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Full text of "Dizionario di erudizione storico-ecclesiastica da S. Pietro sino ai nostri giorni .."

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% 



DIZIONARIO 

DI ERUDIZIONE 

STORICO-ECCLESIASTICA 

DA S. PIETRO SINO AI NOSTRI GIORNI 

SPECIALMENTE INTORNO 

AI PRIirCIPALI SANTI, BBATI, MARTIRI, PADRI, AI SOMMI PONTEFICI, CARDIHALI 
B Pia CELEBRI SCRITTORI ECCLESIASTia, AI VARII GRADI DELLA GERARCHIA 
DELLA CHIESA CATTOLICA, ALLE CITTA* PATRIARCALI, ARCIVESCOVILI B 
VESCOVILI, AGLI SCISMI, ALLE ERESIE, AI CONCILII, ALLE FESTE PIÙ SOLENNI, 
AI RITI, ALLE CERIMONIE SACRE, ALLE CAPPELLE PAPALI, CARDINALIZIE B 
PRELATIZIE, AGLI ORDINI RELIGIOSI, MILITARI, EQUESTRI ED OSPITALIERI, NON 
CHE ALLA CORTE E CURIA ROMANA ED ALLA FAMIGLIA PONTIFICIA, BG. BC. BC. 

COMPILAZIONE 

DEL CAVALIERE GAETANO MORONI ROMANO 

SECONDO AIUTANTE DI CAMBRA 

DI SUA SANTITÀ PIO IX. 



,;-^.> 



// 



r 



VOL. LXXXI. 



IN VENEZIA 

DALLA TIPOGRAFIA EMILIA litl^k 

MDCCCLVl. 





La presente edizione è posta sotto la salvaguardia delle leggi 
vigenti, per quanto riguarda la proprietà letteraria, di cui 
TAutore intende godere il diritto, giusta le Convenzioni 
relative. 



DIZIONARIO 



DI ERUDIZIONE 



STORICO -ECCLESIASTICA 




T 



TRI 



T. 



RIONFOy Triumphiis. Gei-emonia 
pomposa e solenne, onore pubblico che 
facevasi presso gli antichi , allorché un 
duce degli eserciti, che avea ottenuto se* 
» gnalala vittoria, entrava nella capitale 
dello stato cui apparteneva. Le Acclama* 
zioni di Laudi (F.) ùe* Soldati e del pò* 
polo chene'trionf] gridavano dietro il vin* 
dtore IO iriumphey die origine alla voce 
Triumphus^BÓ imitatione dell'io ihriam" 
be Bacchi fiht canta vasi nel trionfo diBac- 
co. Già a Ingressi soleniii iir Roma , ol« 
tre di questi, loro pompe e archi trionfa* 
li, parlai del trionfo degli antichi roma- 
ni, di sue ceremonie, edell'ovasioceopio 
colo trionfo, ed eziandio in lutti i nume* 
rosi articoli che lo riguardano. Ne'piii so- 
lenni trionfi sì eressero archi lrioiiÙI,de« 
cretati dal senato romano, ed i iapmtili 
di Roma (F.) e di altrove li dettrM ds^ 
ve esistono, anche dicendo de'^Oitfvi* 
più rinomati, ed «'luoghi loro di qi 
temporanei che si erìgono a'priMipL 
aulicamente s'innaixavano mI Péi9es*% 
del Papa (f^.),matsime da'doehi di Par* 
ma e Piacenza ( P'.) feudatari deV" ■- ^• 



TRI 

de; il che dalle popolazioni si pratica nei 
loro Fiaggi o Villeggiature \F.)y e tal- 
volta nel loro rilorno a Roma. Si eresse 
da principio in Roma una sola Porto trion- 
ftle, della quale ragionai a Porti di Ro- 
ma, per la quale tutti ì vincitorì entrava- 
no, e per la Strada {F.) trionfiilesi re- 
ca vano al Campidoglio ( F,) ad o£Grire un 
Sagrijizio ( F,) nel Tempio di Giowf (f^.), 
che si ringraziava con formola che si legge 
uelBrissonio, De Formulisjnìire pronun- 
ziandone nel l'ascendere il carro trionfale. 
Siccome il dittatore Furio Camillo dopo 
la presa di Veio volle trionfai^e con ap- 
parato insolito e troppo superbo, travet** 
•aado Roma tu carro tirato da cavalli 
hiancbij ed f fOOMoi dando tale carro al 
Solfi fa ohMiji Ip a esiliarsi da se stesso da 
Bfl inie CtewiMMi Reiskìo, Disser- 

ffphOi Romano per equos 
Liiiieburfli675. In ap- 
\tv li li plica IO- 

ij ioufi, eili 

1 'iehoLc- 

or I ^rin/n- 

fìhi. I ipei- 



4 TRI 

10, De romanorum Triumphis, Jena« 
j 702. Gio. Pielro Bellori, reterus Ar* 
cus Augustorumtriumphy insigmis, Ro- 
mae 1 690 : Sygismundi Augusti Man* 
tuam adeuntis profectio ac triumphus^ 
Romae: Archi trionfali di Roma con le 
spiegazioni del Bellori e dvlFea^ Roma. 
Gio. Battista Piranesi, Trionfi de* roma- 
ni: Archi trionfali di Roma e d^ Italia. 
Oltre gli archi trionfali, vi sono i monu- 
mentali e di transito. Gli archi monumen- 
tali trionfali furono destinati a ricordare 
i trionfi ottenuti dopo vittorie segnalate. 
L'idea primitiva degli archi trionfali cre- 
de il Nibhy poterla dedurre dagli orna- 
menti , che posticci facevansi alle porte 
delle città, ed agli archi di transito, do- 
ve l'esercito reduce vittorioso passava, che 
venivano ornati con immagini e con isto- 
rie che dopo la pompa trionfale toglie- 
vansi. Affine pertanto di rendere perpe- 
tua la memoria de' trionfi vennero co- 
strutti monumenti solidi sul luogo pel 
quale l'esercito era passato, sia entrando 
in Roma stessa, sia Igngo la strada con- 
solare che avea seguito. Non VMtti gli ar- 
chi furono eretti in memoria di trionfi; 
ve ne furono ancora di quelli innalzati, o 
da qualche corporazione, da particola- 
ri agl'imperatori in benemerenza di bene- 
fizi o di favori ricevuti, e di quelli resta- 
ti non tutti presentano la magnificenza 
de'trionfàli. Finalmente altri ne furono 
eretti come semplici fornici di transito, 
onde entrare in qualche luogo particolare 
o recinto, e questi che debL>onsi riguar- 
dare come d'origine più antica, e che a- 
vea fornito l'idea de'monumentali e dei 
trionfali,naluralmeute erano più sempli- 
ci de'nomiuati. A quest'ultima classe uoi- 
sconsi i giani, fornici a due ed a quattro 
foccie, perciò chiamati hifrontes e qua^ 
drifrontes^ e particolarmente costruì van- 
ti ne'fori e presso il Tribunale, Dell'an- 
tica invenzione degli archi trionfali, e che 
sene fa menzione pure dalla s. Scrittura, 
parla il p. Menocliio, Stuore, t. 3, cent 

1 1, cap. 393: Dell'arco trionfale clic si 



TRI 

drizzò Saul , e degli archi parimenti 
trionfali de* romani. Nota che questi al 
principio furono di semplice lavoro e di 
vile luateria, poi crescendo la potenza e 
la ricchezza della repubblica, si fecero eoa 
ispesa e ornato maggiore, e s'abbellirono 
con trofei, iscrizioni, colonne e statue; oca 
che fu costume scolpirvi la pompa del 
trionfo e le cose in eitso portate, le bat- 
taglie navali e terrestri , cou varie mac« 
chine da guerra e armi. Principalmen-, 
te vi si scolpirono Vittorie espresse eoa 
figure alate e corone in roano, e le iscri- 
zioni per dichiarar le cause per le quali 
furono drizzati, e se per decreto degl'im- 
peratori o del senato romano. Per impe- 
dire al trionfatore di troppo inorgoglir- 
si, era permesso a'soldati che portando ra- 
mi d'alloro esultanti cantavano iotritirn» 
phe^dì unire alle lodi versi satirici; di più 
si faceva salire sul carro trionfale uno 
schiavo, da Plinio ingegnosamente chia- 
mato r^r/i/^xg/orioe, perché incessan* 
temente gridava all'orecchie dei trionfa- 
tore: Respice post tej hominem memen- 
to te. Romolo e i suoi successori guerreg- 
giarono quasi sempre co' loro vicini per 
ottenere uomini, donne, terre, e ritorna- 
vano in Roma colle spoglie de' popoli de- 
bellati: consistevano queste per la massi- 
ma parte in biade e in armenti , oggetti 
importanti di grandissima gioia. PeròRo- 
moloi.^re di Roma, fu pure il i.'a entra- 
re trionfi n te in Roma {f^.) carico di spo- 
glie opi//»e, che così chiamò per quelle del 
da lui ucciso Acroue re de'ceninesi, e le 
depose nel tempio di Giove Feretrio, sul 
quale fu poi costruito il Tempio di Gio- 
ve Ottimo Massimo Capitolino, Ecco l'o- 
rigine de' trionfi de'romani, che furono 
in appresso la principale cagione del se- 
gno di grandezza a cui giunse la città e- 
terna. Siccome quegli solo sotto i cui au- 
spicii si era fatto la guerra, avea diritto 
di chiedere il trionfo, allorché non v'eb- 
be altro duce supremo se non V Impera» 
tore^ i trionfi doveaugli essere riservati; 
per tal modo il trionfo divenne un pri- 



TRI 

Tllegìodegrimperatori e de'prindpt del- 
la casa imperiale. Benché poi si toglies- 
se a pei*sona privata la pompa del trion- 
fo, si continuò tuttavia ad accordar loro 
quelle distinzioni che in ogni tempo era- 
no a quelle annesse, vale a dire il di- 
letto di portare la Togao Tonaca (V.) 
pietà o palmata^ abito trionEile in cer- 
te ceremonie, una statua che li rappre- 
sentava con quella veste e con Corona 
(F,) d'alloro; Analmente alcune altre 
prerogative meno comuni, da Tacito rin* 
chiuse nelle parole : et quidqidd prò 
triumpho datur. Qualche volta avven- 
ne, che se il senato rifiutava d'accordare 
il trionfo, richiesto dal vincitore e con- 
quistatore, per mancanza di qualche ne- 
cessaria condizione, il duce trionfava sul 
monte Albano (ora Gì ve e luogo ove so* 
no i Passioni stt). Papi rio Massa fuili.^ 
die trionfò in questo modo Tanno di Ro- 
ma 5^2; e ili. Mie dell'ovazione godesse, 
fuPublio PostumioTuberto Tanno di Ro- 

• 

ma aSo.Talvolta iPapì concessero l'onore 
del trionfo con Ingresso solenne inRoma 
(^.),come Paolo III all'imperatore Carlo 
V vincitore di Tmhwi ( /^.)j' e s. Pio V a 
Marc' Antonio Colonna generale di s. 
Chiesa vincitore della Turchia a Lepanto 
(F.)f colle 12 galere pontiGcie, onore de- 
cretatagli anche dal senato e popolo ro* 
mano, e descritto da Francesco Alberto- 
nio nella Relazione de II* entrata fatta in 
Roma dall' Eccito Marc* Antonio Co- 
/o/i/2^^ edaLucianoCenturioni, Columna 
Rostrata^ seu plausus Triumphantis M. 
j4. Columnae^ Romaei633. il Buonar« 
roti, Osservazioni sopra alcuni meda» 
gliom\ ne riporta eruditissime sui trionG 
degli antichi romani , mediante pompa 
presa da quella colla quale ritornavano 
alla patria i vincitori de'giuochi Olimpici. 
Ragiona particolarmente sui carri o qua- 
drighe trionfali tirate da 4 o da 6 cavalli 
(Nerone si servì d'alcune cavalle ermafro- 
dite in alcuni suoi effeminati e vituperevo* 
li trionG),o dagli elefanti ne'trionfi Partici 
o Persici degl'imperaloriAlessandroSeve- 



TRl 5 

ro e Gordiano. Che i trionfanti erano pre- 
ceduti e circondati da' soldati con rami 
d'alloro, ma nelle medaglie monumenta- 
li de'trionfi sono espressi con rami di pal- 
me , ed anche i trionfatori vestiti della 
toga pietà portavano un ramo d'alloro e 
lo scettro colT aquila, perchè sempre a- 
veano qualche imperio come consoli o 
proconsoli,avvertendoche siccome gl'im- 
peratori aveano a vita l'imperio procon- 
solare, i trionG loro nelle medaglie si di- 
stinguono particolarroentedal ramo d'al- 
loro da loro portato, senz'altro bastone, 
quando però non fossero stati nel mede- 
simo tempo consoli; i quali magistrati con 
solenni pompe venivano portati in pub* 
blico a rallegrare il popolo con feste e 
giuochi fatti a loro spese e da loro pre* 
sieduti, treni o processi consolari che nei 
monumenti furono presi per tronG. Che 
a'trionfutort era portata la corona da un 
servo pubblico, e poi sotto gTimperatori la 
fecero reggere da una Ggura della Vitto- 
ria; nella pompa trionfate conducendosi 
pure le torri dette Fercula a più ordi- 
ni, con le spoglie de' vinti in forma di tro- 
fei, e degli schiavi sopra e da' medesimi 
portate, essendovi effigiati e dipinti i prin- 
cipali avvenimenti della vinta guerra, e 
rappresentate le città espugnate nella me- 
desima; i prigionieri principi erano con- 
dotti avanti e vicino al carro del trionfan- 
te, e legati colle mani avanti. Che appe- 
na in Roma giungeva la notizia delle ri- 
portate vittorie, si celebravano le fe!»te e 
i giuochi trioufdli, ed il senato decretav.i 
l'onore del trionfo, f n essi si rallegrava il 
popolo, facendosi condurre le immagini 
o statue degT imperatori in abito trioni 
fa le sui carri e cogli ornamenti trionfali; 
feste e giuochi che ti rinnovavano dopo 
i trioufì, assistendo? i grimperatorì culla 
toga pietà f i quali ne'trioi»^ intadèviiio 
nelTultirao luogO| che pe- nifi ed ei- 
sere il primo. D^ Irìénfi 
cora: Onofrio Pkl 
Heimstadii 1675. G^ 
Trittmphis vetenun 1^ 




G TRI 

1 549. Tommaio Lìdiali, Serie summo" 
rum magistratuuniyet Triumpborum r(h 
manorum, Filippo Antonini, // Trionfo 
romano^ Faenza 1 769. G. Cesare Buien- 
gero, De spoliis beilicis, trophaeis^ ar* 
elibus triumphalibtiSf et pompa trium^ 
ph\ nel Thes, di Grevio. Francesco Mo- 
di, Pandectae Triumphalex^ Francofur* 
ti 1 586. J. Dario Schieferdech, Disserta- 
tio ile Triumphiset Ovationibus roma' 
ìwrumy Lipiiaei695. Giovanni Nicolai, 
Romanorum Triumphus solemnissimus^ 
Francofurti i690.Le pompe Irionfalide* 
gii antichi furono in parte imitate ne'so- 
lenni Treni (V,)^ per la Coronazione de- 
gì* Imperatori (/^.), per la Coronazione 
de* Re (/^.), nel Possesso del Papa {F,) 
quando era solennistiino, nel possesso del 
Prefetto di Roma (F.)t nel possesso del 
Senatore di Roma(F.), ed in altre pub- 
bliche funzioni splendidissime. 

TRlt'OLI. Sede inesco vile della pro- 
vìncia eoclesf astica di Lidia, neiresarcato 
d'Asia, eretta nel secolo IV sotto la me- 
tropoli di Sardi. La città non più esiste, 
e le rovine si vedono ancora sul 6nme 
Meandro a poca distanza da Geropoli. Si 
conoscono i seguenti 7 vescovi greci che 
ne occuparono la cattedra. Agogio fu nel 
3i5 al concilio di JMicea I; Leonzio dot- 
li««imo assistè al sinodo di Seleucia del 
359, non riconosciuto per canonico, e nel 
quale si unì agli ariani e sottoscrisse la lo- 
ro forroola di professione di fede; Com- 
modo sottoscrisse al concilio d' £feso del 
43 1; Paolo Irovossi nel 449 ^' briga n* 
daggio o conciliab«>lo d'Efeso, e nel 4^1 
lìi al concilio generale di Calcedonia; Gio- 
vanni sottoscrisse la lettera del concilio 
di Lidia all'imperatore Leone I, relati- 
\aroenle all'assassinio di s. Protero d'A- 
lessandria ; Anastasio assistè e sottoscrìs- 
se al VII concilio generale; Sisinniofu al 
concilio di Fozio. Oriens cìwistianus, t. 
I , p. 880. In questo nel t. 3, p. 1 070, tro- 
vaci che Trìpoli di Lidia ebbe altresì dei 
\ escovi latini, e ne riporta due: fr. Mar- 
tino de Soto-Major carmelitano, nomina- 



TRI 

to da Eugenio IV nel i44o> ^>** Bartolo- 
meo de Ghisolfi de'minori,cletto da Sisto 
IV nel 1 479* Trìpoli, Tripolitan^ è ora 
un titolo vescovile in partibus del simi- 
le arcivescovato di Sardi ^ clie conferisce 
la s. Sede. 

