale. 
Alcuno non accenna^ che guadagnato fosse 
previamente cnn doni il pontefice y rqa 
Reginone non dissimula j che quel prin- 
cipe a forza di regali compero F impero. 
Bicscé dunque credibile che coronato egli 
fosse a dispetto della tregua^ che lasciata 
aveva tuttora pendente la Ooniroversia 
del dominio sulP Italia. Due cose però 
Dotale si debbono in questo racconto, 
noli bene osservate gjcneralmente dagli 
storici j la prima che una rappresentanza 
<li autorità^ o alnfieno una appajrente cun- 
siderazione y attribu'vasi in quelF epoca 
al senato romano nella elezione dell! im^- 
peratore *, la seconda che la dignità imr 
periale ih partìcolar modo ; e più che a 



3 96 tlBRO IV. 

ventanfo ] abbandonato erasi dopo la ri- 
tirata di Lodovico II il blocco di Ta- 
ranto, e di nuovo que^ barbari scorreTano 
liberamente .e devastavano i territor} di 
Bari e di Caqne^ che ancora in que^t^ e- 
poca nominata ve desi nella storia. Adel* 
^iso principe di Benevento mosso erasi 
per ben tre volte contra quegli inumaoi 
.aggressori y ma sempre tornato era ino- 
norato da quelle spedizoni. Carlo Calvo 
rimase in Roma fino al cominciare delF an- 
no seguente^ e si vide allora, nelle date 
segnipkto Fanno I di quelF . imperatore ^ 
detto piissimo^ perpetuo y e F anno I dopo 
il di lui consolato. Venuto quandi a Pa- 
via^ convocò una solenne dieta , atta 
.quale intervenuti veggonsi iS vescovi^ pre- 
seduti da j4nsperto arcivescovi di Milano^ 
JBosone fratello della imperatrice Richilda^ 
creato recentemente da . Carlo duca della 
Lombardia e decorato della corona du- 
cale , primo esempio nella stojria di questa 
dignità, e dieci conti ^ tra i quali erano 
Suppone duca di Spoleti e Boderadq conte 
del sacro palazzo. Allora fu Carlfì elet" 
lo^ o piuttosto accettato e riconosciuto 



CAPITOLO VII. 397. 

re d* Italia; giacché negli atti di quella 
dieta , da altri tradotta* per un concilio , 
vedesi in tanto ad esso accordato il re-* 
gno^ in (jitanto che già dal pontefice era 
stato portato alP apice della imperiale 
dignità, Singolare è pure la forma j con 
cui quel, principe viene eletto re del regno 
italico j protettore y signore e difensore 
di tatti I convocati ^ o sia dei magn.-^i 
del regno . che non cominciarono già 
allora a praticare , come avvisa il Mura" 
toriy ma ripigliarono bensì il loro diritto 
di ' eleggere il re , come costumato erasi 
adtto ì Longobardi *, e solo trascurato 
adito i primi Imperatori francesi. Passò 
qùintdi Carlo in Francia^ e colà pure in 
una dieta solenne tenuta in Pontigone fu 
riconosciuto per imperatore da tutti i 
baroni di quel regno , trovati essendosi 
presènti due vescovi legati pontifici ""^ i 
quali dir imperatore ^ che vestito era alla 
greca ^ presentarono in nome del ponte-* 
fice var} donativi , e tra gli altri uno 
scettro ed un bastone d^ oro ^ o pure 
Qidòrati. 

3. D^ uopo è tornare un istante airim* 
Stor. d' hai. Voi XUI. m 






3c^ tlBRO IV. 

peratricef Angilberga , la» qttalc ritrratit- 
crasi nel monastero di S. Giulia di Bre- 
scia^ ad eBsay sebbene non rivestita nep-^ 
pure deir abito monastico y seeondq il 
vizioso costume de^ tempi conceduto in 
Qommeiaida. Siecome non ostante ì tèson 
ad esso rapiti, poderi immensi a qnel 
monastero rimanf'vano j coneopì jessa il' 
j<*nsiero di applicarne una parte: al ceno- 
l>ro di S, Sisto j da essa fondato in Pia- 
«>en2a, il che ci fa vedere y che non còsi 
sacri tenevanai in queir epoca gli statuti 
delle fondazioni e delle donazioni * fatte 
alle chiese y che dalP una air altra tras- 
ferire non si dovessero y .malgrajSd ' la 
rQstìt4Xzioiie dell^ badie nelta forma dei 
l'cnefi») ecei€'siastici>. Dubitando però qiiel^ 
la principessa dei re d^ Italia^ che il dcH 
. mìnio eéei^citava su quegli stati y un di*^ 
p]( ina di protezione procuro-ssi Ìb Lodò*' 
t'co ixi di Germania 5 dal Muratori |Uih<-> 
hliralo y nel quf^le essa sotto il nóme di 
£rgHpirga viene appellata figlia spirituali^ 
e. diltlia di quel re. Lattava intlanto Carlo 
Caligo con Lodouico medesimo j/cfcderé 
non volendogli aleunà ^arte- d^li l étaii 



CAPITOLO Vn, ^Qp 

del deianlp ^imperatore, ^ secondo alcufii^ 
storiai {^pamente Tadtav^sì di condurre 
taqti cayallj ni^IIii Germania ^. qb^ tutu 
r acqua del Beno: bevessero, e T ^Iveo 
ne lacerassero asciutto. Lod^ì^ico pe^ò sì 
disponeva alla guerra j e Carlo allori^i 
preso dal timore, . spedi ambasciatori per 
trattare di pace, né questa potè conchiu'- 
dersi , .{>erchè Lofioi^icoi caduto infermo 
in Francpforte, rpoii nel mese di agosto, 
glorioso più che per alti'o pej* avere ^pgli, 
come altrove si dis^e , .fondato il vasto 
regno l della G^rmaùia. Carlo Calvo non 
tardò a psrs^are con numeroso esercito 
nella Germania, ed Àqi|i«i^grana e Colonia 
occupò. Inutili riuscirono le ambas.ciate 
pacifiche . e le preghiere ancora di Lodòf- 
ma li succcidutp' fri pa^re , cbe la divi-p 
sione reclamava ^el regno di Lorena , 
laonde -f|uesti ^dovette armarsi e fortificarsi 
in Anderna^elii , d^ onde tornò ancora a 
proposrre Begoa^iazioni di pace. F'tns^ V ira* 
peratore alcuna dispO$izione ad accordarlai 
ma al tempo ^eé$ò ^le sue iforze allestì 
Jier sorpifeucdere nella' notte il nepotej 
«pésti, pftxi^^ "inform^tof. ddla . tiijaitn^i , 9Ì 



40O LIBRO IV. 

mosse contra gli assalitori y , e tolte sga- 
miaò le truppe di Carlo j molti dei di 
lui soldati Uccidendo y molti tacendone 
prigionièri y tra i quali un tcscoto y un 
abate e quattro conti ^ ed un ' immenso 
bottino conquistando^ che tutti arricchì i 
suoi ^uen*ieri. Lodovico divise quindi gii 
stati con Carlomanno e Carlo il GrossOy 
ed a quest^ ultimo fu «eduta F AUemagna 
di quel tempo^ cioè la Svezia con alcune 
città della Lorena. 

4. IMa ritalia era in quelP epoca op- 
pressa dai Saraceni^ i quali ricevuti aven- 
do grandi rinforzi dalP Àfrica y giunti a4 
essi nella Calabria « tutte le cittJà e le 
Provincie vicine empievano di spavento» 
Un capo loro che assunto aveva il titolo 
di re, venuto er^ a Taranto^ e devastati 
aveva crudelmente i territorj di Telese^. 
di Àlife e di Benevento j jideìgiso aveva 
pure voluto ppporsi a questi aggressori^ 
ma perduta avendo una parte delle sue 
truppe^ era stato obbligato ad implorare 
la pace y rimettendo in libertà il soldano^ 
che prigioniero riteneva dopo la conqui- 
sta di Bari. Bimasti esse&do però in Tx.- 



CAPITOLO VII. 4^1 

Cdato ine altri saraceni.^ compagni di 
queir illustre .prigioniero y che intavolare 
dovevano un trattato, gii abitanti di Bari^ 
tremanti per il timore di. cadere di nuovo 
sotto il giogo de^ barbari j da Otranto 
chiamarono un comandante greco detto 
Gregprìoy il quale non solo con numeroso 
corpo di, truppe venne ad impossessarsi 
di quella città ^ ma imnrigionati avendo 
iV governatore ed i priiaar) cittadini , gli 
specb a Costantinopoli. Invano i ' Greci 
tentarono di unirsi cogli abitanti di Sa- 
lerno^ di Napoli, di Gaeta e di Amalfi , 
onde pppprre valida resistemsa ai Sara- 
ceni j tutti que^ popoli e i principi loro, 
collegati già si erano coi Saraceni me- 
desimi ^ e for^e allora alcuni di q^c^ po- 
poli ,. i priipi tra gli Italiani nel {nedio 
evo , cominciarono ^ad esempio e nella 
società de^ Sar^^eaeni medesimi , ad eserci- 
tai:e la pirateria , le ^poste del duCfito 
romano infest^ndo^ Non trovando il pon* 
iefice aleun mezzo di resistere alle deva- 
stazioni ed agli insulti di que^ pirati , si 
volse a Sosoìie duca , che da Carlo CalyQ 
ità-a slato lasciato viceré in Italia^ e quin- 



4òaì ' WBtto W. * 

rH àlt^ imperatore stesso 3 implorandone 
l^ajutò, e r»p{M*esentapdo i contórni di 
Koma deViist3ti dalle scorrerie continue 
AeQÌi infedeli, In quelle lettere lagnavasi 
égli ancora dei vicini e finitiim del ducato^ 
detti marcbesani o marcbèsi y i quali an* 
bh^ essi gli stati della chiesa, di continuo 
Molestavano ; fórse indicava egli sotto 
Ijuel nome Lamberto e Gufato duchi di 
^pojeti) o forsie piuttosto Adathgrto duca 
tlella Toscapa, che il titolo pure pestava 
di marchese ^ sìccoiìie Marca erasi detta 
una parte di quella provincia. Trovasi 
però una lettera del pontefice Messo a 
*Zarhhérto j nella quale 3Ì chiede Ik -rtpa- 
razione dei danni aiTeoati dai di Ini uominr^ 
cioè dai di lui soldati o dai di lui sudt 
diti e da quelli di Guido y agli stati di 
^S. Pietro. Non sembra che Carlo (kUvOy 
Ine forse il vice re d'Italia, alcuna pre*- 
mura si preludessero di soccorrere- i fio- 
mani} solo si vede che il. ducato di Spo- 
leti era stato tolto a Snpponey e rendato 
dsL Carlo Cal^o medesimo ai due fratelli 
Hiuido e Laniberio ^ il ' prìdio dei quali 
>tgnoreggiaya for^e ili 'Camerino ecj i^ 



I 

•férmo. 'Dalle lettere dello «tejisO poole^ 
fiec Giopanni si .scorge , .che quel Sup-^ 
foiìc passato era a} governo' di Milana ^^ 
di PaYÌe ^ di PaPiB<i^ il che ha fallo cré- 
dere ad alcuni , che cintato fosse dùoa 
della Lombardia iavece di quel Boiotié 
già sidfuiaato^ che passata era al goi^eriio 
delh PfoveiiEa. 4Ilara diede -eonspinobeiito 
•^ngviZierga alle su« ultime di«posiziioni m 
favore dèi monastero dì 5. 6iito di Pia* 
* cenza ^ ed oltve moki b>eiii a quello a«- 
'^nati nel Modaneae e nel Reggiano, 
trovànsi bnc^ra accennati Gabroi ( nome 
"-forse «viziato nelle carte ) e Masino siti 
sdgo Maggiore nel contado di Staziona , 
' ^pdì Aaghiera, e di Bvuaago e Ti^^aeate 
^^ contado di Burgana, totti allora po&ii 
^1 ducato -di Milano. Vederi perà aeiraé- 
^goo ^de^ heiii cooieiiijSl^o particolai*- 
^eoitè /«IO spedale per gli infermi ^ p^ 
'Sgridi , ano^aso al monastero tOredesiniQ y 
«ome flftohì d** ordluario ia qpelf epoca 
*« Ke trovava&o vicini a tutti i soggiocui 
dei monaci. Quelle anipie donazioni veg- 
g'>iisi fatf te per rimedio e mercede delT joni- 
*»* 3ua e di quella del tlemeuti^ittu) 



'4o4 tlBRO IV. 

imperatore Lodo%fico II ^ t%s^ ella in<Iica 
col titolo, domini et senioris mei. Dissero 
gli annali Bertiniani^ Ermengarda di lei 
figlinola fatta sposa in queir epoca con 
iniquo giubilo , iniquo córtudio , da qnel 

' duca Bosone colP opera della fazione dì 
Berengario figliuolo di Eberardo ditca del 

«Friuli* ma questo racconto fklso si mostra 

» dal testamento della detta imperatrice ^n- 
gilherga^ nel quale si lasciano ad Ermen- 
garda i diritti sopra le rendite del mo- 
nastero da e^sa fondato ^ qualora es$a 
vestisse 1' abito monastico j e sebbene 
possa credersi Ermengarda per alcun tem- 
po ricoverata presso Berengario ó presso 
il di lui padre Eberardo che imparentato 
èra con ^ Lodovico li j sembra tuttavia, 
che ancora non fosse fatta sposa di Bo- 
sone air epoca 'della, morte di jingilberga 

' meHesim,a, e che solo in epoca posteriore 
artifiziosamente ottenesse Bosone per in- 
telligenza con J?6ren^ar/o la mano di £r- 
mengarday o anche violentemente la ra- 
pisse , avendo da prima avvelenata la 

* propria moglie , come narrano gli annali 

• di Falda. Credono alcuni , che Basane 



CAPITOLO VII. 4a5 

tm secreto coìisenso .4>tteiiiito avesse da 
Carlo Calyo medesimo per mezsp delFìm- 
peratrSce Riehilda di luì sorella ; uè bea 
«' inteade j per quale motivo Bosorte ri- 
tenuto avesse due vescovi legati, ed uua 
altresì nepote del ponte^ce j che spediti 
erano alF imperatore^ del che il pontefice 
stesso nelle sue lettere acremente dolcvasL 
5.. Continuavano intanto nel ducato 
rbuiauo le, scorrerie dei Saraceni , ed il 
pontefice non tanto fremeva per i danni 
che sigli stati delta chiesa si arrecavano j 
tgaauto per «federe Sergio II duca di 
Kapoli coi Saraceni medesihii collegato. 
Wsiagato di potere distruggere quella 
alleanza , portossi e^i stesso a Napoli ^ 
^ non contento di impiegare le più vive 
i&tan^e^ consacrò ancora vescovo di quella 
tittà un fratello di Sergio .medesimo ^ detto 
-Atanasio juniore» Se crediamo ad Erclusni' 
ferto j i Juchi di Spoleti Lamberto e 
Guido j accompagnarono u^ quel viaggio 
il pontefice y il quale le istanze medesime 
promosse presso Guaijerio principe di 
Salerno^ presso Falcare duca di Amalfi^ 
^-.pretso JDocibile ipditq ^ che. alcuni inter'* 



pretano duca di Gaeta. Presso* di i|aesti 
forse alcuna cosa ottenne j; nulla fuorché 
vaghe promesse dal du^ di Napoli. Sta- 
'diossi pure il pontefice 'di ritrarre da 
qualunque convenzione coi Saraceni jéJet- 
giso duca di Beoevtnto^ per mezzo di 
jijone vescovo ài quella ciuà^ ma noia 
sembra che alcun effetto producessero !• 
di lui istanze ^ sebbene promettesse egli 
rajiito del duca di Spoleti, che in una 
lettera dicesi il solo Lambetto y c<mtr4 
f^ue^ barbari da esso detti Agareoi. ' Si 
volse pure il pontefice a quel Gregorio 
venuto a Bari colP armata, che nelle sue 
lettere óra vien detto pedagogo imperiale^ 
e lo riehjese del soccorso di alcuni legni,- 
che il littbrale romano dai Saraceni sgom- 
brassero*^ al tempo stesso non lasciava di 
implorare d^ Carlo Coivo ^ che forze al 
spedissero in Italia bastanti a xesptgaere 
i barbari ^ i:he la Campania devaHavanci 
e la Sabina j e fipo sotto Roma giugne-^ 
vano. Non doveva ^ però passare ti^ il 
pontefice « Y iiDperatore la migliore ar» 
monta^ perchè conceduto aveva questi ia 
commenda al vescovo. di Verona Matura 



CATPn oi/o *VII. 4^7 

•^ la badia di Nonantola a dispétto dei 
|)rivik'g) dèlia sede romana , e sebbene 
'inai "da prima ncm fosse stato commea- 
dato qttel monastero , qaet ^^escovo ne 
divorava -le readite, rifacendo i monaci 
ad estrema inopia. Il pontefice lo aveva 
«comùnioak) , dandone avviso ad Ansp&'to 
arcivescovo di Milano -, a -GtuUperte fR" 
'triarca di Aquile ja ed al clero Messo di 
V^erona. Carlo CaÌ%^o alcun soccorso non 
inviò eertamente per liberate verun paese 
-dalle inoursioni dei Saraceni, che più 
.teiril^^ì diventavano ogni giorno:^ e que- 
sto forse produsse molti damori dei Ro- 
mani ctmtra quél principe , che sdegnava- 
no di riguardare come sovi*ano-, poichù . 
nelle gravissime loro ang<dsce ^i abban- 
donava. Alcuni proinjppero anche in mr- 
.nacce di cercarsi migliore sovrano , e di 
queste ebbe a dolersi amaramente f im- 
peratore col pontefice medesimo. Questi 
ienoe allora un concilio al cominciare 
deir anno 887 , nel quale protestò di 
avere eletto ed. .unto imperatore Carly 
figliuolo di Lodov^ico col voto di tutti i 
<U lui fratelli vescovi; di ^tatti i miutstiri 



'4o8 LIBRO IV. 

della rhiesa romaoa^ àeW ampio senato e 
• (li tutto il popolo rònaaao , secondo le 
antiche consuetudini ^ al tempo stesso in 
una allocuzione tante lodi attribuì a Carlo 
Calvo, che come contrarie alla storia e 
fors^ anche al buon senso j il Muratori 
stesso le riconobbe esorbitanti j né con- 
venienti alla gravità e maestà del ponte- 
fice. Scomunicati furono tutti quelli che 
osassero per qualunque titolo opporsi a 
quella elezione , dichiarandosi qnesti nii-t 
nistri dei demonio e nimici di Dio ^ della 
cliiesa e del mondo cristiano. Tutto que- 
sto facevasi probabilmente affine dì cal- 
mare l'ira di Carlo ^ che a Lamberto duca 
iVì Sprdeti ordinato aveva dì recarsi in 
JRoma^ e di costrignere quel popolo à 
dai^e ostaggi della sua fedeltà'^ al che 
erasi o imposto il pontefice^ asserendo che 
i figB de' Romani dato non avevano giam- 
mai ostaggi della loro fede,, e che i Ro- 
mani di queir epoca la fedeltà augustak 
conservavano, mostrando altresì di dubi- 
tare, che queir ordine fosse stato da Carlo 
spedito y non avendone egli ricevuta alcuna 
comunicazione. Dissuase pure il pontefice 



I 

/ 



CAPlfOlO VII. 4^9 

Lùmberto dal venire in Roma^ facendogli 
intendere che ben presto tornata sarebbe 
)a repubblica alla prima concordia e quie- 
te j turbata solo da sognate contese ^ pa- 
ragonabili alle tele de^ fagni^ e che allora 
sarebbe egli ben rtceTùtoj dal che dedace 
il Muratori ^ che realmente i Romani 
oscillassero nella fedeltà a Carlo giurata^ 
e che forse quel fuoco attizzassero na- 
scostamente i figliuoli di Lodovico re di 
Gcrnrania , ì quali essi pure d\V impero 
aspiravano. Altro concilio nel mese di 
agoslo fu tenuto in Ravenna col concorso 
di 1 3o vescovi ^ ed a questo pure inter- 
Tenoe il pontefice. In quello varj canoni 
disciplinari fatti furono fino al numero 
di 19 9 e secondo il Dandolo ^S\x posto 
fine ad una controversia insorta tra il 
doge Orso e Pietro patriarca Gradense ^ 
il quale veseovo di Torcello consacrare 
non voleva certo Domenico j abate del 
monastero . di Aitino , sebbene ddl doge 
saddetto ne fosse richiesto. Strana però 
sembrare dee la decisione del concilio ^ 
il qnale per. favorire i due contendenti ^ 
lordino che consacrato non sarebbe Do- > 

m 2 



4 IO UBRO IV. 

mentcOy finché quel patriarca Tivess^^ nt^ 
le rendite godrebbe tuttavia del vescovado» 
6. I Saraceni però , che terribili già 
mostravansì nelF Adriatico , giuas^ro in 
<{ueir epoca con numerosa flotta fino sotte 
Grado ^ e queir isola assalirono più volte^ 
respinti sempre coraggiosamente dagli abi- 
tanti. Spedi aUo|*a il doge da Venezia il 
suo figliuolo Giovanni con molte navi } 
tna i Saraceni non ne attesero F arrivo ^ 
e partiti frettolosamente^ la cittli di Co* 
macchio saccheggiarono. Giovanni fu tuV 
tavla eletto doge e collega dd padre* 
Ammette il Dandolo stesso che atcuiu 
mercatanti veneziani comperassero \: forse 
dagli schiavoni che alla pirateria dati, si 
erano ^ gli schiavi cristiam e ai §ara^4^m 
li rivendessero ^ che però il do|(e ed il 
popolo di Venezia con rigoroso decreta 
a queir infame traffico sì opponessero. JMU 
Sergio II duca di Napoli, sedotjtO' fqrs? 
dai suggerimenti di Adelgiso pripcipe. dì 
Benevento e di Lamberto duca di .Spor 
leti, al quale un carattere di doppiezza 
si attribuiva , continuava sempre più nella 
lega coi Saraceni medesimi^ Il poiiJ^c.« 



ckvnoho VII. 4i * 

allora to scomunicò , e Sergio per ven- 
detta guerra dichiarò al prìncipe di Sa- 
lerno Guaiferio j che docile mostrandosi 
agli avvisi del pontefice, j non : solo stac-r 
cató erasi dai Saraceni , ma contra di 
essi ancora aveva rivolto le armi^ tagliao*. 
déne a pezzi buon numero. Guaiferio 
riasci pochi giorni dopo la scomunica a 
Ùk prigione 22 soldati napoletani , ai 
tjuali tutti fecie mozzare il capo^ e strano 
riuscire dee il leggere nella storia che. 
quésto facevasi per ordine espresso del 
pontéfice Giovanni, L^esempio intanto di 
J^ndolfo vescovo di Capua , che la si- 
ghoria^ usurpata aveva di quella città ^ 
BBoèsé Atanasio vescovo di Napoli a tra- 
mare uii^ orribile congiura contra Sergio 
di lui fi^tello^ al quale cavati fiurono gli 
occhi ^ dopo di che condotto prigione in 
Roniay iti pochi giorni morì. Atanasio fa 
pi^oclaitoato duca ^ ed anche questa bar- 
bara usurpazione fu commendata ampia- 
friente dal pontefice Giovanni ^ il qualo 
doveva afvèr parte in 'quella crudele ese- 
èuzibn^^ confessandosi in una sua lettera 
debitore a quel vescovo di i4oo marchfl 



4«a ' UB»o IV. 

ir argento ad esso prouiesse^ e B(^!y«adé 
pur.e ai Napoletaai ^, lodandoli della de- 
tronizzazione di Sergio y e loro /altro da- 
Baro promettendo. 

7. Hecati eransi intfiDto i vesco^ di 
Fossombrone e di Sinigaglia^ come legati 
pontifici presso Carlo Caligo ^ supplican* 
dolo a venire in Italia onde liberarla dai 
Saraceni , il due egli aveva: fioalment^ 
promesso ^ ma trattenuto fu dalle ardite 
imprese dei corsari Jìf (>rmanni , cli&.l^ 
coste della Francia iufestavano^ né altro 
modo trovò di allontajaare quel flagello^ 
se non pagando loro grandissima sovumsk, 
di danaro ^ che a vicenda ritrasse con 
g4*avis5Ìma conti'ibuziooe imposta ai laid 
«d ai cherici del sno regno. Partì ^indi 
per ritalia con numeroso esercito^ mas- 
sime di cavalleria^ seco portando gran 
copia d^ oro ^ d^ argento ^ e di oggetti 
preziosi , e seco conducendo T iinpefA- 
ti ice HiMlda^ ed a Vercelli fu incon^ 
trato dai pontefice medesimo. Allora solo^ 
secondo alcuni storici y celebrate furono 
le nozze di Bosone con Ermengarda y e 
£eginone. narra che jeccessive liuroop U 



1 

capìtolo VJI. 4«3 

^-ste date in quella ocfcasioae^ modum 
excessisse feruntur. Se Binmeltere si pò-' 
tessero tutte le frasi di quello scrittore^ 
fu allora Bosone dichiarato re della Pro- 
venata j e gli fu posta sul capo la corona 
reale. Dubita il Muratori della verità di 
qncisto racconto ) ma la cosa può sussi- 
stere^ e forse solo ingannos^i Regirwm 
oe} nóme della reale dignità / perchè Bo^ 
^one potè essere coronato duca di Pro- 
venza , com.e pcc^ anzi lo vedemmo coro- 
nato duca della Lombardia, Bosone per- 
.tumente non assunse se non di là a duQ 
anni il titolo di re ^ a ciò spinto da £r- 
menffxrda medesima ^ che in tutti gli atti 
pubblici^ forse perchè figliuola di un 
imperatore^, vedesi nominata regina. Quellq 
fL-ste probabilmente si celebrarono in Pa- 
via^ perchè si narra^ che in quella città 
8i trattenc^sse Y imperatore Carlo j 1:\^ipu- 
diando col pontefice^ allorché giunse 1 avr 
viso che Carlomanno figliuolo di Lodo^ 
vico re di Germania con numerosa armata 
scendeva in Italia. Soggiungono gli annali 
di Fulda , che Carlo secondo il suo co« 
Utame diedesi tosto alU fuga^ ^iacch^ ili 



4i4 UWL& IV. 

latta la sua vita sofSto era a ypìgevè le 
spalle^ allorché si trattava di resistepe ai 
nemici j ed aicuna volta fuggiva aDcbe 
air insaputa de^isuoi soldati. Narraao andie 
gli annali Bertiniani^ «he Carlo fitggi ^ol 
pontefice a Tortona ) dave MichUdm iu 
dal pontefice stesso consacrata ^ ^ to«to 
coi suoi tesori riparò. neHa Morienna. 
Carlo si trattenne ancora «col pontefice 
in Tortona ^ lusingandosi di «essere Ta^" 
giunto dai primati del regno ^ tra^i 
altri €la Bosone j dalF abate £/gD ^ da 
altri che pr^neeso avcivano di assisterlo^ - 
ma cedendo ehe non giugnevano e u4f9ii» 
do che Ccudomarmo si avvicinava^ a^awi& * 
egli pure frettoloso verso la Savoia., «d 
il pontefice tornò- in Homa.^ «ec<)-por'- 
tando un crocifisso X oro cK gran peso 
ornato di gemme^ che V imperatoti donava 
a iS. Sietro. Quel principe fu sorprejK). 
in viaggio ^aUa febl[>rej e portato m stento 
in un kiogo nominato Briòs^di ià Jal. 
monte Cenisio ^ chiamò a se tosto^ F im- 
peratrice j e nel giorno «3 di o^tdbr^ 
cessò di vivere^ non sen^a essersi «parsa 
la voee^ c}ie morisse avvelenata da ^serto 



Sedeóia medico ebreo ,^ nel ^quàle .molÙ 
confidenza ripanesra. Il di hiì corpo do- 
veva essere^ secondo k di lui ordini^ 
portato a Parigi , e seppellito nel 'mona- 
stero di S. Dionigi*^ ma F eccessivo fetore^ 
bencibè il cada vero ciiiaso fosse in una 
botte dentro e fuori limpeciata ^ obbligò 
i «poFtatori a deporlo an ^aa chiesa di 
Bionaci psesso ^Lione.^ d^ onde le ossa 
furono poi trasportate in Parigi per cura 
del di 3ui ^gliuolo Lodovico Balbo, Nella 
cronaea di Andrea prete, forse a quell^im- 
pératore più favorevole , si narra che 
opprorre si volesse, bensì Car^. aU^esercito 
che dalla Germania veniva j ma che ab- 
bandonalo fosse da alcuni dei suoi più 
fidi^^che a Carloìnanno eransi muniti. Seb- 
bene Ana sola venuta in Italia supponga 
quello scrittore di Carlo , e^i nota tut- 
tavìa che morì in viaggio , mentre nella 
Francia tornava, male a proposito però 
snppoite egli che X^arlomanno ordinate 
avendo le cose d^ Italia, nella Baviera 
tornasse dal di lui padre Lodovico che 
morto già era da alcun tempo ^ né più 
ielic^mente avvisarono gli annali Bertioia- 



4iÀ tlBRO rV. CAPITOLO VIL 

fìi, che CwdomannOj essendo stato lDror«^ 
piato che V imperatole ed iV ponte^ce 
coDtra di esso muoTevaao con oste »u- 
merosissinoia'^ fuggisse precipitoso perla 
strada medesima per cui era venuto. 11 
vero* è cb e Carlomanno giunse fiella Lom";* 
bar dia j pi& non trovando alcun ostacolo^ 
e re d'Italia riconoscere si fece dai pri- 
mati del Regno cbe a poco a poco si 
diedero al di lui partito. Alcuni diplomi 
trovansi àeìV anno medesimo 887 dati ^a 
Co.rlomanno ^ serenissimo re in Jtalia y 
tino in favore dei monaci di Bobbio da 
Corte nuova villa regia ^ altro pctrtsoite 
pna donazione al monastero di S, Sisto 
di Piacenza dalla corte di 5; jémbf^ùgioy 
detta Gassano presso il fiume Adda, altro 
in favore delle monache deHa Piisterl^ 
in Pavia; dato da Verofia, 



4k7. 

C à P IT O L O Vili * 

D,BI.]U .STORIA B^ ItÀI^CA 

dM^cxA M^RTi^ DI Carlo il Calto 

O. pARLO ir SINO ALLA J^OftTE 
JDI/JQaIU.0 il GiiQSSo' ll^PEaATORE. 

Condotta tenuta da Garlomaorio Jatto 
fé .d'/talia. Helazioni del poni,e/lce coi 
duca di Spoleti, Alalattia di Carlomanao. 
Favore dimostrato dal pontefice ai prifi" 
^pi franeesi. Dubbia fedita de' Romani. 
ImprigionamsntQ del pontefice. Questi parte 
per la- Francia, Di dui lagaanze, * Ben 
(iuxqUo n^la JRro^^enza da Bosone^ passa 
a Trogres. Concilio colà tenuto, - Coro" 
nazif^ne di Lodovico Balbo. // pontefice 
4Ì 4ì^ta£ca a Bosone duca di Proi^enza. 
rime con esso in Pascià, Com^oca k» 
concilio y né alcuno vi si reca. Torna in 
Roma, I Sgra^Sfini prendono Siracusa. «- 
Disegni dei fratelli di CarJumaoBO suiri- 
talia. Concilia oom^ocato in Roma. Con^ 
tesa del pontefice colV arcivescovo di Mi* 
imoj. Altri fatti del pontefice. - Fo^io 



4l9 LIBRO IV. 

rimesso nella sede patriarcale di Costan- 
tinopoli. Il pontefice lo ammette alla co- 
munione della chiesa. Osservazioni critiche. 
Scisma di Capua. Uccisione di Adelgiso. 
Guerre nel territorio capuano. U'pont^ce 
si occupa di rompere la lega di uarj prinr 
ciplcoi Saraceni, Morte di Lodovico Balbo. 
Bosone si Jà re di Borgogna. Oss&'\faziom 
òntiche. Carlo' // Grosso scende in Italia 
ed ottiene il regno. Condotta del pontèfiiXi 
Nuhva contesa coW arcivescovo di Milano^ 
Scomunica e deposizione di questo ^ the 
però nqn conduce ad alcuna eonseguenzài 
- Morte di Carlomanno. Carlo il Grosse 
passa in Francia. Si fanno moviméMi 
centra Bosone. Carlo torna in Italia. Di 
lui corrispondenza col pontefice.^ Di lui 
andata a Ravenna, Nuove mosse d^ Starai 
ceni , benché superati dai Greci nel ma/% 
di Napoli. Lagnanze del pantere. Carlo 
passa a fionia ed è coronato. Morte dd 
principe di Salerno. - Carlo torna in Xdm^ 
bardia. Contese insorte tra il pontéfice • 
F arcivescovo di Ravenna. Il pontefice si 
reca a Napoli per distogliere quel vescovo 
$ duc(^ dcflf cfUean^a de Saraceni. In^i^ 



ckvifJùto YIIL 419 

jf^wuimenio del duca di Benevento e di 
4m fiigà- Morie di Orso doge di Venezia* 
, Presa di Cornacchia fatta dai Fenetì, - 
.Àngilb^eirga esiliata. Istanze del pontefice 
per la di tei librazione. Morte di Lodo-^ 
vico II re di Oernumia. Carlo 2'/ Grqssp^ 
ettìene buona parie dei di lui stati. Presa 
di .Fienna nel Delfiriato» Liberazione di 
Àtigilberga* Inutili istanze del pontefice 
per ottenere, soccorso contra i barbari. Morte 
di . Giovanni Vili. Osservazioni cri$ichè4 
•* Elezione del pontefice Marino. Guerrft 
rf«. C^rtt) il Grosso . contra i Normanni* 
Jjorbidi nel mezzodì deW Italia. - jlsso* 
licione del vescovo di Porto- Accuse di 
Guido, duca di Spoleti e di liU condanria. 
Scontentamet^to degli Italiani. Morte del 
pont^ce Stefano. Elezione di Adriano IlL 
£', imperatore torna in Italia. Si rappaci" 
fica con Guido e cogli altri Italiani. Morte 
di. Carl<Mnanno. V iniperatore eletto re di 
Francia. Ai^venimenti del ducato di Be^ 
neyento e della Calabria. Distruzione di 
Mo^te Casino, r Morte di Àdriauo l\L 
Calamità in Homo. Elezione di Stefano V. 
ContjP^^4Ì$ per la di lui approi^azionti* 



'4!aO LIBRÒ IV. 

Guerre tfa i Beneifeniani ed i CapùanL 
Tumulto in Pavia. Carlo passa in Fian-- 
eia. Contese tfa Berengario e Liut^rardo. 
Guerre nelle prouincie di Ct^ua j Napoli ^ 
Salerno e Gaeta. Mòrte delP imperatore 
Basilio. Leone g/i succede. Inóridaziom. 
Un^eri nella Pannonia. • B«reDgarió rap- 
pacificato con Lintvardo. Morte di Boaone. 
Lodovico di lui figliuolo ^i succede. Dis* 

frazia di Liutvardo. Dieta convocata ' a 
yiburia. Congiura dei primati germanici. 
Deposizione di Carlo il Grosso , ed de- 
inazione di Arnolfo, affari dett Italia. 
Morte deW imperatore Carlo il Grosso. 
Stato deir Europa in queW epoca. Contesa 
per il regno cf Italia. Berengario è conh 
nato- re. 

§. I. ft^e incerta è la fiiga di Car^ 
lomanno asserita dagli annali Beriintani ^ 
ha kiogo taltavia alcun dubbio^ ch^ egU 
dopo essere stato in Lombardia toroa#«e 
per alcun tempo in Baviera^ il che non 
darebbe tnttavia indizio^ che egli ifnggisse 
sbigottito^ come il Muratori sembra snp 



CAPITOLO Vili. 4*' 

pórre; Scrisse egli al pontefice j clic bene 
accolto egli era stato in Italia j che in 
Germania recare si doveva- per qualche 
i&tante onde conferire coi fratelli , e quin- 
di venuto sarebbe a Roma^ onde essere 
coronato imperatore , grandi cose pro- 
mettendo e- più ancora che ì di Ipi ante- 
cessori^ alla chiesa romana. Rispose il 
pontefice y che al di lui ritorno in Italia 
spedito gli avrebbe legati coir atto di 
oapitolaistone contenente quello j che egli 
avrebbe dovuto concedere alla • chiesa ed 
a S, Pietro j avvertendolo di non dar 
retta agli infedeli^ né a coloro che alla 
vita del pontefice insidiavano. Dubitava 
però- il pontefice medesimo ^ che> Lam^ 
berlo conte o duca di Spoleti venisse in 
Boma iper favorire le persone 9te$8e in- 
dicate come infedeli e nemiche del pon- 
tefice y le quali forse erano Formoso ve- 
scovo di Porto e.d alcuni altri^ da esso 
scomunicati*, ed a quel duca scrisse, pro- 
testando di non volerlo ricevere , se ve- 
nuto fosse con triste intenzioni j giunse 
perfino, a minacciarlo di passare in Fran- 
cia per mare ónde abboccarsi co» Carlof- 



rnanno' iniovno' alla difesa dell^ terve ^a 
. cbi^àa e del aome cei«^iauo. Sicoome la 
strada per mare non avrebbe €oi]nk4lo 
il pontéfice nella Germanm ove JCarh- 
nrnnpo ti^ovaviisi^ suppongono aUaifù/.clie 
altre secrete intenvioni nutri&se U mede- 
simo^ o con altri principi trattare ▼ole»- 
4^e *^ intanto ave^a e^i minacciato Zoin- 
berlo ddla scomunica, se ancora gli stati 
della chiesa mulestaya. Ma Cariofmànna. j 
tornando nella 4^ermania y portata afeia 
seco lina ;perǹtosa malattia ^ p^ coi 
':quasi un anno ifimase •languente, e'nai* 
•lasi altresì essersi sparsa allora neUa ii 
lui marnata utta tale epidemia ^ cbè i MfÀ- 
dati^ appena tossendo y cadevano^, estinti* 
Mostrò neir anno seguente '4 'ponlSefioe 
la sua pyedileKÌone per i prìncipi Francesi, 
mentre una sorta di avversione ppofessavii 
-ciUa discendeosa di Lodovica re di 'Gei^ 
mania. Il- Bar^nio' Mte^&o sembra disap- 
•provai^e la &cilità colla quale coranato 
aveva Cario Calsfo j al q[aale proposito il 
'Muratori rammenta la torà» dei regali v 
•massime dei pm cospicui 3 forse noii p«r 
altea cagione tanto avverso mostravasi il 



CA.P1TOX.O Vili. :4l^ 

^(>Dt<£cé al V0SCQVO di Porto ^ i^oipgio air 
^ruade da tolti i conteinpovaaei gi-^nde- 
•jtieate conitaae^dato ^ sei^noii perchè fs^- 
^oreyoLs.lo. vedeva ai Ted^&cbi ^ avversp 
ÀI ^machi. Si scoprì allojra cbie i) pon- 
tefice meditava y se a^a pare di . togliere 
a GarJU»mtmiQ il regpo. d^ Italia^ aln^eup 
jdi ncu«arg)j la .corooa imperiale y Lam- 
dbereo da^a idi Spol^ ^à .Adalberto di|^a 
di TQscaif^ iddunque^ iiiLcai*ic<v)i furono 
durante 1^ ^al^ttia di Carl^nannQ di ri- 
ìxhxkoy^t» . il' pjQutefice da ; quel, diisegao. 
^Que' diftclliy secondo gli attuali- Fuldeosi, 
«aM*atf eoa:QEM4te truppe ia, Boma^ ed 
io^pjrì^^nato: ;il pontefice Gipafonni ^ sub 
^custodia, ìfet^^j %ìi ottima ti. di, Koma 
t;ostriiiserM a giurare fedeltà ^ Qarlomaur 
no. V^U S9 Ì9teadere il ^Af^r^ori . quale 
^guifsaqi^lito^r^^tassero i BiOmaai.^ npn.e^- 
3ei^do li ducato ronaap compreso nel 
j*egiio ìfjsùicp) jBD^ fov^e fu. ; t^'edette necies'- 
^ano.^uel pìasso per; condurre i Roaiaui 
ja riconoscere Carlomauno iniper^tore. Far- 
citi i dnc : ducici da Koina ., . il pontefice 
4utti' gli attedi piì^ p/ezio^si ddla basilica 
f^alicw^ U::aspQi'iare fece alla Jatf^raneias^; 



4a4 ^^^^^ IV. ^ 

nOD il corpo suo, ma T altare di 5. Pi^ 
tro vestì di cilicio, fece chiudere le porte 
di ({uella chiesa, vietandone V ingresso a 
chiunque veniva per orare , il che fu da 
tutti i buoni cattolici disapprovalo \ im- 
' Marcatosi quindi, per la via del Mediter- 
raneo recossi in^ Francia , ove per lo 
spazio di un anno incirca si trattenne. 
Di là scriveva egli air arcivéscovo di Ra- 
venna , a Berensaria duca del Friuli , 
allMmperatrice Angilhèrga ed allo stesso 
Carlornoìino , lagnandosi degli insulti ri- 
cevuti , e specialmente dolendosi che Lanh 
Berto presa avesse una porta di Rdma^ 
ed occupata militarmente la città in tal 
modo, che ninna podestà più rimaneva 
sulla città medesima conceduta ' dagli im- 
peratori a 5. Pietro ed ai di lui vicar)', 
che a forza di percosse fosse stata d^or- 
dine di Lamberto medesimo turbata una 
processione dei vescovi e dèi clero ; che 
a questi fosse stata tolta la comunica- 
zione col pontefice medesimo ; che in 
Roma fossero stati introdotti i di lui ni- 
mici ^ià scomunicati , e molti luoghi si 
fossero saccheggiati del territDrio di £. 



CAPITOLO VIIL 4^*^ 

tro. A. Lodonco Bafho scritto aveva forse 
da prima ^ aggravaarlo ancora coi più 
neri colori la coadotta tenuta in Roma 
da Lamberto y ed asserendo che qnel duca 
portato erasi in Boma colla adultera so* 
TeWa ^Jtotilde j e col complice suo ìnGdo^ 
\Jdalberto marchese della Toscana, intento 
a nuHa meno che a farsi imperatore, 
Rotilde era moglie di ^/ia/ierto medesi- 
mo , «lè si vede per quale ragione adul- 
tera il pontefice la nominasse. À Carlch- 
manno nelle sue lettere esponeva^ essere 
stato egli medesimo costretto per le vio^ 
lenze fattegli dai cristiani a trattare coi 
Saraceni , pagando loro annualmente la 
somma 'di aS.ooo mancusi o marche. Nella 
sua andata in Francia aveva però- egli 
condotto seco prigione Formoso vescovo 
di Porto. Da Bosone duca della Provenza 
era stato onorevolmente e cortesemente 
accòlto 5 e trovandosi Lodovico Balbo ìn^ 
fermo nella Sciampagna , aveva dovuto 
•recarsi a Troyes j dove nel mese d' ago- 
sto tenuto aveva un concilio solo per 
confermare la scomunica lanciata contra 
Leanherto eA Àjì^lberto ^ il vescovo i^or" 
moso e Gregorio nomenclatore. 



4^ig I2I0RO IVi. > 

8. Sembra ohe ih Trc^es il poill^^i^ 
aolenaem^ate coronasse re di FraacU Xo^ 
dovico Balbo ^ aoa però la éì lat mogli^ 
Vedeado tuUayia phe nulla oltÉouto aVrehr 
be da quel re per. Ja di lui abitatila iar 
fermila ^ per le ^issénsioai clie «ossiàler 
ivano tea i .primati del regno ^ /è pei! k 
^eontinue $coin^rie del Norno^anai , U pon- 
tefice tutto si diede al partito di Moson^ 
4uca di Proyeotea.^ il< quale cdlla moglie 
JErmengfifda ppr la strada del Abolite Ce- 
«lisio lo condussi^ m Torino j -€ q«^ii^ 
in Pavia« Narrano gli annali di Furaci; 
•che in quel viaggio il pontefice ^ taiedàló 
in quella storia medesima di gtajside am- 
bizione 9 macchinasse con Jtofòne .di lo^ 
oliere* il l^egno d^ Italia a Gc^lomanm 
.conferirlo, a j?a^/i^ niedesimo. Scrisse ^^ì 
di fatto à Carlo il -Grosso di avere por 
-consiglio di Lodovico Balbo adottata com^ 
^gliaoló . suo 41 glorioso prlnpip^ JBosùmj 
4i:ffincbè q«»esti provvedel^ .pòt^siet alk 
cose temporali ^ mentre e^Ii occupato #i 
sarebbe soltanto delle "divine* epnsiglian* 
dolo al tempo siesso a tenérsi tranquilla' 
^jutiro i limiti del suo'.règno^ perchè di2tr 



pfì«to egli era a scoiuunlcalre toHi <ìolarQ^ 
che levare sì dolessero centra il predetto 
di luì figliuolo. Promesso .egli avevs^ pure: 
d^ prima all^ imperatrice jtngilberèq di 
fioUe^rare il di lei genero e la di lei fi-r 
gliaola a maggiori e più eccelsi gradi^ ia 
tulle le mauiere che adoperare si potes- 
«erp , salvo il di lui ouore. tJa concilio 
fu allpra convocato in Pavia sotto pre- 
te&tp di provvedere agli affari delle chie- 
$e.^ ma realmente per passare alla depo- 
isiziqn^ di CarLomanno ed alla elevazipuq 
^\ ij^sone al regno d^ italia ^ .^ chiamati 
ItirOf^ dal pontefice stesso V arcivescovo 
dìv;^ilano Jénsperto co^ suoi suffr^ganei y 
Beir^ngarig yAì^cdi del Friidi ^ fFibodo ve- 
«scoira di J^ai^ma^ Pao^o di Piacenza^ altro 
J[igolo di Keggio ^ L^doino di Afodena., 
.^àf altri vescovi .e conti : ma alcuno di 
•^uejsti npn. preslo.ssi a queir invilo , perr- 
«bè; futU temieiyano di Cartomanno. Non 
^^epiparve neppure Suppone j da alcuni 
credu^ du^a qi Milano e della Lombar- 
dia;; ed. il pontefice gli scrisse ,. maravìi^ 
jg)jandQ&i clie.v^niitp ngn fosse ^ soggiur 
^^9^^o /qhe Jben comprcpidcya nou ay^^ 



^tìfS • LIBBO IV. 

e.i;Yi oaò fatto per cuore ^ ex corde , ma 
|)cr ' la fedeltà serbata al suo seniore , 
cioè a Carlomanno. Deluso il poatefice 
delle sue speranze^ tornosséne^ forse per 
Genova e per la via del mare^ a Roma^ 
óve continuò a notarsi negli atti pubblici 
il regno di Carlomanno e Bosone tornò 
pure nella Provenza. Morì allora Giovan- 
ni arcivescovo di Ravenna , in di cui 
luògo fu eletto cèrto Ronumo \ ma in 
quella occasione vedesi scritto dal ponte^ 
fice ai Ravennati, che sotto pena di looo 
bisanti non lasciassero entrare in quella 
città Lamberto duca di Spoleti , uè ai* 
cuno dei di lui soldati ^ giacché forse 
temevasi una di lui visita a quella, città. 
Verso quel tempo medesimo tornarono i 
Mori e i Saraceni riuniti ad assalire Si-' 
ricusa, che più volte era stata difesa dai 
Greci 9 e dopo lungo assedio riuscirono 
a farsene padroni ^ riportandone grandis- 
simo bottino , e la maggior parte ucci- 
dendo dei cristiani che vi si trovavano* 
Alcuni storici quelF avvenimento ritardano 
fino air anno 880, ma secondo la cronaca 
>aracenica^ dovette, cadere quella città in 



cÀPTTOLo vin. 4^9 

potere' de^ barbari nel giorno .21 di mag- 
gio dell^ anno 878 j e tutti vepnero in 
segDÌto nelle loro roani gli stabilimenti 
dei Greci' in queir isola. Cedi^eno narra 
che tutte smantellate fossero le città ad 
eccezione di Palermo , che allora comin- 
ciò a farsi grande e popolosa^ je divenne; 
poi la capitale delP isola medesima. 

3.. Continuando sempre la infermità 
di Carlomanno ^ e tolta avendogli una 
specie di paralisia persino V uso della 
parola ^ i due di lui fratelli Lodovico e 
Carlo il Grosso cominciarono il primo 
a formarsi un partito nella Baviera ^ il 
secondo a preparare una spedizione in 
ItaUa. Lusingato dicevasi questi anche dal 
pontefice . che il di lui ajuto implorava 
contra i Saraceni j riconoscendo al tempo 
stesso per legittimo re Carlomanno j e di-r 
cendosi con Antonio vescovo di Brescia 
€ con Berengario duca del Friuli^ vicario 
dello stesso Carlomanno nel regno d^Ita- 
lia. Un concilio era stato convocato in 
Bom9^ al quale chiamati erano anche glL 
arcivescovi di Milano e di Ravenna coi, 
loro suffraganei : ma alcuna contesa ia7 



43o fcTBRO IV. 

-^otta era- fra il primo di que^ prelati e^ 
ti pontéfice. Scoperto aveva rarcivescova 
di Milano ^ che <:oir assenso dei padri di 
quel concilio voleva il pqnteficfe deti^OBiz'' 
«are C^riòmanno perchè inferxno j ejà in-«. 
capace perciò a ritenere il regno^ é pas^ 
sare òRa elezione di un nuovo re y pre- 
tendendo che da essi alcuno non potessQ 
essere ricevuto o rìcbnosciuto re senza il 
pontificio consentimento. L' anrcivescovo 
jin spetto y (orse alcun divieto ricevuto aveva 
da Carlomanno ^ o fQr^e piuttosto ptf>-. 
tendeva ai vescovi e prìmati del . regno^ 
d^Iialia spettante quella elezione^ fftqcome 
ibdepen dente allatto dalla qualità «T iìn-, 
peratore^ e quindi al pontefice si oppps^^. 
sostenuto fiors^ anc6e da tutti i.duci^ c^tf; 
o primati d^ Italia , clfte il pontefice, tenr 
deva a spogltare del loro diritto. Il ppnr 
tefice non vergognossi in quel tempo^ di 
sitrivere egli stesso a Boson^y che ga ao*» 
daya prucaceiando aderenti^ e feùtori in 
Italia ] e forse per questo rappacificata 
erasi con* jtèalberta duca dell^ 't'oscana^ 
assoluto lo aveva dallié censure^ nojpaiQavtt^ 
C09 rispetta» la di lui B^Qifiiej |;ià da est^ 



CAPITOLO VITI. 43» 

disonorato con infami epìteti ^ ed a Bo^ 
som chiedeva che alcune contee della 
PruYfnza glt fosser-o restituite. In altra 
lettera a Bosone protestava di conservare 
nelP apostolico suo petto fisso ed immu-^ 
iilato j come tesoro nascosto , il segreto 
di cui era seco esso convemito j mentre 
troTavasi Trech^' (orse in Trezzo^ e de- 
sideroso mostrandosi di condurlo ad ef*^ 
ff Ito ^ Io animava esso pure a dar opera 
^lio stesso inlento \^ dubbio è' tuttavia se 
M regno d^ Italia si trattasse in quel se*' 
greto o della occupazione della Borgogna.^ 
Il pontefice non si ritenne dallo scumu-^ 
irie&pe r arcivescovo ^i Mdano Ansperta^ 
Hittavia poco dopo gli scrisse^ invitantdo-* 
Iti ad attro concilio che tenere dovevasr 
m\ mese d^ottobre ^ e raccomandandogli^ 
di nuovo di non ammettere n^lP Italia 
alcuno dei re fr<ì)ii«4ìi senza consinso ed 
niiaiàimità^ forse dei vescovi o del eun- 
cìlio/'on canone allegando altresì di quel- 
li 4d|rposti degli apostoli. Al tempo stesso* 
scriveva il pontefice a Carlòmanno e ai di 
tei fratelli Zociomo // re- di Germania «• 
vtìjrfo Crasso y tutti richièdendo deU^a-1 



43a . LiaRO IV. 

]uto loto coÀtra i Sardcem ^ e T uno o 
r altro d vicenda lasingando della impe- 
riale dignità» 

4. Era intanto morto in CostanUuo* 
poli il patriarca Ignazio y e F imperatore 
Basilio rimesso , aveva in queDasede il 
già deposto Fozio \ per la qual cosa j 
dicono gli storici cattolici^ perdette egli 
di là a poco per castigo di Dio il ano 
primogenito Costantino , già dichiarato 
imperatore \ giunsero dunque in Rojna 
legati di Basilio e di Fozio . stesso per 
chiedere , che ammesso fosse il secondo 
alla comunione della chiesa romana. Il 
pontefice approvò la elezione di fozio j 
il che tanto sembrò straor(^nmrio . allo 
stesso Baronio ^ che suppose la . narra- 
zione della papessa G^panna avere tratto 
orìgine dalla sola debolezza del pontefice 
Giovanni^ altri più moderati scrittori tro- 
varono necessaria in quei momenti dilfieili 
alcuna sorta di temperamento y e. eondi* 
ziouat^ asserirono la concessione di quel 
pontefice. Gessò allora di vivere Zòn- 
aolfo vescovo e conte di Gdpua ^ noto 
per la sua smisurata ambizione^ al qualf 



€APt«OIkO Vili. 4^Ì 

Umla aWei^ftìòtte si attribuisce per lo ma'* 
nachismo, che giotoo sfortuDato chiamava 
quello in cui gli si presentava un monaco. 
Successore egli ebbe nel ducato un ne- 
pote Inetto Pandonolfo j nel. vescovado 
altro nepote detto Landolfo juniore. NaC'* 
cpie però uno scisma^ perchè Pandonolfo 
iece dare la tonsura a Landonotfo di lui 
fratello benc;bè ammogliato j ed a Roma 
lo speA affinchè consacrato fosse dal 
pontefice vescovo della città medesima* 
Invailo si opposero Bertafio abate di 
Monte Casino e Leone vescovo diTeanoJ 
il pontefice , vinto forse dai donativi del 
duca, volle ordinarlo^ e quindi nacquero 
gravissime discordie fra gli individui di 

Stella famiglia ^ e nel popolo stesso di 
apua. Non lasciarono i Saraceni di ap 
profittarne j e tutto quel territorio orri'« 
Bilmenté devastarono^ il debole pontefice 
dovi^te egli stesso recarsi a qnella voUa^ 
e finalmente risolvette di dividere il ve- 
scovtfclò collo stabilire Landolfo vescovo 
in Capoa vecchia 9 Landonotfo nella nuova. 
Ucciso fu ptire verso quelP epoca Adelgiso 
duca di Benevento dai suoi generi^ nepoii 
Sior. JP Ital. Fol XUL m 



434 i-iBtto iV. 

ed araiei^ ed a lui succedette Caideri u 
Gaideriso di hti abbìatìco. La discordia 
uata p«r cagione di dae ..vescovi di Capu<i, 
mosso aveva Gumferio prìucipe di Saler- 
tfo a guerreggiate col conte di Capua^ e 
«mesti forte boù trovandosi a resìstere 
chiesta aveva V intei'venzioiie del , ponte- 
fice^ che Guaifetio minacciato aveva d«Ua 
scomnutca^ se più oltre molestasse i Cu- 
pudui ) da quella corrispondenza . pero si 
i^c^oglie^ cfae nulla ^ o fino a quell' e* 
poca ine-Gcace^ rìnscila era la douastuac 
da Caria Califo fatta di Capua alla chiesa 
romana. Pandoìwlfb j forse temendo del 
principe di Sfalerno o dei Saraceni , scritta 
aveva pure contemporaneamente a Gai" 
deli principe di Benevento^ ed a Grego* 
rio comandante le truppe delP imperatore 
Basilio ^ chiedendo soccorso ^ . e promet- 
tendo sommissione al primo di essi che 
^ugnesse. Giunti erano T uno e F altro 
sotto Capua , ma al tempo stesso giunto* 
^2i 'pure Gumfsrìo con forze poderose 
ed accampato erasi vicino all^ anfiteatro ^ 
ufirtirono dunque burlati i Beneventani 
rd i Greci ^ e Guaiferio dopo aviere lun- 



CAPINOLO' Vili. 4^!i 

;giamenie assediata )a città e Oesol^to il 
pa«se all^ intorno ^ tornato era egli pure 
a Salerno. A Puleari duca di Amalfi aveva 
il pontefice sborsato f 0,000 inancusi d'ar- 
gento, affinchè la lega rompesse coi Sa^ 
raceni, o si volgesse a difendere le te^Te 
della chiesa^ ma lion arendo questi ese- 
guite le promesse, il pontefice reclamava 
il sao danaro, e giunto era persiùo u 
sconmnicare Puleari , il vescow) d** Amalfi 
e tutto quel popolo ,' finché dalla lega 
co^li infedeli non si ritraessero. Di quelle 
arme terribile minacciava pure Atanasio 
vescovo di Napoli , che contratta : aveva 
•esso^ ancora alleanza coi Saracèni. 

5. Cessò allora di vivere ed avvele«> 
nato si disse da alcuni , sebbène già da 
lungo tempo infermo ^Lodovico Balbo re 
di Francia j che «cdo il Baronia ed il 
■Si gonio supposero a torto iit)peratore dei 
Romam^ ad esso succedettero due di lui 
figlinoli Lodoi^ico e Carlomanno , nati da 
certa Ànsgai>de , della quale non è ben 
noto il 'matrimonio , o il successivo re*^ 
pvdio da alcuni scrittori asserito, e que^^ 
sta fu la cag^ione ^ per cai non fu es»a 



436 UBKo lY- . 

dal pontefice eoFonata. Lodovico II re cK 
Germania ^ si moase tuitaTia contra quei 
due fratelli , e finalmente per convenzione 
ottenne una parte della Lorena ^ ed al« 
loi^ ili che Bosone j eccitato dalla di lai 
moglie Ermengarda^ si diede a compiere 
il suo disegno di farsi re. I TeacoTÌ e i 
primati della Provenza e di una gran 
parte della Borgogna indusse, egli a rico- 
noscerlo re ^ alcnni colle minacce^ altri 
con lar^e promesse di poderi^ di bene^ 
frz] ecclesiastici e di badie y ed assistito 
fu da Rostagno arcivescovo di Arles , che 
il pontefice creato aveva suo vicario nelle 
GalHe. Si fondò allora un nuovo regno 
della Provenza , del Delfinato y detta Sa- 
voja j del Lionese e di alcune contee delh 
Borgogna , da taluni detto Arelatense, 
da altri Borgundico'^ e coronato fu Bo* 
sone in Mante presso Vienna in un con- 
cilio o in una assemblea di vescovi. Sin- 
golare riesce il vedere in quelF epoca 
adunati sovente i vescovi/ ed i concilj^ 
solo per ordinare o piuttosto per turbare 
le cose temporali e politiche y anziché 
per disporre di oggetti riguardanti la ec- 



cleftiastìca dlseifdìaa. Ma «Jaésto arvenlre 
doveva^ da .che «i era alla chieda altri"- 
buito un potere nel temporale y da che 
st era formato uno stato in Un altro^ da 
che ai ministri della religione una jgraode 
infltténsa con danno della religione e dei 
costumi attribuita erasi nelle cose politi* 
che. Sembra che Lodovico e ùxrlomarmo 
fidinoli e successori del Balbo ^ avv^^rsi 
si moatrassero a questa, occupazione ^ ed 
alla persona medesima di Boson») tuttavia 
egli y siccome destrissimo y mandò a voto 
tutti i loro tentativi e si sostenne nella 
ustupsto dignità. Non già il re di Ger*- 
mania léodovicojy sempre gravemente in- 
fernu> ^ <^me a jLorto suppone V Eccardoy 
ma b^nsi Carlo il Grosso re d^ Allemagna 
scese in 4pieir anno in Italia^ sludtandotfi 
di guadagnar^ gli animi de* primati del 
regno ^ onde ottenere i suffrag) loro per 
la eIezi(Hie ^ né forse a torto accennarono 
gli annali 0erjliniani) che questo si faces- 
se da Carlo col consentimento dei di lui 
fratelli. Narrano gli annali medesimi y che 
egli riusci nel suo intento e ctì« il regno 
ottenne '^ . m.a alcuna memoi'ia non ci ri»- 



438. xiwRo IV. ^ 

rViaiìe della di lui eie/Jone. Congettnrd il. 
Muratoti ^ che eletto "e riconasciuto egli 
fnsse re a It?flia solo nell' ottobre o nel 
novembre deir amie 8^9, vedendosi solo 
nclRaBno seguente un diploma spedito 
in Piacenza in favore del monastero di 
S, Giulia di Brescia colla data dell' an- 
no li del di lui regno. Dubbio riesce , 
se a quella elezione concorresse il pon-. 
tefice j giacché investito vedendo il «uà 
adottivo figliuolo Bos&ne del regno della 
Borgogna ^ ben s' accorgeva , che a Zo- 
dovico re di Germania o a Carlo il Gres* 
so tocèato sarebbe quelle d' Italia * certo 
è. che a Carlo scrisse tosto che disposto 
lo udì a venire in Italfaì» e la ^biesa to* 
mana gli raccomandò infestata dai cattivi 
cristiani^ e più ancora dai Saraceni j si 
dolse ancora con esso dopo alcun tempo 
perchè recato si fosse in Pavia y senza 
che egli il sapesse ^ mentre èi disegnava 
di colà portarsi pei" trattare seco di cose 
importanti alla stabilità del regno. PHi 
di tutto mostravasi il pontefice «degnato 
con Ànsperto arcivescovo di Milano^ il 
quale tenace dei proprf diritti^ d' accordo 



" CAWTOIO Vili. ' 4'^i:^ 

rogli alti:! vescovi « primati elei regau 

non. aveva ricercalo o ammesso aloua iii> 

f^ervento del poDtefice tttU^ eleeione Hcl 

re. Giusta era la loro re^itens;) sa (|u^s.to 

putito ^ perchè come cbiamati non ei*ano 

essi ad eleggere il romano imperatore , 

neppare il vescovo dr Roma entrato era 

giammai ^ né entrare dciVèva nella colla*^ 

eioDe del regno ^ detto ancora Longoni' 

hardÌGO, Ansperto non fece alcun caso 

della scomunica lanciata con tra di esso 

dal pontefice Giovcmni ^ e questi dicbia^ 

rollo allora deposto dal vescovado^ 'ed aj 

re Ciirlo ed al popolo di Milano scrìssis 

affine di indirli a passare ad una nuov^ 

elezione. Carlo pierò le scuse propose di 

j4nsperto 5 il pontefice chiese che quelF wr^ 

civescovo fosse spedito a Boma ^ non 

«embra tuttavia né che jénsperto -si mo»" 

vesse^ ȏ che a lungo durasse quella dis^ 

Gordia. Carto il Grosso era probabilmcn* 

le stato elètto dai vescovi e dai primati 

del regno ^ senza V intervento di aku^ 

legato e sen^a alcuna dependenza daj 

pontefice. 

