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Full text of "Dell'istoria delle guerre civili di Francia"

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BIBLIOTECA 



STORICA 

TUTTE LE NAZIONI 



MILANO 

PER ANTONIO FONTANA 
ll.D€CCvXXX 



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Digiti 



zedby Google 



JXELL' ISTORIA 

DELLE 

GUERRE CIVILI 

DI FRANGIA 

DI 

ARRIGO CATERINO DAVILA 



VOLUME QUARTO 



MILANO 

PER ANTONIO FONTANA 

M.t>CCC.XXX 



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(v/VO^'^ 



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■poi II 

DELL' IST0RIAX>2^ 
DELLE GUERRE CIVILI 

m FRANCIA j;^^ 
DI ARRIGO CATERINO DAVILA 



LIBRO DBCIHOTERZO 



SOMMARIO 



In questo libro A descrìve la dellberazioiie de* coUegati di 
mettere T assedio a Caudebec per aprire it passo della nviera 
e liberare totalmente Roano ; vi mettono F assedio , ed il Duca 
di Parma nel riconoscere è ferito di una archibugiàta nel brac- 
cio : si espugna quella piazza ^ ma le cose passano cosi lente,' 
cbe il Re ba tempo di rimettere insieme V esercito , e pren- 
dendo tutti i piissi 9 assediare nella penisola di Gaux 1' eser- 
cito dei collegati: seguono molte importanti fazioni: il Duca 
di Parma afflitto dalla ferita e stretto dalla penuria delle vet- 
tovaglie^ pensa di passare il fiume Senna e svilupparsi dal 
pericolo 3 nel qgale si trovava esser incorso: governa questo, 
disegno con tanta arte « cbe passa la riviera e si ritira senza 
ricevere danno alcuno : s' allontana a gran giornate « ripassa 
il fiume a San Clu : se ne ritorna in Fiandra » e lascia ajuti 
non motto potenti sotto al signore di -Ronpé II Doea di Mena 
sdegnato non lo seguita : prende Pòateo di mare : viene ià 
discordia con il commissàrio dei Papa : atUcca trattato di con* 



Digiti 



zedby Google 



6 DELLE GUERRE CIVILI DI FRANCIA 

cordia coi Re, il qaale afflitto per PimproYvito passaggio 
dell' esercito de' collegati diminuisce il suo , e con un campo 
volante seguita' i nemici. Mette l' assedio ad Bjp^rDè in Sciam- 
pagna y preso poco innanzi dal signore di Rono , e vi è uc- 
ciso da un colpo d' artiglieria il maresdial di Birone : espu- 
gna Eperoè^ e* cadono altre terre, vici se-: fabbrica un' f<^rte 
sopra la Senna, per restringere i viveri alla città di Parigi , e 
tenta invano il Duca di Mena di divertirlo. S' accresce nel 
partito del Re un terza partito de' Principi del sangue , e molte 
macchinazioni si maneggiano per ogni parte. È creato Ponte- 
fice Clemente Vili il quale con gran moderazione si applica 
alle cose Ji Francia. Il Duca di Mena ad istanza del Re di 
Spagna e del Papa risolve chiamare gli Stati Generali per e- 
legg^re un Re : sópra di «tè - seguono diversi artifìcj e diffe- 
renti trattati : manda il Re Filippo nuovi ambasciatori pét* di- 
chiarare la stia VotontÀ agli Stati, ti Duca di Mena s' abbocca 
con loro: vengono in disparere > ma s' accomodano per loro 
privato interesse. Il Rè tentando di far disciogliere gli Stati » 
fa da' Gattoliti del suo consiglio attaccar una conferenza con 
i collegati > la quale per voloatà del Duca di Mena viene in- 
cominciata a Surena i espugna egli Nojone : il Re necessitato 
a scorrer^ in Poetù^ non vi può portare soccorso. Gli amba- 
sciatori del Re Cattolico propongono F infante di Spagna per 
Regina: la proposta è mal sentita dagli Stati > e. fanno diverse 
pratiche intorno a questo. Il Re prende la città di Dreux , ed. 
astretto dalle istanze de^ suoi , che minacciano di abbando- 
narlo , risolve di farsi Cattolico : passa a San Dionigi e. va 
pubblicamente alla Messa; destina il Duca di Nevers amba- 
sciatore al Papa per chiedere l' assoluzione. Gli Stati della lega 
se ne conturbano. Il Duca di Mena vedendo non potere ot- 
tenere il regno per sé né per i suoi discendenti , consente cbe. 
si . tratti la tregua ; i deputati di Suren% la concludono per 
tutto il Seguente mese d' ottobre. Ella è accettata volontero- 
samente : si .licenziano gli Stati di Parigi. 

Jua libera ziooe di Roano s^uita con tanta facilità 
e..seo:pa sangue per T eccdiWote coxisigliq di vale^^ ^ora 



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UBftO 1)iSCDlI0Tltt:£0 :. t ^ 
cMki lentpoBa^ ora Mli oelarità^ ipumdo cnao siate 
opporlabe^ riempi di somma gloria il nome del Dacai- 
di Parma ) e- defM;es8é io gran maniora '411(6114 prospe<^ 
rìtà.5 nella «piala le cose del Re parevano essere aioesef 
ma le cose che seguirono ^ andorcbè dimostrassero molto 
pili chiaro la pnidensea ed il valcMPe del Duca, ritonia^ 
rono nondimeno in hrere tempo anoo le oosn del He 
nel prìstino loro.sfatOé* 

trattossi wH consiglio de' collegi , dopo che trota* 
ìtmo IcTatb ti campo del Ré, ^oello -si slimaTa a peo# 
posilo di opeoarè» I capitani SpagnooU ed Italiani vo^ 
levano che si eegaitasse il nemico 5 ed ora ch^egli eia. 
coriL debole dìlbree* e ^ sue genti tanto nial trattato 
àtk patineifto^ si peraognitasse per oppìrtmarlo ^ mentre 
r occasione appresentava di poterlo ragionevolmente spe» 
rare^ ma i signori Franoest aVquali si prestava gran* 
dissima fede per bi oogobiotie; che av^no de^ sili e ddL 
paese y mostravaqo eh^. ègU^ paswido lar Sepoa ài fmni» 
deli' Arcbia e trasferendosi nelle pasti della bassa Not^. 
tttàndta, gli avrebbe lasciati novi solo in ficcessità di ti^^ 
tmtoare a Roano per. passare la Hvlera^^ ma anco.ia 
uno slato diffitfil» di seguitarlo per paese tutto nemico e. 
lontano da^ soo^wfrsi, dalle ritirate e dalle vettovaglie*, ovè^ 
^|i iKin fl fervore della ooiniltà) die sarebbe concorsa 
al sao perìcolo, ingrosspuodosi d? ora ia ois^ e rìnfte-> 
scando la. sua gente in Jnoghi tento fertili ed abbon*« 
danti sarebbe stato presto in essere di mostrar loro il 
visQ, e ridurli circondati nel suo paese a cpialcbe strano 
omento. Giudicavano' però molto meglio per finu*e di: 
liberare la città di Roano e dì apirgli il passo deUa 
riviera , di assalire Cdudebéc , cbe solo impediva il trask* 
sito dcfla Senna ^'espqgofto il*qaate e perfezionata P in'^ 
teoaioae per ki <}uale 'if èrano ^vi condotti ^ si poK 



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» DELLE GUERRE " CIVlLt Jft FRANCIA 
tveUie |m, considenire fiale impreaa fesse |ùù gìoifefòle 
afPJilteressi comuni. 

U Duca Si FÀrma, il quale aspirava.» liberale per»* 
feblaoieDie Roano , e poi atleadcndo a^ soliti disegni 
rìtòrnape al governò delle eose di Fiandra, abbracciò 
facilménte guasto' consiglio , non si- avvedendo per ria 
poca cognizione del paese, che, serrandosi' niblia peni* 
sola del paese di Gaux, circondata da «una porte dalla' 
itràra di Scèna cdairaltré due dal mare Oceano, 
8e« 9 Re avesse con il suo caùipo occupato P adito di. 
usoit*ne, ch^ era lino solo ed angusto di poche miglia,. 
P avrebbe serralo, e rinchiuso come in una rete , e per 
la strettestea del paese^ col togliergli solamiente le vét>' 
tov&glle ,. r avrebibe molto facilmente espugnato con la 
fame. * * 

- Ma i capitani Francesi o non credettero che cosi pre- 
sto il Re potesse essere in istato di seguitarli, o pen- 
satone di espugnare CSaudeboc in pochissime iórey e di 
Ktirsirsi innanzi ch^ egli arrivasse ^ ed il Duca* di Parma 
si lasciò condurti da quelli che meglio di lui conosce^ 
vano i siti e la qualità del paes^ , e dalP apparente ra* 
gione di Voler liberare totalmente la città di - Roano ^ 
che cortamente senza la présa di Caudebec, priva del«* 
r uso della navigazióne, sar^be restata poco meno ohe' 
assediata: per la qual cosa distrùtti i forti e le trincee 
del Re, ei condussero i collegati sotto a Caudebec il 
vigesrmoquarto di di aprile. 

Siede Caudebec dopo certi thonti non troppo etti 
né difficili , ma fertili e rivestiti di piante , in una larga 
pianura, su le ripe del name Senna , cinto di murà- 
glie assai gi*osse , ma senta terrapieno né da fortifica- 
zioiié alcuna migliorate. Erano alla difesa dèlia tèrra 
monsignore della Garda colonnello d'infanterìa Frao- 



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' .UBVO T)BCIM0Tt»20 * 9 

1^ e PavtMiia Bradcwéaro 'che nolo eotmmèiva i ca« 
Talli- leggieri ItaliaoS^ peritile Niècotò 'Nati «era mÓHé 
ual tampo «F ibrermicà naturale. Questi per *iioq man» 
care al eletto di booui sdHata, pvfeaero posto Toorl 
déHa terra io mezao dt due colline^ nelP adito per il 
filale dalle nontagae- contigue 4Ì va 'aoéndendo'nel pia* 
noj disposti di trattenere quanto ptà fosse possibile 
Ibntaiia ' dalle asora V oppugnazione. Furono mjandati i 
Vallooi del eonte di Bossji e d^ monrigoore di Vert-n 
discacciarli^ con i quali, bencbi lungamente scaraftiuc« 
dessero ed aTansassero tempo ^ convennero nondimeno 
soprafiatti dal numero itìperiore ritirarsi alta terra , « 
Inseiar libero il transito 'al campo* -della lega ^ ma nel 
discendere che fece -P esercito al piano, le navi Olan- 
de^ , le quali ^ eraiìQ accostate alla ripa M fiume , 
con grandissima furia di ' cannonate T assaltarono^ eie* 
cero ne' primi squadroni non meno graVe che inaspet- 
talo danno. Per hi qual cosa il Duca avendo erdinat» 
che si fermasse T esercito che marciava^ fece conce* 
celienle ordine e non nlinore prestefe^ia tirare le artigUe« 
rie neir erto d' una collina , .e da* qoeUa ferire con al-i 
tiettant' impeto nelle naVi , di modo <5he percotendò con 
più sicurena i caniioni piantati in terra , di qucNo che 
fecessero qnei Isb' erano su Tacqua, avendo meaza- af- 
fondata la capitan^ e* mal trattati molti de^ migliori le* 
gni, gli altri s'alhirgarono dalla ripa ed a seconda del 
fiume à ritirarono a Quillebove, luogo collocato più 
sotto, pur su la medesima ripa, ed ivi per loro sicu** 
ressa cominciarono a cingere ed a fortificare quel bor*^ 
go, il quale poi per 1\ opportunità sua rispetto alla n%* 
vigazionè ed' al passo del fiume, ridotto in forteasa^ 
iu ne' tempi seguenti tenuto in grandissima considera*** 
zione. • • ; . 



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IO DELLE ÙXmXE CIVILI DI FRANCIA 

Ma diMacciat^ le navi e levatesi 4'attonio qtielb mo* 
lesila, il Duca alloggiato P esercito, £ece prendere .posto 
sotto alle., tmira 5 ed il giórno, seguente si condusse per** 
sqnalmente conil principe Ranuccio, cop il signore dell» 
Mòtta e con il conte Nicolò Cesis a riconoscere, il luogo, 
e. mentre diligentemente rivede tutte le cose, e. per non 
si confidar, d^ alici disegna da.^ stesso il modo di forr 
mare la batteria, fu colto da una moschettai^ tirata 
da uno de^ torrioni- della muraglia. nel meszo del braccio 
destro,; la quale avendo. presa sotto il gomito camminò 
fra le due ossa fino appressa alla mano, ove la. palla 
per. essere. venuta stracca si scbiaceiò.da sé; medesima^ 
e fermossi senza .poterne piii uscire. Egli per la percossa 
non mutò faccia, non interruppe il ragionameirta, né 
p^bKcò'la ferita, ma scoperta da^, circostanti che videra 
il^iang^e uscire sotto al mantello, volle nondimeno finire 
di dare gli ordini ch^ avea principiati a disegnare^ e 
condotto air albergo suo. e visitàtQ da^ mèdici .ftt travata 
non già n^ortale, ma molto travagliosa la percossa , tanto, 
più ch^ essendosi convenuto fare tre. tagli .nel braccio per 
tra vare là .tràccia della ferita e per cavarne la palla, gli. 
sopravvenne, indi a pòca la febbre, la quale continuando 
ù^ costretto nltimameote a coricarsi nel lei^to* 

Restò il comfindo principale di tutto V esercito dopo 
questo accidente tìì Duca di Mena, ed il governo delle 
genti del Re Cattolico al .Principe Ranuccio, il quale però 
DOà disponeva d^ alcuna cosa senza V assenso del padce« 
Si piantarono^ benché lentamente, il dì seguente V aidti« 
glierie^ ed avendo battuto ed atterrato .grandissimo. spa<* 
zio di muraglia,' monsignore jdella Garda, benché cOntra. 
il parere di Bracciodurpi^ cominciò a trattare* d^ arren- 
dersi, e .dopò qualche contesa, ottenne le condizioni ohe* 
dimandava^ perché, essendo poco buòno lo stato del 



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IJBRO DECXtfOTERZO 1 1 

Dooa di JPaftiia, desiderava cìaieiino che -si Aeiiiti^jBse 
3 progreisQ delle cose. Cosi ]» iena il A segaente pei> 
teline ib potestà de^ collcgali^ t quali > per lasciar ripo* 
4er9 r Qsmìto lóro^ e per ristorarlo - con la -copia delle 
TettoifagUe ivi raccolte, vi soggiorbaroBO' dopo Fespn-» 
gaa^one altri tre gìoroh . 

Intanto al Re, chiamata sin da principio quando si 
intese il ritornò de^ nimici, era* concorsai la ndnltaf delle. 
Provincie vicine^ il signore di Humieres con dngento 
càvalU di Picardia, il signore di 'Sordi da Ciartres con 
cento e ciliquanta, il signore d^Hertrò governatore dr 
ÀlansQne con dugento, il conte di Mongomcrì ed il si* 
gnore di Colombiera con . trecento', il signore di Canisà 
genero di Matignooe con ceoLo , Odetto (iglttlolo del 
morto signor della Ifuacon allrettauti, èd*il colonneMb 
San Dionigi con seicento archibugieri a cavallo^ 

Arrivarono anco i]Aociaigno»e 4i Spurè ed il conte di: 
Luda con trecento gentiliiomìai. che non' erano più s^ati 
nel caooqpQ, e finalmente vennero ilOtica di Mòmpen- 
sieri lungamente .aspettato,.. ed il signore della Veruna 
governatore di Can con ottocento gentilttouii ni, dugento 
cavalli Leggieri e quattrocento òrohibugieri a cavallo. 

Era stata. cagionata la tardanza del Duca di Mmi- 
pensieri dal desiderio di ottenere Àvrauébes città delia 
bassa Normandia, che .sola in quelle parti verso i con- 
fini di Bretagna si conservava -per il partito della lega^ 
perchè avendola assediata nella fine dell' anno prece- 
dente con isperanza di conseguirla ili pochissimi giorni, 
il negprio era poi altrimenti passato, perchè essendo rin- 
chiuso in quella terra venuto ^al ponte Orson^ mon-^ 
signore di 'Yiques, vecchia soldato ed intrepido cava-^ 
liére, aveva molti giorni mantenuti costantemente i bor- 
ghi, sin tanto che le muraglie ed i bastioni della città 
furono ridotti a termine di buona difesa. 



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la DELLE GXIERBE OVILI DI FRANGA 

Afa oooùpati. finalmente i boi^lii eéominciatesi à cavar 
le trincee, era sòpraggiuàta cosà alta e continuata là-nete^ 
che non solo si* riempirono tntt' i cavamenti* pk &ttt,* 
ma se ne impedì di inodo il- lavorare che per molti giami' 
oonvenile il campo dimiornre ozioto, aiBitto intanto da' 
così eccessivo freddò ^ che se. non fossero stati i bor* 
£^i^ le case de* quali. « ruinavano • s^ abbruciavano i 
legnami per ristorare ì soldati^ non sarebbe stato pos- 
(Dhile'di perseverare neir impresa. Gessate le nevi, con- 
tinuava -il ghiaccio tanto strettamente condensato^ t la 
terrà perciò er^ cosi arida ed impetrita, che non si 
poteva se non con grandissima difficoltà cavare il .ter- 
reno e lavorare con la zappa , e nondimeno alzato con> 
gran fatica' unar piattaforma con due piazze^ vi si pìasH: 
tarono le artlgliiorie condotte da Can e da Palesa, e 
particolarmente un cannone die nominavano ;il gran 
Bobino di smisurata grandezza, con le quali .battute 
in due luoghi le muraglie, .e ruinate anco molte case 
della* terìra da^ tiri che trapassavano dentro, st*<)iede un 
feròCe assalta il secondo òi di • febbràio, il quale an- 
corché fosse fòrtemente sostenuto da quei di dentro 
con la morte tuttavia di molti dé^ difensori., debilitò 
di ttianiera la speranza ddhat difesa, che il signore di 
Yiqués. fu astretto a pattuire d^ arrendersi, -e rilasciò 
libera la citta in potere del Duca, il quale, ■ riordinate 
le genti ed accolta la nobiltà, era venuto a ritrovare 
il Re , dal quale istantemente e replicatamente era chia- 
mato. 

Ora essendo Cosi ingrossato in pochissimi giorni il 
campo del Re, che in esso erano sette in ottomila ca- 
Talli, e sedici in' dicipttomila fanti., perchè oltre gli 
Olandesi delP armata , .aveva sfomite tutte le guarni- 
gioni, vicine,' e conóscendosi manifesto V ertore de' col- 



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LIBRO DECIMOTBRZO i3 

legali, i quali sperano ioaTvedutameDle cacciali io ooa 
manica^ dalla quale avrebbono stenlato e travaglialo mol- 
to innanai cbe ne potessero uscire, deliberò di preclader« 
loro il passò' del ritorno, è prepiepdoli e rislriogendoli 
da tùttfi le, parli, ridurli senza alcun suo pericolo in e* 
strema necessità di vettovaglie , imperocché essendo ona 
parte del medesimo.adito ed ingresso della penisola .vef«9 
il mare chiuso dalle piasse d' Eu,. d' Arqnes o di Diepa^ 
le quali grossamente presidiate ^iu4evano in gran parto, 
la strada 1^ e trovandosi ta Sen;>a impesta .ed ingom- 
brata daU^occupazio'niB di Quillebóve a dall^armata Olao* 
dese, non restava altro se non chiudere totalmente qoel- 
P altra parte delP adito versov la* riviera di Sómma, per 
la quale solamente dà quella penisola passa lielP am-* 
piessa delle proyincle di Normandia e della Pieardja. 

Partito adunque il Re con grandissima celerità dalle 
mura del ponte delP Axcbla , e camminando senza fer- 
marsi, benché con Pesercijto ordinato alla battaglia,' 
pervenne P ultimo c^ . d* aprile in vista del campa dei- 
nemici, i qnali partili da Gaudebec il medesimo gior- 
no, avevano preso alloggiamento ad Ivetot, luogo grosso, 
die poteva porgere, molta comodità, di* albergare! 

J*u cosa notabile che anco il Re si mise quel giomò 
per poca avvertenza del sito in manifesto pericolo di 
rimanere; disfatto ^ perciò che 'esseudo quel paese tutto 
abitato da gentiluomini e .da baroni, clie. possiedono 
molte terre, egli è tutto per comodo e. per delizia loro 
pieno, di spaziosi parchi circondati tuli' alP intomo di 
muraglie grosse e ben. fabbrica te, cbe ascendono all^ al- 
tera d^un uomo a cavallo, e taluno di questi lo.spa<p 
ZIO di tre e dr quattro miglia qirconda** Ora cammi- 
nando il Re per quìesto paese • alla volta dèi - campo 
de^ collega ti, era necessario tenendo la strada olrdinaria 



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i4 DELLE GUERRE CIVELf DI PRAJYCIA 
éi p&ssai^e tra due graticlissimi parchi', F ano de^ qaali 
era. alla destra ^eT altra 'alta sialstfa,. essendo la strada* 
maestra in mezi^^dellVono e dell^ altro, pef la'^qiial 
bo&i convenendo e la cav^lèria e la fanterìa,' sfibatì gli 
squadroni^ camnìinarè molto ristretta, T esercito del.Re 
s^ era condotto in tale stato , che la vanguardia . era 
In^passata i parchi* j ]a battàglia era ristretta tra le mtira 
di qntjli^ e la retroguardia. era ribaasadi qua dà^ par- 
chi^ di modo -che siei fosse' stata assalita la vanguardia 
sarebbe stata combàttuta e disfatta', senz^ che il retro* 
guardo tiè la battaglia V avessero ^tuta ajùtaré^ 

Se nie accorse il* Duca-di-Mompensieri che guidava 
la vanguardia , dopo che uscito da' parchi scoperse 
V esercito nemico accampato ' nelP erto della coUiùa ^ 
ma non potendo far altro, riordinanda tuttavia i suoi 
squaclroni, .sollecitava con ispesdé ambaisciate.il Ré con 
la. l^attaglia a passare. .Se n'accorsero similmente i ne* 
rnioi , ed il' conte Alessandro - Sforza , cavalière d' ac* 
cortezsm e 'di esperienza, graùde , oòrse a darne avviso, 
al Duca medesimo (come egli ha raccontato a me molte 
volte: dipoi) dimostrando la feeilità con che per P er*^ 
roré de' nemici si poteva conseguire la vittòria con molta 
agevolezza^ ma ri Duca afflitto dalla febbre e dal do- 
lore della ferita,' e giacente nel letto non pótevSi pren- 
dere cosi prestamente risoluzione, e disse al copte Ales- 
sandro che 4 combattere cou il Re di Nàvarra erano 
necessari* uomini, vivi^ e bon'cadaveri esangui^ com'egli 
si conosceva d' èssere ridottò , e tuttavia chiamato il 
Duca di Mena ed il Principe Ranuccio con gli altri 
capitani, ordinò loro che se l'occasione lo comportava 
urtassero negl' inimici^ e &ttosi mettere sopra uba bara 
Si fece portare ancor cgU^net liidgo, di doveri vedeva 
a comparire I' esercito regio ^r la strada dei parchi , 



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UBRO DECplfOTERZO i5 

004 IO tempo che di già per la sollecitiiclhie dd Duca 
di Mompensieri avea preso posto la TatigHar<)ia ^ e fai 
battaglia età quasi tatta passata ^' ed iànanzi che i| 
campo d^la lega alloggiato pocti^ ore ìdiuidcì si rada* 
nasse aotloalParmi, tutto V esèrcito del Re era pas« 
sato è s^era messo nella sua prima ordinanza, perden* 
don per la ferita del captano cosi, bella e così evidente 
occasione. 

I^Uoggiati gli eserdii discòsU meno d* on biglie ^ 
rèstaya in mezxo tra di* loro sa la man destra nn 
j^oscò di foltissimi dben , cbe i Sfinenti giorni -porse 
materia a molte e segnante faiioni^ perciocché i'coW 
legati tirarono cpella notte nelP entrata di. esso dsdla 
parte verso i* nemici una trincea per rlseibarsi la pos- 
• sessione della selva, e vi. pósero in guardia il terso del 
copte di Bossji, cVèra dì duemila Valloni. Qaivi il 
primo giorno di maggio si- fecero tre grosj^ scaramacce 
mentre il. Re si sforzava di riconoscere quel posto, la 
prima tra il baron di Birone ed il Duca di Guisa , la 
seconda tra il Duca di Buglione ed il signore di Rono^ 
e F ultima che durò sino alia, sera tra il sigùore di 
Montign^ ed il barone della Gbiatraj né fu possibile che 
il Re scoprisse . che fortificazioni avessero fétte i nemici 
neir ingresso del .bosco, perchè le moschettate che con* 
grandissima furia da quello nscivano, pltus là' molestia 
della • cavalleria , non permettevano che alcuno s^abco^ 
stasse dappresso. 

Ma il giorno seguente essendosi similmente attaccata 
la flcaramuccia, il baron di Birone, 'benché molti d^i 
saoi vi restàsseto. morti,, si cacciò tanto «vanti, che ri? 
conobbe. non v'essere altro che. una sola trincea senza 
vestigio alcuno di artiglieria e senza difesa di fianchi 
e di ridotti 5 per la «piai cosa la mattina del tcrao giorno 



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1^6 DELLE aUEaSP OTÌLI DI FRANCIA 
,dif bt^^iO ìt'Re fatti tre .scjaadroni di faqterki ^ ano 
di TedeSìchi^ Taitro d^In^tesi, .cdal terzo di Franeesi, 
^1i.8t>in$e iièt far dei giorno 'ad assalire ed iihpadro* 
liirsi. della trjnGea, i (juali varcata di girati pa^so qaeiUi 
poca pianura clìVera di meszp^ assalirono iiupróvris^i^ 
mente e discaqciarono.l Valloni dal posto loro (i' quali 
.pjer la fretta del riirràrsi abbàndonaroao anco il ba* 
gàglio), e sen^a. perdere tempo cominciarono a forti- 
ficarsi*, nella trincea,. ». * 
. Ma il Duca di Mena ed il 'Principe Kanuccio s^nza 
dAr teqopo d^ fissicurar il posto, f^tti uscire a .destra 
' fd a sinistra graddissimo numel*o di Càrabini e di cavai 
leggieri ad .ingombrare la strada ^commisero a Gani« 
millo Capizucchi che Qol sijio terzo^ seguito per rin- 
fòì^o.dal terzo di Alonso .Idiaques,. tentasse di rtcu-* 
perare que,l po^to. GaiAiBillo per' la propria ferocia, 
e.per.Pemurazipna.cbe avevanq gP. Italiani 'con la fan- 
teria de^VaUpqi, spititosl bravamente ad* assalii^ la 
trincea, v^eutj^^'con tant!* impeto , che la fanteria del 
Rè dopò brev^ resistenza fi^ costretta a cedere il luogo, 
e ilei ritirarsi circdndàtada^CarabiniaTrebbe avuto che 
far$ .a tornare salva nel jcampo,' $9 il Duca di.^om- 
pensièri, il Duca di.Nevprs ed il conte di San. Polo 
eoa tre diversi* squadroni di ge;itiluomini non si. fos-» 
sero. avanzati a dispegnarla. . * * 

La notte lavorarono gP Italiani occupando, tutto F adito 
della strada , e formato un gran ridotto con fianchi e 
Con fosse da. tutt^ i lati vi collocarono. quattro pe£zi di 
artiglieria, di inodp che restò il* Re privo di speranza 
di poterneli piii discacciare,, e ^o$\ rimase il' bosco in 
potere del oimpo della .lega, il quale serviva molto per 
cpperta e pex' Scurezza degli alloggiamenti, e molto 
ancora per far legne e per pascolare ì divalli dé^ Ga- 



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LIBRO DECIMOTERZO 17 

rablni, afrezzi a vivere di qaello che si ritrova gior* 
oalmente per la campagna. 

Ma il Re avendo animo di restringere maggiormente 
il campo de' nemici , ancorchò V adito d' uscire dalla 
penisola di già fosse occupato , per venire con più pre- 
stezza al fine dell' impresa, voltato il suo alloggiamento 
su la man destra per il lato del bosco, occupò una 
collina, dsAÌSi cpale si poteva battere il corpo d'Ivetot, 
entro al quale era alloggiato con la vanguardia il Duca 
dì Guisa, e piantati sette cannoni dietro ad una trin« 
eea ridotta a perfezione in pochissime ore, cominciò 
a ferire i ninnici per fianco di tal maniera che il Duca- 
di Guisa fu costretto a levarsi dal suo alloggiamento, 
ed abbandonato il borgo ritirarsi nel quartiere della 
battaglia. Nel ritirarsi gli diedero alla coda il Duca dt 
Buglione co' Raltri, ed il baron di Birone con uil grosso 
numero di cavalleria Francese^ ma egli assistendo co» 
la presenza sua nelP ultimp file, e vàloiK>samente rivoi-* 
tando sempre la feccia, si ritirò col bagaglio salvo ed 
inteoo, e con la sua gente ordinata, sd>bene nella soa- 
ram uccia restarono prigioni alcuni de' suoi , e tra quésti 
il barone di^Gootenant ed il barone della Magione. 

Ma il Re imn solo per desiderio di astringere mag-* 
giormente i nemici, ma acciocché il travaglio continuo 
e la speranza- di combattere d' ora in ora non lasciasse . 
* stancare la nc^ltà Francese, non permetteva pur un 
momento di riposo, e finalmente il giorno duodecima 
di maggio volle tentare di riserrargli e d'incomodargli 
maggiormente con occupare un colle posto più innanzi 
oltre le fortificazibni del bosco, ed un tiro di artiglie- 
ria lontano dal campo della lega , il quale era guardato 
da tre compagnie di Valloni di Ottavio Mansfclt, e da 
Ire altre di Spagnuoli di Luigi Yelasco. Spinse p?r« 
DwiLv voL. IV ..a 



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i8 DELLE GUERRE CIVILI DI FRANCIA 
tanto nelPalbai a quella volta il conte Filippo di Nas- 
sau con le sue truppe, il quale inviatosi copertamente 
a fianco del bosco j e lasciatolo poi su la man destra , 
assali cosi improvvisamente quel posto, che i difensori 
ne furono nello spazio di mezz^ora scacciati, ed il conte 
cominciò a trincerarsi, ed a far segno che vi si con- 
ducesse r artiglieria^ ma i collegati considerando il grande 
incomodo che da quel posto avrebbono ricevuto, man- 
darono subito in due squadroni la fanteria Vallona , e 
r Italiana a ricuperarlo , restando gli Svizzeri con i fanti 
Francesi e. con gli Spagnuoli ordinati alla battaglia a 
custodire il campo, e la cavalleria similmente armata ed 
in punto fuori delle trincee, 

U Re air incontro avea schierato tutto V esercito fuori 
d^l suo alloggiamento, e faceva correre i cavalli leg- 
gieri per la pianura per impedire che gli Olandesi , i 
quali aveano acquistato il posto , non fossero circon- 
dati: per il quale effetto anco il Duca di Mom pensieri 
eoa ottocento cavalli dairun canto, il Duca di Buglione 
con mille Raitri da IP altro, essendo ne^ corni della bat- 
taglia, stavano pronti >per portar loro il rinforzo. Si 
combattè aspramente nella ricuperazione del posto, e 
per due ore vi si travagliò con molto sangue^ ma fi- 
lialmente gP Italiani superando tutti gli ostacoli ricu- 
perarono il colle, e con grande strage ne discacciarono 
gli Olandesi, per opprimere e per difendere i quali, 
essendo d'ambe le parti concorsa la cavalleria degli 
eserciti, fu opinione comune che quel giorno si do- 
vesse combattere con tutte le forze, ma né il Duca 
di Mena voleva arrischiare la somma delle cose senza 
la presenza e senza il consentimento del Duca di Parma, 
né il Re si curava di venire allora alla giornata , avendo 
per sicuro di vincere i nemici con la penuria del vi« 
vere tra pochi giorni. 

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UBRO DECIMOTERZO 19 

Si combattè noodimeoo del continuo con grosse e 
reiterate fazioni lo spazio di dieci ore, tirarono per 
ogni parte le artiglierie, vi si mescolarono più d'ona 
Tolta i capitani , e particolarmente il Principe Ranuc- 
cio, al quale rimase ferito sotto il cavallo, fu in gran- 
dissimo pericolo di rimaner prigione àegV Inglesi^ ed 
il Duca di Parma , fattosi levare di letto e porre sopra 
un cavallo, s' avanzò sino alla fronte del suo campo, 
dubitando che V occasione o la necessità non tirasse 
r esercito al tatto d^ arme: La notte terminò queste fa- 
tiche. 

Ma il giorno seguente il Re, che non poteva né ri- 
cevere né dar riposo, avendo avvertito che la caval- 
leria leggiera della lega, era alloggiata in un sito che 
facilmente poteva essere assalita ed oppressa, innanzi 
che il resto delP esercito potesse muoversi' a sostenerla, 
errore sempre pernicioso in tutte le occasioni della 
guerra, vi si condusse con lungo giro in persona, e 
trovatala con poco ordine per T assenza del Basti, il 
quale infermo di flusso si èra ritirato a Gaudebec a 
curarsi, la mise in tanta confusione che perduto il 
quartiere, lasciati i carriaggi e morti due capitani, ap- 
pena si ritirò al grosso delP esercito, il quale ancor- 
ché sollecitamente si ponesse in arme per portar il soc- 
corso, essendo nondimeno il conflitto molto fuori di 
mano, ebbe tempo il Re, dopo che ebbe scacciati e 
maltrattati i nemici, di ridurre i suoi al proprio al- 
loggiamento. 

Ma il Duca di Parma aggravato dal male , di modo 
che spesso era travagliato da fastidiosi e lunghissimi 
svenimenti , avea bisogno di trovare qualche riposo , e 
già avendo cominciato a pensare il modo di uscire dal 
pericoloso luogo nel quale si ritrovava, giudicò molto 



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%o DELLE GUERRE CIVIU DI FRANCIA 
a. proposito di ritirare il campo più Terso alleoàtira 
di Caudebec, lungo le ripe del fiume ^ onde egli pa* 
tesse valersi del comodo della terra, e P- esercito mu«: 
tando luogo fuggir V occasione dell^ infermità , led es-^ 
sere più opportuno al suo disegno : per la qual cosa il 
decimosesto dì di maggio, essendo il tempo oscuro per 
una . densa nebbia che si risolvè poi in una copiosa 
pioggia , senza suono di trombe né di tamburi , . fece 
levare il campo la mattina nel far del giorno , e prece- 
dendo. P artiglierie e tutti gP impedimenti lo condusse 
ad alloggiare in un sito mezza lega discosto dalla terra 
tra due colline, a fronte delle quali era una distesa 
pianura* 

Per ingannare il Re, acciocché non si accorgesse 
della levata ddi campo , oltre il beneficio del tempo ,* 
ed il silenzio e P ordine col. quale marciò tutta la gente, 
s'avanzò sino alP ingresso del bosco il Principe Ra«* 
nuocLo, innanzi che si movesse cosa alcuna, ed im? 
petuosamente assali le prime guardie del campo , mor 
strando disegno di allargarsi , e però di volerle discac*» 
dar del posto loro ^ al che mentra si attende con tutto 
lo spirito , che gli animi vi stanno occupati , che tem- 
pestano per ogni parte foltissime P arehibugiate, non. 
fu sentito alcuno strepito della levata del campo , ed 
il Principe dopo un continuo scaramucciare di tre ore 
continue scemando la sua gente a poco a poco, e man- 
dando le squadre ad una ad una ad unirsi col retro* 
guardo guidato dal Duca d^ Ornala , fiualmente egli an- 
cora con soli dugento cavalli di buon trotto seguitò il 
restante del campo , lasciando attonito il Re , dopo che, 
schiarita P aria, s^ accorse delP artificiosa ritirata de' col- 
legati. 

Ma il Prìncipe arrivato alla piazza d' arme , ove so« 



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' LIBRO DEC ÌMOTERZO at 

leva diiìiorare il suo campo, trovò tre pezzi d^ artiglie- 
ria abbaodonati in quél laogo per negligenza , o per 
panra di chi teneva il carico di condarli , onde per non 
lasciarli con diminneione della propria riputazione in 
poter de' nemici , fa astretto di richiauiare' il suo «qua** 
drone volante per dìspegnarli e per condarli in sicuro^ 
il che benché fosse fatto con celerità grande , avrebbe 
però corrotto -e reso vano l'artificio mirabile di que- 
sta ritirata , se il Rfe fosse stato piit pronto a seguitarti: 
tanto molte volte da picc^issimi dtsondrni si gnastanò 
negli affari delle guerre le più principali risolnzioni. 
' Ma il Re passato ad alloggiare quella sera nel luogo 
che aveano abbandonato i collegati , si avanzò il giorno 
seguente a riconoscerli , e divisato con non minor ^tt^ 
gacità di loro il sito del paese , si condusse nelle op^ 
poste colliae, é quivi alloggiò con prudente, disposi** 
zione tutto V esercito insistendo tuttavia a stringerli'ed 
e serrarli , com' era stato sin dà principio il suo disegao. 
Alloggiava il Duca di Mompensieri con la vanguar* 
dia molto numet*osà di cavalleria su la man de^ra, e 
si distendeva cosi largamente verso la parte di Diepa, 
che le guarnigioni di quei luoghi ^ le quali interrom^ 
pevano tutte le strade, venivano ad incontrarsi scam-* 
bievolmente con i suoi corridori che battevano la cam* 
pagna; U Re con la battaglia, nella quale era lo sforzo 
maggiore deli' infanteria , stava ' accampato a pie' dei 
eolli su la struda maestra di Picardia. Il Duca di Bu- 
glione col retrognardo, nel quale erano i Rai tri, te* 
neva la mano sinistra , occupando il passo che dal. paese 
di Gaux conduce verso Roano, di manièra tale che, chiusi 
tutti gli aditi ^ non restava più libera in alcuna parte 
la strada. Accampato he' suoi posti 1' esercito, atten«» 
df^va il Re èontra il suo stile ordinario ad assicurarsr 



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SÌA DELLE GUERRE CIVILI DI FRANCIA 

che I nemici non potessero astringerlo alla battaglia ,' 
e perciò muniva e fortificava tutti gli alloggiamenti, 
rompeva e traversava tutte le strade ^ e valendosi av- 
vantaggiosamente del sito, procurava con ogni indù-* 
stria, che i capitani nemici facendo qualche impeto 
gagliardo non potessero sforzare i suoi quartieri. 

Di già il campo della lega era ridotto a mancamento 
di vivere^ che non poteva più sostenersi, perchè né il 
fiume interrotto dalle navi Olandesi somministrava vet« 
tovaglie, né il paese porgeva più alcuna comodità di 
alimentarsi , essendo consumati i grani i quali furono 
trovati alla presa di Caudebec , pascolate le biade per 
tutto quanto il paese , e logorato tutto quello che P in- 
dustria . aveva potuto somministrare, e non che d^ aU 
tro, ma di acqua ancora era grandissimo mancamento, 
perchè quella del fiume, corrotta dal flusso del mare^ 
era. non solo pessima al gusto, ma sommamente noci*- 
\a. S' aggiugneva il patimento de' cavalli, che oltre la 
scarsezza delP alimento consumati dalle pioggie continue 
alla campagna in grandissimo numero morivano a tutte 
le ore, e la fenteria creditrice di molte paghe, ma 
senza danari da potersi soccorrere nel presente biso- 
gno , era^ afflitta e consumata da tante e cosi > lunghe 
iatiche. 

Air incontro il Re avendo a canto Diepa e San Va* 
lerì, ed alle spalle P adito del paese fertilissimo della 
Normandia e della Picardia, benché non meno scarso 
di, danari di quello che fossero i nemici, abbondava 
nondimeno di vettovaglie, ed i suoi, distendendosi lar« 
gamenle al foraggio, supplivano con dispogliare il paese 
al maocs^roentQ che aveano delle paghe. Vedendosi per- 
tanto il Duca di Parma ridotto a passo cosi, necessi- 
toso e cosi stretto, pensò non vi essere altro rimedio , 



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LIBRO DEC3M0TERZ0 a3 

se non di passare dalP altra parte dd fiume Senna ^ ed 
uscendo dalla penisola ridarsi nello spazio piano della 
bassa Normandia , e svilupparsi a questo modo dal di- 
segno del Re che già si credeva di averlo sicuramente 
condotto nella rete. Ma era questo partito altrettanto 
difficile da eseguire, quanto salutare ed unico per la 
salvesza delP esercito suo ; perchè non era dubbio che 
se il Re se ne fosse avveduto, gli sarebbe stato facile 
V opprimerlo nel transito del fiume, e la vicinanza loro 
era cosi stretta , che non si poteva ragionevolmente ape- 
rare che questo passaggio potesse stare occulto. 

Comunicò col Duca di Mena e col signore della 
Motta il suo pensiero, ma ad ambedue pareva impos- 
sibile, non che pericoloso, sapendosi quanto sia ma- 
lagevole il passare un picciol fosso ^ quando è vicina 
r opposizione de^ nemici ', non che fosse da sperare 
buona riuscita nel transito di un fiume vastissimo im«* 
boccato iu quel luogo dalP acque salse ad un esercito 
intero, pimso di bagaglie ed impedito di munizioni a 
di numero grosso di artiglierie, con il nemico feroce 
e poderoso alle spalle* 

Strìngeva nondimeno la necessità^ ed alla salute di 
queir esercito in altro modo non si poteva provvede- 
re: per la qual cosa il Daca ristretto in sé medesimo, 
deliberò di tentare se con la destrezza potesse condurre 
a fine questo pensiero* Fatte però passare in certe pio- 
cole barchette oltre il fiume a poco a poco otto inse- 
gne del reggiménto delia Berlotta, fece fabbricare na 
forte su P jaltra ripa , il quale in forma di stella avea 
tre speroni rivolti a battere e ad assicurare il fiume > 
ed un altro simile ne fece fabbricare su la ripa , nella 
quale era P esercito a dirimpetto delP altro , ma col 
ridotto volto al fiume, e con la fronte opposta al luogo 



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M DELLE GIJERHE CIVIU DI FHANCf A 

di dove potavano comparire i nemici, ed In es5o, ol- 
tre a conte di Bossù con mille fànii , de' quali moki 
erano moschettieri, pose quattro pezzi di artiglieria che 
battessero di lontano e tenessero aperta la strada della 
campagna. Nell'istesso tempo s'accomodavano con grao^ 
dissima segretezza in Roano molli barconi, de' quali 
n'era molto numero, che con merci sogliono navigare 
V per il fiume, e si contessevano di travi o di tavole nel 
modo che sono i porti, per i quali si passano ordina- 
riamente i fiumi grossi. Altre barchette pure si appa- 
recchiavano con sei uomini al remo jper ciascuna per 
polare e per rimorchiare con più facilità le più gran- 
di: ed alcuni puntoni a guisa di zattere erano costruiti 
di grossissimi travi sufficienti a portare e- sostenere le 
artiglierie. 

Arrivate queste barche la sera che precedeva d vi- 
gesimoprimo giorno di maggio, le quali in poche ore 
con il beneficio della seconda del fiume e del riflusso 
del mare erano Venute da Roano, senza perdere mo- 
mento di tempo passarono la medesima notte , la quale 
ei-a serena, la cavalleria e la fanteria Francese con il 
Diica di' Ornala , indi l' artiglierie e tutte le bagaglie 
dell' esei-cito , poscia la fanteria degli Svizzeri , e nello 
spuntar del giorno passava la fanteria Spagnuola ,. Ita- 
liana e Vallona, restando di qua dall' acqua il Principe 
Ranuccio con Appio Conti, il quale, partito il Duca 
di Montemarciano per Italia, comandava alle genti 
d^a Chiesa , e con esso loro mille fanti Italiani del Ca* 
pizucchi, e dugento cavalli , con i quali rivolti in arme 
verso il nemico fingevano di volere scaramucciare nella 
campagna. 

Il Re vedendo poco numero di gente su pei: i colli, 
e quella non si muovere, benché i suoi cavai leggieri 



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LIBRO DECIMOTERZO i5^ 

eortesseto per la pimura , ebbe sos{>ettò ^ ebe eome 
l'altra volta mutassero alloggiamento, ma non già die 
passassero il fiume, il quale aggrandito dal fiosso detta 
marea, ba in quel luogo più similitudine di mare, die 
di riviera. 

Per certificarsi del tutto spinse il baron di Btrone 
a riconoscere quello che si fkcevd , il ^ale salito alla 
sommità d' un colle , sopra il qusle non appariva al*- 
cuno, tornò di gran gploppo, e riferì die i hemie^ 
passavano il fiume, al qaale annuncio il Ré, spintosi 
senza altro pensare con tutta U cavatleria a quella 
t(Jta^ lasciò che T infiinteria lo'8)»gbilliss«*:' Ma fa ca« 
ralleria non poteva impedire il tfamiìa ^è* nemici , se 
prima non si «spugnava il fotte dot conte di Bossfa, 
il quale con V artiglierie e con i Bàoscfaetti aaettavn 
tutta la pianura alP intorno, e &c6va spalla , copren- 
doli , a q[uelli che passavano la riviera^ il che avver<^ 
tito finalmente dal Re, e giudicando V impresa diffi* 
Cile e di troppa diiasione, occupò' un altro colle che 
dominava a cavaliere il fiume, ed ordinò che *eon li 
maggior celerità che fosse possibile, si codduceséèro in 
quel luogo ¥ artiglierie per combattere e per affondare 
le barche che passavano. -Ma iàtanto che si apprestano 
e che tomultiiariamente si conducono, di già era pas- 
clo tutto r esercito, dnde il Re quasi portato defila 
disperauone non polendo far altro corse per investire 
il Principe Ranuccio , 3 qwale ultimo di tutti ritiran*» 
dosi a poco a potxy s^era ridotto sotto alla difesa det 
forte. ' 

Àvansossi il Re precipitosamente sotto all^ artiglierie 
ed alla moschetteria più del dovere, m& fis costrette^ 
in poco spsffiio d' ora eom qualche danno e seilaa niun 
ef^tto a * ritirar» , 'siccbò il reggimento del^^onVedi 



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.76 DELLE GUERRE OVILI DI FRÀNCIA 
Boss&, ed ì mille fanti del Capizucchi ancor eglino tnn 
passarono un dopo P altro il fiume , e V artiglierie che 
erano nel forte ritirate a pezzo a pezzo si posero so- 
pra un puntone, ed ultimo di tutti s^ imbarcò il Prin- 
cipe Ranuccio co^ suoi cavalli ^ nel qual tempo già V ar- 
tiglierie del Re erano arrivate sul colle , e cominciavano 
a battere le barche che tragettavauo , e similmente 
il forte della Berlotta , ma percuotendo le cannonate 
di ficco facevano in ogni luogo poco danno. 

Maggiore fu il pericolo per le navi armate del Re, 
che da Quill^bove » comparvero nel fiume a quest^ ora 
medesima , ed andarono per assalire il- barcone che 
portava V artiglierie ^vate ultimamente dal forte, per- 
chè essendo con poca guardia si dubitava che potessero 
facilmente pervenire in poter de^ nemici \ ma il Prin- 
cipe Ranuccio, che in tutta questa impresa avea con- 
seguita grandissima laude, non potendo sofferire di ve- 
dersi perdere P artiglierie innanzi agli occhi, nella sal- 
vezza delle quali consisteva la maggior riputazione di 
queir impresa, passato dal porto sopra il quale si con- 
duceva, sopra una piccola ba|rchetta, corse personal- 
mente a soccorrerle, il che avendo similm^ite in altre 
barchette fatto il signore della Motta , Cammillo Capi- 
zucchi, il colonnello San Polo e molt^ altri signori e capi- 
tani, e battendo con grandMmpeto il forte della Berlotta 
attraverso del fiume, le navi del Re restarono d^ assa- 
lire, onde ridotto il barcone finalmente alla ripa, le 
artiglierie furono scaricate in un momento da due terafii 
di Spagnuoli ordinati a riceverle e ad accompagnarle, 
ancorché V artiglieria del Re non meno dell^ altra ful- 
minasse eoo grandissimo impeto in quella parte. 
< Passato tutto V esercito , le artiglierie ed i carriaggi 
aenza laaciar cosa alcuna che fosse ^i momento ) fiinal- 



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LIBRO DECDdOTERZO %y 

mente il Principe Ranuccio non si ToUe partire dal 
fiume , sinché tutti i ponti e le barche non furono per 
ogni luogo abbruciate, acciocché non potessero ser- 
vire al Re per passare il suo esercito e seguirli , e per- 
fezionato interamente senza ninna mostra di perturba- 
zione il suo pensiero , si congiunse ueìV inclinar del 
giorno con il restante dell^ esercito che s^ era allonta- 
nato dal fiume. 

Ma né anco la passata del fiume fetta con tanta in«< 
dustria, e quello che importava più di tutto senz'aver 
ricevuto alcuno benché minimo danno , lasciava star 
con P animo riposato il Duca di Parma, dubitando die 
il Re passando con P esercito sopra il ponte delPAichia 
non deliberasse di seguitarlo, il ghe se fosse avvenuto^ 
per lo stalo nd (piale egli si ritrovava , attesa la slan- 
chezza della gente, e principalmente il non aver da* 
nari da sostenere il suo campo , dubitava di dovere 
incorrere in grandissimi perìcoli e travagli : per la qml 
cosa essendosi condotto ad alloggiare a Nenburgo, il 
qual luogo fu dall'esercito saccheggiato ed abbruciato, 
prese con tanta fretta la «trada di Parigi , che in quat- 
tro alloggiamenti si condusse a san Gu , e non volendo 
passare per la dttà per non dare occasione alla gente 
sua di sbandarsi , fece gettare un ponte sopra le bar- 
che , e, ripassata la Senna , non rallentò mai la fretta 
di camminare, sino che non si vide alle mura di ca« 
stello *Tierri nella Sciampagna, lontano da' nemici, e 
su la strada di ritornare a dirittura in Fiandra. 

n Re intanto, il quale era passato improvvisamente 
da una certa speranza d' opprinjiere i suoi nemici , ad 
una piena certezza d'aver perdute le fatiche, le spe- 
se, i travagli ed il sangue sparso da' suoi, 9 dalla sua 
persona medesima per il lungo. s|kazio di tanti mesi , 



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58 DELLE feXJÉftRE (MÌLi DI P1ÌANCU 
tedeiido fifieraloHoanò dall' assedio, condotto in altra' 
parie salvo I* cfsercito d^ collegati, la sna nobiltà già 
rtaoca e consumata, gli Alemanni diminuiti di nume- 
tò'^ e strapazzati da' patimenti passati,, dopo d' essere 
^ato due giorni non solo afflitto delP animo, ma per- 
plesso ed ambiguo ne' suoi pensieri, deliberò di ridurre 
1* esercito a minor numero, come avea similmente fatto 
dopo* P assedio di Parigi, e liberando sé ed i suoi da 
travaglio e da spesa, con un campo volante stare at- 
tehdendo cbe risoluzione fossero per fare i capitani 
della lega. 

'Partì la nobiltà, ed insignorì tornarono a' loro go-' 
Yerni , e rassegnati i Tedeschi , e regolate le compa- 
gnie V una nell' altra , il Re con tremila cavalli e cin- 
<|ue in seimila fanti, si eondusse seguendo il viaggio 
de' nemici a' confini di Sciampagna e della Picardia. 

Ma i patimenti di tutto il verno passato produssero 
infermità così gravi hi quelli eh' erano stati nel campo, 
che infiniti gentiluomini e capitani di valore o mori< 
rono ,' o lungamente stettero infermi , fra' quali Fran- 
cesco di Borbone Duca di Mompensieri ammalato di feb- 
bre nel ritorno al suo governo di Normandia , e fermato 
a Lisieux per la violenza del male , passò il terzo di 
di giugno da questa vita , Principe d' altissimo corag- 
gio e di bontà inestimabile , e per queste condizioni ben 
degno di qualsivoglia più emiente comando , se gli fosse 
stato concesso maggiore vivezza, o più perspicace in- 
gegno dalla natura. 

Morì in questo medesimo tempo poco lontano da 
Beoves monsignore di Guitrì, uomo di grandissinlo v»* 
Idre e per P esperienza, e per la prudenza sua vissuto 
ib singolare riputazione fra gli Ugonotti, i quali in mon- 
signor dellii Niia ed in questo cavaliere, dopo il Duca 



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LIBRO DECIMOTERZO 0^ 

«di BugliODe^ aveano o(dlocate tutto le lofo .sp^raiML 
JNfel partire che £ece dal fiume. Seona Y esercito de\ì^, 
Jega si scoprirono più cbe. bhiì. accese le discordie e le 
male soddisfazioni tra^ capitani : perciocché il Duca òi 
Mena al quale non piaceva il .consiglia 41 dificostarsi 
.co^ presto dal Re, e di. tornare ad abhandooiare le cosf 
alla sua discrezione^ attrilHiiva pubblicamente a sé atesso 
il consiglio d^ aver senza ferir colpo liberata la città di 
Roano, e con la paziensa e coti T industria £itto dir 
^iogliere V esercito de) Re senza avere rimesso la aomoia 
delle cose all' incelato esito della battaglia: che H par^ 
iito. similmente di rimuover V impedimento di Caude^ 
bec*^ e liberare la navigazione della Senna, com' era 
stato necessario , così era stato proposto ed ottenuto da 
lui; cbe se poi il Duca di Parma non si fidando d\ al- 
cuno avea voluto senza occasione mettere la sua per^ 
^na ja pericolo in un luogo, ed in uq' opera che ooo 
importava la spesa, e se la sua ferita avea dato tempo 
di riaversi al Re e. di serrargli in un angolo, dal quale 
spedendosi presto avevano avuta comodità di ritirarsi 
questa non era colpa del suo consiglio ottimo e salu- 
tare, ma difetto delP esecuzione, la quale non era stata 
irimessa a lui^ che V industria di passare il fiume non 
si poteva se non lodare, ma cbe se fosse stata appli- 
cata a fare un porto da poter passare e ripassare li- 
beramente la riviera, st sarebbe aperto T adito alle vetr 
tovaglie da quella parte, onde il Re, senza danari e con 
r eseixito stanca e consumato ^ sarebbe #lato costretto 
di partire con vergogna, e di lasciare libero il. campo 
st loro di far imprese utili e segnalate, ma cbe il non 
volere gli Spagnnoli spendere se non iscar/samente , ed 
il non volere dare a}uti se non piccoli, e nondimeqo 
essere pertinaci a reggere, a dominare ed a gpvernsure .a 



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3o DELLE GUERRE CIVILI DI FRANGA 
loro modo , era ragione ch^ ora tutte le etiche e le 
spese passate perissero, e che il Re tornando a ria- 
versi si costituisse di nuovo superiore e di riputazione 
e di forze- 
Air incontro il Duca di Parma esagerava avere con 
le sole armi del Re Cattolico liberata due volte felice- 
mente la lega , riscattate di mano al nemico le due città 
più principali della Francia, avere levata la vittoria e 
la riputazione del Re di Navarra, che strapazzando per 
ogni luogo i Francesi veniva solo dalP esercito suo al- 
r opportunità raffrenato^ e che ora pure sebbene il conte 
di Yaudemont con le forze di Loreno V aveva abban- 
donato, e sebbene i Francesi principali interessati erano 
convenuti air esercito lentamente, avrebbe finito d^ op- 
primere il Re , se essi si fossero accordati a seguitarlo , 
e se con il condursi imprudentemente in una rete chiusa 
per ogni parte, non avessero guasto il frutto della vit- 
toria e dissipata V opportunità che si rappresentava da 
vincere finalmente la guerra: che il Re Cattolico pro- 
fondeva r oro ed il sangue de^ suoi regni per beneficio 
loro, ed essi air incontro non avendo mira se non di 
arricchire in privato, poco si curavano del beneficio pub- 
blico, e molto meno della salute del regno^ e finalmente 
ch^ egli non voleva dimorare inutilmente e senza frutto 
a Roano , e permettere che non solo le cose di Fian- 
dra , ma le medesime di Francia andassero senza riparo 
in mina. 

Da queste parole non erano diversi i fatti, pei*chè 
il Duca di Mena mostrando di avere necessità di me- 
dicarsi si volle fermare a Roano, e non seguitare T eser- 
cito che partiva, ed il Duca di Parma sdegnato che 
non lo seguitasse, non volle lasciargli forze di sorte 
alcuna, anzi conducendo seco il Duca di Guisa, spar- 



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LIBRO DEGIMOTERZO 3i 

geva voce di dpvere lasciare a lui il comando delle genti 
Spagnuole, che resterebbono nella Francia, il che più 
d'ogni altra cosa pungeva T animo del Daca di Mena, 
il quale, partendosi anco con V esercito il Cardinale 
Legato, e rimanendo solo ed abbandonato, appena potò 
ottenere che gli Svizzeri del Papa con il commissario 
Matteucci rimanessero «seco in Roano; e nondimeno anco 
questa fu pietra di grandissimo scandalo, perchè il Mat« 
teucci , uomo ruvido nel trattare e pertinacissimo nelle 
sue opinioni, o avendo ordine tale da Roma , o per non 
aver danari con che pagarli, volle ne' medesimi giorni 
licenziare gli Svizzeri, né fu possibile per ragione alcuna, 
né per esortazioni, uè per minacce rìmoverlo da questo 
proposito ; anzi avendolo il Duca di Mena ricercato che 
li ritenesse ancora per un mese offerendosi di pagargli, 
o vero che gli facesse restare al soldo suo, non potò 
ottenere alcuna cosa, onde fortemente sdegnato e do- 
lendosi di essere mal trattato da tutti, diede ordine 
ehe il Matteucci (asse ritenuto, il che sebbene non 
seguì, perch' egli s.i ascose in abito di soldato, e parti 
con i medesimi Svizzeri, e perchè il Duca passata la 
prima furia delP ira dissimulò, e non curò che P ordine 
fosse eseguito, il Legato nondimeno gravemente se ne 
dolse, ed a Roma la cosa fu malamente sentita, onde 
al Duca per ogni parte moltiplicavano le male soddis- 
azioni, le quali poterono tanto in lui, che di nuovo 
cominciò a porgere orecchie alla trattazione di pace, 
che mai aveva tralasciata di maneggiare monsignor di 
Yilleroi con animo di concludere l'accordo col Re, e 
di liberarsi per questo modo dagli strazj, come egli 
diceva, degli stranieri. 

Aveva monsignore di Yilleroi tenuta viva la pratica 
ora con uno ed ora con un altro di quelli del Re, e 



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3s DELLE GUERRE etVIH DI FRANCIA 
secondo che o V una parte o V altra s' era trovatd< sit^ 
periore, cosi aveva variato il trattato, perchè quando 
il Re si sentiva stretto fortemente da^ nemici, ricorreva 
col pensiero a soddisfare il partito della lega, e libe^ 
rarsi da pericolo e da travaglia, e quando il Duca di 
^ena si trovava o mal trattato, o poco aiutato da^.col* 
legali , si rivolgjeva ancor egli alla speranza deW axx;o« 
modamento^ ma ia difEcoUà itfsuperabile ch^ era nella 
conversione del Re, perch^ egli non la . voleva fare a 
petizione de^suoi nemici, ed il Duca non voleva strio* 
gere il trattato , s^ egli non fosse prima cattolico , aveva 
sempre troncale le pratiche, e posto il negozio in totale 
disperazione. x 

,. Ma in questo tempo avendone monsignor di Yilleroi 
trattato lungamente ed alla libera con monsignore di: 
Lomeuia uno de^segretarj di Slato del Re, il quale era 
s^to fatto prigione , e si ritrovava in Pontoisa , egU 
dopo la sua liberazione ne tratta col Re appunto nel 
tempp che per T approssimarsi del Duca di Parma si 
trovava in pericolo ed in travaglio^ per il che egli diede 
ordine al signore di Plessis Mornè, che altre volte net 
aveva trattato, ed uomo nel quale per la prudenza e 
dottrina sua egli molto si confidava, che ne tornasse 
a promovere proposito con il medesimo Yilkroi , il, 
quale avendone più volte scritto al Duca di Mena ed 
al presidente Giannino , finalmente dopo molto trattare, 
il Duca che non aveva voluto mai condescendere a par^ 
ticolare alcuno, s^era dichiarato in questo tempo con 
Yilleroi, che se il Re avesse data sicurezza della sua' 
conversione e soddisfazione a sé ed agli altri signori 
del partito , sarebbe convenuto di riconoscerlo e di sot-. 
toporsi a lui. 

Trattarono Plessis e Yilleroi con iscambievole pro- 



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LIBRO DECIMOTEREO 33 

meua di segretezza, mt noo n tiOYaTa alcvà ripiegò, 
con il quale , non fiioendo il Re la ma coo^eraone di 
preseute , i collegati poteaiero per V aTTenire esserne 
sicttri, poiché alleavano che il Re P aveva da prin« 
ppio ^promessa ai Cattolici medesimi che lo seguivano, 
e non T aveva però mai osservata loro , ónde non sì 
poteva sperare eh' ^li fosse nò aoeo per osservaila si* 
curamente ad instanza de^ suoi nemici: oUréchè il Re 
voleva fare questa promessa con parole incerte ed am^ 
bigue, e con riserva distruzioni e di ammaestrameoli, 
che come erano per porgere a qualunque deliberazione 
egli fosse per fare sufficiente escusazione, cosi noA acque* 
lavano T animo del Duca di Mena^ e le condizioni die 
si proponevano net suo particolare , non gli soddisfa* 
cevano interamente. Per la qual cosa dopo molto teat-< 
^re e molto scrivere e replicate, air ultimo il Presi- 
dente Giannino scrisse d^ ordine del Duca a YiUeroi, 
e gli diede commissione di proponere per ultime con- 
dizioni; che il negozio della CQnversbne del Re fosse 
rimesso alPéibitrio del Papa, al quale dovesse il Re 
fiair passare il marchese di Pisani accompagnalo dal Gar- 
^ dinaie de'Gondi per intendere la volontà sua,- e rice- 
vere in ciò quelle condizioni the la Sede Apostolica 
avesse giudicate convenienti, e oh' egli avrebbe inviata 
persona espressa , e dato ordine agli agenti suoi in Roma 
che promovessero il negozio ed ajutassero a superare 
le difficoltà per ridurre il Pontefice a ragionevole deli- 
berazione: che per sicurezza che il Re perseverasse nella 
religione e. mantenesse la pace, dovessero le piazze, citta 
le fortezze per il tempo di sei anni restare in mano 
di quelli che al presente le possedevano , per restituirle 
al Re edalla sua lìbera disposizione tra questo tempo, so 
si vedesse procedere sicuramente la pace: che al Du9a 

UAVILA YOL. IT 3 



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34 DELLE GU]SRA£ OVILI DI FRANCIA 

di Mena fosse lasciato il g;oTeriio della Borgogaa eoa 
tutte le piazze aneo che al presente, tenevano per il Re ^ 
il quale governo fosse ereditario ne^ suoi figliuoli con 
autorità di disponere e di distribuire a suo modo i bene* 
ficj, gli ufficj, i governi e le cariche, che per Tavve* 
iiire vacassero in quella provincia: che il Re gli desse 
un ofìScio della corona superiore agli altri y come sarebbe 
di gran Contestabile o di suo luogotenente generale: 
ohe gli desse tanta somma di danari, che bastassero a 
pagare quei debiti che per la presente occasione^ aveva 
contratti: che al governo di Borgogna fosse aggiunto 
quello di Lione e del Lionese ; che al Duca di Nemurs 
il Re provvedesse d^ altro governo equivalente; che il 
Duca di Guisa avesse il governo di Sciampagna ^ due 
fortezze per sicurezza sua , il Duca di Mercurio quello 
di Bretagoa, il Duca di Gipjosa quello di Linguadoca , 
il Duca d'Ornala quello di Picardia, e per sua sicu^ 
rezza Santo Spirito. di Ruia: che a tuttM signori d^lla 
lega fossero mantenuti i loro carichi, nfficj, dignità « 
govevni, che si trovavano possedere innanzi al comin<* 
eiamento delia guert^: che nella pace fosse compreso 
il Re Cattolico, e dategli soddisfazioni ragionevoli delle 
sue pretensioni : che a tutte le cose seguite tra V armi 
sSmponesse silenzio, e che la narrativa e preambolo 
deir accordo fosse disteso in modo che si vedesse chiaro 
che il Duca di Mena non aveva sinora riconosciuto il 
Re per rispetto della religione, ed ora lo faceva per 
la sua conversione con il consentimento del Papa: e 
che- apparisse anco molto espresso ch^ egli non aveva 
avota parte nella morte del Re Enrico ultimo suo pre« 
cessore* 

Queste condizioni conferì il signore di Yilléroi a Mon-» 
sigoore di Plessis, e gliene diede un sommario , esseadd 



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LIBRO DEOMOTERZO U 

neUa lettera del Presidente con le loro cause e ragioni 
largamente distese. 

Fece da principio Monsignore di Plessis poco sem- 
biante d^ approvarle, ma il signore di Villeroi gli re- 
plicò non essere questo un accordo con gli Ugonotti^ 
che per ogni legge divina ed umana erano, obbligati a 
riconoscere il loro Re stabilito, ma essere una capito* 
lazione , per la quale si contentavano i signori deU 
r unione di riconóscere, o, per dir meglio, di far Re 
con certe condizioni uno che era possessore del regno i 
che il Re, seguita la ricognizione, ne conseguiva la co-» 
rona di Francia cb^ egli non possedeva, e però non gli 
dovevano parere strane le condizioni: che i signori della 
lega ora ricercavano tutto quello che giudicarano per 
loro sicurezza opportuno, perchè, fatta la ricognizione., 
. non potrebbono più trattare uè domandare alcuna co$a , 
ma semplicemente supplicare, come sudditi , il loro so« 
vrano >signore; che non era maraviglia che dpmandaS"* 
sero molto in una volta, essendo ben sic^ri di non 
dovere ottenere più alcuna cosa d^ avvantaggio durante 
il suo regno , e forse anco in quello de' suoi figliuoli; 
che il Duca di Mena s^ ara mostrato cosi buon Fran- 
cese, che voleva più tosto con queste condisio ni rico-> 
Doscere un Re Francese, benché nemico, che con assai 
maggiori un forestiero, benché confidente ed amico: 
che il Re sempre aveva detto d^ voler contentare ed 
assicurar^ i signori di Loreno. e tutti. gli. altri del par- 
tito loro, ed ultimamente, mentre ardevano sptt^ a Cau« 
debec le fazioni militari , P avea di sua sbocca affermato 
al barone di Lux, col quale n'avea parlato iu cam^ 
pagna lungamente, dicendogli che se i signori deiP union^s 
lo volevano riconoscere e seguitare, non avrebbe ri- 
fiutata alcuna condizione, e particolarmente avrebbe 



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36 DELLE GUERRE CIVILI DI FRANCM 
dala a suo potere degna soddisfazIoDe al Daca di Mena^ 
il quale conosceva essere buon Principe ^ buon Fran- 
cese: che il medesimo avea replicato poi di' suo or- 
dine IL Maresciallo d' Aumont al medesimo barone, e 
che però non doveva ora parere strano quel che già 
pochi giorni. egli medesimo aveva profferito» 

Ma il signore di Plessis che considerava quel rimet- 
leve il negozio della conversione al Papa, dal quale 
per la potenza degli Spagnuoli non si sarebbe ottenuta 
cosà alauna , tornava a replicare eh' era cosa (P aspet- 
tare dalP inspirazione divina , e noii da altri , dopo 
tali istruzioni , che conoscesse d' essere in errore, per- 
chè altrimenti ^ra cosa illecita il dimandarla , e pessi- 
ma il concederla, dovendosi prima ' pensare alP anima, 
e poi air altre cose del - mondo ; ^ quanto alP altre 
condizioni , repilogandole dimostrava , che rimanendo 
tutti i governi e tutte le cariche ^ beneficj a' signori 
della lega , il Re non aveva né che riserbkre né che 
concedere a^ suoi : che sarebbe cosa mostruosa il vedere 
tutte le Provincie in mano di una sola famiglia , ed 
esclusi i Principi del sangue e tanti altri signori , che 
avevano travagliato e posto la vita in perìcolo per la. 
corona del Re. 

E nondimeno dopo d^ avere di nuovo promessa la 
. segretezza , la quale più di tutte le cose raccomandava 
é richiedeva il Duca di Mena , disse di volerne trat- 
tare col Re medesimo , e di rimettere la risoluzione al 
suo vc^re. 

Ma entrato nel consiglio del Re a Bussi, ove si ri<* 
trovavano , tanto fu lontano ch^ egli favorisse il trat-» 
tato della pace e le condizioni proposte, né che os^p 
servasse la segretezza che aveva promessa , ch^ egU 
|](ubblicament^ iq presenza di tutti del coosiglio chiese 



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LIBRO DECIMOTERZO 3^ 

pèrdono se sin ora ^ non già per cattiva intenzione ^ ma 
per inayvertfenza ) avea ingannata Sna Maestà, poiché 
gli erano state proposte condiaioni tali, ch^ egli se ne 
Vergognava é si sdegnava grandemente di palesarle : 
confessava di avere creduto troppo per il desiderio della 
pace, e per la volontà di ben Servire alla cansa pub- 
blica ^ ma che le conditioni che si proponevano erano 
Qosl inique, tanto vergc^ose al Re e tanto perniciose 
per V universale, che ben dimostravano òhe il- Duca di 
Mena ed i suoi non avevano alcun pensiero di pace, 
ma che cercavano di trattenere il Re , ^ d^ ingelosire 
gli Spagnuoli per cavarne danari e soddisfazioni : che 
le cose che si proponevano erano tali, che non meri« 
^ tavano risposta^ né stimava che fossero degne delP onH> 
chio di quel Consiglio ! e nondimeno avendole propo- 
ste con questo preambolo, parve non solo a tutto II 
consiglio, ma al Re medesimo ch^elle non fossero tanto 
esorbitanti come egli le rappresentava , tanto più quanto 
era noto a ciascuno che nel principio le dimaode sono 
larghe, ma poi nel corso del trattare vengono a poco 
a poco ristrette , sicché ognuno restò scandalizzato del 
agnore di Plessis , né ti fu alcuno y il quale non giu- 
dicasse ch^ egli , come Ugonotto , abborrisse la conver^ 
sione del Re , e perciò non desiderasse , anzi attraver- 
sasse la pace. 

Il Re avendo questa medesima opinione fece inten- 
dere a Villeroi, che avrebbe trattato volcDtieri seco a 
bocca , ed il marescial di Birone ed il Duca di Bu- 
glione vollero abboccarsi* con lui ^ sebbene e P uno e 
V altro poco era inclinato alla pace , Buglione per es- 
sere Ugonotto, Birone per avere tutta la fortuna sua 
riposta nell'armi, onde con la continuazione della guerra 
sperava di ascendere al sommo della potenza e degli 



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36 DELLE GUERRE CIVILI DI FRANCIA 
onori ^ é quelle cariche e quei titoli , che il Duca di. 
Mena dimandava , pretendeva egli ed ambiva fondato 
nel proprio merito per sé stesso. 

Plessis continuando T intento suo., e palesando ap- 
presso ^li uomini di sentimento il suo occulto peosie* 
ro , divulgò tutto il trattato contra la fede data a Vii-* 
leroi ) e fece vedere copie delle capitolazioni proposte a 
molte persone, onde non solo tutta la fazione del Re 
ne fu consapevole , ma anco le Principesse ch^ erano 
in Parigi le videro e le credettero, di modo che fe- 
cero gravi condoglienze , che il Duca sema saputa loro 
e de^ signori del partito trattasse di stabilire la pace ^ 
e quel che fu molto peggio , pervennero a notizia anco 
de^ ministri Spagnuoli , i quali quantunque non cre- 
dessero cosi leggiermente essere stabilito il negozio , si 
riempirono nondimeno di sospetto e di gelosia. 

Aveva creduto Plessis fare in un istesso tempo due 
buoni effetti per V intenzione sua, Tuno di attraversare 
e di sciogliere totalmente ogni trattato di pace , perr 
che gli pareva di avere scoperto che per averla il Re 
inclinava a mutare rdigione , il che temevano gli Ugo- 
notti sopra ogni cosa , V altro di mettere in diffidenza 
il Duca di Mena col suo partito, e particolarmente coi| 
gli Spagnuoli , onde ne fosse per seguire più facilmente 
la disunione e la mina delia lega. Ma come i coosigli 
troppo interessati bene spesso o per voler di Dio, a cui 
non piacciono, o per loro propria fallacia sortiscono 
diverso fine da quello che i loro ritrovatori confiden- 
temente /disegnano , questa divolgazione produsse effetto 
molto differente da quello che il signore di Plessis si- 
curamente attendeva : perciocché dalia parte del Re 
mise grandissimo romore e confusione: non uocque al 
Duca di Mena , perché il Papa restò molto edificato 



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' LIBRO DECmOTERZO S9 

della candidezza sua, vedendo che senza la conversione 
del Re rifiutava ogn^ altro comodo e grandezza parti- 
colare , e che il negozio della religione tutto rimetteva 
alla Sede Apostolica ^ e gli Spagnuoli entrati in qaal« 
che timore che la pace potesse facilmente seguire ^ si 
contennero di dare più male soddisfazioni ^1 Duca di 
Mena, e partendo il Duca di Parma per necessità di 
curarsi e per rispetto delle cose di Fiandra , lasciò qual- 
che numero di forze nella Sciampagna^ e non ne diede 
il comando al Duca di Guisa , come avea destinato y 
ma ne lasciò il carico a monsignor di Rono con titolo 
di maestro di campo generale , il qual era per ubbi- 
dire al Duca di Mena senza contraddizione, e Giovan 
Battista Tassis passato a ritrovarlo si sforzò di rime-^ 
diare con la destrezza sua ai disgusti passati , essendo 
restato Diego d^ Ivarra air esercito | perchè sapeva noa 
essergli grata la sua presenza. 

Si aggiunse che il Duca, il quale s^era imbarcato a 
trattare questa pace per la disperazione nella quale si 
ritrovava condotto , vedendo che già ricuperava la ri- 
putazione e V autorità , che aveva in gran parte per 
innanzi perduta con i ministri Pontificj e con gli Spa« 
gnuoli , fu per P avvenire più renitente a porgere orec* 
chic alla concordia^ ma , parendogli che Tessere stato 
ingannato , col rivelare il segreto contra la fede ^ gli 
pòrgesse non solo escusa zione, ma legittima cagione di 
servirsi ancor egli della trattazione a suo profitto , la 
continuò di maniera ch^ ella andò servendo per tenere 
in fede or questo or quello , secondo che gli si rap- 
presentava il bisogno. 

ÀlP incontro i Cattolici del partito del Re risvegliati 
dal romore di questa trattazione , e gravemente sde- 
gnati che ^i negoziasse la pace per mèzzo d^ ùu Ugo- 



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4ò DELLE GUERRE CIVILI DI FRANCIA 
notto , e che al partito della lega sì promettesse la 
eouversione, cbe per inolt« e reiterate istanze essi uoa 
avévaap potuta ottenere , cominciarono di nuovo a 
macchinare il tei*zo partito, e più arditamente di pri- 
ma ) a l'adunarsi separatamente ed a trattare d^ ab- 
bandonare il Re^ o d^ accordarsi' con quelli della lega 
di maniera tale cbe' consultato molte volte il negozio 
tra il Cardinale di Borbone, il conte di Soessons^ il 
Duca di Lunga villa, il conte di san Polo , il Duca di 
Ifevers, il maresciallo d^Aumont , monsignor d^ O, mon- 
signore di Lavardino, il conte di Luda e molti ttltri 
sigtiori ^ si lasciarono intender col Duca di Mena , che . 
alla salute e sicurezza' comune sarebbe stalo utile unire 
tutti i Cattolici , ed intimare al Re che in termine di 
certo ten)po prefisso e ragionevole si facesse Cattolico, 
e desse sicurezza del mantenimento della religione, il 
che facendo si dovesse riconoscere e stabilire, e non lo 
facendo eleggessero unitamente un Re Cattolico rico- 
tiosciato ed ubbidito da tutti. 

Questa pratica essendo cominciata a riscaldarsi , il 
Re vedendo ch^ ara per sortirne o una conversione 
6f(M:zata e poco onorevole , o la ruina delle cose sue , 
poiché dalle segrete consulte la cosa era passata a mor- 
morazioni palesi, fece fare grandissima istanza a Yil- 
leroi per mezzo di monsignor di Fleurl suo cognato , 
che. venisse ad abboccarsi seco, e deliberò d^ attendere 
da sé stesso alla riconciliazione di Roma. 

Era succèsso ad Innocenzo IX , dopo un lungo e 
travagliosQ conclave nella Sede Apoitolica Ippolito, 
Cardinale Aldobrandibi , uomo di robusta età , poiché 
non eccedeva i cinqnantasei anni , ma dotato di ma- 
tura, prudenza e di singolare destrezza negli affari di 
Stato^ acquistata eoa il continuo uso della corte e col 



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LIBRO DECIMOTERZO 4i 

maneggio deHe più importanti faccende del tempo suo. 
Questo avendo aisnnto il nome di Clemente Vili, 
benché favorito dagli Spagnaoli nella elezione sua , e 
perciò pieno di dimostrazioni grate ed amorevoli verso 
di loro 9 non, era però totalmente disposto a lasciarsi 
re^ere a quei disegni ch'essi avevano , ma voleva di- 
pendere da sé medesimo , e dopo V interesse primario 
delia religione aver la mira air uguaglianza ed alla sa- 
lute universale. 

Teneva gran confidenza con la repubblica di Ve- 
nesia ^ con il gran Duca di Toscana, giudicando quella 
non solo pietra fondamentale ^ella libertà d'Italia, ma 
anco conciliatrice avveduta della pace del Cristianesi- 
mo , e questo per la sua molta prudenza intento a se- 
guitare la medesima strada, e però aveva con il Se- 
nato confermata strettamente la confidenza , che io 
quello Stato avevano avuta i suoi maggiori , essendovisi 
nelle loro avversità ricoverati : e con il gran Duca j 
scordatosi delle fazioni anticbe, per le quali il padre 
suo èra stato spinto in esilio fuori della città di Fi- 
renze , aveva contratta nuova e conudente corrispon- 
denza per incamminare con V ajuto e con il consiglio 
di questi il governo della Chiesa , a beneficio e salute 
comune de' Cristiani. Il primo e più importante nego- 
zio che se gli rappresentasse era quello di Francia , 
nel quale come il fatto della religione gli era somma-« 
mente a cuore, cod le private emulazioni, le antiche 
discordie e la presente ambizione de' grandi gli erano 
motto ben note , ma perchè il tempo e . 1' occasione 
dovevano somministrare le aperture necessarie alla p^e 
ed \inione di quel regno , si era Intanto raffigurato di 
sostenere la lega con opportuni soccorsi , ma non con 
quello interessato fervore che profusamente avevano 



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4a DELLE GUERRE CIVILI DI FRANCIA 
fatto i suoi predecessori , desiderando che le cose pren- 
dessero tal piega , che non inchinass^o alla divisione 
o alla, distruzione , ma alla salvezza e alla ristaurazion 
d'un tanto reame; il che giudicava dover succedere 
se fosse eletto e stabilito un Re non solo. Cattolico e 
ubbidiente della Sede Apostolica , ma anco Francese ,' 
e di tal condizione, che traesse seco la soddisfazione 
e la pace universale. 

Aveva però confermata la legazione nel, Cardinale di 
Piacenza , giudicandolo già per lunga pratica non solo 
ben informato , ma più atto ancora a maneggiare que-^ 
sto negozio di ciascun altro ; e bench' egli si fosse pef 
Io passato fatto* conoscere molto parziale degli Spa- 
gnuoli , stimava che. mutato padrone , e cangiate lecotn« 
missioni , dovesse com' uomo prudente ed esperimentato 
procurare piuttosto di soddisfare alP intenzione stta , 
che di seguire gP interessi di Spagna, i cui fini non 
sempre possono concorrere uniti con quelli della Sede 
Romana: ma avendo con la confermazione del Legato 
dimostrata quanto bastava P intenzione sua ben indi* 
nata alla le£;a , nel resto , sotto colore delP impotenza 
presente della Sede Apostolica , s' era liberamente di- 
chiarato di non poter assistere a' collegati più che con 
quindicifihila ducati al mese , mostrando che per Io pas- 
sato le spese eccessive fatte con distruzione delP erario 
e con aggravio de' popoli, non avevano prodotto fruito 
alcuno equivalente a tanto dispendio e a tanti appa- 
rati; ed insistendo al rimedio che stimava opportuno, 
aveva commesso al Legato che procurasse la radunanza 
degli Stati liberi , acciocché eleggendosi un Re di co- 
mune consentimento , si troncassero le macchinazioni , 
si serrasse la strada alP ambizione , e si potesse con 
certo fine e con uno scopo visibile ed apparente at- 



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LIBRO DECIMOTERZO 43 

tendere al bene della religione ed alla {pacificazione del 
regno- 
Questi pensieri , ch^ erano noti da molte congetture 
a ciascuna delle parti , siccome ponevano il Duca di 
Mena in buòna speranza , che il Pontefice inclinasse a 
riconoscere il suo merito e le sue tante &ticbe , e fosse 
per favorire le cose sue, così non dispiacevano al Re, 
il quale non disperava di trovare tra questa modera- 
zione qualche temperamento di aggiustare le cose sue. 
Per la qual cosa astringendolo il moto de^ Cattolici 
già tutti posti in pensiero di voler vedere qualche ri- 
soluzione, si abboccò a Vernon con Giovanni Moce- 
nigo oratore del Senato Veneziano , e gli discorse che 
avendo disegnato di- trovar modo con il quale si fa- 
cesse apertura delle cose sue col PonteBce, desiderava 
che la repubblica , la quale sapeva essere mólto confi- 
dentemente ristretta con esso lui, o con ambasciatore 
espresso , o per mezzo dell' ordinario residente in Ro- 
ma , come meglio giudicasse opportuno , coadiuvasse 
questa sua giusta, intenzione, avendo deliberato di pro- 
curare che passasse in Italia il Cardinale de^ Gondi ^ 
nella prudenza e candidezza del quale si confidava , e 
con esso lui il marchese di Pisani per nome della no- 
biltà Cattolica che P assisteva , a trattare del modo di 
pervenire alla riconciliazione ed alla pace , ma che es- 
sendo questa trattazione in apparenza molto difficile 
per 1 rispetti di Roma e per. la potenza soverchia de- 
gli Spagnuoli , stimava che V intercessione della re- 
pubblica , il suo consiglio , r autorità e V opera fossero 
per servire di tramontana a così importante maneggio. 
' Trovò P ambasciatore pronto a darne avviso a Ve- 
nezia , il quale sapendo la buona intenzione del Se- 
nato alla conservazione del regno , P assicurò che avrebbe 



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U DELLE GUERRE CITILI DI FRANCIA 
avuta ogni assistenza che avesse saputa desiderar^. II 
medesimo fece trattare al gran Duca per mezzo di Gi- 
rolamo Gondi) ricercandolo non solo d' adoperarsi col 
Pontefice , nel che stimava più P opera del Senato Ve-* 
neziano , ma anco a maneggiai*si con i Cardinali , ac- 
ciocché ponendosi il negozio in deliberazione fosse ^ 
meno che si potesse ^ attraversato. 

Gettati questi fondamenti , instava per la venuta del 
signoi» di Villeroi, perchè disegnava aggiustarsi di tal 
maniera con il Duca di Mena, ch^ egli ancora favorisse 
le cose sue nella corte di Roma 5 poiché seguendo la 
sua riconciliazione con la Sede Apostolica restava ri- 
messo lo scrupolo della religione, e poteva il Duca di 
Mena con onorevolezza sua abbracciare quei partiti, che 
egli larghissimi ed avvantaggiosi era per &rgli« Ma il 
Duca, che avea. presa diffidenza per il tiro usato dal 
signore di Plessis , e che sperava aggiustare le cose sue 
con gli Spagnuoli, lasciava correre il trattato per va- 
lersene in utile ^suo, ma senz^ animo di concludere, es- 
sendosi tornati a ravvivare nella mente sua i pensieri 
che la disperazione aveva per innanzi distrutti e scon- 
certati. Per la qual cosa , benché Villeroi fosse a Roano 
a trovarlo , e poi di notte s^ abboccasse con il Re me- 
desimo a Gisors, non si passò più a trattare di con- 
dizione alcuna , ma il Duca di Mena assenti che il Re 
mandasse alla volta di Roma, per trattare poi e per 
concludere , quando il negozio col Pontefice fosse ag- 
giustato , ed il Re, si contentò che il Duca radunasse 
gli Stati del suo partito per trattare con loro circa ]gL 
presente , risoluzione; 

Non avevano mai intermesso gli SpagnuoK di chie- 
dere la radunanza di questi Stati , ed uniti con il Car- 
dinale Legato 9e avevano fatte e pubbliche e private 



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UBRO DEOMOTERZO 45 

richieste, e sempre il Duca avea interposte difficoltà e 
dilazionr^ ora allegando V urgenza d* attendere al ma- 
neggio delle armi, ora dicendo che prima sì dovesse 
trattare e concludere co^ Principi del partito, e talora 
allegando le difficoltà di radunare i deputati per V in- 
cendio universale della guerra, per il quale essi mal 
volentieri avrebbono abbandonato le case e le città pro- 
prie ne^ presenti bisogni, e non si sarebbono assicurati 
di &r con pericolo della vita viaggi così lontani^ ma 
otmai la sua renitenza era universalmente attribuita ad 
una sregolata ambizione ed al desiderio di continuare 
nella potestà che di presente teneva , nò si poteva sènza 
gravi querele e senza pericolo di discòrdia e di disu- 
nione , più ricusare di fare la radunanza ^ onde rivolto 
col pensiero a rimovere questo scandalo , dal quale sor- 
gevan tutte le male soddisfazioni con i ministri Spagnuoli, 
andò pensando che siccome il negare la riduzione era 
pericoloso ed ormai odioso a ciascuno , cosi le difficoltà 
che nascerebbòno ^ e quelle ch^ egli artificiosamente vi 
interporrebbe, sarebbono tante che gli Stati da sé me- 
desimi senza venire ad alcuna deliberazione si sareb« 
bono disciolti e terminati j ed intanto po'trebbono poì^ 
gere a lui comodità ed occasione o di ravvivare la sua 
autorità, ovvero di trovare rimedio alla riconciliazione 
col Re, quando pure non potesse ottenere che il re-* 
gno capitasse nella sua discendenza : però siccome gli 
Spagnuoli mostravano dì volerlo ora onorare e soddis- 
fare, ed altrettanto dimostrava il Legato per commis- 
sione di Roma, co^ egli mostrando di concedere alla 
cortesia quello che non aveva voluto cedere al timoife 
ed alle minacce, scrisse al Legato ed al Duca di Parma, 
.che ora era maturo il tempo di radunar gli Stati, che 
voleva dar soddisfazione a^ Principi che con, tanta istanza 



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46 DELLE GUERRE CIVILI DI FRANCIA 

gli avevano richiesti, e venire finalmente ad una riso- ' 
luzlpne ^ e che però * procurassero d^ avere le comaiÌ8« 
sloni e da Roma e di Spagna, perchè fra pochi mesi 
i deputali sarebbono convenuti , per il quale effeUo spedi 
lettere ad ogni provincia e distretto , acciocché elegges- 
sero i deputati per convenire nel luogo che sarebbe de- 
stinato a tenere gli Stati universali. 

NeìV istesso tempo il Re aveva fatto^trattare al Car- 
dinale de^ Gondi il suo passaggio in Italia, ed avea ri- 
cercati i Cattolici' del suo partito, che destinassero uà 
ambasciatore al Pontefice, al che, sebbene alcuni s^ e- 
rano opposti , allegando che il parlamento aveva de- 
cretato che non si mandasse ppr V avvenire a Roma per 
alcuna emergente occasione , il Re nondimeno rispose 
che ciò era stato decretato nel Pontificato di Grego- 
rio XIV, ma che "al presente Pontefice egli concedeva 
che si potesse inviare. Così fu eletto il marchese di Pi- 
sani , ed il Cardinale de^ Gondi si contentò di tare que-» 
sto viaggio per soddisfare il Re e per [procurar il ri- 
poso universale del regno» 

Questa deliberaziope fermò ia gran parte le risolu- 
zioni de^ Cattolici , attenti a vedere quello che produ- 
cesse questa legazione, e soddisfatti in parte che il Re 
già trattasse di riconciliarsi con la Sede Apostolica e 
col Papa. 

Ajutò grandemente a placarli il decreto che il Re 
fece in questo tempo intorno alla dispensa de^ beneficj 
del regno, perciocché dopo che i parlamenti di Turs 
€ di Ghiaione avevano decretato che per la collazione 
e ponfermazione di essi non si ricorresse piìi a Roma, 
9 dopo che la congregazione de"* medesimi prelati aveva 
fatta la dichiarazione a favore del Re, quei benefic), 
xh» vacavano, si dispensavano ad ogni qualità di per- 



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LIBRO DECIMOTERZO 4; 

jtfixxt senza riguardò, per premio delle spese, per rioo* 
gnizjone delle fatiche e per propria iacliDazione^ e Tam* 
minìstrazkóoe delle cose spirituali era assegnata dal gran 
consiglio ad uoo de^ preti della diocesi con titolo d^ eco- 
nomo spirituale, il che non solo era contra i decreti 
de^ Canoni, ma scandaloso e pericoloso, contrario alla 
palate de^ popoli , e mollo vicino allo stile degli Ugo-* 
notti. 

Aveva pensato Rinaldo di Belna Arcivescovo di Bur« 
gfs, uomo di grandissima letteratura e di singoiar elof 
quenza, che avendo egli nome di Patriarca (così so- 
gliono dar titolo air Arcivescovo di quella città ) fosse 
molto facile, né meno ragionevole, che a lui si confe- 
risse r autorità, come a supmore spirituale delle Gal* 
lie, di dispensare i b^nefic] del regno, col tenere per 
tutta la Francia quel grado,- che il sommo Pontefice 
.tiene sopra P universale della Chiesa ^ e come questo 
pensiero glisserà di lunga mano nodrìto nelP animo, 
così aveva tentato tutti quei mezzi che giudicava ap- 
propriati a poter conseguire il suo disegno. Per questo 
ad esortazione sua erano state cosi acerbamente trattate 
le Bolle del Pontefice, per questo s^ era proceduta così 
caldamente contra i rappresentanti della Sede Aposto- 
lica, e per questo fine ora rappresentandosi il disordine 
della perversa collazione de^beneficj e delP abuso degH 
economi eletti dal gran consiglio, magistrato tempo^ 
rale a i^ui non aspetta il giudiqìo della suiEcienza spi- 
rituale, si procurava in questo calore degli animi che 
si prendesse partito, e che nelle Gallie si costituisse un 
prelato di.dignHà e di potestà superiore a tutti, a cui 
fosse commessa questa elezione. 

, Ma strepitando il Cardinale di Borb^ine e gli altri 
signori Cattolici, che questo era un espresso modo di 



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48 DELLE GUERRE CIVILI DI FRANCIA 
alienarsi dalla ,Sede Apostolica, &re scismatico il re^a, 
e troncare per sempre ogni speranza d^ accordo, che 
es^ non erano per tollerarlo^ e che subito fatto questo 
decreto avrebbono preso partito alle cose loro, il Re 
dichiarò pubblicamente di non voler levare V ubbidienza 
alla Sede Apostolica, e che se per non fomentare il 
male s^era decretato che non si portassero danari a 
Roma, acciocché il regno non fosse oppugnato con le 
sostanze e con il proprio suo sangue, questo s^era sta- 
bilito per modo di provvisione, sin tanto che i Pon« 
tefici persistessero nelP epponere ai legittimi successori 
della corona; che non intendeva, né voleva che fosse 
fatta innovazione alcuna, ma mantenere le cose eccle- 
siastiche, la religione ed i privilegi della Chiesa Galli- 
cana nell'essere che gli aveva trovati al suo avveni- 
mento alla corona^ e finalmente fece decretare al con- 
siglio, che i Veìscovi, ciascuno nella sua diocesi, creassero 
gli amministratori delle cose spirituali», e dove i Ve- 
scovati erano vacanti supplisse il Metropolitano, ed in 
difetto suo il Vescovo più vicino^ il che acquetò in 
gran maniera gli animi de' Cattolici, e fermò ^ per qual- 
che tempo ancora, le loro risoluzioni. 

In questo mentre non erano più lente P esecuzioni 
dell' arini di quello che si* fossero i consigli ed i trat- 
tati di pace; perciocché il Duca di Mena, medicatosi 
della sua indisposizipne in Roano,' era con parte della 
sua gente uscito a mettere l'assedio a Ponteo di mare, 
iuogo che per essere vicino incomodava e restringeva 
il commercio di quella città, e dall' altro canto Mon- 
signore di Villàrs ei*a similmente passato ad assediare 
la nuova fortezza di Quillebove per aprire totalmente 
P adito e la navigazione della Senna, dispiacendogli, 
oltre l'impedimento e l'incomodo, che gli Olandesi e 



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UBRO DECIMOTERZO 49 

|[P Inglesi SI aauidassero in quel luogo molto oppor« 
tuno a ricevere i legni loro, e posto in mezzo a^ suoi 
governi di Avrò di Grazia e di Roano, molestando e 
portando danno e disagio ed all^ uno ed all^ altro di 
loro. 

Il Re, ch^era ancora ne' confini di Normandia, vi 
spinse il maestro di campo Griglione con mille e cin* 
quecento fanti Francesi , ed il signore di Bouquetot con 
cento gentiluomini del paese, desiderando non meno di 
conservarsi quel sito, di quello che desiderassero di scac- 
ciamelo i suoi nemici. ^ 

Erano ancora le fortificazioni di quel luogo imper- 
fette,* perché sebbene P armata Olandese vi aveva sol- 
lecitamente lavorato, non aveva servito il tempo che 
si potessero ridurre a perfezione, di modo tale cho 
senza incamiciatura e incrostatura di muro erano i ba- 
luardi e le trincee non solo di semplice e non con- 
densato terreno, ma appena superavano l'altezza d'un 
uomo, ancorché fossero ottimamente intese e con av- 
veduto consiglio diligentemente disegnate. Piantò nei 
primi giorni Villars cinque cannoni per battere una 
mezza luna, che difendeva la porta rivolta al canto 
di terra ferma, ed avendo fatto grossa radunanza di 
contadini, che per tutto il paese volontariamente se- 
guivano il suo nome , si avanzò con una trincea e co- 
minciò a lavorare con la zappa di modo, che si con- 
dusse sotto alia mezza luna, e la ridusse in istato di 
potervi appresentai*e P assalto. Assalirono da principio 
molto ferocemente quei di fuori, ma il numero deMi- 
feosori era cosi grosso, che non meno gagliarda riu- 
scì la resistenza di dentro, ed essendosi il giorno se- 
guente rinnovato P assalto, Griglione^ lasciato il carico 
della difesa al colonnello Reburs ed* ai signor di Bel- 

DAVILA VOL. IV 4 



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5o DELLE GUERRE CIVIU DI FRANCIA 
lebat governatore della piazza, egli sorti per altra parte 
cosi (uriosamente con il signore di Bouquetot, che non 
avendo trovata resistenza nella trincea, fece grandis* 
simo jclanno, distrusse una parte dei ridotti, inchiodò 
due pezzi d^ artiglieria, e se la cavalleria di Yillars eoa 
i capitani Borosè e Perdriello smontata a piedi' non 
correva al pericolo, ne restavano del tutto prese le trin-» 
cee e disfatta la fanteria, onde essendosi a pena rimesso» 
dopo molle ore Griglione, Monsignore di Villars cor 
noscendo la debolezza delle sue forze e disperato di pò-, 
ter far buono effetto, levò il di seguente P assedio e si 
ricondusse a Roano» 

Di questo disordine era stato* principale cagione il 
Matteucci, perchè se non avesse licenziati gli Svizzeri , 
vi sarebbe stato tanto corpo d^ esercito sotto Quille- 
bove, che per avventura P assedio sortiva diversamente. 

Ebbe II Duca di Mena miglior successo a Ponteo di 
mare, perchè postovi P assedio, e ben fortificate con 
i suoi ridotti egualmente distanti le trincee, si assicurò 
di maniera nella debolezza della sua gente, che pian-* 
tata l'artiglieria e cominciato a battere, il governatore 
che non aveva forze eguali con quelle di Quillebove, 
prese partito d'arrendersi, salvo la roba e le persone, 
e da quella parte restò libero P adito di condurre vet- 
tovaglie in Roano. 

In questo tempo il Duca di Parma aggravato non 
5o1d dalla ferita, ma anco da una sua indisposizione, 
solita, per la quale camminava di gran passo alPìdro* 
pisia, deliberò di trasferirsi ai bagni di Spa nella Fian* 
dra, e di ricondar seco la maggior parte delP esercito 
per provvedere alle cose di quei paesi, e particolare 
mente della F^i&ia, ove gli Stati di Olanda &cevano 
giornalmente molti progressi. Lasciò norndimeno in Fran* 



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LIBRO DECIMOTERZO Si 

eia seicento fanti pia delP ordinario in Parigi, così ri- 
cercato, contra il volere del Duca di Mena, dal Legato 
e da^ ministri Spagnuoli, e tremila fanti Italiani e Val- 
loni con seicento cavalli, i quali assistessero ne^ contomi 
di Parigi, a Soessons e nella Sciampagna , il comando 
de^ quali con tutto che il Duca di Guisa l'ambisse ed 
istantemente lo ricercasse, diede al signore di Rono con 
titolo di maestro di campo generale, e con ordine di 
espressamente ubbidire al Duca di Mena , essendosi de- 
liberato in questo tempo di dargli tutte le soddisfauoni 
possibili per assicurarlo nel partito, ed alienarlo dalle 
pratiche della pace. 

Con questa gente e con quella della provincia. Mon- 
signore di Rono si condusse sotto Epernè, città sette 
leghe distante da Ghiaione di mediocre circuito, ma di 
forma antica, e nello stato che si trovava poco atta 
a resistere a qualsivoglia mediocre oppugnazione, sti- 
mando che presa che fosse, col riempirla di gente si 
potesse incomodare e restringere grandemente Gt)ialone, 
ove risedeva con grandissimo numero di persone il par- 
lamento-, essendo massime quella terra situata sopra 
il córrente del fiume Marna. L'assedio fu breve, per- 
chè battute furiosamente le mura , che per la vecchiezza 
loro cadendo fecero grandissima apertura, il signore di 
Santo Stefano che non aveva presidio sufficiente a di- 
fendere la debolezza della terra, senza aspettare gli ul- 
timi esperimenti, s'arrese. 

Il Re il quale passato di Normandia s'era condotto 
ai confini di quella provincia, non avendo avuto tempo 
di soccorrere questa piazza, deliberò, come ne seppe 
la presa, di volerla ricuperare, più per mostrare di 
tener conto dei comodi del parlamento, che per alcun 
altro riguardo^ perlaqualcosa inviati innanzi il Duca' di 



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M% DELLE GUERRE CIVILI DI FRANCIA 
Nevers ed il Marescialh) di Birone, egli, conforme alla 
sua consuetudiDe, correndo largamente i luoghi tìcìdì 
si condusse sìq sotto a Ghiaione. 

Aveva il signore di Rono con grandissima diligenza 
risarcite le mura rotte dalla batteria precedente, ed 
avea sollecitamente &tte fabbricare trincee e rivellini, 
pen considerando che il Re si sarebbe posto senza di- 
lazione a ricuperare il perduto. Erano dentro alla terra 
seicento fanti Francesi , ed altrettanti Valloni del terzo 
del conte di Bossù, ed intorno a sessanta cavalli, molti 
pezzi d^ artiglieria minuta e quantità conveniente di mu- 
nizione, e radunati i contadini di quei contomi si la« 
vorava del continuo a migliorare i ripari. 

Alloggiò la fanteria del Re il giorno vigesimo sesto 
di luglio, sotto alla terra, e subito alloggiata il Ma- 
resciai di Birone volle avanzarsi cpn venti cavalli per 
riconoscere il sito ed i lavori che aveano nella difesa 
fatti i nemici , ma non fu appena arrivato su la strada 
che conduce alla città dalla parte di mezzogiorno , che 
una cannonata di molte che a ventura tiravano i di- 
fensori, cogliendolo di sbalzo a mezzo il corpo lo fra- 
cassò e lo dissipò di maniera , che senza profferire pa- 
rola alcuna cadde subitamente da cavallo in terra morto. 

Fu incomparabile la perdita di questo capitano, poi- 
ché nella prudenza , nelP esperienza , nella disciplina e 
nel valor suo si appoggiavano tutte le cose del Re, e 
non solo il carico degli eserciti riposava tutto intiero 
sopra delle sue spalle, ma le cose del governo,.! con- 
sigli distato, le trattazioni co^ Principi, gli affari pro- 
prj del regno tutti si reggevano col parer suo, di ma- 
niera tale che i parziali suoi attribuivano alP opera di 
lui tutto quello che prosperamente era succeduto o nel 
tKfgozio o nelFarmi, e quelli che più arditaipente Tadu- 



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LIBRO DECIMOTERZO 53 

lavano Io chiamaTaiio pubblicamente la balia e la no* 
trice del Re. 

E yeramente non si può negare da chi è stato pre^ 
sente alle cose, che dopo alP avvenimento del Re alla 
corona sino alla morte di Éirone sono successivamente 
accadute, le quali sono state le più ardue, le più in^ 
portanti, e, per così dire, le fondamentali del suo Te« 
gnare, che nella prudenza e nella vigilanza di questo 
uomo non consistesse tutto lo spirito e T anima non 
solo de^ consigli, ma ancora delP imprese e delle ope« 
razioni. 

% Ma non restarono però gli emuli suoi di non attri^ 
biiire molti disordini a colpa di lui, e particolarmente 
che non desiderando per suoi fini che si acquetassero 
le discordie, ma che continuassero P armi^ le quali' men* 
tre duravano egli dominava V animo del Re e tutti gli 
alTari del regno , e non si movendo molto per le cose 
della religione, della quale s'era mostrato poco curante 
sino da^ primi anni , fosse cagione che non solo le armi 
civili con tanta ruina pul^blica e privata continuassero ^ 
ma che il Re differisse con arti e con promesse V ef«* 
letto cosi necessario della sua conversione. 

IMbri nelP ingresso delP anno sessantesimoquinto del* 
Petà sua, intero d^aoimo, robusto di forze, pieno ds 
sollecita diligenza, ed indefesso nelle opere militari. 

Dopo la morte di lui, rimanendo il carico totale del« 
P esercito al Duca di JNevers , si cominciò ad ordinare 
Passedio della terra, ed il Re ricevuto P avviso di quello 
era succeduto, dopo molte ore di lagrime e di- pub^ 
blica condogUenza, si mosse con grandissima celerità pes 
ritornare al campo. 

Sperano similmente mossi da Rens trecento f^nti Yal* 
Ioni del telso. della Berlotta par entrare nella terra a 



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54 DELLE TÌDERRB OVILI DI FRANCIA. 

soccorso degli assediati, parendo che premesse molto 
a^ collegati la sua conservazione. Questi capnminando a 
^ella volta, e già vicini ad entrare, furono soprag- 
giunti dal baron di Birone che per vendicare la morte 
del padre innanzi a tutti s^ era avviato al campo , al 
quale non parendo di pretermettere P occasione di ta« 
gliare a pezzi questa fanteria, che senza spalla di cavalli 
trovava alla campagna, corse impetuosamente ad assalirli* 
I fant^non punto smarriti, essendo una parte pio* 
chiéri, e P altra parte moschettieri ed archibugieri,. ed 
essendosi abbattuti in una strada cava cinta di qua e 
di là da due alture o tumuli di terra quasi da due ri- 
pari , fecero alto , e rivoltando ferocemente la fronte 
riceverono con Paste P impeto de^ cavalli, ed intanto 
i compagni misti tra loro con gli scoppietti non man* 
cavano incessantemente di tirare, di modo che morti 
due capitani di cavalli e molti gentiluomini , appariva . 
molto difficile di poterli sforzare. Sopraggiunse monsi- 
gnore di San Lue con un^ altra squadra di cavalleria 
del Re, che marciava alla volta del campo, al- quale 
parendo gran vergogna che cosi pochi fanti resistessero 
alla campagna, si spinse a fare il medesimo tentativo'^ 
ma ricevuto con la medesima costanza fu non meno 
degli altri rigettato; e molto peggio avvenne a mon- 
signore di Giuri che con ìa cavalleria leggiera ultimo 
sopravvenne, perchè volendo fare il medesimo sforzo 
TI lasciò morto il proprio luogotenente con più di ses- 
santa de^ suoi, di modo tale che i &nti, non ricevendo 
ormai più molestia dalla ^cavalleria, usciti dal concavo 
della strada salirono una collina tutta ingombrata di 
viti , dalla quale con poca dilazione erano per calarsi 
alla fossa ddla terra rivolta alP angolo di Ponente: ma 
in questo tempo sopravvenendo il Re medesimo col ie« 



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UBRO DECIMOTERZO SS 

sto Ideile genti y e Tedèndo V affronto che da cosi pic« 
colo drappello di fanti ricevevano i suoi cavalli , si cac- 
ciò di galoppo su Porlo della fossa, e benché la città 
tion cessasse di tirare e con P artiglierie e co^ moschetti, 
passando nondimeno velocemente, si condusse ad af« 
frontare i fanti che calati dal colle s^ erano di già con- 
dotti alla pianura, onde tagliata loro a questo modo 
la strada di poter ricoverare sotto alle mura , e cir- 
condati per ogni parte, dopo lunga e valorosa resi- 
stenza, furono finalmente tagliati a peszi, s^bene con 
perdita di più di dugento di quelli della parte del Re, 
e più di dpgetito altri o mal trattati o feriti. 

Il medesimo giorno strinse Passediod^ ogni intorno^ 
e senza perder tempo si cominciò a sollecitare V espu- 
gnazione : e perchè gli assediati s^ erano affaticati tutti 
ì passati giorni a riempire la fossa d^ acqua per avan- 
zar più tempo èi perfezionare le loro fortificazioni, si 
mise il primo studio nel derivare e nel rivoltare P a equa 
in altra parte, il che fece consumare tre giornate di 
tempo ^ ma non fu così presto aperto P adito per P asciu- 
gar della fossa, che il baron di Birone impaziente di 
aspettare P effetto delP artiglieria, che per opera di mon- 
signore di San Lue tuttavia si piantava , diede la sca- 
lata ad un torrione nuovamente ridotto in difesa da 
quei di déntro , e venuto alle strette, di modoche com- 
battevano solo con le 'spade, rinnovò con tanta per- 
tinacia P assalto due e tre volte, che finalmente con 
molta strage d'ambe le parti P ottenne^ ma mentre 
nelP alloggiarvi i suoi si alza di terreno per coprirsi 
dalP offese di dentro , colto da uno scoppietto nella 
spalla rimase gravemente ferito. 

Preso quel torrione e levate conseguentemente P al- 
tre difese, adendo .V artiglierie latto nella muraglia. vec- 



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S6 DELLE GUERRE CIVILI DI FRANCIA 

chia patei^ apertura , cominciaroDO i difensori acl ao 
corgersi di doq aver forze sufficienti a sostener V as« 
salto , e perciò avendo mandato a trattare di arrendersi -^ 
il secondo giorno conclusero di uscire liberi con le 
Zagaglie, ma di lasciar, le bandiere, ih che volle per 
ogni modo il Re per rispetto delle insegne Spagnuole 
del conte di Bossù , le quali per riputaaùone desiderava 
d^ aver in suo potere, ». 

La terra fu riposta in mano del Duca di Nevers 
governatore della provincia il nono giorno d^ agosto* 

Da Epernè si volse P esercito alP espugnazione di 
Provins, città della Bria per P inegualità del sito e, per 
la grandezza del circuito poco atta ad essere . difesa y 
essendo tutta piena di giardini e di vigne,, poco abi-* 
tata di popolo, e malissimo provveduta di difensori , 
e nondimeno procedendo lentameD.te le cose , né strin- 
gendo r oppugnazione, vi si consumò tulio il restante 
dd mése , e pervenne in potere del Re non prima dei 
secondo di di settembre. 

OfferivAsi air oppugnazione deìV esercito la città di 
Meos , della quale come più vicina a Parigi ed oppor- 
tuna a stringere quella città , erano entrati in grandis- 
sima gelosia non solo i Parigini , ma il Duca di Mena 
medesimo, il quale venuto a Boves vi spinse il signore 
di Vitrì con ottocento fanti e con trecento cavalli , il 
quale insieme <;on il signore di Rao tigni governatore 
della terra, e con il presidio ordinario vi si affaticò di 
maniera che fu ridotta in termine di buona difesa ^ »il 
che consideralo dal Re , e giudicando V espugnazione 
difficile e molto lunga , trapassato oltre Meos lungo le 
ripe del fiume Marna che si conduce a Parigi , deliberò 
di fabbricare un forte in mezzo della riviera , nelP isola 
che si chiama di Goraè , acciocché posto in mezap tra 



Digiti 



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LIBRO DECIMOTERZO &f 

Tuna città e P altra impedii il loro oommeiclo e la 
navigazione del fiume , sicché senza perder tempo al« 
V espiignazione di Meos venisse a conseguire il mede* 
Simo, e forse maggior frutto. 

Fu questo pensiero del Duca di Nevers^ il cptak 
avendo, avuta la cura d^ eseguirlo , vi s* applicò con 
tanta diligenza cha in pochi giorni si cominciarono ad 
alzar i ripari , facendosi la fortiftcazione a similitudine 
di stalla con cinque angoli acuti , e con nna piattaforma 
alta e rilevata nel mezzo. Stava il Re alloggiato con 
tutto r esercito su la ripa del $ume , e con astringere 
i contadiai di tutto il paese alP in tornp , e con far 
lavorare le fanterìe -medesime a vicenda T nna compa«* 
gnia dell^ altra y procurava che il forte si riducesse in 
difesa. 

Air incontro i Parigini solleciti . ed ansiosi di ipasto 
impedimenlo , 1^ «ra per peggiorare la condizione del 
vivere ed augnmeptare in estremo la carestia , della 
quale era la città molto a^tta , noti^- cessavano, di sti« 
molare il Duca di Mena , acciocché s^ opponesse alla 
£»bbrica del forte tanto pregiudiciale agP interessi cot* 
munì ; né desiderava il Duca meno di loro di potervisi * 
opporle, ma la poca gente che aveva seco lo costrin* 
geva a procedere lentamente, perché prima fu neces* 
sario aspettare che si raccogliessero le. guarnigioni vi*' 
cine , e poiché V ebbero radunate , se gli abbottinarono 
i Tedeschi del conte di Gollalto creditori di molte pa« 
gbe , senza i quali non poteva muoversi con isperanza 
di buono effetto. 

Si acquetarono finalmente i Tedeschi essendo loro 
stata numerata certa somma di danari , jxia erano tra- 
passati molti giorni intanto , onde tanto più ebbe tempo 
il Duca di Nevers di riduirre il forte in difesa , e tanta 



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58 DELLE GUERRE CIVILI DI FRANCIA 

' .maggìorineùté^ si relse difficile il tentativo di poterlo 

' impedire ; e nondimeDO il Duca si avanzò dalP altra 
parte del fiume disegnando di combattere e di occupare 
una Badia , la quale soprastando al fiume potéhra poi 
battere il forte a ca vallerò^ ma essendovi dentro il si- 
gnore di Pralin ed il conte di Brienna con numero 
mólto grosso così di cavalli come di fanti, si sóara- 
mucciò caldamente lo spazio di due giorni dóntinui , 
innanzi che il Duca si potesse alloggiare in sito ap- 

' propriato ad oppugnarla , e condotta e piantata che fu 
r artiglierìa, comparve dalP altra parte il Re ch'alcuni 
giorni era stato indisposto a San Dionigi, alla venata 
del quale essetidosi gettato un ponte su le barche , si 
rinforzò di maniera il presidio della Badia , che non 
contenti quei che la difendevano d^ uscire a tutte V óre 
ferocemente a scaramucòiare con P esei'cito della lega y 
8* erano alloggiati con molte trincee iif campagna , e 
^on esse condottisi sin sotto a^ ridotti del Duca , ed al 
posto ihedesimo dove sperano collocate T artiglierie : per 
la qual cosa apparendo iion solò difficile , ma quasi del 
tutto impossibile il guadagnar la Badia difesa da. così 
numeroso presidio, e soccorsa e sostenuta dal campo 

' tegio con la comodità del ponte su le barche , il Duca 
senza ostinarsi si ritirò ad alloggiare nel villaggio di 
Gondè per aspettare il sìgqore di Rono ed il colon** 
nello di San Polo , chiamati da lui con le forze stra- 
niere e con quelle della provincia di Sciampagna , giu- 
dicando impossibile d^ opponersi al campo del Re , se 
con P arrivo di questi ajuti non avesse grossamente 
augumentato il numero delP esercito suo : ma avendoli 
aspettati indarno da' sedici sino al vigesimosecondo dì 
di settembre , si ritirò finalmente a Meos senza poter 
impedire la perfezione del forte, di dove per non per- 



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UBRO DEGIMOTERZO 59 

dere inatOmente il tempo e dare qualche soneramento 
air afflizione de! Parigini , si condusse dopo non molti 
giorni in altra parte ad assediare Crespi, luogo del 
contado di Valois^ ed ottenutolo senza molta contesa^ 
rese più facile e più sicuro il passo a qualche quantità 
di vettovaglie che dal paese fertile d^ intorno potevano 
condursi in Parigi» 

Mentre con queste piccole iasioni si trattengono i 

' capi delle parti , V uno per istringere la città , V altro 

per allargarle la strettezza del vitto , i trattati dell^ uà 

partito e delP altro camminavano con maggior calore 

che non faceva la guerra. 

Era intento il Re con V animo alle cose di Roma| 
avendo dalP equità e dalla prudenza del Papa conce* 
puto grandissima speranza di potersi riconciliare con 
la Chiesa , ma voleva piuttosto che il negozio passasse 
per via di composizione e d^ accordo , che per modo 
d^ umiliazione e di perdono , e però desiderava che il 
senato Veneziano ed il Gran Duca di Toscana j come 
mediatori , s' interponessero a negoziare questa ricoti* 
ciliazione con la Sede Apostolica , il trattato della quale , 
così stando in pendente , tratteneva gli animi de' Cat- 
tolici sin tanto che se ne vedesse risoluzione, e non 
alienava gli Ugonotti non ancora sicuri che seguisse 
r accordo , anzi pieni di ragionevole speranza , che qne* 
sto modo di trattare a Roma non fosse per partorire 
alcun frutto. 

U Cardinale de' Gondi abboccatosi nel suo passaggio 
col Re, e fatto il viaggio con passaporto di lui per i 
luoghi eh' erano del suo partito, s^era fermato a Fi- 
renze , desiderando che dal Gran Duca Ferdiqando fos- 
sero prima conciliati gli animi d' alcuni tra' Cardinali ^ 
ì quali vedeva apparecchiati ad opponersi alla sua trat* 
tazione. 



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^ DELLE GUERRE CIVILI DI FRANGA 

Il marchese di Pisani, fatto il viaggio nel medesim^^ 
tempo, dopo passate PAlpi, s* era condotto a Desen- 
zano sul lago di Garda luogo della repubblica di Ve* 
nezia, per procurare che il Senato col mezzo del suo 
ambasciatore rompesse il primo ghiaccio nelP introdurre 
il trattato col Papa. Ma erano ancora molto acerbi 
questi tentativi, perciocché le cose che tuttavia si fa« 
cevano in Francia tlal consìglio regio, e da^ parlamenti 
di Turs e di Cbialone, ove avevano dannate le Bolle 
del Pontefice, e le commissioni date delta legazione al 
Cardinale di Piacenza, e fatte molte altre dichiaraiioni 
di così fatta natura, davano poco segno di pentimento 
e di conversione nel Re, ed aveano posto come ip ne- 
cessità il Pontefice di perseverare nel protèggere la lega^ 
e di risentirsi di queste ingiuriose dimostrazioni, con 
così poco rispetto intentate contra di lui, così per si- 
curezza della religione, come per riputaVione della sua 
propria persona : né poteva assicurarsi ancora che il Reo- 
stato per lo passato così pertinace nella credenza sua^ 
potesse così tutto in un tratto sinceramenVe far» Cat« 
tolico, ma dubitava che questa fosse una mera finzione 
per istabilirsi nql regno , e però giudicava essere uf- 
ficio suo con lunghezza di tempo , e con molti argo- 
meati e congetture assicurarsi deir interno della sua 
conversione , per non finire di perdere la religione eoa 
una deliberazione precipitosa e poco decente alla dN 
gnità della persona sua, ed a quella opinione che il 
mondo aveva conceputa di lui. 

Aggiungevasi la potenza degli Spagnuoli cV occu- 
pava la maggior parte de^ Cardinali , V obbligo che 
aveva il medesimo Pontefice a quella fazione che P a- 
veva portato al Pontificato, onde era necessitato a 
maneggiarsi molto destramente con loro ^ e l' amore della 



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. LIBRO DECIMOTERZO 6t 

corte obe non può tollerare quelle cose che gli pajoiio 
pregiudicare alP autorità Ecclesiastica ed alla maestà 
della Chiesa : oltre che P avversità patite dal Re sotto 
Roano, eh' erano fresche e divolgate con Raggiunta 
della fama , rendevano il trattato di presente improprio 
e per ninna condizione opportuno. 

Ed il Dnca di Mena, ch'aveva data a Villeroi quaU 
che intenzione di favorire la conversione del Re ap** 
presso il Papa, giudicando cosà lecito a sé V ingannare 
il nemico, come era stato lecito a lui il mancargli di 
parola e divolgare il segreto, de' trattamenti passati in 
confidenza y rientrata più che mai ne' suoi antichi iì-m 
segni , per mezzo del Porta e del Vescovo di Lisifeux, 
suoi agenti alla corte, con i fatti e con le parole con* 
trariava a suo poter quelle cose che si trattavano in 
avvantaggio di questa conversione. Per la qual cosa il 
Papa deliberato di non dare scandalo di sé nell' ingresso 
del suo Pontificato , né sentendo ìc cose in termine che 
con sicurezza della religione e con decoro della Sede 
Apostolica ti potesse porgere orecchie a quello che si 
proponeva, mostratene le ragioni molto apparenti al- 
l' ambasciatore Veneziano ed al Fiorentino , scrisse al 
Legato che facesse intendere al Cardinale de'Gondi che. 
non si movesse di Francia , la quale commissione es* 
sendo arrivata tardi, Ip trovò già partito; onde inteso 
poi che aveva di già passati i monti , spedi il padre 
Alessandro Franceschi dell' ordine de' predicatori suo 
teologo ad incontrarlo , ed a vietargli a suo nome che 
non venisse più innanzi , essendo risoluto , come cattivo 
Cardinale ed aderente d' eretici , di non lo volere né 
vedere né ascoltare , ^d al marchese di Pisani fece per 
mezzo del suo nunzio residente in Venezia irisoluta- 
mente avvertire, che essendo egli sospetto d'eresia, 



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6a DEtLE GUERRE CIVILI DI FRANCIA 
avendo seguito e militato per un eretico , non dovesse 
entrare in alcun modo nello Stato della Chieaa, altra- 
mente sarebbe astretto di procedere contra di lui. 

Il Cardinale, il quale si trovava air Ambrosiana, villa 
del Gran Duca presso a Firenze ^ non punto smarrito 
per V intimazione cosi sicura e risoluta del Pontefice j 
volle che il frate gliela desse distesamente in iscritto, 
■e ^n esso lui spedi il suo segretario a Roma ad iscoU 
parsi delle cose che gli venivano apposte: dimostrò 
ch^ egli non avea voluta da principio sottoscrivere la 
lega, compera stato ricercato, perchè sul fatto vedeva 
e per la lunga pratica delP uso di Francia conosceva 
non essere messa in piedi questa unione per vero zelo 
e sincero affetto verso la religione, ma per palliare 
r ambizione de' grandi e per ricoprire gP interessi di 
Stato , a' quali come Ecclesiastico non era di dpvere 
eh'' egli prestasse V assenso, né si facesse ministro degli 
altrui affetti e dell' altrui passione : che n' aveva &tta 
sua scusa col Pontefice Sisto Y, il quale, fatto capace 
del vero, aveva ricevuto in buona parte la sua delibe- 
razione : che se aveva trattato con il Re di Navarra 
durante V assedio di Parigi per liberare la città dalla 
estrema miseria della fame , Y aveva fatto con consenti- 
mento del Legato Apostolico e con liceqza di lui : che 
se al presente aveva trattato col medesimo Re perso- 
nalmente , r avea fatto per non si mettere in pericolo 
d'essere fatto prigione nel suo viaggio, e convenire poi 
con poca riputazione del suo grado trattar con lui ed 
abboccarsi per forza: che aveva ubbidito la intimazione 
del Legato Sega mandatagli dopo partito sino a' confini 
di Loreno , perché gli avea fatto intimare che se vo- 
leva trattare alcuna cosaia favore degli eretici e del 
Be di Navarra, non passasse a Koma, onde non avenda 



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LIBRO DEGIMOTERZO 63 

egli simile intenzione aveva continuato il sno viaggio: 
che si maravigliava che il Pontefice ricusasse ch^ egli 
andasse a^ suoi piedi ed air ubbidienza sua j ove s^ egli 
era colpevole avrebbe potuto non solo riprenderlo ma 
castìgfi^rlo : ch^ era pronto a rendere con^o minuto e 
vero delle operazioni sne , e se si fosse trovato in man« 
camento non ricusava il debito castigo : che V inten^ 
zione sua era stata di ridursi a Roma per fkv eonsa^ 
pevole il Pontefice delle calamità e miserie della Fran^ 
eia, le quali per avventura non gli erano sinceramente 
rappresentate: che. come prelato e Vescovo di Fran* 
eia e Cardinale gli veoiva a far sapere essere più di 
quaranta vescovati vacanti , V entrate de' quali erano 
godute da donne, da cortigiani, da soldati e da per- 
sone aliene dalla professione episcopale , e che. intanto 
le povere anime erano disperse senza pastore : che si 
sentiva in obbligo di rappresentargli che i curati delle 
parrocchie , i sacerdoti e gli altri preti , abbandonata 
la propria funzione e la cura delle anime , attendevano 
ad insanguinarsi le mani ed a vivere nella professione 
delP armi: che si sentiva aggravato nella coscienza, se 
non gli &ceva sapere il pericolo nel quale si trovava 
un regno cosi nobile e cosi grande di divenire scisma-* 
ticQ, jse non si prendeva partito alla salute ed all'unione 
sua : che questo gli pareva ufficio jdi ^^ buon Catto- 
lieo e di buon Cristiano , e non d' eretico nò di fan- 
tore e promotore d' eresie : che quando Sua Santità 
avesse volato ascoltar i suoi sensi intorno alle discor- 
die ed alle calamità della Francia , gli avrebbe detti e 
sottoposti al suo gravissimo' e prudentissimo giudicio ^ 
e quando gli avesse imposto silenzio avrebbe taciuto ^ 
poicbò quanto a sé , appagata che fosse la coscienza ^ 
non intendeva di pasisare più innanzi. 



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64 DELLE GtIÉftRE CIVILI DI I?RANCIA 

Queste ragiODi arditamente proposte dal segretario 
introdotto dalP ambasciatore Fiorentino , penetrarono 
addentro nelP animo del Papa, il quale avendo da que« 
sto e daMiscorsi delP oratóre Veneziano compreso molti 
particolari , si confermò neW opinione che avea , o di 
portare alla corona con pièno consentimento d^ ognuno 
un Principe dd sangue , ovvero di potere per avven«>' 
tara un giorno con decòro della Sede Apostolica e 
con restaurazione degli ordini della Francia , vedere if 
Re di Na varrà riconciliato sinceramente alia Chiesa, e 
terminate in questo puìito tutte le disdordie di quel 
regno. 

Ma perchè ancora questa spieranza era debole ed oscura 
ntìV incertezza àeW avvenire^ uè giudicava convenirsi 
o precipitare il corso naturale ^lle cose, o del tutto 
abbandonare la lega, la qu^le, se non altro, serviva 
di stimolo e d' instromento necessario alla conversione 
del Re, deliberò di persistere ancora nelP incominciato 
modo d^ apparenza, incamminando intanto destramente 
e con la pazienza convenevole V occulto de^ suoi pen- 
rieri. 

Pertanto benché egli in un Breve scritto al Cardinale 
di Piacenza e divolgato alle stampe, dichiarasse di desi* 
derare che fosse eletto un Re Cattolico e nemico del- 
V eresia, e d^ abborrire che uno che tuttavia perseverava 
negli errori fosse ammesso alla possessione della corona, e 
perciò mostrasse d^ acconsentire anco alla radunanza de- 
gli Stati per devenire finalmente ad una buona e salutare 
elezione, spedi nondimeno al medesimo Legato il pro« 
tonotario Agucchi suo nipote, avvisandolo segretamente 
d^ andare molto destro e molto pesato, e di non per- 
mettere che neir assemblea degli Stati i voti fossero o 
sforzati ò corrotti , ma che le volontà fossero lìbere ed 



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UB&p DEGIMOTfiRZO 65 

i ioffittg) non inieresMti^ che non permetlessd V eUsiouQ 
d^un Re che fosse più per «cGendere le discordie) che 
per mettei:e 6ae alla guerra^ che. procurasse eh« noa 
fosse fatto torto a nessuno^ che si prendesse qtidr espe- 
diente che per via più facile e più sicura, e con oiancci 
novità che fosse possibile, potesse produrre e cagionare 
la pace^ e che non procedesse con molti scrupoli, mtt 
condonasse quello che onestamente si poteva £ufe al 
tempo ed alh natura delle cose ^ e pureliè la religione 
fosse sicura, posponesse molt^ altre considera?iìoni neN 
P ordine e nel modo di trattare; ammonendolQ final* 
mente, che questo era negozio di tanta importava ^ che 
non sarebbe mai a bastanza ponderato ed esamlnitto^ 
e ebe però tà guardasse da^ precipisj, dalla fretta del 
deliberare e da^ consi^i apparenti e speciosi, ed aresse 
senza altro rispetto solamente la mira alla quiete delle 
anime ed al servizio di Dio, 

Credeva il Papa che questi avverUmenti« bastaaseco 
senza maggior dichiarazione appresso la prudenza del 
Legato per &re che negli Stati si procedesse modera- 
lamente, ed a fargli capire che non approvava Tele* 
zione d^un ÌEt.e forestiero, per lo stabilimento del quale 
•arebbono necessarie più lunghe guerre e più ruinose 
che mai fossero state, ma che se si poteva con decoro 
della Sede* Apostolica e con sicurezza della religione, 
Q stabilire un Re del sangue di Borbone, o componere 
le discordie con il Re di Navarra, che sarebbe migliore 
e più espedito consiglio^ ma il Legato., abbandonatosi 
tutto alla volontà degli Spagnuoli, da^ quali sperava di 
«sse.re portato sino alla sommità del Pontificato, poi^ 
che al merito delle sue fatiche aggiungendosi . daddo* 
vero i favori del Re Cattolico , si giudicava in istato 
di potervi pervenire , e dalla lunga dìaK)ra in Frandoi? 

DATILA TOL. IT 5 



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m DELLE GUERRE CIVILIDI FRANGIA 
e dalla cou$ueM2tì^ d0' Parigini avendo già contralta 
panclalità con la lega ed inimicizia col Re, o non seppe 
accie0àl<» dairaffeUP, Q non yoUe tirato da' $noi dise- 
gni kiteiidei^ 1 sensi del Pontefiì^, e con tutti gli spi* 
l'iti sfisfk dato a portare V impresa degli SpaghuoK; 
' Ma il Duca di Mena aifrertito in parte dal segretario 
Porta « dal Vescovo di Lisiettx delle mòderate^ <;om- 
inisstool del Papa^ gfudicò obe Pairìmo di esso pendesse 
a fator snó, che quelle parole di far eleggere nn Re 
Oattoticp, difensóre della Chiesa, nemico degK ereticr^ 
ma c^è Sì potesse staUlire con ùniver$ale approvazione 
e aeo^a motivo 6 sovversióne , accennasse la soa per* 
s^a,« perciò speratido fermamente di dovere atere 
ti fàiòt del Pontefice, e per conseguenza del Legato, 
^ che I tentatiti degli Spagnnoli non fossero fomentati 
^ loro, sbracciatosi dalla* trattazione della pace, era 
tutto rivolto con V animo dalla radunanza degli Stati, 
ttft^nto a farla di maniera che riuscisse in avvantaggio 
ed in sicuro stabilimento delle cose sue. 

Per questo ayeà procurato con grandissima diligenza 
cbe j deputati che s'eleggevano non fossero di quelli 
che^^rano stati presi dalP oro, o dalle promesse de^mt« 
ntstri di Spagna, ma de' suoi dependenti', ed ove quelli 
poo ii erano' potuti avere, avea dmeno ottenuto che 
fossero per lo più persone di buon sentimento, affé- 
xionat9 alla patria ed al bene universale ^'stimando che 
questi difficilmente sarebbono condescest ad eleggere un 
Re forestiero, e <Sfae non fosse del loro medesimo san- 
gue* Restava a deliberare il luoga dove si dovesse te- 
nere f assenJ>lea degli Stati, e gli Spagnuoli che dise- 
gnavano far, nel tempo che ella fosse congregata, en- 
itate in Francia il Duca di Parma, ed accostarsi con 
f esercito a spalleggiare e a dar calore alle preteustoui 



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UBRO DECiMOTEaZO 67 

àsA Re Cattolico, desideravano prioicipalmenle la città 
di SaescoDS. Il Duca di Lorena, coix^e più vicina a sé, 
proponeva la città di Rena, dal che non dissentivano 
molto gU Spagnnoli. . - 

. Ma ti presidente Giannino ed il signore di Villeroi 
consigliarono, il Duca di Mena di- ridurre T assemblea 
nella città di Parigi 9 Senza aver riguardo al pericolo ed 
alla fuagfaeixa del viaggio de^ deputai ti-, ed air incoino* 
dita e carestia de? viveri, per dar contento e soddisfa<- 
zione agli abitanti di essa che ne facevano grandissima 
lAstansa, ed aveano bisogno dopo tante calamiti di es- 
aere consolati e mantenuti in fede, ed oltre di ciò per 
far la congregasione degli Stati più pubblica e più ce* 
Ubfe .per la qualità del Inogo, e per non mettere in 
pericolo 1^ città di Rens e di Soesson», perciocdhè a 
considecava cke venendovi il Duca di Parma, accom- 
' pagnato secondo U costume aao da grosse &>rze , poteva 
&cilmente astringere T assemblea a^ suoi voleri, ed im* 
padronirsi in- quelle piazse, il che gli sarebbe difficile 
da ottenere ià Parigi, ;Cosl per la grandezza sua e per 
a nomerò del popolo, come per essere più lontano dalle 
frontiere, e tutto circondato ed attorniato dalle città 
e dalle fortezze del Re piene di numerose guarnigioni , 
le quali in ogni ooeasione si potrebbono chiamare, per 
impedire la violenza i^be si volesse £aace alla .città ed 
agli Stati. 

Era oltre ' di ciò meglio disposta la città di quello 
che fosse stata per P addietro giaminai ^ poiché rimessa 
la pemiziosa potenza de' sedici, era restato il governo 
in mano deVsoliti magistrati eletti con gran riguardo 
dal. incdesimo Duca ^i Mena, e non v? essendo gli agi- 
; latori j quietavano gli animi del popolò senza quelle sol- 
levazioni che solevano perturbare tutte le^^cose: oltre 



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68 DELLE GUERRE GIVIU DI FRANCIA 
iiìG il parlamento re^ldeote nella città avrebbe potato 
servire (Ji opportuno UU'omento a trattare ed a impe- 
dire molle cose. 

Disp!ac!i[ue grandemente ai mmistrì Spagnnoli que- 
sta deliberazione, e vi s'opposero da principio 9 mostran- 
do la necessità che v^ intervenisse il Duca di Parma, 
il quale non poteva avanzarsi tanto innanzi nel rt^no 
ed allontanarsi tanto dalle frontiere^ e contendendo che 
il numero de^ deputati avrebbe accresciuta la cai'estlà « 
la necessità de' Parigini: ma P opposizione del Duca di 
Parma fu rimossa dalla morte di lui, e T interesse dei 
P&rigini non fu messo iu considerazione, perchè essi me- 
desimi fecero ufficio con gP istessi Spaglinoli, cbe de- 
sistessero dall' impedimento che frapponevano, perchè 
la città stimava mxQ avvantaggio, suo utile^ e molto pia 
su'a onorcvolezza e splendore che radunanza tanto ce- 
lebre si facesse uella città, e còu V intervento ed .assi- 
stenza loro« ; 

AjssenU s^ questa opinione anco il Cardinale Legato^ 
cosi per non incomodare sé cbedesimo con la spesa di 
nuovi viaggi, come perchè con il calore de' Parigini 
aveva opinione di ridurre V assemblea a far P elesioiie 
di quel Re ohe fosse più di soddisfazione ed alla Sede 
Apostolica ed all'intenzione del Re di Spagna. Per la 
qual cosa il Duca dì Mena, lasciato il governo dell' e- 
$ercito al signore di Rono , creato da lui Maresciallo e 
governatore dell'Isola di Francia, si trasferì in Parigi 
con poca comitiva, e quivi con la presenza e con le 
piMTole sue prociorò di consolare il^iopolo afflitto per 
la cai*estia e per V interrompimento del commercio dei 
traflJchi della città, mostrando cbe fra pochi giorni 
ncir assemblea degli Stati si sarebbe preso espediente 
e messi opportuni ordini per liberare totalmente la città 



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LIBRO DEaMOTERZO 69 

e sollevarla dalle streUezsé present», afraticanciosi con 
promesse liberHli , e con oùorare ed aecarexzai«e ciascu- 
no 9 e particolarmente i magistrati della città ed i prc* 
dicatori) di conciliarsi la benevolenza del popolo, la 
quale per la passata severità dubitava avere totalmente 
perduta. 

Non era senta gran ragione la speranza tihe il Duca 
di Mena aveva di poter finalmente trasFerire la corona 
in s% e nella soa discendenxa t perciocché^ eonsidcrando 
lo stato presente con il. dovuto riguardo , era cosa chiara 
che r unione delle corone , ovvero T elezione delP in* 
finte Isabella-, cose procurate dagli Spagnuoli, non sa- 
rebbono mai tollerate dagli animi Francesi , i quali da 
ninno interesse e da ninna pratica potrebbono mai es- 
sere condotti a sottoponersi air imperio do* loro natu- 
rali nemici , e benché qualche particolare, corrotto con* 
danari o con P aspettisione di cauchi è di grandezze, 
VI avesse accomodato il gusto, V universale nondimeno 
che piii poteva, non vi si sarebbe«mai in alcunflf ma*' 
niera aggiustato. Per la qual cosa , cadendo queste pre- 
tensioni , e rimanendo escluse, stimava egli, e la ragione 
glielo dettava, che il Re Cattolico non potesse con- 
correre più volentieri alP elezione d^ alcun altro , quanto 
della persona sua, poichò eleggendosi o il Duca di Lo- 
reno o quello di Savoja , come correva fama per il par- 
tito ehe èssi fossero per procurare, s ^aggiungevano Stati 
e potenza alla corona di Francia , la quale era verisi- 
mile che il Re Cattolico non avesse caro che s^ aumen- 
tasse, ma ehe piuttosto scemasi di grandezza e di 
forze : non vedeva che il Re Cattolico potesse aspettar 
di cavar maggiore frutto del dispendio e delle fatiche, 
passate, quanto eleggendo lui, il quale per il bisogno 
ehe avrebbe avuto degli a^uti suoi pei* istabllirsl nel re- 



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70 DELLE GUERRE CIVILI DI FRANCIA 
gno , sarebbe stato costretto dalla necessità a cCtpteii- 
tado ed a condescendere a molte cose che gli altri per 
avreatura non sarebbono stati così- faeili a consentire. 

Il medesimo giudicava del Papa che come, lontanò 
dagP interessi ^ e pieno di quella moderazione che di« 
mostrava, sarebbe più facilmente condesceso in lui che 
in alcun altro per- non privarlo òpÌ frntto delle sue 
tante fatiche ^ considisrando ch^ egli solo avea sostenuto 
il partito Cattolico e la causa della religione , la quale 
alcun altra né per autorità né per pmdenza avrebbe 
potuto sostenere. 

Vedeva Y universale de' Francc^si inclinato e disposto 
a favor mo per P aiitorità che teneva nel partito, del 
quale aveva così lungamente tenuto il principato , e che 
dalla dignità e carico che ora possedeva alla piena pò** 
tcDza di Re non v? era altra differenza che il titolo , 
tenendo di già P amministrazione delle cose come luo- 
gotenente della corona: conosceva che ninno degli al- 
tri della sua casa poteva o per . valore o per esperienza 
o per autorità o per merito agguagliarsi con lui ^ e che 

Y ombra sola del suo volere gli avrebbe confusi ed at- ' 
tcrriti. . 