TRI POLI. Sede vescovile della i . 'pro- 
vincia della Frìgia Pacaziana, nell' esar- 
cato d'Asia, sotto la metropoli di Laodi- 
cea, eretta nel secolo IX. 

TRIPOLI, Tripolis, Tarabolos.CM- 
tà vescovile e considerevole d'Asia della 
Fenicia marittima, ora nella Turchia a- 
siatica, già capitale d'una contea de'cro- 
ciati e di presente capoluogo del pascià- 
laticodel suo nome in Siria, che compren- 
de in parte l'antica Fenicia, l'antica Lao- 
dicea, e abbraccia il paese di Kesrauan 
abitato da'maroniti che ne occupano la 
parte suJ-ovest. Giace a 35 leghe da Da- 
masco, ed a 4^ da Acri o Toleuinide, iti 
una fondura a pie d'un ramo del fiume 
Xanto che scaturisce nel Monte Libano, 
sotto una montagna in cima alla qnnle 
sorge un castello munito a circa mezza le. 
ga dal Mediterraneo. Residenza d' un 
mutsellim o governatore, e d'un console 
di Francia, è lunga e stretta e traversala 
dal Nahar-Aba-Aly, o l'antico Xouto, fiu- 
micelio che quivi si varca sopra due poti* 
ti di pietra, le cui sponde riescono som- 
mamente pittoresche, ed il quale forma 
cascate bellissime, essendo formata la sua 
cinta da mura di giardini. Poco salubre 
o'è l'aria, a motivo dell'acque stagnanti 
che contiene; le case assai bea fabbrica- 
te e le strade insiniciate per la maggior 
parte, ma in parecchi punti traversate da 
acquidotli sospesi, i quali, essendo in pes- 
simo stato, lanciano piover V acqua sui 
passeggieri. Numerose fontane, tutte più 
o meno decorate d' araìbeschi, trovatisi 
sparse per tutti i quartieri. Vi sono due 
moschee , un bagno ben fabbricato , ed 
nn kan vastissimo e pulitissimo. Ti-a la 
città ed il maredistendesi una fertile pia- 
nura coperta d'alberi fruttiferi, tra altri 
da moricelsi e olivi, e pre«»so la spiaggia 



TRI 

trovasi In lioi'gnla chiamata Manoa, dal 
nome dell'antico monastero dove s. Ma- 
rina sotto abito virile visfemolti anni pe- 
nitente, con grandi magazzini , kan, caf- 
fè ed altri edifìti. PiU oltre sorgeva in ma- 
no de'greci il famoso tempio di a. Grego- 
rio Ttiuinaturgo, profanalo verso la me- 
tà del secolo XVII da' maomettani, co- 
me tanti altri santuari. Sebbene il Terxi 
riferisca nella Siria sacra, che Tripoli 
giace sulle sponde del mare, come in pe- 
nisola, favorita dalla natura di sito como- 
do, elevato e fortissimo, provvista anco- 
ra di spazioso porto, cinta da torri e da 
mura terra pienate; nondimeno i geografi 
moderni affermano , che oon ?' e porto 
propriamente detto, né la rada offre si« 
curezza quando forte sia il vento mae- 
strale; le navi danno fondo fra la terra e 
certi piccoli isolotti sassosi. Quantunque 
la situazione sia poco favorevole al com- 
mercio, tuttavia vi si fanno grandi espor- 
tazioni di seterie,di fazzoletti nel paese fìib- 
bricati, di sapone e di sponghe raccolte 
fra questa città e Berito. Conta più di 
ao,ooo abitanti, e nelle vicinanze si firn- 
Ilo notare il sepolcro e la moschea d'un 
santone,ombreggiati da platani, con una 
vasca entro cui nlimentaosi de'pesci sagri. 
Il territorio forma un amenissimo giar- 
dino, pieno d'ogni sorta di frutti; é irri- 
galo da parecchi fiumi e ruscelli scen- 
denti dal Monte Libano. Quando il tem- 
po é in calmo scorgesi sulla spiaggia del 
mare ed entro questo stesso parecchie sca- 
turigini di dolce ed eccellente acqua, che 
credousi procedere da una gran grulla di- 
stante una lega all'est, e ch'è osservabi- 
le per una sorgente copiosissima ch'esce 
dalla terra a grosse bolle, e si perde iodi 
a poco nella grotta stessa. Allorquando i 
Crocesìgnati{V,)^\\xn%tVQ in questa cam* 
pagna, rinvennero tra le altre cose canne 
di zucchero, che la più parte degli storici 
chiamarono canne di micie. Questa pian- 
ta eravi stata trasportala dall' Indie, co- 
me in altri luoghi della Siria, donde por- 
tate in Sicilia e di qui a Granatu^ indi a 



TRI 7 

Madera, furono poi recate al Brasile e 
nel rimanente d' America. A due leghe 
verso l'oriente diTripoli vedeasi una tom- 
ba tagliata cello scoglio, che i sirii cristia- 
ni credeano essere il sepolcro di Canaan o 
Chanaan nipote di Noè, il padre de'feui- 
cii. Il nome di Tripoli corrisponde alla 
ma origine, perche fondata da 3 popoli 
diversi, cioè Tirii, Sidoniì e Aradi (non 
Arabi come vogliono altri). Erano que- 
sti soliti convenirvi in tempi stabiliti per 
cagione del traflSco, e volendo assicurare 
le merci vi fabbricarono alcune case ore- 
cinti, ben distinti l'uno dall'altro per uno 
stadio, come in seguito si costumò in o- 
rienle.Questo nome di 7*ri]po/i, che signi- 
fica tre città, trovasi in diverse altre prò- 
viucie ove esisteva una città composta <li 
tre parti, oppure in cui eravi un'astocia- 
zìoiie di tre città. In progresso di tempo, 
colla frequenza de'popoli crebbero a se- 
gno, che gli uni agli altri si unirono, e con 
ciò di 3 borghi si formò una città, ove poi 
si radunavano i pubblici rappresentanti 
delle circonvicine per trattar di affari po- 
litici e distato. Ciò avvenne, secondo Dio- 
doro Siculo, nell'Olimpiade 107. Si vuo- 
le da alcuno che ancora sussistano le 3 
divisioni o intervalli, ma il Tei-zi nel cele- 
braitie l'opulenza,onde gareggiò colle pri- 
marie città di Fenicia,dice che non conser- 
va l'antica figura, per essere stata riedi- 
ficata parie sulle rovine dell'antica e por- 
le fuori del suo ricinto in forma triango- 
lare. Il p. Quien vktWOriens christianiis, 
quanto al nome di Tripoli, \o dice deri- 
vato dalle vicine Ire città di Araelo,Sido^ 
ne e Tiroj e formatasi di 3 parti, tutte 
con pari distanza da essa lontane, ciascu- 
na avendo coloni di Arado, Sidone e Ti- 
ro. Die i natali a Teodosio poeta lirico, 
ed a Teodoro matematico che scrisse Jc 
Sphaeris, e diccM fa luì Tolomeo, 

Proclo e Tione o: ^ero i precetti 

più cssenxiali di \el me- 

morando con«?ii* 
vicinante fu vml<- 
de, fuggirono tiu ^e^ci• 



I queste 

' Gran- 



8 TR I 

to , preTalendosi delle navi trovate nel 
porto, e veleggiarono a Cipro. La città 
pervenuta in dominio d'Alessandro, dopo 
la sua morte ubbidì a vicenda a'Seleuci 
ed a' Tolomei. Sotto i primi vi si adorò 
Giove Tripolitano, ciò ricavandosi dalle 
medaglie coirepigrafe Jovi Delubro. An* 
fioco il Grande re di Siria la conquistò 
con tutta |a Fenicia verso Tanno a 19 a* 
vanti l'era corrente. Recatosi a gueiieg- 
giare nella regione il Magno Pompeo, la 
conquistò alla repubblica romana , con 
l'uccisione del tiranno Dionisio, ch'erosi 
impadronito della città. Si conoscono piìl 
medaglie col nome di Tripoli di Fenicia, 
coniale ad Antonio e Cleopatra, degl'im- 
peratori Augusto, Nerone, Traiano, Se- 
vero, Eliogabolo, e dell'imperati ice Giu- 
lia Soemia. Sotto il dominio de' romani 
fu la città libera, avendo il diritto di go- 
vernai*si colle proprie sue leggi , e sotto 
Fimperatore Vespasiano prese il sopran- 
nome di Flavia, Vi fu promulgato TE* 
vangelo al nascere della Chiesa, ma il cul- 
to cristiano scemò notabilmente quando 
nel 638 fu tolta a' romani da Youkima 
greco rinegato, uno de'generali del calif- 
fo Omar maomettano. Tripoli passò poi 
in potere de'califlì d'Egitto, a cui la tol- 
sero i crociati della 1 ,* Crocia ta{F.), per 
liberare i santi luoghi di Siria dalle ma- 
ni degT infedeli, di che e con altre no- 
zioni analoghe riparlerò airarticoioTua* 
GHIA. Narrai nel voi. LXXVII, p. a5, che 
Bai mondo IV conte di Tolosa e di s. 
Gilles, (èce parte della crociata alla te- 
sta di 100,000 uomini, dopo aver ri- 
cusato la corona della conquistata Geni- 
salemme,8i recò all'assedio di Tripoli, du< 
rante il quale si andò formando uno sta- 
to inSiria, e morì a'28 febbraio i 1 o5, nel 
castello di Monte- Pela ri n da lui £ibbri- 
cato in faccia a Tripoli, lasciando il det- 
to slato al nipote Gugliel mo conte di Cer- 
dagiie,8uccedendoIo negli stati aviti il pri- 
mogenito Bertrando contedi Tolosa e di 
s. Gilles. Questi imitando il zelo religio- 
so del padre, prese la croce, neh 109 si 



TRI 

recò in oriente, ed a' io giugno espugna 
Tripoli dopo un assedio o bloccodi 7 an- 
ni, aiutato da Baldovino I re dì Gerusa- 
lemme e da' genovesi. Non pare quindi 
che Tripoli fosse conquistata avanti la 
Pasqua del 1099, come vuole il p. Le 
Quien. Tripoli allora divenne capitale di 
una contea, che comprese parecchie pìaz* 
ze lungo il mare di Fenicia da Maraclea 
sino al fiume Lieo, donde avea principio 
il regno latino di Gerusalemme ^ed uno 
de' 4 principati latini eretti in Siria dai 
principi cristiani crocesignati, sotto la 
sovranità de* Tripoli tani Comites, Que- 
sto principato e questa città per distin- 
guerli dogli altri Tripoli, fu detto TV/- 
poli di Soria o Siria, Bertrando fu pro- 
clamato contedi Tripoli nello stesso gior- 
no che vi fece il suo ingresso, e nel me- 
desimo anno morto il cugino Gugliel- 
mo riunì alla contea le terre che avea ri* 
cevuto dal padre suo. Neil 1 io coadiu- 
vò Baldovino I a conquistare Borilo^ che 
si arrese a'i5 maggio. I due principi nel 
seguente giugno marciarono in soccorso 
di Baldovino del Borgo conte di Edessn, 
ove un'armata di saraceni lo teneva as- 
sediato ad istigazione del di lui nemico 
Tancredi cuginooziodiBoemondo I prin- 
cipe A* Antiochia^ della quale e del prin- 
cipato Ialino riparlai a Siria. Al rumo- 
re della loro marcia gl'infedeli levarono 
l'assedio. Indi dopo aver con Baldovino 
I assediata Sidone, che si arrese nel di- 
cembre, Bertrando si recò a stabilir la sua 
residenza in Tripoli. Nel 1 1 1 1 Tancredi 
amministratore del principato d'Antio- 
chia, dopo la morte di Boemoudo, essen- 
dosi dÌ!«gustatn con Bertrando, gli tolse 
Tortosa o Ortosia ossia Antarada, che 
in Siria avea conquistato il padre, dan- 
done il governo a Guglielmo naturale di 
Roberto duca di Normandia. Bertrando 
si vendicò di quest'insulto in una manie- 
ra tutta cristiana. Avanzotosi sino a Ce- 
sarea di Filippi un esercito di 100,000 * 
turchi, distanti una sola giornata da An- 
tiochia, la minacciavano d'assedio, per cui 



TR I 

i imploro il foccomo cle'principi 
Pi-oiitamente l'ebbe da Baldo- 
Ja Bertranilo e da aldi signori, 
soli 26,000 uomini fugarono 
li a'29 dicembre. Bertrondonon 
nersi di collegnrsi nel 1 1 la con 
imperatore greco contro Tan- 
T riaver da questi Antiocbia in 
suo giuramento. Durante le ne- 
li della lesa morì Bertrando a' 
e, cui successe T unico suo figlio 
tto la direzione del vescovo del- 
e si meritò d'esser chiamalo /V- 
Ila gloria de suoi maggiori^ li- 
giusti fìi'ò colle sue beile azioni. 
b succedette soltanto agli slati 
l'oriente e alla contea di Tripo- 
ndo godere ad Alfonso Giorda- 
io la contea di Tolosa e gli al- 
d'occidenlc; il quale articolo va 
i*eMnte , per le altre notizie ri- 
ti i conti di Tripoli derivati dai 
ilosani. Pons si distinse in quasi 
j[uerre ch'ebbero al tempo suo i 
contro gl'infedeli. Nel 1 1 1 3 mar- 
Tiberiade in soccorso del re Bai- 
, e nel 1119 sentendo che fìug- 
[;ente di Boemondo II piincipe 
hia veniva aggredito da un fur- 
esercito dì turchi, corse per li- 

0, ma non fece in tempo, poi- 
*iù perito colla sua armata; indi 
lÒGon Baldovino II re di Geru- 
,in una sanguinosa batlaiiliu vin- 
ifedelt. Nel 1 1 11 Pons ebbe col 
iposito deiromagj^io (rinvcstìtu- 
cusBva rendergli, una questione 

1, di cui gii altri baroni del regno 
[lirono le conseguenze. Neh 124 
> all'assedio di Tiro,il cui conqui- 
:ipal mente si dovè al suo valore 
. Dipoi coU'aiulo del re, nel 1 1 27 
5 la città di Rafanìa vicina a'suoi 
ella provincia d'Apamea. Dopo 
; neli i3i di Baldovino II prese 
d'Alice vedova di Boemondo 11 
d'Antiochia, che il re Folco con- 
a' tutori della (IgUa Costaoxa il 



