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Full text of "Dizionario di erudizione storico-ecclesiastica da S. Pietro sino ai nostri giorni .."

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ss 



DIZIONARIO 

DI ERUDIZIONE 

STORICO-ECCLESIASTICA 

DA S. PIETRO SINO AI NOSTRI GIORNI 

SPECIALMENTE INTORNO 

AI PRINCIPALI SANTI, BEATI, MARTIRI, PADRI, AI SOMMI PONTEFICI, CARDINALI 
E PIÙ CELEBRI SCRITTORI ECCLESIASTICI, AI VARII GRADI DELLA GERARCHIA 
DELLA CHIESA CATTOLICA, ALLE CITTA PATRIARCALI, ARCIVESCOVILI E 
VESCOVILI, AGLI SCISMI, ALLE ERESIE, AI CONGILII, ALLE FESTE PIÙ SOLENNI, 
AI RITI, ALLE CERIMONIE SACRE, ALLE CAPPELLE PAPALI, CARDINALIZIE E 
PRELATIZIE, AGLI ORDINI RELIGIOSI, MILITARI, EQUESTRI ED OSPITALIERI, NON 
CHE ALLA CORTE E CURIA ROMANA ED ALLA FAMIGLIA PONTIFICIA, EC. EC. EC. 

COMPILAZIONE 

DEL CAVALIERE GAETANO MORONI ROMANO 

SECONDO AIUTANTE DI CAMERA 

DI SUA SANTITÀ PIO IX. 



VCL. LXXIII. 



IN VENEZIA 

DALLA TIPOGRAFIA EMILIANA 

MDCCCLV. 



- hlS\ - 




La presente edizione è posta sotto la salvaguardia delle leggi 
vigenti, per quanto riguarda la proprietà letteraria, di cui 
r Autore intende godere il diritto, giusta le Convenzioni 
relative. 



DIZIONARIO 



DI ERUDIZIONE 



STORICO -ECCLESIASTICA 




T 



TAR 



TAR 



IlRUGI FRANCESca Maria, Cardi- 
Di MoDte Pulcìano, nipote di Giù- 
[ per parte della sorella Giulia del 
!, e di Gio. del Moote gran mae- 
i Rodi, pronipote del cardinal An- 
Jel Monte, e attinente di sangue e 
ladino di Marcello li. Novaeslo di* 

del conte Tarugiode'Tarugi,che 
» 111 fece senatore di /?omiz, nel qua* 
icolo con altri dissi il conte nipote 
ipa. Uomo rispettabile nonsolo per 
endore della nascita, ma molto pili 
lello delle vìvih. e della sua molte- 
itteratura. Versato eccellentemen- 
a scienza delle divine Scritture e dei 

e nella cognizione delle lingue o* 
li, iroltate le spalle al mondo si of- 
npagno a s. Filippo Neri e a Cesa- 
onio per contribuire alla fondazio- 
la congregazione dell' Oratorio o 
nni (^.), sotto la direzione de'qua- 
cchito da Dio di doni straordinari, 
li progressi nella cristiana perfezio* 
le divenne modello di tutte le vìr- 

1 quali seppe unire robusta eloquen- 
nigioiiare delle cose celesti e dei 



roisterì della religione, onde meritò dal 
gran Baronio il titolo dato dalla Scrittu- 
ra all'apostolp s. Paolo, di duce della di-- 
vina parola, Das. Pio Y fu obbligato con* 
tre sua voglia a farsi oi*dinare sacerdote, 
e l'assegnò per maestro di camera, con- 
sigliere e compagno al suo nipote cardi- 
nal Bonelli,nel viaggio che fece quale le- 
gato a laiere a diversi principi d'Euro* 
pa per la lega contro i turchi. Frattan* 
to avendo la città di Napoli richiesto a 
grandi istanze la fondazione della congre- 
gazione dell'oratorio, fu di comun con« 
senso de'padri della congregazione di Ro- 
ma eletto all'uopo il Tarugi,che ne'6 an- 
ni di trattenimento in Napoli die saggio 
tale di saviezza e prudenza nel governodi 
quella nuova casa, e mostrò uu zelo Co- 
sì ardente della salute delle anime, che 
morto l'arci vescovo/! napoletani lo richie- 
sero per loro pastore. Restituitosi a Ro- 
ma, Clemente VlIIsi sentì mossodaistin- 
to superiore a destinarlo segretario del- 
la congregazione de' vescovi e regolari, ed 
a pi'omuoverlonel 1 5g3 all'arcivescovato 
d'Avignonei che non si potè indurre ad 



4 T AR 

accetlare,se non costretto da espresso pon- 
tificio comando. Giunto appena alla sua 
residenza, si die senza indugio all'aposto- 
lico ministero, che accennai nel voi. II f, 
p. 288,alla predicazione del vangelo, al- 
l'osservanza della clausura de'monasteri 
delle religiose. Il credito e la riputazio- 
ne che si acquistò eziandio presso gli e- 
retici, mosse molti di questi ad abbrac- 
ciare il cattolicismo, e passando per le lo- 
ro terre lo veneravano come un santo : 
molti vescovi si recarono da lontane par- 
ti in Avignone, per apprendere da lui la 
maniera di adempiere l'episcopale mini- 
stero. Espulsi dalia Francia (P^,) i gesui- 
ti, furono dall'arci vescovo accolti con pa- 
terna carità, come ammiratore di loro 
Tirtìi e innocenza; ed è perciò che a sov- 
venirli vendè la propria argenteria e sup- 
pellettile, quindi eccitò il Papa a persua- 
dere Enrico IV al pronto richiamo nel 
regno. Clemente Vili tratto dalla fama 
del singolare merito e zelo del prelato, ai 

5 giugno 1 5g6 lo creò cardinale prete di 
s. Bartolomeo all'Isola, e n^ 1 5g7 lo tra- 
sferì a Siena (^.), dignità ch'eragli sta- 
ta da molto tempo predetta da s. Filip- 
po; ma il cardinale anziché rallegrarsi, ne 
accolse la notizia colle lagrime agli occhi. 
Portatosi in Roma a ricevere le insegne 
cardinalizie, nel viaggio s'interpose eoo 
successo tra Vincenzo Gonzaga duca di 
Mantova eRanuccio Farnese duca di Par- 
ma, i quali stavano in procinto di veni- 
re alle armi, non essendo riusciti a paci- 
ficarli diversi principi e signori di ran- 
go. In Roma fìi deputato prefetto della 
congregazione stabilita per la riforma del- 
le chiese dell' alma città, ed intervenne 
a'conclavi di Leone XI e di Paolo V. In 
quello del i .^poco mancò che non restas- 
se eletto Papa. Leone XI protesta vasi di 
credere, che non vi fosse alcuno in quel 
tempo, a cui il Signore avesse compar- 
titi maggiori talenti e doni piìi insigni, 
quanto al Tarugi. Nel 1 606 rinunziò la 
sede, per quanto dissi a Siena, e doman- 
dòa Paolo V di fare altiettanto della por* 



T AR 

pora, io che quantunque non gli fu ac- 
cordato, egli dal canto suo non mancò di 
sequestrarsi dal mondo e dallo strepito 
della corte, con rinchiudersi nuovamente 
nella casa dis. Maria in Vallicella de'saoi 
filippini di Roma, dove pieno di virtù e- 
simie e cospicuo per fama di prodigi da 
Dio operati per sua intercessione , se ne 
volò al cielo a' i o giugno 1 608, d'83 anni, 
e fu sepolto nella chiesa omonima, con ma- 
gnifico epitaffio poi comune a lui e al car- 
dinal Baronio, il quale celebrò la di lui 
santità e dottrina, e lo stesso fecero Pe- 
tramellara,Gallonio, Tufo, Bacci e altri 
scrittori. Tutti gareggiarono in vantar- 
ne l'egregie qualità, nato fatto per trat- 
tare cose grandi, nelle quali per diutur- 
na sperienza era eccellentemente addot- 
trinato, primeggiando nella solida scien- 
za delle divine Scritture e de' Padri, in 
cui era insignemente profondo. La F'iUl 
del pio cardinal Tarugi, scritta dal p. Gia- 
como Ricci procuratore generale de*do- 
menicani, sta in fine della Fita di s, Fh 
lippe Neri, Roma i663. 

TABUGlDoMEirico, Cardinale. SorÙ 
ì natali in Ferrara, ove il suo padre Fran- 
cesco gentiluomo d'Orvieto era uditore 
di rota, o meglio governatore. Apprese» 
primi insegnamenti in Orvieto, la lette- 
ratura nel collegio romano, e dal celebre 
prof. Carpani la teoria delle leggi nell'u- 
niversità romana, in cui riportò la laurea 
dottorale, altri dicendo in Perugia ov'e- 
rasi ritirato nel 1 656 per la peste di Ro- 
ma. La pratica del foro l'acquistò nello 
studio di Gelsi uditore della romana io- 
ta e poi cardinale; il quale ravvisando in 
lui un vivo e chiaro talento , e una ca-^ 
pacità di mente atta ad apprendere qua*» 
lunque più ardua facoltà , lo scelse per 
uno de'suoi aiutanti segreti di studio. 
Il credito che si acquistò nella curia, de^ 
terminò Clemente X nel 1670 a dichia- 
rarlo uditore della nunziatura di Porto- 
gallo. Tornato a Roma, e tenuto indiè- 
tro dall'invidia, dopo essersi esercita tocco 
gran lode nell'avvocatura, fu in conoor- 



T AS 

renza di molti soggelti eletto uditore del 
cardinal Chigi che particolarmeote lo sti- 
ma va. Per di lui mezzo neli68a otten* 
ne da Innocenzo XI un posto d'avvoca* 
to concistoriale, e nel 1 689 quello di luo- 
gotenente civile dell'uditore della cam«?* 
ra, da cui nel 1 694 ^ avanzato da Inno- 
cenzo XII a uditore di rota. Indi dòpo un, 
anno a'i!» dicembre 1695 lo creò cardi- 
nale diacono di s. Maria della Scala, e lo 
ascrisse alle congregazioni del concilio , 
de' vescovi e regolari, ed altre; inoltre lo 
fece vescovo di Ferrara, dove sorpreso da 
grave malattia, cagionatagli dalle sover- 
chie fatiche da lui sostenute nella visita 
della città e della diocesi, dopo la mesi 
di cardinalato, scese nella tomba in Fer- 
rara nel 1 696, di 58 anni. Fu sepolto nel- 
la cattedrale, in luogo che il capitolo or- 
nò di onorevole epitaffio. In Ferrara, nel 
breve tempo che ne fu pastore, fondò e 
aprì il conservatorio di s. Matteo, poi tra- 
sferito a s. Apollinare, pel rifugio e man* 
teoi mento di povere donzelle. La sua vi- 
ta si legge tra quelle d^gli Arcadi illustri, 
tra' boschi pastorali della quale applau- 
dito avea trattato la poetica cetra. 

TASOoTASSO oTHASSO. Sede ve- 
scovile della I. 'Macedonia e dell'esarcato 
del suo nome, nell'isola omonima del ma* 
re Egeo, tolto l' arcivescovato di Tessa- 
Ionica, eretta nel Y secolo e chiamata pu- 
re jPi/e.L'isob,già una delle più ragguar- 
devoli dell'Arcipelago, fti pure denomi- 
nata y^e^^ri^z,>^erùz, C^ry 56, e sorgesul- 
la costa orientale della Turchia europea 
ÌDBulgaria,8angiacato di Gallipoli. Il suo- 
lo è fertilissimo, con cave di marmo, e 
forse anticamente avea miniere d'argen- 
to. Ha buon porto, frequentato dal pic- 
colo navile. Si conosce il solo vescovo O- 
Dorato, che nel 4^1 intervenne al conci- 
lio di Caloedonia. Oricns chr. t a, p. 87. 
Taso o Tasso, Thassen, è un titolo vesco- 
vile inpartibusy dell'eguale arcivescova- 
todi Tessalonica^che conferisce la s. Sede. 

TASSA DE'fiENEFIZI ECCLESIA- 
STICI. Discreta contribuzione che paga- 



TAS 5 

no I nuovi provvisti de' Benefizi eccle- 
siastici (f .), originata per sovvenire i bi- 
sogni della Chiesa Romana e la Came- 
ra apostolica, pe'lanti dispendii che so- 
stengono a vantaggio delle alti*e chiese e 
di tutti i cattolici, e per quanto dichia- 
rai ne'tanti relativi articoli, ed in quelli 
che andrò rammentando , per la spedi- 
zione delle opportune Bolle e Brevi, ed 
imposte a'beneficiati da'Papi, ad esem- 
pio delle Deciìne che i Leviti pagavano 
al sommo sacerdote della religione giu- 
daica,ed essi le riceveano dal popolo d'I- 
sraele come ministri delle cose sante, e 
per diritto divino siccome prescritte da 
Dio: inoltre i leviti possederono campi, 
case e città intere nella Palestina. Indi 
nella religione cristiana i chierici non vi- 
vendo che àeW Oblazioni (F.) de'fedeli, 
da queste volontarie offerte ebbero ori- 
gine le Decime ecclesiastichcy le Spor- 
tale, i Beni di chiesa, i Benefizi eccle- 
siastici, le Pensioni ecclesiastiche,d\ che 
riparlai a Sfogli bcclesustici, a Rega- 
lia e analoghi articoli,pel necessario man- 
tenimento de'mìnistri sagri.Secondo i ss. 
Padri devesi dare piti alle chiese e loro 
ministri, di quello che i giudei davano a' 
leviti. Alcune tasse i vescovi le ritraevano 
da'chierici, ed i Papi le attribuirono alFi- 
SCO o Tesoro pontificio, e talvolta appli- 
candole a vantaggio delle chiese medesi- 
me da cui deriva vano, ad istanza di quelli 
che le pagavano. Anticamente erano assai 
maggiori, quindi in progresso di tempo 
la benigna indulgenza de'Papi a poco a 
poco andò diminuendole, anco ne'privi- 
legi accordati uè* Concordati da loro con- 
ci usi co'di versi stati della cristiani tà,del- 
la natura e carattere essenziale de'quali 
riparlai a Pace, per amor della quale essi 
convennero a generose e paterne condi- 
scendenze. I sovrani non ponno imporre 
tasse al Clero, ed a' Beni di chiesa, sen- 
za il Beneplacito apostolico,SMeneiìdO' 
si la causa della Chiesa, si sostiene quel- 
la de'sovrani temporali, contro di cui in 
realtà combattono i £ibi' politici. 1 beni 



6 TAS 

ecclesiastici sono piìi degli altri di giova- 
mento reale al principato, perciò la loro 
conservazione è per esso di vitale interas- 
se. La storia luasinosamente lo ha ripe- 
ttitamente provato, pe' grandissimi sus- 
sidi! ricevuti da'beni del clero e dalla con- 
discendenza de'Papi, per la podestà che 
hanno sui medesimi. Pelle tasse pe' be- 
nefizi ecclesiastici concistoriali ragionai 
a'Ioi-o articoli; quelle cioè per ogni nuo* 
vo patriarca, arcivescovo, vescovo, abba- 
zia o monastero nullius dioecesis, a se- 
conda delle rispettive proposizioni con* 
cisiorialiy le vado riportando descriven- 
do tali sediediocesi,esono in proporzio- 
ne della Rendita ecclesiastica delle loro 
mense. Tutti questi benefizi concistoria- 
li sono così chiamati perchè si conferi- 
scono dal Papa nel CoAzci^^oro^e nelle pro- 
posizioni si usano le parole, scritti o tas- 
sati ne'libri o registri della cadiera apo- 
stolica, nel dichiarare la consueta som- 
ma tassata. All'articolo DErrARi riportai 
\ diversi valori de' fiorini, de'ducati e di 
nìive Monete pontificie y che secondo l'an- 
tico stile della curia romana si usano nel 
ragguagliare le tasse. Nominandosi ordi- 
nariamente i fiorini di camera, qui dirò 
che si valuta ciascuno pari a scudo uno 
e bai. 79, decimi 8 e centesimi 2. Il sol- 
do poi equivale a bai. 3 e decimi 6. Cle- 
mente XI mandò al re di Portogallo il 
decreto pontificio, che si legge neWEpist. 
et Brevia selectìora t. 2, p. 763, sotto- 
saitto r 1 1 gennaio 1 7 1 o da'cardinali Ac- 
ciaioli, Marescotti e Pamphilj, circa il va- 
lore dello scudo d'oro a ragione di paoli 
1 6 e mezzo,giusla il decreto de'5 settem- 
bre 1 708, e pregò quel sovrano a farlo 
osservare ne'suoi dominiì, come tutti gli 
altri principi cattolici l'aveano ricevuto, 
a£Qnchè a norma dì questo restassero fis- 
sate le tasse, che per la spedizione delle 
bolle apostoliche si do veano pagare. Il p. 
Plettemberg gesuita,iVò^ifia Congreg, et 
Trib,CuriaeRom.p, 366:2>e monetarum 
valore in Curia Romana^ dice: » Cum, 
ut vidimus capitepraecedente in Cancel- 



TAS 

laria apostolica non soium annatae sìnt 
solvendae de quibusdam beneficiis, sed 
etiam prò Literis apostolicis danda sint 
emolumenta quibusdam officialibus,sub- 
jieciemushicdiversarum monetarum va- 
lorem in Camera, Dataria, et Cancellaria 
receptum -pro informatione exteroruro, 
qui in Curia romana aut gratias impe- 
trarunt,autalia negotia expediri cupiunt 
ReduciturveroomnemonetaegenusRo* 
maea Dataria ad ducatos auri de Came- 
ra. Quod si ponatur simpliciterducatus 
non addendo de Camera attenditur valor 
currens in loco Beneficii". Quindi ripor- 
ta il valore delle diverse monete papali 
effettive e nominali, ragguagliandole a 
quelle delle diverse nazioni cattoliche, e 
dellequali riporta il valore delle loro mo- 
nete denominate ducati , fiorini, libra, 
franchi, marche, marabatini, scudi e on- 
eie di diversespecie. Abbiamo il libro: ?<:{• 
xae Cancellariae Àpostolicae, et Ta* 
xae s. Poenitentiariae Àpostolicae ju* 
xta exemplar Leonis X, Romae i5i4« 
Accedit valor monetarum urdversiOrhis 
in Camera, et Poenitentiaria romana 
rrrfptorMm,Sylvae Ducisi 706. A Sagbo 
Collegio dissi delle tasse devolute a'car- 
dinali da que'prelati, che per mezzo de' 
loro voti ottengono in concistoro taluna 
prelatura che in esso si propone dal Pa- 
pa, come i vescovad e le abbazie o mO' 
nasteri concistoriali; le quah tasse poi si 
dividono a eguali porzioni tra il Papa e 
i cardinali.Questa tassa, che dicesi de'ser* 
vigi comuni, talvolta ticeve una riduzio- 
ne dalPapa e da'cardinali,ad istanza degli 
Spedizionieri delle lettere apostoliche ti 
nome de'preconizzati a'benenzi concisto* 
riali, e per mezzo del prelato Segreta- 
rio della 8. congregazione concistoriale e 
del sagro collegio. Queste tasse sono per- 
ciò riducibili, essendovene altre Irridu- 
cibili, comechè spettanti agli officiali del- 
la curia romana e a'famigliari pontificii, 
tranne qualche rarissima eccezione. Ad 
evitar siffatte tasse, alloixhè il Papa de- 
stina alcuno a mezzo della congregazione 



TAS 

dì propaganda ^Je per sicario apostoli- 
cOy gli conferisce la dignità di vescovo in 
partibus coll'autorità d'un pontificio bre- 
ve, senza promulgarlo io oondittoro. Le 
propine o lasse dovute al Papa per ogni 
vescovo che propone in concistoro, an« 
corché inpartibusy non sono meno di scu* 
di 696 bai. I a e mezzo. Rilevo dalla nota 
de'ooncistori de'a4 ® ^7 gennaio 184^, 
le seguenti riduzioni a tali propine e tas- 
se del Papa. L'arcivescovo di Fermo e il 
vescovo di Ratisbona, ciascuno pagò sol- 
tanto scudi 161; il vescovo di Brunni34; 
quello di Jesi e quello di Warmia,og'nu- 
00 scudi 1 08 e bai. 5o ; quello dì Monte 
Fiascone 1 o5 e bai. 70 ; quelli d'Orvieto, 
e di Savona e Noli, e l'arcivescovo di Ca> 
luerino, per cadauno scudi 82 e bai. a5. 
Delle suddette tasse denominate de'servi- 
gì comuni o minuti servigi, e proprie an* 
Cora d'alcuni famigliari pontificii e di of- 
ficiali della curia romana, ne parlai a Fa- 
migliare, dicendo delle Sportale (V.) ; a 
Databia, ragionando delle Armate e de' 
Qìdndenrdj ed a Denabi, descrivendo le 
già ricordate diverse qualità di monete, 
indicale con denominazioni ancora in uso 
nella romana curia per le tasse. L^go nel 
cardinal Garampi, Saggi di osservazio^ 
ni sul valore deir antiche monete ponti- 
fide, p. 4d^9 ^® 8*^ sul decadere del 
leoolo Xlll e sul principio del seguente, 
là maggior parte delle tasse di cancelle* 
ria e de'pro venti camerali pontificii tro- 
vavasi ridotta a fiorini d'oro, la piacele- 
bre moneta battuta da' principi d'Italia 
Begli ultimi scorsi secoli,e quelli coniati nel 
12 Sa da Firenze oscurarano i precedenti, 
ed eccitarono gli altri a batterne de'similì, 
come i Papi, incominciando da Giovanni 
XXii del 1 3 18 in Avignone. Le te^sse de* 
minati o comuni servigi erano già fin dal 
tempo di Boni&cio Vili del 1294 ridot- 
te nella più parte a fiorini d'oro; e seb- 
bene molti de'prelati di Francia le rite- 
nessero a lira tornesi,molti della Gran Bre- 
tagna a marche di sterlini, e molti di Ger* 
\ mania a marche d'argento, pagavansi pe- 



TAS 7 

rò effettivamente a ragione di fiorini d'o* 
ro, a'quali soli poi in appresso fiirono ri* 
dotte. A Oatabia apostolica ragionai del 
Succollettore generale delia medesima 
per V Annate e Qiddenniy lasse e porzioni 
de'fiutti delle rendite e benefizi eodesia- 
stici;ed aCANCELLEBU apostouca delle tas- 
se di questa. Le tasse furono e sono an- 
che proprie de' Placabili i Vacàbiìisd 
(V.). Perciò notai a Databia, rilevando 
le attribuzioni del revisore de'oonti dette 
spedizioni, che a lui spetta formare la tas* 
sa spettante a' diversi collegi vacabilisti, 
sopra qualunque materia beneficiale. A 
ScBiTTOBi APOSTOLICI parlai de' loro tas- 
satoli nella cancelleria apostolica. Arro* 
gè il riportato dal p. Plettemberg, § 4: 
Ordo expedi tionis Zftterarww.M Bulla di- 
cto modo conscripta taxatur ad bancum 
Scriptorum per resa*ibendarium,*taxatae 
suani apponit manum computator, etsol- 
vitur scriptoribus taxa. Deinde mittitur 
ad Abbreviatores de parco mioore,seu mi- 
noris praesìdentiae, quorum unus perle* 
ctis literis uomen adscribit, et acceptaju* 
xta taxam pecunia bullain ad Abbrevia- 
tores majoris presidentiaeremittit.Exhis 
duo quoque ab hoc deputati nomen suum 
paulo infra subscriptionem Abbreviato- 
ribus minorispraesidentiaesupponere so- 
leut. Deinde deferuntur IKerae ad Sotti- 
citatores literarum apostolicarum , quos 
januizeros vocant, quibus solvuntur duo 
ducati, totidemque caroleni de canoella- 
ria si taxatae sint trigiuta ducatis, si ve* 
ro infra, sol vitur unus tantum ducatus et 
duo caroleni. " Quindi parla delle altre 
consuete tasse che vi appongono gli altri 
officiali della cancelleria, secondo le rate 
loro spettanti, finché la bolla passa all'e- 
same del Reggente della Cancelleria, 
MDeinde supplica tiones tradit custodi,qui 
eas partibus accepto a singulis uno julio 
restituit et bullas adscripta primum ma- 
nu sua in margine litera majuscola A, a 
latere dextro, a sinistro vero I,etcircum- 
duciis lineis circa taxas scriptorum etab- 
breviatorum inbullp determinatas, finità 



8 TAS 

cancellarla tradit plambatorì,a quo plum* 
baotur et cordulis alligantur. Quo fiicto 
nemo potestìu ìlli8aliquidaddere,autex 
iliisdetrahereivel minueresioe iocursu ex- 
commuDÌcationislatae inBulla Coeiiae." 
Sì pub vederà Registratori delle lette- 
BB APOSTOLICHE. Delle peue contro quelli 
chealteranoo &l8Ìficano le lettere, decre* 
lì e Rescritti ^oniìBcìì^ ne tenni proposito 
anche in quell'articolo, ed a Sigilli fon* 
TiFioii. Asserisce il p. PlettembergiMTa- 
xa iiaec statuta creditur a Joanne XXI 1, 
Avioione cum Curia ibidem resideret, et 
contìnelur in libro, qui asservatur in Can- 
cellaria apostolica, quem se vidisse testa- 
tur Corradus inprax, Disp, Apost. I. 6, 
e. 4) una cum alio libro, qui conlinet va- 
lorem beneficiorum consislorialium, ex 
quibus annatae sol vendae suaL"Benedet- 
to XI Vcolla bolla Cum sicuty de'25geu* 
naio 174I9 dichiarò che tutti i provvisti 
de' benefizi ecclesiàstici hanno 1' obbligo 
d' impetrare le lettere apostoliche dalla 
cancelleria, e di pagare ad essa le tasse e al* 
tri emolumenti. Inoltre il p. Plettemberg, 
De reliquis qffìcialibus Cancellariaej § 
i4> Qui ultra taxas mi exigere aut oc* 
ciperepossunt, dichiara: m Ne vero exces- 
sus fiatet abusus commitlatur in exigendis 
pecuniis prò expeditione literai^um apo- 
stolicarum aliarumque gratiarum provi^ 
sum est a Julio II, per consti tutionem^fV? 
si RonianusFontifex{de*So marzo 1 5 1 2), 
et per Regulas Canceliariae. Julius li e-r 
nimPonti&x ne officiales Canceliariae to- 
tiusq. Curiae romanae quicquam ultra 
taxas aut poslulent,aut accipiant subgra- 
vissimispoenisiohibuit,uimirumsubpoe^ 
na excommunicationis latae sententiae, 
et prò prima vice 100 ducatorumauri de 
camera; prò seconda suspensiunisesercilii 
et perceptionis emolumentorum ad sex 
uienses Fabricae basilicae Princtpis apo- 
siolorum Urbis applicandorum; prò ter- 
tia vero vice, quibus contra fecerint prit 
vationis ofìOiciorum,poeois ipso facto incur? 
rendis. Insuper declaravit centra facien- 
tes ad resti tueuduffi quidquid ulu*a taxam 



TAS 

perceperint fere obligatos. " I Papi per- 
chè non fossero gravate le parti che ot- 
tengono una qualche grazia ecdesiastioa, 
soggetta a pagamento di tasse (non essen- 
dolo tutte), prescrissero idonei proi^vedi* 
menti. Gregorio XVl formò una congre- 
gazione per stabilira che a pie dì ciascu- 
na grazia ecclesiastica si notasse la viva 
spesa incontrata, e i diritti di spedizione 
e di agenzia, che la dataria ne' suoi tra« 
sunti e brevi incominciò ad eseguire;e que« 
sto savio sistema olà norma alla segi^te- 
riade'breviead altri dicasteri ecclesiasti- 
ci. Laonde sui brevi stessi pontificii Gre- 
gorio XVI volle che si ponesse l'importo 
della tassa, compreso l'emolumento agli 
officiali della segreteria de'brevi,e le spe- 
se per la medesima; e ne' rescritti si di-^ 
chiara , se gratis concessi , o quale lieve 
tassa fu pagata, e quanto può darsi in com- 
penso al procuratore agente di affari che 
domandò e ottenne il concesso. 11 p. Plet- 
tembei^ parla ancora, cap. 1 3 : De Se- 
cretarla apostolicaj § 3 1 , Quae sit tOn 
xa Bres^iuniy dichiara.*» Quod attinet ad 
taxas Ere vìum, sciendum iudulgentias,a- 
liaque spiritualia gratis omnino conccr- 
di, adeo ut secretarla suppeditet expen* 
sas membranorum et scriptorum,solum 
in casibus quibusdam extraordinariìsda- 
ri solet modicum aliquid forte in com- 
pensationem expeusarum. Caetera vero 
Brevia suas habent determinatas taxas; 
exempl. grat. prò dispensatione super in* 
terslitiis solvuntm' 4 ducali de camera , 
prò aliis dispensationibus ordinariis soU 
vuntur 5, At vero in gravioribus negotiis 
taxa est varia, prò varietale et gravitate 
negotiorum."Dftpoi in qualche modo au- 
mentarono le tasse,e furono impostca ma* 
terieche piima n'erano esenti; ciò derivò 
dal depauperamento del tesoro pontifi* 
ciò, colpa la triste iliade delle vicende pò-, 
litiche de'tempi, l'indispensabile aumen- 
to degli stipendi agli officiali e altri im- 
piegati, ed ancora per una salutai*e remo- 
ra e freno all' eccessiva e h'equeule faci- 
lità delle dotpande di graùe spiriluali e 



T AS 

d'indulli, degenerate perciò in abusi; non 
che per la maggior venerazione alle eose 
iiagre, e pel mantebimento dell'osserTan- 
ea della benigna disciplina ecclesiastica, 
che deludevasi nell'agevole conoestione,sia 
d'indulto, sia di dispensa, sìa d'indulgen* 
ce. Altrettanto si dica delle tasse e poten- 
(e freno di tali multe pecuniarie, delle Di- 
spense sui diversi gradi di parentela^per 
contrarre il Matrimonio ^ che si ottengo* 
no per la Dataria secondo i gradi d'im- 
pedimento, onde porre un argine mora- 
lissimo alle passioni, pel buon ordine del- 
la società,proclive in violare le s. leggi della 
Chiesa, esigendo un'eccessiva indulgenza 
tanto pregiudizievole al buon costume. Il 
^euxnoCtCGom^ Istituzione de* seminari 
vesamli, tratta di divei*se specie di tas- 
se ecclesiastiche, ed eziandio della tassa 
su' benefizi ecclesiastici in divora de'semi- 
nari diocesani, per l'erezione e manuten- 
zione, per le scuole specialmente di gram- 
matica e canto gregorìano. Questo diritto 
è fondato su quello ohe hanno i Poveri e 
le necessità della Chiesa su tutti i beni ec* 
clesiastici; è un sussidio dato in mancan- 
za di altro modo per sopperire alle spese, 
onde provvedere le chiese di buoni mini- 
stri, e non ne va esente neppure la men- 
sa vescovile. Può imporsi ed esìgersi pri- 
ma dell'erezione del seminano. Il cardi- 
nal 8. Carlo Borromeo arcivescovo di Mi- 
lano fissò la tassa al io periop; Papa s. 
Pio V la ridusse al 5, e Benedetto XIII 
ordinò ohe fosse non meno di 3, né più 
del 5 per cento. Il vescovo può accrescer- 
la e diminuirla con giusta equità. Si de- 
ve imporre senza parzialità, e secondo il 
preciso bisogno; e si deve stabilire su'frut-* 
ti liberi, detratti i pesi, clie perciò se n'e- 
sige nota giurata. Si deve pagare non o» 
stante qualunque inibizione, procedendosi 
con pene contro i negligenti. 

La Sede apostolica ed i Sommi Fon» 
tefid furono anche segno d' acri censu- 
re indegne contumelie, per le tasse che 
pe'benefizi e materie ecclesiastiche si pa- 
gano in Roma, nelle debite proporzioni 



TAS 9 

e con discrete contrtbuiionì, in compen- 
so di quanto somministra la camera apo* 
stolica pel mantenimento de' Tribunali 
ecclesiastici y delle Congregazioni cardi" 
nalizie^ delle Segreterie della s, Sede^ 
in servigio di tutto l'immenso cattolici* 
smo di tutte le 5 parti del mondo. Alto 
alzarono la voce validi e dotti propugna- 
toti contro i nemici della chiesa romana, 
di siiTatle calunnie ed esagerate accuse, 
fra'quali qui mi piace ricordarne alcuni, 
per poi con loro dire qualche parola.Ma- 
machi. Del diritto libero della Chiesa 
di acquistare e di possedere beni tern- 
por ali sì /nobili che stabili, ^7^9' Mar- 
chetti, Del denaro strafdero che viene a 
Roma e che ne va per cause ecclesiasti* 
che, calcolo ragionato, 1 8oo. Ferrini, 
Calcolo ragionato su le ricchezze del 
clero cattolico. Orvieto 1842- Alforché 
gli apostoli percorrendo la terra compo- 
nevano le chiese, e vi lasciavano pastori 
e ministri, subito cominciò il rapporto 
delle chiese ricche e delle povere, cioè di 
quelle che potevano dar qualche soccor« 
so alle pili bisognose, e del dovere che l'u- 
ne accorressero al soccorso delle altre» 
QuelKapostolo, cheavea fondato le chic* 
se stesse e che ne riteneva il principal go« 
verno,avea la suprema ispezione sopra gli 
aiuti che si raccoglievano colla Colletta 
e te Oò/az/om de' fedeli, e si distribuiva- 
no poi nel modo che prescriveva. Il cele- 
bre esempio di s. Paolo, che avea fonda- 
to le chiese di Galazia e di Corinto, può 
servirne dr luminosa idea, di quell'apo- 
stolo oioé il quale conforme alte parole di 
Gesù Cristo fondatore delta Chiesa, di« 
chiaro che quelli che annunziano 1' e van- 
gelo devono vivere dell'evangelo. Mentre 
gli spirituali di lui figli viveano in pace 
sotto la felice legge evangelica, la chiesa 
di Gerusalemme gemeva sotto l'oppres- 
sione dell'ostinata Sinagoga, e de' cor- 
rotti magistrati romani fanatici idolatri. 
E sebbene da altro vescovo fosse retta e 
da altri fosse stata fondata In chiesa di Ge- 
rusalemme, non ostante anche le chiese 



IO TAS 

dell'apostolato di f. Paolo pensavano a 
trasmettere soccorsi a' bisognosi fiatelli, 
e mandar denaro fuori di territorio rac- 
colto nelle collette della domenica. Tosto 
ì successori del principe degli apostoli s. 
Pietro fecero ip Roma altrettanto, e Pa- 
pa s. Sotero del 1 75, secondo il pio e ge- 
neroso costume da' suoi predecessori u« 
sato fin dalla nascente Chiesa, fu largo 
d'inviare soccorsi io rimotissimi luoghi, 
massime a'pei'seguitati confessori della fé* 
de, nel dare caritatevole ospizio a'nume- 
rosissimi stranieri accorrenti in Roma, ol- 
tre il mantenimento della copiosa Ma-* 
trìcola fissa de'poveri addetta alla chiesa 
romana. Convien dunque credere, che s. 
Sotero, e molto più i Papi predecessori, 
ritirassero dalle opulenti e raen persegui- 
tate chiese amorevole sussidio, per rifon- 
derlo ove più ne conoscevano il bisogno. 
Cessati grimpedimenti al commercio del- 
le chiese tra loro, e acquistatosi da' cri- 
stiani il pacifico esercizio della divina re- 
ligione, di sua natura e conforme al si- 
stema ecclesiastico, il romano Pontefice 
presiedette e vegliò al riparto degli op- 
{Kirluni soccorsi, siccome pastore supre- 
mo di tutto il gregge di Cristo, e succes- 
sore ed erede di quello acni tutti gli altri 
e gli stessi apostoti erano subordinati. La 
sollecitudine che incombe al Papa senza 
controversia di tutte le chiese, lo ponee- 
gli solo fra tutti in grado di conoscere lo 
stato di ciascuna, e quindi di vedere in 
un colpo d'occhio ove sia il bisogno e ove 
il comodo di sovvenirlo. Dice il Marchet- 
ti, se le cose si dovessero oggi fer da capo, 
sarebbe impossibile travare altra perso- 
na, che per gli officii della sua rappresen- 
tanza fosse più adatta all'intento per l'au- 
torità della sede, più efficace per l'esecu- 
zione,e pei* l'eminente sua dignità più pro- 
pria a riscuotere la fiducia comune. Quin- 
di nel IV secolo già alla chiesa romana 
da straniere piovincie pervenivano soc- 
corsi, continuando essa gli aiuti a quelle 
chiese che ne abbisognavano; poco dopo 
la pietà de' fedeli, acciò il Papa mante • 



TAS 

nesso il decoro della suprenoa podestà , 
donò sì in oliente e molto più in occi- 
dente i Patrimonii dèlia «.i^ec/e. Le ren- 
dite della romana chiesa a benefido del*- 
la cristianità vieppiù si aumentarono ne' 
seguenti secoli, colla Sox^ranità de^ Ro* 
niard Pontefici e della s. Sede, coli' o- 
Llazione del Denaro dis. Pietro, e cogli 
Stad e regni tributari alla s. Sede, il 
tutto originato per mirabile disposizione 
della divina pravvidenza, dalla spontanea 
volontà de' popoli e dalla pia munifioen- 
za de'principi,e ne deri varonosommi van- 
taggi alla diffusione del cristianesimo e 
airindipendente esercizio del supremo a- 
postolico ministero,oon immenso utile del 
cattolicismo e At* Sovrani, per quanto i 
Papi operarono indefessamente in loro 
vantaggio, e pe'grandiosi soccorsi ad essi 
elargiti in tutti i bisogni, siccome padrì 
comuni; ampio argomento che toccai ne' 
citati e altrì corrispondenti articoli. Men- 
tre le possessioni della Chiesa restarano 
tutte in un corpo e sotto uno stesso go- 
verno,sebbene le rendite erano divise, in 
sego ito ciascun ministro incominciò a ri- 
tener per se le oblazioni che si facevano 
alla sua chiesa, le quali già si solevano 
portare al vescovo, acciò le dividesse; ma 
per ricognizione della superiorità episco- 
pale,ciascuno dava la 3.*parte al vescovo, 
e qualche cosa di più per onore, che fu 
poi chianiato il cattedratico, perché era 
dato per riverenza della cattedra episco- 
pale. Dunque con più di ragione dovea 
somministrarsi qualche cosa al Papa, che 
sosteneva tante cure e dispendii per tutto 
il cristianesimo, e siede sulla i.* cattedra 
dell' episcopato. Molti vescovi intenti a 
ingrandirsi, riuscendo molesti alle ricche 
abbazie e a'pingui monasteri, gli abbati 
e i monaci, anche per sottrarsi dalla loro 
soggezione, trovarono il modo, ricorren- 
do al Papa, che li pigliasse sotto l'imme- 
diata protezione di s. Pietro e li esentas- 
se dairautorità de' vescovi, il che fu a po- 
co a poco consentito, pagando gli esenti 
un censo alla chiesa romana. Dato pria- 



TAS 

cipio a questa esenzione» in breve tempo 
tulli i grandi monasteri restarono con- 
giunti alla 8. Sede. Intanto poco osser- 
'vandosi il divieto di non alienare i beni 
di chiesa, che per la romana avea fatto 
Papa 8. Simmaco nel 5oa, e grimpera- 
tori aveano esteso a tulle le chiese, tran- 
ne per nutrire i poveri e riscattare schia - 
vi e prigioni, rinnovatisi gli abusi di dis- 
sipazione, molti concìlii ne fecero la proi- 
bizione. Vedendo i Papi V inosservanza 
delle leggi, non mancando pretesti a'pre* 
lati per deluderle, fecero diverse ordina- 
zioni dal looofinoal i25o, prescriven- 
do certe formole di solennità, le quali ser- 
vivano per freno o impedimento; tutta- 
volta non riuscendo sufficienti, Innocen- 
zo IV cominciò a dichiarare nulle le a- 
lienazìoni fatte senza quelle condizioni; e 
Gregorio X nel concilio di Lione II, nel 
i^y^ovàmòctìe non si potesse alienare, 
se non nelle suddette necessità, colla li- 
cenza ancora del Papa. Ad eliminare mol- 
ti insorti abusi. Clemente IV del 1265 
decretò, che la plenaria disposizione di 
lutti i benefizi ecclesiastici vacati in cu- 
ria, apparteneva al Papa, quindi di con- 
ferirli e dispensarli come beni di chiesa, 
di cui egli è sommo Gerarca, comandan- 
do a quelli che li ricevevano la Residen» 
za, e gli obblighi inerenti a quelli che ri- 
ceveano benefizi sempiici. E siccome sa- 
rebbero tutti i beneficiati obbligati alla 
residenza; e perché é volgarissimo il det- 
to : Benefìcium datar propter officium^ 
acciò non restasse il beneficio semplice 
senza un ofBzio e come una cosa vana, le 
Ore canoniche che prima erano celebra- 
te nella chiesa da lutto il clero, facendosi 
poi alcuno lecito di recitarle privatamen- 
te, acquistarono il nome di Cffflcium di- 
vinMtm^ il quale essendo celebrato da tut- 
ti o in comune o in privato , si salvò la 
verità della proposizione: Benejicium da- 
tar propter qfficiwn divinum , cioè per 
recitare 1' Uffizio divino senza risiedere 
nelle chiese. Esercitando ormai i Papi pie- 
na autorità sulla materia beqeficiaria, e 



TAS II 

a vendo dovuto istituire per regolarla nu- 
merosi officiali, incominciarono a impor- 
re delle tasse, mentre trova vansi più bi- 
sognosi onde estendere la loro vigilanza 
sul cristianesimo quasi dappertutto pro- 
pagato, in servizio de'molteplici bisogni 
spirituali di tanti milioni di cattolici» e per 
sostentare i numerosi missionari che spe* 
dirono nelle remote regioni d' Asia e di 
Africa, per la conversione degl' idolatri, 
degli scismatici e de' maomettani. Tra- 
sportata da Clemente V la i*esidenzà pa- 
pale in Francia & in Avignone, ne profit- 
tarono della lontananza i prepotenti si- 
gnorotti delle città e luoghi del dominio 
temporale; diminuite peroiò le rendite da 
essi usurpale, come pure quelle degli sla- 
ti tributari e censuaii, Clemente V si tro- 
vò nella necessità pel>i.*'a riservarsi una 
piccola porzione sui fruiti d'alcuni bene- 
fizi ecclesia8tici,che anticipatamente si pa- 
ga dal nuovo provvisto, io luogo di quel 
censo o pensione annua che moltissime 
delle suddette chiese monastiche e altre 
pagavano per l'innanzi a quella di Roma, 
e col nome di Annata fece tale riserva im- 
posta sulla sola Inghilterra, ove probabil- 
mente andava a mancare il pagamento 
deiranlioo denaro di s. Pietro, offerto da 
essa e da altre nazioni ad Limina ApO" 
stolorum (ì^*)* Il successore Giovanni 
XXII, che altri fecero istitutore dell'an- 
nate, l'estese all' Irlanda e al principato 
di Galles, e dipoi nel 1819 coH'extrava* 
gante Cam nonnulla, per gli urgenti bi- 
sogni della s. Sede in que' turbi di tempi, 
le riservò per 3 anni in tutto il mondo 
cattolico; laonde quel Papa fu istitutore 
dell'annate per tutto il cristianesimo, do- 
poavernedato in piccola parteTesempio 
il predecessore; epoi impose ancora l'ob- 
bligo di pagar l'annata ogni 1 5 anni a tut- 
ti i benefizi ecclesiastici, che per essere u- 
nili a'monasterio luoghi pii mai non va- 
cavano, la quale tassa fu chiamata Quin^ 
dennioy e poi da'successori regolala, co- 
me dissi al suo articolo. Per ovviare ai 
tumulti che insorgevano nell'eleziooi dei 



Il TAS 

P escovi y il diritto era passato a' Capito» 
liy e nelle diffierense tra essi provvedeva 
il Papa. Ma Giovanni XXII per le fre- 
quenti dissensioni che nascevano in Ita- 
lia nell'elezioni, se ne riservò la maggior 
parte, che poi i successori estesero a tut- 
to il mondo, concedendone in seguito la 
nomina o presentazione a'sovrani, riser- 
vandosi il diritto di confermarle e preco- 
nizzarle in concistoro, e così ebbero prin- 
cipio le tasse de'benefizi concistoriali. Per 
le regole di canee) leria, secondo il Mar- 
chetti, sono riservati al Papa tutti i be- 
neGzi, che si riservarono Giovanni XXII 
e l'immediato successore Benedetto XI 1, 
come quel li che eccedano il valore di 200 
fiorini d'oro, e altri di specie diversa; e 
aggiungerò, così quelli vacati per causa 
iì' Eresine Siniojiia,pe\ decreto di s. Pio 
V. Tra le eccettuazioni vi sono i Padro» 
miti, le Allernative^eW disposto we* Con- 
cordati. Inoltre avvertirò^ quanto alle ri- 
serve, di avere altrove notato^ che ciascun 
Papa al principio del suo pontificato se* 
gna le Regole di Cancelleria (prima si 
stampa va no, e ne riportai diversi esempi 
nel voi. LXIX, p. 237, 228, 333 nelle 
due colonne), in cui sono espresse tutte 
le riserve apostoliche , sia confermando 
quelle del predecessore, sia rinnovando- 
le, ciò che fece Leone XII. Papa Bonifa- 
cio IX nel 1 392 stabilì l'annata in perpe- 
tuo sopra tutti i benefizi di collazione pa* 
pale> che nella sostanza è lo stile conti- 
nuato sino a'nostri giorni. Alcuni scritto- 
ri dichiararono Bonifacio IX istitutore 
dell' annate, ciò deve intendersi il per- 
petuo stabilimento di questa tassa. Dice 
il Marchetti, l'annata che il Papa ritira 
sui benefizi ecclesiastici maggiori , detti 
concistoriali , come sono i vescovati e le 
abbazie nullius^ in istile di curia chiama- 
si commune et minutum servitium, e per 
essa il Papa o la dataria non ritrae già 
l'intero fruttato del beneficio, come altri 
erroneamente scrissero, ma sibbene si ri- 
serva la metà de'frutti annui, per regola 
espressa di Bonifiido IX \ dal che avvie- 



' TAS 

ne che nella curia romana invece di dirsi 
anQate,mezze a/m/xte comunemente e piti 
propria mente si appellano. Di piU avver- 
te, che le tasse per determinare il quanti- 
tativo di queste mezze annate, desumen- 
dosi sugli antichi registri di dataria, nei 
quali è segnata la rendita annua di cia- 
scun benefizio, com'era a'tempi di Gio- 
vanni XXII; in oggi che il fruttato dei 
fondi égeneralmenteaumentalo,in realtà 
non si viene a pagare nemmeno la 3.* par- 
te dell'annua rendita. In Germania, per 
confessione del canonista Wagnereck, |e 
replicate riduzioni aveano fino dai suoi 
tempi ridotte le annate appena alla 5.* 
parte dell'annuo frutto de'benefizi, ed al- 
tre riduzioni si fecero dipoi, riportando 
il Marchetti una nota delle riduzioni del- 
le tasse d'alcune chiese della Germania 
nel secolo passato, ribassate alla metà, a 
un 3.** ed anche meno. L'ultima di esse 
per la chiesa di Zagabria, cheavea 2000 
fiorini di tassa,fu ribassata a i oo.In Fran- 
cia, pel concordato di Leone X, le anna- 
te si ridussero alla metà della tassa, che 
in istile di curia dicesi ói patria ridotta.. 
Qui noterò, che sebbene la s. Sede avreb- 
be il diritto sulle intere mezze annate, pu- 
re su queste sogliono accordarsi minora- 
zioni sì forti, che talvolta non se ne pa- 
ga che la 5.* 06.* parte, condonandosi an- 
che interamente. Le mezze annate poi 
o la minorazione soltanto si percepisce 
quando il certo frutto dì ciascun bene- 
fizio superi il valore di a4 ducati d'o« 
ro. Aggiunge Marchetti, che per uso or- 
mai introdotto da molti anni, si può di- 
re che in dataria non si spediscono più 
bolle senza il così detto mandato di di- 
visione, vale a dire con un considerevole 
ribasso, che sovente va al 3,*' e pi il della 
tassa fissata. Laonde é agevole l'argomen- 
tarsi quanto sia discreta la contribuzione, 
che il nuovo provvisto dà per una sola 
volta alla s. Sede, che sarà spesso minore 
della 3." o ^j" parte de'frutti ch'egli va a 
ritirare in un anno dal beneficio. Vera- 
mente non è esatto quanto il benemeri* 



TAS 

to Marchetti asserisce, che in dataria or- 
mai non ispediscansi bolle senta il man- 
dalo di divisione. La ìrerilà è questa, che 
non ispedisconsi bolle senta accordarsi for- 
ti ribassi ed anche coli' intera condona- 
zione delle tasse, ciò che appellasi gra* 
tispraeter exercitium.Se poi ìruolsi per 
somma indulgenza e in considerazione di 
particolari cause, anche accordare un ri- 
basso su questi esercizi, allora si accorda 
un mandato di divisione, ripartendosi una 
data somma per tutte e singole le spese 
eziandio di loro natura irriducibili. Ra- 
rissimo poi é il caso della spedizione ^x 
officio, ed allora il provvisto non incon* 
tra alcuna spesa; e ciò avviene pure per 
dispensare i poveri d'alcuni regni estati 
lontani, come Baviera, Prussia , Russia, 
ec.Riguardo a'benefizi minori,dice ilMar- 
chetti che per antica legge essi sono ec- 
cettuati dal pagamento della mezza an- 
nata, quando la loro rendita non oltre- 
passi il valore annuo di ^4 dùcati d'oro 
di camera, cioè a dire 4i scudi (meglio 
4^, ìralutaodosi ciascun ducato uno scu- 
do e bai. 75); ed alcuni per non pagar la 
tassa, contro le regole di cancelleria, die 
pi*escri verno nelle suppliche doversi espri- 
mere il vero valore de'benefizi,diconoche 
frutta a4 ducati d'oro. Alcuni trovarono 
malecliei provveduti fossero costretti an- 
ticipare il pagamento d'una parte de'frut* 
ti del loro benefìzio , prima di ritirarli ; 
ma la s. Sede fu costretta dall'ingratitu- 
dine de'provvisti a ritirare anticipata que- 
sta contribuzione, poiché dopo ricevute 
le bolle non si curavano di pagar la ca- 
mera apostolica. Chi poi veramente non 
ha denaro, con un breve si abilita al pos- 
sesso, e dòpo 6 mesi ritirati i frutti paga 
la mezza annata, e si prolunga bisognan- 
do la proroga, indi soddisfatta la tassa si 
spediscono le bolle. Quindi il Marchetti, 
passa a trattare de'Qi//;z£^e;zm, altre an- 
nate sotto diverso titolo, ch'ebbei*ò la ra- 
gionevoli ssi ma origine nell'unione de'be- 
nefizi ecclesiastici a'capitoli,monasteri,ca- 
se religiose, collegi e altri luoghi pii, che 



TAS 



i3 



non muoiono come il beneficiato, né la- 
sciano più luogo a Tacania, e si pagano 
ogni 1 5 anni. Discorre pure del pagamen- 
to di componenda nelle materie beoefi* 
ziali, in occasione di provvista qella qua» 
le vi sia bisogno di dispensare da qualche 
legge canonica, come per le componende 
delle dispense matrimoniali; equesta spe- 
cie di rendita torna ad avere il doppio 
profitto dell'altre limosine ingiunte per 
le dispense. In tali occasioni, comediCoa* 
diutone, delle quali riparlai a Successo^ 
BB, Rinunzie mjf^voremec., che sono co- 
se contra jus e odiose, si risarcisce quel- 
la specie della violazione della legge, e si 
cerca di renderla più infrequente, con 
imporre quella limosina o imposizione. 
Si chiama in curia componenday quella 
tassa che dalla Dataria (nel quale arti- 
colo parlai dell'officiale amministratore 
generale delle componende) si esige, per 
le nominate dispense matrimoniah e ma- 
terie benefiziali, perchè si proporziona e 
compone secondo le circostanze delle ra- 
gioni più o meno urgenti d'accordar la 
dispensa, per rendere meno frequenti le 
ferite che si fiinno alla legge del pubblico 
ordine, ed il denaro è uno de' freni più 
capaci di tener l'uomo alle regole, e tale 
tassa si eroga in piissimi usi, come affer- 
ma il Marchetti , ed io rimarcai a' suoi 
luoghi, nel ragionare di questo capo d'en- 
trata ecclesiastica; dicendo puredi quella 
degli Spogli ecclesiastici jcàtWBÌin tas« 
sa che si paga in occasione d'alcuni bre- 
vi, pe'quali militano le stesse ragioni ad- 
dotte per le dispense matrimoniali. Im- 
perocdhé le dispense da alcune leggi ca- 
noniche, e specialmente dall'età e da'tem- 
pi prescritti per ricevere gli Ordini sa» 
gri, che con tali brevi si accordano, sono 
della stessa natura delle matrimoniali, e 
si regolano e si giustificano quasi cogli ar- 
gomenti medesimi, del risarcimento pro- 
porzionato che si dà all'ordine pubblico, 
e della difficoltà che si aggiunge all'esten- 
sione della legge. Queste tasse sono i ge- 
neri d'entrata straniera di Roma, per le 



i4 T A S 

quali 8t i sempre irragìonevolcneate me- 
nato tahto rumoi*e, sebbene in parte rim* 
piazzarono i sussidii, i censi, le oblazioni 
straniere che anticamente s'inviavano al- 
la s. Sede, per ossequio alla chiesa ma- 
trice, onde riconoscere e onorare anche 
in tal guisa il Primato. Loda Marchetti 
Tuso delle discorse tasse, poiché concilia* 
no mirabilmente due utilità, cioè di man* 
dar alla i ."chiesa la consueta contribuzio- 
ne, e dì fiirla nello stesso tempo servire 
all'osservanza delle leggi canoniche. Il me- 
todo poi di rivolgere quelle stesse contri* 
buzioni di carità in una specie di salva- 
guardia del sistema ecclesiastico, e di ri- 
durle a un freno contro le trasgressioni 
de' canoni, egli é un accorgimento tutto 
pieno di sapienza, che lo spirito di Dio, 
che sempre regola la sua Chiesa,pare che 
abbia riservato a'tempi ne'qualiilra£fred- 
damento della carità, il soverchio amore 
delle cose terrene, e l'indebolimento delle 
idee religTóse, rendevano più necessaria u- 
na giustificazione della chiesa romana su 
questo delicato punto^euno stimolo a quei 
sussidii,che la salute ecclesiastica esigeva 
che non mancassero. In sostanza il dotto 
Marchetti dimostra, essere conforme al- 
la ragione, all'umani tànaturale,e special- 
mente al Vangelo, che dalle chiese ricche 
si traggano aiuti per le chiese povere. Che 
vi sia uno che presieda a questo riparto, 
è utile evidentemente alla oosa.E che que- 
sti sia e debba essere il Papa, lo dimostra 
la convenienza e la tradizione ecclesiasti- 
ca. Prova, che in tutti i tempi la chiesa 
romana ha ritratto delle rendite dalle al* 
trechiese.Descrivecon documenti in qua- 
U modi venga a Roma in oggi il denaro 
per salutari e giuste tasse. Riporta con 
calcoli autentici qual somma in altri tem- 
pi vi veniva, quale ne'nostri per le tosse. 
Come la chiesa romana, sebbene si fosse 
ritenuta e si ritenesse ne' propri usi tali 
tasse sussidiarie straniere, ninno se ne po- 
trebbe dolere ragionevolmente,nè trovar^ 
vi ingiustizia. Come i Papi hanno impie- 
gato e impiegano in aiuto delle chiese stra* 



TA S 

niere somme molto maggiori di quelle 
provenute d'altronde. Confuta che l'im- 
poverimento diRoma sia derivato al man- 
care delle rendite straniere. Ragionai in 
più luoghi, come i Papi per accorrere ge- 
nerosamente a' bisogni della chiesa uni- 
versale e difendere principi e popoli da for- 
midabili nemici infedeli, si trovarono co- 
stretti d'indebitare la eamera apostolica, 
quindi ad istituire i Facabilieì Luoghi 
diMonti,ein parte tuttora ne risentono le 
gravanti conseguenze, anzi furono obbli- 
gati caricare d'imposizioni e Dazi i propri 
sudditi; avendo rilevato a Rendita eccle- 
siastica,, non solo quelle tenui del Papa 
e de' cardinali, ma quanto la camera a- 
postolica spende pe' cattolici di tutto il 
mondo, ed in moltissimi articoli riportai 
le discrete provviste de' prelati, e gli ono- 
rarii de'famigliari pontificii. Il Ferrini e- 
gregiamente nel suo opuscolo svolse due 
disquisizioni.Nellai.'dimostra la ricchezza 
della tribù de'Leviti paragonata a quella 
di ciascuna dellealtre 1 1 tribù israelitiche 
edelle i a complessivamente. Nellas." cal- 
cola qual sia stato approssimativamente 
per ciascun ecclesiastico cattolico l'annuo 
reddito de'beni della chiesa nell'epoca più 
flonda,£klto eguale riparto. Quindi chia- 
ro ne deriva il gran divario fra le ricchez- 
ze del sacerdozio dell'antica e della nuo- 
va legge; ri mainando vari articoli relati- 
vi a'pri vi legi ed esenzioni accorda te daDio 
alla tribù di Levi, e la forma del gover^ 
no di tutto quel popolo. Egualmente ri- 
marcò e impugnò alquante imputazioni 
maligne contro il clero cattolico, dimo- 
strando i vantaggi recati dal medesimo 
alla società, e che le ricchezze ecclesiasti- 
che derivano da libere donazióni, da in- 
dustriose fatiche e da commendevole e- 
conomia del clero; soggette a' pesi comu* 
ni, a imposte e sussidii straordinari, e più 
de' secolari. In fine discorre sul denaro 
straniero, che percepiva Roma per tasse e 
imposizioni sui beni ecclesiastici prima dei 
noti sconvolgimenti d'Europa del decli- 
nar del secolo passato e de'primordi del 



TAS 

corrente, anche con rautoritli di Maina* 
chi| di Marchetti e altri. Riporta in pri- 
ma i4 titoli trattati di sopra, sul denaro 
che ìreniva a Roma pegli Spoglie per le 
Tasse , ammontando il calcolo a scudi 
163,900, che messo a confronto di quan- 
to Roma som ministra Ta ad alcuni vesco- 
vi, ed a collegi e ospizi stranieri, e nel 
mantenimento di quelli ollremonti in 
scudii3a,i77, restava a disposizione di 
Roma annui scudi 1 3 i,7a3. Fa però con- 
siderare che dal 1 520 al 1 620 Roma som- 
ministrò in dono a'soli imperatori di Ger- 
mania sedici milioni di scudi, e alla re- 
pubblica di Venezia circa sei milioni di 
scudi, per sostenere le ragioni della cri* 
stiaDÌlà; per cui si empì di debiti pagan- 
do il frutto deirS, del I o e del 1 2 peri 00. 
Nondimeno considerato solo il 4 peri 00, 
Roma che dall'Europa cristiana riceveva 
i3 1,723 scudi Tanno, pagava per frutti 
88u,ooo scudi Tanno. Supponendo che 
tuttora pervengano inRoma scudi i3i,723 
dalTestero, il Papa che non é solamente 
il sovrano temporale del suo stato, ma il 
pastore universale del gregge cristiano e 
capo della Chiesa, siccome é giusto che 
tragga da'suoi sudditi temporali quanto 
bisogna a governo dello stato, altrettanto 
è pur giusto che tragga da tutti i fedeli 
quanto gli è d'uopo di spendere uon^ià 
come soYitino temporale, ma come sacer • 
dote supremo della cristianità e della chie- 
sa universale.** Nell'Europa sono 1 00 mi* 
lioni di cattolici, e gli scudi 1 3 1 ,723 con* 
triboìti complessivamente perle tasse dal- 
l'Europa alla Corte di Roma (del quale 
vocabolo anche a Sede apostolica ne ten- 
ni proposito, siccome a quello di essa pre* 
ferito malignamente), formano 66 milio- 
ni circa di quattrini (ch'é il 5.^ d'un ba- 
iocco), sicché uno pei* l'altro i sudditi spi- 
rituali del Papa pagano per annuo tri- 
buto (cioè tasse per cose che richiedono 
spese e mantenimento di numerosi impie- 
gali, e di cui una parte è straniera) al lo- 
ro padre e sovrano spirituale due terzi 
d^uii ^ua^^i/io. Ecco Tingoidigia insazia- 



TAS i5 

bile della corte romana , ceco lo spianto 
tanto deplorato del cristianesimo, ed ec- 
co con quanta giustizia la capitale del 
mondo cattolico viene soprannominata la 
Lupa.Frattanto considerando da una par* 
te, che mentre in tutti li governi civili i 
sudditi Tuno per Taltro pagano da Saio 
scudi all'anno di tributo, pure non sì ec- 
citano tanti clamori; e considerando dal- 
l'altra parte, che per due terzi di quat* 
^ri/to contribuito alla podestà ecclesiasti- 
ca del Papa da ciascuno de'fèdeli (e per 
cose che domandano a loro vantaggio spi- 
rituale e temporale), Roma vienechiama- 
ta una Lupa , chi non dovrà ammirare 
la logica di questi ragionamenti, e chi non 
sarà edificato per la religiosa pietà e per 
la buona fede dell'odierna filosofia?" Ter- 
minerò con un brano dell'orazione del 
celebre, fecondo, erudito e dotto cardinal 
AleandrOy riguardante il denaro che in- 
viasi dalle nazioni a Roma per tasse; por- 
porato di vasto talento e di prodigiosa 
memoria, poliglotto e benemerito nunzio 
in Germania per l'estinzione della perni- 
ciosa eresia di Lutero (onde poi fu ber- 
saglio delle ridicole calunnie e vituperii 
de'suoi settari), e l'esecuzione della bolla 
che condannò i suoi errori, ondenella fa- 
mosa dieta di Worms lungamente pero- 
rò in quell'augusta assemblea con robu- 
sta eloquenza, e poi nella dieta di Ratisbo- 
na contro gli attentati de'novatori valo- 
rosamente difese la religione ortodossa. 
Egli dunque quanto alle declamazioni 
sulle tasse per la spedizione delle bolle e 
brevi per le dispense e provvisioni bene- 
ficiali, e per altri bisogni spirituali e tem- 
porali delle nazioni, ecco come si espi*ime. 
Questo non é uno svenarla cristianità per 
ingrandimento di Roma, come incessan- 
temente latrano i novatori avversari. O 
consideriamo i benefizi ecclesiastici, e des- 
si per lo pili in qualsivoglia luogo soglio^ 
no godersi da'paesani, e di quelli de'qua- 
1i ciò non avviene, si fa la compensazio- 
ne, godendone scambievolmente gli uni 
nella patria degli altri (massime in Roma 



i6 



T A U 



patrtn comune); o consideriAmo i denari 
che ritrae il Papa dalle tasse per la spe- 
dizione delle bolle e dalle altre grazie; e 
questi computati secondo la ferità, non 
sono tali che bastino a mantenere un me 
dioci*e principe, fedendosi che molti non 
grandissimi principi spendono quanto £a 
il Papa nel mantenimento della sua cor- 
te. E pur tali proventi sono una sola par* 
te di quanto il Papa in ciò spende, essen- 
dogliene un'altra non tenue somministra- 
ta dal suo domìnio temporale. Or questi 
proventi così mediocri si cavano da tutti 
i regni del cristianesimo: fate ragione qual 
particella propriamente ne contribuisce 
ciascun di loro. Oltre a ciò quella parti- 
cella stessa da chi è goduta? Roma non é 
cortedi romani quivi abitanti per discen- 
denza: é corte di ecclesiastici congregati- 
ci per elezione da varie provincie della 
cristianità;e però gli onori, le ricchezze e 
i vantaggi di tale corte sono comuni a tut- 
te le Provincie della cristianità. E chi, se 
non è sciocco o maligno, negherà essere 
utile per incitamento della virtù, che vi 
abbia una corte universale a tutti i cri- 
stiani, in cui possa ognuno con la scala 
del merito aspirare alle maggiori cime e 
di dignità, e di ricchezza, e d'imperio? 

TASSACURA o TASACORA. Sedt 
vescovile della Mauri ti ana Cesariense,sot- 
to la metropoli di Giulia Cesare», il suo ve- 
scovoPoequario fu esiliato nel 484 da Un- 
nericore de' vandali, per aver rifiutato di 
sottoscrivere l'erronee proposizioni de'do- 
Datisti nella conferenza di Gartàgine.Mor- 
celli, Jfr, chr.ì.i. 

T A U o TH AU.Figura delb croce diOe* 
su Cristo, e perciò segno di salute. L'an» 
Balista Rinaldi all'anno 34}0*°92) nel ra- 
gionare per qual cagione Pilato determi- 
nò che Gesù Cristo condannato da' giu- 
dei come bestemmiatore fosse Crocefisso 
(^.), poiché secondo la loro legge chi be- 
stemmia dovea essere lapidato, e secon- 
do le romane la Croce era supplizio de^ 
famosi ladroni; riferisce che Luciano an- 
cora testifica, che si solevano notare o se* 



TAO 

gnare colla lettera T i ladrì, perchè espri- 
me. la figura della ci*0Ge; e presso i giu- 
dei colla croce si punivano i ladri e i mi- 
cidiali, cioè quelli che uccidono. Talché il 
supplizio della ci*oce, che per due ragioni 
si dovea a Barabba ladro e omicida,fu in- 
giustamente dato alì'innocentissimoGesu, 
dagli ebrei preferito a Barabba che do- 
vea essere crocefisso. Il vescovo Sa r nel- 
h^ Lettere ecclesiastiche t. 8, lelt. 1 8: Del 
significato de' nomi e delle figure di al- 
cune lettere dell'alfabeto, dice che il se- 
gno del Tau, è segno di salute perché de- 
nota la croce di Gesù Cristo, riportando 
il riferito da Ezechiele 9, S.^Et vocavit 
virum,qmindutuseratlineis,etatramen- 
tarium scriptoris habebat in lumbis suis; 
et dixit Dominus ad eum: transi* per me- 
diam civitatem in medio Jerusalem,et si- 
gna Thau super frontes virorum gemen* 
tium, et doleutium super cunctis abomi- 
nationibus, quae fiunt in medio e)us. Et 
illis dixit audiente me: Transite per civi- 
tatem, et percutite, etc. Omnem autein, 
super quem videretis Thau, ne occidatis 
etc." Si legge neW* Apocalisse 7, v. 3.»*No- 
lite nocere terrae, et mari, ncque arbo- 
ribus, quoadusque signemus servos Dei 
nostri in frontibus eorum. " Siccome il 
Thau ultima lettera dell'alfabeto ebi*ai- 
co sì pretende che altre volte avesse la for- 
ma d'un X o d'una croce, così i commen- 
tatori d'Ezechiele, pel suo passo credooo 
doversi intendere, che stampatasi sulla 
fronte de'gementium tale lettera; altri di- 
cono che Thau èÌBi,* lettera della parola 
ITiorahyìSL legge. Si rimprovera a'samari* 
tani d'aver cambiato la figura del Thau, 
che Origene ed i Padri assicurano aver a- 
vuto la forma d'una croce. Questo segno 
fu il ITiauycWè il segno vitale della s. cro- 
ce di Cristo. Così il canone della s. messa 
principia dalla lettera T, figura della cro- 
ce dì Cristo, ut statini Passio Chrisdo-. 
culis cordis ingeratur, scrisse Innocenzo 
111, lib. 3, cap. 2. Il Tau o lettera T era 
la croce che portava sul petto s. Antonio ,^ 
abbate e patriarca degli anacoreti o ceno- 



TAO 

lei qnnle riparlai ne' voi. XX, p. 1 1 12 
XLVI, p. 52 e altrove. Altri dico- 
e s. Antonio col tuo bastone in fi- 
di T, operò il miracolo di risusci- 
lue morii, al quale bastone si vuole 
resse attaccato uaCampanello [P^*)^ 
en con esso e il Tau viene rappre* 

0. Dì più si suole effigiare col libro 
no, perchè amò assai la lettura; col 
>9 per aver liberato molti da'pert-» 

esso, o perchè divenne efficace pro- 
fi degli attaccati dalla micidiale re-» 

malattia di siderazione contagio- 
nosciuta sotto il nome ài fuoco sa» 
fuoco di Sé Antonio ;t col [torco n' 
pel dominio ch'ebbe sui demonii, i 
in simile figura sovente a lui si pre- 
ono con astuzie e insidie, fugandoli 
iTocariI nome di Gesù e segnandosi 
se (liberava gl'indemoniati con tale 
mone e segno portentoso), laonde è 
N> il volgar detto: s, Antonio s'innn- 
àHun porco. Il Tau con campanello 
sto per insegna dell' ordine de'C^- 

1 regolari ospitalarii di s, Antonio 
jsando ilTau dì colore azzurro; dal- 
ie equestre di s. Antonio d* Etio» 
K); e dall'ordine militare di s. An* 
d^Hainault {V,). Colla figura del 
enera ta per crooe,si formarono di vo- 
i d'oro, d'argento edi altro metallo, 

portano indosso o si appendono al- 
"O/te divozionali^ muniti di benedir 
lo Roma le monache Camaldolesi 
lette di s. Antonio per abitare il luo* 
; fu il monastero e ospedale de'ricor*- 
loonici regolante ne custodiscono la 

1, dispensano ì tau d'ottone benedetti 
olarmente nella festa del santo^nella 
si portano a benedire i cavalli e al- 
islie da tiro e da soma, innanzi alla 
dììesa eh 'è sotto la sua invocazio^ 
loltre si chiama Tau, o croce a ma- 
uno strumento o geroglifico a for- 

i T, che alcune figure egizie tengo- 
mano^ e lo si vede pure ne'monu^ 
i egiziani,creduto emblema della for* 
ìficante del sole. S. Antonio nacque 

VOL. LlXllI. 



in Coma villaggio d'Eraeiea nell' alto-E- 
gitto. 

TADMACOoTHAUMACO. Sede ve- 
scovile della 1/ Tessaglia nella Magnesia^ 
nell'esarcato di Macedonia, sotto la me- 
tropoli di Lanssa,eretta nel IX secolo. Al- 
cuni pretendono che si chiamasse Domo« 
co o Domenico, altri dicono essere diver-^ 
sa Taumaco e situata sopra una monta* 
gna. Si conoscono i seguenti vescovi. N. 
pel quale Gabriele vescovo di Plinario 
nel 1 564 sottoscrisse la deposizione del pa- 
triarca Joasaph; Cirillo, di cui Martino 
Cnisio fa menzione, Turgo^graec» lib. 7, 
p* 5o6; Ila rione sedeva nel 172^2. Oricns 
dir, t. 2, p. 1 27. Taumaco, Thamiiacen, 
divenne un titolo ^t%cov\\einpartibusAt\ 
simile arcivescovato di Larissa, che con- 
ferisce la s* Sede. Notai a Seyha, che a 
questa sede Leone XII neli8i5 vi tra-' 
sferì Nicola Manugiewicz vescovo di Tau-* 
maco; indi a'i5 dicembre 1818 ne con- 
cesse il tìtolo a fr. Giusto di s. Maria de 
Oro di Cordova d'America, provinciale 
de'domenìcani. Gregorio XVI conferì il 
titolo a'23 dicembre 1 836 a Vincenzo del 
Rosario filippino della congregazione di 
Goa, e lo fece vicario apostolico del Cey- 
lan; e per sua morte lo attribuì a'ai lu- 
glio 1 844 A Giorgio Mueller della diocesi 
di Tre veri, canonico di quella cattedrale 
e vicario generale, dichiarandolo suffi*a- 
ganeodel vescovo. Il regnante Pio IX nel 
concistoro de' 1 4 dicembre 1 847 vi nomi- 
nò mg.' Tommaso Mullock irlandese de' 
minori riformati, e coadiutore della sede 
dìTerra Nuova, il qualefu consagrato dal 
cardinal Fransoni prefetto di propagan- 
da nella chiesa di s. Isidorodi Roma. Sue» 
ceduto a tal vescovato, lo stesso Papa nel 
concistoro de'3 ottobre 1 8 5o preconizzò 
mg/ Giorgio Claudio Lodovico Pio Cha- 
landon di Lione, canonico della cattedra- 
le di Metz e vicario generale della dioce- 
si, deputandolo coadiutore del vescovo di 
Belley, chiesa che governa da' 28 luglio 
i85a. 

TAUMATURGO,27«aiwwft/r^aj.O- 



i8 TAU 

peratore di meraviglie e miracoli, sebl)e' 
ne vivente, vocabolo composto dal greco 
tìiaiinw, miracolo, e da ergon, opera. Fu 
dato questo nome e quest'attributo nella 
Chiesa a molti Santi, i quali si sono resi 
celebri pel numero e per lo splendore de' 
loro Miracoli. Con tale nome si chiama 
s. Gregorio vescovo di Neocesarea, per 
le prodigiose azioni operate per virtù di* 
vina, in confermdziorie delle verità evan- 
geliche. Fu pure dato a s. Leone vescovo 
di Catania, a s. Francesco di Paola fon- 
datore de'minimi, a s. Francesco Saverio 
gesuita, a s. Antonio di Padova, e ad altri 
santi. 

TAURàCINA. Sede vescovile della 
CartagineseProconsoIare nell'Africa occi- 
dentale, sotto la metropoli di Cartagine. 
Il suo vescovo Chiarissimo oClarissimo 
sottoscrisse la lettera del concilio Procon- 
solare, mandata nel 646 a Paolo patriar- 
ca di Costantinopoli contro i monoteliti. 
Morcelli, Jfr, chr. t.i. 

TAURIANA, Taurianum, Città ve- 
scovile distrutta del regno di Napoli nella 
Calabria Ulteriore prima, presso la città 
di Palmi, già ricca e molto commercian- 
te, rovinata dal terremoto nel 1783. Tau- 
riana, Taurariium, Tauraentum, o Ta.U' 
ricum secondo L^linio, città antica de'bru- 
zii nel vicariato romano, eretta in sede ve- 
scovile nel VI secolo sotto la metropoli di 
Reggio,e parecli'ebbe anche 1 vescovi gre- 
ci suffraganei dell' arcivescovo greco di 
Reggio. I vescovi latini sono i seguenti , 
riportati ne 11' Italia sacra 1. 1 o , p. 1 70. 
Paolino che assistè al concilio di Roma del 
590, a cui scrisse 8. Gregorio 1 VEpist, 
1 7, lib. 2, eumque praefecit Liparita* 
noe ecclesiae loco deturhati Agathonis, 
ita ut in Liparitana catìiedra resideat, 
Taurianesem vero opportuno tempore vi- 
sitet, Nel 599 il Papa gli scrisse VEpist, 
47» e nion Paolino nel 600, onde fu fatto 
visitatore della chiesa di Tauriana Ve- 
nerio vescovo di Vibona. Il vescovo Lo- 
renzo nel 049 intervenne al concilio diLa- 
teiiino^ e defunto in tale anno, subitogli 



TAU 

successe Giusto, indi Giorgio o Gregorio 
che sottoscrisse nel 680 l'epistola sinodica 
del concilio di Costantinopoli a s. Agato- 
ne Papa. Nel 695 fiori Pietro, nel 780 
trovasi Opportuno, Teodoro fu al conci- 
lio di Nicea nel 787,indi il b. Giovanni nel 
secolo IX, poi il b. Gregorìo, Paolo tro- 
vossi al concilio diCostantinopoli neir87a 
{saraceni la distrussero nel secolo XI, de- 
predando gli abitanti. Priva la diocesi di 
pastore, Ruggero Guiscardo duca di Ca- 
labria e Sicilia implorò ed ottenne da s. 
Gregorio VII il trasferimento della sede 
vescovile a Mileto ( F! ) nel 1 07 3 o più tar- 
di. Nel secolo seguente fu riedificata, ma 
nuovamente restò abbattuta da'terreroo- 
ti, e sulle sue rovine venne &bbricata la 
città di Seminara, sopra una collina in 
buon'aria, con paese bello e fertile, con 
chiesa collegiata e altre chiese parrocchia* 
li. Diventò ducato della nobile famiglia 
Spinelli, e fu patria de'letterati Antonio 
Spinelli, Barlaaroo, Benedetto di Leone, 
Domenico Canciavese, del medico Fran- 
cesco Sopravia,e del giureconsulto Fran- 
cesco Antonio Grimaldi. Presso Semina- 
ra il generale francese d' Aubigiiy vinse 
nel 149^ il celebre Gonsalvo di Cordova, 
e dipoi vi fu sconfitto neli5o3. 

TA URINO (s.), I.*' vescovo di Evreux. 
Non si hanno certe notizie del luogo in 
eui nacque, e del tempo in cui visse; ma 
l'opinione che sembra la più probabile é 
ch'egli fiorisse nel IV secolo. Tutti però 
si accordano nel riferire, ch'egli fu il pri- 
mo che predicò la fede nel territorio di 
Evreux; che vi fondò una chiesa nume- 
rosa sulle rovine dell' idolatria; che la go- 
vernò in uffizio di vescovo, e che morì 
in pace in seno al suo gregge. Varie chie- 
se si gloriano di possedere una pomone 
delle sue reliquie, e celebrasi la sua me- 
moria il dì 1 1 d'agosto. 

TA URIS, Tauresium, Tebresium,C\ì' 
là vescoviledi Persia,capoludgo della pro- 
vincia d'Aderbaidjan e del distretto omo- 
nimo, a I o leghe dal lago d'Ormiah, e 1 06 
da Teheran. Non va confusa con Tauri- 



/ 



TA O 

Chersoneso o Taurìde, di cui par* 
BERSO ed a Tartari a, né colla Tau* 
sverno di Russia in Europa. Giace 
.'emità d'una beila pianura fertìlis- 
I piedi del monte Schend, su Ile spon- 
I fiumicello Susklieb, che scaricasi 
gi e le cui acque amaresono in gran 
usate neirirrigazione delle terre.Ha 
pertiche di circonferenza, con mu- 
s eguernitedi torride le porte ador- 
nattoni vernicia ti di più colori. Con- 
molte rovine, e poche belle case, ri- 
ndovisì soltanto il palazzo del prin- 
he n'è il governatore, parecchi ca* 
ferragli e bazar , e tra le moschee 
>la si distingue. La piazza d'armi è 
issima, vastissime le caserme. Vi si 
IO parecchie manifatture di seta e 
me, ma ciò che la rende una delle 
ipor tanti del regno è l'esteso com» 
I che fa colle carovane di più paesi, 
li vi recano le mercanzie d'Europa 
indie, e vi prendono in cambio mer- 
$rse di Persia. Caldo e asciutto n'è 
^, notandosi sugli alberi de'dintor- 
t specie di crisalide che produce per 
)ile sulle foglie una sorte di manna 
Ice del miele. Questa città é anti- 
la, ma non si ha veruna certezza 
o alla sua origine, e per un tem- 
iredè sostituita aEcbatana; d'An- 
appose che sia la Gaza o Ganzaca^ 
Ciro depositò i tesori di Creso; al- 
fendono essere la Gabris di Tolo- 
fè gli autori persiani vanno meglio 
rdo tra loro, e ciascuno leda un no* 
verso, taluni chiamandola Tebris e 
«odo essere stata edificata net 760 
tra era da Zobeida, una delle ve* 
^Aaron^KRascid; appellandola tali 
Land-sag-Sciadasdan. Sia comun- 
erto è che Tauris fu a diverse epo* 
capitale dell'impero tartaro de'Mo* 
li cui ragionai a Tartarea, e della 
3, ed ora come Hispahan la i,*Q\i* 
regno. Al tempo di Chardin anco- 
teneva 5oo,ooo abitanti e faceva 
ISO commercio eoir Indie* Lasuasi* 



TAV 19 

tuazione sui confini del regno la rese sog* 
getta a diverse rivoluzioni, e teatro delle 
guerre disastrose tra' turchi, i tartari ci 
persiani; e presa e ripresa più volte, fu ro- 
vinata e quasi distrutta interamente: rial- 
zatasi a poco a poco, risentì a' 3 9 aprile 
1720 01723 un violento terremoto che 
ne distrusse gran parte e fece perire circa 
1 00,000 abitanti, altri scrissero 2 5o,ooo. 
Indi presa da'turchi a'persiani nel 1725, 
il massacro durò 5 giornievifuroiiotru* 
cidatepiùdi 200,000 persone. Venne re- 
stituita a'persiani neli736, e da quell'e- 
poca restò sotto il loro dominio. Ad onta 
di tante sventure , ancora è florida per 
grandezza, magnificenza, commercio e 
quasi 80,000 abitanti. ! giacobiti vi ebbe- 
ro vescovi particolari sotto il loro mafria- 
no,esi conoscono Basilio morto nel 1272, 
Severo che governava ancora nel 1277, 
Dionigi del 1288, a cui Papa Nicolò IV 
scrisse congratulazioni, per aver abbrac- 
ciato la fede ortodossa. Orienschrist. t. 2, 
p. 1 600. Inoltre il p. Le Quien nel t. 3, p. 
1 382, riporta i seguenti vescovi latini. Gu- 
glielmo de Cigiis domenicano, nominato 
da Giovanni XXII neli32g. Papa tanto 
benemerito della propagazione della /ede 
in oriente e nella Tartaria; indi Bartolo- 
meo Abagliati domenicano e nobile sane- 
se; nel 1375 Giovanni pure domenicano; 
Francesco Cinquino di Pisa dello stesso or- 
dine, ne occupava la sede ih principio del 
secolo XV, e moti in patria in odore di 
santità, amministrando i sagramenti agli 
appestati. Lo stesso p* Le Quien nel 1. 1 « 
p.i449i l'egistra Isacco Artar vescovo ar- 
meno di Tauris e lodato) ma poi quegli 
armeni passarono allo scisma. De' pochi 
cattolici e della prefettura apostolica di 
Tauris feci parola a Persia. 

TAVA o SA VA. Sede vescovile della 
I. "provincia del Basso Egitto, nel patriar- 
cato d'Alessandria, eretta nel V secolo. Ne 
furono vescovi: Isacco partigiano di Dio- 
scoro, col quale trovossi nel 449 ^^ ^**^' 
gantaggio o conciliabolo d'Efeso; ed Ar- 
pocrate che sottoscrisse la lettera de' ve- 



M TA V 

scovi d'Egitto all'iroperatoreLeone I,re1a- 
ti va all'assassinio di s. Proterio nel 4^7* 
Oriens chr. t. 2 , p. 5o6. 

TAVERA DE PARDO Giovawhi, 
Cardinale, NatoÌDSalamaDca,fino dalla 
puerizia fu collocato sotto la disciplina di 
Diego Deza Tavera suo zio paterno, ar- 
civescovo di Siviglia, che l'educò al san* 
to timor di Dio. Egli dalla prima età ap- 
plicatosi con gran fervore e fatica agli stu* 
di nell'accademia di Salamanca, riuscì ec- 
cellente in ogni genere di letteratura^ e 
divenuto dottore nel decreto , poco ap- 
presso d'unanime consenso di tutti i pro- 
fessori dell' università ne fu dichiarato 
presidente o rettore. Riuscì accettissimo 
aj re Ferdinando V e al successore Car« 
lo Y, i quali informati del suo merito si 
valsero di lui, non solo in cospicue lega- 
zioni e altri gravissimi affari, ma Tono- 
rarono delle prime cariche del regno, e 
alle maggiori dignità ecclesiastiche lo pro- 
mossero; tra le quali, di consigliera del* 
l'inquisizione, canonico di Siviglia e vi- 
cario generale dello zio, nella quale oc- 
casione lasciato il cognome di Pardo as- 
sunse il suo di Tavera ; indi presidente 
del regio consiglio di Castiglìae inquisi- 
tore, vescovo di Città Rodrigo, dove nel- 
la cattedrale fondò la cappella màggio- 
re, di Leon e d' Osma, arcivescovo di 
Compostella e poi di Toledo. Carlo V lo 
deputò a concludera il suo matrimonio 
con Isabella di Portogallo, col carattere 
d'ambasciatore a quella corte, e l'ebbe 
in tale stima e concetto che nel condur- 
si in Italia a ricevere da Clemente VII 
la corona impaciale, lasciata al governo 
delle Spagne la regina sua moglie, ordi- 
nò che senza il consìglio e l'assistenza del 
Tavera nulla s' intraprendesse. Quando 
poi Carlo V si trasferì nelle Fiandre a do- 
mare i ribelli, lo dichiarò govematora e 
Viceré di tutta la Spagna, colla tutela del 
figlio Filippo II. Essendo arcivescovo di 
Compostella, ad istanza di Carlo V,a'a2 
marzo 1 53 1 Clemente VII lo creò cardi- 
nale di s. Gio. a Porta Latina, titolo che 



TA V 

in apprasso cambiò con quello de'ss. XII 
Apostoli.Poco dopo il Papa gli scrisse let^ 
tere gravi e minaccevoli, perchè nellaSpa* 
gna si erano cominciati a conculcara i di- 
ritti pontificii in assenza diCarlo V.Quan- 
tunque fosse occupato dalla mole del reg- 
gimento della Spagna, da lui governata 
con tale soavità e prudenza, che meritò 
l'approvazione e gli encomi uni vei*8a li,sin- 
golarmente di Carlo V, non mancò di a- 
dempiere al tempo stesso le parti di sol- 
lecito e zelante pastore, avendo più d'u- 
na volta visitata la sua diocesi e celebra- 
tovi il concilioprovincialecon gran van- 
taggio del clero e del popolo. Nella cari- 
ca d'inquisitore della fedesi portò con tal 
zelo e fermezza, sino a negare allo stes- 
so Carlo V le grazie che domandava. Nel- 
la sua metropolitana di Toledo fondò u« 
na magnifica cappella a s. Gio. Battista, 
e nella stessa città restaurò da'fondamen- 
ti un ospedale che divenne famoso in tut* 
ta la Spagna , e dopo avergli assegnato 
1 5,000 scudi di rendita, lo dichiarò ere* 
de universale de' suoi beni, oltre diversi 
considerabili legati che lasciò alla chiesa 
di Compostella, nella quale stabifì 3 be- 
nefizi coli obbligo della messa quotidia- 
na, e dispose pure rendite certe per dota- 
re miserabili fanciulle,epel mantenimen- 
to di poveri. Morto Clemente VII, non 
potè intervenire al conclave di Paolo III. 
Pieno finalmentedi meriti e di virtù, pas- 
sòa miglior vita nel 1 545 in Vagliadolidi 
di 74 anni non compiti, e trasferitoa To- 
ledo fu sepolto nella chiesa dell'ospeda- 
le con magnifica iscrizione. 

TAVERNA Ferdinando, Cardinale. 
Nacque in Milano da nobili genitori, e 
chiamato in Roma da Lodovico vescovo 
di Lodi egoi^er/i^2/oredeiralma città (del 
quale riporta notizie il Garampì a p. 3i5 
de'Saggi di osservaz, sulle monete pon» 
tificie), dopo aver presieduto al governo 
di parecchie città dello stato ecclesiasti- 
co, dovè trasferirsi in Portogallo per col- 
lettore a postolico.Restituitosi aRoma, nel 
i 599 Clemente Vili lo dichiarò Cover» 



i 



TAV 

e di Roma (/^.), nella quale carica 
tando severità e per le memorabili 
de che fece eseguire e narrate nel 
IIV9 p. So e seg., massime contro 
ice Cenci (della quale ripario a Tea- 
leicrtvendo quello di Tor di No- 
à luogo di sua prigione), ed Ono- 
antacroce, fu preso in odio dulia 
àedal popolo. Clemente Vili, ad i* 
del proprio nipote^a'g giugno 1 6o4 
^ cardinale, al cui avviso sopraffat- 
gioia svenne di contentezza. Loan* 
ò neirordine'de'cardinali preti,e per 
gli conferì la chiesa di s. Eusebio, 
lendo morto il Papa a'3 marzo 1 6o5 
1 dì provvederlo del piatto cardina» 
restato senza provvista fu un car* 
t povero in proporzione di que'tem- 
sli6o5 fu fatto legato della Marca 
olo V, la governò anche nel 1606, 
on ferma il Leopardi, Series recto- 
p. 62. Vedendosi in Roma guarda- 
lai occhio, presso Frascati alle radi- 
fondragone fabbricò la villa che ne 
il nome e descrissi nel voi. XXVII, 
\. La formò magnifica e vasta, ma 
lancanza de' mezzi fu impedito di 
irla e di fornirla di convenienti sup- 
liti. Quindi vi fece quasi l'ordinaria 
a, menandovi vita assai parca e fru- 
otervenne a'conclavi per l'elezione 
(we XI e di Paolo V, il nipote del 
acquistò la villa dal principe Peret- 
[oaleil cardinale l'avea venduta nel 
, e d'allora in poi prese il nome di 
iese^ sebbene sia cumulativamente 
lata anche Taverna. Nel 1 6 1 5 Pan- 
che lo avea ascritto alla congrega- 
dei 8. ofEzio, lo nominò vescovo di 
"a, e non di Lodi come pretese l'A.*- 
lio, dove usò la più sollecita cura 
"ale per ben dirigere la greggia a lui 
la, encomiato ancora per pruden- 
tre belle doti. Ivi sopraggiunto dal- 
rte nel 1 6 1 g, benché altri dicano nel 
^oessò di vivere nell'età di Gianni, 
I cattedrale rimase onorevolmente 
0, Io essa i canonici gli eressero 0* 



TAV ai 

norevolissima lapide, che riporta il Ciac- 
conio, Fit, Card. t. 4} p* 362, per aver- 
la restaurata e ornata , donandole pre- 
ziose suppellettili sagre, aumentando il 
capitolo e la sua mensa, ampliato e ab- 
bellito magniBcamente l'episcopio, essen- 
dosi mostrato generoso anche colla città. 
TAVOLA ROTONDA. Cavalieri del 
preteso ordine equestre di tal nome, che 
piuttosto fu dato ad una sorta di giostra 
o combattimento singolare, e cosi appel- 
late^ perchè i cavalieri che vi aveano pre- 
so parte, per turno si recavano a mangia- 
re presso l'autore della giostra, e assisi ad 
una tavola rotonda. Alcuni scrittori attri- 
buiscono verso il 5o6 al famoso Arturo 
re di Bretagna la gloria d' avere inven- 
tato i 7br;iei (/^.),legiostre cavalleresche 
e la simile tavola rotonda. Altri narrano 
che Arturo re d' Inghilterra promosse a 
un eminente grado di nobiltà ^4 valorosi 
soldati, per le prodezze da loro operate ia 
guerra;e acciocché ninno di essi si stimas- 
se anteposto o posposto ad altri di grado 
inferiore, dovendo sedere tutti alla men- 
sa reale, oi'dìnò una tavola rotonda capa- 
ce di tal numero, onde sedendovi formas- 
sero la figura d'una corona senza princi- 
pio né fine.L'invenzione fu lodata dagl'in- 
glesi e scozzesi, e. perciò in memoria col- 
locarono tale tavola nel castello di Win- 
chester nell'Inghilterra, e in essa si vede- 
vano i nomi di que'che vi aveano pranzar 
to, scritti colla punta de'Ioro pugnali, ed 
4 quali assistevano non meno a'banchetti 
che nlI'impoBse guerresche di quel re.Cam- 
den pone in dubbio l'asserto, ritenendo 
l'invenzione più antica,perchè già costu- 
mandosi i tornei militari, in essi si sole- 
va sedere in tali sorta di mense per elimi- 
nare emulazioni, invidie e contrasti; e A* 
teneo soggiunge, che presso gli antichi 
francesi erano usate siffatte mense, ove ce- 
navano i cavalierì assistiti da'loro scudie* 
ri. Il Walsiogliam racconta che s, Edoar- 
do III del 104^ red'lnghilterra, fece fab- 
bricare una casa nel castello di Windsor, 
alla quale die il nome di Tavola rotonda. 



22 TAV 

Checcbè ne sia, tra' tornei e i combatti- 
menti delia tavola rotonda eravi la diffe- 
renza, che i primi si facevano in truppa, e 
1 secondi erano combattimenti singolari, 
la cui propria arma era la lancia; ma né . 
agli uni, ne agli altrì davano ii titolo di ca- 
valiere, secondo alcuni. Si composero vari 
romanzi sui cavalieri della Tavola Roton- 
da, la quale in sostanza^ lo ripeto, sembra 
più probabile cbe fosse una specie di gio- 
stra o di esercizio militare tra divèrsi uo- 
mini armati di lancia^ e cbe così fosse no- 
minata quella specie digiostra,perchè ler^ 
minavasi d'ordinarioin unacena,incui i 
cavalieri die vi aveano preso parte erano 
seduti intorno ad una tavola rotonda, a 
fine d'evitare il ceremoniale e le dispute 
cbe sollevare potevansi sul grado di cia- 
«cuno e sul loro proprio posto di onore. Il 
p.Bonanni,che nel Catalogo degli ordì' 
ni equestri e militari ne tratta a p. 79, 
confessa d'ignorarsi le insegne equestri del 
cavaliere della tavola rotonda, edice dub- 
bioso questopreteso ordine; ed io aggiun- 
gerò, tanto più che si pretese istituito in 
un'epoca in cui non si parlava certa men-^ 
te di ordini cavallereschi. 
TAVOLETTA. V. Tabella. 
TAZIANISTI, V, jERATicr. 
TCHERNIGOW ó CERNIGOW. 
Città arcivescovile di Russia in Europa, 
capoluogo del governo e del distretto del 
suo nome, a 84 leghe da Minsk e 1 4o da 
Mosca, sulla sponda destra delia Desna, 
con fortificazioni. Ha la cattedrale di pie- 
tra costruita nel secolo XI, un'altra chic* 
sa di legno, e un monastero di monaci, o- 
ve trovasi il palazzo arcivescovile; possie- 
de pure altre 8 chiese, due monasteii di 
monache, il seminario e il ginnasio. Anti- 
chissima n'é l'origine, poichèquando Oleg 
trasportò la sede del governo a ]^io via, già 
Ceruigowavea i suoi principi particolari, 
Disputata in varie epoche tra diversi prin- 
cipi, soggiacque alle vicende guerresche. 
Dopo la battaglia di Calca, in cui nel 1226 
i russi furono battuti da'tartari, il ramo 
^fle' principi di Cernigow rimase esjtiuto^ 



TEA 

e il principe Oleg, scampato dalla strage 
s'impadronì del trono. Nel 1 25g i tartari, 
riportata sanguinosa vittoria sugli abi- 
tanti, per l'ostinata loro difesa li stermi- 
narono tutti, appena espugnata la città. 
Dipoi passò sotto il dominio lituano, e fu 
ripopolata da'profughi ed emigrati russi, 
scampati da tutte le parti dal ferro de' tar- 
tari. Neil 509 il gran principe di Mosca 
Basilio IV, pel trattato concluso colla Li- 
tuania, la ricongiunse alla Russia; l'usur- 
patore Oltrepiew se ne impadronì nel 
i6o4) e presa poi da'polacchi nel 1617, 
fu restituita alla Russia neliGiB col trat- 
tato di Deouline, La sede arci vescovile fu 
unita a quella di Novgorod o Novogro- 
deh (K)^ ed un medesimo prelato le go- 
Yerna, suffragaueo del metropolitano di 
Mosca, Oriens chr, t.i, p,i320, 

TEA (s,), vergine e martire. Fu nel 
numero di que'cristiani, che presi a Ga- 
za mentre assistevano alla lettura de'li- 
bri santi, furono condotti dinanzi al cru-< 
dele Firmiliano governatore della Pale- 
stina. Minacciata da essodi farla espor* 
re in un bordello, gli rimproverò le sue 
ingiustizie e la corruttela del cuore; di che 
Firmiliano sdegnato ordinò che fosse for- 
temente battuta, poi stesa sul cavallet- 
to, ove le furono straziati i fianchi eoa 
unghie di ferro.A questo spettacolo un'al- 
tra vergine cristiana nomata Valentina, 
ch'era in mezzo alla folla, gridò al gover- 
natore: M E sino a quando toroienterete 
la mia sorella? " Anch' essa venne arre- 
stata sul momento, e condotta avanti il 
tribunale, ov'ella protesto che non sareb- 
be mai per sagrificare; e volendo foi^zar- 
nela, si dimenò con tanta^ foraa, che ro- 
vesciò r altare con quanto eravi sopra, 
Firmiliano, montato in furore, le fece la- 
cerare le coste con maggior crudeltà che 
non avea fatto con altri, e finalmente non 
potendola vincere, comandò che fosse le- 
gata con Tea, per bruciarle tutte due in- 
sieme, La sentenza fu eseguita a'25 lu- 
glio 3o8, nel qual giorno il martirologio 
romano ne fa menzione. 



TEA, 

TEANO o CI VITATE. F. i. Severo. 

TEANO o TI ANO {TlwanenyCxWk 
con residenza vescovile del regno delie 
due Sicilie, nella provincia di Terra dì 
Lavoro, e capoluogo del suo distretto, a 
7 leghe circa da Caserta e piti di io da 
Napoli. E' posta parte in piano e parte 
in colle, non lungi dal Saone, sul destro 
suo lato presso gli alti monti Aui*unci,che 
piii s'innalzano dalla parte boreale. La 
cattedrale sotto l'invocazione di s. Gio* 
vanni apostolo ed evangelista, costruita 
sopra disegno del Vaccaro,e sostenuta da 
16 colonne di granito, é a 3 navi ed or- 
nata con naagnificenza, e vi si distìngue 
la sontuosa cappella dedicata a s. Paride 
i»° vescovo e patrono della città, oltre 
molti e belli mausolei d' illustri teanesi. 
L' Ughelli riporta il novero delle molte 
reliquie e corpi santi, che in essa si vene* 
vano, e riferisce che Tanlica basilica cat- 
tedrale fu consagrata nel 1 006 da Gio- 
vanni XVIII detto XIX. Incendiatotele 
tempio ne' primordi del secolo XVI, fu 
quindi fabbricalo l'odierno. Vi é il bat- 
tisterìo e la cura d'anime, amministrata 
da uo canonico pel capitolo. Questo si 
compone di 3 dignità, lai.' delle quali é 
il decano,di 2 1 canonici comprese le pre- 
bende del teologo e del penitenziere, di 
maosiooari, e di altri preti e chierici ad- 
detti al servigio divino. Anticamente i ca* 
nonici aveano il titolo di Cardinali,Pvo%» 
Simo alla cattedralfs é l'episcopio. Vi so- 
no altre chiese, 3 delle quali parrocchia- 
li e munite del s. fonte, ed una di esse é 
collegiata; 3 conventi di religiosi, 2 mo- 
nasteri di monache, diversi sodalizi, l'o- 
spedale, il monte di pietà , il seminario 
comune all'unita diocesi di Calvi, e la ca- 
sa di carità. Vi fiorirono uomini illustri, 
massime tra le dignità ecclesiastiche, e 
tra' guerrieri Antonio de Renzi e Luigi 
Buonavoglia a tempo di Ferdinando V 
re di Spagna e di Napoli. La nobiltà con- 
tava neir epoca del feudalismo i due se- 
dili dell'Olmo e de'Leoni. La casa di A- 
beuqvolo, uno degli eroi italiani vincilo- 



TEA 33 

ri de'ft*ance8Ì in singoiar battaglia, era in 
piedi sino a tempi non lontani. La città é 
bella, ed il migliore de'suoi edifizi profani 
è il palazzo del principe di Teano, eretto 
sotto i Carafa principi di Stigliano. Il si- 
to io cui è edificata la città vedesi tutto 
circondato da valli e da colline, bagnate 
da vari ruscelli che chiamano savont\ I 
monti Teanesi si considerano come for- 
mati da esplosioni vulcaniche in tempi 
ignoti; e tutte le colline sono piantate di 
oliviequercie, come le pianure, per l'ab- 
bondanza dell'acque, riescono a bellissi- 
me ortaglie. I prodotti principali e so- 
prabbondanti, onde servono a buon traf- 
fico, sono l'olio e il grano. Il suolo di Tea- 
no fu sempre feracissimo, e sino dall'an- 
tichità le sue olive erano riputate eguali 
alle picene. Fu questa città fondata da* 
gli Ausoni o da* Sidicini di progenie o- 
sca,che sovrastarono a tutte le vicine gen- 
ti, ed il dominio estesero sino al maree 
a Fregelle, ora Ponte' Corvo j e grande 
fu l'antica fama di Teamun Sidìcmiwt 
nella Campania Felice, di verso da Tea- 
ìw o Cwitate (FJ), Rimangono segni di 
sua grandezza, de'ponti per sostenere la 
via Latina, delle fabbriche come avanzi 
del circo e dell'anfiteatro, di opere reti- 
colate e più altre anticaglie, certamente 
opere de'tempi romani, e fome del foro 
e di altri pubblici edifizi. Anni sono fu 
trovato un pavimento di musaico, con in 
mezzo un quadro che rappresenta alcu- 
ni uccelli, lavoro di egregio artefice del- 
l'antichità.Soprattutto vi furono celebra- 
te le acque salutari, e si ha memoria di 
un antichissimo bagno pubblico dentro 
le sue mura, oltre il celebre bagno Clo- 
diano ne'suoi dintorni,conservando tut- 
tora la contrada il nome di Bagno nuovo. 
Vi é ancora una sorgente d' acqua i^r^ 
rata, detta delle Caudarelte, paragona- 
ta pe'suoi elfetti alle famose acque ger- 
maniche di Spa. Era vi un'altra fonte det- 
ta delle Crcature^ma oggi chiamasi Sco- 
municata ^ perché dopo ili 681 il vesco- 
vo Giberti ne interdisse l'uso, per ovvia- 



a4 TEA 

re alla super&tizione, con che accompa- 
gnatasi il bagno de'fanciulli nel 7.° loro 
anno.Scaturisoe quest'acqua presso resi- 
stente convento de'mioori riforoiati. Tea- 
no in tempo de' romani riguardavasi co- 
me la più rispettabile fra le città campa* 
ne dopo Gapua, anzi comparata con essa, 
era la principale che s! incontrasse luo- 
go la vìa Latina, 1 Satiniti però avidi di 
ampliar la loro potenza, nell'anno ^\il 
di Roma impresero ad assalir Teano, e 
fu questa Torigine della guerra campa» 
na, onde ebbe motivo la capuana dedi- 
zione a'romani. 1 sidicini però, aiutati da' 
latini, continuarono a combattere i san- 
nitici attacchi^ e si attirarono poi l'inde* 
gnazione romana, entrando nella lega po- 
steriormente ordita contro di essi, e mol- 
to più colla guerra convenuta in unione 
degli ausoni agli aurunci, e colla distru- 
zione eseguita di Aurunca, mentre i cit- 
tadini aveano riparato in Sessa (^*), e 
così evitato il primo scontro, 1 romani 
sconfissero in una sola battaglia i sidicint 
e gli ausoni, e dopo aver occupato Calvi, 
sede degli ultimi, posero a Teano l'asse- 
dio, e l'ebbero in loro potere. Nella bat- 
taglia del Trasimeno pugnarono i sidi- 
cini contro il cartaginese Annibale, ed ac- 
colsero una legione romana entro le loro 
mura dopo la battaglia di Canne. Quivi 
il proconsole Fulvio Fiacco fece morire 
sotto la scura tutti i 3o2 senatori di Ca- 
pua, che aveano preso le parti d'Anni-^ 
baie. Poscia vi fu dedotta una colonia che 
fii disse Claudia, e sotto Augusto ebbe 
luogo una nuova deduzione con l'onore* 
"vole aggiunto di Firma, in contrassegno 
della costante divozione al nome roma- 
no, fino all'occupazione gotica e longo- 
bardica. Anche ne'tempi di mezzo il suo 
stalo continuò ad essere prosperoso; eb- 
be i suoi gastaldi, e la famiglia de' Sa-^ 
dutti vi esercitò la preeminenza. Com- 
presa nel ducato di Bene^^nto (di cui ri- 
parlai a Sicilia e a Sovranità db'roma- 
»i Pontefici E DELLA s.Sedk), vinto il prin- 
ci|3e di es^o 4i'igiso da Cailo MagQO| nelle 



TEA 

oonditioni che gl'impose Del 787,6 nar- 
rate dal Borgia, Memorze storiche di Be» 
nevento t.i, p. 439 vi fu quella che do^ 
▼esse cedere a Papa Adriano f alcune cìt-* 
tà della Campania, per dono a s, Pietro 
in partibus Beneventanis, le quali ào^ 
veansi staccare dal ducato, e sottoporsi 
alla giurisdizione temporale della sao-^ 
ta Sede. Fra queste città Carlo Magno 
vi comprese Teano e Capua. Di que-» 
st'ultima vi fu posto in possesso Adina* 
no I, ma di Teano e delle altre 4 città di 
Sora, Arce, Aquino e Arpino, non è beo 
certo che il Papa ne conseguisse il reale 
possesso. Bens\ dipoi tutte le medesime « 
coll'intiere due Sicilie furono donate al • 
la chiesa romana in sovranità perpetua. 
Alla morte di Landolfo il F'ecchio, con* 
te di Capua, ebbe Teano per l'ultima di 
lui disposizione, il i .^conte proprio in per- 
sona del lerzogenitoLandenolfo,alla mor* 
te del quale nella transazione fra Rico- 
nolfo principe di Salerno (/^.), e Kadal- 
giso I principe di Benevento, i quali dopo 
1*848 si divisero il ducato BeneventanO| 
Teano rimase in potere del primo, e per-* 
ciò fece parte dell'istituito principato Sa* 
lernitano,erimperatoreLodovìoo II con- 
fermò il trattato. Dipoi il contado di Ca* 
pua si distaccò dal principato di Salerà 
no, e abbracciò diverse città della Camr 
pania e Teano. 1 saraceni si accamparo-> 
no a Teano, nell'irruzione di Seodam per 
saccheggiare i celebri monasteri del Voi* 
turno e di Monte Cassino. Dopo la mor- 
te del conte Landolfo (che alcuni dissero 
vescovo, ma noi fu per quanto poi rife- 
rirò), nella divisione amichevole fra' ni- 
poti, a Pandolfo toccò in sorte Teano, 
ma ne fu spossessato poi da Guaiferio 
principe di Salerno, che indossò la cocol* 
la monastica e fu sepolto nella chiesa det- 
ta del Castello. Segui poi Teano ad ub^ 
bidìre, ora a'principi di Capua, ora a ta* 
Inno della famiglia di essi preposto a quel-, 
la contea, ed ebbe frequenti molestie da' 
saraceni del Garigliano. Dopo il 1062, 
Giordano figlio di Riccardo conte d' A« 



TEA 

vena, e quindi priocìpe di Capua, vi fe- 
ce rispellare il nome normanno^ed an- 
die dopo la foodasioDe della monarchia 
siciliana fu Teano riguardato qua! fea* 
do. Il re Tancredi ne inYe&tì Gualtiero 
ooole di Brenna suo genero^ che seguì le 
parti di Papa Innocenzo 111, e riportò nel 
principio del secolo XIII le due vittorie 
diCapua e di Barletta, dopo le quali per 
tutto il secolo fluttuò Teano in mezzo al- 
le guerresche vicende del regno, massi- 
me di Federico 11 imperatore, Manfre- 
di suo naturale, e Carlo 1 d'Angiò, che i 
Papi investirono delle due Sicilie, dopo 
aver deposto gli Hobenstaufen. Onorata 
più volte Teano dalla presenza de' Papi, 
recandosi nel regno, lo fu pure da s. Ce- 
lestino V. Nel voi. XV, p. 192 e altrove 
Qarrai, che nell'ottobre 1294 trovandosi 
a cena in Teano, creò cardinale Castro^ 
rrZz arcivescovo di Benevento, per la qua- 
le stravaganza di tempo se ne lagnarono 
i cardinali , onde Casti*oceli rinunziò la 
dignità, che pochi giorni dopo il Papa in 
pieno concistoro gli restituì. La regina 
Giovanna I a' 17 novembre i36o dichia- 
rò principe di Teano il duca d' And ria 
Francesco del Balzo, che l' avea seguita 
nel suo ritiro in Provenza, ed avea spo- 
salo la sorella di Luigi d'Angiò, che fu 
2,° marito della sovrana. Fu quindi ven- 
duto il feudo di Teano nel 1870 a Gof- 
fredo Marzano conte d'Alife, Tullimo di- 
scendente de'qua li fu imprigionato inCa- 
stelnuovo per ribellione a Ferdinando 1 
d'Aragona, né piìi riebbe i feudi, sebbe-' 
De venisse liberato da Ferdinando II, da> 
pò 34 anni di prigionia. I noltre sotto Fer-* 
dinando 1 fiorì Antonello Pietrucci di Vil- 
la Petruccia di Teano, d' oscura condi- 
lione, il quale pel suo ingegno conseguì 
b Napoli nobiltà e feudi, cariche cospi- 
cue e l'uffizio di segretario regio. Maen* 
traodo a ptutè della congiura de'baroni 
contro il re, ordita da Francesco Coppo- 
la conte di Saugro, fu imprigionato in- 
sieme a'fìgli conti di Carinola e di Poli- 
ddsli'Oj ì quali furono puuili della'fcUo* 



TEA 25 

nia e dell' ingratitudine colla decapita- 
zione, e l'i I maggio §487 subirono egua- 
le castigo il padre e il conte di Sangro, 
Don restando del i.** che l'innocente Gio. 
BatCista ultimo figlio, che rimosso dal- 
l'arci vescovato di Taranto e traslato in 
altre sedi, morì vescovo di Caserta. Nel 
i5o7 il feudo di Teano fu conceduto al 
sunnominato Gonsalvo di Cordova da 
Ferdinando V re di Spagna, cui succes- 
se d. Elvira sua figlia maritata a d. Luigi 
di Cordova suo congiunto, e d. Gonsalvo 
figlio di esM a'i3 giugno 1570 ne fece la 
Vendita al suddetto d. Luigi Carafa de' 
principi di Stigliano. L'ultima superstite 
Anna di questo doviziosissimo casato si 
maritò per volere diFilippo I V a d. Rami- 
ro de Gusman grande di Spagna e vice- 
ré di Napoli, indi ebbero luogo molte giù* 
diziali vertenze tra la regia corte e le di- 
scendenti femmine di questa famiglia. Il 
re Carlo arciduca d'Austria, poi impera* 
tore Carlo VI, ne investì il conte Daun 
suo generale, ed i dissidii che ne furono 
conseguenza, terminarono con transazio- 
ne d'indennità pecuuiarie. Avendo Papa 
Benedetto XIII ritenuto la sua chiesa ar- 
civescovile di Benevento, vi si recò nel 
1 727, nella quale circostanza a' 16 mag- 
gio si portò a Calvi, ricevuto dal vescovo 
mg/ Positano e dal capitolo, osservando 
il riedificato seminario e le suppellettili 
sagre di cui andava provvedendo la chie- 
sa tale pastore. Alle ore 2 1 circa arrivò in 
Teano, incontrato alla porta dal vesco- 
vo mg.' Cirillo e dal capitolo, e passò al 
convento de' conventuali, nella cui chiesa 
erasi già posata la ss. Eucaristìa cJie pre- 
cede ne' viaggi i Papi, colle consuete ce- 
remonie.Benedetto XIII pernottò nel con- 
vento, distribuendosi Talloggio del segui- 
to e della prelatura in varie case, trattati 
lautamente dalla camera imperiale diCar^ 
lo VI. Il popolo accoi'se dalle vicine ter* 
re e castella nella città, che la sera fece va* 
rie illuminazioni di gioia. Nella seguente 
mattina del sabato, il Papa si avviò per 
Monte Cassino. Dichiarai a Cassrt4| ed 



26 TEA 

a Caetari famiglia, che i principi di que- 
sta avendo a'29 agosto ijSi ceduto a Car- 
lo di Borbone re delle due Sicilie il du- 
cato e la città di Caserta, indi divenuta 
splendida reggia, ebbero in cambio in par- 
te di prezzo il principato di Teano, di cui 
tuttora portano ii titolo che sogliono con- 
fiorire alloro primogeniti, restando ad essi 
eziandio quello di duchi di Caserta. Nel re- 
sto Teano seguì le vicende politiche del 
reame. 

La fede cristiana vi fu predicata ne'primi 
tempi deliaChiesa,ePapa s.SilvestroI eres* 
se nel 333 la sede ve8covile,che poi diven- 
ne sufFiaganeH dell'arcivescovo di Capua, 
e ne consagt ò i .^vescovo s. Paride d'Atene, 
che venuto in Italia durante la persecu- 
zione de' cristiani, liberò i teanesi da un 
terribile drago cheTinfestava^onde com 
mossi dal prodigio, riceverono il battesi- 
mo gl'idolatrijO lo domandarono al Papa 
per vescovo. 11 santo fece innalzare chie- 
se, ed ordinò chierici pel culto divino,fra' 
quali s. Urbano che poi gli successe. Oc- 
cupò la sede sino al 346, e riposò nel Si- 
gnore, chiaro per santità di vita e per mi- 
racoli, venerandosi il corpo nella catte-' 
drale. Gli successe in detto anno s. Ama- 
sio greco ^ portatosi a rifugiare in Italia 
per Tariana persecuzione, che ben accolto 
da s. Giulio 1 Papa V avea inviato a pre- 
dicar r evangelo nelle principali città vi- 
cine, e passato in Teano (come rimarcai 
nel voi. LXVII, p. 2 1 3) ne fu consagrato 
vescovo da detto Papa nella basilica di s. 
Pietro, siccome degno pjer zelo e miracoli 
operati, in vece di s. Urbano teanese dal 
clero e popolo acclamato per pastore, ed 
il quale per umiltà erasi ricusato accettar 
la dignità: s. Amasio, dotto e facondo, san- 
tissimamente rese raniiua a Dio nel 355. 
L'Ughelli che nell' Italia sacra t, 6, p, 
548, riporta la serie de' vescovi di Teano, 
dice che nella cattedrale vi riposa ancora 
il corpo di s. Amasio, e di s.Beparata ver- 
gine e ncxarlire, della quale scrive: Sora- 
nis quoque epistolas (a s. Amasio), ciun 
somnis admonitus'i ut caput'satìctae Re» 



TEA 

sHtutae roman, vìrg, et niart, suojimge» 
retiir €orpon\ misit. Però, occorre tenere 
presente il riferito a Sora. Nuovamente 
fu s. Urbano da tutti proclamato Teseo- 
vo,e non ostante la sua virtuosa ripugnan- 
za gli convenne accettare.Fu assiduo nella 
predicazione, caritatevole nella cura de' 
poveri, difensore delle vedove e degli op- 
pressi, operatore di prodigii, visitando con 
zelo la diocesi, e fungendo le parli tutte 
di eccellente pastore. Morì santamente a' 
6 dicembre, e si venera il corpo nella cat- 
tedrale. Essendo perito l'archivio per l'in* 
cendio, dice l' Ughelli che s'ignorano i suc- 
cessori, sino a Lupo morto neU'860 cir- 
ca, nel quale anno gli fu sostituito Ilario 
diacono e monaco di Monte Cassino; indi 
ueir866 Stefano; neir869 Leone, altro 
monaco cassinese, il quale con l'abbate s. 
BertariodissuaseroGiovanni Vili di crea- 
re vescovo di Teano il conte Landolfo di 
Capua. Neir884 Angelario abbate cassi- 
nese di Teano, insigne per virtù, dal ele- 
tto e popolo esaltato, morto nell'SSg e se- 
polto in cattedrale. Non si conoscono al* 
tri vescuvi sino a Sandrariodel 1006, che 
ricevè un privilegio daGiovaoni XI X.Ar- 
duino sottoscrisse al sinodo romano del 
i5o9; ^"o^ic^^^ intervenne nel 107 fal- 
la consagrazione della chiesa dìMonteCas- 
sino fatta da Alessandro II; Pandolfo cas- 
sinese fu consagrato da Pasquale II, dot- 
to e propugnatore della libertà ecclesia- 
stica. Raul néli 1 443*^^*0^0 all'assemblea 
di Capua adunata dal re Ruggero I; Pie- 
tro del 1 171 ebbe uocontt*asto co'citta* 
dini di Sessa e il vescovo Erveo, ri portan- 
do rUghelli il giudicato del gran conte* 
stabile Roberto; indi neh 179 interven- 
neal concilio di Laterano III, e al cui tem« 
pò il pio Giovanni Ferrari nel fondo diRic- 
cardo contedi Sangro eresse il monastero 
cistcrciense in Bairano nella diocesi,sotto 
il titolo di s. Maria di Ferrarla, riprodu- 
cendo r Ughelli il diploma pontifìcio di 
Celestino ni, e le notizie in che fiori, e di 
diversi abbati. Morto Pietro nel f 192, gli 
successe con lode Teodino neh 198, che 



TAR 

ottenne da Celestino IH là conferma de' 
privilegi di sua chiesa, con bolla presso 
l'Ughelliy in uno a'diplomi d'Innocenzo 
III del I20I, di Federico 11 del 1206 e 
1222, e dì Gi*egorio lXdeli227yin cui 
viveva ancora Teodiuo, a favore del mo* 
nastero di s. Maria di Ferraris, Nel 1229 
fu eletto RofTredo arci prete di s. Germa- 
no, morto esule presso Corneto,per le per* 
secuzioni di Federico II, Ugo fu fatto con* 
sagrare nel 1 254 da Innocenzo IV. Gu- 
glielmo già decano della cattedrale, nel 
1274 ** ^^^ ^^^ ^- Tommaso d'Aquino 
al concilio di Lione li, e morì nel 1295. 
Bonifiicio Vili vi trasferì da Sora Nicola, 
al quale successe Adenolfo;nel 1 809 Gof- 
fredo Galluzzi nobilifisimo leanese; Bene* 
detto XH nel 1 338 gli surrogò Pietro,cas- 
sàqdo l'elezione di due canonici della cat- 
tedrale fatta dal capitolo scisso ne' pare- 
ri. Neh 343 Clemente VI nominò Omo* 
deo canonico della basilica Lateranense, 
annullando l'elezione dal capitolo fatta di 
uno di detti canonici; e nel 1 349 ^*'* ^^^' ■ 
tolomeo Papazzurri nobile romano,dotto 
domenioano, Neil 353 traslato a Chieti da 
Innocenzo VI, questi elesse Marino del 
Giudice {^,), poi di Amalfi e cardinale. 
Nel 1 363 raorìGiovanni Marini, e gli suc^ 
cesse fr, Francesco di Messina domenica- 
no; neli369 Tommasodella Porta cano- 
nico e nobile di Salerno, dotto e probo 
pastore. Dopo Alessandro, l'antipapa Cle- 
mente VII v' intruse Giovanni. Urbano 
VI per sua morte nel 1 388 dichiarò An- 
tonio, che traslato ad A tri e Penne, nel 
1 393occupò la patria sedeNicola deDiaoo 
nobile teanese, chiarissimo per esperien- 
za e dottrina, consigliere di re Ladislao, 
e trasferito a Napoli, Nel 1 409 fr* Giovan- 
ni di Teano francescano, contrastando- 
gliene il possesso Ladislao , perchè elet- 
to da Alessandro V. Nel 1 412 Grego- 
rio Xn die la sede in commenda a Ga- 
spare de Diano nipote di Nicola, ma non 
fu consagrato per lo scisma; si dimise nel 
l4i8 e Martino V lo trasferì a Couza, 
surrogandogli GioXristoforoCrisponi na<^ 



TEA 27 

poletano giureconsulto di gran fama. Nel 
1443 Martino de Belinzo illustre cister- 
cieuse e caro a Eugenio IV. Nel 1 459 Pio 
li nominò il celebre suo parente Nicolò 
Forù'guerri (V,) poi cardinale: per sua 
morte neh 474 Orso Orsini de'signori di 
MonteRotondo,abbateoommendatariodi 
s.. Vincenzo di Volturno; neh 495 Frau-» 
Cesco Borgia (P^,) figlio di Alfonso poi Ca- 
listo III, indi traslato a Cosenza e cardi- 
nale,ritenendoinoommendaTeanosinoal 
1 5o8,in cui la rassegnò al parente Fra nce-^ 
SCO Borgia spagnuolo, il quale neh 53 1 
cede la commenda al cardinal Giovanni 
Sali^iati(P^,),E,sieadosì dimesso nel 1 535, 
fu vescovo Antonio M.'de'conti Sertorio 
modenese, abbate di Nonantola e di VoU 
turno; nel 1 55*^ fr, Girolamo Nichisoli no- 
bile veronese,domenìcano e teologo egre- 
gio, e con decoro fu al concilio di Trento. 
Neh 566 s. Pio V nominò il suo confes- 
sore fr. Arcangelo Bianchi (P^.) domeni- 
cano e cardinale, come Fortìguerri deno- 
minato il cardinal di Teano. Rinunziò 
nel 1 575, e gli successe Gio, Paolo Marin- 
cola, dotto e scrittore delle gesta di Paolo 
IV, che facendo altrettanto a Sisto V,noa 
volle accettare il dottissimo Lelio Laudi 
di Sessa da lui eletto, onde neh 588 gli 
sostituì Vincenzo Brancaleoni che visse 7 
mesi, e nell' istesso anno il Papa nominò 
Vincenzo Serafini d'Ascoli. Nel 1 6 1 5 An- 
gelo Ciaia nobile sanese lodato; nel 1 6 1 7 
MichelangeloSergosaspagiiuolo;uel 1 623 
Ovidio Lupai! nobile bolognese, encomia- 
to per pietà e integrità. Nel 1 627 Giovan- 
ni de Guevara nobile napoletano,genera- 
le de' chierici minoii, prudente e sapien- 
tissimo, autore dell' Oro/og-/o spirituale 
de* principi. Nel 1642 Muzio de Rosi re- 
ferendario e abbreviatore di parco mag- 
giore; neh 654 PaoloSquillanti napoleta- 
no, insigne per pietà, carità e sapere,isti-« 
tuì una congregazione pel vantaggio spiri^ 
tuale della diocesi. Neh 661 Ottavio Boi- 
doni nobile milanese, dottissimo e erudi-^ 
tissimo barnabita, modesto letterato e au- 
tgre d'opere^ facondo predicatore ne'pon- 



28 TEA 

tificali, lasciò la tua insìgae biblioteca al 
convento suburbano de' minori riformali. 
Nel 1 68 1 Giuseppe Nicola Giberti nobile 
genesinOy di somma integrità, giustizia, 
dottrìna e zelo, rimosse coraggioso diver* 
se superstizioni e abusi, riformò il clero, 
ravvivò il culto, padre de' pò veri, incaricò 
la congregazione de'sacerdoti^di spiegar la 
dottiioa cristiana; rovinata la cattedrale 
da'terremoti e daTulmini, la rifece e or* 
DÒ, ampliò il seminano e ne aumentò le 
rendite e gli alunni; caro a Innocenzo XI, 
non volle accettare la sua rinunzia per 
essere divenuto quasi cieco,e con didìcuU 
tà Tefiaudi Innocenzo XII, che nel 1689 
gli sostituì Domenico Pacifici pattizio 
d'Aversa, benemeiito e zelante, che ab- 
beiFi nobilmente e arricchì la cattedra- 
le di suppellettili, aggiungendovi tre ca- 
nonicati. Nel 1718 Giuseppe del Pozzo 
canonico di Salerno sua patria, curò Te- 
stirpazionede'rinnovati abusi,e nella cat- 
tedrale edificò sontuosamente la cappella 
di s. Paride; fu benemerito deirincremen- 
to del seminario e del sodalizio della Pie- 
tà per l'associazione de'defunti, in che e 
col succo si esercitò anch'egli. Con questi 
terminandosi la seiie n%\V Italia sacra, la 
compirò colle Notizie di Roma. Nel 1724 
Domenico A ntonioGirillo napoletano, già 
diCarinola; nel 1746 d.AngeioLongocas- 
sinese di Benevento; nel 1 749 Domenico 
Giordani di Manfredonia, che avendo ri- 
nunziato nel 1 755 fu fatto arcivescovo di 
Nicomedia in partibus e assistente al so- 
glio pontificio, segretario della disciplina 
regolare, ed esaminatore de' vescovi in s. 
canoni; nel 1 755 Àniello Broya di Napoli; 
nel 1 768 Gio. Giacomo Onorati di Lace« 
dogna; nel 1 777 Filippo d'Aprile di Gal- 
lipoli; nel 1 792 Raffaele Pasca cassinese di 
Capaccio; nei 1797 Nicola Vecchi di Ca- 
pua traslato da Conversano, 

A CaIiV tessendomi proposto in questo 
articolo parla re de'suoi vescovi , per l' u n i o • 
iM seguita delle due diocesi di Cai vi e Tea • 
no, meotre questa 2/ vacava per morte 
dal vescovo Vecchi, procederò con Ughel*» 



TEA 

li, Italia Siterà f t 6, p. 477» e colle cor* 
rezioni e molte giunte del Coleti, t.i o, p. 
23 1. Calvi tra Sessa eCapua,tungi 4 mi- 
glia da Teano Sidicino, fu edificata circa 
r879da Atenulfoconte di Gapua e prin- 
cipe di Benevento, sulle rovine dell'an- 
tichissima Calesy CaUiun o Cale num del 
vetusti ausoni, celebrata da diversi 8crit« 
tori. Calvi per gì' immensi guasti patiti 
nelle guerre tra Alfonso V d'Aragona e 
Renato d'Aogiò per la successione del re- 
gno di Napoli, il figlio naturale deli. "e 
successoreFerdinandol,con diploma pub- 
blicato da Coleti, nel 1460 l'unì a Capua 
con tutte le sue pertinenze. I suoi bagni 
furono rinomatissimi nell'epoca romana, 
ma non si trovano le vestigia. I francesi vi 
sconfissero l'armata napoletana nel L798, 
come riportai a Calvi sull'asserito da De 
Chantal, Manuel des dates, e dall'avv. 
CiìiUÌÌano^Specchiogeogra/ico.SìCcome 
altra si mi le azione seguì presso Calvi nel- 
la delegazione di Spoleto , e la descrissi 
Del voi. LXIX, p. 5i, temo che sia o una 
singoiar coincidenza, ovvero per la somi • 
glianza de'nomi di uno furono creduti due 
fatti d'armi diversi. Rovinata Calvi dal 
terremoto, per l'inclemenza dell'aria, la 
residenza del vescovo fu trasferita a Pi^ 
gnataro, borgo cospicuo e capoluogo di 
circondario, dacché la miglior salubrità 
dell'aria vi attirò buona parte degli ahi? 
tanti di Calvi, da cui non è molto distan • 
te. La sede vescovile non ebbe origine nel 
1070, come indicai con Commanville a 
Calvi, né nel 1094 come vuole Ughelli, 
il quale ignorò il nome del i.° vescovo; ma 
bensì nell'anno 44 ^i nostra era, quando 
cioè l'apostolo s. Pietro vi predicò la fé • 
dee vi costituì peri.^vescovos. Casto, poi 
patrono della città e titolare della catte- 
drale, secondo l'ultima proposizione con- 
cistoriale. In seguito fu dichiarata su (fra* 
ganea della metropoli di Capua. Il Co- 
lati riferisce invece ch'é sotto l'invocazio- 
ne dell'Assunzione di IMaria Vergine, e la 
deiìcrìve distinta in 3 navate con colonne 
di granito orientale , colla confessione a 



TEA 

altare maggiore d'elegantissima stratta- 
ra, ornata di colonne marmoree , simile 
essendo la cattedra vescovile dal lato del* 
l'epistola, ed il pulpito e il pavimento di 
nobili musaici di marmo. Vi si Tenera 
un'antichissima immagine della B. Vergi- 
ne, colle figure laterali di s. Gio. Battista 
e clis.GMlo,e questo distico: Nate Fa tris 
summit dejecto erige Cales, - Virgo fa» 
ve, BaptistefavCy Tuqite Optime Caste. 
Questo zelantissimo pastore convertì in-^ 
numerabili idolatri a Gesù Cristo e li bat- 
tezzò, quindi ricevè la palma del marti- 
rio nell'anno 66 e fu sepolto in Cales. Di 
sue virtuose gesta trattano le lezioni del 
suo ufiizio, che si recitano nella sua festa 
a'22 maggio, e riprodotte da Coleti, con 
altre notizie. Per l'eccidio fatto da'sara- 
ceni neir 840 di Minturno e Formia, il 
corpo di s. Erasmo fu trasferito a Gaeta, 
perciò con tale esempio i calesi o calvesi 
vi portarono quello di s. Casto e tuttora 
ivi si venera, nella cattedrale di Calvi es« 
sendovi soltanto un suo braccio, tolto di 
forza a Gaeta dal capitano Nicola Mon- 
fbrleedagli uomini diPietramolaradi cui 
era barone, e perciò i calvesi fecero esen- 
ti quegli abitanti da gabelle. Il 2.*^ vesco- 
vo che si conosca è Calepodio Cales epi- 
scopus verso l'anno 807, che edificò un 
altare in onore del predecessore s. Casto, 
e vi ripose il suo corpo. 113.*" Liberio Ca- 
les episcopus^eì 4o5 circa, lasciando la 
sua memoria in benedizione. Indi Rutifo 
Calenae episcopus, morto verso il 4^4 
e sepolto (zcornu epistolae dell'aitar mag. 
giore. Aurelio del 5o4i il cui corpo dal 
suburbano cimiterio ov'era stato deposto, 
fu trasportato in cattedrale presso l'alta- 
re maggiore. Aucupiodi Sinuessa vesco- 
vo Galeno di gran virth e dono profeti- 
co, morì nel 5i3 e fu sepolto presso la 
sua sedia episcopale. Claudio da Roma re- 
catosi a menare vita eremitica nel monte 
di Marsico,per la sua rinomata santità da 
tutto il popolo fu acclamato vescovo ri- 
pugnante, e morì nel 556. Leone di Ca- 
pua riparò la cattedrale , e dopo molte 



TEA 39 

buone opere cessò di vi vere nel 567. Ro- 
dolfo fu carissimo a Papa s. Paolo I, e in- 
tervenne al suo concilio del 761, lodato 
per le sue qualità. Silvio siciliano libei*ò 
la sede di Galena da Drocheo ingiusta- 
mente occupala , e poi lo riconciliò con 
Papa Stefano IV come seguace dell'anti- 
papa Costantino, e morì nel 797. Gli suc- 
cesse Niceta che rifece l'episcopio; Passi- 
vo neU'SsS riedificò l'episcopio e la ca- 
nonica diruta, e intervenne nel concilio 
romano deir8a6; F< o Ferdinando per 
essere Cales diroccata si recò in Roma, e 
fu dispensato dalla residenza da Gregorio 
IV neirSsp, morendo in Capun; Valen- 
tino deU'BBB terminò i suoi giorni in Ro- 
ma, e gli furono celebrate l'esequie nel- 
la cattedrale di s. Casto in Cales. Andrea 
episcopus Calvensis sottoscrisse neir853 
il sinodo romano; Alderico Calvensis e* 
piscopus del 979; N. episcopus Calven» 
sis del 1094) col quale TUghellì avea in- 
cominciato la serie de' vescovi; Pietro di 
Capua delio4i; Tancredi di Capua del 
1 074; N. del 1233, non conoscendosi gli 
altri predecessori. Odoardo cistcrciense 
intervenne nel ia45 al concilio di Lione 
I , ove con mirabile zelo e ardore inveì 
contro il persecutore Federico II, che ivi 
deposto, poi lo fece imprigionare. Da Bo- 
iano nel 1260 vi fu traslato Palmerio;nel 
1265 Iserobardo capuano; Gregorio ca- 
nonico di Calvi eletto dal capitolo e rac- 
comandato a Gregorio X, fu conferma- 
to nel 1272. Landolfo capuano Cales e- 
piscopus morì nel 1 289; Roberto napo- 
letano Cales episcopus morì nel I291; 
Enrico episcopus Calvensis nel 1 3o i unì 
alla mensa il monastero benedettino di s. 
Salvatore dì monte Capranico. Federico 
del 1 3 1 1 , Giovanni moiì nel 1 324)fr. Pie- 
tro francescano eletto da Giovanni XXII 
nel 1 325,Taddeo vescovo di C/z/e^ capua- 
no morì neli33a. Fr. Giovanni de Con- 
civi francescano eletto vescovo d'Isernia 
dal capitolo, invece Giovanni XXII nel 
1 3 32 lo dichiarò di Calvi. Per sua rinun- 
zia nel 1343 Clemente VI elesse fr. Sta- 



3o TEA 

Fano carmelitano; nel 1 3^S fr. Giovanni 
d'Arpinio francescano d'esìmia virtù; nel 
1 34Bfi\ Pietro de Brina francescano; nel 
i362 Binaldodell^ordine di s. Spirito di 
Roma. Gli successe Antonio, indi Rober- 
to, poi Giovanni morto nel iSgS, quin- 
di Bartolomeo traslato a Scutari. Stefa- 
no Goberno o Gobenogià vescovo Nemo- 
irìense, poi arcivescovo di Corinto, indi 
d'Acerenza, e neli4o2 trasferito a Calvi, 
celebre giureconsulto e intimo consiglie- 
re di Ladislao: gli fu commessa co'vesco^ 
"vi di Sessa e di Teano la vertenza de'con-^ 
finì tra le diocesi di Cales e Teano, nei 
quali furono posti i debiti termini. Nel 
1 4 1 3 A nionio Gnlluzzi capuano; nel 1 4 1 5 
fr. Antonio del Fede carmelitano fioren* 
tino, dotto oratore, intervenne al sinodo 
di Costanza, e fu lodalìssimo pastore. Nel 
i44^ Angelo Mazziolli canonico capua- 
no, unì alla mensa l'abbazia di s. Vitalia* 
no per la riparazione delia cattedrale qua- 
li rovinata, la restaiuò, e consagrò l'alta- 
re maggiore. Nel 1 466 Antonio, nel i495 
AngeloMarolti capuano, MaurelioGioan* 
notti morto nel 1 5o5, indiMatteo Magna- 
no Orsini romano traslato da Città Duca- 
le fu lodato. Nel 1 5 1 2 Gabriele Orsini no^ 
bile, nel 1 5 1 9 rassegnò la sede con regres- 
so a Giovanni Galla arcidiaconp di Ca- 
pua. Neil 543 fr. Bernardino Spada bo- 
lognese generale de'conventuali, dottissi- 
mo e illustre per pietà, mentre sembra- 
va destinato al cardinalato mori e fu se- 
polto in Roma nella cappella gentilizia 
di S.Girolamo della Carità. Nel 1 544 ^B" 
ri no Gennari nobile napoletano, chiaro 
per virtù e scienza , ma poco anch' egli 
visse. Berengario Gusman nobile, vendi^ 
co il feudo di Rocchetta alla mensa; nel 
i55i Belisario Gambera canonico di Va- 
lenza, morì nello stesso anno; fr. Gaspa- 
re Fossa nobile calabrese, dottissimo mi- 
nimo e cospicuo per virtù, fu con molla 
riputazione al concilio di Trento, e poi 
traslalo a Reggio. Nel 1 56o fr. Giulio Ma^ 
guani generale de'conventualr, piacenti- 
no di gran virtù, pietà e dottrina, si re- 



TE A 

cb al concilio di Trento. Ne! 1 566 Paola 
de Banco nobile di Terracìna e di Napo- 
li d'eccellenti doti; nel 1 575 Ascanio Mar* 
chesini già vescovo Maiorense; nel 1 58o 
Scipione Bozzuto nobile napoletanOiChia- 
ro per dottrina, trasferito a Lucerà; nel 
i582 Fabio Maranta di Venosa, insigne 
nella giurisprudenza, virluoso^e indefes- 
so nella cura dell' anime, visitò tt^tta laf 
diocesi, nel 1589 celebrò e stampò il si- 
nodo, restaurò la cattedrale, edificò una 
cappella e rifabbricò magnificamente Li 
ton*e campanaria, ricuperò Càupona alla 
mensa, e rifece la pianta de'suoi beni e 
di quelli ecclesiastici di tutta la diocesii 
Nel 1619 Gregorio del Bufalo nobile ro^ 
mano; nel 1623 Gennaro Filomarino no- 
bile napoletano e teatino, encomiato pa- 
store; nel i65o Francesco M." Falcucci 
nobile di Gubbio, restaurò e consagrò la 
cattedrale; nel 1 66 1 Vincenzo Caraffa no- 
bile nàpoletano,abbate generale de'cano- 
nici Lateranensi, ed egregio predicatore. 
Nel 1 679 da Policastro vi passò fr. Vin- 
cenzo de Silva napoletano, trovandola 
piscopio quasi atterrato, l'archivio mano- 
messo da'napoletani, accomodò una de- 
cente casa in Pignataroe vi stabiPi la sua 
residenza; donò alla cattedrale utensili sa« 
gri, fondò con sudìciente dote 3 canonica-^ 
ti e 4 ebdomadari di padronato de'vesco« 
vi, celebrò e stampò 4sinodi,e si studia-^ 
va d^erigere il seminario quando lo sor- 
prese la morte. Nel 1 703 G io. Battista Ca- 
racciolo de'conti di s. A ngelo somasco; nel 
17 19 Giovanni Carafa nobile napoleta- 
no traslato da Neocastro, che la morte im- 
pedì; Filippo Positano nobile di Napoli e 
canonico della metropolitana, pio e vir- 
tuoso, chiaro per sapere ed eruditissimo 
nelle lingue, beneficò la cattedrale, istituì 
le prebende del teologo e del penitenzie- 
re, e due mansionari di padronato de'suc-' 
cessori, l'economo sagrista,riordinò il con- 
fuso archivio, ampliò il giardino dell^epi- 
scopio e questo restaurò, ornò la cattedra* 
le di arredi sagrì e la migliorò; la men-^ 
sa fu per lui aumentata, e foudò il semi- 



TEA 

nario. Con esso neW Italia sacra finisce 
la serie de' vescovi di Calvi, e la compie* 
lerò co'ri porta ti nelle Notizie di Ronui, 
Nel 1733 Gennaro M/ Danza di Tramu- 
tola; nel 1 7 4^ Francesco Agnello Fragian- 
ni di Barletta, traslato da Venafro; nel 
1756 Giuseppe Capece Zurlo (V,) tea- 
tino napoletano, nel 1 782 trasferito a Na- 
poli e cardinale. Dopo i o anni di ^ede va- 
cante, nel 1 792 Andrea de Lucia di Mo<« 
gnano diocesi di Nola. Vacando come dis- 
si la sede di Teano, Pio VII nella circo- 
scrizione del regno delle due Sicilie, coU 
la bolla De utiliori domini cae, de'28 giu- 
gnoiSìS» unì in perpetuo le sedi vesco- 
vili di Calvi e lenno acque principalitery 
le confermò sufiraganee del l'arci vescovo 
di Capua,e dichiaròi.^ vescovo di Calvi 
e Teano il prelato de Lucia che ancora 
governava lai.' Gli successero, Gmseppe 
Pezzella di Teramo e poi di Zela in par- 
tihus^ cioè per coadiutoiia a' 23 giugno 
1828. Par sua morte, Gregorio XVI nel 
concistoro de'20 gennaio 1834 gli sosti- 
tuì mg.' Giuseppe Trama di Napoli, par- 
roco di cjuella metropoli, ed esaminatot*e 
anche pro-sinodale. A vendo poi rinunzia- 
to i due vescovati, il medesimo Papa nel 
concistoro de'27 aprile 1840 vi preconis- 
ih l'attuale Vescovo mg.' Nicola Sterlini 
diOirgenti, mansionario di quella catte- 
drale, professore del seminario, parroco 
e predicatore, esaminatore sinodale. La 
mensa ascende a circa 4ooo ducati, gra- 
vati di 600 per pensioni. Le due diocesi 
unite sì estendono per quasi 5o migliai 
e comprendono 36 luoghi. 

TEATINE DELLA SS. IMMACO- 
LATA CONCEZIONE, Oblate e Romi- 
te, Virgines Theatinae ss. Conceptio- 
nis^VirginesSolitariae ss. Conceptionis. 
Congregazione religiosa di donne oblate 
e romite esistenti in Napoli e nella Sici- 
lia, fondate dalla ven.suor Orsola Benio- 
casa, che attribuì all'oblate la vita attiva 
di s. Marta, e alle romite la contempla- 
tiva di 5. Maddalena, ed ambedue con vo- 
li, cioè impose i semplici all'oblate, i so- 



TE A 3i 

tenni alle romite. Il romitaggio è solo in 
Napoli: la congregazione delle oblate può 
esistere senza il romitaggio, non così vi« 
ceversa. Questa congregazione è sogget- 
ta all'ordine ùq* Teatini (F.) istituiti da 
s. Gaetano patriarca àtt Chierici regola* 
n\ patrono e apostolo della divina prov- 
videnza. Nel 1 547 a' 7 agosto, nello stesso 
giorno in cui a Napoli era passato all'e- 
terna gloria s. Gaetano, ivi nacque Orso- 
la (nome battesimale impostole o per es- 
sere venuta alla luce nella vigilia di s. Or* 
sola, o perchè alla pia madre glielo insi- 
iHiarono i ss. Francesco di Paola e Luigi 
IX in singolare apparizione) da Girolamo 
e da Vincenza Genuina, esemplari geni- 
tori, ambo nativi di Citara castello della 
Cava sulla costa d'Amalfi; però il padre 
ingegnere e architetto in Napoli, discen- 
deva originariamente dalla nobile fami- 
glia Benincasa di Siena. Sino dal suo na* 
scere e dalla fanciullezza, Dio manifestò 
chian presagi della futura sua santità, e 
la B. Vergine, a cui Girolamo l'avea of- 
ferta e raccomandata appena nata, la pro« 
tesse ne' suoi pericoli. Ancora funciulla 
di buon animo soggiacque a fatiche e di- 
spregi per piacere a Dio, piangendo i pec- 
cati altrui. Lavorava innanzi alle sagre 
immagini di Gesù coronato di spine, della 
ss. Vergine Immacolata e di s. Caterina 
da Siena;tal volta esultando col canto d'in- 
ni di voli e preghiere. Frequentando la 
chiesa di s. Spirito in Napoli, si confessa- 
va dal p. Marco Mai*ziapesi domenicano 
di non ordinaria pietà e gran pratica nel- 
la direzione delle anime, il quale l'istrui- 
va nell'esercizio delle virtù, osservando- 
ne disposto lo spirito, li proprio ottimo 
fratello Francesco^ datosi a'buoni studi e 
ad edificante vita, ridusse tutta la fami • 
glia a forma d'un ben regolato monaste- 
ro. Orsola ne profittò più di tutti, abbrac- 
ciò un tenore di vivere totalmente spiri- 
tuale , e die quindi segni di commercio, 
col cielo; nwstrandod'apprendere più per 
lume superiore, che per istruzione dei fra- 
tello, persino nell'intenderei sensi di qua- 



32 TEA 

lunque libro latino e della s. Scrittura; 
cognizioni che più odulla die a conoscere 
con istupore de'più scienziati teologi. A^ 
Vendola condotta la madre coll'altre so- 
relle a diporto sul monte s. Elmo, iviel* 
la ritiratasi in disparte, e raccoltasi qua* 
si estatica in orazione, riscossa dalla ma- 
dre da sì dolce contemplazione , Oi*sola 
rizzossiin piedi, e raccolte da terra 3 pie- 
tre, ne gittò una da un lato, pronunziando 
le parole che diconsi nella consagrazione 
delle chiese: Locus istej indi gettando la 
2/ pietra in altra parte, soggiunse: S^an* 
ctus est; \w fine rivolta a un 3.^ luogo, 
gettò la 3/ pietra dicendo: in quo oratSa» 
cerdos» Con ispirito profetico così desi* 
gnb nel 1 .''luogo il sito ove fu poi eretto il 
conservatorio e congregazione delle ver- 
gini teatine; nel a.^ ove fu poi edificato 
l'eremo o recinto per abitazione delle ver- 
gini romite; nel 3.^ il sito in cui venne co- 
struito Tedifizio pe'sacerdoti destinati al* 
l'assistenza delle vergini teatine e romite. 
Di 7 anni perde i genitori, prestando lo- 
ro amorosa assistenza; indi pali infermi- 
tà, e calunnie da'parenti, da lei con gran 
pazienza sofferte. Ad insinuazione del fra- 
tello divenuto sacerdote, e da cui Orsola 
apprese i fondamenti della maggior per- 
fezione cristiana , ad onta di sua debole 
comple$sione,per Tardentissima brama di 
consagrarsi a Dio chiusa in un chiostro di 
rigida osservanza, divisò di ritirarsi nel 
monastero di s. Maria io Gerusalemme 
di Napoli, detto delle cappucci nel le, che 
fioriva sotto la più austera regola di s. 
Chiara in concetto di gran virtù. Ma seb- 
bene le monache erano propense a rice- 
verla, per la sua età di 1 o anni e gracile 
salute, e per essere compiuto il numero 
della comunità, non poterono ammetter- 
la. Tra i pianti e il rammarico si rassegnò 
al volere di Dio, impegnandosi con più ar- 
dore a formarsi di sua casa un chiostro, 
e sì accrebbe tanto negli esercizi di mor- 
tificazione e di penitenza, che sembrò vo- 
ler emulare o superare le claustrali stes- 
se. Si vestì di ruvido panno sulla nuda 



TEA 

carne, coperto d'una veste di saia nera, 
onde sembrò fin d'allora d'imitar l'abito 
teatino. Intanto il cielo la dispose a rice- 
vere il dono dell'estasi, venendo pel fuo- 
co dell' amor divino presa da agitazione 
e battimento di cuore, insieme a total con- 
cussione esterna della persona. Per mor- 
te del pio fratello e della degna sorella An- 
tonia, fu costretta ritirarsi in casa dell'al- 
tra sorella Cristina, il cui marito Fabri- 
zio Palmieri ne fu assai contento pel gri- 
do che avea di singoiar bontà di vita. La 
veemenza de'suoi commovimenti fu prasa 
per male epilettico, e persino sì ci*edè in- 
demoniata; però si conobbe provenire da 
Dio e da favori di spinto. Penetrato il suo 
cuore vieppiù dall' ardor divino e dalla 
più- vi va brama d'esser fatta una cosa stes- 
sa con Dio, ottenne di ricevere la s. Co- 
munione ogni mattina, e nel riceverla ces- 
savano i violenti sbattimenti, riempieodo- 
sidi calma edi singolari dolcezze, che du- 
ra vano per ben 5 ore. Questo fu un do- 
no caratteristico e particolare, di cui vol- 
le Dio fregiata Oraola fino alla morte, on- 
de per antonomasia fu denominata VE' 
statica^ e le deposizioni de'processi la con- 
fessano sempre vissuta in continua ora- 
Kione e estasi, nel tempo delle quali di- 
veniva af&tto insensibile alle punture, e 
fino a ricevjere senza dolore le dita con- 
ficcate negli occhi. Bastava che movesse 
parola, o udisse altri parlare di Dio,o del 
Crocefisso, o del divino amore, o mirasse 
una s. Immagine, ch'era tosto in estasi, 
la quale prolungavasi or più ora meno, 
sentendosi bruciare e accendere nel mag- 
gior grado d'amor divino e perfetto. In- * 
di refrigerandosi con acqua gelata, que- 
sta diveniva calda e fumante, udendosi 
quel rumore e quel sibilo, che suol cagio- 
narsi da un ferro rovente quando si get- 
ta nell'acqua. Ritornata dall'estasi, invo- 
cava i dolci nomi di Gesù e di Maria col- 
le parole di amore, e con sagri canti, rin- 
graziando Dio delle spirituali delizie go- 
dute, come se venisse dal paradiso e dal 
consorzio degli angeli e de'sanli. Escla- 






TEA 

maYa: Amor mio, sposo mio; non più Si- 
gnore, non più; basta, perchè il mio cuor 
fragile non è capace di tanta con9olazio- 
oe, essendo io una vile femminella. Iddio 
la conduceva alla perfezione con queste 
consolanti estasi; e talvolta anche alzata 
da terra, anco in chiesa alla presenza de- 
gli astanti; onde tutta Napoli le ammira- 
va come prodigiose e l'ncclamava santa. 
Indebolita da esse o da'rimedi presi quan- 
do si credevano prodotte da fisiche imper- 
fezioni, fu sorpresa da mortale malattia, 
e ne guari istantaneamente con ìstupore 
di tutti e de'domenicani che Tassisteva- 
no al punto estremo, bramando di vive- 
re in solitudine, per liberarsi dagli applau- 
si, dalle lodi e dalle persone che ricorre- 
vano a lei, per divino impulso volle riti- 
rarsi sul monte s. Elmo, ove il cognato 
leprocui*ò uno stanzino di tavole acciò 
quietaonente potesse applicare all'orazio- 
ne e goder le sue estasi, senza esser tur- 
bata dairaccorrente popolo. Ciò non fu 
sufficiente, e neppure il cambiamento di 
casa,laonde recossi dall'altro cognato De- 
siato FaaanOjil quale le ottenne dall'ar- 
civescovo di Napoli Annibale di Capuadi 
erìgere una cappelletta in casa, ove potet* 
se udir la messa e comunicarsi senza an- 
dar io chiesa, per evitar la folla del basso 
popolo; ma non potè minorare la molti- 
tudine de'nobili d'ambo i sessi, che a lei 
ricorrevano per conforto, per consiglio, 
per edificarsi e per raccomandarsi alle sue 
orazioni, procurando ella consolazione e 
sollievo a tutti. Non potendo durare que- 
sto slato di cose, la volontà di Dio si ma- 
nifestò che dovesse abitare sul monte 8. 
Elmo, e così non essere più frastornata. 
Ivi trovatasi una casa a pigione di Gio. 
Tommaso de Magnati,con piccola cappel- 
la (e questo è il luogo in cui oggi dimo- 
rano le teatine), con l'assenso ponderato 
dell'arcivescovo vi si recò ad abitarla, ad 
onta di essere luogo alpestre, deserto ed 
esposto per la sua remota situazione a'ia- 
dronecci; ricusando tutte le offerte de'no- 
bli sia de'Ioro palazzi, che di quanto vo- 

VOL. LXXIII. 