Aggiungevasi la diUgenza con che a suo vantaggiò 
erano stati eletti i deputati ^ 1' ipclinazione del parla- 
mento nuovamente con il castigo de' sedici restituito in 
essere cU lui, la dipendenza del consiglio di Stato, e 

V arte di maneggiare questo disegno , nelle quaK con- 
dizioni tutti gli altri erano incomparabilmente inferiori, 
n medesimo concetto aveva il Duca di Parma , il quale , 
poiché in Ispagn^ il suo 'consiglio di vincere con b pa^» 
zienza e di portare le cose in lungo non aveva pili 
luogo 9 stimava più utile alle cose del Re Cattolico V e* 
lesione del Duca di Mena che d' alcun altro, poiché 



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LIBRO DECIMOTERZO ji 

con più (acilità , eoo minor dispendio e con più ayvan- 
taggiose icondisroni fi poteva"^ stabilire, onde n^ a?ea 
scritto liberaraente in Ispagna, ed appariva che nel 
corso del negozio avrd^be favorite le cose sue, o per* 
che così giudicasse profittjsvole al Re Filippo , com^ di-» 
mostrava, o perchè, come dicevano gli altri ministri, 
nof? avesse a caro che la monarchia Spagnuola con tanto 
cumulo à accrescesse è ^i riducesse nnica iiella Cristia* 
nità sen^ ^oijtrappeso e senza scontro. 

Ma la morte sua suf^ceduta il secondo dt di, dicem« 
bre nella città d^Àrras dopo lunga e travagliosa indis* 
posizione, variò alquanto lo stato delle cose^comedi* 
cevano allora gli Spagnnoli, con vantaggio delle cose 
del Re Cattolico, ma come apparve poi dagli effetti, 
con notabile loro dimisozbne: perciocché, rimossa la 
riputazione del nome suo , che già avea posto come in 
ubbidienza V umore de* Francesi ^ né essi stimavano molto 
l^i altri capitani e ministri Spagnuoli , né i medesimi 
ministri erano eguali a lui., né d^ autorità né di sapere^ 
ed avendo concetti ed opinioni diverse da quelle ch^ e« 
gli prudentemente npdriva nelF animo, e con le. quali 
aveva condotto il n^ozio sino a quest^ ora , cammina- 
rono poi con tal precipizio , qhe le cose del Re Cat- 
tolico prèsero piega molto differente da quella che tut- 
tavia prendevano d! presente. 

Ma il Duca di Mena con la perdita di lui perde ancor 
.molto delle speranze sue, e vedendo gli altri ministri , 
e particolarmente Diego d'^Ivarra^ totabnente alieni da 
Ini ^ cominciò a dubitare di non essere, astretto a pren* 
dere altra risoluzione, e pensò di guidare le cose sue 
con maggior arte e maggior cautela che non avea 
fatto per lo passato. La radunanza nondimeno degli 
S^ati.era camminata tanto innapzi, che non si poteva 



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ya DELLE GUERRE CIVILI DI FRANCIA 
p\ii differire, ed era necessario congregarla così per 
non sì rompere affatto con gli Spagnuoii, con^e per 
soddisfare le istanze del Papa ^ e molto più. perchè i 
deputati erano già eletti^ ed in gran parte incam* 
minati per ritrovarsi in Parigi* 

' Queste còse accaderono V anno mille e (cinquecento 
novantadue, nel qualànUd varia fortuna con diversi 
accidenti aveva travagliate V altre provincie del regnò. 

Nel principio dell' anno Monsignor delta Yaletta, go^ 
vernatpre di Provenza ^ aveva posto P assedio a Rocca- 
bruna, luogo, tenuto in quella provincia dal Duca di 
Savoja, e poiché P ebbe indarno battuta molti giorni, 
deliberato di voltare Partigliene e piantarle da un^ al- 
tra parte, ove aveva scoperto essere la muraglia più de-* 
bole e più facile P adito di andare alP assalto , comin- 
ciò nuove trincee pet piantarvi f artiglieria, intorno alla 
quale opera mentre si affatica personalmente per solle- 
citarne la perfezione , colto da una moschettata nella 
testa , e portato al suo padiglione , nello spazio di po- 
the ore passò da questa vita^ cavaliere che alla saga« 
cita delP ihgegno avendo congiunto il valore e P intre- 
pidezza délP animo , avea con poche forze isostenuto con 
onore « senza perdita la potenza molto superiore del 
Duca di Savoja. 

Morto lui , restando la Provenza dalla parte del Re 
àenza '|;overno. Monsignore delle Dighfere solito a sov- 
venire k quei bisogni , lanciata la cura del Delfinato al 
colonnello Ornano , vi si trasferì con laf solita diligenza , 
ed aggiunte alle sue le forze della provincia , s' impa- 
dronì con velocità grandissima di tutte le terre e ca- 
stella poste alle ripe del fiume Varo , il quale divide 
P Italia dalla Francia , e poi passato improvvisamente il 
fiume, è sbarattate le fortificazioni fatte dal Duca per 



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LIBRO DECIMOTERZO jZ 

ostare alP ingresso del sao paese ^ depredò ogni cosa con 
grandissimo spavento de^ popoli fin sotto aUe mura di 
Nizza, e ripassato il fiume s' era messo ad espugnare le 
tastell^ Ticine con prospero progresso , non gli bastando 
però P animo di assalire né Aix né Marsilia né altre 
città principali, per non arere né esercito né apparato 
tfafficiente a poter disegnare tlcane di queste imprese. 

Ma mentre egli si trattiene in Prorenza, le cose del 
Ré riceverono grandissimo danno nel Delfinato, perchè 
Monsignore di Mangirone gOT'ernatofe di Valenza qual 
si fosse la cagione, convenne di mettere quella città 
nelle mani del Duca di Nemurs o del marchese di san 
Sorlino ino fratello , governatore per la lega in qnelle 
parti.^ il che eseguito senza ricevere impedimento, il 
Duca di Nemurs, fiilentÀ a seguitare la prosperità della 
fortuna^ avea battuto ed espugnato san Marcellino , e 
conseguentemente presi molti altri luoghi, che diligen- 
temente fortificati impedivano che le forse della lega 
non si conginngessero da quella parte col Duca di Sa- 
vina ; per il che Monsignore delle Dighiere astretto a 
partirsi di Provenza dà questa diversione , lasciò libero 
il campo al Duca di Savoja, il quale passato il Varo 
e ricuperati tutti i luoghi che gli erano stati prosi, si 
avanzò a .mettere P assedio ad Àntibo , la quale città 
posta sul mare , e per la celebrità del porto , di molta 
considerazione, fu da lui* benché con difficoltà e con 
lunghezza espugnata. 

Ma il signore" delle Dighiére tornato nel Delfinato, 
rimosse lui di Provenza con la diversione, non meno 
che egli per via del Duca di Nemurs ne fosse stato 
divertito , perchè avendo raccolto tin esercito piÀ bUono 
ed ispedito che' numeroso , deliberò di passar V Alpi e 
condursi a portar la guerra ' in Piemonte , ed avendo 



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74 DELLE GUERBE CIVILI DI FRANCIA 
superato il Monginevra , ps^sso Qrdinarìo a condurre gli 
eserciti di qua dai monti, si distese per fa valle di 
Perosa e per il marchesato di Saluzso con tanto .ter- 
rore de^ popoli e con tanto romore, che il Duca, la*>. 
sciato il carico della Provenza al conte Francesco Mar- 
tinengo y fu astretto di venire a rimediare alla distra* 
«ione del suo paese. La cpalità de^ luoghi aspri è nioor 
tuOsi .cinti d^ dirupi è da balze , e d^ ogni int(nmo 
circondati dair Alpi^ massime in Una stagione ^be già 
in quelle parti inclinava al verno, perchè di già era 
il fine del mese 'di settembre^ impediva il pregresse» 
deir armi , e non permetteva che gli eserciti potessero 
urtarsi con tutte le forte \ e nondimeno avendo i 
Francesi «spugnata Perosa e la torre di Lnseroa , ed 
essendosi avanzati insino a Briqnerèa, ed avuto avviso 
eh^ i capitani del Duca raccoglievano parte delP esari< 
cito a Yigone , deliberarono d^ assalir il campo innanzi, 
che . si mettessero insieme tutte le forze. Così avanzatisi 
col marciare tutta là notte, la mattina. del quarto giorno 
d^ ottobre assalirono improvvisamente la terra, ove per 
la difficoltà del sito e per la rcsisten;^ de^ difensori fu 
lungo il travaglio te pericoloso il conflitto^ ma final- 
mente essendo pochi i Savojardi ed il luogo debole per 
flè stesso, restarono disfatti con morte di seicento sol- 
dati, e con la prigionia di gran parte de^ capitani e di 
dieci bandiere di fanteria , ed i Francesi ritornati vit*« 
toriosi a Briqueràs cominciarono con grandissima dili- 
genza a fortificare quel luogo, il quale con astringere 
tutti gli uomini di quei contomi a* lavorarvi ayendo 
ridetto .in difesa, lateiatovi bnon presidia, s^ avanzarono 
verso Saluzzo in tempo che già il Duca era venuto con 
tutto r esercito a Vtllafranc^^ è m>n avendo im^esa 
più importante da poter tentare, si misero ad pppu«- 



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LIBRO DECIMOTERZO yS 

gnare Cavors^ iMOgo ài montagna ^ ' difeso eia una torre 
ben forte situata a cavgliero del kiogò. Ma mentre qum 
con arte e con fatica si sforzano di condurre e di pian* 
tare r artiglieria, il Duca passato per V altra strada si 
condusse di notte ed assalire Bricfueràa, giudicando che 
non essendo àncora le fortiQcaziom finite, fosse non 
molto difficile il levarlo ai nemici, e levandolo, essi ri- 
manevamo di msuMera, oiroondeti, cl^e nell^ angustie dt 
quelle valli «arebbono facilmente restati oppressi, ma 
trovò resistenza più ga^^liarda di quello che aveva cre- 
duto* PerlaquidcOsa dopo quattro óre di ferocissimo 
assalto deliberò di ritirarsi, sapendo che i Fraiaieesi 
erano cosi vicini, che non potevano molto tardare di 
venire in soccorso de^ suoi^ il che. riuscì anco verissimo 9 
perchè Monsignore ^eUe Digbiere, l^ciato assediato il 
luogo ch^era piccolo, e con poca gente si pot<^va te- 
nere ristretto, si condusse con il resto dell^ esercito 
a quella Volta, ove lo strepito delP arcbibugiate che 
altaiB.ente risonavano per quei monti, lo conduceva^ 
ma avendo trovato il Duca partito da Briqneràs^ deli- 
berò velocemente di. seguitarlo, e raggiunta la retro^ 
guardia a canto ad un villaggio nel passar di certo rio^ 
Pascali con tanto impeto die disordinò P ultime schiere 
della cavalleria. Fece alto il restante delP esorcilo • e si 
scaramucciò furiosamente per molte ore, sia che stanchi 
tutti dal travaglio, ed avvicinandosi ìa notte^ il Duca 
si ritirò a Yigone, e la I>igbiere si condusse a Cavors^ 
ove la torre ed il castello battuti e tormentati finale- 
mente si arresero, ed ^li, scorso a depredare 'quelle 
valli ed impedito dalle nevi e ddl freddo di procedere 
ad altre .iipprese, verso la fine ^d ojese di diceoahre 
se ne ritornò nel Delfina to. 
"Ma nella Proveustfi èra venuto il «Duca di Epemdne, 



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yS DELLE GUERRE CIVILI PI PR ANCIA 
il quale intesa la morte del fratello, e Volendo conser« 
vBtsi quella provincia datagli in governo sino al tempo 
del Re Enrico III, e nella quale aveva sostituito à sé 
il signore della Ydletta^ vi passò con tutte le forze 
sue, e sensa mólta contesa avea ricuperato Antibo e 
ridotte in suo potere tutte le terre insino al Varo^ le 
quali per la debolezza erano preda ora déir una parte 
ora delP altra, e benché ^ molti nella provincia ^non se* 
guitassero il nome suo anco di quelli della parte del 
Re, egli nondimeno confidato nelle forze che avea òon« 
dotte seco attendeva con sollecitudine a sottomettere tutte 
le città alP ubbidienza del suo governo. 

Prosperamente anjCO f)as^vano le cose del Re nella 
provincia di Guascogna e della Linguadoca y perciocché 
avendo* Antonio Scipione Duca di Giojosa fratello' di 
Anna , morto nella battaglia di Cutràs e capo delP ar- 
mi della lega in quella provincia, ottenute molte vit* 
torie y espugnati molti luoghi , e reso il suo nome for- 
midabile in quei contorni , finalmente aveva posto V as- 
sedio a Yillemur fortezza non molto discosta da Mon« 
talbano , con disegno ^ presa che avesse quella e guasto 
attorno tutto il paese , di stringere anco il medesimo 
Montalbano, ricetto sicuro e da molti anni in qua piazza 
d^ arnie stabilita dagli Ugonotti: ma passando il Duca 
di Epemone nel medesimo tempo con il suo esercito 
per condursi in Provenza, è toltosi alquanto fuori della 
strada per Voler soccorrere quella piazza , Giojó^a , sen- 
tendosi inferiore di forze^, levò P assediò e si ridusse 
nelle terre del suo partito , sin tanto che passato il Duca 
di Epenione al suo viaggio gli parve di poter oppor- 
tunamente ritornare^ a Yillemur per proseguire il co- 
minciato disegno. 

Erano in Yillemur tivscento fìmti, presidio molto de< 



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UBRO DECIMOTJERZO 77 

bole per tòsteaere un^ oppugnazione cosi gagliarda^ per 
la qual cosa monsignore di Teniines che #i ritrOYaTa 
in MonUlbano^ deliberato di non lasciar perire gli asr 
sediati senza soccorso, partito da quella fortezza con 
dugento^arcbibugierì, cento e Ycnti celate ed nn scelto 
numero di gentiluomini , per diverse strade dalle ordì* 
narie e per luoghi coperti e difficili, si condusse den- 
tro alla piazza, volendo innanzi travagliare nella di« 
fesa di Yillemur che, dopo di aver perduto- quel luo- 
go y aver da difendere le mura di Montalbano, Il Duca 
di Giojosa levate le difese e coodottosi su la fiaosa^ 
aveva piantato otto cannoni, e, pop essi furiosamente 
batteva la muraglia, n^ mancando in alcuna cosa. aU 
r ufficio di valorosa e di diligente capitano , fornito 
dalla citta di Tolosa abbondevolmente di quelle cose 
che air espugnazione si appartenevano, la stringeva di 
maniera che già il pericolo era urgente, e bisognava 
presta risoluzione o di soccorrere gli assediati, o di la- 
sciarli perire ; onde Enrico di DanviUa Duca di Mo«' 
morausi, governatore regio nella provincia, non volendo 
ricevere questo scorno su. gli occhi propr), radunate 
le forze che aveva e chiamata in suo ajuto la nobiltà 
di Overnia ch^ era vicina, spedii monsignore di Leques 
e con lui i signori diCbiamba^t e di Montoisone^ 
acciocché procurassero di far levare^P assedio , a di 
soccorrere con potente ajuto in altro modo la piazza* 

Si radunarono questi a Bellagarda, il che inteso dal 
Duca di Giojosa , lasciata la fanteria • alP assedio , egli 
cou. la cavalleria e qualche numero di archibugieri corse 
furiosameple ad assalirgli. Fu da principio aspro e fu- 
rioso V assalto, onde cominciairoop qilei della parte del 
He a disordiparrì ^ ma avendo Leques &tto dar fuoco 
a due colubrine ed a due altri pezzi minori cl^ ave- 



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79 DELLE GUERRE ClVIU DI FRANGA 
Tapo carati da Matitalbaao, rafirénarono di modo gK 
asadlitDii che fiaalmcDte si partirono senza aver fatto 
altro effetto, e ritornò il dùca di Griojòsa neU' aliog* 
giatnènto' suo, attendendo a conlinoare T oppugnazione 
<DéQ tarnta sicurezza e con tanto sprezzo^ che aveva al* 
tùggialò ^arsaìnente la sua cavalleria per i villaggi al- 
P ititdrnO) acciocché nella sterilità del paese potesse 
c<m nEli^o^ indomodità trattenersi. 

Sta essendo artìvato io ajóto di quelli della pàrte^ 
dM Re il Yiscoatc di Coitone, -essi ^ ripreso animo ed 
acereiicinti ^ forze, perchè averano mille ed ottocento 
cafdttt- e poco meno di quattromila fanti j deliberarono 
di asèalire improvvisamente (e trincee del Duca, giudi- 
cando che se gK assediati, come* si promettevano dal 
valore del signor di Temines , fossero nsdti alle spal- 
la, facilmente st trapasserebbono le trittceé e si met- 
tet^be soccprso nella piazza. 

Cion questo disegno entrati la sera del giorno deci"^ 
mottonód^ ottobre in una selva cìie largamente disten* 
dendosi si conduce vidno a Yillemur, arrivarono così 
hkìprovvisameate ad assalire la mattina seguente il campo 
del Duca di Giojosa , che spuntarono le prime trincee 
inoanzi che coloro che neghittosamente le guai*davano , 
avessero tempo di prender 1' armi. 

Il Duca, intesa la venuta de^ nemici e b foga delle 
sue guardie , intiati innanzi dugento archibugieri a ca- 
tafto a trattenere il nemico, e dato il s^nò con tre 
tiri alla cavalleria di concorrere al campo , si fermò . 
ooln tutta la sua gènte itt battaglia tra la prima e la 
•eeodda trincea per ricevere 1' assalto dei realisti, i 
^uali inanimiti dalla prosperità del principio, corag- 
gtotamente P investirono e con non minor ferocità fu- 
rono ricevuti. 



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X LIBRO DECaMOTERZD 79 

t 

Dorò il Gooflilio coB ioceriena della vittoria la ap»* 
zio a ìxvi ora e mona , sia intanto monsigaor di Te* 
mines con la maggior parte del presidio ascilo per le 
cannoniere della fortessa , e fetto aa piccolo ma vaio» 
roso sqtiadróne , assalì dalle spallo^ il gfUsso del Doea 
cbe appena resisteva \ di modo che non potendo so* 
stenere l'impeto d' ambe le parti 9. la fanteria si pose 
in fuga, ^ corse, senza ritegno a passare il ponte che 
per comodità del caaipo avevano sol finmeTar fatto 
gettar so le barche^ xik\ essendo il ponte debole e la 
calca grandissima, fi^mente si roppe sotto tanto pé- 
so, e tutta la gente cbe v* era iopra miserabilmente 
cOofosa si sommerse. 

. li Duca che salito sopra 00. ronainp avea fiitto ogni 
opera di buon capitano per trattenere i sooi, esseo* 
dosi ritirato con pochi gentiluomini sempre combat» 
tendo sino alla ripa del fiume ^ trovò il ponte Jgià 
TOttQ e la sua gente affogata , onde necessitato di pas- 
sare a guaazo la ri^i^i^ sopra Ttstesso ronzino, sopraf* 
fatto dalP acqaa per la debolézza del cavallo e per la 
fretta del /passare , cadde nel mezzo del fiume , e si af- 
fogò con non minore *disavventora di qoeUo cbe fosse 
nella foga perita, la gente sua. . 

S'era intanto radonata la cavalleria al tiro dei tre 
cannoni , ma essendo morto il capitanò e prese le trin* 
cee per ogni luogo, attese a salvare le reliquie di quelK 
che fuggivano , e si ritirò senza dar travaglio a' nemi«> 
ci« Così rotto il campo della lega con morte di mille 
ioldati , e con la presa di ventidue insegne e^di totta 
P artiglieria , restò libera dall' assedio la piazza di ViK 
temor , e P armi del Re nella provincia grandemente 
superiori. 

]^ molto diversamente procedevan le cose nella ftre* 



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»o. DELLE GUERRE aVIU DI FRÀNCIA 
lagna. S^ era eooi^ttoto a difesa della parte del Re il 
Principe di C(»iitì, governatore degli eserciti nel Poetò , 
e nel paese di Mena il Principe di Dombès governatore 
didla Bretagna, ed aveano unitamente deliberato d^a»- 
tediare Gran, t^ittà grande e forte po«ta snl confine che 
^¥Ìde la Bretagna dall' altre provincie iricine , neUa 
^pale essendo grossa gnarnigioiie , scorreva e depredava 
tulio il paese all'intorno* 

' Raccolte però tutte le forze loro si pósero a qoeU 
P impresa^ l'uno dall' una parte ^ e P altro dalP altra 
dd .fiume y che correndo per il mezzo della città la di* 
vide in due parti ^ ma come succede per V ordinario 
che dove comanda più di un capitano negli eserciti le 
cose passano sempre non solo lente e tarde ^ ma di- 
^kordinate e confuse ^ V assedio cominciato con grande 
speranza si andò .tanto .allungando, che il Duca di 
Mercurio ebbe comodità di mettere insieme le sUe« forz* 
per soccorrere^ come grandemente desiderava, quella 
piazza» Per la qual cosa avendo chiamati da Btevetta 
l^li Spagnuoli, e radunata tutta la cavalleria e la no- 
biltà del paese, levati andò duemila archibugieri Bre* 
toni , s' incamminò con diligenza alla volta di Gran in 
tempo che avendo il Principe di Conti derivata l' acqua 
disila fossa dalla sua paiate, e battendo già il Principe 
di Dombès gagliardamente dall' altra, s' erano ridotti 
ia pericolo gU assediati di non poter sostenere i pri- 
mi assalti. 

All' avanzare del Duca , i Princip non giudicando 
che gli eserciti loro stessero bene divisi col fiume in 
mezzo, deliberarono c^e il Principe di Dombès ripas^* 
aasse la riviera e si congiungesse jcon il Principe di 
Conti nel medesimo alloggiamento, il che si fece in^ 
Banzi air arrivo, de' nemici , ma con tanto poco avve- 



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LIBRO DEQlilOTEItZO gi 

dimento , che per non si prif are ddla comodila di ri* 
passare il fiume, o per inavvertenza o per trascnrag- 
gioe o per altro, lasciaron in essere e eoo pocliissima 
guavdia il ponte che tre miglia sotto la terra avefano 
gettato sopra le barche. 

Passato il Principe é riuniti gli esèrciti volendosi li- 
berare dair imbarauo deff artiglierie grosse, senza per* 
der tempo ritiratde daUa muraglia le inviarono ianan2Ì 
a Castel Gontiero , ove aveano disegnato di ritirarri , p 
le pdlle, che. per il numero Wo e per la filetta non 
potevano condur via, sotterrarono in divertii luoghi pan 
tenerie ascose al nemico^ 

Ma U Duca di Mereurio , il quale trovato t ponto 
ìk essere , era passato il fiume speditamente senza tro^ 
var resistenza, marciando con belP ordine s^ avanzò >eosl 
incesto, che appena i Prìncipi avevano levato il campo 
ed ordinato P esercito alla partenza ^ che il sigiioj<$ di 
Gois Daufin^ che conduceva la vanguardia dell» lega^ 
comfiarve su la campagna e cominciò a spingere i ca« 
yaUi leggieri alla lor volta. Molti de^ capitani più pca* 
tid , e particolarmente Carlo di Momoransi signore di> 
Daovilla, dannavano il consiglio di ritirarsi in vista 
degU inimici, contendendo non vi essere esempio alcuno 
che. simile partito non fosse sempre stato pernicioso agli) 
eserciti, non essendo pòssihUe.che Fimo non* si ritiri 
con ispavenlo e con disordine., e l'altro nob s'avanzi' 
con impeto e con ardire; per la qùal cosa ersrno di 
parere che, fermandosi nel posto che tenevano, e ti*^ 
ràndo,:se s'avesse tanto tempo, un fosso alla fronte* 
dell'esercito, s'attendesse ardttam«it& P assalto de^'ner^ 
miei, e richiamando i P artiglieria che non era .molto' 
loiitana j .si rivolgesse furiosamente còntra di loro. 

Assentiva in gian parte a questo il Principe -ài Dom<«' 

Hkviuk YOL. IV 6 



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S% DELLE GUERRE CIVILI DI PRANCU 
bès, ma il. Prìncipe ài Conti superiore d^ autorità a 
d^ anni, e che per essere ne^ confini del suo governo 
teneva il principale Comando , gli mandò a dire eh? ai* 
tendesse a ritirarsi con P ordine già disegnato, perch' e- 
gli non voleva, essendo inferiore di forze, pericolare quel- 
r esercito e tutt^ i paesi vicini. Per la qual cosa avvia- 
tosi innanzi con la vanguardia condotta da Ercole di 
Roano Duca di Mombasone, e con la battaglia alla 
quale comandava, lasciò ordine che il Principe di Dom«< 
bès con il retroguardo lo seguitasse^ ma egli stretto ed 
incalzato dalla cavalleria de^ nemici, perchè non solo 
la loro vanguardia lo premeva, ma era sopraggiunto il 
Duca di Merourio con tutte le forze , fu finalmente co* 
stretto a fermarsi, e rivoltando la faccia serrarsi ad* 
dosso a^ nemici , P ardire de^ quali represse per pooo 
spazio, sin tanto che , circondato dal numero tanto mag« 
giore, ed abbandonato da^ suoi, dopo aver fatte tutte 
le prove di valoroso e di costante capitano fu costretto, 
essei|do quasi rimaso solo , a ritirarsi , abbandonando 
a^ nemici V adito della strada, i quali seguitando fero* 
cernente il corso della vittoria, urtarono nella fante* 
ria , la quale assai disordinatamente per la strettezza 
delle strade si ritirava: onde senza pur far mostra di 
difendersi fu in pochissimo spazio d^ ora distrutta e dis* 
sipata , essendone da^ cavalli leggieri e dalla fanteria 
Spagnuola* che sopravvenne, fatta grandissima strage. 

Il Principe di Conti senza voltar mai faccia con la 
sua cavalleria intatta perveqne a castel Gontiero la sera, 
ove poco dopo il Principe di Dombès con undici soli 
cavalli lo sopraggiunse,' Le artiglierie, abbandonate per 
la stada da quelli che avevano la cura di condurle, 
pervennero tutte in potestà de^ nemici , e la nobiltà 
eome fu arrivata salva in luogo, ove non poteva essere 



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LIBRO DECIMOTERZO 83 

perseguitata , si sbandò da sé medesima , e ciasetiDO se^ 
paratamente si ridusse alla sicurezza detla sua casa. Que- 
sto conflitto accaduto il vigesimoterzo dì di maggio af- 
flisse le armi del Re da quella parte di sì fetta ma- 
niera, che non solo castel Gontiero abbandonato dai 
Principi che si ritirarono più a dentro,, ma Mena an- 
cora e Lavai con tutti i luoghi vicini pervennero in 
potere della lega. 

Il Prìncipe di Conti si ritirò nel paese di Mena , ed 
il Principe di Dombès per diversa strada si ricondusse 
a Renes, e grioglesi maltrattati, feriti e disarmati si 
indussero ne^ borghi di Vi tré, lasciando per molti giorni 
al Duca di Mercurio il possesso della campagna. 

Era già stato destinato dal Re il maresciallo d^Au- 
mont al governo della Bretagna , perciocché il Principe, 
che di ora innanzi noi chiameremo Duca di Mompensie- 
ri, era succeduto al padre nel governo di Normandia, e 
luogotenente suo aveva eletto Francesco d' Epinè signore 
di San Lue, uomo che per la prontezza delP ingegno, per 
r ornamento delle lettere e per il valore delP armi era 
salito in grandissima estimazione ; i quali avendo radu- 
nate, forze per ogni parte, e fatta .levata di fanteria 
nel paese di Bruaggio , del qual luogo san Lue èra go- 
vernatore , affrettavano la venuta loro , perchè il Duca 
di Mercurio espugnato il castello di Malestrato si pre^ 
parava per assediare Vitrè città principale y e nella con- 
servazione della quale consisteva la somma delle cose, 

I capitani del Re , messe le forze insieme , nel prin- 
cìpio deir arrivo loro assediarono Mena città più grande 
che forte , ed ottenutala a patti , stettero dubbiosi se 
dovevano passare innanzi ad incontrare il Duca di Mer- 
curio , o se dovessero fermarsi per combattere Roccbe* 
fort luogo munitissimo, il quale incomodava partico- 



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84 DELLE GUERRE CIVILI DI FRAJNCIA 
larmente la dttà di Augers e tulli i luoghi vicini. Der 
liberarono finalmente, per P instanze de^ popoli e de^ st« 
gnori che gli seguivano , di tentare quel luogo ; ma 
. r espugnazione riuscì cosi difficile, essendo difeso dal 
signore di sant' Offange , che dopo duemila cinquecento 
tiri di cannone e perdita di molto tempo e de^ migliori 
soldati delP esercito, sopravvenendo le pioggie delP au* 
tunno ed avvicinandosi con il soccórso il Duca di Mer- 
curio, furono finalmente astretti a levarsi senza aver 
ottenuto P intento loro. 

Ma il Duca, avendo, col prendere diverse vie e far 
mostra di voltarsi ora ad una ps\^te'ed ora alP altra , 
tenuti sospesi i nemici , si condusse improvvisamente a 
Quintino, ove sperano ridotti settecento Tedeschi che 
sotto al Duca di Mompensieri militavano in quelle parti, 
e trovatili sprovveduti delle cose che si richiedevano a 
|br lunga difesa, gli necessitò ad arrendersi con espressa 
condizione d^ uscire dalla provincia e di -non militare 
più con tra di' lui, cosa che riusci di grandissimo danno 
alle cose del Re, perchè non avevano fanteria né più 
franca, né più veterana, né megUo disciplinata di 
quella. Accrebbe il danno della parte del Re la rotta 
d^P Inglesi, i quali, essendo come sempre sogliono af- 
flitti da gravissime infermità e condotti a debolissimo 
stato, aveano impetrata licenza dal Duca di Mompen- 
sieri di condursi a Danfront nella bassa Normandia per 
mutar aria, e per ricuperare col riposo le forze ^ ma 
assaliti nel viaggio dal signor di Bois Daufin con la guar- 
nigione di Lavai, di Gran , di Fugeres e dei luoghi cir- 
convicini , restarono di maniera dissipati , che appena di 
tanto numero ne restarono vivi dugento. 

Tutto alP incontrario passavano improspere in Lo- 
renò le cose dfiUa lega: j^ercioccbè mentre il Duca di 



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UBRO DECIMOTERZO 85 

Boglione, il quale avera preso con il pe^tardo Stenè 
ed occupati alcuni luoghi minori, vuole nltimamcnte 
soccorrere Beiraonte assediato da Mbnngnor d^ Amblisa 
generale del Duca di Loreno, Tenuti gli eserciti fero- 
cemente alle mani, i Lorenesi , perdute le trincee é P ar* 
ti^rie, furono totalmente rotti e &sipati, dopo il 
quale conflitto il Duca di Buglione^ preso. Dnn improv» 
fisamente con avervi similmente attaccato pettardo, e 
cmrreodo il paese senza ostacolo, aveva messe V armi 
della lega in grandissima confusione. 

In questo stato di cose cominciò Tanno mille cin« 
qnecento novantatre con universale disposizione degU 
animi dell* un partito e dell^ altro pia inclinata allo stan 
bilimento degli afiari, che al maneggio -ed* air eseeu*» 
zione delParml. La prima novità di qnes^ anno (a la 
dichiaratone del Duca di Meoa fatta sino il dibembre 
passato, ma pubblicata non prima 'del qqinto gionuv 
di gennajo presente , nella quale, dichiarando P inten-». 
zione sua net radunare é congregare gli Stati del stia 
partito, pregava ed esortava l Grttolid ehe seguivamo 
le parti del Re, ad unirsi ad un medesimo fibe coi» 
lui, e prendere espediente' alla salute e pacAficazioiie 
del regno. Era ella dd tenore che segue; J 

Carlo di Loreno, Diicà di Mena, Luogotenente gene* 
ralé òdio Stati;» e corona di» Francia a tntt' i presenti 
e d' avvenire salute. L^ inviolàbile e perpetua* ossecvanza 
che ha avuto questo regnò ddlai lieligioDe e. pietà/è statd 
quella: che Pha fatto fiorire sopra, tutti gli aliti di Cìritt 
stianità , e che ha fatti onorare i Re nobtri «del nome 
di GrisUanissimi.e'pruni figliudi, della Chiesa.^ avendo 
g)i uni per acquistar questo A glorioso titolò e fasciarle 
à^ loro posteri passato i mari-, e scorso iino agli iilti^ 
«ili conéiil dcìDa .terra con potentissimi: ^seà^iti^rl (ir 



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06 DELLE liUERRE CIVIU DI •FRANCIA 
la guerra agi* infedeli , e gli altri codabattuto pia Tolte 
contro eli qoelli che cercavano d' introdurre nuove Sette 
ed errori cootrar) alla fede e credenza de^ loro padri: 
ia tutte le quali espedizioni sono sempre stati accom-» 
pagnati dalla nobiltà , che volentieri esponeva a tntt^ I 
perigli la . vita ed i ben» propr) per aver parte in que- 
sta sola vera e soda gloria d^ aver ajutato a conservare 
la religione nella sua patria ^ o stabilirla nei paesi lon- 
tani , ne^ quali il nome e V adorazione di nostro Signorer 
non era ancor conosciuta, onde non solo risuona la 
&ma del valore é del' zelo di tutta la nazione in ogni 
parte, ma con V esempio suo si sono eccitati altri po- 
tentati a seguitarla nelF onore e nel pericolo di così 
^^ne imprese e di cosi lodevoli acquisti. 

i Non sì è punto dopo questo ardore la santa inten- 
zione de^ nostri Re e de^ loro sudditi raffreddata o mu^ 
tata sin a questi ultimi giorni; che V eresia si è nasco- 
stamente introdotta in questo regno^ed accrescinta di 
si &tta maniera , p^r i mezzi che ciascuno sa ^ che non 
è più di raestidri di mettere avanti gli occhi nostri^ che 
siamo finalmente caduti in questa lagrimosa disgrazia, 
che i Cattolici stessi i quali doveva V unione della Chiesa 
inseparabilmente congiungere^ si sono con un prodi^ 
gioco e nuovo esempio armati gli uni contro degli al- 
tri, e dbuniti in Inogo di collegarsi per difesa della 
loro celigioiie. Il che giudichiamo essere avvenuto per 
le malvage impressioni e soliti artificj , de^ quali si sono 
serviti gli eretici per persuaderli che questa^ guerra non 
era per k religione, ma per dissipare ed usurpare lo 
stato, -ancorché noi aUiiiaino prese Tarmi, mossi da un 
fi( giusto dolore, o piuttosto astretti da si grande ne** 
oessità, che k causa non possa esserne attribuita -.ad 
altri che agli autori del più scellerato, disleale e perni- 



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LIBRO DECIMOTERZO 87 

€Ìoao uuisiglio che fosse niai dato a Principe^ cA aii« 
corchè la morte del Ke sia occorsa per colpo celeste 
e mano di uo sol uomo , sensa ajato né saputa di quelli 
che àveTano par troppo octasioue di desiderarla : e non 
ostante die noi avessimo fatto fede^ ogni nostro scopo 
e desiderio tendere solo a conserfare lo Stato , seguir 
le l^gi del regimo col riconoscere per Re il Cardinale 
di Borbone più prossimo e primiero Principe del san* 
gue , dichiarato tale ia vita del Re defunto per sue lei* 
tere petenti, Terificaté in tutt^ i parlamanti, ed in que- 
sta qualità designato suo successore quando T^nisse a 
mancare senza figliuòli maschi , il *cbe ci obbligàTa; a 
deferirgli questo onore , e rendergli ógni obbedienza, 
fedeltà e sertitù, come ne avevamo intensione, se ar 
Tesse piaciuto a Dio liberarlo della cattività nella quale 
si ritrovava*, e se il Re di Navarra, da cui solo po- 
teva sperare questo bene, avesse voluto, obbligando i 
Cattolici tutti, metterlo in libertà, riconoscerlo egK 
stesso per Re, ed aspettare che natura avesse fatto fi- 
nir i suoi giorni, servendosi di questa occasione per 
fiairsi ìnstroire e riconciliarsi con la Santa Chiesa , avreb- 
be trovato i Cattòlici uniti e disposti a rendergli la 
medesima ubbidienza e fedeljtà, dopo che fosse succe- 
duta la morte del Re suo zio. 

Ma perseverando egli ne^ sudi errori' non era possi- 
bile di £irIo, se noi volevamo restare sotto alP ubbi- 
dienza della Chiesa Apostolica e Romana , che V aveva 
scomimicato e privato delle ragipói che potea preten- 
dere nella corona ^ oltre che noi avremmo , facendolo , 
rotta e violata quell* antida usanza così religiosamente 
conservata per tanti secoli e sfuécèssione di tanti Re, 
dopo Clovigi sino al presente, di non riconóscere nel 
trono reale. alcun Re che non fosse Cattolico, ubbidiente 



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98 DELLE GUERRE CIVILI DI FRANCIA 
^^uolo detta Chiesa, e cbe noo ai^sse promesso e gta<* 
rato nella sua .consecrasione, ed in ricevere lo scettro 
e la corona, di vivere e .morire in essa, e dt difoiderla 
e manteDerla, e d^ estirpai^ con tutte Jesae forze P ece-^ 
»e, primo- giuramento de^ nostri Re, sopra il quale quello 
deir ubbidienza e fedeltà deVsuoi sudditi è fondato, e 
senza il* quale noi» avrebboBO mai riconosciuto ( tanto 
erano devoti della religione ) il Prinoipe, che si préten^ 
deva d^ essere. Qhiamalp dalle: leggi àUa corona. Osser- 
:vat|za giiidiq£itadt.aaiitii e; necessairi» per la salute e bene 
del regno dagli Stati tenuti a Bles V anno nullecinque* 
ceptosessantasei , aRon^ che i Cattòlici non erano ancora 
divisi nella difesa della bro religione, che fu tra di lom 
tenuta come legge principale e fondamentale dello Stato, 
e rimase stabilito con V autorità e volere del Re, cbe 
due di ciascun ordine sarebbono deputati e- mandati al 
Re di Navarra e al Principe di Gondè, per rappresea- 
tar Ipro da, parte d^i detti Stati; il pericolo al quale :$i 
mettevano, per esaere usciti da; santa Chiesa, ed esofr 
tarli a riconciliarsi con essa , e denunzisur loro che al- 
.trimenti veEiendo il caso di, succedere alla corona, ne 
sarebbono perp^tuamelpte ^«^iisl.cóme incapaci. 

,Nè la dichiarazione dopo &tta in Roano nelP anno 
mille cinquecento ottantotto, :COiiCBrmata nella convo- 
. ^azione degli Stati tenuti ultimaménte in Bles , che 
questa consuetudine e legge antica fosse inviolàbilmente 
osservata come legg^ fondamentale del regn.0, altro è 
che una semplice approvazione di giudicio sopra ciò 
d^ta dagli. Stati antecedenti, contro i quali non può 
opporre sospizione alcfinfi giusta per eondannare o rìf 
buttare il loro potere. ed autorità. 

Cosi il Re defunto la ricevette per legge ^ e ne prò- 
mise e giurò r osservanza nella sua chiesa, e sopra il 



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LIBRO DBCIM0TER20 89 

prezioso corpo di nostro Signore, come fecero tatti i 
deputati degli Stati nella detta ultima assemblea , non 
solamente avanti le inumane nc^isioni, che V hanno 
resa si infame e funesta, ma anco dòpo che più non 
temcTa t morti, e sprezzava quelli che vestavano« i 
quali teneva come perduti e disperati d^ ogni salute y 
avendolo fatto perchè riconosceva esservi tenuto ed eh*- 
biigato per debito , come sono tutti i superiori , a se* 
guìre ed a conservare le leggi che sono come voloone 
prtticlpali , o piuttosto basi di loro stato. '** 

Non si potrebbono dunque giustamente biasimare ! 
Cattolici dell* unione che hanno seguiti i decreti di santa 
Chiesa , V esempio de' loro maggiori , e le leggi fon- 
damentali del regno, i quali richiedono dal Prìncipe^ 
che aspira alla corona con la prossimità del sangue, la 
professione deHa fede Cattolica, come qualità esscnaiale 
e necessaria pgr essere Re d' tm regno acquistato a Gesù 
Cristo per la potestà del suo Evangelio, che ha ricC'* 
vnto dopo tanti seeoR , e nella forma ch^ essa ò àn« 
nunctata nella Chiesa Cattolica Apostolica Romana. 

Queste togioni ci- avevano fiitto sperare,, che se qual« 
che apparenza di debito aveva ritenuto appresso del Re 
defanto molti Cattolici , 'dopa la sua, morte la rdligio^ 
ne, legame' piÌEL forte di tutti gli altri per con^'ungere 
gli uomini, gli unirebbe tutti alla difesa di quello che 
deve loro essere più caro della vita: tuttavia contra ogni 
umana credenza vediamo essere avvenuto il contrario, 
perciocché fu. focile in quel subito movimento di per>* 
suader loro che noi eravamo colpevoli di quella mor- 
te, alla quale non avevamo pi^ pensato, che V onore 
gli obbligava d* assistere al Re di Navarra che pubblicò 
di volerne fiir la vendetta, .e che promise loro di farsi 
Cattolico fra sei mesi, ed essendovi uxia tolta stati im** 



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90 DELLE GUERRE CIVILI W FRANGIA 
barcati, rofiGBse ehe la. guerra cìtìIo produce , le pro- 
sperità che e^i ha avute , e le meclesiine calunnie, che 
gli eretici hanuo continuate di pubblicare contro di 
noi, sono le vere cause che ve gli hanno poi ritenuti, 
sin al presente, e dato mezzi agli eretici di avanzarsi 
tanto innanzi ,^ che la religione e lo Stato ne ^ono in. 
manifesto pericolo^ e tutto che noi abbiamo visto di 
lontanò il male che questa divisione era per apportare ^ 
e eh' essa sarebbe cagione di stabilire V eresia con il 
sangue e con.P armi de^ Cattolici, e che. (jqesto po- 
trebbe la nostna sàia. ricomuUaziooe ovviare^ .la quale 
per. questo effetto abbiamo con tanto ajQfeCto ricercata, 
a^n è tuttavia sitato in poter nostro giammai di per<« 
venirvi, tanto sono 5tati alterati gli animi ed occupata 
dalle passioni , che ci hanno impedito di vedere i mezzi 
della nostra salute^ Noi. gli abbiamo sovente fatti pre- 
gare di voler entrare in coòferénze con. noi, come si 
offerivano di fare con essi eoi per prendervi espedien-* 
te. Abbiamo fatto dichiarare "ed a loro ed al Re di Na« 
varrà medesimo, sopra qualche proposta fatta per il 
riposo del regno, che se lasciato Perror suo si ricon- 
ciliasse con la Chiesa y con sua Beatitudine e con ìe^ 
santissima Sede, per una vera. e non finto conversio-^ 
ne , e per azioni che potessero render . testimonio del 
suo zelo verso, là nostra religione , che noi . molto vo- 
lentieri avremmo apportata la nostra . ubbidienza , e 
tutto ciò che da noi dipende , per àjutare a metter fine 
alle nostre miserie, e gli avremmo proceduto- con tale 
candidezza e sincerità, che ninno potrebbe giustamente 
dubitare che tale non tosse la nostra vera intenzione. 
Queste aperture e., dichiarazióni sono state fatte allora 
ohe noi eravamo in maggior prosperità ed avevamo 
mea^. per intraprendere cose maggiori, quando questo 



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LIBRO DEGBVIOTERS» . 91 

pennero ci fosse caduto odia nrente^ pioHosto che. £ 
aenrire al pubblico ^ e di cercare il riposo umfenale& 
' Al che rispose, come è noto a ciascooo, non voler 
essere forzalo da'* suoi sudditi , chiamando forse le pre* 
ghiere frittegli di ritornare alla Chiesa, le quaK ansi 
doveva accettare in buona parte, e come una salutare ' 
ammonizione, che gli rappresentava il debito a cni sonoi 
i più gran Re non meno obbligati che i pia piccoli 
ddHa. terra: perciocché chi ha una volta ricevuto il 
Cristianesimo nella veca Qiiesa , cV ò la nòstra, di cui 
non vogliamo mettere in dubbio T autorità con chi si 
sia , non più se ne può useire , che il soldato arrotata • 
possa partirsi dalla fede che ha promessa e giurata, 
senza esserne tenuto per disertore e violatóre deHe ieggi 
di Dio e ddla Chièsa. 

Ha parimente aggiunto a detta «sposta, che dopo 
che stffebbe ubbidito e riconosoittto da tutti i suoi sud* 
diti, si farebbe istruire in un 'concilio generale e libe« 
ro, come se vi fossero nécessarj jconci^ pÀ dannare un. 
errore tante volte riprovato dadla Chiesa, massime per 
r ultimo concilio di Trento altret tanto autentico e so«- 
lenne, quanto alcun altro che à sia cdebrato dòpo 
molti secoli* 

Ed avendo Dio permesso che abbia avuto vantaggio 
dopo il guadagno d' una battaglia , la medesima pre^ 
ghiera gli fu ripetuta, non da noi che non eravamo 
in istato di doverla fare,. ma da persone d^ onore, de- 
siderose del ben pubblico* e riposo del regno ^ come 
segui parimente nèlP assèdio di- Parigi da prelati di 
grande autorità , che mossi dalle preghiere degli asse* 
diati , si disposero di andare a lui per trovare qualche 
rimedio aMorò mali. Nel. qual tempo $to risoluto vi si 
fosse, o piuttosto se lo Spirito Santo ^ senza il quale 



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g% DELLE GUEBitE ClVItl DI FRANQA 
alcuno BòD può^ entl«»re. ndla soa Chiesa, gli avesse; 
datò qoest^ animo, avrebbe molto meglio &tto sperare* 
della' sua conT«rsioiie ai Cattolici ^ che sono giustamiente 
entrati iti sospètto di. un sùbito cambiamento^ e sono* 
sensitivi ìli cosa, che tocca sì dappresso P onore di 
Dio, kf vite e le coscienze loro^ le quali non possono^ 
mai essere ricùré sótto il dominio degli eretici. Ma la 
speranza nollà quale e^ allora dì soggiogar Parigi, e 
per 'Conseguenza il teirore delle sue armi ed i mézzi 
dxG si protnetteTà di trovarvi' dentro per occupar con 
forza il resto del reame , gli fecero ributtare - questo* 
consiglio di riconciliarsi con la Chiesa, che poteva unir: 
ì. Cattolici e conservare la religione. 
' Ma dopo che é^he librata la città con V ajuto dei 
Principi, e signori e d'un buon numero ddla' nobiltà 
dePregpo, e delP armata che il Re Cattolico, il quale 
sempre con le sue forse e modi* ha sostenuta questa 
causa ( di che gli siamo obbligatissìmi ) , osando < sotto 
la condotta del Principe dì Parma, Principe di felice 
memoria assai cofmisciutó per la riputazione del suo 
nome e de^ suoi gran meriti, non lasciò* per questo dì 
rientrare nelle sue prime speranze , perciocché questa 
armata straniera ,' subito levato P assedio useà del re*^ 
gno , ed egli avendo comandato a' suoi , mise insieme 
una grande armata ^ con la quale si rese padrone della* 
campagna , e fece allora pubblicare apertamente e senza 
dissimularlo, ch^ era delitto di' pregarlo e di parlargli 
di conversione avanti che averlo riconosciuto, ed aver- 
gli prestato il ' giuramento di fedeltà ed ubbidienza ^ 
N^he noi eravamo obbligati di deponerP armi, di pre* 
dentarsi avanti lui cosi nudi e disarmati per supplì-» 
cariò e donargli potere assoluto sopra de' nostri beni 
e vite, e sopra' Pistessa- religione per usamelo abùsar^- 



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LIBRO DECniDTBRZO ^ 

tie, come gli piacesse, mettendola io evìdenle pericolo 
per x^ostra villa , in vece d2 ciò ebe con V aotorità e 
metzi della santa Sede, ajuto del Re Gattolieo ed al* 
tri potentati che assistono e favoriscono questa cansa., 
noi abUamo sperato sempre che Dio ci ferebbe la graaia 
di conservarla, li quali lutti non avrebbobo più a ve<^ 
der altro né* nostri affaci , se noi V avessimo una volili 
rìconosciato , e si difBnird>be questa querèla della re-» 
ligione con troppo vantaggio degU eretici , tra lui c^ 
e protettore delP eresia armato di nostra td^ndienza e 
delle ferze intere di tutto il regno, e noi che non 
avranmo per resistergli che semplici e deboli si^ti* 
cazìoni- indirizzate ad un. Principe più desideroso di 
udirle che di provvedervi. 

Per ingiusta che si sia questa volontà , e ohe il se* 
guiìrla sia il 'vero mezzo diruiuare la rel^ione, non« 
dimeno tra i Cattolici che 1^ assisUmo , molti si sono 
lasciati persuadere eh' era ribellione V opponersi , e elie 
noi dovevamo piuttosto ubbidire a'«uoi comandamenti 
ed alle leggi della polizia temporale , che vuole slabi*^ 
lire di nuovo contro le antiche l^gi del regno, che 
ai decreti di santa Chiesa ed alle leggi de' suoi prede- 
cessori , dalla successione de' quali pretende la corona , 
che non ci hanno altrimenti insegnato a riconoscere gli 
^*etici, ma per contrario a rigettarli, a&rloro la^ 
guerra, ed a non tenerne alcuna nò pia giusta né pia 
necessaria , come eh' ella sia grandemente pericolosa* 

Quitci sovvenga, ch'egli stesso s'è agnato più volte 
contro i Re nostri per introdurre una nuova dottrina 
dentro il regno : che molti scritti e- libelli diffamatorj 
sono stati fatti e pubblicati contro quelli che vi si op-» 
ponevano, e consigliavano di estinguere a buon'ora il 
nascente male ancor debole : che voleva allorac che si 



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94 DHiLE^ GUERRE OVIU DI FRÀKGIA 
credesse le m^ armi esser giuste, perciocché vi andava 
dell^ religione e ddla coscienza, e che noi difèndiamo 
un^^^tica rdiigione così tosta ricevuta in questo regno 
come. incominciata, e con la quale è cresciuta questa 
corona sia ad essere la prima e la più potente della 
Cristianità, la quale noi conosciamo molto bene non 
poter essere conservata pura, inviolabile e senza peri- 
colo sotto un. Re eretico, ancorché nelParrivo per farci 
deporre V armi e renderlo . padrone assoluto, dissimuli 
(^ prometta il contrario. 

. .Gli esempi vicini, la ragione, e piò che ogni giorno 
proviamo ci dovrìano far saggi , ed insegnare che i sud- 
diti seguono volentieri la vita , i cos[tumi e la religione 
stessa de^ loro Re per mantenersi in buona grazia loro , 
ed aver partQ jnegU onori e beneGcj , cV essi soli pos- 
sono .distribuire, e che dopo aver corrotti gli uni con 
i favori , hanno sempre i mezzi di astringere gli altri 
con r autorità .e col potere. Noi siamo tutti uomini , 
e ciò ch^ é stato riputato per lecito una volta che 
tuttavia npn V era , lo sarà anco dopo per un^ altra 
causa che ci parrà non men giusta della primiera che 
ci fe^ fallire* 

Molti Cattolici hanno pensato per qualche conside- 
razione ppter seguire un Principe eretico, ed ajutarlo 
a stabilire , né il vedere ruinate le Chiese , gli altari 
ed i monumenti de^ loro padri , molti de^ quali sono 
morti combattendo per distruggere P eresia ch^ essi so- 
stengono, ed il periglio presente e futuro della reli- 
gione, gli hanno potuti divertire. Quanto più sospette^ 
dnnque ci do^rebbono essere le sue forze ed i suoi 
appoggi^ se di già fosse stabilito Re ed assoluto pa- 
drone ? poiché si troverebbe in tal caso ciascuno si 
afflitto e lasto , anzi ruiiiato dalP infelice guerra passa- 



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LIBRO DEGIM0TER20 95 

ta, ch^ elogerebbe, purefaè vivesie in iicoro riposo, ed 
anco con qaalche speme di mercede^ di soffrire pint« 
tosto ogni dispiacere, che-d^opporsegli oon pericolo. 

Sodo alcuni di parere che in tal cago sarebbono 
tutti i Cattolici nniti ed nnanimi in conservare la re« 
ligione, e che per ciò facil cosa "sarebbe interrompere 
il disegnò di chi tentasse cose nnove. Noi dobbiamo 
per certo desiare questo bene,' Ina tuttavia non osia* 
mo sperarlo cosi rn nn tratto^ ma sia cosi, che estin* 
to il fuoco non vi resti in un istante più calore nelle 
ceneri, e che deposte Panni, resti del tntto T odio 
nostro estinto, è però certissimo che non saremmo per 
questo esenti dalP altre passioni degli eretici , i quali 
per forza per arte sentendosi sa P avvantaggio di 
avere un Re della loro religione, ch^ è quanto deside-^ 
rano, farebbouo a voglia loro. 

E te ì Cattolici vole^ero beo considerare sino al 
presente le azioni che provengono dal loro* consiglio, 
ci vedrebbòno srs^ai chiaro , perciocché si mettono le 
migliori città e fortezze acquistate ih lo^ potere, o di- 
persone che in ogni tempo si sono dimostrate loro favo* 
revoli. I Cattolici che vi risedono sono tutto il di ac« 
cusati e convinti de^ supposti delitti , sendone sola , ma 
taciuta causa , V opposizióne che hanno sioora fiitta ai 
loro disegni, che essi malamente battezzano ribelHone. 
I princip9li carichi cadono nelle mani loro^ e si è ve- 
nuto di già sino alla corona. 

Le Bolle di nostro signore Gregorio Xiy^ e Cle- 
mente Vili, piene di santi ricordi e di patena ammo- 
nizioni fatte a^ Cattolici per separarli dagli eretici sono 
state non solo rigettate, maison ogni dispregio con- 
culcate da^ magistrati che ingiustamente s' attribuiscono 
il nome di Cattolici, perchè se fossero tali , non abu« 



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g6 DELLE 013ERRE OVILI m mAT^GIA 

|ere)>bQiio d^Ua senìplìcìlà di boUnro «hè^ lo sonò: cfa^ 
il;«ei?virsi dfiU^ esempio di cose avveauAe in<q\|&sto re^ 
gnòy sJloifa ch^ era questiooe dMobrodur cose contm 
la libertà e privilégj della Chiesa Gi^ieàtia, è moilto 
differente dal nostro fiitto, aon essendo mai .il regno 
stato ridotto a questa . infelicità, dopo che ha ricevuto 
la. fede, di sopportare un Principe eretico, o di ye- 
derne alcuno di tal.qaalità^che vi abbia preleso va* 
gione , e se pareva loro che. queale Bolle avessero qual*^ 
che difficoltà, essendo Cattolici, doveano procedere 
per dfmostranee , e con il rispetto e -modestia ch^ è 
dovuta alla Santa Sede, ^ non coil tanto siprezzo , 'be« 
stemmLe ed empietà^ come han £itto^ inaìorse haniK^ 
con ciò voluto dimostmre agli altri, che sanno i essere 
migliori Cattolici , che si deve £sir poco conto del capo 
della Santa Chiesa^ acciocché oe siano poi tanto più 
feciUnente ^esclii3Ì. Nel male vi si procede per gradi , 
si comincia, sempre da quello che o non par-male\ o 
(è' minore degli altri , si cresce poi il di seguente , ed 
al fine si arriva al sommo, . 

Quindi è., che riconosciamo Dio essere molto adi- 
rato contra questo, povero e desolato regno , e che ci 
vuol ancora castigare* per i. peccati nostri , polche non 
gli hanno potuti pegare* tante azioni ^ che tendono alla 
mina della nostra religione, nò le molle e spesso re« 
petite dichiarazioni &tte da noi, massime da pochi 
giorni in qua , di rimetteroi in tutto a quello che pia-^ 
cerebbe a Sua Santità *ed alla Santa Sede d^ ordinare 
sopra la conversione del Re di Navarra, se Dio gli fa- 
ceva la grazia di lasciare gli errori ^ le quali dichiara- 
zioni dovrebbono pnr fìire indolMtata fisde della nostra 
innocenza e sinoerìtà, e giustificare Tarmi nostre come 
necessarie alla nostra salute. Pure non lasciano di pub« 



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LIBRO. 0EGIMOTERZO 97 

blicare che i Princìpi . uniti per dtfissa della rdigione 
Doa tendono che alla raina e dissipazione ddlo Stalo, 
aooorcbè le loro azioni e proposte fatte di comune 
senso di tutti* loro , massime de' mag{;iori che ci assi** 
stono ^ siano il vero e più sicuro mezxo per levarne la 
causa ^ o pretesto a chi V aspirasse. 

Gli eretici non hanno altro appiglio, che di dolersi 
del soccorso del Re Cattolico, il <jual essi- di mal oc* 
cbio veggono , e ci terrehbono per migliori Francesi^ 
se noi ce ne volessimo astenere, o, per dir meglio, più 
&cili ad essere vinti, se fossimo disarmati. Al che ci 
J>astera rispondere, che la religione afflitta e posta in 
grandissimo periglio in questo regno , ha avuto bisogno 
di trovar questo appoggio, che siamo tenuti di pub^ 
blicare qaest' obbligo che gli abbiamo , e di ricordar* 
^ne in perpetuo , e che implorando il soccorso d^ un 
é gran Re alleato e confederata a questa corona, nou 
ha da noi richiesta cosa alcuna e non aI>biamo pari-* 
mente fatto da parte nostra traUato alcuno cou dbi 
^ sia dentro o fuori dei regno, in diminuzione della 
grandezza e maestà dello Stato , per la conservazione 
del quale noi ci precipiteremmo volentieri ad ogni sorta, 
di pericoli, pur che non fosse per renderne padrone 
UU eretico, scelleratezza che noi abbiamo in orrore 
come abbominevolissima, e maggiore di tutte le altre* 

E se volessero i Cattolici, che gli assistono, spo* 
gliarsi di questa passione , e partirsi dagli eretici , e 
giungersi non già a noi, ma alla causa della nostra 
religione , e ricercare i rimedj in comune per conser-* 
varia , e provvedere alla salute dt;llo Stato , noi ci tro« 
veremmo senza dubbio la conservazione delP uno e dcU 
r altro, e non sarebbe in poter di colui che avesse si« 
nistra intenzione d^ abusarne in pregludicio dello Stata 

DEVILA YOl. I? . 7 



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98 DELLE GUERRE GIYIU PI FRÀNGIA 

e di servirsi d^una fi santa causa ^ come d^uao specioso 
pretesto ed ingiusto per acquistar autorità ed onore. 

Noi li supplichiamo dunque e scongiuriamo nel no- 
me di Dio e di questa istessa Chiesa ^ nella quale pro- 
testiamo di voler sempre vivere e morire, di volersi 
separare dagli eretici, e di considerare che restando gli 
uni agli altri opposti , non possiamo prender rimedio 
alcuno che non sia pericoloso, e per fare patire molto 
lutto questo Stato , e ciascuno particolare , pria che 
apportarvi bene alcuno, dove per contrario la ricon* 
cilìazione renderà ogni cosa facile , e farà ben tosto 
finire le nostre miserie. 

Ed acciò che tanto i Principi del sangue j quanto gli 
ufficiali della corona, ed altri non siano punto ritenuti 
ed impediti d^ attendere a si buon' opera , e per dub- 
bio di non essere secondo i loro meriti , g>*adi e dignità 
riconosciuti, rispettati ed onorati da noi ed altri Prin« 
dpi e signori di questo partito , promettiamo su T onore 
e fede nostra, pur che si separino dagli eretici, di farla 
sincerainente \ assicurandoli , che in noi ed in quelli 
che ci seguono, troveranno P istesso rispetto e rive- 
reuza. Ma li supplichiamo ben di farlo quanto pri- 
ma, e di tagliare i nodi di tante difficoltà, che non si 
possono sviluppare, se non tralasciano ogni cosa per 
servire a Dio ed alla sua Santa Chiesa, e se non si 
rimettono avanti gli occhi , che la Religione deve pas- 
sare al di sopra di tutti gli altri rispetti e considerazio* 
ni, e che la prudenza non è più tale quando ci fa di* 
menticar questa nostra primiera obbligazione, 

E per procedere con più maturo consiglio, noi fac- 
ciamo loro sapere che abbiamo pregato i Principi, Pari 
di Francia , Prelati , signori e deputati de' parlamenti 
« delle città e ville di questo partito , di volersi trovar 



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LIBRO DEOMOTERZO 99 

nella città di Parigi il deci moset timo gioroo del pros« 
simo mese di gcanajo, per eleggere unitamente seuta. 
passione e risgoardo dcJP interesse di chi si sia, ii pia 
utile per la cousérv^izione della Religióne e dello Stato* 
Nel qual luogo se parerà loro di mandar qualcheduno 
per iàrvi aperture ebe possano servire ad un tanto bene, 
vi troveranno ogni sicurezza , saranno uditi con atten- 
zione e cou desiderio di renderli contenti. 

Cbe se r instanti pregbierìe che loro facciamo di vo- 
ler tener mano a questa riconciliazione, ed il pericolò 
vicino ed inevitabile della mina di questo Stato, uon 
hanno potére a bastanza sopra di loro per eccitarli ad 
aver cura dèlia comune salute, e che noi siamo oo-^ 
stretti per essere abbandonati da loro di ricorrere a 
straordinarj rimedj contro la nòstra intenzione e Vole- 
re, noi protestiamo avanti a Dio ed agli uomini^ che 
a loro dovrà essere ascritto il biasimo, e noa agli uniti 
Cattolid , che si sono con ogni potere adoperati di dì* * 
fendere e di conservare questa causa comune con bilonà 
intelligenza e con concordi animi , e con il consiglia 
di loro stessi. Nel che se si volessero ai&ticare eòa 
buono affetto, la speranza di un compito riposo sa« 
rebbe vicina, e noi tutti sicuri che i Cattolici tutti 
insieme contra gli eretici loro antichi nemici , che* 
aono soliti di vincere^ presto vedrebbono il fine della 
guerra* 

Così preghiamo i signori de^ parlamenti di questo 
regno di fiur pubblicare e registrare le presenti, accioc- 
ché siano notorie a tutti, e che ne duri perpetua me- 
moria air avvenire in discarico nostro, dei Principi, Pari 
di Francia , prelati, signori, gentiluomini, città e co- 
munità che si sono insieme unite per la conservazione 
della loro religione. 



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,oo DELLE GUERRE OVULI DI FRANCIA 

Con queista forma di dichia^^sione it^aca di Mena , 
Ancorché vivamente portasse le su^ ragioni^ ed egre- 
giamente difendesse la causa del suo partito y non $^ im« 
pegnava però alV elezione di nuovo Re, ma. tenendo le 
eose io bilancia si lasciò aperta la strada a^otcr pen- 
dere con V opportunità qualsivoglia deliberazione che 
c*i>nsigliassQ il tempo , e che permettesse la qualità de- 
gli affari \ percioochò diminuito grandemente delle spe- 
ranze sue per la morte del Duca di Parma, per P unione 
che vedeva tra il Legato ed i ministri Spagnuoli, ai 
quali sapeva essere odiosa la sua persona , e per la con- 
correnza de^ Duchi di Quisa e di Nemurs, che non erano 
per mancare a $ò stessi, avea pensato di non tentare 
P elezione di sé medesimo 9 della sua discendenza , s^ 
non io caso che gli paresse non solo di poterla far 
riil9cii*e con pienezza di voti e con universale consen- 
timentp, ma anco di aver forze e dependenze * tali e 
€f)n aicore^ che 000 avesse da temere di potersi sta- 
bilire nel possesso della corona : altrimenti era risolu* 
tp, q di rimettersi iq piena autorità di Luogotenente 
gmerale del regno, a seguitare la guerra, se .potesse 
per mezzo degli Stati ridurre le cose a segno, ohe cou 
poche dependfnze forestiere potesse sostenere V impre- 
sa , ovvero se questo non gli riuscisse di poter con* 
«guire, più tosto condurre gli Stati ad accordarsi 
con il Re mediante la conversione sua^ che tollerare 
che il regno pervenisse in alcuna altra persona, fermo 
sempre nel 6uo proposito di non pei^mettere né la 
\mioue delle corone, nò la divisione del regno ^ la 
quale sua deliberazione piena di probità e di sincerità 
%erso la patria ^ non solo piaceva a molti del suo par« 
iito, ms^ il Re medesimo, al quale da molte conget- 
urc era nota, non si j^otcva tahuUa abicncre di com<t 
mvodiurla^ 



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ITBRO DEaMOTÉRZO idi 

Md il Cardinale Legato ed tv ministri SpsfgQUoli non 
ben soddisfatti della dichiarazione cosi ambigua , nelld 
qnale jiarcva che s^ aspirasse più alP accomodamento con 
i Cattolici del contrario partito ^ ehe alP elezione di 
nuovo Re, deliberarono di farvi la gitrata;, e di diefaia* 
rare perfettamente V intenzione loro , e perciò il Gar<« 
dicale Legato pubblicò una scrittura m forma di ìeU 
tera del tenore che segue» 

Filippo per grazia di Dio .Cardinale di Piacenza del 
titolo di sant^ Onofrio , Legato n latere di Nostro SU 
'gnore Papa Clemente per divina provvidenza Papa YIII9 
e ideila Santa Sede Apostolica in questo regno ^H tutt^t 
Cattolici di qualsivoglia preminenza, stato e condizione 
si siano , che seguono il partito delP Eretico , e gli' 
aderiscono o gli prestano favore in qualsivoglia ma-* 
niera , salute, pace, dilezione e spirito di miglior con-* 
sigilo 9 in lui ch^ é la vera pace , sola sapienza , solo 
dominatore Gesù Cristo nostro Salvatore e Redentoce< 
L^ esecuzione d** opera sV santa e necessaria come è 
quella che risguarda il carico e dignità , che ha pia-* 
cinto a Sua Santità darci ia questo regtìo ^ ci è si a 
cuore , che riputeremmo ben impiegato il sangue e la 
vita nostra, quando vi potesse essere di giovamento^ 
è piacesse a Dio che ci fosse permesso di trasportarci 
in persona , non solo di città in città ^ di provincia 
in provincia, ma di casa in casa^ tanto per rendere a 
tutto il mondo certissima prova delP affezione nostra 
da Dio conosciuta 5 che per isvegliare in voi per lo 
suòno della viva voce nostra un generóso desiderio di 
- far rinascere nella Francia con la singoiar pietà de^ vostri 
antecessori , cioè con la Religione Cattolica Apostolica 
e Romana, il prospero e fiorito stato^ donde V eresia 
V ha miterabilmente fatto cadere^ 



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102 DELLE GUERRE CIVILI DI FRANCIA 

.Mai polche per V infelicità . de^ tempi e de^V impedi- 
menti clae vi son pur troppo conosciuti , non yi ci 
possiatuo ^miliarmente , come sarebbe V intenzione ^i 
Sua Santità e nostro volere , comunicare , abbiamo pen- 
sato essere debito nostro di supplire con questa lettera 
al meglio che ci sarà possibile. Che se v? aggrada d^dc« 
cettarla e leggerla con ispirito di veri cristiani e <:dt- 
tolici j e liberi d^ ogni artificio che sia alieno dalla ve- 
rità, ecciterete in noi una gratissima e ferma speme di 
potervi io .breve liberamente offerire la nostra presenta 
in tutte le parti di questo regno , .non già per esor- 
tarvi al debito , ma ben per congratularci con essi voi 
di ciò che vi avrete a consolazione degli uomini da 
bène sì valorosamente soddisfatto. Non facendo punto 
dubbio y che se rientrando in voi stessi porrete cura di 
riconoscervi come dovete , non avrete bisogno della voce 
uè della lettera nostra ned' alcun altro rimedio este** 
riore per rimettervi nella sanità di prima, perciocphè 
vedrà allora ciascuno di voi , che dalla sola eresia , 
come da fonte di tutti i mali , è nata in voi questa 
cecità d' intelletto ed abbagliamento di spirito , <ihe 
v' impedisce di fare, delle vostre e delP altrui azioni 
giudicio si sano come è vostro solito. 

Scoprirete allora per certo i varj artificj , con i quali 
praticano continuamente gli eretici di -distraervi da qne» 
sta devozione ed ubbidienza, che come veri figliuoli 
della Chiesa avete sì religiosamente resa sin a questi 
ultimi giorni al suo sommo capo, ed al seggio sposato* 
lieo, il nome ed autorità di cui tentano con tutti i 
mezzi di rendervi odioso e contentibile, sapendo che 
questo sol punto tira dopo di sé per necessaria conse- 
guenza la mina della Religione Cattolica in Francia, 
e lo stabilimento della loro empietà, .che non saprebbe 



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LIBRO DECIMOT£RZO u>3 

pigliar piede dove il trono di san Pietro è riverito co« 
me si deve. 

E per non tocear qni d^ ahro , che di ciò che fa pijl 
a proposito nostro , quale apparenza v^ è di pensare , 
che il capo della* Cristiana Chiesa voglia in parteaja-* 
tare o consentire alla mina e dissipazione di questa 
Cristianissima corona? che ben ne potrebbe aspettare, 
e quale infelicità non ne dovrebbe temere ? Con tntto 
ciò è la prìncipal calunnia, con la quale si sono sfor* 
zati di farvi abborrire il nome e santa memoria dei 
. Pontefici ultimamente morti, tntto che non siano punto 
partiti co^ vestigj decloro predecessori , de^ quali non è 
molto che solevate con ragione lodare la sollecitudine 
che avevano di questo regno, e la riconoscenza che gli 
rendevano di tante e sì segnalate imprese fatte da^ Re 
Cristianissimi , con singolare pietà , liberalità e valore 
in beneficio della Santa Sede^ e per tralasciare gli nU 
tri più antichi esempj non potete A tosto aver messo 
in obblio, con qnal applauso ed azione di. grazie rice^ 
veste it notabile soccorso, che fu mandato contro gli 
eretici dalla felice memoria di Pio V- a Carlo IX ài-* 
lora Re vostro; potete dunque Oggidì accusar nei stfc-^ 
CGSsori suoi quello che approvaste in lui ? L^ eresia é 
sempre V istessa, sempre perniciosa, maledetta, esecra^ 
bile , ed è contro quésto infornai mostro ^ che i warj 
di Cristo e successori di Pietro, per non prevaricar 
nel debito delP ufficio loro muovono guerra mortale 
ed irreconciliabile, e non contra i Re ed i regni. Cat- 
tolici , di cui sono padri e pastori. È contr^ essa che 
senza eccezione di persone impiegano non Yuen giti^fa- 
mente che salutarmente la spada della suprema ^lurii^^ 
dizione, che Nostro Signor Gesù Cristo ha messa loro 
io mano, per recider dal corpo della Chiesa i mèm« 



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io4 DELLE GUERRE CIVILI DI FRANCIA 
bri fetidi ed incancheriti 9 acciocché la loro con tagiofie 
lion €ia pestifera e mortale agli altri. Il che fanno però 
pia tardi che possono, precedendo' sempre la dolcezza 
ef pietà paterna V nfBcio di Giudice soprano ^ in ma« 
niéra che il rigor loro non castiga mai se non gP in- 
carreggibih*. 

Che se vi piace volgere. gK occhi sopra P altre prò* 
vincie^. o più tosto senza nscire del vostro regna con- 
siderare qual trattamttito ha sempre ricevuto dalla santa 
Sede Apostolica, voi troverete, t;be dopo IVincendio 
accesovi dalP eresia , che continua a consumarlo , alcuno . 
di quei sommi Pontefici non ha ommesso cosa che do* 
▼esse o potesse , per ajutarvt ad estinguerlo. La buona 
intelligenza che hanno sempre avuta con i Re vostri , 
e la continua assistenza che gli hanno loro sempre data 
denomini e mezzi, le frequenti legazioni che hanno 
mandate di qua , Rimostrano assai lo zelo che hanno 
$empre avuto della tranquillità , riposo e conservazione 
di questa nobilissimo Stato. 

Così non sono state mai le loro azioni tolte in so- 
spetto , né mai interpretate da voi , mentre che come 
veri Cattolici e Francesi avete piuttosto voluto dar la 
legge agli eretici che prenderla da}la loro mano. Gii 
avete sempre provati quali era il bisogno sin a questi 
uUimi giorni, che per le vostre discordie e connivenza 
avete lasciato prender tal piede all^ eresia sopra di voi^ 
cb^ella non vi chiede più grazia, come già faceva, del- 
r impunità , ma cominoia ella a punir, come ognun sa, 
coloro che più solleciti di loro salute ricusano di sot- 
tomettersi al suo giogo. Strana ed infelice rivoluzione, 
che vi fa detestare come un gravissimo delitto ciò che 
voi stessi avete insegnato agli altri essere virtù rara ed 
eccellente^ e che per contrario vi fa coronare il vizio, 



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USRO DEOMOTERZO ìo5 

3 qoalif dovreste ancor oggidì dannare al fuoeo , cointf 
aréte fatto per lo passato. 

. Ecco che può il mortifero Telano délf eresia, dal cui 
contatto si sono generati tanti altri assurdi e contrad- 
dizioni^ che non negherete essere sparsi fra di voi se 
vorrete darvi delia mano nel petto. Perciocché il voler 
soslenere che i privilegj e libertà della Chiesa Gallicana 
s"* estendono sin là, di permettere che si riconotoa per 
Re nn eretico relapso ed escluso dal corpo della Chiesa 
universale, è un sogno da frenetico, che non procede 
d^ altronde che dalla contagìone eretica. E dall' istessa 
vogliamo dire aver parimente origine tutte le stnistM 
interpretazioni, che si son fatte delle azioni ed inten« 
zioni de' nostri Santi Padri. 

Ma vediamo un poco se quelle del defunto Papa Si- 
sto V, che sono espressamente dichiarate per sue Bolle 
concernenti il fatto della legazione delP illustrissimo Car^ 
dinaie Gaetano, possono in parte aktina essere calun* 
niate. 

L' istesso Cardinale fa mandtito dal Pontefice pie- 
detto di felice memoria in questo regno, non coma 
araldo o re d' arme, ma come angelo di pace, non per 
iscuotere i fondamenti di questo Stato, né per alterare o 
innovare cosa alcuna nelle sue leggi o polizia , ma ben 
per ajutare a mantenere la vera ed antica Religione 
Cattolica Apostolica e Romana, acciocché, sendo uniti 
tutt' i Cattolici insieme per il servizio di Dio, ben pub- 
blico e conservazione di. questa corona, con mutuo ed 
unanime consenso, potessero con sicurezza e riposo ub- 
bidire, e. rendersi soggetti ad un solo cattolico e legit- 
timo Re. 4 . 
. Ora com'erano tali intenzioni pie, e dirizzate alla, 
salute (comune, così non si ptiò negare che V effetto ed 



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iò6 DELLE GUERRE CIVILI DI FRANCIA 
esecBKione di esse non sia stato procacciato, latito per 
Ptstesso Pontefice Sisto, che per P istesso monsignore 
Gaetano, non già forse con quella severità che secondo 
il giudizio d^ alcuni sarebbe stata necessaria, ma ben 
con tutta quella dolcezza , clemenza e carità, che si può 
desiderare da un benignissimo padre Terso i suoi più 
cari figliuoli. 

Non fu si tosto quel saggio Legato entrato in questo 
regno, che per cominciare a metter daddovero la mano 
alP opra s^ indirizzò di primo arrivo a tutti quelli che 
credette trovar tanto più disposti a rendergli nelP am- 
ministrazione del : suo carico ogni favore ed assistenza, 
quanto maggiori erano e gli obblighi ed i mezzi che 
aveano di ciò fare, così non sendoglt allora permesso 
d^ andargli a trovar in persona dove erano, mandò da 
loro- a posta alcuni prelati per conferir ben particolare , 
mente sópra ciò che potea concernere il frutto della 
sua legazione. Possono quei tali, ed anco tutti gli Ar- 
civescovi, Vescovi , prelati, signori, gentiluomini ed altri, 
con i -quali trattò o fece trattare durante la sua lega- 
zione, ed a^ quali potè avere scritto sopra questa ma- 
teria, far fed^ scabbia egli mai ecceduto i limiti della 
sua commissione , e qiianto égli abbia sempre prote- 
stato non aver Sua Santità altra mira, né disegno, che 
di mantenere e di difendere la Religione Cattolica ^ e 
di conservare questa corona illesa ed intiera ai legitti- 
mi successori cattolici, e capaci di essa» 

* Che se per V istesso mezzo . si doleva di ciò , che a- 
prendo quasi del tutto posto in obblio , non solo la sin* 
f ólar pietà e religione de^ vostri antecessori , ma la con* 
servazione della patria e la riputazione insieme , e quel 
eh' è peggio, la salute dell' anime vostre, voi v' era- 
vate accostati al partito di colui, che non potevate 



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LIBRO DEqMOTERZO 107 

ignorar essere merìtameiile resecato àa\ corpq della Chie- 
sa, di colui che come tale avevate già più tempo fa, 
ed anco pochi meni prima in piena congregazione d^gli 
Stati giustissimamente prot^un^ato incapace di questa 
Cristianissima corona ^ di colui donde V armi non fep* 
pero spargere mai altro sangue che de^ Cattolici , e che 
finalmente per un esempio al tutto barbaro aveva TÌo« 
bto nella persona di un sol nomo tutte le leggi divine 
ed umane, avendo lasciato morire in cattijvità, sotto la 
custodia e sacrileghe mani d^. un eretico ,y^ un suo zio 
Cardinale di Santa Chiesa Romana, Principe del i|an« 
gue, di si pia e santa vita, com^ è stato sempre 1^0- 
nosciuto r illdstrissimo Cardinale di Borbone: queste 
doglienze non erano senza gran fondamento e ragione, 
né dovevate saperne mal gr^dp a quelli chq vi facevano 
tali dimostranze. 

. Ed in effetto F esp^rienz^ v"" ha assai ài ^icttro fatto 
sentire com^ esse ^ano caritative e salutari , e di quante 
avversità avreste liberato questo regno , se, prestandogli 
r orecchie , ad alle sante esortazioni che V accOo^pa- 
gnavano , vi foste prontamente separati dalP Ereticosper 
intendere uniti col resto ^e^ Cattolici ad alcun bepe e 
riposo: ma P istessa infelicità che allora vi fece riget- 
tarli , rese parimente infruttuosi gli abboccamenti, e le 
conferenze, che diverse volte seguirono dipoi, trs^ P i« 
stesso Legato e supi Prelati, ed alcuni prin^^ipali^ si- 
gnori che sono fra di voi* ^ 

Mentre erano le cose di qua in questi termini, e che 
a Roma Sisto V allora Pontefice desioso di dietraervi 
dalP Eretico e guadagnarvi a Gesù Cristo^ don^ lit>ero 
acòesso ed audienza a quei che voi gli avevate man- 
dato, mentre che ogni cosa per abbreviarla par^a che 
vi venisse &tta, in luoga di abbracciare la bella ^occa- 



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io8 DELLE GUERRE CIVIU DI FRANCIA 
Sione ^ elle Dio vi metteva nelle mani di poter liberare 
voi stessi e la patria dal giogo infame degli eretici ^ vi 
lasciaste trasportare dal vento d^ una infelice prosperità' 
a disegni ed a speranze ^ ch^ hanno ridotto questo po« 
verd Stato (nella disperazione che vedete. Avendo la 
morte del Pontefice di gloriosa memoria Sisto V e di 
Urbano VII che gli successe, dato luogo alla success 
sione di Gregorio XIY, cominciò incontanente a farvi 
vedere che col sommo pontificato è congiunta insepa*' 
rabilmente una particolare cura e sollecitudine della vo-' 
stra salute , e della conservazione -di questa cristianis* 
sima monarchia. 

n Breve che gli piacque di n^ndarci tiel mese di 
gennajo dell^anno mille cinquecento novantuno , che fa 
pubblicato^ le Bolle ed altri Brevi che nel mese di marzo 
seguente vi furono appresentati per Mons(ignor Landrianò 
nnncio di detto Pontefice (che che sappiano dire in con- 
tràrio gli eretici ) , non potevano né dovevano da voi 
essere presi in altro sentimento. Ben giudicò il buon Pon- 
tefice , come quello cV era di rara pietà e di singoiar 
prudenza dotato, che mentre sareste mischiati fra gH 
erètici , peste notoria di questo regtio, era disperata la 
salute vostra, che plrciò era necessario che ve^ne al* 
lontanaste tosto e lungi, altrimenti ne perdereste mise- 
rabilmente in breve P anime vòstre insieme con le loro , 
ed' esporreste il corpo e beni vostri ai travagli e mine 
che avete dopo sofferte e continuate di provar tutto il 
giorbo. Alle urgentissime e vive ragioni che v' allegava 
in questa materia , aggiugneva le sue rimostranze piene 
di carità, ed a quelle le sue paterne esortazioni. 

Fu per certo grave fallo il non avervi voluto prestar 
P orecchie, ed ancor maggiore d^ averle voluto calun- 
niare, ma d^aver trattato st ingitiriosamente, non già 



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UBRO DECIMOTERZO 109 

quella carta inseosibiie che contenea la dcscrizioDe di 
•uà volontà, ma io essa il nome ed autorità del capo 
della Chiesa , e per consegoenza dell' istessa santa Sede 
Apostolica, questa ò una scelleraggine che comprende in 
..$è tante nuove specie di delitti, come vi sono parole 
nei pretesi arresti, che sono stati sopra di ciò pubbli- 
cati in Tours ed in Ghiaione, e tuttavia V enormità e 
la grandezza di questi misfatti, e di quelli parimente 
ehe in ciò furono commessi dagli Ecclesiastici assistenti 
al' conciliabulo di Ciartres, è stata dissimulata sin qui 
da coloro, che ne avrebbono potuto &re qualche giusto 
risentimento, 

JXè altrimenti si ^ verso di voi portato il Papa In- 
Bocenzo IX, di felice memoria che gli successe, di cui 
la subita morte sarebbe ancor più pianta dagli uòmini 
i^abbene , se la divina provvidenza che mai nel bisogno 
abbandona ia santa Chiesa , per mezzo delP elezione del 
beatissimo padre Clemente Vili non ci avesse prov« 
visto d' un pastore, quale le necessità de' tempi richiede^ 
come quello che in ninna sorte di rara virtù cede ad 
filcnno dei suoi predecessori, anzi in ciò che tocca alla 
cura particolare che hanno sempi^ avuto della salute e 
sicuro riposo di questo regnò , mostra d' avanzarli tutti. 

Co^ non fu egli si tosto alzato al supremo grado 
delP Apostolato, che tutti i fedeli pieni d' allegrezza vol- 
tarono subito gli animi e gli occhi loro sopra di lui, 
come sopra un chiaro sole, che il padre della luce Dio 
e datore di tutte \p consolazioni pare aver voluto far 
risplendere nei giorni nostri per dissipare le tenebre di 
un secolo cod calamitosa 

£d allora dbte cominciava ognuno ad aver certa spe* 
r^LtasLj che aprendo ciascun- di voi il cuore per ricevere i 
raggi d' una 5) chiara e benigna luce s' accosterd>be 



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no DELLE GUERRE CIVILI DI FRANCIA 

neir ubbidienza «d ttpioii^ deUa santa Chiesa alT.aaio^- 
rità e scorta d\uii si gran capo, ecco cthecon itifiaito 
dispiacere nostro \ien pubblicalo un altro preteso^ ar<* 
resto, partorito in Ghiaione dalP eresia, contro le Bolle 
di sua Santità, concernendo il fatto di nostra legazione 
per la quale si fa pur tuttavia ^ prova di bandir da noi 
la speranza di quello che dovea essere si caro a tutte 
le persone gelose della gloria di Dio, dell^ onore, riposo 
e conservazione di questo regnò. Perciocché (e dican 
pur quel che vogliono quei che il vero e t^ttimo par« 
laniepto di Parigi , il quale ha rilenuto sempre 1' antica 
sua equità e costanza , ha gravemente condannati come 
gente., che . per loro maniera , si manifestano piuttosto 
schiavi deir eresia, che minislri di giustizia) è impos- 
sibile* di vedev giammaij la Francia gioire. 4i^ ima pace 
e tranquillità durabile,, né d^ aloun^ altra prosperila,* 
mentre ch^essa gemerà sotto il giogo d'un Eretico. - 

Questo è non nien ^ero che cotiosctuto da ciascuna 
di voi, le cui coscienze ci bastano per farne fede, ol- 
tre molte azioni vostre esterbri, che assai chiaramente 
ci danno a conoscere quel che ne pensate fra di voi, 
poiché nelle vostre solite protestazioni e rimostranze 
riconpscete non aver P ubbidienza, che rendete alP Ere- 
tico, altro fondamento che la vana speranza^ di una 
conversione e reabilitazionck Ci è caro ad ogni modo 
di vedere che il vizio di riconoscere per Re d'un re^ 
gno Cristianissimo un eretico relapso ed ostinato, vi* 
paia troppo atroce ed enorme per confessarvene col-' 
pevoli. 

Ma poiché la sua ostinazione V ha già privo di tutti- 
i diritti che vi potea pretendere, vi leva parimenti tutti 
i pretesti ed iscuse, che sapreste allegare in suo favóre 
e discarico vostro. 



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LIBRO DECIMOTERZO ni 

Ora ò tempo che scopriate arditamente ciò che avete 
nel cuore^ e se non vi è cosa che non, sia cattolica , 
come le precedenti azioni vostre i' han fatto conosce- 
re, allora chq le malie degli eretici non v'avevano 
ancor affascinati , pronunziate per V amor di Diq col 
resto de' Cattolici , che voi non desiate cosa alcuna 
tanto quanto di vedervi nniti sotto P id>bidienza d' nn 
Re Cristianissimo d' opere e di nome. Sarà cosa J da 
prudente P aver tali pensieri , e da mr najaimo pro- 
cacciarne P esecuzione y e virtù d'ogni, ^riurte perfetta il 
fare e P uno e P altro. 

Or come non v' ha al presente alonn pi& giusto e 
legittimo mezzo di venirne a fine, che il tenere gli 
Stati generali, ai quali siete invitati da iponsignore di 
Meùa, il quak 9eguendo il debito del suo carico ed 
autorità, ha sempre cercato e cerca or piti che mai, 
con nua pietà, costanza e magnanimità degna d'eterna 
lode, i più certi e sicuri mezzi di difendere e conser* 
vare questo Stato e corona nella sua integrità, e di. 
mantenere la religione Cattolica e la Gbiesa Gallicana 
nella sua vera libertà, che consiste principalmente itt 
nou rendere ubbidienza ad un capo eretico ^ cosi ci è 
parso in questa parte protestarvi, die contenendoci, 
com' è intenzione nostra , ne' termini del carico che 
ha piaciuto a Sua Santità di darci, né possiamo nò 
vorremmo in alcun modo assistere o favorire i disegni 
ed in^prese di monsignor di Mena, né d'altro Prin« 
cipe o potentato del mondo sia chi si voglia^ mapiut* 
tosjto ci vorremmo loro <x»n tutte le forze opporre , 
quando conoscessimo eh' esse fossero in parte alcuna 
contrarie ai comuni voti e desii di tutti gli uomini dab- 
bene , veri Cattolici e buoni Francesi , ed in partico- 
lare alla santa e pia intenzione di nostro Signore, la 



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Ila DELLE GOERBE CrVIU DI FRANCIA 

qaale ad abbondante vi abbiamo volato per lé presenti 
dichiarare non aver altra mira né oggetto ^ che la glo* 
ria di Dio^ la conservazione della nostra santa fede e 
religion Cattolica Apostolica e Romana , con P intera 
estirpazione dell^ eresie e scismi che hanno ridotto in A 
misero stato questa povera Francia, quale Sua Santità 
desidera principalmente vedere coronata del suo antico 
(splendore e maestà per lo stabilimento d^ uu Re vera* 
mente Cristianissimo^ quale Dio faccia la grazia agli 
$tati generali di nominare ^ e quale non fu mai e non 
può essere un eretico^ 

Là dtinque, v^ invita a nome di Sua Santità ^ accioc- 
chò separandovi totalmenti; dalla compagnia e dominio 
dell' Eretico vi apportiate , eoa animo privo d' ogui 
passione e pieno d'un santo zelo e pietà verso Dio e 
verso la vostra patria , tutto ciò che giudicherete poter 
servire ad estinguere il general incendio , che V ha poco 
men che ridotta in cenere, 

Non ^ più tempo di proporre vane scuse e nuove 
difficoltà^ non ne troverete altre ^ che quelle che prò- 
ipederanno da voi stessi, Perciocché se vi piace di tro« 
varvi in .detta adunanza per T effetto che dovete ^ pos- 
siamo assicurarvi a nome di tutti i Cattolici, i quali 
per grazia di Dio hanno sempre perseverato nell^ ub- 
bidienza e divozione della santa Sede Apostolica, che 
li troverete prontissimi a ricevervi^ ed abbracciare (co- 
aie fratelli e veri Cristiani, che col prezzo del sanguu 
loro e della vita istessa vprrebl)ero salvare ) una santa 
pace ^ riconciliazione cou voL 

Fate dunque che daddovero vi vediamo separali daU 
P Eretico , e chiedete iu tal caso tutte le sicurezze che 
vi parranno necessarie per poter liberamente andare e 
venire , dire e proporre nella detta adunanza tutto ciò 



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LIBRO DECIMOTERZO 1 1 3 

cht giadicherete più spedteate per pervenire al desiato 
fine. Monsignore di Mena è pronto di coqcedervele , e 
noi non facciamo dìfHcoltà da parte nostra d' obbligarci, 
che non vi sarà contravrenuto in maniera alcuna, of- 
ferendo di prendervi per questo rispetto, quando fia 
di bisogno, sotto la nostra special protezione, cioè della 
santa Chiesa e della santa Sede Apostolica ^ e vi scon* 
gii:^aino di nuovo in nome di Dio ili voler finalmente 
fiir vedere con vivi effetti che siete veri Cattolici , con- 
formando V intenzioni vostre a quelle del sommo capo 
della Chiesa , senza più differire di rendere alla nostra 
religione santa ed alla patria vostra il debito fedele, 
ehe aspetta da voi in questa estrema necessità. 

Non accade aspettare dalle vostre divisioni che de* 
solàfìone e mine ; e quando d' altronde ogni cosa vi 
succedesse a voto , il che parmi non vi osereste' pro- 
mettere sotto un capo eretico , che dovreste nondimeno 
eóhisiderare che gli Scismi de^ quali pare pieno questo 
regno , si couvertiscono finalmente in eresia. Il che non 
voglia Dio per sua santa grazia permettere, ma piut- 
tosto illuminare i cuori e gli animi vostri, rendendoli 
capaci delle sante sue inspirazioni e benedizioni , ac- 
ciocché essendo tutti uniti di fatto e di volontà nel- 
V unità di santa Chiesa GattcJica e Romana , sotto V ub- 
bidienza d^ un Re, che possa essere meritamente chia- 
mato Cristianissimo, possiate godere in questa vita una 
sicura tranquillità , e fioalmente pervenire a quel regno, 
che, sua divina Maestà ha preparato ab eterno a coloro 
che perseverando costantemente nella comunione del- 
Tistessa sua Chiesa, fuor della quale non v"* è salute, 
rendono chiaro testimonio della loro viva fede per opre 
sante e virtno$e. Dio ve ne dia la grazia. 
' Con questa scrittura in apparenza simile a quella del 

9AYILA VOL. IV 8 



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ii4 DELLE GUERRE OVILI DI FRANCIA 
Duca di Mena, ma in fatti ripiena di cpticétt! mollo 
diversi, procurò il L^ato di stabilire il fine principale 
deir assemblea dover essere non di trattar negozio eoa 
* i Cattolici del partito del Re , non d^ accordar con lui 
se risolvesse di riconciliarsi con la Chiesa , non di por* 
lare alla corona alcuno de^ Principi del sangue, ma di 
eleggere un nuovo Re, non solo dipendente dalla Sede 
Apostolica , ma approvato ancora dal Re Cattolico , per 
potersi valei^ della potenza, del danaro e d^le armi 
sue, per proteggerlo e per istabilirlo, 

E^benchò il Pontefice &tto avvertito della disposi- 
zione del Legato , e partibolarmente avvisato dal Senato 
Veneziano, che si sospettava molto di lui, e che molti 
erano scandalizzati, perchè -pareva loro di vedere ch^ egli 
avesse più cura della soddisfazione degli Spagnuoli, che 
della salvezza dello Stato e della Religione, si dichiarasse 
piolto più che non avea fatto prima col protonotario 
Agucchi , col mezzo di monsignor Innooenzio Malvasia 
mandato da lui per commissario dell^ esercito in luogo 
del Matteucci , e gli desse particolar commissione , che 
si guardasse sopra il tutto d^ una elezione di Re mo« 
struosa , non approvata dalP universale, e che fosse per 
cagionare nuove guerre molto più perniciose delle pri« 
me^ nondimeno il Legato^ o perchè veramente giudi* 
casse gP interessi della religione così congiunti con quelli 
degli Spagnuoli , che non si potessero sepatare ,* e per 
rispetto de^ suoi privati interessi, i quali lo persuade* 
vano ad acquistarsi interamente il &vore del Re Cai* 
tolico , o pur per la nimicizia contratta col Re per le 
dichiarazioni fatte da' suoi parlamenti cqntra di lui, o 
perchè le commissioni cosi oscure del Papa non fossero . 
ben intese da lui, non si distoke dalla prima maniera 
dì trattare, ma con il pretesto e con il colore della 



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LIBRO DECIMOTERZO ti5 

religione , il quale Teramente. era grande , fervi? a mi- 
rabilmente a tatti i disegni e a tatte le pratiche dei 
ministri Spagnuoli. 

Questi erano ancora incerti del modo, ma eertissi- 
mi del fine della loro trattazione, avendo deliberato il 
consiglio di Spagna, che per maggior onestà edappa« 
renza non si mentovasse P unione delle corone, cosa 
più da discorrere con la fantasia, che da sperarne Tet 
fetto , ma che si proponesse V elezione delP in&nte Isa* 
bella , il che per diverse vie riusciva ad un medesimo 
fine. 

Ma in Parigi in questo tempo non era alcun altro 
ministro , fuorché Diego d^ Ivarra , il quale continuando 
il mal affetto che 'portava al Duca di Mena , e paren- 
dogli che senza di lui le forze ed il danaro e P autorità 
del Re Cattolico fossero bastanti a far fare questa ele- 
sione dagli Stati, continuava anco pratiche separate 
con i deputati, le quali però tutte pervenivano per- 
fettamente a notizia del Duca di Mena. 

Aspettavasi Lorenzo Suarez di Figfaerroa Duca di 
Feria destinata capo delP ambasciata , e con lui Inico 
di Mendozzd dottissimo jurisconsulto Spagnuob man- 
dato per disputare per via della religione la successione 
legittima delP in&nte, e Giovan Battista Tassis, il quale 
per informargli era passato loro incontro sino a' Con- 
fini di Fiandra : ma questi ancora venivano impressi , 
e che P Infante fosse in evidente stato di ragione , e 
che P autorità e la forza del Re Cattolico fosse tanto 
temuta in Francia , che senza il Duca di Mena fossero 
per ottenere dalP assemblea P intento loro : e sebbene 
Giovan Battista Tassis riferì. loro altrimenti, parendo- 
gli che senza il Duca di Mena non fosse per riuscire 
ad alcun fine^ essi nondimeno impressi delle opinioni 



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ii6 DELLE GUERRE CIVILI DI FRANCIA 
di Spagna , e molto loatani dai moderati consigli , cbe 
ylvendo avea tenuti e rappresentati il Duca di Parma 9 
perseverarono nel. concetto loro, e continuarono la pra* 
tica nel modo incominciato.. 

Consigliava Giovan Battista Tassis, ed- unitamente- 
con lui i consiglieri di Fiandra , i quali conoscevano 
V umor Francese , e per la vicinanza vedevano le co^e 
più dappresso , che si entrasse in Francia con un eser^ 
cito poderoso , e con quello il conte Carlo di Mansfelt, 
a cui era commesso questo carico , si accostasse a Pa- 
rigi j che nel medesimo tempo con grosse contribuzioni 
di danari si conciliassero P animo principalmente del 
Puca di Mena , e poi degli altri principali signori e di 
ciascun debutato che avesse credito ed autorità nelP as- 
semblea y e cbe a^ signori della casa di Loreno , che te- 
nevano il principato delP unione , si facessero partiti 
larghi ed avvantaggiosi , e si desse loro piena sicurezza 
di dovergli eseguire: e con queste condizioni, e non 
altrimenti giudicavano poter riuscire V elezione , che si 
aveva da proporre delP Infante ; perciocché se i Fran- 
cesi, non fossero assediati e presi dalP un canto dalF u-- 
tile, dalP altro dal timore , stimavano impossibile che 
per loro spontanea volontà fossero mai per consentire 
di sottoponersi al dominio Spagnuolo ^ e se i Principi 
di Loreno, che si vedevano in tanta potenza ed in una 
speranza prossima che un di loro fosse per conseguire 
la corona, non erano con gagliarde condizioni e sicure 
rimossi da questo disegno, non pensavano che fossero* 
mai per condescendere a trasferire in altri quello che 
pretendevano per sé stessi: oltre che non era dubbio 
che per istabilire un^ elezione così nuova e così contra- 
ria alla natura de^ Francesi non fossero necessarie forzo 
poderose ed estraordinarie , ed apparali tali di solda- 



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UBRO DECIMOTERZO 1 1 7 

fesca, di danari e di capitani, che potessero superare 
quelle difficoltà e quelle opposizioni , che si 8ard>bono 
molto più nel progresso che nel principio scoperte. 

Aggiungcvasi che per ispuntare cosa di tanta diffi- 
coltà e di cosi gran momento , era necessario grandis- 
simo augumento di riputazione, e certezza che il Re 
di Navarra potesse senza malta lunghezza rimaner vinto 
ed oppresso, il i^e non era possibile che seguisse senza 
gran cumulo di eserciti e di danari.* 

Questi erano i concetti sodi e fondati di quelli , che 
giudicando con la ragione V importanza e la gravità degli 
affari) non erano di parere che per onore del Re Cat- 
tolico si proponesse il partito senza certezza infallibile 
di condurlo perfettamente a fine: ma quei ch^ erano nao- 
v^mente venuti di Spagna, o per concetto difierente 
che di là s' avesse, o per le relazioni date da Diego di 
Ivarra, giudicavano tutto diversamente, che non si do* 
vesse né far entrar molte forze nella Francia, né di** 
stribuirsi molti danari, né dare in fatti, ma solo in 
parole ed in apparenza, soddisfazione alla casa di Lo- 
reno: perciocché, tenendo basso il Duca di Mena, e 
mettendo strettezza a lui medesimo ed al suo partito, 
gU . avrebbono posti in i^oesrìtà di consentir alle do« 
mande loro per conseguirne poi aiuti tali , che potes- 
sero risorgere dalla slato ablnetto nel quale si trova- 
vano di già ridotti, perch' erano d^ avvantaggio informati^ 
ette per volontà non eraDo inclinati a contentarli: che 
liberéwido la lega, e particolarmente la città di Parigi , 
dal bisogno e dalle strettezze presenti non si wrebboi^ 
poi contentati ài condescendere al volere del Re Cat- 
tolico, essendo la gratitudine arma debole, ove si trat- 
tano faccende così gravi, ma che allora ^rebbono ac- 
consentito, .quando non vedessero altro rimedio di 



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i 



1 18 DELLE GUERRE CPTILl DI FRANCIA 
liberarsi dalla miseria, la quale tanto più sarebbe effi« 
cace, quanto piit premesse di presente ed incalzasse: che 
il dar ora danari era un profonderli senza fondamento 
e setiza sicurezza cbe producessero frutto, e soddisfare 
r ingordigia di quelli, che, ripieni dell' oro di Spagna, 
e pervenuti al loro intento, non si sarebbono' poi curati 
di soddisfare al debito ed alle promesse loro: che nel* 
P abbondanza e nella prosperità i Francesi sarebbono 
stati altieri ed insolenti, ma nel bisogno e nella neces- 
sità trattabili ed abbietti , e che non bisognava smem- 
brare né dilacerare il regno con concederne parte a questo 
ed a quello de' Lorenesi per conseguirlo poi debole, 
distrutto e dissipato. 

. A questo consiglio s' affaceva molto lo stato presente 
delle cose dql Re Cattolico^ perciocché esausto in questo 
tempo grandemente di danari per le spese passate e per 
i moti del regno d' Aragona , non poteva mettere insieme 
quelle somme che sarebbono state necessarie al primo 
consiglio, ed essendo le cose de' Paesi Bassi e dell' eser- 
cito per la morte del Duca di Parma , in molta debo- 
lezza e confusione, non era possibile che si radunasse 
un nùmero di gente cosi grosso, come ricercava l'or- 
dimento di quei disegno, e finalmente la natura Spa* 
gnuola faceva che cominciassero a trattare con econo- 
mia e con parsimonia le cose di quel regno , che ancora 
non s' era principiato ad acquistare. 

Per queste ragioni vollero i ministri Spagnnoli segui- 
tare P ultimo consiglio, persuadendosi anco con P arti 
loro e con P assistenza e con P ajuto del Legato di 
superare molte difficoltà , e con I^ parole e coik le pro- 
messe supplire ove mancavano i fatti. 

Ma il Duoa di Mena, al qual erano in gran parte 
noti questi concetti, era ben sicuro che senza P assenso 



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LIBRO DEGIMÒTERZO ttg 

e la volontà raa non -attebbono ottétinla cosa alcuna , 
e per il mal affetto che si tedeva portare a quei mini<« 
stri , e molto più per la speranza di conseguire il regno 
per sé medesimo ) era del tutto alieno dal contentarli ^ 
solo lo téneàno sospeso e dubbioso le discordie che sor* 
gèvaVio tra lui e gli altri della sua rasa, perchè tut^ 
tayia il DuCa di Loreno pretendeva ragione nel regnò 
e • superiorità sopra gli altri della sua famiglia, ed i 
Duchi di Guisa e di Nemurs non pretendevano meno 
dt lui alla corona, quello per i meriti e per il nome 
del padre, sopra il sangue del quale era fondato, come 
egli diceva, tutto V edificio della lega , e questo per la 
prospera difesa di Parigi, nella quale giudicava d^aver 
meritato più di ciascuno degli altri, e d^ avere quel po- 
polò a suo &vore: oltre che essendo e Tuno e P altro 
g^vane e senza moglie , non erano tanto lontani con 
r annuo dall' elezione delP infknte , sperando che uno' 
di lòik) potesse essere destinato per tnarito. 
*' Condotto da qpesto dubbio, 'il Duca di Ména deli- 
berò di' p^parare molte corde per il suo arco, per 
aver molte vie da impedire i disegni degli altri, e di 
condurre le cose sue al destinato fioe: onde dopo d^aver 
con la dichiarazione invitati i Cattòlici della parte del 
Re H trattazione, arme stimata da lui potentissima per 
attraversare nel bisogno gli Spagnuoli , avea anco fatto 
rinnovare il negozio còl' Cardinale di Borbone per te- 
rierio vivo in J)ratica, e potersene valere a tempo e 
luogo opportuno, ed avendo dopo là 'moi*te del pre-^^ 
sidente Brissone preso il luogo di primo presidente del 
parlamento Giovanni Maestro, uomo totlilmen te dipen- 
dente dal suo volere, avea cominciato per mezzo suo 
a praticare non solo i Senatori del medesimo parla- 
mento ed i Magistrati della città, tua anco quelli } 



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lao DELLE GUERRE CIVILI DI FRANCIA 
quali per inclinare a &yore del R<8 erano chiamati pò*, 
litici, per potersi al bis<;^no valere anco d^P.opera lo-^ 
ro ^ ed avendo trovato il parlaoieoto dispostissioQO. ial 
suo. voliere , e facendo gran foudain^nto sopra V appo^* 
gio dei capitani delP armi eletti ed aggranditi de^ ilui^ 
propose. ed ottenne eh? p^r qji^ggior.. ciputasione' 4^^ 
radunanza cqsì celebre, e per .maggiore^ (^rmeaS^ d^lr^ 
reiezione d'un Re, cosa di pianto peso e dr.tan^ cQn-. 
seguenza, anco il parlamento ed i governatori, delle pr^^; 
yincie ed i capi dejr armi avessero voto nella radun^tiz^i, 
degli Stati, non .ciascuno da. per sé, mape^r corpo ^ afofì 
ciocché con il ^ontr4pp,e$a ài questi potesse bilanciare 
i voti degli altri' deputati se si fossero mai discostat^ ds^lr 
suo volere: nel che procedeva eoo tanta arte e con.tc^qitf^ 
dissimulazione per la pratica grande che aveva del n^ 
gozio e delle persone, che i ministri Spagnuoli.ed il 
Legato non si accorgevano di inolte cose , se non. dopo ^ 
ch^ erano stabilite^ e guadagnava più animi con Tai^tcij, 
ch^ essi, non erano efficienti a guada^nar^ con.T.QVlQ o 
con le promesse ^ ed air mcqntro e^si appena airev/i^o' 
disegnato d^ aggiustare una macchina, che egli, pene-; 
trandojne il fine, avea trovati molti ripieghi per rispl-* 
verla o per impedirla. 

In questp stato di cose ,nOD comportando pifi iJ^ 
tempo che si differisse la celebrazione, degli Statj^ «i. 
fece , come essi dicono , ' P apertura delP assemblea . il 
vigesimosesto di di gennajo , nel quale essendo , radu- 
nati tutt' i deputati nella sala del Lovero , e. con essi 
tutt' i magistrati ed ufficiali della corona , il Duca di 
Mena sedendo sotto al baldacchino, come accostumano 
i Re' di fare, disse d^ aver chiamato e con grapi fa^tica 
radunato cosi solenne consesso per dover prendere espe- . 
diente, e trovare rimedio^ alle calamità e miserie che. 
affliggevano la patria comune. 



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UBRO DldMOTERZO lat 

Esagerò i mail dvUa sltlo preMttte,.U pasicolo della 
religione ) e, le tnfelicilà' della inaerei, e cònoluie che 
runico rimedio era T elesione d^un^Re, il quale» per 
prima condizione fosse, cosi eoskanleaieiite e tioqera- 
mente. CaUolicq^.che^antqKtnesae il beDe*€ P onore di 
santa., Chiesa .alla sMa.vii^ isfcisBllv^ P^ secando at- 
tributo fo^se tale per valore ^ por ispbnenaa e per. n» 
putazion^, che ^od #olo> gli: animi solleva ti 
r abhiclissejco 9 ma aiico che con r^reaijq^ 
valesse a.^combe^tere eisnpef^if) it.neaiici delMncgte e*; 
delia Chie^_ •; ♦ . ^ • ■ i 

£so^0 ,pe.r V^ptq. P ^assembka ^ di» . essendo:^ ribotta 
non pet ino4cvrfi^ ffrat^eue o per trova* m'«l6 dr>p^«. 
gare i debiti desila xoi^na , cose QtrdinatriaoieàAe riotroM . 
dotte a. trattarsi .n«gU> Statì| ma, per praf vedére di Re^ . ^ ^ 
e d\ pastore a sé ed a , tutto . il popokK del maggior 
r^gno ..de^ Cristiani,. non li.l^sciamerb guidareda ninno . 
privati),. int^reisQ^ m^ prendessero quella santa* e>de»*^ 
gna riiolnziaoil, c^e^f^^bifdevà^ il- bisogno .e là salute • 

^.P^i^f^t^ che f^he il Oii^af, il Gatdiótfe, di Pellet ; i / 

come Preiiflente :ecRlfisiaslico delP a^emblea^'cond^gm i 
e |;!9^Ì9Sfi arazi9pey e pieea di molte .digvesnoni^>la»d&^ 
il I][uf^^di ^eiQu^ dello, steU e del valer 'Sob, « perd»-. 
verse 'iiie.rivolgei;idosi, finalmente concluse cod esortate'. 
TassemUlea a4 4psgpfei ui^ Re, che, qUaleloricercAva. 
il^pjresepA^, b«og^ay fom Wttq dpWa sauUai S^de: Apii- * 
stplica y ^. nemico, delTeresia, alia; qiiale pia che ad ogjni 
altro male er&.pecessario. al presenta' d^ opporsi*. • \} 
Farla n|elP:istes8a sentenza, .ma mollo pjù. )>rever 
meqte .f pÌM. a proposito, il bacqne di. Seeessè per ,)a > 
nobiltà^ ed^il medesimo fece .Odorato de^I^asurentt ooii* 
sigliere nel parlamento di Provenza per il terzo, ^wdilie 
della plebe. • 

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i%% DELLE GtlEKEE CnHiLI DI FRÀNCIA 

Ndn fa Imitato altro in questa prima adunanza, es* 
sondo -il éolito che mm' si facciatto se non queste ceri- 
monie nel primo^ ingresso, t 

Il giorno seguente Ì0r una con^gazione particolare 
che sopra à inarato aiEttr^ éi teneva fra i principali', fu 
gravissima contesii tra* il Legato ubito coti P ambascia- ' 
toée Spa^ouofay, ed alcttttf de' più gran personaggi del- 
riaséèniiikia ) perciocché il Legato votevà che iiella àé- 
cooda fitessioiie^ p^ ingresso degli Stati fac<essero tutti 
un sob^lKie giurametito^ dt non si riconciliare mai, né' 
mai riconoscere per superiore il Re di Navairra , ancor 
ch^ egli si< ^rertisse e mostrasse di vitere cattolica- 
mente: amiche non «consQntèDfdo il Duca di Mena*^ co-' 
me dosa vAvoho diversa dàlie pietiche e dalP in tensione 
sua, gii aitri deputati oh^ erano presenti còntraBdiee- 
Tanò con di^rsé ragio^, ina instando con grandissi- 
ma, veenaentsa il Legato /'finalniente P Atcivéscovo di 
Lione disse che* gli Stati erano Cattolici tibbìdredti di 
santa Chiesa , «o||x»postÌ* atta èfnperiorità^ della àeàe A- 
postolica in simil caso, e rassegnati alP ubbidieoza dei 
Papa, è che pè»ò 'tfan^ sarebbono così sfacciati di vo- 
ler legare, le mani al sommo Pontefice , e di dichiarar ^ 
péòsontuosadientef quello che esso non avea dichiarato ^' 
prevenendo i suoi giudisj , e dichiarando irre^oncilia-^ 
bile con la Chiesa il Re di Navarra, con una termi-' 
nasione aliena 'daHa potestà secolare, e tiÀta propria ' 
deibi gitirìsdirione ecclesiastica , e che peri erano riSò- '' 
luti di non procedere à questo giuramento , ' per non 
offendere la^ propria coscienza e la ma^tà e giurisdi- 
zione della Sede Apostolica e del Papa, la quale ra- 
gione obn P onestà ehinse la* bocca al Legato , è pre*- 
vabé P intenzione del Duca H non venire a questa 
dichiarazione. 



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LIBRO DEGMOTERZO i»3 

Ma il giorno vigesimottayo comparve un trondbetta 
del Re alla "pòrta della città chiedendo d^ essere iotro« 
dotto per poter presentare un pacehetto di lettere in» 
dirizzale al conte di Belin governatore di essa, e di« 
mandato che negozio, fosse il stio , disse volentieri e 
pubblicamente , clie portava nna dichiarazione de^ Cat- 
tolici che seguitavano la parte dèi Re , diretta all^ as«* 
semblea degli Stati , ed introdotto diede io mano le 
lettere al governatore , e più diffusamente andò prò* 
palando fra il- popolo il contenuto di esse. 

U governatore portò il piego al Duca di Mena , che 
giaceva risentilo nel letto, il quale non volendo aprirlo 
senza r assistenza di tutti i collegati, fece chiamare il 
Legato, il Cardinale di Pellevè, Diego d^ Ivana, il si-» 
gnor di Bassosmpiéra ambascialore del Duca di J^oreno, 
r Arcivescovo di Lione, monsignore di Roao, il cionte 
di Belin I, il Visconte di Tavane?, il sigòore di Villars 
da lui nuovamenle dichiarato ammiraglio del mave^ 
monsignore di Villeroi, il Presidente Giannino, e due 
degli ordinar) segretarj che chiamano di Stato, alla pre« 
senza de^ quali essendosi . levata la coperta fu trovata, 
una scrittura con questo titolo:* Proposta de^ Principi, 
prelati, trf&ciali della corona e principali signori CaU 
telici 5 tanto consiglieri del Re, che altri esistenti al se^ 
guito di sua Maestà, ledente a fine di pervenire ad 
un riposo tanto necessario a questo regno p^r,conseif«^ 
vazione delia religióne Cattolica e dello^ Staio, fatta a 
monsignor di Mena ed a^ Principi ddla sua casa, signori 
ed altre persane mandate Jia alcune città e comunità 
al presente radunati nella città di Parigi. Veduto il ti- 
tolo e desideroso ognuno dMnIendeve il contenuto, fi| 
letta la scrittura da yno de^ segretarj del seguente tsaote^ 
Avendo i Principi, prelati ed ufficiali ddla corona y 



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ia4 BELLE GUERRE CIVILI DI FRANCU 
e principali Signori Cattolici, tanto del oansigKo, come 
del seguito di sua Maestà , veduta una dichiarazione 
stam'pata in Parigi sotto il nome di monsignore il Duca 
di M^na, e data dei mese di dicembre, pubblicata a 
suon di tromba nella detta città il cb cpiinto del pre« 
sente mese di gennaio, come si trova scrìtto al piede 
di essa, e capitata nelle loro mani, in Ciartres,' rico«. 
noscono, e sono d'accordo col detto Dùca, che la con- 
tinuazione di questa* guerra, portando la dissipazione 
e la ruina dello Stato^ se ne tira anco per necéissaria. 
conseguenza la ruina della religione Cattolica,- come 
P esperienza lo ha pur troppo dimostrata con gran di- 
spiacere di detti Principi , signori e stati Cattolici , che 
riconòscbtio * il Re che Dio ha loro dato, e lo servono 
come gli sono naturalmente obbligati , i quali con que* 
sto debito baiino sempre avuto. per mira principale la 
cohserval»one della religione Cattolica, e si sono allora, 
più inanimiti con Parmi e fòrze loro nella difesa della 
éoronn sotto P ubbidienza della Maestà sua, quando, 
hanno visto entrare in questo regnò gli stranièri, ne«^, 
mici della grandezza di questa monarchia, edelPonore 
e gloria del nome Francése, perciocché è troppo evi- 
dente <Aie àon tqodono ad altro che a dissipairia , e ch^ 
dalla dissipazione Jie seguirebbe una guerra. immor tale ^ 
la quale non potrebbe col tempo produrre altri efletti , 
che la ruiea totale del clero,' della- nobiltà, delle città 
e dèi paese, evento che infaliibibnente accadérebbe anco 
alla reiigion Cattolica ìp questo regno. 
' Quindi è c^e tutti i buoni Francesi e veri zelatori 
di essa devono sforzarsi d^ impedire con tutte le forze 
loìro il'ptimo iaconveoièbte,. dal quale il secondo, è in- 
separabile, ed ambedue inevitàbili per la continuazione 
della guerra. Il vero mezzo per ovviarli sarebbe una 



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UBRO OEGIMOT£RZO i^S 

buona pace e riconciliazione fra quelli che V Infortunio 
di essa tiene così divìsi ed armati alla distruzione gli 
uni degli altri, perciocché sopra questo fondamento la 
religione sarebbe restaurata, conservate le chiese, man- 
tenuto il clero nella riputazione e beni suoi, e la gin« 
stizia restituita in intero, la nobiltà ricupererei^ il 
suo antico vigore e le forze per la difesa e riposo del 
regno, le città si ristorere|>bouo delle perdite e mine 
per lo stabilimento de^commercj, delFarti ed esercizi 
alimentatori del popolo, che vi sono quasi del tutto 
estinti , e le università ripiglierebbono gli studj delle 
scienze^ clip hanno per lo passato fato fiorire, e dato 
tanto splendore ed ornamento a questo regno, « che 
al pi-esente languiscono, ed a poco a poco si vanno 
annichilando. I campi si rimetterebbono in coltura, che 
in tante parti si sono lasciati sterili, ed in luogo di 
frutti che solevan produrre per nutrimento degli uo- 
mini, sono coperti di cardoni e di spine. In somma per 
la pace ciascuno stato farebbe T ufficio suo, sarebbe Dìq 
servito, ed il popolo, godendo d^ una sicura pace, bene- 
direbbe quelli che gli avessero acquistato questo bene: 
dove al contrario avrà giusta causa di dolersi , esecrare 
e maledir coloro che V impediranno. 

A questo effetto sopra la dichiarazione che il detto 
signore di Mena fa per i suoi scritti, tanto a nome 
suo che degli altri di suo partito radupati in Parigi, 
ove egli allega d^ aver convocati gli Stati .per pigliare 
espediente ed avviso al bene . della religione Cattolica, 
ed al riposo di questo regno, essendo se non chiaro 
che per altro per causa del luogo solo (ove non è le- 
cito, né ragionevole ad altri, che del partito loro, dMn- 
tervenire) non ne può uscire alcuna risoluzion valida 
ed utile per TeiTetto ch^egli ha pubblicato, ed essendo 



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ia6 DELLE GUERRE a VILI DI PRANC2A 
anzi certissimo che ciò non farà che infiammare tanto 
più la guerra, e levare tutti i mezzi e le speranze di 
riconciliazione, i detti Principi, prelati, ufficiali della 
corona ed altri signori Cattolici esistenti al iseguito di 
sua Maestà, sicuri che tutti gli altri Prìncipi, -signori 
e stati Cattolici che lo riconoscono, concorrono con 
loro nel medesimo zelo verso la religione Cattolica e 
bene dello Stato, come convengono nelP ubbidienza e 
fedeltà dovuta al loro Re e Prìncipe naturale, hanno 
a nome di tutti, e con licenza e permissione di sua 
Maestà, voluto con questi scritti far sapere ài detto si* 
gnore di Mena ed altrì Principi della casata,' prelati, 
signori ed altre persone radunate nella città di Parìgi, 
che se vogliono entrare in . conferenza e comunicazione 
de^mezzi atti a sopire i tumulti, in conservazione della 
religione Cattolica e dello Stato , e deputare alcune per« 
sone dabbene e degne per ritrovarsi unitamente nel 
luogo che potrà essere eletto tra Parìgi e san Dionigi , 
\i manderanno da parte loro il giorno che a questo 
effetto sarà stabilito ed accordato per rieevere ed ap- 
portare tutti quei partiti ed aperture che si potranno 
ritrovare per un sì buon effetto, come apportandovi 
ciascuno la buona volontà, ch^è obbligato, quale essi 
promettono per sé stessi, si assicurano che si trove- 
ranno mezzi di pervenire ad un tanto bene. 

Protestando avanti Dio e gli uomini , che se trala- 
sciata questa via, prenderanno altri mezzi illegittimi 
che non potrebbero essere se non perniciosi alla reli- 
gione ed allo Stato , e se finirapno di ridurre la Fran- 
cia air ultimo periodo . d' bgni calamità e miserìa, ren- 
dendola preda e bottino delP avidità ed ingordigia Spa- 
gnuola, ed il trofeo della lóro insolenza, acquistato per 
i trattati e cieche passioni d^ una parte di coloro chei 



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UBRO OECIMOTERZO t%j 

portano il nome di Francesi, degenerando dal debito 
oh' è stato in tanta venerazione appresso i nostri mag« 
glori ,• la colpa àA male cbe ne avverrà , non potrà , 
nò dovrà ginstamente essere ascritta ad altri che a loro^ 
i quali ne saranno notoriamente riconoscìurti soli antori 
per tal ricusazione, come quelli che avranno preferito 
gli espedienti atti a serviire alla grandezza ed ambizione 
loro particolare , e di quei che gli fomentano , a qoelK 
che mirano all' onore di Dio ed alla salute del regno. 
Fatto nA consiglio del Re , dove i delti Principi e st* 
gnori si sono espressamente congregati, e risoluti con 
permissione di sua Maestà di &r la suddetta obblazione 
ed apertura a Ciartres il giorno ventisette di gen« 
jmìo iSgi. Sottoscritto RevoL 

Di questa scrittura in tal modo distesa e presentata 
era stato primo motore il signore di Villeroi, percioc* 
che alieno per so medesimo da' tentativi degli Spa^ 
gnnoli, ed inclinato piuttosto all'accordo col Re che 
ad altra risoluzione, e spinto 'dal .Duca di Mena desi- 
deroso di attaccare qualche pratica per valersene al* 
l'opportunità in beneficio suo, scrisse al signore^ 
Fleuri suo cognato, che facendo capo col Duca di Ne* 
vers o con altri signori Cattolici di quei che si trova- 
vano appresso del Re, dimostrasse loro in quanto pericolo 
versassero le cose del reame, con quanta applicazione 
s' erano posti gli Spagouoli a promuovere l' elezione 
dell' infante Isabella , quanti favorissero per loro iute» 
resse questa elezione , e come il Duca di Mena , che 
non aveva mai . potuto indurre il Re a riconciliarsi con 
la Chiesa, ora si trovava in tal necessità che sarebbe 
astretto a convenire col Re Cattolico , se per qualche 
via non s' interrompevano questi trattati. Considerasi 
«ero, quando -gli straniert ottenessero il loro intento , 



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iftS DELLE GUERRE CIVILI DI. erancia 
e vi si obbUgafifera i sigaortrdi Loreno e gliiahncol*' 
legati^ ID 4{uaQlo pericolo si troverebbe^ il Re cU essère 
privato dA regno , dovendo combatterlo con la potenza 
SpagQUola , ehe allora si profonderebbe tutta ai suoi 
danni, si j^nderebberc^ irrecoDciliabiU gli aoimi dei 
Francesi collegati , come se fossero da sé medesimi po« 
sti alla servitù ed obbligati al dominio de?, forestieri.^ 
si cliiudei*ebbe la strada per sempre alla riconciliazione 
col Papa e con la Chiesa , dopo cb^egli avene appro** 
vata reiezione che fra poche - settimane dovevano fare 
gli Stati ^ e che però non si dovrebbe perder tempo ^ 
ma trovar modo d^ interrompere il ^orso di questi di- 
segni. 

Queste considerazioni furono dal signore di Fleur^ 
portate non solo al Dnca di Nevers , ma . a Gasparo 
conte di Scombergh, il quale' in quei giorni cbiamato 
dal Re era venuto alla corte. 

Egli era per nascita Tedesco , e per consuetudine 
uomo non solo di grand' animo , ma libero di concetti 
« di paróle, e per T esperienza e valor suo grande- 
mente stimato da ciascuno , pesato ne' discorsi , prov- 
vido nelle opinioni , inclinatissimo e. molto fedele al 
Re, e quello che al presente faceva molto a propo- 
sito , non s' era trovato alle trattazioni che s' erano 
fatte tra' Cattolici d'abbandonarlo, e per questo aveva 
più autorità e più credenza , che non avevano il Djica 
di Nevers e moU' altri a trattare di questo affare, onde 
parendogli che le considerazioni rappresentate da Vil« 
[eroi fossero importantissime, e che ad esse se ne ag- 
giungessero molte altre , perchè ognuno sapeva già che 
il Cardinale di Borbone trattava di pailirsi e d' acco- 
.starsi alla lega, e che molti Principi ^1 sangue ed 
altri signori erano inclinati a seguire questo consiglia, 



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LIBRO DECIMOTERZO lag 

che V universale de' Cattolici teneodosi schernito e bur-' 
lato dalle promesse del Re era mal soddis&tto , e che* 
ogQunó stanco della guerra aspirava alla pace , trovò 
congiuntura di ragionarne col Re medesimo, e con 
soda ed efficace ekxpienza, nella quale valeva molto 9 
gli fece conoscere apertamente quelle ragioni^ che per 
rispetto dagli altri erano dette freddamente e tra^ den* 
ti, e gli dimostrò la vicinanza della mina sua, se^ 
prontamente non prendeva espediente di contentare i 
Cattolici e di attraversare i tentativi e disegni d^li 
Spagnnoli. 

Era anco propizia la congiuntura del tempo, per- 
chè le prosperità passate avevano ridotto il Re in tale . 
stato , che se i Cattolici perseveravano costantemente a. 
servirlo , poco bisogno avrebbe avuto di forze stranie- 
re, le quali egli medesimo aveva provato di quanto 
poco frutto elle fossero, e quanto danno apportassero 
al suo paese : era lontano il signore di Plessis , che eoa 
le sue* ragioni parte teologiche, parte politiche ,. era • 
solito di trattenerlo e di ponergli scrupoli nelP animo,; 
acciò non mutasse religione, ed il Duca di Buglione 
era capo degli Ugonotti, chiara presente sul ùttOy- 
era sempre stato uno di quelli che aveva tenuta opi- 
nione, il Re non poter mai essere possessore padfico 
della corona se. non si mutava di religione, e forse per 
' suo proprio interesse non gli dispiaceva che.il Re si 
facesse Cattolico, ed a lui restasse il primo luogo fra 
gli Ugonotti : per la qual cosa, rimossi tutti questi osta- 
coli, e stringendo la necessità, perchè già il Cardinale 
di Borbone, ed il conte^ di Soessons e molti altri par- 
lavano fuori de' denti, ed essendo gli Stati radunati 
dalla lega in molto maggior considerazione appresso del 
Re, che non erano forse 'appresso i medesimi collega- 

IfAVIT.A YOL. IV 9 



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i3o DELLE GUERRE CIVILI DI FRANGIA 
tày dopo molte consulte ooa il .Duca, di Buglione, con 
il Duca di Nevers, con il gran Cancelliere e con il 
Presidente Tuano , al quale per la erudizione ed espe- 
rienza sua si.credea cpolto, deliberò il Re che i Cat- 
tolici facessero questa apertura con animò o d^ inter- 
rompere il corso degli Stali per questa via, ovvero di 
prendere partito air accomodamento suo , ed alla ri-r 
conciliasione con la Sede Apostolica e eoo i signori di 
Loreno. 

Letta che fu la scrittura alla presenza del Duca di 
Mena e degli altri signori, il Cardinale di Piacenza si 
levò in collera, e senza altra consultazione o delibera- 
.^ion?) disse sdegnosa mente che questa proposizione era 
piena di eresie^ ^ che eretici sarebbono quelli che T aves- 
sero in considerazione, e che però àon efa per alcun 
modo convenevole di darle alcuna risposta. Assentirono 
senza dubitazione il Cardinale di Pellevè e Diego d' Ivar-r 
^, ed il Duca di Mena restò sospeso , come lineo gli 
altri . eh* erano presenti non ardirono di opporsi im- 
mediatamente alle parole del Legato : ma Viileroi e 
Giannino, non si perdendo d^ animo, senza contraddire 
at Cardinale, trovarono altro ripiègo, e dissero che la 
scrittura essendo indirizzata non al Duca di Mena so- 
lo , ma a tutta P assemblea degli Stati , ed avendolo 
il trombetta liberamente detto a molti nelP entrare 
della città , onde la cosa era pubblica , ella si doveva 
comunicare e rimettere alP assemblea, acciocché i de- 
putati nel bel principio non si disgustassero , e credes- 
sero che non si procedesse liberamente e candidamente 
con loro 5 ma che si cercasse di tener molte cose na- 
scose ed ingannarli , che questo sarebbe un brutto prin- 
cipio, e cagionerebbe non solo suspizione, ma disunióne 
fra i deputati. 



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LIBRO DECIMOTERZO i3i 

Soggiunse il conte di Belìn , pbe non solo il trom- 
betta avea detto che la scrìttara era addirizzata a tutti 
deir assemblea ) ma che gli pareva aver compreso, che 
fi* avesse disseminata anco qualche copia fra il pòpolo , 
onde tanto più la cosa era pubblica, e non si poteva 
nascondere a^ deputati. 

Fu terminato che ciascuno pensasse quello che gli 
paresse opportuno per deliberarne nel medesimo luogo 
il giorno seguente, il quale venuto, ancor che il Le- 
gato e r Ambasciatore Spagnuolo gagliardamente s^ af- 
faticassero perchè la scrittura fosse soppressa ^ riget- 
tata, il Duca di Mena nondimeno, con il voto della 
maggior parte, concluse di noo volere maltrattare ^ uè 
mal soddisfare i suoi deputati , ma che portando bro 
quel rispetto che si deve, avrebbe fatta leggere la fcrit- 
tura in piena assemblea, ove poi sarebbe deliberalo 
quello. che si stimasse opportuno: il che mentre si dif« 
ferisce di fare per le cx>ntrariet& de* pareri e per gli 
ostacoli che si frappongono, U Re trovandosi a Ciar« 
tres pubblicò un manifèsto il giorno vigesimonooo, nel 
quale dopo d^ avere brevemeute attestata la singoiar sua 
affezione verso la salute ed il bene universale , diceva 
grandemente dolersi d^ essersi abbattuto in tempi coA 
veryeTsi , ne' quali molti , degenerando da quella fedeltà 
verso i suoi Principi, ch^era stata sempre peculiare della 
Nazione Francese, ora ponessero ogni loro studio ed 
ogni potere per oppugnare .P autorità reale sotto pre- 
testo di religione : il qual pretesto quanto fosse falsa- 
mente usurpato da loro , vedersi chiaramente nella guerra 
ben due volte intentata contra la felice memoria d^ En- 
rico UT, la quale non è possibile tanto a stimare, che 
se ne possa attribuire ia causa al fatto della religione, 
essendo^ egli stato sempre cattolichissimo ed osscrvan- 



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i3a DELLE GUERRE CIVIU DI FRANCIA 
tissimo delia Sede Romana j ed appunto impiegato con 
i suoi eserciti còntra quelli che non erano del rito Gat« 
tolico, per soggiogarli,, quando essi, prese furiosamente 
r armi , erano corsi a Turs per opprimerlo e per as«- 
sediarlo^ ed ora essere più chiaro del sole istesso quanto 
impropriamente ed ingiustamente si servissero del me- 
desimo colore contra di lui , perchè quanto più cerca- 
yano di palliare e di nascondere sotto questo, specioso 
mantello la loro malignità, tanto più ella prorompendo 
agli occhi de^ buoni chiaramente si dimostrava, né es- 
sere alcuno il quale non conoscesse che la conspiniziòne 
loro intentata in oppressione e iiiina della patria non 
era cagionata da zelo di religione, ma che la loro unione 
manifestamente per tre differenti cagioni appariva com- 
posta di tre qualità di persone : prima dalla • malizia 
di coloro i quali, guidati da un incredibile desiderio 
d'occupare e dissipare il regno, «' etano fatti capi ed 
antori di questa congiurazione^ secondariamente dal- 
l' astuzia degli stranieri , antichi nemici della corona e 
del nome Francese, i quali, trovata questa opportunità 
di eseguire i loro inveterati disegni, s'erano volontaria- 
mente aggiunti con i loro aiuti per compagni di eoa 
perfida conspirazione^ e finalmente dal furore d'alcuni 
dell' infima plebe, i quali, abbandonati dalla fortuna in 
estrema mendicità e miseria, ovvero condotti dai loro 
misfatti in timore della giustizia, per desiderio di preda, 
o per isperanza d'impunità s'erano aggregati a questa 
fiiziosa coUcgazione. 

Ma ch'essendo costume della divina provvidenza di 
cavare il bene dal male, cosi ora miracolosamente era 
avvenuto, poiché il Duca di Mena con il mettere in 
iscrìttura i suoi consigli di radunare in Parigi una con- 
gregazione da lui chiamata Stati, avea chiaramente pa- 



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LBBRO EHECDiOTERZO i33 

lesati e manifestati per propria confessione i suoi con- 
cetti : imperocché sforzandosi egli ad ogni tno potere 
di simulatamente. rappresentare la faccia d^un nomo da 
bene , e di far credere ch^ egli non avesse animo dì 
usurpare quello che non gli toccava, non poteva in 
tanto dar maggior testimonianza della sua ambizione e 
deir empietà sua verso la patria, che formare un edit-^ 
to, e sigillarlo con il sigillo reale per la convocazione 
degli Stati , cosa unicameiile riserbata alla potestà reale, 
e pon mai. comunicata ad alcun altro : onde avea fatto 
chiaro al mondo V usurpazione sua dell' ufficio e mae« 
sta regia, ed il suo deUtto di le<a maestà, avendo 
usurpato il ministerio reale ed i contrassegni proprii del 
principato : ■ ma qual occhio essere cosi abbagliato , o 
^ual mente così accecata, che non vedesse quanto poco 
fossero vere le cose ch^ egfi nel suo editto aveva con 
tanta pompa di parole inserite ? Che le leggi non gli 
permettevano di rendere il dovuto ossequio ed ubbi- 
dienza al Re datogli da Dio, mentita tanto apparente, 
quanto la legge Salica, legge salutare e fondamentale 
nata ad un parto col regno, era stata sempre la ba^e 
delP ubbidienza de^ sudditi, ed il fondamento e salvezza 
della corona. 

Alla costituzione di questa legge. &r» manifesto torto 
quando si mette in dubbio ed in contesa il legittimo 
imperio di colui , che per il prescritto ordine di essa è 
chiamato da Dio alla corona : essere cosi grande e ve- 
nerabile la forza e Y auforità di questa legge, che ninna 
altra legge ha facoltà di derogarle, ed i Re medesimi 
che sono sciolti dalP altre leggi, essere sottoposti e non 
superiori a questa sola, e però essere cosa vana F al- 
legare contra di essa il decreto degli Stati di Bles deU 
Panno settantasei, perciocché non il Re uè gli Stati ? 



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i34 DELLE GUERRE CIVILI DI FRANCIA 
tua questa legge deVe decidere della successione del regno: 
e nondimeno qual uomo di sano intelletto potrebbe mai 
tenere f adunanza di Bles per congregazione. legittima 
degli Stati ? ne^ quali levata la libertà de' yoti^ ed op« 
pressa la voce de' buoni, non s' era atteso«ad altro dal 
congiurati della, collegazione, della qiiale ora si provano 
i frutti, se non ad oppugnare P autorità del Re che 
regnava, ed a ridurlo in iscbiavitù de' suoi nemici, di- 
sponendo delle cose del regno a capriccio, e secondo 
il volére de' faziosi 7 Forse non essere chiara la violenza 
usata contrà di lui, della quale avea tanto faticato a 
potersi difendere e liberare ? Qual essere colui, che possa 
credere ohe il Re defunto volesse spontaneamente vio« 
lare e rompere quella legge, in virtà' della* quale il Re 
Francesco suo avolo era pervenuto alla corona l Ma che 
accadere altre prove ? i medesimi , che aveano forzata- 
mente ed insidiosamente fatto far quel decreto, essersi 
eglino partiti ed allontanati da esso, dichiarandolo inef- 
ficace e di niun valore^ perciocché- se il Duca di Mena 
avesse stimata valida quella costituzione dopo la sedi- 
ziosa deposizione del Re Enrico III, fatta fare da lui, 
non si sai*ebbe intitolato Luogotenente dello Stato e 
corona di Francia, ayanti che il regno fosse vacante, 
ma Luogotenente del Cardinal di Borbone, a cui per 
quel sedizioso decreto il regno apparteneva^ ma che 7 
non solo allora, anzi anco dopo la morte del Re fatto 
uccidere da loro, avea per tre mesi continui usurpato 
il medesimo titolo, dichiarando quanto poco valida sti- 
masse la deliberazione di quegli Stati. 

Essere dùnque manifesto e notorio eh' esso non per 
riverenza portata alla deliberazione de' suoi medesimi 
Stati ^ i quali vanno ora propalando, ma per usurpare 
la potenza ed il ministerìo reale s' era valuto poi , quando 



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LIBRO DECIMOTERZO i35 

gli era tornato a bene, della finta persona del Cardi- 
nal di Borbone per aver tempo e facoltà di stabilini 
nella, sna disegnata usorpasione. 

Ma non meno vana essère quella ragione che appor- 
tavano, ch^ egli non fosse cattolico ^ ma di religione di- 
Tersa e differente, perchè egli non era né iniedele né 
pagano, ma confessava io stesso Dio e P istesso Reden^- 
tore che i Cattolici confessano ed adorano , uè dovere 
qualche differenza d' opinione porre cosi disperata ed 
irreconciliabile divistone» Non voler essere ostinato^ né 
ricusare d'essere instrutto ed ammaestrato, ed esser 
dkposto se gli sarà mostrato V errore d' abbandonarlo^ 
e di ridursi a quel rito che da' Cattolici del suo regno è 
desiderato ^ e bramare di potere, con salvevsa della co- 
scienza, levare gli scrupoli a tutt' i suoi soggetti, ma pregai 
re i Cattolici. a non si maravigliare, se non era così facile 
a tralasciare quella religione che aveva succhiata col 
latte, né dovere parer istrano eh' egli non abbandonasse 
V antico instituto della sua vita, se prima non gli era 
fatto vedere l' errore, nel quale essi aveano opinione che 
si trovasse^ il che quando accadesse niuno avrebbe che 
desiderare della sua prontezza e facilità di condannare 
la sua colpa, e d' entrare nella via che fosse conosciuta 
migliore : esser dovere , trattandosi dell' anima e della 
vita eterna, ch'esso vi procedesse con gran riguardo 
tanto più quanto il suo esempio era per tirar seco molti, 
i quali non vorrebbe aiutare a perdere, ma sì bene a 
salvare. 