'6. ^el me$e di n^^t^o d^^^aao s/^ 



440 LIBKO IV, 

guente avvenne la morte di Carlomànim 
re di Baviera e d^ Italia^ noo avendo egli 
lasciata alcuna prole sé non un figliuolo 
illegittimo per nome Amolfh * nato da 
una concubina detta iMts^inda. Ipdoinco II 
rè di Germania occupò tosta la Baviera^ 
ad Arnolfo però lasciò la Carintia y che 
già gli era stata accordata dal padre, 
Carlo il Grosso che in Pavia trovftvaaiy 
tecossi allora alla villa di Gandolfoy dove 
lina' cofìferen%a ai tenne tra i figlinoli di 
Jjodovico Balbo per la divisione delle Gal^ 
lie 'j doveva pure trovarvisi Lodovico re 
•di Germania^ ma questi fu trattenuto da 
malattia. Si avvisò in quella conferenza 
ai meza» di abbattere X usurpatore Baso- 
fiCj e tosto si mossero tutti uniti quei 

{princìpi, a combatterlo^ e tolta avendogli 
a cittià di- Macon ^ assediarono la di lui 
moglie Ermengarda in Vienna nel Delfio 
nato. Cario però abbandonò quell^ impresa, 
sollecito ; di passare in ItaKa : vedendo^ 
lettere ad esso scritte in q^elr epoca dal 
pontefice^ che lo lusingava dell^ imperiale 
dignità, e gli annunziava di esset'e giunto 
fino a Ravenna per incontrarlo, {fon es» 



CkVlT^LO Vili. 44^ 

•enjo riuscito quésto abboccamealo j chie- 
deva SI pontefice cbe ambasciatori, egli 
spedisse a Roma, affine, di concei^tare 
con es^i i patti e privilegi della cbiesà 
romana, avanti ch^egli a Roma si avtiassjQ» 
Nota tuttavia il Dmdoì^j chf.' in queir an- 
no I del suo regno , Carlo trovarsi in 
Ravenna , e che rinnovò per 5 anni il 
trattato tra i Veneti ed i snoi sudditi del 
regno d^ Italia. Continuava però il ponte* 
fice a chiedere V ajuto di Carlo contra i 
Siraceni ed i cattivi cristiani, e studSa- 
vaai di togliergli c[ualunque sospetto, che 
egli continuasse ^ favoreggiare Basone , 
protestando di averlo abbandonato , e di 
volere qnind^ innanzi ritenere per figliuolo 
adottivo il solo re Carlo. La storia non 
ci presenta forse un pontefice più in- 
stabile nelle sue affezioni , più volubile 
nc^ suoi disegni, più dato ai politici arti- 
fici e privo di politica avvedutezza^ il 
Giuratori si è accontentato di qualificarlo 
come politico che andava navigando seconr 
do i venti , e mutando fiiri e idee. Egli 
reclamava al tempo stesso le giustizie o i 
1>C0Ì allodiali di 5. Pietro j p^sti forse 






44^ ^'^«o iv. 

nei ducati flì Spoleti e di Tos^^flnaj « da* 
€[uella corrispondenza si raccoglie j che à» 
l.ambefto succeduto era Guido di lui fi- 
gliuolo, detto nella storia Guido jimitrtrc/ 
fhe fórse da prima era duc« di Gameri- 
nn j.se pure questi non era un fprilcUo- 
didlo stesso Lamberto, Da attr» lettera 
però di quel pontefice si vede^ che men- 
tre egli aspettava un ambasciatore ^1 re 
die la di lui venuta prevenisse , giunto 
c^-n da Pavia nel territorio di Roma quel 
fiiorgh nomenclatore già scomunicato , • 
il quale impossessato erasi dei beni allo- 
dinli medeisirai , che il pontefice diceva 
donati da Carlo Cali^ alla chiesa roma- 
na. Que' beni già conficcati a Giorgio , 
CaHo Caligo aveva forse conceduti al pon- 
te fi^e, il che proverebbe sempre più die 
eflì imperatori ritenevano ed esercitavano 
r alto dominio ed i dh'itti fiscali in Ro«^ 
ma. I Saraceni erano stati intanto battuti 
dai Greci nel mare di Napoli y ma tutta* 
via infestavano ancora i contorni di Ro- 
ma ^ né dato era ai cittadini di potere 
uscire liberamente , del che dolevast il 
pontefice col v re Carlo ^ -mentre V ajuto. 



CAPITOLO VI\I. ^45 

f h:c(l'»va ■ pure dei i^omandant! greci, con- 
^ratolanclofli «eco lóro della riportata vit- 
toria, lacepla è P epoca^ in dii Cnrlo si 
recasse a Boma ; sembra tattaTta^ che yi 
{^iiignesse nel mese di dicembre dciranno 
8S0 , e che nel giorno dt Natale dalle 
m^ni del pontefice ricevesse la corona 
iraperiale y sebbene ad aUri piaccia di 
ritardare quei!' avveinimento fino al prin- 
cìpio dell' anno seguente, e forse al gior- 
nj della Epifania. Se fede può prestarsi 
^i alcuni aocamenti di queir epoca citati 
in questa controversia^ monaco d' Augia^ 
« quindi restavo di Novara vedesi nomi- 
mto certo Cadoldoy fratello di Liutvariio 
vescovo di Vercelli, arcicnncelllere deirim- 
p^ratore, che arbitro dìcevasi di tutta la 
^ >rte. Forse , come alcuni suppongono , 
<^'>P(mato ftt Carlo imperatore nel giorno 
^i Natale , e nel giorno della epifania fa 
<^ronato re d' Italia. Quel Guaiferio , che 
più vòlte accentrammo in questa storia 
principe di Salerno , risolvette allora di 
i^bban^onare il mondo, e di farsi monaco 
'a Monte Casino } ma moi'ì in camminq, 
lenire a quel mons^tero recàvas!^ e ««)- 



\ 



444 inno IV. . 

cessore ebbe il di lui figliuolo Guaimari<K 
7. Invece di occuparsi della difesa 
del ducato romàno, poitìe il pooteBce di 
continuo imploMva , Carlo fatto impera- 
tore . passò a oiena e quindi in Lombar- 
dia. Un placito si trova , al quale egli 
aveva assistito in Siena nel mese di marzo 
deir anno d8i: altro diploma vedesi dato 
nel mese medesimo , j^quis palatio y il 
rbe interpretarono alcuni per Acqui, nel 
Monferrato , altri per una Corte posta 
nei contado di Veriina, ed altri peggio 
di tutti per Aquisgrana. NelF aprilcr egli 
trovavHsi certanit:nte in Pavla^ uè è noto 
che in qnelF anno ad alcuna impresa si 
accignesse, sebbene il pontefice continuas- 
se a richiederlo di assistenza eontra i Sa- 
raceni , e lo pregasse di spedire un co- 
mandante dell^ ai^Hii dalla sua corte j dal 
che si deduce dbe il pontefice diffidasse 
dei duchi di Spoleti e della Toscana. Nel 
dicembre si veggono dati da Milano duq 
diplomi di quello imperatore , e ad esso 
aveva spedito , forse in quel!' epoca , il 
pontefice certo Pietro , superista del pa- 
hzno , ed «tt vescovo detto Z^icheria , 



CAPITOLO Vili; 44^ 

àffiacliè Carlo i duoi messi inviasse per 
recuperare le giustizie di 5. Pietro 5 al 
tempo sieste sembrava desiderare quel 
pontefice y che <jue' messi imperiali non 
esercitassero alcuna giurisdizione in Ba<> 
Venna ^ dove insorte erano contese fra 
r arcivescovo JRotnano , ^d : alcuni nobili 
di quella città. Romano efaiesta aveva la 
venuta di - Alberico conte come messo 
imperiale ^ il che riuscito era di sommo 
dolore al pontefice , che in Ravenna ge- 
loso era di conservare la propria auto- 
rità j sebbene per diritto di sovranità 
potesse r imperatore mandare i suoi giù* 
dici negli stati della chiesa. Queste dis- 
sensioni con queir arcivescovo tanto eb- 
bero a progredire^ che il pontefice giunse 
a scomunicarlo ^ e questi fini di vivere> 
ncir anno seguente senza che noto sia ^ 
se terminata fosse da prima quella con- 
tesa. Il pontefice crasi verso quel tempo 
portato a Napoli^ forse affine di disto- 
gliere quel vescovo e duca dalP amicizia 
de^ Saraceni ; ma alcun effetto non pro- 
ducendo le <li lui esortazioni^ an(*hé con- 
tra quel vescovo duca lanciata aveva la 

n 21 



4'46 • trBRò IV. . 

«comunica. Lungi dal rinunziare sr quella 
mostruosa alleanza^ quel vescovo principe 
territoriale chiamò dalla Sicilia Sicaùno 
capo 9 o come altri scrivono ^ re dei 5»* 
raceni^ e postoUo al piede del monte Ve- 
suvio. Quegli alleati però ^ s«conJo^ il 
lora costume ^ si diedero a saccheggiare 
i colatomi di Napoli^ a fare violenza alle 
fanciulle ^ e a spogliare gli abitanti che 
incontravano delle armi loro e dei cavalli. 
Fu pure, allora imprigionato dai suoi pa* 
renti Gaideri principe di Benevento j ed 
in suo luogo fu sostituito Radelchi o Rct* 
delgiso j Bgliuolo di jidelgiso defunto \ il 
prigioniero fu dato in mano ai Francesi^ 
o forse al duca di Spoleti , ma fuggì e 
iricoverossi in Bari , d^ onde i Greci a 
Costantinopoli lo spedirono. Accolto egli 
colà favorevolmente dalP imperatore JBa- 
silio y fu rimandato in Italia governatore 
di Oria. Morì ^ure allora Orso dog^ di 
Venezia^ sommamente commendato dagli 
Uorici per la sua saviezza e per il suo 
amore della pace , e sì osservò che sotto 
il di lui governo ingrandita erasi notabit* 
mente la città di Venezia coU^ essei'si co- 



' CAPITOLO VIIL 447 

perla di fabl>riche quella parte che ora 
dicesl Dorso duro. Atl Orso succedette il 
di lui figlmolo Giovanni j e di questo 
narraci J che Badoero o Badoario di lui 
fratello a Roma spedisse oode ottenere 
il governo della città di Comacchio ; nel 
qual caso a quest^ epoca e non ad altra 
molto anteriore^ della quale abbiamo par- 
lato ,• riferirsi dovrebbe ritnprigìonamcnto^ 
di quel Badoero fatto da Marino conte 
di Comacchio medesima^ che in quelP o^** 
casioae lo avrebbe pure gravemente ferito. 
Bidonato ben presto alla libertà con giu- 
ramento di non fare in alcun tempo ven- 
detta del ricevuto affronto^ tornato sareb-' 
be Badoero in Venezia^ e morto di quella 
fiorita ^ per la qual cosa il doge Gioi^an- 
ni j venuto coli armata navale j avrebbe 
conquistata a forza la città di Comacchio^ 
vi avrebbe stabilito i suoi giudici , e gravi 
danni arrecati pure ai RìavenDati j come 
consapevoli se non complici , dell' impri- 
gionamento del fratello. Può riferirsi i| 
^est' anno medesimo Ja presa di Comac- 
chio fatta dai Veneziani , sebbene incerta 
sia tuttavia V epoca dell- imprigionamcQto 
di Badoeì'Q* 



448 LIBRO IV. V 

8. Àncora viveva F imperalrtée ^n- 

f'iberga y ehe caduta ia sospetto presso 
imperatore dopo^ V elevazione di Bóso" 
ne y era stata per di lui ordine tolta dal 
suo monistero di Brescia , e condotta in 
esilio nella Germania. Il pontefice erasi 
interposto per la di lui liberazto^ y e. 
Carlo promessa V aveva , purehè conteuti 
ne fossero i due re di Francia Lodoi^ico 
e Carlanumno. A questi scrisse dunque il 
pontefice • e sipgolare riesce T asseaaioae 
neUe di lui lèttere cooteiiiìta, che quella 
principessa era sotlo Ja pro|ezy;>ne drila 
sede romana^ e che. do^^i^va quin^li rtmet- 
lersi a Roma. ^ ove sarebbe in tal nodo 
custodita y che alcun a}uio ideare nott 
potesse ne alla figliuola j né ad geaero. 
Scrisse pure il pv)ntefice a tutti gli arci- 
vescovi^ vescovi e coiUi d^ Italia^ affiach^ 
lutti implorassero quella grazia dair im-. 
peratore^ dkendo che come era sotto il 
dominio àtìT imperatore la Geemaaia y. 
cosi lo era pure Tlt^ia, e che <iustodire 
potevaisi egualmente qaeUa principessa in 
Boma y affiuclìè nulla irawasse eontra il 
xen^no e T impero. Altre istanze pei^ T og* 



CAPITOLO Vili. 449 

gf tto medesimo falle v-cggonsi alla impe- 

r.-ilrice Riccarda^ moglie di Carlo Crasso^ 

cri a questa pure si raccomnndaya il .pon* 

lefice ^ perchè finalmente Carlo si visol* 

vesse* a prestare alcan soccorso ai Rot* 

mani contra i Saraceni. Ma di- tult^ allre 

cure questo imperatore occupavasij morto 

era Lodovico II re di Germania di lui 

fralello^ ed egli invitato trovavasi non 

solo a raccogliere quella successione, ma 

ancora a- soccorrere i popoli della Lorcùa 

molestati di contìnuo dalle scoiTcrie dei 

Normanni. Giunti erano essi fino a Con 

blenz e incendiate avevano Trevcrì e Co-r 

loma.4. Da Ravenna , ove CaHo trovavasi 

nel mese^ di febbrajo delP ^nno 882 , e 

d^ onde un diploma spedì in favore delle 

chiese d' Italia^ passò Carlo in Baviera e 

quindi a Vormazia , ove da una grande 

dieta fu riconosciuto signore e sovcand 

della Germania e delPanliea Lorena. Morì 

pure in Francia il re Lodoi^ico , e solo 

s^imase padrone di quegli stati il di lui 

f^ateRo Catlomamw, Cadde ben presto ii> 

di lui potere la città di Vienna ^ già da 

due anni stretta d' assedio ^ e ad Ermen^ 



45o M«ao IV. ' 

gcu'da detta ^ariosa per la longa tcvI* 
slemsL opposta^ fu accordalo di aodajce 
libera coÙa Bgliuola ovunque volesse* Ecsa 
recossi ad Auluu , ove. governatore irò* 
cavasi Riccardo fratello di Bosoney non 
si sa però ben intendere ^ (juali fossero 
la pofitica e la dijdouiazia di ^e^ tetnpi^ 
aè come avvipaisse la resa eU Vienna ^ 
considerata forse come ma faUo parziaie| 
perchè in quella capitolazione dato vede^ 
ad Ermeng€trda il titolo di regina moglie 
del re Bosoìie, Liberata fu pure in quelHan* 
no AngUberga di lei madre^ e quel JÀtU* 
S'ardo vescovo di Vercelli arcicancelKere 
e consigliere dell^ imperatore, fti quello 
che al pontefice la consegnò. Luftingavast 
forse uell^ anno medesimo il poaiefice^ 
che 11 imperatore fosse per tornare .in 
Italia , e che non solo in Savia j tua vor 
lesse recarsi altresì in luogo più vic&iio ) 
onde soGQprrere potesse ai l>isogni degli 
stati romani \ lagnavasi al iempo stesso 
di Guido duca di Spoleti , iadicaadolQ 
come invasore e rapace^ e nominandolo 
quasi per -disprea^so, Guido Mabbia. Sem- 
Idra pm*e^ che riuiperat(^e lusingato avesse 



jCAi^iìroLò vili. 4^\ 

li pontéfice di aft>boccarsi con lui ìb Ra- 
veaaa; <e questi Inramava che T imperatore 
seco conducesse Suppone .H^onte o duca 
della Lombardia. Invece forse fu spedito 
Adidardo vescovo di 'VeroDa^ che col 
pootefice iacoatrossi in Fano^ ma Guido 
rhit doveva pure travarsi a quella, confe- 
renza j aoB comparve , ed a nulla giovò 
il girare che (eoe Adalardo per diverse 
città onde ridonare le reclamate giusti^ 
zie a 5. Pietro. Ad Ansperto arcivescovo 
di Milano succeduto era Anselmo j e con 
questo derlevasi pure il pontefice della 
persecBzioiie che soffriva per parte dei 
pagani: e. dei maligni cristiani, e per le 
rapine e violenze di Guido ^ detto allora 
marchese , un di cui uoino o uffiziale ^ 
nominato . Lombarde j presi aveva 83 Ho- 
«ani presso Narni, e loro 'oveva fatte 
tariate le mani y per 'A che molti eVano 
iperitL Ansperto era morto probabilmente 
BelT anno 8B i y >. nel di lui epitafio si 
^^^ y che sollecito erasi mostralo di 
n&bbiicare le mura diroccate della città 
dlla di cui cura commessa, dal che tras- 
&era alcuni argomento a credere y che 



4Su .xrtno ÌV. 

investito Fosse quellV arcivescovo 'del go- 
verno poli lieo di Milano ^ siccome molti 
vescovi della Lombardia comiaciavano al- 
lora a procacciarsi il governo e il dominio 
delle loro città ^ approfittando del v/^n- 
taggio che loro . offeriva il diritto di suf- 
fragio nella elezióne y allorché molti erano 
i pretendenti al regno. Gessò pnre di 
vivere nel mese di dicembre delP anno 
882 il pontefice Crùx^onm ^ ;che il Mura- 
tori 9 dopo averlo meglio caratterizzato 
altrove , descrive come wJhticabUe e di 
moka finezza neg^i qffhri politici, di non 
minor forza nel goifcrno ecclesiastico ^ 
compiangendolo solo perchè vissuto in 
tempi infelici. Se decente fòsse stalo in 
vn pontefice ìromano il mescolarsi di con* 
tinuo di affari temporali, T intromettersi 
ne' segi^rti . delle corti e fino nelle legit- 
time successioni per cambiarle o intorbi- 
darle, r accordare speciale proletiorà ad 
uno o ad altro principe^ il disporre dei 
rt gni, il mercanteggiare V impero ^ il tur- 
bare la regolarità delle . elezióni, il losin- 
gare un sovrano per tradirlo in appresso^ 
r andare ^girando per le corti ^ aÌBne di 



\ 



niflaine sulla, loro politica , il iramarf mk. 
il favorire una maaìfesta Usiirpa«rpifee^ il 
suscitare sudditi fedeli a detlfoikUUM^ Iti^ 
loro sovrano^ perchè iafermo ^.T vif^mS^.'.. 
sare.^ e Torse il fomenidre «una co«^i4fis 
per Cogliere la vita, ad un priacipe ^ 1^ a^ 
almare i fratelli coiitra i fratrlli^ i - tiepoit 
contra gli eii ^ il procurare di eoatlouo 
il solo iDgrandimento dei beni temporaii 
della chiesa^ avrebbe i^rtameate Giovo^rh* 
ni inerìtato il titolo di infaticabili'; come 
dotano di forza nei governo ecctesicutico 
avrebbe potuto «reputarsi^ se lodevcde dire 
si potesse la persecuziòne e la scomuaica 
del vescovo di Porto ^ noiuo di allissiruo 
merito , e solo ojiato d»l pontefice per- 
chè non partecipe della sua volubilità 
nel passare coi suoi affetti « col suo at- 
taccamento, da uno ad altro principe j o 
da ttua ad altra uazioiie; se lodevoli fos- 
sero i decreti parimenti di scomunica lan«r 
^alÀ .contro gli arcivescovi di Milano e 
di Havenna ^ percfkè il primo fedele ri- 
maneva al suo re , ed alla sua nazione 
conservare voleva il diritto , eh' essa da 
^^Qto tempo possedeva della elezione al 



<l 



454 LIBRO IV. 

regno , perchè il secondo i diritti loglttimi 
dèir imperatore rrcònosceva di spedire i 
iuoi messi in tutta ritalia ed anche negli 
stati romani 3 se lodevole potesse dirsi 
Pavere minacciato e distribuito largamen- 
te le scorna niche ai duchi di Spoleti ^ dì 
"jNapoli , di Salerno^ dì Capua^ d^ Amalfi, 
eco. per oggetti semplicemente politici y 
ehe la disciplina della chièsa non riguar- 
davano. Ma se lodevoli potessero dirsi 
questi tratti di energia j forse sconsiglia-» 
ta^ riprovati sovente dagli stessi scrittori 
di Bonp^'^ a forza ed a fccsTiezza nel go- 
verno ecclesiastico non potrebbero certa* 
mente attribuirsi né la decisione dì ja* 
sciare if "godimento del^e rendite vescovili 
ad mi abate che il suo metropolitano 
ricusava ^ forse per giusti motivi di ordi- 
nare vescovo j il dividere in due y contro 
r autoritik di tutti gli antichi canoni y il 
vescovado di Gapua per saziare V avidità 
di due pretendeoti; V accordare finalmen- 
te r approvazione e la conferma dell* ele^ 
?5Ìone di Fozio j la quale di grave scan- 
dalo riuscì a tutto il mondo cristiano y e 
|>crfiQo al piissimo Baivnio fece concepire 



CAPITOLO Vili. 455 

il dubbio che quell^atto di ÌD«igne debò-» 
Iczza datò avesse o^iae alla favola della 
papessa ! E , bea felice può dirsi per la 
chiesa e per IMtalia tutta^ che secondata 
non fosse <|iiel pontefice nelle stie insi-* 
DUrizioni , nelle sue chiamate y nelle su« 
viste politiche , e che Jieppure rispettati 
fossero i suoi decreti ^ né temute le sue 
sGomuuìche! Che. sarebb^ egli avvenuto^ 
se ubbidito avessero alla di lui chiamata 
r arcivescovo di Milano ed i vescovi tutti 
della Loral>ardia ^ e se recatisi in.Pai^a 
e dair influenza della di lui autorità tra- 
viati^ eletto avessero F ambizioso Bosone 
e spossessato Carlomahnoy in onta ancora 
dei diritti legittimi dei principi germanici? 
Di quali disordini^ dì quali guerre atroci 
e fatali sempre alP Italia j uon sarebbe 
stata cagione quella ingiusta elezione 7 
Quali disordini j quali guerre nate n<>n 
sarebbero j se prestati si fossero all' ub- 
l>idien!Ea, i vescovi Lombardi ^ e andati 
fossero al concilio per lo stesso oggetto 
convocato in Aoma ^ violando al tempo 
slessò le loro consuetudfni y la loro co- 
stilQzioiie ed il loro diritto della elezione 



456 tftmo IV. 

del M ) E quafle orribile scisma naia noti 
sarebbe in Milano ^ se pia debole fosse 
igtato V mperatore o il popolo y e per 
id)bidire al pontefiècN eletto si fosse na 
filtro arcivescovo, viveille ancora^ Ansper- 
to y nomo da tutti amnirato per le sue 
virtù ecclesiastiebe e cittadine y e dall^ 
sna greggia particolarmente venerato ? In 
mezzo a tutte queste mal concepite dis- 
posizioni, che lece egli il pontefice^^/o* 
^yanni per il mantenimento o il risrora^ 
niento. della eccle^taAien disciplina? Tutti 
i concil) da esso adunati tanto in Italia 
quanto oltrepò nti y non finirono che in 
discorsi di elezione ^ di coroAaaioni^ di 
conferme ^ di elezioni « di cose moiidane 
per lo più^ o di relazioni politiche, eatra- 
nee totalmente al culto ed al governo 
della chiesa di Dio. Sembra quasi impos- 
sibile che un fedele narratore dei fatti si 
sia lasciato accecare, que' titoli onorevoli 
prodigando ad un vescovo di Roimi c£e 
meno d^ ogn^ altro li meritava. Ma cessano 
a qnest^ epoca medesima le vite dei pon- 
tefici di JxnastMsio bibliotecàrio. y il quale 
Avvezzo era a chinderle sempre con qual- 



CAPITOLO Vili. 4^7 

^te elogio, de jitramebte (lestimendolo cl^or« 
dinario dai calici o dai sacri arredi donati 
alle chiese ^ da <jua|^che volta ripacata o 
eie qualche trave rimessa ^ e' forse anche 
a questo pontefice , censurato già colla 
semplice esposizione de^ fatti, si è voluta 
applicare ad esempio degli altri alcuna 
lode in parole. Ma lo storico imparziale 
non può attenersi se non agli storici mo- 
numenti *, ed io annunzierò in questo luogo 
una verità che potrebbe sembrare tutta-* 
via assai dura*, che siccome per la gloria 
di Adriano I sarebbe desiderabile eh^ 
mai non si fossero pubblicate le lettere 
del codice Carolino , cosi sarebbe più 
onorata la memoria di. Gioi^anni FUI j 
se pubblicate pop si fossero le di lui 
lettere numerose. 

9. Narrasi negli annali di Fulda , che 
quel pontefice avvelenato fosse da un di 
lui parente , e che non mostrando di 
voler suocombere così prcìsto , come de- 
sideravano r avvelenatore ed altri faziosi 
che ' impossessarsi volevamo del di lui te- 
soro ed anche della di lui s^de , fosse 
percosso con un maglio sul cervello Sj;!-* 



4^8 LTuno IV. 

che spirasse. Ma quel raccoDio è. pièno - 
ài taate atrafvaganse cbc'cIifEcilmenle pao 
amméttei'si'*^ sì dice che nacque in Ruma 
grandissimo tomvrfto^ del ohe idciino non 
p;ìrtò maì^ e che il capo :di quella fiixìo*. 
ne non ferito uè percosso da alcuno .'. 
€?i4de improvvisamente estinto^ ed in vece- 
%ì vede che tranquillamente fu eletto pon- 
tefice Marino y da alcuni detto vescovo . 
]%enchè non se ne nomini la chiesa , e 
fùk probabilmente arcidiacono di Roma y 
g^iacehè 'allora 'pt& spesso pervenivano a* 
ffuella dignità gli arcidiaconi, siccome in- 
v<!Stiti deir amministrazione de^ beni tem-* 
potali della chiesa, ehe più influenti. li» 
ix^indeva nel momento deHe elezioni. Ar-^ 
«^idiaeoni erano <fi fatto avanti V elessione 
loro F (dentino ^ Sergio II e lo slesso 
ilrioifanni Vili, Lodata però era . jUurìno 
per la sua fermezsa, e questi già erasi 
<!ichiarato coiitra Fozio^ per la qual cos» 
taott fu dalF imperatore Basilio riqa|ao« 
.«iciulo. Cario Crasso intanto dalle imiaio- 
tìi formidabili de' Normanni, che tutta!» 
Ikassa Germania inondata avevano sotto il 
comando di due .eapi, detti Go^ifr^do e 



CAPITOLO VHI. * 4^9 

Sigifredo^ costretto fu a eoDclurre cernirò 
di essi ttn^ai*mata composta di Lotigabardi 
« di Aletnaniii^ e rivuci a Mrignere d' as- 
s<dio qae- diié capi ia un £»rre y del 
qtiale la storia non ka conservato il nome.. 
Narrano gli annali Fuldensi^ rhe si at* 
tendeva da latti di vedere ffue' due capi 
pWgioaieri *, quando Lintardo j detto .m 
quegli annali pseado* vescovo^ sen;ia. s;iputa 
ckrgli altri cottsi^lieri con un solo conte ^ 
^•^tto F'idkertù j andò dall^ imperatore ^ e 
guadagnato ^ com^ egli era ^ col danaro , 
V\ dissuase dallo assaltare i niimci^ e gli 
presentò lo stesso Gotifrèdo , il quale 
amichevolmente accolto da Carlo ^ f a dà 
rsso tenuto al fonte battesimale^ e spe*. 
dito quindi governatore della Frisia^ colla 
promessa altresì di pagargli, un annuo- 
tributo. Si narra in altm annali che T ini' 
pcratdre in vece si ritirasse per un fie- 
ri ssimo temporale insorto e per la peste 
rhe la di lui armata dissolava ; che Go- 
tifredo fatto cristiano nella Frisia si ri-^. 
«lucesse^ che gli .fosse altresì promessa 
in Ì9po0a Ghia. 6gliuo]a dei re - Lottano ^'^ 
€ ch^ Sig^tiedoM ritjrjisse egli pure dalla 



45o * tiBRo !¥• - 

Lorena^ mediante lo sborso di uoa som* 
ma d^ oro considerabile. Tutti però gU 
storici in questo convengono y che Carlo 
dopo nn^ impresa che molta gloria prò* 
metteva^ una pace conchiuse vergognosis- 
sima j e cadde', ancora in maggiore dis- 
credito , che non era da pritna , per la 
sua villi. Male informato reputano alcuni 
r annalista Fuldense y perchè falso ve-^ 
scovo dire Liutardo o Liut^ardo y ebe 
realmente lo èra di Vercelli ^ ma forse • 
la Germania , fatta piji di recente cristiana, 
aveva idee ben diverse da quelle degli 
Italiani sulla condotta deWescovi, e falso 
diceva quél monaco scrittore y non acco- 
stumato a vedere vescoti cortigiani y on 
pastore che lontano della sua gi*eggia , 
solo occnpavasi di affari temporali- né io 
sfirei per assolvere quel Liutvardo dalTao- 
cusa di essersi lasciato corrompere , solo 
perchè lodato si vegga in una lettera di 
Giovanni Vili. Ma torbidi grandissimi 
si andavano in quell^ epoca suscitando 
nel mezzodì delF Italia. Se crediamo a 
Leone Ostiense y il conte di Capua Pan^ 
donolfo chiesto aveva al pontefice^ non 



«JiVITOLO Vili. 4^1 

si «a bene se Giovanni q' Marino ^ di 
potersi- impossessare di Gaeta^ sulla- ^ale^ 
siccome governata da un principe inde- 
pendénte , il pontefice non aveva alcun 
dtJitlQ; ({uesti aveva tuttavia accordata la 
domanda^ il ohe.mMnduce a credere^ se 
pure il fatto sussiste^ c}ie egli fosse Gio* 
vanni Fili ) Pandonol/b aveva duncnie- 
assediato Gaeta , ma quel duca Dgcibile 
chiesto aveva ed ottenuto dai Saraceni di. 
Àgropoli copioso soccorso. Tardi accorto 
erasi il pontefice delP errore commesso ^ 
e volto crasi a blandire Docihile^ affipchò 
i Saraceni cacciasse; (juesti prestato erasi 
alle di lui istanze ed alle di lui promes- 
se , ma quella guerra rivolta contro i 
bariyari, riuscita era fatale a molti sud* 
diti di quel principe, né egli aveva potuto 
ottenere pace se non cedendo ai Saraceni 
medesimi alcune terre presso il Gariglia- 
no^ d^onde que^ barbari tutti i territor) 
adiacenti calle loro scorrerie pisr lunga 
età incestarono. Si narra pure che quelP^* 
tanasio j vescovo e duca di Napoli j ehe 
già era stato scomunicato ^ forse per sot* 
trarsi alla censm*a ^ unito oqì Capuani e 



4&2 . tlfcllO IV. • ^ 

coi Salermtmii^ i Mori cacciasse da A;grO'" 

poti j ciak allora . della Magna Grectn y 

tuttora sussistente ^ che essi avevano 0C7 

cupata * cke mie^. barbari si ritirassero al 

Garigliano ^ d' onde i tcrrilor) infestassero 

di Capila^ di Benevento^ di Salerno e di 

Nnpoli y e che queir Atanafio medesimo , 

venato di nuovo a pace ed alleanza cogli 

Agareni o Saràeejni. suddetti^ i confini 

molestasse dei Salernitani, Fu certaiQeQte 

sdlora preso ed iiicendiato dai Sar^^ieetai 

il celebre monastero di iS. F^inqetìzo . di 

Volturno; ed uccisi furono i monaci y che. 

rimanere vollero fermi. nella loro sed«« , 

IO. Tanto erano giudicali riprovevoli 

gli atti arbitrar) del pontefice Gia^tmnì j 

die il di lui successore in/arino, fu. obbli-i 

g;ìto a rescinderne alcuni j e tra gli altri 

a rimettere nella 9ua sede il vescovo di 

PortO; già condannato e deposto. Conti- 

i;)uando però Guiép di Spoleti nelle sue^ 

imprese eontra i beni della cbi^sa^ MariHo 

tiuove istanee fece a Caflo imperatore^ 

perchè in Italia tornasse. Venne, egli d)l 

fatto nel mese di maggio \ io ManttM^a. 

£rovò ambascialori dx^^ Ven^ziaui.^ e loro 



accordò nuova eoaferma de^ yivilegì, coti . 
nicttiie coQcè89Ì0OÌ ni patriarca grarletise . 
"e:l ai suoi siifrraganei , e quindi recossi 
.a Nanantola^ kiogo stabilito pet la con- 
i«srenza ^cì pontefioe. Varj Hìploaii di. 
^ell'' imperatore viBggonsi dati da queirìn- 
sigoe i]iK>QÌat8roy do^e eùtk molto Oìxq^e 
fa ^H^colto Marhm^j e meliti eoa<cor.sero 
ancora dei primati del ref oo» Fti 9i\l(^^ 
accasato^ .secondo g}i àniiali de\Fraochi^ 
4^Uido detto iu essi pei* eripore conte d^ei 
Toscani mentre doveva dirsi degU SpP^~ 
letini y eomereo di. dt^UttO di* kisa mae- 
stà^ il che indusse quel .oonte o quel 
duca a pigliare la fuga^ e messo fu per 
•ciò al baftdò deir impero^ Seeohdo ^r* 
ehemperto , si fondayana qm41o accuse 
nell^ avere egli spedito messi air impera- 
t.>re greco y disegnando . di \ rubdliarsi a 
quello di Occidente j e di atei^e altrest 
ricevuto daaaro ' a q«el fine. La di . Jui 
fuga, dice quello storico, tutia >la (erra- ' 
italica agitò, gràndemeikle , perchè G^idot 
strinse bentosto . allearnsa eolla potente 
«azione dei Mòri y il che ad alcuni ha 
£illo credere. ; iche . iinnocente; £|;li .fosse 



464 LIBRO IV. '■ '■ 

delia 8Up|>o^ trattativa coi Greci. Beraìr 
-gario duca del Friuli fu incaricato di spo^ 
gUare Guido del ducalo di Spoleti ^ il 
che dà luogo a apporre che pigliate 
avessero gli Spolelini le armi in di lui 
favore ; non compì egli totalmente T inca- 
rico ^ perchè dopo avere occupata una 
parte di quegli «tati , la peste eomiuciò 
a fere strage nel suo esercito, e <|uindi 
spargehdosi per V Italia , si introdusse 
fino nella corte imperiale. Carlo riiaase 
tutta la state in Italia , ma forse colla 
importuna condanna di Guido e con qndU 
viol^uia esecuzione , o forse per avere ad 
sdtri, eome narra ErchempertOy tolta Pan* 
torltà ed i heaefizj , dandoli a persone 
assai più vili, si concitò V odio degli otr 
timati deir Italia medesima , ^forse più di 
tutto di Adalberto duca della Toscana 
cognato di Guido '^ ed a giudizio di qùeUo 
storico una grande rubeUione si dispone- 
va , della (piale non si vede fatta alcuna 
menzione da altri scnttori. Gol nome di 
])enefiz) che posseduti avevano i padri , 
gli avi e gli atavi di que^ magnati, crede 
il Muratori di vedere indicati ducati ^ 



cAPiitiLo vin. 4^5 

iDarcUe^ati . e comitati ^ € che già quesU 
avessero assunta la forma di .feudi per il 
passaggio loro né^ figliuoK e ne^ nepotì 3 
a mèi sembra la cosa assai dubbia ^ non 
essendo fondata se non sulle, parole di 
Erchemperto j nelle quali primo si parla 
della autorità tolta a Guido e ad alcuni 
altri y il che precisamente indica la con- ^ 
danna portante la privazione del titolo 
e della dignità di duchi o conti ] poi si 
park dei B^nefizj^ i quali tutt* altra co«a 
essere dovevano j e forse erano in gran 
parte beni ecclesiastici commendati. Alcuni 
diplomi trovansi dati in quelF anno dalla 
eorte regia detta Murgola nel territorio 
di Bergamo ^ avanti la fine delF anno era 
tuttavia passato V imperatóre in Germania^ 
onde opporsi di bel nuovo alle scorrerie 
de^ Noimanni. NelF anno seguente cessò 
di vivere il pontefice Marino ^ al quale 
fu immediatamente sostituito un Romano 
che il nome assunse di j^driano Jlly ed 
a questo alcuni scrittori attribuirono un 
decreto portante che Y imperatore noni 
potesse intromettersi nella elezione dei 
pontefici; il quale da tutti i critici pivi 



46.6 LIBRO iV, 

•assennati viene rìconosciato per falsp. QttvI 
^leeretQ dvvebbe però potuto «assistere \ 
sebraltato si fo$se della aok eleztoite e 
noD della cottsecraìione , giacebè VbersL 
era la ptina al clero ed al popolo^ viu* 
colata la seconda per lunga consnetudifie 
Btiche d^gli * imperatori greci e per le 
costituzioni , al consentimento delP inipt— 
ratore. Dubbid più ancora è rantentìcilà 
di nn decreto riferito dal solo Sigùnio e 
da alcun alfró non- menzionato^ col quale 
quel pontcfiee avrebbe ordinato che n>o*- 
rendo il re Crasso^ il regno col titolo cK 
impero dare si -dovesse a principi italiani. 
Alcuni forse di questi Itisingavansi^ per- 
chè Coirlo Crasso |i*ovavarsi senza prole ; 
ma verisimile non sembra ^ die vivente 
ancora quel pi^iticipc^ il pontefice volesse 
passare alla pubblicazione di nn tale de* 
creto. Cario intanto occupato conlra i 
Normanni , méntre forse aveva seco con- 
dotto truppe italiane ^ un corpo di niìli* 
,zie bavare spedite aveva per continuare 
la guerra cc4 «^ca di Spoleti. Pia felice 
che nella precedente campagna fu Carlo 
contra i Normano^) compre9ce pure Li 



ciprroLO Vili. 4^7 

8olle?azioDe di tin duca della Moravia, e 
per la fine deìY annu 884 Irovossi iu 
Pavia. Guido però ùon lasciò di far giu- 
gnere al trono le sue discolpe y e tanto 
si adoperò, che rientrò in grazia de If ini'' 
peralore j in alcuni annali sta scritto ^ 
che quel sovrano rappacifìcossi con tuUi 
coloro, che offesi aveva nelP anno' prece- 
dente. Morto era intanto Carlomanno re 
(li Francia, ferito da un cignale alla cac-^ 
eia, o come altri nr.irano, involontaria* 
mente da uno du^ suol stagnaci, che pure 
ad uceidere quel cignale tendeva ^ e la^* 
sciato aveva un solo figliuolo in età di 4 
anni , di legittimiti assai dubbia , che 
nella storia fu detto Carlo il Semplite» 
Si trattò allora di dai*e alF imperatore 
anche quel regno \ qia mentre i ' baroni 
disputavano , i Normanni ricominciarono 
ad infierire contra il regno medesimo. 
Quel regno fu di fatto solo neir anno 
seguente accordato a Carlo , il quale 
dair Italia si mo5S« per assumerne il pos-* 
sesso , non senza avere da prima tenuta 
una gi*an dieta in Pavia nel giorno dcirE- 
pifania ^ nella quale Guido medesimo 



468 utRo IV. 

comparve y proiestaado la sua ìnàocedt^^ 
e giuranrio eli non avere mai deviato d^Ha 
fedeltà alP imperatore dovuta , dopo di 
che rime^sto fu nel possedimento dei du- 
cati di Spoleti e di Camerino. Vedesi in 
quel tempo una donazione fatta: in Lucca 
ad una chiesa fondata presso il fiume Ma- 
gra nella Lùnigiana sotto il castello di 
ÀuUa y da Jdelberto Conte e marchess 
della Toscana 9 figliuolo di Bonijktm e 
di Berta^^fier la salute delP anime, di lui ^ 
dei delti di lui genitori y della defilata di 
lui moglie AfUMìsuaray e della* vivente 
Rotildey non che dei di lui figliuoli jàdal-^ 
bertó e Bonifazio y il primo dei ^uali ai 
intitola egli pure conte e marchese. Era 
intanto stato cacciato dalla sua àede Ba- 
delgiso li principe di Benevento^ al anale 
era stato sostituito un di lui fratello detto 
Ajone y ed una grande vittoria riportata 
avevano i Greci sotto S. Severina ileHa 
Calabria centra i Saraceni ^ che accorsi 
erano da Àgropoli e dal Garigliate^^ per 
soccorrere quel castello- d9i Greci me- 
desimi assediato. Di <)nesto non solo 
eransi impadroniti i Greci; ikia anche di 



Àmantea y cacciandone i Mori, e secóndo 
Cedrano y \ guidati erano da Niotforo Foca 
patrizio ^ avolo delP imperatore di questo 
Qoo^e ^* secondo Costantino Porfirogenita 
occupata avevano altresì la città di Tro- 
pea , ed i Mòri ristretti così nella sola 
^iciUa. Non si sa bene se in quell^ anno 
nel precedente avvenisse la distruzione 
del monastero di Monte Casino , dove 
presso air altare i Saraceni trucidarono, 
il celebre abate Bertarìo ^ come pure non 
ben sMntende in qual modo da alcuni 
^^ggdjsi tosto sostituito al defunto Berta^. 
rio slirò abate detto An^lario* Morto 
era in; quel tempo Landone il vecchio 
conte di Gapua ^ città , più volte attaccata 
invano da Anastasio II duca e vescovo di 
Napoli^ e ad esso sostituito erasi Lando'. 
^fù di lui fratello* 

II. Una grande dieta oonvocfala ave-* 
▼a Timpseratore id Vormazia^ ed a quella 
intervenire voleva il pontefice Adriano Illy 
Ola infermatosi iù viag^o y dopo alcuni 
gionù morì. Co»feraiali egli aveva da 
pi^ima* forse anche in un concilio temito 

* TV • * * 

)A BoQka , i priril«gi del monastero di 



t 



470 • LfBKO iV. 

«S. Si^o di Piacenza fondato da jingtWei'' 
ga. rbeni di quel monastero situati «rana 
n<ile diocesi di Pavia ^ di Piacenza ^ di 
Beggio ^ di Mod^ena ^ di Mantoira j di 
Verona ^ di Lodi e di Vercelli ^ i di cm 
Vescovi erano sitati a Roma chiamati coirar-* 
c^ivescovo di Batcnna ^ il che forse diede 
0d alcuni idea di un concilio , mentre 
degno era invece di ossei'vazioae^ che 
ue^ vescovi chiamati etano, perchè senza 
loro consentimento quel pontefice con^ 
cedere no^ voleva esenzioni ai m^ua- 
sterj. Credono alcuni storici che a quella 
grande dieta ^sst stato invitato il ponte- 
fice dair imperatore medesimo , intento 
for$e a far dichiarare suq successore nei 
i^gni un di lui figliuolo naturale detto 
Btìttardo^ il che verrebbe in alcuna parte 
confermato dal vedere ^ che Liutvardo 
vescovo di VercelUj arcicancelliere delFim- 
pero y venuto era in Roma , forse per 
èondurre il pontefice in Germania. Ma non 
$tissfsté 9 detto di quegli storici medesimi^ 
che Adriano si infermasse dopo 'avere gii 
passato il Po^ e Seppellito fosse in No- 
jt»autola } gia'fichè egli morì invece in una 



CAPITOLO Vm. 'J^JX 

*viffla detta Vllzacafra presso II fiume Scul- 
tehaa, òìoè il Panaro, oggi delta S. Cesa- 
rio 9 <f onde il eotpo del defunto fa 
poi trasportato in Nonantola ; e colà piii 
per ignoranza che per altro motivo vene- 
rato iti dopo alcun tempo cjual santo ^ 
credendosi per errore Adriano I che 
utente pìA santo era del III.** Al governo 
di RonaÀ Adriano lasciato aveva Oiovanm 
TescoTO di Pavia in tempi assai calami- 
tosi j perchè tutto quel territorio deva- 
stato era dalle piogge e ' dalle locuste ^ 
e granfie in Roma regnava la carestia. 
Pontefice fu eletto Stefano F y e con- 
sacrato colla assistenza dt*l dettò vescov4> 
di Pavia , che messo era dell' imperato- 
re. Il nuQvo eletto trovò con dolore spo- 
gliato il palazzo lateranense e le basili- 
che romàne dei loro tesori, e voti trovò 
pure i granajj il che dal BaroHio si at-- 
tribuisce al perverso costume già da al- 
cun tempo introdotto, che i famigliari 
del pontefice defunto il palazzo sacdbeg- 
giairano. Affine di sollevai'e la universale 
inopia , fu costretto il nuovo poqitefice 
a vendere i suoi beni patrimoniali ^ e 



4^^ . ttBno IV* ', 

noR cpntento di fai*e spmcz^re d^ acqua 
benedetta le campagne infestate . dalle 
locuste , ad un ottimo metodo , si appi- 
gliò y anche dai moderni sovente adope- 
rato ^ quello cioè di pagare cinque p> sei 
danari per qualuncjue stajo delle medesi- 
me locuste , che dai contadini morte si 
portassero. Conviene credere. che di ba- 
stanti facohà investito non fosse quel 
Tespovo di Pavia ^ che condusse egli 
stesso al Laterano il nuovo pontefice per 
la sua consacrazione ^ giacché P impera- 
tore adiross^ forte perchè i Bomanì or- 
dinato lo avej|5ero senza il di luì con* 
sentimento, e Liutyardo spedì a Boma con 
alcuni vescovi ^ perchè il nuovo eletto 
imprigionassero ; questo però non ebbe 
luogo ^ perchè il pontefice stesso gli atti 
della sua elezione fatta con unanimità 
e concordia dei cherici e dei laici j tras- 
mise air imperatore medesimo' colle so- 
scrizioni originali degli elettori,, e Carloj 
certificato che F elezione era stata cano- 
nica e fatta col consenso del vescovo di 
Pavia , contento mostrossi di avere soste- 
nuto i proprj diritti. Non ' si ristava in- 



CAPITOLO VHL 47* 

• • • « 

i;iinto Atanasio di Nàpoli^ Ai tentare la 
presa eli Capua^ ed on assalto dato ave?a 
9 qiaeUa città nella settimana saìeita me- 
desifna ; ma sebbene assistito dai Greci 
e dai Mori , era stalo con grave perdita 
respinto. Secondo gU annali Fuldensi^ 
V imperatóre sarebbe toi^nato in Italia ^ 
invitato dal pontefice nell' anno 885 j 
e oella domenica delle (^alme sarebbe 
nata una ^era contesa tra le guardie di 
quel principe ed i cittadini di Pavia , 4lei 
quali molti sarebbono rimasti feriti^ colla 
ui^cisiOoe' ^erÒ di molti éoldati ', e fu^« 
gefìdo gli aggressori per timore d^Ua ven- 
detta delt^ impilatore ^ molti di essi sa- ' 
rebbero niòrtt in cammino, Una die^a • 
generale del riegno fu per6 tenuta in Pa- * 
via , dopo' la quale per 4a Savoia incam- 
tnino^ssi Catto véHo' Parigi , allora asée- 
diata con fiirorè dai Normanni i, e' di- 
f^sa da' Qdòfìe "e Robertch^ figliuoli amen- • 
due' di Roberto ìX - Fòrte ^ dai quali pre- - 
teadonfti discéndere gli odierni Borbonip 
Hiiìla di grande fece allora qael princi- 
pe, e 'Sòie 'dopo dlciin tempo ottehne 
eoa ùéa sotìite^^ di (danai:0; ebé qUe^'bai?*' 



b^ri il ^pe^QO sgombrassero ; «d eglt 
p4«sato nella Àlsajpia qaasi fuggitivo , cad^ 
de infermo per modo che 4<^lla di lui 
vita $i dobitò. Gravissima coatesa era 
frattanto ins.orta tra Berpi^iù duca dd 
Friuli ) é qiQel vest^ovo di Vercelli Liat- 
vqrdo 9 g^ più volte Doi]||pàtO j nou se 
ne espone dagli stòrici la cagione irame- 
diala ^ ina certo è che Berengario con 
un Qorpo d^ arn^ata vCfWé.a Vercelli ed 
il pala»p. yescovile , s^xi^l^eggiò ^ tornàiido . 
seuasa ostacolo ^11^ .sua' ^e4fi, I^orae il» 
poleire al quale Liutvatdo cara salito 

f presso Vimperatore^ destata aveva la gè- 
osila :del ^uca; qiicl vescovo avetà altresì, 
r^tpite molte figl]p4))e,d^,ilÌU8lri gerinam. 
ed itaUaui per ,dar^ej^|nrJs{>o^e Ili parenti 
sttoi^^e.sinp una nipote, d^o st;essQ ^e- 
reìì^arM,^ figliuola djl Mm^^o, Ai lui fra- 
tello ^- stolta ^yeva «violclitei^^nte dal mo^ 
uastoi'p. ^i .5. Giulia di Brjespia per. darla 
in , lipiatrioii^uip ad un. st;o, nepofe ^ che 
poi 4i disile y fvrse per 4^. creduUtià; dei 
tc^mpi., ^uafi miracolosamente ejSKtiatìo. ^ , 
mentre, accostare. vdlievasi,.:all.a ianciulla^ 
Gidè> dfca. 4i Sjpol^^ :lpi»iAtP! in K^» 



s » 



^ CAPITOLO Vili. |t;J 

tfoir imperatore ^ V amìctsia aveva pare 
riguadagQata del poate6ce: ^ che in; una 
^iia lettera dichiarava di tigoFardi^rlp co-f 
me unico suo figliuolo. Questi ecasi ^ 
furse ad istanza del .pontefice j portato 
contra i Sarateai ^ the sgommali aveva 
interamente presso a) Garigliano ^ ma* 
arvicinaiidósi a Capua^ qaeUa città^ forsl» 
per- timore y jli si èra sommessa ^ il che 
fece che dopo la di lui partenza Atanasio. 
mandasse di nuovo una trfippa di* Greci 
Il devastare quel territorio. Tornò Guido* 
in Capua ^ dai di cui contorni ritiróssir 
tostò il vescovo aggressore 3 ma stimo'^: 
lato quel di&ca probal)iImente dalle istanze^ 
de^ Captiani ^ a. tf^imento Tece prigione 
il duca di Benevento sottb II prelesto* 
di una amichevole conferenza ^ seco con'* 
ducendo qaindi quel prigioniero^ ottenne^ 
che Je porte di Benevento aperte gli fos-» 
sero^ e della città s^ impadronì. Passs^to' 
però ^ Sijkmto ^ e lasciato aveado il 
duca Afone «otto buona custodia fnori 
detta città ^ i Sipontini .suoaajK)n6 cam- 
pana a martello affine di «occorarere il 
loro signore prigioniero ^ ( seguaci ^' 



e/ 



Hy^ LtBHO IV. 

Guido arrestarono y e lui. stesso forzaro- 
no a chiudersi in una chiesa j d* onde 
non potè uscir libero senza . rimettere 
jijone in libertà^ e giurare che^ pensato 
non avrebbe giammai a vendetta. Tornò 
per quel fatto Benevento sotto al domi- 
nio di jéjone j e Capua di là ad alcun 
tempo jtoxnò pure agli antichi suoi prin- 
cipi. IVforto era intanto r imperatore Ba- 
fillio j e ad esso succeduto erst Leone di 
lui primogenito , il quale cacciato* aveva 
di nuovo in esilio il patriarca Fazio j ed 
un suo. fratello detto Stefano promosso 
a quella dignità. Letterato era quel Leo- 
ne y e di lui tuttora alcuni scritti si con- 
3erv^no , ed uno spedalmenle delVatte 
militare. Si comincia) allora a rifabbricare 
il monastero di Monte Casino ; ma Ata- 
nasio vesooj^ e duca di l^apolr oon var j 
soldati greci mx>lestaya di continuo i 
Capuani^ e da que^'Cr^ci fu perfino as- 
aalito e spogliato lo storico Erchemperto. 
Grandi inondazioni di fiumi y c^e le case 
i\ le intare, ville distri^ssero ^; ebbfsro luo^ 
gp in queir anno tanto nella Germania ^ 
C^V^ntO . ncD^ Jta|ia. Narrasi pure che in 



GàpixoLo vni. 477 

queir aono giiignessero gli Un^i b Un- 
glieri , forse daHa TarUria della PaiiiiO'^ 
nìa y ' aRa qdalè diedero poscia il nome 
lom ^ gK Avari éomntettendo ^ ohd^da 
prima possedevano quella provincia. 11 
J}anàolo dipigne quegli Ungheri come 
barbari , che ' spio di carne cruda nutrì- ' 
vansi ed il sangue nmaao bevevano;' e* la 
barbarie loro , secondo quello storico ^ 
si fece ben p/k'esto* sentire anche, nelr 1* 
talia. 

1^-. Grande sdegno aveva forse con- 
cepiito r imperatore per F insulto fatto al 
vescovo di Vercelli suo cancelliere^ per- 
ché chiamato fu aUa di lui corte Beren- 
gdtio duca >del Friuli; ma secondo ^ì 
annali di Fulda ,' tanto si adoperò quel 
duca, che Tira ptacò di Carlo ^ e con 
grandi donativi T ingiuria fatta ^1 vescovo 
riparò. Morto era intanto Bosone re della 
Borgogna j lasciando un figliuolo di JE!r- 
mmigarda detto Lodov^ico • il quale reca*- 
tosi^ benché in età di soli io anni ^ alla 
corte dell' imperatore , che tanto av^rsò 
era al di lui padre^ il favor suo ottenne 
per nodO; che fa da esso ricevuto come 



figlio «^oUivo. La. salute di CorZo ania?*,^ 
ti^mpre intaato peggipraB.do e con essa . 
Kattitadine dello spirito/, phe ^mai non 
èva $taia. cospicua^, e di. qu^^t^ circostanza 
(.pprofittare seppero,,! corl^gjaiii astuti e 
tivse \o stesso Berengario, jp^j^ iibj)att§rc 
iLpoiere. d^ Liutuardg^ Sttrano sembrare 
flce^.cfa^tCS^unnio^^ siqfi&i dett^ ^a.alcaoi 
[e imputai&iqai £s^^e,a ,c[nel. ye^CQYO, men- 
tre dal)^ 4toi^*Ìa risijilta ^l^^e .<:operto,egi<* 
era di delitti ^ sebbene forse siasi i^gau- 
na.to jl . Lfc^bqci^ ^ , suj)ppneivìk>lp ^^^^^^ 
iuf^lt^ d} pvpBÌ^ ^9ci|$a^p fu^ p^rt^ente . 
di sc^pda]9j^o cqixnperqio. colla. imperatrice 
fiicfar^^ y CQÌl^ qpalie fissai fa^iiUarmento 
trattei^eya^i, ^ e,p^r qu^stp forse più che 
per altrg ,. cacciato fa. YH^ierpaam«nte . 
da)la c<9i^tQ , e tF iipperatpce st/essa f^ in 
pid)biico consiglio dal marino .gremente 
riipprovqratf^,, pfptf[;stando e^li,. chp. ìocfiM 
non F/^vtya .giammai^ es3a alF incontro 
che a^qcora er^. Tergine^ ^e| cbe o^i^iva 
la prova ^cì giudizio di Dio, o co} daeQo 
O coi vQuieri infocatj. ,AlLf*o noin ,$ì (^9 
in allora ; ma Bicfqrda o per , propria 
risoluzione j o, a sujgeljimcpt^. Ìqviu^M 



CkBìtOLO VHI. 47<) 

^ ^(insorte , ritirossi riél^ monasteri drAa"; 
deta neìr Alsazia ,'iJan essa fàbhi^lcato , 
ove saataiBente yUse e morì. Yeaeado 
/Tiir/^ che il «li lui fine si avvici^ava^ tina 
dieta jgeaerate coavòcò a' Trìbnrìa , «pe^ 
raado che ammfes^o fosse per di lai sac- 
resscyre Semàrdo ,^ ma i primati della 
à Francia , dèlia Sassonia , della Baviera e 
e delta Svevra eongiurato averana di già 
f ^ìct liberitrsi da un principe imbecille ^ e 
lusìiigato avevano della cortina Arnolfo 
figlio naturale di Cartomanno ; solo alcudto 
storico insinua che Liuti^ard& si ricove- 
rasse- presso Arnolfo nelFa Baviera^ ^ che 
r»erò la Clarintia sola governava ) e che 
') eccitasse alla deposizione di Carlo ^ ed 
»lfei oecupazione dei regni. La dieta fm 
^dt fatto tenuta*, ma alcuno non abbracciò 
il partite dell' imperatore ^ e tutti si ^c- 
cardairotto in ftivore di Arnolfo, fiimase 
adnaqfie quel principe , che riuniti aveva 
tutti gli stati di Carlómduino j privo di 
qualunque dominio^ e ridotto alla nee^- 
sita di i^nplorare da Arnolfo a forza di ^ 
regali che concesso gli fosse alcun pae^e 
meW All«magna per suo sost^nt^tmepto^ 



/ 

ì 



r 



4&<) UAKP IV. 

Questo non solo ^tU^ime ^ ma ancora 
iiTeunì beni c(>m« patrimonio del figliuolo 
suo Befvardo'j i- soli primati e popoli 
4c)la Gallià non poncorsero nella elezio- 
ne di Arnolfo , ed ,nn re vollero a loro 
piacere « nel che però , pion convennero, t 
popoli della Francia orientale. Dell^ Italia 
jM)n« parlossi j malgrado la deposizione di 
Carlo y né alciina mutazione avvenne nel 
governo della medesima * e solo si for^ 
mavanc^ leghe e convenzioni scerete per 
preparare la futura elezione. Ceduto av^eva 
intanto o rinunziato il rt^ggimento di Ve» 
neipia il doge Giovanni ^ ed in di lui vece 
era stato eletto Pietro Candiate ^ che 
mosso erasi a guerreggiare contra gli 
Schiayoni^ e morto rimasto era in .una 
battaglia^ cosicché Gioifonni ripresa aveva 
la prima autorità. In Capua nate, erano 
pure grandissime rivoluzioni; perchè Lan* 
done vecchio ed infermo ^ era stato de** 
Ironizzato da un suo parente detto At0* 
polfo ^ che vassallo . dichiarato erasi di 
JltanQ>sio vescovo e duca di Napoli , ' nui 
ppscia rivolto erasi al duca di Spoleti, e 
icjpjto da <}ua}un^e obbligo cpq ^u^ 



CA>TTOtO Vin, 4^1 

nasio, ' Al pontefice aveva pure offerto* 
▼assallaggid con proihessa d! cedergli Gae^ 
tSL y da esso occupata per sorpresa; ma 
anche a questi patti non si attenne^ e 
quindi Landone tornato in città ^ trovò 
ùa forte partito che alle mam venne coi 
fmtori di jitenoyby <plesti però ebbe a 
prevalere^ JCanc/ona ripartì^ e tutti impri* 
gfóndti furono i di lui partigiani ^ tra i 
quali ' anche il vescovo Landolfo di lui 
figfiuolo. Verso qtiel tehipo Guaimario y 
principe di Salerno^ portossi a Costanti- 
nopoli ; dove onorevolmente accolto y fa 
creato' patrizio ^ dal che si deduce che 
égli fedeltà ed omaggio giurasse ai Greci. 
Al cominciare però del seguente anno 
88^ cessò di vivere il deposto impera- 
tore Carlo y, né d-nopo è credere a quc-' 
gli annalisti y i quali narrarono essersi 
▼^dtito in queir istante il cielo aperto- 
per mostrai-e che Dio accoglieva un prin- 
cipe spreztatore deHe còse mondane , 
giacché noto era abbastanza essere egli 
stato involontariamente spogliato di tutte 
le dignità. Jteginone disse solo che egli 
era sitato un principe cristiano ^ timorato 

o a 



di Dio y obbediente àU« leggi Jelle ^-««oai| 
liberale nelle limosine , ed assiduo ne! 
cantare salmi j lo loda pur^ per . avere 
con. molta moderazione tollerata ta èua 
finale sciagura* Alcimo lo v disse strango^ 
lato dai proprj domestici ^ ma éredibile 
non sembra che cfuesto delitto insinuilo 
fosse da Arnolfo y che nulla aveva più 9 
temere. Acerbe discòrdie e guerre si.sU'^ 
scitarono allora nella Lombardia j che 
lunga e trangugia pace sotto il jgoverbo 
degli iniperafx)ri aveva goduta, jtfnplfo 
già possedeva la Germania e parte della 
Lorena ) Lodovico figliuolo di Èoson^ con* 
servava il regno Arelaten^ej Rotolfo figlio 
di Corrado e nepote di altro Corrado ^ 
fratello della imperatrice Giuditta y otte- 
nuto aveva pure 111^ regno nella Borgogna 
smperiore y composto degli Svizseri y dei 
Grigioni y del Yaìlese , del Ginevrino e 
della Savoja. N^lìa Francia. oceidenta|le 
molto disputato si . era sulla elezione di 
Carlo il Semplice y, e finalmente eletto 
crasi Odone conte di Parigi y fratello di 
Moberto Ily dal quale si fanno discendere 
i Borboni y non però sepza che Odone 



CroVasde m seguitò qualche contesa eoa 
Arnolfo che troncata fu in una* dieta a 
Vorma^a; \nche Rodolfo fu db Arnolfo 
attaccato ^ ma nelle n»ontagi|e si rifuggi ^ 
uè pace ebbe finché Amo^o ed un . dt 
lui figliuolo furono fra i vivi ^ ^ scrivendo> 
però altri the in Ratisbona pace cónchiu-^ 
desÀe con ;^rno{^ medesimo^ e forse sucy 
vassallo ài dichiarasse. In Italia due po-i 
ieUfi competitori concorrevano al regno y 
Berengario duca del Friuli e Guido duc^ 
di Spoletti. Il Mvif^tttori vorrebbe provar^ 
il prima italiano di origine, sebbene molti 
docuipenti storici lo provino di naxione 
salica o sia francese ^ come di stirpa 
francese era pure tadubitataKUeiite il duca 
Guido. 3<:^onao Erchemperto^ Guido sarebf 
he partito da Benevento, che soggiogato 
aveya giusta quello scrittore y e dal ducat(| 
di Spoleti $i sarebbe recata' in Francia, 
per ottenére quel regno ] strano sembra 
vcrarafeihe chVegli piuttosto non si recasse 
iti Lombardia: cesì^erebbe però la mara«* 
viglia y se vero potesse credersi il racconto 
di Liutprando ^ che tra esso e Berengario 
stretta amicizia intei^edes^e^, e che con^ 



4»4 ««l»0 IVfr , 

venuti fi^ft^ro que^ duebi tra loro <^« 
Guido n procaccerebbe il regào delta 
Franeia^ mentre Berengario riterrebbe FI- 
talia. Difficilmeate p^rò può ammetter3Ì 
V alira notisia d^a da quello scrittore , 
die Guido ^ udita avea<u> la nmrtie di 
Carlo j $ì recasse a l^oma ^ e colà senza 
alcun concorso de^ FrsMtchi ^ 1? impero di 
tutta a Francia assumesse^ alcun vestigio 
non trovandosi nella storia 4i qu^la sop-. 
posta coronazione. Guido lusingato era 
ecrtainente del regno dall^ ardyeacoyo di 
Beinis di lui parente ^ € forse propoi^vasi 
aitiKsì di «ooìflieUtere la Francia y e quia* 
Ài impossessarsi àdV Italia; ma mentre 
egli oscillava tra i doe r«(gni^ BerengQuio 
trovò modo a farsi ^acificameote «lejggere 
r:^ d'Italia^ ed un panegirico si trova di 
quel principe forse di là ad alcun tempp 
composto; conservato n^lla cìtU di Pa*> 
dova e dal W^ale$ÌQ ,e dal ilfiini^ori pub- 
blicato* Non molto agevole riesce il rin- 
tracciare tra le poetiche finzioni la Monca 
verità ^ al cbe forse noa pose meute ab- 
b^tstanza il Muratori j da qud poema 
pei*ò si raccoglienebbe che Bermff^rio ri- 



chiesto e pregalo fosse da tutti i baroni 
del i-egno di. recarsi iì PaTÌ% e che colà 
-ricevuU avesse la corona dol regno , forse 
la corona ferrea ^ daUe oiaoi di Aìiselnm 
artti%eaGovò di MìImo. . QiUiil' et^i'^n^ *si 
suppone avvenuta nei mese di gennaio Q 
4li febbrajo dell^ anno &B8 ; e perto è 
che nel maggio successivo egli risedeva 
ia Pavia , e diplomi Ipedivi^ cbD^ ' data 
4eU^ anno L^ ddl di lui r^guck* 



4Sé ìmwo.IV.. • ' 

'CA P 1 T O L O iXi 



r 
» I 



11 



' Dbu.4 -STcmiA D^4fnu44 
"oJitu.' siaziÒMcr di.Bkkbiióìjuo Al* mB«JÌO . 