TEA 33 

levano donarle. Non si può ridire la sua 
contentezza e gli elogi che fece al monte, 
nel quale il Signore manifesterà la gloria 
sua, ed ove verranno innumerabili ver^ 
gini a servirlo e lodarlo, e beato chi potrà 
aver luogo su questo monte; siccome e- 
sclamava con profetiche parole. 1 nfatti da 
orrido e sterile ch'era il monte, dopo che 
VI si stabiPi la venerabile, divenne popola- 
to e giocondo per le tante case religiose 
e monasteri ivi aperti, per le chiese in o* 
gni parte innalzate. Trovandosi colà se- 
parata dal mondo e tutta raccolta in Dio, 
da lui ottenne Orsola le grazie più segna- 
late e Testasi più sublimi, ornata altresì 
di splendenti raggi e con occhi scintillan- 
ti che sembravano stelle. Que'che la ve- 
devano, attestarono averla udita parlate 
co'celesti spiriti, cogli abitatori del para- 
diso, con Gesù e con Maria. Non mancò 
Dio di farle penetrare i segreti e occulti 
pensieri altrui. Per la sua crescente san- 
tità, l'arcivescovo le permise rì tenere nel 
suo oratorio il ss. Sagraraento, nel triduo 
della settimana in cui è tolto dalla pub- 
blica venerazióne. Il sacerdote spagnuo- 
lo d. Gregorio Navarro abbate di Fran« 
cavilla, che talvolta teneva seco spiritua- 
li congt*essi e le celebrava la messa , fu 
chiamato da Orsola, e da. parte di Dio gli 
comandò di edificare una chiesa alla S9« 
Concezione di Maria. Restò sorpreso l'ab- 
bate pieno di meraviglia, poiché avea fat- 
to volo di fabbricare una chiesa alla D. 
Vergine per grazia ricevuta nel giorno 
appunto della ss. Concezione, ed a tale ef- 
fetto preparata conveniente somma. Con 
lagrime di tenerezza candidamente ma- 
nifestò il suo occulto proponimento, si di- 
chiarò pronto a effettuarlo, e intuonò il 
Te Deum'm ringraziamento a Dio. L'ar- 
civescovo ne fu contentissimo e si offrì al- 
l'ahbatedi contribuirvi. Divisava d. Gre- 
gorio innalzar la chiesa sul monte di Po- 
silipo in una casa che vi possedeva, ^ re- 
candosi a manifestare adOrsola il suo pen- 
siero, questa se gli fece incontro e con pa- 
role estatiche disse: che la ss. Trinità co- 

3 



34 TEA 

inaDcla?a, che in quell'istesso luogo del 
giardino ove dimorava, si dovesse erige- 
re la cliiesa, ed il titolo ne fosse della ss. 
Concezione di Maria Vergine, in quella 
terra dove gin l'avea designala secondo 
la volontà della ss. Trinità. Perlai nuo- 
vo portento, l'abbate conobbe la volontà 
di Dio, e senza più pose mano all'opera, 
malgrado le dicerie e gli ostacoli che in- 
sorsero, di già predelti dalla serva di Dio. 
Il I .^maggio 1 58 1 , Orsola preso un Agnus 
Dei, lo gettò ne'fondamenli, in uno alla 
I. ^pietra con l'abbate, e fattasi estatica la 
benedi nel nome e per ordine della ss. Tri- 
nità e della B. Vergine. Terminata l'esta- 
si e la funzione, restò confusa e le dispiac- 
que d' essersi arrogato un atto che solo 
apparteneva al sacerdote, sebbene esegui- 
to per impulso divino. Visitata poi dal- 
l'arcivescovo di Lanciano, e interpellata 
quanti anni occorrevano pel compimen- 
to e ufficiatura della chiesa in costruzio- 
ne; rispose Orsola, sarà fatta in mesi, co- 
me segui, e da dove la 6. Vergine disg«n- 
serà le sue grazie nelle calamità e biso- 
gni di Napoli. Terminata la chiesa con 
sua inesprimibile gioia per essere di con- 
tinuo vicina al suo Gesù sagramentato, 
luita volta si trovò inaridita e fredda di 
spirito, e Dio espressamente le ordinò di 
lasciarla e di condursi in Roma, poiché 
adirato contro il cristianesimo dall offese 
enormi de'peccatori d'ogni ceto, minac- 
ciasse su di essi imminenti e terribili ca- 
stighi. Ad onta di sua ripugnanza, deri- 
vata dalla sua umiltà, dal conoscersi nien- 
te, semplice, ignorante, di non essere cre- 
duta, le convenne ubbidire e recarsi a 
notificarlo a Papa Gregorio Xlll, colla 
benedizione dell'arcivescovo e del confes- 
sore , avendo essi conosciuto che Dio lo 
voleva, ed avea dichiarato a Orsola: Se 
tu non vai, manderò al mondo i castighi, 
« leverò a te le grazie che ti ho date, e 
per segno che io ti mando, ti manterrò 
il dono dell'estasi che ti diedi, e giammai 
t'abbandonerò. Giunta a Roma a'3 mag- 
gio i58a, trovò che il Papa era in Fra- 



TEA 

scali, per cui colla carrozza del cardinal 
Santorio, a cui Tavea raccomandata l'ab- 
bate Navarro, visitò con gran divozione 
le selle chiese e la Scala santa; ìndi Gre- 
gorio Xlll, che seppe la sua venuta e l'e- 
stasi avute anche in Roma, fece sapere al 
cardinale che nel dì seguente l'inviasse a 
Frascati. Pervenuta alla presenza del Pa- 
pa,consua meraviglia e de' famigliari pon- 
tificii, subito andò in estasi, dalla quale 
ritornò a'sensi suoi chiamala da lui, e gli 
baciò prostrata divotamente i piedi. Do- 
po diche il Papa invitandola vicino a se, 
volle benignamente ascoltare l'ambascia- 
ta che voleva esporgli; ed essa umilmen- 
te da parte di Dio espose i flagelli che 
stava per mandare, se il cristianesimo non 
faceva penitenza, e nel suo discorso due 
volte riandò in estasi. Il Papa le disse : 
Prega il Signore che ci perdoni i castighi 
che meritiamo, e che ci minaccia pe'nostri 
] seccati; e la licenziò colla sua benedizio- 
ne, invitandola a restituirsi in Roma, ove 
dal cardinal Santorio avrebbe saputo co- 
sa dovea fare. Il cardinale fu incaricato 
dal Papa di formare una scelta congre- 
gazione de' più riputati di Roma per dot- 
trina, pietà e cognizioni nella direzione 
delle anime, fra'quali vi comprendesse s. 
Filippo Neri, per esaminare rigorosamen- 
te lo spirito di Orsola, e riferirne i risul- 
tati; perchè dubita vasi di sua semplicità, 
e che andasse soggetta a illusioni del ne- 
mico comune, da cui pure ne provenisse 
l'aliena/.ione da' sensi. La congregazione 
dopo averla interpellata, affidò intera- 
mente l'esame del suo spirito a s. Filip- 
po, versatissimo anche in questo. Il stin- 
to eseguì l'incarico con tutta sagacità, e 
per esperì menta ria non poco la mortifi- 
cò; e scorgendola umile e virtuosa, le dis- 
se poi: Quello che io ho detto a te, dillo 
tu a me. Intanto i maldicenti sparsero le 
più assurde calunnie, sì in Napoli che a 
Roma. Poscia continuò a soggiacere a gra- 
vi prove del suo spirito, ma essa die se- 
gni non equivoci di sua virtù. Nuovi e- 
sperimenti fece s. Filippo, e si conferinà 



TEA 

della sua verace virtù. Il cardinal Santo- 
rio la comunicò nella sua cappella^ e pas* 
sale le 5 ore della consueta estasi, vestito 
pontificai mente resorctzzò come fosse in- 
demoniata , ma con risultato edificante. 
Novelle prove si presero di Orsola, cui el- 
la egualmente superò con meraviglia di 
tutti, con concetto di santità presso i ro- 
mani che facevano a gara per vederla e la 
chiamavano santa.Continuando 8. Filippo 
ad esei*ci tarla quotidianamente con parole 
aspree scongiuri, la separò da'suoi parenti 
che Taveano accompagnata, collocandola 
nella casa d'un prete spagnuolo adiacen- 
te alla chiesa di s. Michele arcangelo in 
Borgo, in angusto stanzolino con finestrel- 
la rispondente alla chiesa, da cui era in 
continua adorazione del ss. Sagramento, 
sulla quale per memoria fu posta onori- 
fica iscrizione. 11 prete di quando in quan- 
do la scongiurava e comunicava , conti- 
nuando nelle sue estasi, le quali si rinno> 
varono quando s. Filippo la faceva con- 
durre ÌD's.Girolamo della Carità. A viep- 
più provarla, il santo la fece passare pres- 
so alcune sue penitenti, vicino a s. Maria 
in Vallicella, acciò fosse esercitata in ser- 
vigi umilianti e disturbata fino nelle ora- 
tioni; ma tutteje prove riuscirono inuti- 
li, ogni cosa soffrendo con giovialità e for- 
tezza d'animo. La minacciò s. Filippo di 
&rla trasportare all'inquisizione, ed ella 
serenamente si mostrò pronta a sottomet- 
tervisi. Privata della s. comunione, e ri- 
dotta perciò quasi a morire, fu ravviva- 
ta dalla ss. Eucaristia, e s'incominciò ad 
spprovare il suo spirito ed a confessare 
la sua bontà, richiamandosi da Napoli i 
tuoi parenti per ricondurvela. Conferma- 
to il suo ottimo spirito con applauso u- 
Diversa le, si recò a congedarsi dal Papa, 
vi restò in estasi e fu da lui benedetta. Al- 
trettanto fece il cardinal San torio, che si 
rallegrò con lei della felice riuscita degli 
sperimenti fatti con penose prove,risultan- 
ti per lei del maggiore onore. Anche s. Fi- 
I lippo la confortò, dichiarando d'aver co- 
UMcittto che Dio era con lei, e l'esortò di 



TEA 35 

considerarsi sempre per niente,acciò il ne- 
mico comune non la spogliasse d'ogni be- 
ne, tutto dovendo riferire solo a gloria di 
Dio; le predisse che sarebbe stata protet- 
trice di Napoli, e passeggiando insieme le 
disse che poi avrebbero ambedue ciò fatto 
in paradiso. Il santo nel licenziare Orsola, 
richiese per memoria la di lei corona, ed in 
ricambio levatasi la propria l>erreUa dal 
capo, gliela pose in segno di benevolenza 
in testa, dicendole : Quando ti levi la to- 
vaglia dal capo, ti penerai questa, acciò 
non ti faccia male. Dipoi questa berretta 
la venerabile la tenne sempre carissima 
nel suo Oratorio, e indi le sue religiose co- 
me una reliquia di quel gran sauto. Al- 
l'articolo Bebrbtta notai, che in memo- 
ria della donala da s. Filippo, per impe- 
ciale privilegio la superiora delle teatine 
di Napoli, nel coro e ne' capi ioli tuttora 
usa la berretta clericale. Ad evitare il con- 
corso de'roma ni che l'acclamava per san- 
ta, e alcuni volevano ritenerla in Roma 
per fondarvi monasteri, partì notte tem- 
po. Tutta Napoli si commosse all'arrivo 
di Orsola, che ritornava trionf inte per le 
vittorie ri porta te nelle prove gloriosamen- 
te sofferte, e dell'approvazione fattasi in 
Roma del suo spirito e di sue estasi. Re- 
stituitasi presso la chiesa di monte s. El- 
mo, riprese i suoi esercizi di pietà; ma o 
pel gran concorso del popolo che anda- 
va a sturbarla, o per le istanze del cogna- 
to Girolamo Tagliaferro onde averla nel- 
la propria casa nel borgo delle Vergini, 
o perchè volle su di lei prenderne altra 
prova Roma, da questa fu ordinato alla 
venerabile di ritiram col cognato, ed el- 
la con ilarità prontamente ubbidì. Sospi- 
rando poi il suo monte, inaspettatamen- 
te venne avviso da Roma die si lasciasse 
tornare alla sua solitudine, con libertà di 
adunarvi donzelle, e di formarvi istituti, 
quando a lei piacesse. 

Giubilante la ven. Orsola restituitasi 
in s. Elmo, ne rese affettuosi ringrazia- 
menti a Dio, aumentandosi sempre piti 
nella santità di vita e nella faina che go- 



36 TEA 

deva. Die quindi opera a formare un'a- 
dunanza o congregazione di donzelle, per 
divina ispirazione, dando principio alla 
fondazione nella sua casa con 6 nipoti e 
3 sorelle sue, con permesso de'superiori. 
Subito da Napoli si fecero istanze da di- 
verse giovinette, per esservi ammesse a 
partecipare delle sante istruzioni e de' 
virtuosi esempi. In breve le concorrenti 
giunsero a 6o, e ricusando ella d'esserne 
superiora, di comun consenso fu eletta la 
sorella Cristina,ch'era stata la sua costan- 
te compagna, di non minor pietà e pru- 
denza; tutte però riguardando Orsola per 
fondatrice, la cbiaroavano madre. Essa 
prescrisse le costituzioni, mollo conformi 
a quelle de'teatini, tutte spiranti soavità 
e dolcezza: elesse a protettori della con- 
gregazione la 6. Vergine, s. Michele ar* 
cangelo,il patriarca S.Giuseppe, e s. Pie* 
tro principe degli apostoli.Siccome la sua 
cbie^ era sotto l'in vocazione della ss.Con- 
cezione di Maria Immacolata, cosi chia- 
mò la congregazione della ss. Immaco- 
lata Concezione di Maria tergine, sta- 
bilendo che ogni sabato si cantasse la mes* 
sa della ss. Concezione, ed ogni giorno in 
privato ciascuna religiosa recitasse l'uf- 
fizio della D. Vergine, se non si fosse re- 
citato in coro coirufiìzio divino, poiché 
sono obbligate l'oblate di recitarli ambe- 
due quotidianamente. Prescrisse l'abito 
nero, senza professione solenne di voti, 
ma una pubblica oblazione, e senza clau- 
sura.Suor Orsola fu visitata ripetutamen- 
te da'pp. Baronio e Tarugi filippini e poi 
celebri cardinali; e l'abbate Navarro e- 
dificò presso la casa religiosa un' abita- 
zione per se e sua famiglia, per accorrei*e 
abbisogni spirituali di suor Orsola e go- 
dete di sua santa conversazione, compia- 
cendosi della scuola di virtù che ivi avea 
aperta a tante figlie, senza legami forzo- 
si, e del buon uso cui era impiegatala sua 
chiesa. Vicino a morte, e volendo lasciar 
la serva di Dio e la sua congregazione 
sotto la perpetua cura d'alcun ordine re- 
golare, che la guidasse nelle sue pratiche 



TEA 

spirituali, r affidò a' filippini di Napoli 
della congrega zinne del rOr^tor/o istitui- 
ta da s. Filippo, lasciandoli perciò eredi 
della chiesa, delle case e de' terreni adia- 
centi, acciò venissero ad abitarvi, per po- 
ter agevolmente accorrere a'bisogni spi- 
rituali delle religiose. Suor Orsola restò 
afflitta da tali disposizioni, vedendosi a- 
ver perduta la chiesa; e siccome i filip- 
pini dichiararonsi impotenti ad assume- 
re la cura spirituale, la venerabile otten- 
ne generose somme dal duca di s. Agata 
Gio. Tommaso Coscia e da altre pie per* 
sone, e con esse potè ricomprare tutte le 
|)roprietà del defunto. Occupandosi suor 
Orsola del buon regolamento della con- 
gregazione, essa manifestamente venne * 
protetta dal cielo, e colle sue orazioni più 
volte sollevò Napoli da disastri. La con- 
gregazione progredendo fioriva, in uno 
allo stabilito educandato; dopo 32 anni 
dal suo principio, divenne confessore del- 
la comunità il p. d. Lorenzo Santacro- 
ce teatino, i cui correligiosi già praticava- 
no il monastero con confessare e predi- 
care, per cui maggiormente si era statui- 
to dalle religiose di ritenere il loro abito 
e imitarne l'esemplare istituto. Frequen- 
tava il monastero anche il teatino p. d. 
Matteo Santomagno, allora proposito dt 
s. Paolo Maggiore di Napoli, e questi for- 
se fu il i.^ de'teatini, a cui per lume avu- 
to dall'estasi suor Orsola mostrò di voler 
essere colla sua congregazione diretta e 
governata da'teatini. Oltre l'intelligenza 
e unione di spirito che la venerabile avea 
col vivente s. Andrea Avellino,ebbero con 
lei colloqui altri ragguardevoli teatini , 
fra' quali il ven. d. Francesco Olimpio : 
tutti questi talora le parlarono d'un luo- 
go di ri tiro, che si sarebbe potuto forma- 
re vicino alla congregazione, onde la ser- 
va di Dio promise di chiederlo al Signo- 
re, il quale le dichiarò la sua volontà. Qo- 
po d'averla fatta fondatrice delle teatine, 
volle che fosse altresì istitutrice d'un ro- 
mitaggio,che do vea essere un ricetto d'a- 
nime elette, ed un ornamento^ decoro e 



TEA 

sostegno di. Napoli. Ella però non ebbe 
il contento di veder in vita eseguita que- 
st'altra fondazione, ma avendone lasciate 
tutte le disposizioni e il dettagliato disc* 
gnOySÌ riguardo al materiale del sito, co- 
me al formale delle regole e sante pra- 
tiche obesi do veano osservare, ne ha tutta 
la gloria di fondatrice. Nel giorno della 
Purificazione di Maria del 161 7, essendo 
rapita in estasi dopo la comunione, eb- 
be chiara rivelazione da Dio e dalla B. 
Vergine, di doversi formare un nuovo 
monastero contiguo a quello della con- 
gregazione e claustrale; e che le abitatri- 
ci dovranno chiamarsi Romite delV Ini* 
macolata Concezione, in numero di 33 
corrispondente ngli anni cheGesii Cristo 
dimorò in terra, senza le sorelle che han* 
DO da servire. Prescrisse il Signore colla 
sua Madre il santo loro tenore di vita ri- 
tirato e austero, e che vestano di turchi- 
no e di bianco, di panno non tanto gros- 
so, né tanto sottile, cioè colla veste bian- 
ca e col manto e scapolare turchino. Che 
oltre i 3 solenni voti,facesseroil 4>^di per- 
fetta clausura, poiché doveano essere to- 
talmente separate dal mondo, e perciò 
dette eremite, senza aver più commercio 
e contezza de' parenti e amici, e delle co- 
se del secolo, e senza neppure comuni- 
care colle religiose della congregazione, 
se non con quella che sarà destinata a 
provvederle del necessario alla vita per 
mezzo d'una ruota. Nella suddetta rive- 
lazione la B. Vergine con tra le braccia 
il divin Figlio, comparve in atto di por- 
gere a suor Orsola i sagri Scapolari iar- 
chini della sua Immacolata Concezione, 
per promuovere in tutl'i cristiani popoli 
insieme colla divozione dell' Immacolato 
suo Concepimento la riforma salutare al- 
ti*esì de'pubblici costumi. L'origine del- 
r abitino ceruleo, nell' ultima vita della 
ven. Orsola, ecco com' è narrato. Dopo- 
chèGesù Bambino nella visione ebbe ma- 
nifestato alla venerabile l'istituzione che 
volea del romitaggio, e promesso grandi 
grazie a quell'anime elette^ la venerabile 



TEA 37 

il pregò perchè tali grazie non fossero cir- 
coscritte alle religiose romite, ma estese 
altresì alle persone del secolo. Ella vide 
allora una quantità di angeli andar per 
tutto il mondo spargendo que'sagri sca- 
polari cerulei. Comprese la venerabile il 
significato, e cominciò a £ire e distribui- 
re gli scapolari simili a quelli veduti nel- 
la visione. Nell'articolo CoircEziONB Im- 
macolata DELLA B. Vergine Maria, nar- 
rai che nel 1 67 1 Clemente X die il sin- 
goiar privilegio e facoltà a' teatini di be- 
nedire con proprie orazioni e distribui- 
re a'fedeli gli Scapolari turchini, deno- 
minati Abitini (de' quali divozionali ri- 
parlai a SuPERSTizionB, siccome a questa 
sostituiti) dell'Immacolata Coficezione 
di Maria Ferginej e che Clemente XI 
nel 1 7 1 o concesse l'indulgenza plenaria, 
anche in articulo mortisy a tutti quelli 
che porteranno tali scapolari; indulgen- 
za che pur accordò a chi visiterà nella fe- 
sta della ss. Concezione una chiesa de'tea- 
tini o delle teatine, e di 7 anni e 7 qua- 
rantene a quelli che le visiteranno nelle 
altre feste della Madonna. Per la bene- 
dizione di questi scapolari, gli ascritti par- 
tecipando a' beni spirituali de' tea ti ni, go- 
dono d'un numero stragrande d'indul- 
genze, fra le quali quella di 6 Pater , Ave e 
Gloria alla ss. Trinità in onore dell'lm- 
macolata Concezione, per cui si lucrano 
tutte l'indulgenze delle visite delle basi- 
liche di Roma, di s. Giacomo diCompo- 
stella, della Porziuncola ede'Luoghi san- 
ti di Palestina. Il regnante Pio iX ha con- 
ceduto al p. generale de' tea ti ni la facol- 
tà di concedere ad altri del clero secola- 
re e regolare di poter benedire e impor- 
re i. detti scapolari, con l'annesse indul- 
genze, alle quali si acquista diritto nel» 
ratto delV imposizione fatta da un teati- 
no o da altro sacerdote che ne avesse ot- 
tenuto facoltà dal p. generale de'te^rtini. 
Sempre i teatini nelle missioni pontificie 
loro affidate, cogli scapolari diffusero la' 
divozione e il culto pratico del mistero di 
Maria concepita senza di neo di colpa, 



38 TEA 

ed in ogni tempo i teatini con zelo instan- 
cabile lo sostennero colle opere e cogli 
scritti. Ebbe poi la venerabile il conforto 
di vederealcunedella congregazione pra- 
ticare le regole formate per le romite^ si- 
no al numero di 7, e doveano arrivare a 
12, fra le quali distinguevansi d. Olim- 
pia e d. Chiara sue nipoti, e più ancora 
d.Gìovanna Amodeo fervorosissima e che 
ne desiderò anche Tabito, onde suor Or- 
sola la chiamò ritratto delle future romi- 
te, capo e principio di esse. Formate le 
regole pel romitaggio, le sottomise a'su- 
periori de' teatini se vi fosse d'uopo di 
correzione o moderazione, conformando- 
si in tutto al loro giudizio. Nondimeno 
l'ordine teotino mostrò ripugnanza d'as- 
sumersi il peso della direzione e gover- 
no della congregazione già formata, e del- 
l'eremo eh' era per fondarsi, e per vari 
anni si mantenne renitente malgrado le 
suppliche ripetute da suor Orsola negli 
ultimi suoi sospiri, dalla città di Napoli 
e da vari suoi personaggi. Dopo la morte 
della venerabile la città che Tavea eletta 
in protettrice e con voto erasi obbligata 
fìibbricar il monastero delle romite, nel 
1 62 I spedì a Roma il can. Montanari per 
ottenere da Gregorio XV l'approvazio- 
ne delie regole dell'eremo, e perchè tan- 
to cjuesto che la congregazione si accet- 
tasse da'pp. teatini sotto la loro cura. Le 
regole delle romite furono approvate a' 
23 giugno 1 623 da Gregorio XV con bre- 
ve iipostolico, nel quale sono pure impli- 
citamente approvate le oblate; ma la ri- 
pulsa de'pp. teatini conlinuòsino ali 633, 
allorché eletto preposi to generale dell'or* 
dine il suddetto p. d. Matteo Santoma- 
gno, depositario delle ultime volontà e 
desiderii della venerabile, indusse i pa- 
dri a cedere all'istanze di tanti personag- 
gi, alle preghiere e alle lagrime delle re- 
ligiose e della stessa città di Napoli, ed 
accettarono il governo della congregazio- 
ne delle teatine e dell' eremo, e l'aggre- 
garono al proprio ordine colla compar* 
lecipazione de'privilegi e grazie che go- 



TEA 

de. Entrati i pp. teatini al governo ipi^ 
rituale e temporale delle teatine, si die- 
rono tutta la sollecitudine di promuove- 
re il sollecito cominciamento del romi- 
taggio, e neh 633 a' io giugno si pose la 
1 .' pietra per quel nuovo monastero, con 
tutta solenni tà ed esplosione di tutte le ar- 
tiglierie. Persone d'ogni sesso e condi- 
zione mirabilmente contribuirono all'e- 
rezione, e Dio a intercessione della ve- 
nerabile risuscitò uno scultore lavorante 
caduto dal cornicione e morto. Dopo al- 
cuni ostacoli e ritardi fu proseguito l'e- 
difìzio, e la città dopo la pestilenza del 
1 656 volle sciogliere il voto, portando so- 
lennemente la statua della ss. Immacola- 
ta Concezione, fatta per opera della ve- 
nerabile, in ringraziamento del cessato 
flagello, e nel 1 667 fa compito, collocan- 
dosi sulla porta della chiesa dell'eremo 
una lapide marmorea,ove si legge: Qita/71 
Virgini siile labe conceptae, sanctimo- 
m'ali uni Heremurn ven» Mater Ursula 
Benincasa delegit, instìtuit, oc Teatino 
regimi ni addixit. Allora si elessero le re- 
ligiose che doveano entrarvi per le pri- 
me a dar principio all' eremo, e ne furo- 
no scelte 12 da'monasteri di clausura più 
rigida di Napoli, comprese 3 della con- 
gregazione delle teatine, oltre una teati- 
na del monastero di Palermo fondato nel 
i65i (dalla principessa Francesca d'A- 
ragona, e ne prese l'abito còme appren- 
do dal p. Helyot), e fu dichiarata prepo- 
sta e superiora delle romite d. Maddale- 
na Orsini figlia del duca di Gravina, trat- 
ta dal monastero della ss. Trinità. Ma di 
poi e tuttora la superiora delle romite ha 
il titolo di priora. Ritornando a suor Or- 
sola, grande fu la fama di santità che go- 
de in vita e dopo morte, d'altissimi per- 
sonaggi, cardinali, nunzi di Napoli, ve- 
scovi e servi di Dio, non che presso ogni 
genere di persone, sovrani, principi reali, 
viceré e viceregine, ed ancor vivente fu 
eletta da Napoli per sua protettrice; mol- 
ti furono i miracoli che per virtù divina 
operò in vita e dopo la beata sua morte, 



TEA 

il cui giorno essa indicò, dando contezza 
di sua vita al p. Santaci*oce suo confes- 
sore per ubbidienza, e lasciando santi ri- 
cordi alle sue figlie. Le ringraziò della 
compagnia a lei tenuta^chiese loro perdo- 
no delle colpe commesse, e le pregò di tu- 
mularla nella sepoltura comune. A.vf ici- 
nandosi suor Orsola agli estremi giorni, 
sì per l'acerbità maggiore de'dolori che 
di continuo soffriva, sì per l'inappetenza 
del cibo, onde le produsse un totale sfi* 
ni mento di forze, ricevuti da lei i ss. Sa- 
graroenti con divozione e tenerezza, non 
cessando da'suoi estatici raccogli menti che 
vieppiù TaccendevanOjfinalroente con se- 
reno ridente volto rese lo spirito a Dio 
la notte della vigilia di s. Orsola del 1 6 1 8, 
d'anni 71. Il suo cadàvere rimase flessi- 
bile in tutte le membra, e movea a divo* 
zione in mirarla. Indi apparve a due ni- 
poti e ad altre persone ; immenso fu il 
concorso del popolo a venerarla soprat- 
terra e sepolta, molti i miracoli fatti. Fu 
deposta dopo 3 giorni nella chiesa della 
ss. Concezione, ed apertosi dopo 4 anni il 
sepolcro, fu trovato il di lei corpo intero 
e incorrotto. Pio VI con solenne decreto 
pubblicato a'7 agosto I7g3 nella chiesa 
di s. Andrea della Valle de'teatini di Ro» 
ma, approvò l'eroiche yìviìx della vene- 
rabile suor Orsola. Abbiamo: Vita del* 
la ven, serva di Dio suor Orsola Be* 
niricasa fondatrice delle monache tea* 
tinCy e del romitaggio della ss. Conce* 
zione di Napoli, scritta da un chierico 
regolare teatino, e dalle stesse teatine 
dedicata a sua Maestà la regina delle 
due Sicilie, Roma 1796. Ne' voL IV, p. 
24, LUI, p.42* dissi che sono possessore 
d'una mirabile canna volgare gradita o 
incisa con figure, fogliami, grappoli d'u- 
va e arabeschi, già donata al sanese A- 
lessandro VII, il cui stemma ha laterali 
le figure della Chiesa e della Giustizia, 
e una gloria d'Angeli avvi da' lati del tri* 
regno, indi seguono 7 rappresentazioni ri- 
guardanti la ven. suor Orsola Benincasa, 
e loro iscrizioni. Esse espriuiouo : lai." 



TEA 39 

Gesù Bambino con libro òhe le insegna a 
leggei*e; laa. Testasi avantiGregorioXl 1 1; 
la 3."* il cardinal Santorio che la scongiu- 
ra; la 4*''* Filippo che le comanda far 
comparire il sole, il quale apparisce di- 
radandosi le nuvole; la 5* s. Gaetano che 
le presenta un libro aperto o le costitu- 
zioni de'teatini; la 6.' Gesti Cristo e la B. 
Vergine che ricevono la sua anima ap- 
pena spirata; la 7.* Gesìi che comparisce 
alle teatine con 3 triregni di diverse gran- 
dezze, e accennando altro stemma d' A- 
lessandro VII. Dopo avere con l'autori- 
tà dell'encomiata e copiosa Fila, estrat- 
ta da'processi apostolici e dal mss. del p. 
Santacroce delle preclare azioni della ven. 
suor Orsola, compendiosamente trattato 
dell'origine ideile teatine e romite^ora cou 
altri aggiùngerò altre nozioni sull'istitu- 
zione delle medesime. 11 p. Flaminio da 
Latera minore osservante, nel Compen* 
dio della storia degli ordini regolari e- 
sistenti, nel t. 4>p* 1 2 ragiona: Delle tea* 
tine dell'Immacolata Concezione. Inco- 
mincia a dichiarare le due diverse spe- 
ciedi Te^z^/'/tc istituite dalla ven. suor Or- 
sola Benincasa, di oblate con voti sem- 
plici, e di romite con voli irrevocabili, tut- 
te soggette a' Teatini. Dato un lieve cen- 
no di sua portentosa vita, narra che nel 
1 583 die principio alla sua congregazio- 
ne delle teatine, che la venerabile formò 
di 66 religiose in onore degli anni che se* 
condo alcuni visse la B. Vergine in terra 
(nell'articolo Corona di s. Brigida, con 
altri dissi recùarsi in onore de'63 anni che 
diconsi vissuti dalla Madonna). Altrettan- 
to riferisce il p. Bonanni gesuita, nel Ca- 
talogo delle vergini dedicate a Dio, p. 
95, e riporta la figura come vestono le 
teatine; osservando che non le obbligò la 
fondatrice a'3 voti solenni, ma solamen- 
te a pubblica oblazione, perchè volle che 
vivessero per puro amore rinchiuse; e sic- 
come la ven. 'Orsola dubitò che la con- 
gregazione potesse mancare dopo la sua 
morte, per rivelazione divina ordinò che 
si assoggettasse all'ordine teatino. Dichia- 



4o TEA 

lail p.da Latera,cheleloro principali re- 
gole sono le seguenti. La recita dell'uffizio 
divi«io senz'alcun canto concertato, come 
si recita da'pp. teatini, e di quello della 
Madonna in privato. Un'ora d'orazione 
la mattina in comune, e un'altra dopo il 
Tcspero, oltre la quotidiana recita del J^e- 
ni creator Spiritus, e del De profundis 
dopo l'ora di nona. La superiora e le al- 
tre sorelle fanno a vicenda un'ora d'ora- 
zione avanti il ss. Sagramento, per Fado- 
razione diurna e notturna,nella circostan- 
za dell'esposizione del medesimo; ed in o- 
gni venerdì nelle loro chiese si espone pub* 
biicamente, mentre molte di esse stanno 
in coro a orare, ricevendolo poi nella s. 
comunione nelle domeniche, ne' merco- 
ledì e sabati, ed in tutte le feste. In Qgiii 
giovedì dopo il mezzodì cantano in coro 
il Pange lingua^ il f^eni creator Spiri- 
tiis^ e l'antifona dell'Immacolnta Conce- 
zione. £' loro permesso di cantare nelle 
proprie celle alcune canzoni spirituali,ma 
è loro proibito sì in chiesa che in casa 
l'uso degli organi e di quakinque stru- 
mento musicale. Ogni 1 5 giorni, di vener- 
dì, sono tenute ad accusarsi de'loro difet- 
ti nel capitolo; e nell'avvento, nella qua-r 
resi ma, e in tutti i mercoledì e venerdì, 
a flagellarsi con discipline. A'digiuoi del- 
la Chiesa aggiungono quelli delle vigilie 
delle fèste del ss. Sagramento, dell'Immar 
colataConcezioneedellaPurificazionedel- 
la Madonna, e sono esortate a portare il 
cilizione'venerdì.K loro prescritta altre- 
sì una certa corona che debbono recita* 
re ogni giorno, insieme con una S.'par-? 
te di Rosario; la celebrazione d'una mes-r 
<a, da cantarsi ogni sabato in onore del- 
rimmacolota Concezione, e di celebrare 
con inolta pompa, anche con musica, la 
di lei festa per 3 giorni continui, e coH'e- 
sposizione del ss. Sagramento, al dire del 
p. Bonanni. Si raccomanda loro il lavo- 
ro delle mani, la vita comune, la pover- 
tà e le altre virtù; come ancora di porta- 
re l'abito de' teatini, cioè una tonaca bian- 
«ft al di cotto^esopra una veste aera col* 



TEA 

le maniche larghe, e legata con un cingo- 
lo di lana. Inoltre portano in capo un ve- 
lo bianco, senza "soggolo, invece del qua-» 
le fanno uso del collare della veste, simi- 
le a quello de'teatini. Rimarca il p. Bo- 
nanni, essere 1' abito di saia nero quello 
usato dalle vergini della primitiva chie-* 
sa, secondo la testimonianza del Barouio. 
Non escono mai dal monastero, ed a lo- 
ro non si può parlare ohe per la grata, co- 
me suole praticarsi colle religiose obbli- 
gate alla clausura. Quindi il p. da Late- 
ra passa a dire delle romite, tra le quali 
ponno ritirarsi le teatine più inclinate al- 
la solitudine,non potendocon esse comu • 
nicarle romite. Chele teatine passate tra 
le romite, quando si ammalano ritornano 
alla cougregazìone,e guarite si restituisco- 
no al romitaggio. Quest'asserzione del p. 
daLalcranon è vera, poiché la ven.Orso-r 
la prescrisse che le oblate e le romite non 
si vedessero né vive né morte. Tanto le 
religiose della congregazione, che quelle 
dell'eremo, tutte sono teatine; ma le ro^ 
mite sono veramente monache per prò-* 
fessareda loro i voti solenni, le altre con-> 
siderandosi oblate. Il p. Bonanni che e- 
gualmentea p. 4^ ne riporta la figura e 
ne parla, con l'autorità del p. d. Gio. Bat- 
tista Bagatta teatino , ed altro scrittore 
della vita della ven. suor Orsola Beninca-^ 
sa, ecco come ne racconta la sua fonda- 
zione. La ven. suor Orsola dopo aver i- 
stituita la congregazione della ss. Conce- 
sione, designò di formare un eremodi ver* 
giui per attendere alla vita contemplati- 
va, e ciò per rivelazione divina, pe'donì 
cheavea di estasi e di profezia, cioè quan- 
do rapita fuori de'seusi vide la ss. Vergir 
ne vestita di bianco con manto ceruleo o 
turchino, e il s. Bambino con una veste 
nera in mano, e molte vergini alla destra 
di lui vestite come la Madre, ed altre al- 
la sinistra vestite di nero. Le parve che 
il s. Bambino facesse passare alcune di 
quelle vestite di nero nella classe delle 
bianche. Le disse allora la B. Vergine, che 
Dio voleva io quel luogo del monte s. £1- 



TEA 

mo e vicino alla casa della congregatio* 
ne, che si erigesse un eremo nel quale yì* 
vt^ssero 33 vergini,olti*e 7 serventi, le qua* 
li segrega te cl*ogni umano consonio, s'im- 
piegassero sempre in orazioni) penitenze 
e altri esercizi spirituali. Narra il p. da 
Luterà che il monastero o eremo è con- 
tiguo alla casa della congregazione, ha la 
sua chiesa particolare, ed e separato dal- 
la stessa casa da una sala, in cui sono due 
purte, una per entrare in questa, Taltra 
nel monastem o romitaggio. Vicino alla 
porta della congregazione vi é una scala 
per cui s'introducono le provvisioni al- 
l'una e all'altra comunità necessarie. Si 
ricevono queste dalla superiora della con- 
gregazione, lu quale deve provvedere le 
religiose romite di tutto il bisognevole, 
amie non abbiano mai occasione d'niTac* 
ciarsi alla porta della sala comune d'am-<- 
bo le case; imperocché la veu. istitutri- 
ce,sebbene fondò le ubiate e le romite sot- 
to la medesima invocazione dell'Imma- 
colata Concezione, incaricò le oblate del- 
l' uffizio di Marta coli' amministrazione 
delle cose temporali, le romite di quello 
di Maddalena senza essere distratte dal- 
la vita contemplativa e solitaria, in che 
si obbligano con solenne voto. Da detta 
sala si passa in altra, di cui apre la por- 
la la superiora, allorché vi e urgentissimo 
bisogno d'introdurre nell' eremo il con- 
fessore, il medico, il chirurgo e altri, i qua- 
li affinché non s'internino nel monastero, 
l'infermeria dev'essere vicino alla porta, 
Nota ancora il p. da Latera, che quando 
Gregorio XV confermò le costituzioni 
dell'eremo, già scritte dalla ven. suor Or- 
sola, soggettò le religiose ullu giurisdizio- 
ne e visita de'leatini, ma che l'arcivesco- 
vo di Napoli le visitasse una sola volta, e 
per quella le romite l'ubbidissero; e che 
Del 1624 Urbano Vili l'esentò dalla giu- 
risdizione de'teatini,e le soggettò a quel- 
la del nunzio apostolico di Napoli (questo 
racconto mi sembra inesatto e non cor- 
rispondente al surriferito, ove colla esat- 
ta e critica Fita della vc/u suQr OrsO'* 



TEA 4r 

la, rimarcai più tardi aver i teatini assun- 
to il governo delle religiose, e posterior- 
mente si fabbricò l' eremo), dal quale Cle- 
mente IX con breve de'9 luglio 1668 le 
tolse, riponendole neirubbidienza de'tea- 
tini. Per le proprie costituzioni le romi- 
te sono tenute d' astenersi sempre dalla 
carne, tranne nell'infermità; a digiunare 
nelle vigilie delle feste della B. Vergine, 
e pili rigorosamente in quelle dell'Imma- 
colata Concezione, dell'Ascensione e del 
ss. Magramente; in tutti i sabati e nei due 
ultimi giorni di carnevale, oltre i digiuni 
della Chiesa. In tutti i venerdì debbono 
tenere esposto il ss. Sngrn mento per 5 ore, 
e fargli continuamente orazione 5 religio* 
se. Ne' venerdì sono pure tenute a porta- 
re il cilizio per pittore, cosiì in quei del- 
l'avvento e della quaresima; ed ogni i5 
giorni ne' mercoledì si fanno la discipli^ 
na, oltre altre non interrotte morti/Ica- 
zioni e penitenze. Quelle che si ricevono 
nell'eremo devono aver 30 anni, e farne 
due di noviziato. Quando sono ammesse 
alla professione, ponno entrar nella chie- 
sa e trattenervisi per un giorno intero coi 
più stretti parenti^ senza speranza di più 
rivederli eparlarci, ed in questa circostan- 
za pranzano nel refettorio delle sorelle 
della congregazione; sebbene questo con- 
cedesi solamente a quelle, che dalla vita 
secolare passano immediatamente all'e- 
remo, poiché quelle che vi passano dal- 
l'oblate, ponno nel detto giorno trattener^ 
ti soltanto colle sorelle di esse. Rinnova- 
no i loro voti due volte l'anno, cioè nel- 
le feste dell^ Purificazione e di s. Gaeta- 
no. Quantunque il numero delle coriste 
sia limitato, non lo é quello delle conver* 
se. L'abito loro consiste in una veste di 
panno bianco, serrata con cintura di cuo- 
io, nello scapolare e manto turchino, por- 
tando il velo nero e il soggolo come le altre 
monache. Aggiungerò riferire il p.Bonan- 
ni, che incedono scalze e co 'sandali come 
le cappuccine; ma veramente esse usano 
calze e sandali. Il P. Helyot, Storia de* 
gli ordita religiosi, nel t. 4>cap.i3^ lie* 



4a TEA 

ne proposito: Delle Teatine dell'Immaco- 
lata Concezione della ss. Vergine, dette 
della Congregazione,con la vita della ven. 
madre Orsola Benincasa loro fondatrice. 
Gap. r4: Delle religiose Teatine delTIm* 
maculata Concezione della ss. Vergine ^ 
dette dell'Eremo. 

Cenni storici intorno al dogma dell' Im-- 
macolata Concezione di Maria Fer* 
gine Madre di Dio, Del suo antico 
culto e festa. Definizione dogmatica 
sopra r Immacolato Concepimento di 
Maria santissima. Dimostrazioni sO" 
tenni e universali di giubilo religioso 
per sì eclatante avvenimento. 

Mentre io terminava di leggere gli stam- 
poni deirartìcolo Subiaco, fui compreso 
d'inesprimibile e dolcissima religiosa con- 
solazione, per avere il regnante sommo 
Pontefice Pio IX, con infallibile oracolo, 
finalmente definito il grande mistero del- 
l' Immacolato Concepimento di Maria 
(V,) sempre Vergine e Madre di Dio, 
Avendo dovuto parlare di esso in tanti 
articoli di questo mxo Dizionario^ e ane- 
lando con impaziente fervore di far pa« 
rola del sublime atto con che fu autore- 
volmente e con tanta maestà sanzionata 
la nostra antica e pia credenza; ed insie- 
me, ricordando! principali di tali artico- 
li, rendere nel mio nulla un profondo o* 
maggio d'affettuosa venerazione alla Re» 
gina (V,) del Cielo, e per far eco altresì 
all' universale slancio di portentosa e i- 
naudita esultanza, ho quindi riflettuto 
che il primo articolo che potesse averne 
relazione era questo delle Teatine^ co- 
mechè in un modo particolare e divino 
istituite sotto la dolce invocazione della 
8s. Immacolata Concezione di Maria, e 
per tuttociò che superiormente narrai di 
ldt*o; e così nel rammentato articolo Su- 
bì ago promisi che in questo ne avi*ei fat- 
to parola. Ora dunque e sotto gli auspi* 
di del decretato dogìna, qui con fervore 
tenlerb di e&ttuare il mio riverentepro- 



TEA 

poniménto, onde registrare anch'io nella 
mia opera un solenne trionfo della chie- 
sa cattolica, ed iti breve dirò come splen- 
didamente fu ovunque celebrata .Però so- 
no assai dolente, per il laconismo che mi 
è dura legge. Sarà dunque la mia narra « 
zinne quasi un povero nastro o lemnisco 
(delqual vocabolo resi ragione anche nel 
voi. XKlIi, p. 2 1 8), per congiungere pos- 
sibilmente, con isproporzionate e deboli 
forze,tuttoquantoilsolennìzzato,forraan- 
do dalla riunione e complesso delle strepi- 
tose e commoventi dimostrazioni di som- 
ma e divota gioia, l' immortale corona 
di gloria intrecciata e per general consen- 
so offerta alla ss. Vergine, nel fausto e tan- 
to ardentemente desiderato avvenimen- 
to. Per questo l'età presente andrà super- 
ba sopra tutti i secoli antipassati, e vivrà 
in voce di benedizione e di laude imperi- 
tura presso i secoli futuri. Imperocchéja 
solenne definizione fu festeggiata con u- 
niversale entusiasmo io ogni paese e na- 
zione dell'orbe cattolico, dalle più mae- 
stose basiliche alle piti piccole chiese, con 
religiosa gara, onde onorare la Concezio- 
ne Immacolata della gran Vergine, cui 
tutte le genti chiamano Beata e invoca- 
no con viva fede e affettuoso amoi*e, sic- 
come lieta speranza e lusinghiero con- 
forto di tutti. Ne' primordi di mia com- 
pilazione fermò la mia attenzione il te- 
nero argomento di raccogliere con filia- 
le riverenza alcune erudizioni, per pro- 
pugnare col buon volere di mia tenui- 
tà una delle più eccelse e splendide pre- 
rogative della B. Vergine, nel suo Imma- 
colato Concepimento. Non osando dichia- 
rarle espressamente con apposito artico- 
lo, le sparsi ne' relati vi, e le maggiori le 
collocai in quello intitolato: Concezione 
Immacolata della B, Vergine Maria, 
Festa, che stampai nel [842« Dopo aver 
accennato i fondamenti del sentimento co- 
mune e favorevole de'teologi cattolici, e 
dopo aver indicato il precipuo fine dell'i- 
stiluzione della festa, divisi l'articolo in 3 
paragrafi, i .* Controversia e questione 



TEA 

della Concezione Immacolata della B* 
Vergine Maria, n!* Festa delVImmaco» 
lata Concezione di Maria F'ergine, 3.^ 
Altre notizie sulla controversia e festa 
deirimniacolata Concezione, Dopo que- 
st'articolo, scrissi e pubblicai immediata* 
mentequelli dellecittà vescovili, dellecor- 
porazionì religiose e degli ordini equestri» 
che portano il titolo della Concezione ss. 
Immacolata, oltre quelli de' sodalizi t* 
loro luoghi, ed oltre gli articoli di con- 
gregazioni religiose che militano sotto il 
medesimo patrocinio. Siffatti titoli impo- 
sti a città e ad istituti, sono una delle tan- 
te prove dell'antica, generale eferma cre- 
denza religiosa dell'Immacolato G)ncepi- 
mento di Maria. Di sopra rilevai la mera- 
vigliosa origine e l'antichità degli Scapo» 
lari dell'Immacolata Concezione, che si 
benedieono da' Teatini y con indulgenze 
accordate da Clemente X e da Clemen- 
te XI, e da loro e dalle Teatinef\ dispen- 
sano, per promuovere la divozione del- 
l'immacolato Concepì mento,sempre va- 
lidamente sostenuto da'teatini figli del pa- 
triarca de'chierici regolari s. Gaetano. A 
Mboaglib bbwbdbttb narrai come ne'pri- 
mi anni del pontificato di Gregorio XVI, 
e per l'indulgenze particolarmente da lui 
concesse, si propagò prodigiosamente la 
medaglia dell'Immacolata Concezione, 
detta comunemente la Medaglia miraco- 
losa, pe'portenti da Dio operati in virttk 
di tal diTozione, e ne feci la descrizione. 
Inoltre notai, che Gregorio XVI di votis- 
Simo della medaglia, oltreché porta va sul 
[>etto la medaglia miracolosa, ne teneva 
l'immagine a capo del suo ietto, e ad essa 
rivolti i suoi occhi spirò soavemente la sua 
candida anima. Che ili.^a far coniare e 
conoscere in Roma la medaglia miraco» 
Iosa ed esserne insigne propagatore, fu 
il cardinal Agostino RivarolafF'.jj altro 
benemerito riconoscersi il cardinal Luigi 
Lambruschini, ben degno segretario di 
stato dell' encomiato Papa , e da ultimo 
morto vescovo di Porto (P^,)y grave per- 
dita che ancora vi?amente si deplora. Dis- 



TE A 43 

si pure de'libri perciò stampati , e della 
prodigiosa e strepitosa conversione del- 
l'ebreo Alfonso Ratisbonne, dopo l'appa- 
rizione dellaMadonna quale si rappi*esen- 
ta sulla medaglia, avvenuta nella chiesa 
di s. Andrea de' Minimi (V,) in Roma ; 
laonde divenne ferventissimo cattolico e 
si fece gesuita. Finalmente ricordai il dot- 
tissimo libro composto con vasta erudi- 
zione ecclesiastica e pubblicato dallostes- 
so cardinal Lambruschini, co'tipi di Pro- 
paganda fide: Dissertazione polemica 
della Immacolata Concezione di Maria^ 
Roma 1 843.E siccome il cardinale era star 
to eccitato a scrivere la dissertazione e poi 
anche a stamparla dall'amplissimo car- 
dinal Giacomo Filippo Fransoni, prefet- 
to della s. congregazione di propaganda 
fide, egli con onorifica dedicatoria a lui 
la intitolò. Questa dissertazione, che me- 
ritò rapidamente pili edizioni e in diver- 
se lingue, fu pure pubblicata con questi 
stessi ti pi: Sull'Immacolato Concepimen* 
to di Maria, Dissertazione polemica del 
cardinal Luigi Lambruschini vescovo di 
Sabina yhihliotecario di s, ChiesaytcE* 
dizione 1/ veneta, riveduta e ritoccata 
dalUeminentissimo autore,\ enezia nella 
tipografa Emiliana i844* L'editore cav. 
Giuseppe Battaggia console pontificio in 
Venezia e proprietario della tipografia, 
▼i premise una dichiarazione affettuosa e 
divota, la quale onora non meno la sua 
pietà verso l'Immacolata Concezione, che 
i distinti pregi dell'opera di sì illustre e 
sapiente porporato autore. Di questa bel- 
la produzionedi sua dottrina e tenera di- 
vozione, per più ragioni, e per essere la 
I. 'pubblicata negli ultimi anni sull'argo- 
roeuto, trovo opportuno di giovarmi e 
darne un generico estratto. Imperocché 
con esso, col riferito ne'Iuoghi già citati 
o indicati, sebbene sarà inevitabile per a- 
naiogia alcuna ripetizione, a seconda del 
mio proponimento, giudico bastare come 
di preambolo al racconto della sanzione 
del dogma e suoi festeggiamenti, cioè al- 
la narrazione del più importante di quau- 



44 TEA 

lo precedette, accompagnò e seguì il me* 
mora bile decreto. Alla concisione potrk 
supplire altresì le di verse aggiunte più op- 
portune che andrò facendo alla disserta- 
zione nelle cose principali ; le quali ed il 
cenno che darò della bolla dogmatica, mi 
dispensano pure dal molto che altrimen* 
ti mi resterebbe a dire, anche se parlan- 
do delle posteriori e classiche opere pub- 
blicate sul vagheggiato subbietto da feli- 
ci e robusti ingegni, dovessi renderne ra* 
gionCi il che non è dato alla mia pochez- 
za, ed è ancora incompatibile alla natura 
de' miei studi d' erudizione, onde dovrò 
limitarmi a poche e vaghe indicazioni. 
Premetterò, che fin d* allora che piacque 
al clementissimo Dio di rialzare l'uomo 
oaduto dalla speranza di salute, manife* 
standogli il suo pietoso consiglio di risto- 
rarne le perdite e la rovina, insieme colla 
proQiessad'un Redentore,\\ quale, secon- 
do Adamo, rigenererebbe a vita i generati 
a morte dal primo prevaricatore, gli an- 
nunziò il nascimento d'un'altra Eva, che 
nemica eterna d'ogni peccato riparereb- 
be il fallo d'Eva sedotta, e sarebbe in ve- 
lata madre di viventi. E se il Signore Id- 
dio disse al serpente: Io metterò inimi^ 
dziafra tee la donna, e fra la tua prò* 
genie e la progenie di Lei: Ella scìdac» 
cera il tuo capo, e tu cercherai indar* 
no dì mordere la sua piantajmanifQ^iai* 
mente dalla divina sentenza si scorge l'o- 
rigine immacolata di Maria Vergine Ma- 
dre di Dio, significandosi pel serpente il 
Demonio, e per la donna deve&i intende- 
re Maria, Quindi Colei di cui Iddio so- 
lennemente predisse che sarà mortai ne« 
mica al demonio,non poteva esserne giani* 
mai e neppure per poco suddita e serva ; 
come quella ch'era con immunità preser* 
\ata da ogni peccato, e dall'infezione del- 
la colpa originale. Né l'arte cristiana tro* 
irò miglior modo d'esprimere in figura 
l'Immacolata Concezione, che rappresen- 
tando la ss. Vergine in alto di cuuculca- 
re col piede la testa del velenoso serpen- 
te. Primierameute il cardinal Lauibru- 



TEA 

«chini, con Benedetto XIV e il comune 
dei teologi, Defestis Mariae Virginisy 
cap. 1 5, distinse e dichiarò, che cosa s'in- 
tenda sotto il doppio senso della parola 
Concezione o Concepimento, >> La con- 
cezione altra è attiva, e riguarda la ge- 
nerazione del corpo e la sua organizzazio- 
ne; altra è passiva, e si opera allorquan- 
do Dio Signore infonde l'anima nel corpo 
stesso già debitamente formato ed orga- 
nizzato ". Dicendosi pertanto, che il con- 
cepimento di Maria fu immacolato, noa 
s'intende giù di parlare della' concezione 
attiva, ossia della generazione del bea- 
to suo corpo ; imperocché l' essere con- 
cepito da donna senza il maritale con- 
corso é un privilegio riservato solo a Cri- 
sto , e non ad altri. S' intende perciò di 
parlare unicamente della concezione /7^^- 
siva^ nella quale la benedetta anima di 
Maria nell'unirsi al corpo per vìrtò del- 
la grazia santificante, nella quale fu crea- 
ta, immune divennedal contrarre la ben- 
ché minima ombra dell'originale reato. 
Non poteva mettersi in dubbio il bel pri- 
vilegio concesso a Maria, non permetten- 
do Dio che fosse macchiata dal peccato 
Colei, che destinata era ad albergar nel 
suo seno il Salvatore del mondo. Iddio 
Yolle sottrarredalla legge comune del pec- 
cato questa privilegiatissima creatura da 
lui prediletta e distinta per modo da far- 
la divenire l'istrumento di nostra felice 
redenzione; avendo pure santificato nel- 
l'utero materno il Profeta Geremia e s. 
Gio, Battista, Maria andò esente dalla 
legge comune, avendo concepito il divin 
Figlio per opera dello Spirito SaDto,e nel 
divenir Madre di Dio restò Vergine, par- 
torendo nel Presepio senza dolori, i quali 
per legge generale di Dio patiscono tutte 
le donne. Le divine Scritture esplicita- 
mente non affermano il sìngolar privile- 
gio conceduto a Maria, ma sì nell'antico 
che nel nuovo Testamento se ne dice 
quanto basta per farlo chiaramente ar- 
gomentare. La Chiesa nella Liturgia che 
a lei sino da'primi tempi coosagrò^ fece 



TEA 

intendere ti privilegio di saa immunità 
da n'originale reato, come rilevano con al- 
tri s. Gir oìamó f Serm, de A ssiimptìone: 
Ideo Immciculata^qida in nullo corni- 
pta. Nel 1 2 1 5 Innocenzo 11! ordinò ade- 
sco vi di Francia che si festeggiasse la Con« 
cezione diMaria;indi fu subito con solenne 
rito celebrata dalla chiesa di Reims, e in 
breve tempo da tutte le chiese di Fran> 
eia. Il dottore s. Bonaventura Fidanza 
ministro generale de'francescani e poi car- 
dinale, nei capitolo del 1 268 ordinò che 
per tutto l'ordine si dovesse solennizzare 
la festa della G>ncezione di Mariane quin* 
di ebbe principio ne' francescani quella 
parzialissima divozione ali' Immacolato 
Concepimento, e quel zelo fervidissimo 
nel difenderlo, per cui fra tutti gli ordini 
della Chiesa cotanto si segnalò. Riferisce 
il p. Strozzi nella sua Controversia della 
Concezione considerata i storicamente y 
cbeiPapi Nicolò III del 1277 in Roma, e 
Clemente V del 1 3o5 in Avignone, soien* 
nizzarono la fèsta della ss. Concezione in- 
sieme co'cardinali nelle cappelle pontifi- 
cie. 11 concilio di Basilea{àoi^o il matu- 
ro esame di due anni, imponendo silen- 
zio alla parte contraria e confermando la 
- festa) apertissimamente pronunziò la dot* 
trina sul concepimento della B. Vergine 
scevro da ognimacchia, né perciò essere 
lecito il tenere e predicare in contrario. 
De6nizione che rinnovò e adottò il sino- 
do ò^ Avignone (dell'operato dal Sinodo 
di Basilea e da quello d'Avignone, a Con- 
cezione notai qual conto ne fece la Chie- 
sa: dappoiché il decreto conciliare di Ba* 
silea avrebbe dato termine alla questio- 
ne, se la partenza de'pontifìcii legati di 
Eugenio IV non avesse reso il concilio 
aceéilo e scismatico), e fu abbracciata da 
un gran numero di teologi di molte na- 
zioni, come pure da molle accademie, e 
quella allora fiorente di Parigi nel 1496 
obbligò con giuramento i suoi membri a 
difenderla, e professare come di fede la 
dottrina, xAxe asserisce la B. Vergine es- 
sere sluift conoepita senza neo di colpa. I 



TEA 4^ 

Papi sempre favorirono e processero la 
sentenza dell'i mmacolataConcezione.Es- 
sendo stato aperto il campo agii opposi- 
tori della pia sentenza, Sisto IV france- 
scano volendo porre un freno al trasmo- 
dare d'alcuno, emanò 3 costituzioni, colla 
I.* delle quali concesse varie indulgenze 
n quelli che recitano l'uffizio ointerveo» 
gouo alla messa in onore dell'Immaco- 
lata Concezione, con 1' orazione , Deus 
qui per Immaculatam Pirginis Conce» 
ptionem .... ab omni labe praeservasti : 
orazione che si continuò sino a s. Pio V 
domenicano, il quale la soppresse in uno 
all'ulBziostampato e pubblicato sotto Si- 
sto IV, accordando la facoltà di poterlo 
recitare al solo oràxfì^ Francescano jcxA* 
la 2/ riprova le varie interposiziopi insi- 
nuate contro la pia sentenza, e scomu- 
nica quelli che diranno Tuna o l'altra e* 
relica; colla 3.' in fine conferma le prece- 
denti, riprova le novelle interpretazioni 
sinistre, e scomunica quelli che nel pre- 
dicare o in altra guisa avessero in ap- 
presso combattuto il privilegio difeso del- 
la pia sentenza. Queste costituzioni so- 
pirono, non terminarono la controversia, 
che durò a fronte delle medesime fino al 
concilio di Trento, in cui fu di nuovo a- 
gitata. Notai nel voi. XXVI, p. 228, che 
verso il 1464 chbe origine in Roma la 
confraternita nazionale de'francesi, sotto 
il titolo di Maria Vergine concetta senza 
peccato, che Sisto IV approvò e chiamò 
congregazione. Nell'articoIopRÀNCESCANO 
ordine parlai del celebre fr.GiovanniZ?£i^iJ 
(V,) Scoto, di tal ordine, morto nel 1 3o8, 
il quale poderosamente sostenne e difese 
trionfalmente la pia credenza della pre- 
servazione di Maria dal peccato origina- 
le.Che Sisto IV alla propria presenza fece ' 
da'suoi francescani sostenere alcune di- 
spute in favore dell'Immacolata Conce- 
zione, e poi impose silenzio ad essi e a' 
domenicani sulla controversia. Che nel 
capitolo del 1 7 1 9 fu decretato da'france- 
scani, che Tlmmacolata Concezione fosse 
venerata qual protettrice principale dei- 



46 TEA 

Tordine^e la sua festa collocata tra le più 
solenni. Alessandro VI,dÌTotissimo della 
B. Vergine, rinnovò con suo editto le 3 
costituzioni di Sisto IV, comandandone 
l'osservanza sotto le più gravi pene, e con- 
fermò l' ordine delle monache : Vergini 
della ss. Cowcezibwc (^,),veneratrici per- 
petue dell'Immacolato Concepimento; le 
quali portavano nello scapolare l'imma- 
gine della ss. Vergine che colla lancia fe- 
riva il serpente , ed un manto color ce- 
leste per significare che la B. Vergine fu 
cosa tutta celeste, e nulla ebbe iu'se del 
vizio e della maledizione terrena. Quin- 
di è che la chiesa metropolitana di Sivi- 
glia in Ispagna, per antichissimo privi- 
legio confermatole da' Papi, nella solen- 
nità della ss. Concezione e per tutta l'S.* 
(e così pure que' paggi che in detta cat- 
tedrale e nella stessa 8.' fanno quella sa- 
gra danza di cui riparlai nel voi. LXVIII, 
p. 53, ed altresì all'articolo Teatro dicen- 
do delle danze sagre,di verse dal ballo prò* 
fa no) veste di color celeste i sacerdoti e 
ì chierici, confessando così sempre l'in- 
contaminata purità e l'origine tutta san- 
ta e celestiale di Maria, anche coll'este- 
riore ornamento de'sagri ministri. Delle 
monache della ss. Concezione^ comechè 
francescane, ne riparlai nel voi. XXVI,p. 
192. Nel concilio di Trento il piissimo 
cardinal Pacecco(V,),t\ due teologi ge- 
suiti mandati dal Papa, i pp. Lainez e 
Salmerone, contribuirono perchè nel de- 
creto de peccato originaliy si aggiunges- 
sero le parole: Intorno alla B. Vergine il 
s. concilio nulla intende di definire; ben- 
ché piamente creda Lei essere stata con- 
cetta senza peccato originale .... Sebbe^ 
ne a questa sentenza avessero adéritodue 
terzi della congregazione,perchè sembra- 
va tacitamente definita la questione, que' 
pochi della contraria opinione, con un ar- 
dore corrispondente alla circostanza, e 
pel riflesso che dovendosi combattere e 
condaunare tante eresie manifeste, e tan- 
te bestemmie de'novatori, non era tem- 
po opportuno di definire questioni an« 



TEA 

cor controverse fra' dottori cattolici, fe- 
cero accomodare il decreto con quest'al- 
tre parole. » Dichiara il s. concilio, non 
essere di sua intenzione per questo decre- 
to, ove parla del peccato originale, com- 
prendere la B. e Immacolata Vergine Ma- 
ria madre diDio,e do versi osservare quan- 
to da Sisto IV fu decretato." Se il con- 
cilio non emise una definizione solenne 
sull'immunità della B. Vergine dal pec- 
cato d'origine, per non dar occasione a 
discordie e per altri prudenziali riguar- 
di, tuttavia con 1' esposta dichiarazione 
venne a confermare tale inrimunità, chia- 
mandola Immacolata f e con intenzione 
di dire non essereElla stata concepita nel 
peccato originale. Il Papa s. Pio V sop- 
presse il suddetto uffizio non per censu- 
rarlo, ma per prescrivere in tutta laChie- 
sa una maniera uniforme di pubblica 
preghiera, poiché in quel tempo vari e- 
rano gli Uffizi sulla Concezione della B. 
Vergi ne.Tra'di essi scelse quello deirHel- 
sino, sostituendo alla voce Nativitatis 
l'altra Conceptionisj oltreché s. Pio V 
treno gli oppositori della pia sentenza, e 
condannò le proposizioni di Ba/o che im- 
pugnava direttamente il privilegio; rin- 
novò le disposizioni delle costituzioni di 
Sisto IV, vietando che si parlasse della 
questione nelle prediche e ne'libri scrit- 
ti in lingua volgare; ordinò chela messa 
e r uffizio della Concezione avessero luo- 
go nel nuovo ordinamento del Brevia* 
rio e del Messale Romano ^ facendo in tal 
guisa un precetto generale della recita di 
ambedue; così stabilì di precetto quasi a 
tutta la Chiesa la festa della Concezione 
di Maria, e perciò ne aumentò il culto. 
11 francescano Sisto V pubblicò l'indul- 
genza plenaria nella festa della ss. Con- 
cezione. Nel secolo XVII l'ordine eque- 
stre di Calatrava aggiunse a^ suoi voti 
quello di difendere l' Immacolata Con- 
cezione. Paolo V adunò in Roma una con- 
gregazione de' pili dotti cardinali, e volle 
conoscere che cosa sentissero intorno al- 
l' obbietto della festa dell' luatoaGolata 



TEA 

Concezione, che alcuni teologi dicevano 
essere non il primo istante dell'esistenza 
(Iella Vergine, ossia la Concezione fisica, 
ma la Santificazione di lei fatta quando e 
prima che uscisse dal seno materno. Una- 
nimemente lutti risposero che la Chiesa 
intendeva celebrare la santità del primo 
Concepimento di Maria, quando l'anima 
sua benedetta fu da Dio spirata e unita 
al corpo; quindi Paolo Y proibì di parlare 
contro Tesenzìone di Maria dal peccato o- 
riginale, e della pia credenza fu assai be- 
nemerito, per quanto altro diròpoi.Que* 
sto decreto fu ampliato ed esteso anche 
a'privati scritti e colloqui dal successore 
Gregorio XY, eccettuandone i domeni- 
cani inprwatis eonini colloquiis seucorf 
ferentiis. Comandò per altro, che tanto 
nella recita dell'uffizio divino, quanto nel- 
la celebrazione della messa, non si do- 
vesse usare altro nome che quello della 
Concezionej e che la sentenza favorevo- 
le al privilegio di Maria poteva essere so- 
stenuta sì in privato che io pubblico. Ur- 
bano Vili ad istanza, del duca di Man- 
tova (V,) a'eò l'ordine militare de'cava- 
lierì dell'Immacolata Concezione^t inRo- 
nia gì' impose il manto e la croce; e per 
divozione all'Immacolato Concepimento 
volle celebrare la messa nella chiesa edi- 
ficata in onore della ss. Concezione dal 
suo fratello cardinal Barberini a'suoi an- 
tichi confratelli cappuccini. All'articolo 
Riccia, descrivendo il santuiu'io diOallo- 
ro, raccontai che fu eretto sotto Urbano 
Vili e dedicato all'Immacolata Conce- 
zione. Alessandro VII fece eco a'suoi pre- 
decessori,Gonfermando le loro costituzio- 
ni in favore dell'Immacolata Concezione 
(con quelle particolarità che riportai in 
quell'articolo), spiegò il senso del conci- 
lio di Trento nelle sue parole relative al- 
la questione, e quello della clviesa roma* 
na sul vero oggetto della festa; ed aggiun- 
se, che ad esempio de' predecessori vo- 
leva favorire e difendere la pietà e divo- 
zione di venerare e celebrare la B. Ver- 
gine preterfato dal peccato originale ; 



TEA 47 

commendò quindi i sostenitori della pia 
sentenza, che disse ammessa da quasi tut- 
ti i cattolici; e minacciò pene severissime 
a /chiunque avesse ardito contraddire al- 
la medesima sia con parole, sia in iscritto, 
ruotai a Concezione, che propriamente fu 
Clemente XI che decretò, essere compre- 
sa la festa dell'Immacolata Concezione tra 
le feste di precetto, e da osservarsi da'fe- 
deli di tutto il mondo, còlla ivi ricorda- 
ta coiWiuùofìQ CommissiNohis, de'6di« 
cembie 1708, Bull, Rom, t. io, par. i.\ 
p. 206. Dissi a Corona dell' Immacolata 
Concezione, che il domenicano Benedet- 
to X11I istituì nel convento francescano 
de'minorì osservanti d'Araceli la confra- 
ternita della ss. Immacolata Concezione, 
e ad istanza del loro p. generale facoi tiz- 
zo i religiosi a benedirne le corone con in- 
dulgenze, altre concedendone al sodalizio 
e quali le godeva la nobile Arciconfra- 
ternita delU Immacolata Concezione 
(V,) nel 1 465eretta nella Chiesa dis. Lo* 
renzoinDamaso {V»)% nella sua cappella 
in fondo alla nave sinistra, le cui pitture 
dì cherubini nella volta colorì a fi^escoPie- 
irò da Cortona, architetto della elegan- 
te cappella, ch'è ornata di belli marmi. 
Nell'altare si venera l'immagine della B. 
Vergine, che vuoisi dipinta in legno da s. 
Luca nel suo soggiorno in Roma, in una 
grotta poi trasformata da'primi fedeli in 
ora torio,e fabbrica lavi in seguito una chie- 
sa vi fu traiiportata las.lmmagine,onde|)er 
essa e per essere la grotta ornata di diverse 
sagre pitture fu denominata s. Maria di 
Grottapinta^e ne feci parola nel vol.LI,p. 
^44)^ nell'articolo Teatro di PoMPeo,cìoé 
qtiando nel 1 343 si rifabbricò la chiesa sot- 
to l'invocazione dell'Immacolata Conce- 
zione. Rimasta però la s. Immagine di s. 
Luca sotto l'arco della nuova chiesa, e fa- 
cendo molti miracoli, neh 465 solenne- 
mente fu trasportata nella chiesa matri- 
ce dis. Lorenzo in Damaso e collocata nel- 
la cappella che fu perciò dedicata alla ss. 
Concezione dal nominato sodalìzio, ìndi 
coronata con corona di finissimo oro dal 



f 



48 TEA 

capitolo Vaticano. Per quanto poi dovrò 
dire della rìnnovata coronazione,non riu- 
scirà discaro questo cenno. Altre notizie 
sulla s. Immagine e sul sodalizio si ponuo 
leggere nel Bovio a p. 1 29 ei 66, La pietà 
trionfante nelFinsigne basilica di s, Lo- 
renzo in Damaso, Siccome Benedetto 
Xill avea soppresso nel 1726 Tarcicon- 
fraternità e applicate le rehditedi scudi 
2280 al capitolo, il Bovio vivamente de- 
plorò V estinzione dell' illustre sodalizio, 
causato da pretensioni e esigenze sui be* 
neficiati e rìmanenti del clero. In seguito 
l'arciconfraternita fu instabilità nel 1780 
dallo slesso Benedetto XI II, e tuttora fio- 
lisce e dispensa doti alle povere zitelle, o* 
norando con parlicolar culto la ss. Con- 
cezione. Le doti sono di due specie,per ma- 
li tarsi a 8 giovinette e di circa scudi 2 5 
l'una, e per monacazioni a 6 donzelle che 
ne abbiano la vocazione e di scudi 1 00 Tu- 
na per benefica fondazione di Trucca. Il 
Bombelli, Raccolta delle immagini del- 
la B, Vergine ornate di corona d^ oro 
dal capitolo dis, Pietro, riporta l'imma- 
gine di questa, non la dice dipinta da s. 
Luca, ma portata diGrecia nella persecu- 
zione degli Iconoclasti, con iscrizione in- 
torno che dichiara contenere nel foro che 
ha in petto le reliquie di s. Felice Papa, 
de'ss. Marco e Marcelliano, e de'ss. Qua- 
ranta martìri. Asserisce che dalla chiesa 
di Grottapintafu trasportata ove si vene- 
rava nel 1468 (il Bovio erroneamente di- 
ce avvenuto il trasferimento nel 1 62 5,anzi 
altri vogliono, che il sodalizio sia stato isti- 
tuito nella sua chiesa,e poi nel 1 465 passa- 
toin quella di s. Lorenzo inDamaso),onde 
•^ì fu eretta a suo onore T a rcicon frater- 
nità. Pe'miracoli operati dalla s. Imma- 
gine neh 635 fu coronata, vivendo anco- 
ra il pio istitutore di tali corone, e venne 
allora incisa in rame la sua effigie e de- 
dicata al protettore cardinal Barberini vi- 
ce-cancelliere di s. Chiesa. Essendomi re- 
cato a venerarla da vicino, ne ammirai la 
grande antichità, rimarcando che nelfat- 
leggiameutoeia altre particolaiità somi- 



TE A 

glia a quella di s. Maria in Via Lata che 
dicesi dipinta das. Luca che ivi dimorò, 
e ad altre s. Immagini attribuite a quel- 
l'Evangelista. Presso la sua particolare sa- 
grestia lessi una lapide che attesta esse- 
re stato consagrato l'altare nel i5o3. Nel 
pontificato diClementeXII pressoché l'in- 
tero episcopato de' regni di Spagna fece 
fervide istanze, perchè il Papa si degnas- 
se definir solennemente la verità della pia 
sentenza, sì che non si potesse più altri- 
menti sentircGl'interessantissimi origina- 
li contenenti il voto dique'prelati,non che 
de'loro popoli e accademie, ricuperali nel 
1801, il cardinal Gerdil li presentò a Pio 
VII che ne mostrò gran compiacenza. Non 
riuscirà inutile che rilevi, aver Pio VII 
nel 1808 concesso indulgenze perpetue per 
le novene deW Immacolata Concezione, 
Natività, Annunziazione^ Purijicazione 
e Assunzione della B, Vergine; e che il 
predecessorePio VI nel 1 798 a istanza del- 
l'ordine francescano, per infervorare i fe- 
deli a venerare il gran mistero dell' Im- 
macolato Concepimento, avea già accor- 
dato 100 giorni d'indulgenza a chi contrito 
divotamente recitasse l'una o l'altra delle 
giaculatorie: Sia benedetta la santa e Im- 
macolata Concezione della B, Vergine 
Maria,Ovvero: InConceptionetua, Vir» 
goMaria,Immaculatafuistijora prò no» 
bis Patrem, cujus Filium Jesnm de Spi" 
ri tu sancto conceptum peperisti. Di più 
Pio VII nel[8 1 5 incominciò a introdur- 
re nel prefdzio della messa la formola pre* 
cisa: In Conceptione Immaculata, I ss. 
Padri ne'due primisecoli dellaChiesa non 
parlarono della questione, il che non la 
pregiudicava, anzi favoriva, dovendosi ri- 
tenere universalmente professata e credu- 
ta. Però dal documento pubblicato daMor- 
celli nel Calendario di Costantinopoli, 
risulta che la credenza dell'Immacolato 
Concepimento si professava da'fedeli an- 
che ne'due primi secoli, vantando in suo 
favorele testimonianze di s, Andrea apo- 
stolo, che chiaramente disse: Poiché della 
terra immacolata era stato formato il i.** 



TEA 

uomO| era necessario che da una Vergine 
Immacolata nascesse un uomo perfetto e 
figlio diDio per ridonare agli uomini la vi* 
ta eterna che per Adamoaveano perduta. 
QaìndìOrigene ammise il privilegio;la Li- 
turgia e 1 3/e/io/ogi greci delle eli lese d'oc- 
cidente e d'oriente, eoo oiirabile accordo 
di sentimenti confermarono la dotti*ina; 
così i Padri del secolo IV, come i ss. Jn^ 
JilochiOf Ambrogio, Epifanio, particolar* 
mente s. Girolamo e s. Agostino, che ci 
dierono chiare e gravi testimonianze in 
argomento. Piti decisamente si espressesi 
Cirillo in favore del privilegio di Maria, 
ed i ss. Massimo vescovo di Torino, PrO'- 
colo, Fulgenzio, Ildefonso, Gio, Dama- 
sceno, e poi s. Pier Damiani cardinale. 
Bimarca il Lambruichini, ches. Bernar» 
do tenerissimo della divozione a Maria, e 
perno detto il dottore mellifluo, sebl)e- 
ne di contraria sentenza (scrisse a'cano- 
nici di Lione contro la festa, perchè cre- 
deva che l'avessero adottata senza consul- 
tar prima la s. Sede, e fosse stata stabili- 
ta da altri e da loro seguita nella i .'metà 
del secolo XII, e da tale lettera si attribui- 
sce l'origine della controversia), se avesse 
ulteriormente vissuto, istruito e illumina- 
.to dall' esempio della chiesa romana, la 
direbbe pia e con noi capterebbe di voto 
e spontaneo: Tota pulchra es. Maria, et 
macula non est in Te. L'angelico dotto- 
re 8. Tommaso, una delle glorie de'dome- 
aicanì, con diversi passi favorisce l'Imma- 
colato Concepimento, il che lo libera daN 
l'imputazione contraria basata su di altri; 
i teologi lo difendono, spiegando che i suoi 
libri posteriormente io alcuni luoghi fu- 
rono alterati, come avverte il cardinal 
Sfondrati nell'opera Innocentiavindica* 
ta. Una copiosa schiera di teologi dell'or- 
dine Domenicano difeserola dottrina del? 
l'Immacolata Concezione, fra'quali il lo- 
ro stesso fondatore s. Domenico, il lumi- 
nare dell'ordine s. Vincenzo Ferreri, il 
b. Alberto Magno precettore di s. Tom- 
maso, s. Lodovico Bertrando, il b. Già* 
corno da Fiaragine, Gioyanni da Viter- 

VOI. IXXUI. 



TEA 49 

bo che da impugnatore divenne difenso- . 
re, Serafino da Porretta, Ambrogio Ca- 
terino, Natale Alessandro, ed altri teolo- 
gi domenicani riportati dal cardinal Lam* 
bruschini, il quale aggiunge che eziandio 
molti santi professarono la pia sentenza. 
L'intero e cospicuo ordine Francescano 
la difese con costante e particolare ardore; 
così s. Brunone fondatore de* certosini, s. 
Loreìoo Giustiniani, s. Tommaso di Vii» 
lanova, s. Alfonso de Liguori fondatore 
de' redentoristi, s. Brigida di Svezia, I 
teologi de'secoli XIU e XI V, ad eccezio- 
ne di pochijdifesero vigorosamente lasco* 
tenza. Principali oppugnatori furono Egi- 
dio Colonna, Enrico di Gand, Durando 
di s. Poi*ziano, Alvaro Pelagio, e Grego- 
rio di Rimini. Dal secolo XV sino a noi, 
tranne pochi (come l'irreligioso e audace 
Launoio, e di recente Giorgio Ermes, deU 
le cui dottrine, condannate da Gregoiio 
XVI, parlai a EauBSiANi), non si trova- 
no teologi di qualche nome,i quali non ab' 
biano sostenuto l' Immacolato Concepii 
mento di Maria,' non dovendosi afiatto va- 
lutare le bestemmie degli eretici Calvino 
e altrettali o novatori di dottrine religio- 
se, o chiosatori delle opere pestifere e io^ 
terpreti della mente de'novatori. Tra gli 
ordini religiosi che sempre la difesero eoo 
particolar fervore e pietà,dichiara il Lam- 
Ì3ruschini, risplende la tanto benemerita 
Società di Gesù, fra'religiosi della quale 
precipuamente i celebri e dotti pp. Sua- 
rez, Petavio, Cornelio a Lapide, e il ven. 
cardinal Bellarmino: io di poi vi aggiun- 
gerò due altri sommi teologi. Oltre que- 
sti , anche il Sagro Collegio vanta altri 
suoi porporati propugnatori, e fi^barna- 
biti i due cardinali Gerc^iV e Lam bruschi- 
ni. A' teologi fecero in ogni tempo eco le 
università più celebri, poiché oltre lari- 
cordata di Parigi, abbracciarono e pro- 
pugnarono la difesa della sentenza affer* 
mativa, quelle di Germania,ò\ Colonia 
e di Magonzaj Q'i\ìxt\\e di Spagna,^ AU 
cala, di Saragozza, di Compostella, di 
Granata,dì T'ofe^^olti'ei vescovi e spe- 

4 



5o 



TEA 

cialmente dì Spagna; così praticarono al- 
tre accademie di Spagna^Porlogallo, Bel- 
gio, rialia eallre motte. Per cui si pubqua- 
8i dire, non esservi stato istituto teologico, 
chenonsi proponesse il santissimo scopo. 
Dottissimi vescovi, monarchi e popoli ma- 
fìifestarouo in diverse epoche il loro comu- 
ne fervore in favore per l'opinione del- 
l'Immacolata Concezione di Maria.Quan- 
to a' vescovi già dissi che quasi tutto Te- 
piscopato delle Spagne inviò calorose e ri- 
verenti suppliche a Clemente XII, perchè 
definisse com^ verità di fede rimmaco- 
lato Concepimento. Il consenso comune 
de*fedeli dimostrava vera la sentenza che 
dichiara Maria esente dalla colpa origi- 
nale, colla pratica introdotta nella Chie- 
sa da tempo immemorabile, facendo a 
gara d'onorarla con questo titolo, e im- 
posto per nome nel battesimo alle bambi- 
ne, invocandone il patrocinio, festeggian- 
dola con trìdui e novene. In Roma nella 
Chiesa de' ss, XII Apostoli de' conven- 
tuali, intervengono da tempo antico nel- 
l'ultimo giorno della novena i cardinali, 
e il Papa, che vi comparte la benedizio- 
ne col ss. Sagramento, di che riparlai nel 
Tol.1X,p. 98. Questo unanime e univer- 
sale consenso de'fedeli, diceva il cardinal 
Lambruschini, preparava la formale de- 
finizione intorno alla questione e opinio- 
ne, perchè dal Vicario di Dio solennemen- 
te si definisse qunl ferma e solida verità 
di fede, avvertendo, che il non avere sino 
allora la Chiesa definita la questione,niun 
pregiudìzio recava alla dottrina e tradi- 
zione che la confessava. Sebbene nelpon- 
tificatodi Alessandro VII si possano qua- 
si dire terminate le contraddizioni e le 
dispute onde fu combattuto persi lunghi 
anni il dogma cattolico dell'Immacolata 
Concezione di Maria, e cominciasse, do- 
po il secondo stadio di lotta, il terzo di 
pace riconquistata per la vittoria: se non 
fosse che al tempo di Clemente XII e di 
Benedetto XIV si levò a combattere la sen- 
tenza cattolica con finti nomi il celebreMu- 
ra tori, che scrivendo De superstitione vi- 



TEA 

tanda, si argomentò dimostrare l'Imma- 
colato Concepimento non potersi crede^ 
re verità rivelata, e perciò superstizioso il 
tenerlo per fede. Dolse a tutti i buoni che 
quell'uomo sì benemerito della scienza, ed 
anche della causa cattolica, facesse torlo 
alla cristiana pietà, e fosse in ciò a' fedeli 
occasione di scandalo. MaDioseppe trar- 
re gran bene dall'erroredi lui, facendo che 
molti dotti e santi uomin i ne prendessero 
occasione di glorificare maggiormente la 
ss. Vergine , dimostrandone con erudite e 
salde scritture il Co ncepimento Immaco- 
lato, e ispirandone la divozione a' fedeli 
con ogni maniera di pii libri. In che fu 
insigne il merito di s. A lfon<o de Liguori, 
del b. Leonardo da Porto Maurizio, e di 
Benedetto Piazza, la cui dottissima ope- 
ra. Causa Immaculataè Conceptioms, di- 
chiara la Civiltà cattolica y ben potrà es- 
sere superata in merito di perfezione, ma 
oscurata non mai. Ed eccoci pervenuti a 
quel tempo in cui la comune sentenza de' 
cristiani inforno all'Immacolato Conce- 
pimento della ss. Vergine, percorrendo 
r ultimo stadio, che si può chiamare di 
trionfo, dovea mostrarsi più manifesta- 
mente che mai per indubitata credenza 
di tutta la chiesa cattolica; e il popolo fe- 
dele aspettar cqn giubilo ormai vicina 
l'ora sospira lissima che il privilegio sin- 
golare d'essere stata concepita in grazia 
sia riconosciuto in Maria e proclamato 
solennemente dal Maestro supremo del- 
la fede con irrefragabile definizione dog- 
matica. Nel 1834 il cardinal Cienfuegos 
arcivescovo di ^zV/g/Za (al quale articolo 
ne riportai la biografia, per essere morto 
quando era stampato già il volume che 
poteva contenerla), col suo capitolo pre- 
gò istantemente il Papa Gregorio XVI, 
di voler concedere all'arcidiocesi che nel 
dì solenne della ss. Concezione di Maria 
potesse dirsi a Dio ne'sagri misteri: » E 
degno e giusto, o Signore, è convenevole 
e salutare di lodarvi, di benedirvi, di glo- 
rificarvi nella Concezione Immacolata di 
Maria sempre Vergine."ll piissimo Gre- 



TE A 

gorio X VI, assicurato dalla fede, solleci- 
tato dalia pietà, accordò quanto si doman- 
dava» La Civiltà cattolica ne'suoi aurei 
Cenni storici dell' ImmacolataConcezio' 
fie, degnamente celebrò il Pontefice,! 1 de- 
gnici aio pastoi'e della chiesa di Siviglia, 
il clero e il popolo esultanti. Fu dunque 
Siviglia che per la prima volta udu'isuo- 
nare ne'suoi templi negli augustissimi riti 
quel canto lietissimo che nell'Immacola- 
ta Concezione della Vergine dà gloria a 
Dio. 11 festoso suono echeggiò dappertut- 
to, e ripercosso da fervoroso eco da mille 
parti riempì in breve ora e rallegrò tutta 
la terra. Appena divulgata la fama del- 
l'indulto apostolico benignamente accor- 
dalo a Siviglia, d'ogni parte furono diret- 
teallas* Sede caldissimesuppliche per con- 
seguire eguale privilegio. Quindi Grego- 
rio X VI, come riportai nel voi. XXV l,p. 
107 e altrove, non dubitò per organo del- 
la s. congregazione de' riti, di concedere 
a' vescovi e particolarmente delle chiese 
(li Francia, precedendo in ciò dopo Sivi- 
glia tutte le altre chiese quella nobilissi- 
ma di Lione, così alle chiese di Ameri- 
ca, d'Inghilterra, di Germania, d'Italia 
e d'altre parti che l'implorarono, l'in- 
dulto speciale d'aggiungere nel Prefazio 
della messa degli 8 dicembre, festa della 
ss. Immacolata Concezione, le parole: f*^ 
Te in Coìiceptione Immaculata B, Ma- 
riaesemper P^irginis^covae ve Raggiun- 
se tutto l'ordine francescano, facendole il 
Papa pure inserire ne'calendari romani. 
Di più Gregorio XVI egli stesso, siccome 
tenerissimamente divoto della B. Vergi* 
De, le ripetè nella sua cappella segreta^ 
ed io ne fui ilsolo felice uditore ,come quel* 
io che per 2ianni ebbi la ventura di as- 
sisterlo solo nell'edi Beante e commoven- 
te sua celebrazione del s. Sagrìfìzio^ non 
che fece cantare le aggiunte parole nel dì 
solenne della festa naWa cappella ponti- 
jicia^ dal cardinal protettore della cap'- 
pella Borghesiana della basilica Liberia- 
na di s. Maria Maggiore, cui incombe in 
quel giorno cantar la messa, perchè Be* 



TEA 5i 

nedettoXIV istituì questa cappella papa- 
le dn tenersi nella Borghesiana, onde se ne 
può leggere la sua disposizione e altre no- 
zioni relative nel vol.IX,p.97.1 vi notai pu- 
re, che prima deli35o,iu tal giorno cele- 
bra vasi la festa con cappella cardinalizia 
dall'antico e cospicuo ordine Carmelita- 
/zo/il qualesi vanta pel i.*'d'aver propugna- 
to l'Immacolato Concepimento. Anzi ag- 
giungerò col dotto gesuita p.Fra ncesc' An- 
ton io Zaccaria, Z>/.v56'r. 5, Sulle feste di 
Maria ss.y § 1 . Della festa dell' Immaco» 
lata Concezione, che Alvaro Pelagio, u- 
no de'piò audaci impugnatori del miste- 
ro e morto nel 1 34o^ testifìca d'aver nella 
basilicaLiberiana dis.M.'MaggiorediUo- 
ma £itta nel giorno della Concezione la 
predica,benchèegli usò il vocabolo di ^^/i- 
tiJìcazione.QXìe nel 1 344p^i*^iu^urna con- 
suetudine nella chiesa de'carmelitani d'A- 
vignone, ove allora risiedeva il Papa, que- 
sta festa si celebrava coli' intervento de' 
cardinali; e nel precedente 1 34^ in ^aleoc- 
casioneR iccardoRidolfo arci vescovo d' A r- 
magh,viavea recitato un sermone dell'I m^ 
raacolato Concepimento di Nostra Signo- 
ra. Importante e preziosa è la Dissertazio- 
ìui del p. Zaccaria, avendo trattato colla 
sua vasta erudizione non meno della fèsta 
che della questione, colla debita distinzio- 
ne della concezione attiva e passiva. Anti" 
chissima è poi la festa della ss. Concezio- 
ne tra'greci e gli orientali, e se ne ha ve- 
stigio nel secolo Ve meglio ne'secoli VII 
e Vili; non che iva* normanni, e lo nar- 
rai a Concezione, con singolari festeggia- 
menti e accademie poetiche e letterarie. 
Anzi il eh. ab. Ani vitti nel Ragionamen' 
to di cui poscia farò cenno, osservò, che 
le più antiche accademie di lettere, dopo 
quella di Carlo Magno, sono le due acca- 
demie dell'Immacolato Concepimento di 
Bouen e di Caen che le fu figlia, iu Nor- 
mandia; cioè que' grandi concorsi ove 
i generosi e pii normanni ad onore del- 
l'Immacolata Concezione loro celeste pa- 
trona, con oratorii e poetici arringhi, de- 
nominati \a festa de' Normanni, coH'in- 



5i TEA 

lervenlo d'oratori e poeti di tutte le na- 
zioni e di tutte le lingue, ed oire loro si 
davano premi dì gran valore e si corona- 
vano festosamente chi meglio avesse ce- 
lebralo il mistero; onde crede Tab. Ani- 
Titti che ciò contribuì all'incremento del- 
la letteratura normanna, come altrove, sia 
il sostenere e difendere la pia credenza,che 
neli'esaltare la sublime prerogativa della 
Madre di Dio. Anche Tillustre ordine do- 
menicano finalmente accedette alla sen- 
tenza affermativa, e pel suo maestro ge- 
nerale p. Angelo A ncarani, supplicò e ot- 
tenne da Gregorio XVI neh 843 di po- 
ter celebrare la festa della ss. Immacola- 
ta Concezione con ottava solenne,e d'ag- 
giungere al prefazio l'epiteto Immacula^ 
ta^ cosa che fu cagione per tutti i di voti 
del mistero di somma allegrezza , e che 
sembrò terminare ogni differenza, e ren- 
dere esclusivamente dominante la pia sen- 
tenza nella chiesa cattolica, laonde lieta- 
mente lo registrai nel voi. XXVI,p.i07. 
Emularono gli ordini religiosi la pia sol- 
lecitudine delle chiesecon nobile gara^per 
cui in pochi anni e in tutto l' orbe cat- 
tolico si udì proclamare Immacolata la 
Concezione delia Vergine nel più sublime 
e maestoso canto della liturgia. Gli Sco» 
lopii o pp. delle Scuole pie, che profes- 
sano peculiare divozione alla B. Vergine, 
'conseguirono da Gi^gorio XVI indul- 
genze per la loro Corona di dodici stelle 
(F^,), in onore di quella che fregia in cie- 
lo la Deipara (cioè Madre di Dio, Colei 
che ha partorito un Dio, vocabolo lati- 
no corrispondente al greco Theotocos : 
titolo decretato alla ss. Vergine nel 43 1 
nel concilio di Roma tenuto da s. Cele- 
stino I, e in quello d'Alessandria, ne'quali 
ancora fu cobdannato Nestorio autore de- 
gli ereticiiVe^toriam^perchè mediante un 
accento diverso ne alterò il senso, dicendo- 
la generata da Dio) Regina,composta dal 
loro fondatore s. Giuseppe Calasanzio, e 
nella quale espressamente si ringrazia il di- 
"vinPadrechela preservò da ogni colpa nel- 
la sua CoDcezione^come si legge neUa/iac- 



TE A 

colta di orazioni e pie opere con indul- 
genza, nella quale riporlansi quelle con* 
tesse da'Papi per onorare l'Inimacolato 
Concepimento di Maria; e quelle accor- 
date a'divozionali benedetti da'Papi e da 
Gregorio XVI, da lucrarsi anche nella fe- 
sta della Concezione. Inoltre non bastò a 
far contenta la pietà de'fedeli verso Maria 
che ne cantasse Immacolato il Concepi- 
mento la voce sola de'sacerdo li '.voleva il 
popolo cristiano levar alto anch'esso ne' 
sagri templi la sonora sua voce a confes- 
sar concepita senza peccato la suaSignora. 
Laonde ad appagare le giuste brame del* 
le divote popolazioni, convenne a' vescovi 
inviare alla Sede apostolica nuove istan- 
te perché agli encomii, co' quali la pie- 
tà cristiana celebra nelle litanie la ss. 
Vergine, vi si aggiungesse (|uello di sua 
Immacolata Concezione. Ad esaudire le 
pie brame^ Gregorio XVI fervorosissimo 
che vieppiii si consolidasse la pia creden- 
za, fece introdurre nelle Litanie Laure* 
tane, il versetto: Regina sine labe origi» 
nali concepta, che a sfogo di divozione 
sono andato qua e là ripetendo all'oppor- 
tunità in questa mia opera, come già u- 
savasi in molti ordini regolari e singolar- 
mente dal francescano. Ciò fu concesso a 
parecchie diocesi di Francia e di Spagna 
che prime ne aveano fatto richiesta, de- 
cretando il Papa che si accordasse senz'al- 
tro a quanti il chiedessero, onde in tutte 
le chiese della cristianità s'udisse risuona- 
re il glorìoso preconio, per cui innume- 
rabili furono le istanze spedite a Roma e 
prontamente ebbero i rescritti coli' apo- 
stolico indulto. 11 cardinal Lambrusclii- 
ni ricordò pure, che per rivelazione avu- 
ta in Parigi da una semplice verginella, 
la quale per umiltà volle celare il suo no- 
me, ebbe origine la suddetta Medaglia 
miracolosa dellaConcezione coll'impron- 
ta dì Maria concepita senza peccato; e che 
Gregorio XVI concedendo indulgenze e 
proteggendone la propagazione, tosto di' 
venne una genei*ale divozione che fu fon- 
te inesausta di prodigi!, anch'egU narran* 



do la conYersione di Ratisbonne. Per ul« 
limo il card ina le, espose gli aixlenti voti 
del suo bel cuore con queste esempla ri pa- 
role. M Certo, se nel breve spatio di lem* 
pò che ancora ci rimane di vivere, la s. 
romana Sede, guidata sempre da' lumi 
dello Spirito santo, giudicasse di definire 
l'importantissimo punto dell'Immacolato 
Concepimento di Maria, noi allora chiu- 
deremmo assai pili volontieri i nostri oc- 
chi in pace; e portiamo ferma fiducia che 
un tal atto sarebbe foriero di moltiplica- 
te grazie, dì grandi misericordie, e di dol* 
ci benedizioni , le quali ad intercessione 
di Maria pioverebbero a dismisura sopra 
di Roma e della Chiesa tutta (Utinam sic 
fiati), che la riguaitla come sua pertico* 
lare protettrice." Eguali voti ripetè il cav. 
Battaggia, nell'elegante e nobile edizione 
del discorso libro, e nella sua pre&zione 
riproducendo le seguenti belle parole del* 
l'ab. Dassance scritte vkeWAtni de la Re* 
ligion, nell'annunziare peli." alla Fran- 
cia questo nuovo lavoro di sagra erudi- 
zione del cardinal Lambruschini. » Spe* 
riamo che voti mossi da sii alto luogo, sa- 
ranno esauditi da Quello, a cui Gesù Cri- 
sto ha confidato la sollecitudine di tutte 
le chiese; e che Maria dal pie del divin tro- 
no vei'serà le piti abbondanti benedizio- 
ni sul Pontefice, che le avrà assicurato il 
maggiore di tutti i privilegi, sul pio auto- 
re, che avrà provocata questa gloriosa de- 
cisione, e su tutti i fedeli, che godranno di 
salutare a loro protettrice una Madre co;i- 
ceputa senza macchia di colpa.** Il car- 
dinale essendo passato a miglior vita a' i a 
maggio 1 854) ^^ ^^^ ^^^^ ^^1 tutto com- 
piti i suoi voti, certamente avrà avuto la 
morale certezza che quanto prima anda- 
vano a esaudirsi, per quel tanto che già 
erasi fatto e che vado a riferire. Il cardi- 
nal Lambruschini nello stesso 1 843, in cui 
pubblicò la sua Dissertaziojie, trovò nel 
dottissimo gesuita p. Giovanni Perrone, 
un ben degno elogista del merito di sua 
operetta, il quale ne dichiarò tutti quanti 
i pregi che cootieue} e magistralmente e 



TEA 53 

da par suo ne die conto con accurata a- 
nalisi e importantissimo sunto, che può 
leggersi negli Annali delle scienze reli» 
giose 1. 16, p. 338. Inoltre egli dichiarò 
avere il cardinale antivenute edisciollele 
dilHcoltà onde l'istitutore d'una scuola fi- 
losofico-teologica, che dicesi cattolica, nel 
centro dellaGermania, è inteso co'suoi di- 
scepoli e seguaci Ermesiani ad oscurare 
la verità di questa pia dottrina e l'illustre 
pregio dell' Immacolato Concepimento 
della Vergine: perchè sebbene l'istitutore 
Ermes non ardì oppugnare apertamente 
la comune dottrina, non lasciò di appa- 
lesare abbastanza il suo sentire, intorno a 
tal subbietto, che il eh. p. Perrone col 
suo acume non mancò di poire in chia- 
ro. Nel medesimo pontificato di Grego- 
rio XVI anche altro degnissimo poi'po- 
rato si segnalò nella divozione all'Imma- 
colato Concepimento, e nel propugnarne 
in modo ingegnoso la pia credenza. Que- 
sti fu il cardinal Castruccio Castracene pe- 
nitenziere maggiore e vescovodi Palestri- 
na, il quiile nella celebratisst ma accademia 
di religione cattolica di Roma lesse il ra- 
giona men to: Sulle testimonianze rese dal 
Corano a Maria J^ergifie,F\ì pubblicata 
nel 1845 dagli Annali delle scienze re^ 
ligiose t. ao,p. 3a[,ed il pio e eh. Ago- 
stino Mannvit(di cui feci menzione nel voi. 
LKI V, p. 3a [) di Tolosa, lo tradusse ito 
francese conquesto titolo: Des temoigna» 
ges rcndiis à Marie, à son Immaculée 
Conception, et à la Maternité div^ine^per 
Ma/iomety dans le Koran, Dissertation^ 
elc.,Toulou5e 1 845. In questo zelante e bel 
lavoro, non solamente provasi che tutte 
le più eccelse prerogative che la chiesa cat- 
tolica riconosce al presente e veuera inMa- 
ria Vergine, e nominatamente la sua Im- 
macolata Concezione come articolo di fe- 
de e di ferma credenza, si trovano chia- 
ramente registrate nel Corano o Alco^ 
rano (V.) di Maometto fondatore del 
Maomettismo (1^,), avversario implaca- 
bile (Iella cristiana fede, la cui era in- 
comincia nel 6:22; ma inoltre perciò ri- 



54 TEA 

leva che quelle prerogative di Maria già 
erano ammesse e credute da' cristiani 
.d'Arabia e luoghi finitimi, e le tolse 
Maometto dalle credenze ch'erano allo- 
ra dilTuse fra' snraceni, agareni, ismaeli- 
ti, mauri, etiopi, sebl)ene l'Alcorano con* 
fuse Maria Vergine con Maria sorella dì 
Mosè, facendo delle due una sola, onde 
gli autori arabi e qualche cristiono ten- 
tano di purgarlo di tale errore. Gloriosa 
é dunque la testimonianza degl'infedeli, 
nel proclamare essere stata Maria conce- 
pita senza originale peccatole poscia in tut- 
ta la vita sua non aver mai commessa aU 
cuna colpa. 

Mentre Gregorio XVI riceveva da o- 
gni parte focosissime istanze perchè Firn- 
Qiacolato Concepimento di Maria si defi- 
nisse come dogma di fede, ed egli preoc- 
cupavasi a maturare il 'modo delicato e 
grave per condurre a felice effetto il glo- 
rioso trionfo della B. Vergine, sotto i cui 
auspicii e nel dì della sua Purificazione 
«ra stato sublimato alia cattedra di s. Pie- 
tro, appena spirato il mese di maggio 
1846 a lei consagrato, fu sorpreso dalla 
morte. Quindi le medesime istanze fiu*o- 
110 rinnovate al successore Pio IX che re- 
gna, il quale anch'egli sino da'teneri an- 
ni divotissimo della Madre di Dio, nel suo 
zelo apostolico e vedendo le cose così be- 
ne prosperosamente preparate, si deter- 
minò di compiere ciò che ormai era nel 
desideriodi tutta la Chiesa,per incremen- 
to d' onore alla ss. Vergine. Pertanto e 
come notai nel voi. LUI, p. 193, con bre- 
"ve apostolico che leggesi nella 2.* seriede- 
gli Annali delle scienze religiose^ t. 5, 
p. 4^6, accettò dall'encomiato p. Giovan- 
ni Perrune ge<iuila, econ isplendido elo- 
gio all'insigne religiosoja dedica di sua o- 
pera, e spontaneamente composta perla 
sua persuasione del privilegio; De Inima- 
V alalo B, Mariac Conceptuan dogma^ 
tico discreto definivi possit, Disquisitio 
tìwn logica^ Romaei847> Ne fece la bel- 
lissima analisi il dotto p. Boufiglio Mura 
do'servi di Maria, e riportata De'citati^/z- 



TEA 

ìiali^ t. 6, p. 3, il quale encomiando l'in- 
defesso propugiiatore delle cattoliche ve- 
rità, rimarcò aver egli nell'altra celeber- 
rima sua opera, Praelectiones theolo- 
gicae, evitato per lodevoljssìma pruden- 
za dal prendere seria parte e trattenersi 
di proposito nelle questioni controverse 
tra' teologi cattolici; ma che la sua tenera 
pietà verso la Madre comune de' redenti 
non volle soffrire che Io stesso avvenisse 
alla celebre questione suH' Immacolato 
Concepimento di Maria, ed a questo fine 
scrisse il pregevolissimo libro di cui egli 
rende conto. Il lusinghiero pontificio gra- 
dimento attestato all'autore dal sommo 
Gerarca, cui volle intitolatoli dotto suo 
scritto, rileva il p. Muva, è un chiaro e 
luminoso argomento del merito del me- 
desimo, ed una speranza consolante per 
il fine nobilissimo a cui mira. Aggiunge, 
che la notissima e tenera pietà del Papa 
Pio IX, è pietà che non fu mai sterile d'o- 
pere generose; il che unito a tutti gli al- 
tri argomenti co'quali il eh. autore si stu- 
diò d'appianar la via alla soluzione del- 
le controversie di che tratta , fa sperare 
non lontano il giorno desiderato da tan- 
ti voti. Il nemico d'ogni bene, continua 
il p. Mura , potrà forse destare qualche 
tempesta onde impedire il trionfo della 
Donna celeste cui deve le maggiori sue 
sconfitte; mala Vergine saprà rendere il 
ciel sereno, ed avvalorare cpm'altre vol- 
te la Chiesa e l'augusto suo Capo, per su- 
perare ogni ostacolo che si opponesse al 
trionfo suo proprio, ed intendesse a ri- 
tardarne il giorno felice. Il p. Mura fu pro- 
feta: la tempesta insorse, e la descri<isi al- 
l'articolo Pio IX, a Roma e in altri luo- 
ghi analoghi; il trionfo avvenne, e vado 
a descriverlo compendiosamente. Osser- 
va ancora il p. Mura, che dopo la Dis- 
sertazione del cardinal Lambruschini, e 
per tutto l'operato da Gregorio XVI, per 
la credenza deirimmacoIatoConcepimen- 
to, nulla poteva venire più a proposito 
dello scritto del p. Perrone, poiché sem • 
bra sopraggi ungere la fede pratica per 



TEA 

ageTolame la maniera e il modo, mo- 
strando ed abbattendo il dubbio, alla ire- 
l'ita dogmatica. Il p. Mura, come quello 
che appartiene airesemplara ordine dei 
Serici di Maria (f^,), che nacque e vjve 
sotto il patrocinio della difhia tstitutri- 
ce (come descrissi all'ordine Sbrvi di Ma- 
ria, ove notai che il p. Lazzari generate 
di esso nel i34i fu acerrimo difensore 
dell'Immacolata Concezione); ordine che 
nel 1 806 ottenne con quello de'minori os- 
servanti da Pio VII, di adoperare nella 
messa la parola Immacolata j termina 
rinnovando la lusinghiera speranza che il 
Papa Pio IX non perderà di vista quel 
giorno M che noi non temiamo di chiama- 
re il più bello del suo glorioso pontifica* 
to, in che non un sol popolo, ma l'inte- 
ro mondo cattolico griderà riconoscente 
benedizione ed Osanna ìì\ Vicario di Cri- 
sto, il quale avrà detto solennemente, che 
la Madre di Dio non fu schiava un sol mo- 
mento del nemico di Dio" , Dovendo io 
poi parlare dell'entusiasmo col quale an- 
co dall'accademie fu celebrata l'avvento* 
rosa definizione dogmatica, e prima an- 
cora di essa dell'accademia che in Roma 
si gloria procedere sotto il titolo e il pa- 
dronato dell' Immacolata Concezione, 
conviene che ora ne faccia menzione, an- 
che per ordine cronologico di narrativa, 
quale ulteriore testimonianza della pro- 
grediente divozione verso il mistero, e vi 
premetta pure la notizia di altra. Leggo 
nel n.**3 1 o del Diario di Roma del 1 8o3, 
che Pio VI nella chiesa delle ss. Orsola 
e Caterina (della quale feci cenno nel voi, 
XLIX, p. 802), a Tor de' Specchi, stabi- 
lì la congregazione del sussidio ecclesia- 
stico (del quale riparlai nel voi. LV, p. 1 6, 
nel riferire che prima fu eretta in s. Ste- 
fano in Pesci noia, indi trasferita da Pio 
VI ìds. Orsola, e poi restituita nella pre- 
cedente chiesa ove sussiste) sotto l'invo- 
cazione deir Immacolata Concezione di 
Mariaede'ss. Pietro e Paolo, la quale te- 
neva annua accademia di belle lettere ad 
onore della ss. Concezione, i chierici stu« 



TEA 55 

denti vi dimostravano il profitto de'ioro 
studi con recitare vari componimenti fat- 
ti ad onore per lo stesso Immacolato Con- 
cepimento dell'alma divina Madre, cioè 
elegie,sonelti, anacreontiche e odi, che ve- 
nivano ascoltati da'deputati e dagli altri 
che v'intervenivano, oltre un ragiona- 
mento latino sulla Madonna, e in detto 
anno l' argomento fu sulla di lei patria 
Nazareth, sebbene i ss. Gioacchino eAn» 
na (che in nostra favella significa Grafia) 
genitori della genitricedi Dio, avessero a* 
bitato anche in Gerusalemme, in Cesa- 
rea e in Betlemme. Nqtai a Roma, che da 
ultimo eravì stata istituita T accademia 
deirimmacola ta Concezione diMaria Ver- 
gine, che ora tiene temporaneamente le 
sue radunanze nel conventode'ss.XIIApo« 
stoli,ed il Giornale di /domale pubblica. 
Questa é l'unica fra le romane accademie 
scientifico-letterarie che espressamente 
vanta un titolo sì pio e di voto a seconda del 
suo scopo, di santificare cioè col l'ispirazio- 
nedelia pietà i belli e utili studi della gio<- 
ventù associata in uno a sì illustri erudi- 
ti, ed a vantaggio della religione, gar^- 
giando gli accademici in lodar Maria, ed 
in ispecie l'Immacolata sua Concezione, 
sotto la direzione d'alcuni ecclesiastici di- 
stinti per virtù e per cultura. Originata 
in tal foggia nel 1 835, venne tosto in pro- 
gresso di tempo acquistando forma e sco- 
po all'inlutto propri. Divisa in 4 sessio- 
ni, che compi*endono i 4 principali rami 
delle scienze e delle lettere, apre ogni set- 
timana una libera discussione tra 'soci sui 
punti degni di richiamar l'attenzione de- 
gli studiosi. Perlai modo si propone l'ac- 
cademia, secondo le sue leggi approvate 
estampale, l'esercizio eìl perfezionamen- 
to de' giovani nelle scienze e nelle lette- 
re sulla via dell'ispirazione religiosa. Di 
quanto poi precipuamente si e fatto nelle 
annuali private rìunioni,viene dato conto 
nelle pubbliche, la più solenne delle qua- 
li è quella che celebra il bel privilegio di 
Maria dal quale pi*ende nome l'accade- 
mia. Vanta a fondatore primario il vir- 



56 TEA 

tuo6o sacerdole d. Vincenzo £mili, e con- 
fondatori due altri sacerdoti, il letterato 
d. Domenico Santucci, ed. Pietro Roma* 
ni illustre ecclesiastico. L'orìgine e lo soo^ 
pò deir accademia lo dichiarò con belio 
articolo Vayv. Pietro Merolli. Sì legge nel 
1. 1 3 óeW Album di Roma^ p. Z^^^ con 
questo titoloi Accademia della ss. Con- 
cezione. Ora l'accademia fiorisce e vanta 
chiari ecospicui letterati, e l'encomiò più 
"Volte il eh. prof. d. Giacomo Arrighi be- 
nemerito e dotto compilatore della 2/ se« 
rie degli Annali delle scienze religiose^ 
in questi ne't. 4» p- 4^6; 6, p. 222; 12, 
p. 49* In quest'accademia il eh. ab. d. Vin- 
cenzo Anivilti lesse un ragionamento ai 
2 1 dicembre 1 847 per Tinaugurazione del 
1 3.°anno accademico, intitolalo; DeWan^ 
taggi che il culto dell* Immacolato Con- 
eepiniento ha recato alla scienza, alla 
letteratura, alVarte e alla civiltà pre-^ 
cipuamente nel medio evo. Vasto ed eru- 
dito tema che svolse con eloquenza, eru- 
dizione e maestria, ragionando pure del- 
le surricordate accademie normanne, e si 
può ammirare nel citato t. 6, p. 222 de* 
gli Annali, in cui si riporta. Ocmai pro- 
clamandosi ad olla voce per 1' universo 
mondo l'Immacolato Concepimento neU 
l'azione augustissima dell'Eucaristico sa* 
gnfizio e nella supplicazione quotidiana 
più frequente del cristianesimo, e poten- 
dosi perciò affermare con pienissima ve- 
rità che la voce concorde di tutte le chie^ 
se lo confessava solennemente, pareva che 
nulla mancasse a potersi adempiere il co* 
luune voto de'cristiani di veder finalmen* 
te assicurato a Maria l'incontrastato pos* 
tesso del singolarissimo privilegio. 11 dog* 
ma dell'Immacolato Concepimento prò- 
fessatoadunque in esplicitissima forma da 
tutta quanta la Chiesa, bramava l'ultima 
sanzione che lo facesse inviolabile e sagro 
alla disputatrice curiosila dell'umano in* 
gegno: e la pietà cristiana ancora atten- 
deva con ardore che la voce del Vicario 
di Cristo con definizione solenne il dichia- 
rasse articolo di fede, da non potai*si di-r 



TEA 

scredere senza danno della salute eterna. 
E ad imporre questa irrefragabile im- 
pronta del suggello apostolico al dogma 
dell'Immacolata Concezione sembrò che 
si sentisse destinato da Dio finoda'primi 
giorni del suo pontificato il Papa Pio iX, 
il quale volse la mente a preparar le vie 
ad una definizione dogmatica. E prima 
volle, che oltre il poter chiamare concet- 
ta senza peccato Maria nel prefazio e nelle 
litanie, si estendesse a quanti bramassero 
di goderne la facoltà della messa e dell'uffi- 
zio proprio dell'Immacolata Concezione. 
Nelle Memorie storiche delr, p, Mariano 
maggiore degli eremiti camaldolesi di 
Monte Corona, scritte dal eh. Giuseppe 
Bondini, tra'documenli vi sono quelli re* 
lati vi alla festa dell'Immacolato Concepii 
mento del pontificato di Gregorio XVI, 
il quale nel 1 834 concesse a'detti eremiti 
d' usar la parola Immaculata Conceptio 
nella messa e uffizio proprio (ì quali ivi 
si dicono approvati dalla s. congregazio- 
ne de' riti sino dal 1828) con 4 inni, e 
r aggiungere ogni sera alle litanie, lie-^ 
gina sine labe originali concepta, ora 
prò nobis. Intanto verificandosi l'impedi- 
mento temuto dal p. Mura, per la terri» 
bile e deplorabile rivoluzione, accaduta 
in Roma a' 1 6 novembre 1 848, il Ponte- 
fice fu indotto a rifugiarsi in Gaeta. Po- 
co dopo, nel nuovo pacifico soggiorno, tra 
le politiche tribolazioni e burrasche, i m- 
pavidoe pieno di confidenza inMariaVer^ 
gine, con quell'enciclica che ricordai nel 
voi. LUI, p. 207, a'2 febbraio 1849 in- 
terrogò la chiesa universale, e per lei tut« 
ti i vescovi cattolici, intorno alla questio^ 
ne dogmatica dell'Immacolata Concezio- 
ne, eh' erasi incominciata a trattare dal 
fervoroso zelo del predecessore Gregorio 
XVI, quantunque per le ricevute suppli- 
che per la sospirata definizione dell'lm- 
macotato Concepimento, gli fosse noto il 
concorde sentimento di moltissimi vesco- 
vi. Con r encìclica invitò l' episcopato a 
ordinare preghiere pubbliche acciò Dio 
rilluminasseperla risoluziouedi lauta l'h 



TEA 

levànta, eclie poi gli palesanerò io iscrii* 
loqual fosse la credenza, remore e il cul- 
to de' popoli verso Tlmmacolata Conce* 
zione di Maria; quali desiderii eisi vesco- 
v\ insieme a'Ioro diocesani nudrissero^e 
finalmente che cosa opinassero sulla con- 
Yenienza e opportunità della stessa defi* 
nizione, per quindi proferire colla mag* 
gidl* solennità obesi potesse il suo supre- 
mo pontifìcio giudizio. Inoltre notificò 
loro d'aver già istituito una speciale con< 
gregazione di cardinali, per religione, per 
senno e per scienza teologica illustri; ed 
un'altra di teologi distinti del clero seco- 
lare e regolare , nello scopo d'esamina- 
re con tutta ponderazione e accuratezza 
quantortguardava il delicatoe grave pun- 
to dell'Immacolata Concezione, e riferir- 
gli il loro parere. Di più fiicoltizzò tutti i 
vescovi dell'orbe cattolico, d'accordare 
a'Ioro cleri l'uffizio proprio della Conce- 
zione, com'egli l'avea ingiunto al clero 
romano. Narrai nel!' indicato voi. LUI, 
p. 216, a 18, 325, che il Papa visitò le 
religiose teatine e il romitaggio della ss. 
Concezione sul monte s.£lmo,e con quan* 
ta solennità celebrò in Napoli la festa del- 
l'Immacolata Concezione, protettrice del- 
la reale famiglia de'Borboni; e che ritor- 
nato trionfante in Roma, neli.*'concisto- 
ro de'20 maggio 185O9 con commoven- 
te allocuzione rese grazie a Dio e alla Ver- 
gine Immacolata, per averlo ricondotto 
dopo dolorose vicende alla propria sede. 
Il cardinal Giuda Giuseppe Romo arci- 
vescovo di Siviglia, ivi nel r85o pubbli- 
cò colle stampe; Discorso suòre ri/nma- 
culada Concepcion de 3Iaria, Nel 1 852 
in Napoli il francescano a Ica n tari no fr. A- 
gostino Pacifico di M.* Addolorata pub- 
blicò l'opera: La ChiesaCattolwa nel fat- 
to deiPImmacolatissima Concezione di 
Maria ss, contro tutte V eresie. Ne ren- 
de ragione e loda la Civiltà cattolica^ 2,* 
serie, 1. 1 , p. 322, rilevando che il pio au- 
tore ebbe in mente di togliere dall' ani- 
mo d'alcuni due pregiudizi intorno della 

grande questiouedeirimmucolato Cou« 



TEA 5j 

cepimento di Maria. L' uno riguarda la 
di vota insistenza che si &ceva allora dui 
eattolid alias. Sede, affinché autenticas* 
se coll'autorità della dogmatica definizio- 
ne l'uni versale credenza de'fedeli. L'altro 
poi si é che tale sì lungo e sì focoso dibat ti- 
mento diConcezioni,Jsia stato uno scialac- 
quo d'ingegni, una vanità scolastica sen- 
za prò per la società e per la Chiesa. Que- 
sti due sospetti sono vecchi e antichi, spar- 
si come in opere così in libercoli. Dichia- 
ra la Civiltà^ che il libro del p. Pacifico 
é una raccolta mollo copiosa di quanto o> 
rasi fatto sopra l' Immacolato Concepi- 
mento, ed il lodevolissimo concetto di tut- 
to il libro e disposto a sradicare il doppio 
pregiudizio ricordato, distinguendo il cul- 
to dalla festa io due stadii diversi. Egli 
dice che sino al secolo V la credenza vi- 
gea tra'fedeli certissima, basandosi anco- 
ra sugli atti del martirio di s. Andrea a- 
postolo, sulle liturgie attribuite a s. Gia- 
como apostolo ed a s. Marco evangelista, 
e su quanto s. Basilio scrisse delle chiese 
d'Alessandria e di Grecia. Da detto seco- 
lo incominciò la festa nelle chiese orien- 
tali, e forse introdotta allora nell'occiden- - 
tali da'basiliani. Certo é che avanti il se- 
colo IXcelebravasi in Napoli, e forse lun- 
go il X e rXI essa si propagò per la Na- 
varrà, Normandia e Inghilterra. L'origi- 
ne della controversia insorse a' tempi di 
s. Bernardo, perchè il clero di Lione a- 
vea istituito la festa della ss. Concezione 
senza chiederne facoltà al Papa. Questa 
discussione però giovò grandemente alle 
arti e alle scienze, ed eziandio alla civil- 
tà. Non avrebbe forse la poesia avute le 
due antiche accademie nella patria stessa 
de'menestrelli (de'quali e de'trovatori ri- 
parlo a TBATRo),qual fu la Normandia, né 
i tanti e sì leggiadri componimenti di ver- 
si tenerissimi, quasi fiori della virginal 
ghirlanda, quanti furono i dettati dalla 
nverenza a quel piivilegio: non la pittu- 
ra que' capolavori di ss. Immagini della 
B. Vergine uscite dalle mani di Raffiie- 
lej de'Lanfrancbi, de'Sassoferrati^e mas« 



58 TEA 

siroe la famosa Concezione di Muiillo, per 
uon rìcordai'De altre*, non la scultura quel 
gran novero d'opere di getto, scalpello o 
bulino, d'ogni materia: non l'architettu- 
ra i 5 nobilissimi obelischi e cplonne, ope- 
re monumentali che superbamente tor- 
reggiano per aver sulle loro cime l'im- 
magine dell'Immacolata Concezione, in 
Vienna e in Fraga per Ferdinando III, 
in Lucca per decreto del senato, in Na- 
poli per Carlo di Borbone, in Palermo 
nella piazza di s. Domenico , perenne e 
sontuoso monumento della pietà dome- 
nicana (oltre la Colonna^d'i cui parlai a 
quell'articolo nel voi. XXV, p. 1 7 1 e al- 
trove, già del tempio della Pace, con ac- 
corgimento elevata a rovescio, e da Pao- 
lo V innalzata innanzi la basilica di s. Ma- 
ria Maggiore colla statua di bronzo della 
B. Vergine dellaConcezione: dell'altra vi- 
cina colonna con altra immagine di bron- 
zo della ss. Vergine ne ragionai nel voi. 
XXV 11, p. i5); uè quel gran numero di 
templi innalzati in tutte le città alla ss. 
Concezione, contandone 9 la città di Na- 
poli. La controversia giovò eziandio alle 
scienze, per l'aumento degli studi nell'an- 
tichità ecclesiastiche, nell'opere de'ss. Pa- 
dri, nelle tradizioni della Chiesa, e valsero 
a chiarir meglio il dogma della caduta 
dell'uomo, fondamento di tutto l'ediflzio 
cristiano. La C/ViY^à dunque encomiò, co^ 
me l'autore confutò il pregiudizio di co- 
' loro, che biasimano sprecamento di tem- 
po e danno della società la disputa acce- 
sasi tra'cattolici, e da lui mostrato stori- 
camente del tutto falso e calunnioso; es- 
sendone ulteriore prova e confutazione 
quanto vado raccogliendo in questi cen- 
ni storico-dogmatici di erudizione. Nello 
stesso 18 52 in Prato si pubblicò la 3." e- 
dizìone del NoK^enarióe Panegirico del- 
V ImmacolalaConccziorve di Maria Ver* 
gine, delp, Antonio da Rignano mino ' 
re osservante. Nel 1 85 1 -53 il p. France- 
sco Saverio Patrizi die alle stampe in Ro- 
ma; De intcrpretatione Oraculoritni ad 
Christumpertinet: De Immaculata Ma* 



TEA 

riae origine a Deo predicta: De Scripiù, 
ris divinis: De peccati originalis propOff^^ 
gatione: De CItristo pane vitae. Questo?^ 
dotto gesuita é pure autore dell' opera : 
Z>eiBVrt/eg'e/iY;y,Friburgi-BrÌ8goviae 18 53 . 
Lavoro di gran lena, pieno di dottrina e 
di erudizione, di cui resero ragione eoa 

f;randi lodi la Cii^iltà cattolica, 'ì^ sevie, 
. 4» p- 44^; e P. Pace, con bella anàli- 
si riportata negli Annali delle scienze re • 
ligiose, ^.' serie, 1. 1 1 , p. 1 97,6 t, 1 2, p.3o. 
Progredendosi dalle sunnominatecongr e- 
gazioni l'esame del dogma, giunto il me- 
morabile aonoi854> il professore di teo- 
logia dogmatica del collegio romano p. 
Carlo Passaglia gesuita, a' 1 5 gennaio a • 
prì il corso dell'annuali radunanze della 
mentovata accademia dell' Immacolata 
Concezione di Roma, con Orazione nel' 
la quale lesse quella bellissima o Discor- 
so del nostro s, padre Pietro vescoi^o di 
Argo sul concepimento dis, Annaqiian' 
do concepì la Madre di Dio, da lui tra- 
dotto dall'originale greco idioma in ita- 
liano, che col testo inedito greco a froo- 
te(soItauto avendone già pubblicato una 
versione latina il Piazza) e illustrato con 
alcune sue note, dirette a spiegar meglio 
lo scopo cui mira principalmente l'ora- 
zione (nella nota i3.' eruditamente ri- 
ferisce, che della biografia de'ss. Gloac- 
chinoed Anna, non meno che dell'infan- 
zia della ss. Vergine, oltre le orazioni del 
Damasceno, di Giorgio di Nicomedia, di 
Fozio e di altri assai, ponno consultarsi 
gli Evangelii apocrifi pubblicati da Fa- 
bricio, Tilo e Tischendorf), si legge nel 
1. 1 2, p. 49 degli Annali^ 2.' serie. Questo 
pregevole monumento del secolo ÌK. dei 
santissimo e dottissimo siciliano vescovo 
d'Argo, in onore dell'Immacolato Conce- 
pimento della Vergine Maria, è una bel- 
la e mirabile testimonianza di conferma 
del senso religioso di quel tempo, riuscen- 
do di gran conforto l'intendere, che tan- 
ti secoli addietro si parlava e ragionava 
da'padii nostri della Concezione Imma- 
colalissima della Vergine (nei suo conce- 



TEA 

pimento proemio di nostra redenzione e 
paradiso di Dio, come esprimesi il vesco- 
vo Pietro), quel medesimo che allora tut- 
ta- quanta universalmente la Chiesa ne 
parlava e ragionava con entusiasmo di 
pietà e di fede, attendendo il gran decre- 
to.iyientre il Papa si consolava d'aver pro- 
vocato dall'episcopato in favore dell' Im* 
inacolata Concezione una confessione ple- 
naria ed esplicita, pensò di chiederne al- 
la scienza cristiana quella maggior dimo- 
strazione che potesse darne facendo i I som- 
mo, d'ogni sua possa. L'onorato incarico 
fu assunto da parecchi dotti teologi, e tra 
gli altri dal p. Carlo Passaglia , il quale 
nel Commentario che eternerà il suo no- 
me, dimostrò chiaro l'Immacolato Con- 
cepimento della Vergine creduto e inse- 
gnato nella chiesa di Cristo per tutti i se- 
coli addietro fino all'età degli apostoli, 
Non contento il p. Passaglia di quanto a- 
vea scritto e pubblicato sull'Immacolato 
Concepimetito di Maria, col vigoroso suo 
ingegno, colla profondità di sua dottrina 
teologica, e colla pietà del suocuore,com- 
pose un quanto doviziosamente erudito, 
altrettanto profondo e sottile commenta- 
rio sul medesimo, impresso con isplendi- 
da edizione; De Immaculato Deipara^ 
semper Virgirds Conce ptii. Caroli Pas* 
sa glia sac, e S,J, Commentarius^^omae 
typis s. congr, de propaganda fide 1 854* 
Ne rese dottamente ragguaglio la Civiltà 
cattolica, 2.* serie, t. 8, p. 69 e Soi', né 
poteva giungere in miglior tempo questa 
nobilissima lucubrazione, per l'ardore u- 
ni versale con cui tutto il popolo cristia- 
no aspettava dalla voce del Vicario di 
Cristo annoverata tra'dogmi di nostra fe- 
de la pia e universale credenza: Che so- 
la fra tutti i figli d'Adamo andasse la Ver- 
gine esente da qualunque macchia d'ori^ 
gine. La virtuosa moderazione adopera- 
ta dalla saggia e sapiente Civiltà cattoli- 
ca, nell'esposizione delle cose trattate nel- 
l'aureo Commentario ^ fu compensata dai 
giornali più accreditati d'Italia, Germa- 
nia cFrauciai i quali giustamente fregia- 



TEA 59 

rooo dé'meritati encomii il dottissimo p. 
Passaglia , che tuttavìa la Civiltà ben a 
ragione paragonò all'altro illustre confra- 
tello il p. Diouigio Petavio , il cui nome 
è elogio. Però gli Annali delle scienze re- 
ligiose, nel t, 1 2, p. 2491 pubblicarono gli 
elogi e la disamina del sapiente prof. Pao* 
lo Mazio, il quale con ampia erudizione, 
dichiarate le sopreminenti prerogati ve di 
Maria irraggiata dal sole di giustizia, l'an-* 
tico e costante suo culto, in varie forme 
e modi professato teneramente da'fede* 
li, per quello del suo Concepimento ri- 
cordala propensione di votissi ma verso di 
essa di 34 Papi, e specialmente quella di 
Gregorio XVI,nel cui pontificato eminen- 
temente si aumentarono i suflTragi a fa- 
vore del pio mistero, per quella venera* 
zinne ch'egli ne professa va, e pel culto che 
aumentò notevolmente; imitato dal re* 
gnante successore Pio IX, il quale non 
preterì sollecitudine operosa e acceso ze- 
lo nel propugnar la causa dell'lmmaco^ 
la to Concepi mento del la celestiale Madre, 
che ha la potenza del comando pari alla 
benignità dell'afTetto. Rileva quindi, che 
uno degli amplissimi fruiti dell'operosa 
sollecitudine di Pio IX e tra gli altri l'o- 
pera del p. Passaglia, la cui dottrina sin- 
golare ne'più riposti penetrali delle disci- 
pline teologiche, pregiandosi degnamen* 
te dal Papa, lo prescelse a fu* parte del- 
la commissione istituita per l'immacola-» 
ta Concezione, l'eccitò colla voce aposto- 
lica a imprendere l'ardua trattazione, gli 
fornì gli aiuti opportuni o necessari alla' 
nobilissima impresa, ed a sue propriespe-' 
se fece stampa re la grande opera con cdr« 
ta salda e durabile, con bellezza e novi-r 
tu di caratteri, anche siriaci, coptici e a- 
rabici, con magnificenza veramente pon- 
tificia, e ne riceve la dedica. Crede inol» 
tre, che la pubblicazione di quest'opera 
segnali un avvenire notevole nella Chie- 
sa, come un esempio vivo di progresso nel 
metodo e nella severità a cui un intellet- 
to profondo e sicuro, educato alla scuola 
delie Scritture, de' Padri e de'monumen- 



6o TEA 

ti ecclesiastici, pub pervenire nell'estri n« 
seca dimostrazione del preziosissimo mi- 
stero. Frattanto il Papa io dolce espetta- 
tiva a oda vasi consolando per le risposte 
cliegli giungevano da'vescovi dell'univer* 
80 cattolico, le quali con gioia non solo 
ansiosamente confermarono di nuovo la 
singoiar pietà e mente sì propria che del 
clero e de' fedeli verso T Immacolata Con - 
cezione,ma gli domanda vano ancora qua- 
si con voto unanime che l' Immacolato 
Poncepi mento della Vergine col supremo 
suo giudizio autorevolmente si definisse. 
Nelle risposte venute da tutte le parti del 
mondo» iion vi fu lingua, popolo, tribù o 
nazione che non vi fosse rappresentata,ed 
in i^ volumi furono stampate in Roma 
dalla Stamperia della Civiltà cattolica. 
Questa vl^ Cenni storici riferisce che al- 
le poutifìcie domande risposero ben 54o 
vescovi, di quanti piil o meno si compo- 
ne in atto l'episcopato cattolico ; e le lo- 
ro risposte resteranno a' posteri monu- 
mento eternodell'unità di spirito che in- 
forma e regge la Chiesa, ed alla Regina 
del cielo immacolata non perituro serto di 
glorìa intrecciatole ad immortale orna- 
mento dal più concorde ossequio di cui 
possano i fedeli onorarla. Tutti i vesco- 
vi risposero tenere essi co'loro cleri e ple- 
bi unanime credenza TlmmacolatoCon- 
•cepimeuto. Similmente quanto alla pos- 
sibilità d'una definizione, tutti, tranne 
pochissimi e forse 5, in un medesimo sen- 
timento risposero credere essi per certo 
che possa aver luogo un giudizio defini- 
tivo dogmatico. Soli 3o o pochi altri più, 
mostrarono di dubitare non forse tal de- 
iinizione possa venire inopportuna a'tem- 
pi presenti, specialmente in que'paesi ove 
icatlolici hanno guerra da presso co'pro- 
testunti. Però 5oo e più risposero concor- 
demente, che la definizione solenne del- 
l' Immacolata Concezione era opportu- 
nissima in tutti i tempi e specialmente in 
quelli che corrono, e che le loro greggi la 
chiedevano e aspettavano con impazien- 
te desio. Niun altro dogma peravventu- 



TEA 

ra, prima che fosse definito in forma so- 
lenne, fu mai confessato con sì unanime 
accordo da tutta la Chiesa docente insie- 
me e discente. Del pari il Papa si ralle- 
grò quando le due sunnominate e specia- 
li congregazioni de'cardinali e de'teologi, 
aventi a presidente il cardinalPornarì,per 
senno e dottrina chiarissimo, con eguale 
ardente brama e premura, dooo un dili- 
gente esame, richiese con mirabile unità 
la definizione, e di non ritardare il tan- 
to aspettato decreto più oltre dell'annua- 
le festa dell'Immacolata Concezione nel 
i854* Quindi il Papa implorò con pub* 
bliche e private preghiere i lumi del Si- 
gnore a favorire causa sì bella. A tale ef- 
fetto nell'enciclica Apostolicae nostrac 
caritatissollicitiidine,òe\ i ."agosto 1 854, 
pubblicata nel t. i3, p. 96» degli ninnali 
delle scienze religiose, nuovamente ec- 
citò l'episcopato cattolico a fervorose o- 
razioni, acciò lo Spirito santo illuminasse 
la sua mente per procedere quanto pri- 
ma alla definizione dell'Immacolata Con- 
cezione, per maggior gloria di Dio e del- 
la ss. Vergine. Indi disposte le cose per 
l'effettuazione del grande atto, il Papa in- 
vitò un copioso numero di cardinali, ar- 
civescovi e vescovi a recarsi in Roma, an- 
che dalle più rimote regioni, per assiste- 
re e crescere pompa alla solennità della 
proclamazione del decreto dogmatico , 
nella festività della stessalramacolataCon- 
cezione agli 8 dicembre. Indi, come avea 
intimato a'cattotici di tutto il mondo, il 
Papaa'^4^(^ol^^*6 fece pubblicare dal car- 
dinal Patrizi vicario di Roma, l'invitò sa- 
gro per pubbliche e fèrvide preghiere, ac- 
ciò il divino Spirito illuminasse la sua 
mente , per stabilire e decidere intorno 
l'Immacolata Concezione della ss. Vergi- 
ne, quello che tornar più potesse alla mag- 
gior gloria di Dio; intimando un giubileo 
da durare 3 mesi e da incominciarsi in 
Roma il I .°novembre,con indulgenza ple- 
naria applicabile ancora alle anime del 
purgatorio. Sull'invito e venuta in Roma 
di detti pretati, si legge nel t S^p. 3a6 



TEA 

della Civiltà cattolica de' a novembre ^ 
che il Papa veouto nella rìsoluziooe di ac* 
condiscendere finalmente al volo unani- 
me de'paslori e de'fedeli, col pronuncia- 
re solennemente la sua apostolica Poten- 
za intorno all' Immacolata G)ncezione, 
perder maggior pompa e splendore a que- 
sta tanto aspettata solennità, a vea invitato 
in Roma pei novembre non solo più ve- 
scovi degli stati romani, ma più allt4 an* 
core di tutto Torbe cattolico. Se la mal- 
vagità de'tempi, e gli urgenti bisogni di 
molte diocesi che troppo avrebbero soffer- 
to dell'assenza de'loro pastori, non l'aves- 
sero impeditOyilPapa avrebbe certamente 
fatto invito speciale a tutti e a ciascuno 
de'éuoi venerabili fratelli nell'episcopato; 
ma non potendo appagare di tanto i suoi 
desiderii,egli volle che almeno s'invitas- 
sero nominatamente per mezzo de' suoi 
nunzi due o tre vescovi di ciascuna nazio- 
ne, i quaK senza grave disagio potessero 
unirsi intorno al suo trono, e rappresen- 
tarla chiesa univei^sak ossequiosa e plau- 
dente air oracolo cotanto desiderato del 
supremo Gerarca. Erasi quindi certi, che 
oltre i vescovi invitati, gran numero d'al- 
tri pastori cui la soverchia lontananza, o 
le necessità delle loro chiese o altro grave 
ostacolo non impedisse il viaggio, sarebbe* 
ro venuti spontanei ad associarsi in que- 
st'augusta solennità a'Ioro venerandi con- 
fratelli,secondando il pontificio desiderio, 
a cui la loro venuta sarebbe riuscita di 
sommo gradimento, m Anzi parecchi ve- 
scovi già sono arrivati, e altri molti stanno 
sul giungere. Roma esulta d'accogliere nel 
suo seno questa non Conciliare né Sinoda- 
le, ma però sempre augusta e veneranda 
assemblea di sagri pastori, ed in essa il fio- 
re della virtù, della sapienza e del sacer- 
dozio cattolico adunatosi da tutte le par- 
ti del mondo per applaudire alla voce del 
sommo Pontefice e rendere alla gran Ma- 
dre di Dina nome di tutta la chiesa mi- 
litante in terra un nuovo e solennissimo 
tributo d'amore e di gloi'ia". Avvicinan- 
dosi il gran glorilo^ i vescovi d'ogni par- 



TEA 6i 

te recandosi all' alma Roma, non man- 
carono giornalastri e libelli, ì quali non 
potendo frastornare la definizione del 
dogma, si sforzarono almeno con sofismi 
e con sarcasmi d' intorbidare e confon- 
dere r animo degl' idioti e de' semplici. 
Molti di tali scritti non meritarono se non 
disprezzo, uno solo alla Civiltà cattali^ 
ca sembrò richiedere diretta confututio- 
ne, perchè pretendeva di far simulata 
mostra di procedere con calma e con ap- 
parato di dottrina e di erudizione, reci- 
molando di qua e di là quanto finora gli 
oppugnatori dell' Immacolato Concepi- 
mento di Maria scrissero ne'tempi anda- 
ti. Tale anonimo scritto ha questo tito- 
lo: Proposta é£ alcune difficoltà che si 
oppongono alla definizione dogmatica 
dell' Immacolata Concezione della B, 
Vergine Maria ^ Torino tipografia del 
Progresso 1 854* La benemerita Civiltà, 
colla solita sua robusta dottrina lo con- 
futò nel t. 8, p. 533, e qualificò lavoro 
d'un astuto giansenista^ il quale si finge 
cattolico per poter a fidanza uccellare i 
semplici co'suoi sofismi; ma che alla fine 
non sapendo più mantener la maschera 
sul viso, venne contro sua voglia a mani- 
festarsi per quel che è, ed anteponendo 
il proprio giudizio al giudizio di tutto il 
senno cattolico! Già perula zelante Civil- 
tà cattolica nello slesso volume e nelle 
precedenti p. 353 e 48 1 , ci a vea dato due 
sapienti ed eruditi, pii e morali trattati. 
Sono intitolati: \\i!^Defim7Àonedomma- 
tica sopra V Immacolato Concepimento 
di Maria ss.; il 2.** // Domma e la Ci^ 
viltà. Divise il primo in 3 capi: i.^ln che 
consiste il domma dell'Immacolato Con- 
cepimento di Maria. 2.*^ La Chiesa con 
questa definizione non crea un nuovo 
domma, ma spiega e conferma un'antica 
credenza.3.^ Quali sensi si destino in un'a* 
nima fedele. Divise il secondo in 4 capi: 
i.^ Dell'importanza e fecondità del dom- 
ma dell'lmmacolatoCoucepimentodlMa- 
ria. 2.** Come per questo domma venga 
ristaurato il principio dell'autorità socia- 



62 TEA 

le» 3.^ Come dnl medesimo domma ven- 
gano ristaurati i principiì sovrani delle 
scienze naturali e divine. 4*° Come per 
questa medesimo definizione si ravvivi a- 
gti uomini il concetto e Tamore delia giu- 
stizia. Questo capo termina colla commo- 
vente esclamazione, m A te mi rivolgo, o 
Chiesa di Dio, madre de' popoli, tutela 
della società, luce della scienza, custode 
e vindice della morale. La tua sapienza e 
come quella di Dio, e la provvidenza tua 
topravanza i nostri corti intendimenti. 
La ragione dell'uomo agitata da insana 
febÌ3re d'orgoglio tentò riformare il mon^ 
do, ed il mondo ritorna al caos primiti- 
iFo. Si levò contro di te e usurpò le tue pre- 
rogative; ma breve fu il suo trionfo e do- 
loroso il disinganno. Le sue dottrine frut- 
tarono il dubbio,e le sue leggi seminaro- 
no la discordia. Tu sola hai parole di vi- 
ta ebalsamo alle ferite mortali. I tuoi de* 
ci'eti sono follie a'ciechi superbi, ma l'u- 
mile investigatore vi scuopre il Oore del- 
la sapienza. Suoni dunque la tua voce,suo- 
ìii alta, solenne, poderosissima: l'ascolti- 
no i tuoi figli come la voce del cielo. I pa- 
stori la ri pelino alle loro greggi, i padri 
a'Hgli, le presenti generazioni alleavve-' 
nire, e. l'Immacolato Concepimento della 
gran Madre di Dio per te sancito sia co- 
me stella che dopo tempestosa notte an- 
nunzia a'navignnti ornai vicino il giorno". 
Dipoi la Cwiltà cattolìcayCosiaatemen' 
te coerente al suo salutare e sublime pro- 
ponimento, da taluni perciò avversato, 
profittando opportunamente e con saga- 
ce accorgimento d'ogni argomento per 
trarne saggiamente veritiere morali rifles- 
sioni e gravi avvertenze corrispondenti, 
nel 1.9, p. 279, vi comprese l'inleressan- 
•tearticulo: U Assemblea cattolica e leAs» 
semhlee eterodosse j ultimi cenni intorno 
•alla definizione dell'Immacolata Con* 
sezione. Dopo a vere impugnato il Cimen» 
tOy giornale di Torino, per avere assun- 
to il patrocinio d' un libercolo inteso a 
combattere la vicina definizione di fede, 
«Ila quale tosto 200 milioni di cattolici 



TEA. 

s'inchinarono con giubilo e tripudio, ri- 
leva il mirabile accordo dell' episcopato 
cattolico, che ne* suddetti 12 volumi di 
lettere manifestò il suo uniforme e pie- 
no assenso, e nelle quali tutto è armonìa 
di pensieri, di affetti, di tradizioni aposto- 
liche, di di vota ubbidienza, di fede iute- 
merata; spettacolo sovraumano, che non 
si può a meno esclamare essere qui il di- 
to di Dio* Ammirando i viaggi intrapre- 
si da' vescovi, i quali si mossero fino dai 
lidi estremi dell'Atlantico e del Pacifico, 
da'ghiacci dell'Artico e da' caldi dell'E- 
quatore , siccome avidi d'ascoltare dal 
sommo Pontefice qual esser debba quin- 
di innanzi la loro credenza* Che giunti iu 
Roma i venerandi prelati,dierono stupen- 
do saggio di senno cattolico, dopo alcune 
prudenti dubbiezze e discussioni, di re- 
pente ogni voce fu concorde e unanime, 
e nell' unità de' loro concenti armonici, 
dipoi maestosamente l'oracolo del succes- 
sore di s. Pietro ripetè il dogma che da 
18 secoli echeggia su tutte le generazio- 
ni: Maria fu concepita senza macchia* 
Termina col vitale confronto di quest'au- 
la così tranquilla, sì veridica, sì libera, sì 
venerabile, co' clamori dei parlamenti e 
dell'assemblee costituzionali; onde tra i 
due consessi, facile è il compi*endere do- 
ve stia la vera fonte delle leggi , il vero 
principiodetl'uuità e felicità sociale. I car- 
dinali, gli arcivescovi, i vescovi da tutte 
le parti venuti in Roma , uniti a quelli 
che vi risiedono nel pa lazzo Vaticano,d'or- 
dine del Papa tennero varie congregazio- 
ni riguardanti la definizione dell'Imma- 
colato Concepimento di Maria, presiedu- 
ti nel pontificio nome da'cardinali Bru- 
uelli, Caterini e Santucci. Commovente 
e edificante fu il concorde consentimen- 
to, sigillato da spontanee e tenere lagri- 
me di divozione, per vedere ormai la B. 
Vergine rifulgere di quest'altra corona di 
gloria. Leggo ne'iodati Cenni storici del- 
la Civiltà cattolica: n Or mentre ne'sogri 
templi di Roma con l'assidua predicazio- 
ne della parola di Dio e cui tuiuisieru di 



TEA 

riconciliazione si dìsponeta il popolo fe- 
dele a celebrar degnamente la solennità 
sospirata, piacque al Santo Padre che tut- 
ti i vescovi si adunassero a conferenza, e 
si comunicasse ad essi ii progetto del de- 
creto apostolico, affincliè ne prendessero 
conoscenza, e proponendo le loro osser- 
vazioni o difficoltà ne udissero le conve« 
nienti risposte. Nelle quali adunanze si 
mostrò ne'dottori del popolo cristiano ta« 
le conformità di giudizio e tale unione di 
spirito e d'affetto col supremo loro Capo 
e Pastore uni versale, che non poterono es- 
si medesimi non lagrima re di tenerezza 
e di gioia al commovente spettacolo che 
tutti ad ognuno rappresentavano'Ml Pa- 
pa di tuttociò lietisbimo, il i.^ dicembre 
convocò il concistoro de'cardinali, e pro- 
nunziò l'allocuzione: Inter graves multi' 
plicesque angustiasi colla quale dichiarò 
al sagro collegio, che fra le angustie da 
cui era afflitto, provava inesprimibile leti« 
zia per vedere avvicinarsi quei giorno in 
cui avrebbe decretato l'Immacolato Con- 
cepimento di Maria, per la quale defini- 
zione tante domande erano state fólte ai 
suoi predecessori, e per ultimoall'imme- 
dialo Gregorio XVI, e quindi a lui stesso; 
il perchè avea indirizzato all' episcopato 
l'enciclica de*2 febbraio 1849» e istituito 
in Roma le due congregazioni per esami- 
nare l'argomento, e da tutti avere ricevu- 
ti voti e sentenze favorevoli alia definizio- 
ne, e il tutto ad ogni cardinale comuni- 
cato. Perciò rivolto a'caidinali gl'interro- 
gò: Placet ne igitur Pohis, ut dogmati' 
rum de Immaculata B, Virginis Marìae 
Conceptione profcreamus derretunì?}ìa- 
bitis omnibus suffragiis Pontifex haeca- 
diecìt. Contento Pio IX dell'uniforme suf- 
fragio eziandio del sagro collegio , dichia- 
rò che nel venerdì del corrente 8 dicem- 
bre 1 854» giorno in cui 1^ chiesa univer- 
sale celebra la festa della gloriosissima 
Concezione della Vergine, avrebbe pro- 
nunziato il decreto con solenne rito e pom- 
pa nella basilica Vaticana. Indi il cardi- 
nal vicario ordinò per i)arte del Papa, che 



TEA 63 

incominciando da'3 dicembre successiva- 
mente si esponessero sugli altari, e vi re* 
stassero per 3 giorni consecutivi alla pub- 
blica adorazione le seguenti insigni reli- 
quie. JVella basilica Vaticana quelle del 
Polto santo, della s. Lancia y e della ss. 
Croce (della quale esposizione non si co- 
nosce altro esempio); nellaLil>eriana quel- 
le della Culla del Presepio di Gesù Cri- 
sto; nella Sessoriana quelle della ss. Cro- 
ce e il suo Titolo, e coutemporaneamen- 
te neirEudossiana quelle delle Catene di 
s, Pietro, 11 Papa accordò indulgenza pie* 
naria a chiunque per una volta l' avesse 
visi late. Le consuete novene per la ss.Con- 
cezione,per volere pontifìcio, in moltissi- 
me chiese si celebrarono con prediche dì 
missioni e con istruzioni al popolo. Nello 
stesso giorno 3 dicembre ricorrendola 1/ 
domenica dell'avvento, stante il numero 
straordinario di cardinali, arcivescovi e 
vescovi che trovavansi in Roma per assi* 
stere alla straordinaria festività e defìni* 
zinne dell'Immacolata Concezione, il Pa« 
pa comandò che la cappella pa fM le %ì te* 
nesso nella basilica Vaticana, ovesuiral* 
tare pontifìcio si espose il ss. Sagramen- 
lo in forma di Quarant'orc, Nel giorno 
precedente il cardinal vicario avea pub- 
blicato la notificazione, colla quale e con 
religioso giubilo e splendide parole an- 
nunziò a'rnmani che l'universa le piissima 
credenza dell'Immacolato Concepimento 
di Maria Vergine, finalmente era per de- 
finirsi dal Papa Pio IX, dogma di fede, 
nel prossimo venerdì sagro al suo singo- 
iar privilegio. Che con l'augusto decreto 
ci additerà laChiesa una preziosa g«mma 
che già ornava il diadema di Maria; e co- 
me in aJtri tempi avea con infallibile au- 
torità discoperte ed esposte al lume di fé- 
dee la sua divina Maternità, e la sua per- 
petua einviolabile Verginità, e la sua Im- 
peccabilità, così in quel giorno faustissi- 
mo porrà in chiaro quello di sua Imma- 
colataConcezione,checoiranzidetto mira- 
bilmente collegasi e divinamente risplen- 
de. Che il Vicario di Cristo dopo lunghe 



64 TEA 

e generali preghiere, dopo mature con- 
sultazioni, finalmente slabilirà sulla cat* 
tedra di verità contenersi l'enunciato pri- 
irilegio del ri mmacolatoG)ncepi mento nel 
deposito della divina rivelazione. Che la 
Chiesa nel proferire i suoi infallibili ora- 
coli sopra alcuni punti, non istabiiisce a 
suo piacimento o taluni nuovi articoli di 
fede, ma solo dichiara contenersi quella 
o quell'altra verità nella divina rivelazio- 
ne.» La fede della Chiesa è stata sempre 
una, ed una é stata sempre la sua dottri- 
na, la quale tutta si appoggia in questa Ri' 
relazione divina contenuta nella s. Scrit- 
tura e nella divina Tradizione, Di que- 
sto venerando deposito è stata sempre la 
chiesa cattolica apostolica romana inte- 
merata custode, fedele e infallibile inter- 
prete. Quando dunque l'augusto Capo vi- 
sibile della Chiesa, in cui vive e vivrà sem- 
pre il ministei*o di Pietro,si accinge a de- 
cretare su qualche punto, non introduce 
nuove dottrine o estranee a quel sagro de- 
posito, ma solo ne dichiara il senso legit- 
timo e le verità contenutevi. Elssendo poi 
la Chiesa fornita e assistita da lumi cele- 
stiali, e vivente séknpre dello spirito del suo 
divin Fondatore, che giammai non l'ab- 
bandona, come non ha potuto mai erra- 
re in ammettere una verità che tale non 
sia, COSI ha potuto e potrà sempre infal- 
libilmente dichiarare ciò che veramente 
si contiene nel deposito della rivelazione. 
Quindi la decisione dell'immacolata Con- 
cezione di Maria non solo non presenta 
alcuna novità , ma solamente conferma 
ciò che s'è sempre creduto dalla Chiesa. 
Però un siffiitto privilegio fino a questo 
tempo non era certo per fede. Impercioc- 
ché non ogni verità, ancorché chiaramen- 
te contenuta nella rivelazione, é articolo 
di fede: ma allora soloé tale quando l'ab- 
bia espressamente definito la Chiesa, ed 
allora é eretico e si mette fuori dell'ovi- 
le di Gesù Cristo chi credesse o parlasse 
diversamente. Ora ecco il gran punto, e 
ne siaifb eterne lodi al Signore. Dopo pro- 
mulgato il desiderato deuetOi sarà fede 



TEA 

che Maria non ha peccato in Adamo: sa- 
rà fède che questa gran Vergine non sia 
stata mai neppure per un istante sotto il 
potere. del demonio: sarà fede che pe'me- 
rìti di Gesù Cristo la sua beli' anima fu 
preservata dalla colpa di origine, e prima 
che informasse il benedetto suo corpo fu 
santificata da Dio, e ricolma di tutte le 
grazie, di tutti i doni, di tutti i favori che 
convenivano a quella eletta Signora, che 
dovea essere la vera Madre di Dio. Do- 
po ciò chi potrà ridire i beni ed i vantag- 
gi che da questo avvenimento felicissimo 
deriveranno, che già ha potuto richiama- 
re! voti, l'attenzione ed il concorso d'u« 
na gran parte dell'episcopato cattolico alla 
cattedra dis. Pietro? Oh come infatti glo- 
riosa ci si mostra la Chiesa augustissima! 
Come risplende la sua unità, dote sua fon- 
damentale! Come apparisce bella la sua 
gerarchia stabilitavi divinamente daGesii 
Cristo! Ah non può non essere che un fat- 
to tale non conforti i cuori de'fedeli, che 
mirabilmente non li rassodi ne'princìpii 
di sana, di unica, di divina credenza ! " 
Quindi il cardinal vicario apre ogni cuo- 
re a fiduciose speranze che voglia Idd io 
usare di sue particolari misericordie, con 
ravvivare sempre più la fede e la santi- 
tà ne'figli delta Chiesa, e con illuminare 
coloro che siedono nelle tenebre e nel- 
l'ombra di morte, aflinchè umiliali e pen- 
titi tornino al suo seno. E che la ss. Ver- 
gine che riceve dalla chiesa militante sif- 
fatto onore , darà solenni mostre di sua 
potente intercessione, a vantaggio del po- 
polo cristiano. Acciò ciascuno si dispones- 
seconogni culto di religione ad una festa 
sì memoranda, notificò avere il Papa pre- 
scritto, nel di precedente di detto anno 
soltanto, l'osservanza della vigilia con 
digiuno e cibi di magro. Che nel giorno 
poi della festa ilPapa permetteva in tal an- 
no che si mangiasse la carne e qualunque 
altro cibo, e dispensava dal digiuno che 
doveasi osservare Come venerdì dell'av- 
vento. Che inoltre il Papa accordava in- 
dulgenza plenaria a lutti i fedelii i quali 



TEA 

confessati e comunicati eoo sentimenti di 
pietà e religione assisteranno alla ine&sa 
solenne pontificale, che avrebbe celebra- 
to nella basilica Vaticana, nella quale sì 
promulgava il sospirato decreto. Prescris* 
se, che appena pubblicato e al segnale dei 
ca nnone diCastel s.Angelo,si suonassero a 
fèsta per un'ora tutte le campane diBoma; 
ed invitò i romani a dar pure segni ester^- 
ni di gioia e luminarie, in dimostrazione 
di di voto tripudio alla ss. Vergine. A'6 
dicembre il Papa si recò a visitare le ss. 
Reliquie nella basilica Vaticana, e cele- 
brandovi la messa comunicò 4oo e pia 
membri della conferenza- romana di's. 
Vincenzo de Paoli (V.), fra 'quali il pre- 
sidente e vice-presidente di quella di Pa- 
rigi, oltre a moltissimi forestieri di varie 
nazioni, e affidò alla medesima conferen- 
za scudi 25oo di suo peculio, perchè di 
pane e catiie provvedessero i poveri di 
Kom a nel' giorno della grande solennità 
della Vergine Immacolata, che vado a de- 
scrivere, anco coi pubblicato dal Giorna* 
le cURoma^ in caratteri turchini e rossi: 
La Festa dell'immacolata Concezione 
di Maria Vergine in Roma li 8 dicembre 
]854* Prima però,qui ad onore deVoma- 
ui miei concittadini e della singolare loro 
divozione verso la ss. Vergine, mi piace ri- 
cordare quale attestato costante e solenne 
della medesima il gran numero di chiese 
che edificarono al suoculto.Dappoiché63 
ne esistevano quando il Panciroli, che le 
descrisse, pubblicò nel 1 600 i Tesori na^ 
scostijeKìhhy ne noverò 7 r nella descri- 
zionedi Romanci 1 838^ comprese quelle 
della ss. Concezione delle benedettine di 
Campo Marzo, le chiese di s. Maria in Via 
Lata, di s. Maria in Trìvio, ora della con* 
gregazione del preziosissimo Sangue, co* 
me rimarcai nel voi. LXIX, p. 28, della 
ss. Concezione òecappuccinif e della ss« 
Concezione óMe francescane sepolte vi* 
ve, la qual chiesa e monastero situati nel 
rione Monti, diérono il nome all'adiacen- 
te via della ss. Concezione ; ed a Guardia 
Stizzeba pontificiA| in fine deli'artioo*- 

VOL. LXXIII. 