Avere per ciò molte volte dimandato i concilj , non 
per opporsi a' concilj già celebrati., come vanno disse- 
minando i suoi nemici, ma per essere dal concilio in- 
sieme con quei della medesima religione instrutto ed 
ammaestrato : non essere cosa assurda il celebrare un 



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i36 DELLE GUERRE CIVIU DI FRANaA 

concSio^ e moderare moke cose, qaali portano i tempi 
e Poccaaoni, per dire che dagli altri concilii siano 
state decise 5 perchè a questo modo tutti i concilii Po- 
esteriori sarebbpno stati vani ed. assordi nel confermare 
e riordinare le cose dagli altri concilii statuite e deter- 
minate : che se si trovasse via più spedita e più prò* 
pria- per la sua instnuione, égli non era per ricusar- 
la j ed averne data al mondo chiarissima testimonianza ,^ 
quando avea permesso a^ Cattolici che P ubbidivano, di 
mandare ambasciatori al Papà per prendervi espediente , 
.e quando avea tante volte fatto dire a^ suoi medesimi 
avversari, che fra Tarmi non era tempo di parlare di 
conversioni, ma che pacificandosi prendessero partito 

• d^ un colloquio , nel quale egli potesse essere ammae- 
strato. Ma ch^ essi ^. abusando della sua bontà, aveano 
mostrato di poi^ervi orecchie solamente quando aveano 
avuto a caro per loro disegni di mettere in gelosia gli 
Spagnuoli. 

Essere certo che essi abbonivano questa sua instru- 

* zione , poiché ora nelle loro scritture la mettevano per 
disperata, non essendo mai stata né anco tentata, e 
perchè subito che s^ erano accorti della legazione del 
marchese di Pisani , tendente a questo effetto , aveano 
con tutti i mezzi possibili attraversato il suo negouo, 
e Éitto che il Pontefice non 1^ ammettesse al suo con- 
gresso : che se essi vanno propalando e magnificando di 
voler rimetter questo affare interamente al Papa, egli 
all^ incontro non si dispera che il Pontefice, conoscendo 
finalmente Parte e P astuzia loro, non prenda quel par- 
tito che sarà più. conforme alP onestà ed alla ragione: 

- dovere per tanto cessare i sediziosi di tentare r buoni 
Cattolici che stanno armati per difesa e propugnazione 
della patria, ma più tosto dover essi riconoscere il loro 



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LIBRO 0EGIMOTERZO 137 

errore, e come membri deviati, tornare a rìcoof^aii- 
gersi con il restante del feorpo ^ imperocché dai Prin- 
cipi di Loreno in poi , i quali sono forestieri , totti gli 
altri Principi del sangue, prelati^ signori, ufficiali della 
corona e cpasi tutto il nerbo della nobiltà, erano dalla 
sna parte, e facevano il vero corpo della Francia, 
nniti alla difesa della loro, libertà e della sal^te del 
regno. 

. Considerassero quanto indegna cosa a quanto mo- 
struosa fosse V aprire le porte agli Spagnnoli ad inva« 
dere le viscere del regno , per iiscacciare i quali dai 
confini , i loro maggiori ed essi stessi avevano già 
sparso ed effuso tanto sangue : 'vedessero quanto em- 
pia fosse quella ingordigia ,. che per avidità d^ oro ven- 
deva la libertà, la gloria ed il nome Francese. Ma non 
essere maraviglia ch^ essi non sentissero gli stimoli della 
coscienza in questo fatto, poiché né mapco gli senti- 
vano nel crudelissimo parricidio commesso nella per- 
sona dd Re defunto , il quale non solo non detesta- 
vano ed abborrivano , ma empiamente attribuivano alla 
provvidenza ed alla. mano di Dio: che se volevano, 
xome or dnnostrano , essere tenuti innocenti di quel 
fieitto che oscura, la gloria, ed impone bruttissima maic- 
chia di scellerata perfidia al nome de^ Francesi, non 
dovevano allora- rallegrarsene , gioirne , commendare , 
esaltare e santificare il jiome del percussore, e &re 
tante altre dimostrasnoni barbare e mostruose^ ma più 
tosto mostrar d^ essersi commossi a tanta scellerità , e 
prender partito di conciliarsi a quella patria che gli 
.avea allevati , nudriti edr esaltati al sommo delle gran- 
dezze , e nod indurre sé stesso a partecipare con na- 
zioni barbare, nemiche e separate dalU Francia , come 
di hngua e di costumi, così di candidezza e di affetto. 



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i38 DELLE GUERRE CIVILI DI FRANCIA 

Che se queste ragioni non erano per valere a per* 
snadere ed a far riconoscete i deviati, valeriano pon« 
dimenO^ a confermare la deliberazione de^ buoni Fran- 
cesi di cotitinuare costantemente alla difesa della pa** 
tr!a , nel che egli come per il passato, così per P av- 
venite porgerebbe sempre P esempio, esponendo il suo 
corpo, la sanità, il sangue e la vita innanzi a tutti in 
sacrificio per opera così degna e così salutare t essere 
noto smora il suo affetto e la sua devozione, e con 
quanta tenerezza d^ animo avea abbracciati i Cattolici, 
conservati , protetti , mantenuti ne' loro possessi e 
neMoro privilegi, favorita e conservata la religione, ed 
osservato costantemente ed inviolabilmente tutto quello 
che aveva loro proinesso nel suo avvenimento alla co- 
rona, ed ora per maggior cauzione, e per finire di 
levare gli scrupoli^ giurare innanzi a Dio e gli nomini 
d' essere pronto a perseverare nella protezione e con- 
servazione loro sino air ultimo spirito, né dovere mai 
fàv cosa in pregiudicio o diminuzione loro e della lor 
religione , e desiderare che le cose che i suoi sudditi 
ricercano da lui , si possano a gloria di Dio -ordinata- 
mente e convenevolmente eseguire , siccome egli spe- 
rava nella maestà divina e nella sua infallibile provvi- 
denza , che tosto si vedrebbono gli effetti, il che con- 
fidato nella grazia di Dio non dubitava di promettere 
e di attestare. 

In questo mentre aver egli col parere de' suoi con- 
siglieri decretato, e per il presente manifesto decre«* 
tare e dichiarare, che avendo il Duca di Mena adu- 
nata una congregazione in Parigi sotto nome di Stati, 
esso faceva ciò sediziosamente ed indebitamente , usur- 
pandosi P ufficio e la podestà di Re , e eh' essi Stati 
essendo nulli , invalidi e sediziosi non erano per te- 



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LIBRO DECIMOTERZO tSg 

oere^ ne valere, né alctioa cosa che ia essi foste sta- 
taita , fatta e deliberata* 

Questa scrittura, la quale non portava seco neces- 
sità di risposta, fu secondo la disposizione degli animi 
con varj sensi ricevuta ed interpretata^ ma quella dei 
signori Cattolici del partito del Re inviata alP assem* 
blea di Parigi teneva solleciti ed ansiosi per differenti 
rispetti i collegati : perciocchò il Lq;ato fattala disa- 
minare al collegio dei teologi della. Sorbona ^ conti* 
nqava a dire che come eretica non era degna d^ alcuna 
rispósta , e V ambasciatore Spagnuolo. diceva essere un 
artificio per disturbar il bene, per il quale sperano 
congregali^ ma PArcìvescovo di Lione, Villeroi, Gian- 
nino , il conte di Belin e quei del parlamento soste* 
nevano ^ che qualunque ella si fosse non bisognava oè 
sprezzarla, né rigettarla, e ne adducevano le ragioni^ 
e tra questi il Duca di Mena stava dubbioso di quello 
si dovesse deliberare, perchè dalP un canto aveva molto 
caro d^ attaccar pratica con i realisti , dalP altro non 
voleva finire d^ alienare e di esacerbare V animo del 
Legato e degli Spagnuoli. 

In fine dopo molte consultazioni privatamente fatte 
co^ suoi^ deliberò di difTerire la consultazione di quel 
negozio neir assemblea y sinché si fosse abboccato con 
il Duca di Feria e con gli altri che venivano , e che 
avesse veduto la qualità dellVesercilo, e gli ordini che 
aveva il conte Carlo di Mansfelt, già pronto ad entrare 
ne^ confini , per regolarsi poi conforme al tempo ^ed 
air occasione ^ per la qual cosa deliberò di andare lid 
incontrare gli ambasciatori, e di ricevere ed impiegar 
egli stesso PesercitQ, acciocché il Duca, dì Guisa non 
s^ avanzasse ^gli a riceverlo , e dagli Spagnuoli, che 
apertamente lo favorivano , con diminuzione delP au- 
torità sua gli fosse consegnato. 



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i4o DELLE GUERRE GIVIU DI FRANCIA 

Sperava anco di fare qualche progresso con P armi,- 
che gli aumentasse il credito e la riputazione , ma so* 
pra M tutto area bisogno di- caVar dagli Spagnuòli- qual- 
che somma .di danari da compartire per ora a suo fa« 
yore tra^ deputati , molti de^ quali per la carestia ' dt 
Parigi é. per la propria tenuità ne vivevano urgente 
bisogno. 

- Fatta questa deliberazione y chiamò i deputati del- 
r assemblea , e gli pregò che occupandosi nelle còse 
minori, non deliberassero alcuna cosa in proposito 
della elezione éinp al ritomo suo, essendo il dovere 
ohe vi fossero tutti gli ambasciatori Cattolici, e la per- 
sona ^ua insieme col Duca di Guisa ed ' altri princi- 
pali del partito, i quali fra pochi giorni avrebbe con- 
dotti seco , e perchè il suo pregare era comandare, da 
tutti gli fu senza contraddizione promesso^ ed ^li, la- 
sciati monsignor di- Villeroi ed il presidente Giannino 
f^r ovviare alle pratiche occulte che si potessero in- 
tanto fare, si condusse con quattrocento cavalli a Soes- 
sons, ove aveva dato ordine che fossero pronte le sue 
forze Francesi. 

Pervenuto in quella città il nono di di febbraio vi 
trovò il Duca di Feria e gli altri ambasciatori Spa- 
gnuoli, co^ quali abboccatosi cominciarono ne^ primi 
congressi a prorompere le male soddisfazioni. Stima- 
vano in Ispagna grandemeote conforme al giusto ed 
air onesto, che se si dovesse rompere la legge Salica, 
per essere tutti quelli della famiglia di Borbone noto- 
riamente o eretici o fautori d' eresia , il regno* perve- 
nisse neir infante Isabella figliuola del Re Cattòlico, la 
quale per le leggi ordinarie era la più propinqua erede 
déU^ ultimo Re morto, come nata d^ Elisabetta sua 
sorella per età superiore alle altre. E se si diceva in 



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UBRO IlEGIMOTERZO i4i 

Gootrarìo, che mancando la disoendensa ddUa casa 
reale rìtornaTa alla comunanza del popolo Francese 
1' autorità di fiur nuovo signore, replicavano che se 
questo era vero , era anco onesto che la oomunam» 
del popolo nelP eleggerlo avesse riguardo alla ragibne 
delle genti che chiama sempre i più propinqui eredi, 
e che era ben il doverci che si deferisse. molto aUe fante 
spese ed operazioni de) Re Cattolico fatte per mante» 
nimento della corona e della Religione ^ poiché con gi^aai 
danno delle cose proprie aveva knpiegati tutti gli eser- 
dti suoi , e tutte le entrate de' suoi regni già per . il 
corso di tanti anni a beneficio delle cose di Francia^ la 
quale se da principio fosse stata abbandonata da' lui idla 
diÌBcrezione del Navarrese, non era dubbio che sareU)e 
stata costretta di chinare il collo e di ricevere il giogo 
delP eresia, onde ne' sarebbe proceduta al sicuro lamina 
totale di ciascun Cattolico in particolare, e la servitù e la 
denigrazione in universale d'un regno cosi cristiano*: le 
quaU ragioni avendo quei consigli persuaso a s$ medesimi 
che dovessero aver P istessa efficacia negli animi Fran« 
cesi^ avevano concluso d'attendere speditamente alP-in- 
camminamento di così fiitto disegno: per la qualcosa gli 
ambasciatori avendo questo ordine espresso di Spagna, 
e credendo anco per le lettere di Diego d'Ivarra, che 
r elezione dell' infante dovesse volentieri e senza con- 
traddizione esser abbracciata dagli Stati, non differirono 
a farne istanza al Duca di Mena, acciocché assenteo-* 
tendo vi favorisse questa dichiarazione. 

Dissero che il Re Cattolico giustamente pretendeva 
questa elezione, prima per le ragioni che l'infante, 
come nata della prima figliuola di Francia, pretendeva 
sopra quel regno, e poi per li beneficj che la Fran- 
cia avea ricevuti da hii , e per quelli che per 1' avve<^ 



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f4a DELLE GUERRE CIVILI DI FRANCIA 
nire poteva simiJmeDte rice\'ére, essendo risoluto di 
adopenire ogni suo potére e forza per liberarli dal con-* 
tagio della eresia.^ e per quanto prima stabilire in ìstato 
quieto «e pacifico quella corona. 

Aggiunsero a questa proposta molte promesse ma- 
gnifiche a ciascuno in particolare , è molto più larga- 
mente tiegr interessi del Duca di Mena, mostrando che 
il Re Cattolico voleva onorevolmente trattarlo , augu- 
mentarlo di ricchezze e di riputazione, e constituirlo 
la prima persona di tutto quanto il reame: finalmente 
gli dimofstraròno V onore che il Re Cattolico già gli 
faceva di sottoporre i suoi eserciti ali* autorità del suo 
comando^ avendo ordinato ;;.al conte Carlo che ubbi? 
disse interamenta e riconoscesse per superiore la sua 
persona* 

Il Dbca di Mena, che già nel primo arrivo era stato 
informata che il conte Carlo non conduceva più di 
quattromila fanti e mille cavalli , e che gli . ambascia* 
tori nou aveano ordine di numerargli altro che venti- 
cinquemila ducati I somma molto inferiore alla gran- 
dezza del suo presente bisogno,, rispose, alla proposta 
degli ambasciatori risentitamente e con più ardire del 
solito ,' e rimproverò loro la debolezza delle armi e la 
strettezza del danaro, le quali cose. erano cagione non 
di liberare i collegati dal giogo delP eresia, non di rendere 
il regno pacifico, come andavano con le parole magni- 
ficando, ma di continuare le calamita della guerra in 
infinito, e di ridurre a somma debolezza e mij[eria le cose 
della lega: essersi veduto per lo passato, che appena erano 
comparsi gli eserciti del Re Cattolico, che erano anco 
spariti, dando fomento e. non rimedio al male che af» 
fiiggova quel regno ^ il che ora appariva molto più • 
chiaramente, perchè nel punto che si doveva prender 



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LIBRO DECtMOTERZO i43 

partito alla salute comune , e che per soddisfare le 
tante istanze e querimonie loro ^ egli avea radu- 
nati con grandissima difficoltà' gli Stati della coro- 
na, venivano aiuti tali che né P esercito era suf- 
ficiente a dar calore ed autorità a tanto negozio, né 
i danari potevano non solamente supplira , ma né an- 
co portare un minimo refrigetìo a^ bisogni presenti: 
maravigliarsi di questo perverso modo di trattare, de- 
siderare ben 'ora la prudenza del Re Cattolico e de^suoi 
consigli ^ e conoscere che per questa via non si poteva 
sperare per P avvenire alcun bene: essere cosa, vana il 
proporre P infante per regina,* e non mandar i mezzi op- 
portuni per farla riconoscere e per istabilitla nel regno ^ 
questo essere negozio difficile, importante, grave, 'e. non 
ben sentito da molti, ed il portarlo con tanta fiacchezza 
di forze e con così poca riputazione, non essere altro' che 
ruiuarlo e precipitarlo , il che, per P os$<ervaDza che 
portava al Re Cattolico , non avrebbe voluto tollerare: 
che gli animi degU uomini, che aveano riposto il som- 
mo delle speranze nella presente congregazione, si sa- 
rebbono alterati e posti in disperazione ^ quando ve- 
dessero proporsi una regina straniera, ma senza facoltà 
e senza mezzi di pervenire al reame : che questa era 
cosa aliena dalla natura Francese , attraversata dal- 
P impedimento della legge Salica , non punto' conso^ 
nante aUV orecchie d^ uomini liberi ed avvezzi a non si 
lasciar sottoporre ^ e che però era necessario prima in- 
gombrare gli animi e con la riputazione* e con lo stre- 
pito di grossi eserciti , ed acquistarsi gli affetti con 
P allettamento degli utili e delP oro: ma .che il pro- 
porre cosa cosi grande con così fiacca manièra , non 
era né conforme alla grandezza del Re Cattolico , uè 
convenevole al nume ed alla riputazione de' collegati \ 



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i44 DELLE GUERRE CIVILI DI FRANCIA 

e che quanto a sé non sentiva , non poteva e non 
sapeva come imbarcarsi a- questa proposizione, esondo 
sicuro non solo di non riuscir cosa atcuna, ma che 
là disperazione avrebbe necessitati gU animi deV depu- 
tati a rivolgersi alP accordo con gli eretici , più tosto 
che precipitare in un abisso di perpetua. miseria, ove 
si scorgeva chiara la pubblica e la privata desolazione. 
Parve altrettanto strana quanto inaspettata agli^am- 
baseiatòri questa risposta , e s^ accorsero a primo tratto 
di èssere molto lontani da' conti immaginari che aveano 
•fetti^ tuttavia persistendo nel loro proposito risposero, 
che i tnoti d' Aragona ^ e la lunga indisposizione, e poi 
la .'morte del Dùca di Parma ^ aveano impedito il Re 
di &^e quelle provvisioni che fra pochi mesi ^.quando 
bisognassero , sarebbopo potentemente preparate : che 
i soccorsi del Rie Cattolico, erano stati sempre eòa pon 
tenti e così opportuni, che avevano manifestamente li- 
berato il regno e là religione dalla oppressione -degli 
eretici , e che non si potevano i Francesi dolere se 
non di sé medesimi , di^ da sé stessi avessero perdute 
le battaglie, e messisi al di sotto di tal maniera^ ch^era 
poi bisognato * al Re di abbandonare le cose sue per * 
ritornarli quasi da morte a vita ; che non erano te- 
nui le provvisioni dei, danari ; ma eh' era ben grande 
ed insaziabile V ingordigia de' Francesi i e uondimeno 
quando essi avessero data soddisfazione giusta e ragio- 
nevole al. Re Cattolico, egli si sarebbe sforzato di con- 
tentarti^ ma. che il volere tutti gli avvantaggi, tutti i 
comodi, tutti i gusti e tutte ^ le contentezze., cfd essi 
non ne dar mai nessuna, che questo non era trat- 
tar del pari , uè modo vagioneyole ed onesto di pror 
cedere: che si risolvessero di dichiarare il loro buon 
animo nel riconoscere per giuste e valide le ragioni 



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LIBRO DECIMOTfiRZO 145 

deir infiiote) che dal resCii tum* eia da pMtaupe che U* 
Re CattoUeo tranearasie l* iatarasie della ffgtiiiola , e 
noa fosse per yootare d* uomini e> di danari i regfDi 
^aoi per porla in tede, e per compitaoiente stebiUtla:' 
ehe i^ Re , ttaDOO- di tanti' disturbi e di Jaate spese- 
setiaa frutto ^^^ non * Tolei^ più travagliare i sooi popolr 
^ minare «ò stesso, se non sapeva a che fine il dt« 
spendio ed iì travaglio dovesse riuscire, ma che eietta 
P infante avrebbe inviati cinquanta mila frati e dieci 
mila cavalli pagati imo alla perfctione delP impresa , 
^ avrebbe preciso sopra i Fmneeài tutti i tesori de» 
regni snoi. ' 

• Il Duca di Mena, sorridendo alb profferta di questo 
magnificenze futare , disse eh' era necessario penmra 
alte «ose presenti, e ohe per frr inghiottire questo 
boccone araai*o di dominio fiovestiero agli Stati ^ ara 
ueeeauàrio tempevavlo' 00» la dolceiaa deir utile e4letla 
ripalaiionei altrimenti che riuscbebbo impossibile a 
trangugiare, 

"Ma Inico di Mendozza, più abile ad una disputa di 
letterati èfa'ad una trattazióne di negosio così grave 
di Stato , replicò che essi sapevano che tutti i depu^ 
tati avHsbbono non solo accettata P infrnte , ma pre^^ 
gato il Re che 1a concèdesse loro per Regina, e èhé 
"^Ir' solo 'opponeva a quésta elesione già bramata da 
'tutti; '' ' ' ;■.... ..,-.. :. . .1 \ 

Si alterò il Duca, e rispose al Mendozaà, l^h^egli ktà 
]poco piratico' dc^'negoz) di'Fraucia, e che* non cono- 
'Scendo ' la magnanimità francese ' si prometteva^ da^ deptf- 
ifali quello' che si edeva ottenere da' popoli ' ^t ispidi é9 
. insensati ddl'- Indie, ma che alP effetto -ai- troverebbe 
'molto ingannato. Soggiunse il Mendoìftfca-,* ctiè atitói 'aK 
^^ effetto 'gli 'tivvebbono fetto eouosee^ ch'eraio^ btt^i 

OAVIUk TQIm IT 10 



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i46 PELLE GUERRE CIVILI DI FRANCIA 
di far deggere FìnfiMite agli Si^ii sonza di iuL. Ma i}^ 
Dm;» i^a toUérando.^^ jnoplicò ebe q^o temeva qQestOf 
e jQhq ({uàndo egli non fosse stato d^ accoinlo, tutta H 
mondo non basterdìbe a far fare <{uasta elepqne^ al 
che. rispondendo il Docà di F^ria j ripigliò ^be presta 
r avrebbono fatto accorgere del $tia errore , e gli\aYrdÌH 
boDo levato il comando deir armi y e dato al Duca di 
Gni$a. '* ■ ( 

Questo più d' ogni altra cosa punse il Pnca di IV|e<« 
na , e oom^ era ardeotissimo oeir ira , spggiuiise ch^. ^a 
in p^ter suo il voltar loro .tutta la Francia CQptra, e 
che se voleva in otto giorni gli avrebbe .del tuilo 
<^usi Aiori del régno : cb^ #ssi iacQvano più T uOQcio 
dV ambasdlalori del Re di J^avarr^ obie del Rp Catto^ 
lifio^ né meglio lo potrebbopo- ^frvii^e. se fossero pa? 
gati da lui: che non pensasseri» di jtraitarla dfi sud* 
dito«^ perdiè né per ancora era. tale. ^. né peosaiia.per 
qaetfli .modi di tvattate di .vòlevvi- essere per P asiie? 
nire ^ e sdegnosamente licenziandosi parti da loro. . ; 

Ripigliò il negozio Giovan Bj^Uifta Ta^sis il giorno 
seguente^ ayendo cercato di raddolcirlo e dii vioicerli^ 
con le prpmesse^^. pia il Duc^ disse, liberan^ep^ cbe sp 
ora lo Uatìspifkììo in .^i^esta pianiera , pc4^va< ^, no^ 
nera i^is^nsfito accorgerai come sarebbe tr^ittato ^uazido 
fosse obbligato e vassallo ^ e stette lu^ganiente renir 
tente di tornare ad abboccarsi con il Duca di Fej^a e 
jcp) Meodozza* ' 

Ab il. protonotarìo Agucchi , il cooiqp^is^rio MaU 
.vasia j ch^ erano presenti d' ordine del I^egatq y ed a 
eoi^te Carlo di Mansfelt, ch'era ven^o .ppr consfiltafìfs 
quello fii dovesse operare con 1- esercita , vi sj.. adppe- 
rargiM,) t^n^, 6 dalPnna p^rte ^ S{^gpUQli of^m^ 
spe^Q noiA poter, fere senaa il Dtiqa.di M^fia)..edegli', 



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LIBRO DEOMOTERZO 147 

famaiìo P^ardove della cdkfa, lecorgeodosi èhe non erA 
ia tehntlle"èBle^aipe f^i .fome » proposito il peidere 
P appoggio dagiK :SpagK«oU j si rappcificatono Oliali 
iBtaate^ làe ohi fasto pvegiadieio sb' disegni dei Be 
GaÉfobeoy dfae ilJQuoa per ponere loro qd. freno do^i 
dissimo id booca^ seriast a ViUeiDi^, a Giannino -ed 
aO^ArcivttSCOTO dì Lione ^ che per ogni modo facessero 
HSpobdere alla sbrittnia dei Ciàtioli^i eh? erano appresso 
«M.Bfi^ ^ attaccassero la oosferenca oh^ essi propo- 
«bvaBD) fier>ehrer questo n&sgio apparecchiato, ogni 
volta • oUo fosae ÌMr-Tavireanf if^trattatp a atrapasH 
tato dagli Spagnuoli : e nondimeno dissinudaado q 
K^éat fmrfetetV 9Ì6nt^ convennero traodi loro che il 
Doia.'asìBanlisse^ e( fararìsar ean «gli -Siati/ là dpzioiie 
dèlia; iirfaate ;• a* ebé alP incanirà . essendo alla delta ^ 
égli- airrebbeU^iDucato idi* Borgogna < in tilolp ^ ìà'9U 
cardia m gcy«anior>«»;vita'Siiii,^il.4Uola m- Pa^lepitàiil 
Uòf^tàieirta gei^ralè> dèlia» itdgiiia per talUf il vc^tioy 
{(li^jRi;efabÀiio«;pagatt-»iv|ti i ddrili faltil tantb' in nooMF 
puhUìea., :qtMknto-.iri sbò abma jpnilalo<j e san^&fcefiiaQM 
kmato di tutto -il .danaio» eh* egli' tiostraséer #av»rc( 
apeao del iaoo ^ a- di ^presente gttf'tta«berstollo!vcÉlti<iil'i'. 
qaraaib scadi j • » gli «oaa«jgOB«oUo»JètleiP9 {ier altry 
dagMtQiniibu)>ed ordinarono ài conte Ciarlo -eha con- 
H esercito idibjdisse e si governasse eonferaia' agli^or^* 

^ÌdÌ-SUOÌ"* ■ ■ "' '" ' ^•^ ••..•■. ••'■»•• 

-T^QneslairappaMnviata coàveattòne 4ermò faeAé'di»(pi«i 
àinteile discovdie'e ia'mala'uaddssftafoiie, ióa' nein as^ 
aiamò^ -le v<eose che^ si ' dovessero in quésto • modo , vm iéS 
meota 'pwawigaiii' jtt ■ fntofro-^ per^ jl Dttea"!dsAiV«w 
canto ctsedevaidi^nan eaiere obbKgato ad 'Ossei«riaire^ 
quettai ohe Ja '«tooissitài àM» cose i>ubbl(cti|tl: gU^ • ai^«va» 
estorto per «fom ^ e gli: Bpagoùoli oOdKS' poe(>iai*i$Oir«< 



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i48 DELLE GUERRE OVILI DI FRANCIA 
fidavano òb'egU fo^M per oiservarlpt^ eoA «ranoi |Mf; 
abbrapciare ogfA occasione obesi rappresentasoé cH trae^ 
tar9 e di stabilire il nego:dd sensa di Inu l 

MH parliti da Saessons il rif eflimoquiato 'A di -feb- 
braio) ed arrivati àn Parifi^ oome comineiarono a |>ra^ 
tioare gli Stati ^ fi^cilmènte a accorsero ehe il Dfioà dir 
lilena reggeva gli animi di' tutta V assemblea ^ e clie 
senza di lui non si poteva ottenere .cosa alcuna» All' in* 
contro egli passato ne' coi^ni all' esercito , lo throvò cosi 
debole che perde la speranza di poter fer impresa di 
tal momento , cbe fòsse peir- apportargli né alile né Vi* 
pntazione. :." r . 

Si accordarono tutti ohe 1' eserdto tion ptocedeosé 
nelle parti intcriori del regno, ma per diversi fini: ì 
ministri Spagnnoli, acciò: non si liberasse: Pari^ dalie- 
strettezze y seguendo il loro concetto che fosse utile ai 
loro jdiaogni cbe k lega: e. la città stesso bassa e rìstiialt»^> 
U Duca di Mena all'ineontrd acciò cbe gli Spagnuoli da6a' 
Yicioanza deUa* loro gente non prendessero calore; ed il 
conte Garlo^ perchè per la deboleisza della gente, e) 
per Stivarsi con pochi danari, non voleva impiegarsi 
in parli lontane da^ confini.,: ed in operazioni di lunga 
e diAk»le finscila..Per la.i^nal cosa, ancorohòil Legate» 
^, i Pesigirii lacessero iManza che 1'. esercito si «van*- 
«ai9ei,je <^ si mattasse * r assedio a ssEn Diomgi, per 
liberare da qnella parte la condotta de' viveri neOn citta ,• 
fo.n^dincsio cMcocdèmente dcliberal<>.<^sifOeanpas- 
sevo ile genti in idttre Sorprese, tri le ^uali al Dbea di 
Alene >piè dell'altre piacque l' assedio idi Dioionè/ cosà 
per Ulsperan^ quasi sicura di conasgmr.qeeUavpiazBa, 
^ nnscime ioon aumento di eredito 'C.di: rì^utaziona, 
com^ per ispedirsi brevem^ale per .notar; xildiiiarè a 
Parigi. all' assistsMadell'asaembleii, ed «meo per «nera 



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LIBRO DEGOfOTERZO tig 

▼icipo a .Ren»^ OTe i signori della oasA di Loreno do« 
vivano abboccarsi ionaiizi dia gli Stati deven isserò aW 
r ultima deliberasione. 

Radunate le forse da tutte le, parli ^ si condosse Te- 
sercito sotto alla terra, e sensa dilaeione fbrtificaU i 
qjoartierì.v si.ik)tiitiiciò a lavorare con la tappa per a* 
prire le Irìvcee e per aharQ le batterìe. 

Erano nelP esercito «{uattroinila fanti del Re Catto* 
lieo « faille cavalli , miHe dngento fanti Tedeschi pa- 
gati dal Papa e eento cavalli , la qtial gente era ^^ 
maadata da Appio Conti generale della Chiesa e dal 
commissario Malvasia , e. cinque in seicento fiinti Te* 
desehi del reggimento del Principe di Eguiglione ^ tre 
arila lanti Fi*ancesi ed otto in. novecento cavaiji del 
Dnca dì Mena^ col quale erano i Duchi di. Guisa e di 
Ornala ) od i. signori di Rono e della Chiatra- NeUa 
leria era «lonsignore di.Estrea con norecento fanti e 
circa, ottanta cavalli, mli .non aiutato dal |>opoio d^la 
citta, il qgi^le sempre aveva per antica inclinaiione 
desiderato ii dominio de^ ooU^atu 
, In pochi giok*ni si. piantarono tre batterie, albana 
^ellc' quali erano i Valloni sotto al qomando dcUa Ber^ 
lotta, un^ aUra ove travagliavaiio gli Spagnuoli sotto 
Antonio Z^ini^ e Luigi Yeliisco,e la tensa ovVeraioa 
i>Ted<^Qhi sotto il còmAildo di Appio Conti, ed i 
Sraneesi trinoérati atta parie, viemo .Chioid' èrano rir. 
volti alla: via, onde sarebbe. 'potuto venire il soòcorao» 
, Diici questa assedio pochi- giorni rispetto a quello .'ehe 
gli nofaim «vevano jgtpdieato ^ perchè il Duca di Mena 
con.e^hraoiiiiKiària. solleoitndine. volle assistere da sé me*» 
Besinot artiiiti' i jlaèvorì,>e inostvare che òrà. che solo 
<aaandf«ra senza^ supenairiiià. di aì%ri capttami ^ avrebbe 
^pnlo con .'Celerità.. e .con .«aloide condurre X impresa a 



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i5o DELLE GUERRE ^^riLl Di FÀANCIA 
fifxe; per la qaal cosa impiegata con Pannno e col 
corpo , ed applicato cou tutta la contensione 4eUe me 
forze, travagliò da tante parti e con tatite maniere di 
miiìe, "di batterìe 9 di derivaìKioDe d^ acqoe, 'C dt frequén- 
tissitiii assialti gli assediàtf, cfae non potendo più''resi- 
st6rc convennero di arrendermi e P ultimo giorno ^dt 
mese monsignor d^Estrea gli riciiise ta tèrra 'ofdte'm»iii^; 
con grave qaerirnonia delP esepcito , ebe' per le ^iche 
durai» pretendeva appartenersegii- il saeco^ ma il Duèai 
alieno dalle rapine , e conoscendo U booiiò àfFetto ^e- 
gli uomini de)[la terra, non voile permettere lehétfei^' 
stieri si drricdiisserO' còl sangtie de^ Francesi. 
' Ma nel tempo di questo assedio succèsse cosa, die- 
débili4;ò in gran maniera P esercito delhis lega ^ pevcikè 
avendo il colonnello Latisichitìecéhi del' Papa negata 
P ubbidienza ad Àppio Cónti, che gli comauda'va di 
&r lavorare nella'' trincea , come facevano gtt altri sol*-' 
dati., e venuti dalle parole alP armi, restò Appio ùo-> 
ciso d' una punta che gli tirò il Tedésco, il quale es«- 
sendo stato m mezzo de' suoi ritenuto dal medesima 
Duca di Mena , fuggi poi dalle mani di- quelli che* lo 
guardavano^ onde i capitani Tedeschi , piegate V insegne,' 
ricusarono di voler più militare^ il die non esseudd 
étato discaro al cooAimissario Malvasia gK licenziò dtrflo 
stipendio del Piapa, ancorché vi contraddicesse gagfifeir^ 
dameirte il Duca, con non minor errare di «pielloctf ali 
ite Tolte avea licenziati gli Sviszert il Matteueci; 

Erano anco diminuite le fanterie del Re> Ckitlolieo , 
e massimamente i Valloni, 'che per non eseire pagati^ 
in grandissimo numoro fuggiTlmo Alfe 'bandiere , ed'i 
'Francesi al loro solito eraao e dioniJurtiidi'nuniODoed 
«abbattuti idìr forze ^ per la qoal òosa fu neeessaBib^oMet^ 
tei^e di seguitare altre imprese, iion»^«leiido><Maiift6)tf 



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LIBRÒ DEGIMOTERZO i5i 

o per ta àAoìeitaL dell' esercito, o per ordine de' mi- 
Distri Spa^aoU, passare' più innanri^ benché i Parigini 
sollecitassero qudtà tomultaando V Impresa di san Dìo* 
nigi , la quale non' Tolendo i capi dell' armi per ora 
intraprendere, ed instando tùttaTta quelli della città 
che si accrescesse il numero delle guarnigioni per pò* 
ter fare scorta più sicura alle vettovaglie che da' pre* 
sidj dèi Re vicini erano rapite ed interrotte, fii deter- 
minato in Parigi che vi entrassero i Tedeschi del Pa- 
pa, per non accrescere le forze ne agli Spagnuoli, ni 
al Duca di Mena^ ma essendo arrivato l'ordine del 
Legato dopo la morte di Àppio G>nti , e della licenza 
data dal commissario a' Tedeschi, il Duca di Mena ab- 
bracciando l'occasione vi fece entrare in luogo loro il 
reggimento del Principe suo figliuolo , dando calorà a 
quelli che dipendevano da lui, e che d^ideravano la 
sua grandezza. 

Preso Noione^ e mez<o dissoluto l'esercito, il conte 
Carlo si ritirò alla volta de' confini aspettando oppòr^ 
tunità di tornarsene in Fiandra, ed il Duca di Mena 
passò a Reos per abboccarsi co' Principi della sua ca- 
sa, a poi trasferirsi ad assistere all' assemblea di Parigi* 

Il Re in questo tempo era stato costretto da non 
pensato accidente di trasferirsi a Turs , il che non fu 
senza danno delle cose su^', e particolarmente cagionò 
la perdita di Noione. 

Già sin dall' aniio mille cinquecento ottantasette avea 
egli trattato di dare la Principessa Caterina sua sorella 
in matrimonio al conte di Soessons , ma non essendo 
succedute le cose conforme all' appuntamento , per il 
quale il conte era passato a lui nell' esercito di San- 
tongia , erano restati altrettanto mal soddisfatti gli uo- 
mini.!' uno dell' altro, quanto la Principesca .presa d^ie 



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i5a DELLE GUERRE CIVILI DI FRANCIA 
fiiBDiére e ddb geDlilezfiBH del conte : per la quaf «osa ^ 
ancorché se ne fosse egli (tarlilo e ritornalo alla^^te 
dei CattoUèi dorante gli Slati di B|e$, era nondìtneiio 
continuata praficà spreta con lettere Ira • di loro,, per 
la quale ^ aocenderono gli animi col progresso del tem- 
po maggiórmente^ ed erano pa&Mitti tanto innanzi cou 
il meJNSo dt madama di Grammont, che il conte 9 il 
^ale era uno- di quelli che trattavano d^ abbandonate 
il Re ^trasferitosi a Turs aotto scuéa apparente di vi- 
sitare la madre ) era poi scorso s^retameote in Bear*' 
Xìià, con appuntamento di contrarre e di consumai'e il 
matrimonio con Caterina. 

Ma il Re il quale sperava che il matrimonio della 
éorella fosse per agevolargli V amicizia di altri Priticipi^ 
e però faceva vari disegni intorno a quello, aveva di 
tal maniera intenti glj occhi alle operazioni del > conte ^ 
che penetrò questo pensiero innanzi che si esjeguisse : 
perchè avendo .per lo passato amata lungamente ma- 
dama di Grammont , e poi tralasciatala dopo che s^ era 
partito di Guascogna , così come ella operava tutto 
quello che poteva io suo disfavore per lo sdegno del- 
V amor tralaacialo , altrettanto erano pronte le sue più 
confidènti damigelle, corrotte da^ donativi del Re ^ atte- 
nerlo avvinato d^ ogni particolare : per la qoal cosa,, jie* 
Buto in cognizione di quello, che si trattava, còma^ise 
ad alcuni del parlamento che si trasferissero, in Bear'^ 
iiia, e che impedissero questo contr9tto , ed egli, a,^n- 
do iuYiato innanzi il baron di Birone creato da lui am- 
miraglio del mare, sotto titolo di prendere il possesso 
di quella dignità nel parlamento, lo seguitò poi velo- 
cemente, lasciando la corte ed il consiglio a. Ciartres, 
e fatta vebire a Turs la Principessa , la .condusse seco 
dopo lo spazio di due mesi nella medesima città , pie* 



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UBRO D&CIMOTERZO : '- i53 

DO ài gfsa^difsimo idegoo per Tedmi cori pocòcrtiiiuito 
dav.<}\ielli d«l medefriniO sapfoci*^ ma quésta fu^^osa che 
più . cbiaracn? Qtc gli fcfce conoscere cVera ^ik tèmpo j 
uè si poteva diflEerli'e di. preitdf»re> partilo, e di «tabiiine 
le cos^ sue 9 poic1[iè.in[iede5Ìoii Pfiooipi del sangue ora* 
no apertamebte alieqpti da lai^ codi ogni piocolo:acc»* 
dente, benché pareste avverso, fa sèmpi^e favorevde 
alla graodeaca ed allo stabilimento sua 
. Mestre con IV armi sì combatte attorno a Noiooe^ 
ccm non ouaor ardore si oootendeva in Parigi pèrla 
risoluzione dMla rispoAta che si dovesae dare a^ Catto* 
liei del partito flel Re: perciocché gli Spagnnoli col 
fondamento dd Cardinale Legato oercavano di «ttra- 
ve»*sarla, e. portavano per manifesta ragione, che es^ 
^endo la scrittura eretica^ coase avevano dichiarato i 
teologi della. Sorbona, non potesse essere naessa in con* 
siderazione ^ né dovessero gli Stati darle risposta ^ la 
condizjpne che la faceva eretica^ dicevano essere pecebè 
affermava essere obUigati i sudditi a rendere uU>idièn«a 
al Principe^ ancorché fosse eretico, e per .tale cono«- 
sciuto e condannato da santa Chiesa; aggiungevano che 
questa era una rete per pigliare il sentimento de^ senir 
ptici , un os)4colo per impedire il progresso degli Stati^ 
<ed ima pietra di scandalo per rilwrdare U servizio dli 
Dio : non dovetesi badare àgli artific) . de^ nemici , né 
alle :interppsisioai del {le di Na varrà , dal.<|uale era 
certo .^tre derivata, quella frittura, poiché i Ineda- 
«imi:.cbe la facevano appr^e/itai'e dicevano fiairlo diano 
consentimento 9 ed ell^ er$i 6ott06crì|tti non dd altri che 
da.Rpvol,!uno dfe? s^Qi K^etorì di. Stato, e però come al 
faribeuQ non biac^na badare. aUa.tentazjooe che, porta 
il ^vnwiì^.y OQsV al ppNp^KQreila salute del regno o èta^ 
bìUmeuto. ^^^'lla religioue, aou aocadj^i^ por, me^e alle 



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154 DELLE GUERRE CIVILI DI t^KANGIÀ 
frapposizioni del Re di J^favarra , e di qu^li cbe par« 
lavano per la instigazione €^ per là medesiaia i>occal$iia. 
AlP incontro dicevano molti de^ deputati che non si 
doveano chiadere le orecchie a quelli del medesimo 
sangne e della medesima Teligibnè, che cercavano pei* 
avventura d^ emendare gli errori loro e di salvare ÌA 
ttosdenia col ritirarsi alla parte de^ buoni Cattolici ^ è 
di aderire al partito dei collegati ^ che quando questo 
fosseiaucceduto, il Re di Navarra sarebbe rimaso cosi 
debole ed abbietto, ohe non s^ avrebbe molto a fatt- 
ore per debellarlo: dotarsi tenere ed aviéam^nte ab<^ 
bracciare ogni mezzo ohe potesse condui*re alla pace, 
essendo questo V ultimo fine al quale i buoni Francesi 
tendevano y ed al quale per loro salnte- tutti aspirava- 
no,.» se si potesse di comune consentimento ^trovare 
il meouo di conseguire la qniete, a che volersi ingoU 
fitre in muove miserie della guerra, ed in nuove e per- 
petue turbolenze dell' armi ? Per questo avere il Duca 
idi Mena nella «uà dichiarazione invitati i Cattolici del 
partito contrario a convenire ed a conferìre con lui ^ 
questo aver- loro protestato con aggiungere che se noil 
-si. risolvevano d^ unirsi non lui, sarebbono rei di tutti 
i mali e di* tutte le calamità susseguenti, la quale pro- 
testa avendo como^eM) i Cattolici , e dimandando loro 
ora la cotirerenza , si sarebbono fatti rei del medesimo 
delitto quelli che 'non avellerò voluto accettarla : che 
-oon^ importava che parlassero con Iteentò del Re, per^ 
•che le cose non si fanno, né si ottengono tutte in nn 
colpo' ^ ch^ essendo sottoposti ora al suo dominio- erano 
necessitati a parlare di questa maniera, ma ^he persuasi 
^i, e tirati « poco a poco con la ragione e con -la 
dolcezsa, avrebbono per' avventura fatta più chiara e 
più espressa risolwone ^ "ohe non importava che Retol 



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LIBRO DECIMOT£RZO t&S 

fosse ^grel«rio elei Re di Navom , perch* egli era Gai- 
toKcay e forM non meno iodiDato a rivoltarsi degli 
altri: che già -si sapera che i medeiimi Princìpi del saO'v 
gue traltaTano di mutar partito ; che i Cattolici erano • 
ifial «oddisfivtti ebe noa fossero loro attese le promesse 
della conversione , e però era necessario- foioentare qne* 
sto pri0<»piò di alteraaionM^^ aiutarli a partorire uoai 
ferma deliberatone, e pe|r mezzo di essa viuntrs tutti 
i- membri in. un corpo per conseguire la salute e»J» 
quiète del regno. « ' : 

' Qoesla opinione era pia plausibile, ed- era portata 
da^ confidenti del Duca di Mena , dal quale avevano 
avutO' ordine di farla riuàcit«, né altro vi mancava che 
P assenso del Legato, dal quale gli Stati ed il' Doc^ 
tiiedcsimo noA si volevano in alcun modo allettare. 
' Andò pertanto a lui T Arcivescovo ^ Lione , e gli 
dimostrò che non si abbracciando la proposta de^ Rèa** 
Umì era per seguire grandissimo tumulto, perché. la »ot 
brltà e bordine plebeo la sentivano così gagliardamen- 
te , che stanchi della guerra e de' travagli delF armi ai 
ferebbòno sollevati, coU grave pericolo che nota ai ri* 
ìroltassero al'Re di Navarra^ che in queste eonferemm 
non si poteva dubitare d^alctm male, perchè ^visi 8^^ 
^d^ono> impiota persone iali, che' non sarebbe peri* 
^eolo èhe fossero per abbandoéare la eausa della rcii'* 
jgione: che se i Cattolici del Re si volessero accostare 
al' parlttd de' collegati , sarebbe stato il pUnlo della vit- 
ifaria^ e se^ anco se ne fossero mostrati alieni, > era fà- 
cile dopo d' aver dato in apparenza soddisfcoione vul 
i mondia ed agli ^ Stati , di diiseiogliere P abboccamento 
'per mille mezzi: che «uco al tempo * del Gardini^fe 
'^Gaetano erano' sc^cAtf mc^ti trattati ed abboccamenti e 
'è^^ìpì «m^desmo e di^àllrì , né per ciò era stgiriAo.'al- 



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i56 DELLE GUERRE OVILI W FRANCIA 
cimo assurdo ,.e/clie noD lo fòceodo al presente egli 
sarebbe giudicato perliuace ed alieno dalla Qoacopdia, 
noache scrupoloso e<$evem: che se non. si abbrac*. 
«dava per la sola opposizione sua la proposta de^ Cat* 
tolaci^ sarebbe stato attribuito ad alterèzta fuori di 
tempo, e ad uoa troppo tot8rtì»ata -unione con . gli 
Spagnuolii, la quale .forse tiou 8ard>be piaciuta a Ro« 
Dia: che già tutti ne mormorevano, e db» la ^imandsi 
èva tanto onesta, che quelli che la rieusaMerq si .sa*-i 
rebbono messi manifesto^nente dalla banda dei torlo. 

Il Legato,, che già aveva ingombrate le ovecobie t^le 
voci' popolari, che dannavano il^uo tròppo ìisseptire agli 
Spagnuoli , avendo soggiunto il Proposto de^ mercanti 
die la città, la quale 4a questa conferenza aspettava il 
beneficio di liberarsi in parte dalla streltezaa, avrdbbe , 
senza fsAlo tninulticiato^ e strepitando tuttavia gbgliar- 
damente quelli del parlamento , e dando voce di volei; 
protestare agli Stati, assentì finalmente in fe||rfta obff 
si rispondesse a' Cattolici., e cbe si accettale la confe-* 
^nxft ) ma senza ano appairente consentimento* Cosi con 
pienezza di voti, fu negli Stati decretato di attendeife alla 
iKwferenaa, ed il quarto di di marzo formarono la ri<* 
j^sta a^ Cattoli<;i di, questo tenore» 
. 'AU>iamo veduta, già alcuni giorni sono ^^ la. lettera 
che ci è stata scritta »à inviata pw un troolbetta ^tO 
il vostro noni^e , la iqualj^ dasiderereditno die venisse d^ 
-Toi^ p con tal 9elo ed affeaion^, qual^ei^a vosjtrp. sbr 
-lito Avanti queste ultime m^seris di poetale all^ ^i^i^r 
iervazibne della religione, e eoo quel visp^tto (od osstìn- 
^anza ch*^ è dovuta alla Chiesa ,- a. ixosìtra Signore ed 
aliai Satvta Sede. Sateitmo »per cèrto isubiio d' afscoti^o 
:ed. uniti. insieme conbso.gli ^relici^ Bè:Q».^r«bbofio più 
neceisafi». altèe armi pekr abbaitere è .^aic^l^i^ :qMU 



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UBRO DECIMOTERZO ìSj 

iipvdli altari aitali contro i nòstri, e per impedire lo 
alakiliimnlo dèlP eresia^ la quale per èstere stata toUè^ 
rata o piuttosto onorata di premio e di rioQmpenia^alt 
lorchò si dovea oastigalpe, non è contenta oggidì di es^ 
aeve ricerata ed accettata y ma vuole direnir padrona j 
ed imperiosamente signoreggiare sotto V autorità à? ma 
PriDope eretico. 

Ed ancorché in ete lettera non lA sia nominatxy al» 
euno in particolare, né sia sottoscritta da alcuno di 
qoei di cui porta il nome, e ohe siamo perciò incerti 
obi ce r abbia in<riata y o piuttosto tsicnri eh' è fiittU' a 
fuggestione d^ altri , non acuendo i GattoUci al presente^ 
nel luogo ove siete, la libertà necessaria per udire, jde^ 
liberare e risoircre col consiglio e giudizio della loro 
ooscienca cosa alcuna di quelle che il c^ostro malo e la 
cooinn salute richiede, non avremmo però tanto ter» 
dato- a farie risposta, se non fosse che stavamo aspet^ 
tando che P assemblea fosse più piena ed-accrésointadi 
buon numero di persone, le quali erano in istrada :pev 
Imtvarvbì, de' quali sendo gioota la maggior parie;, per 
dubbio che il nostro sk lun^o sHenzio non sia! oalon^ 
nìato, ve la fiiccianio oggi seosa digerirla in akr^ lem** 
pò, per aspettare gli ahri che restano a venire. 
~. E diclfiiariamo primieramente che tutti noi abbiamo 
giurato. e pnomcMO a Dio, dopo aver ricevute il' suo 
preaiosiiaimo corpo e la beqedraione della Santa Sede 
per le ^maai di monsignor Legato , che lo ecopò'dr tutti 
i nostri consigli, il principio e meno-e fine: di tutte 
l'azioni nostre sarà di assicurare e di conservare la Ke- 
Itgione Cattolica Apostoliea e Romana , nelb 'quale vd* 
filiamo vivere e morire. ' r 

•t. Avendoci la verità^ islessa, che non può mentire, 
fiilte iéiparare. che cercando pria d^ ogni* altra sdegna 



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m DELLE GtiÉfliKE CnriLI DI MÀNCIA 
cosa Ur^gàofist gloria di^ Dio'^ le beoKiémQtH t«m^p«mli 
vi si' troTerenno coQgiói^e, te» le quali. amtliUio jsi 
pirioio luogo dbpo là roiigiotie b. consfwvfittiocierdiBUb 
Slato intiero^ e obe tutti^gU v.&ltrt meszl ;d?:iinpedH^uld 
rtttna e dissipazione, foodatt qeUa sda^ prud^naa cMnfttMi 
sèatocQ deU^erripietB^ sonò ia j^'W^i , ocNifffari a^^dbbift^ 
e professione che facciamo d'essere buoai ClìatloGei, li 
senza 'apparene» d^ a*rer ninn atc«é baon siiceesfO.^ 
^^ Essendo libeYd ti dagli aceidenli e periooH >c|ie gl^ao»^ 
itdm dabbene antiveggono-, .é^éabilaniy per u mdiU iehp 
P eresia -pixyiice^ ncHtf «l|iròyereino> aleiin^ aònsi^ItcM oUe 
possa ainlbrè à diMóuii^fO far. finita le liosllv^flnisg^^ 
Pdrciooébè riDonoseìsliiao èMSèiitiaihQ pur iróppQ^ le im 
kn^tà cbe là gaea*a. d%ile .firO()noe^'»èìabbÌÉtaaif0it|A^ 
1^0 d^ aicUfUo pei*: ridonoisloe^ Ife piaghbìooìitye^iiìiaiBAd 
etf^i ' uomim ^^imo dn -no sono j^i >atìtoii. iBastaftài di 
diro obe stame ìtibtniltied'tnstìluiki'QetkìtdoètfflnA èà&in 
Santa Gfaìesay'à& pèsfoéo, gli ànimi ei idescìesKà) iidfifé 
aviere tisiikpiilIiÉà'e r^Ofo^ o gii«lar filefan beMnaemvé 
skBKaxtìio in dnHw e sospetto: di perete ^ia .tdfgioiie) 
dir lem il pmeola ttfliis si ..può dissiiiiidiaae nè^ e«iAii«r^ 
se si iéc^tinua^éome si é. QOQ(uiiciat0« > :.'-'> 

Quindi, è' che giudicando, coiae toi, 'ésMre.;n«ee$aa^ 
Ttssinaa la nostra ricònoHìa2«ane, la deiidèriafii^ plari* 
mente «on taigni affetto, e la rieerehJaaao cóp^>ttftitè 
yerameikte-eristiana, e vi >pregbiano-^ scoii9ÌÉ«iun& iq 
oolite di pio di. eénpedereela.- J!iè vi ari!èstittj»^ipfibtOu| 
btaeimi e rinfacoiamieDti obe gli ergici ]CÌ<;'addoitsàBtt», i 
^ Qiùioio ali! ambizione cbe pubblicavo- «««re nagiooi» 
delle nostre! armi ^.ò in poter vostro di ^vederci por k^ 
tro , e scoprire se la religione <ei aerve di )oèiisa><tt»^«4ì 
prelestoc hoi^ale f li éretid-diei seguite^ dbkdstaic/in- 
sienìè: «e noi per rendere gfem^ Dk^ letiiBRnifiiè aìMl 



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IJBBO DSGIMOTBBZO: l.L. ' iffj) 
al cieb, se si^ma.ptfontì'e'dUpteti aae^piirtntti>i.biioni' 
consigli, ad amearffi^.ad oaarami, a reqdare ìtrispètto^ 
e -servizio a thi 98}$ dovuto y lodateci come uoninidab- 
b^n^, a^ quali è b^staM V animo di spreuare tatti i'p^ 
rìcoli per conservare la rìeUgione, né è Duiicala inte-* 
grltà e loiMira par noa pensare a còsa ohe fòsse óoiwi 
tra Tonerò e ìa ragione^ se V avviene il cobtraorio ,* 
accusatela nostra dissimulaxiooe. e. condannateci cernè- 
scellerati, metterete, ciò facendo, contro di noi 3 cielo ^ 
e la terra , e ci fi^rete cader V armi di mano cóme vinii, 
a ci lasjierete. $ì d^^eli, che la vittoria sopra di aoi%arà' 
scosta 'pericolò e.sensa gloria. Biasimate in questo mefezo* 
il male d^r eresifi che v' i noto^ e idubttate piuttosto! 
di questo canchero, il quale ci divora e goadagna tiat&>> 
di. pae^, pbb di qnegUii yana edi'imibaghian^'dmbielo- 
ne y che non vi è , o se pnr >«r e , si troverei aoia e| 
i^al segiììtd q^ndo sarà spogliato -dal 'tnanti^ió» delliv 
ireligione. . ' • ' *} ' * ; 

..£ pfkrjmei^te.. Una. cdlunnià lì àcoissaroi oiie*di>tvodttJ[ 
ciamo gli stranieri nel regno ^ è necessariÀ fiir perdita 
dtella .religiqpe con V onore,* odo Ila «vìtsli e con? i beni , 
o d^ opporsi dll^i for;9a degli «relicii, a^ qaati niuna ca$a' 
può pificere se hqìi ja.noatra'roiaa^' però flatno astretti' 
^rvircene, poiché sOqq contro dtJnoi P.armi'vniftrel •> 
Sono i beatissimi. Padri e ì» Saiìta^dache et hànttìp 
^andflto. soccorso, ed ancorché, siano' * stati chiamata 
foolti a quella.. «ofvtQma dil^à^dopaiquestl^iltiffai m<>ti;>. 
jif^i^.f^iy.^ )t$itQ pun unta.. obe w abbisi cikdkìsÀo aifetiiotie 
vqrsQ.^^^ i^qi.^Mteatìinonio latrtiasHno iobé {a «postra ^listf 
è £Ìps(^<]K il ReiCatioltco,i£riddf)ie^a%ato % tonica 
aerato; «b qu^sMii^prona,. à>lo. potai te ^oggidì' p(»< man^ 
tenere e difendere la religione, ci ba.parta)eiÀe'SJitft9Ìli 
Cpn le sue for^eietcon Je.fòcdUà , ttnaà> tdlta^ria altro 



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1^0 DELLE aOSKRE eiVtU 01 FRÀNGIA 
premio > a titampeiisa ^ • éte delb gloria , quale gì! ha 
gilifetameiite «ttqoistata opera così botfh»; " ' 

> Xbkero i Re nostri cooiro la Tibelliotié' degli eretiei ' 
ed «a simili necessità ricorso à Idró t at^ittmo' segiùlfo * 
U esempio loro senisa ewltàre io àlctm li^ttàlo' cbe sta 
piegiucUztBle allo Stato o atta, nostra r^tflSitsibne^ ao-^ 
corflhè'Ja* niBcessità nòstra ria «tata molto maggio^ 
della lóro» EAelfteleTi piottosto avanti gli occhi gP In- 
glesi dhe vi aiutano a stabilire P eresia j essere ^li auftt- 
(;hi nemici del regno, che portano aneora il titold di 
qnc4ià nsnrpa^ione, ed hanno le mani tinte de^inn^' 
oento' sangue d^: un infinito namero di GattolitQi che 
hanno costantemente patita la mo^te per servare' a Dioi^' 
ai alld qWesa. » ^ ■": ^ 

> ' Gessate ipartmenle di tenerci per rei di lésfei -Maestà', 
paidocckò non vogliaiiìO ubbidire* ad nn Prindp^ ere^ 
titey che dttei essere . *os|ro. Ré natninale^ ; ^ed- avv«rtii^' 
che, chinando gli occhi a terra per vedere -le' leggio 
umaM, nné meUiaite».4à obblio 1^ léggi diviàe cha vèii-* 
godo dal èieiò. : . ' - ..:> 

.. Km è la natiùa lièlar^igion delle genti ohe c^ in- 
Wgna a riconcBOei» i Re nostri, ma la lèg^ di Dìo,' 
qndla deUa aua G|iiesa e del regfcio , le quali ricbietdona' 
dal Pfiiicipe' che ici- ha da comandare non solo* la prós' 
aimstà del iangise:, alla q«iale>vi arrestate, ma ancóra 
la professione. delk religione Gatitolioa, e qisest^ ìiUìmaf 
^qoaUAà ba'dàto ; oooi^ -alla' legge cht^ tiòi ^ataiiactid 
IbndaaamitaW ideilo Stata, sempve segaiSLta'^ ^sèér^atd 
da* nostri esagg^oit «senià -eecegLione'aMunà ^- dticoi^é 
V cjbtra delta peossimità del sangue sia ^ta alkuhfe Vàttè 
alterata): «eslaodo^ tuttavia il- regtto intiero r AeHa sua( 
digt^tà' di-prima. { .i '•> .m- : ' . •• - > o-/!*» 

. JRw «eoivB dunque ìemI una si santa a necessaria rt^ 



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UBRO DEGIMOTERZO i6i 

conciliaziODe noi accettiamo la confefeDca che doman- 
date, pur die sia tra Cattolici solamente, e per deli- 
berare intorno aV mezzi di conservare la Religione e lo 
Stato, e perchè desiate. che sìa fatta tra Parigi e san 
Dionigi, vi preghiamo che troviate buoni i luoghi di 
monte Martire, di san Moro e di Cbidnltiotto nel pa- 
lazzo della Regina , e che vi piaccia mandare i deputati 
da voi tra il fioe di questo mese nel giorno che avvi- 
serete, del che essendo avvertiti, non mancheremo di 
farvi trovare i nostri , e di procedervi con sincera affis- 
zione lìbera da ogni passione, e di porgere preghi a Dio 
che la riuscita ne sia tale, che vi possiamo trovar ìi^ 
sieme la conservazione della Religione, dello Stato, ed 
un buono, sicuro e durabile riposo, come anco lo pre-. 
ghiamo di conservarvi e darvi lo spirito suo per cono- 
scere ed abbracciare il più utile e salutare consiglio per 
la salute universale. 

Ricevuta questa risposta , e letta nel consìglio del Re, 
il quale dal viaggio di Poetù non era ancora tornato j 
deliberarono quei ch^ erano presenti di proseguire la 
conferenza , ma di difTerire i particolari di essa , fin 
che se n^ avesse il consentimento del Re e la pienezza 
de^ voti del consiglio. Così con una scrittura piena di 
cortesi concetti escusarono la tardanza, e finalmente 
avendo avuto il beneplacito replicarono con altre let- 
tere , e si concluse di tener la conferenza tra le città 
di Parigi e di san Dionigi nel borgo di Snrena, 

NelP elezione de' suggetti che dovessero intervenire a 
questa trattazione vi fu in Parigi da contendere viva- 
mente, perchè il Legato e gli ambasciatori Spagnuoli 
si sforzavano di farvi includere Guglielmo Rosa Ve- 
scovo di san Lìs , uomo d^ aspra natura e d' acerba 
eloquenza, la quale profusamente aveva esercitata niolti 



DÀVILA rÒL, IT 



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i6a DELLE GUERRE CIVILI DI FRANCIA 
auni contra i Re e contra il loro partito^ ed alP ia- 
cODtro quei che iDclinavano alla pace^ desideravano che 
vi fosse incluso il signore di Yilleroi , il quale da molti 
era escluso come parziale del Re. 

Per comune soddisfazione finalmente restarono esclusi 
e r uno e P altro di questi suggetti, e furono eletti 
concordemente T Arcivescovo di Lione, Monsignor Pe- 
rlcardo Vescovo di Avranchies, Goffredo di Billi abate 
di san Vincenzo di Laon , P ammiraglio di Villars, il 
conte di Belin, il baron di Talma, i signori di Mon- 
tigni e di Montolino, i presidenti Maestro e Gianni* 
no 9 Stefano Bernardo avvocato nel parlamento di Di- 
giuno , ed Onorato Laurenti consigliere nel parlamento 
di Provenza. 

Quelli della parte del Re elessero V Arcivescovo di 
Burges, i signori di Chiavigui e di Bellievre, il conte 
di Scombergh , il presidente Tuano , Nicolò signore di 
Rambuglietto , il signore di Poncarre ed il segretario 
Revol ; ma nel primo congresso , per comune consenso 
dei deputati, entrarono dalla parte del Re anco il si» 
gnore di Vie governatore di san Dionigi, e dalla parte 
della lega il signore di Villeroi, che il Duca di Mena 
desiderava per ogni modo che v' assistesse , e con il 
progresso v' intervennero anco i signori di Rono e della 
Chiatra* 

Intanto ai due d^ aprile il Duca di Feria aveva avuta 
solenne e pubblica audienza dagli Stati , nella quale 
con una orazione latina avea profferita V assistenza degli 
aiuti del Re Cattolico all' assemblea per conservazione 
della religione, e per elezione d'un Re, quale la con- 
dizione de' tempi lo ricercava , ed avea presentate si- 
milmente lettere del Re Filippo, nelle quali dopo molte 
cortesi parole si riferiva a quello che il Duca di Feria 



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LIBRO DECIMOTERZO i63 

« gli altri ambasciatori avrebbooo rappresentato a suo 
nome, i quali dissero cbe si riserbavano di farlo dopo 
che il Duca di Mena e gli altri Principi fossero venuti 
agli Stati, i quali ancora si trovavano a Rena all'ab- 
boccamento col Duca di Loreno. 

Ivi non erano meno discordi gli animi né meno dif- 
ferenti le opinioni, di quello che si fossero negli Sta- 
ti, perchè il Duca di Loreuo , vedendo che gli altri non 
erano disposti a cedergli come capo della casa , e sa- 
pendo che gli Spagnuoli erano già impiegati nel dise- 
guo di far eleggere P infante, si cominciava a stancare 
della guerra , la quale con molto danno de^ suoi po- 
poli tutti questi anni a dietro aveva sostenuta, e ben- 
ché gli Spagnuoli talora spargessero fama che T infante 
eletta Regina avrebbe preso il Cardinale suo figliuolo 
per marito , questo gli pareva cos'^ assurdo , che non 
era inclinato a crederlo ^ e poiché non poteva conse- 
guire altro si sarebbe contentato della pace , per la quale 
a lui fossero restate le città di Tul e di Yerduno. 

Air incontro il Duca di Mena desiderava ch^ egli 
persistesse nelP armi e che favorisse P elezione sua e 
de^ figliuoli , parendogli che alla sua opera ed alle fa- 
tic|;ie si convenisse questo premio , e che altra persona 
non fosse al presente abile a sostenere questo peso : 
ma questa sua intenzione accennava più tosto che la 
proponesse, e con destrezza procurava d'insinuarla negli 
altri, tra' quali, come i Duchi d'Ornala e di EUebove 
aderivano a lui, co^i quelli di Nemurs e di Guisa nou vi 
assentivano , e 1' uno e 1' altro intenti a procurar per 
sé stessi , e ^ieni di speranze che gli Spagnuoli potes- 
sero finalmente concorrere con il maritaggio dell' in- 
fante in uno di loro. 

Sforzossi il Duca di Mena di distracrli da questo 



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i64 DELLE GUERRE CIVILI DI FRANGIA 
p^osierp con far lovQ vedere questo essere molto lon- 
tano dal fine degli Spagnuoli, i qaali non avevano 
altro disegno se non che la corona fosse in potere 
delP infante , e da lei ^ o in vita o dopo la morte , 
fosse unita ed incorporata a quella di Spagna, il che 
ripugnava a darle un marito giovane, Francese ed 
abile a poter signoreggiare non solo la volontà di lei, 
ma anco quella de' popoli , e le forze della nobiltà e 
del regno. 

Era cosa notabile che io una assemblea della casa 
di Loreno il Re nondimeno v' avesse ancor egli gran- 
dissima parte , perchè con assenso del gran Duca di 
Toscana, Girolamo Gondi avea principiato per in- 
nanzi e continuava ora a trattare col Duca di Loreno , 
per fare che inducesse sé medesimo e gli altri a pen- 
sare d' accordarsi col Re , proponendo la sua conver- 
sione, cauzione e sicurezza pienissima per la religio- 
ne, e di dare la sorella per moglie al Principe di Lo- 
reno con quelle città che i! Duca desiderava e preten-*. 
deva ^ e dall^ altro canto per mezzo del conte di 
Scombergh avea attaccata pratica col Duca di Mena , 
mostrandogli che molto più facilmente sarebbono con- 
venuti tra di loro privatamente , che se aspettassero 
r effetto della conferenza , perchè egli era disposto a 
gratificarlo ed a concedergli in fatti di presente quello 
che gli Spagnuoli promettevano in parole di dovergli 
concedere in futuro. 

Ma erano ancora troppo vive e troppo fresche le 
speranze di ciascheduno degP interessati, le quali ab- 
bagliando r intelletto ed ingombrandolo di passioni , non 
lasciavano che si venisse ancora a questa deliberazione^ 
di modo tale che non convenendo tra loro, e non con- 
cordando in alcun terzo , air ultimo partirono senza 



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LIBRO DEOMOTERZO i65 

conclusione 9 eccetto che il Duca di Loreno diede com- 
missione al signor di Bassompiera suo ambasciatore agK 
Stati d^ aderire nella trattazione al volere del Daca di 
Mena in quello che concernesse V interesse loro e le 
cose degli Spagnuoli senza dichiararsi in proposito della 
elezione. 

Il Duca di Mena con il nipote di Gtìisa • e col Duca 
d^ Ellebove, ancora incerto del suo disegno^ s' incam- 
minò verso Parigi ^ il Duca di Loreno j più desideroso 
di quiete che d' altro , ritornò negli Stati suoi, ed il 
Duca di Ornala passò in Picardia per assistere al conte 
Carlo, che con le genti del Re Cattolico s^era fermato 
a^ confini. 

Intanto s^era principiata la conferenza a Surena il 
dì vigesimonono d' aprile , ove dopo i primi congressi 
e le scambievoli esortazioni di abbandonare gli affetti 
e gP interessi, e di attendere sinceramente al bene ed 
alla salute comune si mostrarono i deputati le loro 
commissioni e T autorità che avevano, si diedero i pas« 
saporti e le sicurezze per P una parte , e per P altra , 
e s^ introdusse ragionamento di fare una sospensione 
d^ armi per i luoghi vicini , acciocché essi deputati e 
quelli del loro seguito , potessero liberamente stare e 
praticare senza inquietudine e senza sospetto, la quale 
tregua fu poi stabilita e pubblicata il terzo giorno di 
niaggio per quattro leghe attorno a Parigi, ed altret- 
tante attorno a Surena^ il che rallegrò di maniera il 
popolo di Parigi , già tanti anni chiuso ed imprigionato 
fra le sue mura, che ognuno potè facilmente accorgersi 
quanto la pace , se seguisse , apporterebbe di consola- 
zione e di gioia a tutti i popoli della Francia. 

S' accordavano ambe le parti in un medesimo pun- 
to , che la pace fosse necessaria per sollevare la Fran- 



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i66 DELLE, GUERRE CIVILI DI FRANCIA 

eia 4alle presenti miserie e dalla futura ruina ^ eia* 
scuno la lodava , e si mostrava pronto ad abbracciar* 
la 9 ma nel trattare de^ mezzi propr) per conseguirla 
erano totalmente discordi , perciocché i deputati della 
lega tenevano il fondamento di tutte le cose essere la 
religione, e non doversi né potersi stabilire alcun ac- 
cordo, nel «quale ad essa non . s^ avesse il primo e 
principale riguardo , e però esortavano i Realisti ad 
abbandonare il Principe eretico che seguivano ^ ed 
unendosi lutti ad un fine , eleggere concordemente un 
Re Cattolico , grato ed approvato dal Sommo Ponte- 
fice, con Io stabilimento del quale, estirpate le radici 
delle discordie che nascevano dalla diversità della reli- 
gione ^ si venisse unitamente a stabilire la polizia , il 
buon governo , la pace ed il riposo del regno ^ air in- 
contrò i deputati della parte del Re sostentavano che 
il fondamento della pace fosse il riconoscimento e V ub- 
bidienza ad un Principe legittimo , chiamato dalle leg- 
gi , é veramente Francese , sotto alP ombra del quale 
riunendosi tutti , venissero a cessare le dissensioni e le 
turbolenze : dicevano la Religione essere attributo se- 
condario , perchè anticamente i Cristiani aveano ub- 
biditi e riconosciuti molti Principi , non solo eretici e 
scismatici, ma inimici ancora e persecutori della Chie- 
sa, ed i padri più santi e più intelligenti del cristia- 
nesimo, anzi gli Apostoli medesimi aveano insegnata e 
predicata questa ubbidienza , e però esortavano quei 
ddla lega a riunirsi nella ricognizione del Re, al quale 
sicuramente per virtù della legge Salica, e per diritta 
linea di discendenza indubitata s^ apparteneva la coró- 
na , perchè siccome egli avrebbe date tutte le sicurezze 
più piene e più ampie che si potessero desiderare per 
la conservazione della religione, cosi col tempo si ppi* 



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LIBRO DECIMOTERZO 167 

trebbe anco ridurre ad abbracciare ed a seguire la dot- 
trina Cattolica, dalla quale non si mostrava ostinata- 
mente alieno. 

Non potevano le orecchie i^W Arcivescovo di Lione 
e degli altri suoi colleghi sopportare questa dottrina ^ 
ma r abborrivano e la confutavano con detestazione , 
benché T Arcivescovo di Burges con grande apparato 
di dottrina e di autorità e di esempi si sforzasse di 
sostenerla , e dicevano liberamente questa essere la strada 
di fare il regno scismatico^ ed alienarlo dal consorzio 
della Chiesa Cattolica, e che più tosto eleggerebbono 
perdere la vita, che consentire a cosa cosi brutta e cod 
perniciosa ^ e dalP altra parte TArcivescovo di Burges 
dimostrava, che V ostinarsi sopra di questo punto era 
uà assc^gettare il regno aV dominio non solo de^ Prin- 
cipi stranieri, ma de' suoi più acerbi nemici, e ch'es» 
si , poiché conoscevano di vivere liberi nella loro co- 
scienza e nel mantenimento della religione , non vo« 
levano per alcun modo farsi rei di così grave delitto. 

Dopo lunghe disputazioni V Arcivescovo di Burges 
propose , che poiché non si potevano accomodare a 
riconoscere un Re che ndn fosse pubblicamente e cer- 
tamente Cattolico , dovessero unitamente esortare il Re 
Enrico a mutar religione ed a ridursi nei grembo della 
Chiesa , perché se esso abbracciasse V invito , e vi si. 
risolvesse, sarebbono cessati i dubbf e le occasioni di 
dissentire da lui , e se ricusasse di farlo , allora cia- 
scun Cattolico r avrebbe abbandonato , e tutti uniti 
avrebbono eletto un altro Principe del sangue tétto- 
lieo , e di comune loro soddisfazione. 

Replicarono i collegati non potere né dovere inge- 
rirsi ad esortare né ad invitare il Ré di Navarra , il 
quale non solo aveva molte volte mostrato di non cu- 



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1^8 DELLE GUERRE CIVILI DI FRANCIA 
rare, anzi di sprezzare questi inviti, ma avendo prò* 
messo anco a loro di farsi cattolico gli aveva ingan- 
nati, ed abusata la credulità loro, onde se non aveva 
tenuto conto degli amici , tanto meno si poteva cre- 
dere che ne tenesse de^ suoi nemici, e ch^ essendo stato 
dichiarato dalla Sede Apostolica eretico relapso ed iscp- 
municato , non potevano trattare con esso lui , né in-* 
gerirsi in alcuna cosa appartenente alt' interesse suo. 

Mostrarono i Realisti, ch^ egli ora pareva mutato di 
parere , che gP inviti che altre volte gU erano stati 
fetti, erano stati minacce voli ed accompagnati dalla 
forza, e che per questo gli aveva rigettati, come poco 
decenti alla sua riputazione, ma che ora accettava in 
buona parte V esortazioni fatte in forma di preghiere, 
e dava mille segni di volersi riconciliare còh la Chie- 
sa^ che non aveva osservata la promessa per V impe- 
dimento delP armi e della guerra , perchè la oonver- 
sione sua era il dovere che si facesse con decoro, con 
dignità e senza violenza, e che speravano di vederlo 
cattolico di breve ^ al che replicavano gli altri, che si 
sarebbono rallegrati della sua conversione quando fosse 
seguita, per la salute sua^ tiia che questi stimavano 
artificj politici per ingannare i semplici, né essi pote- 
vano sopra di ciò fondare risoluzione alcuna. Con que- 
ste dispute si consumarono molte sessioni senza, venire 
a conclusione, di modo che molti' giudicavano, come 
da principio aveano pronosticato, che la conferenza si 
dovesse dissolvere senza alcun frutto. 

Da questo gli SpagnuoU prendendo animo, e per 
la risoluzione che mostravano quei della lega di non 
voler assentire di riconoscere altro Rei, che sincera- 
mente Cattolico , e per la perseveranza che vedevano 
nel Re e ne' suoi deputati di posporre il punto della 



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LIBRO DEC3MOTERZO 169 

religione alla legge Salica ed al governo politico del 
regno , deliberarono di fare V nltimo sforzo , e di pro- 
porre V elezione delP infante per ultima macchina del 
tentativo loro. 

Per la qnal cosa avendo il Cardinale Legato fatte 
fare molte processioni e preghiere , con non minore 
pompa che divozione, per pregar Dio d^ inspirare gli 
Stati alla buona elezione de^ mezzi convenevoli alla 00- 
mune salute , si radunarono il decitnonono dì di mag- 
gio nel suo palagio oltre gli ambasciatori Spagnuoli 
che dovevano fare la proposta , il Duca di Mena , 
quelli di Guisa, d^ Ornala e di Ellebove , il conte di 
Ghialignì, il signore di Bassompiera per nome del 
Duca di Loreno, il signor della Piera per il Duca di 
Savoia, Lorenzo Tomabuoni per il Duca di Mercurio, 
il Cardinale di Pellevè, il conte di Belin governatore 
di Parigi, e per nome degli Siati sei deputati eletti 
per trattare con i ministri Spagnuoli , V Arcivescovo 
di Lione ed il Vescovo di san Lis per gli Ecclesiasti- 
ci , i signori della Chiatra e di Montolino per la no- 
biltà , il Proposto de^ mercanti di Parigi e Stefano Ber- 
nardo per la plebe. 

Io questa radunanza , nella quale consisteva tutto lo 
spirito degli Stati e tutta la mente della lega, comin- 
ciò il Duca di Feria a detestare il colloquio che si te- 
neva con quelli della parte del Re, che il Cardinale 
Legato ed esso con i compagni aveano assentito a questa 
conferenza per non mancare ad alcun mezzo possibile 
per ridurre i deviati nel grembo di' Santa Chiesa, ed 
acciocché vedendosi tanto più manifesta la ostinazione 
de' Politici, i quali sottoponevano la religione alla con- 
siderazione delle cose temporali , il mondo si certrfi- 
casse e della loro malvagità e della buona mente del 



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ijo DELLE GUERRE OVILI DI FRANCIA 

Re Cattolico, il quale aveva per principale oggetto la 
carità cristiana, la salvezza della religione, e con queste 
condizioni la quiete e la felicità di quel cristianissimo 
regno: ma che essendosi fatto anco questo sforzo, e 
supplito a tutti i numeri ed alla curiosità di tutti gli 
nomini, era ormai tempo di disciogliere questi trattati, 
che senza speranza di frutto alcuno portavana seco pe- 
ricolo di molti mali, ed attendere ormai alla elezione 
di chi avesse per comune consentimento da possedere 
la corona, per il qual fine sperano da tante parti con 
cosi lunga fatica congregati: che il Re Cattolico, il 
quale avea speso tant' oro , e profuso tanto sangue del 
suoi sudditi per sostentamento di questa causa, come 
non aveva mai ricusato alcuna apertura di quei rime- 
dj, che s^ era creduto potessero giovare al bene uni- 
versale, cosi finalmente era venuto in cognizione, che 
non vi fosse migliore né più giovevole partito per tutte 
le parti quanto un solo, nel quale il giusto, V onesto, 
V utile ed il comodo concorrevano unitamente: che questo 
era P elezione in Regina di Francia deìV Infiainte Clara 
Eugenia Isabella figliuola di Sua Maestà Cattolica, alla 
quale per esser nata di Elisabetta figliuola primogenita 
del Re Enrico III , e per essere mancata la stirpe mascu- 
lina di esso Re, giustamente e legittimamente si appar- 
teneva la corona , come con mille autorità e disposizioni 
delle leggi e della ragione era facile di provare: che a 
questa giustizia voleva il Re e desiderava che concor- 
resse V elezione degli Stati per maggior soddisfazione uni- 
versale, acciocché la gratitudine degli animi Francesi, 
memore di quanto egli aveva operato in servizio loro , 
concorresse con la giustizia della causa per istabilire il v 
contentò ed il riposo comune. 

Qui si difinse egli largamente ìielle laudi delP infante, 



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UBRO DEaMOTERZO 171 

mostranclo la sua prudenza^ la magnanimità, il valore, 
condizioni ben degne di reggere un così nobile gOTcmo, 
e finalmente conclase che di già erano ottomila fanti e 
daemila cavalli presti per entrare ad ogni richiesta degli 
Stati ne^ confini, che altrettanti ne sarebbono in pronto 
fra tre mesi, tutte le quali forze sarebbono pagate dal 
Re a guerra finita, e che al Duca di Mena si paghe- 
rebbono centomila scudi ogni mese per trattenere dieci- 
mila fanti e quattromila cavalli Francesi : che se queste 
forze fossero giudicate inferiori al bisogno, il Re Cat* 
tolico ne avrebbe aggiunte tante altre, quante fiossero 
state bastanti , dovendosi credere ^ che per V afietto stì* 
scerato ch^ egli alla figliuola portava, non avrebbe man« 
calo d*^ impiegare ogni sua forza per renderla pacifica e 
libera posseditrice del regno ^ protestando e promettendo 
in ultimo, che i Principi della casa di Loreno princi* 
palmente, e poi tutti gli altri signori e baroni sareb- 
bono stati largamente riconosciuti e contentati, ridotti 
nel primo splendore gli Ecclesiastici, soddisfatta la no- 
biltà, alleggerita la plebe, e tutti gli ordini della Francia 
ridotti non solo a piena quiete e tranquillità, ma nel- 
V antico splendore e gloria della loro nazione. 

Avendo il Duca di Feria in questo modo terminato 
il suo ragionamento, il Vescovo di san Lis, il quale 
con impazienza aveva aspettato il fiue delle parole, senza 
dar tempo che alcun altro, a chi per ordine toccava, 
dicesse il suo parere, salito in piedi disse sdegnosamente 
che i Politici avevano vinta la loro opinione, i quali 
avevano sempre conteso che sotto il velame della rèli* 
gione stava nascosto V interesse di Stato , il che aven- 
do egli con i suoi compagni su per i pulpiti con gran- 
dissimo sforzo procurato sempre di confutare, ora gli 
doleva nelP animo d^ intendere dalla bocca e dalla con- 



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17» DELLE GUERRE CIVILI DI FRANCIA 

fessione propria degli ambasciatori^ che fosse vero, e 
che i predicatori ingannando so stessi e gli altri, aves- 
sero difeso e protetto il falso : che da qui innanzi cre- 
derebbe che gU Spagnuoli non fossero meno Politici 
de' Navarresi : ma che gli pregava , per onor proprio e 
per riputazione della santa unione , a desìstere da que- 
sto pensiero, perchè essendo stato il regno da mille e 
dugento anni gloriosamente posseduto da? maschi ^ con- 
forme alla disposizione della legge Salica, non era il 
dovere ora trasferirlo nelle femmine, le quali con la 
varietà de' loro matrimoni chiamassero varietà di signori , 
e sottoponessero la nazione Francese al dominio de' fo- 
restieri. 

• Atterri questa libera ed improvvisa risposta di uno 
de' principali stromenti della lega, e dei più acerbi ne- 
mici del Re , l' animo non solo degli ambasciatori Spa- 
gnuoli, ma di molti ancora di quelli dell'assemblea, 
dubitando che questo cosi libero rimproverare fatto senza 
rispetto sconcertasse e ponesse in confusione tutte le 
cose : ma il Duca di Mena con destrezza si studiò di 
scusare le parole del Vescovo di san Lis, attribuendo 
a soverchio zelo , o a troppo fervore dell' animo le sue 
parole, accennando eh' egli talvolta usciva di sé mede- 
simo, e mostrando che fatto capace del dovere e della 
ragione, avrebbe da sé stesso corretto quello che senza 
pensarvi aveva, tratto dal primo impeto, cosi licen- 
ziosamente profferto. 

Ripigliarono animo gli ambasciatori per i conforti 
del Duca dì Mena , del Cardinale di Pellevé e di alcun 
^ro, ma restò veramente chiaro che monsignor di 
san Lis in tutto il corso de' moti aveva , non per am- 
bizione o per interesse alcuno, com' era imputato da 
molli, ma perché cosi gli dettava la coscienza, favo- 



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LIBRO DECIMOTERZO 17} 

rito profusamente le parti delP unione , e parlato con 
acerbità e eoa libertà molto continua contra la per- 
sona del Re presente e coatra la memoria del Re pas- 
sato. 

Comunque si fosse, 'certo è che le parole sue aia* 
tarono a discreditare gli Spagnuoli, e che P esempio 
suo commosse molti di quelli che ncm per alcun pro- 
prio interesse, ma per il rispetto della religione, se- 
guivano le parti della lega. £ nondimeno gli Spagnuoli, 
non si perdendo d^ animo per la dissimulazione del Duca 
di Mena, e per la speranza che avevano in molti dei 
deputati , dimandarono V audienza pubblica nelP assem- 
blea degli Stati , ed ottenutala il giorno vigesimosesto , 
fu primo a parlare Giovan Battista Tassis , il quale con. 
un ragionamento breve, ma molto artificioso, fece la 
proposizione delPin&nte, ed laico di Mendozza dopo 
di lui con lunga disputaziooe divisa ia sette trattati es- 
pose le ragioni, eh' ella pretendeva alla successione della 
corona , concludendo e P uno e P altro di loro, che non 
per porre in litigio quel che si voleva riconoscere dalla 
spontanea elezione degli Stati , ma per informare e per 
appagare gli animi , s' erano dedotte quelle ragioni , ac- 
ciocché con prudente avviso la libera disposizione del- 
P assemblea si confrontasse col diritto , e si conformasse 
con la ragione, volendo P iufante riconoscere, da loro 
per elezione quello che dirittamente le aspettava per 
successione. 

Fu non meno gravemente sentita questa proposizione 
dalla maggior parte de' deputati , di quello che fosse 
stata sentita dal Vescovo di san Lis. Molti si sdegna- 
rono che a loro come ad uomini o schiavi delP altrui 
volere o incapaci del proprio interesse, fosse proposto 
il dominio de' forestieri^ altri si ridevano che questa 



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174 DELLE GUERRE CIVIU DI FRANCLl 
proposizioae fosse fatta senza quegli apparati d^ eserciti, 
d^*arnii , di denari e di forze che la riputazione ricer« 
cava e che richiedeva il bisogno: alcuni dannavano di 
poca prudenza gli Spagnuoli, che avevano ardito di 
dichiarare il loro pensiero senza aver prima preoccu- 
pati gli animi, e dispostili con il potente preparativo 
delP interesse , e non m<^iQcarono di quelli, che, dispu- 
tando anco della ragione, dicevano, che quando si di- 
chiarisse le femmine avere ragione air eredità della co- 
rona, ella yerisitnilmente apparteneva a^ Re d^ Inghil- 
terra primi discendenti da femmine , co^ quali si erano 
fatte tante e così lunghe guerre per rigettare questa 
pretensione , e per sostenere la legge Salica e la legit- 
tima successione de' maschi. 

Molto più di tutti, benché occultamente, se ne al- 
terarono i Principi della casa di Loreno, che aveano 
pretesa per sé medesimi P elezione alla corona , ed il 
Duca di Mena , benché piìi finamente di tutti dissimu- 
lasse , ed in apparenza mostrasse di non si voler di- 
scostare dalla volontà del Re di Spagna , e da quello 
che aveva appuntato a Soessons con gli ambasciatori, 
nondimeno occultamente concitava gli animi de' depu« 
tati a rigettare questa proposizione come poco onore- 
vole alla nazione, pericolosa di servitù, dannosa a sé 
medesimi ed alla libertà de' loro posteri , e non fon- 
data sopra alcuna sicurezza presente , ma tutta vana- 
mente appoggiata all' incertezza delle promesse future. 
Non era dubbio che i deputati non dovessero con- 
cordemente rifiutare questa proposta , ma per non esa- 
cerbare gli Spagnuoli, e per dare tempo di maturarsi 
alle cose, risposero, dopo molti complimenti, che si 
sarebbe posta l' instanza loro in conéultazione, per darne 
quanto prima fosse possibile la risposta, la quale men- 



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UBKO D£CIMQT£RZO 175 

tre •' attende, il Duca di Mena per trovar Tia al- 
r esclusione di questo negozio , cominciò a trattare eoo 
gli ambasciatori:; che marito si sarebbe dato all^ infan- 
te, quando ella dagli Stati fosse eletta Regina, ed instò 
che si dichiarassero, che commissione avevano dal Re 
Cattolico in questo fatto. 

Fu la risposta loro simile in tutto al restante di 
questo trattato, perchè non dubitarono di dichiararsi 
che il Re proponeva di darle per marito V Arciduca 
Emesto d^ Austria fratello delP Imperatore, il quale 
aveva anco destinato soccessore al Duca di Parma nei 
fiooi paesi di Fiandra. Questa risposta trovò subito 
V esclusione, perchè replicarono tutti concordemente, che 
non volevano Re di differente linguaggio né di diversa 
nazione, e che T orecchie Francesi non si potevan ao* 
comodare a sentirlo ^ e benché il Duca di Mena fin- 
gesse di approvare per varj rispetti la persona deirAr* 
ciduca, gli altri non ostante dichiararono liberamente 
di non volerlo \ il che come fu noto agli Spagnuoli , 
vedendo che V elezione delP infante prendeva piega del 
tutto disperata, se non vi aggiungevano qualche ga« 
gliardo appoggio per sostenerla , dissero avere commis- 
sione, quando la persona di Ernesto non piacesse agli 
Stati, di proporre che il Re Cattolico mariterebbe T in- 
fante in un Principe Francese , il qual in termine di 
sei mesi sard>be eletto e nominato da lui. 

Non dispiacque universalmente a tutti questa pro- 
posta, perchè molti si misero in pretensione, tra' quali 
erano il Duca di Guisa , il Duca di Nemurs ed il Car- 
dinale di Loreno; ma il Duca di Mena, laudando pub- 
blicamente questa proposta, cercava di sottrarre da essi 
se inclinassero nella persona d^ alcuno de' suoi figliuoli, 
del che essendosi assai chiaramente certificato che non 



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176 DELLE GUERRE OVILI DI FRANCIA 
eraoo {ter assentirvi , perchè non volevano mettere il 
dominio del re gno nelfó sue mani , essendo certi che 
r infante sarebbe s tata semplicemente moglie!, ma non 
padrona , cominciò a tirare a traverso molto più di 
quello che aveva f atto per lo passato , ed attese a fo- 
mentare la coaferenza che tra^ Cattolici de^ due partiti 
non 8^ era mai in termessa di tenere a Surena. 

Il Re al quale erano note tutte le cose che si trat- 
tavano , cercava per ogni modo col mezzo della confe- 
renssa di distornare ciascuna risoluzione degli Stati ^ ma 
non profittavano molto i suoi deputati per la grave 
opposizione della religione , . anzi stavano mal contenti 
i suoi Cattolici medesimi ^ che la sua conversione tanto 
desiderata e tante volte promessa ogni giorno maggior- 
mente si differisse. 

Mii|acciavano apertamente e trattavano or ben dad- 
dovero i Principi del sangue di prendere risoluzione 9 
poiché vedevano cosi alle strette trattarsi P elezione d^un 
altro Re di stirpe differente dalla loro , ed ognuno era 
anco da sé stesso entrato facilmente in pensiero, che 
accostandosi alle parti della lega , a sé potesse toccare 
il matrimonio delP infante di Spagna, e la protezione 
delle forze del Re Cattolico per suo stabilimento^ onde 
non solo s^ era più àelV ordinario commosso il Cardi* 
naie di Borbone, ma anco il conte di Soessons nuo- 
vamente disgustato per P esclusione del matrimonio della 
Principessa Caterina, il Prìncipe di Conti., che non 
contava a suo disavvvantaggio la inabilità che si cre- 
deva di lui , anzi pensava che sarebbe stata cara agli 
Spagnuoli , acciocché, restando P infante senza prole, 
continuasse qualche speranza di riunir le corone , e fi- 
nalmente anco il Duca di Mompensieri , Principe va- 
loroso nelParmi, prontissimo d^ ingegno, grazioso nelle 



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LIBRO DECIMOTERZO 177 

inaniere e bello delia persona ^ di modo che la elezione 
deir infante era forse manco male sentita nel partito del 
Re, di quello che si fosse nelle parti della lega. 

Ma i particolari , che non aveano quéste pretensio^ 
ni, ma che erano mossi da due soli fini, dal proprio 
comodo e dal rispetto della religione, apertamente escla« 
mavano die la pertinacia del Re desse occasione di 
prorompere air arti ed alP audacia Spagnuola : essere 
ormai consumate tutte le dilaziooi e tutte le escusazionì 
del Re-, non bastare più V animo a lui medesimo d^ al- 
legare alcuna ragione, né di proporre alcuna scusa ^ 
restar chiaro essere egli ammaliato dalle arti de^^uoi 
ministri , e tenacemente attaccato alla dottrina de' suoi 
eresiarchi : doversi ormai pensare alP anima , alla reli- 
gione , alla salute propria de' figliuoli , e non si far 
ministri di mandar a casa del diavolo sé medesimi e 
tutta la successione che nascerebbe da loro ^ doversi 
lasciare ch'egli solo con i suoi disperati Ugonotti an^ 
dasse alla perdizione, e non conducesse seco la comi- 
tiva di tutto il regno. 

Al rispetto della religione succedevano immediata- 
mente gP interessi \ ognuno detestava le fatiche ed i pesi 
della guerra, ognuno aveva compassione a sé medesi* 
mo, al patimento delle proprie famiglie, alla mina delle 
sue cose domestiche , alle spese continue , che non tro- 
vavano fine , ognuno sospirava , ognuno bramava la 
quiete ed il riposo della pace, e fra tutti gli altri 
monsignor d' O stanco di essere tesoriere senza dana« 
ri, monsignore di Bellagarda, san Lue, Termes^ Sausì, 
Griglione e tutti gli antichi servitori del Re Enrico III 
deploravano sé stessi e la mala fortuna loro , la quale 
per un Re d' oro che solevano avere , aveva dato loro 
un Re di ferro \ perchè il Re passato profondeva co« 

DAYILA VOA. IV 12 



é - 



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,82 PELLET GUERRE CIVILI DI FRANCIA 
non dimorerebbe nella sua eresia e nel pubblico eser> 
cizìo eli quella y non accarezzerebbe e non tratterrebbe 
appresso di sé i principali ministri che 1- insegnavano , 
e non continuerebbe a lasciare in mano loro i princi- 
pali carichi del regno ; e nondimeno perchè non ap- 
parteneva a loro d'approvare o riprovare questa con- 
versione, ne lasciavano il giudicio al Pontefice, il quale 
solo aveva autorità di determinare. 

Quanto al trattato di pace e sicurezza della religio- 
ne, che non potevano trattare al presente per molte 
considerazioni, per non trattare col Re di Na varrà , 
eh' era fuori della Chiesa , per non dar principio alla 
ricognizione di lui, e per non prevenire il giudicio del 
Papa. Nel fatto della tregua, che quando si fosse data 
soddisfazione ai primi due articoli risponderebbono al- 
lora. Cosi né assentendo , né gran fatto dissentendo , 
tennero sospesa la pratica , sin che il Duca di Mena 
vedesse a che cosa parava il negozio già cominciato 
con gli Spagnuoli. 

Ma il Cardinale Legato ridotto in grandissima sol- 
lecitudine , noo solo perchè il negoziato degli Spa- 
gnuoli procedeva difficilmente, ma molto più perchè 
vedeva gli animi inclinati alla tregua per la speranza 
che si aveano presa della conversione del Re , e per 
il desiderio della quiete , volle ponere V ultimo sforzo 
per impedirlo , e fingendosi indisposto scrisse una let- 
tera al Cardinale di Pellevè il decimoterzo dì di giu- 
gno pregandolo di trasferirsi agli Stati , e di far loro 
a suo nome una grave rimostranza del pericolo e dei 
danni che dependevano dalla conferenza di Surena, e 
gli avvisasse che non potevano non solo trattare della 
conversione del Navarrese , ma né di pace né di tre* 
gua uè d' alcun n^ozio con lui ^ tanto per i decreti 



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LIBRO DEGIMOTERZQ 133 

d^ sacri canoni e per le diehiaraxioni della Sede Apo* 
atolica , come anco per il giuramento da loro fatto di 
non assentire mai e di non accordare con V Eretico : 
le quali cose erano con gran Yeemenza di parole spie* 
gate nella lettera , nella quale protestava per fine che 
quando continuassero a trattare di pace o di tregua , 
egli si sarebbe partito dalla città e dal regno per non 
disubbidire alle commissioni che teneva dal Papa* 

Questa lettera letta prima dal Cardinale negli Stati, 
e poi pubblicata con le stampe alla notizia d^ ognuno, 
raffrenò alquanto gli animi che volonterosamente cor* 
revano alla tregua. 

Intanto il Re conoscendo quanto danno fecesse agli 
Spagnuoli la poca riputatone e la debolezza delie loro 
forze, e non volendo incorrere nel medesimo errore, 
avea deliberato di mettersi a qualche impresa strepi- 
tosa e vicina, cou il rimbombo e con lo splendore 
della quale potesse aumentarsi di riputazione, e dar 
fomento alle cose che si trattavano in suo favore ; onde 
radunato tutto V esercito , chiamate con gran diligenza 
tutte le guarnigioni circonvicine, e fatta copiosa prov- 
visione di guastatori, di artiglierie, di munizioni e d^ al- 
tre cose opportune ad una ricura e risoluta oppugna- 
zione, aveva il settimo dì di giugno posto V assedio 
alla citta di Dreux, città sedici leghe solamente discoli 
sta da Parigi , la quale per il sito , per V arte e per 
la qualità de' difensori era in estimazione di forte. 

S' occuparono il primo giorno valorosamente i bor- 
ghi della terra, essendo stati rispinti per ogni luogo 
quelli di dentro, che avevano tentato prima di difen- 
derli, e poi perduta la speranza della difesa avevano 
cercato di abbruciarli^ ed alloggiato con gran pre- 
stezza tutto P esercito , si comiociarono il giorno se- 



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178 DELLE GUERRE OVILI DI FRANCIA 
piosamente V oro a beneficio ie^ suoi , ove il Re pre-» 
sente , Dt;lla strettezza della sua fortuna , stretto non 
meno d^ animo e di natura , non proponeva per pre- 
mio e per ricompensa se non guerre , assedj , batta- 
glie e combattimenti : dicevano non poter sostenere più 
le fatiche intollerabili delle arme y e di stare incastrati 
tra il petto e la schiena di ferro come ne^ loro gusci 
stanno le tartarughe : non poter tollerare un Re av* 
vezzo alla Ugonotta a correre giorno e notte per vi- 
vere a rapina di quello che si trovava nelle capanne 
de^ miseri contadini y scaldarsi alP incendio d^ una casa 
che abbrucia ^ dormire in camerata de^ proprj cavalli ^ 
o delle mandre puzzolenti de^ paesani : farsi per ordi- 
nario la guerra qualche tempo per conseguire il riposo 
e la pace, ma ora servire un Principe che non si cu- 
rava di terminar mai il travaglio delP armi , stimando 
sole delizie le archibugiate , le ferite j le morti , e le 
battaglie. Queste querimonie ora accompagnate da ese» 
orazioni e da bestemmie, ora dette fra proverbi e motti 
ridicoli alla francese, erano così pubbliche che perve- 
nivano alle proprie orecchie del Re , stimolate anco del 
continuo dagli avvertimenti serj del conte di Scombergh 
• del gran Cancelliere , ai quali s^ aggiunse Iacopo Da- 
iridde signore di Peron, il quale, mentre trattava gli 
affari del Cardinale di Borbone, avea disputando con- 
vertito r animo del barone di Saligoac , antico confi- 
dente, e familiare della camera del Re, e per mezzo suo 
^ era introdotto a praticare nelP ore delP ozio nelle 
proprie stanse più segrete di lui , ove ora con dispute 
iorudite e lerì^, ora con eloquenti discorsi, ora con 
eleganti poeaie, nelle qoali valeva molto, ora con fa- 
voleggiare aocorto e ridicola^ aveva acquistato tanta, 
beaivólenza , che; da^ ragionamenti piacevoli s^ era co- 



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UBAO DECIMOT£RZO 1^9 

mindato ad ammetterlo anco alla trattazione delle cose 
più gravL 

Questo Yedeodo molto più facile V adito alla propria 
grandezza nella conversione del Re, che nelP esalta* 
zione del Cardinal di Borbone , s^ era posto a procu« 
rarla con sagaci partiti e con ogni possibile contenzio* 
ne j valendosi con mirabile accortezza della congiuntura 
presente. 

Tutte queste cose, ma particolarmente la necessità 
che alla vivezza del Re era molto ben nota, avevano 
finalmente commosso P animo suo, di modo che, per 
cominciare con qualche sicurezza a dichiararsi, diede 
ordine al conte di Scombergh ed al segretario Revol, 
i quali erano andati a lui per sapere quello che ulti- 
mamente dovessero proporre nella congregazione di 
Surena , che tentassero V animo de^ Cattolici della le« 
ga , come fossero per sentire e per ricevere la con* 
versione Sua, s^ egli veramente deliberasse di ritornare 
alla Chiesa ^ sopra il quale proposito, mossa la cosa in 
consulta tra i suoi deputati, deliboarono di fame 
r apertura con dimostrare a quelli delP unione, che il 
Re era per osservare Je sue promesse fira pochi giorni. 
Per la qual cosa radunati alla solita sessione, nella 
quale avevano per innanzi con gran discrepanza sem- 
pre conteso senza alcuna rilevante conclusione , P Ar- 
civescovo di Burges disse che portava loro una buona 
novella , e tale che rallegrerebbe ogn^ animo veramente 
Francese, la qual era- che il Re, tocco dalP inspirazione 
di Dio, voleva fra pochi giorni consolare tutti i suoi 
sadditi con passare alla fede Cattolica e riconciliarsi 
con la Chiesa, e che però, comperano sicuri che questa 
novella sarebbe grata a 'tutti loro, così gli pregavano 
a vedere ^e espedienti si potessero pigliare per favo* 



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i84 DELLE GUERRE QVIU DI FRANaA 
gueiìte a lavorare quattro trìnicee, e si sollecitarono 
con tanta diligenza dal baron di Birone e dal signore 
di Mònluetto , uno dei Marescialli del campo , che il 
giorno decimoterzo tutte quattro si sboccarono nella 
fossa, né con minor diligenza si piantarono quattro 
batterie ^ una di quattro cannoni al baluardo maggiore 
Terso la porta di Giartres , un^ altra di sei incontra 
alla porta di Parigi , la terza di tre alla cortina rivolta 
al Duomo della città, e la quartjgi di cinque cannoni 
nel borgo di san Giovanni , la quale feriva un torrione 
posto da quella parte. 

Sollecitava il Re , ed inanimiva con la presenza sua 
i lavori per ogni parte ; per la qual cosa appena si 
vide minato il.recchione del baluardo maggiore, che 
due mastri di campo s^ accostarono per riconoscere il 
luogo , il che essendo stato preso dalP esercito per or^ 
dine e per principio d^ assalto, vi corsero furiosamente 
tutte le nazioni , facendo a gara d^ essere le prime a 
presentare la battaglia ^ onde soprafTatti quei di den- 
tro dal numero e dalla risoluzione degli assalitori, ab- 
bandonarono il recchione, nel quale' si alloggiò e si 
fortificò un reggimento di Franciosi la medesima sera. 

Seguitarono il di seguente a percuotere la muraglia 
tutte le batterie , ed essendo, già fatte le breccie , ed 
apparecchiato V esercito per dare da quattro parti P as- 
salto, i difensori presero partito di ritirarsi nel castello 
e d^ abbandonare la terra ^ il che mentre fanno con 
poco ordine , sopraggiunti dalP esercito entrato furio- 
samente nel medesimo tempo, furono astretti a met-. 
ter fuoco in alcune case della città per poter avere 
tanto spazio che potessero ritirarsi. 

Ma il fuoeo avendo fatto grandissimo danno, e coa- 
sumati molti edìficj da tutte le parti , fii finalméate : 



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LIBRO DECIMOTGRZO i85 

per ordine del Re estinto con grandissima fatica dagli 
Svizseri, i quali ultimi erano restati in battaglia ap- 
presso la sua persona. Cosi il giorno decimo ottavo re- 
stò la terra in potere del Re , e con P istesso ardore 
si cominciò ad assediare il castello, nel rivellino del 
quale fuori del circuito essendo ridotta una gran quan* 
tità di animali con molti de^ cittadini, e molti anco 
de^ contadini che vi s^ erano ricoverati , il baron di Bi- 
rone vi fece attaccare il pettardo la medesima notte j 
e con grandissima strage degli inimici, ma non senza 
sangue de^ suoi,de^ quali morirono più di cento, si 
fece padrone del rivellino e di tutta la preda. 

Ma P oppugnazione del castello per il sito e per la 
fortezza riusciva molto difficile , e vi moriva grandis« 
sima quantità di soldati , sin tanto che il conte di To- 
xigni facendo lavorare , non ostante qualsivoglia peri* 
colo , ebbe perfezionato un trincerone , a favore del 
quale si piantarono le batterie ^ le quali mentre il Re, 
spruzzatore d' ogni rischio, sollecitamente rivede, gli fu- 
rono uccisi a canto due maestri di campo , ed il Duca 
di Mompensieri ferito gravemente di una archibugiata 
nel mento, che, toccando la mascella, P offese anco suo 
ctssivamente nella spalla. 

Stava opposita alle batterie del fie una torre di for- 
ma, antica e di cosi perfetta struttura, che le canoO'* 
nati che contra vi si tiravano, facevano in essa pochÌ8« 
simo detrimento : per la qual cosa un ingegnere Inglese, 
considerando il gran consumo di polvere che si faceva 
con pochissimo . e quasi nessun frutto , prese partito 
d' adoperare altro mezzo , e condottosi coperto da certi 
mantelletti di doppie tavole foderati con lastre di ferro 
al piede della torre, fece cavare sotto di essa tre for- 
iteli, in ognuno de^quaU avendo collocato qn barile 



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iga DELLE GUERRE CIVIU DI FRANCIA 

A queste considerazioni rispose moderatamente il Dctca 
di Guisa 9 mostrando non volersi discostare dal suo pa- 
rere, ma nelP animo suo sentiva diversamente, del che 
i suoi trattati, la maniera del procedere, il concorso 
de^ partigiani, e le adunanze che si £icevdno nel pala- 
gio suo e della madre, davano manifesta congettura; 
per la qual cosa il Duca di Mena non si confidando 
interamente di lui , pensò per secondo tentativo di pro« 
ponere condizioni così gagliarde che fossero per atteiv 
rire gli Spagnuoli, le quali furono: che il Duca fosse 
eletto Re unitamente con P infante: che V elezione si te- 
nesse occulta sino che si consumasse il matrimonio, al 
qual effetto gli Stati dessero autorità al Duca di Guisa 
solo Re, e governasse il regno da sé stesso : che i*e$taQ(]o 
vedova V infante fosse in obbligo di prender marito della 
casa di Loreoo con il consiglio de^ Principi, Pari ei 
ufficiali della corona: che non nascendo di lei figliuoli 
succedesse il maggiore de' fratelli del Duca di Guisa, e 
poi successivamente di maschio in maschio i primoge- 
niti della famiglia: che solamente. Francesi s'ammettes- 
sero a uffici, beneficj, carichi, dignità, governi di pro- 
vincie, di città, di castelli e di fortezze |di Francia: c^e 
al Duca di Mena si lasciasse il dominio delP armi con 
autorità di luogotenente generale: che gli fossero aste 
in governo perpetuo, per sé e per i suoi posteri, le 
Provincie di Borgogna, di Sciampagna e di Bria con 
potestà di disponere de' governi , degli uffici e de' bene- 
ficj di esse: che gli fossero pagati di presente dugento 
mila scudi, e seicentomila fra certo tempo, de'qmtise 
gli dessero le debite cauzioni : che si pagassero i dd^iti 
contratti da lui per occasione della presente gderra: che 
gli fossero assegnati centomila scudi di entrata per A 
e per i suoi posteri, ed in sna proprietà it principato 



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LIBRO D£€IMOTERZO jgi 

dì Genvilla, e le città di Vitrì e di san Desire: e dopo 
molte altre dimande minori , che dotessero rimaner va* 
lide le provvisioni e nominazioni da Ipi fatte delle chiese, 
de^beneficj, de^ governi , detonativi, de^ carichi e delle 
grazie da lui dispensate come luogotenente della corona , 
e quelle eh' egli farebbe fino alla consumazione del ma- 
trimonio, e stabilimento del Re e della Regina. 

Ma queste condizioni con tutto che alte 6 difficili 
non atterrirono gli Spagnuoli già deliberati di soddis- 
farlo, perchè si devenisse alP elezione delP infante, es« 
scudo certi di trovar poi mille occasioni e mille seuse 
di non osservare se non quello che a loro paresse con- 
veniente, e disposti anco, che il Duca di Mena fosse 
ragionevolmente riconosciuto ^ ma egli vedendo di essere 
escluso dal premio delie sue fatiche, e che si pensava 
di dare il regno ad ogni altra persona che a lui ed ai 
suoi figliuoli, ancorché il fondamento di tutte le cose 
consistesse nella persona e nelP opera sua, e conoscendo 
che le condizioni proposte non bastavano a divertire né 
la risoluzione degli Spagnuoli, né P inclinazione, anzi la 
volontà ed il desiderio del nipote, prese partito di ado- 
perare altre macchine per interrompere il corso di questi 
consigi j: per la qual cosa avendo sempre, benché tepi- 
damente continuato a tenere in buona speranza il Car- 
dinale di Borbone, ora fece di maniera riscaldare questa 
pratica, che quasi se ne venne alla conclusione. 

Dimostrava egli a ciascuno de' deputati separatamente 
quanto odiosa cosa fosse V interrompere la legge Salica , 
quanto difficile di escludere dalla corona la casa di Boiv 
bone, la successione della quale aveano confermata , 
quando aveano dichiarato il Re Carlo X, già dardi-* 
naie di Borbone, quanto ingrato agli animi degli uo^ 
mini il sentire che si trattasse d' introdurre la sacces* 



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i88 DELLE GUERRE OVILI DI FRANCIA 

sioni, che grate alP universale, e necessarie allo stato 
presente, fossero bastevòli a poterlo mantenere ed as- 
sicurare. Dimandò per questo effetto spazio di consul- 
tare, e di proponere le condizioni con le quali st do- 
vesse effettuare il disegno. 

Con questa dilazione si dipartirono , restando il Cardi* 
naie Legato e gli ambasciatori grandemente contenti, 
e quasi situri d^ aver condotto questo negoziato in porto. 

Ma il Duca di Mena, intento per ogni maniera a 
disturbarlo, cominciò a combattere P animo del nipote, 
dimostrandogli che dubitava che avessero gli Spagnuoli 
proposta la sua persona, non per effettuare il negozio 
ma per ingannarlo, non si potendo' persuadere che 
avessero fatto ed operato tanto per introdurre alla 
corona V infante , e poi si contentassero di sottoponerla 
ad un marito che , Francese e circondato dal suo par- 
tito, fosse per dominarla ed essere Re di fatti, siccome 
ella sarebbe di nome : che di ciò al Re Filippo ed ai' 
suoi regni non ridondava utile , né avvantaggio di sorte 
alcuna, perchè quando avesse avuto semplicemente ani« 
mo di maritar la figliuola in un Re di Francia, que* 
sto gli sarebbe riuscito facilmente con qualsivoglia pos- 
sessore del regno, o amico o nemico che fosse stato, 
ma se aspirava alP unione delle corone questa non era 
la strada di conseguirla, e però non. saper vedere che 
vantaggio ne fosse per risultare alla monarchia degli 
Spagnuoli : che perciò èra ben da pensare e da prov- 
vedere air inganno che qui sotto potesse essere nasco- 
sto ^ che V eleggere ora V infante ^ e riservarsi poi a 
darle marito fra certo tempo , era un rimettere ip ar- 
bitrio di lei il prenderlo o il rifiutarlo , e che bisognava 
ritrovar condizione che assicurasse questo partito ^ ma 
che quando ^nco il Re di Spagna procedesse in questo 



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UBRO DEGI&fOTERZO 189 

ùÀìo Ai baona fede , era bene da considerare , senza 
lasciarsi ingannare alla passione, che modi vi fossero 
per potersi stabilire nel regno : non essere dubbio che 
il Daca di Loreno , il quale a?eTa sperato il regno per 
sé , o che F in&ote si maritasse nel Cardinale suo fi- 
gliuolo, non fosse per disgustarsi, e per ritirare Parmi 
sue , il che quanto fosse per nuocere potersi fiicilmente 
comprendere per V opportunità dello Stato suo, per il 
quale passavano tutti gli aiuti che di Germania yeni« 
Tano air una parte ed alF altra : che si poteva dubitare 
che il medesimo facesse il Duca di Savoia , il quale sia 
ora avea sostenuta la guerra nella Provenza e nel Del- 
finato, perchè privo delle speranze già concepute di 
conseguire il regno , o almeno qualche provincia di 
esso, non avrebbe più voluto sottopooere sé medesimo 
ed i suoi Stati a^ pericoli ed alle calamità della guerra : 
che il Duca di Nemurs era di già quasi del tutto alie« 
nato da loro , e che la sola riverenza verso un fratello 
maggiore lo tratteneva, la qual quando fosse rimessa, 
non dubitava ch^ egli non fosse per fare i fatti suoi da 
sé stesso : che il medesimo si dovea dubitare del Duca 
di Mercurio, come avesse perduta la speranza di con- 
seguire la Bretagna : per la qual cosa diminuendosi di 
tal maniera le forze della lega , era ben da pensare come 
potessero sostenere la potenza del Re, alla quale ap- 
pena potevano resistere ora ch^ erano tutti uniti : che 
il Re di Spagna aveva su le braccia la guerra di Fian- 
dra ed i moti d'Aragona: che i suoi regni erano esausti, 
ed egli indebitato di molti milioni co' Genovesi : che non 
aveva capo da guerra che valesse, e però era da du- 
bi^re che non potesse attendere tutto quello che pro- 
metteva: in fine, che questo era un Rubicone, al 
quale non si sarebbe pensalo mai abbastanza innanzi 
che passarlo. . 



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i86 DELLE GUERRE CIVILI DI FRANCIA 
di polvere i vi fece dare il fuoco, il quale, benché fa- 
cesse minor effetto che non suol fare ia mina, al>battè 
nondimeno una parte della torre , e fece tal apertura , 
che le artiglierie nel battere il restante facevano poi 
fruttuoso progresso, e nondimeno gli assediati per que-- 
sto non si smarrirono , ma con valorosa costanza con- 
tinuarono qualche giorno a sostener la difesa. 

Ma era tanto sollecita e tanto ardente T oppugna* 
EÌone di fuori, che finalmente dopo molti esperimenti 
e molti assalti , i difensori i quali oltre il • non avere 
capo di autorità che li reggesse , non vedevano anco 
nella vicinanza di Parigi comparire soccorso d' alcuna 
parte , deliberarono per ultima necessità d^ an'endersi , 
e piisero il castello nelle mani del Re V ottavo giorno 
di luglio. 

Percosse il romore della vittoria del Re P animo dei 
congregati in Parigi , i quali in questo mentre non 
avevan meno travagliato nelle loro trattazioni , di quello 
ehe a Dreux si fosse travagliato nelP armi ^ imperocché 
gli ambasciatori Spagnuoli deliberati di fare P ultima 
prova, chiamati un^ altra volta i principali a consiglio 
dissero che per levare tutti gli ostacoli che potessero 
impedire P elezione deiP infante, il Re Cattolico si sa- 
rebbe contentato , eletta che fosse , di maritarla nel 
Duca di Guisa , il che quantunque pungesse vivamente 
P animo al Duca di Mena , tuttavia colto improvviso , 
e non trovandosi cosi subitamente altro rimedio , rispose 
ch^ egli rendeva umilissime grazie alla maestà del Re 
Cattolico di tanto onore che si degnava di fare a suo 
nipote , ma che desiderava di vedere la commissione 
degli ambasciatori, e sapere se vi fosse espressa que- 
sta condizione , perchè quanto la grazia era più grande 
e più desiderabile, tanto più pesatamente si doveva 
procedere nel crederi» e nelP abbracciarla. 



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UBRO DECIMOTERZO 187 

Credette yeramente il Daca di Mena che gli amba- 
sciatori non avessero questa facoltà dal Re Cattolico j 
ma che tirati dalla necessità delle cose la proponessero 
da sé stessi^ ma prestamente si avvide del contrario, per- 
che essi, data di mano alla loro commissione, mostrarono 
un capitolo di essa, nel quale per modo di alternativa 
si conteneva la elezione delP infante con espressa con- 
dizione, che si dovesse maritare nel Duca di Guisa. 

Restò attonito il Duca di Mena non gli sovvenendo 
modo con il quale potesse sciogliere questo nodo , né 
seppe tanto dissimulare che a tutti non paresse mutato 
di sembiante ^ ma lo soccorse il signore di Bassompiera 
ambasciatore del Daca di Loreno , il quale disse , che 
non si doveva concludere cosa di tanto peso senza 
farne partecipe il suo signore , il quale com^ era stato 
principalmente interessato nelle spese e ne^ travagli della 
guerra, cosi era il dovere che non si concludesse cosa 
alcuna senza averne prima il suo parere ed il suo con-« 
sentimento : e quivi per dar tempo al Duca di Mena 
di pensare, si difTuse in un lungo ragionamento delle 
operazioni fatte dal Duca di Loreno a favor della lega, 
e della stima che si doveva fare dell' autorità sua* 

Risposero gli Spagnuoli, finito ch'egli ebbe di dire, 
che assentivano che si desse parte del tutto al Duca di 
Loreno, il quale erano sicuri che sarebbe stato coq-^ 
tento deir onore che si faceva alla sua casa. 

Il Duca di Mena, ripreso animo, dopo d' aver di 
nuovo ringraziato il Re Cattolico e gli ambasciatori , 
disse che accettava il partito, ma che siccome non era 
convenevole alla riputazione del Re Cattolico che si 
eleggesse l'infante senza aver prima sicuri i mezzi di 
stabilirla^ cosi non era il dovere di arrischiare lo stato 
di suo nipote e di tutta b casa, senza quelle condi- 



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tga DELLE GUERRE CCVÙA DI FRANCIA 
sione delle donne , e T assunzione di nuove famiglie alla 
corona, mentre nella casa reale erano tanti Prìncipi, 
de' quali si poteva scegliere uno di comune soddisfazione^ 
che se il Re di Na varrà era ostinato nelP eresia, il Prin- 
cipe di Conti inabile al governo, il conte di Soessons 
p^duto nelP amore della Principessa Caterina non meno 
Ugonotta ^el fratello, vi era il Cardinale di Borbone, 
il quale s' era veduto , che con pericolo proprio s' era 
opposto sempre intrepidamente alP augumento delP ere- 
sia, ch'egli era Cardinale, e sempre stato ubbidiente 
alla Chiesa, di modo che né dal Pontefice, né dal Re 
di Spagna potrebbe essere escluso : eh' era negli anni 
della virilità, onde sarebbe stato Re di sua ragione, ed 
atto a sostenere il governo del suo regno ^ che negli/ 
Spagnuoli non era da fare gran fondamento, i quali 
erano cosi falliti ed in pubblico , ed in privato, che gli 
ambasciatori medesimi , che profferivano i monti d' oro , 
si vedevano vivere meccanicamente , e senza quel decoro 
che si conveniva alla maestà del Re loro, ed alla gran- 
dezza delle profferte che facevano: ch'egli era credi- 
tore di molto e non poteva cavar loro dalle mani pur 
un quattrino: che s'era veduta la bella riuscita che 
aveva fatto l' esercito del conte Carlo : che nella Fian- 
dra avevano tanto da fare, ehe non avrebbero modo 
d' attendere alle cose d' altri: che per incontrario 1' ele- 
zione del Cardinale di Borbone avrebbe per sé mede- 
sima distrutto e vinto il Re di Navarra, perchè non 
era dubbio che tutti i Cattolici di qael partito avreb- 
bono seguitato il Cardinale, ed il Navarrese sarebbe 
restatoselo col seguito disperato degli Ugonotti, onde 
con le forze proprie dell' armi Francesi avrebbono sog- 
giogata 1' eresia, ed istabìlito un Re Cattolico e vero 
Francese, senza aver più bisogno dell'armi forestiere: 



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qbeiiuogiiavti raoeovAgrtu le parole dd VèscoTO Asan 
tia/e nan •cob&roiim nd cÒncbtto degli uotbiin, ehm. 
tiitlo -il pa«9to sì iosi» fiiUo -per interesse e jper BwbV 
sooòe, ma cÒMéinrsi dìmóstrtire a tutto il mòndo^- 
qfare à aòló rispetto d^la relìgioiie avesse messo ki^ 
Tarmi* ih ìaaiio. . ; m' * 

; Qiieslè ragiotù portate dalVranlorità sua doeiunsor mi^ 
rabile impressioDc negli animi de^lFiravéesi'pcr iè^mt^ 
desiflu iiiclm^ti aK^ osservazione della l^ge Salica, ed 
alla Téperazioné della stirpe' reale; perla-qnal ooàft il 
Piiea Védeadò di aver tirati mila sva«seiitenza^la tSÈàg^ 
j^cur parte deM^yntati, spedi rammira|[ttó di Villani 
cipb una scrittura di capitoli sottoscritta di sua ipano 
per abboccarsi . col drdinàle di Borbone^ il <|naìle si. 
ritrovava a Gaglione^ luogo delPÀreìf«sco?ò di Rjodno^ 
ma-ium fu tàm 'tosto partito, efafe gli spcidi dietro iiaà 
staffetta, coéimettendogU di camminai^ lentanfenteij ptà^ 
6hik il presidente Giaonioo e rAravesochra di' LkttiÀ' 
iHsiinDe : eòa laadania di Motnpensieri gfi avèaao rian;* 
cordato tmialtra mcszo- sufficiente a distornare'! eéA>' 
^gb degll^Spagomli, senàsa correre in fretta aUTeléiioiìci 
d?.iin sno.niunieo^ il' quale 'Sn^o per la debolte^ àéL 
soa ingegnose pe^ la léggereùa, deità natura, sarebbe 
poco, utile di: goaeroo in tempo di tanta turbàttotie^^' 
e/cbe si.mttÉera in iperaoélo'di dividere il partito, peti^. 
dnl'em xnolto baile.- che il Duca di Guisa con i suoi- 
pbrtfgiaiii eosti»iuti dagli Spagnnolì aou segoisief ijùé^ 
4lii :«kliMé,;'|iel quali caso- il .suo t0rào partito sarebbb 
stotojpiùf debole! :dt IbttL: ' : .' > • , 

: Qlieslo/muedio <che pjròponevano^ era il measa dd. 
fs^vhv^nlùp rautofsit» del/qn^le:giudicavyiodoyer*bà-<, 
atfCr adjmfiediceilé cose che si trattavano. Ber :la:qisat 
qQ$£bA¥Md()fiif addata di -Mompeu^ieri ectitafasidlspridio» 

DATltA VCL. IV l3 ^ 



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^94 PSLLE GVKR&S GTVILI 01 FAAItClA 

pretidbnto ll^estró a pensare il modo cbe^ la corona 
non capitasse io mano degli- stranieri , egli* come aooio 
di |>oona iotenaionei ^. che per la sola mira cklla fedo 
Catloliea aveva, seguitate le parti della lega, postosi 
arditamente attV impresa) dopala pratica dimoiti giorni 
radono il primo di di loglio tutte ledessi del par*» 
lamento, e feee eoo graa èonsentimentp degli animi 
fiive un deqr^o dd tenor che segna. 

Sopra le proposta 1^ Citte alla corte di pcnrlamento 
dal procurator generale, ed il fatto posto in delibera^' 
^ne nella radonanaa dei senatori di tutte le camere, 
non. avendo detto^ parlamento, siocoma non ha avntò 
mai per avant> altra iatetuione, che di mantenere la> 
Belq^iooe Cattolica Apostdiéa e Hoaiaoa, e lo Stato e 
corona di ^randa sotto là protezione d' un Re Cristia* 
nissMno, Cattolico e Francese, ha ordinalo ed ordina- 
ahe oggi dopo il desinare dal presidente Maestrp ao« 
oooipagoato da buon nùmero di senatori di esso par*»- 
lamento sia. fatta rimostranza a monsigiipre il Diooadt* 
Mena Luogotenente generale ddb Stato e ooronà di> 
Ffttpota in presenza de' Principi ed ufficiali della corona , 
cbe al presmte sono in cpiesta città, obe non si abbia 
da fare alcun trattato per trasferirà la corona in mano 
di Principi Principesfe fofiestière, cbe le leggi 6)nd»*j 
mentali di questQ regno aUnanoda essere osservate^ e 
li decreti fiitti dal pariameqto circa la dicbiaràzione d^ im^ 
Re CattolicQ e Francese eseguiti ^ cbe detto Duca^di^ 
Mena abbia ad: ^operare r autorità che glirè^sUtads^^ 
per impedire che ^tto pretesto di religione- la* 'Ocironà 
jhn Sfa ims^srita in mano foigestiera, con^ la l^gi 
del regnp, ayn cfa^ egli provveda, (|uanto prima' tate 
si potrii, al riposo del popolo per V estvema uéosssìtà 
neUa ^aale ò ridoitto, e4 iatantti dejttìc^ |iarlàMWto^^ha> 



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LIBRO D£GIMOT£aZO 195 

dichiarilo e dichiara tatti i trattati &tti^ o che potriano 
fersi neir avvenire per lo stabilInieQto di quakivoglia 
Priocipe o Principessa forestiera, invalidi e di «iun ef« 
fettone valore, come felli in pregiudicio della legge 
Salica e d^ altre leggi fondamentali di questo regno. 

Questa intioiazione o rimóstranKai fatta dal presidente 
in pubblico al Duca di Mei», bench^ egli mostrasse di 
risentirsene, e riprendesse con gravi parole V ardire del 
parlamento, frenò nondimeno il trattato degU Spagiiai4Ì7 
perchè rassemblea degli Stati, che più d^ogn^ altro do- 
veva risentirsi del decreto del parlamento, come fatto 
in prvgiudiaio dieir autorità sua, mostrò tutto in cob« 
trario di. non averlo a male, ed impressa da^ nunislri 
del Du<la di Mena, aU>orriva il tentativo degli Spagnuoli, 
ed iaoliBava alla' tregua, della quale più caldamente che 
inai si trattaTa ora nella conferenza di Surena. 

Molto aaaggiore era l'inclinazione del popolo Pari« 
gino^ il quale stanco dalle necessita, e vedendo nella 
ooucl astone della tregua prossimo il suo soUeiranento, 
cjie av^va cominciato a «gilstare in quella poca so6pen« 
sione d' armi che s'era &tta per quei contomi, bramava 
tmpasientemente Paocordo, e fremendo minacciava I Prin# 
cipi e l' assemblea se non si prendeva presta risoluàione^ 
fsà in»])resso che gli Spagnuoll non avessero voluto far 
venire V esercito a sollevare là necessita della città con 
V apertura de' passi per sola fine di tenerla in fireno ed 
opprèssa, ogni volta che gli ambasciatori uscivano in 
pubblico, erano accompagnati con voci di devisione e 
di maldicenza. 

Finì di, dare il crollo alle cose V òpportana^ risoli»* 
^ione del Re, il quple^ essendogli note tutte le cbse che si 
tratlavan»^ dubitò ragionevolmente che se il partito della 
lega veniva all'<iteaoliejdcl Cardinale di Borbone, i.Cat- 



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196 DELLE GUERRE* GIVIU DI FRÀNCIA 
tdìci che lo seguivano fossero per abbandonailo , del 
che si Tedevaoo cos\ manifesti segni , e fi sentivao » così 
aperte mormorazioni, che non era da dubitarne, per- 
chè le cose apportate da quei delP unione nella c^nfe-- 
remsk di Surena aveano fatta imj^)ressione negli animi, 
e non più i Principi ed i signori, ma volgarmente cia- 
scun privato si doleva, e detestava sé medesimo d^ im- 
piegare la propria vita e le proprie sostanze per man- 
tenere e per istabilire V eresia che innanzi solevano cóm* 
battere e pei*seguitare , e si sentivano a tutte Tore sino 
nelle proprie stanze del Re le voci di coloro che ma- 
ledicevano la prapria cecità ,^e si esortavano scambie- 
volmente a mutare deliberazione , mostrando che, poi- 
ché era stato loro mancato tante volte di parola, era- 
no obbligati a prendere partito per mantenimento della 
religione e della salute comune ; non essere più tempo 
di spargere il sangue per un Principe ostinato nelF e- 
resia, e che tanto tempo abusando la loro credulità 
gli aveva vanamente pasciuti di parole : ch^ èra ben 
tempo d^ accorgersi , che combattepdo arrabbiatamente 
cattolico con cattolico, non. facevano altro che prepa- 
rare il regno o agli Spagnuoli o agli Ugonotti egual- 
mente nemici : che s^ era fatto assai per mantenere il 
legittimo successore della corona , ma ch^ egli si .mo- 
atrava ingrato di tanto beneficio, e pertinace nel suo 
errore : non era più da seguitarlo nella' sua perdizio* 
ne, ma riunendo le coscienze cattoliche, stabilire* un Re,, 
che riconoscesse dalla bontà de' suoi sudditi il dono che 
riceveva : già essere morti tanti Principi e signori, tanta 
nobili e cavalieri è tanti valorosi soldati per questa 
.causa, che la Francia tutta n'era squarèiataj lacera ed 
esangue, e che se non si prendeva icompenso a q(UMto 
male , erano presso a sacrificare il cadavere della Frao^ 



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LffiRO DECIMOtERZO 197 

eia in olocausto alla malvagità Ugonotta ed alla saper» 
bla Speganola. 

Molto più erano risoluti dopo molte coosulte i Prin* 
cipi /lei sangue ^ ed, il Duca di Mompensieri giacente 
dalia ferita nel letto disse al Re mentre lo idsitaVa, ebe 
tutt^ i Principi stavano per abbandonarlo ^ e ck^ egli 
nello Aato che si trovava , benché lo facesse oon gran 
ràmmartco, non voleva essere V ultimo a salvar P ani* 
ma ed appagar la coscienta. 

Ultimamente il eonte di Sooinbergh avvisato da-mon* 
signore di Yilleroi gli diede la nuova ^ che già Pam* 
miraglio di ViUaró era in viaggio per portare J capi- 
toli al Cardinale di Borbone ^ e che tra pochi dì avreb* 
be inteso <ih^ egli con tutti i Principi sarebbe Stato in 
Parigi: che Dio gli aveva data la vittoria^ e ne aspeC* 
lava il frutto: che avendo preso Drèut con tanta glo- 
ria sulla feccia de^suoi nemici^ poteva (Mra convertirsi 
^a Chiesa ed a Dio^ senza che fiicund potesse credere 
eh' egli lo &cesse per forza. 

ÌJ istesso confermò il segretario RevoI^ P istesso gB 
svea scritto da Pontoisa il medesimo signore di Yille« 
roi, moflftrandogli di- non poter schifare una diduec(^ 
se, o che il Cardibale di' BorBone eletto Re lo spo^ 
ghasse del seguito de^ suoi Cattolici ^ o che eletta P in* 
fante ed il Duca di Guisa j kaìist la potenita del He di 
Spagna si profondesse e si 'roivesciàsse coutra.dilui» : 

Da« queste consideraziotti 'commosso il Rei. o pui^ 
interpretando ad inspirazione divina la cougiuntura i;o4 
urgente deUe cose, giudicandosi cbiapfiato (]^. pot^^ 
soprttmana « celeste^ deliberò di &c$i cattolic;Q y t, qou 
gran diligenza spedV per, <^m%pai:te a couvpoaf* pj^^jati 
e teologi, i quali assistessero e Piastriii^effo ;aUa;:^ua 
cottversionr. Fra questi fece chiamare,. ed invitare aU 



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i(j8 DELLE GUERRE CIVILI DI FRANCIA 
Clini de' predicatori di Parigi, de^ quali certi' ricusarono 
d' andarvi , ed alcuni pochi , fra' quali il curato di Santo 
Eustachio^ con tutto che altrimenti consigliasse e co- 
mandasse il Legato, vollero pur trovarsi a così celebre 
operazione. 

Radunati tutti questi a Manta, il Re, (ricevuta in* 
ttrùzione sufficiente in proposito degli articoli ftontro* 
versi nella fede^ mostrò di rasserenar P animo, e di 
comprendere visibilmente la mano di Dio , che, richia* 
mandolo dagli errori, lo riconduceva nel grembo dèlia 
Chiesa, e fece spargere fama, che il di vigesimoqoìnto 
di luglio toella città di san Dionigi sarebbe ito alla 
messa* 

' Quésta novella portarono i suoi «deputati aUd «oiN 
ferenza di Snrena,ove T Arcivescovo di Burges y epilò^ 
gaudo tutte le cose passate, concluse che il Ré ave$ 
jfatto inviare a Roma il marchese di Pisani , per troviiv 
modo e via di far la sua - conversione con la aoprain^ 
tendenza del Papa, ma poiché .esso non era stat^ àé« 
Gettato, égli non voleva più differife né portare innanzi 
hi sua salute^ ma che voleva riconoiltarsi con Dio per 
dover poi mandare a rendere P- ubbidienza dovuta al 
sommo Pontefice con una legazioiA degna e cospicua^ 
e che avendo consultato con gli altri prelati e tef4ogi| 
aveano deliberato che il Re si farebbe assolvere od^yii* 
turam cautelante ed andrebbe alla messa, per dimane 
dlBir^ poi là benedik»<Mie al Ponte^ , e che questa^ per 
bibite ragioni ék*a stata trovata da loro per la più si* 
btirfr', éofH per nott mettere il regno in compromesso 
allf< discrezione e diiéliiarezioae degli «tranien j comeger 
pòrtM ])rotito Hmedio o^ bisogni del iiegno. 

Disptttd^ iti contrario T'Arcivescovo di Lione , che non 
li poteva ricevere senza V assenso ^ né assolvere se»»» 



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' itB&o HBcnioisazo t^ 

k diobisraitìotie Aé Papà ^ e protestò étf (tgUao mon 
i^ m^mébhono uè teauto per caltolico^ uè riconotehMi 
per jfte tensà V ordmeL del Pontefice ^ al ({naie assoluta^ 
inebte il dot«va far eapo inoaiiai die tepire a q[iietli 
atti di aoolttzioae^ 

Ma aparsa la iroce M póp(Ji di questa eoivrortadue^ 
non era più ritegno ohe potesse^ (reoare le Ungila de^^^ 
gK nomini die non se ne «allegrassero^ aòn la difpU 
gasserò e non tontendessero che da essa dipeod^ehbe 
la padfioaadone.del «egnò^ di modo ehe U GardiiiaUr 
Legalo^ ridotto tn grandissima soUecitn^e d^ animoi 
publilic& nna scrìttora ai Gatlolid della Fraoda il de^ 
dmoterxo di di loglio^ nella qaale gli arYiertim ^ìbk 
perversa aiilorìt& die ii arrqgarana alenni prslati dt vq^ 
lèr assòller^ il Re éi Krrarra dalle censure, e gli e-> 
acMPtava à non credere a qnesta t/ktà cfonrèrnone ed al 
perrerao modo che in esea si tenera^ ed ultimamente 
proH>iva a dasebednoo di non tiMfeiSrsi a ^nugUi con « 
▼entieole dm pericolo d^ io(;orrere in sentenza di sco« 
munica con pri?aaboe de^ benefie) e ddle digiiità no» 
desiaslicfae che possedeva» 

Ma tatto era rano , petché tutti gli animi èi^ano in 
moto, e rimosso P ostacolo della religione ^ ciaacttM 
thdinwira a riconoscere il ligpttintosiioeessorei eda par 
^fioaré il regno per ipiesta strada* 

*Da questa inclinatone universale non .<!raaiO abeni 
gU animi de^ gaaudi , i quali bendiò non tolesero £«* 
partirsi dal gindicio dd Pontefice e ddla diefaiarazioni^ 
delia Sede Apostdica^ sciiisnmo aKmdimena che non 
ai dovesse innowr più cosa donna , sin tanto che non 
ai vedesse V ^etto ddla convezione a t intemipne dd 
Papa^ la quale opitnone fomentata dd Duca di Mefan 
ed espvessa dalla necessità ddb oose^ dabraceiata àM 



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apo DEU.E GUERp aVILrOI HlAJfCIA 
d^' 'Messo Duca di. Guisa , il quale m ùmile «òngluiì*! 
tura giudicò la sua elezipiie dover riuscir ridicola peni 
gli altri e ramosa per sé medèsiim^^ il che y ficcpÌDpa*f 
gnato dai diaréscialti delia Ghìatra e^ di san Polo, fece 
egli medesimo iatendere ai miqistri Spagitàoli^ / 

Intanlo mezw la città di Parigi era concorsa ^àllo 
spettacolo della eonii^rsione sin dai j^omo die prècen 
dettel'P assoluzione, chie fi» il di Tigesmoquinto ài ló^ 
glio abdicato alla ^tività deir Apostolo san Jaec^^^ 
nel quale 3 Re vestito positivamente di bianco^ ma* act 
pon^agoato' da^ Principi e jigporì.e da tutta ,Ia corte 
con le guardie ioiianzi vestite delle loro ajrmi ^ s^ inviò 
al tempio principale di san Dionigi, le porte del quale 
si trovarono serrate , alle quali bussando il gran Gan* 
cdlière, si apersero senza dilazione, ed appìEiA T Arei^ 
vescovo di Bnrges sèdeudo nel faldistorio Jn abito pan* 
lificale, e circondato da gran numero di ^prelati, i| 
quale dimandò al Re chi egli, si fosse e die cosa si rif 
cercasse; alle quali parole rispose essere Enrieo Ré di 
Francia e di Navarra, e dimandare d^ essere ricévuto 
nel grembo della Chiesa Gattolica; al che replicò. TAr- 
dvesoovo, se egli lo dimandava di vivo cuore, e sé era 
▼eramen te pentito degli errori passati, alte quali p^rcde 
il Re, prostratosi ne^ ginocchi'^ disse di èssere dolente 
ddPerror sno passato, il quale abiurava e detestav£^ 
e voleva vivere morire Cattolico nella Chiesa ApV 
alolica Romana, la quale voleta proteggerle difendete 
anco con Tesponzione e pericolo» della sua vita istes$a^ 
dopo le quali parole avendo redtàta ad alta voce 'la 
professione della fede o£FertagU in una. carta, fa tra in- 
finite grida di popolo ed incessanti tiri d' artiglieria in- 
trodotto nd tempio, ed inginocchiato innanzi àlP altai^ 
maggiore rec;itò le orauoiu che dall- Arcivescovo |;U fa- 



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1; 1^^ . tfflROiWEaaiQTBRISO ^^ 1 aM. 
rfriiO' «UtiBile; ed* indi iittnetto lari isédesìmo* ^«leo»*; 
leaBlbne iMicrriklitontò.'» sedews^ ììhiàtiskchkMi^ 
con' «UégH^zoi e èdn fèste tHaGverMle;stéMr aMtèUnlè/i^ 
ìoéasii ^kklae celébrétàiii^ \iftsmn!i3i*Ih9te§j:àOp9fìm 
qudle , fm . gfàndisiinia ^edcfi di pt^o? a sleepilQift'^gridi 
di Tivi ib^e| -^diéloadivldci «1; mìo ^^^se- ne-rilbrÉò funi 
siia>|ialhgio;! -:■'<: ;•.? f •. t- --^vc^ ?. .-.-.< , -;, ..o.,,.,- ,..,,., 
r kftoiita it^ C049^flrw^.<»A 

ÀmetÉBL ifiei^) Vem-dliU-lak^pdftto aM>«|«ìi i4i Kefi|» 
ed iagli idteri ambasoidlQti -SpofBiiol^và^iJw^^.illtsg^Qtiti 
nella coÉgi^g»ii<»ne, dopo im gniwvi«Éffai|i^jaHP«((»^&H9 
alla maestà del Re Cattolico dal Duca di Mena, cosi 
per P assistenza de^suoi aiuti passati e per la promessa 
de^iutari , come per T onore &tto alla sua casa nel prof- 
ferire r infante per moglie al Duca di Guisa suo ni- 
pote, fa detto ultimamente che P assemblea, conside- 
rate bene tutte le cose, non giudicava il tempo oppor- 
tuno di devenire ad elezione alcuna, ma che pregavano 
Sua Maestà Cattolica ad aspettare la maturezza delP-oc- 
casione, non mancando in tanto delia solita protezione 
e de^ promessi soccorsi. 