" ". ' FINO àLK',ATYBBItMEV<l%> * ^ . - 

^ ^n ^1 Lodovico III all^ 1U9^B9. 

' '*'h QnkAò Suèa di Sf^ohìti Uff^nmimlui^ 
iia: 'ArnoÙ&> scende pure per cacciarm 
Berengario. Questi si piicificawn Arnolfo: 
Guerra tra Guido e Berengario. Battaglia 
di Brescia e deila Trebbia € ^oro conse^ 
guenze, Cotwuiziont di Guido. - ud^j^'Zvi 
ilei ducati di Benevefitò , di Capua e di 
Napoli. Pietro /atto doge di Venezia, • 
Stato delle cose nétta Lombardia. Il fofìr 
tefice eccita Arnolfo a scendere in Italia. 
Lodovico /iglitudo di Bosone confermato 
net regno della Pr&\^enza. Guido 4:oro9tato 
iniperatof^ Ossen^azioni critiche. Morie 
di Stefano V. Elezione di Sergio y ffA 
di Formoso. Scisma. - Sinibaldo ^^luo/o 
di Arnolfo igiene in Italia al soccorso di 
Berengario. Assedia Pauia* littoria di 
Arnolfo sopra i JVoi'mantii. Imprese dei 



CAPITOLO K. 4^7 

Oreci conila ii ducato dì Be^M^e^o. iVb* 
tizie di Goi4o. Lamberto lAt tui'figlùtote, 
coronpiio imperatore. Coronazione di Cari» 
H Sea^ice. iMie ^ittà <f Italia si- forti'- 
ficane. Tentativo . dei Greci contro Capita^ 
Legjjl di G^ìio, - Un^ri chiamati in 
sùccorso da Aruélfa. O^sert^zioni -critiche. 
Circostanize delF assedio posto da Stmbaldo 
a PiM^ia. Di jhU ritirata, Berengario stretto 
da Gtmào , iHcetre in persona^ ad Arnolfo. 
Questi' soUecitato anche dal papa i4ene 
in Italia, Tentatilo dtìi* Greci contro Sor 
terno ^^ - Arpelfo passa a Ferond è a- 
Bfweday assedia e prende Bergamo. Tutte 
le città della Lom$ardia e della XTosóana 
gli' si ^sottomettono, Àrnoffo si ritira, Os» 
seri^amni intQrfte a Berengario, Aforte^ 
di Gaido. Berseng^io riassume U regno. 
Mosse supposte di Lamberto. Arnolfo torna 
in Itédia. ^ fkrma in Lucca, Detronizza 
Berengario^ Ostruita della storia di qu^ 
tèmpi. - Malcontento degli Italiani, Trame 
of*dite centra Arnolfo* Questi si reca a 
Moma y ed è coronato imperatore. Si ritira 
a cade infsnno. Esce dalt Italia. Ai^v^eni^ 
meati di AtUano. LsMftberto recupera quB^ 



499i UBItf) IV»; 

0ta ciaà UMa /a. l^mbardiA, r Bereii« 
l^rìo ria^éfpiHa H Friuli ed olire terr9% 
àlprte di xFomaf^^. El^i^iam di Bouifa^ 
0iu Yl e di S^Uno \L Questi amdamtk 
la mewmi^ di Far^no^o. / Bm^^^tmi 
icu(kùho il. giogo de'* Gr^i ^ e passano 
svito a duéXi di Spolel^. Gu^ùmario pria-, 
ifipe di Salerno aacecat»^ ^ P^ce catmhiusa 
tixi Lamberto is.Bereog^ria^ (/t^ision/e del 
pontefice Sufaiào VL Éhfiqiìe <2r Bombila. 
JOi A^»n)oloQe vesQOìH> di Totìhq. ^ubel-- 
liofie insorim cantra Lamberlo. PNgiania 
di Adalberto duàa dfiUa Toscana^ Morte 
di BonHmo^ Sleziafità di Giovamii^ DL 
Mgti rinusOe in P^ré la m^gria di For* 
ino«o m KM concilio ponuuto. Altri decreti 
di quel sinodo. Il pont^ce si reca a 
fiaveima e vi cekhra altro ctfitfilio» * 
Morte di Ls^^erto, B^renis^rio toma in 
J^ayia e ricuperai grai^ parte del remo. 
SitiuMQW dei t:e di Francia e di Getr 
mania. ^ Al^vni prUKipi italiani chia- 
rnoìào Lodovico re di Proymea .oofHra 
Berengario* Lodovico viene e ^i. ritira. 
Invasione desii Ungheri in Itatfa. Aforte. 

di Aruolfo» GirnQjSkvi^ Mh 4iMwa dp^i 



\ 



*.. 



lìH^heri, Lodovico re di Provenza è chiah 
oiato ài nuKHfO in Italia. Occupa. Pavia: 
ed altre ^ittà, Viem Metta ra, ^ quindi 
eo'^ nato, impesmtore^ A Giovanni JIX ^m-^ 
cede Beaedetto IV. Atenolfo jurhmìjj^ di 
Capua occupa per sorpresa Benevento, r 
Stato delle cose, in Italia Bpoca della 
coronasio^e di Lodovico Rivoluzioni nelle 
proinwie deW odierno regm di Nitpoli^ 
Impresa dei Saraceni a Palenno. 

^, I. llon tutti i prìncipi, cf i por 
pcJi tkiritfdi^ coacor,8Ì. eraao alla elezio; 
Me Ai SjBnengario j « prob^ilineate V a^^ 
«eiKO .loro non prestari^iio gli abitanti 
4^i dueati di Spoleti -e Ganierino« Guidq 
intanto passato era in F-raocia, o. se,coado 
altri nella Gnllia $(4^ìca,^ ..cioè neHa iiO- 
feoa ^ poco perJà può contarsi^ sulla gra- 
tuita asserwcpe àA^ Daniel ^ non fondata 
uk di alcun dacan^nto^ che .egli condotta 
avease saoo ust^ar^aata dairit^ia^.e ch^ 
in Langres ricinresse da quel vescovo la 
corona ree^e. Certo è che Guidoj^ -if^eden- 
/dosi bttiiato nelle sue speranze ^ tornò 



I , 



prestafnenté iti ItdKa ^; e pensò àé abbét* 
teVé , se il poteva y n nuoto re Beremga* 
Ho. Qoesti era at tempo sleèso tiiliia'ocìato 
anclle da Arnolfo re di Germania ^ vHe 
gii si disponeva $ scender^ «on poderoso 
«sercito. . SecoJirdo alttini annali ^ mandA 
l^tmffoio innan^ a se alcuni principi o 
primati 1 ed egli stesso in Trento pre- 
aentòssi ad Arnolfb ^ dal (piale ftt* non 
^lo ricevnto con clementpa ^ ma lasoialQ 
gli fu altresì il regno, eccettuata la corte 
delle Nervi, cbe si suppone una villa vicina 
a Tr'ento , detta anelpe in òggi la l^ave, 
e Sago diesi suppone da aléuni il porlo 
ù\ Magiiavarca. Arnolfo tornò nella .Gcr*- 
triania y percleyido tuttavia la maggior parte 
^de^ suoi cavalli, distrutta da una epide« 
mìa, e al dire di alcuni storici, cominciò 
in Italia la guerra , se piire gii non ardeva 
da prima, tra Pèrwgt»riò e Guido. Una 
grande battaglia tu data in vieinania di 
Brescia , e dair'unsi e dalV ^tra parte 
niììasf ro inokissìtni estinti, Piotandosi però . 
dagli storici, tht Berengario raccolse le 
spoglie dei medesimi, 'dal che si deduce 
che égli rrmaistd era padrone de}-^ropo, 



Séoibi'a the dopo quel fatto $i re^isé€i 
ad uda tregua ^ che durare . doveva fino 
all^ epifania ^ ina Erchemperto y che prò- 
tn^tt^ di riferire ciò che iti seguito fatto 
fti «arebbe o. coli' armi^ a coi tI:^ttati | 
^roaca .in questo luogo sgraziatamente la 
sua storia. Due batta^ie date ^ stippoa-' 
gono geaeralofente tra Guida e Serenga^ 
f:io y la prima- sfavorevole a. Guido ^^ la 
seconda Tantaggiosa ; e forse non passò 
gisai^ tempo tr^ V una e T altra *^ aleum 
pero noti sanno intendere come Guida 
passasse in Francia ^ visitasse la Lorena ^ 
si ado;pe;raa|se per ottenere quel regno ^ 
tornasse ifi Italia^ un esercito raunasse^ 
^d a pugnare si movesse ebnti'a Beren-* 
g0rio in si breve periodo, di tempo ^ e 
da questo si prenderebbe argomento a 
citardare di un anno te suddette batta-* 
glie j; sttlte qiiali invero non abbiamo se 
iiaa Qonfuse ed incerte notizia. Io non 
sp né pure intendere ^ come passasse 
^ni/fo liberamente colle Siue truppe dairi« 
tali0 nella (^rancia, e nell^ .Lorena ^ per- 
ire allo Alpi e nella Lombardia avrebbe 
trqvaia opposizione p^pr ^a^irte di JSerm^ 



4q2 trtwrlV. 

garioj enèìhi Fratrda e mila Germania 
àon avrebbe ceriamente ottenuto favore 
da Onorio y 6 da jérnolfo , ai quali ten- 
tava di involare gli stati. Secondo il p^i- 
negirista stessa di Bérengiwi^y Guidò clie 
cozidoCfo aTeva àeco alcune iru{>p« dalia 
Francia^ sì dfiedè ad arrnoìare mn e^er- 
dito <fi llàliant , è se crediamo a ZiW- 
prandù y non solo trai^se al sno paHKo 
gli Spolejdni , ma àncfbe guadagna con 
danaro aknnl artigiani di Berehgprio y 
èà a questi fe<^e robeltàre ahresl tntta ia 
Toscana^ il cbe facile doveva rmscù^li 
staixfe la* parentela che lo nniva a quel 
dnea o marchese Adalberto. Sembra pure 
che Berengario assalito fosse y tniNitre in 
Verona o nei contorni trovavasi ^ tornando 
dnlla 'conferenza tennta col re jémolfi. 
Liulprando però^ la prima battaglia sup- 
pone avvenuta alla Trebbia ^ la seconda 
ut} Bresciano^ e battuto 'asserisce Beiw^ 
gario sì nel)' una che nelf altra y mentre 
akf! premettono la battaglia di Brescia 
cDlla pèggio di. GuiSo ^ e Ja seconda bx* 
irenuta credono^ forge alla Trebbia^ colla 
x^iXik di Berengario. Credesi altresì da 



CAPITOLO IX. 4i)^' 

alcuni cbe nel primo fatto tolta fosse a 
Berengario solo dalla notte sopragghinta 
là' sconfitta intera del rivale^ che Quido ^ 
chiedesse di potere «eppellire i morti ^ i^ 
quali aihmotiiavanò ad alcune migliafà, e 
P ottenesse * della seconda battaglia , che- 
il Muratori riferire vorrebbe alF anno ^ 
869 j altre memorie non si trovano ^ se . 
non quelle accennate dal poeta panegi- 
rista di Berengario. Da questo potrebbe 
raccogliersi che non essendo risultafto ac- 
xrordo yetuno da una conferenza seguita 
tra i due contendenti, Guido avesse fatto 
venire 5oo fanti dalla Francia comandati 
dà un di lui fratello detto jénscherió] che 
600 cavalli raccolti avesse, comandati da 
Gmtssino ed Uberto'^ che a questi si' fps* 
sero aggiuilte le milizie della Toscana ; 
1000 soldati ,di Camerino , 100 pedoni 
condotti da 'Alberico che al ducato di 
Camerino stesso aspirava , ed «Itre mili- 
zie guidate da Rinieri , da Guglielma e 
da Ubaldo , con alcune migliaia' di con»- 
tarlini , dal poeta indicati col nome di * 
genita avvezza al maneggio delP aratro non » 
<)^Ue spade. Beren^ariq sai'cbi^e stato pum • 



4i^ uìmo IV. 

ikssUt»t0 àa Gualfreda con 3oóo Frittlauly. 
(la Uìvo€o e da éa» altri figliuoli (fi iSi^- 
j[x>iiì0 duca di Looibardia eoa i5oo coras- 
ze^.da L$iUoììe « Bernardo eoo iSoo 
c'ttvaU^ ted«Si;bi / <Ì$ v^/^Aca eoo 5oo 
iAìx% eftvalli e dn aitile milizie guidate da 
Jìon\fazÌQ y da Berardo y da j(#«l$o detto 
F&rope ^ e da Olrico che alena dominio 
avèvft presso aH^ Adriatico. NelP una e 
utJl^allra armata troTayanti al dire del 
penta vescovi cbe invece àA pastorale, 
spada e lancia ìisbraA^fivatio ^ cbe egli 
uon osò tuttavia nominare per modestia 
4) per rever^^fta* Gon queste forsce si ven- 
ne alla si^Gonda ^taata^ elie quella ia 
pcobabilmcnte della Trebbia , il che più* 
credibile «i rende al vedere alcbni deplorai 
dati in qi»'eir e^ocA 4h Gàidp in Piacen- 
za. Quella pugoa costò pure la vita, n 
molte miglia)^ di persone/ e per gli ef--- 
fotti che ne derivarono ^ pno reputarsi > 
iinita cQlla rotta, di ^Ser«ngarù>^ Beginotw 
narra che tanto umano «angoe £u sparso^ 
che desolato rimase il regno d'Italia^ e 
ehe Guido vincitore cacciò dal regno me- 
dasiiuo jSkrengario'j questo però no» «ss* 



CàPlTOLp JBy. 495[\ 

stfte, pertbà Berengaritf cpnseFvÀ s^^mpre 
il duminio del Friuli, e coatiauf^ dappoi 
a soggiom^e pe^ ajoim. terapp in Vepoa, 
tn:>vaadofii «lir^sì alcuni^ suoi .diplooii dati. 
da Crtiittoiia e da Brescia.. ÌAuiprando 
Rarra ^ che fatta eeaendosji graodissiuia 
strage ncjla s^jcoada battaglia, JBerepgaao 
«alrossi cpUfa fi^;a^ il che lasi^i^ laog<]fe a. 
credere c^, Pavia e Milasap ^ ,e4 altre 
città dells^ I^pffibardia veaÌ8$e|ro.ia potere 
di G^ido., I^ Palaia r;am egli certam^atp 
uria dieta^ o . a$^eiublea di v^scpyi , e da 
qu(;lia sì .fe^e .eleggere r^ d^ Italia ^ quei . 
vt-tco^vi dapp avere deplorato le orribili 
guerre e le^str^igi nefande, dichiararono 
in qaell^akttp , splqnae 4^ ^vere acconsea- 
titQ alla ^ elje^ioa^ di ^erengc^rio , parchi 
fartivam^nt^c^e frodolenteniente sedotti con . 
persua^fpni e minacce. ^ ^^ che vedendo i 
neràici . due volte fugati dal chiariasimo • 
priiicipe;,.('p6ri^(i:u9 ) /Guido ^ lui stesso 
p'eggevfini^ a pxpteggerU e goxf^rnarli rea!- 
lucute, ( reg^liter ), cpme re e seniore , 
rssen^si egli^ obbligato ad ^koiare ed esal- 
tai^e la ch^c^i^,, rpip^ina , a conservarH^ i 
diritti, ckVk ^t'J^^ ^jiieae e le Jicggi dcji 



496* i.raiw>ìV. 

pòpoK^ a non peìnàetteré le rapme'.é ad 
amare la p^ce. 

2. Una rotta rammentai èsìEfr^em*' 
peno y data nelP anno 8H9 dair armata 
navale de* Greci a* qndlà* àé^ Sàraeèm 
presso lo stretto di Messina. Ajai^e prin» 
cipe diB<^neventò lottava ihtanto coi^G^eci^ 
e riascito era a sottrarre alla loro òlit>e- 
dienza il "pop^l^l di Bari ,' uccidéikddiie il 
presidio y e ' quella fcittà riunendo al ano 
dominio. Prestato aveva pnre soccorso dd 
jttendlfb qonte' di Càpna , cke ' dichiarato 
eràsi' suo ytfssàllo ^ e cpi^sti per 'di Ini 
m'eszo recuperato aveva ' F an6teatro , che 
il vescovo daca di Napoli trasformato 
aveva in un forte, e dato èrasi 'qui&di sr 
combattere i Napoletani ; sài anali alcune 
vittorie riportando j costretto aveva jÉta- 
nasio a domandare la pa(ce. 'Imperversa- 
valiito tuttavia i ^ar^ceni' stabiliti presso il 
Gàrigliaiio ^ e * gli stessi Napoletani cm- 
«Jelmente óloléstavano. jijone che occu- 
pata aveva Bari, trovossi ben tosto 'assa- 
lito da Costantino y patrizio e comandante 
<1ei Greci ; ottenne da prindpio' dqnside^ 
4 abiJi vantaggi , ina soipreso' |>o^ia dji 



CAPITOLO IX. 497 

Costantino stesso con 3ooo cavalli ^ riti- 
rarsi dovette "con pochi Beneventani nella 
città. Chiese eglr allora il soccorro di 
jitenolfo conte di Gapua ; ma questi di 
nuovo rotta aveva la pace con Atanasio^ • 
ed rtivece di soccoTrere Jljone j collegato ' 
erasi Ool - comandante dei Greci. Alcun 
Djato non ottenendo neppure dai Galli -, 
cioè dalle niilizie del ducato di Spolòti'^ 
né dai Saracèni ;>^*oiie^« fu costretto a 
cedere di nutnro la città di Bari ai Greci^ 
e tomos^iìe a Benevento pieno dk sde* 
gno contra coloro , che nelle sue an-^ 
gosce abbandonato lo avevano. Morto era 
intanto il doge di Venezia Giovanni -^ ed. 
in di lui luogo erasi eletto Pietro tribuno^ 
che r imperatore d^ €H*ieiite dichiarato 
aveVa prolospatmrio, . . 

3. Alcuna impresa non vedesi tentata 
da Guido dopo la sua elevazione al brano 
d^Italia^ e solò. può credersi^ ch^ egli* at- 
tendesse a guadagnare i vescovi ed i pri- 
llati y e quelle 'città della Lolnpibardia ^ 
che ancora date non si erapo al di lui 
partito. Berengario intanto fortificavasi in 
Verona ; e probabilmente soccorri impipa 



/{(^ LIBRO IV. 

I-ava dalla Germania, Alla coHe di Ar- 
twlfo recata n era pure Ermengarda ve- 
dova di Rosone ^ onde ottenere che con- 
fermati fissero alla madre Angilberga \ 
beai da essa posseduti io Italia j .o forse 
piuttosto onde assicurarsi il regoo della 
Proveoza. Duvevà in alcuna parte immis- 
chiarsi negli affari politici d^ Italia la corte 
romana o il romano • pontefice ; perchè 
vedesi da qu^o pjtegaìo io queir epoca 
Arnolfo a scendere in Italia , ad impos* 
scasarsi di quel regno ed a liberarlo dai 
suoi tiranni ^ il che suppongono alcuni , 
che il pontefice Stiano wcesse anche per 
1« molestie che att** Italia ed al ducato ro- 
mano arrecavano i Saraceni A questo però 
s« oppone il £ivar^ da esso aocordato a 
Guidoj che forse assistito OTcìtt coi suoi 
l>ttoni uflizj nella occopaxiane del trono 
italico ) dubbio rimane adunque, se chii^ 
«nato- fosse Arno^b da Siefimo V o piut- 
tosto da Formoso di lui successore; nar- 
rasi di fatto negli annali di Fulda y che 
dsi FùrrÌH>so pregato fosse^ Arnolfo a tì* 
sitare la città di Soma e la casa di 
S. Pietro, ed a Ubaraci il t^sfto dai cat- 



CAPITOLO I^. 499 

ti vi crÌ5liaai e dai pagani cb« lo mìnac- 
ctavaaoy si soggiugnje che cjuel re impc- 
diio dai cootjnui guai^ che nel suo regno 
nascevano y non potè, malgrado suo ac- 
coasentire .. alla richiesta. Ricevette quel 
-re in Furcheim la vedova di Bosonty che 
gra^di^sipii dpni gli arrecava ^ ed al di 
lei fijnjliaulo X^odovico ^ già pervenuto ad 
4!tà matura « accordò che il titolo di re 
as&qmcjsje, riconoscendosi però d^pen- 
deute dalla sovranità del re di Germania. 
Lodoyico fu di fatto proclamato nella 
IVoveozfk re, da tutti t vescoyi e baroni 
ct^ . regpo^ ed anche a questo atto inter- 
vewi^to vedcsi colle sue esortazioni il pon- 
tefice ^ sel)J|)ene di un regno si trattasse j 
<iie jDuUa aveva che ^re cogli stati d^I' 
lidia. Non ricorda la storia alcun fatto^ 
«Jie avvenisse in quel tempo tra i due 
tl^sAx Guido e Berengario'^ sglp citasi un 
«liploma del primo dato n^ir anno 890 
s)eL contado, torinese ^ e da queir atto si 
iiiccogli^ j che ad Adalberto 1 duca di 
^JCos^dDfl^n^nlto di Jtotilde^ fosse già sue* 
««du^ ^^àfdbtrto li. Un diploma, del 
tiic^Cf^nio l;r(> vafi pure di quelP anno ^ dato 



5 00 UBRO IV. 

da Verona. Morto si suppone da alcuni 
ia queir epoca ^Ajone principe di Bene^ 
vento . al (juale succedette Orso di lui 
figliuolo j in età però ancora inunatunt 
onde . poter assumere il governo. Solo 
neir anno seguente re cossi Guido ^ Ro- 
ma^ e dal poutefice ottenne di esìiere 
coronato imperatore. Stilano riesce il ve- 
dere j come avessero luògo frequenti in^ 
tcrregni nelP impero; più strano il vedere 
come sovrani potentissimi ^ quali' erano i 
re di Francia e di. Germania , e Arnolfo 
specialmente ^ succeduto nella maggior 
parte degli stati a Caflo Crasso j solleciti 
non si mostrassero di riunii'e alle luto 
attribuzioni anche quella altissima digmtij 

fKÙ strano e più sorprendente ancóra 
''osservare che il pontefice potesse a suo 
arbitrio dispoi'ne^ ed accòrdai^a a caprìccio 
ad un prìncipe italiano , che dà esso o 
dal di luì successore trovasi nominato 
tiranno. Questo mi ' muove, a' dubitare ^ 
che accorti si fossero i principi e i pò* 
P^li^ massime dopo le imbeòillità' di CiHù 
Crasso ^ che poco più di un Yano titolo 
era In Occidente quello di imp^ratbr^ \ 



CAPITOLO, IX. Sui 

idie tòha' la ni vesta del senato romano e 
divenuta reiezione quasi totalmente de- 
pendente da nn yes^ovo^ più. non riescìva 
cpiella dignit^ influente sull^ ecpilibrio po- 
Itlico deir Europa ; che non ostante la 
elezione .e la coronazione fatta dal pon- 
tefice^ si potevano gli imperatori detroniz^ 
zare e spogliare dei loro possedimenti y 
come poco prima era avvenuto ] é che 
quindi cessato fosse nella universale opi- 
nione il prestigio j che tanto aveva ren- 
duta quella dignità onorevole ed appeti- 
bile sotto Carlo MagnOj e indifferenti ^uasi 
si mostrassero i sovrani piii potenti sulle 
arbitrarie elezioni che si facevano in Bo- 
ma. Gredesi Guido coronato in quella 
ritta il giorno 21 di febbraio delP anno 
891 y raccogliendosi questo da una con- 
cessione fatta dal medesimo Guido ad 
^gpltruda di lui moglie , sorella del de- 
funto jéjone principe di Benevento , di 
ver) beni ad essa appartenenti. Nelle bolle 
ài alcuno dei diplomi di Guido osservò 
il Muratori da una parte il suo busta 
con diadema e scudo^ e le parole: WJDO 
IMPEBATOR ÀVG. e dalF altra F inserì- 



Sf02 treno IV. 

rione : lOEJfOVATlO BEGNI FRANe.' ^ 
il che dee riuscire stranissimo qualora sì 
osservi che qael principe , non mai la 
Francia y ma neppure tutta V Italia signo*- 
regjgiava ] forse egli èra ancora lusingalo 
dalla segreta corrispondenza, che s^co hit 
teneva 'Folvo arcivescovo di Reims. C^sò 
-allóra di vivere Stefano Vy e tumulti grai- 
vissimi ed un aperto scisma suseitaroùst 
'nella elezione del successore. Già eira il 
clero ed il popolo di Roma diviso ia 
due potenti fazioni* Puna elesse- un dia- 
cono detto Sergia ; ma mentre questi 
ascendeva alP altare per ottenere la con- 
secrazione ^ il partito contrario lo scacciò 
•con violenza , ed elesse e consacrare fece 
Formoso Vescovo dì ÌPorto , noto per la 
«uà religione e la sua perizia nelle divine 
scritture. Cosi Liutprartdo 5 bltri però sup- 
pongono, che più tardi accadesrse la ele- 
zione e la successiva rcjezione dt Sergio^ 
Formoso era quello stesso, che scomuni- 
cato e deposto* vedemmo ** da Giovanni 
jrnij grande lotta continuò probabìl- 
inente tra i due partiti ^ e lo sdegno dei 
nemici di Formosa noti calmossi neppure 



\ 



okpìtfyLó IX. 5o3 

do{>o la eli lui morte^ sebbene Sergio ^ 
non. reputandosi sicuro iu Roma^ ritirato 
si fosse nella Toscana. 

4. Iti Italia giunse allora y secondo 
aldini storici , Zì^enfebaldo o Sinibald^ 
spedito da Arnolfo di lui padre in ajuta 
di Berengario y ed unito^con questo pose 
Fassedio a Pavia, senza però che loro riu- 
scisse di impadronirsi di quella città. Bi- 
tardano altri questo fatto fino tlV anno 
892 y fondati suiP argomqnto^ che Guidò" 
appjQBa coronato imperatore in Romà^ tro- 
vare nt>n potev^nsi in Parta^ mentre Liut* 
prando narra che V assedio sostenne in 
persona. Una insigne vittoria riportata si 
accenna allora da Arnolfo contra i Nor-* 
manni, *p.er'cui scrìve Regirione^ che ap- 
pesa rimase di què' barbari innumerabiU 
chi alla flótta loro- riportasse la notizia 
della diréfatta. Se però giunti erano solo 
que' pòpoli coir ajuto delle navi , può 
creclersr esagerata la loro moltitudine in-^ 
numerabile da Heginone. 1 Greci intanto^ 
approfittando della deboliczza del governo 
di Benevento sostenuto da un fanciullo j 
Y^^nuti erano sotto il ciwnahdo *^di Sim^ 



5o4 .. WBHO IV., 

baticio ad asaediare BeaeTento medesima'* 
A quel dùce dato, vedesi il titolo di pco- 
tospatario ^ e comaadante della . l^acedo- 
nia , della Tracia^ di Cefalonia e d^lla 
Lombardia ; ma questa altro non era se 
no AL il picciolo paescf^ che i Greci r itene- 
vano ancora nelU o^ierào regno di Ni^cvli^ 
cbe come parte delP {talia e delF antico 
regno longobardico essi Lombardia nòini- 
navano.} i Bepeyentani. apposero valida 
resistenza ^ ma finalmente lusingati dalle 
promesse di Simbatieio j si arremlettero , 
e tutto quel principato cadde oette. mani 
dei Greci. Veggonsi contemporaneamente 
spediti da Venezia ambasciatori «a Guido 
in Pavia per ottenere la rinnovazione dei 
privilegj y che . accordata fu. n^Ua forma 
medesima^ in cui era stata. conoeSuta dai 
precedenti imperatori. Sulla fine dell^ ali- 
no medesimo vedesi da un diplcdipii ,.lo 
stesso Guido in Balva città del ducato di 
Spoleti } dove venuto dicesi tornando d^ 
Benevento colla moglie, che partorita gli 
ayeva un figliuolo detto Lafnberto j ma 
non ben s^ intende, come tornare .potesse 
Guido da una città occupata dai Grepi^. 



cimoLo IX. SoS 

tìè come offerire potesse egli al mona^ero 
di Volturno grandiosi donativi* per la gra- 
zia ricevuta della nascita di qael fanciul-» 
lo / rfie da yarj anni era venuto alla 
luce, A Guido non doveva essere accetto 
il pontefice' Formóso , probabilmente a 
quel principe avverso^ e questo qi induce 
a creaejre cBe Formoso anziché Stefano V^^ 
jlrnotfp ' eccitasse a scendere in Italia* 
Accordato aveva tuttavili Formoso a Guido 
medesimo j cfhe' imperatore é collega di 
lui neìr impeto dichiarato fosse quel di 
lai ìfigirnolo Lafnberto testé nominata. Fi^ 
quél faiTciàlIo esso pure coronato nell'an- 
no ' 895^, e quel pontefice che da una 
m?ino. ornava il diluì capo delF imperiale 
dìacJeAia^ scriveva dair altra ad Arnolfo 
clie ' scendesse a cacciare i tiraUni dall' I- 
talié. Nel mese di maggio di quell' anno 
trovavansi Guido e Lamberto a Ravenna^ • 
nel rafése di settembre in Kosaellc nella 
Tosrcaha. Quel Folco arcivescovo di Reims^ 
che ' Guido lusingava del regno di Frana- 
ci» , mossa aveva intanto una, gran parte 
della Trancia medesima a rubellarsi ad 
O Sorte j e corohzto aveva re di Francia 
Stor. d: hai. FoL XI ti. p 



5off Ì.1B»0 IV. 

Carlo li Semfiice j figlinolo di Lodovica 
Balbo, Non mancò chi disse fino da quel 
fempo atere Folco ciò fatte , affine di 
pì^ep{frs»'e la strada a Glielo ) ma Fole» 
scttsossi dì quella imputazione in una let- 
tera 'da Frodoardo plodotta. La discordia 
intanto tra Guido e. Berengario sparso 
av^va natttralmente il terrore tra gli Ita- 
liani ^ e quindi tntti si diedero a forlifi- 
c*are le loro citlà e castella ^ il che du- 
rante, una tllnga pace erasi trascurato. 
Lèodoint» vescovo di Modena , fera fbr* 
tificaj'e le, porle di ^jnelld città, e di anni 
o di maccbine gnerrescke provvide le 
mura ^ altre città della Lombardia segui- 
rono quel)^ esiempto^ non perchè opporre 
si volessero agli imperatorì loro sovrani, 
ma percbè* stndia^ansi di provvedere alla 
dii'csa e alla sicuieEza dei cittadini. Gior^ 
/o patrizio 9 succeduto ncff Comando dei 
ircci a SitHhatmo^ si mosse verso quelPe- 
póca '^ir assedio di Capna ^ ma non è 
noto (be riuscisse ad impadronirsene , 
essendosi que^ ^cittadini difesi con gran- 
dissimo vslore. Formoso scrivere dovette 
allora o nel seguente bi|uo ^ a Folco ar- 



s 



ckvnoho IX. poy 

eivesiK>.¥p ài Beà^s,^ che Un ooncil^o gè** 
nerale disjsg^ava di teaere in Roi^oa, e iti 
quelle lettere B^^fanava essere V Italia 
per la seconda, yolta tvaTagliaUi da guer- 
re onribili e qo^isi consunta, et pene conr^ 
jwriptofny dal .cke il Ai^* ha tratto argo* 
-milito a credere , che acerbe lotte con-^ 
tinnassc^o tra Guido € Berengario. Guido 
intanto .occupatasi forse in- una general^ 
Jieta di pr^omulgare buotc leggi ^ alcijine 
^le ijoaU tnols^aQsi tra le longobardiclKe 
registrale. 

S. AmeJ^o £a allora costretto a ri^ 
cercar/e Fa^tD, degli Ucigheri contra il 
duca della Moravia, che robellatp si èt^j 
beaehè ottenuto avesse poco prima ifi 
fende la Boemia; col mezzo di que^ bar- 
bari soggiogò il ribelhe , ed o&taggi ne 
ottenne ; iqa notaao gli storici che fatale 
isiuscì qiiella ohianlata degli Ungh^rì alla 
i^ristiiaiiità « apecia)m«nte air Italia , per^ 
^hè >alloi?a quella i^ome nazione imparò 
la vi^ a devastare le vicine regioni. S« 
^rtdearc^ «i potesse alle descrizioni di Rfh 
pilone e. idi Liiupnmdo ^ erano gli Un- . 
glieli ^iù crudeli dell^ fiere , erano yo-f 



•*' 



5o8 LTBftÒ IV. 

poli erranfi colle loro gregge, sprezzatoli 
delf agricoltura*, non curanti' della pro- 
prietà ed 'SnfollèrahtS della quiete , inu- 
mani ed iusensibiK alla ccnupassione^ sn- 
"J)erbi , sediziosi^ frodcfieuift, eguale tro- 
vandosi la fierezza loi^ aiìcÉe nelle feon- 
'mSne, ignari della esistenza di Dto^ aiiiaiH 
ti solo delfa^'stragé e deHe rapine, lumi- 
pissiuii però dèi furto*, e lAutprando sog- 
giùgae, che Tiajùttì lóro invocato da Ar- 
nolfo portò la TUina dell' Europa, la ve- 
dovanza alle ttiogli , la .mancanza de^ fi* 
'gliuoli ai 'padri, la cornitela alìe Tergini, 
^la cattività ai sacerdoti ed ai^ popoK , la 
deiftolazione alle chiiBsé, la solitudine alle 
'terre popolate. Che - grandissimi danni a 
'var j stati '' ed alla -Italia prineipafanente 
arrecasse di là ad alcun tempo la ferocia 
è lei rapacità degli Ungheri , la storia 
chiaramente lo dimostra^ ma non ben si 
vede ^ còme di tutte quelle aciagare poe- 
tesse acK^usarsi Arnolfo per averH cliia* 
mati in suo soccorso ; giacché non pno 
ragionevolmente immaginarsi, che una na* 
zione tartara numerosissimìi , feroce per 
natura, valorosa ed intraprendente^, ac» 



CAPITOLO 13^ SoQ 

eostai^viata ad uaa vita errante^ dopo lui^- 
ghissime emigrazioni tenere sì potesse entro 
i suoi confini* né forse ^ella chiamata di 
Arnolfo avrebbe essa avuto bisogno per 
imparare la strada della Germania o delP I- 
lalia. Berengario xìàoHo a. cattivo partito^ 
richiese allora di nuovo ]\ajuto di Ar* 
ìwl/òy promettendo di rendersi a lui sog- 
getto y qualora colla di lui assistenza il 
regno d' Italia recuperasse; e forse allora 
solo ebbe luogo la venuta di Sinihpìdo 
eon poderoso esercito; e l' assedio di Pa- 
via y da alùi scrittori agli anni antecedenti 
riferito^ Si narra die Gitido avesse con 
buone palliate fortificate le rive di un 
ruscello non lant«^no da quella città ^ e 
colà avesse disposto il suo accampamento^ * 
cosicché offeso non poteva essere dal 
neoaico ; che un Bavaro delF armata di 
Sìnibaldo ^scisse ogni giorno ad insultare 
gli Italiani j trattandoli da vili ed inetti 
^lla equitazione ^ e un giorno riuscisse 
ancora a strappare ad un Italiano la lan« 
<^ia ed a riportarla come, in trionfo al 
*tto campo ; che Utaldo , fatto poscia' 
duca di Camerino ^ di Spoleti ^ andasse 



$\0 UBRO iV» 

acF ipcontrarlo aaiihoso, ed al primo colpo 
gli trafiggesse il cuore * alcuni tuttavia 
opiiiauo, che non in altro modo si libe^ 
rasse Guido datf assedio j se non col 
guadagnare^ a forza d^oro Sinihaldo. Tornò 
quindi Guido ad attaccare pin dà vìcìdo 
jBerengfiriOj e passò egli slesso in Bayìera 
ónde* implorare nuovo .soccorso ) ih pon*^ 
tefice Farinoso nuove istan^se promoveva 
intanto presso qat\ re onde sollecito io 
Italia scendesse ^ lagnandosi ancora delle 
oppressioni ^ che da Guido tiranno fece' 
vansi alla chiesa romana. Arnolfi^ rice^ 
velte i deputali del pontefice in Ratisbona^ 
e promise di assecondare ben presto le 
. loro istanze. Incerto è tuttora y se egli 
|n queir anno medesimo venisse i|ì'Itali«( 
o nel seguente; sembra però che diffe-^ 
rita fosse quella spedizione di un anno, 
perchè vedesi da Arnolfo celebrato il di 
di Natale 9 che per i Tedeschi era allora 
il primo deiP anno , in una Corte Regia 
detta Wibilinga tra JManbeim ed Eadel- 
bepga. Folco però ai^civescovo di Beiìns ^ 
avvertito aveva Guido della imminente 
procella. I GliLeci intanto padroni di Be* 



«AFITOLO IX. Si A 

«evento^ pliche il principato ili SalercHi 
ligògnavauo di sotnmettereal (lomiiiio ioro^ 
Alcuai nobili esuli da Salemo, passati 141 
Beiieveilto^ una trama erdtta avejyaao coi 
|>atrizio Giorgio onde introdurlo nella iota 
patria; e questi'^ fiagendo di andare con* 
ira i. Saraceni^ e<»n numerosa truppa ven- 
ale ^i notte pressò Salerno ^ ie le porte 
trovò aperte dai traditori. L' aròlvefteovo 
però di Benevento y ed adcuni nobili di 
qneMa cktà j jche cai Gi?eci trovavansi y 
rictwarono di «entrare ip Salerno^ benché 
alcun ostacolo noki' si opponesse^ e tanto 
dimore ne^ Greci suscitarono ^ che tutti a 
SeneveutO tornarono senia che Salerno 
soffrisse alcun nocutnento. Dominava air 
lora in quella città GuaimariOy che i tra* 
ciitori scoplà j non curandosi tuttavia^ o 
Bon - attentandosi a punirli ) ed ora con 
questo du'ea^ ora" con /étanasio vescovo 
•e duca di WapoK, ora coi Greci meder 
fiimi acéordavasi il volubile Àtenolfoy prin- 
-cipe di Gapua. Guaintario vedesi intito* 
lato patrizio imperiale j il qual titolo ot- 
tenuto aveva dagli imperatori Leone ed 
^lessamdro ^ 'coDa più ampia facoltà di 



S I ^ tllRO IV« 

tutto disporre nel suo dueato ; forae per 
ahro motivQ attaccalo noo Io avevano i 
Greci y se non perchè ritirato si era dalla 
loro siigg«2Ìone^ o trattato aveva coi loro 
nemici. 

6. Giunse Arnolfo in Italia con po- 
derosa aimate dalla parte di Verona ) 
occupò quindi Brescia e venne ad asse- 
diare Bffrgamo ^ che difesa era dal go- 
vernatore jémbrosio conte , e nella forte 
sua situazione beir provveduta di armi e 
Ai armati Mslgnado la coraggiosa resi- 
stenza de^ c i i t a di ii i y>4' Tedeschi giunsero 
sotto le nim^a e cogli arieti aprirono la 
)>reccià, per la <|uale entrati^ quella città 
orribilmente saccheggiarono y le vergini 
consecrate a Dio violando^ ed i, sacer- 
doti conductndo legati come bestie da 
soma. Il goveritatorQ ^be* ritirato erasi in 
una torre^ fu pre^o^. e d^ ordine di udr- 
nolfo impiccato ad un albero^ ù vescofo 
jddalberto fia imprigionato e dato in ca- 
stodia ad altro • vescovi» detto Oddone. 
Quel terribile esempio tutte spaventò le 
città della Lombardia e della Toscana y 
che si arrendettero spontanee al vinci- 



tore ] tra le altre Milano e Pavia, nella 
prima delle quali fu posto governatore. 
0ttone duca di Sassonia , avo delU im*' 
-peralore di questo nome. Tra i primati 
<1^ Italia, che vennero a prestare omàggio 
ad Arnolfo j si videro Adalberto duca 
della Toscana , Bonifazio di lui fratello , 
Ildebrando e Gerardo^ duchi o conti di 
Provincie ignote j ma pretendendo questi 
r investitura de^ loro feudi o de^ loro 
governi, imprigionati furono^ e dppo alcun 
tempo rimessi in libertà, non senza averci 
da prima giurato fede al. cqnquLstatore . 
Arnolfo innoltrossi fiao a Piacenza colPe- 
sercito indebolito dalU fatiche e dalle 
malattie^ verso la pasqua passò al ca- 
stello d^ Ivrea, ove risedeva un conte detto 
Ansgpro con presìdio spedito dal re Ro-^ 
dolfo della Borgogna, Arnolfo si impadro- • 
1^1 di Ivrea, vedendosi da quel luogo dato 
un di lui diploma, nel quale però \ solo 
si intitola re di Prancia , e di là per la 
via de^ monti torno^sene nella Germania. 
ijrùido doveva .essersi in queil' epoca ricj[>- 
vetatp a Roma o nelle vicinanze, perchè 
Lìutprando scrive essere Arnolfo passi^to^ 



■ 

5i4 t-iBno IV. 

a Roma inseguendialo , sebbene cerio ap» 
parisca che per qiieifanao non si avTÌsò 
Jmolfo di entrare in Roma. Notano al- 
cuni , elie egli rltirossi , perchè la di lui 
armata tutta periira per la fame e per la 
inclemenza deiraria; ed alcuni documenti 
citò r EcccLtdo per provare , che drtiòlfo 
per se stesso e non per Berenffirio con- 
quistata aveva Tltalia , e ne èra anche 
stato fletta re. Stvano riesce certamente 
jl non vedere in tutti que' fatti nominata 
permgarioy che invocata aveva la venata 
di Arnolfo e data origine a qneOa guer- 
ra; altronde que' primati che fedeltà giu- 
bata avevano/chiedendo supplichevoli Pin- 
vestitur?! de' loro ^feudi o de^ loro gover- 
pi , non a BerengariQ ^ ma ad jiruol^ 
domandata T avevano} e fors^ non sr in-, 
ganuò del tutto Dandolo , allorchó 
scrisse in poch« parole, che Jmo^ era 
cullato in Italia, che aveva preso o fórse 
imprigionato il re Berengario. Benenga^ 
rium regem cppit^ appiccalo ad una forca 
li conte Ambrogio j assuggeitita P Italia, 
e che tornato era nella Gaflia per il monto 
di tì/ow. V Muratori dubita* lu«avÌ4r di 



qadl titolo di re d^ Italia ad Arnolfo at- 
ti iBuHo , che certo manca in molti di-> 
piotili^ speciaimenite ia uao éato da Ivrea 
c'J ia altro dato da Pavia. Come poi &-• 
retigario nel mese di dicembre di qaeirau- 
BO medesimo 894 y padrone «i Megga di. 
Milana e di buovo iavestito detta retde 
Autorità j questo non pao spiegarsi «e 
non a quest'epoca riferendo la morte di 
Omdoj dal Baronio m^ a proposito dif* 
ferita fino alF anno 8^. Mori e^t pet; 
uno Imbocco di sangue presso al £ame 
Taro fra Parma e Piacenza ; é la di lui 
morte registirata vedesi in quesf anno dagli 
antichi scrittori Galli « G^mani^ AA Si-^ 
gonio j dai .ifagi e A:a\X Eccardo\ In alcuni 
aunali leggesi che il di lui figlinolo £afis-i 
berto affettò di invadere il regno :j osjrto 
è però che Berengario ^ udita ia morte 
di Guido y probabilmente avvenuta néUo 
atesso mese di dicembre ^ occupò tosto 
Pavia y e con essa una gran parte del 
regno j né si sa dove gti IlaliiUH ^ come 
Bcirra jLiutprandój amanti di avere due. 
padroni^ in parte eleggessero re il detto 
Lamberto ; da es$o detto betiissiiaio gior 



5 1 6 LIBRQ IV. 

vj^nc , ancóra £aaciullo'e aienlc guerriero. 
Suppone pure quello storico ^ che Beren- 
gario^ temendo di opporsi a Lamberto il 
quale con forae uui^erose v^srso Pavia 
avanzavasi y ritirato si fosse a Verona. 
JLamberU) era già imperatore avanti la 
morte del padre, uè fprse aveva bisogno 
di nuova elezione ^ da un diploma però 
di quel principe datO: in Parma, nel quale 
vieu detto Serenissimo Cesare ed impera-' 
tore augusto y si raccoglie che egli pa- 
«ìrone fosse di quella città, e forse alcuni 
degli altri stati • paterni avesse recuperati; 
vedemmo di fat(o non essere giunto ^r- 
rvlfb se non fìpo a Piacenza. Altro di- 
ploma di quel tempo trovasi , da Zam^ 
berlo dato in Reggio, cha forse a lui pure 
obbediva. Al tempo stesso trpvavasi cer- 
tamente in Verona Merengarioj vedendosi 
tin di ilui decreto^ in cui si, parla della 
restaurazione del circo , del quale una 
parte era. caduta. Quel Folco arcivescovo 
di Reims , che gran paxtigiano erasi, pio- 
strato di Guidò , non nju^no ardente era 
jicl sollecitai'e il pontefice in favore del 
4i ]j^i figliuolo Lamberto y 5Grivij^dogI4 che 



ckpvtohù IX. 5i7 

traesti tiella' età ina igìoiiàBiilè abbiaogtialr^ 
di assisteAaa * e«L il poateflc;e gU irispon«- 
éeyà 'j ■ ' riguavdaHo ; legli : eflMUe padre j ^^ 
teaerto iir luogo dì. figVtuolo carissimo. In 
dtt« loàUre scrkté a quel prelato, prote- 
stava Formoèo, df volere 'sempre, con^er.- 
nve eon I^témkerto mvi^ìsìbiiU laife^ioiM e 
€0àcor(dta . ^< ebe àbfMis. inaUgno turbare 
mai Ma «vrebb«< potuto ] . ed ,al tempo 
stesso soUe^ttanra .di ' nitrìMO Arnolfo a 
tornate in liaBa y .luiiìiigaDdolo laltreaì di 
cvéaclo ]iiip<rràJtoff\3 adiesolttsìone di Zam« 
lierto^ il che hastà a for vedere qti ale in- 
camminamento avesse' già piPeso inrquelF &* 
poca la politica della corte romana, y^r- 
nolfo y col parere de^ suoi vescoiiì^ mOMe 
di miovo coir esercito alla volta dell^ I- 
talia^ e valicato d Po, uà corpo deiràr* 
mata spedì a Bologna ed a Firenze j 
coli^ altro recossi^' egli stesso per Poutre^ 
moli fino a Luai secondo gii storici te-, 
deschi j più .probabiliriente a Luqca , ove 
celebrò la festa di Maiale. NeHa Toscana 
trovaViSsi quel. Sergio che era stato*. cac- 
ciato dalla ^d^'^ pontificia per eleggere 
formoso^ e &vor9 godeva presso il duca 

P ^ 



5i8 I.1B110* IV* ^ 

A4oÌberi&^ il''*«he riiMcire ^dóveta èoiifv 
tddfli^etite^ ' moIe«io • f dispiacevole a For^ 
mosOj già ' tormentato dulia {aaione dt 
SetgiOj che anèora era potente in Roma. 
Opinano alcuni ^ sulla fede di wa^ dooii'» 
mefifto asi^) dtibMo^, 'cbe jérnolfì} si re- 
eafféie iniJfawiB'e^Bmf&igàno detronbacaiae^ 
iKiaiErmanno tìoìmtmo narra., cbe Jb* 
#vngah'o\ atterrito^ j ' senza afoima opposi* 
aione si arrendette^ die i! ìregno/. d^ lialia 
da -esso' invaso restitela 3 die jimolfi} lo 
rice^tte, ( fet^ié mLueca misdesima ) e 
cke r Italia di <|ith ^dnl Po assegnò . a 
•f^alfreplo e ^ -Maginfrtsào conti , e che 
disti:«ibuì dal 'mare superiore «dlFfinferiorei 
cioè' dal' Mediterraneo àM? Adiràijco, le 
sne * truppe ^ cfae toilo devastarono/ teen» 
tr^ egli si tratteneva iti 'Lucca. Indica 'b»< 
stanteménte quello scrittóre cbe a Guaita 
ftedù fa 'asjsegnato il * djicato ddl FHuIiy 
quello di Mtidnc o dello Li^mbardia a 
Magkffredo^ Strano è ipure \\\ verkrc tin 
diplbflta dt4 mese- di ^maggio dì quelP an- 
no, «detto' dal Aturatori indubitato ^ iti cttv 
Lamberto si trovèi'Viel, gionro 4 ^ qtiel 
mése dominarle i^ Pavia; Tolto quiesta- 



wiQtk «erre clie a far rìs^nfct»^ magj^oiv 
mettl^ la snancanza di, documenti storici^, 
o 'piuttosto di stoi:ie coutiauatq di q^^k 
tempi y che tanto , ab))i«og;nerebb/ero di 
rischìaritneotii»* , , . 

. .7. TraaquiUanperò essere non. doveva 
Bw^igpriOy giacché Amorfa cadd« Jn so-^ 
MfMoiO foc^e ebbe ad a^^eorger^i ^ che 
akiuna cosa cobtra di lui mBcchiaava quel 
re deirouizzato collo stesso Adalberto 
duca d^lla Toscana» Coi^tenti non erano 
aepputf» i principi italiani, perchè Amolfix. 
jgìk due volte venuto in Italia per soc- 
correrne il re y altro fatto non ayeva s^ 
non soggiogare per se stesso tutti gH 
étati. Suppongono.' alcuni storici^ che Be^ 
rengario fosse da Arnolfo spedito nella 
Germania y e che di là fuggendo y colle«* 
§aio si fosse col duca di Toscana y forse 
mal soddisfatto anch^ esso, di . Arnolfo ; 
ma. si' citano documenti , dai quali appa^* 
rtfice y che Berengario tratteoevasi tuttora^ 
e £ors^ anche la reale autorità esercitava 
in' Veronli. Arnolfo allora inoamminossi 
a EoDEia, e conviene credere, che le strade 
nf^.Jreodeasero in que^ tempi ass9Ì difficilo 



F«icce89er^ pettslié toìk non giunse se n'oii 
perdendo gran quantità di cavallr.'Ia Ko- 
Aia .trO^aVasi Agdtruda vedova dì Guido^ 
)à quale , ^o^^enere volendo i dirilti del 
6gliuolo Lamberto ^ con coraggio virile' 
ìntrodotU) - aveva : in Roitia un corpo di 
armati^ ed atta difesa di quella oittì^ ^te^ 
pàravasi 9 spei^ialmente della ciHà Leo-^ 
zùna, Meivlre 'Arnoljb dubbioso sembrava^ 
$6 attaccare dovesse quella città oppure 
ritornarsene ^ i Romani insuftarooo (kdfke 
fnurd le squadre ' germane^ il che Arnol^ 
iildusse a ftkuoverle alt' assalto^^ tanto pia 
che tutte vogliose erano di condMittei^. 
Non ripeteremo la favola di Liutprando^ 
che- un lepre fuggito verso la città , ed 
iusegutto con altissime grida da var] sol^ 
ds^ti 9 i difensori di Roma spaventasse , 
laonde fosse tosto pigliala al primo as- 
(^Ito la città Leonina : pare piuttosto cbe 
Itoma capitolasse, che Jlgeitruda fuggisse 
e che il pontefice /brmo^a, il quale era 
siato imprìgionat^i dalla fazione di Sergio^ 
riunita allora con quella di Ageltrudaj 
l.herato fosse da Arrudfb, Il senato ro^ 
iuaiu>^ divenuto^ alloj^ |iQO siromento m»* 



cAd^ìTpta JX. Sari 

tei'iaW .d( queste ' oerinonte ^' uscì ' colla 
scuola dei Greci ^ colle bandiere e colle 
eroe! sìdo a Pontemolle a ricevere il 
iriacìtore, e cantando inni, lo condusse 
alla basilica vaticana ore - Formosa lo ri*- 
eevette ^ e condottolo nel tempio , lo 
unse e Io coronò còl diadèma imperiale; 
Ma qnel nuovo imperatore fu sollecito di 
rittsùre il popolo nèlla^cliiesa di & Paolo ^ 
ove volle che prestato gli fosse il |^ura« 
mento di fedeltà non sodo, ma anpihe di 
non più dare alcuna assistenza a iMm-' 
herto ed alla di lui madre. Spedì > quindi 
Arnolfo diplomi da Roma in favore di 
alcuni monasteri ^ e tra gli altri di quello 
A\ S. Si^o di Piacenza j e nella sua par- 
tenza seco condusse Costantino e' Stefano y 
illustri cittadini romani, come rei di lesa 
maestà per avere in Roma inti*odotta ^« 
geltriida^ il governo e la custodia di Ro*- 
ma lasciando a certo Faroldo, Àgeltruda 
ritirata erasi a Spolett, e di là pure cac- 
ciarla voleva Arnolfo j ma sorpreso se*- 
CQodo alcuni da una infermità nel capo, 
secondo altri da paralisìa^ soll€|CÌto fu 
di uscire dall' Italia ^ ove circondato ve" 



t]«:¥asi da nuniei^ e per la via di Treoto 
rllax)S«i n^ta fiàviera» Liutjnvmdo credet- 
te che Ageltruda ^ da Jmolfb asse<tiata 
nel caatollo. di ferino^ guadagnato avesse 
un dt lui domestieo y e col di lui xnezzo 
gli avesse fatto dare un sonnifero ^ die 
la: testa e la salute gli scoiicertas&e. Gmdo^ 
sffgue a dire quello slocico ^ o piattosto 
Lamberto j pencbi Guido era già morto, 
si diede ad inseguire jàmoifb j il qi^f 
giunto, a. monte Bardone ^ul Parmigiano, 
YÌsolTette di far cavare ^i occhi a Be^ 
retigario ^ questi però fugfi^ a Verona , e 
giunto essendo Amo^b in Pavia , il po«. 
polo si sollevò , e tanta strage fece dei 
di lui soldati, che piene- ne erano tntte 
ie cloache di quella' città ^ né potendosi 
più ritirare Arnolfo dalla parte di Vero- 
na, ove JSerengoi^io^ trovàvasi, per lo Pie- 
monte recossi sino a Ivrea. Qualche osta* 
colo' trovò purè da quella parte^ perchè 
Adiscano governatore di Ivmìa erasi a lur 
rubellato ^ giurò quindi di non partirsi 
di là , &« Ansoirio non aveva tra le 
nianijma i cittadini avendolo fatto partire, 
g'oraruno che fuggito era, e pace otten- 



«ero 4a Arnolfo j H qualeper la* ^àvo^a 
rientrò nel suo' regno germanico. Non 
tolto può ei>ecìer6Ì a Liutprando ^ perché 
alirì «torid Amòìfo fanno passare da 
jipoleti nella Baviera per Trento; certo 
sembra tuttavia die Arnolfo malcontento 
viseisse dalF Italia, e sollecito sk ^recasse 
oelfa Baviera, lasciando però Ratoldo^ di 
iui figliuolo «atucale^ ^oveiHiatoi'e -in Mi- 
lano y con che lasingavasi di contenere 
BelP obbedieiaa tatti gli lta]|laiii. IMa qua- 
ati 6Ì soUevarxmo ben tosto j e £atold0 
fii costretto ^a ftiggire per il lago di Cpm<» 
ttefla Germania. Idunberto aGCo>r$e^ e Mi- 
lano -e Pavia recnperò* col rimanente della 
Lombardia. A MaginfreJ^ conte o gover- 
natone di Milano e del suo territorio^ 
{non della ^ua Marca, come scrive £r- 
joianno Contratto^ che marche o marchesi 
non vi ebbero mai in queste parti ) fn 
tagliala la testa d^ ordine di Lamberto j 
perchè le parti sosteneva di Arnolfo , e 
cavati furono gli occhi ad un di lui fi- 
gliuolo e ad un di lui genero. Durava al 
tempo di Landolfo seniore^ scinttore del 
meuLo XI; la tradi^^ione^ che Milano fo^e 



SjìÌ iiMo TV, 

«tata da Lamberto assediata e presa con 
ingaono j che si fosse fatta grandissima 
strage de* cittadini ^ che distrutti si fos- 
sero i palazzi; le torri^ le pia belle Fsh* 
eriche e le fortificazioni della città ^ ma 
quel racconto non può amoyettersi , per- 
chè pieno di stravaganze e di an^cronis* 
mi. Può tuttavia crediersi ragionevolmente^ 
che molti danni soffrisse Milano in quella 
uecasione. 