TEA 65 

lo, riparlai dell'antichissima chiesa di s* 
Maria in Campo santo de' teutonici, la 
quale è sagra al ss. Salvatore e ull'imma- 
colata ConcezionCé Delle chiese in Roma 
sagre alla B. Vergine, credo d'averne de- 
scritte un numero maggiore all'indicato^ 
e lo si vedrà nell'indice, alle quali si deb- 
bono aggiungere le tante cappelle o ora- 
torii in di lei onore innalzati, oltre le sa- 
gre edicole erette nelle mura esterne de' 
palazzi e altre fabbriche per le Strade di 
Roma [V). 

Isella mattina del memorabile Tener "• 
di, giorno il più fausto e glorioso del no- 
stro famoso secolo,epoca desiderata da se- 
coli, e dalla gran Roma più ansiosamen- 
te di qualunque altra città, siccome som-^ 
mamente divota di Maria, fio dalle prime 
ore mostrossi tutta quanta in movimen-*- 
to, e cominciò a dar segni d'esultanza, per 
la nuova gloria colla quale era impaziente 
di venerarla, accorrendo l'imraeusa mol- 
titudine nella basilica di s. Pietro per as- 
sistere al solenne avvenimento. Nella cap« 
pella Sistina del Vaticano, a seconda del- 
l'intimazione stampata e precedentemen- 
te distribuita da'cursori pontificii, si adu- 
narono i cardinali in vesti rosse, dopo a* 
ver assunto gli abiti sagri bianchi secon- 
do l'ordine loro e colle mitre di dama-» 
soo,nella sala regia; ove si vestirono de'pi* 
TÌali bianchine delle mitre semplici di li- 
no gli arcivescovi e vescovi; i prelati a cui 
spetta indossarono le cotte sui rocchettii 
gli altri le cappe: in una parola v'inter- 
vennero tutti quelli che hanno luogo ne* 
pontificali! colle loro Testi e insegne, in*» 
elusivamente agli abbati mitrati, a'peni« 
tenzieri Vaticani, ed al suddiacono e dia* 
cono greci. Il sommo Pontefice Pio IX nel* 
Ja camera de' paramenti indossati gli ahi* 
ti pontificali) si recò nella cappella^ e do* 
pò intuonata l'antifona Sancta Mariani 
pontificii cantori incominciarono il canto 
delle litanie de'santi,ed al versetto San* 
età Maria, incominciò a defilare la pro^ 
cessione per la sala e scala regia, e pel por- 
tico delia basilica Vaticana in questa eiH 

5 



66 TEA 

ti'òyla quale con singolar caso tosto si riem- 
pì interamente. Il Papa incedendo in se- 
dia gestatoria sotto il baldacchino, dopo 
aver adorato il ss. Sagramento, passò nel- 
lo stesso modo all'altare papale, e dal tro- 
no posto dalla parte dell'epistola ammise 
aìViibbidienza i cardinali, gli arcivescovi 
évescoviji penitenzieri.Intuonata e detta 
t'ora di terza, il Papa deposti la mitra e 
il piviale, prese gli abiti pontificali per la 
messa, ed a questa die principio. Dopo il 
cantodell'evangelo in latino e poi in greco, 
il cardinal Macchi decano del sagro col- 
legio, unitamente a' decani degli arcive- 
scovi e de' vescovi presenti alla grande ce- 
l'emonia, cioè mg/ Luigi M.* Gardeili ar- 
civescovo d'Acrida e mg.' Nicola Laudi- 
8Ìo vescovo di Policastro presenti in cu- 
ria, non che dell'arcivescovo di rito gre- 
co e dell'arcivescovo di rito armeno quali 
rappresentanti la chiesa orientale, vale a 
dire mg.*^ Stefano Missir arcivescovo d'I- 
renopoli e mg.' Eduardo HurmuE arci- 
irescovo di Sirace, presentossi appiedi del 
trono e rivolse in lingua latina al supre- 
mo Gerarca queste parole. »« Ciò che da 
lungo tempo, o Beatissimo Padre, arden- 
' temente desidera e con pieni voti doman* 
da la Chiesa cattolica, cioè che sia dell- 
nito dui vostro supremo e infallìbile giu- 
dizio V Immacolato Concepimento della 
ss. Vergine Maria, Madre di Dio, on- 
de accrescerne la lode, la gh)ria e la vene- 
razione, noi a nome del sagro collegio de' 
cardinali, de' vescovi dell'orbe cattolico 
e di tutti i fedeli, umilmente e somma- 
mente chiediamo, che in questa solenni- 
tà della Concezione della Beatissima V^er- 
gine, siano compiuti i.voti comuni. Per 
cui a mezzo l'augusta azione dell'incruen* 
to Sagrifizio, in questo tempio sagro al 
Principe degli Apostoli, e in cosi solenne 
adunanza dell'amplissimo senato, di ve- 
scovi e di popolo, degnatevi, o Beatissi- 
mo Padre, di alzare la voce vostra apo- 
stolica e pronunciare il dogmatico decre- 
to àtW* Immacolata Concezione di Ma- 
ria, pel quale sarà v vi gaudio in cielo, e 



TEA 

sommamente esulterà il mondo."A que- 
ste parole rispose il Papa, che volentieri 
accoglieva la preghiera del sagro colle- 
gio, dell'episcopato e de' fedeli , e che per 
esaudirla e prima di proferire 1' irrefor- 
mablle giudizio, era necessario invocare 
l'aiuto dello Spirito santo: onde fu iutuo- 
natoli Veni Creator *SJoi>/7m^.E quest'in- 
no improvvisamente udissi cantare non 
solo da' cantori della cappella pontificia, 
ma da tutto il popolo accorso in tanta mo 1- 
tiludine.Ognuno animato dalla fede la pili 
ardente e dall'amore verso di NostraDon- 
na, cui tutte le genti chiamano beata e 
benedetta, invocava da Dio lume al suo 
Vicario vicino a pronunziare dalla catte- 
dra di s. Pietro una sentenza, a cui rive- 
renti tutti i fedeli cattolici per quanto di- 
stanti per luoghi, e diversi per leggi, per 
lingua e per costumi, avrebbero imme- 
diatamente chinata la fronte. Dopo il can- 
to dell' inno Sua Santità in mezzo a un 
p'rofondo e ossequioso silenzio lesse ad al- 
ta voce il decreto, e con tale commozio- 
ne e ineflabile affetto, che spesso ne do- 
\ette per istanti tenere sospesa la lettu- 
ra; e col Pontefice era commosso e pene- 
trato di tenera divozione chiunque assi- 
steva a quel sublime atto. Nel decreto il 
Som moPontefice solennemente e formal- 
mente definì: w Essere domma di fede, 
die la Beatissima Vergine Maria nel 
primo istante della sua Concezione^ per 
singoiar privilegio e grazia di Dio^ in 
virtìi de' meriti di Gesù Cristo, Salva- 
iore delVuman genere,fupreservata im- 
mune da ogni macchia della colpa ori- 
ginale'* Letto il decreto, il cardinal de- 
cano ritornò a'piedi del trono co'suddet- 
ti decani degli arcivescovi e vescovi lati- 
ni, e degli arcivescovi greco e armeno, po- 
sto latori della nuova gloria di Maria Ver- 
gine, ringraziando il Santo Padre di ave- 
re colla sua apostolica autorità definito il 
dogma dell' Immacolata Concezione, e 
pregandolo a volersi degnare di rendere 
pubblica la l>olla intorno a questa dog- 
matica definizione^ con quelle parole ri* 



TEA 

prodotte in latino dalla Civiltàcattolica, 
insieme alle altre di sopra riportate in i- 
taliano ealla definizione pontificia egual- 
mente nell'i Jioma latino, cioè nel t. 9,p. 
io4- In<)i presenlaronsi perciò i protono- 
tari apostolici partecipanti, e il promo- 
tore della fede fece istanza che fosse re- 
datto l'istromento di questo solenne atto. 
Il Papa die la sua annuenza, e il decano 
di detti protonotari disse che si sa'rehhe 
rogalo. Intanto il cannone di Castel s. An- 
gelo annunziò alla città la promulgazio- 
ne del decreto, e co'suoi ripetuti colpi pa- 
reva che volesse far giungere anche allon- 
tani un 81 grande avvenimento. Tutte le 
campane delle torri campanarie di Ro- 
ma cominciarono a suonare a festa, ed 
i cittadini inteneriti da pietà, e compre- 
si di santa letizia, sì dierono a ornare in 
segno di affettuosa esultanza le finestre 
e le loggie delle case con arazzi e dama- 
schi, ed a preparare universali lumina- 
rie e ogni altro segno di pubblico giubi- 
lo. Terminata la messa pontificale, al- 
la quale in distinte tribune assisterono la 
reale principessa di Sassonia, il corpo di- 
ploma tico,ruffizia li là dell'armata france- 
se,in luogo apposito il segretarioei consuU 
tori speciali della congregazione straordi- 
naria deirimmacolata Concezione, e in fi- 
ne tale moltitudine,il ripeto,che una mag* 
giore e sterminata da molli lustri non fu 
vista mai nel più vasto e piti sontuoso tem- 
pio del roondoy fu cantato il TcDeum in 
rendimento di'grazie alla ss. Trinità pel 
novello splendore accresciuto alla gloria 
diMarìa;innocbefualteraatocon univer- 
sale edificante commozione dal Papa u- 
nitamente in coro a'cardinali, agli arci- 
vescovi e vescovi, e dal popolo. Il Santo 
Padre poi in sedia gestatoria e preceduto 
dalla maestosa schiera di circa 200 mi- 
trati, portossi processionai mente alla cap- 
pella del coro del capitolo Vaticano (che 
descrissi a Chiesa m s. Pietro m Vati- 
CAifo), ed assistito da due canonici del me- 
desimo nel miiiistero di diacono e sud- 
diacooO|VÌ &ce la solenne coronazione eoo 



TEA Gj 

corona d'oro tempestata di pietre prezio- 
se, e che avea tolto dall'altare papale di 
8. Pietro, dell'immagine in mus}iico rap- 
presentante la ss. Concezione (con quel ri- 
to che descrissi a Coronazione delle sa- 
gre iMMAGi]!ri,e ne' voi. Xlf , p. 1 35, XVII, 
p. 289, descrivendo quella fatta da Gre- 
gorio XVI dell'insigne e antichissima im- 
magine di s. Mnria Maggiore), il cui di- 
pinto originale di Pietro Bianchi e com- 
pito dal Mancini sta nella Certosa di s. 
Maria degli Angeli. Imperocché, siccome 
la chiesa cattolica amò sempre di dare cor- 
po a'suoi dogmi ne'ritì venerabili del suo 
culto, rendendoli accessibili a' sensi ne' 
segni esteriori onde Pi -riveste; piacque al 
Papa che il glorioso serto ond'egli avea 
ornato colla solenne definizione l'augusta 
fronte dell'Immacolata Vergine Maria^ve- 
nisse significato ed espresso da una coro- 
na d'oro e di gemme, ed egli stesso volle 
cingere il capo deirimmagine della ss.Con- 
cezione che si venera nel più gran tem- 
pio del mondo nella cappella a lei dedi- 
cata, e nello stesso sitoove Sisto IV, tanto 
benemerito e propugnatore deiriraraaco- 
lato Concepimento, avea le costruito l'an- 
tica. Siccome tale coronazione il Papa l'e- 
segui dopo il pontificale, ed in questo non 
intervenendo il Diacoìio e Suddiacono 
(V.) della cappella pontificia, così gli fe- 
cero da diacono e suddiaconoi pretati Sal- 
vatore Nobili Viteileschi e Domenico Gi- 
raud ambedue canonici Vaticani. Mentre 
nella simile funzione eseguita da Grego- 
rio XVI nella basilica Liberiana ebbe ad 
assistenti il suddiacono della cappella pon- 
tificia mg." Pentì ni canonico della mede- 
sima, ed un altro suo collega, giusta il 
costume ricordato a Scddiacono^ e ciò 
perchè alla coronazione non precedette il 
pontificale del Papa. Indi ils.Padre recato- 
si alla cappella della Pietà per deporre gli 
abiti pontificali, accolse parole di caldis- 
simo ringraziamento dal p. Venanzio da 
Celano ministro generale de'minori osser- 
vanti e de'ri formati, per aver definito in- 
torno alla Concezione della ss. Vergine, 



68 TEA 

ciò che i francescani hanno sempre inse« 
gnato, e poscia si restituì nelle sue stan- 
ze. Precedentemente il Papa avea dichia- 
rato Kescovi assistenti al pontificio so- 
g^/io^tutli gli aixivescovie vescovi, inclusi- 
famente a'nominati de'rìti greco e arme- 
no, intervenuti alla sagra funzione. La di- 
sposizione si contiene nella ricordala in- 
timazione cursoraleoschedula.M Cum au- 
tera SanctissimusDominus Noster suis a- 
postolicis litteris in forma brevis die 29 da- 
tis vertentis mensis uovembris omues sa- 
crorum Antistitestantaesolemnilatiprae- 
sentes (qui nondum Pontificio Solio assi- 
stenles renunciati fuere) in Collegium i* 
dem cooptandosi et ftujusroodi honore de- 
corandosessecensueril;tum in eadem sup- 
plicatione ipsì Antistites itaincedant, ut 
servetur dumtaxat inter eos ordo dìgni- 
tatis A rcbiepìscopalis et £piscopalis,et ha- 
bita temporis ratione propriae cujusque 
promotionis. Ex bisce duodecim tantum 
antiquiores Archiepiscopi eidera Sanctis- 
8Ìmo Domino assislentiam praestent, re- 
liquì vero in subselliis sibì paratis, serva- 
to ut supra dignitatis et promotionis or- 
dine, locum teneant.'Tu veramente un 
maestoso e imponente spettacolo, in ve- 
dere il Sommo Pontefice circondato dal 
numeroso sagro collegio de'cardinali, fra' 
quali il patriarca di Lisbona, dagli arci- 
vescovi di Malines, Lione, Praga, Tole- 
do, Besancon, Reims, Westminster e di 
Strigonia, per non dire de' cardinali ar- 
civescovi e vescovi italiani: tutH i cardi- 
nali erano 54» ma il cardinal Siroonetti 
infermo non v'intervenne. Gli arcivesco- 
vi prelati furono /{1; i vescovi prelati i o i • 
Non vi noverai mg.'^Foscolo patriarca d'A- 
lessandria, e mg.' Tevoli arcivescovo d'A- 
tene siccome indisposti. Dalla stamperia 
camera le si pubblicarono: Elencluis Car* 
dinalium juxta ordinem suiim^necnon 
Patriarcharuni y Archiepiscoporum et 
Episcoporum secundum tempuspromo^ 
tionis in Urbe praesentium die xviiino* 
i»embrisiS5^ etc. Cardinales S. E. /?., 
Patriarchac, Archiepiscopi et Episcopi 



TEA 

in basilica Vaticana adstantes Pio IX 
Pont, Max, dogmaticam definitionem de 
Conceptione ImmaculataDciparae Vir* 
ginis Mariae pronuncianti inter Missa- 
rum solemnid die vili dccanhris an. 
1854. Non solamente il Giornale diRo» 
ma e la Civiltà cattolica riferirono l'ar- 
rivo progressivo in Roma de'card ina li, ar- 
civescovi e ve8covi,ma poi ne pubblicaro- 
no gli'elenchi secondo l'ordinedi loro crea- 
zione, cioè il I .^ nel n.^ de' 5 dicembre, la 
2.'nel quaderno de' 1 6 dicembre.Così tro- 
varonsi riuniti nel centro del cattolicismo 
ad onorare il singolare mistero della gran 
Vergine che forma la nostra speranza e 
il nosti'o rifugio nelle tempeste della vita, 
non meno i cardinali e 1' episcopato che 
hanno abitualmente residenza in Roma, 
che quasi tutti i cardinali e buona parte 
dell'episcopato, provenienti da ogni par- 
te del mondo;im perocché vi accorsero dal- 
le varie prò vincie d'Italia, dalle provincie 
dell'im pero d' A ustria,da Ila Baviera, dalla 
Prussia ed altri paesi della Germania,dal- 
laGrecia,dallaSvizzera, dalla Francia, dal 
Belgio, dall'Olanda, dalle Spagne e dal 
Portogallo,dairinghillerraedairh'ianda; 
e molti giunti attraverso l'Oceano dellaCi- 
na, dall'America e financo dall' Oceania 
per udire dal successore di s. Pietro la for- 
male definizione e con gioia annunziarla 
poi a'Ioro fedeli nel £ir ritorno alle proprie 
diocesi e vicariati apostolici; che la dot- 
tiina che insegna la B. Vergine essere pe' 
meriti del divin Figlio preservata dalla 
colpa originale dali.° istante di sua Con- 
cezione, è dottrina rivelata da Dio, e da 
credersi fermamente per fede da tutti i fi* 
gliuoli della chiesa cattolica. Inoltre que- 
sto complesso imponente della gerarchia 
ecclesiastica e di pastori di tutte le nazio- 
ni, nel di sagro alla fèsta della venuta nel- 
la Marca e in Loreto della s. Casa di Na- 
zareth, accrebbe maestà alla solenne con- 
sagrazione dell'augusto Tempio (V.) di 
s. Paolo, eseguita dal Papa colla coope- 
razione d' alcuno di essi; e vi assistero- 
no 5o cardinali, e i4o arcivescovi e ve- 



TEA 

seoTi» oltre gli altri prelati. Il Pontefice 
die decoroso e nobile ospizio a piti di 4o 
sagri pastori ne' palazzi del Quirinale , 
della Consultale della canonica di s. Pie* 
tro. Uno de'quali fu monsignor Gio. Bat- 
tista Douvier vescovo di Le Mans, che 
invitato dal Pontefice di recarsi ad assi- 
stere alla dogmatica definizione, giunto a 
Lione e ammalatosi, fu confortato con be* 
nignissiine lettere pontificie a non espor- 
si a'pericoli del viaggio, ma egli nel suo 
zelo volle progredirlo, e per intervenire 
al solenne atto dal Quirinale si fececon- 
durre in lettiga in s. Pietro. Tornato ai- 
Tappa rtamento assegnatogli dal Papa,peg- 
giorò neirinfermilà, e si recarono a con- 
fi>rtarlovari cardinali,ai*ci vescovi e vesco« 
vi, e lo stessòPontefice lo conkolò con visita 
e parole amorevoli. Soggiaciuto alla for- 
za del male, il Papa volle fargli a sue spe- 
se i funerali nella chiesa de'ss. XII Apo« 
steli, oe'quali pontificò mg.' Sibour ar- 
civescovo di Parigi, assistendovi il cardi- 
Bai de fionald arci vescovo di Lione,ove Fa* 
vea ospitato, ed il cardinal Gousset arci- 
vescovo di Reims,gli arcivescovi e vescovi 
assisteoli al soglio, il conte di Rayneval 
ambasciatore di Francia, i generali e gli 
officiali dello stato maggiore francese, e 
moltissimi illustri personaggi.Tanto e me- 
glio, insieme alla biografìa del degnissi- 
mo prelato, sì può leggere nella Cwiltà 
cattolica t. 9, p. 2 18, non che nel Gior' 
naie di Roma del 1 854 ^ p. 1 2 1 6, e nel 
D.** 2 del 1 855. Ritornando al fausto gior- 
no della definizione dogmatica, nella se- 
ra di SI gloriosa solennità Roma presentò 
un incantevole spettacolo nella brillantis- 
sima illuminazione d' ogni casa, d' ogni 
ordine di cittadini, dal palazzo del ricco 
al tugurio del povero. Quasi tutte le Ce- 
ciate delle chiese eseguirono bellissime lu* 
miuarie, distinguendosi quelle de%'ance- 
scani,specialmentela facciata d'Araceli de' 
minori osservanti, e la chiesa del Gesù, 
Per cura del municipio romano fu illu- 
minata la cupola, piazza e colonnato Va- 
ticanO| ed i palazzi dei Campidoglio, ove 



TEA 69 

due orchestre suonarono fino ad ora tar- 
da applauditi pezzi di musica di valenti 
maestri, e nella sala de'conservatori per 
opera del medesimo municipio fuvvi ad 
onore della ss. Concezione un'accademia 
ossia solenne adunanza d'Arcadia, dove 
il cardinal Wiseman lesse un eloquentis- 
Simo discorso, olla presenza d'un nume- 
roso concorso di cardinali, arcivescovi, ve* 
scovi, prelati e di altri distinti personag- 
gio seguì poscia la recita delle poesie de' 
soci, accompagnate anch'esse dal plauso 
universale, il perchè l'adunanza'riuscì ol- 
tremodo brillante e gradita, anche per la 
munificenza municipale pe'splendidi ad- 
dobbi e luminarie della sala. Laonde si 
pubblicò l'opuscolo: Solenne adìmaìiza 
in onore de IP Immacolata Concezione 
di Maria P^crgine tenuta dagli Arca' 
di nella grande aula de^ Conservatori 
in Campidoglio il dì 8 dicembre 1 854» 
Roma i855. Quindi furono pure stam- 
pate le auree Inscriptioncs latinae, del 
p. Antonio Angelini gesuita, prof, d'elo* 
quenza nel collegio romano, ed anch'esse 
con nitidissimi tipi. Roma in questo gior- 
no sì avventuroso die non dubbie prove 
di straordinaria esultanza, dimostrando 
quanto sia generale e profonda la divo- 
zione verso la ss. Vergine: ed i sagri pa- 
stori nel far ritorno alle loro sedi, e nel 
notificare a'ioro diocesani ciò che udiro- 
no dall'Oracolo del Vaticano, potranno 
far conoscere ancora quanto giustamente 
si onori e veneri nella capitale eterna del 
mondo cattolico, la Regina sine labe o» 
riginali conceptaj potranno dire se Ro- 
ma anche questa volta, e per quanto pu- 
re poi narrerò, realmente fu emula di E- 
feso, quando nel concilio ecumenico, fat- 
to celebrare dal Papa s. Celestino I, si di- 
chiarò dalla Chiesa contro Nestorio, la B. 
Vergine vera Madre di Dio, per cui gli 
abitanti per la gioia dopo avere reso con 
inni e cantici spirituali le dovute grazie al 
Signore, con luminarie e altre festive di- 
mostrazioni dierono attestati vivissimi del 
loro iutci'QO coulenlo. Portatosi iuRoma 



70 TEA 

il decreto sinodale, vi fu ricevuto nel gior- 
no di Natale dal clero e popolo roncano 
con tanto gaudio e acclamazione, che nel 
generale fervoroso clatnore, alla Saluta" 
zione Angelica (/ .)^i aggiunsero le pa- 
role: Sancta Maria Mater Deiy ec. In- 
di Papas. Sisto III per tal vittoria ripor- 
tata contro Teresia, volendo erigere un tro- 
feo d'onore alla B. Vergine, nella Chic» 
sa di s. Maria Maggiore fece costrui- 
re il gran arco trionfale con musaici, an- 
cora esistenle, ampliando la basilica che 
arricchì di copiose rendite e di preziosi do- 
ni: su di che si può vedere Francesco Bian- 
chini, De ss. Iinaginibiis Musivi pperis a 
Sisto IIIPP, in basilica Liberiana con' 
slructis^ Romae 1727. Ne' fasti ecclesiasti- 
ci in lettere d'oro è stato scolpito 1*8 di- 
cembre i854» come tra' più memorabili 
alle glorie di Maria, perchè dalla catte- 
dra di verità ricevè un tiuovo trionfo la 
gran Madre del Redentore di tutto Tu- 
man genere. *» O memorando dì! La tua 
memoria - Per varcar di età non verrà me- 
no; - Ma ognor più bella fiorirà tua glo- 
ria."Neirislesso giorno il Sommo Ponte- 
fice Pio IX peiìetratod'inenarrabile san- 
ta allegi-ezza emanò dal palazzo aposto- 
lico Valicano presso s. Pietro la bolla /• 
nef/abilis Deus^ intorno alla dogmatica 
definizione dell' immacplata Concezione 
da lui decretata. Questa fu stampata in la- 
tino, come nel suo originale é tradotta in 
italiano, co'tipi della stamperia camerale; 
dal Giornale di Roma venne pubblicata 
da'supplementi de'n.* 16 e 28 deli 855 
ne'due idiomi; ed in latino fu donata dalla 
Civiltà cattolica a' suoi associati;. al cui 
esempio faccio altrettanto co' miei, delle 
pagine che conteirgono questi cenni: dipoi 
la Civiltà inserì la bulla in italiano nel t. 
9, p. 678. Nella bolla apostolica, ulterio- 
re e splendidissimo monumento di gloria 
della B.Vergine,il Pontefice enumerò tut- 
te quante l'eccelse e singolari sue prero* 
gative, l'abbondanza delle celesti grazie 
tratte dal tesoro della divinità, colla qua- 
le fu uuicamaute privilegiata da Dio fiu 



TEA 

dal principio del mondo, e dalla trasgres- 
sione e caduta d'Adamo e d' Eva nostri 
progenitori, per la salvezza del genere u- 
manoda loro derivato, preparando al suo 
divin Figlio unigenito una Madre ben de- 
gna, dalla quale incarnato nascesse per la 
redenzione untversale.Perciò la formò per 
sempre immune da ogni neo di colpa, sce- 
vra ben anco dalla macchia del peccato o- 
riginale,tulta bella e perfetta,con pienezza 
di grazia,d'innocenza e di santità,che mag- 
gior dopo Dio stesso non può compren- 
dersi, con intero trionfo dell'antico insi- 
diatore serpente a cui dovea schiacciare 
il capo. Dichiarò poi il Papa nella bolla, 
che la chiesa cattolica la quale sempre am- 
maestrata dallo Spirito santo è colonna 
e fondamento di verità, possedendo qual 
dottrina divinamente ricevuta, e com- 
presa nel deposito della celeste rivelazio- 
ne siffatta origine delia Vergine augusta 
Madre di Dio, non cessò mai in ogni mo- 
do e con luminosi fatti di spiegarla ogni 
giorno più, di proporla e di favorirla. Che 
questa dottrina da' più rimoti tempi esi- 
stendo profondamente scolpita nell' ani- 
mo de'fedeli, e mirabilmente dilfusa nel- 
l'orbe cattohco mercè lo zelo e le cure de' 
vescovi, dalla Chiesa stessa fecesi ampia- 
mente manifesta, allorché non dubitò di 
esporre al culto pubblico e alla venerazio- 
ne de'fedeli la Concezione di Maria. Pel 
qual fatto dimostrò la Chiesa doversi ve- 
nerare la Concezione stessa comesingo- 
lave, meravigliosa e lontanissima da'pri* 
mordi del rimanente degli uomini, e to- 
talmente santa,dappoichè essa non celebra 
festeggiando che cose sante.Quindi il Pon- 
tefice, per dimostrare quanto eziandio la 
chiesa romana, madre e maestra di tutte, 
secondasse la dottrina dell' Immacolata 
Concezione della Vergine, ne ricordò no- 
minatamente i suoi fatti insigni; imperoc- 
ché la medesima ebbe sempre sopra tutto 
a cuore dì tutelare, promuovere e difen- 
dere l'Immacolata Concezione della Ver- 
gine, il suo culto e la sua dottrina, me- 
diaate iooumerevoli atti cospicui de'ro- 



TEA 

mani Pontefici reggitori della chieia u- 
ni versale. Essi ebberoa soHiroa gloria d'i- 
stituire la festa della Conceziotie, di ar- 
ricchirla è onora ria con proprio uffizio e 
con messa propria , ove manifestissima- 
mente si asseriva la prerogativa dall'im- 
munità della macchia d'origine, di pro- 
muovere o di estender in ogni guisa il 
culto giù stabilito, sia col dispensare indul- 
genze, sia col permettere alle provincia 
e a'regni di scegliersi a protettrice la Ver- 
gine sotto il titolo dell'Immacolata Con- 
cezione, sia coir approvare sodalizi, con- 
gregazioni, ordini religiosi fondati ad o« 
nore dell'Immacolata Concezione,siacol- 
Tencomiar la pietà di coloro che eresse- 
ro monasteri, spedali, altari^ chiese sotto 
questo titolo, o con giuramento promi- 
serodi difendere virilmente l'Immacolata 
Concezione della Madre diDio.Inoltre de- 
cretarono che la festa della Concezione 
dovesse tenersi da tutta la Chiesa nello 
stesso onore e nella dignità stessa che la 
fèsta della Natività; di più che dalla chie- 
sa universale dovesse celebrarsi tal festa 
coll'ottava, e da tutti venerarsi come di 
precetto, e in Roma con cappella papale. 
Concessero pure i Pontefici, che nelle li- 
tanie e nel prefazio della messa sì procla- 
masse l'Immacolato Concepimento della 
Vergi ne, e perciò la legge del credere ve- 
nisse stabilita perla legge stessa della pre- 
ghiera. Pertanto il Papa, suU' orme de' 
predecessorij soggiunge d'aver non sola- 
mente approvato e ricevuto il da loro sta- 
bilito, ma ricordevole della costituzione 
di Sisto IV9 autorizzato l'uffizio proprio 
dell'Immacolata Concezione, e averlo ac- 
cordato del miglior grado alla chiesa u- 
ni versale. Ricordò come i Papi condanna- 
rono con^ falsa e alienissima dalla men- 
te della Chiesa, Topinione di quelli che ri- 
putassero affermare venerarsi da essi non 
la Concezione, ma laSantificaziooe.Come 
stimarono doversi adoperare con quelli, 
cheìutesi a rovesciare la dottrina dell'Im- 
macolata Concezione, immaginata una 
dii&reuza Ira il primo e secondo istante 



TÈA 71 

e momento della Concezione, asserivano 
doversi senza dubbio celebrare la CoDce- 
zione,ma non pel primo istante e momen- 
to. Laonde i Papi si crederono obbligati 
non meno a sostenere la festa della Con- 
cezione, che a difendere la Concezione pel 
primo istante come vero oggetto del cul- 
to. Allora fu che Alessandro VII dichia- 
rò la genuina mente della Chiesa nel 1 66 1 
colla bolla Sollìciliido omnium ecclesia* 
riwiy essere antica la divozione e convin- 
zione de'fedeli,che l'anima della B. Ver- 
gine nel primo istante della creazione e 
infusione nel corpo, fu preservata immu- 
ne dal peccato originale per special gra- 
zia e privilegio di Dio in riguardo de'me- 
riti di Gesù Cristo suo figlio, redentore 
dell' uman genere, e che in questo senso 
venerano e celebrano con solenne rito la 
festa della Concezione. Ed è perciò che i 
Papi si studiarono di mantenere con ogni 
sforzo intatta la dottrina dell'Immaco* 
lata Concezione della Madre di Dio, mài 
permettendo che fosse censurata, e di- 
chiarando ripetutamente, che la dottri- 
na colla quale si professa l' Immacola- 
ta Concezione, è e deve ritenersi del tut- 
to consentanea al culto ecclesiastico, an- 
tica e pressoché universale, nonché de- 
gna d'essere proclamata nella s. liturgia 
e nelle pubbliche preci. Né paghi di ciò 
per serbare inviolata simile dottrina vie- 
tarono severissimamente potersi difende- 
re sì in pubblico che in privato l'avversa 
opinione, che vollero quasi con più colpi 
abbattuta e conquisa. A tale effetto il Pon- 
tefice riprodusse un notabile brano di det- 
ta bolla, colla quale Alessandro VII ri- 
conoscendo la festa e V uffizio speciale è 
proprio per istituzione di Sisto IV, e vo- 
lendo vieppiù promuoverne il cullo mai 
alterato nella chiesa romana dopo l'isti- 
tuzione di esso, e celebrare la B. Vergi- 
ne come preservata dal peccato originale 
per virtù della preveniente grazia dello 
Spirito santo; quindi per sedar le contese 
e conservare l'unita dello spirito nel vin- 
colo della pace, Alessandro Vi I a preghie • 



71 TEA 

la de' vescovi colle loro chiese e capi toli, 
ad istanza di Filippo IV re di Spagna e 
de'suoì regni,rinnovò le costituzioni e de- 
creti de'predecessori, specialmente di Si- 
sto IV, Paolo V e Gregorio XV in favo- 
re della sentenza che sostiene essere sta- 
ta l'anima della B. Vergi ne nella sua crea- 
zione e infusione nel corpo arricchita del- 
la grazia dello Spirito santo e preserva* 
ta dalla colpa d'origine, ed altresì in fa* 
vore della festa e del culto della Conce- 
zione di Maria a seconda di tale pia sen- 
tenza. Ordinò perciò Alessandro VII l'os- 
servanza de' nominati decreti e costitu- 
zioni sotto le censure e pene in essi con- 
tenute; e decretò la privazione della fa- 
coltà di predicare, leggere, insegnare e in- 
terpretare, contro quelli che ardissero 
porre in discussione la stessa sentenza, fe- 
sta o culto, sottoponendo' alle pene ecen- 
sure contenute ntW Indice de' libri proi' 
hitiy \ libri ne'quali si ponesse in dubbio 
la sentenza, festa o culto. Passa quindi il 
Papa Pio IX a rammentare con quanta 
premura la dottrina dell' Immacolata 
Concezione di Maria fu insegnala, soste- 
nuta e difesa da ragguardevolissimi or-x 
dini religiosi, dalle più celebri accademie 
teologiche, e da valentissimi dottori in di- 
vinità. Il professato pubblicamente da 
tanti zelanti vescovì,.anchè neVinodi,che 
la B. Vergine ne'preveduti meriti del Re- 
dentore non soggiacque mai al peccato 
originale, ma fu del tutto immune dalla 
macchia d'origine,e perciò redenta in mo- 
do più sublime. Dice ancora come il s, 
concilio di Trento, nell'emettere il decre- 
to dogmatico sul peccato originale, nello 
stabilire e definire, nascere tutti gli uo- 
mini macchiati della colpa originale, pur 
tuttavia dichiarò solennemente, non es- 
sere sua intenzione di comprendere nel 
decreto, e in tanta ampiezza di definizio- 
ne, laB. e Immacolata Vergine Madre di 
Dio. Dappoiché con questa dichiarazio- 
ne i padri del Tridentino indicarono ab- 
Uttstausa essere stata la B. Vergine sce- 
irri4alto maochia origioaleie perciò ciùa- 



TEA 

ramente significarono, nulla potersi ▼ali- 
damente addurre che in qualsivoglia mo- 
do si opponga a sì alta prerogativa- della 
Vergine. Poscia espone il Pontefice, sem- 
pre con sagra ed eloquente erudizione, co- 
me la dottrina sull'Immacolato Concepi- 
mento di Maria ogni giorno più con auto- 
revolissimo sentimento, magistero, zelo, 
scienza e sapienza della Chiesa splendida- 
mente spiegata, dichiarala, confermata, 
e presso i popoli e le nazioni tutte dell'or- 
be cattolico quanto ipai propagata, ab- 
bia sempre esistito nella Chiesa, quasi ri- 
cevuta da'maggiori, ed insignita del ca* 
rattere di dottrina rivelata, il provava-» 
no validamente gì' illustri monumenti 
delia veneranda antichità della chiesa o- 
rientale e occidéntale,enumerando e spie^ 
^ando i priocipali, in uno a'di versi sim- 
boli co' quali fu riconosciuto il sLngolar 
trionfo della ss. Vergine e la preserva* 
zinne da ogni neo di colpa, l'originale sua 
illibatezza e la riunione in lei de' divini 
doni, e con quali parole fu celebrata eoa 
non meno che concorde seh ti mento,e col- 
le figure e allegorie splendidissime della 
s,Bibbia,da'Profeli,da'Padn e dagli scrit- 
tori della Chiesa, interamente cara a Dio 
e sempre Immacolata,sede di tutte le gra- 
zie divine, ornata di tutti i doni dello Spi- 
rito santo, e tesoro infinito de'm edesi mi, 
ed insieme al Figlio partecipe dell'eterna 
benedizione. Ripetè altresì il Pontefice, 
com'essi non cessarobo mai di chiamar 
la Vergine gloriosissima, illibata, imma- 
colata, sempre benedetta, scevra da ogni 
contagio di pecca to,da cui for mossi il nuo- 
vo Adamo> e con altre numerose, splen* 
dide e onorificentissime denominazioni 
ed epiteti; che fu immune d' ogni mac-. 
chia di corpo, d'anima, d'intelletto, sem- 
pre in compagnia di Dio, e con eterna air 
leanzaad esso unita non giacque mai nel- 
le tenebre, ma sempre dimorò nella lu- 
ce^ perciò fu manifestamente idoneo al- 
bergo di Cristo non per natura del corpo, 
ma per la grazia originale.. Aggiunse il 

Vontefloe i loro altissimi deiUi cu' quali 



TEA 

psrfantlo della Concetiooe della Vergi- 
ne attestarono, clie la natura avea cedu- 
to alla grazia e treuuinte erasi fermata 
non osando proseguir più oltre; imperoe- 
elle dovea accadete, che la Vergine Ma- 
dre di Dio non venisse concepita da An- 
na prima che la grazia producesse il frut- 
to; mentre era d'uopo che si concepisse 
la primogenita, da cui dovesse concepirsi 
ii primogenito d'ogni creatura. Attesta- 
rooo, che la carne della Vergine presa 
da Adamp non ammise la colpa di lui, e 
perciò essere la B. Vergine il tabernaco- 
lo creato da Dio stesso e formato dallo 
Spirito santo ; vera opera di Dio, che non 
fu mai esposta agl'infuocati dardi del ma- 
ligno; e bella per natura, e pura d'ogni 
macchia - come fulgida aurora venne al 
mondo immacolata nella sua Concezio- 
ne. Questo vaso à' elezione non subì il 
l^omune oltraggìo,poichè assai diversa da 
tutti gli altri ebbe essa di comune la na- 
tura, non la colpa; perciò gli antichi Pa- 
dri e altri fedeli la distinsero parlando di 
Maria co' più distinti vocaboli d'imma- 
colata, illibata, tutta intemerata, purissi- 
ma Dell'anima e nel corpo; domicilio di 
tutte le grazie dello Spirito santo, onde a 
lodarla non bastar le lingue umane e an- 
geliche. Non è adunque a meravigliare 
se i vescovi e i fedeli ebbero progressiva- 
mente sempre più a vanto di professare 
con gran pietà, religione e amore la dot- 
trina dell'Immacolata Concezione della 
Vergine, venerando e invocando ovun- 
que con fervidissimo trasporto la Vergi- 
ne concepita senza macchia d'origine. Per 
tuttoòiò fino dagli antichi tempi i vesco- 
vi, il clero, gli ordini regolari, e gli stessi 
monarchi domandarono istantementeal- 
la s, Sede, che l'Immacolata Concezione 
della ss. Madre di Dio si definisse come 
dogm% di fede, e specialmente a Grego^ 
l'io XVI, ed allo stesso Pio IX si presene 
tarono tanto da' vescovi, che dal clero se^ 
colare e regolare, da'regnau ti e dalle cat- 
toliche popolazioni. Laonde il Pontefice 
i:<iOosceQdo appieno queste cose e seria- 



TEA 73 

mente considera ndole,g1i fu grandemen* 
te a cuore, per la somma sua venerazio- 
ne e affetto fino da'teneri anni verso la 
B. Vergine, di compiere ciò ch'era anco* 
ra ne'desiderii della Chiesa; perciò isti- 
tuì le su m mentova te congregazioni per 
esaminar profondamente 1' argomento , 
ingiunse preghiere a tutto l'orbe cattoli- 
co pe'celesti lumi, interrogò il sentimen- 
to dell'episcopato onde proferire il pon- 
tificio giudizio colla maggior solennità. 
Confermata dalle risposte de' vescovi la 
brama universale perchè si definisse il 
gran mistero, con accrescimento di gau- 
dio altrettanto richiesero i cardinali; as- 
sicurato pertanto nel Signore essere giun- 
ta l'opportunità perla defi nizione dogma- 
tica,esarainataognicosaeimploratofiuo* 
vomente il divino aiuto, non dubitò il 
Sommo Pontefice Pio IX di sancire col 
supremo suo giudizio l'Immacolata Con- 
cezione di Maria, e cosi soddisfare a're- 
ligiosi desiderii dell'orbe cattolico e alla 
propria divozione verso la ss. Vergine, 
insieme onorare sempre più il divin suo ' 
Figlio. M Implorato l'aiuto di tutta quan- 
ta la Corte celeste, e invocato con gemiti 
il divin Paracleto, così da lui ispi^*ati,col- 
l'autorità di Gesù Cristo Signor Nostro, 
de'ss. apostoli Pietro e Paolo, ad onore 
della ss. e indivisibile Trinità, a decoro 
e ornamento della Vergine, ad esaltazio- 
ne della fede cattolica, ad incremento dei- 
la religione cristiana, dichiariamo, prò» 
nunziamo, e definiamo essere dottrina 
rivelata da Dio quella die ritiene pre» 
servata immune da ogni macchia dicoU 
pa originale Jiiw dal primo istante del'» 
la sua Concezioìw la Beatissima Ver* 
gine Maria per singoiar grazia e pri* 
vilcgio di Dio onnipotente in riguardo 
de^meriti di Gesù Cristo Salvatore del* 
l'uman genere^ e perciò doversi da tutti 
ifedeli fermamente e costantemente ere* 
dere. Laonde ove alcuni, che Dio non 
voglia,presumessero pensare diversamen- 
te da quanto si è da Noi definito, cono- 
scano e sappiano essersi da se stessi con- 



74 TEA 

dannati, di aver naufragato in materia 
di fede, di essersi separati dall'unità del- 
la Cliiesa; ed inoltre per fatto loro prò* 
prio soggiacere alle pene dal diritto sta» 
bilite, se quel che pensano osassero dire o 
scrivere, o in altro qualsiasi modo ester- 
nare". Ripieno dì santo gaudio e di esul- 
tazione, pel decretalo onore di gloria al- 
la 88. Vergine, potentissima mediatrice 
e consolatrice di tutto il mondo presso 
il suo Figlio Unigenito, che validissimo 
sostegno della Chiesa sconfìsse V eresie 
tutte, sottrasse popoli e nazioni dalle piti 
grandi calamità, e il Papa stesso da tanti 
imminenti pericoli; sperare il Pontefice 
che voglia col suo efficacissinio patroci- 
nio far sì che la s. madre Chiesa catto- 
lica, rimosse le angustie, banditi gli er- 
rori, in ogni luogo vieppiù si avvivi, fio- 
risca e regni dall'uno aìràitro mare, dal 
fiume fino a' confinì del mondo, e goda 
d*una piena pace, tranquillità e libertà; 
che i rei ottengano perdono, grinfermi 
rimedio, ì timidi coraggio, gli afflitti con- 
forto, 1 pericolanti aiuto, e tutti gl'illusi 
tolto rofTdSca mento della mente tornino 
nel sentiero della veritke della giustizia, 
e fia un solo l'ovile, un solo il pastore. 
Finalmente colla minaccia terribile d'in- 
correre lo sdegno di Dio e de'ss. Pietro 
e Paolo, chi ardisse violare questa defi- 
nizione e promulgazione, o temeraiia- 
mente opporvisi o contraddirla, termina 
la veneranda bolla munita della sottoscri- 
«ione Pio PP. IX. 

JMeIdì seguente 9 dicembre nel conci- 
storo pubblico tenuto dal Papa in Va- 
ticano, con l'intervento consueto del sa- 
gro collegio, e degli arcivescovi e vesco- 
vi presenti in Roma per la definizione 
dell'I mmacolatoConcepimento della Bea- 
ta Vergine, pronunziò l'allocuzione Sin- 
gulari quadam perfusi laetitia exul- 
tamus in Z>owmo, colla quale, dopo a- 
ver tutti ringraziato della loro solleci- 
tudine nell'accorrere alla cattedra di Pie- 
tro, diresse loro sante e affettuose paro- 
le, relative agli errori e alle circostaa- 



TEA 

ze de' templi ^ ^'^^ sagra obbligazioni del 
loro pastorale ministero. Il Giornale di 
Roma la pubblicò in latino nel n." 292, 
io italiano nel n.** 298, nel quale idio- 
ma la riprodusse la- Civiltà cattolica nel 
t. 9, p. 97 e 218, insieme alla risposta 
che a nome del sagro collegio, e parti- 
colarmente di tutti gli arcivescovi e ve- 
scovi, fece il cardinale de Ronald arci- 
vescovo di Lione, dicendo che tutto l'e- 
piscopato venerava gli oracoli del Santo 
Padre, eche ognuno avrebbe fatto in mo- 
do di corrispondere con l'aiuto di Dio &' 
di lui santi désiderii. Ma le sue degne pa- 
role poi le riporterò premesso un picco- 
lo cenno della grave allocuzione. In tale 
circostanza per ordine del Papa, ad ogni 
cardinale, a rei vescovo e vescovo' fu distri- 
buita una bellissima immagine della ss. 
Concezione, unitamente a quella della 
medaglia d'oro* che descrissi a Sidney, 
siccome metallo primizie dell' Australia, 
a lui offerto da' cattolici desiar 5* parte 
del mondo, in uno all'epigrafe, che dice : 
A Maria senza macchia concepita^ Pio 
IX delle primizie delVoro deltAustra* 
liaj eziandio ivi rilevando che Alessan- 
dro VI impiegò il primo oro dell'Auie- 
rica nel soflltto di s. Maria Maggiore. Per- 
ché poi le medaglie di detto oro non ne 
avessero altre di egual metallo ma d'al- 
tra provenienza, ed acciò l'epigrafe esclu • 
si vamente solo fosse propria di quelle bat- 
tute con l'oro dell'Oceania, il Papa fece 
spezzare il conio dell'epigrafe. Nell'allo- 
cuzione il Papa dichiarò la straordina- 
ria gioia da cui era penetrato nel veder- 
si di frequente al suo latoi venerabili fra- 
telli, suo gaudio e corona, per aver con 
essi comuni le fatiche e le sollecitudini 
nel pascere l'universal gregge del Signo- 
re, nel difendere i diritti della religione 
cattolica e nell'aggtungerle nuov»segua- 
ci. Profittare dell'occasione per rivolger 
loro la parola, non per ammonirli o ec- 
citarli a'ioro doveri, sapendo lo zelo da 
cui sono infiammati in propagar la glo- 
ria del di via nome» ma affinchè ricoar 



TEA 

fbrtati dalla voce stessa dis.Pietit>,che vi* 
ve ne'successori, riprendessero quasi nuo- 
va lena a cercar la salute delle pecorel- 
le loro affidate, ed a sostenere coocorag* 
gio e fortezza la causa della Chiesa ne' 
tempi aspri che corrono. Dichiarò, cheper 
ragionar loro con frutto, avea implorato 
il lume e l'aiuto della ss. Vergine dalla 
Chiesa salutata sede di sapienza, per la 
quale essi erausi radunati intorno a lui 
a fine d'unire concordemente gli studi e 
le cut*e per ampliarne legione. Osservan- 
do poi i mostri d'orrore e Tempia genia 
de'miscredenti che vanno menando stra* 
gè pel mondo cattolico, l'indicò all'epi- 
scopato perchè adoperasse sue forze a de- 
bellarli, come i membri delle società se- , 
grele, che vorrebbero sterminato ogni 
culto di religione. Consolandosi di quelli 
ne'quali si destano sensi d'ammirazione 
perla religione cattolica, depluròfra'reg* 
gitorì delle cose pubbliche coloro che 
spacciandosi difensori della religione,pt*e- 
tendono di regolamela dìscipliua,di fram- 
niischiam nelle cose sagre ed'impor loro 
dominio. Disapprovò que'dotti che ten- 
gono la ragione umana in sì gran pregio, 
sino con aperta follia a pareggiarla alia 
religione stessa. Inveì contro 1' altro er- 
rore pernicioso che preoccupa alcune 
menti, le quali pensano doversi sperar be^ 
ne della salute eterna di tutti coloro che 
non sono nella vera chiesa di Cristo,men- 
tre devesi tener per fede che ninno può 
salvarsi fuori della chiesa apostolica ro- 
mana, unica arca di sai vezza,sebbene que' 
che ignorano la vera religione non sono 
colpevoli dinanzi agli occhi del Signore; 
difficile poi essendo il poter determinare 
i limiti di tale ignoranza. Lodando il zelo 
del clero cattolico, e quanto'ali'episcopa- 
to giovi il suo aiuto nel combattere gli e- 
nunciati errori, rimarcò che in alcuni luo- 
ghi non si com parta in ogni cosa come 
l'erige il ministero di Cristo. Terminò il 
Papa con dire essere queste le cose che 
uvea giudicato significare a' venerabili fra- 
ieili che io circondavano^ confortato nel 



TEA 75 

celeste loceorso, massime sotto gli auspi* 
cii e per l'intercessione della B. Vergine, 
la cui esenzione dalla macchia della col- 
pa originale avea definito alla lóro giu- 
bilante presenza, la quale siccome distrus- 
se tutte l'eresie, s velli pure dalle radici il 
perniciosissimo errore del razionalismo, 
che cotanto tormenta la civile società e la 
Chiesa. Augurò ai vescovi, nel ritorno 
alle proprie sedi, ogni cumulo di felicità 
e salute, invocò loro da Dio sempre piti lo 
spirito di saggezza e d'intelletto, affinchè 
potessero preservare le loro pecorelle dal- 
le nascoste insidie, le quali da ogni parte 
l'assediano; implorò loro l'assistenza del- 
la ss. Vergine immacolata fino dall'ori- 
gine, e per ultimo alzando le mani al cie- 
]o,'coirintimo del cuore, all'episcopato e 
al suo gregge compartì 1' apostolica be« 
nedizione. Terminatasi dal Papa i'aU 
locuzione, il cardinal de Donald arcive- 
scovo di Lione, si alzò dal suo stallo e a 
nome di tutto 1' episcopato diresse a Sua 
Santità queste parole: » Beatissimo Pa- 
dre. Permetta Vostra Santità che io la 
ringrazi della onorevole e munifica ospi« 
talità, che si è degnata concedere a' ve- 
scovi accorsi a deporre a' Vostri piedi l'o- 
maggio del profondo loro rispetto e della 
loro divozione. Ardisco dire, che di que- 
sto segno di benevolenza essi erano me- 
ritevoli per l'assoluta 1^*0 ubbidienza al* 
le Vostre decisioni. Sì, o Padre Santo, 
noi nella Vostra autorità veneriamo l'au- 
torità medesima di Gesù Cristo, e nelle 
Vostre parole ascoltiamo la parola della 
vita eterna; e dinanzi a' Vostri decreti di- 
retti a tutto l'orbe cattolico, chiniamo la 
fronte,come innanzi all'oracolo di Colui, 
che ha promesso d'essere mai sempre col • 
la sua Chiesa. La nostra riconoscenza si 
manifesterà nelle preghiere, che faremo 
per la Vostra felicità, per la prosperità 
delle Vostre fatiche apostoliche, e per la 
tranquillità de' Vostri Stati." A queste pa- 
role il Pontefice rispose con quella pron- 
ta eloquenza, che in lui suole di frequen- 
te ammirarsi da chi l'udisce, mostrando 



76 TEA 

quanto gli erano grati tali sentimenti del- 
l' episcopato cattolico. Si apprende da' 
n. I e 53 del Giornale di Roma del 1 855, 
« dalla Civiltà cattolica t. g, p. 1 7 3, a 1 7, 
che Tatto solenne con coi per divino con- 
ftiglio il Papa Pio IX definì qual dogma 
di fede l'Immacolata Concezione di Ma- 
ria, ispirò alla medesima Santità Sua il 
felice concetto che ne fosse eternata la 
memoria in Roma con un pubblico e du- 
revole monumento. Divisò quindi di fa- 
re erigere come trofeo al nome e alTef- 
figie deRa Vergine Immacolata, dirim- 
petto e di fronte al collegio Urbano di 
propaganda fide e nella piazza di Spa» 
^/ta,precisa mente nel mezzo della via tra 
la piazza Mignanelli e il palazzo dell'am- 
basciatore di Spagna, senza recare per- 
ciò nessun aggravio all' erario, una gi- 
gantesca colonna marmorea, poggiata 
su d' un piedistallo, ove sarà scolpita 
analoga iscrizione, che ricorderà la pa- 
cifica sua vittoria a tutte le generazioni 
avvenire, ed il nome di Pio IX che di ti- 
tolo s\ splendido alla Vergine meritò di 
esserne vindice e assertore. La colonna 
avrà nella sommità una statua in bronzo 
rappresentante la figura della ss. Vergi* 
ne Immacolata, cui farà la colonna sga- 
bello a quel piede invitto che schiacciò il 
capo del serpente infernale. 11 capitolo 
Valicano conosci|fto appena questo di- 
visameoto, volle spontaneamente concor- 
rere in parte a questo lavoro monumen- 
tale offrendo 1000 scudi. Tale offerta per 
mezzo d'apposita deputazione capitolare, 
presieduta dal cardinal Mattei arciprete 
e sotto-decano del sagro collegio, nella se- 
ra de'3 1 dicembre fu rassegnata al Pon- 
tefice, il quale gli manifestò il suo par- 
ticolare gradimento. Poscia la s. congre- 
gazione di propaga nda^^, desiderosa 
anch'essa di contribuire direttamente al- 
le spese necessarie per perpetuare Tatto 
della dogmatica definizione, offi ì al Pa- 
pa scudi 2000. Per quanto dissi a Tar- 
quinia, per lo stesso oggello il comune di 
Civitavecchia ulfri scudi 5oo»ea5o la ca* 



TEA 

mera di commercio, ed il municipio d'An- 
cona colla camera di commercio 1 000 
scudi. Il senato e consiglio di Roma, fa- 
cendo vieppiù plauso alla solenne procla- 
mata definizione, decretò la somma di 
8cudi6ooo,oude concorrere alla spesa per 
l'erezione della colonna. Per questa i sa- 
gri palazzi apostolici dierono scudi 2000; 
e due offerte provenienti dagli Stati U- 
nili ascesero a 170 scudi. Il sagro colle- 
gio in ulteriore dimostrazione di pietà e 
di giubilo religioso, pel monumento con- 
tribuì scudi 4000. Al nobile e religioso 
oggetto successivamente offrirono, mg/ 
Culleii arci vescovo di Dublino scudi 5o;il 
capitolo delTàrcibasilica Lateranense scu- 
dÌ22o;unprelatodella corte pontificia scu- 
di 1 4^; una colletta fatta nellostabilimen- 
to di propaganda y^^e, scudi i55; Cate- 
rina Roux scudi 3. 1 2; i fratelli Benedet- 
to e Felice Guglielmi di Civitavecchia , 
3 blocchi in marmo da scegliersi fra'più 
belli e adatti nell'Isola Sagra di loro pro- 
prietà; il conte Luigi Giusso di Napoli 
scudi 3 00, secondo il pubblicato dal n." 
9 1 del Giornale di Roma del 1 8 ^^^ col 
quale cronologicamente sono andato re- 
gistrando i divoti e generosi oblatori. Il 
capitolo e il collegio de' beneficiati del- 
la patriarcale basilica di s. Maria Mag- 
giore, con 200 scudi vollero contribui- 
re alT innalzamento della colonna; e 5 
scudi offrì un anonimo. Qui termino 
le offerte, per esservi giunta la stampa. 
La colonna designata per sì nobile deisti- 
nazione, che mutata sua sorte sorgerà 
lieta e maestosa portando come in trion- 
fo la Madre di Dio Immacolata, giaceva 
presso la Curia Innocenziana, e fu ne' pri- 
mi giorni del seguente gennaio trasferi- 
ta per esservi lavorata vicino al luogo in 
cui dovrà essere innalzata, cioè fu depo- 
sta nella piazza Mignanelli che prende 
nome dalla parte principale del palazzo 
della nobile famiglia di tal nome. Di que- 
sta colonna di marmo cipollino o cari- 
stio,alta palmi 53 e di diametro 6 e aiez> 
£0| pai*lai ne* voi. XI V> p« 3i4} XIX, p. 



TEA 

45 e altrove» misura che riferirono i Dia* 
ri di Roma del 1778 ne'n.» 34© e 35a, 
e ripetè Cancellieri. Il Corsi, Delle pietre 
antiche^ edis. 3/,p. 97 e 32 1 ^soltanto la 
chiama grandissima di cipollioo e trova- 
ta nel vicino giardino della Missione. Pri* 
ma di lui il Cancellieri la descrisse nel- 
la Lettera sulla Colonna dt Antonino^ e 
sulla Colonna giacente nel cortile del" 
la Curia Innocenziana^ Berna 1 8a 1 , e 
si legge pure neWEffemcridi di febbraio 
1 82 1 . Egli dunque co' Diari di Roma, 
da me riscontrati, con prove la dice sco* 
perta nel 1777 ne' fondamenti d'una 
casa o fiiLbrica delle summentovate be- 
nedettine di Campo Marzo verso la piaz- 
ca omonima (e donata loro da Pio VI 
per ampliare il monastero, sebbene il n.° 
a86 del ZhVznbi 777 l'avesse anche det- 
ta proprietà spettante all' arciconfrater- 
*DÌta della ss. Annunziata, e incontro al 
palazzo di Firenze), la cui chiesa è sotto 
l'invocazione della ss. Concezione, come 
già notai; facendo Cancellieri la descri- 
sione di sua estrazione da'fondamenti con 
1 1 argani e 16 persone per ciascuno, fe- 
licemente eseguita dal romano Alberti- 
ni d'anni 22, ingegnere della rev. fabbri- 
ca di s. Pielro,colla direzione di Gio.Bat- 
tista Visconti commissario dell'antichità. 
Noterò eh' erasi cominciata ad estrarre 
q'i4 nnaggio 1778 con 8 argani, e si so- 
spese questa grande operazione per la rot- 
tura d'un trave maestro. A' 21 maggio 
sieffiittuò l'estrazione, ed a'25 si recò Pio 
VI a vederla da un coretto eretto nel por- 
tone del monastero, regalando i lavoran- 
ti. Vi fu il progetto di elevarla sul pie- 
distallo della colonna d' Antonino nella 
piazza di Monte Citorio, ove Pio VI in 
vece eresse 1' Obelisco, ed il piedistallo 
trasferito nel giardino Vaticano, Grego- 
rio XVJ decorosamente lo trasportò nel 
giardino della Pigna, il che descrissi nel 
voi. L, p. 288. In detto progetto si pro- 
poneva di fare un modello della colon- 
na di cipollino, con cerchi e tele dell' i- 
fitessa altezza e grossezza, con una sta- 



TEA 77 

tua in cima esprimente la Giustizia, per 
osservarne e considerarne l' effetto che 
avrebbe fatto; e s'ideò una macchini^ 
per innalzarla, la quale si mostrava nel- 
la casa d'Andrea Diasi scalpellino sul- 
la piazza della Consolazione : l' architet- 
to romano Vincenzo Brenna presentò a 
Pio VI i prospetti in acquarello del ti- 
ro degli argani impiegati per l'estrazio- 
ne, e ricevè un donativo. Ma non riuscen- 
do di soddisfazione l'esperimento dei pro- 
getto, e prevalendo l'idea di restituire al 
Campo Mai^zo il suo antico Obelisco^ di 
cui sì trovarono altre cospicue parti, re- 
stò la colonna ove nel giugno era stata 
con due argani portata, nel cortile di det- 
to palazzo. In seguito si fecero altri pro- 
getti per elevare la colossale colonna in 
alcuna parte di Boma. A Gregorio XVI 
il conte Clemente Lovatti presentò un 
progetto da eseguirsi a tutte sue spese. 
Questo consisteva: 1.^ nel costruire una 
cavallerizza coperta, di cui manca Boma, 
col quartiere peiF la cavalleria de'drago- 
ni, incontro al Triclinio Lateranense, 
onde far simmetria in linea all' edificio 
della Scala Santa: 2.° nel fabbricare due 
borghi con officine e abitazioni d'un solo 
piano sotto la parrocchia di s. Croce in 
Gerusalemme, cioè due ale di fabbricati 
laterali dalla catena delio stradone di ta* 
le chiesa, ed un 3.^ dalla parte di detto 
Triclinio,dovendosi obbligare ne'due pri- 
mi a poi tarvisi tutti i facocchi e fèrra- 
cocchi di Boma (tranne alcuni pochi pe' 
bisogni del momento), e nel 3.^ i verni- 
ciari, onde liberare la città dal rumore e 
dal puzzo, con discrete pigioni da stabi- 
lirsi : 3.° dalla piazza che ne risultava rim- 
petto alla facciata principale del l'arciba- 
silica Lateranense, di erigere nel centro 
la colonna in discorso, e con sopravi la 
statua in bronzo di s. Gregorio I Magno. 
Così si sarebbe reso più decoroso l'ingres- 
so della frequentata Por^^.T. Gioi'anni. 
Inoltre fu progettato a Gregorio XVl, 
d'innalzar la colonna e colla medesima 
statua, sulla piazza della Chiesa de' ss^ 



78 TEA 

Andrea e Gregorio /de'camaldolesi, da 
lui abbellita, perchè nel monastero abitò 
8. Gregorio I. Nel 1. 1 3 àtW Album di Ro- 
ma del novembre 1 846 a p. 317, TaY?. 
Carlo Borgnana pubblicò con elogio il 
progetto di Paolo Dellonì. Ivi si dice; che 
il giovine artista, commiserando lo stato 
della superbissima colonna di marmo ca- 
ristio, del tutto integra e mai posta in o- 
pera dagli antichi, poiché l'imoscapo de- 
ire ancora portarsi a perfezione e puli- 
mento, giacente negletta e abbandonata 
neiroscurità presso la Curia fnnocenzia- 
na; pel pregio del marmo e per la sua mo- 
le, comecbè nel diametro e nell' altezza 
supera quelle di égual specie di marmo, 
che formano il pronao del Tempio d'An- 
tonino e Faustina, concepì l'idea di ri- 
ìréndicare al decoro e alle arti sì prezioso 
avanzo della romana antichità, e di eri- 
gerla nella vasta piazza e innanzi la fac- 
ciata maggiore della patriarcale Latera- 
nense, i.' chiesa della citlà e del mondo 
(come augurio d' un ptU felice avvenire 
per l'area, come avvenne all' Obelisco 
Praticano f che vide poi costruire gli adia- 
centi peristilii), quale colonna onoraria e 
monumento di gratitudine alle grazie 
concesse dal Papa Pio IX a'suoi sudditi. 
Questa dovea com porsi d'un piantato o 
zoccolo ottagono con 4 gradinate, come 
si ¥ede nel disegno inciso che accompagna 
V Album stesso. Sopra del zoccolo riposa 
un basamento prolungato nelle faccie mi- 
nori, dando luogo a 4 fìgure sedenti, ed 
esprimenti la Fede, la Fortezza, In Cari- 
tà e la Prudenza. Sorge nel centro dei ba- 
samento un tamburo che nel suo dado 
circolare ha scolpito in bassorilievo ilPon- 
tefice Pio IX colla sua corte in atto d'in- 
viare la concordia e la pace alle provin* 
eie del suo slato col decreto d'amnistia. 
Questo tamburo viene coronato nella sua 
estremità da aquile sostenute dagli en- 
carpi di abbondanza. Finalmente sopra 
uno scaglione circolare riposa un phnto 
e sopra di questo si posa la colonna con 
suo copilelloi su del quale havvi uu glo- 



TEA 

bo che sostiene una figura alata portan- 
do un ramo d'olivo simbolo della Pace. 
Neppure ninno de'narrati progetti essen- 
dosi efifeltuati, la colonna continuava a 
giacere inonorata aspettando il suo desti- 
no, che migliore non poteva attendersi; 
poiché secondo alcuni pare che gli anti- 
chi romani non mai la ponessero in ope- 
ra, non essendo stata del tutto fusata e 
polita. Questo monumento afiìdato alle 
cure e all'impegno del savio mg." Giu- 
seppe Milesi Pironi Ferretti, ministro del 
commiercio, belle arti, lavori pubblici,ec., 
sarà dunque elevato colle oblazioni de' 
fedeli, dinanzi l'istituto mirabile di i^vO' 
paganda y?(9^e^ che ha l'ufficio di custodi- 
re e spargere dovunque a benefizio del- 
l'umanità i dogmi cattolici. L'opera s'in- 
forma di due basamenti, di figura etta- 
gona, l'uno soprapposto all' altro. Ne' 4 
iati opposti dell.** e inferiore, aggettano* 
altrettanti piedistalli su'quali si elevano, 
in posizione sedente, le statue marmoree 
de' Patriarchi e Profeti , che parlarono 
in modo speciale della Beata Vergine 
Maria, cioè Mosé, Isuia, Ezechiele e Da- 
vide. L' encomiato prelato, zelatore de' 
pontificii desideri!, allogò coli'ordine del- 
la sorte queste statue a' valenti sculto- 
ri Salvatore Revelli, Carlo Chelli, Igna- 
zio Jacometti e Adamo Tadolini. Ne- 
gli altri 4 lati dell'ottagono, che si alter- 
nano co'precedenti, sono scolpiti in bas- 
sorilievo i simboli della Madre di Dio. 
Nel 2.^ basamento, similmente di figura 
ettagona, i 4 lati maggiori contengono in 
bronzo gli stemmi del sommo Pontefice 
e le iscrizioni che ricordano la solenne 
definizione del dogma da esso promul- 
gato. Gli altri 4 lati minori fanno fondo 
alle statue già nominate. Posa su questo 
2,'' basamento, ed all'altezza di palmi ar- 
chitettonici romani 37 (metri 8: iS), la 
gran colonna di marmo caristio detto ci- 
pollino, del diametro di palmi romani 
6:6 (metri 1:4^)) ^ dell'altezza con ba- 
se e capitello di palmi 64 (metri 14:^7)- 
11 suo fusto fino al terzo, sarà decorato 



TEA 

d'un elegante (H'nameiito di bronzo, die 
senza toglrei*e la vhia della sua superfì* 
eie, collegllerà la parie infima colia su- 
prema. Il capitello, d'un vago composto, 
allude alla Vergine Madre di Dio, colle 
sigle iniziali, co' gigli segni di purità, e 
coH'olivo simbolo di pace. Su questo ca- 
pitello, mediante un rotondo piedistallo, 
aitò palmi 12 (metri ^iGj), sorgono gli 
emblemi figurati de' 4 Evangelisti, che 
reggono il mondo, su cui si eleva con glo- 
riosa corona di stelle m La J^ ergine santa 
immacolata e pura^' in atto di ringra- 
ziare il cielo del gran dogma definito, per 
la nuova gloria aggiunta al suo nome, e 
d'implorare pape alla terra. La scultura 
della 8tatua,deiraltezzadi palmi i8(metri 
4))è stata allogala all'esimio scultore prof. 
Giuseppe Obici, e sarà gittata in bronzo 
in Roma. Il diseguo dell'intera composi* 
zione, veramente cattolica, variata inoW 
tre di scelti marmi colorati, è stato idea* 
to dal prof. Luigi commend. Potetti, vi- 
ce-presidente e cattedratico di architet- 
tura teorica dell'accademia di s. Luca, e 
architetto direttore del nuovo *e meravi* 
glioso Tempio (/^.)di s. Paolo o basilica 
Ostiense. Esso professore avendo anche 
condotto in modello sì decoroso e magni- 
fico monumento, non solamente il Papa 
si compiacque di approvarlo, ma dichia- 
rò l'egregio architetto direttore di tutta 
l'opera, della quale vidi già lavorarne i 
fondamenti. La descrizione dell'ideato di- 
segno si legge nel n.^'ioS del Giornale di 
Roma del 1 855, ove pure si riporta, che 
domenica 6 maggio 1 855 fu gettata la » .* 
pietra di questo monumento. Uairdinal 
Fransoni prefetto generale della congre- 
gazione di propaganda,- assunti gli abiti 
pontificali nel vicino collegio Urbano del^ 
la medesima, ne uscì processionaimente, 
preceduto da'giovani alunni del collegio 
Greco edeirUrbano, seguiti da mg.' Bar- 
nabò segretario della stessa congregazio- 
ne; e accompagnato dai prelati CuUen ar- 
civescovo di Dublino, Polding arcivesco; 
"vo di Sidney, Missir arcivescovo d'Ire- 



TEA 



79 



nopoli di rito greco, Hurmnz arcivesco- 
vo di Sirace di rito armeno, Burgent ve^ 
scovo di Montreal, e Brown vescovo di 
^'ewport. Durante la processione ven- 
ne cantato l' inno Ave Maris Stella, 
Giunta la processione al luogo, ove de- 
v'essere innalzata la colonna, il cardina- 
le fece, secondo le sagre ceremonie del 
rituale, la solenne benedizione della pri* 
ina pietra consistente in un masso di mar* 
mo. Una cassetta di piombo contenente 
alcune monete pontificie in oro, argen- 
to e rame coniate nel corrente anno, fa 
posta nel foro scavato entro il masso be- 
nedetto, e con essa un tubo egualmente 
di piombo, che racchiudeva scritta inper« 
gamena l'epigrafe riportata dal GiornOr* 
/r, che ricorda l'atto dal cardinale esegui- 
lo con autorità di Pio ÌXiPrimum lume 
auspica lem lapidem rite poneret injiut- 
damentis Columnae Piae Deiparae sine 
labe Conceptae dicatae, h' epigrafe fu 
sottoscritta sulla faccia del luogo da mg/ 
Barnabò, da mg." Mi lesi e da persone ad- 
dette al suo ministero. 11 foro della pietra 
angolare venne chiuso con una lapide, su 
cui era incisa l'altra epigrafe, similmen- 
te pubblicata da detto periodico, quasi del- 
lo stesso tenore dell'altra, e dove è n po- 
tuto il nome della colonna , Colum,nae 
Piae, che tanto bene le si addice, per rn 
cordare il nome del Papa che l'innalza e 
il pio scopo. Finita la sagra funzione, al- 
la quale in luoghi appositamente disposti 
assistevano molte distìnte persone, il car- 
dinal Fransoni fece ritorno processionai- 
mente al collegio Urbano, sempre accom- 
pagnato dagli alunni, che cantarono l'in* 
no O Gloriosa Virginiim, Tutte le fine- 
stre delle case, che sorgono sulla piazza 
di Spagna, erano ornate di damaschi, a 
segno di esultanza e per far decoro al sa- 
gro rìto, e gran moltitudine di popolo ac- 
corse ad assistervi. 

La dogmatica definizione dell'Imma- 
colato G)ncepimento di Maria Vergine, 
fu celebrata con grandi feste e dimostra- 
zioni di univei^sale entusiasmo religiosa 



8o TEA 

esaltanclo eziandio il Papa per aver con 
essa pienamente soddisfatto i voti comu* 
iii,ed aggiunto allaChiesa un nuovo splen- 
doree trionfo. I giornali cattolici, lascian- 
do per un momento la politica, quasi in- 
teramente si occuparono nella pubblica* 
«ione de' festeggiamenti fatti nelle città 
ed altri luoghi, e persino nelle campagne, 
in onore della ss. Vergine, con islancio 
spontaneo, meraviglioso e concorde. Di 
questo vasto campo, dopo il tanto e de- 
oorosamentescrittosulsubliraeargomen- 
lo da valorose penne, mi resta appena la 
spigolatura. Questa* dunque raccoglierò, 
sfiorando principalmente il Giornale di 
Roma e la Civiltà cattolica^ e l'aggiun- 
go all'intessuta trionfai corona di gloria, 
a cui col mio abbietto dire intesi forma* 
re un ossequioso lemnisco, percorrispon* 
dere al plauso universale e in tributo al- 
la Madre, alla Sposa, alla Figlia di Dio. 
La cattolicità impaziente di solennizzare 
la definizione dogmatica, non aspetti) di 
conoscere l'efifettuazione del proclamato 
decreto: lo slancio generale de'popoli pre- 
cede e accampagnò l'oracolo pronunzia- 
to in Vaticano dal sommo Pontefice. In 
Sinignglia, fortunata patria del Papa, la 
celebrazione delle feste per Tlmmacoia* 
la Concezione, incominciò dalla vigilia 
della sua solennità, con l' inaugurazione 
del busto marmoreo dell'augusto concit- 
tadino Pio.IX, per cura del capitolo scol- 
pito maestrevolmente dal valente sculto* 
l'è bolognese cav.Baruzzi.Gon questo mo- 
numento i canonici della cattedrale han- 
no voluto tramandare a' posteri la memo- 
ria del grande avvenimento della dogma- 
tica definizione, come lo dimostra la la- 
tina epigrafe collocata sotto il busto. In 
ogni giorno dall'B al i4 dicembre nella 
cattedrale ornata con gran pompa, fu da 
vari distinti oratori predicata la parola di 
Dio, alla presenza sempre di straordina- 
ria moltitudine. A'i5 il vescovo cardinal 
Lucciardi,che sollecitò il ritorno da Ro- 
ma nella propria sede, pontificò la messa 
solenne^ dopo la quale disse acconcie e fi:r- 



TEA 

voroie parole a lode di Maria , o poscia 
comparti l'apostolica benedizione, di cui 
era stato facoltizzato. Alla solenne cere- 
monia intervennero in forma solenne tut- 
te le autorità civili e militari, i superio- 
ri degli ordini religiosi, i parrochi della 
città e de'sobborghi.La sagra funzione eb- 
be termine col canto del Te Deiim, in- 
terrotto al versetto Sahunifac ec. da un 
franco e animato discorso del p. Curci dot- 
to gesuita. In questa solenne circostanza 
il capitolo destinò 5doti ad altrettante po- 
vere zitelle, ma di specchiata condotti* , 
tratte a sorte dal cardinal vescovo. In Ac« 
qi^apendente, il cui vescovo mg.' Peltei 
recossi. in Roma per tanta solennità, fu e- 
sposta alla pubblica venerazione l'imma- 
gine della B, Vergine già coronata dal ca- 
pitolo Vaticano, e innanzi ad essa duran- 
te tutta la notte del 7 dicembre cantaro- 
no le lodi di Maria il capitolo della cat- 
tedrale, pomposamente ornata e con va- 
rie epigrafi sulla facciata, il clero regola- 
re e secolare , e le diverse confraternite 
della città. Il giorno 8 fuvvi messa solen- 
ne con mùsica a piena orchestra, a cui as- 
sisterono in forma pubblica la magistra- 
tura, e le autorità civili e militari; e do- 
po l'evangelo fu recitata l'orazione pa- 
negirica. La festa ebbe termine co'secon- 
di vesperi e il Te Deum. In Veroli i mi- 
nori osservanti nella chiesa di s. Marti- 
no, dopo un novenario solenne, e il canto 
de'primi vesperi con iscelta musica, so- 
lennizzarono r 8 dicembre la festa con 
molta pompa e messa solenne; e nella se- 
ra portarono in processione la statua dei- 
la ss. Im macola tH per la città, coU'inter- 
vento de'3 capitoli, del numeroso semi- 
nario,del magistratoe di 3 sodalizi. Giun- 
ta nella cattedrale, vi fu recitato un dot- 
to ed eloquente discorso dal p.Lombardi, 
e ritornata la processione nella chiesa dei 
francescani, si chiuse la funzione colle li- 
tanie in musica e la benedizione colla re- 
liquia della Madonna. In Napoli seguì l'S 
dicembre colla solita pompa la festa re- 
ligiosa e militare sul campo d'istruuooe. 



TEA 

in onore della ss. Vergine Immacolata, 
divina proteggitricedeiresercìto e dell'or* 
roata^ non meno che di tutto il regno del- 
le due Sicilie. Vi si condusse il monarca 
Ferdinando II eia reale famiglia, assisten- 
do alla messa pontificata dal cappellano 
maggiore. Nel bel mezzo della funzione, 
col Telegrafo ebbe il re la. notizia della 
definizione quasi contemporaneamente 
pronunziata in Roma, e subitamente fe- 
steggiata d'ordine del piissimo re con una 
salva novella di tutte l'artiglierie, inoltre 
stabilendo che alla pubblicazione solen* 
ne della bolla si facesse una salva di io i 
colpi di cannone da un forte delie reali 
piazze di guerra. Non è poi possibile con 
poche parole descrivere la grandiosa festa 
celebrata in Napoli a'3o dicembre in o- 
nore dell'Immacolata Concezione, la cui 
immagine o statua che venerasi nella chie* 
sa del Gesii vecchio fu portata in solco* 
nissima processione per la città pompo- 
samente ornata, con archi trionfali, lumi- 
narie, bandiere, fiori, epigrafi celebranti 
la definizione, tra il suono di tutte le cam- 
pane, e le salve reali d'artiglierie de'4 ca- 
stelli. Lungo sarebbe il ricordare i perso- 
naggi e le diverse corporazioni che v'in- 
tervennero, i canonici della metropoli ta- 
na, gli abbati mitrati, i vescovi e il cardi- 
nal Kiarioarci vescovo. Seguivano il vene- 
rato simulacro il re ed i reali principi, tut* 
ti con torcie accese, oltre il loro corteg- 
gio. Al ritorno in chiesa il cardinale in- 
tuonò il Te DeuTiiy e fu poi data la be- 
nedizione del ss. Sagramento. La festa riu- 
scì magnifica e splendida, tenera e com- 
movente, degna del religiosissimo Ferdi- 
nando II. Inoltre nel giorno 8 dicembre, 
in espettatìva del bramato decreto pon- 
tificio,si celebrarono a onore della ss.Con- 
cezione straordinarie festività in Madrid; 
ed in Vienna fu pure doppiamente solen- 
ne , nella certezza che simultaneamente 
proclamavasi dalla bocca apostolica, a cui 
spetta,per dogma ciò chefinora fu pia cre- 
denza. Tale immortale giorno in Francia 
fu celebrato con grande entusiasmo. Lio- 

YOL. LXXUI. 



TEA 8t 

ne sebbene non conoscesse il pronunziato 
oracolo supremo della chiesa cattolica , 
colla sua magnificenza non espresse che 
voti,ma gli espresse con ardore e l'entusia- 
smo di sua fede a un dogma ^ la cui defi- 
nizione non diveniva che un'augusta san- 
zione data all'antica credenza de* padri 
suoi. Le chiese non furono sufficienti a 
contenere il popolo accorso, avido di re- 
ligiose emozioni e desideroso di udire la 
parola di Dìo. Dire in qual tempio fu più 
grande la folla, dove le ceremonie più so- 
lenni, lo zelo più ardente, sarebbe qua- 
si impossibile. I fiorì, gli arbusti, gl'incen* 
si, le fiammelle colorate, l'oro, l'argento, 
damaschi, velluti, sagri canti, accenti di 
sagra eloquenza si mescolarono in un'ab- 
bagliante riunione, sia per colpir l' ani- 
mo d'ammirazione, sia per confondere lo 
sguardo in un oceano di luce. Alla sera 
l'illuminazione fu delle più sorprenden- 
ti; dovunque fuochi e razzi, dovunquecap- 
pelle improvvisate entro le portedelle ca- 
se e riccamente ornate. Tutte le torri, le 
facciate delle chiese parevano altrettanti 
incendi. Sopra d'un vasto edifizio brillan- 
temente illuminato stava scritto a lette- 
re di straordinaria dimensione, Credo. E 
questa parola si usò per significare: Al- 
tri discutono o dubitano; ma Lione cre- 
de, crede all'infallibilità della chiesa cat- 
tolica, alla divina assistenza de'suoi Pon- 
tefici; per cui senza muovere un dubbio, 
si sottomette con giubilo alle di lei deci- 
sioni:ha creduto,crede e crederà mai sem- 
pre. Ben a ragione Lione si gloria, come 
toccai di sopra, d'essere stata lai.* ad o- 
norare ne' tempi antichi pubblicamente 
d'un culto speciale il mistero della Con- 
cezione Immacolata della Madre di Dio. 
L'anniversario di sua festa è quello pu- 
re dell'inaugurazione della statua di Ma- 
ria che veglia sulla città dall' alto della 
s. collina, ov'é innalzata l'arca di sue spe- 
ranze. Quindi la città di Lione si unì a- 
gli omaggi solenni che la chiesa cattoli- 
ca rese a Colei, nelle cui mani la Fran- 
cia ha affidata la sua sorte. Pare che Lio- 

6 



8a TEA 

ne nutrisse il progetto d' innalzare alla 
ss. Vergine Immacolata una statua sulla 
montagna di s. Bai ba.MaiViglia poi, la cit- 
tà ove si trattano tanti affari numerosi e 
importanti , ove si agitano interessi così 
vari e molteplici, ove più che altrove il 
tempo ha un gran pregio; spontaneamen* 
te trasformò TS dicembre in giorno di so- 
lennissima festa,abbaudotiando i suoi fon- 
dachi di commercio, le fabbriche, la bor- 
sa,! tribunali, i teatri. Marsiglia non ebbe 
in quel giorno che un pensiero, un pia- 
cere comune a tutti, la festa di Maria. £b* 
I)e principio la festa colla processione in 
cui fu portata in tiionfo per le vie la sta* 
tua della 6. Vergine de la Carde; giun- 
ta sulla soglia del tempio di s. Martino, 
tutto il popolo per irresistìbile commozio* 
ne elettrica, rivolti al venerando simula* 
ero gli occhi e distese le sue braccia, in 
un medesimo punto gridò: Maria conce- 
pita senza peccato pregate per noi* Nel- 
la sera vi fu splendida e generale illumi- 
nazione. 1 marsigliesi s'ispirarono perciò 
a tutte le fonti per comporre l'inno di que- 
sta festa eccezionale, l'inno di gloria pel 
cielo e di speranza per la terra. Ad ave- 
re un' idea delle luminarie di Marsiglia, 
unsolo fabbricante dì vetri vende 80,000 
bicchierini; e la società di s. Vincenzo de 
Paoh distribuì a'poveri a 0,0 00 la m pio» 
ni coll'immagine della B. Vergine. Clio* 
blati di Maria Immacolata, fondati dal ve- 
scovo mg.' Mazenod, potentemente con' 
tribuirono a rendere così grandiosa la fé* 
sta. Per fìnirla con Francia, quanto agli 
8 dicembre, la città arcivescovile di Bour- 
ges die un grande esempio, e con vero en- 
tusiasmo celebrò la festa. Ed in Belley 
la popolazione non mostrò minor slancio 
ed entusiasmo; prostrata nella sua fede al 
suolo, spontaneamente chinò la fronte al 
solo nome dell'Immacolata Concezione.il 
vescovo di Belley mg/ Calandon nella sua 
pastorale pel giubileo avea eccitato i suor 
diocesani ad innalzare in ogni parrocchia 
tlatue all'Immacolata Concezione, e più 
di aoo a detta epoca erano pronte per es- 



TEA 

sere innalzate. Nella cattedrale fu collo- 
cata la statua della ss. Vergine, alla qua- 
le il vescovo e il clero sospesero un cuo> 
re di bronzo , qual Tabella s^otiva^ con 
quest'epigrafe: B, Firgini Jmniaculatacy 
Georgius Chalandon episcopus Belli* 
censisyse suamque dioecesim vovet et con» 
sacrati decembris 18 5^. Finirò 1*8 di- 
cembre con Chambery capitale di Savoia, 
che nella generale illuminazione che fe- 
cero le chiese, la comunità, le case par- 
ticolari, dal casolare del bisognoso al pa- 
lazzo del più dovizioso , gareggiarono e 
dierono un incantevole aspetto, che niu- 
no ricordava d'aver veduto così splendi- 
do. Con una profusione di ghirlande in- 
fiammate, di trasparenti , di emblemi, 
Chambery celebrò a gara il grande trion- 
fo di Maria. Dopo il memorabile 8 dicem- 
bre, Roma nella sua antica e grande di- 
vozione all'Immacolata Concezione,conti- 
nuòa festeggiare l'immortale avvenimen- 
to della sua dogmatica definizione, e qua- 
si in ogni chiesa e oratorio vi fu edifican- 
te emulazione nel dar segni di divota e* 
sultanza. Altrettanto fecero le patriarcali 
basìliche, le basiliche minoii, le collegia- 
te , le comunità religiose. Dal giorno in 
cui il Papa dalla cattedra del Vaticano 
pronunziò l'oracolo sì aspettato, ì roma- 
ni furono successivamente invitati a ral- 
legrarsi del gran privilegio della ss. Ver- 
gine in qualche chiesa tutta messa a festa 
con quella sagra pompa d'arredi, di la- 
mi, di musiche, e di ogni foggia d'appa- 
rato religioso, in cui la pietà e l'arte del- 
la capitale del mondo cattolico non me- 
no che del mondo artistico primeggiano 
sì sovranamente. E siccome non vi è cit- 
tà nel cristianesimo in cui le pompe re- 
ligiose si celebri no con tanto decoro, buon 
gusto e magnificenza quanto in Roma, co- 
sì non vi fu per avventura occasione in 
cui Roma facesse più che in questa sì bel- 
la mostra di quanto possa l'arte ispira- 
trice della divozione, laonde rammente- 
rò le più cospicue dimostrazioni festive 
cronologìcamen te.Però di preferenza par- 



TEA 

lerb prima delia coronazione deirantichis- 
sima s. Immagine della Madonna descrit- 
ta dì sopra, che si venera nella basilica di 
s. Lorenzo in Da maso, nella bellissima e 
decorosa cappella dell' a rcicon fraternità 
della ss. Concezione Immacolata di nobi« 
li romani. Siccome nelle politiche vicen- 
de che funestarono il declinare del secolo 
passato molte ss. Immagini soggiacquero 
a oltraggi e allo spoglio de'loro ornamenti 
preziosi» una fu questa ad essere dilapi- 
data di sue ricchezze e derubata pure del- 
la corona d'oro, onde un divoto gelosa- 
mente custodi nella sua abitazione la s. 
Immagine e poi la ridonò al pubblico cul- 
to restituendola al sodalizio, il quale le 
rinnovò la corona^ma di metallo dorato, e 
ripose nel suo altare* In occasione della 
solenne definizione delFlmmacolato Con*' 
cepimento della B» Vergine, un pio be- 
nefattore fece eseguire una ricca e ben la- 
vorata corona d'oro, e l*offi'i all'arcicon- 
fraternita onde ne fregiasse la s. Imma*- 
gine. Pertanto il sodalizio invitò il capì- 
tolo Vaticano a rinnovare la coronazio- 
ne, ed esso deputò ad eseguirla il cano- 
nico mg/ Lorenzo Lucidi assessore del s» 
offizio. A tale effetto la s* Immagine fu col- 
locata nell'altare maggiore della basilica 
ove si venera, e con grande pompa reli* 
giosa seguì la nuova coronazione perma-^ 
no del prelato, il 1 5 dicembre, cioè 8 gior- 
ni dopo dacché il Papa avea coronato la 
ss. Concezione della basilica Vaticana, in- 
di dopo sagrì festeggiamenti fu restituita 
al proprio altare» Se la solenne definizio- 
ne dogmatica diffuse in tutti i fedeli sen- 
timenti dì grande esultanza, nulla di piìi 
naturale, che maggiormente ne giubilas-^ 
se l'ordine francescano, i cui membri nei 
tempi delle scolastiche controversie furo- 
no di questo mistero i più zelanti e intre- 
pidi difensori, non solo colla voce e con 
dotte opere, ma anco eon una speciale di- 
vozione pratica. Onde tanto l'ordine dei 
minori osservanti, quanto quello de'mi- 
Dori conventuali, con istraordinaria so- 
lennità lo festeggiarono. 1 minori osser- 



TEA 83 

vanti nel giorno in che venne promul- 
gato il dogmatico decreto, nella loro chie- 
sa di s. Maria d'Araceli, riccamente ad- 
dobbata e illuminata da mille ceri, inco- 
minciarono a festeggiare un tanto avve- 
nimento con una processione, nella qua- 
le venne portata in trionfo la bella sta- 
tua della Vergine Immacolata» Ne'3 se* 
guenti giorni furono pontificati i vespe- 
ri e la messa solenne con musica esegui* 
ta da valenti maestri; ne'primi due gior- 
ni recitarono il panegirico due religiosi, 
nel 3.° mg/ Filippi vescovo dell'Aquila e 
minore riformato» In ogni sera del triduo 
fu data la benedizione col ss. Sagrarne»- 
toda 3 cardinali. Nell'ultima sera fu can- 
tato il TeZ^er/m^coll'inter vento della ma- 
gistratura romana, la quale e/Hcacemen- 
te adoprossi, perché splendida e maesto^ 
sa fosse la grande solennità. I minori con- 
ventuaH nella loro chiesa de'ss. XII Apo- 
stoli, ornata con tutta la magnificenza , 
dopo aver compita la già ricordata no- 
vena come negli aiyii passati, a^i 3 dicem- 
bre incominciarono a celebrare un solen- 
ne triduo in onore dell'Immacolata Con- 
cezione, da loro sempre propugnata, or- 
nando e illuminando sfarzosamente con 
istraordinaria quantità di cera il vasto 
tempio, oltre le splendide luminarie del- 
la facciata e portico, con corrispondenti 
epigrafi.Ognì giorno un cardinale vi pon- 
tificò la messa, ed altro cardinale vi pon- 
tificò i vesperi, seitlprecon iscelte e va- 
riate superbe musiche, pronunziando a- 
vanti i vesperi un'orazione panegirica un 
religioso deirordìne. Ne'giorni 1 7^ 1 8 e 1 9 ' 
dicembre ebbe luogo un solenne triduo 
nella chiesa di s. Francesca a Ripa de'mi* 
nori riformati, e nella chiesa di s« Maria 
sopra Minerva de'domenicani, con messa 
pontificale e orazione panegirica in ono- 
re dell'Immacolata Concezione. I riforma- 
ti invitarono 3 arcivescovi a pontificar la 
messa^ e 3 cardinali a dar la benedizione 
col ss. Sagramento; il tutto con iscelta mu- 
sica gratuita da cantanti appartenenti la 
più parte alla cappella pontificia: dissero 



84 TEA 

le lodi di Malia 3 religiosi riformali. Ed 
altro triduo solenne celebrarono nell'al- 
tra chiesa dì s. Pietro Montorio, con se- 
rali illuminazioni di gioia. 1 domenicani in 
tale lieta congiuntura temporaneamente 
aprirono la i /volta dopo alcuni anni la lo- 
ro chiesa, benché non ancora finita di re- 
staurare con gusto di gotica magnificen- 
za, che in breve descrivo all'articolo Tem- 
pio. 1 cappuccini celebrarono poi anch'es- 
si la loro festa nella chiesa della ss. Con- 
cezione con solenne triduo , ornando il 
tempio con tutta la pompa, e illuminan- 
dolo con gran quantità di ceri disposti con 
eleganza, specialmente intorno alla Ver* 
gineImmacoIata.Le messe furono con mu- 
sica pontificate da un arcivescovo, e nel- 
la sera fu compartita da un cardinale la 
benedizione col ss. Sagramento. Nella not- 
te s' illuminò la torre campanaria con 
grandi fàci^ e illuminate del pari furono 
le case circostanti, armoniosi concerti al- 
lietando la popolazione. Nel mentre che 
tutte le chiese di Roma echeggiavano del 
Nome ss, di Maria, e che a lei si tri- 
butavano onori, mg.' de Rauscher arci- 
■vescovo di Vienna non si potè trattene* 
re di espandere la sua divozione nella chie- 
sa teutonica di s. Maria dell'Anima sulla 
comunità tedesca, facendo egli medesimo 
la predica della 3." domenica dell'Avven- 
to, ove con eloquenza parlò del gran mi- 
stero dell'lmmacolataConcezione, restan- 
done commossi gli uditori. Nella mede- 
sima chiesa continuarono a predicare per 
alcune consecutive domeniche i vescovi di 
Germania, e peli.*^ mg.*^ de Ketteler ve- 
scovo di Magonza. Ne'giorni i3,i4e i5 
nella chiesa di s. Luigi de'francesi fu ce- 
lebrato solenne triduo, inciascunode'qua- 
li l'eloquente mg.'Dupanloup vescovo di 
Orleans ragionò sui grandi privilegi e la 
materna tenerezza verso di noi della B. 
Vergine. Compartirono la benedizione 
col ss. Sagramento i summentovati arci- 
vescovi di Parigi, Reims e Lione , e nel 
3.^ giorno dopo l'inno Ambrosiano. An- 
che i portoghesie gli spaguuoli festeggia- 



TEA 

ronìo nelle loro chiese di Roma la dogma- 
tica definizione. 1 primi nella chiesa di s. 
Antonio con messa pontificata da mg." Li- 
gi Bussi arcivescovo d'Iconio e vicegeren- 
te, coH'intervento del cardinal de Carva- 
Iho patriarca, di Lisbona, di tutti gli ad- 
detti alla legazione di Portogallo, e del- 
la congregazione nazionale: nelle ore po- 
meridiane fu cantato il solenne TeDeunu 
I secondi nella loro chiesa di s. Maria di 
Monserrato, con messa egualmente solen- 
ne pontificata da mg.' Garcia Cuesta ar- 
civescovo di Compostella, e con il canto 
dell'inno Ambrosiano nella sera, dopo il 
quale il cardinal Bonnel-y-Orbe arcive- 
scovo di Toledo die la benedizione col ss. 
Sagramento. Il capitolo della patriarcale 
basilica di s. Maria Maggiore a' 1 8, gior- 
no sagro alla memoria dell'Espeltazione 
del Parto della ss. Vergine, con istraordi- 
naria festa celebrò la definizione dogma- 
tica, pontificando i primi vesperi e la so- 
lenne messa il cardinal Altieri, invitato 
dal cardinal Patrizi arciprete, i secondi ve- 
speri monsignor Reisach arcivéscovo di 
Monaco e Frisinga, coli' assistenza di 26 
cardinali. Il capitolo fece decorosamente 
illuminare tutta la basilica. Tranne il mat- 
tutino e le ore cantate al coro papale, si 
fecera le auguste ceremonie nella sontuo- 
sa cappella Borghesìana, con musica a due 
cori grave e armonica.II principeBorghese 
fece ornare magnificamente tale sua cap- 
pella e illuminare con istraordinaria quan- 
tità di lumi vagamente disposti; e per sua 
disposizione venne collocata sulla porta 
esterna della cappella la seguente epigra- 
fe del dotto gesuita p. Marchi. Mariae 
DominaeNostrae- Qùamsine labe con- 
ceptam-Pie hactenus credidimus-Post- 
hoc ex decreto Pii IX Pont, Max.- Fi- 
de catholica credemus-Gens Biirgìiesia 
gratulabuTida - XFi hai, jaru in Aede 
suorum-Sollemnia.JHeì giorno preceden- 
te la congregazione primaria, madre e ca- 
po di tutte le congregazióni sagre alla ss. 
Vergine, esistente nel collegio romano,di- 
mostrò la sua esultanza con festa speciale» 



TEA. 

Celebri» la messa della comanioneja qua* 
le fu oltre ogni credere Dumerosa, i J car- 
dinal Vanoìcelli arcÌTescoTO di Ferrara. 
Nelle ore pomeridiane pronunziò il pa« 
negirico il p. Nannerìni gesuita, dopò il 
quale con iscelta musica si cantarono le 
litanie, e die la benedizione col ss. Sagra- 
mento il cardinal de.Bonald, ascritto sin 
dalla giovinezza a questa congregazione. 
La pia congregazione dell' Immacolata 
Concezione e di s. Ivo della Curia roma- 
na a'22 dicembre nella chiesa di s. Car- 
lo a' Catinari, ne solennizzò la definizio- 
ne con maestosa pompa, vi pontificò la 
messa mg.' Vicegerente e recitovvi ana* 
logo discorso il p. Gioia gesuita: assiste- 
rono alla sagra funzione il cardinal Mac- 
chi decano del sagro collegio e protetto- 
re del sodalizio, con mg/ prefetto, il p. 
preposito de'barnabiti, i due collegi de- 
gli avvocati concistoriali e de'procurato- 
ri, ed oltre altri personaggi, i giudici e ca- 
pi cancellieri de'tribunali di Roma. Sì di- 
stribuì un'immagine della ss. Vergine ap- 
positamente impressa con relativa epigra- 
fe, e corrispondente limosina a' poveri. 
Nella chiesa del Gesù il triduo solenne 
ebbe luogo per divozione de'gesuitlein 
modo degno di loro, sempre strenui pro- 
pugnatori del definito dogma, negli ul- 
timi 3 giorni dell'anno; di che il Pontefi- 
ce solendo assistere in quella chiesa nel- 
l'ultimo dì dell'anno al TeDeum in ren- 
dimento di grazie a Dio, rese più cospi- 
cuo colla sua presenza il compimento del- 
la sagra e maestosa funzione. Gli agosti- 
niani in 8. Agostino (possessori felici del 
simulacro della B.Yerginedel Parto, te- 
nero oggetto dell' univei*sale divozione 
de' romani, e fonte inesausto di copiose 
e divine grazie), il capitolo della coUegia- 
ta di 8. Maria ad Mdrtyres nella pro- 
pina chiesa o Pantheon, le monache di s. 
Silvestro in Capite, il seminario Romano, 
il seminario Pio, alla loro volta celebra* 
ronola definizione dogmatica dell'Imma- 
colata Concezione. Un triduo solenne eb- 
be pur luogo per qura dé^somascbi, nel- 



TEA 85 

la chiesa di s. Maria in Aquiro, compar- 
tendo un cardinale la benedizione col ss. 
Sagramentoogni giorno, e nel 3.** un ar- 
civescovo pontificò la messa* Il conserva* 
torio delle Viperesche pi*esso s. Vito, uno 
di quelli dedicati all'Immacolata Conce- 
zione,festeggiò il grande avvenimento con 
solenne triduo. Similmente ciò fecero, la 
congregazione del preziosissimo Sangue 
neir altra sua chiesa di s. Salvatore ia 
Campo; la chiesa parrocchiale di s. Roc- 
co con maestosissimi addobbi e grandis- 
sima quantità di candelabrì, coU'imma- 
gine dell'Immacolata Vergine apposita- 
mente dipinta, col genio ispirato dal sen- 
timento i*eligioso,dal valente pittore cav. 
Caglia i*di (concorrendovi i giovani della 
scuola di agrimensura diretta dall'ab. An- 
tonio Marucchi, da lui aperta nel i853 
per r agrimensura teorico-pratica , eoa 
prosperi successi, presso detta chiesa); i 
minimi in s. Andrea delleFi*atte,celebraa- 
do il 13."* anniversario dell'apparizione 
della ss. Vergine Immacolata ivi avvenu- 
ta a Ratisbonne, con solenne triduo; il col- 
legio de'parrochi, nella chiesa della Mad- 
dalena; l'arciconfraternita della ss. Trì- 
nità de'pellegrini nella sua chiesa; i ser- 
vi di Marìa in s. Maroello; i filippini nel- 
la chiesa di s. Maria in Vallìcella, e nel- 
l'oratorio di s. Filippo col canto dell'^t^e 
maris stellayt poi con dramma sagro con 
musica vocale e istru mentale; la confra- 
ternita di s. Maria deirOrto,pure con bel- 
lissima immagine colorita dall'encomiato 
cav. Gagliardi ; gli agostiniani scalzi nella 
loro chiesa di Gesù e Maria; i ministri 
degl'infermi tanto ins.M.'Maddalena,che 
nelle altre loro chiese dis. Giovanni della 
Malva, e de'ss. Vincenzo e Anastasio. Bea 
si conveniva poi che nella basilica di s. 
Maria in Trastevere, ili. ^tempio dedica- 
to in Roma alla Vergine Madre di Dio, 
ei.^ad essere edificato in Roma al pub- 
blico culto cristiano, dominante ancora il 
paganesimo, si prendesse parte nella co- 
mune esultanza di tutto Torbe cattolico, 
per la dogmatica definizione del di lei Im* 



86 TEA 

macolalo Goncepimeoto. A tal fine nel 
giorno di sua Purificazione ì canonici e 
clero dell' antichissimo capitolo degna- 
mente vi diedero principio al triduo. Il 
cardinal Barberini titolare, zelando il de- 
coro delia basilica, volle prendere parte 
nella solennità a renderla più splendida 
e sontuosa. E perchè nulla mancasse al* 
la maestà del culto, vi pontificò la messa 
nella domenica, e in questo giorno come 
nel sabato preceden te cantò i vesperi,dan- 
do poi al popolo la benedizione col ss, Sa- 
gramento. Nel sontuoso apparato furono 
oggetto di speciale ammirazione i ricchi 
tessuti in figura, prezioso retaggio della 
nobilissima fa migUa Barberini, il cui prin- 
ciped. Enrico per sentimento religioso ne 
fece ornare le pareti. Il popolo con ma« 
gnifico fuoco d'artifizio die testimonian- 
za di giubilo e di divozione, 1 teatini, co- 
me quelli che cotanto propagarono il cui-* 
to dell'Immacolata Concezione e tuttora 
ciò praticano colla benedizione degli sca- 
polari sagri al misterojil che narrai in prin- 
cìpio, ad applaudire pubblicamente alla 
dogmatica definizione , la festeggiarono 
nella loro magnifica chiesa di s. Andrea 
della Valle. Perciò scelsero l'otta vario del- 
la Purificazione, in cui la B. Vergine si 
degnò rivelarsi alla ven.Orsola fondatrice 
dell'oblate e romite teatine, tenendo tra 
le braccia il divin Figlio, in atto di por- 
gerle i detti sagri scapolari per promuo- 
vere nel cristianesimo la divozione del suo 
Immacolato Concepimento.Essendo tan- 
to ricordevole negli annali teatini così me- 
morando avvenimento, questo appunto 
Tollero rappresentare si nel gran quadro 
che fecero a bello studio eseguire e col- 
locare in alto nel vasto sfondo del mag- 
gior altare, che nell' elegante iscrizióne 
posta nella grande prospettiva del tem- 
pio. Pertanto nel giorno sesto dell'otta- 
va della Purificazione, al divoto triduo 
di preparazione rehgiosa fu dato prin- 
cipio alla festività co'solenni vesperi can- 
tali in musica, colla pontificale assisten- 
za d' UQ vescovo, altro celebrando póa- 



TEA 

tificalmente nel dì seguente la messa, con 
l' intervento de' canonici della basilica 
di s. Lorenzo in Damaso, e degli alunni 
dell' almo collegio Capranioa. Nelle ore 
pomerìdiane il p, Pa pardo procuratore 
generale de'teatini recitò l'orazione pane- 
girica, e con felice pensiero dimostrò qual- 
mente il dogma dell'Immacolata Conce* 
zinne di Maria fosse la più alta manife-^ 
stazione della sapienza di Dio, che l'eb- 
be compiuto, della sapienza della Chiesa 
che lo ha promulgato: la sapienza di Dio 
nel compierlo ne seppe ricavare la mag- 
gior gloria diMaria;la sapienza del laChie- 
sa ne( promulgarlo ne seppe ricavare il 
suo proprio esaltamento. Dopo il canto 
delle litanie e d'un cantico in lode della 
Vergine Immacolata, ijituonato dal car- 
dinal Patrizi l'inno del ringraziamento in 
alterno coro cantato da'm usici e dal po- 
polo, fu da lui data la benedizione colla 
ss. Eucaristia, 11 grandioso tempio fu va- 
gamente addobbato in ricchissima e sim- 
metrica paratura, con una sì copiosa mol- 
titudine di brillantissimi lampadari, che 
con ammirabile ordine disposti per tutta 
la chiesa venivano poi a formare come una 
fiammeggiante corona cascante a doppio 
giro per attorno al quadro , circondato 
da una gentihssima raggiera tutta di tra- 
sparenti veli e di color vario leggiadra- 
mente intrecciata, che per tutta l'ampia 
volta del cappellone si distendeva. Tutto 
il popolo accorso si mostrò penetrato del 
sentimentodi religiosa pietà in faccia alla 
splendida pompa, al nobile apparato, ed 
alla incantevole luminaria che faceva sì 
bene gustare il bello vero e sublime del- 
l'esterno culto cattolico. Tutte le case al- 
la chiesa adiacenti e circonvicine presero 
parte alla festa, adornando di drappi e fe- 
stoni le finestre, nonché di lumi in con- 
sonanza al maestoso prospetto del la chie- 
sa eziandio in sì lieta occasione illumina* 
to. Così solennizzò l'inclito ordine di s, 
Gaetano, patriarca de'chierìci regolari, il 
più grande avvenimento, che fu compiu- 
to felicemente a'nostri giorni e che impri- 



TEA 

•me nell'odieroo pontificato un carattere 
immortale di gloria^ il quale^ comeelo- 
quenlemente dimostrò l'oratore teatioo, 
«olle accrescere col dogma dell'Immaco* 
lata G)iicezione il trìonfb di Maria, non 
meno che quello della Chiesa, dischiuden- 
do e incominciando, secondo le comuni 
speranze, un'era novella di prosperità e di 
pace, di grazie e benedizioni all'intero u- 
niverso. I redentoristi>animati della par- 
ticolare divozione al mistero del loro fon- 
datore s. Alfonso che lo propugnò, in ren- 
dimento di grazie a Dio per la dogmati- 
ca definizione, celebrarono divoto triduo 
nella loro chiesa di s. Maria in Montero- 
ne magnificamente ornata, ed ove fu e- 
sposta alla pubblica venerazione una bel* 
rissima immagine dell'Immacolata, ve- 
neodo ogni sera illuminata la facciata.Fra 
i tanti oratorii e sodalizi che in Roma fé- 
steggiarono con maggior pompa la festa 
in discorso, devesi ricordare quella del so- 
dalizio di s. Maria in Via (di cui nel voi, 
LlV,p. 21 8), a piazza PolijCon solenne tri- 
duo. In que'giorni ivi si vide un saggiodel* 
Je pitture, colle quali il celebrato cav. Ga- 
gliardi in seguito dipìngerà tutto l'orato* 
rio, con allusioni al mistero dell'Imma- 
colato Concepimento, e al fatto della so- 
lenne dogmatica definizione. L'oratorio 
di s. Francesco Saverio detto del Cara vi« 
ta, dopo il triduo delle quaranl'ore che 
annualmente celebra nel carnevale, nece- 
lebrò un altro assai sontuoso per l' Im- 
macolata Concezione. L'a rciconfra terni- 
ta della B. Vergine del Carmine alle Tre 
Cannelle,addobbato il tempio riccamente, 
tributò la sua venerazione con solenne tri- 
duo, musiche, prediche,benedizioni com- 
partite dai cardinali col Santissimo,e pon- 
tificale nell'ultimo giorno di mg/ Vicege- 
rente. Gh studenti dell'università romana 
festeggiarono la dogmatica definizione, 
in uno a'collegi e professori della mede- 
sima. La chiesa fu adornata splendida- 
mente, nel dì precedente alia festa fu can- 
tata la compieta da scelti professori,e nel- 
la mattina seguente il cardiual Brunelli 



TEA 87 

prefetto della congregazione degli studi 
comunicò buona parte della studiosa gio- 
ventù. Pontificò la messa mg.' Castellac- 
ci vescovo di Listri,coirassistenza dell'ar- 
cicancelliere cardinal Riario e del rettore 
mg.*^ Campodonico, oltre i collegi e pro- 
fessori dell' archiginnasio stesso , egual- 
mente con bellissima musica. Nel pome- 
riggio,dopo eloquente orazione del p.Lui- 
gi da Trento cappuccino, ed il canto delle 
litanie e del Te DewUy il cardinal Bru- 
nelli die la benedizione col Venerabile. 
Nel dìseguentesi tenne un'accademia poe- 
tica dagli slessi studenti alla presenza dei 
nominati personaggi, di altri cardinali e 
di altre distinte persone. Nella sera, dalla 
loggia che sovrasta la porta dell'unì vei*sità, 
si fece l'esperimento della luce elettrica, 
diretto dal cav. Volpicelli professore nella 
fisica sperimentale e segretario della pon- 
tificia accademia de' lincei, con gradevo- 
le e mirabile successo. Il concerto dei a.° 
reggimento di linea pontificia eseguiva 
intanto sulla piazza di s. Eustachio alcu- 
ni pezzi óausicali de'piti distìnti maestri. 
La £)lla immensa di gente che riempiva 
la piazza di s. Eustachio e gli 8 sbocchi 
delle vie, rischiarata dalla luce elettrica, 
applaudì alla festa della romana univer- 
sità. Nella chiesa de'ss. Gio. e Paolo i pas- 
sionisti celebrarono di voto triduo con di- 
gnitoso apparato. Ogni mattina pontifi- 
carono i vescovi, e nella 3." in rito caldai- 
co, indi dal titolare cardinal Corsi in ri- 
to latino coll'assistenza di diversi vescovi. 
Ogni giorno un cardinale compartì la be- 
nedizione colla ss. Eucaristia, e nell'ulti- 
mo vi fu pure solenne vespero, orazione 
panegirica, e TV Z>e{<m in tuonato dalcar- 
dinal Corsi che avea celebrato i vesperi. 
In tutti i giorni vi furono eccellenti mu- 
siche, e nelle sere luminarie delle faccia- 
te e campanile della chiesa. I cattolici d'In- 
ghilterra presenti in Roma presero par- 
te all'universale pia gioia con triduo so- 
lenne nella chiesa del Gesù, che fu addob- 
bata colla maggior pompa e gran copia 
di lumi. Ogni gloruo pontificò un vesco- 



88 TEA 

vo, e ne'pomerìggi dissero le lodi di Ma- 
ria valenti oratori, ne'priini due io italia- 
no, nel 3.^ in inglese. L'arcìconfraternita 
del ss. Nome di Maria nel suo tempio ab- 
bellito da svariato disegno e riccamente 
illuminato, celebrò decorosamente un tri- 
duo, col canto degli alunni dell'ospizio a- 
postolico di s. Michele. Ogni mattina si 
cantò messa solenne, e nella 3.'fu ponti* 
ficata: nelle ore pomeridiane di ciascun 
giorno, oltre i panegirici, da 3 cardinali fu 
data la benedizione col Santissimo. Nella 
chiesa di s. Claudio de'borgognoni fu so* 
Jennizzato il dogma con triduo, ornatosi 
il tempio colla maggior pompa: le pane- 
giriclie orazioni furono recitate nelle lin- 
gue francese, polacca e italiana. A cura 
ed a spese de' capitolari e de' confratelli 
della congregazione Illirica , nella loro 
chiesa di s. Girolamo degli schiavoni fu 
celebrato un solenne triduo onde festeg- 
giare il mistero dell'Immacolata Conce- 
sione della Gran Madre, definito dal su- 
premo Gerarca della Chiesa. Il tempio era 
maestosamente ornato e splendidamente 
illuminato, e sul maggiore altare fu col- 
locata una bella statua della ss. Vergine 
concetta senza peccato. Cantarono le so- 
lenni messe il can.^Callebotle arciprete 
del capitolo; mg.' Bagdanovich vescovo 
di Europus e amministratore apostolico 
di Scopia, e dopo l'èva ngelo fece un di- 
scorso in lingua illirica; e mg.' Rosani ve- 
scovo d'Eritrea e vicario della basilica Va- 
ticana. Recitarono le panegiriche orazio- 
ni, il can. Giorgi vice-rettore del semina- 
rio Pio, il p. Gioia gesuita, ed il p. Luigi 
da Trento cappuccino. Ogni sera la fun- 
zione fu terminata colla benedizione del 
ss. Sagra mento, datada'cardinali Patrizi» 
Schwartzenberg protettore della congre- 
gazione illirica e arcivescovo di Praga, e 
della Genga-Sermattei titolare della stes- 
sa chiesa. In ogni giorno fuvvi la messa 
anche in rito ruteno; e tutte lesagre fun- 
zioni furono accompagnate da musica ec- 
clesiastica. Gli armeni cattolici dimoran- 
ti io Roma solennizzarono anch' essi 'un 



TEA 

triduo nella chi esa di s. Gregorio Illumi- 
natore presso il Vaticano, ove i monaci 
antoniani hanno il loro monastero. Vi fu- 
rono molte messe in rito nazionale e la- 
tino, e la sera l'esposizione del ss. Sagra- 
mento, con canti e solennità del medesi- 
mo rito. L'ultimo giorno pontificò mg." 
Hurmuz arcivescovo di Siracee mechita- 
rista, rappresentante della nazionearme- 
no-cattolica presso la s. Sede. Dopo l'evan- 
gelo fece un di voto sermone in italiano il p. 
ab. d. Arsenio Angiaiakiao de'medesimt 
monaci antoniani. Egli maestrevolmente 
epilogando i passi de' Padri nazionali ana- 
loghi alla dottrina dell'Immacolata Con- 
cezione, manifestò il gaudio della chiesa 
armena per la sanzione fatta dal Vicario 
di Gesù Cristo. Intervennero alle sagre 
funzioni gli alunni armeni del collegio Ui^ 
bano di propagandante, e tutti gli altri 
nazionali che si trovano in buon nume- 
ro in Roma. Nella chiesa de'ss. Andrea e 
Gregorio al Monte Celio, i monaci camaU 
dolesi eredi nella tenerissima divozione 
alla B. Vergine del dottore e cardinal s. 
Pier Damiani, resero pubbliche e solenni 
grazie a Dio per la dogmatica definizio- 
ne dell'I mmacolatoConcepimentodi Lei. 
Il tempio fu addobbato con elegante de** 
coro, e splendidamente illuminato, e tut- 
te le praticate sagre funzioni triduane fu* 
rono accompagnate da scelta musica. Pon- 
tificarono la messa, il p. ab. d. Raniero 
Viola procuratore generale della congre- 
gazione, mg.' Walsh arcivescovo d'Hali- 
fax, e mg.' Polding arcivescovo di Sidney 
e benedettino, cui fece seguito un sermo- 
ne in lingua inglese recitato a scelto stuo- 
lo de'suoi connazionali da mg.' Brown ve- 
scovo di Newport e benedettino. Le fun« 
zioni delle ore pomeridiane furono termi* 
nate colla trina benedizione dell'Augu- 
stissimo Sagra mento, impartita da'cardi^ 
nali Clarelli, Asquini e Corsi, dopo la re- 
cita di dotta e profonda orazione del p. 
d. Francesco Maria Cirino consultore ge« 
nerale de'teatini, eil canto del Te Dciun, 
La facciata della chiesa rispleudé nelle 3 



TEA 

sère per la bella lummaria disposta secon- 
do Tordinedi sua architettura, sulla por- 
la maggiore anounziaodo tali solennità 
riscrizione latina riportata dal Giornale 
di Roma^ il quale pubblicò pure molte 
di quelle delle altre chiese. L'arciconfra- 
ternita di s. Anna de'palafrenieri festeg- 
giò il definito dogma con solenne tri- 
duo, maestosamente ornando e splendi- 
damente illuminando la sua chiesa. Cia- 
scuna serale e triduaie funzione fu accom- 
pagnata da bella musica, e terminata col- 
la benedizione del Santissimo.Neiridtimo 
giorno pontificò la messa mg/ Giuseppe 
]'a(ermo vescovodi Porfirio e sagrista del 
Papa, pure accompagnata da scella mu- 
sica: nelle ore pomeridiane recitò analo- 
go panegirico il p. Zieggheri domenicano, 
dopo il quale fu cantalo l'inno Ambio- 
siano, compartendo la benedizione il car- 
dinal Recanati cappuccino. A quest'ulti- 
ma sagra funzione intervenne il cardinal 
Macchi decano del sagro collegio e pro- 
tettore del sodalizio. Non la finirei più, 
se tutto dovessi ricordare quel santo en- 
tusiasmo di pietà e di fede, che si mani- 
festò in Roma il dì memorando della de- 
finizione, si mantenne per mesi nell'alma 
città colia medesima intensità di divozio- 
ne nell'animo de'romani, e resterà inde- 
lebile nell'amore di tutti. Do quel giorno 
beato Roma fu una continua festa, ogni 
basilica, ogni chiesa, ogni oratorio, più o 
omenOi'volle solennizzarla colla maggior 
pompa. Soltanto per ultimo rammente- 
rò, che tra le chiese de' francescani si di- 
stinse pure quella di s. Dorotea de'con* 
ventuali, nell'eleganza degli addobbi,nel- 
\o sfarzo de'lumi, nell'armonia delle mu- 
siche; imperocché i conventuali per ben 
sei secoli e mezzo mai sempre propaga- 
rono, difesero, illustrarono e fecero pre- 
valere ovunque la loro pia sentenza su 
questo consolante mistero sì caro a'popo* 
li cattolici, e sì degno della ss. Vergine, 
Madre del Redentore dì tuttì.Tra le chie- 
se de' carmelitani , ordine che peculiar- 
Diente onorò sempre la divozione a Marìa 



TEA 89 

e in particolar modo la sua Concezione 
Immacolata, raromenteròquella di 8. Ma- 
ria in Traspontina, per ricchezza d'orna- 
ti e splendidezza di lumi, prendendo par- 
te nelle sere del solenne triduo gli abitan- 
ti di Borgo con luminarie alla comune e- 
sultanza, rallegrata dal concerto musica- 
le degli artiglieri pontificii. Tra le chiese 
de' trinitari scalzi, dirò che celebrarono 
in s. Grisogono un solenne triduo di rin- 
graziamento, con preziosi addobbi e fuU 
gidezza di lumi, poiché il loro fondatore 
s. Giovanni di Malha lasciò loro in pre- 
ziosa eredità la dottrina dell'Immacola- 
to Concepimento, da lui celebre dottore 
e cattedratico della Sorbona sostenuto nel 
secolo XII con pubbliche tesi contro gli 
oppositori; e perciò i suoi figli giurarono 
solennemente d'esser pronti a difender- 
la, se fosse d' uopo, col proprio sangue 
eziandio. 

A Roma fece eclatante eco tutto il cat- 
tolicismo, ed in particolar modo le città 
e le comuni dello stato pontifìcio. Si può 
dire che in esso non vi fu città, comune, 
borgo e villaggio, ove nelle chiese non 
siasi festeggiato il solenne decreto del- 
l'Immacolata Concezione, nel grande av- 
venimento qui da me pure contemplato' 
e celebrato, essendo la voce del Pastore 
de' pastori quella che forma la fede de' 
popoli. I giornali delle città pontificie so- 
no pieni delle relazioni delle solennissi- 
me feste celebrate in ogni città, in ogni 
terra dei soave dominio temporale della 
s. Sede: ne ricorderò alcune. Ben degna- 
mente Bologna festeggiò il nuovo trion- 
fo della cattolica religione, animandone 
il religioso slancio l'arcivescovo cardinal 
Opizzoni, onde i bolognesi lo celebraro- 
no nella basilica di s; Petronio, con tale 
solennità che valse ad attestare la loro 
antica credenza e divozione al dogma,non 
che in omaggio rivei^ente all'infallibilità 
del Pontefice che proclamò al mondo il 
gran mistero. 11 vasto tempio appena ba- 
stò alla folla del popolo esultante e com- 
mosso, anzi talora riboccò nella grande 



90 TEA 

esterna scalea e io parte della piazza, e 
fu spettacolo dolcissimo a'cuori cattolici, 
chiudendo la festa eoa ispontanee lumi- 
uiirie. Accrebbe maestà alle decorose sa- 
gre funzioni l'intervento di mg/ Grasse!^ 
lini commissario straordinarioe pro-lega- 
to, del governatore civile e militare conte 
Degenfeld^del marclieseGuidotti Magna* 
ni senatore,de'magistruli de'trìbunali,de' 
membri deiruniversitàedell'accademie, 
degli stati maggiori delle milizie austria- 
che e pontificie; oltre il proprio capitoloi 
il metropolilano,i parrochi ec.Egualmen* 
te Ravenna nella metropolitana decoro- 
samente solennizzò l'Immacolata Conce- 
zione, coH'assistenza di mg/ Rìcci dele- 
gato, alla testa delle autorità civili e mi- 
Jitari,e di altre corporazioni. Ferrara che 
fino dal secolo XIV stabiliva il pio soda- 
lizio della Scala sotto l'invocazione della 
Concezione Immacolata, celebrò gran fe- 
sta nella metropolitana messa in magni- 
fica pompa, ove era stato trasferito il si- 
mulacro di Maria Vergine che si venera 
nella chiesa de'conventuali; alle solenni 
funzioni di chiesa, nella sera successero le 
dimostrazioni popolari di giubilo, con ge- 
nerali e vaghe illuminazioni. Velletri a 
kpese del municipio festeggiò V avvenir 
mento, con tutta maestà, pompa e vene- 
razione.Dopo a ver celebrato solennemen" 
te la festa nella cattedrale, si associò a' 
minori osservanti in fare eseguire nella 
loro chiesa di s. Lorenzo magnifico tri- 
duo, con processione del simulacro del- 
la ss, Concezione. Neh 4?^ e 1 483 im- 
perversando la peste, Velletri fece voto 
di celebrar ogni anno |a festa dell'Imma- 
colata Concezione, con digiuno nella vi- 
gilia, ed eresse nella cattedrale una son- 
tuosa cappella in suo onore con marmo- 
rea memoria dell'ottenuta liberazione; la 
quale si rinnovò nelle pestilenze del 1 655 
e del 1887, ^^ ^^^ f^ preservata dal tre- 
mendo flagello, così nel 1 854» 9^^ ^^i ^^^ 
cuore fervente di gratitudine rinnovò il 
voto per altri 100 anni. L'auspicatissimo 
gioiao del novello trionfo della chiesa cat- 



TEA 

tolica, che mise il sigillo della fede al dol- 
cissimo mistero dell'illibato Concepimen- 
to della Regina del cielo, volle di nuovo 
festeggiare Velletri, con ispirilo di sagra 
esultanza. Non pagala città delle feste fat- 
te in onore della sua principale padrona 
Maria ss., volle pure eseguire altro trì- 
duo nella chiesa di s. Croce de' cappuc- 
cini maestosagiente abbellita, ed ivi la bel- 
la statua di Maria Immacolata mosse o- 
gni cuore a riverenza pel distintissimo pri • 
vilegioa Maria unicamente concesso. On- 
de ebbero luogo messe solenni, panegi- 
rici, benedizioni e scelte musiche. Di più 
Velletri vide celebrare con bell'apparato 
e gran divozione dall' arcicon fraternità 
delle ss. Stimate nella sua chiesa tridua- 
ne funzioni sagre, in onore dell'Immaco- 
lato Concepimento. Con musica sempre 
varia si cantò la messa, e nelle ore pome- 
ridiane vi furono i panegirici, e le bene- 
dizioni col ss. Sagramento, nell'ultimo 
giorno compartila dal concittadino e con- 
fratello mg/ Alessandro Macioti arcive- 
scovo di Colossi ed elemosiniere del Pa- 
pa. Nel giorno precedente al triduo nella 
medesima chiesa ebbe luogo un'accade- 
mia. 11 can. Angeloni penitenziere della 
cattedrale lesse un elegante e profondo 
ragiona mento,al quale tennero dietro di- 
versi poetici componimenti,tramezzati da 
scelta musica tratta dall' inno del mae- 
stro Pdcìni e da altri. Viterbo non con- 
tenta d' aver solennizzato con 'maggior 
pompa la festa dell'S dicembre, celebrò 
il definito dogma al ritorno da Roma del 
vescovo cardinal Fianetti, il quale nella 
messa pontificale i in partì la benedizione 
apostolica con papale facoltà. Esultando 
Camerino per la speciale divozione alla 
pia credenza, di venuta questa dogma, nel- 
la metropolitana con triduo solenne con- 
fermò la sua fede, esponendo sull'altare 
maggiore l'antica statua di Maria di sti- 
mato lavoro artistico, e venerata con cul- 
lo particolare. Non mancarono popolari 
dimostrazioni di gioia, e luminarie not- 
turne. Anche io Rieti fu festt^ggiato il de- 



TEA 

cretato dogma nella basilica ove si vene^ 
ra ranlica immagine di s. Maria del Po* 
polo, coD triduo solenne e pontificale del 
vescovo mg/ Carletti, reduce da Romai 
il quale recitò uu' eloquente omelia. Il 
municipio lo festeggiò nella propria cap- 
pella del palazzo municipale) i domeni- 
cani e i conventuali celebrarono tridui 
nelle loro chiese. Distìnguendosi anche 
Frascati nella tenera divozione a Maria, 
con più di magnificenza ne celebrò la fe- 
sta di sua ss. Concezione; le cui glorie fe- 
steggiarono i teatini nel santuario di Ca- 
po Croce a lei consagrato, mediante so- 
lenne triduo in cui il p. d. Francesco Ci- 
rino teatino recitò de' sermoni panegìri* 
co-morali dottamente composti, e ana- 
loghi alla giuliva ricorrenza : nell'ultimo 
giorno nella comunione generale mol* 
tissimi vollero indossare il sagro scapo- 
lare dell'i mofacolata, che da gran tem- 
po i teatini per ispeciale privilegio apo* 
stolico benedicono e dispensano. 11 ve- 
scovo cardinal Cagiano de Azevedo in- 
tuonò il Te Deuniy e die la benedizione 
col ss, Sagramento. Sui colli Tusculanì i 
cappuccini celebrarono solenne triduo , 
con sagri discorsi e messa pontificata da 
mg.' Marongiù arcivescovo di Cagliari, 
cui assistè il capitolo della cattedrale di 
Frascati, In Albano tra'festeggiamenti in 
onore della ss. Concezione meritano ri- 
cordo quelli fatti da'cappuccini con tri- 
duana solennità, luminarie, apparato e 
discorsi panegirici. Jesi che dislinguesi per 
divozione singolare alla ss. Concezione, 
facendo la sua vigilia con istretto digia- 
no di pane e acqua, in piìi modi festeg- 
giò il definito dogma. I conventuali ce- 
lebrarono nella chiesa di s. Floriano con 
isplendidezza soleiinisslmo triduo, innan* 
zi al simulacro della ss, Immacolata, col- 
Tinterventodi buona parte della valente 
cappella musicale di Loreto, che vi ese- 
gui scelte musiche. Ne'primi due giorni 
pontificò i vesperi e la messa mg.' Maz- 
zuoli vescovo di s. Severino, nel 3.^ captò 
la gran messa il vescovo cardinal Mori- 



TEA 91 

chini, e nelle ore pomeridiane intuonò il 
Te Deiun e die la benedizione col San- 
tissimo, dopo aver mg.' Zangari vescovo 
di Macerata e Tolentino recitato eloquea- 
tissimo discorso in lode della ss. Conce" 
zione. Singolare fu la luminaria nottur- 
na della facciata del tempio. Del pari due 
tridui celebraronsi in Jesi, nella cattedra- 
le e dalle Clarisse con pompa ecclesiasti- 
ca. P^on solo in Ferentino si solennizzò il 
gran mistero nella novena precedente la 
festa, e questa pure con più splendido cul- 
to del consueto, indi a' i o dicembre per 
concessione pontificia si cantò nella cat- 
tedrale e nelle chiese matrici della diocesi 
la messa della ss. Concezione; ma il zelan- 
te vescovo mg/ Bernardo Tirabassi, con 
felice e edificante pensiero, avuta appro- 
vata una professione di fede del dogma 
definito, con sua pastorale la fece emet- 
tere dal clero, dal magistrato e dal po«- 
poiodi sua diocesi, pel quale atto il Papa 
concesse benignamente Tindulgenza pie* 
naria; professione di fede che si emise in 
diverse chiese con generale commozione^ 
e l'esultante pastore poi l'umiliò a'piedi 
del Pontefice in modo autentico, rice- 
vendo manifestazioni di gradita soddisfa" 
zione. Asisi, città serafica, non volle es- 
sere seconda a verun'altra in dimostrare 
la sua esultanza, siccome posseditrice ab 
antico del s. velo della B. Vergine, e cul- 
la deli' ordine francescano fecondissimo 
di santi e di teologi che difesero l'Imma- 
colato Concepimento, ossia questa bellis- 
sima fra le più belle gioie del diadema 
dell'Imperatrice del mondo; in prepara- 
zione alla definizione solennizzando con 
i»traordinaria pompa la sua novena e fe-> 
sta. Il santo entusiasmo provò e mani- 
festò pure Orvieto, Poggio Mirteto, Pa-- 
liano per opera de'cappuccini, Monte Fia-» 
scone, ove pure i conventuali celebraro- 
no il triduo; Città di Castello e con trion- 
fale processione dell'immagine di Maria; 
Cori,ove i minori osservanti esposero l'an- 
tico e veneralo simulacro della B. Ver- 
gi uè; Tolfa e eou distribuzioni della me-* 



gì TEA. 

daglia benedetta della ss. Concezione. A« 
nagni poi si distinse come Ferentino, im- 
perocché oltre particolari dimostrazioni 
di onore alla ss. Vergine Immacolata con 
trìduo, nella cattedrale fece pubblica pro- 
fessione di questo articolo di fede, reci* 
tando la formola che gli trasmise da Ro- 
ma il suo degno vescovo mg.' Trucchi, 
indi eseguita nelle chiese principali della 
diocesi: altri tridui celebrarono i conven- 
tuali, i cappuccini, e i due monasteri di 
monache. Civitavecchia dopo i festeggia- 
menti, a render sempre durevole la ricor- 
danza della gloriosa definizione dogma- 
tica, spontaneamente destinò d'erigere 
con pie oblazioni nella cattedrale una 
cappella ricca di marmi, di dorature e 
iscrizioni, intitolandola a Maria concepi- 
ta senza la macchia d'origine. Come Nar- 
ni celebrò l'avvenimento, si legge ntWAU 
bum di Roma l. 22, p. i3: Breve ra^' 
guaglio delle feste in Narnipel dogma 
stabilito suir Immacolato Concepimen- 
to di Maria. 11 cardinale D'Andrea ab- 
bate di Subìoco, dopo aver fatto dare le 
missioni in quella città e in diversi luo- 
ghi della diocesi abbazia le, con felice suc- 
cesso e comunione generale nella colle- 
giata di s. Andrea, ordinò che nella cit- 
tà e diocesi si festeggiasse la solenne de- 
finizione, e nella 1 .* con triduo nella det- 
ta chiesa con ecclesiastica pompa, messe 
e vesperi solenni, orazioni di lode e be- 
nedizioni coH'Augustissimo Sagramento. 
Molti furono i segni dell'universale giubi- 
lo, colle notturne luminarie, t suoni della 
banda e l'elevazione di globo areostati- 
co. Il seminario con particolare festa ono- 
rò l'Immacolata Concezione, e tenne poi 
un'accademia pòetica.Le feste furono ter- 
minate con solennissima processione del- 
J'immagi ne deirimmacolata,e l'interven- 
to del clero secolareeregolare, de'soda- 
lizi e d'ogni classe di cittadini. L'esultan- 
za religiosa dipoi la rinnovarono i fràn- 
oèscani di Subiaco, con solenne triduo, 
deganle musica a cappella, orazione pa- 
■q^irica, è io più altri modi. Genazzano 



TEA 

fece eco alla letìzia di tutto il mondo cat- 
tolico, con festeggiare ne'modi più giu- 
livi il faustissimo avvenimento nel san- 
^tuario insigne della 6. Vergine del Buon 
Consiglio; quindi il municipio, a secon- 
dare lo zelo del vescovo cardinal Amat, 
esternò nuovamente la gioia con triduo 
nelle 4 chiese parrocchiali, accompagna- 
to da pompa conveniente e segni di ge- 
nerale esultanza. Bagnorea,per invito del 
suo vescovo mg.' Gaetano Brinciotti, ce- 
lebrò con solenni riti un triduo nella cat- 
tedrale, dal capitolo magnificamente or- 
nata, ed in essa con iscelta musica, a di- 
ligenza del municipio, pontificò il zelan- 
te pastore; dopo aver benedetto un'ele- 
gante corona^ con essa coronò il capoal- 
rimmacolata Signora, rappresentata nel- 
la pittura dell'ara maggiore, quindi com- 
parti con autorità apostolica la papale be- 
nedizione con indulgenza. Compiti i se- 
condi vesperi, la dignità capitolare del 
priore Ianni diresse atfeltuosa allocuzio- 
ne al vescovo, perchè fosse promulgata 
la bolla di definizione, che fu letta dal ca- 
nonico teolqgo;poscia cantato il TeDeum, 
si die la benedizione col Santissimo. Lieti 
cantici e orazioni panegiriche accrebbe- 
ro in ogni parte la divozione a Maria, al 
cui onore si fece la comunione dai ve- 
scovo.Questo prelato nel duomo aprì pur 
anco brillante accademia letteraria e fi- 
larmonica con dotta prosa, seguita da 12 
temi obbligati con argomento allusivo al- 
le 1 2 mistiche stelle che coronano la Re- 
gina dell'universo, esauriti da'professori 
e alunni del seminario, oltre altre poesie 
de'cittadini. Vi fu poi una cantata in mu- 
sica, e l'intera filarmonica riscosse plau- 
so. Generali e spontanee illuminazioni 
mostrarono la pubblica esultanza. Tutto 
il mese di febbraio attirò i di voti bagno- 
resi a frequentare l'esercizio del mese del' 
la ss. Concezione nell'oratorio notturno; 
ed altre feste ebbero luogo nella città e 
diocesi, le quali dimostrarono, che la so- 
la Chiesa ha la parola vitale, per destare 
gli spiriti e indirizzarli allo scopo dell'alta 



TEA 

sua missione. Città di Castello, dopo aver 
solennizzato nella cattedrale rimmaco- 
lato Concepimento, vide fare altrettanto 
decorosa festa da'filippini, che ne celebra* 
rono le glorie con ragionamenti pieni di 
unzione, mettendo nel cuor de'fedeli una 
dolce speranza di vedere trionfante e glo- 
riosa per mano della ss. Vergine la Chie- 
sa. Benevento, città cospicua non meno 
per antichità d'origine e d'imprese, che 
per sincera fede e tenera divozione a Ma* 
ria, non volle preterire dal tributarle i 
pegni più commoventi di v/enerazione e 
amore. 11 cardinal Domenico Carafa di 
Traetto suo arcivescovo,a destare viva in 
così bella occasione l'antica fiamma che 
Maria stessa avea accesa in petto al suo 
popolose cogli assidui favori alimentava, 
l'invitò a celebrare in onore del di lei im« 
macolato Concepimento solenne triduo 
nella metropolitana. In questa fu porta- 
ta dalla chiesa de' minori osservanti in 
trionfo splendidissimo l'antichissima sta- 
tua di Maria delle Grazie, in mezzo al- 
l'universale commozione di divota tene- 
rezza.Mes$epontificali,rultima celebran- 
do il delegato apostolico mg/ Gasparoli, 
benedizioni, anche papale nel pontificio 
nome, comunioni generali, luminarie not* 
turne, ealtre dimostrazioni di giubilo re- 
ligioso, ebbero luogo nel triduano festeg- 
giamento, ch''ebbe termine con altra so- 
lennissima processione, nel restituire al- 
la detta chiesa de'francescani il simula- 
cro venerato, al quale tutti gl'intervenuti 
fecero omaggio del proprio cereo. Spo- 
leto unì anch'essa la sua voce a quella dì 
tanti popoli che innalzarono inni di lode 
al dichiarato dogma, per il zelo dell'ar- 
civescovo mg.' Gio. Battista Arnaldi, con 
triduo solenne nel duomo, che primeg- 
gia tra le cattedrali dello stato papale.Ap« 
parato colla maggior pompa,brilianté di 
luminarie e di preziose suppellettili che 
il capitolo non cessa aumentare, fu col- 
locata suir altare principale la ss. Icone 
fra ricchi candelabri. 11 pastore pontifi- 
cò solennemente i vesperi e la messa, con 



TEA g3 

accompagnamento di musica a piena or- 
chestra, e dopo il vangelo fu pubblicata 
la bolla Ineffahilisy e l'arcivescovo indi 
recitò patetica omelìa, in cui dimostrò al 
popolo, qual gloria avesse la ss. Vergine, 
quale letizia sentissero i divoli di lei per 
l'ottenuta dogmatica definizione, e poi 
compartì la benedizione papale. 1 secon-. 
di vesperi non furono meno solenni, gè* 
nerali le notturne illuminazioni, e il de- 
legato mg.' Bella fece dispensare a'poveri 
abbondanti limosine, distinguendo gl'in- 
fermi. Sassoferrato, udita con trasporto 
di santa letìzia la dogmatica definizione, 
fece tenero e degno rendimento di gra- 
zie a Dio nella chiesa collegiata, ove uf- 
ficiarono i cappuccini,i minori osservan- 
ti ed 1 silvestrini. Palestrina, d'ordine del 
cardinal Amat suo vescovo, in ogni par* 
rocchia celebrò divoto triduo, e la basili- 
ca cattedrale si distinse con di vote e pub- 
bliche dimostrazioni, trovando eco di vi- 
va divozione e gioia generale nel magi- 
strato e nel popolo. Il gonfaloniere Pan- 
tanelli-Napulioni offrì nelle sue sale al 
clero e al ceto distinto un letterario ac- 
cademico trattenimento, nel quale lesse 
dotta prosa il p. Giacobi rettore del col- 
legio de'dottrinari; ed un'eletta di per- 
sone e di seminaristi cantarono in poeti- 
ci modi le glorie della gran Vergine Im- 
macolata : le poesie furone intramezzate 
da vari pezzi di classica m usica sagra, tut* 
ti alla B. Vergine spettanti. Osimo ebbe 
nella basilica di s. Giuseppe da Coperti- 
no de'minori conventualì,nobilmente ad- 
dobbata, un solenne triduo di ringrazia- 
mento all' Altissimo, assistendovi i cap- 
puccini e un popolo immenso.Nel a.^gior- 
no con solenne processione fu portata per 
la città la s. Immagine di Maria Imma- 
colata. Nel 3.^ dopo un eloquente ragio- 
namento del distinto oratore arciprete d. 
Francesco Romiti, le preci e le litanie, fu 
cantato a voce di popolo Tinno Ambro- 
siano, che tenne luogo d'ogni più bella 
armoniosa musica. Anche nella cattedra- 
le fu solennemente festeggiata la dogma* 



94 TEA 

tìca deGnÌ£Ìone,coira8sistenza del vescovo 
cardinal Soglia Ceroni. In Albano, tenero 
di divozione verso la singolai*edi lei patro- 
na Maria s8.,anco dal magistrato fu solen- 
nizzato, con decoroso triduo nella chiesa 
della Rotonda (ove venerasi 1' antichis- 
sima sua immagine sottratta dalla pietà 
cattolica alla fiera persecuzione degl'ico* 
noclasli), il dogma dell'Immacolata Con* 
cezione,preceduto dagli esercizi spirituali 
fatti eseguire dal vescovo cardinal Patri* 
zi. Il suo vicario generale mg/ Sanniba- 
le, eletto vescovo di Gubbio, celebrò la 
messa cantata, e il vescovo mg.' Siilani 
della congregazione del preziosissimoSan- 
gue, con dotto e forbito dire trattò l'Im- 
macolato Concepimento di Maria. Lu-^ 
minane allusive alla festa, a questa die-^ 
rono termine. I minori osservanti rifor- 
mati di PoggioNativo in Sabina, con tut- 
ta pompa religiosa con triduo festeggia- 
rono la dogmatica definizione nella lo- 
ro chiesa riccamente adorna. Si celebra- 
rono messe canta te, si pronunziarono pa- 
negiriche orazioni da 3 religiosi dell'ordi- 
ne; e fu chiusa la fèsta con accademia let- 
teraria, ove dopo un lodato discorso del 
p. Antonio da Poggio Ginolfo, furono let- 
te ad onore di Maria molte poesie. Con 
triduo feceroaltrettantoi francescani con- 
ventuali di Zagarolo nella chiesa di s.Ma- 
ria delle Grazie, con {sfarzosa eleganza 
ordata e sfolgorante per lumi, tra innu- 
merevoli rose e gigli venerandosi la di- 
volissima statua della Vergine Immaco- 
lata. Resero festivi i 3 giorni ed'univei*' 
sale contento le solenni messe e vesperi, 
le benedizioni col ss. Sagramento, le scel- 
le musiche, le laudi della Madre di Dio, 
intessute da 3 religiosi conventpali. La 
magistratura municipale di Malelica u- 
miliò lettera a'piedi del Papa, dichiaran- 
do i sentimenti di somma esultanza e di 
riconoscenza, per la solenne definizione 
dogmatica dell'Immacolata Concezione, 
alla/|uale vanta profonda divozione. 