TRI 9 

governo del principato. G l'impedii il pas- 
saggio per marciarvi sopra, ma nella G;uer- 
ra insorta rimase sconfitto dal re, il qua- 
le poi lo lil)erò dall'assedio cui l'av^iino 
cinto i turchi in Monlferrund. Nondime- 
no Pons continuando la guerra cogl* in- 
fedeli, neli 187 tradito da'siri del Mon- 
te Ld>ano restò vinto e prigione, patendo 
barbara morte. Gli successe nella contea 
il primogenito Uaimondo, il quale da fi- 
glio amoroso volle subito vendicar la mor- 
te del padre contro gli asiossini che l'a- 
veaiio occasionata; li prese nel Monte Li- 
bano e con rigorosi cupplizi li fece mori* 
re in Trìpoli, con giubilo del popolo. In- 
tanto Sanguino sultano d' A leppo gli rup« 
pe guerra e assediò in Bnfauia. Accorse 
Raimondo 1 con re Folco, ed assalito San- 
guino, restarono disfatti e il conte prigio- 
ne e Folco assediato in un castello; finché 
soccorsi da Guglielmo patriarca dì Gè- 
rus<demme,che colla vera Croce guidava 
le truppe, e da Uaimondo principe d'An* 
liochia e marito di Costanza, ond>edueri-> 
cuperorono la liberta. Neil 149 alla bat- 
taglia di Belinas vinse il sultano d*Alep- 
pò Noraduio , il quale si risarcì in altro 
combattimento,ove morì Uaimondo prin- 
cipe d' Antiochia, a cui successe il figlio 
Boemondo III sotto la tutela di Cosiaii- 
ca e del padrignoUinoldo. Neil i5i fini- 
mondo I perì presso |:i porta di Tripoli, 
uccÌ!«o da una masunda de'dintorni, dive* 
nendo conte di Tripoli il lìi^lio Uaimon- 
do Il sotto la r('.!>ì*en7.a della madre O- 
diema, sorella di iMelisscrnde regina di Ge- 
riisalemnie.Neli i63 iNoradinoall'as^edio 
di liarenc fdtti prigionieri il conte e Boe- 
mondo III d*Anlio( hia, ftfce loro provare 
a^prissima calli vita, e inediaote riscnllo 
d'8o,ooo ducati d'oro li rimise in liber- 
tà nel 1 1 7 1. Nel preceilcnle anno Tripo- 
li soggiacque a sì orribile terremoto, che 
quasi tutti t suoi fabbricati crollarono, ri- 
manendo la più parte degli abii ir»!- 
li sotto le rovine. Non guari d ) la 
ciltà venne rifabbricala ine^ i.i. 
1 crislianl vi lUbilinHio inum: 



>c 



IO TRI 

la e camelloUi, conliniia mente occupan- 
dotene nelle fabbriche ben 4ooo. Nel 
1 177 il conte dopo esser «tato sconfitto 
datanti Haipa, si portò ad assediar Ba- 
rene, e indulse difersi signori a secondar- 
Jo, ma adescato da una sooinaa offertagli 
dal governatore si ritirò. Nel 1 1 78 essen- 
do Baldovino IV re di Gerusalemme a 
cagione della lebbra impotente al gover- 
no,affìdò la reggenza al conte di Tripoli, e 
nel 1 1 85 morendo la confermò sino alla 
maggiorità del nipoteBaldovinoV, il qua- 
Je pure nell'anno dopo scese nel sepolcro, 
Raimondo 11 allora contrastò il trono di 
Gerusalemme a Guido di Lusignnno, ma 
pel bene della pace riniintiò poi alla sua 
pretensione. Mentre il conte nel 1 1 87 sla« 
va all'assedio di Sefori venne assediata in 
Tiberiade sua moglie Esquìva da Sala- 
dino, che impadronitosi della città a' 2 
luglio la die alle fiamme, risparmiando il 
castello ov'erasi ritirata la contessa, e re- 
candosi incontro al marito che veniva ad 
assahrlo. Nel dì seguente cominciò la fa- 
mosa battaglia diTiberiude, cui Raimon- 
do 11 con un'allocuzione degna di S'iliu- 
•tio, avea inutilmente consigliato d' evi- 
tare. ^Nelln rotta de' cristiani fu costretto 
alla fuga, per cui fu da alcuno incolpato 
di colini venza co' nemici , e poscia mori 
nell'anno stesso in Tripoli minacciata d'as- 
sedio da Saladino, il quaje s' impadronì 
del castello di Tiberiade. Non avendo fi- 
gli, legò i suoi stati al figlioccio Raimondo 
lllfigiiodi Boemondo III principed'An- 
tiocliia. Caduto esso in demenza, talvol- 
ta violenta, verso il 1 200 alljdò la contea 
a Boemondo IV il Guercio iuo fratello^ 
durante la minorità di Raimondo Rupi-* 
no di lui figlio, avuto da Alice figlia di 
Rupino della Montagna principe d'Arme- 
nia. Boemondo IV abusando della fidu- 
cia fraterna, nel 1 20 1 ri uni nella propria 
persona la couteadiTn|>t»li in unal prin- 
cipato d'Antiocliio;(lelle vertenze che per- 
ciò insorsero feci parola nel voi. LI, p. 807 
e altrove, essendo vi intervenuto Innocen» 
zo JJI (/^.) per pacificarle» Nel 1 233 di- 



TRI 

venne principe d'Antiochia e conte di Tri* 
poli Boemondo V, succeduto al padr» 
Boemondo IV, che sposò Luciana Conti 
nipote d'Innocenzo III, la quale dal ma" 
rito ebbe in dono la metà della oontea di 
Tripoli nel caso che avesse succeuiooe,t 
3o,ooo bisaotioi in caso contrario, coaia 
notai nel voi. XVI I, p. 76. Da essi 
quero Boemondo VI che nel t a5 1 
se al genitore, e Piacenza maritata adEn^ 
rico I re di Cipro i la madre Luciaoa &• 
cendo da amministratrice nella sua miiK^ 
rità non venne lodata. Fu creato caTalìe« 
re d'Antiochia da s. Luigi IX in Joppc^ 
onde inquartò al suo stemma quello di 
Francia. A suo tempo il vescovo latino di 
Tripoli, Obizzo San vitale, fu nel 1 260 da 
Papa Alessandro IV traslato a Parma» 
Boemondo VI prese imprudentemente Is 
parti de' veneziani contro i genovesi, • 
così mantenne le dissensioni che trassers 
in rovina le cose di Terra Santa. Egli pciv 
de Antiochia nel 1268, la quale fu pre* 
sa d'assalto a'ig maggio o a'ia giugno^ 
dal sultano BibasoBondochar, facendo* 
vi 1 00,000 prigionieri, oltre 1 7,000 
sul luogo fece trucidare. Morì a Tripo>| 
li nel 1274} lasciando il figlio fioemo%{ 
do VII sotto la tutela della madre Si! 
la figlia del re d'Armenia e del vesoofi; 
di Tortosa ossia Antarada. Egli stabiFi la 
sua residenza a Tripoli, donde presiò etl 
maggio d'investitura a Carlo I d'A 
re di Sicilia e Gerusalemme, nelle raiial, 
del baPi d'Acri. Il suo carattere petulae* 
te e indiscreto accese gravi dissensioni 
cavalieri templari. N'ebbe pure col 
vo latino di Tripoli, che obbligò adab»{ 
bandonare Terra Santa. A' 1 3aprile 1 aSfi 
Tharanthai, generale di Kelaoun Mai 
el-Mansor sultano d' Egitto e di Ba 
nia , che il p. Le Quien chiama Mei 
Me«sor, tolse a Boemondo VII Laodi 
e radef*uò al suolo. Morto poi Boei 
do VII a' 19 ottobre senza prole, i 
contrasto tra Sibilla sua madre e 
suasorella,uiogliediNajare diTouci fiii 
cese e grande ammiraglio di Sicilia ^.j 



TRI 

alla successione della contea di Tri- 
ti sultano Kelaouu troncò le dispu- 
a presa da lui fatta CAìMammahic- 
'^•) di Ti-i|>oli , cbe fece incendiare 
1^7 aprile 138801289. Narrai! Ri- 
che la combatlè di notte sì fìera- 
i, che per Tinfiefolitefoiie de'cri- 
r ebbe per forza, e furonvi uccisi 
cristiani. Alquanti scamparono so* 
gnì ch'erano nel porto, rifugiando* 
olemaide. Alle crudeltà il malva- 
Itano aggiunse V empielà, facendo 
! alla coda de'cavalli le ss. Immagi- 
rascinarle per tutta la cillìi. Dopo 
I i saraceni rubata e spogliata d'o- 
itanza, essendo piena di molte mer- 
! e altre cose, il barbaro sultano la 
rdere, abbattere e disfare da' fon* 
liti. Addolorato Papa Nicolò IV da 
disastro, ili. "di settembre con let- 
igiunse al vescovo di Tripoli , che 
»sse e facesse promulgare la crocia - 
ira i pessimi saraceni, nella Schia- 
e Della Marca di Treviso. Tutte le 
piazze della contea di Tripoli cad- 
ici tempo slesso sotto la potenza del 
o, unitamente a quelle del princi« 
l'Antiochia. Per tali perdite i ero- 
i trovarono ridotti alle sole città di 
fiaide,òì Tiro e di Sidone , che non 
ono a cadere nelle mani degl'infe- 
Tripoli cogli stati formanti la con- 
iirono poi riuniti airimi)ero della 
uà, e ne segui i destini e le vioen- 
litiche. 

fede cristiana fu predicata a Tri- 
e'teropi degli Apostoli dal principe 
i s. Pietro, che vi costituì per ve- 
Marone, un collegio di 1 2 preti e 
coni, non che l'ordine delle vedo- 
utti i ministri della Chiesa, a'quali 
e d'ubbidire a Marone. Tanto egli 
iUGcessori vi eliminarono gli avanzi 
iitilesimo,non senza dillìcollà e per- 
oni, poiché la chiesa di Tripoli hi 
ala dal fecondo sangue de'martiri 
N>nzio che pali insieme oon Ipazio, 
no e Teodolo folto l'imparo d' A 



TRI II 

driano. In quello di Dioclezinno riporta- 
rono la palma del martirio i ss. Luciano, 
Melrobio, Paolo, Zenobio, Teotino eDru* 
so, come si legge nella Siria sacra, L'im-i 
peratore Giustiniano! eresse una sontuo- 
sa basilica a s. Leonzio, che si rese cele- 
bre. La sede vescovile appartenne alla 
provincia ecclesiastica della Fenicia Ma- 
rittima nel patriarcato d'Antiochia, sui- 
fraga nea dell'arcivescovo di Tiro, ed eb- 
be vescovi greci, greci-inelchiti, maroniti 
e Ialini. I vescovi greci che si conoscono 
sono Marone, cui successe Ellanico, che 
nel 3i'j intervenne al concilio di Nicea I, 
e poi a suggestione degli ariani abbrac- 
ciali i loro errori, fu obbligato a dimet- 
tersi ed esulare, da s. Eustasio patriarca 
d'Antiochia, surrogandogli Teodosio. Nel 
sinododi Seleuciadel 35() \reneo tpisco' 
pus Tri polis Phneniciae ^siccome ariano, 
sottoscrisse T eretica professione di fede. 
Commodo nel 43 1 kì recò al concilio d'E • 
fcso, e per la sua adesione a Ne^torio fu 
separato dalla comunione cattolica. Teo- 
doro nel 4^ 1 intervenne al concilio diCal* 
ccdonia e ne sottoscrisse i canoni, indi nel 
458 firmò la rinomata epistola dal sino- 
do di sua provincia indirizzata all'impe- 
ratore Leone I, sul martirio di s. Protero 
d'Alessandria. Il vescovo Stefano amma- 
latosi d' infermità incurabile, si recò al 
sepolcro di s. Eutimio archimandrita, e 
coli' olio di sua lampada per virtù divi- 
na guarì perfettamente.Gli successeLeon- 
zio di lui cugino, ornalo di cospicue virtù, 
e fu largo benefattore del monastero di 
monaci sotto l'invocazione del gran mar- 
tire s. Leonzio. Arsenio è l'ultimo vesco- 
vo di cui si abbia memoria. Oricns'chr, 
t. a, p. 8aa. 1 maroniti antichi vi ebbero 
degli arcivescovi, suffraga nei del palrifir- 
ca maronita d' Antiochia, e se ne cono- 
scono sei. Isacco insigne - 'l'ina ve///- 
drensiSf BÌannoàel e ' \ftrro- 
nitìóì Roma,ordinn' <), oulore 
di diverse opere, e p< iLere in- 
I i ne,siriache ed a ra 1 > 1 • s s < > IVI i - 
chele Uesronita ari uidi Giù- 



12 TRI 

^anni Hesrontta degnissimo^nominato da 
Urbano Vili e morto nel i644- Poscia 
Gabrìele,quindi Giuseppe Hesronìtaar- 
chiepi scopi Tnpolitani del 1676. Nel 
1695 sedeva Giuseppe Simonio^ al dire 
del Terzi successore di Gabriele^ per cui 
sembra il medesimo Hesronita. Basilio 
monaco fiorì nella 1 .' metà del secolo de- 
corno. Orienschr. t.[3,p. 79.ConquislatR 
Tripoli da'croce«ignati latini, vi fu eretta 

10 sede vescovile del rito loro, sotto il pa- 
triarca d'Antiochia, indi Papa Innocenzo 

11 la dichiarò suliraganea dell'arcivescovo 
latino diTiro,quando elesse per vescovo 
di Tripoli Gerardo, che nel 1 1 87 cadde 
prigione de'saraceni. Romano nel 1 1 79 
intervenne al concilio di Laterano III. 
L. eletto arcivescovo d'Apamea, dal pa- 
triarca d'Antiochia neli 198 fu traslato 
a Tripoli di propria autorità ; ma Papa 
Innocenzo III sospese al patriarca l'offi- 
cio pontificale e perciò la facoltà di con- 
fermarlo, per avere operato inconsulta 
Sede apostolica f come sospese L. eletto. 
Dipoi assolse L.ed a'3 1 dicembre di pro- 
pria autorità lo trasferì a Tripoli, come 
similmente tolse la sospensione al patriar- 
ca; indi ingiunse al vescovo di Tripoli e 
al suo capitolo di conferire il i.*^ canoni- 
cato che vacasse a certo Raimondo. Do- 
po il III 3 gli successe Gaufrido arcidia- 
cono francese e fratello di Fiandra di san- 
ta vita e operatrice di miracoli. Nel 1 2 1 5 
Innocenzo III invitandolo al concilio di 
Laterano, con sua lettera enciclica, dice : 
In eodem modo (archiepiscopo et episco- 
pis) per Trinapolitanam (Tri poli tana m) 
^row'/iciVz/7i (consti tutis). Papa Innocenzo 
iV del 1243 mandò l'arcivescovo di Tiro 
e V. eletto episcopo TripotìCimo^ per in- 
quirire il vescovo di Biblos e il patriarca 
antiocheno. 11 vescovoObizzo sunnomina- 
to nel 1 260 passò a Parma. Al vescovtrfr. 
Guglielmo domenicono nel 1263 scrisse 
Urbano I V, perchè gli esponesse le dissen- 
sioni che agitavano la Terra Santa. Nel 
12 74 sedeva fr.Paolominorita,ru al conci- 
lio di Lione 11, e probabilmente fu quel 



TRI 

▼etcoTodi Tripoli vessalo d'Antaradi 
1 278,eche per insidiargli la vita dovj 
gire. Nel 1 279 Nicolò III l'inviò a Rod 
1 re de'romani, ed a Carlo I re di 
lia per collegarli insieme ; e poi avi 
patito atroci ingiurie da Boemondo 
conte di Tripoli , questi fu gravem 
ammonito dal Papa. Cintio Pigna m 
romano essendo eletto di Tripoli, Oa 
IV nel 1286 lo dichiarò arcivescov 
Capua. Era vescovo B. quando il ta 
no di Babilonia Melec-Messor a'27 a 
1 289 espugnò Tripoli, onde Papa Ni 
IV ingiunse al vescovo di predicare ii 
cidente la crociata contro i saraceni, 
lettere del i.*^ settembre, e nuovam 
con altra de'20 ottobre 1290. Nel 1 
il vescovo Guido Baisi di Reggio fu e 
arcivescovo di Ravenna. Giovanni a 
te benedettino vescovo di Trieste, d 
lessandro V fu traslato a Tripoli. Gli 
cessero Pietra l,e per sua morte a'28 j 
naioi4i4 ^1*- Simone minorità; indi 
vasi Pietro 11 , che morto a'i4 nov 
brei435, in questo Eugenio IV gli 
rogò fr. Nicola del Nevo minorità. E 
il vescovo Antonio, trovo per sua m* 
nominalo nel i4Si fr. Benedetto di 
doaria minorità. Orienschr, l. 3,p. 1 1 
Presentemente Tripoli ha i segueoli 
scovi di diverso rito. L'arcivescovo 1 
Paolo Musa, Tripolitan Maroniiar 
e ne parlai nel voi. XLlll, p. 127, nel 
Inarcato d'Antiochia da' Maroniti ii 
ria, 11 vescovo oig.*^ Atanasio Tolu 
Tripolitan 3Ielchitarum^ come dita 
voi. XLI V, p. 1 58, nel patriarcato dtf* 
Ci- Mele/liti iu Siria. Il vescovo TV 
litan Syrorwn^ la cui sede é tulton 
caute, su (fra ganea del patriarcato dofi 
in Siria, il che riferii nel voi. LXV1 
3o. Vi sono le missioni apostoliche4 
tini, del vicarialo apostolico di AUd 
Berrea(V,\e ne riparlai aMoanC 
IVO ed a Siria. Vi sono poi ora in u 
i lazzaristi col prefetto di loro mittUll 
un tempo eranvi i gesuiti e i carmall 
i lazzarisli furono sostituiti a'geHiM 