8. Morto essendo intanto Guai/redo 
AìXCB del Friuli , che al partito erasi dato 
di jinìoljb j Berengario erasi di nuovo 
impadronito di quel ducato j ed il suo 
, dominio stendeva fino alF Adda ^ Brescia 
e Bergamo occupando. Morto era pure 
in Roma il pontefice Formoso^ non senza 
sospetto che accelerata fosse la di lai 
morte j perchè odiato egli dal popolo ^ 
lo era altresì dal partito di Lamberto^ 
%n onta del quale coronato aveva irape> 
ratore Arnolfo, Dopo soli tre giorni ì(l 
f;ede vacante fu eletto Bonifazio VI , il 
quale fieramente travagliato dalla poda*- 
^r.i, i5 soli giorni sopravvisse. La'uli lui 
leKsfiione fu ^ là ad alcun tempo ^ cioè 



CÀprroLO* IK. StS 

ncA^'^tlìio '898 TÌprovftta>'iii »n. cAndiiio 
romano, il che ìùchisse ì\' Baremn sk cre-t 
dér« startsiQ^eat«, che eaccUtò fosse dalla 
6ua sede ^ meutre k> fu '^& dalla movie 
sopravvenuta. Eletto fii in di lui vece 
òt^wtó yi detta fazione Q|i])osta al de-< 
fuuto Éùrmoso/\{ nucrvo pontefice fiose 
dapprima di rrcòtiòscere valida la elenio*» 
ne deirimperatore v^r/w)§fe; ma bfjn* prèsto . 
riconobbe invece JLambertOj «on ben «a- 
pendosi se ciò avvenisse per artifii^io di 
lAunberto' medesimo , o perchè da fioma 
era siato ca<K:iato il governa4x)re Faroi4o^ 
i:an che più alcun potere in ({uelja città 
'^à Arnotfo non rimaneva. Tafila era al- 
iix>ude r avversione dalla cpaale dominato 
rra* ^1^1 pontefice contra \Formo5o ^ the; 
iì\ là ad alcuni mesì^ avendo fatto disot-* 
tenvire il di lui cadaverO'^ coti ridieola 
cerimònia lo* degradò in iin supposto eon"^ 
ciliOj lo fftce gettare 'nel Tevere, e nulle 
dichiarò tutte le ordinazioni da esso fatte. 
Il Muratori nella sua somma moderazio-^ 
tké non potè traUenersi dal rieonoseere 
cjiieir eccesso atto a rendere sempre de* 
l«?»(^ibile la meifioria di Stefano nella iMèsit 



ài Dia^ e dal dicbiafare quel supposto 
concilio non assistito dallo Spirito Santo. 
Un uomo dotto per qW t^pi ^ detto 
^usilio^ la difesa assunse ne^ suoi scritti 
^\ Formoso^ e. mostrò che in un Concilio 
ratennate^ al quale. intervenuti erano quasi 
tutti i vescovi,, d^ Italia j era stata rìcono- 
»eiuta legittima la di )ui ordinazione j . o 
piutis^sto la traslazione d^l vescovado di 
Portò alla sede romana. Kabellaronsi al- 
.lora NI Beneventani ai Greppi ^ dei qiiali 
più loUerare non potevano. F orgoglioso 
goven^o. .1 desider) loro fecero, noti a 
Guaima/;'40 principe di Salerno^ che fors^ 
chiamò in àjuto il duca di SpoJcti ^ e 
questi p^ssò ad assediare Benevento ^ ed 
• tale estremità ridusse il governatore 
Giorgio j che costretto fu ad invocare 
r ajuto dei citladini. Non altro essi bra<- 
mavano, ed usciti dalla città coi Greci y 
ritiraronsi tosto , seco loro, nella città 
medesima couduQ«qdo gli Spoletini j Gior- 
gio non potè redimere la vita se non 
collo sborso di ^ooo soldi . d^ oro , e il 
ikica di' ^oleti padrone rimase di Bene- 
Vifnto^ Incerto.^ tuttora qual fosse quel 



ì 



CAPITOLO IK. Bikf 

dacia ^ perché Guido 'Té e^d impéiràtbre ^ 
era già morto J^focse era jaliro « Guida 
ano secondogenito ,' :e forse secondo . IV at 
DODitno Salertiittoo eiùivò in ; Beneveaiù 
Àgdtruda • tedovi^ dì '* Guido medesirmoa 
Bìmase, «Benevento ai ducbi di Spolei^ 
er un anno ^ sette avgBÌy dopo^'^tÈ tkn^ 
U ceduto quel principaftO' a Radélgiso IJ^ 
frateTlo della st&^^a jf/^ltruda. l^xse av- 
venne quel cambiamento ^ perchè >qttel 
Guido ette ditevasfi ' avere occupata Beuc-v 
vento* j il' vésfjovo >esiUó . di quella città 
che t)^!H^titò lo av0Ta wella occupazione y 
il che disgustò forte i Beneventani *, nar-^ 
^asi Itirttai^ia èhe di li a quattro mesi il 
Tesc^^)^0 l'iconduceése* allii^soa' sede, ed 
am5fcheYblmeiit"e il trattasse. Verso quel 
tempo fivnossì'Guàitnariù principe di Sa^ 
IcTiiio a Sprj'leti colla consorte Jota sorella 
^i qiiel ducei ^' ma in Av^iHino il gaslaldo; 
di^neìlfi terra ,' detto Adetf&^io ^ ingelo- 
sito che Gudimàìio imprigionare lo voles-/ 
«^) fece dfii suoi» pigi i'cU'e Guaimàrio me^ 
^siirto^y e gli fece cavare gli occhi. ìrri* 
tato per quésto il d*ca , venne ad Avel-' 
liuo 'y é tatuo- febrifiise quella eUtà ^ che^ 



528 LrtlbD IV. 

A^elferio fìX .costretto a libérale Guài- 
mano e la .consorte j «ssa . pure maltrat- 
tata, i quali toriiarouo m òaknio; ma 
jiddjkrio preso òai Napoletani j jSktvXxf 
coi Capuani le terre loro saccheggiala , 
fil ad/ ^larm^io vesóovo e duca. di Napoli 
eoa istanza domandato da Guaimario y e 
sblo<rì|is<ÌL a salvarsi ciJla 'fuga. 

t: 9. Zamierid^ risedeva ÌBtaoto in Loiiv« 
liardia « e • buona at-monia conservava eoa 
jédatbéf'to duca . di Tjoscana y vedeadosi 
un di lui messo Amedeo conte del paiaz- 
xo ben ricevuto m Firenze^ anilntnistrare 
con esso duca la giustizia ) ridicola è però 
la supposizione di cbloro che appoggiati 
solo al nome, di Amedeoj da quello ch:- 
dono diacendere la caaoi di Savoja y Sion 
vedendosi in questa il nome di Amedeo 
se non - di là- a due .secoli. Sembra ch« 
allora in un congi'csso tenuto in Pavia 
concbiusa fosse f>Mce ed amicizia tra Lam' 
herto e. Bereìigario ; ma Lamberto men- 
dicò sollecito alcun pi^etesto per violarla* 
Ifeir anno 897 trovavasi Berengario in 
Ceneda^ vedendosi im suo diploma di li 
spedi toL 1 Romani intanto sdegnati dell^ in- 



< 



CAPltOLO IX' $39 

6uIlo fatto al cadavero di JFonyto^o^ , coa- 
tra il pontefice Stefana congiurarono ^ lo 
chiusero in una oscura .prigione^ e dppo 
alcuni giorni lo slraiigolarono. A «juesto 
pontefice ai attribuisce un. decreto ^ che 
il pontefice eleggere si doves^^ dai.Y.escon 
e dal clero ^ presenti il senaio ed il po- 

{>olo, ma consacrare non si. potesse . senza 
a presens^a dei legati imperiali y secondo 
il canoQÌco rito e la consuetudine ; da 
altri però quel decreto latto si pretende 
nel concilio di Ravenna tenuto, solo nel 
seguente anno, dal pontefice Giovanni IX. 
Air ucciso Stilano succedette certo Mo^ 
mano , di cui vcggonsi due bolle riferite 
dal Bcduzio ^ e se crediamo al Dandolo j 
egli fu che. al patriarca di Grado F itale II 
accordò il pallio arcivescovile*. Narrasi nella 
cronaca della Novadesa j che Ammolo 
^mmolone vescovo di Torino j lottando 
di continuo con que^ cittadini^ che. dalla 
sede cacciato lo avevano e. tenuto esul<9 
per lo spazio di tre anni, tornato . essen* 
do per una trattativa pacifica^ distruggesse 
tutte le fortificazioni di quella città , che 
era ben cinta di mura co^ torri densis» 



53o u»»o IV. • ^ ■ • 

«ime^ oomstt è tletto^ in quella crosaca, e 
Ci»ik ai^chi iatio air inturóu , ini quali si 
piè3$eggiava ^ muditi di vedette e di aute- 
inarali. Ammolone viveva «ertaiD^oèe ia 
que^ tempi, ed i. vescovi tanta potere acqui- 
•uto avevano aUora , che delle città da 
essi goteroate y siccome principi assoluti 
dispouevauo. Dovette in qoeU^ epoca ni* 
bcliarsi a Lamberto il duca di Toscana 
Adalberto ' insieme con UdAramlo conte 
assai poteste , di cui però si igaora ia 
sede ed il do|ainio» I rabelli si iucammir 
narofto a Pavia eou an^ armata, e secondo 
lÀutprando^ tanto era potente Adalbeitù 
tra i principi dUtalia che solo appel lavasi 
ricco^ In moglie aveva Berta figlinola di 
Loitario ve iiella Lorena , già in prime 
tioase cougiunta con Teobaldo duca di 
Provenza j al quale partorito aveva Ug^ 
^xke fu poi re d^ Italia; ed a questa don*- 
na orgogliosa yftV attribuisce 1 origiae di 
quella sollevaaione e di quella guerra. A-^ 
dalberto ginose Suo al borgo «S. Donnino*^ 
Lamberto che alla caccia trattenevasi aclla 
ioi*esta di Mai^eiigo , accorse tosto eoa 
*uli 1 oo ca¥alli ^ il che dà luogo a ere-» 



cApitoLO m. 53 1 

t èerey chue non moko' numeroso fosse V e- 

f sercito de^ Toscani; questi sorp<«se meni* 

tt tre ubbriaehi e addormeutati per la mag** 

* giur parte trovavansi , e ne fece ampia 

:i strade ; Ildiérando aalvosai còlla foga j 

i taa^ jidallmto tratto alla presenza di Lam^ 

b herto^ dopò molte beffe fu condotto, pri- 

E gioae in Pavia. Qael Ronumo eletto pon- 

I teficej non visse se non quattro mesi^ ed. 
: in df ini luogo fu nominato Teodora Jly 

II detto da Frodoardo amico della pace ^ 
i sobrio «^caato , e grande limosiniero ^ il 
;s ^ale per^ soU ao giorni ritenne quella 
I dignità^ e morì mentre oceupavasi di ri« 
i chiamiire idle loro sedi i .vescovi che ne 
\ erano stati caeniati. Parte del popolo aU 
I l6ra elesse qmel S»gk>^ che già era stato 

idtiakato al pontificato in eoncorrensa di 
FormosQ ) ma un partito più forte soUe* 
vessi , che elesse e consacrare fece Gio^ 
^ mmi 12{^ , il quale tanto Sergio quanto^ 
vuoiti di lui fautori oaqciò in esitto. NelPe» 
l^tafio di Sergio ^j che ginase poi ad ot* 
jteoere fai sede pontificia^ si vede l^at-* 
tato da usurpatore quel Giwi^ni ; mar 
9e mu^MtfiH^ il principio; ehe Sergio £o4«^> 



53a Li^fto IV. ) 

stato Is^ prima Tolta canoDÌcaoieiitef eletto? 
usàrpatorì ed antipapi nomitiare dovreb- 
bonsi Formoso «tesso , , Bonifinziò FI y 
Stefano FI^ RomanOy Teodoro II e- final- 
mente Giovanni > IX medesiiìio ^ i quali 
però tutti aseritti veggoa^l al catalogo 
de^ papi legittimi* Gioì^mni y zelante di 
risarcire Fonore del ponteCipe Formoso y 
un concilio uni in Roma ^ nel quale an- 
imilo il conciliabolo teiluto da Stefano Fi 
contra Formoso , e gli atti ne condannò 
alle fiamme ) perdonò tuttavia ai vescovi 
e sacerdoti che fntervenuti •. vi e^aiio e 
solo decretò che la ts-aslazione di For^ 
moso da uiia ad altra sede nòh passasse 
in esempio y ¥Ìetata essendo dai 'canoni. 
Rimessi furono altresì nel Wo grado tulCi 
i Vescovi ed altri ckerici ordinati da. /br- 
maso] fu confermata la elezione, deir im- 
peratore Landino y e dichiarata nulla 
quella di jérnoifoty siccome surretta .ed 
estorta. Questo solo, basterebbe a far 
vedere quanto illusoria, .ridicci e ferace 
di disordini dovesse essere la el^iooe e 
consacrazione deglit imperatori, rimessa 
air arbitrio de^ pontefici^ i quaH necessa^ 



/ 



riamente dovevano trovarsi di i cootìo^i^ 
sottoposti all^ iuflu^n%a degli fitiranieri ^ 
o di coloro che. a &piiEia> si. avyicjjgLay^yio, 
colla forza. Per « questuo noi- Viaggiamo gU. 
imperatori in qudP epoca coronati dai 
pontefici y non gpdei^e di. .alciiwia coij^i* 
dcraziùne.pter questa efimera dii^i^ìti , ^el}a 
politica dcir Euiropay e. mfsno ancoira eoa- 
sìderati dagli inipcr^tori d] .O^ìenl^ ^. che 
ad essi nòa manda^aAO^ con^ei già a Cculq 
Magno ed ai .primi , di lui suc^^e^sori qi^o*. 
revoLi} ambasciate , e non maggior, conto 
facevano di un Guido y di uq I^mnberfo 
o di nn.jémolfpj che,. fatto, iiiOii fi vevaiiq 
di m ^. ^uguslolo, Ma..mei|tr^ Qioyanni 
dal vitupero liberava la men^pri^i di For^ 
mosOy e^i .pure da .quel; cqacìUo raVijScai*e 
facevaja scomunica lanciata Qo^trai^ifiim^ci 
di . Formoso medesimo j .e jQQPtra Sergio 
di lui antagonista ^ comp^titpi:e.. A .quer 
sto coBcilio stesso .anziché a S^qfanq Ff^ 
ai pno attribuire, il già riferito, (iecreto 
conira chiunque .ardisse , cons^crar>e un 
pontefice senza . T approv^ioae im,p^riale; 
ili pure in quello . Sctggiamente vietato il 
saccheggio del palazzo pontificio che dai 



534 WBHo IV. ^ 

pafren^ ed anefae dal popolo facevan m 
jRóina idla morte di im poMefice, il chi») 
pure, morendehvm' ▼«scovo, io altre ciltà 
tf Italia pratidavasi } e siccome irovossi 
Ibrse non suSciemte. la sanzione penale 
delle ecdesiastiobe censure j si aggiunse 
dàe chiunque orasse tentare di nuova tali 
cose j saivl^ .statO' colpito dallo sdegno 
imperiale. Portossi' quindi il pontefice a 
Ravenna.^ aifine di conferire con Lamberto^ 
ù colà pure colla a^sisteusa tanto del 
pontefice quanto deir imperatore^ fu tenuto 
un concilio, di ^4 ^^^cofi, ed in un de« 
creto del medesimo ta stabilito che. ad 
alcun Romano impedito non t'osse giani* 
mai il ricorrere alla imperiale autorità^ 
^il che bajsta a^ far vedere sussistente il 
dominio d«;gU jmperatoiri in ftoma. Quel 
deereio ha dato luogo a supporre che 
negli anni antecedenti si fosse posto in 
Roma akua ostacolo a chi voleva ricor* 
vere al tribunale 'imperiale. JSegli alti di 
qu^l concilio iìi approvato U pnscedeata 
concilio romano con {tutti gli atti fatti a 
fiivore di Formoso j detto poniefic^ sam^ 
Éióslmo'y ed air imperatorie furono ù^ 



CINTOLO XSL 535 

istanze, pércltè impunite non simaneAsero 
le rapine ^ gli ineendj , le violenze ^ ehe 
«rommeése si er«9o nei tumulti deg^i anni 
precedenti. Loiffìbfirto confermò pure il 
patio fatto dai di lui predecessori^ cioè, 
conlerraò ai romaoi pontefiei con nu^pyo 
diploma la signoiia & Boma ^ deir £s^r^ 
calo ' e della Pentapoli , il die eseguito 
ipiOB aveva Amalfi^. Domandò altresì il 
pont^ice , che smnuUale fòss^o alcuoe 
aIiefia;BÌoni <U beni patiìmoaidii uniti ^ 
jqoe! ^tto o a qnelle signorie, e che vie- 
tate Ibssero alcune adunanze: ilic^cite di 
Bomàni^ Longobardi e Franchi , che si 
faecTano in addietro nel territorio di 
S* Pietro. Lagnavasi però il pontefice in 
quel concilio medesimo ^ che tan|.o de-^ 
paciperata fosse la chiesa romana^ che 
più Qpn rimaneva di che mantenere i\ 
clero • né soccorrere i poveri^ e che roT 
yioosa trovandosi la basilica lateranense| 
non si era neppure potuto nelle fofeste 
tagliare le travi necessarie per risarcirlai 
IO. Il panegirista di Berengario^ par- 
lando solo probabilmente della LomJi>ardi# 
nella quale egli viveva^. dice che per im 



536 . ÙBHD IV. > 

aìitii conliauì' goduta sì ei^ in Italia pace' 
perfetta^ e che' ottima reccollia eravi fatta 
nelle campasgne* Ma Lamberto j detto da 
alcuni scrittori ornato di hélìssime ^ti 
e di pudici coatumi^ appassionato stmor- 
dihariameute per la caccia j alla quale 
d^ordiaario portatasi nel bosco di Maren- 
go ^ mentre a briglia sciolta una 'fiera 
inseguirà ^ cadde còl . c^raUo e. rotto ea-^ 
sendosi II co)lo^ morl^ il panegirista sud- 
detto suppone che . un .cignale iusì^guisse 
o un orso^ che strano sarebbe il trovare 
in quella (òresta j situata allora vicino 
air odierna citta di Àleasandria* Zfiuipran^ 
do però, narrando egli pure che il collo 
si rompesse nelF inseguire un. cignale , 
^ome la fama ne correva nel volgo, Sem- 
bra insinuare , che estinto fosse per tra- 
dimento da £/go figliuolo di Maginfi^edoj 
conte Q governatore di Milano , al. quale 
egli aveva fatto mozzare il capo; sebbene 
lo stesso Ugo fosse stato al padre sosti- 
tuito nella carica ; e che questi ansioso 
di vendicare la morte del padre, con un 
bastone gli ronypesse il .collo, mehtre 
^uel principe stanco dalla caccia dormiva^ 



CAPITOLO IX. 53 y 

tssenàoBi fatta ' annidare voce che moria 
(osé^ '{>ef la cadutia d» cafTallo. ' Questa 
tmét^caih viene giurie confermata dal tiro* 
nista dc^lhi' Novalesa ; né è da credersi 
che r odierna terra' di Spilamberto nel 
Mòdsrnese traesse 4t nome da S^ina Larn^ 
bettd y pfèrc&è in. quel luogo Lamberto 
hsst caduto o ucciso ;da 4/^ con una 
fipina&Rf sorse allora la fortuna di Ber&t^ 
^r^^''il eguale volò tòsto a Pavia, e< heti 
presto ricevette V omagfgio di tutie le 
altre eittà che a Lamberto da prima ob- 
bedivc^no. In Pavia trovò egli prigione 
Adalberto duca della Toscana^ e liberato 
avendolo è restituito al suo governo, 
anche quella • provincia indusse a ^ricono^ 
Bearlo sovranov Trattò pure amichevole 
tneritis ccftv jig^ruda madre di LamhertOy 
che il du€at?o di Spoleti riteneva , e co;!-' 
ceduti' «avendole* due monasteri e confer- 
mati tutti ì siioi possedimenti . ottenne 
di ridurre anche quél ducato' sotto la sua 
obbedienza , lasciandone forse a quella 
donna il governo. Morto era intanto in 
Francia il re Odone j Carlo il Semplice 
impadronito erasi di tutta la monarchia j 



838 .: tinto 1V« . 

AmcXfo tuttora /infermo tangminiy Aè pia 
pensava fiiritalia^ onde oadde in ingaimo 
IO Struì^io y cké per la lena volta calare 
lo fece in queir «poca in ttatia , «oppo- 
nendo ancora Vivo il re Guido. 

II. Sembrava, che ¥ Italia ridotta 
•otto un solo principe , detto da alcuni 
tincefo ed amorevoje y godere doveste la 
pia dolce <{nict^ ^ ' ma se cf ediamo al 
Sigonio y giacché chiare meriiorie di cpiei 
tempi non abbiamo y cominciarono allora 
le pia gravi sciagure. Alcuni prìncipi ita» 
liani addetti ancora al partito di Guùlù 
e di Lamberto y mal sofirivano il ritorno 
al trono d» Beren^krio, .Questi si volsero 
a Lodovico re di Provenza y figliuolo di 
Bosww e di Ermmgarda y. ed a quel 
principe suggerirono • che diritto egli aveva 
al. regno d^ Italia , figliuola essendo £r- 
mengarda di Lodovico II frmpeaatore 9 essi 
dunque lo chiamarono a -questa volta y e 
AdtUherto marifiese d^ Ivrea y che per 
moglie aveva una figliuola dello stesso 
Berengario delta Gisla y capo si feca di 
quella congiura. Lodovico si mosse ^a 
un^ armata composta di Provenzali y uni 



froTató avendo Berengtiufio) iche eoo fono ' 
nssTii maggiori faeevasì ad itieontFarlo -^ 
^pedi ^al mettesinto ambasdatorì: ^ doinaoK 
daildo la pace. Questa fu allora cott«* 
chiusa j gìarando Lodovico ^ che tliai piti 
in Italia tornerebbe y sebbene fkianial& 
dai Bimici < del re Bm^engUrio. Questi al^ 
traode era «slato con gagliardo soccorso 
aasistìto in ì^ueir impresa da jidalheH4k 
duca della ; Toscaùa^ Mon ^ bea cbiapi> 
jperà j se questa pHma < veni!ita di' Lodo-* 
PICO "riferire si debba 9ÌV anno 899 op« 
pnre al seguente. In questo arrenile prò** 
babilmente la prima scorrerjia' latta dagli 
Ungheria detti da LiUtprando^ cosche Umé 
e Torchi ^ nelF Italia. Vennero essi se^ 
condo alcmie eronaohe nel mese di ag^ 
sto^ e grande battaglia sostennero al fiume 
Brenta , dove molte migliaia ,di crilstiani 
perirono uccisi o affogati ^ e qne^ barbari 
giunti 'fino a flonantola , i pochi mooafsi 
cotà rimasti uccisero j il monastero in- 
cendiarono^ e con essi molti codici^ tutti 
i dintorni spopolando; altri scrittori tut- 
tavia sono d atviso, che gli Ungberi Fltalia 
non invadessero se non dopo la morta 



540 ' tTBIM) IV. 

di Amotfo àvveimia solo Yerso la fine 
déll\fliiiio 699.' In luogo' A Arnolfo fa 
elètto dai vélfdovi della Germania Lodo^ 
pieo'ài' lai figlfttolo*^ ma Sinihtddo altro 
di iiii 4gliiiolo 'iilegUtiino j già era&i imt 
poSéè8fl4to 'disila Lovenaj que\ popoli voi- 
^ Mto ikibejlarsf m favore di Lodovico^ ed 
*9fira> gtievi^ ìiisorse , nella qnàle «Sm- 
iàk£oi' fu uccisa»; > Al pònteBce Gtoviiniii 
eflt'iiiitata^ |>artec}^ta dai Tetcovi k «eie- 
/ xìotte^di* Xodoi^*^ y ed in «pesta leticra 
si vede; dalKy^-a ^el fanciullo il titoio 
di imp«ratfiGrre ^ ' ma il- Mafotori giusta- 
mente «r^de*^ «he interpolato- sia qnel 
ÀòieiimeblM».- Iii'es90 però qne^ vescovi si^ 
sbassino', «d'<'an«i e^lunniosa dicano la 
voce sparsa / che e^ fetta ' avessero* la 
pace cdgli Ungherty é loVo dato danaro^ 
affinchè^ passassero in Italia ^^ protestano 
ansi elicavrebboiio voluto far pace eoii 
que^ popoli 9 delti da essi Slavi ^ aHordiè 
udita ebbero la loro invasione neHMtalia^ 
ónde aver campo di entrare essi nella 
Lombardia e difendere gli stati di S. Pio^ 
tro , il che però non avevano potuto 
conseguire. In un poscritto* sdi ^eHa 



CAPITOLO IX. 54 i 

lettera^ Teotmaro arcivescova Juvariensre^ 
ossia di Salisburgo ^ mostra di credere 
già liberata T Italia ^ e promette di spe- 
dire al pontefice uaa $omma di danaro^ 
Ma questi morto èra di già avanti il set- 
tembre, deir anno 900 , e quindi quella 
lettera dovette giugnere troppo tardi. Gli 
Uogheri ^ secondo alcuni annali j deva-* 
stata avevano T Italia ^ mentre, i Bavari 
uniti coi Boemi guerreggiavano nella Mo« 
ravia , upciai avevano molti vescovi ^ di« 
strutti in una battaglia 20,000 Italiani J 
ma per la stessa via per cui verniti erano ^ 
ridotti eransi d^ . nuovo nella Pannonia< 
Ancbe JReginone narra che la Lombardia 
fii dagli Ungheri devastata con. immenso 
rapine ed incendj ^ e che i Longobardi 
rauniti essendosi per opporsi a quel tor- 
rente, caddero in parte colpiti dalle saette 
dei barbari ^ e molti vescovi e conti fu« 
roDo tracidati j e soggìugne che fuggire 
volendo Liutvardo . da Vercelli , dove gli 
Ungheri dovevano essere giunti ^ cadde 
nelle loro, mani con tutti ì suoi tesori ^ 
6 la vita ancora perdette. Liutpranda 
90tar che què^ barbari venuti erano ìsk 
Star. Jt f tal. FoL XIIL q 



54» LIBRO IV. ' 

Italia CQB immenso ed inmnneratile esrr^ 
rito 9 cb« entrati per il Friuli ^ nk 9kA 
Aquileja , uè a Verona arrestati ai eraiio , 
perchè città bea ft)rtì6catc ( sebbene Ai- 
strutta fosse la prinna) j che passati erano 
a Ticiuo y detta allora eaccellenii&ri i^o* 
eabvh Pùpia y sopponendo egli storta* 
mente che quel notne derivasse da Pi^a 
a da Patria pia:\ ehe Berengario raanato 
avera un esercito ^ truppe raecoglien<lo 
dalla Lojrtbardìa 9 dalla Toscana, da Ca- 
raerìno e da Spolett y e che respinti 
ayeya gli Ungheri fino alF Adda, nel <pial 
fiume, passandolo a nuo(o, molti barbarr 
erano periti*^ che insegni iti gK aveva fino a) 
Bi'cnta , dove venuti erano a trattativi^ 
^<in Berengario stesso ^ esibendo3Ì a re» 
stituire la preda e i prigioni , e a non 
tòai piìk tornare in Hafia , purché loro^ 
non turbasse la ritìritta *^ ch^ sprezzate 
queste condizioni da BerengarÙK si venne 
ad un fatto d' armi , nel quale i cristÌMiì^ 
sorpresi dagli Unni o Ungheri disperai, 
furono quasi tatti tagHati a pnezii. Di 
me Ito discredito fu cagione questa rotta 
a Berengario^ tà allora torse freno «miM 



Lodovico ' Tff di Provenza a torliàfe ^ ò 

«ome altri «appongono ^ a venire la prima 

tolta eoW armi sue * in Italia. Secondo 

lÀutpriMndo ^ sarebbe stato egli invitato 

da j^datberto II tluea della Toscana ^ a 

ciò motfso pure dalle istigazioni della di 

Ini moglie Berta^ donna ambiziosa^ come 

già lo ern stato da altra simile consorte 

Adaiberio marcbese d^ Ivrea» f £ntravan^ 

probabilmente in quella trama altri prin* 

cipi-. d^ Italia 9 ed i Romani altresì i quali 

opposti si erano sempre alia concessione 

della dignità imperiale da Berengario àc^ 

mandata. Venne dunque Lodovico nelPan^ 

no 890, e neir ottobre di quelF anno tro<« 

VBvasi già 9 secondo^ alcuni documenti ^ 

in Corte Olona, ed al principio di no-* 

Tembre in Piacenza y mentre Berengario 

ritirato erasi a Verona. NelP ottobre for^e 

liimìta erasi in Pavia una gi*ande dieta 

Héi vescovi e conti del regno italico y ed 

in quella era stato Lodo\fico ^olennementi^i 

drtto ré. Forse alcun trattato erasi da 

prima intavolato col pontefice ^ e questi 

^ev$i a Lodovico promesso P impero ^ 

perchè egU recossi a JKoma^ • 1^ eoroiMi 



544 ^^^^ l^* 

e il titolo à^ imperatore rìceirette. Mòrto 
era Giof^anni IX y ma già era^ stato ad 
esso sostituito Benedetto IVj del quale 
trovasi ana* bolla pubblicata nel mese 
•tesso di settembre eolla data dell^ aiuio 
Il dopo la morte di Lamberto y può 
tuttavia ragionevolmente dubitarsi ^ cbe 
Lodovico la oorona imperiale non rice- 
"fe^se se non a) cominciare dell^ anno se- 
guente. La storia di Regimine ^ sebbene 
difettosa nella cronologia , accenna che 
molte trattative avevano avuto luogo tra 
Lodovico e Berengario j che succedati 
erano molti combattimenti y e che Lo-. 
dorico dopo avere fugato Berengario , 
passato era a Boms^ ^ dove coronato dal 
pontefice ^ assento aveva.il titolo d^inpe- 
ratore« Liutprando però non fa alcun 
cenno di questa coronazione ^ che pure 
avrebbe dovuto conoscere. Intanto Radei' 
giso II ^ principe di Benevento^ tutta la 
sua confidenza riposta aveva in eerto Vi- 
rìaldoy il quale maltrattando i Beneven- 
tani^ costretti gli aveva a riparare in 
gran parte in Capua sotto. }a protezione 
di Atixnolfo. Questi ch^ al proprio fi- 



ClPlTOLO IX. S^S 

gliuolo JLandoyh andrebbe Toluto' 4are ih' 
moglie una figliuola di Guaiferio prinicipe 
iì SaVerno , al che opponevasi Jota , 
sorella dei definito . duca di Spolelji ^. pa^ 
cifìco^si allora con > Atanasio, vescovo e 
duca di Napoli ^ ed a Landolfo diede in 
moglie Gemma figliuola di Atanoisio $|e^$o; 
«aito quitidi coi fuorusciti beneveatatit , 
^ introdusse uua notte in quella città y 
ed iaiprigionato avendo Radelgiso ^ fu 
rìeonosoiuto prinlsipe da tutti i cittadini. 
Dovette però di poco sopravvi^vere a quel 
£&tto Atanasio' vescovo di Napoli , il quale 
molinello stesso anno goo^^lasclaudo di 
se^ come dice fl Muratori ] poco gloriosa 
memoria. Ad Atanasio succedette ne) 
ducalo di Napoli Gregario y di alcuno ^ 
creduto di lui nepote». 

12. Trovavasi il re Lodoidco nei 
primi mesi delF anno 901 in Bologna ^ 
eome da alcuni : diplomi si raccogli^ ^ e 
da questi altresì si ricava che suo ai*ci* 
<^aQcdliere eletto aveva Uutvardo vescovo 
di Coih^o^. è varj privilegi àcc^ordati a 
quella chiesa y come pure donato aveva , 
^ piultostj» confermata la donazione già 



54^ umo IV, 

feltd della corte ài Guastalla al mona-' 
siterò di S. Sisto di Piacenaa. Oa qoei 
documenti dati nel mese . di gemiajo e di 
A^bbrajo può altresì desomerai che ancora 
lioii fossi! Lodoifico cor«>nato imperatorcy 
intitolandosi solo re in Italia ^oriosi^^simo 
wìV uno y e largissimo libéralissimo 
neir ailvo y se male non lesse il TatA 
storico di Como. Sembra dunque che solo 
nel mese di febbrajo passasse egli da Bo* 
legna in fioma ^ e tosto seuaa idcuna 
difficoltà coronato fosse imperatole dai 
pontefice ^ il quale forse ^ uùitaniente agli 
aUri italiani più distint-^in esso vedevano 
un sovrano più forte ^ e più assai che 
Berengario atto à difendere Roma e Vi* 
Calia dalle invasipni de^ nemici* LoAupìcOj 
appena coronato iniper^ore^ ad esempio 
di altri di lui predecessori j cominciò ad 
, amministrare pubblicamente la giustixiay 
e ad ascoltare i petenti e i litigantL la 
Pavia però trovavasi avanti la fine di 
queir anno j veJcindosi di là conceduta 
tiila chiesa di Como la badia. dellsi Co- 
ronata j già fondata da Cumiberto re dei 
l^uagobavdi^ Non, sembra ^ che alcvoa 



siMcrra ardesse in qoel tempo ; né alctig 
fatto d' arme avvenisse tta Titìàovico i& 
Bet^engario ^ ÌBeeiió però è il morto e 
<^ osi pure il tèìrn(>o va coi qucsV ultinio 
cacciato fosse dàW Italia , sijrjconije jSIvviì- 
tittio B^rramo alcuai $t6rici. Gonio o gor 
vernatore di Milano ^ e conte del pas- 
tazzo o giudice supremo delle cause di 
appellazione del i*egno ^ cioè di tuUi i 
ducati , a riserva di ({uellé di Benevento^ 
sedeva certo Sigi/redo j fórse quello stesso^ 
di quale Arnolfo commesso aveva unita- 
mente a Maginfi^edo it gove^io di una 
parte dèlia Lombardia^ Trovasi un di lui 
placito ^ tenuto in Milano nella corte del 
duc&y^ il che mo^ra bastantemente che 
<piesta era una re9idenxa appartate dal 
palaszo regio o imperiale/ Continue erano 
intanto le rivolucioai iieile terre delF o-< 
<iieri|0 regno di Napoli. Già vedemmo 
detrontszati vai^ di que^ principi di Ca^ 
pua^ di Gaeta ^ d^ Amalfi^ vedemmo cac- 
ciati da Benevento i Greci ^ e quindi de^ 
trouizaìato un duca ; ora vediamo nelf an- 
no 90 ì quel Guaimario principe di Sa- 
lerno al qualo^ come ài nari'ò.^-firauaio 3iàtii 



54^ UMO IV. 

tolti gli occfai^ giugnere a tale eccesso d! 
orgoglio e di crudeltà ^ che il suo popolo 
stesso ^ più non potendo tollerarne le bar- 
bare ed atroci maniere^ il di lui Ogliuolo, 
detto pure Guaimario ^ suscitò ad assur 
mere il governo. Fu dunque senza alcuna 
violenza confinato quel vecchio superbo 
in una chiesa , o piuttosto come io credo^ 
in un monastero di 5. Massimo da esso 
fondato, giacché (pieste erano le prigioni 
di stato di quella età * ed il figliuo|o sotto 
il nome di Guainiarìo II assunse il go- 
verno con grandissima contentezza del 
popolo. Si disse poscia di trista memo- 
ria il primo Guaimario j di buona ed 
onorata il secondo. Atenoljh ^ principe di 
Capua^ scosso forse o intimorito da que- 
' sto esemplo ^ pigliò pure per collega nel 
principato il suo figliuolo Landolfo^ Già 
da alcun tempo non vedevansi più ram- 
mentati nella storia i fatti dei Saraceni ^ 
almeno per quello che riguarda V Italia. 
Ora nella cronica * arabica di Cambridge 
trovasi registrata in quest^ epoca la pre^ 
di Palermo fatta nel giorno 8 di settem- 
bre da uri comandante di qi|e^ barbari 



CAPITOLO IX. 549 

detto Ahulabha o Abìdabhas eoo ^an- 
dissimti strage , forse dei difensori di 
quella i città. Ma Palermo era già stata 
da molto tempo' ^ -come vede^mlo , occu- 
pata dai Saraceni. Conviene supporre 
adanqae o che tornati vi fossero i Greci ^ 
il che sembra improbabile j non veden- 
dosene alcun cenno negli storici^ massime 
Biaantini y o che lottando sovente tra toro 
i Saraceni e i Mori, stanziasse in Paleriiia 
alcun comandante di diverso partito^ che 
da; Aiiflabba foss^ cacciato da quella sede. 



■ k 



S5ò . LIBUO IV. 

CAPITOLO X. 
Della stokul vi* Italia. 

PALLA COiiOBIAZIONE DI LooOVICO III 
' SINO ALLA BLEVAZIOKE. DI EteuSMOAEIO 

All' imiterò. 

I 

Berengario è cacciato dalP Italia. In* 
eeP-ta epoca del di l^l ritorno. Jtac€0tttl 
i^irj de^i storici. Prove del riiomo di 
Dereo^ario neir anno g^a. •« Morte di 
Benedetto IV. Leone V di lui successore 
cacciato dalla sede da certo Criiitofora 
Ossermzioni critiche. Elezione di Secgio Ut 
^Itre osservazioni. Mosse supposte di Lo- 
dovico III contro r Italia. Esame dei rac- 
conti della di lui venuta. - Nuova inva- 
sione supporta degli Un^i in Italia, 
Osservazioni critiche. Fatti dei Saraceni., 
Mori stabiliti a Frassineto. Basilica late- 
ranense rifabbricata da Sergiq. Affari di 
Benevento. - Lega forntata centra i Sa-- 
raceni. Loro conquiste nella Siciffo. ^^ 
. corso chiesto contro di essi aìP intperatorm 
ile Greci. Fatti degli Un^teiL L cit^ 



£ Italia si fortificano. Notizie di Be^opi* 
^ai io. Cambiamenti nel ducato di Bene^ 
^cnto. Morte di Sergio lil. Jforte di Lo- 
dovico re di Germania^ Di' lui pretensioni 
eidf Itatia, - Mosse de'* Saraceni, Normanai 
Stabiliti in Francia. Morie di Rodolfo l. 
Di Pietro doge di P^enezia. Fortezm edi^ 
ficate neU* Italia. Tumulti in Sicilia. Morte 
di Anastasio lU. Elezione di Landoiu}. 
Elezione di Giovanni X. Osservazioni cn#- 
tiche. - M pont^ce si determina a oom- 
jfiBrire la dignità imperiale -a Beren^aria 
Questi si porta a Roma. È ^biennemente 
rice%mto e coronato. Guerra contra i Sa-- 
racenieloro distruzione, BeTtngairio torna 
in Pavia, Tutbolenze della Sicilia. 

^ imperatore Lodovico dopo 

\tL sua coròAaeione soggiornava tranquiU 
lameate in Pavia ^ ed il Sigonio opina 
che gii fosse stato cacciato da Veron^ 
non solo , ma ancbe àAV Italia Berenga^- 
rio j il quale ritirato si fosse in Baviera 
preluso lÀìdovico re di Germania. Ma come 
incerta è X epoca in cui quel principe 



B5'^ into IT. 

espulso fosse dal regno j o >piattoito, 
rome io amerei di' credere j forzato ad 
abbandonarlo ; così incerta è pure quella 
in cui egli riujBci^se a Recuperare il regno 
perduto , il che secondo il Jjeibnitzto e 
r Eccardò ^ avvenne nelP anno 902 y se^ 
condo altri alquanto più tardi. Narrasi 
die Lod^fuico dopo la conquista visitare 
volesse alcune provincie ottepute j e tra 
queste anche la Toscana^ che a Lucca 
accolto fosse da Adalberto li con gran^ 
dissima magnificenza j e sorpreso rimanes- 
-se non solo delta sontuosità della corte 
di cpiel duoa ,' ma anche del numero e 
del buon ordine delle sue truppe j che 
quella sorpresa ad aUuno de' suoi dor 
niestici confidasse ^ dicendo doversi chia- 
mare quel principe re piuttosto che duca^ 
e che questo detto imprudente , riferito 
al duca stesso ed a Berta di liti moglie^ 
in essi eccitasse un sentimento d'invidia^ 
e P animo loro e quello di varj principi 
dUtalia da Lodovico allenasse. Dicesi quin- 
di passato Lodovico a Vei^ona, dove ere* 
desse egli godere dì .tanla quiete, «che 
rraii parte della /sue truppe cougedosse^ 



altre spedisse à quartieri nelle Ticine cam~ 
pagne^ il solo panegirista di Berengario 
suppose che questi ailcora si ti*ova$se ia 
Verona àtf arrivo dell' imperatore, e che 
molestato dalla quartana, incapace si tro- 
vasse a resistergli 3 che quiodi Lodovico 
gratidi ricompense distribuisse alP eser- 
cito , finita credendo la guerra , e molti 
poderi donasse ai soldati, togliendoli forse 
ai cittadini. Si sparse la nuoTa, forse per 
artifizio di Berengario medesimo , che 
Aiorto egli fosse; ma questi invece istrutto 
dai Veronesi ad. esso afiezionati e massime 
da ^delardo vescovo di quella città , della 
debolezza - di Lodovico j -date da prima le 
necessarie disposizioni , una notte giunse 
don molti armati sotto Verona, non ebbe 
difficoltà ad entrarvi , e sul far del giorno 
CDininciò a combattere. Lodovico spaven-^ 
tato fuggi in una, chiesa, cPoncle tratto a 
fl>rza e condotto davanti a Berengario , 
rimproverato fu per avere violato il giu- 
ramento di non più tornare in Italia, ed 
in dono ebbe la vita , e la libertà ' di 
tornare nellar Provenza , non / senza però 
che da prima y secondo il barbaro costume 

q 2 



554 «•'**^ ^- 

di quel tèmpo j cavati gli fotscro gli ,ofS 
chi j il che alcuBO disse aTveouto coatra 
il yolere- dello stesso Berengario^ Certo 
Brdneacurta ^ che nascosto erasi in una 
torre , fu scoperto e tagliato a pexzi ^ 
eredeo^osi d» aicum che egli ceduta avesse 
Verona a Loda\f̀^ Le truppe proveosali, 
«dita la sciagura del re , >si dispersero e 
la via ripigliarono del loro paese ; ma ^ 
come avvenne in appresso più volte in 
simili occasioni, jédmberto marchese dl- 
vrea genero di Berengario ^ non permise 
loro di passare trancptillamente le Mpi^ 
ed una gran parte ne distrusse. Sodof^ico 
recuperò senaa latioa il regno j al quale, 
alcuni suppongono y che Lodovico rìounr 
ziato avessie: affina di ottenere la libertà 
di andatsene ; e4 {Jenni documenti aem* 
braiio meatrmre airevideuM, che già pa* 
drone fosse di vavi^ terre ^ ipecialraente 
di Mod^oA e di Reggio prima della fine 
deiranno <>02, cadendo sixlo alenn dub« 
bio snirepoea deiracce^san^ento di Beren* 
garioff In alcune cronaicb^ si narra che in 
eiranno medesimo Ibraimoj re o eapo 
ei Saraceni^ venisse fino a Cosensa neUa 



dei 



cimoLO X. 555 

Gdàbria ^ t coli perisse colpito dà uà 
fulmiae ; altri storici morto suppoogolio 
quel jK^tncipe per dissenteria njla Sicilia 
verso queir epoca medesima. Fondato fu , 
al cominciare deU' ianno seguente il mo-* 
nastero di iS. Savino di Piacén&a da Ei^e^ 
tardo vescovo di quella città j dalla dì 
cui fondazione si raccoglie ^ che la cliiesa 
di quel santo posta era da prima fuori 
di città ^ e die venuti gli Ungheri , bm-f^ 
eiala la arevano fiiribondi ^ per la quat 
cosa quel vescovo indotto si era a rifab» 
bricare la chiesa ed il monastero entro 
la ciltà 7 «i raccoglie pure ^ che libera-^ 
mente in qnefl' epoca Berengario dominava 
in PiaCeo^a ^ vedendosi poco dopo dal 
medesimo- accordati privilegi 'ad monastero 
di Bobbio ^ con diplomi dati dalla corte 
Fulcia e cbl palazzo reale di Pavia. Ve- 
de«i anche in Piacenza udranno medesir 
mo tenuto im flaoito da Siff/redo cont^ 
"del* sacro palano cdX^ assistenza di Be^ 
rengatio medesimo ^ «e da quel placito ai 
d>esumé , che Ermengarda.nì»ire di Lo* > 
dù9Ìco IIIj sopratttnominato poscia il Cieco^ 
il velo assunto avesse nel monastero di 



5^6 UBBO IV. ' 

S. Sisto di qaella città e ne fosse dive- 
nuta abbaclessa. 

a. Mori allora Benedetto IF'j del 

Suale il solo Frodoardò lodò la nobiltà 
ella stirpe e la insigne pietà , singolar- 
mente lo zelo di antepprre il bene pub- 
blico al proprio , e la liberalità verso le 
vedove ed i poveri. Successore egli ebbe 
nel pontificato Leone ^, ma questi non 
tenne per due mesi interi la s^de, e cac- 
ciato fu in prigione da certo Cristoforo ^ 
detto di lui prete o cappellano, il* quale 
assunse in di lui vece il pontificato. Non 
ben si vede però come il BaroniOy deplo- 
rando F infelice stato della cbiesa romana, 
questo ed altri disordini di quel secolo 
barbarico attribuisca solo alla influenza 
dei principi secolari , che megcolare ~ii 
volevano nella elezione de^ pontefici. Ven- 
nero que^ disordini , come a proposito os- 
serva il Muratori , dai Romani stessi e 
dalla loro corruzione^ non mai dai prìn- 
cipi d' Italia j giacché .Ubere erano le ele- 
zioni al clero , al senato , ai militi o ai 
nobili ed al popolo di Roma medesima , 
€ questi «soli venivano ^ovefite m contes9| 



e- tumulti e scismi suscita vauo. ]E^Ii è per 
ciò y che si richiedette il c^usentimento 
itfi{|eriale affiac di porre alcun freoò aUe 
gare , alle fazioni y ai tumulti y ai delitti ^ 
e lo stesso Giovanni IX riconobbe ipie- 
^to freno cón\e canonico e necessario. 
Tanto più si inganna il Baronio y quanto 
ch^ in quell^ epoca nx)n vi £(Veva impera- 
tore y che influire potesse o prendere ai- 
cima parte nelle elezioni j se anzi un im- 
peratore trovalo si fosse io. Italia y Cri^ 
sfqfòro npp avrebbe forse osato assidersi 
fiulla cattedra pontificia! Veggonsi però 
bolle spedite da questo tiranno piuttosto 
che pontefice , in favore del monastero 
Corbejense^ ed in esse ancora si nomina 
imperatore Lodovico^ sebbene già cacciato 
fosse dair Italia. Bereng^fifì risedeva al^ 
cominciare del seguente anno in Verana| 
trovs^ndosi diplomi dati da quella città ed 
^Itri in appresso dati da Pavia ^e dalla 
villa di Itazano. Noa lungo fu 1} regno 
di Cristoforo y che in queir anap 904 fu 
cacciato dalU sede usurpata y ed alloriii 
benché non si parli della morte dclF ifla*^ 



55« . LIBRO IV." 

pontificato quel Sergio^ che gìk era stato 
eletto «d escluso, iu concorrenza di For» 
mt^o e' di Giovanni IX. Fu egli detto Ser* 
gio IHj e mentre Frodoardo scrittore di 
que' tempi lo dice «letto con gioja del 
popolo e di tutto il mondo cristiano j il 
Baronia si * avvisò^ confondendo i fotti è 
le epoche, di cliisHnarlo nefando, ^chiavo 
dei -viz] j faciiioroso ^ inrasore della sedè 
di Crist^oro^ perchè sostenuto dalle arim 
del duca Adalberto^ e non legittimo pon^» 
ieiice. Che non esei^ davizj, e da quelli 
massime della ambizione « della libidine 
fosse quel Sergio j che con tanti artifizi 
tentato aveva di salire al trono pontificioj 
questo viene dimostrato daHa storia me- 
desima^ ma il Baronio come pure 3 Pia* 
tinaj ad esso attribuirono a torto lo sdé- 
gno mostrato da Stefano Vt contro la 
memoria di Formoso. Quel Cristoforo de- 
posto, si fece, o secondo V uso de' tempi 
fu costretto a farsi mònaco , né punto 
sussiste che detrònii^zato egli fpsse per 
alcuna forza ispedita da Adalberto - aneti: 
^IrTroscana. ÀUora si cominciò, secondo 
aicum scrittori'; a r^ahbricare per cura 



CAPITOLO X. 559 

tleir abate Leoìte ri moaaaiterò à\ Monte 
Casino , gii dai Saraceni disfertitto. Ma 
tranqtiillo non rimaneva il deposto Lo-^ 
dov^ico . "Ili y cbe^ alcdni pretendono in 
q^uest^ epoca non ancora privato della 
vista. Sostenuto egli era da jédatberto 
tinca di Toscana , -e forse da altri prin- 
cipi d^ Italia , e sceso quindi con granijii 
forze in Italia ^ Tavia e Milano occupò 
«d anche Verona, e forse fu aHora «olo 
jBerengarìo costretto a^ uscire dairitalta 
medesima. Soggiornò -egli per alcun tempo 
in una valle dì Proviniano presso la piev^e 
Si S. Fiorano, «he non si sa bene dove 
5ia^ ed alcuni 4imano di 'riferire a gue- 
st^ epoca il di lui ritorno furtivo in Veron^ 
e r accecamento' di Lodouico] dubbio an- 
córa rimanendo se di due fatti diversi o 
di un solo si tratti, stante la grandissima 
oscurità della storia di que^ tempi. In Mi- 
lano sedeva arcivescovo certe Andrea y 
Ó€Ì qu^e alcuni documenti trovausi delPan- 
no 9o5 ^ e speciaknente un placito Sa 
esso con Begffredo conte o giudioe del 
sacro- palazzo j: tenuto in Bcllauo sul lago 
di ^omo. Sembra pure che nel mese di 



&60' UBRO IV. 

gìogno AèW anno stesso «i trovaste Lo* 
iplòi^i^o in' Pavia , dal che si raccoglie^ 
iiie tornato egli fosse per la jiecondi|, a 
per là terza vplta in Italia. Berefigario 
però tedesi nel mese di agosto ia TiiUeSy 
corte posta sul lago di Garda ^ dove al- 
cuni beni concedeva a petizione, di Bertila 
fji Ini consorte , e «fi Ardengp vescovo 
tti Brescia: a nel mese stesso provasi da 
^Itri documenti soggiornante in Peschiera| 
d'onde alcuni beni accordò pure al mo* 
pastero di & Zenone di Verona, narran*» 
4o anche Buginone ^ che nel mése stesso 
ài agosto avvenuta era quella mutazione 
del regno. Certo è che Tannalista Sassone, 
JJwianQ Sf^otù ^ Ottone FrUingpnse , ed 
idtri storici, tutti a quest^ epoca riferiscono 
}a disgrazia di Jjodoifico , come se di un 
solo fatto si trattasse, e Sigeberfo , forse 
per errore , ritardò il racconto di quella 
Catastrofe 6no alF anfl(6 91 5. 

ì. Mentre la pace sembrava ridonata 
air Italia colla seconda o terza espulsiooa 
del re di Provenza , vennero di nuovo , 
giusta il racconto del Dandolo , furiosi 

gli Vn^hm f e «panerò n^Iia Y^ncasia « 



CàPITOLO X. 56l 

iK^lla Lombairiiia la desolazione e la strage^ 
IVarra • quello scrittore , che Bettngarip 
contra di essi spedisse do^ooo uamini^ 
e che pochi di quésti alle case loro torr- 
nassero ; die gli Ungheri sfoltissero là 
loro rabbia specialinente in Trévigi ^ Par 
dova e Brescia^ e sino k Milano e Pavia 
giugnessero j scorrendo quindi alla estre- 
mità del Piemonte; che imbarcatisi. su) 
lido veneto , abbruciassero Città Nuov^ 
e Equilo , Fine ^ Ghixiggja , Capo . d^ Ar*> 
zere^ e tutto quel litorale saccheggiassero; 
che perfino tentassero di assalire Mala^ 
mocco e Rialto ^ ma che fugati fossero 
dal doge Pietro ^ che colF ar^iata navale 
mosso enasi ad incontrarli. Soggifigne che 
Berengario altro mezzo non trovasse i^ 
liberarsi da quella calamità ^ &e non di 
indurre que^barbarì a ritirarci a.forz^ cU 
donativi.' Anche a Modena sembra qhe gli 
Ungheri giugnessero, e fuggito essendo il 
vescovo con tutto il popolo^ entrassero 
liberamente neHa citjtà . senza per^ arre* 
<are alqfto danno ^ il che fu attribuito 
^1^ protezione di .iS. Genunittno. Dubi^ 
taoo alcuni che si ingannasse il Ihindolom 



\ 



56a WB»o IV. 

e questa confondesse colia ''prima irrusione 
degli Ungherir sembra però provato dalle 
circostanze riterìte e massime deltar inva^- 
àiooe di Modena y che non nna j ma due 
volte toccasse qnetta calamità all^ Italia j 
e Liutprando stesso accenna la loro ve- 
unta , dopo che già era stato Lodoiioo 
rimandato nella Provénsa in modo tale 
che più non avrebbe osato ripassare a 
cpiesta volta. > Mentre V Italia settenirto* 
nate malmenata era da quei barbari y i 
Beneventani , i Capuani ed i Romani j 
flagellati erano di conttniio dai Saraceni-, 
che stabilrti con fors&e copiose presso al 
Garigliano , tutte le vicine regioni scot*> 
^evaiio. Narrasi pure ^ che venti soK dei 
Saraceni deHà Spagna in una nave y plinti 
forse' daHa tempesta ^ * approdassero ad 
una villa detta Frassineto , posta secondo 
Xdutprando nei Gon6ni dcui' ItaKai colla 
l^rovensa, c^e alcuni moderni credettero 
situata tra Nisza e Monaco^ Sbarcati quei 
barbari di notte ^ scannati avendo tutti 
gli abitanti da essi trovati ^ deHa villa si 
iiripddronirono ^ ed in un monte vicine^ ia 
}m%%Q i^le bose^gUe si lortificaroao } di 



4 



ckvtrato X« 56 v 

ih comiilciarono ad iofestaré tutti i Ticini 

paesi 7 e chiamati ateado dalla Spagna 

altri lovo connazionali, formidabili diiren« 

nero a tutti gli abitanti cosi della Pro^ 

iFpnaa j come delP Italia superiore. Siccome 

discordie arderano tra i popoli della Pro-- 

i^Q^a j cominciarono i diversi partiti a 

chiamarli in loro a|Uto^ affine dì depri-^ 

mere i riyali^ e qnindi pia potenti div«n« 

nero iMori^ distruggendo a Tioenda co' 

loro con tra i «piali chiamati erano y non 

meno che quelli ehe gli avevano invitati^ 

e dalla Pra^enza si recarono nella Borgc« 

goa. In Italia giunsero fino ad Acqui net 

Monferrato j jed il monastero della Nova« 

lesa presso le Alpi saccheggiarono ed in-* 

oendiarono ^ d^ onde però fuggili erano * 

monaci con parte dei loro tesori in To- 

mao4 In noesta città fu fatto allora il 

trasporto nel martire S. Secondo ^ suppo' 

sto capitano della legione Tebea ^ ed il 

t^seovo Gttglidmo che composta aveva. 

una Passione del Salvatore y fo dal pon-* 

te€ke e da un concilio romano per tre 

anni sospeso dalla sua sede* Lodovico III 

intanto il Tane titolo d^ imperatore rit%« 



564 WMO' JV* 

aeva ; nella Provenza soggiòrnanclo ) ma 
più non avendo alcuna gìurìsdiaBÌone in 
Boroa né in tutta V Italia y non si vide 
più il di lui n<mie inserito negli atti pub* 
blici Italiani. Si er<ede che nelF anno 907 
S&rgio 111 conducesse a compimento la 
ihbbrica della basilica laterénense , già 
quasi tutta rovinata al tempo di Ste^ 
fimo VI* Giovanni Diacono jjuniore sog* 
giugne j che dopo avere Sergio riedi6cala 
quella chiesa, molti ornamenti d^ oro e 
d' argento le aggiunse j • che da quello 
storico veggonsi distintamente riferiti, jé* 
tenolfo intanto che occupata avendo il 
ducato beneventano ^ coinpiacèvasi di sog- 
giornare in Capua antica sua patria y il 
governo di Benevento lasciato aveva a 
jPiefro' vescovo di quella citta, nel quale 
piena confidenza riponeva. A questi una 
fazione di cittadini avversa ad Atenolfò 
offerì il dominio, al che non aderì il ve- 
scovo , non rigettando neppure T offerta j 
né alcun avviso porgendone al legittimo 
duca.' Questi fu da altri Beneventani av- 
vertito della -^rama , e recatosi sollecito a 
Benevento I alcuni dei congiurati fece im- 



1 

CAPITOLO X. 56$ 

pTÌgit»ave^ eà il vescoro cacciò in esilio ^ 
che buona accogliepza ottepne da Guair- 
metro li principe di Salerno. Vedesi in 
qael tempo fondato il capitolo de^ cano- 
nici di Àsti da un vescovo di quella città 
detto Audace^ e qucfUa erezione fu appro- 
vata con bolla di «Sergio ///. • -^ 
4* U^^ l^g^ formossì di là ad alcun 
tempo tra Gregorio duca di .Napoli y t 
Beneventani e gii Amalfitani j af0ne di 
caeciare i Mori stabiliti presso il Garir 
gliano j che vergognoso era il vedére non 
mai turbati desolare impunemente i con- 
torni. Si rìuDÌ un esercito numeroso^ che 
per mezzo di un ponte di navi passò il 
Garigliano^ e cominciò a molestare i Sa- 
raceni * ma questi usciti una nott^ dai 
loro trinceramenti ed assistiti dai cittai- 
dini • di Gaeta , quelF esercito y che^non 
tenévasi bastantemente in guardia^' sor- 
presero y e molti uccisi avendone y gli 
altri firmarono fino al ponte. Narra Leone 
Ostiense che colà i cristiani si riordinasr 
scro, e che con tale vigore pugnassero ^ 
cho i Saraceni costretti fossero a tornare 
frettolosi al "campo Joroj pon vedendoci 



Ò6S taaao IV. 

però alcttOÉ cootìmuMsione di c[iiella g4ierray 
può crederai che non pia oltre procedesse 
^a41ax lega ^ o grandi vantaggi non ri* 
pollasse 9 tanto pi& che discordi erano 
.irà di lóro que^ popoli e qne^ principi , 
ed alcuni ckiieunawuio in ajuto^ altri pro- 
teggevano i Saraceni e <:on essi divida, 
arano le prede. Comparve allora nella Si- 
cilia un naovo Emir-^ o comandante delk 
arini^ spedito diaff Africa ^ il quale riu- 
nite avendo alcune truppe di Siciliani e 
di Jlfori^ si impadronì della città di 
Taormina. La cronaca del monastero di 
Vultumo nata che nun solo fu pre^ 
quella città ^ ma ancora Reggio dal fi- 
gituolo del re Afar. jitenolfi} j cedendo 
,€he alcun effetto non produc^vano L di 
lui sforzi p^ abbt^ttere i Saraceni ^ si 
volse all^ imperatore d^ Oriente ^ ed a 

2uesti mandò il s«o primogenito Lan" 
Qlfi> y chiedendo che un^ armata spedita 
fosse per liberare da quel flagello il mes- 
-zodì dell^ Italia. Gustò V imperatore greco 
quella proposizione y percfaò alcun diritto 
di sovranità gli attribuiva sul principato 
di Benevento; ed uu^ armata navale fece 



CAPITOLO X. S6y 

tòsto allestii'e per quella impresa^ $ph'^ 

)](ene nelh crònaca dì Biocardo Cluniacensé 

rì 'ijiarri y cke gli Ungberi cpiasi ogin aiino 

vefiissero a' spogliare l'Italia^ non si Tedf 

tuflaria , cke alciuia irruzione faceyero 

oltre quelle già narrate^ ed ansi dalle 

storie può. raccogliersi , • che la Baviera 

desolassero ) la {Sassonia ^ la Turiogi^a , 

rAUeotagna e la Sre^ia^ e solo in quelle 

guerre fossero occupati; alcuno tuttavia 

ha supposto ^ che Berengario lontani li 

tenesse dairitalia a foraa di re^^ali. Certo 

è perà che i popoli della Loodiardia.^ 

divenuti per le passate vicende più tivdo* 

ròsi o più cauti j cominciarono tutti a 

fortificare le loro città, e fino a Risinda 

haJespa del monastero del|a Pusterla di 

Pavia j vedesi da Bereng^fo accordata 

Kcettia di fabbricare alcun castello con 

merli , bertesclie ^ b^tjoni e fòsse y per 

h\ difesa dei poderi del monastèro j mi- 

^tacciati dalle insidie dei pagani., e dall^ 

l'irò incursioni. 1 canonici di Verona ot^ 

tennero pure la facoltà di fortificare il 

pastello di Qereta cantra la perseeuùone 

^qH (/ngherì ) e ddalhrtQ vescovo d( 



568 LiBno IV^ 

Bergamo e Pietro vescovo • di Reggio ^ 
ottennero . similmente di poter fortificare 

J nelle città minacciate j comev lèggesi nel 
ocnmentp relativo ^ dalla incarsione degli 
Sveid Ungheri. Da un placito tenuto nel 
seguente anno da' ValAeperto j che si in- 
titola Visconte del marchese Alberico^ in 
Govneto, villa creduta da alcuni vicino a 
Civita di Penna ^ intervenuti- essendo ^ 
scabini di .Penna medesima ^ si raccoglie 
ohe cangiato aveva di nome il paese di 
Camerino divenuto Marca, ^e chie in luogo 
dei precedenti duchi* regnava Alberico j 
quello : forse che vedemmo condurre soc« 
corsi a Guido contra Berengario , dubi- 
tandosi da alcuni storici,, che egli ucci- 
desse il suo -compagno duca di Spoleti, 
e quindi lo stato suo mgràndisse. Figliuolo 
di cpieir Aloetico e di Maroxia y fu pro- 
babilmente altro Alberico j che ^divenne 
poi principe o tiranno^ di Roma. Risedeva 
intanto Ber&igario in Pavia, dove nelPan* 
no 910 vedesi da lui fatto ad istanza 
della consorte J?erti7a il donativo di '.una 
corte o di un podere ad Anselmo^. conte 
glorioso . di Yerona,. Quel diploqcia è dato 



CAPITOLO X. 569 

nella corte di Bodengo ; ueiranno mede*, 
sima' vedesì egli presedere ad un solenae^ 
placito in Cremona. G:à si parlò di Lan^. 
dolfo y da Atenolfo di lui padre principe 
di Benevento e di Capùa spedito alla 
corte imperiale di Costantinopoli ) ancora 
trovavasi egli in q[uella missione allorchà 
il vecchio genitore ^ vedendo la morte 
vicina ^ ailSne di evitare V intrusione- di 
alcuno straniero nel principato ^ col con<^ 
senso del popolo collega assunse il di 
lui figliuolo minore detto Atenolfo IL 
Afolto ebbe a vantare in appresso la stOf 
ria la saviezza e la concordia di que^ due 
fratelli. Ma cessato aveva di vivere frat- 
tanto r imperatore Leone il Saggio , e 
succeduti erano ad esso Ale&sanaro di 
lai fratello e Costantino Porfirogpnito dì 
lui figliuolo in età ancora infantile. Morto 
era pure al cominciare delV anno 911 il 
pontefice Serffo UJ ^ del quale però ci*- 
tansi alcune bolle di quell anno medesi^ 
mo. Se crediamo a Liutpràndo ^ certa 
Maria sopraonomiinata Marozia ^ tacciata 
da quello storico di poca onesta coadoti- 
ta, a Sergio partorito aveva un figliuolo 



5^0 Uflao i¥* 

adakerìoo detto Giovanni y che gioDW 
es^it pare alla sede pontificia, li Muratori 
osserva lÀutffrahdo solo essere garaote. di 
questa malignità j ma soggiogne €he può 
essere ch^e^i dica il vero. Ge^o è che 
jflaroxia grandi motivi di scandalo diede 
in Roma^ dei ai|ali m farà mensione in 
appresso } ma iLeone Ostì^n^ ^ parlando 
di Oioifanni XI j creduto da JJutpranJU 
figliuolo di Sergio ^ lo dà invece per fi* 
gliuolo del consolo jé Iberico ^ di cai forse 
Marozia era moglie, e di fatto vedemmo 
poc^aozi che era sposa cK un Alberico^ 
da alcuni detto marchese, da altri con- 
solo^ da altri patrizio. Berengario trat* 
It^nevasi intanto in Pavia , come risalta 
ila un^ ampia donazione di beni fatta da 
Ansdmo conte di Verona al monastero 
Sì Nonantota ^ dallo stesso re approvata.' 
Tornò allora Lando^b da Costantinopoli 
<;'ol titolo colà ottenuto di patriaio ^ dal 
<;he si vede cV egli aveta §^i stati snoi 
•assoggettati alf alto dominio de^ greci im- 
|>eratpri^ egli attese col fratello a gover* 
«are saggiamente i popoli* ma non sem- 
ina c)ie in Italia gin^nessera i aoncorii 



CAPITOLO %, Sji 

6si esso ioarilcait còDtra i S'araceni. MoA 
in qaeì teiopo Lodovico re di Germania^ 
ciie mai non a^eva voluto ammogliarsi j 
ed i haroni re chiedevamo Ottone duqa 
iì Sassonia avo deff imperatorie di questo 
some} ma jqciel duca / vecchio oltremodo 
trovandosi j procarò ehe eletto fosse in- 
Vfsee Corródo dnca della Francia oriei^Jta- 
ie^. il quale , se crediam<> alla erùnaca di 
iSL Galio y spedì Ouqme^ vescovo di Ma- 
goosa per esigere o piuttosto far valer« 
il diritto rfi^o suiritalia. Forse alcuna 
{iretensione sa questo regho era. per muo- 
vere Corrala ^ ma in quella qronaca h 
nota che quel vescovo, noii giunge se non 
fino a Gostaivea^ e che partito ricco^ tocn^ 
indietro rieehtasimo ^ u che dji 4uogQ a 
credere che* da Berengario fòTsse. evitata 
qu^a procelta con grandiosi regali. La 
«tessa tattica usava egli cogU Ungheri , 
rendendoci benevoli a fonsa 4i dopativi^ 
e così ia pace mafiténeva nel cuore 'dell% 
Ital^. 

5. Ma nella Campania scorrevano bai* 
danzosi i Saraceni del Garigliano , ^ n^ 
PijP>90J9^ e utei dtptorigi ^ i Mw Sf^«- 



5^2 ' I.IBRO IV. 

gnoolì <li FrassÌD«l9. Nella Gallia pure ^ 
stanca ormai delle- scorrerie e delle de-r 
pred<izioni dei Normanni ^ si indusse Carlo 
il Semplice a cedere a Rollone capo di 
que^ barbari quel tratto di paese cbe 
assunse allora e ritenne poi in /appresso 
il nome di Normandia^ quella nazione 
si Tendctte quindi celebre ancbe in Italia. 
Morto era Rodolfo I re di Borgogna , e 
succeduto gli era Rodolfo IIj di cui im-' 
portante è la mlen^ione in questo luogo ^ 
essendosi egli pure nelle guerre d^Ilalia 
distinto in appresso. Mor|x) era altresì 
Pietro doge di Venezia, cbe alcuni^ ripro* 
vati però dal Dandolo ^ scrissero essere 
stato principe iniquo , ■ e per ciò dal po<r> 
polo ucciso y mentre perito era di morte 
naturale dopo un lungo e saggio* reggi* 
mento. Ad esso succeduto era Orso Pan- 
ticipazio II j soprann ornato Paureta. Ces- 
sato aveva altresì di vivere jihssandro 
/fratello del defunto imperatore Ze-one , e 
solo regnava Costantino PorfirogRnito , il 
jquale al figliuolo di quel doge j spedito 
^ Goslantinopoli ad anminziare la sua 
el^Vazion^ ^ molti onori è molti regali 



CAPITOLO X. 573 

Bticdrèò' j' eà il titolo dt ' protOspatai^io. 
Ma quel giovane^ giunto sai coi^fini . della 
Croaaìa , fu preso da Micfiele duca della 
Schiavonia ^ spogliato di quanto aveva e 
dato in mano a Simeone re dei Bulgari ^ 
né potè: il padre recuperarlo se non con 
grandissimi . donativi inviati per mezzo di 
Domenica arcidiacono di Malamocco^ che 
fn allora creato vescovo di quella chiesa. 
Crescevano intanto le fortezze, le rocche^ 
le torri j le cartella in Italia e specialmen- 
te nella Lombardia y per la qual cosa 
dice' il Muratori j che una selva di forti 
ebbe a vedersi nel se<M>lo susseguente ^ e 
tutte ne erano munite anche le piii pic- 
cjole signorie. Ma sconvolta era somma-* 
mente in quelP epoca la Sicilia* Eransi i 
Saraceni africani rubellati in gran parte 
ài loro re^ ed espulso avevano il goveiv 
nature da esso spedito ) iuvece ne avevano 
essi un altro eletto detto Korhal ^ e quin^ 
di una flotta era giunta dalF Àfrica per 
comprimere i rivoltosi ^ ma il figliuolo 
del nuovo comandante uscito era.adjn* 
contrarla^ e vinta F ayea ed incendiatar; 
NclPanno 91 3 cessò di vivere il pontefice 



Sri i^inno nr^ I 

jénastasio III, e successore ebbe Zofi* 
doneyàeì euale altro ncm è noto se noit 
il nome, solo pure «apemlosi di Anaa^t* 
sia ^ giusta i yerst \di Frodóardo j che 
dolcemente governato aveva la chiesa. Be* 
rengario trattenevasi intanto in Pavia',- e 
da una cronaca amalfitana si raccoglie y 
che duca colà sedeva iu quel tempo eerto 
^/ansane ^ il quale dopo avere governala 
per i6 anni quello stalo , fini col. &m 
monaco. Sei mesi soli dor^ il pontificato 
di Landone^ ed in di lui luogo fa eletto 
Giovanni X arcivesoovo di Raveana. Se 
credere si dovesse 9 Lìutprando y certa 
Teodora da esso detta impudente naere* 
trìce y e madre di quella Marozia j die 
gii più volte si è da noi rammentata y 
avrebbe in quel tempo dominato in Ro« 
ma , e ne avrebbe secondo le firasi di 
quello storico ^ soétemtta virilmente la 
monarchia. Singolare è Tavviso del Mu^ 
rotori y il quale vorfebbe di questo hwo 
un rimprovero alla nobiltà ed al po|M)Io 
di Boma, che tanta possanza accordasse 
ad una femmina impudica^ e non ai ][»osi<^ 
tefici cbe in Roma donunavano j mentre 



solo efimera era la rappresentanza del 
senato e del popolò. Sarebbe dunque 
dfifai!^te il dominio di quella donna venato 
in Koma Giovanni^ spedito da Pietro ar-* 
civesco'ro c^ Ravenna ^ invaghita se ne 
sarebbe Teodora j e morto essendo in 
quel tempo il vescovo di Bologna, sareb* 
be stato Giovanni eletto a quella sedej^ 
Fendutasi quindi vacante quella di Rave»'^ 
tìB , lH^ stesso Giovanni per artifizio di 
Teodora sarebbe passato a quella chiesa; 
eontra gli statuti dei SS. Padri , cioè 
dei banoni ; trascorso quindi brevissimo 
intervallo di tempo e morto essendo il 
pontefice , che ordinato aveva lo stesso 
Giovanni >f Teodora che mal soffriva r a-* 
mante lontano 200 miglia da Roma e 
raro poteva godere del di hii consorzio, 
forcato lo avi*ebbe a lasciare la chiesa dt 
Ravenna e ad usurpare la sede pontificia. 
n Muratori ncn dissente ^ che Giovanni 
eletto fo9se per artifizio di quella donna^ 
e che universalmente biasimato fosse, sic- 
come contrario alla disciplina della chiesa, 
il passaggio della sede di Bologna a quella 
«K Ratenna^ e da questa a quella di Ro« 



Ìy6 liBno IV. » 

ma. Anche il Baronia si uni a chiamare 
Gioìfonni X pseudo-papa^ n^ario im^oiorey 
forte in Roma per C appoggio tii una 
meretrice ^ e- strano riesce il vedere il 
Muratori opporci a questa sentenza coi 
Inendicati pretesti^ che la chiesa romana 
aveva bisogno di un uomo asseimato e 
coraggioso ] che tale si credette V arci- 
vescovo di Ravenna y e che quindi si 
passò oltre al prescritto de^ canoni. ^Certo 
è che Giovanni ^ forse per il potere di 
Teodora , fu elètto senza dissensione e 
dalla chiesa riconosciuto per legittimo 
pontefice ) e quello storico ossejrva ben 
con ragione ^ che il mettere in dubbio 
quello ed altri pontificati^ potrebbe con- 
durre a brutte jcopseguenze, cioè a rendei-e 
iàcerta la successione dei papi ^ al che 
pur troppo la storia e la buona critica 
ci conducono. 