Dallo stato pontificio passando al resto 
d'Italia^ diversi popoli e città dierono le 



TEA 

più formali prove della loro divozione a 
Maria,e del giubilo da cui furono compre- 
si dopo l'oracolo pontificio. Ne ricorderò 
alcuni, altrimenti occorrerebbe un elen- 
co. Modena alla gran novella esultò per 
quella speciale divozione che ìe meritò il 
titolo di città di Maria,evedìieLÌa da'suoi 
avi e nudrita di continuo con efficacissi* 
me pratiche. Grandi dunque furono le 
dimostrazioni di vivissima gioia,celebran- 
dosi l'avvenimento dal vescovo nella cat- 
tedrale con solenne pontificale, essendo 
posta sull'altare sotto ricco baldacchino 
l'immagine dell'Immacolata. V'interven- 
ne il sovrano duca Francesco V, la du-* 
chessa Aldegonda,e l'infante Maria Bea- 
trice, eredi della divozione professata al- 
l' Immacolata Concezione dalle auguste 
loro case d'Austria, di Borbone, di Ba- 
viera e d'Este, e memori che aveano esse 
piti d'una volta implorato dalla s. Sede 
fervidamente il decreto, palesarono il di- 
voto loro giubilo a'piedi della celeste Re- 
gina. Co'sovrani e la corte v'intervenne- 
ro pure i ministri, i professori dell'uni- 
versità, i parrochi, i deputati delle con- 
fraternite, e altri molli. Si cantò il Te 
Dewrii e si die la benedizione col Santis- 
simo, nelle ore pomeridiane successe il 
canto delle litanie, e nella sera splendi-^ 
dissime luminarie per tutta la città. Per 
Venezia la stella del mare, in seno di cui 
i veneziani andarono a cercar sicurezza 
e pace, e raggiunsero grandezza e gloria 
immortale, é stata sempre Maria, per cui 
dal mese e giorno di sua Annunziazioue 
presero a datar l'anno del governo loro, 
né più calda cura si presero nella conqui^ 
sta di Costantinopoli, che di recar a Vene- 
zia il simulacro della B. Vergine delle Vit- 
torie, intorno al quale s'aggirano da tan- 
ti secoli i voti e le giornaliere speranze 
del popolo, incessantemente onorandola. 
Laonde conosciutasi da Venezia la dogma- 
tica definizione che accresceva gloria al- 
la Madre di Dio, ne provò santa e viva 
consolazione, indi prese divota parte alle 
solennità tutte colle quaH mg.'^Mutti pa- 



TEA 

friarca volle celebrare il decrelnto. Nel- 
la stupenda basilica patriarcale, sopra uno 
de'più ricchi e più preziosi altari del mon- 
do fu esposta la s. Immagine, innanzi la 
quale ebbe luogo solenne triduo, coll'in- 
tervento delle sagre corporazioni del cle- 
ro secolare e regolare, e d'ogni ordine di 
cittadini, i quali col frequente e innume- 
revole concorso confermarono l'avita pie- 
tà, e l'universale esultazione pel trionfo 
della Vergine Immacolata. Al magnifico 
pontificale del patriarca assisterono, oltre 
l'inclito municipio, i prelati veneti, e do- 
po l'evangelo fu pubblicata la bolla pon- 
tificia. Nelle ore pomeridiane, dopo i so- 
lenni vesperi, si fece solennìssima pro- 
cessione colla 8. Immagine, e ricondot- 
ta al suo altare, colla recita delle ulti- 
me preci, il patriarca chiuse la memo- 
randa funzione. Seguirono le luminarie e 
i festeggiamenti nelle altre chiese, e se- 
gnatamente in quelle de'francescani mi- 
nori osservanti, de'riformati e de'cappuc- 
cini,con splendidissimi e divoti tridui. An- 
che nel Friuli fu splendidamente celebra- 
ta la definizione dogmatica dell'Imma- 
colato Concepimento, massime in Udine 
sua città principale e centro della vasta 
arcidiocesi,per cura dell'arcivescovo mg/ 
Trevisanato, in un al clero e al popo- 
lo compreso di straordinaria esultanza , 
per vedere a Maiia assicurato un nuovo 
serto d' incomparabile gloria, e al mon- 
do tanto tesoro di letizia e di speranze. 
Eccitati dal pastore, gli udinesi e i dio- 
cesani fecero a gara in rendere omaggi 
alla gran Yergiue Immacolata, principal- 
mente in Fagagna, Cividale, Gemona, 
Moggio, s. Daniele e Codroìpo. Udine pe- 
rò fu quella, che fatta ragione de'luoghi 
e delle circostanze, a ver un'altra città nel* 
l'ossequio e nella divozione a Maria si e 
mostrata seconda. Parata la metropoli- 
tana a festa d'una maniera brillante, sul- 
r aitar maggiore e sotto ricco padiglio- 
ne fu collocata la statua di Maria imma- 
colatamente concetta. L'arcivescovo vi 
pontificò con l'intervento di tutte leau-: 



TEA gì; 

tnrità civili e militari, e de'parrochi.Can- 
talosi l'evangelo fu promulgato il decreto 
definitivo del sommo Pontefice, e 1' ar- 
civescovo recitò dotta ed eloquente orae* 
lia, nella quale celebrò l'ImmacolatoCon- 
cepimento, soggiungendo in fine a modo 
di corona una commovente professione 
di fede, alla quale non e a dirsi qual fosse 
la grata sensazione degli uditori. Si can- 
tò il Te Deuniy e nel pomeriggio i vespe- 
ri pontificalmente, e fini la festa col can- 
to delle litanie. Nella sera nel seminario 
vi fu scelta e applaudita accademia po- 
liglotta in onore di Maria, colla declama- 
zione di molti componimenti in prosa e 
in versi nelle lingue italiana, latina, gre- 
ca, tedesca ed ebraica, e vi si cantarono 
dagli alunni, coli' accompagnamento di 
distintissima musica , due graziose can- 
zoncine. Intanto per la città, con copia di 
lumi e novità di disegno, generale fu l'il- 
luminazione: fu un trionfo della religio- 
ne, una manifestazione solenne dell'amo- 
re deTriulani verso Maria. Piacenza pu- 
re in Italia si distinse con solenne festi« 
vita, in rendere grazie a Dio del segna* 
lato avvenimento per tulto Torbe catto- 
lico. Milano col suo arcivescovo mg/ Ro- 
milli, reduce da Roma con piena l'ani- 
ma di divozione a Maria, celebrarono 
nella splendida metropolitana la tanto a- 
spettata proclamazioiie,la cui bolla fu let« 
ta tra le solennità del pontificale, seguen* 
do l'omelia dell'arcivescovo, il quale pre- 
se a dimostrare che quel giorno era gior- 
no di trionfo per Maria, per la Chiesa e 
per la fede. Trionfo per Maria, poiché la 
credenza dell'Immacolato Concepimen- 
to, quasi gemma dapprima nascosta, ora 
brilla nel massimo suo splendore agli oc- 
chi di tutti, in quella nobilissima corona 
che già le cinge il capo : trionfo per la 
Chiesa, poich'essa, che i suoi nemici di- 
cono cadavere, fa risuonar la sua voce dal- 
l'uno all'altro polo, ed é ubbidita; trion- 
fo per la fede, poiché ora nell'unità del- 
la fede, ossequiosi alla voce della Chiesa, 
200 milioni di cattolici protestano cou 



96 TEA 

gioia di credere questo insigne privilegio 
di Maria. Dopo la messa 4'arci vescovo be- 
nedì l'immenso popolo, ed era la bene- 
dizione che Pio IX mandava a tutti i po- 
poli della terra. Sul far della sera fu Can- 
tato l'inno Ambrosiano solennemente, e 
l'arcivescovo die la benedizione col San- 
tissimo. Palermo che fino dal 1 4^5 inti* 
tolòalia ss. Concezione la chiesa di s. Ma« 

• 

ria la Nuova, edificata nel 1 3 Bg, e pro- 
mulgata dall'arcivescovo Ubertino de 
Martines la festa di precetto, per volon- 
tà del senato; indi neli44i vide sorgere 
la sontuosa cappella della B. Vergine nel 
tempio di s. Francesco, poi aggregata al- 
la romana arciconfraternita della ss.Con- 
cezione dal cardinal Alessandro Farnese, 
ed in essa neli45a si salmeggiava l'uf- 
fizio proprio dell' Immacolato Concepì- 
mento, laonde nel i $75 ebbe origine l'o- 
monimo sodalizio: in seguito nel 162 1 il p. 
barbone gesuita proclamò proteggi tr ice e 
patrona di Palermo, per decreto del sena- 
to,la Vergine Immacola ta,con voto perpe- 
tuo d'annua solennità che si rinnova 1*8 
dicembre. Le quali memorie faran me- 
glio giudicare la magnificenza della so- 
Ìennità,con cui Palermo festeggiò il nuo- 
ìro universale culto verso la B. Vergine: 
per 6 giorni interi fu dunque la città con- 
ìrertita in un tempio, e poche parole non 
ponno bastare a dare un'idea dell'opera* 
to con entusiasmo religioso, ma ne ri- 
marrà eterna nella storia la rimembran- 
za, in cui la fede antica rifulse di nuo- 
Ta luce, fra la generale letizia. Diflìciie 
. sarebbe l'esprimere con quanta fede e 
. pietà sincera fu accolla in Toscana la so- 
lenne definizione: le feste celebrate in tut- 
te le chiese d'ogni città, d'ogni borgata 
e d'ogni villaggio, in onore della Vergi- 
ne concetta senza macchia, sono state d'un 
numero incredibile, e da per tutto gran- 
de la folla de'fedeli accorsi con di vota e- 
sultanza a celebrare il mistero. Anche in 
molte Provincie del regno di Sardegna si 
festeggiò da' buoni cattolici cosi fausto 
avvenimento^inclusivameale alla capita- 



TEA 

le Torino ed al Piemonte. A tante pub- 
bliche dimostrazioni fece eco la Germa- 
nia, la Spagna, il Belgio e altre regioni, 
in isplendidi modi. Nella Spagna un in- 
sulso opuscolaccio avendo combattuto il 
dogma, i cavalieri dell'ordine della Con- 
cezione o Carlo III, avendo per voto di 
difendere la purissima Concezione della 
ss. Vergine, supplicarono fervorosamente 
la regina di riparare tanto scandalo e di 
punire l'autore.In Salisburgo uno sparla- 
tore del venerato dogma fu gettalo mi- 
seramente dal cavallo sul piedistallo di 
marmo d' una statua dell' Immacolata 
Concezione, dove l'infelice si fracassò le 
ossa e poco dopo morì. Il fatto è narrato 
dalla Civiltà cattolica 1. 1 o, serie 2.^, p. 
287. Nel Belgio pel zelo del cardinale 
Sterchx arcivescovo di Malines, si di- 
stinse colla sua arcidiocesi la capitale an- 
cora del regno, con islancio di fede e 
di pietà. Gand pure si associò con pub- 
blica manifestazione al glorioso avveni- 
mento dell' 8 dicembre : le illuminazio- 
ni offrirono sorprendente spettacolo, con 
un numero considerevole di religiosi em- 
blemi, frammisti a fiori e lumi, coli' im- 
magine di Maria e le parole: Maria si- 
ile labe coìvcepta^ Ave Maria^ Alleili^ 
ja; e la cifra di Maria in caratteri tra- 
sparenti brillava sopra gran quantità di 
case. Sulle vie abitate dalla povera gente 
si videro moltissime cappellelte erette en- 
tro le botteghe e le porte. A Londra la festa 
dell'Immacolata Concezione fu celebrata 
con gran solennità nella cappella francese. 
In Francia vanno specialmente ricordate 
Tolone per solenni feste. Lavai, Besan- 
§on, Beauue, Le Mans, Montpellier, Bi- 
gnè, Tournon,Narbona, Rhodez dove fu- 
rono innalzati archi di trionfo, Nimes ed 
in modo singolare, ed altre molle, ovun- 
que echeggiando legione di Maria. An- 
che Parigi si distinse, facendo eco all'in* 
teraFrancia; prima fu festeggiata con tut- 
ta* pompa e divozione la definizione dog- 
malica nella metropolitana, e poi nelle 
parrocchiei solennità annunziale al clero 



TEA 

e a' fedeli con eloquente e bellissima pa- 
'slorale dell'arcivescovo mg/ Sìbour.Éra 
ben giusto che al giubilo universale de' 
cattolici pel nuovo splendore acquistato 
dalPImmacolaloConcepimentodellaMa- 
dre di Dio unisse anche le sue feste !'£- 
gitto, tenendo il vanto di averle dato un 
dì sicuro rifugio nella sua fuga dallaGlu* 
dea. In Alessandria i francescani celebra- 
rono un solenne triduo di ringraziamen- 
to, quale essendo accompagnato da illu- 
minazioni! da concerti di musicali stru- 
menti, da copiosi spari, da fuoco artifi- 
ciale^ musica e panegirico, fece brillar Tal*- 
legrezza sul volto di tutti i veri creden- 
ti. L' ingegnoso cronogramma che con 
lettere di numeri romani segnava l'anno 
corrente 18 5» 5, dipinto a caratteri cubi- 
tali sulla facciata del magnifico tempio di 
s. Caterina, era del seguente tenore: Ma- 
ter DeCora ConCepta Labe pVra, In 
Costantinopoli ancora fu festeggiato il de- 
finito dogma, con triduo solenne, ponti- 
ficale e pubblica pròcessione,da mg/Has- 
suu primate degli armeni, e dal popolo 
armeno cattolico particolarmente sempre 
in singoiar modo di voto alla B. Vergine, 
il cui immacolato Concepimento fu ed è 
costante credenza della chiesa armena. 
La sapienza e le arti riconoscendosi an* 
oellee figliuole della fede edella pietà,ispi« 
randosi alle loro inesauste sorgenti, resero 
anch'esse omaggio allaChiesa nell'atto più 
grande ddla divina sua autorità, ch'é il 
promulgare i dogmj da credersi. La scien- 
za ekarli venerano in Maria la sede della 
sapienza, e la Madre di Quello ch'é la sa- 
pienza del Padre. Quindi la scienza, ed e- 
ziandio l'eloquenza e la poesia con acca- 
demie fecero con questa a gara per ce* 
lebrare e vieppiù immortalare la defini- 
zione dogmatica dell'Immacolato Conce- 
pimento di Maria. Similmente praticaro- 
no le arti della musica, quel le del disegno 
con medaglie, incisioni e altre sculture, e 
io dipinture, non che con quanto altro di 
architettonico e ornamentale già accen- 
nai. La nobilissima gara della scienza|del- 

VOL. LXXIII. 



TEA 97 

le lettere e delle arti forma tale comples- 
so di svariate ma armoniche bellezze, for- 
se da non incontrarsene altro esempio nel- 
l'epoche passa te.L'ingegno dell'uomo non 
trovò modi abbastanza degni per tribu- 
tare omaggi alla Madre di Dio. Quanto 
alla scienza, oltre il naiTato , la Civiltà 
cattolica nella 2.* serie, t. 8, p*fi29>t.9, 
p.36 e 1 58, ci diede i dotti, completi ed e- 
ruditi: Cenni storici intorno aldomnia 
deir Immacolata Concezione della Ma- 
dre di Dio^ de'quali già feci menzione ri- 
portandone alcun brano. Inoltre nel 1. 9, 
p. 91, rende conto con lodi di ammira- 
zione dell'opera: Z>e Immaculato Deipa* 
rae conceptu eiusque dogmatica definì- 
tione in ordine praesertim ad sckolam 
tomisticam etlnstitutum FF» Praedica^ 
torum auctore p, m. Francisco Gaude 
procuratore generali eiusdem ordinis , 
oc rectore pontificii Sèminarii Pii^ Ro- 
mae 1 854* Quindi osservò, che la defini- 
zione del dogma deir Immacolata Con- 
cezione della Madre di Dio voglia essere 
una parola di pace, ed in luogo di ecci- 
tare nuove lotte e dissensioni, come alcu- 
ni timidamente ragionando opinavano , 
non sia anzi per ricondurrgli animi ad 
unità e concordia, il presente scritto del 
p. m. Gaude n'è primo e. splendidissimo 
argomento. Imperocché non appena era 
uscita dal Vaticano la voce del Papa Pio 
IXannunziatrice a' popoli credenti di que^ 
sta certissima verità, che spontaneo co- 
me un cantico di pace e di letizia veni- 
va a far plauso a nome di tutto il suo ve- 
nerando ordine domenicano. Splendidis- 
sima testimonianza, perché nella chiesa 
di Dio non poteva acclamare in questa 
circostanza alcun ordine religioso con pa- 
ri autorità ^ quello de'pp. predicatori, t 
quali non pur nobilissimi per la teologi- 
ca scuola che ereditarono da s. Tomma«- 
so d'Aquino, ma per Topinione in che fu- 
rono di essere stati i più valenti impugna- 
tori di questa verità, allorquando essa non 
era ancora che una pia sentenza non an- 
cora perfettamente chiarita, laloropre- 

7 



gS TEA 

sente letizia ha un non so cbe di singolare 
mente generoso e puro da ogni terrestre 
jelemento. Il p. m.Gaude,a nome de' vene- 
rabili suoi confratelli , espose le ragioni 
per cui i fedeli tutti, e fra questi principai- 
mente la prole del patriarca s. Domeni- 
co, vanno lieti e giulivi del giocondo av« 
veniuiento. Il p. m. Gaude determina il 
suo discorso a provare che il suo ordine 
per se medesimo non fu mai avverso al* 
la pia sentenza dell'Immacolato Concepi- 
mento, bensì favorevole e di voto, essen- 
do molto maggiore il numero degli scrit- 
tori domenicani che la sostennero. Che se 
dalla scuola tomistica uscirono non po- 
chi che combatterono la singoiar prero- 
gativa della Vergine, e fecero credere che 
l'ordine fosse pili generalmente con loro, 
ciò de ve ascriversi all'autorità di s. Tom- 
maso, il quale tenevasi per contrario alla 
pia sentenza; mentre dalle sue opere ri* 
cavansi testimonianze in &vore dell'Im- 
macolato Concepimento, e qualche oscura 
e dubbiosa contro di esso. E' però più pro- 
babile che s. Tommaso opinato avrebbe 
perla pia sentenza, se si fi)sse proposta la 
questione in que'termioi in cui ne'secoli 
posteriori fu agitata dalle scuole. Se l'o* 
pinione volgare avea per lo passato i do- 
menicani per sfavorevoli alla pia senten* 
za^ essi invece mostrarono a che alto se- 
gno abbiano rivolte le loro mire, e quan- 
to nobile sia la pietà che nutrono per l'Im- 
macolata Concezione, poiché a mezzo dei 
loro superiori generali implorarono e ot- 
tennero da Gregorio XVI e da Pio IX il 
privilegio di celebrar solennemente la fe- 
sta di questo mistero e farne commemo- 
razione nelle litanie Lauretane, in che con 
edificante gara precedettero a non pochi 
di quegli ordini stessi, che per fèrvido ze- 
lo nel propugnar l'Immacolato Concepi- 
mento maggiormente eransi segnalati. Di 
più la Civiltà cattolica nel t. g, p,2o6, 
encomia l'opera in 6 volumi: De natura 
et gratia admirahilis etpurissimae Con- 
ceptionis Deiparae Pirginis Mariae, e- 
liicidationes polemicae, Autore sac, hi* 



TEK 

spano cLRaymundo MartinezetFerrcr, 
Interamnae t854* A tutta l'opera segue 
un volume di appendici, nelle quali o per 
intero o per compendio si recano moltis- 
sime costituzioni pontificie riguardanti 
questo mistero e la dilatazione del culto; 
i decreti della s. congregazione de'riti in- 
torno al medesimo, i decreti de'sinodi pro- 
vinciali, r elenco de' vescovi che a' Papi 
Gregorio XVI e Pio IX supplicarono per 
ottenere la definizione; e finalmente la let- 
tera del p. Leonardo da Porto Maurizio, 
nella quale il servo diDio mostra con quan- 
to desiderio egli affrettasse questa defini- 
zione, e quanto lieta speranza avesse in es- 
sa riposta. In Roma nel dicembre 1 854 ^^ 
pubblicata la Raccolta di prose e versi 
in onore dell* Immacolata Concezione di 
Maria /^ergz/ie. Il sacerdote Stefano Cic- 
colini con manifesto di associazione inse- 
rito nel Giornale di Roma de'5 mano 
iSSSy si è proposto di pubblicare il pe- 
riodico : Cronaca delle feste celebrate 
in Roma per solennizzare la dejinizio» 
ncdommatica del Concepimento Imma- 
colato di Maria Vergine, L'autore in- 
tende di riunire quanto in Roma successe 
dal memorando giorno 8 dicembre 1 854 
fino al momento ultimo della festa, che 
chiuderà il giro delle destinate solenni- 
tà. Dichiara ancora che sta conducendo 
un altro lavoro storico,ove l'ultimo pe- 
riodo della definizione dell' Immacolato 
Concepimento di Maria sarà ampia men- 
te descritto. Quindi V /àlbum de'3 1 marzo 
1 855 ci die contezza della pubblicazione 
incominciata in Modenaa'io dello stesso 
mese, d*un' eletta di documenti e aitico- 
li che si riferiscono alla storia e alla dot- 
trina dell'ineffabile privilegio, mediante 
un periodico di circa i a numeri e intito- 
lato: // divoto della Immacolata Con- 
cezione di Maria* Fiorilegio di notizie 
relative alla dommatica definizione del 
mistero^ compilato dal doti. Luigi Mai' 
ni. Lo stesso Album de' 2 ! aprile riporta 
l'articolo del eh. p. F. Lombardi, col qua- 
le questi dà contezza del libro intitolato; 



TEà 

V Immacolata Concezione di Maria, ed 
i francescani conventuali, dal i a io al 
1 854* Cenni vari per un sacerdote um^ 
broj Roma 1 854* Óra in Roma si è pub- 
blicato: Sylloge monumentorumadmy» 
sterium Conceptionis Immaculatae V. 
Deiparae illustrandum, cura et studio 
Antonii Ballerini S.J, Nella faustissima 
occasione che radunava in Roma tanta 
parte dell'episcopato cattolico, il collegio 
romano produsse alcuni de'suoi allievi, i 
quali difesero in vari giorni, alla presenza 
di parecchi cardinali,arcivescovi e vescovi, 
sì italiani come stranieri, le dottrine filo- 
sofiche e teologiche che vi aveano impa- 
rato. Il p. Ambrogio Matignon gesuita 
francese sostenne 3oi tesi di tutta teo- 
logia, l'ultima dellequali era quel dogma 
che finora non si era difeso nelle scuole 
che come pia sentenza. Le principali ac- 
cademie letterarie fecero risuorìare in Ro- 
ma le loro sale d'inni e di cantici festivi, 
di pit>se e di poesie, non che di musiche, 
celebrando con istraordinarie solennità il 
Concepimento Immacolato di Maria dog- 
ma di fede. Riporta il Giornale diRo^ 
mayìì.^ a84) che li f i dicembre ebbe luo- 
go lai. "grande accademia poliglotta nel 
vasto tempio de'ss. XII Apostoli, data da« 
gli accademici dell'Immacolata Concezio- 
ne, i quali sentirono il dovere di solen- 
nizzare più di qualunque altra corpora- 
zione letteraria il grande avvenimento 
che si compì colla dogmatica definizione. 
Vi pronunziò un eloquente discorso il p. 
m. Giacinto Gualerni ministro generale 
de'minori conventuali;quindi valorosi va- 
li celebrarono il dogma della Concezio- 
ne in ìtaliano,in gi*eco, in latino,in ebrai- 
co, io francese, in inglese, in tedesco, in 
ispagnuolo e in altre lingue. A rendere 
l'accademia più solenne si aggiunse un 
inno espressamente per siffatta circostan- 
za musicato dal valente maestro Pacini, 
pieno di soavi armonie, e tutto ispirato 
da sentimenti di fede e di amore, e venne 
eseguito maestrevolmente da distinti can- 
tanti di Roma. Ilch. Vincenzo Prinzivalli 



TE A 99 

nel t. a f , p. 38 1 e 39 1 àeW Album pub- 
blicò le interessanti: Remitdscenzedeira^ 
dunanza solenne delV Accademia del» 
r Immacolata Concezione, tenuta d ss, 
XII Apostoli lii I dicembre 1 854« Nella 
sala massima dell'edifisio di s. Apollina- 
re gli aluuni del seminario Romano e del 
seminario Pio celebrarono il grande av- 
venimento, con applauditi versi italiani, 
latini e greci, e le loro composizioni furo- 
no alternate da una cantata eseguita da 
valenti professori. V intervennero gran 
nuraeix) di cardinali, di arcivescovi e ve- 
scovi e altri illustri personaggi. Gli acca- 
deoHciTiberini li 1 7 dicembre tennero so- 
lenne adunanza in onore della Natività 
della ss. Vergine, sotto i cui auspici! suole 
adunai*si raccademia,ed il cardinalCagia- 
no de Azevedo lesse un eloquente discor- 
so sulla granVergineconcepita senza mac- 
chia; e alle sue parole fecero plauso con 
poesie latine e italiane gli accademici, ve- 
nendo i componimenti frammezzati da 
concerti musicali. L'adunanza fu onora- 
ta da 4 cardinali, da vari prelati e da al- 
tri distinti personaggi. L'accademia dei 
Quiriti (de'quali nel voi. LVIII, p.iSi), 
anch' essa volle celebrare la definizione 
dogmatica in presenza di vari cardinali 
e di uno sceltissimo uditorio, con svaria- 
te poesie e cantici sagri. Egualmente nel- 
le loro accademie emisero segni d'esultan- 
za i convittori del pontificio collegio de- 
mentino, pubblicando i saggi del loro in- 
gegno; e gli alunni del seminario Vatica- 
no con solenne esperimento de'loro poe- 
tici studi, in onore dell'intemerata Ma- 
dre di Dio, e vi assisterono vari cardina- 
li, vescovi , prelati e altri ragguardevoli 
personaggi. Gli alunni del collegio Urba- 
no con accademia poliglotta solennemen- 
te festeggiarono non meno l'Epifania del 
Signore, che la dogmatica definizione, 
con versi delle più distinte lingue non so- 
lo d'Europa, ma di tutto il mondo, che 
destò a un tempo ammirazione e com- 
. mozione nello sceltissimo uditorio, uden- 
do celebrata in lutti gì' idiomi la sautis^ 



100 TEA 

sima Concezione. Ad onore di questo 
dogma nello stato pontificio parecchi se- 
minari irescovìli celebrarono accademie 
letterarie e poetiche, come in Corneto, 
con elegante prosa del can. d. Domeni- 
co Sensi > e componimenti di iràrio me- 
tro, intermediati da scelti pezzi di mu- 
sica, e da un inno in lode della Vergine; 
in Monte Fiascone, in Anagni, in Poggio 
Mirteto. In Ripatransone sì tenne solen- 
ne accademia nella chiesa de'pp. dell'O- 
ratorio, con eloquente orazione del pro£ 
d. Alessandro Atti, e pubblicata neìVAl- 
hum^ t. 2 1 , p. 349; il quale periodico let- 
terario pubblicò pure moltissime compo- 
sizioni poetiche fatte in onore della defi- 
nizione dogmatica e del Pontefice che l'ha 
decretata. Il genio delle arti ispirò Tim- 
maginazione di diversi artisti per celebra- 
re il dogma che dichiara immune da o- 
gni colpa il Concepimento di Maria. Mol* 
ti furono gli artisti qui in Roma, che per 
pura divozione valsero ad offrire dell'ar* 
te loro tributo a Maria Vergine, nel fau- 
stissimo avvenimento della sospirata de- 
finizione della di lei Concezione Immaco- 
lata. Il commendatore Giuseppe de Fa- 
bris scultore direttore de' musei e delle 
gallerie pontificie contasi trè'prìmi. Egli 
sì propose di non disgiungere la Nostra 
Donna dal Pontefice Pio IX che tanto o- 
nore le accrebbe. Pertanto concepì un mo- 
numento da erigersi quando che sia nel 
mezzo della Piazza Rusticucci nella li- 
nea delle croci della cupola e deirobelisco 
della basilica Vaticana, alla gran Madre 
Maria immacolatamente concetta, in me- 
' moria del giorno 8 dicembre 1 854, in cui 
il sommo Pontefice annoverò tra' dogmi 
della fede cattolica quest' Immacolato 
Concepimento in presenza de' vescovi di 
tutta la chiesa cattolìca.1 1 bozzetto del mo- 
numento ebbe l'alto onore d'essere pre- 
sentato al Papa il giorno precedente a det- 
to memorando avvenimento. Esso è alto 
circa 9 palmi romani. Sorge su d'un pie- 
distallo di granito grigio orientale costi- 
tuitoda 4 scaglioni^u l'uno de'quali cam- 



TEA 

mina al di fuori una balaustrata che ser- 
▼e di guardia e difesa al monumento; gli 
altri 3 che rimangono chiusi formano un 
ripiano dal quale si solleva il monumento. 
Consiste il monuménto in un piedistallo 
di granito rosso con sue cornici e plinti ar- 
chitettonicamente combinati. Le 4 gran- 
di faccio del piedistallo hanno ciascuna un 
bassorilievo di metaljo dorato. Nella 1/ 
faccia mostransi le profezie e la storia del- 
la Vergine Immacolata nel vecchio Te- 
stamento, che è l'epoca della sua espetta- 
zione. Nella a.* la dottrina e la pia cre- 
denza sempre vicina al dogma della Chie- 
sa intorno all'Immacolato Concepimen- 
to. Nella 3.' faccia il Papa Pio IX defini- 
sce questa dottrina essere dottrina di fe- 
de cattolica; ed in ciascuna figura prin- 
cipale rappresentata in detti bassirilievi 
vi è scritto ne'rispettivì papiri e libri che 
tengono in mano un motto. Nella 4*''^c- 
eia evvi, oltre lo stemma di Pio IX, una 
grande iscrizione che ricorda Targomen- 
to. Il piedistallo così com'è arricchito sor- 
regge il globo della luna, che viene rap- 
presentata di metallo argentato , su cui 
trion& la figura in metallo dorato e di 
tutto rilievodeli'ImmacolataVergine.In* 
torno al di leicapo ha la corona di 1 2 stel- 
le. Tiene le braccia e le mani composte 
a preghiera in favore de'fedeli e non fe- 
deli, gli occhi sono rivolti al cielo, e col 
diritto piede stritola il capo al serpente 
infernale ch'è l'autore di tutte l'eresicDai 
4 angoli del piedistallo traggono fuori sot- 
to il globo del la luna il loro capo e le brac- 
cia 4'e>*csiarchi principalissimi. Tengon- 
si afferrati rabbiosamente ai libri delle lo- 
ro eresie sui quali vi sono scritti ì propri 
nomi,edi vorati dalla disperazione si mor- 
dono le mani e si lacerano compresi dal- 
la sfolgorante luce che in loro riverbera 
dell'Immacolata Concezione. In una pa- 
rola, il monumento abbraccia in compen- 
diotutta la tradizione del vecchio Testa- 
mento rispetto a Maria, che ha nel nuo- 
vo il suo adempimento, sino alla memo- 
randa definizione del dogma da Pio IX 



TEà 

dato allaChi6M.Meglìo che queste poche 
parole illustrano ed egregiamente descri- 
vono il monumento^ ed onorano Tesimio 
e religiosissimo artista che lo concepì ed 
esegui, i seguenti due opuscoli. Descri- 
zione del progetto e bozzetto di un mo- 
numento alla gran Madre Maria Im* 
macolatamente Concetta^in memoriadel 
giorno 8 dicembre \%S^^pr esentato alla 
Santità di Papa Pio IXda Giuseppe de 
Fahris il gioK^edi in cm cadde la vigilia 
della memoranda festività, Romai854. 
Di un monumento ideato ed eseguito in 
modello dall'insigne scultore sigScom» 
mend* Giuseppe de Fàbris direttore dei 
musei e delle gallerie pontificie, ec.per 
eternare la memoria della solenne di* 
chiarazione deldomma dell' Immacola» 
to Concepimento di Maria sempre Ver» 
gine, recentemente fatta dall'immortale 
e glorioso Pontefice Pio IX supremo rei» 
tore della Chiesa cattolica , parole di 
Francesco Orioli^ Roma 1 855 con 3 ra- 
mi incisi rappresentanti il soggetto del 
monumento. L'architetto ingegnere An- 
drea Busiri immaginò e dìsegDÒ,elo scul- 
tore ftoversi scolpì in metallo vm» picco* 
la statua di getto a fuoco, rappresentan- 
te nell'atteggiamento il piti nobile e mo- 
desto la ss. Vergine, e il sottopostò mon- 
do che forma la sua base ha nella parte 
inferiore una zona ov'é incisa l'epigrafe: 
Virgo sine labe originali conceptaj e su 
questa in bassorilievo Adamo giacente 
nell'Eden che riceve il fatai pomo da E- 
va, a cui viene somministrato dall'astuto 
serpente, nell'atto stesso che la Vergine 
riparatrice del fallo gli schiaccia gloriosa- 
mente il capo. Oltre la detta statua ven- 
ne eseguito il medesimo soggetto in bas* 
sorilievo gal vaoo-plastico,a torma di qua- 
dro contornato da decorazioni. Lo scul- 
tore Salvatore Eevelli sullodato , eseguì 
iu bassorilievo la definizione dell'Imma* 
colato Concepimento, rappresentando il 
Papa Pio IX neirattocbe seduto presso 
il proprio tavolino, sormontato da una 
statuetta esprimente la Vergine Immaco- 



TEA loi 

lata, tiene in una mano un foglio e nel« 
l'altra la penna per sottoscrivere il decre* 
lo del gran mistero. Mentre sta per scri- 
vere la sentenza, gli si pt*esenta l'arcan- 
gelo Gabriele, e con una mano gli addi« 
la un sole dì luce che brilla di lontano 
sopra la statuetta della Vergine colle pa* 
role: Sine labe originaliconcepta.Qaìa-* 
di il Papa con intera sicurezza verga il 
foglio. Diversi pittori e incisori dipinse- 
ro e incisero in varie maniere la ss. Ver» 
gine Immacolata. Se lo storia dell' artei 
volesse rintracciare l' origine di rappre- 
sentare l'Immacolata Concezione sul ti- 
po scritturale d'una Donna coronata di 
stelle, vestita di sole, ossequiata dalla Iu* 
na, e premente col pie il rettile dell'in* 
ferno, potrebbe assai giovarsi del nuovis- 
simo monumento pubblicato dall' enco- 
miato p. Ballerini gesuita, e contenuto in 
una carta antica di Cremona del i o^j. Il 
pure sullodato Piazza parla della cam- 
pana di s. Maria della Porta di Messina, 
fusa nel 1 1 o4. In istius campanae super* 
fide existitanaglyptico opere ex ipsius 
aerefusum B, Virginis Mariae simula^ 
crum coelum suspicientis, et falcatam 
lunampede calcantis. Adunque l'idea di 
rappresentare il privilegio di Maria Im- 
macolata appartiene al genio italiano, e 
non allo spagnuolo, come alcuni crede* 
vano. 

Riporta il n.** 84 del Giornale di Ro' 
ma del 1 855, che il Papa Pio IX giove- 
dì 1 2 aprile appagò il suo pio desideriodi 
visitare la basilica Alessandrina e le ca- 
tacombe che di recente furono scoperte 
fuori di Porta Pia, l'antica Nomentana, 
a circa 7 miglia dalla città, nel lenimento 
di propagandacele, lasciatogli dal cardi- 
nal York (V,), denominalo di s. Agata in 
Petra Aurea, e volgarmente Coazzo. Ivi 
giunto colla sua nobile camera segreta, 
fu ricevuto dal cardinale Marini prefetto 
dell'economia di detta congregazione (e 
promotore degli scavi, che affidò a Gio. 
Battista Guidi, poi decorato dal Papa, 
pel suo zelo indefesso), dal cardins^e Pa* 



ioa TEA. 

trìti presidente della commissione d'ar- 
cheologia sagra, e da'cardinali Schwart* 
xeoberg, Carvaiho e Àotonelli, come an* 
che da vari arcivescovi, vescovi, prelati 
e distiotj personaggi ecclesiastici e laici , 
ch'ebbero l'onore d'esservi invitati. Il 
Papa si fermò a mirare il prospetto delle 
scoperte catacombe e della basilica. En- 
trato nell'oratorio dis. Alessandro I Pa- 
pa del 1 2 1 e di s. Evenzio prete, n'esami- 
nò ogni parte. Yisitòi'antico pi*esbiterio 
dove sorgeva la marmorea sedia episco* 
pale, e dov'era stata collocata con due pic- 
cole altre l'epigrafe, che si legge nel detto 
Gzbr/i^/e/ seri Ita dal commeud.PietroEr- 
cole Visconti, che insieme a mg.' Tizzani 
arcivescovo di Nisibi , al p. Marchi ge- 
suita e al cav. De Rossi ,* membri della 
commissione d'archeologia sagra, ebbe in 
tal circostanza l' onore d' accompagnare 
anch'egli il Santo Padre. Assiso il Papa su 
quelPantica sedia, vi tenne commovente 
discorso intorno alle sagre memoria di 
quel luogo, e trasse argomento per incul- 
care a un drappello di giovani alunni del 
collegioUrbano di propaganda d^inspirar- 
si in quelle sagre rovine, onde poi essere 
intrepidi banditori del vangelo. Visitato 
tutto quel santuario, il Papa si condusse 
neiroratorio di s. Teodulo diacono, ove 
rinvenuti molti vasi di vetro già collo- 
cativi a semplice ornamento dtfgli anti- 
chi cristiani, sì piacque distribuirli a'car- 
dinali, vescovi e prelati, ed agli altri per- 
sonaggi che gli faceano corona. Fatto a- 
prire uno de'loculi antichi intatti, e pa- 
recclij ancora colle ampolle del sangue, ne 
baciò le rinvenute reliquie, e lesse varie ì- 
scrizioni a grafito fatte sulla calce nell'at- 
to chei primitivi cristiani davano sepol- 
tura a colori), ch'erano morti nel bacìo 
del Signore, e specialmente a'martiri. U- 
scito dalle catacombe, esaminò co'disegni 
che saranno uniti all'illustrazione di qoel- 
l'opere sagre, anche il disegno della chic* 
sa, che si ha in pensiero d'erigere (cioè 
osservò le tavole che rappresentano il si- 
to e i vari monumenti che sono espressi 



TEA 

in accurati disegni deirarchitetto Pietro 
Bosa^ i quali disegni saranno a suo tem- 
po incisi per con*edo dell'opera del com- 
missario dell'antichità commend. Viscon* 
ti, e che ha egli pronta per la stampa e 
illustrazione di questa scoperta. Piacque 
pure assai al Papa il disegno del nuovo 
edifizio e della chiesa ideati dall' archi- 
tetto cav. Boldrini per ampliare la ve- 
nerazione del luogo). Di là mosse a visi- 
tare l'altro scavo fatto, come quello della 
basilica, sotto la direzione di Guidi, e si 
compiacque osservare il bellissimo mu- 
saico a colore, che di già offertogli dalla 
congregazione di propaganda, ha dispo- 
sto che sia collocato in una delle sale del 
palazzo Vaticano (dicesi in quella dopo 
la stanza di Costantino, delle camere di 
Raffaele, poiché nella sala di Costantino 
già era stato collocato il musaico trovato 
presso laScala santa ).Portatosi quindi alla 
basilica Costantiniana di s.Àgnese, ricevu- 
to dal cardinal D'Andrea, entrò in chie- 
sa a venerare il ss. Sagramento e la san- 
ta martire. Indi nel contiguo chiostro de' 
canonici regolari Lateranensi degnossi 
ammettere alla sua mensa, oltre ì ricor- 
dati cardinali, e le persone della sua no- 
bile camera segreta, i vari personaggi che 
con luì aveano visitato le catacombe, fra' 
quali gli arcivescovi di Vienna e di Dubli- 
no, i vescovi di Verona, New-Pori, e dì 
Burlington,ilgeneraleAllouveaudiMont- 
i*eal comandante l'armata francese in Ro- 
ma, e il generale Hoyos comandante la 
guarnigione austriaca inAncona.»Dopo il 
pranzo il Santo Padre si compiacque di ri* 
cevereal bacio del piede tutti i giovani del 
collegio di propaganda; e mentre circon- 
dato dalla più parte di coloro, che avea- 
no avuto l'onore di sedere alla stessa di 
lui mensa,con la più grande compiacenza 
(lieto per rammentare essere quel giorno 
il 5.°an ni versarlo del suo trionfale ritorno 
in Roma,clie descrissi all'articolo Pio IX), 
come amoroso padre in mezzo a'suoi fi- 
gli,trattenevasi con quegli alunni,che prò- 
venieuli da ogni parte del mondo, sono 



TEà 

destinati ad essere apostoli del Vangelo 
nella patria loro, ini prov fisamente si rup- 
pe il trave maestro (in mezzo) che regge- 
va il pavimento della sala^ ove si stava, 
e tutti, non meno dii5o persone, preci* 
pitarono nel piano inferiore (o antico ti- 
nello, quasi soffocati dalla polvere, da'ce* 
menti e dallo spavento, tranne il cardi- 
nal Schwartzenberg, mg/ Tizzani e mg/ 
Hohenlohe coppiere e cameriere segreto, 
quésti per essere vicino alla porta vi bal- 
zò per salvarsi, gli altri due restati sulle 
sponde de'travicelli, poterono guadagna- 
re la prossima porta e liberarsi dal comu-* 
ne infortunio; dal quale e per la stessa 
porta evasero pure per essere restati so- 
pra una strìscia del pavimento preci pi - 
tato,mg-' vescovo di New-Pot*t e due alun- 
ni: i canonici regolari Lateranensi di s. À- 
gneseedis. Pietro in Vincoli, nella cata» 
strofe prestarono in ogni guisa l'opera loro 
in aiuto de'caduti).ll caso fu spaventevole, 
grande e tembile il pericolo; ma la di- 
vina Provvidenza volle salve tante pre- 
ziose vi te,'dappoichè non si ebbe a deplo- 
rare vittima di sorta: solo alcuni ebbero 
qualche leggiera contusione, e taluno de- 
gli alunni rimase alquanto malconcio.Sua 
Santità fu tratta fuori dalle rovine del crol- 
lato pavimento sana e salva (si perde sulo 
il berrettino e si .screpolò il cristallo della 
tabacchiera oraata dell' effigie dell' Im- 
macolata G>ncezione, che da lui invoca- 
ta con fervore nello sprofondamento, in 
principio si disse che voleva convertire 
in suo onore quella camera e formarne 
una cappella a memoria perenne del pro- 
digio: altri dicono,e con più positiva prò- 
babilità^ehe piuttosto si eseguiranno no- 
tabili restauri alla basilica stessa che ne 
ha bisogno);^ con essa anche gli eminen- 
tissimi cardinali e gli altri personaggi. E 
Tessere sortiti incolumi da tanto pericolo 
non potendosi attribuire che a miraco- 
lo, il Sommo Pontefice tutti invitò ad en- 
trare nel vicino tempio, e là intuonòa vo- 
ce alta e con grande calma l'inno di rin- 
graziamento al Signore della vita e della 



TEà io3 

morte, e ricevette la benedizione del ss. 
Sagra mento impartita (colla pisside e iu 
piviale) da mg/ Tizzani. Indi verso le S 
e mezza pomeridiane fece ritorno alla sua 
residenza in Vaticano, e ci gode l'animo 
di annunciare che vi gode perfetta salute. 
Vari di quelli che stavano col Santo Pa- 
dre, e molti romani e forestieri, che si tro- 
varono in quelle parti, si fecero dovere di 
accompagnare a casa ne'Ioro cocchi tutti 
gli alunni del collegio di Propaganda, u- 
sciti immunì da tanto disastra. Il senato 
e consiglio di Roma riconoscendo il pro- 
digioso beneficio della divina Provviden- 
za compartito all'amatissimo Pontefice e 
sovrano nell'accaduto del giorno 12 cor- 
rente, ha disposto che ne sieno rendute 
grazie all'Immacolata ss. G)ncezione, me* 
diante uu divoto trìduo, che avrà luogo 
alle 1 1 antimeridiane principiando dal 
giorno di lunecTi prossimo nella ven. chie- 
sa di s. Maria in Araceli de' minori os- 
servanti, ove di presente sono le Quaran- 
t'ore." Riporta il n." 85 del Giornale di 
Roma che a' 1 4 aprile celebrandosi la cap- 
pella del sabato in Àlbis, nella cappella 
Sistina del Vaticano, sul finir della mes- 
sa pontificata dal cardinal Corsi arcive- 
scovo di Pisa, il Santo Padre intuonò l'in- 
no Ambrosiano in rendimento di grazie 
a Dio per averlo salvato dal gravissimo 
pericolo dei 1 3, e fu cantato a coro di cle- 
ro e di popolo, colla recita delle preci sta- 
bilite. Inoltre sv. narra, che nonappenasi 
ebbe la notizia del gravissimo pericolo cor- 
so dal Papa, che diversi cardinali e i suoi 
ministri accorsero sollecitamente al Vati- 
cano; e indi fecero altrettanto il corpo di- 
plomatico, i principi romani, e tutti i di- 
stìnti personaggi di Roma, desiderosi o- 
gnuno di esprimere al Pontefice la com- 
piacenza di saperlo sano e salvo; simil- 
mente praticarono nella mattina seguen- 
te il 8. collegio, la prelatura, la magistra- 
tura romena e varie altre distinte persone. 
Nelle ore pomeridiane il Papa si fece ve- 
dere per la città in perfetta salute, dopo 
la catastrofe. Nello stesso sabato il cardi- 



fo4 T&À 

Dal Patrìzi vicario di Roma con invitosa- 
grò notificò avergli ingiunto il Papa, al* 
ta mente commosso dallo scampato evi-* 
dente pericolo mediante la divina Prov- 
videnza e la manifesta protezione di Ma- 
ria ss.y di prescrivere pubbliche preghie- 
re in rendimento di grazie, con triduo in 
tutte le chiese patriarcali e parrocchiali di 
Boma, ooH'esposizione del ss. Sagramen- 
to, la recita d'una 3/parte di Rosario al- 
l'Immacolata Vergine, colle litanie Lau^ 
retane, e le orazioni Concede^ Defendcy 
Deus omnium fidelium^ Pro gradarum 
actione, e in fine cantatoli Tantum er- 
go si desse la benedizione. Nel n.** 87 del 
Giornale di Roma sì racconta la visita fat* 

è 

ta dal Papa il 16 aprile al collegio Urba-r 
no di propaganda, per vedere i giovani ri-' 
masti alquanto malconci a s. Agnese fuo-r 
ri le mura di Roma; ne trovò 6 ancora 
in letto, essendo gli altri perfettamente 
guanti, e benignamente si congratulò per 
la progrediente guarigione; indi visitò u- 
na delle nuove camerate, lodando molto 
l'idea d'averla ridotta a celle. Dal colle- 
gio, il Papa passò allo studio dello scul- 
tore Jacometti per osservare ilgruppodel 
Bacio di Giuda (di cui nel voi. LXYIf, 
p. 1 06), ed il gruppo dell'Ecce HomOi da 
lui ordinati per collocarsi nell'atrio della 
Scala santay al qual santuario ha il Pa- 
pa donato una muta di candellieri colle 
tabelle dell' altare di metallo dorato, e 
cesellati da Filippo Ghirlanda, facen^ 
done la descrizione il n.^ io del t. 22 
óeW* Album, Sì dice ancora ch'eresi can- 
tato solenne Te Deumia s. Agnese fuori 
le mura, e in tutte le ricordate e altre chie- 
se della città, alle quali andavano &cen- 
do eco e altrettanto le città e luoghi dello 
stato pontificio, tutti prendendo parte al- 
l'avvenuto caso spaventevole e alla pale- 
se protezione divina e dell' Immacolata 
Concezione, sperimentata dal Pontefice e 
dagli altri personaggi che ne uscirono pa- 
rimenti incolumi. Il n,** 89 del Giornale 
di Roma descrive il solenne tiiduo cele- 
biato io Araceli dal senato ^ consiglio di 



TEA 

Roma, che v'intervenne formalmente col 
cardinal Roberti presidentediRoma e Co- 
marca, avendo invitato a compartire la 
benedizione colSantissimo i cardinali Car« 
valho, Schwartzenberg e Patrizi; e che 
nell'ultimo giorno vi si portò il Papa col 
sagro collegio, e fu cantato a coro di cle- 
ro e popolo l'inno della riconoscenza^ as* 
sistendovi eziandio molti arcivescovi, ve- 
scovi e prelati, ed i suddetti generali AU 
louveau e Hoyos. I minori osservanti, che 
come tutti gli altri francescani hanno il 
vanto d'aver in ogni tempo propugnato 
l'altissimo mistero, che sì grande onore 
aggiunge all'Immacolata Madre di Dio, 
avendo anch'essi attribuito al possente di 
lei patrocinio la salvezza dell'augusto ca- 
po dellaChiesa, e de'di versi principali per* 
sonaggi della gerarchia ecclesiastica, ad e- 
sternerne l'esultanza, allorché il Papa re* 
cossi in sagrestia di detta chiesa d'Araceli, 
il p. Venanzio da Galeno ministro gene- 
rale dell'ordine, gli diresse affettuoso, ri- 
verente e acconcio discorso, esternando la 
comune allegrezza nel vederlo sottratto 
dalla divina Provvidenza dal caso fune- 
sto accaduto, e quanto fervida sia stata la 
prece di ringraziamento innalzata a quel-» 
la Vergine Immacolata, che dalla sua au- 
torità apostolica avea ricevuto un nuovo 
trionfo; ed il Papa con eloquenti parole 
dichiarò il suo gradimento. Un TeDeum 
di ringraziamento si cantò anche nella 
chiesa del collegio Urbano, per la salvez^ 
sa miracolosa di tante vite di giovani a- 
postoli, il cui eccidio avrebbe sparso il 
lutto da per tutto. A' 17 aprile, terzo 
giorno del triduo celebrato nella basili- 
ca di s. Agnese fuori le mura in rendi- 
mento di grazie all' Altissimo, per aver 
preservato dal gravissimo pericolo il Pon^ 
tefice, i personaggi ohe gli facevano cor-> 
leggio, unitamente agli alunni di propa- 
ganda, il cardinal D'Andrea titolare della 
medesima, incolume anch'egli dalie làtali 
conseguenze della -caduta, vi si recò per 
dar compimento alla sagra ceremonia, e 
iotuuuare il T^Deum, [cardinali Patri^^ 



TEA 

EÌ é Antonelli, che tra gli altri trovarono 
la loro salvezza io mesto al disastro, as* 
siiterono ooo altre distinte persone alla di- 
vota funzione. In tale lieta occasione sul- 
la grande porta d'ingresso al chiostro, o- 
ve avvenne il caso deplorando, si legge- 
va riscrizione che pubblicò il citato Gior» 
nale^ e meglio la Civiltà cattolica^ 2.* se* 
ne, t. IO, p. 35o, e quanto prima sarà 
scolpita in marmo d'ordine del cardinal 
D' Andrea per ricordare a' posteri l'av- 
venimento memorabile, avendola egli 
stesso composta. In questa si attribui- 
sce a Dio ed^ al patrocinio dell' Imma- 
colata Concezione, e dell'eroina del cri- 
stianesimo 8. Agnese vergine e marti* 
re, lo scampato pericolo. Inoltre il det- 
to Giornale riprodusse la relazione del 
medico e cbirurgocuranti gli alunni mal- 
couci dal disgraziato avvenimento. Dice 
che 57 di essi rimasero più o meno contusi 
e feriti in varie parti del corpo, ma senza 
pericolo di sorta alcuna, ad eccezione di 
soli 4: cioè un belga patì contusione alla 
regione temporale destra, e commozione 
cerebrale;un irlandese fu contuso alla par« 
te anteriore del torace e fece degli sputi 
sanguigni; uno di Diarbekir soffri contu* 
sione alla superior parte del torace con de- 
liquii; ed altro irlandese ebbe una ferita 
neirin terna parte del la coscia sinistra piut- 
tosto rilevante. Tutti però erano bene av- 
viati alla guarigione; laonde una disgra- 
zia che poteva avere funestissime conse- 
guenze, non ebbe mercé l' aiuto di Dio 
alcun seguito doloroso. Di versi numeri del 
Giornale di Roma hanno inoltre pubbli- 
cato i solenni rendimenti di grazie a Dio 
celebrati dalle citta e luoghi dello stato 
pontificio, pel prodigioso e felice salva- 
mento del Papa e di tante altre preziose 
vite. In tutte le città e luoghi dello stato 
papale si fecero debitamente dioàostrazio* 
ni solenni e di vote di riconoscenza all'on- 
nipotente Dio, da cui solo, per ioterees- 
sioue della Vergine Immacolata, si deve 
ripetere sì segnalato e straordinario favo* 
re, col quale visibilmeote protesse e sai* 



TEA 



10? 



vò da ogni danno il Pontefice, nel peri- 
colo da lui corso. Inoltre le magistrature 
ed i cleri delie città e luoghi del medesi- 
mo stato papale votarono indirizzi di fe- 
licitazioni al proprio Padre eSovrano,ov- 
vero nominarono e anche inviarono de- 
putazioni, per fsprimerei sentimenti del- 
la viva esultanza da cui erano penetrati, 
per aver feliceipente scampato l'incorso 
infortunio, da cui restò perfettamente il- 
leso. A Roma ed allo stato pontificio £e* 
cero eco gli altri stati d'Italia e d'oltre- 
monte, con atti solenni di religione, ren- 
dendo pubbli che grazie all'Altissimo, per 
aver salvato dal grande pericolo il comu- 
ne Padre de'fedeli. Da per tutto dunque 
si cantò il Te Deum, né mancarono poe- 
sie e iscrizioni a celebrare l'avvenimento* 
Questa catastrofe fu a un tempo argomen- 
to di preghiera e di cantici per tutto l'or- 
be cattolico, facendo eco a Roma, poiché 
tutti i cattolici sono concittadini di Ro- 
ma, ed ogni cattolico è romano. Il Gibr- 
naie di Roma, progressivamente e nomi- 
natamente, tutto quanto ci notificò. Di* 
poi a' 3 maggio ricorrendo l'auoivei*sario 
della deposizione di Papa s. Alessandro I 
e de'suoi compagni i ss. Evenzio e Teo- 
duio, il Papa permise che venisse celebra- 
ta la messa nell'oratorio scoperto o basi- 
lica A lessandrina aPetra Aurea, ove que- 
gl'intrepidi confessori della fede sostenne- 
ro il loro martirio, commutando per que- 
st'anno il voto, che hanno gli alunni di 
propaganda^ della visita delle 7 chiese,col 
loro intervento alla festa nel medesimo 
oratorio. Pertanto innalzatosi un altare 
provvisorio sulla tomba di s. Alessan- 
dro I, vi celebrò ils. Sagrifizio il cardi- 
nal Marini. Indi mg.*" Barnabò necelebrò 
altro, circondato dagli alunni del collegio 
Urbano e del Greco, e da molte distinte 
persone accorse da Roma, fra 'quali l'ar- 
ci vescovo Cullen, ad assistere a'divini mi- 
steri che per la i.* volta si tornarono a ce- 
lebrare nella basilica A lessandrina. Il pre- 
lato dopo Tevangelo rivolse un eloquen- 
te e commovente breve discorso agli a- 



io8 TEA 

Sabina{Q^eene\\a bìograGadel Papa dis" 
si (juali sono le altre chiese che si iranta* 
uo di possederne il corpo o parte di esso), 
e Sisto V li rilrafò, come didiiarò Del- 
l' iscrizione che fece scolpire. Altre eru* 
dite notizie sulla traslazione e i*eliquie 
de' corpi de' ss. Alessandro I, Eycozìo e 
Teodulo, ponno leggersi nelle Memorie 
di s. Normoso di Degli Effetti a p. 1 57 e 
i58, riportando V iscrizione posta in s. 
Lorenzo in Lucina quando nel ii3o fi 
furono collocate partì de'loro corpi. No- 
terò pure, che nelle biografie de' Papi 
uarrai le gi*avissinie«disgrazìe cut di ter- 
si di essi soggiacquero, e qui solo ram* 
mento, che Giovaiwi XXI mon per una 
ferita che sei giorni prima si fece in Vi* 
lerbo, mentre dormiva in una camera 
da lui Eeibbricata e che repentinamente 
crollò, restando oppresso e quasi schiac- 
ciato tra le travi e i sassi, onde ne fu estrat- 
to semivivo. Clemente Snella cavalca- 
ta che fece in Lione per la sua coronazio* 
ne, essendosi rovesciato un muro a lui vi* 
Gino, cadde da cavallo,ela tiara andò per 
terra: vi morirono i ^baroni che marciava* 
no al suo fianco, Ira'quali il duca di Breta» 
gna Giovanni 1 1, eGaillard fratello del Pa* 
pa; restarono feriti il re di Francia Filip* 
pò IV il BellOf e il suo h*atello Carlo di 
yMxi. Alessandro l^/corsegran rischio 
di restar morto* per un'improvvisa di- 
sgrazia; poiché insorto unfierissimo tem- 
porale nella festa di s.Pietro,ca4de un gran 
cammino del palazzo apostolico Vaticano, 
il quale sfracassò il tetto della camera, 
ìli cui si trovava il Papa sotto al baldac* 
chino, e ciò con tanta veemenza, che sot* 
to le rovine, da questo tetto cagionate, oU 
tre a due altri che poco dopo morirono, 
• restò morto un cavaliere di casa Chigi; e 
lo stesso sarebbe accaduto al Papa, se il 
trave maestro della camera, rimasto dal- 
la parte ch'era sopra di lui conficcato nel 
muro, non l'avesse opportunamente di- 
fesodairimminentemorte, sebbene restas- 
te leggermente offeso; per lo chea'aS lu- 
glio ii portò eoa solenne cavalcata alla 



TEA 

Chiesa di s. Maria del Popolo^ fiffihe di 
l'endere a Dio, ed alla B. Vergine di cui 
era divotissimo^ le dovute azioni di gra- 
zie. Nel voi. Vili, p.i3o, descrivendole 
pitture della cappella Sistina, rilevai che 
nel giorno di Natale cadde il suo archi* 
trave, mentre era allora passato Adriano 
Vi per celebrarvi la solenne messa, e che 
vi rimasero uccisi due soldati della guar- 
dia svizzera.Nello stesso volume a p. 1 55, 
dicendo dell'origine della cappella papa- 
le di 8. Filippo Neri, raccontai che Bene- 
detto XI 1! riconoscendo da quel santo tre 
▼ohe la salvezza della vita, massimequaa* 
do era arcivescovo di Benevento^ ove re- 
stò illeso dalle rovine del terremoto, qua n* 
tunque avesse veduto morire sotto di es- 
se e nella medesima sua camera il pro- 
prio gentiluomo ; divenuto Papa ordinò 
per Roma e suo distretto festa di precet- 
to quella di s. Filippo, e che nella chiesa 
ove riposa il suo corpo si celebrasse an- 
nua cappella papale. Terminerò con ri- 
produrre il vaticinio del b. Leonardo da 
Porto Maurizio, scrìtto in una sua lette- 
ra, riportata nella collezione delle sue o- 
pere stampata in Roma neli853, t. 2, p. 
60. M Facciamo dunque orazione, acciò lo 
Spirito Santo ispiri Nostro Signore ad al> 
bracciar con fervore uu'opera di si gran 
rilievo (la definizione di fede della Vergine 
Immacolata), da cui dipende la quiete del 
mondo: tenendo per certissimo che se si 
farà un si grande onore alla Sovrana Im» 
peratricesi vedrà subito fattala pace uni- 
versale. Oh che gran bene t Oh che gran 
bene 1 . . . Ma è necessario che scenda un 
raggio di luce dall'alto; se questo noa vie- 
ne è segno che ancor non é arri va to il tem- 
po designato dalla Provvidenza, e conver- 
rà pazientare in vedere un mondo sì im- 
brogliato." Voglia Iddio darci un miglio- 
re avvenire, e liberarci da que' mali e da 
quella procella che gravissimamente de- 
scrissero la Civiltà cattolica nel suo i / 
art. del t.9,intitolato//M/)CCC/:;^,ed il 
cardinal vicario nell'editto sull' osservan- 
za^della quaresima^ tra liete speranze che 



TEA 

sembra annunziarci» iride dopo il diloTiOi 
la Vergine Immacolata. La nostra attuale 
epoca é veramente deploràbile, sìa pet* le 
persecuzioni le più aperte e ostinate con- 
tra la Chiesa; sia per l'orrìbile e sangui- 
nosa guerra d'oriente che tiene in agita* 
zione tutto il mondo, e le nazioni ondeg* 
giano fra speranze e timori; sia per le con- 
tinue trame de'settarì, per sollevare ì pò* 
poli e manomettere quanto v'ha di più sa- 
gro e ordinato pel bene della società; sia 
in fine per le pestilenze e per rinfermità, 
per la carestia e per tanti altrì mali che 
sommamente ci minacciano e spaventa- 
no. Ma in mezzo a tempi sì lamentevo- 
li e luttuosi, essendosi appunto verifica- 
ta la sospirata decisione dogmatica del- 
l'Immacolato Gincepimento, i fedeli van- 
no ragionevolmente nutricando le più dol- 
ci speranze, a fronte dell'imponenza e col* 
luvie de'mali che ci opprimono e di quelli 
da cui siamo minacciati, senza iscemare 
quella confidenza che il mondo cattolico 
ha posto nella B. Vergine. Imperocché es- 
sa è capace d'operare qualunque istanta- 
nea metamorfosi, e di sbaragliare quanti 
sono i nemici della Chiesa; e sedati i venti 
burrascosi, rischiarato l'orizzonte politi* 
co, dissipato il tremendo morbo che ser- 
peggia, far tornare la serenità e la calma, 
il ristoramento della pace universale, ve- 
race e durevole, che l'egro mondo ango* 
sdosamente sospira, e l'Immacolata Ver* 
gine ci prenunzia; come quella che quo- 
tidianamente invochiamo. Fingo potensy 
Causa nostrae letitìacy Salus infirmo^ 
rimiy Refugium peccatorum. Consola* 
trix itfflictorumy Auxilium Christiano» 
runtyReginasine labe originali concepta» 
Roma 8 maggio 1 855. 
TEATINI o CHIERICI REGOLARI, 
Clericorum Regulariumordo qui dicun- 
tur TTieatini. Il critico e dotto p. Pietro 
Helyot religioso del 3.^ ordine di s. Fran- 
cesco, per comun consenso é il compila- 
tore più completo e diligen te della A$*/or/a 
degli ordini monastici, religiosi e mili" 
tari, Nel t. 4i ^P* ' ^> ^^' chierici rego- 



TEA 109 

lari teatini, didiiara: Vi sono molte con- 
gregazioni religiose, che hanno preso il no- 
me di chierici regolari, di cui il principa* 
le istituto è di richiamare il clero col lo- 
ro esempio alla perfezione del suo stato. 
Pretendono questi a somiglianza de' t^izo- 
nici Regolari (V*)y aver la precedenza so- 
pra le altre congregazioni religiose, e so- 
stengono che la loro origine deriva dagli 
apostoli, cui a questo fine danno il nome 
di chierici regolari, quantunque i teatini, 
che prima degli altri hanno preso questo 
nome, nel XVI secolo solamente ebbero 
origine. Ilp. Helyot altrove dimostra il ve* 
ro incominciamento delle prime comuni- 
tà di chierici, che in progresso presero il 
nome di canonici regolari, a'quali non po- 
tè loro accordare una maggiore antichità 
del tempo in cui vivea s. Agostino, da cui 
furono istituiti, fondati ch'egli ebbei reli- 
giosi eremiti o romitani,i quali dipoi pre* 
sero il suo tìomtix Agostiniani. Per veni* 
re adunque a capo della vera origine de' 
chierici regolari, il p. Helyot non crede do- 
versi avanzare più oltre del i Si^, e se, co- 
me pretendono, si vuole loro accordare 
che derivino dagli apostoli, ciò non può 
£irsi, che riguardando tanto essi, chei ca* 
nonici regolari, come membri dello stato 
monastico in generale, il quale a gran ra- 
gione riconosce il suo principip dagli apo- 
stoli, e forma un corpo composto di più 
congregazioni differenti, alle quali non 
manca se npn il nomedi canonici e di chie- 
rici regolari, poiché i religiosi di tutteque* 
ste differenti congregazioni s'impiegano 
in esercizi comuni a quelli, i quali hanno 
preso il nome di canonici e di chierici re- 
golari. In questa maniera tutta Tantichi- 
tà pretesa da'canonici e da'chierici rego- 
lari, secondo il p. Helyot, si riduce a pu- 
ra questione di nome. Di questo sentimen- 
to è ancora un canonico regolare dellor* 
dine di s. Agostino, il quale libero da o- 
gni particolare affezione, dopo aver anno- 
verati tra'rifbrmatori dell'ordine canoni- 
co s. Domenico, s. Francesco, s. Ignazioi 
dice die i minisleri de'religiosi degli or- 



no TEA 

dini istituiti da questi santi, chiaramente 
dimostrano che sono chierici per istituto, 
che professano vita apostolica, e che loro 
non manca che il nome di canonici; e che 
siccome i'ahito non fa il monaco, ma il 
disprezzo di se medesimo e l'unione con 
Dio, COSI il nome non fa il canonico, ma 
la vita regolare e canonica. Ripeterò poi 
col dottissimo teatino p.d.Gioacchino Yen* 
tura, autore di tante opere, quanto riferi- 
sce nel Panegirico del h. Martino dePor- 
re^, nella nòia i. "Fu s. Gaetano ^/^j Tie- 
ne, avuto riguardo alle circostanze de'tem- 
pi, che fece passar sopra al decreto del con- 
cilio di Laterano 1 V, in cui vietasi lo sta* 
bilimento di nuovi ordini regolari, e col- 
la istituzione del suo ordine di chierici re» 
golari aprì una nuova porta al genio del- 
le fondazioni, per la quale dietro il suoe- 
sempio e sotto la tutela del nome di Ghie» 
rici Regolari (P^,)dalo da lui alla sua con- 
gregazione^ entrarono quindi nella chie- 
sa i Barnabiti, ì Somaschi, i Gesuiti, ì 
Chierici Minori, i Ministri degrinfermi, 
i Chierici della Madre di Dio, e quelli 
delle Scuole Pie, che sì gran bene lianno 
recato alla religione e airumanità. Ed è 
peixiò, che queste illustri corporazioni 
portano tutte esse ancora il nome di chic* 
rici regolari, ma con un^ aggiunta per 
distinguersi tra loro; dicendosi per esem- 
pio: ce, RR, s. Pauli, i barnabiti; CC 
RR, Socie tatis Jesu, \ gesuiti; CC. RR, 
Scìiolarum Piarum,^\\ scolopi,ec. La so- 
la congregazione di s. Gaetano si chiama 
óe* Chierici Regolari, CC, /{/?., senza al- 
cun'ultra aggiunta, perchè fu là prima. E 
come s. Paolo i.° eremila é il patriarca di 
tutti gli anacoreti j$. Benedetto de'di ver- 
si istituti di monaci in occidente ; s. Do* 
menico e s. Francesco de' vari istituti de' 
fratij così s. Gaetano è chiamato ii pa-^ 
I riarca di tutti i chierici regolari^ e si as- 
socia a'citati grandi nomi, che fot*mano e- 
poca nella Chiesa, avendovi ciascuno aper- 
to un nuovo periodo religioso; e sono i pa- 
Iriarahi tra 'fondatori, come i fondatori so- 
no i patriarchi tra gli altri santi. 1 tea- 



TEA 

tini come chierici, al nome premettono il 
Don(V.), il che fanno pure i monaci. An- 
ticamente si appellavano d. Gaeta nOy.d.. 
Gian Pietro, e si ha una lettera autogra- 
fa di s. Gaetano, scritta «Ila madre, ove 
si iìrmò: Vostro ec. D, Gaetano, 11 san- 
to ritenne il Don, per far sempre meglio 
conoscere che il suo ordine è di chierici. 
Anco i gesuili e altri chierici regolari u- 
savano il Donj alcuni lo tolsero per un 
principio d'umiltà, altri per uniformarsi 
alla generalità. Neil 524 adunque, dice 
il p. Helyot, venne alla Luce la i .'congre- 
gazione de'chierici regolari, fondata da s. 
GaetanoTiene,da Gio.Pielro Caraffa na* 
poletano, allora arcivescovo di Brindisi 
e vescovo di Chieti, poi gran PonteGce 
Paolo IV (V,), da Paolo Consiglieri ro- 
mano della nobile famiglia Ghislieri che 
dièallaChiesa s. Pio V,e da Bonifacio Col- 
le d'Alessandria. Deirillustre città di Vi- 
cenza era s. Gaetano de'conti Tiene,chia- 
ri pe'personaggi che Ira essi fiorirono nel- 
la gloria dell' armi, e nello splendore del- 
le dignità ecclesiastiche e civili, e Gaeta- 
no suo zio, canonico di Padova, da taluni 
fu chiamato principe de' teologi del suo 
tempo, e per la celebrità gliene fu impo- 
sto il nome. Consagrato dopo il battesi- 
mo dalla pia madre a Dio sotto il patro- 
cinio dellass. Vergine, fu educato alle pi ii 
belle virtù, alle quali si sentiva natural- 
mente inclinato sino dalla prodigiosa sua 
nascita. Dotato di dolcezza ed' angelica 
purità e modestia, sobrio e moderato in 
ogni sua operazione, sin dall'infanzia si 
mostrò amorevole con tutti e specialmen- 
te co' poveri. Quantunque la sua princi- 
pale occupazione fossero gli esercìzi di pie- 
tà, non per questo profittò meno nello stu* 
dìodeirumanescienze,ondedi venne buon 
filosofo ed egregio teologo. St-udiò ambo 
le leggi in Padova, ove per la velocità del 
suo ingegno fu insignito del dottorato, e 
il suo sapere lo distinse tra' giureconsul- 
ti. Nel corso de'suoi studi meritò d'essere 
visitato dallo Spirito santo; indi vestì l'a- 
bito clericale, e col fratello Battista edi- 



TEA 

fico da' foDdaQienti la chiesa di s. Mad- 
dalena, di cui eradi voto, iu Rainpatzo vii* 
leggio di sua casa, per vantaggio spiritua- 
le de'oontadioì. Musso dallo Spirito santo 
si recò a Homa, risoluto di menare vita 
ritirata; ma la fama di sua virtù dob ri- 
mase fra il silenzio di sua solitudine, poi- 
ché gli convenne abbandonarla quando 
Giulio 11 d'alti spiriti volle conoscerlo, e 
scuoprendo in lui chiari segni d'eminea* 
te santità, da cui la Chiesa e la corte che 
intendeva riformare potevano trarre gran 
vantaggi, lo pregò ad entrare nel novero 
de'suoi famigliari. Per obbligarvelo, nel 
1 5o8 gli conferì il cospicuo grado di prò- 
tonotario apostolico partecipante. Nella 
corte divenne V ammirazione di tutti , e 
co'suoi virtuosi esempi indusse molti a me- 
nare un tenore dì vita conforme alle mas* 
sime della cristiana pietà, e per essere de- 
gni di avvicinare il Vicario di Cristo. Pel - 
singoiar concetto di santità in cui era per 
tutta Italia, alcuni signori di Sicilia e di 
Trapanisi procurarono ilsuoriti^atto.Non 
è dunque a meravigliare se l' avveduto 
Giulio 11 ne avesse tutta la stima e Tamo- 
re, e lo designasse a dignità più eminen- 
te, provvedendolo intanto di benefizi ec- 
clesiastici e della pingue rettoria di Malo 
nel Vicentino, benché il santo facesse o- 
gni sforzo per ricusarla, come avea pra- 
ticato per la prelatura. Afi[Iitto per le fune* 
ste conseguenze della formidabile lega di 
Cambray yfovmaia per deprimere la pos- 
sanza della repubblica di Venezia, la qua* 
le soggiaceva alla grave pena ecclesiasti- 
ca deU*interdetto, non é adire quante fer- 
vorose preghiere ipnulzasse a Dio il san- 
to, e quanto esortasse! patrizi veneti a pia* 
carne l' ira, ed efficacemente s'interpose 
pure collo sdegnato Giulio II per la ri- 
conciliazione, la quale non tardò a effet- 
. tuarsi coir assoluzione dalle censure e il 
ritiro del Papa dalla lega. Neli5i3 mor- 
to Giulio 11, sospirando s. Gaetano di con^ 
sagrare ì suoi alletti a Dio solo, sebbene 
il successore Leone X lo chiamasse al suo 
servigio per valersi de'suoi consigli oel|;o- 



TEA tif 

verno della Chiesa, egli seppe ottenere di 
ritirarsi dalla corte. Intanto arrivato al- 
l'età dì 33 anni, in quella cioè che il Sal- 
vatore offrì sulla croce al divin Padre il 
gran sagrifizio, si decise d'ordinarsi sacer- 
dote nella festa di s. Girolamo, e celebi*ò 
lai." messa nel s. Natale i5i6 all'altare 
del Presepio in s. Maria Maggiore. Poco 
dopo l'empio Lutero apostatò e pubblicò 
ì perniciosissimi suoi errori, di che ne i*e- 
stò profondamente addolorato il sanlo,cbe 
Dio destinava a combatterlo. Deploran- 
do con alcuni primati della corte il peri- 
colo imminente da cui era minacciata la 
religione cattolica, agitata dalferesiede' 
Luterani (V.) e da'depravati costumi, li 
animò ad unirsi seco nella chiesa de'ss. Sil- 
vestro e Dorotea (di cui nel voi. XXVI, 
p. 1 66), che gli offriva il rettore della me- 
desima Giuliano Dazio, ed ivi con eser- 
cizi di pietà e altre virtù , come pure dì 
prediche, dispute e catechismi per soste- 
nere |a fede^ che vedevano vacillare, die- 
rono un grande esempio da imitarsi a tut* 
ta Roma, ed indi a tutto il mondo Cristian 
DO a confusione de'nuovi miscredenti. Co- 
sì ebbe principio sotto Leone X il cele- 
bra tissimo Oratorio /lei Divino Amore 
nella detta chiesa, promosso da s. Gaeta* 
no per antidoto di quel veleno, che an- 
dava spargendo Lutero. Ebbero tal for- 
za le persuasive, e molto più gli esempi 
del santo prelato, che in pochi giorni si vi- 
de cresciuta quella nobile e edificante a- 
dunanza di 5o de'più illustri personaggi 
di quel tempo, e di tanta stima per la no- 
biltà, virtù e dottrina, che ne furono mol- 
ti promossi alle nunziature, a' vescovati^ 
al cardinalato e fino al pontificato, e 4di 
essi ne uscirono fondatori del clero rego- 
lare, cioè il Tiene stessso, il Carafia, il Col- 
le e il Consiglieri. Questo oratorio del Dì- 
viuoAmor^ somministrò dunqueque'san- 
ti eroi che diedero V essere alla religione 
teatina, che tanto bene operò nella chie- 
sa di Dio e lo prosiegue tuttora. Volle Id- 
dio prosperar lo zelo del suoservo Gae- 
tano, il quale intendeva cogli esempi di 



iia TEA 

queiroratorto eccitare ancora le altre cit- 
tà del cristianesimo alla riforma di loro 
vita sregolata, per smentire l'ardito e ca- 
lunnioso straparlar degli eretici; men- 
tre alla forma dell'oratorio di Roma altri 
ne furono eretti in molte città d'Italia a di 
lui norma e con dipendenza dal medest- 
mo, riuscendo di potentissimo mezzo e di 
grande aiuto a' secolari per vivere colle 
leggi dell' e vangelo, e mantener viva la 
loro fede, come l'oratorio di s. Girolamo 
istituito in Vicenza. Anzi per siffatto esera- 
pio originarono poi molti pii oratorii e di- 
vote congregazioni, e sodalizi di secolari, 
con gloria del promotore s. Gaetano: in 
fiitti leggo nell'erudito Ragionamento 
della coltura scientifica di s,FilippoNe* 
riy del eh. mg.' Fabi-Montani, p.i8,che 
questo santo istituì neh 558 {Oratorio 
da cui prese nome la sua congregazione 
éejilippiniy in s. Girolamo della Carità 
(come dirò, già offerto a'teatini), ingran- 
dendo foiose- il disegno della congregazio- 
ne, accademia e oratorio di s. Gaetano. 
Che il santo ricevesse il Bambino Gesù, o 
almeno che avesse la visione del mistero 
dellaCirconcisione,deir£pifania, ec, si ri- 
leva da una sua lettera alla b.LauraMigna- 
ni. Eccone il racconto. Egli frequentan- 
do la suddetta basilica di s. Maria Mag- 
giore, per contemplare nella cappella del 
Presepio l'adorata culla in cui il sommo 
amore di Dio volle impiccolire la sua in- 
finita grandezza,nel restringersi dentro po- 
vere fasce infantili; nel s. Natale del 1 5 1 7 
assorto egli più del consueto da tenera 
contemplazione del corrente mistero,e tut- 
to molle di lagrime per la commozione di 
divotoardore,segli preseutò alla vista uno 
spettacolo di Paradiso. Vide circondatadi 
luminosissimi raggi la B. Vergine col s. 
Bambino in seno, come nato allora, cor- 
teggiandolo gran moltitudine d' angeli 
che festeggiavano con alimonia di dolci 
canti la nascita del divino infiinte. Gae- 
tano rapito da quelle celestiali bellezzedel- 
la Madre e del Figlio, non poteva piilso- 
Menere la veemenza dell'amore di cui ap 



TEA 

deva, con ansia mostrava non esser con- 
tento di solo vederle, bi*amando e sospi- 
rando ottenere qualche cosa di piiì, sen- 
za osare di chiederlo; quando s.Girolamo, 
le cui ceneri riposano presso la cappella 
del Presepio, comparve anch'egli con s. 
Giuseppe in quella gloria, fecegli animo 
ad avanzarsi piti d'appresso, e a disten- 
dere le sue braccia, accertandolo che sa- 
rebbe stato consolato; confidenza che gl'i- 
spirò pure s. Giuseppe. Accostatosi il san- 
to alla ss. Vergine, questa subito gli fece 
dono del di vin Pargoletto, e colle sue stes- 
se mani glielo depositò in seno. Chi può 
mai esprimere la gioia da cui fu compre- 
so il cuore di Gaetano, i soavi piaceri che 
provò, l'affluenza delle grazie di cui s'in- 
tese pieno, e i deliqui d'amore goduti in 
que'dolci, riverenti e affettuosi amplessi 
del suo Dio, non che i ricevuti vezzi a- 
morosi del santo Bambino per non breve 
tempo? Certo è che le dolcissime rimem- 
branze di SI segnalato favore restarono 
SI profondamente impresse nell'animo del 
santo, che nella quotidiana comunione 
della messa, in cui scioglievasi in teneris- 
sime lagrime pel fuoco di carità in che ar- 
deva, finche visse aspettava sempre e gli 
pareva in realtà di ricevere dalle mani di 
Maria, e velato sotto le specie sagramen- 
talij quello stesso Bambino che in carne 
visibilmente gli porse nella sua basilica. 
Quindi nell'annua ricorrenza del di via na- 
scimento faceva gran feste ed allegrezze, 
costruendo per quel giorno un di voto 
Presepio colle figure rappresentanti il mi- 
stero, onde a suo esempio il pio costume 
vieppiù si dilatò; laonde tutto giubilante 
e quasi rapito fuori di se contemplava 
l'immensa bontà 4i Dio fatto e nato Bam- 
bino per nostro amore, predicando spes- 
se volte innanzi il suo Presepio con tanta 
affluenza d'affetti, che le lagrime e i so- 
spiri faceangli interrompere i periodi del 
discorso. Inoltre v'introduceva alcuni pa- 
stori o pifferari per onorarlo co'suoni pa- 
storali delle zampogoe, ch'egli udiva con 
indicibile piacere. Secondo alcuni scritto* 



TEA 

ri, sembra che il santo fosse favorìto de' 
divini amplessi del bambino Gesù ezian- 
dio due altre volte,nelle feste di suaCircon- 
sisione ed Epifònia;o almeno pare ch'egli 
sia stato ammesso a vedere sensibilmente 
il mistero dellaCirconcisionecon tutti que' 
personaggi che v'intervennero, e ad ado- 
rare co' ss. re Magi il nato Bambino. Af- 
finchè il singolare privilegio ricevuto da 
s. Gaetano nella cappella del Presepio si 
perpetuasse nella memoria de'posteri, di- 
poi il cardinale Savelli-Peretti protettore 
della medesima, vi fece collocare la sua 
statua di marmo tenendo tra le braccia 
ìls. Bambino, con analoga iscrizione. Per 
tanti favori del cielo e per gli esercizi fer- 
vorosi continuati nell'oratorio di s. Do- 
rotea, Gaetano ripieno dello spirito di 
Dio, venendogli a nausea le grandezze di 
Roma e gli strepili della corte, per al- 
lontanarsene si giovò della morte del 
suddetto fratello e dell' infermità della 
madre. Nel viaggio volle sfogare la sua 
pietà nel santuario di Loreto e contem- 
plarvi gli alti misteri operati nella s. Casa 
ove celebrò la messa; e giunto a Vicen- 
za, al proprio palazzo preferì per albergo 
l'ospedale, indi assistè alla pia mortedel- 
la madre. Dimorando in patria, contri- 
buì alla riforma delle benedettine, ed en- 
trato tra'confrati dell'oratorio di s. Giro- 
lamo, sebbene composto d'artigiani e di 
gente volgare, v'introdusse le pratiche del- 
l'oratorio del Divino Amore di Roma, e 
di questo ne prese anche il nome, e di- 
venne tosto un campo fecondo d' anime 
grandi nella santità, ed un seminario di 
molti religiosi , onde pel concetto che si 
acquistò e buon odore che si sparse per 
tutto, mol ti oratorii d'altre città supplica- 
rono di seco incorporarsi, pei* essere a par- 
te de'suoi meriti e orazioni. Dopo aver s. 
Gaetano acceso in Vicenza il fuoco del- 
l'amore verso Dio, amando di dilatarlo 
pure verso il prossimo, come quello che 
esercitavasi ne'ministeri i più vili in soc- 
corso degli ammalati nell'ospedale, ed os- 
servando che in Vicenza molli languiva- 
VOI. Lxxiir. 



TEA III 

no infermi di male incurabile, persuase i 
suoi confratelli a fondare l'ospedale de- 
gl'incurabili detto della Misericordia, coo- 
perandovi il santo, oltreché con la saggia 
direzione, nella maggior parte della spesa 
col suo patrimonio; lo fece unire all'arci- 
spedale di s. Giacomo di Roma per la com- 
partecipazione de' privilegi e indulgenze, 
e fu il I .° degli spedali fondati da s. Gae- 
tano. Conoscendo egli ormai per esperien- 
za essere le pie adunanze e oratorii di se- 
colari potentissimi mezzi a riformare le fa- 
miglie private, e con queste il pubblico 
del le ci Uà, in ili tutto il cristianesimo, ch'e- 
ra l'unico scopo de' suoi desideri!, essen* 
dosi principialo in Verona roi'atorio de' 
ss. Siro e Libera, ad esempio e norma di 
quello del Divino Amore di Roma, volle 
andarvi a riconoscerlo, a perfezionarlo, e 
ad incorporarlo a quello di s. Girolamo 
per parteciparsi vicendevolmente i beni 
spirituali, e tutto conseguì. Altro piò ga- 
gliardo motivo condusse il santo a Vero- 
na, e fu il gran -zelo della purità della fe- 
de che ardevagli in petto; poiché essen- 
do Verona ne'suoi confini la Laporta d'I- 
talia agli esteri di Germania, dove nella 
più parte delle prò vincieavea Lutero spar- 
so il suo veleno, stimò necessario portar- 
visi per impedire che penetrasse in Ita- 
lia il contagio dell'eresìa, raffermare neU 
la città vigorosamente la fede e riformar- 
la ne'costumi. Grande quindi fu il bene 
che fece nell'oratorio di s. Siro ed in tutta 
Verona, con esito felicissimo alle sue sante 
intenzioni.]Ritornatò in patria, per divino 
comando e per consigi io del suo confessore 
p. Giambattista da Crema domenicano 
dotto e virtuoso, nel i Sao passò in Vene- 
zia per impiegare in quella vigna più gran- 
de la sua coltura e le sue fatiche, e mi- 
rabilmente vi operò da apostolo; dopo a- 
ver dispensato a' poveri il ricavato dalle 
suppellettili domestiche, e vendutola sua 
copiosa e scelta libreria,dandocosìadive- 
derecheil suo ubbidire non era per tempo 
limitato,ma indefinito,depostoil pensiero 
di ripatriaie.Precorsa la sua femaiaVene- 

8 



ii4 TEA 

xiaqual uomo mandato dal cielo, a secon- 
da di sua umilia e carità prese alloggio 
nel!' ospedale, e subito si fece ammirare 
nell'esemplari là e per istupende operazio- 
ni co'poveri, malati e carcerati, essendo 
largo di consigli e di documenti di spirito 
co' nobili chea lui accorrevano; altresì con 
fervore tutto intento a preservare i vene- 
tiani dalle serpeggianti eresie^ predican- 
do contro di esse pubblicamente, e raffer* 
mando il popolo nella fede e nell' ubbi- 
dienza al Papa. Vi promosse la fondazio- 
ne dell'ospedale degl'incurabili, onde ven- 
ne considera lo fonda tore,e Con ta le epigra- 
fb i fiupei'iori vi fecero dipingere il suo ri- 
tratto. Vi contribuì a proprie spe<^e, ed in 
esso fece prodìgi di carità nell'assistenza 
mirabile agl'mfermi, sino a succhiarne le 
piaghe più putride, tormentando poi l'af- 
feticato suo corpo con austeri là e con fla- 
gelli a sangue. A di lui esempio molli pa- 
trizi recaronsi a servire i poveri incura- 
bili,! quali infervorò a istituire nell'ospe-. 
dale l'oratorio del Divino Amore, perchè 
essendone egli tutto acceso, sperava d'ec- 
citare le medesime fiamme nel cuore di 
que'suoi allievi,col solo rammentarsi d'es- 
sere chiamati fratelli del Divìdo Amore. 
Ricordevoli questi della scuola di perfe- 
tione ed'indefessa assistenza a'malati, che 
il sauto vi avea aperto col suo esempio e 
operosità, collocarono nell'ora tovio la sua 
efligie coir epigrafe Oratorii fundator. 
Per la contralta amicizia in Roma col vir- 
tuoso Bartolomeo Stella nobile bresciano 
(il quale poi secondo le idee apprese dal 
santo fondò il celebre spedale degl'incu- 
rabili di Brescia) , venerando questi per 
madre spirituale la b. Laura M ignani a- 
gostiniana di Brescia acclamata per santa, 
le fece prendere relazione epistolare col 
santo, di confidenze di spirito e di perfe- 
zione^ relazione di vota che tra 'due servi 
di Dio si prolungò per lungo tempo con 
reciproca consolazione. Bramando il san- 
to di conoscere la sua madre in Cristo, 
che l'avea accettato in figlio spirituale, es- 
sa l'invitò a Brescia, ed egli si recò a vi- 



TE A 

sitarla nel suo monastero di s. Croce, ed 
ebbe con essa lunghi discorsi delle cose del 
cielo, e del modo vero e sicuro d'acqui- 
star anime per quella beata ed eterna pa- 
tria. Con tale occasione s. Gaetano le pa- 
lesò l'intenzione e la divina ispirazione che 
avea di fondare una congregazione di 
chierici regolari^ i quali alla maniera de- 
gli apostoli e de' loro discepoli si doves- 
sero impiegare con ogni ardore nell'acqui- 
sto delle anime e nella conversione de'pec* 
calori, e perciò la supplicò a manifestar- 
gli il suo santo consiglio in così ardua im- 
presa. Ciò inteso dalla beata, alzò gli oc- 
chi al cielo, rèse grazie infinite alla divi- 
na Provvidenza, che avesse isitillato nel- 
l'anima santa del suo figlio spirituale un' 
opera così utile e proficua alla cristiani- 
tà, anzi pure a tutto il mondo. Ritornato 
S.Gaetano a Venezia, e vedendo la repub* 
blica circondata e afflitta dalle guerre che 
opprimevano tutta Ilalia, non che limo- 
rosa de'turchi,che assediando Rodi, mi- 
nacciavano i suoi possedimenli di Cipro 
e di Candia; a placare lo sdegno divino 
e invocarne il patrocinio, il santo dopo a- 
re raddoppiato i digiuni e le flagellazioni, 
v'istituì pubbliche penitenze e divozioni, 
fra le quali d'esporre sugli altari scoper- 
to negli Ostensorii \\ ss. Sagra mento con 
quantità di lumi e solenni apparati, per 
eccitare ì popoli ad un vero pentimento 
di cuore, e per rendere più fervorose le 
suppliche, animate dalla presenza visibi- 
le e maestosa del loro Dio, come pure per 
maggiormente inclinare al perdono l' e- 
terno Padre in vedersi offrire pubblica- 
mente lo stesso suo Unigenito per media- 
tore. Alcuni scrittori attribuiscono a s. 
Gaetano l'invenzione e l'uso degli udierni 
ostensorii, che poi in Italia ealtrovesi di- 
ramò in tutte le chiese. A queste esposi- 
zioni del Venerabile diede s.Gaelano prin- 
cipio prima del 1 523 nel suo oratorio del 
Divino Amore in Venezia, e poi in altre 
chiese più ampie della città, nelle quali 
affollandosi la gente, trattavi dalla uovi- 
(à di quel sagro e à divoto spettacolo, vi 



TEA 

atloraira Gesù cod tanta di? oziona e con* 
fidenza che le pareva da quel luminoso 
trono di maestà stessero pendenti e co- 
me sicure le grazie desiderate e richieste. 
Diversi storici e la stessa congregazione de' 
riti asseriscono, che per le pubbliche di» 
▼ozioniistituitedal santo in Venezia, essa 
fu preservata da gravi pericoli e riacqui- 
stò le città e piazze per dinnanzi perdute. 
Però mentre Venezia ammirava le prò* 
digiose sue opere e godeva i copiosi frut- 
ti del suo zelo, il p. Giambattista da Cre- 
ma domenicano,confessore e direttore spi- 
rituale del santo, scorgendo con lume ce- 
leste formarsi vaste idee nella sua mente, 
e che il di lui gran talento non dovea te- 
nersi ristretto in una sola città, sebbene 
nobilissima e sede della possente repub- 
blica, gli comandò di tornare a Roma; ed 
egli all'ubbidienza sagrificò tutto quel be- 
ne che operava in Venezia, la quale ri- 
tenendolo per suo angelo tutelare e nuo- 
vo apostolo, ne restò assai rammaricata. 
Nel rimettere il santo prelato il piede den- 
tro l'alma città, grandissima fu la conso* 
lazione di molti, e particolarmente de'suoi 
confratelli dell'oratorio del Divino Amo- 
re, e servì al loro numero aumentato di 
grande eccitamento ad avanzarsi nelle vir- 
tù e nello zelo per la fede. Il santo si die 
subito a sfogar la sua carità, a cercar pec- 
catori per convertirli, poveri per soccor- 
rerli, infermi per assisterli, massime quel- 
li infetti dalla peste da cui era oppressaRo- 
ma, come deplorai a PESTaBNZA, di con- 
tinuo esponendo la sua vita nel servire gli 
appestati e con istupore de' romani. Intan- 
to nella sua mente andava ideando la nuo- 
va congregazione per rinnovar nel mon- 
do la vita apostolica e rialzare il clero de- 
caduto nella disciplina ecclesiastica, colla 
riforma del quale sperava pur quella del 
cinstianesimo; ma la sua umiltà lo com- 
batteva, riguardando per temeraria pre- 
sunzione il pretendere d'aver quello spi- 
rito che fu necessario a'ss. Benedetto, Do- 
tiienico e Francesco, per introdurre nella 
chicM di Dio nuovi ordini religiosi. Pre^ 



TEA ti5 

gando di continuo Dio a manifestargli il 
suo volere, finalmente l'esaudì, facendo- 
gli intendere mediante visione che non so- 
lo gradiva il suo disegno, ma lo voleva 
senza indugio posto in opera, pronto egli 
a prosperarlo colia sua divina assistenza. 
Pertanto gli fece vedere, come modello 
della nuova religione, un campo coperto 
di vaghi gigli, attorno cui volavano vari 
uccelletti, che con voce giuliva cantava- 
no le lodi al loro Creatore, accennando poi 
a Gaetano , che que' fiori andavano ben 
vestiti senz'aversi tessute le sete, e quegli 
uccelli ben pasciuti senz'aver seminato o 
mietuto grani, aspettando gli uni e gli al- 
tri dalla sola Provvidenza del cielo il lo- 
ro cibo e vestilo. Questa è la norma, gli 
disse, del tuo istituto. Così assicurato il 
santo del divino volere, e sentendosi gioi- 
re il cuore per gran confidenza in Dio, s'ac- 
cinse subilo a eseguire con animo gene- 
roso la difficile impresa; e dovendo fon- 
dar il nuovo ordine sul niente di terra, 
volle pel I .^ spogliarsi di tutti i beni ter- 
reni. Fece perciò breve ritorno a Vene- 
zia per stabilire legalmente la sua rinun- 
zia de'possedi menti feudali e fidecommis- 
sari, in favore de'congiunti cui spettava- 
no, e il restante libero all'unica nipotecon- 
tessa Elisabetta, riservandosi solo alcune 
decime a vantaggio de'poveri.L'istromen- 
to fu stipulato ilf.^ settembre 1 523. 

Spropriato dell'avite ricchezze, s. Gae- 
tano si restituì a Roma, visitando di nuo* 
vo nel viaggio la s. Casa di Loreto, ma 
compreso di sagro terrore e riputandosi 
indegno di celebrare iu quella celeste stan- 
za, giunto all'altare lo bagnò di lagrime 
e retrocedè in sagrestia a deporre i sagri 
paramenti, senza aver potuto celebrare il 
s. Sagrifizio che anelava. Benn supplicò 
fervidamente la ss. Annunziata a riceve- 
re l'offerta ch'era in procinto di formare 
a difesa della fede, accoppiando insieme 
il chiericato col monachismo, a prender-^ 
lo sotto la sua protezione, e ad impetrar* 
gli la benedizione del suo s. Bambino, e 
coiicepì ti^nta speranza d'essere esaudito, 



ii6 



TEA 



che se gli raddolcì l'amarezza e confusio- 
ne prodottagli dall'essersi astenuto per u- 
mihà di celebrare. Quattro gravissimi di- 
sordini nel popolo fedele erano pianti da 
s. Gaetano. 11 vivere dissoluto de'secola* 
ri, il costume rilassato de'chierici, il di- 
sprezzo delle cose sagre, e il Rirore dell'e- 
resia di Lutero, che oltre il Nord, la Ger- 
mania, l'Inghilterra, la Francia, si sparse 
ÌD Italia e infiniti danni recò. Se Tinno- 
cenza,l'ecclesiastica disciplina,ildivin cul- 
to, la s. fède erano totalmente pregiudi- 
cate, s. Gaetano però con tutto lo zelo si 
adoperò per risarcirle; e da lui in poi e 
per la fondazione a suo esempio d'altri 
benemeriti ordini chiericali , si osservò 
gran mutazione di costumi in Italia, es- 
sendo col suo ordine principiata sì vasta 
egenerale riforma. À mezzo di essos. Gae- 
tano sperava di fare rifiorire il clero nel- 
la probità, dottrina, educazione, pover- 
tà, modestia e santità; e che i secolari la- 
sciando i vizi si dassero all'acquisto del- 
le virtù. Né andò fallita la sua speranza, 
e non passò molto che per gli esempi del 
suo istituto, il clero si restituì all'antica 
disciplina e tornò alla Chiesa il primiero 
decoro. Per la qual cosa s. Gaetano ven- 
ne rìconosciuto per riformatore dell'ordii 
uè clericale, per combattere contro lutti 
gli eretici del suo tempo, e particolarmen- 
te Lutero capo e condottiero di tutti. A 
Lutero difatti,che il i .^in quel secolo, inal- 
berato lo stendardo dell'apostasia e del sa- 
crilegio, aprì la porta a tutti gli errori,ed 
incoraggiò tutti i vizi,la divina Provviden- 
za oppose il patriarca del regolare chie- 
ricato s. Gaetano, il quale altresì furili.*' 
in quel secolo, che scosso come da un pro- 
fondo letargo il cristianesimo, ed eccita- 
tovi lo spinto di santità e di fede, pro- 
mosse la pratica di tuttele viriti, e lo svi- 
luppo di tutte le verità. Fu s. Gaetano 
che col suo esempio richiamò il clero al- 
Fesercizio della predicazione di cui arros- 
•iva;ed il i .^prete secolare di quel tempo, 
cbein Roma comparisse in pulpito in col- 
la e berrelta ed annuntiare la divina pa- 



TEA 

rota. CSol suo ordine si prevalse pure per 
ripristinare la decenza e decoro nelle chie- 
se, l'osservanza de'sagri riti, ceremonie e 
rubriche, la frequenza de'sagra menti, la 
di vota salmodia e quanto si spetta al cul- 
to dell'Altissimo; non che per arrestare i 
progressi dell'eresia e reprimere la sfre- 
natezza luterana , fornendo alla Chiesa 
valorosi campioni chela difesero da'ribel- 
li eretici, ed è perciò che facevano solen- 
ne professione di fede per propugnare la 
credenza cattolica. Essendo solita la di- 
vina Provvidenza, al dire di s. Agostino, 
a ùlv precedere l'antidoto al veleno, così 
dispose che comparisse al mondo s. Gae- 
tano prima di Lutero, sopravvivendo di 
poco anche a quell'eresiarca persecutore 
della fede. Questi bestemmiò e abbomi- 
nò las. Croce, invece il santo fondò il suo 
istituto nella festa di suaEsaltazione,meQ« 
tre in quella dell'Invenzione ne doman- 
dò l'approvazione, e prese il salutifero se- 
gno per insegna del suo ordine, ordinan- 
do che se ne festeggiasse il giorno con ri- 
to solenne. Assegnò per stemma al suo 
ordine la Croce (che si eleva sopra 3 mon- 
ti), anche pel dono tattogli da s. Pietro, 
il quale comparsogli con s. Paolo gli die 
in mano la croce, acciocché la sua reli- 
gione con tal vessillo combattesse i nemi- 
ci di 8. Chiesa. Per cui il santo ordinò ai 
suoi figli di far sempre a' vesperi e mat- 
tutini la commemorazione della 6. Croce, 
come a titolare dell'ordine, e di celebra- 
re la sua messa votiva in tutti i venerdì 
non obbligati da'santi di rito doppio. 11 
malvagio apostata non potè soffiire che 
si celebrassero dalla chiesa le feste del Cor- 
pus Dominiy e dell'Immacolata Concezio- 
ne di Maria; e s. Gaetano rintuzzò l'ere- 
siarca con rinnovar ne'fedeli la venera- 
zione al ss. Sagramento, e dell'Immaco- 
lato Concepimento fu sì di voto, che nel 
recitare il rosario v'intrecciava sempre u • 
na dolce memona della di .lei purissima 
Concezione, e fondò il suo istituto al qua- 
le ne comunicò la divozione, per cui i tea- 
tini oltre l'avere sempre sosteautu eglo- 



TEA 

ri (ìcato questo inistero,conie notai ne'pre- 
cedenti Cenni sull'Immacolata Conce- 
zione e a Teatiite, dalle prediche e colle 
stampe (onde il p. Marracci, morto nel 
1675, nella Biblioikcca Mariana enu- 
merò più di 3o scrittori) propagarono 
dappertutto con calore la tenera divozio* 
ne deir abitino o scapolare ceisuleo del- 
rim macola ta Concezione, da loro bene- 
detto per particolare privilegio pontificio 
e con indulgenze, a consolazione de'suoi 
veneratori. Ed il teatino p. Meazza ci die- 
de il Diario delU Immacolata Concezio- 
ne, Non contento Lutero di perseguitare 
la chiesa militante, mosse guerra contro 
la chiesa purgante, togliendole i suffragi 
come inutili e peccaminosi, anzi negan« 
do il purgatorio; e s. Gaetano infuse nei 
suoi religiosi tanto spirito di compassio- 
ne, e tanto zelo di carità verso i defunti, 
ch'essi poi colle prediche e coll'esposizio- 
ne del ss. Sagramento , particolarmente 
ne'lunedì, e con molti volumi stampati 
hanno propagata e promossa quella di- 
vozione, e que'molti suffragi che si appli« 
cano alle anime del purgatorio. Lo stes- 
so s. Gaetano oltre i rigorosi digiuni, le 
aspre discipline e le ferventi orazioni, che 
faceva o ordinava a loro sollievo, fu l'in- 
ventore per mezzo di Maria Lorenza Lon- 
ga sua penitente in Napoli di quell'Ave 
de'morti che si suona all'ora prima della 
notte , il qual pio costume si dilatò per 
l'Italia e altrove. Pretese Lutero di scon- 
volgere l'ordine gerarchico della Chiesa, 
non potendo sopportare neppure il nome 
di chierici, e fece di tutto per abbattere 
Ja santissima dignità del Papa. Per con- 
trapposto s. Gaetano accrebbe la gerar- 
chia della Chiesa con nuovo ordine, col 
nome di chierici regolari,* col quale po« 
scia furono a suo esempio istituiti i sun- 
nominati e altri , e professando al Papa 
profonda venerazione, soggettò il suo ì- 
stituto immediatamente alla s. Sede, ob« 
bligandosi co' suoi religiosi a perfetta 
ubbidienza alla medesima. Altre virtuo- 
se azioni contrapposte agli eirori di Lu- 



TEA 117 

tero, per la dovuta brevità trakscio di ri- 
cordare. Grande poi fu la fortezza del san- 
to contro l'eresiarca, in sostenere la divi- 
na Provvidenza da lui impugnata , con 
insultanti latrati di contumelie, ad oltrag- 
gio di Dio togliendogli quel glorioso at- 
tributo e del quale si mostra tanto gelo* 
so. L'orribile bestemmia di Lutero, che 
Dio lasciava agli uomini in terra il reg- 
gersi da se stessi, fu una delle prìndpaii 
cagioni per cui s. Gaetano introdusse nel 
mondo la sua nuova religione teatina, e 
co'fìitti e r esperienza volle confutarlo^ 
mettendo in feccia all'eresia una povera 
e numerosa famiglia, che priva del tutto 
di sostanze e fondata sul nulla di terra, 
non tenesse possessioni o censi per sosten- 
tarsi, né cercasse con questue da altri il 
necessario per vivere, aspettandolo uni- • 
camente dal cielo. Questo i. ^riformatore 
del clero secolare, sebbene a di lui esem- 
pio furono istituiti altri ordini *di chierici 
regolari, quanto alla somma sua povertà 
apostolica, sperando di vivere colle sole 
spontanee offerte de'fedeli, restò senza i- 
mitatori,gli altri questuando o posseden- 
do. Talché gli eretici in vedere tante case 
e chiese teatine sparse per molte città sen- 
za alcuna possessione, e senza propria in- 
dustria provvedute per lungo tempo^ a- 
limenti, di vesti e di sagre suppellettili, 
furono costretti a confessare vivere esse 
col solo soccorso della divina Provviden- 
za, ed averne Dio immediatamente la cu- 
ra. Di più s. Gaetano divenne l'apostolo 
e padre della Provvidenza, e da'fedeli vie- 
ne invocato a prìncipale intercessore ef- 
ficace di essa presso Dio. Sebbene la divi- 
na Provvidenza e la povertà apostolica 
sia la massima fondamentale dell' ordine 
de'teatinijè falso ch'essi facciano il 4*^vo- 
to di non possedere fondi o rendite, né 
di poter chiedere limosina; benché il tut- 
to osservino con esattezza e gelosia, non 
ne hanno altro che obbligazione di re- 
gola , né il trasgredirla sarebbe peccato. 
Accennati i motivi che indussero il santo 
a riformare il clero, e ad istituire il suo 



ii8 TEA 

ordine, dirò che per effettuarne la fonda- 
rione prese a compagni il Carafa, il Col- 
le e il Consiglieri, e altri ascritti all'ora- 
torio del Divino Amore di 8. Dorotea, dei 
quali tutti scrissero i pp. dd. Antonio Ca- 
racciolo,StefanoPepe,FrancescoM/lVfag« 
gio, Tommaso Schiara, GinseppeSilos ed 
altri teatini. Ma lo zelo del santo non es- 
sendo pienamente contento , per essere 
molti dìque'suoi confratelli distratti dal- 
la corte e da'propri interessi, pensò dun- 
que d' eccitar col suo esempio alcuni di 
que'prelati e chierici secolari a rinnovar- 
si in chierici regolari^ e con essi formare 
una congregazione stabile da propagarsi 
per pib Provincie, la quale ravvivasse al 
mondo la vita apostolica quasi del tutto 
estinta, e fosse uno specchio pubblico pei 
chierici del secolo per correggersi. Inva- 
ghitisi della bella idea i 3 nominati con- 
fi'atellj se gli offrirono con piena volontà 
e generosamente compagni alla disegna- 
ta riforma del clero, soggetti tutti e 3 che 
illustraronoin sommo grado laChiesa col- 
la singolarità della dottrina, col zelo per 
la fede, colla santità della vita, come diffu* 
samente espone il p; d. Giuseppe Silos tea- 
tino oeireloquentissiina storia dei l'ordi- 
ne. Narra il Novaes nella Storia de^Pon- 
leflciy che Adriano VI, cui stava tanto a 
cuore la riforma della corte romana, ne 
incaricò s. Gaetano e il Carafa, siccome 
uomini de'piìi slimati per bontà, zelo e 
prudenza ; come pure per la correzione 
de'costumi, e il ristabilimento della disci- 
plina del clero; ma non potè effettuarsi 
per la morte del Papa. Però il p. Hart- 
mann corregge l'abbaglio di quegli scrit- 
tori che riferiscono avereAdriaiio VI chia- 
mato s. Gaetano per la riforma del cle- 
ro, ma bensì Marcello da Gaeta o Gae- 
tano detto pure Tommaso Gazzella, e col 
Carafa. lli.°a cui s. Gaetano manifestò 
il suo disegno fu Bonifacio Colle suo con- 
fidente e amico, ilquale esibendosi pron- 
to a eseguirlo, poi avendolo partecipato 
a Gio. Pietro Carafa arcivescovo di Brin- 
disi e vescovo di Chieli (poco dopo eie- 



TEA 

vata ad arcivescovato), che pure medita- 
la una riforma del clero, questi corse dal 
santo a congratularsi della nobile impre- 
sa, dolendosi di non avergliela comunica- 
ta, tuttavia lo pregava almeno accettarlo 
per compagno in un' opera tanto da se 
bramata. Ammirando s. Gaetano che un 
personaggio de'piii cejebri de'suoi tempi 
volesse ascondersi tra i chiostri, gli disse 
non averglielo significato per stimare dif- 
ficile che un arcivescovo e vescovo potes- 
se abbandonar le sue chiese e tante ani- 
me alla sua cura affidate. Ma il prelato 
addusse l'esempio d'altri santi vescovi, 
ritiratisi dalle loro chiese a vita privata. 
Alle difficoltà che gU addusse s, Gaetano, 
che il Papa non avrebbe permesso pri- 
varsi d'un ministro così necessario agl'in- 
teressi pubblici della s. Sede, l'arci vesco- 
vo alquanto turbato inginocchiandosi ai 
suoi piedi, lo scongiurò a riceverlo nella 
sua congregazione e di non lasciarlo nel 
mare burrascoso della corte. Allora il santo 
si diede per vinto a tanta costanza e fer- 
vore, e inginocchiatosi l'abbracciò tene- 
ramente. Non può esprimersi quanta fos- 
se la consolazione di s. Gaetano, in veder- 
si mandato da Dio un collega di tanto me* 
rito, di sì rari talenti, e fornito d'insigni 
prerogative. Piansero ambedue d'alle- 
grezza, la quale si raddoppiò in loro con 
l'aggiunta d'un nuovo compagno in Pao- 
lo Consiglieri, il quale amico del Carafa, 
né volendosi separare da lui, pregò il san- 
to ad ammetterlo nella compagnia che 
andava formando per abbattere il vizio 
e l'eresia. Diversi altri confrati dell'ora^ 
torio si disponevano oll'unione, ma intesa 
la povertà dell'istituto essere la massima 
fondamentale, si ritrassero addietro. I 4 
fondatori della nuova congregazione, de- 
liberando il modo e il tempo per princi- 
piarla, e premesse calde preghiere a Dio, 
convennero di subito farne istanza a Papa 
Clemente VII, per l'opportuna facoltà « 
Volle s. Gaetano dar principio al suo or- 
dine a'3 maggio 1 524)giorno sagro airin« 
veuzione della ss. CrocCi per assicurarlo 



TEA 

sotto l'ombra dì essa, e impegnar i suoi 
compagni a una vita crocefissa. In tal 
giorno co'suoi compagni si portò a'piedi 
di Clemente VH, e manifestandogli il suo 
proponimento Io supplicò del suo beni- 
gno assenso a quella riforma del clero che 
stavano per intraprendere, onde rinnovar 
nella Chiesa la vita apostolica che fosse 
sollecita a procurar la salute dell'anime, 
e riducesse i chierici secolari a vivere in 
comune, senza posseder entrate pel loro 
sostentamento, né mendicarlo dalla pietà 
altrui ad esempio degli apostoli. Benché il 
Papa ammirasse il gran coraggio di Gaeta- 
no per risoluzione si ardua e magnanima, 
e ne lodasse lo zelo, scorgendovi però del- 
le gravi difficoltà, deputò una congrega- 
zione di cardinali e di prelati, i quali e- 
saminassero la norma di questo nuovo i- 
stituto , per sentirne poi il loro parere. 
Frattanto prevedendo il demonio il gra* 
ve danno che poteva recargli il nuovo or- 
dine se si fosse stabilito, tentò ogni mez- 
zo per estinguerlo nel suo nascere. Sicché 
sparsasi la nuova per Roma di tentarsi 
la riforma del clero, il nemico inferna- 
le accese di livore e sdegno l'animo d'al- 
cuni malevoli di vita dissoluta , contro 
gl'ioveotori di tal riforma, con maldicen- 
ze, calunnie e derisioni, poi però castiga- 
te terribilmente da Dio. Chiamato s. Gae- 
tano e i suoi compagni dal Papa, presen- 
te la congregazione preposta all' esame 
deiri8tituto,ClementeVllcominciòa con- 
dolersi col Carafa,con cui divideva le va- 
ste cure del pontificato, per volersi riti- 
rare in un chiostro,e far divoi*zio con due 
chiese. Incoraggito il prelato dallo spiri- 
to di Dio, rispettosamente difese la sua 
risoluzione, e supplicò il Papa a non ne- 
gargli il contento di passare co'suoi com- 
pagni a formar la nuova congregazione. 
La saldezza di sue ragioni e l'eloquenza 
colla quale l'espose, commossero Clemen- 
te VII, onde stava per esaudirlo, quando 
i cardinali esposero il loro contrario pa- 
rere, dichiarando inoltre volere il prela- 
to Gaetano introdurre nella Chiesa due 



TEA iig 

cose impossibili insieme, che sono il cle- 
ricato e il monacato, essendo due sta ti fra 
loro diversi nel nome e nell'abito. Da que- 
sta opposizione si difese il santo con gran 
sapienza e dottrina, e dimostrando ch'e- 
gli non intendeva d'innovare, ma di rin- 
novare l'istituto de'chierìci regolari an- 
tico sino dal i .^secolo della Chiesa, essen- 
do stati gli apostoli i primi preti e chie- 
rici regolari con vita attiva,predicando la 
divina parola e amministrando i sagra- 
menti, e vivendo in comune coll'ofTeiie 
spontanee de'fedeli, e con attendere all'o* 
razione,al canto delledivine lodi, quest'e- 
ra la vita contemplativa e regolare; la qua- 
le vita coll'andar de' tempi rilassata fu an- 
che piò volte ristorata, finché nel secolo 
XIV si estinse. Convinto il Papa e i car- 
dinali dal vigoroso ragionamento,inclina- 
vano ad acconsentire alle sue istanze, ma 
i cardinali nondimeno proposero una 3.' 
difficoltà, contro il non possedere e il non 
questuare, il che sarebbe una povertà pro- 
digiosa e maggiore di quella de'fraucesca- 
ni che questuano, perciò temerario divi- 
samento e un continuo tentar Dio a far 
miracoli. Infervorato S.Gaetano nell'udi- 
re tante diffidenze nella Provvidenza, ri- 
cordò le promesse di Cristo, e come Dio 
alimenta gli uccelli dell'aria e veste i gi- 
gli del campo, molto più avrebbe cura di 
provvederlo di pane e di panno senza ac- 
cattarlo; dimostrando che gli apostoli e 
tanti altri dopo di loro vissero a spese del- 
la divina Provvidenza, la quale certamen» 
te avrebbe chiuso la bocca diLutero e suoi 
settari che la negavano, rilegando Dio nel 
solo giro de'cieli, assegnando il governo 
della terra al caso, alla fortuna, all'indu- 
stria. Concluse con pi*egare di approva- 
re il suo istituto. Convinti i cardinali non 
ebbero più cuore di contraddirlo, ed il Pa- 
pa sopraffatto da tanta fede, e per gli ef- 
ficaci uffizi del celebre mg/ Giberti vesco- 
vo di Verona, si arrese a'suoi desiderii. In - 
tanto i presagi e i segni del cielo appro- 
varono l'istituto, che disapprovavano gli 
uomini, con predizioni fatte, da'servi di 



I20 TEA 

Dio o con visioni da loro avute. Dopo tan • 
té opposizioni e difficoltà, persuaso Gle* 
mente VII, anzi invaghito d'un istituto sì 
generoso e distaccato dal mondo, lo ap- 
provò coironorìfico breve Expord nobis, 
de'24 giugno 1 5^49 Bull, Rom, t. 4» psu*« 
I, p. 47 > concedendogli tutte le grazie e 
privilegi de'canonici regolari Lateranen- 
si, dovendo vestire abito nero alla forma 
clericale e chiamarsi col nome specifico di 
CJuerici Regolari^ dichiarando il nuovo 
ordine immediatamente soggetto alla s. 
Sede, e non a' vescovi o cardinali protet- 
tori. 11 sommo giubilo di s. Gaetano fu 
ìnesprimibile,recandosi co'suoi compagni 
a ringraziar Dio ne'sautuari di Roma, e 
ripetutamente nella basilica Vaticana, ri- 
guardando s. Pietro principe degli apo» 
stoli come i ."fondatore di quel clero rego- 
lare ch'egli stava per fare rifiorire e rimet- 
tere nelsuo primitivo vigore. Dovendo in 
breve professare la vita apostolica, volle 
spogliarsi subito de'proventi ch'erasi ri- 
servati, rinunziando pure a'benefizi e uf- 
fizi ecclesiastici, solo riservandosi porzio- 
ne del ritratto d'un uffizio, il resto aven- 
dolo dispensato a'poveri, per provvedere 
e fornire del bisognevole l'abitazione e la 
cliiesa per la sua nuova famiglia religio- 
sa. A' 1 4 settembre, festa dell'Esaltazione 
della ss. Croce,dìè s. Gaetano glorioso in- 
Gomiociamento stabile al suo approvato 
ordine de' chierici regolari, colla solenne 
professione secondo la vitaapostoiica.il 
Papa per distinzione volle riceverla egli 
stesso, deputando in sua vece mg." Bon- 
ziani vescovo di Caserta e suo datario, di 
portarsi con s. Gaetano egli altri 3 com- 
pagni nella basìlica di s. Pietro ad accet- 
tarla. Nel detto giorno dunque dell'Esal- 
tazione della ss. Croce, il delegato pon- 
tificio con tutto il clero di Roma si recò 
in s. Pietro, ove accorsero i prelati, la no- 
biltà e popolo numerosissimo. H vescovo 
di Caserta celebrò la messa neiraltare di 
s. Andrea apostolo, comunicò i 4 fonda- 
tori, indi passò all'altare di s. Pietro e- 
retto sulla sua tomba, secondo i desideri! 



TE A 

di s. Gaetano che voleva fondar il suo or- 
dine innanzi il principe degli apostoli,ed i 
4candidati lessero ad alta vocei votie pro- 
fessione, a Dio, alla B. Vergi ne ed a s. Pie- 
tro, di povertà, castità e ubbidienza; ìndi 
spogliati degli abiti prelatizi, furono subi- 
to rivestiti dallo stesso vescovo d'un abito 
di lana nera intessuta, e formato all'uso 
de' chierici regolari, dì tonaca e mantel- 
letta (per secondare il volere del Papa,es- 
sendo essi tutti prelati; ma s. Gaetano nel- 
la sua umiltà non potendo più tollerare 
quella divisa prelatizia, col pontificio per- 
messola tramutò nel mantello talare), col 
cingolo simile di lanaa'fianchi,e colla bei^ 
retta da preti in testa (fuori delle case u- 
sano il cappello ecclesiastico, ed il p. Bo- 
nanni ne riporta la figura a p. 56 del Cu' 
talogo degli ordini religiosi^ che il Cap- 
paroni riprodusse a p. 3g della Raccol' 
ta degli ordini religiosi). Quindi il ve- 
scovo pubblicò essersi già istituita la nuo- 
va religione de' chierici regolari canonica- 
mente, colla piena autorità e approvazio^ 
ne della s. Sede. Quando l'ordine nella 
crociata settentrionale della basilica col- 
locò tra le statue de'fon datori quella di 
s. Gaetano scolpita in marmo da Carlo 
Monaldi, nell'iiscrizione vi fece esprimere 
le parole ad aram maximam, per ricor- 
dare che la solenne professione del suo i- 
stituto l'avea fatta innanzi l'altare mag- 
giore della stessa basilica. Dopo i solenni 
voti, dovendosi subito eleggere un capo 
che reggesse la nuova religione e ne pro- 
muovesse l'avanzamento, sebbene spet- 
tasse ad esserlo al santo, egli supplicò u- 
milmente i compagni a non pensare a lui, 
ed esaltando i grandi meriti del Carafu, 
indusse i compagni ad eleggerlo preposi- 
to, capo e padre del nascente istituto, il 
quale fece inutilmente di tutto per esen- 
tarsene. Per questa eroica umiltà del san- 
to, non molti scrittori affermarono che il 
Carafa fu il fondatore de'chierici regola- 
ri, il che è grave errore, appartenendo a 
s. Gaetano la gloria di averne concepita 
la istituzione e insieme efleltuala al mo • 



TÈA 

do descritto: il Carafa, il GoHe e il Con- 
siglieri furono ì suoi compagni nella fon- 
dazione e peixib confondatori dell' ordi- 
ne. Seguita l'elezione del p. Carafa nella 
stessa basilica Vaticana, ne dierono par- 
tecipazione al pretatoBonziani che i?i Tat- 
tcndeva, la confermò con autorità pon- 
tificia, restando essi ed i numei'osi circo- 
stanti commossi e sorpresi della mirabile 
umiltà di s. Gaetano, indi si resero le do* 
Tute grazie a Dio, e l'esemplare prima fa* 
miglia del clero riformato, modestamen* 
te e accompagnata dal popolo ammira- 
tore, si condusse alla preparata abitazio- 
ne tutti lieti e contenti. Moltissimi scrit- 
tori commendarono altamente la pover- 
tà somma, apostolica e prodigiosa dell'i- 
stituto di s. Gaetano, la sua fiducia sin- 
golare sostenitrice della povertà profes- 
sata, e quanto la divina Provvidenza soc* 
corse e arricchì con istupendi prodigi la 
povertà teatina. Questa si meritò pure 
V ammirazione de' Papi, e gli eminenti 
loro encomi!. Clemente Vili osservato- 
re e pratico della povertà teatina, con 
parzialità d'affetto e di confidenza anda- 
va di sovente a sollevarsi co'teatini, allo- 
ra dimoranti nella casa di s. Silvestro sul 
monte Quirinale, dove nella chiesa cele- 
brava la messa, e studiava nella libreria 
a tutto suo genio, anzi talvolta vi restò a 
desinare co'religiosi,senza voler nulla più 
del parco loro cibo, che la povertà im- 
bandiva nella mensa comune.Quando poi 
discorreva co'cardinali e altri personag- 
gi dell'istituto di 8. Gaetano, soleva dire 
ammirandone la gran povertà: La relt* 
gione de'teatini è un vero e continuo mi* 
racolo. Urbano Vili disse loro: L'isti- 
tuto del vostro fondatore s. Gaetano e 
UDa delle gemme più preziose che ador- 
nano la bella sposa di Gesù Cristo santa 
Chiesa. Egli è un prodigio della pover- 
tà, ed è uu miracolo quotidiano della di- 
vina Provvidenza. Sappiate conservare 
questobel gioiello con gran gelo&ia,accioc- 
cliè non perda la Chiesa un sì vago orna- 
menloe decoro. Innocenzo Xil nella boi- 



TEA i2r 

la di canoniszazione , Ratiord congruità 
presso il BidL Rom, t. g, p. 1 08, the noa 
potè pubblicare Clemente X,chiamò que- 
sto vivere sì rìgidamente povero de'tea- 
tini, ammirabile e più celeste che terre- 
no, cedendosi per esperienza vivere tan- 
te famiglie teatine, senza aver di che vì- 
Tere e non poterlo nemmeno ad altrì do- 
mandare, ed avere tante sontuose e ma- 
gnifiche chiese , provvedute di decorose 
suppellettili e di preziose argenterie.E pu- 
re l'ordine si dilatò per tutta l'Europa, 
e persino nelle Indie orientali; e formò 
le meravìgliedi molti scrittori, come tan- 
to rigorosa povertà ebbe attrattive e for- 
za di tirare aseguiria tanti personaggi no- 
bili e doviziosi, preponendola a'Ioro do- 
mestici comodi e ricche sostanze; e come 
abbia potuto allevare tanti soggetti di 
gran valore, celebri ne' pergami e nelle 
cattedre, nelle scienze e nelle stampe di 
dottissime opere, a fronte dell'i nsufiScien- 
za d'una ristretta povertà. La congrega- 
zione dei s. riti nella Vita compendiata 
che pubblicò di s. Gaetano, grandemen- 
te lodò la sua gratitudine verso que'be- 
nefut tori, che eleggeva la Provvidenza per 
suoi ministri a soccorrere la povertà tea- 
tina. Egli fu premuroso di pregar oalda^ 
mente Dio e di farlo pregare da'suoi fi- 
gli pe'benefattori di sua religione; ed isti- 
tuì per legge che si descrivesse nomina- 
tamente ciascun benefattore sopra d' uq 
libro da leggersi alla pubblica mensa, ac- 
ciocché tutti i religiosi si ricordassero sem- 
pre di loro nelle private e comuni ora- 
zioni con Dio. Comandò inoltre il santo 
a'suoi figli, che tutti unitamente si portas- 
sero in chiesa, tanto dopo il pranzo,quan- 
to dopò la cena, a pregare pe'Ioro bene- 
fattori, poiché non eravi mezzo più op- 
portuno ed efficace per obbligar la divi- 
na beneficenza al sollievo di loro povertà, 
quanto la gratitudine a chi In benefica- 
va. Per tutto questo i teatini furono pur 
chiamati i religiosi della Provvidenza. 
Sebbene s. Gaetano ottenne per essi da 
Clemente Vii il nome di Cliierici Rego» 



122 TEA 

lari^ siccome antico nella Chiesa e appro- 
priato agli steui ss. Apostolici quali furono 
chierici di professione, e regolari di voti 
e vita comune, onde come notai in prin- 
cipio gli altri ordini del clero regolare^che 
dipoi ad esempio di s. Gaetano uscirono 
valorosamente in campo a difesa di s.Chie* 
sa, furono costretti aggiungere a tal no- 
me un vocabolo distintivo per difleren- 
ziarsi da'teatini e dagli altri; tutlavolta i 
chierici regolari di s. Gaetano furono vol- 
garmente dagli altri chiamati anco Tea" 
tini, per abbreviatura di denominazione, 
il che ebbe origine dall'essere stato am- 
messo da s. Gaetano nel suo istituto Gio« 
Pietro Carafa vescovo di Chicli, il quale 
preso a compagno dal santo nella fonda- 
zione e per lui eletto preposi to, facendo 
egli lai. "figura e pel carattere episcopa- 
le che lo fregiava, die motivo al popolo 
di chiamar Teatiìd tutti i nuovi religio* 
si, che aveano a loro superiore il già ve- 
scovo TkeatinOyCoii detto da'latini il ve- 
scovo di Chieti, la qual città dell'Abruz- 
zo Citeriore in tale idioma dicesi Thea^ 
te. Dirò con ['Italia ^^^rr^d'Ughelli, che 
il Carafa \*8 agosto 1 524 rinunziò l'aixi- 
vescovato di Brindisi e a' 24'^ vescovato 
di Chieti; indi il Papa colla bolla Super 
uìu\fersas,de' 1 8 luglio 1 526,elevò Chieti 
ad arcivescovato, e Paolo 111 dopo aver 
creato cardinale Carafa a'20 giugno 1 537 
lo dichiarò 3,° arcivescovo di Chieti. Non 
mancano di quelli che rilevando l'incom- 
parabile umiltà di s. Gaetano, rimarca* 
no aver egli impedito che col proprio no- 
me si chiamassero i suoi religiosi, ma semr 
plicemente chierici regolari^ mentre gli 
agostiniani, i benedettini, [domenicani, 
i francescani presero la denominazione 
dal loro fondatore; anzi vogliono alcuni 
che il santo sia stato il promotore e divul- 
gatore del nome (ì'ìTcatiniiper far credere 
al mondo che non egli,ma il vescovo Tea- 
tino ne fosse il fondatore, e trovo in di- 
versi scrittori che Clemente VII, accet- 
tando ripugnante la rinunzia del vesco- 
vato,' voile che il p. Carafa ne ritenesse il 



TEA 

titolo di Chieti. Inoltre il nome Teatino 
ha gloriosi significati, come d' illustre, 
spettabile e contemplativo delle celesti 
bellezze. A vendo 8. Gaetano formato il suo 
ordine sul modello della vita degli apo- 
stoli e di quella di Gesti Cristo, volle ras- 
somigliarli anche nel vestito, e prescris- 
se l'abito nell'antica forma e suddescrit- 
to, grave e modesto secondo l'uso antico 
de' ministri della primitiva chiesa. Però 
nelle funzioni ecclesiastiche e ne'pulpitì, 
invece del mantello talare, volle che sul- 
la tonaca si rimettesse in uso la cotta di 
candido lino, e la berretta in testa a for- 
ma di croce, nel clero di que'tempi tal- 
mente soppresse e disusate, che al pri- 
mo vedersene in Roma indossati i nuo- 
vi chierici di s. Gaetano, eccitossi nel po- 
polo tale stupore e divozione, che dipoi 
distinse i chierici regolari dagli ordini 
religiosi, col nome volgare di Berrete 
tanti ^ in che si comprendono pure i ca- 
nonici regolati e le congregazioni dei sa- 
cerdoti che vivono in comunità istitui- 
te dopo i chierici regolari e a loro esem- 
pio, siccome descrissi ne'loro articoli. Le 
leggi prescritte da s. Gaetano al suo or- 
dine sono del tutto apostoliche e di tal 
perfezione, che servendo di modello ad 
altre istituzioni di regolari, meritarono 
l'ammirazione di gravi personaggi e di 
chiari scrittori, avendo accoppiato colla 
povertà le due vite attiva e contemplati- 
va, per cui molti Papi nelle loro bolle, 
come specialmente Gregorio XI V e Pao- 
lo V, attestarono nel lodare i copiosi frut- 
ti e beni da'tealini recati alla Chiesa, e non 
cessano di recarlo di continuo in vantag- 
gio del bene pubblico e privato. Rinno- 
vò s. Gaetano ne'suoi figli il canto sem- 
plice nel coro, secondo l'uso antico della 
Chiesa, senza varietà di note ne figurato, 
e senza faccompagnamento dell' organo 
(questo fu poi adottato nelle feste per ac- 
compagnamento ove erano poche voci 
o non abbastanza sonore nella salmo^ 
dio, e per la necessaria pausa), a moti- 
vo ancora di sostenerlo a fronte dei lu- 



TEA 

terani nemici della fede, che dispregian- 
dolo lo Tolevano dismesso, quasiché il lo- 
dare Dio sia una perdita di tempo, ed eb- 
be la gloria di essere imitato da molte al- 
tre congregazioni istituite dopo la sua. 
Grande fu il bene recato al mondo da s, 
Gaetano colla istituzione del suo ordine, 
colla mira che i suoi 6gii,coroe nuovi a- 
posloli deirevangelo,.comunicassero dop- 
pertutto i fruiti dell' albero della Croce 
assuntasi per loro insegna , ed in questo 
pure die la mossa agli altri posteriori or- 
dini regolari. Quindi i teatini fondarono 
missioni pontificie in varie regioni rimo- 
te, massime nell'Indie orientali, come in 
Golgonda, Ava, Pegìi, Mingrelia, nell'i* 
sole della Sonda, di Borneo e di Suma- 
tra; nella Giorgia, in Arabia, nella Persia, 
in Armenia ed in molli allri luoghi in cui 
ne feci menzione a'loroarlicoli;ed in quel- 
lo del Collegio Urbano di Propagatida 
fidcy dichiarai ch'ebbe la priinat'ia origi- 
ne dalle missioni teatine, per lo zelo ope- 
roso de'teatini che v'indussero a fondar- 
lo il celebre spagnuolo mg/ Vi ves(del qua- 
le riparlai ne' voi. XVI, p. 344* LX.VIIF, 
p. 46), che in principio n'ebbero la dire- 
zione e anco l'insegnamento, anzi un tem- 
po gli alunni andarono alle loro scuole iu 
s, Silvestro. Delle grandi benemerenze dei 
teatini e de'Ioro fervorosi missionari, me-» 
glio di tutti ne trattò il p. d. Bartolomeo 
Ferro teatino di Ferrara , Istoria delle 
missioni dei chierici regolari teatini 
nell'Indie orientali,^t)caa ijo^. Il cele- 
bre missionario teatino p. Galano pel suo 
soggiorno in Armenia, e autore dell'ope* 
ra erudita armeno-Ialina, che più volte ci- 
tai, e pubblicata in Roma col titolo: Con* 
ciliazione della chiesa armena colla 
chiesa romana. Inoltre il p.Galano fu isti- 
tutore d'un celebre collegio di armeni in 
Leopolì di Polonia, e trattò e operò la 
conciliazione della chiesa armena colla la- 
lina. In Goa i teatini formarono una con- 
gregazione di missionari preti indiani. 
Scorrendogli y^/xfz^/z degli ordini de'chie- 
rid regolari, formati ad esempio e imita- 



TEA ia3 

lionedi S.Gaetano, si ammirerà l'ìmmen* 
so bene che fecero nelle nùssiotd aposto* 
liche, quanto operarono e patirono, pre- 
dicarono e scrissero per la gloria di Dio, 
per la propagazione della fede ^ per la 
Chiesa e per il prossimo d'ogni nazione^ 
Inoltre la religione di s. Gaetano preser* 
vò l'Italia dall'infezione dell'eresia che fe« 
ce tutti gli sforzi per contaminarla, poi- 
ché oltre quanto indefessamente operò 
col suo degno collega p. Cara fa, ambedue 
indussero Paolo III ad erigere la celebre 
Congregazione cardinalizia delVinqui» 
sizione^ che fu il propugnacolo e sostegno 
della fède in Italia e Roma, e ne dichia- 
rò il Carafd,già da lui creato cardinale, 
capo ei.*^inquisitore, che divenuto il glo- 
rioso e imperturbabile Paolo IV^ l'am- 
pliò e più solidamente stabili, rendendo- 
la formidabile agli eretici e a'caltolici ti- 
tubanti nella vera credenza. 

Stabilita la fondazione de'chierici re* 
golari, uscita la nuova e piccola fumiglia 
dalia basilica di s. Pietro co' voti solenni, 
si portò diretta utente a Campo Marzo nel- 
la casa già posseduta dal confondatore p. 
Colle, che nel rinunziare i suoi beni la 
donò alla nascente religione, acciò avesse 
un pronto ricovero. Quivi il santo e i suoi 
compagni impiegarono le loro cure pel 
di vin culto, assettando decentemente una 
chiesa per celebrarvi i divini uffizi, men- 
tre la divina Provvidenza somministra- 
va loro il bisognevole per mezzo di spon- 
tanee limosine che ispirava ora agli uni, 
ora agli altri de*pii benefattori; quanto 
avanzava nella sera il santo faceva distri • 
buire a'poveri, sicuro nella confìdenza in 
Dio che di giorno in giorno gli avrebbe 
soccorsi. Il p. Carafa qual superiore go« 
vernò colla direzione e consigli di s. Gae- 
tano, che riguardava come un angelo 
mandato da Dio in terra, ed il quale sen- 
tendo le calamità cbe sovrastavano al- 
l'Italia ea Roma, per le guerre e baldan- 
za de' luterani, si struggeva in lagrime, 
supplicava il Signore a placare il suo sde- 
gno, e soccorrere la minacciata sua Chie- 



124 TEA 

sa, macerandosi con flagelli erigorose pe* 
nitenze. Indi intraprese eoo lena il mini* 
stero apostolico, predicando la penitenza 
e la purità della fede, in un tempo in cui 
la predicazione propria de'chierici, come 
coadiutori de' vescovi, era andata in dis- 
credito e disuso, soltanto salendo i per- 
gami' monaci o frati; «e questo riuscì di 
forte stimolo a'chierici per riprendere ta- 
le antico clericale uffizio. Frattanto ben 
8 presero l'abito teatino, e pe'primi Gio* 
Bernardino Scotti, che poi Paolo IV creò 
cardinale, e Girolamo Consiglieri , il cui 
fratello pure da tal Papa fu creato car* 
dinaie (dunque lo era ancora di Paolo, 
poiché con Cardella e Novaes dissi a Con- 
6IGLIEBI Gio. Battista, che Paolo IV lo 
creò cardinale per non avere accettato 
per umiltà il teatino e suo maestro di 
camera Paolo, il quale avendolo seco ri- 
tenuto nel cardinalato e nel pontificato, 
gliavea pure conferito un canonicato Va- 
licano, e morì in Roma neh 557), tratti 
dalla santità deiristituto.Sino allora i tea- 
tini erano vissuti senza legge scritta, pren- 
dendo per regola di loro operazioni gli 
atti apostolici, come aveano praticato \ 
primi cristiani; ma vedendo s. Gaetano 
occrescere i suoi chierici regolari, stimò 
bene di stabi lirealcune costituzioni,e pre- 
vie calde orazioni aDio,formò i capi prin- 
cipali del vivere teatino, i quali poi diste- 
si dalla felice penna del p. Carafa, com* 
pongono il corpo intero delle costituzioni 
che osservano i teatini^ e dalla s.congre* 
gazione de'riti celebrate per sante. Nel^ 
YAnno santo iS*ì5 si presentarono oc- 
casioni ubertose a s. Gaetano e compa- 
gni per giovare a'fedeli, anche forestieri 
pellegrini accorrenti al giubileo, ascoltan- 
done le confessioni, predicando per le 
piazze, visitando gl'infermi negli spedali, 
con meraviglia di tutta Roma per tante 
laboriose fatiche, le quali si estendevano 
pure ne'dintorni di Roma con missioni. 
I^el concetto che ne prese il popolo, in- 
valse nel volgo il costume di chiamare 
Teatini o Ckietìid ancora que' secolari 



TEA^ 

che esemplarmente facevano vita divola. 
Vedendo il santo che la loro casa posta in 
sito centrale e popoloso era troppo espo- 
sta alle visite de' personaggi e alle lodi 
de'convicini,ed anche sturbate le loro o- 
razioni, risolse di rìtirarsi in luogo più so- 
litario, sembrandogli pure che vi man- 
tenesse qualche poco di proprietà in pos- 
sederla, siccome donata dal collega p.Col- 
le. Si raccomandò dunque al vescovo Gi- 
berti pai*zialissimo dell' ordine, il quale 
sospirando d'esservi ammesso, il Papa noi 
permise pe'suoirari talenti troppo neces- 
sari al servigio della s. Sede, acciocché gli 
procurasse altra abitazione remota. Ben 
presto il prelato l'esaudì offrendogli una 
Casa- sul pendio del Monte Pincio presso 
8. Maria del Popolo, ma angusta e rozza- 
mente fabbricata. Per essere tale incon- 
trò il genio del santo, e contentissimo vi 
si recò co'compagni, indi formatavi una 
piccola chiesa la dedicò alla B. Vergine» 
ponendovi in pratica, tutte le osservanze 
ecclesiastiche e regolari, facendo prima 
un ritiro di più giorni in esercizi spiritua- 
li, in che fu imitato da'suoi figli ogni an- 
no. Ivi lieto attese alla vita contempla- 
tiva, e accorrendo co'compagni ove il bi^ 
sogno lo richiedeva per la salvezza delle 
anime. Come nella precedente casa, ia 
questa v'introdusse gli studi di teologia, 
di s. Scrittura, de's. canoni, de'ss. Padri, 
de'riti e delle ceremonie ecclesiastiche. Ivi 
s. Gaetano conobbe i pigimi fondatori de' 
cappuccini, e li animò a compiere l'inco- 
minciata riformale il p. Cara fa ottenne lo- 
ro l'udienza dol Papa e l'indusse ad ap- 
provarne Tordi ne.Scoppiata la guerra tra 
Carlo V imperatore e Clemente VII, Ro- 
ma fu presa a'6 maggio 1527. e orribile 
mente saccheggiata, nel modo che descris- 
si e compiansi in tale articolo, per l'inau- 
dite crudeltà e ladronecci che vi commi- 
sero i furiosi luterani e altre inique ma- 
snade dell'esercito del duca di Borbone, 
non rispettando per insaziabile cupidigia 
neppure gì' inviolabili sepolcri per spo- 
gliarli delle cose di valorci il che non fé- 



TEA 

cero i vandali e i goti. Nel trambusto tolti 
fuggendo o nascondendosi^j intrepidi u- 
scirono dalla loro casa 8< Gaetano e il p. 
Carafa co'compagni, con un Crocefisso si 
portarono nelle piazze a predicare e de- 
clamare, per confortare gli afflitti e spa- 
ventali cattolici, e per riprendere e mi* 
uacciar dell'ira di Dio gli empi eretici, i 
quali non contenti di spogliarli di tuttO| 
cercavano di trarli alla setta diLutero. Ri- 
tiratisi nella loro casa a chiedere a Dio mi- 
sericordia con fervide orazioni, penitenze 
e flagelli, la Provvidenza nella generale 
penuria non mancò di curare il loro so- 
stentamento,e con modi prodigiosi. Un te- 
desco chea vea servito nella casa di s. Gae- 
tano a Vicenza, avendo apostatato e uni- 
tosi a'soldati luterani, credendo che an- 
cora possedesse ricchezze, co' suoi perfi- 
di compagni corse al Pincio, ove sapeva 
che dimorava, e colle armi impugnate 
domandarono i tesori che supponevano 
nascosti. Oltraggiato e percosso il santo, 
gl'intimaronòi più atroci tormenti se non 
li svelava, ed alle mansuete sue risposte di 
nulla più possedere, si avventarono su di 
lui, lo strinsero in un'arca per schiacciar- 
lo, e dierono la corda a quelle parti del 
corpo che il pudore mi vieta nominare; 
diabolico tormento e martirio, che il santo 
sostenne con manifesto e particolare aiu- 
to divino, ed in tanta acerbità di vergo- 
gnose pene pregava caldamente Dio che 
perdonasse! persecutori e gl'intenerisse a 
penitenza, e tutto malconcio l'abbando- 
narono. Accorsi i compagni per aiutarlo, 
lo volevano portare a letto, ed egli di- 
cendo essere tempo di penitenza die ma- 
no a'flagelli battendosi a sangue per pla- 
car Dio irritato dai peccali del popolo ro- 
mano. Per tutto il palilo, non pochi scrit- 
tori lo celebrarono martire. A memoria 
degli orrendi strazi e tormenti, con ani- 
mo invitto sofferti dal santo nella casella 
poi colla chiesa racchiusa nella Villa Me- 
dici, Cosimo III nel i7o4> dopo aver re- 
staurata la chiesa, ad onore di chi lauto 
il pati fece pori*e una lapide^ ed annual- 



TEA 125 

mente vi si celebrò poi la sua festa. 11 Ber- 
nardini che nel 1 744 pubblicò la DcscrU 
zione de^ Rioni di Ronuiy a p. 82 ricorda 
r esistenza della cappella di s. Gaetano 
nella Villa Medici,ma i posteriori descrit- 
tori della città non ne fanno menzione. 11 
Cancellieri però nelle Campane descrit* 
tee pubblicale nel 1 806, riferisce che nel- 
l'angolo della villa verso l'occidente esti- 
vo si vedeva un casino, ove si ritirò S.Gae- 
tano co'santi suoi discepoli nel sacco di 
Roma,e trovato da'soldati fu in varie gui- 
se tormentato, supponendo che tenesse 
denari nascosti. A'7 agosto vi si celebra- 
va la sua festa, e sulla porta della cap- 
pella si leggeva l'iscrizione del fallo. Pre- 
vedendo con lume profetico altra scor- 
reria di soldati predatori spagnuoli, ad- 
dobbata la chiesa co'compagni, s. Gaeta- 
no si itce inginocchioni innanzi l'altare e 
tutti col collo piega lo attendendo la mor- 
te, disposti a sagrificarsi vittime di ca- 
rità, in soddisfazione de' peccati di Ro- 
ma e in sollievo delle sue sciagure.Giun- 
ti i furiosi soldati, avidi anch'essi di pre- 
da, s' arrestarono stupidi presi da sagro 
orrore, e poi sfì'enatamenle li percossero 
e villaneggiarono, indi li fecero prigioni 
tutti e 1 2 per obbligarli a confessare ove 
tenevano il denaro, ed incatenati li me- 
narono a piazza Na vona, destando nel po- 
polo tenera compassione. Chiusi in una 
stanza del quartiere, s. Gaetano comin- 
ciò a predicar loro le verità eterne, onde 
annoiati d'udirlo, li portarono in came- 
ra oscura sopra l'orologio del Vaticano, 
per indurli a manifestare le cose preziose 
che ritenevano possedere.Tra'disagi e l'i- 
nedia, s. Gaetano co'compagni alternava- 
no la salmodia e praticando le loro osser- 
vanze per molli giorni sino a' 6 giugno. 
Permise Dio che udite quelle voci divo- 
te da un colonnello spagnuolo, inteneri- 
tosi al sagro canto delle divine lodi, volle 
vedere chi le pronunzia va,e vieppiù com- 
mosso ottenne dal capitano che li custo- 
diva, non senza difficoltà, la loro intera 
Uberazione.Fatli affettuosi ringraziameor 



1^6 TEA 

ti al loro liberatore, il santo enirb nelKa- 
diacente basilica a renderli al Signore e 
celebrando la messa. Indi tra loro si con- 
Aultarono sul partito da prendere, e rico- 
noscendosi impotenti di giovare a Roma, 
divisarono parti rne,privi di tutto ecol so« 
lo Breviario, abbandonando la casa di 
Monte Pincio. Prodigiosamente illesi tra 
tanti feroci armati traversarono la città, 
per condursi a Fiumicino, rimettendosi 
a Dio ove destinava condurli. Giunti alla 
ripa del Tevere trovarono un benefatto- 
re che loro provvide d'un naviglio, e do- 
po essere stati dalla Provvidenza salvati 
da una scarica di fucilate tirat^/Sontro di 
loro, giunsero ad Ostia, ove frovarono 
l'ambasciatore veneto Venier,che abban- 
donando Roma pe' gravi danni sofferti, 
col senatore Amulio e buone navi reca- 
tasi a Venezia. Ambedue invitarono il 
santo e ì compagni a seguirli, ed essi ac- 
cettando montarono sulla nave,enel viag- 
gio non vollero nutrirsi che di biscotto 
ed acqua. Approdato a Venezia s. Gaeta- 
no co'suoi vi fu accolto con distinzione 
pel gran bene che viavea operato, e gli 
furono destinate alcune casette contigue 
as. Eufemia, donde poco dopo si trasferii 
ronoin una casa presso la chiesa di s. Gre- 
gorio odi S.Giorgio, subito incomincian- 
do le loro apostoliche fatiche. Così Ve- 
nezia divide con Roma il vanto di esse- 
restata la culla del benemerito ordine de' 
chierici regolari. In questo tempo termi- 
nato il triennio del p. Carafa, a'i4 set- 
tembre fu eletto superiore preposito s. 
Gaetano, malgrado la sua ripugnanza, e 
non andò guari che una compagnia di pie 
persone gli offrila propria chiesa di s. Ni- 
cola da Tolentino con alcune case e pro- 
mettendogli soccorsi. A' 2g novembre 
1 5^7 il santo co'compagni presero pos- 
sesso della chiesa e casa, che poi la pietà 
veneta ampliò e rese magnifica, e per es* 
sa i teatini furono appellali in Venezia 
nuche Tolentìni, Nella medesima chiesa 
cominciò s. Gaetano ad esercitarvi il suo 
telo, eco'compagoi la perfetta osservan» 



TEA 

za dell'istituto e il loro ministero, con pub- 
blica edificazione e soddisfazione, onde 
ben presto i primari patrìzi e senatori voi • 
lero di pendere da'cenni del santo,fra'qua- 
li consigliò e indusse s. Girolamo Emi- 
liani o Miani a fondare la congregazio- 
ne somasca, ed a tale effetto si ricusò di 
accettarlo fra' suoi teatini com'egli bra- 
mava. Nella carestia e nella peste che fu- 
nestò Venezia nel 1 528 e la quale si prò* 
trasse sino al i53o, prodigiosa fu la ca- 
rità di s. Gaetano, privandosi di quanto 
a vea, lasciando la curade'suoi fratelli al- 
la Provvidenza che mai loro mancò in sì 
terribile penuria. Nelfinfierire del mor* 
bo che spopolò la gran città, nella gene- 
rale desolazione, il santo co'suoi furono 
tutto a tutti, prodigando gli aiuti spiri* 
tuali e corporali a chi ne abbisognava , 
con mirabile coraggio sprezzando il con- 
tagio senza cheniuno lo contraesse; e per 
tali esempi dipoi ì teatini nelle pestilea- 
zesi resero benemeriti in molte città dello 
stato veneto,de'domiaii pontificii, de're- 
gni di Napoli e Sicilia, ne'ducati di To- 
scana e Parma, ed in Genova ove mori- 
rono 4o teatini. Ad istanza del vescovo 
Giberti mandò a Verona il p.Garafa per 
la riforma del clero, personaggio che per 
la sua virtù e sapienza erasi acquistato 
tanto credito in Venezia, che spesse volte 
fu chiamato in pieno senato a consiglio 
sugli affari più importanti della repub- 
blica. Il vescovo, dopo che il Carafa aven* 
do corrisposto a'suoi desideri i erasi da lui 
partito, amando la convivenza de'teati- 
ni, fece premurose istanze a s.Gaetano di 
mandarne alcuni a Verona per fondarvi 
una casa, ed il santo vi destinò il p. Col- 
le con altri 7 religiosi, e fu loro data la 
chiesa e casa di s. Maria di Nazareth; ma 
siccome nell'adiacente Tasta piazza si fa- 
cevano giuochi clamorosi e gozzoviglie 
che disturbavano i religiosi dalla vita at- 
tiva e contemplativa, s. Gaetano la fece 
abbandonare. Intanto egli in Venezia con 
prediche e conferenze converti non pochi 
eretici al caltolicismO| ed accrebbe di sog* 



TEA 

gelti insigni il suo ordioe; e con ponti- 
ficia autorità e l'aiuto del p. Carafo rì- 
cbianiò l'esatta osservanza deViti, e pro- 
mosse la riforma del breviario, del mes- 
sale, del pontificale e ceremoniale roma- 
no, riordinando pure V ecclesiastica sat« 
fuodia, le c|uali correzioni e riforme di- 
poi s. Pio V prescrisse a tutta la Chiesa, 
il ceremoniale composto da s. Gaetano, 
con buon metodo e nuove addizioni, lo 
pubblicò il celebre teatino p. Castaldo. 
Terminato il triennio della prepositura 
di 8. Gaetano, ad essa fu rieletto il p. Ca- 
rafa, ed il santo andò a Verona per ri- 
durre il clero e il popolo all'ubbidienza 
del suo pastore, ricalcitranti alla riforma 
ecclesiastica, riuscendovi felicemente con 
reciproca soddisfazione. Passando per Vi- 
cenza^ volle albergare nel suo amato spe- 
dale. Dopo aver il santo illustrato Vene- 
zia colle sublimi sue virtù e prodigiose a- 
zioni.neli 533 ad istanza dejla cittàdlNa- 
poli si recò col b. Giovanni Marinoni ad 
introdurvi i teatini, con facoltà di Cle- 
mente VII di ricevere tutti i luoghi e 
chiese che gli fossero offerti nel regno, e 
nel passar per Roma il Papa li accolse con 
patei*na amorevolezza, benedicendoli af- 
fettuosa mente,consolato nel sentirei pro- 
gressi dell'ordine, sul quale vedea tralu- 
cere la speciale protezione della divina 
Provvidenza. In Napoli il santo fu rice- 
vnto con amore e venerazione, ed. Gio. 
Antonio Caracciolo conte d' Oppìdo gli 
donò la casa che avea fabbricato e ben 
provveduta fuori di porta s. Gennaro e 
vicino alla chiesa di s. Maria della Mise* 
ricordia per una congregazione di chie- 
rici regolari. Tosto il p. Carafa gli man- 
dò 6 altri soggetti per introdurvi la rego- 
lare osservanza, e per fai e maggior ac- 
quisto d' anime a Dio, tutti illustri per 
bontà e dottrina, venendo eletto nel ca- 
pitolo generale di Venezia a preposito di 
s. Maria della Misericordia. Il conte d'Op- 
pido prendendo affetto a'teatini, non solo 
divisò trasferirli dentro la città ; ma te- 
mendo che per la loro povertà andassero q 



TEA 1 27 

mancare, offn al santo grossa somma d'o- 
ro per l'acquisto di rendite, assicurando- 
lo che privo di successione avrebbe lascia- 
ta la sua eredità all' ordine. Inorridito 

s. Gaetano all'esibizioni contrarie all'isti- 

• 

tuto,con grato animo le ricusò, per cui 
dovè sostenere una lotta col conte e eoa 
quelli che trepidavano sulla futura esi- 
stenza de'teatini, e finì col l'abbandonare 

eroicamente la casa a'a4 >^oggi<> < ^^49 i*i' 
covrandosi in alcune abitazioni vicino al- 
l'ospedale degl'incurabili di Napoli per 
invito d' una pia matrona sua peniten- 
te Maria Lorenza Longa già ricordata^ 
la quale con Maria d' Ayerbo duchessa 
di Termoli gareggiava nell'assistenza de- 
gl'infermi. Nell'ospedale e nella sua chie- 
sa di s. Maria del Popolo il santo co' suoi 
si esercitarono nel sagro ministero e nel- 
la carità, con edificazione e riforma di 
quel clero. Le due virtuose dame veden- 
do angusta l'abitazione teatina, nelt' a- 
diacenze acquistarono casa piò ampia, o- 
▼e portandosi il santolo breve vi costruì 
la chiesa di s.Maria della Stalletta, così no- 
mata per esservi ivi stata una stalla, e per 
ricordarsi dal santo quella del Presepio,' 
la cui divozione di farlo nelle feste Nata- 
lizie sembra che ivi cominciasse, unito al 
suono dei pifferari che lo sollevava alla 
contemplazione de'di vini misteri d'unDio 
fatto Bambino. In breve la chiesa fu as- 
sai frequentata per la decorosa uffizia tu- 
ra, e per aver Dio anche qui glorificato 
il suo diletto servo con operare prodigi. 
Poscia promosse in Napoli col suo credi- 
to la fondazione d' alcuni monasteri sia 
per le donne meretrici convertite da cat- 
tiva vita e per le donzelle pericolanti, e 
per quest'esempio si dilatò l' istituzione 
per altre città d'Italia; sia per le cappuc- 
cinedi s. Maria di Gerusalemme colla re- 
gola di 8. Chiara, e di questa nuova isti- 
tuzione ne ottenne l'approvazione da Pao- 
lo 111, tralasciandone poi la direzione, es- 
sendo vietato dalle proprie costituzioni il 
governo delle monache; sia per lo stabi- 
limento del monastero della Sapienza di 



ia8 TEA 

l'ìforiDQte domenicane, per opera dell'al- 
tra sua penitente Maria Carafa degna so- 
rella del p. preposilo generale, e giti mo- 
naca di tal ordine in s. Sebastiano di Na- 
poli. Frattanto Paolo III nel 1 536 invitò 
il p. Carafa a Roma per ristabilirvi la re- 
ligione teatina dove avea sortita la cullai 
e per servirsene nel governo della Chiesa 
ad onta di sua ripugnanza lo creò poi car- 
dinale. Giunto il p. Carafa in Roma con 
5 religiosi, vi chiamò il santo per celebrar- 
y'ì un capitolo generale, e tutti furono ge- 
nerosamente ospitati da'domenicaoi in s. 
Maria sopra Minerva, e ricevuti lietamen- 
te dal Papa, il quale nell'elevare alla por- 
pora il p. Carafa, essendo egli infermojper 
singoiar distiiizionegli mandò nel conven- 
to la berretta cardinalìzia {i\'\ alcun raro 
caso di siffatta distinzione parlai ancorauel 
Tol. XLVll,p. 32), da un cameriere pon- 
tificio, con rossore di s. Gaetano presente 
cheabborriva le dignità per se e suoi fra- 
telli, onde gli fece cenno che non l'accet- 
tasse, ignorando il precetto d'ubbidienza 
impostogli da Paolo III. Il cardinal Ca- 
rafa angustiato per vedersi impotente di 
appagare i desiderii del santo e quelli del 
proprio genio, ricevuta la l)erretta e con- 
segnandola all'infermiere, gli disse: attac- 
catela a quel chiodo fisso nel muro, il che 
già ricordai a suo luogo; con, ammirazio- 
ne del delegato papale, in vederlo man- 
canted'un tavolino onde collocar decoro- 
samente quell'insegna cardinalizia. Fu al- 
lora che s. Gaetano con ispirito profetico, 
e ch'ebbe pieno effetto, soggiunse al no- 
vello cardinale: Se voi ricevete questa ber- 
retta, salirete piii alto, ma sarà con dan- 
no de' vostri parenti Carafa (^.). Risa- 
nato il cardinale, s. Gaetano nel conven- 
to de'domenicani convocò il capitolo ge- 
nerale, a cui volle intervenire il cardina- 
le, iuteressandosiconegual zelo di prima 
ne'pi'ogressi e vantaggi dell' ordine, cou 
protestarsi che quella mutazione di stato 
non gli avrebbe mai distaccato il isuore 
dalla sua amata religione. Sciolta che fu 
l'assemblea de'padri|ÌQ cui si raccooiaa- 



TEA 

dòairamatissimo porporato fratello la di- 
radi trovai'e un'abitazione opportuna per 
l' ordine in Roma, s. Gaetano ritornò a 
Napoli con giubilo di tutta la città, e su- 
bito riassunse le fatiche apostoliche in be- 
nefizio dei prossimi. Venne ascritto alla 
compagnia de' Bianchi per assistere e coa- 
diuvare i condaunati all'estremo suppli- 
zio a bea morire, e come zelante e bene- 
merito ne fu eletto superiore. Essendo la 
chiesa di s. Maria della Stai letta angusta 
a' vasti disegni del santo e de'suoi compa- 
gni, che desideravano di santificare tutta 
Napoli, non potendo accogliere la molti- 
tudine accorrente, si venne a risolvere di 
trovarne altra più capace per soddisfare 
a'desiderii del popolo,o di ritornare aVe- 
nezia. A impedir questo i magistrati na- 
poletani fecero tutte le diligenze possibi- 
li, e tra quelle piìi centrali offerte sS'san- 
to, egli stimò piò opportuna la chiesa di 
s. Paolo Maggiore, costruita nel 798, per 
la gloriosa vittoria riportala sui saraceni 
da' napoletani nel d'ideila Con versione di 
s. Paolo e a sua intercessione, sugli avan- 
zi d'un tempio d'Apollo poi di Castore e 
Polluce. Ma essendo cura d'anime e in- 
corporata a numeroso sodalizio, conven- 
ne superare molte difficoltà per ottener- 
la mediante l'autorità del viceré d. Pie- 
tro di Toledo e l'approvazione dell'arci- 
vescovo cardinal Vincenzo Carafa: i teati- 
ni ne presero possesso a'28 maggio 1 538, 
lasciando alle cappuccine la casa e la chie- 
sa di s. Maria della Stalletta,.e peixiò pre* 
se il nome di s. Maria di Gerusalemme, 
mentre la cura d'anime dis. Paolo fu poi 
trasferita nella chiesa di s. Giorgicello. 
L'antichità della chiesa di s. Paolo avea 
ridotto l'edifizìo minacciante rovina, per 
cui s. Gaetano subito applicò tutto il suo 
zelo per restaurarla solidamente, ed ab- 
bellirla con opere insigni, con quel deco- 
ro e lustro conveniente alla casa del Si- 
gnore, mediante i consueti stupendi mi- 
racoli della divina Provvidenza. Egli vi 
[K)se tutta la sollecitudine di cui eru ca- 
pace per renderla maestosai leggiadra e 



TEA 

nobile, occupandosi persino della nettez- 
za che eseguiva da per se. Amava che le 
chiese fossero dignitose e belle, non cu- 
rando che la cella fosse angusta, scarso il 
vittore lacero il vestito. Costumandosi al* 
lora la salmodia anche nel coro aperto e 
negli stalli situali nel mezzo della chiesa 
alla vista del popolo, e perciò tra le distra* 
zioni e le irriverenze,s. Gaetano traspor- 
tò il coro e gli stalli dietro l'altare mag- 
giore per eliminaregl'inconvenienti,econ 
tirarvi ne'due lati laterali dell'altare cor- 
ti ne distese,che impedissero a'sal maggi an* 
li il vedere e Tessere veduti dal popolo. 
Anche in questo il santo fu imitato da 
molte chiese, eziandio de' religiosi, e fu 
benemerito che le divine Iodi si cantino 
con più raccoglimento. Inoltre introdus- 
se in s. Paolo, secondo l'antica disciplina 
della Chiesa, la separazione degli uomini 
dalle donne eoa isteccati di legno, il che 
pure fu seguito da moltissime chiese. Per 
tnttociò la chiesa di S. Paolo divenne un 
santuario, e acquistò celebrità. Na'poli pei 
roandatarii che ovunque manteneva Lu- 
tero, fu in pericolo di perdere la fede, in- 
gannata dalla loro ipocrisia e scaltrezza: 
talifuronoGiovanniValdesìOyPietroMar- 
tire e Bernardino Occhino, zelanti pro- 
rootorì dell'eresia. Insorae s. Gaetano a 
smascherarli, ed a provocarne la riprova- 
zione dalla s. Sede, la condanna de'Ioro 
scrìtti alle fiamme, e la loro espulsione, 
liberando cosi la città dal pestifero vele- 
no de'fiilsi dogmi. Nel 1 54o s. Gaetano fu 
dichiarato pt*eposito della casa de'Tolen- 
tini in Venezia, e vi si portò tra il com- 
pianto de' napoletani che lo veneravano 
padre comunee angelo tutelare, e Tindici- 
bile contentezza de' veneziani per averlo 
ricuperato, ed egli superò la loro aspetta- 
tiva per rai*dentissima e indefessa carità 
di cui era modello perfetto. Per le istan- 
ze del vescovo Giberti il santo con alcuni 
compagni ritornò in Verona, e gli fu as- 
segnata la casa e chiesa che aveanolascia- 
ta, ma fu sul punto di nuovamente ab- 
bandonarla, se il vescovo non fi*enava le 

VOL. IXXIII. . 