Tfil 

Iella congrcgaiione di prapagan» 
da cui dipendono i vescovi di Tri- 
livei'ii ricordali rili.de'as nooetn- 
I. Dell'ospizio de' minori oiier- 
Terra Santa, eiisteiite in Trìpoli 
ente dal p. GuardìéiiioAei i, Se- 
f.), feci meniioiie nel voi. XXX, 
60, ove diui della miuione de' 
ini. FinalraenleTripoli, Tripoli- 
D tilolo veKOfilein parlibtu,Ae\- 
■rctvetcovalo di Tuo, che con- 
a. Sede. Nefu insignito mg. 'Giu- 
■Iwìkì, die Iratfei'ilo a' 3 inog- 
\ da Leone XII al patriarcato 
bÌade'^/fironi7i,il Papa nel con- 
c'aSgiugooiSaH nominò veKi>- 
npolìs civìtas Maritima PIàoe- 
ih Arcìu'epìtcopo Tyren,in par- 
Idelium, come leggo nella pro- 
iGonciitoriale, mg.' Ferdinando 
Jitìiovenano dioceii di MolHtlta, 
liacono ei.* dignilù dell' iniigne 
■ di Giovenazio, e con rìteniio- 
rcidiacoimlo; dichiaralo poi au- 
■\ iCKOvo di Melfi e Rapolla, pa- 
cgorio XVI, poiché con lalequa- 
neperlai.'vollapubliUcntonel- 
e di Roma àt\i^^o. 11 regnante 
k1 conci) loro de'3 InglioiS^^, 
im Ferdinandi Siciliani, come 
dia propMiiioric concinni i a le,iti> 
BtcoTO in partìhns Tripolis ci- 
tcapalit Phoeniciac tub ardue- 
Tyren, il re*, p. fr.GiuttoRe- 
Camei'inOidell'ordinede'inino- 
ecini, maeitro in filoioOa e leo- 
finilore generale e prefètto della 
ù»\ ino ordine, co niultore della 
BÌODÌdela, olIìtiOfde'vMGOvi e re- 
di propogaotla Jf (/ry ìndi • p«r 
Milli iMUtoMlbt maimn»fto. 
i, il Papn In fece omminiilrnio- 
ilioodel vcKOvnlodi SinigagiÌA 
polrin, ed «'7 manux 653 lai 
itilohre^'(a.XIÌApo*toli«l 
I tallo l'opKv I . " 

ggnCmón.lTi 
ediBtm 



TRI i3 

che nel giorno precedenie, domenica, il 
cardinal Patri» «icario di Roma, nella 
cliieta della u.Trìniliidu'Moniì, asiiitilo 
dall'arci vetcovo di Parigi edalvetcovod' 
Orlean>,af ea fatto la solenne conugrazio- 
ne di mg.' Leone Frsnceico Sibouril'I- 
ilrei arcidioceii d' Àiz, vicario generalo 
(del fralelloarGÌveiGovo)di Parigi, elet lo 
veicovo di Tripoli ìn ftarlibus infidi-lìuiit 
(con breve apoMolìcodel Papa Pio IX dei 
33 diccmbrei854, dichiarandolo inoltre 
ausiliare d.-l Fialello). 

TniPOLI.rri/io/i'i.Regnoorrggen. 
la di tìarharia, ntW Africa {F.), trova- 
li tin 33° 4^ e 33° di lùliindiiie nord, e 
tra 7* 4"' e 36* di longitudine ett, nella 
parte più orientale della Darbaria mede- 
(ima. CoRipotlodel paeselli Tripoli pro- 
pria al tud-ove»t, del regno di Feizan al 
tud e del regno di Bnrca all'è*!, viene al 
nord limilnto dal Mediterraneo, ali' eit 
dall'Egitlo,eUuddalSabara,edall'Dvest 
dal regno di Tunisi (V.). IrreguloriuimB 
n'è la forma-. Ì1 Mediterraneo ti produce 
il gran golfodella Sidra, ed il Fctian inol- 
trasi coniiderabitmente ne'deterti.La lun- 
ghniB della legione è di circa 4oo leghe 
dall'est all'ovest, prcssoo poco tolto il pa- 
ralcllodella repubblica di Gadamet.OaH 
occidentale della reggenia di Tripoli , e 
della repubblica e altra Oaii di Sjrouah, 
governale da'iceiLi nominali dal pascià 
governatore della reggenta di TrìpolÌ,cui 
pagano annui Iribuli, prima eueTormau- 
doparle de'dooiinii della reggenia di Tu- 
nisi. Sotto il la" meridiano è la massimo 
SUB largbeua di 1 3o legbc,tutLa la reggen- 
u diTripolÌ8vei]dola(upei'lìciedi45,oao 
leghe qiindrate. La regione di Bnrca oc- 
cupa H'" In parte orientale della ri-g- 
I ' ipuli, ed è posta fra la gran 

' iiuminauo le Seuclie ih lìm- 
ite lono abitale lungi) il Mo- 
■ parte meridiuiiiili; ì' del inl- 
■ta,a sporta di LuIìl'hIì e de- 
(IcDtmiflaiidosi Dcìcrtu di 



i4 T [l I 

Barca, susseguito neirinlerno più al sud 
dulDeserlodi Libia.E questa ranlicaCire- 
unica, e comprende all'est la più grau par- 
te della Marmarica. Si disse ancora £i- 
hia ( l\) PentapoU ( F,) per le 5 sue prio- 
ci pali città denominate: i?eremce^ ^r5/- 
twCyTolcmcùde oTo\omt\VLy Cirene {/^.)i 
tutte slate sedi vescovili,e Cirene o Curia 
divenne metropoli della Libia Pentapo* 
li con suffiaganei sotto il patriarcato d'A- 
lessandria, ed Apollonia o A pollonos^ del 
qual nome vi furono due sedi vescovili, 
una detta pure Cossia, sotto la melropo* 
li d* Antiiioe eretta nel V secolo, T altra 
sufTraganea di Tolemaide eretta nel IX 
secolo, ambedue appartenenti al medesi- 
mo patriarcato ed alla i / e 2/ Tehaide, 
Alcuni dicono che una di dette sedi fosse 
Sottésa (/^.), sede vescovile sufFruganea 
di Cirene, ma essa fu eretta nel IV seco- 
lo. Fu Soausa l'antico e femoso porto di 
Cirene, emporio il più insigne del oom* 
mercio di Libia, e le navi d'ogni banda vi 
affluivano. Ora appena gli è rimasto il no* 
me di Al orza-Susa,diflicil mente accessibi- 
le, come tutta la spiaggia Cirenaica. Tali 
titlù ora probabilmente corrispondono a 
tengasi, Tocbira, Curin già capitale del- 
la Cirenaica, Barca e Bonandria. 1 mon« 
li Gerdobab, che si estendono al sud, rac- 
chiudono nelle loro valli le due famige- 
rate Oasi di Syouab e di Audjelab. Tan- 
ta era la fama di fertilità della Cirenaica, 
che i mitologi vi favoleggiarono simbo- 
licamente gli Orti Esperidi, ne'quali le 3 
sorelle Esperidio Atlanlidì della bella vo- 
ce, che altri fanno giungere sino a 7, vi 
custodivano le piante che producevano 
de' pomi d' oro di sorprendente virtù, e 
perciò guardali dall'orribile drogo Espe- 
rio (di verso dal mostro o Idra di Lerna di 
7, ovvero 9 e anche 5o teste, che nel ta- 
gliarle si rinnovavano) didle 100 teste, il 
quale a un tempo mandava 1 00 fischi di- 
versi, poi ucciso da Ercole per impadro- 
iiirM de'pomi d'oro, che fu la 1 2.' e ultt- 
nin sua futica ecouquista. Oggi nella Ci- 
renaica si %edouolespoiiosee verdeggiaa* 



TRI 

ti praterie d' Ericah. Dentro il deserto 
di Barca trova vasi pure la regione Ain- 
monia celebrata per l' inaccessibile tem- 
pio di Giove Ammone, a motivo delle sab- 
bie bollenti che lo circondavano, ìdolo che 
rendeva i vantati oracoli,e reso piùfamo* 
so dall'accesso d' Alessandro il Grande^ 
che vi fece la pazza apoteosi di se stes- 
so, quaUficandosi figlio di quel Duaae,per 
la mania d'innalzar la propria origine ti- 
DO alla divinità. Sebbene il regno di Bar- 
ca appartenga al pascià governatore deK- 
la reggenza di Tripoli, pure il governo i 
affidato a' due bey indipendenti, ma da 
esso investiti del potere, di Bengasi oBe- 
l^oice, e di Derna o Darnis o DardaiU-- 
de (F'Ji metropoli della Libia Marmari- 
ca con sufliraganei sotto il patriarcato d'A* 
lessandria, che gli pagano annuo tributo, 
ed in ambedue le città essi risiedono co- 
me loro capitali. La regione di Tezzan gia- 
ce nella reggenza di Tripoli fra'due de- 
serti, il Libico e il Sahara, e corrispoode 
al paese degli antichi garamanti, ultimi 
popoli dell'Africa noli a'romaui, e douia- 
ti da Cornelio Balbo, che ne menò trioo- 
fo. Il Fezzan, che ha Murzuk per capita- 
le, abbondante di sorgenti d'acqua dol- 
ce, anticamente avea per metropoli Ga- 
rama , e Plinio ricorda la pietra prezio- 
sa garamanlide , che si traeva dalle vi* 
scere d'uno de'monli Garamanlici. Que- 
sto paese ha 1' aspetto tristo e iufecoD- 
do, tranne qualche vallata, ove la vege- 
tazione col beneficio dei rigagnoli d'ac- 
qua acquista qualche vigore; e dtisemi- 
nate si vedono delle specie di Oasi , cir- 
condate sovente da acacie e palme dalte- 
rifere. Ardentissimo è il clima nella sta- 
gione estiva, e agl'indigeni stessi rende- 
si iusoffì'ibile, quando il micidiale vento 
Khamsyn soffia dalle contrade equatoria- 
li. Poco si parlerebbe del misero regnodi 
Fezzan, che non devesi confondere colla 
provincia e regno di Fez o Fes e sua ca- 
pitale omonima nell'impero di Marocco 
{F,)f se non vi fòsse stabilito l'emporio del 
traffico fra TAfkica seltcutrionalee laceu- 



\ 



TRI 

AUrateriaiìo lutto il F(*tzan le ca- 
le, che dairE^ìllo, dalla Cii-eiiaicn, 
rtpoli muovono pi*r riiilerue regio- 
Vi penetrano dai Sondan, dal Bor 
lalla famosa l'ombuclb città e priii- 
e emporio della Nigrizia (f .), e dai 
tutti che il misterioso Niger innaflìa. 
tane di Fezsan governa indipenden* 
lifpoticamenle, e non Milo ereditario 
sua discendenza èq uel trono, ma an- 
I cadì trasmette il supiemo potere 
tiario e religioso a'suoi discendenti, 
nata non è permanente, ma sono 
lì ali. ^segnale 30,000 difensori per 
Dgere qualunque esterno assalto.L'o- 
{io che dalla metà del secolo XVI 
a il sultano al pascià di Tripoli, con- 
in un donativo annuale d'una ma- 
i Khia? i, di polvere d'oro e di sena 
cinale. Quanto olle antichità, come 
gno di Barca, e singolarmente quel- 
lle di Cirene, anche in quello di Fez- 
ri tono avanri di monumenti roma- 
«timoni di loro dominazione. Nel 
in 9 V antiche festigia della citta di 
I dimostrano la grandezza pascala. 
in fu un tempo la città più delizio- 
I Fczzan, perchè collocata in mezzo 
rdini aroenissimi,ed alle campagne 
glior guisa coltivate, ed imponenti 
le rovine del suo castello già fortì- 
. La città di Bonjem, posta all'estre- 
del Fezzan, é una delle fortezze ga- 
Dtiche, che i romani nell'Africi^ co- 
"ono in mezzo a'deserti, e vuoisi eret- 
:cmpi di Settimio Severo. Il regno 
ipoli propriamente è limitato al nord 
nare, dal Barca all'efit, dal Fezzan e 
lahara al sud , dal regno di Tunisi 
rest, e comprende una superfìcie di 
00 leghe quadrate. Trovasi questa 
ada bagnata nella massima parte dal 
della Sidra, all'ovest terminato dal 
Mesurata, il più notabile del pnesc; 
>nde di esso golfo sono generulmen- 
mteggiate da btinclii d'arene e sco- 
t. Le montagne che una gran parte 
'ono della regione, ponno conside- 



TRI i5 

rarsi come una continuazione orientale 
dell'Atlante; segnalandosi all'ovest i mon- 
ti Tarhooa e Gharian , e sul limite me- 
ridionale i monti Ouadan ed Haroudjé- 
el-Acouad ; la parte orientale abbraccia 
vaste pianure deserte. Non trovasi nelTri- 
poli proprio fiume nessuno rimarcabi- 
|e;meglio torrenti che fiumi ponno dirsi 
l'Uaadi-Quaaro, eh' è l'antico Cinipìuis, 
l'Uadi-Nahil, erUadi-el-Gaml: alcuni la- 
ghi s'incontrano lungo il golfo della Si- 
dra, e nell'interno giace il lago Sciabara. 
11 clima di Tripoli è salubre; tuttavia gli 
abitanti hanno a temere lo scirocco , il 
quale in autunno di sovente soffia |)er3 
giorni di seguito, e che non si evita se non 
rinchiudendosi accuratamente nei Tabi di- 
zioni. La peste viene meno frequente che 
nella maggior parte degli altri paesi del- 
la Barbarie. Le pioggia cominciano gene- 
ralmente in ottobre, tempo in cui le ter- 
re sonoaratee seminale. I mesi di dicem- 
bre e gennaio riescono secchi; in aprile 
la vegetazione fa pompa di tutto il suo 
^rigore. Il territorio aggiacente alla costa, 
particolarmente all'ovest, è di grande fer- 
tilità. I dintorni della capitale del regno, 
la città di 7ri)K>/i(^.), soprattutto l'al- 
ture di Tarhona e di Gharian sommini- 
strano l'olio d'olive migliore che si cono- 
sca; l' orzo abbonda. I datteri sono una 
delle principali ricchezze di Tripoli;la pal- 
ma che li produce somministra, al tem- 
po del rinnovellamento annuo del suc- 
chio, un liquore abbondante, che i nati- 
vi chiamauo laghi, ed il qualeappena usci- 
to dall'albero, dà una bevanda deliziosa 
e rinfrescante; ma un momento dopo ac- 
quista un grado grande di forza per mez- 
zo della fermentazione, ed ubbriaca abu- 
sandone. Il zafiemno, tra'piìi pregiati del 
mondo , viene precipuamente coltivalo 
sulle montagnedi Tnihona e di Ghaiian; 
la robbia, che i cristiani del paese chiama- 
no alirzari, e gli arabi fura, è uno degli 
articoli più importanti del commercr 
d'esportazione in Europa. Benissimo 9^ 
sce il gelso, e l'introduzione del 




i4 T lU 

Barca, susseguito neirinlerno più al sud 
dulDesertodi LibÌ8.E questa ranticaCire- 
naica, e comprende all'est ia più gran par- 
te delln Morniarica. Si disse ancora Z^- 
hia ( T\) PentapoU ( F,) per le 5 sue prin- 
cipali città denominate: Berenice^ Arsi* 
ìioe,Tolcmaìde oToìomeiaf Cirene (F,), 
tutte slate sedi vescovili,e Cirene o Curia 
divenne metropoli della Libia Pentapo* 
li con sufifraganei sotto il patriarcato d'A- 
lessandria, ed A pollouia o A pollonos» del 
qual nome vi furono due sedi vescovili, 
una detto pure Cossia, sotto la metropo- 
li d* Antiiioe eretta nel V secolo, T altra 
sufTraganea di Tolemaide eretta nel IX 
secolo, ambedue appartenenti al medesi- 
mo patriarcato ed alla i / e 2/ Tehaide, 
Alcuni dicono che una di dette sedi fosse 
Sottésa {F,)^ sede vescovile sufifruganea 
di Cirene, ma essa fu eretta nel IV seco- 
lo. Fu Soausa l'antico e femoso porto di 
Cirene, emporio il più insigne del com< 
mercio di Libia, e le navi d'ogni banda vi 
affluivano. Ora appena gli è rimasto il no* 
me di Morza-Susa,diflicilmenteaccessibi* 
le, come tutta la spiaggia Cirenaica. Tali 
titlù ora probabilmente corrispondono a 
tengasi, Tocbira, Curin già capitale del« 
la Cirenaica, Barca e Bonandria. I rnon* 
li Gerdobab, che si estendono al sud, rac- 
chiudono nelle loro valli le due famige- 
rate Oasi di Syouah e di Audjelab. Tan- 
ta era la fama di fertilità della Cirenaica, 
che i mitologi vi favoleggiarono simbo- 
licamente gli Orti £s[)eri(li, ne'quali le 3 
sorelle Esperidio Atlantidi della bella vo- 
ce, che altri fanno giungere sino a 7, vi 
custodivano le piante che producevano 
de' pomi d' oro di sorprendente virtù, e 
perciò guardati dall'orribile drogo Espe- 
rio (di verso dal mostro o Idra di Lerna di 
7, ovvero 9 e anche 5o teste, che nel ta- 
gltoile si rinnovavano) didle 100 teste, il 
quale a un tempo mandava 1 00 fischi di- 
versi, poi ucciso da Ercole per impadit)* 
nirfti de'pomi d'oro, che fu la 1 1.* e ulti- 
ma sua futica e couquista. Oggi nella Ci- 
renaica si vedono le spaziose e verdeggian- 