Dopo questa risokittcuié , ''ohe'HibbfiHi tutti gli spiriti 
degli Spagnuoli , si deliberò negli Stati di attendere alla 
conclusione della tregua , e benché il Legato vi si op- 
ponesse eiBcacemente, e protestasse più volte di par- 
tirsi , placato tuttavia dalle ragioni che gli furono rap- 
presentate , e con P obblazione di fare accettare dagli 
Stati il concilio di Trento, si lasciò persuadere a rima- 
nere nella città, non sapendo anco ben certo se la sua 
partenza a Roma sarebbe sentita bene. Cosi nella con- 
ferenza di . Surena fu stabilita la tregua generale^ per 
tutto il regno per i tre mesi orossimi d'agosto^ di set- 
tembre e d' ottobre, e quella pubblicata con grandissi* 



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!S0i DELLE GUERRE OVILt Dr>SA3VClA 1!.. XÌU 
ma aHegrena dcPpopdli m-^igm fioaAé^ dopo la qiiri« 
toklidd il Pttca- di Méirti ònovcvèlmentelkMaiare I?a»« 
semblèa, fece pifiita finre <ildea»eU> dairattetti|EÌOfneidet 
eòod^liov-^ po> wdmiati |;li Siati, fl giopi«> ottavo d^agcK 
àtó fecfe giaraviS' a^^taiiti di pérsevmre inett^niitaiie^^e di 
timi « dipartire da éna^ie tdatoordiobchepérilprot^ 
Simo mese d? ottobre ri dovessero radanare itiri^a^ede!* 
èerimo t^ogoy fer deliberare dello statò delle eosfiieon 
gli av^i 'ttlM'Si awdrfH'tto^ «da Rbma ^ '^taèk it^i nllimb 
liceiKBa a^riàsebedimò/ eoo la cpale i depòtati :vo1(Ni<' 
tftj^oiamente paHiroueF di fitomo a(le kwo éase« 



ratt' DiSL' iivao HECMKytflaso 






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^ DELL' ISTORIA 
DELLE GUERRE CIVILI 

DI FRANCIA 

DI ABHIGO GATEKINO DAVqLA 



LIBRO DECIMOQUARTO ' 



SOMMABIO 



Contiene questo Libro i mezzi adoperati c^ Re per £ire 
la aua conversione più fruttuosa: la continuazione deUa tre- 
gua per gli altri due mesi di novembre e di dicembre» nel 
iinire della quale la città di Meos prima di tutte si rimette 
neir ubbidienza aua. Seguitano il signore deila Chiatra con In 
città di Burges > t l'ammiraglio di Yillars con Avrò, di Gra- 
zia e Roano : s' accorda il conte di Brissac governatore di Pa- 
rigi > ed il Re ricevuto nella città senza tumulto discaccia gli 
ambasciatori ed il presidio Spagnuolo : parte anco ed esce del 
r^no il Cardinale Legato. Seguono la fortuna del Re moke 
«lire «ittà per ìatle !• provìneie éxt regno ^ e finalmente im- 
pr^ìooato il Duca di Nemort» se gli arreede la.mttà di Lio* 
ne. Q.Duca di Mena rinnova altre Goi)di«ioBÌ con gli Spa* 
gnuoll di seguitare la gcierraj s'abbocca con T Arciduca Er« 
. cesto d' Austria governatore de' Paesi Bassi , t finalmente oon 
il conte Carlo di Mansfelt , e con V esercito passa in Picar- 
dia. Assedia il Re h città di Lan: tentano il Duca di Memi 
'é gli Spagnuoti di soeeorrerh» «eguono mdte fazioni, all'ul' 



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ao4 DELLE GUERRE OVILI DI FRANGIA 

timo sì ritirano » e quella piazza si arrende. Passa all' ubbi« 
dienza del Eeèil fsigfi<j|re 4^ ^¥g°i fonjf h; dttà di Gambrai: 
è sitniimente Tkevùib^ in ^miens éd^ ìa àìtrè terre % Picar- 
dia. Espugna Honfleur il Duca di Mompensierì. Seguono di- 
versi a^battknfHtik in ^^Qra(t|go|i ; in ijhi|uadGca i ini I^^vfnza 
e nlK t)èlébat^ Il Rè * n tornato ' in* Parigi è nellii 'propria 
stanza ferito da un gioTane con un coltello nella bocca. È 
preso il giovane , co|if|Jsyi .«11^» ssfo j ni^is|Lto ^ é perciò giusti- 
ziato e sono discacciati i padri Gesuiti dal regno. Bandisce il 
He pubblicamente la guerra al Re di Spagna ^ e ripiglia il 
negoziatoAa'lVbJDafp^^àftièite/dsrl PàparaséoliÀiène. Il ma- 
resciallo di Birone dicbiarato governatore di Borgogna comin* 
eia in quella provincia prosperamente la guerra : prende la 
città d' Autun , d' Auserra , e finalmente di Digiuno , e mette 
r assedio ^&.£aflc|lla. j^njlr^o i sigari, fll Trem^lecurt e di 
Ossonvilla a danneg^are la contèa di Borgogna sottoposta alla 
corona di Spagna , .^-^Àf -ppeadona aktt&e piazze. Passa il Gon« 
testabile di Castlglia governatore di Milano a soccorso di 
quella provincia, ed il Re a rinforzo de' suoi all'assedio delle 
castella di Digiuno. S* aQrontano \ e con grandissima varietà 
combattono a Fontana Francese: si ritira il Contestabile oltre 
il 'fiume Sonnàt il Re 1ò seguita, passa il éumè, ed un' al- 
tra vpìta séiiza molto progresso si combatte. Ritorna il Re 
tifR' assedio delle castella , le quali si arrendono : pattuisce Cól 
Duca df Mena di attendere all' accomodamento , e fa 1' entrata 
in Lione. Delibera il Papa di dare la benedizione al Rej ne 
segue la ceremonìa con gran contento in Roma, e la nuova 
lì' è portata afla corte, ove di Delfi nato e Lin^nadoca gian- 
"gono buoni avvisi. 

ujtijra verameote la conversione .deb Re il pUi proprio 
^ il più potente rimedio che si potesse appliewreaUe 
-travagliose iufermità delta Francia, ma la tregua cosi 
opportunamente conclusa dispose anco là materia , è 
diede il dovuto spazio a cosi salutifero medicamento di 
poteìr operare; perciocché avendo i popoli delP una parte 
e deir altrd con^inci^Jtp ad oumporafe la JUibcrià ^dj co- 



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nodi, cbd àtSki ednoordia risUttmiio in ^tènij^-^^il 
ratscH^toelft vendemmia face:vttiiO'ttaggi&rmeihle gasUìre 
qoetlo heoe^ éer ne iavi^ÌPOD€( di manièra, the fti p^ 
mgltò focile il titarir senea iMltr eonipoU é «enea tnbhi ^ 
rigliafdi v<d<mterosameDte lA^ ubbidienza d^l Pvìtoiri]^ 
legitltmo, ed atta pace. "" ' 

Cottibeiaroiio subito dopo la tregua a praticare fra 
aè liberamenlo gli nomini, i qndt non solo eralao delta 
medefima nasione e del medesimo sangue , ma molti 
di loco' cougiunt} strettamente o d^amicini» o^di pa!-^ 
itoisadò, di maniau tale ébe scacciati gli odj e le di- 
scordie, o' veramente le baioni e gP interessi cbe gK 
aveano temiti lungamente divisi^ doscuno godeva di 
riunirsi co^saoi, di ripigliare il pristino amOre e Pin^ 
leÉTOtta dioMstadiezza', e di rimediare con gli scambie- 
voli' aiutr e soeeersi a quei bisógni ed a quelle cata^ 
BMtà, le' quali con la lunghéss» sua aveva prodotte la 
guerra; E facendosi tra le ^lii» • frequenti ed aìnore^ 
voli dòngretoi,'- ciascuno raccontai i suoi paséativ pstti- 
menti, detestai^ le cagioni di ^cosl malrage discordie, 
inveiva centra gli autori di eod "perniciosi mail\ e leu- 
dUva ed esagesava i beilefik^j che conseguivano alla éoà^ 
cordia ed aUa pace ^ ne^ quaK congressi e ragionamenti, 
essendo molto più favorevole' la causa • del Re per' 1b 
manifeste ragiopl che aveva nella successione detlrf ce-^ 
rona, e per essere in gran parte rimosso con la sua 
conversione lo scrupolo ddUm coscienza , già popolar-*, 
mente erano abbracciate- le cose che ri dioetano in^s^o 
Ikvore, ed inclinavano gli anin^i'^a riraeltersi ncH^ub- 
bì^ienaa a^a , piuttosto che continuaiu così rtiiooèa guórfa 
civile, per sdddis£»re' alla prebendenaa del Duca di Me* 
sa, o^iia intenzione già mf^nlfesta degK SpagnbotiJ > 

f Portavano quei della parte dcft Re ^^ trattatifdó e-éW 



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7^ DELLE dU£RRE (ÌEV'Ilil DI PRAl^GIA 
s^ri^do con gli altri dalla ìegà^ la demetisii e la^bohfà- 
del Principe che servivano: la siDoerità: eon la qaale 
egli era tornato aliai fede cattolica,- la dimesliioliei^ssl ed 
affabilità eh' usava eoa tutti i suoi , il valore e V àit^ 
dimento neirarmi, la prudenza e la sagaéità' nel go-' 
verno, la prosperità e la felicità delP imprese ^ ed aU 
riiicootro dimandavano agli aitri aé non^^i fossopo an<^ 
eora ae^rti dell! ambinionef di qnei^di Lorenoy e del* 
l'arti cheadoperavanagli Spi^nnòli-^ gl^ improMravano' 
che facessero Id guèhrra oontra ibntìnl e> veri 'Fraàdesl' 
a %vpre degli antichi nemiéi della nazione, e che col' 
«angue proprio cercassero di stabilire la monarehia Spa^ 
gouola sopra le mine è le desolaaionii dèlia' Frand»,' 
deploravano cod gran cecità, e gli prega«aiìo che, ri^^ 
pigliando la dovuta carità verso la patrid , «< pvendendi» 
cótopassione di sé medesiàii , ricoverittsevo sotto la be^ 
nignità di quel Prìncipe 7 <:he stava eoo le bracchi aperte^ 
per riceverli. e per iK>nténtarli^ 

. •Q*'^^ ^'^ tacevano mirabili impressioni negliani^ 
mi già stanchi d^Ua guerra , ed abbat^ti dalle awer* 
aita che avevano continnaménte provate; ed 'il Re ma^^ 
Dcggiandosi a tatto il suo potere , riceveva con gran^ 
benignità ed empiva di larghissime speranze tutti qaellfr 
^e.si abboccavano con Ini^ ed aveva, sotto pretissto' 
che andassero a rivedere le cose e gli amici loro^ ftftli 
artificiosamente spargere in diversi loogbi> i suoi eonst-^ 
glieri più confidenti,! qufljli con grand^arte si adope-^ 
ramno per tirare ^ animi alla sua divozione. 
: J^ perchà tnttam il Duca di Mena teneva in piedi 
le pratiche o di concludere la pa<^, odi proAnugare 
la tregua, erano soUo questa scusa passati a'^rigi il 
signore di Sanst, il eonte di Scombergh ed il- presi-i 
deste TuanO; e dimdrandovt molti giorni procuravano 



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/. //lìIBHO DBCIKOQUAaTO tpj 

e-oqa P:àeoorteB£A del nigosio e< C!(Mi.kTofia: ddire^ 
kkjpienza di gaiidagmre 9I Rè quanli pij^ paffigiaiii 
fosse |K>fsibAcu't . . N 

A BfM-ges. «va widato f ArciTescQf o di qnsUa città ^ 
jollo' prete«fo di TÌiitave la sua Ghitsa^per. aitaooarQ 
negozio eoo il m|;Bore doUa Chii^ra.^ il quale avofana 
già s^operftofissere mollo. aeaodaUasato della loanieracha 
avevano tenuto ^i Spaguttoli. JleLeoalado d^ Orlean% 
era gassato il gran Cancelliere totto nooie dt. rivedere 
le cose «nei A ftoano^tra andato il primo {Mmidenta 
di 'quel parlamento per introdurre qualche Irattaaond 
e«n l'aminiiingUo di ViUari ,. per il qual effetto anoa 
il :Kf^ fi aggirava in quei qontismi* A Pùntoiia per.trat^ 
taìb^ol aignorofdt rViUeròi s^era IratTerìlo il tignofer 
di Fleorl aoo.^^giiato, ed.t prelati, chVerano inter««, 
Tenuti aUa coilferaione del Re, J erano divisi in varia 
parti per atteiAai»e la ainoerità della aua ricognisiona^ 
e!per impriaievft le riqpioài .per le quali conlendevanq 

avergli potuta dare T àisolutionit» * • . 

• In questo esodo s^aiutevano le cose del Re denlra 
al regnd, meolce Lodovico Gonaaga Duca di Neveie^ 
eietto ambasciatore a Roma , oon apparato splendida 
«i metteva alPosdine per passare a^ piedi del Papa a 
rendere l'ubbidienza a nome del Re, ed a chiedere la 
confermazione delle cose già fette. > , 

Con esso lui aveva delibecato il Re che andaaseio. 
Gaudio Angeneo Vescovadi Miems, uomo per dottrina 
e: per esperiei&ai conosaiutio nella corte di Roma, Ja» 
enpò David signorili Penon eletto Yeseoino di Eureuxy 
Lodovico. iSeguilero deoaiiò di Parigi e Cl>»udìo Goiao 
deOanQ di Boves, ambedue :cak|onisti> 41 chiara nenie'} 
Ida perchè il Duca di JSevers. e -per' la ^^palìtà d^lhi 
sua .pei^na e iper riipettD delle ave indispo^isionì, non 



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fsp^^ fti^ il ivisiggiq ooo twta frotUy il; i(» ^«(le^ 

tere al l^ontefice piene d^ umiltà e eli soaMBimoiM», oellè^ 

j^li)igliéava ^ «ofilo d«Ua iak ùotaìveimw ,^ 'i$ «lidl^ 4m* 

iMMeri^ che aveva - desttttoto per cbiedBr^ Ip^^ ps^ hm^ 

<4kMme, e per rendei^UJa' derrata «U>i(liepz^ «^ ^^^ 

.; Aimw «iùdbatP :md^^ il He ta fi«f8Q9p) 

J4 Ditea di' Novera, BOQ.spb oo^e Brimipe d| chifM' 

.vision faìna di pnideosat^ «^persona carieà;4i di^oji^^ 

er-di'-ìfipvtaxiQ^M). ma aoeo perdiè^^M«ié Italiano ^oHrf 

JKUofìifi spedita 4^ )>otere adoperare ^emaiaterpi^tiy 

avvva mólte d»peiìdenaeco?IMncìpi^ilUtaUa e epn mci^ 

.deli t^umeffo ck?GatdimU, ed aviiva'aggifwti.^èi i]ik^ 

tro>»p9elati per potei* «on lera^Bi oainmiebe ^.leolpH 

.gidi» rafipresentarf.0,fOsjteotBTe<:qiieUp)^ebeneIlP*|M8ol^^^ 

jMne ma* avèfvaiia :essi médésioii <^>erato ^ '^^ ^^^^ 

^Mo stiq^ato b«iie dr maodare ioàaiid' la C^^ tù^ 

^ P^.^Miiostram.iinpaiiieia^ desq^o^ di; <<xKis^^ ilW 

grazia del Papa , jcqiw pecdiè i»e&do^ ^e^li :pbl!i^oiià 

. mljbrà^ ed iiitiMele^ispeiwa «he ^fo^ per dibporre^dp* 

portmiànieQte k mateiia^. infami àlP a»#ivo dei DUq^ 

\ Goàiavveva fi»dri|sfata il ^iLbor&a driHe auèn^ose.' 

. s M^:dalP altra paote^ non ^raat). né:- cosi certi i finiy 

liè;4S0^3Ì8plali i fnekzi dellloperar^*pei«(HOCcb'è aasenidtQ 

Tarj e bene spesso re^gnanti >^' intèrni dé^^Qail^si|ti^ 

. 1^ affininoli cattidiiiavianoid3jin 4St€$sbjItekieire>'^'-^ 

, il AMiìa U.Daoa di Mbnà data inìfboawiie alla-* ^rttf 

del ^Q d? avete : abbracciala, la tregua> peri«tl£;adefeiltf 

^iiolnxipKie dlrRom^y non.mett^dp «Uf^^ difficoltà ,m 

V non V- assenaocdel Pontéfice dia, oohcliwiòiy della paMy 

e - però coaitikMiaiRa .a> Aratture. |wr ^mei^ . di. Afiitenyiv 

del Ipifiidui^r Gismnfuo ^ a'^qsCaU ag^ìndsef^poi an^cK 4 

«ìgnofn« di BawàWapJBra f per « mocjbrarr^'^be in^ ^ tnifle ' te 



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UBRO DECIMOQUÀRTO 209 

eose fosse unito seco U Duca di LoreDO, e per mezio 
di questi che caldamente negoziavano le condizioni 
deir accordo y avea promesso che manderebbe a Roma 
il Cardinale di Gioiosa ed il barone di Senese per in- 
tercedere appresso il Papa, che, approvando la conver- 
sione del Re^ fòsse contento che con la ricognizione 
sua si terminassero le guerre civili, e ponendo questo' 
fondamento per fermo trattava . tuttavia de' modi di 
assicurare la Religione Cattolica^ e di stabilire le coso 
della sua casa. 

Ma nell' intrinseco era molto dilSerente il suo pen- 
siero, perciocché non essendo ancora estinte totalmenU 
in lui le speranze di conseguire la corona, ed attri-* 
buendo tutti i sinistri alla malignità de' ministri Spa- 
gnuoli, e non alP intenzione del Re Cattolico, avea subito 
spedito alla corte di Spagna il signore di Mompesat suo 
figliastro, insieme con Bellisario uno dei suoi confidenti 
ministri, per ritrarre la mente del Re e del consiglio, 
e procurare di rimuovere P ombre che avevano gene- 
rate le cattive relazioni del Duca di Feria e di Diego 
d'Iyarra, ed impetrare che T infante^ eleggendosi Regina, 
ti maritasse nel maggiore de' suoi figliuoli,, e consen- 
tendovi il Re, stabilissero le condizioni, ed impetrassero 
quegli aiuti eh' erano necessari per terminare P impresa. 
Pei* questo aveva abbracciata la tregua , e desiderava che 
si continuasse per dar tempo alla trattazione di questo 
afiare ed alle provvisioni che fossero ordinate in Ispagna. 
' Air incontro i ministri Spagnuoli erano più fissi che 
mai di non volere assentire alla sua esaltazione, essendo 
certi che com' egli avesse conseguito la sua intenzione, 
sarebbe slato ingratissimo del beneficio ricevuto, e ne- 
mico acerbissimo della loro monarchia, onde uon solo 
continuavano ad onorare ed a favorire il Duca di Guisa 

]>AiràLA YOL. IV 14 



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«IO DELLE GUERRE CIVILI DI FRANCIA 

td a prpmeitergli il maritaggio ^IV iofante , ma il Duca 
di Feria e Diego d^Ivarra macchinavaDO di far^ che 
ìd lui si trasferisse la potestà del Duca di Mena ^ e che 
per me|;zo suo il sio restasse oppresso, e camminarono 
tanto innanzi tratti dal^odio e dallo sdegno , che pen- 
sarono gualche volta a farlo levare di vita ^ ma non solo 
contraddicevano Giovan Battista Tassis ed Inico di Men* 
dozsa, uomini d' animo pia moderato e che misuravano 
Le cose più con la ragione che con P affetto^ ma non 
vi era nò anco disposto il medesimo Duca di Guisa ^ 
giovane di soda natura e di retta intenzione, il quale 
dair un canto abborriva il macchinare contra il zio, e 
dalP altro si conosceva groppo debole e di riputazione 
e di forze per volere soperchiare V invetei*ata prudenza 
del Duca di Mena, e P autorità ben fondata ch'egli 
aveva nel suo partito. 

Aiutavano a tenere nella diritta via i pensieri giote- 
pili di Guisa i marescialli della Chiatra, di Rono ^ di 
fan Polo, antichi allievi del padre, i quali, 9 per essere 
Itati esaltati dal Duca di Mena, e perchò conoscevano 
le arti degli Spagnuoli, lo dissuadevano a mettersi in 
questo precipizio, considerandogli ch^ egli non aveva né 
forze né danari nò città nò capitani che dipendessero da 
lui ; che gli Spagnuoli erano ridotti a somma necessità 
di danari, T esercito del conte Carlo distrutto, le cose 
di Fiandra a mal partito e senza capo che fosse suffi«s 
ciente a reggere cosi gran peso, e che alP incontro il 
Duca di Mena teneva in sua mano tutte le città e fortezze 
del partito, aveva un'autorità fondata di lunga mano 
appresso de^ popoli, era in estimazione di gran valore 
e prudenza, che tutte le forze Francesi dipendevano da 
lui, che il Duca di Loreuo era congiunto seco, che i 
Duchi d' Ornala « d' EUebove dipendevano dal suo vo- 



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LIBRO DECIMOQU ARTO % 1 1 

i^re^ ed il parlamento era unito con lui^ di modocb^ 
il lasciarsi imbarcare alle persuasioni degli stranieri altro 
pon era se non esporre la propria fortuna ad una cer- 
tissima mina per dar gusto a due ministri maligni, che 
seminavano fuoco e fiamma per saziare qnell^ odio, che 
senza molta ragione avevano conceputo. 

Le quali considerazioni, aggiunte alla debolezza ed 
alla poca maniera degli Spagnuoli , fecero tale impre»- 
«ione nell^ animo del Daca di Guisa, che cominciò a 
«disgustarsi di loro, tenendosi burlato uA matrimonip 
dell^ infante, e sdegnato che. si volessero servire della. 
sua giovinezza per istromento di minare la sua casa. 

Tra questi il Cardinale Legato, come non assentiva- 
totalmente a quello che macchinavano i ministri Spa- 
gnuoli con tra il Duca di Mena, cosi era mal soddi-' 
sfatto di lui per aver attraversata V elezione dell' in- 
fante e del Duca di Guisa , uelP invenzione della quab 
gli pareva di avere con grandissima gloria della su% 
pmdenza trovato 3 mezzo d^ acquistarsi interamente 
P animo del Re Cattolico, con sicurezza della religione , 
e con esclusione ed oppressione del Re di Navarra, 
cV erano i tre punti principali dei suoi dis^ni, e di 
aver anco trovato soggetto della nazione e grato ^^ po- 
poli , eh' era quello sopra di che premevano le com** 
missioni del Papa, ed ora vedendo disconcertato que- 
sto pensiero, ed appostatamente conclusa la tregua con 
la parte contraria, dispettosamente se ne afflìggeva: 
per la qual cosa continuando, e persistendo tuttavia 
nel persuadere ai collegati che non fecessero alcun ri- 
flesso sopra r immaginaria conversione del Navarrese* 
( cosi era ancora per isprezzo chiamato da .lui ) , si sfor- 
zava di metterli d' accordo y acciocché tornandosi a ra- 
dunare gli Stati, sì perfezionasse lo stabilimento delk 



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212 OEIiLE GVERRE GIVIU DI FRANGIA 

realtà , ^he ceni nominavaDO V elezionoi unita fJelP la- 
faotA e dd Duca di Guisa iu Re ^ in Regina di Francia. 

Questi concetti f aflaticava similmente d^ imprimere 
a Roma con lettere frequenti , e descrìtte conforme al 
suo volere^ ma il Poute6ce, uomo di matura prudenza, 
non si lasciava persuadere interamente alle cose che ri- 
feriva il Legato, ma avvisato di ciascun particolare da- 
gli ambasciatori di Venezia e di Toscana, non appro- 
vava né V elezione delP infante , nò il matrìmonio del 
Duca di Guisa ^ ma vedendo il negozio per sé med^- 
$imo molto difficile « da tanti impedimenti attraver- 
sato, lo giudicava vano e non riuscibile,e per ciò noq 
eprava di dichiararsi^ mostrando solo di darvi il con- 
sentimento per nonr' alienare da sé T animo del Re di 
Spagna, con il quale vedeva essere necessario , P inten<« 
dersi bene^ per non precipitare a qualche fastidioso 
travaglio le qose della religione e della Chiesa, 

Avrebbe voluto egli da principio ohe fosse stato 
fletto uno de^ Principi della casa di Borbone che fosse 
veramente Cattolico, e per molta vie aveva fatto ca- 
paci i suoi ministri della sua intenzione, e ad un tal 
Principe avrebbe giudicato bene che si maritasse Tln- 
fante , perché pon V elezione d' un Principe del sangue 
^ sarebbono riuniti in un corpo tutti i Cattolici della 
Francia, e pon il parentado del Re Cattolico si sareb- 
be! o ^assicurati gli aiuti suoi, senza che o lo stato tem- 
porale del regno fosse in pericolo di capitare in mano 
agli stranieri 9 o che lo stato spirituale potesse essere 
oppresso dagli Ugonotti Per queste istesse ragioni non 
approvava reiezione di Guisa, stimando che i cattolici 
del partito de) Re non si sarebbono mai condotti a ri- 
conoscerlo e ad ubbidirlo, onde ne sarebbe perpetuata, 
la ijuerra, e credeva che |1 Re Filippo non fosse mai 



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LffiRO DEQIMOQUARTO %ii 

per dar la 6gHnola ad un Principe debole, povero e 
mal fondato ) con pericolo quasi eerto cb^ella non do- 
vesse essere mai Regina se non di nome: oltre che si 
avvedeva che questa odiosa elezione era per accrescere 
" molti partigiani al Re di Navarra, e rivoltare a suo 
favore molte più città in nn giorno per questa via , che 
egli da so non sarebbe bastante ad espugnare nel corso 
di soa vita. 

Una cosa sola lo teneva dubbioso in questo pensie- 
ro y cb^era la poca attitudine de^ Prìncipi più prossina 
del sangue ^ perchè il Cardinale di Borbone era di poco 
spinto e di sanità molto afflitta^ il Principe di Conti 
per i difetti della natura inabile «1 governo, ed anco^ 
come si diceva, alla generadoner^ il conte di Soessons^ 
benché di buono ingegno e di nobile animo , era dì 
maniera immerso nelPamor della Principessa CateriilA 
sorella del Re, e pertinacemente Ugonotta, cbei Cat- 
tolici non ardivano fidarsi di lui, e il Duca di Mom- 
pensieri, giovane d^alto valore, era il più remoto nei 
gradi della consangutnità reale^ per la qual cosa come 
gli fu noto che il Re era disposto di ritornare alP ub- 
bidienza della Chiesa Cattolica, cominciò ad inclinare 
V animo a lui, parendogli la via più breve per acque-' 
tare i moti e rimovere i perìcoli della Francia* 

Ma^ era negozio da non risolvere senza gran matu- 
rezza , cosi per assicurarsi che la conversione fosse sin* 
cera, e che sotto alla pelle delP agnello non si ascon- 
desse l'animo del leone ^ come perchè non si sapeva in 
che modo fossero per ricevere questa mutazione gli ani- 
mi de^ Francesi, onde era ben da pensare, e con tutti 
ì mezzi possibili assicurarsi e che il Re fosse vero Cat- 
tolico e non finto , e che i popoli fossero per sottopO- 
nersi Volentieri alla sua devozione , perchè se il Re àvesae 



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3i4 DELLE GUERRE aVILI DI FRANCIA 
finto questa ricognizioDe per interessi di Stato ^ ne sa- 
rebbe rimasa in pericolo manifesto la religione , e se i 
jtopoli non V avessero volato accettare ^ ne restava 
in perìcolo non minore la riputazione medesima del 
Papa d' essere corso più frettolosamente ad approvare 
la conversione d'un eretico relapso, di quello che fa* 
cessero le persone plebee , oltre che il rispetto che si do* 
veva per ogni maniera portare al Re di Spagna ^ già 
in possesso del nome di difensore della fede Cattolica 
è di protettore della Sede Romana ^ il quale mostrava 
molto chiaramente d^ avere speso tanto oro^ e sparso 
tanto sangue de^ suoi eserciti per conservare ta religione 
in Francia^ consigliava che in fatto di cosi grande im* 
portanza si dovesse procedere anco con grandissima de- 
sterità^ con lunghezza di tempo/ e con pesata e com- 
pita maturezza^ essendo certo che gli aiuti del ReFi« 
lippo avevano trattenuto la vittoria totale del Re, men-» 
tre egli era ostinatamente Ugonotto ^ e perciò a quelli 
si doveva premio e gratitudine della confermazione della 
Chiesa Gallicana ^ e gran riguardo di non gli stabilire 
un inimico efferato e potente, che avesse poi a dargli 
molto disturbo nella possessione de^ regni suoi. 

Da queste ragioni era persuaso il Papa di non ce- 
dere e di non assentire a primo tratto, ma di lasciarsi 
consigliare àlP evento delle cose \ e tuttavia per comin- 
ciare ad attendere alP intento suo principale , pensò es- 
sere bene di dar qualche raggio di speranza a quelli 
che perii Re, che chiamavano di Navarra, negoziavano 
occultamente in Roma. 

Era familiare del Pontefice e princi|)ale nella fami- 
glia di Pietro cardinale Aldobrandino suo nipote, Ja- 
copo Sannesio uomo di oscura nascita in un castèllo della 
Marca Anconitana , il quale avea lungamente servito il 



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LIBRO DEOMOQUARTO ai/I 

padre del Cardinale, eom^ essi dicono per compagno di 
dindio, mentre egli attendeva alle cause della Rota Ro« 
mana , e per essere nomo di somma fedeltà e d^ inge- 
gno non troppo perspicace, e perciò di pochissime pa« 
rote, a Ini si appoggiavano tntte le faccende domestiche 
della casa. A conversare talvolta ed a ragionare con 
questo , s^ era introdotto AHialdo di Ossat , nomo nato 
in Ans della Guascogna di poveri e bassi natali, ma di 
ingegno eccellentissimo e di regolatissimi costumi, il 
q[na1e condotto a Roma da Monsignore di Pois amba* 
sciatore del Re di Francia, e poi restato nella famiglia 
del Cardinale da Este, aveva alP eloquenta ed alla dot- 
trina singolare congiunta per V uso di molti anni là 
pratica e V esperienza della Corte Romana. Questo es- 
sendo uomo privato ed avvezzo ad essere veduto nella 
corte da molto tempo, non era avvertito da persona 
alcuna , e trattando per la Regina vedova di Enrico III 
cose spirituali, come erezione di monasteri, concessioni 
d^ indulgenze ed altre simili senza apparenza di gran 
negozio, poteva in un canto delP anticamera , quasi 
trattenendosi, negoziare con il Sannesio^ per la qual 
cosa il Papa, che si schivava dalle- apparenze, e vo- 
leva tirare il filo del negozio segretamente, diede ordine 
al Sannesio che V amico Francese da lui ben conosciuto 
per nomo che valeva, incominciasse come da sé a trat- 
tare delle cose del Re, la quale trattazione fatta così 
dissimulatamente si riscalSò di modo, che alP arrivo di 
Moosignore della Cliella già s^ erano fatte passare molte 
parole àaXV ana parte e dalP altra. 

Era passato a Roma il signore della Cliella con let- 
tere del Re a Monsignore Serafino Olivario auditore 
del]:i Rota Romana, prelato che, per discendere da 
progenitori Francesi , ^ra siato sempre confidente della 



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ii6 DELLE GUERRE CIVILI DI FRANCIA 
corona, il quale, desiderando di servire alla causa del 
Re, Vedeva nondimeno P adito molto difficile non solo 
ad introdurre il signore della Gliella alP audienza del 
Papa, com^egli richiedeva, ma anco a potere trattare 
per alcuna nxaniiera di questo afiare ^ e nonostante come 
egli era uomo di piacevole e soave natura , e di molta 
destrezza ed affabilità di parole , e perciò grato a tutta 
la corte ed al Papa medesimo , trasferitosi air udienza 
sotto pretesto d* altri negozj, introdusse poi successi- 
vamente questo, e finalmente volle mostrare al Papa la 
lettera che il Re gli scriveva. Clemente o colto improv- 
viso dalle parole di Serafino, o volendo costantemente 
perseverare pella dissimulazione, dolendogli che fosse 
quasi astretto a participare il suo disegno con altri , 
che con chi aveva destinato, si mostrò finalmente sde- 
gnato ^ ed avrebbe preciso il filo al negozio, se T audi- 
tore, mettendolo ora nel serio ed ora in burla, non 
V avesse placato , concludendo finalmente che sino al 
demonio si dovrebbe prestare orecchie, se si credesse 
ch^ egli fosse abile a convertirsi. 

Il Papa mettendo similmente la cosa in tresca, burlò 
lungamente con Serafino, il quale instando che ascol- 
tasse la elicila, non come agente del Re, ma come 
gentiluomo privato, dal quale per avventura con sua 
soddisfazione avrebbe intesi molti curiosi particolari^ il 
Papa disse che vi avrebbe pensato. 

La medesima sera per via di Monsignore Sannesio 
si fece intendere ad Ossat , che s^ abboccasse col gen* 
tiluomo venuto di Francia, e che gli desse buona spe- 
ranza del suo negoziato, avvertendolo, ma da sé, che 
non si smarrisse per qualunque difficoltà ch^egli potesse 
incontrare. La sera seguente Silvio Antoniani, maestro 
di camera del Papa , si trasferì alle case di Monsignor 



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LIBRO DECIMOQUARTO ^xj 

Serafino, e preso solo in carrozza il signor della Gliella 
lo condusse per tina strada secreta in camera del Papa , 
al quale avendo esposto che il Re di Francia V averli 
mandato a^ piedi della Santità Sua per presentargli le 
lettere ch^egli teneva in mano, il Papa senz^ aspettare 
che finisse 9 prorompendo in parole iraconde, si dolse- 
d^ essere stato ingannato , avendo cireduto di ricevere 
un gentiluomo privato, e non un agente d'un eretico 
relapso ed {scomunicato, e gli comandò che si levasse 
dalla presenza sua. Il Gliella, non punto smarrito con- 
forme alP avvertimento che gli era stato dato , aggiunse 
molte parole di umiltà e di sommissione , e disse che 
non potendo altro lascerebbe le lettere del suo Re, ed 
il tenore della sua commissione che aveva portata in 
iscrìtto, e benché il Papa adiratamente soggiungesse 
che le portasse via, le ripose nondimeno sopra del ta- 
volino , e baciatogli il piede fu ricondotto nel luogo 
dal quale era stato levato. 

Il giorno seguente fu commesso che dovesse abboc- 
carsi col Cardinale Toledo, col quale avendo avuti tre 
volte lunghissimi ragionamenti , si concluse sempre che 
il Pontefice non poteva ammettere P istanze del Re,. per- 
chè altre volte aveva mandato alla Sede Apostolica, e 
nondimeno era ritornato al vomito delP eresia, ed avendo 
il Carditaale presa minuta informazione delle cose del 
JRe e dello stato degli affari di Francia la$dò il ne- 
gozio cosi indeciso ^ ma la notte innanzi che il signore 
della Gliella si dipartisse da Roma, gli fu per . mezzo 
d' Ossat data con gran segretezza questa risoluzione, 
che il Re tirasse innanzi nel mostrarsi veramente con- 
vertito, e desse segni d'essere sincerainente Gattolicci, 
perchè sebbene il Papa era risoluto di rigettare il Duca 
di Nevers , per appagare la propria coscienza e per 



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ai 8 DELLE GtJERRE CIVILI DI FRANCIA 
provare la^costania del Re^ ìavrebbe nondimeno con 
V opportunità de^ tempi ottenuto V intento suo« 

Con questa concltisipne partì la Cliella alla volta di 
Francia, senza aver eooferito nò anco a Monsignor Se- 
rafino quel che gli era stato commesso, volendo il Papa 
che ognuno credesse cV egli fosse altenissiino dalP ap* 
provare la conversione del Re, la quale pareva alla mag^ 
gior parte della Corte Romana essere stata fatta con poca 
riputazione del Pontefice, e che pochi prelati s^aves» 
aero licenziosamente arrogata la potestà , che alla Sede 
Apostolica solamente si apparteneva^ onde non man* 
careno di quelli che scrissero e stamparono diversi trat- 
tati, per i quali contendevano non potersi ammettere 
ad un regno Cattolico un eretico relapso e multe volte 
dichiarato scomunicato, e che la deliberazione &tta dai 
prelati 'Francesi di dargli 1* assoluzione fosse scismatica , 
e da essere censurata dal tribunale del santo Ufficio, 
che così chiamano il giudicio delF Inquisizione* 

Scrisse contro a questi trattati il medesimo Arnaldo 
d^ Ossat sostenendo con molte ragioni prese da^ sacri 
canoni e da^ dottori della Chiesa , e con molte conside- 
razioni pie e cristiane, che il Pontefice non solamente 
potesse, ma anco assolutamente dovesse approvare la 
conversione del Re, ed ammetterlo alP ubbidienza della 
Chiesa Cattolica ; ma benché non si ritrovasse mai nel 
suo discorso cosa che non fosse manifestamente Catto- 
lica , e con tutto che egli scrivesse con esquisiti ter- 
mini di modestia, non potè ottenere di stamparlo, e 
g|li bastava fame vedere qualche copia appresso le per^ 
ione discrete ^ il che non solo non era ripreso , ma 
ùocnltamente era anco approvato dal Papa, al quale 
■ non dispiaceva che a poco a poco s^ andassero addome- 
atioaiido P orecchie al suono di questa dottrina. 



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LIBRO DECMOQUARTO ^19 

Ma il Legato essendo del tutto dì contraria opinio» 
ne, e più che mai invaghito della realtà proposta da* 
gli Spagnuoli, attendcTa a maneggiare tutte le mac- 
chine che fossero a proposito per condurre a perfe* 
zione questo disegno^ e però oltre a molte lettere Ina 
ghissime e molte distinte informazioni mandate al Papa 
e ad alcuni de' Cardinali , aveva finalmente spedito anco 
Mpnsignor Pier Francesco Montorio per dare pi& esatta 
istruzione ed attraversare V ambasceria del Re^ ma uo 
tiro politico, del quale egli volle sagacemente valersi, 
ridondò in gravissimo danno del suo disegno^ percbè| 
essendosi Monsignor Montorio ammalato in Lione, prese 
partito di spedire a Roma la sua propria instrusione 
con i cavalli delle poste , acciocché potesse arrivare in- 
nanzi che il Duca di Nevers entrasse in Roma, nella 
quale instruzione essendo scrìtto eh' egli giudicava op* 
portuno di ammettere per qualche mezzo che paresse 
a proposito, e di trattenere con qualche temperamento 
il Duca di Nevers, per prolungare il negozio, sin tanto 
che si fosse potuto conoscere se gli Spagnooli, cessata 
la tregua, fossero per camminare alP elezione della real* 
tà, e per aver forze in pronto sufficienti a stabilirla, 
trattenendo intanto ambiguo il Re di Navarra, acciò 
non ponesse i soliti spinti nelle provvisioni della guer- 
ra, questo ricordo servì poi di pretesto al Papa di am- 
mettere il Duca, il quale intanto passato a Langres 
^ era incammiiiato in Italia per le terre degli Svizzeri 
e de' Grigioni ; ma essendo arrivato a Poschiavo, terra 
detta Valtellina, fu incontrato clal padre Antonio Pos« 
sevino Gesuita, mandatogli dal Papa a significargli, che 
siccome si rallegrava della fama che il Re di Navarra 
si fosse convertito, così non poteva ammettere P am- 
basceria a nome del Re, che ancora non riconosceva 



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5120 DELLE ÒVERRE aVILI DI FRANCIA 

per tale, e che però poteva far di meoo di prendere 

questa fatica. 

Il Duca non perduto d^ animo ^ benché gravemente 
turbato^ passò innanzi ^ ma non prese a dirittura il 
cammino di Roma, e trasferitosi a Mantova tornò a 
spedire al Pontefice il medesimo Possevino, tentando 
con diverse ragioni scritte al Pontefice ed a^ cardinali 
nipoti d^ ottenere &coltà di potere eseguire la sua amba» 
sciata, ed essendosi radunati a lui il marchese di Pisani 
il Cardinale de^ Gondi e monsignore di Mes ambasciatore 
del Re residente in Venezia, scrissero e trattarono di 
comune consentimento molte cose favorite in Roma dal* 
V ambasciatore Veneto e da quello di Toscana , adope* 
randosi anco assai favorevolmente il Cardinale Toledo. 

Il Pontefice valendosi delP avviso che gli avea dato 
il Legato, per colorire la sua secreta intenzione, mo« 
strò quel capo dell' istruzione di Montorio al medesi<- 
mo Duca di Sessa ambasciatore di Spagna ed a molti 
Cardinali dependenti da quella parte , e finse di lasciarsi 
tirare a questo rispetto , e di volere a questo fine non 
escludere totalmente il Duca di Nevers^ e benché ga- 
gliardamente si opponessero ed il Duca di Sessa ed i 
Cardinali Spagnuoli, affermando che per ogni modo 
al finir della tregua sarebbono state in pronto forze 
tali del Re Cattolico , che con soddisfazione universale 
de' collegati si sarebbe stabilita la realtà già proposta , 
il Pontefice nondimeno prese temperamento d' ammet- 
tere e di ascoltare il Duca , non come ambasciatore del 
Re di Francia , ma come Principe cattolico ed Italiano , 
e però gli tornò a spedire a Mantova il Possevino con 
significargli questo suo pensiero ed ultima deliberazione, 
ed avvertirlo che venisse senza pompa e con poca com« 
pagnia , per essere conosciuto e tenuto in grado non di 



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UBRO DECIMOQUàRTO mi 

ambasciatore, ms^ di persona privata, il ehe, «d>bene 
parve molto acerbo al Duca^ e fiicesse pronostico da 
cosi difficile principio che dovesse aegmv fine non molto 
prospero alla sua ambascerìa, deliberò nondimeno di 
passare innanzi, eoa per non si partire dal consiglio 
del senato Veneziano e degli altri Principi amici, co- 
me per tentare gli ultimi esperimenti in un negozio di 
cod grave importanza. 

Ma in Francia in questo tempo oltre le discordie 
ordinarie era succeduto nuovo travaglio per la legaj 
perciocché la città di Lione aveva improvvisamente prese 
V armi'contra il Duca di Nemurs suo governatore sino 
a ritenerlo prigione nel castello di Pietra Sisa. Il Duca 
di Nemurs , Principe di grand^ animo ma di natura al- 
tera ed imperiosa, partito pieno di &sto dalla prospera/ 
difesa di Parigi, e passato al suo goveruamento di Lione, 
avea cominciato a nodrire fra sé medesimo un disegno 
di ridurlo in signoria Ubera insieme con il Beogelese 
e con la Foresta , eh' erano tre distretti unitamente 
sottoposti a lui, e di aggiunger ri quante altre città 
e terre potesse^ ed avendo il marchese di Sansorlino 
suo fratello il governo del Delfiaato , disegnava di unire 
a sé anco quella provincia , e congiungendosi per tal via 
con lo Stato del Daca di Savója, dalla^casa del quale 
discende la sua famiglia , essere aiutato e fomentato da 
lui ^ ma perché conosceva che né la nobiltà , né il po- 
polo avi*ebbono mai consentito volontariamente a se- 
pararsi dalla corona di Francia per sottoporsi alla ti- 
raonide sua, era andato con lunga macchinazione ^- 
bricaodo tutti quei mezzi, che potevano servire ad ot- 
tenere il suo intento con la forza. 

Per questo avea sotto diversi pretesti cacciati dalla 
eitlà molti de' principali cittadini ed esponendo la no* 



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3aa DELLE GUEARG CIVILI DI FRÀNGA 

bitta a maoifesU perìcoli , godeva di Tederne perire molti 
di <{iieUi che potoyano ostare al sao pensiero, nò ba- 
standogli questo, avea fatto fabbricare con diverse oc- 
correnze una quantità di cittadelle e di fortezze ch^ 
cingevano con un cerchio la città di Lione , avendo 
comincis^to a Toissè, a Bellavilla ed a Tisi, e poi con- 
tinuato a Cbiarliù, a san Bonetto, a M ombrisone , a 
Yirieu, a Condrieu, a Vienna, a Pipetto^ ed ultima- 
mente per finice questa circonferenza trattava col si- 
gnore di san Giuliano , che mediante , cinquantamila 
feudi, gli concedesse il luogo di Quirieu per fabbricarvi 
nel medesimo modo una fortezza, e passando dalla cir- 
conferenza al centro j- voleva rifabbricare la cittadella 
già distrutta di Lione ^ e se ne vedevano di già i di- 
segni e la pianta» 

In questi luoghi forti teneva egli guarnigioni a cdr 
vallo ed a piedi, che dipendevano dal suo volere, e 
non bastando a mantenerle del $uo , le alimentava con 
P estorsioni del popolo , e con> una perniciosa licenza 
di predare e di ruinare il paese. 

Si aggiungevano a questi fatti dimostrazioni non dis- 
simili , perchè teneva appresso di se numerosa comi- 
tiva di forestieri, dispregiava e istrapazzaya la nobiltà 
del paese, e nelle scritture pubbliche non adoperava 
più il titolo di governatore, ma semplicemente di Duca 
di Nemurs come padrone assoluto. 

Intanto essendo venuto il tempo degli Stati di Pa- 
rigi , egli, benché invitato, non voUa né assistervi, né 
mandarvi, parlando sempre poco onorevolmente del- 
V autorità e delle operazioni del Duca di Mena suo 
fratello uterino, e conclusa che fu la tregua, sebbene 
egli ti dichiarò di accettarla quanto alla parte del Re, 
DOii volle tuttavia licenziare né anco minima parte della 



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LIBRO PEGIMOQUÀRTO aa3 

sua toldaleflca, anzi assoldandone e condaoendooe ogni 
giorno di nuova , teneva in maggiore oppressione il 
paese in tempo della sospensione d^ anni ^ di c^nel che 
era stato nelP ardore della guerra. 

Mossi da tutte queste cose, i capi ed il popolo di 
Lione deliberarono di dolersene ai Doca di Mena, il 
quale e per sollevazione della città, e per sostenta- 
mento della propria riputazione, stimò che fosse bene 
di ostare agli ambiziosi disegni del (rateilo ^ e perciò 
sotto colore di volere che V Arcivescovo di Lione an- 
dasse a Roma col Cardinale di Gioiosa , lo fece passare 
in quella città dandogli commissione di sostenere la li- 
bertà del popolo, e dargli avviso di ogni particolare ^ 
acciò potesse provvedere opportunamente 'al bisogno^ 

Questo rimedio accelerò il prorompimento del male, 
perchè il Duca di I^emurs non bene intendendosi con 
r Arcivescovo, e veduto che i cittadini concorrevano 
popolarmente a lui^ pensò di fare entrare alcune com« 
pagme di soldatesca nella città o per propria sicurezza, 
o per freno del popolo già mezzo sollevato^ ma venuto 
questo avviso tra i Lionesi^ accresciuto dagli augumenti 
soliti della fama , non tardarono più a sollevarsi ^ e, prese 
Tarmi, trincerarono la città di barricate, e riserracono 
il Duca in un angolo della terra, il quale avendo vo« 
luto in questa necessità abboccarsi con T Arcivescovo ^ 
che prima non aveva curato di vedere, riusd diffe- 
rente V esito dal suo consiglio , perchò V Arcivescovo non 
islimando più nò le parole nò i complimenti suoi, che 
conosceva procedere dalla necessità, continuò ad esor- 
tare il popolo a difendere la propria libertà, e P am- 
monì del modo con il quale si doveva governare, sic<9 
chi finalmente, ristrejtte le barricate ed armata mag-- 
gior quantità di gente , qufsi del consiglio andarono ar- 



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aa4 DELLE GUERRE CIVILI DI FRANCIA 
inatameote a lui, e gli dissero ch^ per sicurezza, della 
persona sua essendo il popolo concitato^ e per salirezza 
della città che stava in pericolo di rimaner saccheg*' 
giata 9 intendevano eh? egli si ritirasse nel castello di 
Pietra Sisa-, al che non potendo egli contraddire, vi 
fu finalmente condotto , con severissime guardje dili« 
gèntemente custodito, ed i capi, congregato il consi- 
glio , fecero un decreto , per il quale lo privavano del 
governo, ed insieme il marchese suo fratello, sebbene 
da lui confessavano di non aver ricevuta mai ingiuria 
alcuna, e diedero F autorità di governare la città al- 
P Arcivescovo , la qual gti fa poi anco confermata dal 
Duca di Miena. . 

Ma essendo arrivato (joesto avviso iti Parigi, se ne 
turbarono griandemente gli animi , dolendosi i ministri 
SpagnuoU d^ aver perduto uno de^ principali istromenti 
della potenza loro, ma mólto più affliggendosi madama 
di Nemurs per il pericolo e per la perdita dl^l figliuo- 
lo ) e motti erano i quali si persuadevano che tutto il 
Viale procedesse dal Duca di Mena, il quale non solo 
avesse voluto abbattere P arroganza del fratello, che si 
t^a alienato dalP ubbidienza aoa , ma avesse anco pro- 
curato di avef Lione in suo potere e congiungerlo al 
governo suo di Borgogna ^ per restame poi padrone in 
qualunque esito delle cose , essendo noto ad ognuno , 
che nelle trattazioni fatte col Re, ed anco con i mini- 
airi di Spagna , aveva dimandato che Lione e la Bor- 
gogna gli fossero nnitamente conceduti^ per la qual 
cosa , bench' egli si af&ticasse di mostrarsi malcontento 
e dispettoso delP accidente avvenuto al fratello , non 
«ara alcttno che gli credesse, vedendo che non solo non 
trattava di liberarle in fiitti ^ sebbene molto ne discor- 
nsva in parole, ma anco dheavea confermata nelPAro 



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LIBRO DECIMOQUÀ&TO ^^S 

clveseovo T autorità di Govemtose, ohe qaei cìltàdiai 
gli ffveano conferita. 

Questa nuova diuensione apri V adito a nuovi tra« 
vagli, i quali parevano in quei giorni Voler prendere 
buona piega, perchè il Ehica di Mena s^«»a finalmente 
ricongiunto ed accordato con il Duca di Guisa, aven- 
dogli i comuni amici fatti accorti che la loro discordia 
era finalmente per minare e Tiioo e V altro, onde il 
Duca di Mena per levarsi la nota di attraversare la 
grandessa del nipote | ed il Duca di Guisa per non si 
mostrare iseonoscente delle fatiche del zio nel sostenere 
il partito , erano scambievolmente convenuti «he se il 
Duca di Mena trovasse modo di tonseguire la corona 
per sé medesimo, il Due» di Guisa fosse obUigaio i^ 
stare unito con Ini ed aiutarlo con tutte le forze sne, 
ed' in easo che il Duca di Mena non potesse ottenere 
il regno per sé medesimo o per uno de^ suoi figliuoli^ 
fosse scambievolmente obbligalo ad aiutare il Vuea di 
Guisa a pervenire alla eorona o eoi mezzo del matri- 
monio detl^ lo&nte , o in Ar^t maniera. 

Questo accomodamento dispiacque sommamente al 
Duca di Feria e a Diego d'Ivarra, i qnaK si vedevano 
privi dell' istfomento pròprio a tenere in gelosia il Duca 
dr Mena, e a poterlo anco, quando V occasione lo por- 
tasse , per questa strada opprimere ed srbbattere la sua 
grandezza , e nondimeno .essendo ritornato di Fiandra 
Giovan Battista Tassis, il quale era andato ad abboc- 
carsi con dòn Pietro Enriques di Toledo conte di Fuen- 
tes, che teneva la sopraintendenza de' Paesi Bassi sia» 
air arrifo dell' Arciduca Ernesto, si cominciò a trat- 
tare di rappacifkarsi xol * Duca di Mena, essendo tale 
il senso e la Volontà di* quel principale ministro, il 
qufile ben si accorgeva che senza V opera e IP assenso 

CAVILA VOL. IT l5 



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aae DELLE GUERRE CIVIU DI FRANCIA 
di lui, tatti gli altri tentativi riuscirebbono vani, e ben- 
ché i ministri di Parfgi si tenessero ingannati e maU 
trattati da lui, giudicava nondimeno il conte, che non 
fosse tempo di &r vendette, ma di trattare con flem- 
ma e con dissimulazione, poiché avevano veduto per 
esperienza che tutti i principali d^li Stati volevano de- 
pendere dair autorità e dalla volontà del Duca di Me* 
na. Air arrivo del Tassis si cominciò a trattare, inter- 
ponendosi anco il Legato, con tutto ch^egli fosse molto 
più inclinato al Duca di Guisa, ma iion voleva dipar« 
tirsi dalla volontà del Re di Spagna , non solo per 
P antica sua jdisposizione ^ ma anco perché in questo 
stato di cose non si poteva senza pericolo della rdi- 
gione scostarsi dall' amiicizia e buona intelligenza con 
esso lui^ 

Cominciò il Tassis dalla significazione del buon ani- 
mo che aveva il conte di Fuentes*, passò di poi a dan- 
nare e^i medesimo la perversa maniera di trattare dei 
suoi colleghi, e finalmente accennò e circoscrisse, ma 
non dichiarò affermativamente che il Re Cattolico si 
sarebbe contentato di dar P Infante ad uno de' suoi fi- 
gliuoli, mentre che ndle restanti cose potessero con« 
venire. 

Seguì a questo ragionamento la mutazione del modo 
di trattare dagli altri ministri, <;:he cominciarono ad 
aver maggior rispetto ^U' autorità ed alla persona del 
Duca, ed il medesimo cominciò a fare il Cardinale Le- 
gato; di modo che fu facile eh' egli credesse essere ve- 
nuti nuovi ordini di Spagna in suo fevore, siccom^ era 
vero, essendo finalmente risoluto il Re Filippo di vo- 
lere V elezione delP Infante con qual si vogUa marito , 
ed avendo conceputa opinione che il. Duca di Mena 
stante il sao fisso pensiero ài conseguire la corona per 



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EroaO DECIMOQUARTO . au; 

la ma cUscendeoza fosse per consentire ad uUlissime 
condizioni per i suoi regni. 

' Ma quello che difficoltava il negozio era la debo- 
lezza , nella quale si trovavano le cose di quel Re, perche 
esausto estreiDamente di danari, non poteva far quelle 
grosse provvisioni ch^eran necessarie a sostenere tanta 
impresa*, ed era ridotto a tale, che le sue polizze non 
erano più accettate da' mercanti, ed i Genovesi^ creditori 
df mólti milioni, ricusavano di far nuovi partiti. Questa 
debolezza nondimeno era con ogni studio nascosta dai 
Tninistri, e tontiuuavano ad affermare che nel finir della 
tfegua sarebbono stati in pronto dodicimila fanti e tre- 
mila cavalK per entrare ne' confini di Picardia , e che 
al Duca di Mena si sarebbono contati centomila scudi 
ogni mese per mantenere altrettante forze Francesi, e 
per acquistare maggior fede si sforzarono di numerar- 
gli ventimila scudi di presente, e gli diedero polizze di 
altri sessantaVtkila a conto dei crediti suoi, e si sforza- 
vano in tutte le cose di renderlo placato e d' accre- 
scerlo sempre ogni dì pia' di nuove speranze. 

Questo rappattumarsi con gli Spagnuoli, oltre Rac- 
cordo seguito col- Duca di Guisa, fu cagione che sMn- 
ten^mpesse il trattato di pace continuato già molti di 
con i depufoti del Re, nel quale. sebbene s'era aflati- 
càto, oltre il signore di Yilleroi, anco il presidente 
Giannino, non s'era però condisceso a conclusione al- ^ 
cuna, perchè il Re era entralo in sospetto che il Duca 
di Mena simulatamente trattasse senza animo di* con- 
cludere, ed il sospetto era( nato per essersi intercette 
alcune lettere del Legalo che scriveva al Pontefice, nelle 
quali, benché egli dicesse grandissimo male del Duca di 
Mena , ed imputasse all' ambizione e malignità sua che 
non si fossero eletti l' Infante ed il Duca di Guisa, af- 



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228 DELLE GUERRE OVILI DI FRÀNGIA 
fenuava . Doadìmeiio averlo poi fermato di maniera, 
ch^ egli QOD concluderebbe mai accordo .con il Re di 
Navaira ^ e che di ciò ne area preso giuramento . se- 
greto in una scrittura sottoscrìtta da lui,, dai Duchi ;di 
Ornala e di EH^ove, dal conte di Brissac, dai m^re** 
sgialli di Rono e di San Polo e da molti .altri de^ pria- 
cipali, copia della quale scrittura con le modesifne Jetr 
tere era. alligata ^ per la qual cosa essendo andato al 
Re il signore di Villeroi per trattare tuttavia della :psi^ 
ce, egli non volle far altro che mostrargli h lettera e 
la scrittura , delle quali anco gli diede copia per pat** 
ticiparla al Duca di Mena, il quale non sapendo, ne- 
gare che il giuramento non fosse vero , .se ne scusò. 
ncNadimeno con dire, ch^egli avea sempre inteso di, con-, 
eludere la pace con riserva del consentimento de) Pa- 
pa, il quale quando T approvasse restava immediata- ^ 
m^enCe disciolto V obbligo del giuf amento; né V aver ve- 
duto il male che il Legato scriveva di lui lo distolse 
dal suo .pensiero, perchè interpretava qoegli essere stati 
concetti vecchi , e- che i nuovi ordini di Spagna aves- 
sero variate tutte le cose, onde attendendo a ristrin- 
gersi co^ ministrì del .Re Cattolico .dal trattato della 
pace era passato a. negosiare la.prolnogaziione della tre- 
gua, per dar tempo alle cose di maturarsi: né fu dif- 
ficile r ottenerla per i due altri mesi di novembre e di- 
cembre, perchè anco il Re innanzi che moversi desi^ 
derava sapere V esito deir ambasceria del Duca di Ne- 
vers e la risoluzione del^Papa. 

Ma questo istesso rappattumarci con gli Spagnuoli 
che avea fatto il Duca di Mena , rese anco più reni- 
tente il Pontefice alle preghiere del Re, non gli sofIe« 
rendo V animo di ammettere la sua ricoociliazÌQne , 
mentre dubitava che i Francesi della lega non fossero 



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LIBRO DECMOQUÀUTO a^9 

per seguire il suo giudicio, ma; uniti con Is^gna vo* 
lessero continuare la guerra, essendo il dovere per ri- 
putazione della Sede Apostolica , -per sicurezza della 
religione e per soddisfazione del mondo , chi? egli fosse 
il più costante e P ultimo ad approvare la conversione 
del Re , acciocché aUsr sua credulità ed alla sua lègge» 
rezza non fossero, attribuiti quei mais cbe potessero 
provenire dallo stabilimento d' un Re per la novità non 
adeora ben saldo ndla religione. 

>^r la qnal cosa essendo il Doca di Nevers. vicino a 
Roma , gli maodò per fl medésimo Possevìno a far sàiT 
pere che -noti intendeva cVegli dimorasse xiella- citlà 
più che dieci soli giorni , e che aveva proibito a tutti 
i Cardinali che non lo vedessero e che non trattassero 
con lui ) le quali còse , benché al Duca paressero aeer» 
bissime , risoluto nondimeno di Toler proseguire sino al 
fine , e credendo che tutte queste fossero diokbstrazioni 
per véndere più cara' la grazia sua ^ . passò avanti e4 
entvò in Roma pivatamente per la porta del borgo il 
TÌgesimo ^i di novembre» '. ' , - 

Andò l'islessa sera 'privatameote. a :baciere i .piedi 
del Papa, e. net primo congresso :trattò solamente «ch^ 
'gli fosse pvolungaito il termine dei dieci giorni troppo 
hreye per 'trattare négosiio. di tanto . momento ^ e .che 
:gli fosse lecito di visitare i Cardinali' e di presentare 
:lorò le lettere dbe aveva dal Re, offerendosi di dover 
trattare la causa in presenza degli ambasciatori del B^ 
:di Spagna e. del. Duca di Mend, e di juostrar lono cb^ 
non si poteva non ricevere il Re di Francia , che sup* 
plice e^ Convertito voleva ritornare dìV xibbiAimtà deU^ 
Chiesa. . ,• • • -' . . ' .• ' '.. -^i : ,ii< \ 

Non ebbe altra risposta dal . Pontefice , se n(ui »^h4 
avrebbe. consuUató cò^ Gajrdinali , e .con il loro oofi^ir 



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a3o DELLE GUERRE OVILI DI FAANGIA 

gfifo avrd^be. deliberata; 'ma nelle seguènti audieuse 
procarò' il Duca con grandissimo apparato di- ragioni 
e' di eloqoeniia persuadere al Papa prima, che come 
Pontefice é Vicario di Cristo non potesse rigettare uno 
ohe convertito ritornava nel grembo della Chiesa ^ e 
dipoi !che come Principe prudente- ed especimentato non 
doves^ rificitare P ubbidienza ed più forte e del più 
potente partito, e finaloiente che come protettole deUa 
libertà comune non dovesse perniettere che il regno di 
Francia, con la continuazione d^una guerra rninosa o 
disperata, corresse pericolò di dividersi e di smembrarsi 
con manifesto pericolo della liberta di tutti i Principi 
cristiani, e particolarmente della Sede Romana. 
^ Si dilatò nel primo punto con P autorità ddla Scrit- 
tura , e con molti esempj ed autorità» della primitiva 
Chiesa e de^ Padri .^ n^ conoscendo qui non consistere 
la difficoltà j molto più si allargò negli altri due 9 e 
pareikdogli di comprendere che il Pontefice particolar- 
tnente persistesse in questa duresza , perchè dubitava 
delle forze del Re, e che i Cattolici della lega, uniti 
col Be di Spagna fossero' patenti per oppinmerlo, pose 
grandissimo studio in dimostrare che la maggior parte 
de^ parlamenti della Francia, tutti i Prìncipi, &ori che 
quelli della casa di Loreno, il fiore della nobiltà e i 
due terzi di tutto il regno s^uìssero la siia parte : che 
ì^t avversar) erano pochi, di mala qualità, discordi fra 
sé medesimi e pieni di disperazione, di modo che al 
Iperfetto stabilimento del Re ed alF intera qniete del 
regno non mancava altro che il consentimento della 
Sede Apostolica e la benedizione della Santità Sua. 
Epilogò tutte le vittorie del Re, le quali procedevano 
bene i dal suo valore, ma anco dalla forza e dalla po- 
tenza della' nobiltà e de^ popoli che la seguivano. Esa- 



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LIBRO DEGIMOQUÀRTO »3i 

gerò la ddbolezza degli SpagQUoli, clie poCevano ben 
mantener vive con il negozio e con V arte .le dissen* 
sioni civili , ma non potevano sostenerle con V armi : 
SI sforzò di dimostrate gli artificj cbe usavano, che 
allesserò fine d^ usurpare il regno come avevano ulti* 
mamente scoperto il segreto Idro nella proposizione 
deirio&nte. Ecdlò la pietà e la giustizia del Pontefice 
a non si voler fare autore di violare la legge Salica e 
V altre leggi fondamentali del regno, a non tener mano 
a quelli cbe procuravano di spogliare il Icigittimo san* 
gue della corona, e finalmente a non voler permettere 
cbe sotto nomJB suo si seminassero le discordie e si 
minassero i fondamenti d^ un regno cristianissimo 6 
primogenito di Santa Chiesa : concluse finalmente cbe 
egli avea condotti seco atòuni di qud predati cbe avéano 
data V assoluzione al Re, i quali desideravano di pre« 
sentarsi a' piedi suoi , e retkdergli conto di quel cbt 
s' era fatto, dando loro P animo di fargli conoscere 
chiaramente che non s^ erano partiti àaW ubbidienza 
della Sede Apostolica e dai riti e costumi di quella, e 
cbe quello cbe aveano operato era conforme a^ sacri 
canoni ed alla mente di Santa Chr^. 

Il Pontefice costante nella sua deliberazione, e quaa^ 
tunque le ragioni del Duca lo commoves^ro, risoluto 
per ogni modo di non correre in fretta, tanto piii ch^ 
pareva che il Duca facesse istanze , che egli confermasi 
ed approvasse V assoluzione data in Francia , ma non 
che proponesse di sottoporre il Re alla censura ed al 
giudicio della Sede Apostolica , disse che avrebbe pen* 
sato alla risposta, e due giorni dopo non gli soffrendo 
P animo di tornare a ragionamento col Duca e di rii- 
spondere alle sue ragioni, gli fece intendere da oilvio 
Antoniani di non poter prorogare il termine 'dei dké 



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23a DELLE GUERRE OVILI DI FRANCIA 

giorni , per non dar mala soddisfazione a quei GaCto- 
Il'ci, i quali ubbidienti alla 'Chiesa ^ aveauó sempre so-* 
stenuta e sostentavano tuttavia la religione, e che il 
termine era sufficiente , non avendo più da trattare cos^ 
alcuna : che a^ Cardinali ni>n occorreva eh' egli parlasse, 
essendo stato ammesso. come privato, non come am« 
basciatore, e che quanto . a^ prelati venuti seco non po- 
teva ammetterli alla sua presenza , se prima non si sot- 
toponevano al Cardinale di Santa Severina penitenziere; 
maggiore per essere esaminati da lui. Questa fu V ul- 
tima deliberazione del Pontefice , perchè sebbene il Duca 
impetrò nuova audienza, non potè però rimoverlo dal 
suo proposito, ma gli mandò il Cardinale^ Toledo a si- 
gnificargli le medesime cose, col quale essendo passati 
varj e lunghi ragiotementi, non si variò la sostanza del 
negozio, ;e sebbene il Duca aggravato dal catarra per 
necessità si convenne fermare oltre il termine de' dieci 
giorni , non avanzò però cosa alcuna , e finalmente in- 
trodotto per P ultimo congresso alla presenza del Pon- 
lefice, dopo aver replicate idistesamente tntte le ragio- 
ni, prostrato ne' ginocchi, Io supplito che almeno vo- 
lesse dare P assoli|&k>ne al Re nel foro della coscienza^ 
ma né anco questo potè impetrare, e si partì malissi- 
mo soddisfatto, avendo finalmente con più libertà e con , 
più spirito del solito esagerati i« torti che si facevano 
al Re, e P ingiuria che s' infieriva alla persona sua pro- 
pria , che scordatosi, dqlle indisposizioni , delP età e della 
iqualità sua , avea presa la fatica di questo viaggio per 
la salute e per il riposo de' Cristiani. 

Partito dall' audienza. tornò di nuovo a lui il Cardi- 
sale Toledo, e gli disse che se i prelati abborrivand 
tanto la faccia del Cardinale di. santa Severina, sareb- 
Ix>no stati ascoltati dal Cardinale d' Aragona capo della 



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LIBRO DEC3M0QUART0 a33 

Còngisegjlizioiie del saato ufficio^ ma il Daca rispose, che 
eaaeado venuti cooie ambaraalorì ìq compagnia di lui^ 
nop intendeva che fossero trattati come rei , ma che il 
Papa gli ammettosse alla sua. presenza , pérchò a lui come 
a capo della Chiesa, avrebbono reso buoo conto deir o« 
perato da. loro. ^ ma avendo il Cardinale lyepUcato che 
non era. decente cV essi oo0tendessero e disputassero col . 
Papa, aoggidose il Duca ehp si contentata che il Papa 
gii ammettesse, a baciargli i piedi, e poi rendessero conto 
al Cardinale Aldobrandino sno nipote* Mh né anco que^^ 
sta condizione volle accettare il Papa ; onde il Daca di 
Nevers posto distintamente in nna serittàrd tutto quello 
che aveva .opi^rato si partì da Roma, >conduc«ado seco 
i prelati, e si tras&rl nella città di Venezia, óve il 
y^scovor di Mans pubblicò atte stampe un libretto, nel 
quale deduceva le ragioni che aveatio thosso i prelati 
ad assolvere il Re, una delle quali .era che l canoni per* 
mettono alP Ordinario , a cui tocca, il potere ^solvere 
dalla scomunica e d^ ogni altero caso , qud^ndo il peni* 
tente é impedito da legittima causa di poter andare ai 
piedi del Sommo Pontefice; T aliati era, che in punto 
ed in . perìcolo di morte il penitente- può essere assolto 
da ciascheduno, nel. qual pericolo versava manifesta'- 
tueiite il Re, essendo tutto il giorno esposto tie' con- 
flitti della guerra alP offese nemiche, ed oltre di ciò 
insidiato per .mille, strade. dalla malvagità de^ suoi ne- 
mici, alle qusdi ragioni aggiugnendone molte altre, 
concludeva che aveano potuto assolverlo /id futuram 
cautelami riservando P ubbidienza e la ricognizione al 
^SoDxmo Pontefice, al qual ^li ora la rendeva pie- 
uamente* 

Partito il Puea, il Pontefice radunati i Cardinali ne) ^ 
concistoro , si di<^hiarò di non aver voluto ricevere le 



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a34 delle guerre crviu di frangia 

iscasazioni e P ubbidienza del Re di Navarra , perchè la 
coscienza noo gli permetteva di prestar così fàcilnuente 
fede ad uno che Pareva altre volte violata: che P am- 
mettere uno ad un regno cosi potente senza gran ri« 
guardo e senza la debita cautela , sarebbe stata gran 
leggerezza , e che essendo certo che gli altri avrebbono 
creduto e seguitato il suo giudicio non era il dovere 
che, procedendo ciecamente, si facesse guida de* ciechi, 
e conducesse i buoni Cattolici Francesi ad un vninoso 
precipizio di dannazione, e che però stessero sicuri che 
egli starebbe costante, né accetterebbe false simulazioni 
e tiri politici in materia di tanta conseguenza. Così ri* 
masero soddisfatti gli Spagnuoli ed appagati i Cattolici 
della lega ^ né il He perciò ne restò commosso o distor« 
nato dalla sua prima intenzione, avendo la relazione 
del signore della Cliella applicato P antidoto a questa 
così amara bevanda. 

Era il Re in questo tempo a Meluno ,' trattenendosi 
nella, quale cittÀ , fu preso e posto nelle carceri Pietro 
Barriera , il quale non si sa bene da quale spirito con- 
dotto av«va congiurato di volerlo ammazzare. Era co« 
stui di nascita oscura nella città di Orleans, ed eser- 
citava la professione di marinaro in quelle barche che 
per la Loira sogliono navigare^ ma essendo conosciuto 
per uomo d^ animo stolido e feroce, era stato adope- 
rato nelP esecuzione di molti misfatti , dai quali , e dalla 
dissoluzione de^ costumi ridotto a vita vagabonda , s^ era 
finalmente condotto alla meditazione di questo fatto, 
il quale avendo conferito con due frati uno Cappuccino 
e P altro Carmelitano , v' era stato , com^egti disse , cal- 
damente esortato da loro ^ ma essendo tuttavia incerto 
e dubbioso nelP animo suo , volle conferire il suo se- 
greto anco con frate Serafino Banchi Dominioano, di 



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UBRO DEOMOQUART» , ^35 

nazione FiorentiQO^ il quale abitava in Lione. Questo re« 
Iigioso inorridito di seotire V audacia ed il malvagio con* 
siglio di costili, dissimulò nondimeno, e gli disse cV era 
cosa da pensarvi bene e da non concludere con tostp, e 
che tornasse il giorno seguente per la risposta da lui, 
che avrebbe studiato e meditato per sapere risolvere il 
suo quesito. Intanto pensando come si potesse cantai 
molte farne avvertito il Re , pnegò il signore di Bran- 
odleone familiare della Regina vedova, il quale si tro« 
va va nella città, che venisse a lui alPora medesima e 
nel medesimo giorno , ed essendovi venuti e V uno e 
r altro in un istesso tempo, gli fece lungamente ra« 
gionare e trattenersi insieme, acciocché il Brancaleone 
potesse riconoscere perfiettamente il Barriera, al quale 
avendo detto che non sapeva risolversi che consiglio gli 
dovesse dare , perchè il quesito era pieno ^ di difficili 
dubitazioni, lo licenziò da sé, ed al Brancaleone sco- 
perse tutto il negozio, acciocché, avvisandone il Re, si 
potesse distornare questo mìs&tto. Il Barriera partito 
da Lione, e passato dopo non molti giorni in Parigi, 
ne conferì prima con il curato di S* Andrea, e poi 
iKin il padre Yarada rettore de^ Gesuiti, i quali, come 
egli afiermava , l'esortarono a mettersi a questo fatto j 
per la qual cosa partì risoluto di tentare P esecuzione, 
e passato a S. Dionigi, si trattenne al seguito del Re, 
per trovare opportunità di eseguire il suo disegno. Ma 
pervenuto col Re a Meluno, vi pervenne anco il Brauh 
lealeone, dal quale riconosciuto e additato, fu fatto 
prigione dagli arcieri del gran prevosta, ed esaminato 
e posto a confronto con lui, confessò di aver avuto 
animo d' uccidere il Re , e di averlo conferito col pa- 
dre Domiuics^no a Lione, ma che poi intesa la sua 
conversione avea deliberato di pon farlo, e che andava 



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a3e DELLE GUÈRRE CrVII,I DI FRÀNCIA 
Terso Orleans, nella* qiialexiltà era nato, deliberato di 
rinchiudersi in un monastero di cappuccini ^ ma que- 
ste cose diceva con tanta contumacia e con tanto sprez-^ 
zo 9 che ben si dimostrava colpevole , avendo anco por-^ 
tato seco un coltello grande e radente da tutte due le- 
bande, che dava indizia della meditazione det misfat- 
to ^ onde molte volte esaminato e cimentato ne^ tor- 
menti, fu da^ giudici delegati sentenziato alla morte, 
la qua! sentenza essendogli notificata', ed esortato alla 
sincera confessione dèi suo delitto , confessò poi inte-< 
xiamente il tutto, e raccontò distintamente tutti i par-^ 
ticolari^ indi condotto al luogo del 6uppIIcio,.e ratifi- 
cato tutto il suo constituto pagò con i cruciati soliti 
la pma delP audacia e della temerità sua. < 

Intanto camminava il tempo al termine ideilo spi- 
rare della tregua , ed il Duca di Mena intento a guada- 
gnare più tempo che fosse possibile, avea di nUov<> 
spedito al Re il signor di Yilleroi per proKingarla ^ ma 
non avendo egli potuto ottenere cosa alcuna , spedì dopo 
di lui il conte di Belin, il quale si persuadeva di po« 
teria ottenere^ ma il Re era totalmente alienò da que^o 
consiglio^ conoscendo espressamente che si desiderava 
d^ avanzar tempo , non -per aspettare le risoluzioni di 
Roma , ma si bene gli ajuti e le provvisioni di Spagna j 
e però aveva determinato di non perdere pia tempo; 
ma poiché i suoi avevano fatte diverse pratiche per la 
Francia, s'affrettava col rompei^è la guerra, di vedere 
se fossero per iscoppiare le mine eh' erano poste a segno» 
Per la qual cosa con tutto che il Duca di Mena ado- 
perasse, oltre gli altri, andò Sebastiano Zammetti, che 
di mercante Piemontese era divenuto uomo di gran 
negozio per le corti, e con tutto che il presidente Tuano 
ed il conte di Scombergh si abboccassero con esso lui 



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IJBRO DEOMOQUARTO 237 

in Parigi, non fu possibile di ottenere con qnidsifoglia 
larghissime condizioni, che il Re volesse prolungare la 
sospensione dell^ anni né anco per pochi giorni. Ma non 
fu cosy presto spirato il termine della tregua , che si 
cominciarono a vedere gli efietti della conversione del 
Ke, e delle pratiche che opportunamente avevano in- 
trodotte i snoi ministri, perciocché Monsignore di Vi- 
tri, governatore di Meos il quale essendo creditore di 
molte paghe era nel tempo della tregua passato al conte 
di Fueotes per averne il pagamento , e non avendo B(oa 
solo riportato quello die gli parea ragionevolmente di 
ricercare, ma penato molti giorni ancora inoanxi che pò* 
tesse aver udienza per esponere il suo bisogno, cosa 
totalmente intoUei^bile alla impazienza Francese, era 
ritornato pieno di sdegno e di mala soddisfazione, re- 
plicando molte , volte quelle parole che si sono fatte 
volgari : Chi non ha denari non ha Yitrì^ per la qnal 
cosa, presa occasione dalP impotenza di- mantenere da si 
medesimo i suoi soldati, e chiamato il popolo della catta 
a parlamento, disse loro, che avea seguite costantemente 
le parti della lega, fin che si era trattato del fatto della 
religione, ma ora che il Re s^ era fatto Cattolico, egli 
non voleva negargli la dovuta ubbidienza, né seguitar 
coloro che per ambizione e per interesse volevano pro« 
seguire la guerra, e che però rimetteva le chiavi della 
città nelle loro mani , e lasciandoli in libei^ta di dispo- 
nere di ^é stessi , andava a dirittura a mettersi da quella 
parte ^ dalla quale vedeva essere manifestamente la ra« 
gione^ e presa la banda bianca, e fattala prendere a 
tulli i suoi soldati, sMnviò per uscire dalla terra ^ ma 
il popolo eccitato da queste brevi parole e dalP esem- 
pio del sud governatore, chiamò concordemente il nome 
del. R^, e fece subito quattro amlxcsciatori che andas-* 
sero a rimettere la città in suo potere. 



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a38 DELLE GUERRE CIVILI DI FRANCIA. 

Era grande P opportunità di questa terra, così per 
la vicinanza di Parigi , come per chiudere il passo alla 
riviera di Marna ^ ma era molto maggiore F esempio che 
ne avrebbono preso tutte le altre città della lega^ perchò 
essendo la prima che trattasse di venire alP ubbidienza 
del Re, doveva ella aprire la strada ad una novità tanto 
impot'tante, che in essa consisteva la somma delle cose. 
Per la qual cosa il Re deliberando, come era solito, nel 
sno consiglio del modo che si dovesse tenere e delle 
condizioni che se le dovessero concedere, stettp alquanto 
tospeso, perchè le opinioni' de^ consiglieri erano tra sé 
medesime ripugnanti. ^I^uni di più ardente natura, i 
quali non potevano così facilmente scordarsi V insolenze 
passate della plebe, e P inimicizia inveterata delle parti 
con P aderenza degli Ugonotti, che ancora qualeheduno 
di loro entrava nel consiglio, avrebbono voluto che con 
Tevere condizioni si ponesse il freno a quelli che tor« 
Ha vano alP ubbidienza, e con acerba penitenza si ricom- 
prassero i peccati e le colpe passate, desiderosi di sfo« 
gar P odio già confermato, e di trionfare festosamente 
degP inimici che riputavano già vinti. Ma gì: uomidi 
più savj e più moderati consideravano che non per 
necessità d^ assediò, né per timore della forza, ma per 
istinto di propria volontà questi venivano alP ubbidienza, 
e che però bisognava che P esempio fosse tale, che in- 
vitasse ed allettasse le altre città di maggior importanza 
a seguitarlo: che questo principio' doveva servire di re- 
gola e di norma alle altre composizioni ed accordi*, onde 
avenflo il Re &tto ogni possibile per inescare i popoli 
a riconosceirlo , sarebbe stato perverso consiglio ora con 
P asprezza e con la severità rigettarli e spaventarli : che 
bisognava ajutare questo primo motp a partorire una 
felice ubbidienza , accomodare alP imperfezione de^ sud- 



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UBRO PEGIMOQUARTO aSg 

diti, e con Pesca del buon trattamento promuovere 
questi vacillanti pensieri^ consideravano quanto perni- 
eioso fosse stato T indulto concesso ai Fiamminghi dal 
Duca d' Àlva per la sua strettezza, per le eccezioni^ per 
Tamlnguità e per la poca sincerità delle condizioni, onde 
era nato che più città e più popoli aveva alienati dai 
Re Cattolico la strettezza delP indulto e V ambiguità del 
perdono, che non avevano &tto tante punizioni, tanto 
sangue e tante violenze passate : esortavan per tanto il 
Re a farsi avveduto alle spese de' suoi vicini, e non 
incorrere in quegli errori, che tutto il giorno si sen* 
livano rimproverare agli SpagnuolL 

Questa opinione senza dubbÌQ più fruttuosa e mi« 
gliore s' affaceva mirabilmente alla natura del Re incli- 
nato alla benignità ed alla clemenza, e la necessità delle 
cose sue , ed il conoscere i nemici benché deboli e di- 
visi, non però abbattuti né del tutto minati, P. indusse 
a consentire ed a risolversi d^ aprire a questi porta cosi 
patente, che tutti gli altri concorressero a volervi vo- 
lonterosamente passare. Per la qual cosa accettati eoa 
amorevoli dimostrazioni gli ambasciatori, concesse beni- 
gnamente a' cittadini di Meos tutte qudle condizioni 
che seppero «dimandare, tra le quali la manutenzione 
delP esercizio solo della religione Cattolica nella loro 
città , r esenzione di molte gravezze , la confermazio- 
ne degli ufiic) e benefiq conferiti dal Duca di Mena, 
e la continuazione delle immunità ed antichi privilegi 
della terra. A Monsignore di Vitrì confermò il gover- 
no , e dopo di lui al maggiore de' suoi figliuoli ^ e gli 
numerò alcuni danari per soddisfare i debiti da lui con- 
tratti , avendo anco pagata e trattenuta al suo servizio 
la soldatesca che lo seguiva. Questo lampo di liberalità 
e di clemenza sparse grandissimo splendore in ogni 



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24o DELLE GUERRE CIVILI DI FHANCIA 
parte della Francia , sicché eoa la fama di -esso moICi 
altri si risolverono di seguitare V esempio y e di provars 
se nella bontà del Re trovassero maggior riposo che nel 
travaglia delP armi , tanto più quando si vide V editto 
del Re pubblicato il quarto di di gennajo delFanno mille 
e cinquecento novantaquattro , nel quale con grande e 
spezioso apparato di parole confermava le condizioni' sd« 
praddette , il qual editto fu anco senza dilazione di sorte 
alcuna ricevuto, e, commessi chiamano, interinato nel 
parlamento, ^e' medesimi giorni il signore di Eustrumel 
cognato di Monsignor di san Lue e gov^natore di Pe<< 
rana, di Mondidiero e di Roia, couTenne per sé e per 
queste tre città principali della provincia di Picardìa , 
di mettersi nelP ubbidienza del Re , ma per onéakare 
maggiormente la sua rivolta, volle che precedesse una 
tregua di molti mesi , per la quale restavano neutrali 
le sopraddette terre. Il medesimo fecero il signore di 
Àlincurt ed il signore di Villeroi con la città di Pon- 
toisa , perchè il Re si contentò che con la tregua par<< 
ticolare restassero neutrali , per potersi valere della per- 
sona di Villeroi a tirare innanzi il trattato di pace che 
tuttavia si teneva vivo con il Duca di Mena. Ma libe- 
ramente e senza alcuna coperta si dichiarò per la parte 
del Re nel principio del mese di febbraio il signor della 
Chiatra , uno de^ principali del partito delP unione , il 
quale avendo invano dimandato' a' ministri Spagnuoli 
aiuto di genti e di danari , sdegnato ddla repulsa , e 
stanco delle discordie che vedeva nel suo partito , per 
mezzo delP Arcivescovo di Burges convenne col Re per 
sé per le città d^ Orleans e di Burges , ottenendo per 
quelle terre le medesime condizioni di Meos, e per so 
medesimo la confermazione del grado di Maresciallo di 
Francia conferitogli dal Duca di Mena , ed i medesimi 



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LIBRO DEGIMOQUARTO ^% 

governi che possedeva, dovendo dopo di sé passar nel 
barone della Magione soo figliuolo. 

Seguì nel quedesiuio mese anco P accordo della città 
di Lione, percioocbè, avendo aspettato quel popolo che 
il Duca dr IMfena passasse personalmente , o mandasse 
' soggetto di grande Autorità per accomodare il negoaio 
col Duca di Nemurs, e, dandogli ricompensa conve- 
niente, levarlo da quel governo, egli non potendo ab^ 
bandonar Farìgi nello stato che si ritrovava, e non 
avendo ricompensa equivalente da protTerire , perchè il 
governo della Guienna^ che il Djica di Nemnrs avrd»be 
preso , era già promesso al Duca di Guisa , ed il mar* 
chese di Villars che vi comandava, non voleva sentir^ 
di sèttoponersi ad altri, non poti rimediare né al moto 
pillare, nò all^ oppugnatone dd marchese di san 
Sorlino, il quale per ricuperare il fratello molestava il 
contado di Lione con gravissimo danno e con {stret- 
tezza della città; per la qual cosa, poiché ebbe qud 
popolo indarno aspettato molti mesi , non sapendo che 
partito si prendere, chiamò finalmente il colonnello 
Alfonso Corso , il quale con buon numero di genti era 
vicino , ed introdottolo nella città , alzò pubblicamente 
lo stendardo reale, avendo prostrate ed abbattute per 
ogni luogo tutte le ' arme e tutti i nionumenti della 
lega. Poco innanzi la città di Aix nella Provenza es- 
sendo assediata e strettamente oppugnata dal Duca di 
Epemone , nò vedendo di poter ricever soccorso o dal 
Duca di Savoia o da alcuna parte , essendovi rinchiuso 
dentro il conte di Carsi, il quale aveva per moglie 
una figliastra del Duca di Mena , ed era capo dell^ ar- 
mi in quella provincia, prese partito, poiché il Re si 
era fatto CJaktolico , di rimettersi nell^ ubbidienza sua , 
ma con condizione che il Duca di Epernonè non en« 

OAY1I.A YQL. IT l6 



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94» DELLB GIìB;RRE CIVILI DI FBAKCIA 
trasse nella terra ^ col quale quei cittadini ed it conte 
medesima professavano oimiciEia particolare , del che 
per mezzo di Monsignore delle Dighiere e del colon- 
nello Alfonso Corso furono soddisfatti. 

In questo moto Cosi yeemepfe e delle città e d^i 
cupi principali dell' unione y parte do^ quali s^ erano di 
^ià accordati alP ubbidienza del Re, e parte trattavano 
di accordarsi , era grande il Iravaglio e grandissimo lo 
spavento del Cardinale Legato,. il quale avendo prò* 
messo a Roma che uon seguirebbe mutazione alcuna 
-per la conversione del Re, sì trovava ora in grandis* 
sipo pensiero di non essere tenuto dal Pontefice in con- 
eetto di trascurato e di leggiero , ed avendo esortato e 
conteso che non si ricevesse dalla Sede Apostolica V am* 
basceria del Re, dubitava am che tutti i sinistri fossero 
attribuiti al suo cattivo consiglio, e s' affliggeva dispet/* 
tosamente che tanta opera e tanta fatica posta da Ini 
nelP indirizzare al fine che pretendeva le cose della le- 
ga, ora riuscissero vane ed inutili, e rimanessero in un 
momento sovvertite tutte le macchine de' suoi consigli^ 
per la qual cosa ridotto a profonda cposiderazione , do- 
po lunga consulta deliberò di mandar fuori una scrit- 
tnra , nella quale esponeva ed assicurava i po^li della 
Francia, che il Pontefice, giudicando finta e simulata 
la conversione del R^ di Navarra , non P aveva voluta 
approvare, e non aveva ammesso il Duca di Nevers 
come ambasciatore di lui , ma come persona privata e 
Principe Italiano, Protestava di piìi che il Papa non 
avrebbe mai approvata questa conversione, uè avrebbe 
ammesso il Re nel grembo della Chiesa , col quale fon- 
damento esortava tutti i Cattolici a i^n si dipartire dal 
giudicio della Sede Apostolica , e dall' unione ed ubbi- 
dienaa del sommo Pontefice Romano, 



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.UBRQ PECIMQQVAfllTO^ a^? 

Con qQesia .sc^^ara .8(iipaya.^U. di:, poter ,feijm9ire 
il moto degli' aniqfii che .ioeliQ^vaiiQ a . sf>UpppneK^i ^ al^ 
Re , e giudica va che lo scrupolo d?lla^ co$ciekii^ (^pye.s$e 
essere più foirta; ne) riteoerli j . cHe nel socpiogerli ooa, 
era la coDsickrazÌMe.d<^]le Je^^gi. teaipofi^li ^, n>a i^ suo. 
Coosi(lìo pj^oausse- effetto . contrario^^ pefcbè la maggior, 
parte degli uoi^iini gi^^degoò^^ cine jsi liqu^sse d^ rlce-^ 
vere a penitQQza un Priocip^ così grande ^ oye cioa 
tanta soll^pi lodile suol procurare la Gbiess^ j e coa^ 
tanta tenerezza abbracciare la cpnversìooe di ogni .mi- 
nimo peccatore ; .e parsuasi i popo}i dal desiderio ^della, 
pace e della .quiete^ ed abbornÌQando le discordie ci- 
bili, die avevano pro4ottp taiiti coali e nel pubblico % 
nel. privato , furono ippUo più piiiiiti a prendet*e pai>, 
tito, ed a ricover9i'e..sQtto^ 1^ ubbiiiicnza del Re^ e uoq-% 
dinieno iji Iiegato o perseverando : u<»^ suoi antichi con- 
cetti, o non gli soffrendo rauimo di ridirsi di quello 
ahe avera* icritto e consigliato a.Rom^v '^P^'^^^ ^^* 
aacenieote nel Aost^rnere la lega co«ì appffsfo al Ppn^. 
tofiqe^ come tra i juades!Ìfni.;SÌgiiori Francai) cp^ qoaU 
era ogni gioriio a staett« .consultazioni. Era s^trettai^. 
grave od. il daspiaccire. ed il lerrorQ, qe^ ministri del Ro 
Cattolico , i. quali vedendo rivoltiitl o^a, paiate di quelli, 
die stiinavano più confidenti, ?, benché rappaltun\ati, 
non fidabdosi totalmente nella intelligenza col. Duca 4i 
Mena,. »è .vedendo né anc^Q molto soddis&t^o il mede*, 
Simo Duca di Guisa , conpsoevaoo che tutte le speranza 
svanifano , se con presteaza noi\ si soceo^isreva al presente,' 
hisogno y il d^ ^ra molto, difficile , cos\ per la stret* 
tézza del danaro.^ come per .la dieholezz^ delle POfie.dj^ 
Fiandra ^ e benché si maneggiassero a tutto pot^ris, noi\ 
trovavano né chi volesse pagare le Ipro ppliz^e^- né chi 
volesse far partiti cor essi loro, ed il convenire aspet-* 



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a44 DELLE GUEERE CIVILI M FRANGIA 
tare le protvisiotii che lentamente ▼enivano òi S(>agna , 
era rimedio troppo tardo e troppo dbcostó. Delibera- 
rono però di Talersi del più micino aiuto, ch^era quello 
di Fiandra, ed ispedirono molti messi a sollecitare V a-* 
Tanzamento dell^ esercito , e finalmdbte yì si trasferi 
Giovan Battista Tassis personalmente; ma oltre il non 
esservi modo di pagare le genti , per il quale difetto 
s^ erano abbottinati 'alcuni terzi Spagnuoli e buon nu- 
mero di cavalli Italiani , anco il eonte Carlo di Man- 
sfelt, il qualq doveva comandare alP esercito, deside- 
rando per interesse jproprip di i^on partire di Fiandra, 
p pure n^n inclinando d^ ubbidire al Duca di Mena , o 
veramente non giudicatìdo con cosi poca gente e senasa 
danari di poterne riuscire con onore , frapponeva molte 
lunghezze e molli impedimenti, sicché il campo Spa- 
gnuolo in poco «ramerò, mal provveduto e mal eoncorde 
non ardiva moversi dai confini. 

Ma il Duca di Mena era più afflitto e più travaglialo 
di tutti gli altri : vedeva, perduti il conte di Carni ed 
il Maresciallo della Ghiatra, né' quali sedeva per lo pas* 
sato più che in ogn^ altra perlona confidare, alienata 
la città di Lione, nella quale aveva destinalo in ogni 
evento di ridurre* le reliquie della sua fortuna, prigio- 
ne non più della città, ma del Re medesimo il Duca 
di Nemurs suo fratello, rimesse nelle mani del Re le 
città di Meos e di Pontoisa, che tanto dappresso fra- 
navano la città di Parigi , il popolo della qluAe^ dall' un 
canto allettata da' comodi dell'abbondanza e della paee, 
dalP altro stimolato dalla sua antica* inclinazione, e dal 
rispetto della coscienza , fluttnara nelle sue risoluzioni , 
e si conosceva essere, incerto a qoal parte dovesse fi<» 
palmente inclinare. 

Per tutte queste cagioni era molte volte in pensiero 



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LIBRO DBGIMOQUA&TO %4S 

di convenire col Re^ ionanzi che fosse abbandonalo 
da totli) al che efficacemente lo persuadeva il signore 
di Yilleroi con la frecpenza deUe sue lettere, propo* 
neodogli onorevoli ed avvantaggiosì partiti , t quali gli 
dimostrava dbe come fosse ridotto a maggior debokuss^ 
non avtebbe potati più conseguire , me sareblie stato ne* 
cessitato ad accordarsi non pia come capo delP unione 
e luogotenente della corona , ma come Principe e per« 
sona privata ^ ma dall^ altra parte egli non sapeva di- 
partirsi dalle snennveterate speranze, nelle cpiaU ora gli 
Spagnuoli facevano a. gara di confermarlo, oltre ch^ il 
convenire senza P assenso del PteliGice , d giudizio del 
quale %^ era rimesso , gli pareva cosa tanto indecente e 
tanto contraria alla sùs^ riputazione, che non potevtì 
accomodarvi V animo , e qualunque dovesse essere V e* 
sito delle cose era risoluto piuttosto di perire , che Jii 
dimostrare^ii4ie la guerra passata fosse stata abbracciata 
da lui per fine d^ ambizione , • non per mantenimento 
d^la fede^ e teneva minor conto della mina propria 
è della desolazione della sua casa, che del detrimenti 
delF onore e della riputazione , la quale stimava di per-* 
dere quando si fosse in minima cosa discostato* dalla 
volontà e determinazione della Sede Apostolica e del 
Papa ^ per le quali ragioni pendeva tutto dagli jpivvbi 
che si aspettavano da> Roma e dalla corte di Spagna , 
ed intanto avea mandato in Fiandra il signore di Rq« 
no, non solo per soHecitare P esercito, ma; anco per 
essere da lui sinceramente avvisato della ^t[uaUtà degli 
aiuti che di là potesse veramente -sperare. - 

Erano intanto arrivati in Roma il di vìgesimosecondo 
di gennaio il Cardinale, di Gioiosa ed il barone di Se- 
nessè mandati da lui ultimamente al Papa, e P abate 
di Orbois mandato d^.Duca di Quisà, i quali intro« 



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^46 DET.LE GUERRE CIVILI DI FRANCIA 
dotti air audienza del Pontefice dopo ìa narrazióne di 
iiitle le cose passate , la piej»>v sinistra dèlie inali at- 
tribuivano al cattivo Consigliò ed alla troppo evidente 
èupidità degli Spagnaoli, lo suppliòarono cH^egli fosse 
mediatore per intendere V nltima vòlobtàf e la ferma 
delibèraziobe del Re Filippo, e ch'egli stesso volesse 
con danari è con eserciti , come avevano fatto i suoi* 
predecessori , soccorrere al pericolo della religione ed 
al bisogno urgente della tega^ alle kjuali propóste Cle- 
mente, dopo r esposizione di quello che era passato 
dol Duca di Nevers, rispóse che quahto sdla mente del Ré 
Cattolico avrebbe procurato di saperla, e di confermarlo 
nella bilonai Intenzione di "difendere là fede e di soste* 
nere là lega, 'ma quanto al concorrere égli con genti 
e còti denari, cominciò a ausarsene con 1' emergente 
della guerra del Ttirco in Ungheria, nella quale era 
necessitato per universale salvezza de^ CrisSajii ad im- 
piegare il nervo delle sué^ fot*ze , e nondimeno disse cho 
in quanto avesse potuto non avrebbe mancato di por« 
gere aiuto anco alle cose di Francia. Non' fu molto o- 
scuro agli ambasciatori , e particolarmente al barone di 
Senessè,uomo scaltro ed accorto, il Comprendere la mente 
del fapa aliena dallo spendere, e non ben edificata 
delle cose delP unione , per il che scrissero al Duca dì 
Mena che pensasse di provvedersi per altri mezzi , per- 
cioòchè nel Pontefice non era da sperare né da fiir fon- 
damento d'ottenere aiuti rilevanti. 

Simil corso prese anco il negoziato di Spagna, im- 
perocché il signore di Mompesat,' avendo dopo molte 
dilazioni trattato col Re medesimo , e ricercatolo che, 
sènza rimettersi a'n^inistri eh' erano in Francia, dichia- 
rasse la sua volontà così nel proposito dell' elezione e 
dèi matrimonio dell'Incinte, come degli aiuti d' éscr*' 



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LIBRO DEClMpQUARTÒ «47 

clii e (lì danari per Io stabilimento de' Prìncipi che sa- 
rebbono eletti , 'ed anco delle Houdisioni th'egli era per 
concedere al Duca di Mena, non potè mai cavartie 
r.ltra custclustone ^ se non che avrebbe scritto a Roma 
ed air ÀiH^idupa Ei'ocsto per appai) lare quello che s^ 
dovesse risolvere ed operare , h ehVra necessario d'aspet* 
tare le informazioni e le risposte dalfun luogo e dal-* 
r altro, la quale freddez7.a ed iri*esolaztone apertamente 
dimostrava che il Re o |>er istanclieiza o per impotenza 
fosse poco inclinato a perseverare nella guerra^ anzi 
avendo per innanzi scritto don Bernardino di Mendoz- 
za, per la lunga dimpra provetto nelle cose di Fran- 
cia j al signore di Rambngliet che se si fossQ ' mandato 
alla corte di Spagna a trattare a nome della casa di 
Borbone , sarebbe stato molto facile che il Re Cattolico 
si fosse accordato alla pace , il Re non preterendo que* 
sta occasione aveva fatto che il signore delia Yarenna, 
gentiluomo suo confidente, di natura sagace ed intrante, 
sotto pretesto di veder quella corte é di far viaggi cd« 
me sogliono i Francesi in diverse parti dd toondo , 
s' accompagnasse con la famiglia del medesimo Mom- 
pesai, e con esso Ìì^ sì trasferisse a quella corte ^ ove 
abboccatosi più volte con il Mcndozza e con altri del 
consiglio di Stato, riportò nel suo ritorno che si sa* 
rebbono al dcuro accordati gli Spagnuoli, ' quando si 
trovasse modo che con riputazione loi*o fosse proposta 
è negoziala la pace ^ il che sebbene fu attribuito ad arte 
di quel consiglio per adoperare col Duca di Mena le 
medesime macchine ch'egli adoperc^va con loro, per- 
venuto nondimeno o appostatamente o a caso alla no- 
tizia di lui , lo confermò net sospetto nel quale s^ era 
postp per le dubbiose risposte fatte dalla bocca, del Re 
medesirno al suo a&ibasciatorc. Affa mentre a Roma- ri* 



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a|8 DELLE GUERRE CIVIU DI FRANCIA 
mettono la rìsoluziqoG delle cose alla corte di Spagna^ 
e di Spagna si ^rimettono agli avvisi di Roma e di 
FiaDdi<a, r amore del popolo Francese, che non era 
capace di tanta flemma , operava cosi efficacemente ' a 
favore del Re , che tu^te le cose erano in grandissimo 
moto 9 e da ogni parte si dissolveva per sé medesima 
P anione de^' collegati. .^ 

. Romoiaeggiava e strepitava il popolo di Parigi ridotto 
alP estremo delle strettezze , ed il comodo poco fa sen-* 
tito^ mentre darò la tregua, rendeva men tollerabili e 
pia noiose le difficoltà presenti, la carestia si faceva 
ogni giorno maggiormente necessitosa, e T interrompi- 
mento- .del commercio e V oziosa cessazione delP arti , 
avevano nella penuria del vivere ridotta ad ultima mi* 
èeria. la plebe ^ di maniera tuie che mancando quel po- 
tente incentivo, col quale solevano i capi tenerla sol- 
levata, cVera il pericolo «della religione, poiché a molti 
segni si vedeva essere vera e non simubta la conversione 
del Re , ciascuno inclinava a liberar sé medesimo di 
travaglia, ed a terminare con la pace il continuo pa« 
tire di tanti anni. Vedevano nelle città che s^ erano 
sottoposte air ubbidienza del Re conservata e mantenuta 
in esseri) la religione Cattolica, restituiti i beni agK 
Ecclesiastici, levate le guarnigbni daMooghi delle chie- 
se, ed escluso P esercizio della predicazione Ugonotta^ 
mantenute le comunità ne* loro privilegi , confermati 
gli tuffici alle persone Cattoliche ^ rimessi i governi 
nelle mani de^ medesimi capi , e non apparire innova* 
zione né pericolo di sorte alcuna. ' Volava la fama della 
divozione del Re, delP inclinazione sua a beneficio 
delia religione Cattolica, che il suo consiglio era tutto 
composto di prelati , e soggetti allevati e nntriti pella 
medesima fede, esaltavasi la sua benignità, la demen- 



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IXSKO &EC5IMOQUARTÓ a^g 

za, T animo alieno daHa Tendctta^ ed oltre tutto ciò 
P abbondanza e la quiete ehe godevano quei della sua 
parte, erano invidiate da quei della lega nelP estremità 
de' loro patimenti. 

La cupidità , la maniera tenuta dagli Spagnuoli area 
riempito eiascuno di mala soddis&aione^ .e le discordie 
che regnavano tra^ capi ponevano in dispeirazione ogni 
persona intelligente di po^er attendere dopo si lunghe 
&ticlìe qualche prospero fine ^ per la qual cosa cornivi* 
ciava pòpolo a &r diverse conventicole e radunanze^ 
ed* i politici non mancavano di rappresentare le con* 
siderazioni opportune ad ogni stato e condizione di 
persone, né il conte di Belin, il quale come govenìa^ 
tore .aveva if carico d' impedire il progresso di questa 
disposizione, pareva che molto se ne curasse, ò perchè 
fosse veramente mal soddisfatto del Duca e degli Spa- 
gntloli , o perchè giudicasse impossibile di trattenere 
più la città che non si rivoltasse , e perciò avesse la 
i|&ira di acquistarsi la grazia del Re per essere da lui 
confermato in quel govenio. JMJla essendo presente il 
Duca non gli fu difficile il comprendere la maniera te- 
nuta dal governatore , ed instigafo dall^ istanze del 
Legato e degli ambasciatori Spagnuoli, deliberò di ri- 
muoverlo da quel governo, il che come fu noto vi si 
c^ose gagliardamen{e il parlamento sebbene indarno, 
perchè il Duca dopo d' aver gravemente ripresi i se- 
natori, volle che per ogni modo accettassero il conte 
di Bristoe, al quale desiderava di soddisfare per questa 
via, essendogli stato il suo solito governo di Pottieri 
violentemente levato poco tempo innanzi al Duca di 
EUebove, «el che il Duca s^ ingannò grandemente, per- 
ahè Brtssac con tutto che fosse antico allievo e dipen- 
dente della sua casa , ayenda nondimeno speso e per- 



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%So DELLE <>UERRE. CIVIU DI FRANCIA 
4atp totip il 9^0 {>§r $«gHÌtaro la sua fortuiia^ èra stato 
ultUn^i!k|eiite aoco privo di ifu^lgOTemo eh^ <%U uni- 
t9ii^t^ àQia¥ay opdct 0r^ pi^qo^ di ooeuUo* dolore , e 
non era per mancare a quelle occasioni che si rappre* 
seotas^ero di poter raddrizzare k sua fortjuoa^ uè il 
governo di Parigi era à proposito per soddisfarlo^ perehè. 
oltre la spesa che portc^va seco lo splendore di quella 
carica mal proporzionata alle soe forze presenti^ era 
anco ^certo che non gli sarebbe testato , percbò già si 
trattava di dare il governo dell? Isola di Francia al 
marchese di san Sorlipp, e benché. si dicesse di dfcr* 
glielo con r esclusionr della\ città di Parigi^ era p^ò, 
verisimile ch^ egli per P istanze deUa madre fosse fi« 
oalment^ per ottenerlo. Il Duca nondimeno^ poiché 
ebbe stabilito in quel giorno Brissac, confidando to- 
talmente nella persona sua, deliberò di uscire di Pa-* 
rigi per passare, a Soessons ed indi alF esercito ) paren- 
dogli, .com^ era vero y che U suo dimorare ozioso gli 
diminuisse la riputazióne,' e desse maggior, comodità ai. 
popoli di rivoltaissi , e tuttavia nel punto delia partenza 
se gli attraversarotio molte cose, e gli fu messa in so- 
spetto la fede del nfkovo governatore , e P intelligenza 
che il. Preposto de^ mercanti teneva con molti politici 
afièzionati sJki parte del Re. 

L^ esortavano similmente a non partire ed il Legato 
e gli ambasciatori Spagnuoli , ma le parole di questi non 
erano prese da lui in buona parte, stimando che desi- 
derassero la sua dimora nella città per poter coàferire il 
caiuco dell' esercito e 1! amministrazione della guerra nel 
Duca di Guisa : ben lo commosse grandemente il ra- 
gionamento che gli fece madama di Nemurs sua ma- 
dre dimostrandogli .che la somma delle cose ora con** 
sisteva uclla conservazion& di Parigi , e cV ella aveva 



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LIBRO DEGIMOQUARTO - ^ oSt 
penetrato alcune pcatiehe che passavavio tra i ;paliticl 
della città ed il nuovo governatore^ ma uè «mcO'que* 
sto fu bastante a dissuaderlo dalla partenza , perchè tixip* 
pò diminuiva 1^ sun riputatone, e troppo pregiudicafra • 
al còrso delle cose lo stare con le mani a ciotola, e 
lasciarsi ristringere alP ultime necessità senta prendere 
espediente^ ed andava considerando che se il Re, fatto 
padrone di Pontoisa e di Meos, e per consegnenza acnco 
padrone della navigazione detle riviere, ed arvendo in 
suo potare Dreux, Orleans e Giartres, avesse' velato 
ristringere di assedio Parigi , egli sarebbe rìmaso ioipe* 
guato nella città senza potersi maneggiare per soccor* 
rerla e per dispegnarla ; ed arvendo notizia che il le 
avea fatta ÌTare una levata di sei tnila Svizzeri, i quaU 
erano in punto per entmre' nel regno ^ e sapendo die 
la Regina d'Inghilterra inviava nuovo soccorso di genti 
e di mìuuizioni, conosceva essere necessario di mettere 
insieme le forze de^ collegati, per opporsi alla primavera 
se il Re con un grosso esercito $i mettesse alla cam« 
pagua, il, che non si poteva fare s'egli medesimo per« 
sonalmente non vi s' adoperava , non giqdieaado che né 
* il Duca di Guisa , né il Duca d^ Ornala per autorifà O' 
per esperienza fossero sufficienti né per metter insieme, 
né per governare il campo ^ nella qual scarica le occulte 
intenzioni degli nomini ora più so<;petle che mai non* 
gli permettevano che si fidasse d^ alcun' altra, persona. 

Mosso da quéste ragioni, e non potendo persuadersi 
che il conte di Brissac fosse per abbandonarlo, e mu* 
tare quella fede, eh' egli, il padre e Tavolo suo ave* 
Tano sempre costantei^ente conservata , partì finalmente 
e condusse seco la moglie ed i figliuoli, lasciando in 
Parigi la madre e la sorella, il Gardinal Legato. « gli 
ambasciatori Spagnupli. Ma non fu cosi tosto partito , 



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^Sià DELLE GUERRE GlVflLrQI FRANCIA 
die il inòvematorà sentendosi solo, e poca stimando 
tutti gli dtri oh^ evAiiò nella oitta , giudicS non doversi 
perdere P occasione dt rA^drizaaare la sua fortuna^ per 
lar'i|iial cosa avendo tH*atidall|i sua parte Giovanni Vil- 
ler Preposto de^ mercanti e due de' prinp^pali caporioni, 
cV erano* Gjiglielmo Vairo signore di Neretto e lVfài*Uno 
P Inglese Signore di Beiriparo^pa^ò a praticare il pri- 
mo presidente e gli altri del parlamento. Qaesti erano 
mal sOddi^tti del Duca di Mena per averli in molte 
occasioni) è particolarmente nèlP ultima della mutazione 
ad governatore, come essi dicevano, ingratamente ed 
aspramente trattati , ed iscopertamente scherniti e stra- 
paizati, e mtJto più erano disgustati degli Spagnuoli 
per la proposizione delP Infante, aU' elezione 'della jjuale 
s'erano mostrati, apertamente contrari.^ ma quello che 
importava più di tutto, venivano i presidenti e consi« 
glierì del parlamento mal trattati e dagli ambasciatori 
del .Re Cattolico e dalle gyarnìgiom Italiane, Vallone 
e JSpagnuole , che dependevano da' loro come contrari 
e diffidenti, di modo che non Solo sentivano contra sé 
stesa .sul viso proprio, con mentovare spesso il nome 
del Brissope , minacce altere e voci obbrobriose , ma i • ' 
loro femiliari e ministri èrano nello spendere mal trat- 
tati dalla milizia , sino a rapir loro quello che compe- 
ravano violentemente daQe mani, del che essendosi molte 
volte doluti col Duca di Mena, non aveano riportato 
alcun rimedio , ma solo esortazione alla pazienza ^ dalla 
lunga' tolleranza della quale erano pafóafci finalmente ai 
faro)re, il quale svegliando gli animi, come è solito, 
aveva &tto conosoer loro quanU} fossero prossimi al- 
l' odiosa éervitù degli stranieri , e quanto fo^se meglio 
assicurar la fortuna propria con quel partito eh' era su* 
periore, ed uscir finalmente d'angoscia e di travaglio: 



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LIBRO DECMOQtJARTO ji53 

per la qilal cosa non fii molto difficile ti liravft nelb 
sentenza degli akri^e ridurlr adacooDfenlire alla «itolUi 
della città nètt' ubbidienza reale. 

Stabilite così le cose di dentro^ e parendo al goyeri» 
natore di essere in istato di poter disporre del pòpolo 
a ntiodo $ao , cominciò a trattare col Re per messo del 
conte della Rocbepot, col quale aveva strettisrima af* 
finità e confidenza, ed essendo il trattato dai primi prin- 
cipi proceduto a ' restringersi nette cottdi»oni delPaccor* 
do ^ ri si intromisero il' conte di Scombergli, moasi^ 
gnòre di BeHieure ed il. presidente Tuano , i quali in 
pochi giorni conclusero quello clie si avesse da opera* 
re, co^ per soddis&re il conte di Brissac, come per 
poter conseguire la dttà seoza tumulto e senza spargi* 
mento di sangue^ e finalmente essendosi abboccato in 
la^ campagna il medesimo conte col signore di san Luc^ 
il tjuale aveva una sua sorella per moglie , sotto |>re* 
testo di trattare della dote di essa , per - la quale già 
mollo tempo litigavano insieme , restò <x>ncordemente 
stabilito; che pella città di Parigi, ne^suoi boi^hi e 
dieci miglia alP intorno , non si farebbe pubblico fser« 
cizio se non della religione Cattolica Romana conforme 
tn tutto agli editti de* Re passati: che il Re perdono* 
rebbe generalmente a tutti di qualunque stato e condì* 
zione, i quali avessero con &tti o con parole sostenuta 
e fomentata la lega , chiamato 3 popolo à sedizione, 
sparlato della persona ^ua, scritto e stampato^eontra 
di hii , gettate a terra e dispregiate l'insegne sue o del 
Re suo predecessore , e che in qual si voglia sorte fos- 
sero colpevoli delle, sedizioni passate, eccettuando qaelH 
che avessero proditoriamente cospirato centra la sua 
persona, o fossero partecipi dell' ilccisione del Re .de- 
funto: ohe la viU e la roba de^ cittadini sarebbe Ubero 



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!i54 DELLE. aUERIlE OVIU DI FRÀNGIA 
dalla tfblenza e dai «aoco , confermati tatti i pri^ilegi| 
prcroigative ed immuiiità loro, e teotltl nel medesimo 
grado che solevano essere al tempo de^ Re passati : che 
tutte le pròvvifiioni fatte dal Duca di Mena al<iariohi, 
uffici e beneficj vacanti per morta, còsi nel pagamento 
come fuora , sarebbono confermati i&elle medesime per^ 
•onb, ma eoa obbligo di pigliarne di nuovo rinvesti- 
tura dal Re: che tutti i magistrati presenti' della città 
tardibono oonferlnati se . volessero sottóporsi alP ubbi- 
daensa* reale: che a ciascun cittadino, a cui ^on pia** 
cesse di dimorare nella città ^ fosse lecito Uberamente 
partirsi j e senza altra licenza asportare le cose sue : 
che il Gardinaie Legato e quello di PeUevè con tutti i 
prelati e familiari delle loro córti, potrebbono libera^ 
mente co& la roba ed arnesi loro o restare o partire, 
come e quando paresse loro comodo ed òppoi^tuno : che 
agli ambasciatori Spagnuoli con tutto il loro seouito, 
roba e famiglia sarebbe similmente concesso poter si^ 
caramente partire e condursi con passaporti e salvicon-» 
dotti del Re dove paresse loro: che le signore e Prin« 
cipesse che si trovavano nella città póttebbono stare o 
partirsi nel medesimo mòdo con piena libertà e sicu-i 
rezza: cble le guarnigioni straniere, o Francesi e di qual 
si voglia nazione, potrebbono uscire dalla città nelF or^ 
dinanta loro col tambìiro battente, insegqe spiegate e 
corde accese per condursi ove loro paresse buono : che 
al cento di Brissao sarebbono numerati per rico^pen^ 
delle spese e perdite fatte dugento mila scudi,, venti- 
mila franchi di annua pensione, confermato, il caricò 
di «marésciaUo di Francia conferftogli dal Duca di Mena, 
e coudedttli i -governi perpetui di Còrb^l e di Manta) 
le quali còse insième con mólte altre minori, ■ poiolià 
furono stabilite, si attèse per ciascuna parte à proo»* 
rame V esecuzioue. 



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JJBRO DECaMOQUAHTO ; b5S 

' Era tu ^esto tempa il Re nella città: di GiartEes^ 
ove egli 9^ eia -&tta corenarre ed «ogere^ o, cGme em 
dicono, sacrare, nel che erano corse moHe. difficoltà^ 
le quali tuttavia con P auiorilà del consifilioi erano état 
te opportunamente rimòsse ; perciocché desiderando egU^ 
per levare i dubb) agli animi scrupolosi , divaggimigece 
alla, sua conversione questa cerimonia solita fersi da tutti 
i Re, opponevano alcuni che .la consecreiione per an* 
tica consuetudine non si potesse, fi»e fuori della cttlà 
di Rens, né per nAno d^ahri che dell' Arciveseovo di 
quella Chiesa; ma rivoltate dUigeotemente l'istorie dei 
tempi passati', trovarono gì' intendenti che molti Re 
erano stati «sacrati in altri luoghi', e la ragiono noii 
consentiva ohe qpiando quella città non fesse 9tata ih 
potere del Re cU Francia , dovesse cgK per questo in- 
stare senaq^ la debita cerimonia che giudicavano neces- 
saria per il suo perfetto stal^imentó. ' 

Rimossa questa difficoltà, ne saccedeva un' altra ^ come 
si potesse sacrare il 'Re senza 1' olio della. santa ampolla 
che si conserva nella cattedrale di quella città, e che 
tiene 1^ fama essere stata portata da un angelo dal 
cielo in terra espressamente per la consecraxioBe del 
Re Clovigi e degli altri Re di Francia suoi suqcessori^ 
ma né anco di questo v'era altra necessità, se noli la 
semplice tradizione, onde fu terminato che non essendo 
né la città né V olio in potere del Re, fosse portato 
1' olio che si conserva nella città di Tufs zkil monasteri^ 
de' monaiii di san MaAino, il quale é fiuna, confermate 
dalla autorità di molti scrittori , essere stato jsimilmeotè 
portato al cielo per ungere quel santo , quando adendo 
dalla sommità di una scala s' era contuse e conquassate^ 
tutte V ossa; per la qiial cosa monsignore di Soùré', go- 
vernatore di Turs, fatta levare piocessioiìalmentè qàc*(^ 



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256 DELLE GUE1ÌRE CTVIU DI FRANCIA 
rampolla da' mederioii monaci cli^ P-baDiio in de{K>- 
sitO) ed aocoDGbtala nella sommità d'un carro espres- 
samente i^bbrìcato per questo e&tto sotto un «rtoco 
baldacdiinO) 'attorniato pomposamente da lumi , ed ac- 
compagnato da quattro compagnie di cavalli, precedendo 
sempre per tutto il viaggio egli medesimo, la fece con;- 
dmre nella dttà di Garlres, e con quell'olio unsero 
lidia cousecraaione il Re, fiicendda poi con la medesima 
cerimonia e venerasione ritornale al suo luogo. Nacque 
anco concorrenza tra' prelati^ obi Ai loro dovesse fare 
1' atto della consecrazione , perciocché 1' Arcivesco¥0 di 
Burges col nome di piimato pretendeva a lui apparte- 
nersi questa funzione, e dall' altro canto Niccolò Tuano 
vescovo di Qartres, dovendosi fare la cerimonia nella 
sua Chiesa, pretendeva che non se gli potesse levare; 
Sentenziò U consiglio a fiivore del Véscovo diocesano, 
e coisì il giorno vigesimoséttimo di febbrajo. con gran 
«olenuità, e con pom^a ecclesiastica e militare fu sa- 
crato il Re, assistendo alla cerimonia r dodici Pari di 
Francia, sei ecclesiastici e sei secolari^ i quali furono i 
vescovi di Ciartves, di Nantes, di Diaan, di MagUesò, 
d'Orleans e di Angers rappresentanti quelli di Rens, 
di Langres, di Laon, di Boves, di Nojon e di Ghia- 
Ione^ e per i Pari laici, il Principe di Conti per il 
Duca di Borgogna , il conte di Soessons per quello >di 
Guienna, il Duca di Mompensierì per il Duca di Nor« 
inandia, il Duca di Lueemburgo in luogo del conte di 
Fiandra, il Duca di Res in luOgO del conte di Tolosa, 
ed il Duca di Vantador in ve^e del conte di Sciam* 
pagna. L' Arcivéscovo di Burges fece P ufficio di gran 
Limosioiere, il maresciallo di Matignone quello di gran 
Contestabile, il Duqa di Lungavilla quello^di gran Giam- 
berlano, il conte di san Polo fece le funzioni di gran 



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LIBRO DECIMOQUARTO aSj 

Maestro^ ed il gran Gancelliere Chi verni tenendo i si- 
gilli nella man destra sedette in nno de^ canti dello 
strato. 

Gomnnicossi il Re secondo P uso de^Re di Francia 
nel giorno di questa solennità sotto P una e P altra 
specie, fece il giuramento solito a farsi da tutti i Re 
di mantenere la fede cattolica e P autorità di Santa 
Chiesa, e nelP uscire del tempio segnò ^P infermi dalle scro- 
fole al numero di trecento. Dalla Chiesa si passò al con- 
vito, nel quale conforme al solito sederono i Pari che 
erano intervenuti alla cerimonia, la Principessa Cate- 
rina sorella del Re con P altre dame che si trovarono 
in corte, e gli ambasciatori de^ Principi, che furono 
quello della Regina d' Inghilterra, e per la Repubblica 
di Venezia Giovanni Mocenigo. Il dopo pranzo il Re 
intervenendo al vespero prese P órdine dello Spirito 
Santo, rinnovando il giuramento della conservazione 
della fede e della persecuzione deiP eresia, le quali ce- 
rimonie siccome riempirono gli animi de^ suoi di leti- 
zia e di contentezza, cosi commossero maggiormente 
P inclinazione degli altri a riconoscerlo ed ubbidirlo. 

Intanto si maturavano in Parigi i trattati per la ri- 
duzione della città maneggiati con gran destrezza è con 
molto silenzio dal governatore, dal Preposto de^ mer- 
canti e dal presidente Maestro , ma attraversati più che 
mai dalle veementi persuasioni de^ predicatori, i quali 
non cessavano d^ esagerare su per i pergami la conver- 
fiione del Re essere fi^ta e palliata, né potere egli con 
buona coscienza essere da ninna persona riconosciuto. 
Attraversarono il negozio similmente le pratiche e P ar- 
dire de^ sedici, i quali dopo il caso del presidente Bris- 
sone, essendo restati con poco credito e con minor pos- 
sanza, ora fomentati dal Legato e da^ medesimi Spagnuoli, 

lUVlLA VOL. IV - 17 



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258 DELLE GUERRE CIVIU DI FRANCIA 
né ìneno di loro dalle Duchesse di Nemurs e di Moni* 
pensieri , che secondo il tempo avevano mutata naviga- 
zione , cominciavano a risorgere , radunandosi frequen- 
temente, suscitando spessi rumori , e procedendo audace- 
mente contra quelli che cadevano in sospetto di tenere 
dalla parte del Re: ma il governatore , valendosi delP au- 
torità sua, e spendendo anco il nome del Duca di Mena, 
gK andava dissipando e rintuzzando sotto colore di non 
voler conventicole e sollevazioni armate In tempo di tanto 
sospetto , e finalmente d' accordo col parlamento fecero 
pubblicamente bandire sotto pena della vita e confisca* 
zione de^ beni , che alcuno non potesse trovarsi a con- 
gregazione alcuna fuori della casa di villa, e senza la 
presenza de^ magistrati al numero di più di cinque, col 
fondamento del qual decreto adoperando il governatore 
aspramente la forza, distrusse in pochi giorni, e si le- 
vò r opposizione de^ sedici , di modo tale ch^ essendo 
ormai in istato di poter disporre della città, determinò 
di voler ricevere il Re la mattina del vigesimosecondo 
di di marzo, e per questo, avendo sparsa voce che il 
Duca di Mena mandava da Soessons genti e munizioni 
per rinforzo della città, e ch^ era necessario mandarli 
ad incontrare, fece uscire il giorno innanzi il colon- 
nello Jacopo Argenti col suo reggimento di Francesi , 
del quale non si fidava, inviandolo alla volta di Boves, 
per la quale strada diceva egli che veniva il soccorso. 
Aveva di già Martino V Inglese praticato e condottò 
dalla sua parte con grossa promessa di danari san Quin- 
tino, il quale comandava al terzo di Valloni ch^ erano 
nella terra ; ma essendone pervenuta suspizione al Duca 
di Feria, lo fece il giorno vigesimoprimo ritenere, e 
ridusse tutto il terzo, e similmente P altro di Spagnuoli 
neMuoghi vicini alla sua abitazione, la quale esseudo 



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LIBRO DECIMOQUARTO 259 

nel quartiere di Sant^ Antonio in luogo molto remoto, 
da quella parte pei^ la quale si disegnava d^ introdurre 
il Re, riusci molto a proposito che le forze più valide 
fossero condotte in sito così distante. Il terzo di Na- 
politani comandato da Alessandro de^ Monti fa dal go- 
vernatore inviato in quella parte della città che è posta 
di là dal fiume, dicendo di volerli tener pronti per 
ricevere quantità di vettovaglie che si dovevano da quella 
banda condurre il giorno seguente. I Tedeschi soli fii- 
ron ritenuti verso i quartieri di sant^ Onorato e di san 
Dionigi, come più facili ad essere o persuasi o soddi- 
sfatti, non volendo il governatore con ispogliare total- 
mente quel quartiere accrescere il sospetto che già cal- 
damente correva per ogni parte. 

Venuta la sera, il governatore avendo ridotti nelle 
sue case il Preposto de^ mercanti , e quegli de^ capi e 
magistrati del popolo che sperava dovessero consentire, 
espose loro il suo consiglio , le condizioni delP accordo 
fatto col Re, e la necessità nella quale erano ridotti di 
liberarsi con la pace da^ patimenti e da^ pericoli che non 
avevano più riparo*, e trovatili tutti già disposti e concordi 
a seguitare il suo parere , gli esortò a farlo francamente 
e di buon animo, ed a provvedere che la mutazione 
delle cose e V introduzione del Re seguissero senza tu- 
multo^ al che essendo pronto ciascuno degli assisten- 
ti, spedirono nelle due ore della notte bollettini sot- 
toscritti dal Preposto de^ mercantt alla maggior parte 
de' capi delle contrade, i quali avevano mutati ed eletti 
a modo loro, avvertendoli ch'era fatta la pace, e che 
dovendo seguire V accomodamento la mattina seguente, 
provvedessero che non succedesse rumore , ma che cia- 
scuno, abbracciando la quiete cosi necessaria, e già tanto 
tempo bramata, non si mettesse in tum(ulto, essendo 
certo che la ^lule e la roba de' cittadini era in sicuro. 



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26o DELLE GUERRE CIVILI DI FRANCIA 

Dato questo ordine, che passò con grandbsimo si- 
lenzio, e fu volentieri eseguito da tutti, il governatore 
andato alla porta nuova intomo alP ora di mezza not- 
te , e condottivi i Tedeschi , gli mise sotto P armi in 
ordinanza^ ed in poco spazio di tempo fece levare ii 
terrapieno, col quale molto innanzi era stata impedita 
quella porta. Il medesimo fece alla porta di S. Dionigi 
il 'Preposto de^ mercanti , e lasciatovi a guardia Mar- 
tino P Inglese, andò ad unirsi a porta nuova con il 
governatore. 

Era stata la notte piena di pioggia , e fra tuoni e 
lampi molto fortunevole ed oscura^ per la qual còsa il 
Re "con P esercito , il quale partito di San Lis era per- 
venuto la sera innanzi a san Dionigi , tardò due ore 
oltre P ordine messo a comparire, ed in tanto essendo 
tutta in moto la città fu sentito il romore dagli am- 
basciatori Spagnuoli , de^ quali il Duca di Feria fece 
subito mettere in arme la fanteria che aveva d^ intor- 
no , e Diego d^ Ivarra spintosi a cavallo a porta nuo- 
va, dimandò con la solita alterezza quello che si fa- 
ceva ^ ma il conte di Brissac non meno alteramente gli 
rispose , ch^ egli non era in obbligo di rendergli conto 
di quel che si faceva, ma che per urbanità gli voleva 
dire, che si dovevano ricevere le genti e le munizioni 
che venivano dal Duca di Mena, le quali per non ca- 
pitare in mano del Re facevano fuori di mano quella 
strada , e che però poteva quietarsi ed andarsene a ri- 
posare , alle quali parole Diego o prestando fede o co- 
noscendo non si poter opporre, si ridusse ancor egli 
al quartiere degli Spagnuoli 

Erano già le quattr' ore dopo la mezza notte, quan. 
do monsignore di San Lue arrivò con le prime schiere 
delP esercito al palagio delle Tuillerie fuori della por- 



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LIBRO DÉCIMOQUARTO 261 

ta^ ed avendo dato il segno con tre rocchette accese 
in aria com^ erano convenuti , il conte di Brissac s^ a- 
vanzò a riconoscerlo ed a parlare con lui, e ritornato 
nel luogo ov^ era restato il Preposto, fecero subitamente 
aprire tutta la porta, per la quale entrò primo di 
tutti il medesimo San Lue, marciando a piedi con la pi- 
stola in mano , e pose il capitano Favàs con cento ar-< 
mati in spalliera a guardia della medesima porta, ed 
egli con il signore di Vie e con quattrocento soldati 
del presidio di San Dionigi , occupò la strada di San 
Tommaso. Seguirono monsignore d^ Humieres, il conte 
di Belin già dallo sdegno della privazione del governo 
ridotto al servizio del Re, ed il capitano Raulet pur 
a piedi con V armi pronte, i quali con ottocento sol- 
dati avanzandosi s' impadronirono del ponte di S. Mi- 
chele. Entrò terzo monsignor d^ O governatore delP I- 
sola di Francia , e destinato governatore di Parigi , il 
quale con il Barone di Salignac e con quattrocento sol- 
dati , camminando lungo le mura, andò ad occupare la 
porta di S. Onorato. 

Il Maresciallo di Matignone che conduceva gli Svizze- 
ri , avendo veduto nelP entrare i fanti Tedeschi in arme , 
disse loro ad alta voce che gettassero in terra Par- 
me^ il che ricusando essi di fare, egli, fatte abbassare 
le picche a quelli che lo seguivano, ne fece uccidere al 
numero di venti ed altrettanti gettar nella riviera, onde 
gli altri abbassando Tarmi furono da lui disarmati e con- 
dotti innanzi alla chiesa di San Tommaso , dalla quale 
si distese con gli Svizzeri fino alla croce del Tiroer a 
mezzo la strada di S. Onorato. Entrarono dopo di lui 
il signore di Bellagarda e susseguentemente il conte di 
San Polo con due altri squadroni, i quali con le loro 
truppe si fermarono innanzi al palagio del Lo vero, di- 



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a62 DELLE GUERRE CIVILI DI FRANCIA 
stendendosi sino alla chiesa di San Germano. Dopo di 
questi marciava il Re similmente a piedi coperto di 
tutte arme alla testa di quattrocento gentiluomini , e 
circondato da due spalliere d^ arcieri della sua guardia, 
il quale avendo trovato il conte di Brissac su P entrata 
del ponte , levatosi la banda bianca medesima cV egli 
portava, e gi tintala al collo del conte, V abbracciò stret- 
tamente^ e tutto in un tempo avendo il governatore 
gridato altamente,* viva il Re, fu replicata la voce, pri- 
ma dal Preposto de^ mercanti che gli era dietro , poi di 
mano in mano per tutte le contrade della città , ripi- 
gliando allegramente questo grido anco que;i medesimi 
che non erano consapevoli del fatto. II Re passando in 
mezzo alla spalliera della sua gente , commise che sotto 
pena della vita non si offendesse alcuno, e con la stessa 
comitiva si condusse a dirittura nel tempio di nostra 
Donna , ove con non minor applauso che negli altri 
luoghi fu ricevuto dai sacerdoti. Ultimo ad entrare fu 
il maresciallo di Res , il quale con belP ordine avan- 
zandosi verso V estreme parti della città per assicurarsi 
di quei quartieri , incontrò Diego d^ Ivarra , che con 
due compagnie di Spaguuoli veniva verso il tumulto y 
ma spingendosi innanzi in tanto maggior numero le genti 
del Re , essi si ritirarono ov^ erano i loro compagni , 
ed il maresciallo occupò la strada di San Martino, es- 
sendo già stata occupata quella di San Dionigi da mon- 
signore di Vitri e dal signore della Nua , entrati da 
quella porta. 

NelP uscire che il Re fece di chiesa , il popolo già 
certo di quel eh' era seguito , e sicuro della propria sa- 
lute, ripigliò la voce di viva il Re, più allegramente 
di prima, e cominciò con grandissima concorrenza a 
prendere le bande bianche >, ed a contrassegnarsi con 



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LIBRO DECIMOQUARTO a63 

le croci nel cappello delFistesso colore, aprendosi con 
festa e con giubilo a gara V una delP altra le botteghe , 
di modo che nel termine di due ore restò la città in 
tanta quiete, come se non fosse &tta innovazione alcuna. 

Innanzi che il Re si conducesse al Lovero, spedi 
Monsignore di Perron poco prima ritornato da Roma 
al Cardinale Legato significandogli , eh' era in libertà sua 
r andare ed il restare , ma che lo pregava a voler tro- 
var modo che si abboccassero insieme , perchè avrebbe 
per avventura ricevuto da lui più soddisfazione e più 
onore di quello che gli era stato fatto dalla lega^ ma 
ricusò il Cardinale di volersi abboccare, poiché il Pon« 
tefice avea ricusato d' ammettere gli ambasciatori , e 
disse che poiché era lasciato in libertà, voleva uscire 
non solo della città, ma anco di tutto il regno ^ il che 
sebbene il Re sMngegnò di distornare, non fu tuttavia 
possibile d' impedirlo , cosi perchè egli non voleva es- 
sere astretto a trattar cosa afcuna con un Principe non 
riconosciuto dal Papa , come per P antica sua inclina- 
zione, che anco nella disperazione di tutte le cose, forse 
per dimostrarsi costante, non poteva dissimulare^ e 
nondimeno essendo trattato con gran rispetto , si trat- 
tenne sei giorni nella città, ed indi accompagnato dal 
medesimo Vescovo di Perron sino a Montargis s' in- 
camminò a. dirittura per uscire del regno. Nel mede- 
simo tempo delP entrata del Re traeva gli ultimi so- 
spiri il Cardinale di Pellevé , il quale intesa la rivolu- 
zione delle cose sdegnosamente disse, che ancora spe- 
rava che V armi degli Spagnuoli e de' buoni Cattolici 
avrebbono cacciato quelP Ugonotto di Parigi , nel fine 
delle quali parole passò da questa vita. 

Andò il conte di Brissac agli ambasciatori Spagnuoli , 
e commise loro per parte del Re che liberassero san 



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%6i DELLE QUERRE CIVIU DI FRANCIA 
QaintiDO y 1 quali non ricasarono d^ ubbidire , e richia- 
mato Alessandro de' Monti ad unirsi con la geute Spa« 
gnuola , deliberarono d' uscire il medesimo giorno ^ per 
la qual cosa dopo il mezzodì accompagnati da monsi- 
gnor di san Lue e dal barone di Salignac pervennero, 
nel mezzo della gente loro che marciava nelP ordinanza , 
alla porta di san Martino , nelP ingresso della quale il 
Re stava a cavallo per vederli partire. Essi profonda- 
mente V inchinarono , e cortesemente furono risalutati 
da lui , e senza altre parole uscirono dalla città , ed ac- 
compagnati sino al Borghetto dalle genti del Re pre- 
sero la volta di Soessons, e sMnviarono alle frontiere. 
Mandò il Re con la medesima affabilità il gran Can- 
celliere e monsignor di Bellieure a visitare le Princi- 
pesse e ad iscusarsi se quel giorno non aveva tempo di 
visitarle personalmente, le quali accomodate le cose 
loro partirono poi ben trattate eé onorevolmente ac- 
compagnate, eccedendo il Re con la cortesia P obbligo 
delle promesse. 

Uscirono parte con il Cardinale Legato , parte con I 
ministri Spaguuoli il Vescovo di san Lis , V avvocato 
Orliens, il curato Bucciero, Niccolò Varada Gesuita, 
Cristoforo Aubri curato di santo Andrea, il Pellettle- 
ro curato di san Jacopo , Jacopo Culli curato di san 
Germano, Giovanni Amiltone curato di san Cosmo, 
il padre Guarino Francescano , ed alcuni altri de' Pre- 
dicatori e dei caporioni della città, restando tutto il 
resto del popolo , e molti di quelli eh' erano stati acerbi 
nemici del Re , contra i quali conforme alla parola che 
avea data, non permise egli che si facesse motivo di 
sorte alcuna. 