6. Nel seguente anno sembra che 
imperversassero di nuovo i Saraceni sta- 
zionati presso il GaVigliano / e c^e la 
Campania ed il ducato romano des<daf* 
sero ^ scrivendo il Daindolo che essi V I^ 
talia in queli^ anno gravemente oppressero» 



capìtolo X, 577 

Silppongoiio alcuni che allora GìùMHni JC 
si risolvesse ad accordare la corona im- 
periale a Berengario 5 né .sembra fuor di 
proposito il supporre y che intanto si fosse 
la corte romana trattenuta da questa co^' 
rooaziòne ^ in quanto che ancora viveva 
Ztodoi^ico Iti re di Provenza, il quale 
più non curandosi deiritalia, vii titolo di 
imperatore tuttavia conservava. Forse l'in- 
solenza de^ Mori le V invasione fatta da 
essi di tutte le terre pontificie, fece che 
si pendesse da canto qualunque riguardo^ 
e chfi r ajuto cH Berengario si implorasse^ 
Spedì dunque Giovanni un^ ambasciata con 
molti doni a quel re in Pavia , pregan- 
dolo a volersi prestare sollecito al soc- 
corso degli stati della chiesa, e la corona 
imperiale offerendogli ; né dalla cura 
preda da questo pontefice per conservare 
i suoi • bèni temporali , le sue rendite ^ 
iàferire si potrebbe in verun modo , chtf 
male informati fossero della di lui con- 
dótta Liutprando ed il Baronia , che la 
libidine ne censurarono e non raccortez*^ 
za. in Pavia risedeva certamente Bereri^ 
gari0 ncir aprile dtlP anmo gì 5, veden- 
Stor. £ bai. Fol. XIII r 



5f8 LIBBO lY, , 

' dosi in un solenne placito tenuto nel giar- 
dino^ in f^iridariQ^ di quel palazzo realc^ 
restituiti a Teodelassio libate di Bobbio 
alcuri beni usurpati da un marchese detto 
Aadaldii^ al quale si era conceduta in 
l^enefi^^io o in commenda ^ secondo il 
perverso costume di que^ t^uipi, una parte 
de^ beni di quel monastero. Berengario y 
riceTuta avendu V ambasciata del ponte- 
fice j Si diede tosto a riunire un esercito 
ed iiicamminossi ^ Boma ^ nel novembre 
però non era giunto che a Lucca, il che 
fólsa prova la opinione del Sigonio e del 
Baronio ^ che coronato fosse imperatore 
nel mese di settembre. Dubitano piuttosto 
alcuni y che la corona ed il titolo di in* 
peratore ottenesse nel giorno di natale J 
il di lui panegirista tuttavia queir avve- 
nimento ritarda fino alla pasqua deìV an* 
no seguente. Qualunque tosse T epoca in 
cui ebbe luogo quella cerimonia ^ certo 
è. che Berengario fu incontrato fuori dalle 
porte di Roma dtil senato e daj popolo , 
non che dalle scuole dei Gjreci, dei Sas- 
soui , dei Francesi e delle altre nazioni , 
che tutte portavano le loro bandiere ed 



càMTOfca X. Sj^ 

insegtie ] sii queilà^ dei Borti(mi vedovatisi 
niBtte teste di fiere ^ cioè di lioni ^ di 
lupi e di draghi , come altre volte si 
costumava sulle aquile delle legioni. Il re 
eccoiBpagnato da Pietro fratello del pon* 
te€ce e dal figliuolo di Teofilato consolo^ 
fu ricevuto dal pontefice medesimo sulle 
«calinate dì S. Piet/Vy e smontato da una 
chinea a lui inviata, dal pontefice mede« 
$imo y giurò dopo le "amichevoli «aiuta* 
zioni di confermare i donativi alla chiesa 
romana fatti dagli imperatori y e quindi 
apertesi le porte della basilica , entrò a 
venerare il scfpolcro di S, Pietro^ Passò 
di là al pakzzo' lateranense ove imbandito 
era lauto banchetto^ e nel giorno dì pas*- 
qua ^ secondo il citata panegirista^ fu unto 
e- coronato imperatore do^ Romani con 
corona d^ oro ornata di genmie j fra le 
acclamazioni* del clero e del pr!polo ^ fa 
quindi letto il diploma ^ col quale le do* 
nazioni fatte a S. Pietro si rinnovavano ^ 
e si intimavano le pene ' consuete contra 
ckinnque turbasse Ù possedinvento delle 
terre donate! Berengario donò alla basi- 
lica di S. Pietro^ alle altre chiese di Ro- 



58o irato IV. • 

ma^ al ppnteBce^ al clèro ^ al senato tà 
ai militi o ai nobili/ aroii^ vesti e corone 
d^ oro ornale di gè rame ^ ied al popolo 
fu gettata gran copia di monete d^ oro^ 
del che forse non era quello il primo 
esempio. Sembra che nelF anno medesimo 
della coronazione di Berengario seguisse 
lo sterminio totale dei Saraceni del Gari- 
gliano. Da Liutprando e da Leorte Ostiense 
si raccoglie cbe il pdnte6ce Giouwim spe- 
dito avesse di già legati air imperatore 
di Costantinopoli , chiedendo on^ annata 
navale che la via del mare chindesae ai 
Saraceni , ed i soccorsi impedisse che 
sperare avrebbero potuto dair Africa J 
cbe una lega avesse e^li formata di Lanr 
dolfo principe di Benevento e di Gapua^ 
di Gregorio duca di Napoli^ e di do- 
panni duca di Gaeta* che con cjoesti 
movesse Berengario unito col pontefice 
medesimo^ ansioso di trovarsi in persona 
alla impresa ^ e con Alberico mi^rdiesey 
duca forse di Camerino e di Spoleti j 
che le truppe di Berengario guidava } 
che da due parti fossero stretti- i Sarà* 
ceni « e che il blocco durasse Ire mesi. 



Que? barbari ridotti aìV estremità per la 
fatue , le loro case e tatto le Ipro mas- 
serizie inceadiaroao j e quindi usciti im- 
petuosi dai loro recioti , nelle montagne 
e nelle selve bì dispersero ] fi^a narrasi 
che inseguiti fossero e ricercati dQvuaque 
con tanto accanimento y che alcuno sót- 
trarsi non potesse alla morte o alla ser- 
vitù. L' esempio di un pontefice , che 
persotialmente assisteva a quelle pugne ^ 
O) come si esprime il MurMorij a quella 
danza saaguiuosa^ sventuratamente fu imi- 
tato ne^ tempi successivi. Berengario toru<j 
Beir anno medesimo a Pavia , trovandosi 
un di lui diploma ddto come alcuni altri 
nella corte Sinna che presso Pavia doveva 
essere situata. Infelici erano pure riusciti 
IB queir anno i movimenti degli Arabi 
nella Sicilia , perchè Èerikorhab uscito 
con una fiotta contra i Romei^ cioè con- 
tra i Greci ^ perito era in mare nell* an- 
no precedente. Può credersi tuttavia, ch^ 
perita fosse soltanto la di lui flotta, per- 
chè quello stesso comandante vedesi nella 
cronaca arabica di Cambridge deposto 
in quest^ anno medesimo e spedito ia 



58 a LIBRO IV. CAPITOLO X. , 

Africa y ove egli e il di lai figlinolo mo- 
rirono probabilmente decapitati. Una na- 
inerosa flotta era stata intanto spedita 
ddir Africa nella Sicilia per estìngnere la 
insorta sollevazione j la quale per alcun 
tempo Goulribui alla tranquillità delP I* 
Calia, 



583 



C A P I T O L O XI. 



DBtLA STORU D^ Italia 

OiLLA ElEVAZ^6Ì$E DI ÉbrBNGABIO ALL^ lMl»A|lO 
SINO A1.LA * DC Lljl MOUTE. 

Morie <Ì£ Adalberto II duca dì 7o- 
s^ana. Fatti di Berengario. Aforf e rf« Gor- 
ivulo /« di Germania Osservazioni su di 
un placito solenne fenato in Milano, Av^ 
lenimenti Aéla Sicilia. ^ Imprigionamento 
e liberazione di Guida duca di Toscana , 
€ di Berta ><:2< lui madre. Guerra dei Be* 
neventcmi coi Saraceni e coi Greci, Sup- 
posta invasione degli Vnghcri nélt Italia, 
i'Ontinuazìone delle turbolenze nella Sici- 
ita, " Concessioni diverse di Berengario. 
Movimenti degli t/ngheri. Vittoria dei 
Beneventani sui Greci. Congiura suscitata 
lontra Berengario. L^imbcrto arcivescovo 
di Milano fìe entra a parte. Berengario , 
tkiede il soccorso degli Ungheri , e con 
questo opprime i congiurati. Alcuni si re- 
cino u domandare Rodolfo re di Borgo- 
gna. Questi -riene .ed occupa Fama sd il 



584 iiBjio IV. 

regno. Berengario si ritira in Verma, 
Osservaziime sugfi stranieri chiamati in 
Italia, - Berengario si rafforza. Igiene a 
hatta^ia con Rotlolfb, Berengario virux 
da prima ^ poi è battuto e disfiuto inte- 
ramente da Bonifazio venuto in soccorso 
di Rodolfo. Berengario yiigge a F^eroruL- 
Egli chiami^ di nuovo gli Ungheri ai suo 
soccorso. Congiura contro -di esso ordita 
in Vctona, Di lui uccisione. Di lui .ca- 
rattere. Distruzione di Pavia, inumanità 
degli Ungheri. Lono passaggio in FrpnQÌa* 
Osservazione critica. 

§. I. ifiori proliabilmepte neir an- 
no 917 uédalherto II duca della Tosca- 
na^ il quale secondo Liutprando ed il 
JSaronhy sarebbe stato padre di queìV Al- 
berico ich^ usurpò da poi jl principato di 
Boma. Ma forse scorretto dee credersi il 
testo di Liutprando^ nel quale Ai. scritto 
Alberto o Adalberto invece di Alberico 
niarchese , del quale Iv moglie Jtfarozioj 
d^ onde nacque V altro Alberico ^ tiranoo 
di Bonia f- o usurp^tore di quel governo. 



CAPITOLO XI. 51^5 

U Barenio pape coafase Teodoì*a madre 
di Mùmzia con una di lei sorella^ e 

3aesta eoa Berta figliuola di Lattario ré 
ella Loreua moglie di Adalberto, Nel 
' ducato della Toscana succedette Guido 
figliuolo di Adalberto luedesiiuo. Beren^ 
gario ^ secondo la croi^c^ Gasauriense , 
pof tossi allora a Gameriao, e queir iusi - 
^e siouastero yisUò ^ confermandone i 
pi:ÌA^ilegj gii concedi^ti dalP imperatore Lo- 
da%fico II. Non si può ben intendere tut- 
tavia j come nella cronaca medesima sia 
Si^ritto, che in quel tempo o poco prima 
saccheggiato avevano i Saraceni orribil- 
juente quel monastero , e distrutte ne 
avevano le ca^tjella e devastati i poderi. 
A Berta di lui figliuola, che già ersi ab- 
badessa del mpnlstero di & Giulia di 
Brescia, accordò Beretj^gario anche quello 
di «S. SiHo di Piacenza con tutte le sue 
readi|;e y secondo il deplorabile abuso dei 
if^mpi ; ed anche questo diploma è dato 
Hkiiu corte Sinna, Il nome di qoesto 
^ogo y che il Muratori dice a lui ignoto, 
io mi muovo quasi a dubitare che mala* 
mente sia siato letto nelle pergameuC; e 



586 LiBAO lY. 

che invece di Sinna sia scritto Sima^ il 
che ci condurrebbe forse a riconoscere 
in esso r odierno Sicomario presso Pavia,^ 
detto ancora . volgarmente Sima, Olderico 
era in quél tempo conte del sacro palaz- 
zo in Pavia medesima.. Mori nelF annè 
seguente Corrado re di Germania j e seb- 
bene lottato avesse lungamente conila gli 
Uifgberi non meno che contra jérfigo 
dello P Uccellatore duea di Sassonia^ vi- 
cino n morte ai primati del regno con- 
sigliò di eleggere suo successore lo stes- 
so Arrigo j e a questi mandò lo scettro^ 
la corona e tutti i reali ornamenti. Be* 
rengario confermò neìV anno 918 da Pavia 
i privilegj e le rendite dei canonici di 
Padova ) in Milano tenne ^ o piuttosto 
fece tenere da un di lui nepote ^ nomi- 
nalo pure Berengario nella cortei del du* 
calò tin placito solenne;; e quel Berenga^' 
rio- figliuolo di Adalberto marchese di 
Ivrea di Gisla figliuola dello stesso im- 
peratore y si intitolava mesjso dominico 
stabilito nella contea milanese. Questi 
giùnse poscia ^d essere re d' Itab'a ; ed 
il^ Muratori opina ^ che la corte del dn*- 



t5Ai>ITOlO XI. 587 

r^ato srttro non significhi se» non il paUiz- 
zo rlacale di Milano j o la residenza dei 
duchi 5 non così facilmente può aticor- 
daisi collo stesso scrittore , che molti 
«obiti di Roma appellati fossero consoli 
e duchi y e consoli probabilmente perchè 
membri del senato romano^ giacché^ *eb- 
i>cne divenuto un nudo titolo^ sussisteva 
àiìcorae mantenevasi smch^ dcu greci im- 
peratori la .dignità consoWe. Piuttosto 
«ivreLbe potuto fl Muratori rischiarare il 
iiome^ che io, questa ed in mciht akri 
diplomi incontraci di Laubia , indicante 
un portico coperto^ o come ora dice«i 
còmuàemente^ una galleria^ d' onde ven- 
ne quello di iobiu , che si trova nei do- 
cumenti del secolo XII specialmente ncHe 
carte ambrosiane^ e che nel dialetto odier- 
no lombardo si è canservatò: NeiP anno 
precedente giunto era in Sicilia un coman- 
dante ^ofo spedito dall'Africa; contea 
questi eransi collegati i Siciliani con altro 
capo saraceno; era stata ^quindi stretta 
d' assedio Palermo ^ e renduta é\ efra per 
la sola mancanza del sale; in quest' anno 
i Siciliani e i Mori cibelli y qudla città 



588 LIMO IV. , 

ripresero y la^aado però la .libertà al 
presidio di ritirarsi. Comandapte e gover- 
natore generale dell^ isola dai Siciliani e 
(lai Mori ruhelli, fu. eletto Salcm^ e qae^ 
isti sulla fine^deir anno riusci ad impos* 
sessarsi di Seggio in Calabria. 

a. Tra Berengario imperatore e Guido 
duca di Toscana suscitate eransi, secondo 
Liutprando ^ gravi contese j e quel duca 
insieme con Berta sua madre era stato 
imprigionato e* condotto in Mantova j ma 
non per questo riusciva Berengario ad 
ottenere la cessione delle città della To- 
scana dalle mani dei loro governatori, 
fedeli al duca j o piuttosto a Berta me- 
desima, per la* qual cosa fu egli costret- 
to a rimettere i prigionieri in libertà. 
Xiutprando loda la destrezza di Berta^ e 
magnifica il potere da essa acquistato 
|)on minore di quello del defunto di lei 
marito ^ ina nota che » se aveva affezio*- 
nati que^ governatori non solo coi regali, 
ma anche col far l^o ^gustare P esercizio 
dolce deir* imeneo, Landolfo ed Jltenolfo 
principi di Benevento e di Gapua, lot« 
tavauo intanto coi ^Saraceni da un lato , 



t quali <}nnqae o DOn erano siati dl!sti*Qt- 
ti o tornali erano con forze poderose 
neir Italia ; dalF altro coi Greci j padroni 
iillora di Bari e di altre città vicine^ coi 
q(Hili riesce strano il vedere in guerra 
Landolfo che tanto era stato dai Greci 
in Costantinopoli favorito. La cronaca del 
monastero di Volturilo dicé^ che molte 
battaglie sostennero i principi beneventani^ 
e sempre . colU ajtfto di Dio ne uscirono 
vinx^itori. Il solo Frodoardo nota che 
neir anno 919 venissero gli Ungheri di 
bel nuovo a depredare F Italia ed una 
parte delia Francia; nonf improbabile rende 
questa invasione , da aleuti altro storico 
non accennata, il vedere che nella chiesa 
di Modena recitavasiin queV tempi una 
preghiera in versi a & GenUnianOj affin-^ 
che que^ cittadini difendesse dalle saette 
degli Ungheri , come già liberati gli aveva 
al tempo di ^{{//a. Gofrtinuavano le tur- 
bolenze nella Sicilia; una tregua era stata 
coBchiusa tra Salem ed il popolo di Taor*- 
mina^ e poderoso esercito riunito aveva 
il re o il sultano delF Àfrica , che '^ou 
ben si sapeva se destinato fosse ^ con tra- 

r 2 



/ . 



ego LIBRO IV* 

queir isola 'o Oontra altra proviàcìa cri'* 
fttiana^ 

3. Berengario dà Pavia conferina?a i 
{>rÌTÌlf^j di varie chiese e specialmente dì 
quella di Parma^ intervenuto vedendosi a 
({uesta concessione qneli^ Odelrìco conte 
del sacro palasso ^ end marchese intito- 
lato essendo in queir atto, potrebbe cre- 
dersi piuttosto di ^ella* dignità investito 
nel Friuli che non in^ Milano. Altri, di* 
pi orni dati veggonsi in queir anno da 
Corte Olona, ed Uno, se pure é genuino^ 
da Verona^ in lino si comermano al mo- 
nastero Tarfense tutti ì donativi ad esso 
fatti da Alberico marchese nella contea 
di Fermo; in altro viene donata dall^im* 
peratore ad Arma di lui moglie una corta 
nel Piacentino , il che fa vedere che morta 
era la di lui prima coósotte Èertila , e 
che passalo egli era a seconde nozze con 
questa , alla quale perà m9Ì non vedesi 
dato il titolo di Aumista. Sembra che 
JSertila tosse stata tolta dal mondo col 
veleno per la sua infedeltà. Gli abati di 
Monte Casino , di Casanria e di Volturno 
•ttendevano frattanto a rifabbricare e forse 



capìtolo XL 591 

miche à fortìBtiare i monàstèrj loro già 
distmUi dai Saraceni. Tranquilli non ri- 
manevano gli Ungheria i quali secondo il 
Dandolo usciti nuovamente d^Ua Panno - 
nia , dopo avere devastata la Moravia^ e 
la Boemia , ed ucciso il duca di quest^ uU 
tima j per la Croazia forse verso V Italia 
si incamminavano ; a que** barbari si op- 
posero adunque i duchi Gotifredo ed Ardo 
insieme col patriarca di Aquile) a y giac- 
ché introdotto erasi il costume, che anche 
gli eceiesiastici ed i vescovi in particolare 
si recassero alla guerra. Ma que' duchi 
venuti a battaglia^ perdettero con questa 
In vita j ed il patriarca fu solo debitore 
della sua salvezza alla velocità del de- 
striero. I barbari però contenti di sac- 
cheggiare tutta la Croazia ed anche la 
Stiria, tornarono carichi di bottino nella 
Pannonìa, e irrequieti sempre^ si diedero 
a guerreggiare coi Bulgari, Continuava 
ancora la guerra dei Beneventani coi Greci^ 
e presso Ascoli fu data una grande bat- 
taglia^ nella quale il conuindante de* Greci 
detto Ursilip o Orseolo morto Hmase. il 
ddca IfOndoyo vincitore per quei fatto ^ 



5ga .ìiBRO iV. ' 

si impàdroml dì t«ittà la* Paglia. L' Italia 
superiore e apeclalniente la Lombarilki j 
goduta avevano fino a queir istante la 
paoe sotto il governo di Berengario , nia 
setnbi^a che questa turbata fos^e verso 
V anno 9^ i . M<)rto era V arcivescovcr di 
Milano Ariberto ^ e in di lui * vece era 
stato eletto LambertOy il quale però -non 
aveva potato ottenere il consenso deir im- 
peratore onde occupare queUi) sede senza 
sborsare grandiosa sómma di danaro y 
esigendo Berengario perfino i donativi che 
fijire solevansi alla famiglia ^ agli, ostiar] ed 
anche ai custodi de^- pavoni e degli akri 
iMjmerost uccellami della corte , il che d 
indica il costarne ed il lusso di que^ tempi. 
L^arci vescovo^ sdegMfito di quelle indebite 
esazioni^ ne meditò la vendetta. Una ra- 
bellione tramavano intanto segretamente 
Adalberto marchese .d' Ivrea ^ quantunque 
genero di Berengario stesso^ Odelrico che 
già vedemmo conte • del palazzo ^ e Gii» 
berlo '^ detto nelle «storie potente e valo- 
roso eonte, benché non se ne accenni il 
dominio. Accortosi Berengario della trama^ 
£ece tosto arrestare Odalrico^ ed in tcos* 



elodia là'itliede'^ eomè $pei¥o' Uloi^<'*s} 

s^llorobà dopo^ qualche ^giorno l<id4)fiÈìà1àdÀ 
il prigvoqterol^ m^ eìUlM^m ^'6poM|a ^ che 
un ¥eropiTO àF^orma dei ^^Dnaiii ;coiibegti(ti*0 
tton dovere ideile inani deQa gìuslitm un 
uomo y «• €|ii forse sarelliia^ ^tatà ^o)U la 
¥Ìta ^ dal the Beren^atio *hM comprese^ 
che anche F arcivescovo - ci^llf gato - èrasi 
coi rubélli , )lanto più* 'che^CWé/rfco^era 
stato sensa aapata di- lui^^già l4h>e)5so ii^ 
libertà. Ma i • congiurati ben -di àecorge- 
vailo di non avere, iVrze ftuflicleMt 'p^r 
abbattere ili loro iovrano^^e <|atn(fi si ' av-^ 
visarono. di chiamare in Italia al loro* 
soccorso .Rodolfo '// tt delia S^rgognar 
detta Transiurana^ che- dominio tivea nella^ 
Savoja^ negli Svizzeri ed in-ahre regioni 
vicine alFltalia. Un- trattato' segrc^to fu 
tosto intafvolato eoa qael re y che spinta 
dalla ambizione e dalla speranza di in* 
grandirsi ^ prestato aveva orecchio' alle- 
loro proposizioni. Ma Berengario fu av-^ 
vertito j che sulla mopt^igaa di Brescia 
riuniti eransi i congiurati per condurre a 
6flie 1^ medlliata impresa J giunti erano al 



Sgi :tì»»o IV. > 

%^mftQ 4le|4Q ii^ Italia 4tie capitelli, 4i 
^li^i 4^|U 4|L^ ra.idegli Uìtgfaeri^ inteati 
^rA^f^^iftpte^arj^: di^nao.TO la Loinbardia^ 
^. ^4 oHWI^ .^oml&rL ilairnnpevatore ; 
« Ideali. Bér^n§vÌ9 iiilipegnò ad opfnrtmere 
i , . iribatH« > CQr:$qlro . easi kapidameiile al 
ÌAoffi. ÌA «Oa^OQrj^ e molli proaero dei 
l^ijyagittTf^^ mA^ ll^ «leois^o, irà & quali 
Odeiriq^ y <^) vjA[iro«aoi«ate voMe re«i-. 
iieve* Pfesi furOoo Ad^dhertò ^Gilhmt^'^ 
ma il primo trav0fttitt> m fece oredore uà 
««luplice solcato ) «d ottenne di e^ere 
yi^cat^io ia un oa«fello detto Calcinala; 
Gilberto soìq ^ lu «pof^taAo y ]^rcoaso a 
quindi .condotto fiemiaudo alla presesa» 
4i Bermgariu j cha tuttavia gli perdeaò ^ 
il^on eftig/Budo neppure da eaao aiooii giu- 
ramento , ma sola avvertendolo die il 
4;aatigo .di Dio attendesse se di nuovo 
pensava a ruli^Uarsi. Questi non sì tosto 
£li Ulcero, cbe H aecorda cogli altri con* 
giurati superatiti cecossi egli stesso nella 
Borgogna^ e ne^o spsaio di trenta giorni 
comparve Rodolfo, coU^ esercito, intento a 
detro^niaaare Berengario, impadronitosi egli 
di Pavia ^ fu probabilmeute eletto ro da. 



GÀPitOLQ XI. %5^ 

^ primati ^ che dati si erano al suo 
|>artito. Frodoardo lanciò scritto nella Cro- 
naca^ sebbene egli queir avyenin^ento ri- 
portasse néi^ anno segae&tie ^ xhe Bej^ea^ 
garioy malamente da esso chiamato im- 
peratore de' Lombardi^ era stato dai suoi 
ottimati cacciato dad regao^ e che Rodolfo 
s*e della -Gallia Cisalpina ^ era stato da 
<|tte' •Fubelli medesimi, elevato al regno. 
là Dandolo notò pure ^ che Rodolfo in- 
vitato dagli Italiani , venuto era nella 
Jrfjombardia ; che vinto aveva in gnerra il 
l*e Benmge^nj» ed in queste modo otte- 
nuto il regno italico* Trovansi certamen- 
te jdiplemì del principio dell' anno 922^ 
dai quali vedesi che Rodoffb già dichia- 
rato re d' Italia ^ pacificamente risedeva 
in Pavia *^ ed in quei diplomi medesimi 
^veggonsi intervenuti a solenni concessioni. 
jidalberto marchese ^T Ivrea -e Lamberto 
arcivescovo di Aililano,^ quali erano adun- , 
que in alta considerazione .presso il .nuovo 
rc^nanle. «Dallo, scorgersi in aWni diplomi 
toscani di quella cjtà natati ancora gli 
anni di Berengario y si frac Ìa conseguenza 
che Guido duca di Toscana con^eiiUl^ 



&)6 t«»o IV; 

yion stresse alla nuova elezione , set^bene^ 
ilalla maggior f sette de* prìncipi fosse stato 
fiod^lfo eletto, e qaiqicli coronato dall^ar*; 
ci véscovo di Milakio. ^ffe/'eTigorio si rico- 
verò in Verona^ dove solo si sostenne, 
coir ó^uto degli IJngheri ; e Frodoardo 
soggiugne che gli Ungberi pe|r il fatto ^di 
Seretìgario j actione prcedictr^ Berengmii , 
molle piazze pccnparooo e T Italia di 
nuovo saccheggiarono. Rodono trovavasi 
ancora in Pavia sul 6nire di queir annoj 
fef probabilmente contento delle fatte con- 
quiste 9 non turbava Berengario nel pos- 
sedimento di Verona e del ducato del- 
Friuli. Doloroso però riesce il vedere fino 
da queir epoca gli Italiani sempre divisi 
tra di loro , sempre lottanti e conten- 
denti j noii mai fare alcun conto d«;lle 
forze della loro nazione,, non mai riunirsi 
per la salvezza e la gloria della patria, 
loro y mendicare di continuo soccorso 
dagli stranieri i ^ chiamare in questa 
bella regione armate di principi rivali j 
armate perfino di- barbari ^ che vennero 
tante volte a desolarla. 

4* Un partito eonservaya ancora B^ 



CiPITOLO XI. 597 

reggano di sudditi fedeli e p>onti ad as'' 
sumere la di lui difesa ^ tra i quali aa*. 
iiaveravasi pure Guido vescovo di Piacea- 
!»a , ehe ^ se. pure non è guasto uu di- 
ploma di quel tempo ^ intervenato èva 
coir arcivescovo di Milano^ cou Benedetto 
vescovo di Tortona e col conte Gilberto^ 
come consigliere del re Rodolfo. Alcuni 
d^omi però di Piacenza • delF anpo 922 
portano la menzione del regno di Ro* 
dolfo j altri la data del regno di Beren--. 
gmrio , il che fa vedere che quedla città^ 
éotlrattaisi alta obbedienza* del primo^ era 
passata (fi nuovo sotto il dominio del 3e- 
(!ótido. Badunò dunque Berengario quante 
f(f rze gli fn possibile j e credendosi . in 
istato di poter lottare col rivale , ^venne 
imprudentemente ad una battaglia che 
crii riuscii da ultiiKio fatale* JMarra JRro- 
doardo , che Rodolfo , sempre da e^^o 
rietto re della Gallia Cisalpina^ venne ad 
un combattimento con Berensario e lo 
t^inse^ rimanti essendo sol eampo. f 5oo 
nomini. Liutprando soggiugne «he le due 
armate trovaroH«i a fronte presso Fioren- 
y/Uola t^a Piacenza ,6.3orgo S. Douuiuo j^ 



598^^ \* WBRO IV. 

che accanito fa il combattimento , vedea- 
ciosi per:la spirito di partito portati nelle 
schiere i padri contra i figliuoli , i figUaoU 
centra i padri ^ ed i fratelli militanti gli 
pei contra gli altri sotto diverse insegne; 
forse si volle poeticamente indicare solo 
Ja situazione di Berengario^ che trovavasi 
a fronte il genero Adcdberto , ed il ne- 
iK)te Berengario j nato da /Adalberto me- 
desimo e da una di lui figliuola* Beren^ 
gario molto valore dimostrò nella pttgpa; 
pan minori prodezze fece Rodolfo ^ e fi- 
palmeiite la vittoria dichiarossi in favore 
del primo. Nelle truppe condotte dal re 
di Borgogna militava Bonifiieio j detto 
conte potentissimo , eh» sposata aveva 
una di lui soreJla detta Gualdradaj dag^i 
storici lodata per la sua avvenenza y non 
pieno che per la sua saviezza. Questi 
con Gariardo altro conte, condotto aveva 
al soccoflo del re fiodotfb buon nupiero 
di armati', ma forse per astuzia guer- 
|.*csca^ tenuto erasi in riserva e come in 
agguato j aspettando V esito della pugna, 
flfsposto a gettarsi sulle truppe di Beren- 
garioj qualora cju^site sbandute fa fossero 



ckmoho XI. ^9^ 

dopo la vittbria. Così arvenùe di fatto f 
o per la poca accortezza dei comaiidaDtt^ 
o p«i* la disobbedienza dei soldati che si 
diedero a saccheggiare il campo ; ed al* 
Iota que^ due conti, uscendo dall' imbos* 
cata j ex insidiis properantes j dice Liiit-' 
prando , con tale furore si scagliarono 
sai vincitori j che vinti rimasero tanto più 
facilmente^^ quanto più fu inaspettato V as-« 
salto *j e che Berengario dovette frettolo-* 
samenie fuggire a Yerotia j il che lasciò 
campo a Rodolfo di andare tranquilla-» 
mente a visitare il suo regno di Borgo- 
gna. Nota quello storico , che Gcwìardcf 
tutti i nimici che prigio Aieri si readeirana 
accoglieVa'j che Bonifaiio alP incontro a<! 
ulcuno non accordava la vita; che i sol* 
dati fuggitivi di Rodolfo , riunendosi colle 
forze di nuovi aggressori , onninamente 
sconfissero V armata di Éerengario ^ e chtf 
tanta strafge ^at^una e dalP altra partc^ 
fu fatta^ che pochi uomini d' arme ancor<i 
rimanevano in Italia; 

5. Berengario. , avvilito per queliti 
tta ed ansioso pure di conservare la v,^-* 
eiRanle corolla ^^ altro mtzzo ifòn trovò 



V 



che di ctitamare in Italia un corpo 'anccra 
pia numeroso di Ungheria Vennero cpiesli 
oeir anno seguente, ed egli, gli spinsu 
tosto (;ontra Pavia} ma i Veronesi med(> 
simi che ad esso protestavano il mag* 
giore attaccamento, irritati da quella in^ 
prudente e disperata risoluzione , e ben 
persuasi, che fatale riuscita sarebbe quella 
chiamata alUltalia, si diedero in parte a 
congiurare contra F inavveduto sovrano. 
Capo della congiura era certo FlamhertOj 
al quale Berengario tenuto aveva un fi- 
gliuolo al .fonte j informato di. questo 
r imperatore, lo fece a se venire , i be*^ 
Befxz) compartiti gli ricordò , altri ibag- 
giori ne promise, e cong^dollo col dona- 
trvo di una tazza d' oro , esortandolo a 
rimaner saldo nella dovuta fedeltà. Ma 
jF/r/w iefto.. nella notte seguente si diede 
a' sollecitare i ^^pmpagni , affinché senza 
dilazione si risolassero à privare di vita 
quel principe. Qu«i^ti d^ altronde , invece 
di chiudersi la notfe-nel palazzo , . ove 
avrebbe potuto discendersi , dormire volle 
in una cameretta contigua ad una chiesa^ 
onde potere secondo il Costume suo. as- 



CAPITOLO XI. 60 1 

(Ulere a mezzanotte ai divini uffizij. . Si 
^Izò di fatto . al mattutlao notturno e nella 
chiesa entrò y dove poco dopo comparve 
Plamberto con alcuni seguaci armati. Fat- 
tosi ad essi incontro Berengario per udire 
qual fosse il loro disegno ; iu all^ istante 
traiStto dalle loro spade j e cadde morto 
ai piedi di Flamberto medesimo. Lodata 
fa dagli storici la pietà , la clemenza ^ 
V amore della giustizia^ la dolcezza delle 
maniere di quel principe ; tutto questo 
può ammettersi^ ma noa egualmente V dX-* 
tissima lode di valore a lui data da al- 
cuni j e piuttosto potrebbe commendarsi 
la di lui costanza, il di lui coraggio nelle 
avversità ] giacché né molto si distinse 
egli per guerriere prodezze, n^ in alcuna 
impresa per avventura fu felice giammai, 
e pronto mostrossi sempre a volgere I^ 
spalle e fuggire , o calmare con regali 
Tira dè^ sugi nimici , ed ausche de^ bar-* 
bari più feroci, avvenuta credesi la tra-^ 
gica di lui morte ne] vae&e di marzo 
deir anno 924^ vedendosi un diploma colla 
data deir anno IX del di lui impero scritto 
uel giorno 3} di quel mese iu Lucca ^ 



€j2 , LIBRO IV* 

ove forse non era per anche giunto Tav* 
viso biella ^i lui morte. Fu egli secondo 
gti storici compianto dai pin; ma a Liut- 
prando non può credersi, che una pietra 
esistesse ancora «^ di lui tempi in Verona, 
intrisa del sangue di quel re , e che 
quella macchia mai non si perdesse^ ben* 
che lavata fòsse con varj liquori. Trova- 
vasi nella corte di Berengario certo ilfi» 
ione j giovane valoroso , che quella notte 
i^tessa aveva voluto circondarlo di goar^ 
die y il che non gli fu permesso. Queiti, 
che forse era di già o divenne dappoi 
governatore di Verona, si mosse almeno 
a vendicare T assassinio del suo sovrano, 
e pi;gliato avendo Flamberto con i suoi 
èomplici , tutti di là a tre giorni perire 
gli fece col capestro. Ma gli Ungberi 
«otto il comando di' certo Satewdo conti* 
iiuato avevano ti viaggio loro verso Pavia, 
molte atrocità commettendo net cammino, 
e stretta avevano d"^ assedio quella città. 
Conviene credere che mal guardata fosse, 
o che i cittadini difenderla non sapessero, 
e neppure renderla a patti j entrarono 
adunque gli Ungheri con vioknza | mukt 



càpiTOLo X(. 6o3 

del popolo uccisero , il fuoco appiccarono 
alle chiese^ ai palassi ed alle case ^ e 
tutta distrussero quella città allora ^ric- 
chissima ^ ^cooperando! un veato furioso 
ad attizzare e dilatare V iueendio. Perir- 
rono nelle ^ fiamme e nel fumo il vescovo 
delta città Giovanni , e quello pure di 
Vereelli ; Fródoardò soggiugne ' che gli 
Uagheri in quella spedizrone V Italia spo«> 
pelarono j che incendiarono Pavia y dove 
perir (^no ricchezze ' inuumerabili j che 4^ 
chiese conéunle furouo dalle fiamme y e 
che <ii tutto il ' popolo ' di quella città , 
detto pare da esso inoumerabile y aoo 
soli salvaronsi ^ i quali ìa vita e le mura 
della deserta città redimere seppero dagli 
Ungheri y loro consegnando 8 moggia di 
argento raccolte tra le cei|;ieri, Avvenne 
quella sciagura uello stesso mese di marzo; 
e quello storico nota, che solo Pavia 
a differenza di Aquile) a risorse dalle sue 
r<ii»e e in pochi anni tornò ad essere 
popolata e ricca , e^ come egli scrive, 
pia illustre e più doviziosa di molte città 
vicine e lontane. Gli Ungheri carichi ^di 
i>otiiao j secóndo Ldutprando j tornarono 



6o4 tiB&o IV. CAP1TOÌ.O XT. 

per. il Friuli a casa loro j ascondo Fre^ 
doardo passarono per le.Àipi in Francia^ 
. dove 'chiusi trovaronsi in alcune gole dti 
monti da Rodolfo unito .con U^o conte 
di Vienna. Que! barbari trovarono via 
d^ uscire e s^ avviarono vèrso la Lingua- 
dpcca 'j molti però presi furono dalle trop 
pe di Rodolfo e per di lui ordine passati 
a filo di spada. Quel prìncipe che cagio- 
nalo aveva per un ^p^rato furore si 
grave danno all^ Italia, alla città di Pavia 
ifi .pairticolare , la morte ai vescovi, la 
distruzione alle chiese , i sacch^eggi, le 
stragi, la desolazione dei cristiani anche 
fuori deir Italia , perito era miseramente 
per un eccesso di pietà, asi^ist^re volendo 
a mezza notte in una chiesa mal riparata 
agli ttfiizj divini. 






^ Ij 



^0$ 



CAPITOLO XIL 



Della storia d^I7àx.u 

DALLA MORTE DI BeRBNGARIO 
«INO Al reciso di OxtOHE I IHPERATORB, 

m forno di Rodolfo in Lomb(^dia 
e di lui azioni. Saraceni nella Calabria^ 
Ugo duca di Prx)yensa aspira al tronQ 
d^ Italia, Bodolfo per artifizio escluso dal 
regno j tenta di ricuperarlo e non riescendo 
41 ritira. - Ugo yiene eletto, re d'' Italia, 
Avvenimenti consecutivi. Di lui incontro 
col papa. Guerre dei Saraceni. -. Morte 
e2i Giuvanoi X. Osservazioni criticlie. fiag* 
gio di Ugo in Francia, Morte dèi nuovo 
pontefice Leone VI. Avvenimenti diversi 
ddl Italia, Congiura trcunata contrq, Ugo, 
Di lui vendetta. Barbarie di quella età.- 
Ilduìao fatto, arcivescovo di Milano invece 
di Lamberto. Morte di Stefano VII. Gio- 
vanni XI pontefice. Persecuzione di Lam* 
berlo duca di Toscana a> sua deposizione, 
Ugo sposa Atarozia. È cacciato per la' sua 
dfì^bi^ÌQnfi. AU>^*ico usurpa il principati^ 



6o6' LIBRO IV. V 

di Roma. Altri fatti d* Italia. - / prin- 
cipi italiani chiamano di nuoi^o Rodolfo 
re di Borgogna j poi ^*doI(Io duca di 
Bai^iera. Ugo manda a voto le loro trame. 
Fatti intermedj. Mòrte di Giovanni XI. 
Leone VII gU succede. Ugo assedia di 
tìuoyo Roma. Pace conchiusa. Bosone de-^ 
posto dal ducato della Toscana. Inuasiù- 
ne supposta degli Ungheri. Osservazioni 
critiche. Altri fatti £ Itcdià. Nozze di 
Ugo e* "die Lottano di lui figliuolo. Snego- 
latezze di Ugo. Fatti dèi Saraceni nella 
Sicilia. Decadenza dei "nionasterf iti Ita* 
Ha. Morte di Leone VII. Eiezione di Ste- 
£ìno Vili. Nuova congiura cantra Ugo. 
Occupazione del ducato di Spoleti. Mosse 
dei barbari neW Italia. - Ugo guerreggia 
ancora contro i Remani. Tentativo da lui 
fatto contra i Saraceni. Morte di St^ifano 
Vili. Elezione di Marino. Tentativi di 
Berengario per acquistare F Italia. Ugo 
pacifica gli Ungheri. Matrimonio di Berta 
con Romano. Uberto fatto duca di Spo^ 
leti, -r Berengario scende in Italia. Ugo 
perde il regno. Lottario è dichiarato re, 
i^tiflotta di Beis^ngarìm Morte ài Mariito« 



capitolo' XII. 607 

Àgaiuto • II gli succede. Ugo si ritira in 
I^venza e muore. Fatti deW Italia e 
della Sicilia. - Lottano ricorre agli im- 
pagatori greci. Di lui morte. Berengario 
re. Di lui persecuzione centra la yedoua 
di Lottarìo. Liberazione di questa. Essa 
diviene sposa di O Itone e questi ^cupa 
il regno d Italia. •* Mosse dei Saraceni 
in Italia. Ottone parte per la Germania. 
Berengario pure yi si reca e riacquista il 
regimo dii>enendo vassallo di Ottone. Torna 
in Italja. Trista di lui coiìdotta. Fine 
delle controversie per t arcivescovado di 
Milcutó. - Morte di Alberico principe di 
Monta. Assedio di Canossa. Fatti di Ve* 
nezia* Morte del papa. Ae;apito. Gli sue* 
cede Ottaviano fidinolo d Alberico sotto 
il nome di.^ Giovanni XII. - Lodolfo fi^ 
gliuolo dC Ottone giugne in ItalifU e libera 
Canossa^ Diverse opinioni su quella im* 
presa. Morte di Lodolfo e dispareri in* 
torno alla medesima. AvvenimeiUi della 
Sicilia. Berengario ed Adalberto ricupe^^ 
vano il regine. - Essi rimangono in Pavia 
tranquilli. Disordini del monastero di 
jFcui'a. Corruzioììe d^ costumi di quefT e- 



6o8 • LIBRO IV. • 

^paca. Fatti di Venezia e di Beneumtol 
Tutti gli Italiani si rivoltano contra B%*. 
reiigario. Chiedono Ottone in loro afuto, •. 
Ottone giugno in Italia, Entra in Pam 
ad è eletto e coronato re. 

^ oscurità della storia dei 

tempi di cui ora siamo per trattare, e 
la scarsezza delle azioni boriose di quel 
periodo di barbarie^ ci induce a racchiu* 
dere in un capitolo la storia di var) re 
che r Italia successivamente dominarono 
e che triste memorie fasciarono più che 
altro dè'^ loro goyerni. Tornò Modo^b 
lieto e tranquillo in Lombardia, ed a 
Giovanni vescovo di Cremona che era 
stato cancelliere di Berengario^ e che 
dolevasi essere stata la sua chiesa deso- 
lata dai pagani e più ancora dai pessimi 
cristiani , confermò tutti i suoi privilegi 
« le sue rendite. Cancelliere aveva egU 
assunto Beato vescovo di Tortona , e 
auricolario o consigliere Aicardo vescovo 
di Parma. A Guido veécovo di Piacenza 
accordò pure unQ spazio delle tnurà di 



CAPITOLO XII. 60^ 

Pavia ^ perchè fiabbrieare vi potesse 'una 
casa^ jgtacchéf alcuna ve ne avevano tutti 
forse i vescovi ed i primati che alle diete 
concorrevano. Da varj diplomi di quel re 
si raccoglie 9. che parte delP anno 924 
sofiigiornò in Verona j. che grande favore 
nella di lui corte godeva Ermengarda 
moglie di Adalberto marchese d' Ivrea ^ 
detta però inclita contessa':^ che certo -ffo-' 
vifìizió era pure altro dei . consiglieri • 
forse' duca di Camerino e di Spoleti ^ e 
che quésti in moglie ottenne una sorell» 
del re. I Saraceni intanto imperversavano 
nella Calabria ^ e presa- avendo la città 
di Oria , tutte le donne trucidarono^ gli 
ttonrtiii ooaducendo in ischiavitù; ed i 
Mori dell'Africa impadroniti si erano pure 
della Rocca di S. Àgata. Un^ ambasciata 
spedì neir anno seguente a Rodolfo il 
doge di Venezia Orso Participazio , ed 
otteime- non solo la confermazione degli 
antichi privilegj , ma ancora una\ dichia- 
razione 5 elle i. dogi fabbricare potessero 
]b -moneta, giacché di questo diritto go- 
duto avevano i dogi più antichi ; il che- 
iaìsà «dimostra la opinione di colóro ^ che' 



^Id IIBHO IV. 

cfuel privilegio accordato suppongano ai 
Veneti solo da Berengario II, Ma tj regno 
d^ Italia aspirava Ugo duca della Provenza^ 
figliuolo di Teobaldo e di Berta j nata 
da illegittimo commercio di Lottario re 
della Lorena con certa Gualdrada. Berta^ 
allora appunto defunta^ era stata in se« 
conde no^ze moglie di jidolbeno lì duca 
di Toscana, al quale partorito aveva Guido 
« Lamberto , ed una figliuola detta £> 
mengarda.y quella stessa che abbiamo no- 
. minate poe^ anzi , e che Lia^rand» de^ 
scrive come disonesta meretrice, licenziosfli 
non solo con tutti i principi d^ Italia^ ma 
anche con oscure persone * soggiugncndo 
che per questo mezzo dispotica erasi reu-f 
duta alla corte del re. Ugo segretamente 
ad opera vasi per ottenere la corona dU« 
talia , e delP opera di Ermengarda prin- 
cipalmente servSvasi ^ e questa approfit-» 
tjEindo della volubilità di Rodolfo^ e delle 
dissensioni che • suscitate si erano fra i 
principi d' Italia , forse come Uuipran^m 
scrive per cagione delle di lei. medesime 
dissolutezze , rubellare fece da prima hi 
città di Pavia j mentre il re nsctCo n^ ers 



GAPJtÒLO XB. 6l I 

per alcuna sua o^correnzn , sebbene ad 
alcuni incredibile sembri, che quella città 
poco prima distrutta totalmente dagli Un^ 
ghéTÌ , si fosse ìfì breve spazio di tempa 
rifabbricata e ripopolata al grado di po^ 
tere operare una rivoluzione. Secondo Liut* 
prando.y Bodof/b acoai|Kpo«8Ì in riva al 
Ticino 9 dove esso. mette foce nel Po , e' 
colà Èrmengarda gli scrisse y che in di 
lei mano stava il farlo prigioniero j per-, 
che. tutti dati si erano al di lei partito 
1 popoli j dal che spaventato quii re j 
jkSissò la notte seguente di nascosto iu. 
Pavia per conferire con quella donna am- 
biziosa. Scopertasi al campo la di lui 
inancanza j nel di seguente molto disor* 
dine e molta incertezza cagionò nei suoi 
fi di 9 ai quali finalmente giunse un avviso^ 
forsf da Èrmengarda b\cssaL mentito^ che 
Modolfo unito air opposto partito dispo- 
nevasi ad attaccarli. Questo gli indusse a 
recarsi tosto a Milano, dove V arcivescovo 
Lamberto ed altri primati , informati di 
quello che accaduto era, dalla di lui fe- 
deltà si staccarono, e tutti si diedero al 
partito di Ugo di Provenza , che invita- 



Bii titmo IV. 

tono to«to d recarsi in Italia. Ptto essere 
non tatto vero il racconto di Liutprando\ 
ma Rodolfo^ abbandonato vedendoci dalla 
maggior parte de^ suoi sudditi , iritirosst. 
certamente nella Borgogna , ed ansioso di 
non perdere o di recuperare P Italia^ ri* 
corse airajuto H' Burcordo dùea della 
Svevia , di lui suocero. Riunito un eser-* 
cito, vennero sì Timo che P altro in Ita* 
Ha ^ e giunti adr Ivrea ^ Burcanio come 
ambasciatore di pace , voHe recarsi a 
Milano o&de riconoscerne le forse. Strano 
aembra veramente, che da Ivrea venendo^' 
entrasse dalla parte di S. Lorenzo *y si 
narra però che passando innanzi a qael|a 
baflfilica ^ àlldra posta fuori delle mnra ^ 
dicesse essere quc4k> il luogo opportuno 
per fabbricare una fortezza, che in freno 
tenesse i Milanesi non solo, ma molti 
princìpi ^ italiani *, che giunto presso alle 
mura, dicesse pure non essere egli Bw^ 
ciirdoj se a tutti gli Italiani non insegnava: 
a servirsi di un solo 'sperone , ed a non- 
montare se non giumente , le quali cose' 
tolte riferite fossero al)!' arcivescovo Lam^i 
berlo.' Questi- che di aec^rtezsa non man* 



CA^itOLO XII. Si 3 

cava ^ molle carezze fece a Bwreardo^ ed 
alla ca<^ia io condusse in un suo parco, 
pexdietteadogli di ammazzare uà cervo ^ 
il che ad alcuno non aveva conceduto 
gianunai ^ e di molte speranze gon0o lo 
rimandò ^ ma intanto ai Pavesi e a varj 
pritieipi dMtalia fece intendere^ che ar- 
mare si dovessero onde liberare il paese 
da quélP uòmo brutale. Burcardo si trat-* . 
tenne iàna notte in Novara^.. e nel par- 
tire il di seguente ^ assalito ' f u da alcuni , 
che nascosti si erano^ e fuggire, vplendo^. 
cadde col cavallo in una fossa e da più , 
lance fu triapasaato. Trucidati furono i di 
lai compagni^ che ricoverati eransi nella 
chiesa di S» ' Gaudenzio'^ e Rodolfo udito 
il tristo annUinzio di quella spedizione;^- 
terno ratto nella Borgogna ^ né più ai 
Xà^òfi vedere in .Italia. 

^ . ti. Frodoardo : in brevissime parole 
acxcenna^ che Ugo fu in Roma costituito 
re di tutta P Italia j espulso essendo Jio^ 
dolfi} j che. quel regno usurpato aveva ) 
e che Iresti vivente la propria moglie ^ 
unito erasi ad . altra donna , mentre Bur-^ 
cardo di lui suòcero era stato dai figliuoli 
StoKd^ital.Fol.Xm. h 



6i4' liìrò IV. ^ 

cK jEl^rtcì trueidttto; il chjé fa'^dobitrte die 
uccido foss^ dà Guido duca di Toscana ^ 
e d^ di' lui fratello Lamberto , che tatti 
congiurati etano in favore di Ugo. Se- 
condo^ tiutprando sndtdtffto , trovandosi 
Rònfa ' senM iniperatiove y quella Marozia 
di ctii' |liù voke si è ps^lato^ riunito aiwn- 
dò fqrs^ anche eolia sua impodicizia nn 
numeroso partito^ impadronita eraei ddla 
Moléi À<)piana o del Castello S. Angelo^ 
e' di là in Roma libcratnente signoregg- 
iava. * Un ' marito p^rò braniava essa , 
che maggiormente coit^ermasse il di lei 
potere ^ e la ponesisé in istato dì reaistere 
Qnche al pontefice ^ e quindi sposò quel 
Gnido duca di Toscana che di nuUameiio 
lusingavasi che di avere in dote il ^omi- 
nit) di Roma e fors' ambe T impero. A 
queir anno medesimo* gaSrìCrrisrono ftiohi 
scrittori la discordia nata Ìt^ Giovanni X 
ed yi Iberico marchese , e forse - governa4 
tore di Berna , per la qvial^ rostretlo fa 
il' pontefice ad Bseire di qu)e»lla città' ed* 
a^ ritirarsi in quelftr di Orta ^ ébre si 
chiuse e si fortificò. Ma ciò che non può 
leggersi sema orrore in quegli storìcir 



ciu»iTOLa SII. 6i5 

tneéésìjfìu i f^fae c{iil«l pontefice, avido di 
vendetta 'chiama in It^lia^ gli Upgherì , i 
c[Dalf la Toscana defvastai^aiìa ^ molti 4egli 
abitanti oe€Ìsero^«,e «afjk^bi di preda, tor^ 
narono n^la Panaoniii^ 4el ^hé sdegnati 
i Roftiani o ptnttoato i T<»scani che in 
Boma 81 trowavaìio , Alherwo fite$$o truci- 
darono, làéiprando . non parla di quella 
venuta degH U«ghef ì ^ ed.alduni suppou- 
gOQO dhe .Alberico e«Ui»lo folse per arti^ 
fiùo del ponte^ei n^edesimo^ che ^ppor**» 
t3re non poteVa la di. lui prepoteuza; ed 
allora forae Marosia conservare volèadò 
la signooria^ in Roìna, in matrimonio si 
unì coQ Guido, Quanto ad Ugo di Prò* 
venza , dettò da Ij^utpf%ndo uomo audace 
ed astoAo^ religiosisaimo- al tempo stesso, 
}ii!ùosimert> ed . amante dei filosofi j ma 
facile a laaciiarsi adescare, dalle femmine j 
non solo guadagnato aveva egli IWci* 
vescovo! Lamberto efd alenili principi d^ U 
talia ', ma ai3(che il pontefice Gioi^onni 
«OD grandiose promesse , e vernilo pet 
mare , sbarcato era a Pisa, allora secondo 
i'iu^rmdo capitale della Toscana, e A^ 
cevi^' vi aveva numerose depétationi di 



6iB iiMo*lV. 

prindpr^ e ^el pt^nìrefice «tesso y (^é lo 
invitava ' ìài assumere la ' corona d^ Italia. 
Di là passato era a Favia ^ ed eletto re 
in quella città^ era^ stato- poi coronato in 
Milano da Lamberto stesso ^aella^ basilica 
di ^. jémbrùgiùj il che probabilmente av- 
tenne verso la metÀ deu anno 9Si6^ tro- 
fvandosi'dopo i|ueir'epoca diplomi daesso 
dati, in Pavia ed > in 'Verona, fiecossi pure 
Vffi dopo la coronazione sua a 'Mantova^ 
dove vncontrOssi "coi pontefice ^ ed ona 
alleanza strìnse 'Con esso ^ foMe obbliga»- 
dòsi a prestargli ajuto , onde reai^ere 
potesse alla prepotenza di Snido e di 
Marozia. I Sarac^eni intanto* accordata 
avevano una' tregua ai Calabresi^ e. JLeone 
vescovo siciliano ^ governatore di qveUa 
provincia ^ ritenevano come ostaggio. Ma 
gli Slavi occupato arevano Siponto, e la 
Pu^ia niiseramente 'infestavano. Ugo speA 
ambasciatori a Gastantinopoli^ il cbe £aftta 
non avevano da lungo tempo i di ini >pfe«> 
decessori ; quegli inviati furono ottima- 
mente accolti da Costantino Fili. « da 
Romano di lui collega ^ e tra i copiosi 
donativi portati a quella corte veggoosi 



CAPÌTOLO XII. 617 

ancora attaoTeirati' due cani , forse . due 
feroci mastìm.) i ^ali . lasciati Uberi: alla 
-ptesmnxB. di Monumo j ad esso si awea-f 
taaronpj e trattenuti a stento dai circo-r. 
stanti 9 graodissimo spavento gli x^agiona^f? 
rono. I Sairàceai violaropo ben tosto la 
l^egua y e dopo un lungo ass^d,io Taranto 
occuparo&O malgrado la valorosa resisten^ 
za ^i que^ cittadini. ^ 43he in parte uccisi 
foroao y in parte tratti prigioni nelP A-* 
fiiiea^ e difficilmente può (credersi a Mo-* 
nutaldo SaUrnitano y scrittore di una cro- 
naca j il q<;iale pr^sa Taranto e ' posta a 
fervo e faooo' la. Calabria suppone, dagli 
Ue^eri venuti fino jtetfa Puglia* 

3. Avvampava intanto sempre più la 
diàòordia tra (rioi^amU JiT ed i veri domir 
aa^ri di Aoma , cioè. Guido e JM^arazia ^ 
« questa andò a temninare in un orrìbile 
delitto. Guido e Maroma una truppa di 
scattiti sàpedif ono nel palazzo lat^ranense^ 
qoali sotto gli occhi del ponjtefice . u<^ci* 
sero Pietro di lui fratello , e lui stesso 
atpascinarono in una oscura prigione^ dove 
«BfTO .pochi giorni mori ^ da Liutprandù 
asserendosi che soffocato fosse . con un 



Qi9 hìBno IV. 

caicino. n Baromio » sea^ia coatra qael 
ponUfice ^ e qcuwi appìàade alla £* lui 
mofte^ «oin^ scètlepato- nMìcpatooe della 
tetle apostolica riguardandolo , e ao^giu* 
goendo <^he bene a proposito moriva per 
opera di donna iiBpHdica ^ qdrilo che non 
per altro messo la sede roniana aveni 
ocetipàta^.Si seàglia il Jiamtori a Tieeada 
coatra il Baronia y f^iMthè noti moslraase 
di esecrare quella isiiljaità , e la memo- 
ria condannasse di un pontefice da tatta 
)a chiesa accettato e rieonoscìnto. Certo 
è che pericoloso per la serie de^ ponte- 
fici sarebbe il muotere alcah liabbio sulla 
legittimità di quél papa ^ ma al tempo 
stesso^ non si può non deplorare la trista 
se non pure sceUeriAta c^adotta di Giù^ 
i^anni X^ «è molto .'varrebbero ad ono* 
iràreld'di luì meaftoria ì versi del monaco 
Frodoardo j il quale poeticamente con* 
ishfude le vite dei papi col "" sitaarli tutti 
nel cielo. Liuiprando narra- che dopo la 
morte di Qiiwanni ; pontefice fa eletto 
Gwi^anni figho di Marozia e di papa 
Sergio*^ ma quello storico si convince d^ei^ 
r-ore^ perché eletto fu allora e consacrato 



tkrnouo XII. ,6f^ 

Leone FL II re ^go era intanto passato 
a visiitape i $uoi stati della Provenza, ed 
alcuai di e^ , cioè la provincia vk*naese, 
ceduta aveva ed Epiberto conte di Ver- 
mandois. , Non Sembra però elle molto 
nella Francia si trattenesse ^ vedendofiii 
di nuovo in Paiùa nel mese di maggio 
deirapno 929. Morto ,era di già il pon- 
tefice Leone ^ che appena sètte me^i oc- 
cupata uVevà la sede rofmana , e cfuesto 
.pure si: suppose da alcuno fatto impri- 
gionare 9 morire in carcere da Marozia. 
A Leofie succedette Stiano VII ^ delle 
di cu! azioni alcuna memoria non ci è 
6tata dagli storici coaservata. Potenti erausi 
renduti i Sairaceni di Frassineto , perchè 
i passaggi dèlie Alpi chiusi, tenevano y 
laonde molli ritraevansi dalP andare a 
Roaia. Movi verso quel tempo Guido duca 
di Toscana , ed il fratello Lamberto fu 
ad esso sostituito col titolo però di vica- 
rio» i ptincipi di Benevento, e di Salerno^ 
guerreggiavano contra i Greci, e penetra- 
. vano nella Puglia ^ dove i Greci: ancora 
riftenevauo la città di Bari; nel ducato 
però di Behevento entrati erano i Sara- 



6^0 ^ IIBRO IT. 

cen\ della Sicilia, e senza prendere alcuna 
città j molti schiavi ne avevano alla loro 
isola condottiv In Pavia dovette allora tra^ 
marsi una congiura contra il re Ugo da 
Gualberto e da E%ferardo detto Gezon^j 
giudici di quella città. Potentissimi questi 
p«*r le loro ricchezze e per le loro rela- 
zioni di parentela j giacche il primo era 
padre dei vescovo di Como, ed 'il secon- 
do di Rcusa moglie di Gilberto conte del 
palazzo, raunarono una truppa di gente , 
credendosi di sorprendere il re; ma Ugo 
avvertito delle loro niosse, fece loro ac- 
cordare le più helle lusinghe di riforma, 
obbligandosi a non fare cosa alcuna che 
loro spiacesse. Questo servì a calmare, 
ma non ad estinguere Podio loro^ quin£ 
è che Ugo j uscito un giorno da Pavia, 
Tadunò alcune truppe, e chiamò a se certo 
Sansone , assai potente esso pure e nimico 
àhGezone. Per <;onsiglio di questi tomo 
il re in Pavia* e siccome costume era dei 
nobili di uscire ad incontrarlo , ordinò 
nascostamente- a Leone' vescovo di quella 
città , nemico di Gezone , di chiudere le 
porte , tol^to che tutti i nobili fossero 