TEA 129 

sue somministrazioni quotidiane, dal san- 
to riguardate per eccessive, e gli pareva 
che profittandone si venisse a sottrarre 
dalla cura immediata della divina Prov- 
videnza. Ritornato il santo in Venezia 
scuoprl la nuova perfidia d'Occhino, che 
ivi pure colla sua eloquenza voleva per- 
vertire le anime, laonde tanto disse e fe- 
ce che gli fu interdetto il predicare dal 
nunzio apostolico, e fu richiamato aRoma 
dal Papa a render conto de' suoi en'ori; 
ma egli fuggì e apostatò, e si vuole che 
per le orazioni di s. Gaetanoprima di mo- 
rire abiurasse l'eresia. Neh 543 termina- 
ta la sua prepósitura di Venezia, per le 
suppliche de' napoletani si restituì nella 
loro città e fu eletto superiore della casa 
di s. Paolo, dopo aver nel viaggio seda- 
ta miracolosamente una tempesta di ma- 
re, col gettito d'un Agnus Dei. Se ì ve- 
neziani restarono dolenti in riperderlo , 
Napoli lo accolse come un angelo venuto 
dal cielo. Pel cumulo degli afiari avendo 
dovuto il cardinal Carafa tralasciare la 
celebrazione della messa quotidiana, per 
mancargli quel tempo in cui santissima- 
mente si preparava sin dalla sera , prò* 
traendo i ringraziamenti per tutta la mat- 
tina; saputosi ciò da s. Gaetano, nella sta- 
gione più calda e pericolosa corse in Ro- 
ma, onde eccitare l'esemplare cardinale 
a riprendere la celebrazione giornaliera, 
essendo fallace il credere di non poterlo 
fare degnamente. Il porporato confes- 
sando umilmente il suo inganno, ripi- 
gliò subito il santo costume e non l' in- 
tralasciò mai , se nbn quando impedito 
dall'infermità. Tornato immediatamen- 
te a Napoli, provvide miracolosamente di 
pane i suoi religiosi, e poi chiese d'esse- 
re sgravato dal peso di più governarli per 
prepararsi a ben morire, e fu contentato 
nel i544* Sollevato dal grave incarico, 
mentre attendeva a santificar se stesto, e 
ad unirsi più intimamente a Dio, i nipo- 
ti e i cugini mossi dal la fama della sua san- 
tità, si condussero da Vicenza a Napoli per 
ammirarla da vicino con quell'equipag- 

9 



i3o TEA 

gìoche loro coD veniva. DetestaDdo il san- 
to quella pompa, come troppo contraria 
alla sua umiltà, non volle affatto veder- 
li con azione eroica: distaccato del tutto 
da'parenliy però impetrava loro da Dio 
i beni eterni. Il santo si apparecchiò al 
suo felice passaggio in cielo, non meno con 
continue orazioni e penitenze, che col con- 
vertire anime a Dio, continuando a pra- 
ticar la vita attiva e contemplativa. Con« 
tribui all'erezione del monte di pietà in 
Napoli per frenare l'usura esercitata da- 
gli ebrei che impoveriva molte famiglie, 
secondoil concepimento del b. Marinoni, 
cioè di prestanze di denaro e mediante 
pegni senza il minimo interesse, ed a que- 
sto esempio furono istituiti altri simili 
monti. Inoltre il santo indusse il conte 
d' Oppido a lasciare al luogo pio gran 
parte di que' beni ch'egli ayea ricusato, 
e col suo esempio mosse altri ad arric- 
chirlo. Dovendosi celebrare in Roma il 
capitolo generale, volle il santo interve- 
nirvi, per stabilire con leggi permanenti 
prima di partire da questo mondo il suo 
mirabile istituto, e si tenne nel palazzo del 
cardinal Carafa, costante amatore tene- 
rissimo dell'ordine. In quest'adunanza le 
maggiori premure di s. Gaetano furono 
d'armare di alcuni decreti la perseveran* 
za della povertà teatina, acciò si mante- 
nesse dipendente dalla sola provvidenza e 
nel sostenersi con iimosine totalmente vo- 
lontarie de'benefaltori. Zelò col cardinal 
Carafa le istanze de' Somaschi per 1' u- 
nione co'teatitii, venendo incorporati al- 
l'ordine; ma poi furono separati a'23 di- 
cembre 1 5^^^ per possedere rendite e per 
la cura degli orfani, che sebbene lodevo- 
lissima, disturbava gli esercizi de'chierici 
regolari, restando tra loro eccellente ar- 
monia. In questo capitolo s. Gaetano fu 
rieletto preposito della chiesa e casa di s. 
Paolo di Napoli, e accettò per ubbìdien* 
za nella quale venerava la volontà di Dio. 
Nel suo ritorno in Napoli, bramoso di tro- 
varsi alla festa dell'Ascensione, a fronte 
del cielo oscurissimo volle progredire il 



TEA 

viaggio, e fu veduto un angelo accompa« 
gnarlo con torcia accesa. Altra gloria di s. 
Gaetanoèl'avere immaginato, suggerito, 
persuaso e promosso il gran concilio di 
Trento per abbattere l'eresia e per la ri- 
forma generale del clero,al qual uopo pro- 
pose l'istituzione àt* Seminari vescovili. 
In una parola, s. Gaetano fu per la Chie- 
sa, ciò che LutetH) fu contro la Chiesa. Fi- 
nora ho proceduto in compendiare pre- 
cipuamente il molto che sull origine e pri- 
mi progressi dell'ordine de'teatini dotta- 
mente ne scrisse il chierico regolare del 
medesimo p. d. Bonaventura Hartmann, 
nella V^ita di s. Gaetaìio Tiene patriar^ 
ca dei chierici reg^o/ar/, Roma 1 845, per 
Alessandro Monaldi, il quale bravissimo 
tipografo nel novembre 1 8 46 ,che di nuo- 
vo la pubblicò, si compiacque intitolar- 
mela per portare indegnamente il nome 
del santo mio patrono, con due edizioni, 
una delle quali più nobile e ornata. Per 
comun consenso si loda il p. Hartmann, 
ultimo ngiògrafo di s. Gaetano, pe'pre« 
gievolissimi meriti di esattezza storica, per 
ordine, per erudizione e per pietà. Ora 
mi si aprirebbe altro vasto campo colla 
2.* e 3.' parte dell'encomiata Fifto, in cui 
il p. Hartmann ragiona: De'favori segna- 
lati fatti da Gesù a s. Gaetano; delle me- 
raviglie del suo cuore; dell'amor di Dio 
e voli del cuore del medesimo; degli effet- 
ti dell' innamorato suo cuore; della sin- 
goiar divozione verso il ss. Sagramento e 
pel suo cullo esteriore; del zelo per le a- 
nime e amore pel prossimo; delle inven- 
zioni nuove del zelo e dell'amore; degli af- 
fetti reciproci colla ss. Vergine; dell'amo- 
re e favori di essa pel santo, e della di- 
vozione e ossequiodi questo a quella; del- 
la divozione agli angeli e a'santi; del mar- 
tirio di s. Gaetano d' anima e di corpo; 
com'egli mortificasse la sua volontà e le 
passioni; di sua orazione prodigiosa e di 
sua umiltà. Della croce e passione di Cri- 
sto comunicata al santo; delle due disav- 
venture grandissime che lo ridussero a 
morte; della sedizione e guerra sanguino* 



TE A 

SA in Napoli tra'i*egi e i cittadini per l'in- 
troduzione dell' Inquisizione , quont^vi 
pati e operò; delle sue belle virtù nrori- 
bondo;conieroori confortato dalla B. Ver* 
gine^ e quanl'alto volasse la sua anima in 
cielo, ove ottenne da Dio la pace alla cit- 
tà di Napoli; di sue fattezze esteme; del- 
le solenni beatificazione e canonizzazione; 
delia divozione e venerazione universale 
a s. Gaetano, e de'suoi miracoli. Ma indi* 
cati tali capi non è mio intendimento di 
seguire l'egregio scrittore nel loro svolgi- 
mento, ne mi sento forze bastanti con pò* 
che parole a farlo in degna maniera. An- 
zi in ossequio a tutti gli ordini de' chic- 
rici regolari di cui compilai articoli, e 
per essere s. Gaetano il primario patriar- 
ca -dì tutti, alquanto sorpassai i consue- 
ti limiti, ed anche per questo e per quan- 
to dovrò riferire dell' ordine teatino, e 
pel gih pubblicato articolo di s. Gaeta- 
ITO, tralascio di seguire l' eccellente sto- 
rico. Solo dirò che la strage di anime e 
di corpi avvenuta in Napoli nella det- 
ta insurrezione ridusse il santo al ter- 
mine della vita, la quale egli offiì a Dio 
vittima di propiziazione e di perdono al- 
la città peccatrice e a lui diletta. Accettò il 
Signore la generosa offerta, ed egli cadde 
infermo di gravissima febbre, la quale s'i- 
nasprì allorché seppe interrotta la cele- 
brazione del concilio di Trento , da cui 
sperava la riforma del mondo. Questo e 
i tumulti di Napoli trassero il santo nel 
sepolcro, e invitato dalla ss. Vergine a se- 
guirlo in paradiso, l'anima del santo soa- 
vemente spirò a oreigde'y agosto 1 547» 
d'anni 6703 di religione. A vendoii san- 
to domandato per grazia al Signore che 
il suo corpo restasse occulto anche dopo 
morto 9 permise che sì seppellisse nella 
chiesa di s. Paolo Maggiore sotterra e da 
un gran masso di terra coperto, sul qua- 
le poi fu eretto un altare con cappella ma- 
gnifica, la quale per gl'innumerabili mi- 
racoli operati da s. Gaetano divenne u- 
no de'pib celebri santuari d'Italia (veri- 
ficandosi la profezia della veo. Orsola Be- 



TEA i3i 

nincasa fondatrice gloriosa delle Teatine^ 
predicendo pure la divozione de'popoli e 
venerazione in ogni luogo pel. santo), ed 
ivi pure fu tumulato il b. Giovanni Ma- 
rinoni veneziano, ed alcuni antichi padri 
di santa memoria. Inoltre per disposizio- 
ne di Dio, quando i giudici delegati pro- 
cederono alla ricognizione del sagro de- 
posito, per rispetto o per timore lasciaro- 
no intatta la sotterranea tomba, e per una 
rivelazione fatta dal Salvatore schierean- 
geliche custodiscono il beato corposi qua- 
le si scoprirà miracolosamente io tempo 
di grande calamità e travagli, a cui poten- 
temente presterà soccorso, secondo la ri- 
velaziane fatta dal santo stesso a un mo- 
ribondo in Palermo nel ridonargli la vi- 
ta. Clemente Xche lo canonizzò, conces- 
se l'indulgenza plenaria a tutti quelli che 
a'7 agosto,giorno della festa del santo, vi- 
sitassero una chiesa de'teatini, precedu- 
ta fa confessioil^ e comunione. Fra' più 
possenti monarchi che domandarono i- 
stantemente alla s. Sede la canonizzazio- 
ne di s. Gaetano, ricorderò Luigi XIV il 
Grande re di Francia. L'amabile s. Gae- 
tano, che voleva la gaiezza non fosse dis- 
giunta dalla pietà, non piacendogli la me- 
lanconia e la tristezza , a fine di evitare 
il disgusto negli esercizi di religione, go- 
dè sempre e gode di universale divozio- 
ne popolare, siccome padre della Provvi- 
denza e benefattore del cristianesimo.L'u- 
niversalità della divozione a s. Gaetano 
ne fa celebrare la festa con solenne pom- 
pa principalmente in Napoli, di cui è uno 
de'protettori e la cui statua o busto, con 
quella di s. Gennaro, fu eretta su tutte le 
porte della città, con l'epigrafe Ob Ur-^ 
hem a peste Uheratamj ed in Roma, ove 
atsuo altare nella sontuosa chiesa de'tea- 
tini accorrono a celebrare la messa car- 
dinali, vescovi, prelati eattri primaridel- 
la gerarchia ecclesiastica , il che praticò 
annualmente Clemente Vllf, comunican- 
do di sua mano numerosissimo popolo. 
Nell'articolo Protonotabi apostolici dis- 
si, che ogni anno assistono in s. Andrea 



]32 



TEA 



della Valle alla solenne messa canta ta,oon 
l'offerta di 1 2 torcie di cera; 4 ^i queste 
con calice e patena d'argento» ogni 4 an- 
ni il senato e popolo romano in tal gior- 
no o£fre al santo formalmente. Ma della 
divozione e yenerazione universale a s. 
Gaetano ne scrisse il p. d. Innocenzo Sa- 
vonarola: Notizie gloriose di s, Gaetano, 
Palermo 1 772. Notai nel voi. LI li, p. 2 18, 

che il regnante Pio IX nel novembre 1849 
essendo in Napoli, si recò a venerare i cor- 
pi de'ss. Gaetano e Andrea Avellino, e vi- 
sitò la camera abitata dali.° a s. Maria 
della, Misericordia. La vita di s. Gaetano, 
scritta in latino dal p. d. Antonio Carac- 
ciolo, unitamente a quelle de'confonda- 
tori Gio. Pietro Carafa poi Paolo IV, Bo- 
nifacio Colle e Paolo Consiglieri, fu stam- 
pata a Colonia nel 1 6 1 2, e si legge pure 
colle noie del p. Pini ne'Bollandisti, Acta 
ss, Augusti, ì, 2, p. 282. Altra nescrls* 
•e in francese Charpy di s. Croce e fu stam- 
pata in Parigi nel 1657, dove nello stes- 
so idioma nel 1698 ne fu pubblicata ab 
Ira del p. d. Bernardo du Moulin teatino, 
ed altra nel 1774 dal teatinodi Parigi p. 
Tracy, in un alla vita degli altri santi del- 
l'ordine.In ispagouolo la compilò Manoe- 
lo Calascibetta , impressa a Madrid nel 
1 653.ln italiano l'abbiamo daEureteMo- 
soscolo, Verona 1645, ch'é piuttosto un 
panegirico del santo;dal p.d.StefanoPepe, 
Roma 1657; dal p.d. Giuseppe Silos e di- 
vulgata inRoma nel 1 67 1 in occasione del- 
la canonizzazione, e ristampata nel 1 678; 
dal p. d.Gio.Battista Castaldo,di cui fu fat- 
ta la 2."edizione in Roma nel 1 6 1 6; dal p. 
d. Gio. Battista Caracciolo, pubblicata in 
Pisa neh 788; dal p. d.Gaetanode Maye- 
nis, stampata in Napoli nel 1 7 1 6, e com- 
pendiata dal p. Hartmann nel 1 7 76; e dal 
p. d.GiuseppeM."Zinelii, Venezia 1753. 
Nel 1843 altra Fitadis, Gaetano pub- 
blicò in Verona il p. Bartolomeo Mo- 
relli preposto di que' filippini (la cui ne- 
crologia si legge negli Annali delle scien» 
ze religiose y%ev\e 2.', 1. 1 3,p.299),il qua- 
le dice nel proemio. «Entro a coutai*e la 



TEA 

▼ita di un magnifico benefattòr degli uo- 
mini, di un grande riformatore, il qua- 
le cogli efficacissimi esempi di sue virtù 
e con le istituzioni d'un nuovo ordine 
religioso riebbe da molti vizi l' Italia, e 
la cattolica fede mantenne contro ereti- 
ci perfidìosi'\ 

Il p. Helyot dopo aver in breve esat- 
tamente raccontato il principio e l'inci^e- 
mento dell' ordine de' chierici regolari , 
tranne brevissime differenze dal narrato 
del p. Hartmann, riferisce come il cardi- 
nal Carafa, secondo il convenuto nel ri- 
portato capitolo, procurò a' teatini una 
nuova fondazione in Roma loro culla, ac- 
ciò vi avessero stabile soggiorno, almeno 
perquando loro fosse necessario portarvi- 
si, per non vedersi obbligati a dover men- 
dicare dall'altrui cortesia 1' albergo; ma 
essendosi proposto di dare ad essi la chie* 
sa di s. Girolamo della Carità, non pa- 
rendo allora loro propria per i ministeri 
dell'istituto, rimisero ad altro tempo il 
ripristino della fondazione della casa dì 
Roma.II cardinale propose'di stabilir nel- 
l'ordine una specie di governo, e si giu- 
dicò il più conveniente fosse l'aristocra- 
tico, vale a dire che tolta l'aulorità risie- 
desse presso coloro, che avrebbero voce 
in capitolo, e quanto ordinassero col con- 
senso della maggior parte de' padri capi- 
tolari, servisse di legge e fosse osservato in 
tutto l'ordine sino all'altro capitolo. Ciò 
fu approvato a viva voce da Paolo III, ma 
questo governo aristocratico non durò che 
sino ali 588, in cui Sisto V ordinò a'pa- 
dri nel capitolo tenuto in Genova, d'eleg- 
gere un generale secondo l'uso delle aU 
tre congregazioni, il quale con autorità 
indipendente reggesse il governo dell'or- 
dine, esigendo da tutti i religiosi ubbidien- 
za e rispetto, per cui elessero a i .^genera- 
le proposito dell'oi^dine il p. d. Giò. Bat- 
tista Mifano. Il cardinal Carafa costan- 
temente amorevole e sollecito per l'an- 
tico suo ordine, ottenne la conferma de' 
privilegi pontificii da Giulio III, e nel bre- 
ve pontificato di Marcello lìdi nuovo prò- 



TEA 

curò la l'innovazione della casa de'teatini 
io Roma, ovverà nato l'ordine. La morie 
del Papa ne impedì resecuzione, ma es- 
sendogli suGccfduto neh 555 col glorioso 
nome di Paolo IV^ effettuò il suo dise- 
gno con ottenere a' 1 3 novembre la ces- 
sione della casa di s. Silvestro sul Monte 
Quirinale, padronato della fomiglia Sfar» 
zay per concessione del cardinal Guid'A- 
scanio Sforza (V,)y rimovendo i pochi do- 
menicani che i'aveano in cura, e riunen- 
do i dirìtti della parrocchia a quella de' ss. 
XII Apostoli, come riportai nel voi, XLV, 
p. 236, descrivendo la casa e la chiesa, e 
quanto vi operarono d'accrescimento e ab- 
bellimento i teatini, dopo averne preso 
possesso a' i8 dello stesso novembre. Il 
Piazza, Eusevologio Romano y trat i3, 
Della libreria di s. Silvestro a Monte Ca» 
valloy dice che Paolo IV allettato dall'a- 
menità del sito,vi abitò'e celebrò due con- 
dstori nella casa de'teatini, lasciando lo- 
ro in morte tutti i suoi libri da esso già 
usati e postillati dal cardinal Carafa suo 
pronipote, il quale gli donò pure i molti 
che possedeva, laonde si formò una scel- 
ta e numerosa bibliotecB,massimedima* 
ferie legali,ed eziandio con mss. originali 
del celebre giureconsulto Prospero Fari- 
nacci sepolto nella chiesa. Accrebbe poi no* 
labilmente questa libreria Michele Gbi- 
slieri ebreo convertito per opera di s. Pio 
V, da cui ebbe il pioprio nome e cogno- 
me, e si fece teatino. Versato il p. Ohi- 
slieri nelle lingue ebraica, caldea , greca 
e latina, come apparisce nelle sue opere 
date alla luce sopra la Cantica e altri li- 
bri della 8. Scrittura, per esso non solo 
acquistò questa biblioteca de'teatini mol^ 
te sagre Bibbie di gran prezzo per la va- 
rietà dell'edizioni, ma altresì un bel no- 
vero d'opere erudite. Dipoi fu successiva^ 
niente accresi^iuta con libri moderni de' 
migliori scrittori, e si formò un indice e- 
satlissimo e assai ordinato che servì d'e- 
semplare a molte celebri librerie,e fu stam- 
pato a pubblico uso dal p. Fabiano ge- 
novese filippino, luolli'e la libreria veuue 



TEA i33 

aumentata colle opere possedute dal cele* 
bre teatino p. d.Àntonino Diana e co'suoi 
mss. di teologia morale e su altre mate- 
rie. Nel celebrarla il Piazza tra le prima- 
rie di Roma, osserva pure che molti libri 
erano mss. antichi in pergamene con mi- 
niature e caratteri d'oro, tra'quali alcu- 
ne opere di s. Gregorio I, e alcuni trat- 
tati del celebre matematico e pittore di 
prospettiva p.d.MatteoZoccolini teatino, 
sia di prospettiva lineare, che de'colori e 
altri disegni, insieme a' commenti d'Eu- 
clide, e la sfera del Sacrobosco di sua ma- 
no scritti a rovescio, come usava Leonar- 
do da Vinci. Il celebre cardinal Sirleto fre- 
quentò la biblioteca, dopo avere abitato 
per 3 anni nella casa prima del cardina- 
lato, Scendo il maestro di lingua greca ed 
ebraica a'giovani, siccome amante de'tea- 
tini. L'ordine conservò la casa e chiesa di 
8. Silvestro,finchè Pio VII mediante com- 
pensi di 4 o 5ooo scudi che die ad essi, 
con breve de' io aprile i8oi, pubblicato 
a' 1 4>i'assegnò alfamoso i^,Paccanari{F.) 
istitutore delia società della Fede diGesù, 
sciolta la quale lo stesso Papa assegnò la 
casa e là chiesa neli8i4 alla congrega- 
zione della Missione (V,)y che tuttora le 
possiede. Aggiungerò con istorica verità, 
che i teatini cederono solo per ubbidien- 
za al Papa la casa e la chiesa di 8. Silve- 
stro, perché a Pio VII le avea con fer- 
vide istanze domandate l' arciduchessa 
Marianna d'Austria pel p. Paccanari; ed 
i teatini esaurirono rispettosamente ogni 
opera per non addivenire a tal cessione. 
Paolo IV ebbe particolare cura e pro- 
pensione per l'ordine, vietò di tenere ogni 
anno il capitolo, elesse i superiori delle 
case di Venezia, di Napoli e di Roma, ed 
ordinò che il governo de' superiori fossa 
prolungato a 5 anni invece di 3, con l'ob- 
bligo di confermarsi ogni anno, ed ac- 
cordò a'teatini altri privilegi, e di usare 
nella messa due palle, di cui trattai a Pai.- 
LA.Nell'agosto 1 5S'j mori in Venezia il p.d. 
Bonifacio Colle, e nel! agosto 1 559 '^ 8*^^*^ 
Pontefice Paolo lY, del quale per amo- 



i34 TEA 

re alla giustizia celebrai in tanti luoghi le 
santissime virtù, la vasta mente e V ani- 
mo magnanimo, riprovando altamente 
gli oltraggi di cui fu indegnamente segno 
dopo la sua morte, vendicandone la gloria 
un s. Pio V e il tempo. Dopo il decesso dei 
venerando Paolo lV,ie cose deirordine fu- 
rono ripristinate a seconda delle preceden- 
ti costituzioni, e neh 56o i teatini tennero 
capitolo in Venezia, in cui determinaro- 
no di radunarlo ogni anno,e fissarono mol- 
ti regolamenti per la regolare osservan* 
za. Ottennero una nuova casa in Padova 
neh 565, altra in Piacenza nel 1569, fu- 
rono chiamali in Milano nel seguente dal* 
l'arcivescovo cardinal s.Carlo Borromeo, 
e nel 1572 vedendo tanto moltiplicare il 
numero delle case, elessero de'vi^itatori 
nei capitolo tenuto in Roma, e vi fecero 
un'altra fondazione in Genova. Passa ro« 
no quindi a Capua neh 574» iodi otten- 
nero delle case in Cremona, Ferrara, A- 
quila, ed in molte altre città d'Italia; in 
alcune delle quali fecero più fondazioni, 
come in Napoli ove aprirono sino a 6 case, 
ricevendo in quelle di s. Paolo e de'ss. A- 
postoli de' fiinciulli nobili di tenera età, 
« vestiti coll'abito teatino e osservando gli 
esercizi della comunità, per cui molti tra 
essi professarono T istituto. De la Lande 
nel suo Fìaggio d' Italia stampato nel 
1 769, dice che la casa di s. Paolo era del- 
le più segnalate per la quantità de'prela- 
ti che ne uscirono, ed era l'asilo della più 
alta nobiltà. In Roma ebbero le grandio- 
se casa e chiesa di s. Andrea della Valle, 
che tuttora posseggono e delle quali par- 
lerò poi, solo qui aggiungendo, che leg- 
go nel Costanzi, L* Osservatore di Roma 
t. 2, p. 32, del supplemento, di avere ì 
teatini nel 1824 istituito in detta casa un 
nuovo convitto, in cui ammettevano i gio- 
vanetti di nobileo civil condizione con di- 
screto mensile pagamento e vestiti col- 
l'abito teatino, pei* ricevervi l' istituzione 
€ristiana,rinsegnamento delle scienze tan- 
to di filosofia, che di teologia, da insigni 
precettori dell'ordine, e ciò conforme allo 



TEA 

spirito di s. Gaetano, il quale avea som- 
mamente a cuore l'educazione della gio- 
ventù, e per cui specialmente nel regno 
delle due Sicilie i teatini tengono nelle lo- 
ro case aperti questi convitti. Altra casa 
aprirono in Genova, altre ne fondarono 
nella Spagna, in Portogallo, in Polonia e 
in altri regni'.Quantoal Portogallo fu Gio- 
vanni IV che die a'teatini nel 1 648 un o- 
spizio in Lisbona, donde neh 683 passa- 
rono ad un'altra casa, e nel 1 698 ad una 
3.*, aprendone anche in Goa nelle Indie 
orientali e in altri luoghi di quella immen- 
sa contrada.11 celebre cardinalGiulioMaz- 
zarini ad istanza del p. del Monaco sici« 
lianoTinlrodusseaParigi nel i644>c com- 
prò loro la casa rimpetto alle gallerie del 
Louvre: ne presero possesso a' 27 luglio 
1648, vigilia di 8. Anna la Reale, titolare 
della loro chiesa, così chiamata per An- 
na d'Austiìa reggente del regno e protet- 
trice de'tealini. il medesimo cardinal la- 
nciò per testamento 100,000 scudi da im- 
piegaci nella edificazione ojornamento di 
tal chiesa, che al tempo del p. Helyot non 
erafiì]ita,ponendoviinnomediLuigiXÌV 
lai.* pietra il principe di Gonty,e si cu- 
minciò a uffiziarla il i.° novembre 1669, 
Questa casa diPhrigi produsse vari tea« 
tini illustri, cioè il ven. de la Groi:^, il 
p. Pidou vescovo di Babilonia, il p. Bul- 
teau, il p. Dubue celebre controrersista, 
il p. Boyer vescovo di Mirepoix, e il sud- 
detto biografo p, de Tracy, come riporta 
l'erudito annotatore dell'ab. Butler nella 
f^ita dis, Gaetano^ insieme ad altre in- 
teressanti notizie sul santo e sui teatini. 
Parlando il p. Helyot delle missioni stra- 
niere da loro intraprèse, dichiara che en- 
trarono neh 62 7 nellaMiogrelia, ove fon- 
darono una casa, altre avendone istituite 
nella Tartaria,nellaCircassia,nellaGiorgia 
che in processo di tempo furono costretti 
abbandonare. Successivamente si forma- 
rono 4 Provincie in Italia, cioè la provin- 
cia diiNapoli,quelladi Sicilia,edue inLom- 
bardia, una in Germania e altra in Ispa- 
goa. Le suddette prime costituzioni del- 



TEA 

Tordiae lono Della loro bre? ita un mo- 
numento di saggessa, e furano a poco a 
poco accresciute da'capitoli generali, e si 
trovano nel p. Silos istoriografo dell'or- 
dine. Egli dice che le presenti costituzio« 
ni sono l'opera della pietà di molti reli- 
ligiosi che le compilarono d'ordine di det- 
ti capitoli, e principalmente di quello del 
1 598 edi quello tenuto in Roma nel i6o4> 
indi approvate da Clemente VII! nello 
stesso 1604 con bolla de'tiS luglio, e stam- 
pate per la i /volta nel 1 608. Le regole pò* 
steriori a questa approvazione si chiamano 
decreta, e sono divise in 3 parti come le 
costituzioni. Oltre i decreti in latino, ve 
ne sono anche in italiano col titolo di or» 
diràyX quali sono divisi in 1 3 capitoli, stam- 
pati più volte. Il p. Peregon pubblicò del- 
le note sulle costituzioni in forma di de- 
cisioni moraliyCd il p. Caracciolo delle os- 
servazioni o Synopsis; le une e le altre 
piacquero tantoal cardinal de Berulleche 
le fece stampare colle costituzioni in Pa- 
rigi, prima che vi fossero introdotti i tea- 
tini. Benedetto XIV colla costituzione In- 
signem, de'20 marzo 1 74^1 suo Bull. t. 
1 , p. 5o3, conferì in perpetuo a' teatini 
un posto di consultore nella s. congrega* 
zione de'riti,a cagione del dotto Commen» 
tarlo che avea composto il p. Merati so- 
pra le Rubriche, e ch*è molto più esteso 
di quello del p. Gavanto barnabita, facen- 
do il Papa un glorioso e assai onorevole 
elogio dell'ordine. Questo vanta un gran 
numero di servi di Dio, di cardinali, di 
vescovi e di dotti scrittori. Fiorirono tra' 
tea tini ol tre s. Gaetano y s. Andrea Avel' 
linOy il b. Giovanni Marinoni^ il b. Pao- 
lo cardinal Buraliy il b. Giuseppe M .*car* 
dinal Tommasi. Altri cardinali, oltre il 
Carafa e Papa Paolo //^,soooGio. Ber- 
nardino Scotti JP ra ncesco Pignatte Ili, Do' 
me ni co Pignatte Ili, G i use p pe Capete Zur- 
lo, Francesco M,' Banditi vescovo diMon- 
te Fiaxcone e\io\ arcivescovo di Beneven* 
to,^à il cardinal Ferdinando M.' Pignat- 
telli arcivescovo di Palermo, crealo da 
Gregorio XVJ. Di tutti ugriudicati arti- 



TEA i35 

coli feci la biografia, tranne l'ultimo per' 
che morto a' 1 6 maggio 1 8 53 dopo stara - 
pata la letteraP. All'articoloRBLiGiosopar* 
lai delle vesti cardinalizie che usano i car- 
dinali chierici regolari. L'encomiato an- 
notatore del Butler, Vite de* principali 
santi, dice che i teatini hanno avuto si- 
no al presente 194 vescovi. Aggiungerò 
ch'ebbero pure de' vicari apostolici insi- 
gniti della dignità episcopale, e di presen* 
te hanno vescovi come quelli di Girgen' 
ti mg.' Domenico Lo Iacono, e di Calta- 
nisetta mg.'Antonio Strom ilio, ambo pre- 
conizzati da Gregorio XVI. 1 vescovi del- 
l' ordine sino al presente oltrepassano i 
25o. Lungo sarebbe il novero degli altri 
illustri e dotti teatini, e degli autori di o- 
pere, de'quali ne ricordai diversi. Di tutti 
scrisse il teatino p. d. Antonio Francesco 
Vezzosi (che Clemente XIII voleva crea- 
re cardinale, ed in vece creò il p. Ganga- 
nelli conventuale che gli successe col no- 
me di Clemente XIV), Gli scrittori de* 
clìierici regolari detti Teatini, Roma 
1 780. L' Effemeridi letterarie di Ro- 
ma di tale anno, a p. 385 rendono ra- 
gione dell' opera. Gli annali deli' ordine 
sono stati scritti da'd uè seguenti teatini. 
Gio. Battista Tufifo, poi vescovo d'Acer- 
ra, Storia de Ila religione de' padri chic* 
rici regolari, Roma 1610. Giuseppe Si- 
los, Historiae clericorum rcgulariwn, 
accessit theatini ord. scriptorum cata» 
logiis, Romaei65o-66. Si pouno anche 
vedere: M origia, Storia delle religioni^ 
cap. 5o; A Uberto Mirco, Orig, clerico- 
rum regularium, cap. 2; ed il p. Flami- 
nio da Latera, Compendio della storia 
degli ordini regolari, par. 3, cap. i : Del- 
r ordine de*chierici regolariTeatini.^eì' 
l'articolo Teatine raccontai come l'am- 
mirabile e ven. suor Orsola Benincasa, 
ispirata da Dio e dall'Immacolata Conce- 
zione di Maria, fondò le oblate e le ro- 
mite, sagre vergini che sottomise alla re- 
gola e governo de' teatini e volle che si 
chiamassero Teatine, Che i teatini, seb- 
' bene più volte supplicati dalla serva di 



i36 TEA 

Dio a preoderae la cura, si opposero di 
assumerla ad onta delle istanze e premu- 
re di cardinali, di principi, di prelati e 
della città di Napoli, finché furono co- 
stretti ubbidire accettando rÌDcarico del- 
la direzione nel 1 633, e presto sene re- 
sero benemeriti. Merita sommamente 
ch'io qui ricordi il dottissimo ed eloquen- 
te Discorso sulle influenze dello zelo di 
s, Gaetano Tiene fondatore de^CC.RR. 
Tcatini^nelV universale rimwv anione re* 
Ugiosa del secolo XP^I^recitato ins^Pao* 
lo di Napoli dalp, d, Gioacchino Ven» 
tura procuratore generale del medesU 
mo ordine, Napoli 1 824* La storia eccle- 
siastica del secolo XVI presenta lo spet- 
tacolo d'una lotta implacabile e ostinata 
di, tutti i vizi contro tutte le virtù, e di 
tutte le verità contro tutti gli errori.Quin- 
di quello strano contrasto, spaventevole 
insieme e edificante, che videsi allora po- 
sto in azione, di tutti gli eroismi dello ze« 
lo,con tutti i delirii del fanatismo; di tut* 
te le pratiche più nobili della pietà, eoa 
tutti gli orrori della profanazione e del 
sacrilegio; di esempi toccanti della cari- 
tà più subii me, contratti della più abbiet- 
ta ferocia; di martirii generosi e di per* 
secuzioni spietate; di fondazioni prezio-* 
se e di lagrimevoli distruzioni; di luttuo- 
se perdite per la Chiesa e di consolanti 
conquiste: sicché non vi è secolo dell'era 
volgare, se i secoli si eccettuino delle per- 
secuzioni pagane, in cui il genio del be- 
ne abbia praticato maggiori eroismi di 
santità, e in cui il genio del male siasi se- 
gnalato per mezzo di più grandi e più mo* 
struosi delitti. Ora il eh. autore del Di* 
scorso è intento in esso a provare, che s, 
Gaetano sia Tistrumento di cui Dio siasi 
sei*vito per operare tutto il bene che in 
quel secolo si operò, come Lutero é sta- 
to l'islrumento di cui si é servito Tinfer- 
po per Are tutto il male che vi si fece; 
die ili,' die r impulso allo zelo per le- 
varsi alla difesa e allo sviluppo di tutte 
le verìtàjoome il 2,*'aprì la porta alla pro- 
pagaziona di tutti gli errori, e ciò noa 



TEA 

taoto per mezzo degli attacchi die t^6ae« 
tano presentò personalmente all' erem, 
quanto per lo spirito di pietà e di fervo- 
re die ridestò in tutto il cristianesimo, e 
pel movimento che impresse a quel se* 
colo col mezzo di una azione lenta e pa- 
cifica, e perciò appunto nascosta. Consi-' 
derato sotto questo nuovo punto di vista, 
VEroe della povertà^ V Evangelista deU 
la Provvidenza^ il Modello delT inno- 
cenza^tò il Martire della carità, si pre- 
senta allo sguardo osservatore come uq 
santo d'un'importaoza e d'una grandez- 
za che non appartiene se non a lui solo. 
Ne'primi paragrafi del Discorso, l'enco- 
miato oratore fa rilevare certe relazio- 
ni di somiglianza tra la maniera di esi- 
stere e di governarsi della società religio- 
sa e della società politica, e propone cer- 
te sue idee sopra gli Ordiid regolari y 
considerati nel loro rapporto colla chie- 
sa cattolica; le quali servono ancora a pro- 
vare la necessità degli ordini regolari nel- 
la Chiesa, risultante da'principii stessi che 
costituiscono la società cristiana. Dice poi 
chela storia degli ordini religiosi presene 
ta 4 grandi epoche segnalate: quella degli 
^/z/zcore£2,alla cui testa brilla s.Pi^o/oi.*' 
eremita; quella de' Monaci, guidati dal 
gran s,^6ne£^e^/oyquella degli ordiniMe/t- 
dicanti, di cui s. Francesco d^Asisi è il 
primo condottiero e modello; e quella fi- 
nalmente degl'istituti diversi de' Chieri-^ 
ci Regolari, de' quali s. Gaetano Tiene 
é il comune istitutore e patriarca. Quin-^ 
di l'autore produce tra' detti santi i rap- 
porti di somiglianza,oItreché nel carattere 
proprio di loro santità e nella pratica del- 
l' evangelica povertà, rapporti di somi- 
glianza nell'essere stati tutti e 4 ipatriar* 
chi degli ordini regolari seguiti da altri 
illustri eroi cristiani, e rapporti di somi- 
glianza nella prodigiosa fecondità delle 
loro fondazioni, e nelFestensione prodi- 
giosa delle loro benefiche influenze. I tea- 
tini diconsi semplicemente Clerici Regii- 
larcs, per antonomasia, perchè furono i 
primi, comeché s. Gaetano a' è il padi'e 



TEA 

€ il fondatore comune. TraN antaggi fé- 
gnalatUsimì che l'ordine teatino ha re* 
cato alla Chiesa, fa rilevare il numero 
grande di pastori che riceverono da esso 
ritalia, Ja Spagna, la Francia, la Germa- 
nia, la Polonia; i lumi sparsi e le ricer- 
che laboriose fatte dai teatini sulle anti- 
chità cristiane e soprai sagri riti, poiché 
gli autori classici in materia di riti sono 
quasi tutti teatiui;le tante eresie smasche- 
rate, confuse e fugate particolarmente 
dall'Italia; e l'illustri conquiste fatte alla 
religione, nella chiesa armena riconcilia- 
la colla chiesa latina dal p. Galano; nel- 
rinimensa isola di Borneo conquistata al- 
la fede dal p. Ventimiglid; nella Giorgia, 
la Mingrelia,i regni di Curial,di Idelcan, 
di Nai'singa, di Golgonda, Goa, Malacca, 
Cumorino,Giava e Sumatra,contrade in- 
naffiale da'sudori e dal sangue del p. Giu- 
dice, del p. Stefano e di altri innumerabili 
figli dis. Gaetano,esistendo ancora in Goa 
una numerosa casa teatina, i di cui indivi- 
dui scorrono Tlndie orientali in missioni. 
Dopo aver enumerato l'azione lenta e na- 
scosta di s. Gaetano, ma prosperosa e fe- 
conda, nella riforma di vari istituti e nel- 
lo stabilimento di nuove fondazioni; e- 
gualmente prosperosa e felice nella ri- 
forma del culto religioso; prosperosa e fé* 
conda eziandio nello spirito di pietà, di 
canta, di zelo risvegliatosi nella Chiesa; 
(ìnalmente dell azione di s. Gaetano len- 
ta e nascosta, ma efficace e feconda neU 
r aver sollevato il cristianesimo contro 
l'errore, esclama il facondo ed erudito p. 
Ventura: » £ccovi dunque un santo do* 
tato da Dio d'un'anima, d'un cuore uni* 
versale, le cui sollecitudini si estendono 
a tutta quanta la Chiesa, le cui influen- 
ze, Je cui riforme abbracciano tutto in* 
tero il cristianesimo, il cui fervore, il cui 
zelo da per tutto penetra, per avvivar 
tutto, e da per tutto si manifesta," 

Chiesa e casa di s^ Andrea della 
Falle di Roma de' Teatini, nel rione s. 
Eustachio. Sorge maestosa sulla piazza 
della P^alle^ denominazione che prese in 



TEA i37 

uno alla chiesa dal vicino palazzo del» 
la Falle; nell'area dell'antica chiesa di 
s. Sebastiano in Fia Papae^ del qual vo> 
cabolo resi ragione a Strada, ^oé per es- 
sere quella per la quale i Papi dal Lon 
ter ano si recavano al Faticano e vice- 
versa, particolarmente nel solenne Pos» 
sesso del Papa, Inoltre la chiesa e la ca- 
sa occupano il sito ove fu il bel palazzo 
de'Piccolomini{F',)^ i quali essendo sa- 
nesi e restando verso Y ingresso dell' at- 
tuale casa l'adiacente piazzasi dissediiSie- 
na, e corrisponde verso la chiesa de'^^- 
voiardi già di Fraiiciay e il vicolo del- 
l'abbateLuigi,cos'ì denominato per la de- 
forme statua che ivi si vede, e della qua- 
le come famosa per satire parlai descri- 
vendo il coxìWf^uo Palazzo Stoppani^ova 
Vidoni. Il Pancirolì, Tesori nascosti di 
Roma, dicendo qualche parola della chie- 
sa di 8, Andrea, perché pubblicò l'opera 
nel 1600, racconta che dietro di essa e 
nell'ultima sua parte esisteva a piazza di 
Siena un palazzo che fu de'due cardinali 
sanesi Piccolomini poi Papi Pio //(per 
la cui elezione nel 1 458 fu saccheggiato 
e rovinato dalla plebe, togliendovi anche 
delle pietre, come rilevai nel voi. XI, p, 
67), e Pio ///y e quanto alla piccola chie- 
sa di s. Sebastiano o Bastiano, la sua piaz- 
za si appellava Massima perchè eretta sul- 
la cloaca di tal nome, in cui era stato get- 
tato il corpo del santo dopo il martirio 
e le battiture colle verghe *d' ordine di 
Domiziano nella vicina piazza di Caììi" 
pò di Fiorej da dove e attaccato ad un 
uncino lo levò la pia matrona Lucina,al- 
la quale eragli apparso S.Sebastiano nel- 
la notte, insegnandole ove giaceva il suo 
corpo nascosto, perchè lo trasportasse 
nelle catacombe di Calisto, siccome ese- 
guì, e dalla chiesa che su tale cimiterio 
si eresse in onore di S.Sebastiano, anch'es- 
so ne prese il nome. Altri credono coufu^ 
sa la cloaca nella quale gli atti del marti- 
rio di s. Sebastiano dicono che fu trova* 
to il suo corpo, colla cloaca dove fu edi^ 
ficaia la chiesa di s. Sebastiano in Fia 



i38 TEA 

Papati in Via Vallensium^ in Platea 
Maxima. Molti scrittori però sostengo- 
no, che il santo corpo fu rinvenuto da Lu- 
cina, nel luogo della cloaca sopra la qua- 
le fu fabbricala la delta sua chiesa, ove 
ne'tempi antichi era l'Euripod' Agrippa, 
o secondo altri la scena del Teatro di 
Pompéoyìe cui rovine si videro nell'eri- 
gervi sopra l'odierna tribuna, e ne'bassì 
tempi un portico in cui fecero clamorosa 
rissa que'della famiglia della Valle, co' 
potenti Colonna, come narra il Diario 
deirinfessura.Si può vedere il Martinelli, 
Romaexeihmca sacratale mollo ne par- 
la a p. 58 e SgB, provando eruditamen- 
te che il venerabile corpo fu gettato nel* 
la cloaca Massima presso il Circo Massi- 
mo ed il Settizonio, dopo essere stato tra • 
fitto con frecce; altrettanto fa il Cancel* 
lieri a p. 5a delle Sette cose fatali diRo* 
ma, rendendo ragionedeil'equi voco,pa r- 
landò della Chiesa di s, Sebastiano al^ 
la Polveriera (V.)\ ed il Bovio, La pie- . 
tà trionfante nella fondazione della ba- 
silica di s, Lorenzo in- Damasoy il qua- 
le ne tiene proposito a p. 182, come an- 
tica chiesa filiale di detta basilica,con par- 
rocchia che comprendeva 48 famiglie e 
rendeva i3o scudi Tanno: però Cancel- 
lieri che ne' Possessi dc^ Pontefici^ a p. 
ai4i riporta alcune erudite notiziesuU 
la chiesa e sopra quella che le fu sosti- 
tuita, afferma che a quell' epoca la par- 
rocchia di s. Sebastiano era soggetta alia 
diaconia di s. Eustachio. Essendo per an- 
tichità la chiesa rovinata, d. CostanzaPic- 
colomini duchessa d'Amalfi donò a'tea- 
tini il suo gran palazzo, acciocché diroc- 
cata la chiesa altra ne costruissero in o* 
noredi s. Andrea apostolo patrono di sua 
fa miglia, e vi formassero la loro casa. Leg- 
go nel Venuti, Roma moderna, p. 62^, 
nella descrizione della chiesa di s. Andrea 
della Valle de'teatini, che a questi d. Co- 
stanza net 1 589 donò il suo palazzo, e per- 
ciò i religiosi in un cantone della casa po- 
sero questa iscrizione: Constantiae Pie» 
coloniinae Ara£, Amalphis duci optime 



TEA 

meritae clerici regulares. Sì vuole che d. 
Costanza dopo donato il palazzo si ritiras- 
se ìd Napoli, nel monastero delle domeni- 
cane dellaSapienza,soggelto a'ieatini (col- 
Tabito di quelle religiose é dipinto il suo 
ritratto in grande quadro, esìstente nel 
piano terreno di delta casa di Roma). Con 
autorità di Sisto V la chiesa fu spianata 
del tutto, insieme colla sua casa, e la cura 
(noD'però i diritti parrocchiali che furo- 
no trasferiti nelle parrocchie vicine,secoa« 
do il Bovio, o meglio in quella di s. Lo* 
renzo in Dama$o,come vuole il Eatli,Z?e/- 
la famiglia Sforza, t. 2, p. 363), le cap- 
pelle, le sepolture, le rendite furono tra- 
sferite con suo breve de' 18 agosto iSgo 
nella nuova, dimodoché l'aitar maggio- 
re e i due laterali si doverono &re entra- 
re per memoria nella chiesa di s. Andrea, 
nella (juale si dovesse dipingere dalla par- 
te destra l'immagine del s. Apostolo e nel- 
la sinistra quella di s. Sebastiano, e che 
il rimanente restasse per uso della scali- 
nata e piazza della medesima, né ad al- 
tri usi servisse la sua area. La tribuna e 
l'altare principale della chiesa corrispon- 
de all'attuale cappella Barberini, avendo- 
la eretta il cardinal Maffeo Barberini poi 
Urbano Vili, comesi legge dalla lapide 
ohe vi pose nel i6i6eriprodotta da Mar* 
tinelli. Assunse la magnanima impresa dì 
fabbricare la chiesa degna del s. Aposto- 
lo Protocleto (fissiaprimo chiamato, poi- 
ché dopo essere stato discepolo di s. Gio. 
Battista, fa il i.^da Gesù Cristo chiamalo 
airapostolato),fratello maggiore di s. Pie- 
tro (nel quale a rticolo, ed in quelli di Pro* 
CESSIONE; Russia, Sant'Andrea e Tarta- 
RiA, meglio riparlai delle gloriose gesta 
di s. Andrea e delle sue preziose reliquie: 
di quelle che si venerano in Roma, e del- 
le chiese ivi. a lui dedicate, ne fece il no- 
vero Piazza neW Emerologio di Roma a 
p. 709, dicendo che in quella de'teatini 
si conserva un suo dito, forse donato da 
d. Costanza), e che partecipasse della sua 
sontuosa basilica, il cardinal Alfonso Gè» 
sualdo {F.) aixi vescovo di Napoli e de- 



TEA 

cano dei sagro collegio, che neliSgi ri 
gtttò la I /pietra, e nel 1600 disse il Pao- 
ciroli che procedeva la fabbrica bella e 
magnifica ; ma colpito dalla morte nel 
i6o3 a'i4 febbraio, restò imperfetta la 
grandiosa opera. Subentrò al prosegui* 
mento della fabbrica l'animo splendido 
del cardinal Alessandro Peretti(F',) Mon< 
talto, degno nipote del gran Sisto V, le 
die forma pih magnifica e quasi l'ultimò, 
colla spesa di 160,000 scudi d'oro. Nar* 
va il Yalena nel Diario, che il cardinale 
nel settembreifii i prima di partire per 
Bagna ia fu a vedere la fabbrica che pro- 
cedeva colFannuo assegno di 4ooo scudi 
d'oro , ed ordinò che se ne dassero altri 
3ooo acciò si finissero l'altre due cappel* 
le, e che fosse terminata per quaresima 
tutta la navata fino al principio della tri- 
buna. Indi per aver Paolo V fatto denso- 
lire la cappeliadi s.. Andrea esistente nel- 
la Chiesa di s, Pietro in Faticano (V,) 
per l'ingrandimento della basilica, eretta 
da Pio // (V) e dove fu sepolto col i\i- 
potè Pio III{V,)y nella quale il i .**già a- 
vea riposta la testa di s. Andrea, il car- 
dinal Montaltocol permesso del Papa nel 
1 6 10 trasportò nella sua chiesa di s. An-> 
drea i cadaveri de'd uè Papi (in quell'an- 
no essendo morta d. Costanza, forse eb- 
be il conforto di vedere tale traslazione), 
e nel 1 6 1 4 li ^^ce collocare in alto in luo* 
ghi emineòli,uno incontro Taltro, nella 
navata di mezzo sopra gl'ingressi latera- 
li delle porte minori^ insieme co' nobili 
depositi di marmo scolpiti da Nicolò del- 
la Guardia e Pietro Paolo da Todi, di- 
scepoli di PaoloRoraano,e che stavano 
nella memorata cappella, e dal cardinale 
decorosamente e con magnificenza latti 
situare sulle pareti corrispondenti, ove a- 
vea posto le spoglie mortali de'due Papi; 
così questi vennero a riposare onorata- 
mente in un tempio dedicato al santo lo- 
ro patrono, ed eretto nella loro antica ca- 
sa pel donativo della pia loro parente, co- 
me volle ricordare il cardinal Peretti nel- 
riscrizlone che fece scolpire sotto il mo- 



TEA iSg 

numento di Pio II. I bellissimi ed elegan- 
ti disegni indsi de'monumenti di Pio il 
e Pio III, sono riportati nel Giacconio, 
Fìtae Ponti/icum, t. a, p.iotiS, e t. 3, p. 
216. Il Ciacconio riporta ancora l'iscri- 
zione fatta scolpire dal cardinal Alessan- 
dro Peretti Montalto in s. Andrea della 
Valle per Pio II, in cui si legge : Cum 
PU III nepotus ossibus swnmo tr ansia* 
tus konore hic honor i/ice tumulaturkaL 
fehr, An, \&iZ (deve essere errore tipo- 
grafico, meglioi6i3). 11 p.Booanni ge- 
suita riprodusse 1* iscrizione, Numisnu 
Pont, t.i,p. 69. Inoltre il Ciacconio at- 
testa parlando di Pio 111: Huiusce Pon* 
tificis ossa permissu Pauli V^ transla* 
la sunt ab Alexandro Peretto Montai» 
to S, R, E, Ficecancellario ad eccle» 
siam s, Andreae a se exstructam. Si 
può vedere il Torrigio, Grotte Fatica* 
ne, col quale mi sono uniformato sull'e- 
poca del trasporto de' due Papi, benché 
comuneniente si assegni al 16149 for- 
se indicandosi il compimento del collo- 
camento nel sito ove sono. Inoltre egli 
dice che l'istorie degli ornamenti di que- 
sti sepolcri di marmo furono lavorate da 
Pasquino da Monte Pulciano (cioè vi la* 
vorò co'nominati scultori), e riporta l'i- 
scrizione che rimarcai. Siccome nelle 
Grotte Vaticane vi sono alcuni marmi 
appartenenti a Pio II ed a Pio III, ed an- 
che le loro urne che ne racchiusero i cor- 
pi, leggendosi tuttora scolpiti i loro no« 
mi, questi monumenti non più li conten- 
gono dopo il trasferì mento in s. Andrea 
della Valle ove riposano,e restarono le ur- 
ne nelle Grotte Vaticane come cenotafi , 
e li riporta nelle tavole 4B e 49 la dotta 
ecritica opera di Filippo Dionisi, Sacra* 
rum Vaticanae basilicae Cryptarum 
monumenta. Il quale scrittore prova che 
di fatto i corpi furono trasportati in s. An- 
drea, ed altrettanto affermano gli altri il- 
lustratori delle Grotte Vaticane. Nulla in 
contrario si legge ntW* AppendixvX Dio- 
nisi, de' non meno dotti Sarti e Settele. 
Questa dichiarazione era ti'oppa necessa- 



i4o TEA 

ì'ia, per non indurre in sospetto chi Tede 
nelleGrotte le due urne marmoreedi Pio 
11 e Pio III, che forse ancora contenessero 
i loro avanzi mortali. Di più aggiungerò 
che sulKurna di Pio II io s. Andrea, ol* 
tre il suo corpo scolpito giacente sulla 
tuedesinia, nel davanti si legge: Pius II 
P,P, Su quella del nipote similmente la 
sua figura è scolpita distesa sull'urna, e 
nel davanti è inciso : Pius IH. Nelle ri- 
cordate due iscrizioni fatte scolpire dal 
cardinal Alessandro dopo il trasporto, 
quella del sepolcro di Pio li dice: In Pi' 
i'olondìhorum Domo . . , . Pii II P. M. 
Monum. restìtidt et ornavit. A» S.\&\^. 
\J iscrizione di Pio III parimeatì incisa 
sotto il di lui sepolcro dice: Alexander 
Perettiis S, R, E. Card. Sepulcru Pii 
HIP, M. et Pii II acU^erso positu Paulo 
V P. M. concedenti e Faticano transla* 
tii niagnificentius reponendo curavit. A. 
S. 1 6 1 4' L'annalista Rinaldi rìferisce,che 
Pio III fu seppellito in un sepolcro di 
marmo nella cappella di s. Andrea in s. 
Pietro, accanto a quello dello zio Pio 11, 
i quali poi il cardinal Alessandro Per et- 
ti Montalto trasportò nella chiesa di s. 
Andrea della Valle. 11 Piazza neU'jE^* 
nicride Vaticana a p. 49^ dichiara che 
r elegante sepolcro insieme col corpo di 
Pio li, fu trasferito nella chiesa di s. An- 
drea della Valle. Anche il Novaes nella 
Storia di Pio II e di Pio III afferma, 
die co'loro corpi furono trasportati i se- 
polcri in s. Andrea. 11 citato Ratti nella sto* 
ria (Iella famiglia Peretti, dice che il cardi* 
naie Alessandro morì nel iGaS senza aver 
potuto vedere del tutto ultimata la super- 
ba e vasta mole da lui innalzata,della qua- 
le restarono patroni \ di lui nipoti e di- 
scendenti , il cardinal Francesco Peretti 
(T .)q d. Maria Felice, ultimi della stirpe 
di Sisto V. Racconta il Bovio, che il car- 
dmale Alessandro, presago di sua ìm-^ 
matura morte, ottenne da Gregorio XV 
la sopravvivenza di dieci anni sulle ren- 
dite di sue abbazie di scudi 6ooo e più, 
da impiegarsi pel termine della fabbri- 



TEA 

ca annualmente. Egli se fosse vissuto a- 
vrebbe foderato tutte le pareti di la- 
stre di marmo , colendo rendere la sua 
chiesa una piccola basilica Vaticana. 11 
cardinal Francesco consagrò con istraor- 
dinaria pompa e maestà la chiesa di s. 
Andraa, con intervento d' innumerabile 
popolo, non nel 1649 come sciassero al- 
tri, ma nell'anno santo i65o, il che tro- 
vo confermato nel contemporaneo Ricci, 
De^ giubilei universali , p. ii6q; quindi 
errò Bovio nel dirla consagrata da Ales- 
sandro VII. Siccome mancava d'una fac- 
ciata corrispondente all'interna sua ma- 
gnificenza^ col consenso di Alessandro VII 
il cardinale Francesco le assegnò per 1 5 
anni scudi aooo sulle proprie rendite, che 
lasciò in morte a tale oggetto, ed il Papa 
▼olle che si mettessero a frutto per for- 
mare 5o,ooo scudi, che tanti ne occor- 
revaoo, e per tale annuenza fu posto sul- 
la medesima anche lo stemma d'Alessan- 
dro VII. Tanto riferisce il Ratti, citando 
Ciacconio, e fu ripetuto da Cancellieri. 
Io però notai nella sua biografia, che la 
somma fu assegnata sui benefizi ecclesia- 
stici goduti dal cardinale , che morì nel 
i655. Prima ch'egli fosse cardinale e per 
la sua cura pel termine dell'augusto tem- 
pio vi é una Canzone per la real fab^ 
hrica della chiesa di s. Andrea della 
Falle all'IlLmo e R.mo Sig. il Sig. ab. 
d. Francesco Peretti^ Roma 1627. 11 ci- 
tato p. làonannif NumismataPontificum^ 
t. 2, p. 65o, riporta e descrive la meda- 
glia coniata da Alessandro VII colla sua 
effigie, e nel rovescio il disegno della fac- 
ciata, con l'epigrafe s. Andreae Aposto- 
lo Romae, ed il conio ancora esiste nel- 
la zecca papale e lo apprendo dalla Se» 
rie de'conii. kncheW p. Bonanni dice che 
la chiesa sorge ove fu già il teatro di Pom- 
peo, con disegno e modello di Pietro Pao* 
lo Olivieri romano scultore e architetto 
(leggo in Milizia, Le vite da' più celebri 
architetti fihe non potè vederla finita, per- 
chè morto nel 1 599 e sepolto in s. Maria 
sopra Miuervo, però la ridusse a qualche 



TEA 

buoD termine secoDclo Baglioni : ti eb« 
be pure mano ilp. d.FrancescoGrìmaldi 
teatino),e direzione di CarloMademo (au- 
tore del coro e della capola, che per es* 
sere semplice il severo Milizia la dice buo- 
na); essendo la facciata esterna composta 
dì travertini, e costruita co'proventi che 
dopo la morte del cardinal Francesco e- 
raoo devoluti alla s. Sede e da Alessan- 
dro VII applicati airedifizio, ciò che si ac- 
cenna nell'iscrizione che nei prospetto in* 
terno vi fu dal Papa collocata Deli655| 
in cui s'incominciò la costruzione con dì- 
segno del cav. Carlo Rainatdi^che Tornò 
colle statue colossali de'ss. Gaetano e Se* 
bastianOy scolpite da Domenico Guidi, dei 
ss. Andrea apostolo e Andrea Avellino (al- 
lora beato),scolpiteda Ercole Ferrara (in 
uno alla Fama); mentre gli angeli e altre 
statue sulla porta sono sculture dì Gia- 
como Antonio Fancelli. Osserva Cancel- 
lieri che questa facciata è delle più alte 
di Roma, e £ov%e la maggiore dopo la Va- 
ticana, la Lateranense, la Liberiana e di 
s. Croce in Gerusalemme; ch'é tutta d'or- 
dine corintio sotto,.e composito disopra. 
Vi contò 1 7 figure, tra quelle de'santi che 
sono nelle nicchie e gli angeli, 4 de'qualì 
in bassorilievo , rimarcando mancare il 
grande angelo alla sinistra del prospetto; 
nel fregio della cornice del 2.** ordine si 
legge: Alexandri VIIP,M, s. Andrene 
Apostolo An. Salutis MDCLF. Il Mi- 
lizia dice che la Ceciata è stimata la più 
grandiosa dopo la Vaticana e quasi dello 
stesso calibro di quella di s. Ignazio, ma 
forse più grande: è a due ordini, ha co- 
lonne accoppiate, mfa ciascuna sopra pie- 
distalli, ha risalti e frontoni sopra fron- 
toni, e molti altri abusi. Il Baglioni, Le 
vite de'pittori, scultori e archi tetti p3oQf 
dichiara che la Ceciata è di Carlo Ma- 
derno e fu incisa sulle stampe, oltre il co- 
ro, la tribuna e la bellissima cupola, cosi 
compiendo la chiesa. Tuttavìa non deb- 
bo tacere col Pascoli, P^ite de' pittori ^ 
scultori e architetti moderni 1. 1 ,p. 809, 
e col Venuti, die il disegno del Mader- 



TEA i-ii 

no non fu eseguito, onde la facciata è sui 
disegni più nobili e maestosi di Rainaldì; 
che sebbene rigurgiti di risalti e di fron- 
tespizi, é però magnifica e ornata. L'in- 
terno della chiesa è in forma dì croce la- 
tina, ha una gran navata con cappelle 
sfondate e cupolelte, propoi*zionata cro- 
ciera e coro semicircolare: Cancellieripre- 
tende che sia consimile al duomo òìFrch 
sinone, cioè quanto all'architettura. La 
doppia cupola ha 74 palmi di diametro, 
ed è perciò la più vasta di tutte le cupo- 
le di Roma dopo la Vaticana : ultima- 
mente il governo vi fece delle riparazio- 
ni, e rìcopi'ì al di fuori di lastre di piom- 
bo. I peducci o pennacchi furono dipinti 
da Domenico Zampieri detto il Domeni- 
chino, e si riguardano come una delle o- 
pere più insigni di lui, che vi espresse i 
4 Evangelisti, in figura di straordinaria 
grossezza e alte palmi 21. Questi angoli 
dipinti con istìle sollevato e di gran ma- 
niera, nella foiia, nella proporzione e nel- 
l'artifizio giovarono moltissimo al cav. 
Giovanni La nfranòo che dipinse la volta 
della cupola medcMma, poiché le sue fi- 
gure appariscono di minor grandezza e 
più dolci. Lanfranco impiegò 4 snni nel 
suo classico e laborioso lavoro, ed è sti- 
mato una delle migliori sue opere. Egli 
rappresentò la gloria celeste, esprimendo 
la Regina degli Angeli sopra un trono di 
candide nubi, accompagnata da un coro 
d'angeli e cherubini, rivolta al centro del 
più luminoso abisso, nel quale il suo di- 
vin Figlio l'attende in mezzo a uno stuo- 
lo di santi ; a destra della ss. Vergine vi 
sono s. Andrea e s. Gaetano e più vicino 
alla Madonna è s. Pietro con s. Andrea 
Avellino. Nel termine dell'aria si vede il 
seggio della gloria beata, che principia da 
una sfera composta di vapori celestiali , 
che partecipa il colore come di luminoso 
e di aereo, sopra cui posano assisi quan- 
tità d' angeli che formano concerto ar- 
monioso, come per festeggiar l'arrivo del- 
la Vergine. L'idea della gloria, la vaghez« 
za e l'artificio de' colori nell'espressione 



i4a TEA 

dello splendore, e TarmoDia soave del tut- 
to, die gran lume a'piltori in siffato ge- 
nere di lavoro. Del Doinenichino sono 
pure le pitture della volta della tribuna, 
ed il riparto degli stucchi^ Egli vi dipin- 
se nel vano di mezzo la vocazione di s. 
Pietro e di s. Andrea : nella parte destra 
la flagellazione del a.**, pittura eseguita 
con partito diverso da quello da lui te- 
nuto nella cappella adiacente alla chiesa 
de'ss. Andrea e Gregorio 1 al monte Ce- 
lio; incontro a questa poi espresse il san- 
to nel momento d'essere condotto al sup- 
plizio. Nella parte acuta delle costole del- 
la tribuna, ov'è il vano del semicircolo, è 
dipinta la gloria del s. Apostolo. Termi* 
nate le costole è un riquadro colla cor- 
nice di stucco, come tutti gli altri dora- 
to, in cui dipinse quando s. Andrea in- 
sieme con S.Giovanni apostolo ed evange- 
lista, passando presso il Precursore s.Gio. 
Battista,questi addita il Salvatore di lon- 
tano. Sul cornicione che gira intorno la 
chiesa, ne' vani delle 3 finestre, il Dome- 
nichino dipinse 6 Virtii: cominciando a 
sinistra la i .' è la Carità, seguono la Fe- 
de, la Religione, il Disprezzo del mon- 
do, la Fortezza, e la Contemplazione del- 
le cose celesti. Le due finestre laterali 
sono a foggia di conchiglia, e in mez- 
zo al frontespizio di esse sono due figu- 
re Terminali nude che legano un festo- 
ne di frutta che circonda la conchiglia, 
ed alcuni putti scherzanti che hanno tol- 
to da quel festone varie pere, con allusio- 
ne all'impresa della fdmiglia PeretU, cui 
apparteneva il cardinal Alessandro ordi- 
natore del lavoro. Sono stimati capi d'o- 
pera di pittura gli affreschi della tribuna 
dal cornicione in su, come i ricordati E- 
vangeiisti. Nella calcografia camerale vi 
è la collezione delle celebri pitture di- 
pinte a fresco dal Domenichiuo, cioè i 4 
Evangelisti ne' pennacchi della cupola e 
le pitture dell'abside, non che le pitture 
-della cupola di Lanfranco: tutte sono in- 
cise e riunite in libri. I 3 grandi dipinti 
{>ure a fresco da basso della tribuna so- 



TEA 

no del cav. Calabrese o Mattia Preti, e 
sono li maggiori da lui fatti in Roma. E- 
gli vi rappresentò i 3 principali fatti del- 
la crocefinione del santo titolare. Le al- 
tredue pittare minori e laterali sopra gli 
archi, sono de'bolognesi Cignani eTaruf* 
fi, una delle quali esprime quando la te- 
sta dell'apostolo fu portata in Ancona. Or 
cominciando dalla i." cappella a sinistra 
del principale ingresso della chiesa, essa è 
la succennata eretta dall'architetto Mat- 
teo da Città di Castello d'ordine del car- 
dinal Barberini poi Urbano Vili, nobilis- 
sima e ben ornata pel pavimento, per in^ 
ci*ostatura e per l'altare di marmi misti 
e bellissimi , oltre diversi ornamenti dì 
stucco messi a oro, con colonne di verde 
antico. Nel mezzo è la pittura di Maria 
Assunta in cielo;dal lato drittoè la suaPre- 
sentazione al tempio, e dal sinistro la Vi- 
sitazione: di sopra nelle lunette altre due 
storie, e ne'triangoli sono effigiati i Pro- 
feti a olio sullo stucco, e sulla volta al- 
cuni angeli e putti ni, tutte opere di Do- 
menico Passignani, di cui è pure il dise- 
gno degli ornati della cappella. A destra 
sono le statue di s. Marta del Mochi, e di 
s* Gio. Evangelista del Buon vicino: a si- 
nistra quelle di s. Gio. Battista di Pietro 
Bernini, e di s. M.* Maddalena di Cristo- 
foro Stati dì Bracciano, che scolpì pure 
la statua di mg.'Frap^escoBarberini(pro- 
tonotario partecipante, fratello d'Urbano 
Vili e quivi sepolto), cioè sotto la porti- 
cella a manca, ov'è un s. Sebastiano a o- 
lio dipinto dal Passignani. Incontro all'ul- 
tima statua e sotto l'altra porticella sono 
scolpiti in bassorilievo di porfido ì ritrat- 
ti de'genitori d'Urbano Vili, eseguiti da 
Guglielmo della Porta. Il Torrigio a p. 
367 riporta diverse iscrizioni sepolcrali 
esistenti nella cappella, ed una riguardan- 
te la memoria della precedente chiesa di 
s. Sebastiano, e precisamente perchè cor- 
risponde al sito ove fu trovato il santo nel- 
la cloaca, secondo alcuni, e vi si eresse la 
sua chiesa; ed aggiunge che Urbano Vili 
concesse indulgenze pe'suSragi che ogni 



TEA 

lunedì sera ivi facevansi per Tanime del 
Purgatorio. Meglio ne tralta il Piazza nel- 
Y Eusevologio Romano ^ trat, 7 àtWeCon* 
fraternite^ cap. a 5: Del ss. Redentore a 
s. Andrea della Fa//e. Riferisce che Ur- 
bano Vili l'arricchì di singolari privilegi , 
dichiara odo J'a Ita re privilegiato, e la det* 
ta indulgenza con esposizione del ss. Sa- 
gramento neMunedi dalle ore i\ sino al- 
la sera, divozione che tuttora si eseguisce. 
Vi eresse il detto sodalizio^cui si die prin> 
cipio col consenso del suo fratello cardi- 
nal Antonio pro-vicario di Roma a' lò 
maggio 1 638, imponendosi a'confrati di 
render conto delle rendite a'cardinali vi- 
cari. Ne fu pio scopo di giovare alla con- 
versione de'peccatori e di suffragare i de- 
funti, e quanto altro descrive Piazza, che 
dice inoltre essere i confrati comparteci- 
pi dell'opere buone della religione teati- 
na, e che fu a loro assegnata la nobile e 
ben provfista cappella del ss. Crocefisso. 
Dopo la cappella Baibeiini, segue quella 
già de'-Rucellai e ora padronato del mar- 
chese Gio. Pieti*o Campana, archilettata 
dallo stesso Matteo da Città di CastellO| 
ornata di due colonne di breccia paonaz- 
za e di altri stupendi marmi, rappresen- 
tando il quadro dell'altare il b. Giovan- 
ni Marinoni teatino , ed i bb. Tommasl 
e Rurali cardinali teatini. Ivi è il sepol- 
cro del celebre ed elegantissimo letterato 
mg.' Giovanni della Casa autore del G^- 
lateo ed arcivescovo di Benevento, il cui 
epitaffio compose l'illustre letterato con- 
temporaneo Pietro Vittori. I freschi so- 
no delcav. Roncalli, ed i puttiiii negli an- 
goli della cupola di Gio. Rattista Crescen- 
zi romano. 11 quadro di s. Sebastiano nel- 
la cappella a ppresso, lo colorì Gio. de Vec- 
chi: i dipinti laterali, di buona scuola,rap- 
presentano fatti de'ss. Lorenzo, Romano 
e Sebastiano. In questa cappella vi sono 
due cenotafi o monumenti di marmo 
bianco, uno dell'avv.^ Vincenzo Giusep- 
pe Cini defunto e col suo ntratto insie- 
me a quello del vivente figlio Raffaele; 
raltro della figlia Luisa iu Faccini defun- 



TEA 143 

ta, colla sua effigie insieme a quella del- 
la già vivente madre Pellegrina, ora an« 
ch'essa defunta: niuno di essi vi è tumu- 
lato. Dopo la porta minore, l'altare dt 
marmo con simile balaustra della crocie* 
ra, ha il grande e bel quadro d'Andrea 
Camassei di Bevagna, che erroneamente 
disse Nibby, nella Roma /i€/i838, rap- 
presentare s. Gaetano in atto di scrivere il 
più essenziale articolo delle costituzioni 
dell'ordine de'chierici regolari da lui fon- 
dato: stando genuflesso il santo tiene gli 
occhi rivolti al cielo, ove gli apparisce Ge- 
sù Cristo in candida veste, accompagna- 
to da un gruppo d'angeli; egli tiene col- 
la destra il globo, e da piedi sul pavimen- 
to èun angelo sostenente una tavola, sul- 
la quale il santo ha scritto: Respicite vo» 
latilìa coelietvonsiderateliliaagriy vo- 
lendo significare con questo la Provviden- 
za divina , per quanto narrai di sopra. 
Niente di tutto questo: essendomi porta- 
to a esaminarlo ho trovato, chesi rappre- 
senta nel quadro, quando la R. Vergine 
consegna il s. Rambino nelle braccia dì s. 
Gaetano nella basilica Liberiana, il che 
raccontai superiormente. Tutte e tre le 
immagini sono decorate di corone argen- 
tee , del qual metallo è il giglio a piedi 
del santo, e d'argento sono le lettere e le 
filettature del libro aperto che si vede 
dappresso, e con queste parole: Quaeri- 
teprimum regnum 2>e/, e riguardanti l'i- 
stituto della Provvidenza. I fiori intorno 
per ornamento al quadro sono di Laura 
Rernasconi, discepola di Mario Nuzzi det- 
to Mario de'Fiori per la naturalezza eoa 
cui gli eseguiva. Nelle pareti laterali iif 4 
grandi affieschi di mediocre merito, vi- 
di espresse le principali gesta di-«. Gaeta- 
no. Passando la porta, della sagrestia è la 
cappella della Madonna della Purità, già 
gentilizia del cardinal Stoppam, ed ora 
del cardinal Pietro Fidom(V.)i ambedue 
ivi sepolti. Dice Nibby, che gli angeli li 
disegnò Lanfranco, e la s. Famiglia sul- 
l'altare ed' Alessandro Francesi napoleta- 
no. Gli angeli non più esistono, gli odier- 



i44 TEA 

ni essendo mediocrissimi a tempera , ni 
Ti fu mai las. Famiglia, ma semplicemeo* 
te la di vota immagine della Madonna del- 
la Purità col s. Bambino. Foiose questo 
quadro sarà stato circondato in alto dai 
delti angeli e in basso da' ss. Giuseppe, 
Gioacchino e Anna, come lodescrìsse Ve* 
nuli. Nel restauro della cappella esegui* 
lo dal cardinal Vidoni, morto neliSSo, 
probabilmente furono coperti con im* 
biancatura tali santi e angeli. Sotto l'al- 
tare si venera il corpo di s. Fortunato 
m a rtire. 1 1 Borabelli, Raccolta delVimma* 
gira della B, Vergine ornate della co- 
rona d^orOy 1. 1, p. yS : Madonna della 
Purità in s. Andrea della Valle, narra 
che in Napoli la piissima famiglia Bernau- 
da Mendoza possedeva e venerava un'an- 
tica effigie di Maria col s. Bambino in 
broccìo, e il sacerdote d. Diego supersti- 
te di essa, bramoso d'accrescerle il culto, 
nel 1 64 1 la donò alla chiesa di s. Paolo 
de'teatini in Napoli, e la traslazione seguì 
con magnifica pompa. Noterò, che l'im- 
magine della B. Vergine della Purità fu 
chiesta e donata al servo di Dio p. d. Giu- 
seppe Caracciolo teatino, il quale facen- 
dola solennemente trasportare in detta 
chiesa, ne ispirò e sempre più ne promos- 
se la venerazione. Ciò destò una genera* 
le divozione verso la s. Immagine, gareg- 
giando i sodalizi e le case religiose a far- 
ne eseguire delle copie, e la i." che usci 
dal regno è quella che si venera nella det- 
ta cappella, ove appena esposta grande ne 
fu la venerazione. Dopo aver la B. Ver- 
ginedispensato molte grazie,nel 1648 con- 
solò il comune di Roma e dello stato pa- 
pa le nella carestia che l'affliggeva. Ne im- 
plorò il patrocinio mg.' Lazzaro Pallavi- 
cino che presiedeva all'annona, con voto 
di celebrarne solennemente la festa in ren- 
dimento di grazie, qualora avesse soccor- 
soRoma nell'urgente bisc^no. Conti^ l'e- 
spettazione di tutti, nel 1649 la raccolta 
de'cereali fu sì copiosa, che il prezzo del 
grano diminuì più della metà. Innocen- 
zo X volle che si adempisse il voto colla 



TEA 

più magnifica splendidezza, concedendo 
pure indulgenza plenaria a chi visitava 
nella festa della Purificazione la Madon- 
na della Purità esposta negli altari delle 
chiese teatine. Il senato romano fece con 
solenne messa pubblici ringraziamenti. Il 
Palla vicino di venuto cardinale fece espri- 
mere in rame il miracolo successo , con 
ghirlanda di spighe e gigli intorno al ca- 
po della Madonna, e lateralmente genu- 
flessi i ss. Gaetano e Andrea Avellino, e 
la città di Roma di fianco. Indi a'7 di- 
cembre 1678 il capitolo Vaticano con co- 
rone d'oro formalmente ne ornò il capo 
della Madonna e del s. Bambino, e sotto 
l'immagine per memot*ia furono espresse 
le spighe legate in un mazzo, le quali non 
più esistono. Del resto il Bombelli ripor- 
tò la vera immagine della Madonna del- 
la Purità. Nella parte rim petto a questa 
cappella , ossia dell' epistola dell' altare 
maggioi*e (il quale è isolato, ed eretto con 
disegno del Fontana in marmo con simi- 
le balaustra e tabernacolo: questo a tem- 
po del Venuti egli dice che non esisteva, 
ed invece un gruppo d'angeli di marmo 
che reggevano la ss. Croce; e qui rileve- 
rò, che i teatini quando colla pisside co- 
municano i fedeli, il chierico accompagna 
il sacerdotecoo torcia accesa) a destra del- 
la chiesa, vi è la cappella del ss. Croce- 
fisso che venerasi sull'altare, ed è tutta 
di bellissimi marmi con colonne di mar- 
mo nero; non esiste affatto il quadro con 
V Assunta che il Nibby dice pittura del 
messinese Antonio Ricci detto Barbalun* 
ga. A dritta della cappella trovasi l'ora- 
torioe l'altare del sodalizio del Divino A- 
niore, con quadro moderno esprimente 
la B. Vergine, ed i ss. Gaetano e Andrea 
Avellino, i cui confrati vestono sacchi ne- 
ri con cinta e mozzetta paonazza, tutto di 
lana. La confraternita vi fu introdotta 
nel i75r, quando il cardinal Guadagni 
vicario di Roma trasferì in questa chie- 
sa da quella dì s. Dorotea l'oratorio del 
Divino Amore. Ne approvò gli statuti e 
l'eresse cun tal titolo in arciconfraterni* 



TEA 

ta, sotto riavocazìoDe dell' Immacolata 
Concezione, e de' ss. Gaetano e Andi*ea 
Avellina Ne discorre il Piazza nell'ialine- 
vologio, trat. j deWe Confraternite: Del' 
la Confraternita del Divino Amore a s. 
Maria in Via Lata. Siccome il da lui ri* 
ferito si rannoda agli oratorii sotto taleitf- 
vocazione istituiti da s. Gaetano, e per- 
ciò riguarda quello della chiesa di s. An« 
drea^ne darò un cenno. 1 congregali del* 
r oratorio di s. Dorolea si chiamarono 
generalmente Soldatesca del Divino A* 
morcy e furono dispersi dopo il tremendo 
saccheggio di Roma deli 527. Iddio pei-ò 
nel i664risvegliò nel cuore il ristabilimen- 
to nella chiesa di s. Maria in Via Lata, per 
lo zelo del suo canonico Girolamo Bar- 
bensi fiorentino, con beneplacito, privile- 
gi e indulgenze d'Alessandro VII, stabi- 
lendo r oratorio in quello sotterraneo e 
celebre per le molte cose operatevi nella 
loro dimora da'ss. Pietro^ Paolo e Luca, 
sotto il titolo delDivinoAmoreedeU'lm- 
macolata Concezione di Maria, la cui fe- 
sta fu statuito celebrare solennemente , 
insieme a quella di s. Luca, e con regole 
prese ancora da quelle di s. Francesco di 
Sales nella sua vita divota, con quelle pie 
pratiche descritte da Piazza, come di rac- 
cogliere limosine per le pei*sone bisogne- 
voli e vergognose. Lo stesso Piazza nel 
trat. 1 2 Delle accademie RomanCy nel 
cap. 5 ragiona di quella del Divino A» 
mareggia istituita da s, Gaetano de^pre» 
lati ecclesiastici a s, Dorotea in Tras' 
tevere. Celebra il virtuoso e morale sco- 
po dell' istituzione, e il suo fondatore s. 
Gaetano gran maestro di spirito,nella cui 
religione teatina rivive l'accademia e l'o- 
ratorio del Divino Amore, qua4e scuola 
di perfetto spirito ecclesiastico. Dopo l'o- 
ratorio del Divino Amore, segue l'alta- 
re di marmo con balaustra simile della 
crociera^ dedicato a s. Andrea Avellino,^ 
il cui gran quadro esegui Lanfranco in 8 
giorni, ed Antonio Amorasi vi dipinse so- 
pra l'aggiunta della gloria d'angeli, colla 
slessa maniera, essendo valente in ritoo» 

TOL. LXXIII. 



TEA 145 

car le pitture guaste, ed in imitare e ac- 
compagnare le mancanti. Il quadro della 
cappella che segue, dopo la porta mino- 
ra, fu dipinto dal viterbese Bartolomeo 
Cavarozzi detto Crescenzi, per avere im- 
parato la pittura dal suddetto Crescenzi, 
e vi espresse egregiamente s. Carlo Borro- 
meo orante innanzi la B. Vergine col di- 
vin Figlio e con angeli. Da un lato esi- 
ste il grandioso monumento sepolcrale e- ' 
retto alla contessa Prassede Tornati Ro- 
bilant di Asti, con disegno e sculture del 
commend. Giuseppe de Fabrìs. La cap- 
pella contigua è padronato degli Strozzi, 
e dicesi con sicurezza fatta sopra un di- 
segno di Michelangelo,o almeno ne ha lo 
stile. Ricca di scelti marmi, con 1 a colon* 
ne di raro marmo pidocchioso, che altri 
dicono lumachella, sull'altare é una Pie- 
tà copiata in bronzo dall'originale dello 
stesso Michelangelo esistente in s. Pietro. 
Le statue laterali, pure di bronzo, rap- 
presentano Rachele e Lia, e sono copie 
di quelle di Raffaele da Montelupo che 
si vedono nel cenotafìo di Giulio II in s. 
Pietro in Vincoli. Inoltre vi sonodella no- 
bile famiglia 4 monumenti sepolcrali o 
urne di marmo nero, e sono degni di os* 
servazioneidue belli candelabri di bron- 
zo per le loro forme, avendone simile la 
cappella Barberini, e l' altare maggiore 
con l'arme del cardinal Peretti. L' ulti- 
ma cappella,dice Milizia, l'architettòCar- 
lo Fontana, pel cardinal Marzio Ginetti 
che vi fu sepolto in un al nipote cardinal 
Gio. Francesco Gi7ie/ft' in nobili deposi- 
ti colle statue genuflesse, ed ora è padro- 
nato de'loro eredi Lancellolti.Questa ma- 
gnifica cappella è tutta incrostata di mar- 
mi preziosi, e ornata d'8 colonne di ver- 
de antico, 4 sull'altare e 4 ne'due nomi- 
nati depositi. L'alto rilievo dell'altare e« 
sprime oltre la B. Vergine col s. Bambi- 
no, e s. Gio. Battista, l'Angelo che invi- 
ta s. Giuseppe a fuggire in Egitto, e lo 
scolpì Antonio Raggi, autore dell'effigie 
in profilo del cardinale edificatore della 
cappella^ oltre la Fama e lo stemma gen- 
io 



i46 TEA 

lilizio. Il paliotto dell' altare è ludo di 
pezzi di plasma di smeraldo. Le altre scul* 
ture rappresentanti 4 Viriti e l'altra Fa- 
ma coll'arraa medesima sono di Alessan- 
dro Rondone. Tra gli altri monumenti 
sepolcrali esistenti in questa chiesa, ricor- 
derò quello del conte Gaspare Tiene di 
Vicenza col busto e due Virtù in figura, 
architettato e scolpito da Domenico Gui* 
di, e si irede presso la porta minore del 
sinistro lato. Nella metà del secolo passa- 
to i teatini rifecero il pavimento, con mat- 
toni e grandi fascie di marmo. Nella de- 
corosa sagrestia, con belli armadi di noce 
con ornamenti intagliati, il quadro dell'al- 
tare esprimente Gesù sulla croce colla 6. 
Vergine e s. Giovanni a'Iali, è di buona 
mano: l'altro cheNibby,seguendoVenuti, 
dice esistere sulla porta,rappresen tante la 
Maddalena che unge i piedi del Reden- 
tore, è copia d*altro di Paolo Veronese e- 
seguita da Mattia Preti, però non lo tro- 
vai. Questo vasto tempio situato nel cen- 
tro di Roma è frequentatissimo, e nella 
festa dell'Apostolo titolare alcuni sulle sue 
scale vendono per divozione de'ramìco' 
frutti dell' albero detto legno santo , sul 
quale vuoisi ches. Andrea abbia patito il 
martirio della crocefissione sopra due 
tronconi di legno obliquamente incrociati 
nel mezzo, dopo aver predicalo su di essa 
per due giorni (contro la comune opinio- 
ne, alcuni stimano che morisse sopra ero* 
ce dritta, come la dipinse Raffaele nel pa- 
lazzo Vaticano, e che fosse di legno d'o- 
livo); croce ch^fu presa per insegna eque- 
stre, ed in conclave si usa da 'cardinali nel- 
le loro celle. Dopoché nel 1848 fu rapi- 
ta la testa di s. Andrea che Pio II avea ri- 
posta nella basilica Vaticana, il suo felice 
ritrovamento dal regnante Pio IX fu ce- 
lebrato colla esposizione solenne in que- 
sta chiesa, e con quel magnifico trasferi- 
mento in detta basilica, che descrissi nel 
voi. LV f p. 116S. Su questo apostolo si 
ponno vedere: C. Chr. V\regg, De mar- 
tyriù 8. Andreae aposU e graec, in lat, 
v€r0a, notìs et dissert. illustrata, Lipsiae 



TEA 

1 749- Cancellieri, De Secretariis Chri" 
stianorum t. 3, p. 1 2 1 7 : Scriptorrs de re- 
bus gestis,et gloria posthuma s.A/idreae, 
Ogni anno a' 7 agosto con istraordinaria 
pompa vi si celebra la festa di s.Gaetano,e 
nel 1 847 con maggior solennità per ricor- 
rere il 3.° centenario di sua beata e invidia- 
bile morte.Gome i teatini celebrarono que- 
sta preziosa rimembranza del santo fon- 
datore e padre, dell'apostolo della Prov- 
videnza, del patriarca di tutto il regolare 
chiericato, si legge nel n.° 64 del Diario 

di Roma del 1847* ^^^ ^^^^ ^^'^ ^"^ ^^ 
sta assiste il cospicuo collegio de'protono- 
tari apostolici partecipanti, che lo vene- 
ra per patrono, ma eziandio il capitolo 
della basilica dì s. Lorenzo in Damaso, in 
memoria de'22 anni che ufBziò in questa 
chiesa mentre si restaurava la sua basi- 
lica, cioè dal 1799 al 1820, nel quale pe- 
riodo vi trasferirono la loro parrocchia. 
A Epifania, a Pbesepio, a Ottava nar- 
rai come in questa chiesa il servo di Dio 
d. Vincenzo Pallotli (ov'egli avea ricevu- 
to col battesimo il dono di quella fede e 
di quella grazia santificante che i re Ma- 
gi riceverono nella capanna di Bctlem- 
me), fondatore della congregazione della 
Immacolata Regina degli Apostoli (^•)) 
v'introdusse, e si prosiegue da' suoi figli, 
la mirabile e sontuosa celebrazione del- 
l'oltavario di tal solennità e con Presepio 
co'ss. Magij spettacolo della religione cat- 
tolica edificante e grandioso, degno della 
metropoli del cristianesimo. Imperocché 
splendidi apparali, e copiose faci e lumi« 
narie accrescono al magnifico tempio mae-^ 
sta e bellezza: il mistero della vocazione 
de'gentili espresso in tante maniere dal- 
l'artee dalla sagra scienza, ricorda il pro- 
digioso principio della chiesa cattolica. Al- 
la loro volta oratori di varie lingue pre- 
dicano la divina parola 3 volte il giorno, 
e altrettali ministri della riconciliazione 
stanno da mane a sera ne'confessionali : 
religiosi d' ogni ordine, e chierici d' pgni 
grado sono solleciti alla maestosa celebra- 
zione de' divini ufiizi, e fumano di eoo- 



TEA. 

tinuo i sagri altari d'incensi e di profumi 
nella molteplice varietà de Viti in cui ri- 
splende Tunità cattolica; al sacerdote la- 
lino che solennemente immola Timmaco* 
lataOstia sull'ara massima, succede il gre- 
co, il greco-melchita, il siro, il ruteno, il 
caldeo, l'armeno, il maronita e ogni al- 
tro che alla chiesa d'oriente appartiene. 
Quindi è meraviglioso il vedere, nobili e 
plebei, dotti e ignoranti, indigeni e fore- 
stieri^di tutte le lingue,di tutte lestirpi,che 
ricovrati al medesimo tempio, adorano lo 
stessoDio, professano il medesimo cui to,la 
stessa credenza, ubbidiscono all'uniforme 
legge; in una parola, solo Roma all'om- 
bra della Sede apostolica può operaresif- 
fatto portento della fusione e unificazio- 
ne delle genti, istituzione ai tutto eminen- 
temente cattolica, sotto il doppio rappor- 
to della fede e della carità. Essendo que* 
sto il precipuo scopo della pia e recente 
istituzione, si comprova da tutti gli ordini 
della gerarchia ecclesiastica, che ne pren- 
donoa vicenda parte attiva e zelante nelle 
sagre funzioni, cardinali, vescovi, prelati, 
clero secolare e regolare, alunni de'semt- 
nari e collegi, terminandosi col TeDeum, 
Ben conveniva che in un tempio teatino 
con tanta splendidezza si celebrasseil mi- 
stero del Presepio cotanto coro a s. Gae- 
tano, i cui figli furono tra'primi a intro- 
durre la Novena del suo s. Natale, e io 
Bologna nel 1 6 1 6, come leggo nel vesco- 
vo Compagnoni, Memorie della chiesa 
e de* vescovi d'Osimo, t. 4> p* ^70. Co- 
me degnamente poi i teatini celebrarono 
la definizione dell'Immacolata Concezio- 
ne, che sempre propugnarono e ne pro- 
pagarono la divozione anche nelle remo- 
te regioni, lo rimarcai ne' Ce/i/u che pre- 
cedono quest'articolo. La bella e propor- 
zionata casa de' tea ti ni, contigua alla chie- 
sa, la devono pure alla munificenza did. 
Costanza Piccolomini, ed alle spese del lo* 
ro ordine. Fa costruita cou disegno del 
cav. Rainaldi insieme alla scala grande, 
tranne la porteria o ingresso architettura 
del MaiTuccelli ; non è poi vero quanto 



TEA 147 

afferma 11 Melchiorri nella Giada di Ro^ 
ma^ che decori l'interno oratorio il qua- 
dro dell'Assunta del ricordato Barbalun- 
ga: neppure esiste l'oratorio, ma una sem- 
plice cappella. 11 Piazza fieW* Eusevologio 
Romano, nel trattato delle librerie roma- 
ne,discorre nel cap. i yiDella libreria di s» 
Andrea della Valle de* padri Teatini. I n- 
comincia col ripetere la sentenza di Sene- 
ca: Che è un vero morire cJii non sa far 
altro che vivere, mentre dovrebbesì scol- 
pire sul fontespizio di tutte le biblioteche, 
a conforto di quelli che esercitano gli spi- 
riti della mente per lasciar memoria glo- 
riosa d'esser vissuti. Poiché non conoscen- 
dosi altro vivere più da uomo, che allun- 
gar la vita collo studio, che riesce sempre 
piti dolce e attraente quanto p\h cresco- 
no gli anni, perchè allora s'intende me- 
glio il vivere, quando manchiamo alla vi- 
ta; perciò il detto savio, laddove gli altri 
cercavano il riposo nella vecchiezza, egli 
con più alacrità applicò per rinvenire gli 
occulti segreti della filosofia morale. Que- 
sto bel modo di vivere, anco secondo le 
massime della filosofia cristiana, apprese- 
ro i saggi fondatori delie religioni e i lo- 
ro seguaci, provvedendo con non minore 
sollecitudine le librerie loro per istruire 
l'intelletto e farlo servirealla gloria di Dio 
e a vantaggio de'fedeli. Quantunque i tea- 
tini sieno fondati principalmente sulle più 
sublimi massime dell'evarigeio, amarono 
sempre di formare biblioteche, perchèfas- 
serodi patrimonio dell'ingegno, della pie- 
tà e della sapienza. In una decorosa sala 
pertanto di questa casa riunirono ogni sor- 
te di scelti libri,che ascesero sopra a 5ooo, 
oltre i mss. di molti loro e altri illustri scrit- 
tori.M i sorprendecbe l'eruditissimo Piaz- 
za abbia ignorato, che per ulteriore elar- 
gizione di d. Costanza Piccolomini, i li- 
bri greci e gli altri che formavano parte 
della biblioteca domestica del dottissimo 
Pio li, li donò a' teatini di questa casa. 
Dipoi Clemente XI nel curare il magni- 
fico incremento della biblioteca Vatica- 
na, della quale riparlai a Stampa, otten- 



i48 TEA 

ne di. riunire ad essa il non piccolo nu- 
mero de' volumi greci di Pio il e posse- 
duti da'teatini, grati a'beneficii ricevuti e 
alla canonizzazione di s. Andrea AvellinOi 
da lui eseguita nel 1 7 1 a colla bolla Num-^ 
f uam^concedendo indulgenza plenaria al- 
la loro chiesa nellasua festa. Urbano Vili 
ne avea introdotta la causa, e Clemente 
X lo avea beatificato: grande è la divo- 
BÌone che i popoli hanno per sì gran san- 
to,come protettore contro l'apoplessia, di 
cui egli fu vittima nell'introito della mes- 
sa. Ne pubblicarono la vita i teatini pp. 
Bolvito, Castaldi, Magenis e Frangipani 
Mirto. 

TEATRI e ANFITEATRI DI RO- 
MA. V. Teatro e Anfiteatro. 

TEATRO e ANFITEATRO, Thea^ 
trum, Amphiiheatrum. Il teatro è quel- 
l'edificio a foggia di semicircolo, con pal- 
chetti o loggie separate al Fin torno, le cut 
parti principali sono la platèa, l'orchestra, 
la scena o il palco scenico, e dove si rap- 
presentano per lo più gli spettacoli dram- 
matici, le tragedie, le commedie, le mu- 
siche, i balli. L'anfiteatro è una fabbnca 
di figura ovale o elittica, con più ordini 
di scaglioni a cerchio, ed un'aia nel mez- 
zo chiamata arena , dove anticamente 
combattevano i gladiatori, e si facevano 
altri giuochi pubblici , siccome è usanza 
ancora d'oggidì. Gli antichi ebbero cir- 
chi, stadi, anfiteatri; noi non abbiamo che 
teatri e qualche anfiteatro. Trovo nel Vo- 
caholario dell'arti del disegno, aver Le 
Grand scritto un parallelo dell'architet* 
tura antica e moderna, ed osservato che 
noi abbiamo sostituito alla disposizione 
semplice e grande de' teatri antichi le i- 
dee più meschine e le più magre suddi- 
"visioni; di &tto la forma prolungata dei 
nostri teatri riesce al tempo stesso inco- 
moda al maggior numero degli spettatori, 
eforma spesso un effetto spiacevole all'oc- 
àào, H Milizia nel Dizionario delle bel- 
le wtidel disegno, dichiarò che i nostri 
Icfttri sono una specie jd' alveari, dove si 
J9L 000 per vederei né per udire drammi. 



TEA 

ma per farvi un pispisglorio di cellula in 
cellula. Se vogliamo teatro , facciamolo 
come insegnano Vitruvio e Palladio, e 
tanti altri, i quali dimostrarono che nel- 
l'interno deve il teatro essere per gli spet- 
tatori gradinato semicircolarmente, e al- 
l'esterno decorato in modo che sì ricono- 
sca subito per teatro. I moderni architet- 
ti non faranno mai alcuna cosa gran- 
de in genere di teatri, se non tornan- 
do alle forme degli antichi. Sembra che 
da alcun tempo in qua si sileno fatti al- 
cuni passi per la riforma dell'architettu- 
ra teatrale; molte verità e molte avver- 
tenze importantissime si contengono nel- 
le Osservazioni sui difetti prodotti nei 
teatri dalla cattiva costruzione delpal» 
co scenico^ di P. Landriani, pubblicate in 
Milano negli anni 1 8 1 5 e 1 8 1 8. Il teatro 
moderno non ritiene che il nome degli an- 
tichi, mentre questi aveano anfiteatri se* 
micircolari,circondatida portici e forniti 
di sedili di pietra, i quali circondavano 
uno spazio detto orchestra, e davanti a 
questa era il palco o pulpito, dove stava 
la scena formata da una grande facciata 
apìùordinidi colonne, e dietro era il pro- 
scenio, ove gli attori si preparavano, con 
altri grandi portici più in là. Noi non ab- 
biamo all'incontro che sale,e talvolta me- 
schine, alcune fatte a guisa di campana, 
altre in forma di ferro da cavallo, e po- 
che semicircolari. Si fìinno teatri per le 
dimostrazioni di anatomia e di fisica; que- 
ste sono sale sovente circolari o semicir- 
colari, disposte in anfiteatro, affinché tut- 
ti gli spettatori possano comodamente ve- 
dere le operazioni e l'esperienze che si fan- 
no nel mezzo della sala medesima, o al- 
l'estremità del semicircolo. Col nome poi 
d' anfiteatro si chiamarono dagli antichi 
alcuni teatri, nome che indica bastante- 
mente ch'erano composti di due semicer- 
chi, in mezzo a'quali trovavasi l'arena pei 
combattimenti e altri spettacoli. Crescen- 
do il bisogno dello spazio, i semicerchi 
alcuna volta si allontanarono, e ne risul- 
tò la filma ovale iavece della circoliu*e. 



TEA 

Le precinzioni, i gradì, i cunei, eitmo par- 
ti interne degli anfiteatri ; le porte fatte 
a volta dicevansi ▼oroitorìi. Anfiteatro di* 
cesi ne'teatri moderni la parte del fondo 
del teatro posta dirimpetto alla scena,nel* 
la quale si dispongono gradi o sedili. Il 
teatro Olimpico di Vicenza ha un gran* 
dioso anfiteatro; molti se ne veggono an« 
che ne'teatri diFi*ancìa. Ne'giardini si fan* 
no anfiteatri di verdura. Prima parlerò 
de'teatri, poi degli anfiteatri. Però ad e- 
vitare ripetizioni, qui ricorderò i princi- 
pali artìcoli in cui ragionai dì quanto è 
ad essi relativo; di altri ne farò in segui- 
to menzione;ìndicazioni che potranno ser* 
vire a schiarimento delle svariate cose che 
accennerò senza diffondermi. A Maschbr a 
o coperta della faccia per non essere co- 
nosciuto, e maschera del capo fu detta la 
Parrucca (V,)^ dissi che quella del tea-^ 
tro deve la sua origine all'arte dell'imi- 
tazione, e in quali modi lo fecero i primi 
attori tragici o drammatici, per rappre- 
sentare personaggi in diversi generi, età e 
sesso; quindi e come si formarono le dif- 
ferenti maschere sceniche, comiche, tra- 
giche e satiriche , poiché la Satira (V,) 
allora entrava nell' azione drammatica, 
ricordando l'opera di Ficoroni. In quan- 
te altre circostanze si usarono le masche- 
i*e. f divieti contro l'uso della maschera, 
della legge musaica e della Chiesa, massi* 
me a'chierici. Come s'introdussero le ma- 
schere nel Carnevale (V.\ e ne'balli in 
maschera. AGiuoco parlai de'divertì men- 
ti e sollazzi di varie specie ed epoche, pub- 
blici e privati, ed in ispecie de'greci e ro- 
mani, circensi,gladiatorii negli anfiteatri, 
escenici dì commedie, tragedie, drammi, 
salire e mimi rappresentati ne'teatri, e ne 
ragionai ancora nei tanti articoli che vt^ 
hanno relazione, come a Mese per l'epo- 
die in cui celebra vansi. Degli spettacoli e 
giuochi pubblici del Medio evo, e anche 
militari come i Tornei (P^^)» sostituiti ai 
combattimenti degli anfiteatri ede'cìrchi. 
Delle magnifiche Corf/ bandite della Ta* 
volaRotoììdayQùVk l'intervento de'cantim- 



TEA i49 

banchi, saltimbanchi, buffoni, ballerini da 
corda, musici, suonatoti, istrioni, giulla- 
ri, poeti popolari, trovatori, pantomimi, 
recitandosi pure commedie estemporanee 
da'mimi. Che nel secolo XV dagl'italia- 
ni si cominciò a ripristinare l'arte comi- 
ca e tragica, e poi si aggiunse la musica 
alla tragedia: ne'precedenti secoli XIII e 
XIV già&cevansi rappresentazioni d'imi- 
tazione e per lo piti di sagro argomento, 
il che ricordai in vari luoghi, e delle po- 
steriori che si eseguivano nell'anfiteatro 
del Colosseo feci menzione in quell'arti- 
colo e altrove. Riparlai del Carnevale,e 
del Carnevale di Roma anche a Senato 
Romano. Che gli antichi magistrati de'ro- 
mani in tempo della repubblica furono 
avversi all'erezione de'teatri, temendo la 
corruzione del popolo, e che Ovidio con- 
sigliò Augusto a sopprimerli. I saggi ro-' 
mani declamarono quando furono dalla 
Grecia introdotti in Roma gl'istrioni, ri- 
levando quali nazioni furono contrarie. 
Riprodussi le opinioni d'alcuni avversi a- 
gli spettacoli teatrali, in opposizione alla 
perfezione cristiana e alla purità de' co- 
stumi, per le licenze che talvolta si com- 
mettono. A Spettacolo notai che con quiv 
sto vocabolo si qualificano pure le rap- 
presentazioni del teatro, le opere in musi- 
ca, commedie, tragedie, balli^ festini e si- 
mili. Quali spettacoli e Feste {F",) si fe- 
cero nell'antichità, e che dagli etruschi e 
da'grecisi vogliono originati i giuochi sce- 
nici e le rappresentanze teatrali. CheSpar- 
ta ne fu contraria, e non ebbe né circhi, 
ne anfiteatri. In che consistevano presso 
i greci e i romani i giuochi del circo, ed i 
combattimenti gladiatorii, de'quali trat- 
tai eziandio a Schiavo. Quanto JRom^z spe- 
se nella costruzione de'circhi, de'teatri e 
degli anfiteatri, per la predominante pas- 
sione del popolo agli spettacoli e alle fe- 
ste; e che gli avanzi de'supersti ti lidescrls- 
8i ne'luoghi ove sono. Che i disordini ca- 
gionati dagli spettacoli provocarono la ri- 
provazione non meno de'pagani, che dei 
Vapì, de'Padri e de'sinodi, ed aiti*esì dei 



i5o TEA 

teatri fomentatori di passioni e scuola di 
corruzione^solo tollerandoli laChiesa e ve- 
gliando a impedir mali maggiori. A Poe- 
sia dichiarai essere un'arte che ha per fine 
d'imitare co' versi e dilettare, essendo i 
versi pel poeta una materia sua propria, 
non altrimenti che una tela e ì colori pel 
pittore, le note pel musico, il marmo per 
lo statuario. Che la poesia altresì ha per 
iscopo d'istruire dilettando, migliorare ì 
costumi e la condizione degli uomini. Dì 
sua origine, de'suoi diversi generi, in prin» 
cipio eroico e satirico, ed in appresso dal 
■ .''derivò la tragedia, dal 3.° la comme« 
dia. Che i poeti furono ancora cantori, e 
cantarono la storia e la morale; e que'di 
Provenza e altri le avventure e i roman- 
zi. In Roma fu da principio la poesia po- 
co stimata , indi eminentemente vi fiorì 
nella lingua del Lazio; e nell'epoca del ri- 
sorgimento delle Lettere^ in Italia rinac- 
que gloriosa nel nobile idioma. Indicai le 
diverse specie di poesia , fra le quali la 
drammatica che comprende la tragedia, 
la commedia in prosa, la farsa produzio- 
ne comica d'un solo atto, la tragicomme* 
dia e il melodramma o opera in musica. 
Finsero filosoficamente i poeti nove sorel • 
le dee delle scienze e delle arti, chiama* 
te Muse e nate da Giove e da Mnemo- 
sine. Quando esse stavano sul favoloso O- 
limpo, cantavano le meraviglie degli Dei, 
conoscevano il passato, il presente e l'av- 
venire, e nulla allegrava cotanto la corte 
celeste, quanto le loro voci e i loro con- 
centi, siccome istruite di tuttociò che ha 
relazione colla Musica e per cui fu dato 
loro ilnomedi ilfi/^ey dicendo i poeti che 
fu data loro per madre Mnemosine, dea 
della Memoria e figlia del Cielo e della 
Terra, e quella che somministra la ma- 
teria de' velasi e de'poemi. Avendole par- 
torite sul monte Piero, le Muse furono 
anche dette Pieradi: in Roma pure ebbe* 
ro Tempioy sotto il nome di Camene, Ma 
non furono esse mai tanto onorate quan- 
toda'poetì, che non tralasciano giammai' 
d'invocarle al principio de' loro poemi , 



TEA 

siccome Dee capaci d'ispirar loro quel- 
l'entusiasmo e quell'estro tanto all'arte 
loro necessario. Clio presiede alla storia,. 
Melpomene, ossia la melodiosa, regna sul- 
IflT tragedia, una delle cui parti essenziali 
erano altre volte i canti e i cori: l'icono- 
logia la rappresenta calzata di coturno» 
tenendo in una mano scettri e corone, e 
un pugnale insanguinato nell'altra: tal- 
volta è seguita dal Terrore e dalla Pie- 
tà. Talia^ ola fiorente, presiede alla com« 
media e ai divertimenti, anche all'agri- 
coltura: l'iconologia la rappresenta coro* 
nata d'edera con maschera in mano e cal- 
zata di stivaletti a mezza gamba, calzari 
diversi da'coturni tragici e pur chiamati 
socco: talvolta le vien collocata a fianco 
una scimmia,simbolo dell'imitazione.i?'/- 
terpe, ossia la giocosa e rallegrante, pre- 
siede al flauto e agli strumenti da fiato, 
e la sua giurisdizione estendesi sulla mu- 
sica strumentale; sono suoi attributi la co- 
rona di fiori, il flauto e altri strumenti e 
le carte di musica. 7^er^/core,ola sollaz- 
zevole e gioconda^ ha inventato l'arpa, e 
presiede alla danza e ai giuochi; diverti- 
va col ballo le sue sorelle muse, e d'ordi- 
nario rappresentasi coronata d' alloro e 
avente in mano un flauto o una cetra, ov- 
vero un doppio flauto, dirigendo i suoi 
passi in cadenza; talora ha in mano un 
tamburello; le piume che sul capo le a- 
gita il vento, il suo piede sostenuto per 
aria dalla leggerezza, la gioia che brilla 
negli occhi suoi, caratterizzano la danza 
e i giuochi che debbonsi al genio di que- 
sta musa. Erato, o l'amorosa, die vita 
alla lira e al liuto, presiede alle galanti 
appassionate o erotiche poesie, ossia alla 
poesia lirica e all'anacreontica: coronata 
di mirto e di rose, tiene una lira e un ar- 
co simbolo di quello d'Amore. Calliope ^ 
il cui nome annuncia la bella voce, è la 
dea sovrana de'nobili e sublimi canti, e 
presiede all'eloquenza e all'epica o eroica 
poesia,perciòEsiodo la chiama la più po- 
tente delle sue sorelle e la fedele compa- 
gna de're: si rappresenta cinta la fronte di 



TEA 

corona d'oro, ed ornata di ghirlande d'al- 
loro; tiene nella destra una tromba, e nel* 
Taltrà i 3 migliori poemi epici riliade^l'O* 
dissea e r£neide. Urania è la musa che 
presiede aira8tronomia.Po/i/inm,così det- 
ta dalla moltitudine delle canzonile la dea 
delia musica vocale e della rettorica; ri- 
guardata come iuventrice dell'armonia, 
perciò viene espressa con una lira, e pt*e- 
siede purealla memoria e alla storia. Co- 
ronata di fìorì^ talvolta di perle e pieti*e 
preziose, con ghirlande che le stanno in* 
torno. In atto d'arringare tiene uno scet- 
tro, o un rotolo colla parola suadere^ per* 
che lo scopo della rettorica consiste nel 
persuadere; alcuni altri rotoli posti a'suoi 
piedi portano ì nomi di Cicerone e De- 
mostene Alla testa delle Muse si suole rap- 
presentare A pollo, coronato d'alloro, col- 
la lira in mano, quale loro fratello, gui- 
da e presidente a'Ioro concerti, perciòdet- 
to Musagete. Sebbene a Canto, a Canto- 
ri, a Musica, a Organo, a Prosa, a Ritmo 
propriamente tenni ragione della Musi- 
ca sagra, molte nozioni e l'origine sono 
comuni al canto, al suono calla mugica 
profana, così l'armonia e la melodia, ar« 
ti tutte che si riferiscono a'secoli più ri- 
raotif anzi alla stessa origine dell'uomo e 
degli uccelli. Del possente e mirabile do* 
minio che esercita la musica sull'animo 
umano, massimamente la sagra, impe- 
rocché i maestri di essa alle ispirazioni del 
genio loro uniscono quelle che provengo- 
no dalla maestà veneranda de' misteri 
di nostra s. Religione, xAìe tutto sublima 
e magnifica meravigliosamente. Ricor- 
dai quanto fecero i Papi e i coocilii per 
impedire e rimuovere l' enorme abuso 
della biasimevole introduzione del canto 
e del suono profano nella casa del Signo- 
re, e per ultimo Gregorio XVI per certi 
motivi teatrali di canti e suoni tanto ri- 
provevoli e pregiudizievoli, siccome cau- 
sa di grande distrazione e di dissipamen* 
lo, dal di voto raccoglimento col quale si 
deve stare nel Tempio (F,) di Dio e solo 
iateati allaPr^gri^/era.SiiTatte licenze pro- 



TEA i5i 

vocano l'Indegnazione de'booni fedeli in 
ttdii-e prostituito colla profana e strana 
mescolanza d'armonia il santo luogo di 
orazione, nel tempo altresì della celebra- 
zione de' venerandi misteri^ e del sagro- 
santo e tremendo Sagrifizio, e persino sa- 
crilegamente ntW Ostensione del Corpo 
e Sangue dì Gesti Cristo, e nella sua au- 
gusta presenza. Laonde nportai i divieti 
de'conoilii e de' vescovi, e le pene inflitte 
dalla Chiesa, e nominaCamente contro gli 
organisti che più di frequente osano di 
commettere sì gravi irriverenze; e folcen- 
dosi colpevoli di scandalo e di disubbi- 
dienza alla Chiesa, si rendono responsa- 
bili delle conseguenze prodotte da' loro 
arbitrii irreligiosi. Chi spetta a sorve- 
gliarli per impedire questo male, se non 

10 fanno, dovranno anch' essi renderne 
conto a Dio. E* noto come il grande mae- 
stro e sommo genio del cav. Gioacchi- 
no Rossini (gloria vivente di Pesaro e 
di Lugo), ragionando sulla qualità di mu- 
sica che meglio si conviene a' differenti 
generi, disse più volte, che reputava do- 
versi la musica sagra, aflSnché ottenga il 
suo scopo di sublimar V animo dei cre- 
denti all'adorazione della Divinità, al- 
la contemplazione de'santi misteri di no- 
stra religione, doversi, ripeto, fdr esegui- 
re da sole voci umane, senza alcun soc- 
corso d'alcun istrumento, formando nu- 
merose masse armoniche , per le quali 
comporre cdnli solenni edignitosi, come 
si è sempre praticato nella Cappella Pon* 
tijicia. I grandi maestri di sagre armonie 
sanno eccitare nel popolo quelle soavi e - 
mozioni, che ci vengono dalla grandez- 
za e dalla sublimità di nostra s. religione. 

11 grave, vasto e delicato argomento del 
teatro, in breve lo svolgerò, discorrendo 
in prima dell'origine e progressi de'tea- 
tri antichi, oltre quanto vi si rappresen- 
tava, e particolarmente delle vestigia e- 
sistenti in Roma , giacché di quelli che 
sussistono altrove, non mancai di farne- 
memoria. Come gli antichi cristiani era- 
no contrari a iutervenire a'teatri essea* 



i5a TEA 

doloro vietato.Quanto ioteirooo la Chie- 
sa e ì saggi sulle rappresentanze sceniche 
di commedie, tragedie e balli, e come i 
teatri s'introdussero nel cristianesimo e 
nella stessa Roma, anco con rappresen- 
tazioni sagre. Poi dirò dell'origine e prò- 
gresso de'teatri moderni e italiani, e de- 
gli edifizi odierni diRoma,poichè di quelli 
principali delle altre città e luoghi egual- 
mente a'ioro articoli ne feci menzione o li 
descrissi.Farbquindi eziandio nuova men- 
te cenno della primaria origine della tra- 
gedia, della commedia, della musica, del 
ballo e delle diverse rappresentanze tea» 
trai). Indi con pena dirò l'attuale depio« 
rabile condizione del teatro, poiché e ne* 
cessano che la morale sia la base di tut* 
te Topere teatrali, il biasimo e l'applauso 
sia ne' discreti limiti della moderazione, 
singolarmente in un secolo che si vanta 
civile e illuminato per eccellenza. Gli o-* 
dierni teatri hanno degenerato strana- 
mente dalla loro primaria e onesta istitu- 
zione di ammaestrare al bene, di solle-» 
vare Tanimo, d'eccitare all'amore della 
virtù e all'abborrimento del vizio. Ormai 
sono per lo piii divenuti impudentemen- 
te pubblica scuola d'immoralità, e trion* 
fodel vizio. Di che allarmali i governi, si 
sono trovati nella necessità di promette* 
re premi a'savi autori di commendevoli 
componimenti, sì dal lato morale e socia- 
le, che da quello della buona arte dram- 
matica in prosa e in verso.* Finalmente 
terminerò con tenere laconico proposito 
degli anfiteatri, per quanto già dichiarai 
ne' luoghi ove furono e sono ancora. Molti 
scrittori e filosofi sagri e propini paragona* 
rono la vita umana a una commedia, o 
rappresentazione finta, nella quale chi so* 
Stiene la persona del re,chi quella di filoso- 
fo, chi di soldato, chi d'uomo d'altra prò- 
fessione,chi di giovane, chi di vecchio, chi 
dipoverojchi di ricco. Augusto rappresen- 
tò il suo regnare sul mondo a una comme- 
dia, e neir agonia interpellò gli astanti, 
che se avea bene recitato la parte sua l'ap- 
plaudissero, come fecero^ il che narrai nel 



TEA 

vol.LVin, p. a I f . Siamo autori di com- 
media nel teatro di questo mondo, scris- 
se 8. Paolo a' corinti. In tali s^nsi parla- 
rono i pagani e filosofi Epitetto e Sene* 
ca. La vita nostra non solo é commedia, 
ma tragedia, anzi l'unae l'altra, cioè tra- 
gicommedia. Quando nasciamo entriamo 
in iscena con lagrime, alle quali spesso 
succedono,come nella commedia, lieti av- 
venimenti. Al contrario molti godono per 
qualche tempo i beni transìtorii dì questa 
fugace vita, e poi finiscono miserabilmen- 
te, onde per essi è tragedia e non com- 
media. Altri vannoallernando, ed ora so- 
no giocondi e contenti, ora mesti e scon- 
solati. Nella scena di questo mondo com- 
parirono per attori i due filosofi Demo- 
crito ed Eraclito, uno de' quali^sempre 
piangeva la miserabile condizione degli 
uomini, e l'altro si rideva di loro pazzie 
che vedeva ogni giorno. Due sono le prin- 
cipali cause per le quali con venienteqfien- 
te si dice questo mondo essere uu teatro, 
e la nostra vita una commedia. Lai.* è 
la brevità della vita, perchè appena com- 
pariamo nella scena del mondo, che fini* 
ta la nostra parte ci ritiriamo e nascon- 
diamo per non tornar mai più. Tali ap^ 
punto, secondo i precelti dell'arte, sono 
le commedie e le tragedie, cioè opus u- 
niusdiei* La a." causa può essere la varie- 
tà de'casi e degli avvenimenti, parte pro- 
speri e parte avversi, che nella vita uma- 
na si sperimentano, e nelle commedie e 
tragedie sogliono rappresentarsi. Però Dio 
humiliat et exaltat^conioraìe agl'imperi 
scrutabiii consigli della sua altissima sa- 
pienza. I tanti svariati argomenti conte- 
nuti in quest'articolo, pel nesso che han- 
no tra loro, preferii nel medesimo di riu- 
nirli, per occupare minor spazio e insieme 
evitare indispensabili ripetizioni. Laon- 
de avendosi ragionevole riguardo alla 
loro importanza e complesso, l'articolo 
certamente non si troverà prolisso, co- 
me potrebbe sembrare a chi limitando- 
si a osservare il titolo e il fine, tale lo giu- 
dicasse senza leggerlo. Dichiarazione cho 



TEA. 

pub applicarsi agli altri oonsimili arti« 
coli. 

I persiaoiygli assiri, gli egixiani e al* 
tre antiche nazioDi hanoo avuto i loro 
giuochi, le loro corse, le loro dauze, in 
una parola i loro diverti menti e le loro 
feste pubbliche: raa i greci pe' primi eb- 
bero t teatri, e ad essi dobbiamo l'in- 
venzione delle sceniche rappresentanze, 
di cui comunemente si fissa l'epoca ver- 
so Tanno 534 o 56:2, ovvero 5qo avan- 
ti Tera nostra o volgare, per le più rego- 
lari sue forme. SilTalti spettacoli non a- 
veano luogo che in certi tempi dell' an- 
no, e peculiarmente durante la celebra* 
zione delle feste di Baqco. Tespi presso i 
greci fu il I .^ che per le sue rappresenta- 
zioni faceva girare di luogo in luogo i suoi 
attori sur un teatro ambulante, che altro 
non era se non un carro.Eschiloin appres- 
so immaginò di costruire un teatro sur un 
palco, e di ornarlo nelle decorazioni con- 
venevoli airargomeoto. 1 1 1 .^ teatro d'A- 
tene fu fabbricato di tavole, ma avendo 
un giorno rovinato per la troppa quan- 
tità degli spettatoti, tale avvenimento de- 
terminò gli ateniesi a fabbricarne uno di 
pietra. Questa' fu la vera origine di tutti 
i magnifici teatri che poscia sursero in tut- 
te le città della Grecia, ad eccezione pe« 
rò di Lacedemone o Sparta, e di cui So- 
focle avea fatto nascere l'idea a'suoi con- 
cittadini. Si attribuisce a Temistocle l'a* 
ver fatto pel i.^ erigere in Grecia il i.^ 
teatro di pietra, edifizio che servi di tipo a 
tutti gli altri costruiti in legno da'grecì e 
da' romani. 1 greci davano a'ioro teatri la 
forma della navata delle nostre chiese : 
il loro interno era circolare ad un'estre- 
mità e quadrato dall'altra; il semicirco- 
lo conteneva gli spettatori collocati sopra 
gradi circolari che innalza vansi in anfi- 
teatro, e formavano molli piani, gli uni 
soprapposti agli altri insino alla cima del- 
l'edi&io, mentre il quadrato lungo ser- 
viva agli attori e agli spettacoli. I teatri 
dopo i templi riguardavansi come gli e- 
difizi più importanti : nell'età piU i^roo* 



TEA i53 

ta i teatri della Grecia trovavansi nel re- 
cinto de' templi dì Bacco, e perciò forse 
dicevansi anche inventati da quel nume. 
Le città persino più infime della Grecia 
possedevano un teatro, perchè gfi spet-* 
tacoli drammatici erano con passione a- 
mati da quel popolo, e rappresentandosi 
in onore degli Dei, una poi*zione forma- 
vano del culto,e talvolta servivano anco- 
ra all'assemblee popolari. I greci dunque 
dierono i primi le regole per la costru- 
zione de'tea tri, e l'arte insegnarono di di- 
pingere e di ornare in vari modi la scena; 
ì romani alla loro volta non fecero che 
ingrandire questi edifizi, ed accrescere il 
lusso degli ornamenti. I teatri si costrui- 
vano, per quanto era possibile, sul pen- 
dio d'un culle, perchè fòcilmente stabiii- 
vansi in tal modo i gradini. Si cercava di 
collocarli in luoghi ove l'aria fosse pura 
e salubre, e non esposti a mezzogiorno, 
perchè essendo questi edifizi scoperti, i 
raggi del sole non offendessero gli spet- 
tatori. La detta forma semicircolare avea 
l'apertura chiusa per travei*so da un edi- 
fizio, onde tutto il teatro divideasi in 3 
parti principali : il semicircolo era occu- 
pato da' sedili degli spettatori ; la scena 
era posta nell'edifizio che chiudeva il se- 
mici rcolo; tra queste due parti era la 3.* 
cioè l'orchestra. Né diversi erano i teatri 
de'greci da quelli de' romani, se non per 
alcune particolari disposizioni dell'orche- 
slra medesima e della scena. 1 gradini e- 
rano talvolta distribuiti in diversi piani, 
cioè 3 ne'grandie 2 ne'piccoli, ed in que- 
sti pure le separazioni venivano indica- 
te col nome di precinzioni. Le riunioni 
de'sedili posti tra due scale erano dette 
cunei, dal che chiaro risulta essersi mo- 
dellati i teatri e gli anfiteatn sulla forma 
forse molto più antica de'cìrchì. Il Circo, 
Circus^y era un genere di costiHJzione po- 
co differente dall'anfiteatro, per il che si 
sono alcuna volta confusi que'due nomi. 
Più analogo per la sua forma allo stadio 
de'greci (luogo ove si esercitavano gli atle- 
ti e che faceva parte degli antichi gin- 



i54 TEA 

nasi, de'quali parlai a Liceo: secòodoYi* 
truYÌo era più lungo che lai*go e circon- 
dato di gradi, su'quali potevano collocar* 
si numerosi spettatori. Stadio, Stadium, 
dicevasi ancora il luogo ove celebravan* 
si ì giuochi solenni, especialmente le cor- 
se. Lo stadio d'Olimpia era lungo 600 
piedi: sì distingueva in 3 parti, l'ingres* 
so, la parte dì mezzo, e il fine o la meta), 
il circo era oblungo, e terminava in li- 
nea retta a queir estremità ov' erano le 
carceri, dalle quali uscivano i carri per 
j&re le corse intorno alla spina; e questa 
costituiva la maggior di tferenza tra il cir- 
co e l'anfiteatro. La spina consisteva in 
un rialzo isolato posto in mezzo e lungo 
l'arena : era abbellita da statue e obeli- 
schi. L' interno non diiSeriva da quello 
degli anfiteatri. L'ei^terno consisteva in 
due portici colonnati l'un sull'altro con 
terrazzo sovrapposto, ed alcune torri al- 
l'estremila e verso il mezzo, le di cui ci- 
me, come quella pure del terrazzo, era- 
no decorate di sculture. 1 teatri essendo 
del tutto scoperti, s'immaginò di ripara- 
re gli spettatori con un gran velo o con 
molte tele, che furono dette Velario e 
Tenda, Velarium o Velay la cui dispo* 
sizione è pur ancora un problema per gli 
antiquari non meno che per gli artisti. 
Si pretese ultimamente la scoperta nel- 
1' anfiteatro di Verona della situazione 
centrale, ov'era posta un'antenna, la qua- 
le forse sosteneva le vele, giacche diver- 
samente la curva catenaria troppo prò* 
lungata, ne avrebbe impedita o renJuta 
incomoda e forse perniciosa l'applicazio- 
ne. Parimenti a' tempi nostri l'architet- 
to cav. Valadier costruì un velario sul- 
l'anfiteatro d'Augusto o Correa, ma pre- 
cipitò per l'improvvida economia dell'im- 
presario che afferri volle frammezzati de- 
gli assi di legno. Tornerò a farne parola 
dicendo degli anfiteatri. Nondimeno di 
questi sopra-cielo si può vedere il Tafuri, 
De ir invenzioni uscite dal regno di Na* 
poli, presso Calogerà, Opuscoli l. i a, p. 
353, il quale oltre il parlarue riporta gli 



TEA 

autori che ne trattano. Alcuni teatri avea- 
no un portico dietro la scena, e altri an- 
co un tempio unito al teatro medesimo. 
Il carattere di tutti questi edifizi era quel- 
lo della solidità, della grandiosità, della 
magnificenza, non disgiunta dalla consi- 
derazione del comodo collocamento de** 
gh spettatori. VelV Effemeridi letterarie 
di Roma del 1823, t. 12, p. i44) ^ì ^ ^^ 
Lettera delle linee de^ sedili de^ circìu\ 
teatri e an/iteatridì Angelo Uggeri.! pi il 
antichi e savi architetti preferirono la li* 
nea protuberante alla posteriore sempli- 
cemente incisa per la divisione de'sedili, 
per unoodue posti, non solo per la mag- 
gior conservazione e solidità, ma per im- 
pedire che l'acqua restassestagnante nel- 
la linea d'avvicinamento, e per tal mo- 
tivo dierono a' sedili un declivio per fa- 
cilitarne lo scolo, innestando il grado d'un 
sedile sopra il grado del sedile sottopo- 
sto. Si ponno vedere BiCengero,Z>e thea* 
tro ludisque scenicis, Tricassibus 1 6o3. 
Histoireuniver selle desthédtres de tou- 
tes les nationsy Parisi 779. Storia e de* 
scrizione de' principali teatri antichi e 
moderni corredata di tavole per cura 
di Giulio Ferrari^ con osservazioni di 
Paolo Landrianiy^xìano 1 83o.Ca v. Lui- 
gi Grifi, Ragionamento sulle iscrizioni 
intorno a' teatri antichi e d giuochi in 
essi rappresentati^ntWe Disscrt, delFac' 
cad, Rom, d^ Archeologia 1. 12, p. 33. Il 
Buonarroti, Osservazioni sopra meda^ 
glioni antichi, ne fa pure sugli ornati de' 
teatri e circhi pubblici in occasione di 
giuochi, di statue degli Dei e principi, e di 
colonne preziose di marmo, che poi si Ie« 
va vano; e che talvolta per tali festeggia- 
menti si fecero templi di legname o al- 
tra materia di poca durata, per ornamen- 
tode'teatri e de'circhi, il tutto esprimen- 
dosi nelle medaglie e medaglioni. Che t 
luoghi pubblici destinati alle feste era- 
no presi per un contrassegno della no- 
biltà e gentilezza de'cittadini, i piò amo- 
revoli de' quali facevano a gara di pro- 
muovere que'sontuo:>i edifizi^ e far che la 



TEA 

foro patria avesse tutte quelle cose, ch'e- 
rano nell'altre città, comesi cava da piii 
Juoghi di Dione. Che nelle tragedie com- 
pari vano gli Dei e i personaggi tutti ve* 
«tili di panno sino a'piedi. Quantunque 
alcuni teatri ebbero la nobiltà della sce* 
na ricercata da Vitruvio,nelle rappresen- 
tazioni eroiche, ad ogni modo gli orna- 
menti di colonne, frontespizi e altre fab- 
briche reali fìssi pigliavano tutta la flic- 
ciata, nèaveano le vedute in prospettiva 
e in dentro, ed erano privi delle nostre 
scene messe in opera lai/ volta al rina- 
scere di tutte le arti a tempo de' nostri 
bisavoli; avendo avuto gli antichi sola- 
mente certe poche macchine goife e gros- 
solane, per gli accidenti e comparse de- 
gli Dei. L'Adami nella Storia di Volse* 
no antica metropoli della Toscana^ ra- 
gionando del suo teatro e di sua origine, 
riferisce che dilatati i confini della città, 
molti convicini popoli alla società loro i 
volsenesì ammisero, co' quali passate le 
diurne fatiche, allorché avvicjnavasi la 
primavera in deliziosi boschi aduna vansi. 
J vi con rozze e non eulte parole,servendosi 
d'una semplicetta musa, prenunziavano 
col canto la prossima felicità della novella 
stagione. Di questi intese parlare Cassio- 
doro, allorché scrisse a Simmaco suocero 
di Boezio Torquato, dicendo che la forma 
del teatro, a cui l'ombro densissima del 
bosco dette il nome di Scena, altra non 
era che quella dove i pastori ne' primi 
tempi con varie mutazioni di voce canta- 
vano di versi soggetti di piacevoli cose.Cre- 
sciuti ^t in abbondanti dovizie i volse- 
nesi, cambiarono i ristretti abituri in su- 
perbi e magnifici edifizi, sicché gareg- 
giarono co' romani non solo ne' giuochi 
scenici, ma eziandio ne'pili crudeli spet- 
tacoli d'uomini e di fiere. Ridotta in pode- 
stà de'romani Volseno, stabilitosi il com- 
mercio fra l'etrusco e il popolo latino, in 
breve comunicaronsi quanto aveano di 
piiiparticofóre,in uno al meraviglioso ge- 
nio pegli spettacoli, e Volseno sopra ogni 
altra città elrusca ne fu la ritrovatrice, 



TEA i55 

secondo Adami. Già da' primi tempi di 
Romolo altri giuochi non ebbe Roma che 
i circensi, quando Dell' anno 890 di sua 
fondazione, essendo gravemente trava- 
gliata da pestilenza,cui ogni medicina riu- 
sciva inutile, chiamò dalla Toscana gl'i- 
strioni o commedianti (erano gl'tstnoni 
figli de'iSeri'i^cheda giovinetti si applica- 
vano a quell'esercìzio, e ballando e scher- 
zando con atti osceni rappresenta vano or- 
dinatamente sul teatro le favole), perchè 
col canto, col suono, co'baili, co' gesti e 
facezie loro, da lunga e profonda afflizio- 
ne i romani sollevassero, il quale rime* 
dio, sebbene vano riuscisse, fu tanto ap- 
plaudito da'romani,che non ne obliaro- 
no mai più la costumanza. Ma benché in 
Roma il piaceredi tal divertimento si pro- 
curasse ogni giorno d'ingegnosamente ac- 
crescerlo con nuove invenzioni, la pom- 
pa e il diletto non giunse a farsi spetta- 
colo dell'umana fortezza, finché debella- 
ta Volseno, fatto pacifico e piti frequen- 
te il passaggio de'romani e la dimora in 
Etruria, sembrò gratissimo a quegli ani- 
mi bellicosi il fiero e sanguinolento giuo- 
co de'gladiatori. L'anno dunque di Ro- 
ma 490» facendo Marco e Decio Giunii 
Bruti con solenne pompa i funerali del 
padre, fecero combattere per la i.> volta 
alla presenza del popolo 3 coppie di gla- 
diatori nel jPoro Romano. L'introduzio- 
ne dall'Etruria in Roma de^giuochi sce- 
nici, dice l'Amati, si prova non solamen- 
te coll'au tori tà di T. Livio, di Biondo da 
Forlì che a'tosca ni dà il primo luogo nel- 
l'invenzione de' teatri e degli spettacoli 
scenici, e da Polidoro Virgilio nel trat- 
talo ùe^* Inventori delle cose; ma ezian- 
dio dall'etrusca origine della voce Istrio^ 
ne: cosi non può dubitarsi che i giuochi 
de'gladiatori dalla regione medesima non 
vi derivassero, poiché il nome di Lani^ 
sta, che da vasi da' romani a coloro che 
compravano, nudrivano ed esercitavano 
i gladiatori, era etrusco affatto e signifi- 
cando carnefice j ed ì gladiatori denomi- 
nali Felitif provenivano dalP omonima 



i56 TEA 

città toscana. Afierma Vitru? iocfae gl'ita- 
liani non da'greci o da altri nopoli appre-* 
sera i gladiatori! spettacoli, ma da'ioro 
maggiori, vale a dii^^dagli etruschi, il che 
comprova i monumenti per tutta Toscana 
disoUerrali,in cui sono scolpiti molti qom- 
battimenli di gladiatori e d'altii uomini, 
che s' uccidono con arme usate e talora 
strane, non che l'asserto dal Maffei , che 
tali spetCacoli si facevano da'romani, pre- 
sone dagli etruschi il costume, non solo 
nel teatro, ma ancora ne'conviti. 11 Nib- 
hf^Roma nelVamvo 1 838^par. 2/ Antica, 
tratta a p. 578: De* Teatri* e de* Portici 
annessi^ di loro origine presso i romani, 
de'giuochi che vi celebravano, e delle par- 
ti che li costituivano. Ne darò un estrat* 
to. Fino all'anno di Roma 891 i romani 
furono contenti, quanto a' divertimenti, 
de'giuochi circensi; ma in quell'anno im- 
perversando la peste, esauriti tutti gli al« 
tri mezzi, si volle tentare V introduzione 
de'giuochi teatrali che ludi scenici i\ dis* 
sero.Que'prtmi giuochi nella loro rozzezza 
consistevano in una danza informe pan- 
tomimica a suon di tibie (strumento da 
fiato usato nell'antiche commedie, forse 
Io stesso che il flaulo,o meglio il piffero che 
Io somiglia^ e di suono acuto), alla quale 
gli astanti prendevano parte con motteg- 
gi; ma siccome non trovarono nel circon- 
dario di Roma chi sapesse eseguirla, per- 
ciò chiamarono gli attori dall'Etruria: e 
perchè tali giuocalori dicevansi da' latini 
ludiones, nome derivato da ludus^ giuo* 
co, e dagli etrusci hister ed histrio, per- 
ciò ne venne, che poscia histrio fu sino- 
nimo di attore teatrale. A poco a poco di- 
poi presero una forma piti regolare, e dai 
motteggi, da' versi che chiama vansi^è^cen- 
nini perchè veni vano da i^e^ca/inm/Ti città 
eU*usca non lungi da Falcrii (di che par- 
ki a Civita Castèllaita e negli articoli 
analoghi), si passò alla satira regolare che 
Livio chiama impletas mocUs saturas : 
e finalmente circa l'anno 5i 2 di Roma M. 
Livio Andronico, liberto di M. Livio Sa- 
linatore e precettore de'suoi figli, oompo- 



TEA 

se le prime commedie e tragedie latine 
foggiandole sulle greche, e fondò così ti 
teatro latino. Ma non si potè così presto 
togliere al popolo il gusto d'interloquire, 
per così dire, cogli attori durante la rap- 
presentazione , onde negl' intermezzi fra 
un atto e l'altro i giovani presenti si di* 
verttvano a rappresentare farse che deri- 
vando da y^te/^ (città etrusca nel cui an- 
fiteatro si rappresentavano quelle picco- 
le commedie o farse satiriche e burlesche; 
diversa da Atella di Campania vicino ad 
Aversa) furono appellate atellane, e che 
essendo estranee al componimento che si 
recitava furono designate col nome di e* 
xodia. Laonde i giuochi teatrali o sceni- 
ci si composero di pantomime, satire a- 
tellane, commedie e tragedie. In principio 
a Roma si dierono questi spettacoli nel- 
r arena del circo e ne'fori , ed il popolo 
assisteva in piedi, come oggidì dinanzi ai 
saltimbanchi. L'incivilimento progressi- 
vo e il commercio più attivo, che i roma- 
ni ebbero co'greci stabiliti nell'Italia me- 
ridionale e soprattutto colla Sicilia, li por- 
tò a conoscere quanto piii comodo fosse 
l'assistere a quelle rappresentazioni sopra 
sedili, come a'giuochi circensi, quindi fe- 
cero de' teatri temporanei di legno , ma 
neppure questi furono giudicati sufficien- 
ti: quindi da tali teatri si volle passare ai 
fissi, e se ne trasse motivo dall'annua ri- 
correnza de'giuochi megalesi che si cele- 
bravano a onore di Cibele nel circo, e di- 
nanzi al suo tempio nel Monte Palatino, 
ì quali erano principalmente teatrali e 
presieduti dagli edili curuli (mei^istrali 
che in uno agii altri descrissi a Roma, col- 
le loro differenti specie, e altrove), e in lo- 
ro mancanza dagli edili plebei. I censori 
Messala erCassio conoscendo la tendenza 
popolare e volendo lusingarla, nel 599 di 
Roma immaginarono di costruire un so* 
lido teatro presso l'angolo boreale del Pa- 
latino adiacente al Lupercale, luogo pros- 
simoal tempiodi Cibele e aderente al Fo- 
ro Romano, affine di dare maggior como- 
do al popolo oe'giuochi scenici della dea. 