TRI 

ti praterie d' Ericah. Dentro il deserto 
di Barca trova vasi pure la regione Ain- 
mooia celebrata per l' inaccessibile tem- 
pio di Giove A mmone, a motivo delle sab- 
bie bollenti che lo circondavano, idolo che 
rendeva i vantati oracoli, e reso piùfiimo* 
so dall'accesso d' Alessandro il Grande^ 
che vi fece la pazza apoteosi di se stes- 
so, qualificandosi figlio di quel nume, per 
la mania d'innalzar la propria origine ti- 
DO alla divinità. Sebbene il regno di Bar- 
ca appartenga al pascià governatore del- 
ia reggenza di Tripoli, pure il governo è 
affidato a' due bey indipendenti, ma d«i 
esso investiti del potere, di Bengasi o Be- 
l^nice, e di Derna o Darnis o Dardani- 
de (F.)f metropoli della Libia Marma ri- 
ca eoo suflraganei sotto il patriarcato d'A- 
lessandria, che gli pagimo annuo tributo, 
ed in ambedue le città essi risiedoDo co- 
me loro capitali. La regione di Tezzan gia- 
ce nella reggenza di Tripoli fra'due de- 
serti, il Libico e il Sahara, e corrisponde 
al paese degli antichi garamanti, ultimi 
popoli dell'Africa noli a'romani, e doma- 
ti da Cornelio Balbo, che ne menò trion- 
fo. Il Fezzan, che ha Muiiuk per capita- 
le, abbondante di sorgenti d'acqua doU 
ce, anticamente avea per metropoli Ga- 
rama, e Plinio ricorda la pietra prezio- 
sa garamantide, che si traeva dalle vi- 
scere d'uno de'monti Garamantici. Que- 
sto paese ha 1' aspetto tristo e infecon- 
do, tranne qualche vallata, ove la vege- 
tazione col beneficio dei rigagnoli d'ac- 
qua acquista qualche vigore; e dissemi- 
nate si vedono delle specie di Oasi , cir- 
condate sovente da acacie e palme datte- 
rifere. Ardentissimo è il clima nella sta- 
gione estiva, e agl'indigeni stessi rende- 
vi insoffribile, quando il micidiale vento 
Khamsyn soffia dalle contrade equatoria- 
li. Focosi parlerebbe del misero regnodi 
Fezzan, che non devesi confondere colla 
provincia e regno di Fez o Fes e sua ca- 
pitale omonima nell'impero di Marocco 
(f^.), se non vi fosse stabilito l'emporio del 
traffico fra l'Africa settentrionale e laceu- 



r 



TRI 

frale. Altraveriano tulio il Feczan le ca- 
rovane, chb dall'Egitlo, dalla Cii-eiiAÌcn, 
da Tripoli muovono pi*r rinlerue regio- 
ni, e vi penelrano dal Sondan, dal Bor 
nu, dalla famosa l'ombuclù città e priu- 
cipale emporio della Nigrizia (f .), e dai 
paesi lutti che il misterioso Niger innaflia. 
il sultano di Fezsan governa indìpeiiden- 
le e dispoticamente, e non koIo ereditario 
nella sua discendenza è quel trono, ma an- 
che il cadì trasmette il supiemo potere 
giuditiario e religioso a'suoi discendenti. 
L' armata non è permanente, ma sono 
pronti ali. ^segnale 30,000 difensori per 
respingere qualunque esterno assai to.L'o- 
maggio che dalla mela del secolo XVI 
presta il sultano al pascià di Tripoli, con- 
siste in un donativo annuale d'una ma- 
no di schiavi, di polvere d'oro e di sena 
medicinale. Quanto olle antichità, come 
nel regno di Barca, e singolarmente quel- 
le belle di Cirene, anche inquello di Fez- 
zan vi sono avanri di monumenti roma- 
ni, testimoni di loro dominazione. Nei 
Fezzan , V antiche vestigia della citta di 
Zuela dimostrano la grandezza passata. 
Tragan fu un tempo la città più delizio- 
sa del Fezzan, perchè collocata in mezzo 
a giardini aroenissimi,ed alle campagne 
in miglior guisa coltivate, ed imponenti 
fono le rovine del suo castello già forti- 
ficalo. La città di Bonjem, posta all'estre- 
mità del Fezzan, é una delle fortezze ga- 
ramantiche, che i romani neirAfrìci^ co- 
struirono in mezzo a'deserti, e vuoisi eret- 
ta a'tempi di Settimio Severo, li regno 
di Tripoli propriamente è limitato al nord 
dal mare, dal Barca all'est, dal Fezzan e 
dal Sahara al sud , dal regno di Tunisi 
all'ovest, e comprende una superfìcie di 
16,000 leghe quadrate. Trovasi questa 
contrada bagnata nella massima parie dal 
golfo della Sidra, all'ovest terminalo dal 
capo Mesurata, il più notabile del pnesc; 
le sponde di esso golfo sono generulmen- 
te fì*onleggiate da biinclii d'arene e sco- 
gliere. Le montagne che una gran parte 
ciioprono della regione, ponno censi de - 



TRI i5 

rarsi come una continuazione orientale 
dell'Atlante; segnalandosi all'ovest ì mon- 
ti Tarhooa e Gliarian , e sul limite me- 
rid iemale i monti Ouadan ed Haroudjè- 
el-Acouad ; la parte orientale abbraccia 
vaste pianure deserte. Non trovasi nelTri- 
poli proprio fiume nessuno rimarcabi- 
|e;meglio torrenti che fiumi ponno dirsi 
l'Uaadi-Quaaro, eh' è l'antico Cinipìms^ 
l'Uadi-Nahil, e TUadi-el-Gaml: alcuni la- 
ghi s'incontrano lungo il golfo della Si- 
dra, e nell'interno giace il lago Sciabara. 
Il clima di Tripoli è salubre; tuttavia gli 
abitanti hanno a temere lo scirocco , il 
quale in autunno di sovente solBa |)er3 
giorni di seguito, e che non si evita se non 
rinchiudendosi accuratamente nell'abiln- 
zioni. La peste viene meno frequente che 
nella maggior parte degli altri paesi del- 
la Barbarie. Le pioggia cominciano gene- 
ralmente in ottobre, tempo in cui le ter- 
re sono arate e semina te. I mesi di dicem- 
bre e gennaio riescono secchi; in aprile 
la vegetazione fa pompa di tutto il suo 
vigore. Il territorio aggiacente alla costa, 
particolarmente all'ovest, è di grande fer- 
tilità. I dintorni della capitale del regno, 
la città di 7ri)K>/i(^.), soprattutto l'al- 
ture di Tarhona e di Gharian sommini- 
strano l'olio d'olive migliore che si cono- 
sca; l' orzo abbonda. I datteri sono una 
delle principali ricchezze di Tripoli;la pal- 
ma che li produce somministra, al tem- 
po del rinnovellamento annuo del suc- 
chio, un liquore abbondante, che i nati- 
vi chiamano laghi, ed il quale appena usci- 
to dall'albero, dà una bevanda deliziosa 
e rinfrescante; ma un momento dopo ac- 
quista un grado grande di forza per mez- 
zo della fermentazione, ed ubbriaca abu- 
sandone. Il zafierano, trn'piìi pregiati dei 
mondo , viene precipucimetile coltivalo 
sulle monlagnedi Tniliona e di Olmi iati; 
la rebbio, che i cristiani del paese chiiimn- 
no alirzari,e gli arabi fura, è uno defili 
articoli più itnporlanli del coiDinercio 
d'esporlaziooe in Europa. Iknissiiuo rie- 
sce il gelso, e rintroduzioiie de bachi (la 



i6 TRI 

seta potrebbe farsi agevolmente; In cas- 
sava, in Europa sconosciuta, somoiiuislra 
una farina nutritiva, ed é uno degli og- 
getli principali della sussislenz^i del popò- 
lo;ìl bisnaé un altro grano assai importan- 
te. Trovansi ne'cantoni montagnosi mul- 
ti piedi di carubbi o frutti di loto, albe- 
ro celebre dell' antichità come alimento 
della nazione de'lotofagi; folto n'é il fo- 
gliame, ed il frutto somiglia assai a quel- 
lo del tamarindi. Le mandorle, i fichi, i 
cedri, gli aranci, i peri, le prugne, le pe- 
sche, l'uve, i meloni, vengono abbondan- 
ti e di sapore squisito. Copiose sono le no- 
ci di galla, e il duplice frutto delle api, la 
potassa. Le razze arabe de'cavalli indige- 
ni sono di debole qualità, piccoli e agili, 
e diconsi barberi; i muli vengono dì fuo- 
ri; numerosi vi si trovano gli asini e mol- 
to robusti. Esportasi per Malta quantità 
grande di pecore, capre, polli e pernici. 
Abbondano i castrati, ma la carne è in- 
feriore; quella però de'bovi piccoli è mol- 
to bbona. Lunghesso la costa trovansi 
quantità di sponghe, destinale all'espor- 
tazione. Il sale marino è la produzione 
principale del paese, e potrebbesi racco- 
glierne 'abbastanza pel consumo di tutta 
l'Europa. Sono i tappeti uno tra gli og- 
getti primari tra le fabbriche di Tripoli, 
e ne esporta annualmente piti di 3ooo; 
stuoie di vario genere, acquavite di dat- 
teri, liquore di palma, burro salato, i ba- 
racani o schiavine, stoffe di lana, lavorao* 
si soprallulto nelle tende de' beduini; si 
lànno bernumi, sorta di mantelli col cap- 
puccio. Apprestano cuoi di bue, pelli di 
vitello, di pecora, e di capra di grossa co- 
da, marrocchini rossi e gialli. La fabbri- 
cazione della potassa appartiene al solo 
pascià, come l'esportazione del sale è mo- 
nopolio sovrano. Si trae un dazio nota- 
bile su tutti i boschi di datteri, e su tutti i 
pozzi di acqua. 11 tripolo, sostanza terrea 
acconcia a lavar vetri , pietre e metalli, 
sebbene trovasi in altre parti, anche d'A- 
frica, specialmente è abbondante oe'din- 
torni di Tripoli; e perciò ne avrà tratto 



TRI 

il nome , dicendosi anche terra trìpoli* 
tana. Sì (anno molte esportazioni per Tu- 
nisi, Algeri, Marocco, il Levante t l'Eu- 
ropa. Trai' importazioni si noverano ao* 
che gli schiavi e gli eunuchi: neli 889 gli 
schiavi negri, secondo l'età e il sesso, si 
vendevano da 5o a 100 colonnati,gli eu- 
nuchi si pagavano sinoa 700 colonnati, il 
numero degli schiavi calcolandosi a aSoo 
l'anno. Importantecomaieixioera pe'tri- 
polilani il passaggio delle carovane, che 
dall'imperodi Marocco dirigevansi indi- 
voto pellegrinaggio alle città della Mecca 
^ di Medina nell'Arabia, per venerazio- 
ne a Maometto; ma la spedizione france* 
se del 1 798 deviò lo zelo de'mussulmani, 
e non più si riaccese coll'antìco fervore, 
anche per gli ostacoli politici frapposti dai 
pascià di Tripoli. Si osservò, che tranne 
la carovana del 1824.9 composta di 3ooo 
individui e aooo cammelli, oltre qualche 
centinaio di donne, le posteriori appena 
giunsero a 4^0 individui. Importavano 
questi pellegrini gran quantità di merci 
dall'Africa interna , che ordinariamente 
cambiavano co'colonnati spagnuoli e coi 
zecchini veneti. Nel ritorno poi che face- 
vano da'detti luoghi, recavauo differenti 
produzioni asiatiche, le quali però pre- 
ferivanodi portare nella patria. Di sigliti 
pellegrinaggi rìparlo a Tubchu. Tripoli 
è il principale porto del paese propria- 
mente di Tripoli; i porti poi più impor- 
tanti del regno sono quelli di Bengasi e 
di Derna, sulla costa del Barca. Il com- 
mercio marittimo si fa principalmente so* 
pra bastimenti italiani e francesi; gl'indi* 
geni hanno piccoli bastimenti, ma il pa- 
scià possiede brigantini, parecchie scune, 
e de' legni a vapore. La popolazione del 
regno supera due milioni d'abitanti, tra 
i quali la metà appartengono al paese di 
Tripoli;popolazione checomponesi di mo- 
ri, turchi, arabi, beduini e giudei; tran- 
ne questi ultimi, che so no in numero mag- 
giore di I a,ooo, tutti gli abitanti della re- 
gione diTripoli sono mu8sulmani,nè man- 
ca un numera di cattolici e di cristiani. 



TRI 

Al servizio del governo sonovi un gran nu- 
mero di cristiani rinegati e di negri. S'in- 
contrano alcuni avanzi di quella stcbial- 
ta chiamata psilli dagli antichi , ed alla 
quale attribuivasi il potere di guarire dal 
morso de'serpeoti e fare altre cose mera- 
vigliose: si vedono percorrere le vie in uno 
stato di nudità e di sporcitìa,e sono ve* 
nerati quali santi dagli abitanti, ed han- 
no pe'crìstiani violenta antipatia. Altre tri- 
bù d'arabi menano vita pastorale nelle 
campagne, e si abituano alle depredazio- 
ni. Ne' monti Gharian inconti-ansi tribù 
arabe , che abitano nelle caverne. I soli 
dintorni del lido sono coltivati e abitabi- 
li, mentre poco al di là errano ne'd eserti 
gli arabi vagabondi, che rendono diffici- 
li le coiunnicazioni col Feztan nel lato 
a ostinale. Quindi non si presenta la con- 
trada, che sotto l'aspetto di monotona pia- 
nura, di cui si tengono in gran pregio i 
pozzi per dissetare le carovane che l'at- 
traversano. Vi sono moltissime abitazioni 
sotterranee e incavale nel sasso, che pren- 
dono lume dall'alto; s'incontrano all'op- 
posto sopra terra frequentissimi i sepol- 
cri costruiti regolarmente in pietra, e di- 
stinti do una bianca cupola sono quelli 
de'loro marabotli o santoni. La riputa- 
zione e il titolo di marabottosi acquista 
colla lettura óeW Alcorano (/^.)» coll'a- 
stinenza dal vino e da'lìquori spiritosi, ed 
invece della poligamia comune agli altri 
maomettani, avere a compagna una so- 
la donna. Lo stesso sovrano s'inchina per 
superstizioso rÌ8|)ettoa questi pretesi san* 
toni,i quali fomentano tale credulità, pra- 
ticando goffe ciurmerie e ridicoli atteg- 
giamenti d'affettata pietà. La reggenza di 
Tripoli e governata da un pascià dispo- 
tico, già tributario del gran sultano della 
Turchia (/^.), il quale pascià in segui- 
to si limitò a ricevere l'investitura e soc- 
correre la Porta ottomana ne' bisogni, 
con truppe e denari. Su di che e altro 
riguardante Tripoli, meglio a Turchia. 
Da più d'un secolo la sovranità diven* 
ne ereditaria nella famiglia mora de'Ca- 

VOL. LXXXI. 