CAPITOLO Xir. 6^1 

libiti ^ furono in queato modo sorpre$i 
Gezone e Gualberto con; tutti i loro &e* 
gua<^i^ il primo perdette gli occhi e la 
lingua 9 il secondo fa decapitato ) tutti i 
loro b^ni* furono confiscati ^ e dannati i 
loro complici ad una dura prigionia. Oscura 
però è la storia di quei» tempi ^ perchò 
di monumenti scritti sdtrp non ci rimane, 
che la storia di Liutpmn^o] F ignoranza, 
come osserva il Muratori^ regnava da 
per tutto non solo • fra i laici, ma ancha 
fra ' gli ecclesiastici ed i monaci^ e. da 
questa ignoranza ripetè , quel dotto scrit- 
tore^ la corruzione de^ costumi in quel 
p^odo aumentata y )a. religione divenuta 
tutta materiale ed esterna , nel che sem«. 
bra egli rai/^icinarsi alle idee da me pivi 
volte accennate in questa storia , ed alla 
disiinziona da me introdotta tra la reli-. 
gione materiale o apparente, e la reli- 
gione vera o del. cuore*, V incremento delle 
superstizioni e tra V altre dei f iudizj di 
Dio , r immensa copia di falsi miracoli C; 
di leggende mostruose, finalmente la de- 
cadenza della disciplina monastica nella 
ni^ggior parie de^ chiostri^ le di cui ren* 



6aa * UB»o IV; 

dite divorate eraoo dai prmcipi o* anche 
da abati secolari e spesso scandalosi ^ 
tfientre gli sfessi jornaoi pontefici e molti 
vescovi più a distrugg^ere che ad edificare 
tendevano^ divenute essendo collant la 
simonìa^ F incontinenza, il costume degli 
ecclesiastici di andare alla guerra, e tanti 
altri disordini di qne^ secoli di barbarie. 
4- Uga dichiarò neir anno seguente 
suo collega , eoi consenso però dei pri- 
nmti del regno, Lottano suo figlinolo; 
ed in qi^elFanno credesi mancato di vita 
r arcivescovo Lamberto. Al clero milanese, 
che lusingavasi di poter eleggere secondo 
il costume alcuno de^suoi parrochi, il re 
Uff> fece accettare cevto Jlduino francese 
di lui parente , che già era stalo eletto 
vescovo di Tongres , ma non aveva potuto 
occupare quella sede, A Loteno pun^ 
vescovo di Verona morto in quel tempo 
aveva fatto sostituire lo stesso ItduirWy q 
almeno aveva disposto che questi le enm 
trate godesse di quel Vescovado , ed al« 
cuni suppongono , che Ilduino passasse 
dalla sede di Verona a quella di Milano. 
Questi aveva seeo condotto in Italia certo 



CAPÌTOLO Xll. 6a3 

^pu^tjo , mòuAco 4i Liegi ^: «d otteatito 
aveudo clat pontefice T approvazione duella 
elezione ed i) pallio per Ilduiao medesi- 
mo , consegui puire .per se il vescovado 
di Verona. Quel JRaterio da Liutprando 
viene, detto celebre per la religione e per 
la 1 periiùa . sua nelle sreUe m:\i liberali» 
Moyto» era intanto S^^efkno FII^ e succe- 
duto gli era nel pontificato Giovanni XI 
figliuolo. di MatazÌ0j detta pui*e dal £a- 
iiofuo fiilso poateG<ce« Il Muratori si duole 
di quel titolo dato a Gi0i>anni\ si duoie 
deU^ supposizione di Liutprando che £* 
gUuolo ei fosse di Sergio III ^ non am* 
mette ebe portato fosse a quella sede 
dalla prepotenza di Gì/^ido duca di Tos* 
canà ^ accorda però ebe al potere di 
Marozia dovuta fosse Y elevazione dA di 
lei figliuolo, della quale doveva essere 
quella donna soileoita onde poter conti-* 
uuare nel reggimento di Roma, e solo ai 
Romani rimprovera^ ehe avviliti o «ffem- 
minati y aggirare si lasciassero, da uoa 
donna. Se bene si osservano e si con- 
frontano le pocbe notizie di quel tempo, 
difficile jriesce il «o^ener^ la legittimità 



6ii4 UMo IV. ' 

della elezione di <|uel pontefice ^ ehe fu 
tuttavia dalU chiesa riconosciuto; e se 
ftaterio da esso sollevato al vescovado 
di Verona j chiamoUo pontefice di gloriosa 
indole^ questo non basterebbe a provarlo 
uè uomo virtuoso, uè legittimamente eletto 
e non intruso ^ come il Baronia asserkce. 
Se credere si potesse a Frodoardo^ folo 
narratore di quel fatto j i Greci sareb- 
bero in qoeir anno venuti per mare , in- 
seguendo i Saraceni fino a Frassineto nella 
Liguria ; distnitto avrebbono quel covile 
dei barbari, e la quiete renduta avreb* 
bono agli Italiani subalpini. Ma sgraziata- 
mente si banno memorie delle loro scor- 
rerie neir Italia e nella Provenza dopo 
queir epoca. Temeva intanto il re Ugo y 
t)»e i principi d^ Italia al trono portare 

]>otessero Lamberto duca di Toscana di 
ni fratello . uterino , uomo sommamente 
valoroso; disegnando adunque di sostituire 
a Lamberto altro fratello suo dal Iato 
del padre detto Sosone , sparse la voce 
che Berta madre di Lamberto alcun fi- 
gliuolo non aveva partorito , e che sup- 
posti iiyeva tanto Lamberto medesimo , 



CAPITOLO XII. 6zS 

quanto Guido ed Ermengarda onde con- 
servare aulorità nella sua vedovanza ^ ed 
a Lamberto medesimo intimò die più suo 
fratello non si nominasse. Offerì Lam- 
berto di provare la sua figliazione con 
un duello j ed Ugo accettò la proposta j 
eleggendo per suo campione un giovane 
detto Tediiino. Lamberto rimase vincitore, 
ma Ugo tuttavia continuò a tendere insi- 
dijD a Lamberto slesso , ed avutolo nelle 
mani, gli fece cavare gli occhi, lo spo- 
gliò del ducato della Toscana, e questo 
conferì a Bosone, Ugo sposò poi Marozia 
vedova del duca Guido / e queste nozze 
detestate veggonsi da Liutprandoy giacché 
non si • s^.Tebbono potute approvare se 
non colla legge ebraica , che ad un fra- 
tello permetteva il suscitare il seme dì 
altro defunto. Sebbene Ugo in Pavia di- 
morasse , ambiva egli pr odiabilmente il 
dominio di Boma , e forse per questo 
solo motivo guadagnare volle V animo e 
la mano di Marozia] il sólo Liutprando 
scrisse che quella donna ^er mezzo di 
ambasciatori, al re offerto aveva se stessa 
ed il dominio di Roma, Recossi dunque' 

s a 



626 LIBRO IV- 

Ugo in quella città ^ >e ricevuto fu daUa 
$p/)sa nel castello iJ. Angelo , lasciato 
aveiulo r esercito fuori delle portCi Chie- 
dono alcuni se una dispensa ottenesse 
4lal pontefice per impalmare la cognata \ 
Allora non si concedevano ancora dispen- 
se ^ ma Ugo insinuò che fratello suo non 
fosse il defunto Guido, Si chiede altresì, 
"perchè Ugo non si facesse dichiarare im* 
peratore?- Al che si risponde che forse 
tempo non ebbe a compiere quel dfsegno, 
e che in alcuni atti detto vedesi impera- 
tore j sebbene la corona non conseguisse 
giammai. In Roma egli mostrò, al dire di 
Liutprandoy di non ayere in alcuna stima 
la Qobiljà romana ; più ancora^ gonfio 
d' orgogKo , uno schiaffo diede ad ^Z- 
herico iSgliUolo di Marozia^ che d^ ordine 
della madre gli pòrgeva da lavare le mani* 
Questo bastò, perchè ^/^rico coi nobili 
tramasse contra queir imprudente sovrano, 
che una parte del popolo armasse, e che 
chiuse le porte della etità, si recasse ad 
assediare il padrigao nella fortez^. C^go^ 
che le truppe aveva lasciato fuori della 
città^ tanto fu spaventato da quelle mo»- 



CAPITOLO XII. 627 

S6^ elle fattosi caWre per una fune giù 
dalle mura del castello, al suo campo 
recossl y e quindi uscì tosto dal ducato 
romano. Alberico fu allora dichiarato prin- 
cipe e 'signore di Roma, perchè i Roma« 
ni , stanchi di ubbidire ad una donna , 
ben comprendevano che continuato avreb- 
be essa il governo sotto il nome del 11* 
gliuolo pontefice, se a questo lo avessero 
deferito. Alberico imprigionare fece la 
madre , ed il pontefice stesso tenne sotto 
custodia tanto rigorosa, che nulla poteva 
egli operare senza di lui saputa. Non è 
però a credersi ^ come il Muratori iusl- 
noa , che allora solo si cominciasse a 
censurare la condotta di Marozia e del 
pontefice , e che le libidinose di lei pra- 
tiche , già riferite dagli storici in epoca 
anteriore , si méttessero allora in crmpo 
per giustificare la usurpazione di Albe- 
rico» Favorevole non era Ugo al vescovo 
Raterio y e fremendo perchè stato fosse 
ordinato contra il suo volere , una pic^ 
cioia parte delle rendite gli assegnò, esi« 
gendo che di più non chiedesse durante 
il di lui regno e quello del di lui figlino^ 



6a8 LiBB^o IV. 

lo , al che Materip non consentì. In 
queir anno medesimo però Ugo che di 
tanti delitti coperto si era^ e che turbati 
aveva i diritti e negata la legittima suc- 
cessione dei duchi della Toscana^ donava 
in Lucca , forse nel suo ritorno da Ro- 
ma y un podere a quella chiesa per sol- 
lievo delle anime di Berta di lui madre 
% di jidalberto di lei secondo marito. 
Non solo i principi d^ Italia vidcrsi allora 
farsi monaci nella loro vecchiezza^ ma 
^lonaco si feèe anche il doge di Venezia 
Orso Participazio j al quale fu sostituito 
Pietro Candiano II ^ che la potenza ve- 
neta ingraudì^ alcuni popoli vicini assog"* 
gettando e con altri collegandosi ^ e dai 
greci imperatori la dignità ottenne di 
protospatarìo. 

5; Meditava tuttavia il re Ugo yen* 
detta deir affronto che ricevuto aveva in 
Boma y' e riunito un esercito, nelFanno 
933 passò ad assediare quella città, il 
territorio ne devastò bensì, ma i Romani 
non, potè indurre giammai ad aprirgli H 
porte. Pensarono allora i principi d^ I- 
talia y makontejuti di Ugo y ai richiamare 



il re . di;^ Bos^gogaa Mtnhlfi^Mgo Iq «epr 
pe^ e pau^te degli stati di PvQv^W^ ^ì ^^"^ 
freU9 a cedergli, alBaché ^l^^a pensieri 
ixpp polisse air Italia ^ q si .dubita d^ 
alcuno jstorico , cljie allora. . £o$se^ qob- 
$;hius,e }^ pfixze tra . Lattario 6gliuola di 
ÙgQ f cd,,yd(/f^ Q Addajde ^ figliuola di 
J^mf^\i U q^^» IW"^ cfiiebra^c. i»on fur 
rp^p «Q i^cjn, ,4i là, a, 5 aim. Ajtojcmic^? 
li^re. , d|el rqgi^ ^liqO' ^Va allora cert% 
GerUnm.j si qWm cò^^rì il ^e Ugo a 
dif^e io commedfda L'aj^^;^ «ÌU. Bobl^io^ 
Trodfò questa il i^oaastero depauper;^^^ y 
pe^cii^ Qnùdq ye#<^(viro ^ Piac^o^a ed al* 
^oi potenjti sigvlRri della ^pml^ardi^ fuur-^ 
pati uè fiveyaiio. ix|o,Ui48Ìi|iii b^oi , ed al 
re np chiese )a ^j^siitusiopti ^ qia questi , 

. temenda di inimÌGarsi gli «auirpMoij . e, 
muoyerli a aupvfi .ribellione , a Gtrlmno 
consigliò di portare^ a Pavia il corpo di 
^. .C^mÌH^q y lusiogandolo che la vista 
di quella . feliquia Goannosso aviidbbe i 
detenni de^ beni rfipHi ^ indotti gli ayr eb- 
^e a rfptitifivli, Qlld corpo fu esposto 

^el)a dfi^sA dì 1$. ifi(JieU di Pavia y e 
guaito, H dis#<^ ip queir. e{^a miracolo* 



6ì% u^ jy. . 

«D . giorao i Greci Ha un castello asfe- 
iÌfato..ÌQsiea^ef eoa, ascimi abitanti, molti 
iufobp fatti .pirigioni , e. mentre imminente 
era ì^ loro ^iitilazlone ^ comparve alle 
t^at|e 4i Teobaldo una giovane donna 
•manio6% la^quale tanto validamente esposo 
i sppi diritti ,spì corpo del consorte^ clie 
fritti, 'ma^e . a -.riso y . ma salvo ricondusse 
il m^itp,. Gravi t^pn^l ti accadevano in- 
taa^q; ^^ i Veni^zi^nì ed^i Comacctnesi, 
per^^f ;ayepdd questi imprigionati alcuni 
^o^ prifui y il 4oge spedì un^ armata che 
^ffiacchio incendiò. ,. mplti cittadini ac- 
cise ^ g^i altri condusse prigioni a Ve- 
nei^ft; né ebbe iSine quella contesa se 
non coir assnggetUm.ento . di Comacchip 
alia veneta^ repubblica». Da altro canto 
turbata era Y Italia dai Saraceni * quelli 
di Frassineto giunsero fino ad Acqui nel 
Monferrato, q con gagliardia respinti fu- 
rono dagli abitanti di quella regione* ma 
in G^^i^^va giunti improvvisamente i. Mori 
dair Àfrica con un^ annata , taglIarouQ a 
liezzi la maggior parte de^ cittadini ^ e 
le (loune e i fanciulli condussero schiavi. 
i^\ic le chiesa e le case di pt-npya sae>^ 



CAPITOLO XIL 63% 

aleggiando. Si scrisse in quei tempi d^ir 
gnoranza y t)be scaturita era poco avanti 
quel fatto nella città stessa un^ fontana 
di accpa sanguigna ^ presagio di quella 
grande sventura. Ugo fabbricava intanto 
un nuovo palazzo in Pavia ) ma venuto 
essendo in Italia avido di maggiori grau^ 
dezze il vescovo di Arles detto Manasse^ 

Siel re sprezzatore dei canoni^ accordate 
^ i aveva le rendite delle chiese di Verona^ 
di Trento e di Mantova ^ e creato Io 
aveva con grave scandalo de^ fedeli conte 
duca di Trento. Gessò allora di vivere 
il pontefice Giov^annì XI ^ non senza al- 
cun sospetto che abbreviati fossero stati 
«d arte i di lui giorni , come usurpata 
gli era stata da prima la signoria. Sot* 
tentrò ad esso nella sede romana Leon^ 
FU , il quale zelante essere doveva , 
come dai suoi brevi, apparisce ^ della mo- 
nastica ' disciplina , e forse era monaco. 
Si narra che sebbene uomo di rara pro- 
bità , eletto fosse colla approvazione di 
Alberico y appunto perchè non curando 
egli' le cose n^ondanc , lusingavasi V altro 
di continuare tranquillamente neir usur* 



63^ LIBRO IV. 

palo dominio. M^t Roma fu allora di nuovo 
assediata da UgOj e quel re non si ristette 
dallo strignere quella città ^ se non allor- 
ché vide la sua armata desolata dalla 
fame e dalla mortalità de^ cavalli j per il 
che si indusse a trattare di pace' con Al-^ 
i^mcO) accordandogli altresì in moglie la 
di lui figliuola. Dal pontefice era stato 
chiamato a Roma Odone abate Clunia- 
cense ^ amico del re Ugo^ e questi della 
proposta pace fu il mediatore. Alberico 
fu tuttavia per tal modo cauto , clie mai 
non lasciò entrare Ugo in Roma^ né mai 
finche questi visse , mostrò di avere nel 
suocero alcuna confidenza. Quel Bosom 
che vedemmo creato duca di Toscana^ 
aveva per moglie certa W^illa y donna 
delta Borgogna^ tanto avida di ricchezze, 
che le donne toscane costrette erano a 
pon portare i loro ornamenti per tim<Mre 
di esserne spogliate. Quattro figliuole sol- 
tanto aveva essa partorito , una delle quali 
sposa era di Berengario figliuolo di y/dai- 
berlo marchese d' Ivrea. S' avvide allora 
Ugo o finse di avvederci ^ che Bosone e 
la di lui moglie con tra df esso tramassero 



«cApiToto XII. 635 

per balzarlo dal trono j fece dunque im- 
prigionare Bosone *^ lo spogliò delle sue 
ricchezze^ la di lui moglie spedì nella 
Borgogna^ e non trovando tra le spoglie 
. certo pendaglio guernito di gioje y che 
Bosone soleva portare ^ volle che fino 
sotto le gonne di Willa^ che già caval- 
cava alla volta della Borgogna^ sì ricer-* 
casse y come di fatto fu trovato. Il ducato 
di Toscana fu allora conferito ad UbertOj 
figlinolo illegittimo di Ugo ^ a^ lui parto- 
rito da una delle molte sue concubine 
«letta Valdelmonda. Cessato aveva di vi* 
vere intanto Arrigo re di Germania , ed 
a lai succeduto era Ottone detto il grande^ 
di cui si parlerà ben presto in questa 
storia. Nella Campania venuti erano gli 
Ungberi in grandissimo numero a deva** 
«tare il territorio di Capna \ lo stesso 
fatto avevano con quello di Benevento 
fino a Sarno e Nola , e tutta il mezzodì 
deir Italia scorso avendo , tornati erano 
sopra Capua , dove trattenuti si erano 
per iVL giorni. Molti monaci di Monte 
Gasino avevano fatti prigioni , e per lo 
^jseattQ di questi eransi dovuti impiegare 



/ 



636 LIBRO IV- . 

i sncri vasi 4i (|ueUa chiesa. Gli Uogheri 
inDoItrati si erano , verso il paese dei 
Marsi y ma questi uniti ai Peligni ^ tesa 
arevatio loro una iniboscata^ e cpiasi tulli 
uccisi gU avevano, il copioso bollino re- 
cuperando. Io osservo, che molto esatti 
non' emmo gU scrittori di qne^ tempi 
neir assegnare i nomi dei popoli , che 
spesso stranamente confondevanoy osservo 
che gU Ungheri in grandissimo numero 
passati erano in qnelF anno nella Baviera, 
neir Alsazia , nella Lorena e x 6no alle 
coste deir Oceano ^ che alcuna memoria 
non si ha del loro passaggio per F Italia^ 
che Ermanno Contratto suppone male a 
proposito lornati per \ Italia coloro che 
saccheggiaste avevano la Francia , come 
efi;Ii dice, la Allemagna, la Gallia fino 
air Oceano e la Borgogna ; che già poco 
prima si era parlato delle invasioni degli 
iìlavi confusi cOjgli' Unni o Ungheri ; e 
mi induco piuttosto a credere, che Slavi 
fossero quegli aggressori, venuti per mare 
con breve tragitto dalla Dalmasia , dagli 
storici male avveduti pigliati per Ungheri. 
Yedesi però in quelFanno 9^7 ristabilitai. 



CàPlTOLO X!I. 6^J 

la pacu fra i Gretii ed i principi di Be- 
nevento. Mori allora quel Rodolfo che 
stato era re d' Italia^ ed a lui succedette 
nel regno della Borgo^a il di lui 6gliiiolo 
Corrado. Nella Sicilia i cristiani che uniti 
eranst coi Mori nella loro ribellione, vf^n* 
nero tra di loro a discordia j la città di 
Girgenti si rubéllò contra il comandante 
africano Salem\ quei cittadini vennero al 
soccorso di Osra da Salem assediata ^ e 
superato avendo F esercito de' Mori, pas- 
sarono a dare replicati assalti a Palermo^ 
i Palermitani però uniti eoi Mori, in una 
sortita gli Àgrigentitii sgominarono , e 
pochi di questi riuscirono a salvarsi colla 
fuga. Gli Agrigentini, secondo la cronaca 
di Abulfeda , dovevano mantenere alcuna 
relazione coli' imperatore di Costantino- 
poli^ che loro accordò un presidio. Con* 
sole e duca di Napoli era in que' tempi 
certo Gioyannù Ad Ilduino arcivescovo 
di Milano defunto fu sostituito Ardericq 
sacerdote milanese^ né riuscendo ad Ugp 
di porre in quella sede un di lui figliuolo 
che ancora trovavàsi in età troppo tenera^ 
là elezione di Ardeiico approvò' égli j 



6Ì9 UBao iV. 

lusingandosi che mpUo per la , aaa Tei* 
fihieza&a non ayeM^ a sopravvivere^ ,vedea« 
do però elle delase erano le sjue speraa- 
ze 5 in una dieta tenuta in Pavì^ suscitò 
una contesa de' suoi soldati cp^ .Milanesi 
affinchè spento fosse V arcivescovo. No- 
vanta nobili di Milano . furono trucidati : 
r arciyeseovo però rhiscì a salvar» ^ ed 
[/go per penitenza del suo delitto donò 
«Ila chiesa di Milano V abbadia di Mo-> 
uantotaj che così nominata dicevasi, per- 
chè di novanta corti o poderi era dotata; 
che questa dotazione fatta fosse già dei 
due secoli 9 non puq jrivocarsi in dubbio; 
che tutto sia esatto questo racconto di 
jimqlfQy storico milanese, può bensì da- 
bitarsi ; ma ì costumi di quel tempo y e 
le molte scelleratezze di t/go j rendono 
non improbabile il dehtto^ coqie consen- 
tanea alla ignoranza ed aU^ . «torte idee 
di queV tempi trovasi la penitenza. 

6. fy^gOy^ che vedovo era per la naorte 
della regima ^/^^ , e come nullo rign^ar- 
dava } dopo di essert #tato cacciato da 
Boma y il suo matrimooio con Marazia , 
impalmò allora Berta vedova del re di 



ckritoLo XII. ^39 

Borgogaa Bodolfo li y ^la nozze stabili 
pare o eoafermò di Lottarlo con ^der 
iaide^ figliuola di Bodolfo medesimo. Se- 
llici anni aveva allora Adelaide y e prò*- 
babilmetite le nozze si celebrapouo aelPan- 
no 938. Sembra che Ugo sì trasferisse 
in Eiorgogfia per quella splenuità^ ed alla 
sposa donaf;e furono certamente cinque 
corti j tra le quali quella di ^arengo e 
quella di Olona^ naitamente a tre badie J 
così coi bèni della chiesa sì sosteneva lo 
spletidore delle corti e delle umane grauf 
dezze. Upy j al dire di Liutprando ^ non 
60I0 mancò di affetto, ma mo$U*ò ancora 
abborrimento per la novella sua moglie 
BertUy perdendosi di continuo dietro alle 
concubine ^ e specialmente a certa Be- 
Zola j femn|ina oscura della Svevia ^ ^ 
certa Boza figliuola di quel Gualberto y 
che e^li aveva fatto decapitare^, ed a Ste- 
fania romana^ dalla prima delle squali 
nacquero un figliuolo che fu vescovo di 
Piacenza^ «ed una figliuola detta Berta ^ 
che fu sposa di Bomano juniore impera- 
tore di Costantinopoli^ dal)a terza nacque 
un figliuolo detto Teqbaltfo y che diventò 



64o LIBRO IV.' 

arcicliacondii della chièsa milanese. Narra 
il cronista della Novalesa, che Ugù scre- 
ditato per questi amori , spie teneva pei^ 
tutte le città onde conoscere chi di Kil 
sparlasse , cosicché i cittadini a gi|isa dei 
lenonj sì parlavano air orecchio per via 
di canne; e che data avendo moglie al 
figliuolo iottorib , stuprare volle la nuora 
pria che ella giugnesse al' talamo nuziale. 
Scandalosa diceria nomina il Muratori 

Suesto j eh* io direi piuttosto fatto scan- 
alosissimo ^ attesa la trista natura di 
Ugo y di cui quello scrittore indomita 
diceva^ la libidine. Lottavano intanto con 
incerta fortuna i Siciliani coi jSIori ; ma 
giunto un nuovo comandante dalP Africa 
con numeroso esercito^ aveva fatto sman- 
tellare le mura e le porte di Palermo^ 
una contribuzione gravissima imposta aveva 
a quella città ^ ed impadronito erasi di 
Butera ^ di Àssarò e di altre fortezze 
deir isola; Perirono allora^ o sommamen- 
te ebbero a decadere i celebri monasterj 
di Farfa e di Nonantola, ed in tutti i 
chiostri d^ Italia cadde se non altro la 
monastica disciplina ^ perchè j rè ed i 



CÀPITOtO XII. . 64 1 

9 

{»rìacipi le badie dottavano ai vescovi y ai 
aici e fino alle regipe in ricompensa dei 
loro servigj , p li vendevano a monaci 
ambiziosi. Due monaci ^ detti Campone 
e A Ildebrando^ avvelenarono Bqffredo abate 
di Fai*fa j ed il secondo recatosi a Pavia, 
la badia comperò da Ugo ^ quattro mo-^ 
nasterj da quello di Farfa depèndenti 
donando al complice del delitto 5 ma dopo 
alcun tempo que' due monaci vennero a 
guerra tra di loro, e Ccunpone ^ guada- 
gnati avendo i soldati di Fermo e di 
Camerino , riuscì a cacciare Ildebrando'^ 
e quindi attese ad ottenere numerosa prole, 
dotato avendo riccamentet colle rendita 
del monastero le figliuole in tal modo 
generate. Alberico , detto nella cronaca 
farfense principe glorioso^ coriae tutti si 
intitolavano a quel tempo , mostrossi ze- 
lante di ristabilire, la disciplina monastica^ 
ed alcuni monaci regolari spedì anche a 
Farfa, ma questi furono cacciati e cor- 
sero anche pericolo della vita ; fu dun-^ 
que forza spedire un corpo di milizie ^ 
che Campone scacciò da quel luogo e lo 
C03trin>e a rifuggirsi in Rieti, dal che si 



»• 



Ma . LiBEo IV. 

trae la txon«eguenza y che la Sabina t 
Farfa ai trovasser.a sotto la giurìsdizioQC 
del ducatp romaao. Fu posto in Farf^ 
oa saoto abate detto DagibertOy ma dopo 
•oli cinque aiioi mori egli pui*e avvele- 
nato dai monaci. Quel Pietro Candiano II 
doge di Venezia^ che ridotta aveva la 
città di Capo d' IsU*ia a pagare tributo 
ai Veneti ^ e Tf ''intero duca 6, marchese 
deir Istria aveva fatto desis^tere dalle op- 
pressioni che sui mercanti veneti t^serci- 
tova ^ cessò di vivere nelP anno 939 , e 
9ttcoes3ore .ebbe Bietro Badoero. Moii pure 
in queir anno Leone FJI^ ed eletto fu 
pontefice Stefano f^III di nazione roma- 
no y che dal Baronio si disse creato per 
opera del re Ottone^ Gontta^tano alenai 
al Baronio V as^eiizìone che ammessi non 
fossero alta di lui «lezione i cardinaU } 
prob}ibilmeiite s^ ingam^ò il Baromoj che 
quella elezione sicrisse fatta ^ postliobitis 
car^inalibus^ e s^ ingannano egualmente i 
4i Ini antagonisti , perchè V elezione ap- 
|>arteneva in quel tempp.non già ai caN 
dinali^ cioè, ai parrochi o priaU o diaconi 
titolari d^ll€t^jcbie$Q^ cbc parte, fgrjnavano 



«AFITMÒ XLI. 643 

iti clera^ ma al clero stesso , ai militi 
ed al poprolo. Alcuni documenti lasciai^o 
laogo a dubitare , che non avendo potuto 
il re Ugo né ritenere Roma , né acoui* 
stare F impetro^ impadronito si fosse defilé* 
sarcato y certo è chè^ la sede romana noi| 
h recuperò |e non sotto Ottone. Un% 
trama si disse alloca formata contra t/go 
da Berengario marchese di^Ivi^ea , e da 
Anscario di lui fratello diica di SpoletI 
e Camerino. Uao j essendone stato ai^- 
vertito ^ certo Sàrilone y,o Sarlione ^ al- 
lora conte del palazzo j spedi a Spolcti 
con bllon numero d^ armati e molto da- 
naro« Questi i popoli di qaeì ducato in 
gran pÀ<^ guadagnò ; Anscario tuttavia , 
sebbene pia debole , si mosse ànimosa- 
niente ad una battaglia e la prima schiera 
sbaragliò ^ ma oppresso da due altre che 
di nuovo giugnevanO;^ dopo avere ^aloror 
sameote combattuto , cadde col cavallp 
in un fosso e fu ucciso. Duca di Spo- 
leti fu allora da Ugo dichiarato Sarlion^ 
medesimo. Si inganna lo scrittore della 
cronaca di Farfa, che perseguitato crede 
Sarlione jàaì re p^r la m^rle di. AasodfiOy 



644 '•™^ IV. 

e costretto a presetitalì-gfisi in * abito da 
monaco con una ' corda al coUo ^ dopo 
ài c^e ottenuti avrebbe col perdono i 
monasterj della Toscana e della Marca di 
Fermo. Cagione forse delP inganno fa 
V avere trovato tiegli aìrchivj altro Sarì-^ 
Ione abate del monastero di Faìfa. Con- 
tra Berengario non si mosse Ugo colla 
forza, gli mostrò anzi i sentimenti pio 
amichévoli ] ma in un consìglio segreto 
ordinò che cavati gli fossero gli occhi» 
Berengario fu avvertito dal giovane r«r 
Lottario ^ fanciullo di buòna indole , e 
tosto provvide alla sua salvezza, faggen^ 
do nella Svevia presso quel duca Erman^ 
no\ V aiporevolezza però di Lottario a ha 
medesimo preparò la perdita del regno « 
della vita. Ermanno presentò Berengario 
Sia Ottone re di' Germania, che orre^ol* 
mente nella sua corte lo accolse ^ e le 
offerte sprezzò di grandissime Somme, 
che f^go gli esibiva , affinchè al fuggitivo 
né ricovero , né ajuto alcuno prestasse, 
rispondendo non abbisognare egli di ric- 
chezze , e non volere* porre alcun freno 
aUa sua clemeiaza verso di un infelice 



che. a lui ricorreva; Molti Inglesi e Fran- 
ce.si^ chq ,iieir aano 940 a Boma per divo- 
zione .recavansi, assaliti furono^ al passag* 
gio delle alpi dai Saraceni j ed uccisi 
essendo, alcuni di essi^ gli altri costretti 
furono . a retrocedeice j narra pure Fro*^ 
deardo .che que^ barbari giunsero fino ad 
ocfsupare il monfistero di & Maurizio ^ 
che fors^ era il monastero Àgaunensc 
nei.Vallesi. Luao protospata fa scendere 
anche in quest ^nno gli Ungheri in Italia 
nel mese di. aprik^ ed un combattimento 
di^e avveduto a Matera tra i Greci ed i 
Longobardi. ^ o sia i Beneventani ^ colla 
morte del capitano greco Imogalaptoi ma 
da altri non veggonsi menzionati . quei 
fatti y e le parole di quello storico non 
ne lasciano ben discernere la verità, né 
le circostanze. 

y. Nutriva tuttavia Ugo di continuo 
disegni di yendetta contra i Romani^ seb- 
bene jllda sua figliuola avesse fatta sposa 
di Alberico y e le città ed i territorj del 
romano ducato col ferro e col fuoco tor- 
mentava ; forse recossi personalmente a 
quella guerra, vedendosi un di lui diplo* 



646 avo IV. 

ma efato ndP anno 941 dalla Campania. 
Fu pure in quélP anno m Lucca y e quel 
re^ di eòi perfida era la politica , scel- 
lerata hi condotta aficbe domestica e sre- 
golatissimi erano i costami ^ largamente 
donava ai monasteri di Yokunio e di 
Siibiacó y ed alli^ cbi^sa stessa di Lucca. 
Verso la fine di giugno sotto Roma tro- 
Tàtasi, di là passò a Pisa, e per quanto 
sembra j con esso trovavasì anche il fi« 
gliuolo suo Lottatio. Avrebb^ egli dovuto 
snidare i Saraceni y che la Lombat*dia non 
meno cb« la Provenza infestavano * ma 
siccome questi continui rinforzi ricevevano 
dal mare j costretto fu ad implorare l' a- 
jutò degli imperatori greci , e pregarli a 
spedire una flotta munita di furto greco^ 
affincbè questa i soccorsi de'lla Spagna 
intercettasse y mentr^ egli attaccato avrcb* 
be i barbari ne^ gióghi delle Alpi. Ma altri 
Mori trionfavano nella Sicilia , occupata 
avendo finalmente la città di Girgenti^ e 
«molte fortezze di quelF isola smantellava* 
no, schiavi conducendo in Africa mc^kis^ 
sinii abitanti. Giunse nelP anno seguente 
la flotta greca nel Mediterraneo^ ed 



CAPITOLO XII. 64y 

per terra recessi ad àttaccdre Frassineto^ 
i barbari abbandoA»»ono però quel luogo 
é su) mente Moro si ridussero , dove C/ff9 
gii assediò. Era forse in di lui potere il 
prenderli tutti , ma temendo che Beren^ 
gario marcht*se d* Ivrea , che ricoverato 
era^i m Germania^ in ItaKa gtugnesse con 
una truppa d^ armati , capitolò vergogno- 
samente coi Saraceni^ loro accordando di 
stabilirsi nelle montagne che V Italia di- 
TÌdbno dalla Svevia ^ aiQBncbò <jnel posto 
custodissero contra il di lui rivale. Quei 
barbari il brigandaggio che esercitato ave- 
vano nelle Alpi y continuarono ad eserci- 
tare nel nuovo loro soggiorno ^ e gli Ita* 
liani, che più non trovavano sicurezza nel 
passaggio^ altamente lagnaronsi della con- 
dotta* di Ugo. Morì allora' il pontefice 
Strfàno Fili , ed il sofo Martino Polacco 
lasciò ècrilty), che eg}t'i:i*'a stato mutilato 
dai *BK)iimni^ il che avvenuto sarebbe per 
ordina di Alberico. A Stefano fu sosti- 
tnito Marino li da altrr detto Martino. 
Mort ptir« in qoell' aniio il doge Pietro 
Badoero , e successore ebbe Pietro Con'* 
diétno 111. Ugo e Lottano soggiornavano 



64») ' MBRO IV. 

ia Payla^ ve^ndosi iloro diplomi dati 
dal palazzo di quella città y e nelF aoiio 
seguente ^Uga diede ia isposa £er^a di 
lui figliuola illegi^^ma air imperatore Il(h 
m^o y la di Gi:iirrichie6ta era stata fatta 
ipelia occasione ^ che la flotta greca era 
%lata infruttuos^cneote 'spedita nel Bledi- 
tor^aaeo. JBerengario intaiito chiedeva ad 
Oltane un cqrpó di trippe che. condurre 
pot^s^e io, Italia ^ né Ottone disposto 
mosUiayasi a. secondarlo^ trattenuto, for^e^ 
4ai propri impegni piuttosto dai regali 
di t/go. Fu allora Berengario consigliato, 
da cevto Amedeo j detto da Liutprando, 
uomo nobilissimo ^ a volgersi ai. principe 
à\ Italia 9 ' t|itti irritati qon^ra Ugo y che 
gli Italjaiti avviliti aveva, tutte le cariche^ 
i governi , i vescovadi conferenda o ai 
figlmoli delle concobiue o ai Borgognoni^ 
Vestito da peregrinò v«uue Amedeo stet? 
so con una . truppa di qae^ pezzenti che 
a Roma per devo^^one recavansi^ e se** 
gretamente conferì con molti vescovi e 
primati d^ Italia j ad alcuni ancora sco* 
prendo chi egli era , e quali disegni au-. 
triva. Invano ' Ugf> ^ iofoipiato ^MU sua 



CAPITOLO Xtl. 6^9 

venata, ne ordinò la ricerca^ egli mutava 
abiti di continuo ytigaeva con pece la 
barba ed i capélli; fiagevasi a zoppo , o 
cieco o storpio, e artfì perfino presen-' 
tarsi insieme con altri poveri ad &go , 
che una veste gli donò. Riuscì a tornare 
ih Germania p.er sentieri incogniti , dove 
a Berengario riferì le fatte acoperte. Morto 
era intanto in Italia Landolfo I principe 
di Benevento e di Gapua ; e il di mi, 
iTgliuolo e successore Landolfo li j pro- 
clamato aveva suo collega Pandolfo I^ 
^Ui*e suo figliuolo , che nella storia fu 
^òi conosciuto col soprannome di Capo 
di Ferro, Gli Ungheri a .vicenda là Ger- 
i^lftnia, la Francia e V Ifalia molestavano^ 
del Xihe stanco il re Ugo ,, comperata 
aveva la pace , loro sborsando , se d'e- 
dere ^ dee a Liutprando^ io moggia di 
monete. Lusingandosi però di allontanarli 
forse per sempre dall' Italia , egli aveva 
loro rappresentata la Spagna come paese 
ricchissimo , e data loro una guida per 
condurli a saccheggiare quella provincia^ 
ma ributtati dalla asprezza del cammino^ 
que^ barbari accoltellarono la guida ^ e 
Stor. d? Ital. rol. XIIL . t 



65o tlBRO IV. 

ripassando per F Italia, recaronsi alle loro 
case, Un protospafario detto PasoalìOy 
duca della Lombardia, cioè dcrgli siati 
greci del regno di Napoli 9 yenulo era 
iXella vera Lombardia a ricevere la sposa 
dì Jtomano ] Silgefredo vescovo di Parma 
fu incaricato di accompagnarla a Costan- 
tinopoli, dove giunse con grandiosi regali 
nel m^se di settembre ^ a Berta fa cs|n- 
giato il nome in quello di Eudociay e si 
narra che non mai tocca dial marito , 
dopo cinque anni mprisse. Da un diplo- 
ma di quell^ anno si raccoglie, che non 
contento il re Ugf> di avere creato il di 
lui bastardo Uberto duca della Toscana e 
conte del sacro palazso, gli aveva altresì 
conferito il ducato di Spoleti e Camerino. 
Tutto il regno di Uff> non ridonda chf 
di amplissime donazioni o concessioni di 
prid^Ileg) fatte a chiese ed a monasteri ^ 
aHe chiese specialmente di Reggio , di 
Como^ di Vercelli, di Piacensa, di linc- 
ea , di Camerino , ai monasteri di Voi-» 
turno , di Monte Casino , di Nontotola'; 
cosi credevano i prineipi di quel tempo 
di espiare o cancdlare con donativi iàVà 
alle «iese le Ipro colpe nefande. 



ci^iToto XII. 65 1 

8^ G?«tita . ^ra p«rò a! cólmo la scel- 
leratezza di Ugp y €^ gli Italiani più sof- 
ferire non potevano le di lui iniquità , il 
tirannico di lui. governo ^ la di lui av3ri- 
zia colla quale i popoli indebitamente 
aggravava^ la dì lai mancanza tonale di 
bnona fede^ Berengario calò per Trenti 
con poche truppe in Italia^ da tutti sor 
spirato come liberatore* Quel Mancese 
▼escoto di Arles j di Trento^ di Verona^ 
di Mantova^ e governatore del Trentino^ 
la difefta di una fortezza^ detta Formi'^ 
gara y confidata aveva ad un cherieo per 
nome Addardo'j trattò con questo Bereh' 
gario ) ed obbligossi. ad accordare a Ma^ 
nasse V ardvescovado di Milano ^ e ad 
ji delardo stesso il vescovado di Como. 
Questi cedette tosto la fortes^za, e Ma" 
nasse A adoperò per secondare i disegni 
di Berengario. Milone conte di Verona ^ 
che . custodito tenevasi da Ugo ìu Milam) 
per alcun sospetto, ubbriaco destran^eote 
te sue. guardie e fuggì a Verona , dove 
hen presto Berengario ammise nella città; 
A G^ido vescovo di Modena si lece spe^ 
rare la badia di Nonantala^ e questi pure 



65 a LIBRO IV. 

rubènossi ad U^o e moki Italiani (rasse 
al suo partito. Ugo accorse colP esercito 
ed assediò Vignola^ castello di quel vescovo 
posto sul Panaro ^ tna non potè espu- 
gnarlo. Intanto Berengario passò a Milano^ 
invitato dall^ arcivescovo ArdericOj e colà 
concorsero tutti i primati d' Italia y ai 
quali Berengario distribuì o promise go- 
verni^ badie e vescovadi. Ugo recossi al- 
lora a Pavia e' Lattario spedì a Milano 
per pregare non solo Berengario ^ ma 
tutto il popolo ad accordare la corona, 
se ad esso togliere la volevano ^ a quel 
di lui figliuolo tncor gi,ovane ed innocen- 
te j che arrecato loro non aveva alcuu 
nocumento. La presenza di quel giovane 
e la di lui umiltà ^ tanta compassione 
destarono ^ che il popolo rialzandolo ^ 
mentre prostrato era avanti alla croce ^ 
re proclamoUo. Ugo intanto con tutti i 
suoi tesori avviavasi verso le Àlpj ^ forse 
diretto verso la Provenza ; ma V accorto 
Berengario giugnere gli fece artifiziosa- 
mente V avviso y che gli Italiani per re 
nuovamente il chiedevano j ben vedeva 
egli che se Ugo portato ' avesse i suoi 



CAPITOLO XII. 65$ 

tesori di là dai monti , avrebbe potuto 
tornare eoa grandiose forze in Italia. Ma 
Berengario , da tutti riguardato come li- 
beratore ^ cominctò^ ben presto a dare' 
motivi di lagnanza , togliendo ad un .va- 
lentuomo detto Giuseppe il vescovado di 
Brescia per darlo a certo Antonio ^ e 
quello di Como ^ promesso ad Adelavdo^ 
conferendo a certo Wcddone^che le Cam- 
pagne' della diocesi saccheggiò^ varie per- 
sone altresì accecando. Ad Adelarda egli 
assegnò la chiesa di Reggio 3 cacciare volle 
dalle loro sedi Bosone vescovo di Pia- 
cenza è Liutfredò vescovo di Pavia ^ e 
serio li lasciò tranquilli^ ricevendone gran- 
dissima copia di danaro. Morto era in- 
tanto in Roma il pontefice Marino e suc- 
ceduto gli era Agapito IL Frodoardo 
parla di una pace allora oonchiusa tra 
Ugo ed Alberico \ forse il primo, veden- 
dosi ridotto a tristo partito, rappacificare 
5Ì volle con Alberico suo genero , ma 
non ne ottenne alcun frutto. Gli Italiani 
non si curavano che il titolo di re assu- 
messero Ugo o Lattario ; ma ninna au- 
torità in essi riconoscevano; e tutta Fac^ 



654 LIBRÒ IV.' 

Gordavanò a Berengario col Solo titolo 
di marchese di Ivrea. Lo stòrico Liut- 
prando j cittadino pavese , diventò allora 
per mezzo di molf oro prodigato dai suoi 
genitori ^ segretàrio delle lettere di Be^ 
rengfirioy giacché ancora molto giovane | 
perito era nella lingua latiiìa e nella gre* 
ca. Non si sa bene se quel principe sten- 
desse su tutta V Italia il suo poteì*e; non 
più però si vede sotto Panno 946 <)uca 
di Spoleti ' Uberto figliuolo di Ugo j «ma 
bensì duchi si veggono Bont/bzio e T^" 
baldo di lui figliuolo. Uberto ritenne forse 
il solo ducato della Toscana^ Ugo risola- 
vette allora certamente di uscire dall' I^ 
talia y e pace con Berengario simolando | 
alla di lui fede ed amici^a racisoinandò 
il figliuolo Lottauio j dopo di che passò 
nella Provenza, seco recando se non tutti 
almeno ih gran parte i tesori suoi. Coli 
fu raggiunto da Jtaimondo principe d'A- 
quitania ^ il quale , lusingandolo dì rin* 
nire un potente esercitò per rimetterlo 
sul trono, seppe carpirgli grancHosa ^om- 
ma di danaro. Quella trattativa renduta 
nota in Italia , destò le risa di tutti , e 



CàVITOLO XII. 655 

di fatto Raimondo nulla intraprese a fa- 
vore dì Ugo y il (|^le di là a poco cesso 
di .vivere • i suoi tesori lasclaàdo ad una 
nepote detta Bérta^ fatta sposa in seconde 
nozze di ^ello stesso Raimondo. Secour 
do Jbeone Ostiense ^ cbe forse s^ingannù^ 
fondato avrebbe Ugo un ricchissimo mo*- 
nastero detto 5. Pietro di Arles , e mo- 
naco fatto si sarebbe in quello; ma Liut- 
prando narra solo che Ugo tornato nella 
Borgogna j che cosi nominavasi allora la 
Provenza, in breve tempo morì. Lottarlo 
rimase dunque re di solo nome ; Seren'^ 
gario lo era di fatto. Se credere si può 
a liupo protospata ^ vennero allora di 
nuovo gli Ungheri in . Italia , e giuasero 
fino ad Oh*anto , ed in quelt^ anno me* 
desimo tutta V Italia fu afflitta dalla moi^^ 
talità de^ buoi. Nella Lombardia compara 
vero certamente gli Ungheri , e venae 
con copioso esercito Tassi loro re ; ma 
Berengario^ le chiese è i popoli spogliatH 
do^ colla imposizione altresì del testatico ' 
di un danaro d^ argento per ciascuno ed 
finche de^ bambini dell'uno e deir altro 
sesso^ gli Ungfaeri satollò a forza d' oro^ 



656 tiBRo IV. 

e gli indossi a ripartire. Diffieilmente ^uo 
credersi che quegli Ungfaeri giunti fossero 
infino ad Otranto: La Sicilia trovatasi in 
quel tempo ^ secondo la cronaca arabica, 
in grandissioia confusione j' né si udWa 
.parlare che di furti , di ingiustizie ^ di 
oppressioni che i potentt x^ontra i deboli 
esercitavano j nelF anno 947 y secondo la 
cronaca medesima ^ Almansore re africano 
diede queir isola in feudo ad glassano ^ 
il quiJe lunga guerra sostenne bensi^ ma 
tutta qu^ir isola ridusse.sotto.il suo do-' 
ininio e saggiamente in seguito la gover* 
nò. Non conviene^ illudersi con questo 
nome di feudo^ incognito at popoli orien- 
tali} dee itUender^ che il' re delU Àfìrica, 
còme praticano anche al presente gli im<- 
peratori turcU ^ il sgoverno assoluto di 
queir i.$ola accordasse ad jélassano ^ me^ 
diante una retribuzione di danaro. 

9. Sebbene Lottario non si dicesse 
•re che di nome, alcuna autorità tuttavia 
esercitava in Pavia j dpnando poderi alle 
chiese ed ai supi vassalli. Molti se ne 
veggono accordati ai canonici di Parma 
^d a quelli di Piacenza, Altri diplomi lo 



fanno Tedere in Milano ed in Lacca nelPan-» 
no 958, ed alcuni credono che oppiess^o 
trovandosi da Berengario , ricorresse alla 
protezione di Costantino PotfirogenitOy si 
^ di cui figliuolo era stata data in ispoaa 
la di lui sorella. Scrisse di fatto Costane 
tino a Berengario ^ domandando che un 
ambasciatore gli fosse spedito ^ e r^icco* 
mandandogli la fedeltà al giovane Lottai 
riOy del quale come ajo lo riteneva. Be^ 
rengario spedi a Gostaotinopoti Liutpran^ 
doy a spese però del di lui padrigno^ uomo 
facoltoso da lui sedotto con grandios,e 
promesse y giunse Liutprando a quella 
corte ^ e siccome niun regalo portava j 
vedendo che molti recati ne avevano altri 
ambasciatori di Ottone re di Germania e 
AA re saraceno ^ella Spagna j alcune 
cose preziose comperò egli stesso ^ e in 
nome di Berengario le offerì ai greci im* 
peratorì. Trovasi però in questo luogo 
interrotta la di lui istoria j che pia nou 
ricomincia se non al tempo di Ottone. 
Zottario da alcuni , e specialmente dal 
Si gonio y si crede morto nelF anno g49 \ 
alenili documenti però provano che yìv9 



658 UEke IV; 

• 

e regnante fosse ancora nel glo^na' ii di 
dicembre. Un sinodo fii in qtiell^ anno 
tenuto in Roma y secondo Frodoardo y 
nel quale si pose fine à grandi contro* 
versié vertenti intorno P arcivescovado dì 
Beims : in Milano pure morto era V ar- 
civescovo Arderico , e grandi disordini 
accadevano , perdio Iffanasse era slato 
eletto da una parte del clero e del popolo^ 
mentre P altra dichiarata erasi in favore 
di Adelmanno prete milanese. Né V uno, 
riè r altro ottenne là consecrazione ', ma 
que due competitori divorarono bensì le 
rèndite delP arcivescovado , e venuti ad 
accordo tra loro , or Y uno or V altro 
il tesoro spogliavatìo della chiesa , che 
uno dei più ricchi reputavasi allora jn 
Italia. Morto si disse Lottoiio per essere 
ciaduto in una subitanea frenesia • ma 
Frodoardo non dissimulò la voce sparsa 
in qu^' tempi, che Berengario col veleno 
tolto lo avesse dal mondo per occupare 
il trono d* Italia. Liutprando la cos^ me- 
desima indicò col dire che Lottarlo sal- 
vando a Berengario la vita, pr^arata 
aveva a se stesso la morte. Il crouisU 



dèlia Novales» morto lo suppose i& To- 
rino y 4ove recato erasi colla mpgtie il 
giorno '22 di tiorenfbre deir anno' 9i5o , 
portato qaindi a Mìlaao e deposto ael 
sepolcro del genitore, il cfae però do5 
sussiste y morto essendo Ifgo , come già 
si disse y in Provenza. Vacante rimase il 
regno per a4 giorni, ma radunati esse»- 
dbsi i prìncipi italiani, Berengario fo elet* 
te re unitamente ad Aéslbertù di luì 
figliuolo, e r uno e V altro corouAtt > fu?' 
rono nella chiesa di 5. Micheie di Payiav 
In quella* città rimase pure la vedova dì 
Lottario , la quale una figliuola aveva 
detta Emma , che fu in appreèsó moglie 
di Lottario re di Francia padre di,£o£Ìo* 
i^ico V. À Guido vescovo di Modena , 
che contribuito aveva alla di lui esaltar 
sione, donò Berengario quattri! easlelta; 
molti doni fece pure alle monache di 
S. Sisto di Piacenza; coA- i re di quca 
tempi rapivano con una mano ai popoli 
ed alle chiese , per donare colF altra ai 
loro fautori. Rinnovata aveva pure Berenr 
gario , stando in Corte Olona, V alleanza 
coi Veneti; ma temendo che Addaide j 



660 jsiiMO 1V« 

Tedova eli Loiiario ^ giovane èì soli ao 
anni e celebrata per la sua avvenenaa e 
saviezza y passando a seconde noa&ze j £• 
sputargli potesse alonn .giorno il regno y 
disegnò probabilmente di farla sposa del 
di lui figliuolo Adalberto j e trovandola 
renitente a questa alleanza y chiudere la 
fece in una prigione, Inganno^si forse il 
Sigoniù che padrona disse Adelaide di 
Pavia y ed espugnata quella città da Be^ 
rmgario ; né riuscì a Gerolamo Rossi 
storico di Ilavenna di provare che quella 
città formsisse parte della di lei dote. 
Alcuni dissero quella regina imprigionata 
sul lagd di Como y altri ueHa roccar di 
Garda sul Benaco ) si narra ^altresì che 
iniqui trattamenti essa so0risse da Beren^ 
eario uou solo ma ancora da fFìlla di 
lui moglie, rappresentata da Liutprando 
siccome infetta di tutti i vizj ed anche 
adultera ; - spggiugne Qdilone j scrittore 
deUa . vita di Adelaide y che strappali le 
aprono. i capelli, che spesso fu con pugni 
e calci percossa, e che con una sola 
servente fu chiusa nel carcere più tetro 
e in diversi modi tormentata. Quelle scii(* 



CAPITOLO %U. 66 1 

•ffore furono in versi esposte da JRosi^ida 
metiaea e poetessa di <{ue^ tempi ^ dalla 
tpiale siamo pure informati che spogliata 
fu di tutte le sue gloje ^ vesti e suppel-» 
lettili. Riuscì tuttavia ad un prete per 
nome Martino , di forare il muro della 
prigiene ^ o come altri scrivono ^ di giù- 
gnervi per una strada sotterranea, e que- 
sti vestile avendo Con abid virili tanto la 
principessa , quanto > la fantesca ^ nella 
barchetta di un pescatore le condusse ad 
una selva detta da Odilone pulude, dove 
nascoste si tennero tra le canne , e Mar^ 
tino recossi a Reggio dal vescovo Adc" 
lardo , che la cura di soccoiTere la. regina 
con6clò ^d jéttone o Azzo feudatario di 
quella chiesa e signore di Canossa. Que* 
sti, che il bisavolo era della celebre con- 
tessa Matilde y nato era da Sigi/redo 
Lombardo ^ conte di Lucca, ohe grandi 
ricchezze aveva acquistato in Parma. Az-^ 
zo riunì un drappello* di armati , trasse 
dal ^Uo nascondiglio la regina, e la con- 
dusse^ al castello di Canossa , allora crcr 
duto inespugnabile. Informato ne f u , se- 
cpndo alcuni scrittori , il pontefice che 

t % 



66a LiisHO IV. 

lodò la condotta, di Azzo * e Donizone 
ed altri suppongono , cbe jézzo trattato 
già avesse con Ottone re di Germania*, 
che questi yèAuto fosse nascostamente a 
Verona^ e colà sposata avesse Adelaide. 
e che Berengario V esercito spedito aves- 
se air assedio di Canossa j che da alcuni 
scrittori si fa durare tre anni. Sta con- 
fuso è quel racconto^ la fuga della regina 
fu tanto segreta ed- il di lei passaggio a 
Canossa tanto ben condotto, che Beren- 
gàrio non ne ebbe alcun avviso se non 
allorché Ottone giunse in Italia^ e qne«* 
sti non in Veruna la sposò^ ma bensì in 
Pavia. Può credersi che informato ibsse 
Ottone della crudeltà di Berengario e 
della prigionia di Adelaide ^ che infor- 
malo fosse o da Azzo o dal vescovo 
A delardo deV luogo ove essa tenevasi ri- 
coverata*^ che consigliato fosse dai corte- 
giani in vista delle rare di lei doti a pren- 
derla in moglie e quelP avviso abbrac-^ 
classe j tanto più che con quelle nozze 
r adito si apriva ad occuparo^ il regno 
d' Italia. Egli^ che rimasto era vedovo di 
Editta j spedi da prima verso ritalia 



CAPITOLO XII. 661 

tiodolfo Jl^ lui figliuolo^ il quale , al dire 
di e^lcuni storici ^ trovò da per tutto re- 
si&tenza ^ alcuna città non aprendogli le. 
porte ^ il che si attribuiva a segreti ma* 
neggi di Arrigo duca di Baviera^ la poe- 
tessa Ròsvida però narra solo che neiri- 
talia penetrasse con forza ^ forti mqnu y 
e che tornasse trionfante senza avete guèr^ 
raggiato, clarum referens sine mart& trium" 
phum. Venne Ottone, fingendo di recarsi 
per devozione a Roma j non senza però 
un buon seguito, giacché incamminatosi 
a Pavia ^ questa gli aprì tosto le porte y 
e Berengario non pensò che a salvarsi in 
uii forte castello. A Pavia fec'egli venire 
la X'egina Adelaide y alla quale spedito 
aveva grandi donativi y e polà si celebra- 
rono solennemente le nozze. Nel mese di. 
settembre d^Panno 95 1 regnavano tut- 
tora in Pavia Berengario ed Adalberto y 
ma neir ottobre trovansi già diplomi colla 
data deir anno XYI del regno di . Ottone 
in Francia y e del I del di lui regno in 
Italia. Alcuna memoria non trovasi della 
<Ji lui elezione ^ solo si narra che la festa 
del Natale in Pavia celebrasse solenne^. 



664 ^'«»o IV. 

mente coi snoi fidi, forse coi primati del 
regno 9 e che celebrate ^ parimente con 
magnificenza le noìi/.e ^ di là si partisse. 
IO. Agitata era tuttora la Sicilia dalle 
guerre dei Saraceni , percbà un nuovo 
comandante mo^ro venuto era dalP Africa 
con ^ste poderosa per assistere Assano 
nel soggiogamento dei paesi ancora te- 
nuti dai Siciliani. I Saraceni pure di 
Frassineto trasportati^ nelle Alpi verso la 
Germania^ una specie di' pedaggio imposto 
avevano, cosicché nessuno più poteva pas- 
sare senza pagar loro la tassa da e;5si 
imposta. Frodoardo fa scendere anche 
neir anno gfi i gli Uiigheri in Italia , e li 
fa quindi passare nelP Aquitania ^ tna a 
dir vero troppo frequenti si suppongono 
queste invasioni, delle quali troppo triste 
memorie rimaste sarebbono negli archivj 
e nelle storie d^ Italia. Secondo quello scrit- 
tore medesimo, tentò Ottone dt» ottenere 
^ dal 'pontefice /égapito U corona imperlale* 
ma una negativa ne riportò , il che ci fa 
credere che Alberico vivo fòsse tuttora , 
e spagliare non si volesse della usurpata 
autorità. Certo è che anche nel febbrajo 



CAPITOLO XII. 665 

dell' anno 952 Ottone trattencvasi ia Pa- 
via^ d' onde 1 privilegj confermava del 
monastero di $, Sisto di Piacenza^ ma 
dovettero ben presto suscitarsi in quella 
città atroci contese tra Arrigo duca di 
Saiviera fratello di Ottone y e Lodolfo fi- 
gliuolo del re , che indispettito mostra^* 
vasi per le nozze del padre. Questi partì 
da Pavia j e recatosi nella Sassonia ^ 'co- 
minciò a tramare Qontra Ottone mede- 
simo ^ per il che costretto fu questi a 
tornare tosto nella Germania , a guardia 
di Ì?avia e delF Italia lasciando Corrado 
duca di Lorena. * Berengario j che punto 
non intendeva di guerreggiare ^ con regali 
tentò di guadagnare F animo di Corroda 
medesimo^ il quale lo persuase a ricor-* 
rcre alla . clemenza di Ottone , anzi egli 
stesso lo condusse seco in Germania. Solo 
dopo ire giorni, fu ammesso Berengario 
alla presenza di Ottone ^ i} ,che inolto 
spiacque a Corrado ed a Lodolfo] final- 
mente gli fu risposto che in una dieta 
in Augusta sarebbe posto fine a quella 
contesa. Narra però Y annalista $assone ^ 
cUe nulla ottenesse di quanto domandava^ 



666 xi»Ro IV. 

e che scio la vita lasciata gli fosse e la 
libertà di toi:narc in Italia per tìfìameggio 
di Amgo , del che irritato Corrado , dalla 
fede di Ottone si allontanasse. Incredibile 
riesce però il l'acconto di Frodoardo^ 
che Ottone tornasse allora in Pavia y e 
forse il nome di lui scrisse nella cronaca 
invece di quello di Berengario, Nella dieta 
di. Augusta fn tuttavia stabilito che Be* 
rengario col figliuolo il regno d^ Italia 
rIteiTebbe ^ da Ottone ricevendo e ricono- 
scendo quel regno in feudo j e ginran- 
tlogli in presenza 'di tutta la corte e Tar- 
mata fedeltà ed obbedienza. Forse allqra 
solo tornò Berenf^ario in Italia ^ e se* 
condo alcuni storici non solo grazia e 
pace dal re ottenne^ ma ancora riuscì a 
placare lo sdegno della insultata regina. 
Anche Liutprandoj che allora trovavasi 
in Costantinopoli j a quelF imperatore 
narrava che Berengario ed Adalberto di- 
venuti erano militi, cioè vassalli di Ottone^ 
e j fedeltà promettendogli ^ ricevuto ave- 
vano dalla di lui mano con uno scettro 
d^ oro il regno d' Italia. Qnesto punto 
della storia merita pafticolare osserva- 



CAPITOLO XII. &6j 

zìoucy perefeè da qxieeto «olo ebbe prin- 
cipio il diritto che i re di. Germania 
pretesero in appresso di esercitare sopra 
V Italia. Nella concessione fatta a Beren* 
garìo risei'bate furono le provincie di 
Verona e di Aqnileja ^ die da te furo»-) 
a governare ad Arrigo di Baviera. Bereii-^ 
gario tornalo in Pavia ^ di cattivo ch'egli 
era 5 cojQje dice' il Muratóri \f diventò peg- 
giore 3 incolpava fgli .di tutte le sue di- 
savventure / i vescovi , i conti e gli altri 
primati d^ Italia y «e mostrando loro odio 
e nimidzia ^ accres-ciuta aveva la 101*0 
avversione verso ^i lui. Fiera vendetta 
meditava egli contra Azzo ^ che rico- 
verata aveva la regina Adelaide j ma 
contenevasi per timpre del re Ottone che 
Azza proteggeva. Insorta pero essendo 
guerra tra Lodolfo rubeHe al padre ^ 
coUef^tQ con Corrado duca di Lorena ^ 
ed Arrigo duca di Baviera ^ alla quale 
dovette prendere jparte Ottone medesimo ; 
Berengario di quella guerra accanita ap- 
profittò per assediare A zzo in Canossa ^ 
•che ben provveduto di vettovaglia^ dispo- 
sto erasi a Ijunga difesa, I ^Saraceni intanto' 



^68 Libilo. IV. • ^ 

tornali erano ad infestare la Calabria, 
e battuto avevano Jf/alachiano o Mei- 

fjUaio j comandante dei Greci. la Milano 
ottavapo ancora i due arcivescovi eletti , 
A/anassey ed Adelmarmo j ma finalmente 
stanchi i Milanesi ^ non si sa bene se 
con amichevoli ii*aUativc o colla f orsa y 
(;li indussero a desistere dalle loro pre- 
tensioni 9 e quindi eletto fu Valperto o. 
Gualberto y che nominato crcdesi nelF an- 
no t)53. 