TEA 

sta innovazione fu riguardata perni- 
1 e nocevolissima alla gravità de'co* 
li dal console P. Cornelio Scipione 
ce, onde dopo essere stato comincia- 
edifizio, e dopo essere stati prepara- 
oltì materia li, fu demolito e dispersi 
teriali, per decreto del senato, il qua- 
el senatusconsulto aggiunse che niu- 
intro le mura e fuori di esse nel rag- 
d'un miglio potesse metter sedie o go- 
I assiso di tali spettacoli. Non descri- 
loNibby i teatri di legno eretti inRo- 
ne darò un'idea con altri scrittori. I 
ani non ebbero per lungo tempo se 
che teatri di legno: terminati i giuo* 
si disgiungevano. Questi edifizi in so- 
za non consistevano che in una sce- 
enza gradi per gli spettatori, i quali 
conseguenza erano obbligati a tener- 
I piedi durante tutta la rappresenta- 
e.ll L^che presso i romani fece costrui- 
n teatro di legno con sedili, fu M. £•> 
Lepido. In seguito i romani imitan- 
a magnificenza de' greci, M. Emilio 
irò eresse un teatro composto di 3 or- 
d' architettura, e sostenuto da 36o 
ine, di cui le più elevate erano di le* 
dorato, quelle- del mezzo di cristallo 
lonte, e le ultime di marmo di Cre- 
egl'intervalli vi erano colloca te Sooo 
e di bronzo, e tutto l'edificio conte- 
8o,ooo persone. Scauro morì nel 
di Roma. C. Scribonio Curione fece 
nenti edificare due grandi teatri in 
I, con tanto ingegno costruiti, che fa* 
osi girare su de'perni,si faceva a pia- 
cambiar di luogo alla scena e agli 
itori. Quanto però Nibby dice di 
idi Curione, lo riferirò parlando de* 
ifiteatri, perchè fornì l' idea di tali 
:i. In questi edifizi che contenevano 
da 6o,ooo persone, si erano con in- 
ile lusso praticati de'zampilli d'ac- 
odorosa, che serpeggiando attraver- 
statue, le quali ornavano le parti su- 
ri , mentre servivano a purgar l'aria 
ata da riunioni cotanto numero^ | 
rauo da ogni parte a guisa di iugia- 



TÈA i57 

da sugli spettatori. Curione che l'innalzò 
nel declinar del VII secolo di Roma, nel- 
le sue prodigalità non ascoltò i consigli di 
Cicerone già suo tutore: fu egli il princi- 
pale strumento della guerra civile tra G. 
Cesaree Pompeo, e morì nel 706. Quin- 
di a'tempi di Cicerone (il quale parlò con 
disprezzo di questa specie di passatempo), 
era già andato in disuso il costume di non 
sedere a'giuochi scenici, poiché ne'famo- 
8i teatri temporanei eretti da Scauro e da 
Curione nel finir del VII secolo di Roma, 
e in quella stessa epoca nel 699 Roma vi- 
de ili .''teatro solido per opera di Pompeo, 
il quale volendo isfuggire malgrado la 
sua possanza 'alle osservazioni che potè* 
vansi fare circa tal novità, costruì sulla 
sommità de'gradini un tempio di Vene- 
re Vincitrice, e nell'invitare il popolo al- 
la dedicazione lo chiamò al tempio di Ve- 
nere, al quale,aggiuDse, ho sottoposto dei 
gradini per assistere a'giuochi: tanto ne- 
cessaria era ancora la circospezione. In* 
fatti la scena fu fatta di legno e mobile. 
G. Cesare non volendo essere inferiore al 
suo emulo e genero Pompeo, poco prima 
di sua morte cominciò a preparare l'area 
d'un altro teatro, progetto che poi fu com- 
pito dal nipote Augusto l'anno di Roma 
74I9 e lo chiamò di Marcello, per me- 
moria di tenerezza e d' amore: lo stesso 
anno pochi mesi innanzi un altro ne avèa 
edificato e dedicatoCornelio Balbo,e que- 
sti 3 teatri furono i soli che avesse Roma 
antica da'tempi d'Augusto fino al secolo 
V di nostra era e alle prime invasioni dei 
barbari, e colla continuazione degli spet- 
tacoli scenici. Augusto punì la licenza di 
Stefanione attore nelle togate, col &rlo 
battere colie verghe per trina theatra. 
Tali giuochi Nibby crede cessati verso l'e- 
poca della guerra gotica sotto Giustinia- 
no 1, comechè altamente micidiale a Ro- 
ma. La descrizione ornamentale e splen- 
diciissima de' sontuosi teatri di Pompeo, 
di Balbo e di Marcello, si può leggere ne- 
gli storici che citerò, limitandomi poi con 
Kibby a darne un'idea quanto alla costru* 



i58 TEA 

Kione, e acl alcune altre notizie. I romani 
mentre presero dagli etruschi i primi 
giuochi scenici, ebbero da'greci non solo 
il loro miglioramento, ma ancora la for- 
ma delle parti costituenti un teatro, me- 
uo leggiere modificasioni ch'esigevano gli 
usi. Adottarono il nome pure dell'edifi* 
tio,che chiamarono TTieafriim, e derivan- 
te dal verbo, sto a vedere^ e com'era na« 
turale eziandio quelli delle parti. La for- 
ma era semicircolare e la disposizione dei 
gradini fu greca, ma ne'particolari della 
pianta vi furono modificazioni, onde Vi- 
tro vio distinse i teatri latini da'greci, e 
la di£ferenza principale sembra che con- 
sistesse nell'allootanare pitTo meno la sce- 
na da'gjadinì, vale a dire, che nel teatro 
greco lo spazio dell' area sotto i gradini, 
che noi diremmo la platèa, supponendo- 
lo un circolo, ne'teatrì greci avea la for- 
ma di Squarti di circolo, ne'romani quel- 
la d'un semicircolo perfetto: fatto che si 
riconosce ne'teatri esistenti^ poiché quel- 
li eretti da'greci non presentano pianta 
semicircolare, ma d'un circolo troncato 
\er8o la scena; mentre i romani sono se* 
micircoli perfetti, più o meno disgiunti 
dalle decorazioni della scena. La differen* 
sa nacque dall'uso: i greci che considera* 
vano l'area ossia la platèa odierna, come 
destinata agli spettatori, dovettero lascia- 
re uno spazio intermedio fra il palco de- 
gli attori , e quelli che assistevano allo 
speltacolo,spazio destinato principalmen- 
te a'cori e alle danze, e denominato con 
\ocabolo significante danza. 1 romani ri- 
tennero il nome d'orchestra che dierono 
a ciò che noi chiamiamo platèa, ma che 
non fu destinata allo stesso uso, imperoc- 
ché era particolarmente propria de'sena- 
tori, e pare che questa fosse l'origine del 
podio o piedistallo continuato, rialzo di 
muro che circondava l'anfiteatro e fbrma- 
"va una specie di galleria o di corridoio 
tutto all'intorno, il quale avea una lar- 
ghezza bastante per contenere diversi or- 
dini di sedili; dappoiché non potendo i se- 
na lori rimanere nell orchestra^quando si 



TEA 
davano spettacoli ne'teatri di natura da 
dover occupare questa parte, salirono co- 
me era naturale sui primi gradini che l'at- 
torniavano. La parte semicircolarecosti- 
tuente il posto degli spettatori fu da'ro< 
mani designata col nome di cavea^ alme- 
no fino a'tempi di Cicerone, perchè avea 
la forma concava, veduta dall'alto (cavea 
fu pure detta quella specie di grotta sol- 
terranea a volta , nella quale lenevansi 
chiuse le bestie feroci sotto i gradini del- 
l'anfiteatro): i greci per la ragione me- 
desima la dissero il concavo. Quella de- 
stinata agli attori delle rappresentazioni 
tragiche, comiche e satiriche fu appella- 
ta scena da'romani, nome tratto da'gre- 
ci perchè originalmente coperta da ten- 
de, e che presentava l'apparenza d'un ta- 
bernacolo. L'origine del nome di orche- 
stra della parte intermedia, è stata indi- 
cata poc'anzi. Quindi le parti costituenti i 
teatri romani si riducevano a tre, cavea^ 
orcìiestra e scena, E quanto alla i .", la 
disposizione era la medesima di quella 
che descriverò parlando degli anfiteatri: 
costituì vasi di precinzioui, e di portico su- 
periore: i gradini da sedere venivano ta- 
gliati da scalene {scalarla) per la como- 
dità d'accedervi, che partivano dalle por- 
te (yomitoria), che intromettevano nella 
cavea: de'gradini i primi 1 4 piti prossimi 
all' orchestra furono destinali a'cavalieri. 
L'orchestra, come notai, fu il luogo de- 
stinato a' senatori, quando lo spettacolo 
non esigeva che la platèa rimanesse sgom- 
bra, ed allora passavano nei gradini piii 
prossimi. La scena finalmente veniva co- 
stituita da quella parte, dove gli attori 
recitavano, la più aderente all'area, e che 
dall'essere circa 6 piedi innalzata sul pia- 
no di questa, chiama vasi /7ii//7zVam opro- 
sceniwn: dietro di questa parte erano i 
luoghi dove gli attori si vestivano e si ri- 
posavano, che chianiavasi postsceniwn. 
La scena era la parte più magnifica del 
teatro, e costituiva una bella facciata or- 
nata di colonne a vari piani, e di statue, 
che allcttava gli spettatori anche quando 



TEA 

non si davano roppresentazioDÌ: era un 
vero edifìzio magnìfico, e non come dice 
Nibby una gabbia di meschine decorazio- 
ni, non dirò di Roma, che si vuol depri- 
mere dagli stranieri, ma ancora di quelli 
tanto decantati di altre città dell'Euro- 
pa. La scena era in parte fissa, in parte 
mobile, che si adattava secondo le rap- 
presentazioni. E quanto aliai. "alle volte 
era formata da du.e ovvero da tre ordini 
di colonne, secondo l'altezza del teatro; 
e la parte di mezzo designa vasi col nome 
di reggia, le laterali con quello di ospi- 
zi! {hospitalia): vale a dire che i perso* 
naggi principali entravano per le porte di 
mezzo, ì secondari! per le WitrMipodium 
chiamavasi il muro di rialto delia scena 
stessa ossia del palco verso Y orchestra : 
pulpitum il palco propriamente detto. La 
2.* o parte mobile detta versatilis e ductì- 
lisy era iR>rmata da trigoni o macchine 
lriangolari,le quali giravausi e secondo la 
rappresentazione aiutavano Fimmagina- 
zione degli spettatori coirimitare il sito 
della scena che si rappresentava. Un ten- 
done chiudeva ciò che oggi suol chiamar- 
si bocca d'opera, e questo dice vasi auleum 
e sipariuniy il quale nome die origine al 
nome del moderno sipario: esso però non 
calavasi ma alzavasi per chiudere, e ciò 
facevasi col mezzo d'un meccanismo esi- 
stente sotto il palco.Mentre i nostri siparii 
o tende li usiamo come gli antichi,il movi- 
mento però è diverso: invece che l'odier- 
no sipario si alza al cominciar della rap- 
presentazione e si abbassa al suo fine, la 
tela degli antichi abbassa vasi per aprir 
la scena, e si alzava negl'intermezzi, af- 
fine di preparare lo spettacolo susseguen- 
te; quindi alzare ed abbassare la tela si- 
gnificava per essi precisamente l'opposto 
di quello che noi intendiamo con tali vo- 
caboli. Pare che anche il sipario degli an- 
tichi fosse dipinto, e rappresentasse per 
lo più fiitti storici, come facciamo noi, ov- 
vero si suole dipingere quadri di paesi , 
architetture e talvolta quadri allegorici. 
Gli spettatori venivano coperti dal-solecol 



TEA 159 

velario e come negli anfiteatri. Il teatro 
rendevasi sonoro per mezzo di vasi di 
bronzo, disposti in modo particolare en- 
tro vani esistenti fra'grailini, ma parlan- 
done Vitro vie con poca chiarezza, die o- 
rigine a molti sistemi. Aggiunge che die- 
tro la scena doveano costruirsi Portici 
(/^),ne'quali il popolo potesse ritirarsi in 
caso di pioggia improvvisa, e dove i cori 
potessero fermarsi per entrare con bel- 
l'ordine nella scena, e fra. gli altri esem- 
pi noni ina in pi imo luogo i portici diPom- 
peo. Aggiungerò, che le azioni teatrali in 
uso presso gii antichi romani, e denomi* 
nate ludi scenici, sì possono ri durre a que- 
ste 4 specie: satira y numi, commedia e 
tragedia. Ne' suoi principi! la satira era 
come una commedia ridicola, sparsa di 
tùoha maldicenza e motteggi, accompa- 
gnata da musica e danza, e ben diversa 
da quelle lasciate da Orazio, Persio e Gio- 
venale, che non furono certamente com- 
poste pel teatro. I mimi erano poemi as- 
sai più licenziosi e piccanti della comme* 
dia ordinaria: questi non si distingueva- 
no in atti, ed erano recitati e cantali da 
un solo attore cìiianìHio pantomimusy^er- 
ché buffonesea mente contraffaceva le a- 
zioni di lutti gli uomini, imitandoli in mil- 
le guise, e ponendosi in mille ridicole po- 
siture per fare ridere gli spettatori. I più 
famosi autori de'mimi sono Laberio e Per 
blioSiro, che fiorirono a tempo di G. Ce^ 
sare. La commedia SI presso i romani clie 
i greci si distingueva in antica e moder- 
na; quella era più libera e più ripiena di 
maldicenze e di sale; questa era più civi- 
le e modesta. Egli è però vero che quan- 
tunque ella fosse più aggiustata, e di sti- 
le più terso,contuttociò a poco a poco visi 
aggiunsero molle cose dell'antica comme- 
dia e singolarmente a quelle, che chiama- 
te atellane, ebbero poi il nome di exor- 
diwtty vale a dire conclusione o termine. 
Differente è dalla commedia la tragedia, 
tanto a riguardo del soggetto, quanto dei- 
Io stile. La commedia è una rappresenta- 
zione naturale, che si aggira inloruo ad 



i6o TEA 

a vTentui*e,e comunemente a soggetti doz- 
sìuali e comuni: lo stile é semplice e pia- 
no, conveniente a persone particolai'i , e 
tale in somma che scuopre il rango e la 
qualità di coloro che l'usano. Servi vansi 
altre volte i commedianti d'una tal sorta 
dt calzatura bassa, chiamata soccus, da 
cui non solo venivano distinti, ma resi an- 
cora più agili neir uso e movimenti dei 
piedi. Per lo contrario la tragedia «^uua 
seria e grave rappresentazione di qualche 
fatto funestOjSeguito da personaggi di con- 
to e ragguardevoli o per la loro qualità 
o per il loro merito. Quindi lo stile della 
tragedia è più sostenuto e sublime, acciò 
meglio si confaccia alla grandezza e digni- 
tà di chi parla. A fine poi di dare agli at- 
tori nel le tragedie aria da eroi,efdrli com- 
parire più sostenuti e maestosi , fu loro 
dato una specie di stivaletti, che uniti al* 
la scarpa coprivano tutto il piede ed una 
parte della gamba, detti cothurni. Oltre 
i- teatri erano in Roma altresì 4 pubblici 
edifizi a foggia di piccoli teatri, cui dava- 
no il nome di Odeum. Quivi si raduna* 
va la gente per sentire i musici quando 
cantavano per conseguire il premio pro- 
posto a chi rimasto fosse vittorioso, e qui- 
Vi ancora si facevano le prove della mu- 
sica, che doveasì poi cantare nel gran tea- 
tro. Quando la disciplina della romana re* 
pubblica fu alquanto più severa, si tene* 
vano lontane le donne da'pubblici spet- 
tacoli,a'quali non potevano andai*e, alme- 
no senza licenza de'mariti loro, al senno 
de'quali pare che fosse riservato il giudi- 
care, se que'giuochi e feste potessero riu- 
scire nocevoli al decoro e onestà roatro- 
nale.Narra Valerio Màssimo che Sempro- 
nio Sopho o il Savio ripudiò la moglie, 
per essere andata senza sua licenza a ve- 
dere certi spettacoli. £ pure dice Plutar- 
co, ch'erano giuochi funerali (de'quali ri- 
parlai a Sbpoltub a), forse meuo atti di lo- 
ro natura a recar nocumento a'buoni co^ 
stomi. Scrive Svetonìo, che Augusto non 
permetteva che le donne vedessero se non 
da lontano i combattimenti che si fiice*- 



TEA 

vano nel teatro da'gladi a tori, sebbene ta- 
li spettacoli fossero assai couiuni e ordi- 
nari a ogni condizione di persone. Il di- 
vieto alle donne d' intervenire alle lotte 
degli atleti , pare che fosse pel pudore , 
perchè solevano combattere co'corpi nu- 
di. Questo salutare rigore si rallentò, non 
sempre osservandosi che alte donne fosse 
interdetto V ingresso alle feste e giuochi 
teatrali, come si trae da Ovidio, De ar* 
te amandi lib. i , che dichiarò i teatri fo« 
menti all'amore. Stazio riferisce che non 
erano in Grecia ammesse le donne a'so* 
lenni giuochi olimpici; e il citato Valerio 
Massimo osserva che .se ne fece eccezio* 
ne a Berenice, per avere avuto padre e 
fratelli vincitori ne' medesimi. Pausania 
dichiara la legge greca che escludeva le 
donne da'giuocbi olimpici»sotto pena d'es- 
ser precipitate dal monte Tipco. Abbia- 
mo da Varrone, che i padri di famiglia 
di Roma pel timore d'essere ritenuti trop-- 
pò lungamente ne' teatri dall' attrattiva 
delle rappresentazioni, portavano nel se- 
no loro delle colombe domestiche, le qua- 
li servivano per mandar notizie di se stes- 
si alle loro case, per mezzo di biglietti che 
attaccavano alle zampe di que' volatili. Di 
tale uso parlai ancora nel voi. LXK, p. 
i58. Divei*si autori scrissero sui teatri di 
Roma e di altri luoghi. Gioacchino San- 
drart, Theatrum Romae antìquaeet no* 
vae^ Norimbergae 1675. Chiaramonti» 
Delle scene e de' teatriyCeiena 1 67 S.Maf- 
fei, De' teatri antichi e moderni^ Verona 
1753. Signorelli, Storia critica dentea* 
tri antichi e moderni j Discorso da ser* 
vire di lume alla detta storia , Napoli 
1777-83-87 e i8i3. D'Apuzzo, Sopra 
i teatri moderni e sopra gli archi di 
trionfo degli antichifi,oma 1 8 1 7. 11 Nib- 
by ci lasciò la descrizione de'3 seguenti an- 
tichi teatri di Roma, de'quali sussistono 
pochi avanzi, di cui per ordine ali&beti- 
co darò un cenno. 

Teatri antichi di Roma, 
Teatro e Critto-Portico di Balbo. 11 
nipote del celebre L. Cornelio BalbO| Casr 



TEA 

nello Balbo il Gaditano, si distinse pel va- 
lore col quale soggiogò iGaramau ti e n'eb* 
be il trionfo nel 734 di Roma, ili.° a rì« 
portarlo d'orìgine straniera all'Italia, fu 
come lo era stato lo zio uno de'più inti- 
mi amici d'Augusto,a cui per far cosa gra- 
ta coU'imroense ricchezze conquistate edi- 
ficò inRoma un teatro con magnifico porti- 
co coperto, chiamati Theatrwne Crypta 
Balbiy e venoe dedicato nel 74 mei ritor- 
torno d'Augusto in Roma, capace di più 
che 3o,ooo spettatori. L'ei'esse poco di- 
scosto dal Tevere presso la sponda sini* 
stra, in sito basso e perciò soggetto a i« 
nondazioni, onde ne'giuochi di sua dedi- 
cazione Augusto vi accedette in barca. Sì 
credeche dallesue rovine si formasse quel- 
la gibbosità di terreno detto Monte diCen' 
ci \F,\ perchè la famiglia di tal nome vi 
edificò il palazzo, ora de'conti Bolognetti 
e de'marchesi Sampieri, ed un piccolo a* 
Tanzo rimane lungo la via, che da tal pa- 
lazzo conduce a quello de'firanca, al pre- 
sente Palazzo Santacroce (P^.J^eìa piaz- 
za della scuola degli Ebrei, Nel 1 1 43 do- 
Tea esistere qualche avanzo notabile, ri- 
cordandosi col nome di Tlieatrum Anto» 
nini, per la vicinanza del Ponte Sisto al- 
lora chiamalo d' Antonino , dipoi per le 
tante devastazioni cui soggiacque si cre- 
dè essere esistito altrove, finché le ricer- 
che archeologiche di Piranesi lo trovò 
dove realmente surse. Si chiamò Crypta 
in genere anche un portico coperto il* 
luminato dalle finestre in alto, o Critto- 
Portico, diverso perciò da un portico 
aperto ossia peristilio formalo da colon- 
ne e da pilastri isolati. L'uso di tali Crit* 
to-Portìci era di passeggiare più al co- 
perto dall' intemperie, onde più freschi 
erano nell' estate perchè meno accessibi- 
li al sole, più asciutti e tepidi nell' in* 
verno come al coperto dalle pioggie edal 
freddo. Alle sue rovine sì die dagli anti- 
quari il nome di Portico di Filippo e di 
Goeo Ottavio, ma era diverso come in- 
dicai a queir articolo. Di quello di Balbo 
se ne vedono avanzi presso la chiesa di 

VOl.^ LXXIII. 



TEA 161 

s. Maria In Cacaberis, della quale parlai 
nel voi. XX III, p. \^i. Presso questo 
teatro e quello di Marcello erano i Por- 
tìci d'Ottavia e di Filippo; quello di Ot- 
tavia ebbe origine da quello di Metello, 
e racchiuse i templi di Giove Statore e di 
Giunone Regina,la Curia,ela iSc^/^z det- 
ta di Ottavia. La pianta del magnifico e 
grandioso portico d'Ottavia si può vede- 
re in Nibby e inMelchiorrì. Del portico di 
Filippo che conteneva il tempio d'Ercole 
Musegete,come d'altri portici, parlai au- 
cora a TEMPio,descrivendo i templi di Ro- 
ma pagana; così di quello d'Ottavia e di 
altri portici di templi romani. 

Teatro di Marcello, Giulio Cesare vo- 
lendo edificare un teatro come quello di 
Pompeo, lo cominciò, ma noi potè finire 
prevenuto dalla morte: Augusto lo com- 
pì e lo appellò di Marcello dal nome di 
Marco Claudio Marcello suo nipote come 
figlio della sorella Ottavia,il quale accop< 
piava in se tutti i pregi degli uomini subli- 
mi, era la delizia dello zio, l'idolo de'ro- 
mani ; dovea succedere nell' impero del 
mondo, e chi sa qual sarebbe divenuto, 
ma 20 anni avanti la nostra era morì di 
18 anni. Il lutto per tale perdita fu uni- - 
versale e profondo; egli però nella memo^ 
ria de'colti resterà finché rimarranno vi- 
vi gli aurei versi di Virgilio, che nel com- 
piangerne l'acerba e fatale morte l'immor- 
talò. G. Cesare nel volerlo edificare for- 
mò l'area distruggendo le case e i templi 
che ivi trovavansi, e n'ebbe taccia d'aver 
abbattuto de'luoghi sagri e d'essersi ap-v 
propriato le grandi ricchezze trovate in 
quelle demolizioni. Augusto lo terminò 
nel 74 1 di Roma, io anni dopo la morte 
dell' amato nipote (secondo Dione, o nel 
743 come vuole Plinio), e a lui lo dedi- 
cò con feste sontuose, e nelle caccie furo- 
no uccise 600 belve africane.La statua d'o- 
ro di Marcello fu coronata d'ordine d'Au^ 
gusto, e collocata in sedia curule in iuo< 
go distiuto nel teatro fra'magistrati. Quel- 
la in cui sedeva Augusto in tal giorno, es* 
sendosi disunita , cadde supino, il teatro 

1 1 



i62 TEA 

soffrì neirincendio di Nerone, e Vespesia- 
fio ne riedificò la scena^ e con nuova de- 
dicazione celebrò magnifici giuochi» fra' 
quali spettacoli di musicale regalò a'prin- 
cìpali attori somme di denaro e molte co- 
rone d'oro. Alessandro Severo volle rifar- 
lo, avendo sofferto tanto ch'era divenuto 
inservibile. Nel principio del V secolo ser- 
iriva ancora e capace di contenere 3o>ooo 
spettatori. Dopo la morte di s. Gregorio 
VII, nel I p86 fu ridotto a fortezza e chiu- 
so entro le case del potente Pier Leone, 
il quale vi ricoverò Urbano 11 nel 1099, 
e in esso mori; il successore Pasquale li 
lasciando Roma per andar in Puglia lo fe- 
ce Prefetto di Roma {T,), e commise a 
lui ed a Leone Frangipane il governo del- 
la città. Nel 1116 volendo Pietro far crea- 
re prefetto di Roma il suo figlio, contro 
la volontà del popolo, questo corse ad as- 
salire il castello dalla parte àìPiazzaMon- 
tanara. La sua potenza giunse a, tal se- 
gno che sostenne Gelasio 11 e fece ricono- 
scere Calisto 11 contro l'antipapa rifugia- 
to a Sutri^ e secondo qualche scrittore e- 
ra tale l'annoi i3o, da voler imporre al- 
la Chiesa per antipapa il suo figlio Ana- 
cleto 11, che altri con Novaes dicono fi- 
glio d'un ebreo; poiché Lodovico Agnello 
Anastasio nell' Istoria degli Antipapi ^ 
lo dice nato da Pietro figliò di Leone 
giudeo battezzato das. Leone IX, che a- 
vea colle usure ammassate grandissime 
somme d'oro, e rese possente Pietro. Que- 
sti non contribuì all'intrusione del figlio, 
poiché era già morto, come narra mg.*^ 
Nicolai, Della hasiliea dis.Paolo p. 286, 
essendo almeno morto un< anno avanti 
l'antipontificato del figlio, che se vivente 
avrebbe impedito. Pier Leone fu tumu- 
lato a diritta del portico presso la porta 
santa della chiesa di s. Paolo nella via 
Ostiense, in un sarcofago scolpito nella de- 
cadenza delle arti, rappresentante Marsìa 
scorticata da Apollo, con iscrizione me- 
trica, che descrisse e illustrò mg." Nicolai. 
L altro suo figlio Giordano si fece creare 
Patrizio di Roma {V) neh 1 43, e si ri- 



TE A 

bello a Lucio 11, onde il successore Eu- 
genio IH lo scomunicò, e pocQ dopo nella 
sommissione de' romani perde la dignità 
usurpata. In tutti questi avvenimenti è da 
supporre che molto soffrisse il teatro di 
Marcello ch'era il centrodel potere de'Pier 
Leoni, i quali continuarono a figurare si- 
no al principio del secolo seguente, e per 
via di matrimoni è dubbiose si fusero nel> 
la famiglia de* Savelli, Verso il declinar 
del secolo XI II il teatro era ancora in pos- 
' sesso de'Pier Leoni, i quali sembrano già 
estinti nel 1 28o,eda loro non più apparte- 
neva il palazzo fabbricato sul teatro.Sicco- 
me le costruzioni d'opera saracinesca, che 
chiudono tutte le arenazioni dell'ambu- 
lacro esterno del teatraverso piazza Mon- 
tanara e la via de'Sugherari appartengo- 
no al 11° periodo del secolo XIII, come 
quelle di Castel Savello presso Albano,che 
descrissi nell'indicato articolo, del palazzo 
e castello de'Savelli sul Monte Aventino^ 
costruito nel] 286, sembra a Nibby poter 
congetturare che uua donna de'Pier Leo- 
ni si maritò in casa Savelli circa ili 280, 
e per l'esaltazione d'Onotìo IV Savelli 
nel 1 285 avendo la sua famiglia ricevuto 
gran incremento nella possanza, può es- 
sersi operata la nuova fortificazione del- 
l'antica casa de'Pierleoni. E* però vero che 
non si ha memoria diretta del possesso di 
questo monumento per parte de'Savelli a- 
vanti al secolo X,V, e si vuole rinnovato 
il palazzo con disegno di BaldassnrePe- 
ruzzi, passando poi il palazzo per compe- 
ra negli Orsini, onde ora si dice Palaz" 
zo Orsini (F,). Dalle rovine del teatro si 
formò il piccolo Monte Savelli, ne riman- 
gono tuttavia visibili considerabili avanzi 
e sono i più grandi de'3 teatri un dì esì- 
stenti in Roma. Da questi si riconosce che 
il teatro era costituito da due precinzioni 
coronate da un portico superiore, che e- 
sternamente era composto di 3 ordinì,due 
arcuati con mezze colonne d'ordine dorico 
sotto, d' ordine ionico sopra, i.** esempio 
superstite della soprapposizione de^^li or- 
dini in Roma. A questi ordini succedeva 



TEA 

il 3/ senz'archi, probabìlmeDte con fine- 
stre rettilinee, ornato di pilastri corinti, 
e questo è oggi interamente perduto. L'in- 
terno è tutto sconvolto per le costruzioni 
del palazzo e delle case che lo coprono: 
di tratto in tratto però s'incontrano i mu- 
ri intermedi d'opera reticolata, mentre 
tutto l'esterno e tutte l'arcuazioni erano 
di travertino. Della scena è ancora visi- 
bile in^ia Savelli un piccolo tratto ap- 
partenente all'angolo orientale del pro- 
scenio. Perlustrando i sotterranei, le bot- 
teghe, i cortili, le case e gli altri fabbri- 
cati moderni che lo coprono, tante vesti- 
gi^si trovano da poter formare una pian- 
ta completa di questo monumento insi- 
gne. Una ne pubblicò lo stesso Nibby, e 
il Mblchiorri nella Guida dì Roma^ aven- 
do egli già con un articolo pubblicato dal- 
l' J5^'y^''«V^i di Roma del 1 828, 1. 1 o, p. 
348, reso conto del teatro, su quanto ne 
scrìsse l' architetto Saponieri nella Rac- 
colia delle piìi insigni fabbricJie di Ro- 
ina misurate e dichiarate^ e illustrate da 
Filippo Aurelio Visconti. La scena era 
▼erso la ripa del Tevere e -si prolungava 
dall'angolo del vicolo della Campana fi- 
no appresso il portone del Ghetto degli e- 
brei per circa 45o piedi : la cavea girava 
attorno a questo spazio pel vicolo della 
Campanaria via de'Sugherari,e traversan- 
do le case e i cortili che sono fra la via del- 
la Catena, e quella di Ponte Quattro Ca- 
pi, andava a raggiungere l'altra estremità 
della scena, cioè l'occidentale. 11 tratto su- 
perstite della parte esterna mentre si fa 
ammirare per la purità dello stile degli or- 
dini, e s^rve di modeUo, mostra traccie 
evidenti de'replicati incendi, a'quali que- 
sto celebre edificio andò soggetto sìa ne' 
tempi antichi, sia nel medio evo. Le pro- 
porzioni sono così belle che fecero credere 
a molti, che Vitruvio ne fosse l'architet- 
to. La materia impiegatavi è di pietra ti- 
burtina,gabinaealbBna. Il teatrodi Mar- 
cello per la sua ragionata grandezza e 
per lo stile di architettura così perfetto 
beo a ragione. fu preso e si ha sempre a 



TEA i63 

modello per determinare le proporzioni 
de'due ordini dorico e ionico sovrappo- 
sti l'uno su l'altro. 

Teatro y Portico e Curia di Pompeo, 
Dissi già che questo fu \\i° teatro solido* 
costruito in Roma l'anno 699 della città, 
e come Gneo Pompeo Magno che ne fu 
l'autore volle schermirsi dell' infrazione 
del sena tusconsu Ito non abolito, coli' e- 
dificare in mezzo alla cavea sulla sommi- 
tà de'gradini un tempio a Venere Vin- 
citrice, che altri dicono della Vittoria,qua- 
si che i gradini fossero una parte di quel- 
lo, e perciò nell' invito che pubblicò per 
la sua dedicazione chiama va il popolo non 
al teatro, ma al tempio, al quale aggiun*. 
geva aver sottoposto de'gradiqi (serven- 
do però per salire e per sedere), perchè 
il popolo potesse con comodo assiste re a' 
giuochi, e perciò mobile e di legno fece la 
scena. In magnificenza restò superiore a' 
teatri dipoi edificati di Balbo e di Mar* 
cello. Vi die spettacoli di musica e di com- 
battimenti atletici, e nel circo celebrò u- 
na gara di cavalli e stragi d'anfmali lero« 
ci di tutte le specie, poiché 5oo leoni fu- 
rono in 5 di consuma ti,e 18 elefanti com- 
batterono contro legionari. Racconta Dio- 
ne che il teatro fu fabbricato co'dena ri di 
Demetrio liberto di Pompeo, e a lui die 
l'onore del nome, perchè gli erano stati 
somministrati accompagnandolo nelle sue 
spedizioni. Rimasto preda del fuoco nel- 
la scena sotto Tiberio, questi ne intrapre- 
se il restauro, che compì Caligola, indi fu 
di nuovo dedicato da Claudio, il quale gli 
restituì il nome di Pompeo che gli avea 
tolto Caligola, e pose quello di Tiberio al- 
la scena per averla riedificata, e vi cele- 
brò gli spettacoli. Di piti presso il teatro 
eresse un arco di marmo a Tiberio, che 
decretato dal senato non era stato mai e* 
seguito; ed una statua colossale di Giove 
nel campo Marzio, che per la vicinanza 
al teati o fu della/M^z7er Pompe janus, Ne- 
rone lo fece indorare tutto nell'interno in 
un. sol giorno, onde mostrarlo nella festa 
teatrale a Tiridate re d'Armenia, e le ve- 



i64 TEA 

le distese DelFaria per difendere dal sole 
erano di porpora, e nel centro di esse ve- 
devasi rappresentato in ricamoNeroneche 
guidava il carro, ed intorno splendevano 
* stelle d'oro. Andò soggetto a nuovo incen* 
dio nell'anno 80 di nostra era a'teropi di 
Tito, che lo restaurò magnificamente, al- 
trettanto &cendo Domiziano. Era in tut- 
to il suo splendore negl'imperi di Traia- 
no e di Alessandro Severo. Nel 249 sog* 
giacque interamente ad altro incendio sot- 
to Filippo, in un aWEcatonstilo o Cento 
Colonne^ cioè il portico dietro la scena , 
che serviva a diporto pubblico, ed a ri- 
parare gli spettatori del teatro dalla piog- 
gia improvvisa. Quella rovina fu ripetuta 
poco dopo, e sotto Carino nel darsi una 
rappresentazione spettacolosa andò a fuo- 
co la scena, che poi da Diocleziano fu fat- 
ta più magnifica. Esisteva nel principio del 
V secolo, e capace di 27,580 spettatori 
(Melcliiorri dice 80,000), e restaurato da 
Arcadio e da Onorio per danni sofferti nel- 
l'esterno da un terremoto. Si continuò'ad 
aver cura di questo teatro anche durante 
il regno de'goti, poiché Teodorico incari- 
cò Simmaco prefetto di Roma di risarcir- 
lo. Avvenute le grandi rovine di Roma 
poco dopo la morte di quel re, non si per- 
de la memoria di quel teatro, anzi era suf- 
ficientemente conservato nel principio del 
seeolo IX, e si ricorda ancora nel 1 143. 
Sul declinar del secolo XIII annidaron- 
si gli Orsini sulle sue rovine, i quali suc- 
cessivamente andarono fiibbricaudo case 
addosso agli avanzi superstiti, a segno di 
farne a poco a poco sparire ogni forma, 
e fu una delle parti di Roma in cui essi si- 
gnoreggia vario,comc notai nel voLLVIII, 
p. 2 78, dicendo de'Iuoghi in cui ne'bassi 
tempi eransi fortificati i magnati romani| 
menlre i G)lonna dominavano il Mauso- 
leo d' Augusto, i Pier Leoni il teatro di 
Marcello, i Frangipani l'anfiteatro Fla- 
vio. Nel 1 3oo la contrada avea il nome 
ad SeptemLaurum, (orse perchè virìma- 
nevano lauri dell'antiche passeggiate pian- 
tate da Pompeo con platani e fonlane^oar* 



TEA 

rando Svetonio che il dì innanzi gl'idi di 
marzo, in che il dittatore Giulio Cesare fu 
spento, notossi come un re d'uccelli (re- 
galiolus) portando in bocca un ramuscel- 
lo di lauro s'introdusse nella curia pom- 
peiana, dove inseguito da uccelli di va- 
rie specie usciti dal vicino boschetto , fa 
messo a brani. Nel secolo XV vedevasi an- 
cora una parte del teatro non lungi dalla 
Piazza di Campo di Fiore ^ occupata però 
da edifizì privati, si trovarono vari mo- 
numenti epigrafici, uno de' quali presso 
il cortile della Chiesa di s, Lorenzo inDa- 
masOy ricordava il genio del teatro, Gè* 
nium Theatri Pompe/ani j e nel iSaS 
dietro la chiesa di s. Maria di Grotta- 
pinta (di cui riparlai ne* Cenni storici in^ 
torno al dogma dell'Immacolata Con* 
cezione, a p. 42 di questo volume), di pa- 
dronato degli Orsini, si cavò un marmo 
coll'epigrafe Vencris Victricis^ ed ivi e- 
ra il suo tempio, corrispondente pure al- 
l'odierno e contiguo Palazzo Pio e allo* 
ra degli Orsini. La pianta del tempio di 
Venere e del portico dietro la scena detto 
Hecatonstylon delle 1 00 colonne fino al- 
l'epoca di^ Carino, e poi rifatto da Diocle- 
ziano appellato Porticus Jovia dal cogno- 
me da lui assunto, si ha ne'frammènti del- 
l'Icnografia dì Roma a segno che questa 
può servire di guida nella confusione de* 
• fabbricati moderniche ne occupano il sito, 
elevestigie non sono del tutto scomparse 
sottail palazzo Pio e nellecase della Piazza 
dis. Maria di Grotta pinta, della via e piaz- 
za delParadiso,e della via o vicolo di Grot- 
tapinta. Il tempio di Venere dominante 
la cavea, nel mezzo di questa sorgendo cor- 
risponde ov'é oggi il palazzo Pio,occupan- 
do di lunghezza quasi tutta la facciata del 
palazzo ch'è sulla piazza del Biscione; a 
destra e a sinistra la caveaida un lato rag- 
giungeva l'imbocco della via de'Chiavari 
quasi dirimpetto alla porticelia di s. An- 
drea della Valle de Teatini, e dall'altro 
le case piò oltre della piazzetta di s. Bar- 
bara de Librari: la scena poi occupava in 
lunghezza 55o piedi partendo dal risalto 



TEA 

che forma la crocerà occidentale della 
chiesa di s. Andrea della Valle, andando 
quasi a raggiungere la vìa de'Giubbona- 
ri. Dietro la scena era il portico Ecaton- 
stilo quadrilungo, con giardini in mezzo 
ed essedre intorno rettilinee e curvilinee, 
il quale approssimativamente veniva com- 
preso fra la crocerà di detta chiesa, e le 
vie del Sudario, Torre Argentina, s. An* 
na e de'Chiodaroli, e traversando la via 
de'Chiavari raggiungeva l'estremità me- 
ridionale della scena. Le strade indicate 
servono solo per dimostrare non i limiti 
eia estensione precìsa del portico,ma l'an* 
damento;e6Soavea70o piedi di lunghezza, 
terminando nel palazzo Cesarini, incon- 
tro all'odierno teatrp di Torre Argenti- 
na, e 55o di larghezza. A Carcelibbia A- 
rosTOLicA narrai, che verso il suo palazzo 
innalzavasi la famosa curia di Pompeo a' 
piedi della cui statua i congiurati uccisero 
Vemulo e suocero G. Cesare, statua ora 
esistente nel Palazzo Spada^di cui ripar* 
lai nelle biografie Sp ada. A ppiano narran- 
do la morte di G. Cesare, così comincia. 
9» Eranvi spettacoli nel teatro di Pompeo, 
e dovea tenersi il senato io una delle sale 
ivi dappi*esso, com'era costume in tali cir- 
costanze : Bruto di buon mattino, come 
pretore, alzò il. tribunale ch'è dinanzi al 
teatro, e rendeva tranquillamente giusti- 
zia a coloro che la domanda vano."Quin- 
di si vede che lo storico alludeva a que- 
sto portico, che a guisa di basilica vastis* 
sima dava campo alle udienze, e del qua- 
le profittò Bruto per esercitare il suo mi- 
nistero senza dar ombra , e nello stesso 
tempo per esser pronto ad ogni evento del- 
la congiura, essendo uno de'capi, benché 
favorito e dìcesi pur figlio di Cesare; la 
cui tragica fine descrissi a Roma: colla scu- 
sa de' giuochi i congiurati aveano prepa- 
rato un gran numero di gladiatori in lo- 
ro soccorso entro il teatro. Pompeo nella 
curia, ne'dintorni della moderna casa de' 
barnabiti a s. Carlo a'Catinari, avea edi- 
ficato una sala perché il senato nella cir- 
costanza de'giuochi potesse ivi adunarsi^ 



TEA i65 

ed era una curia contigua al portico e al 
teatro. Ivi era la sua statua alta 1 2 pal- 
mi, ma giacente come narra Plutarco,pro- 
babilmente rovesciata dopo la sua cadu- 
ta, verso la quale il congiurato Cassio ri- 
volse gli occhi quasi per acquistarne co- 
raggio, e nel dibattimento dell'uccisione, 
Cesare sia per caso,sia perchè da'congiura- 
ti vi fosse spinto,portossi verso il piedistal- 
lo chela reggeva in origine e ivi dignitosa- 
mente cadde trafitto. Le turbe del popo- 
lo, eccitatea tumulto da M. Antonio, cor- 
sero alla sala e l'incendiarono, ed in de- 
testazione della morte dello zio Cesare fu 
fatta chiudere da Augusto, che inoltre fe- 
ce trasportare la statua di Pompeo dalla 
curia sopra un arco o giano, incontro alla 
porta regia del teatro ossìa rimpetto al- 
l'asse delia scena. Nibby conviene sull'i- 
denticità della statua di Pompeo esisten- 
te nel palazzo Spada di Roma; osserva poi 
che forse l'invidia de'Cesari fece sparire 
la corona di quercia che cingeva la testa, 
e sulle spalle appariscono restreroi là de' 
lemnisci: un braccio e due dita sono la- 
voro moderno. Nibby pubblicò la pianta 
del teatro e portico dì Pompeo, tratta da 
quella del commend. Canina. 

Ad onta della predominante passione 
che i popoli d'ogni età ebbero pegli spet- 
tacoli e pe'teatri, oltre quanto già toccai 
sull'avversione di non pochi saggi sì tra' 
greci che tra' romani, che riprovarono 
ancora le commedie, riferisce Plutarco, 
che Solone condannò le tragedie fino dal- 
la loro origine, e che gli ateniesi crede - 
vano,cbe i poemi drammatici fossero co- 
se sì indecenti e insopportabili, che vi era 
una legge tra loro, la quale proibiva agli 
areopaghi di far le com medico tragedie, e 
. che i lacedemoni non soffrivano che nelle 
loro città si rappresentassero commedie o 
tragedie, per timore di non ascoltare nel 
divertirsi, coloro che rappresentavano co- 
se contrarie al le patrie leggi. Platone a per- 
suasione di Socrate gettò le sue commedie 
nel fuoco, onde poi lo stesso filosofo potè 
seri vere nella sua Repubblica: Noi nou ri« 



i66 TEA 

ceviamo nella nostra citta ne la tragedia, 
né la commedia, perché sono contrarie 
alla semplicità de'costum),ead altro non 
servonoche ad innaffiar l'erbe calti ve,cioè 
a fomentar le passioni, le quali bisogne- 
rebbe interamente estirpare. Aristotile 
voleva che i legislatori non permettesse- 
ro a'giovanì d' andare alle tragedie, af- 
finché non s'imbeve&sero in quella tene- 
ra età delle perniciose idee di stragi e di 
tradimenti. Le leggi romane non manca- 
rono di condannar le commedie, perchè 
avendo notato d'infamia i commedianti, 
sembra che volessero distruggere da'fon- 
damenti il teatro medesimo,vietando con 
questa gravissima pena l'esercizio d' un 
tale mestiere. Ovidio di Sulmoìia (^.), 
benché non fosse certamente di rigida 
morale, già dissi che chiedeva ad Au- 
gusto, che i teatri fossero distrutti come 
seminari d'iniquità^ scogli della pudici- 
zia per radunarvisi uomini e donne per 
vedere ed essere veduti. Tacito racconta 
ne'suoi annali, che i più savi de'romani 
detestarono le commedie e ì comici; e fi- 
nalmente il ricordato Seneca gran mo* 
ra lista de'gentili, dice che non vi é cosa 
più dannosa, che trattenersi in qualche 
spettacolo, poiché allora ì vizi più facil- 
meutes'insinuano per mezzo del?piacere. 
Tra'gentili medesimi vi fu pure chi ben 
comprese quanto fosse nocivo alla gioven- 
tù non solamente il rappresentare, ma 
ancora l'essere spettatore de' teatrali di- 
vertimenti. Riporta Plinio di Quadrati!- 
la matrona romana, che per quanto ella 
fosse trasportata pe'mimi e pantomimi, 
fino a farne ben sovente il suo domestico 
divertimento nella propria casa, non per- 
mise mai per altro, che Quadrato suo ni- 
pote, il quale convivea insieme, visi tro- 
vasse presente, né andasse a'pubblici tea- 
tn, e quando ancora egli divenne d'età 
matura e ammogliato. Tutte le autorità 
de'ss. Padri sono conformi su questo pun- 
to, così i decreti de'concilii, e l'autorità 
eziandio delle s. Scritture, sopra le qua- 
li si fondano tutte le altre verità dell» 



TEA 

religione cristiana, copiosamente esposte 
con prove dall' autore del Trattato de 
giuochi e de* divertimenti permes si o proi- 
biti à^ cristiani^ Roma 1768. Tratta poi 
nel cap.io: Gli spettacoli teatrali sono 
contrari alla professione cristiana^ e al» 
la purità de'costumi. Unanime consen- 
so degli autori più gravi nel condannar» 
liAÌ divertimento del teatra, siccome va- 
gheggiato in ogni epoca dalle nazioni ,sem- 
pre trovò eloquenti apologisti, i quali cer- 
carono tutte le vie per giustificarlo non 
solo, ma pure di altamente encomiarlo, 
come un sollievo allospirito e quale istru- 
zione morale per evitare le passioni che vi 
sono rappresentate. Osserva però Tertul- 
liano, che l'ignoranza delio spirito uma- 
no non é mai tanto prosontuosa, né pre- 
tende mai di meglio filosofare e razioci- 
nare, che allorquando si vuole proibire 
ad èssa V uso di qualche divertimento e 
di qualche piacere, dr cui éin possesso e 
che crede poter legittimamente e inno- 
cuamente godere. Allora é quando ella si 
mette in parata, e diviene sottile ed in- 
gegnosa; s'immagina mille pretesti per so- 
stenere il suo diritto, per timore di re- 
star priva di ciò che la lusinga, e giunge 
finalmente a segno di persuadersi, che ciò 
ch'ella desiderava sia lecito come onesto 
e innocente. Da questo principio nascono 
ogni giorno i rilassamenti della morale cri- 
stiana. In vecei difensori de'teatri sosten- 
gono che gli spettacoli teatrali sono di- 
lettevoli, autorizzali dall'ppinione comu- 
ne, frequentati da persone gt*avi, e forse 
talvolta da ecclesiastici, sono permessi da' 
principi, recano utilità eguadagno agli ar- 
tisti e ad aldi, dunque sono leciti, onesti 
e innocenti. Il dottore s. Agostino nelle sue 
Confessioni , piange amaramente il tra- 
sporto da lui avuto pe'teatri, ne'quali di- 
ceche vi trovava l'immaginedelle sue mi- 
serie, e il fomite de'suoi sregolati aihori. 
E questo é appunto uno de' motivi, per 
cui tanto sono amati i teatri da'moderni 
cristiani, perché molti vi trovano rappre- 
sentate le loro passioni, ed espressi al vivo 



TEA 

gl'intrighi de*loro profani amori, e quel- 
lo che gli attori dicono e rappresentano 
sulla scena molti spettatori lo eseguisco* 
no in realtà nella loro vita domestica. Lat- 
tanzio Fìrmiano detestò la libertà impu- 
dica ,' colla quale le donne comparivano 
nelle scene, e le parole licenziose e diso- 
neste pronunziate da comici.Gli argomen* 
ti de'coromedianti non èrano che osceni- 
tà, e tanto più nocevoli, quanto maggiore 
era T eleganza del dire e l'arte de' gesti. 
Lattanzio sentenzia le commedie antiche, 
ammaestramenti e introduzione a' veri a« 
dulterii. Se ne'teatri moderni non si ve* 
dono quelle sfòcciate e disoneste licenze, 
che si rappresentavano ne'teatri de'gen* 
ti li, per cui furono altamente riprovati da' 
ss. Padri, vi hanno però luogo quegl'in- 
segnamenti immorali e quegl'incitamen- 
tial male, che deplorerò co'con tempora- 
nei in fine, e perciò sono sempre perico- 
losi. Il p. Mamachì, De^costumi de^pri- 
mitivi cristìardy dice che essi non anda- 
vano al teatro, perchè erano impudichi i 
gesti degl'istrioni, perchè vi si rap|)resen- 
tavano gli amori disonesti, e per evitare 
lo scambievole vedere ed essere veduti. 
Presso dì essi non era buona scusa il di- 
re, ohe per compiacere ad un amico era- 
si lasciato condurre al teatro, perchè ivi 
si rappresentavano le cose da burla, sen- 
za potersi trarne vantaggio per l'anima. 
Che 8i astenevano i primitivi cristiani 
dall'andare al teatro, perché non era lo- 
ro lecito far ciò, che in esso vedevano, 
perché sono nella s. Scrittura proibiti, e 
perchè gli uomini si travestivano e face- 
vano le parti di donna. Quindi i cristia- 
ni primitivi non aveàno teatri, non rega- 
lavano i recitanti o ballerini, ed in niun 
tempo era loro lecito di andarvi. I pre- 
sidi che concedevano i giuochi teatrali 
non erano lodati da'ss. Padri, ma disap- 
provati, onde non pochi lasciarono la di* 
gnità piuttostoche permetterli. Glieccle- 
siA^tici non v'intervenivano, essendo lo- 
ro proibito dalla Chiesa d'assistere alle 
commedie, alle tragedie, a'balli e ad al- 



TEA 167 

tri spettacoli , e. peiVmo agli Sposalizi 
(F.), Giuliano 1' Apostata inveì contro 
i sacerdoti pagani che si recavano a'tea- 
tri , ed ordinò che si allontanassero dal 
ministero de'numi ; di più proibì loro il 
commercio con gl'istrioni, i ballerini e i 
condottieri di carri,imponendo loro di noQ 
riceverli nelle proprie cascLaChiesa tolle- 
ra i teatri, ma coU'a ver condannato icom- 
medianti e altri attori scenici, venne a di- 
sapprovare l'intervento nei teatri agli 
spettatori. 1 1 conciliodi Cartagine del 1 98 
scomunicò quelli che in giorno di festa 
solenne fossero intervenuti agli spettaco- 
li, invece d'andare agli'uffizi della chiesa. 
Il concilio d'Elvira celebrato dopo il 3oo 
proibì alle cristiane di sposare i comme- 
dianti, e l'esercizio dell'arte d'auriga e di 
pantomimo. Quello di Cartagine del 3i4 
separò dalla comunione de' fedeli quelli 
che guidavano carri nel circo, e le altre 
persone da teatro; altrettanto nell'istesso 
anno decretò il concilio d' Arles i ed in 
quello tenuto nel 3 1 7 escluse dalla comu- 
nione cattolica gristrioni,i saltatori,! com- 
medianti, finché esercitavano tal profes- 
sione. 11 3° concilio di Toledo dichiarò 
doversi eliminare l' irreligiosa consuetu- 
dine di quanto soleva praticare il popo- 
lo nelle feste de'santi; invece d'attende- 
re a'divini uffizi, abbandonandosi a'sol- 
lazzi di balli, ed a turpi cantilene. Il con- 
cilio di Costantinopoli del 69 r privò del- 
la comunione della chiesa gl'istrioni, ed 
agli altri di travestirsi da commedianti. 
Ne'secoli seguenti non mancarono divie* 
ti pubblici, ma l'abuso prevalse, e si ri- 
tenne l'uso de'teatri e moltiplicò, ad on- 
ta dello zelo de' Po pi e de' vescovi per im- 
pedirlo. Se ne'giorni delle Feste (F.) so- 
no proibite le opere servili, molto più de- 
ve esserlo il teatro, il che condannarono 
i ss. Padri, i concilii,i Papi, e gh stessi im* 
perntori romani d'oriente e d'occidente 
colle leggi civili, come Graziano, Valen- 
tiniano 1 e Teodosio l,proibirono gli spet- 
tacoli teatrali e circensi nella Domenica 
(F)i per non confondere il cullo divino 



i68 TEA 

colle false profanità , ed affinchi tutti i 
fedeli fossero occupati nel culto di Dio. 
or imperatori Leone I ed Antemio^per 
la santificazione della domenica, non so- 
lamente vietarono le commedie, il circo 
e gli spettacoli delle fiere , ma se in tal 
giorno cadeva Tanni versano della nasci- 
ta dell'imperatore, ordinarono che la so- 
lennità si trasferissead altro giorno. In tal 
modo gl'imperatori cristiani che aveano 
a cuore il culto divino e la santificazione 
delle feste, tolsero al popolo l'occasione di 
profanarle con assistere agli spettacoli. La 
Chiesa non ha mai cessato d'impedire ta- 
li disordini, condannando le commedie, i 
balli , le maschere e altri spettacoli nei 
giorni festivi. I Papi nel tollerare i teatri 
ne'loro temporali dominii nelle stagioni 
del carnevale, di primavera e dell'autun- 
no, non lo permettono nelle Feste e VU 
gilic solenni, n^* Venerdì, vitW Avvento^ 
nella Quaresima^ nella Settimana san- 
ta, neWAnno santo o Giubileo^ e in al- 
tri sagri tempi, come nella novena pe'ss. 
Pietro e Paolo. Gli antichi franchi non a- 
veano alcun gusto pe'giuochi del teatro, 
non intendendo le opere greche e latine 
perciò composte, e ninna ne aveano nel- 
la loro lingua. Per cui dopo eh' ebbero 
conquistato Magonza, Treveri, Colonia, 
Lione e altre città delle Gallie, essi ab-r 
batterono tutti i teatri. Ad esempio dei 
franchi, i visigoti gli abolirono nella Spa- 
gna. Teodorico re de'goti non volle sof- 
frirli in Italia, tuttavia poi li tollerò inalr- 
cune circostanze, ma suo malgrado. L'uso 
de' tea tri sussistette nell'impero d'Oriente 
&ino a' tempi della sua caduta, particolare 
mente in Antiochia e Costantinopoli, ma 
fu sempre combattuto e condannato se- 
veramente da'pastori zelanti del bene del- 
le anime; non vi fu però tollerato nelledo- 
ineniche e nelle feste. Non è meraviglia 
che non si trovi alcuna legge fra quelle 
della Francia, dell'Inghilterra edellaSpa- 
gna, perchè tutti i giuochi pubblici era- 
no banditi negli antichi tempi , tranne 
quelle di Child^berto I re de'fraQchi| che 



TEA 

proibì sef eritsimamente e con pene rigo- 
rose, nelle vigilie de'giorni consagrati al 
lervizio divino, le pubbliche gozzoviglie, 
li canto e la danza, ch'egli con indegna- 
sione chiama oltraggi fatti a Dio e sacri- 
leghe empietà, come a'ballerini d'andara 
in truppa nelle domeniche. Carlo Magno 
interdisse in questi giorni persino la cao* 
eia e tutti i passatempi. Lodovico I suo 
figlio vietò tutte le brigate vane e ozio- 
se, le canzoni e le danze. Avendo la poe- 
sia fatto rivivere in Francia sotto Carlo 
Magno i compositori di canzoni e di a- 
rie grottesche , introdussero successiva^ 
mente vari giuochi per rallegrare il po-< 
polo, nelle contrade e nelle case partico- 
lari,ov vero giuochi di mano,gesti^$morfie 
eatti somiglianti da far ridere; da essi de* 
rivarono i giullari e i buffoni, cKe nel se^ 
colo X furono introdotti nelle corti equa-» 
si generalmente mantenuti, anche dadi- 
irersi vescovi. Sì narra che Carlo Magno 
nel 789 soppresse gl'istrioni indecenti, il 
che die luogo ad un abuso infinitamente 
più condannabile, cioè alle rappresenta* 
zioni di farse conosciute sotto il nome di 
feste de* Pazzi (V), le quali si eseguiva^ 
no nelle chiese, allorché vi si celebrava 
la festa del santo e in altre solennità. Pro^ 
fanazione che la Chiesa abolì con perseve- 
rante zelo. Il re di Francia Filippo Au- 
gusto II dell 180 cacciò dalla sua corte i 
commedianti e gristrioni; e s. Luigi IX 
dell 136 non ritenne che un solo musico, 
per farsi cantare cantici e salmi. I poeti 
venuti d'Italia si accrebbero molto inPro<* 
venza e nel contado d'Avignone nel XIII 
e nel XIV secolo, dove per altro aveano 
fiorito anche da molto tempo i trovato- 
ri. Alcuni di quelli rappresentarono sui 
teatri o sopra palchi delle stai*ie pie, trat- 
te da'libri santi , il qual uso cominciò a 
introdursi anco in Parigi sul cominciar 
del secolo XI V, Boileau li chiama una tor* 
ma di pellegrini rustici che alzarono il lo« 
roi.^teatro in quella capitale. Eranosta- 
ti pochi annì,quando nel 1 54 1 sottoFran« 
cescQ Ijil parlamento proibì tali rappre-» 



TEA 

sentazioDÌ, in cui sotto la maschera della 
pietà le cose sante erano lof ente profo- 
nate^ e oltraggiata la religione. Gli argo- 
menti erano ancora la caduta d'A4amo, 
r Incarnazione, la Passione di Cristo, ec. 
in uso pure in certi monastetM. Si addu- 
cete per motifi di queste rappresentazio- 
ni l'istruzione degli astanti; ma come si 
potè? ano acconciare le buffonerie con gli 
adorabili misteri^senza una specie di prò* 
fanazione? Dopo il regno di Francesco !, 
le rappresentazioni profane cominciaro- 
no a rinascere in Francia , ma soltanto 
nella corte voluttuosa d' Enrico HI del 
I Sj/^y i commedianti formarono un cor- 
po destinato a lusingare e nudririre le pas- 
sioni, come si può vedera in Le Brun, 
Trattato de^ giuochi del teatro. In quel- 
lo del citato anonimo e pubblicato in Ro- 
ma, si ragiona nel ca p. 1 2: De' balli, del-» 
le maschere edaltri divertimenti carne» 
valeschi. Egli dichiara, che i balli, i fe- 
stini sono cattivi quanto le commedie^pei* 
quanto i difensori di questi profani pia- 
ceri portino in loro difesa Tautorità del 
▼escovo s. Francesco di Sales per giusti- 
ficarli; ma il santo concluse per ritenerli 
pericolosi, il che dovrebbe bastare abbuo- 
ni cristiani per evitarli: e poi sono tali e 
tante le precauzioni e le circostanze che 
richiede s. Francesco di Sales da coloro 
che intervengono a questi divertimenti, 
ch'è un caso molto difficile il metterle in 
reale esecuzione. Primamente egli vuole 
che si vada al ballo per necessità, e non 
per elezione e per piacere. Che per impe- • 
dire le cattive impressioni che sì perico- 
losi divertimenti ponno fare nel nostro 
spirito, si consideiiche molti penano nel- 
l'i nferoo pe'peccati commessi nelle dan- 
ze, per non dir qui altro onde non sem-^ 
bri che io voglia fare da predicatore o un 
trattato ascetico; ma se si aprirà qualche 
libro de'saggi e virtuosi che in bene pub- 
blico, temporale e spirituale,8crissero im- 
parzialmente sui teatri e loro rappresen- 
tazioni, di leggieri si vedrà aver io appe* 
uà dato vaghe^ superficiali e semplici in- 



TEA 169 

dicasioni, e proceduto con molta circo- 
spezione e cautela sopra un punto che fe- 
risce la sensibilità dell'universale inclina- 
zione. Certamente la Chiesa fu più rigo- 
rasa salutarmente ne'primi tempi del cri- 
stianesimo, e tutta intenta ad allontanar 
le cause che potevano fare ricadere i pri- 
mi fedeli nell'idolatria; sempre però eoa 
indefesso a^elo curò la cristiana perfezio^ 
né, e se tollera l'umana debolezza e il di- 
letto de'teatrali piaceri, non si deve pren- 
dere per apparente connivenza, anzi non 
lascia di declamarvi contro e di gravemen- 
te avvertire i suoi figli della loro fallacia 
e de'pericoli che contengono. Tale fu il 
costante e uniforme sentimento de'ss. Pa* 
drie de'sinodi, sui balli ancora, che s. Ba- 
silio chiamò pubblica scuola d'impurità; 
s. Ambrogio dice che il ballo è il compa- 
gno de' voluttuosi piaceri e della lussu- 
ria, perciò vuole che le vergini cristiane 
se ne allontanino; e s. Gio. Crisostomo 
non parla con minor forza contro le dan- 
ze, nelle quali i ministri delle tenebre in- 
gannano e seducono gli uomini. Dice Ter- 
tulliano, l'arte, che regola i gesti e le dif- 
ferenti positure del corpo, é consagrata 
alla mollezza di Venere e di Bacco, dei- 
tà della dissolutezza. Né giova il dire, che 
si balla per divertimento lecito e onestò 
e in presenza di molti, poiché se questa 
circostanza impedisce i disordini esterni 
e visibili, non impedisce quelli del fragile 
cuore umano. I più savi e onesti tra'gre- 
ci e tra' romani antichi ebbero estrema 
avversione pel ballo. Demostene innanzi 
agli ateniesi rimproverò le genti partigia- 
ne di FHippo re di Macedonia, perché do- 
po aver molto bevuto, non aveano avu- 
to rossore di ballare, e persino cacciato 
dalla loro campagnia le persone oneste, 
le quali non potevano sodrir la danza. 
Giammai si vide ballare alcuna dama ro- 
mana, che fosse in riputazione di casta. 
Sallustio riferisce di Sempronia,che sape- 
va ballare e cantare, meglio di quelloche 
convenisse ad una femofiina onesta. Cice- 
rone perorando per Muieoaidice che Ca^ 



170 TEA 

tone gli rimproverò d'aver ballato nel- 
l'Asia; e questo rimprovero riuscì si gra- 
ve, che Cicerone non osò difenderlo in al- 
tra maniera, che negando assolutamente 
questo fatto, e quindi soggiunse. » ^fiun 
uomo sobrio sì è veduto mai ballare, ne 
in privato, né in qualche convito mode- 
rato e onesto, se pure non fosse pazzo". 
Francesco Petrarca non dubitò di quali* • 
ficare il ballo per ammaestramento d'im* 
pudicizia, per azione indegna di uomo o- 
nesto, e dalla quale non si può rìportare 
che vergogna. Egli è unospeltacolo egual- 
mente inutile e ìntem|)eranle, occasione 
di dissolutezza, e la folla degli spettatori 
scusa molte cose che in altri luoghi la ve- 
recondia non potrebbe soffrire.** La moI« 
titudine favorisce e seconda la sfrontatez- 
za de'pììi malvagi. La notte, che d'ordi- 
nario si sceglie pe' balli, essendo nemica 
del pudore e protettrice de'delitti, anima 
ì più timidi per eseguire arditamente i lo- 
ro più malvagi disegni. Così si dà nuovo 
campo al libertinaggio, e si fa un diver- 
limentodel peccato. Le fanciulle sono tra- 
sportate dalla gioia nel vedere che la leg* 
gerezza de'loro corpi seconda quella dei 
loro spiriti, e si credono d'essere più per- 
fette per saper ben ballare, che per saper 
ben vivere. Alla fine che piacere si può 
avereperun divertimento che affatica più 
di quel che sollevi, e che non è meno ridi* 
coloche vergognoso? Veramente se lastra* 
vaganza non si fosse come naturalizzata 
co'nostri costumi,noi chiameremmo paz- 
zia quella che si chiama gentilezza. In* 
fatti con ragione s' invitano i suonatori, 
afBnché l' animo essendo occupato nel 
suono, gli occhi non restino tanto offesi 
da' movimenti irregolari e dalle licenze 
de'bnilerini. Ciò vuol dire, che una fol- 
lia ne cuopre un'altra". Il concilio diLao- 
dicea del 820 circa proibì a'fedeli il bal- 
lare anche in occasioni di sposalizi:. Quel- 
lo rammentato di Costantinopoli proibì 
le pubbliche e le private danze, non so- 
lamente agli ecclesiastici, ma ancora a'se- 
colari. Riguardo agli ecclesiastici non si 



TEA 

può mettere in dubbio, che ad essi è proì* 
bito il ballo da'sagri canoni, ed eziandio 
d'esserne spettatori, divieto che ripetero- 
no diversi sinodi. Quello citato di Laodi- 
cea proibisce a'chiericìdi trovarsi presen- 
ti a qualunque spettacolo profano, sebbe- 
ne per nozze, ordinando di |)artir dal con- 
vito prima che vi entrino i suonatori. Il 
concilio d'Agde prese la stessa determi- 
nazione, e quello di Trento ne rinnovò le 
leggi, come in appresso fecero molti sino- 
di diocesani e provinciali co'Ioro decreti, 
come può vedersi in Benedetto XIV, De 
Syrwdo cUoecesanaWh, 7, cap. 7 1 , n.* 1 1 . 
Il Sestini nel trattato del Maestro di Ca- 
mera^ dichiara nel cap. 1 1 , che quando i 
cardinali sono invitati agli sposalizi dei 
magnati, vi vanno in abito cardinalizio, 
estannoaldar dell'anello e al pranzo con 
rocchetto scoperto; ma se dovessero resta- 
re a vedere il ballo, vestiranno della sot- 
tana eferraiuolo solamen te.lntervenendo 
a tragedie e produzioni simili ne'collegi 
e seminari non v'incedono in abito car- 
dinalizio, ma coir ordinario e coperti di 
cappello o almeno di berretta.Qqi noterò, 
che sei cardi nati si trovano nelle grandi so- 
cietà, all'incominciar delta danza o parto- 
no o si ritirano in altre stanze. Il più vol- 
te citato e rigido anonimo discm-re oel 
cap. 1 1 : Delle commedie private de* col' 
legi e de'monasteri di religiosi e religio- 
se. Osserva che la commedia essendo di- 
venuta comune nelle città cristiane e fre- 
quentata da ogni sorte di persone, nou 
fu più a poco a poco riguardata come un 
abuso; quindi alcune persone ecclesiasti- 
che e regolari crederono esser lecito e o- 
nesto divertimento il farle rappresentare 
o rappresenta rie essi medesimi ne'lorocol- 
legi e monasteri. In principio si conten- 
"tarono di fare qualche opera sagra, dipoi 
le tragedie , e finalmente le commedie 
qualche volta poco dissimili da quelle che 
si rappresentano ne'pubblici teatri. Egli 
pertanto riprova l'uso introdotto ne'col- 
legi di far rappresentare da'giovani che 
ivi si trovano in educazione, tragedie e 



TEA 

commedie, enumerandone le pregiudine- 
voli conseguenze, e destando in loro tra* 
sporto -per questi piaceri. Nel i ." concìlio 
provinciale di Milano s. Carlo Borromeo 
proibì a'collegi e seminari a lui soggetti 
le rappresentanze sceniche, benché di sa- 
gro argomento; decreto che approvòs. Pio 
V, ed estese a'reiigiosi,ed a quelli puree- 
senti dalla giurisdizione epìscopale.In Ro- 
ma nel 1 574 Gregorio XIII proibì siffat- 
te rappresentazioni ne'collegi e seminari, 
come cose molto pericolose, e di gran di- 
strazione a'giovanl, e biasimò in concisto- 
ro i cardinali per la facilità colla quale 
v'intervenivano. Da ciò prendeargomen- 
to il severo anonimo , per disapprovare 
le rappresentazioni che facevansi tra're- 
ligiosi e religiose, essendo la vita mona- 
stica vita di perfezione e di penitenza, per 
cui rinunziarono al mondo per attendere 
unicamente a Dio. Però Tinlrodiizione di 
tali rappresentanze ne'coilegi e luoghi re- 
ligiosi in tempo del Carnevale di Roma ^ 
ebbero per iscopo di dare un innocente 
trattenimento alla gioventù, e insieme di 
richiamarerintervento degli estranei, on« 
de allontanarli da'pericoli carnevaleschi, 
e per altri morali riflessi. Il vescovo Sar* 
xìqWì^ Lettere eccLx. 6,lett. 11 Delle com* 
medie profane, óoj^o aver inveito contro 
di esse, dice che gli ecclesiastici si devono 
astenere dairintervenirci e molto più dal 
recitarle; e che la Chiesa proibisce di pro- 
muovere agli ordini sagri i commedian- 
ti. Imperocché l'antica Chiesa li dichia- 
rava pubblicamente scomunicati, confor- 
me a'decreti de'concilii, ed in tutte le do- 
meniche dopo la spiegazione del vange- 
lo delie messe parrocchiali ne rinnovava 
la sentenza. Conviene però tenere presen- 
te, che ne'primi secoli del cristianesimo, 
tra gli avanzi del paganesimo, i comme-' 
diantì essendo tenuti per infami, sentina 
di vizi, e maestri di scuola kisidiosa d'im- 
moralità, perciò quelli che si dedicava- 
no alla recita di composizioni tragiche e 
comiche, erano gente scapestrata, sciope- 
rata, la feccia della società. Riprovati dal 



TEA 171 

pubblico pe' loro costumi, le persone di 
qualche moralità impugnavano di farne 
parte.l n seguito i loro costumi si modifica- 
rono, non molti però essendo i morigera- 
ti, nel generale disconoscendosi la dignì« 
tà di loro sociale missione, perché il po- 
polo abbia ne'suoi stessi divertimenti un 
mezzo di più al savio progredimento di 
sua civiltà. Scriveva di recente un saggio. 
mSì potrebbe ridurre a vera pubblica u- 
tilità le recite di drammatiche composi- 
zioni, purché scrìtte queste conveniente- 
mente a'pubblici bisogni, e conveniente- 
mente rappresentate da costumati com- 
medianti. Sì pongan però questi al vero 
loro posto nella società , si esiga da essi 
pure, al par de'Ietterati, come addetti a 
professione impegnata alla buona riusci- 
ta de'pubblici costumi, una garanzia di 
onorato e leale esercizio, e quindi non sia 
più lecito ad ognuno indistintamente ed 
a capriccio il darsi ad essa; ed allora da- 
ta opportuna importanza alla professione, 
e conveniente regolamento all'esercìzio di 
essa, potrassi pur anche aspettarsene ri- 
sultati migliori. Una riforma provvida e 
regolare in Italia allo stabilimento del- 
l'arte comica d'ogni specie, eserciterebbe 
una salutare influenza sul reslO'd'Euro- 
pa, con gloria degl'italiani e con felici con- 
seguenze sociali". A Dottriit a cristiana 
ARCiGONFRATERNiTA, parlando della cele- 
bre disputa annuale, stabilita per eccita- 
re i giovani a impararla a memorìa, no- 
tai che talvolta si dava a tali dispute una 
rappresentanza sagra, simili a quelle del 
secolo X VI,delle quali la biblioteca Cor* 
sini possiede una copiosa raccolta. A Mu- 
sica SAGRA riparlai dell'origine de'dram* 
mi sagri nella metà del secolo XV, e come 
s. Filippo Neri fondatore òq Filippini o 
congregazione òeW Oratorio (V»), per al- 
lontanare da'profani divertimenti i seco- 
lari, introdusse, ne' suoi oratorii gli ora- 
toria n musica serali (furono così chia- 
mati dal luogo dell' oratorio in cui so- 
no cantati), per cui alcuni attribuisco- 
no a lui l'origine de' drammi sagri cau- 



17^ TEA 

tali e accompagnati da musica istromen- 
tale, con composizioni de'piii bravi mae- 
stri della nobile arte, ed hanno luogo 
tuttora. Alcune erudizioni sui medesimi 
si leggono a p. 20, Della coltura scien- 
tifica di s. Filippo Neri, ragionamento 
di Francesco de'conti Fàbi Montani, A 
Sacerdozio parlai delle danze che alle di* 
finità del paganesimo si facevano nel cele* 
lira re le loro feste, e nel rendergli il cul- 
to. All'articolo Pranzo ricordai i luoghi 
ove ragionai della cantata con istru men- 
ti, che avea luogo nel palazzo del Papa 
nella notte del s. Natale; ed in quello di 
Siviglia, oltre il detto nel voi. LXVIII, 
p. 53, descrissi la sagra danza che si fa nel- 
la metropolitana in diversi tempi, à ono- 
re di Dio; e qui dirò che i paggi che l'e- 
seguiscono, per rS." del Corpus Domini 
vestono di bianco e rosso, per 1*8.' della 
s». Concezione di celeste e bianco. Il Pa- 
pa che ciò permise, avendolo prima ne- 
gato, ne restò commosso quando il capi- 
tolo di Siviglia mandò a Roma i giovani 
danzatori colla loro musica, e vedendo- 
li danzare disse ch'erano angeli. Gli stra- 
nieri che vedono tali danze, essi pure dan- 
no particolari segni di commozione. Inol- 
tre rammentiamoci che il santo re David 
danzando, suonando e cantando inni e 
salmi per glorificare Iddio, precede l'Ar- 
ca del Testamento nel trasportarla de- 
corosamente dalla casa d'Obededon nel- 
la sua reggia di Gerusalemme. La dan- 
za sagra fu esercitata in remoti tempi da- 
gli egiziani, dagli ebrei, da'greci e da' ro- 
mani nelle loro ceremonie religiose. 

Nell'articolo Sicilia, col Petrarca e al- 
tri, dichiarai che si atlrìbuisce a'sicilia- 
ni la lode di aver i ptimi usato della ri- 
ma italiana, poiché l'invenzione della vU 
ma è antichissima presso tutte le nazio- 
ni. Ma il dottissimo modenese gesuita p. 
Girolamo Tiraboschi, Storia della let' 
ter atura italiana, t. 3, li b. 49 cap. 4» di- 
cendo de'principii della poesia proven- 
zale e dell'italiana, la quale sino al seco- 
lo XU Dou avea usata iu Italia altra liu- 



TEA 

gua fuorché la latina, ma siccome questa 
veniva ognor piti corrompendosi e dalle 
rovine di essa già comincia vasi a formar- 
si UD nuovo idioma (della cui origine ri- 
feci cenno nel voi. LXXI, p.i 3 1 ), crede 
che Guglielmo IX conte di Poitiers verso 
la finedel secolo XI e al principio del XII . 
scrivesse poesie provenzali, onde a que- 
sti concede il primato nella poesia vol- 
gare, il che veramente é controverso pel 
riferito nel citato articolo. Nel t. 4 poi,lib. 
3, cap. 2, tratta della poesia provenzale, 
punto storico che chiama ìntralciatissi- 
mo e pieno di favole. In un codice di poe- 
sie provenzali scritte nel 1 254, esistente 
in Modena nella biblioteca Estense, i poe- 
ti provenzali sono detti Giullari ossiaBuf' 
yb/u^ poiché sfida va nsi tra loro innanzi a' 
principi e a'gran signori, porgendo colle 
rime improvvise materia di trattenimen- 
to e di riso agli spettatori. Piti spesso que- 
sti poeti appella va nsi Trovatori^ dal tro- 
vare inventare ch'essi facevano i concetti 
e le rime per la poesia. Le loro poesie e* 
rano comunemente d' amore, e proba- 
bilmente le romanzesche vicende da al- 
cuni raccontate nelle vite di questi poe- 
ti, non ebbero altra esistenza che nella 
poetica loro fantasia, per cui credeva^ 
DO di superare i loro rivali fingendo lun- 
ghi viaggi da essi per amore intrapresi , 
duelli per antore sostenuti, erbe, beverag- 
gi, veleni, e perfino demonii adoperati per 
apcendere amore; disperazioni e morti per 
ulti mo cagionate da amore:talché pare che 
costoro altra occupazione non avessero, 
che amare e cantare, e amando e cantan- 
do impazzire. Spesso però ad onta dell'e* 
saltata fantasia, davano saggio di sapere, 
e nelle loro poesie trovansi molti sentimen- 
ti vivi e ingegnosi. I principi italiani ga- 
*reggiayano nel chiamarli alle loro corti e 
onorarli, tra' quali gli Este marchesi di 
Ferrara (V*), ottenendo d'esser co'loro 
versi celebrati.La Lombardia e il Piemon- 
te erano fecondi di coltivatori della poe- 
sia provenzale: ì più rinomati furono Fol- 
chetto detto di Marsiglia, ma geuovese di 



TE A 

patria, e Nicoletto da Torino, ed italia* 
no ancor sembra Pietro della Cara va no, 
Bonifacio Calvi e Bartolomeo Giorgi ve* 
neziani, eil famoso Sordello mantovano, 
il più illustre fra tutti. Il LichtenlliaI,Z>/- 
zionario e bibliografia della musica^ ne 
discorre agli articoli Cantori provenza- 
li e de'Menestrieri, i quali originati pro- 
babilmente dagli antichi Bardi (P^.J o da' 
commedianti latini, errando colle loro fa- 
miglie cantavano musica pro&na, cercan- 
do dappertutto divertire i grandi e i rie* 
chi cogli elogi, le donne vane colle adu- 
lazioni, e la basse classe del popolo colle 
buffonerie; oltre l'arpa aveano vari stru- 
menti, e tra le diverse denominazioni, se- 
condo le varie loro occupazioni, ebbero 
pur quella di Troubadoursj dopo essere 
stati scomunicati e dichiarati infami, ma 
nati.da'menestrieri suonatori d'ogni spe* 
eie e varie classi di poeti, tali corpi comia* 
ciarono ne'secoli XIII e XIV sotto la prò* 
tezione de' magistrati diverse unioni, la 
I.* delle quali fu fondata in Francia ver- 
so il 1 33o sotto il nome di Confrérie de 
s, Julien des Ménestrieres, Confermata 
nel 1 3 3 1 ^ la società si elesse un capo o pre- 
posto col tilolo di re, e presero per protet- 
tore %,Genesio commediante,che sostenne 
il martirio a Roma nel 2860 nel 3o3,dopo 
avere sul teatro inoanziDìocleziano belTeg- 
giato le ceremoniedel battesimo, per fare 
ridere gli spettatori, che disprezza vano la 
religione cristiana e i suoi misteri. Però 
Iddio avendolo nello stesso punto chia- 
mato, seriamente domandò il battesimo, 
ed esortò gli spettatori a fare altrettan- 
to, e in vece ricevè glorioso martirio. Che 
vi furono 3 omonimi santi, V indicai ne' 
luoghi citati a San Genesio. Quanto a' 
cantorì provenzali o trovatori o Trotta 
badours^àìce Lichtenthal, che vari auto- 
ri sono di parere, che tutti i canti nelle 
moderne lingue popolari abbiano avuto, 
generalmente parlando,la loro origine nel- 
la Provenza, come i menestrieri, e dall'en- 
tusiasmo per la cavalleria e perle C/Co- 
ciate, nelle quali poetizzando e cantan- 



TEA 173 

do eccitavano coraggio, consolavano idi- 
sgraziati e gli afflitti anelanti di riveder 
l'amata patria, col potere del canto e del 
suono. Avendo questi poeti molta inven- 
zione, e trovando concetti felici, bei pen- 
sieri e immagini ridenti, contribuirono 
molto a dare alla poesia e al canto una 
direzione più nobile de'menestrieri erran- 
ti. Aggiunge ch'eranvi fra' trovatori re, 
principi, cavalieri e preti d'ogni specie, e 
che brillarono inEuropa dal 1 1 20 o 1 1 3o 
fino a Giovanna I regina di Sicilia e con- 
tessa di Provenza morta nel 1 382. La lin- 
gua di cui si servivano i trovatori cbia- 
mavasi la romana, ed era un misto del- 
l'antico romano con vari dialetti, e per- 
ciò erano pure denominali poeti roma- 
ni. Ossevva Tiraboschi,che nel secolo XII I 
non essendo ancora ben formata la lin- 
gua italiana, difljcilmente poteva alletta- 
re i poeti a usarne cantando: al contra- 
rio la lingua de'provenzali,già da molto 
tempo usata, e per co&i dire arbitra della 
rima, sembrava al poetare più opportu- 
na, e perciò anche in Italia molti l'ante- 
ponevano alla natìa.Ma dappoiché questa 
venne successivamente acquistando nuo- 
ve bellezze, gl^italiani presero più univer- 
salmente ad usarla nella prosa e nel ver- 
so, potendo essa gareggiar con ogni altra 
lingua con sicurezza di non venir meno 
nel paragone. Dopo l'invasione de'barba- 
ri e singolarmente de'longobardi non si 
trova per lungo tempo alcun indizio di 
componimenti o di azioni drammatiche 
recitate sui teatri. Dramma si dice un 
componimento poetico rappresentativo; 
ed i francesi lo definiscono, poema com* 
posto per il leatj-o, e rappresentante un'a- 
zione tanto comica che tragica. I più an- 
tichi poemi drammatici, dice Tiraboschi, 
sono le 6 commedie di Roswida badessa 
di Gandcrsheìm, scritte sulla fine del se- 
colo X, le quali, benché si prefiggesse d'i- 
mitar Terenzio,sono però scritte in prosa. 
Ub altro poema rappresentato in Germa- 
nia nel secolo XII e una tragedia com- 
media intitolata: Ludus PascJutlis de ad» 



174 TEA 

i^entu et interitu j4ntichnsiìX)ffìun vede 
qual sorta di dramma poteva a que'tem- 
pi rappresentarsi, apparendo sulla scena 
il Papa, r imperatore, con altri sovrani 
d'Europa e d'Asia, e l'Anticristo accom- 
pagnato dall'Eresia e dall'Ipocrisia, e per- 
sino la sinagoga col gentilesimo. Narra- 
no alcuni che Anselmo Faidit poeta pro- 
venzale divenne buon comico, vendendo 
anche a caro prezzo le commedie e le tra- 
gedie che faceva, e venuto in Italia rap- 
presentò una commedia nelle terre di Bo- 
nifacio marchese di Monferrato verso la 
fine del secolo XII. Questo veramente sa- 
rebbe il più antico monumento d'azione 
drammatica rappresentala in Italia. Ti- 
raboschi teme che il racconto sia favolo- 
so, ritenendo che i poeti provenzali non 
sì dierono mai a tal sorta di poesie. In un 
antico catalogo de'podestà di Padova si 
legge al 1243: In quest' anno fu fatta la 
rappresentazione della Passione e Risur- 
rezione di Cristo nel Prà della Valle. Si- 
mili altre rappresentazioni de'misteri del- 
la Passione di Cristo si fecero nel Friuli 
nel 1297; prima del qual tempo o dopo 
praticava altrettanto il sodalizio delGon- 
ialone(di cui riparlai nel voi. LlX,p. 1 3 1), 
istituito in Roma nel 1263 comesi trae 
dagli statuti. Si vuole che tali rappresen- 
tazioni si facessero con dialoghi, o piut- 
tosto non si contentassero di muti gesti 
e di atteggiamenti studiati. Alcuni preten- 
dono che in Italia nel secolo Xlll fossero 
in uso le rappresentazioni teatraH,roa non 
si conosce alcuna azione drammatica di 
quell'epoca. Del secolo XI V di poesia tea- 
trale italiana non si hanno componimene 
ti, ben»! in latino due tragedie composte 
da Albertino Mussato, V Ezzelino eVA- 
r/u/Zej'la commedia Philologia, scr'xiia in 
gioventù dal Petrarca; e la tragedia sulla 
caduta di Antonio dalla Scala, di Gio. 
Manzini dalla Motta di Lunigiana. Que- 
sti componimenti non furono che abl>oz- 
zi di poesie teatrali, ma in tal modo si a- 
piì la via a* valorosi poeti che venne- 
ro poi, e cosi l'Italia anche in questo>co- 



TEA 

me in ogni altro genere di letteratura, 
fu la maestra di tutte le altre nazioni» 
Tuttavia opina il Carli, che l'Italia non 
solo fu la prima a gustare il diletto delle 
tragiche rappresentazioni , ma sino dal 
i3oo si videro tragedie non solamente in 
latino, come pensa Ci^escìmbeni con altri, 
ma in italiano ancora, come fu la rappre- 
sentazione deW Inferno fatta nel 1 3o4 in 
Firenze, dal che si vede che questo gene- 
l'è di rappresentare in italiano ha avuto 
origine più lontana, «ifors'anche nel se- 
colo XIII; bens\ il gusto di rappresenta- 
re alla greca venne dipoi nel secolo XV. 
Ne'primi anni del secolo XV si continuò 
a usar della lingua latina per tali poesie, 
come praticarono Pier Paolo Vergerlo 
con una commedia, Gregorio Corra ro con 
tragedia, Ugolino Pisani con commedia, 
e altri. Bernardino Campagna scrisse u- 
na tragedia sulla Passione di Cristo, e la 
dedicò a Sisto IV. Di ninno de'mentovati 
e altri componimenti drammatici si può 
affermare che fossero pubblicamente rap- 
presentati. I primi benché assai rozzi sag- 
gi di poesia drammatica italiana sono le 
rappresentazioni de'sagri misteri. Fra es- 
si abbiamo: La rappresentazione delN. 
S. Gesù Cristo, la quale si rappresenta 
nelColliseo di Roma il venerdì santo col- 
la sua ss. Risurrezione, stampata più vol- 
te e opera di Giuliano Dati fiorentino , 
di Bernardo di Mastro Antonio romano, 
e di Mariano Particappa. TJ Àbramo e ri- 
sacco, farsa in ottava rima di Feo Belca* 
ri, per la 1. 'volta fu recitata in Firenze nel 
]449* ^s queste e altre successive e si- 
mili rappresentazioni non pare che possa- 
no dirsi veramente rappresentazioni tea- 
trali. Nella Roma papale, dopo le ricor- 
date roppresentanze sagre, dopo i Giuo» 
chi e le rappresentanze del Carnevale di 
Roma dèi medio evo, derivato anche dal- 
le Strenne j^J, trovo che il famoso Giu- 
lio Pomponio Leto bastardo dell'illustre 
casaSanseverino,dotto celebre per la sua e- 
rudizioue e bizzarria, presso S.Andrea del- 
la Valle di Roma, e forse nel luogo ove 



TEA 

poi fu edificato il Palazzo Stoppam(V,)i 
restituì a Roma l'anlìco teatro, con eser- 
citare i giovani suoi discepoli nella reci- 
ta delle commedie de' latini comici Te- 
renzio e Plauto, come appi*endo da Can- 
cellieri, Mercato p. 84* Aggiunge Ti- 
raboschi che le fece rappresentare an- 
cora ne' cortili de' pili illustri prelati, e 
anche altre de' poeti moderni, e così eb- 
be la gloria d' avere rinnovato il tea- 
tro. Per la sua fama^solendo incominciar 
Je sue lezioni ailo-tpunlar del giorno, al- 
cuni de' suoi uditori vi si recavano sino 
dalla mezzanotte per procurarsi da sede- 
re. Caduto in disgrazia di Papa Paolo IF, 
morto questi nel ■ 4? i > g<)dè il favore de' 
successori Sisto IV e Innocenzo Vili, e 
mori in Roma nel 1 497- Caldo-ammira- 
tore di Roma antica ede'suoi monumen- 
ti cbe illustrò, e alla cui conservazione fu 
preposto e benemerito, s' inginocchiava 
ogni giorno innanzi a un altare eretto al 
suo fondatore Qomolo, e solennizzò l'an* 
niversario del natale dell'eterna città, al 
modo che riportai nel voi. LVIll, p. 182, 
e si continua dalla cospicua e pontificia 
Accademia romana d' archeologia [F,) 
da lui fondata. Ch'egli abitò col Platina 
stil monte Quirinale o propinquo all'È* 
squilino, lo dissi nel voi. L, p. 23 1. Io 
questo, ed a p. i5, descrivendo V ospìzio 
de' Conver tendi y notai che nel palazzo di- 
poi vi furono recitate da una scelta società 
(li giovani studiosi dell'idioma latino, le 
commedie diPlauto e diTerenzio,ad esem- 
pio di Pomponio. Narra Cancellieri, No» 
tizie storiche e hihliogra/icìie p. 269, ohe 
il i.^a introdurre e formare nuovamente 
il teatro in Roma fu il cardinal Raffaele 
Riario camerlengo e nipote di Sisto IV, 
celebrando nel 1 492 la presa di Grana- 
ta fiitta dal re di Spagna sui mori,in Piaz- 
za Navone, ludos equestres, quos hasti- 
Imlia appeUant ^ fieri parahit. Avendo 
Carlo Verardo cesena te, già cameriere se- 
greto di Paolo II, descritta la storia della 
conquista in prosa latina, venne a forma- 
re 23 scene comparse che rappresenlafa* 



TEA 175 

DO l'azione d'un giorno solo, e volle dare 
in sì lieta circostanza un nobile tratteni- 
mento a Roma. Egli la dedicò al cardi- 
nal Riario che la fece recitare nel Palaz* 
za della Cancelleria apostolica (F»), da 
luì riedificato ove già fu il teatro dr Pom- 
peo. Dell'opera di Verardo furono fatte 
4 edizioni, che pure ricorda Cancellieri. 
Questa fu la i .' prova del nuovo teatro di 
Roma, per cui Gio. Sulpizio da Veroli , 
tiella dedicatoria che fece al cardinaledel- 
V Architettura del suo rarissimo Vitru- 
vio, l'esortò d'innalzare nel suo palazzo, 
dìcenùo^ììilnnocentius FUI vero, ad Si- 
stianlVy et Paulum II super andum ere- 
ctuSf omnia praeclara,et popularia co* 
gitat .... Quarea te quoque Theatrum 
novum tota Urbis magnis votis expectat. 
Accinge te ccius adhanc heneficentiam 
alacriter exhihendam» Quid enimpopu^ 
lariusP quid gloriosiiis ista tua actione 
facere possis? . . . illud unum igitur su^ 
perest,ut meliorem locum ex VitruviUu' 
stitutiones constituasy in quo Juventus ti» 
hi deditissima ad majorum se imitatio* 
nem in recitandis Poematis, Fabulisque 
actandisyin Deorum honorem, festis aie- 
bus exerceaty honestisque spectaculis et 
moveat pupulum, et exhilaret* Lodan- 
dolo poi, come ristauralore delle antiche 
rappresentazioni , prosiegue : intra suos 
Penates, tamquam in media Circi Ca» 
vea, toto consessu umbraculis tecto, ad' 
missopopuloy etpluribus tuxordinisspe" 
ctatoribus honorifice exceptisAncAive, nel 
carnevale del 1 484 dello stesso Verardo 
fu rappresentato in Roma nel palazzo Pi- 
ghini a piazza Farnese (poi di Francesco 
Fusconi da Norcia archìatro d' Adriano 
VI), la tragedia del Costantino^ poscia 
stampata con altre sue commedie e tra- 
gedie latine e italiane egregiamente scrit- 
te in prosa. Dice Tiraboschi, che prima 
di questo tempo assai magnifiche dovet- 
tero essere le rappresentazioni che il car- 
dinal Pietro iR/rtr/o, altro nipote di Sisto 
IV, fece vedere a'roniani all'occasione del 
passaggio d'EleoDora d'Aragona che an- 



176 TEA 

dava sposa ad EiTole I duca dì Ferrar^ 
nel 1 473. Sì rappresentò la Storia di Su- 
sanna^ la Natività di Gesù Cristo, ed al- 
tri argomenti sagri. Avverte noDdìme- 
DO, che non al cardinale Pietro, ma al 
cardinale Rafi&ele Biarìo si attribuisce la 
gloria d' aver rinnovata in Roma V idea 
delle vere rappresentazioni teatrali. E- 
gli più volte condusse gli accademici di 
Pomponio Leto a far le loro rappresen- 
tazioni, ora in Castel s. Angelo, ora in 
mezzo del Foro Romano, ed ora in sua 
propria casa, alle quali intervenne lo stes- 
so Papa Innocenzo Vili. Narra pure Ti- 
raboschi, che non era però in Roma an- 
cora nel 1 492 uno stabile teatro,poiché fra 
le molte feste per l'espugnazione di Gra- 
nata fatte in Roma, il cardinal Raffaele 
fece formare un teatro per rappresenta- 
re l'opera delVerardi segretario de'brevi, 
scritta in prosa latina, tranne l'argomen- 
to e il prologo che sono in versi iambici: 
non ha divisione di atti, e si può anzi dire 
più, un'unione di dialoghi che un'azione 
drammatica. Tra le più antiche opere 
drammatiche, anzi come il i.° saggio di 
Melodramma (specie di breve spet Inco- 
io, in cui la declamazione semplice, sia in 
versi o in prosa, viene adattata e accom- 
pagnata da musica strumentale, la quale 
serve ad esprimeree rinforzarci sentimen- 
ti in esso contenuti. Chiamasi monodram- 
ma se vi recita una sola perdona ; duo- 
dramma,sedue vi declamano.Lichtenthal 
crede inventore del melodramma moder- 
noRousseau) viene annoverata la magnifi- 
ca festa data daBergonzo diBotta inTorto- 
na nel 1 489, quando vi passò Isabella d'A- 
ragona sposa di Giangaleazzo Sforza duca 
di Milano; ma non sembra che questa pos- 
sa chiamarsi azione teatrale, quando que- 
sto nome non si voglia dare a qualunque 
dialogo. Anche quella solennissima Rap- 
presentazione della Risurrezione diCri- 
sto, che un frate francescano fece dar nel 
i47^ in una radunanza d'8o,ooo uomi- 
ni, non par certo che fosse cosa dramma- 
tica. Le più antiche tra le azioni teatrali, 



TEA 

eccettuato V Orfeo d'Angelo Poli ziano,fu- 
rono quelle che con gran pompa die Er- 
cole I duca di Ferrara, lli.^^suo spettaco- 
lo fu nel i486, in cui fu rappresentato il 
Menechmio di Plauto; poi nel 1487 il Ce- 
falò dello stesso Plauto, traduzione di Ni- 
cola de'signorìdi Correggio. Nel 1 49 1 pet* 
le nozze di suo figlio Al&nso I con An- 
na Sforza, fu fatta la commedia é! Am* 
Jitrione di Pandolfo Collenuccio, e altre 
commedie. Nell'agosto il duca colla cor- 
te andò a Milano per Air ivi certe comme- 
die, e il duca Lodovico M.'' Sfoi*za vi fe- 
ce aprire un teatro. Ercole I inóltre nel 
1499 ^^^^ rappresentar la commedia di 
Sosio di Terenzio e un'altra di Plauto: 
altre comtnedie si recitarono nel decor- 
so dell'anno, e molti da Venezia vi si re- 
carono per godere tali spettacoli. Le com- 
medie recitate nella corte ferrarese fu- 
rono in lingua italiana: molti scrissero ap- 
positamente per quel teatro, altri tradus- 
sero le commedie di Plauto. Fu dunque 
\\ teatraEstense inFerrara il più magnifi- 
co di quanti in quel secolo si vedessero in 
Italia. Prima però erasi veduto in Manto- 
va un magnifico teatro, ed eravisi rappre- 
sentato il detto Orfeo, azione a cui devesi 
il primato su tutti i componimenti dram- 
matici in lingua italiana di quel secolo, 
ai dire di 'Tiraboschi: i cori che Polizia- 
no v'introdusse somigliano cogli antichi 
tragici greci e latini, poiché Fazione può 
chiamarsi tragedia. Egli la compose in 
due giorni a istanza del cardinal France- 
sco Gonzaga, e riuscì la più antica azio- 
ne drammatica italiana e lai.'' rappresen- 
tazione teatrale scritta con eleganza e ben 
regola ta,dopo le Rappresentazioni de' sa* 
gri misteri. Il Carli, Dell'indole del tea* 
tro tragico^ discorso accademico, pres- 
so Calogerà, Opuscoli t. 35, p.iSa, dice 
che il gusto delle tragedie in Italia ven- 
ne dopo il secolo XV e risvegliò gl'inge- 
gni italiani, e la musica già erasi insinua- 
ta nelle pubbliche rappresentazioni ver- 
so il 1480, anzi crede che essendo essa nel 
bel paese antica quanto la poesia^ le rap- 



TEA 

presenlaKÌoni in verso e io rima dal i aoo 
in poi non andassero da essa disgiunte; 
il Creseimbenì però attribuisce al secolo 
XVI l'ingresso della musica nelle pubbli- 
che rappreìsentaiioni, ma perfettamente 
nel suo fine, come liferirò pure con Lìch- 
tenthal. Ben è vero, ripiglia il Carli, che 
nel secolo XVI la musica fu compagna del- 
le tragedie, e queste propriamente non 
comparvero prima, ciò che non sussiste 
pel narrato di Tiraboschì, se pure non vo- 
glia intendersi la tragedia giunta alla sua 
perfezione. Quindi si cantavano cori e in- 
termedi i, prima però della Calandra, di 
cui parlerò poi, magnificamente rappre* 
sentata da'fiorentini a Lione nel 1 548 a- 
vanti Enrico 1 1 e Caterina de Medici: que* 
sta fu la prima commedia che d'Italia pas- 
sò in Francia, ad onta che l'autore del- 
l' Histoire de la musique, Amsterdam 
1 725,dia il primato alla C^z^^a^tdfr^ giun- 
tavi dopo nel 1577. Dipoi Enrico IH die 
in Parìgi un fermoslabilimento alla com- 
media italiana in detto anno, già intro- 
dotta in Baviera nel 1 56g.1nterraedii sem- 
brano potersi chiamare que' che nel bel 
teatro artefatto si cantarono in Roma a' 
1 3 settembre 1 5 1 3 pe'princìpi Medici fra 
le sontuose rappresentanze fatte per l'e- 
lezione del loro parente LeoneX.Nota pu- 
re Carli,che secondo il ricordato autore 
la I / opera in musica erasi rappresentata 
in Venezia nel 1 485: La verità raminga, 
il disinganno, l'inganno d^amorej ma 
per verità aoo anni dopo, cioè verso la 
metà del secolo XVII, essendone stato au- 
tore Francesco Sbarra lucchese. Tutta vol- 
ta afferma Lichtenthal,chela i .' città che 
dopo Firenze vide un'opera in musica fu 
Venezia , e Claudio Monteverde cremo- 
nese vi die pel I .^ la sua Arianna, e quin- 
di nel 1607 il suo Orfeo: dipoi gli spet- 
lacoli e i teatri si moltiplicarono a Vene- 
zia, e nel 1680 vi furono aperti jr teatri 
dell'opera, e per lo piti i compositori e i 
poeti furono veneziani o dello stato vene- 
to. Tiraboschi dice che il i .* a fiire rap- 
preteutara in Venezia i drammi musioa- 

VOL. IXXIII. 



TEA 177 

li fu Benedetto Ferrari detto Tiorba, co- 
me celebre suonatóre di tale strumento^ 
e di lui riparlerò. Dice inoltre Carli, che il 
buon effetto ch'ebbe la musica sulle sce- 
ne, e l'esito fortunato che sorti il Pastor 
fido e V Aminta, bastò per lume a Otta- 
vio Rinuccini fiorentino per abbandonar 
le titigedie e per tentar gli uomini con u- 
na specie di composizioni, che si chiama- 
rono Drammi, fatti sul gusto del Guarini 
e del Tasso, adattabili tutti interamente 
alla musica,per incontrare colla doppia u- 
nione di questi incanti musicae poesia, un 
doppio applauso e vantaggio, onde nel 
principio del secolo XVII comparì colla 
Dafne, indi cogli altri due suoi drammi. 
DiceTiraboschi,parlandodeirintroduzio- 
ne de'drammi in musica nel teatro italia- 
no, che Rinuccini ebbe la gloria, se non di 
averli immaginati prima d'ogni altro, al- 
meno pel I .^ di scriverli felicemente : che 
la Dafne ivi posta in musica dall'altro fio- 
rentino Jacopo Peri, e rappresentata nel 
1 5g4 In casa di;Jacopo Corsi con moltq 
applauso. Quando nel 1 600 con regal ma- 
gnificenza si celebrarono inFirenzele noz- 
ze di Maria de Medici con Enrico 1 V re di 
Francia, si rappresentò colla musica del 
Caocini e di Peri 1' Euridice di Rinucci- 
ni. Il Ferrari lo seguitò, ma crede Carli 
che le loro opere non si cantarono che per 
occasione di nozze di principi nelle graa 
sale. Finalmente Y Andromeda di que- 
st'ultimo fu lai.'a comparire nel pubbli- 
co teatro in Venezia nel 1637, e fu la i.* 
pure ad introdurre l'uso del soldo in cosi 
fatti spettacoli.Questa talmente incontrò, 
e talmente incontrarono tutte le teatrali 
composizioni fatte a somiglianza di que- 
sta, che a quella sola maniera di compor- 
re tutte le muse che del teatrale concor- 
so prendeansi cura immediatamente si de- 
dicarono. La nascita de'drammi fu per al- 
lora la morte delle tragedie, e questa fu 
l'epoca dì loro apoteosi tornando esse ad 
abitare tra'Dei di Grecia,ad eccezione del- 
le sale delle case private e de'conventi re- 
ligiosi ove si ritirarono^ é forse di miglior 



178 TEA 

conio delle passate, lo una parola, le tra* 
gedie che prima sì recitavano pubblica- 
mente, si rifugiarono esiliate nelle priva- 
le sale^ e proscritte furono però godute 
tra 'pochi amanti di lettere, e le composi- 
zioni di musica che si rappresentavano tra 
privati in occasioni di nozze e simili, an- 
darono sui teatri. Ciò che perde l'Italia, 
sollecita acquistòFrancia,oveTodel eRon- 
zard furono promotori di tragedie, finché 
neh 635 s'udì il Cid di Corneìlle, sotto 
la protezione del cardinal Richelieu; indi 
venne il soavissimo Bacine, che sempre 
rìsplendelte tra gli altri che gli successe- 
ro. Questi maestri del teatro francese, ac- 
cortisi che l'austerità degli antichi nonsa> 
rebbe stata applaudita dal mondo già rad- 
doIcKo ne'costumi con quella sorte di com- 
posizione in musica; così videro benissi* 
mo i sommi pregiudizi ed errori in cui con 
questi incorrevano gl'italiani. Scelsero pe- 
rò la via di mezzo, ed intrecciando in tra- 
gico argomento degli episodii , atti a ri- 
svegliar più la tenerezza che lo spavento, 
seppero farsi padroni del cuore di tutto il 
roondo,dappertulto introducendosi le tra- 
gedie di Corneille e di Racine. In Italia 
particolarmente tal credito acquistarono, 
che il teatro non conobbe altre tragedie 
che le francesi, e così gl'italiani beverono 
più saporita quell'acqua che zampillò nel 
loro terreno: drammi dunque e tragedie 
francesi furono in Italia per vario tempo 
il trattenimento del carnevale. Riscossi 
finalmente dal lungo letargo gì' italiani, 
mercè il valore di alcuni ricovrati in Ro- 
ma, si ricuperò il buon gusto dell'uma- 
ne lettere, e fra gli altri generi di poesia 
moderò anche quella del teatro il vene- 
ziano Apostolo Zeno, che pel i.** intimò 
la fuga agi' impossibili della scena, ridu- 
cendo l'azione a un verosimile grave, e- 
roico e istruttivo. I suoi drammi non so* 
no che piccole tragedie, bensì insinuò pel 
i.^le tragedie intere, onde al suo esempio 
molti valenti italiani s'ispirarono nel gu- 
sto teatrale, e in pochi anni si videro tan- 
te tragedie fedeli imitazioni de'tragici So- 



TEA 

focle ed Euripide. Indi fiorì il vomaDO Pie> 
tro Metastasio figlio d'un arfigiano e uno 
de' principi dell'italiana poesia. Così da' 
drammi ebbero le tragedie una volta la 
morte, e un'altra il risorgimento. Ritor* 
nandoa'primordii del secolo XVI, dichia- 
raTiraboschi,chela i. "tragedia italiana de- 
gna veramente di questo nome, fu la Sofo* 
nisba del conteGio.GiorgioTrissino poeta 
epico, scritta secondo le leggi e il costume 
greco, ond'egll ebbe il vanto d'essere il i ." 
a usar in tal genere di componimento il 
verso sciolto: fra'molti suoi pregi ha i suoi 
difetti, mancando dello stile grave e su* 
blime proprio della tragedia, oltre l'esser 
troppo afifettata imitazione delle manie/ 
re greche. La Sofonisha di Trissìno e- 
clissò VdXivdiSofonisba di Galeotto delCar- 
retto, lai.* tragedia italiana regolare, se- 
condo alcuni. Indi venne la Roshiunda di 
Giovanni Rucellai, il quale la superò col- 
VOreslCy e di esse si die il medesimo giu- 
dizio dato a Trissino. Dietro ad esse me- 
ritano menzione la Tulliaòì Martelli,scel- 
lerato argomento, e specialmente la cele- 
bre Canace di Sperone Speroni medico 
archiatra di Leone X, Papa mecenate de' 
letterati, de'poeti e degli artisti; VOrhec* 
die di Giraldi, la migliore sua produzio- 
ne; V Edipo di Gio. Andrea dell'Angui!- 
lara di Siitrij le tragedie di Luigi Grot- 
to detto il Cieco d^ Adria, perchè cieco 
quasi fin dalla nascita; il T^m^reJz del con- 
te Federico Asinari d'Asti. Altri in detto 
secolo si dierouo a ravvivare la comme- 
dia, prendendo a modello i comici latini 
Plauto e Terenzio, e le prime commedie 
non furono che loro traduzioni. Più fre- 
quente nondimeno fu l'uso di comporre 
nuove commedie in versi o in prosa, e di 
farle pubblicamente ra ppresentare.Gran- 
defu il numeroditali componimenti, ma 
ad esso non corrispose il va!ore,poichè le 
commedie in ogni età e presso ogni na- 
zione furono assai più rare che le buone 
tragedie, uè è difficile intenderne la ra- 
gione, ^felte tragedie la gravità de'perso- 
naggi che vi s'introducono, e la grandez: 



TEA 

zn deirnzione che sì prende a soggetto, la 
solleva per se stessa non poco, e giova an- 
cora talvolta a coprirne alcuni difetti. Ma 
la commedia i cui personaggi sono comu- 
nemente popolari o privati, e l'azione an<* 
Cora suol essere domestica e familiare, per 
•uà natura è ordinariamente bassa e tri- 
viale; e s'ella non è sostenuta da una cer- 
ta eleganza di stile, eh' è tanto piti di(fi* 
Cile ad ottenersi, quanto meno debb' es- 
sere ricercata, e da un ingegnoso, ma in- 
sieme naturale e verosimile intreccio di 
vicende e di piccole rivoluzioni, cade del 
tutto a terra. Questa difficoltà di ben riu- 
•ciré nelle commedie fu quella per av- 
ventura che indusse molti comici a pro- 
curare' in quell^età alle loro azioni l'ap- 
plauso che non ìsperavano d'ottenere a- 
gevolmente per altra via, con una sfac- 
ciata impudenza nelle parole, ne' gesti, 
nelle azioni, come esprimesi Tiraboschi. 
Poche dunque sono le commedie in que- 
sto secolo scritte, che si possano proporre 
a modello di tali componimenti. All'ac- 
cademia sanese de' Hozzi devesi princi- 
palmente il vanto d'aver promossa la co^ 
mica teatrale poesia. Leone X che di tali 
rappresentazioni si dilettava forse più che 
al suo grado non convenisse, ogni anno 
faceali venire in Roma, e nelle private sue 
stanze godeva d'udire le scherzevoli loro 
farse. Molte in fatti sono le commedie, 
se pur con tal nome si ponno chiamare, 
di quegli accademici. Lodovico Ariosto 
fu il I .^ a scriver commedie degne dì que- 
sto nome, secondo le leggi degli antichi 
maestri, e Alfonso I duca di Ferrara, non 
meno magnifìcode'suoi anlenati,fece nel* 
la sua corte alzare uno stabile teatro, se- 
condo il disegno dato dall'illustre poeta, 
pei*chè vi fossero rappresentate le sue 
commedie, il che fecero più volte que' 
gentìluomi, recitandovi lo stesso d. Fran- 
cesco figlio delduòa il prologo della Le» 
nn. Ercole Bentivoglio scrisse il Geloso, 
ì Fantasmi e i Romiti, e al verso sdruc- 
ciolo usato dall' Ariosto, sostituì felìce- 
meote reodecasillabo piano, li Trìssino 



TEA 179 

ancora al tragico coturno volle accoppia- 
re il socco, comico, e il fece con prospero 
successo nella commedia de' Simillimi: 
lo stesso deve dirsi dell'Alamanni autore 
della Flora, Gio. Giorgio Arigoni in lin- 
gua astigiana compose delle fai'se,eGiam- 
mariaCecchi fiorentino fra gli scrittori di 
commedie in vei*so, a ninno forse si può 
paragonai*e. Maggiore ancora fu il nu- 
mero delle commedie composte in prosa. 
La contesa che allora nacque tra gli eru- 
diti italiani, se alla commedia convenga 
la prosa o il verso, opina Tiraboschi, non 
sarà foi*se decisa mai, dipendendo dalle 
diverse maniere con cui si considerano 
gli oggetti. L' Ariosto e il Macchia vello 
versoi! 1 498 furono probabilmente i pri- 
mi a scrivere commedie in prosa. Ma la 
I.* che fu accolta con plauso non ordi- 
nario fu la Calandra del cardinal Bib« 
biena,gìà maestro e segretario di Leone 
X che lo elevò alla porpora, anco per a- 
ver contribuito in conclave alla sua esal- 
tazione, facendo credere che il suo padro- 
ne di 37 anni avrebbe corta vita (in fiitti 
mori di 46). Incaricato in difficili affari, 
vi soddisfece con somma destrezza: d'in> 
dole sollazzevole e inclinata a'piaceri, sep- 
pe accoppiare alle fatiche gli amori. Pro- 
tesse il gran Raffaele, e glia vea fidanza- 
ta la nipote che avrebbe sposato, se l'im- 
matura morte no! rapiva alla gloria del- 
le arti, come di fresca età mori il cardi- 
baie ambizioso del pontificato, e perciò 
decadulodalla grazia di Leone X. Quan- 
to alla Calandra, la lodai nella biografia 
del cardinal Divizi da Bibbiena morto nel 
1 5:^0, perchè al dir di molti e di Grescim- 
beni fu lai." commedia italiana pubbli- 
cata in prosa, e gareggia con Plauto. Ven- 
ne recitata nel carnevale da alcuni nobili 
giovani romani per dare un divertimen- 
to ad Isabella d'Este marchesa di Man- 
tova, indi stampata nel 1 524 iu Roma, e 
ristampala molle volte ivi e altrove. Non 
solo fu applauditissima, come una delle 
migliori che allora ammirasse ritalia,uia 
secondo il Giovio v'intervenne lo stesso 



i8o TEA 

Leone X, sebbene non fosse molto adat- 
tata alla sua suprema dignità: fu poi rap- 
presentata in Mantova, in Urbino e al- 
trove. Altro ecclesiastico di questi tempi 
censurato fu il cardinal Ippolito de Me^ 
diciy nipote di Leone X e cugino dì Cle- 
mente VII, passando il suo tempo al tea- 
tro a godersi le commedie, ed alla Cac- 
cia. Molte commedie pubblicò in prosa 
Pietro Aretino degne di lui, e fiimose per 
l'impudenza mordace e oscena con cui so- 
no scritte: fu detto il flabello de'prin- 
ci/7i,i quali per ìschi vare i suoi arditi trat- 
ti satirici gli fòcevano regali considera- 
bili; ma in Venezia fu spaventato da Pie- 
tro Strozzi, colla minaccia di farlo pu- 
gnalare in letto, se non tacea di lui. Piti 
altre ne abbiamo di diversi autori, fra' 
quali le Balie del Ricci, e particolarmen- 
te lodato il calzolaio fiorentino Gelli per 
le sue Sporta e V Errore: tra gli scritto- 
ri di mimiche rappresentazioni nello stes- 
so secolo XVI, due singolarmente ebbe- 
ro gran nome, Calmo in dialetto venetOj 
e Ruzzante in quello rustico padovano 
precipuamente. Riguardo alle tragicom- 
medie non si o£fre cosa degna di parti- 
colar lode. Quanto a' drammi pastorali, 
gritaliani furono i primi a darne l'esem- 
pio, poiché nulla di questo genere ci han- 
no tramandato gli antichi : qualche sag- 
gio solo erasi veduto'nel secolo preceden- 
te col ricordato Cefalo, La lode di que- 
sta invenzione si deve ad Agostino Dee* 
cari ferrarese, che nel 1 554 ^^^ rappre- 
sentare in Ferrara ad Ercole II il suo Sa* 
grifizio. 11 suo esempio animò gli altri, 
ma tutti si eclissarono nell' Aminta di 
Torquato Tasso: alcune donne vollero in 
ciò segnalarsi, fra le quali l'Andreini pa- 
dovana comica di professione e onestis- 
sima, colla sua Mirtilla. A questo gene- 
ra appartengono i drammi pescatorii, o- 
ire in vece de'pastori s'introdussero i pe- 
scatori, di cui si ha dal padovano Onga- 
ro l'Alceo, Fra tutte però le azioni tea- 
trali di questo secolo, ni una eccitò sì gran 
f/ndo^qHXtiniQìì Postar Jido del cav.Gua* 



TEA 

fini ferrarese, e per la prima volta fu rap- 
presentato in Torino con magnifico ap- 
parato per le nozze di Carlo Emanuele f 
duca di Savoia con Caterina d' Austria. 
Per questa tragicommedia si accese gran 
guerra tra gli eruditi italiani, ma il tenn»^ 
pò giudicò in fiivore, sebbene seducenti 
in modo dannoso alla mora^e. Leggo m 
Lichtenthal che nel finire del secolo XVI 
vari uomini di particolare merito volle- 
ro a Firenze rìstabilire in Italia un dram- 
ma simile a quello degli antichi, edalia 
loi*o adunanza si attribuisce l' invenzio- 
ne dell'odierna Opera in musica^ voca- 
bolo indicante le dififerenti composiztonf 
musicali, spettacolo drammatico e lirico, 
incoi si riuniscono tutte le attrattive del- 
le belle arti. La melodia trascarata da 
tanto tempo, riprese nuovamente i suoi 
diritti naturali, essendo la musica innata 
nell'uomo e gli è tanto necessaria quanto 
la lingua; restringendo l'armonia ne'suoi 
convenienti limiti,considerando con mag* 
gior ragionevolezza e senno il testo nel 
rapportod'unione colla musica^ e svilup- 
pando finalmente a poco a poco l'indole 
della moderna musica. A tale epoca non 
conosce vasi quasi altra musica vocale 
fuorché la musica sagra, cioè quella del- 
le messe, de'salmi, de'mottelti e de'ina- 
drigali. Le opere de'rìcordati Peri e Cac- 
cini erano interrotte di quando io quan- 
do da un coro, non essendo ancora co- 
nosciuta l'aria, che alcuni vollero attri*' 
buire allo stesso Peri, ma al più impei^ 
fetta, dovendosi riportare l'introduzione 
al secolo seguente, in cui Tarte del can- 
to e la musica strumentale andarono mi- 
gliorando con variate forme. La nuova 
specie di musica altro non era che la i.* 
base del nostro recitativo, e chiamavasi 
allora musica in lutile rappresentativo. 
Siffatto difettoso recitativo venne assai 
migliorato nel i65o, dal maestro della 
cappella pontificia Giacomo Carissimi; e 
di poi i celebrati Zeno e Metastasio die- 
rono al testo dell'opera una riforma piik 
GOiiveiiieiite al buon gusto. Aggiiingerò 



TEA 

qui ezianclio con Lichtenthal^chelai/o* 
pera tedesca fu Dafne del poeta Marti- 
no Opitz» messa in musica dal maestro 
di cappella Enrico Schiitz, e rappresene 
tata con molto applauso in Dresda nei 
1637: nel i658 sì rappresentò a Parigi 
ti I •' opera francese Pontone y poesia del- 
Tab. Perrin, con musica del Cambert: le 
prime opere originali inglesi furono po- 
ste sulle scene negli anni 1660-1669, ® 
quelle della Spagna nel 17 19. Le parti 
costituenti l'opera moderna sono in ge- 
nerale la sinfonia, Tintroduzione, la ca« 
vatina,raria, ilduetto,il terzetto, il quar- 
%tto, il quintetto, il sestetto, il finale, il 
coro, la marcia, l'aria di ballo. Oritaliani 
distinguono 4 sorta d'opere: lasagra,la se- 
ria, la semiseria, la buffa. 1 francesi distìn- 
guono due generi di spettacoli lirici, la 
grand-opera e il dramma.^!' tedeschi so< 
no pili ricchi di simili distinzioni d*ope* 
ra : eglino hanno In grana opera, l'ope- 
ra seria, la tragica, l'eroica, la romaiili- 
ca, Tallegorica, il inelodrarocna militare 
e l'opera comica. Rimarca Tìraboschi , 
che tali furono i felici progressi che nel 
secolo XVi fece in Italia la teatrale poe- 
sia, che tutto concorse a rendere il tea- 
tro italiano oggetto d'ammirazione e d'in- 
vidia. 1 colti poeti rinnovarono la scena 
greca *e la Utina, e mostrarono che non 
e|:a impossibile agringegni italiani di pa- 
. reggiarsi ad Euripide e Sofocle, a Plau< 

• Ji»ea Terenzio. La magnìGceoza de'prin- 

# eipì e talvolta ancora de' privati innalzò 
teatrì che parvero gareggiare col lusso 
degli antichi romani. Merita essere ricor- 

, dato nuovanùente il teatro Olimpico di 
Vicenza, fatto a spese della celebre ac* 
caJemia Olimpica, e ne fu architetto Til* 
lustre vicentino Andrea Palladio, mor- 
to nel i58o prima chi fosse compito: 
non essendo forse ben riuscito di con- 
durlo a fine il figlio Siila, ciò eseguì il 
celebre Vincenzo Scamozzi pur vicenti- 
no. Questo teatino riscuote le meraviglie 
di chiunque l'ammira. Lo Scamozzi poi 
d'ordine del duca Vespasiano n'eresse un 



TEA i8c 

altro a somiglianza in Sabbionetta. Ap* 
prendo dal Milizia, Le vite de*piu cele- 
bri architetù\che Palladio a vea fiitto per 
vari spettacoli temporanei due teatrì di 
legno all'antica, uno a Vicenza, l'altro a 
Venezia. Quindi l' accademia patria, di 
cui era membro e confondatore, gli or- 
dinò quello stabile; ed egli lo fece di sin* 
golare struttura, e riuscì un beli' orna- 
mento d'Italia, e lo descrÌTe. Al Palladio 
si attribuisce ancora il famoso teatro di 
Parma, cui il Bernini die l'ultima mano, 
come dicesi; ma veramente è di Lionello 
Spada pittore, e di Gio. Battista Magna- 
ni architetto. Non mancarono allora at- 
tori eccellenti, pel cui valore leazioni tea- 
trali sembrarono acquistar maggior pre- 
gio. Inoltre all'ingegno de'poeti,alla ma- 
gnificenza de'principi, alla vaghezza de- 
gli ornamenti, alla bravura degli attóri 
si aggiunse l'istituzione d'alcune accade- 
mie, per adoperarsi principalmente a far 
fiorire sempre piti felicemente la poe- 
sia teatrale. In Firenze circa la metà del 
secolo XVI furono fondate quelle de- 
gV Infuocati, de^V Immobili^ de' Sorgeri' 
tiy ciascuna delle quali aveva il proprio 
teatro, e sforzavasì a gara di rendere il 
suo illustre e famoso: nobile idea che ces- 
sò cogli speculatori impresari, de' quali 
poche volte il pubblico è soddisfatto, al- 
l'interesse spesso sagrificando il decoro e 
i propri doveri. Tal era finalmente l'ar* 
dorè col quale tutta l'Italia nel porten- 
toso secolo XVI era rivolta a'teatrali spet- 
tacoli, che le stesse persone meno istrui- 
te e di condizione servile vollero talvol- 
ta a ver parte alla gloria che vedeano ren- 
dersi a' pili rinomati attori. Francesco 
Maria Molza e Claudio Tolomei fra gli 
altri vollero farne prova, ed essendo in 
corte del sunnominato cardinal Ippolito 
de Medici, e composta avendo unaconM 
media, la dierono a imparare agli staf- 
fieri, cuochi e famigli di stalla del cardi- 
nale, i quali sì felicemente in ciò riusci- 
rono che tutta Roma accorreva ad udir- 
li (ciò avvenne negli ultimi del pontifica- 



i82 T E 4 

to di Clemente VH, o al più nel princi- 
pio di quello di Paolo 111). Il teatro co- 
mico italiano Snodai secolo XV I comin- 
ciò ad essere rinomalo anche fuori dM- 
falla, come sono andato accennandole in 
Germania singolarmente a'tempi di Fer- 
dinando 1 dell 558 e di Massimiliano II 
che gli successe nell'impero nel 1 564>sot* 
to i quali la commedia veneziana riguar- 
datasi come il divertimento e lo spetta- 
colo più piacevole, anzi alla corte di Ba- 
viera recitossi in tali epoche da diversi 
gentiluomini una commedia all'uso ve- 
neziano e ne' solili dialetti d'Arlecchino, 
Panta leone, Dottore e Brighella. 

In Roma nel secolo XVI, oltre il nar- 
rato, m'istruisce Cancellieri a p.5o2, Slo^ 
ria de' possessi de' Pontefici^ della com- 
media recitata in Campidoglio nel i55o, 
e delle altre splendide feste celebrale dal 
senato e popolo romano, per solennizza- 
reTelezione di Giulio 111. La brevità non 
permettendomi dare un saggio del ripor- 
tato da quel grande erudito, mi conten- 
terò riprodurre il titolo dell'opuscolo per- 
ciò stampato. Triomphante festa fatta 
dalli signori romani per la creationedi 
P, Giulio Illy con il significato delle fi* 
gare fatte nelV apparare della scenadel' 
la Comediaj dove particolarmente se in* 
tende il bel Prologo della Comedia, et 
se dichiarano tutti i giuochi de' cavalli y 
caccie di tori, et altri bellissimi conviti^ 
Roma. Abbia monella Storia dis. Pio ^ 
di Novaes, che il Papa con rigorosa pram- 
matica nel 1 57 1 riformò il lusso e l'abu- 
so degli ecclesiastici negli abiti, vietando 
loro d'intervenire a'giuochi,alle comme- 
die, a'balli, a'teatri, alle giostre, a' ban- 
chetti, ed altri disordini a' medesimi scon- 
venevoli. Il successore Gregorio XIII, ol- 
tre quanto dissi di sopra, indignato per 
•scersi fatta in Roma una commedia as- 
sai disonesta, vietò in Roma le commedie, 
eproibì agli attori di recitarle ancora nel -v 
le case particolari, ne'gior ni di festa e n^ì 
venerdì. Al suo tempo l'arci vescovo di Mi- 
lano s, Gabrio Borromeo compose un trat* 



TEA 

tato per dimostrai l'i neon venienza de- 
gli spettacoli profani ne'giorni festivi, ed 
in ispecie le danze, chiamandole offen- 
sionum et peccatorum seminaria. Per 
cui la città di Milano inviò ambasciatori 
a Gregorio XIII, querelandosi contro la 
proibizione. Il Papa fece esaminare Mf 
causa da una congrega zione^ e quantun- 
que alcuni teologi si mostravano favorire 
le pretensioni de'milanesi, tuttavia con- 
fermò lo stabilito dal zelante pastore. Il 
Tiraboschi ragionando degli scrittori di 
poesie tragiche del secolo XVII, diceche 
se ne potrebbe dare un lungo catalogo, 
se si volesse avere riguardo più al num# 
roche alla sceltezza; per cui gl'italiani fu- 
rono allora segno agl'insulti degli stranie- 
ri, e rimproverando loro le irregolari tra- 
gedie e le scipite commedie italiane, ri- 
petevano fastosamente i nomi francesi di 
Corneille,di Bacine, e di Molière riguar- 
dato il padre della loro commedia. Ma 
se è vero che questi scrittori furono i pri- 
mi in Francia a condurre alla loro per- 
fezione la tragedia e la commedia, vero 
è però ancora che gì' italiani nel secolo 
precedente aveano avuto scrittori di tra- 
gedie e commedie molto pregievoli, men- 
tre in Francia appena conoscevasi il no* 
me di tali componimenti, e le produzio- 
ni italiane d'ogni genere e già descritte, 
furono i primi esempi di siffatte poesie, 
che dopo il risorgimento delle lettere si . 
vedessero; ed i tre luminari francesi no^/ 
minati nonisdegnaronodi valersi più voi* ^ 
te delle loro fatiche, e di recare nella lo- 
ro lingua diversi pezzi tragici e de'comici 
italiani. Sei francesi andarono innanzi, il 
fecero Seguendo le orme de'nostri mag- 
giori, i quali aveano spianato e agevolato 
il sentiero. Intorno a ciò è degno d'esser 
letto il Paragone della poesia tragica 
d^ Italia con quella di Francia^ del ber- 
gamasco conte Pietro Caleppio.Nondi me- 
no tra le tragedie italiane del secoloXVIl, 
che anco al presente non meritano d'es- 
ser dimenticale^ vanno nominate 4 di Mel- 
chiorre Zoppio bolognese fondatore del- 



TEA 

raccaclemìa de'Gelati; YArcipanda di An- 
tonio Decio; quelle di Giambattista An- 
dreìni comico di professione, e ▼uoki che 
dal suo Adamo prendesse occasione il ce- 
lebre Milton che Tudi recitare in Milano, 
per comporre il suo Paradiso perduto,; 
il Tancredi òt\ conie Ridolfo Campeggi 
bolognese; il Solimano del conte Prospe- 
ro Bonarelli anconitano; le Gemelle Ca» 
poane e VAlcippo d'Ansaldo Geba; le tra- 
gedie sagre e profane del gesuita p. Or- 
tensio Scamacca di Lentìni; quelle di Gi* 
rolamoSmeducci fiorentino, autore pure 
di diversi drammi musicali; VErmimgil* 
do del celebre cardinal Sfoi*za Fallavi' 
ciao gesuita; la Cleopatra^ la Lucrezia, 
il Medoro e il Cre^o del cardinal Giovan- 
ni Delfino j V Aristodemo del conte Car- 
lo Dottori; la Rosminda e la Belisa d'An- 
tonio Musattola napoletano. Più infelice 
ancora nel secolo XVII fu la sorte della 
commedia in Italia , la quale venne tal* 
mente degenerando, ch'essa non fu più 
comunemente che un tessuto di buffone- 
rie, e spesso ancora ripiena di oscenità e 
di lordure. Quindi appena Tiraboschi fa 
menzione della Tancia di Michelangelo 
Buonarroti il Giovine nipote del grande 
di tal nome, e si mostrò felice imitatore 
di Plauto e di Terenzio. Numerosi furo* 
no gli scrittori de'drammi pastorali, ma 
quasi tutti difettosi; ebbe principalmen* 
te plauso Filli di Sciroy di Guidubaldo 
Bonarelli della Rovere, rappresentata da- 
gli accademici Intrepidi di Ferrara. In 
niun genere di poesia teatrale fu in que- 
sto secolo l'Italia si ardentemente rivolta 
come a'drammi per musica; ma invece di 
ricevere dal generale entusi asmo maggior 
perfezione, furono anzi condotti a una to- 
tal decadenza,come dopo Zeno e Metasta • 
sio tornò a decadere. Pareva in que'tem- 
pt che tutto lo studio de'poeti dramma- 
tici s'impiegasse nel sorprendere e riem- 
pire di stupore gli ascoltanti con solenni 
meravigliose comparse. La magnificenza 
de'principì e de'privali in queste decora- 
zioni contribuì a fare eh' esse fossero il 



TEA i83 

principal oggetto dell attenzione de'poefi. 
Celebre perquesto genei^iB fu singolarmen- 
te il teatro eretto in Piazzòla presso Pa- 
dova da Maixo Contarini, ove nel 1680 
si videro girar sulla scena tirate da super- 
bi cavalli sino a 5 ricchissime carrozze, e 
carri trionfòli e 100 amazzoni e 100 mo- 
rì, e 5o altri a cavallo, e cacce e altri so- 
lenni spettacoli. Le corti di Modena e di 
Mantova fecero di ciò pompa verso la fi* 
ne del secolo, quasi a gara d'un lusso ve- 
ramente reale. La musica e quella parti- 
colarmente de'teatri era salita in alto pre- 
gio nel 1690, attendendosi dappertutto 
a sontuose opere in musica, ed i musici t 
le cantanti si decorarono del titolo di 
virtuosi e virtuose. Specialmente Vene- 
zia colla splendidezza delle sue opere in 
musica e con altri divertimenti, attraeva 
a se nel carnevale un incredìbile numero 
di stranieri, tutti vogliosi di piacere e di- 
sposti a spendere. Poco dunque importa- 
va che i drammi fossero regolari, verosi- 
mili gli avvenimenti , purché magnìfica 
fosse la scena e ammirabili le comparse; 
ed i poeti di altro non erano solleciti che 
di piacere agli occhi degli spetta tori.Que- 
sto è il carattere di quasi tutti i drammi 
di questo secolo. I più rinomati scrittorì 
di drammi, se non per l'eccellenza alme- 
nò pel numero, furono iSalvadori, Tron- 
sarelli,i suddetti Sbarra e Ferrari anche 
compositori di musica, Faustini, Cìcogni 
che dicesi ili.^a introdurrete ariette, u- 
sandole lai.* volta nel suo Giasone j Ca- 
storeo, Aureli, Berni, Corrado parmigia- 
no che in Venezia sontuosamente rappre- 
sentò la sua Divisione del mondo. Mor- 
selli, Silvano, d'Averara, per tacer d'al- 
tri. Al genere drammatico ridur si ponno 
glioratorii per musica, genere di compo- 
nimento cui Tiraboschi dà a questo seco- 
lo la sua origine, Francesco Balducci uior- 
to nel 1 642 ne die i prìmi esempi, e Do^' 
meuico Giberti stampò nel 1672 in Mo- 
naco l'Urania congoratorii per musica. 
In Roma si rese celebre pe'drammi che 
compose il prelato Rospigliosi , poi Cle- 



i84 TEA 

mente IX,i quali si redUivaDO nel teatro 
della famiglia Barberini, e gli enumerai 
nel voi. LIX, p. i6i. Neirarticolo Sye- 
SIA con qualche diffusione celebrai la dot- . 
tissima regina Cristina e il suo soggiorno 
in Roma ove mori, munifica protettrice 
de* poeti, de' letterali e degli artisti. Ivi 
narrai come fu divertita da un dramma 
sagro nel palazzo apostolico, dopo aver 
pranzato con Alessandro VII; che fu fé* 
steggìata da'principì Barberini con tornei 
e poetiche azioni rappresentate sulla sce« 
na^colla melodia d'eccellenti cantori e col- 
la vaghezza di meravigliose apparenze; 
che il principe Pamphilj nel suo palazzo 
le fece godere vari drammi in musica; che 
la regina nel suo palazzo dava musiche 
sagre, con sermoni de' più riputati predi- 
catori; e che col profondo e vasto suo sa« 
pere valse a migliorare l'italiana poesia 
e letteratura , derivando dall'accademia 
da lei istituita in sua casa quella celebre 
d'Arcadia, che ritornò la Poesia (/^.) al- 
le pure e belle sue form^. Non riuscirà del 
tutto inutile che io riporti qui alcune pa- 
iole del p. Luigi AJbrizio gesuita, Predi* 
calore apostolico ( F.) d' Ur ba no V 1 1 1 ,1 n* 
nocenzo X e Alessandro VII. Nella pre* 
fazione delle Prediche fatte nel palazzo 
apostolico, Roma 1 653,Venezia 1 663,di- 
chiara Instato di sagra eloquenza in quel- 
l'epoca, e pub il suo dire servire di lezio- 
ne ad alcuno.» Io non ho mai fatta pace 
con certe leggerezze, per non dire scurri- 
lità, dal teatro alla chiesa, e dalla scena 
trasportate sui pulpiti, non potendo sof- 
frire, che l'officio apostolico per colpa di 
alcuni si vegga degenerato nell'istrionico. 
Ma non per questo ho creduto di dove* 
re imitare altri, che sotto nome di pre- 
dica fanno comparire in pergamo trave- 
stita la satira. L'armano di denti per mor* 
dere e la guerniscono dì acutezza per pun- 
gere, e mentre vogliono comparire ari« 
Starchi, non curanti la grazia de'grandi^ 
ti mostrano adulatori vilissimi dilettican- 
do le orecchie del popolazzo". A tempo 
d'Alessandro Vili Oltoboni,o secondo al* 



TEA 

tri InnocenzoXII, eletto a' i alugUo 169 r , 
e perciò meglio è ritenere sotto il prede- 
cessore, fu edificato in Roma il puliblico 
e stabile Teatro di Tordinona^ ora d'^- 
pollo , il che non si era mai in addietro 
veduto nell'alma città sotto i Papi, poiché 
quei d'Alibert, Pace, Capranica, P^alU 
e di Torre Argentiìia furono costruiti nei 
primi anni del secolo seguente, e poi gli 
altri. I zelanti cardinali e prelati rappre- 
sentarono al Papa Innocenzo XII lo scan- 
dalo che si sarebbe dato alle altre città 
dello stato, vedendo nella città santa un 
teatro stabile; e benché molti altri si op- 
ponessero a tali istanze, il Papa nel 1697 
acquistò il teatro e lo fece chiudere, a fi- 
ne d'impedir la recita delle commedie, co- 
me narra Novae8,o pare certo, come vuo- 
le l'autore del Trattato de'giuochiy che 
rimborsati i proprietari lo facesse demo- 
lire; bensì riedificato poi, tornò ad agire 
nel seguente pontificato. E qui col Mili- 
zia fero cenno dell'erezione di quegli al- 
tri teatri da italiani edificati, e da lui ri- 
cordati. Giacomo Torelli nobile di Fano 
ebbe singoiar talento per l' architettura 
teatrale. Inventò nella sua patria alcune 
macchine sceniche, che per la novità fu- 
rono sì applaudite, che la fama lo trasse 
a Venezia ove ne produsse delle nuove con 
mirabili decorazioni. Ivi nel teatro de'ss. 
Gio. e Paolo inventò la beila macchina da 
mutarin un tratto tutte le scene per mez^ 
zo di leva o di argano mosso da un peso, 
il che fu comunemente abbracciato da 
tutti i teatri ben ordinati. In Francia si 
fece ammirare da Luigi XIV colle sue 
straordinarie macchine e fuochi di gioia, 
e vi costruì il piccolo teatro di Borbone, 
e sbalordì tutti colle sue rappresentazio- 
ni. Ritornato ricco in patria nel 1662 a 
sue spese e di 5 cavalieri funesi fabbricò 
il teatro della Fortuna, che per ampiez- 
za di scene, vaghezza e bizzarria d'archi- 
tettura divenne rinomato in Europa. Nel 
1 669 incendiatosi il teatro diV ienna,l'im- 
peratore volle che si riedificasse sul mo- 
dello di quello di Fano. Mentre il re di 



TEA 

Francia desiderala che ne costruisse ano 
a Versailles, mori nel 1 678.FrancescoGal- 
li di Bibbiena, morto nel'iySg, in Vienna 
£ibbrìcò un gran teatro, altro superbo co- 
struì in Lorena, altro io Verona per in- 
carico del marcheseMaffei e di commissio- 
ne deiraccademia filarmonica, e liuscì u- 
no de'{)iù ben intesi d'I lalia: inRoma v'in- 
nalzò il teatro Alibert. Ecco comeMili* 
zia descrìve il teatro di Verona.» Portico 
avanti, scale magnifiche a'4 angoli, sale, 
comodi corridori. L'orchestra e divisa dal- 
J'uditorio, non dovendo niuno degli udi« 
tori essere offeso dallo strepito degli stro* 
menti; ed il palco è in giusto sito, così 9he 
gli attori non vengano mai veduti di fian- 
co. Tra l'uditorio e la scena sono le por* 
te d'ingresso nella platèa all'uso degli an- 
tichi teati'i romani e greci; non dovendo 
mai la porta essere rimpetto alla scena, 
e perchè quello è il miglior luogo che non 
va sbregato ad una porta, e perché in- 
debolisce la voce". In tal città nel 1732 
il marchese Girolamo Theodo li romano 
eresse il teatro di Torre Argentina. Do- 
menico Antonio Vaccaro, nato nel 1680, 
in Napoli sua patria costruì in pochissimo 
sito il teatro Nuovo. Nicola Sai vi romano, 
morto nel 1 75 1 , ebbe commissione da Au- 
gusto Il redi Polonia ed elettore di Sasso- 
nia, di mandargli un disegno di teatro al- 
l'antica per Dresda, con sale e stanze con- 
venienti non solo per uso di esso, ma an- 
ehe per giuoco, musica e ballo. Primeg- 
giano in Italia i teatri di s. Carlo di Na- 
poli, e della Scala di Milano y i quali de- 
scrissi 1^' loro articoli, come avvertii di 
aver praticato co' principali degli altri 
luoghi. Nel secolo XVI 11 e nel corrente, 
non solo le piccole città, ma ancora le co- 
muni di terr« e castelli gareggiarono in 
ostentazione nell'erezione de' teatri, con 
eccedenti ornati e lusso, io preferenza di 
qualche necessario stabilimento o di mi- 
gliorare la condizione de' sagri templi , 
spesso inferiori all'eleganza, profusione e 
vastità de'teatri. Il Colucci nel t. 3o del- 
le Antichità picene, pubblicato nel 1 796, 



TEA i85 

descrivendo h tua patria Penna a. Gio* 
vanni (di cui parlai nel voi. XL, p. 3 i4)i 
parlando del teatro pubblico, dice que- 
ste velila.'» A'nostri giorni, ne'quali il lus- 
so signoreggia per tutto con tanto danno 
delle famiglie (che direbbe 9e vivesse net 
nostri memorabili tempi?), i castelli più 
piccoli si studiano di sorpassare le prime 
terre^ e queste pazzamente cercano d'e- 
mulare le più ricche città, e la erezione 
d'un teatro stabile sembra una cosa'clel- 
le più essenziali, laddove in addietro era 
un distintivo delle sole città più cospicue. 
Dal vortice di questo general fanatismo 
trasportati anche i miei cittadini si deter- 
minarono essi pure di formare uno sta- 
bile teatro". Nel i. ''anno del secolo X Vili 
fu eletto il Papa Clemente XI, che pel ter- 
ribile Terremoto{ ^.)che afflisse Roma nel 
1 7o3, oltre il voto che fece d'osservarsi 
la vigilia della ss. Purificazione e altre pri- 
vazioni, ordinò che per 5 anni non si fa- 
cessero pubblici divertimenti, spettaco- 
li, teatri e commedie. Nel 1706 aven- 
do saputo che in Aquila alcuni chieri- 
ci eransi preparati a recitare una com- 
media, egli tosto con un breve, presso il 
Bull. Magn, t. 8, p. 409, lo proibì sot- 
to le pene già imposte da' sagri canoni, 
essendo le recite teatrali indegne del ca- 
rattere clericale, ancorché di sagro ar- 
gomento. Leggo nel n.^ 1 3o del Diario 
di Roma del 17 18, che nel giovedì sera 
di carnevale nel seminario Romano e in 
tutti i collegi di Roma si die principio al- 
le recite solite, farsi ogni anno ne' giorni 
carnevaleschi; e nel collegio dementino 
si doveano recitare V Alcibiade finto e il 
Mitridate^ opere francesi tradotte. Nel- 
le rappresentanze particolari di qualche 
dramma cantato, si solevano dispensare 
da chi faceva l' invito, i libretti di esso 
e li cerini pel lume necessario a leggerli 
contemporaneamente. Nel n.*^ 390 del 
Diario di Roma deli 720 trovo che inRo- 
ma agivano i teatri d'Alibert, di Capra- 
nica e di Pace, e si aprivano dopo l'Epi* 
fauia, r8 gennaio: ora incominciano a'a6 



> 



i86 TEA 

dicembre. Considerando ClementeXf che 
le commedie e le tragedie inventate per 
la corresioiie de' costuini e per l'eccita- 
mento alla virtù, a suo tempo erano di- 
venute pili atte alla corruzione di quelli 
e al disprezzo di questa, per levarne gl'in- 
trodotli abusi, con editto de' 5 gennaio 
172 1, che si legge nel BulL cit., p. 293, 
stabiFi quanto per tale saggio fine crede- 
va necessario. Benedetto XllI per ottene- 
re colle preci de'fedeli la sospensione dei 
divini flagelli, minacciati con terremoti, 
pioggie continue e altre calamità, colla 
bolla C{/m7u.f^ii.v,de'2gennaio 1 72 8,^1///. 
Rom, 1. 12, p. 169, pubblicò un giubileo 
di due settimane per tutta l'Italia e isole 
adiacenti, dovendosi perciò sospendere i 
pubblici teatri, le commedie, la musica, 
ì balli. A Pamplona notai, come Benedet- 
to XI II assolse la citta dal voto di non 
piùammettere commedie e altre rappre- 
sentanze teatrali, purché non fossero di- 
soneste, e per non pregiudicare l'ospeda- 
le de'bastardi proprietario del teatro. A- 
hitando Clemente XII il palazzo Quiri- 
nale, il maggiordomo mg.*^ Acquaviva fe- 
ce eseguire alla sua presenza una canta- 
ta in musica intitolata, // s, Andrea Cor-' 
siili, ch'era antenate del Papa, nella se- 
ra del 2.*^ mercoledì di quaresima. In que- 
sto tempo talvolta in Roma e altrove si 
sono permesse le cantate del salmo Mise-- 
rere(V.) e dell'inno Stabat Mater (^). 
A' 1 8 gennaio 1 735 mori in Roma la re- 
gina Maria Clementina sposa di Giacomo 
HI re cattolico d' Inghilterra. Clemen- 
te XII allorché seppe eh' era in perico- 
lo di vita, fece sospendere le rappresen- 
tanze teatrali, sebbene fosse la stagione 
del carnevale, e le illuminazioni pel nuo- 
vo cardinal Spinelli, ordinando alle chie- 
se la colletta Pro infirma^ e dopo mor- 
ta l'applicazione della messa conventuale. 
Notai all'articolo Sede apostolica vacan- 
te, che in Roma e in tutto lo stato pon- 
tificio, per tutta la sua durata, si sospen- 
dono tutti i teatri, anzi l'interdizione in- 
comincia dalla sera in cui il Papa è in pe- 



TEA 

ricolo di morire. Clemente XII permise 
a Cesena l'uso del teatro, prima concesso 
e poi negato. Caduto infermo e aggravan- 
dosi il male, a'27 gennaio 1 740 subito se- 
condo il consueto si sospesero i teatri, seb- 
bene morì a'6 febbraio. Il Cancellieri nel 
Mercato^ p. 84» narra che Francesco Lo- 
renzini custode generale d* Arcadia nel 
1 734 formò in Roma un teatrino in una 
sala del palazzo Stoppani, e vi fece reci- 
tare il Miles Gloriosus di Plauto, che ri- 
scosse l'universale ammirazione. Ma poi 
per proseguire queste rappresentazioni in 
luogo piii comodo , aprì un ben ideato 
benché piccolo teatro nel vicolo Leutari 
in una casa già del cardinal Di vizi. Che 
nel carnevale 1736 si feccia recita degli 
Adelfiàx Terenzio nel teatro latino vici- 
no a s. Lorenzo in Damaso, dagli acca- 
demici latini, coH'intervento di cardina- 
li, prelati, ambascia tori,, cavalieri edame. 
Clemente XII gli mandò per ogni recita 
5o scudi in regalo; ed il marchese Mat- 
teo Sacchetti nell'ultima sera die agli at- 
tori la generosa cena ch'era solito loro im- 
bandire. Questo teatro era pure del Lo- 
renzinì,e vi furono recitate ahre comme^ 
die dagli arcadi, ne' posteriori anni, e vi 
fu il real principe di Sassonia. Narrai nel 
voi. L, p. 7 2, che il cardinal Ottohoni ver- 
so questo tempo fece rappresentare i bu- 
rattini mobili nel suo teatrino posto al 
pianterreno del suo palazzo Piano, i qua- 
li si continuarono sino agli ultimi anni di 
nostra epoca. Esso serviva per rappresen- 
tarvi graziosissime azioni di ballo, musi- 
ca e commedie colle marionette o burat- 
tini, dove precipuamente divertiva la fa- 
ceta maschera romana del Cassandra I 
sali, le arguzie e i motti piacevoli di tal per- 
sonaggio, vi attiravano ogni sera nume- 
roso concorso di spettatori. Nel citato voi. 
parlai de'buratttni,de'quali tratta ancora 
il p. Lupi, Dissertazioni y t. 2, p. 1 7: Dis- 
seri. 2, Sopra i burattini degli antichi, 
ossiano statuine artificiosamente mobili, 
i quali si seppellivano con que' fanciulli 
che morivano in tenera età; e questo uso 



TE A 

era comuDes^ argentili chea'critliaoi. Le 
donzelle geotilt sole? ano ofirire a Venere 
ne' loro matrìononi le loro pupe o pupidr 
di o bambole infantili, per cattivarsi la 
dea a prosperarle, facendo ad essa il sa- 
grifìzio de' trastulli già loro più graditi. 
Il Boldetti neW Osservazioni sopra £ sa- 
gri cimiteri de' cristiani, racconta che 
questi ad esempio de' gentili seppelliva* 
no i loro figliuoli co'biirattini e altri stru- 
menti dei loro innocenti divertimenti, e 
ne trovò net medesimi corridori ove e- 
rano depositate le reliquie de' martiri. 
Riporta i diversi vocaboli co' quali era* 
no chiamati, e gli autori che di tali fi- 
gurine fecero menzione. Nel precedente 
secolo il divertimento de' burattini si fu« 
ceva in piazza Navone, e formavano il di* 
letto del dottissimo Leone Allazio che re- 
cavati ogni giorno a goderli; eguale tra- 
sporto ebbe il famoso Bay le,assai dilettan- 
te delle marionette, e lo riferisce Cancel- 
lieri. Sino agli ultimi anni, nel palazzogia 
de Cupise poi del marchese Ornani,dal* 
la parte di piazza Navona, agì col nome 
di Teatro Oniani, con qualche rinoman- 
za nel basso popolo, il teatrino de'burat- 
tini, a'quali è succeduto un teatrino di uo- 
•iini,e ove si recitano commedie e trage- 
die, quindi dal suo proprietario fu deno- 
minato 7ea^o£m77i^/i/,che ora nel 1 855 
lo ha abbellito e illuminato a gaz, col si- 
stema introdotto in moltissimi teatri. Del* 
l'illuminazione a gaz parlai nel voi. LXX, 
p. 1 48, in uno a quando cominciò in par- 
te delle strade di Roma. Altro teatrino 
di burattini era quello posto nel vicolo 
del Pavone. Nella stagione del carneva- 
li 854*55 presso la piazza di s. Andrea 
della Valle, da un lato del palazzo del 
marchese Capra nica e nel sito in cui fu 
già una stamperia, si aprì un grazioso tea- 
trino dì burattini, egualmente illumina- 
to a gaz e perciò d' alcuni mesi innanzi 
al precedente; laonde in Roma sifiàtte il- 
luminazioni nei teatri incominciarono in 
tali due teatrini. Contemporanea fu l'a- 
pertura del teatrino di mariooette dcuo* 



TEA 187 

minato delle Muse al vicolo dd Fico. 
Ho voluto qui far menzione di tali tea- 
trini romani, per dispensarmi dal farne 
poi appositi articoli. InRoma anche il con* 
testabiled. Lorenzo Colonna ebbe un tea- 
trino di burattini nel suo palazzo, ove il 
cav. Filippo Acciainoli, che si fece ammi- 
rare in molti teatri d'Italia, per inventa- 
re, disporre e perfezionare le macchine e 
le trasformazioni, vi rappresentò pure la 
Noce di Benevento (di che a Superstjzio- 
ite) ossia il Consiglio delle streghe, e fu 
una delle sue più celebri rappresenta- 
zioni. Di pi il espresse i Campi Elisi nel 
teatro di Tordinona, e in quello di Ca- 
praiiica l'Inferno, Ma ogni altra sua o- 
perazione fu superata dal famoso teatri- 
no in piccole figure di burattini, che do- 
nò*a Ferdinando gran principe di Tosca- 
na. Era egli formato di 24 mutazioni di 
scene e di i a4 figure, tutte con tal arte 
fiibbricate, ch'egli solo colle sue mani di- 
rigeva tutta l'opera, non facendosi in al- 
tro aiutare, che nel preparare le scene, 
adattare a'ioro canali le figure, che a for- 
za di contrappesi ne'detli canali mirabil- 
mente si muovevano, e disporre le mac« 
chine pel prologo e pegl'intennezzi daini 
inventate. 1 burattini, che i francesi chia* 
mano Marionettes, da' greci furono ap« 
pellati Neurospastay parola che signifi- 
ca oggetti messi in moto da nervi o da 
piccole corde, con che sarebbe ben indi- 
cata la natura stessa e il fine della cosa: 
dice Aristotile^ che se coloro 1 quali fanno 
agii*e e muovere piccole figure o fantoc- 
ci di legno, tirano il filo corrispondente 
ad alcuno de'loro membri, quel membro 
tosto ubbidisce, e si vedono quindi gira- 
re il collo,. piegarsi la testa, muoversi gli 
occhi,e le mani prestarsi all'atto o al mo' 
vimento che si inchiede, tutta in somma 
la persona che sembra viva e animala. I 
burattini da' latini antichi si chiamaro- 
no Imagunculas Sigillaria, Mobile li* 
gneiariy e per muoversi con fili sottili o di 
nervi^ Nervis alieni mobilia ligna, iVér- 
vis attractiliay Catenationes mobilesj Li' 



i88 TEA 

gneolof lumdmunjlguraij e dagl'italia* 
ni Burattini, figurine, fahtoccini^ statui' 
ne, bambole, di cenci, di legno e d'avo- 
rio, con molli de'quali si rappresentano 
le commedieei balliaccompagnati da mu- 
sica, dietro le scene parlando per essi, e 
anche cantando uomini e donne. L' uso 
giocoso di queste puerili figure mobili tf 
forsa di fila, passò ben presto, insieme col- 
le delizie dell'Asia e della Grecia, a'iatini 
vincitori di queUlingegnosenaiionijond'é 
che si trova negli scrittori i più colti me- 
moria di queste figure mobili al tirarsi 
de' cordoncini, a'quali erano raccoman- 
date le piccole vertebre, e le membra dì 
queste slatuine. Oltreché servirono an- 
die agli antichi di trastullo de' bambi- 
ni, teneri oggetti dell'amor nostro, e per 
premi alla tenera età, ed eccitamento a 
operare virtuosamente e studiare ; e- 
siandio furono impiegate da'giuocolie- 
rt per rappresentare azioni comiche e 
tragiche per trattenimento del minuto 
popolo e degli stessi bambini; e non man- 
carono talora persone oneste e qualifi- 
cate, che se ne servirono a sollievo le- 
cito delle loro conversazioni. Dichiara il 
dotto p. Antonmaria Lupi, nella citala 
dissertazione, pubblicata con altre dal non 
roen dotto p. F. A. Zaccaria. » La cogni« 
zione dell'antiche costumanze anche nel- 
le cose più tenui e più minute, che me« 
DO curate vengono da quei a'quali dili- 
genza superstiziosa ed inetta sembra il 
tener conto di sì piccole erudizioni, non 
è però sempre tanto inutile (mi scriveva 
il sommo cav. Ricci l'i r dicembre 1 844» 
per quanto dissi a Rieti, parlando sulla 
diffusione di qualche minuzia: Che nella 
storia non è poi da sprezzarsi, poiché po- 
ca favilla in alcuni punti di vista gran 
fiamma seconda. Saggia sentenza, che for- 
se niuno più di me sperimentò con suc- 
cesso: ferudizioni che riunii a Cbogb ed 
a Scrittura, sullo spacco della croce, val- 
sero a vincere nel tribunale della s. Ro- 
ta una causa; e questo non é per me u- 
oico esempio, e per uon farne vanto tac* 



TEA 

do di altri), quanto la coloriscono quei, 
che o per genio di deridere ciò che non 
sanno,o per mancanza di riflessionee d'ac- 
corgimento ne divellano con poca stima. 
Così non accadesse, come pur troppo fre« 
quentemente succede, di trovarci arresta- 
ti nella intelligenza degli antichi scritto- 
ri, sagri egualmente e profani, o nell' e- 
spressione propria ed elegante de' nostri 
concetti, perché privi di certe piccole, ed 
all'apparenza disprezzevoli notizie, man- 
chiamo di quel lume, che necessario sa- 
rebbe affin di procedere con ispeditezza 
nello scuoprimento o nella sposizione del 
vero (cb'é quanto dire benemerito chi la- 
boriosamente e con pazientissime ricer- 
che le raccoglie e pubblica). Che però, ac- 
cademici eruditissimi, né impudenza dee 
comparirvi l'assumere, che io ho fatto per ^ 
argomentoallemie odierne ricerche, una 
cosa che a'meno accorti sembrare anzi po- 
trà inetta e puerile; né inutile fatica dee 
credersi l'aver di cosa sì piccola intrapreso 
a favellarvi... Argomento piccolo, egli é 
vero, ma pure, se mal non mi lusingo, di 
erudizione, di utilità, anzi anche di lustro 
non affatto piccolo: in tenui labor^ al te» 
nuis non gloria". Non mancano teatri 
ambulanti di burattini, ed anni addietro 
eran vene anche in Roma.Questi burattini 
differiscono in ciò che non sono mossi per 
di sopra da'fili, ma per di sotto dalla ma- 
no di chi li fa agire, 11 piccolo teatro am- 
bulante esiste ancora nella Cina da tem- 
po immemorabile. Differisce solo un po- 
co nell'aspetto, ed é più semplice. In pie- 
di sur uno sgabello l'uomo che mette in 
movimento i fantoccio pupazzi é invilup- 
pato dalle spalle sino a'piedi in una ta- 
nica , la quale chiusa alle caviglie delle 
gambe e allargantesi in alto, lo fa rasso- 
migliate alla guaina d'una statua. Sulle 
spalle porta una larga scatola che s' in- 
nalza fin sopra la testa e forma il teatro. 
Le mani invisibili del ciarlatano portano 
i personaggi di legno, e li fanno agire con 
destrezza e vivacità straordinaria, moven- 
doli co'fili disposti sotto i loro piedi. AUor- 



TEA 

che ha finito racchiude la truppa comica 
cìe'fantoccini e la Teste nella scatola che 
si mette comodamente sotto il braccio, co- 
sa che certo non si potrebbe fare co'oo- 
8tri casotti o baracche. Ma il vero van- 
taggio che il teatro ambulante di burai* 
tini, di quella parte dell'Asia, ha sul no- 
stro, dicesi consistere in questo, che le 
piccole commedie rappresentate da'cine- 
si con figurine di legno sono molto più 
svariate, e soprattutto più spiritose e mo- 
rali delle nostre; poiché è noto, che nel- 
la Cina anco le classi più povei^e hanno 
un certo grado d'istruzione. Anche ì tur- 
chi hanno ciarlatani, saltimbanchi e com* 
raedianti agitatori di burattini, assai più 
destri ancora de'nostri. 

Il Bernardini che d' ordine di Bene* 
ietto XIV nel 1744 pubblicò la Descri- 
zione de* Rioni di Roma, asserisce che 
allora in essa esistevano i teatri di Ali- 
bert, Argentina, Capranica, Pallaccor- 
da ora Metastasio, Tor di Nona, Val- 
le, ed inoltre Pace, e de' Granari, non 
più enstenli, il qual ultimo era nel rio- 
ne Parione nel vicolo de' Granari, così 
detto da alcuni magazzini di grano ivi si* 
tuati. Quanto al teatro Pace, minaccian- 
dS rovina, fu demolito dal proprietario 
nello scorcio del i853, ed in vece vi ha 
fabbricato un casamento. Dalle descrizio- 
ni che di esso ho letto, qui ne do questo 
cenno. Il teatro Pace esisteva nel rione Pa- 
rione e nella via di tal nome, il quale lo 
ripete dalla vicina C/Me^a dis,Maria del* 
la Pace (di cui riparlai nel voi. LXIV, 
p. 1 7 e 1 8). Si vuole essere stato il i .^ tea- 
tro moderno eretto in Boma, dopo quel- 
lo Ai Tordi nona ; certo é che agiva nei 
1720, eome già dimostrai, e secondo la 
sua forma fu fabbricato quello di Pallac^ 
corda, cui successe quello di Metastasio. 
Non avea facciata esterna, ed il suo in- 
terno era di forma quadrilunga, come i 
teatri costruiti àltt*ovenel secolo XV. Fu 
più volte restaurato e abbellito, ma l'es- 
sere di legno, la sua piccolezza, quella 
della platèa e de 'palchetti, lo fecero ser« 



TEA 189 

tire per secondarie rappresentazioni di 
commedie .e fiirse, spesso colla maschera 
del Pulcinella, e anticamente pure con 
intermezzi di musica vocale accompagna- 
ta dagl'istrumenti. Da alcuni anni resta- 
to chiuso, finì coll'atterrarsi. 