TRI 17 

ramanti. Anni addietro Tarmata tripo* 
li tana di terra non sorpassava 3o,ooo 
soldati regolari, oltre 1 5,ooo arabi pron- 
ti ad ogni cenno, con un trano di 3o 
cannoni. La marina militare contava 3 
cornette da ao a ai cannoni, 3 brigan- 
tini, 5 golette, 6 bovi, 6 bastimenti roer- 
caotili armati in caso di guerra, e 1 o scia- 
luppe, i quali legni erano montati da 
1408 ufficiali e marinai, con un corredo 
di i36 cannoni. Il cabotaggio sì pratica 
du'lripolini lungo la costa e specialmen- 
te da Tripoli città , a Gerba o Cerbi o 
Girba o Zerbi isola de'Lotofàgi del IVfe* 
diterraneo sulla costa del regno di Tuni- 
si, col mezzo de'navigli chiamati sanda- 
li, della portata di io a i5 tonnellate. I 
corsari e pirati tripolini sempre furono te* 
nuti i più audaci e formidabili della Bar* 
baria , e quasi tutte le nazioni europee, 
sinché durò la pirateria, si sottrassero cou 
l'oro dalle loro molestie, e dopo tale a- 
bolizione continuarono qualche lieve an- 
nuo donativo la Svezia, la Danimarca e 
l'Olanda, che probabilmente più non fa- 
ranno. I principali luoghi del regno di 
Tripoli, oltre i nominati di quelli di Bar- 
ca e di Fezzan, ed oltre la capitale Tri- 
poli^ sono i seguenti. Sahatra{f^,) o Sa- 
bathra^ ossia Tripoli Fccchio, già città 
vescovile ragguardevole, posta sul Medi- 
terraneo versola piccola Sirte o golfo di 
Cabes. 11 nome di 'Tripoli le derivò, come 
a diverse altre città così chiamate, per- 
ché le vicine popolazioni di tre paesi con* 
vennero a edificarla, come specialmente 
narrai di TVyjo/iY^-j di Fenicia, già ca- 
pi tale d'uno de'4 principati formati in Si^ 
ria ùa*crocesignatì\ Il suo porto é cape- 
vole di navi d*al^ ^ oggi e per 

essere ridotto i" aere mai* 

sana giace qw E disi 

te peri o leghil ^Hl 

t'o,cioedalùti, » 

bi o Zerbi o Giriy, 
la del Medìlerrai 
della piccola Sir< 
confine della re^'. 



i8 TRI 

Sì, e già vescotalc/, per cui e per appar- 
tenere nello spirituale a quel vicariato n- 
postolico, in tale articolo ne riparlai. Di 
figura quadrilunga ha le coste all'intor- 
no addentellale; e serra colla sua massa 
una piccola baia, e da'due capi che la de- 
terminano viene per angustissimi stretti 
divisa. Nelle guerre contro i turchi, soste- 
nute dall'ordine Gerosolimitano^ e nella 
spedizione africana di Carlo V, fu teatro 
di molti combattimenti navali, e con va- 
rio fato fu occupata dalle potenze beili- 
geranti.La reggenza diTunisi la riconqui- 
stò, comeché in essa geograficamente si- 
tuata, indi la dinastia de'Caramanli nuo- 
vamente la nuni a questa di Tripoli. Ma 
essendo compresa nel vicariato apostoli- 
co di Tunisi, può essere ritornata nel suo 
naturale dominio.Tagiura,citta posta ove 
col capo di tal nome termina la pianura 
subnrbana orientale di Tripoli , eh' è la 
meglio coltivata de' dintorni , e forse la 
stessa che Tacapa {^F,) già sede vesco- 
vile, anzi viene chiamata anco Capes o Ca- 
pez. Ridonda di santoni marabotti, e vi 
s'intrecciano stuoie óon foglie di palme, 
essendo la popolazione di morie ebrei an- 
che intenta all'agricoltura. Lebda, Leptis 
Magna ^ già sede vescovile, città posta nel- 
la spiaggia del Mediterraneo, presso la fio- 
rente pianura di Turot, abitata dagli a- 
rabi beduini. Ha discreto porto, con ca- 
stello furtificato.Fondata da'renicii,fu poi 
colonia romana , e divenne magnifica e 
celebre. De' sontuosi suoi edifizi restano 
tracce d'un anfiteatro, d'un arco trionfa- 
le, di terme, acquedotti, lapidi e colonne 
granitiche. Fu patria dell'imperatore Set- 
timio Severo, e di s. Fulgenzio dotto e 
pio vescovo di I\uspa e dottore della Chie- 
sa. Mesurata, città posta a mezzo del ca- 
po omonimo, con fertile territorio, alter- 
nato da boschi di palme e olivi. Vi si fab- 
bricano belli tappeti colorati, ed é il luo- 
go di riposo per le carovane dirette al Fez- 
san, ed a Vadei per passare in Nigrizia, 
tragitto a cui i soli negri resistono, poi- 
ché il gran deserto è colpito da' cocenti 



TRI 

raggi del sole. Murate o Marata, città si- 
tuata lungo la costa orientale di Sidre o 
gran Sirte, ampio seno famoso per vetu- 
sti naufragi, le cui spiaggia sono del tut- 
to deserte. Si vanta possedere eccellenti 
pozzi d'acqua potabile, che fornisce alle 
carovane assetate. Presso di essa sono le 
maestose rovine della città di Berchicha- 
mera. L'autore deli' Zp/or/a degli stati di 
Algeri ^Tunisi, Tripoli e Marocco^Lon- 
drai 754» osserva che il regno di Tripo- 
li é io generale diviso in due provincie o 
regioni, la Marittima e la Mediterranea; 
chele sue vicende sotto il governo de' tur- 
chi sono una serie di crudeltà e di stragi, 
come gli altri governi di Barbarla; che le 
scene furono le stes<ie, solo diversi gii at- 
tori che lo dominarono, cioè i dey e i pa- 
scià dipendenti dalla Porta Ottomana, a 
cui paga annuo tributo. Dice inoltre, che 
le principali ricchezze di Tripoli mussul- 
mana si riducevauo alle prede de'suoi cor- 
sari, con navi e galere, al cui tempo cir- 
ca 8 erano i principali pirati. Quanto poi 
al governo, al commercio, a'costuniì dei 
tripolini, sono così somiglianti a quelli di 
T'um^f, aggi unge, che il volerli particola- 
rizzare sarebbe una ripetizione soverchia. 
Gli è per questo, che trovai più oppor- 
tuno di diffondermi in tale articolo , ed 
in questo essere breve; articolo che deve- 
si tenere sempre presente,aoche per quan- 
to mi resta a dire, poicliè la più parie del- 
le vicende politiche, civili e religioiìe di 
Tunisi, si rannodano e quasi sono comu- 
ni a quelle di Tripoli. Di più rimarca il 
citato storico, che avvi una differenza fra 
i due regni, almeno alla sua epoca, che 
il governo de' tripolini osservava esat- 
tamente i trattali, né lasciava mai di pu- 
nire rigorosamente chiunque de' suoi 
sudditi ardiva violarli. Se ciò proveniva 
da vera probità o dal conoscere la pro- 
pria debolezza, lo scrittore non credè de- 
ciderlo, non pertanto tale sistema era di 
notabile conseguenza per la navigazione 
dell'altre nazioni. 1 moderni geografi ri- 
feriscono che la dinastia de' Caramanli 



TKI 

tuttavia stabiR il governo in Tnpoli fur« 
se meglio e più illuminato, e con miglio- 
re condizione sociale e piìl inoltrata dì 
quella degli altri stati iMirbareschi; appog- 
giandosi tutto il potere de'pascià di Tri- 
poliy e la loro arbitraria amroinistratio- 
ne, su Ile truppe negre. Belle e interessan- 
ti rovine di monumenti, massime roma- 
hi, attestano cbe questa contrada un tem- 
po godette d'una civiltà più perfeziona- 
ta di quella che oggidì non offre. 

La Barbarla o Barberia è quadripar- 
tita ne'paesi di Tripoli^ Tunisi^ Algeri 
e Marocco (F): \ due primi sono reg« 
genEe,rAlgeri è nel dominio di Francia^ 
il Marocco forma un impero se parato. La 
regione di Tripoli si chiamò Trìpolita* 
na per le trecittà di Oea, Sabrata e Leptis 
Magna, la i. 'delle quali poi ne aggiunse 
il nome e si chiamò pur essa Tripoli. Il 
nome di Tripolitana pare che sia deri- 
vato alla provincia dopo Tolomeo; e fu 
anche detta 7r//7o/i7/x/ia regia^^xxx esatta- 
temente che Tripoli^ nome che per altro 
prevalse. Alla contrada visitata ab anti- 
co dagli egiziani e da'feniciì, derivò il i .* 
lustro dalla potenza di Cartagine (oùdA- 
ta da'fenicii presso Tunisi^ per cui ivi ne 
riparlai, in uno ad Algeri, 886 anni avan- 
ti Pera nostra, e tosto i cartaginesi signo- 
reggiarono quasi tutta la Barbarla, ed e- 
stesero altrove le loro vaste conquiste. 
Crollato il loro impero dalle vittorie dei 
romani, Trìpoli che avea fatto parte del- 
l'Africa ede'possedimenti cartaginesi, sog- 
giacque a'romani, i quali della Barlxiria 
costituirono un' ampia provincia nelle 
quattro parli suddivisa di Cirenaica os- 
sia la regione del regno di Barca, Afri- 
ca minore, Numidia e Mauri liana. Do- 
po Costantino 1 l'estremità orientale ap- 
partenne 8irEgitto,roccidentaIe allaSpa- 
gna, e lo spazio intermedio si chiamò A- 
frica propria. Nel 4^8 Genserico re dei 
Vandali (V,) tolse l'Africa a' romani e 
con essa la Barbarla^ eda lui incominciò 
nella contrada uu'epoca di desolazione e 
di lutto; i vandali distruggendo le beUe 



TRI 19 

città e le fabbriche superbe da' romani 
erette durante il paciGoo possesso del pae* 
se per lo spazio di 4oo anni. Quasi loo 
anni dopo Belisario ricuperò all'impera- 
tore Giustiniano I la Barbar ia e Tripoli, 
e interamente cacciò i vandali dalla con- 
trada nel 553; e l'imperatore nominò 
Sergio a governatore della provincia , e 
contribuì all'intera propagazione del cri- 
stianesimo, già in parte introdottovi nei 
tempi apostolici. Rimase in possesso dei 
greci Gno al 663, quando gli arabi Mao- 
meiiani ioiio pretesto di religione, deva- 
starono l'Africa, indi a poco a poco le ne 
impadronirano gli stessi arabi e Saracc 
m, pubblicandovi l'Alcorano nel 697 sot- 
to il califfiito d' Osman 3.* successore di 
Maometto yC te ne resero crudelmente de- 
spoti.Sottoi primi principi saraceni ilpae* 
se riacquistò quasi l'antico splendorei ma 
cacciati i saraceni dalle Spagne e perse- 
guitati anche di là da'mari, non potero- 
no quindi più sostenersi in Afriea, nella 
Barba ria e in Tripoli. Chiamarono ben- 
sì molti turchi avventurieri, i quali inve- 
ce di difenderli, alia loro volta s'impadro- 
nirono del paese e fondarono nella Bar* 
baria diversi stati, fra'quali Tripoli, Bar- 
ca e Fezzan. Questo regno così formato 
venne a corrispondere alla parte dell'an- 
tica Africa propria delta Tripolitana , e 
all'antica Libia, che conteneva sotto i ro- 
mani la Cirenaica, la Pentapoli eia Mar- 
niarica. Nel 1 129 circa Ruggero I re di 
Sicilia occupò Tripoli, Tunisi e Malta, 
ed unì i conquisti alla Sicilia, i quali pui 
furono perduti. Dopo l'invasione sarace- 
na, Tripoli avea avuto un particolare de- 
stino, diverso dal rimanente di Barbarie, 
quando Ferdinando V re di Spagna e di 
Sicilia con l'aiuto da* conquistò 

Tripoli , che restò mperatore 

Carlo V. A vende» bfiodi (F.) 

o GerosoUmitOi ll'isola, va- 

gheggiando Cari lìataura 

re deiriUustre r fe« 

nobile nel 1 53 V^ 

so e ComioD 



ao TRI 

bligo di far guerra continua a'turcbi ed 
a'barbaieschi corsari, e di mandare in an- 
nuo tributo al viceré di Sicilia un uccel- 
lo falcone o sparviero. I cavalieri quindi 
presero possesso di Malta e sue altre iso- 
le, e di Tripoli, sebbene con ripugnanza, 
siccome certi di non poterlo conservare, 
senza valide fortificazioni e numerosa 
guarnigione. Infatti Tripoli fu riconqui- 
stato da'lurchi, a mezzo del famoso corsa- 
ro Dragut; ma parecbe l'imperatore Car- 
lo V lo conquistasse di nuovo nel 1 535 in- 
sieme a Tunisi. Però non andò guari, cbe 
i turchi ricuperarono Tripoli nel i55i 
con Gozo, e più tardi anche Tunisi, per 
opera di Sinan pascià luogotenente di So- 
limano Il imperatore de'turcbi. Nell'ar- 
ticolo Schiavo dissi dell'insurrezione de- 
gli schiavi cristiani di Tripoli. Dessa av- 
venne mentre A ssau pascià viceré di Tri- 
poli dimorava in campagna con buon 
nervo di soldatesca, affine di riscuotere 
a viva forza da'mori del paese quel tri« 
buto, ch'eglino non volevano di buon ac- 
cordo pagare. I cristiani schiavi, che gè* 
mevano in Tripoli, servendosi di questa 
occasione, deliberarono di saccheggiar la 
città, e quindi fuggirsene. Siccome essi do- 
Teano quotidianamente caricare di sassi 
lungi 6 miglia per portarli in Tripoli per 
la fabbrica del palazzo del viceré, ed i 
custodi erano pochi e deboli, ed era aper- 
ta la doviziosa armeria con armi per mol- 
te migliaia, cosi divisarono di profittar* 
ne. La trama fu scoperta dall'impazien- 
sa d'uno schiavo, gridando inopportuna* 
Dente: libertà^ libertà, I custodi subito 
serrarono le porte del palazzo e Tarme- 
ria, invocando con alte strida aiuto. Ac- 
oorsi in folla gli abitanti e scagliatisi su- 
gli schiavi ne uccisero 1 5o e ferirono i oo, 
e poco mancò che non li tagliassero tutti 
a pezzi, trattenuti dal pensiero che per- 
devano l'utile che ne ricavavano; bensì 
gl'incatenarono e gettarono in prigione. 
Tornato 11 pascià, ne fece scorticare uno 
tìvo, due impalare e i6 trinciare a furia 
di Mìabolate^ senza però che le ferite fos* 



TRI 

sero mortali. Tra di essi eranvi alcuni ec« 
clesiastici e religiosi, che ricorsero alla cle« 
mcoza di Papa Sisto V, il quale con de- 
naro li fece con altri riscattare. La Por- 
ta ottomana pienamente a mezzo de'pa- 
scià governatori dominò Tripoli sino al 
1713, in cui Hamet il Grande, bey o pa- 
scià oriundo di Caramania, si volle eman- 
cipare e negò di riconoscere l'autorità del 
sultano Acmel III, il quale gliene avea 
affidato il governo, ed eresse Tripoli in 
i&tato indipendente, cominciando così il 
dominio della dinastia de'Ca ramanti. Do- 
po aver fatto sanguinosa carnificina del- 
la guarnigione turca, estese la sua domi* 
nazione al regno di Fezzan. I suoi discen- 
denti soffrirono sovente rivoluzioni inte- 
stine e sanguinose, suscitate fiali' ambi- 
zione e dalla discordia. All'articolo Se BIA- 
VO parlai dell'incessanti piraterie de' tri- 
polini, tunisini e algerini, e di quanto fe- 
cero i Papi e diversi sovrani pel riscatto 
degli schiavi e per frenare tali ladronec- 
ci ed escursioni. Raccontai come nel (816 
l'Inghilterra, sotto il comando dell'am- 
miraglio Exmoulh , spedi una squadra 
navale nel Mediterraneo, per obbligare 
il pascià di Tripoli e le altre reggenze bar- 
baresche a stabilire cogli stati italiani i*e- 
lazioni pacifiche, come le a veano contrat- 
te colle grandi potenze per politica o per 
fòrza. Pertanto Exmout costrinse Tri po- 
li e gli altri statia convenireoo're di Sar- 
degna e delle due Sicilie,a libertà di traf- 
fico commerciale, e che i re potessero te- 
nei*e i loro consoli in Tripoli e negli al- 
tri luoghi, colle particolari condizioni ivi 
riportate pel riscatto degli schiavi e per 
la definitiva abolizione della pirateria e 
della schiavitù de'crÌ6tiani.Nel 1 8 1 7 il bey 
Ahmet secondogenito del pascià o dey di 
Tripoli, si recò con un'armata nella Cire- 
naica per sottomettere i beduinijdellizoa- 
si, i quali si rendevano oltremodo infesti 
a'vicini paesi; ed allora regnava tiranni- 
camente sulle due provincie di Bengasi e 
Berna del regno di Barca, Mhainet suo 
fratello primogenito, che colle crudeltà 