Restava in potere de' nemici la Bastiglia governata 
dal signore di Burg , il quale il primo ed il secondo 



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LffiRO DECIMOQUARTO a65 

giorno non solo non fece alcuna dimostrazione d^ ar- 
rendersi ; ma con molti tiri di artiglieria procurò d^ in- 
festare la terra ^ ma poiché fu preparata la batteria , e 
che conobbe che gli mancavano di dentro viveri e mu- 
nizioni , il quinto giorno si arrese, e lasciatala in po- 
tere del Re, seguitò il viaggio che aveano fatto gli al- 
tri. Così senza tumulto, senza difficoltà e senza sangue 
pervenne la città di Parigi interamente nelP ubbidienza 
del Re, il quale fatto pubblicare un general perdono, 
mandato fuori ad alloggiare T esercito, richiamato il 
parlamento, aperte le strade alle vettovaglie con pub- 
blico ristoro di tutti gli Ordini , rimise In pochi gior- 
ni la città nella sua pristina frequenza e nelP antico 
splendore. 

Seguì P esempio della città di Parigi Monsignore di 
Yillars governatore di Roano , il quale avendo trattato 
e concluso col mezzo di Massimiliano Monsignore di 
Roni, convenne ne^ medesimi giorni di riconoscere il 
Re tirando seco con la navigazione della Senna Hon- 
fleur, Avrò di Grazia, e tutto il tratto delPalta Nor- 
mandia. Era stata alquanto difficile la trattazione di 
questo accordo, perchè il signore di Yillars voleva la 
confermazione del grado di grande Ammiraglio, che per la 
parte della lega esercitava , ed il baron di Birone, che poco 
prima aveva ottenuta questa dignità dal Re, si rendeva 
difficile di lasciarla^ ma finalmente essendo chiaro che 
quei che ritornavano alP ubbidienza si dovevano allettare 
con la confermazione deMoro medesimi carichi e go- 
verni, bisognò che il barone si contentasse di cederla, 
ricevendo in suo luogo il grado di Maresciallo, che 
lungamente avea tenuto il padre, e nondimeno non fu 
senza suo gravissimo discontento, ancorché il Re gli 
facesse un donativo di venti mila scudi , e gli promet- 



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266 DELLE GUERRE CIVIU DI FRANCIA 
tesse molti governi, pretendendo egli essere principale 
il suo merito nelle vittorie del Re , e non dovere essere 
spogliato de^ suoi onori e delle sue entrate per inve- 
stirne i nemici ^ il che sebbene con la sua solita libertà 
di parlare esagerò più volte, dicendo che avrebbe do«« 
nato il carico di Maresciallo per un palafreno di cin- 
quanta scudi , non potè però deviare la deliberaz ione 
del Re, e ne concepì tanto sdegno, che in altri tempi 
partorì grandissimi inconvenienti. 

Ma Yillars, ottenuto il carico di Ammiraglio e la con- 
fermazione de^suoi governi, il trattenimento per i sol- 
dati Provenzali che lo seguivano, ed il governo di Avrò 
di Grazia successivamente per il cavaliere d^ Oisa suo 
fratello, si dichiarò nella fine di marzo, e mise quelle 
città neir ubbidienza del Re , le quali ottennero tatte 
le cose opportune, così per la manutenzione della re- 
ligione, come per i proprj interessi. Così essendo per- 
venuta tutta la provincia di Normandia in potere del 
Re, restava sola la città di Honfieur nella provincia bas- 
sa, che teneva le parti della lega. 

E posta questa città in un angolo^ che a guisa di 
penisola sporge e s^ avanza nel mare Oceano a dirim- 
petto d^ Avrò di Grazia , posto dalP altra parte appunto 
nel luogo ove il fiume Senna sbocca ed influisce nel 
mare, sicché tra V una fortezza e P altra non vi è di 
mezzo se non il corrente della riviera, il quale rice- 
vendo il flusso del mare e largamente ingorgando è spa- 
zioso di due grosse leghe francesi. Comandava in que- 
sta piazza il commendatore Griglione, il quale come 
Provenzale vi aveva ridotto grosso presidio delP istessa 
nazione, ed essendo ivi ridotti con lui uno de^ figliuoli 
del signore di Fontana Martello principale di Caux , il 
capitano la Torre feroce ed esperimentato guerriero, il 



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LIBRO DEaMOQUARTO ^6; 

capitaìio Glese nipote del governatore di Gan , il cu« 
rato di Tru villa che di prete s^ era fatto famoso con- 
dottiere di gente armata , e molti altri soldati e gen- 
tiluomini che seguivano la medesima fazione, avevano 
ivi fatto un principale ridotto, e correndo e depre- 
dando il paese, facendo prigioni senza riguardo, met- 
tendo taglia alle persone ricche , e con un buon nu- 
mero di barche armate combattendo e predando i va- 
scelli che passavano alla bocca del fiume , avevano riem- 
pito quel luogo non solo di numerosa milizia e di ogni' 
apprestamento da guerra, ma anco di molte ricchezze; 
per la qual cosa il Duca di Mompensieri desideroso di 
levare ijuest^ ostacolo posto nel mezzo del suo governo, 
e di liberare i popoli vicini da questo travaglio, deli- 
berò nel principio d^ aprile di mettere P assedio a que- 
sta piazza ; e chiamata a sé la nobiltà di tutta la pro- 
vincia con due mila fanti Inglesi , che nuovamente erano 
sbarcati per passare in Bretagna, ottocento Tedeschi, 
che già molto tempo militavano in quelle parti , quattro 
reggimenti Francesi, radunati dalle guarnigioni della pro- 
vincia che ascendevano al numero di tre mila , trecento 
archibugieri a cavallo 'ed ottocento gentiluomini , par- 
tito da Lisieux il decimo di d^ aprile, comparve la mat- 
tina delP undecimo in vista della terra. 

È circondata la città dalla parte di terra ferma da 
un fosso largo più di quaranta passi, per il quale passa 
il flusso e reflusso del mare, e sopra di esso è posto 
uno spazioso ponte con i pilastri di pietra, ma con- 
struttO di tavole e di legname , il quale nel primo ar^ 
rivo aveva disegnato il Duca di voler occupare ; per la 
qual cosa mentre V esercito a lento passo si andava av- 
vicinando , il colonnello la Liserna si avanzò con il suo 
reggimento alla volta del ponte sostenuto da Moosi- 



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!i68 DELLE GUERRE CIVIU DI FRANCIA 
gnore di Feryaqaes con dageato e cinquanta cavalli^ 
ma quei della terra antivedendo il disegno aveano pò* 
sti due falconetti sul medesimo ponte , ed aveano data 
la cura al curato di Truvilla con cento fanti, che ne 
impedisse P ingresso, onde alP arrivo della fanteria reale 
si attaccò fieramente la scaramuccia, nella quale soprav- 
venendo dalla parte di dentro il capitano la Torre con 
altri cento de^più valorosi soldati, cominciavano i fanti della 
Lisema a ritirarsi, quando il signore di Fervaques, forse 
con più coraggio che prudenza , corse di tutta briglia per 
rispingere il nemico , che di già si era avanzato in sito 
largo fìiorì della strettezza del ponte; ma Truvilla e 
la Torre come lo videro tanto avanzato, che si era 
condotto in tiro dei falconetti , se ne servirono cosi op- 
portunamente , ch^ essendo carichi di scaglia uccisero 
in un tratto più di venti de^suoi, e ne ferirono più 
di venti altri, fra i quali Enrico Davila,'che scrisse 
F istoria presente , essendogli ucciso e sbranato sotto il 
cavallo , fu in grandissimo pericolo della vita. Ma ri- 
tirandosi caracollando il signore di Fervaques riceve- 
rono la scaramuccia gP Inglesi , la quale rinforzata ora 
da^ fanti Francesi , ora dagli archibugieri a cavallo , ora 
dal medesimo signore di Fervaques con la sua caval- 
leria durò tutto quel giorno senza che i nemici si po- 
tessero discacciare dal ponte. 

Fece Monsignore di Surena, uno de^ Marescialfi del 
campo, alzare la notte un forte a dirimpetto del pon- 
te , il quale , con tutto che molto P infestassero P ar- 
tiglierie di dentro , il giorno seguente fu ridotto in 
difesa, ed essendosi piantati in esso quattro pezzi di 
artiglieria, si batterono di tnodo i nemici, che essendo 
restato morto da una palla di colubrina il curato di 
Truvilla, furono costretti ad abbandonare il ponte, ma 



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LIBRO DEOMOQUARTO 1169 

dimostrarono tanta costanza^ che vollero prima vedere 
abbruciato o affondato tutto il legname, innanzi che 
lasciandolo si ritirassero nella terra. 

Si piantarono ne^ tre giorni seguenti V artiglierie], le 
quali al numero di quattordici batterono dalla porta 
sino alla riva del mare verso ponente, con tanto sprezzo 
degli assediati ne^ primi giorni , che il capitano la Torre 
non dubitava , nelP intervallo eh' era dalP un tiro al- 
l' altro, di comparire su la muraglia, né per molto che 
s' ingegnassero i cannonieri , che interpretavano questo 
atto in loro sprezzo, fu mai possibile né coglierlo né 
spaventarlo,. e nondimeno avevano nello spazio di cin- 
que giorni fatta tanta ruina P artiglierie, che il giorno 
vigesimosecondo si avanzarono le fanterie per dar Pas* 
salto. Era stata assai mal riconosciuta la fossa , cosa più 
di tutte perniciosa nelP assalire , ed aveano creduto i 
capitani, ch'iella fosse piena di sabbia portata dal flusso 
del mare, sicché potesse reggere il peso di chi andasse 
alP assalto, di modo che osservata la congiuntura della 
marea spinsero quando erano più basse P acque gP,In« 
glesi ed i Francesi da due diverse parti nella fossa; 
ma benché trovassero sabbia nel principio, e passas- 
sero innanzi, nondimeno arrivati al mezzo si affon- 
darono di maniera, che restando molti di loro impe- 
guati senza potersi ritirare, furono dai nemici ch'erano 
su la muraglia, con sibili e con gridi, quasi fiere con- 
dotte nella rete , a colpi di archibugi e di moschetti 
tolti di vita. 

Morirono col capitano Gasconetto ottanta de' Fran- 
cesi, e con il luogotenente colonnello più di centocin- 
quanta degP Inglesi. Ma il Duca cruccioso di cosi grave 
disordine, volle nelP avvenire assistere da sé medesimo 
a tutte P operazioni, e con aite grandissima, né con 



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270 DELLE GIJERRE GIVIU DI FRÀNGIA 
minor diligenza, feoe febbrìcare alcuni ponti di me- 
diocre lunghezza, i quali dalla sponda del fosso arri- 
vavano sino al pantano, portando nella fronte loro 
ciascuno un piccolo gabbione ripieno di terreno, a fa- 
vor del quale gettandosi poi fascine grossissime , sassi 
ed altra materia nel concavo della fossa, si andava riem- 
piendo ed atterrando a poco a poco, benché ciò si 
£ices8e con evidente pericolo e con gran mortalità dei 
migliori soldati, per il continuo gettare di fuochi ar- 
tificiati, di moschettate, di sassate e d^ altre offese che 
indefessamente adoperavano i difensori. Ma essendosi 
perfezionato il lavoro dopo lo spazio di quattro giorni!^ 
si trovò che i nemici avevano fabbricato di dentro un 
trincerone, col quale avevaa riparato e coperto tutto lo 
spazio della muraglia battuta, onde riconosciuto il posto, 
fu giudicato molto difficile e quasi del tutto impossibile 
il poterlo spuntare^ per la qual cosa il Duca fatte voltare 
la medesima notte tutte le opere alla volta del ponte 
già rotto, lo fece con nuove tavole e nuovi travamenti 
risarcire, di maniera che si poteva, benché strettamente 
e malagevolmente, passare, il che riusci fuori della cre- 
denza d^ ognuno, perché lo spazio della notte era breve, 
e si lavorava alP oscuro , se non quanto quei della terra 
lanciavano gran quantità di fuochi per riconoscere quella 
che si faceva. 

Furono la medesima notte voltati a quella parte dalla 
batteria più vicina cinque cannoni , i quali fuiiosamente 
cominciarono a tirare nelP apparire del giorno , di ma- 
niera tale che abbatterono il torrione della porta ed 
una gran parte di essa innanzi che gli assediati aves- 
sero tempo di fabbricarsi alcuna ritirata^ ed appena fu 
fatta tant^ apertura che vi potessero entrare due o tre 
persone del pari , che il signore di Pompiera ed il ba- 



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LIBRO DECIMOQUARTO ^71 

rone di Àgli con due valorose squadre di soldati cor* 
sero furiosamente ad assalire ; ma trovata non men va- 
lorosa resistenza di quei di dentro , si attaccò breve ma 
furioso conflitto, nel quale prevalendo quelli della città 
per esseice rimasi feriti gravemente ambedue i capitani 
che assalivano , le fanterie nello spazio di mezz^ ora si 
discostarono dalla muraglia , la quale acciò non potesse 
essere riparata tornarono senza intermissione a percuo- 
tere le artiglierie, sicché la sera nelP inclinar del giorno 
i colonnelli la Lisema e Colombiera fratelli rinnova- 
rono nelPistesso luogo P assalto, il quale, benché fosse 
costantemente sostenuto da quei di dentro, essendo 
nondimeno restati morti i più bravi dei Provenzali, 
ferito il capitano Glese, stroppiato Fontana Martello, 
e consumati tutti ì fuocbi lavorati, e sboccati quattro 
de^ migliori pezzi d' artiglieria che avessero , cominciò 
il commendatore di Griglione a pensare d^ arrendersi ; 
sicché essendo opportunamente arrivata la nuova per 
via di mare, che P Ammiraglio di Yillars, e le città 
di Roano , di Montivilliers , d' Honfleur e d^ Avrò di 
Grazia poste di là dal fiume, avevano abbracciato il 
partito del Re, privo per ciò della speranza di poter 
più essere soccorso , si volse con P animo al pensiero 
di salvare le accumulate ricchezze, per il qual effetto 
era necessario componere , e non aspettare P estreme 
debolezze^ sicché mandato fuori a parlamentare con I 
signori di Fervaques e di Surena , finalmente concluse 
di arrendersi con facoltà d^ uscire salva la roba e le 
persone , sborsando dodicimila scudi per pagamento del- 
P esercito , e di condursi di là dal fiume a quelle terre 
che ancora tenevano per la lega. Cosi avendo rimessa 
la città in mano del signore d' Alerei governatore di 
Tuques e familiare del Duca di Mompensieri , restò 



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a7a DELLE GUERRE OVIU DI FRÀNCIA 

tolta la provincia di Normandia nelP ubbidienza reale, 
perciocché anco il signore di Fontana Martello, che 
nel paese di Gaux teneva la piazza di Novocastello , si 
mise neir istessa ubbidienza in questi medesimi giorni* 
Ma di già i popoli ed i governa torr per ogni parte 
stanchi dal travaglio della guerra, ed allettati daMibe* 
rali partiti e dalla clemenza del Re , il quale con piena 
soddisfazione appagava i desiderj di tutti quelli che si 
rimettevano dalla sua parte, correvano a riconoscerlo, 
e la corte era tutta piena di coloro che negoziavano 
V accomodamento o degli amici o de^ dependenti , o 
delle città e delle terre che. venivano alla ubbidienza 
reale. 

Seguirono questo consiglio le città di Àbevilla e di 
MonteroUo nella provincia di Picardia, Troia città 
grossa e popolata nella provincia di Sciampagna , Sans 
/ città ed arcivescovato ne^ coniSni della Bria e della Bor- 
gogna , Agen , Yillanova e Marmanda ne^ confini della 
Guascogna , e finalmente la città di Pottieri ridotta alla 
devozione del Re da Scevola di santa Marta, tesoriere 
di Francia , uomo non meno ornato di belle lettere e di 
soave eloquenza , che d^ esperienza e di prudenza civile. 
Compose anco per via del medesimo santa Marta , Carlo 
di Loreno Duca d^ EUebove di ridursi alla parte del Re , 
con proifiessa che a lui fosse riservato il governo di quella 
città, e trenta mila (ranchi di pensione, ma volle che 
per alcun tempo V accordo si tenesse secreto , speran- 
do che il Duca di Mena fosse anch^ egli di breve per 
accordarsi, e desiderando, se fosse possibile, di non 
si separare da lui. Ma era molto diversa V opinione del 
Duca di Mena, il quale o involto tuttavia nelle sue 
inveterate speranze, o stimando cosi convenire alla sua 
propria riputazione, avea deliberato di mostrare il viso 



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UBRO DECMOQUARTO 27» 

alla fortiina, e non Tenire per alcun modo a tennioe 
d^ accordo, se non precedesse il giudicio ed il consen- 
limento del Papa* Per la qoal cosa dopo che fu par- 
tito di Parigi, passato a dirittura a Soessous, aveva 
cominciato con somma diligenza a riunire ed a riordi- 
nare le sue genti , ed aveva chiamato il Duca di Lo« 
reno, che insieme con quelli di Guisa e d^ Ornala ve- 
nisse ad abboccarsi in qualche luogo opportuno per 
prendere qualche espediente alle cose comuni, giudi- 
cando che se questi stessero seco uniti pò trebbino ri- 
mettere insieme tante forae , che, aiutati da^soccor^di 
Spagna , agevolmente verrebbe loro fatto o di ritornare 
in piedi la propria fortuna, o di avvantaggiarsi ad un 
accomodamento utile ed onorato , quando il Papa de- 
liberasse di approvare la conversione del Re. 

Venne il Duca di Loreno a Bar le Due ne^ confini 
dello Stato suo , ed ivi si trovavano i Duchi di ISl^^ns^ 
e di Ornala, ma il Duca di Guisa non potè ritrovarsi 
alP abboccamento , perchè la provincia di Sciampagna 
era tutta in tumulto noil solo per avere la città di 
Troia discacciato il Principe di Genvìlla suo fratello e 
chiamato il nome del Re, ma anco perchè il Mare- 
sciallo di san Polo, antico allievo e dependente della 
sua casa , *era in sospetto di macchinare cose nuove y 
onde per non abbandonare le città che ancora lo ri- 
conoscevano, Al astretto di fermarsi nella provincia , 
e di mandare alF abboccamento in nome suo Pelicart 
antico secretano del padre. 

Quivi discordavano le sentenze, perchè II Duca di 
Loreno stanco della guerra, per non vedere distrug- 
gere maggiormente dal continuo passaggio d^ eserciti 
stranieri lo Stato suo , inclinava totalmente alla pace : 
ma il Duca d^ Ornala , tutto in contrario , uomo d^ ani<« 

DATILA TOL. IV l8 



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a^4 DELLE GUERRE CIVILI DI FRANCIA 
mQ feroce e pertinace, era più che mai infiammato a 
seguitare la guerra , ed aveva tra so medesimo desti- 
nato piuttosto di sottopoaere sa stesso e le piazze cbe 
Uveva in maoo alla sigooria degli Spagnuoli , che di ri* 
mettersi alla discrezione ed sìV ubbidieuza del Re. Il 
Duca di Guisa tanto più quanto non era presente , te* 
peva ascosa la sua opinione, ed il secretano con la 
scusa d! dar parte delle cose cbe si trattavano e di a- 
spettare gli ordini del padrone, teqeva ambigua ed ir- 
resoluta la sua sentenza^ 

HfÀ il Duca di Mena , nel quale consisteva la som* 
ina del negozio , e eh' era sufficiente a volgere gli al* 
tri nel suo j^arere, siccome era certo di non voler com* 
poqere senza V assenso del Pontefice, così stimando che 
questQ, quando si volesse procurarlo, si potrebbe senza 
moUfi^ difficoltà conseguire, era incerto iq tal caso quel 
I^V^^U dovesse desiderare, e qual consiglio fosse mi* 
gliore , o di seguitare le speranze della guerra , o d' ac-» 
comodarsi alla siciiirez^a della pace. 

JVfa perchè vedeva il Duca di Loreuo, e gli pareva 
di riconoscere il Duca di Guisa essere più inclinati alla 
pace, prese il consiglio di mezzo, e permettendo al 
Duca di Loreno di far trattare la concordia a nome 
comune, fece fare deliberazione unitamente da tutti, 
che le forze s* unissero , e cbe si procurassero calda-! 
mente i soccorsi di Fi^adra , per aver modo d' aspet* 
tare e^ cbe fine dovesse prorompere il giudicio del Papa , 
e per potere estorquere con la riputazione deiP armi e 
con la forza più avvaotaggiose le condizioni dell' ac* 
cordo ^ per la qual cosa il Duca di Loreno spedì su* 
bito in Francia il signore dì Bassompiera per trattare 
àeìV accordo con il conte di Scombergh e con il si* 
gnore di Villeroi , e neir istei>su leuipo diede ordine cbe 



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LIBRO DEGIMOQUARTO 275 

dugento tante e trecento archibugieri a cavallo passas<* 
sere a Laon ad unirsi con le genti che* aveva il Duca 
di Mena , il quale avendo negoziato sinora per mezzo 
del signore di Rono con P Arciduca Ernesto venuto 
nuovtinìente al governo de^ Paesi Bassi , ora passato alla 
Fera, inviò a lui il Vicesiniscalco di Montelimar ed il 
suo segretario la Porta, 

Erano non meno avviluppati, ma molto diversi dai.- 
suo credere, i concetti de^ ministri spagnnoli , percioc-. 
che il conte Carlo di Mansfelt, il conte Pietro Ernesto 
suo padre, uomo di vecchia esperienza e di molta ri- 
putazione, il Presidente Riccardotto, e la maggior parte 
dq^ Consiglieri Fiamminghi erano di parere che, abban-> 
donando ormai le speranze vane e ruinose di Francia^ 
e convenendo con il Re in qualche avvantaggioso par- 
tito , s* attendesse con tutta V applicazione delle forzQ 
air interesse proprio de^ Paesi Bassi , ove le provincia 
confederate con P opportunità della derivazione deglV 
eserciti e della lontananza de^ capitani, avevano fatto in 
pochi anni grandissimi progressi, sicché il Re Cattolico, 
conforme al proverbio volgare, veniva a perdere lo Stato 
proprio, mentre tentava d^ acquistarsi P altrui^ ma tutto 
in contrario il conte di Fuentes e gli altri consiglierì 
Spagnuoli, sinistramente informati deUe cose di Francia 
dal Duca di Feria e da Diego d^ Ivarra , persistevano 
tuttavia nel pensiero di far eleggere P infante , o almeno 
d'impadronirsi di molte piazze, e fermare il piede nelle 
Provincie di Picardia e di Borgogna confinanti alla 
Fiandra, le quali finalmente o restassero alla corona 
di Spagna , o se pure il Re di Francia le conseguisse 
per accordo, fosse necessitato ad isborsare il cambio di 
danari, ed a risarcire il Re Cattolico delle spese cosi 
grosse, che. nello spazio di tanti anni aveva profusa- 



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ayS DELI^ GU^RRB CIVILI DI FUNdk 
mente fatte ^ nella quale dubbietà, versando gU animi 
di quei consiglieri, sopraggianse la nuova della perdita 
di Parigi y la quale fece risolvere P Arciduca a questo 
ultimo consiglio degli Spagnuoli^ perchè essendo ormai 
mancate le speranze che la lega, perduta la città di 
Parigi, sua prima base e principal fondamento, si po- 
tesse più sostenere , e dall^ altro canto non giudicando 
che il Re Cattolico o potesse con molta agevolezza con- 
seguire, o dovesse per sua riputazione dimandar la pace, 
riputò consiglio molto prudente, sbracciandosi dal vi- 
luppo e dair impedimento della lega , per la quale era 
necessario di spendere senza misura per mantener molti 
che in fine riuscivano o di poca fede o di debolissimo 
frutto, fare ormai la guerra a proprio nome del Re 
Filippo, impiegare tutte le forze in un medesimo luogo, 
spendere per i proprj interessi, e poiché il parlar più 
dell'elezione delP Infante riuscirebbe ridicolo, procurare 
almeno d^ impossessarsi con V opportunità presente delle 
piazze di Picardia e di Borgogna, che servissero di 
sponda alle cose di Fiandra , e per risarcimento delle 
spese passate. 

Ck>n questo pensiero fece praticare subito il signore 
di Rono, il quale convenne di condursi agli stipendj 
del Re Cattolico con diciottomila scudi di annua prov- 
visione , e senza molta difficoltà compose anco col Vi- 
cesiniscalco di Montelimar, che con la ricompensa di 
trentamila scudi, e con ritenere il titolo del dominio 
per sé , introducesse presidio di Spagnuoli nella fortezza 
della Fera principale fra V altre di Picardia, Trattarono 
nel medesimo tempo con il Duca d^ Ornala inclinato 
più d^ ogni altro a seguitarli , e con lo stabilimento 
di' quarantamila scudi di pensione lo condussero eoo 
le terre che possedeva , e con cento corazze e dugento 



Digiti 



zedbyGoÒgle 



LIBRO DEGIMOQUARTO 2177 

cavalli leggieri^ né mancavano di tener pratiche con 
gli altri governatori nell'una provincia e nelP altra per 
dar calore alle quali commise P Arciduca al conte Cario 
di Mansfelt , che ^ radunando senza dilazione F esercito , 
si avanzasse a far risolutamente la guerra ne^ confini di 
Picardia» 

Scrisse distintamente V Arciduca tutto questo consi- 
glio alla corte di Spagna^ mostrando questo essere stato 
il più utile e più espediente partito^ ma considerando 
nel medesimo tempo eh' era necessario di rinforzare le 
provvisioni cosi di genti ^ come di danari per*80stenerlo : 
che sinora s' era speso inutilmente nel pascere P insta- 
bilità de' Francesi, i quali sin tanto che aveano potuto 
succhiare il latte s' erano ingrassati alP altrui spese, ed 
ora che vedevano asciutta la poppa si rivoltavano ad 
altra parte, e ritornavano nella propria natura : che la 
naturale inimicizia che hanno con la nazione Spagnuola^ 
e la propria loro leggerezza non aveano mai consentito 
che pensassero a cosa o profittevole, od onorevole per la 
corona di Spagna: che la proposta delP Infante, ben» 
che nata d' uua figlia di Francia, e generata di quel 
Re che aveva vuotati i regni suoi per soccorrere i loro 
bisogni, era loro parsa cosi mostruosa e cosi strana ^ 
come se fosse stato proposto il dominio di uno Scita 
o di un Indiano: che quando per mitigarla si era prò* 
posto di volerle dare un marito Francese per mostrare 
chiaramente che non vi era disegno di sottoponerli al- 
l' imperio Spagnuolo^ le discordie e P ambizione che 
regnavano tra di loro, non gli avean lasciati accordare, 
ma che aveano piuttosto pensato di convenire col nemico 
comune, che di cedersi P uno alP altro 1 che la poca 
resistenza &tta a non saziare profusamente con P oro 
Spagùuolò la loro vorace ingordigia gli aveva in un 



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278 DELLE GUERRE CIVILI DI FRANCIA 
momento non solo disgustati ma sollevati, per il che 
V impazienza naturale avea coodotte tante città e tanti 
signori a mettersi senza riguardo alla fede ed alla dis- 
crezione del loro proprio nemico : che già i priocipali 
fondamenti della lega erano manqati y rivoltate le città 
di Parigi , di Orleans , di Roano , di Burges e di Lione ^ 
messi all'ubbidienza del Re P ammiraglio di Yillars, il 
conte di Brissac, il maresciallo della Ghiatra, il signore 
di Vi tri principali capi delP unione, e che aveano so- 
stenuto il peso della passata giierra: e già il Duca di 
Ellebove della medesima casa di Loreno, non ostante 
r acerba ed inveterata nimicizia che aveva con la casa 
di Borbone, o trattava, o aveva concluso di accordarsi: 
che perciò non era più tempo di rimettere le ragioni 
deir Infante nelP arbìtrio de^ Francesi ,' ma da sostenerle 
con la forza delle armi, e proseguire V imprese sotto 
il suo nome e con le sue propri^ speranze: che già nella 
Bretagna, membro separato nel quale non avea che 
fare la legge Salica, erano vigorose e potenti le foi*ze 
degli SpagDUoli, le quali quando fossero sovvenute, e 
con r opportunità del mare a tempo ristorate ^ avreb- 
bono mantenuta quella provincia^ che nella Picardia 
tenevano molte piazze conseguite con la condotta del 
Duca d^ Ornala, di Montelimar e di Rono: che si sa-* 
rebbe procurato di tirare il Ehica di Mena a servire 
Ueir istesso modo non più come capo della lega , ma 
come capitano del Re di Spagna, e per mezzo suo si 
sarebbe tentato di conseguir molte piazze nel ducato di 
Borgogna: che il medesimo si sarebbe trattato col Duca 
di Guisa per i luoghi di Sciampagna, e col marchese 
di San Sorlino per quelli del. Delfinato, e che si pO'^ 
leva trattare in Ispagua col signore di Mompesat pev 
conseguire qualqhe luogo da mettere piedi in Provenza : 



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LIBRO DECIMOQUARtO 2^9 

die già s^ era spiato il conte Carlo con V esercito a! 
confini di Picardia ^ nella quale provincia potrebbe fare 
molti progressi ^ innanzi che il Re potesse mettere in« 
sieme esercito sufficiente per opporsi ^ ma che era ne« 
cessano troncare le dilazioni , affrettare le rimesse di 
danari , far levate in Italia ed in Germania per ingros-* 
sare V esercito , e far daddovero in servizio proprio^ e 
non più per sostenere le pretensioni e gV interessi d^ altri : 
che quando si fossero occupate molte piazze massime 
ne^ confini ove potevano essere soccorse e mantenute, 
si appareccbierebbe al Re di Francia una guerra di molti 
anni^ i quali .«(penderebbe nel ricuperare il suo, e, te-* 
nendolo occupato in casa propria^ non si permetterebbe 
che avesse tempo di pensare agli affari de^ Paesi Bassi 
o alla ricuperazione del regno di Navarra: e finalmente 
quando tornasse comodo alla corona di Spagna di volere 
la pace, avrebbe con questo pegno in mano potuto farsi 
risarcire delle spese e delle perdite fatte ^ di modo che 
essendo prescntaneo e manifesto V utile e la reputazione 
che da questo consiglio ne seguivano, dovevano anco 
essere presentanee le spedizioni , e pronti e risoluti gli 
aiuti. 

Valsero queste lettere molto conformi alP umore e 
ai disegni degli Spagnuoli a far fare una buona riso<« 
luzione.alia corte di proseguire P impresa conforme a 
questa deliberazione^ per la qual cosa , benché il signore 
di Mompesat si affaticasse per cavar deliberazione pro^ 
pizia alle dimande del Duca di Mena, gli fu risposto 
molto più risolutamente di prima: che si erano dati 
gli ordini alP Arciduca, e che là si dovevano fare \e 
deliberazioni, alle quali il Duca di Mena essendo vicino 
avrebbe potuto intervenire, e piacque di modo questa 
consiglio al Re Filippo ^ che applicandovi tutto V ani' 



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;i8o DELLE GUERRE CIVILI DI FRANCIA 
mo , ed abbreviando più delP ordinario V esecuzione delle 
cose y alla quale soleva essere molto lento, diede le com- 
missioni opportune in Fiandra, in Italia, ed al consi- 
glio medesimo di quello si dovesse con prestezza ope« 
rare. Ma questo disegno cìie per molte congetture fa 
compreso dal Duca di Mena , V avea posto in maggior 
sollecitudine di prima, vedendosi ridotto da due estremi 
fra dura necessità o d^ accordarsi col Re senza aspet- 
tare la deliberazione del Papa , o di mettere in mano 
agli Spagnuoli la propria libertà e le piazze che depen- 
devano da lui , contra quello che sin da principio aveva 
fermamente delibenito. 

Affliggevalo dalP un canto che il Duca di Ellebove si 
fosse accomodato col Re, affliggevalo dalP altro che il Duca 
d^Omala si fosse accomodato con gli Spagnuoli, ed in que- 
sta dubbietà ora inclinava a seguitare il consiglio del Duca 
di Loreno e dar fine al trattato di Bassompiera^ ora 
si disponeva ad abboccarsi con PArciduca il quale Paveva 
invitata a trasferirsi nella città di Mons, ed ivi trat- 
tare unitamente delle cose comuni ^ ma per determi- 
narsi alla pace col Re voleva attendere nuovi avvisi dal 
barone di Senessò e dal Cardinale di Gioiosa, e per 
trattare con P Arciduca desiderava di vedere nuovo 
spaccio da Mompesat che lo certificasse della delibera- 
zione di Spagna, e fra quest(f ambiguità avea caro che 
madama di Guisa trattasse per il figliuolo con la Du- 
chessa di Nevers sua sorella, acciò s^ interponesse per 
accordarlo col Re, ed avea sentito volentieri che la Re- 
gina vedova di Francia fosse passata in Bretagna per 
trattare P accordo del Duca di Mercurio suo fratello, 
né gli era dispiaciuto che madama di Nemnrs sua ma- 
dre e madama di Mompensieri saa sorella partile di 
Parigi , ove ayevano molte volte ragionato col Re delie 



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LIBRO DECIMOQUÀRTO 18 r 

cose correnti, fossero venute a trovarlo per proponere 
condizioni di pace^ ma a tntte queste cose frapponeva 
non solo dilazione , ma occulti ostacoli e impedimenti, 
acciocché le cose camminassero in lungo , e tra la pace 
e la guerra raffreddando i progressi àeW armi e le de- 
liberazioni delle città che restavano dalla sua parte ^ 
gli porgessero il beueficio del ^empo del quale amico 
per natura , ora lo stimava unico rimedio alla salute 
della congiuntura presente. Ma che non inclinasse to^^ 
talmente ad accordarsi col Re lo tratteneva sopra tutto 
la durezza del Papa, il quale, ancorché dopo la par- 
lenza del Duca di Nevers, per non interrompere del 
tutto il trattato delP assoluzione, avesse permesso al 
Cardinale de^ Gondi che potesse passare a Roma ^ Paveva 
fatto nondimeno con espresso comandamento che non 
s^ aprisse bocca degli affari di Francia , onde nascon- 
dendosi F intrinseco del Papa, P apparenza era manifesta 
ch^egli continuasse nel pensiero di rigettare P instanze 
del Re^ e dalP altra parte lo distraeva dalP accomodarsi 
con gli Spagnuoli P indurata persecuzione del Duqa di 
Feria e di Di^o d^Ivarra, i quali nel partire di Pa- 
rigi abboccatici seco a Laon, con attribuire a suo man- 
camento tutte le cose successe, P aveano mal trattato 
ed apertamente minacciato, il che egli nob sofferendo, 
ed imputando alla loro imprudenza la mala riuscita 
delle cose, gli avea non meno disprezzati e strapazzati 
di (atti e di parole. 

Rimosse i dubbj , e necessitò la deliberazione del Duca 
di Mena , P entrata del conte di Mansfelt in Picardia, 
il quale con diecimila fanti e mille cavalli, e con ap- 
parato convenevole di artiglierie, benché dal Buca di 
Omala fosse consigliato di avanzarsi nella provincia e 
di pònere il èampò a Gorbia, deliberò nondimeno di 



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a82 DELLE GUERRE CIVILI DI FRANCIA 
assalire la Cappella, piazza posta vicino alle frontiere 
nel Ducato di Tiraccia j e stimata ragionevolmente forte^, 
ma in quel punto, per T avviso che tenevano ^ altrettanto 
difettosa di munizioni, quanto piena di un abbondante 
raccolto di vettovaglie , di modo che si sperava che 
r acquisto dalPun canto dovesse riuscir molto facile, 
dair altro molto profittevole al futuro sostentamento 
del campo. 

È la Cappella collocata in una spaziosa pianura, di 
forma quadra, di non molto circuito, e fiancheggiata 
negli angoli da quattro baluardi. Ha una fossa profonda 
e piena d'acqua, la quale provenendo da un ruscello 
piuttosto che fiume, il quale corre per la campagna, 
viene gonfia e sostenuta da un riparo che chiavica o 
sostegno lo chiamavano, posta su Porlo della fossa. È 
similmente circondata da una strada coperta e da una 
contrascarpa alla moderna , sicché se alla qualità del 
luogo si fosse aggiunta la quantità della munizione e 
la costanza deMifensori, era per travagliare lungumente 
V esercito Spagnuolo. 

Ma essendo riuscita la venuta de' nemici del tutto 
improvvisa , perchè prima non si era creduto eh' en- 
trassero in Francia senza il Duca di Mena, e poi s^era 
stimato che andassero ad assalire Gorbia, ebbero i 
difensori tanto poco animo, o tanto poco consiglio, 
che al primo arrivo, il terzo degli Spagnuoli d' Ago- 
stino Messia, ed il terzo d'Italiani del -marchese di 
TrèVicó s'impadronirono della contrascarpa senza con- 
tesa, e tuttavia essendosi alloggiati iù luogo diverso 
da quello dov'era il sostegno dell'acqua, si combattè 
due giorni con grandissima mortalità innanzi che egli 
si potesse occupare, perchè i difensori avendo posto 
nel difenderlo la maggior parte delle loro speranze , 



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LIBRO DECIMOQl ÌAKFO 283 

's^ ingegnavano con ispessi tiri d' a rtiglieria, con fuochi 
lavorati e con incessante grandini i di archibngiate di 
tenere il nemico lontano. Ma il t «rzo giorno essendosi 
avanzato da un^ altra parte improvvisamente il 0oloa« 
nello la Berlotta con i Yalloni pervenne finalmente al 
sostegno, e rótti gli ordigni che trattenevano T acqua, 
e dato con P opera de^ guastatori il declive allo scolar 
della fossa, restò ella in poco spatio d^ ora vota del 
tutto d^ acqua: per la qual cosa neMue giorni seguenti 
'SI lavorarono e si sboccarono le trincee, e con nna 
piattaforma che fu facile ad alaar« rispetto alla dol- 
cezza del terreno , si piantarono qniittortlici pezzi d^ ar- 
tiglieria , dieci che addirittura percotevaioo nella mura- 
glia, e due da ciascun fianco che scortiiiavano e leva- 
vano le difese. 

Batterono dodici ore continue le artiglierie, ed es- 
sendosi riconosciuta la breccia, si avanzò la Berlotta 
co^ suoi Valloni air assalto ^ ma avendo quei di dentro 
minata certa torre vecchia e fatta cadere; I0 mina nella 
fossa , stagnarono di modo V acqua che crescendo in 
tin subito assorbì più di sessanta degli sissalitorì,e gli 
altri ebbero grandissima fatica a potersi salvare, per«> 
cossi nel ritirarsi da tre falconetti carichi di scaglia, 
che i difensori avevano rivolti verso la breccia. 

Si travagliò il giorno seguente nel dare nuovo esito 
air acqua della fossa, il che benché riuscisse più facil- 
mente di prima , vi morirono nondimeno con sette ca- 
pitani più di cento soldati ^ ma levata toitalmente la di- 
fesa deir acqua e gettato a terra grandissimo spazio della 
muraglia, il signore di Magliesè governatcìre del luogo, 
non aspettando V ultimo sforilo delP eserc ito , deliberò 
di arrendersi , ed uscendo insieme col pn !sidto salva la 
roba e le persone, mise la piazza in maiao del conte 
Carlo. 



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a84 DELLE GIIEURE CIYIU DI FRANCIA 

In questo mentre il Re si afibticaya eoa somma di- 
ligenza a riordinare le cose di Parigi, per istabilire le 
quali con soddisfasione cornane fu necessario accrescere 
il numero del parlamento e degli altri magistrati, non 
volendo mancar di parola , né pagare d^ ingratitudine 
quelli che nominati dlal Duca di Mena tenevano il grado 
di presidenti o di consiglieri, ed i quali avevano pre* 
stata opera fruttuosa cosi nelP escludere V elezione del- 
P Infante, come nel ridurre la città alP ubbidienza sua; 
e dalP altro canto non gli parendo convenevole privar 
quelli che segnitando la sua fortuna aveano tenuto 
nella città di Turs ne^ tempi più sinistri il parlamen- 
to : per questo il presidente Maestro che avea tenuto 
il primo luogo, cedendo al presidente Hariè ed agli 
altri più vecchi, si ridusse nel settimo luogo, e Gio* 
vanni Livillier Preposto de^ mercanti fu creato presi- 
dente nella camera de^onti, siccome Martino P Inglese 
signore di Belriparo, e Guglielmo Vario signore di 
Neret ottennero il grado di maestri delle richieste del 
palagio reale. 

Stabilito e riformato il parlamento , e presiedendo in 
esso il gran Cancelliere con gli ufficiali della corona ^ 
fu solennemente decretato che si dovesse prestare P ub^ 
bidienza al Re Enrico IV come legittimo successore del 
regno, dichiarando ribelli tutti coloro che negassero di 
riconoscerlo e di ubbidirlo, e con un altro decreto 
privarono il Duca di Mena del carico e del titolo di 
Luogotenente Generale della corona. Simile decreto 
fece il collegio de^ teologi della Sorbona ^ i quali al 
numero di settanta dichiararono buona e valida P as- 
soluzione data al Re , e che senza peccato mortale non 
se gli potesse negare P ubbidienza solita prestarsi a tutti 
gli altri Re Cristianissimi di Francia, e toà Pistessa 



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LIBRO DECIM0Q1JART0 a85 

comitiva passati al Lovero gli prestarono soleonetnente 
P omaggio, parbndo per tutti Jacopo cPAmbosa ret- 
tore deir Accademia, la qoal oei.*imooia al Re fu tanto 
più cara, quanto essi erano stati di qaeUi che avevano 
sempre oppugnato il legittimo titolo della successione. 
Ma stabilite le cose di Parigi, essendogli pervenuta 
la nuova che il conte Carlo ave^va posto V assedio alla 
Cappella, spediti i Marescialli (li Birone, e di Mati* 
gnone a metter insieme V esercito , egli con Monsignore 
di Giuri, dugento gentiluomui e quattrocento cavalli 
leggieri prese il medesimo giorno delP avviso la volta 
di Picardla. Ma pervenuto nella città di Chionl rice* 
vette la nuova della perdita di quella piazza, per ri- 
storare la quale cominciò a pensare di mettersi a qualche 
impresa. La nuova delP assedio e della presa della Cap« 
pella se fu grave è dispiacevole al Re, non fu molto 
più grata al Duca di Mena, il quale comprendeva chia« 
ramente che gli Spagnuoli, non avendo fatto capo con 
lui, volevano per l'avvenire governare la guerra da so 
stessi, la qual cosa premendogli in estremo, come quella 
che non solo lo privava del restante delle sue speranze, 
ma che gU toglieva anco la riputazione e le forze, a 
&vor delle quali pensava di migliorar la sua condizione 
neir accomodamento che gli occorresse di &re col Re^ 
e giudicando che il tutto procedesse dalle sinistre re- 
fezioni del Duca di Feria e di Diego d' Ivarra , deliberò 
finalmente, posponendo tutti gli altri rispetti, d'abboc- 
carsi con V Arciduca e di tentar di raddrizzare le cose 
sue con gli SpagnuolL Desiderava V Arciduca similmente 
P abboccamento non per quel fine che aveva il Duca 
di Mena, ma per vedere di ridurlo a sottoponersi al 
Re Cattolico, come avea fatto il Duca d'Omala, e ri- 
ponere nelle sue mani le città e le fortezze che tuttavia 



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386 DELLE GUERRIG aVILI DI FRANCIA 
dependevano da lui, € perciò con lettere cortesi ed 
amorcToli, e con ambasciate piene di confidensa V in* 
irilava a ritrorarsi a BrusseUes, il che non si potendo 
più differire, il Duca lasciato a Laon il eoo te di Som- 
inariva secondo de^saoi figlinoli, con parte delle sue. 
forze governate dal colonnello Burg, quello ch'era 
nscito dalla Bastiglia, egli con il restante si trasferì sino 
a Guisa, ove lasciata \ utta la soldatesca passò con la 
comitiva di soli sessanta cavalli a ritrovar T Arciduca, 
il quale ricevutolo con tutte lè dimostrazioni più. es- 
quisite d'onore, nel resto si dimostrò da priacipio 
molto alieno dalle insta use ch^egli faceva. 

Giudicò il Duca che i medesimi ministri Spagnuoli 
che r avevano attraversato in Francia, attraversassero 
anco il suo presente trattato, e. però ristretto con Gio« 
Yambattista Tassis e col presidente Riccardotto , comin- 
ciò distesamente a dimo(>trare con la narrazione di tutti 
i particolari, che V avversiti delle cose passate era 
tutta proceduta dalP imprudenza e dal perverso modo 
di trattare di quei ministri , a' quali non essendo oscuro 
quel che dal Duca veniva loro imputato, perch' erano 
provocati ad iscolparsi di molte cose , passarono tauta 
innanzi nello sdegno, che cominciarono a consigliare 
r Arciduca che lo ritenesse prigione, e riponesse il ca- 
rico di maneggiare le cose di Francia nel Duca di Guisa, 
accusando il Duca di Mena di perfidia , di troppo astuta 
e simulata natura, e che, attendendo solamente all'og- 
getto della propria ambizione, fosse molto più nemico 
del Re Cattolico, che del Re di Navarra. Ma all' Ar- 
ciduca non solo pareva troppo inonesto consiglio e da 
provocarsi 1' odio universale degli uomini , ma auco giu- 
dicava che in molte cose il Duca fosse dal canto della 
1 agioue , e che quei ministri i' avessero senza proposito 



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LffiRO DECMOQUARTO aS; 

e fuori d^ ogni misura strapazzato, né gli pareva strano 
che se i ministri Spagnuoli aveano trattato di crear Re 
di Francia qual si voglia altro soggetto senza mai con* 
sentire alla persona sua, egli dalP altro canto, pagando 
deir istessa moneta, avesse pensato ad ogni altro par- 
tito , fuorché a contentare ed a soddis&re gli Spagnuoli^ 
e come egli era Principe di gran bontà ed amico del 
giusto e deir onesto , stimava che troppo si fosse man- 
cato nel denegare a capo cosi principale e che àvea 
tanto operato a beneficio comune , le principali ricom"» 
pense ed i gradi più principali. Parevagli oltre di ciò, che 
perversamente consigliassero quei ministri a levare P am- 
ministrazione delle cose ad un soggetto di tanta ripu-» 
tazione e di cosi inveterata prudenza per metterla in 
mano al Duca di Guisa giovane, benché di alto spirito, 
per Petà nondimeno e per F inesperienza poco suffi- 
ciente a reggere tanto peso. 

À tutto questo s^ aggiungeva il trattare continuo che 
madama di Guisa &ceva per ridurre il figliuolo ad ao 
comodamento col Re, il che oltre alP esser noto nella 
corte dell^ Arciduca, era anco dal Duca di Mena ai 
tempi opportuni destramente introdotto^ per le quali cose 
essendo seguiti molti congressi infra V un Principe e V al* 
tro , il negoziato cominciò a mutar forma , conoscendo 
r Arciduca che il Duca di Mena non era in istato cosi 
debole che fosse per sottoponersi facilmente al giogo 
Spagnuolo, e dall'altro canto che egli rimetteva molto 
delle sue pretensioni passate per P urgenza della neces- 
sità che di presente premeva ^ sicché, riserbandosi e Puno 
e P altro alP opportunità delle cose future , delibera- 
rono che il Duca di Mena passasse con le sue forze 
ad unirsi col conte di Mansfelt, e che unitamente e 
di comune consentimento amministrassero la guerra per 



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a88 PEIXE GUERRE OVILI DI FRANCIA 
opponersi a^ progressi del Re^ difièrendo ad altro terapo 
lo stabilire le coodizioni ed i modi co^ quali si doves- 
sero reggere le cose per P avvenire. 

Di già il Re, col qu^s' erano congiunti il Duca di 
Nevers ritornato d' Italia ed il Duca di Buglione, era 
con dodicimila (anti^^e con duemila cavalli partito da 
Chionl con intenzione di assediare Laon, ove oltre il 
figliuolo giovinetto del Duca di Mena, erano ridotte 
la maggior parte delle cose sue, ma per arrivarvi so- 
pra più. inaspettatamente, e cogliere i difensori alla 
sprovvista , marciò con V esercito avanti , e per la via 
di San Quintino e di Cressi si condusse vicino alla Cap- 
pella, fecendo mostra di voler assalire e combattere il 
campo Spagnuolo^ e mentre stando vicino ed alla fronte 
del nemico si va del continuo scaramucciando, ordinò 
che la retroguardia condotta dal Marescial di Birone 
tornando a dietro si conducesse ad assediare Laon, ove 
dopo non molte ore avendo successivamente inviato pri- 
ma il signore di San Lue e poi il Barone di Salignac^ 
egli col Duca di Nevers partito la seguente mattina 
pervenne ultimo di tutti intorno a quella terra. Erano 
nella città con il colonnello Burg e col conte di Som- 
mariva molti capitani di nome , seicento fanti France- 
si, dogento Tedeschi , trecento Napoletani , sessanta co- 
razze e dugento cavalli leggieri, ed oltre il presidio 
concorrevano volonterosi alla difesa gli uomini della ter- 
ra. Abbondavano le munizioni ed i fuochi lavorali , ed 
i capitani che non erano stati senza sospetto delP as- 
sedio , aveano provveduti e fortificati tutti i luoghi op- 
portuni, di modo tale che appariva dover riuscire T oppu- 
gnazione di molta difficoltà e di dubbioso evento, tanto 
più che essendo vicino il campo Spagnuolo poteva in 
molte maniere tenere in gelosia V esercito del Re ^ nò 



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LIBRO DECIMOQUARTO 289 

si doveva dubitare che il Daca di Mena non fosse per 
mettere 1^ estremo delle sue forze per soccorrere e per 
dispegnare il figliuolo. Per la qual cosa il Re intento 
nnanzi a tutto a serrare T adito e P entrata a^ soccor- 
si j i quali potevano venire da molte parti , inviò Mon- 
signore della Chiatra con le truppe da lui condotte ad 
alloggiare su la strada che conduce da Rens e dagli al« 
tri luoghi di Sciampagna , dubbioso che il Duca di Guisa 
con le forze che aveva in quella provincia , e per av- 
ventura rinforzato dal Duca di Loreno , non venisse da 
quella parte. DalF altro canto , il Duca di Nevers si 
mise su P altra strada che da Soessons conduce a di- 
rittura nella terra. Il Duca di Lungavilla con le sue 
truppe della provincia si accampò su la strada di Noio- 
se e della Fera , e tutti questi facendo con somma di- 
ligenza battere la campagna^ stavano pronti per ostare 
e per combattere quelli che si avanzassero per porfare 
agli assediati o vettovaglie o soccorso. 

Restava Padito principale , per il qual poteva venire a 
dirittura P esercito Spagnuolo, nel quale s'era alloggiata 
U Re medesimo^ e perchè la strada era ingombrata 
da un colle, il quale aveva un bosco su la man de- 
stra ed un grosso villaggio sulla sinistra , il Re si mise 
in alloggiamento dentro il villaggio, e Sece accampare 
il conte di Soessons ed il signore di Vie dalP altra 
parte nelP entrata del bosco , e nella sommità del colle 
ov' era la strada corrente campeggiavano monsignore 
d' Humieres con trecento corazze , ed il barone di 
Giurì con cinquecento cavalli leggieri^ oltre di che, 
acciò il nemico non potesse venire improvvisamente, 
avea inviato il signore di Gleremont d' Ambosa con 
cinque compagnie di archibugieri a cavallo ad allog- 
giare a Gressl, ed avea '^inforzato il presidio di san 

DATK.A rOL. IV I9 



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ago DELLE GUERRE CIVIU DI FRANCIA 
Lamberto, castello posto su la medesinia strada, per 
la qaale camminando a dirittura poterano condursi i 
nemici. 

A^icurate in questo modo fé strade , si^ cominciarono 
a iabbricar cinque ridotti per accontarsi alla fossa, del 
primo de^ quali aveva cura il marescial di Birone, del 
secondo monsignor di San Lue, dei terso il barone di 
Salignac, del quarto monsignore dì Mommartino, ^ del* 
r ultimo il conte di Grammont, ed in ciascuno di lo- 
ro , essendo impiegate le fanterie e molti de^ contadini 
del paese, si lavorava con somma diligenza, benchd quei 
della terra e con le artiglierìe e con grosse sortite si 
studiassero d^ impedire per ogni parte i lavori, di ma« 
nii^ra ta|e che ne^ due primi giorni innanzi che avessero 
tempo gli assalitori di coprirsi, morirono quattrocento 
soldati, e tra questi il signore della Forcata, uno dei 
luogotenenti del marescial di Birone , e vi restarono fe« 
riti il Barone di Termes, il quale vi perse una gam- 
ba, ed il marchese di Goure che nello spazio il pochi 
giorni mori della ferita ; ma intanto il campo Spagnuo- 
Ip, che aveva avuto ordine dalP Arciduca di soccorrere 
risolutamente Laon conforme al parere ed alla condotta 
del Duca di Mena , lasciato da parte Gressi 9 S. Lam« 
berto, e prendendo la mano destra, s^ era condotto il 
decimoterzo di di giugno una lega distante dalle trin- 
cee del Re, 

Il Duca ed il conte Garlo , trincerato e ben fortifi- 
cato V alloggiamento dell' esercito, disegnarono d^ impa« 
dronìrsi del bosco ch^ era loro alla fronte, e per via 
di quello accostarsi cosi da presso alla città, che po« 
tessero soccorrerla senza avventurare la somma delle 
<70se. Era fortificato nel bosco il signor di Monluetto 
con quattro compagnie d^ infanteria, il quale, essendosi 



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LIBRO DECIMOQUARTO agi 

il giorno decimoquinto avanzati dae capitani uno Spa- 
gnuolo ed uno Italiano con cinquanta soldati per ri- 
conoscere il sito e la qualità del luogo e della strada, 
gli rispinse valorosamente , benché senza molta fatica , 
per essere venuti in poco numero e senza volontà di 
prender posto ^ ma la mattina seguente il fatto riuscì 
tutto in contrario , perchè la Berlotta , entrato con due- 
mila fanti improvvisamente nella selva, con poca resi- 
stenza ne discacciò Monluetto, il quale ritirandosi nelle 
ultime file rimase anco prigione ^ ed essendosi avanzato 
il reggimento delle guardie del Re per sostenere il ne- 
mico, restarono morti tre capitani e molti valorosi sol- 
dati nel primo incontro, di modo che la gente mal 
trattata era per ritirarsi , se il signore di Vie con i reg- 
gimenti di S. Angelo e di Navarra non si fosse avan- 
zato ad iscontrare i nemici; ma essendosi similmente 
avanzato ì terzi di Agostino Messia e del marchese di 
Trevico , si attaccò nelP entrata del bosco una furiosa 
battaglia , per ispalleggiare la quale il conte di Soes- 
sons ed il barone di Giuri s^ erano avanzati uno per 
parte , e dalP altro canto il Duca di Mena con la sua 
cornetta , e con i cavalli leggieri Lorenesi era comparso 
neir ingresso della selva per sostenere i fanti della sua 
parte. 

Ma non era pari il valore delle fanterìe, ei cavalli 
per la strettezza del sito , combattendosi fra sterpi ed 
alberi, non si potevano adoperare, per la qual cosa i 
reggimenti del Re, ricevendo nel combattere grandis- 
simo ,danno , couiinciarono a titubare, tanto più che il 
Duca di Mena, avendo veduta una manica di archibu- 
gieri avanzarsi nelP apertura d^ un prato , investitala 
con sessanta cavalli, Pavea tagliata a pezzi, onde appa- 
riva non solo che sarebbe restato a^ nemici il possesso 



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aga DELLE GUERRE CIVILI DI FRANCIA 
del bosco, ni&\ bbco che la fanteria correva gran peri- 
colo di rimaner disfatta. Era cosi arduo e pericoloso lo 
stato della battaglia, quando il maresciallo di Birone 
sopraggiunse, e conosciuto il rischio della fanteria e di 
perdere totalmente il bosco , tirato dalla solita sua fe- 
rocia, smontò da cavallo, e seco fece smontare le com- 
pagnie del conte di Torignì e del signore della Curea, 
e ponendosi alla fronte della battaglia sostenne e fer- 
mò V impeto della gente Spagnuola. Sopravvenne quasi 
nel medesimo tempo anco il Re , il quale con tutto che 
ostasse V impedimento degli alberi e la frequenza delle 
siepi , volle che il barone di Giurì s^ avanzasse co^ suoi 
cavalli Lorenesi, il quale ricevuto bravamente, perchè 
v^ era in persona il Duca di Mena , si attaccò altret- 
tanto difficile quanto sanguinoso il conflitto, e concor-* 
rendo da tutte le parti aiuti dalP un canto e dalP al- 
tro , il conte di Mansfelt si era avanzato nel bosco , ed 
il signore d^ Humieres era sceso dal colle , sicché la cosa 
era ridotta ad una certa specie dì battaglia , nella quale , 
benché non combattessero tutti, erano nondimeno la 
maggior parte o impediti o impegnati nel medesimo 
luogo. 

Durò il conflitto con vario successo e con diversi ab- 
battimenti sino al declinare del giorno , nel qual tempo 
il Re fatte alloggiare tutte le fanterie su la medesima 
strada vicino al bosco per fortificare alla fronte del ne- 
mico, e riserrargli il passo^ ridusse la cavalleria ne^ so- 
liti alloggiamenti. Ma il conte di Mansfelt ed il Duca di 
Mena considerando che per sostenere il bosco vi si era 
avanzata la maggior parte della fanteria , onde V allog- 
giamento loro ne restava cosi debole^ che potrebbe con 
pericolo essere dalle spalle assalito dal Re , tanto più 
s^ egli deliberasse di volerlo assaltare di notte, abban- 



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LIBRO DECIMOQUARTO $93 

donarono a poco a poco il bosco, e ritirarono la gente 
al campo, restando libera la selva, ed esposta alle cor- 
rerie ed alle scaramucce delP uno esercito e delP altro. 

Mentre qui si combatte e sì trattiene tutta la gente 
del Re, aveva ordinato il Duca di Mena, che Niccolò 
Basti ed il signore di Escluseos, mastro di campo d^un 
reggimento Francese, partendosi da Noione conducessero 
una gran massa di vettovaglie e di munizioni per in- 
trodurla in Laon a beneficio di quella terra ^ ma es«- 
sendone pervenuta notizia al Duca di Lungavilla che 
batteva la strada da quella parte, pose loro un^ imbo- 
scata non lungi alla città, la quale benché da^ corridori 
che precedevano fosse scoperta, la guardia nondimeno 
ad convoglio o spaventata dalP improvviso incontro, o 
giudicando che vi fosse tutta la cavalleria del Re, prese 
partito di ritirarsi , il che non si potendo fare senza 
tempo, e senza molta confusione per P impedimento 
de^ carri, il signore di Escluseos, ch^era negli ultimi 
ordini, rotta che fu la sua gente ^ rimase anoo^priglone; 
la polvere fu divisa tra' soldati, i carri delle vettovaglie 
furono abbruciati, e Niccolò Basti si ridusse salvo in 
Noione. 

La maggior difficoltà che avesse il campo Spagnuolo 
era la penuria del vivere, per la quale non poteva lun- 
gamente dimorare in quel posto, nel quale trattenen- 
dosi incomodavano di modo il Re, che non avrebbe 
potuto prosegiìire P oppugnazione della terra; per la 
qual cosa il Duca di Ména, avendo fatto mettere in- 
sieme grandissima quantità di vettovaglie alla Fera,,avea 
deliberato di &rle condurre al campo per la diritta strada, 
la quale si tenevano quasi alle spalle. Erano andati per 
questo effetto seicento fanti Spagnuoli, mille Italiani 
e cento Cavalli leggieri, giudicando i capitani che que- 



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294 DELLE GUERRE CIVILI DI FRANQA 
sto presidio fosse bastante, poiché il Re non ardirebbe 
di trapassare il campo loro , e lasciandolo a dietro con- 
dursi in luogo lontano e pericoloso ad assalirgli; ma 
la cosa riusd diversamente, perchè il maresciallo di Bi- 
rone, preso seco il signore di Montignì, ottocento Sviz* 
seri, altrettanti fanti Francesi de^ reggimenti di san t^ An- 
gelo e di Navarra e due compagnie d^ Inglesi , il barone 
di Giurì con la cavalleria leggiera e quattrocento ca- 
valli del conte di Torignì e del signore della Curea, 
parti di notte dal campo sotto Laon, e condottosi con 
grandissimo silenzio una lega lontano dall^ Fera, fece 
occultare la cavalleria in due boschetti ch'aerano uno 
per parte della strada, ed egli con la fanteria s^ ascose 
ne^ campi, che, pieni di biade già vicine alla maturezza, 
gli davano comodità di stare occulto. 

Non era piii di due leghe lontano il campo Spagnuolo, 
dal quale passando continuamente gente alla Fera, fu- 
rono molte volte per iscoprire rimboscata,, se il Ma- 
resciallo j oltre la natura sua , pieno di pazienza , non 
avesse con maraviglioso silenzio trattenuta la sua gente , 
la quale anco, essendo di già trapassate molte ore, co- 
minciando a patire dalla fame, era trattenuta da lui 
con gran fatica, nella quale perseverò tanto, che de- 
clinando il giorno, cominciarono ad apparire i carri, 
i quali aveano fatto pensiero dMncamminarsi a fsivor 
della notte. 

Fu molto più difficile allora il trattenere gFlnglesi 
che non assalissero i nemici innanzi il tempo, ma fi- 
nalmente essendo trapassata una parte de^ carriaggi, sa- 
lirono furiosamente in piedi ed assaltarono le guardie 
per ogni parte. La vanguardia de' &nti italiani fece va- 
lorosamente testa , ed il medesimo fece la battaglia degli 
Spagnuoli, ma la retroguardia sentendosi più vicina 



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LroRO DECMOQUARTO rxgS 

alia Fera si voltò precipitosamente a ritirarsi, sebbene 
con così poca fortuna, che urtando nella cavalleria di 
già uscita del nosco, rimase in un momento tagliata a 
pezsi. 

Portò la sua disfatta grandissimo nocumento ai re- 
stanti compagni, i quali tirati nello squadrone brava- 
mente resistevano air impeto della fanteria reale ^ per- 
chè essendo spogliati ed abbandonati dalle spalle furono 
anco da quella parte assaliti dagli archibugieri a ca- 
vallo, e nondimeno facendo fronte da tutti i lati, ed 
opponendo i carri in luogo di riparo, si sostennero 
lungamente^ e con non mediocre danno di quei del He, 
fra^ quali erano rimasi feriti il colonnello sant^ Angelo 
ed il capitano Faveroles Luogotenente colonnello del 
reggimento di Navarra; e tuttavia marciaudo valoro- 
samente combattevano con le picche e con gli spiedi, 
essendo in parte coperti e sostenuti da^ carri, sin tanto 
che il marescial di Birone, temendo che sentito il ro- 
more non gli corresse addosso tutto V esercito Spagnuolo , 
e perciò affrettandosi di venir a fine del conflitto, fatta 
smontare la nobiltà, s^ avanzò stila testa degli Svizzeri, 
e urtò con tanto impeto^- che non potendo il minor 
numero resistere al maggiore, morirono tutti gP Italiani 
e gli Spagnuoli costantemente difendendosi su la piazza* 
La cavalleria ) che si salvò, fu seguitata dal barone di 
Giurì fin svk le porte della Fera , e di tutti quelli che 
si trovarono intorno a^ carri, pochissimi furono Éitli 
prigioni» Morirono dalla parte del Re più di dugento 
soldati) e poco meno d'altrettanti restarono feriti, tra 
i quali neir ultimo sforzo il signore di Ganisì genero 
del maresciallo di Matignone ed il signore della Gurea. 

Anco in questo luogo Enrico Davila^ ch^era nel nu- 
mero di quelli che smontarono col conte di Torignì^ 



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296 DELLE GUERRE CIYIU DI FRANCIA 
essendosi nel salire oltre una carretta stravolto un piede 
fu in grandissimo pericolo di rimanere stroppiato. Il 
marescial di Blrone considerando che per la vicinanza 
del nemico poteva essere ad ogni momento assalito, 
messo fuoco ne^ carri al numero di quattrocento, e parte 
guasti, parte menati via gli animali che li conducevano, 
si ritirò con grandissima celerità F istessa notte. Ma 
essendo mancata questa speranza air esercito Spagnnolo , 
i capitani, noìi potendo più sostenersi, deliberarono di 
prender partito innanzi che più gli premesse la neces- 
sità della fame: ma furono discrepanti tra loro nel modo 
di ritirarsi , perchè il conte di Mansfelt voleva per mag- 
gior sicurezza levare il campo di notte, ed il Duca di 
Mena temendo e della confusione e delP infamia , vo- 
leva che la ritirata si facesse di giorno^ e perchè Man- 
sfelt perseverava nel suo parere, egli si contentò che 
con la vanguardia guidata dal signore della Molta , e 
con la battaglia governata dalP istesso conte , accom- 
pagnando le artiglierie grosse, partissero innanzi P alba, 
ed egli con la retroguardia si prese P assunto di far la 
ritirata di giorno. 

Apparve in questa ocsasione e la disciplina ed il 
valore del Duca di Mena, condizioni offuscate per lo 
più nel corso delle imprese sue militari dalla cattiva 
fortuna , perciocché, avendo a ritirarsi lo spazio di quat- 
tro leghe per luoghi aperti a vista delP inimico, che 
in numero tanto superiore abbondava di fiorita caval- 
leria , lo seppe fare con tanto ordine e con tanta co- 
stanza , che non ricevè nel ritirarsi detrimento di sorte 
alcuna. Aveva posto egli vicino alP inimico otto corpi 
di guardia, parte Italiani e parte Spagnuoli, coman- 
dati da Cecco di Sangro e da don Alonso Mendozza, 
e dietro a questi aveva collocato lo squadrone volante^ 



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LIBRO DECIMOQCARTO 297 

nelle ultime file del quale era egli medesimo con la 
picca in mano, e con esso lui il Principe d^ Avellino) 
il marchese di Trevtco, Agostino Messia, don Antonio 
di Toledo y don Giovanni di Bracamonte, e più di cento 
capitani riformati, e poco innanzi si ritirava la Ber- 
lotta col terzo suo di Yalloni , che conducevano sei 
pezzi da campagna pronti, da poter rivoltare contra il 
nemico. 

Come fu il giorno chiaro cominciarono a marciare 
i Valloni, e dietro a loro lo squadrone volante; nel 
qnal tempo il Re, che da Parabera ne aveva avuto 
P avviso , inanimato dal marescial di Birone che affer- 
mava aver lasciate tante carrette spezzate e tanti corpi 
morti su la strada^ che avrebbono avuta i nemici gran- 
dissima difficoltà di ritirarsi, s^ avanzò con la cavalleria 
per assalirli alla coda; ma i corpi di guardia ch^ erano 
ultimi a muoversi, si ritiravano con mirabile maestria, 
perciocché come le maniche de^ moschettieri avevano 
sparato , si tiravano alle spalle delle picche senza voltar 
faccia, ma con la fronte sempre verso il nemico, ed in 
tanto tiravano gli archibugieri cV erano fra le file, i 
quali non avevano si presto finita la loro salva, che 
le maniche posteriori erano arrivate alla fronte, e men« 
tre esse sparavano ^ lo squadrone senza voltar le spalle 
si rinculava, dopo il quale succedendo il secondo, ed 
al secondo il terzo, e poi conseguentemente Pun dietro 
. àlP altro , s^ andarono tutti pian piano ricoverando alle 
spalle dello squadrone volante, al quale come furono 
arrivati il baron di Giuri, il conte di Soessons e gli 
altri ch'erano alla testa della cavalleria reale, essi ab- 
bassando ferocemente Paste, e versando foltissima gran- 
dine di moschettate gli rispingevano di maniera, che 
caracollando ia giro non ardivano di mescolarsi^ il chd 



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apS DELLE GUERRE CIVILI DI FRANCIA 
essendosi fiaitto diverse volte , procedeva la ritirata con 
particolar lande del Duca di Mena^ il quale ^ grande di 
statura e coperto di tntt' arme ^ concitava V animo di 
tutti con P esempio e con le parole ^ avendo anco di sna 
mano riversato a terra il signore di Persi, che con nna 
truppa di cavalli leggieri aveva ardito d'affrontare lo 
squadrone. 

Ma pervenuti già stanchi dal traraglio e dal caldo 
ad Una strada più stretta j la Berlotta appresentò V ar« 
gliene j dall' un canto e dall' altro collocate sopra gli 
argini de' fossi , di modo tale che la cavalleria reale fu 
costretta a far alto, lasciando che tutto il campo si 
conducesse salvo alla Fera. Né portarono impedimento 
gli ostacoli allegati dal marescial di Birone, perchè, pro- 
cedendo la ritirata lentamente e pesatamente senza fretta 
e senza confusione, i guastatori aveano tempo di sgom* 
brare e di purgaflre le strade. Ma partito 1' esercito dei 
nemici , il Re ritornato all' assedio cominciò a battere 
la terra , la quale mentre si batte con 1' artiglierie , si 
lavorava anco da ciascun ridotto una mina per abbat- 
tere con più sicurezza e con maggior progresso i ri- 
pari di dentro ^ ma gli assediati, non volendo perdersi 
senza fare la debita resistenza , usciti dalle cannoniere 
il primo giorno di luglio , assalirono con tanto impeto 
la trincea del maresciallo di Blrone e quella del signore 
di Mommartino, che impadronendosi de' ridotti vi fé? 
cero grandissima strage, essendo restati morti undici 
capitani con più di dngento soldati. Ma il maresciallo 
di Birone corso frettplosamente al rumore, e concor- 
rendo da tutte le parti gente armata nelle trincee^ fu 
rimesso finalmente il uemico , il quale volgendosi ad 
altro espediente fece una furiosa contrabbatteria, dalla 
quale furono scavalcati e guasti molti pezzi d' artiglie- 



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LIBRO DECIMOQUARTO agg 

ria ^ t DOndimeno èssendo ristorate tutte le cose con 
somma diligenza, era di già ruinato un grandissimo 
spazio della muraglia^ dopo la quale apparendo emi- 
nente il terrapieno ^ fu necessario aspettare che le cave 
sotterranee e le mine si conducessero a perfezione , al 
che mentre s^ attende , il barone di Giuri , il quale con 
assidua diligenza sollecitava il lavoro , percosso d^ una 
archibugiata nella testa , nel fiore delP età sua , con 
grandissimo dolore di ciascheduno perde la vita, cava* 
liere di grand' animo e di molto valore, ma di cosi 
soavi costumi e di tanta piacevolezza d' ikigegno , am- 
maestrato anco dalla cognizione delle buone lettere , 
che esprimendo una benevolenza universale era laudato 
e ben voluto sino dai proprj nemici. 

Ridotte a perfezione le mine che già molti giorni si 
lavoravano, elle sortirono diverso effetto^ perciocché 
quella del signore di san Lue, essendovi penetrata P ad- 
equa, riuscì di niun effetto, quella del conte di Gram- 
monte fu sventata da quei di dentro , quella del si- 
gnore di Mommartino atterrò la muraglia, ma non 
diede alcun nocumento al terrapieno : quelle solamente 
del marescial di Birone e del barone di Salignac feciero 
grandissimo effetto ^ e nondimeno essendovi dato V as- 
salto air una dal mastro di campo Griglione ^ air altra 
dal conte di Torigni^ fu valorosamente sostenuto dai 
difensori , i quali fatto volare nelP istesso tempo un for^* 
sello , oppressero molti di quelli che s^ erano inconsi- 
deratamente avanzati sul terrapieno. 

Si raddoppiarono il giorno seguente una e più volte 
gli assalti, avendone cura il Duca di Buglione ed il ma» 
resciallo di Birone ^ ue^ quali sebbene non poterono gli 
assalitori alloggiarsi sul terrapieno , sì pérderono nondi- 
meno tanto di quei di dentro y che senza soccorso non 



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3oa DELLE GUERRE OVILI DI FRANCIA 
era più possibile di sostenersi ^ per la qual cosa comin- 
ciarono a parlamentare, ed il giorno vigesimosecondo di 
luglio convennero d' arrendersi , se fra dodici giorni il 
Duca di Mena non avesse fiitto levare V assedio, o non 
avesse introdotti nella città almeno seicento fanti , di tal 
maniera che gli assediati non potessero aiutare in alcun 
modo il soccorso, ma solamente aprirgli al suo arrivo le 
porte, e non potessero ricevere meno di trecento fìmti per 
volta : della quale composizione essendo stata data parte 
al Duca , il Re mandò il Duca di Mompensieri , V am- 
miraglio di Villars ed il signore di Balagnì j che nuo- 
vamente s^ era posto alP ubbidienza sua , acciocché, oc- 
cupando le strade in fin sotto alla Fera, impedissero 
r entrata del soccorso, il quale non essendo comparso 
nel termine già prescritto, il conte di Sommariva, il 
colonnello Burg , il presidente Giannino e tutto il pre- 
sidio uscendo con P* armi e con le bagaglio furono ac- 
compagnati- sino alla Fera, avendo il Re con grande 
onorcvolezza di parole e con termini molto cortési trat- 
tato il figliuolo giovanetto del Duca di Mena. 

Avevano sperato gli assediati di Laon, che il Duca 
di Guisa fosse per portar loro qualche soccorso per la 
via di Sciampagna , e del medesimo aveva sospettato il 
Re , ma le cose di quella provincia erano così turbate , 
che non fu possibile ch^ egli pensasse a muoversi in 
questo tempo: perciocché non solo si tenevano prati- 
che per ciascuna città e con ciascun governatore a fa- 
vore del Re, e non solo i popoli erano inclinati a ri- 
conoscerlo, come s^ era veduto chiaramente nel motivo 
di Troia , ma regnavano tra i medesimi del partito più 
perniciosi pensieri. Il colonnello S. Polo, il quale nato 
d^ oscuro luogo s^ era per tutti i gradi della milizia avan- 
zato al carico di mastro di campo nel tempo che vi- 



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LIBRO DECIMOQUARTO 3oi 

Teva il padre del Duca di Guisa, e lo servì con tanto 
valore e con tanta fedeltà, che meritò non solo di te- 
nere uno de^ primi luoghi nella sua grazia, ma anco di 
esser jportato a^ più sublimi carichi del comando, e fa- 
vorito dalla sua protezione con le nozze d^ una gentil- 
donna vedova piena di m&lte ricchezze, si aveva sta- 
bilita una splendida e doviziosa fortuna. Ma dopo il caso 
di Bles essendosi accostato, come uno de' principali de-^ 
pendenti , alla parte del Duca di Mena , continuò a ser- 
vire con tanta sollecitudine e con cosi prospero avve- 
nimento, eh' egli non solo fu destinato Luogotenente 
nel governo della Sciampagna, la quale provincia si reg- 
geva sotto il noDÌe del Duca di Guisa, benché prigio- 
ne, ma anco nel progresso del tempo fu dal Duca di 
Mena creato e dichiarato maresciallo di Francia, 

Costui javendo nel tempo dell' assedio di Parigi fiotta 
gran raccolta di vettovaglie nella provincia di Bria, 
mentre il Re stette a fronte del Duca di Mena, le con-^ 
dusse felicemente nella città , e ne cavò così grosso emo- 
lumento^ che, aggiunto alla dote della moglie, si fece 
possessore di ricchezze considerabili e grandi , le quali 
aggiunte agli stipendj degli Spagnuoli, che da principio 
procedevano con larga mano, egli ebbe comodità di 
acquistarsi molto seguito e molte dependenze, e di met-> 
tersi in istato di molta riputazione. Accompagnarono , 
come è solito , la prosperità xlella fortuna , il fasto del- 
l' animo e l'alterezza de' costumi, di modo/tale che 
liberato il Duca di Guisa, e pervenuto nella, provin- 
cia, egli solito a dominare da sé stesso, mal volontieri 
sentiva di sottoporsi al suo comandp ^ e poiché '^l' obbli- 
gazione de' beneficj ricevuti e la grandezza del sangue 
non gli permettevano di ricusar 1' ubbidienza, procu- 
rava almeno di stare separato da luì^, ed interpretanda 



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3oa DELLE GUERRE GIVIU Di FRANGIA 
gli ordisi 6 le comiAlssioni a suo modo, non eseguiva 
se non quello che gli andava per fantasia , e si scusava 
del resto sotto diversi pretesti. La declioaùone delle 
cose deUa lega accrebbe la superbia e V ambizione di 
costui , 9 vedendo discordi e mal fondati i Principi di 
Loreno, prese maggior arcl^^e, e passò col pensiero a 
disegnare di farsi padrone di alcune città, delle quali 
aveva il comando. 

Gominciò dalP occupazione del Ducato di Retel ap- 
partenente al Duca di Nevers , e con arroganza intol- 
lerabile assunse da sé medesimo il titolo di Duca di Re« 
telois ; né qui fermandosi , andò macchinando il modo 
d^ impadronirsi delle città di Vitrì, di Rens, di Rocroi 
e di San Desire, e tanto più si affissò in questo pen- 
siero quando vide gli Spagnuoli intenti a guadagnare 
ed a stipendiare i signori ed i capitani Francesi , dise- 
gnando, icftpadronito che fosse di quelle città o di al- 
cune di loro, mettersi sotto la protezione di Spagna, 
e di procurare di stabilirsi nelP usurpata grandezza. 
A questo fine cominciò ad introdurre guarnigione di 
suoi seguaci nella città di Rens, e di disegnare la fab- 
brica d^ una cittadella che servisse di freno a tenere in 
ubbidienza i cittadini , i quali non^ assuefatti ad essere 
dominati dalla oùlizia, timorosi di perdere la libertà, 
e sottoposti a molte gravezze ed insolenze de^ soldati , 
per mantenere la benevolenza de^ quali S. Polo non si 
curava che aggravassero ed opprimessero i popoli, ri- 
corsero molte volte a dolersene,^col Duca di Guisa , il 
quale avendone scritto anco più volte, e vedendo di 
non essere ubbidito, non solo ne prese grandissimo di- 
sgusto neir animo, ma cominciò ad accorgersi delP arte 
,e delP intenzione con che S. Pdo operava ^ per la qual 
cosa partito di Parigi, dopo spirata la tregua, e cqu- 



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LIBRO DECIMOQUARTO 3o3 

dettosi nella provincia con pensieiro di rimediare a cosi 
grave perìcolo 9 scrìsse risolntamente che in quella dttà, 
della quale ^li si confidava^ non sMntrodacessero più 
soldati; ma continuando S.Polo il suo pensiero, senza 
&r contp de^ qQmandamenti che rì<:eveva , e moltipli- 
cando le querimonie de^ cittadini, il Duca bene accom- 
pagnato passò a quella città per frenare e disturbare! 
la temerità del tentativo; ma tanto fu lungi che San 
Polo se n^ astenesse , che anzi entrato in maggiore o 
necessità o sospetto , continuò a chiamare alcune com- 
pagnie cb^ entrassero nella terra^ il che essendo perve- 
nuto a notizia del Duca^ ed acceso di generoso sde- 
gno , non pensando di tollerarlo , fu cagione che uscen- 
do una mattina di chiesa^ ed incontratosi in san Polo ^ 
che poco si xurava di accompagnarlo , gli domandasse 
la cagione perchè contra i suoi ordini introducesse tut- 
tavia nuova milizia nella città ; al che rispondendo egli 
che lo &ceva per sicurezza comune^ e per avere avviso 
ài alcuni trattati che si tenevano nella terra, il Duca 
cercando di far nascer^ V occasione replicò iratamente 
e con parole altiere ed ingiuriose, che queste erano sue 
ritrovate , e che gli avrebbe insegnato ad iibbidire. San 
Polo sentendosi aggravato di parole contumeliose, e non 
sostenendo V affronto pubblico , disse ch^ essendo ma- 
resciallo di Francia non conosceva nell' armi superio- 
re, e nel dire queste paroler, o caso jattanza che si 
fosse, venne a porre la mano su la spada, al quale 
atto il Duca correndogli addosso con la spada nuda, e 
passandolo da parte a parte lo tolse subitamente di vita. 
Cadde con la morte di lui la mal fondata grandez- 
za^ ma ne rimasero mai soddisfatte le milizie , ch^ per 
r indulgenza sua e per gli utili che conseguivano sotto 
il suo comando, amavaiio e riverivano il suo nomc^ 



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3o4 DELLE GUERRE CIVILI DI FRANCIA 
uè i cittadini, benché godessero della sua morte, resta- 
rono in alcuna maniera soddisfatti, perchè declinando 
tuttavia le forze della lega, il Duca di Guisa volle e ri- 
tenere i soldati e proseguire il disegno della cittadella. 
Ma r esempio di Rens avea commosse tutte le altre citta , 
e molti de^ governatori della provincia, di modo che 
tutti stavano in moto , e con inclinazione di mettersi 
all^ ubbidienza del Re per sottrarsi dagP imminenti peri- 
coli^ onde a pena il Duca di Guisa poteva trattenere 
il moto del suo governo, non che fosse abile a portar 
soccorso ed aiuto alla necessità degli altri. 

Né jfu sufficiente la sua dimora e la sua sollecitudine 
a tener tutti in fede, perchè il signore di Pesce go-^ 
vernatore di castello Tiervi, nel tempo medesimo che 
si arrendette Laon, compose con il Re, e con le me- 
desime condizioni degli altri, ritenendo il governo, si 
mise dalla sua parte. Seguì quasi ne' medesimi giorni la 
rivolta della città d' Amiens ^ perciocché concitato il po- 
polo da' partigiani del Re , i quali dimostravano che il 
Duca d'Omala, avendo pattuito con gli Spagnuoli, era 
per sottoporre la città alla dominazione straniera , ten- 
tarono di discacciare il Duca che senza guarnigione si 
ritrovava nella terra , perchè quegli abitanti allegando 
i loro privilegi non ne aveano mai, voluto ricevere^ ma 
essendo durato il tumulto senza certa risoluzione lo spa- 
zio di quattro giorni , vi sopraggiunse il Duca di Me- 
na , il quale ammesso con la sola compagnia delle sue 
guardie , acquetò , come gli parve , il tumulto , e ri- 
conciliò col Duca d' Ornala ì capi de' cittadini^ ma poi- 
ché egli si fu partito per ritornarsene al campo , il po- 
polo , riprese di nuovo 1' armi , chiamò apertamente il 
nome del Re, ed introdotto nella città monsignore di 
Humieres , discacciò il Duca d' Ornala, il quale, perduta 



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LIBRO DECMOQqAETO 3o5 

la speranza di potersi sostenere , elesse di partirsi j in- 
nanzi ch^ entrassero in pensiero di ritenere la sua per- 
sona. 

Era^ per innanzi passato aUe parti del Re il sig^ipre 
di Balagni con la città di Cambrai, la quale, pervenuta 
in potere de^ Francesi sino ne^ tempi del Duca di Alan- 
sone, e posseduta dopo la morte sua dalla Regina madre, 
come erede delle cose acquistate dal figliuolo , era stata 
data in governo al dgnore di Balagni, il quale, morta 
la Regina, e seguita la rivoluzione della Francia, avendo 
eletto di tenere le parti della lega, acciocché gli Spa- 
gnuoli fossero impediti a poterlo travagliare, s^ era a 
poco a poco di governatore reso assoluto padrone e della 
città così nobile e cosi chiara, e del fertilissimo suo 
contado, il qual dominio, ora che le cose della lega 
declinavano, desiderando di conservarsi, -tenne pratica 
col Re, che volendolo dichiarare Principe di Gambrai^ 
e proteggendolo dopo la sua dichiarazione dalle forze 
degli Spagnuoli, egli si sarebbe sottoposto alla ubbidienza 
sua ed alla sovranità della eprona di Francia, e che in 
oltre avrebbe tenuto presidio del Re nella città e nei 
castello, obbligandosi a servirlo in tempo di guerra con 
duemila fanti e cinquecento cavalli, e che alP incontro 
il Re pagasse settantamila scudi ciascun anno per mìan- 
tenere il presidio alla sua divozione. 

Non fu difficile ottenere dial Re queste condizioni, così 
per il desiderio di conservare a sé il dominio supremo 
di quel principato, come per opporre alla frontiera un 
durissimo scontro a^ nemici^ e benché queste ragioni 
fossero manifeste ed apparenti, non mancarono molti 
di dire che il Re condescendesse a concedere a Bala- 
gni quésto principato, che di già era in potere de^Frau« 
•cesi, per compiacere a madama Gabbriella d^ Esùrea 

DAVILA VÓI.. IV ao 



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3o6 DELLE GUERRE GIVIU DI FRANCIA 
ardentemente anmta da loi, e eoo il ngoore di Balagnì 
di affinità strettamenle oongiuiita* Comunque «i $ia^ si 
Re avendone spedite le patenti , e fìttele ammettere nel 
parlamento innanzi che partissi di Pari^ invi^ in qnesto 
tempo il maresciallp di Re$ a &rlp eleg^re e dichia- 
rare dagU Ordini della città Principe di Cambrai in- 
sieme coQ la moglie e coq i figlinoli e discendenti snoi , 
e dopo la presa di Laon, entrato nella città personal- 
mente con P esercito ^ricevette l'omaggio dell'ubbidienza, 
ed indi stabilito il presidip e riordinate le cose della 
città, ritornò ad Amiens, ove ricevuto con grandissima 
pompa , concesse a' cittadini le medesime condizioni , che 
alle altre città ^rauQ stat^ con la solita liberalità con* 
cieduie. 

In questa spedizione creò il Re due marescialli di 
Francia, uno (u il Duca di Buglione e V altro il mede- 
simo signore di Balagn)| disegnando di valersi e del- 
l' yjQQ e delF altro nella guerra che già disegnava di fare 
contra gli Spagnuoli^ 

Gli avvisi che da pi^ parti de* prosperi successi del 
Re capitavano successivamente a Roma, commovevano, 
ma non travagliavano l'animo del Pontefice, percioc- 
ché avendo di già strettamente data speranza al Re di 
dargli la h^nedizione, ^ significatolo non solamente a 
lui col mezzQ de) signore della Ciiella, ma anco con 
parole da ricevere diverse interpretazioni accennatolo a 
Paolo Paruta ambasciatore del senato Veneziano, uomo 
prodeate e che seppe ben c<ttnprendere l' intenzione del 
Alpa, sentiva con suo piacere che le cose s'incammi* 
nassera di modo eh' egli fosse prevenuto, e non pre- 
venisse il motivo de' popoli, e che potesse venire al* 
l'ultima deliberazione, di maniera che paresse esservi 
tirato dalla necessità, e che gli ^agnuoli non potea- 



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LmaO DECIMOQUARTO 307 

sevo né dannarlo di troppo inconsiderata prestezza, né 
accusarlo di poca inclinazione alP interesse della gran- 
dezza loro. 

Per questo aveva permesso sino al principio deir anno 
9I Cardinale de^Gondi che potesse passare a Roma, e 
benché lo facesse con una manifesta intimazione, che 
non dovesse aprire bocca sopra i negozj di Francia, gli 
permise nondimeno in occulto che ne^ privati congressi 
gli esponesse e gli replicasse tutte le ragioni del Re, che 
gli rappresentasse i disordini ed i bisogni del clero , che 
gli ricordasse le cagioni per le quali , non compiacendo 
il Re, versava in pericolo la religione, e che finalmente 
V informasse d^ ogni minuto particolare per valersene a 
prò del suo disegno. Per questa medesima cagione non 
si alterò, sebbene lo seppe, del decreto de^ teologi di 
Parigi fatto a &vore del Re, anzi ebbe caro, che quei 
medesimi che avevano fatto il preambolo e la strada a 
farlo scomunicare, fossero ora quelli che appianassero 
la via alla sua riconciliazione, e mostrando in ogni cosa 
sdegno ed iracondia nelle parole, non era poi simile 
a sé medesimo negli effetti, é godeva qualunque volta 
sentiva che la perseveranza era interpretata a durezza , 
dimostrando agli Spagnuoli cosi Cardinali , come amba- 
sciadori, i quali gli erano ogni giorno all'orecchio, che 
sofferiva molto ed esponeva la propria riputazione al 
biasimo universale, per non si discostare dalla volon- 
tà loro. 

Appagava egli intanto anco la medesima sua coscienza 
nell' assicurarsi della costanza del Re, e della verità della 
sua conversione, e per mezzo del Sannesio e del me- 
desimo d' Ossat gli aveva fatto intendere , eh' erano ne- 
cessarie molte condizioni alla sua ribenedizione ^ e par- 
ticolarmente che non avendo egli figliuoli legittimi, il 



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3o8 DELLE GUERRE OVILI DI FRANCIA 
giovanetto Principe di Condè, il quale era il più pros- 
cimo alla corona, fosse levato di mano agli Ugonotti , 
ed allevato nella religione Cattolica, perchè in ogni evento 
non 8Ì avesse da ritornare ai pericoli ed agP inconvenienti 
di prima: il che essendo stato anco accennato per via 
di discorso ed al Cardinale de' Gondi ed alP ambascia- 
tore Veneziano, il Re ne fu non solo avvisato, ma con- 
sigliato a levare questo scrupolo che potrebbe impe- 
dire il progresso di quello che si trattava^ per la qual 
cosa egli cominciò a pensare del modo con il quale lo 
potesse trar di mano agli Ugonotti, i quali dopo la sua 
conversione molto più se lo tenevano caro, per alle- 
varsi un capo ed un sostegno alla loro fazione. Ma il 
Cardinale de' Gondi parendogli di aver compreso quelle 
cose che potevano levare i dubbj al Pontefice, e £aici- 
litare la riconciliazione del Re, deliberò di ripassare in 
Francia, ed abboccandosi personalmente, procurarne 
V esecuzione. 

Cosi pervenuto al campo sotta a Laon stette due 
giorni in istretta conferenza col Re, e ripassato a Pa« 
rigi non ebbe dubbio di commettere al clero che do- 
vesse ripigliare le orazioni solite a farsi per i Re Cri- 
stianissimi , ed a riconoscere totalmente il Re Enrico IV 
per legittimo e vero signore, avendo anco gravemente 
ripresi ed iscacclati dalla presenza sua alcuni religiosi 
che ardivano di opporsi a questa deliberazione : il che 
quantunque fosse come V altre cose scritto ed amplifi- 
cato a Roma , il Pontefice non fece altra dimostrazione 
di risentirsene, se non di tassare Gondi per poco buon 
Cardinale, e di minacciare che col tempo e con P oc- 
casione V avrebbe castigato del suo errore, aggiungendo 
che le cose di Francia erano in tale stato, che non era 
di mestieri di mettere maggior fuoco di quello che di 



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LIBRO DECIMOQUARTO Sog 

già $i ritrovava acceso, poiché le cose delP unione Cat- 
tolica passavano cosi male , che non sarebbe stato poco 
a poterla sostenere. 

Ma sopraggiunta la nuova della presa di Laon e della 
ritirata del campo Spagnuolo, mostrò il Pontefice di 
riscaldarsi grandemente , e volendo pur ritrovar modo 
di far parere il difetto essere degli Spagnuoli , disse al 
Duca di Sessa , che il Re Cattolico voleva ch^ egli solo 
resistesse con V armi spirituali, ma che egli non si cu- 
rava di adoperare le temporali : che si arricordasse che 
le scomuniche, sebbene sono perniziose alle anime de- 
gli ostinati, non sono però sempre ruinose alle cose cor* 
porali , e che chi vuole che riescano gli effetti bisogna 
unire le due spade , e procedere del pari con V una 
mano e con V altra : ch^ egli vedeva , o gli pareva di 
vedere il Re Cattolico di già stanco del dispendio e della 
guerra , e che se cosi era , egli desiderava d^ esserne 
fatto partecipe per essere a tempo a trovare il miglio^ 
rimedio che si potesse al pericolo della religione, poi- 
ché già r unione de^ Francesi se ne andava disciolta , 
e r armi Spagnuole o non potevano , o non si cura«- 
vano di sostenere questo peso. 

Queste pungenti parole del Pontefice penetrarono al 
vivo V animo degli Spagnuoli , i quali sospettando del 
fine al quale egli tirava, e non volendo porgergli queU 
P occasione che temevano eh' egli andasse cercando ^ scris- 
sero con il medesimo calore non solo in Ispagna, di- 
mostrando al Re la necessità o di cedere o di far dad^ 
do vero, ma anco a Brusselles, acciocché P Arciduca eoa 
più pronto rimedio sostenesse le cose apertamente ca- 
denti della lega. Per questa cagione essendo dopo la 
perdita di Laon ripassato il Duca di Mena a quella 
corte per trovare stabilimento alle cose comuni , ceden- 



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3io DELLE GUERRE CIVILI DI FRANCIA 

dosi per ora alquanto alla qualità del tempo dall' una 
parte e dalF altra ^ si trattò molto più piacevolmente e 
per Puna e per T altra ^ perciocché il Duca, conoscen- 
dosi in istato nK>lto debole, aveva rimesso molto delle 
sue prime. dioDidòde ^ e P Arciduca , conoscendo che non 
iera tempo da inasprirlo per non lo far precipitare al« 
r ultiina disperazione, e vedendo ch'egli non poteva 
accomodar V animo né V orecchie a sentirsi trattare di 
mettersi alP ubbidienza del Re Cattolico , come avevano 
fatto Rono ed il Duca d' Ornala , deliberò dì tratte- 
nerlo con P apparenza di oneste condizioni , e di un 
trattamento quasi del pari , tenendo tuttavia vivo il 
proposito «della elezione dell'Infante, essendo ben sicuro 
di ridur poi le cose al fine ed all' intento suo, e certo 
nel segreto di governarsi in quella maniera che consi- 
gliassero i tempi e le occasioni^ per la qual cosa essen- 
dosi trattato lungamente tra il Presidente Riccardotto 
ed il Presidente Giannino, ed abboccatisi i Principi me- 
desimi una e più volte, convennero finalmente d'esten- 
dere e di stabilire una capitolazione, la quale parve giu- 
sta ed onorevole e pev V una parte e per l' altra. 

Conteneva in sostanza 1' accordo ^ che il Re Catto- 
lico continuasse a trattare il Duca di Mena come pri- 
ma in termine di luogotenente generale dello Stato e 
corona di Francia , e come tale fosse riconosciuto nei 
luoghi e negli eserciti ov' egli si ritrovasse t che conti- 
nuassero a procedergli i diecimila, scudi il mese, che 
dat Re Cattolico sin dal principio gli erano stati asse- 
gnati : eh' egli all' incontro continuasse a far la guerra 
ue^ luoghi ove meglio gli paresse, e particolarmente nella 
provincia di Borgogna, per sostentamento della quale 
gli fossero somministrati alcuni, aiuti di cavalli e di fanti^ 
che tutt(^ quello che s^ acquistasse dovesse essere da lui 



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UBRO DEGlMOQOARTa . 3i ^ 

tenuto a nome èeì Re 5 il celiale d (empo debito ttveb» 
be eletto di comune con^ntimento de^ collegati Fran- 
cesi ^ della Sede Apostolica e del Ke di Spagna: che 
il detto Re fosse m obbligo di rinforzare i snoi eser- 
citi per &re la guerra in Delfinato, in Picardia ed 
in Bretagna , dovendo similmente qadlù che s^ acqni« 
stasse esser tenuto in nome del Re futuro sotto goyer«^ 
natori Francesi ; e che a continuare la guerra s^ esor** 
tasserò i Duchi di Loreno è di Guisa ^ e gli altri si*< 
gnori e capi delP Unione» 

Con qaeste condiacioni benchò Ambigue 5 parendo al 
Duca di Mena d^ avere in qualche modo fermatoli pre« 
cipizio delle cose sue^ partì da BrùSseQé», ed insieme 
con un gentiluomo mandato dalP Arciduca pasiìò a di- 
rìttura a Mansi ad abboccarsi col Dùca di Lorena Era 
P intenzione sua provar di tenerlo unito alla lega^ ù 
persuaderlo alla continuazione delP armi t tua egli di già 
aveva per mezzo del signore di fiassompiera non solo 
óonclusa la tregua ' col Re di Francia^ ma anco deside- 
roso di sgravarsi della spesa^ aved permesso a'' Snoi sol« 
dati che andassero al soldo di lui^ per la qual òosa il 
barone d^ Ossonvilla ed il signore di Tramblecurt co£i 
tremila ^ fanti e quattrocento cavalli avevano preso la 
banda bianca ^ e s^ erano condotti a^ àervìz) del Re 6oa 
obbligo di molestare la contea di Boi^ogna) la qualei 
stnora era stata neutrale , 6 non ateva ricevuto trava^ 
glio da parte alcuna. 

Avendo trovato il Du6i di Mena k còse in questo 
stato , e non avendo potato rimuover il Duca di Lo^ 
reno dalP inclinazione che afeva alla Cdócordia ^ àtììr 
berò di passare nel ducato di Borgogna (sono il ducato 
e la contea provtucie divise P una dall^ altra , apparte- 
nente q[uella al Ré di Francia^ e questa per antica di« 



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Sia DELLE GUERRE OVILI DI FRANGIA 

vbione al Re di Spagna), ed ivi procurare di stabilirai 
totalmente, tenendo di già come governatore della pro<- 
vineia la maggior parte delle piazze , poiché aveva di» 
visato in qualunque evento delle cose sue di ritenere o 
il libero dominio, o almeno il governo di quel ducato. 
Ma il Re il quale s^era ottimamente apporto del suo 
disegno, poiché vide rotte le pratiche che per mezzo 
di Yilleroi e del Presidente Giannino si tenevano della 
pace, deliberò d^ ostare a quel che aveva divisato nella 
Borgogna , e per adoperarvi il più franco di tutti i suoi 
capitani, elesse governatore di quella provincia il Ma« 
resciaL di Birone, e con forze convenevoli lo faceva met- 
tere alPordìae per andare alla ricuperazione di quelle 
piazze. Intanto Tramblecurt ed Qssonvilla erano passati 
Bella Franca Contea , ed avendo improvvisamente fatte 
moljte correrie nel paese , presero Yezù e Gionvilla ^ 
mettendo tutta '.la provincia in grandissimo terrore e 
confusione^ pqrché stante la neutralità, nella quale i. 
popoli s- esano assicurati , non v^ eranq forze nella pro- 
vincia che potessero opponersi alla loro invasione , ed 
avendo dimandati frettolosamente soccorsi ed in Savoia 
ed in Fiandra, benché. £:2ssero mandate alcune poche 
gènti a. presidio dei luoghi «principali, non peritiise noU'* 
dim^ò 1? iiìgresso delP incarno , che dalla parte degU 
Spugnoli si potesso-o far più grosse provvisioni, tanto 
più>^e> la medesima stagione impediva i soldati del Re 
di Francia di potere, rispetto al poco numero edaUa 
questa deV tempi, iare n^ggior progresso.. 

lE^tm di sconcertare le cose della \eg^. raccordo del 
-Duea di. Guisa^ il quale o veramente sdegnato che il 
Duca di Mena avesse impedita la sua grandezza, o pnre 
-alterato che gli Spagnyoli gli avessero mostrato un lampo. 
*d^esidtMÌQii09 pc^ gli, avessero chiuso iJi cieladi Uitte 



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UBRO DECMOQUAKTO 3i5 

le altre grazie ^ e conoscendo che P antica grancieSEza del 
padre era tuttavia convertita nel Duca di Mena, onde 
egli e per il rispetto delPetà, e per non aver dipen« 
denti 9 conveniva non solo cedere il primo luogo, ma. 
anco contentarsi di uno degP inferiori, deliberò in que« 
sto tempo di stabilire la sua fortuna col Re, e per 
mezzo della madre e del Maresciallo della Ghiatra con- 
venne per sé, per il Priiwipe di Gen villa e per Mon-. 
signor Luigi destinato alla vita ecclesiastica, suoi fra- 
telli, di rimettere nelP ubbidienza del Re, Rens, Yitii^- 
Rocroi, san Desire, Guisa, Moncornetto e gli altri luo- 
ghi che tenevano nella Sciampagna e ne^ contorni di 
essa, ricevendo in ricompensa il governo. di Provenza, 
quattrocentomila scudi per pagare i debiti contratti dal. 
padre loro, e molti beni ecclesiastici per il terzo fra* 
tello, che furono già del Cardinale di Borbone, il qualar 
dopo lunga infermità, tenuta da^ medici per febbre etica , 
ma non senza sospetto di. veleno, era in questo tempOi 
passato alP altra vita« 

Era proceduto in lungo il trattato di questo aocordo^ 
perdiè il Duca di Guisa voleva ritenere il governo di 
Sciampagna, ed il Re non ne voleva privare il Duca, 
di Nevers, e nel dargli anco il governo di Provenza 
furono gravissime le contese^ perchè il Dulca d^ Eper- 
none, il Spiale dopo la morte del fratello se n^era im- 
padronito, e con molte imprese favorevoli contro il Duca 
di Savoia e con tra la lega, aveva stabilito il suo co- 
mando, non era disposto di lasciarlo;^ né questo ostava 
solamente, ma il gran Cancelliere e molti del consiglio 
persuadevano il Re a non mettere quella provincia ia 
-mano al Duca di Guisa, sopra la quale, come erede 
della casa di Ai^ò, egli pretendeva ragione^ ma iliRe 
desi||der|ivB. daU? uà canto che.il Dui^a d^ Bpernóoei la« 



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3i4 DELLE OCERRS jCnnU PI FRÀNCIA, 
sciasse quel governo nel quale s^ erti ndla maggior taP» 
bazione delle cose senza sua commissione introdotto, 
e dalP altro conosceva doversi rimediare al presente, senza 
aver timore tanto fuori di tempo del futuro^ oltre che 
P ingenuità e la natura moderata del Duca di Guisa, 
delle quali nelle cose ultimamente trattate con gli Spa- 
gnuoli avea dato chiarissimo segno, lo persuadevamo a 
confidarsi di lui. Si stabili pertanto la convenzione, per 
la quale siccome la parte del Re accrd>be di riputa- 
zione e di forze, cosi la lega ne rimase non solo lan- 
guida ed indebolita, ma poco meno che totalmente di- 
sciolta. 

Ora narrate le cose principali della guerra apparta* 
nenti al tronco ed alla sostanza degli affari , si devono 
aiico brevemente raccontare le cose accadute nelle pro« 
vincie più remote del regna 

Era in Bretagna più che in altro luogo potente ed 
ottimamente stabilita la parte ddla lega^ perché oltre 
le forze della provincia, che molto più unite di qual- 
sivoglia altre seguivano il Duca di Mercurio, il quale 
con la prosperità di molti silccessi s^era posto in grande 
estimazione, v^ erano anco cinquemila fanti Spagnuoli 
sotto don Giovanni dell'Aquila, i quali possedendo Bla- 
vetta ed i luoghi circonvicini^ erano presti a soccor- 
rere ovunque nella provineia chiamasse P occasione. Ma 
non erano gli animi o più concordi o più soddis&tti 
di quel che fossero negU altri luoghi^ perchè il Duca 
di Mercurio era malcontento che i medesimi Spagnuoli 
procedessero con fini e coti disegni separati, né poteva 
accomodar P orecchie à sentirsi ragionare delle preteur 
sioni che aveva P Infante di Spagna sopra quella prò* 
vincid) come contrarie alle ragioni che pur vi preten^ 
deva Margherita contessa di ^enteoria sna moglie; 



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LIBRO DECIMOQUARTO SiS 

BÒ meno delle altre cose lo affliggeva Poi^dìne che 
essi tenevano di non s^ ingerire nelle cose fuori della 
provincia, di modo tale che, quando il corso della vittoria 
Io portava a qualche acquisto importante nelle Provin- 
cie vicine, se gli troncavano P ali, non volendo essi pas- 
sare oltre i limiti della Bretagna. AlP incontro erano 
essi mal soddisfatti, ch^egli circoscrivendogli nel circuito 
di Blavetta non permettesse loro di prender piede nella 
provincia, e perchè, uscendo da quella fortezza posta 
nella estremità d'upa penisola, avevano cominciato a 
fabbricare un forte nella gola d'^ un^ altra penisola che 
chiudeva P adito della parte di terra , ed impediva P en- 
trata de^ legni nel porto di Brest, luogo frequentato dalle 
nazioni «settentrionali, pareva che fi Duca non vi assen- 
tisse, ed adoperasse molte arti, perchè quella fortifica- 
zione non passasse innanzi. DalP altra parte il Mare- 
sciallo d^ Aumont governatore per la parte del Re aveva 
più animo che forze ^ perciocché i bisogni delle provincie 
circostanti non gli permettevano di poter mettere in- 
sieme più che mille fanti Inglesi, duemila fanti Fran- 
cesi e quattro o cinquecento cavalli della nobiltà volon- 
taria del paese ^ ma poiché la conversione del Re cominciò 
a dargli favore ed a muovere gli umori della provincia, 
avanzandosi ricevette la città di Lavai che volonta- 
riamente si sottomise, e poi posto P assedio a Morlès, 
benché il Duca di Mercurio sMngegnasse di soccorrere 
quella piazza, ad ogni modo P ottenne', ed accresciuto 
di nuovi fanti Inglesi condotti dal colonnello Nores, ^ 
quali erano stati in Normandia, deliberò di assalire il 
nuovo forte degli Spagnuoli innanzi che si riducesse a 
perfezione^ e potessero essi stabilirsi nel possesso di quel 
fertile e popoloso tratto di mare: per la qual cosa messo 
insieme P esercito, nel qual erano duemila fanti Inglesi 



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3i6 DELLE GUERRE CIVILI DI FRANGIA 
comandati dal colonnello Nores, tremila Francesi coman- 
dati dal barone di Molac, trecento archibugieri a èa- 
Tallo e quattrocento gentiluomini, ed essendo abbon- 
dantemente provveduto d^ artiglierie,- di munizioni e di 
altro apparato da Monsignore di Surdeac governatore 
di Brest, il quale da vicino, per levarsi P impedimento 
degli Spagnuoli, suppliva a tutti i bisogni, pose il campo 
sotto il forte P undecimo giorno d^ ottobre. 

Era il forte posto sopra una rocca viva, e circon^ 
dato intorno dal mare, fuor che dalla parte ove la pe- 
nisola si congiunge alla terra ferma, alla quale avevano 
alzati due baluardi in forma di tanaglia, ed in mezzo 
a loro era la porta con il suo ponte levatoio con la 
fossa e con la contrasòarpa , tutte con ottimo, consi- 
glio ridotte, sebbene non ancora perfezionate a stato 
di difesa. Stava a custodia del forte don Tommaso 
Prassedes, vecchio ed esperimentato capitano, con quat- 
trocento fanti Spagnuoli, e con un copioso apparato di 
tutte le cose necessarie alla difesa. 

Apparve ne^ primi giorni la difficoltà di questa op- 
pugnazione, perchè come si cominciò a lavorare con 
la zappa per condursi a favore delle trincee su P orlo 
della contrascarpa , si trovò che non vi era più di due 
piedi di terreno, dopo il quale si trovava P intoppo del 
sasso yivo, per la qual cosa fu necessario valersi del- 
r opera de' gabbioni, nel condurre, nel piantare e nel 
riempire i quali si' contese lo spazio di nove giorni con 
grandissima mortalità di quei di fuori , adoperando gli 
assediati con singolare artificio le artiglierie minute, 
delle quali erano abbondantemente provveduti , e sor- 
tendo fuori delle cannoniere ora delP un baluardo ora 
delP altro , e porgendo continuata molestia non meno 
di giorno, di quello che facessero di notte ^ ma final- 



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LIBRO DECMOQUARTO 817 

mente la costanza degli oppugnatori superò la difficoltà- 
deir impresa, e piantati dodici cannoni , si cominciò a 
percuotere ne* baluardi^ e benché nel principio le palle 
percuotendo nel terreno ^cessero poco progresso, il 
continuato battere tuttavia avendo rotte e sdrucite le 
fascinate con le quali era conglutinato il terrapieno y 
cominciò a poco a poco a ruinare ed a riempire la fos- 
sa , porgendo maggior copaodità di potersi avanzare al-i 
V assalto^ per il che il barone di Molac con i Francesi 
assali il baluardo eh* era su la man destra , ed il co- 
lonnello Nores con gP Inglesi assali V altro eh* era su 
la mano sinistra \ ma con tutto che V assalto fosse ar- 
dito ed impetuoso y lo riceverono gli Spagnuoli con tanta 
costanza , che dopo tre ore di feroce combattimento , 
furono rigettati precipitosamente gli assalitori , de* quali 
morirono più di cento con tre capitani Francesi e quat- 
tro Inglesi, e sì aumentò grandemente il danno rice^ 
vuto, perchè avendo voluto nel ritirare de* suoi , tirare 
le artiglierie contra i difensori eh* erano sul terrapie- 
no , lo fecero i bombardieri con cosi poca destrezza , 
che accesero fuoco nella polvere, nel qual incendio pe- 
rirono molti soldati. 

Diede questo accidente gran comodo di ripararsi agli 
Spagnuoli , perché mentre da Brest s* aspettano nuova 
polvere e nuovi strumenti d* adoperare le artiglierie , 
essi, ebbero tempo di risarcire con la medesima terra i 
baluardi, fortificandoli con due gagliarde palificate (fre- 
sce le chiamano i Francesi) che gli circondavano d*o- 
gn* intorno^ ma rimessa in essere la batterìa, si tornò 
a battere il quarto di di novembre con maggior impeto 
che non s* era &tto prima , e le palificate cedendo fa- 
cilmente alla forza delle artiglierie tornarono ad appia- 
nare la strada di poter andare ali* assalto, il quale men- 



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3i8 DELLE GUERRE CIVILI DI FRANCIA 
tre si 8ta per dare, soprayvenne fra tuoni e lampi cosi 
copiosa acqua dal cielo, che fa necessario differire sino 
al giorno seguente, nel quale spazio gli assediati taglia- 
rono fuori la punta de baluardi , e fecero una ritirata 
per potersi coprire, di modo tale che la mattina se* 
gnente sostennero valorosamente V assalto eoo poca per- 
dita e con grandissimo danno de^nemìl^i, i quali ap- 
pena erano scesi dalP assalto , e datisi a riposare , che 
gli Spagnuoli sortendo al numero di settanta s^ impa- 
dronirono improvvisamente della batteria de^ Francesi 
f con la morte d^ uno de^ mastri di campo , e di più 
di dugento altri soldati che avevano trovati sprovvedati 
a dormire, inchiodarono tre pezzi d^ artiglieria , e non- 
dimeno sopraggiunto il barone ^di Molac, furono rimessi 
dentro la fossa non avendo perduto più che undici de! 
loro soldati. 

Continuava lentamente la batteria, perchè il Marc* 
sciallo d^Aumont grave d^etàepiù aggravato dalle fa- 
tiche, s^era pericolosamente infermato, è con tutto ciò 
la continua molestia che ricevevano gli assediati, gli 
iindava di giorno in giorno consumando, di modo che 
cominciarono a dimandare instantemente soccorso. Ma 
il Daca di Mercurio poca cura se ne prendeva, anzi 
non avea discara la presa di questo forte , conoscendo 
che gli Spagnuoli miravano ad impossessarsi di tutto 
quel seno di mare , che ^ pieno d' isole , di porti sicuri 
è di terre grosse e ben popolate « era maravigliosamente 
opportuno, per i soccorsi che dalle armate Spagnuole 
poteva ricevere, a nodrire una lunga guerra ed un pe- 
ricoloso incendio a tutta la Bretagna: per la qual cosa, 
benché fosse stato astretto a conceder loro il posto di 
Blavetta , aveva nondimeno grandemente a male cb^ essi 
procurassero, di dilatarsi. Per questa cagione allegando 



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LIBRO DECIMOQUARTO Sig 

diverse scuse, e faceado nascere varj ostacoli ed impe- 
dimenti , andava differendo il soccorso^ e don Giovanni 
delPAcpiila, il qual^ non avev9 seco alcun numero di 
cavalleria difficilmente si poteva muovere a far levare 
r assedio al forte di Groisiì) che coé nominavano quella 
piazza.. 

Premendo nondimeno tuttavia^ Tassodio ^ e parendo-^- 
gli gran mancamento il lasciar perdere senz^ aiuto i suoi 
medesimi Spagnnoli, 8^ avanzò con quattromila fanti e 
con due pezzi di artiglieria verso Quinpercorantin per 
vedere se la gelosia di quella piazza potesse muovere i 
Francesi a, ritirarsi^ ma avendo riscontrato il signore 
di Mombarotto, che con dugento corazze e cinquanta 
archibugieri a cavallo alloggiava su quella strada , ben- 
qb'egli ritirandosi a poco a poco finalmente si conducesse 
dentro alle mura, ne restò nondimeno quella città di 
modo assicurata, che il timore di perderla non metteva 
più necessità di levare l'assedio di Croisil^ oltre ch'e- 
gli non aveva artiglierìa ^ né apparato tale che fosse 
sufficiente per quella impresa ^ onde rivoltandosi ad al- 
tra strada, e passando sotto alle mura della città si 
condusse su la strada diritta per la quale da Quinper- 
corantin s'andava al campo Francese^ disegnando di 
campeggiare in luoghi avvantaggiosi , ne' quali la caval- 
leria non gli potesse nuocere , e vedere in qualche mo- 
do, con l'approssimarsi, d'impedire l'oppugnazione del 
forte. Ma essendogli uscito Mombarotto con i suoi ea- 
valli alle spalle, ed essendosi avanzato dal campo con 
altri centocinquanta cavalli il signore della Tremblea, 
egli ^ra necessitato a procedere non solo cautamente, 
ma lentamente per non essere molestato ne' luoghi piani 
dalla cavalleria, alla quale essendosi congiunti il cava- 
liere di Potonvilla ed il signore di Basterne con il r^ 



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32Q DELLE .GUERRE qiVIU DI FRANGLL 
sto de^caTsdli del campo, era astretto per arriTare alla 
penisola con Tiaggio terrestre fiire un gran circttito di 
paese , il che se avesse avnto vascelli in poco spazio 
d^ ora si poteva fare per acqua. 

Intanto il Maresòiallo di Aumont risanato dalla sua 
indisposizione, e chiamato al campo il signore di Sar^ 
deac, premeva a tutto suo potere gli assediati, ed aven- 
do battuto il decimottavo dì di novembre dalP alba del 
giorno sino all' inclinare del sole,, fece dare P assalto al 
barone di Molac, il quale essendo stato respinto, su- 
bentrò il colonnello Bordetto, il quale essendo simil- 
mento ributtato con maggiore strage delP altro , assa- 
lirono senza dilazione di tempo dall' una parte gV In- 
glesi, e dalP altra una valorosa squadra di gentilnomi- 
ni , e benché Martino Forbisher uno de' colonnelli In- 
glesi , ed il colonnello Trecans uno de' capitani Fran- 
cesi, restassero uccisi nel primo impeto dell' assalto, es- 
sendo nondimeno i difensori vinti più dalla stanchezza 
che dal valor de' nemici, restarono finalmente dopo due 
ore di resistenza tutti tagliati a pezzi senza muovere 
un passo dalla difesa del terrapieno , sul quale combat- 
terono disperatamente sino alla morte, e con tanto 
danno degli assalitori , de' quali morirono quel giorno 
più di seicento , e tutti i più provetti ed i migliori sol- 
dati del campo, che se don Giovanni dell'Aquila, il 
quale s' era condotto molto vicino , avesse camminato 
a 'dirittura, non poteva per avventura schi&re il Ma- 
resciallo di Aumont una grossissima rotta, ed il forte 
restava in un medesimo giorno perduto e ricuperato^ 
ma egli fermatosi per il timore della cavalleria ad al- 
loggiare in luogo così vicino , che si sentiva lo strepito 
ddl' archibugiate , mentre durò il conflitto, ed intesa 
in un medesimo tempo e la virtù singolare e la per- 



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LIBRO DEGIMOQUÀRTO 3ai 

dita totale de^- suoi , prese partito la mattiiia se^ente^ 
di ritirarsi, e senza essere seguitato da aleùno si fidasse, 
senz* altro tentare nel posto di Blavetta. 

Aumentarono di poi nella prov^incia le forze della: 
parte del Re , perchè i signori di San Lue e di Moni* 
martino ) partiti daU^ assedio dì Laon con cinque com^ 
pagnie di Svizzeri, tre reggimenti Francesine tre com-r 
pagnie di archibugieri a cavallo, erano venuti a soccorso 
della provincia, i quali prese per ir viaggiò o per.com'^ 
posizione o per forza molte terre deboli, avevano ri* 
dotto il Duca di Mercurio in necessità d' unirsi con gli 
Spagnuoli, per impedire che queste nuove forze .non 
si congiungessero col Maresciallo di Aumpnt, e potes- 
sero^ pensare a qualche impresa di gran momento, di 
modo tale eh'' essendo cessato il dis^^usto del forte di 
Gròisil spianato totalmente dopo la sua espugnazione 
da Monsignore di Surdeac, con grandissimo concorso 
de' paesani, deliberò il Duca .di unire le forze in uil 
corpo, e procurare di resistere alle genti del Re, sio^ 
icome con molta prosperità aveva '&tto sino al pre^ 
sente. : ^ v 

Era sorto nel principio di quest^anno un piocol fuo- 
co in Provenza , le scintille del quale erano per cagior 
siare un grandissimo incendio in quelle parti ^, se alsuoi 
principi con opportuna matiiera non si fosse provveduto. 
Sono le nazioni Provenzale e Guascone per lunga ed 
antica emulazione naturalmente nemiche^' il qual rispetto 
non avendo trattenuto il Re Enrico III di dare il gor 
verno di Provenza al Duca dVEpernone, ancorché di 
nascita fosse Guascone, se ne alterarono di maniera i 
baroni ed i popoli di quella provincia, che fa neces- 
sario con esercito armato fargli prestare la solita ubiri- 
dienza , il che siccome fu cagioue di far, accrescere ìp. 

DAVILA VOb. IT ai 



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3aa DELLE GUERRE CIVILI DI FRANGIA 
gran maniera i segnaci ed i partigiani alta lega, cosi 
avrebbe prodotto degli altri mali, se Monsignor della 
Valletta sno fratello, restato a governare c^me luogo- 
tenente in nome sno, non avesse con sbgolar destrezza 
e con maniere 'dolci e mansuete placati gli animi, e ri* 
dottili a stimar più il merito della virtù ^ che (a di-^ 
Tersità del pascimento. Ma dopo la morte sua essendovi 
passato i) Duca di Epernone con forze maggiori che 
non aveva il fratello, cominciò anco ad esercitare ed 
il governo e la guerra con vivezza maggiore , volendo 
per ogni modo essere puntualmente ubbidito da quelli 
della parte del Re , e combattendo vigorosamente con* 
tra gli altri che tenevano la parie della lega, tra i 
tpaìi il conte di Carsi, e la città e parlamento di Aix, 
poichò videro di non pote^ resistere alP oppugnazione 
ana, presero temperamento di volersi arrendere al Re, 
^ per lui ^ Monsignore delle Dighiere, ovvero al co- 
lonnello Alfonso Corso, ma con espressa condizione, 
che il Duca non avrebbe dominio né superiorità in quella 
terra , il c^e benché fosse loro promesso, il Duca non- 
dimeno vi si rese il più forte, ed inasprito maggiormente 
per il cattivo animo che dimostravano contra di lui , 
cominciò a fisdibricare ^n forte , il quale signoreggiando 
la città la potesse tenere a fi^no, il che da^ cittadini 
essendo impazientemente sentito, e regnando per tutta 
la provincia i medesimi umori, spedirono loro agenti 
alla qorte p^r supplicare il Re che, levando il governo 
al Duca d^ Epernone , provvedesse di altro governatore* 
Il Re , che per V incertezza delle cose sue avea dis- 
simulato sinora, né di presente voleva alienare da so 
r animo del Duoas, e che dalP altrai parte vedeva la 
tnala soddis&zione della provincia ed i travagli che so* 
prastavano, prese per moderato temperamento di ri- 



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UBRO DECIMOQUARTO 3à3 

mettere il negozio al maresciallo di DaoviUa governa* 
ture di Linguadoca , e nuovamente da lui destinato al 
^arìco 4i gran Contestabile del. regno ^ perchè essendo 
dair un canto i Provenzali ben affetti alla persona sua , 
ed avendo dair altro il Duca di Epernone una sua ni- 
pote per moglie, stimava che con Ig prudenza e con 
la destrezza sua potesse trovare la via di mezzo per la 
quale ed i popoli restassero soddis&tti , ed il Duca de* 
stramente rimosso da quel governo ^ ma poiché vide il 
Duca risoluto di mantenersi quel carico, ed il Conte- 
stabile lento a trovarvi ripiego , commise a Monsignore 
d^lle Dighiere , che dal Delfinato , com^ era solito di 
fare, si trasferisse nella Provenza, e con la maggior 
brevità che fosse possibile si opponesse al Duca di E- 
pernone, ne^ disegni del quale non gli parca di veder 
molto chiaro. Monsignore delle Dighiere pronto ad a- 
doperar P armi ed inclinato alla soddisfazione de^ Pro- 
venzali, messi insieme settemila fanti e mille dugento 
cavalli , s^ incamminò senza dilazione per passare il fiu* 
me Druenza, e per entrare ostilmente nella provincia 
a- danni del Duca di Epernone^ ma pervenuto alle ripe 
del fiume incontrò Monsignore di Lafiu, uomo sagace 
e pratico de^ negozj di corte , il quale venendo dal Duca 
di Epernone V esortò a fermare il suo viaggio , perchè 
senz' altro esperimento d^ armi il Duca era pronto ad 
ubbidire agli ordini del Contestabile conforme alla mente 
ed al comandamento del Re ^ al che avendo creduto le 
Dighiere deliberò di fermarsi nel medesimo alloggia- 
mento, non volendo precipitare per dilazione di pochi 
Idiomi, i quali poi si allungarono per essergli soprag- 
giunta la febbre che lo necessitò a dimorare molto più 
lungamente nel medesimo luogo. Ma benché il mede- 
simo Lafin passasse più volte dair uno air altro , e si 



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3^4 DELLE GUERRE CIVILI DI FRANCIA 

trasferisse anco ad intendere la mente del Contestabile, 
non si trovò ripiego di accomodare interessi così di- 
Tersi ; perchè il Dnca pretendeva aversi acquistato con 
V armi il merito di quel governo , avendolo sostenuto 
ne^ tempi più difficili contra il Duca di Savoia e con- 
tra la lega , con il suo avere , con le sue forze e con 
il sangue proprio del fratello, e perciò si dichiarava 
volerlo difendere in qualunque maniera^ e dalP altra 
parte Monsignore delle Dighiere contendeva non essere 
ragione di mettere in disperazione la provincia, e &r 
che ella piegasse a gettarsi in braccio del Duca di Sa* 
voia o degli SpagnuoH, e che il Duca di Epemone 
avea tanti governi , che si poteva contentare , senza 
usurparsi questo con danno e con pregiudizio delle cose 
del Re^ e perchè la diversità della religione concitava 
gli animi Pun coltra P altro, essendo il signore delle 
Dighiere Ugonotto, ed il Duca sinceramente Cattolico, 
trattavano e P uno e P altro aspramente; oltre che P ^ 
sere stato P uno tanto favorito del Re Enrico III e 
P altro nemico , e vissuto sempre in contumacia du- 
rante il suo regno , produceva tra di loro una nlmi- 
cizìa privata , molto pregìudiciale agli affari pubblici che 
aveano per le mani ; onde rotta la pratica delP accor- 
do , Monsignore delle Dighiere passò con tutto P eser- 
cito il fiume nel mese di maggio , e nel giorno ch^ egli 
passò combatterono in grossa scaramuccia le genti del- 
P un campo e delP altro, nel qual conflitto, che durò 
lo spazio di molte ore , benché la differenza non fosse 
molta , le Dighiere restò padrone del campo di batta- 
glia , ed il Duca si ritirò senza ricever danno , menan^^ 
done seco molti de^ nemici prigioni. 

Ma finalmente vedendo il Duca congiunte le forze 
del Delfinato con quelle della Provenza contra P armi 



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UBRO DECIMOQUARTO Z%5 

sue, e non vedendo, com^ era di gran prudenza, alcuna 
occasione ojpportuna di formare un terzo partito, nò 
parato alcuno appoggio al <[uale potesse ricorrere di 
presente , ricevuta ne^ medesimi giorni la nuova della 
rivolta di Parigi e delle altre città della lega^ giudicò 
poco savio consiglio il partirsi dalP ubbidienza del Re, 
iquando gli altri vi ritornavano; e perciò ripigliato il 
trattato della concordia , che mai ^i era totalmente in- 
intermesso, si sottopose alP arbitrio del Contestabile, il 
quale dichiarò ch^' egli dovesse rimettere il forte di Àis^ 
in mano del signore di Lafin, e levare i suoi presidj 
da Tolone, da San Polo, da Trecca e da Mirabello, 
sin tanto che il Re determinasse il modo con che per 
V avvenire si dovesse procedere: in esecuzione del qual 
ordine il Duca rimise il forte in mano di La6n il de- 
cimo giorno di maggio^ ed il medesimo dì entrò in 
Ais monsignore delle Dighiere ricevuto con grandissi- 
ma' solennità da^ cittadini* 

Ma mentre sono sospese V anni per aspettare gli or- 
dini della corte , Monsignore delle Dighiere , prendendo 
per iscusa, che alcuni soldati del Duca avessero presi 
alcuni de^ suoi , e fatto danni per la provincia , e che 
perciò fosse rotta la tregua , entrato improvvisamente 
nel forte senz'aspettare altro ordine del Re, lo con- 
segnò in mano de^ cittadini , i quali con mirabile con- 
corso in due giorni lo spianargno di maniera, che non 
ne restò vestigio di sorte alcuna , il che essendo se- 
guito conforme al desiderio comune, egli, lasciati gli 
altri luoghi in mano del conte di Carsi , se ne ritornò 
con il restante delP esercito nel DelBnato. 

Seguì poi raccomodamento del «Duca di Guisa, al 
quale fu conceduta dal Re la carica di quel governo, 
il che benché affliggesse P animo del Ducadi Epernone, 



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3a6 DELLE GUERRE CIVILI DI FRANCIA 
giadicò nondimeno che fosse bene i! dissimulare, rlser- 
Tandosi a prender partito col beneficio del tempo, e 
volendo che si credesse che le cose passate fossero state 
private nimicizie e contese tra lai e Monsigiiore delle 
Dighiere y quantunque non mancasse a sé medesimo nel 
tentare tutte le vie possibili di preservare a sé stesso 
il possesso di quel governo. Ma nel Delfinato, mentre 
Monsignore delle Dighiere nel principio di settembre 
si prepaif-per passare in Piemonte, ricevuto avviso che 
il DucQ di Savoia avea posto strettamente P assedio a 
Brìccherhs^ fu astretto a &re per necessità quello che 
innanzi voleva fare per elezione. Aveva il Duca di Sa* 
voia posto insieme quattromila Tedeschi comandati dal 
conte di Lodrone, cinquemila fanti Italiani comandati 
da Barnabò Barbò maestro di campo Milanese, e mille 
cinquecento cavalli governati da, don Alfonso Idiaques, 
col qnal grosso di gente avea deliberato tentare di scac- 
ciare i Francesi di là dalPAlpi^ e perchè Briccheràs 
era il principale del luogo che tenessero, vi aveva messo 
r assedio, e dopo averlo battuto con molti cannoni « 
vi fece dar V assalto da don Filippo di Savoia fratello 
suo naturale, e nel medesimo tempo la scalata per 
un^ altra parte da don Sanchio Salina : per la qual cosa 
i difensori circondati per ogni parte abbandonarono la 
terra e si ritirarono nel castello. Si strinse V assedio 
contra la fortezza senza dimora, nel qual tempo il si« 
gnore delle Dighiere, passati i monti, veniva per soc- 
correre quella piazza^ ma il Duca aveva provveduto al 
bisogno, perchè nella strettezza e difficoltà delle strade 
aspre per sé medesime e precipitose, aveva fatti di ma« 
niera serrare i pasfj, e vi aveva postò guardie cosi 
sufficienti, che dopo molti tentativi i Francesi senza 
alcun frutto furono costretti a ritirarsi , e gli assediati 



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LIBRO DECMOQUARTO Jay 

stretti per ogni ^drte^ noti avendo più speranza eli «oc- 
eorso, deliberarono di arrendersi^ onde il Tigesimose* 
condo d\ d^ ottobre rimisero il castello nelle mani del 
Duca, il quale sviluppato da questo impedimento, ri-, 
cuperò in pochi giorni il forte di San Benedetto preso 
dalle Digbiere nel ritirarsi , ed indi a poco soprawea*: 
nero le nevi le quali posero fine in quelle parti al tra* 
vagliare di quest'^anno. 

Era non molto innanzi fuggito il Duca di Nemnrs 
dalla prigione del castello di Pietrasisa, perciocché molto 
più accorto nel salvarsi^ di quel ch^ egli era nello schi* 
fare i pericoli delle prigionie, avendo certo suo fami** 
gliare una capillatura molto lunga e molto folta, che 
talora gP ingombrava scendendo tutto il viso, egli, tro-» 
vato il modo dì farne fare occultamente u&a simile, 
seppe così astutamente maneggiarsi una mattina, che, 
posto e coperto il servitore nel letto in luogo ^o , egli 
uscì con certi istromenti osceni fuori della camera, e 
camminando in fretta, si condusse fuori della porta ddla 
rocca , e nascososi prima tra certe case, discese poi op- 
portunamente nella campagna , ove raccolto da pochi 
che V aspettavano, pervenne salvo a Vienna nel Delfi* 
nato, ed ivi congiunto col marchese suo fratello con* 
tinuò a muover Parmi a favore delta lega, e soprat* 
tutto a molestar il i^ontado ed a travagliare gli abif 
tanti della città di Lione, con la quale oltre le cose 
pubbliche, esercitava nimiciua privata 5 ma la debolezza 
sua e del fratello, privi di danari e male accompagnati 
d^ amici, non permetteva loro di fiir molti progressi. 

Chiuse Panno un fatto atroce e sopra ogni credenza 
pericoloso , il quale fu per sovvertire in poco spazio di 
ora tutto quello che con sì lunghe fatiche s'era vit- 
toriosamente operato^ imperocché èssendo ritornato il 



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338 DELLE GUERRE CIVILI DI FRÀNCIA 
Re dalla guerra di Picardia in Parigi il ▼igesimòset-* 
timo dì di dicembre^ mentre sceso da, cavallo in oiia^ 
delle camere del palagio del Lovero accoglie i càvalieri,^ 
ir tjuaU eletti a ricevere P ordine dello Spirito Santo il 
primo di delPannOy gli facevano la solita riverenza, un 
giovane mercante nominato Giovanni Castello nativo 
di Parigi, entrato con la comitiva de^ signori di Ragn^ 
e di Mbntigni dentro alla medesima stanza, nelPatta 
ebe ilRe fece abbassandosi per abbracciar uno di qnei 
cavalieri, lo percosse con un coltello nel viso, eieden*^ 
dosi di colpirlo nella gola^ ma divertito quasi damano 
divina^ urtò nella sommità delle labbra, e trovato Firn* 
pedimento de^ denti, fece poca e non ' considerabile la 
ferita. Al moto de' circostanti il giovane, lasciato destra-» 
mente cadere il coltello in terra, si mescolò fra la turba ^ 
sperando sconosciuto di poter uscir fuori della stanza^ 
ma riconosciuto da molti, fu nelPistesso tempo fermato^ 
e mentre ciascuno portato da giusto sdegno tenta con 
feria di mettergli le mani addosso, il Re commise ebe 
il malÉittore non fosse offeso, e fattolo consegnare al 
gran Prevosto delP ostello, fu da lui condotto nelle 
carceri, dalle quali messo in potere del pariamento, ed 
esaminato con le solite forme, confessò liberamente e 
poi ratificò ne^ormenti la confessione, essersi allevato 
nelle scuole de^ padri Gesuiti, ed aver sentito molte 
volte discorrere e; disputare, oblerà non solo lecito ma 
meritorio ancora Puccidere Enrico di Borbone eretico 
relapso e persecutore di Santa Chiesa, il quale falsa- 
mente, si appropiava il titolo di Re di Francia, per 
la qua! cosa essendo- incorso dipoi in • peccati nefandi 
ed obbrobriosi sino a tentare d^ aver commercio car« 
naie con- una delle proprie sorelle, s^era condotto in 
tal disperazione di poterne avere da Dio la remussionei^ 



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UBRO DECIMOQUARTO lag 

che ateva eletto tli eseguire qaell^ opera ^ la cp^ìe ere» 
deva tdi merito inestitQabile per liberarsi àeW orrore e 
della pbua delle sue colpe:' che a^eva conferito qaesto 
pensiero col padre* suo , il quale ne lo aveva efì^ace- 
mente dissuaso , ma c&e commosso più efficacementek 
da spirito inteHore^ àvea pur deliberato e tentato di, 
condurre- a fine questo pensiera, onde avendo , con-*; 
ferito tra' segreti della confessione con il curato di 
Sant'Andrea 4eUa medesima città di Parigi, era stato, 
da lui, benché aihbiguamente, riscaldato nel silo còn«; 
cetto j sicché dopo lunga meditazione . aveva eletto que- 
sto luogo e- questo tempo per eseguirlo. Fatta questa^ 
confessione, mandarono subito a ritenére il padre, la 
madre e le sorelle sue con^ le scritture che si trova-^ 
rono* nella casa, nelle quali non si trovò altra cosa di 
«considerazione, se non una confessione scritta di mano, 
propria di 4ui, nella quale avea fatto nota de' suoi pec-^ 
oati per conferirne col Sacerdòte, i quali consistevano 
per lo più in cose sporche e nefande dissoluzioni. 
' Ma il mal animo che aveva il parlamento con tra il 
nome de' Gesuiti , primi autori e continui fementatorì 
della lega, giunto alle congetture che si cavavano dal 
costituto del reo, il quale più d*^ una volta avea detto 
aver imparata da loro questa dottrina , fu cagione che 
improvvisamente si circondasse il luago del collegio loro y 
e che alcuni di essi fossero condotti prigioni, cQn in-, 
vestigare diligentemente le scrijttui'e che ciascuno avea 
nella sua cdla , tra le quali nella camera del padre 
Giovanni Guignardo, nativo di Giartres , furono tro- 
vati molti scritti , che insinuavano questa 'dot trina, lau-« 
davano l'uccisione del Re passato ^ persuadevano quella 
del presente, e contenevano molte' aldre cose simili con 
epiteti ed attributi odiosi assegnati a questi; Principi,. 



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33o DELLE GUERRE CIVILI DI FRANCIA 
ed a molti altri. Provaronsi similmente molte cose d! 
equivalente derrata dette nel farore della guerra dal 
padre Alessandro Hajo di nazione Scozzese , ed altre 
non molto dissimili nei medesimi tempi del padre Gio« 
Tanni Gneretto maestro nella Filosofia, e confessore 
ordinario del medesimo Giovanni Castello, per la qual 
cosa dopo molte disputazioni fatte nel parlamento, fi- 
nalmente devennero i senatori a questa sentenza : che 
Giovanni Castello con piedi e testa nuda innanzi alle 
porte della Chiesa maggiore abbiurasse la dottrina si-, 
nora da lui creduta, e confessasse T enormità del par- 
ricidio che aveva tentato, e dopo posto iii un carro 
fosse tanagliato in quattro luoghi principali della città , 
e condotto al luogo del patibolo gli fosse troncata la 
fnano destra tenente il medesimo coltello col quale 
aveva ferito il Re , e finalmente sbranato a quattro ca- 
Talli : che i padri Gesuiti professi e non professi , co- 
me nemici della pubblica tranquillità e della corona^ 
fossero banditi da tutto il regno, i loro beni dispen- 
sati in opere pie, e proibito ad ogni Francese il po- 
tere studiare o conversare nelle loro scuole: che il pa- 
dre Giovanni Guignardo sarebbe condannato al sup-* 
pHcio delle forche, il padre Giovanni Gueretto ed il 
padre Alessandro Hajo banditi perpetuan^ente da^ luoghi 
sottoposti alla corona: che Pietro Castello padre àA 
delinquente resterebbe bandito in perpetuo di Parigi, 
e nove anni continui da tutto il regno : che la casa 
sua posta a dirimpetto della porta maggiore del palazzo 
del parlamento sarebbe spianata sino alle fondamenta, 
ed in quella piazza eretta una piramide^ nella quale 
sarebbe registrato il presente decreto cosi contra il Ca- 
stello, come contra la Compagnia de^ Gesuiti. La ma- 
dre e le sorelle del reo furono liberate* Aggiunsero al 



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LIBRO DECIMOQUARTO 33 1 

d^reto del parlamento i Teologi della cittì congre- 
gati nel palagio del Cardinale de^ Gondi .una dichia« 
razione, per ]a quale determinavano, che la dottrina , 
la quale insegnava ad nccidere i principi , era eretica , 
diabolica e prodigiosa, e commettevano espressamente 
a tntti i religiosi di riconoscere e d^ ubbidire il Re 
Enrico IV, còme legittimo Principe é signore, e nei 
loro sacrifizi ed ore canoniche dovessero inserire quelle 
orazioni che sono solite a dirsi per la salute de^ Gri«* 
stianissimi Re di Francia. Nella fine del decreto pre- 
garono il Cardinale , come Vescovo della città , di 
sapplicare il Re a nome comune che volesse mandare 
nuova ambasceria verso il Pontefice per impedire con 
la sua riconciliazione P imminente pericolo dello scisma 
che manifestamente soprastava. Questo fu procurato 
dal medesimo Cardinale , al quale parendo d^ avere 
compreso la mentre del Pontefice desiderava di dar oc- 
casione ed onesto colore al Re di tornare a tentare la 
sua benedizione. 