Benedetto XIV dopo aver in vari luo- 
ghi delle dotte sue opere condannale le 
commedie, come pure nella notificazione 
37, pubblicata allorché era arcivescovo 
di sua patria Bologna, e nelcap. 61 De 
sinodo dioecesana, colla bolla enciclica 
Praeclara decore, de' 9 gennaio 1 748, 
Bull. Magn, t. 18, p. 3 14» dii*etta a tut- 
to l'episcopato dello stato pontificio, di- 
chiarando che con pena tollerava il car- 
nevale e i suoi divertimenti, per evitare 
mali maggiori, i cui disordini sono con- 
trari alle massime del cristiano, vietò ol- 
tre altri abusi di prolungare oltre la mez* 
za notte dell'ultimo giorno del carneva- 
le i teatri, i festini e le maschere, come 
ancora l'uso di queste ne' giorni di ve- 
nerdì e in quelli festivi: linnovò inoltre 
la proibizione di fare il teatro o altri spet- 
tacoli ne' venerdì e nelle feste di precetto, 
ma il decreto si osserva soltanto pel ve- 
nerdì, essendo inosservato quello delle 
feste, tranne le solenni. Clemente XIII 
per la morte in Roma di Giacomo 111 re 
d'Inghilterra, avvenuta il Ir.'' gennaio 
1 766, ordinò la sospensione dell'apertu- 
ra de'teatri, chedovea seguire la sera del 
2, e restarono chiusi sino a quella degli 
8 che principiarono ad agire,e da tutte 
le basiliche, collegiate e chiese insigni gli 
fece celebrare una messa solenne di re* 
quie. Nel 1767 afflitto lo stato papale 
da diverse calamità. Clemente XIII fe- 
ce oitlinare dal governatore di Roma, 
che in questa città e nel suo distretto nel 
raggio di 4o miglia, il carnevale si cele- 
brasse senza le maschere, e senza i tea- 
tri e i balli, permettendo le sole corse de* 
cavalli. Morto repentinamente il Papa 
nella notte venendo il 3 febbraio, giusta 
il costume si sospese interamente il car- 
nevale, i teatri, i festini «ogni altro di- 



igo TEA 

irertimento. ÌÌe*Diarì di Roma del 1 774 
apprendo, che nel teatro d'Argentina st 
rappresentava un dramma in musica, eoo 
intermezzi di ballo; in quello d' Alibert 
detto delle Dame un dramma giocoso ia 
musica, con intermezzi di ballo; a Tordi- 
nona si rappresentava la tragicommedia, 
con intermezzi in musica; a Valle cora« 
medie, burlette e farsetta in musica a 5 vo- 
ci; a Gipranica la commedia con farsetta 
in musica a 5 voci; e nel teatro della Pace 
la commedia e intermezzi in musica a 4 
vbcì. Diversi Papi nelle vicende politiche 
de'tempi, come a'nostri, sospesero i tea- 
tri e nel carnevale le maschere. Amareg- 
gialo Pio VI per ia decapitazione del vir- 
tuoso Luigi XVI re di Francia e dagli 
altri dolorosi avvenimenti, neh 798 pub- 
blicò un giubileo straordinario per im- 
plorare da Dìo misericordia pe'mali che 
ancora sovrastavano, proibendo il car- 
nevale e qualunque rappresentanza tea- 
trale per tutto Tanno; divieto che rinno- 
vò nel 1794, perchè i repubblicani fran- 
cesi minacciavano V intera occupazione 
dello stato pontificio, e ne procuravano 
la democratizzazione. Nel 1797 ripetu- 
tosi il pericolo, Pio VI fece chiudere i tea* 
tri per impedire l'unione di molta gen- 
te, e proibì le maschere nel carnevale, 
promulgando un giubileo, missioni, pre- 
ghiere e digiuni. Mancando nel Tirabo- 
sebi la Storia della letteratura italia* 
na del secolo XVIII, vi supplirò per 
ritalia colTaltro dottissimo gesuita spu- 
gnuoio Giovanni Andves^ DelP origine, 
progressi e stato attuale di ogni lette» 
ratura t. 2. In questo tratta pure della 
poesia in generale, dell' epica, della di- 
dascalica, della drammatica, della lirica 
d'ogni nazione. Quiudi del teatro mo- 
derno e de'poeti italiani, spagnuoli^ fran- 
cesi e perciò di Crebillon e Voltaire, ol- 
tre altri poeti drammatici, tragici, comi- 
ci e di drammi seri. Del teatro inglese, del 
tedesco, deirolaudese,del danese, del pò* 
lacco, dello svedese, del russo, dello spa- 
gnuolo e del teatro italiano; oon che del 



TEA 

paragone de'greci tragici coTrancesi; del 
paragone de'comici francesi co'greci e co' 
latini; dell' uso della religione nella tra- 
gedia; dell'opera seria e della commedia. 
A p. 35o ragionando del teatro italia- 
no, deplora la sua condizione nel seco- 
lo XVII e nel principio del XVI II, poi- 
ché sbandito ogni legame di regolarità, 
e lasciate le tragedie e le castigate com- 
medie, altro non presentava che pasticci 
drammatici, al dire del marchese Scipio- 
ne MaSeì ireronese. Questi dispiacente 
della depravazione del teatro italiano,che 
tanto pregiudizio recava al sano costu- 
me e al buon nome nazionale, invitò il 
Gravina e altri dotti- poeti a comporre 
drammi regolari e onesti, i quali però non 
si meritarono tale accoglienza da poter 
superare il cattivo gusto allora dominati^ 
te.Piìi felice successo ebbero i propri sfor* 
zi dello stesso Maflei, il quale si propose 
di dilettare senza far parola di matrimo- 
nio e d'amore benché onestissimo. Allo- 
ra fu ch'egli compose la sua famosa Me- 
rope, nella quale non avvi alcun affetto 
molle ed effemminato, ma l'amore sol- 
tantod'una madre fa tutto il giuoco della 
favola, e l' interesse il più tenero nasce 
dalla più pura virtù: gli affetti natursfti 
d'una madre che piange per morto il pro- 
prio figlio ancor vivo, e ch'ella stessa va 
per errore a trucidai'e, fanno nell'animo 
più profonda impressione che i trasporti 
d'una passione non sempre ordinata dal- 
la natura, ma accesa soltanto dalla cieca 
e debole sensibilità. Questa tragedia per 
la bellezza dell'argomento, per la felicità 
della condotta, pel calore degli affetti, e- 
princi pai mente per T armonia e per la 
nobiltà, benché non esente da imperfe- 
zioni, incontrò talmente il genio univer- 
sale, che replicata mente si recitò ne'tea- 
tri e sistampò,facendo in'gran parte cam- 
biare il gusto del teatro italiano. La Me- 
ropey come il Cidò\ Cornell le, meritò di 
essere tradotta in quasi tutte le lingue 
europee, e forma l'epoca del risloramen- 
todel teatro italiaao. impei*occhè il Ora*" 



TEA 

vìna recò maggior gìovameoto alla buo- 
na poesìa colle sue regole che colle sue 
tragedie, e il G)nti alquanto pìii dram - 
malico levò maggior grido col suo Cesa- 
rcy col Giunio Bruto e cogli altri tragici 
drammi, ma non potè farla convenien- 
te impressione nel popolo e ne' poeti, per 
introdurre nelle scene italiane il neces- 
sario cambiamento. Sola la Merope di 
Maffei ottenne que' vanti che meritaro- 
no rattenzione di tutti i teatri, e d'essere 
presi per esemplari : essa è V unica tra- 
gedia italiana classica e magistrale, loda- 
ta e studiata da' nazionali e dagli stra- 
li ieri. L'esempio àtWhMerope eccitògl'in- 
gegni di molti a coltivare con lodevole 
zelo la tragedia, studiandosi di tenersi 
lontani dagli sregolati disordini del seco- 
lo X VII, e d'elevarsi sugli stanchi voli de' 
freddi drammatici del XVI. Fra' tanti 
scrittori di tragedie ad imitazione del Maf- 
fei, si fece nome alquanto distinto il fer- 
rarese Alfonso Varano, col Giovanni di 
Giscala e col Demetrio, tragedie lodate 
per la forza e robustezza dello stile,più che 
pel fuoco e calore degli affetti chedovreb* 
bero eccitare. Inoltre il teatro veronese fu 
arricchito dalle tragedie d' Ippolito Pin- 
demonte. 1 gesuiti colle loro funzioni ac- 
cademiche, per dare un utile esercizio 
nell'azione teatrale a'giovani studiosi lo- 
ro allievi, non poco contribuirono all'a- 
vanzamento della tragedia italiana; la 
quale per la gravità e per la fui*za dello 
stile, e per l'armonia ed eleganza del ver* 
so, non poco deve a'celebri gesuiti Gra- 
nelli e Bettinelli. Il conte Vittorio Alfie- 
ri d'Asti, col nobile, sublime e ardito suo 
genioidié airitalia l'onore d' un teatro 
ti'agicoy di cui si ciedea mancare, e dui 
i.*^ apparir sulle scene riscosse generale 
plauso in tutta l'Italia, e chiamò anche 
l'attenzione e lo studio deirallre nazioni. 
Egli in qualche modo fece cambiar d'a- 
spetto il teatro tragico; levò la freddezza 
e il languore dell'auticbe tragedie italia- 
ne, y'ì arrecò un fuoco e un ardore, che 
ad alcuno sembra non poche volte so ver- 



TEA 191 

chìo. Egli tolse episodii e lunghe parlatei 
prese uno stile stretto e vibrato, e corre ra- 
pidamente allo scioglimento,do ve s'affret- 
ta sempre l'animo dello spettatore. Egli 
cacciò dal teatro le persone non necessa- 
rie all'azione, sbandi i subalterni amori, 
che tanto luogo empiono nelle scene fran* 
cesi, che distraggono e infastidiscono l'a* 
nimo degli spettatori e de' lettori; ed al 
contrario occupò il teatro di caratteri 
grandi, di passioni veementi e atroci, di 
scene terribili, di espressioni forti e ardi -^ 
te, e di spirito tragico. Tutto questo pro- 
dusse in quasi tutta Italia un entusiasmo 
per le tragedie d'Alfieri, che formarono 
in qualche modo l'orgoglio nazionale, e / 
riconoscendo lui pel solo tragioo.Non man- 
carono nondimeno alcuni tra gli stessi i- 
taliani, che non seppero pienamente ap- 
provare il suo gusto drammatico, e fiir e- 
co agli encomii che largamente gli si tri- 
butavano, come Calsabigi, Cesarotti, e piìi 
apertamente Bettinelli alzò la voce per le- 
vare il fiiscino prodotto dalla novità di sua 
tragedie e scoprendone le sconcezze. Do- 
po la «sua morte si volle imparzialmente 
esaminare il vero merito d' Alfieri, con 
ragionata critica, massime sulla morali- 
tà delle composizioni., ridotta alla ven- 
detta e al suicidio, insolenze de'suddili e 
de'figli contro i sovrani e i genitori, tutta 
la virtò riposta nel dispregio della vita 
propria e dell'altrui, e nel l'amore alla li- 
bertà, e quest'amore nell'odio e oltraggio 
de' superiori, e nel furore di cacciar dal 
mondoi tiranni. L'esame critico della com- 
posizione drammatica risultòdi molti di- 
fetti. Collo stesso spirito vigoroso e forte 
si presentò sul teatro il ferrarese Vincen- 
3S0 Monti, e colle sue tragedie si fece pro- 
clamare poeta tragico: ma quantunque il 
suo Gracco fosse più pieno di sentimen- 
ti patriottici e democratici, e più adatta- 
to all' idee e alle cucostanze del tempo, 
in cui fu pubblicato, non potè giungere 
alla celebrità deW'jéristodemo, non com- 
posto con quell'idee. Lo stile nobile e so- 
stenuto oon dignità, la versificazioue floi- 



igi TEA 

da e armooìosa/il dialogo naturale e pu- 
lito, ooDvenienle alle persone che parla* 
no, la sposìzione della favola spontanea 
e chiara, e soprattutto gli affetti l)encon» 
dotti. Ad onta de' pochi suoi difetti, mal- 
grado gli spettri e le tombe che poco piac- 
ciono, e sono mezzi tragici divenuti or- 
mai troppo comuni e volgari, innalzano 
V Aristodemo sulla maggior parte delle 
tragedie italiane e sopra le altre dello stes- 
fo Monti, ed é un tragico componimento 
che onora il teatro italiano. La piacevole 
amenità della lingua italiana e il geniodeU 
la nazione facilmente portata a trar pia- 
cere da tutto, ed a far risultare il ridico- 
lo da'piccoli avvenimenti, dice TAndres, 
dovrebbono avere resa la commedia ita- 
liana superiore a tutte le altre, se fosse na- 
to un genio felice, che a' vantaggi della na- 
tura avesse aggiunti que'sussidìi che l'ar- 
te fornisce a chi studiosamente la coltiva. 
Ma sfortunatamente pel teatro questo fe- 
lice genio non era nato ancora, o non 
ti si era applicato colla dovuta attenzio^* 
ne, e la commedia italiana non avea fat- 
to molto più lieti progressi che la tragedia. 
Nella commedia italiana si provò Maffei, 
ma non potè ottenere da Talia quella be- 
nigna assistenza per la commedia, che sì 
liberalmente gli avea dispensato I altra 
musa Melpomene per la tragedia. Ven- 
ne finalmente il celebre veneziano Carlo 
Goldoni, l'unico poeta comico che possa 
tentar V Italia, che abbia dato più gran 
copia di commedie, ma lontane dall'ele- 
ganza e dalla delicatezza di Terenzio, e 
dalla maestrevole arte e dalle finezze di 
Molière. Naturalezza e verità fono due 
principalissime doti d'una commedia, e 
comuni sono a quasi tutte quelle di Got- 
doni, producendo la vera illusionedram- 
matica,e sembra trovarci sul fitto che rap- 
presentasi. I suoi diversi difitti furono e- 
sposti da Andres, nondimeno non gli ne- 
ga un occhio critico per vedere le imper- 
fezioni della società, un Tasto genio per 
trovare varietà di caratteri, una vivace 
fantasia per presentarle co'? eri loro colo* 



TEA 

ri, somma disinvoltura per cavarsi fuori 
dagl'imbarazzi difficili, e quell'umore pia- 
cevole e quella graziosita amena, che fan- 
no ridere i colti e gì' incolti spettatori e 
che formano il maggior, pregio d'un co- 
mico poeta.Se avesse studiato attentamen- 
te i buoni esemplari, se avesse ascoltato 
il giusto sentimento delle persone dotte, 
senza lasciarsi strascinare dagli opplausi 
del popolo, potrebbe forse l'Italia vanta- 
re un poeta comico, che niente cedesse a' 
migliori francesi, e forse eguagliato o su- 
perato il gran Molière creduto da alcuni 
impareggiabile. Il Curioso accidente, il 
Matrimonio per concorso ^ il Burbero be- 
nefico) composti nell'ultimo periodo del 
suo comico corso, mostrano quanto si po- 
teva aspettar da luì, se in età^ più oppor- 
tuna avesse avuto il buon gusto della co- 
mica poesia. E' indubitato però, che Gol- 
doni viene rìguardato il padre della com- 
media italiana, che le sue commedie so- 
no grandemente l>enemerite del teatro i- 
taliano, per averlo in gran parte purgato 
dalle sconvenevoli farse, e dall'assurde e 
scipite azioni che miseramente lo defor- 
mavano, e per avergli aperta la strada del- 
la vera comica piacevolezza. Dopo il Gol- 
doni furono lodati il Chiari, I' Albergati, 
il Villi; ma non tolgono al Goldoni il glo- 
rioso nome antonomastico di Comico ita- 
liano. Il Goldoni, il Mallei e 1' Alfieri, 3 
geni tanto diversi, hanno la gloria comu- 
ne d'essere gli unici che abbiano trasmes- 
so il nome italiano a'teatii oltramontani, 
per la commedia il i .^ e gli altrì due per 
la tragedia, secondo l'opinione di Andrea 
Alle teatrali composizioni finora mento* 
vate sono da aggiungersi due altri geoe« 
ri, ne'quali regnano senza contrasto gl'i- 
taliani, e questi sono l'opera in musica, e 
la pastorale, della quale già parlai. Dice 
l'Alga rotti, di tutti i modi che pei* reca- 
re nell'anime gentili il diletto furono im- 
maginati dall'uomo, forse il più ingegno- 
so si è l'opera di musica. 1 poeti cesarei 
italiani Stampiglia, Zeno e Metastasio so- 
no i rifirmatori del lirico teatro; e però al- 



TEA 

serial corte di Vienna de vesi in parte i 
ressi dell'opera italiana. 111.*' a dare 
che giustezza e regolarità a' melo- 
ami fu Si WioStampiglia; ma Apostolo 
> li ridusse a forma molto migliore, e li 
a tanta maggior perfezione, che a lui 
ide la lode di i .^riformatore e di vero 
e dell'opera italiana. Egli introdusse 
etti grandi e reali, conobbe i nobili 
Iteri e i convenienti costumi, seppe 
ersi in situazioni interessanti, ed e- 
iiersi con fuoco e calore. LoZenopor- 
laggiore perfezione e sublimità allo 

e più sonorità e armonia alla vei*8Ì- 
ione che non erasi fino allora sentita; 
in somma die all'opera nuova forma, 
malzò all'onore di vero dramma e di 
lare poema. Tqtta volta i suoi dram- 
istarono molto lontani dalla perfezio- 
I cui doveano pervenire. Comparve 
mente Pietro Metaslasìo dopo Zeno, 
il vero sole che portò il chiaro gior- 
I melico emisfero, oscurando affatto 
Ire stelle, che potevano solamente a- 
plendore nelle tenebre e nell'oscurità 

notte. A stimare giustamente il me- 
iì Metastasio, farebbe d'uopo di ben 
ioere la natura e l'indole del melo- 
ima, e fissare i confini che lo divido- 
illa tragedia, ciò che non è stato fat- 
ora,ad eccezione dello spagnuoloAr- 
I, autore dell'opera più compita sul- 
isica,e ricevuta con universale appro* 
ne. Il Cai sa bigi rilevò con lunga e dot* 
isertazione le bellezze dell'opere di 
Btasio, in un quadro esatto del genio 
ere di quel grand'uomo che non si 
i mai lodare abbastanza, ed i suoi di- 
una savia critica dovrà facilmente 
>nargli per la natura stessa di sue 
posizioni. Le azioni de' suoi drammi 
^mpre grandi ed eroiche,e degne del 
> della stessa Melpomene,ancor quan- 
^ntengono amoreggiamenti e ma- 
>ni. La condotta poi è disposta con 
«viluppo d'accidenti, che non lascia 
languir la scena, e tiene sempre so- 

e impegnato l'animo degli spettalo- 

VOI. LIXIII. 



TEA 



193 



ri. Dove più luminosamente campeggia 
Metastasio è certamente nel maneggio del • 
le passioni , e nella finissima espressione 
degli affetti; ma soprattutto l'amore è trat- 
tato da lui con tale destrezza e maestria, 
che lo fa vedere in tutti t suoi atteggia- 
menti, ne lascia profondo seno nel cuore 
dove non penetri la sua filosofia, né se- 
greta piega che non is volga la delicata sua 
eloquenza. La forza del ragionamento e 
il nerbo dell'eloquenza sono sorprenden- 
ti, singolarmente in que'drammi che con- 
tengono materie nuove e sublimi, e che 
abbondano d'interessanti situazioni.! suoi 
caratteri non cedono per l'esattezza e ve* 
rità a' migliori caratteri degli altri poeti. 
Chi mai come Metastasio ha avuto la sa- 
gacità poetica e musicale di schivare tut- 
te le parole meno acconce pel canto , di 
studiare una felice combinazione di silla- 
be per la soavità e armonia de'suoni, di 
frammischiare a tempo i versi ettasillabi 
cogli endecasillabi, di variare adattata- 
mente i metri nell'urie, d'applicare dap- 
pertutto quella cadenza, que'salti, que'ri- 
posi, quegli accenti che più lirica e can- 
tabile rendono la poesia? I suoi versi sono 
d'una tal fluidità, sonorità e armonia,che 
sembra non si possano leggere che can- 
tando. La rapidità del recitativo dà mag- 
gior foi'za alle cose che vi si dicono, mag- 
gior fuoco e calore all' azione, e serve 
insieme di grande aiuto e facilità pel can- 
to. I cori non messi inopportunamente 
in lutti gli alti, ma introdottivi a tempo, 
dove l'azione stessa li richiede, sono d u- 
na tal bellezza, che fanno amare non ohe 
perdonare V uso loro, venuto in fastidio 
per la inopportunità degli antichi e per 
la scipitezza de'moderni nelle tragedie de- 
gl'italiani e nell'opere de'francesi. Meta- 
stasio può gareggiare co' migliori tragici 
ne'pregi drammatici, ed è senza contra- 
sto superiore a tulli ne' lirici; ed entrò a 
parte con Corneille, Racine e Voltaire nel- 
l'alto onore d'esser proposto per uno de- 
gli esemplari a' compositori di drammi 
tragici; quanto agli scrittori lirici, Meta- 

i3 



194 TEA 

stasiosolo è I'udìco modello. L'opera buf- 
fa che comiociò al tempo medesimo che 
la seria, dou seppe poi fare sì gloriosi a- 
iraDzame«ti,erestòuua composizione im- 
perfètta, in cui la musica è troppo supe- 
riore alla poesia. Al sentir la musica del 
j asino Pergolesi e d'altri eccellenti mae- 
stri, applicata a simili poesie, si accende 
nell'animo un giusto sdegno di vedere pro- 
stituite le grazie d'una amena ed espres- 
siva musica alle più irragionevoli impro- 
prietà e alle scempiaggini pili grossolane. 
L'opera bu£& a tempo dell' Andres,cioè nel 
secolo XV III, era ancora un nuovo cam- 
po che rimaneva interamente da coltiva- 
re a'moderni poeti. Nel 1 800 diveoutoPa- 
pa Pio VII, uari*a Tannalista Coppi, che 
temperò l'antica austerità di Roma, per- 
mettendo maggior frequenza e ornamen- 
to de'teatri, poiché giudicava essere pili 
conveniente alla morale i pubblici spet- 
tacoli, ne'quali la moltitudine esige perse 
stessa la decenza, che le private conver- 
sazioni in cui la ristretta famigliai ita e il 
giuoco hanno spesso conseguenze colpevo- 
li (di tale avviso fu pure Gregorio XV 1> 
nel cui pontificato il pubblico con plauso 
e soddisfazione godè magnifici teatri, con 
i&celtissìmi soggetti). Ricavo dalla costi- 
tuzione di Pio VII, Post diuturnasy de' 
3o ottobre 1800, p. 3o, l'istituzione d'u- 
na deputazione di 6 cavalieri romani per 
ia soprintendenza ad ogni sorte di pub- 
blici spettacoli della città di Roma, rima- 
nendo presso il prelato Governatore di 
Roma f ìC€'CamerlengOf T emanazione 
del permesso de'medesimi, tutto ciò che 
apparlienealle persone privilegiate (prin- 
cipi reaIi,corpo diplomatico e alta nobiltà), 
il diritto della legislazione da pubblicarsi 
pel buon ordine e trauc|uiHilà degli stessi 
spettacoli, e l'esercizio delle pene sui tra- 
sgressori. Confermò al cardinal vicario la 
giurisdizione sulla qualità morale degli 
spettacoli, e al governatore quella sulla 
loro qualità politica. Dichiarò appartene- 
re alla deputazione la decenza degli spet- 
coli che si rappresentano^ la defloizioue 



TE A 

delle particolari differenze fra gli apocan- 
ti o impresari e gli apocati de' palchi; di 
tutto dovendo farne inteso il governato- 
re, ad arbitrio del quale assegnò un luo- 
go gratuito e conveniente in ciascuno spet- 
tacolo alla deputazione, come loro reù- 
denza per esercitare la sorveglianza. Di 
poi venne aggiunto alla deputazione de' 
pubblici spettacoli, V assessore generale 
di polizia, oltre il segretario della depu- 
tazione, come notai nell'indicato artico- 
lo. Il prelato governatore nella sera del- 
l'apertura del teatro regio, della stagio- 
ne di carnevale^ nel palco della deputa- 
zione e decorosamente faceva servire di 
rinfreschi gli apocati de' palchi del 2.*^ e 
3.^ordine. Nelle provincie dello stato pon- 
tificio i cardinali legati e i prelati delegati 
ne'teatri e altri pubblici spettacoli hanno 
il loro palco gratuito e sogliono intervci 
nirvi. I governatori di Roma nell' editto 
che pubblicavano pel permesso de*teatK 
e pel buon ordine ricordavano, che seb- 
bene i teatri moderni abbiano degenera- 
to stranamente dal primario loro oggetto 
di piacevole, utile e pubblica istruzione^ 
ciò nonostante ponno rendersi decenti, 
onesti e dilettevoli, riunendo insieme l'e- 
salto adempimento de'doveri degl'impre- 
sari, l'opera degli attori nell'eseguire cor 
ine si conviene le loro obbligazioni, ed il 
contegno degli spettatori, tenendosi lonta- 
ni da ogni azione, che offenda la decenza 
turbi la pubblica tranquillità.L'antiea ro- 
mana istituzione de Pompieri ( P^Jspe^ni' 
tori d'incendii,fu rinnovata in Roma nel 
1 8 1 o e poi meglio organizzata, e con suc- 
cesso furono posti a vegliare anche sul- 
l'incolumità de'teatri. Le società accade- 
miche che nel secolo Mediceo chiamaro- 
no il buon gusto sul nostro teatro, e che 
prime accesero in que'tempi la bella scin- 
tilla che in progresso tanto si propagò a 
illustrare le nascenti scene d' Italia e di 
Francia , suisero ancora nel secolo XIX 
a stringere le anime gentili ne'più dilet- 
tevoli nodi, per l' esercìzio e incremenle 
della musica e del dramma. Con questa 



TEA 

idinoento in Koroa furono quindi i- 
ìte due accndemie nel pontificalo di 
)e^(l,la Filarmonica elaFilodram* 
ca romana. La i .'ebbe'a principal sco* 
' esercitarsi nobilmente tanto nella 
ca focale quanto nella strumentale, 
si ascrissero i primi e più chiari pro- 
ri di musica sì romani che stranieri, 
che degli accademici dilettanti del 
3 e del suono. Era retta da un pre- 
tte e da un consiglio che si occupa- 
éll'occorrenze deìraccadcmia. Pareo- 
volte nel corso deiranno soleva dare 
ilici e gratuiti saggi di musica slru- 
talee vocale^ eseguendo con esattezza 
pilori spartiti de'più accreditati mae- 
Avea le sue sale nel palazzo Laiicel- 
»resso piazza Navoiva^ in via della 
Bgna, denominazione forse presa da 
* che face vasi in detta piazza in lem- 
[lago; ma dopo Tultime vicende pò- 
é r accademia Filarmonica si sciol- 
accademia Filodrammatica fu fon- 
collo scopo della precedente e poco 
«a posteriore, ma per esercitarsi nel- 
damazione italiana , e prese stanza 
>a!azzo Sforza Cesarmi, ove ha un 
lo, grazioso ed elegante teatro, il cui 
ss&è al vicolo del Pavone. I dilettan- 
olii soci accademici vi rappresenla- 
immedie e tragedie d'ogni specie, a 
1 pubblico può trovarsi presente a 
di biglietti gratuitamente distri- 
.E' governala da un presidente, con 
glio e segretario, che si occupa di 
to appartiene all'accademia, la qua- 
risce. L'accademia Filodrammatica 
oa sa tenere da se lontani tutti que' 
lenimenti del moderno teatro cheol- 
;iano la morale, gettano lo scherno 
overi della famiglia e materializza- 
uomo, portando a cielo i suoi vizi e 
i passioni riprovevoli. Spesso l'acca- 
a associa alla gentile Talia, la sedu- 
Euterpe coirincantesimo delle prò- 
ttra tti ve, rendendo così più splendi- 
tirillante il serale traltenimento.Mg.' 
etti governatore di Roma presidente 



195 



TEA 

della deputazione de'pnbblici spettacoli, 
pubblicò un regolamento sui teatri e altre 
rappresentanze di spettacoli; e mg." Gri- 
maldi, uno de'suoi successori, emanò nel 
iSSSI'edittocon quelle disposizioni di poli 
zia sui teatrì,chesi riportano nel t.5,p, 64^ 
della Raccolta delle leggi del pontificato 
diGregorioXVI.]IPapaPioIXneli.''otto 
bre 1 847>nell'organizzazione del consiglio 
e senato di Roma, attribuì alla magistra- 
tura romana, ecome riportai nel vol.LIX, 
p. 77, i pubblici spettacoli ei teatri d'o* 
gni speci e, per cui la magistratura dal suo 
seno adunò una deputazione pe' pubbli- 
ci spettacoli. Il cav. Vincenzo Colonna fa- 
cente funzione di senatore di Roma, pub- 
blicò nel n.** a58 del Giornale di Roma 
deli853, quest'avvisodell'i r novembre. 
>» All'oggetto di procurare il miglioramen- 
to delle produzioni teatrali , il superiore 
governo ha divisato di distinguere con 
premi quelle le quali si rinvenissero com- 
mendevoli così dal lato della morale, co- 
me da quello della buona arte dramma- 
tica. Siffatta risoluzione essendo stata co- 
municata al Comune coll'incarico di coa- 
diuvarne l'intento, la Magistratura invita 
tutti coloro che dimoranti nella sua giu- 
risdizione municipale componessero pro- 
duzioni teatrali, io cui si rinvenissero le 
sovraccennate due condizioni, a volerglie- 
le presentare. La consegna potrà eseguir- 
si in nome dello stesso autore, quantoser- 
vand(^rincogf)ito,medianlerepigrafecoQ 
un biglietto: e di ogni lavoro consegnato 
si farà dal segretario analoga ricevuta. Es- 
si componimenti poi verranno esaminati 
dalla deputazione degli spettacoli per ef- 
fettuarsene, giusta le norme comunicate, 
la trasmissione alla superiorità." Nel o.^ 
276 di detto Giornale si legge:» I tea- 
tri, che r utile associando al dilettevole, 
dovrebbero essere un continuo ammae- 
stramento al bene, nell'atto che solleva- 
no l'animo, e colle loro rappresentazioni 
eccitare all'amore della vìrlìi eall'abbor- 
rimenlo del vizio,a'dì nostri sembrano per 
lo più divenuti una scuola d'immoralità 



A 



igG TEA 

per il mal vezzo introdotto di continua - 
mente presentare sulle scene italiane o- 
peredove assai spesso trionfa il vizio e ri- 
mane oppressa la virtli, e non sempre vie- 
ne rispettata come si conviene la morale 
e la pudicizia. La qual cosa nella sua sa- 
pienza considerando la Santità di nostro 
Signore, il regnante Pontefice, ordinava 
al suo ministro dell'i nterno mg/ Mertel, 
di spedire a tutti i delegati delle provin- 
cìedellostato pontificio una circolare, con 
che tracciando lo scopo vero delle teatra- 
li rappresentazioni, esortasse ad impedi- 
re che sieno messe sulle scene azioni dram- 
matiche contrarie anche in modo il più 
remoto alla morale, al costume e al de» 
coro. E siccome una cattiva scuola ha sven- 
turatamente educato la piU parte degli 
scrittori a seguire nelle loro opere una via 
falsa a perniciosa, il sommo Pontefice, per 
richiamare la drammatica al suo verosco- 
po,ha ordinato che i delegati eccitino gl'in- 
gegni a colti vare questo genere importan- 
te di letteratura, a scrivei'e opere teatrali 
sia in prosa, sia in verso, ed a proporre 
premi, tutte volte che le produzioni fos- 
sero commendevoli e dal lato dramma- 
tico, e dal lato morale e sociale. Ond' è 
che mg.' Mertel, interprete dell'oracolo 
di sua Santità, incaricava i delegati ad in- 
viare accompagnate da proprie osserva- 
zioni le opere che fossero loro presentate, 
o ad avvertire gli autori di spedirle di- 
rettamente al ministro dell'interno, ove 
da persone idonee appositamente desti- 
nate verrebbero esaminate. Nutriamo la 
maggior fiducia che tale sovrana dispo- 
sizione conseguisca il pieno suo effetto; che 
sia di nobile eccitamento agli onesti in- 
gegni, e serva a ricondurre al vero suo 
fine la drammatica, considerala come di- 
letto e come ammaestramento."JNeli 855 
il prelato Antonio Matteucci vice-camer- 
lengo direttore generale di polizia diven- 
ne presidente della municipaledepulazio- 
ne de' pubblici spettacoli, e il conserva- 
tore di Boma, che prima fungeva tal ca* 
rica, fu dichiaralo vice-presidente. Quia- 



TEA 

di con notificazione de'26 marzo rinno- 
vò il divieto delle clamorose disapprova- 
zioni in teatro; e proibì l'ingresso in pla- 
tèa coir ombrello o col bastone , i quali 
si potranno depositare nel prossimo loca- 
le a tal uopo destinato, ove saranno cu- 
stoditi gratuitamente. 

I seguenti principali teatri attuali di 
Roma agiscono tutti nel carnevale, con 
isvariate sceniche rappresentanze, e al- 
cuni anco nell'altre stagioni; però ne'cen- 
ni descrittivi seguirò V ordine d' alfebe- 
to. Prima farò menzione dell' idea e del 
.progetto di tre teatri più decorosi da e- 
rigersi in Roma. Neil' Effemeridi lette- 
rarie di Roma del 1 82 1 , nel l. 4» P- 7 '» 
con encomii e biasimi si rende ragio- 
ne dell' opuscolo con disegni e piante 
di Sangiorgi : Idea d^un Teatro (adat* 
tato al locale detto delle Corwertite nel» 
la strada del Corso di Roma ), Roma 
182 I. Si loda e poi si critica \\ severo e 
turgido architetto Milizia, che giovando- 
si della felice restaurazione prodotta nella 
Pittura e nella Scultura ^ alto tuonò con- 
tro le licenze architettoniche de'suoi tem- 
pi, e con robusto animo invocò i sempli- 
ci e puri concetti de'greci e de'romani mo- 
numenti; ma fatalmente l'architettura è 
destinata a subordinarsi a'climi, agli osi 
delle città, a'comodi e a'capricci che i pro- 
prietari richiedono, per cui spesso le con- 
viene agire in contraddizione coirarte,il 
che avviene pure ne'ieiltri moderni, seo- 
za curarsi quella linea di convenienzayden- 
tro di cui pur l'uso vuole che tali edifizi 
si contengano. A ricordare, se non a sta^ 
bilire, una cotal linea di convenienza ar- 
chitettonica, furono rivolti i due opusco- 
li pubblicali in Romae in Napoli nel 181 7 
dall'autore dell'articolo deW Effemeridi, 
e intitolati : Cenni intorno i teatri mo^ 
derni e sopra gli archi di trionfo de- 
gli antichi, di Nicola D' Apuzzo, il qua- 
le lodò l'opera laboriosa di Carlo Becce- 
ga : Saggio su V architettura greca-ro- 
mana, applicata alla costruzione del 
teatro moderno italiano, e su le mac- 



HEtL 

chine teatrali, Venezia 1 8 1 7. Sostiene il 
SangiorgijChe il moderno teatro, per gra- 
vissime ragioni, non ha quasi nulla di co- 
mune col teatro antico. Fra'di lui pregi, 
che si fanno rilevare dall'autore dell'ar* 
ticolo, vi è quello importante del rinno- 
vamento d'aria nella saia degli spettato- 
ri, poiché in Parigi nel 1 820 un certo nu- 
mero di compositori, esecutori e spetta- 
tori ricorsero al governo acciò si provve- 
desse ad una maggior salubrità dell'aria 
Dc'teatri, perchè il celebre Howard e al- 
tri chimici francesi fecero esperienza, che 
soprattutto nell'estate, l'aria che si respi- 
ra in teatro è più nocevole di quella degli 
stessi spedali: a Londra, a Monaco, a Pie- 
troburgo erasi trovato il modo per rime- 
diare a sì gravi pericoli. Ciò che costituì 
la novità e insieme il singoiar pregio del 
Sangiorgi neWIdea di Teatro, è la sala 
degli spettatori di figura curvilinea, ove 
non si trovano né colonne, né gradina- 
ta, ma palchetti e platea, e la vaghezza 
degli ornati e decorazioni de' palchetti, e- 
sprimendo con maggior proprietà la leg- 
gerezza della struttura di legname, che 
deve formare l'interna parte de'modernì 
teatri. 11 D' A puzzo propose un sistema di 
decorazione sull'andare dell'architettura 
gotica o cinese, con un piccolo rilievo sul- 
le linee principali delle sagome, tenendo 
per fermo che nulla ne patirebbe la so- 
norità. Però disapprovò la figura dell'ar- 
co scenico di Sangiorgi , come barbara- 
mente gotica, e che forse l'idea d'una ric- 
ca tenda raccomandata ad aste verticali 
sarebbe riuscita più conveniente. Ricor- 
da l'accordo che deve regnare tra l'inter- 
na e l'esterna maniera dell'architettura ; 
dice sciupato lo spazio nel distribuire la 
serie folta di fabbricuccie tra il portico 
esterno e l'ambulacro de' palchetti; non 
volle portare giudizio sulle due facciate 
e particolarmente verso la via del Corso, 
che non gli sembrò molto commendevo- 
le, pel suu lungo frontespizio sopra un at- 
tico rientrante, e forse invisibile al giusto 
puutodi veduta. Meli 852 VAlbumdiHo", 



TEA 197 

ma nel t. ig, p. 25, pubblicò le dilucida- 
zioni e piano economico dell' ingegnere 
Luigi Fedeli sull'idea e suo progetto (il 
quale colle piante architettoniche a vea re- 
so di pubblico diritto colle stampe sino 
dal 1 5 aprile i85o; le piante architettoni- 
che si trovano nel citato Album a p. 43 e 
69, con tavole dimostrative incise, com- 
prensivamenteallepiantearchitettoniche 
de'teatri di Napoli e di Milano, pel con- 
fronto al progettato di Roma, onde pro- 
vare che dovrebbe riuscire il i.^fra tutti 
i teatri d' Italia) del nuovo stabilimento 
teatrale da costruirsi in Roma nel mede* 
simo sito già delle Convertite (nel quale 
essendovi stata la fabbrica àtTabacchij 
a questo articolo feci parola della locali- 
tà), dovendo occupare l' ampia area di 
tutta l'isola non solo, fra le strade della 
Mercedeedi s. Claudio, ma sinoalla chia- 
vica del Bufalo, e perciò comprendere la 
piazza di s. Silvestro e la grande e adia- 
cente riunione di fabbricati e formanti al- 
tra isola. Che dovrebbe risultare ili.^fra 
tutti i teatri d'ltalìa,oomeairidea del pub- 
blicato disegno dell' architetto ingegne- 
re, la cui principale e grandiosa facciata 
esterna di 3 ordini e ognuno con 1 2 co- 
lonne, oltt*ei pianterreni e il loggiato, de- 
corato di statue e nel cui mezzo è lo stem- 
ma del senato e popolo romano; e nell'in- 
terno con 6 ordini ciascuno di H^i palchet- 
ti, compresi in mezzo del 2.** ordine quel- 
li del governatorediRoma(ora Vice-Ca- 
merlengo direttore generale di polizia , 
per l'indicato nel voi. LUI, p. 194, 229)9 
e del senatore di Roma (per cui il muni- 
cipio dovea essere azionista e comprare 1 2 
palchi del 2.^ ordine, ripartendo gli altri 
I o alla diplomazia per quarti). Che losta- 
bilimento dovrebbe essere eseguito da un 
solido intraprendente, in forza di 656 a- 
zioni, quante ne presentavano li primi 4 
ordini del teatro divisi in quarti di pal- 
chetti (come sogliono dividersi gli affit- 
ti di essi, per soddisfare possibilmente al- 
la diplomazia, alla nobiltà romana, ed 
all'agiata popolazione), ciascuna di quelli 



igS TEA 

del 3.^ ordioe per la diplomazia e nobiltà 
romana di scudi 3ooo, di quelli del i.' 
e 3 fòt scudi aioo, e di quelli del 4-*' or- 
dioe di scudi i 2oo: tutte le azioui frutti- 
fere al 4 peri OD e |)agabili iu 6 anni, epo- 
ca stabilita per Tullimazione deli'ediGzio, 
al cui puutoesso sarebbe consegnato al 
municipio romano, il quale per acquistar- 
ne la proprietà dovrebbe retribuire gli 
azionisti del 5perioo sino all'ammortiz- 
zazione del debito, operazione da farsi in 
32 anni, restando gli azionisti in premio 
proprietari de'loro quarti nella stagione 
di carnevale, dovendo però pagare al me- 
desimo municipio la consueta tassa. Tut- 
te le azioni formerebbero un prestito di 
scudi 1,377,600, tanti quanti ne occor- 
I crebbero per la perfetta costruzione del 
nuovo stabilimento, a tenore del piano di 
esecuzi one dell'a rchi tetto i ngegnere,com- 
preso faccjuisto e compensi de'fabbricati 
da demolirsi. Oltre Tapprovazioue del go- 
verno, esigersi da esso un fondo d'annui 
scudi36,ooo per rammortizzazione,tran- 
ne 1000 da erogarsi per le spese straordi- 
narie d'impianto. Si calcolarono tutte le 
rendile del teatro per l'impresario, colla 
solila scorta del governo^ in circa annui 
scudi 40,000, perchè dar potesse un'ope- 
ra regia conveniente al teatro e alla ca- 
pitale; che terminata l'ammortizzazione 
dopo i 32 anni,il municipio diverrebbe li* 
bero padrone di tutte le rendite dello sta- 
bilimento, compresi gli accessori i de'fab- 
bricati fruttiferi, in quasi scudi 52,ooo, 
e il governo rimarrebbe esonerato da qua- 
lunque scorta. 1 fabbricati fruttiferi sono 
questi.» Il nuovo stabilimento, ove ver- 
rebbe compreso il teatro, questo avrebbe 
a se d'intorno un gran loggiato coperto 
e intersiato da cortili, da piazzali coperti 
e passeggi, ove sì trovano ripartitamente 
disposte n.* 4^ botteghe, e 1 6 grandi ma- 
gazzini d'affitto a foraiadi gran bazar.Ne' 
diversi piani che compone l'intero stabili- 
(uento si avrebbero i locali opportuni per 
la loggia, borsa e camera di commercio; 
« avrebbe pure uno stabilimento di ba* 



TEA 

gni con ogni accessorio combinato di 48 
bagnaruolee una vasca natatoria; indi u- 
na gran trattoria capace di contenere a 
mensa e dar sfogo a 4^0 individui. Nei 
diversi piani poi che compongouo l'inte- 
ro edifìzio, oltre tutti i locali che si addi- 
cono ad un gran teatro, si avrebbe pure 
l'accademia di s. Cecilia combinata da 3 
vaste sale e n.° 1 8 vani ad uso di scuole, ed 
in fine n° 84 appartamenti d'affitto da 6 
a I o vani in ciascuno di essi". Altro pro- 
getto artistico d'un nuovo teatro, muni- 
cipale in Roma per gli spettacoli scenici 
d'ogni maniera, fu ivi impresso e pub- 
blicato fino dal giugno 1 853, con magni- 
fica edizione nella tipografia Mengoni, 
con questo titolo: Progetto cTiin teatro 
municipale del conte Antonio Lovatti, 
pubblicato per cura di Romualdo Gen- 
tilucci. Ne darò un breve cenno. E cor- 
redato il progetto di 4 bellissime tavole 
architettoniche, egregiamente incise, e 
rappresentanti : la Pianta dell'area del 
teatro; il Prospetto verso la nuova piaz- 
za di s. Silvestro in Capite acquarellato; 
il Prospetto rivolto nella via del Corso, 
ov'è il Casino o luogo di ritrovo perla 
socievole conversazione e leciti diverti- 
menti ; la Sezione longitudinale o spac> 
cato acquarellato, e dimostrante le diffe- 
renti altezze interne delle gallerie, de'cor 
ridori, de' palchi, delle gradinate, della 
platèa e del palco scenico, come pure il 
fianco della gran sala del Casino. Il ge- 
nio per le opere di belle arti del eh. Gen- 
til ucci, esperto fautore di esse (anco pel 
dichiarato ne' voi. XXXVIl, p. 299,0 
LXV, p.12), principalmente eccitò l'au- 
tore ad affidare alla sua fiduciosa amici- 
zia il progetto artistico da esso concepi- 
to e condotto con coraggio eguale all'in- 
gegno, colla sua illustrazione, ch'egli per 
soverchia modestia avea tenuto a lungo 
quasi nascosto, per attendere il tempo op- 
portuno per mostrarlo con profitto. Quin- 
di ilGentilucci,dopo avere generosamen- 
te fdtto stampare e incidere le tavole del 
grandioso progetto artistico^ dotta meo- 



TEA 

borato dall'eucomialo romano ar- 
tto, che ben a ragione vanlasi d'es- 
itato ammaestralo dal celebre cav» 
eie Stern, nobilmente lo dedicò al 
cipio romano^ come quello che pe- 
to del desiderio universale e della 
tà di Roma, onde appagarlo nel con- 
de'26 aprile i853 avea richiama- 
Jecreto consigliare de' 1 1 maggio 
, con cui erasi ammessa la propo- 
sila costruzione d'un novello edifi- 
s'pubblici spettacoli nell'alma città, 
iore in ampiezza a'preesistenti. Per- 
ii Genti lucci lo pregò, onde si de* 
e accordare la sua autorevole pro- 
le all'interessante lavoro, che avea 
Bto il plauso e l'ammirazionedi mol- 
i fra quelli che in Roma primeg- 
nel culto delle belle arti. Comechè 
idente per vastità, magnifloenza, 
ilitàecomodità,airesigenzede'tem* 
lesiderio de'cittadini,al convenien- 
:oro della capitale, cui difetta di si* 
KÌtfizio; e perciò reclamato da tutti 
lani, eziandio per non essere più in 

inferiori alle città e comuni delle 
ncie che posseggono teatri m unici- 
Che se il progetto artistico avesse a- 
la sorte d'essere preseci to,allora egli 
*bbe fatto un dovere di presentare 
desimo municipio le due altre par* 
grali, cioè il Piano di esecuzione, ed 
no economico, che fanno seguito al 
Ito stesso,e che apporteranno il rin- 
lento de'mezzi pecuniari,coscieozio- 
Ite presunti dall'autore nella sua tU 
zione, ed un notevole risparmio dal 
lucci procurato sulle cifre ivi nota* 
ra farò parola del progetto artisti- 
decorare Roma d'un nuovo teatro, 
te Lovatli immaginò un piano va- 

1 guisa da formare un grande e de- 
> monumento dell'arte romana; nel- 
I illustrazione dando ragione della 
del luogo,degli scuinpartimenti,deU 
onia, e della solidità di esso, non che 
spesa presuntiva occorrente alla fab- 

spiegaudo parte a parte le tavole. 



TEA 199 

Tra le aree acconcie ali' elevazione dei- 
l'edifizio, anch'egli preferì all'ubicazione 
dei teatro Gapranica da molti vagheggia- 
ta, la suddetta superficie che si denomi- 
na l'isola delle Gonvertite, la quale oltre 
il presentare minore dispendio e minori 
ostacoli nell'acquisto delle case da demo- 
' iirsi, in confronto dell'area del teatro Ga« 
pranica,èsituata sulla nobile viadelGor- 
so, centro dei commercio giornaliero, riu- 
nione del mondo elegante, luogo che nel 
carnevale si fanno quegli eclatanti diver- 
timenti, che godono tanta rinomanza. 
L'isola delle Convertite ha da un lato la 
via del Corso, lateralmente quelle delle 
Convertite e di s. Claudio de' Borgogno- 
ni, e di dietro la piazza della Chiesa di 
s, Silvestro in Capite» L'editore Genti- 
lucci intende d'applicare le linee del pia- 
no in qualsivoglia locale o area che fosse 
per iscegliere il municipio, promettendo 
a tal uopo, se bisognasse, d' aggiungere 
una 5.* tavola con pianta architettonica, 
in cui sieno delineati altri progetti, con 
modificazioni adattabili ognuno al loca- 
le pi*e8celto. Osservando l'architetto che 
i moderni teatri di Roma, tranne il Ca-^ 
pranica, ^ono privi di piazza innanzi al 
loro ingresso, si propose inoltre la demo- 
lizione delie case e delle casipole, che se- 
parano le due piazze jcli s. Claudio de'Bor* 
gognoni e di s. Silvestro in Capite per 
formare la piazza, ed anche per dare ai- 
Tedifìzio un aspetto maestoso ed elegan« 
te. Ideò paralleli alle ricordate vie di s. 
Claudio e delle Convertite, l'erezione di 
due portici lungo ognuno 60 metri,e com- 
posti da 1 5 arcate; sia per comodità delle 
carrozze, che introdotte dal lato dell'am- 
pliata piazza di S.Silvestro, uscirebbero sul 
Corso> mentre i pedoni hanno ingresso e 
sortita di fronte alla* piazza nel portico 
semicircolare, polendo da'portici aver e- 
sito da ognuna delle due parti 1 2 carroz* 
ze in fila al coperto. I portici si aprono 
in 4 saloni, afìlinchè gli aspettanti le car- 
rozze non sieno subitamente esposti al- 
l'aria. Sui saloni sljoccano 6 larghe scale. 



200 TEA 

3 delle quali mettono alla platèa e alla 
gradinala; 2 altre che oltre agi' indicati 
luoghi, fanno capo agli ordini de'palchi; 
le ultime a ftemicircolari danno accesso 
a'nominati punti, e servono a condurre 
al Casino annesso. 1 pianterreni si forma- 
no di due stanze per la vendita de' bi- 
glietti per la platèa e gradinata, e per le 
chiavi de'palchi; da un locale di ricove- 
ro alle carrozze privilegiate; dal quartie- 
re de' vigili o pompieri, e contenente con- 
serve d'acqua da servire in caso d'incen- 
dio, e per uso delle rappresentanze sce- 
niche; dal quartiere della guardia; dalle 
oflQcine, dal magazzino de' falegnami e 
macchinisti; da due cordonate per tras- 
portare facilmente sul palco scenico ca- 
valli, macchine, e quanto vi occorra di 
greve; e da g camere pel caffè e per la trat- 
toria, cui dal canto del Corso si aggiun- 
gono porticati ov'è dato godere del pub- 
blico passeggio. La sala del teatro, oltre 
la platèa, che hai 8 filare di banchi e seg* 
gioie, contiene le gradinate a 5 scaglio- 
ni, le quali negli altri teatri di Roma at- 
tuali non esistono^ e fornite di sediole con 
due appositi ingressi. Di più s'innalzano 
sulla stessa sala due loggie o palchetto- 
ni laterali prossimi al palcoscenico; non 
che 5 ordini di palchi, e il così detto lub- 
biune. 1 palchi sonori per ordine, ne' 
quali pouno godere la visuale da 9 ai 2 
persone, e avendo ciascuno de' primi 3 
ordini il camerino di società all'ingresso, 
tranne il terzo che ne ha soli 3 1 . La pla- 
tèa può contenere 52 o persone, alle qua- 
li aggiunti 3 5o delle gradinate, 4^0 del- 
le loggie o palchettoni, 45o del lubbio- 
ne, 2,400 de'5 ordini, in tutto somme- 
rebbero 4^30 spettatori. La forma adot- 
tala dall'autore è quella dell'anfiteatro, 
per la ragione del diritto comune di udi- 
te e di vedere, e per le leggi dell'acusti- 
ca, delle quali l'architetto particolarmen- 
te si preoccupò, per trarne tutti i vaulag« 
gi, onde rendere la sala armoniosa e con 
uumenlo di suono. A ciò &i associa Tiu- 
clinazione del soffitto, fabolizione delle 



TEA 

quinte e de'festouì o panneggi pendenti 
dall'alto; la composizione delle scene prò* 
seguenti ne'lati con un soffitto inclinato. 
Scelse a materia di costruzione, la sca- 
gliola o solfato di calce per le pareti, l'a- 
bete e il ferro per l'occorrente legno o me- 
tallo, poiché stabili le travature de'soiat 
e de'tetti in ferro, tanto a scansare il pe- 
ricolo degl'incendi, quanto perchè se ne 
ottiene spesa pih mite. Compiono l'insie- 
me gli ornamenti de' palchi, di stile del 
secolo XV, con colonnette di ferro fuso 
a'parapelti, e per le altre decorazioni co- 
lonnine spirali e fiorami, putti e altre so- 
miglianti gaiezze dorate. Altre corrispon- 
denti decorazioni l'architetto stabilì nel- 
la bocca delTopera, nel soffitto e nell'ia- 
teriore parte de' palchi. Formò egli an- 
cora un terrazzo parallelo al lubbione, 
qual deliziosa passeggiata per l'estate, po- 
nendo nello stesso lubbione 1 7 grandi fi- 
nestre pronte a rinnovar 1' aria o a dar 
la luce agli spettacoli diurni. Dispose le 
stanze pe'custodi e guardavobe, pe'sarti, 
pegli attrezzisti, pe' coristi e corifei, per 
le coriste e corifee; molti camerini per 
gli attori, il palco, le gallerie coperte, le 
1 2 sale, il salone pel Casino, le quali al- 
l'occorrenza potrebbero dare un nuovo 
sfondo al la scena, essendole paralleIe,laoQ- 
de da 3o metii di profondità salirebbero 
a 5i; un salone superiore pe'scenografi, 
donde potrebbero calare le tele al posto, 
Gappartauienti perattori,una vasta guar- 
daroba per custodia degli abiti o altro. 11 
complesso di questi oggetti appena vado 
nominando,non essendomi permesso ag* 
giungere di più. Le ragioni esposte dal- 
l'autore, per ciò eh 'è forma rientrante e 
piramidale all'interno della sala, sono ba- 
sate sulla convinzione che la sala sia di- 
sposta in guisa da scansare ogni azione 
retrograda, acciò il suono si diifonda,me* 
diante la forma convenevole delle pareli, 
che non disperda la voce, che non renda 
suoni confusi, che non generi l'eco, e che 
il suono primitivo si possa intendere do- 
vunque e quasi nel medesimo istuote. La 



TEA 

nuova composizione della scena è delta* 
ta dall'architetto in modo di vedere eli- 
minati per sempre gl'insulsi festoni o pan* 
seggi che stanno indifferentemente nella 
campagna, nella reggia, nella piazza, nel- 
la prigione, deformità sopportata finora 
daU'abitudine;e que' pezzi di camera,quei- 
le colonne, quegli altieri che camminano 
al volere del macchinista. Il conte Lovat- 
ti attenendosi presso a poco all'archilet- 
tura del suddescrito teatro di Marcello.si 
-valse della sua forma semicircolare in ar- 
coazioni dalla parte della piazza con por* 
liei su d'una curva, sovrastati da'portict 
superiori che tengono luogo di gallerie , 
e le arcate di trapasso servono al transi- 
to delle carrozze, tutto palesando che la 
fabbrica contiene un teatro. Dal lato del 
Corso il colonnato inferiore e il superio- 
re danno Tidea d'appartenere a una gran 
Siila, e che vi sia un Casino o luogo di riu* 
nione per la conversazione, giuochi leci- 
ti, musica, ballo, e altri passatempi pro« 
pri d'uomini civili e colti. lli.° ordinedeL 
prospetto esterno della via delCorso é do- 
lieo, il 2." jonico, il 3.** corintio: superior- 
mente vi è un attico che corrisponde al 
terrazzo. Il concetto architettonico di que- 
sto teatro ha l' impronta dell' unità, del 
comodo, dell' armonia nelle sue partì ; e 
capace di servire non meno agli spettaco- 
li scenici, ma pel Casino anche il centro 
d'altri divertimenti e convegno della cit- 
tadinanza istruita, e de' moltissimi fora- 
stieri che recansi in Roma ad ammirar- 
ne le grandezze. Quanto a'due piani di e- 
secuzione e di economia, promesssi neU 
la dedica del progetto artistico al muni- 
cipio romano dall' ingegnoso e operoso 
Gentilucci, a(Bne di raggiungere la rag- 
guardevole somma di scudi 55o,o22, che 
si richiedono ad eseguirlo, secondo il pre- 
ventivo dell'architetto (peto non compre- 
sa la somma occorrente per l'acquisto e 
demolizione deTabbricati che ora forma- 
no l'isola delle Convertile, e delle case e 
casipole che separano le due piazze, dal- 
l'iirchitetto calcolala circa 200^000 scu- 



TEA 201 

di, somma ch'egli non pose nel preven- 
tivo delle spese occorrenti, avendo imma« 
ginato che il teatro si dovesse edificare in 
area già affatto libera), eccone una sem- 
plice indicazione. Il piano di esecuzione 
propone: i ." di emettere una quantità di 
cartelle colorate al portatore al 94 per 1 00 
rimborsabili con estrazione annua alla pa- 
ri e col frutto del 5 per 100 pe'5 anni ne' 
quali si fabbricherà il teatro, e del 2 e mez- 
zo per 100 negh anni susseguenti l'aper- 
tura; i possessori delle quali cartelle acqui- 
steranno diritto ad un 4-°di palco per tan- 
te cartelle; 2." traccia uu'ammmistrazio- 
ne per vegliare all' annuo introito delle 
cointeressenze pel soddisfacimento pro- 
gressivo delle rendite, e per l'annua am- 
mortizzazione delle cartelle; 3." stabilisce 
una dote presuntiva di circa scudi 55,ooo 
all'impresario nelle 3 principah stagioni; 
4.*' prevede il caso della non piena riu- 
scita della rendita totale delle mentova- 
te cartelle colorate, e ve ne sostituisce al- 
trettante bianche a eguali condizioni, me- 
no il diritto a' quarti de' palchi, ma col 
frutto annuo anche dopo 1' apertura del 
5 per 1 00 ; 5.° coordina t prezzi da fis- 
sarsi per la serale concorrenza ; 6.** sug- 
gerisce vari mezzi di recare rendite ed 
utilità per isvincolare il teatro comunale 
dal debito contratto,quantun(^ue coll'am* 
mortizzazione prescritta, anche senz'altri 
proventi, sarà affrancalo il teatro, colle 
somme che si pagano ora per l'affitto, nel 
termine di ^o anni. Le dimostrazioni poi 
del piano economico pongono in luce 
r amministrazione teatrale: i.** durante 
gh anni della fabbricazione ; 2.^. dopo il 
i.^anno dell'apertura; 3.°del definitivo 
affrancamento del fondo in conseguenza 
delle operazioni. L'interessante e nuovo 
giornale \* Eptacordo di Romu,del quale 
poi farò encomii, non solo di recente e* 
gregiamente descrisse il progetto artisti- 
co, e i piani di esecuzione e di economia, 
e rese i dovuti elogi agli autori, ma giu- 
stamente e con quella imparzialità di cui 
già ha dato saggiO| fece eco all'estei'e ac- 



202 TEA 

cademie che beo giudicarono dell'opera 
architettoDica del conte Lovatti con pub» 
blicbe dimostrazioni, ed applaudi al zelo 
e criterio del Geotilucci, facendo voti per 
l'efifettuazione sollecita del vasto proget- 
to, certo che frutterà gloria agli ordina- 
tori e al munifico magistrato romano, 
ed aumento di decoro a Roma. Il padre 
dell'architetto, conte Clemente, anch'egli 
contribuì airornamento della patria pel 
palazzotto eretto per suo conto sulla Piaz- 
za del Popolo {f^»)% maestoso tngi*esso 
primarìo di Roma, d' uniforme disegno 
air altro-'del principe Torlonia; e pro- 
jgettò di nobilitare Feltro principale in- 
gresso della città della Porto ^. Giovan" 
ni, con proporre Tedificazione a sue spe- 
sed' una cavallerizza coperta di cui man- 
chiamo, della caserma de'dragoni, d'un 
borgo con 3 ale di fabbriche, e di erige- 
re in mezzo quella colopna che ora si sta 
innalzando airimniacolnta Concezione in 
piazza di Spagna, e perciò pubblicai il 
progetto in questo stesso voi. a p. 77. 
Teatri moderni di Roma. 
Àlibert^ nel rione Campo Marzo, al 
principiodellastrnda che da piazza diSpa- 
gna conduce alla fontana del Babuino, e 
trovasi a mano destra Y ingresso che ad 
esso conduce, quantunque 1 edifizio s'in- 
nalzi aldi là della via dell'Orto di Napoli, 
nome non preso da quello che si dice pos* 
sedeva il re di Napoli ed ereditato duTar* 
nesi, come crede alcuno, poiché i Farne* 
sì soltanto erano proprietari della villa e 
orti detti Farnesiani, e che descrissi nel 
voi. XXni, p. 709 e seg.; ma dall'avere 
presso l'orlo ne'tempi antichi gli studi e le 
abitazioni diversi pittori di Napoli. Altro 
ingresso é nel vicolo Alibert, e fu così il 
teatro chiamato dalla famiglia de' conti 
Alibert che lo fece erigere, dopo la demo- 
lizione del teatro di Tor di Nona da essi 
costruito ed aperto, nei primi del secolo 
XVI 11 da Francesco Galli da Bibbiena, 
e già agiva nel 1 720 come notai di sopra. 
Poi divenne possesso per due quinti e de- 
rivatigli dallo spoglio del cav. Yaini, del* 



TEA 

l'ordine Gerosolimitano, e di alcune fàmr* 
glie comproprietà rie per gli altri tre quin- 
ti, finché alcuni anni addietro l'acquistò 
il principe d. Alessandro Torlonia. Dissi 
pure che venne denominato Teatro del- 
le Damcy perchè fu ili.^teatro di Rotna 
in cui si eseguirono spettacoli d'opere re- 
gie ed eroiche, con drammi in musica e 
balli grandi , perciò un tempo proprio 
principalmente per la nobiltà e per la 
classe doviziosa. K il più vasto di Roma^ 
ma la sua forma quanto alla sala e pla- 
tèa è difettosa, poiché quasi é quadra. Ha 
6 ordini con comodi palchi, platèa spa- 
ziosissima, palco scenico di sorprendente 
estensione. La decorazione interna non è 
spregevole, ma va privo di prospetto e- 
sterno. Meno i muri maestri e le scale, il 
resto dell'edifizio è tutto di legno che lo 
rende incomodo e pericoloso. Forse per 
tali cause decadde dal suo splendore, ser- 
vendo al presente per rappresentazioni di 
2.° ordine. Fino al 1 840 nel carnevale vi 
s) davano splendide feste da ballo in ma- 
schera e dette festini, al qual uso il luogo 
é veramente assai acconcio;ma nel seguen- 
te anno s'incominciarono a dare nel tea- 
tro di Torre Argentina , e poi anche in 
quello d'Apollo oTordinona.il criticoMi- 
lizia ecco come giudicò quest'edifizio. » Il 
Bibbiena fu a Roma, e vi fece il teatro 
degli A liberti; ma perchè qui vi non vi era 
forse un Ma (Tei (come in Verona), che ne 
dirigesse la costruzione, l'unico pregio di 
questo teatro si riduce alla grandezza. 
Cattivo sito, meschini ingressi, scale in- 
felici, corridori scomodi; e quel ch'è peg- 
gio figura impropria, e palchetti in fuo- 
ri e cenlinati. Se Roma antica ebbe i piti 
grandiosi e magnifici teatri del mondo, 
Roma moderna, benché ne abbia molti, 
li ha tutti difettosi e per la forma e per 
la politezza " (Milizia morì nel 1798, e 
l'opera fu stampata in Roma nel 1 768). 
Apollo o Tordiìiona^ nel rione Ponte 
presso Ponte s. Angelo^ il più ricco e il 
più bello di Roma. Si chiama purecol 2.^ 
nome peiché la strada e parte dell'area 



TEA 

in cui trovasi eretto, ebbe già la denomi- 
nazione da un vasto edifisio e da una tor* 
re che ne'secoli di mezzo si appellava Tor 
di JYona, e tanto quella che questa servi- 
rono ad uso di pubbliche Carceri di Ro- 
ma (J^*)y fino al pontificato d'Innocenzo 
X, che nel 1 647 fece edificare il luogo per 
le pubbliche prigioni lungo la via Giulia. 
Era prefetto del carcere di Tor di Nona, 
e insieme della curia giudice ordinario di 
Roma il Soldano(V,),^t\\Bi torre fu rin- 
chiusa Beatrice Cenci, d'infelice fama,pri- 
ma di andare al patibolo, la quale avve- 
nente e nobile romana oggidì si preten- 
de da alcuni far comparire vittima della 
prepotenza umana, per vituperare il ve- 
nerando pontificato romano e oltraggia- 
re il glorioso e giusto Clemente VlIIy con 
false e obbrobriose calunqie, mutilando- 
si e alterandosi la storia secondochè me- 
glio tornò allo sfogo di loro passioni, per 
infiammare i popoli con tinte seducenti 
e romantiche alla simpatia e difesa d'u- 
na parricida. Perchè l'inesorabile Ponte- 
fice ordinò al governatore di Roma Ta- 
sterna l'esecuzione della sentenza per l'e- 
semplare giustizia, lo narrai ne'fol. XI V, 
p. 5o, LIX,p. 3o, e ne'molti articoli re- 
lativi, adterrorem e per frenare le con- 
simili e contemporanee atroci uccisioni 
commesse in j^oma tra' nobili. Beatrice 
Cenci rinchiusa in detta torre, fu il sog- 
getto d'un quadro del cav. De Vivo, che 
descrisse V Album nel 1. 1 5, p. 344» "^'* 
l'atto che prega il Farinaccio suo difen- 
sore (di cui nel voi. XLV,p. a38 e altro- 
ve), di far palesie al Papa la sua innocen- 
za; mentre Guido Reni nefucevaquel ri- 
tratto ch'è nel Palazzo Barberini^ e con 
innumerabili copie sparse per Roma e 
altrove, a motivo dell' acerbità de' casi 
e di sua avvenenza. Di queste rigorose 
giustìzie parlò Cancellieri nel Mercato 
a p. 286. Nella Civiltà cattolica ^ 2.* 
serie, t. 10, p. 112, si legge: » Malva- 
gia opera è certamente quella del rende- 
re popolare la storia di certi grandi de- 
litti, inuestandola ne' cuori appassiona - 



TEA !io3 

ti della gio venti! col prestigio d'un'imma- 
ginazione sbrigliata e d'unWdente paro- 
la. £ tanto è piìi malvagia, quando, per 
distruggere le idee religiose e morali nei 
popoli, il racconto altera il vero, e semi* 
na idee false e massime perverse. Tale o- 
pera fece F.D.Guerrazzi col suo roman- 
zo la Beatrice Cenci (Storia del secolo 
XVI) ^ il quale dopo essere stalo posto li- 
beramente in commercio anche tra noi, 
fu poscia proibito (dalla congregazione 
dell'Indice con decreto de'i4 dicembre 
1854). Or bene, a scemare i tristissimi 
effetti di quel romanzo,il cav. Filippo Sco- 
lari di Venezia ha compilato sopra auten • 
tid documenti una storia della Cenci; il 
quale libro utile e severo sarà tra breve 
pubblicato in Milano", ^tt* Cenni storici 
della ven. Arciconfraternita della Ca» 
ritàins. Girolamo ^ Roma 184^9 del qual 
benemerito e illustre sodalizio riparlai à 
s. Girolamo della Carità , si dice che o- 
riginò nel 1 5 1 8 anche pel disbrigo dei pro- 
cessi de'carcerali e loro liberazione. Quin- 
di che assunse il pagamento al soldano 
o capitano delle carceri del vitto de' de- 
tenuti in segreta, per impotenza de'qua- 
li nel soddisfarlo ne veniva tardata la li- 
berazione,e dentro lecarceri stesse di Tor 
di Nona eresse un ospedale don tutti i soc- 
corsi corporali e spirituali. Mosso Paolo 
IV da tanta religiosa pietà del sodalizio, 
e sdegnato dell'angarie e soprusi del sol- 
dano di Tor di Nona, che comprava l'of- 
ficio del soldanato per scudi 37 ?o, affi- 
dò al sodalizio il governo economico di 
tale carcere,in vestendolo pure dell'olfizio 
del soldanato e de'suoi emolumenti deri- 
vanti in parte dalla giurisdizione del sol- 
dano in alcune cause civili e criminali, e 
in parte da alcune tasse sui carcerati, ed, 
insieme all'obbligo di somministrare il 
vitto a'carceratidi segreta, previo il com- 
penso di bai. 1 5 al giorno per ciascuno in 
rimborso, e di stipendiare i ministri cu- 
stodi della prigione. Indi s. Pio V nel 1 568 
effettuò l'investitura, premessa la reinte- 
grazione al soldano della somma pagata 



ao4 TEA 

nciracquistodeirofTizio, colle prerogatiTe 
inerenti, riunendo pure nel sodalizio gli 
emolumenti dell' ollìzio del noterò e del 
giudice del soldanato, ed inoltre gli donò 
Pedifizio di Tor di Nona colle case annes- 
se, con facoltà di tenervi un'osterìa esen- 
te dalla gabella, ordinando altresì che la 
camera apostolica reintegrasse rarcìcon- 
fVciternita del vitto da somministrarsi ai 
carcerati condannali a pene afflittive. Di 
più 8. Pio V decretò, die se le carcerì di 
Tor di Nona fossero demolite, il sodali- 
zio avesse piena facoltà di domandare la 
restituzione del prezzo sborsato per Tac- 
<|4 listo del soldaiiato, e delle spese succes- 
sivamente fatte nell'edifìzio. Prosperando 
il sodalizio ai governo economico e cari- 
tativo delle carceri di Tor di Nona,quan* 
<lo Alessandro VII compì le nuove car- 
ceri del predecessore Innocenzo X (il cui 
sti-mma con raro esempio vi eresse, con* 
servandone il nome, il che a cagione di 
lode rimarcai nel voi. LXVI, p. 77), nel 
1 658 volle adìdarue al sodalizio le vigi- 
lanti cure e il governo economico, con- 
fermandogli i privilegi ed emolumenti che 
godeva. Rimaste in tal guisa inoperose e 
inutili le antiche e famose carceri di Tor 
di Nona, tuttoché vi fossero buone ragio- 
ni per ritenere, che l'edifìzio stato fosse 
definitivamente e perpetuamente ceduto 
in piena e libera proprietà all'arciconfra- 
ternila, pur non ostante pretendendo la 
Ciimera apostolica, che la cessione doves- 
se intendersi come precaria e soltanto du- 
ratura fìnchè restalo fosse Tuso cui era 
s la todesti nato, piacque ad Alessandro VII 
conciliare con equo temperameuto l'in- 
sorta questione, concedendolo nel 166 e 
con enfiteusi perpetua al l'areico n fra tor- 
nila per l'annuo canone di scudi 1 00. Non 
senza grave dispendio il ridusse essa da 
prima in parte ad uso d'abitazione, ed io 
parte ad uso dì fienili; dovendo curare 
l'aumento di sue rendite pel suo maggior 
dispendio cui andò esposta, per le molte 
innovazioni avvenute nell'ordine della 
pocedura, e la soppressione delle altre 



TEA 

carceri di Borgo , di Ripetta e di Cort^ 
Savella, per il che si era nou poco accre' 
scinto il numero de'carcerati nella P/*/- 
^lò/zelnnocenziana (dal 1696 aliyoSjSe* 
coudo un calcolo medio, la cifra de'car- 
cerati era 65 per giorno da mantenersi, 
e mentre il sodalizio perde la giurisdizione 
giudiziaria del soldano, e l'esenzione del- 
la gabella de'vini dell'osteria delle carce- 
ri di Tor di Nona, e dopo a ver sostenuto 
enormi spese per migliorarne il carcere, 
di poi ebbe compensi). Ma non ri traen- 
done che un frutto tenue e fallace, pen- 
sò di convertirlo in teatro, di cui manca- 
va Roma eov'era tanto desiderato; ed ot- 
tenutane col pontificio permesso anche la 
privativa (probabilmente da Alessandro 
Vili Oltoboni veneto e di benigno tem- 
peramento), ricedè posteriormente il lo- 
cale per la detta destinazione, ed in sub- 
enfiteusi perpetua al conte d' Alibert 
per r annua prestazione di scudi 980 , 
quante volte il teatro agisse, riducibile a 
scudi 4^0 ogniqualvolta restasse questo 
inoperoso. Così Roma dopo tanti secoli ri • 
▼ide un teatro stabile dentro le sue mura, 
fu il {.^teatro moderno in essa innalzato, 
e per magnificenza e opere che rappresen- 
ta in questo secolo diventò il teatro re- 
gio, ili. "teatro dell'alma città sulla spon- 
da del Tevere, alle cui inondazioni è al- 
quanto soggetto nell'ingresso. M'istruisce 
Cancellieri nelle Dissertazioni epistola' 
ri sopra Cristoforo Colombo, p. 1 8 1 ,che 
questo grande scuopritore dell'America, 
non senza meraviglia, non destò 1' estro 
di qualche immaginoso poeta a farne mae- 
stoso e interessante argomento d'una no- 
bile tragedia su le nostre scene, che an- 
che Melpomene non siasi impegnata ad 
unirsi a Clio e con Calliope a celebrar l'è* 
roe, che immensamente accrebbe i domi« 
nii della Spagna e ingratamente fu cor- 
risposto. Bensì con bella e virtuosa gara 
fii dalle due muse sorelle Musica e Poesia 
servito da un dramma per musica di Cra- 
leo Pradelini,intito!ato: // Colombo ovve- 
ro P India sco/jcrla^ dedicato all' IIL»*<* 



TEA 

ed Eccjna principessa d. Maria Ottobo» 
ni (pronipote d'Alessandro Vili morto il 
I .**rebbraio i6gi),da rappresentarsi nel 
teatro di Tordinona tanno 1691, ad 
istanza di Francesco Leoni libraro in 
piazza Madama, In Roma per France- 
sco Buagni 1 69 1 con licenza de'superiori 
e con figure. Questa notizia In sommini- 
strò a Cancellieri il principe d. Pietro Ga- 
brielli , il quale col suo finissimo gusto 
seppe riunire una scelta biblioteca (e del- 
la quale acquistai moltissimi e pregievo- 
li libri), colla più rara e bella Raccolta 
di componimenti italiani d'ogni genere, 
atti a rappresentarsi; indicandogli pure 
altre produzioni posteriori di commedie, 
di drammi in musica e di balli, co'qua- 
li fu celebrato Colombo, anche ne'te/itri 
di Boma,e riportati co'Ioro tìtoli da Can- 
cellieri, sebbene Materia da Coturni e 
non da Socchi. Dunque si può stabilire 
che ili. ^teatro pubblico in Roma non so- 
lo fu questo di Tor di Nona, ma che agì 
nel 1 69 1 .Se non che poco dopo e nel 1697, 
come già rilevai di sopra, Innocenzo XII 
non credendo convenienti alla dignità di 
Roma papale e del centro del cristianesi- 
mo le pubbliche teatrali rappresentanze, 
fece demolire il teatro. Quindi fu, che a 
compensare il conte Alibert dell'enormi, 
spese sostenute per ridurre il locale a tea- 
tro, il Papa gli cede in piena e assoluta 
proprietà l'intiero edifizio, come afferma- 
no t citati Cenni storici, e poscia 1'^ liberi 
fabbricò il teatro che dal suo nome tut- 
tora si chiama. Ad emendare poi il dan- 
no, cheTarcicoufraternita di s. Girolamo 
▼enne a risentire per la perdita dell'en- 
fìteusi e della pattuita corrisposta, Inno- 
cenzo Xll la esonerò dal pagamento del- 
la somma dovuta alla cantera apostolica. 
Nel seguente pontificato di Clemente XI 
il tealrodiTor dìNona fu riedificatodal- 
Tarchi tetto cav. Carlo Fontana, che es- 
sendo morto come leggo in Milizia nel 
I 7 1 4) perciò a quell'epoca già esisteva. 
Pare che in seguito soggiacesse a un in- 
cendio e a cambiamenti, altro però e mag« 



TEA ^0% 

giore furiosamente lo consnnse nel 1780 
e ridusse in cenere. Divenuto preda del- 
le fiamme, l'infortunio acquistò qualche 
rinomanza per Giuseppe Carletti://ire/i- 
dio di Tordinona, Poema giocoso, Ro- 
ma e Venezia 1781. Questa composizione 
in bernesco è bizzarra e piacevole. Rie- 
dificato nel 1 785 furono pubblicati: Giu- 
seppe Tarquini, Descrizione del teatro di 
Tor di Nona, Roma 1 785. Notizie e do- 
ciimenti sulla nuoi^a fabbrica del teatro 
di Tor di Noìia, Roma 1786. Ma per la 
poca solidità de'fondamenti in riva a det- 
to fiume presto cadde, onde ne fu affida- 
ta la cura di rifabbricarlo per intero in 
materiale all'imolese cav. Cosimo Morel- 
li architetto favorito di Pio VI, autore del 
palazzo B raschi e. del seminario di Su- 
biaco, fatti edificare dal Papa (e di quan- 
to l'Alberghetti descrisse nella Storiad'I' 
mola, l. 3, p>i29, come de'tealri d'Imo- 
la e poi incendiato, ili Macerata, Jesi, O- 
simo, Fermo, Forfi, Ferrara e altri, aven- 
do dato ì disegni pel nuovo teatro patrio 
e per quello della Fenice di Venezia), e 
riuscì fabbrica sontuosa, con ottime deco- 
razioni interne, specialmente di belle pit- 
ture a chiaroscuro nel davanzale de'pal- 
chetti, e rappresentanti fatti di storia ro- 
mana; per cui narra Novaes, che invitato 
Pio VI a vederlo vi sì recò (e non pare 
Benedetto XIV come altri pretesero), ed 
il mordace e satirico Pasquino scrisse au- 
dacemente sul teatro: Indulgenza plena- 
ria (dicesi per inavvertenza di non aver 
deposta \a stola nell'entrarvi). Neli795 
pubblicò in Roma con figure Felice Gior- 
gi, D^^rr/z/o/w? 5 tor/r«^^//^«//'o di Tor 
di Nona, Laonde il Giorgi descrisse, non 
edificò il teatro, come pretende Mariano 
Vasi, Itinerario istruttivo di Roma^ ivi 
stampato nel 1 8o4, a p. 357. Nel seguen- 
te j 796 nuovamente in esso si recitarono 
commedie e rappresentarono tragedie e 
drammi in musica, balli decorosi e altri 
spettacoli; però nel 1 797 restò sospeso con 
tutti'gli altri teatri per le triste e rammen- 
tate vicende. Nibby e Mekhiorri, ìIl^'coU 



!io6 TEA 

la Roma nelVanno 1 838> il 2.^ colla Gui* 
da metodica di Roìruiy descrìssero ì tea- 
trìdìRoiDaie con essi segnatamente prò* 
cederò « descrivere il meramente regio 
teatro d'Apollo, ridotto tale per gusto e 
niagni6cenza del principe d. Alessandro 
Torlonia, e gli ho pure presenti ne'cen- 
ni sugli altri teatrì. Ne' primi del corrente 
secolo il teatro fu comprato dal duca di 
Bracciano d. Giovanni Torlonia, e dopo 
la sua morte diventò proprietà del l'eneo- 
miato figlio d. Alessandro. Questi nella 
sua connaturale splendidezza e gran pro- 
motore delle arti (come può vedersi ne- 
gli articoli Palazzi Toblohia cVillaTor- 
ionia), volle rifarlo quasi al tutto nuovo, 
e però nel 1 83o mandò ad effetto il suo 
nobile concepimento, servendosi all'uopo 
del concittadino valente e fecondo archi- 
tetto cav. Giuseppe Valadier romano. Fu 
allora rifatto l'interno della sala platèa 
tutto in materiale, con ornamenti vaghis- 
simi di pitture a chiaroscuro, di doratu* 
re, di specchi, di marmi e di quanto al- 
tro possa desiderarsi di decoro in un pri- 
mario teatro di Roma : il palco scenico 
venne allungato di molto per comodo e 
ampiezza degli spettacoli coreografi dei 
Lalli,efuronvi aggiunte tutte le comodi* 
tà opportune pegli attori, non meno che 
per le macchine.Leggo nelleiVb//z/e intor- 
no alla vita del cav, G, Valadier ^òt\ eh. 
architetto cav.Gaitpare Servi, che il Vala- 
dier a togliere di mezzo un gravissimo 
8concio,per cui le comparse de' oielodram* 
mi ede'balli,non avendo prossimo locale 
incoi vestirsi,e tal volta in mezzo a Ile opere 
travestirsi, erano costrette di passare per 
le scale del teatro a fine di recarsi nella 
guardaroba, immaginòe fece costruire sul 
Tevere un'arditissima scala che ammira- 
si dagl'intelligenti. Né con brevi parole 
puòdescriversiquantoegli operò per ren- 
dere armonico il teatro, con fare un vuo- 
to sotto al palco, aprendo o chiudendo va- 
llile trasportando altrove i camerini per 
6r ù che il raggio sonoro non ne venisse 
auorbtto e stornato. Siccome mancava di 



TEA 

prospetto esterno, somigliando il prc^x* 
dente a quello d' un gran casamento, e 
perché questo non volevasi demolire, co- 
sì l'architetto, alquanto verso il ponte, vi 
aggiunse l'odierna facciata con 3 colonne 
e 2 pilastri di marmo caristio, oltre non 
poche altre decorazioni di diverso gene- 
re sì in istucco che in marmo, di que- 
sto essendo lo stemma gentilizio del prin* 
cipe proprietario e le due statue che so- 
vrastano Tedifizio. Questa fiiccìata con- 
tiene tre porte per cui si ha ingresso in 
ispazioso e ben adomo vestibolo, da dove 
si passa ad una propinqua sala, e da que- 
sta si ascende per comoda e abbellita sca- 
la, con istatue e lavori di stucco, la quale 
conduce in altra sala che precede alla sala 
del teatro e serve di trattenimento al po- 
polo, ed é pure abbellita da 8 statue di 
plastica di bel lavoro, alcune delle qua- 
li sono copie. In seguito poi, mirando il 
principe d. Alessandro a sempre piìi ac- 
crescere i comodi e lo splendore del suo 
magnifico teatro, fece di mano in mano 
aggiungervi altre sale per usi diversi, e 
queste volle venissero dipinte da valenti 
artefici, fra 'quali Podesti, Coghetti, Pao- 
letti, Capalti, Tojetti, tutti gareggiando 
nobilmente nel decorare que'luoghi con 
opere pregevoli per invenzione, disegno 
e colorito. La sala del teatro è molto va- 
sta; la platèa ha banchi a seggiole, decenti 
e comodissime; i palchetti o loggie de' 6 
ordini son ampli e decorati; il luogo rima- 
ne illuminato da un grandissimo lampa* 
dario di cristallo elegantissimo. Il princi- 
pe proprietario annesso al suo palco vi ha 
un nobile appartamento per uso privato, 
ed in alcune circostanze vi die bellissime 
feste. Il palco scenico é profondo assai, ma 
non largo in proporzione, e ciò a causa che 
Tedificio ha da un lato la pubblica via e 
dairaìtro il fiume che ne lambisce le mu- 
ra. Oggi il teatro d'Apollo suole essera de- 
stinato nella stagione del carnevale alle 
rappresentazioni di drammi lirici di gra- 
ve argomento e di balli spettacolosi, per 
lo che si suoi dai*e il nome adopera regia 



TEA 

al complesso di quanto iri si i*appreseola. 
Talvolta ebbero in esso luogo i festioi o 
feste di ballo, che prima esclusivamente 
si facevano nel teatro Alibert,ecoD mag- 
giore splendidezza di quest'ultimo si ese* 
guiroQO. 

Augusto o Correa, Ne parlo in fine al 
paragrafo degli Anfiteatri, 

Caprafdcay nel rione Colonna, adia- 
cente air almo Collegio Capranica (di 
cui riparlai nel voi. LXX, p. 227), nella 
piazza omonima. In origine l'eressero i 
Negroni nobili romani oriundi di Geno- 
va, nel principio del secolo decorso, indi 
lo cederono a'roarchesi G>pi-anica, la cui 
proprietà tuttora é loro interamente, es- 
sendovi però parecchie altre famiglie che 
vi hanno diritto su di alcuni palchetti. 
Non ha alcuna facciata esterna, e sino 
da ultimo l'ingresso era indecoroso, la 
scala non buona, incomode le scalette a' 
palchetti, i quali suddividonsi in 6 ordini. 
Questi sconci gravi, oltreché il teatro era 
tultodi legno, furono motivo che un tem* 
pò restò inoperoso, quantunque la sua 
forma interna sia buona quaitto nella sa- 
la e platèa, che nel palco scenico. Già co- 
me notai esisteva nel 1720, e vi furono 
lappresentHte musiche e commedie, poi 
decadde introducendovidi volgari produ- 
zioni, e persino i burattini, ad onta che 
per la sua centrale situazione, e per la 
kua giusta grandezza potrebbe rendersi il 
più comodo teatro di Konia, essendo Tu* 
nico di essa che abbia innanzi la piazza, 
come notai di sopra. Di recente fu rico- 
struito di materiale n^l 1 854> con disc* 
gno deirarchìtetio cav. Gaspare Servi, e 
oinato con qualche eleganza, e migliora- 
ta la convenienza dell'ingresso. Lo ridusr- 
se a 5 ordinì,cou comodi corridori, in for- 
ma regolare, rimovendo gli ambulacri in* 
comodi e indecenti. 11 teotro agisce, e vi 
si fanno commedie, musiche buffe, eser- 
cizi ginnastici e altre rappresentazioni. II 
Cancellieri cita questo opuscolo: Disiti'- 
ganno alV amico Carissimo^ intorno al 
teatro Capranica^ stampato in Geoova* 



TEA 307 

Metastasio o Pallaccorda^ nel rione 
CampoMarzo,e nella via di tal nome pres- 
so e incontro al palazzo di Firenze, Ivi 
esisteva una casa di proprietà dell'arci- 
confraternita e Università di s, Giusep- 
pe dcfalcgnami (per cui tuttora una la- 
pide dice appartenerle il diretto domi- 
nio), dentro la quale essendovi un graa 
cortile, alcuni tirolesi venuti in Roma vi 
fecero de'g^iuoc/(i a palla sulla coi*da,quÌQ- 
di i fratelli Rotati vi fabbricarono (Nib* 
by e Melchiorri l'attribuiscono alla Simi- 
glia Corea o Correa) nel secolo passato 
un piccolo teatro (e già esisteva nel 1 744)» 
che prese il nome di Pallaccorda e lo 
comunicò alla sua via. Da principio vi si 
fecero rappresentazioni d' ogni genere , 
quindi anche i burattini, e poscia com- 
medie, e spesso colla faceta maschera del 
Pulcinella (di cui dissi alcuna parola nel 
voi. LXXI, p. 28, parlando di Acerra), 
Ridotto il teatro inservibile, fu acquista- 
to da' detti proprietari, dal cav. Pielix> 
Baracchini e da Felice Quadrari, i ^uali 
lo demolirono, e comprati altri locali, nel 
1 840 gettarono i fondamenti dell'attua- 
le,e di nuovo lo fabbricarono tutto di ma- 
teriale e piti grande dell'antico ch'era di 
legno, con 5 ordini di palchetti, corredan- 
dolo di tutte le comodità ed erigendovi 
sopra 4 convenienti appartamenti» Ne fu 
architetto Nicola Carnevali, il quale seb- 
bene giovane die bel saggio di se, perche 
ha buona facciata, ben ornata, gl^ingrei* 
si adattati e agevoli, le scale sono comò* 
de: l'interno è semplice, e tutto di scaglio- 
la, decorato con gusto di bellissimi stuc* 
chi di Fumagalli, e vi lavorarono i più 
riputati pittori e ornatisti. Il soffitto ha 
gentili pitture, il sipario è degno di lo- 
de. L'apertura ebbe luogo nel 1889 col 
novello e onorevole nome del romano e 
sommo poeta Metastasio, i cui pregi ac- 
cennai superiormente, lodi il Quadrari 
vendè la sua porzione del teatro e fabbri- 
cati annessi al cav. Baracchini, che ne re- 
stò assoluto padrone. Al presente soglio- 
no rappresentarsi tragedie e commedie 



2o8 TEA 

da primarie compagnie comiche, e vi lia 
luogo anche la musica buffa, oltre altri lie- 
ti trattenimenti. Nella corrente stagione 
della primavera 1 855, vi agisce una com- 
pagnia comica che recita le sue produ- 
zioni in idioma francese. 

Falle ^ nel rione s. £ustachio,dietro il 
palazzo de'marchesi Capranica, nella via 
che prese nome dal vicino palazzo del* 
la Valle. Ricavo dal Cancellieri, Cam- 
pane p. i56, per testimonianza del dia- 
rista Valesio. 9* Mercoledì a6 giugno 1 7 26 
si è dato principio alla fabbrica di un nuo- 
vo teatro, nel palazzo già della famiglia 
della Valle, dove per lungo tempo fu l'ac- 
cademia di Francia (dal 1 665 in poi d'or- 
dine di Luigi XIV, per insinuazione di 
Colbert, sotto la direzione di Carlo Er- 
rard), e la spesa la fa Camillo Caprani- 
ca, avendolo pi'eso in affitto per anni 9 
un certo Ottonaio di casa Valle, ivi vi- 
cino, cioè sulla piazza di s. Andrea della 
V^lle." Il Venuti che pubblicò la Roma 
moderna dopo la metà del secolo passa- 
to, lo dice piccolo e ch'era stato ridotto 
ultimamente in buona forma, per servi- 
re ad ogni sorta di tragedie e commedie, 
in versi e in prosa, anche con intermez- 
zi in musica a 5 voci. Riferisce il cav. Sev- 
vìyJYotiziedelcav. Faladìer^ che il mar- 
chese Capranica venuto nella determina- 
zione di rifabbricare il teatro,che minac* 
eia va rovina, per la vecchiezza de'mate* 
riali e cattiva costruzione, circa nel 2.^ 
periodo della metà del corrente secolo , 
ne affidò V impresa al cav. Valadier, u- 
nitamente all'altro architetto cav. Giu- 
seppe Camporese, i quali si servirono del 
medesimo non vasto locale, e seppero ca- 
varvi tutti que'comodi che attualmente 
vi si godono. Mentre si rifabbricava pre- 
cipitò un arcone, onde il Valadier aven- 
done soffertedelle critiche si difése stam- 
pando un' eloquente giustificazione con 
analoghi disegni. Il teatro riuscì armo- 
nico, elegante, solido, con bellissime e a- 
gevoli scale. Dipoi il marchese Caprani- 
ca lo vendè al cav. Pietro Baraccblui| e 



TEA 

con un canone perpetuo, restandone il 
^.^proprietario. NibbyeMelchiorri qua- 
hfìcarono il teatro Valle di giusta gran- 
dezza, e lo crederono il 1.^ teatro in Ro- 
ma tutto costruito di materiali. Che la 
facciata non sarebbe sgradevole, ma non 
si può godere per la strettezza delia stra-' 
da. Per 3 porte si ha ingresso in un am- 
bulacro, che lateralmente ha le scale che 
mettono a'palchetti de'5 ordini, scale de- 
gne d'ammirazione per la loro comodi- 
tà e arditezza del disegno. L'interno ha 
platèa di bella forma, ma con sala troppo 
alta, ha pitture pregevoli per diligente e- 
secuzione del Gianni, ma poco si godono 
perchè soverchiamente minute. Il palco 
scenico è bastantemente capace, e serve 
benissimo alle rappresentanze de' melo- 
drammi giocosi in musica, e diversi riu- 
scirono applauditissimi.K qualche tem- 
po che solo vi agiscono comiche compa- 
gnie per hi recita di tragedie, commedie 
e farse, delle piò accreditate nella decla- 
mazione, tanto nel carnevale, che nelle 
stagioni di primavera e autunno. 

Torre Argentina^ nel rione s. Eusta- 
chio, nella strada del suo nome, che lo 
prese dalla vicina torretta già nelle case 
de Ce&av\Q\Ml^aiiì^Delln famìglia Sfor- 
za t. 2, p. 256, 2 58, 269 e 28 1 ,parlaa-. 
do della storia della famiglia Cesarini , 
confutò rAmydeno,chenel suo mss. sul- 
le famiglie nobili di Roma ertoneamen- 
te riporta avere un Cesarini vescovo di 
Argentina fabbricato una casa di archi- 
tettura tedesca, con una torre alta, sulla 
quale sta scritto in 4cantoni Argentina. 
Anche Wibby e Melchiorri presero ab- 
baglio nel riferire che il palazzo e la pic- 
cola torre furono fabbricale da un car- 
dinal vescovo d'Argentina, vocabolo ve- 
ramente latino, poiché in italiano dicesi 
Strasburgo, Niuno de'Cesarini fu vesco* 
vo d'Argentina, ed il vero fondatore del- 
l'edifìzio fu il cardinal Fvanctsco Argen* 
tino o Argentina (6glio di un aleman- 
no, ma nato a Venezia), cognome preso 
dall'omooima città (di cui era il padre, e 



cellieri a p. 181 delle 
raloCBi'dinaleneliSi 1 
^flardioal GIuIìbdo Ce- 
h«be prima ili questo 
ipil palazzo pi'eMO la 
ni'teDutoad uo ve- 
li Gaotemporaimo ÀI- 
tra veuovo di Con- 
isptialo e oi'DbIo di 
B colonne preziose, e 
lìneliSio. 
k fiequeDle l'uso che le 
igsei'OBVei'Cunalor- 
Qiimpelto all'altro 
\ .iig/Gioi-gioCeiarini,nel- 
], poscia dal cai'di> 
iiato,e tuttora del- 
o SforUi-Cesarinì. Con- 
1 11 cardinale ArgeiitÌDO co- 
B Ione, e come oriundo 
^11 die il nome, che poi fico* 
tU-ada contigua e al magni- 
iretto in quel medesimo sito 
* duca Giovanni Sforza, come 
lo nel t.i.p. 356 e 363, con 
1 marchese Girolamo Tbeodo- 
11? ecco l'opiaione del rigorisU 
^ b' pasiabileancara la figura del 
^l'genlìna, quantunque ella Don 
colare, né elillica,t:omedovreb> 
e, ma a ferro di cavallo, che ner- 
ico & due lati quali retti. Questo 
è d'una sufficiente grandezza; ma 
Ilo e per il sito e per gli accessorii 
greito, delle scale e degli anditi", 
ilicia combatte l'aiscrtione che il 
) fosie di Frediani, poiché il Tfaeo- 
i degno cavaliere da non usurpa r- 
into altrui, in tei lì gè ole architetto 
ciiiimo di cole migliori del teatro, 
icostrutioneauiitè.ll Venuti l'en- 
I vr,,iliàe viighezia, lappreseu- 
.':'j tempo drammi musicali;e 
: «<.tic uno de' piil belli e grandi 
rif^Bp Nibby e Melchìor- 
a legno, me- 



T E A 309 

sala e platèa rese celebre il teatro, in ispe- 
cie per la sua armonia che *i risuona, e 
perciò non mancarono scrittori di quel- 
l'epoca che lo pi-opotero a modello de' 
buoni teatri. Ne'primi anni del cori-ente 
secolo fu dato dal duca 5for^a Cesarini 
in enfìteuii a Pietro Cai toni improprio 
di teatri, il quale poco dopo tì fece fare 
un prospetto conatrio dall'arcbìtettoPie- 
tro Holl. Leggo la descrizione critica di 
P. G. della decorazione esteriore, nelle 
Memorie romane d'anticlùlà e belle ar- 
ti deli8a6, t. 3, p. 3i6- Consiste Usua 
fronte io 5 arcuazionì d'opera bugnata 
in doppio ordine: al di sopra de* tecon- 
di archi è un bassorilievo asiai grande, 
scolpito d'emblemi piiiguen'eschiche tea- 
traii,esopraèilcornicione,cheolti'eall'es- 
sere meschinosostieneunfiilsoattico coU 
l'iicrizione: Alle arti di Melpomene,Eu- 
terpe, e di Terpsicore, la cui 2.' riga è 
coperta per metà dallo sporgere del cor- 
nicione, con altre censure. Fra queste di- 
rò dell'interao, che il vestibolo ornato di 
colonne doriche,! cui intercolunni apro- 
no di frante l'ingresso al teati-o, si rimar- 
ca perché non fu mantenuto lo stesso nu- 
mero de 'gradini in ciascuna delle ascese 
che conducono al piano superiore; e cbe 
la sala grande e vestibolo d' ordine co- 
rintio della 1.' montata, poteva decorar- 
si secondo Vitruvio, mancando dì elegan- 
sa, e le pareti del 4-°lalo afiàtto nude. Oi 
poi neli837 ìICartoni,co'diaegni delcav. 
Pietro Camporese, rinnovò il teatro per 
intero nel suo interno, mutandolo in ma- 
teriale. In sostanza il prospetto si com- 
pone d'una loggia o portico terreno eoa 
4 colonne di granito, e nel dì sopra ha 
la gran sala o loggia coperta; termina l'o- 
pera una specie d'attico con due fumé che 
reggevano l'arme gentiliiia degli Sfoi-za- 
Cesari ni. L'interno ha Gordini di palchet- 
ti mollo comodi ; la platèa è vasta assai 
con banchi a seggiole. L'ornato del Cam- 
porese è ricco e gaio, e le plttui'e tanto 
Ai\ lipario, che de'davanzali de'palchet- 
I di lode. II palco scenico é 
»4 



2ro TEA 

amplissimo, e però dà luogo a rappre« 
sentare qualsivoglia spettacolo. Questo 
teatro, finché quello d'Apollo non fu ri- 
dotto allo stato presente, servì all'opera 
regia, e in esso si eseguivano le musiche 
p'ìh rinomate e ì balli più spettacolosi. 
Oggi sogliono rappresentarvisi tragedie e 
commedie, da ottime compagnie comi- 
che; talvolta vi si tennero festini e feste da 
ballo nel carnevale, che riuscirono mol« 
to brillatiti per l'acconcezza e vastità del 
luogo. Di nuovo si sono rappresentate le 
musiche, ed eseguitò anche qualche bal- 
lo. Finalmente sono circa io anni che il 
teatro l' ha acquistato il principe d. A- 
lessaodro Torlonia, che vi operò muta- 
menti, molti restauri e ornamenti, e vi 
pose i suoi stemmi gentilizi. 

Roma mancava d'un periodico teatra* 
le. Mentre leggevo gli stampóiTi di que- 
si' articolo, mi furono portati i primi 8 
numeri di mia associazione a quello che 
dallo marzo 1 855 si pubblica nella me- 
desima 3 volte al mese. Esso ha per tito« 
lo: L' Eptacordo, Giornale Poligrafi- 
rode' Teatri, Belle Arti e Varietà. N'è 
direttore responsabile il eh. V. Prinzival- 
li, di cui feci onorevole menzione in al« 
tri luoghi. Ora dunque e solamente per 
annunziare il vuoto riempito, e per l'am- 
mirazione che il suo complesso mi ha de- 
stato, ad onta dell'incompleta lettura de» 
gli 8 numeri, non permettendomi di piii 
onde meglio gustarli posatamente, il do* 
vere di respingere gli stamponi alla tipo- 
grafìa,qui trovoopportuno e mi piace dar- 
ne un fugacissimo cenno.Duppoicl)è ne os- 
servai, oltre il diletto, l'utile che ne deri- 
va per la sua importanza morale, la sag* 
gezza, la moderazione, V amena lettera- 
tura e la bella erudizione, col quale lo- 
devolmente viene formato: tutto corri- 
spondente al suo chiaro e semplice pro- 
gramma contenuto nel n.^ t. In questo si 
dice: L' Eptacordo è la lira di 7 corde, 
clie dan ciascuna un suono diverso, e tut- 
te insieme formano l'armonia piena. E' il 
simbolo delle 7 arti liberali. Così con un 



TEA 

sol vocalìolo si volle dichiarare il propo* 
nimento della nuova periodica pubbli- 
cazione^ cui auguro prospero prosegui- 
mento. Dichiarate proprìameifte le cose 
che in esso si sarebbero trattate, a secon- 
da del titolo, di lettere e arti belle, in i- 
specie tutto quanto che riguarda i tea- 
tri M Che son mofta scuola, o dovrebbe- 
ro essere, di vita, di bel costume e di mo- 
ralità, se guardiamo diritto al 6nea che 
sono istituiti, comechè sì fatto lor fine, 
scrittoi-i, attori, uditori, spettatori paio- 
no omai contarlo per nulla,e averlo scam- 
biato con un fine di ozioso e sovente per- 
oicioso trastullo. Ciò è dire, che favellan- 
po de'teatri avremo a occuparci di tutto 
che vi si fa, vi si recita, vi si canta, vi si 
suona, opere ed operanti,pri nei pale ed ac- 
cessorio, commedia, tragedia, dramma 
d'ogni forma, declamazione, musica, or- 
chestra, coreografia.Né di qualche ammo^ 
Dimento c'interdiremo il diritto verso qua' 
che vanno ad udire, a vedere, ad applau- 
dire, a disapprovare, a giudicare,non sem- 
pre secondo giustizia. Ma non la sola mu- 
sica o letteratura de' teatri ci permette- 
remo di citare al banco della ragione. Ci 
arroghiamo di fare il medesimo dovun* 
que l'uno o l'altra la si dimostri in pub- 
blicosotto qualunque veste; e d'ogni spet- 
tacolo o lil)ro che sia bene sottoporre ad 
esame, o per cercare d'illustrarne il me- 
rito, o per notare quel che sembra me- 
no degno d'approvazione o di lode, luche 
ci studieremo, per quanto è da noi, d'a- 
stenerci da modi inurbani e da censure 
men che discrete; come nessuno dee te- 
mere, aspettarsi o pretendere che proce- 
diamo col turibolo in mano a incensare 
vivi o morti, amici o potenti delia città, 
per favore, per mala condiscendeùza, per 
preghiera, o, che peggio è, per pi*ezzo." 
Quindi, ben a ragionq, s^ue un articolo 
in lode del celebre cav. Gioacchino Ros- 
sini, inaugurando V Eptacordo del suo 
gran nome, m Voi siete l'arte; e quando 
si parla di musica, non si può a meno di 
noa consolidarvi con essa, come coll'Al-* 



TE4 

lighieri si consolida la poesia, con Haflae* 
le la pittura , la scultura con Michelan* 
gelo. Voi, come Durante a'suoi giorni, sa- 
peste uscire clajle pastoie, che la gravità 
de'petlanti applicava irremissibilmente a 
lutti gl'ingegni in iscuola. Risaliste alla 
virginità della natura; e col lampo d*un 
genio perspicace ed operoso misuraste ad 
un tratto quanto era da abolirai, quanto 
da salvarsi, quanto da aggiungersi alla fe- 
lice pratica di un' ai^te che Rousseau eb- 
be la temerità di trasformar in numeri- 
ca,coi pretesto d'eie varia al grado di scien- 
za. Piaceste e piacerete incessantemente 
sopra tutti, perché attingeste alla natura, 
imitandone, non contrallacendone l'indo- 
le e le bellezze, perchè nelle vastre com- 
posizioni sempre ben filate faceste uso del- 
la logica non del calcolo, ma bensì del sen- 
timento: perché aveste la forza di trasfe- 
rire voi stesso in mezzo* a'personaggi, e a' 
tempi delle vostre partiture, e non già la 
pazza pretensione d'incurvare quelli eque- 
sti all'esigenze dell'età vostra. E quando 
gl'impresari ei virtuosi vi si fecero innao- 
Zi per invitarvi ad essere unBorromini in 
musica, voi squadraste loro sul viso quel- 
la franca e memorabile risposta : andate 
pel vostro viaggio die ci rivedremo airi" 
tornOy e taceste. Eloquente silenzìolche 
per più di 20 anni ha risposto a tutti gl'im- 
portuni che vi stimolavano a rientrare 
nell' arringo delle scene. Voi chiudeste 
gloriosamente col Teli, perché quello e- 
ra il sommo, a cui |)Otesse spingersi in ar- 
te la forma pensata. Dopo di là, é l' ec- 
cellenza dell'esempio, e non già l'artista, 
ohe dee parlare. E relotivamente a voi, 
parla aqcora, e più potentemente parle- 
rà quanto più sfolgorati saranno i travia- 
menti, e più moltiplicato sarà il sensodel- 
la sorpresa e dell' effetto. Si lavori pure 
sugli estremi, dimenticando la voce urna» 
na e le corde di mezzo; il frastuono, il di- 
saccordo, lo sfiancamento non potrà a nte- 
no di non soppraggi ungere tanto più fa* 
tale agli artisli,quanto meno schivato o te* 
muto...» Il Ricordi a Milano sta suH'eriger- 



TEA ut 

vi come una piramide nell'edizione com- 
pleta delle vostre OpercMoi andiamo qui 
ripetendo sui teatri le vostre composizio- 
ni; ed abbiamo un pubblico che le accoglie 
con entusiasmo, ed é abbastanza discre- 
to per ricusare i suoi applausi al canto de- 
clamato, tortuoso, smozzicato, strillato, 
abbaiato ec, e a quella mania che ha fatto 
della musica non già l'arte del diletto, ma 
bensì quella del contristamento. Noi noit 
abbiamo in nostro potere una corona, ma 
se l'avessimo noi v' inviteremmo a rice- 
verla dalle mani d'Apollo in Campidoglio 
per salute del naufragante principio mu- 
sicale. Questo è il voto del nostro cuore.... 
Vivete lieto, quanto faceste e farete lieti 
gli altri I *» Interessanti poi e svariati so- 
no gli articoli òeW* Eptacordo f le riviste 
drammatiche de' teatri e accademie di Ro- 
ma, dello stato pontificio, non meno che 
del resto d'Italia e d'Europa; la cronaca 
teatrale interna ed esterna; te notizie del- 
la corrente stagione teatrale, e degli arti- 
sti teatrali, cantanti, comici, ballerini e 
suonatori degli stessi teatri e dell'accade- 
mie anche private; le novità musicali; la 
cronaca di belle arti; le notizie biografiche 
e necrologiche; le miscellanee, ed anche 
gli annunzi bibliografici, tra'quali ricavai 
quello della vv.Giconetti,delcui/2/ig^io/i^z- 
mento poi farò parola, e quello di Luigi 
Enrico Franceschi, Studi teorico-pratici 
sulVartedi recitare e di declamare nel" 
le sue corrispondenze coltoratoriay col' 
la drammatica e collamusica. Quest'o- 
pera contiene tuttociò eh' é necessario a 
sapersi dall'oratore sagro e civile,dairat' 
toi*e comico e tragico, e toccando anche 
dei legami tra'suoni della voce parlante 
e quelli della musica, somministra utili 
avvertimenti tanto a'maestri composito- 
ri, che a'cantanti. E' senza dubbio que* 
sto libro il I .^'in Italia che consideri TaKe 
delta recitazione e della declamazione in- 
tuiti i suoi gradi e nelle varie sue forme. 
Meglio se ne dà contezza òM Eptaconlo 
(arroge che io qui noti, anco pel toccato 
di sopra^ che la Civiltà cattolica^^* se« 



212 TEA 

rie, t.to, p. 68g, ci avverte, di proporsi 
trattare deircloquenza sagra, ed intanto 
giustissimamente lamenta la prostituzio- 
ne che a'nostri giorni se ne fa da alcuni 
ineloquenti oratori, profanatori del sagro 
perg^^/770^ e frodando del suo scopo la no- 
bilissima tra le arti). Nella rapida leltu* 
ra de'roemorati primi 8 numeri deir& 
ptacorclo^ tra gli articoli che mi fecero più 
impressione, mi limiterò a nominare i se- 
guenti : U architettura del teatro. Una 
necessaria protesta. L'ultimo canto di 
Pergolesiy lo StabatMateryComaìoven- 
ICy La musica sagra. Il bando alle prò* 
duzioni straniere. Un teatro municipale 
in Roma, Di questo più sopra ne diedi ra- 
gione. Di tali articoli, importa che iodica 
poche parole su quelli òeìV architettura e 
della musica sagra/m aggiunta e perché 
si rannoda al narrato e a quanto mi resta 
ancora a dire. £ incominciando dal i."*, 
premesso il riconoscere i greci inventori 
del dramma e del teatro, e che dal carro 
di Tespi, si passò da loro airereziònedel 
I. ^teatro in pietra per opera di Temisto* 
de, edifìzio che servi dì tipo a'posteriori, 
dividendosi nella sala, orchestra e prosce- 
nio;indicatodegli storiografi degli antichi 
teatri, e dello stile e magnificenza dique* 
sti, e della questione se l'origine di essi 
debbasi agli assiri e a'peruviani, passa a 
narrare de'leatri moderni d'Italia dal se- 
colo passato fino a noi. *» I teatri che per 
la loro forma e figura meglio seppero gua- 
dagnarsi la comune approvazione, per la 
sala d' uditorio, la foggia de' palchetti e 
delle gallerie, per la comodità de'palchi 
scenici adatti a'svariati generi degli spet- 
tacoli, per la posizione dell'orchestra che 
oggi è il luogo dove assidonsi coloro che 
traggono la voce dagl'istrumenti, sono : 
il teatro di Mantova del Galli Bibbiena, 
quello di Verona del Maffei, V altro di 
Fano del Torelli j e quelli d' Imola del 
Morelli, d'Argentina in Roma del TeO' 
doli, della Fenice in Venezia del Selva, 
del s. Carlo in Napoli del Vaccaro, del- 
la Scala in Milano delP/er/m7nm,di quel- 



TEA 

lo di Savona del Bettoli, del Carlo Felt« 
ce di Genova del Barahino, non che del 
Cercano in Milano, e di que'di Cremona, 
Brescia e Mantova del Canonica. Perai* 
troanco questi, come si osserverà nell'ap- 
plicazione de'precetti, ondeavereun tea- 
tro ove il tutto sìa ragionato e adatto al 
bisogno, non possono dirsi perfetti. Il tea- 
tro, perchè possa servire alla istituzione 
sua, deve uniformarsi nella figura e nella 
grandezza al genere degli spettacoli che 
vi si rappresentano. Là dove si recita la 
Commedia ivi è necessario raccoglimen- 
to e limitata grandezza, essendo che la vo- 
ce degli attori non dev'essere forzata, ma 
deve esbir naturale, e dovunque ha da u« 
dirsi presso che nelle sue medesime infles- 
sioni. 11 teatro per la Musica bujfa dev'es- 
sere alquanto più spazioso, perchè il can- 
to non è il parlar naturale, ma si be- 
ne un accentar spinto, ed i suoni degl'i- 
strumenti , sebbene in non molta copia, 
hanno ad avere un largo che ne tolga i 
rimandi e ne tenga lontana la confusio- 
ne. Il teatro per la grande Opera che ha 
molteplici esecutori, e dove pur soglionsi 
rappresentare i balli pantomimici e dan- 
zanti, offrir deve vasto locale, sia per ciò 
che appella a sala d' uditorio, sìa per il 
palco scenico nel quale si richiedono co- 
modità tali da tener eliminati que'movi« 
menti continui di macchinee macchinisti 
che ingombrano gli spazi laterali delle 
scene ed impediscono spesso l'azione re- 
golare degli spettacoli. La figura o forma 
della sala che sopra le altre si giudicò mi- 
gliore è quella della curva elittica. La me- 
desima fa valere di ritorno la voce, e non 
richiede altro per ottenere tutto l'efietlo 
possibile che di rivolgere 11 attenzione a 
due cose. La i.'è quella di rivestire il suo 
circuito di materia sonora s\ come il le- 
gno od il mattone in foglio; e l'altra d'e- 
vitare tuttociò che potrebbe contrariare 
la libertà de'rìmandi delle voci. L'altez- 
za della sala deve proporzionarsi alla lar- 
ghezza del palco scenico. Quanto più es- 
so é stretto, tanto più dev'essere minore 



TEA 

legazione del soffitto; perchè io tutte 
ostante tirandosi de'raggi visuali dai 
:i laterali superiori si possan vedere 
)ggetti sotto al di sopra di 3o gradi, e 
' che sian capaci di procurare ancora 
Iche piacere ali aspetto degli oggetti 
lesimi. Il palco e le loggie devono es* 
i disposte a modo che coloro i quali 
IO vengono possano godere senza in- 
odo dello spettacolo, trovarsi in tea- 
x>me in società, e non venga defrau- 
111 più piccolo angolo. I parapetti per- 
lon denno tenersi tanto alti, ec." Nel- 
ìCoìoMiiswa sagra^ principia VEpta- 
2odairos$ervare,che allorquando in- 
incia la quaresima, in Roma sono si- 
iosi e muti i teatri , non per questo 
ica la musica di sollevare gli animi 
! sue armonie. Se tace ne' teatri la 
ica profana, che l'animo ricrea nel 
biere e n^W Otello, che scuote e agi- 
el Guglielmo Teli, desta una soave 
mconia nella iTor/Tz^z, insinua religio- 
ispelto nei Nabucco^ infonde un'ar- 
I dolcezza nellaXizcmysene'teatri ta- 
musica de*rinomati maestri contem- 
inei, non è però Roma priva di quel- 
radite impressioni che suole destare 
e del canto e del suono, m Alla musi* 
'ofana viene sostituita la sagra; quel- 
le inspirata dalla grandezza della fé- 
lall'amore delle cose superne, vale a 
tare neiranima de'credenti que'su- 
i sentimenti, per cui dimenticando, 
disdegnando la terra, portiamo ilpen- 
a vagheggiare il bello della secon- 
ita, a riposar l'anima agitata dalle il- 
ni del mondo nella contemplazione 
ommo bene, ch'è Dio. Alla musica 
ma, che spesso contamina l'anima iu- 
nte, e fomenta le passioni create dal 
) del male, viene sostituita la musi- 
tgra, che tutta pure nobilita l'anima 
ende migliore". Pertanto la gioven- 
irticolarmente, si reca ogni domeni- 
l'oratorio de' filippini , dove viene 
>re eseguito uno spartito d'argomen- 
grò, cantato coli accompagnamento 



TEA ai3 

degli strumenti, e denominato Oratorio 
sagrOyO il canto dello Stabat Mater del 
Rossini. Nelle chiese durante il corso qua- 
resimale si eseguiscono musiche mirabi- 
li per merito d'arte e pel sublime loro ef- 
fetto. MLa musica sagra in Italia è in non 
poca decadenza: a mezzoleagitazioni del- 
la vita, a mezzo una società, che sembra 
non abbia altro pensiero che un'esisten- 
za materiale, ne'cul tori della musica sono 
come venute meno le grandi inspirazio- 
ni religiose. Onde nel bisogno di pur scri- 
vere mùsica per religiose solennità, diver- 
si maestri portano nel tempio quella pom* 
pa e quel lusso di note, che beo sta se do- 
mina nella musica de' teatri e dell'acca- 
demie. Quindi , siffatti maestri allorché 
pi'csentano a'fedeli reminiscenze teatrali, 
che distraggono dalle cose religipse, e por- 
tano la mente al profano , alloixhè alla 
musica di chiesa e per la troppa durata 
e per il concertamento delle voci e degl'i- 
stromenti, danno una forma, un caratte- 
re affatto profano, tradiscono la loro mis- 
sione, mostrano di non essere penetrati 
dell'offtzio, che viene loro affidato; e così 
l'arte loro anziché innalzare l' animo al 
diletto delle cose religiose, serve a far pro- 
fanare il tempio dove si accorre come ad 
un teatino, desideroso ogni profano di es- 
sere ricreato dalla, musica. Per scrivere 
armonie di chiesa, non basta essere va- 
lente nel contrappunto^ a ?er genio musi- 
cale: ci vuole sentimento religioso^ un'a- 
nima che sappia ispirai*si alle grandezze 
del bello religioso, il quale non è tanto 
una teoria, quanto un affetto. In Roma 
però, nella città, in cui scrissero il Pa- 
lestrina, l'Allegri, il Jomelli e il Basili, 
nella città in cui tutto è religiosa ispira- 
zione, non mancano a'dì nostri maestri 
che ben si guaiolano dal prafiinare la mu- 
sica sagra, e penetrati dal sagro loro do- 
vere, cercano le ispirazioni non nella scuo- 
la de'profani, ma di que'grandi, che por- 
tarono la musica religiosa alla sua mag- 
gior altezza. E se ciò sia vero ce ne ren- 
dono testimomanza i maestri Meiuzzi, Al-. 



ai4 TEA 

dega, Capocci e qualche altro: ce ne ren- 
dono testimonianza le cantate eseguite 
specialmente nella settimana santa, du- 
rante il mattutino delle tenebre, o per le 
3 ore d'Agonia e la Desolata. Di ciò al- 
tamente ce ne compiacciamo, e se le no- 
stre parole fossero ascoltate, vorremmo 
dire a que'maestri, che profanano la mu- 
sica sagra : cessate, che per noi la vostra 
arte è una sventura : non abbiamo bi- 
sogno di essere distratti iu chiesa, ma ri- 
concentrati; abbiamo bisogno di musi- 
che brevi e gravi, non di musiche, che si 
fìinno durare lunghe ore,di musiche cla- 
moi'ose, che non sanno eccitare nessun 
religioso sentimento. Non sono i moder- 
ni maestri di musica da teatro che vi pos* 
sono esser guida; ma que'grandi, le cui 
opere ary^he di presente sono nuove, per- 
chè il bello e il buono non mutano mai. 
£ la musica di questi grandi viene a pre- 
ferenza eseguita nelle basiliche di Roma 
durante la settimana santa, e principal- 
mente nella cappella pontifìcia, la quale 
ha un genere di musica tutto suo proprio, 
ma ch'è grande, maestoso, sublime, ch'é 
il vero tipo della musica sagra. 11 suo ar- 
chivio è ricco delle produzioni create dal 
genio beato del Palestrìna, che a ragio- 
ne viene ammirato come il maestro più 
grande della musica sagra. I cantori della 
cappella pontifìcia nello eseguire la mu- 
sica de' maestri che hanno arricchito il 
loro archivio, hanno tale una valentia 
tradizionale che non mai altrove si pò- 
tm dare alla musica del Palestrina e del- 
l'Allegri quell'efifetto mirabile, che viene 
da loro. Chiunque assiste alle ceremonie 
della settimana santa, da quali sentimen- 
ti di tristezza non è penetrato assistendo 
al canto delle Lamentazioni di Geremia 
eseguite sulle note quando del Palestri- 
na, quando delTAllegri? L'anima si com- 
pone ad una involontaria melanconia, la 
quale cresce, e anche ti strappa una lagri- 
iua,quando odi il canto del Miserere scrit- 
to dall'Allegri, dal Bai e dal Baini. Que? 
Ile sono cooiposizioui, che non invecchia* 



TEA 

no, perchè il cuore non invecchia: la mu^ 
sica avrà i suoi capricci, le sue mode: ma 
quella ch'è ispirata dal cuore e dalla fede 
la più ardente, sarà sempre nuova e var- 
rà sempre a dominare l'anima nostra. £ 
andiamo assai li.eti nel vedere come un 
giovane maestro delia cappella pontificia 
abbia tentato di coraggiosamente segui- 
re le orme di questi geni eletti della mu- 
sica. Egli è il sig.' Domenico Mustaphà; 
e il nuovo Miserere da lui scritto venne 
lai. "volta eseguito dopo il mattutino del* 
le tenebre di venerdì: l'effetto fu mirabi- 
le e universale. Grande tentativo che de- 
ve ricolmare di contento il Mustaphà per 
essere bene riuscito in esso. La cappella 
Vaticana pure, alla cui direzione quell'il- 
lustre capitolo ha sempre collocato gran- 
di maestri, menta speciale ricordanza. 
I cantori della medesima vi eseguiscono 
anche con istrumentazione musiche scrit- 
te da'valenli loro direttori. Zingarelli, Jo- 
melli e Basili sono nomi, che danno gran- 
de riputazione a questa cappella , e du- 
rante la settimana santa il popolo, e spe- 
cialmente gli stranieri,accorronoad ascol- 
tare il Miserere di questri maestrì, con 
somma abilità eseguito da'cantantrdi es- 
sa. E nessuno v'ha che assistendo alle sa- 
gre ceremonie alla Sistina o nella cappel- 
la del capitolo Vaticano, non porti seco 
la grande impressione che in lui ha desta- 
to la musica ivi udita. Chiunque questa 
musica antepone alla teatrale,perchè que- 
stafdinlui una impressione momentanea 
e vaga, ma quella una impressione dura- 
tura e profonda. Onde se tacciono i tea- 
trì,ben altro compenso abbiamo nella mu- 
sica sagra". 
Della Tragedia, della Commedia, 

della Musica, del Ballo, 
Le principali produzioni dunque dei 
teatri sono la Tragedia, la Commedia^ 
la Musica, il Ballo, oltre altre rappresen- 
tazioni sceniche. Di ciascuna farò ora cen- 
no della primaria origine, per dir poi qual- 
che parola, del molto che vi sarebbe a di- 
re, sullo stato attuale del teatro. Si cele^ 



-V* 



TEA 

aoo principalmente in tempo della 
emmia da'gi*eci delle feste in onore 
seco, se gl'immolava un becco o ma« 
< della capra, per invocare la prospe- 
Jelle vendemmie, e in odio delle ro* 
che un animale dì quella specie avea 
alle viti d'Icaro, che peli.^avea isti- 
quelle feste: durante il sagrifido il 
lo e i sacerdoti , carolando intorno 
re, cantavano in coro a gloria di quel 
e degl' inni, che la qualità della vit- 
fece nominare Tragedia o canto di 
>. Un uomo tra vestito daSileno,mon- 
iur un asino, seguito da altri uomini, 
attati di fango, tutti collocati sopra 
, passeggiavano ne'borghì, cantando 
Ji del dio del vino, quindi si premia- 
ilui che avea cantato con maggior 
e, con una pelle di becco colma di vi- 
^a siffatta solennità mezzo burlesca e 
o licenziosa derivò la grave e seria 
dia, vocabolo derivante dalle vo* 
5che becco e cantOy poema rappre- 
Uvo ciré imitazione di azione gran- 
ita da personaggi illustri con parlar 
s. Dice il Carli, l'azione è quel tal fut« 
se a pubblica vista sulla scena si e- 
?,e che ha il suocominciamento, mez- 
fine. Nella i/ sua infanzia il poema 
co non era che un' informe tela di 
nti buQbneschi , acconciati in istile 
20 e frammisti a'canti del coro che 
inava la canzone delle lodi di Bacco, 
e di rendere la festa più gradita e di- 
lir la noia che poteva provenire dal- 
>notonia de' cori del canto e del bai- 
romagi nò d'introdurre un attore che 
eezò il canto con qualche racconto, 
i die il nome di episodio, e si fu de- 
e di questa novità a Tespi d'Icaria 
anni avanti la nostra efa^ il quale da 
lipio fece narrare le principali azio* 
e si attribuivano a Bacco. Fatto ar- 
dall'esito felice, egli mescolò alle Io- 
quel nume alcuni soggetti che gU e^ 
stranieri, e divise il suo racconto in 
3 parti,onde aumentare il piacere per 
o della varietà, la breve ii diede un 



TEA ai5 

ooropagoo a quel i.'attore, quindi nacque 
il dialogo: fatto questo passo, i cori non 
servirono piU che d'accompagnamento, e 
il dramma eroico fu creato. Soloiie rim- 
proverò Tespi di mentire pubblicamen- 
te, ed egli rispose che non vi era male dir 
qualche menzogna per giuoco. Bandito da 
Atene,Tespicor8e pe'borghi vicini co'suoì 
attori, e lo stesso carro che li trasportava 
servi va loro per teatro e scena. Recitarono 
da prima col volto imbrattato di fangoedi 
biacca, GnchéTespi immaginò la masche- 
ra di semplice tela. Tutte le parti dell'arte 
drammatica, di cui Tespi avea avuto ap- 
pena un barlume, circa 5o anni dopo ven-' 
nero da Eschilo e da Sofocle perfeziona- 
te* Eschiio introdusse due attori negli e- 
pisodi,e diede loro delle maschere, degli 
abiti convenevoli a' personaggi che rap- 
pi*esentavano, e per calzatura i coturni. 
Per tal modo fece intraprendere un'azio- 
ne: con elevato stile e assai piii pomposo 
di quello del poema epico. Eschilo seppe 
introdurvi l'esposizione, il nodo, la pas- 
sione, l'interesse, lo sviluppo e lo sciogli- 
mento; ma questo genere di tragedia di-^ 
venne sotto la sua penna aspro, fragoro* 
so, focoso, gigantesco; ed ecco la tragedia 
nascente ben conformata in tutte le sue 
parti, priva però di quella politezza che 
l'arte e il tempo danno alle nuove in vc;p • 
zioni. Era riservato a Sofocle di portar la 
tragedia al più alto punto di perfezione, 
e di ridurla alle regole della decenza e del 
vero. Euripide è forse piii tenero e piii 
commovente di Sofocle, ma egli é meno 
elevato e meno nerviMO^i lui. A Sofocle 
e ad Euripide la tragedia deve il suo per- 
fezionamento, e ne formarono uno spet- 
taco lo commovente pel modo con cui sep* 
pero ingegnosamente &r agire le piii gran- 
di passioni e i più teneri sentimenti che 
ponno occupare il cuore umano. Sofocle 
però intese meglio il linguaggio della na- 
tura, il suo stile per la sua dolcezza seb- 
bene gli meritasse il titolo di Ape deU 
l'Attica, avea nondimeno sufficiente ele- 
vatezza per dare alla tragedia uu aspetto 



2i6 T£A 

commovente e insieme maestoso. Egli 
giunse a occupar le menti durante tutta 
l'azione, econ assai cura congegnò! versi: 
s'innalzò col suo genio e col suo lavoro 
siffiittamente, che le sue opere sono dive- 
nute l'esempio del bello e il ti^M) d'ogni 
regola. Aristotile neW Arte poetica die le 
regole generali sulla tragedia, tratte dai 
greci, onde si possa divenir perfetti tra- 
gici. La tragedia de'greci è semplice, na* 
turale, di fucile concepimento, poco com- 
plicata. L'arte vi si nasconde, poiché l'a- 
zione si prepara, si rannoda, si scioglie 
senza sforzo; é il capolavoro del loro ge- 
nio e arte, perfezioni ohe non trovansi nei 
poemi tragici de'^romani pervenuti sino 
a noi. La Grecia fece innalzare 3 statue 
di rame a fischilo, Sofocle e Euripide: del- 
la famosa statua di Sofocle da Gregorio 
XVI posta nel suo Miisco Lateranense 
(di cui riparlai nel voi. LXIV, p. i66e 
altrove), si può vedere quell'articolo. La 
tragedia o dramma eroico non fuda'ro-^ 
mani conosciuta, che circa 160 annido- 
podi Sofocle e C^uripide. I primi poeti tra- 
gici in principio si contentarono di tra- 
durre l'opere de'greci, e il ricordalo Li- 
vio Andronico fu ilr.°che espose tragedie 
sul teatro a imitazione di Sofocle; quindi 
fiorirono Pacuvio che si distinse, e Accio 
pose sulla scena rappresentazioni più re- 
golari e meglio scritte. Questi felici priu- 
cipii infusero ne'romani nobile emulazio- 
ne, e li condusse al perfezionamento delr 
la tragedia;a\a disgraziatamente non ci ri- 
mangono che alcuni lavori del filosofo Se- 
neca precettore di 4>ferone, ma non para- 
gonabili alle tragedie greche. Dicesi Tra-r 
gìcommedia il poema rappresentativo 
misto di tragedia e commedia. Sembra 
che gli antichi noi conoscessero, ma però 
Aristotile rampognò gli ateniesi perchè 
amavano le tragedie di lieto fine, e con- 
dannavano Euripide perchè terminava le 
sue catastrofi quasi sempre funestamen- 
te. Gl'iagiesi pretendono d'aver introdot- 
to le tragicommedie; è certo però che in 
Jtalifi si conoscevano prima di Ipro. Sqp- 



TEA 

plìranno a queste poche parole i seguenti 
scrittori. Euripidis, Tragoediae graece^ 
Antuerpiae 1571. J. A. Starkii, De JE- 
schilo et ejus imprimis tragoedia quae 
Prometlieus virvctus inscripta est. Got- 
ti ngaei 768. Sofocle, Le tragedie recate 
in versi italiani da Mass, AngeUlli con 
note, Bologna 1 8a4- ^- A. Senecae, Ope* 
ra integris J, Lipsii, J, F, Gronoviiet 
selce tis variorum commenta illustr.^km* 
steloda m i 1 67 a : Tragediae cuni no tis va* 
riori^m^Lugduu.Bat. 1 65 1 ,Delphis 1728. 
Annibale Marchese, Tragedie cristiane^ 
Napoli 1729. V. Gravina, Della trage- 
dia, Napoli 1781. V. Alfieri, Tragedie, 
Pado va 1 8o9,Brescia 1 8 1 o^Firenze 18 r 4* 
Raccolta di tragedie, Milano 1825. Ur- 
bano PaganiCesa, Considerazioni pel tea- 
tro tragico italiano, Venezia 1826. A. 
Manzoni, Tragedie e poesie varie, Orvie- 
to 1 836,)?ompeoCampe\\o,Tragedie,ì?é' 
sarò 1827. Andres, Dell' origine della 
letteratura^ t. 2, p. 2 1 2 : Della poesia 
drammatica e origine della tragedia. Se 
la tragedia è un poema rappresentativo 
eh' è imitazione di azione grande e grave 
d'illustri personaggi, la commedia è pu^ 
re un poema rappresentativo, ma rappie^ 
senta un'azione piacevole di private per- 
sone, e che inducendo gli spettatori a ri-f 
dere d'alcuni umani difetti, si propone di 
purgare i costumi. Si fa derivare il vo- 
cabolo dal greco villaggio e poema, co- 
me canzone di villaggio, ovvero con altro 
greco vocabolo significa girare masche* 
rate per le vie cantando e danzando, Va- 
leva Magri, che il capo de'comici e sopra- 
stante al teatro, i latini lo chiamarono Ar^ 
ohiteater e Archimimus, La commedia,, 
secondo la più parte degli scrittori, deve 
la sua origine agl'informi poemi diesi can- 
tavano in Grecia e particolarmente nel- 
l'Attica per le vendemmie. In que'giorni 
consagrati a Bacco, una parte de' vendem- 
miatori si travestiva a foggia di Satiri 
diSileni^e quegli uomini rozzi ,monta ti sor 
pra i carri, nell'andare e nel venire dal 
luogo ove si premevano le uve e si pre-t 



. « 



TEA 

parava il vino, ponendosi in ridicolo a vi- 
cenda, caricavano talvolta d'ingiurie co* 
loro che incontravano. Pare però che que- 
sta sarebbe piuttosto l'origine de'sollazzi 
e de'giuocbi, come delle mascherate, che 
delle commedie; ed è perciò che occorre 
tener presente quanto sull' origine delle 
tragedie e del le commedie dissi superior- 
mente, e della parte che vi ebbero gli e- 
trusci, almeno di quelle introdotte tra'ro- 
mani, e della deiivazione della comme- 
dia dalla tragedia, come per la parte sa* 
lirica. I medesimi scrittori aggiungono, 
che durante i sagrifizi in onore di Dacco, 
i conladini ubbriachi cantavano versi o 
strofe da loro composte. Le danze, i gesti, 
gli atteggiamenti ridicoli e licenziosi ac- 
compagnavano tali baccanali. Tuttavìa 
quelle farse dierono a'poeti l'idea di seri-' 
vere questa sorta di composizioni > e di 
andare recitandole di villaggio in villag- 
gio, montali sopra carri o carretti, come 
il tragico Tespi. Ma per la loro sfrenala 
licenza non si permise l'ingresso nelle cit* 
tà, onde per lungo tempo la commedia 
restò sconosciuta ad A tene, e perchè i suoi 
cambiamenti nou furono egualmente pro- 
gressivi come quelli della tragedia, che or- 
mai era giunta alla sua perfezione, prima 
che si fosse cominciato a coltivar la com- 
media. Finalmente verso l'anno S62 a* 
vanti l'era nostra o volgare, si cominciò 
a rappresentar commedie in Atene, e si 
proposero altresì premi a'poeti comici e 
agli attori, ed allora quel genere di poe- 
mi pigliò un aspetto totalmente diverso. 
Gli autori comici disposero le loro favo- 
le coir ordine medesimo delle tragedie; 
chiamarono in loro soccorso la musica, e 
arricchirono le rappresentazioni loro di 
vestiario, di decorazioni, di macchine, e 
con tutto questo complesso formarono u- 
00 spettacolo che cominciò a presentare 
qualche regolarità, lo Atene la comme- 
dia pigliò 3 furme diverse, tanto per l'in- 
gegno de'poeti,che per le leggi de'magi- 
strati, che vi recarono diverse mutazioni^ 
Prima comparve la commedia antica^ la 



TEA ai7 

quale conservava qualche cosa di sua o- 
rigiue e della libertà in cui crasi mostra- 
ta in principio, dicendo buffonerie e lan- 
ciando ingiurie contro i passeggieri dal- 
l'alto del carro dell'inventore della tra- 
gedia. Divenuta regolare e degna d' un 
gran teatro, per qualche tempo non sof- 
frì molta riserva nella licenziosa Atene , 
ove anche gliDei erano segno della bile sa- 
tìrica de'poeti, e qualunque pungente friz- 
zo era ben ricevuto, purché la commedia 
fosse giocosa e atta a rallegrare il popo- 
lo e condita con sale attico. Tre poeti prin- 
cipalmente illustrarono la commedia an- 
tica. Aristofane^ Eupoli più mordace di 
esso, e Gratino. Aristofane compose 54 
produzioni e sole 1 1 giunsero sino a noi. ' 
In esse ammirasi qu^l sale e spirito at- 
tico, al quale la stessa lingua latina non 
ha mai potuto arrivare. Ninno meglio di 
lui seppe aiferrare ed esporre i difetti e 
le ridicolosità di quelli che voleva rappre- 
sentare. Le sue produzioni sono piene d'a- 
cuti motteggi e di tratti d'ingegno, ma è 
imperdonabile per 1' oscenità che vi ha 
mescolato. Come Fischilo che introdusse 
la danza nella tragedia, fece altrettanto 
Aristofane nella commedia. A questa com- 
media successe la media, meno satirica e 
meno moi'dace òtWanticay senza nomi- 
nare alcun individuo conforme alla legge 
proibitiva promulgata da' magistrati. Si 
cominciarono allora a cercare i tratti ridi- 
coli nella società, e a delineare caratteri 
veri e riconoscibili, onde la commedia ot- 
tenne il vantaggio dì più finamente sod- 
disfare la vanità de' poeti e la malizia de- 
gli spettatori. A'primi procurò il piacere 
di far indovinare i loro sentimenti e allu- 
sioni, agli spettatori quello di colpire nel 
segno, nominando chi rappresentavano 
le maschere e le caricature. La comme- 
dia durò in questo stato sino ad Alessan- 
dro il Grande^ che frenò la licenza poe^ 
tica che troppo aumentavnsi. Ciò diedo 
origine alla commedia che fa detta nuo» 
vayG poteva dirsi la più bella,essendo fede- 
le imitazione della vita comune; perfezio« 



fti8 TEA 

iiamento di cuiAteneandò debitrice a Me* 
nandi'O, il quale colla bellezzadellesueo* 
pere annientò la gloria de' poeti che l'a* 
veano preceduto. Guadagnò gli animi de- 
gli spettatori col linguaggio piii scello, coi 
versi più armoniosi, e collo stile o il mo- 
do di scrivere più decente: egli si propo- 
se a un tempo di divertire, istruire e cor- 
reggere. Avendo condito i suoi drammi 
con sale attico, giammai si allontanò dal- 
le leggi austei*e della decenza, e fu ili.^ 
per cui la grazia e l'acutezza comica mo- 
strossi con tutte le sue attratti ve. Si agqui- 
stò una gloria immortale. Allorquando 
avea compiuto il disegno d'un dramma, 
benché non ne avesse scritto ancora un sol 
verso, si reputava giunto al termine del 
suo lavoro. L'amore fu l'anima delle sue 
opere; lo dipinse sotto tutte le forme, con 
tutte le sue delizie e i suoi affanni, con 
tutti i suoi vizi, per provocarne il biasimo 
e ispirarne il disprezzo; ma tale morali- 
tà è di rado il frutto che si ricava dagli ' 
amori del teatro, imperocché la scena in- 
fiamma più passioni, che non ne correg* 
gè. Menandro ebbe ad emulo Fiiemoue, 
altro celebre poeta comico. Presso i ro- 
mani la commedia cominciò nel tempo 
stesso della tragedia, con vev&i fescennini 
e licenzi osi, con danze indecenti; cui suc- 
cessero i poemi o farse denominate sati' 
re, non seifza motteggi, ma più castigate 
e piacevoli. Livio Andronico cominciò pel 
j.*^ad esporre commedie e tragedie lati- 
ne, composte a imitazione delle greche e 
con argomento pur greco. Queste comme- 
die furono deiie palliate, e togate quel- 
le tolte da argomento romano, perché la 
ioga era Tabilo comune de 'romani, co- 
me il pallio lo era de'greci. Le togate e- 
rauo però di di versa specie, le une essen- 
do drammi serii,che partecipavano del ca- 
rattere della commedia, o semi-serie: iu 
queste gli attori rappresentavano i prin* 
Pipali personaggi dello stalo, e siccome ve- 
stivano la pretesta o toga orlata di por- 
pora, così quelle commedie furono dette 
ptetestateMcno^ray'ì erano lealtree rap* 



TEA 

presentanti Pav venture de*cittadini me- 
no ragguardevoli, quindi chiamate toga» 
te. Altre ne inventò il grammatico Melis- 
so, e chiamate trabeate, figurandovi ma- 
gistrati e sacerdoti,che vestivano la trabea 
o clamide. Le altre inferiori si appellare* 
no tabernariae, e rappresentavano i co- 
stumi de'plebei. Le commedie o farse a- 
/é//a/2e servivano d'intermezzi. Ai roma^ 
ni piacquero i mimi oimitatori,essendo la 
mimica una specie di poesia drammatica. 
Vi furono due specie di mimi, per gli uni 
de'quali era onesto l'argomento come la 
rappresentazione, la quale molto accosta* 
Tasi alla commedia, e perciò formò i^na 
specie delle commedie de'romani; gli al- 
tri mimi erano imilatorilicenziosi di buf- 
fonate e sovente ne formavano ri caratte* 
re le oscenità che rappresentavano. I mi- 
mi comparivano sulle scene senza calza- 
menti, il che fece talvolta nominare la lo* 
ro commedia scalza, mentre negli altri 
generi gli attori portavano il socco o lo 
stivaletto, come nella tragedia servi van- 
si del coturno. Avevano la testa rasa co- 
me i buffoni de' bassi tempi, e come al- 
cuni attori l'ebbero nelle farse. Gli abili 
loro erano di pezzi di diversi colori cu- 
cili insieme, come quelli de' nostri truf- 
faldini. Talvolta per eccitar maggiormen- 
te le risa del popolo comparivano sulla 
scena con vesti magnifiche , senatorie e 
anche di porpora, che facevano contrasto 
col capo raso e i piedi scalzi o con sem- 
plici pianelle. I mimi di Roma univano la 
licenza de'moltiede'discorsi,ed ogni sor- 
ta d'atteggiamenti ridicoli. Interveniva- 
no ne'funerali avanti il feretro, contraffa- 
cendo i coslumi e le azioni del defunto, 
col portamento e coi gesti; e quello che 
ciò faceva dicevasi archimimo. Abbiamo 
di Engel, Lettere sulla mimica, Milano 
1820. La commedia latina rimase infor- 
me sino a Plauto di Sarsina , che quasi 
la portò alla sua perfezione: fu stimato 
perla purezza, energia, abbondanza ed e- 
leganza di sua elocuzione; gran conosci- 
loredeimolteggioj felici souo i suoi scher-* 



TEA 

zi; egli soprattutto ha quella comica foi^ 
y.a,che forma il merito ptiucipale delleo* 
pere di questo genere. Egli nou fu egua- 
gliato, e fors'aQche superato, che da Te» 
renzio di Cartagine, il cui talento gran- 
dioso consisteva oell' arte di dipingere i 
costumi e d'imitar la natura. llsuo£i^- 
nuco fece epoca in tutti i successi del tea- 
tro; luminosa prova di quel trionfo è che 
il componimento fu rappresentato due 
\olte in un giorno, nel mattino e alla se- 
ra, la qual cosa non era mai ad altri av- 
venuta. Egli è Tautore latino che pili d'o- 
gni altro si avvicinò a quella delicatezza 
e purità piena d'eleganza, che appellasi 
atticismo. La Maestà del popolo romano 
non gli permised'insultare il governo, eoa 
quel genere di satira che Atene tanto ap- 
plaudiva in Aristofane. Investigava egli i 
costumi de'cittadinì, non già le delibera- 
zioni del senato o l'amministrazione de' 
consoli: la commedia avvicinavasi al vero 
scopo di correggere i costumi. Molte opere 
abbiamo sulle commedie del teatro gre- 
co, latino e italiano; ne rammenterò al- 
cune. Aristophanis, Comoediae IX cum 
commentariis antiquis graece, Floren- 
tiae 1 5iSy Basileae i5i*j\ Comoediae gr. 
in lat, translatae ah A, JustinopolitO' 
HO, Venetiis 1 538. MenandrietPhilemo* 
rds reliquiae quotquot reperiri potue* 
runt, graece et latine yCumruotìsH. Grò* 
tiiet J, Clerici f qui e tiamnovam omnium 
versionem ^Z£Ì!or/z/zwf,Amstelodami 1709. 
Plauti, Comoediae cum comm, varior, ex 
recens, Gronovii, Lug. Bat. 1 669: Cum 
interpr. etnotis in usu Delphini, Parisiis 
I GijQiCum notisLambini yLu^òtìm 1 622: 
JEx recens,J. A, Vulpi cum notis select,, 
Venetiis 1 788. P. Terentii, Comoediae 
cum commenta' jE, Donati et selectae no* 
tae v^r/or., Lugd. Bat. 1 644- Rccens, et 
notis Faerni et Bentlei , Amstelodami 
1727. Terenzio, Le commedie tradotte 
in lingua toscana^ Roma 1 6 1 2: Tradot* 
te in verso sciolto a rincontro del testo 
dà Luisa Bar galli, Venezia 1 735. Carlo 
Goldoni , Opere complete contenenti le 



TEA 2>9 

memqrie, commedie e drammi^ Venezia 
1788: Collezione completa delle comme* 
die colle memorie della sua vita. Piacen- 
za 1 827: Raccolta delle commedie e me-' 
morie, Firenze,! 828. Gio. Battista Nasi, 
Cinque lettere sulle cagioni delVodier* 
no decadimento del teatro comico ita* 
lianOy Milano 1 824* Biblioteca teatrale, 
Roma 1 8 1 5. Teatro contemporaneo ita* 
liano e s tramerò, Weneiia 1 837.GiaGhe« 
rardo de Rossi, Del teatro moderno co-' 
mico italiano e del suo restauratore C, 
Goldoni^ Bassano 1 794* G. G. de Rossi, 
Commedie, Bassano 1 790. Raccolta di 
commedie, Milano 1827. Opere edite ed 
inedite del conte Gio. Giraud, Roma 
I i^o,^o\tk,Teatro co/meo, Torino 1 842. 
La. musica è T arte d' esprimere senti- 
menti determinati mercè i suoni rego- 
lati, l'arte di combinare i suoni in modo 
aggradevole all'orecchio, la scienza della 
proporzione della voce e de'suoui, scien- 
za che merita esser tenuta in altissimo pre- 
gio, e definita da alcuuo una tras£)rma« 
zioiie gloriosa della parola, sia che si sen- 
ta sotto la forma del canto umano, sia che 
rimanga nello stato di musica istromen- 
tale, e perfezionata artificiosamente colle 
leggi misteriose dell'armonia e del ritmo. 
La musica è una parola vestita della mas- 
sima forza, che parla colla voce di tutti 
gli affetti e si rattempra ad ogni inclina- 
zione dell'animo', e ne vince quelle resi- 
stenze che con altri mezzi erano insupe* 
rabili; per la qual cosa essa va molto pìU 
innanzi della poesia, della pittura, della 
scultura e dell'eloquenza. La musica é in- 
oltre l'arte di formare con suoni la me- 
lodia e Tarmonia: l'armonia consiste nel- 
l'espressione di più suoni in un tempo stes- 
so; la melodia consiste in più suoni l'uno 
dopo l'altro.Tutta volta^dice Lichtenthal, 
la parola Mugica derivata dal greco o dal- 
la parola Musa, poiché si crede che le Mu- 
se abbiano inventato quest'arte piacevo- 
le, non fu ancora definita in modo sod- 
disfacente. I greci attribuivano uif senso 
più ampioal vocabolo.Eglino vi compren-: 



aao TEA 

devano non solo VavXe che mediante il suo- 
no eccita qualunque siasi sentimento, ma 
ancora la poesia, l'arte del ballo, la ret- 
torica, la grammatica, la filosofia, e quel- 
le arti e scienze che gli antichi romani 
chiamavano studia humardtatìs. Soltan- 
to in seguito coU'ampliarsi di queste ar- 
ti e scienze, si videro costretti di separa- 
re Tuna dall'altra. Non essendo possibile 
che le facoltà intellettuali d'un uomo so- 
lo le abbracciassero tutte, quindi si con- 
servò al \oGs\ho\o Musica il suo vero si^ 
gnifìcato. Ne'piii remoli tempi ùnivansi 
pure la poesia e la danza alla musica; in 
.appresso ne fu separata la danza, e la mu< 
sica colla poesia rimasero compagne in- 
sepirabili per una lunga epoca, serven- 
do gli strumenti soloall'accompagnamen- 
lo del canto. Bensì dicesi Musica da bai- 
loj la musica destinata ad animare i pas< 
si e i movimenti dei ballerino: vi è la mu- 
sica da hallo di società o di sala, che ha 
delTariette proprie d'un carattere deter- 
minato, come la contraddanza; la musica 
da ballo di teatro, appartenente al bal- 
lo pantomimico. Dicesi Cantante o Can- 
tore quello che esercita V arte musicale 
mediante la voce umana. Si hanno can- 
tanti di soprano , di mezzo soprano ^ di 
alto, di tenore, di baritono e di bassov I 
cantanti da teatro si dicono anche alto- 
ri allorquando rappresentano finti perso* 
naggi, unendo al canto inazione. Le Can» 
tatricio Cantanti donne, si dividono in 
soprane e contrai te. Dicevi Istriimentista 
chi professa l'arte del suono d'uno o più 
strumenti. Il suono è quella sensazione 
prodotta sul nostro organo uditorio dalle 
librazioni d*un corpo sonoro, comunica- 
tegli mediante l'aria. U suonoé per l'udi* 
tOy ciò che la luce è per la vista. Dell'o- 
rigine e progresso della musica, credo di 
averne detto abbastanza aMusic&SàGRA, 
Delle proporzioni relative a un Diziona^ 
rio di erMÉ?z2j/o/ic, e colle stesse e con car-' 
ta misurata aggiungerò qualche cenno 
sulla musica teatrale. Questa però ha le 
distinzioni da quella di chiesa che si leg" 



TEA 

gono in Lichtenthal ed in altri scrittori. 
Il paralello dunque fra la musica da chie- 
sa e la musica da teatro consiste: i.^Il 
soggetto della prima é generalizzato: es- 
sa esprime i sentimenti del mondo radu- 
nato nel tempio, mentre quello della se« 
conda è relativo soltanto a'sentimenlì di 
alcuni individui sulla scena. 2." L'ogget- 
to della musica da chiesa è un ideale che 
porta il carattere dell'infinito, la Divini- 
tà; quello delia musica da teatro è l'uomo, 
secondo le sue qualità e azioni. 3.^ La ten- 
denza della musica da chiesa è di concen* 
tiare i sentimenti de'fedeli in un solo, la 
divozione; quindi i tempi lenti, la musi- 
ca artificiale per invitare alia meditazio- 
ne; la musica teatrale consiste, all'oppo- 
sto, nel produrre la varietà de'senlimen- 
ti, per cui le si concede una mag!*iorh- 
I>erlà di melodie, di ritmi, ec. Perciò è 
riprovabile il trasporto della musica di 
teatro nella chiesa, e tanto più lo è nel 
punto il più sagrosantoin cui dobbiamo 
estere raccolti e assorti in Dio, e non mai 
divagati da profanità. Essendo la musica 
innata coll*uomu, osserva Llchtenlhal,chi 
si vuole immaginare un inventore delia 
musica, s'immagina cosa che non fu, ne 
poteva essere. La natura procede a tal ri- 
guardo nella musica come in tutte le al- 
tre arti e cognizioni nostre; essa ne spai*- 
se il seme dappertutto, e più o meno non 
poteva fare, senza operare contro le sue 
leggi immutabili. Ciò non vale solo circa 
la musica generale, ma circa le sue sin- 
gole parti ancora, come l'invenzione de* 
gli strumenti. Tutte le arti e le scienze de- 
vono, come gli uomini stessi, trovarsi per 
un dato tempo nell'infanzia prima di svi- 
lupparsi gradatamente alla maturità vi- 
rile e allo stato di perfezione. Non esiste 
dunque propriamente neb senso volgare 
un inventore della musica, laonde non 
si deve cercarne l'inventore fuori di noi: 
la musica vien dal cuore e va al cuoi*e, ed 
un immediato sentimento interno indus- 
se necessariamente l'uomo a cantare come 
a parlare. Molti però lavorarono al mi- 



TEA 

ramenlo o alla perfezione di qualche 
le della musica, e lo dissi a Musica ed 
itti gli articoli che la riguardano, co-, 
in quelli di Canto e Cautori. I popoli 
' anlichilà che portarono Inrle a un 
lo di perfezione, furono successiva- 
Ite gli egizi, gli ebrei, gli etrusci,i gre- 
] i romani, sotto la fòvorevole influen- 
ti loro costituzione di un dolce clima, 
lodoché non solo attempi loro fotra- 
rano alle altre nazioni della terra, ma 
tirarono altresì tutta Tattenzionedel* 
dsterità. Fiorì principalmente tra'gre- 
i romani per le feste pubbliche da lo* 
ntrodotte, massime da'greci che in o- 
e della musica introdussero i famosi 
>chi pitici, i quali furono senza dub- 
il precipuo motore de'niaggiori prò* 
li musicali di quella nazione a pre- 
uà di tutti gli altri popoli dell'anti* 
I. I romani fecero uso della musica , 
QOn ebbero una proprietà oaziona- 
izi si servirono di quella de'greci,im- 
andò nelle solennità pubbliche perla 
gior parte artisti di tal nazione: non 
va poi tra essi tan lo prosperare, aven- 
sclusiva predilezione per le virtù e« 
16, e la musica era considerata qua- 
Qse un esercizio appartenente agli 
vi. Ne'secoli del medio evo la musi- 
trovò rilegata ne'chiostri, combian- 
fatto fisonomia, però facendo prò- 
i importanti nella parte materiale e 
BDica, e nel suo rinascere se ne ca- 
io vantaggi essenziali pel migliora- 

dell'arte, per quanto aveauo ope- 
aella notazione musicale amplifica- 

1 VI secolo Papa S.Gregorio I,enel 
monaco Guido d'Arezzo pel suo nuo- 
etodo per imparare il canto con ar- 

ques t'ultimo secolo Franco di Co- 
pose i fondamenti della musica fi- 
ii; l'invenzione dell'armonia fucir- 
quel tempo notabilmente perfezio- 
Ma intanto che da vasi opera al per- 
lamento dell'armonia, si trascurò la 
iia, ignorandosene l'indole; di ma- 
che il comporre a più voci eoo ar^ 



TEA 321 

moniche complicazioni fu l'unico vantag- 
gio ricavato da siffatta scoperta. Frattan- 
to era comparsa una nuova aurora sul* 
l'orizzonte occidentale d'Europa, parti- 
colarmente riguardo alla coltura della 
poesia e della musica, riferibile verosimil- 
mente al lusso sempre crescente de*tem- 
pi cavallereschi, che favorirono special- 
mente il canto de'poeti e suddescritto. Nel 
secolo XV emigrando i greci in Italia vi 
sparsero di nuovo gli scritti de'loro ante- 
nati, ed eccitarono nuovamente l'amore 
dell'arti e delle scienze, le quali già si tro- 
vavano in felice progredimento. Quindi 
fu ristabilito il dramma nel secolo XVI 
al modo narrato, simile a quello della tra- 
gedia degli antichi greci, e ne derivò l'in- 
venzione dell'opera moderna dello spet- 
tacolo drammatico e lirico posto in mu- 
sica, successivamente migliorato, onde si 
moltiplicarono per l'Italia e in Francia, 
ed altrove, con quelle diverse sorta d'o- 
pere che già riportai, e si giunse al secolo 
X Vili e al corrente in cui la musica salì 
eminentemente al suo splendore, pel ge- 
nio d'un bel numero di gran maestri be- 
nemerentissimi della soave arte, e valga 
per tutti il nominare unRossini,Donizzet- 
ti. Bellini, Pacini e un Giuseppe Verdi di 
Busseto nel Parmigiano, glorie italiane e 
celebratissimi. A questi si può aggiunge- 
re laltro italiano cav. Pietro Baimondi 
romano, il quale nell'agosto 1 852 nel tea- 
tro di Torre Argentina di Boma fecce- 
seguire ìhuoGiuseppe, tre oratorii in una 
poesia di Giuseppe Sapio, a benefizio dei 
poveri inabih professori, appartenenti al- 
la pontificia congregazione e accademia 
di s. Cecilia di Boma, della quale parlai 
a Musica sagba. Imperocché quest'insi- 
gne corporazione, la cui principal cura 
é la diffusione in Boma della sana mu- 
sica, ha ancora frà'suoi disegni quello di 
sollevare dallo stato di miseria i profes- 
sori che per infeimilà e per vecchiezza 
sono resi inabili all'esercizio di loro ar- 
te. Il i;* oratorio fu intitolato Putifarf 
il 2.^ Giuseppe^ il 3.^ GiacobbCidàe me- 



ÌL11 TEA 

litarono un trionfo il più luminoso, u- 
DÌversuli damorosissimi applausi, evvi- 
\a fragorosi e interminabili, e la repli- 
ca di 8 volte, ad onta del caldo della sta- 
gìone.Furono 3 opere diverse eseguite si- 
multaneamente! A molli sembrava d'im- 
possibile riuscita, ma l'uomo sommo sep- 
pe immaginare e condurre a termine ve- 
ramente.un'opera colossale. Gli esecuto- 
ri portati al numero di pitiche 4^0, sem- 
brò avessero un animo solo, poiché come 
il titolo del nuovo lavoro, ciascuno di es- 
si oratorii ha diversa anche l'azione e par- 
ti tutte sue proprie, e si eseguirono cia- 
scuno da se con uno special corpo di can- 
tanti e suonatori egregiamente. Questo la- 
voro musicale in 3 spartiti, uno diverso 
dall'altro, fu ammirato per ardita inven- 
zione, e parto d'un sublime ingegno ita* 
liano, veramente grande opera, che cinse 
di meritata immortale corona l'illustre 
maestro di contrappunto e composizione 
nel conservatorio di Palermo, il quale ap- 
positamente per farla rappresentare in 
Roma ripa trio. Giammai compositore ve- 
runo furse seppe mostrare uniti come in 
t]ue$ti 3 drammi biblici il poetico dell'in- 
Tenzione, la maestria della disposizione, 
l'eleganza delle forme, l'armonico risal- 
go delle gradazioni, e quel misto di dot- 
trina e di gusto in che si comprende l'in- 
canto dell'arte. La smania di perfezionar 
la scienza dell'armonia, de'grandi mae- 
stri della scuola tedesca, di voler cercare 
il sublime nel difficile, di mettere in con- 
tinua gara di sforzi e di stranezze la vo- 
ce umana e l'orchestra, non sedusse Rai- 
mondi. 11 merito dell'inaudito prodigio 
da lui operato nella fusione di questi 3 
oratorii in uno solo,fu paragonato nell'ef- 
fetto oltre ogni dire meraviglioso, essere 
nella musica ciò eh' è in pittura il Giu- 
dizio Fìnaleói Michelangelo. Sidisseche 
l'armonia di Raimondi può rappresenta- 
re, se pur si vuol ragionare, l'armonia del- 
Tiittera società, eh e la somma delle al- 
tre e quasi l'uni Hcazione loro in essa. L'en- 
comiata accademia ne die dotto giudizio^ 



TEA 

ne fece altissime lodi, narrò le grandi ova- 
zioni e i caldi festeggiamenti de'colti e in- 
telligenti suoi concittadini (i quali sono 
que'giudici che indicai nel voi. LVIII, p. 
1 55), le dimostrazioni fatte al maestro dui 
Papa, dal municipio romano e da altri, 
e lo rese pubblico e solenne nel Giorna- 
le di Roma 1^5%^ a p. 728, e nel Supple- 
mento al n.^ig!^. Giuseppe Bondini in- 
serì nel t. I9,p. 2 18 òeW* Album la L€t^ 
tcra a Silvio Pellico sulP Armonia Triu* 
na del maestro cav, Pietro Raimondi ro» 
mano. Ed il maestro di musica mg.' Pie- 
tro Alfieri ne\ Giornale di Rom a óe\ 1 8 53, 
p. 999) ci diede una splendida necrolo- 
gia del Raimondi, ragionò dottamente di 
sue opere, e ne deplorò la perdita, la qua- 
le segui dopo essere stato scelto maestro 
di musica della basilica Vaticana: il cita- 
to Album riprodusse la necrologia a p. 
296 e vi aggiunse il ritratto del Raimon- 
di. La scienza estetica abbozzata per la i.' 
volta circa la metà del secolo scoi*so dal 
filosofo alemanno A. G. Baurogarten, è 
ormai riconosciuta dal mondo letterarìo 
come parte essenziale della filosofia della 
musica : essa si occupa col bello e subli- 
me, col gusto, col giudizio del gusto stes- 
so, onde si chiama pure dottrina del 
gusto e filosofia delle belle arti. Fu ap- 
plicata alla musica istrumentale e voc>t- 
le^ alla comica, alla mimica, all'arte del 
ballo, agli esercizi ginnastici, all'arte poe- 
tica e rettorica , con grande vantaggio. 
L'Àndres nel t. 4i cap. 7 tratta dell'^cw- 
stica^ cioè della dottrìna e teoria del suo- 
no e dell' udito in generale, ossia l'esa- 
me delle attinenze che ha la risonanza 
de'corpi sonori coll'orecchiaumano,a dif- 
ferenza della musica che tratta del suo- 
no come capace di produrre melodia e ar- 
monia. Della musica riposta fra le scien- 
ze matematiche, di sua origine e scritto- 
ri. Della scienza acustica de'greci, e de- 
gli effetti della musica grecai Della mu- 
sica de' romani, degli arabi e della Chie^ 
sa. Dell'introduzione della musica nella 
poesia volgare^ delle pubbliche scijole di 



TEA 

musica, del rì<itoraineiilo di essa e de'suoi 
scrittori. Di Pietro Metastasio, Opere 
drammatiche, abbiamo molte edizioni , 
come di Firenze 1780, Avignone 1809, 
Milano i8ao. Majer, Discorso suir ori- 
gine, progressi e stato attuale della mu» 
sica italiana, Padova 1 82 1 , Raccolta di 
melodrammi seni, Milano 182 a. Rac- 
colta di melodrammi giocosi, Milano 
1822. Luigi Cuccelti, Biblioteca dram» 
matica italiana antica e moderna, Mi- 
lano 1829. Viollet, Drammatica, Mila* 
noi 833. Giuseppe Baini, Lettera sulVo* 
pnscolo intitolato: Saggio sopra Piden» 
tità de' ritmi musicale e poetico, Firen* 
zei82i. D. Vaccolini, Della musica in 
Italia, Bagnaca vallo 1 844* I^^Hn musi- 
ca, ragionamento delVavv, Filippo Cic" 
conetti^ Roma 1 855. Il savio autore vor* 
l'ebbe ripristinato il vero bello musicale, 
principalmente sui teatri. A tale effetto 
consiglia una storia della nobile arte, nel- 
la quale sieno sviluppati i capi d'opera 
che dall'attico al moderno sì meritaro* 
no la giusta generale approvazione. Inol- 
tre lodevolmente desidera, che non si ve* 
stano più di note certi deplorabili argo* 
menti che impunemente portano V im- 
pronta deir immoralità. Finalmente fa 
Toti perché contemporaneamente sulle 
«cene si alternassero le musiche del Jo- 
me Ili, del Ci ma rosa, del Paesiellp, del 
Rossini e di altri che scrissero con intera 
filosofia, onde sono segno d'ammirazio- 
ne a'veri dotti e intelligenti della soave 
arte. Pietro Lichtenlhal, Dizionario e bi- 
bliografia della musica, Milano i836, 
ci diede tutta la parte 2.' riguardante la 
letteratura generale e critica della musi- 
ca antica e moderna, copiosissima ed e- 
ruditissima. La Coreografia o Coregra- 
fia è l'arte di descrivere te figure delle 
danze, e i passi da farsi sopra le note del- 
l'aria. Il ballare si definisce muovere i 
piedi, andando e saltando a tempo di suo- 
no, per diletto e per festeggiare; e dicesi 
anche danzare, saltare, tripudiare. Mo- 
reau di s.JVIery in un libro che sulla J9isrn- 



TEA 223 

za pubblicò in Parma nel 1 8o3, dice che 
non può attribuirsi altra origine al bai* 
Io, se non quella di tutti i grandi movi- 
menti dell'animo, che appartengono al* 
le passioni e che al corpo si comunica- 
no : il buon gusto poi e l'ingegno forma- 
rono a poco a poco delta danza un'arte» 
la quale non si limila a'motivi e alle rap- 
presentanze naturali che nascono da un 
sentimento d'allegrezza, ma studiasi d'in- 
trodurre, per quanto é possibile, le belle 
positure, i bei gesti, e i più ordinati mo- 
vimenti del corpow Per ballo s' intende 
generalmente uno spettacolo le cui parli 
essenziali costituiscono la danza eseguila 
da varie persone, e la rappresentazione 
di qualche azione con gesii, il tutto ac- 
compagnato dalla suddetta musica. Il bal- 
lo è un divertimento antichissimo, e la 
sua origine si perde nell'età piti remote. 
Sì ballava sul principio per esprimere la 
gioia, e tali moti regolari del corpo Fece-^ 
ro ben tosto immaginare un divertimen- 
to più complicato. Chiamasi balletto una 
piccola azione pantomimica con musica 
e danza. Essa é per lo più molto sempli* 
ce, e consiste solo in alcune scene panto- 
mimiche, di genere pastorale o comico, 
ed ii resto di vari generi di piccole dan-^ 
ze. La Pantomimica è l'arte che insegna, 
senza I' aiuto della favella, ma soltanto 
co' movimenti, segni e gesti , esprime- 
re le passioni, i caratteri, gli avvenimen- 
ti, e qualunque rappresentazione; l'arie 
dell'imitazione co'gesti. Perciò dicesiP/z»- 
tomimo fimilatore d*ogni.cosa e sorta di 
teatrali componimenti. I greci e i roma- 
ni ebbero commedianti pantomimi che 
rappresentavano qualunque azione, e- 
sprimendo il carattere e i costumi degli 
uomini, con destrezza e versatilità mera- 
vigliosa, sino a cambiar di volto ad ogni 
movimento, a seconda delle passioni che 
spiegavano; e spesso giungevano in uno 
stesso tempo a simulare e contraffare due 
caratteri opposti: ma in appresso forma- 
rono una corporazione separata, e si ot- 
tennero alla sola rapprescutazioiie de'ge- 



2^4 TEA 

sii, il sentimento e la tessitura d'un'a* 
zione regolare. In principio i pantomimi 
erano accompagnati da un solo flauto, al 
quale si aggiunsero poi altri strumenti, 
«d anche le voci umane de'cori, e così di- 
vennero le azioni drammaticlie più re- 
golari. L'arte pantODìimica dopo la mor- 
te d' Augusto fu in Uoma spinta al piii 
alto grado di perfezione, rappresentan- 
do qualunque sorta di argomento tragi- 
co e comico. Abbiamo di N. Calliaco, De 
ludis scenicis mimorutn et pantomimo- 
rum, Patavii 1713. La s. Scrittura c'in- 
segna, che il ballo formava una delle par- 
tì principali delle grandi feste religiose 
degli ebrei: i leviti intrecciavano danze 
sagre per ringraziare e lodare Dio. In di- 
Terse occasioni di pubblica allegrezza si 
eseguivano danze sagre, tanto per mostra- 
re la pubblica riconoscenza e per onora- 
re l'Essere Supremo, quanto per testifi- 
care la pubblica gioia. Già ricordai che 
le danze sagre furono in uso presso molli 
popoli antichi; e che del cristianesimo se 
ne ha un avanzo nella Spagna, simboleg- 
giando il beatissimo giubilare de'santi in 
cielo £\'d! Cori degli Angeli. Il gesuita Me- 
iietrier, Trattato de'balliy che pubblicò 
nel 1682, dice aver veduto i canonici di 
alcune chiese, che nel giorno di Pasqua 
pigliavano per mano i giovanetti del co- 
ro, e danzando cantavano religiosi inni 
di allegrezza. I galli, gli spagnuoli, i te- 
deschi, gl'inglesi conservavano ne' bassi 
tempi le sagre danze, che voglionsi pure 
esercitate in que'Prawzide'primilivi cri- 
stiani chiamati Agapi, 11 ballo nelle In- 
die orientali tuttora è una parte consi- 
derabile del culto religioso degl'idolatri, 
e si esercita ancora da'sacerdoti, il che si 
praticò pure nell'antico paganesimo. Al- 
cuni abitanti dell'Africa hanno un ballo 
superstizioso, che tengono come sagro, e 
che £1 entrare il ballerino in una specie 
dic|ivinoentu8Ìasmo, durante il quale es- 
so predice il futuro e annunzia oracoli. 
. Gli egiziani sono slati i primi i quali del- 
le loro daose fecero geroglifici d'azioaci 



TEA 

rappresentando il corso degli astri ed i 
principali fenomeni dell'uni vei*so. I greci 
presero dagli egiziani le loro danze, le lo* 
ro scienze, e la loro mitologia comune. 
Si sa r uso che ne fecero ne' loi*o spelta- 
coli* pubblici, e particolarmente oe'cori e 
nella tragedia. Stesicoro, uno de'più an- 
tichi poeti della Grecia, nato a Imera 
Uymera in Sicilia, circa due anni avan- 
ti la morte di Omero, fti dapprima chia- 
mato Tisia; ma avendo aggiunto a'due 
movimenti de'cori delle danze religiose, 
un tempo di stazione e di riposo, duraa* 
te il quale si cantava V epodo, ebbe per- 
ciò il nome di Stesicoro e in seguito fu 
dettoStesicore. Alcuni credono che ini me- 
ra, oggi Termiiìi, da Stesicoro sia stata re- 
citata la prima commedia. Plutarco l'an; 
noverò tra' primi musici ; Alessandro il 
Graiz^fe collocava tra'libri degni d'essere 
lettida' re,quello da lui composto sulla/2o- 
vina di TVoi^Zj* e Quintiliano dice, che se 
Stesicoro avesse saputo moderarsi, avreb- 
be quasi eguaglia toOmero. Alcuni preten- 
dono che i greci colla loro ballata (ora can- 
zone del ballo, perchè solevasi cantar bal- 
lando,'ipecie d'ode la piùantica di tutte le 
canzoni italiane), usavano di cantar le lo- 
ro odi e i loro inni nell'atto di danzare a- 
vanti gli aitali delle loro divinità; quin- 
di è che regolavano i loro canti col tem- 
po con cui reggevasi la danza. Il ballo am- 
mette vasi nella filosofia.di Platone, di A- 
ristotile, di Plutarco e di Luciano, e si 
usava per ispirare le più lodevoli passio- 
ni. Pretendono alcuni, che l'arte di dan- 
zare sulla corda fosse inventata poco do- 
po que'giuochi, in cui i greci danzavano 
sulle otri di cuoio gonfiate, giuochi che 
furono istituiti in onore di Bacco circa 
i34?anni avanti la nostra era. Quelle o» 
tri istradarono la pratica della equitazio- 
ne, sulla quale è fondata l'arte àe* Balle* 
rini da corda, Girolamo Mercuriale nel- 
la sua Ginnastica espose 5 figure di bal- 
lerini da corda ricavate da antiche gem- 
me incise. Grodeck pubblicò nel 1 702 in 
Danzica una Dissertazione su questi bai* 



TEA 

ii e crede che comparisiero la prima 
I in Roma nel 5oo dopo la sua fon- 
me, e furono allora denominati yì<- 
boU o danzatori sulla corda, delti 
artisti di agilità , e pib comune- 
te acrobati. Nata l'arte in Grecia e 
agata in Italia, s'introdusse in Fran- 
»ve fu particolarmente coltivata sot- 
I / e 2/ dinastia di que're, poiché non 
nsi feste solenni al popolo senza i 
«i, i pantomimi ed i funamboli, che 
resentaroi^o i piti antichi e frequen- 
Bitacoli di quella nazione. La storia 
conservato i nomi de'due primi isti- 
*i dell'arte pantomimica. Batìle d'A* 
ndria inventò il ballo comico, e Pi- 
il ballo serio: ambedue fiorirono e 
10 onorati in Roma. Le loro danze 
) un quadro fedele di tutti i movi- 
i del corpo, e di un'invenzione in* 
osa che serviva a regolarli, siccome 
igedia, rappresentando le passioni, 
! a rettifìcai'e i moti dell' animo. Il 
• passato da'greci a'romani, vi servi 
tesso uopo sino ad Augusto. Traìa- 
)i abolì sififatte rappresentazioni lea- 
le quali ri(H>m por vero ancora lun- 
mpo dopo di lui, ma accompagna- 
n oscenità) onde i Papi, i vescovi, i 
lii procurarono di eliminarle, e fu* 
succedute da que' giuochi e spetta- 
[^'secoli di mezzo summentovati. li- 
cordato Bergonzo di Botta, olire il 
ggio del melodramma, fece rinasce- 
ballo verso la fine del secolo XV in 
splendida festa, da lui data a Torto* 
si passaggio d' Isabella d' Aragona, 
a sposa del duca di Milano Gio. Ga- 
), e trovò presto imitatori per tutta 
a. Ma la decadenza delle piccole e 
ne splendide corti d'alcune poten- 
Italia, fece andare un'altra volta in 
n disuso la danza e i balli, e gl'ita- 
per allora perderono il loro gusto 
uesli spettacoli; ma in Francia viri- 
ro tutto il loro splendore. I francesi 
lo devono all'italiano Ballasarini o 
issnrini, pili conosciuto sotto il no- 

VOL. iXXIII. 