1 1 . Continuava V assedio di Canossa, 
e secondo alcuni stonci ravennati, Adal- 
berto figliuolo di Berengario stabilita a»- 
vrcbbe in quel tempo la sede principale 
às\ regno in Ravenna * sarebbe stato 
sconfitto da Pietro Candiano doge di, 
Venezia per avere maltrattati i Veneti 
traiHcantiy e Comacchio per avere pre«- 
atato assistenza ad uédalberto sarebbe 
stata di nuovo dai VenczianN saccheggiata, 
e distrutta. Ma non veggonst questi fatti 
confermati dal Dandolo^ né da altri ve- 
neti scrittori y, e solo si può asserire di 
certo che Berengario ed Adalberto si*- 
gnoreggiavano nell' esarcato. Come Boma 



CAPITOLÒ XH. 6«9 

era stata usurpata da ^/dorico , e^si purè 
era «tato dai re d^ Italia occupato V essa* 
calo a danno dei p^on|;efi)ci. Sembra perà^ 
cbe Alberico cessasse dì vivere helF an- 
no 964 9 e Frodoardo narra cbe per la 
di lui morte il principato o il diritto 
temporale' di Roma fu assunto dal di lui 
figliuolo Ottay^iano cbe già era fatto cbe- 
rico. Arclcancelbere del regno italico vè- 
de;5Ì allora* Gui<io >?e8Covo di Modena^ 
cbe quella carica ritenne poscia, ancbe 
sotto Ottone, ^erengar^io recfeito erasi in 
persona alP assedio di Canossa ^ e postato 
in un luogo detto Lavaochiello ^ risoluto 
aveva di non partirsi di là ^ se la rocca 
non cadeva nelle di lui mani. Azza ìau- 
nofavasi della lungbezza delF assediò ^ è 
dair alto della mura parlava talvolta cogli 
assedi'.intl • avvertito perù da questi cbè 
insidie gli si tendevano, noo^ più si lasciò 
vedere, ma trovò mezzo bensì di spedire 
nn messo ad Ottone^ implorando il di 
lui ajuto. Ottone aveva bensì ooncbiusa 
la pace cun Rodolfo e Corrado ^ ch« 
fino gli Ungberi chiesti avevano in loro 
ajutoj ma guerra aveva tuttora cogli obbia** 



670 UBRO IV. 

▼oni y e gli Ungheri inDoltrati eransi di 
bel nuovo fino ad Augusta. Gontra questi 
riportata aveva grande vittoria y ma non 
poteva in queir anno attender^ ai fatti 
d^ Italia. Morto era in battaglia Corrado 
duca di Lorena^ e cessato aveva pure di 
vivere Arrigo duca di Baviera, governatore 
di Verona e di Àquileja, del quale^ cru* 
delissimo per.hatura, narrasi che avesse 
fallo castrare il patriarca di Àquileja^ ed 
accecare V arcivescovo di Salisburgo. Pie- 
tro Candiano doge di Venezia , con as- 
senso dèi popolo assunto aveva per col- 
lega Pietro di lui ÌGgliuolo j questi .però 
rubellato erasi al padre y e seguita essen- 
do una zuffa vivissima nella piazza di 
Bialto y sarebbe stato quel figliuola uc- 
ciso y «e il padre stesso non gli salvava 
la vita. Fu egli però mandato in esilio, 
ed i vescovi , il clero y il popolo giurarono 
di non più ammetterlo per doge. Quel 
giovane y secondo il ^Dandolo y andò a 
raggiugnere Guido figliuolo di Berengario 
e duca di Spoleti^ e ottenuta avendo da 
Ber0igario stesso la facoltà di vendicarsi 
dei Veneti ^ passò a llavenna ^ ove, ar- 



CAPITOLO XIL 67 r 

mate avendo sei navi ^ pirata divenne 
coutra la patria ^ e di sette navi Venetd 
cariche di merci si impadronì^ dal che 
si trae argomento a credere che Beren-* 
gario y spogliato avendo Teobaldo Je** 
baldo del ducato di Spoleti, investito ni^ 
avesse Guido di lui figliuolo. Incerta' è 
r anno della morte del pontefice ^^^lYo^ 
credendolo alcuni morto nelP anno 955^ 
mentre regnante trovavasi ancora nei primi 
m^si deir anno seguente ^ dopo la morte 
di lui avvenne tuttavia j che' queir Otta-' 
viatio che' succeduto era ad Alberico nella 
signoria di Roma , fu da alcuno consi-^ 
gliato ad occupare anche la sede ponti-* 
ficia *, ed investito trovandosi della tem^ 
poralé podestà^ facilmente ottenne di es* 
sere eletto^ sebbene in età impropria^ 
non avendo ancora compiuto Tanno 19.^ 
Fanciullo dicévasi ancora di là a sette 
anni da Ottone allora imperatore. Il Ba* 
ronio dopo una lunga declamazione con- 
tra queir abuso mostruoso^ concfaiude che. 
riconoscerlo <8Ì debba come legittimo pon« 
tefice, essendo stato accettato dalla chiesi^ . 
uoiver^ale ^ ^e lo sia pure con silenzio . 



\ 



Sja Ubao IV. » 

della critica * certo è che il nóme assunse 
di Giovanni Xllj quello di Ottaviano rì- 
tèneudo solo Degli atti riguardanti il tem- 
porale; ed il primo credesi che V uso in- 
troducesse di mutare il nome giugnendo 
al papato, 

12. Pensò, in queir anna Ottone a 

' reprimere T insolenza di Berengario , e 
Lodolfo spedi in ItaUa y il quale iralicato 
avendo il Po , e indirizsato essendosi verso 
Canossa , senza alcuna pugna sgombrare 
ne fece gli assediaiUi; il solo Donizone^ 
ingannato forse da alcuna non sincera 
ti*a dizione 9 narra ctie. Ottone venisse in 

. persona a quelF impresa ; che con Beren- 
gario pugnasse nel prato di Fontana y lo 
facesse prigioniero e lo cbnducesse in 
Germania y ove questi cessasse di vivere; 
the re creato fosse da Ottone il di lui 
figliuolo Adalberto^ e che questi tornasse 
ad assediare di bel nuovo Canossa ; che 
centra questi spedito fosse Lodolfo , il 
quiile in una pugna per mano di Adal" 
herto medesimo rimanesse ucciso , e che 
Ottone allora ^ sceso coa^ un^ armata in 
Italia per vendicare la morte del figliuo- 



CiPlTOLO XII. 67 J 

ìò y creato fòsse re d^ Italia ed imperalore. 
Narrano. aUri storici che Lodolfoy venuto 
in Italia per comprimere la tirannia di 
Berengoi'iOy in breve tempo lo cacciò dal 
à*cgnó y e- di tutta V Italia si impadronì ^ 
Ermanno Contratto scrive y qhe Lodolfo 
ostilmente V Italia invase y e che fugato 
avendo Berengario ed il dt Ini figliuolo y 
si jonpadroni di Pavia e della provìncia y 
forse di tutta la Lombardia^ ed Amolfi^ 
storico milanese soggiugne^ che Berengario- 
da tutti gli Italiani detestato per la cru« 
deltà sua y e per Y avarizia di Witla di 
lui moglie ) non ardì neppure di opporsi 
a Lodolfo y mai ritiratosi nel municipio y 
come egli dice^ inespugnabile di &, Giù' 
Ho nel lago iV Orta y rimase colà nella 
condizione di invalido. Soggiugne jpure 
jirnolfo che tradito dai suoi y fu dato in 
mano di Lodolfo y [il quale ^ magnanimo 
per natura y libero lasciollo^ dicendo ch« 
vincere voleva oolF armi^ non col tr^di-^ 
mento. In questo si accordano tutti gli 
storici y ohe Lodolfo conquistata aveva 
presso che tutta V Italia ^ allorché la mòrte 
v^nqe : » toglierlo dal mondo ^ ed a eap-* 



674 LIBRO IV. 

giare la fortana dMtalia. Scrivono aleani, 
che trafitto fofse con una lancia dal re 
Jldalbeno^ altri* che morisse di febbre^ 
alcuni morto lo suppongono in ItaKa e 
forse a Plomibia o Pombia terra del No« 
Varese^ altri in Germania e sqioho in 
M^onza« Ditmaro lo fa morire mbelle 
di nuovo al di lui padre OtCone. Doni' 
zarm accenna ehe il di lui corpo portato 
fu bensì a Magonsà j ma che le viscere 
ne forono deposte nella chiesa di ^(kntò* 
Biano vicino al prato di Carpincto nd 
Reggiano. Risorsero allora Berengario ed 
Adalberto^ e nacque il sospetto che Jfo- 
rengariof procurata avesse la morte di L(}' 
doffb col vdeno y Bcrìrendo jimolfb me* 
desimo che ipesto avvenuto era per la 
perfidia de^ Lombardi. Nella Sicilia miasi 
ogni anno giugnevano nuovi comanoanli 
e nuove truppe dair Afirica } nelT anno 
957 uno di que^ duci^ detto jénùnoty da 
Palermo passò a devastare la Calabria , 
ed a vicenda Basilio eomandante una 
flotta greca^ giunto in Sicilia, prese la 
città 'di Termini ^ distrusse alemie mo« 
schee^ e molti Saraceni perire fece in 



CATITOL^ XII. 675 

Ua«f battaglia data al iùeclesiiiió Assono^ 
che tutta Y isola dominava. 

i3. Non si sa inftendere ^xàé Ot^ 
tane trancpilli lasciasse dopa^ la morte dì 
liodoìfo i due re Berengario ed Adal" 
bertOy e solo si può ragionevolmentG supr 
porre che Berengario si* studiasse perogui 
mezzo di placarlo j Tedendoiii che ueppufe 
alcuna cosa più intrapresa aveva- oontra 
Aézo y che onoralo trovasi anzi in qu»ì 
tempo del titolo di* conte j perchè forse 
posto era al governo di qualche citt^<' 
Abate di Farfa era allora stato eletto da 
Giovanni XII invece di quel ribaldo Cam-^ 
pone ^ di cui abbiamo parlato j ceìrto A-* 
damo] ma questo pure fu colto sul fatto 
dai soldati del pontefice e del duca di 
Spoleti^ mentre una donzella stuprava ^^ 
per esimersi dal castigo di quel pubblico 
delitto j dovette vendere une corti ed 
filtri beni spettante al monastero. Nella 
Puglia venuto era comandante dei Greci 
.certo Mariano y il quale fu volto in fuga 
<ésL Assono venuto dalla Sidlia incontra 
£Ì di lui fratello '^^nmar; riuscito èssendo* 
tuttavia sa G^eoQ di impadronirai di ima 



S'jS libuo iV. . 

nave àei Mòri', la di cui amata però 
nel tornare in Sicilia fu distrutta^ forse 
dà una procella. Alcun liime sui costumi 
o piuttosto sugli abusi di! quei tempi^ ci 
somibintsfoa un libro delle oppressioni della 
chiesa^ ^ 043Ìa de pressuris écclesicty scritto 
in queir epoca da Attone vescovo di Ver- 
celli, celebre letterato di quella età. Duolsi 
egli che permesso era a chicchessia di 
accusare i vescovi j che questi obbligati 
erano per ispurgarsi ad assumere il giu- 
ramento^ ad accettare il duello ed. a sce- 
gliere qualche campione ; che i principi 
poco timbrati di Dio , immischiare vole- 
vansi nelle eltezioni dei vescovi^ rìserbate 
al clero ed al popolo 3 che essi i meri- 
tevoli rifiutavano , e forzavano ad eleggere 
persone da essi predilette, benché inde- 
gne ) che alcun • conto non facevano del 
sapere né della cofiitumatezza , ma solo 
le ricchezze apprezzavano, il parentado' o 
i servigi loro prestati*, che finalmente se 
le chiese non vendevano per danaro , \^, 
accordavano tuttavia in compenso de' ri • 
cévuti servigi , e ,che .quindi .vede vansi 
portaìtt alle «édi vescovili fanciulli^ che 



K 



GAP1TQJ.O XII. 677 

Appena imparato avevano alcun articolo 
della fede ^ onde rispondere alP esame 
<ìhe solo facQvasi allora , come al pre- 
sente^ per semplice formalità. In Venezia 
morto era Pietro Candiano III^ e ciò 
che stranissimo dee sembrare ^ il clero 
ed il po^lo che giurato avevano di non 
mai ammettere il di lui figliuolo esiliato^ 
tutti lo vollero unanimi per loro doge^ 
Forse ne temevano la potenza e T ardire^ 
e le molestie chie arrecate avrebbe alla 
loro navigazione , al lóro traffico. Con 
Sòo barche recaronsi dunque a Ravenna ^ 
e pomposamente lo ricondussero in Ve*- 
nezia, e lo innalzarono alla sede che gii 
aveva occupata. Alcuna contesa vedesi al- 
lora insorta tra il pontefice ed i principi 
di Benevento e di Gepua. Narra V anonimo 
Salernitano , che quel pontefice adole-* 
scente e dato ai vizj ^ raccolse ijiolt^ ' 
truppe di Romani non solo , ma anche 
di Toscani e Spoletini^ coi quali fojfse 
61 collegò j giacché da esjso quegli staiti 
non dipendevano. Landolfo principe 4i 
Benevento armossi .e si uni con Gisolfb 
principe di Sal^rno^ il che veduto avendo 



BjB ' ■ tiiao IV. 

X esercito papale, sorpresa da grànclissìiiio 
timore , $i diede alla iaga« Nacque poi 
pace ed alleanza Ira Giso^o ed il pon«» 
tofice medesiino , che eoDchliLsa fu ia 
Terraclna j e tanto grande era il credito 
di quel principe^ cliie i Greci, i Saraceni^ 
i Franchi ed i Sàssoni cercavano la di 
lui amicizia. Tatti lagnaitansi gli Italiani , 
e specialmente i vescovi' , delF aspro go- 
verno di ^BerengariOi Questi , beu infor» 
mato delle loro inosse^ chiese ostaggi ai 
vescovi medesimi della loro fedeltà , ai 
che si oppose ottone vescovo di Vercelli^ 
poc^ anzi menzionato, sostenendo che fare 
non dovevasi quello che fatto non si t^ra 
cogli altri re di lui predecessori, non do-* 
vendosi neppure dai vescovi esporre gli 
ostaggi al pericolo detta vita. Anche coa- 
tra 41 pontefice dovette or£re alcuna trama 
Berengario , perchè Giovanni XII doe 
legati spedì ad Ottone.^ pregandolo per 
dmore di Dio e dei SS. Apostoli a vedere 
liberare la chiesa romana dalla oppres^ 
«ione dei due re d^ Italia. Giunsero pare 
alla corte di Ottone in Sassonia Guai" 
keno arcivescovo di Afilano e Gualdone 



CA.PIYOLÒ Xn. 679 

▼escoTO di ComO) foggiti dalle loro sedi^ 

Serchó piii tollerare lion potevano la cru- 
ehà di Bgrenjgario e quella massime della 
di lui moglie y che ancora studiavasì di 
ùtT ricoDOScere per arcivescovo il già ri** 
fiutato Manasse. Àkri illustri Italiani re- 
cati, erausi egualmente nella Sassonia ad 
implorare ajuto, ed i vescovi che partiti 
non erano , miei re colle loro lettere 
supplicavano ad accorrere alla difesa deiri- 
taua e della romana repubblica. Ottone 
accolse con piacere quegli inviti e quelle 
preghiere y e riunite avendo forze copiose^ 
ri dispose a scendere in Italia. In Venezia. 
fu allora rinnovato il decreto che vietava 
il traffico degli schiavi cristiani che si 
vendevano ai Saraceni^ e in quel decreto 
fa vietato ancora^ forse ad istanza di 
Sèreneario j che i Veneti portare potes- 
sero lettere di Italiani o di Tedeschi ai 
Greci o agli imperatori di Costantinopoli» 
i4' Trovavansi sulla fine delF anno 
g6 1 i due re d^ Italia in Verona ^ come 
da alcuni diplomi si raccoglie^ e^ nomi- 
nato vedesi in essi Ugùne marchese della 
Toscana^ il che dà luogo a suppórre che 



68o LIBRO IV. 

o morto o cacciato fosse ^ come alcanì 
scrìssero j in esilio fuòri d^ Italia il duca 
Uberto figliuolo del re Vga. Vedesi pure 
in quell^ anno fondato il monastero eli 
Grassdno nella diocesi' dì Vercelli dal 
marchese Jtledrpma e da Gerberga fi- 
gliuola di Berengario y e qnelP j4ledramo 
credesi da alcuni il primo marchese del 
Monferrato ^ il che dee notarsi per lo 
potere e T influenza che quel principato 
acquistò poi tra i diversi stati d^ Italia. 
Ottone j avanti di , partire per F Italia , 
adunò una dieta generale in Vormazia j 
ove re di Gerraaiiia fu coronato Ottone II 
di lui figliuolo \ ordinati quindi gli affari 
della 'Sassonia ^ per la valle di Trento 
giunse in Italia^ incontrato da t«tti quasi 
i conti ed i vescovi ^ e senza alcuna re* 
sistenza entrò in Pavia. Trovò in quella 
città distrutto il palazzo reale j forse per 
dispetto da Berengarioj ed ordinò che si 
rifabbricasse j quél re la di lui moglie 
Willa ed i di lui figliuoli ^ chiusi si erano 
in varie fortezze ^ né alcuno moscato erasi 
^n campo. Il solo anonimo Salecnitano 
parrà ^ che Adalberto si portasse alU 



Chiusa nella valle delF Adige con forse 
tio^ooo uomini ^ che rimasto colà un gior* 
no ed una notte ^ avvertito fosse dai conti 
di portarsi in Pavia e di indurile il padre 
a cedere il governo, perchè più a quello 
ubbidire non volevano , lusingandolo essi 
al tbmpo stesso di combattere per lui se 
a questo partito aderiva , e minacciandolo 
in caso diverso di darsi al re. di Germar 
nia. Berengario ^ secondo quello storico y 
disposto sarebbesi inostrato alla rinunzia^ 
ma JVilla opposta avrebbe la più ostinata 
resistenza \ ed incolleriti perciò^ i conti , 
ritirati si sarebbono alle città loro., la- 
sciando solo Adalberto , per il che Oi" 
torie libero avrebbe trovato il passaggio 
ed .aperte le porte di Pavia. Allora fu 
Ottone in i9na dieta tenuta in Milano 
eletto solennemente , e corno scrive Za/t« 
dolfo s^eniore , innalzato con trionfo al 
regno. La coronazione ebbe luogo nella 
chiesa di S. Ambrogio , ratta essendo 
dair arcivescovo Gualberto con molti ve- 
scovi ed abati presenti ^ « quello storico 
narra , che Ottone ricevette la ' lancia , 
lucila quale inchiuso, era un chiodo della 



^% . 1I1M> IV. 

{)a8aione j la spa^ reale y la bipenne o 
a scare ^ arme dei Longobardi y il dn-» 
golo y la clamide imperiale e tntte le 
vesti regie , che erano siate da prima 
deposte snir altare di S. j^mbragio. Bi-* 
vestito di queste^ rieerette ancora il^ma* 
Bipolo di suddiacono^ secondo un aiStico 
rito di ijnelle cerimonie^ e gli -fu imposta 
la corona, della ipiale non disse Lan^ 
doìfb cke il chiodo santissimo contenesse. 
Ottone spedi tosto a Roma jizzo abate 
di Fulda y affinchè tatto preparasse per 
la di lui venuta^ poickè lusingato lo aveva 
U pontefice Gìùvanniy forse in occasiona 
della prima chiamata y di conferirgli la 
corona imperiale. L^ Italia fn allora ral« 
legrata dalla notizia della presa delF isola 
di Creta, riacquistata daue armi di Bo^ 
mano imperatare d^ Oriente ; ma la Sicilia 
a vicenda era da que' barbari oppressa ^ 
ed i figliuoli dei nobili Siciliani degli 
ottimati Siculi, erano stati condotti aelI^A* 
frica y affinchè educati fossero nella reli« 
gione di Maometto, Ottone celebrò' la 
festa del natale in Pavia ^ e neiranno 
seguente recosst a Roma ^ giurando da 



CAYJYOLÒ XII. 6S3 

Imma dì esaltare a tutto suo potere la 
Romana chiesa ed il rettore della mede:* 
f ima ^ e di non fare alcun giudizio o 
altro atto in quella città che al pontefice 
appartenesse. Con tutto questo non fece 
egK da meno de^ suoi predecessóri^ rìte* 
nata avendo la sovranità di Roma j col 
lasciarne^ come alcuni scrittori si esprit 
mono^ r utile dominio, al pontefice. Entrò 
egli in . Roma preceduto di tre giorni 
dair arcivescovo Gualberto , e nella so- 
lennità della purificazione della B. V. fu 
«Coronato imperatore. Osservano gli sto- 
rici^ che in questo modo tornò \ impero 
ai re Franchi ^ giacché la Germania por- 
tava, ancora il nome di Francia ^ e re 
della Gallia orientale dicevasi lo stesso 
Ottone. Giurò allora il pontefice con tutto 
il popolo rpmano^ sul corpo di S. Pietro^ 
di non più mantenere alcuna aderenza 
coi re deposti Berengario ed Adalberto 3 
ed Ottone al pontefice non solo restituì 
cpiello che dagli altri re d'Italia era stato 
usurpato^ ma anche offerì molti donativi 
d' oro, d'argento e di gemme. Falsi sono 
i diplomi da alcuni storici accennati, coi 



684 LIBRO IV. CkBltOhO XII. 

quali Ottone avrebbe confermato alla chiesa 
i*omaiia il possedimento di var) stati, tra 
i quali veggonsi registra^ la Venezia e 
ristria , i ducati diSpoleti e di Bene- 
vento y e la; città di Napoli y che o non 
mai lalla sede romana appartennero , o 
non furoi^o in quell^ epoca alla medesima 
concedute. 



685 

CAPITOLO XIIL 

Notizie dello stato 

DELLE LETTERE IN ItALU 

DA Carlo Maguo sino ad Ottone, 

Esagerazioni di varj scrittori intorno 
ai meriti di Carlo Magno verso le lettere* 
— Quel principe venne in Italia non 
istrutto. Non vennero maestri dalla Fran* 
eia y piuttosto colà ne passarono dalf I-* 
talia. — A che si riducessero le cure pi" 
gliate da Carlo Magno per il rifiorimento 
delle lettere in Italia 1 Scuole /ondate da 
Lottano. Vicende delle scuole d^ Italia. 
Dt^le biblioteche. — Scrittori di queW e- 
pocà> Scienze ecclesiastiche. — < Belle let" 
tere. Filosofia. — Giurisprudenza, Arti 
liberali. — Conseguenze e considetazioni 
generali. 

§. I. X panegiristi di Carlo Magno 
parlano con enfasi grandissima di quel 
monarca , che parve , dicono essi . man* 
Stor, d^ hai. FqI XIIL v 



(;£6 LIBRO IV. 

dato Sa] cielo per ristorare l'Europa dal 
(Ianni che sofferti aveva, e ebe nelF ono- 
rare le scienze e i loro coltivatori rinnovò, 
per -quBiito era possibile, il secolo di jéu" 
gusto. Io credo di rioonescere alcuna esa- 
i^erazìone in qneste espressioni , confron* 
tandole coi fatti medesimi ^ e non ne- 
gi.ndo a quel sovrano una cura lodevole 
ndoperala per lo mcìutenimento ed ancbe 
per lo rìfiorimenlo degli studj in Italia , 
non ardirei neppure nominarlo , come altri 
fecero , ristoratore delle scienze .e delle 
atti. Già ho io provato nel Capitolo XXYIII 
del libro precedente , che mancato non 
era tra i principi , longobardi chi onorasse 
le scienze o almeno i loro coltivatori della 
sua protezione j che mantenute si erano 
le scuole, conservate le letterarie disci* 
pline, coltivati con profitto alcuni rami 
deir umano sapere, formati e preparati 
i maestri che sotto Carlo ^og/io . fioriro- 
no , e che quel principe stesso dirozza- 
rono ^ altro non rimarrà dunque a fare 
per ora se non il confronto dello stato 
delle umane cognizioni in Italia sotto i 
Longobardi, con quello dette lettere a 



CAPITOLO XIII. 687 

i3ei letterali sotto Carlo Magno e i 'di 
lui successori. 

i- Nel Gap. I di questo libro me- 
desimo io ho fatto vedere quanto grande 
fosse ai tempi di Carlo Magno la bar- 
barie e r ignoranza in Francia j di gran 
lunga superiore a quellÀ che in Italia 
dominava. È forza adunque il lasciare da 
patte le incerte metiiorie^ che pure si 
mettono in campo ^ della fondazione fatta 
da quel principe della celebre università 
di Parigi, e il riguardare come un sogno 
del Denina ^ che tale anche dal Tirabos- 
chi fu riconosciuto j V arrivo di Carlo in 
Italia già istrutto nelle scienze^ e Tistru* 
zinne da esso air lt<alia procurata rte' prim^ 
rudimenti delle lettere. Il Denina stesso 
ha in grati parte ritrattata quella sua 
asserzione in un discorso posteriormente 
pubblicato sulle vicenda della letteratura, 
Carlo Magno venne in Italia ignorantissi- 
mo^ giacché assai tardi cominciò egli ad 
occuparsi di umane lettere j ad un Italia- 
no , cioè a Pietro da Pisa j dovette egli 
le prime istruzioni nella grammatica * ed 
invece di t:ondurre o di mandare oiaestti 



688 imno IV. . 

stranieri ja Italia ^ dall^ Italia meclefinia 
trasse egli molli maestri per diradare le 
tenebre della Francia. Cbe egli la gram- 
matica imparasse da Pietro da Pisa , al- 
lora diacono e già assai vecchio , si rac- 
co glie dalla vita stessa di Carlo scrìtta 
da Eginardo ^ dagli annali Metensi e da 
altra vita di quel prìncipe scrìtta in versi 
da un anonimo poeta Sassone. Narra que- 
sti in due barbari versi ^ che a sene levità 
quodam cognomine Petro "— Curavit primo 
discere gramaticam, Carlo concbbe qud 
Pietro per la prima volta in Pavia ^ ed 
invano volle alcuno supporre^ che istrut- 
to fesse neir infenxia da jiutperto y cbe 
già monaco era in Italia^ e forse era già 
morto y prima frbe Carlo salisse al regno 
di Francia. In Italia conobbe pure Carla 
Magno il grammatico Paolino che fìi poscia 
patriarca di Àquileja y in Italia il cele- 
bre Paolo Diacono^ Se nelle scienze Ai 
egli istrutto da jilcuino monaco inglese^ 
cioè nella rettorica^ nella dialettica^ nella 
aritmetica e nella astronomia ^ non Io fu 
se non dopo cbe la grammatica appresa 
aveva da Pietro j giacché jilcuino. non fa 



ckPiioLO XIII. 669 

da esso conosciuto se non sette otto 
anni dòpo che venuto era ia Italia; dubi- 
tano anzi alcuni non senza fondamento^ 
che AlctUno spedilo a Roma solo ueir an- 
no 780 ^ debitore fosse in parte alP Ita- 
lia del suo sapere /e in Roma coltivato 
avesse le scienze. 11 fatto ^ che io pure 
ho riferito nel Gap. I di questo libro y 
del monaco scozzese mandato a Pavia ad 
insegnare presso il monastero di S. A§p^ 
stino ^ non si appoggia se non alla testi- 
monianza di una cronaca di & Gallo y 
ma ammesso ancora nella «ùa integrità , 
altro non proverebbe se non che Carlo y 
vedendo due di que^ moaa^i che nuir alti^ 
chiedevano se non uditori ingegnosi y vesti 
ed alimenti^ uno ritenendone in Francia^ 
altro ne avrebbe spedito in Italia ^ senza 
mostrare per questo ehe scarsezza di 
uomini datti in Italia vi avesse. Il TV- 
rahoschi fero ha mostrato con buone ra- 
gioni r ittverisimiglian^a di quel fatto y e 
specialmente incredibile ha fatto vedere 
lo stupore che dicesi destato dalla ap- 
parizione di quegli uomini, che la scienza 
vendevano; egli ha altresì fatto osservare 



le conlraddisioni e gli (srrorì manifesti dì 
colóro che quel &tto vollero sostenere. 
AIcudì que^ monaci 5coj&z«&i hanno por- 
tato ^l numero di quattro ] altri inseri- 
rono nel loro numero Alcuino ^ . altri li 
fecero Bmhasciadori del re dei Mercii , 
dltri li nominarono Clemente e Giovannij 
altri Rabano ed Alcuind^ Male a propo- 
sito si vorrebbe pure àcamettere V asser- 
zione del Larr&f' nella, stòria d^ Inghil- 
terra ^ che Rabano fondata avesse F nni* 
versila di Pavia ^ nato non essendo egli 
se non nelP anno 788^ uè venuto dopo 
lungo tempo in Italia se non .per un 
devoto pellegrinaggio; pure in altro modo 
non potrebbe provarsi fondata F univer- 
sità in Pavia in epoca tanto antica \ ed 
io ^asi mi induco a sospettare ^ che in 
tutte quelle vaghe .relazioni , nella cronaca 
di S Gallo ^ nfJle note dì Guglielmo di 
Malmesbury, nelle storie di Matteo Paris 
ed in quelle di Polidoto ì^irgilio ^ come 
nelle storie posteriori del Larrw , del 
Leslejr ^ del Rapùi Tkoiras^ del afezet^aj 
e di altri ^ non sia indicata se non la 
venuta in Italia e for#e m Pavia del dotto 



CAPITOLO XIII. 6)1 

monaco Alcuino , che è uà fatto storico 
i.icoatrastabile, e òhe può m ci)cu:i mo lù 
servire di base alla fon«l^ziòiie aaticliis- 
siraa' di quella università, ^c Antonio 
Gatti , stoirico della medesima, f(.>sse an- 
cUìto per questa atrada , più f<2ciliiiéute 
sarebbe egli riuscito nel suo assunto di 
provare quella uoiver^ttà fondata da Carlo 
Maglio'^ né la venuta di Alca\iko farebbe 
alcua torto allo stato delle lettere in Ita- 
lia in quella età., giacghè , se non esi- 
steva in Pavia quello stabilirneutp j esi- 
stevano però colà pubbliche scuole^ nelle 
quali tra gli altri insegnava Pietro da 
Pisi^. Per un niuna?!0. perù j Qhe si sup- 
pone, e non si prova spedito in Italia a 
promuovere lo insegnamento, molti mae- 
stri di canto non $0lO) ma anche di let- 
tere e di aritmetica veggonsi da Carlo 
Magnò in Francia condotti dair Italia. 
Nella cronaca Engolismcnse si narra che 
per due volle , ìterum , egli condusse di 
Boma in Francia maestri dell' arti grani^- 
m^itica e computatoria , e loro ordinò di 
spandere per ogni dove lo studio dclkj 
lettere, ubit/ue studinm littérarum ea^jaii- 



6g% LIBRO IV. 

dere jussit ^ giacché , come qaello scrii* 
tore soggiugoe , avanti il regno di Carlo 
DÌuno studio vi aveva in Francia delle 
arti liberali , in Gallia nullnm studium 
fuerat lìberalium artium, Eccardo^ monaco 
di iS. Gallo del secolo XI j nominò dae 
di que* maestri del canto e delle sette 
arti liberali • cioè Pietro e Romano, Già* 
erano stati da prima chiamati Pietro da 
Pisa, che aperta aveva scuola nel palazzo 
reale ; Paolo Diacono y che . se insegnato 
non aveva j rianimato aveva certamente 
r amore dei buoni studj * Teodolfo j ita- 
liano lombardOì, che fix poi vescovo d^Or- ' 
leans e che anche nel vescovado pro- 
mosse la coltivazione delle scienze y fon- 
dando forse il primo in Francia le scuole 
parroci hiali , e Paolino di Aquileja ^ ehe 
se in Francia non soggiornò^ diede però 
1 più saggi consigli , perchè i vescovi si 
addestrassero alla interpretazione delle 
.sacre scritture e alP esercizio di una sana 
e sobria dottrina y il clero pure si a^co» 
stumasse alle letterarie discipline , ed 'i 
filosofi si dedicassero alla cogm'zioae delle 
i:ose divine ed umane. 



CAPITOLO XIII. €93 

3. Non ò tiltlsivìa a credersi^ come 
anche il Tirahoschi ha osservato ^ che 
alcun danno alP Italia risultasse dalP avere 
Carlo Magno condotti molti uomini dotti 
in Francia-. I di lui meriti nel far rifiorire 
Ya. letteratura italiana riduconsi j . anche 
nel sentimento dei di lui panegiristi ^ alla 
protezione di cui egli onorò^ tutte le scien- 
ze j ed al favore di cui fu ^ liberale agli 
uomini più istrutti ] questo ^ dicono essi j 
dovette avere gran forza a risvegliarj; 
netr animo di coloro ehe dotati erano di 
ingegno ^ un nobile ardore per coltivare 
le belle arti y che apprezzate vedevano 
dal loro sovrano. Ma noi non abbiamo al^ 
cuna notizia che nuove scuole al di lai 
tempo si aprissero in Italia: ed il Tira- 
bos^i st«8So confessa che i impegno di 
Carlo . Magno nel fomentare le scienze, 
benché conducesse alcuni a coltivarle ^ 
xK>n fece però che Tltalia non fosse co-* 
munemente involta in una profonda igno* 
ranza, funesto efiCetto delle pubUiche ca~ 
lamita , della mancanza de^ libri e di più 
secoli di barbarie, che V avevano misera- 
mente travagliata ed oppressa. Meglio an- 



694 JLIBRO IV. . 

ocra- 1 abate Andms o^sfrya che ,l' impe- 
gno di Carlo Magno nel ripiiovare gli 
slnd} Don ebbe quel lieto «&tto cbe spe- 
rare se «e poteva^ petohè. gli uomini da, 
lui trasceltt alla iatruxiane^ s^^bbene i mi- 
gliori fossero di què^ i^ohpi ^ lontani erano 
da quel buon ^sto^ sec^a cui le lettere 
non possono risorge ve; es quindi datisi a 
diroz^re ne' primi elementi della lettera- 
tura quelli singolaraient^ che 9I servizio 
dtella chiesa partioolariiieote si destinava- 
no j nìun pensiero si diedero di rintrac- 
ciare le ©pere degli antichi scrittori grecj 
e latini ^ e di eccitare i gioyani a cono- 
scerli e ad imitorlì. Se F Italia adunque 
conservò alcun amore , alcun escrciriodei 
b«6ni Uudj, decsi , a mio credere, attri^ 
buirc prattosto ali' incamminamento che 
gli studj pigliato avevano da ktngo tempo 
presso gli Itahani, ed all' impressione fatta 
al loro spirito ne' tempi pia felici , ohe 
var) secoli di barbarie non avevano potuto 
distruggere, anziché ad una «uova spinta 
o direaiione ai loro ingegni data da Gir/o 
Magno. Può essere eh' io m' ingami; ma 
parm. d| vedere all'epoca di Cor/o Jfa^l 



CAPITOtO XIII. 695 

avvenuta iu Italia uaa concentrazione degU 
stati) maggiore di quella che aveva luogo 
da prima y cosicché Y istru^ÌQue non Fu 
])iù comune in tutte le classi dei cittaJir 
ili y ma riserbata più particolarmente a 
coloro che allo stato ecclesiastico sì de- 
stinavano ^ ai cherici ^ ai monaci ^. forse 
anche ad alcuni nobili^ giaccbè veggiamo 
che anche in Francia i maestri assoldati 
da Citrlo Alagnoj e che tenevano le loro 
scuole nel pala^.zo , d^ onde palatim si 
dissero j incaricati erano di insegnare ai 
nobili le umane lettere. Questa mia ma^ 
niera di vedere si troverà forse più con- 
forme al vero colla diligente osservazione 
dei fatti ^ che si registreranuo in appresa 
so ; e da questa, potrebbe dedurlsi una 
conseguenza- non favorevole allo sl<aio delie 
lettere sotto Carlo Magno ^ quella cioè 
che- i cherlci divennero itt quella età più 
istrutti ^ gli italiani in generale più igno-< 
ranti. 

4^ Sotto iotf ano /re d^ Italia yedesl 
in Corte Olona pubblicata un:i legge j 
aggiunta o ynchiusa tra le longobardiche^ 
in cui si determinano le città nelle quali 



• 696 tlBRO IV. 

insegnare si dovevano le lettere pubbH^ 
camente. Si comincia dal dire j che la 
dottrina per la eccessiva incuria e in6n- 
gardaggine dì tutti coloro che ad essa 
dovevano provvedere nei diversi luoghi^ 
era totalmente estinta 5 il che per verità 
Basterebbe a convincere dì menzogna tutti 
coloro che celebrare vollero Carlo Magno 
come ristoratore d^^ buoni studj e delle 
scienze. Si ordina quindi che gli uomini 
destinati ad insegnare agli altri le arti per 
60*^rana disposizione nei luoghi determi- 
nati, debbano impiegare la maggiore di- 
ligenza, perchè gli scolari facciano pro- 
fitto j e dar opera con insistenza alla 
dottrina come la necessità del tempo Io 
richiedeva. Per questo , segue a dire il 
legislatore , provveduto abbiamo luoghi 
atti a queir esercizio per V opportunità di 
tutti ^ affinchè uè la distanza dei luoghi, 
né la povertà possano, più oltre ad alcu- 
no servire di scusa. Col nome di arte o 
di arti converrò facilmente col Tiraboschi 
che intendere si dovesse la grammatica • 
nella quale lo studio deUe umane lettere 
comprcndevasi, e quello forse ancora deliba* 



CAPITOLO XIII. y 697 

rkmetica ^ il vedere poi tolto P oistacolo 
della povertà ar (^oltivamento degli studj^ 
mi indaco a credere che dal pubblico 
stipendiati fossero qae^ maestri. In Pavia 
erano dùnque j come altrove si disse ^. 
stabilite le scuòle per Milano^ per Bre-, 
scia , per Lòdi , per Bergamo , per No- 
vara ^^ per Vercelli j per Tortona^ per 
Acqui ^ per Genova^ per Àsti e per Gomo^ 
in Ivrea il vescovo doveva fare da se*, a 
Torino dovevano concorrere gli scolari 
di Ventimiglta y di Albenga , di Vado e 
di Alba ; in Cremona quelli di Reggio, di 
Piacenza, di Parma è di Modena 3 in 
Firenze dovevano riunirsi quelli della To- 
scana , che altrimenti non ipossooo inten- 
dersi le parole della legge ) in Fermo 
quelli delle* città Spoletine; in Verona i 
Mantovani ed i Trentini ; in Vicenza gli 
scolari di Padova, di Trevigi, di Feltre^ 
di Ceneda e di Asolo, le ahre città do- 
vevano avere la scuola al Foro di Giulio. 
Pavia è la prima nominata , perché forse 
fin d^ allora nella istruzione distinguevasi 
e primeggiava , giacché scuola tenuta vi 
si era fino dall^ epoca de' Longobardi* Jft 

V a 



6g8 iiMio IV, 

quella legge j e n^lla scuola' specialmente 
di Pavia j è nominato certo Dungallo y il 
quale forse era un monaco scozzese au- 
tore di alcuni libri che erano stati donati 
al monastero di S. Colombano^ e forse 
non fu chiamato in Italia se non Verso 
il tempo medesimo in cui quella legge 
fu pubblicata. Già nella storia ho indica- 
to che scritta aveva quel monaco una 
lettera a Carlo Alagno sulle ecclìssi^ inu- 
tile ritisecndo a parer mio la quistione 
da altri lungamente agitata^ se qnella let- 
tera Sjcritta fos§e dalla Francia o non 
piuttosto dair Italia. Ad altri è piaciuto 
il distinguere due Dungalli ^ vedendosi 
un' opera di uno in difesa delle sacre im« 
magini ^ ed un poenia in lode di Carlo 
Magne y il di evi autore Iberncse si di- 
chiara.^ e forse era tntt^ altro dal gram- 
matico o dal teologo di Pavia. Certo è 
che mentre Lottarlo si studiava di rior- 
dinare e forse di accrescere e rendere 
più vantaggióse le scuole dMtalia^ anche 
ne canoni de^ concilj si rammentava con 
dolore che in molti luoghi i maestri man- 
cavano y e quindi si stabiliva ch« in eia* 



cÀPitoi.0 xin. 699 

•cun vescovado e ovuncjue se oe trovava 
il bisogno^ Sì nominassero professori che 
1 g;iovani nelle belle arti istruissero. Si 
chieggono in <|ue^ canoni maestri e dot^ 
tori che insegnino Io studio delle lettere 
e delle aiti liberali ^ ed anche i santi 
dommì ^ riunita era duncrue V isti*uzione 
letteraria e. religiosa. Meile dichiarazioni 
fatte a qnc^ canoni da Leone IJ^ Idggcsi 
che di rado trovavansi nelle pievi i mae- 
stri delle arti liberali ^ come trovare do- 
«vevansi secondo il costume ^ e quindi rac- 
comandavasi che non mancassero almeno 
i maèstri delle divine scritture, e gli isti- 
tutori degli ecclesiastici uffizj j il che serve 
di conferma alla opinione da me esternata 
nel §. precedente sulla concentrazione 
.degli stud) sotto Carlo Magno avvenuta. 
Accorda il Tiraboschi medesimo che scarso 
frntto da quelle leggi , da quegli editti^ 
da que^ canoni si raccolse * e che lutti i 
successori di Carlo Magno ^ da Lattario 
fino a Carlo il Grosso^ e molto più nelle 
continue guerre successive , non mai si 
curarono di far risorgere le glorie let*- 
terarie delP Italia. Le irruzioni dei Sai*a- 



ceni e degli Ungberi, è {oT$e più ancora 
ì partiti che si suscitayano in Italia a 
favore di uno o di altro pretendente al 
regno o air impero^ non poco contribai- 
rono a spegnere il - gusto e V amore delle 
lettere. Curioso è T inganno del Lamij il 
quale nella cronaca del Tritemio ì^sst 
che ad Ottone I imperatore andati erano 
legati dei Toscani per implorare alcun 
maestro che nella ^Yia della verità gli 
istruisse y e che egli diede loro ^ certo Ar 
dalberto monaco Corbe jense^ ed ìnTece 
in quella cronaca sta scritto , che quei 
legati erano non Tuscorum ^ ma bensì 
Aussorwn seu Jtuthenorum, Due secoli 
corsero però* dopo il regno di Carlo 
Magno 9 nei quali V Italia giacque nella 
più profonda ignoranza^ tuttavia veggonsì 
certo Gonzo o Gonzone diacono. di No- 
vara , chiamato ad istruire nelle lettere i 
fanciulli cj^'lla Germania j certo Stefano 
Italiano ^ stipendiato come maestro in 
Erbipoli ^ e neir Italia stessa trovasi in 
quel'' periodo alcuna rara menzione di 
diverse scuole. Di queste non poche , 
secondo. r espressione del vescovo Aat^ 



capìtolo Xlil. '701 

rio j trovavansi in Verona ^ ma non altro 
in quelle 8Ì acquistava' se non una leg- 
gera tintura di lettere. Attone vescovo 
di Vercelli aveva pure ordinato che i sa- 
cerdoti nelle ville tenessero scuola y e 
gratuitamente istruissero i fanciulli*^ ed iu 
Pisa alcuni canonici (se ,pure ve ne ave- 
vano a quel tempo ) j destinati erano ad 
insegnare la teologia ed i sacri canoni. 
IN^arrasi dì certo F^ilgardo grammatico di 
Ravenna^ probabilmente professore di quel- 
la facoltà y che montato fosse in superbia^ 
perchè in sogno veduto aveva Virgilio , 
Orazio e GÌQ\^eìUile , che V immortalità 
gli promettevano, e che divenuto era per 
questo eretico, tutto r.eputando degno di 
fede quello che ne' loro scritti coitene- 
va6Ì; male a proposito però dedusse da 
quel fatto lo storico Glabro Rodolfo^ che 
gli Italiani , trascurando tutte le arti , quel- 
la solo della grammatica coltivassero , 
tanto più che nella istruzione grammatica 
quella pure comprende vasi di altre arti 
liberali. Singolare riesce il vedere in quel 
pei'iodo donati libri alla basilica di 5. I^aolo 
da Stefano ^. dopato un copioso corredo 



•fOjk LIBRO IV. 

eli codici al capitolo di Verona dalP ar- 
cidiacoDO Pacifico ^ donati altri libri alla 
chiesa di <S. Falentino di Roma da Teo^ 
baldo j accresciute forse in quel tempo le 
biblioteche di BoMiio e della Novalesa^ 
mentre solò si accenna V incendio di molti 
libri del monastero di Nonantola^ e di altri 
della ISovalesa medesima portati a Torino^ 
. dei quali però 5oo furono salvati. 

5. Faremo' ora brevemente cenno degli 
scrittori italiani^ che in quel periodo i!o« 
rirpno. II secolo iX aveva veduto sorgere 
molti pontefici assai dotti; alcuno non ne 
comparve nel secolo X j che le* scienze 
onorasse ; molti invece se ne videro che 
nella mmiera più indegna la cattedra di 
S. Pietro profanarono , il che serve di 
conferma al principio^ che come la santità 
de^ costumi va spesso unita al sapere j 
così compagna deir ignoranza è sovente 
la più mostruosa scelleratezza. Silvestro li 
si rendette famoso nella filosofia e nella 
matematica; ma propriamente non appar- 
tiene a questo periodo , a quel secolo 
veramente infelice^ al quale il Tiraboschi 
volle giustamente dare il nome di ferreo j 



CAPITOLO XIII. 7o3 

e che pure il secolo era di Carlo Sfagno, 
— • Già nella storia si è parlato di Paolino 
patriarca di Aquile ja ^ che molti scrittori 
haaao provato italiano contra i Maurini^ 
che senza alcun fondamento nato lo sup- 
posero neir Austrasia , mentre lo stesso 
jilcuinQ luce Io diceva delF Ausonia. Una 
cosa però avvi degna di osservazione^ 
che non è stata notata dalla maggior 
parte degli scrittori che i Maurini pre- 
sero a confutare ^ ed é che poteva ben 
dirsi nato nelP Austrasia Paolino ^ e come 
più comunemente credesi j nel Friuli ^ 
perchè Austrasia norainavasi la parte orien- 
tale del regno de' Longobardi. Nato cre- 
desi verso Panno ySo, cioè circa 5 o an- 
ni avanti la caduta del regno longobardo^ 
ed istruito negli studj , cioè nelle scuole 
de' Longobardi^ il nome e la carica otten- 
ne di grammatico o sia maestro di belle 
lettere. Di grandissimo credito ebbe egli 
a godere #iper lo sapere, vedendosi non 
solo favorito da Carlo Magno^ consultato 
da Ahuino "^e chiamato con premura dai 
sinodi di Francia e d' Àllemagna j ma 
anche onorato di amplissipie testimouian*' 



%e da tutsti l suoi coDteiiipoi;aiieL Molti 
scritti^ teologici per k maggior parte, 
lasciò egli che pi'oyaao la di lui scienza 
profonda aelle sacre scritture e nelle ma- 
terie ecclesiastiche, che raccolti furono e 
pubblicati peir anno 173^ dal Madrìsi. 
parlammo pure di Teodolfb vescovo d'Or- 
leans I phe il Tiraboschi ha dottamente 
provato Italiano , sebbene altri Gallo Io 
suppongano .0 Spagnuolo, perchè Goti vi 
avevano a quel tempo nella Spagna e 
nella Fran(BÌa ^ come in. Italia. Grandi 
onori ricevette Teodolfo da C4ir{o Magno 
e da jA}doyico Pio , sebbene nella dis- 
grafia del secondo ii|corrps,se , ed oltte 
nlcufii libri teologici , compose egli pure 
sei libri di poesie , che per quel secolo 
possono dirsi elegantissiiAe. Spagnuolo 
bensì .può «redersi Claudio vescovo di 
Torino , che scuola tenne forse alcun 
tempo alla .corte di Ifpdoyico , e spedito 
fu in Italia, sebbene non possa credersi 
a Giona , autore di un libro del* culto 
delle immagini, che nr»andato fosse alla 
sede di Torino, solo perché nelle scienze 
SM.CVO istruisse \ popoli italiani cl^t^ in 



' cApiTOio XHI. 7o5 

esse parevano assai rozzi. Uotìao dottici* 
si m or per Fetà s^a era certamente Clau- 
dio j sebbene scrivendo sul ctdto delle 
immagini non si conformasse alle deci- 
sioni della chiesa romana , del che pure 
niella storia si è fatta menzione ; nèaad 
per avventura ammettersi col Tirahoschi 
che egli fosse un sémplice e non sempre 
esatto compilatore ^ vedendosi ancora dà 
lui illustrati varj libri della Sacra Scrit^ 
tura. — Di Pietro arcivescovo di iMìlanci 
ragionò molto a lungo t ^/gelati negli 
scrittori mìLinesi , menzionando non «olo 
le dispute da esso sostenute contra gli 
eretici sotto Carlo Magno ^ . ma anche 
alcuni suoi libri contra gli V;riani, ed una 
raccolta da esso fatta delle opere di 
S. Gregorio Magno *, ma' non abbiamo 
bastanti argomenti per ammettere quelle 
asserzioni , uè forse per aggiudicare* a 
Pietro la lettera che dicesi da esso scrilta 
a Carlo Sfagno sulla traslazione del corpo 
di S agostino. Sembra tuttavia che te*- 
nuto egli fosse in quella età come uomo 
dotto j e come tali furono stimati da 
Carlo Magno anche V altro arcivescovo 



ya6 ' LIBBQ IV- 

di Milano Odelbcrto y e Massenzio pa* 
iriarca .dì Àquileja^ al primo dei quali si 
attribuisce un libro intorno al baltesimo 
in 22 capitoli, al secondo una dotta let- 
tera sullo stesso argomento , pubblicata 
dal Fez, Uomini dotti per quella età fu- 
rono parimenti Autperto e Bertariq abati 
di Mpnte Qasino y il secondo dei quali 
>era altresì poeta j grammatico e scrittore 
di medicina. Scrittore di un libro ponti- 
.ficaie o sia delle vite dei: vescovi raven- 
nati , sebbene non dotto , dee dirsi Ati" 
drea Agnèllo^ che spesso nella storia ab- 
inamp citato j dotto vorrebbe il Tirabos- 
chi provare Anastasio bibliotecaria, scrit- 
tore delle vite dei papi cbe. pure abbiamo 
icitato frequentemente* ma per verità non 
sembra cbe d^uopo fosse di mólta dottrina 
per compilare quelle vite indigeste, espo- 
ste la maggior parte colle parole medesi- 
me e senza alcuna critica. Narrasi tutta-- 
via che molti libri , e gli atti di varj 
conci]) traducesse dal greco io latino , 
ma in queste pure non mostrasi elegante 
scrittore , né fedele intèrprete. Forse non 
i»bbe egli cb§ una picciola parte nelle 



CAPITOLO XIIL 703^ 

Vile de pontefici 5 per la maggior parte 
suppòngonsi scritte da altri è da esso 
semplicemente raccolte. Come scrittori^ 
non come dotti ^ o come dotti solo per 
quel tempo di barbarie e dì ignoranza, si 
nominano Gioyanni diacono dejla cbiesa 
romana y che una vita scrisse di S. Gre^ 
gorio il grande , altro Giovatini diacono 
di Napoli che le vite scrisse di quei ve* 
scovij Pietro suddiacono di quella chiesa 
medesima ^ che un appendice aggiunse a 
quelle vitej^ yitanasio vescovo di Napoli 
e il di lui padre Sergio , e il di lui fra- 
tello Gregorio j òei quali si loda la peri- 
zia n^lla lingua greca j-che però comune 
doveva essere a tutti i cittadini di Na- 
poli j flove i Greci dominavano; Epifanio 
diacono di Catania che un discorso prò-* 
nutiziò in difesa delle sacre immagini J 
Metodio pntriarca di Costantinopoli^ nativo 
di Siracusa ^ autore di alcune orazioni j 
e un Pietro siculo che scrisse una storia 
deir eresia dei Manichei! Potti però, deb- 
bono dirsi Attone vescovo di Vercelli, 
di cui la patria è incerta*, ma chiari sono 
gli scritti , e pieni di profoacla dottcina '^ 



yo8 /LIBRO IV. 

Materìo vescovo di. Verona , già da noi 
altrove menzionato con lode , clie però 
nativo ^a di Liegi e solo in Italia scrisse 
i- suoi preloquj j i sermoni e le lettere 
che ancora sì conservano^ Giovanili abate 
Cassi DCQse che una storia scrisse del suo 
monastero y ora perduta^ ed una cronaca 
degli ultimi conti di Capna che ancora 
si conserva. Vedesì altresì rammentato un 
Teodolo italiano^ autore di unVgloga sul 
testamento vecchio e sulle favole de* gen- 
tili 9 che non si sa bene a miale epoca 
debba attribnirsi y ma da Sigeberto fa 
ascritto al secolo X. Da qpesta lunga 
serie dì ecclesiastici illustri per sapere o 
per scritti puU>licati j unita con quello 
che io sono ora per esporre, , vedesi 
chiaramente che tutta quasi nel clèro e 
ne^ monasteri era concentrata, la dottrina 
di qiie^ tempi. 

6. Venendo di fatto agli stndj delle 
Belle lettere^ si accenna dal Tiraboschi 
che continuava a coltivarsi in alcune pro- 
vincie d' Italia la lingua greca -, ma que- 
sto avveniva principalmente nelle città im- 
medialamente suggette ai greci ^ come ia 



CAPITOLO XIII. 709 

Napoli ^ ed i grecisti da esso nominati 
non sono che alenili pontefici ^ alcuni 
vescoTÌ j Paolo Diacono ed il panegirista 
di Bei'engario anonimo , e che forse era 
esso pure tra i chericr. Molti poeti, seb* 
bene assai rozzi , annovera in quella età 
il citato scrittore^ ma quali erano questi? 
Teodolfo vescovo d^ Orleans, Paolino pa« 
triarca di Aquileja , Pietro diacono di 
Pisa*, Bertario abate di Monte Casino , 
uno scolastico di Ravenna^ che probabile 
mente era un clierioo , Ilderico monaco 
Cassinense, Liutprando vescovo esso pure, 
il citato panegirista di Berengario , né 
un solo avvi di tutti que^ poeti che laico 
possa con fondamento asserirsi. Un poe- 
ma trovasi pubblicato in Olanda colle 
note di diversi , delle morti dei buoi , de 
mortibus boum ^ sotto il nome di SeiHsro 
Sanzio o sia Endeleico , ma per verità 
chiare notizie non si danno di quello 
scrittore *, io sono sitato più volte mosso 
a dubitare che quello fosse no Italiano , 
e probabilmente un Longobardo , assai 
chiaramente indicandolo il doppio nome 
di JSndcteico y e dentato sarei pure di 



yiO LIBRO IV. 

ascriverlo al secolo di Cat'lò Magno ^ ò 
al periodo dei .quale sìa qui si è parlato^ 
foadàndomi sulla osservAzioae che iu quel 
perìodo appunto frequenti sì videro ia 
Italia le malaUie e le mortalità de^ buoi. 
Non diversi erano gli storici^ tra i quali 
i prìmarj debbooo dirsi Poo/o Diacono 
che a mezzo il corso di sua vita si fece 
anche monaco ^Andrea, prete da Bergamo^ 
scrìltore di una cronaca spesso da noi 
citata*^ Erehemperto monaco di Monte Ca- 
sino j Liutpràndo Pavese di patria ^ dia- 
cono da prima di quella chiesa y poi 
vescovo di Cremona j e solo può cadere 
alcun dubbio sugli «nonimi salernitano e 
beneventano. — Singolare riesce il vedere 
in que^ tempi fatto uso o piuttosto abuso 
del nome di filo8€x6. L' anonimo salerni- 
tano parla di treotadne filosofi raccolti 
solo in Benevento^ ma oltre che quelFa- 
nonimo non era per se stesso malto istrut- 
to ^ dee notarsi altresì che il nome di 
filosofo davasi in quei tempi a chiunque 
era mezzanamente erudito nelle letteve j 
o anche a chiunque sapeva leggere* forse 
si volle parlare più pau'ticolarmente dei 



cÀPi^ÉOLO XUI. 7 1 1 

meclici di quella scuola , famosa sotto il 
nome di . Salernitana ^ della quale verrà 
fatta meatione i»el volume seguente. Non 
si conoscevano altronde, uè molto meno 
si coUi^vano .la vera filosofia, né la nia*» 
tematica^ e quindi' può faeSoiente racco-? 
gliersi in c^ale senso debbano intendersi 
le parole di Liutprando 9 che annati ed 
onorati diceva i filosofi da l/gc^ re. d' In 
talìa , ed il ^titolo dato ad un ecclesiastico 
vercellese /li filosofo longobardo. Qui pure 
è degno 'di osservazione , che nella ma*, 
tematica si distinse Qerberto arcivescovo" 
di Relm/j, poi di Raveona^ il cpale fu da 
alcuni 'per ciò tenuto coffie sospetto di 
magia. Nato era egli in Àlvergna y fatto 
6Ì era «movaeo fino da glavanetto, gover- 
nato aveva U monaateirx» di Bobbio^ stu^ 
dios mostrato erasi di c^nf^rice con tutti 
gli uomini più dòtti del sim> tempo ^ e 
nfj corso di questa $toria la vedremo 
^^>ure giugnere al pontificato. Nelle sue 
lettere 91 inaaif^sl^ coltivatore della ma** 
tematica non solo, tua della rettorica al* 
trei» ^ della musica, della medicina, stu- 
dioso di raccogliere libri, e di formare 



yia tilRO IV. 

biblioteche ; e sf^o in epoca posterìave 
tin cardinale fanatico j ciotto Bennone ^ 
scrivendone la vita^ narrò éhe col demo- 
nio trattenevasi ^ perire le stelle con- 
templava . disegnava linee ^ triangoli ed 
altre 6gure , che ninno in quella età io^ 
tendeva. Matematico dee forse nominarsi 
anche T arcidiacono Pacifico di Verona^ 
il quale nel ano epitafio perito dieesi 
nelle opere d'oro^ d argento è degli altri 
metalli j di diversi legni e di marmo can- 
dido ^ coMrattore di un orologio iiottnmo^ 
che prima non erasi * veduto gvammai ; 
forse ancora di un planetario o di una 
descrizione della sfera celeste * il di cui 
merito maggiore è quello certametite di 
avere donato a quella chiesa una prc^^*rosa 
suppellettile di codici. Il Tiraboschi cita 
come prova della astronomia coltivata in 
Italia nel IX secolo , il calendario ili 
queir epoca . che conservasi nella catte*- 
drale di Firenze ^ e che è stato dallo 
Ximenes pubblicato ; ma non ^ può for- 
mare alcuna congettura svd suo autore , 
ed io ne prodmrò una sola , che non 
del tatto parmi irragionevole; cioè che 



CàPITOLO XIII. 723 

égli fosse UQ .cherico^ perchè sollecito 
móstrossi di correggere Terrore del ca- 
lendario Giuliano canonizzato dal concilio 
Niceno collo spostainento de^ punti equi- 
noziali e solstiziali. Tra i medici pure di 
quella età o tra gli scrittori di medicina^ 
non si annoverano che il già nominato 
Bartario ahate di Monte Canno^ e At^-- 
fì^edo abate' di Farfa ^ Compone monaco 
del monastero medesimo j ed alcuni altri 
monaci nella cronaca farfense annoverati. 
7. Già si vide nel corso di questa 
storia che le diverse nazioni che abitava* 
no r Italia in quel periodo^ diverse leggi 
professarono^ sebbene gli ecclesiastici per 
Io più si • attenessero alle leggi romane j 
che leggi eransi pubblicate dai Longo- 
bardi e dai Franchi; che molta incertezza 
e molta confusione nascere dovevano dalla 
liberal osservanza delP una o delP altra 
legge ; che oIti*e quelle dei Longobardi o 
dei Franchi ^ vigevano nelF Italia quelle 
degli Alemanni , dei Ripuarj^ dei Bavari ; 
che tutte raccolte veggonsi nel codice ce«* 
lebre di Modena ; né . al Tiraboschi è 
riuscito di nominare in quelF epoca alcun 



r 



714 LIBRO IV, 

giùrecbiisaUò ^ 90I0 verleadosì accennalo 
Ex^erarào daca del Friuli, per cfi cai or- 
diae fa scritto il codice Mo danese. — Se 
non peggiore dello stato delle lettere in 
quel periodo, migliore non fu quello delk 
arti liberali. Si pretende che ~ mai noa 
mancassero in Italia, e questo può facil- 
mente ammettersi , perchè altrimenti nan 
sì sarebbono forse conservati i loro meto« 
di fino air epoca del ristoramento delle 
arti medesime. Ma anteriori a questo pe- 
riodo sono i musàici e le finestre di vetro 
ornate di diversi colorì fatte pec opera 
di Leone III ^ né molto possiamo dedur- 
re dal vedere alcune pittnre ordinate da 
Stefano IV ^ alcune chiese a migliore 
forma ridotte e dipinte per cura di Eu- 
genio // e di Gregorio IV ^ altre pittare 
comandate da Sergio. Ih e da Leone If^, 
Il musaico da me prodotto nella far. ili 
appartiene air età di Carlo Magno e non 
ci dà an*^ idea vantaggiosa delle arti dd 
disegno in quelF epooa. Anche di PtMolo 
e di Atanasio vescovi di N<^poli , di tre 
monaci Fariénsi e di altri di M >ate Gasi- 
lo y si ziarra che di pitture ornare faces- 



CAPITOLO XIIL 71 5' 

serò il primo una torre ^ altri diverse 
chiese j ma queste altro non provano^ se 
non che V arte della pittura non perì giam- 
mai in Italia y il che confermano .pure i 
monumenti delle due Sicilie del regno 
dc^ Longobardi^ prodotti dal Napoli Si- 
gnorelli. Maggiore attenzione merita forse 
il documento della biblioteca capitolare 
di Lucca, pubblicato dal Muratori ^ nel 
quale si insegnano divecsi n^etodi per for- 
mare i musaici y per . colorir^ i metalli e 
per simili altri lavori , tanto più «che da 
cpiello può ricavarsi un vaLdo argomento 
a provare che dai Greci non solo , ma 
anche dagli Italiani fossero quelle arti 
esercitate. 

8. Da tutto il sia qui detto può 
agevolmente raccogliersi quello .che io ho 
asserito (Inq dal principio^ cioè i.^ che 
il secolo detto copiunemejFite . di Carlo 
Magno o sia il periodo susseguente alla 
di lui elevazione ajF impero , fu il vero 
secolo di ferro ; il secolo della maggiore 
barbarie ed ignoranza degli Italiani , il 
secolo in. cui, se tutte non perirono lo 
scugle^piìi vMi dlveaaero tuttavia i lavfd 



yi6 LIMÒ IV. 

Aeì sapere; a.^ olie se alcufià traccia di 
insegnamento j alcun vestigio di dottrìna 
di còltivamento dei buoni stiidj si vide 
in quel . j>eriòdo sussistere In Italia^ esso 
fu totalmente concentrato -in una classe 
privilegiata j cioè in qiieHa dei cberici e 
dei monaci^ mentre oscurati erano total- 
mente i lumi delle umane cognizioni nel 
popolo; 3.^ che ingiustamente si è voluto 
a Carlo Magno attribuire il titolo glorioso 
di ristoratore delle lettere in Italia. Lo 
storico può presentare i fatti degli eroi , 
ma non dee creare idoli con* dispendio 
della verità. Due osservazioni soggiugnerò 
io a questi che corollari possono dirsi 
dei fatti surriferiti : la prima è , che col 
decadimento delle lettere e coH^ incre- 
knento 'delP ignoranza in Italia y andò di 
pari passo V incremento della barbarie , 
che tant' oltre proceduto non era sotto 
il regno de^ Goti, né de^ Longobardi^ 
i^uindi è che più frequenti divennero i 
giudizj di Dio, più frequenti gli atroci 
delitti j più frequenti le violazioni della 
pubblica fede^ più 'frequenti i* sognati 
miracoli e le indite (^noni^Mistoiii j e 



CAf ITOLO XIIL 7*7 

che in quel perìodo cominciarono a »ti- 
lupparsi liberamente gli orrori della feu- 
dautà^ le oppressioni^ le violenze^ le in- 
giustizie y gli attentati contro la libertà 
politica e civile. L^ altra osservazione cade 
appunto sulla concentrazione dei lumi nella 
classe degli ecclesiastici^ questa portò la 
conseguenza che le idee religiose si. cQUr 
fondettero bene spesso con quelle delle 
cose mondane o temporali j che i cherici 
della superiorìtà loro in materia di scienza 
e di lumi approfittarono per estendere 
maggiormente il potere temporale della 
chiesa con danno ancora della religione^ 
al che i principi ed i popoli per sola 
ignoranza consentirono ; ohe per effetto 
di quella concentrazione medesima più 
complicate e più controverse divennero 
le materie religiose e per fino le dogma- 
tiche y e che i lumi scolastici nel solo 
clero radunati j favoreggiarono le arti dei 
cherici medesimi per il loro ingrandimen- 
to j in quanto che del totale oscuramento 
dei lumi del popolo si servirono essi per 
Io stabilimento di un nuovo diritto , per 
una amplificazione eccessiva del culto prì» 



^l8 LIBRO IV.'^AVITOLO XID. 

mittvo, per la introduzione di nuoTi rìti^ 
per rendere le cerimonie più namerose e 
pia complicate^ le solennità più pompose 
e meno pie^ la religione più spettacolosa 
e più materiale^ con danno graTÌssimo 
della religione interna^ della religione del 
cuore y quasi totalmente in quel periodo 
trascurata o sconosciuta. 