In questo stato di cose cominciò V anno mille e cin- 
quecento novantacinque , la prima operazione del quale 
dopo la risanazione del Re, fu la promulgazione del- 
V editto a favóre degli Ugonotti. 

S^ erano essi alla conversione del Re non solamente 
commossi per veder perduta la speranza d^ avere un Re 
della loro religione, e per questo mezzo ottenere ch^ ella 
fosse la principale del reame, e che la Cattolica si ri- 
ducesse ad essere la permissiva, ma avean9 anco co- 
minciato a destare nuovi pensieri , ed a praticar nuovi 
disegni per unirsi tra sé medesimi più strettamente , e 
per provvedersi di nuovo capo, nel che avendo rivol- 
tato gli occhi al Duca di Buglione , s^ erano accorti 
ch^ egli come uomo sagacissimo difficilmente si separava 



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33i DELLE GUERRE CmU DI FRANGIA 

dalla progpera fortuna dd Re per seguitare P incertezza 
di nuove e non ben fondate speranze. E però portava 
le cose innanzi per ricevere consiglio dalla matnrezza 
del tempo. Il Maresciallo di Danvilla parimente, il quale 
altre volte avrebbe abbracciato V occasione , sì presente 
era poco inclinato ad alccostarsi a loro, perché già vec- 
chio s^nza figliuoli , per essere i suoi sgraziatamente pe- 
riti, nuovamente accasato con mogUe giovane per de- 
siderio di prole, e quanto al resto delle sue fortune 
ottimamente stabilito nel suo governo di Lingnadoca, 
non era per avventurarsi a nuovi consigli, e per ri- 
mettere air arbitrio della fortuna quello che con tante 
fatiche e con cosi lunga pazienza avea tra la malage- 
volezza di mille pericoli conseguito : per la qual cosa 
aveano necessariamente rivolto il pensiero al fanciullo 
Principe di Condè, il quale, dimorando a San Giovanni 
d^ Angeli con la madre, s^ allevava ne"* riti della loro re- 
ligione 9 ma la debolezza delP età , ed i molti accidenti 
che innanzi agli anni adulti di lui potevano sofMravve- 
nire, tenevano sospesi e travagliati gli animi di tutta 
la fazione:' per la qual cosa fecendo ad ogni tratto ra- 
dunanze e congregazioni ora alla Rocella, ora a San- 
mur , ora a Santa Fede ed ora a Montalbano , e non 
i5Ì astenendo di profferire contra il Re pafole alte ed 
ingiuriose , trattandolo da ingrato e da sconoscente , e 
minacciando non solo di abbandonarlo, ma anco di le- 
vargli quella corona che professavano , benché fuor di 
ragione, di Ivergli conquistata, mettevano anco in so- 
spetto ed in travaglio P animo del Re medesimo, il quale 
conóscendo per la lunga esperienza i loro umori, e quello 
che sapevano trattare ed operare^ dubitava non solo 
ohe s"* alienassero da lui, ma che innanzi che potesse fi- 
nire di superare P armi della lega , gli suscitassero la 



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LIBRO DJBCIMOQUARTO .333 

guerra per altra patte. Ed ancorché egli avesse guada» 
guati, il ministro Morlas nativo di Bierna, ed il mìni- 
itro Rottan di nascita Piemontese, uomini sottili, au« 
torcToli ed eloquenti, i <juali discorrendo dÌTersaniente 
tra' i suoi della sua conversione , esortavano il partito 
a non perdere totalmente la confidenza , ma ad aspet» 
tare H beneficio del tempo, facendo professione di es-i 
ser partecipi di qualche suo recondito segreto, temeva 
egli nondimeno che queste arti non valessero a raf&e» 
nare V impeto di qualche nuova e pericolosa solleva- 
zione. 

Questo dubbio, che aveva ritardata la sua conver* 
sione molto più di quello che il bisogno delle cose sue 
ricercava , V avea fatto condescendere anco a molte cose 
le quali erano con tra il genio e P inclinazione sua^ per«4 
ciocdiè avea dichiarato gran Contestabile del regno il 
marescial di Danvilla, con tutto che avesse molti ai 
quali teneva obblighi maggiori , per confermarlo alla sua 
devozione, e levare la speranza di averlo agli UgonottL 
Avea similmente anteposto il Visconte di Turenaal 
Duca di Nevers nelle nozze delP erede dello Stato di 
Buglione , dalle quali egli aveva conseguito quel duca- 
to , ed ora lo impiegava nella guerra a' confini de' Paesi 
Bassi, per divertire i suoi pensieri, ed impegnarlo in 
lunghe etiche, lontano da' paesi posseduti dagli Ugo^ 
notti ^ e .finalmente volendp levar loro dalle mani il 
Principe di Gondè, e raddolcire in parte P; amarezza 
che dalla sua conversione avea . ricevuto l'universale, 
pensò di far promulgare e ratificare nel parlamento P e* 
ditto, che a favor loro ; aveva fatto il Pie Enrico III 
Panno mille cinqiiecento settaniasette, il. quale era il 
più ben regolato di tutti gli altri. . 

Yi fu che fare assai a iarlo ricevere al parlamento^ 



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334 DELLE GUERRE CIVILI DI FRANCIA 
ove furono diverse e langhissime le contese^ perchè 
quanto più il Re si affaticava di procedere destraoiente 
j>er non dar mala soddis£aizione al Pontefice, e cattiva 
opinione ad sentimento suo , tanto più arditamente si 
opponevano molti de^ senatori, e non volendo il Re che 
uè il cancelliere, né altri passasse a nome suo a Éirne 
istanza, duravano fatica il primo presidente Harlè.ed 
il presidente Tuano, consapevoli dd suo pensiero, a 
persuadere agli altri che credevano di operare retta^ 
mente , che s^ accomodassero V animo alla promulgazio- 
ne^ ma in fine i senatori che per grazia dopo la ridu- 
zione della città, èrano stati confermati dal Re, e par- 
ticolariAeQte Lazzaro Coquelio , già gran &utore e mi- 
nistro della lega , volendo mostrarsi i meno aspri e dif- 
ficili nel fatto degli Ugonotti, per non mostrar di per- 
severare nell'antico instituto, operarono tanto che il 
decreto fu accettato e promulgato, benché uè anco que- 
sta pubblicazione soddisfacesse molto agli Ugonotti, con 
i quali il Re e per gli obblighi passati, e per il biso- 
gno presente procedeva dolcemente ed amorevolmente, 
procurando di rimovere dagli animi loro le sospizioni, 
e con il buon trattamento confermarli alla sua devo- 
zione ^ e 4M>noscendo per la gran pratica che n' aveva 
la povertà di molti de' principali Ugonotti , e la stret- 
tezza della condizione nella quale si ritrovavano, ed es- 
sendo certo che rimessi i capi e gli agitatori, la po- 
vera plebe si sarebbe d'avvantaggio contentata del ri- 
poso e della sicurezza, procurava che per trattare le 
«ose di quel partito fossero inviati da molti luoghi molti 
deputati , de' quali poi con doni , con pensioni e con 
promesse attraeva a sé la maggior parte , di modo che 
per una strada dolce ed amabile veniva insensibilmente 
a levare il polso e le forze aU' universale di quel par- 



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LIBRO DECMOQUARTO ' 335 

titos cbè. se la strettezea incredibile del danaro, e la 
natura del Re medesimo ritenuta nello spendere , e la 
dura austerità di Monsignore di Roni, che allora ma- 
neggiava le finanze avessero permesso a questo rimedio 
di potersi più ampiamente dilatare, stimano i pratici 
di quel regno, che pochi anni di cosi dolce veneno 
avrebbe^ estinta quella fazione , che tanti anni di dispe- 
rata guerra con tanta effusione di sangue non aveva 
potuto indebolire. 

La seconda operazione di quest' anno fu la delibera- 
zione che fece il Rè di bandire la guerra aperta con- 
tra la corona di Spagna ^ perciocché sebbene nel prin- 
cipio deir anno precedente il Duca di Buglione unito 
con il conte Filippo di Nassau aveva preso alcune terre 
deboli nel contado di Henaut e nel ducato di Lucem* 
burgo, era stata questa piuttosto correria che guerra 
formata , e parte per P asprezza del tempo , parte per 
mancamento di danari , s' erano prestamente ritirati , 
con P avere anco ricevuto dalP esercito del conte Carlo 
non mediocre danno nel ritirarsi ^ ma ora il Re aveva 
deliberato di bandire la guerra aperta, e di volgere tutte 
le forze sue contra gli Stati del Re Filippo. Parve a 
molti strana ed impropria questa risoluzione, conside- 
rando che il Re di Francia era talmente travagliato e 
cosi mal sicuro in casa sua , che non aveva bisogno di 
brighe forestiere ^ vedevano il regno cosi esausto di genti 
e di danari, e tanto stanco e lacero dalla guerra civi- 
le , che non si sapeva conoscere in qual modo si volesse 
sostentare il peso d^ una guerra straniera^ e riducendo 
a memoria che il Re di Spagna, senz^ arrischiar punto 
le cose proprie, aveva per lo passato travagliato, e poco 
tteno che vinto, nel cuore delle sue provincie e uel 
mezzo delle sue forze il Re medesimo , pareva loro cosa 



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336 DELLE GUERRE CIVILI DI FRÀNCIA 
ridicola ch'egli ora con le foive fattavia di?Me, e con 
le discordie accese nel suo Stato , aivdiise di pemart ad 
offendere gR Stati del Re Cattolica fondat» sopra la base 
di eoA gran monarchia , onde a^rdibono giudicato molto 
più a proposito, che il Re avesse procurato con qual- 
che condizione tollerabile di [conseguire la pace,^ che 
con la vanità d' una pubblica dichiarazione pieyocave 
e concitare maggiormente la guerra; Ma le cagioni che 
mossero il Re furono molto potenti^ perchè egli pre-* 
cedeva che V apertura della guerra straniera aiuterebbe 
a chiudere le piaghe della guerra civile, siccome - soglio- 
no i prudenti medici derivare ^con un opportuno cau- 
terio gli umori nocivi che affliggono ed impiagano i 
nostri corpi: conosceva che non vi era cosa che mo- 
vesse più gli animi Fraoicesi a riconciliarsi oda rionir* 
si, quanto P apparenza di una guerra che s'avesse oon 
gliSpagnudi nemici naturali della' nazione; desiderava 
rche la guerra non avesse più nóme di guerra civile per 
Ja religione ^ ma di guerra straniera per interèsse di 
Stato, e che si sopissero, nell'incendio di qoesta con- 
tesa tra corona e corona, le scintille che ancora resta- 
vano della lega : conosceva che in ogni modo avreUe 
sempre contra 1' arnii del Re Cattolico ; le quali poi- 
ché non si potevano per alcun modo evitare, era manco 
male che fossero palesi . ed aperte y che insidiose e dis- 
sim^tlate: pensava che i Principi collegati con la corona 
di Francia avrebbono avuto, molto minor rispetto di 
prestargli favore e soccorso in una guerra che si di- 
cesse tra Spagnuoli e Francesi, per causa d' imperio , 
che tra Francesi e Francesi, o veri o mascherati . che 
si fossero, per causa di religione: considerava che agli 
Ugonòttic ninna cosa. poteva maggiormente, piacere, e 
ninna maggbrmente placarli , quanto la guerra che si 



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/ , .ti«M> IPBOiftlQQyì^WP: : 337 

eoli iHlU gli .li|H«tti f ^pec^va ch^ si d^giiwmi e. m ^ 
diy/a|liiiin^.giU,^iEft^ 44 P^z^^^ di. €9«(9 oa«i|[^ V 7 

«ila gU€Pra^ e sapendo di tirare nella mede^a^a^ <^o-* 

cipi' di; ^Qf^^^W^^i^ era. iipG«:sà4iria ci; i(9pii^ir. 1\«](iim ii^ ^ 
iin|4r^r*«bQ iofa» .di .cpn^pdot ^;di Mitiliià .cc^i^tip^' ia 
f!^4idn»>e^:mUa cotmleH 4i Qq^^fPgna ^ e v(>Uod<)lQ. Cai'e 
peir/ngfj|yu»bpiie piqpr^ ci. per it^^r^ss^re; gli fdUri c^- « 
f«dciRati| gii»dic{|( apprqpmto U dicb^jQt^io^ d^%«tt«i> 
ralfper ìq^ìm». Uawpo. d^ «additi., « ip«r n^t^f^in 
iifi^:^t^ 1^ foi?a«| 49^ eollogfttù ; 
«JA^ yp < »M; ttfi p dptxtocM di ntipiN^ tr^ltare 4a>ua 
rkjOfi^adoiQift;' acmi W 3^d& ApoMofiem .^ei . ^apendo^ di 
doiiw avcfre <(^^ tiltto U pal^^vA ^ J^ .4i^ Spflkfia, 
d0i^|d#n|va à^ Qm» j ri fio i | p i riwfc> ?pqp fUp .apertP m- 
S9imy 4 .ch'egli ^«d i, s^oi iiiiiu«ti4 mii. fottieo» eUa*. 
. m^ti. A, invita 4«4%^l^f^»aW} cbi^e^ «$ci^6i Ibd fcoettuMi 
da)U gimfel 'p«J>blif»7j4 ^apf^ita^ <d^ fottaviafi fec«|9e 
lir%^ ki.^01^ (g iwt.gl) ipmm de^ ti^ftPi^ iva. tenti- iV 
tfreiii !ÌK39^t9 1(900 MQO..ta);|r^ i^nwtflpi». è aospioti 
diUe:\pasHluii|.f.aatÌQa persefmtéoae ^tuiataM ^tifadal 
l^ia.jG^tt^iWi turni ^ stimolata dal pr^siimo f&x-^ 
d^.^eK'^palé s!era «trovato di p£r4?^ ia vita, per^ kh 
siifgastipoa di persone chi egli s.ticaa^a dapAodentl da 
q^iudla 4Kìrofia.9 .ebbe per avveotara; gra» parte, in qne^ 
sta risolttsìMe^ .per esecuzione della quale il ìwa^tesioio 
S^ di gjmnaio . fece pubblicare una dicbiarazipne^-e Quella 
per.'!* suoi araldi iatiapare neMuoglu di' canfina,. sella 
quale. dopo aver narrali tutti i torti (atti,. dal JEUi -di 



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338 DELLE' GIJ£IUIE GlViU 01 ^KàNOA 
SpagiM e tò medesiaio e4 al Re iiko prtdeccssoM,' Ila» ' 
potando anco a suggestioiie de* nioi sateHiti l'AH<>id» 
timameiite mtenUito GODtra ia «uà perdona ^ gli bandiva 
lar guerra per terra e per mare^ levaTà o^i comoiensto 
fra le ntoiòni, e periùetteva a' snoi sùdditi Piòfalèere^ 
depredare ed oecopare gli Stati ^ lottoposti al domiirio 
di quella corona. 

Rispose ii Re Filippo dae mesi' doparla' pubbtìeasione 
con un* altra ierìttttra, nella quale coantiaierando i h&* 
nefic} e gU aititi prestati a* Re 'Griatianìsstmi looi eon^ 
federati «is còagfiunti^ dieliiarata è protestava di non 
Toler partirsi dàUa pace che atei^ eob la coroni Cri^ 
stiaoissima e con i buoni càttoUd ffet Regno, inaper^ 
severare nelP aiuto e difesa loro, aeetò non fossero òp^ 
pressi dal Prìncipe di Biema e da* snoi constanti Ugo*- 
notti, e iòomandava a* suoi sudditi dt noti inferire ^mO'» 
lestia né dinC<o a q^ei Francesi cKft seguisibro la pflrtfl ^ 
Cattolica nel Iregno^ ordinando ali* incontro a*suoi gO«*^ 
Yernatoti e capilani di 'difendere i iruol paesi y ed 6f* 
fendere frimilmeiilfé' il Priòéipe di Bietaa e gU aderènti^^ 
suoi. Fu*' tarda 'Questa diehtarsftione^ ma non 'furono' 
tarde le provvisioni , perchè non solO' in Fiaiidha s}' 
rififbraavà^ TeseréitO del conte GArlo pelr èntrtikf^a'prraio 
tempq ne'oonfiol di ^l^ieardia/ ma anco Ferdinando 
di Valasec^ CSontesliibilè di'. Castiglia e goVertiatore deDo , 
Stato di Miiapo, preparala grosso esercito in *It^lia< per 
passare nella Borgogna, e di Spagnai! spedivano nuove- 
forze per inviare, coniela stagione io perinotteiNfy ntlovo^ 
supplimento a don Giovanni .deirAqoila ia Bretagna^ 
I medesimi preparamenti si facevano in Francia, va 
Olanda ed in Inghilterra^ sicché appariva ^il corso di 
qoest*attno dovere per ógni paHé riusdir formldabHe 
e sanguinoso. 



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LIBRÒ DBCIMOQUARTO Ug 

.{fttaato il Re ^ guarito della ferita, avéa cifrata la 

ioleooiià de'GayàUerì dèlio Spirito SatitOf tra' le cerei* 

Ironie della qtiale avea tidiiòvald il gitltanteiito di tU 

iéte e morire Cdttclteo^ e*dt di^étideire la^ religicme;^ 

dipoi- eoo graa pómpa e eoo dimostrazioBe di 'graiìde 

oUbre' avea* ricévuti' Vineenso' Gvadénigo e Giotu^ni 

Deifiio afobaseiatori del senato Yedeaiaao» "reiHiti a doti* 

^tèlav^t déU^aiiàiitiane sua alla lÀiroiNfc, e Pietro Doodo 

vtaùta p«fr riàipdere i^ ioogo di Giovanili Moceoigo, ti 

ijoaleviieliafk^tòorso di lelt^aDoi «eobttaui'aveai falle 

i^idsoaMi apprèsso di lai e del Re eoo .piredéeesaeto., 

«tveiidó don esatta laude di ingoiar pròdeiisa eaéreilato 

jl «Mieggb ;de' maggiori negozi nell^ambifiia rÌTolt»» 

* «otte delle ^ose pas^e* . * , ' ' ' . *^ ' 

Fa il: primi} tnovimeiita della giterva di questo ann» 

4a pvesà di Beoèa iéitlà pUrineipafe; mI :Dtteaft> «di fior; 

.jgògn^,- tifHà qùaléi aVebdò aleuDi^ei^i às?iJMikiì jpmt^ 

lelpiato a tlimiiItcMik«, dba^alf aftimpf«;ede|ite;t]{er ùiér 

4WPH aMt'idybidiciisa del He^jl XìikttL di^ Aleoa, ckeatéiw 

«particoiar geloiia delle eose <di * quetla. provhicia^ còme 

'di ^òver&o sioo paìitotllare, era' paMa|o«eoD>4tligeaàia 

nel ritoriiQ soo dt'Loreno iit tpieUa'-cHiay^ove aveiidp 

4rovMi(e le <x>Be liiitte tàii»ate^ leoe'iinpi^^Oii^ 

lateib «^ttandìei 'di <]«et tfittàdiiii éhe gU parevamo pia 

^ inclinati alla* matazìoiie ckglr; altri,; e rimc^sso ^tMto 

-sdraj^ta tutto tiA resto M ^ibeaiavrimirersale de^^- 

iladini^ . lena .issare . aieoflia '^eerte' d^ aeprefiBa.^ Proemiò 

Arglìoapaei ehe^ena per costiere U paeé Hioiv^imale 

con B coUsetitiiMnta del Papa, .e die. piemò- ^rd)be 

i m^Ub più onorevdB e; pi& avvantaggtosol^essere.lnclf^i 

-ndlàeodcQvdia omversale, che eoeipòrredb.sò stessi, 

.^ed^-abbasdonatido liti ^ che sempre gli avea dòlcemett|e 

gavemati, rimdtierfei atta dtscresiottè inderla di widfyo 



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34o DELLE GUERRE CIYIU DI PRÀNCIÀ 
SOTtriml&ni^ ocwi.k qoati ragiQoì pac^ddogU 4i iifer 
arquisUtQ V auiino loro^ lusQUla imocia goarbi^one ófll 
casLtettOy/eè aocomodata pvegiciio Dalla t^rra^ passò sol* 
lacttamofite a Di^ioiiQ, nella quaU cttlà, ooa meno.dit 
arile albfc, ai letoeva di <(iialche soUoyaaioiie^ ma av« 
Vitato ^e dopo la sua paHasaa erano nati qiiotì te^ 
aadUia Beoùa, Volle •ritornare a proVwsdervi ^ # oo* 
iiiitioi& a disegnare di £;>rtifieare il IpaiteUo , e di ai- 
durra io forteaaa aooó la lerraV A ebe non fi polendo 
fiiae secondo il disegoo di CaAo Bonayenlom faqpgnem 
jknUnno aenia voiuare da' foodaaaenti aleonì pdinòipali 
monaskari ed iofinitn qnantifa di^ case parliooiarì^ i etU 
«adioi s'opposero, mostrando ri fioca non eaier teinpo 
di Teaira a coi$i precipitosa delil^eraaioi^^ ina egli, cm* 
tralo 4^ c|iiesta opposiaioòo i&nuiggior gelosia dnlP animo 
loro, deKberò di seguitarti la fot tificaaione ^ a ièca en?» 
Irare iiii(qiao di aridal^apii dialrikuila in dinasi Inoglii 
drila €ilt4 fer tenet^f a A^ted il popoloved assicnrariia 
al)9 sua divpaioQe^ alfe qnali caee atando datiÉ^ gli or- 
dini opportaoi parU per rifed^re il -restante drila pao- 
irincia od assicurare gli altri loOl^i, credendo d^aYcr 
anlBcienlementir pcovredniò a questo biaogno, Mai é^ 
-ladini esacerbati drila éuina deUe loto case e drila pti* 
gtonia de^priaeiprii> dcUberarono di fare l^ritiaao sfik«o 
per dare la città ri maresciallo di Bienne^ il cpiale con 
d^iemilsp Smceri^quattaomibiiinti Franaci 
geo^o cayalU era nel masedtgenbrioparvenaloin <{aei 
cootorui;' per la <|ori oosa aTcndaio seoretamentocfaia- 
spalo, e prefisso}' ordine che 9 <]uinlo A di febbrrio 
fi apprcseniasae allfi porte drila cilla, essi il mcdésiino 
giorno ihbQo spnniare deiralba presivo IWmi, o>discor- 
rendo con le bande bianche pel lo strade oomindanino 
f cbiamare il nome dri Re, alle ifnaU voci oorrìspon* 



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EIBRft DÉCnaOQtJAKTO Ì4t 

den^ .la lài^ór parte 44ta (>lebe^ Jacopo Rìeeàvjlo; 
uno da^ooogiiivati^ corso Ma porta dbe $olà ai solerà, 
teiiere aperta y servò i mstreUi eh^erattO<laila^ parte di. 
dentro^ ed esckiBé la guardia iJe^ Soldati, the cQn m<*' 
gUgèina 4raieurataaueBt6 gtiardavaiio il rifelliiio^e cott*. 
oorrettdovi' molti, armati^ fimikEiente sSmpitdroiùroitó ^ 
ddla porla, tdifcacoiando il presidio^ il qiiiJe avendo- 
abbandonato il rivellino per salvarsi de^ eampi^ fo dai. 
eecitadìm non mano esacerbati degli' altri ^. iniserabil-* 
tnente disfatto e dissipato. • 

Nel medesiai^ tempo <3iig1ieIp[io Alesano o MiGheh 
Riccardo ) due altri de^ eon^iurati , corsero- alla casa del ^ 
signore di Monte Mojana governature ddla terra ^ ed 
improvvisaoiènte Ìo lecerg prigione, avendo ucciso GniU 
lermino colonnello d^ infanteria ed alcuni albri capitani 
che erano seco, ed a furia di popolo quasi la|^idato Garli} 
Bonaventura autore della fortificazione^ il <|uale wendo. 
neUa propria difesa ferilo T Alesano e molli idiri, ap-«. 
pena dalk diligente cura di alcuni potè èsser cpudattOs 
Tiro nelle carceri del Coomne» Presa la porta ed il go« 
tematore, restavano ad espugnare i Quartieri de^sol^ 
dati, i quali ,^ benché in .luoghi differenti e divisi, ri 
ri evano al principio del rumore fortificati^ nel. ifual 
travaglio essendo la città tutta sotto sopra, -e conooir-' 
rendo aliarmi stnp le donne ed .i uncinili , si c^ipin*. 
ciò a combattere in molte patti della forra con vari 
e sanguinosi progressi. Sopravvenne intanto il niare« 
sciai di Birone, il quale avete tardato molto piit dì 
quello che disegnavano i. cittadini, ed entrato con tutto 
P esercito nella terra, i' soldati' non potendo .pia fac" 
ireststeuza si arresero, ealva.la roba' .e le persoti, ed 
egli ^ntenendo òon grandissima ed inusitata severità i 
suoi soldati dal saòtó ^ acquetò là medesima seia tutto 



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34v DELLE GUERigE dYÌU DI FEIlNOA 
il tamiilto. Si pose il ^roo seguoite V assedio iblonio^ 
al <»8leUo battalo da dodici cannooi, e. dopo treintia 
tiri e quaraotadne gionii ' d* intervallo s^arrese nelle.siie 
maai. Segni P esempio di Beona il barone dt Seneasè 
oott la città d^ Ossona j il quale essendo stato à«db|i- 
seiat9re al. Pontefice ed avendo compreso . che né da 
Roma ile diiSpagoa sa potevano sperare gli.ainti ne- 
cesj^ari per sostenere V imprei^, ed avendone dtligen<- 
temente informato U Duca di Mena ed esortatolo in- 
vano ad abbracciare la pace, prese partito per sé me^ 
desimOy e con ritenere il governo di quella piazsa si 
sottomise al maresciallo di Birone. 

.Deliberarono di fare il medesimo i cittadini d' An* 
Inny ma percbè la città era guardata da buon presi- 
dio, né si' potevano penetrare gli animi di tutti 
sensa mettersi a pericola evidente d^ essere discoperti^ 
deliberarono 1 capi della congiura di ebiamare^ il 
Maresciallo^ e di non iar motivo alcuno sin tanto 
ch^ egli non fosse alle porte, una delle . quali guar* 
data da loro aveano deliberato di aprirgli : per la! qua! 
cosa essendo egli venuto tacitamente ne^ borghi la notte 
delP ottavo giorno di .maggio, il M^re del popolo,. che 
si avea preso P assunto d^ introdurlo, fece con gran si-- 
lencio aprire la porta, entro alla quale essendo innanzi 
a tutti penetrata un capitano, con venticinque cprasze 
e con cinquanta archibugieri, s* impadroni con diligene^ 
del posto, é fatta relazione che il passo era sicuro ,.en- 
Crarono il signore di Gipiera ed il marchese di Mira- 
bello^ dopo i quali seguitò tutto. Peseròito, il quale 
messo in ordinanza nella spianata ch^ era tra le mura 
e 'le case della città, fii diviso in quattro diversi squa- 
droni, che da quattro diverse parti investirono le strade 
della terra. 



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LIBRO DÉCIMOQUARTO 343 

Uqo di que4i avendo urtato in up gtoUù -onmero di 
soldati 9 che conforme alP uso oùiflitare cÈrcoivaDO le strade 
della citta, si cominciò alP oscuro un furioso conflitti^ 
.al tumulto del quale risv^liate e poste in arme le 
.guardie, e quella parte de^ cittadini che non era con- 
,scia del fatto^. si continuò con incerta yari^sione a com- 
battere tutta la notte ^ sintanto ch^ fatto giomb^ o- 
gniino si apcorsQ essere' occupala la città dair esercita, 
onde deponendo cfascuno I0 armi ed ascondendosi per 
. le case, Birone fece pubblicare il perdono per tutte le 
strade , e svaligiato il. presidio e mandatolo fuori delia 
terra , restò ella ^nz? altro danno air ubbidienza del Re. 
Essendo le cose della Borgogna in questo stato, il 
Contestabile di Castiglia passato i monti con ottomila 
£inti e cQn duemila cavalli aveva traversata la Savoia, 
ed era pervenuto nella Franca Contea , ove unito con 
.11 Duca di Mena , il <{uale con quattrocento cavalli e 
.mille fanti. Francesi era passato a trovarlo, ricuperà 
Gion villa, che^quelli della parte del Re aveano abban- 
.dQnataj, e deliberò senza dilazione di mettere ¥ assedio 
.a Yezji,. nella qual terra èra il signore di Tramblecuvt 
<^on quattrocento fanti e con sessanta cavalli, né fn molto 
.difficile V espugnarla^ perciocché la debolezza sua non 
permetteva che vi si potesse far molta resistenza: onde 
avendo il Duca. di Mena, il quale come c^pitano di 
maggior esperienza comandava air opere militari, (atta 
piantare la batteria, nello spaziò di poche ore Asce pa- 
tente apertura, di modo tale che il signor di Tram- 
blecurt non si ostinando senza frutto nella difesa, de- 
liberò di ritirarsi nel castello ed aspettare il , soccorso 
del maarescial di Birone. Ma non potè ricevere a tempo 
debito V ajuto. che bisognava, pereioccbè il maresciallo 
essendo nel medesimo tempo ehiamató dai cittadini di 



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344 DELLE GUÈRRE CIVILI tìl FRANCIA 
Digiutto deliberò di atleddere a queste come a ()iù: im- 
portante dixÀrione, fti()chè il signore di TratKibtéburt; tio'ti 
potitado restótere in iffogo debole alF oppugnazione di 
UD^ eserfftto intero^ fa costretto di rendere il' castello. 
Mai cktadim di Digiuno avendo faori di tèmpo pale- 
sato PanioiO bro,corscVo grandissimo fMsricolo di ri*> 
manere oppressi, percioceh^ il -Visconte dìTavahcs, il . 
qnale come laogotenente del Duca di Mena go iberna va 
la prQviticia^ avvisato deir intenzionef loro, nàise^ in-" 
>8Ìeiqe'con grandisstnUi celerità tntti i presidj vicini^ e 
mentre i- capi de^ eittadini stando perplèssi e non ben 
risoluti di chiamare il marésciaUo di Cirone per timore 
del sacco, comparve con molte forze per entrare nella 
città*, e pdicbè gli &i negato dal popolo, giàr sollevato 
in arme, 1- ingresso delle porte, egli rivoltosi alla parte 
-del castello, fu liberamente ricevuto dal castellalo. Ivi, 
dopo d^ avere ordinate e rinfrescate* le genti, fece scen- 
dere a piedi cento de^ pia valorosi uomini d'arme, i 
qoali collocò neRa fronte dello Squadrone, ed inanimiti 
i suoi a combattere ferocemente ,- sces^ neir ordinanza 
per la strada ordinaria ad imboccare V adito della piazza, 
nella quale avendo trovato Rincontro de^ cittaditii ar* 
mati^ i quali se gli opposero valorosamente , si comin- 
ciò tra loro un^ aspra ed ostinata battaglia, la quale 
durando pertinacemente dalla mattina sino a molte ore 
del giorno, alcuni de^capi del popolo prendeàdo par- 
tito nella necessità^ delib<?rarono di chiamare il mare- 
acial di Birone, che già molti giorni aspettando questa 
opportunità , girava campeggiando per quei contorni^ IVfa 
non potendosi condurre r^^ercito con quella <^lerità 
che richiedeva il bisogno' così repentiiio e così urgente, 
il Maresciallo, lasciato ordine che 1$ cavallerìa» 8<ol{eci<^ 
tamente lo aeguitieuse, con sessanta gentiluQmiai efirtrò 



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LIBRO DECMÒQUARTO 345 

ih Dìgittoro mU^ iirihiar idei sioroo. air amYO del /quale 
npreodeo^o animo i \dlita4ini) i qooM non bàsìanào a 
resistere erano gfià ridottr in un «angolo della tem^ t 
poi sofuravveneodo > suocesatvameiite di nmno in mano 
iulfoF esercito, il Visconte di Tayanas non- volendo 
neir oatioarsi^ acquistare la città perdere anco il ca- 
stello, deliberò di ritirarsi e di. cedere «IP eseircito il 
possesso della terra^ per la qital. cosa fetta, voltare ia 
&ccia alla retroguardia del suo squadrone^ a. passo lento 
e sempre combattendo,, si ridtisse- salvo, essendo di gii 
oscurato il giorno, neHa fortezza, la quale lasciata ia 
guardia al solito castetlsaio, ^li si nnchiose nel casièUo 
di Talan poco spazio discosto d^Ua terra. 

Il Maresciallo ridotto in graM^de angustia per non 
aver esercito sufficieàte, col quale dividendo potesse as- 
sediare e P uno e T altro castello, e perché dubitava 
cbe il EHica di Mena ed il. ùantéstabiie spediti da Yéig 
sii, non venissero a dirittura ^ Digiupo, sollecitava il 
Re con reiterati corrieri ad avànsarsi -nella Boi^ogna^ 
nella quale di già era inclinato il maggior /peso - del* 
Parmi., 

Si ^era il Re trattenuto in Parigi più di quello ohe 
da principio avea destinato, percioccbè essendo passato 
a lui il presidente Giannino, aveano con grande ape» 
ranza di concludere ripigtiat» la trattazione delP accoiv 
do, la quale si prolungò poi molti giorni , perchè non 
solo il Re andava più ristretto nelle cotidizioni per. la 
prosperità delle cose sue nella Borgogna y ma il Duca 
di Mena ancora secondo la variazione delle speranze 
variava deliberazione , ed avrebbe voluto che senza prò 
cedere più iunanti si fosse stabilita una tregna per at- 
tendere, come egli diceva,. Ja risoluzione del Papa ^ e 
come' diceva il'Re^ la riaoluzione del. Re Filippo { e fi- 



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346 DELLE GUERRE CIVILI IH FMNCU 
isulmeàìk essendo dall' una parte sdooe^ta 1» rivolte delle 
città, é dair altra essendo sopraggiunto il Cootesfabiley M 
trattalo si disciolto senza conclusione , ed il Re lasciato il 
Principe di Oontà al governo di Parigi, ed appresso di 
itti per consiglio il conte di Scombergb, era vennto a 
Troia il trentesimo dì di maggio . per iiidanare in quel 
ìììOgQ ¥ esercitò , ed incamminarsi ove richfedesse il ÌA- 
sògno^ Quivi sopraggiuosero le istanse,del MareseiaHo 
di Birone , il quale lo sollecitava a catnftrinare spedi* 
tamente a Digiuno: per la qual cosa senta frappor di« 
lezione con le truppa che si trovava* appresso, lascian- 
do ordine che T altre lo seguissero , prese velocemenle 
la volta di Borgogna , avendo seco il conte di Oveniia ^ 
il Du^ca della Tramoglia , il marchese dt' Pisani, il conte 
di Torignì , il cavaliere di Oisà , i marchesi di Trinci 
e di Mirapois, ed i signori di GhivernV, di Lianenirt , 
di Yitrì, di Montigaì,: d* Intévilla e della Ourea. 

Arrivato a Digiuno il qjiarto giorno di giugno, die- 
de* subito ordine che T uno e l'altro castello Ibssei'O 
settati con le trincee, preponendo^ ali' assedio di quello 
della città il conte di Torìgnì , ed all' oppugnazione di 
quello di Tàlan Giovanni barone di San Blancardo fra- 
tello del marescial di Birone. Ma perchè il rinchiudere 
attorno attorno le castella era opera di molti gic^ni , 
ed ancora non erano arrivate tutte le fanterie, che non 
aveano potuto pare§^are la sua prestezza , deliberò il 
Re di avanzarsi con la maggior parte della cavalleria 
verso il campo Spagnuolo, perciocché tenendo avviso 
che il Contestabile avea gettati due ponti a Gre sopra 
la riviera dì Sonna per passare tutto 1' esercito in un 
tempo, e condursi a &r levar l'assedio delle castella, 
Sperava di poterio tener a bada sin tanto che fossero 
arrivate tutte le genti, ^ ohe le trincee si trovassero 
ridotte a perfezione. 



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LIBRO DEaMOQUARTO * % 

ÀvQva similmente il- Dacia 4> Blena porte €pii la r^«, 
^ooe y parte con V autorità e parte eoo le preghiere^ 
j>ersaaso il Contestabile ad avanzarsi per ricupei^re I» 
citt^i di Digiano, mostrandogli che.il maresiciel di fit«^ 
rone aveva forze molto inferiori alle sue^ e che le ca», 
steRà nelle quali consisteva la somma delle cose, gU 
somministravano la via molto facile à poterne c|isoac<r 
iciare i nemici j e- benché il Gontéstabije , signore di gran 
nascita e di gran ricchezze ma di piccola esperienza^ 
nelle cose della guerra , mal volentieri si disponesse a 
&rlo , la fede nondimeno che aveva nella prudenza e del 
valore del Duca, ed il non sapere che il Re fosse cosk 
vicino, P avevano indotto a compiacerlo^ onde il gtoroa 
avanti , passato il fiume con tutto V esercito , s^ era al- 
loggiato neWillaggi di qua dalla riviera otto Icfgbe di« 
scosto da Digiuno. Essendo le cose in questo stato, é 
Aon sapendo né il Contestabile né il Duca di Mena la 
' venuta del Re, e^ì sènza perder tempo la mattina dd 
settimo di di giugno nel far del giomd partì daUa. città 
con mille dugénto tra corazze e gentiluomini e coni .sei« 
cento archibugieri a cavallo , e diede ordine ' cUe tutti 
8** incamminassero alla volta di Lus, dovendo egli ci« 
barsi quella mattina, nella casa del barone di quella ter» 
ra^ ed aspettare in quel luogo quatebe avviso degli an* 
damenti de' nemici. - : 

' È posta la terra di Lus a^ confini della Borgogna 0. 
della Franca Contea quattro leghe lootana da Gre ed 
altrettante da Digiuno,. onde veniva ad essere a mezza 
•trada tra la città ed il campo Spagnuolò, infra il quale 
e la terra di Gre non era altro che il corrente del fiu- 
me. Arrivato che fu il Re nel luogo, destinato ^ e non 
trovando quégli avvisi che aspettava dMntendere, e di 
queUo facessero i nemici, spinse il h&toht d'.O^soij^^Ua 



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348 DELLfi GUEBRB ClVlU'DI FRANGIA 
con 9eMitttA cftvrili leg^^ri n ricofUMC«re eà « tipor»- 
tdrgU la cortesaa di Itultc k cose^ ed 'agli riniractti agia^ 
tamélite i cavaUie riponte le persone^ diede ordmcr 
che alle tre dopo il mezzo giorno ognuno si ritrovasse 
ai villaggio di Fontana Francese posto tM? estremo dei 
suoi 'Confini', per doversi .poi reggere oonforme alP in^^ 
fbrniazìone che ricevesse. 

Non era ancora* V ora del metsogiomo , quando 9gìl 
eoi marescial di Birono e eoa trecento cavalli prese per 
tempo la medésima volta per ritrovarsi innanzi a tutti 
sul campo, 'ed andar ordinando e dbponeado la geftttf 
secondo che di mano in mane ella arrivasse^ ma éome 
fu due miglia discosto da FontaM Francese vide ve^ 
sire a sé di gran galoppo tre soldati a eavatio, i quali 
riportarono che il Barone d^Osson villa caricato dà tre-* 
cento cavalli della. lega, era costretto a ritirarsi senza 
aver potnto riconoscere alcana cosa , e «che dimandava 
soccorso per poter sostenere le (orse snperlort del ne* 
tnico. Il Re liìon sapendo che si credei*e, se i trecento 
cavalli fossero la vanguardia de? nemici , o pure qua 
truppa di gente che battesse la strada, spinse il ma- 
resciallo di Birone con il barone di Lus e con il mbr« 
chese di MiVab^hi accompagnati da sessanta cavalli a 
soccorrete Ossonvitia , . ed a riconoscere pia fondata- 
mente le cose, il quale avanzatosi di gran trotto per 
la fretta di ricuperare Ossonvilla , come fu fuori del 
villaggio di Fontana Francese* scoperse una truppa di 
Sessanta cavalh leggieri , eh' erano nelP erto d' una col^ 
Koa, àppmto sn^la via che conduce al ^villaggio di San 
Senna, il.qoale ^ra posto so la strada maestra che con* 
duceta a dirittura dei fiume Sonna*,*per la qual cosa 
deKbei^ senza dubiiazione d^ attaccarli , ed avanzarsi 
tietla sommità della ci^ina , dalla quale giudicava di 



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UBRO DKCIfifOQCJÀltTa .349 

iiK^^Itf tittUo^iJl p«i99: o4 ftt dUBob T ojtte^ 
nem lì suo ititenio ^ perQbè i oavaUi. |eg{(ieri proserò 
80Dza coatrasto la carica, e. gli lascUiroao Ubera laispl* 
Kna , alla qaaje coioe fa àteeso, scoperse tutta il eampa 
Spapiualo aUa leòtaiui , U quale ofmaiinaadp oe^ sfioi 
ordini Teoiva adì ^alloggiarsi .nella,, villa, di Sau Senna 
iBollocaia io uoa .piaoura, la quale dfiHa destra .pfMrte 
è teraabaia da no 9911^^ < dall^ altro lato & coperta 
itam» bot^o;. «lido desideróso di ripoxtar novelle si-* 
(rare della qnaliti e deU^ ordine de* neiiiici ^ prese par^ 
lito di avanaami. per aner. feceltaidiri^aiio^re distia'^ 
lameote gUl aodaniJipkti e CoMip^ di quel, campo ^ ma 
non fu cosi io^to • disceso . aUa pianura , che vide tre- 
IB^tO cavalli 4e^ nemici .9 i quali alando, rotto e pei«e«^ 
guitatoOssonvitia, risolutamente venivano allasna volta. 
Caooaoenda. il Maresciallo d"* essere ioferìore di fbr« 
i|e^. pensò di ritirarsi sena^, j^r àkro, commettendo al 
baione di Lus^ ;(ke rfei^nandod aP^^. coda «con venti dei 
cuoi procqrasse di^ trattenere i. nemici, se fossero so- 
prai^ionii a molestarlo, il che faceado coraggiosameòte 
4 Barone , gli se{»avveaiie,addosso con tant^ impeto la 
fatta de^ nemici ^ che gettato da oa vallo in terra ed ao« 
dsi quattro de^saoi che bravamente voltavano la fyi^ 
eia, gli- altri furono costretti a prendere di gal0ppf> la 
figa3.pee la qnal cosa il.BIaresdaUo costretto, medesi* 
imunanta a rivoltare b &0GÌa.vefso il nemico^ vei\ne 
llirlosametito alle . meni per dispegnare il baróne , il 
^ale sviloppatosi dal cavallo, emetto più dif&cihnente 
da'' nemici ^ ayea passato un fossa e con la spada e eoa 
la pisliJa io mano ne veniva verso di lui, 
. Fn nel principio fii^rioso ^d aspro il confitto, im et» 
sendo il Maresciallo j chjs combatteva seosa gelata, nei* 
primi colpi ferito d^un gran taglio .sopra la tasta, e 



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SSo DELLE GUERRE CiVZU DI FRANGIA 
. rotando demi dfp m>i uoeiai e oalpestali dpi fbror dd 
nemici, eoteio'ciaTft per là disuguagtiansa delle £>»» i 
versare io estremo pericolo di rimaner oppre«o , né 
|Mrò ii smaràvà egli, né rallentàTa P ardore del com^ 
battere aocòmpagiiato dal. barone d^ Osson villa ebe ai 
m riunito iccoj e dal barone di Lns^ rimontato a?*' 
ventarosamente a càTàUo , se nell' isteaso tempo tionr 
fossero eompArse fuori del Tiilaggip e del boaoo otto 
Jtqoadre di. cavalleria nemica, le quali dìstaeeandosi daf« 
P esercito di gran passo yenivàno alla soa volta, per 
]a qnal cosa avendo alquanto represso il primo impeto 
4t quelli ebe da principio P assalirono^, voltò la briglia, é 
radunati i suol cominciò a ritirarsi di galoppo per ri* 
fiovenire a Fòiitana Franccfe ^ ove credeva essere di gift 
arrivato il Re con tutto il resto dè^ suoi* Ma' non eim 
ancora quelP om, eh* era siala assegnata di radunarsi, 
onde il Re bencbè bon avesse se non dugento cavalli 
di' nobiltà e seissanta ieoH^bibugierì a cavallo, dh^ erana 
arrivati prima degli altri , e con lutto ch^ egli boia 
avesse altre arme che là eorassa, fu nondimeno néeesr 
ritàtd ad avaiizarsT, per ricevere H Maresciallo che fu- 
riosamoote erd incalsato dal numero superiore de^ ne^ 
fmci. 

Guidavano le prime acbiére della 1^ Lodovica di' 
flndan signore di Vilìers, ed il capitano GidVab Bal^ 
Usta Sansone Milanese^ quello, uno de^ mareseiatli del 
campo del Duca di Mena,* e questo, luogotenenite deHk 
cavalleria leggiera del Contestabile^ condncevano le 4^ 
ire troppe de- Francesi il signore di Tenìssò ed il ba^ 
rooe di Tianges, e governavano quelle de* cavalli leg« 
e ^eri Italiani e Borgognoni don Roderìco Bellino ed il 
marchese di Vàrambone. Innanzi a tutti marcia vano 
cento ÙArabini per attaccar la battaglia, e dietro alle 



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UBRO DEGIMOQUÀ&TQ . . ijr 
tkite stf^doe «egniTa U Duca ài Mbm eùa tm.pmam 

Cernirà tutta qattla furk^ 4i oMo^ia VfEii posta I» 
wtùBssiik a &e 4)1 conbaltaw^ e Hon. ÓM^ndp «nodni 
aìriTaii kiUi ,i suol , si rìstrìose a mmoo tdstUra con il 
Daoa della. TnuppgUa^ <ioa il Diica.d'.£lIUN>ve^ gÒd it 
bocoa^ di' TernM» e ocni il sign^ deUa Cur«a , e^po9t 
alla maiiKBa il aisiresdiallo di Birone btBofai i^aco is le«^ 
i4to) 490B Ossontrillii , eoo il barone di Lui «^ ool ma'* 
resciallo di Mirabello. / 

Carica Bftoiisignors di Villers oonla «uà siptadm b 
parte òv' era il marescial di Birone^ a Giavaii JBatlislll 
Sausone *8i mescola * dalP altra, ov' «ra ia persona del ile, 
ma COQ^ difersa fovloiia, betidiè si . corabatlessa eois 
aguale TÌFlii tì? amb# le parti^ perckè monsignore Jà 
ViUfffs rivensò finalmeute lev cMip^tgaie del «ignare^ 
OssonriHa e del barane di lius^'e aostriiMa il Mar#«i 
adallò a tiàbulare si<io a Foulaua Francese^ ma dallsl 
parte doV'eta il Re> sopcavveaendo à tnt^ 1^ ore aopT^ 
trttppé di àobilta e- di eavalleriii' |»Ha sfilata^ le i|iiaK 
iiile^ il Mao pericolo visl^MMfoeate s^ avanza vaqo per 
atfilaflo, restò mm^o di> ciaifae ferite il<Saaioae, ed 4 
enoi cavalli rotti ^dissipati- furono rispiajtr sinoalPti)» 
liino' squadrone de^ nemici; aè però il signor di Villes» 
potè seguitare la Wtiorid dalla sua parte , perchè feritai 
d^nn^ avchibugiata nel braeeioy fa similmente costretta 
a ritirarsi^ Non diminaiva per <{ue$to il perirla net 
quale il Be si ritrovava | peroietechè il Barone di Tiangea 
eil il signore di Teois^ eoa i loro squadl^oai irescU 
é numerosi s^ avanzavano a earicarlo ^ ed ii m^^m^ 
£Mseva il marehese di Van^mbone e Boderieo 'BeiUiMi 
daHa parte ove combaìtteva il maresóiaL di Biroaay<fii 
modo che èssendo, grandemente inferioiràf di pnmerpf 



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afta DfELL& GXIKSUS jQLVlbl ^ FRANCIA 

tali) ilpericplo di vtmaoenri o^iYsidL-em quasi wtmo^ 
%iili*dlft«ieMF ri fi^ IMA ^la irooa fMea^ ir eoo* f etem- 

MseìaU» toUo waiip iip^to q . oopcrto^dì anéufiftc «li 
|loWe. cU^pevÀteiÉénto afiiioiitattdusi tra^ .priàii ^ :|>a(eioiia 
iMilp'^ ;oImi ù0tàhMmAk eiaictKw>> so(mmi U itio' polaf«< 
aaojprà.k proj^ftis^Coraa^ diedero taiapo «ilgJi altrt.db^e*. 
imo ia^' viarie dU «#prarWenU»e> U«>^,q«Mli &«M9pft» 
mi il coote d^ Overnìa e moosigofre' di ^yitti , ^ dia-r 
ti^;A,Ìo^ il 40Ble..dl GbiverQ^ il xa^Y!ftlia«e; d^ Oisa e 
«miaig09ff*d* lAfi9yitl«u , ..! ..\ . 
. ..AU^ariivo 4i; cpctìi ^.> di^io' ir'ijiiaU ai -cradaim obe 
iig«ilaiM *talfco JP 4»eaato ^ il Doca di i^ena fo^ rili- 
i*re;*'ie .atte> ^ppe dalla iìatta^iaw>. i?d U fta fedfiiida 
a»» a6aM;.vteii^>u diupMaataAdialka* «alate, ^bIia acpn^a 
dia .aotìnmmH^V^a i? afdìfé., ^gU^:afidò «f^nitaiaiiii faaia 
lumta «earamocaia tfq^ alla {Miawpa- «d ài bo«cat di Sa» 
Smokyiàve i^i^ytotrarono k iàstAarU Spagnuob ^ JCe^ 
Aeaiai^ cbe b 4ue .ai|uiiiifcoM Yator^jsameiiie avaozai|do«i 
ymÌK9L tp^r mcsQc^rai ^ ^ p^mp^iira . 441a quiala il He 
toose la brilla, ed il ^aca^di^.&leAji rioioMi ip;|;rQ9f<> 
sqpaadcòae t«Ui i cavalUv fe0».4(DO$trj^ di voki;!^ Wfen 
Etite y v^ di già «niao. ai«ifaie^. titfte.le Uruppct 4èl.£h«^ 
wule il numero dciUa. «a valÌ9ria.Q0i| era-maUp difieraif";; 
%9y:éi il Gontfistabila :di fipti^ia. «oodoUQ^i. aU^ i^Ui 
Ml^ esercito cfunmiiia a^ suoi di %. alto, es^i^Q rìso« 
luta di noD volete acrtsebiai^ >tujl;ia la sua gei^ .e tutta 
la Frapc^ Cootea al periicqlo detta giornata j per la qpal 
eotaaiMDdo P.<mi gii tarda, il Re a passo ieoto oo- 
nàuBÌ^''à mtnwn feirso FiWtaaa Fra^cesei ed i newi- 
d*, JxBWcliè da pdacipiq p^r, eooseryare la riputezipive 
oiosbia di aeguilarlO) si ritirarpoo similmaate 



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^^' LIBRO DECIMOQUARTO 353 

senza fiir altro. Alloggiarono la sera gli Spagnuoli a 
Sao Se&aa, le genti del ile a Fontana Francese, e la 
sua persona nella terra di Lns, avendo quel giorno 
corso isno de^ maggiori pericoli che gli fodse accaduto 
di provare in tntte le rivoluzioni delle guerre passate, 
nel quale doveva riconoscere la salute non ineno dal 
proprio valore , che dalla costanza de^ suoi, tra i quali, 
oltre Birone, riportarono lode principale il marchese di 
'Mirabello, il eonte di Grammonte ed il sijgnore delU 
Cnrea. 

In questo conflitto , che la fama pubblicò molto mag- 
giore dd vero, morirono dalla parte degli Spagnuoli 
intomo a quaranta, e dalla parte del Re passarono il 
numero di sessanta. Molti più furono i feriti, nò in 
minor numero quelli che dalP una parte e dalP altra 
restarono prigioni, Sforzossi ciascuna delle parti di ti-* 
rare a so la fama della vittoria, e V onore di questo 
giorno ; i capitani Spagnuoli per essere stato maggiore 
il numero de' morti e de' prigioni dalla parte del Re, 
i Francesi per esser rimasi padroni dpi .campo di ba|t« 
ta^ia, e similmente de' corpi morti, e per aver fiitti 
ritirare i nemici sino agli alloggiamenti. Ma confermò 
la vittoria dal canto di questi la deliberazione del Con- 
testabile , il quale inteso da' prigioni esservi la persona 
del Re, e ch'era intervenuto al conflitto, deliberò, con 
tutto che il Duca di Mena grandemente si affaticasse 
in contrario , di non passare pia innanzi , e la mattina 
seguente, fatto ripassare il fiume all' esercito, si condusse 
ad alloggiare in sito avvantaggioso , avendo la città di 
Gre alle spalle del campo, ed alla fronte 1' ostacolo del 
fiume. 

Si avanzò la mattina seguente il Re con tutta la ca- 
valleria per vedere che mossa fossero per face i nemi- 

OÀYILA VOI(< IT a) 



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354 DELLE GUERRE CmU DI FRÀNGIA 
ci , e pervenuto alla collina , dalla quale si scopriva la 
pianura ed il villaggio* di San Senna-, vi stette luoga^ 
mente in battaglia, non si vedendo rispetto al bosoo 
ed alP opposito colle la ritirata che fiM^vi^no >gli Spa-^ 
gnuoli , né il Re privo d' infanteria voleva mettersi a 
pericolo in paese vario e pieno di siti opportuni, né 
ben conosciuto da' suoi , di urtare in qualche grossa 
imboscata; ma essendo di già passato il mexaogiomo, 
i signori di Tramblecnrt e d^ Ossonvilla con pochi ca- 
valli diedero sino alP entrata del borgo di San Senna^ 
ove da certi paesani, che lavoravano ne' campi, intesero 
la ritirata delP esercito , la quale avendo velocemente ' 
riferita, il Re si spinse di gran trotto per dare alla 
coda de' nemici, ma trovò che di già tutti erano co* 
modamente passati , e ritirate le barche sopra le quali 
a' erano fabbricati i due ponti 2 per la qual cosa, avendo 
scorso e battuto le strade lungo le rive del fiume, ri* 
tornò la sera alP alloggiamento di Lus , e la mattina 
seguente per soHecitare T assedio delle castella si con- 
dusse a Digiuno. 

Il Duca di Mena dall'altra parte non avendo potuto 
persuadere al Contestabile di fermarsi oltre il fiume., 
cominciò a richiederlo che lo soccorresse di qualche 
numero di gente , con la quale potesse passare a difen- 
tlere le cose sue nella Borgogna, ma né anco questo 
gli fu possibile di ottenere perchè il Contestabile ve- 
nuto semplicemente per difendere la Franca Contea, 
pareva d' aver fetto assai avendo ricuperato Yezù , e 
tutte le altre terre occupate dalle. armi de' Francesi^ 
né si voleva più rimettere all' arbitrio della fortuna>, 
tanto più quanto la poca esperienza che aveva dellie 
cose della milizia, gli fecevano grandemente temere d'o- 
gni piccob incontro; e benché avesse grosso esercito 



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LIBRO DECIMOQUARTO 355 

iatomo, non si teueva sicuro .dalla celerità e dair ar- 
dire del Re di Francia^ oltre che il codIìquo tra|tare 
che faceva il Duca di Mena di. accomodarsi col Re^lo 
rendeva sospetto ed al Contestabile ed a tutti i mini- 
. stri Spagnuoli, né yolevaoo ripoiiere alcuna cosa di mo- 
mento nella sua fede : per la qual cosa vedendosi egli 
destituito d^ogni soccorso, e che il Goptestabile fon- 
dato su buone ragioni non era per mutare il suo con- 
siglio , deliberò finaljnente di stringere il partito del- 
l' accordo , tanto più quanto da^ suoi confidenti di Ro- 
ma era avyisato che il Papa manifestamente inclinava 
air aséolùziope del Re , e perciò avendo mandato a Di- 
giuno il signore di Lignierac convenne in questa ma- 
niera: ch^ egli , abbandonando il campo 3pag>iuolo, si ri- 
tirerebbe a Ghiaione sopra la Sonna. neiristessa pro- 
vin<;ia di Borgogna y ove sema muovere più. V armi 
aspetterebbe P esito della deliberazione di Roma : che 
alP incontro il Re non darebbe molestia a lui né a quelli 
del suo seguito , né intraprenderebbe alcuna cosa sopra 
la città di Ghiaione: e che intanto che venissero gli av- 
visi d^ Italia intorno alP assoluzione del Re si andereb- 
bono appianando le difficoltà, ed appuntando le con- 
dizioni con le quali il Duca dovrebbe tornare all^ ub- 
bidienza sua. 

Stabilita questa tregua, o sospensione delP armi, il 
Duca mostrando d^ aver animo di soccorrere le castella 
di Digiunò, parti con le truppe Francesi dal campo 
del Gontestabile , e si condusse a dirittura a Ghiaione, 
ove arrivarono subito i deputati. del Re per la conclu- 
sione della concordia, ed egli diede. ordine al Visconte 
di Tavanes ed ài castellano di Digiuno , che senz^ al- 
tra dilazione rendessero le castella. Ma il Re. spedito 
da questa impresa deliberò di pasa^re nella Franca Con- 



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336 DELLE GUERRE dVIU DI FRAMOÀ 
tea per tentare qualche cosa contro V esercito del Con- 
testabile j e con settemila fiainti e daemila cavalli prese 
la volta della riviera di Sonna. 

Era il Contestabile tuttavia fermo a Grò, parendo- 
gli sito molto opportuno ad itnpedire il passo del fiu- 
me , ed a volgersi a qualunque parte s^ incamminasse 
V esercito Francese , il quale alloggiato a San Senna 
scorreva per tutte le ripe senxa trovare per molti giorni 
opportunità di poter passare la riviera ^ ma essendo di 
già il mese di luglio e per la stagione grandemente di- 
minuite r acque della Sonna , i signori di Tramblecurt 
e di Ossonvilla , che tentavano per ogni modo la stra- 
da di passare, trovarono che il fiume si poteva gua- 
dare in certo luogo discosto tre miglia da Gre , il quale 
non era guardato fuorché da cento archibugieri Spa- 
gnuoli ^ onde la mattina dell' undedmo di di luglio con 
dugento corazse e cinquecento archibugieri a cavallo 
comparvero sopra quel passo , e cominciarono a ten- 
tare il guado ov' erano più bassa V acque del fiume. 
Si opposero gli archibugieri Spagnuoli, e, bravamente 
resistendo , impedirono a tutto potere il transito de' ne- 
mici; ma non avendo altra munizione, se non quella 
che portavano nelle fiasche, dopo aver combattuto lo 
spazio di mezz'ora furono necessitati a ritirarsi, dal che 
prendendo animo i Francesi passarono risolutamente su 
l'altra ripa del fiume, e dietro a loro passarono con 
altri cinquecento cavalli il conte di Orernia ed il Ma- 
rescial di Birone. 

Era già pervenuta al campo Spagnnolo la fema del 
passar de'nimici, ed i fanti che aveano combattuto mor- 
morando dell'imperizia de' capitani che gli aveano la- 
si*iati senza munizione, si ritiravano vei*so gli alloggia- 
menti, quando Ercole Gonzaga con le prime schiere 



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LTORO DECMOQUARTO SS; 

della cavallerìa si avanzò per risplngere e far ripassare 
i Francesi, i quali non si credeva che fossero nume- 
rosi^ ma avendo trovato il vero differente dalla cre- 
denza, dopo le prime archibugiate, non potè ritenere 
isuoi che non cedessero al numero superiore, benché 
egli valorosamente combattendo .ed altieramente sgri- 
dando quelli che voltavano le spalle, facesse ufficio di 
bravo capitano. Seguiva con un^ altra truppa di cavalli 
il cavaliere Lodovico Melz, il quale avendo schifato 
F- incóntro de^ primi che precipitosamente fuggivano, su- 
bentrò coraggiosamente a sostenere il nemico, ma erano 
tanto superiori i Francesi, a soccorso de^ quali soprag- 
giungevano ad ogni ora nuove compagnie di cavalli, che 
non fu possibile ch^egli trattenesse T impeto loro, ma 
rotto e dissipato si riversò addosso alP ultimo squadrone 
della cavallerìa, con il quale don Alonso Idiaques ve- 
niva per sostenerlo, di. maniera tale che mescolandosi 
e confondendosi gli squadroni prtati e disordinati dal- 
F impeto de^ fuggitivi, quei che venivano per combat- 
tere si diedero similmente senza ritegno a fuggire , nella 
qnal fuga, convenendosi passare un gran fosso pieno di 
acquaie di fango per arrivare alP alloggiamento del- 
1? esercito, riuscì così grave il disordine, che molti da 
aò stessi precipitarono nel fosso, e molti per non in- 
correre nel pericolo di esser riversati e calpestati per- 
vennero in poter de^ Francesi, tra i quali don Alonso 
Idiaques essendogli caduto sotto il cavallo fu dal signor 
di GhianUolto fatto miseramente prigione, e convenne 
poi pattuire della taglia in ventimila ducati. I Fran- 
cesi vedendo la fanteria del Contestabile posta in or- 
dinanza dall^ altra parte del fosso, fermarono P impeto 
loro, ed aspettarono il Re, il quale passato con tutto 
P eserci to alloggiò ne^ prossimi villaggi due miglia di- 
scosto dal campo de^nimici» 



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358 DELLE GUERRE GIVIU DI FRANGIA 

Con questi due gravi disordini diedero gli Spagnnoli 
facoltà' di passare al Re di Franda^ perchè non vi (a 
dubbio che se i fanti che guardavano il passo fossero 
stati più nunierosi e meglio provveduti di munizione, 
non avessero trattenuti i primi che passarono , rispetto 
alla difBcoltà del passo ed alP altezza delle ripe del fiu- 
me^ e dopo che furono passati, se tutts^ la cavalleria 
" 81 fosse avanzata con ordine a ributtarli, è cosa certa 
che gli avrebbono o totalmente oppressi, o &tti ripas- 
sare di là dal fiume^ ma essendo proceduti tuaiultua- 
riamente, e quasi alla sfilata, diedero opportunità a^ Fran- 
cesi di vincere, e posero sé stessi in pericolo di rima- 
nervi totalmente dbfatti: e per questa cagione gli uomini 
militari ison possono patire quelle temerarie sortite che 
. si fanno fuorì\delle trincee de^ campi , senza ordine e 
senza proposito, ad ogni picciola chiamata d^un trom- 
betta, e quello che gPitnperiti chiamano ardire e ri- 
soluzione, essi con buona ragione chiamano temerità 
ed ignoranza; Ma la passata del Re di Francia fatta 
con tanta o fortuna o valore produsse piccolo effetto: 
perchè, tenendosi il Contestabile nel suo solito allogo 
giamento eccellentemente fortificato, e posto tra la città 
di Gre ed il corrente della Sonna, il Re non avendo 
facoltà di sforzarlo , e non essendo in istato di poterlo 
assalire, si condusse in altre parti a scorrere ed a pre- 
dare il paese, e consumò il tempo senza riceverne frutto 
alcuno, se non che la città di Bisanzone, non punto 
forte né sufficiente a resistere alP oppugnazione del- 
r esercito^ si compose per libetàrsi dal pericolo in molti 
mila ducati. 

Intanto erano entrate nell'esercito del Re molte in- 
fermità travagliose, dalle quali in paese nemico e tra 
le fktiche delle armi morivano molte persone , tra le 



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UBRO DECMOQUARTO 359 

qtMili'ftì il conte ài Torignl che aveva carico di ma- 
yesciftllo del 'campo^ per la qaal cosa, e perchè, di Pi- 
cardia' vemi^ano ogni gioroo sqovjb sioistre, essendosi 
interposti! Cantoni degli Svizzeri^ come amidi comuni 
e protettori della Fmnca Contea, fii stabilita la solita 
aeatraKtà di quella provincia, della quale uscendo il 
Re si ricondusse a Digiuno , ed il Contestabile Vela^ 
SCO,' lasciata 'parte delP esercito, se^ ne ritornò con il 
restante al governo suo di Milano. 

A- Digiuno, premendo tuttavia al Re il n^ozio degli 
Ugonotti, e desiderando di' levar loro in ogni modo 
per sicurezza pròpria e per soddisfaziobe del Papa il 
Prìncipe di Condè dalle mani, fece dai. parenti della 
Principessa sua madre presentare una supplica, nella 
quale narrando a nome di lei P imputazione già da« 
tale d^averav<ato partecipazione nella mox'te del Priur 
cipe suo marito, e la sentenza contra di' lei seguita da 
giudici incapaci di sentenziarla, e non competenti a 
giudicarla, dimandava ch^ essendosi trattenuta sinora in 
prigionia nella città di ^ San Giovanni, le fosse dal Re 
con l'annullazione della prima sentenza , concessa fat 
colta . che il parlamento di Parigi , giudice naturale e 
competente, vedesse la causa sua, e, discùsse le prove;^ 
venisse alla sentenza: alla quale supplicazione rispose il 
Re, constituendosi in obbligo i Princijpi parenti di lei 
d'appresentarla in potere del parlamento di Parigi^ che 
cassava ed annullava la sentenza seguita, e rimetteva il 
c^so al parlamento predetto, nelle forze del quale dor 
vesse condursi, la Principessa infra lo spazio di quattro 
mesii Servi d! apparenza e di scusa questa terminazione 
per^v levare agU Ugonotti il sospetto o la fecoltà di r»« 
tenere la persona delia Principessa e del figliuolo, e 
fu mandato dal Re il marchese di Pisani a San Gio- 



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36o DELLE GUERRE CIVILI DI FRANCIA 
vanni /il qnale benché ne niormotailsero gli Ugdn€fUi« 
eondttfise e V una e V. allra in Pìurigi, ove la Prio^pipessa 
avendo diqhtarato dì voler per V avvenire v»v4»re caU 
tolicamente , fu dal parlamento assolala d^lPimpntaf 
aiòne che gli era stata apposta^ rimanendo il Prineip^ 
di Condè non solo in potere del Re, ma istrutto ed 
allevato nella Cattolica religione. 

Nella medesima città di Digiuno venne il Duca di 
Momoransi gran Conteststbilef, e quivi prese il possesso 
della sua carica, rimanendo ^i Ugonotti privi di qu^Ii 
appoggi, co^ quali aveano. disegnato di sostentarsi ,, ed 
in conseguenza V animo del Pontefice dalla vivezza degli 
effetti in gran parte sincerato della mente del Re, e di 
già tutto alijeno da loro, e tutto intento ad assieuriffe 
neir ubbidienza sua lo stato della rel^ione. Dimostra* 
vano la medesima disposizione gli ordini stretti e le com* 
missioni particolari che avea dato di rimettere Fuso 
della messa in tutti quei luoghi dai quali era stata le- 
vata, -e i? affiiticava del continuo nel trovar modo di 
restituire i beni occupati agli Ecclesiastici, il che per 
la difficoltà della materia riusciva molto arduo e trava- 
glioso, perchè i baroni ed i gentiluomini, che in premio 
deMoro meriti avevano ottenuto di goderli, e già 1> 
possedevano di lunga mano, difficilmente si potevano 
ridurre a lasciarli senza, le ricompènse equivalenti, alle 
quali per la quantità de^ pretendenti e per la strettezza 
delle cose in tempo di tanta turbazione, non era pos« 
•sibile di soddisfare^ e nondimeno il Re con destrezza e 
pazienza infinita si studiava d^ aggiustare le partite, di 
modo che se non in tutto, in gran parte altaeno erano 
soddisfatti gli Ecclesiastici, benchò portasse la necessità 
che molti de' principali non fossero totalmente appa- 
ga^; ma appresso le persone discrete era coixunendala 



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LI^RO DECIMOQUARTO Ì6t 

e U haona di^posbàone, e la destra manièra del Re nel 
trovar ripiego ad aggiustare interessi oppositamente di^ 
versi e repugnaati. 

Qoeste cose portate dalla lama nella corte di Roma 
oppofftuiiam^te promoveaoo gP interessi del Re^ ma 
molto più erano aiutati 4^1e ciscostanze contrarie che 
pungevano Paiumo del Papa e della corte ^ imperocché 
lo scisma era quasi totalmente formiito, il parlamento 
continuava sollecitamente ad impedire ch^ alcuno non 
andasse ad impetrare i ben^fiq a Roma, e chi gV im- 
petrava non otteneva sicuramente il possesso : il Re per 
uno del grafi consiglio spediva tuttavia gli economi spi-* 
rituali ai vescovati ed altre cure d^ anime vacanti^ il nome 
della Sede Apostolica pareva già totalmente posto in ob« 
hlio, e prosperando Parmi del Re si dubitava ch^ egli non 
fosse più per dimandare V assoluzione, avendp il Duca 
di Nevers detto pubblicamente alla partenza, che non 
aspettassero che si mandasse più ambasciatori a Roma: 
per la qual cosa, ancorché per mezzo del Cardinale de' 
Gondi si fos9e tornata ad attaccare la pratica, e che 
Ossat continuasse con il Sanne^io e con il Cardinale 
;Aldobrandino a trattare, il Pontefice nondimeno te- 
mendo il malie che soprastava, e considerando F esem- 
pio d^ altri Stati che avevano levata P ubbidienza alla 
Sede Apostolica, stava grandemente ansioso del pericolo 
di questa divisione. Aggiunge vasi la confederazione del 
Re contratta con gli Stati d^ Olanda, e la lega che tut- 
,tavia si trattava con Inghilterra, onde si dubitava, sor- 
tendo così stretta colleganza con gli eretici, che la re- 
ligione ne restasse offesa in qualche parte. 

Eccitava maggiormente P animo del Papa la guerra 
.del Turco gagliardamente mossa nell^ Ungheria, perché 
essendo astretto a pensare al progresso del nemico co- 



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502 DELLE GUERRE aVILl DI PRÀNOA 
mniie in (jaella parte, Jesidei^Ta acquetare i tamniti 
di Francia per poter rivoltare tutte le forze a sosten* 
lamento ed a beneficio della repubblica de^ Cristiani^ 
per tutte queste ragioni risoluto tra sé medesimo di 
condiscendere alla benedizione del Re, alla quale in co- 
scienza si riputava obbligato, cominciò a pensare di ad- 
dolcire F animo del Re Cattolico, e perciò oltre al com- 
piacerlo di tutte le sue dimande, deliberò di mandare 
Giovan Francesco Aldobrandino suo nipote in Ispagnaf 
sotto colore di trattare le cose d' Ungheria, ma unita* 
mente per negoziare V assoluzione di Francia , alla quale 
si sforzava di condurre dolcemente il Re di Spagna, con 
dimostrare di deferire mólto al suo consentimento. 

Intanto per il mezzo di Monsignore d^ Ossat fece in« 
tendere segretamente al Re, che le cose di già erano 
mature, e che mandando nuovi ministri a trattare si 
potrebbe per avventura concludere P assoluzione. Pensò 
il Re da principio, desideroso di riconciliarsi pienamente 
alla Chiesa , a mandare un^ ambasceria nobile e stre* 
pitosa, ma informato delF intenzione del Papa, cbe de- 
siderava che il negozio passasse privatamente, e con 
termini di grandissima sommissione, deliberò di mandarvi 
solo Jacopo Davidde Monsignore di Peron, il quale in 
compagnia del medesimo Ossat trattasse le cose sue, 
volendo anco cbe se per avventura non riuscisse il ne- 
gozio, il modo del trattarlo non lo facesse tanto più 
cospicuo ed eminente. 

Questi, valendosi opportunamente della congiuntura 
delle cose presenti , trattavano modestamente e destra- 
mente P intenzione del Re, dimostrando non meno là 
prosperità delle imprese sue che gli aveano sottoposto 
ormai, tutto il reame^ che .la pietà e P affetto ardentis- 
simo che aveva verso la religione, dal qualb procedeva 



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LIBRO DECMOQtJAKTO 363 

P infinita sua pazienza indurata a sopportare tante re- 
pube che dal Pontefice gli erano state date; ma i pra- 
tici delle cfose del mondo discorrevano di già a briglia 
sciolta quelle medesime còse che offendevano V animo 
del Papa, e libera olente dicevano per la corte, che fi- 
nalmente la pazienza del Re si convertirebbe in furore • 
e che soggiogati i suoi nemici e reso signore pacifico 
dello Stato suo, era da dubitare che poco si curasse 
più di riconciliafrsi Col Papa , o più tosto era da té* 
mere che con un pericoloso scisma nella Chiesa di Dio' 
non tentasse di véìidicaf^ di tante ingiurie e persecu- 
zioni passate, ed* a questo propòsito si ripetevano e s^ in- 
culca vano le ragioni, per le quali era giusto e conve- 
niente il riceverlo ed il soddis&rlo. 

Il Pontefice posto tra due 'contrari rispetti , V uno 
di non alienare e di non ctffendere V ^nimo del Re Cat- 
tolico , V altro di non perdere P ubbidienza del reame 
di Francia, andava rattenuto, e procurava che il tem« 
pò, il corso delle cose, la pazienza e la destrezza scio- 
gliessero nodo cosi difficile e tanto pericoloso. Gono« 
sceva che i partigiani del Re di Francia erano dal canto 
della ragione: che s^ era ormai fatto e detto assai' per 
assicurarsi della sincerità della sua conversione, e che 
stando salda a tante repulse, s^ avea meritato la grazia 
e la riconciliazione della <]!hiesa ; ma dalP altra parte 
dubitava che gli Spàgnuoli non gli potessero rinfacciare 
d^ essere stati più costanti e più gelosi difensori della 
maestà delta religione, di ^ello ch^^egli non era , e pa- 
revagli molto duro P alienare P animo del Re Filippo, 
antico e confermato difen|»re della Chiesa , per un Prin- 
cipe che sinora gli era stato persecutore e nemico. Ag- 
giungevasi che i- meriti del Re di Spagna versò la Sede 
Apostolica, e le molte imprése fatte in servigio della" 



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364 DELLE GUERRE OVILI DI FRANCIA 
Cristianità e della religione gli avefano conciliata tanta 
autorità appresso la Chiesa Romana, che non pareva 
che il Pontefice dovesse determinarsi in af&re di tanta 
conseguensa senza il parere ed il consentimento di lui. 
Ma mentre il Papa con la destrezza va portando in- 
nanzi questa deliberazione, Parmi del Re acquistando 
ogni giorno maggior imperio e maggior -filma lo costrìn- 
gevano a venire ad un fine , e poterono assai nell^ a* 
nimp suo le parole di Monsignor Serafino, il quale trat- 
tando spesso con lui, e mescolando con la solita libertà 
le cose serie con le ridicole, interrogato dal Papa quello 
che dicesse la corte di questo fatto , rispose essiere or- 
mai voce comune che Clemente VII aveva perduta T In- 
ghilterra, e che Clemente YIII perderebbe la Francia^ 
il quale concetto avendo penetrato a dentro nelF ani- 
mo del Pontefice, stimolato dalP evidenza della ragione 
e dalle instanze efficaci degli ambasciatori di Venezia 
e di Toscana, deliberò di risolversi sopra la relazione 
del nipote, il quale lo assicurava che in Ispagna gli 
animi non erano pii^ tanto ardenti, come solevano, ne- 
gli affari di Francia, e che esausti grandemente di da- 
nari e stanchi della guerra, non avrebbono &tto gran 
motivo della risolutone di Roma, benché ancora mo- 
strassero perseveranza, desiderando che le risoluzioni 
di Sua Santità si portassero innanzi qualche giorno, 
più per desiderio di migliorare le proprie condizioni , 
che per alcuna speranza che avessero che finalmente il 
Re di Francia non fosse per conseguire Y assoluzione : 
.per la qual cosa il Pontefice prendendo animo , dopo 
d^ aver toccato molte volley questo tasto al Duca di 
'Sessa ambasciatore Spagnnolo, finalmente si condusse 
a dirgli , che non si poteva più differire di prender par- 
tito alle cose di Francia , e che però era risoluto di 



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LIBRO DEOMOQUARTO 365 

sentirne il parere de' Cardinali per deliberare con V at- 
viso loro quel che fosse stimato opportuno. 

Credette il Duca di Sessa che nel concistoro solito, 
e nel modo consueto dovesse il Pontefice intendere e 
raccogliere i voti de' Cardinali , e sapendo che molti 
erano dependenti dal volere del Re Cattolico , e che 
molti altri per sé stessi dissentivano dall' assoluzione del 
Re di Francia , non contese molto sopra questo par- 
ticolare, perchè per lo squittinio fatto diligentemente 
de' voti, teneva che l' assoluzione non fosse per passare 
nel concistoro, ed era certo che il Papa non avrebbe 
voluto fare il contrario di quello che avesse determi- 
nato la pluralità de' voti; ma Clemente, che non vo- 
leva rimettere cosa di tanto peso, e maneggiata sinora 
con infinita destrezza , alla moltiplicità de' pareri , che 
quando dovessero esser palesi, sarebbonO guidati dagli 
interessi e da' rispetti particolari, poiché ebbe ridotto 
l'ambasciatore Cattolico a non dissentire che il nego- 
zio si ponesse in consultazione , rifiutò lo stile ordina- 
rio, e chiamato il concistoro, dopo lette le lettere e 
le supplicazioni del Re , dichiarò di voler intendere in- 
tomo ad esse il consiglio de' Car^linali , ma non bre- 
vemente e tumultuariamente in una volta sola, ma che 
dovessero ad uno ad uno trasferirsi nella sua camera, 
ove senza l' assistenza di alcun' altra persona gli avrebbe 
segretamente ascoltati, e commise loro che a quattro 
al giorno passassero all' audienza privata, e seco discor- 
ressero .della materia presente. Con questa prudente ma- 
niera dimostrando il Pontefice di voler escludere i ri- 
spetti, ed assicurare i Cardinali di dire la loro opinione 
con libertà, senza timore che fosse palesata, riservò a 
sé medesimo l'arbitrio della deliberazione , potendo, co- 
me tutti avessero parlato y dichiarare quello che più gli 



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366 DELLE GUERRE GIVIU DI FRANCIA 
pìacesM, e dire che io ({nel parere era concorsa la mag- 
gior parte de' voti, senza che alcuno potesse opponersi 
e contraddire ) e cosi riuscì per appunto^ perciocché, 
£itte prima &r solenni orazioni in ogni tempio della cit- 
tà, e dimostrati in sé medesimo segni di profonda e 
•ingoiar (devozione, ascoltò per lo «pazb di molti giorni 
i Cardinali ^ad uno per uno, e fioalmeiOe, ridotto il 
concistoro , disse di aver intese le opiuiQui di tutti i Gar-^ 
dinali, e che i due terzi di essi- seutivano che il Re fosse 
assoluto dalle censure, e ricevuto nel grembo della Chie- 
sa , e che però egli con P assistenza della grazia divina 
avrebbe trattato, con i procuratori del Re, ed* imposto 
a loro per nome suo quelle penitenze e quelle condi- 
zioni che gli fossero parse più utili e pia avvantaggiose 
per P esaltazione della Chiesa, e per il servizio di Dio. 
Volle contraddire il Cardinale Marc' Antonio Colon- 
na, e sorto in piedi già cominciava a parlare; ma il 
Pontefik» gP impose silenzio, dicendo che già s' era con- 
sultato abbastanza ^ e deliberato con la pluralità ddle 
sentenze, e che però non iutendeva che più si met- 
tesse in dbputazione quel eh' era stato una volta de- 
ciso ed oi^inato. Io questo modo, licenziato il concisto- 
ro , si diede il Pontefice a trattare delle condizioni con i 
procuratori del Re, le quaU si ventilavano già da molti 
giorni per mezzo del Cardinale di Toledo, il quale Spa- 
gnuolo di nascita e Gesuita di professione, nondimeno 
o perché così gli dettasse la coscienza, o per altra ca- 
gione, era inclinato e favorevole alle cose del Re; e 
benché molto si travagliasse , perché il Ppntefice vole- 
va dichiarare nulla P assoluzione eh' era stata data dai 
prelati Francesi a S. Dionigi, ed il Re voleva che fosse 
approvata, e per suo compimento confermata, e per- 
ché alla pubblicaaione ddi coociUo di. Trento, che il 



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liBRO DEOMOQUARTO 867 

Papa per Qgm:niodp yi voleva, molte cose si oppone^ 
vano, e molto più di tutto perchè instava il Papa .che 
si rompesse ed annullasse il decreto fatto a favore de- 
gli Ugonotti, il che non si poteva (àvfi senza suscitar 
nuova guerra^ fa nondim^o tale. la destrezza ìb. la pru« 
denza de^ procuratori , e la Enoderazione del Pontefice, 
che con parole e clausole appoi:ti;ine. .si aggiustavano le 
cose di maniera, che restò salva la riputazione della 
Sede Apostolica, ed al Re .non, fu imposta- necessità di 
nuove perturbazioni, 

Concluse ed aggiustate tutte le cose,, il gipmp decinio 
sesto di settembre il Pont^ce si. trasferi con tutti i 
Cardinali pontificalmente adornato nel portico di San 
Pietro, ove sedendo egli nel trono apparecchiato a. questo 
efietto,é circondato da^ Cardinali, eccetto Alessandrino 
ed Aragona che non. interyei^nero a questa solennità , 
comparirono Jacopo Davidde ed Arnaldo d^ Os$at in 
abito di privati Sacerdoti , e tenendo la procura del Re 
nelle mani , inginocchiati presentarono la supplica al se- 
gretario del Sant' Ufficio, la qu|de letta pubblicamente, 
il segretario stando appiedi del trono pronunziò il de- 
creto del Pontefice, il quale contenendo la narrativa 'di 
tutto il fatto, statuiva ed ordinava che Enrico di Bor- 
bone Re di Francia e di Navarra dovesse essere assolto 
dalle censure ed accettato nel -grembo della Chiesa, do- 
vendo di presente abbiurare tutte P eresie da lui- tenute 
per lo passato, accettare la pubblica penitenza. che gU 
sarebbe ingiunta , ed osservare le condizioni da Sua San- 
tità stabilite , le quali furono le^seguenti: Che sMutro* 
ducesse nel principato di Bierna la religione Cattolica, 
e quattro monasteri tra di frati e di monache^ si accettasse 
il concìlio di Trento in tutto il regno di Francia, ec- 
cetto nelle cose che potessero perturbarlo, delle quali 



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368 DELLE GUERRE OVILI DI FRANCIA 
lo dispenserebbe il Pontefice: che in termine d^nn anno 
si desse il Prìncipe di Condè ad allevare in mano dei 
Cattolioi: che nella dispensa de^beneficj, e nelle altre cose 
egli osservasse 1' accordato co* Re suoi predecessori, ri- 
movendo tutti gli abusi: che alle prelature dovesse no- 
minare persone Cattoliche e di vita esemplare: che senza 
^ia giodutiale restituisse tutti i beni tolti alte Chiese ed 
9? luoghi pii scusa èontraddiBbne: che -a* magistrati eleg- 
^sse persone non punto sospette di eresia: che non 
fiivorisse gli eretici né direttamente né indirettamente, 
e non gli tollerasse se non in quanto non si potesse 
fare senza tumulto e sdnsa guerra, e che desse conto 
ddla sua conversione ed abbiurazione a tutti i Prin- 
dpi Cristiani. 

Le penitenze spirituali impostegli furono, che ogni 
Domenica e. ogni giorno di festa udisse messa conven- 
tuale nella cappella rqgia, o in altra Chiesa: che se- 
condo Fuso de^ Re di Francia ogni giorno sentisse messa: 
che akuni giorni ddla settimana dicesse certe orazioni: 
che digiunasse il venerdì ed ìì sabato: e che pubblica- 
iilente si comunicasse quattro volte alPanno. 'Accetta- 
rono i procuratori le condizioni, e ne furono rogati 
pubblici istrumenti , e di poi inginocchiati alla porta del 
tempio di San Pietro abbiurarono ad alta voce P ere- 
sie ch'erano contenute in una scrittura, finita la quale 
abbiurazione, dal Cardinale Santa Severìna sommo pe- 
nitenziere, tocchi sul capo con la solita verga riceverono 
P assoluzione, al quale atto si aprirono le porte di San 
Pietro, e rimbombò tutto il tempio d^ allegrissime voèi 
musicali, ed il castello di Sant' Angelo con tutta V ar- 
tiglieria diede segno di festa e di allegrezza. I procu- 
ratori vestiti deir abitò della loro prelatura assisterono 
alla messa nel luogo solito degli ambasciatori de^ Re di 



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LIBRO DECIMOQUARTO 369 

Franqia^ la qual finita si trasferirono a San'Lntgi, diiesa 
della nazione, ove furopo duplicate le feste e le aUer 
grezze , sentendone infinito contento la corte ed il po- 
polo Romano, essendo questo inclinato a fiaivore dei 
Francesi, e godendo quella della riunione d^un regno 
così nobile e principale. 

Deputò il Pontefice Legato al regno di Francia il 
Cardinale Toledo, ma poi, qual che si fusse la cagione, 
mutato parere, yi destinò Alessandro Cardinale de^ Me- 
dici, quello il quale dopo di lui ascese al pontificato. 
I procuratori clie felicemente aveano condotto a fine 
negozio cosi arduo e di così gran conseguenza, furono 
in diversi tempi dal medesimo Pontefice creati Cardi* 
nali, avendo molte volte detto pubblicamente, che la 
modestia delP uno e delP altro , e la prudente maniera 
di trattare avéano superate infinite difficoltà, che nel- 
r animo suo sorgevano nella deliberazione di questo 
affare. 

Portò la nuova al Re àeW assoluzione Alessandro del 
Bene spedito da Roma con i cavalli delle poste, il 
quale credendo di trovarlo in Lione arrivò che di già 
era partito per ritornare in Parigi^ perciocché avendo 
conclusa una tregua generale di tre mesi col Duca di 
Mena, acciò si potessero comodamente trattare le con- 
dizioni delP accordo ed aspettare V esito delle cose di 
Roma, le quali camminavano più lentamente di quello 
che 8^ era creduto, il Re, accomodate le cose di quelle 
Provincie, e dato forma di trattare la concordia anco 
col Duca di Nemurs e col marchese di Sansorlino suo 
fratello, era ritornato velocemente in Parigi per poter 
attendere alle cose di Picardia, ove gagliardamente 
si facevano sentire Tarmi Spagnuole, nel qual tempo 
si mise air ubbidienza sua il Maresciallo di Bois Dau-* 

DAVILA VOL. IV !l4 



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37P DELLE GUERRE GIVIU DI FRANaA L. XIV 
fiD uno de* più stretti dependeoti che aTesse il Doca 
di Mena, e per V altra parte il Duca di Elleboye già 
riconciliato p^r innanzi, avea stabilita una tregua con 
H Dnca di Mercurio per la Bretagna^ di maniera tale 
che tutte le cose inclinavano per ogni parte a favorire 
la pacificazione del reame, se non quanto dalla parte 
di Fiandra , per la nuova guerra acceisa nominatamente 
con gli Spagnuoli, sorgevano a poco a poco nuove oc- 
casioni di perturbazione e di travaglio. 



FINE DEL LIBRO DECIMOQUÀRTO 



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DELU ISTORIA 
DELLE GUERRE CIVILI 

DI FRANCIA 
DI ARRIGO CATERINO DAVILA 



LIBRO DECIMOQUINTO 



SOMMARIO 



Si narrano in questo libro ì progressi delle armi spagnuole 
in Picardia : la presa e la ricuperazione di Han : 1' espugna- 
zione del Castelletto: il disegno del conte di Fuentes, gene- 
rale 'dell' armi in Fiandra ^ di assediare Gambrai : le provvi- 
sioni per questo effètto: delibera egli per facilitare questa im- 
presa d'espugnare prima Doriano^ e «vi si accampa. Si pre- 
parano air incontro di soccorrerlo i capitani francesi: tentano 
di mettervi gente ^ e vengono al fatto d' arme. Ottengono gli 
Spagnuoli la vittoria , e V Ammiraglio di Yillars con molta 
nobiltà vi resta morto : espugnano con molta Strage i vinci- 
tori Doriano : s* accampa V esercito spagnuolo sotto Gambrai. 
n Duca di Nevers arrivato poco innanzi a difesa della pro- 
vincia spinge il giovane Duca di Retel suo figliuolo a soc- 
correre gli assediati , il quale felicemente passa per il campo 
nemico ed entra nella terra : vi entra dopo di lui anco il si- 
gnore di Yic^ e si difendono costantemente. Il popolo mal 
soddisfatto del governo di Balagnl che otteneva quel princi- 
pato ^ tumultua ^ s' impadronisce d* una porta ^ e V apre agli 



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Oi)ogle 



37a DELLE GIJERRE CIVILI DI FRANCIA 

Spagnuoli : i Francesi si ritirano nella cittadella , ove non 
trovando munizioDe né vettovaglie sono costretti di arrender- 
si, li conte di Fuentes concede loro onorevoli condizioni. Il 
Re partito di Borgogna passa per soccorrere i suoi^ nia non 
arriva a tempo : consiilta quello che si convenga operare , e 
delibera d' assediare la Fera : segue i' acrordo col Duca di 
IVemurs^ con il Duca di Giojosa ^ e finalmente con il Duca 
di Mena ; il quale viene a ritrovare il Re sotto la Fera. Al- 
berto Cardinale ed Arciduca d' Austria viene di Spagna al 
governo dei Paesi Bassi : soccorre per mezzo di Niccolò Ba- 
sti gli assediati della Fera , ma il Re per questo non rallenta 
la oppugnazione : risolve 1' Arciduca di tentare la diversione^ 
ed improvvisamente assalta la fortezza <ii Gales e la prende : 
ottiene Guines , mette V assedio ad Ardres , che per difetto 
de' difensori si arrende. Arrendesi al Re nel medesimo tempo 
la Fera^ il quale avendo 1' esercito suo maltrattato risolve di 
sbandarlo. Arriva in Francia il Cardinale de' Medici Legato , 
e vi è ricevuto con grande onore. Trattasi 1' accomodamento 
col Duca di Mercurio ^ il quale artificiosamente lo prolunga. 
Iladuna il Re gli Stati nella città di Roano per provvedere 
di danari, 4 e riordinare le cose del suo re|;no : indisposto si 
ritira ne' contorni della città dì Parigi. Sorprendono gli Spa- 
gnuoli la città d' Amiens principalissima in Picardia. Il Re 
gravemente percosso da questa perdita d^lihera di mettervi 
1' assedio senza dimora : si raccontano le. varietà della oppu- 
gnazione e della difesa : passa V Arciduca con potentissimo 
esercito per soccorrere quella piazza : stanno l'armate a fronte 
con diverse fazioni i^iolti giorni.: si ritira l'Arciduca^ e la città 
assediata si arrende. Scorre il Re, nel contado di Artois^ ma per 
il verno e per la pestilenza si ritira : s' introduce trattato di 
concordia fra le due corone dal Cardinale Legata: conven- 
gono a Yerveins i deputati d^U' una parte e dell' altra : si ri- 
mette alla ubbidienza del Re il Duca di Mercurio : dopo qual- 
che difficoltà per rispetto del Duca di Savoia , si conclude 
{analmente e si pubblica la pace universale. 

iSon ^r^no state così prospere per il Re ài Fran- 
cia le cose della guerra a^ confioi di Picardia , come 



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LIBRO DECIMOQUINTO 873 

D^lla Borgogna e nella Franca Contea^ imperocché Panni 
spagnuole governate da capitani d^ esperienza e di risolu- 
zione, avendo trovato ne^ Francesi o poca unione d^ animi 
o molta debolezza di forze , oltre la strage degli uomini 
sncceduta in diversi abbattimenti, sperano anco impadro* 
nite di molte <;ittà e di molti luoghi importanti. 

Aveva sin V anno precedente il Duca di Buglione ed 
il conte Filippo dì Nassau mosse improsperamente Par- 
mi nel ducato di Lucemburgo, e &tte diverse correrie^ 
ed occupati alcuni luoghi di poca conseguenza ^ ma 
stretti dair esercito del conte di Mansfelt, e molto più 
dall^ inondazione de^ fiumi e dalla eccessiva copia del- 
Tacque, erano stati necessitati a ritirarsi, P uno nella 
città di Sedan , e P altro per mare in Olanda ; e ben- 
ché il Duca di Buglbne avesse poi nel principio del- 
P anno fatto levare P assedio della Ferté postovi dalle 
genti spagnuole, era ciò seguito più con Parte che eoa 
la forza, e sperano acquetate fuorché da qualche scor- 
reria le cose da quella parte. Ma essendo nel principio 
di marzo morto improvvisamente P Arciduca Ernesto, 
prese il governo de^ Paesi Bassi il conte di Fuentes, il 
quale pieno di spiriti bellicosi, e desideroso di restau- 
rare la riputazione delle armi spagnuole, si diede con 
tutta P applicazione delP animo a riformare la disciplina 
della milizia ch^ egli aveva veduta gloriosamente fiorire 
ne^ tempi à^ì Duca di Parma : per la qual cosa essendo 
passato il conte Carlo di Mansfelt a servire Plmpera- 
tore nella guerra di Ungheria, rimaso egli solo alP am- 
ministrazione *del negozio e delle armi, valendosi del- 
P opera del signore della Motta, del Principe d^ Avel- 
lino, di Monsignore di Bono, del conte Giovan Jacopo 
Belgiojoso e del colonnello la Berlotta, vecchi ed espe- 
rimentati capitani ed osservanti della militar disciplina, 



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374 DELLE GUERRE CIVIU DI FRANCIA 
aveva non solo acquietata una gra^ parte di quelli che 
per mancamento ddle paghe s\ erano abbottinati , ma 
anco ciformando e riordinando le compagnie di ciasche- 
duna nazione, e riempiendole di gente veterana s^ era 
ridotto in stato che con esercito più valoroso che no* 
meroso poteva mettersi all'* esperimento di qualche im- 
presa ^ la quale mentre va rivolgendo per V animo, 
quelji della provincia di Henaut e del contado di Artois 
gli proposero T oppugnazione di Gambrai^ ofTerendo 
buon numero di genti e grossa contribuzione di da- 
nari , come vedessero accampato V esercito sotto a quella 
città ,. dalla quale, ricevevano quelle proviacie gravi e 
Goptinuati danni, con interrompimento del commercio ^ 
e con impedimento della coltivazion de^ terreni. Faceva 
la medesima istanza T Arcivescovo di Gambrai, il quale 
essendo stato discacciato dal dominio di quella terra 
profferiva similmente danari e soldatesca, purché gli 5pa« 
gnuoU si volessero risolvere di ricuperarla. 

Pareva al. conte di Fuentes grande e magnifica quo-» 
9ta impresa, cosi per la grandezza e per lo splendore 
della città e del contado suo, come per la gloria che 
ne sarebbe seguita : perchè dopo eh' ella fu occupata 
dal Duca di Alansone non era mai bastato T animo al- 
Farmi spaguuole di ricuperarla, ed il Duca di Parma 
medesimo o distratto da occorrenze più necessarie, o dis- 
suaso dalla difficoltà di conseguirla T aveva abbandonata*. 
Ma se r impresa portava seco grandissima riputazione, 
non portava minore difficoltà per la fortezza della città e 
del castello 5 per la quantità del popolo, per la ric- 
chezza degli abitanti, per il presidio che vi teneva il 
signore di Balagni, e per molf altre eircostaoze , che 
si rappresentavano alla ,considera;rione del conte, il quale, 
benché risoluto nell'animo di tentarla, l'andava non- 



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LffiRO DECIMOQUINTO 3jS 

dimeno con prudente consiglio dissimulando^ e facendo 
maturamente quelle provvisioni che giudicava oppor« 
lune per non colpire in fililo» Ma mentre intento a 
questo fatto va preparando le cose, nuovo emergente 
che nacque in Picardia affrettò con gravissimo e re* 
ciproco pericolo la mossa della guerra. 

Era governatore di Han , città considerabile di quella 
provincia, il signore ^i Gomerone, il quale avendo nella 
declinazione della lega preso partito d^ accomodarsi con 
gli Spagnuoli , aveva anco convenuto di ricevere il pre* 
sidio che a loro paresse, non solo nella terra , ma nel ca- 
stello àncora^ al qual effetto essendo venuto Cecco di 
Sangro con ottocento fanti Italiani , il capitano Olmedaì 
con dugento Spagnuoli, dugento Valloni e quattrocento 
Tedeschi, Gomerone, quantunque gli ammettesse nella 
città , non volle però ammettergli nd castello, temendo 
che, resi più forti nella piazza, non tentassero di scac- 
ciarlo: sopra la qual dubitazione essendo corse molte 
lettere e molti messi, finalmente Gomerone fu per** 
suaso da don Alvaro Osorio governatore della Fera a 
trasferirsi io Fiandra, ove avrebbe ricevuto non solo 
la compita somma de^ danari promessi , ma anco le si- 
curezze convenevoli di continuare nel governo della 
piazza: per la qual cosa egli lasciato il signor di Or- 
villiers suo cognato,, e la propria madre al governo del 
castello , con due fratelli minori si condusse in Anversa, 
ove il conte di Fuentes sdegnato della ambiguità della 
sua fede, lo fece insieme confratelli ritenere prigione, 
e scrisse ad Orvilliers, che se non rimetteva il castello 
in mano de^suoi capitani egli si sarebbe pagato con la 
testa di Gomerone. Ma Orvilliers non meno ambiguo 
del cognato , quantunque la madre ansiosa della salute 
de' figliuoli molto lo stimolasse, non sapeva risolversi 



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376 DELLE GUERRE CIVILI DI FRÀNOA 
a prendere alcun partito, ma ora dando intenaone agli 
Spagonoli di dar loro il castello, ora trattHodocol Doca 
di LuDgavilla e con Monsignore di Humieres luogote- 
nente del Re nella provincia dMntrodorli secretamente 
ad opprimere il presidio spagnuolo che alloggiava nella 
terra, tenne e Puna e T altra parte lungamente in ispe-* 
ranza, sin tanto che profferendogli Monsignore di Hu* 
mieres condizioni più larghe, e che tutti i capi Spa- 
gnnoli che fossero presi gli sarebbono dati per cam- 
biarli con Gomerone, si risolvè finalmente di voler ade- 
rire a^ Francesi: per la qual co^ essendo poco Innanzi 
stato ucciso il Duca di Lungavilla d'una archibugtata 
fortuitamente ricevuta in una salva, che per onorarlo 
gli fecero i suoi soldati, il conte di san Polo suo fra- 
tello, al quale il Re aveva conceduto il medesimo go- 
verno della provincia, chiamato a sé il Duca di Bu- 
glione a san Quintino, dieliberò di tentar questMmpresa 
con tutto che e per il dubbio della fede del castellano^ 
e per la qualità del presidio fosse giudicata molto diC* 
ficile. 

Prese il carico Monsignore di Humieres di guidare 
questo negozio, e per poter riuscirlo^ prosperamente a 
fine , pose grandissimo studio nel raccorre tutta la no- 
biltà della provincia, e tutta la soldatesca che era nei 
presldj vicini. Intanto il conte di Fuentes avendo dato 
buoni ordini alle cose di Fiandra, con ottomila &nti 
e con duemila cavalli s' era avanzato a^ confini per pren- 
dere il Castelletto , luogo fabbricato dal Re Enrico II 
nei teuipi delle guerre con V Imperator Carlo V nei 
conGni del territorio di Cambrai \ è perchè Y espugna- 
zione di questo luogo riusciva necessaria a voler met- 
ter r assèdio alla città, vi si era posto a campo e lo 
batteva con dodici cannoni, il che non interrompendo 



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/ LIBRO DEOMOQUINTO 877 

ì disegni de' Francesi , che stimavano molto più a pro- 
posito il prendere Han , che il soccorrere il Castelletto ^ 
^ erano messi alla campagna con quattromila fanti , e 
pin di mille cavalli campeggiando ora in un luogo ora 
nelP altro nei contorni di quella terra» Ma benché dis* 
simulassero e fingessero di aver altro pensiero, il loro 
accostarsi nondimeno, e qualche provvisione che Or* 
viljiers faceva nel castello , aveva posto in sospetto Cecco 
di Sangro e gli altri capitani spagnuoli , i quali dubi* 
tando di quello che veramente era, deliberarono di 
chiudere gli aditi delle strade che dalla città passavano 
sulla spianata del castello, ed essendo tre che sbocca- 
vano in essa, vi tirarono a ciascuna una trincea alzan- 
dola di botti è di terreno^ e forarono le case da tutte 
le parti per poter con gli scoppietti infestare la piazza 
che dalP abitato della terra si distendeva sino alla fossa 
e al rivellino fabbricato alla porta del castello^ e per 
maggior sicurezza spedirono al conte di Fuentes signi-^ 
ficandogli il sospetto che avevano, e ricercando soc- 
corso. 

I Francesi dalP altra parte assicurati della fede di 
Orviiliers da molti de' suoi parenti eh' erano nelP eser- 
cito , si accostarono la prima sera tra la porta del ca- 
stello e quella che conduce alla strada di Nojone^ ma 
avendo le sentinelle morte, eh' er^no fuori de' ripari, 
dato avviso agli Spagnuoli dell' arrivo de' nemici , Cecco 
di Sangro fece tirare molti colpi di artiglieria da quella 
parte, dai quali conoscendo i Francesi che il presidio 
era avvisato, ed ordinato a ricevere 1' assalto , delibe- 
rarono di entrare nel castello , e da^ quella parte di- 
scendere ad assalire la terra. Il conte di san Polo con 
tutta la cavalleria , e con uno squadrone di mille fanti 
stette fermo su la campagna , Monsignore di Humier^. 



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378 DELLE GUERRE CIVILI DI FRANCIA 
ed il Duca di Bustone entrarono nel castello , ove la 
difficoltà dì assalire i nemici appariva grandissima , per* 
che il portello del rivellino era così piccolo , che gli 
necessitava ad uscire in poco numero alla sfilata , e nel« 
V uscire pervenivano su la spianata sottoposta al saet- 
tume delle arcbibugiate della terra: per la qual cos«t 
non. vollero mettersi a pericolo così manifesto ueir o- 
scurità della notte ^ ma risolverono aspettando la mat* 
tina di aprire la porta del soccorso la qual era mu- 
rata, e per essa calare senza opposizione nella fossa , 
dalla quale, tagliando e ruinando un pezzo di contra- 
scarpa, venivano a riuscire per fianco del castello in 
luogo che non era sottoposto all' offese. Così esegui-* 
rono nelP apparire del sole, ^ e divisi in tre squadroni, 
ciascuno de' quali aveva cento gentiluomini coperti di 
tutte arme nella fronte , si condussero ad assalire quei 
della terra , che presti alle loro trincee riceverono va- 
lorosamente V assalto* 

Fu molto aspro e pertinace il conflitto , combattendo 
dall' una parte e dall' altra spldati veterani , pieni di 
esperienza e di valore, ma riuscì con diversa fortuna 
Bg'tre diversi luoghi ove si combatteva: perciocché Mon- 
signore di Humieres penetrato ad assalire su la man de- 
stra la trincea che guardavano Baldassare Caracciolo e 
Marcello del Giudice , fu non solamente sostenuto ^ ma 
dopo due ore di combattimento respinto con mólto san- 
gue^ all' incontro su la mano manca, ove il signore di 
Sessavalle ed il colonnello la Croce assalirono la trincea 
guardata dal capitano Olmeda , si combattè con eguale 
fortuna senza vantaggio ; ma nella strada di mezzo ove 
il Visdomino d' Amiens ed il governatore di Nòjone si 
condussero ad assalire Cecco di Sangro, dopo di aver 
lungamente combattuto, e restandovi Cecco gravemente 



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LIBRO DECIMOQUINTO 379 

ferito di due colpi di picca , i Francesi spuntarono la 
trincea, e benché per tutto trovassero costante resi* 
stenza , pervennero nondimeno vicino alla porta di No* 
)one, la quale avevan disegnato di aprire e d' intro- 
durre per essa il conte di S. Polo^ ma Cecco pren- 
dendo partito neir estremità del pericolo j fece attac* 
car fuoco nelle case di quel quartiere , il quale portato 
dal vento prospero per lui , incalzò di maniera i Fran- 
cesi y che gli costrinse a ritirarsi , facendo tanta mina 
le fiatnme, che i combattenti furono necessitati a fer- 
mare la battaglia. 

Era di mezzogiorno, ed i soldati stanchi per ogni 
parte rallentavano il combattere, e nondimeno monsi- 
gnore d^ Huinicres avendo veduto voltare il vento e ri« 
Tolgere le fiamme delP incendio verso gli Spagnuoli, 
riordinato . il sno squadrone, e postosi ne^ primi ordini 
tornò a sinnovare V assalto \ nel principio del quale egli 
ferito d^ uu^ arcbibugiata nella testa cadde in terra mor« 
to ^ per il quale accidente i suoi non rallentarono V im<» 
peto loro , ma soccorsi dal Duca di Buglione con gente 
fresca occuparono finalmente la porta di Nojone, per 
la quale; entrato il conte di San Polo con il restante 
delP esercito , gli Spagnuoli stretti da tutte le parti non 
mai voltando le spalle, ma sempre coraggiosamente 
combattendo, si ritirarono nel borgo di Sail Sulpizio, 
ove avendo combattuto fino alla sera, nò comparendo 
il soccorso che aspettavano dal conte di Fuentes, al- 
zate le picche fecero mostra di arrendersi ^ ma i Fran- 
cesi o sdegnati, per la morte di monsignor J Humie- 
res , o per V odio ardentissimo Qontra gli Spagnuoli , 
proseguirono la vittoria senza riguardo, e gli avrebbono i 
tutti menati a fil di spada, se il desiderio di ricuperar; 
Gomerone non gli avesse persuasi a far molti prigioni.* 



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3«o DELLE GUERRE CIVILI DI FRÀNCIA 

MoriroDO circa ottocento aoDiini dalla parte degli 
Spagnuoli, e rimasero prigioni Cecco di Sangro, Bal- 
dassarre Caracciolo, il capitano Olmeda, Ferrante Nin-* 
& y Marcello del Giudice , Alessandro Brancaccio , e 
molti altri soldati e capitani. De^ Francesi morirono qua- 
ranta gentiluomini e cento e venti soldati, tra i quali 
il colonnello la Croce, il signore di Bajancurt, la Ma- 
siera luogotenente del signore di Survilla, e molti ca- 
pitani di fanteria. Tra^ feriti furono il maestro di campo 
Liervilla ed i signori di Arpajone e di Chialanda. 

U conte di Fuentes ricevuto V avviso delP assalto che 
aspettavano i suoi soldati , lasciato il Duca di Pastrana 
air assedio del Castelletto, si mosse con una parte del- 
V esercito per soccorrerli ^ ma essendo arrivato il giorno 
seguente al conflitto tre miglia discosto dalle mura di 
Han, ebbe la nuova delP infortunio loro, e non gli pa- 
rendo a proposito il tentar per allora alcuna cosa, ri- 
tornò a proseguire P assedio incominciato^ onde i Fran- 
cesi restati liberi possessori della città e del castello^ 
lasciarono i signori di Sessa valle e di Plin villa con pre- 
sidio conveniente nella terra , e consegnarono ad Or- 
viUiers Cecco di Sangro e molti altri prigioni , con il 
cambio de^ quali potesse ricuperare il signore di Gome- 
rone; ma la cosa riusci molto diversamente^ imperoc- 
ché i prigioni avendo occultamente trattato con un Na- 
politano , il quale come cavallerizzo del signore di Go- 
merone abitava nel castello, restarono in appuntamento 
di es$ere da lui e da due altri soldati del presidio li- 
berati dalla stanza nella quale erano rinchiusi , e prov- 
veduti d' arme , sicché improvvisamente potessero non 
solo ricuperare la libertà , ma uccidendo OrvUliers ren- 
dersi padroni della fortezza. 

Il fatto riusci da principio prosperamente, perché 



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LIBRO DECIMOQUINTO 38 1 

Cecco di Sangro con i compagni , assalita improvvisa- 
mente la guardia sul mezzogiorno^ occuparono e ser- 
rarono la porta del castello ^ ma corsi alla stanza dd 
castellano per ammazzarlo, trovarono ch^ egli con i com- 
pagni s^era posto in difesa, onde sMncominciò aspra- 
mente a combattere infra di loro , al quale rumore i 
capitani che alloggiavano nella terra, sospettando del 
fa^to corsero improvvisamente al castello, e comincia** 
rono a tentare di entrarvi con le scale, onde il con«< 
flitto era ridotto in terieo; ma non avendo gP Italiani 
forze da poter resistere da dae diverse parti, conven^ 
nero per mezzo di madama di Gomerone con Orvil- 
liers, che aprendo loro la porta della campagna gli la- 
sciasse uscire liberamente , ed egli restasse coùie prima 
libero padrone del castello. 

Cosi liberati i prigioni restava Gomerone senza spe- 
ranza di ajuto in potestà degli Spagriuoli , e tuttavia 
la madre non rifinando di tentar tutte le vie per libe- 
rale i figliuoli , aveva ridotto Orvilliers con le lagrime , 
con le preghiere e con le promesse in tale ambiguità 
d* animo , che pareva inclinato a volere accordarsi di 
nuovo. con gli Spagnuoli: per la qual cosa giudicando 
ella, che se il campo si fosse accostato, facilmente egli 
si sarebbe risoluto di riceverlo, scrisse al conte di Fuen- 
tes che se egli veniva con V esercito, Orvilliers gli avreb- 
be consegnato il castello. 

Intanto aveva il conte battuto le mura del Castel- 
letto , e datovi nn impetuoso assalto , il quale benché 
fosse costantemente sostenuto da quei di dentro, es- 
sendosi nondimeno nel combattere acceso fuoco nella 
munizione e consumata tutta la polvere, fu necessitato 
il signor di Liramonte governatore di quella piazza ad 
arrendersi, e salva la roba e le persone uscì militar-^ 



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38a DELLE GUERRE CIVILI DI FRANCIA 
meate da quella piazza , onde il conte Ubero da^ que- 
•t' impresa si mosse con tutto V esercito per accostars 
ad Han ; aia nelP arrivo suo Orvilliers incerto più che 
mai nelP animo suo, e non sapendo determinarsi , aperta 
la porta ch^ era inverso la terra , si fuggì de! castello ^ 
ritirandosi a Roja , ed il signore di Sessavalle entra- 
tovi con dugento soldati ^ cominciò a sparare le arti- 
glierie con tra il campo spagnuolo , dal che sdegnato il 
conte di Fuentes, fatto venire Gomerone in vista del 
castello , lo fece in presenza di tutti decapitare , ed i 
fratelli rimandò; prigioni nel castello di Anversa. 

Stette il conte ih pensiero di mettere P assedio a quella 
terra 9 che il calore della passione ve lo persuadeva, ma 
il giorno seguente, racchetato che fu il primo moto, 
non volendo interrompere V impresa già destinata di 
Cambrai, levato il campo, si Condusse a dare il guasto 
ft^ luoghi di quel contado. Al primo arrivo delP eser- 
cito si arresero senza contrasto Gleni e Brai terre de* 
boli di quel territorio poste lungo alla riviera di Som- 
ma, e con grandissimo terrore dei paesani si cornine 
ciarono a predare gli animali ed a guastare in molti 
luoghi le biade : ma non erano ancora alF ordine le 
genti che le provincie d' Artois e d' Henaut s^ erano ob« 
bligate a contribuire , e senza di esse per il gran cir- 
cuito della terra e per la quantità de^ difensori , giudi- 
cavano i capitani, non doversi tentare P oppugnazione : 
per la qual cpsa il conte per non tenere ozioso P eser- 
cito, e per facilitare P impresa di Cambrai con preclu- 
dere gli aditi da molte parti deliberò di assalire Dor- 
iano, città non molto gi'ande, ma convenevolmente 
forte , e situata vicino a^ confini phe separano la Picar- 
dia dal territorio di Cambrai, rad dalla parte più alta 
sopra Peroua e Gorbia. 



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LIBRO DECIMOQUINTO 383 

Era nella dita il àignore di Arancurt, e il signore 
ili RoDSòi gpverDava il castello, perciocché tutte le piazze 
di quella^ provincia, come vicine a^ confini, sono assi- 
curate con la costruzione de' castelli, la maggior parte 
pik forti di sito che di artificio, e con le muraglie di 
forma antica, e fiancheggiate solamente di torrioni; ma 
questo , perchè cosi aveva persuaso la vicinanza del pe- 
ricolò, o la diligenza di chi lo governava, era molto 
migliorato con terrapieni e con rivellini secondo il modo 
della fortificazione de' nostri tempi. U presidio che si 
ritrovava nella terra , come debole molto e di gran lunga 
inferiore al bisogno^ diede animo al conte di mettersi 
a queir impresa; ma con tutto che la deliberazione sua 
fosse improvvisa, e che vi si rivolgesse senza perdere 
momento di tempo, non potè con tutto ciò esservi posto 
l'assedio e serrati gli aditi tanto presto, che il Duca 
di Buglione non ne fosse avvertito; il quale colto re- 
pentinameixte vi spinse dentra quattrocento gentiluomini 
ed ottocento faoti, benché con pemizioso consiglio, per- 
ciocché se avesse messa nella terra tutta la &nteria che 
era appresso di lui, la quale passava il numero di due 
mila, non avrebbe poi avuto necessità di tentare ruino- 
samente il soccorso, e se non impegnava la nobiltà nel 
circuito di quelle mura , sarebbe stato cosi forte di ca- 
valleria, che, col rompere le strade, gli avrebbe neces- 
sitati a levarsi; ma nelle occasioni repentine né anco 
alle persone più savie sovvengono tutte le cose. 

Entrato il presidio , che ascendeva al numero di mille 
e cento fanti e di cinquecento cavalli, cominciò ad 
apparire il difetto, perchè non vi essendo capitano di 
autorità che reggesse il peso della difesa, i baroni e 
signori del paese che vi erano, con voler tutti coman- \ 

dare, misero tutte le cose in disordine ed in confusione, ' 



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3«4 DELLE GUERRE CIVILI DI FRANGIA 
di modo che la presenza loro, che sarebbe slata molto 
propria e molto gioTeToie alla campagna , riusciva pint- 
to^to di danno che di servizio nella fortezza, e nondi- 
meno conoscendo ciascano che bisognava tener il ne- 
mico lontano dalle mura, si diedero a ridurre in buona 
forma alcuni rivellini, i quali erano fuori del rednto 
de' ripari, per trattenere P approssimarsi de' nemici per 
qualche giorno; ma anco in questa parte appariva H 
difetto del presidio, perchè i nobili non si curavano di 
mettere la mano alP opera, ed i fanti, essendo pochi 
riatto al bisogno del lavorare, andavano lente tutte 
le provvisioni. 

Accampossi V esercito spagnnolo sotto a Doriano il 
quintodecimo di di luglio, e la medesima sera Yalen« 
tino monsignore della Motta, il quale esercitava il ca- 
rico di maestro generale del campo , volendo riconoscere 
da vicino la piazza per risolvere da qual parte fosse più 
a proposito di attaccarla, colto da un' archibugiata nel- 
P occhio destro passò da questa vita: capitano che da 
piccoli e bassi principi passando per tutti i gradi della 
milizia era con chiarissima fama di esperienza e di va- 
lore asceso alP eminenza de' carichi più riguardevoli e 
de' più importanti comandi. Fu dal conte di Fuentes 
destinato a sostenere il suo luogo Cristiano monsignore 
di Rono^ il quale con la sagaci tà sua, eh' era grandis- 
sima, aggiunta al valore ed aU' esperienza di molti anni, 
s'era messo appresso degli Spagnuoli in somma ripu^ 
tazione, e per consiglio suo innanzi a tutte le cose si 
cominciò a fortificare gli alloggiamenti deU' esercito, ed 
a serrare con forti e con mezze lune gli aditi delle strade, 
così per iokpedire i soccorsi che si sforzassero di entrare 
nella terra, come per assicurare il campo non molto gros- 
< so dalle molestie e dagli assalti improvvisi de' Francesi. 



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LIBRO DECIMOQUINTO 385^ 

Finiti questi lavori , restava a deliberare da qual parte 
si dovesse assalire la piazza ^ perciocché molti eramo di 
parere che si dovesse assalire prima il castello , con la; 
presa del quale si renderebbe molto facile V acquisto 
della terra , e molti altri giudicando difficile V espugna- 
zione del castello, consigliavano che prima si occupasse 
la teiTa per facilitarsi V adito ad oppugnare il castello. 
Ma dopo lunga consultazione restò superiore una terza 
opioione portata da monsignore di Rono, che si do- 
vesse assalire la terrà da quella parte ov^ ella si con- 
giunge col castello^ perchè nel medesimo tempo si fa- 
rebbe breccia alle mura della città, e si leverebbono 
parte delle difese della fortezza. Consigliava il medesimo 
la qualità del sito, il qual per rispetto del fiume Oisa, 
che vi passa ^ era più. facile 9 ridurre in difesa, onde 
le batterie resterebbono tanto più munite e spalleggiate 
da qualsivoglia impeto che facessero il conte di 3an 
Polo ed il Duca di Buglione , i quali già si sapeva che 
radunavano con gran diligenza le forze loro per soc- 
correre la nobiltà , che poco avvedutamente avevano rin- 
chiusa in quella terra. 

Occorreva al primo impeto dell' oppugnazione una 
mezza luna fabbricata fuori de' ripari per coprire la 
fossa ohe separa la terra dal castello, la quale essendo 
di semplice terreno, ma per la lunghezza del tempo 
tenacemente conglutinato , poco temeva le percosse del- 
r artiglieria \ per la qual cosa monsignor di Rono pro- 
vato il poco frutto che facevano nel batterla, si mise 
a lavorare due trincee per -condursi coperto dall' offese 
così della città come della rocca, e le sboccò vicino 
alla mezza luna non più che un tiro d} mano , e men- 
tre i difensori credono eh' egli aia per condursi con le 
medesime fin su la fossa, fece improvvisamente"^ dall' una 

DATKiA Ttli. IV ^ a5 



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386 DELLE GUERRE qiVILI DI FRANCIA 
e dalP altra uscirò due squadroni preparati^ uno d' lla- 
Kani e P altro di Valloni, i quali parte arrappandosi 
su per il terreno ^ parte appoggiandovi le scale salirono 
cosi Telocemente snl parapetto , che si azzuffarono e si 
mescolarono co' difensori innanzi che dalle artiglierie 
deUa rocca potessero essere offesi. 

La pugna fa breve ma valorosa, perchè i difensori 
erano tutti soldati d' esperienza , e nondimeno P esser 
colti come improvvisi fu cagione , che dopo aver com- 
battuto un quarto d' ora , superclitati dal numero molto 
maggiore fossero costretti a ritirarsi salvandosi su la 
strada coperta j eh' era fuori del fosso della terra. Mon- 
signore di Rono, entrato nella medesima mezza luna 
commise al terzo della Berlotta che si coprisse e si for- 
tificasse in quel sito, avendo disegnato servirsi del me- 
desimo posto per piantarvi la batteria. Erano solleciti 
e diligenti i Valloni a fortificarsi, ma non erano men 
pronti quei ideila terra ad impedire il lavoro^ percioc- 
ché jcon tre sagri ^ eh' erano sopra una piattaforma della 
città , e dair altra parte con le artiglierie del castello 
battevano di maniera il posto ove si travagliava, die 
la strage degli uomini era grandissima, e tuttavia la- 
vorando a vicenda ora gP Italiani , ora g^li Spagnuóli . 
ed ora i medesimi Valloni , finalmente la mezza luna 
fu ridotta in difesa, e in essa si piantarono sette co- 
lubrine che battevano le difese del castello , e sei can- 
noni che percotevano le mura della terra , di modo tale 
che avendo battuto continuamente due giorni ^ le cose 
erano ridotte in termine d' aprire due trincee nella 
contrascarpa , con le quali accostandosi si potesse avan- 
zarsi alP assalto. 

Ma in tanto il conte di san Polo ed il Duca di Bu- 
glione avendo chiamato P ammiraglio di Vìllars con le 



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UBRO DECIMOQUINTO l^^ 

(otte ài ì^ovmmvim-ìs^no ialeiiti a socoorFece .<|uella 
pidzza , non taato per V icaportanza 3ua , quantQ per 
il rispetto del graà nomiero: di nobiltà che v^ era idbf 
chiusa dentro: e, belochè T esèrcito che avevano uo^ 
fosse molto numeroso , si confidavano iiondimeno nella 
nobiltà che conducevano seco di poter mettere soldati 
e mooizioni nella città , sforzando • da qualche parte le 
guardie, benché diligenti e ben fo|rtificate, de^ nemici. 
Disegnava di entrare nella terra il «ignor di, Sessar 
valle con mille fanti e con ventiquattro carra di mur 
ntzione, e &re che nel medesimo tepipo i quattrocentQ 
gentiluomini , ch^ erano in Doriano , si ritirassero air 
r esercito y nel quale oltre la fanteria erano niill^ e d^* 
gentò corazze e seicento archibugieri a i^vallo^ e peri* 
che il circuito e P entrate della città erano ineguali ^ e 
parte di qua, parte di là dal fiume, il quale si passa 
nondimeno in molti luoghi senza difficoltà per la bas- 
sezza sua , aveano determinato dividersi in tre squar 
d^oni , e comparire da tre parti > per tenere diviso, ed 
occupare in diversi luoghi il nemico» ^Gonsultossi tra 
loro la sera del vigesimoterzo di di luglio quello che 
3Ì dovesse operare , ed il conte di san Polo era d' o.- 
pinione, alla quale assentivano il marchese di Belin.e4 
il signore di Sessa valle, che si dovesse aspettare il Duca 
di Nevers , il quale destinato dal Re alla cura ed alla 
sopraintendeuza dello cose di Picardia era di già vici- 
no, parendo loro temerità<^^ il tentar ora con grahdij^ 
simo pericolo quello che fra due giorni con maggiori 
fòrze con più speranza di buona riuscita m poteva 
tentare^ ma il Duca di Buglione, antico emulo del Duca 
di Névers , non solo per la diversità della religione , 
ma anco per V opinione di prudenza , al primo luogo 
della quale scambievolmente adiravano e VunoeraL- 



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388 DELLE GUERRE CIVILI DI FflANCIA 
tìfOy noD poteva sentire che si aspettasse la sua y^puta ^ 
a che a lui si riservasse ({uella gloria ^ che dal levar 
P assedio, o dal soccorrere la pia«sa e^li pretendeva che 
risultasse in sé stesso , ed avendo tirato V ammiraglio 
nella sentenaa sua , feoq cpiasi sforsataniente deliberare 
ch^ la mattina seguente si dovesse tentar la fortuna. 

Air incontro il conte di Fuentes conoscendo che 
tutta la speranza de' Francesi ^ poteva consistere nel 
tenerlo distratto in molti luoghi , delibera di avan- 
xarsi tre miglia ad incontrarli per potere qoq tutte 
le forze unite opporsi al tentativo loro , e lasciato Er«- 
nandp Telles Portocarrero alla guardia della batteria 
con mille e dugento fanti, e Gasparo Zappogna con 
altri mille alla difesa degli alloggiamenti e de' forti , 
egli con tutto il restante delP esercito si avanzò su la 
strada per la quale venivano i ueuxici. Guidava la van- 
guardia il Principe di Avellino, nella quale erano due 
sijuadre di cavalli una di Valloni e Fiamminghi, e 
P altra d' Italiani , ed al fianco di esse due maniche 
di archibugieri Spagnuoli: Seguivano il Duca di Ornala 
e monsignore di Rono eoo due squadroni di &nteria, 
i quali avevano nella fronte ciascuno quattro pezzi di 
artiglieria da campagna, ed in ultimo era collocato il 
resto della oavalleria con la persona del eonte, ed a 
canto a lui un battaglipne di Tedeschi^ Dall'altra parte 
gùidavanp la vanguardia P ammiraglio ed il Duca di 
Buglione; era il conte di san Polo nella battaglia ^ ed 
a canto a sé aveva monsignore di Sessavalle con i 
fiinti che dovevano entrare in Doriano ^ ed il marchese 
di Belin guidava il retroguardo. 

Era il vigesimpquairlo dì di luglio vigilia delP apo- 
stolo san Jacopo vicino al mezzogiorno , quando gli c^- 
serciti marciandosi scambievoluiente incóntro furono in 



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LIBRO DECIMOQtJINTO 38g 

Vista r uno deir altro ^ e senza dilazione di tempo la 
vanguardia Francese assali con gtand' impeto le da« 
squadre di ciavalleria de^ nemici , delle quali quella dei 
Valloni ) ch^ era su la m^n manca , urtata e disordinata 
dair ammiraglio ) prese manifestamente la fuga, ma quella 
d' Italiani ov^ era il Principe di Avellino sostenne luu* , 
gamente P impeto feroce del Duca di Buglione, sin tanto 
che approssimandosi per fianco P ammiraglio , che aveVa 
rotti e cacciati i nemici , fu costretta anch^ essa , ben- 
ché senza mettersi in disordine, di andarsi ritirando ^ tnà 
sopravvenendo le maniche di archibugieri Spagnuoli ^ 
s^ attaccò un furioso conflitto , tanto pi& che i cavalli 
Vallóni, tornati a riordinarsi, aveano similmente voltata 
la fronte , e combattevano con non minore ardire de- 
gli altri. Intanto il signore di Sessavalle, avanzandosi 
fuor di mano per inviarsi a Doriano , urtò in uno de^ 
gì! squadroni di fanteria che seguivano, condotto dal 
Duca d^ Omala, e si cominciò fra loro noà men feroce 
battaglia che fi*a la cavalleria si facesse ) ma il signore 
di Rono, come vide urtarsi coraggiosamente questi squa^ 
dronl , egli con quello che guidava , volgendosi di buon 
passo alla man destra , occupò un^ altura òh^ era per 
fianco a^ fanti di Sessavalle ^ è percotendogli dal sito su-' 
periore con te artiglierie da campagna, ed indi assa- 
lendoli Con due maniche di moschettieri ch^ erano n^la 
fronte de^suoi, ne fece cosi grande strage, che morta 
il signore di Sessavalle ed il colonnello san Dionigi , e 
perdute tutte P insegne , i fonti Francesi si dispersero 
senza più poter mettersi insieme , ed i carri e le .ma- 
Bizioni restarono in potere degP inimici. 

Intanto il conte di Fuentes avanzando» in luogo ri-« 
levato, dal quale scopriva la varia fortuna de^ suoi, 
spinse due squadre di cavalli in aiuto del Prìncipe di 



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390 DELLE GUERRE CIVILI DI FRANGA 
Avellino, e monsignore ài Rono tà il Duca cT Ornala 
riméssi gli ordini deMoro squadroni) s'-avanzavano «ino 
per parte nel luogo del conflitto^ per la qual cosa il 
Duca di Buglione conoscendo V opportunità di cedere 
alla fortuna, senza volersi avventturare di vantaggio , si 
ritirò con poca perdita alla volta della battaglia , con 
la quale il conte di san Polo riservandosi intatto, non 
s'era mescolato nel £itto d^arme, ma T ammiraglio, il 
quale molto più ferocemente s'era da principio azzuf- 
fato con il maggior numero de' nemici, avendo veduti 
cadérsi morti dinanzi il signore d' Argenvìllieres gover- 
natore d' Abcvilla e il signore d' Acquevilla governatore 
di Ponteo di Mare, il capitano Perdriel e pia di du« 
gento gentiluomini di Normandia, benché più tardi e 
con maggior fatica, avrebbe preso partito anch' egli di 
ritirarsi, se dalla pietà e dall'ardire non fosse stato di 
nuovo chiamato nel mezzo della battaglia, perciocché 
vedendo il giovane signore di Montigni suo nipote con 
quindici o venti de' suoi familiari totalmente impegnato 
ed aspramente perseguitato dalla fanterìa Spagnuola di 
Antonio Mendozza, richiamando i suoi che già si ri- 
tiravano, voltò furiosamente il cavallo per dispegoarli, 
ma circondato dagli archibugieri Spagnuoli, e toltogli 
il passo dalla cavalleria Italiana e Vallona, valorosa- 
mente combattendo e ferito in molti luoghi , cadde fi- 
nalmente da cavallo, e benché egli palesando il suo 
lìome offerisse cinquantamila scudi di taglia^, fu -nondi- 
meno a sangue freddo ucciso da un soldato Spagnuolo^ 
ed un altro per levargli un ricchissimo diamante senza 
alcun riguardo gli tagliò il dito, per il qual delitto fu- 
rono ambedue dalla severità del conte di Fuentes fatti 
morire. Restarono morti appresso a lui tutti quelli che 
la seguivano, benché disperatamente combaltcnda fa- 
cessero la vittoria molto sanguinosa a' nemici. 



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LIBRO DECIMOQUINTO Bgt 

Il Duca di £ugIioae o giudicando maggior servizip 
del Re il salvai*e il restante di quelP esercito^ o pure 
mosso da mala volontà verso P ammiraglio , come molto 
religioso e cattolico, persuase ai conte di san Polo, il 
quale còme giovane si riportava alla sentenza ^^più 
vecchi, che senza fare altra prova di ricuperarlo si ri- 
ducesse la battaglia in sicuro^ ma il marchese di Belin, 
detestando questo consiglio, si spinse col retrognardo 
per soccorrere al pericolo dellVammiraglio , e nondimeno 
essendo incontrato in quattro squadre di lance, che il 
conte di Fuentes gli aveva spinte contra, non ebbe forza 
di resistere alP impeto loro , e rotto e dissipato in un 
momento, salvandosi gli' altri con la fuga, egli ed il si- 
gnore di Lonchiamp restarono prigioni de^ nemici ^ e 
questo fu uno di quegli abbattimenti, ne' quali si fece 
chiarissima prova, che le corazze nella campagna sono 
di gran lunga inferiori ali' impeto delle lance^ Fu mag- 
giore il danno che riceverono i Francesi in questo con- 
flitto per la qualità, che per il numero de' morti, per- 
ciocché la somma non arrivò in tutto a seicento, ma 
la maggior parte gentiluomini e persone di nome, delie 
quali era composto tutto V esercito , il che fece migliore 
la scusa del Duca di Buglione, che aveva salvato il re- 
stante^ benché fosse costantissima opinione, che se tutti 
gli squadroni entravano nella battaglia ad un tempo, 
o s* egli pertinacemente combattendo avesse chiamato il 
conte di san Polo con la gente fresca in suo aiuto , o 
si sarebbe messo il soccorso in Doriano, o almeno si 
sarebbono ritirati senza ricevere così gran danno. Dai 
canto degli Spagnuoii morirono pochi, e tutte persone 
oscure, è fra' feriti si connumerò solamente Sanchio 
di Luna. 

Mentre si combatté fra gli eserciti non erano stati 



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392 DELLE GUERRE CIVILI DI FRANCIA 
a bada gli assediati di Doriano, perchè sentito il ro« 
more vicino d«l conflitto erano bravamente sortiti ad 
assalire le trincee, nelle quali avendo ritrovato i posti 
ben forti^cati, e tutte le guardie con Panni in mano, 
furono non meno valorosamente rispinti , benché in que- 
sto combattimento non ricevessero molto danno. Il conte 
di Fuentes tornato vittorioso alP assedio, e libero dal 
timore d^ essere più molestato da^ Francesi , si mise con 
tutto lo studio a sollecitare P oppugnazione, alla quale 
benché rispondessero i difensori con animo e con va- 
lore molto riguardevole, non corrispondevano però di 
consiglio e d^ esperienza , di modo che appariva mani- 
festamente che la terra sarebbe , benché con molta stra* 
ge^ pervenuta in potere degli Spagnuolì. 

Fecero il giorno vigesimottavo gli assediati una nu- 
merosa sortita nel caldo del mezzogiorno , e perchè tro- 
varono la fanteria pronta ed apparecchiata alla difesa, 
dopo lungo combattere furono ultimamente costretti di 
ritirarsi, il che mentre fanno con passo lento e senza 
segno di fuga, assaliti dalla cavalleria e percossi furio- 
samente per fianco perderono molti deMoro, e di tutta 
carriera furono rimessi sino alla contrascarpa. Il giorno 
seguente avendo P artiglierie, non solo battuto le mura 
della città, ma fatto breccia ancora in un angolo del 
castellò, il jboute fece dare P assalto, e per dividere gli 
animi e le forze deMifensori, spinse le fanterie nelP un 
luogo e nelPaltro. Al castellò assalirono gli Spagnuoli, 
alla terra i Valloni , e poco dopo gP Italiani entrati in 
ambedue le trincee rinforzarono la battaglia. 

Apparì in questa occasione chiarissima la virtù d^ Er- 
nando Telles Portocarrero, il quale essendo salito prima 
sopra la rottura del castello, vi combatté con tanta 
ferocia, che morto il conte di Dinan, il quale da quel 



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LIBRO DECIMOQUINTO SgS 

canto aTeya la cara della difesa, e riversato q rotto lo 
squadrone di quei di dentro , restò, con grandissima 
strage presa ed occupata la rocca , dalla quale calando 
gli assalitori senza trovar né ostacoli né impedimenti 
di trincee o di casematte , perchè F imperizia, o la di- 
scordia deMifensori non aveva permesso che vi si fab- 
bricasse alcun riparo, occuparono impetuosamente anco 
la terra, nella quale per vendetta della strage d'Han, 
il cui nome altamente rispnava nella bocca di ciasche* 
duno, furono senza riguardo neir impeto del combat- 
tere tagliati a pezzi quanti v^ erano dentro, sicché ap- 
pena di tanto numero di gentiluomini e di soldati, il 
signore di Harancurt ed il signore di Gribovalle con qua- 
ranta soldati restarono prigioni, rimanendo morti sul 
campo il castellano ,Ronsoi, i signori di Framecurt e di 
Provilla che avevano carica principale, più di trecento 
altri gentiluomini e più di seicento soldati. La terra fu 
saccheggiata nel calore della presa, e restò alla discre* 
zione de^ soldati sino alla sera, che si riceverono prigioni 
quegli che sperano ritirati alla sicurezza delle Chiese. . 

Il conte di Fuentes, ottenuta cosi piena vittoria, si 
diede a risarcire la mina delle mura, ed a distruggere 
i lavori di fuori, e dato il governo della piazza al Por- 
tocarrero, che con tanUji laude s^era adoperato nelP espu- 
gnarla, si mise con grandissima sollecitudine a far le 
provvisioni per andare alP assedio di Gambrai, non vo-. 
lendo perdere inutilmente quella prosperità che gli di* 
mostrava il viso della fortuna. 