TRI 

avea provocato invece di soffocare il ger* 
me della ribellione. 1 sonsi furono ster- 
minali a tradimento nel modo il piti or- 
rendo, mentre in pegno di pace aveano 
spedito a Bengasi 22 ostnggi, accampan- 
do di fuori col loro esercito. Si promise 
ndessi dn Alimet piena amnistia, e si pre- 
parò nella soleimita del Kamadan il ber- 
11(1550 rosso da distribuirsi a'capi. Di que- 
sti 4^ malaccortamente entrarono nella 
ci Uà di Uengasi per ricevere tale onore, 
ina ad un d<ito cenno furono inumana* 
mente trucidali insieme a* 11 staticlii, e 
cpiindi piomU) Ahmetco'mamelucchi sul 
campo; però essendosi impiegato alquan- 
to di tempo per ordinare la cavnileria, po- 
terono i zoasi fuggire rapidamente fra i 
monti, lasciiindo però un bollino di 4<)00 
cammelli, di 100,000 montoni, di 6000 
bovi, e di molti scbiavi e oggetti prezio- 
si. Le donne, i fanciulli egrinermi furo- 
no tutti barbaramente passati a fìl di spa- 
da. Questa strage ordinala dal pascià di 
Tripoli l>en poco si accorda cogli elogi cbe 
lia posteriormente meritato il suo gover- 
no. Il primogenito Mlia mei recidivo ne- 
gli attentati di fellonia e di parricidio» 
venne posteriormente strangolato uell'e- 
silio. Non cessando interamente i ladro- 
necci barbaresclìi, nel 1 8 1 g una squadra 
Da va !e a nglo-fra ncese si presentò sulle co- 
ste dell* Africa, e indusse le reggenze di 
Tripoli e Tunisi a promettere con due 
trattati d'astenersi dalle predecontro qua- 
lunque potenza cristiana, di mantenere 
con esse relazioni amichevoli, e d' aboli- 
re la tratto de'negri. Nel 1816 erasi sta- 
bilito che il re di Sardegna dasse al dey 
di Tripoli un regalo di 4000 piastre dì 
Spagna ogni volta che mandasse un nuo- 
vo console. Accadde nel 1 8a 5 che il conso- 
le sardo allontanossi per temporaneo con- 
gedo e poi vi ritornò. Preteseti dey che 
fosse il caso del regalo^e commise quel* 
che vessazione ad alcuni sudditi sardi per 
averlo. Allora il re per indurlo a desiste* 
i*e dalle sue eccessive pretensioni, spedì a 
Tripoli una divisione natale composta di 



TRI ai 

a fregate, d'una corvetta e d'un brick sot- 
to gli ordini di Sivori capitano di va«cel- 
lo. Giunto questi avanti la città di Tri- 
poli, n'27 settembre introdusse qualche 
negozialo per accomodar le cose buona- 
riamente;ma trovandosi deluso appiglios* 
si alla forza. Quindi nell.i seguente notte 
incominciò ad inviare Mamelli luogote- 
nente di vascello con 9 lancie palischer- 
mi per distruggere alcimi bastimenti tri- 
polini ch'erano nel porto. Di fatti fra il 
fuoco delle batterie baibaresche furono 
incendiale due golette e un brick; prepa- 
rossi poscia a bersagliar la cittù. Allora 
il dey cedette, interpose il console ingle- 
se, e colla di lui mediazione a'19 conclu- 
se un accordo, col quale rinunziò alla pre- 
tensione che avea suscitato, e promise di 
osservare il trattato esistente. Leggo nel- 
V Algeria del cav. Calza console ponti- 
fìcio della medesima, che la Francia, la 
quale avea garantito a'bastimenti della s. 
Sede libera navigazione, vindice de'trat- 
tati solennemente stipulati nel 1 8 1 9 dal- 
le potenze di Barbaria, per la preda fat- 
ta da'tripolini di due bastimenti pontifi- 
cii, spedì nel febbraio i8a6 a Tripoli due 
fregate l'Amazzone e l'Armida, e la go- 
letta la Bearnese, comandate da Arnoldo 
de Saulsay comandante di vascello, per 
fai*si restituire i bastimenti di bandiera 
pontiOcia predati, insieme al loro carico, 
ed ottenere un compenso pe'danni soler- 
ti da' proprìetari. Fu in quelf occasione 
die vennero nuovamente sottoscritte tan- 
to dal bey di Tripoli, che da'go verni di 
Tunisi, Algeri eMaroGoo,Ie promesse for- 
mali, di lasciare d'allora in poi in perfet- 
ta pace le nati oopavlB dalli bandiera pa- 
pale, riimndnnhtji|ÉpÌiTr une de' ba- 
stimenti roiBa«kdHlBr 
la generosa pi9l|j|||Di 
di Francia Cartel al 
eia. Non ostantepiiJÒti 
gquadi' M'inaOir^i 
182G ^enellle< 

stime I! ijodìera ( 
dusse i .'li cociori/ 



ts&ima, per 

iita dal re 

la pootiG- 

leuni, una 

I 9 agosto 

idoaba- 

e li con- 



aa TRI 

•ole francese Deval colà resideote prese 
sotto la sua protezione inimediata quei 
ftTenturati, ed ottenne che fossero tratta» 
ti con tutti i riguardi possibili, sommi- 
nistrando loro la quotidiana sussistenza. 
Quindi Carlo X fece subito partire la fre- 
gata la Gnlatea e la goletta laTorche per 
chiederne la libertà, e difatti l'ottenne ai 
39 ottobre. Deval continuò le più calde 
trattative per la restituzione o rimborso 
de'carichi predali,non che pel risarcimen- 
to delle perdile sofferte, e la sicurezza to- 
tale della bandiera pontificia oell' avve- 
nire; trattati ve che se rimasero sempre in - 
fì'Uttuose, servirono poi per un de'molì- 
\i che determinò la Francia al conquisto 
d'Algeri. Nel 1828 il governo del regno 
delle due Sicilie era molestato dalla reg« 
genza di Tripoli, colla quale nel 1 8 16 a- 
\ea stabilito pacifiche relazioni e il rega- 
lo di 4ooo piastrealla rinnovazione d'o- 
gni console. Il pascià o dey però, addu- 
cendolostrano principio che i trattati ob- 
blighino soltanto durante la vita de'coo- 
traenti, dopo la morte di re Ferdinando 
I chiese neliSiSal figlio Francesco I un 
regalo di 1 00,000 piastre per la rinno- 
vazione della convenrione. Gli si dimo- 
strò rirrazionabilità d'una tal pretensio- 
ne e per allora vi rinunziò; ma nel 1 8^8 
rinnovò la sua rìrchiesta, e prefisse arro- 
gantemente un termine di due mesi alla 
risposta. Allora il re spedì una divisione 
della sua marina per frenare la strava- 
ganza del pascià , comporta di 24 legni, 
de'quali 3 fregate, un brick, una goletta, 
due pacchetti, 1 1 cannoniere e 4 bombar- 
diere. N'ebbe il comando Sozj Carafa ca- 
pitano di f ascello, e sciolse le vele da Na- 
poli a' 1 4 agosto, m& sebbene il numero 
de'basiimenti fosse ragguardevole, i gros- 
si non erano atti alla sottile spiaggia tri- 
polina , con officiali nella più parte ine- 
sperti e gli artiglieri quasi tutte reclute. 
Dopo inutili negoziati, incominciarono le 
ostilità, mentre il dey ch'erasi preparato 
alla guerra, avea aumentato le batterle, e 
Kbierato avanti il porto una flottiglia di 



TRI 

30 legni. L'attacco fu respinto con gra- 
vi perdite degli aggressori, che consuma- 
rono tutte le munizioni senza recar alcun 
danno all' inimico. Laonde il Sozj si ri- 
tirò a Messina colla squadra, e usciti in 
mare diversi corsari tripolini, predaro- 
no vari bastimenti del regno delle due Si- 
cilie. Il re fece quindi, colla mediazione 
del console generale di Francia in Tripo- 
li e del comandante d'un brick francese, 
sottoscrivere la pace a'28 ottobre, pagan- 
do 80,000 colonnati, così ristabilendosi 
le anteriori relazioni. Non cessando il dey 
d'Algeri interamente dalle piraterie, a- 
veiido esso insultato il console di Francia 
Deval, dandogli sul viso un colpo del suo 
ventaglio, quindi rifiutato il credito del- 
l'israelita Bacry,efattofar fuoco sull'am- 
miraglio La Bretlonniere,Carlo X ordinò 
l'occupazione d'Algeri, e Gregorio XVI 
tì ristabilì il cristianesimo coli' erezione 
della sede vescovile. Racconto a Tuirisr, 
che la Francia dopo aver occupalo nel 
1 83 o gli stati della reggenza d'A Igeri, ob- 
bligò il dey di Tuuìm e quello di Tripo- 
li alla convenzione che riportai, di rinun- 
ziare cioè al diritto di corseggiamento in 
tempo di guerra colle potenze, d'abolire 
la schiavitù de' cristiani, lo stabilimento 
de'consoli eagenti commerciali in qualun> 
que luogo delle due reggenze senza im- 
posizioni, e la libertà di commerciare a- 
gli stranieri co'tunisiui e tripolitani, e che 
il nome della religione di Cristo ed i suoi 
seguaci fossero rispettati ec.; convenzio- 
ne conclusa e sottoscritta l'i 1 agosto col 
dey di Tripoli. Dal loro canto le poten- 
ze rinunziarono al diritto verso i navigli 
tripolini e altri barbareschi. Il re delle due 
Sicilie Ferdinando 11, volendo profittare 
de' vantaggi che un tale impegno assicu- 
rerebbe alla navigazione mercantile, per 
mezzo del governo francese partecipò al- 
la reggenza di Tripoli e a quella di Tu- 
nisi, che da parte sua rinunziava formal- 
mente al diritto di coi*so verso le mede- 
sime, in caso dì guerra. Ambedue i dey 
si obbligarono col re ad una perfetta re* 



T U 1 

ripi'ocanta. In questo tempo domiiiRva 
nella reggenza di Tripoli Sidi-JuMiirCa- 
lamanli, principe lodato per giustizia, li* 
beralità e animo pacifico, circondato da * 
savi ministri. In Tripoli quasi tutte le na- 
zioni cristiane fi mantengono un rappre- 
sentante, che vi è costantemenle rispet- 
tato. Sono già quasi 87 anni che la schia- 
▼itù de'prigionìeri cristiani è abolita, ma 
ancor prima erano que' miseri umana- 
mente trattati a segno, clie molti dopo 
conseguita la liberta, amarono meglio di 
continuare i domestici servigi, ed eserci- 
torvì le arti e mestieri, di quello che ri- 
passare in Europa. Gl'intrepidi ving^ia- 
torideir Africa centrale trovarono inTri- 
poli volidn protezione, anche per la be- 
nefica iiiflnenra del benemerito diploma- 
tico inglese Warrington. Anche il mono- 
polio praticato tirannicamente da altri 
despoti africani, è nella reggenza di Tri- 
poli più moderato, dacché il pascià si ri- 
Si'rva la sola vendita delle proprie mer- 
ci derivate da decime, tributi e confische, 
e le comprite di munizioni da guerra e 
nt:inna, e delle provvigioni de'forti. lidi- 
vieto temporaneo di esportazione di ta- 
luni articoli è in favore de'sudd iti, e ta- 
luni altri |M)chi si danno in appalto agli 
ebrei. Si trae un dazio non indifferente, 
ch'è imposto su tutti i boschi de'datteri, 
e su tutti i pozzi d'acqua. Certo Ghunia 
pretendendo rappresentare la nazionali- 
tà delle tribù arabe dell'interno, che vo- 
l^lìouo rovesciare il governo feudale dei 
l)ey di Tripoli, insorse con altri, fu quin- 
di vinto e mandato in esilio a Trebiioa- 
da; donde sfuggito, neh 855 tornò nella 
reggenza a proclamar la causa dell'iadi- 
pendenza delle tribù arabe , che trovò 
pronte a secondarlo, siccome aogariateda 
molteplici vessazioni. Indi nel UiglioGhu- 
uia capitanando! ribelli, afirootò le trop- 
pe turche del pascià e le costrinse alla bat- 
taglia che durò per due giorni. La ditfait- 
ta dell'armata tui*ca fu completa ; arti* 
glicria, bandiere, provvisioni, munizioni| 
tutto perde. Appena a pochi riuscì fog- 



TRI 23 

gire. Ghuma dopo aver sterminati e fat- 
ti prigionieri quasi tutti i turchi, avendo 
loro preso 4o [)czzi di cannone e trovan- 
dosi alla testa di 1 5,ooo rivoltosi, si pro- 
pose di assediare Tri poli, che non a vea per 
mezzi di difesa che un migliaio d'uomi- 
ni; voltò le artiglierie contro la cittadel- 
la e si arrese. Lia Francia e l'Inghilterra 
presero misure per guarentire i lorocon- 
soli e nazionali , avendo il bey invocato 
il soccorso della 1." Nel novembre arrivò 
in Tripoli Osman Mesciar spedito dalla 
Porta a nuovo governatore della reggen- 
za , e molti del partito rivoluzionario si 
recarono nella capitale a far la loro som- 
misMone, e tutti furono perdonati; in tal 
modo più della metà de'sollevati si arre- 
se, e con tale esempio buona parte fece- 
ro altrettanto. Gacini pascià, il quale era 
il governatore della Montagna , e ch'era 
stato preso e imprigionato da Ghuma, ca- 
po de'ribelli, fu da questi ld)erato e resti- 
tuito al nuovo pascià Osman. Questo poi 
si mosse colle truppe ottomane contro il 
luogo ov'erasi accampato Ghuma, per co- 
stringerlo alla resa. Ghuma però evitan- 
do formali comliattimenti, ne'primi del 
1 856 si ritirò neirinterno del paese, la sua 
truppa si sbandò, e l' insurrezione restò 
del tutto domata nella reggenza. Nel 1 828 
il dotto Giacomo Gràberg de Hemnsò 
pubblicò la sua erudita: Memoria siliconi- 
incrcio di Tripoli d! Africa^ e delle sue 
relazioni con quello d^ltaUa, Già erasi 
•tampato: Della Cella, F'iaggio a Tripo- 
li di Barbarla alla frontiera occitleu- 
tale delFEgitto iie/1817, Milano 1826 
con Bgure colorate. Lcv^iS- Storia del» 
la BarberiOt Milam* ^ figure. 