Fin DEL yxnLoum XIH. 



?'9 



SPIEGAZIONE 

BELLE TAVOLE 
DEL TOMO XIII. 



TAV. I. Nutn. I. J? lOORA in piedi di Giustiniano 
ornato delle vesti imperiali , con ;;)obo nelle mani , 
e sul capo la corona di forma singolare, della quale 
8) è* parlato nella spiegazione delle- figure del Tolumc 
precedente. Tanto questa, quanto la figura seguente 
sono tratte dal nobilissimo musaico di Ravenna , 
già pubblicato da Nicolò alemanno nelle sue note 
alla Sfocia arcana di. Procopio e da altri. 

Num. 2.' Fij^ra in piedi elegantissima di 
Teodora moglie di Giustiniano , ornata essa pure 
delle vesti imperiali con ricchissimo corredo di 
gioje - '.' ' * P*8* *^\ 

TAV. IL Rappresentazione di un intero mu- 
saico ravennate , nel quale vedesi Giustiniano ac- 
compagnato dal patriarca e da «ina truppa di cKerici^ 
monaci e cortigiani, con aoldali in lontananra. L' ÌBk\ 



peralore porta sul oapo la sleali oeroaa già aeceft- 
nata, che delineata yedesi per la singolaritii della 
sua forma a piedi della tàvola medesima. Bello rìeaee 
il Vedere gli abiti fd i eosttimi orientali rappresentati 
colla maggiore esattezza in un musaieo eseguito in 
Italia , sebbene dubitare si possa ehe artisti creet 
si trovassero in Rftvetina mentre ali* impero de* Umei 
soggiaceva ,^ e questi V esercizio di qneU' arte per- 
pcluasiero in Italia, ove ancbe nei tempi della Bar* 
barre si mantenne. 

Queste due tavole, come può raccogliersi dalle 
loro rappresentazioni , appartengono ai voloxne pre- 
cedente; esse però, mentre servono alla ilhistrazione 
della storia, ci presentano altresì alcuni monumenti 
preziosi per la storia dell' arte, che Italiani dire si 
possono, essendo stati in Havenpa eseguiti - pag, io. 



TAV. III. RappresenU questa tavola il 
da me citato alle pagg. 87 - 88 di questo volume, 
che adomava un lato o un «reo del celebre ineKnio 
di lineili. Nel lato sinistro cba si orasenta all' oa» 
cbio dello spettatore, vedesi Cristo seduto eolla efoee 
nel nimbo che gli circonda il eapo^ che mentre 
colla destra porge le chiavi ad un papa da alcuni 
creduto Sìl^^stro, colla sinistra consegna il vessillo 
della croce a Costantino , inginoechiaio egualmente 
cbe il papa, con una corona sul cspo, eke il Cium* 
pini dice quadrata. Costantino è adomo del iMmto 
imperiale , dal quale si vede prominente la apadn 
cbe gli pende dal fianco. 

Alla destra dell* arco veduto di fronte il pn- 
sentano parimenti tre altre figure ; io meato iavece 
di Cristo compare 5. Pietro seduto, vestito di una 
tonaca • di color bianco con un pallio , o piuttosto 
orario sovrapposto ^d una penula , che il Ùampìnif 
tnalt a proposito ha tradotto in pianeta. S, Piitro , 



7*1 

che trerameate non porta fa àeao le cliiayi soguace 
dal Ciampini, tiene nella destra altro pallio, cbe 
porge a papa Leone genuflesso ; colla sinistra con- 
segna a Cario Magno imperatore parimente genu- 
flesso un Tessillo. Ma mentre V asta del vessillo con- 
segnato a Costantino termina in u^a croce posta 
SQpra ad una specie di fiocco » qu^Io dato a Cctrla 
Magno termina in un ferro di lancia , al disotto del 
quale vcdesi una specie di fior di giglio rovesciato. 
Quadrata dice pure il Ciampini la corona di Carlo 
Magno , il che indica » dio* egli , che vivo era 
V imperatore mentre quel monumento si erigeva , 
non applicandosi giusta il di lui avviso la corona 
quadrata ai spvrani defunti. Carlo Magno vedcsi ge-^ 
nuflesso y ornato egli pur& della veste imperiale, e. 
degno è di osservazione , ciò el\e non è stato dal 
Ciampini rilevato , che egli porta lunghissimi mu- 
stacchi. 

La iscrizione sottoposta non lascia dubbio sulla 
rappresentazione di questo monumento, essendo del 
tenore seguente : BEATE PETRVS DONA VITA 
LEONI P. P. ET BICTORIA CARVLO EEGI 
DONA. Il nome di S, Pietro è scritto a canto della 
figura del medesimo , e dall' altra parte si legge il 
nome: CC>STANT1N0. Intorno alla centina dell' arco 
Teggonsi le parole : GLORIA . IN . EXCELSIS . 
DKO . ET . IN . TERRA , PAX . OMNIBVS . 
BONE . BOLONTATIS pag. 87- 

TAV. IV. Num, i. Testa con busto di Carlo 
Magno imperatore. Vedesì la testa in questa me- 
daglia leggermente .Isarbata , ed ornata di una sem« 
Elice corona d' alloro.' Sul busto vedesi accenifata 
K clamide o il manto imperiale. 

Num. 2. Testa con busto di Lodovico Pio ini' 
paratore. La t^^sta è in qn»$t;v medaglia imberba; 

Stor d^lud. FqI. Xni X 



7^a 

t!i omameiifi èono i' irtedesimi òhe in ìq^aelh èi 

Nam. 5. Ttfsta con busto dli ZoiUnio impen» 
tore. La Usta è imberbe , la corona è radiata , il 
manto h gnemtto di una pelliccia. In questa meda- 
gfìtk JJoftùrw si dice imperatore dei Homani. 

N. 4. Testai con busto di Lodovico II im- 
peratore^ figliuolo di Lottano* Semplice corona d'al- 
loro, 

Num. 5. Testa con busto di Cario II o Carlo 
Calvo imperatore^ Corona d* alloro come afUa me- 
daglia precedente. 

Num. 6. Tetta con busto di Carlo III o Carlo 
Crasso , detto egli pure imperatore de' Romani. Cla- 
mide come negli altri, corona gemmata 9 trifogliata 
aul eapQ 

Num. 7. Test% con poriione del busto di Ar- 
nolfo re ed imperatore^. Corona d' alloro ; atrumento 
nel campo, che potrebbe credersi uno'' scettro sor- 
montato da un dobo. 

Num. 8. Pesta con busto di Lamheriù impe- 
rature, figliuolo di Guido, detto pure re ed impera- 
tore de' Homani. Semplice corona d' alloro. ' 

Num. Q. Testa con busto di Berengario, detto 
impcnitore Cesare Pio Felice Augusto, Tt^tfte con 
lunga barba e corona d' alloro. Si ' omifiettoiio le 
medaglie i ritratti di Lodovico iy figliuolo di 
Amoìjfò f di Corrado e di Enrico t UcréUaiore , aeb» 
bene (jualifirati come imperatori de* Homani ed AW-'4 
guhì ; percbè solo nominati nei comicj- germaaìei e 
rì conosciuti generalmente in Italia. 

' latitai. IO. Testa con busto di Berwngmm II 
re d' Italia. Mento ornato di barba, coron» radiata. 

Num. if. Testa con busto di* Ottone t^ Grande 
imperntore , detto però solo nella medaglia DSI 
pKATlA likX , elle forse è un# formolar fèc k 



■7»3 

.primi' voItÌB Qsafa , non Vedendo»! *nc?1e medagHo 
dei principi precedenti. Testa barbata con muslao« 
chi e corona d'alloro. 

Di tutti questi sovrani si è parlato lungamente ih 
questo Toliune ; si aggiungono ora le. teste dei sue* 
ecssori loro fino a Jjoitario II 9. rìsebiaramento delia 
storia del Tolume seguente. 

Nunir t%. Testa di Ottone II figliuolo di 
ÙitofM^ il Grande. Testa imberbe; semplice diadema. 

I^um. i3. -Testa- con bnst0 di OUone Ut 
imperatore, detto soltanto D£I GAATIA REX. La 
corona è gemmata ; il busto è ornato di una pel-^ 
liocia ; eolia mano destra tiei|e una spada , colla 
èinistra un globo. 

I<lum. 14. Testa con busto di Arduino re 
d' Italia , detto nel concilio di Lodi imperatore. La 
testa è ornata di un cimiero , e eolla destra tiene 
una lancia appoggiata sulla spalla, come yedesi nelle 
medaglie dei primi imperatori dopo Costantino, 

Num. i5. Testa con busto di Enrico II ìm. 

Éeratore , detto solamente nella medaglia IVEX 
[ENHICVS. La testa k imberbe, la coroB% radiata^ 
Nnm. i€. Testa di Corrado II, detto il SaUco^ 
imperatore » nominato nella medaglia- R£X ROMA- 
I^ORVM IMP. Testa barbata con sempliee corona 
d* alloro. 

Num. 17. Testa con busto di Énnoo III 
detto il Nero figliuolo di Corrado II, imperatore. 
Cmnincia in questo m. vedersi la forma della corona 
imperiale arcuata , con un' asta nel meno , ma non 
)a cróce. La medaglia presenta la testa di Eaccia ; 
l'imperatore colla destra tiene u^a spada , ooUa 
•inislra il globo sormontato dalla croce. 

I^um. 18. Testa con busto di Enrico IV^ im^ 
•eratore. Corona imperiale arcuata, ed ornata di tri- 
fogli eon croce al disopra ; testa barbala \ bastofit 



'9*4 

riciinro con £cn di giglio ia eima. nella destrt; 
scettro nella «inialft. 

Num. 19. Testa con busto di Simco V li- 
gi ruolo di Enrico JV iinperatore. Vedesi a questo 
apposta la qualificazione IMP. PERP. AVG. Testa 
eoo lunga barba e capelli sciolti su|le spalle ; c<^ 
rona trifogliai. 

Num ao. T^a con busto di Tjottarìo IJ, 
detto anche Loderò impeiatote. Testa barbata ; co- 
róna >ornafa di gemme -•-.«. pag. €oS. 



7^25 



T A V O L A 



SINOTTICA DEL TOMO XIII 

DELLA. ISTORIA D' ITALIA 
LIBRO IV. 

DALL'EPOCA DI CARLO MAGNO 
BÉ D^ItALIA 

SINO ALLA »AGB DI COStAHZA. 



•■ I ] I i^p 



C4PIT01Q /• JL/ella storia d' Italia dall' avveni- 
mento di Carlo Magno al regno 
; de^ Longobardi sino alla di lui 

elevazione all^ impero d' Occi- 
dente. 
$. I. Il pontefice è deluso nella speranza 
di riacquistare i possedimenti della 
cfUesa. Istanze replicate del ponie^ 



7^6 

fice* Sistema de' Longobardi man" 
tenuto da Carlo in 'Italia^ Carlo 
è sollecitato a tornare nelV- lUÀia 
medesima. Cose delV Oriente . Pag. io 

a. Ritorno di Carlo in Italia. Di lui 
imprese nel Friuli. Jl pontefice si 
duole che non passi in Roma è 
non mantenga le promesse. Vanità 
di qu0lfe istanze. Lotta del ponte- 
fice cogli arcivescovi di Ravenna. 
Due dogi in Venera.. Car^o porla 
la guerra kella Spagna. Jtibellione 
dei Sassoni. Istanze del pontefice 
per jil r^uperamentà de^ beni 'deìlA 
Sabina». Jt^i ottiene il Suo intento 
imperfettamente. Istria soggetta ai 
Greci »..*.. *»■ ^4 

3. Morte di Leone IV imperatóre. Regno 
di Costantino ed Irene^ Carlo Magno 
in Roma. Incoronazione dei due di 
lui figliuoli. Trattativa di matrimo^ 
nio di Costantino/ cori Rotrude. 
Nuove lagnanze del pontefice. Pace 
col di l¥Ì intervento conchiusa col 
duca di Baviera. Letterati protetti 
da Carlo Magno. Stato delle lettere 
e delle scuole di quei tempi. Nuova 
guerra, nella Sassonia^ Notizie di 
Paolo DiacQho. Morte di Udegarde 
è di Berta. NuoHw ruheUione dei 
Sassoni. Contese col pontefice in 
Ualia. Capiiolaredi Carh Magno 



\ 



7^7 

delie coHse dèlV RaìiOì Musaici e 
marmi di Ravenna j futii tmspor^ 
tare da Carlo» Dominio da esso 
conservai» neW esarcalo. Ordini 
dati da esso ai pontefice. Relazioni 
diverse tra questo td il re Carlos 
Altra guerra cóntro i Sassoni, Men* 
eimonio degli schiavi esercitato in 
Italia. Se il pontefice investito Jos* 
se di alcuna generale soprintenden* 
za sul l^ Italia? Ducati di Lucca e 
di Firenze», Figliuola di un re mo* 
naca in Lucca ...»..'»... Pag. 34 

4* Concilio di Costantinopoli turbato, 
Rubellione dei Bretoni compressa,, 
Congiura scoperta. Carlo toma in 
Italia. lìnpresa di Arigiso contra 
Amalfi. Concilio di Nicea. Carh 
in Roma, S' induce ad intrapren*^ 
dere la guerra contra Benevento. 
ConcJiiude la paté con Arigiso e 
torna in Roma ^ quindi in Aquis^ 
grana. Controversie per gli staU 
di Napoli. Insistenza è sospéùi del 
pontefice. Morte di Arigiso. Som* 
messione di Tassìlone dava di Bn^ 
i^era* Morte del doge Maurizia. 
Mudici e maestri condoni daW Ita" 
Ha in Francia* • . • . ^ n 5y 

5. Nuove promesse da Carlo Magne 

fatte alla chiesa. Nuova insistenza 

del ponile., Artifizj da. quesÈf 



ya6 ' 

adoperati cfkde Grimoaldo sostituito 
non fosse nel. ducato beneventano 
ad Arigiso. Di lui insistenza sugli 
acquisti della chiesa, Grimòaìdo 
mandalo duca a Benevento, Rottura 
del matrimonio di Rotrude con Co* 
stanti no. Irene spedisce uka flotta 
'ad attaccare il ducato hefievenlano, 
J. Greci sono respinti da Grimoal" 
do. Deposizione di Tassilone duca 
di Baviera. Irruzione degli Avari 
nella Bamera e nelV Italia. Con- 
troversia suscitata in Verona. Giu" 
dizio dèlia croce adoperato in quel' 
la occasione '. . • . . • Pag. 4^ 

6. Morie di Ildebrando duca di Spoleti, 
Sostituzione di Guinigiso. Discor^ 
dia seminata tra il re ed il pon» 
tefice. Esame della natura del pa^ 
iiiziaio in que^ tempi. Passaporti. 
jDeclamazioni del ponte/ice, AtUo^ 
rità conservata sulle provincie d'I' 
iaha dai re Franchi- Costantino 
sciolto dalla tutela d' Irene. Guen» 
ra di Carlo conira gli Avari. Nuove 
accuse dei Beneventani. Inondazio^ 
ne in Roma . . . i , . • . » 55 

y. Congiura conira Carlo ordita da un 

X di lui figliuolo naturale. Spedizione 

di Pippino re d' Italia e Lodovico 

re d'Aquitania contra il ducato di 

Benevento, Ritirata dei /^r^ncAl* 



7*9 

Motivi della medesima* Canale di^ 

segnato da Carlo Magno. Concilio 

di Francoforte» Contesa del pontef 

fice col re per . la eiezione deW ar^ 

ciifescopo di Ravenna» Morte della 

regina Fastrada. Guerra di Carlo 

eoi Sassoni. Notizie di Teodolfo* 

Morte del pontefice Adriano, Esame 

. della di lui condotta. Elétione di 

Leone IIL Relazioni del medesijnp 

^ol re Carlo. Nuova guerra nella 

Sassonia. Carlo abbellisce Aquis" 

grana. Vittorie supposte contra gli 

Avari. Enrico duca del FriulL An" 

gilberto primicerio del re d^. Ita^ 

lia ........*.. Pag. 65 

S. Ckiaui della, confessione di S. Pietro 
spedite da L$one a Carlo Magno 
col vessillo della città. Osservazioni 
critiche. Nozze dei Jigliaoli di 
Carlo. Nuova guerra nella Sassonia 
contra gli Unni. Rivoluzione neWO- 
.riente. Vittoria riportata nella Spor 
gna. Morte di Pàolo diacono ...» yy 

^ Adalardo ministro di Pippino. Am" 
basciata . di Irene a Cario. Altre 
imprese di questi nella Sassonia. 
Opere di Paolino d^ Aquileja. Fab- 
briche di Leone pontefice. Musaici 
di qìiel tempo. Concilio tenuto in 
Roma. Tumulto in quella città. Ten-^ 
tativo fatto per privare il pontefice 



7^0 

dégìi occhi e detfa lingua e forse . 
per ucciderlo. Il pontefice passa a 
Spole ti e quindi a Raiisbona prèsso 
il re Carlo. Di lui ritorno in Ro* 
ma. Nuove guerre di Óàrlo^contra 
i Sassoni e gli Unni. ....•• Pag. 8i 
10. // re Carlo piene in Italia* Morte 
di Liutgarda. Di lui arrivo in Mo^ 
ma. Il pontefice si libera dalle oc-- 
Cuse. Il re Carlo è coronato ed 
acclamato imperatore. Osser-vatiàni 
critiche. Patti che si suppongono 
convenuti tra Carlo ed il pontefice. 
Dominio da questo acquistato col 
Jatto sulla città e sul ducato ro^ 
mano. Carlo acquista i luogfii santi 
di Gerusalemme » 94 

Capìtolo il Delia stori» d'Italia dalla 
elevazione di Carlo Magno all'im- 
pero fino aUa di lui morte. 

J. I. Carlo Magno parte da Roma^ TVe- 
muoto in Italia. Capitolari pabbli" 
cuti in Pavia. Barcellona e Riéii o 
Chieti assediate e prese. Messi do- 
minici in Italia. Osservazioni oriti-' 

che ,.-.....» 106 

ift* jémbasciata spedita da Carlo a <b« 
stuntinopoli. Matrimonio proposto 
con Irene ed andato a voto. Guerra 
di Pippino nel ducato di Seneven* 
to. Uccisione del patriarca di Grado, 
Trattato di pace concHusa trm • 



73 1 

Cario e fi imperaiore dP Oriente. 
Congiura ordita in f^enezia dal 
patriarca fortunato* Fuga dei con-* 
giurati» Pacificazione della SasiO'* 
nia. Guerra nella Pannotùa* Morte, 
di Anselmo abate di Nonantoltu 
Sangue del Redentore preteso scq^ 
perto in Manioi^a» il pontefice Si 
reca in Francia. Turbulenze in Ve» 
nezia-JE lezione del doge Obeieì'io, 
Guerra di Carlo nella Boemia. Giu^ 
diuo pronunziato neW Istria. Di' 
sùruzione di Eraclea Pag. ilo 

3. Divisione degli stali Jfatìi da Carlo 

tra i di lui tre JigUuoli. I dogi di 
f^enezia coi legati della Dalmazia 
si recano da Carlo Magno. Spedii 
zione conira gli Slavi Sorabi* Morte 
di Grimoaldo duca di Benevento^ 
SéCCche accordate a varie città 
deW Italia. Jinbasciata del re di 
Persia a Carlo. Donativi ad esso 
portati. Guerra in Corsica . contra 
i Mori della Spagna. Flotta greca 
a Venezia ., . n isiQ 

4. Guerra di Carlo contra i Danesi ^ 

i Mori ed i NormannL Mqssì do« 
minici in Italia. Loro attribuzioni^ 
loro eserqizìjo. Concìlio di Aquis" 
ggana. Nuova guerra coi Danesi. - 
Nuova ^flotta greca giunta a Ve^ 
nezia. Pirati nelP Italia f in Sai^de» 



7Ì^ 

gna ed in Corsica. Pippino' atiatca 
I Feneii. Passa a Milano e muore. 
Di lui carattere. Lettera notabile 
di Carlo Magno. Figliuolanza di 
Pippino. Disordini delle figliuole 
di Carlo. Isole di Sardegna e di 
Corsica attaccate dai Mori. Trat-' 
tato di pàce^ conchiuso da Carlo 
colP imperatore /£' Oriente. Spedi" 
TUone contro la Danimarca. Malat" 
tia dei buoi > • • Pag. i3k> 

5. Legati spediti a Costantinopoli da 

Carlo Magno. Nuove rivoluzioni 
di Venezia. Rivoluzioni in Costane 
tinopoli. Ultime disposizioni di 
Carlo'. Donativi fatti ad alcune 
chiese. Morte di Carlo di lui pri* 
mogenito. Pace conchiusa coi Da» 
nesi. Vittorie riportate in diversi 
luoghi dai Franchi. Cambiamenio 
di' duchi in Italia e i4o 

6. Pace cpnchiusa con diversi stati. 

Mosse dei Saraceni contra P Ita* 

^ iia. Spedizione di Bernardo suo 

' re. Nuova ambasciata spedita da 

CarlQ in Oriente. Altro cambiai 

mento di sovrani in Costantinopoli. 

Lodovico Pio dichiarato impera* 

tore. Riforma dei costumi del clero. 

Opere pie di Carlo. Imprese dei 

Saraceni nel Mediterraneo, Flotta 

greca. Sue vittòrie. Pace conchiusa 



733 

coi Mori. Placiti in Italia. . . Pag. 1 45 
n. Morie di' Carlo Magno, Di lui c«- 
raitere.'Di lui gloria. Vastità elei 
di luì dominj. Politico tU lui av 
vedimenio ...-.>. » i5i 

Capito IO HI. BcUa storia d'Italia, dalla 
morte di Carlo Magno fino alla ii>- 
corocazione di Lottarlo imperatore. 

§• I . Lodovico Pio si reca ad Aquis^ 
grana. Conceda molte deputazioni. 
Sospetti suscitali cantra Bernardo 
re d Italia ed idi lui consiglieri. 
Persecuzione continuata contro di 
questi. Consiglio tenuto da Lodo" 
vico per pori^ riparo a varj abusi, 
I Saraceni ' occupano Gerusalemme. 
Descrizione di un palazzo d^ Ita' 

Ha di quella età ; " i5S 

2. Riparazione di una chiesa in Ra- 
venna. Contese del pontefice con 
quelP arcii>escos'0.^ Congiura ordita 
centra il pontefice scoperta e pu- » 

nita. Dispiacere mostrato di questo 
giudizio da Lodoi^ico. Bernardo re 
d^ Italia in Roma. Nuovo > tumulto 
in quella città per la malattia del 
pontefice^ Dieta solenne in Pader- 
bona. Pace nuovamente stretta coi 
Greci. Congiura contro Grimoaldo 
duca di Benevento. Guerra di Na- 
poli. Morte di Leone IH. Elezione 
di Stefano, IF' J^i lui viaggio a 



734 

Beimfi,, Dì lui titorno tn tkdia. 
Concilio tenuto in Aquisgrana. Ca-^ 
nonici introdotti in Italia. Messi 
spedili da Lodoifico per la ri/ómuL 
del clero* Morte di Stefano IV* 
Elezione di Pasquale, iSk:use fatte 
a Lodovico per la precipitata di lui 
consecrazione> Finta o supposta 
costituzione di . Lodovico riguarda 
ai possedimenti dei romani ponte-^ 
Jici* Controversie di cottfini per la 
Dalmazia Pag. 164 

3. Lattario dichiarato imperatore e col* 

lega di Lodovico. Malcontento dei 
fratelli di Lottario. Congiura e rif 
voltai di Bernardo re d^ Italia* 
Passa in Francia ed è imprigiona* 
to. F'iene condannato a morte. Gli 
si cavano gli occhi e muore. Os" 
servazioni critiche. Giudizio ilei 
vescovi di lui complici. Tardo pen^ 
iimcnto di Lodovico. Il corpo di 
Bernardo è portato in Milano. Va^ 
canza del regno d^ Italia. Avven^ 
ture e morte di Grimóaldo Stot 
resacio principe di Benevento. Sic* 
cone gli succede • . • »> 174 

4. Guerra di Lodovico coi Bretoni .Ami* 

basciata del nuovo duca di Bene* 
vento. Figliuoli spurj di Carla 
Magno forzati a farsi cherici da 
Lodovico. Seconde di lui nonte^con ^ 



735 

Giuditta. Cuerrè contra Liudevitò 
duca della Pannonia. Circostanza 
deiP Orieitte. Miri fatti di qufi 
t^mpi. Fatti di Venezia^ Morte di 
J^eone Armeno. Calamità della 
Francia. Giudizio di Dio* Lottano . 
^ eieifato al trono d* Italia .... Pag. i8o 
ak Divisione degli siati tra i Jtgliuoli 
di Lodovico. Nuova guerra nella 
Pannonia. Legati del pontefice a 
Lodovico. Matrimonio di Lottarlo. 
Liberazione degli esiliati complici 
di Bernardo. Fatti di Spoleti e di 
Venezia. Dipta tenuta da Lodo-' 
vico ad Attigni. Lottarlo passa in 
Italia* Guinigiso duca di Spaìeti 
^ fa monaco. Morie di Liuaevìto. 
Lattario è invitato dal pontefice a 
recarsi in Roma. Di lui corona^ 
zione. Osservazioni critiche . . . . » i88 
Capitolo IV. Goatinuazione della storia 
d' Italia dalla incoronazione di Lot-^ 
tario fino alla morte di Lodovico 
Pio. 
§. I. ~ Accuse portate a Lodovico contra 
il pontefice. Giudizio intrapreso ed 
abbandonato. Nascita di Carlo 
Calvo. Calanuta pubbliche nella 
Francia, Prodigi supposti. Morte 
dei pontefice Pasquale. Tumulti per 
la elezione del successore. Eiezione 
di Eugenio, Loifario ^tigne in Rf^ 



736 

rnH e riformq, molti abusi. Cnstì^ 
tuzioni pubbliàue in Italia' da Lot- 
tarlo. Supposto giuramento dei Ào- 
mani. Diploma di Lottario d favore 
dei vescovi di Como. Guerra di Pip^ 
pino nella Brettagna. Monaci e che 
rici armigeri. Ambasciatori deWCh 
riente. Successione dei duchi di 

Spoleti Pag. 199 

a. Quistione del culto delle immagini 
rinnovata da Lodovico. Notizia di 
q^uelle conlese. Conferenze tenute in 
arancia. Opinioni di Claudio ve- 
scovo di Torino. Lottario in Ita- 
lia. /Spedali istituiti presso i mo- 
nasterj n 209 

3. Concilio tenuto in Roma. Ambasciata 

dei Bulgari a Lodovico. Organi fab- 
bricali o indentati da Giorgio prete 
^ i^nelo. Affaci di Benevento. Ha- 
àelgiso.sifa monaco. Guerra mos- 
, ^ Sa contra i Napoletani. . .... o 31 3 

4. Morte di Eugenio II e di Severino 

di lui successore Elezione di Gre- 
gorio II. Dungalk) scrive contra 
Claudio torinese intorno al culto 
delle immagini. Guerra coi Sara- 
ceni nella Spagna. Reliquie di santi 
incettate ^ • Ambasciata de^ Greci a 
Lodovico. Giustiniano Participazio 
doge di F'enezia. Inutile tentativo 
dei patriarchi di Aquileja di ri^w* 



7^7 

perare i diritti loro soffra Grado, 
Guerra infelice della Pannoma 
Osservazioni sul titolo di Marchese^ 
Spedizione ai Bonifazio conte di 
liUCPti nelF Jfrica, Invasione dei 
Saraceni nella Sicilia^ Corpo di 
S, Marco portato a F'eneiià* I 
Veneti uniti coi Gr^ci cercano inù-* 
tilmente di cacciare i Saraceni dal» 
la Sicilia, Morte delP imperatore 
Mic/iele, Teqfilo gli succede. Patri** 
monio da Lodovico assegnato al 
(/uarto di lui figliuolo Carlo. Di^ 
sordini della corte. Disposizioni di 
JjOttario per il f^fftorimento degli 
siudj in Italia. Scuole erette in 
varie città. Placito solenne tenuto 
in B-oma, Il pontefice citato in giu^ 
dizio dai messi imperiali^ Morte 
del doge Giustiniano. Giovanrd di 

lui ftaiéllo gli succede P^o. 91 9 

.^* ffuoifi disordini della corte di Lo' 
dovico. Congiura contra di esso 
ordita. Lodovico è privalo del co^ 
mando. Lo recupera. Giudizio dei 
congiurati. Tumulto in Fenezia» 
punizione dei ribeUi a Lodovico^ 
Altre conseguenze di quel fatto, 
Insubordinazione di Pippino. /^i« 
yolta di Lodovico' re della Baviera, 
Apparente pacificazione. Si pro'^ 
cpd^ contra Fippir^ e contra Ber-* 



738 

nardo duca della Setlimania, Pra-^ 
gressi de^ Saraceni • nella Siciliéu 
Timori delP Italia e specialmente 
del pontefice^ Morte ili- Siccone 
duca .di Benevento. Dubbio esito 
della di lui impresa contro Na^ 

poli Pag. 239 

6i Nupvi torbidi tra i figliuoli di Lo^ 
dovico. Loro rivolta. Lottarlo coi%* 
duce in Germania il pontefice,. Inu^ 
tile di lui intervento, Lodovico ab^ 
Condonato dai suoij si dà in mano 
di LottariO' Condotta da questi 
tenuta col padre, Lodovico re di 
Baviera si muove a favore delV im^ 
peratore prigioniero. Si collega con 
Pippino. I popoli si dichiarano per 
P imperatore. Lottarlo si assoggetta 
e torna in Italia, Lodfivico Pio ri^ 
piglia P impero. Cond^ttm posterior- 
mente tenuta da LottaHc 9 238 

7. ^avvenimenti d'Italia di quel tempo. 

Trattative diverse tra Lodovico im* 
peratore e Lottarlo. JHsser^ioni tra 
i medesimi, Lodovico ^assegna a 
Carlo la Neusiria, Supposti movi» 
menti ostili di Loltario. Tumulti 
in Venezia» Cambiamento di duchi 
in Napoli. Guerra di Sicardo con^ 
tra i Napoletani • » 246 

8. Timori conceputi alla corte di Lo* 

dovico per la successione di Carlp. 



73§' 

TrdUato ,conckius9 mn LaiU^io, 
Nuova divisione della Neustria» 
Mosse esiili di Lodovico re della 
Baviera. Egl^ si ritira» Ottiene. " 
ilat padre il perdono» Ambasciata 
delV imperatore d\Oriente* Tumulti 
e. guerre nelP Aquitania. Arma-' 
mento dei Veneti contra i Sarar 
ceni. Infelice esito di quella spedi" 
ziqne. Morte di^ Sicardo principe 
di Benevento. Battesimo di una Jl*,^ 
gliuolu di- Lottarlo. •....*. Pàg. 254 
^g, Nuoife ostilità di Lodovico re di 
Baviera. Dieta di Vormazia. Gran^ 
de ecclissi dei sole* Malattia e 
morte di Lodovico Pio. Di lui, air 
ratiere. Osservazioni critiche. , . • n aS^ 

Capitolo V. Belln «tom d' Italia dalla 
morte di Lodoyico £119 a quella di 
Lottano, 

§. X. Lottarlo annunzia ai Francesi la 
sua elevazione. Suoi disegni sulla 
Francia^ Cario gli si oppone. Lo-- 
dovico re di Baviera invade alcune 
Provincie. Lottano le riacquista* 
Tregua ira I/Ottario e Carlo. Con^ 
cessioni ottenute dai Veneziani. 
Cose di Benevento. Scioglimento di 

quel ducato » 266 

9. Guerra insorta tra Lottarlo e Carlo 
collegato con Lodovico re di Ba^ 
.Piera, fifiitaglia di Fonlcna/. Legcifi 



?4<» 

Jet pontefice td jnincipi conten- 
denti' Ambizione del vescovo di 
Rauenfuu Infelice riuscita de^ le* 
gali. Nuovo annameniù di LoUario, 
Nuova lega di Carlo e Lodovico^ 
Osservazioni sulla lingua italiana. 
Continuazione della guerra* Pace 
conchiusa in l^one. Morie delP 
imperatore Teofilo. Turhulente nel 
ducato beneventano. Guerre tra Boi^ 
delgiso e Slconolfo. l Saraceni si 
stabiliicòrio in Italia. Ducato àv- 
dipendente di Cdpua. Pag. 2O9 

Ji. Divisione della mon^hia de* Fran^ 
cfu. Calamità dell0 Fronda occi" 
' dentale. Guerra nel ducato bene*» 
ventano, fiori deUu Spagna chia^ 
moti in soccorso di Sicònolfo. Gui^ 
do duca di Spohti al soccorso di 
Madelgiso. Ducato di Napoli usur^ 
pàio. Sergio eletto duca. Lodovico 
JI dicMarato re d'Italia» Morte 
di Gregorio IV. Mezióne di Sergio 
II. Malcontento di Lottarlo per la 
non chiesta approvazione. Lodovico 
II in Roma. Di lui coronazione. 
Trattative col pontefice. Lodovico 
visitato dà Siconoffb. Spoglio di 
Monte Casino' ............ >» a^^ 

i* Siato delle cose in Francia, irru" 
zioni de' Normanni. Imprese dei 
fiaracéni lontra l^ Itatiu. Guerra 



74^ 

cantra dì essi mossa da Lodò* 

%Hco • . Pàó. 286 

5. Dissaj*ori insorti tra Lottario e Carlo. 
Contese tra i patnarghi di Gradò 
e di Aqudeja. Aiort^ di Sergio IL 
DeW arcidiacono Pacifico* Cons^ 
eruzione di Leone If^. Saraceni 
batiufi- dalie procelle. Chiamati di 
nuovo dai duchi di Benevento», . . »9 2 89 
,6. Fabbrica della ciitu Leonina Sara-» 

cent a Luni. Altri avvenimenti . . 99 294 

7. Città Leonina benedetta. Porto ripo*^ 

polato. Spedizione inft^uUaoòa di 
Lodovico II cantra Bari; Succes* 
sione nel ducato di Salerno cort- 
troversa. Cot^Ldotla di Lottario dopo ' 
ìa morte di Brmengarda, Sacc^ieggi 
\ de^ Normttnni. Concilio tenuto in 

Roma. Ciftà nuova fabbricata preS" 
so Centocelle. Avvenimenti diversi, n 298 

8. Giudizio tenuto da Lodovico in Ro^ 

ma per accusa a lui ,portata. Morte 
di Leone ly. Eiezione di Bene^ 
detto III. Fàvola della 'papessa 
Giovanna, Tumulti per la ele:iione 
di Benedetto ,. n 3o5 

9. Concilio di Pavia. Abboccamento di 

Lodovico II con Lodovico re di 
Baviera. Morte di Lottario, Di lui 
carattere, Monasterj dati in com^ 
• menda. Osservazioni critiche . . . »> 309 
Capito w Fh Della ^ria dMtalia dalb 



74» 

morte di Lottarlo sino a quella di 

Lodovico U imperatore 

^ I- Fatti di Lodovico II dopo la morte 

di Lottano, Egli visita Venezia^ 

Impresa fallita dei Beneventani a 

Salernitani conira i Saraceni di 

Bari, incendio di SicopoU* Falh» 

bricazione della Capita odierna^.. 

Mondazione e peste in Roma, Duh* 

hio assalto dei Saraceni contro 

JfapolL Afflizioni, del pontefice^ 

Patii incerti di quetìS^poca. Morte 

di Benedetto JIL Elezione di Ni' 

colò /. Altri fatti di Lodovico II 

o det re di Germania, Decreti del 

pontefice in materie dogmatiche. 

Dubbia relazione delV assedio di 

Capna Pao. 5jj 

%J^ imperatore si reca ad amministnt' 
re la giustìzia nel Ducato di Spo» 
leti^ Fatti incerti di quelV epoca» 
Freddo straordinario in Italia^ 
Guerre sostenete da Lodovico* 
Morte di Landonè duca di Capua*^ 
Guerra coi Beneventani, Usuìpa^ 
zione di Landolfo, Eccessi delP or* 
civescovo di Ravenna repressi. JBo- 

die date in commenda • " 3^5 

5t Agitazioni della Francia e della Ger^ 
mania- Tranquillità dell' Italia, Il 
pontefice ò tradito dai suoi nunzf* 

Dubbia spediMonp net ducato di . 



743 

Éehevento, Lodouico It ocquisiA 
una parte della Provenzai Contro^ 
persie col pontéfice. Deposizione 
disi vescovi di Colonia e di Tré* 
veri e loro ricorso atP imperatore. 
Questi si porta in Roma. Disor* 
dini colà avvenuti. Fatti di Fene-^ 
zia. Cenno sulle campane • . . PAiftt S3t 

4. Spedizione infelice tentata óontra i 

Saraceni. Loro devastazioni nel 
ducalo beneventano. Il vescovo Lart^ 
dolfo usurpa la signoria di Capua. 
Altri folti di quelV epoca. Editto 
rigoroso di coscrizione militare di 
tutti gli italiani pubblicato da Lo-* 
dovico IL Questi si reca a Sene'* 
vento. Assedia a prende Capua. 
Passa a Salerno. Fondatione del 
monastero di Casauria 9% 358 

5. Mòrte delV imperatore greco Mi* 

chele. Basilio gli succede. Marte 
del pontefice Nicolò. Elezione di 
Adriano IL Roma occupata dal 
duca di Spoleti. Disordini commessi 
in quella città. Rotta. deW esercito 
imperiale* Lodovico torna in Be^ 
névento. Disgusto cagionato alpon-* 
tejice dal rapimento di una di lui 
figliuola. Prime imprese di Lodo*» 
vico centra i Saraceni. Concilio 
generale di Costantinopoli^ Lega* 
%ioni spedite in Oriente dal pan-* 



j44 



tefic^ e àùW in^peraiùre* Mttirimò-' 
nio trattato tm le due famiglie 
imperiali. Assedio posto a Bari, 
f^enuta di Lottai io re di Lorena 
in Italia^ Di lui Uattative col pon-- 
tefice. Di lui m09t^ accaduta in 
Piacenza, Cenno della regina Teot- 
bcìga. Contese per la successione 
pel refino di Lorena. Ptesa dì 
JiarL Altri Jatti relativi. Morte di 
Sergio duca di Napoli. Gregorio 
di lui Jìgliuolo lascia ben presto il 
ducato a Setgio IL Perfida di lui 
condotta. Se Bari presa fosse per 
^ capitolazione o per assalto ì Se 
parte avessero i Greci, a quella 
presa ? Contese tra gli imperatori 
Basilio e Lodovico Pag. 344 

6. Trama ot-dita in Benevento conira 
Lodovico. Varie relazioni di queL.^ 
Jtìtto. Sollevazione di alcune città* 
Lodovico è sorpreso ed imprigior 
nato in Benevento. Sua liberazione* 
Di quello ch^egli facesse dopo 
quelP epoca . ^ . . . „ 36o 

>]. Lettera ael pontefice- a Carlo Calvo* 
Di lui morie. Giova ff ni Vili gU 
succede. Trattative di Lodovico ' 
cogli Zìi per la Lorena, Lodovica 
passa à Roma^ Si muove a guerre^ 
giare conira Benevento. I Saracemi 
assediano StUemo. Avvenùnenti di 



745 

ifuella guerra. Tumulti di Napoli. 
Liberazione di Salerno» Lodovico 
si muove cantra Benevento. Quel 
duca ricorre alV imperatore greco 
e ne ottiene und flotta. Pace con-- 
chiusa tra Lodovico ed i Bene^ 
^ventani. Locuste devastatrici nelVI' 
talia. Organo dalla Germania sper 

dito a Roma Pag. 366 

8r Lodovico in Capua. Favori accordati 
a quel vescovo Landolfo. Si reca 
a Ravenna e quindi in Lombardia. 
Conferenza con Lodovico re di Ger^ 
mania. Fondazioni e donawni di 
monasteri , Imprigionamento e li» 
berazione del principe di Salerno.. 
Contese tra V imperatore ed il pon» 
te/ice per alcuni monasteri tolti 
aW arcivescovo di Ravenna. Morte 
di . Lodovico IL Di lui seppellii 
mento. DÌ lui carattere. Osserva^ 
zi(fni critiche n 5^9 

Cjpitoio fu. Della storia d' Italia dalla 
morte di Lodovico II sino' a quella 
di Carlo Calvo o Carlo II. 

g. I. Conlese insorte per la successione 
aW impero ed al regno d' Italia. 
Dieta tenuta in Pavia e sua riso'' 
luzioncp Arrivo di Carlo Calvo in 
Italia, Venuta di Carlo il Grosso» 

Di lui ritirata , » 388 

8. Venuta di Carlomanno in Italia. 



746 

Questi pure si ritira. Dispareri" 
de^li storici. Carlo Calvo si reca 
in Roma e si fa coronare tmfje^ 
ratore. Osservazioni critiche. Mosée 
di -Lodovico re di Germania canuto 
la Francia. Privile^ confermati 
alla chiesa romana. False donazio" 
ni asserite. Scorrerie dei Saraceni 
nel mezzodì deW Italia. Carlo Calvo 
si reca a Poifia^ ove è proclamato 
re d" Italia. Passa in Francia e 
colà pure è riconosciuto impera^ 

tore •••.•• P^®- ^* 

3. Notizie delP imperatrice uingilbersni 
Contese ira Carlo Calvo e Lodo" 
vico. Moi%€' di quesi^.ultìmo, Gusr^ 
ra mossa da Carlo a Lodovica IL 
Di lui sconfitta. Divisione degli 
stati di Germania tra i fidinoli 

del dtfunto Lodovico *> ^97 

4* Devastazioni crescenti dei Saraceni 
nella Calabria^ Bari occupata dai 
Greci. Questi tentano invano di 
collegdrsi coi Napoletani ed altri 
popoli. I pirati infestano il ducato 
remano. Idignanae del pontefi^. 
Cambiamento di duchi. Donazioni 
JStte da jingilberga ad alcuni mo- 
nasteri . Epoca delle nozze di Bor- 
sone conte con Brmengarda di lei 

figliuola ,....• » 4o® 

^- Piaggio del pont^ce a Napoli. Di 



74'7 

lui istanze per rirnuauerè ì prin* 
e^pi italiani dalla lega coi Soì'o^ 
ceni. Si volge ai Greci ed a IP ifn-^ 
peratore Carlo. .1 Romani si. lagna-- 
no dèlia di lui indolenza. Carlo 
ne mostra risentimento. Concilio 
tenuto in Roma, Lodi date a Carlo 
Calvo, Trattative col duca di SpO' 
feti. Altro concilio tenuto in Ra' 
venna. Singolare sua decisione. Pag. 4o5 
0> I Saraceni assalgono Grado. Avce- 
nimenti di Napoli. Detronizzazione 
tb Sergio II. Parte pigliata dal 
pontefice in qu&l fatto. . . . . g . . ^ 4^^ 
7. tenuta di Carh imperaìore in Itw* 
Ha. Nozze di Rosone^ e di Ei^mcn" 
garda* Discesa di Carlomanno ifi 
Italia^ Fuga e morte di Carlo. Di 
lui seppellimento. Dispareri degli 
storici^ Carlomanno si fa ricono^ 
scere rè d? Italia ,-...,. , ... . p 4>si 

CdPITOùOhFIIL Detta storia d'Italia dalla 
morte di Carlo^ il Calvo o Carlo' II 
sino alla morte di-Offlo il Grosso 
imperatore. 

g. I, Condotta tenuta da Carlomanno fatto 
ré d^ Italia» Relat^ioni del pontefice 
col duca di Spoleii. ^Malattia di 
(ktrlomahno. Favore dimostrato dal 
pontefice ai principi francesi, Dub» 
bia fedeltà de^ Romani. Imprigio^ 
namcntódel pontefiti^. (Questi parte 



748 



per ìa Francia, Di lui lagnanze. 
Ben accolto nella Provenza da Bò^ 
sane passa a Troyes, Concìlio colà 

tenuto ^ .'..:.'. .^ Pag. 4^© 

a. Co ronazione di Lodovico Balbo. Il 
pontefice si attacca m, Bosone duca 
di Provenza* Viene con esso a 
Pavia, ifonvoca un concilio né al- 
' cuno vi si reca* Torna in Roma. J 
Saraceni prendono Siracusa .... 9 4^^ 

3. Disegni dei fratelli di Carlomanno 

sulV Balia. Concilio convocato in 
Roma. Contesa del pontefice colVar- 
civéscovo di Milano. Altri fatti 
del pontefice . . .w 4^9 

4. Fpzio rimesso nella sède patriarcale 

di Costantinopoli. Il pontefice lo 
ammette alla comunione^ della chie" 
sa.Osservazioni critiche. Scisma di 
Capua. Uccisione di Adalgiso. Guer*^ 
re nel territorio capuano. Il pònr 
iefice si occupa di rompere la lega 
ai varj principi coi Saraceni ...» 45a 

5. Morte di Lodovico Balbo. Bosone si 

fa re di Borgogna. Osservazioni cri-^ 
tichè. Carlo il Grosso scende in Ita'- 
Ita ed ottiene il regno. Condotta del 
pontefice. Nuova contesa colVar» 
civéscovo di Milano. Scomunica e 
deposizione di questo priva di con* 
seguenza ...... ^^ 9p 435 

6. Morte di Carlomanno. Carlo il Cfos* 



749 

so passa in Fraficià. Si fanno mo^ 
pimenti conira Bosoite. Carlo torna 
in Italia. IH lui corrispondenza col 
pontefice» Di lui andata a Raven-' 
na. • Nuove mosse d^ Saraceni j 
benché superati dai Greci nel mare 
di Napoli, Lagnanze del pontefice. 
Carlo passa a J^oma ed è coronato* 
Morte ilei principe di Salerno . Pag. 4^9 
^. Carfo torna in Lombardia, Contese 
insorte, tra il pontefice e V arci- 
vescovo di Ravenna, Quello si reca 
a Napoli per togliere V alleanza 
de^ Saraceni. Imprigionamento e fuga 
del duga di Benevento. Morte di 
Orso doge di f^enezia, Comacchio 

presa dai Veneti n 444 

8. Angilberga esiliata. Istanze del pon- 
t^ce per la di lei liberazione. 
Morte di Lodovico II re di Gemuf 
: Ria. Carlo il Grosso ottiene parte 
dei di lui stati. Presa di Vienna nel 
Delfinato, Liberazione di Angil" 
berga,. Inutili istanze del pontefice 
per ottenere soccorso contra i bar* 
bari. Morte di Giovanni Vili, Os- 
servazioni critiche, ,..,.....'.. ^^ 44B 
«9, Elezione del pontefice Marino^ Guer^ 
ra di Carlo il Grosso contra i 
Normanni. Torbidi nel mezzora 

delV Italia »> 454 

IO. Assoluzione del vescovo di Porto. A> 



cuse di Ouidó duca di Spoleti e di 
lui condanna, Scontenitunento Ae^ 
Italiani. Morte del pontefice Ste»' 
fino* Elezione di Adriano IlL 
12 imperatore torna in Italia. Si 
rappacifica con Guidò e cogli altri 
Italiani. Morte di Carlonàann^. Vim-* 
peratore eletto re di Francia. Au* 
lenimenti del ducato di Benevento 
e della Calabria. Distruzione di 
Monte Casino Pa«. 4^* 

fi. Morte di Adriano IH. Calamità in 
Roma. Elezione di Ste/kno V. Con^ 
trove/^sie pet la di lui approi^azio* 
ne. Guerre tra i Bsnei^entàni ed i 
Capuani. Tumulto in Puf in. Carlo 
passa in Francia. Conlese tra Be^ 
rengario e lÀatvardo. Guerre nel 
mezzodì deìV Italia. Morte delPinu 
peratore Basilio. Leone gli succede. 
Inondazioni. Ungheri nella Germania n 469 

tif Berengario rappacificato con lÀut^ 
vardo* Morte di Bosone. Lodovico 
di lui figliuolo gli succede. Dis^ 
grazia di Liutvardo^ Dieta convo-* 
eata in ^Triburia, Congiura dei 
principi gertnanici. Deposizione di 
Carlo il Grosso ed elezione di Ar^ 
nolfo. Affari deW Uaiia. Morte di 
Carlo, Stato dell'Europa in queWf 
poca^ Q)ntese per il regno a* Italia^ 
Berengario i coronato te j^ 477 



7^' 

Capitolo IX. ]>eliii storia ci' Italia dall' e- 
lesdone di Berengario al régno fino 
all' avreniiiieBto di Lodovico Ul 
all'impero. ^ ^ 

% I. Guido duca di Spoleti toma in, 
lUdia, Arnolfo scende per eoe* 
ciame Berengario» Questi si pacificu . 
con Arnolfo* Guerra Ira Guido e. 
Berengario, Battaglie di Brescia e 
della Trebbia e loro conseguenza. 

Coronazione di Guido Pag. 489 

a. Affari dei ducaU di' Benevento j di 

Capua e di Napoli, Pietro doge di | 

Venezia y^ 49^ 

?. Stato delle cose nella Lombardia^ Il 
pontefice eccita Arnolfo a scendere . 
' in Italia. LodoiHco figliuolo di Bo-^ 

sone confermato nel regno della 
Provenza. Guido coroìsiuUo impera"* 
tare. Osservazioni critiche. Morte 
di Stefano V. Elezione di Sergio y 

poi di Formoso . . , tj 497 

4. Sinlhaldo figliuolo di Arnolfo vieno 
in Italia al soccorso di BerengU" 
rio. Assedia Pavia. Vittoria di 
Arnolfo sopra i ^Normanni. Im^ 
prese de^ Greci cotUra il ducato 
di Benevento. Notizie di Guido. 
Lamberto di lui figliuolo coronato, 
imperatore. Coronazione di Carlo 
il Semplice. Mólte città «T IttUia 
$i fortificano. Tentativo dui Greci 



ySa' 



contro Capua. Leggi di Guidò: Pàg. 5o3 

5. Ungkeri chiamati in soccorso da 

Arnolfo. Oèserv azioni critiche. Cir^ 
costanze delP assedio di Papia. /2i-> 
tirata di Sinibaldo. Berengario 
Stretto da Guido ricorre in-'per^ 
sona ad Arnolfo. Questi piene in 
Italia. Tentatilo dei Greci contro 
Salerno „ Soy 

6. Arnolfo passa a Ferona ed a Bre- 

scia, Prende Bergamo. Le città 
della Lombardia gli si soUomet-' 
tono. Arnolfo si ritira. Osserva- 
zioni intorno a Berengario. Morte 
di Guido. Berengario riassume il 
regno. Mosse supposte di Lam^ 
herto. Arnolfo torna in Italia. Sì 
ferma in Lucca. Detronizza Beren- 
gario. Oscurità delta storia di quei 
^empi ' . . . ,j 5i2 

7. Malcontento degli Italiani. Trame 

ordite contra Arnolfo. Questi si 
reca a Roma ed è coronato impe^ 
ratore. Si ritira e cade infermo. 
Esce daW Italia. Avvenimenti di 
Milano. Lamberto recupera questa 
città e tutta la Lombardia » 5 19^ 

8. Berengario riacquista il Friuli ed 

altre terre. Morte di Formoso. 

JEÌezioni di Bonifazio Vie di Ste- 

fano VI. Questi condanna la me- 

wtoria 4i Formoso. I Beneventani 



■ 7^ 

scuotono il giógo dei Greci e pas" 
sano, .sotto il duca di Spoleii. 
Guaimario principe- di Salerno ac 
cecato Pag.- 5a4 

g. Pace conchiusa tra Lambetto e Be* 
tengariO' Uccisione del pontefice 
Stefano VL Elezione di Romano^ 
Di Ammolone vescoi^q di Torino, 
« Ribellione insorta contra Lamberto. 
Prigionia di jidelberto duca della 
Toscana, Morte di Romano» Ele^ 
zione di Giovanni iX ^li -rimette 
in onore la memoria di Formoso 
in un concilio romano. Altri decreti 
di quel sinodo. Il pontefice si reca 
a Rapenna e pi celebra altro con" 

cilio „ 52g 

10. Morte di Lamberto* Berengario torna 
in Pavia e ricupera g/ran parie del 
regno. Situazione dei re di Fran^, 
eia e di Germania ^^ 535 

|i. Alcuni principe italiani chiamano 
Lodovico re di Provenza contra 
Berengario, Lodmùco viene e si 
ritira, Invasiqne degli Ungheri i» 
Italia. Morte di . Arnolfo. Circo" 
stanze della discesa degli Ungheri, 
Lodovico re di Provenza è chia^ 
mato di nuovo in Italia, Occupa 
Pavia ed altre città, Fiene eletto 
re e coronato imperatore. A Gio* 
vanni IX succede Benedetto ly. 



754 

Jienolfó principe di Caputi occupa 
per sorpresa Benev&nto . . . .Pag. 539 
xa. Stato delle cose ìm Ualiti. Epoca 
delia coronazione di l^odovieo. ÉL^ 
volationi nelle provimde dell' o* 
diemo regno di Napoli. Impresa 
dei Saraceni a Palermo . » . . • . ^^ 5^5 

CjPlTOto X Della storia d' Itaik daOa 
•coronazione di Lodovico IH sino 
alltf elerazione di Berengario all'im- 
pero. 

% I. Berengario è caeciato dalP UmUa. 
Incerta epoca del di lui rkomo. 
Racconti iforj degli sierici. Prove 
del' ritorno di esso nelpannq 903 99 55t 
0. Morte di Benedetm IF. Lsone V di 
lui successore eacàaio dalla sede* 
'Osservazioni critiche. Elezione di 
Sergio III. Altre ossen»azioni. Mos» 
se supposte di Lodovico III contro 
P Italia. Esame dei racconti della 
di lui venuta ^ 55^ 

3. Nuova 'invasione supposta def^i C^»> 

gheri in Italia. Osservazioni tritio 
cAe. Fatti dei Saraceni. Mori sia/' 
biliti a Frassineto. Basilica Lateror 
nense rijahbricata da Sergio. Ȏjffari 
di Benevento. - .««••••.*. ^^ 56^ 

4. Lega /ormata contra' 1 Saraceni. 

Loro conquiste nella Sicilia. Soc^ 
corso chiesto contro di essi alVimm 
peraiore de'Greci. Fatti degli Vm^ 



1 



^56 

ghJBri. Le città d* Italia si foriifi-' 
còno. Notizie di Berengario, Cam^ 
biamenii nel ducalo di Benevento. 
Morte di Sergio III e di Lodo* 
vico- re di Germania^ Corrado dì 
lui successore Di lui pretensióni . 

sulP Italia r Pag. 565 

5. Mosse de' Saraceni, Normanni sta^ 
hiliti in Francia. Morte di Rodolfo 
L Di Pietro doge di Fenezia. For- 
tezze edificate in Italia. Tumulti in 
Sicilia. Morte di Anastasio III. 
Elezione di Landone. Elezione di 
Giovanni X. Osservazioni critiche, n Sjt 
6.. Il pontefice si determina a conferire 
la dignità imperiale a Berengario. ' 
Questi si porta a Roma ed è co** 
ronato. Guerra contra i Saraceni 
d^ Italia e loro distruzione. Beren* 
gario torna in Pavia. Turbulenze 
nella Sicilia -.....» 5^6 

Cjpjtolo XI. Della storia d' Italia daUa 
elevazione di Berengario aiF Impero 
sino alla di lui. morte. 

g, I. Morte di Adalberto II duca di 
Toscana. Fatti di Berengario. Mor^ 
te dì Corrado re di Germania. 
Osservazioni su di un placito so^ 
tenne tenuto in Milano. Avveni- 
menti della Sicilia . » 584 

»• Imprigionamento e . liberazione di 
Guida duca di Toscana e di Berta 



75(5 

di lui madre» Guerra dei Beneveii'* 
(ani coi Saraceni e coi Greci. Sup-- 
posta invasione degli UngherinelPl* 
ialiaé Continuazione delle turbw 
lense nella Sicilia Pag. 588 

3. Concessioni divèrse di Berengario. 
Movimenti degli Ungheria littoria 
dei Beneventani sui Greci. Congiu" 
ra suscitata tontra Berengario. 
Lamberto arcivescovo di Milano 
he elitra à parte. Berengario chic 
de' il soccorso, degli- &n^ieri ed 
opprime i congiurati. Jicuni chia» 
mano Rodolfo re di Borgogna.'^ 
Questi viency occupa Pavia e s^int- 
póssessa del regno, Berengario si 
ritira in Verona. Osservazioni su» 
gli stranieri chiamati in Italia. • . i> Sqo 

i* Berengario si rafforza. Viene a hat-^ 
ta^ia con RodoTfo. Berengario vince 
da prima ^ poi è diéfatto intera» 
mente da Bonijaùo venuto in soty 
cQrso di Rodolfo. Berengario Ju^ 
gè a Verona ' n SgS 

5. JjS^ chiama di nuovo g/< Vn^teri al 
suo soócorso. Congiura contra di 
esso ordita in Verona. Di lui uc^ 
oisione. Distruzione di Pavia. Jnw. 
nianità degli Unf^eri. Loro passag* 
gio in Francia. Osservatone cri» - 

iica ' I» $99 

Capltoì.0 XIL Pella storia d'Italia dalla 



7^7 

{molate di Berengario sino di regno 
di Ottone I imperatore. 
$• I. JtUorno di Rodolfo in Lombardia 
é di lui azioni. Sarateni nella Ca^ 
labria.Ùgo decadi Provenza aspira 
al trono d'Italia. Rodolfo pfir ar* 
Ufizio escluso dal regno tenta di 
ricuperarlo e non riescendo si 
ritira Pa«. 608 

2. Ugo eletto re d' Italia, Avvenimenti 

consecutivi. Di lui incontro col 
• • papa. Guerre coi Saraceni . ' * . .' » 6i.5 

3. Mòì-te dì Giovanni X Osservazioni 

critiche, j^iaggio di Ugo in Fran-^ 
eia. Afnirte del nuovo pontefice 
JLeone FL Avvenimenti diversi 
dell'Italia» Congiura tramata con* 
tra Ugo. Di lui vendetta. Barbarie 
di quella età ^^ 617 

4* Ilduino fatto arcivescovo di Milano 
in Pece di Lamberto. Motte di 
Stefano VI. Giovanni XI pOnte^ 
Jice. Persecuzione di Lamberto duca 
di Toscana e sua deposizione. Ugo 
sposa Marozia. È cacciato per la 
sua ambizione.* Alberico usurpa il 
principato di Roma, Altri fatti d^I" 
talia j; 6aa 

5, / principi italiani chiamano di nuovo 
Rodoljb re di Borgogna ^ poi Ar^^ 
noldo duca di Baviera. Ugo manda 
a voto le loro trame, fatti intert» • - 

Stor. £ Ital. FoL XIll j 



medj^ Morte di Oipvanm XL lÀon$ 
VII gli succede, Ugo assedia di 
nuovo Roma Pace conchiusa». Bo* 
sane deposto dal duofto della To^ 
scana. Invasione supposta degU . 
Ungheria Osservazioni critiche. Altri 
Salii d^ Italia Pa&. 628, 

6* Nozte di Ugo e di Lottarlo di lui 
figliuolo. Sregolatezze di Ugo, Fatti 
dei Saraceni nella Sicilia, Deca^ 
denta dei monasterj in Italia. Morte 
di Leone VII» Elezione di Stefano 
VIIL Nuova congiura contra Ugo. 
Occupazione del ducato di Spoleti. 
Mosse dei barbari neW Italia. • . ^ 538 

7* ^fp guerreggia di nuovo contra i 
iRomani, Tentativo da luijatto con'* 
tra i Saraceni, Morte di Stefano 
VlIL Elezione di Marino. Ten-* 
fativi di Berengario per riacqui- 
stare V Italia. Ugo ptuiifica gli Un-' 
gheri. Matrimonio di Berta con 
Momano* Uberto fatto duca di ^pO" 
leti * * * )f ^4^ 

8.. Berengario scende in Italia, Ugo 
perde il regno, Lotiario è dichio' 
rato re. Condotta tenuta da Be^ 
rengario. Morte di Marino, Aga- 
pilo II gli succede, Ugo si ritira 
in Provenza e muore. Fatti delPL» 
talia e della Sicilia. 1^ 65l 

$. lattario ricorre a^i imperatori giteoi^ 



* 7% 

IH lui morte. Berengario rs. Oi lui 
fersecuaione cantra la vedova di 
Lottarlo, Liberazione di ^questa. 
Essa diviene sposa di (ktoìie ^ 
questi occupa il regno, d^ Italia. P^- 65>6 

10. Mosse dei Saraceni in Italia. Ottone 

parte per la Germqnia. Berengario 
pure vi si reca e riacquista U rer- 
gno divenendo vassallo di Ottone, 
Torna in Italia^ Trista di lui 
condotta^ Fine delle controversie I 
per V cLrcives9opado di Milano . • 99 664^ 

11. Morte di Alberico principe di Ro* 

ma. Assedio di Canossa. Fatti, di 
Venezia. Morte del papa Agapito» 
Gli succede Ottaviano Jt^uolo d^Al' 
herieo sotto nome di Giovanni X IL ^ 668 

13. Lodolfo. figliuolo di Ottone giugne m' 
Italia e libera Canossa. Diverse 
opinioni su quella impresa. Morte^ 
di Lodolfo e dispareri intorno alla 
medesima. Avvenimenti della Si", 
cilia. Berengario ed Adalberto re* 
caperono il repios. ^ . . ,9 672 

i3. Essi rimangono in Pavia tranquilli. 
Disordini dèi monastero di Farfa. 
Corrutione deP costumi di queWe." 
poca. Fatti di Venssùà e di Be^ 
nevento. Tutti gli Italiani si ri^^ ^ 
voltano contra Berengario. Chieg* 
gono Ottone in loro ajuio. . . . . ^ 6^5 

i4> Ottone piagne in Malia, flntrn i» 



t 



♦ • 



Pkma ed è eletto è corffnaio re. Pao^ Gng 

Cjyijnto XflI, Voàzit dello stato delle 

lettere iultalì^jf^ Carlo Ma^osìno . 
* ^d Ottone il grande. 

S". 1. J^ageracfoni di varj frìtto ^ in" 
tottio ai mei*ki diCarlo Magn^r^^o 
sd le lettere n S85 

"*a. Qiie/ principe venne fn Italia nort 
istrutto» Non vennero maestri dalla 
Prtìncia'y piuttosto colà ne passai 
p)no dalP Italia . • . i» 687 

* 3u urf che si riducessero ìe Trwre pigiate 
da Carlo Magno per il ri^rrimemo 
delle lettere in Italia ........ 19 69? 

4'. Scuole /ondate da Lottano, ficende 
delle scuole d^ Italia. Delle bihlio* 

^che ....»•. i» €95 

i. Scrittori di guelfa età* Scienze eo 

eltsiasliche n 702 

6. Belle lettere, Filosofia ... \ ... « » 708 

7. Giurisprué^za. Arti liberali *• .7*5 

8. Conseguenze e considerazioni gene* 

rdli /...*. t'.. . ; » 718 

Spitigamne delk iigure dei Tiaoo XIH. • « 719 



.**—.■.» «» I» III ■ !■ 1 * 



IStrori , Correuoni 

Pag. 8 Vltì, I Grlmo«'ìldo sosUtuiio' Grìmoaldo 
* sostituito non 

'»' 55x n 4 DI lui pretaistoni Corrado gli 

succede. Diluì 
pretensioni