Era intanto arrivato air esercito mezzo disfatto e tutto 
spaventato il Duca di Nevers, il quale benché si sfor- 
zasse dissimulare gli errori ch^ erano stati commessi^ 
abboccatosi nondimeno col conte di san Polo e col Duca 
di Buglione a Piquignì, non potè contenersi di dir loro 



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3^4 DELLE GUERRE CIVIU DI FRANCIA 
^che nel eoDsultare erano stati troppo arditi, e nel ri<* 
tirarsi troppo pruclentt, dalle quali parole e dalP antica 
emulazione disgustato il Duca di Buglione si parti dal- 
V esercito y ed il conte di san Polo medesimamente poco 
soddisfatto si ritirò a Bologna, restando in una testa 
sola il peso e la cura della difesa. Il Duca di Nevers 
preso il governo delP esercito, benché ridotto a debo« 
iissimo stato, si mise in Amiens il secondo giorno di 
agosto per assicurare quella città, la quale dalla vicina 
strage di Doriano era in grandissimo spavento^ e, per- 
chò i cittadini concorsi popolarmente a lui gli dimo-' 
strarono d^ essere in gran timore, che la città di Gor« 
b:a non molto distante dalla parte dov^ erano i nemici 
non pervenisse in poter loro, egli promise d^ entrarvi 
il giorno seguente con la persona propria, e còsi la- 
sciato in Amiens il giovane Duca di Retelois suo fi- 
gliuolo, passò senza dilazione a Gorbia, nella qual terra 
benché debole , sbandò mettendo allVordine per ricevere 
il campo Spagnùolo, se pur s^ incamminasse a quella 
volta ; n)a il giorno seguente il conte di Fuentes , che 
non era più che sette leghe discosto, levato il campo 
da Doriano , s^ airanzò in uu alloggiamento vicino alla 
città di Perona, per la qual cosa il Duca partito con 
tutte le genti da Gorbia', andò ad alloggiare ad Arbo- 
iiier per entrare la medesima notte in Perona. Passa- 
rono il quinto giorno gli Spagnuoli vicino alle mura 
di quella terra, marciando alla volta di san Quintino, 
pernii che il Duca chiamato dal Visconte d'Auchi che 
v^era dentro, vi si condusse la mattina del sesto giorno , 
nel quale il campo nemico fece alto nel medesimo al- 
loggiamento, e vi dimorò quattro giorni, per fare d'ogni 
intorno provvisione dì vettovaglie, è T undecimo giorno 
di agosto accostandosi quattro migìia vicino alla città di 



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, LIBRO DECIMOQXJINTO Zq5 

Gambrai, palesò il suo disegno d'assediare qneila terra, 
tiberando tutte^P altre dal sospetto nel qoale erano state. 
, Il Maresciallo di Balagnì, ch'era in Cambrai, cono* 
soendoyisi debole di soldatesca, e molto più odiato da- 
gli abitanti, i quali non potevano tollerare il suo do- 
minio^ e non avendo oltre di ciò |uodo alcuno di &r 
le paghe, e di sostenere la soldatesca , sollecitò il Duca 
di Nevers con quattro corrieri spediti l'un dopo P altro, 
che dovesse soccorrerlo di genti, ed accomodarlo di 
qualche quantità di danari , significandogli la poca fi<« 
danza che avea nel popolo, ed il molto timore ch'era 
nel presidio per la fama della strage eh' era succeduta 
à Doriano, 

' Il Duca di Nevers chiamato il consiglio de' capitani 
stette lungamente dubbioso s' egli dovesse entrare con 
la propria persona in Cambra! , perchè dall' un canto 
)a gelosia di conservare quella città, e la gloria del di- 
fenderla lo stimolavano a passarvi^ e dall' altro la ne* 
tossita di adoperarsi per riordinare l'esercito e perau* 
gumentarlo, ne lo disconsigliava ^ ma essendo tutti i ca- 
pitemi concordi ch'egli non dovesse impegnarsi, poiché 
speravano che Balagni dovesse supplire al bisogno del 
tornando dentro alla terra, e la sua presenza sarebbe 
■sommamente necessaria per apparecchiare il soccorso, 
deliberò di mandarvi Cario Duca di'Retelois suo fi- 
gliuolo con quattrocento cavalli e con quattro compagnie 
^'archibugieri, i quali perchè potessero marciare spe- 
.ditamente mise tutti a cavallo. Mandò in compagnia 
del figliuob i signori di Buchi e di Trnmelet, quello 
mastro di campo di molta esperienza, e questo gover^ 
natore di Vilbfranca^ diede il comando degK archibu- 
gieri al signore dì Vautricurt soldato di lunga espe- 
'^riena^a, e destinò che dopo il figliuolo entrasse nella città 



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3g6 DELLE GUERRE CaVILI DI FRANCIA 
Monstgnòre di Vie con ceoto eaTalIi é cion quattroceoto 
altri fanti, [acciocché potesse supplire al carico della 
difesa in quelle cose alle quali non potesse attendere, 
o non arrivasse P esperienza del Maresciallo di Balagui, 
air ubbidienza del quale s^ inviavano tutte le genti- 
In questo mentre il conte di Fuontes, accolti cinque 
mila fanti mandati dalle provincie confinanti sotto il 
Principe di Ghimai, ed un reggimento di Valloni as« 
soldati da Lodovico di Barlemont Arcivescovo di Gam« 
brai, 8^ era accostato alla terra il giorno decimoquarto, 
ed avea cominciato a serrare incontanente i. passi al soc- 
corso ch^ egli giudicava dovere sopravvenire, dalla quale 
diligenza non ritardato il Duca di Retelois si pose alla 
ventura per entrare nella città, ed avendo camminato 
tutta la notte comparve nel far del giorno su la pia** 
nura cbe circonda largamente la terra d^ ogn^ intomo • 
Il suo comparire di giorno , contro quelb che dise« 
gnava , fu cagionato non solo da una grandissima piog- 
gia che fece quella notte, ma molto più perchè pas- 
sando certa acqua nel villaggio d^ Anna sopra un ponte 
di legno, una parte d'esso era caduta, onde gli con-* 
venne &r alto, sin tanto che di tavole e di travi tu-* 
multuariamente fosse rifatto il ponte , per la qual cosa 
gli Spagnuoli , che avevano avuto tempo e d' essere av- 
visati e di montare a cavallo ^ alP arrivo del Duca $i 
trovarono nella pianura aspettandolo con belP ordine su 
la diritta strada. Tenne egli la briglia quando scoperse 
i nemici, non ben certo di quello cbe si dovesse fare, 
ma la guida che lo oonduceva pratica del paese gli di- 
mostrò , che fra la cavalleria nemica ed una porta in- 
feriore della città era una strada concava e dirupata, 
la quale non si poteva cosi facilmente passare; sicché 
Toltandosi à quella parte perVenirebbónO sotto le mura 



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tlBRO DECIMOQIJINTO 397 

della terra iDoanai cV essere «opraggiaott da^ nemici , 
a^ quali conveoiva prendere lunga volta per non impe^ 
dire sé stessi uel coocavo della strada ^ per la qual cosa 
il Duca postosi coraggiosamente alla testa della sua gea-< 
te^ usci della strada maestra, q declinando a mano 
manca , marciò di buon trotto alla parte ove la sua 
guida lo conduceva, sperando d'arrivare alla porta senza 
trovare ostacolo di nemici ^ ma come si fu accostato as^ 
sai vicino alla terra , trovò un corpo di guardie di cin- 
(juanta cavalli , i quali alP arma che altamente risonava 
per la campagna , erano posti in ordine per impedirgli 
la strada , per la qual causa necessitato a combattere, 
abbassata la visiera , e dato animo a' suoi assali con 
tanto impeto , che nel primo incontro ruppe e riversò 
la truppa de' nemici, senza perdita d'alcuno de' suoi ^ 
9 fatto velocemente il caracollo , si ristrinse , e nel pri^ 
mo ordine continuò di gran passo il suo cammino ^ ma 
non si fu avanzato altri dugento passi , che s' abbatto 
in un grosso d'altri cento e venti cavalli, i quali in-i 
vestiti con la medesima ferocia senza far molta resi-- 
stenza convennero ritirarsi. 

Intanto il grosso della cavalleria Spagnuola, che l'a- 
veva sin da principio scoperto, s' era mosso con cele- 
rità non minore alla sua volta , ma l' impedimento della 
' strada concava , ed il fango della campagna , che per 
la pioggia della notte precedente era tutta lubrica e 
sdrucciolosa, trattenne tanto il marciare, che quando 
le prime schiere arrivarono ad assalire il Duca, già le 
artiglierie della terra lo difendevano, le quali fulminando 
con grandissimo impeto, ed infestando tntta la campa-* 
gna impedirono ch'egli non ricevesse alcun danno, di 
modo tale, che, entrato nella città, ed accolto con gran- 
dissina allegrena di ciascuno, trovò di non aver per* 



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3g8 DELLE GUERRE OVILI DI FRANCIA 
duto altro che an peggio solo ed uoa parte non molto 
importante de' carriaggi, i quali non avendo pototo pa<* 
reggiare la prestezza degli altri, pervennero in potere 
degli Spagnuolt. 

L' entrata del Daca di Retelois necessitò il conte. di 
Fnentes a stringere più dappresso V assedio per iinpe« 
dire che non vi penetrasse nuovo soccorso, al che W 
confortava similmente il bisogno di danari per pagare 
e per maoteaere 1' esercito ; poiché il Vescovo di Cam- 
brai e le provincie confinanti benché si fossero obbit-» 
gati contribuirgli clnquecentomila fiori'oi , negavano non- 
diineno di farne lo sborso innanzi eh' egli cominciando 
r oppugnazione si conducesse sopra. la controscarpa. Agn 
giungevasi P animo sub ardente portato dalla felicità dei 
passati progressi, il quale lo incitava ad intrarprendorq 
anco sopra ti numero e sopra le forze delP esercito suo, 
l|uasi presago, non ostante le molte difficili tà, di pro^ 
spera riuscita ^ per la qual cosa , essendo la città di gran 
circùito, e non potendo supplire con la gente, deliberà 
di chiudere con forti e con ridotti tutta la parte chq 
di qua dal fiume Schelda, il quale divide la città pev 
il mezzo, è rivolta verso la Francia, giudicando che 
con F impedimento delle fortificazioni si potrebbe sup^ 
plire al difetto , non vi essendo tanta soldatesca ' aeU 
V esercito che bastasse ad occupare il sito cori ampio 
che comprende lo spazio di molte miglia*, ma apparve 
in questa occasione, com' é apparso in molte altre, dia 
i forti ed i ridotti, se non sono accompagnati da con** 
venevole numero^^di gente risoluta a menar le mani, 
non impediscono P entrata di coloro, che a rischio di 
qualche cannonata fanno risoluzione di passare^ e non- 
dimeno il conte di Fuentes, fetti venire qiialtromila gna-* 
statori dalle provincie circostanti, settanfaduepeu^ di 



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LIBRO PEGIMÓQUINTO 399 

arliglieria di diversa grandezza, ed un tuaraviglioso àp« 
parato d^ istrumenti bellici e di munizioui^ pieno d- a- 
nimo e di speranza si mise a circondare la città per 
ogni parte , ma da quella particoldrinente onde poteva 
essere soccorsa da^ Francesi. Fece fabbricare un forte a 
guisa di piattaforma infra la porta nuova e quella di 
San Sepolcro incontro alla parte della città rivolta al 
Mezzogiorno, il quale capace di mille fanti chiamaron, 
dal borgo che vi era. congiunto j forte di Gniargni, ed 
un altro non molto minore ne fece alzare a dirimpètto 
del luojgo, per dove il fiume entra nella città dalla parte 
rivolta air Occidente, che nominarono il forte di Premi 
dal nome similmente delP aggiacente borgo, e fra Tubo 
e r altro di questi erano diciassette ridotti a guisa di 
sentinelle, ne^ quali stavano venticinque fanti per uno ^ 
ed erano i due forti, e tutto quello spazio che si di- 
stendeva tra loro , a guardia del Principe di Ghimai , 
con la gente nuovamente venuta dalle provincie vicine^ 
Oltre questi posti, infra la porta di Gantimprè e quel- 
la delle Selle, piegando al Settentrione, era fabbricato 
un altro gran forte , a cui posero nome S. Olao , dove 
con un reggimento di Tedeschi comandava il conte di 
Bia. Dalla porta delle Selle fino alla cittadella incon- 
tra al baluardo Robei^to , sito che si estende dal Selten- 
tirione alP Oriente, deliberarono dì piantare la batteria, 
onde fra quello spazio si cominciarono a cavare le Jtrin- 
cee, e ne fu dato il comando ad Agostino Messia. Il 
conte di Fuentes con la cavalleria deiP esercito e coti 
due terzi di Valloni era alloggiato in due piccoli vil- 
laggi ch^ erano alle spalle, delle fortificazioni, ed Am- 
brogio Landriano luogotenente della cavalleria leggiera 
con quattrocento cavalli e con seicento fanti si pose so- 
pra quella strada che conduce a Perona, tenendo con^ 



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4po delle guerre civili di frangia 

tittuamente moU^ imboscata in dlTersi luoghi selvosi 
per assalire e per impedire il viaggio a coloro , che si 
arrischiassero di voler tentare V entrata della terra. Di" 
sposte le cose con qaest^ ordine y si diede principio a 
cavar le trincee, assistendo al lavoro P ingegnere Pac- 
ciotto ed il colonnello la Berlotta , P uno per V inge- 
gno e P altro per P esperienza uomini di grandissima 
estimazione. Ma riusciva difficile sopra ogni credenza il 
lavoro, perchò neMuoghi più bassi, ove passa ed inon- 
da il fiame Schelda, si trovava Pacqoa così vicina, che 
non si poteva cavare più d' un palmo, ed i luoghi più 
alti erano così gliiajosi e sassosi , che non si poteva far 
progresso senza gran fatica e senza grande intervallo 
di tempo ^ e nondimeno i soldati, avvezzi a travagliare, 
pieni d^ animo per le vittorie passate , ed aspirando al 
sacco d^una città così ricca, travagliavano con pazienza 
inestimabile, assistendo continuamente al lavoro ora Mon- 
signore di Rono, ora il medesimo conte, sollecitando 
con le parole, con le promesse e con i donativi la per- 
fezione deMavori, sicché il primo dì di settembre si 
sboccarono dne capacissime trincee sul bordo della fossa 
tra il baluardo Roberto ed un rivellino fiibbricato a 
mezzo della cortina. 

Ghiara qosa è, che se quei di. dentro con le sortite 
e con le contrabbatterìe avessero molestato il lavoro, 
tgli sarebbe proceduto con estrema difficoltà, e forse 
alP ultimo senza frutto^ ma ben si conosceva che Mon- 
rignore di Balagnì, o era perduto d^ animo, o non ave- 
va molto esperienza, perchè per lo spazio di dieci giorni 
che durò il travagliare degli Spagnuoli stettero i difen- 
sori sempre oziosi , senza porgere loro molestia di sorte 
alcuna, ed il giovane Duca di Retelois, il quale per la 
tenera età si riportava alla disciplina degli altri, ben*: 



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UBRO DECIMOQOINTO 40 1 

che molto dicesse e molto si affaticasse, non poteva, 
o non aveva credito di muovere gii altri ad operare^ 
di modo che né anco il giorno ehe si aprirono le trin« 
cee, si sarebbe fatta mossa alcuna, se egli medesimo 
aggiustando una colubrina non V avesse felicemente ti* 
rÀta contra i nemici ^ perchè co1[h ed imboccò la trin- 
cea, dal qual esempio eccitati pi4 i suoi gentiluoniini 
che gli altri tirarono molte cannonale, che fecero qual- 
che danno a^ nemici. - 

Ma opportunamente sopravvenne il giorno seguente, 
iDonsignore di Vic',^ uomo di gran oredito e di lunga 
esperienza, U quale, schifati felicemente tutU gli agguati 
posti dal Lan(]^*iano, pervenne la mattina del secondo 
di di settembre vicino alla città con- tutta la sua gente 
a cavallo; e, perché le guardie della fanteria erano po-< 
che e rare, passando tra forte e forte, senza ricever 
danno dalle artiglierie che tiravano per ogni parte, pe« ^ 
netrò senza perdita alcuna presso alle mura della città 
poco discosto dalP orlo delta fossa; ma, mentre si crede 
d' aver evitati tutti i pericoli, si trovò improvvisamente 
ÌEissalitò alla coda da un grosso di cavalleria Italiana^ il 
quale condotto da Carlo Visconte s^ era di tutta briglia 
avanzato alh sua volta, di modo che per fuggire V im« 
minente pericolo, poiché già tutto il resto della cavaU 
leria gli era alle spalle^ fece smontare incontanente i suoi^ 
e lasciare i cavalli in preda dei nemici, i quali , mentre 
attendono avidamente a rapirli, gli concessero tanto ten> 
pò ch^ egli con la maggior parte del suo seguilo si potè 
gettare dentro della fossa, sino alla quale benché corag* 
giosamente si spingessero gli. Spàgnuoli , non poterono 
DÒ nuocergli né impedire che dopo lunga scaramuccia 
ed infinito numero di cannonate, non pervenisse salvo 
dentro la terra. 

DAYlIiA VOL. IV a6 



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.4oa DELLE GUERRE OVILI DI FRANGIA 

Parve cbe la snà presenza mettesse spirito e cuore 
ndla difesa, perchè la medesima notte lavoràodo a gara 
i soldati, si alzarono due piatteforme dietro alla cortina 
travagliata dai nemici, ed un cavaliere alla gola del ba- 
luardo Roberto, ne^ quali posti si piantarono molti pezzi 
d^ artiglieria, e si fece una furiosa contrabbatteriti con 
tant^ impeto e con tanto danno, cbe, imboccate F arti- 
glierie di fuori, scavalcati i pezzi, conquassate le ruote 
e dissipati i gabbioni, stettero gli Spagnuoli tre giorni 
senza poter operare cosa che fosse di momento contra 
la terra., Nel medesimo tempo fece egli lavorare due cave 
sotterranee, che prosperamente pervenute sotto alla prln* 
cipal batteria la gettarono in aria, e sotterrarono cinque 
pezzi , fracassando e disordinando tutti gli altri. Né ces- 
sava intanto di fare opportunamente qualche sortita, 
sebbene il gran numero de^ luoghi cbe conveniva tenere 
presidiati, non permetteva che le sortite fossero nò fre- 
quenti <iè numerose. 

Gontra così valorosa difesa il colonnello la Berlotta 
che aveva avuto il carico principale delP oppugnazione, 
a favore più di gabbióni che di trincee, benché con per- 
dita di molti soldati, pervenne finalmente a tagliare la 
cotrascarpa, ma ella riusciva co^ alta, che per calare 
pella fossa era necessario d'adoperare le scale, il che 
appariva sommamente pericoloso ^ perché il fianco del 
baluardo Roberto, ed una casamatta fabbricata quei giorni 
nella fossa, ferivano alla scoperta dalP un lato e dal- 
l' altro coloro che ardivano di appresentarsi alle scale; 
per la qual cosa fu necessario &bbricare una batteria 
di cinque colubrine che battesse P offese del baluardo, 
ed alla casamatta quattro giorni continui si combattè 
disperatamente con quantità innumerabile di fuochi ar- 
tificiati per occuparla. 



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LIBRO DÈCIMOQmNTO 4o3 

Ma il prendere la casamdtta per il valore de^ difeii'* 
sori ritisciya grandemente difficile, e nel fianco delba« 
luardo aveva Monsignore di Vie &tti di maniera sot- 
terrare cinque cannoni, che niun impeto bastava a poter 
impedire P offese loro; per la qual cosa deliberarono i 
capitani di trasportare la batteria in sito piii basso a 
canto alla porta delle Selle, ove lavorandosi congran«, 
dissimo ardore di tutto il campo, in due giorni pian- 
tarono ventidue cannoni che percotevano la cortina, 
e per fianco sei grosse colubrine, che, scortinando il 
fianco del baluardo Roberto , rendevano molto pericoloso 
aMifensori il potersi fermare, ed adoperare le offese in 
quel sito. Quasi nel medesimo tempo il colonnello la 
Berlotta con due altre trincee si portò tanto innanzi, 
che penetrando copertamente sino alla casamatta costrìnse 
gli assediati di abbandonarla , onde restando libera la 
fossa cominciarono a tirare le artiglierie, ed a mettere 
in ordine V esercito per dare V assalto. 

Travagliava P animo del conte di Fuentes lo inten- 
dere, che il Duca di Nevers fermato a Perona avea ri- 
dotti insieme più di quattromila fanti, e sette in ot- 
tocento cavalli , con i quali giudicava ch^ egli fosse senza 
dubbio per mettersi a rischio di soccorrere la città, nella 
quale aveva così gran pegno, quanto era il proprio fi- 
gliuolo; per la qual cosa, fatte tagliare ed attraversare 
con gran diligenza tutte le strade, aveva al capo della 
spianata fatto fabbricare un altro forte, nel quale aveva 
messo Gastone Spinola con mille fanti , e tutto P eser- 
cito era con mirabil ordine disposto , di tal maniera che 
sollevandosi ad ogni piccolo movimento tutto in arme, 
restava la pianura per ogni parte ingombrata vicen- 
devolmente da forti e da squadroni, i quali fiancheg- 
giati dalle loro truppe di cavalli, e con le artiglierie 



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4o4 DELLE GUERRE GIVIU DI FRANCIA 
minate nella fronte, rendevano difficilissimo II poter 
penetrare nella terra, senza gran pericolo, o senza ye* 
nire speditamente alla giornata. Ma non meno di questo 
rispetto affliggeva il Conte il mancamento del danaro, 
perciocché le provinde vicine molto più volonterose al 
promettere, che sufficienti ad attendere, non avevano 
potuto mettere insieme se non la metà del danaro prò» 
messo, del quale si era convenuto spendere una gran 
parte nel soddisfare le milizie che s^ erano abbottinate 
a Liramonte, acciocché acquetandosi venissero a rin- 
forzo del campo : per la qual cosa procedendo le prov* 
visioni di Spagna con la solita dilazione, era ridotto il 
Conte in grandissimo affilano del modo di sostenere V e« 
6ercito, il quale stando tutto occupato o nelP oppugna* 
zione, o nella guardia dei forti, non poteva allargarsi 
per vivere a discrezione nel paese, ancorché la stagione 
dell^anno ed i campi pieni di frutti fossero molto propri 
al sostentamento degli uomini e de^ cavalli. 

Aggiungevasi a questi rispetti la difficoltà delP oppu- 
gnazione, la quale e per la fortezza della città, e per 
il numero e valore de^ difensori, e per la prudenza e 
sollecitudine di Monsignor di Vie riusciva cosi ardua e 
pericolosa, che molti consigliavano che si dovesse le- 
vare il campo senza perdiersi in un^ impresa non riu- 
scibile, e senza aspettare la venuta del Re di Francia 
che vittorioso nella Borgogna già si sapeva esser mosso 
alla volta di Picardia. Ma tra queste difficoltà sorsero 
nuovi e non pensati accidenti. Aveva sempre il popolo 
di Gambrai, avvezzo a vivere sotto il dominio piacevole 
degli Arcivescovi, impazientemente tollerata la signoria 
del Maresciallo di Balagni, e tanto più si era accre- 
sciuto il rammarico e lo sdegno, dopo che il Re di 
Francia , privando la corona del dominio che vi teneva , 



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LIBRO DECIMOQUINTO ^o5 

V aveva conceduta in fendo al medesimo Balagnl j il qnale 
con animo altiero e con costumi rapaci accresceva in 
gran maniera la mala soddisfazione de' cittadini. Àgginn* 
gevasi a qnesto male la natura insopportabile di ma- 
dama di Balagnl moglie del Maresciallo^ la quale, par- 
tecipe deir investitura , non solo aggirava e governava a 
suo modo P animo del marito , ma con estofisioni , con 
rapine e con ischerni femminili, e con pessimi tratta- 
menti aveva ridotta la città in universale disperazione : 
per la qual cosa mentre il campo Spagnuolo cominciò 
ad aggirarsi in quei contorni, aveva il popolo, sotto 
colore di dimandare soccorso al Re, spediti a lui due 
de' più rispettabili cittadini, i quali proposero, te he se 
il Re voleva levare il dominio della città al signoife di 
Balagnì, ed incorporarla alla corona di Francia, essi 
a proprie spese avrebbono pagato il presidio , e P a- 
vrebbono difesa e mantenuta contra P oppugnazione de- 
gli Spagnuoli , senza che il Re ne sentisse dispendio nò 
gravezza di sorte alcuna ; la qual richiesta essendo stata 
rigettata per opera di madama Gabriella smisuratamente 
amata e fevorita dal Re, erano essi ritornati , e con 
mettere il negozio in disperazione avevano finito di con- 
citare e di efferare P animo di ciascheduno. 
' In questa mala disposizione degli animi sopravvenne 
la necessità delP assedio , nel quale essendo mancato to- 
talmente il danaro, il signore di Balagnì prese espe- 
diente di fere stampare certa moneta di puro rame or- 
dinando con pubblico proclama , che ognuno la dovesse 
senza dubitazione ricevere ^ per dovergli poi esser cam- 
biata , liberata che fosse la città dalP oppugnazione pre- 
sente^ ma molti rendendosi difficili ad accettarla così 
perchè non si sapeva qual esito dovesse sortire P assedio , 
come perchè poco si fidavano della fede di Balagnì , fu- 



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4o6 DELLE GUERRE QVIU DI FRÀNCIA 
rono cagione ch^ egli e la moglie usassero molte TÌolenze 
per fare ubbidire il loro decreto ^ dalle quali esasperato il 
popolo, presa P occasione ch^ essendo fatta la breccia tutta 
la soldatesca stava in diversi luoghi disposta su la ma- 
raglia , si sollevò tumultuosamente in arme, e s^ impa- 
droni prima della piazza guardata da dugento Svizzerì| 
e poi della porta di san Sepolcro, che come più lon« 
tana dal travaglio era poco guardata , e spedirono due 
de^ principali cittadini a trattare di arrendersi con certe 
condizioni. Questi capitati allo squadrone del Principe 
d^ Avellino , furono da lui mandati al conte di Fuentes, 
il quale assicurato dal medesimo Principe, che i bor- 
ghesi s' erano veramente impadroniti della porta di san 
Sepolcro , fece fermare la batteria , ed attese a trattare 
con i deputati. 

Intanto monsignor di Vie sentito il romore s^ era 
condotto aHa piazza , procurando con efBcaci parole di 
placare il tumulto, e d^ acquetare V animo de^ cittadini, 
poiché con la forza non si potevano costringere , es- 
sendo in grandissimo numerb , d' animo feroce e bea 
armati, e, quel che più importava, padroni già non solo 
di tutte le strade , ma d^ una porta ancora , per la 
quale potevano introdurre a loro beneplacito il campo 
Spagnuolo^ ma le parole sue non fecero frutto alcuno, 
di modo che accomodandosi egli alla necessità del tem- 
po , gli esortò a trattar posatamente con gli Spagnuoli , 
e ad assicurare bene le cose loro , per non incorrere 
nel precipizio del sacco, come suole bene spesso suc- 
cedere a quelli i quali mentre trattano V accordo ral- 
lentano la difesa. Questo diceva e persuadeva egli al 
popolo , perchè desiderava prolungare il tempo per po- 
ter intanto ritirare i suoi soldati dentro alla cittadella. 
Dopo il ragionamento suo sopravvenne madama di Ba« 



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LIBRO DECIMOQUINTO 407 

lagni, la quale con animo virile fece al popolo nn InngQ 
ragionamento, ma la presenza sua più presto eccitava 
che acquetasse il tumulto; di modo tale che a pena i 
soldati sperano ridotti nella cittadella, quando il po« 
polo cominciò ad aprire V adito della porta. 

Sopravyennero i deputati nel medesimo tempo eoa 
le capitolazioni sottoscritte dal conte di Fuentes , nelle 
quali si conteneva in sostanza, che la città fosse libera 
dal sacco , ed avesse perdono generale di tutte le cose 
passate : che ai cittadini si conservassero i loro antichi 
privilegi , e rimanessero sotto V ubbidienza àeìV Arci* 
vescovo come solevano essere prima; le quali capitola- 
zioni essendo accettate dal popolo , entrarono senza di- 
lazione nella città Gastone Spinola ed il conte Giovaa 
Jacopo Belgiojoso con trecento cavalli , e dietro a loro 
Agostino Messia con i £tnti Spagnuoli , e senza tumulto 
o danno alcuno de^ terrazzani s^alloggiaro^io nella piazza. 
La sera medesima entrarono T Arcivescovo ed il conte di 
Fuentes ricevuti con grandissima alleg[rezza de^ cittadini^ 
i quali godevano di vedersi dopo lo spazio di molti 
anni liberi dallo strazio di una insolente dorpinazione, 
é ritornare alP antico modo di governo e di signoria» 

Erano intanto ritirati i Francesi in cittadella con vi* 
soluzione di volerla difendere lungamente, ma presto 
8^ accorsero della fallacia del loro disegno, perciocché 
aperti i magazzini de^ grani e delle altre vettovaglie a 
pena si trovò da vivere per due giorni. Procedeva que- 
sto non pensato disordine da madama di Balagnì, la 
quale, non meno imprudente che avara, aveva secreta* 
mente dal marito venduto tutto quello che nelle mu- 
nizioni si ritrovava; di piodo tale che avendo il conte 
di Fuentes mandato ad intimare a' difensori, che s'ar* 
rendessero innanzi che si piantassero V artiglierie , essi 



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4oB DELLE GUERRE CIVILI DI FRANCIA 
vedendo di non si poter sostenere, eon maraviglia di 
«hianque non sapeva il mancamento, e con istapor^^ 
del medesimo Gmte, accettarono il partito di arren* 
dersi c(m certe cafHtolazioni da loro [Hroposte, le quali, 
mostrando.il Conte di portar rispetto alP età del duca 
di Retelois, ed al valore e riputazione di monsignoTe 
di Vie , ma veramente per non difficoltare a sé stessa 
V acquisto del castello, furono da lui largamente oon« 
cedute. 

Furono le condisioni, che la cittadella fosse conse- 
gnata nelle meni, del conte di Fuentes con tutta Piar* 
tìglieria e munizione da guerra, e che alP incontro egli 
. fosse in obbligo di fare smantellare fra sei giorni il ca« 
stello di Cleri preso poco prima da' suoi : che il duca 
di Retelois, il maresciallo di Balagnì, monsignore di 
Vie e tutti gli altri «ignori, capitani, gentiluomini e 
soldati di qualsivoglia nazione potessero uscire, miùr-> 
ciando in ordinanza con balle in bocca^ micce accese ^ 
insegne e cornette dispiegate, e perciò fossero restituite 
loro anco quelle eh' erano restate nella dttà, e che po- 
tessero camminare al viaggio loro col suono'delle trom- 
be e de' tamburi : che sarebbono restituite le armi , i 
cavalli e le bagaglie della gente da guerra eh' erano re- 
state nella città , e mancando alcuna t»>sa sarebbe pa- 
gato il valor di essa a quel prezzo che accordassero dal- 
l' un canto monsignore di Rono ed il maestro di. campo 
Messia, e dalP altro i signori di Buhì e di Vie: che si- 
milmente potessero uscire madama di Balagni con tutte 
le. altre donne, gli ammalati, i feriti, i cortigiani e ser- 
vitori di qualsivoglia persona^ che i prigioni fossero li- 
berati $eQza taglia^ che i debiti che avesse il signor di 
Balagoì o per ragione della moneta o per altro, s' in- 
tendessero tutti rimessi, nò perciò potesse esser mole- 



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UBRO DEGIMOQUINTO 409 

stata) o trattenute le sue bagaglie: che tatto quello che * 
il detto Maresciallo , la moglie , i figliuoli , i capitani y 
gli ufficiali e servitori suoi avessero operato per lo pas- 
sato , fosse sopito e condonato j né perciò potesse al- 
cuno di loro essere ricercato o dal Re catldico, o dalla 
Cittadinanza di Cambra!. 

Queste condizioni si conclusero il settimo giorno di 
ottobre 9 e si eseguirono il nono^ nel quale uscirono 
tutti nel modo deliberato conducendosi alla volta di 
Perona. Sola madama di Saligni disperata non meno di « 
dover lasciare il principato, che della trascuraggine sua, 
per la quale erano necessitati di arrendere la cittadel- 
la , essendo per il travaglio delP animo gravemente in« 
fermata, e negando a sé medesima non solo i rimedi, 
ma gli alimenti ancora , innanzi che venisse V ora* del 
partire usdl miseramente di questa vita. H conte di Fuen- 
tes , ottenute con tanta felicità cosi segnalate e numerose 
vittorie, per le quali risonava (chiarissimo il nome suo^ 
vedendo la gente sua dalle fatiche passate stanca e di^ 
sordinata, e ritrovandosi per la strettezza del danaro 
in grandissima difficoltà di soddisfare al dd[>ito delle 
paghe, deliberò di disciogliere l'esercito, e dividerlo in 
diversi luoghi alle stanze ; tanto più quanto la stagione 
era vicina alle pioggie' solite delP autunno, e che il Re 
di Francia s' aspettava con V esercito vittorioso in Pi- 
cardia; per la qual cosa, messi nella cittadella di Cam- 
bra! cinquecento &nti Spagnuoli sotto il comando di 
Agostino Messia, e lasciati nella terra per sua difesa 
duemila fanti Tedeschi, diede la libertà del governo al« 
r Arcivescovo nel modo che si soleva reggere la città 
innanzi che pervenisse in potere del duca d'Alansone, 
ed egli , divise le &nterie per le terre d' Artois, di He- 
naut e di Fiandra , si condusse nella città di Brussel- 



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4iò DELLE GUERRE CIVILI DI FRANCIA 
lei in tempo che di già il Re di Francia s^ eia con«< 
dotto con la maggior celerità che aveva potato nella 
città di Compiegne, grandemente afflitto delle avversità 
che avevano patite i suoi, per le quali non solo era 
mesta e lugubre tutta quella provincia , ma sino la città 
di Parigi era già piena di timore e di spavento , veden- 
do gli Spagnuoli scorrere vittoriosi paese cosi vicino. 
Questi erano i progressi delle armi tra^ Francesi e 
Spagnuoli a^ confini della Fiandra, ma erano state que« 
. 8t' anno non meno prospere le cose della guerra per la 
medesima parte nella provincia di Bretagna , benché an- 
cora sotto nome della lega si maneggiassero ^ percioc- 
ohe il duca di Mercurio, sebbene non era del tutto 
concorde con gli Spagnuoli, valendosi nondimeno della 
loro* spalla nelle cose ch'erano di comune interesse, e 
tenendo le principali piazze di quella provincia, ed a 
sua devozione il maggior numero della nobiltà del pae- 
^e , impediva tutti i progressi al maresciallo d^ Àumont 
ed a monsignore di San Lue, i quali governavano la 
parte reaìe ^ ed ancorché per il più s' occupassero in 
correrie ed in fazioni di poco momento, nelle quali va« 
mva bene spesso la fortuna, la somma nondimeno delle 
cose Inclinava sempre a favore del Duca, di modo tale 
che egli avea quasi ridotta tutta quella provincia in suo 
potere, il che tanto più facilmente gli andava succe- 
dendo , perché il maresciallo d^ Aumont, mentre atten- 
de infruttuosamente air oppugnazione del castello for- 
tissimo di Compera, ferito d^ un' archibugiata sotto al 
gomito sinistro, che gli spezzò ambedue gli ossi, passò 
da questa vita^ per il che monsignore di San Lue, a 
cui , era restato il comando , benché cavaliere di gran 
valore, né per P autorità della persona, né per la di- 
gnità del carico poteva pareggiare la riputazione con la . 



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UBRO DECaMOQUINTÓ ifir 

qaale dal Maresciallo si sosteneva la precipitosa inclina-» 
EÌone delle cose: al che s^ aggiunse^ che avendo il Re 
conferita la dignità di maresciallo in monsignor di La* 
Tardino, che San Lue aspettava doversi conferire a lui» 
restò poi dalla mala soddisfazione delP anio^o m'olto ra& 
freddato nelP operare , sicché fu necessario che il Re 
chiamandolo a sé , gli desse speranza di ascendere a quei 
gradi che alla virtù sua parevano convenire: per le quali 
mutazioni le cose della guerra da quella parte caoimi-* 
navano poco felicemente. 

Ma se le cose della lega parevano alquanto .prospere 
nella Bretagna , le avversità sopravvenute nel Delfinato 
avevano ridotto lo stato suo in ultima raina. Tenevsi 
il duca di Nemurs in quella provincia la città di Yien^ 
na, nella quale s^era ritirato dopo la perdita di Lio^ 
ne, ed avendo ben munita la terra ed il castello diPt^! 
pet a lei vicino con cavalleria Francese e con fanti Ita« 
liani molestava del continuo il contado di Lione , rom» 
pendo le strade e tògliendo il commercio che quella? 
città mercantile ha con le provincie vicine, onde avea 
ridotto con la fierezza sua e con la diligenza in tanta 
timore i Lionesi, che sin dal principio delP anno aveana 
richiesto al Re soccorso tale che fosse bastante a libe* 
rarli daHa strettezza nella quale si trovavano ridótti. 

Ma il Re occupato nelle cose di Borgogna ordinò al 
duca di Momoransl, già dichiarato da lui gran Gon^ 
testabile, che scendendo di Linguadoca andasse contra 
il duca di Nemurs in aiuto della città di Lione, il chd 
preparandosi egli di fare, Nemurs non si conoscendo 
sufficiente a resistere ed a mantenersi da sé stésso, de« 
liberò di ricorrere per aiuti al Duca di Savoia ed al 
Contestabile di Castiglia, per &cilitare i quali deter« 
minò di passare personalmente a Torino ed a Milano^ 



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4f2 DELLE guerre; CIVIU DI FRÀNGIA 
e lasciò il signore di Dìsemieox colonnello eli fanteria 
e stretto suo confidente al governo delle genti sue e 
della città di Vienna^ ma essendo il contestabile di 
Momorand sopravvenuto molto prima di quello che il 
Duca s^dra persuaso, e, unite le forze sue con quelle 
di Alfonso Corso, instando ferocemente a^ suoi danni, 
Disemieux , o seguendo , come suole la maggior parte 
degli uomini , V inclinazione della fortuna , a non giu- 
dicando le sue forze suÌBcienti% resistere, convenne se- 
gretamente di dare al Contestabile la città di Vienna, 
purché le genti del dùca di Nemurs fossero lasciate 
partire senza molestia, e permesso loro il ritirarsi in 
Savoia^ e, acciocché riuscisse più fecilmente il disegno , 
senza che i capitani del presidio, o gli uiBciaili della 
terra potessero opporsi al suo pensiero, diede occul- 
tamente il castello di Pipet in mano di Alfonso Cor- 
so , e poi chiamato improvvisamente il Contestabile ad 
nna delle porte della terra guardata da^ suoi confidenti , 
significò nel medesimo tempo a^ capitani ed essere il ne- 
mico alle porte, ed aver reso il castello, ed aver pat- 
tuito d' introdurlo nella città , «d avere convenuto che 
essi se n^ andassero salvi ^ onde, confusi e spaventati da 
cosa per innanzi non pensata, e molto più dall^ urgenza 
del 'fetto, mentre di già il Contestabile era ricevuto 
nella porta, accettarono senza contraddizione il salvo* 
. condotto , e si ritirarono senza essere molestati a' con- 
fini del Duca di Savoia. Seguirono tutte le altre terre 
V esempio di Vienna , di modo tale che il duca di Ne- 
murs ritornando d^ Italia non trovò più* luogo alcuno 
ove potersi fermare , e condottosi ad Auisì, terra di suo 
patrimonio, oppresso dalla disperazione, cadde in una 
travagliosa infermità , dalla quale finalmente nelP au- 
tunno di questo anno fu condotto alla morte. 



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LIBRO DECIMOQUINTO 4i5 

Così ridotta tutta la provincia del Delfioato alTub- 
bidienza del Re, restava accesa solamente la guerra 
che monsignore delle Dighiere passando P Alpi avea poe- 
tata in Piemonte, la quale benché variasse* con diver- 
sità d' effetti e con frinenti e valorose fiizioni, le quali' 
dalla difficoltà de' luoghi erano rese più, sanguinose e 
più aspre, la somma delle cose nondimeno riusciva di 
grave danno del Duca di Savoja, nel paese del quale 
s' esercitavano V armi. - 

Né riuscivano più prospere le cose della lega in Gua- 
scogna e nella Linguadoca^ perchè il duca di Giojosa, 
che, dopo la morte del fratello, uscito da' chiostri dei 
Cappuccini per sostenere il peso di quel governo, s'era 
vestito l'armi, benché s'af&ticasse di tener unita la 
nobiltà sotto pretesto di aspettare la deliberazione di 
Roma, molti nondimeno stanchi della guerra, ed av« 
viliti da tante avversità della loro parte si riducevano 
giornalmente a riconoscere il Re, ed il parlamento di 
Tolosa s' era talmente diviso , che una parte de' sena- 
tori, chiamando il nome del Re, usci della città e si 
condusse a castel Saracino, dove, soccorsi dal duca di / 

Yentador luogotenente del Contestabile nel governo di 
Linguadoca , e dal maresciallo di Matignone governa- 
tore di Guienna, s'era accesa fieramente la guerra^ ma 
inclinando di già e la fortuna e la volontà degli uo« 
mini a favore delle cose del Re, si rivoltò prima la 
città di Rodes con piolte castella e molte terre della 
sua dependenza, e poi tumultuando s'arresero le città 
di Narbona e di Carcassona principali nella parte della 
lega , di modo tale che il medesimo duca di Gioiosa 
era come riserrato entro alle mura di Tolosa, né si 
sosteneva con altro che con la prossima speranza del- 
l' accordo, che per l'universale de' collegati si trattava 



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4i4 DELLE GUERRE OVILI DI FRÀNOA 
stcettamenle dal presidente Giannino; perciocché il duca 
di Mena, il quale a questo efTetto s^era ridotto in Ghia- 
Ione, dopo che si pubblicò P assoluzione del Re , la 
quale aveva con grandissimo pregiudicio delle cose sue 
Toluto in ogni modo aspettare, per dimostrare il fine 
de^ suoi disegni essere stato semplicemente rispetto della 
religione, e perciò non essere stato da qualsivoglia av- 
versità mai distaccato dalla ubbidienza del Pontefice, 
libero da questo impedimento, aveva stretto il trattato 
dell^ accordo, nel quale come capo del partito riser- 
b^va luogo d^ entrare a tutti quelli che volessero se- 
guitarlo. 

Sorgevano nel trattato .di questa concordia due gra- 
vissime difficolta e grandemente ardue a poter superare; 
Puna era la grossa somma deMebiti contratti dal duca 
di Mena ,. non solo in molti luoghi e con molti mer- 
canti del reame di Francia, ma anco per le condotte 
di soldatesca con le nazioni Svizzera, Tedesca e Lore- 
nese; perciocché volendo il duca di Mena che il Re 
ne facesse il pagamento , e non trovandosi egli di pre- 
jgente il danaro da poter soddisfare, era molto difficile 
il trovare temperamento a questo fisitto , essendo il Duca 
risoluto di non volere che i suoi beni fossero sottoposti 
al pagamento, e dalP altro cantò non acconsentendo i 
creditori, nè^ trasferire, né di differire i loro crediti, se 
non ricevevano la soddis&zione in contanti. L^ altra dif- 
ficoltà era la commemorazione della morte del Re defun- 
to; perciocché essendo stati negli altri decreti e conven- 
zioni fatte a favore degli altri della lega ch^ erano ritornati 
alP ubbidienza, sempre condonati e rimessi tutti i de- 
litti passati, eccetto quello della morte del Re sempre 
con parole espresse distinto ed eccettuato, il duca di 
Mena voleva che si trovasse cosi fatto temperamento , 



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UBRO DECMOQUINTO 4i5 

che dall^ un canto non paresse ch^ egli ne fosse stato 
Fautore, e dalP altro non restasse sottoposto alP inqui- 
sizione che per P avvenire se ne potesse fare, acciocchò 
sotto questo pretesto non si prendesse occasione a qual« 
che tempo di far vendetta delle offese passate. Era dif- 
ficilissimo a sciogliere questo nodo; perchè non sólo 
al Re pareva molto duro il lasciar passare in obblivipne 
un caso così atroce, ed un esempio così pemizioso di 
attentare contra la persona del Re , ma il Parlamento 
ancora non era per tollerarlo, e la Regina vedova, la 
quale molte volte aveva domandata giustizia, era cer- 
tissimo che si sarebbe opposta. 

Queste due dilBcoltà trattennero che non si conclu- 
desse raccordo di Borgogna, ed il Re, necessitato a pas- 
sare con prestezza in Picardia, avea condotto seco il 
presidente Giannino per continuare la trattazion,e; ma 
nel moto del viaggio, non essendosi conclusa cosa al« 
cuna, molto meno se ne potè trattare nelP arrivo ia 
Parigi; perchè le cose della guerra con gli Spagnuoll 
erano ridotte in tanto pericolo, che il Re e tutti quanti 
i ministri si trovavano con P animò e col corpo afflitti 
ed occupati; per la qual cosa convenne al presidente 
seguitare P esercito in Picardia, ove il Re s^incammi« 
nava con animo di soccorrere la città di Cambrai; ma 
avendo la presta vittoria degli Spagnuoli levata la ne- 
cessità del soccorso, il re, condottosi a Folambrè, luogo 
di delizie fabbricato dal re Francesco I, per godere 
P esercizio della caccia, chiamò a sé tutto il consiglio, 
perchè con maturezza fossero discusse e terminate le cose 
appartenenti alla pace con il duca di Mena. -^ 

Dopo molto trattare e molto contendere, nascendo 
a tutte le cose ostacoli ed opposizioni, parve più espe- 
diente il far venire le prove ed inquisizioni che sopra 



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4i6 DELLE GUERRE CIVIU DI FRÀNGIA 
la morte del Re erano state fatte dal Parlamento, ed 
insieme alcuni de^ presidenti e de^ consiglieri di quella 
Corte per redere in che stato di chiarezza esse si ritro- 
vavano, e poter deliberare del modo da tenersi nel' 
r espedizione di questo fatto. Vedute te scritture, e posto 
r affaire in consultazione , benché alcuni indizi diversa- 
mente apparissero contra diverse persone, non appariva 
però cosa tale, che fiisse sufficiente a determinare il 
procedere contro ad alcuno^ e^ benché né la Regina 
vedova come accusatrice avesse ancora apportati parti* 
colari delP indolenza sua, né il Parlamento avesse molto 
profondato nella discussione ed inquisizione di questo 
fatto, parve nondimeno che il non constare di pre- 
sente che il duca di Mena, o alcuno de^ suoi fosse còl* 
pevole di questo &tto, potesse servire di pretesto per 
trovare tempieramento che soddisfacesse air onor suo , ed 
insieme lo libbrasse dal pericolo della futura inquiuzione, 
onde essendosi molti giorni consultato tra il gran can« 
celliere ed il primo presidente Harlé, il signore di Vii» 
leroi , il conte di Scombergh ed il presidente Giannino, 
finalmente deliberarono che nel decreto che si doveva 
&re dal Re, e pubblicare e registrare nel Parlamento , 
si ponesse una dausula, la quale contenesse in sostanza, 
che avendo il Re &tto vedere alla presenza sua, dei 
Principi del sangue e degli ufficiali della corona al suo 
consiglio il pì'ocesso formato sopra la morte del Re 
defunto, non s^ era trovato alcun indizio contra il duca 
dì Mena, né contro alcun Principe o Principessa del 
suo sangue, e che avendo voluto per maggior certifi- 
cazione intendere da loro quello che intorno a ciò al- 
legavano, essi avevano giurato non aver avuta notizia 
né participazione di quel delitto, e che se T avessero 
saputo si sarebbono opposti alla sua esecuzione: dichia- 



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LIBRO DEOMOQUINTO 417 

fava però ctie il Duca di Mena, e gli altri Priocipi e 
Principesse suoi aderenti erano innocenti di quella colpa, 
e però proibiva a^ suoi procuratori generali di fare istanza 
in qualsivoglia tempo che sì procedesse contro di loro, 
e similmente alle Corti di parlamento , ed a tutti gU 
altri ufficiali e jusdicenti di farne inquisizione. 
^ Terminossi anco la difficoltà del pagamento de^ de* 
biti^ perciocché il Re promise<,secretamente di sborsare 
al duca di Mena quattrocento e ventimila scudi per pa- 
gamento de^ debiti contratti con persone particolari , e 
quanto al debito delle condotte il Re ne liberò il duca 
dì Mena, costituendosi pagatore per lui, e trasfei^eddo 
il debito nella corona, con proibire che per questa ca- 
gione il duca potesse essere molestato ne^ suoi beni. 
Fu similmente stabilito, beuchà non senza contrasto, che ^ 
col Duca di Mena si facesse la pace come con capo del 
suo partito, il che ricusava il Re per la moltitudine 
di quelli ch^ erano separatamente Tenuti alP ubbidienza 
sua, e massimamente per rispetto di Parigi e del? al- 
tre città principali^ ed il Duca di Mena per onor pro- 
prio e per riputazione del suo accordo pertinacemente 
lo pretendeva. 

Concesse il Re al duca di Mena tre piazze per sua si- 
curezza, che furotio Soessons, Chialon e Seura, Il do- 
minio delle quali egli tenesse per lo spazio di sei anni, 
e passato il detto termine dovesse restituirle. Confermò 
tutte le provvisioni fatte da lui di ufficj e beneficj nei 
luoghi vacati per morte, durante il suo governo, pur- 
ché ne prendessero i possessori dalla cancelleria regia 
nuove patenti. Decretò obblivione e silenzio di tutte le 
cose passate ^intelligenze con Principi forestieri, levata 
di danari , esazioni di taglie , imposizioni di gravezze , 
congregazioni di eserciti, demolizioni e &bbriche di città 

DÀYILA YOL. IV 37 / 



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4i8 OELLE GUERRE CIYIU DI FRANCIA 
e di fortezze, atti di otUIità, ed uccUiooi d^noAiioi e 
parttcolarmeote del marchese di Magnalo ucciso dal 
luogoteDcnte Magni nella Fera, e finalmente tutte le 
cose a fine della guerra operate, la quale dichiarava 
con oacireVoU parole esser certificato che s^ era intra- 
presa e continuata per il solo rispetto e per difesa della 
religione. Concesse a lui il governo delP Isola di Fran- 
cia, e la sopraintendensa dell^ finanxe, ed al figliuolo 
il governo della città di Chialone separato e diviso dalla 
superiorità del governatore di Borgogna. Comprese nella 
capitolazione tutti quelli che si riunissero insieme con 
lui air ubbidienza sua, e particolarmente il duca di 
Qiojosa, il marchese di Villars ed il signore di Mom- 
pesat figliastri del duca di Mena, monsignore delle 
Estrange governatore del Pozzo , monsignore di santo 
0(&ngia governatore di Roccaforte , il signore di Ples- 
lis governatore di Cran ed il signore delia Severia go- 
vernatore della Ganacchia : sospese le sentenze e gli 
arresti fatti contra il duca di Mercurio e contra il 
4uca di Ornala sin tanto che s* intendesse se volevano 
essere compresi^ uella concordia, concedendo a ciascuno, 
con obblivione delle cose passate e pieno godimento dei 
moi beni^ carichi e dignità, il potere nel tempo di sei 
settimane entrare, nella capitolazione e aderire alla pace. 
Con queste condizioni principali e con molte altre 
minori si copduse Te^ccordo col duca di Mena, ma 
neir accettare di questo decreto nel Parlamento di Parigi 
vi fu che fare assai ^ perchè, sebbene il Re proibì di sua 
bQQca a' ministri della Regina vedova che non si oppo- 
nessero alla pubblicazione, si trovò nondimeno non rai« 
npre- ostacolo ed opposizioae^ perciocché Diana di Va- 
lois Duches^sa d^Angolemm^ e sorella naturale del Re 
defunto, comparsa personalmente in Parlamento, presentò 



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LIBRO DECIMOQUINTO 419 

una supplica scritta e sottoscritta di sua. ptopcÌBl mano, 
per la quale ^ contraddicendo alla verificazione del de- 
creto, instava che si procedesse nelP inquisizione della 
morte del Re; per la qual cosa sollevato tutto il Se* 
nato, per essére la maggior parte de^ padri o stati creati 
dal medesimo Re, o atrocemente offesi dalla lega, non 
si potò ottenere che. il decreto fosse accettato, e non<- 
dimeno il Re cou lettere molto veeikienti riprese il Par-* 
lamento, e dichiarò che compiendo alla salute e quiete 
pubblica che fosse registrato il decreto , voleva e com-« 
metteva che si accettasse; né per qae&to s^ acquetarono 
gli animi de^ Senatori , ma devennero a deliberazione 
ohe sì pubblicasse il decreto, ma con due condizioni, 
V una che per questo decreto non s^ intendesse fatto 
pregiudicio alcuno alle ragioni de^ creditori del duca 
di Mena, T altra ch'egli fosse in obbligo di venire in 
Parlamento, e con la propria bocca .giurare di non 
aver avuta complicità nel &tto, detestare T assassina- 
mento commesso nella persona del Re , e promettere 
di non salvare , proteggere o favorire alcuno che per 
r avvenire fosse ricercato di questo fatto ; dalla quale 
pertinacia alterato più che mediocremente il Re, re* 
plico con parole gravi e risentite, che non gli des- 
sero la fatica di abbandonare la guerra, ci di condursi 
personalmente in Parlamento, eh' egli era Re e joleva 
essere ubbidito da loro : ma non bastò uè anco questa 
protestazione, perchè deliberarono di acqettare il de- 
creto , ma con parole tali , che dimostrassero che si 
faceva forzatamente per espresso comandamento del Re, 
il che non piacendo né a lui né al duca di Mena, fu 
necessario che il Gran cancelliere si conducesse in Pa« 
ri^i , e, dopo una lunga ed efficace dimostrazione det- 
L- interesse della quiete universale , facesse finalmente 



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4ao DELLE GUERRE CIVILI Dt FRÀNGA 
«eosa clausole e senza condisioni approvare il decreto. 
Seguirono V esempio del duca di Mena non solo quellt 
eh' erano nominati nella sua capitolazione, ma separa- 
tamente ancora il marchese di Sansorlino, la città e 
Parlamento di Tolosa, e tutti gli altri che già segui- 
rono le parti della lega , eccetto il duca d' Ornala , il 
quale, accomodatosi con gli Spagnuoli, ed esacerbato 
dalla sentenza del Parlamento pubblicata questo mede- 
simo anno , nella quale era stato dichiarato ribello , noa 
volle acconsentire di rimettersi all' ubbidienza del Re. 
n duca di Mercurio t ancorché per mezzo della Regina 
vedova sua sorella tenesse viva la pratica di accordarsi , 
pieno nondimeno ancora di speranza di poter con Pajuto 
degli Spagnuoli ritenere il ducato di Bretagna , andava 
differendo e rimettendo ad altro tempo la sua delibe- 
razione. 

Ma intanto che nel consiglio si trattano* e si discu- 
tono le condizioni di questi accomodamenti , il Re di 
Francia, gravemente travagliato per le perdite fatte , ed 
ansioso di risarcire in qualche modo i danni ricévuti ^ 
nei quali gli pareva di avere una gran parte della colpa , 
così per la soverchia sua dimora nella città di Lione, 
come per la mala soddisfazione data nelle loro richie* 
ste a' cittadini di Cambrai^ andava tra sé stesso pen- 
sando , e consultava del continuo con i capitani a quale, 
impresa egli si dovesse applicare. 

Aveva per innanzi il duca di Nevers avuta inten- 
zione di attaccare una delle piazze del contado di Ar- 
tois appartenenti al Re di Spagna, non solo per infe- 
rire quel medesimo danno al paese di lui eh' egli aveva 
inferito alle giurisdizioni del Re di Francia, ma anco 
perché stimava che la lunga pace avesse ed avviliti gli 
animi di que' popoli , e rese inutili molte delle prov* 



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LIBRO DECMOQUINTO 4% i 

visioni della difesa, onde aveva esortato il He, che, ac- 
crescendo F esercito al più grosso numero che si po- 
tesse, improvvisamente s^ assalisse o Aras o altra città 
grande di quei contorni, giudicando che il conte dì 
Fuentes, travagliato da molti abbottinamenti di diverse 
nazioni, e ridotto ad estrema penuria di danari, difE- 
cilmente avrebbe potuto riunire P esercito per soccor* 
rere a tempo la piazza che si fosse assalita* Ma poiché 
egli afflitto da travagliosa indisposizione passò nella città 
di Nella da questa vita , restò vana questa sentenza por«< 
tata dalla riputazione del suo autore, perchè gli altri 
capitani giudicavano troppo pericoloso esperimento V at- 
taccare le viscere "del paese nemico, ove tutte le città 
son popolose e potenti , mentre in casa propria per la 
perdita di tante piazze avevano cosi gran travaglio , cho 
le guarnigioni Spagnuole correndo per ogni parte te« 
nevano sollevato ed afflitto tutto II paese. 

Vero è che nell^ assalire alcuna delle fortezze perdute 
non convenivano le opinioni, com' erano concordi nel 
rifiutare P invasione del paese nemico ^ perciocché al« 
cuni tenevano che si dovesse in questo medesimo ca- 
lore delle cose assediare Gambrai per tentare di ricu- 
perarlo innanzi che gli Spagnuoli, col risarcire le ruine 
delP oppugnazione passata, vi si fossero stabiliti^ ma il 
poco numero delP esercito del Re escludeva questa senr 
tenza, non essendo sufficiente al travaglio d^ una città 
di grandissimo circuito, e da grosso presidio ottima- 
mente munita. Molti «Uri consigliavano che si andasse 
aopra Doriano per tei^ere la medesima via di stringere 
Cambra!, che avevano tenuta gli Spagnuoli^ ma a questo 
consiglio si opponeva la fortezza di quella^ piazza, e la 
diligenza con la quale era guardata da Ernando Tel- 
les Portocarrero che 1> aveva in governo: sicché final- 



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4«a DELLE GUERRE CIVILI DI FRANCIA 
mente prevalse P opinione del maresciallo di Birone e 
di monsignore di san Lue venuto al campo per eser-^ 
citare il carico di generale deir artiglieria, lasciato da 
monsignore della Guiscia , al quale il Re aveva dato il 
governo della città di Lione, i quali consigliavano che 
si mettesse V assedio %lla fortezza delia Fera , luogo di' 
somma importanza, ma rinchiuso di tal maniera da una 
palude che lo circonda , che per due sole bocche si può 
pervenire dalla campagna alla terra ^ per la qual cosa 
dimostravano che chiudendo quegli aditi con due soli 
forti, uno per parte, si poteva tenere con poco nu- 
mero di genti assediata e stretta quella piazza, di modo 
che non potendo essere soccorsa di vettovaglie, non 
per via d' oppugnazione, ma per via d^ assedio della 
fame, si potrebbe senza molta difficoltà conseguire. 

Risoluto il Re a seguitare questo parere, raccolte le 
genti ch^ erano sparse per la provincia,' con cinquemila 
fanti e mille dugento cavalli si accostò alla Fera P ot- 
tavo di di novembre, ed avendo subito preso gli aditi 
e bocche della palude , e fatto venire gli uomini del 
paese circonvicino, fece alzare in pochi giorni due forti , 
i quali essendo capaci ciascuno di mille fanti, muniti 
convenevolmente di artiglieria, chiudevano totalmente 
le strade della 'terra. Il restante delP infanteria rispetto 
alla stagione si accampò in un grosso villaggio alle ripe 
della palude, e la cavalleria per essere pronta ^d incon- 
trare e ad ostare a^ soccorsi , prese posto nelle ville che 
rivolte a Settentrione riguardavano verso la Fiandra. 

Era nella Fera don Alvaro Osorio vecchio ed espe- 
^imeotato capitano, perchè il vicesiniscalco di Mon- 
telimar, al quale il duca di Mena aveva confidata quella 
piazza , a poco a poco V avea ceduta agli Spagnuoli , 
riservandosi solamente il titolo di conte della Fera e 



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LIBRO DECMOQlHBfTÒ 4^3 

P entrate del luogo coù altre ricompense che prìoia dal- 
V arciduca 'Ernesto , e poi dal conte di Fuentes aveva 
ricevute con larga mapo. Abbondava la città di prov- 
visioni e di munizioni da guerra, perchè v^ erano res-* 
tate le reliquie di tutti gli eserciti del R« cattolico ^ 
che negli anni a dietro erano passati in Fiandra, éà 
il presidio di Spagnuoli , d^ Italiani e di Tedescbi era 
non solo sufficiente, ma soprabbondante alla difesa^ il 
che accresceva la penuria de' viveri, de' quali essendo 
piccola provvisione tiella terra, P improvviso assedia 
del Re non aveva dato tempo di farne radunanza ^ pett 
la qual cosa, fabbricati i forti , e chiusi d' ogn' intorno 
gli aditi d'ambe le strade, cominciarono i difensori 
sino dai primi giorni a provare grave difficoltà di vet- 
tovaglie. 

Era in questo tempo pervenuto a Brusselles Alberto 
cardinale d'Austria destinato dal Re cattolico al go« 
Temo delle provincie di Fiandra, il quale avendo ri* 
cevuto dal conte di Fuentes l' amministrazione e l' eser« 
cito, cominciò a pensare come potesse sostenere quel 
grado di prosperità e di gloria, nel quale con vitto- 
riose operazioni s'era collocato in pochi mesi il suo 
predecessore: e perchè le lettere moltiplicate di don Ài- 
varo sino da' primi giorni dell' assedio significavano la 
strettezza de' viveri che avevano nella Fera, deliberò 
innanzi ad ogn' altra cosa d' applicar l^ animò al soc- 
corso di quella piazza» Ma era difficile il prendere ri- 
soluzione , perchè l' esercito disordinato dalle fatiche del- 
l' estate passata , ^fra stato diviso in molti luoghi alle 
stanze , ed ivi per mancamento delle paghe erano se- 
guite molte sollevazioni sicché la cavalleria Italiana 
s' era di nuovo abbottinata , ed aveva tornato ad oc^ 
cupate LiramOnte ^ il terzo de' Siciliani di Ga&ton Spi" 



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4!i4 DELLE GUERRE OVILI DI FRÀNGIà 
noia in altra parte aveva &tto il inedesimo, due terzi 
di Spagnuoli levata P ubbidienza s^ erano similmente al- 
loggiati a discrezione in luoghi awantaggiosi, ed i Val* 
Ioni , benché non apertamente sollevati , negavano non* 
dimeno di muoversi dalle stanze se non erano intera- 
mente pagati, di modo tale che innanzi che i mercanti 
soddisfacessero alle polizze portate dal Cardinale , e che 
con cpiel danaro si pagassero e si regolassero le mili* 
zìe, era necessario che scorresse molto tempo , e perciò 
non si poteva ùire unione d^ esercito sufficiente né per 
questa né per qualsivoglia altra impresa* 

Aggiiingevasi la difficoltà della stagione per le piogge 
e per le altre incomodità tanto contraria , ch^ era quasi 
impossibile di pensare sino a miglior tempo di muo* 
ver le genti, le artiglierie e le altre provvisioni che 
richiede la guerra^ okre che P entrare in paese ostile , 
e molto innanzi nel centro d^ una provincia nemica , 
in tempo che non solo la campagna non somministrava 
alcuna £aicoltà di vivere per gli uomini e per i cavalli, 
ma che le raccolte passate erano state consumate dalla 
ruinosa guerra già fatta , era cosa da non pensarvi y 
per la difficoltà di nodrìre P esercito, e per non essere 
ridotti a qualche sinistro accidente dalla sollecitudine 
del Re di Francia : le quali considerazioni tutte si ren* 
devano maggiori nelP animo del Cardinale , non avvezzo 
ancora a' pericolosi esperimenti delle armi^ per la qual^ 
cosa dopo lunga consultazione si deliberò in consiglio | 
che Niccolò Basti , passando con parte della cavalleria 
leggiera in Picardia , tentasse con arte di mettere qual- 
che quantità di vettovaglie nella Feia, con la quale si 
aostentassero gli assediati sin tanto che la benignità, 
della stagione, ed il corso degli afiari di Fiandra per- 
mettesse di poterli soccorrer pienaa\en(e. 



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LIBRO DECIMOQUDTTO 4^5 

Con questi consigli finì V anno mille e cinquecento 
novantacinque, lascianclo accese molte occasioni di guetv 
re e< di sanguinose fazioni alla rivoluzione delP anno 
seguente, nel principio del quale il primo evento fa 
la ricuperazione di Marsilia,) città e porto di somma 
importanza 9 collocata a^ lidi del mare Mediteri^inèo nella 
contea di Provenza. Il popolo di questa città ricca per 
il traffico delle mercanzie , e numerosa d^ abitatori y 
tiene molti privilegi e gode molte importanti immu- 
nità ottenute fino dal tempo ch^ erano sottoposti a^ conti 
di Provenza ,' e confermate ampiamente di poi che per- 
vennero sotto al dominio della corona di Francia , tra 
le quali priucipalissima è questa, che i cittadini eleg- 
gevano un consolo da sé medesimi, il quale insieme 
con un luogotenente da lui senza altri suffragi nomi- 
nato governa gli afiari della terra , tiene le chiavi delle 
porte, ed ha U cura della difesa così della' città code del 
porto, e questa prerogativa^ che sents piuttosto qualche 
spezie di libertà che una intiera soggezione, hanno sem-< 
pre i Marsigliesi conservata ton quella vivezza cV è pro- 
pria degP ingegni e della natura loro , non ammettendo 
presidj d^ alcuna sorte, e governandosi con le maniere 
proprie alla vita mercantile e marinaresca, delle quali due 
sorti di persone è per lo più la cittadinanza- composta. 
Nel principio che cominciarono a sorgere le origini 
della lega , questa città per P autorità di monsignore di 
Yins, e per essere stati guadagnati il consolo ed il luo- 
gotenente, si mise da quella parte ^ e, benché a per- 
suasione della contessa di Saux prima ricettasse il duca 
di Savoja, e poi per gelosia della propria libertà in 
poco spazio di tempo V escludesse , e con tutto che il 
conte di Carsi, ed il marchese di Yillars molte volle 
per sicurezza vi fossero chiamati , rimase però sempre 



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4a6 DELLE GUERRE aVUA DI FHANCIA 
nel proprio èssere^ ^ Ubera da ogni A^ggezione stra- 
niera. È ben vero che avendo eletto consolo sin dal 
principio della guerra Carlo Gasant ^ ed ^i nominato 
sno luogotenente Luigi d^Aix, nomini di sagace na- 
tura e d^ ingegno ardito e feroce, essi furono cosi con* 
cordi tra di loro , ed ebbero tanta autorità con la plebe, 
che continuando il magistrato per molt^ anni senza per- 
mettere che si eleggessero i successori, s' erano resi 
come padroni della città , e la signoreggiavano a modo 
loro. Ma, poiché V inclinazione delle cose della lega mise 
in necessità ciascheduno di pensare a sé stesso, questi 
conoscendosi invidiati e mal volati dalla maggior parte 
de^ principali cittadini , e temendo per la coscienza di 
molti misfatti che per mantenersi nel governo avevano 
commessi , pensarono d^ applicarsi alla parte di Spagna, 
e tennero pratiche a quella corte di mettere la città 
in mano del Re cattolico, la quale essendo di quella 
importanza e di quelP opportunità a^ regni suoi che di- 
mostra la sua grandezza, la fortezza, l'opulenza ed il 
sito nel quale è collocata , Ai commesso a Carlo Dorta , 
che passando da Genova in quel porto con dieci galee be- 
ne armate sotto' pretesto di navigare alla volta di Spa- 
gna, fomentasse la potenza ed i tentativi di costoro^ ac- 
ciocché con le spalle delle sue forze avessero maggior 
facoltà di tirare destramente il popolo a sottoponersi alla 
signoria Spagnuola: il che eseguito dal Doria con somma 
diligenza, s' andavano aggiustando di maniera le cose, 
che non era lontano il Re cattolico ad ottenere il suo 
intento , tanto più che questo tentativo si coloriva con 
diverse ragioni , per le quali pretendevano appartenere 
alP infante Isabella il dominio della contea di Provenza , 
oltre a quelle altre che alla corona di ^raùcia gli e* 
rano riservate. 



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LIBRO DECMOQUINTO 4*7 

U Re di Francia entrato ia sospetto, che le levate 
di Spagna; e d^ Italia , ed il gran preparamento d^ ar- 
mata che faceva il Re cattolico, tendessero .a questo 
fine , e che la dimora che facevano a Genova il conte 
di Fuentes ed il duca di Pastrana^ partiti di Fiandra, 
fosse per sopraintendere a questo fatto, travagliato gran- 
demente nelP animo per non poter rivolgersi a quella 
parte , commise a monsignor d^ Ossat che ne facesse 
indolenza col Papa, significandogli che se non si ov« 
viasse a questa impresa, sarebbe costretto dalla neces- 
sità a chiamare P armata del Turco nel mare Mediter- 
raneo Ì9 suo soccorso ^ il quale ufficio passato efficace- 
mente dalP ambasciatore, il Pontefice, percosso nelP a- 
nirno ed impallidendo o per timore o per ira, fece 
grave ragionamento in contrario, e nondimeno dimo- 
strando TÀmbasciatore , che cadendo Marsilia e le al- 
tre città della Provenza in mana degli Spagnuoli , Avi- 
gnone ancora e le altre terre del Papa non sarebbono 
state senza pericolo , promise d^ adop^^rarsi per far ces- 
sare questo tentativo. Ma essendosi alle querimonie 
del Re aggiunti gli ufficj degli ambasciatori di Venezia 
e di Toscana, gelosi che luogo e porto di tanta im- 
portanza^ e che soprastà alP Italia cedesse in augu- 
mento della monarchia Spagnuola, il Papa avendo molte 
volte consultato di questo fatto, e non trovando prov» 
visione che gli paresse a propòsito , prese per espe- 
diente che il cardinale di Gioiosa, il quale ritornava 
in Francia , passasse per Marsilia , ed a nome suo fa- 
cesse gli ufficj opportuni con Casaut per rimuoverlo 
^al suo pensiero^ il che benché fosse diligentemente ese- 
guito produsse piccolo effetto , perchè Casaut , uomo 
fiero e di maggior animo che- prudenza , non si distolse 
per questo dalP appuntamento già stabilito, di modo che 



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4^8 DELLE GUERRE CIVIU DI FRÀNCIA 
il Senato veneziano ed il Gran duca cominciavano a 
pensare con più potenti rìknedi par opporsi a questo 
conato , né il Papa era del tutto alieno dalP intenzio« 
ne loro. 

Ma rimosse questa pietra di scandalo la solita for<* 
tuna del Re, o il valore e sollecitudine de^ suoi mini** 
stri. Aveva egli nuovamente conferito il governo di 
quella provincia al duca di Guisa , e per incamminare 
le cose al proprio fine, aveva eletto anche luogotenente 
di lui monsignore delle Digkiere, i quali, sebbene poco 
convenivano insieme per la differenza della religione e 
per P antica diversità delle fazioni, erano nondimeno 
ambedue mal affetti verso il duca d' Epernone, il quale 
contendendo che quel governo fosse legittimamente suo^ 
poneva tutte le forze e tutta V industria per metterse* 
ne al possesso, e discacciarne non meno quei della parte 
del Re, ehe quelli che tenevano ancora le parti della 
lega ^ per la qual cosa il Re desideroso ch^ egli fosse 
in alcuna maniera costretto ad abbandonare quello che 
di già vi possedeva , ricevendo altri governi in altre 
parti del regno , avèa destinato il duca di Guisa come 
antico suo emulo, e le Dighiere come nuovo ed ardente 
suo nemico ad assicurare le cose di Provenza. 

Ebbe questa deliberazione anco altri fini e conside^ 
razioni più lontane, peì*chè essendo il Duca nuovamente 
venuto air amicizia ed alP ubbidienza del Re con patto 
di quel governo , nel quale la casa di Loreno per le 
antiche appartenenze delP eredità della casa d' Angiò 
pretende qualche ragione, stimò il Re opportuno rime-' 
dio per assicurarsi di lui dargli luogotenente di tal xon^* 
dizione , che non solo fosse per antica esperienza fe« 
dele, ma sagace ancora e risoluto per opporsi a qual* 
sivo^ tentativo che il Duca per arventurà in tanta 



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LIBRO DECMOQUINTO 4-19 

discordia degli animi , non bea deposte le antiche ini* 
micizie, potesse macchinare. S* aggiungeva a questi un 
altro importante rispetto ^ che monsignore delle Dighiere 
ed il colonnello Alfonso Corso , dimorando ambedue nel 
Delfinato, erano poco concordi, e s'urtavano nel ser- 
vizio con danno deHe cose comuni, per la qual cosa 
avea pensato il Re di rimuovere la cagione della di- 
scordia con inviare monsignore delle Dighiere nella Pro- 
venza, e con eleggere il Corso luogotenente del prin- 
cipe di Conti , dichiarato nuovamente governatore del 
Delfinato. Ma il duca di Guisa, benché nodrisse pensieri 
candidi e fini non obbliqui, pervenuto nondimeno nella 
provincia , o non ben soddisfacendosi di avere appressa 
di sé un luogotenente di tanto credito, e differente di 
religione, o desiderando chele cose col duca d'Eper- 
none passassero sotto nome ^ con P opera delle Dighie- 
re, per non mettere a sé stesso in dubbio P autorità 
ed il nome di governatore, aveva data la cura al luo- 
gotenente di discacciare dà molte terre i presidj che vi 
teneva il duca d' Epernone, ed egli , trasferitosi ad Àix, 
avea applicato intieramente V animo alla ricuperazione 
di Marsilia, come cosa di maggior gloria e di maggior 
importanza senza farne parte con altri ^ e come che 
molti trattati tenuti col mezzp de' fuorusciti di quella 
città gli riuscissero vani, gli venne ultimamente fatto 
di guadagnare un capitano Pietro Libertà, Corso di ori- 
gine, ma nato ed allevato in Marsilia , il quale con al- 
cuni fanti guardava una delle porte della terra ^ per 
la qual cosa essendo alcuni de' fuorusciti entrati scono- 
sciuti nella città , e concitato occultamente V animo di 
molti che odiavano la tirannide di Casaut, e che te- 
mevano la signoria degli Spagnuoli, stabilirono che il 
giorno decimottavo di febbraio il duca di Guisa nel 



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43o DELLE GUERRE CIVILI DI FRÀNGIA, 
far del giorno si troyasse con buon numero di fanti e 
di cavalli in un villaggio vicino , dal quale, se gli fos- 
sero fatti da' congiurati alcuni segni, dovesse accostarsi 
alla porta nominata Reale per esservi con tutte le sue 
forze ricevuto: onde, radunate tutte le genti che aveva 
nella provincia, eccetto quelle delle Dighiere, al quale 
per non lo &re partecipe del merito non volle parte- 
cipare cosa alcuna , fece mostra d^ andare ad assediare 
una terra discosta quindici miglia da Marsilia , e men- 
tre stanno attenti gli animi a quella parte, egli, vol- 
tate subito le genti la sera che precedeva il giorno de- 
stinato, prese con gran silenzio la volta della città ^ nel 
qual viaggio, &tto neli' oscurità delle tenebre, e per luo- 
ghi iangosi e difEcili , benché fosse accompagnato tutta 
la notte da una grandissima pioggia, sollecitò nondi- 
meno tanto il passo , che pm*venne }a mattila confor- 
me air appuntamento ad alcune case contigue ad una 
chiesa dedicata a san Giuliano per aspettare in quel 
luogo se gli fossero dati i contrassegni. I congiurati , 
dubitando che la strettezza del tempo avesse trattenuto 
il viaggio del Duca, misero fuori della porta alcuni dei 
loro soldati acciocché riconoscendo conforme al solito 
se il paese alP intorno era netto , potessero compren- 
dere s' egli fosse arrivato. Questi ritornati a dietro eoa 
grandissima fretta, e riferendo di aver scoperto gente 
armata sotto san Giuliano furono cagione, che Luigi 
d^Àix, venuto poco innanzi alla porta, dopo d'aver dato 
al console avviso della scoperta, uscisse con venti dei 
suoi più confidenti per riconoscere da sé medesimo il 
vero di quello che riferivano i soldati. 

Uscito che fu dal portello, i congiurati serrarono tutti 
i rastrelli, né tardò molto a sopraggiungere il Console, 
il quale introdotto nella guardia, mentre interroga i 



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UBRQ DECIMOQUINTO 43 1 

soMati di quanto ayeauQ riferito, fi| impcovvisamente 
assalito da Pietro Libertà e da quattro de^suoi com- 
pagui^ e^ percosso prima d^un gran colpo di partigiana, 
fu da loro eoa i pugnali levato totalmente di vita, il 
che essendo succeduto prosperamente, e seguitando vo« 
lentieri tutta la guardia la volontà ed il nome del suo 
capitano , furono fatti i contrassegni col fuoco al duca 
di Guisa, il quale, avanzandosi per accostarsi alla porta, 
fMncontrò nel luogotenente Aix, e senza molto con<* 
trasto lo mise in rotta , di modo tale che ferito e mal 
trattato, avendo trovato nel fuggire serrata ed occu- 
pata la porta, fu costretto di salvarsi nella fossa, ed indi 
vicino al porto scalando le mura si condusse nelF estreme 
parti della' città, ove chiamando alParme tutti i suoi 
partigiani insieme con Fabio Gasaut figliuolo del con- 
sole di già morto, con più di cinquecento armati s^ in- 
camminò tumultuos&mente per ricuperare la porta ^ ma 
intanto ella era stata aperta, e v' era entrato il duca 
di Guisa cbn tutta la sua gente, e dall'altro canto i 
fuorusciti, chiamando a libertà i cittadini e la plebe, 
aveano sollevata tutta la terra : per la qual cosa , dopo 
che il Luogotenente e Gasaut ebbero combattuto lo 
spazio di mezz' ora nelF ingresso della strada che im- 
bocca la porta Reale, crescendo tuttavia per ogni parte 
il tumulto di quelli che armati gridavano f> viva il Re 
e viva le Fiordiligi f> essi , dubitando d' esser colti nel 
mezzo, si ritirarono nella casa del Comune, ove instando 
ferocemente il duca di Guisa, il quale fra le archibu* 
giate, i sassi, i legni ed i fuochi artificiati che vola- 
vano per ogni parte, versava intrepidamente neUa fronte 
de' suoi , ^, impotenti a resistere, si fuggirono di na- 
scosto, e, con una barchetta passato il porto, si condus- 
sero P uno Bel tempio di santa Maria, e P altro nel 



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43^ DELLE GUERRE CIVILI DI FRANCL^ 
convento di. san Vittore , ed i loro uomini riioasi «enra 
soccorso furono in poco spazio d' ora tagliati a p«s^ 

Era di già tutta la città con le bande bianche ae« 
corsa al duca di Guisa, onde egli non perdendo mo^ 
Biento di tempo, assaft nell' istesso punto ed occupò 
con poca resistenza la fortezza di san Giovanni , e quella 
.del Capo di Moro, che sono sopr^ il mare, e. da quelle 
senza feapporre dilazione cominciò a percuotere con le 
artiglierie Ite galere del Doria, le quali erano sorte vi<* 
cano alia bocca del porto» 

Fu grande il tumulto, e molto Io spavento àMm 
l^lere, ma il Doria, che saviamente s' era tenuto ]on^ 
tano dalle fortezze, e nel principio del tumulto aveva 
filtti imbarcare tutti i soldati, *usd felicemente seosa 
ricever danno, ed albicandosi in mare si discostò dalla 
tetra. 

n duca di Guisa, vittorioso in ogni luogo, attese tutto 
quel giorno a provvedere che nel tumulto la città non 
ricevesse alcun danno, ed, alloggiatele genti sae nei 
posti più principali, si fece totalmente 'padrone deUa 
terra con -tanto maggiore facilità, quanto con la ma« 
gnanimità nel combattere , e con la prudenza neW a« 
cquietare il romore, s^ aveva acquistata somma ben»» 
volenza deV Marsigliesi. Si arresero il giorno seguente 
Luigi d"* kìx e Fabio Gasaut , avendo pattuito di po« 
lersi liberamente con le loro cose^trasfecire a Genova, 
e che cpntra i loro satelliti non si potesse procedere, 
se non con pena delP esilio , restando a questo modo 
la città libera dal dominio usurpato da costoro ed in- 
teramente ridotta alP ubbidienza reale. Fu grande ed 
opportuno P acquisto di questa piazza, porto princi« 
pale del mare Mediterraneo, ed appropriata scala al 
commercio di molte nazioni j e tanto più riusci proprio 



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' LIBRO DECMOQUINTO 43 J 

iaqveM tempof, che di già la potenza Spagnuola vi 
aveva messo' il piede,^perckè se oel beneficio del tempo 
vi si Ibsse confermata, sarebbe stato sommamente di^ 
fioile, per la vicinanza degli altri Statfdel Re eattoKco, 
di pòlernela discacciai^. - 

* bitanto che si attende élla riunione della contea di 
Proveqza , gli. assediati delta Fera erano riddllti a stretti 
iern^tni dalla fame ^ per la qual cosa Niccolò Basti 
tfestinato a portar loro il soccorso, pervenuto a Daai 
titi4^va fra sé stesso considerando il mòdo col quaW 
m dovesse comportare nelP introdurvi qualche quantità 
di vettovaglie, e riuscendo 'ogni partito difficile noa 
solo -perchè la cavalleria del Re rompeva con somma dili- 
{[enza tutte le strade , nia anco perchè gli aditi stretti 
di pervenire alta terra erano tanto ingombrati dalP am- 
piezza de^ forti , che non v^ era speranza di poter tra- 
passarli, e nondimeno, sttingendo la necessitià,' fece av- 
vertito Alvaro Osorio, che tenesse apparecchiate al- 
cune barchette per. uscire dalla terra, come gli fosse 
fatto il segno , ed accostarsi alle rive della palude, per 
ricevere quel sussidio ch^ egli avrcS>be tentate di couv 
durre sino a quel^uogoj il qc^le avviso essendo feli- 
cemente passato dentro della cittì, e messo P.appun-* 
tam^i^to, egli partito da Dnat eoo seicento cavalli si 
condusse di notte al Castelletto, ove fece tener serrate 
le porte, acciocché a' Francesi non pervenisse notizia 
del suo viaggio: ed avendo in quel, giorno provveduto 
che ciascuno de^ suoi portasse in groppa un sacchetto 
di farina ed ^nn fascio di corda di archibugio al collo, 
perchè anco di. questa pativano nella Fera, part^ nel- 
r oscurare del giorno, e «passato-li^ riviera di' Somma 
si condusse su là strada di san Quintino, la quale città 
4asciata..i|U'la man destra, camminò con ianla sotlébi- 

D>tVILA VOL. *T . iS 



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434 DELLE G0GMUÌ GIVIU mPftACfCfA 
tudlne^ Gh« b iDftttiii» dc^«editel di mtffso glonae nir 
jQDO ai quartieri dcHaT cavalìeria del Re^ t quali ttvvU 
aati da^ iivi delle «enlinelle, diedera •IrepitosameDte 
air armi, avvisandoci dover esser vicino qualche eoe- 
corso de^Aemidf ma ami de»4a oe)>bia^ ^ per «v- 
teolora era «oità nel ftfr del {[ioriio, fu coA &vore- 
vole air inteoaione^ dal BasU, che i corpi di guardia 
Art Re, daodoai egaalmenle air armi da tutte le parti ^ 
9K^n sapevano scoprire da che banda venissero i Do- 
ttici^ e mentre caufamente si studiano di riconoscere 
e di fare la discoperta, il Basti senza trovar riscontro^ 
paaiaudo tra il quartiere de^ Raitrf e quello del duca 
di Btigtioue^ pervenne alle sponde della palude, appunto 
vicino alla corrente del fiume^, ^ tiQpvato che V Oso- 
i-io con le barchette era pronto per ricevere il soccoiw 
ao, e caricate cJbti g^n* celerità le farine e la eorda, 
voltò brìglia, e con la loedesioia prestezza, vedendo 
che la cavalleria Francese e la Tedesca avendo final- 
mente avuta ooti^&ia del spo arrivo s^ era posta su la 
atvada di san Quintino per impedirgli il ritomo, egli , 
|MieiQ molto diverso cammino, si mise sn la strada di 
Guisa I e, senza tro vìire opposizione ^ si ricondusse feli* 
cernente a CSambrai. 

Questo fiooGOrso net quale ebbero ugualmente parlo 
P industria e la fortuna, empì di somma gloria il nomo 
del Basti, ma portò pooo aollevamento agli assediati 
di^ Fera , 9^ quali per il grosso numero durarono 
|Kiehl giorni tè ferine che tf erano condotte , ed il &o 
il quale di giqrna m giorno concorrevano nuove fonte, 
«strittgevs maggiormente P assedio^ ed ingombrava tutte 
JUt strade, le qualif tagliate, fortificate d^ argini q dt 
Arincee^ e ^vdate d» apeis» corpi di guardia di ca« 
idHeiMr^ wm |p x> aV ano' -alioona eperanaa da «pensare « 



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nuovo «oooorso. Ma {frotuogaodosl V ets&eètQ per k oa« 
fitanfii <le' difensori, il Be^ persuaso dalle ragkmi di a|* 
-TUoi de^^nqi ingegneri^ pensò di chiudere dalla parte. 
éi sotto il corso al fiume che cagiona la palude ^ e 
farlo gonfiare ed ingorgare di maniera ^ che la città st: 
empisse d'acqua in altezza tale, che i difensorr fbe« 
aero costretti o di arrendersi o di affogarsi. Si cornine 
ciò quest^ opera con grandissima quantità di guastatori 
,^^accoUa da tutti i luoghi vicini , ma benché vi si la*- 
yorasse con grande arte » con assiduità non minore^ 
}e pipggie nondimeno della stagione, per le quali di 
quando in quando cresceva la corrente del fiume, bet^ 
4ÌA per V ordinario placido e quieto, impedivano . al 
progresso rompendo gli argini^ e bene spesso traspof^ 
laudo la steccato, e rendendo vane in un^ ora le fati- 
che di molti giorni, e tuttavia assistendo il Re perso», 
nalmente air opera, ella si condusse finalmente alla suei 
perfezione^ ma non si trovò ella cosi tosto finita, che. 
apparì quanto molte volte siano fallaci le immagina- 
zioni àe&V ingegneri, perchè essendo la terra molto pili 
aita àdìik palude, cosa preveduta £in dal principio ^ 
atf>Ui y e costantemente oppugnata dagli autori del dise* 
.|[no, r acqua crebbe poco più di due palmi dentro:.!^ 
terra,, e questo accrescimento fece con tanto intervalla, 
che gli abitanti ebbero comodità di trasportar le cosa 
loro ne^ luoghi superiori senza ricever danno ^ benché 
ealando nello* spazio di due giomi V acqua per avetf 
lotto in diverse parti della palude più bassa^, ne ro^ 
. tasse la città piena di fanghi e di pantani^ dair essisi 
aione de^ quali corromgendosi P di^a^ si cagionarono 
pericolose iufern|it^ óella lem: 4i /nodo che epsenda 
danneggiti ^b peir inacidente e dopo it corso di loqttl 
^riii ^i ««sediali^ fi^g&pi^ éi h 6licbe delFi^Krala 
4M Re nA «prìch^tpofe ìiitmU) -Mltliqpio mmtklmMck^' 



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436 DELLE GUERRE CIVILI DI FRANCIA 

Rimanera la solita speranza della fame, la quale dopo 
taoti mesi d^ assedio stranamente cresceva, ed era già 
fatta irreparabile , né altro tratteneva i difensori se non 
V aspettazione del soccorso.' A questo era intento con 

tutto r animo il Cardinale, il quale, acquetata gran parte 
degli abbottinati, e pagate comodamente le genti, aveva 
messo in punto V esercito per tentar questo effetto y ma 
ninno de^^suoi capitani, tra i quali eraqo principali il 
duca di Arescot, il marchese di Ranfì e Francesco di 
Mendozza grande Amiradte d^ Aragona, lo consigliava 
di avventurare il suo campo a questa impresa, e la 
ragione era in pronto , perciocché non solo il Re nello 
spazio di tanti mesi aveva avuta piena comodità di 
munire egregiamente il proprio alloggiamento, ma quello 
che più importa, aveva ripieno di grossi presidj e di 
molta cavalleria san Quintino , MonteroUo , Bologna e 
tutte le altre città le quali circondano la Fera , di modo 
tale che se il campo Spagnuoto le avesse trapassate per 
condursi a far levare P assedio, esse, restando alle spalle ^ 
gli avrebbono rotte le strade, e levato il concorso delle 
vettovaglie^ sicché se V impresa di far disloggiare il Re 
fòsse camminata con lunghezza di qualche giorna, co« 

' m* era certamente da dubitare, V esercito ^si sarebbe 
pósto a pericolo di qualche duro incontro. Aggiunge- 

' vasi che avendo il Re dopo la pubblicazione della con- 
cordia ricevuto con gran dimostrazioni di onore il duca 
di' Mena, venuto con il sao seguito fT ritrovarlo nel 

'campo sotto alla Fera, ed essendo arrivati alP esercito 
il gran contestabile di Momoiransi, il duca di Mom- 
pènsieri e la maggio^ parte de^ signori del Regno, si 
trovava aver sotto aU^ insegne dìciottomila fanti e poco 
meno di cinquemila cavalli; esercitò cosi potente mas- 

' simamente per il 'valore della cavalleria/ che era da 



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LIBRO DEaWOQUINTO 437 

procedere con gran, riguardo nel metterai tanto innanzi 
nella provincia a fronte di fone cosi grosse, e nel mezzo , 
di tante terl^ nemicbe* ^ 

Non era similmente incognito al Cardinale, che gli 
Stati d^ Olanda, desiderosi che la guerra si continuasse 
in Francia, aveano posto in mare un^ armata di molti 
legni per iskarcare genti in soccorso del Re di Francia 
a Bologna, e che la Regina d^ Inghilterra, benché il 
Re non acconsentisse a tutte le sue dimande, avea non- 
dimeno per sostentare gP interessi comuni spedita un 
armata in suo aiuto con ottomila &nti, che-si cre- 
deva dovessero sbarcare nel medesimo luogo; per la 
qual cosa dubitavao^o i Capitani che unendoci queste 
forze riuscisse, non solo vano il tentare il soccorso. della. 
Fera, ina molto . pericoloso ancora il ritirarsi. 

Queste cagioni ampiamente discorse nel cpnslglio fé-, 
cero fere risoluzione al Cardinale di tentare la strada 
della diversione, perché mettendosi a campo a qualche 
importante città pel Re di Francia , o V avrebbe* C08« 
tretto a levarsi con tutto T esercito dalla Fera per ve- 
nire a soccorrere il luogo travagliato, o, se persistendo 
neir assedio non curasse di soccorrerlo, si sarebbe fa- 
cilmente acquistata un^ altra piazza equivalente alla. Fera* 
Ma neir el^ger^; il luogo che si dovesse assalire sor- 
gevano diÌEc(^lta non minori, imperocché le città di 
Guisa, di Han, di Guines ed altri luoghi simili più vicini 
alla. Fiandra non erario da mettere in comparazione 
della Fera; e san Quintino, Monterollo e Bologna erano 
cosi ben fortificate e cosi ripiene di genti, che era im« 
possibile il pensare di conseguirle, ^i modo che tra V am-^ 
biguità di questi partiti ^sarebbe stato. lungamente irre:; 
soluto Pantnio del Cardinale, ^ monsignore di Rono 

non V avesse segretamente persuaso a nuova impresa 

e non antiveduta da verun altro. 



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d9 prdfioo per laoga esperienza nonsignofe ifi Reno 
& luUe le fortezze del Re di Francia, e V esempio delle 
tsom passate gU fiiceva sovTenire quanto facilmente si 
•{>otesse conseguire la piazza di Calais^ jpoichò quanto 
]>icL la sua fortezza per il sito e per Parte la faceva 
{u apparenza stimare inespugnabile , tanto meno si cura* 
vano i difensori di guardarla con quelle diligenze con 
le quali si devono custodire i luoghi di molta impor* 
ianza^ per la qual cosa mentre quella città (u sotto 
41 dominio dei Re d^ Inghilterra, il poco presidio che vi 
•tenevano, aveva invitato Francesco duca di Guisa siil 
T anno mille cinquecento cinquantasette a ponervi P aa* 
eedio, il che gli era anco co^ fadlmente riuscito, cha 
contra V aspettazione comune per questo solo manca* 
^mento se n^ era reso padrone^ il che andandogli spesse 
volte per la mente , aveva , come curioso e peno d* in- 
dustria, presa sicura informazione che monsignore di. 
"Bidossano al presente governatore di quella piazza non 
vi teneva più di - seicento Cinti , presidio per nìuna 
'maniera suflBcieqte a sostentarla, avendo voluto* qud 
Cavaliere, o per fine d^ interest o pure per P errore 
universale degli uomini, fidarsi più nella fortezza dei 
Tipari^ che nel numero o nel valore de* difensori. Ag- 
giungono che avendo il Re di Francia invitato i signora 
della Noa e della Valiera a riconoscere lo stato di 
tutte le piazze poste ne' confini di Picardia, essi non 
Scendo la visita con quella segretezza che a simili fac«^ 
eeode dovrebbe andar sempre in conseguenza, avevano 
con fiicilità fiancese diseqrsQ assai liberamente dello stato 
debole di quelle fifontiere^ ed essendo loro opposto la 
fortezza drCalab tanto màg|nificata dalla fama, risp€l» 
i^ero inoonsideratamente che xid attaccasse qudìb piazza 
xbbI \mgq^ é Delta maniera appropriato, T espagoazioiie 



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«uà «irebbe faccenda di -dodici «di ^ioroi^ Ite -q^nit pa* 
role rapportate da chi aveva carico di br la* ^a # 
tBonsigDore di Reno, eccitarono la «agaaità aoa e pe» 
ttetrare il luogo ed il «nodo che «juesli riooooficilori 
avevano accennato. 

Entrato pertanto in j^siero di poter conseguire que- 
sta città famosa per la sna fortificazione^ ed opportuna 
per P adito del mare e per la qualità del porto alla- 
cose di Fiandra e d^ Inghilterra, v» fece con le •sue' 
ragioni inclinare T animo delP Arciduca , e tanto pr» 
quanto tutte le altre imprese erano da grandissime dif^- 
ficoltà attraversate. Ma essendosi, tra di loro deliberato 
^' attendere a qnesto tentativo sema fiime alcuna dteio*' 
strazione, diedero a credere a tutti gli altri capitani 
volere assaltare Monterollo, luogo posto sulla strada 
diritta per la quale si perviene alla Fera, e di mi^or 
qualità che non erano nò san Quintino né Bologna, 
e con questa dimostrazione avendo fatti fare gran prov- 
vedimenti di vettovaglie e ói carriaggi per eOndorle è 
Duai, ad Àrà^ e negli altri luoghi de^ confini, il CaF» 
dinaie avendo destinata Valenziaoa per piazza di arme 
alle sne genti, vi si condusse personalmente il penai* 
timo dì di marzo, ove, rassegnato P esercito nel quale 
erano «cimila fanti Spagnuroli , seimila Valloni , duemila 
Italiani e quattromila Tedeschi, mille e dugento tra 
nomim d^ arme e corazze, e poco meno di duemila cavai 
i leggieri, divise le genti in molte parti, e fece loro pren^ 
dere diverso tiaggio V ana dalP altra , per tenere magw 
l^ormente sospesi gli ztAqfB de'oemici* Inviò Ambrogjo 
£andriaiio verao ItoateroUa eoo tana parte dèlia eavaU 
feria Iqjgieni a con il terso del marchese di l!yevico^ 
coB r altra ^fta iitfxaniAeggmn a^iiieammiiiòUSa«tf 
nel territorio di Caaihgpi: jl^laatft Mcawteyr of Mp^ 



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44o DELLE GUERRE CIVILI Dr FRÀNGIA 

di Spagnaoli e due di Valloni sMncaiHminò alla vòlta 
di san Polo, ed il coate di Bossùcon le truppe Fiam- 
minghe prese la .volta d'Aràs e di Betunoa; le quali 
diverscf apparenze mentre tengono sospesi non meno i 
suoi di quello che facessero i Francesi , monsignore dU 
Ronp con i terzi Spagnuolr di Luigi Velasco e di M" 
^ fonso Mendozza j e con quattrocento cavalli uscito di 
Valenziaoa^ la itera de^ quattro d'aprite, passò cammi- 
nando tutta la notte, a sadf Omero, ove unitosi con. 
il^ colonnello la Berlo tta e con il conte di Bnccoi, i 
quali con due terzi di Valloni P aspettavano in quella 
terra , e presi seco tre cannoni e quattro pezzi minori 
d'artiglieria si spinse velocemente alla volta di Galais^. 
ove arrivò tanto più improvviso, quanto essendo quella, 
piazza fuori di mano, nelP estremità di una lingua di 
terreno che s' aviipza per lungo spazio pel mare , né 
Spagnuoli né Francesi avevano mai pensato né di di- 
fenderla né di oppugnarla. \. 
, È posto. Calais alla spiaggia xlel mare Oceano, nelle 
ultime parti ti' un promontorio non più che trenta le« 
ghe discosto dall' isola d' Inghilterra^ ed ha un porto 
capacissima, il quale, .coperto dalP una parte e dal- 
l' altra da grandi, e rilevanti tumidi di sabbioni che 
chiamano volgarmente Dune ^ si rende, sicuro e copiodo 
ad una ben grande quantità di vascelli^ La^ città é cir- 
condata quasi d'ogni intorno dalle, lande .qrve stagna 
il mare, ed allaga il piano per molte miglia, e ri- 
stretta, tra quattro, argini da .un' amplissima fossa à, 
costituisce di forma quadra , avendo a ciaspuno de' tre 
angoli f. oltre .molti torrioni .0 rivelliui per la cortina, 
pn baluardo reale, di -fabbrica moderna con i spoi ca- 
valieri ai dentro^ ed al quarto angolo, che da Po- 
nente a Settentrióne si distènde , in luOgo ^di baluardo 



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LIBRO DECMOQUINTO 44f 

siede, la tocca ^o^ castello che; la vogliam noounare, 
fabbricata parimeote di faroià quadra , ma con i suoi 
torrioni alP antica', i ifaali la fiancheggiano d^oguMn- 
torse. Sono molto larghe e molto profonde le fosse , 
perchè ricevono P ac(^a à»\V una parte e daU' altra y ^ 
e la terra la quale gira poco men dVuna lega, è tut- 
t^ intorno . munita ed assodata di grossi terrapieni, seb^ 
bene per la poca cura di chi ne avea avuto il go- 
verno, in molti luoghi per la lunghezza del tempo di- 
fettosi , ed in alcun altro disfatti ed abbattuti. Dalla 
parte di fuori lungo le rive del porto si* stendq un 
grosso borgo pieno di abitanti rispetto al traffica ed 
alla comodità de^ marinari , e da quella parte sbocca 
un grandissimp corrente d^ acque, che dalla laguna ri- 
strette tutte in un alveo traversando la terra scorrono 
impetuosamente nel. mare, DalP altra parte del porto 
e nella punta delle Dune, che dalla banda di Tra- 
montana la ricpprono, si^de una grossa tprre e ben 
forte nominata il Risban^ la quale chiudendo la bocca 
del porto piena di molti pezzi di artiglieria , icnpedi- 
sce r ingresso con gran facilità aK[ual si vpglia sorte 
di legni. Ma dalla parte di terra ferma, la quale, ri- 
spetto alle lagune qhe largamente ingombrano , resta 
molto ristretta , lontano upa lega dalla città è collo- 
cato un ponte sopra un^ acqua che scorre nelP Ocea- 
no , il quale fortificato con le sue torri serra totalr 
mente ed impedisce la strada , che per un argine molto 
angusto conduce dirittamei^te alla terra. Chiamasi quer 
sto il boi^o di Nieulet o di Pfobriga. 

Conosceva monsignore di Ronq che tutta la sper 
ranza di conseguire questa fortezza . era posta nelP oc- 
cupare velocemente questo ponte di, Nieulet ed il Rt- 
sban , perciocché non ottenendp il Nieulet vi crebbe 



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44» DEU^ OUERBE OVIU 01 nh^UI^ 
flta^ molto che fiire nA passare V acqua , e nel coi^ 
dora sotto la terra, e se non occapasse il Risban , di 
modo che potesse rimaner padrone della bocca del 
porto y sarebbono Concorsi per la via àA mire nella 
città tali aiuti , che non si sarebbe potato fiir pia fon* 
daraento sul pOco numero de^ difensori ; per la qoal 
cosa marciando da sant' Omei*o con celerità mirabile 
rispetto alle artiglierie, che facerano aeco il medesimo 
TÌaggio y si condusse la mattina del nono giorno d' a- 
prile a vista del Nleulet nell^ apparire delP aurora , e 
senza dar tempo a^ difensori , che non erano piti di 
quaranta , di potere o prendere animo o ricevere aiuto, 
lo fece assalire dalP una parte dalla fanteria Spagnnola, 
daìP altra dalla Vallona, tirando tuttavia i quattro petzi 
minori d? artiglieria, non già perchè in quel modo fa« 
cessero molto effetto , ina per accrescere lo spavento 
a* difensori, i quali essendo cosi pochi, mal provve** 
duti, e coltfralla sprovvista, e, quello che importa pihy 
senz^ alcun capo che con V autorità sua gli ritenesse in 
fede, abbandonarono vilmente la difesa, e si ritirarono 
fuggendo verso la terra. 

Ottenuto il Nieulet, monsignore di Rono, lasciate a 
guardia del posto quattro compagnie di Valloni, e non 
perdendo pure un momento di tempo , si avanzò nel- 
P istiesso punto ad assalirò il Risban, e piantate tumul« 
luariamente le artiglierie, lo cominciò furiosamente a 
percuotere sutt^ ora del mezzo giorno^ oltre di che, 
"-4tvendo tirati tre de* pezzi minori alla sponda del por* 
to, con i tiri di qudli « con i moschetti de^ Valloni 
impediva che non vi potesse entrar maggior numero di 
difensori, sicché avendo quei del borgo, collocato di là 
dal porto, teittato pi& vdita di entrtovty fiirono sem^ 
pre costretti « ritirarsi. 



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iJBBO DEaftfOQUWTO 44*. 

Eraoo oel fUsban sessanta soli soldati) a questi an* 
cera seoz^ aìcno capo di consideratone , di modo tate 
ohe^ sebbene il Inogo era forte, e poteva esser difeso 
lo spazio di molti giorùi , essi oondtmeno come videra 
apparecchiarsi V assalto ^ perduti d^ animo 1' abbando^ 
narono , ed , assaliti e rotti oelta fuga , appena trenta 
di loro col bene6cio di alcune barchette pervennero a 
salvamento nel borgo. Monsignore di Rono non man-» 
cando a tanta fclidkà di principio , entrato nel Ris- 
baup riordinò Partigliene e vi alloggiò molti fanti ac«' 
ciocché più sicuramente s^ impedissero t soccorsi del 
mare ^ e ben ve ne fu di bisogno , perchè la mattina 
^guente comparvero molti legni dell^ armata Olandese 
eh' era sopra Bologna , e procurarono cpn ogni sforzo 
possibile di pervenire nel porto ^ ma, rispinti e fra« 
cassati dalle artiglierie del Risban, furono finalmente 
fatti allargare, ed essendosi per molte cannonate af« 
fondata una nave carica di vino nella bocca del por'4 
to , tanto più restò impedito V adito a chi volte en^ 
trare, e nondipieno due piccole barchette delle Clan* 
desi con due capitani e con ottanta soldati avventa^ 
rosamente vi entrarono, sicché smontati nel borgo ivi 
ai fermarono per la difesa. 

Intanto il Cardinale Arciduca avendo, avuta notizia 
del prospero progresso de^ suoi, rivoltate ttitte le genti 
a quella parte, vi 1si condusse con la medesima celerità 
la sera del giovedi santo, undecimo giorno d" aprile, e, 
disegnato P alloggiamento del campo tra Gasai di IMhre, 
il pónte di Nieulet, ^ la via che conduce a Grave* 
tìnga, egli A accampò nella chiesa di san Pietro^ ntèzza 
lega discosto dalle mura. Assediata la dttà, a muniti, 
rispetto al «ito lutto ingombrato di fosse e di lagum»! 
con gran facilità gli alIog^jsifiMtiti, monsignove di Rodo 



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444 DELLE GUERRE dVIU DI FRANGA 
bene mfonnata^^l difetto deOa maniglia disila partMrhe 
goarda verso* il borgo, deliberai di. piantare una bat« 
teria^^nell^ estreme parti del porto , perchè «ebbene lo 
impedimento del passarlo pareva in apparenza gran- 
dissimo , egli avea nondimeno osservato che nel riflusso- 
dei mare che jessi chiamano la bassa marea, calavano 
V acque di. maniera che le estremità dd porto restavano 
asciutte , ed il fondo era di maniera sodo e ghiaioso che 
porgeva opportuna comodità alle fenterie di poter con« 
dursi alP assalto^ ma per non lasciare anco dalP altra 
parte gli ass^iati senza travaglio, e per dividere la de* 
bolezza. loro, disegnò di fiire un^ alti^ batteria incon-. 
tro alla strada di Gravelinga, ancorché la muraglia da 
quel lato fosse ottimamente terrapienata e difesa dai 
fianchi dei due baluardi reali. 

Piantaronsi alla batteria del borgo diciassette can« 
noni , e quindici alla strada di Gravdinga , e eoa al« 
tri otto pezzi si levarono le difese dell' un balujBirdo e 
deir altro, Furouo il giorno di Pasqua , decimoquarto 
di del mese, perfezionate ambe le batterie, e la raat* 
tina del lunedi nell' alba cominciarono impetuosamente 
a percuotere e dall'una parte e dall' aitila ^ nò i difen« 
sori, perduti nella picciolezza del numero, fecero ten*« 
tativa alcuno per impedire t nemici , e solo il primo 
giorno mentre si batteva il Risban uscirono per con* 
dur dentro le robe, e le vettovaglie, né da quel giorno 
in poi ardirono più. di fere alcun effetto* 
, ' In questo stato di cose, il Re, avuto avviso della mossa 
del campo Spagnuolo , né potendo discernere, a qual 
parte egli fosse ultimamente per (Hcgare, lasciato il 
Contestabile al governo dell' esercito sotto la Fera , 
con seicento eavalli e con il reggimento delle sue gupr- 
die s'era •condotto ad ÀhbeYÌlla, e da quella, città a« 



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LIBRO DECIMOQUINTO 445 

veva spinto 3 signor di Monluc con duemQa fanti a 
Monterollo , dubitando, come divo1|[ava h fama, cbe 
r esercitò nemico fosse per assalire quella terra ; ma 
avendo il giorno decimo terzo avuta notizia che il 
campo s^ era improvvisamente condotto sotto a Calais^ 
spìnse con gran sollecitudine 11 medesimo Moniùc, il 
conte di san Polo governatore della provincia , ed il 
marchese di Belin, perchè, imbarcandosi nel porto di 
san Valeri, tentassero d^ entrare nella piazza^ e, non- 
dimeno , benché essi francamente eseguissero gli or* 
dini avuti , rispinti da^ venti contrari che impetuosi 
Soffiarono tutti quei giorni, furono costretti a ritor- 
nare senza fratto nel medesimo luogo; per la qual 
cosa il Re, reso impaziente del prossimo pericolo dei 
suoi', volle trasferirsi personalmente in quel porto; e, 
perseverando tuttavia V avversità del tempo , si con- 
dusse a Bologna il* ài seguente, sperando. Come dice- 
*vano i marinari , che di là non riuscisse così difficile 
il poter soccorrere gli assediati; ma, pervenuto a Bo- 
logna , e renando i Venti medesimi erano P istesse 
difficoltà, e forse maggióri, né per la via di terra, 
essendo grossamente guardati tanto il ponte di Nieu- 
let, quanto Casal di Mare, 'e tutto P esercito nemico 
accampato da quella parte, si poteva pensare di'{>oi<^ 
gère agli assediati di Calais alcuno aiuto : ohde il Re 
per ultimo partito, avendo meisisi alcunllegni in mare 
carichi di eletta finteria , volle che andassero tanto 
'volteggiando e schei^mendo con la diversità de^ tempi , 
che fossero presti ad ogni aura di vento prospero di 
iiiti*odurÌ5Ì a qualche modo nel portb; ma né questa 
* partito fu di aldun beneficio , perché i legni lunga- 
mente agifati e spinti in diversi luòghi, noti poterono 
accostàrsl*mai arpòrto, e sé vi si fossero accostati, sa- 



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4461 HiSLLR GllEilft£ GITiU M FftAlf CUk 

iiebboiia stati dal fiisban «caramente nnpinlL- fféf i- 
stesso tempo farono spedite dal Re molte feluche In- 
contro air armata d^ Inghilterra j per sollecitare la sua 
venuta ^sperando se si potessero a tempo sbarcar le 
genti di &re qualche 6fi3rzo gagliardo per astringere il 
Girdinale a levare il campo di sotto a quella piazza^ 
ma tutto. era vano^ imperocché Tarmata d^ Inghilterra, 
radunata nel porto di Dovera j e pronta per partire , 
per diversa intenzione della Regina era tuttavia trat- 
tenuta, trattandosi strettamente dagli ambasciatori Fran« 
cesi ^ e particolarmente da monsignore di Sansi pas* 
s;4tovi nuovamente a questo effetto, delle condizioni 
con le quali ella si dovesse sbarcare, nel che per la 
varietà degP interessi non potendo convenire le parti , 
eeorreva il tempo senza conclusione. 

Ma intanto avendo le artiglierie Spagnuole battuto 
il lunedì di Pasqua dalP apparire delP alba sino air ìn* 
clinazione del giorno y ed essendo caduta in quelP ora 
V opportunità della bassa marea, si avanzarono 1 fanti 
Spagnuoli d? ambe le parti per dare risolutamente T as- 
salto. Non fu del tutto prospera la fortuna, come era 
atata per r addietro , a favorire i pensieri di monsl*- 
^ore di Rpno , perciocché sebbene il vento era stato 
4tttto il giorno favorevole alla sua artiglieria , cosa di 
jion poco momento per liberarsi dal fumo , e per pa- 
ter piii speditamente operare ^ la sera nondimeno per- 
severando , anzi soffiando d^ ogni ora pia gagliardo , 
non permise che calassero tanto Tacque, che V estre« 
.mità del porto rimanessero del tutto asciutte, onde 
pQnvennero t fanti passare con Y acqua insino sopra il 
^inoccbio^ ed in tal luogo ano leJla cintura, il che ri* 
:i|ardando f assalto riuscii di. non pooo impedimento^ e 
nondimeno^ ifapot V^^mAa f artaoola -delP aoqoa.^. e»» 



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UBaO IffiCSSfOQUIRTO 44^ 

sendoftl oombaltuto ferocemente sino alte ([oattio ove 
della notte ^ rispetto alla lana nel colmo, loddissima, i 
C*vancesi, avendo perduto più di cento de* loro^ e ira 
Questi ano de^ capitani Olandesi , tisolverono di rit»^ 
rarsi ^ ed, acceso fuoco per ogni parte nel borgo, si 
eondussav salvi nella terra, 

- Passò monsignore di Rono il martedì con tutta 
P artiglierìa nel borgo abbandonato, e non vi esseiulo 
fianchi da queHa parte éhe potessero impedire la bat-* 
feria , piantò senza difficoltà ventidaeipezzi sopra Porlo 
della fossa , non con altro riparo che con semplici e 
poco rilevanti gabbioni, ed il giorno seguente comin- 
ciò a percuotere con tanto furore nella muraglia, che 
per non essere ben terrapienata ^ diede in poche ore 
larghissima comodità di poter r dare V assalto^ ma, men- 
tre le fanterie miste di Spagnuoli , di Valloni e d^ I^ 
taliani si apparecchiano per avana^rsì alla breccia, i 
difensori, sbigottiti dalla grande apertura, e dal poco 
numero al quale erano ridotti , mandarono fuori un 
tamburino a trattare d^ arrendersi, e la medesima sera 
pattuirono di abbandonare la città e di ritirarsi nel 
castello , il .quale se fra sei giorni non venisse soccor- 
so , promisero di rimettere in mano del Cardinale. 

Il Re, che si ritrovava a Bologna, ebbe avviso nel 
medesimo tempo della composizione di Calais , e rispo- 
sta dal conte di Essex capitano delT armata d^ IngbiW 
terra, col quale essendosi abboccato monsignore di 
Sansi, era entrato in grandissipna speranza di &re dmr- 
care gP Inglesi , e che col rinforzo loro si potesse 900^ 
correre il castello nel tempo determinata: ma non era 
oosi pronto il Conte oom^ egli desiderava , perchè avendo 
molte volte promesso il fio di dare una piazza ne^ lili 
^d4-snareg4o{ier «onodor o fier jricareva della nazione 



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448 DELLE GUERRE OVILI DI FRÀNGIA 
laglese, aveta poi con di vene iscusazioni diflferito * di 
&i4o • ed essendo idlimamente condesoesi i suoi aonba- 
sciatori appresso tjuella Regina per far mnoTere V ar« 
mala in suo soccorso, a promettere che seguirebbe 
V eilettq, il G>nte ricusaTa d' entrare in porto e di sbar» 
care la gente, se prima non gli era osservata effetti^- 
vamenle la promessa: e benché Sansi dimostrando P ur« 
genca dd' bisogno .e la strettezza del tempo ^-oonside- 
rasse al Genite quanto la conservazione di Galais fosse 
di comune interesse, non (u possibile a muoverlo del 
suo pensiero: per la qual cosa fu necessario scrivere al 
Re per averne risoluzione, il quale tutto pieno di sdegno 
che i suoi confederati, si valessero delle sue avversità 
per astringerlo aMoro appetiti, rispose risolutamente 
che voleva piuttosto essere spogliato da^ nemici che dagli 
amici, e rivolto ad operare da so medesimo, e non 
vedendo bonacciare la furia del vento ch^ era stato così 
contrario in tutti i giorni addietro^ spinse il signore 
di Matelet governatore di Fois con trecento fanti spai* 
leggiati da buon numero di cavalleria del duca di Bu- 
glione , perchè sforzandosi di passare 'in fra le guardie 
.nemiche , entrassero a soccorso del castello. 

Questi, pervenuti di notte sotto al quartiero degli 
lialiani comandato dal marchese di Trevico , trovaro- 
no tanto lente e trascurate le guardie , che senza es« 
sere sentiti penetrarono tutti nel castello , nel quale 
avendo il signore di Matelet rincorato non meno il 
governatore che gli abitanti ed i sedati che vi erano 
ridotti, dopo che fu spirato il termine della tregua , 
non solo ricusarono di arrendersi, ma protestarono di 
volersi difendere sino aUa morte ^ per la qual cosa il 
Cardinale già certo che senza sua saputa vi fosse en« 
trato il soccorso , commise a monsignore di Rono che 



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LIBRO DECIMOQUINTO 449 

seguisse valorosamente T oppugnazione ^ il quale pian- 
tate le artiglierie contra i torrioni , o vogliam dire i 
baluardi del castello attese a batterli con tanta solle? 
.oitudine, che il giorno vigesimosesto si trovò in es*^ 
sere di poter dare V assalto. Assalirono la mattina sq- 
' guente innanzi a tutti i fanti Italiani , i quali , desid^h 
rosi di^ scancellare P ignominia, di aver lasciato passare 
trascuratamente il soccorso, combatterono disperata- 
mente j e rinforzati da^ Valloni ed ultimamente dagli 
Spagnuoli j dopo sei ore di sanguinoso combattimento, 
morto il governatore Bidossano, e tagliati a pezzi più 
di quattrocento soldati , entrarono finalmente nel ca- 
stello 9 ove gP Italiani menarono . a fil di spada tutto 
r avanzo^ eccetto Monsignore di Gampagnuola ed al^ 
cuni altri pochi, i quali , ridotti in una chiesa', ftirono 
ricevuti a discrezione. 

]V|orirono dugento uomini del campo Spagnuolo, tra 
i quali il conte Guidubaldo Pacciotto ingegnere di 
molta stima, e più di cento feriti , danno molto de- 
bole nel conseguire in cosi pochi giorni una piaz^ sti« 
.mata inespugnabile e delle principali della Francia , 
•ma in ogni tempo egualmente dalla trascuraggine dei 
difensori malamente difesa, e con effetti in niuna parte 
corrispondenti alla sua fama. 

Ma la perdita così facile e cosi repentina di Calais 
aveva posto il Re non solo in grandissima sdilecitudioe 
d^ animo , ma anco in espressa necessità di convenii^e 
con la Regina d^ Inghilterra e con. gli Stati d^Olapda, 
perciocché non essendosi ancora resa la Fera , gli par 
reva molto duro partirsi da quelP assedio , e perderle 
le spese e le fatiche di tanti mesi, con diminuzione 
non mediocre della riputazione ^ e dalP altra parte se 
non ricevesse prestamente i soccprsi e dalP un iupgo e 

DAVILÀ TOL. tv 29 



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45o DELLE GUERRE CIVILI DI FRANCIA ' 

dalP altro, non poleva mettere uq altro corpo d^ eser- 
cito, con il quale avesse da resistere allo sforzo TÌtto- 
riosu de* nemici , di modo che restavano abbandonate 
tutte le altre piazze della provincia con poca speranza 
che dovessero più costantemente difendersi di (juello che 
aveva fatto Calais, piazza eccellentfsmente munita dal- 
P arte e dalla natura. Mosso da questa considerazione, 
e giudicando che P autorità del duca di Buglione fosse 
per valer molto a disponere P animo della Regina, la 
deliberazione della quale era certo che sarebbe seguita 
dagli Olandesi, lo spedi con risoluti ordini in Inghil- 
terra, perchè concludendo una confederazione reciproca, 
P armata passasse quanto prima a sbarcare nel porto 
di Bologna* 

Ma erano gnindi le diiScoltà e diversa P inclinazione 
della Regina^ parte perchè disegnava valersi della neces- 
sità del Re per conseguire un porto nel suo regno, 
onde innanzi che si perdesse Calais non aveva voluto 
soccoti*erlo per astringere i Francesi a rimetterlo nelle 
sue rnani^ parte perchè vedendo il Re riconciliato con 
la Chiesa cattolica giudicava che stesse in arbitrio del 
Re di Spagna di concludere la pace, qual volta si ri* 
solvesse di non molestare più il reame di Francia; e 
perciò difficilmente inclinava a mettersi in nuove spese, 
le quali stesse alla volontà de^ suoi nemici di farle riu- 
scire infruttuose e vane ; per la qual cosa avendo per-* 
tinacemente negato molti giorni di voler dar orecchie 
ad alcun trattamento di nuove obbligazioni, profferiva 
solamente di dare quegli aiuti per P avvenire che po- 
tesse fare senza suo grave incomodo, come aveva fatto 
per lo passato; e perchè i Francesi facevano sollecita 
istanza che il conte di Essex passasse in Picardia con 
Tarmata, rispondevano gP Inglesi che quelP annata era 



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LIBRO DECIMOQUINTO 45r 

h maggior parte di legai e d^ uomini volpntarj^ che si 
erano messi insieme sotto alla condotta di, quel Gout^ 
per andare a predare i liti della Spagna , dalla quale 
impresa la Regina non aveva autorità di Hqiuoverli, aven- 
done loro concessa la licenza^ e nondimeno che sareb.- 
bono di grande utile alle cose del Re di Francifi , perchè 
la molestia che ne rìceverebbono i regni di Spagna di- 
vertirebbe le Corze del Re cattolico dalla guerra di 
Picardia. 

Ma erano queste speranze e rimedi molto lontani, 
ed il duca di Buglione , considerando V interesse dell;! 
religione comune se si accrescessero le prosperità degli 
Spagnuoli, eccitava ed i ministri principali e la Regina 
medesima a volersi impiegare con tutte le forze in una 
occorrenza cosi urgente e così vicina, e mov«^a molto 
con P autorità, con T eloquenza e con le .ragioni, ma 
molto più con la comunione della medesima fede, perché 
pareva cintegli si riscaldasse principalmente per P inte- 
resse comune, e per la conservazione Jn Francia della 
parte degli Ugonotti, acciocché non fosse astretto il 
Re di venire a concordia tale con gli Spagnupli, che 
fosse pregiudiciale agli Stati di Fiandra, alla ^quiete di 
Inghilterra ed alla libertà della coscienza ne) suo regno : 
e nondimeno il negozio camminò con tanta lentezza e 
con difEcoltà così gravi, che, benché si QO,nc|udesse fi- 
nalmente la confederazione con V Inghilterra , paco di- 
versa dalP altra contratta col re Carlo IX, e senza ob- 
bligo di consegnare alcuna piazza , perciò . la . vergogna 
lece desistere gP Inglesi da q^est^ dimanda^ .e benché 
il duca di Buglione passasse con un ambasciatore della 
Regina in Olanda, ove si stabili la n^edesiqia confede- 
razione^ il tempo nondimeno scorse tanto iqnanzi, che 
le cose di Picardia non ne riceverono alcun solleva- 



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45^ DELLE GUERRE CIVILI DI FRANGA 
meato, e V armata del conte d' Essex, scorsa ne' liti di 
Spagna, si risolvette senza movimento di considerazione. 

Mentre la confederazione^si tratta in .Inghilterra, il 
cardinale Arciduca non dipendente da altri che da sé 
stesso, avendo posto dieci giorni di tempo nel restata 
rare le mine di Galais , ed essendogli alla semplice ri- 
chiesta d^un trombetta arrese le città di Guines e di 
Han, deliberò di andare sopra Ardres, piazza di buon 
circuito, ottimamente fortificata, e posta tre leghe lon- 
tana da Calais, con P espugnazione della quale giudicava 
di dovere interamente assicurare V acquisto che aveva 
fatto^ e, benché il sito di quella fortezza paresse molto 
difficile, perchè, posta nel rilievo d'una collina, domina 
a cavaliere tutto il piano sottoposto che s' estende poco 
più del tiro delP artiglieria^ e dopo il piano succedono 
montagne e boschi altrettanto sproporzionati a campeg- 
giare, quanto opportuni alP insidie de' nemici, il Car- 
dinale nondimeno inanimito dalla prosperità dell' armi 
sue, s'accostò all'opinione di monsignore di Bono che 
sperava d' ottenerla innanzi che il Re, sbrigato dalla 
Fera, avesse facoltà di soccorrerla. 

Erano in Ardres il marchese di Belin luogotenente 
della provincia, monsignore d' Anneburg governatore 
della terra, ed il signor di Monluc entratovi per rin- 
forzo, ed avevano seco poco meno di duemila fiinti^ 
cento e cinquanta cavalli^ ed appropriata comodità di 
munizioni, di artiglierie e delle altre cose che sono ne- 
cessarie alla difesa. E perchè 1' assedio era stato anti- 
veduto da' capitani, avevano procurato con ogni s6Ue- 
ci ludi ne possibile, non solo di migliorare le fortificazioni 
della città, ma anco di ristorare quelle del borgo posto 
dalla parte che guarda verso Bologna ^ perchè essendo 
quello il lato dal quale più £icilmente si potevano di- 



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LIBRO DECIMOQinNTO 453 

mzare le batterie, avevano deliberato difendendo il borgo, 
di tenere i nemici pia lontani che fosse possibile^ dalla 
muraglia. 

Era stato autore di questo consiglio il Governatore 
della città, soldato non solo di molto valore, ma ancq 
di grand^ esperienza , il quale disegnava col difendere il 
terreno a palmo a palmo dar tanto tempo al Re, che, 
cadendo la Fera , potesse venire a soccorrere la piazza 
innanzi gli estremi bisogni^ ma il marchese di Belin. 
sentiva diversamente, e che fosse pernicioso consiglio il 
consumare la gente nel difendere luoghi inùtili e im- 
possibili ad esser difesi ^ per la qual cosa voleva che si 
impiegassero solamente a mantenere quei posti, che per 
la qualità loro sì potessero lungamente mantenere^ e 
nondimeno, parendo a tutti gli altri capitani che do<« 
vesse riuscire di beneficio importante la difesa del borgo, 
rimase superiore il parere del governatore, e vi si mise 
convenevole presidio che lo potesse guardare. Un altro 
disparere regnava tra i Capitani, perchè il Marchese 
avrebbe voluto che con gagliarde contrabbatterie, e senza 
risparinio di munizioni si molestasse il campo e s^ im** 
pedissero i lavori de^ nemici, ed alP incontro il Gover* 
natore, giudicando di aver poca provvisione di polvere 
da farne cosi grande consumamento, voleva che si ri-« 
^armiasse per allungar la difesa, e non aver manca- 
me^nto di cosa cosi necessaria ne^ piii stretti bisogni ^ e, 
perchè V fiutorità del Marchese era superiore alla sua, 
egli tenne nascosta una parte della munizione., accioc- 
ché opportunamente se ne potessero valere, quando 
r altra fosse finita di consumare. 

Con queste discordie, che regnano per V ordinario 
con grave pregiudicio delle cose proprie ove comanda 
più d^ uno, $^ apparecchiavano questi alla difesa^ ma il 



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454 DELLE GUERRE CIVILI DI FRANCIA 
dardinaie Arciduca, lasciato Giovanni di Rrvas al go- 
verno di Caiais, il sesto dì di maggio si parti con tutto 
P esercito, e fece il primo alloggiamento a Guines, ed 
il giorno seguente si condusse sotto alle mura di Ar** 
dres così per tempo, che per tutto quel giorno ed il 
seguente furono perfezionati e muniti gli alloggiamenti, 
i* quali scostandosi quanto era possibile dalle artiglierie 
della terra, non si accostavano però molto alle colline 
ed a^ boschi , anzi tra i monti ed i ripari restava tanto 
di spazio, che gli squadroni così di fanti come di ca- 
valli potevano comodamente distendersi in ordinanza^ 
ed a tutte le strade, che per la via de^ boschi scendono 
da^ colli nel piano, erano collocati grossi corpi di guar- 
dia , con doppie trincee e con doppi ripari nella fronte, 
o per dir meglio alle spalle, ove erano rivolti verso 
Bologna , verso Monterollo e verso gli altri luoghi del 
Re di Francia. 

Accampato ed assicurato cort somma diligenza V eser- 
cito, il giovedì, nono giorno di maggio, si avanzarono 
i fanti Spagnuoli d^ Agostino Messia, ed i Valloni del 
colonnello la Berlotta per portarsi sotto a' ripari del 
borgo; ma il signore di Monlac, la cui fierezza non 
preteriva oécasione alcuna di travagliare i nemici, usci 
così gagltai^damente a scaramucciare, che le opere ne 
restarono per molto spazio impedite; e, poiché un altro 
tèrzo di fanteria di Jacopo Tesseda, ed i Valloni del 
colonnello Coquél ' vennero a rinforzo de^ suoi, e che 
iVfonlùc fu costretto a ritirarsi , il Marchese diede prin- 
tipio a così furiosa ' còntrabbatteria , che fu necessario 
intermettere il travaglio, ed ^aspettare la notte, ma 
riuscendo ella in ogni parte lucidissima , non restarono 
ie artiglierie di tirare con gravissimo danno di quei 
di fuori, i quali nondimeno, superando costantemente 



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LIBRO decimoquinto 455 

tutti gli ostacoli^ si condussero su la contrascarpa del 
borgo, è la mattina seguente si cominciarono a piantare 
quattro cannoni per facilitare T entrata; ma perchè Mon* 
lue non restava di riuscire a tutte Tore, e di tenere 
in sollecitudine quelli che lavoravano, non si fece molto 
progresso, sin ch^ egli colto da un colpo di artiglieria 
ne restò miseramente sbranato, perchè dopo la morte 
sua non essendo gli altri capitani , o così solleciti o cosi 
feroci, cominciarono ^li assalitori a percuotere nelle dt« 
fese del borgo, le quali restando per la debolezza loro 
assai facilmente abbattute, vi si diede V assalto con tanto 
impeto, che i difensori furono costretti di abbandonarlo 
con perdita di più di quaranta soldati; ma mentre 
gli Spagnuoli ed i Valloni v^ entrano mescolatamente , 
monsignore di Mootauto mastro di campo di fanteria 
Francese gli assali Cosi aspramente, che dopo dae ore 
di sanguinoso conflitto tornò a ricuperare il borgo ^ 
avendone scacciati impetuosamente i nemici con perdita 
di trecento dei più valorosi del campo: e nondimeno 
il giorno seguente, avendo le artiglierie battuto dalla 
mattina insino al mezzo giorno, si spinsero air assalto 
le fanterie da quattro parti, in ciascuna delle quali com- 
battendosi valorosamente, restò ferito gravemente il 
colonnello la Berlotta, e percosso di una sassata nella 
testa Agostino Messia, ed il borgo si difese sino alla 
sera ; ma , rinnovandosi la mattina seguente da tutte le 
parti r assalto, il Marchese, considerando la debolezza 
del luogo, ordinò che i difensori si ritirassero per non 
perdere tanta quantità di valorosi soldati, e tuttavia 
incalzando furiosamente i nemici, quei ch^ erano alla 
porta della città temendo che non entrassero mescola-^ 
tamente con i suoi, lasciarono cadere così presto la 
saracinesca, che ne restarono esclusi e tagliati a pezzi 
più di dugento. 



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456 DELLE GUERRE CIVILI DI FRANCIA 

Si coprirono sollecitamente le fanterie nel borga, ed 
avendo monsignore di Rono deliberato di battere da 
quella parte, fece fabbricare due batterie, alPuna<leIle 
quali attendevano gli Spagnuoli con diciannove cannoni , 
ed alP altra travagliavano i Valloni con diciassette pezsi 
di differente grandezza^ i quali lavori non essendo ancora 
perfezionati , la contrabbatteria della città faceva estremo 
danno per ogni parte ^ ma poiché le batterie furonsi 
sufficientemente coperte, e che V artiglierie cominciarono 
a percuotere ne^ fianchi de^ baluardi , il Marchese o per 
bassezza d^ animo, come volle il parere universale degli 
nomini, o perchè stimasse impossibile il difendere quella 
piazza, ed avesse desiderio di salvar sé stesso e tanti 
altri valori)si difensori a miglior occasione, chiamati i 
principali a consiglio , si sforzò di persuader loro ad 
arrendersi^ ma opponendosi il Governatore e Carlo mon- 
signore di : Rambures, uomo principale della provin- 
cia , i -capitani risposero di volersi difendere sino agli 
ultimi esperimenti y e replicando il Marchese che già era 
consumata tutta la munizione, e che non avea pia con 
che difendersi, il Governatore dimostrò d^ averne na- 
scosa e conservata tanta 'quantità, che, dispensandola 
con giudicio, sarebbe a sufficienza per molti giorni, e 
che intanto potrebbono ricevere soccorso dal Re, al 
tjuale credeva che fosse per arrendersi ultimamente la 
Fera^ alle quali parole ripigliò alteratamente il Marchese 
ch^ egli meritava castigo d^ aver celato il vero delle mu- 
nizioni al Capo superiore, e che due giorni più o due 
giorni manco poco importavano, perché egli sapeva che 
il Re non era per ottenere così facilmente la Fera^ e 
partendosi sdegnato dal consiglio, ancorché molti si prò* 
testassero, mandò subito fuori un capitano, e convenne 
d^ uscire con V armi e con gli arnesi, bandiere spiegate 



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LIBRO DECIMOQUINTO 457 

e tambari sonanti, e che a^ Gittadini fosse libero il 
restare, o veramente* il partire, ma che quelli che re* 
stassero dovessero riconoscere per loro suprebìo signore 
il Re di Spagna. 

Cosi con ammirazione d^ ognuno e con grave mor«- 
morazione de^ suoi , uscì , il Marchese con tutta la gènte 
in arme il giorno vige&imoterzo di maggio cpnducen- 
dosi alla volta della Fera^ ma il capitano Manfermo, 
uno de^ capitani del presidio , avendo in guardia il ba- 
luardo rivolto al quartiere degli Spagnuoli, non vtdle 
consentire per niun modo alP accordo , e benché i ne- 
mici fossero padrona di tutto il restante della terra, 
egli, trinceratosi nondimeno per ogni parte nel circuito 
del baluardo , volle sostenersi intrepidamente , sia tanto 
che, piantate le artiglierie, ed abbattute le difese, giu- 
dicò di potersi onorevolmente partire. 

Il giorno precedente gli assediati della Fera ridotti 
air ultima necessita , e conoscendo dagli effetti la in- 
tenzione del Cardinale, che, intento al divertire ed al 
far nuovi acquisti , non isperava di poterli soccorrere 
ita alcun modo , s^ erano finalmente rimessi in potestà 
del Re , avendo con la costanza loro dato tempo e co- 
modità di fare cosi grandi e cosi importanti acquisti. 
Ottennero dal Re desideroso di sbrigarsi per attendere 
al soccorso d^ Àrdres le condizioni che addimandarono , 
perciocché fu senza contraddizione stabilito : che usci- 
rebbono il Siniscalco di Montelimar asserto conte della 
Fera ed Alvaro Osorio governatore del presidio, con 
tutti i soldati a piedi ed a cavallo, con le artni, ar- 
nesi loro e tutte le bagaglie, bandiere e cornette spie- 
gate, toccando tamburo e trombetta , ^con corde accese 
e palle in bocca, e sarebbono sicuramente accompa- 
gnati insino al Castelletto: che potrebbono condur seco 



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458 DELLE GUERRE CIVILI DI FRANCIA 
un cannone , il quale non avea V armi di Francia , e 
munisioiie per dieci tiri : che al SinUcalcò sarebbooo 
fatte quitanze di tatte le taglie , rendite e contribuzioni 
riscosse ^ e che non potesse essere inquirìto per alcuna 
passata azione e delitto, né contra di lui^ né coni ni 
gli altri del presidio, né alcuno di loro molestato per 
debiti che avesse contratti: che gli abitanti, facendo giu- 
ramento di fedeltà, sariano trattati da buoni sudditi , e 
rimesso loro ogni delitto passato, e chi volesse uscire 
col presidio fosse in libertà di partirsi. 

Con questi articoli si rimise la Fera in potestà del 
Re il giorno vigesimosecondo, e la mattina seguente egli, 
impaziente .di dimora, con tutta la cavalleria si mosse 
alla volta d^Ardres, lasciando che il Contestabile segui-^ 
tasse con tutto il resto delP esercito^ con deliberazione, 
accostandosi per la strada de' boschi , di voler in ogni 
modo tentare la fortuna^ ma non ebbe camminato oU 
tre due miglia, che gli pervenne la nuova della com- 
posizione del Marchese, la quale tanto pia gli parve 
acerba , quanto era entrato in pia viva speranza di do-^ 
ver certamente soccorrere quella piazza. Pe;rcos80 da 
gravissimo dolore, né meno acceso di giustissimo sde«- 
gno, vedendo per la pusillanimità d' un uomo troncato 
il corso a tutt' i disegni suoi, non volle eh' il Marchese 
fosse introdotto alla sua presenza, o giudicandolo ini* 
degno del suo cospetto , o dubitando di non poter con- 
tenere V indegnazione^ ma , fatto formare il processo dal 
maresciallo della Chiatta , fu molte volte in pensiero dt- 
fargli levare vituperosamente la vita, e tuttavia ioter-* 
ponendosi efficacemente, e supplicando per lui mada- 
ma Gabriella , la sentenza pubblicata dopo la dilazione 
di molti giorni non contenne altro , se non eh' egli 
fosse privo de' suoi carichi , e confinato in perpetuo 
alle sue terre. 



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LIBRO DECIMOQUINTO 459 

Preso Àrdres dalP una parte, è dalP altra presa la. Fe- 
ra , era opinione comune cbe gli eserciti fossero per af- 
frontarsi, ed il Re, desi<leroso di risarcire le perdite che 
avea fatte, ed ingrossato dal concorso di tutta la no- 
biltà del suo reame, era deliberato di non preterire* 
qualsivoglia occasione che opportunamente V invitasse 
a combattere*, ma il cardinale Arciduca più intento a 
conservare V acquistato , che volonteroso d^ avventurare 
r esercito a nuovi pericoli , e richiamato dalP urgenza 
delle cose di Fiandra , lasciato in Ardres con buon pre- 
sidio Villavérde capitano Spagnuolo , si ritirò in tre al- 
loggiamenti nel territorio di sant^ Omero, e di là avendo 
avuto avviso che la cavalleria lasciata a guardia ddle pro« 
vincie di Fiandra era stata rotta da'presidj di Berch e di 
Breda , i quali correvano liberamente tutto il paese , si- 
ricondusse più a dentro per opporsi alle incursioni loro, 
e per rivoltare V impeto deir armi contra gli Stati , che 
durante la guerra di Francia prendevano alla giornata 
maggior piede. Stette lungamente dubbioso il Re se do* 
▼esse attendere quell'anno alla riouperasiooe di 'quaU> 
che piazza, ma trovavasi la sua fanteria, istromenta 
principale nelP oppugnare le fortezze , molto mal trat- 
tata per la lunga dimora fatta sotto la Fera, perchè, 
oltre le vigilie, le fiitiehe continue di tanti mesi, 'la 
mala qualità ddP aria in luoghi d' ogn' intorno bassi e 
paludosi, aveva introc|otte molte infermità nella gente, 
la quale , passato il verno con molti disagi , ora comin- 
ciava a sentire gli effetti de' patimenti. Mancava oltre 
di ciò il nerbo più importante della guerra; percioc*' 
che essendo nuovamente ritornate molte proviocie al- 
P ubbidienza, e ritrovandosi le altre che avevano se- 
guitato il suo nome , afflitte e conquassate dalla guerra, 
erano per i lunghi travagli e per gli iofiniti disordini 



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46o DELLE GUERRE CIVILI DI FRÀNCIA 
sconcertate V eatrate di tutto il regno , onde privo lo* 
talmente di danari , non avea facoltà di sostenere V e« 
sercito in Picardia, la quale provincia era dalla pas- 
sata guerra di due almi in gran parte distrutta e de- 
solata. Si aggiungeva a queste due gravi difficoltà la 
poca prosperità che avea provata il Re di amaiinistrare 
la guerra per messo de' suoi capitani ^ per la qual cosa 
' essendo egli astretto di ritornare a Parigi per ricevere 
il Legato del Poutefice venuto per confermare e per 
iar eseguire le cose promesse dagli oratori suoi nell^ atto 
della benedizione, parevagli che con poco frutto fosse 
per adoperarsi V esercito nel quale non potesse assistere 
personalmente. Per tutte queste ragioni , dopo lunga du- 
bitazione del consiglio , deliberò di licenziare la nobiltà 
per poterla riavere più fresca air occorrenze venture , 
e di distribuire il restante della gente ne' presidj delle 
piazze più importanti , sicché non fosse da temere del- 
r improvviso ritorno de' nemici, ed egli, ricevuto che 
avesse e soddisfatto il Legato , trasferirsi in qualche città 
opportuna nel centro del suo reame, ove, radunata una 
congregazione da tutte le provincie e de' più princi- 
pali magistrati, potesse attendere con sollecitudine a 
riordinare P entrate , e regolare gli affari domestici della 
sua corte , ed a far le provvisioni opportune per po- 
ter con saldi fondamenti applicar 1' animo nell' annata 
seguente alla recoperazione de' luoghi in Picardia. Spe« 
rava intanto che si concludesse la lega con gli Stati 
di Fiandra e con la Regina d' Inghilterra, di modo 
che, unite tutte le forze, disegnava di uscire cosi forte 
alla campagna , che non potessero i nemici vietargli la 
recuperazione del suo. Fatta questa deliberazione , lasciò 
il maresciallo di Birone con tremila fanti e eoa seicenti 
cavalli su le ripe della Somma , acciocché costeggiando 



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LIBRO DECIMOQUINTO 46% 

H fiame fosse pronto ad ogni occorrenza del paese. Lasciò 
ben guardate le città di Perona , di Bologna , di Moqp 
terollo, di Abbevilla e di san Quintino, ed in Amiens U 
conte di san Polo , aneorcliè quella citta grossa e potente 
di popolo , allegando gli antichi suoi privilegi , ricusasse 
di ricevere guarnigione , assicurandosi di sostenersi da 
sé medesima , come avea fatto ' per lo passato nella rif 
Toluzione di tante guerre. 