TEA aa5 

me di Beau Joy eux, che fece obliare la sua 
origine, il quale peli.° vestì d'una certa 
regolarità i balli composti per la corte rea- 
le. Pretendono i francesi d' avere avuto 
pe' primi le danzatrici, ma non ebbero 
donne ballerine avanti il secolo di Luigi 
XIV, e da queir epoca credono essi in- 
cominciato Taso di mescolare nel bailo i 
due sessi. Ma siccome 1' uso delle balle- 
rine è derivato dall'oriente, può credei*» 
quest'uso radicato da principio in Italia, 
e molti esempi eziandio sene vedono nel- 
le rappresentazioni pantomimiche e nelle 
feste date da' principi italiani ne' secoli 
XVI e XVII. Se dunque una bellissima 
e agilissima donzella comparve nel ballo 
// trionfo delPÀmorCyù s. Germano in 
Laye avanti al re, e quindi sul teatro del- 
la regia accademia di musica e già del- 
l'opera, egli è perché tuttora si conser- 
vava il goffo costume di fare rappresen- 
tare da uomini i personaggi delle fem- 
mirie. A quel i.^ ballo mescolato di uo- 
mini e di donne pigliarono parte i prin- 
cipi stessi e le primarie dame della corte, 
e quella mescolanza tanto piacque agli 
spettatori, che in tutti i teatri di Parigi 
s' introdussero le ballerine. E qui note- 
rò, che in Roma le cantanti s'introdus- 
sero col secolo presente, nel passato can- 
tando gli uomini vestiti da donna. Ciò 
non deve recar sorpresa, per quanto rac- 
contai Sul ritardato stabilimento del tea- 
tro nella Roma cristiana. Di mano in 
mano che i balli divennero generali in 
tutta r Europa , le varie nazioni ne ab- 
bellirono successivamente i loro teatrì, 
impiegandoli ancora a celebrare i matri- 
moni de' sovrani, le nascite de' principi, 
i gloriosi avvenimenti nazionali, il carne- 
vale principalmente; imperocché la dan- 
za, come la musica per mezzo de'suoni, 
colle altitudini della persona e coli'e- 
spressivo linguaggio del gesto denota l'in- 
terne commozioni dell'animo, fu perciò 
che il ballo, il suono, il canto, festeggia- 
no sempre il carnevale, segni esterni del- 
ia gioia che infervora gli spirili. I balli tea- 

i5 



ii6 TEA 

• 

frali dividonsi in generale in serii, buHì e 
eli mezzo carattere; in particolare, in isto- 
rici, favolosi e poetici. Questi ultimi so- 
tic i più ingegnosi e tengono per la mag- 
gior parte della storia e della favola. Tra 
le classi del ballo alcnni assegnano per la 
prima la grottesca, che gritalìani porta- 
rono in Francia, e richiede grandissimo 
vigore negli esecutori. Il ballo pantomi* 
mico, il quale nella Francia deve la sua 
glorid a Noverre e Gardel, ed in Italia a 
Salvatore Vigano, é la i .*e la più impor- 
tante specie. In esso la danza, la panto- 
mima regnano sovranamente; il compo- 
sitore deir azione é inventore e poeta, e 
l'esecuzione della musica è del tutto con- 
fidata all'orchestra. Poiché questo spet- 
tacolo ha delle regole particolari e delle 
parti essenziali , come il poema epico e 
drammatico. Non v'ha nazione che non 
abbia la sua danza improntata dal carat- 
tere onginale, dairindole,da'costumi che 
la distinguono, tramandata per genera- 
zioni da epoche più o meno remote, con- 
servata alla condizione originaria presso 
le genti della campagna come una cara 
tradizione, modificata nelle città special- 
mente dal passaggio dell'età successive, 
dallasquisitezzade'costumi e dalla convi- 
venza con altre nazionì.E'un errore popo- 
lare il credere che il morso della tarantola 
di Puglia e di Taranto (P''.), produca l'e- 
stro di ballare, e che si guarisca da tal mor- 
so danzando colla musica. Negli Opuscoli 
del Calogerà vi sono nozioni sull'inven- 
zione de' baUi regolari, da chi praticati 
anticamente, e quando usati; loro diffe- 
renze, saltazioni sagre, militari per ad- 
destrare ì soldati alla guerra, de' conviti. 
I primi autori che scrìssero sulla teoria 
del ballo furono italiani. Rinaldo Corsi 
pubblicò nel 1 557 i'opera Del ballo jFa- 
brttio Garoso neh 58 2 il Wbro Del bai- 
lerinoj poi Magri scrisse il Trattato teo- 
retico'pratico del ballo j e Ri veri sulla 
Pantomima, Contribuisce e giova al tea- 
tro,e alle azioni della tr(*gedia, della com- 
media, della oiuMca, del ballo e ad altre 



TEA 

rappresentanze e spettacoli teatrali laSce- 
nvgrajia. Questa è l'arte che insegna a 
disegnare le cose come appaiono alla vista, 
parte essenzialissima della pittura che ha 
per base la prospettiva, senza la quale non 
si ponno disporre scene di buon effetto. 
£* l'arte di dipingere le scene e le deco- 
razioni, ed anche per rappresentare un 
edifizio, una città, un paese in prospetti^ 
va. Fu molto praticata dagli antichi, e- 
sisteva a tempo d'Eschilo, come attesta 
Yitruvio; e più o meno. rozza o gentile 
dovette esistere fino dali.^ momento in 
cui sì esposero rappresentazioni dramma- 
tiche. Nella scenografia teatrale sempre 
si distinsero e si distinguono tuttora gli 
artisti italiani,! quali passarono a decora- 
re i principali teatri d'Europa; ed inLom- 
bardia, massime in Milano,fece grandissi^ 
mi progressi. La scena da principio non fu 
cheunacapanna,un viale,un porticocam- 
pestre; poi un carro a foggia di scena, a cui 
si sostituì un impalcato di tavole, ed in 
processo di tempo venne applicata al tea- 
tro, indicò il muro che ne formava il fun- 
do, e quindi tutto lo spazio sul quale com- 
parivano gli attori. Ebbero quindi gli an- 
tichi scene tragiche grandiose di templi, 
di reggie, di piazze pubbliche, di città, di 
campi o alloggiamenti militari, e comi- 
che di case private, e satiriche di monti 
e boscaglie. Il vocabolo scena o liiqgo fin- 
to sul palco de' comici, servi altre vol- 
te per indicare il teatro, la tragedia, la 
commedia rappresentata da'comici.ll vo- 
cabolo scena proviene da ombra e luo* 
go ombreggia to,perché a vanti che la com- 
media si trasferisse in Atene da'vilUggi, 
ne'quali avea sortita la sua prima origi* 
ne, le rappresentazioni esponendosi all'a- 
perto, si usava la precauzione di colloca- 
re alberi o rami verdi di essi intorno al 
luogo, in cui dovea fingersi la cosa rap- 
presentata, onde impedire agli attori che 
fossero incomodati dal sole* 

Arduo e grave sarebbe alla mia debo* 
lezza il dare un qualunque giudizio sat- 
l'odieryo teatro, sui nella parte letteraria 



TEA 

iiitica, sia Della morale del complesso 
s rappresentanze teatrali. Laonde ap- 
I mi limiterò ad accennare alcuni de' 
emporanei che ne scrissero, e come i 
irni riguardino l'attuale teatro, aven- 
ià notato le provvidenze emanate dal 
Simo pontificio per Roma e sue pro- 
le Primamente ripeterò co'saggi e i 
tti, che gli applausi agli attori non 
KMio eccedere dalla moderazione , e 
ertÌ4*8Ì in fanatismo ed in entusiasmo 
;ionevole,producendodisappravazio- 
e'più, strapazzo agli artisti e perdi- 
M>. La disapprovazione e la critica non 
looo con bassezze umiliare e degra- 
eocessi va mente chi n'é segno^ il qua- 
oppiti si avvilisce. Gli estremi della 
e del biasimo sono sempra censura- 
peggio se Tuna o l'altra derivano da 
to» nel quale caso non hanno alcun 
e, ed il saggio- pubblico disprezza sif- 
ingiuste dimostrazioni, e le qualifica 
iO di passione, o tatto o giudizio poco 
e derivante da prevenzione.Tutavolt* 
m debbo altresì tacere col Carli, che 
il teatro, luogo di spettacolo stabilito 
nto pe'meno istruiti, il giudizio delle 
e, de'giovani e della plebe è piii sti- 
le, come avverte Aristotile. Imper- 
é siccome in queste pubbliche azio* 
m si studia altro che risvegliare gli 
iy così non essendo il popolo preve-^ 
e lasciando fare alla natura e al cuo- 
I ch'eglino vogliono, l'azione farà in 
mpre più commozione, che se si con- 
rà colla natura medesima. Perché le 
)ni alla vista di teatrale rappresen- 
!ie prendino in noi qualche direzio- 
no vi è bisogno di scienza e di filo* 
basta esser uomini. Lo stridere con- 
Iraromi e le tragedie, {>erchè non vi 
va la perfezione, non serve a nulla; 
lé al popolo basta un sol tratto onde 
nmuova, e molli soffrono un'opera 
1 per gustar solamente una scena. Al* 
pongono in contraddizione nell'ap- 
lir tutta l'azione, mostrandosi severi 
ri per lieve motivo, per una aem- 



TEA iij 

plice stonatura, umiliando quello che a- 
veano onorato poc' anzi. Il cav. Ignazio 
Canlù nella Cronaca giornale di scien- 
ze, lettere^ arti^ economia e industria, 
che incominciò a pubblicare a' 1 5 gennaio 
i855 in Milano, a p. 56 rendendo ragio- 
ne dd Manfredi, tragedia e notizie sto* 
riche di Carlo Cocchetd, dichiara:» Ri- 
teniamo che la tragedia sia 41 punto cul- 
minante delle difficoltà, e che anche i più 
grandi genii abbiano dovuto durare fa- 
tidie immense per avere il saluto di poe- 
ti drammatici. Bisogna possedere in emi-* 
nente grado l'abilità di attrarre l'animo 
degli spettatori, di eccitare la lorocurio- 
sità,di precipitare razione,di colpire l'u-" 
ditorio con un vero predominio di situa- 
zioni audaci e di meraviglioso effetto; bi- 
sogna essere appassionuti,ardenti, senz'es- 
sere esagerati. Che il dramma sia bello al- 
la lettura non basta, deve reggere altresì 
alla rappresentazione. E se, a mal grado 
di ciò, alcune gloriose tragedie formeran- 
no sempre l'ammirazione della letteratu- 
ra, la regola generale non recede dinanzi 
a questa individualità. Guai se lo stile 
manca di lucidezza e di splendore; se l'in- 
treccio sente o la Irascuranza dell'improv- 
visazione o la fatica della figliazione! Mol- 
te delle qualità necessarie di poeta dram* 
malico saranno facilmente concesse al- 
l' autore della tragedia di cui parliamo ; 
quasi sempre egli rivela dell'attitudine 
nella tessitura del suo dramma; qua e là si 
scorgono belle scene, vi sono delle parti 
così felici che fanno dimenticare agevoi* 
mente anche le meno fortunate, quelle 
cioè dove il poeta troppo sicuro di se cade 
nella trascuranza della facililà,o quelle per 
contrapposto, dove il poeta appare ane* 
laute di soverchia fatica*" D. Sacchi pub- 
blicò nel t. 3 dell' Àlbum di Roma a p« 
1 87 e 3o3 un articolo intitolato: Notizie 
sulla commedia in Italia. Dopo averne 
tracciato V indole e il genere della lette- 
ratura, passa a ragionare di sua introdu- 
zione in Italia, insieme alle tragedie e a' 
draoimii delle qualità nazionuir che deve 



3l8 



TEA 



avere per correggere i oottami e i vi» ar- 
bani, ood'essere una commedia civile, co* 
me fece Goldoni, che riprese l'indole che 
conveniva al tuo secolo e al proprio mini- 
stero, e grandemente lo loda. Aggiunge 
die sebbene con minor genio e spontanei- 
tà, s'attennero a'giomì nostri l'Albergati, 
che punse gentilmente le caricature de' 
suoi bolognesi ; Gherardo de Rossi, che 
morse quelle de'romani; e meglio di loro 
eoo un fair più gaio e disinvoltura di con- 
dotta, Giraud. Ma intanto Federici met- 
' tea di moda il sentimenlalbmo, vagheg- 
giato da alcuni;ripullulò il romanticismo, 
e si consigliarono nuove follie: solo fra tan- 
to minacciato buio surse Alberto Nota , 
e seguendo Goldoni, studiò rappresenta- 
re l'indole della società in coi vivea, con 
opportune messe tinte» perch^ difficile il 
carattere nazionale presente, pe'costumi 
e pe' vizi. Dopo Nola, i cui pregi enume- 
ra, nominò con distinzione Gaetano Bar- 
bieri e Francesco Augufito Bon. A que* 
st' ultimo Gio. Battista Marinelli diresse 
la lettera che pubblicò V Albumi, ao,p. 
234,Golla quale chiamandolo suo maestro 
e moderno Terenzio, favorito di Melpo- 
mene e di Talia, gli rende conto del ragio- 
namento intomo allo stato presente del* 
l'arte drammatica in Italia, dal sullodato 
\incenzoPnnzivalli letto nell'accademia 
d'Arcadia nel 1 853. Ricordato il teatro de- 
gli antichi, e coloro che elevarono la com- 
media al dignitoso ufficio di censura, e co* 
me da Plauto e Terenzio fu esercitalo in 
Roma antica, in cui si videro parodiati nel 
teatro gli stessi difetti de' grandi, dopo i 
quali degradandosi, Roma imperiale fu 
costretta a bandir gl'istrioni. Esaminati 
i pregi e i difetti dell' antico teatro, che 
gli scrittori morali delie prime età nostre, 
esecrando le rappresentanze sceniche, le 
chiamarono pujjblica scuola di seduzio- 
ne e di errore, scese a parlare de'nostri 
tempi, e sostenne che la gloria del teatro 
moderno declinò, dacché s'incominciò in 
Italia a fiir lieta accoglienza a'poeli d'ol- 
tremonle I che trascelgono quanto v' ha 



TEA 

di vile nella storta de'popoli, di cmdek 
nella loroimmaginaiione, e di lurido nel* 
b società, per iàrio argomento a' loro 
drammi. Quindi col testimonio da'fiitll, 
dice che il Prìosiyalli prese ad esamioait 
le varie opere, ooìle qoaU fra noi si fii Sfi- 
zio Qfgikì giorno della morale e detrona* 
nità. Scelte le piti applaudite, ne aoaliab 
le parti con ferro anatomico, e ne seg ai 
lo i difetti, l'immoralità, il ridicolo vc^ 
iato sulla pietìi, il matrimonio colpito da 
crudeli sarcasmi, Pcirribili trame, i fined- 
di soicidii, pretendendo alcuni dramma- 
tici che la danza e la gioia sieno le solefe* 
licita della terra. Rammenta le colpe, i 
terrori e le bestemmie cui s'ingemmano i 
drammi; la maligna tendenza di blandi- 
re, a preferenza de'grandi, gli uomini del 
popolo, i Pechini, e i ceffi da galera tnh 
sformati in eroi. Rimarca gl'iosegnamea- 
ti tristi, che il denaro è cosa piii santa del 
giuramento, che la probità femminile i 
menzogna; i quadri di ributtanti scanda- 
li, d'immoralità vergognose, i fomenti a 
viziose tendenze, il condannerai i dram- 
mi ad assistere continuamente ad agonie 
strazianti per veleni propinati. Così iucop 
rotto il gusto, e si dimenticò, che la ^era 
e la miglior commedia è l'italiana, con 
quell'arte che ridendo corregge i costa* 
mi; e spregiandosi un Goldoni, si fa buon 
viso alle produzioni straniere. Lodò l'il* 
lustre veneto, l'Albergati, il de Bossi, il 
Sografi, il Giraud, il Nota, il Bon e altri 
che abborriscono dal sentimentalismo, e 
da'costurai tanto diversi da quelli che po- 
se in iscena Molière nel secolo d'oro fran- 
cese. Rese poi omaggio di lode agli scrit- 
tori napoletani, che producono sulla sce- 
na lavori ricchi de' sali attici, delle gra- 
zie e della gentilezza di cui fu squisita 
maestro Menandro. Rammentò quin- 
di i benemeriti nomi di Ventignano, di 
G>senza, di Riccio, di Lauziers e di altri. 
Passati in rassegna i drammi di nuova e 
criticabile fattura, massime que'di storte 
falsate, onde il teatro moderno avvallalo 
ne' vizi, é pur contaminato dalla memo- 



TEA 

[n ultimo dice, che il PrintifallL a 
irar le condizioni del nostro teatro, 
l'accademie italiane, e l'Arcadia che 

nel secolo decorso colpir del ridi- 

poeti leggieri e adulatori , a voler 
tio, mente e cuore promuovere que- 
tinca importante di letteratura ita- 
, perchè l'arte drammatica sia de- 
e'tempt, la morale sia pura, tasto* 
icera; perchè infine la scelta de'sub* 
e la condotta ispiri neiranimo de- 
ettatori seutìmenli nobili e genero- 
Ipiti di emulazione, lacrime di pen- 
ito. Per tutto questo, mi compiac- 

avere potuto di sopra aggiungere, 
la compìiazioue del presente artico* 
e il romano Eptacordo abbia nelcb. 
ivalli un direttore responsabile così 
inato,8avio e morale.Nel t.6 dell' £/- 
ndi letterarie diRoma del 1 822,a p. 
riporta di F. K. accademico filarmo* 
li Bologna, l'estratto di sua lettera, o 
juzione d'altra scritta a lui da un dot- 
lesco dell' arte musicale peritissimo, 
ì stato presente della musica in Na- 
!ucomìncia il bolognese col deplorare 
adenza della musica italiana, ofFreo* 
fìtinui argomenti dì corruzione, l'ac- 
die, i teatri e perfino i nostri augu- 
00 pi i, ed esclama col poeta: Italia^ 
%^ è questo sonno , omorte^QuesVar» 
rina, destinata a innalzare e subli- 
gli umani affetti, divenuta vile tra* 
ideila moda (tiranna regolatrice de' 
tUi leggieri), dal seggio di regina 
natrice de' cuori , era ormai disce- 
ivenuta povera ancella e negletta 
nte al suolo. Indi principia il tede* 

meravigliare come la sola Germa- 
ivea allora appositi giornali per la 
ira de'cora poni menti, sì teorici, che 
ci della musica; e che l'estetica mu- 
ì era poco conosciuta dagli artisti 
cali iu Italia; mentre che è celebre la 
itta musicale di Lipsia, da lui qua- 
tail più competente tribunaledi mu- 
Rammenta che Apostolo Zeno,Maf« 
«amyi Zaccaria, Fabroui e altri dot* 



TEA 229 

tissimi, furono d'avviso chei Giornali9o* 
DO memorie letterarie de'Ioro tempi.Quel- 
lodi Lipsia si occupa priocìpalmente del- 
l'estetica musrcale,ramo scientifico di cui 
la maggior parte de'suoi contemporanei 
artisti musicali in Italia non sembrava- 
no ancora conoscerne la definizione. JF/o- 
riferis utapes in saltihus omnia libant^^ 
Omnia nos itidem^ Lucano lib. 3. Invei- 
sce come eransi rappresentate in Napoli 
(con altri celebrai a Napoli, a Sicilie Due 
e altrove, non solo che niuno osò contra- 
stare a\V Italia il primato della musica su 
tutte le nazioni, ma quanto principalmen- 
te fiorì in Napoli) le celebrì composizioni 
di Haydn , Rossini , Paesiello , Generali, 
Weigl e altri, da chi le dirigeva; indi pas- 
sa artisticamente a dare il giudizio sulle 
medesime, rilevandone i meriti e i difetti, 
non escluso il Mosè, di cui non tace le mol- 
te bellezze e tratti sublimi di quel genio 
raro formatosi sui modelli patrii eesleri,e 
qual ape industre colse il miglior succo d'o- 
gni fiore. Lamenta inoltre la smania insa* 
ziabiledi novità,degenerata in istravagan- 
za: allontanandosi troppo dalla semplici- 
tà, si bandì la logica e si usò un linguaggio 
inintelligibile; la mozione degli affetti si 
perde, perchè in vece di parlare al cuo- 
re si cercava di sbalordire, e l'immagina- 
zione slanciandosi al di là della natura in- 
fi*angeva tutte le leggi della ragione e del 
buon senso. Cimarosa, Guglielmi,Paesiel- 
lo, Zingarelli e altri classici ottennero i più 
gloriosi trionfi colle opere loro, ma niu- 
no di essi allontanossi da quelle regole, che 
sono invariabili per natura. La brama di 
novità trascinava nel disordine, toglieva 
il carattere all'azione, e la distinzione al 
drammatico o tragico, al serio e al buifo; 
l'istromenlale spesso interrompeva il sen- 
so della poesia, il ritmo non si osservava, 
la musica ei*a una sola, e il capriccio for- 
mava tutte le regole. Alcuni dopo pochi 
mesi di studio pretendevano d'esser di^ 
venuti maestri in figura, come avessero 
la scienza inFusa di Salomone; mentre il 
famoso Jomelli essendo nella piìi glorio- 



!i3o TEA 

sa carriera teatrale andò a studiare in Bo- 
Jogna^per non trovarsi più imbarazzato. 
Sulla musica della chiesa in Napoli : Or 
(juì comincian le dolenti note l, declamò 
•incorpiiijVedendoljn introdotta e domina- 
re succiata meo te sulle cantorie colle lasci* 
vie musicali della scena, o non cantata col- 
la divozione dovuta ul sa^ro tempio, eoa 
gesticolazioni ecaricature indecenti, tran- 
ne le poche musiche della cappella reale 
e quelle dirette dairillu8treZmgarelli,da 
per tutto essendosi perduto il sen^ìo e il gu • 
sto per quella musica sublime che santi- 
fica gli aninli, e provoca il renitente cuo- 
re dell'uomo all'adorazione di Dio. Ter- 
minò col ripetere le parole del sommo Ar- 
teftga spagnuolo e scrittore italiano di co- 
se teatrali, morto nel 1799. '* Maestri e 
musici del nostro tempo, che col fasto pro- 
prio dell'ignoranza vilipendete le gloriose 
fatiche degli altri secoli, ditemi se alcun si 
trova fra voi- che sappia tanto avanti ne' 
princìpi! filosofici dell'arte propria, quan- 
to sapevano quegli uomini che voi ono- 
rate coll'urbano titolo di seguaci del ran- 
cidume?" Gli fece eco G. G. nel 1. 1 5 del- 
V Album p. ^8, poiché, premesso che l'i- 
storia della musica è semplicissima, nel ra- 
pido progresso sviluppato da' Paleslrina, 
Allegri,Morales,nel genere sagro,sì rivolse 
al genere istrumenlale coli' Haydn, Mo- 
7ard, Beethoven, quindi ritornò in Italia 
al presente secolo nel genere melodram- 
matico con Rossini, Bellini e Donizetti, e 
poscia dichiara : » Una meraviglia è da 
osserva m nella storia del Tur te, che men- 
tre nel secolo XVI 11 tutto il mondo era 
invaso dal gusto depra vato barcccojmeu' 
tre la pittura, la scultura ed archi tettu> 
1*8, non che la letteratura erano nella più 
gran decadenza, la musica toccava all'api- 
ce dell'ingegno umano per mezzo di uo- 
mini che vestivano le perucche e balla- 
vano il minuetto!" Circa alla musica sa- 
gra, arroge quanto disse P. G. nell'arti- 
colo òeW Album t. 2 1 , p. 22;;': Poche pa* 
rolc sopra la musica sagra. Saviamen- 
te biasima le prufusc iuHueritevoli lodi a 



TEA 

quegli autori degni piuttosto di ammo- 
nimenti, siccome fomite di pazzo orgoglio 
da cui presi i commendati con bugiarde 
parole, si credono aver tocca la meta del- 
la perfezione, e restano nulli per se e per 
l'arte o scienza che impresero a coltivare. 
Ciò avviene quotidianamente, ed in ispe- 
cie nella difficile arte della musica, e sin- 
golarmente nel la sagra.Molti maestri trat- 
tano siffatto genere di composizione, ma 
pochi convenientemente, pochissimi lo- 
devolmente, appunto perchè poeo sanno, 
e credono d'essere maestri di color che 
sanno. Introdusse la chiesa ad accompa- 
gnamento delle sue ispirate saliDodie, e 
degli altri sublimi suoi canti quella mu- 
sica che oggi chiamasi alla Palestrina,A^ 
quel grande ch'ebbe tal citià per patria, 
che si distinse in ciò a preferenza d'ogni 
altro, e vide vestire le sue funzioni eccle- 
siastiche quella gravità, che ricordavano 
quel divino che talvolta si ravvisa anche 
nelle umane cose* Allorché poi a quelle 
splendide maniere si sostituì il canto de- 
nominato figuratoocomposto(quello cioè 
in cui si praticano delle note di ibisto va* 
lore, a differenza del canto corale, o fer- 
mo o ecclesiastico, composto di note [5rin- 
cipali uniformi), subì la musica sagra per 
cagione degl'imperiti maeitri scadimenti, 
mentre per qualche raro valente compo- 
sitore salì a nuovo lustro, laonde questo 
canto ebbe in ogni età i fautori e i con- 
trari. Per comporre musiche sagre con- 
venienti , bisogna penetrarsi de' sublimi 
concetti del s. re David, perchè divenga- 
no poesia sublime, i pensieri eminente- 
mente divini, elevato lo stile. Il maestro 
allo studio meccanico della musica deve 
unir quello della lingua, della buona fi- 
losofìa, e della storia sagra per intendere 
e penetrare, e sentir nell'anima i concetti 
dol real Profeta, e gli alti*i canti che usa 
la chiesa, per adattarvi melodie idoueee 
tali da rendere più efficace l'impressione 
delle parole e la fòrza de' sentimenti, fi- 
gli è per questo che spesso si odono nel- 
la casa di Dio cantileoe da tea tra leggie- 



TE L 

i emuote accompagnare 'i piìi gravi 
«eri, le piii pro&nde sentenze, provo- 
lo il risentimento de'più tolleranti. E* 
: per questo che si sentono motivi af- 
losi e sdolcinati applicati a parole vi* 
e di minacce e di maledizioni, e wal« 
dattatia sentimenti di doloree di sde* 

Se ciò udissero Palestrina, Gugliel- 
Allegri, Burrono, Mozart, Terzianì, 
ciarelli e Grazioli, Tesecuzione de'lo* 
limi o altra da loro con tanto studio 
i in musica con profondi sentimenti 
i, inorridirebbero frementi per l'in« 
ia fatta alla santità del luogo, alla 
ita della musica e alla solennità del- 
;usle funzioni. Fra'viventi maestri di 
la nella musica sagra, particolarmeu- 
icomtò Salvatore Meluzzi e Gaetano 
)cci, rilevando gl'individuali e distin* 
:o pregi; desiderando che quali capi- 
la dell'età nostra,vengano seguitati da 
quelli che vogliono dedicarsi alla mu- 
lagra, e così non più udiremo nel luo- 
into musiche di aria più profana che 
I e partecipanti delle teatrali. N.Oec- 
lello stesso Album a p. 298, ci die- 
inalisi della Messa di Regiàemconi- 
I dall'amore filiale del maestra Ba- 
, per la defunta sua madre, rileva»- 

ì particolari pregi estetici, espressi- 
armoniosi, propri del mestissimo ri- 
inebre e del solenne canto cristiano. 
re a p.148 IMIustre prelato Stefano 
iy considerando che fra le arti nobili 
erali eh' ebbero meno generosa sto* 
aa era la musica, come fra'personag- 
16 subirono fatalmente il maggior o- 
rovo quelli che professarono la scien* 
di' armonìa, così raccolse e pubblicò 
tizie delcav. Pietro Persichiniroma- 
a cui penna si occupò dell'armonie 
ratri e s'ispirò nelle musiche sagre, di 
le sentì tutta lu sublimità e la forza; 
di le intitolò con lettera a Luigi Vec* 
.ti maestro della cappella della s. Ca- 

Loreto, che siede in ItaUa Ira'pii- 
:aiiui della musicalescienza,eche tro- 
lodo a riuuire uell'armouie di chie* 



TEA a3c 

sa il brio e insieme il dignitoso, il grave 
e il tublimissiroo, colla fecondità più sva« 
riata e più intelligente, senza che parte* 
cipino del teatra; della musica del quale, 
come della sagra, il prelato ragiona eru- 
ditamente, per l'eccellenza di quest'arte 
liberale. Perciò egli riguarda i maestri e 
compositori di musica poeti per eccellenza 
nella favella più gagliarda e più moitifoi'^ 
me che l'uomo possa adoperare,onde il ve- 
scovo Gerbet gran filosofo religioso fran- 
ce8e,Ia definì una trasformazione glorio* 
sa della parola j e che devesi saper gra- 
do alla stampa e massime alla litografia, 
che da pai'eccbi anni ci salvarono e per 
r avvenire serberanno all' immortalità 
tanti parti felici dell'armonica poesia, che 
senza di quelle sarebbero iti perduti, come 
sventuratamente accadde delle melodie 
che uscirono dal genio di cento Orfei de' 
secoli scorsi, onde si dilettarono i nostri 
padri e le genti civili dell'età più antiche. 
A p. 78 del ripetuto Album dichiarò P. 
P. che una delle felici innovazioni recate 
al moderno teatro musicale, si è la gran- 
de parte che occupa oggi la situazione 
drammatica ; situazione che il composi- 
tore cerca di mantenere, e che l' artista 
cantante cerca d'accrescere. La Germa- 
nia per ciò che tiene all'espressione della 
musicala Francia per ciò che tiene a quel- 
la dell'azione, sono le due nazioni che per 
questa parte hanno maggiormente meri- 
tato della musica moderna. La Francia so- 
prattutto, ooll'educare i futuri artisti del 
teatromelodrammatico non meno alla de- 
clamazione che al canto, é quella che prò* 
duce in maggior copia egregi cantanti che 
sono a un tempo attori eccellenti. Di F. 
Orioli a p. 369 e 4o-Ì àeWAlbimiy sono 
le Considerazioni sulle odierne condi» 
zioni della musica in Italia, Dottamen- 
te ragionando delle connaturali disposi- 
zioni d'ogni popolo,e degl'italiani abitanti 
meridionali d'Europa, nati sotto zona fe- 
lice, dove il senso fisico è più svegliato e 
più vivo, e risponde più presto all'impres- 
sioni esterne^ prima còl corpo e indi pel 



HÌ2 TEA 

corpo coiranimo: lo dice popolo a cuicie- 
lo e terra diede e dà, colla maggior pron- 
tezza e spontaneità del sentimento, in tut- 
to che a sensazione appartiene, maggio- 
re anche la spontaneità e la potenza del 
diletto, il quale ne deriva. Or la musica 
essendo cosa appunto di sensazione, e so- 
pra l'altre dilettevole e produttiice d' un 
piacere che s'innalza verso le regioni ete- 
ree dello spirito, e vi commuovono l'affet- 
to in tutte le sue forme più solenni, se- 
gue di qui che in noi gli ottani musicali 
(orecchio e gola), ed il giudizio interiore 
eh 'e ad essi collegato, partecipano di ne- 
cessità tra' primi de' già detti privilegi. 
Perciò i suoni e canti uditi ci fanno im- 
pressione più profonda, la quale va a di- 
rittura appunto alla' parte effettiva per 
commuoverla fortemente e soavemente. 
Per tali e altre ragioni che adduce, fum- 
mo Onora maestri e interpreti di musica 
i più dilettevoli e i più moventi che il mon- 
do abbia conosciuto. Il piacere musicale 
derivare dalla melodia , e dall* armonia 
ch'ò subordinata all'altra come principa- 
le; per cui nella melodia precipuamente 
sta la virtù del muovere l'affetto, aven- 
do l'urmonia quella di ornare. Laonde se 
l'ornaroeuto è troppo, la parte più digni-t 
tO!>a e nobile della musica, l'armonia, si 
pi^rde o diminuisce. Siccome noi italiani 
[^r natura sentiamo molto, e nello squi- 
sito sentir nostro più che in altro ci di- 
lettiamo, giovati dal naturale istinto, sin 
(]iji non avevamo commesso V errore di 
sminuire l'effetto delle nostre musiche,op- 
primendo con fracassi dell' armonia le 
spontanee melodie (eguale pregiudizio rcr 
ca alle bellezze dello sviluppo della me- 
lodia gì' intemperanti applausi anticipa- 
ti, con isdegno de'saggi e intendenti spetr 
latori, e con pregiudizio eziandio degli 
sforzi de'cantanti, i quali restano confusi 
dal frastuono dell' inopportuno plauso , 
pcrtleiidusi cosi le più soavi e delicate sue 
pai li), che generavamo quasi senza sfor- 
zo. Lu moda ci alienò pe' capelli e stra- 
scina irragionevolmeule, e goutio gli u- 



TEA 

sempi degli antichi maestri parchi negli 
acoompagnamenli,i quali soprattutto evi- 
tarono il frastuono degli strumenti trop- 
po sonori, che col rumore soverchio , se 
non istordisoono il senso acustico, lo fiio- 
no almeno manco delicato e quindi man- 
co gentile, e men fino apprezzatore dì que' 
minimi, in che sta la virtù principale del 
commuovere. Questo pregiudizio Tiene 
prodotto dallostrepito che assorda de' tim- 
pani (specie di strumento militare come il 
tamburo, che si suona a cavallo) dell'or- 
chestra, de'tam-tam (o gon-gon o piccolo 
tamburo, strumento orientale da percos- 
sa, d' una vibrazione straordinaria , che 
serve a dare ì segnali, e producente uo 
suono grave e forte, accompagnato da uo 
eco sostenuto, ed esprime terrore e spa- 
vento) e delle gran casse (o tamburoni di 
grande dimensione,che si adoperano nelle 
musiche militari e nella banda de'suona- 
tori d'ogni specie di strumenti da fiato éda 
percossa), dal muggito e dal tuono delle 
nuove trombe di Sax. I nostri avi, cheo- 
sano'alcuni tacciar di poco intendimento, 
comprendevano certamente che la pria- 
oipal dignità della musica è la voce uma- 
na, o di quegl'istrumenti che più ad es- 
sa s'accostano. E finche il cantare non fu 
urlare, e finché alle nostre gole nonsi die 
ufficio di zuffoli (che hanno il suono acU" 
to e stridulo), ma si lasciò quello più no- 
bile d' esser organo specialmente espres- 
sivo, noi fummo i migliori cantori d'Eu- 
ropa e i più pregiati. Qui il grave scrit- 
tore riparla delle particolari e naturali 
prerogative degl'italiani nell'udito, nel- 
l'espressione, nel discernintento, e nella 
spontaneità d' ispirazione per trovar fe- 
licemente la combinazione delle note^ e 
di quanto rende speciale la vera musica 
italiana; per cui quando la musica era ne' 
suoi limiti, cantavano meglio di tutti, e- 
rano principi delle belle melodie, e nin- 
no contrastava loro il predominio; onde 
gli oltramontani per emularli si fecero di 
loro scolari, sia compositori, come Mo- 
zart, che cantanti e cautatrici. Ora da 



TEA 

questo primato di gloria e di magisterD 
ogni giorno pitt tceudiaiuOi tra perchè il 
secolo ci ha educati e ci viene educando 
agli eccessi, tra perché i forestieri sono me* 
no sensitivi di noi, non possedendo una 
deJicatezta di tatto musicale pari alla no- 
stra, venuta è prima tra essi e indi tra noi 
la consuetudine della musica moderna t 
d' ultimo modo: musica la quale ha or^ 
mai bisogno per far effetto di chiedere 
ajrarmonia, giacché la melodia non ba- 
sterebbe a tanto, l'urlo, il tumulto, laper- 
torbasione del senso, fatto ottqso a tutto 
che non è forte, che non e eccessivo, E 
questo chiamano esser più maschiyfììx vi* 
rili . . . qualcuno direbbe pib imbestiali* 
ti, e incamminati a ferità, e quindi a bar- 
barie, certo non più italiani, noi che ci 
bfomamo divenire italianissimìi Siffatto 
ordine di cose non deve durar sempre, né 
durar più: bisogna rinsavire e riprende- 
re un po'd'amor proprio e del nostro ve- 
ro interesse. I progressi oggi fatti neirar- 
nionia non si devono escludere da' teatri 
e dalle orchestre: le combinazioni armo- 
niche accompagnino, ma non dominino. 
Sì provino pura nello sfoi*zalo e tumul- 
tuoso, dov'è il priucipal regno loro, ma 
n'escano presto per tornare subordinate 
e secondarie. A questo patto l'Italia ripi- 
glierà in ciò la dignità sua, e la vera mu- 
sica italiana da cui ha fuorviato. Loda Del- 
Ijiii, che alcuni moderni dicono povero ar- 
monista, mentre non sanno però non ri* 
iiianere presi al visco delie sue ricchezze 
melodiche, e all'insidia de' suoi canti da 
Sirene (delle quali parlai nel vol.LXVII, 
p. 234). Le antiche musiche lasciavano 
scoperte e domiuauti le voci, come regi- 
ne che sono in ogni concerto quando in* 
tervengono. Con dottrina d'un'altra ma- 
niera ora si fa dominar gli strumenti e s'in- 
troducono le voci umane come serve non 
cun)e signore, costringendole a lottare con 
cjuelli , e ad uscire dalla loro condizione 
naturale, più fatta per esprimere modu- 
lazioni d'affetto, la cui significazione più 
spicca, a così dire, ut:lle mezze tinle^ che 



TEA a33 

negli stmlzi, nelle bt*avure, o nella fiirza 
dell' orlo. Rileva 3 principali difetti nel- 
la musica moderna. Il i .° è quello che ha 
fiitto perdere all'aiie de' canti e suoni la 
principal sua prerogativa d'arte popola- 
re. Il a.** è che seguitando il moderno an- 
dazzo, ogni giorno più illanguidisce e di« 
▼iene ottusa la delicatezza del sentimen* 
tp affittivo. Il 3.° più specialmente ci ri- 
guarda e nuoce in più modi. La musica 
italiana de'teatri era una volta quasi la 
sola desiderata in Eurapa; la compone- 
vano maestri italiani, e cantavano can- 
tori italiani. Poiché la potenza della me- 
lodia, nell'invenzione e nell'esecuzione fis 
specialmente nostra. Oggi la concorren- 
za straniera ci ha guastato questa priva- 
tiva, con parecchie pregiudizievoli conse- 
guenze. I cantori di forza e i compositori 
di bravura uccidono ogni giorno più la 
musica italiana. La grazia è divenuta u- 
na superfluità, o un ornamento, al quale 
poco si bada. In un'opera di teatro i mi- 
seri cantanti non han più i lunghi riposi 
de'recitativl, e non confinan più il mas- 
simo della loro potenza nelle parti vera- 
mente cantale. Han bisogno d'affaticarla 
voce per lunghe 3 o 4 ot*^> ^ '^ trachee 
cosi si rovinano. I polmoni boreali si stan- 
cano meno de'nostri polmoni meridiona- 
li. La dolcezza, la perfetta intonazione, 
l'agilità lungamente serbata è impossibi- 
le. La Civiltà cattolica, 3.' serie, t. 7, p, 
537, encomia e rende conto del libro in- 
titolato : Sulle condizioni deW odierna 
musica italiana, ragionamento di Vin^ 
cenzo Petra, Napoli 1 854* L'autore dà u- 
na giusta idea della musica, rimpvendo 
prima quelle definizioni, che vorrebbero 
soverchiamente o materiarla, riducendo- 
la a puro diletto de' sensi, o spiritualeg- 
giarla, trasformandola in puro calcolo o 
ammaestramento. Egli dice che la mu- 
sica è commozione degli affetti per via 
d' imitazione col canto e co'suoni, i qua- 
li ponno essere o successivi nella melo- 
dia o contemporanei nell'armonia. Dalle 
quali premesse inferisce quanto sia pre- 



i 



a34 TEA 

oellenfe la musica vocale alla strutneO'* 
tale, la melodia airarmonia, e quanto sia 
pi*opria degl'italiani tale precellenza. Da 
questa idea generale della musica, passa 
)' autore a ragionare della sagra e della 
profana: e intorno alla sagra, come quel- 
lo cui il sentimento cristiano non la cede 
per nulla alla peritia musicale, diligente e 
ooscienziosa, deplora altamente,come og- 
gidì ogni nomo assennato, quella profa- 
nazione del tramutare la magion dìDiOy 
htogo di peni lenza e d*orazioney in ostel* 
lo di babordi e di danze^ introducendo- 
vi motivi teatrali; nel che, dice egli, non 
ìstettero sempre in 'guaixlia anche i som- 
mi fra'moderni maestri, e dimostra che 
a perennare com'altri il loro nome, molto 
meglio sì adoprerebl>ero ponendo profon- 
do studio in qualche componimento sa- 
gro, che nelle fuggevoli amenità teatra* 
li. Poi toccando della mania tedesca onde 
sembra invasata 1* Italia, mostra, senza 
frodare della debita lode i tedeschi, stolto 
estere il musico italiano, che obliando il 
patrio vanto di melpdia pretende sci miot- 
tarli pedantescamente neirintralciatissi- 
ma armonia. Dopo aver fatto voti perchè 
tornino nelle nostre chiese i capila vori dei 
secoli passali, tanto più esperii de'moder- 
ni nell'esprimere il sentimento cattolico, 
scende per ultimo a ragionare del teatro, 
mostrando tanto essersi perduto deil'ani* 
ma, quanto vi si è moltiplicata la mate- 
ria strumentale; tanto perduto di com- 
mozione, quanto accelerato colia rapidi- 
tà delle volate, de'trilli, delle rifioriture. 
La musica in tal guisa è divenuta uno 
sforzo di agilità di gareggiare co'giocol ie- 
ri e saltatori: fa stordire per la celerità, 
non intenerire-pél sentimento: è rossigno- 
lo che canta, non già uomo ragionevole 
che parla ed esprime.Concludeencomian- 
do i ive grandi moderni, paragonando il 
Rossini a Colombo scopritore d'un mon- 
do novello, il Donizelli all'Ovidio della 
musica, il Bellini al Petrarca, del quale 
come imitò la dolcezza, cosi riuscì talvol- 
ta alla sazievole sdolcinatura. Il teatro isti- 



X-EA 

tttito ^per sollevare lo spirito e nel mora# 
le correggere i costumi, è divenuto scuo- 
la di demoralizzazione e di crudeltà, e la 
fonte donde si derivano ì primi e più sen- 
sibili insegnamenti d'incredulità edi cor- 
ruzione, comedo sono i pestiferi romanzi. 
Di questi ulti mi ecco il saggio giudizio che 
ora ne ha dato il cav. Ignazio Cantù, nel- 
la sua Cronaca a p. 247* »Le finzioni di 
molti romanzi hanno così stancatoli cuo- 
i*e colla loro macchina mal ordinata, col- 
le loro passioni false ed esagerate , colle 
loro creazioni fantastiche e bizzarre, che 
il cuore sente più che mai il bisogno di 
tornar al vero, di toglierai dalle false la- 
grime e dai fìilsi sorrisi, per venire assor- 
tisi e alle lagrime vere; di togliersi a que- 
sta anarchia di lettere, di opinioni, di si- 
stemi, a quest'indisciplina,per venire alla 
regolarità degli studi positivi". Neil' ÀI- 
bum%ì leggono di versi articoli riguardan- 
ti la danza di alcune nazioni; quelli pe- 
rò relativi alle danzatrici nostrali del cor- 
i^nte secolo, con alcune nozioni intorno 
al dramma in musica posteriore alta dan- 
za, la quale contribuì alla sua invenzio- 
ne, sono nel 1. 13, p. 4^3, e nel t. 20, p. 
333. Ivi si dice, che il ballo è un genere 
di spettacolo più antico dell'opera, stan- 
do anche airopinione del dotto orientali- 
sta Morenas, che fa risalire l'esistenza del 
dramma lirico nell'India molto al di là 
della spedizione d'Alessandro il Grande^ 
e Morenas vide rappresentare in varie cit- 
tà di quel vasto impero drammi cantati 
con cori e sinfonie; sebbene gl'indiani ora 
non sieno più inventori, né imitatori, in* 
differenti alle scienze e alle arti, già col- 
tivate da loro con successo in epoca in 
cui il velo dell'ignoranza copriva ancora 
gran parte del resto del mondo. Adunque 
il dramma cantato, la specie d'opera che 
essi posseggono, si vuole anteriore a tut- 
to quello che in questo genere produsse- 
ro le altre nazioni. La danza regolare non 
ha potuto esistere senza musica; la me- 
lodia segnò la cadenza, ed i primi passi del 
danzatole furono formati sulle canzoni* 



TEA 

t greci rappresentarono delle atìoni in 
pantoaiifDa,prìma di recitare eoa melodia 
le loro tragedie. Al rinascere delle arti e 
delle scienze si volle far risorgere il dram« 
nua declamato da attori che regolavano 
la loro intonazione sull'accompagnameo- 
to delia sinfonia: si volle ùr parlare una 
quantità di personaggi con cori di diver- 
si caratteri, come altre volte a veano pra« 
ticato Sofocle e Seneca. Aggiunge l'auto- 
re dell'articolo, che dopo aver per lungo 
tempo cercalo qual fosse la tragedia gre- 
ca, verso il 1 47^ si credè trovarla nel l'o- 
pera; ed applaudiamoci puredi questoer- 
rore, giacché esso ci ha fatto conoscere un 
nuovo spettacolo di molto superiore alla 
tragedia in quanto alla fona dell'esecu* 
zione, all'apparato e alla verità dramma- 
tica. 1 gran baili con macchine e decora- 
zioni, ne'quali le parole, o declamate, o 
cantatespiegavanoquelioche il hallo non 
avrebbe potuto con bastante chiarezza e « 
sprimere agli spettatori, erano conosciu- 
ti anche prima di quell'epoca. Questi bal- 
li contribuirono all'invenzione dell'opera 
molto più che non vi contribuì quello che 
si sapeva della tragedia antica, e l'imita- 
zione che se ne voleva fare. Poiché i gre* 
ci, i romani, gl'italiani, i francesi batte- 
rono la medesima strada pel dramma re- 
citato e cantato, é da presumersi che gl'in- 
diani facessero altrettanto. Le baiadere o 
danzatrici ìndiane,le quali si consagrata- 
noa onorar gli Dei, seguendoli nelle pro- 
cessioni ballando e cantando dinanzi aU 
le loro immagini, rappresentavano pure 
un'azione con de'gesti e con de'passi pri- 
ma che l'opera seria o l'opera comica fos- 
se nata a fienares o a Calcutta: Bacco ei*a 
slato il loro maestro. Vuole Platone che 
prima di formare lo spirito, si ponga tut- 
ta la cura a mettere ben in ordine il cor- 
po. Si applaudono i nostri ballerini quan* 
do girano sopra se stessi con una certa 
rapidità. Le loro pirone ttes^d\ce l'anoni- 
mo, non sono nullameno che giuochi da 
ragazzi, de'saggi di scolaruccio, se si pa- 
ragonano alla prodigiosa agilitudellà co- 



TEA a35 

lebitfEmpusa. Questa danzatriceaveau- 
nattrle mobilità' di getti, girava con tan- 
ta velocità che sovente le sue gambe e le 
sue braccia involavansi alla vista degli 
spettatori i pii:i attenti, che alla fine non 
sapevano più ben distinguere la sua fi- 
gura. A chi vide delle ooi*se di carri, ciò 
non deve recar meraviglia: i raggi delle 
ruote girano con tanta prestezza ch'é ira- 
poesibile di distinguerli, o veder persino 
se vi sieno. Snida, Aristofane e Eustazio 
per meglio desa'ivere la prodigiosa leg- 
gerezza d'Empusa la paragonarono ad un 
fantasma. Il perché la mitologia fece' di 
Empusa uno spettro, che EcateoPitiser- 
pina dea dell' inferno mandava agli uo- 
mini per atterrirli. La mitologia la dice 
uo fantasma sotto la forma di femmina, 
e di forme spaventevoli. Piatone parlan- 
do delia danza dichiara esservi 3 parti do- 
minanti nell'uomo: rirascibile,il concupi- 
scibile e il ragionevole; che il mimo lerap- 
prasenta tutte: l'irascibile nell'esprimere 
il furore, il concupiscibile facendo l'aman- 
te appassionato, ed il ragionevole quan- 
do la sua parte non eccede i limiti dei 
sentimenti moderati. Il ballo classico e- 
sigè gioveutii, vigore, bellezza di forme e 
di artificio. Le pib famose ballerine che 
calcano i primi teatri europei conviene 
pure che sovente si presentino al pubbli- 
co colle loro mazurche, polke e stirienne, 
perché così vuole la moda, e guai ad una 
danzante se ad essa non presentasse i suoi 
sagrifizi. Si lamenta a' giorni nostri l'ec- 
cessive ovazioni e i frenetici applausi, che 
talvolta si prodigarono ad alcune balle- 
rine, per mellifluità di smorfie mimiche, 
e peragilità di danza; anchecon modi de- 
gradanti la dignità dell' uomo, per quel 
cieco fanatismo che non conosce freno. 

La stampa morale continuamente decla- 
ma,che fra'numerosi agenti della pubblica 
demoralizzazione, uno che harilsuo centro 
d'azione nelle città,rallro nellecaropagne, 
sono il teatro e lo spaccio ambulante dei 
cattivi libri. Deplora eziandio la saggia 
stampa, che fino agli estremi ha spinto la 



!i36 TEA 

sfi-enatezza il teatro moderna Non htvvi 
passione perversa che un dramma non ab- 
bia glorificata; come non havvi nobile e 
santa virtù ch'egli non abbia esposta ai 
suoi ascoltatori nell'atteggiamento piii at- 
to a renderla odiata e beffeggiata. Il tea- 
tro ha prodigato a piene aiani gl'insulti 
a tuttodò che è destinato alla venerazio- 
ne, e Tapoteusi a ciò che merita i'abbo- 
minio. Ha oltraggiata la storia, alteran- 
dola per piegarla alle sue combinazioni 
drammatiche; ha oltraggiata la morale, 
gettando lo scherno sui doveri della fa- 
artiglia; ha oltraggiata la fede, materializ- 
zando l'uomo, col portare a cielo i suoi 
vìzi, col mostrare ognora in aspetto sedu* 
eente le sue passioni. E' a questa fonte che 
si dissetano tutte quelle immaginazioni 
alterate, cui le calme emozioni d'una e- 
sistenza onesta non giungono a render 
pughe; e la .cui sete non può spegnersi se 
non bevendo alla fiala ardente delle pas- 
fciuni scatenate. A. questa scuola appi'en- 
desi come s'inganni un genitore, come si 
deluda una giovane, come si burli un ma* 
rito e peggio. Riporta il Giornale di Ra- 
ina dell 852 a p. 394» che nell'aprile il 
ministro dell' interno di Parigi avendo 
convocato i direttori de'afi teatri di quel- 
la capitale, espresse loro le intenzioni del 
governo, per ciò che riguarda le tendenze 
spesso deplorabili della letteratura dram- 
matica contemporanea, il ministro con 
poche parole nette e precise espose loro, 
quale egli l'intende,la missione del teatro 
e la sua influenza sui costumi, ed annun- 
ziò a'direl tori stessi la sua risoluzione ben 
£erma, di non soffrire sulla scena nessuna 
opera capace di eccitare le passioni e per- 
vertire lo spìrito pubblico. Narra il Gior' 
naie di /2o#/2^zdel 1 853 a p. 1 o3o, che nel* 
la Spagna il governatore civile di Barcel- 
lona a' 24 ottobre pubblicò la circolare 
cheriproduce^agli alcadi de'rispettivi go- 
verni, m Gli scandalosi abusi che in alcu- 
ni luoghi di questa provincia si vanno 
commettendo, col permetter le rappre- 
fentaùoni d'opere dramtnatiche di catti* 



TEA 

togeiiere,in quanto che offendono la buo- 
na morale ed i costumi, mettendo in de- 
risione principii che si debbono rispetta- 
re, e che intaccano in modo considerevo- 
le questa s. religione che professiamo; sa« 
pendo che esistono compagnie drammati- 
che ambulanti,]e quali dimentichede'pro- 
pri doveri e delio scopo della missione tea- 
trale, si occupano a presentare al pubbli- 
co farse 8ct*itte in castigliano e dialetto ca- 
talano, le cui produzioni altamente ripro- 
va il grado di civiltà e di coltura, che van- 
ta il nostro secolo, ci hanno indotto a or- 
dinare quanto segue". Rinnovò quindi la 
prescrizione che non si possa fare alcuna 
rappresentanza, senza l'approvazione del- 
la censura teatrale, ne stabili le multe e 
penea'contravventori, proibendo di por- 
re in iscena parodìe che direttamente o 
indirettamente oltraggino i principii i*e- 
hgiosi, la sana morale ed i buoni costu- 
mi; e chi si facesse ciò lecito, sarebbe car- 
cerato e posto a disposizione de'tribuna- 
li criminali. Lo stesso Giornale poi del 
1854 riferisce a p. 283, che nel marzo in 
Parigi fu con decreto de'ministri di stato 
e dell' intemo costituita la commissione 
incaricata di premiare in concorso le mi- 
gliori opere rappresentate nell'anno de- 
coi*so sui teatri della stessa città, con 4 
premi: uno di 5ooo franchi all'autore di 
un'opera drammatica di 5 o in 4 atti, in 
verso o in prosa, rappresentata sul teatro 
francese, e giudicata d*a ver soddisfatto a 
tutte le condizioni di scopo morale e di 
brillante esecuzione; uno di 3ooo franchi 
all'autore d'un' opera simile, almeno di 
4 atti, che in differente proporzione ab- 
bia corrisposto sul detto teatro alle stes- 
se condizioni; uno di 5ooo franchi all'au- 
tore d'un'opera simile di 5 o in 4 atti,rap- 
presentata con buon successo in qualun- 
que teatro eccettuato il suddetto, e ten- 
dente all'educazione delle classi laborio- 
se mediante la propagazione di sane idee 
e lo spettacolo di buoni esempi; uno fi- 
nalmente di 3ooo franchi oli' autore eli 
un'opera almeno di 4 atti, rappresentata 



TEA 

come sopra, die in qualsiasi genere ab- 
bia raggiunto in modo vicino alla prece- 
dente il medesimo scopo. Quindi il Gior^ 
naie a p. 54i racconta che nella seduta 
de'19 maggio del corpo legislativo , nel 
discutere il bilancio pel 1 855 si fecero al- 
cune osservaiioni critiche intorno a'sus* 
sidii accordali sui fondi del ministero di 
slato a molti teatri, dall'onorevole mem- 
bro Belmontet. E per far appreixarecbe 
il sagrificio de'39 milipni fiittodali83o 
a vantaggio de'tea tri sussidiati non ha im- 
pedito la decadenza dell'arte drammati- 
ca, l'oratore premise alcune considerazio* 
ni primordiali , sul carattere e lo scopo 
delle lettere in genere e dell'arte dramma* 
tica in ispecie.Quest'arte, disse, dover co- 
stituire un corso di buona lingua e di al- 
ta filosofia; che il teatro dev'essere scuo* 
la pratica e vìvente, i suoi insegnamenti 
forti, e sane le moralità. In mancanza di 
teatri secondari, che, secondo la sua opi- 
nione, sono divenuti botteghe d'immora* 
lità, vorrebbe almeno che i grandi teatri, 
quelli che sussidia lo stato, fossero scuola 
di buoifi gusto e di alta morale; e disse al 
contrario, ch'essi si prostituiscono troppo 
spesso alle teorie del viiio piacevole. E 
occupandosi specialmente di ciò che con- 
cerne la tragedia, l'oratore ricorda il gu- 
sto particolare che Napoleone I avea per 
questo genere di letteratura; lodò questo 
principe d'aver allombra della gloria fat- 
ti rifiorire i capilavori dell'arte tragica, e 
d'aver messi in onore i grandi maestri di 
quest'arte; dice cheG)rneille ha insegna- 
to alla Francia il grande, Racine il bello 
e il puro, e vorrebbe che gli studiosi fos- 
sero chiamati alla contemplazione di ta- 
li capilavori drammatici, per la cui rap- 
presentazione lo stato ha creduto prodi- 
gar sussidii.L'oratore avendo chiesto per- 
ché quest'alto protettorato fu sì mal com- 
preso; rispose, perchè erasi perduta la tra- 
dizione del grande a forza di mostrare spi- 
nto; che il decadimento morale derivò dal 
decadimento politico: l'altra scuola fran- 
cese essersi perduta coll'impero; la trage- 



TEA 



^37 



dia ebbe l' ostracismo, e s' ineomiodò a 
produrre drammi senza nomi, cui l'im- 
peratore ba assai bene definiti diiaman- 
doli tragedie delle fiintesche. L'oratore fe- 
licitandosi di vedere istituito un premio 
annuo per le opere d'alta portata dram- 
matica, insistè perchè la tragedia ripren- 
da il suo posto di potenza intellettuale; ma 
disse che per conseguire questoscopo bi- 
sogna che i sussidii servano a ricostituire 
la potenza dell'arte e i suoi prosperamen- 
ti. E dopo d'aver ricordata la ripugnanza 
che Napoleone I manifestò più d'iina vol- 
ta per certe teatrali produzioni, in cui l'in- 
giuria era prodigata a'suoi nemici, l'or»- 
tore fe le meraviglie, che la censura tea- 
tro le abbia negli ultimi tempi lasciato tra- 
dorre sulla scena in modo grottesco le te- 
ste piii eminenti d'Europa. Vorrebbe che 
fosse stabilita una grande commissione di 
esame dell'operadrammaticlie, e che fos- 
se composta di membri tolti dal senato, 
dal corpo legislativo e dalla magistratu- 
ra. Sostenne per ultimo , che mediante 
buoni sussidii si può far rifiorire la trage- 
dia in Francia. Nel medesimo 1 853 la Ci' 
viltà cattolica, a.* serie, t. 3, p. 208, ci 
disse quali furono i teatri del Piemon- 
te in quest' ultimi anni , colle parole del 
cav.Gal vagno ministro degl'interni/m una 
cireolare del 1 85a agl'intendenti sopra la 
revisione teatrale.MLe produzioni teatra- 
li che ora godono d'un maggior credito, 
sono generalmente informate da un per- 
nicioso scetticismo intorno al principio 
della domestica autorità, oda una mal'in- 
tesa ammirazione per tutti gli atti delle 
passioni più sfrenate ... Quindi le nostre 
scene rigurgitano de'drammi che fanno 
l'apologia de' duelli, del suicidio, dell'a- 
dulterio, e che in genere mostrano l'uo- 
mo soggetto alle proprie passioni come 
ad una specie di fetalismo". Indi osserva, 
che non vi si pose iniàtto riparo,solo il mi- 
nistero prese lospedientedi assegnar va- 
ri premi agli autori di que'lre o quattro 
drammi che ogni anno fossero giudicati 
miglimi sotto l' aspetto dell'arte e della 



at38 TE A^ 

huona morale; e nel far questo il niinrstro 
si vide oostrelto di confeisare che ne'tea - 
tri di Piemonte m al TeVo « è sostituito lo 
stravagante, al buono il tornacontodi cer- 
ti partiti sotto specie di alti intendimen- 
ti sociali» al bello le lusinghe di smodate 
passioni". L'attuale e deploranda condì* 
zione e natura del teatro, conosciuta dai 
governi e da'saggi, fu presa seriamente in 
considerazione anco dalla Civiltà cattali' 
ca, siccome coerente al suo lodevolissimo 
istituto e tutta intenta a propugnare la 
vtera civiltà e il catlolicismo dell'umana 
società, nello stretto salutare loro senso; 
c|uindi la discusse nel t. 5,p. a57, della a." 
serie, con franco discoi*so che disvela le 
principali piaghe del moderno teatro, col 
titolo di Un censore de' teatri: nel Gusto 
letterario, ueW Indole patria, neWIdea 
politica, nel Sentimento morale, nella 
Frequenza de* teatri con che si chiude 
Timportanteargomentoe si scioglie il prò* 
bleroa, traendosene le conseguenze prati- 
che nella conchisione, sotto la denomina- 
zione: La censura, i promotori, e gli spet- 
tatori. Pel tanto sin qui detto in questo 
ampio e complicato estesissimo argomen- 
to, ormai appena mi é lecito dare un'i- 
dea generale di questo scritto, con sem- 
plici e fugaci estratti, con pena dovendo 
liagrificare le prove de'fatti, tacendole per 
brevità. Il teatro italiano è un gravissimo 
argomento e degno di tutta la considera- 
zione del Qlosofo e del politico cristiano. 
Sono i teatri quel sensibile linguaggio, col 
quale s'introducono nelle varie classi del 
popolo la verità o gli errori, si destano le 
passioni alla virliioal vizio, si propongo- 
no all'imitazione buoni o malvagi esem* 
pi: né ciò con ordinaria eflicacia. Impe- 
rocché, circondando di soavi attraimen- 
li le rappresentanze teatrali, si fa servire 
alla persuasione il più forte slimolo d'un 
tinimo volgare, qua I èildilelto« Onde sa- 
vio avvedimento degli antichi legislatori 
fu già di frenare con buone leggi la licen* 
za de'commedianti e de'poeli dramma- 
liei; e spesso furoao piessi al bando quei 



TEA 

mimi,! quali snerva vano la virtbdel po- 
polo con loro baie invereconde, a ne of- 
fendevano le dignità colle satire imperti- 
nenti. Né solo vegliarono a castigare il 
teatro le leggi, ma a difesa di esse alto le* 
varono imperturbabili la voce ì savi d'o- 
gni tempo, indicando il pericolo che so- 
vrastava al buon senso e all'onestà pub- 
blica,e distogliendo! buoni cittadini dal* 
la scuola di malvagità che sono i teatri 
corrotti. Quest'uccio così geloso di pub- 
blici censori, ne' tenipi in cui viviamo, 
l'hanno assunto io parte molti giornalisti, 
non pochi de'quali si dierono il vanto di 
sentinelle avanzate della civiltà, per gri- 
dare l'àllaitne nello scorgere d'insidie e 
di pericoli. Taluno con filosofica gravila 
rivelò all'Italia, Le piaghe del teatro i- 
taliano, per l'arte comica e drammatica 
dal 1 847 circa in poi; ma le indagini di A 
gran male si limitarono all'ignoranza let- 
teraria, psicologica e fisiologica, in cheso- 
no i comici e tragici attori che recitano 
sulle scene. Nulla si dice, dissimulandosi 
da molti, delle piaghe pib purulenti ecan* 
crenose degli scandali, inverecondie, venr 
dette e tradimenti che si mostrano al pub- 
blico sulle scene e ne'libretli che si stam- 
pano; senza considerare l'erudizione let- 
teraria e la morale, solo si prende in mi- 
ra il buon gusto in letteratura. In gene* 
rale, quanto al gusto letterario del tea- 
tro , le opere di prosa che vanno ora in 
iscena, almeno in diversi slati, sono mi- 
sere traduzioni di moderne commediole 
francesi, ove né il filo è semplice, né lo 
scopo dell'azione é decoroso, né i senti- 
menti hanno leggiadrezza e candore, ne 
il linguaggio é nostro* Ivi non si svolgo- 
no tranquillamente le vicende d'un'azìo- 
ne, ma si rappresentano a sai li alcuni fat- 
ti isolali d'una lunga serie d'anni e spes- 
so d'una vita intera, acquali con ragione 
si dà nome di quadri scenici : mancano 
d'ogni verosimiglianza e probabililà,dau* 
dosi a'personaggi temperamenti eccessi- 
vi e bizzarri; non proprietà o naturalez* 
za di modi, iu una parola ogni ragione 



TEA 

dei belio è canceliata, unicamente miran* 
dosi a sbalordire gli spettatori con ina- 
frpettate stranezze.Si contamina in tal mo- 
do il teatro, méntre nella contemporanea 
letteratura si hanno egregie commedie t- 
t aliane, che attingono a' nostri costumi, 
con lepore attico, garbo di scene e iraghee- 
za di stile. Le commedie transalpine e 
transmarìne ci ifan corrompendo il gusto, 
lo riducono grossolano. Più frequenti del- 
le commedie sono i drammi lirici o me* 
lodrammi in musica, nella più parte del 
Romani, del Camroarano, del Rotisi, del 
Giuliani, del Ferretti, del Maffei, del Pia- 
le, e di qualche altro scrittore di minor 
conto. Meno poche eccezioni, d'ordinario 
nella fàirola o tessitura, o alterazione sto- 
rica, più rivali anelano ad una mano; un 
genitore per orgoglio, o avarizia, o ven- 
detta, o capriccio avvei*sa le geniali incli- 
nazioni della figlia; alcuni epihodii, un pa- 
io di duelli in fine e un paio d'ammazza- 
menti, per lo meno, sono tutta la suppel- 
lettile de' vagheggiati drammi : l' indole 
poi de' personaggi, comunemente, gli af- 
fetti, i sentimenti sono diversi assai dulia 
iiustra. Dove un umore festoso e crude- 
le, amoroso e scellerato; dove dissimula- 
zione di donna a lungo protratta , odio 
profondo ^desiderio pungente di vendetta. 
Guardato poi il teatro moderno sotto Ta* 
spetto letterario, esso é meschino, inele- 
gante e vizioso, pieno di parole con falsi 
>iguificali, con i^trani e forestieri innesti. 
Nell'aspetto patrio de'moderni teatri, so- 
no essi remotidal vero e giusto spirito 
cittadino e nostrano, che dovrebbero te- 
ner vivo nel popolo; mentre i drammi o- 
riginati dal cullo religioso, s'ingrandiro- 
no coH'amor patrio. Ciascun popolo in o- 
gni età ebbe ne'teatri l'eco de'propri co- 
stumi, tendenze e vizi, perchè quasi sem- 
pre i poeti comici attesero a correggere 
i loro spettatori, o cooducendo sul palco 
scenico i laidi e deformi loro vizi per pa- 
lesarne la bruttura, o i buoni costumi per 
confermarli nella comune usanzai» Il tea- 
tro d'uD popolo fu ognora il riscontro dei 



TEA 239 

suoi costumi, dappf>iché ogni dramma o 
corregge i vizi, o desta le passioni della 
moltitudine, né la correzione, né l'eccita* 
mento sono utili o probabili , se non si 
tocca quello che più da vicino e diretta- 
mente riguarda il popolo a cui si avella. 
Allora solamente sarà consentito di tra- 
sportare gli spettatori lontani dalla loro 
terra e fuori delle loro costumanze, quan- 
do fosse apertissima la relazione che la fo- 
restiera iizione si unisce al patrio e dome- 
stico vantaggio.Svenluratamente non av- 
viene COSI ora nell'Italia, tranne i picco- 
li teatri del popolo più minuto, ove d'or- 
dinario le rappresentanze sono cadute al 
fondo*per dipingersi costumi sconci e ab- 
bietti, ovedel sentimento patrionon por- 
gesi che la scorza più lorda , ove infine 
si cerca di guastar vieppiù la gente vol- 
gare e abbassarne Tanimo. Ad eccezione 
di questi peitiiciosi teatri, gli altri o me- 
no plebei o più nobili s'adornano di &• 
vole forestiere, propongono esempi remo- 
ti dalla nostra civiltà, imitano una bar- 
bara invasione, trasferendoci a secoli e re- 
gioni remoti, a rimembranze morte o sca- 
dute, senza destare un sentimento. Vi so- 
no argomenti italiani e ricevuti con pia- 
cere dagli spettatori, ma sono i più rari 
e i più viziosi. L'idea politica de'dram- 
mi presenti italiani non é solamente meii 
buona, ma guasta ed enormemente cor- 
rotta, ancorché moderati da qualche di« 
sciplina pubblica. Sembra che il fine se- 
greto della maggior parte delle correnti 
e più volgari produzioni,quello sia di scre- 
ditare l'autorità, d' infamare i nobili, di 
sollevare gl'irrequieti spiriti del popolo; 
mettendo in vista i delitti di questo oquel 
principe, le infamie di questo o di quel- 
l'ottimate, le violenze solferte da questo 
o do quel popolano. Rarissimamente si 
i-appresenta un principe con aspetto no- 
bile, generoso, disinteressato, umano; ma 
ordinariamente adultero, sdegnoso, ven- 
dicativo, ingiusto, crudele, malvagio. Ad 
eccitar gli animi a rivoltarsi, dì frequen- 
te si rappresentano congiure ordite per 



24o TEA 

riscattarsi dairoppress'ione de' principi e 
grandi baroni, posti sulle scene in atto di 
fara il tii*anno,Gon allegoriee allusioni ma* 
nifestissime. Pascendo quotidianamente 
le fantasie d*un popolo con simili imma- 
gini, grandemente d scapita la riveren- 
sa all'autorità, la soggezione alle leggi, la 
pazienta nelle sventure, la virtù del sud- 
dito fedele. Alle dÌ8coi*se piaghe del tea* 
tro, la peggiore e il sentimento morale, 
manifesta essendo nelle malvagie rappre- 
sentanze l'immoralità che si propone al 
popolo, sia negli esempi, sia ne'principii; 
e ne corrompe non meno il cuore, che il 
giudizio pratico e speculativo. Non solo 
vi si dà r esempio cattivo e lo standolo 
pericoloso, ma vi s'insegna altresì colle in* 
sidie la maniera più accorta di farcii ma- 
le, anzi pubblicandolo per bene e per van- 
to. Quindi parricidii^ seduzioni, adulterii, 
avvelenamenti, suicidi!, duelli, uccisioni, 
tradimenli,odii e furiose vendette che fan- 
no abbrividir il sangue e arricciare i peli, 
dal ribrezzo e dall'orrore di tante fune- 
ste e feroci azioni. Questi rei esempi si 
producono per avvezza re gli spettatori al- 
le iniquità rappresentate, nelle quali si 
Gongiungono la loro difesa e apologia, in- 
vece di riprovazione. All'ira dunque das- 
si nel teatro palestra amplissima ove trion- 
fi negli eroi drammatici, scusata ed ezian- 
dio encomiata, a dispetto della ragione e ^ 
•della divina legge; e tutto questo ne' tea- 
tri d'un popolo cristiano, con insulto in- 
verecondo continuo del sentimento reli- 
gioso, il quale fu* in ogni età e presso o- 
gni popolo rispettato, con giusto fremito 
de'savi,che deplorano il complesso de'ma- 
li che recano la frequenza de' teatri, e mos- 
sero i governi a raddoppiare la loro vi- 
gilanza su di essi con discipline morali e 
politiche,acciò presentino ai sensi e all'im- 
maginazione la virtù, perchè così le pas- 
sioni sensibili aiutino la volontà ragione- 
vole a praticare il bene. Se la censura non 
potrà del tutto rendere morale il teatro, 
poiché corrompe troppo visibilmente i 
pubblici costumi e perciò non è lecito ab- 



TEA 

bandonarlo ad una totale libertà , bensì 
potrà sempre attenuarne In perniciosa in- 
fluenza almeno nell'immediato suo effet- 
to. Altra piaga del teatro è il Lusso (F.) 
che vi si ostenta anche da chi non può 
farlo, fomentando la vanità femminile i 
teatri molto illuminati , essendosi osser- 
vato che prima che lo fossero il rovino* 
80 lusso era minore. Riprovò il lus^o ai 
nostri- giorni anche il Belli, Sul digiu- 
no, p. 88 e seg.Terminei*ò col rìpetere una 
grave esclamazione e deplorazione del 
marchese Selvatico, pronunziata nel Di- 
scorso letto nella distribuzione de'premi 
nell'accademia delle belle arti a Venezia 
a'20 agosto i854) che l'encomiato cav. 
Gantù ripelèa p. 1 8 1 di sua Croiiacuy nel- 
l'articolo j8e/^> arti: Protezione agli ar* 
tisti, *» Povero artista I Quand'egli pensa, 
che l'oro e gl'incensi un dì consecratigU 
dalla patria, son gettati adesso a' mimi, 
a'caiitori e all'effimero lusso di fuggitive 
pompe teairali; quando egli rammenta, 
che là dove un giorno la gloria lo avreb- 
be coronalo d'allori, la fortuna di ricchez- 
ze e di gradi, ora si aggirano pochi ami- 
ci nd attorniarlo". Degl'impugnalori del 
teatro, oltre il detto in principio, si pub 
vedere il Zaccaria, Storia letteraria d^h 
talia^ t. 7, p. 44^> ^^ ^*1^ ^ parla di di- 
verse opero, come Della cristiana mo» 
derazione nel teatro, dei p. Ottonelli. Àb« 
biamo pure di mg." Giovanni Marchetti: 
Riflessioni sulla questione morale circa 
i teatri. Colici 82 1; e quelle opere del p. 
Concina e del p. Bianchi ^ che ricordai 
nelle loro biografie. 

Degli anfiteatri e particolarmente 
di Roma, 

Il nome di anfiteatro è di origine gre- 
ca, sebbene i greci non fossero gl'in ven* 
tori della fàbbrica che lo portava, poiché 
fu questa tutta d'invenzione romana, co- 
ma sostiene il Nibby, Roma nelV anno 
1 838, par. i * antica, Degli anfiteatri, p. 
373. I greci chiamavano Spectaculum 
una fabbrica o un luogo di forme e parli 
determÌDate|Qel quale davano rappresea- 



TEA 

)ni dram maliche, nome che venne a- 
alo da'romani,che lo tramandarono 
poli moderni,! quali chiamano Tta' 
i'edtfìzio dove si vanno a godere gli 
tacoli scenici. £ come il nome, così 
5 la furma fu seguila, la €|uale di na- 
tua è semicircolare, più o meno geo- 
pica, forma procedente dall'uso, poi* 
nella parte semicircolare o curvili* 
»iedonogli spettatori, e nella retta che 
ce Testremità del semicircolo, gli at- 
danno le loro rappresentazioni. Ma i 
chi che davansi nel l'anQ teatro eàige* 
» uno spazio maggiore di quello del 
t) ordinario, e perciò rimanendo inu- 
a parte rettilinea, e dall'altro canto 
ndo la natura de' giuochi uno spa- 
iullosto circoscritto, e non soverchia- 
le vasto, venne l'idea d'unire insie- 
lue teatri. Da tale unione derivò un 
ilo di forma elittica ossia ovale, la cui 
interna fu destinata a piazza pegli 
acoli, ed i sedili disposti intorno pegli 
atori presentarono l'aspetto d'un tea • 
n giro, e perciò si die il nome di Am* 
\eatruni a tutto l'edifizio, nome che 
lani composero delle voci greche Cir- 
Spectaculurriy cioè un luogo da ve- 
da ogni parte. I greci facilmente a- 
irono questo nome così direltamen* 
ocedente dalla loro lingua; conside- 
o però ch'era particolarmente desti- 
all'uso della caccia di belve, lo ap- 
rono ancora Teatro da caccia. Gir- 
le destinazione particolare degli an- 
tri, per la quale vennero inventati, 
y ricorda, che nel 5o2 di Roma L. 
io Metello proconsole e ponteGce, re- 
dalla Sicilia,.dove avea riportato la 
ria segnalata di Palermo, condusse 
orna 142 elefanti presi in quella cir* 
nza a'cartaginesi, i quali introdotti 
lirco Massimo (del quale e di altri cir* 
tarlai a Roma e articoli relativi, e gli 
acoli più antichi ch'ebbero i rema- 
rono quelli del circo, poiché Romo- 
3SSO gl'introdusse quando celebrò le 
consuali a onore di Nettuno, nume 

TOL. LXXIU. 



TEA 341 

protettore de'ca valli e che secondo l'an- 
tica teogonia, ramo della teologia paga- 
na che insegna la geneologia degli Dei , 
fece sorgere quel quadrupede nel contra- 
sto con Minerva; e ne trattai anco a Sa* 
BINA pel clamoroso rapi mento di sue don- 
zelle. Il I .^ circo fu il Massimo stabilito da 
Tarquinio Prisco, successivamente furo- 
no edificali i circhi di Flaminio, di Flo- 
ra, di Sallustio, di Caio Nerone, di Adria- 
no, di Eliogabalo, di Alessandro Seve« 
ro, di Romolo figlio di Massenzio e detto 
di Caracalla. Di questi 9 circoli erano a& 
fatto pubblici il Massimo, il Flaminio, 
quello di Flora e quello di Alessandro: 
gli altri erano dentro i giardini imperia- 
li), solo edifizio pegli spettacoli che allora 
in Roma esistesse, furono uccisi a colpi 
di strali.Quello spettacolo non fu una cac« 
eia, ma un macello, perchè i romani vol- 
lero sbarazzarsi di quel peso, che non po- 
tevano mantenere, ed assuefare la vista 
a quelle grandi moli, che doveano soven- 
te combattere a campo aperto. Da tale 
circostanza nondimeno cominciò a insi- 
nuarsi negli animi del popolo il traspor- 
to per simili giuochi, che le guerre co' 
cartaginesi alimentarone.Poichèquel po- 
polo faceva divorar dalle fiere i ribelli, 
e così puniva Amilcare i mercenari in- 
sorti che faceva prigioni, esponendoli vi- 
vi alle bestie feroci, crudele costume da' 
cartaginesi portato dall'Asia, dond' era- 
no originari e ove si usava in tempi re- 
moti, come apparisce dal profeta Danie- 
la esposto a'ieoni. ] greci ne presero il co- 
stume da'persiani, onde alcuni ad essi at- 
tribuirono l'invenzione di tali spettacoli. 
Introdotti in Roma,essa nel suo anno 568 
per M. Fulvio Nobilioi% vide per la 1/ 
volta lo spettacolo degli atleti, e la cac* 
eia de'leoni e delle pantere. Allora, co- 
me poi, si fecero venir dall'Africa, senza 
badar alla specie e perciò denominate bel- 
ve africane e lybicae, I romani ad esem* 
pio de'cartaginesi, ad esse esposero i di- 
sertori stranieri e i fuggiaschi : tale pena 
fu poi estesa a'ciltadini romani neUe prò- 

16 



24? TEA 

\incie. Tanta magnificenza di giuochi nn- 
db crescendo, volendo chi W dava sorpas- 
sar sempre qiie'che gli aveano preceduti. 
Scevola nella sua edilità die pel i ,^ la cac- 
cia di molli leoni, eioo n'esibì Siila nel- 
le feste di sua pretura, e fu allora che per 
lai.* volta lasciati sciolti nell'arena del 
circo, furono dati da uccidere ad a meri 
spediti a ciò da 11' A finca dal reBocco. Sor* 
passò questa splendidezza Scauro per la 
sua edilità, mostrando i5o belve africa- 
ne, e per la 1/ volta un ìpopotamo e 5 
coccodrilli, pe'qua li scavò un canale. Più 
sontuose ancora furono le feste che die 
Pompeo nel circo per festeggiar la dedi- 
cazione del suddesci'itto suo teatro, in 5 
giorni essendosi uccisi 5oo leonine nell'ul- 
timo 18 elefanti attaccati da' legionari. 
Giulio Cesare ne diede altre più grandi e 
magnifiche, allorché dedicò il suo Foro 
e il suo tempio a Venere Genitrice: du* 
rarono 5 giorni, si fece spettacolo d'una 
giraffa, e in fine tolte le mete ebbe luo- 
go un finto combattimento di 5oo fan- 
ti,3oo cavalli e 20 elefanti. I giuochi cir- 
censi era no, come gli altri, parte della re- 
ligione presso i romani, quindi venivano 
da ceremonie religiose preceduti, e par* 
ticolarmenle da una specie di processio- 
ne detta pompa; quindi si facevano le cor- 
se de'carri e de'cavalli, le corse a piedi, 
poi il pugillato e la lotta, tutto con ispet* 
tacolosa magnificenza. Ne'circhi si face- 
■va pure lo spettacolo Ludus lYojae, i- 
slituito da £nea,''e consisteva in una spe- 
cie di cavalcata eseguita da garzoni di 
due età diverse, che facevano vari eser- 
cizi ed evoluzioni. Servì pure il circo pe' 
giuochi venaloiii e gladiatorii, comuni 
»gH anfiteatri. Essendo giunta tant'ollre 
la magnificenza di questi spettacoli, e di- 
venendo ogni dì più comuni, siccome gli 
edifizi destinati a'giuochi, come i circhi 
ed i teatri non presentavano la comodi- 
tà opportuna per darvi le caccie, e d'al- 
tronde non offrivano la sicurezza neces- 
saria pegli spettatori, perciò fu d'uopo 
immaginare un edifizio nuovo che uni^e 



TEA 

insiemela comodità del teatro pegli spet- 
latori alla vnslilà del circo pegli spetta- 
coli, vastità che però doveasi anch' essa 
ridurre in modo che più circoscritta fos 
se l'arena. L' idea della nuova fabbrica 
fu fornita da'giuochì splendidi dati verso 
l'anno 695 di Roma dal sunnominato G. 
Scribonio Curione pe'funerali del padre, 
poiché non potendo sorpassare Scauro 
nella sontuosità de'gìuochi, procurò vin- 
cerlo coir artifizio ; laonde costruì due 
grandissimi teatri di legno, uno all'altro 
addossati, perché lo strepito dì que'che 
sedevano nell'uno non recasse fastidio a 
que'che stavano nell'altro : e questi due 
teatri giravano sopra un bilico, onde ter- 
minate le rappresentazioni drammatiche 
e mimiche si disfacevano le scene, ed i 
due emicicli con tutti gli spettatori chiù* 
devansi insiemee formando un teatro cir- 
colare presentavano nell'arena un caoi' 
pò dove si potessero dare i giuochi gla- 
diatorii. Meccanismo sorprendente, che 
Plinio non sa dichiarare, se meritasse più 
ammirazione l' inventore o il ritrovato, 
l'artista o chi l'eseguì, il coraggio di chi 
l'ordinò, o l'imperturbabilità del popolo 
romano, che si sottomise ad un'esperi- 
mento così rischioso. La macchina agì per 
due giorni, ma nel 3.° non si osò di farla 
girar di nuovo, e lasciati i due emicicli 
congiunti si costruirono in mezzo ad essi 
le scene temporanee che poi si disfecero, 
restando sempre fermi gli spettatori. Nel- 
le indicatefesledate da G. Cesare nel 708 
fu eretto ad esempio di Curione un an- 
fiteatro di legno, enei 724 Tito Statilio 
Tauro ne costruì uno di pietra nel Cam- 
po Marzo, e successivamente ne venne- 
ro fabbricati altri ne' municipi! e nelle 
colonie italiche, come pure nelle altre cit- 
tà dell'impero. Ove furono, ne'rispettivi 
articoli li ricordai, così descrissi i gran- 
diosi avanzi de'superstiti, ed altrettanto 
praticai co'circfai e co'leatri. Degli anfi- 
teatri specialmente a Poia, a Verona, a 
RiMiNi, a Capua, a Sutri* In quest'ulti- 
rao articolo descrivendo l'imponente suo 



TE \ 

anfiteatro, lo dissi interamente scavato 
dentro il colle tufaceo, riportando le o* 
pinioni di quelH che l'attribuiscono agli 
antichi etruschi, e di quelli che ne dico- 
no edificatore lo stesso Statilio Tauro. A 
sostenimento della prima opinione si ri* 
porta la testimonianza di Milizia.» I pri- 
mi anfiteatri romani non furono che va- 
ste piazze scavate nella terra,dovegli spet- 
tatori sedevano intorno i gradini di ter- 
ra erbosa. Più gradini vi si volean fare, 
più si approfondava lo scavo. Sì fecero 
indi gli scalini di legno che si levavano fì« 
Dita la festa; ma per gl'incendii ed i fra* 
cassamenti, fra' quali fu terribile quello 
di Fidene,dove morirono migliaia di spet- 
tatori, si fecero costruire di pietra". Da 
ciò alcuni ne ritraggono la conseguenza, 
che dove vi fòsse stato comodo si scavas- 
sero anfiteatri nel tufo anche da'romani 
ad esempio degli etruschi. Anche^/£C0/2/z 
ebbe un rinomato anfiteatro, e sui quale 
abbiamo: Lettera de II' ab. Leoni istorio- 
grafo anconitano risgiiardante V anfi* 
teatro d^Ancona^ ivi 1 8 1 1 , con tavole. Sì 
osserva ancora, che Vitruvio, quel grande 
maestro dell'arte archi tettonica, contem- 
poraneo d'Augusto, ci lasciò precetti per 
costruire ogni sorta di edifizi, fra 'qua li i 
teatri murati; ma nulla disse degli anfitea- 
tri, sebbene li ricordasse incidentemente 
parlando de' templi d'Ercole, senza però 
rimarcare se di pietra fossero o di legno. 
Tutti gli anfiteatri che si conoscono so- 
no posteriori a quell'epoca, non eccettua- 
to l'anfiteatro Flavio o Colosseo di Ro- 
ma, succeduto al Tauro, secondo il pa- 
rere di molti. Narra Mibby,che Augusto, 
alle cui insinuazioni Statilio edificò il suo 
anfiteatro, ebbe il progetto di costruirne 
uno degno di Roma nel centro della cit- 
tà, dove poi fu da Vespasiano eretto il 
Flavio; quindi egli crede potersi stabili- 
re la massima, che ninno degli anfiteatri 
superstiti d'altrove sia anteriore alla dit- 
tatura di G. Cesare. Immaginata questa 
nuova specie di fabbrica per darvi spet- 
tacoli, r uso ne.iu esteso dalle cacciedi 



TEA 243 

belve, a' giuochi gladiatori! ed alle finte 
battaglie navali, e Roma ebbe pure due 
naumachie. E quanto a' combattimenti 
de'gladiatori, questi allorché furono in- 
trodotti in Roma l'anno 490 dopo la fon- 
dazione della città da'due fratelli Bruti 
Marcoe Decimo o Decio, ondeonorare la 
memoria del padre, furono dati nel Foro 
Romano, e poi sino all'epoca d'Augusto 
solevano darsi ne'fori, a segno che Vitru- 
vio dice che in Italia i fori doveano farsi 
non di forma quadrata, come nella Gre- 
cia, ma quadrilunga, perché per uso in- 
veterato vi si davano gli spettacoli gla- 
diatori!. E in fatti quelle piazze cii*con- 
date da portici a due piani, e da edifizi 
pubblici con portici anch'essi e gradini, 
favorivano il concorso del popolo a quegli 
spettacoli, che si davano gratuitamente; 
ma dopo la costruzione degli anfiteatri 
si riconobbe in questi edifizi maggior con 
venienza e maggior comodità per tal uso, 
e lungo sarebbe descrivere quali e quan- 
to grandi spettacoli di tale specie si des- 
sero nell'anfiteatro Flavio di Roma, dal 
momento di sua dedicazione, fino a quel- 
lo dell'abolizione definitiva di tali giuo- 
chi sanguinari sul principio del secolo V 
dell era nostra. Anche finte battaglie na- 
vali o naumachie furono date negli an- 
fiteatri. Questi spettacoli furono per la i .' 
volta introdotti daG.Cesarene'gran giuo- 
chi ricordati per la dedicazione del suo 
foro; e poscia furono ripetuti dal nipote 
Augusto, il quale non solo scavò presso 
il Tevere nelle vicinanze del suo ]\fauso- 
leo uno stagno temporaneo, ma ancora 
costrm appositamente un edifizio sulla 
sponda transtiberina presso i giardini di 
Cesare, e detto Stagnum Navale. Li die- 
rono poi Tito, e il fratello Domiziano nel- 
l'anfiteatro Flavio, anzi il a.° imperatore 
sembra che altamente li amasse, poiché 
espressamente scavò un gran stagno pres- 
so il Tevere, e edificò ancora una oau- 
machia,che poscia fu demolita eforni ma- 
teriali pel restauro del Circo Massimo fat- 
to da Traiano. Venendo a 'particolari di' 



244 TEA 

questi giuoclii diversi che davansì neiran- 
fiteatro, /^e/i^^/bappellavansi quelli pro- 
priamente delle belve, perchè figurava 
una CV7cr7^;il/f/m^<f il combattimento de' 
gladiatori, perchè riguarda vasi come uà 
officio ammorti, ovvero perchè era un re- 
galo che da vasi al popolo : e Naumachìa 
quello delle navi. Come gli altri spetta- 
coli formavano questi pure parte della re- 
ligione pagana, ed erano sagri, la caccia 
a Diana, e il combattimento gladiatorio a 
Marte. Questi giuochi durante la repub- 
blica furono dati particolarmente da co- 
loro eh' erano rivestiti da magistrature, 
specialmente dagli edili per accattivarsi 
la benevolenza del popolo, e farsi così stra- 
da alle magistrature supreme: in tempo 
poi dell'impero dagl'imperatori e da quel* 
li che venivano promossi al consolato. Le 
occasioni in che si davano ì giuochi era* 
no di due specie, altre di data determi- 
nata, come lefeste, il natale de'Cesari, gli 
anniversari di qualche avvenimento fau- 
sto ec; ed altre di data incerta, come l'as- 
sunzione all'impero o al consolato, la de- 
dicazioned'una fabbrica pubblica, la par- 
utenza dell' imperatore per la guerra, la 
vittoria, il trionfo,! funerali di personag- 
gi ragguardevoli ec. Sovente pur accade- 
va che i ricchi lasciavano alle città in te- 
stamento legati per la celebrazione di tali 
giuochi. Varie provincie dell'impero, ed 
anche i paesi stranieri fornivano le belve 
pe'giuochi di Roma e di altre città poste 
sotto la dominazione romana:gli orsi trae- 
vansi da' boschi della Caledonia e della 
Pannonia, i leoni e le pantere dall'Afri- 
ca e particolarmente nella Tengi tana: dal- 
la Persia venivano le tigri: dall'India il 
crocoia e il rinoceronte: dall'Egitto i coc- 
codrilli e gl'ipopotami. Le caccie di tali 
belve facevansi fare da chi voleva dare i 
giuochi, ed eranvi appositi cacciatori per 
pigliarle senza danneggiarle e sa perle con- 
durre a Roma, con barche o carri, legate 
o chiuse in gabbie rozze di legno, indi si 
depositavano in luogo sicuro, ed in Ro- 
ma eravi perciò il recinto Fivarium^ co- 



TEA 

8Ì detto per contenere belve vive, ampio 
edifizio con celle pegli animali feroci > e 
campi e selve pel nutrimento de' cervi, 
delie damme, delle lepri e altre bestie sel- 
vatiche, che si esibivano ne'giuochi. Que- 
sto gran vi vario stava verso le porte Pre- 
neslina e Maggiore, e custodito era da' 
soldati delle coorli pretorie e urbane. Col- 
le stesse gabbie si trasportavano le belve 
dal vi vario all'anfiteatro o al circo, espo- 
nendole nel dì precedente alla vista del 
popolo nell'arena e quindi si ritiravano. 
Questo spettacolo presentava punti mol- 
to variali, voli, scene mitologiche, come 
Orfeo attirante le belve colla melodia del- 
la cetra e della voce; Prometeo che la 
favola dice che pel primo formò l'uomo 
di loto, e avendo irritato Giove, questi 
da Mercurio lo fece condurre sul mon- 
te Caucaso e l' attaccò a una rupe in cut 
un avoltoio dovea divorargli eternamen- 
te il fegato. Sovente pure l' arena cam- 
bia vasi in selva, o aprivasi in una vo- 
ragine dalla quale uscivano belve. Né 
sempre i combattimenti erano cruenti, 
poiché di frequente consistevano in lotte 
fra bestie innocue a vari giuochi adde- 
strate; talvolta con queste si univano fie- 
rC) ma ammaestrate a non nuocere. So- 
vente però i giuochi eraoo cruenti con 
combattimenti fra belve, o attaccandole 
gli uomini armati magnificamente a pie- 
di e a cavallo, con aste e strali scaglian- 
dosi sulle belve, mostrando insieme arte 
e coraggio, comechè a ciò istruiti e non 
condannati a morte.Bensì talvolta il com- 
battimento non era volontario, ma obbli- 
gatorio io pena a'servi colpevoli da'pa- 
droni, o dall'autorità pubblica a' delin- 
quenti. I rei poi di delitti gravissimi non 
aveano scampo, ed erano inermi e legati 
esposti a tal pena, dandosi però allo spet- 
tacolo l'apparenza nien triste. I cristiani 
erano sovente condannati ad esser divo- 
rati dalie fiere, colla gloria del martirio, 
come lo fu s. Ignazio d'Antiochia nell'an- 
fiteatro Flavio, le ss. Perpetua e Felicita 
in Africa, ed altri molli. Gostanliuo lil 



TEA 

Grande moderò i giuochi delle fiere» e 
vi tolse il crudele, riducendoli a spelta* 
colo apparente e di caccia sicura, e cosi 
fu continuato ne'secoli IV e V; finché ca- 
duto l'impero d' occidente nel 47^ ^^^ 
furono aboliti e si continuarono sotto i re 
goti, ma dopo il 5 1 9 e 5^3 di nostra era^ 
altri non ne ricordala storia.! gladiatori 
dalla Campania introdotti in Roma, era- 
no una classe di gente che davasi a tal me- 
stiere, ed i luoghi pubblici destinati in 
Koma pe' loro esercizi e abitazione, ap- 
pellavansi Ludi^ a foggia di piccoli anfi- 
teatri, chiamandosi i loro maestri X^m- 
stae. Simili a'pubblici erano i Ludi pri- 
vati de'grandi, e Cesare in uno di Capua 
vi avea riunito 5ooo gladiatori, occorren- 
do spese enormi per mantenerli e stipen- 
diarli. Talvolta a tal mestiere erano dan- 
nati gli schiavi, ì prigionieri,! delinquen- 
ti, e questi a tempo o a fita.La loro di- 
sciplina teneva alla militare insieme alla 
ser? ile, giurando i gladiatorì allorché e- 
rano ingaggiati, dovendo prestar ubbi- 
dienza cieca al loro signore: ve n'erano 
a piedi, a cavallo, sopra i carri, più nu- 
merosa essendo la classe di quelli a pie- 
di: speciali denominazioni li distingueva- 
no. Èrano armati interamente quasi co- 
me t legionari, o come i galli, con reti e 
ti'idente, o armati come i traci di spada 
ricurva. Quelli a cavallo pugnavano a vi- 
siera calata, con due spade, lanciavano 
corde onde impacciare i loro antagoni- 
sti e quindi li ferivano. I gladiatori che 
combattevano sui carri, usavano questi 
della forma gallica e britannica. Costan- 
tino I proibì i giuochi sanguinari de'gla- 
diatori, e commutò pe'delinquenti la pe- 
na in quella di lavorare alle miniere. Ca- 
duta in disuso la legge, il monaco Tele- 
maco si recò in Roma per farli cessare, e 
sceso nell'arena, restò vittima del suo ze* 
lo, poiché i pagani T uccisero a furia di 
sassi e fu ascritto tra'martiri, onde l'im- 
peratore Onorio abolì per sempre l'inu- 
mano spettacolo. Il Piazza neir Eniero" 
logio di Roììia cristiana^ ecclesiastica 



TEA 1145 

e gentile, avverte che s. Teleinàco è chia- 
mato ancora col nome di s. Almachio o 
Almacchio (V,), e ne parla il i .^'gennaio, 
dicendo che il suo culto fu introdotto nel- 
la piccola chiesa dell'anfiteatro dal servo 
di Dio p. d. Carlo Tommasi tealino,il qua- 
le nell'ingresso dell' anfiteatro vi alzò lo 
stendardo della ss. Croce, per la cui dife- 
sa quivi si sparse tanto sangue innocen- 
te da' più valorosi campioni della Chic* 
sa. Le naumachie si dierono di rado ne- 
gli anfiteatri, non presentando l' arena 
spazio sufficiente per l'ordinamento del- 
le navi e le manovre. Le parti costi- 
tuenti gli anfiteatri erano esterne e in- 
terne : alle prime appartenevano le ar- 
enazioni che formavano portici a più 
piani per la comoda comunicazione de' 
gradini interni, e per servir di ricovero 
agli spettatori in caso di pioggia. Queste 
parti esterne erano costituite con corri- 
doi per passeggiarvi, che si chiamavano 
ambulacra : di accessi in piano alle scale, 
che appeliavansi itinera: e di scale, sca- 
lae, onde salire gli scalini. Le parti inter- 
ne principali erano V arena eia cavea: 
e quanto all'arena essa era di forma elit- 
tica ossia ovale, e nell'asse maggiore era- 
no le grandi porte per l'introduzione del- 
le fiere e delle macchine anfiteatrali: que- 
sta ne' grandi anfiteatri era sostrutta, e 
ne' sotterra nei, hypogaea, facevansi ma- 
novrare le macchine pegli spettacoli im- 
provvisi. La cavea ch'era la parte pegli 
spettatori ebbe tal nome dalla sua forma 
concava o ad imbuto: essadividevasi in 
podium, praecinctiones, e porticus, ne- 
gli anfiteatri maggiori: ne'minori io^o- 
dium, e praecinctio o gradus, Podium 
appella vasi il terrazzo, che immediata- 
mente circoscriveva l'arena, terrazzo, che 
distaccandosi dal pendio de'gradini come 
il piede, dava origine al suo nome: era 
la parte più distinta e più prossima allo 
spettacolo, quindi l'imperatore, la fami- 
glia imperiale, i principali magistrali, le 
vestali, il pretore e l'edile de'giuochi vi 
avea no luogo, e perciò era la parte più 



!i46 TEA 

ornata. Praecincdones chiaroavaDSÌ gli 
ordini diverside'gradini, come quelli che 
Tenivano separati fra loro da gradini più 
a Iti che formavano come tante cinte o fa* 
$cie,e che perciò dicevansi ancora battei: 
queste praecinctiones a misura che slon* 
tanavansi dal podio di veni vano meno di- 
stinte, poiché prima venivano i gradini 
occupali dall'ordine equestre, da'magi-^ 
strati minori^ come pure da' diversi col- 
legi oxorporazioni secondo il loro rango, 
poscia assidevansi {semplici cittadini, e in 
lilliino luogo da vasi posto a'proletari: av- 
vertendo però che le donne erano sem- 
pre separate dagli uomini. In queste pre* 
cinzioui, halteus chiama vasi la fascia o 
gradiuo più alto e che separava una pre- 
cinzione dall'altra: iter il corridore, che 
immediatamente andava dietro il balteo: 
vomitoria le porte per le quali il popolo 
sboccava sui gradini o sedili: scalarla ì 
piccoli gradini corrispondenti a'vomitorii 
onde poter comodamente salire e scende- 
re per collocarsi sopra i sedili; e siccome 
ì vomitorii erano disposti a scacco, sicco- 
me lo spazio fra 3 scalari costituiva un 
cuneo, perciò questo veniva col nome di 
cuneus designato, ed era una delle gran- 
di sezioni della cavea : linea poi ne'sedi- 
li stessi era una striscia che distingueva 
Ira loro i posti, locus il posto assegnato, 
£d a tale uopo perchè non nascesse con • 
fusione, ciascuno avea una tessera d'in- 
gresso, nella quale veniva indicato il cu- 
neo, il gradino e il posto o i posti, come 
gli odierni biglietti pe' posti della platèa; 
ed a ciascun vomitorio stavano gli udì- 
ziali destinati a'posti, che dicevansi dissi-^ 
gnatoresy poi tribunum voluptatum^ in- 
caricati perciò al buon ordine degli spet- 
tacoli. Finalmente gli anfiteatri grandi 
"Venivano coronati da un portico di co- 
lonne odi pilastri, che costituiva la parte 
superiore dell'ultima precinzione.Non era 
lecito assistere agli spettacoli di qualun- 
que sorte se non vestiti in abito di for- 
lualità, riguardo a'graduati, ed in toga i 
semplici cittadini, Gli spettatori venivu- 



TE A 

no rìparati da'raggi del sole e dalla piog- 
gia per mezzo di tende, v^e/a, di colori di- 
versi, equestecostituivauoii Velarium. 
Neil' anfiteatro Flavio i 240 modiglioni 
servivano a sostenere e i vani a contener 
altrettante travi verticali fdsciate di broa* 
zo, dette mali^ destinale a reggere il ve- 
lario. Da ciascuna trave partiva uua cor* 
da che si annodava ad una elissi pensile 
pur di canapa, e sopra questi 1^0 raggi 
tendevansi le strisce triangolari di lino 
per mezzo di carrucole, strisce che non 
avendo più d*8 piedi alla base si andava- 
no successivamente tendendo, secondo lo 
stato del sole, rimanendo così coperti gli 
spettatori e scoperta l'arena. Era neces- 
sario coprire gli spettatori che slavano 
fissi molte ore esposti a'raggi cocenti del 
sole, causa che non esisteva pe'giuocato* 
ri, i quali oltre a non istare fermi, si mu* 
lavano continuamente. Nerone una voU 
la coprì l'anfiteatro con tende cerulee 
stellate. All'articolo Boma ricordai vari 
scrittori de'teatrì, degli anfiteatri e de'cir- 
chi; altrettanto feci dove parlai delle su-* 
perstiti rovine di tali^edifizi, e Milizia lo 
fece nel Dizionario delle belle- arti del 
disegno i e nelle f^ite de* più celebri ar* 
chitetti d^ogni nazione e d' ogni tempo, 
precedute da un saggio sopra Varchitet» 
tura. Si ponno inoltre vedere ; I. C, Bu- 
lengero, De f^enatione, Circi et Ampìw* 
theatri,?Biv\%\\% i Sgo. Oltavio Forsarì^ZlB 
balneis et de gladiatoribus y HeImsUH 
dii 1 720, Gio, Poleni, Degli antichi tea^ 
tri e anfiteatri y Vicenza 1 735, Bionooni| 
Descrizione de* circhi^ particolarmente 
di quello di Car acalla e de* giuochi ih 
essi celebrati y con note di Carlo Fea, Bo» 
ma 1 789. Matteo Torelli, Dissertazione 
storica sopra gli anfiteatri in genere , 
Boma 1 8 1 3. 1 romani antichi.ebbero 3 an- 
fiteatri solidi e stabili; V anfiteatro diSta^ 
tilio Tauro S anfiteatro Castrense ^Xan* 
fiteatro Flavio volgarmente detto il Co* 
losseo.D^W* anfiteatro diStatilio Tauro 
di pietra eretto nel 724 di Roma,uelCam^ 
pò Marzo, non rimangono avanzi visibi- 



TEA 

• 

li, ed il Monte Citorio (F^»)^ formò dal- 
le sue rovine, ed al quale appartenevano 
i sedili rinvenuti neiredìficare il Palaz* 
za della Curia Innocenziana f /^.J, e nel 
costruire la casa e cbiesade'pp. della Mis^ 
sione (^.)* Caligola vi celebrò degli spet* 
tacoli, quantunque poi Tabbandonò per 
la sua piccolezza: la costruzione del son- 
tuoso antiteatro Flavio lo fece diaienti- 
care, nondimeno esisteva ancora nel prin- 
cipio del secolo V. Dell' anfiteatro Ca- 
strenscy eretto forse dopo Tiberio e cer- 
tamente non dopo Neione, con bella co- 
struzione laterizia di mattoni sottili ben 
collegati, di cui esistono avanzi preziosi fra 
la Porta s, Giovanni e la Porta Mag^ 
giore, legati colle Mura di Roma dopo- 
ché Onorio nel 4o3 lo concatenò col suo 
recinto, ne parlai in quegli articoli, a Ro- 
ma e in altri relativi. Usuo nome derivò 
(ìtììLudi CaslrensesòeWÀ pMveMunusCa» 
strense, giuochi così chiamati perché ce- 
lebrati da'soldati, probabilmente de'pre* 
toriaui e delle cooiti urbane cui era af- 
fidata la custodia del Vi vario delle belve, 
prossimo all'anfiteatro. Pare che questo 
avesse due preci nzioni, oltre il podio.Del- 
la Porta Pretoria e del Castro Pretorio 
parlai ne* voi. LlV,p.i68e i69,LV,p. 
1 1 2. ÌMV aìifiteatro Flavio detto il Co- 
losseoy portento della grandezza romana, 
che nelle sue grandiose rovine torreg- 
giando maestosamente arreca singoiar lu- 
stro alla moderna Roma, ne trattai a Co« 
LossBO, a Roma e negli altri analoghi ar* 
ticoli.Fu paragonato colle meraviglie (che 
enumerai nel voi. LXVIII, p. 1217) del 
mondo antico, e fra'tanti monumenti an- 
tichi superstiti di Roma, é l'unico cui si 
potè tracciare una storia quasi seguita,dai 
tanti suoi insigni illustratori, affermando- 
si che conteneva 87,000 spettatori. Eglié 
questo forse l'edifìzio più grandioso ed ele- 
gante che la mano d'uomo abbia innalzato 
per meravigliale il mondo;magoifico mo- 
numento che veramente impone venera- 
zione per la classica antichità, il cui de- 
periuieDto avvenue aou tanto per ferro 



TEA 247 

e per fuoco de'barbari, quanto ancora pei 
mal governo che ne fecero chi l'occupò 
e per l'incuria di custodirne T integrità, 
in che furono benemeiìti principalmente 
Pio FU, Leone Xfle Gregorio XFI. 
ed il successore regnante Pio IX pose io* 
ro per memoria dell'operato iscrizioni 
marmoree, e vi operò da un lato qualche 
restauro nel 1 852. Imperciocché fu Teo- 
dorico re de^goti il i.*ad accordare il per- 
messo di prendere i materiali del Colos- 
seo ad uso delie fabbriche moderne, efur- 
8* anche egli se ne servi per estendere i 
sobl>orgbi di Roma.Questo grandioso edi- 
fizio, chiamato scheletro di gigante sbra- 
nato^pìh volte soggiacque alle rovine pro- 
dotte dal Terremoto ( F,), per cui buona 
porzionedelle parti cadute contribuirono 
anche all'erezione del Palazzo apostoli» 
co di s. Marco (F,), del Palazzo della 
Cancelleria (F,),óe\ Palazzo Farnese 
{ /^j> e quegli altri palazzi e fabbriche che 
ricordai a Colosseo. Nel principio del se- 
coloXVIsi cominciò a rappresentarvi con 
drammi la storia della Passione di Gesù 
Cristo, e nel declinar di esso si volle ridur- 
re a stabilimento per l'arte della Lana 
(^.)/uidi l'arena daClemente X fu consa- 
grata alla stessa Passione e in memoria 
dei ss. Martiri che ivi riceverono la palma 
del martirio. Dipoi a suggerimento del b. 
Leonardo da PortoMaurizio,nel 1 749 Be- 
nedetto Xi V v'istituì V Arciconfraterni' 
ta degli amanti di Gesti e Maria, e vi 
eresse la Fia Crucis ^Fl^, vieppiù san- 
tificando così un luogo sanguinario e di 
strage, ed il servo di Dio si riunì a lui ai 
26 novembrei75i. Diche nel Colosseo 
e con missioni (nella chiesa del ritiro di 
s. Bonaventura ove si venera il corpo, e 
nell'oratorio del sodalizio con sagre pom- 
pe), se ne celebrò ili.^e solenne centena- 
rio nel i85i , descritto dal n.^ 25 1 dei 
Giornale di Roma, dalla Civiltà catto- 
lica, t. 7^p. 5i I e 720, e dal eh. avv. Pie- 
troCastellanocoQ l'opuscolo: Crocese Co* 
losseo, Esegesi della festa secolare tri» 
duana del b. Leonardo da Porto Mau^ 



248 TEA 

rizio in Roma, e del previo straordina- 
rio giubileo e relativo numisma^FoWgno 
i85i. Della chiesa e ospizio non più esi- 
slentijdis.Giacomo pe* pellegrini spegnilo- 
li eoa sodalizio, eretti presso e contiguo 
al Colosseo, parlai nel voi. LK Vili, p.4o. 
Vari modelli furono fatti del gran monu- 
mento, di varie materie, e da ultimo con 
una materia quasi lapidea, imitante i dif- 
fei*enti marmi co'quali era decorato il su- 
perbo colossale ediflzio, dal romano ar- 
chitetto Francesco Pieroni,nella grandez- 
za d*un centesimo dal vero, con quella di- 
ligenza e artifizio che encomiarono Vy4l' 
bum nel t. 2 i,p. 347» ed il Supplemen- 
to ul n.** IO del Giornale di Roma del 
i855. Quanto a\V Anfiteatro Correa o 
d^ Augusto, nel rione Campo Marzo, eb- 
be questo nome per occupare il Mausoleo 
tV Augusto, che descrissi nel voi. LXI V, 
p.i4i) e dalla famiglia de'marchesi Cor- 
rea che acquistò (era de'Soderini e già lo 
possedevano nel 1 55 1) l'area, gli avanzi 
« il palazzo, e ridusse la i .'a giardino, co- 
me nel 1 744 attestò Bernardini, De'Rio» 
ni di Roma: nel 1751 il palazzo era di 
mg." Sebastiano M. Correa assessore del- 
Faccademia degl'Infecondi. Alcuni dico- 
no che i marchesi Correa lo riducessero 
adanfileatro,erigeDdo una fabbrica circo- 
lare, la quale corona le antiche sostruzio- 
ni, e fu questa disposta a contenere Ta- 
rena, le gradinate, i palchi chiusi e una 
loggia scoperta in alto, potendovi com- 
prendere più migliaia di persone. Tutta- 
via non avendone trovalo memoria in Ve- 
nuti, /{om^z/no^^er/za, stampata neh 767, 
e per quanto ri ferisce Cancellieri nel Mer^ 
cato, che già citai nel voi. XXXI, p. 1 79, 
sembra che Tanfìteatro attuale piuttosto 
lo formasse sulle costruzioni circolari eso- 
lidissime il marchese Francesco Saverio 
Vivaldi Àrmentieri,eneli78o fu stam- 
pata la descrizione del Nuovo Anfitea- 
tro edificato nel Mausoleo d! Augusto. 
Piiifu incisala veduta di porzione del me- 
desimo e il disegno di sue rovine che in 
esso si andavano scavando per opera di 



TEA 

• 

detto marchese Vivaldi, e dedicata a Pio 
VI. Rilevai pure nel citato luogo, e qui 
più estesamente ripeterò,di aver letto nel 
n.'*57o del Diario di Roma de* 17 giù- 
gnoi78o./M Avendo alcune personeotle- 
nutoil permesso da'superiori di poter da- 
re il divertimento della giostra o sia cac- 
cia della bufala e del toro, hanno questi 
scelto il sito nel palazzo Correa a strada 
Pontefici (su tale nomenclatura della via 
esternò alcune congetture il Ruflìni nel 
Diz. delle strade di Roma, nell'artico- 
lo Pontefici via de*), luogo ameno e co- 
modo agli abitanti di questa metropoli, 
che vorranno concorrere a tale diverti- 
mento, che però oltre Tessere il sito mol- 
to spazioso e di una rotondità perfetta , 
quasi tutta muragliata a guisa d*Anfitea' 
tro, denominato il Mausoleo di Augu- 
sto, si vede al presente tutto circondato 
da numerosi e comodi palchetti per la no- 
biltà sì romana che estera, ed altre per- 
sone , oltre delle gradinate per gh altri 
spettatori, il lutto lavorato senza rispar- 
mio di spesa, per sicurezza de'concorren- 
ti. A detto divertimento si darà principio 
dopo la festa de'ss. Pietro e Paolo, con 
vaghe e armoniose sinfonìe di strumenti 
musicali, che verranno replicate di tanto 
in tanto per maggior divertimento degli 
astanti". Dal (in qui detto sembra poter- 
si stabilire, che non i Correa edificarono 
il sito che si chiama anfiteatro, e meglio 
il Viscardi o piuttosto que'che essendo lui 
proprietario dell'area e adiacente palaz- 
zo, ne assunsero l'impresa e lo ridussero 
a tal forma e uso;e che nel 1780 incomin- 
ciò ad agire colle giostre, tutta volta pre- 
valendo volgarmente il supporlo forma- 
lo da'Correa e con tal nome anche deno- 
minato, sebbene propriamente si chiami 
Anfiteatro del Mausoleo d'Augiisto^^a- 
lai nel voi. LXXI, p. 274, chea'24 di- 
cembre 1783 nel palazzo prese alloggio 
Gustavo III re di Svezia e vi restò nel 
suo soggiorno in Roma, visitato dall'im* 
peratore Giuseppe II. In seguito Dell'an- 
fiteatro alle giostre furono aggiunti nel* 



TEA 

rincominciar di questo secolo i serali fijo* 
chi artificiali detti Fuochetti o feste noi* 
turne, che si facevano nelle feste d'esta- 
te, con due orchestre. e gaia illuniioazio- 
ne. Il cav. Servi nelle Noti:de intorno al 
cav, f^aladìerarchitetto^óìce che £a par- 
lo di sua irrequieta fantasia l'idea di cuo- 
prire il Mausoleo d'Augusto, in cuiavea- 
no luogo le giostre, come già lo avea co* 
perlo nelle due feste notturne ivi date dal 
governo a Francesco I imperatore d'Au- 
stria (inventò magnidco palco, e fece e* 
seguire nel Mausoleo una pittoresco gi- 
randola, copiosa, bizzarra e ben distribuì* 
ta, onde poi finché visse diresse quella o 
il Fuoco nrtiGciale di Castel s. Angelo) 
e al re di Napoli. Il Valadier però pre- 
sentò il suo ben inteso e calcolato proget- 
to all'impresario delle giostre Gio. Pater- 
ni, ed in quello voleva che sul circo stes- 
se stabilmente una gran gabbia di ferro 
fuso, sopra cui si sarebbero poste e a pro- 
prio talento levate le cortine; ma la im- 
provvida economia dell'impresario deci* 
se che a' ferri fossero intramezzati degli 
assi di legno. L'acque e il sole produsse* 
ro un immancabile e fatale effetto. La 
gabbia si sgavezzò, e frantumata precipi- 
tò nel circo. Benché la costruzione fosse 
stata eseguita mentre l'architetto era ma- 
lato in letto, pure non lasciò questo tra- 
gico episodio di acerbamente amareggiar- 
lo; però furono udite le sue forti ragioni, 
fu accolta e approvata la sua apologia, e 
si venne alla convinzione, che se la gab- 
bia si fosse lavorata sulle idee precise da 
lui esternate nel suo progetto, avrebbe re- 
sistito all'acqua, al sole e alle congiure 
de' venti. Il governo l'assolse dalla multa 
con l'impresario, il q(iale solamente fu ri- 
conosciuto reo del fallo. Leone XII e Pio 
Vili proibirono le giostre, e il divieto si 
estese alle provincie dello slato pontificio, 
per eliminare le disgrazie che vi accade- 
"vano. Forse per timore dell'umidità not- 
turna, poco dopo cessarono ancora i fuo- 
chetti; onde d' allora in poi 1' anfiteatro 
serve a diurni spettacoli ginnastici,di giùo- 



T E B !i49 

chi di cavalli e di equitazione, e spesso su 
d' un teatro amovibile si rappresentano 
tragedie e commedie.Deiranfiteatroe dei * 
divertimenti pubblici che ivi si dieroDO| 
e di quanto aftro riguarda V antico suo 
splendore e gli obelischi che ne furono 
tratti, oltre i citati articoli, ne parlai nei 
voi. LIV, p. 90,LVIll,p.i56, inclusiva- 
mente a un esperimento che ivi fece il be- 
nemerito corpo de'pompieri pontificii. 

TEDA IDE. F. Tebe. 

TEBàLDESCHI Francesco, Cardi- 
nale. Ebbe Roma per patria e pare d'o- 
scura famiglia; essendo priore di s. Pie- 
tro in Vincoli, o più veramente decano 
de'canonici di s. Pietro in Vaticano, ri- 
tenendo questo benefizio, Urbano V a'sa 
settembre 1 368 in Monte Fiascone, seb- 
bene assente, lo creò cardinale prete e poi 
gli conferì per titolo la chiesa di s. Sabi- 
na, onde fu -denomi nato il cardinale di 
£. Pietro, In seguito fu fatto canonico e 
tesoriere della chiesa di Langres. Urba- 
no V lo deputò con altri 3 cardinali a ri- 
cevere la solenne professione di fede da 
Giovanni 1 Paleologo imperatore d'orien- 
te nella chiesa di s. Spirito di Roma nel 
1 369. Fondò una cappella e 3 beneficia- 
ti nella basilica Vaticana, con copiose ren- 
dite e l'obbligo del coro. Intervenne in 
Avignone all'elezione di Gregorio XI, il 
quale con amplissima autorità lo dichia- 
rò legato di Roma, della Sabina , della 
provincia di Marittima e Campagna, del 
Patrimonio e del ducato di Spoleti, con- 
tro i ribelli e tirannetti prepotenti, che 
abusa vano dell'assenza de' Papi da Roma, 
ì quali tutti ridusse al dovere e tolse lo- 
ro l'usurpato. Avendo Gregorio XI re- 
stituita la pontificia dimora in Roma, ivi 
morì nel 1378. Temendo i romani che il 
successore potesse nuovamente partirne, 
si presentarono al CoAic/a(^e(^.), minac- 
ciando i cardinali se non eleggevano un 
romano,essendo quasi tutti francesi, men- 
tre romani erano soltanto i cardinali Te- 
baldeschi e Jacopo Orsini. Eletto in ve- 
ce rS aprile Urbano VI napoletano e ar- 



a5o T E B 

civescoTO di Bari, raccontai ne' voi. II!, 
p. 202, LYIII, p. 3o4ed altrove, che i 
l'omani per equivoco avendocredulo fos- 
se francese, assalirono il conclave, e per 
frenare la furia del popolo i cardinali ve- 
stirono da Papa il deciepito cardinal Te- 
baldescbi. Caloialii romani, corsero a ve- 
nerare il concittadino, ma egli non po- 
tendo più resistere pel male che faceva* 
no alle chiragrose sue mani in baciarle e 
ribaciarle, dichiarò chi era il vero Papa, 
onde il popolo sdegnato con impeto si sca- 
gliò sul conclave, volendo uccidere gli e- 
lettori. Per l'interposizione d'alcuni au* 
torevoli si quietò e riconobbe Urbano VI. 
Il cardinale nel medesimo anno mori in 
Roma, e fu sepolto nella basilica Vatica- 
na con semplice epitaUlo. 

TEBALDI Domenico o Tommaso, Car- 
dinale, Inglese dell'ordine de'predicato- 
ri, per la sua pietà e profonda dottrina 
mosse Riccardo II re d'Inghilterra ad e- 
leggerlo per suo confessore, e poco dopo 
Urbano VI nel dicembre 1 38 1 lo creò car- 
dinale prete di s. Pietro in Vincoli. Al- 
cuni dubitano di questa creazione, la qua* 
le é difesa con gran ardore dal Cavalle* 
ri nel suo Whvo de Cardinali domenicani, 

TEBALDO Jacopo, Cardinale, Nato 
in CoUescipoli, ma cittadino e nobile ro- 
mano, altri dicendolo figlio d'uno di Col- 
lescipoli venditore d'olio per Roma. Me* 
diante ostinalo studio e seria applicazio- 
ne, divenuto eccellente giurista e dotto- 
re di gran fama, dopo aver esercitati con 
lode i governi del ducato di Spoleti e del- 
la città di Perugia, Nicolò V nel 1 4^0 lo 
fece vescovo di Monte Feltro; pe'suoi me- 
riti e pel favore di Simone suo fratello, in- 
signe medico assai amato da Calisto HI, fu 
du questi a' 1 7 o 18 dicembre 1 4^6 crea- 
to cardinale prete di s. Anastasia, e poi 
eletto arcivescovo di Napoli non ne pre- 
se possesso per averlo ceduto al cardinal 
Oliviero Caraffa. Si trovò presente a'con- 
davi di Pio II e Paolo II, e soccombe al- 
la morte iuRoma nel l466,uuiversalmen• 
te compianto per l'innata sua benignità 



TEB 

e piacevolezza dì costumi. Fu sepolto nel- 
la chiesa di s. Maria sopra Minerva, pres* 
so alla porta laterale al manco lato di quel 
tempio, in cui fu eretto un monumento 
lavorato sul gusto autico, con iscrizione 
in versi che ricorda persino l'ora del suo 
decesso, senza dire l-'età, negligenza assai 
frequente ne' vetusti epitafli. 

TEBE. Sede arcivescovile di Grecia 
nella Beozia, provincia di Livadia, capo- 
luogo di distretto, distante più d'i 1 le- 
ghe da Atene, e con meno antico voca- 
bolo chiamata pure Tkivao Thìva^, Gia- 
ceva la città alta o nuova sopra d' una 
assai amena altura denominata Cadmea, 
in mezzo a estesa vall^ incolta, traversa* 
ta da'fiumicelli Canavari e Ismeno; ferti- 
li però ne sono i dintorni di vino, olio, 
tabacco e cotone. Ancora la cingevano le 
mura antiche rozze e mezzo diroccate, e 
prima d'entrare nella città era vi la chieM 
di s. Luca, la sola delle 5 che prima sor- 
gevano suburbane, e pare che fosse sta- 
ta fabbricata sulle rovine del tempio d'A- 
pollo Ismenio, il cui pavimento in musai- 
co dicevosi appartenergli. I cristiani vi a- 
veano le chiese di s. Nicola, di s. Cateri- 
na, di s. Andrea, dis. Stefano, della Pre- 
sentazionedellaB. Vergine al tempio, del 
Salvatore, di s. Demetrio, rovinate nella 
greca rivoluzione contro i turchi, insieme 
ad altre; la chiesa detta il Calolicon perì 
nell'incendiodel 1 780. Esibendo la oittà in 
rovinoso stato, neli84o venne tracciato 
un piano regolare per riedificarla. Ma il 
furioso terremoto de' 1 8 agosto 1 853 tut- 
to interamente distrusse, crollando gli e- 
difizi sagri e profani, ie due moschee dei 
turchi, le ca^^e parte in pietra e parte in 
legno. Il disastro si eslese a 17 villaggi 
vicini, e altre città, con vittime sepolte e 
feriti, restando la popolazione senza tet- 
to, priva d'acqua che prima avea in ab^ 
bondanza, espogliata di tutto. Della rino- 
mata città non rimasero tracce: così pe- 
rì la celebre capitale della Beozia, la pa- 
tria di Pelopìtle, d'Epaminonda, di Pin- 
daro e di Plutarco, divenuta uu mucchio 



TEI) 

nne.L orribile terremoto cagionò de» 
bili guasti nell'Attica, e per la sua 
eoza ne risentirono le case più so* 
l'Atene. A Tebe si ripeterono le de* 
ti scosse a'24 agosto^ continuando a 
ir gli edifìzi con gran fracasso: si riu-* 
rouo a'29 e 3o settembre, e ponea* 
orecchio in terra si sentiva un con* 
\ rombo come di lontano cannoneg* 
ento,il suolo essendo in continuo mo* 
nto di tremore. L'antica Tebe avela 
cinta considerabilissima, e la nuova 
imea appena occupa il sito della ve- 
fortezza o Acropolis, Dovea il suo 
:ipio a Cadmo i.%uo re, ma cresciu- 
iisiderabilmente^quella parte che gia« 
sull'altura si chiambCa^^/zieadal no- 
tei fondatore, e fu considerata come 
tadclla relativamente alla città bai* 
essendosi Anfione e Zeto impadroni* 
1 paese alla testa d'un esercito, con-* 
(ero la città alta colla bassa città, e 
iposero il nome di TeZ^e, Omero di* 
e la chiusero con 7 porte denomi* 
Eiettride, Pretide, Neilide, Crenea, 
ùmo, Ogigia e Omoloide^ e vi eres* 
torri di spazio in ispazio. Anfione fu 
id innalzare a Mercurio un altare, e 
me ne ricompensò lo zelo col dono 
1 lira meravigliosa, onde i poeti can^ 
IO che al -suo suono portentoso il re 
: dietro di se i sussi e innalzò le mura 
le; indi persuase gli abitanti della 
»agna a stabilirsi dentro di esse, Veuu- 
;be in rinomanza pel valore degli a* 
li, sostenne lunghe e ostinate guer^ 
n felice e infelice successo: di essa Pu- 
re Edipo, Eleocle e Polinice; fu ciò- 
issedio prima di Troia, e impotente 
gersi da sola nella guerra del Pelo* 
esosi congiunse con Sparta.Dipoi es-> 
\%\ costituita con regime democrati- 
I assalila e quasi distrutta dagli spar* 
e in bando ne andarono la più par- 
cittadini, fra cui Pelopide. Ma que-* 
rode potè ricuperare la sua patria, 
indolaall'altruidominio, e allora co- 
lò Tebe a risorgere e a divenir città 



TEB a5i 

secondaria, e poscia nuovamente prima* 
ria. Onde pieua di forza, perché fornita 
di cittadini forti e intrepidi, ruppe l'aU 
ieanza contratta con Atene,e allora fu riat* 
taccata dagli spartani con tanta violenza 
che tutti la giudicarono perduta. A saN 
varia surse Epaminonda gran politico ed 
eminente guerriero, il quale vinto esba* 
ragliato interamente il nemico, penetrò 
nel Peloponneso, e attraversato il fiumo 
Eurota, corse all' assedio di Sparla eoa 
proponimento di distruggerla, il che poi 
non fece. Ma con Epaminonda peri an- 
cora la gloria di Tebe; imperocché, tran* 
ne la casa di Pindaro, fu distrutta coll'uc* 
cisione di 6000 abitanti e col bando di 
3o,ooo da Alessandro il Grande^ e non 
più risorse fino a Cassandro figlio d'An* 
tipatro aiutato dagli ateniesi , messeni e 
megalopolitani. Essendosi i tebanidichia* 
rati per Mitridate nella guerra co'roma* 
ni, Siila li ridusse all'ultima miseriaepri« 
vò di tutte le prerogative, le quali riacqui* 
starono da altri romani. Al tempo di Pau* 
sania tutta la città bassa era in rovina^ 
eccettuati i templi, soloera popolata lacit* 
tadella, cui chiamavano semplicemente 
Tebe, e la quale fiori sotto gl'imperato- 
ri greci, e sotto i latini dopo che i fran- 
cesi e i veneti presero Costantinopoli nel 
1 a o4* Nel 127 8 Nicolò castella no di s. O* 
mer vedovo di Maria d'Antiochia, aven- 
doimpalmalaAnnaComnena vedova del 
principe d'Acaia, andò a stabilirsi con lei 
nella Morea. Colle sue grandi ricchezze 
potè far innalzare in Tebe un gran castel- 
lo, che da lui prese il nome, facendovi ma- 
j^nifiche abitazioni in forma di reggia. 
Questo grandioso edifizio fu poi distrut- 
to da'catalani che a grande stento se n'e- 
rano impadroniti,e lo abbatterono temen- 
do che se ne impossessasse il duca d'Atena 
Goltierodi Brienne, laonde poi appena vi 
restò ujna tórre nell'estremità della Cad* 
mea. Tebe fu conquistata dal francese La 
Iloche,unode'grandi vassalli del rediSa* 
Ionico, Bonifacio di MonfeiTato, indi fu 
unita alla signoria d'Atene^ e in essa fu 



aSa T E B 

stabilita la zecca delle moneteche dovea- 
BO.servire per quel nuovo principato.Coo* 
quistatada'tui'chi divenne capoluogo dei 
sangiacato di Negroponte, indi aggiorni 
nostri diventò parte del nuovo regno di 
Grecia. Avanti l'orribile terremoto pochi 
\esUgi rimanevano delle sue tante magni- 
fjcenKc, ma facendosi degli scavi proba- 
bilmente se ne otterrebbero feraci e im- 
portanti risultati. Dappoiché presso la 
porta Omoloide fu già il tempio d'Apollo 
dal fìume detto lsmenio,che a vea le statue 
di Mercurio fatta da Fidia e la Minerva 
da Scopa. Vicino alla porla Eieltride mo- 
stra vausi le rovine della casa che abitò An- 
fitrione quando fu costretto a lasciar Mi- 
cene. Avea Ercole Promaco un tempio 
presso la stessa porta, colla statua mar- 
morea del nume. In quello d'Animone, il 
poeta Pindaro vi dedicò la statua scolpila 
da Calamide. Presso a questa sorgeva il 
tempio della Fortuna, la quale dea tene- 
\a in braccio Pluto fauciullo.Credeusi che 
il tempio di Cerere Tesmofora o legisla- 
trice fosse un tempo la casa di Cadmo, e 
della dea non mostravasi che il busto,ce- 
lato il rimanente della statua.Sta va i 1 tea- 
tro dalla parte di porta Pretide, e vicino 
un tempio di Bacco Lisio.Pur nello stesso 
quartiere vedeasi il tempio di Diana Eu- 
clea^eScopa ne avea fatto la statua. Il so* 
prannome di Euclea equivalendo a buo- 
na riputazione