Era entrato in questo mentre in Francia Alessandro 
de' Medici cardinale di Fiorenza e X«egato del Papa cou 
'iscambievole soddisfazione cosi del Re, che desiderava, 
di conciliarsi totalmente T. animo del Pontefice, come 
del medesimo Pontefice, che non. poteva interamente 
acquetarsi V animo, se non si stabiliva T antica ubbi- 
dienza e lo stile solito a tenersi verso la Sede aposta- ^ 
lica dalla corona di Francia ^ per la .qual cosa arrivato 
a' confini del Delfinato era stato ricevuto con graa pom; 
pa,'e con T esercito instmtto ne' suoi ordini da mon- 
signore delle Dighiere, il quale, benché £>sfle aliano 
dalla religione cattolica , non tralasciò termine alcuno 
di ossequio e di onprevolezza cosi nel ri<wtv6rIo , con^e 
nelP accompagnarlo sino a Lione, nella quale città es- 
sendo stato pochi giorni, sollecitando il viaggio, era 
passato a Molins, di dove, ancorché per rispetto della 
peste che ardeva in molti luoghi, avease preso assai 
più lunga strada, pervenne nondimeno il deoimonono 
di di luglio a Monleri distante dieci leghe dalla città 
di Parigi. 

\ Quivi il Re con pubblica pompa, ma come per vi- 
sita famigliare, venendo di Picardia, corse con cento 
poste a ritrovarlo, dimostrando nelP impazienza di e^ 
ser seco, e nella dimestichezza delP incontrarlo, P affetto 
suo verso il Pontefice, e la particolare confid^za con 



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46a DELLE GUERRE CIVILI DI FRANCIA 
la persona sua, Delia quale oltre la -chiarezza del nasci- 
mento e la maturezza delP età, concorreva grandissima 
Éima di prudenza ed antica disposizione verse le cose 
della Corona. 

Accompagnarono in questa visita il Re i principali 
ignori della Corte, ma particolarmente il duca di Mena 
-per far conoscere al Legato la sincera riconciliazione 
ch^ era seguita tra di loro, e quanto fossero stimati ed 
onorati i capi della parte Cattolica; e sicèome in questo 
primo abboccamento non pretermise il Re alcuna esqui- 
sita dimostrazione di riverenza verso la maestà del Pon- 
tefice e verso la persona del Legato, così non mancò 
il Cardinale di mostrai^i così moderato e così ben dis- 
posto verso gV interessi del Re e della Corona, die si 
converti in somma benevolenza la buona aspettazione 
prima conceputa. 

Ritornò il Re la seguente mattina nella città di Pa- 
rigi, ed il Cardinale seguitando il ^uo viaggio, fu prima 
incontrato una lega fuori de^ borghi dal giovanetto Prin- 
cipe di Condò, acciocché conosceisse quanto sollecita- 
mente avesse il Re incontrata la soddisfazione del Papa 
liei ritirarlo dalie mani degli Ugonotti; ed alla porta 
de^ borghi fu ricevuto dal cardinale de^ Gondi^ da tutti 
i Principi e da tutta la Corte, con tanta calca di po- 
polo, che se i duchi di Mena e d^ Epernone, scendendo 
da cavallo, non avessero con le spade nude fatto far 
largo alle genti, era pericolo che la furia di quelli che 
inconsideratamente sfuriavano per venerarlo, nel tu« 
-multo e nel caldo non V opprimesse. Cosi, ammésso' nella 
città con grandissimo contento ed allegrezza d^ ognuno, 
-fece» le solite cerimonie nella cattedrale di nostra Donna, 
e condotto aiP alloggiamento di regia suppellettile ad- 
dobbato, ricevette con maniere di somma cortesia le 



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LIBRO DECIMOQUIISTO 463 

▼isite del Parlamento, ragionando per tutto V Ordine il 
primo presidente Harlè, e poi successivamente gli altri 
magistrati della città e molti particolari, godendo cias- 
cheduno di vedere con gli occhi proprj, e di sentire 
con le proprie orecchie la riconciliazione con la Sede 
apostolica cosi del Re come della Corona. 

Accettarono e pubblicarono nel Parlamento le com« 
missioni, o come essi chiamano, le facoltà del Legato^ 
e , benché alcuni de^ senatori sentissero che alla pub- 
blicazione si aggiungessero certe clausule solite ad usarsi 
ne^ tempi passati , per limitare e circonscrivere V autorità 
de^ Legati entro a^ termini de' privilegi della Chiesa 
gallicana , volle nondimeno il Re che senza farne men- 
zione alcuna liberamente si pubblicassero neir esser loro, 
per levare ogni scrupolo che si avesse della sincerità 
delP animo suo, cosa che ridondando in piena soddis- 
fazione del Pontefice ed in gloria del suo pontificato 
di non provare quelle opposizioni eh' erano soliti a 
provare tutti gli altri Pontefici passati, fu ottimamente 
ricompensata dalla moderazione del Legato , la destrezza 
del quale, bene instrutta dagli ordini prudenti di Roma, 
declinò sempre quelle occasioni che potevano ridurre 
in controversia V autorità sua e i privilegi del clero, o 
giurisdizioni, della Corona^ modo veramente unico di 
fuggire le contese tanto odiose di giurisdizione, e tem- 
peramento molto appropriato così per istabilire la rin- 
novata ubbidienza, come per servire alla condizione 
difficile dei tempi. 

Era stato questo, oltre la prudenza del Pontefice e 
la moderazione del Legato, consiglio di Giovanni Del- 
fino ambasciatore di Venezia in Roma, e che fu poi 
anco cardinale, il quale, pratico delle cose del regno 
di Francia, avvei*li ed al Papa ed al Legalo che non 



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464 DELLE GUERRE CIVILI DI FRANGIA 
gaardassero per mìaoto i trascorsi ùXld per Io passato 
nelle cose eoclesiastiche della Francia, mentre era come 
separata dalla Chiesa innanzi V assoluaione, ma che, fin- 
gendo di non vedere molte cose passate, si contèn« 
tasserò con destrezsa e con pasiensa grande di rego- 
lare il futuro, il quale consiglio accettato avidamente , 
come da persona pratica • molto prudente, diede la 
norma del governarsi in molte cos» ardue che s^ ineon* 
trarono nelP avvenire. Ebbe il Legato la prima au- 
dienza pubblica a san Moro fuori della città il primo 
giorno d* agosto, nella quale ratificò il Re tutte le con- 
disioni accettate da^ suoi procuratori nelP assoluzione 
di Roma^ con la quale pronta dimostrazione avendo 
soddisfatto a tutti i numeri , ricevette poi nell^ occa- 
sioni quelle dispense che persuadeva la congiuntura pre- 
sente. Da queste cose spettanti alla maestà della reli« 
gione e del Papa, passò il cardinale Legato alla trat- 
tazione di quelle che appartenevano alla quiete del 
regno ed alla pace de^ Cristiani, perciocché conoscendo 
il Pontefice quanto il regno di Francia tormentato da 
così lunghe guerre fosse af&itto ed esangue, e quanto 
bisogno avesse di tranquillità e di ristoro per ricupe- 
rare V antico suo vigore^ e dalP altra parte conside- 
rando quanto fosse esausto di danari il Re di Spagna, 
e quanto oppressi e minati i suoi popoli, vedeva che 
la corona di Francia continuando la guerra era in pe- 
ricolo di gran diminuzione, e che il Re cristianissimo 
era necessitato a tener tuttavia strette pratiche ed in- 
teressate amicizie con i Principi alieni dalla Chiesa cat- 
tolica, e comprendeva dalP altro canto che il re Fi- 
lippo, mal potendo supplire a due guerre potenti ben- 
ché vicine, per sostenere la riputazione dell^ armi in 
Picardia , veniva a perdere molto del suo neUa Fiao- 



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LIBRO DECIMOQUINTO 465 

dra^ con accrescimento degli Stati d^ Olanda^ e con 
diminuzione della fede: per la quale cosa avea delibe- 
rato d^ intromettersi a procurare la concordia fra que- 
ste due Corone ^ ben avvedendosi che né P una né V al- 
tra si sarebbe mai inclinata a dimandare la pace , s^ (^li 
come padre comune e mediatore independente non vi 
si fosse interposto. 

Aggiunge vasi il rispetto della gueri*a del Turco, la 
quale ferocissima ardeva in Ungheria : alla quale desi- 
derando il Pontefice che vivamente concorressero i Prin- 
cipi cristiani, per non lanciare maggiormente accrescere 
le forze del nemico comune, stimava sommamente ne- 
cessario il mettere d^ accordo queste Corone , acciocché 
ambedue insieme , o aloleno il Re di Spagna per il co- 
mune interesse della Casa d^ Austria , avesse facoltà di 
poter somministrare i suoi aiuti. Aveva perciò data stretta 
commissione al Legato , che, ratificata che fosse V asso- 
luzione del Re , entrasse subito nelP introduzione di que- 
sto negozio , il quale stimava non solo necessario *per 
la sicurezza e per il riposo della Cristianità , ma anco 
sommamente glorioso alla memoria del suo pontificato* 
Né il Cardinale, uomo di natura pacifica e mansueta 
e pieno d^ esperienza degli affari del inondo , era men 
pronto a procurare il beneficio universale e la sua glo- 
ria particolare, di quello che fosse sollecito il Papaia 
stimolarlo , sicché ne^ primi congressi dopo V audienza 
pubblica di san Moro , non differì di tentare la dispo- 
sizione del Re, il quale non meno avveduto nel rico« 
xioscere le piaghe del suo regno, di quello che fossero 
gli altri, ed accordandosi con il consentimento univer- 
sale degli uoii^iai , che la pace fosse V nnicó rimedio 
per medicarle , era inclinato neìV animo suo di abbrac- 
ciare ogni maniera di concordia , nella quale scorg^se 

DATILA VOI. IV 30 . 



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466 DELLE Gl]ERRB OVILI DI FRÀNCIA 
di non rimettere della riputazione. Persuadevalo a que- 
sto medesimo la difficoltà che incontravano gli amba- 
sciatori suoi nel trattare la lega d^ Inghilterra , perchè 
ottimamente s^ accorgeva che la Regina aspirava senza 
rispetto a conquistare alcuna piazza nel suo regno, per 
aver facoltà e di tenerlo obbligato e di procurare al- 
P occorrenza maggiori acquisti , e non gli era occulta 
ch^ ella per i moti degP Irlandesi , che in questo tempo 
erano nel colmo , si trovava così occupata, che non 
avrebbe potuto, ancorché vi concorresse la volontà, im* 
piegare in suo aiuto molte forze. Aggiungevasi lo stato 
degli Olandesi , i quali benché procurassero che si con- 
tinuasse la guerra in Francia, perchè si divertissero e 
si dividessero le forze Spagnuole, non aveano facoltà 
di porgere aluto a^ vicini mentre in casa propria ardeva 
per ogni luogo la guerra. 

Né i Principi protestanti di Germania, rivolti con 
V animo air urgente necessità della guerra col Turco ^ 
potevano o volevano prendersi travaglio del regno di 
Francia , che giudicavano possente da sé medesimo a far 
testa contra P armi di Spagna, di modo tale che il Re, 
poco potendo promettersi degli aiuti esterni dei suoi 
confederati , conveniva far tutto il fondamento nelle pro- 
prie forze del suo reame. Ma queste erano impedite e 
debilitate da molti gravi accidenti, perciocché V entrate 
regie per le ruine della guerra civile e per gli abusi 
moltiplica tamen te introdotti erano sovvertite e poco 
meno che annichilate, e P utile che si soleva cavare 
da^ dazi e dalle gabelle ne^ luoghi mercantili del Medi- 
terraneo e delP Oceano , per P interrompimento del com- 
mercio di Spagna e delP Indie occidentali e degli altri 
paesi del Re Cattolico, era estremamente diminuito^ nò 
giovava il traffico con i legni d^ Olanda e d^ Inghilterra^ 



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LIBRO DECIMOQUINTO 46 j 

perchè essendo interrotta la navigazione , era ridotto il 
negozio piuttosto a forma di corseggiare che di merca* 
iantare. A questo difetto del danaro, sostanza vitale 
della guerra, s^ aggiungevano le altre perturbazioni. Il 
duca di Mercurio ancora armato e potente nella Bre- 
tagna, il quale scorrendo ed inquietando con le sue genti 
ora dalla parte di Normandia, ora da quella del Poetù 
e della Santongia , teneva in continuo moto quelle prò- 
yincie. La Provenza ed il Delfinato non ancora ben ri- 
dotte air ubbidienza, e molestate gagliardamente dal 
duca di Savoia, sicch^ era necessario tenervi due eser- 
citi continuamente impiegati, e, quello che importava 
più di tutto, gli Ugonotti, o sdegnati o insospettiti della 
stretta congiunzione del Re e del Pontefice, erano come 
sollevati, e chiedendo licenza di radunarsi insieme per 
prendere partito a^ casi loro, mostravano disegni di cose 
nuove , ond^ era grave pericolo, che innanzi che si fi- 
nisse di stabilire totalmente la pace con i Ga|ttolici, non 
tosse necessario principiare la guerra con gli Ugonotti. 
Movevano tutte queste cagioni il Re a desiderare 
la pace, ma lo stimolo della riputazione, sempre stato 
pungentissimo nelP animo suo , gli faceva in apparenza 
appetire la guerra^ per la qual cosa ne' primi tratta* 
menti disse risolutamente al Legato , che non accette- 
rebbe concordia di sorte alcuna, se prima non gli erano 
restituiti interamente tutt' i luoghi occupati, e risar- 
citi tuttM danni ch'erano stati dati alla Corona, ag- 
giungendo concetti cosi ardenti e cosi vivi, che dimo*»^ 
strava di non voler dar orecchie a negozio di pace, se 
prima non s'era rimesso con Tarmi sue la riputazione 
della guerra^ e nondimeno il Legato, argomentando dallo 
stato delle cose, che sul fatto gli era molto ben noto, 
la segreta intenzione del Re , e giudicando che per ogni 



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468 DELLE GUERRE OVILI DI FRANCIA 
modo fosse necessario rompere il primo diaccio^ ancor- 
ché non apparisse germoglio d'alcuna speranza, spedi 
fra Bonaventura Calatagirone generale delP Ordine di 
san Francesco alla corte di Spagna, per tentare come 
corrispondessero gli animi da quella parte* 
' Ma la sollecitudine che mostrava il Legato della pace» 
non impediva P animo del Re di Francia, intento alla 
provvisione delP armi ed alP apparecchio delP annata 
seguente^ per la qual cosa aveva chiamata la Congrega- 
zioue di tutti gli ufficiali della Corona, de^ principali 
Magistrati e de' tesorieri del suo regno nella città di 
Roano, nella quale disegnava, oltre al regolare molti 
disordini ed abusi, di stabilire e di riordinare P entrate 
sue, e persuadeva a' capi delle provincie, ed a' princi- 
pali del clero e della plebe a sovvenirlo , di modo tale 
che potesse sostenere da sé medesimo il peso della guerra, 
il che non riputava difficile cosi per P urgenza del bi- 
sogno ben conosciuta da tutti , come per il buono stato 
nel quale s' erano incamminate molte ricche e fertili 
provincie , dopo che in esse erano cessate P armi civili , 
se P ordine e la regola necessaria s' aggiungesse al be- 
neficio della quiete^ e giudicava che ognuno sarebbe 
corso volentieri a contribuire a questa spesa , la quale 
non si faceva, come per il passato, né per soddisfare 
gli appetiti del Re, né per muovere P armi domestiche 
contra quelli del medesimo sangue, ma per amminis- 
trare la guerra contra gli stranieri, e per difendere la 
Corona assalita ed intaccata da' suoi antichi emuli ed 
inveterati nemici. 

E perché sino alP anno precedente si era stabilito una 
tregua, benché incerta e di quando in quando violata 
ed interrotta, col duca di Mercurio per trattare intanto 
e trovar seco qualche temperamento di concordia, il 



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LIBRO DECIMOQUINTQ 469 

Re deputò in questo tempo il conte di Scombergh ed 
il presidente Tuano y i quali dovessero passare a ritro- 
var la Regina vedova di Francia ^ per trattare alla pre-* 
senza di lei con i deputati del Duca ^ ma era non solo 
dubbiosa ma varia àncora ed instabile questa trattazio- 
ne, perchè il Duca, uomo sagace e cupo né facile a 
distogliersi da^ suoi disegni, teneva praticbe diverse ed in 
Ispagna ed in Francia , prométtendosi ancora di poter 
ismembrare dalla Corona il Ducato di Bretagna , unito 
non più anticamente che a^ tempi di Luigi XII e di 
Francesco I, e quello stabilire nella posterità sua, o 
veramente, se tanto non potesse a favore di sé mede- 
simo, sostentare almeno quello Stato a nome delP In« 
fante Isabella, che pretendeva di succedervi, come prima 
erede della casa di Valois, poiché dalP ei*edità della Bre- 
tagna non erano escluse le femmine. Per questo avea 
mandato alla corte di Spagna Lorenzo Tornàbuoni, e 
teneva tuttavia pratiche nella provincia per condurre 
molti de^ principali nella sua sentenza, sperando di ào^ 
ver ottenere molto più larghe condizioni dsilP Infante, 
di quel che non farebbe dal Re di Francia. Ma perchè 
le avversità delle cose della lega attraversavano i suol 
pensieri^ e la concordia degli altri Principi della sua 
Casa, e particolarmente del duca di Mena, gli metteva 
r animo a partito, teneva tuttavia viva la trattazione 
delP accordo^ ed andava prorogando la tregua con brevi 
termini, valendosi intanto ora delibarmi ora delParte 
per conseguire alcun luogo opportuno, e per tener in 
moto le Provincie confinanti con la Bretagna. 

Seguendo questo suo pensiero aveva in questo tempo 
spinto Carlo Gondi marchese di Bellisola, figliuolo del 
maresciallo di Res, ad occupare Fugeres città di molta 
importanza ne^ confini di Normandia, e da quella piazza 



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470 DEIXE GUERRE C3IVIU DI FRANCIA, 
avea tenuta pratica che il medesimo Marchese fosse in- 
trodptto nel monte di San Michele ^ piazza fortissima 
ne' liti deir Oceano y alla quale non si può passare per 
terra, se non in due brevi ore del giorno e della notte^ 
nel tempo della bassa marea , il quale trattato essendo 
passato tanto innanzi che già era sicuro il Marchese di 
esservi introdotto, partì segretamente di notte di Fu- 
geres con cento cavalli e quattrocento fanti, e pervenne 
appunto a san Michele nelPora del riflusso del mare, 
ed ivi, dati e ricevuti i destinati segni , fu invitato dal 
Castellano ad entrare con sei compagni de' suoi per oc- 
cupare il primo portello ed introdurre la sua gente ; al 
quale invito il Marchese, giovane più feroce che ^vve» 
duto, non ricusò d'entrare^ ma vedendo che gli era dopo 
le spalle subito^ serrato il portello, per il quale s' en* 
trava nel primo rivellino , rivolto con brutta faccia al 
Capitano che lo serrava, gli comandò che lo tenesse 
aperto, al quale comandamento essendo risposto non 
meno altieramente, presero occasione quei di dentro di 
dar mano alP armi , ed ucciso il Marchese con tutti i 
sei compagni, cominciarono a scaricare P artiglierie in- 
contra alla sua gente, la quale già certa del caso dd 
Capitano, si ritirò senza essere ^guitata a Fugeres. 

Non rallentò questo caso i pensieri del duca di Mer- 
curio al quale essendo successo di conseguire nel Poetù 
la fortezza di Tifangia , e di fare altri progressi in di- 
Terse parti, continuava nel far trattare ambiguamente 
la pace, intento a governarsi secondo la varietà delle 
cose ora moderando le sue dimande nelle prosperità del 
Re, ora nelle avversità ampliandole , ed incerto , non 
che altri , egli medesimo delP evento. 

Né il Re, al quale era nota la cagione di questa va- 
rietà, si distoglieva dal proposito di trattare, essendo 



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LIBRO DECIMOQDINtO 471 

disposto a concedergli dvvaataggiose condizioni per e8« 
eludere gli Spagnuoii dalla Bretagna , e riunire a sé 
stesso una parte cosi impoirtante della Corona ; per il 
che avea nuovamente destinati a questo effetto II Contd 
ed il Presidente, la prudenza de^ quali giudicava suffi* 
dente a schermire contra P arti e contra V incostanza 
del Duca. 

Aveva similmente Inviati il signore di Emerie e Gof* 
fredo Galignone cancelliere di Navarra agli Ugonotti ^ 
i quali, allontanatisi dalla Corte e ridotti nelle terre 
vicine alla Roccella , avendo messa insieme qualche quan- 
tità di gente d^ arme , continuavano a fare conventi- 
cole ed assemblee con gran sospetto del Re e con 
grande indegnazione del suo consigliò^ ma avendo il 
duca di Mena , ancorché per lo passato nemico di quel 
partito , considerato agli altri del consiglio quanto fosse 
pernicioso il provocare questa guerra civile in tenipo che 
tutto Io Stato era afflitto , e che con tanti progressi in-» 
sultavano V armi Spagnuole , deliberarono di mandar a 
trattare quei due soggetti di grandissima estimaziond 
per dimostrar loro che non si trattava né si pensava 
cosa pregludiciale alla libertà della coscienza, perché, 
sebbene le condizioni imposte dal Pontefice erano tali 
quali ognun sapeva , vi era nondimeno aggiunta la clau- 
sula che si eseguissero senza pericolo di guerra e di per<« 
turbazlone, con la quale condizione si veniva a salvare 
in lin medesimo tempo e V ubbidienza al Papa e lai 
sicurezza degli Ugonotti^ poiché la congiuntura deUempr 
era manifestamente tale , che non poteva il Re astrin- 
gere la libertà loro non solo senza moto di guerra ^ ma 
senza grave pericolo ancora della Coronaé 

Questi due deputati , condottisi ne^ luoghi degli Ugo- 
notti y trattarono molte volte con i capi di quel par- 



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471 DELLE GUERRE CIVILI DI FRANCIA 
tito , e con gli altri ridotti a Ciatellerant , e dimostrali* 
do loro che sarebbono osserrati Interamente gli editti 
fatti a favore della religione , sospesero il moto di cose 
nuove che già bolliva , ma non poterono ottenere che 
il dnca di Buglione ed il duca della Tramoglia, come 
ricercava il Re , s^ incamminassero con le genti di quel 
partito in Picardia, perchè la venuta del Legato e le 
strette confidenze che passavano, gli avevano di modo 
insospettiti , che non erano per partirsi dai luoghi della 
loro sicurezza. 

Mentre da questa parte si tratta col negozio , non 
erano del tutto quiete V armi ne^ confini di Picardia y 
perchè la moltitudine de^ presidj delP una parte e del- 
r altra con ispessi abbattimenti teneva in moto le cose ^ 
ed il marescial di Birone non mancando di travagliare 
in ogni luogo i nemici, penetrava con le correrie nelle 
Provincie del Re cattolico , di modo tale che nel mese 
di settembre entrato con la cavalleria nel contado di 
Artois mise in grandissimo tumulto tutto il paese : per 
la qnal cosa il marchese di Varambone governatore di 
esso, chiamato il conte Giovan Jacopo Belgioioso, ed 
il conte di Montecuccoli deliberò di farseglt incontra 
con ottocento cavalli, per raffrenare i danni ch^egli 
andava facendo d^ ogn^ intomo ^ ma il Maresciallo , av- 
visato della x venuta sua, essendosi fermato a riposare 
tutto il giorno nel villaggio di sanf Andrea della giu- 
risdizione di sant^ Omero , partì nelP imbrunir della not- 
te con la sua gente fresca, e si propose di assalire im- 
provvisamente il Marchese, il quale lo giudicava an«« 
Cora molte miglia lontano. 

Né il viaggio fu differente dal pensiero , perchè avendo 
camminato a lento passo la notte , la mattina nelP ap- 
parir del sole si abbattè nella vanguardia nemica , con- 



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LIBRO DECIMOQDINTO ijZ 

^oUa dal Montecoccoli , e senza molto pensare GOrag« , 
giosamente si affrontarono dalP una parte e dalP altra. 
Fu da principio peggiore la coudizione de^ Francesi j 
perché le prime schiere furono sospinte sino al grosso 
della cavalleria mezzo disordinate , ma poco dopo avan- 
zandoci il Maresciallo in persona, caricò furiosamente 
il Montecuccoli 9 che di tutta briglia "fu costretto a vol- 
tare le spalle, né fu possibile che ritenesse i suoi sic- 
ché non urtassero e non disordinassero la battaglia del 
Marchese, il quale, abbandonato, e sempre valorosamente • 
combattendo, insieme col Montecuccoli, fu fatto prigione* 

Si avanzò il Belgioioso col retroguardo , e bra variente 
sostenne per qualche spazio la furia de^ vincitori ; ma 
essendo dissipate le altre battaglie , ed egli ferito di due 
pistolettate in un braccio , fu finalmente costretto a sal- 
varsi con la fuga, lasciando libera la campagna, e li- 
bera la facoltà dì correre al marescial di Birone, il quale 
avrebbe fatti molti danni, e forse maggiori progressi, 
se le pioggie deir autunno, che queir anno anticiparono 
molto il tempo , non avessero posto impedimento alle 
sue scorrerie. 

Successe in questi giorni alla Corte un accidente, il 
quale siccome diede esempio agli uomini privati della 
moderazione con la quale devono raffrenare le loro 
proprie passioni , così avverti i Principi quanto debbano 
compatire ne^ sudditi que^ termini di necessità a^ quali 
gli astringe V onore ^ perciocché essendo nata contesa 
di parole neW anticamera del Re tra i signori di Co- 
queinvillier , • suo gentiluomo servente, ma persona di 
sperimentato valore , e monsignore di Bonivet , cava- 
^ liere d' antica nobiltà e di molto splendore, Goquein- 
villier , scordatosi del luogo ove si ritrovava , percosse 
con una mano nel viso il signore di Bonnivet , il quak 



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474 DELLE GUERRE GIVIU DI FRANCIA 
aveatlo tratteouta P impeto proprio per rispetto del 
loogo ove si ritrovava, uscirono ambedue di palazzo; 
e, separati dagli amici in diverse parti, mandò Bonivet a 
disfidare P avversario per vendicarsi delP affronto che 
aveva ricevuto^ ma egli riconoscendo il suo errore di 
averlo offeso in luogo ove non gli era lecito per ri&rsi 
di metter mano air armi , ricusò di voler condursi nello 
steccato , e si profferì di domandargli perdono , il qual 
effetto essendo riconosciuto da ciascuno non per man- 
camento di animo, del quale in altri steccati aveva 
fette molte prove, ma per rimorso di coscienza, Bo- 
nivet non ostante P opinione comune , replicò una e pia 
volte la disfida , alla quale non solo fu risposto con 
V istessa moderazione , ma Goqueinvilller si contenne 
alcun tempo di uscire di casa , per non porgere occa- 
sione alP abbattimento , e nondimeno instando P altro 
con lettere e con ambasciate ingiuriose, né volendo ac« 
Gettare P offerta ch^ egli faceva di rimettersi alla sua 
discrezione , fu finalmente astretto di condursi in luogo 
solitario da solo a solo, ove, avendo (atte le solite prof« 
ferte , e protestato di riconoscere il suo torto , fu dalla 
ferocia di Bonivet astretto di metter mano alila spada; 
con la quale avendolo ferito nel primo incontro di una 
stoccata , ritirandosi a dietro voleva terminar la batta* 
glia al primo sangue; ma insultando fieramente Boni- 
vet, e tirandogli molti colpi , egli forzatamente P in« 
vestì d^ un^ altra stoccata , e lo riversò morto per terra. 
Pervenuta questa nuova alP orecchie del Re, al quale 
èra ben nòto tutto il passato , e compatendo non solo 
alla necessità che avea astretto a combattere il vinci- 
tore, ma condonando anco il delitto di aver offeso nel 
suo palazzo al valore della persona, disse pubblicamente 
die se si era perduto P uno, non era bene perder P aK 



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LIBRO DECIMOQUINTO 4^5 

tro, e, &ttag]i grazia del delitto, commise ai Magistrati 
che Don si procedesse contra di lai. 

Intanto s^ erano congregati i deputati a Roano, ove 
si condusse il Re il decimottavo di di ottobre accom- 
pagnato dal cardinale Legato, dal duca di Mompensierì 
governatore della provincia, dal gran contestabile Mo* 
moransi, da' duchi di Nemurs e di Epernone, dal prin* 
cipe di Genvilla, da' marescialli di Res e di Matignone^ 
dalP ammiraglio di Danvilla , da' cardinali di Giuri e 
di Gondi , e da uno scelto numero de' principali baroni 
del suo regno, e ricevuto con pompa molto solenne ra« 
gionò alla Congregazione il quarto di di novembre, mo« 
strando loro il bisogno di riforma che aveano gli affari 
del regno, l'urgenza di aiuti eh' egli aveva per sos« 
tenere la guerra dei confini; le quali cose, poiché pia 
diffusamente furono spiegate per bocca del gran Caù<« 
eelliere, ciascuno con grand' animo si pose a pensare 
a que' rimedi che gli sovvenivano dover riuscir oppor- 
tuni. Ma erano tali le infermità di questo corpo trava^ 
gliato da cosi lunghi mali, che non si potevano sanare 
cosi di breve, ed ognuno si accorgeva quanto fosse ne- 
cessaria una pace universale per introdurr e per ista*^ 
bilire una saiutare e permanente riforma ; poiché fra le 
necessità delle armi pullulano sempre nuovi disordini^ 
né si può osservare il rigore delle riforme, ove i bi« 
sogni militari esprimono del continuo licenziose dispense. 

Né vi era alcuno che non istimasse che il mezzo prò» 
prio per conseguire la pace non fosse un gagliardo sforzò 
di guerra, acciocché, ricuperandosi la riputazione e le 
cose perdute , potessero con ugual dignità convenire nella 
concordia le due Corone. Ma siccome era noto il rime;» 
dio, cosi era difficile il modo di pervenirvi, perché cia« 
8cun Ordine del reame era cosi esausto e così indebo« 



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476 DELLE GUERRE CIVIU DI FRÀNGIA 
lito, che poco potevano conferire in sovvegno del Re^ 
fl quale per mantenere gli eserciti in Delfinato ed in 
Bretagna, e per metterne insieme nn più grosso in Pi- 
cardia , era astretto di pensare a gran provvisione di 
genti, di danari e di munizioni, le quali con gran di- 
spendio si cavavano d^ Olanda e d^ Inghilterra^ e, benché 
si sperasse che alcune provincie, le quali non erano state 
tanto divise, potessero con qualche buona regola por- 
gere alcun sussidio rilevato , ciò nondimeno ricercava la 
dilazione del tempo, la quale P urgenza e la guerra noa 
concedeva. Ma non dovendosi perciò restare di far tutto 
il possibile, ognuno s^ impiegava con V animo cosi alla 
riftbrma come alle provvisioni. 

Con la consulta di questi affari finì V anno millecin* 
quecento novàntasei, e, benché si continuasse la Congre- 
gazione nel princìpio delP anno seguente, fìi nondimeno 
assai debole la riforma , perchè la materia non era di- 
sposta a riceverla, ed i tempi erano sproporzionati ai 
rigori d^ un ordine risoluto : solo si scemò la spesa nella 
famiglia del Re, si estinsero alcuni uffici soprannume- 
rari, e le pensioni de^ particolari si restrinsero, ma non 
di tal maniera che T erario ne restasse gran fatto sol« 
levato. Le provvisioni per il Re furono alquanto più 
gagliarde, perciocché . si sospese il pagamento deMebiti 
della Corona per due prossimi anni, senza pregiudizio 
però de^ creditori; si concesse a nome de^ popoli un ac- 
crescimento sopra la gabella del sale, una delle più vive 
entrate del reame; si costrinsero con editto severo gli 
usurpatori delle cose del fisco alla restituzione, non 
solo de^ fondi, ma anco de^ frutti usurpati, dal qual ne- 
gozio risultò utile non mediocre, e finalmente molti dei 
tesorieri e degli Ecclesiastici volontariamente si obbli- 
garono di contribuire alcuna somma , benché non molta, 



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UBRO DECIMOQUINTO 477 

jt danari^ Ma, speditosi il Re dalP assemblea di Roano, 
e trasferitosi ne^ contorni di Parigi per attendere a cu- 
rare alcuna sua privata indisposizione, libero dalla quale 
potesse a primo tempo attendere più francamente alle 
fatiche delle armì^ nuovo ed importante accidente diede 
fuor di tempo principio alla mossa della guerra. 
> Era governatore di Doriano Ernando Telles Porto- 
carrero, uomo che in picciolissima statura del corpo 
comprendeva animo vivace e spiritoso, il quale avendo 
in tutto il corso della guerra dato grs^ saggio non meno 
di sagaci tà che di valore, stava amento a tutte le oc- 
casioni che si rappresentassero di fare alcun progresso. 
Questo, avendo preso a corteggiare una gentildonna ve- 
dova, ricca di molti beni, la quale conforme alP uso 
di Francia abitava ne^ campi , ei:a entrato in opinione 
di ottenerla per moglie^ ma ayendo diverse volte pale- 
sato r intento suo , aveva s^pre avuto per risposta 
da lei, ch^ essendo ella suddita del Re di Francia, ed 
egli soldato del Re di Spagna, i quali guerreggiavano 
insieme, non era convenevole il compiacerlo, e che si 
sarebbe disposta a farlo, quando o egli avesse messo 
Doriano nclV ubbidienza del Re di Francia , o avesse 
tirato Àmiens, nella quale città ella era nata, alla sog- 
gezione del Re di Spagna. 

Mossero queste parole lo spirito del Portocarrero, il 
quale, oltre il suo naturale desiderio di ben servire il 
suo Principe, stimolato dalP amore, o dalla speranza di 
cosi ricca dote, cominciò a pensare come potesse im- 
padronirsi della città di Àmiens, e, tenutone ragiona- 
mento con un fuoruscito di quella terra, chiamato il 
Damellino, intese che la città aveva ricusato d^ accet- 
tare guarnigioni di soldati, e che i borghesi facevano 
le guardie sollecitamente la notte, ma trascuratamente 



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478 DELLE QUERRB GHOU DI FRANCIA 

il giorno y onde entrò in bnona speranza di poter im- 
provvisamente pervenire dentro delle mura, e col suo 
repentino arrivo rendersene facilmente padrone^ ma, in- 
teso poi che nella città erano quindicimila uomini bea 
provveduti d^ arme, e pronti a concorrere al moto di 
ogni accidente, stette lungamente sospeso ed ambiguo 
tra sé medesimo, se P impresa, non ostante questa dif- 
ficoltà, si dovesse tentare. 

Perde mólto della speranza sua, quando intese che 
tremila Svizzeri, mandati dal Re a condurre gran quan- 
tità d^ artiglierie e di munizioni in quella città per prov* 
vedimento della futura guerra, sperano fermati ad al- 
loggiare ne^ villaggi vicini, ma ripigliò il solito disegno, 
quando egli intese che il conte di san Polo, per sod- 
disfare alle pertinaci istanze de^ cittadini , gli aveva fatti 
allargare, anzi se gli accrebbe grandemente lo stimola 
per il' desiderio di conseguire tutto P apparato che in 
quella città era stato condotto: per il che commise ad 
un sergente nominato Francesco delP Arco, uomo da 
lui esperimentato in molte occorrenze, che sotto abito 
mentito si conducesse nella città, ed osservasse con di- 
ligenza il modo di fere le guardie, eia qualità de^ cit- 
tadini. 

Fu la relazione molto favorevole al suo pensiero, 
perchè i cittadini di giorno si occupavano ne^ loro ne- 
gozi, e quei pochi che restavano a guardia delle porte, 
invitati dalla stagione, si riserravauo tutti in una stanza 
a godere il bebeficio del fuoco, e P entrata per lo più 
restava abbandonata, se non quanto una sentinella al 
rastrello la guardava, onde, confermato nel disegno, 
spedi il medesimo sergente al cardinale Arciduca per 
ottenere Scolta e rinforzo di gente da potersi mettere 
a questa impresa. Acconsenti P Arciduca che s^avven- 



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LffiRO DECIMOQUINTO 479 

turasse cosa di tanta speranza , e diede ordine alle guar« 
nigioni di Cambra!, di Calais, di Bapalcna e del Ga« 
stelletto, che il giorno destinato mandassero rinforzo 
di genti ne^ contorni di Doriano , allVubbidienza ed a 
disposizione del Portocarrero. 

Egli, avendo ben aggiustate tutte le cose, chiamò il 
soccorso preparato, ed ordinò che il decimo di di marzo 
si trovassero tutti verso la sera al villaggio di Orevilla 
distante una lega da Doriano , onde vi convennero da 
diverse parti seicento cavalli guidati da Girolamo Ca- 
raffa marchese di Montenegro, e duemila fanti di varie 
nazioni comandati da vecchi capitani Spagnuoli e Val- 
loni, a' quali non avendo il Portocarr^o comunicato 
altro se non che si doveva andare sopra Amiens , mar- 
ciò tutta la notte guidando le prime schiere il cadetto 
di Panuria vallone ed il capitano Inico d^ Oliava spa- 
gnuolo , consapevoli del trattato , i quali , arrivati la mat- 
tina innanzi giorno , si posero in agguato dietro ad al« 
cune fratte poco lontane dalla città, ed il medesimo 
fecero poco dopo di loro il capitano Fernando Dezza 
con cento fanti Spagnuoli , ed il capitano Bastoc con 
altrettanti Irlandesi. 

Il Portocarrero , che aveva fatto alto col grosso della 
gente nella badia della Maddalena distante più di mezzo 
miglio dalla terra , poiché il Cadetto , salilo su la cima 
d^ un albero , gli ebbe dato il segno che la porta era 
aperta, e che la furia di quelli eh' entravano ed usci- 
vano era calata, spinse il capitan Giovambattista Du- 
gnano milanese, ed il medesimo sergente delP Arco ad 
eseguire quello che s' era appuntato tra di loro. Co- 
storo con dodici compagni vestiti da villani , secondo 
]^ usanza del paese, portavano alcuni casacconi lunghi, 
chi di panno e chi di tela, sotto ai quali ricoprivano 



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48o DELLE GUERRE CIVILI DI FRÀNGIA 
dae piaiolle corte ed un pugnale , quattro di loro con- 
ducevano un carro con tre cavalli attaccati al timone 
di tal maniera, che al levare di certo ferro si distac* 
cavano dalla carretta, la quale carica di grossi pali ri- 
coperti di paglia era inviata innanzi per fermarsi sotto 
alla saracinesca , ed impedire cb^ ella non si serrasse. 
Dietro il carro seguivano quattro altri, che avevano 
su le spalle sacchetti pieni di pomi e di noci , e dietro 
a loro venivano gli altri sei seguitando alla sfilata, e 
V ultimo di tutti con un gran palo il sergente Dugnaoo 
fratello del Capitano. 

Era già V ora della predica , che per essere di qua- 
dragesima si faceva per molte chiese, ed il popolo di- 
viso in molte parti aveva lasciati pochi alla guardia 
delle porte, quando i primi col carro entrati nel pri- 
mo rastrello s^ avviarono sotto al volto della porta per 
Ùlt r effetto già disegnato ^ ed uno de^ secondi avendo 
fatto mostra di cadere sparse per terra i pomi e le noci 
che portava , onde molti della guardia corsero a farne 
preda, e gli altri ridendo e beffeggiando non ebbero 
avvertimento al carro, il quale condotto sotto alla sa- 
racinesca furono disciolti immantinenti i cavalli , accioc^ 
che spaventati dal tumulto non lo strascinassero innanzi , 
e così rimase nel mezzo del passo T impedimento, os- 
tando che non si potesse serrare. Arrivarono gli ulti- 
mi al rastrello, ed uccisero di primo tratto la senti- 
nella, e gli altri scoperte V armi furono addosso a co- 
loro che rapivano i pomi, e menando ferocemente le 
mani , morti alquanti di loro, cacciarono gli altri nella 
stanza dove era il fuoco, é gli serrarono dentro, di 
modo tale che ebbero tempo le prime schiere di fan- 
teria di pervenire alla porta. 

Intanto la sentinella cb^ era di sopra , sentito il ro« 



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LIBRO DECIMOQUINTO 48 1 

more,' tagliò' prestamepte le corde alla saracinesca, la 
qual essendo di travi separati , e noo tutta di un pezzo,; 
due travi sfondarono il carro, ma gli altri tre resta« 
rono sospesi^ lasciando tanta apertura che due soldati 
pbtevano entrare del paro. 

Per quest^ apertura s^ avanzarono i% capitani e gli u& 
ficiali coperti di tutte arme , e dietro a loro più di 
cpnto soldati , innanzi che dalla città venisse soccorso 
alcuno , e nondimeno sopravvenendo il popolo per ogni 
parte , sarebbono restati oppressi gli assalitori , de' quali 
era morto il Dugnano ferito d' un gran colpo sopra la 
testa, se, spezzati i travi della saracinesca, e levati gli 
impedimenti , non fosse opportunamente entrato il Ga^ 
detto con i Valloni, ed il capitano Bastoc con gl'Ir- 
landesi, dai quali rispinto e fugato il popolo, il quale 
senz' ordine e senza governo alla sfilata era corso , ed 
uccisi più di ottanta deVcittadini , non fu più chi &« 
cesse resistenza ^ perchè il conte di san Polo, che senza 
guarnigione era nella città , al primo avviso era uscito 
dalla porta di Beoves salvandosi con la fuga. 

Entrò subito dopo i primi Fernando' Des^za y ed en- 
trò ultimamente il Portocarrero col grosso d^Ua geate, 
impedendo che i soldati non discorressero a saccheg« 
giare, così per timore del popolo a rispetto di loro 
> molto grosso , come perchè dubitava che le truppe de} 
Re , le quali non erano molto lontane , non si sforzas- 
sero nel primo calore di ricuperare la terra. Ma la 
plebe , troppo audace innanzi V urgenza del pericolo e 
troppo^ timida nel fatto , avvilita in un accidente così 
repentino , avea deposte V armi , e la cavalleria del Re^ 
avanzatasi fin sotto alle mura , trovato il riscontro del 
marchese di Montenegro, e veduto di non poter hx% 

PÀYILA YOIi IT* 3l 



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48a DELLE GUERRE OVOLI DI FRANCIA 
alcun effetto, se ne tornò senza tentar altro nel pri- 
mo alloggiamento. 

Percosse cosi fieramente il Re P avviso di qaesta per- 
dita, che, sprezzando la propria salate, ed interrotta 
la purga che aveva incominciata, non accompagnato 
da altri che da^elli che si trovava intorno, corse 
precipitosamente in Picardia, confermato più che mai 
nel suo antico concetto , che ove non si ritrovava ia 
persona le c^se passassero o trascuratamente o infeli- 
cemente , e passando con rischio grande ne^ luoghi ove 
scorrevano vittoriosamente i nemici, pervenne sino a 
Gorbia, nella qual terra si trovava il marescial di Bi- 
rone , essendo deliberato , o piuttosto dalla disperazione 
concitato, a principiare in qualunque modo la guerra , 
e, incontrando qualsivoglia pericolo, tentare anco senza 
speranza qualche impresa, perchò giudicava che alP ar- 
mi àue ninna cosa fosse più contraria delP ozio, e ninna 
più fruttuosa del travaglio. 

Ma percosse questo caso non meno di lui le circo- 
stanti Provincie , e particolarmente la città di Parigi j 
tra la quale ed Amiens non essendo più che ventotto 
leghe di strada piana ed aperta , e non impedita d' al- 
cuna piazza forte , entrò gran terrore nel popolo , du- 
bitando che gli Spagnuolt vittoriosi non si avanzassero 
a dare il guasto al paese e ad interrompere le vetto- 
vaglie, mentre il Re non aveva parato alcun esercito^ 
col quale potesse ostare ai loro progressi, ed i fréschi 
patimenti poco innanzi passati facevano con la memo- 
ria ancora acerba parer i pericoli più gravi e più vi- 
cini del dovere. 

Era pertanto sollevato il popolo , spaventato il con- 
tado, concitata la nobiltà, e molti mormoravano del 
Re quasi che, avvezzo solamente a vincere fra le armi 



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LIBRO DEaMOQUINTO 483 

ciYiIi, cedesse in ogni luogo alla disciplina,' alP accor- 
tezza j al valore ed alla vigilanza de' forestieri ^ ed altri 
passando pi& innanzi sparlavano della maniera della sua 
vita, come se, dato in preda alP amore di madaina Ga« 
brìella, si fòsse ritirato a passare il tempo oziosamente 
con lei , mentre i nemici solleciti^ vigilanti feroce- 
mente insultavano contra le principali città del suo rea- 
me^ e non era senz' apparenza verisimile quello che co- 
storo dicevano, ^perchè il Re avendo &tto gran mostra 
deir amore che portava a questa donna , sino alP avere 
fatto con pompa regia celebrare il battesimo d' una fi- 
gliuola, nata di lei, in faccia delP assemblea di Roano, 
s'era poi ritirato in compagnia sua alla solitudine di 
san Germano, di san Moro e degli altri luoghi deli- 
ziosi vicini alla città, onde quelli che non sapevano la 
necessità che aveva di curarsi, attribuivano tutto al de- 
siderio di riposo, ed air appetito delle delizie femminili. 
Né al Re medesimo erano ignote le voci popolari ^ 
onde, gravemente cruccioso nelP animo, con le parole 
e con le lettere non cessava di espurgare sé stesso , at- 
tribuendo la perdita di Amiens all' ostinazione de' cit- 
tadini che non avevano voluto ricevere mai guemigr^ne , 
ad introdurre la quale non gli aveva voluti astringere^ 
perchè essendo quella città nuovamente venuta alla sua 
divozione , non voleva che i popoli credessero eh' egli 
cercasse di violare i privilegi delle Comunità, e man- 
care alle sue promesse. Mostrava similmente che non i 
sollazzi della Corte, ma il bisogno di medicarsi, che non 
•patfva dilazione , l'aveano costretto ad una purga , beq- 
cfaé ancora la stagion * fosse nel cuor deL freddo , per 
poter dopo l' intervalla di pochi giorni con le forze in- 
tiere sostenere da sé medesimo il peso della gueiva. Ed 
a quello che si diceva , eh' egli non fosse pratico se non 



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484 DELLE GUERRE CIVILI DI FRÀNGIA 
delP armi civili ^ opponeva le due Tolte che si era iro« 
vato a -fronte con il daca di Parma , e quello che un 
anno prima aveva operato in Borgogna contro all^ eser- 
cito del contestabile di Castiglia, nelle quali imprese, 
contra quello che dicevano i suoi malevoli , avea fiitto 
conoscere aver tanto avvedimento e tanta disciplina, 
quanto comportava V uso della nobiltà Francese , e la 
qualità dei tempi e delP occasioni. 

A queste parole aggiungendo fatti non differenti, ben« 
che non avesse più di quattromila fanti e duemila ca« 
valli , deliberò d^ accostarsi ad Amiens per principiare 
P assedio, poiché era risoluto di porre tutto lo sforzo 
suo a ricuperare quella città , considerando che era ne** 
cessano di cominciare per tempo a stringerla in qua* 
lunque modo si potesse , acciocché quei di dentro non 
avessero comodità di provvedersi delle cose necessarie 
per alimentare sé stessi, ed il numeroso popolo che 
abitava continuamente nella terra ^ per la qual cosa, 
partito da Gorbia e passato di là dal fiume Somma , 
fece accampare la sua gente nel mezzo di Amiens e di 
Doriano , acciocché interrompesse il commercio ed i re* 
ciprochi soccorsi tra quelle piazze^ ed avendo lasciato 
il carico al marescial di Birone d^ andare avanzando 
r assedio secondo che alla giornata arrivasse soldatesca 
nel campo, egli, non dando riposo a sé medesimo, andò 
scorrendo per i luoghi opportuni per radunare dalle 
guarnigioni cavalli e fanti, e per accrescete più che 
poteva il suo esercito, ed ultimamente si ricondusse in 
Parigi per accelerare le provvisioni necessarie, ed ac- 
cumulare somma di danari suiEciente a reggere questo 
assedio , ch^ era in questo tempo V ultimo scopo di tutti 
i suoi pensieri; 

E collocata la città d^ Amiens sopra la riviera di So^- 



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LIBRO DECIMOQUINTO 485 

ma, la quale divisa in molti rami passa per il mezso 
della ten*a, e circonda e bagna da molte parti le mura. 
Ha ella dalP un canto il grosso castello di Picbignì , e 
dalP altro la città di^ Gorbia , quello quattro e questa 
sette leghe discosta. Circondano la città grosse e ben 
intese muraglie, fiancheggiate daMoro baluardi e rivel* 
lini, dove più e dove meno, secondo che il fiume più 
o meno la bagna, e, benché da tutte le parti sia otti- 
mamente fortificata, ella è però molto più munita e 
con maggior diligenza fabbricata dalia parte di là dal 
fiume che è rivolta verso la Fiandra. 

Da questa parte aveva ordinatoci! Re che si ponesse 
r assedio , non solo per impedire il commercio di Dor- 
iano, ma anco perchè disegnava fortificare di maniera 
P alloggiamento delP esercito suo , e cingere con trin- 
cee e con forti cosi strettamente la terra , che il car- 
dinale Arciduca, quantunque si mettesse forte alla cani*' 
pagna, non avesse facoltà di soccorrerla, trovandola 
del tutto rinchiusa su la diritta, strada. 

Ma il maresciallo di Birone, non avendo ancora forze 
da poter cominciare le trincee s^ era posto in alloggia- 
mento con la vanguardia nella badia della Maddalena, 
e si distendeva con il restante della gente sopra la via 
di Doriano , rompendo le strade con la cavalleria , ed 
impedendo che nella città non penetrassero o vettova- 
glie o soccorsi. Air incontro il Portocarrero , benché 
assediato molto più presto di quello che da principio 
s^era raffigurato, avendo mandato a Brusselles il me- 
desimo sergente delPArco, così per dare avviso del 
successo , come per ricercar nuovi aiuti , ff era posto 
con Fusata sua diligenza a riparare le fortificazioni, 
ed a provvedere ai restanti bisogni, e poiché vide i 
Francesi accampati così vicini , deliberò^ intanto ch^ e- 



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486 DELLE GUERRE OVILI DI FRÀNaA 

rano deboli, travagliarli ài modo con le sortite, che 
si risolvessero ad allargarsi: per la qaal cosa diede or« 
dine, la mattioa del trentesimo dì di marzo che il mar- 
chese di Montenegro uscisse ad attaccare il quartiere 
della vanguardia posto alla Maddalena, il quale man- 
dati innanzi cinquanta cavalli Valloni ad assalire il pri- 
mo corpo di guardia guardato da venti soldati, egli si 
serrò dietro a loro cosi furiosamente con dngento al- 
tri cavalli , che, riversato il corpo di guardia e fatti al« 
cuni prigioni, si condusse improvvisamente sino al quar- 
tiere de^ Francesi , e nondimeno uscendo quattrocento 
cavalli a ricever P incontro , si scaramucciò lungamente 
senza vantaggio , sin che il Marchese finse di prendere 
la carica per condurre i nemici in un^ imboscata, nella 
quale era tra certe fratte il capitano Inico d^ Oliava 
con dugento fanti Spagnuoli. Ma il signore di Monti- 
igni , che conduceva i Francesi , avendo bravamente in- 
calzato sino alle fratte, tenne brìglia per dubbio ap- 
punto che in luogo così* proprio non fosse teso un ag- 
guato^ onde separandosi la scaramuccia, ambe le parti 
si ritirarono senza efletto che fosse di momento. Rin- 
novò il giorno seguente la sortita il Marchese con tre- 
cento cavalli leggieri, seguitato da cento lance, ma 
moltiplicando per ogni parte la scaramuccia con gli ar- 
chibugi , uè i Francesi volevano avanzarsi a^ luoghi 
concavi che son vicini alle mura ', né gli Spagnuoli ar- 
divano d^ accostarsi al posto della Maddalena, dubitando 
e V uno e P altro Capitano d^ esser colto di mezzo. 

Prese il Portocarrero altro partito per levarsi la 
molestia cosi vicina della vanguardia Francese, e c0* 
minciò a battere la badia con molte colubrine, delie 
quali molte ne aveva trovate nella città , e continuò 
cosi pertinacepiente a percuoterla , che il posto si reie 



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UBRO DECaMOQUINTO , 487 

inabitdbìle 9 e la vanguardia convenDe ritirarsi in un 
yillaggio più a dietro, d^ onde, benché rompesse non 
meno fiaicilinente le strade , aveano nondimeno quei di 
dentro maggicr facoltà di provvedersi di terra, di fa- 
scine e di altri bisogni necessari per fabbricar nuove 
difese. 

Intanto aveva dato solleciti ordini il cardinale Ar« 
ciduca , che prima che s^ ingrossasse V esercito Fran- 
cese, entrasse nuovo soccorso nella terra ^ per il ehe 
Giovanni di Gusman partito dal territorio di Gambrai 
con quattro , compagnie d^ archibugieri , ma tutte po- 
ste a cavallo, e con trecento cavai leggieri, prese di 
notte la via per arrivare la mattina per tempo alle 
porte della città : il che essendogli prosperamente suc- 
cesso , cosi perchè P aria era nuvolosa , come perchè 
i Francesi avvertiti della venuta sua non P aspettavano 
sino alla sera di notte, egli nondimeno corrompendo . 
con fasto importuno il beneficio della fortuna, come 
si vide vicino alla città, fece sonare le trombe, ed isca- 
ricare in segno d^ allegrezza molti archibugi ^ al qual , 
segno i Francesi, ch^ erano preparati , corsero così co- , 
raggiosamente ad investirlo, che, mescolate in un mo- 
mento le truppe, P artiglieria della terra non aveva 
più facoltà di poter difendere i suoi , i quali , costretti 
di cedere al numero superiore, sperano condotti, riti- 
randosi e tuttavia combattendo , sino alla strada co« 
perta, e vi sarebbono stati rotti e disfatti, se Fer- 
dinando Dezza, che la difendeva con dugento fanti Spa- 
gnuoli, tirando senza distinzione a tutti, non avesse 
fatto ritirare i Francesi* 

Intanto gli archibugieri del soccorso gettandosi giù 
da cavallo si salvarono^ quasi tutti nella, fossa, ed il 
marchese di Montenegro uscito con la cavalleria ^ poi- 



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488 DELLE GUEBBE dVILt DI FRANOA 
che I Trancesi furono separati, gli rimise valorosa- 
Aiente sino alla Maddalena. Entrò il soccorso con per- 
dita di meno di quaranta soldati, ma con danno 
grande per essere stato fmto Ruggiero Taccone nella 
gamba sinistra , e morto Ferdinando Dezza d^ una ar- 
cbibugiata nel capo. Entrò insieme col soccorso Fede- 
rico Pacciotto , fratello di Guidobaldò morto all' as- 
faltò di Calais , ingegnere di molto nome , del quale 
per la fabbrica de^ ripari aveauo molto bisogno i ca- 
pitan) , ed insieme con diversa sorte di robe necessa- 
rie entrò anco buona quantità di danari. 

Mentre con frequenti e sanguinose scaramucce , e 
con tutta. r attenzione degli animi si combatte sotto 
elle mura d^Amiens, il maresciallo di Birone vigilante 
a tutte le occasioni di progresso, deliberò di dare la 
scalata furtivamente a Doriano , e, fatte apparecchiare 
. molte scale, ordinò che il signore di Montignì, il 
quale comandava alla cavalleria leggiera , conducesse 
la fanteria del retroguardo a quella impresa, ed egli, 
dopo d^ aver in persona scorso la sera , ed attaccato 
diverse scaramucce sotto alle mura della città, ac- 
ciocché i nemici non s' accorgessero della diminuzione 
del campo, con sessanta corazze e con i cavalli della 
sua guardia , per dare calore a^ suoi , si condusse alla 
medesima volta. 

' Erano le due ore innanzi il giorno , quando il si- 
gnore di Flessan dall' una parte, ed il. signore di Fu- 
queroles dalP altra j ambidue capitani del reggimento 
di Picardia, spalleggiati da dugento Svizzeri, appog- 
giarono le scale alle mura di Doriano , le quali es- 
sendosi trovate fuor di misura corte , riusd vano sen- 
z' alcun altro pericolo il tentativo , e ritornarono gli 
assalitori il seguente giorno ad alloggiare sotto Amiens 



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LIBRO DEOMOQinNTO 489 

nel posto che tenevano prima. Ma il maresciallo cB 
Birone grandemente crucciato nelP animo per questo 
improspero successo , avendo accolti quattromila In« 
glesi finalmente dopo molte dilazioni mandati dalla 
Regina in soccorso del Re per esecuzione della lega 
ultimamente contratta, ed essendo sopraggiunte molte 
altre compagnie di cavalli e di fanti j che soUedta'^ 
mente arrivavano d^ più parti , deliberò d^ accamparsi 
sotto alla città) e, fortificando T alloggiamento, serrare 
nel medesimo tempo di là dal fiume tutti gli aditi 
della terra. 

Ascendeva il suo esercito alla somma di dodicimila 
combattenti , ma egli con la sollecitudine , con V ar- 
dire e con la vigilanza Io faceva parer molto mag- 
giore , bravo nel combattere , sollecito nelP operare j 
indefesso nelle fatiche e rigoroso riscotitore dagli altri 
di quello ch^ egli medesimo con la propria persona 
operava^ le quali condizioni naturalmente sue, ora 
accresceva con lo stimolo che avea ricevuto nelF animo 
dalle parole del Re, il quale non si era potuto con* 
tenere di dire palesemente che ove egli non si ritro« 
vava in persona, le cose passavano o con poca for« 
tuna b con molta negligenza ^ per la qual cosa il Ma- 
resciallo , che attribuiva alla propria virtù ed alla pro- 
pria fortuna una gran parte delle vittorie passate, ve- 
dendosi ora metter in dubbio quella glòria che stimava 
certamente sua , come uomo di grandissimo fasto e 
d^ insopportabile alterezza , ardeva da tutte le parti 
dMncredibile indegnazione, e contendeva con tutti gli 
spiriti di far cosa che dimostrasse V effetto del suo va- 
lore senza V assistenza e senza il comando del Re ; per 
la qual cosa, ancorché la fierezza ed il numero de^ di- 
fensori fosse tale , che a restringerli e ad oppugnarli 



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4^o DELLE GUERRE OVILI DI FRÀNGIA 
fosse necessario un gran corpo d^ esercito , egli nondi* 
meno era risolato con quella gente che aveva di ten« 
tare per ogni modo V oppugnazione. 

Si cominciò innanzi ad ogni altra cosa a fabbri* 
care un ponte sopra la Somma nel villaggio di Lom- 
prè quattro miglia sopra la terra, e si fortificava con 
due mezze lune daìV una e dall^ altra parte del fiume, 
cosi per aver libero V adito di passare e di sopra e di 
sotto la città) come per impedire che i nemici non 
potessero in quel luogo, ove si dividono Tacque, pas- 
sare la riviera e soccorrere la città dalla parte dalla 
quale non era assediata* Oltre questa fortificazione si 
tirava uoa trincea, la quale avendo il suo principio 
meno di un miglio discosto dalla terra vicino alle rive 
del fiume, veniva in forma di mezza luna circuendo 
tutto il piano , e metteva capo alP altra ripa del fiume 
posta similmente un miglio sotto alla città, e questa 
trincea era distinta in sette parti da sette forti reali, 
i quali ripieni d' artiglieria minuta battevano e fian- 
cheggiavano la trincea , chiudendo intieramente tutto 
r adito della campagna. Altrettanta trincea benché di 
maggior circuito , ed altrettanti forti chiudevano la 
parie di fuori rivolta inverso Doriano ed inversò le 
altre strade che conducono nel paese di Gambrai e 
nella Fiandra, ed in questa parte erano molto più 
profonde le fosse e molto più alti i ripari per ostare 
dalle spalle a^ tentativi degli eserciti Spagnuoli. A que- 
sto lavoro era impiegato tutto V esercito ed un gran- 
dissimo numero di guastatori, che radunati dal paese 
circonvicino daìV imperiosa severità di Birone , lavora- 
vano e giorno e notte a vilissimo prezzo. 

Era non men risoluta né men feroce la virtù dei di- 
fensori, i quali, attenti a non pretermettere alcuna op- 



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LIBRO iDECMOQUINTa ' 4gt 

poiiuìiità d^ interrompere i lavori , uscendo a tntte le 
ore quanclo a cavallo e qaando a piedi , faccTano le«- 
vare in arme tutto il canqao, ed attaccando lungjliissime 
scaraaìucce tenevano i lavori sospesi , ed inferivano qual- 
che danno ora dalP una parte ora dalP altra. 

Fu grosso e sanguinoso il confiUtto succèduto il vi« 
gesimoquarto dì di maggio, nel qual giorno uscirono 
da due diverse bande il Marchese ed il Portoca'rrero 
medesimo con trecento cavalli ed altrettanti fanti per 
parte, e mentre il Portocarrero fa dar furiosameiite al*- 
r arme dalla parte di sotto , il Marchese prese la volta 
di Lomprè, e passando a canto alla trincea non ancora 
finita , assalì e mise in grandissimo scompiglio quelli che 
la guardavano, ed avrebbe distrutta la mezza luna ed 
inchiodati tre pezzi ch^ erano in essa , se il signore di 
Montigni non vi fosse corso con }a cavalleria leggiera, 
con la quale mentre coraggiosamente egli scaramuccia, 
il maresciallo di Biròne pensò di occupare il passo fra 
la sua trincea ed il fiume, e tagliar la strada a* nemici^ 
«icchè non si potessero ritirare^ ma essendosi avanzato 
di buon passo a quella volta con molte compagnie di 
cavalli, trovò che Diego Durando, Francesco delF Arco 
ed il capitano Falma Irlandese aveano preso quelP adito 
per tenere aperta e libera la ritirata a^ suoi , di modo 
che si attaccò quivi pili furiosa di prima la battaglia, 
perchè la fanteria valendosi della concavità e ^elle fratte 
che in quel sito sono frequenti, danneggiava in gran 
maniera la cavalleria Francese, ed il Marchese avendo 
voltato faccia assalì la truppa del Maresciallo al fianco 
ed alle spalle di sì fatto modo, che, tolta quasi nel mezzo, 
versava in grandissimo pericolo d^ esser disfatta , se il 
restante della cavalleria condotta dal Commendatore di 
Gartces non fosse prestpmente corso a dispegnarla^ al- 



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49% DELLE GUERRE OVILI DI FRÀNCIA 
r arrivò del quale cedendo dail^ una parte i &nti Spa« 
iiiioli, e dall'altra ritirandosi il Maresciallo, ciascuno se 
n' andò libero, essendo di già vicino il tramontar del 
sole, e restarono morti molti cosi de' Francesi come degli 
Spagnuoli. 

Arrivò il Re alP esercito il settimo di di giugno con 
grandissimo dispiacere del marescial di Birone, il quale 
desiderava di finire le fortificazioni innanzi cV egli arri-* 
▼asse, di modo che, avendo veduta venir insieme al campo 
madama Gabriella, andava pubblicamente vociferando 
che questa era la prosperità e la ventura che il Re por- 
tava seco^ né si sarebbe così iacilmente acquetato, se 
^il Re, visitando le trincee, non avesse sommamente com- 
mendata P opera e la diligenza sua, e non avesse or-^ 
dinato eh' egli comandasse agli eserciti ed a tutte le 
opere militari, come faceva innanzi la sua venuta. 

Prese posto il Re attorniato da molti principi nelle 
mine delia Maddalena, nelle quali erano alcuni portici 
ancora interi, né se ne volle levare, con tutto che non 
cessassero gli Spagnuoli di tirar molte capnonate a quella 
volta. Il Contestabile, il duca di Mena, il duca d' Eper- 
none ed il principe di Genvilla si alloggiarono né' forti , 
ed il marescial di Birone entrò in un Romitorio , un tiro 
di moschetto lontano dalla contrascarpa, disegnando di 
cominciare l'oppugnazione da quella parte, come fos- 
sero perfezionate le fortificazioni del campo, nel quale 
si facevano le baracche di tavole per coprirsi dalle piogge 
e dalle altre ingiurie del cielo , poiché il Re nel coosi«> 
glio di guerra avea deliberato di procedere con i lavori 
dèlia zappa, ancorché dovessero riuscire più lunghi, per 
non pericolare negli assalti la vita dei suoi soldati, dei 
quali le passate guerre avevano assorbito tanto numero 
^he era necessario procedere con gran rispariùio, essendo 



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LIBRO DECmOQUINTO 493 

tolto il regDO esausto estremameate d^ uomini, e la no-* 
biltà più che mezzanamente diminuita. , 

Le paghe dell' esercito , rimossa graq parte degli an*. 
tichi ministri , passavano per le proprie mani di mon- 
signore di Incpiervilla sopraintendente delle finanze^ 
con P assistenza assidua ed indefessa del segretario di 
Slato Villeroi, il quale, tralasciate in gran parte P al« 
tre accende , at^ndevà particolarmente a questo *, co^ 
perchè le fraudi de^ capitani non accrescessero nel con- 
sumo la penuria ch^ era grandissima del danslro , com^ 
perchè fosse nota di giorno in giorno la diminuzione 
o P accrescimento della milizia , e non riuscisse diverso 
il numero negli effetti, di quello che si vedeva ne^ li« 
bri , né mai si usò così esatta diligenza per lo passato^ 
perchè le altre volte i soldati s^ erano più mantenuti 
con gli allo^ e con le prede, che con le paghe ^ ma 
ora essendo d' ogn^ intorno distrutto e vóto il paese , 
e convenendo alla fanteria particolarmente stare assidua 
alle fortificazioni, e continuamente nelle .trincee, era 
necessario che corressero i pagamenti , ne^ quali , e ne- 
gli altri bisogni delP assedio , è manifesto che si spe^ 
sero più di tre milioni di ducati. 

ÀlP artiglieria comandava monsignore di san Lue , 
il quale, stimolato dal proprio genio e dalP emulazione 
di monsignore della Guiscia suo predecessore , s^ ado- 
perava con somma industria in tutte le fazioni , alle 
quali il reggimento degli Svizzeri e quello degP Inglesi 
erano sempre più pronti e più solleciti di tutti gli al- 
tri , perchè la fanteria Francese , eccetto che il reg- 
gimento dì Picardia e quello di Navarra , era tutta 
composta di gente nuova, e non avvezza aUe fatiche 
de' lavori ed alP albergare in campagna ^ è nondimeno 
fu tanta la salubrità di quel!' anno , ajutata dall' ec^ 



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494 DELLE GTJERRE CIVILI DI TIUkNOA 
eelleate governo de' capitani e ddie comodità che eniAo 
nel campo, che <i vedevano ransàme morti e podiis- 



indisposiaioni. La cavalleria leggiera governata dal 
signore di Montigni era allo^^ta alle spalle delP e« 
sercito, e largamente discorrendo &ceva scorta Me 
vettovaglie, ed infestava tutto il paese fin sn le porte 
di Doriano^ nella ijoale città essendo entrato il ca-> 
valiere Lodovico Métó con dieci compagnie di cavalli, 
segtdvan tra V una parte e V altra spesse scaramucce e 
sanguinosi abbattimenti. 

Non erano men pronti gli assediati ad interrompere le 
forti6caxioni ed a molestare continuamente il campo, 
benché P esercito Francese fosse ingrossato al numero 
di diciottomila combattenti, e che nella terra, qua! 
che si fosse la cagione, regnassero molte infermità, le 
qudli col procedere del caldo si fecero anco contagiose 
e pestilenti ^ ma superava il tutto P ardire de' soldati 
ed il valore de' capitani , di modo che le sortite nol& 
•rallentavano, e con le artiglierie facevano molti dann- 
ili , un tiro delle quali avendo colto nel portico sotto 
il quale alloggiava il Re medesimo , lo caricò tutto di 
polvere e di ruina , di modo tale che, se la struttura 
del moro non fosse stata ben salda , era in gran pe« 
ricolo di rimanere con la femiglia oppresso. 
- Al valore delle armi si aggiungevano anco i trat- 
tati con alcuni di quelli di dentro, sicché essendo pe- 
netrato nella città sotto abito di frate Agostiniano un' 
capitano Borgognone , non solo indusse quei padri a 
ricettare alcuni altri con arme da offesa e da difesa 
nel loro monasterio , ma ridusse anco alcnni soldati 
Valloni a consentire di dare P adito di una porta, 
ch'era più lontana dal travaglio, come a loro fosse 
toccato di guardarla ^ ma, mentre tuttavia trattano ^di 



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UBRO DECMOQUINTO 495 

tirare molti altri in compagnia, ne pervenne notizia 
al governatore , il quale, avendo fatto impiccare nove 
de^ complici , fece metter in carcere la maggior parte 
de^ frati , e pose sollecite guardie al monasterio. Da 
questo accidente si aggiunse un^ altra molestia agli as« 
sediati , perchè non si fidando del popolo, fra il quale 
giudicavano essere molti partecipi delP intelligenza sco- 
perta , erano costretti , quando facevano le sortite , a 
circuire nelPistesso tempo tutte le strade della città 
con grosse guardie, acciocché alcuno non si sollevasse 
di dentro , e quando si dava all' arme erano necessi- 
tati ad armare non meno la piazza che i baluardi. Ma, 
non ostante tutte queste difficoltà , non pi^eterivano 
occasione alcuna di uscire ,, giudicando questo il più 
potente rimedio per allungare le fortificazioni del Re , 
e per dar tempo al cardinale Arciduca di mettere in- 
sieme P esercito , e portar loro il soccorso. ÀlP incon- 
tro il marescial di Birone, mentre gli animi stanno at- 
tenti a tare e ad impedire i lavori, pensò di tentare 
improvvisamente qualche sorpresa : per la qual cosa la 
notte del vigesimoprimo dì di giugno , la quale riusd 
nuvolosa ed oscura , fece avanzare tacitamente due ca- 
pitani con alcuni fanti , e scendere nascosamente nella 
fossa, nella quale, gettate molte salsicce nelle canno- 
niere e ne' luoghi concavi delle casematte , vi diedero 
il fuoco senza dilazione , e con qualcne spavento di 
, quei di dentro ^ ma non avendo potuto ben aggiu- 
starle, e non avendo preso fuoco ugualmente, fecero 
più romore che danno , avendo solamente abbattute 
alcune incrostature di muraglia ed alcuni caselli , ed 
uccise solo tre sentinelle , di modo che i capitani non 
vedendo alcuna apertura , alla quale potessero far ten- 
tativo , e piovendo per ogni parte gran copia di fuo- 



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496 DELLE GUERRE CIVIU DI FRANGIA 
chi artificiati nella fossa, si ritirarono lasciando molte 
salsicce, le qoali rispetto alla munizione furono di 
gran giovamento agli assediati. 

Sono le salsicce sacchetti lunghi di cuoio, i quali ^ 
riempiti di polvere ed accesi a tempo determinato, 
fanno somigliante effetto, benché molto più debole, 
a quello del pettardo e della mina* Eccitò questo pe- 
iricplo i difensori ad armare con più diligenza la con- 
trascarpa, di modo che vi alloggiarono due compagnie 
di Spagnuoli e due altre di Valloni , le quali vi di- 
morarono poi giorno e notte, e tutte le casematte 
della fossa furono con egual diligenza copiosamente 
presidiate , sicché avendo voluto il colonnello del reg« 
gimento di Navarra replicare il tentativo delle salsicce 
vicino al rivellino della porla che guarda verso Lom- 
pré , fu neir ingresso della contrascarpa fatto tornare 
addietro con qualche danno.. 

Fortificava in tanto il marescial di Birone il Ro* 
mitorio per cominciare in quel sito a . lavorare due 
trincee, ma il marchese di Montenegro, deliberato 
qnanto poteva d^ impedirlo , sortì il giorno vigesimo- 
nono del mese con quattrocento cavalli sostenuti da 
dugento fanti Irlandesi ed Italiani , ed, avanzatosi a 
dirittura sino al Romitorio , attaccò cosi fiero combat- 
timento con quelli che lavoravano, che fu costretto il 
Maresciallo, medesimo ad entrare nella battaglia con la 
sua compagnia, né sarebbe stato sufficiente a respin* 
gerlo , se il conte d^ Overnia con una grossa truppa 
di cavalli non fosse sopraggiunto , alP arrivo de^ quali 
ritirandosi sempre combattendo il Marchese , la fante- 
ria subentrò arditamente alla battaglia, e, posta nella 
concavità della campagna , fece tanto danno nella ca- 
valleria Francese , che fu costretta senza molto resi- 



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tSRO DEGIMOQUINTO 497 

Btera • riliviettsi.f Mòrìroaò intorao dugeoto-di tpià àt\ 
campo , e degli asiediaU non fiiù di dieci. . 

La poHe, seguente tl.Maresfciallo mise un agguato di 
dugento fiinti. Franeest nelle mine .del li^mpio di ma 
Giovanni ^ « il quale inainole con i bot^ghi era staio sin 
dal principio minato da^jdtfensori, e -la mattina -slelte 
c!On 1 cavalli. alP ordine aspettando la solita sortita , 
alla quale essendo uscito il Marchese con ujgual enu- 
mero al i^orno precedente, ed avendo, inavvedatam^iite 
dato neir imboscata , non si perde per& d' animo , e 
riserrata la truppa caracollando voUe voltare a die- 
tro, ma il Maresdailo uscito dal suo ' quartiere gli so- 
praggiunse alle spalle , e gli fece .voltar di nuovo il 
viso, onde si attaccò così strettamente la battaglia, 
cbe il Marchese, sopraffino dal numero superiore,, e 
percosso dal fianco e dalla fronte, vi sarebbe restato^ 
con tutti *i 'suoi, se il Governatore con il restante della 
cavalleria non fosse uscito a dispegnarlo., il quale^ a- 
vendo , per ciò tate , spinte alla, scaramuccia due com^ 
pagnie di corazze ed una di lance , si appiccò la Mtr 
taglia di maniera, che per molto, spaziq si. combàttè 
disperatamente, ma in fine sopravvenendo il terzo de» 
gP Inglesi furono rimessi gli Spagnuoli , e cacciali, di 
tutta carriera • fin alla contrascarp^. Morirono quel 
giorno settanta degli assediati , e tra gli altri Giovanni 
di Gusman cavaliere di gran nascita , il quale aveva 
condotto. ultimamente il soccorsq.. 

JSè restarono per questo il giorno seguente^ di sor^ 
lire, ed, assalite le fanterie che lavoravano al JE(o mito- 
rio, uccisero molti- soldati e guastatori, ma vedendo ' 
venire quattro truppe di cavalleria ed il battaglione 
deglMnglesi alla lor volta, rivoltarono s£fnza far altro 
a dietro. Continuavano i giorni seguenti le sortite tanto 

DATILA YOL. IV '3) 



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4g8 DELLE GUERRE CIVILI DI FRÀNCIA: 
frequenti , che i lavori non procedevano molto innaui ^ 
ma il quinto dì di loglio avendo il Maresciallo posti 
due agguati nella campagna colse in messo di ma- 
niera quei che sortivano, che la compagnia di Diego 
Beuavides vi restò tutta dis&tta, di modo che egli 
medesimo, perduto il sergente e P alfiere, ebhe gran 
&tica a salvarsi , e Ruggero Taccone , che lo segui* 
tava con la cavallerìa, incalzato e. furiosamente rispin*. 
to , a pena si ritirò salvo sotto alla dijbsa dell^ strada 
coperta. 

- Da questo infortunio, e dalle infermità che molti-^ 
pUcavano, si represse alquanto l'ardore de*. difensori, 
di maniera tale che Birone ebbe compdità di piantare 
nel Romitorio nudici pesu grossi d^ artiglierìa, i quali 
battendo la campagna impedivano V uscire dalla con* 
trascaspa, e facevano spalla' a quei che cominciavano 
a lavorare le trincee^ le quali procedendo *gagliarda^ 
mente, i difensori pensarono di disturbarle con fiure 
tina sortita cod potente che si ruinasse parte delibo* 
|M^to', sMnchiodassero le artiglierie di Birone, sMm* 
pedissero V offése per qualche giorno. Ordinò pertanto 
il governatore, che il capitan Die^o. Dorando e Fran- 
cesco delP Arco, che\aveVa ancor esso avuta una com-» 
pagaia, stessero pronti nelb strada coperta , quello eoa 
dugento fanti Spslgnuoii , questo con dugento (ra Ita* 
liaui .e Valloni, che dietro a loro, fossero pronti ad 
uscire due capitani Irlandesi con trecento fanti di quella 
nazione , e di- retroguardia Carlo di Sangro con ot- 
tanta uomini d'arme, i quali camminando a piedi por- 
tasstero V alabarde. Dispose che per la porta travagliata 
uscissero i capitani Ruggero Taccone e Francesco Fonte 
Con cento cavalli per uno, i quali avessero da spal- 
leggiare r infanterìa ,. e che, il capilauo Simon Latro 



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LIBRO DECIMOQUINTO 499 

coD altri dtigento cavalli uscendo per la porta'di Beò-; 
ve$ facesse dare alP arme nella parte opposta, e poi 
traversaodo la campagna venisse a rioforso de^ suoi. 

Era il giorno decimosettlmo di luglio nel punto del 
mezzogiorno qufindo il Governatore con un tiro di can« 
none diede il segno ai uscire ., al quale essendo tutti 
cpra^giosamente sortiti , corsero Diego Durando nella 
destra, e Francesco delP Aròo nell'a /sinistra trincea, e 
vi entrarono con tanto iàipeto, clie^ rotte ed abbat- 
tute le prime guardie , assalirono il ^reggimento di Pi- 
cardia xhe le custodiva , innanzi clie avesse tempo di 
mettersi alP ordine per ricevere la battaglia , di modo 
tale che, uccisi i primi che si avanzarono per combai* 
tere, e gettati morti in terra i capitani Flessan, la 
Viett^ e Fuqueroles, ruppero é dissiparono tutto il 
terzo , il quate cacciarono, fuggendo sino a^ ridotti del- 
P Eremitorio, nel qnal lupgo i fbggitivi ed i nemici 
urtarono tanto impetuosamente il. reggimento di Sciam- 
pagna ch^ era di, guardia. , ch^ egli ancora disordinato» 
prese manifestamente ila. fuga per correre a riordinarsi 
sopra la piazza d' arme ch^era alle sipalle^ 

Fra tanto tumulto e tanta fuga i capitani Spagnuoli 
seguitati Talorosamente da* tutti i suoi, avendo empite 
le trincbe di strage, arrivarono sino alla bocca de^ ri- 
dotti deir Eremitorio, i quali sarebl^ono restati abban- 
donati e per conseguenza perduti, se il maresciallo di 
Birone con quattro gentiluomini della ^ua casa, e con 
il capitano Francesco B^ni^i fiorentino con pochi altri 
soldati del $uo seguito non avesse, prendendo le pio- 
che, esposto sé medesimo alP impeto deVnemfci ^ ma, 
combattendosi d^ ogn^ ora disperatamente, benché P a- 
dito de^ ridotti foss0 stretto , non potevano questi po- 
chi durare molto, e sostener soli P ipipeto di tanti| 



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Soo DELLE GUERRE CIVILI DI FRÀNGIA 
né d? altra parte sopravveniva soccorro , perchè il ca- 
pitan Simone scorrendo la campagna, e dietro a lui 
il marchese di Montenegro, e dair altra parte Ruggero 
Taccone e Francesco Fonte , ponevano ciascuno io ne* 
cessità dr difendere *il proprio posto ^ per la cpial cosa 
fa batteiia deU^ Eremitorìo e la vita del Maresciallo erano 
in di^rato pericolo , se^ il Principe di Genvilla ., che 
era nel più vicino de^ forti , conoscendo in quanto tra« 
vaglio si versasse da quella parte, noti avesse risoluto 
di cori^re con cento uomini in quei ridotti, allear* 
rivo del quale' gli uomiui d^ arme del Sangro valoro- 
samente subentrarono alla battaglia , i qcrali , per essere 
armati' sostenendo meglio i colpi che loro venivano, 
urtarono i Francesi di modo che già , benché combat- 
tendo , erano rinculati sino alle artiglierie. 

Il marescial di Birone pieno di sudóre e di esangue, 
e <:on la parte destra de^ capelli tutta abbruciata, fa- 
ceva tuttavia dar molti segYii del suo pericolo^ per la 
qual cosa il Re medésimo non avendo più pronta par*' 
tito smontò dà cavallo, e, pi*esà una picca in mano 
con quei gentiluomini che si trovò d^ intorno, corse 
disperatamente alla difesa de^suot Cannoni, dietro al 
quale avviandosi di mano in mano il conte d^ Ovemia 
ed il conte di san Polo con graft numero di nobiltà 
uscita dal posto della Maddalena , si attaccò così grosso 
il conflitto , che aveva apparenza di un grandissimo 
fatto d^ arme. Combatterono pei*tinacemente più di due " 
ore, essendo nella froDle de^ suoi il Re medesimo, ma 
finalmeute crescendo il' numero dalla parte dei Fran- 
cesi, e mancando le forze agV uomini dVarme Spa- 
gnuoli , per il gran peso delP armi nel maggior furore 
del caldo , cominciarono benché con lento passo a riti- 
rarsi sisdipre $[f(nti ed urtati dal principe di Genvilla, 



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UBRO DECIMOQUINTO 5oi 

«he con animo q^oale- al nascimetito suo inoUo* feroce* 
mente combatteva. 

Air oscire delle trincee si rinforzò la battaglia , es- 
sendo sopraggiunta in soccorso, de^ suoi la cavalleria 
Spagnuola, la quale attaccando per fianco separò il 
principe, di Genvilla con la sua truppa da quelle del 
Re e del ma resciai di Birone^, di modo tale die il qqh* 
flitto divisò in due parti, senza che P una potesse sa- 
<pere deir altra ^ si combatteva disperatamente con e* 
stremo pericolo e con grandissima contenzione ^ ma so- 
prav venne opportunamente il duca di Mena -con cinque 
o seicento cavalli, il quale^ non ostante che tirassero 
senza intermissione le artiglierie della terra^ era pas- 
sato per la campagna tra gli alloggiamenti e la fossa, 
ove gli Àpagnuoli stanchi ed affaticati prqsero . partito 
di ritirarsi , seguitati ed incalzati fin su la conlrascarpa. 
. Stettesi mpìto spazio d^ ora seqza vedere il principe di 
Genvilla^ ed il «Re,, fermato nella bocca della trincea 
esclamando ad alta vóce, chied^a instap temente di lui, 
e già ognuno sospettava che fosse morto, quando si 
,vide a comparire con alcuni pochi tutto brutto di san- 
gue, e con la persona pesta dalle/ percosse, il che ral- 
legrò la mestizia d^ll' esercito , del, quale morirono quel 
giorno più di' novecento uomini, e degli Spa^nuoli ne 
ìrestarooo più di novanta. I feriti furono molti e dei 
più segnalati delP esercito Francese ^ oltre molti gen- 
tiluomini privati , tra i quali anco Enrico Davila , che 
scrisse V istoria presente, fu percosso di, una pùnta di 
partigiana sopra il ginocchio destro. 

Da quel di, e per molti ch'erano restati uccisi in 
tante altre sortite , e per le. infermità che tuttavia 
maggiormente accrescevano, essendosi ^ le febbri mali* 
gne convertite^ apertamente in peste, rallentarono 1^ 



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5oi DELLE GUERRE CIVIU DI FRÀNCIA 

sortite , ed in loro Tcce' i capitani Palma irlandese è 
Francesco delPArco piantarono gran quantità di pali 
attorno alla strada èoperta , per tenere tanto piii Ina- 
gamente lontano ed occupato il nemico , sicché non 
arrivasse ad oflèndere la contrascarpa , la quale si di- 
fese insino air ultimo di di luglio. Ma il primo giorno 
d' agosto essendo le trincee già in istato di essere sboc- 
cate, i difensori vi applicarono due pettardi , e /sboo 
candole fuori di tempo j le assalirooO e vi fecero qual- 
che danno , e nondiméno V istesso dì verso la sera i 
Francesi le aprìrobo , e pervennero sopra la contra- 
scarpa, e gH SpagnuoK, dàudo nelP istesso tèmpo fuoco 
ad una mina*^ che vi avevano febbricata, mandarono iti 
aria più ,di quanranta. Si fortificarono quella nottie le 
bocche delle trincee , ed il giorno secondo si cominciò 
accanto alla trincea destra ad alzare un gran cavaliere, 
il quale avesse da battere le difese ed i fianchi de^ ba- 
luardi , e né^ giorni seguenti si attese con .fornelli , con 
salsicce , con fuochi artificiati, e con altri stromenti ' a 
prendere o a distruggere le casematte, nella qual opera 
quasi con assalto continuato si combatteva non men 
la notte che il giorno, ma èra tanta P industria e tanta 
la costanza de' difensori , ch^ a pena In molti giorni 
si guadagnavano pochi Spalmi di terreno. 

Ma essendosi proceduto piii innanzf ch'^a possibile 
con [la zappa, già le gallerie s'erano condotte' fin 
sotto alla rotiraglia ^ per la qual cosa monsignore di 
san Lue eresse una batteria' d' otto cannoni per occu- 
pare il rivellino posto a difesa del ponte e della pòrta« 

Batterono le artiglierie sino al giorno vigesimoquarto, 
nel quale gP Inglesi ed i Francesi separatamente die* 
dero P assalto , ed occuparono il rivellino, ma non 
essendosi per h stanchezza e per la brevità della notte 



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LIBRO DECIMIOQHINTO 5o3 

a» sufficienza coperti , il giorno seguente alla d^ana il 
capitalo Daraodó gli assaltiò qosi ferocemente y che 
laqciapdpsi dalle mura graq quantità di fuochi, e.bat* 
tepdo pfr fianco i moflcIìetUeri del i^àpitan QU^v^, fu-, 
rooo costretti ad abbandonare il posto, il quale non* 
dirnouo essei^do tutto lacero dalle lurtigtierie, e bat* 
tendo di già il cavaliere ridotto a giunta ^altem , ai 
rifugerò U medesima sera, e yi si. trincera il reggi* 
Qiento di CambraL Ma il Governatore eonoinendo per* 
duta la mnragl|a fece fi>rmare unfi piccola me^sa tuas^ 
dal éapitap Pietro Caglilo su P. orlo del teri:9pieQo , 
H febbricar la quale p<>rtavano il terreno co^ cesti a. 
Con le sporte, e. nel medesimo tempo per anticipare 
le rif irate, il, marchese di Montenegro faèeva tirare no 
trinqerone sopra le sponde d^ un braccio della riviera 
che passa. da quella parte vicino alle mura, perchè per* 
dendo^i primi ripari, trovassero i neéiici F ostacolo 
de^ sepondi. Intanto si attendeva ad impadronirsi del 
toifioiie dèlia porta da quei di fuori , il quale battuto 
gagliardamentil vi si diede V assalto, il giorno vigesi- 
mottavo 9 e nelP istesso tempo si diede fuoco ad una 
mina cavata infra il torrione e la muraglia , la quale 
avendo fiitto grandissima ruina, riempi di tal maniera 
1' entrata del medesimo torrione , ch^ egli restò sepa- 
rato dalla città e privo di soccorso ,. e nondimeno il 
capitano Oliava con un alfiere ch^ ergno a quella di- 
fesa , si sostenevano coraggiosamente , nò meno ansio- 
samente lavoravano il Marchese ed il Governatore a tàt 
levare 1^ mine per poter dar loro qualche soccorso, 
di niodo che travagliandosi da tutte le parti , la «oaa 
si condusse alla notte, che di già essendosi aperto V a«* 
dito subentrarono ottanta Irlandesi ed altrettanti Ita- 
liani alla difesa, del torrione, ritirandosi i primi ^ifen- 



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5o4 DELLE GUERBE CIVIU DI FRÀNCIA 
sori già stdochi e makoHnite trattati'^ e nooduneoo kr 
2l^pa superò quello che non poterono superare gli no* 
oììni, B quattro giorni dopo restò occupato da^^Fran*. 
cesi non solo il torrione , ma h muraglia contigua , 
né tardarono molto a salire anco sul terrapieno, sopra 
il quale ohre la prima fiittà dal Gagliego , aTCTa in 
tanto Federico Picciotto fermate due altra ^ mezze In* 
ne ^ dalie quali sMmpediva che non potessero gli' assa- 
litori penetrare più. a dentro «ed a fronte loro s'al- 
zavano nuOTé casematte ed uAa nuora - trincea. ■ 

Intanto avendo il Re avuto avviso j che il commis- 

sarto Contrera con molli altri capitani partito da Duai 

Veniva per ri^nosoère le strade^ e V aUoggiamènto del 

suo esercito, lasciata Ja cura del campo al- duca di Mena, 

parti la sera de^ ventinove d^ agosto col maMscial di 

Bk*one, e con seicento «avalli si spinse in persona per 

incontrarli , bsct^ndo che il conte d' Ovemia ti giorno 

seguente con ^Itri ottocento cavalli lo seguitasse. -Mar-» 

^va egli imiaUzi con^ cento gentiluomini , e schiva il 

figooredi Montignì con tutto il resto deV cavalli^ nel 

«piai mòdo camminando la mattina delP ultimo dì del 

'meste intorno alPora di ter^a, avendo salita una coU 

lina, si trovò repentinamente a fronte de^ nemici che 

nscivdno faori di un bosco. Era breve V intervallo fra 

vdi loro , e non occorreva pensare a ritirarsi^ onde fa 

necessario mostrare buon cuore nella disuguaglianza delle 

-forze, ed abbassate subitamenteJe visiere, il Re prese 

-il trottò Iper .investire i nemici. Né questo ardire fu 

< scalza il: debito^ frutto , percbè gli. SpagnuoU ^toniti disi 

questo assalto ipptOVViso ,.- e giudicando che Paniino- 

' sita de^ Francesi nascesse dall' aver grossi squadroni alle 

^spalle, voltarono senta fiir testa, e furono condotti dal 

Re battendo per un .gran pezzo di via, sinché' arrivati 



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/ LIBRO DECIMOQtlINTO 565 

ad vii'|>ieool fiume, che da . Miratnonte competo mette 
capo lidia Semàa tìcìdo a Gorbia, {vrectpitosameDte Io 
•|MMavono>| e dissipati i» pia parti si salvarònarCon gram 
fiitica a Bapalnai$i« Morirono nondimeno undici solamente 
^ loro c<lla un capitano di caralli, ed alcuni altri pò-* 
€^i rimasero prigioni ^ ma non consegtt\ il Re tnClo 
r iuteoto suo , pecdiè da nn^ altra parte il eonte Gio^ 
fan XSrifK^^a Bel|poioso ed Emmanuelle di Vega non 
«ssen^o isoontrati né avvertiti y perchè condncevano seco 
pctohi compagni, penetrarono coti ricino al campo j cUp 
ebbcM-comifdità di riconoscere tutte le cose, e ritor^ 
qarono ben infermati air cardinale Arciduca. 

U Re, ricondottosi all' esercito, ed argomentando cfaie 
presto fosse per cpmparire il soccorso, fece sollecitai 
tanto • i lavori , ch^ il quarto di di settembre tentarono 
i suoi d^ ooeiipare le mezze lune^ il che,, benché nou 
succede^, riceverono nondimeno maggior danno gli 
-assediati ^ perchè il governatore Portocarrero j mentre 
-s^ avanza per soccorrere t rivellini, colto d' un^ archi- 
bt^ta net fiaoèo sinistro sotto alla corazaa cadette 
subitamente in terra morto, il quale accidente, mestis* 
rimo ai difensori , fu per la viftii sua non meno'deplo- 
ratp du^ nemici. Successe a lui nel comando il marchese 
di Montenegro, il quale con ugual ^valóre e costanza 
a^sqnse il ^carico della difesa , per continuare la quale < 
entrarono nelle mezze lune /Alonso ed il capitano Dtt« 
rando^ e dalP altra parte monsignore di san Lue con 
il reggimento di Nist varrà-, ed il marescial di Biron^ con 
il terzo degV Inglesi tiravano due* trincee, a mezzo del 
tdrrapièno per levare le difesi^ d'ambe le parti, e per 
tenire al riparo che avevano a fronte, al quale assi- 
stevano ^el continuo il Marchese e Federico Pacciotto^ 
e perchè la fanteria era qoari consunta dalle fiiticfae, 



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5o6 DELLE GUERRE CIVILI DI FRANGIA 
e molti giacevano ìafenni , noo rtcosavand gli xnooAai 
«cP arme, le corazze ed i ca^ai leggieri^ di iàr le me^ 
Jleripse fiiozioni, lavorando con le cappe ^ e oonbat- 
•tendo con le picche e con gli archibugi* 
• Mentre si laToravano queste trincee , V ottavo A di 
settembre essendo entrato monsigncire di san Lue a sol^ 
kcitare i lavori , fa percosso da una mosd^ttata Dèlia 
testa, per la quale fo. portato morto nel.4»mpo^ icom 
-sommo dispiacere del Re. grandemente affeuonato al var 
lore ed alia destrezza di lui , perchè, oltre all' esperienza 
-militare, ornato di belle lettere, e. dotato dalla inatora 
di nobilissimo aspetto^ nelP operare , nel consultare, nid 
praticare e nel discorrerò empiva, tutti i numeri di per* 
fezione. 

Si combatterono il giorno dodicesimo i ripari posti 
fdla fronte deUe trincee , ma benché durasse P assalto 
dal levar del sole sino alle due <Hre dopo il. mezzogior- 
no, non conseguirono però gK assalitori vantaggio a(« 
ciino , e mentre ne* giorni seguenti si pensa di rq^ti- 
care gli assalti e di rompere la^ costanza, de' difensori , 
F. arrivo del eampo Spagnuolo distornò gli animi dal* 
P' oppugnazione a più pericolosi pensièri* 

Aveva provata il cardinale Arciduca nwlta diffi- 
colti nel mettere insieme P esercito , perchò aveùdo 
i ministri di Spagna voluto rivedere i conti a queUi 
che avevano prestati' danari al Re, ed usare molti ri- 
gori fuori di tempo, i mercanti aveano ristrette le ma* 
ni) e non si era poi potuto provvedere di danaro .a 
tempo per il pagamento delle genti , onde quelle che 
si movevano d' Italia $otto al comando d' Alfixiso Da* 
valos, s' erano mosse tardi , e quelle che si assoldavano 
in Germania s' erano congre|pate lentamente ^ nondimeno 
superando il Cardinale con P industria e con la dili- 



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bEGlMOQUlNTO : «07 

gcnza tolti gl^ impedi^ì^iìti^^ aipe«a inizila) f\na d^'agòstor 
rViccòHo il iC£ijn{>^''a' DìiÌeiì , grosso di vf:tfli«iiiai fanti e 
dì qnàtroniila cavafin ^ e ìì^tìehè gli Siati ^' Olaofla m^ 
siiltasjsero da mofte ip^tti^ 6 facetisero mbhi progi^ti^ 
nella Frisia e nella eontea di Brabatite, ^glf nondioi^iiQ y 
o cosi avendo commissione cU Spagna j o ptii inelinalfi 
a difendere ed a conservare gli acquisti fatti Bel tempo 
dèi suo comando, avea deliberato ^i pospórre tutti fil, 
dUri interessi^ e dt avanzarsi a( soccorrere Amicos ^ da<* 
sideroso di conservare' tanti tenoni* soldati che vi erana 
rinchiusi , e g[lttdÌGan(}o ài conseguir-^grandtssima gloria^ 
se avesse fatto rigirare il Re di Francia ^ che^i trovava 
a (juelP assedio con tutte le forse ttnttd del ano reama 
Gon questa deliberazione partito da Duai ne^ primi 
dì di settembre con grande apptirato di artiglierie , di 
pònti ^ di carri e di mnmsiòni, era venuta a^ Arras ^ 
«ove, ricevette le informazioni del'Belgioiosò e del Vega 
propose nel consiglio di gueri^ quale strada fosse^ da 
tenere per metter"' soccorso in Amiens, o per far levfire 
il campo de^ Francési. Consigliarono alcuni che passando 
il fiume sotto a'Corbia si conducesse P esercito da qaellà 
parfe, la quale rivolta^ versa la Francia non era asse* 
diala dal Re, perchè mettendo senza ostacolo groisso 
soccorso nella città, non si avrebbe avuta necessità di 
arrischiarsi al pericolo del fatto d^arme, éJo* sforzo 
del Re ricevendo dal nuovo soccorso nuovo e potetite 
ostacolo, col beneficio del verno sopravvenente per «é 
medesimo sarebbe stato v!ano. Ma là maggior parte dei 
Capitani considerarono che il passare la riviera, e con^ 
dursi in un paese tutto distrutto , deserto ed attorniato 
da tante terre nemiche, era un assediarsi da sé mede- 
simi, perchè se il Re, il quale teneva tutti gli aditi 
del fiume, avesse loro impedito il'ripsissare^ sarebbonò 



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5o8 DEUJB GlIERKE ami m FBAMGIA 
•tati astretti, o di morire di neotteitày o di jjiresdere 
molto strani e p^ioolosi partiti) la qaale difficdtà fa. 
prtncipalmenle cagione che si deliberasse di andare a 
dirittura per la strada di Doriano vc^rso il campo Fran* 
cese,. stimando cbe il Re movendosi ad incontrarli, 
porgesse cpialche comodità di mietere il soccorso nella 
terra ^ per la qnal cosa P Arciduca si. condusse a Dor- 
iano il dìóìod^mo di di settembre , ed ivi fatta radu- 
nanza di vettovaglie così per potere alimekrtare il cam« 
pò, come per mettere nella città^ se gli venisse fatto 
di penetrarvi, il giorno dedmoquarto prese di buoa 
mattino b volta de^ nemici. 

Guidavano le prime schiere di cavalleria Lodovico 
Mdzi ed Ambrogio^ Landriano , in meaézo a^ quali mar- 
ciava lo «{uadroo^ volante di quattromila fimti tra Spa- 
gnuoK ed Italiani a governo- di Diego Pimentello, e 
nella fronte di essa erano più di dogento^ Qapitani ar-. 
mati di corsaletto e di picca. Seguivano tre squadroni 
di fiiriteria^ d^e.Spagnuoli condotti da* Carlo Colombo 
e da Luigi Velasco , ed il terzo, che marciava,nel mezzo, 
di Valloni condotti dal conte di Buccpi. Dopo questi 
era collocata la battaglia, nells^ qusde erano il duca 
d^ Ornala, il conte di. Sor ed il prìncipe d^ Oranges, e 
chiudeva p campo lo squadrone di Alonso Mendozza, nel 
qual ers^no due terzi di SpagnuoK. Le artiglierie erano 
Condotte da^ tre primi squadroni, e da ambe le parli 
deir esercito erano le carrette delle bagaglie concatenate 
ii]|$ieme , come aveva ioseg^uatoP uso del duca, di Par- 
•ma. Esercitava il carico di maestro di caaq>o generale 
il.co^te Pietro Ernesto di. Mansfelt, vecchio di vene- 
randa canizie , il quale per noti si poter reggere a ca- 
.v^llo si faceva portare in una lettica scoperta, ed aveva 
accettato questo pesa ^ perchè monsignore di ftpno pò* 



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XiBRO DEOMOQUINTÓ ^ 509 

dii mesi iiknanzi assedkiiiio Hnlst, percosso da nn colpo 
d^arliglterie , aTeva perduta la vita x V Arciduca era por-- 
tato similmente io lettica, ed aveva per comiglieri ap» 
presso il duca di Arescot e Palmirante d'Aragona. 

Ma il Re , al quale con ìfiL venuta de^ duchi di Ne- 
Ters e di Momp^asieri era ingrossato di maniera V e* 
sercito y che aveva dietotto in ventimila fanti , e piii 
di ottomila cavalli, avendo grossamente presidiati iloo* 
ghl di Gorbia e di Pichignì per difficoltare il transito" 
del fiume, venoe'in pensiero, opsl consigliato dal ma* 
resciai di Birooe , di andare ad incontrare con tutta 
111 cavalleria i nemici su la campagna ; perchè giudi^ 
Y^andosi di gran lun^ superiore di numero e di tfast» 
lita di cavalli giudicava bene il tenere i neiiiici iontani 
dalla su^ faruterìa, nella quale poeo^si confidava^ ma 
mentre egK si accinge per montare a cavallo soprav«* 
venne^il dùca di Mena, il quale, addimandato ed in« 
teso il disegno che aveva il Re, disse altamente, sicché 
fu inteso da molti , che quelli che consigliavano sua 
Maestà non conoscevano bene la qualità de^ nemici ,' e 
che avventurandosi con la sola cavalleria con tra uq 
esercito potente e veterano, si metteva in certo pen^f 
colo d^ncontrare qualche sinistro accidente, onde poi* 
la sua fanteria restando abbandonata, si sarebbe per« 
duta la gente, perdutigli alloggiamei^r, perdute tante 
faticfae"^ durate nel fortificarli , e posto il regno suo so« 
pra un sol punto di dado : al che replicando il Re y 
ehe dunque si deveiare? ripigli^ il Duca, che eran 
venuti per prendere Àmiens, e che dovevano atten^ 
dei^ a questo fine, onde tenendo P esercito nella 8Ì« 
enrezza de' suoi forti, dovevano lasciare il pensiero al-* 
1* Arciduca d' assalirli e di discacciarli: e soggiungendo 
il Re che il nemico, passerebbe la riviera e ioccorre- 



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5 IO DELLE GUERRE CIVILI W FRANCIA 
rebbe gli attediati , ri^te il Daca : Yottva Mbiestà 
ponga r animo in quiete y perchè i nenoiiei né passé^ 
^eunfo il fiume, né pcHramio ^rfólre queste^ trincee. 

Goti freriiendo tt fftaresqial di Birpne tdmfi^ inclj- 
•nato a^ parliti |>raeipitosi ,' coiicliiflse il I^e'di ferniar* 
si ,^ e; di lateiàre ^i^be il dDca di Mena reggesse il peso 
del campo, il quàb, fatti postare n^Uee cinquecento 
iantl governati da monsignore dì Tic di là dal .fiome, 
£èce prendere è trincerare .prèttamente udacbie»' pò- 
«ta su la ripa di là, e discosta poco più di un miglio 
dalla terra y e distesi frequenti corpi di guardia lungo 
«tntte le sponde della riviera ^ $i condusse personalmente 
a Lomprò pe? meglio fortificarlo» Si ordinarono le fan- 
terie ne^. forti e nelle trincee, e la cavalleria si distese 
in. battaglia sotto alla dilesa d^' suoi ripari. L^Aj*cì- 
dnca alloggiò con tnttoP esercito la sera' nella badia 
di Betrìcurt, e fece sparare tutta P /artiglieria per dar 
segno alla città eh* era vicino il socqorso. , f 

Monsignore ^i Montigni, il quale coni cayai leg- 
gieri Francesi aveva sempre battute le strade a vista 
de^ nemici , arrivò nel caihpo in. su la mttzA notte, e 
dato avviso ai Re. delP alloggiamento degli Spagnuoli , 
•e che comparirdbbono^ la giornata seguènte, fu mauT 
dato a quartiere per rinfrescare i suoi cavalli stanchi 
dal travaglio dei due giorni passati» Il di seguente^ 
gionto decimoquinto di settembre,, a un^ ora dopo il 
meazo giórno apparirono le prime schiere del campo 
arciducale/ le quali ^ paissata un^ acqua che si guada due 
leghe sopra Amiensy e lasciato Piehigni alla man de- 
atra, torcendo il viaggio verso Ja man sinistra, accen- 
navano di camminare a dirittura a Lomptè ^ per . la 
qual cosa la turba de' vivandieri e de^saccomahkii, con, 
molte akre pèrsone die Hi per più comodità attuar* 



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LIBRO OECIMOQUINTO Sti 

gaVana, presa pracipitosaiùeote la fusa 9 oorMfo per 
* flalvarsi nel campo , dalla qkxdì furia spaventale le fiin-^ 
ferie , chie crederono ohe fosse monrignore di Monti* 
gol 9 il quale rotto fuggisse da^ oemiei , percioccbè' il 
cttOr ritorno di notte non era noto se non a pochi y 
abbandonarono le trincee, con tanto precipizio, che ^nè- 
il. Contestabile né il duca d* Epemoné poterono ferv 
mare la fuga , sicché di tutta xarriera non prefl(dessitì*o 
skm.r* insegne die fuggivano più degli altri la volta 
del fiume da quella parte che conduce verso Àbevilla.^ 
- £ni btaato lo squadrone volante degli SpagnUoÙ in 
vista delle trincee, ed i Capitaìii proretti ch^ erano nella 
fronte conoscendo il disordine e la fuga delle bandiere ^ 
esclamavano ad alta voce vittoria vittoria, e baltagBìi 
battaglia. Ma P. Arciduca sentendo il tumulto e le voci 
loiro, benché inclinai a dar licenza che s^ investissero- 
le trincee, persuaso nondimeno dall' Almirante e dal 
duca .di Àrescot a non crédere alla tetaerilà de' soldati 
sempre senza ^ consideraziqne desiderosi di combattete , 
ma piuttosto a procedere cautamente ed a riconoscere 
prima lo stato de' Francesi , finalmente risolse di far 
alto* 

• Intanto i duchi di Nevers e di Mompensierì con la 
cavalleria della vailguardia spiegando V ordinanza aveano 
ricoperta la vista delle trincee , ed i cannonilsrì senza 
intermissione tiravano, perché il fumo coprisse il di- 
sordine che v' era, daoda tempo alle genti di riaversi , 
peròhé il maresdal di Birene, correndo a tutta briglia, 
aveva fatto riconoscere P errore alle fanterie, e mostran** 
do a dito che gP inimici avevano 'fiitto alto in mezzo 
della campagna, gli persuase tutti indi a poco a ritor* 
ita^re ne' posti. In questo modo , per la troppo cauta, 
natura de' suoi consiglieri , perdette l'Arciduca cosi cèrta 



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5fa DELLEL GUERRE CSTVIU tA FIANOA • 
QocanoM d' una ¥Ìttorta tanto gloriòia e tanto gHmÀ», 
la qoale d«IP esperiensada^ Gapitam prifi^ <ta stata mI 
primo firriTO ottioameote riconosciiita. 

Non meno defU altri la cow^e il marcliase di M<Sn« 
^enegro, e. volle §oHitt m le. trincee de* Franoeii che 
erano nella fo^sa , e. sai terrapieno alf incontro de^ snoi 
ripari, ma trovò cbe il reggimento di Navarrache la 
guardava, non a* «ora mosso, e che gliSvizaeri, che erano 
accampati pia sótto, erano parimenti fermi nella loro 
battaglia. 

Si consumò il restante del giorno in varie scara^ 
mucoe nella campagna, che il Re appostatamente &« 
ceva far grosse e furiose per trattenere i nemici, stando 
tuttavia in pensiero V Arcidnca^ di assalire le fortffica* 
aeioni del Re-^ ma i Capitani dimostravano ch^ era pri- 
ma necessario di combattere così «gran nerbo di cavai- 
lena disposta fuor de^ ripari^ e. difesa da si |[ran quan- 
tità d^artiglieria che non era da pensare di poterla vin- 
cere, e mostravano le trincee ed i forti tanto rile- 
vati ed eminenti, che da molti anni non s^ era veduto 
alloggiamento più forte: per la. qual cosa essendosi 
deliberato la notte di tentare qualche altra via, la matp- 
tina del giorno i^ecimosesto il conte di Buocoi con il 
suo squadrone , e con molte barche condotte sopra 
carri , s^ accostò al fiume per teailaré di trapassarlo, 
ma I9 guardie disposte dal duca di Meaa resistevano 
gagliardamente, e benché si combattesse con grandis- 
simo furore da molte partii, e talora paresse che i 
Valloni fossero per dover ottenere il loro intento, tut- 
tavia dòpo il travaglio di tutto il giorno si ritirarono, 
senza frutto. 

Erasi dalP altra parte scatanyicciato ferocenlente e 
tra i cavalli e con P artiglierie; perdiiKshè il Re fiittO' 



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LIBRO DEGIMOQUINTO 5iX 

condarre setole colubrine in certa altura , ch^ era alle 
spalle della vanguardia 1^ fece. adoperare c^si pro6pe« 
ramente, <;he due volte colsero nei muli che portavano 
la lettica del Cardinale^ onde égli fu costretto di met^ 
tersi a cavallo;^ e la cavalleria nemica né ricevette per 
tutto molto danno. Tirarono non meno le artiglierie 
Spagnuole , ma per essere in luogo più rilevato per* 
xotendo quasi di ficco fecero poco effetto. 

Ma nella varietà delle scaramucce che cohtinue si 
fecero alla campagna y osservarono molti che mentre la 
cosa andava fra corazze e corazze , o fra carabini e 
carabini , i Francesi per lo più restavano superiori^ 
ma ove entravano gli uomini d'arme Fiamminghi e 
Borgognoni, la cavalleria Francese era costretta di ce- 
dere air impeto delle lance : per ovviare il quale in- 
contro, die riusciva con danno e con dolore della no- 
biltà, il Re n^edesimo avanzatosi alla testa degli squa- 
droni , ordinò che le corazze scaramucciando non si 
serrassero e non si restringessero insieme , ma lascias- 
sero molto vacuo fra V una e 1' altra*, il che essendosi 
una e più volte eseguito , si conobbe che V impeto 
delle lance , non si trovando incontro saldo , riusciva 
per la maggior parte vano , il che fece grandissimo 
fruito, cosi perchè si scaramucciava con piccole truppe 
nelP ampio della campagna , onde era tacile l' allargar- 
si , come perchè le lance degli Spagnuoli erano po- 
chissime rispetto al grosso numeìo della' cavalleria 
Francese. ^ 

Neir inclinare del giorno era finita una' triticea, con 
la quale il duca di Mena lavorando tutto il giorno 
aveva serrato 1' accesso di Lomprè-, per la qual' cosa 
essendo riuscito vano il tentativo del conte di Bticcof, 
e non vi essendo più speranza di poter occupare il 

DAVI LA VOL. IV 33 



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5i4 DELLE GUERRE GIVIU DI FRANCIA 
passo della riviera, poiché il primo giorno non si era 
uè attaccato Lomprè, né assalito V alloggiamento rea-* 
le, deliberarono i Capitani delP esercito spagnuolo, se- 
condo V opinione de^ quali si governava il cardinale 
Arciduca , di ritirarsi per la medesima strada che nel 
venire avevano fatta, e far la ritirata innanzi che, man* 
cando le vettovaglie che aveano condotte , V esercito 
cominciasse a patire^ poiché quanto al paese egli era 
consumato di maniera , che per quindici leghe d^ in- 
torno non si trovava cosa che potesse servire alP uso 
degli uomini e de^ cavalli* 

Apparve la mattina del giorno seguente U segno 
della partenza per le bagaglie e per i saccomanni che 
ingombravano la strada di Doriano, onde il Re desi- 
deroso pure di non lasciar partire senza molestia i ne- 
mici, aveva ordinato due squadroni di cavalleria fian- 
cheggiati da due altri di carabini per assalirgli alla coda^ 
ma nel partire che fece V esercito, essendo alto il sole 
molte ore sopra la terra , si vide ordine e maniera così 
maravigliosa nel ritirarsi,, che stante massime il primo 
proposito di attendere principalmente alP espugnazio- 
ne d^Amiens, giudicò il Re medesimo, e consentirono 
tutti gli altri Capitani, che non si dovesse tentare cosa 
alcuna. 

Aveva voltato faccia V esercito spagnuolo , di modo 
che Alonso di Mendozza guidava la vanguardia , se van- 
guardia si possono chiamare le prime schiere che si ri- 
tirano, e lo squadrone volante era restato ultimo nel 
retroguardo per fare la ritirata. Questo avendo le pic- 
che nel mezzo e due grandi ale di moschettieri a cias- 
cuno deMati, faceva forma curva ed apparenza lunata, 
di modo tale che chi s^ approssimava per investirlo , 
urtava di primo impeto in una densa tempesta di mo- 



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UBRO DECIMOQDINTO 5i5 

sehettate , dopo la quale si trovava a fronte un saldo 
corpo di battaglia ) che vibrando ferocemente V aste fa- 
ceva terrìbil mostra di valorosa impressione, e se qual« 
che truppa di cavalleria faceva mostra d^ assalire le ma- 
niche dello squadrone, s^ avanzavano subitole squadre 
di cavalli del Melzi e del Landriano, le quali con due 
grossi di lance fiancheggiate da^ carabini sostenevano 
V impéto fin tanto che i moschettieri ricaricando e rior- 
dinandosi tornavano furiosamente a tirare. 

Con quest^ ordine , avendo i picchieri le picche su 
la spalla sinistra si ritiravano a passo a passo, e ad ogni 
piccolo tocco di tamburo rivoltando in un momento la 
fronte, si ritiravano con tanta quietezza e cosi lento 
passo, che in due grosse ore s^ erano allontanati poco 
più di mezzo miglio ^ nel quale spazio non restò la ca- 
valleria leggiera del Re di far molte esperienze e di 
far molti assalti , ma sempre con grave danno , perchè 
troppo fieramente corrispondevano le ultime parti dello 
squadrone volante^ e finalmente avendo monsignore di 
Mon tigni ottenuta licenza di attaccar la scaramuccia da 
molte parti , fece alto lo squadrone Spagnuolo , versando 
tanta copia di archibugiate, che i cavalli leggieri fu- 
rono costretti caracollando a prender volta , e nelP t- 
stesso tempo ferocemente assaliti da^ carabini , che uscì-^ 
ron dair un fianco e dalP altro furono sospinti fin sotto 
agli squs^droni reali , i quali avanzandosi lentamente più 
per riputazione che per altro, seguitavano il viaggio 
dei nemici. Morirono più di quaranta de^ cavalli leg-' 
gieri, e molti più^furono i feriti, fra i quali il signore 
di Coquinvillier colto d^una moschettata nel braccio 
destro. 

Ma dopo questo ultimo assalto dei cavalli leggieri , 
gli squadroni del Re si fermarono alquanto, e gli Spa- 



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5i6 DELLE GUERRE CIVILI DI PRANaA 

gDuoli coDtinuarooo assai più speditamente a ritirarsi^ 
e poiché furono discostati un tiro di artiglieria, messe 
le picche ed i moschetti in spalla camminarono benché 
senza affannarsi al loro viaggio. Ma pervenuti alP acqua 
ch^ erano necessitati dt passare ^ il Re s^ avanzò con 
tutta la cavalleria per vedere se questo impedimento 
gli porgesse occasione di disordinare i nemici \ ma lo 
squadrone volante voltata prestamente la faccia si fermò 
nel mezzo della strada , sin che il restante dell' eser- 
cito fu passato , e poi osservando il medesimo stile passò 
uelP acqua sino al ginocchio , senza che si turbassero 
gli ordini, o che vi si scorgesse trattenimento alcuno, 
la quale maravigliqsa forma di ritirarsi , mentre ingom- 
bravano la campagna per ogni parte così grossi e così 
numerosi squadroni di cavalleria nemica, espresse fin 
dalla bocca del Re medesimo , che non erano altri sol- 
dati nel mondo che avessero saputo far tanto, e che 
s^ egli avesse quella fanteria congiunta con i suoi ca<« 
valli, oserebbe intraprendere guerra con P universo. Pas- 
sata r acqua restarono i Francesi di seguitare ^ perchè 
il Re volle rimandare una parte della cavalleria a di* 
fesa del campo, e verso la sera egli con i duchi di 
Nevers e di Mompensieri , e col marescial di Birone 
seguì poi la strada degli Spagnuoli. Alloggiò V Arciduca 
la sera nella medesima badia di Berricurt, ed il di se- 
guente passando sotto Doriano s^ incamminò a dirittura 
nella città di Arras, con disegno, poiché non era riu- 
scito di soccorrere gli assediati , di attendere a riparare 
V inclinazione delle cose di Fiandra. ^ 

Il Re ritornato nel suo campo mandò un araldo 
ad intimare al marchese di Montenegro, che avendo 
veduto r esito del soccorso ch'egli aspettava, pen- 
sasse ormai di arrendersi , che per non veder perir 



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LIBRO DECIMOQUINTO 517 

tanti soldati d^ onore gli avrebbe fatte onorevoli con- 
dizioni. 

Il Marchese, il quale di già per una polizza porta- 
tagli dentro da un ragazzo aveva avuto licenza dairÀr- 
ciduca di pattuire , volle nondimeno intendere il parere 
degli altri Capitani, i quali avendo unitamente con- 
chiuso , che per la pestifera mortalità , per il manca- 
mento di corda , per il poco numero al qual erano ri* 
dotti, e per essere i nekpici ormai padroni del terra- 
pieno non era da pensare di sostenersi, rispose al Re 
che desiderava sicurezza di poter mandare un capitano 
air Arciduca per intendere la certezza del suo coman- 
do ^ il che essendogli cortesemente conceduto , mandò 
Federico Pacciotto , il quale riportò espressa licenza del- 
r accordo, Uonde essendosi brevemente trattato con- 
vennero d' arrendersi con queste condizioni : che i se- 
polcri di Ernando Telles Portocarrero , e d' ogni altro 
capitano ch^ era morto nelP assedio, non sarebbono mos- 
si , né cancellate le loro inscrizioni , essendo nondimeno 
lecito agli Spagnuoli di levarne i corpi quando loro 
piacesse: che tutte le genti da guerra che erano nella 
città uscirebbono con arme e con bagaglie, bandiere 
spiegate , con i tamburi è con le trombe nella loro or- 
dinanza , e dal Re sarebbono accomodati di carrette per 
condurre gli ammalati e le robe sino a Doriano: che 
se alcuno ammalato o ferito rimanesse nella città rice- 
verebbe buon trattamento, e sarebbe libero di partire 
a suo piacere : che i soldati sarebbono esentati di pa- 
gare i medicamenti che avevano presi nella città , e si- 
milmente duemila libbre di palle d^ archibugio prese dai 
particolari ed adoperate da loro : che i prigioni da ogni 
parte si lascerebbono senza taglia : che gli uomini della 
terra potrebbono restare senza essere aggravati, ma 



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5i8 DELLE GUERRE CIVILI DI FRANCIA 
trattati da baoni sudditi ^ rinnoTando il giaramento di 
fedeltà a} Re di .Francia , e quelli cbe volessero segui- 
tare i soldati fossero in piena liberta di farlo : cbe si 
&rebbe tregua per sei giorni prossimi , nel termine dei 
quali non essendo soccorsi almeno con daemila uomini, 
renderebbono la città , ed in tanto per sicurezza dareb- 
bono tre statichi, un capitano Spagnuolo, un Italiano 
ed un Vallone. 

Portò la capitolazione delP Arciduca il sergente mag- 
giore , il quale avendola ratificata uscirono il giorno vi- 
gesimoquinto di settembre i difensori di Amiens , mille 
e ottocento a piedi e quattrocento a cavallo j essendo 
alla testa di tutti il marchese di Montenegro militar- 
mente ornato, sopra un cavallo feroce con il bastone 
in mano, e pervenuto al luogo ove il Re con tutto 
P esercito in battaglia V aspettava , deposto il bastone, 
scese di sella, e baciando il ginocchio al Re disse al- 
tamente sì che fu sentito dai circostanti , cV egli ren« 
deva quella piazza in mano d^ un Re soldato , poiché 
non era piaciuto al suo Re di farlo soccórrere da Ga« 
pitani soldati ^ le quali parole mossero ciascuno a con- 
siderare , che se P esercito Spagnuolo avesse o presa la 
strada di là dal fiame, o abbracciata P occasione che 
col disordine delle trincee gli aveva presentata la for- 
tuna sicuramente P assedio era levato. Rispose il Re che 
doveva bastare a lui d^ aver difesa quella piazza da sol- 
dato , ed ora rimetterla in mano del legittimo Re con 
onorcvolezza di soldato. Aggiunse a queste molte altre 
dimostrazioni cosi verso di lui , come verso gli altri 
capitani , i quali volle riconoscere per nome ad uno 
ad uno , ed accommiatati con laude di tutto P esercito 
furono condotti sicuramente a Doriano. 

Entrarono in Amiens il Contestabile che ricevette la 



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LIBRO DECIMOQUINTO 5 19 

biazza , il marescial di Birone ed il daca di Mombasone , 
e dopo di loro entrò il Re ^ e Trsitato il tempio mag- 
giore della terra , diede il governo di essa a monsignore 
di Vie , ed egli usci senza fermarsi ^ cosi per il sospetto 
della peste, come per desiderio di seguitare il viaggio 
delP Arciduca , il quale fermatosi due giorni sul passo 
del fiume Àuzia, s' era intanto condotto dentro alle 
mura di Arras. 

Seguì il giorno vigesimosesto un accidente, il quale 
se fosse successo prima ^ avrebbe sconcertate tutte le 
cose , ma in questo tempo riuscì piuttosto ridicolo che 
travaglioso, perchè senza sapersi qual fosse la cagione, 
8^ accese improvvisamente cosi gran fuoco negli allog- 
giamenti del Re, che in breve spazio restarono arse tutte 
le baracche, il che non fu di danno né agli uomini né 
alle bagaglie, perchè di già era levato ed in partenza 
il campo, S* allegrò V universale chiamandolo fuoco di 
allegrezza, e molti presero buono augurio di futura quie- 
te , il quale dalP evento fa confermato ^ perciocché ri- 
tornato il generale di san Francesco dalla corte di Spa<^ 
gna , e pervenuta con lettere alP Arciduca in quei me- 
desimi giorni, fece abboccare sui confini che dividono 
la Picardia dal contado di Artois il segretario Yilleroi 
per la parte del Re, ed il presidente Ricciardotto per 
la parte delP Arciduca, i quali terminarono, che a Yer- 
Teìn luogo ne^ medesimi confini , e famoso per le paci 
che altre volte s^ erano ivi trattate , si congregassero il 
cardinale Legato, fra Francesco Gonzaga vescovo di 
Mantova nunzio del Pontefice, ed i deputati delP una 
e deir altra parte per attendere alla trattazione della 
pace. 

Moveva il re Filippo alP inclinazione della concordia 
il bisogno delle cose di Fiandra , le quali per essere re- 



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520 DELLE GUÈRRE CIVILI DI FRANCIA 
state come abbandonate due anni continui, erano in 
grandissima declinazione , di. modo che la necessità delle 
cose proprie lo costringeva a non pensare air acqui- 
sto deir altrui. Aggiungevasi la penuria estrema di da- 
nari, per la quale gli era convenuto questo medesimo 
anno sospendere i pagamenti con poca riputazione della 
sua grandezza , e con mina de^ mercanti che erano so- 
liti a far partiti con la Corona. E non era ultimo nel 
suo pensiero il rispetto di stabilire la successione al fi- 
gliuolo, perchè ritrovandosi di già in età senile, cono- 
scendosi vicino alla morte , desiderava che il successore 
di poca età non incontrasse in una guerra travagliosa 
e potente contra un Re robusto d^ armi e di forze, 
pieno d^ esperienza , e portato da manifesto favore della 
fortuna.. Aggiungono i suoi dipendenti, che negli estre- 
mi della vita sollecito di soddisfare alla coscienza', de- 
siderava di terminare i suoi giorni con ha^pace della 
Cristianità, e con la restituzione di quello- che non era 
suo , il che della bontà dì quel Prìncipe sempre mo- 
derato nelle sue operazioni non è. fuori del verisimile 
il congetturare. Chiara cosa è nondimeno , che la per- 
dita d^Ami^ns diede grandissima fox^za alla sua prima 
disposizione , e persuase il medesimo al cardinale Arci- 
duca, il quale dovendo prender^ per moglie T infante 
Isabella, e con essa il dominio de^ Paesi Bassi procu- 
rava di non aver guerra così travagliosa e così potente , 
come quella del re di Francia. 

Ritornò il segretario Yilleroi con V aggiustamento ap- 
puntato, e trovò che il Re con P esercito seguitando 
la prosperità della fortuna s' era accampato sotto Dor- 
iano , perciocché essendo scorso fin sotto alle mura di 
Arras, riempiendo tutto il paese di terrore , s' era av- 
veduto poi, che con perìcolo si lasciavano a dietro le 



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LIBRO •DECIMOQUINTO Siaì 

piasEze di Plcardia, e perciò s^ era condotto ad oppa- 
gnare Doriano come luogo più vicino , e la presa del 
quale porterebbe grandissimo comodo al suo paese. 

Ma di già le piogge delP autunno infestavano trava- 
gliosamente, e nell^ esercito stato sano sino a quelP ora 
era entrato ii flusso di sangue e la pèste , di modo tale 
cbe ricordando i tesorieri essere del tutto mancata la 
fitcoltà di pagare V infanteria , il Re deliberò di sban- 
dare V esercito , ed attendere gagliardamente al trattato 
della pace, la quale ora pieno di riputazione e di glo- 
ria, avendo soddisfatto a sé stesso ed alP aspettazione 
de^ suoi popoli , più arditamente e più palesemente de- 
•ideraya. 

Questo ireciproco desiderio e delP un Re e dell^ altro 
fiicilitava il trattato del|a concordia^ ma glV interessi del 
duca di Savoia tenevano in difficoltà tutte le qose, im- 
perocché sebbene la guerra questi due anni passati era 
stata varia, e con grosse fazioni e sanguinosi assalti 
piuttosto dannosa alla sua parte, e sebbene monsignore 
delle Dighiere avetidp occupato san Giovanni di Mo- 
riana, e tutta quella valle nelP Alpi, era tornato a scen- 
dere nel Piemonte con mina 9 con guasto .del ptc^e^ 
egli nondimeno risoluto di ritenere il marchesato di Sa- 
luzzo o attraversava , o non si curava che si conclu- 
desse la pace. 

Si congregarono nondij;neno a Vervein per la parte 
del re di Francia Pomponio monsignore di Bellieure 
e Niccolò presidente di Silleri , e dalla parte di Spa- 
gna il presidente Ricciardotto , Gipvan Battista Tassis 
e Luigi Verrichen auditore di Brabanza. Furono con- 
dotti i deputati Francesi dal.Nunc^o del Pontefice, e 
gli Spagnuoli dal gennerale di san Francesco , e si tras- 
ferì nel medesimo luogo il cardinale Legalo, dair au- 

DATltA TOL. IT ^ 



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5'2'A DELLE GUERRE QVILl DI FRANCIA 
toritÀ del quale riaiosse tutte le difBcoltà di precedenza y 
s^ entrò nella trattazione del negozio , ma non prinoa 
del principio del mese di febbraio dell^ anno mille cin- 
quecento novantotto, anno destinato dalla provvidenza 
divina a saldare le dolorose piaghe di quarant* anni 
passati. 

Era grande il desiderio della concordia nell^ una parie 
e nell^ altra, e grande similmente appresso ciascheduna 
delle parti V autorità del Legato , né le dimande erano 
molto differenti^ perciocché gli Spagnuoli profferivano 
di restituire senza difficoltà Ardres, Doriano, la Cap- 
pella, il Castelletto, e Montolino in Picardia ed il porto 
di Blavetta nella Bretagna , e richiedevano .solo di rice- 
vere Calais iasino che durasse la guerra con gli Olan- 
desi, e di dare intanto cambio equivalente al re di 
Francia; ed i Francesi *alP incontro volevano libera- 
mente Calais, chiedevano parimente Cambra!, e rinno- 
vavano alcune pretensioni vecchie sopra i confini di 
Fiandra. 

Dimostrarono gli Spagnuoli che le pretensioni vec- 
chie erano state terminate nella pace conclusa tra ^ le 
Corone a castello Cambresi sin P anno mille cinque- 
cento cinquantanove y e che Cambrai non era della 
giurisdizione del re di Francia, ma città dell' Arci- 
vescovo usurpata pochi anni innanzi dalP armi del duca 
d' Alansone, e che però come sopra terra libera il Re 
non vi poteva pretendere ragione alcuna, ma bene il 
dominatore de' Paesi Bassi ne* aveva V antica prote-* 
zione, e perciò dominio non diretto, ma ragionevol- 
mente stabilito.' 

Cederono con queste ragioni facilmente i Francesi alle 
pretensioni antiche, ed alla dimanda di Cambrai, e con 
liltrettanta facilità cederono gli Spagnuoli alla dimanda ' 



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LIBRO DECIMOQUINTO , ^SaB 

di ricevere Calais, onde tutta la difficoltà si ridusse , che 
il re di Francia voleva Blavetta nello stato che si ri- 
trovava con tutte le artiglierie, palle e munizioni da 
guerra 9 e gli Spagnuol^ pretendevano di deiìiolire to- 
talmente la fortezza fabbricata da loro , e di trasportare 
le artiglierie e le restanti cose che vi avevano portate 
del loro^ ma anco questa difficoltà agevolmente si ri- 
solse , perchè, trattandosi con sincerità grande, i Fran- 
cesi si acquetarono conoscendo che gli Spagnuoli erano 
dal canto della ragione. Tutte le altre cose erano di 
poco momento, onde restava solo il trattare gì' inte- 
ressi degli aderenti, perchè il Re di Francia deside- 
rava che si concordasse con la Regina d' Inghilterra 
e con gli Stati d'Olanda, ed il re di Spagna voleva 
che il duca di Savoia ed il dupa di Mercurio fossero 
compresi nella pace. 

Nacque sopra di questo una contesa risentita, per- 
chè avendo detto i Francesi che non volevano inclu- 
dere il duca di Mercurio come suddito dePRe, rispo- 
sero gli Spagnuoli che anco gli Stati d' Olanda erano 
sudditi del re di Spagna , e qui rimproverandosi scam- 
bievolmente che si desse fomento a' ribelli , si alterarono 
gravemente « proruppero in parole d' indegnazione, e 
nondimeno interponendosi il cardinale Legato, si ac- 
cordarono di darne parte a' loro Principi , ed aspettare 
gli ordini risoluti, ma in pochi giorni si rimossero 
queste difficoltà, perchè avendo il Re lasciato il Con- 
testabile con forze ragionevoli in Picardia s' era con- 
dotto personalmente in Àngiers per mettere insième 
r esercito, ed andare con tutte le forze in Bretagna ^ 
per la qual cosa il duca di Mercurio vedendo tutti i 
suoi disegni minati , e non volendo aspettare V ultime 
necessità, alle quali non era pari a resistere, era conde^ 



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^24 DELLE GUERRE CIVILI D! FRAJ!<^ 
scese air accordo , per il quale maritdiido V nrnca sua 
figliuola in Cesare figliuòlo naturale del Re, e ricevendo . 
altre ricompense di pensioni e di danari, rimise quella 
parte della Bretagna, che seguitava il suo nóme nel^ 
r ubbidienza reale, onde cessò T occasione che il Re 
cattolico procurasse d^ includerlo nella pace. Né fu bi- 
sogno lungamente contendere per la regina é? InghiU 
terra e per gli Stati d^ Olanda, perchè quei principi 
dopo che ebbero fatta ogni cosa possibile per impedire 
il trattato della concordia , chiamandosi mal soddisfatti 
del Re, che nella lega deH^ anno precedente aveva pro- 
messo di non convenire senza di loro, dichiararono di 
non voler esser compresi come aderenti , e di non vo- 
ler pace col re di Spagna. 

Solo rimaneva il punto appartenente al duca di Sa- 
voia , il quale fu per Interrompere tutto V appuntamento 
condotto a perfezione, perciocché introdotto alla con** 
ferenza il marchese di Lulliu ambasciatore del Duca, 
di$se che sin P anno passato il presidente Sillérì, uno 
de' deputali, il quale era presente, avea trattato P acr 
comodàmento col Duca, e s^ era contentato il Re ch^egli 
ritenesse il marchesato di Saluzzo in feudo della Corona. 
Ri:$pose il Presidente, ch^ era v^ro che il Re sé n^ era 
contentato, ma in tempo che Io stato delle cose sue lo 
persuadeva a dividere ad ogni partito il Duca dal re 
di Spagna, e che a questa condizione sapeva ben II 
Marchese che ve n' erano aggiunte dell' altre, le quali ta- 
ceva per non mettere discordia infra gli amici, con le 
quali parole voleva egli inferire che il Dvica, tol rite- 
nere il marchesato, si proferiva di muover V armi contra 
Io stato "di Milano. 

Molte furono le contese, e pareva che il tutto fosse 
sconcertato*, ma essendo passato il Generale al Re, e 



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ììbro bÈcftiòQitrtNTé sue 

Giovan Battista Tassis àìl^ Aiciaùòsl ,^ ritói^iiàròtià m fiòchi 
^orni, e concluderò che il Duca ed il Re ritènesisera 
quello che occu(>avàno di presente^ e clié la differenza 
del marchesato fosse rimessa nel Pontefice, il quale dovesse 
sentenziare nel termine d^ un anno, e poi si resti tuÌ8« 
sero scambievolmente le occupazioni dalPuna parte e 
dalP altra. Ma il Marchese ricusava che il' Re ritenesse 
la valle di Moriana, e non volle ratificare senza avvi- 
sarne il Duca, e sarebbe stato questo per la natura di 
lui difficile impedimento, se la buona sorte non avesse 
rimosso quest^ ostacolo^ perchè il Duca con molta strage 
della gente delle Dighiere aveva in questi giorni ricu* 
perata la Moriana, ed air incontro monsignore delle Di* 
ghiere aveva preso il forte fabbricato dal Duca vicino 
a /Granopoli, e, tagliato a pezzi il presidio, P aveva 
spianato sino alle fondamenta: per la qual cosa non 
restando altro se non Berrà in Provenza occupata dal 
Duca, convennero che restituendo egli di presente quella 
terra, le ragioni del marchesato si coni promettessero nel 
Papa. Fu conclusa e sottoscritta da^ deputati la pace il 
secondo giorno di maggio con espressa condizione che 
non si pubblicasse se non dopo il termine di un mese, 
perchè il re di Francia voleva che gli ambasciatori d^ In^ 
ghilterra e d^ Olanda partissero prima dalla Corte, per 
non pubblicare la concordia in loro presenza, ed il car* 
dinaie Arciduca voleva Io spazio per ricevere di Spagna 
il contrassegno della Blavelta. 

Pubblicossi la pace il settimo di di giugno in Parigi, 
ed il medesimo di nella città d^Àmiens alla presenza 
del Legato e de^ deputati del Re, come fu fatto di con* 
certo anco in Brusselles, rallegrandosi universalmente 
gli uomini, che dopo così lunghe e cosi calamitose 
guerre il regno di Francia, distratto in tante fazioni, 



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5a6 DELLE GUERRE CIVILI DI FRANGIA. L. XY 
si ^sse finalmente riunito neli^ intera id>bidienza di anr 
B« cattolico e francese, per godere nelP avvenire, in 
ristoro di tanti mali passati, i frutti e le benedizioni 
della pace. 



FINE nSL LIBRO nEGlMOQUIIfTO BD ULTIMO 



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INDICE 

DE' LIBRI CONTENUTI IN QUEST'OPERA 



VOLUME PRIMO 

Liiao I ^ pag. i 

- — Il . ^ V 'Jl 

' ' III •• • • • •» ••,»> lii^ 

»— IV . . . » 275 

V .......... w4u 

VOLUME SECONDO 

Limo VI pag. 5 

VII , . » laS 

— — Vili » 233 

IX » 353 

VOLUME TERZO 

LiBBo X . . • . . . * • ra- 5 

XI . . . » i5i 

XII .... n 291 

VOLUME QUARTO 

Libro XIU ....,•«•• pag, 5 

XIV «ao3 

XV 11371 

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