TRIPOLI, Trif ttàarci- 

vescovile di Barbai 1 pitale 

del regno e reggei r^.J, e 

capoluogo di Tri I ledi- 

ter- 'o, fraleant roc- 

ci : Cirene \ %s\- 

n 'ìrlt,noli> ri 

p liinto in: 

u liloraneij 



2.i' ^ TRI 

da Tunisi e 220 da Algeri: da Marsiglia 
è distante 270 leghe. S'innalza suH'eslre- 
. mila d'un basso pi òmontniio, facendoal- 
Testerno buona comparsa, ed é bagnata 
dal mare da 3 Iati, col 4-° comunicando 
col continente mediante una pianura d'a* 
rena. Cìnta di mura bastionate fiancheg- 
giate da 6 fortissime torri, ricevendo di- 
fesa da una principale batteria avanzata 
in forma di mezzaluna con 24 cannoni di 
grosso calibrq, che sì collega alle mura 
mediante un molo guernito da altri 12 
cannoni. Un' altra batteria si prolunga 
Terso il lato meridionale, un considere- 
vole furleguarda il fianco occidentale, ol- 
tre l'imponente Castello del Pasci», che 
dal lato sud-est la rende munita. Chia- 
masi Forte Inglese la batteria marittima 
che domina la rada, e che per poco è di- 
sgiunta dalle varie batterie minori. In 
compendio ultimamente si numeravano 
nelle fortificazioni i5o pezzi d'artiglieria 
di vario calibro, de'quali la 3.' parte di 
bronzo. Altri geografi descrivendo lefor* 
tificazionidi Tripoli lo fanno con varian- 
ti : dicono che il Castello del Pascià è al- 
l'est, ed al nord sopra una lingua di ter- 
ra che sporge all' ovest del porlo sono o- 
pere fortificatorie , fra le quali il Forte 
Spagnuolo, e che all'ovest della lingua di 
terra trovansi numerosi isolotti,sopra uno 
de'quali sta il Forte Francese. A piedi del- 
le mura della città, dalla parte del nord, 
sono le tombe de'cristiani. Il porto di Tri- 
poli è formato da un ammasso di scogli, 
oud'é riparato dall'impeto de' venti nord- 
est, i soli che arrechino danno in que'pa- 
raggì. Alla sua poca vastità supplisce i! 
pregio della massima sicurezza, e vi stan- 
ziano comodamente i vascelli; però man- 
ca di fundo pe'grossi vascelli da guerra. 
Tripoli, men grande d'Algeri e di Tunisi, 
ha però le vie più larghe che in quelle due 
città, almeno quanto aliai. 'innanzi al do- 
minio francese: sono diritte e spalleggiate 
da case assai regolari , ma cosi ineguale 
riesce il suolo stante le macerie successi- 
vaoieute statevi accumulate, e sulle quali 



TR I 

si è fabbricato, che alcune soglie 
trovansi a livello de' terrazzi e 
vicine. Tripoli residenza ordinar 
scià o dey governatore della re^ 
delle autorità di questa, lo è pur 
soli esteri, i quali soli, oltre i prìir 
sulmani,haono il diritto di avere 
IO abitazioni finestre dalla parte ( 
da. Veggonsi qua e colà partì di | 
lo,alcune delle quali molto antic 
sembrano del tempo de'romani. 
maggiori archi trionfali dell'anti* 
cura sussiste, non però del tutti 
ed i mori lo chiamano l'Arco ^ 
fu eretto nel 164 di nostra era, 
console Set*. Cornelio Orfilo, e ói 
Marcello legato, ad onore dell'iir 
Marc' Aurelio il Filosofo. Si pu 
il Murcelli, Africa Christiana^ i. 
Sebbene allis^mo è quest' arco 
reo, nondimeno si crede che la p 
l'arene accumulate coperta sia 
quella che discoperta si vede. E 
di pietre di grandissima ditnen; 
nessun cemeuto congiunte. Della 
la scultura va ornala la volta, m 
sibile che in parte, avendola i m 
pila di macerie e calcina per fd 
ghe.I suoi bassorilievi e iscrizioni 
la meraviglia degrinvestigalori, 
in parte il monumento sia note^ 
iiiuldato, oltre la parte sepolta. N( 
coincidenza, ed a scanso di equi 
in Roma nella via del Corso e ine 
Palazzo Ottohoni Fiano (F.), 
l'arco di Marc' Aurelio, fatto deo 
AlessandroVll a comodoe regola 
fìo\ì\\eSlrada jA quale era decora 
sculture di marmo, e le principa 
portate nel Musco Capitolino ^ 
palazzo fìft Conservatori^ e nel 
Torloniaa piazzadi fenezia, < 
lonnedi verde aulico si collocare 
altari maggiori di s. Agnese in pi; 
vona e delia cappella Corsini ne 
lica La teranense. Siccome il volgo 
mò arco di 2 /vyiio//, voglio dichia 
aifatlo il nome uou derivò da Tri 



T R I 

deonratione «l'alcuni trofei, e Jh /ir- 
' Troftrì o <£r' TrofoU^ i\ formò il vo- 
odi Triy>oUn Fuvvipure iin'opinio- 
gli Archeologi, ch« l'arco venne ia- 
to prr la vittoria riportata su trecil- 
►M Tenne del lo di Tripoli, Mnrc'Aii- 
rionio de'geroiani e de'sariiinti,|)er 
i iu eretto riirco,enoii degli africAni 
Ittcesctii. Si distinguono in Tri|>oli le 
idiee fra gli edilizi di i .^ordine, con 
retile 6 allie minori. MagniGca è 
laue iiiu^cliea, il cui coperto tutto 
mMo di cu potette, sin appoggiato so* 
6o>!oniie doriche di bellissimo niar- 
À^ la splendidezza degli ornamene 
ilioe modesta che la rischiara, i pro- 
i Viziosi che vi si respirano, fanno 
atfa iboskchea uu soggiorno mugico, 
i^iin secolo che fu fabbricala, e rac- 
le il sepolcro de'membri della fami- 
^nante. Vengono poi i caravanser- 
e le c«!ke de' principali cittadini, e 
asoli stranieri che sono le più eie- 
costruite in pietra, ed imbiancate 
fuori regolarmente L\\xe volle entro 
OL Le altre abitazioni d'un medesi- 
nodello hanno un solo piano e sono 
rmenieote quadrate, con un cortile 
terzo lastricato di pietre di Malta, 
s>odalo da un portico so&tenulo da 
ri, e sopra di esso innalzasi ia galle- 
si portico e dalla galleria varie por- 
noo accesso a grandi camere, che tra 
ftou comunicano, né ^uno illuoiinate 
n dalla corte, ed è questa Tabilazio- 
Cile doime. 11 tetto o terrazzo pia- 
erve di passeggio e raccoglie l'acqua 
tua, recata poi per mezzo di tubi alle 
rae, ove conservasi purissima per 
lire aila deficienza della sorgiva. Le 
per la maggior parte sono intonacate 
cemento bruno a marmo lucidissi- 
lomiglianle, ed alcune fatte di mar- 
leroe bianco. Ne'terrazzi ascendono 
SHilmani dopo il tramonto del sole, 
pirare la frescura dell'aere marino 
invocare Maometto. Le peritone di 
era hanno una salo con buochi di pie* 



TRI 23 

Ira da ogni lato, e per una scala si entra in 
un solo e grande appartainento,riservato 
al padrone di casa,con finestre sulla stra- 
da. LiC più belle botteghe somigliano a ine* 
schine botteguccìe, ma di sovente conten- 
gono mercanzie di gran valore, come per- 
le, oro, gemme e droghe ricercate. Vi han- 
no due bazar beo costruiti e ben provve- 
duti; uno solo contiene botteghe, essendo 
l'altro destinato alla vendita degli schia- 
vi negri. Vi sono 3 carceri, una pe'tur* 
chi, le due oltre |)e'mori. Havvi inoltrei 
fuori tlell'unica porta presso la spiaggia, 
mentre l'altra è verso la campagna, un 
mercato che tiensi ogni martedì, e un al- 
tro che ha luogo in ciascun venerdì della 
settimana, tlue leghe pih lungi nel sito di 
Sahha; ed in tutti i lunedì e giovedì nel 
villaggio di Taquera, distante 5 leghe. Il 
calle-bazar è quel grazioso ritrovo, in cui I 
tui*chi si radunano per parteciparsi le no- 
velle del giorno e prendere il cuifè; nessun 
moro della classe distinta entra in quel 
luogo; e si fanno portare il calFé da'loro 
schia vi,aila porta,dove sono sedili di mar- 
mo, coperti da pergolati di verzura. Le 
provvisioni di Tripoli in selvaggina ven- 
gono dalle montagne di Chiaran o Go- 
riano e di Tarhona, e consistono princi- 
palmente in lepri, gazelle, cotornici, co* 
lombi,qiiagIie.Leco$te circostanti sono pe- 
scosissime, e la maggior parte de'pescalori 
sono maltesi. In generale le vettovaglieso- 
no a prezzi moderati; a caro prezzo per 
la loro rarità sono i gallinacci, la anitre e 
le oche, provenienti col pollame da Malta. 
Imbarcansi a Tripoli datteri, lane, zalTe- 
rano, robbia, soda, sena, pellami e penne 
dì struzzo pe'porti d'Europa e pel Levan- 
te. La popolazione ascende a circa 1 6,ooo 
anime, e componesi di turchi, mori , 
giudei, e d* alquanti cattolici e cristiani. 
Sono gli ebrei in numero di circa 3ooo 
ed hanno 3 sinagoghe; ì cattolici hanno 
chiesa e oralorii. La civiltà trovasi in que- 
sta città molla avanzata. Ordinariamente 
Tengono adoperati negli abiti i ricchi me- 
talli e la seta. La corte del pascià gover« 



24* ^ TRI 

da Tunisi e 220 da Algeri: da Marsiglia 
è distante 270 legbe. S'innalza sull'eslre* 
mila d'un basso promontorio, facendoal- 
resterno buona comparso, ed e bagnala 
dal mare da 3 lati, col 4-° comunicando 
col continente uiedionle una pianura d'a- 
rena. Cinta di mura bastionale fiancbeg- 
giate da 6 fortissime torri, ricevendo di- 
fesa da una principale batteria avanzata 
io forma di mezzaluna con 24 cannoni di 
grosso calibra, che si collega alle mura 
mediante un molo guernito da altri 12 
cannoni. Un'altra batteria si prolunga 
Terso il lato meridionale, un considere- 
vole furleguarda il fianco occidentale, ol- 
tre Timponenle Castello del Pascià, che 
dal lato sud-est la rende munita. Chia- 
masi Forte Inglese la batteria marittima 
che domina la rada, e che per poco é di- 
sgiunta dalle varie batterie minori. In 
compendio ultimamente si numeravano 
nelle fortificazioni i5o pezzi d'artiglieria 
di vario calibro, de'quali la 3.' parte di 
bronzo. Altri geografi descrivendo le for- 
tificazioni di Tripoli lo fanno con varian- 
ti : dicono che il Castello del Pascià è al- 
l'est, ed al nord sopra una lingua di ter- 
ra che sporge all' ovest del porlo sono o- 
pere fortificatorie , fra le quali il Forte 
Spagnuolo, eche all'ovest della lingua di 
terra trovaosì numerosi isolotti,sopra uno 
de'quali sta il Forte Francese. A piedi del- 
le mura della città, dalla parte del nord, 
sono le tombe de'crislianì. Il porlo di Tri- 
poli e formato da un ammasso di scogli, 
ond'é riparato dall'impeto de' venti nord- 
est, i soli che arrechino danno in que' pa- 
raggi. Alla sua poca vastità supplisce il 
pregio della massima sicurezza, e vi stan- 
ziano comodamente i vascelli; però man- 
ca di fondo pe'grossi vascelli da guerra. 
Tripoli, men grande d'Algeri e di Tunisi, 
ha però le vie più larghe che in quelle due 
città, almeno quanto aliai. 'innanzi al do- 
minio francese: sono diritte e spalleggiate 
da case assai regolari , ma cosi ineguale 
riesce il suolo stante le macerie successi- 
vameute statevi accumulate, e sulle quali 



TR I 

si é fabbricato, che alcune soglie di porte 
trovanti a livello de' terrazzi delle case 
vicine. Tripoli re^denza ordinaria del pa- 
scià o dey governatore della reggenza , e 
delle autorità di questa, lo è pure de'con- 
soli esteri, i quali soh, oltre i primari mus* 
sulmani,hanno il diritto di avere nelle lo- 
roabilazioni finestre dalla parte della stra* 
da. Veggonsi qua e colà parti di pavimen- 
lo,alcune delle quali molto antiche e che 
sembrano del tempo de'romani. Uno de' 
maggiori archi trionfali dell'antichità an- 
cora sussiste, non però del tutto inlero, 
ed ì mori lo chiamano l'Arco Vecchio: 
fu eretto nel 164 di nostra era, dui pro- 
console Ser. Cornelio Orfilo, e da Utledio 
Marcello legoto, ad onore dell'imperatore 
Marc' Aurelio il Filosofo, Si può vedere 
il Morcelli, té frica Christiana^ t«i> p* ^^* 
Sebbene allissimo è quest' arco marmo- 
reo, nondimeno si crede che la parte dal- 
l'arene accumulale coperta sia eguale a 
quella che discoperta si vede. È costruito 
di pietre di grandissima dimensione, da 
nessun cemento congiunte. Della più bel- 
la scultura va ornata la volta, ma non vi- 
sibile che in parte, avendola i mori riem- 
pita di macerie e calcina per fdr botte- 
ghe.I suoi bassorilievi e iscrizioni eccitano 
la meraviglia degl'investigatori, comechè 
in parte il monumento sia notevolmente 
inuldato,ollre la parte sepolta. Noterò per 
coincidenza, ed a scanso di equivoci, che 
in Roma nella via del Corso e incontro al 
Palazzo Ottohoni Fiano C^.), sorgeva 
l'arco di Ma re' Aurelio, fatto demolire da 
Alesf^androV 11 a comodoe regolarità della 
nobile^/r/7£/^,il quale era decoralo di più 
sculture di marmo, e le principali furono 
portate nel Museo Capitolino , e poi al 
palazzo de* Conservatoriy enei palazzo 
Tor Ionia a piazza di Venezia^ e le 4 co* 
lonne di verde antico si collocarono negli 
altari maggiori di s. Agnese in piazza Na- 
vona e della cappella Corsini nella basi* 
lica Lateranense. Siccome il volgo lo chia- 
mò /zrro^' 2V/y[io//,voglio dichiarare che 
aiTatto il nome nou derivò da Tripoli, mu 



TR I 

tliilla decorazione irulcuni trofei, e dn/rr- 
c'o (Iti* Trofei o (le Trefoli ^ 8i formò il vo- 
c.'iUolodi Trrfìoli. Fuvvipure un'opinio- 
ne tra gli archeologi, che Tarco ventie in- 
iiaizntu pri; la vittoria riportutu »ii li e cit- 
tà eco<ì venne dettodi Tripoli, Mnrc'An- 
reliolriunfo de'geroiani e de'sarinnti,))er 
cui gli Ili eretto Tarco^enoii degli afticnni 
e biirharesclii. Si distinguono in Tripoli le 
G moschee fi u gli edilizi di i .'^ordine, con 
minareti, e 6 altre minori. Magnifìca è 
la grande niu>chea, il cui coperto tutto 
Composto di c(i|)olette, fXiì appoggiato so* 
pia 1 6 colutine doriche di hcllisniuio mar* 
mu bigio; la «iplendidezza degli ornamene 
ti, la luce modesta che la rinchiara, i pro- 
fumi deliziosi che vi si respirano, funno 
di questa mo!ichea uu soggiorno incigico. 
£ più d'un secolo che fu fabbricata, e rac- 
chiude il sepolcro de'memhri della fami- 
glia regnante. Vengono poi i caravanser- 
ragli, e le case de' principali cittadini, e 
de' consoli stranieri che sono le più de- 
vate, costruite in pietra, ed imbiancate 
al di fuori regolarmente due volle entro 
l'anno. Le altre abitazioni d'un medesi- 
mo modello hanno un solo piano e sono 
uniformemente f)uadrate, con un cortile 
nel mezzo lastricato di pietre di Malta, 
e circondato da un portico sostenuto da 
pilastri, e sopra di esso innalzasi la galle- 
ria. Dal portico e dalla galleria varie por- 
te danno accesso o grandi camere, che tra 
t&se non comunicano, né sono illuminale 
se non dalla corte, ed è questa l'abitazio- 
ne delle donne. Il letto o terrazzo pia- 
no, serve di passeggio e raccoglie l'acqua 
piovana, recata poi per mezzo di tubi alle 
cisterne , ove conservasi purissima per 
supplire alla deficienza della sorgiva. Le 
case per la maggior parte sono intonacate 
d'un cemento bruno a marmo lucidissi* 
rao somigliante, ed alcune fatte di mar- 
mo nero e bianco. IVe'terrazzi ascendono 
i mussulmani dopo il tramonto del sole, 
a respirare la frescura dell'aere marino 
e ad invocare Maomelto. Le persone di 
I / sfera hanno una sala con buoclii di pie- 



TRI a> 

Ira da ogni lato, e per una scala si entra in 
un solo e grande oppartamenlo,riservato 
ni padrone di casa,con fìneslre sulla stra- 
da. Le più belle botteghe somigliano a ine« 
schine botleguccie, ma di Piovente conten- 
gono mercanzie di gran valore, come per- 
le, oro, gemme e droghe ricercate. Vi han- 
no due bazar ben costruiti e ben provve- 
duti; uno solo contiene botteghe, essendo 
l'altro destinato alla vendita degli schia* 
vi negri. Vi sono 3 carceri, una pe'tur« 
chi, le due altre pe'mori. Havvi inoltre, 
fuori dell'unica porta presso la spiaggia, 
mentre l'altra è verso la campagna, un 
mercato che liensi ogni martedì, e un al- 
tro che ha luogo in ciascun venerdì della 
settimana, due leghe più lungi nel sito di 
Sabba; ed in tutti i lunedì e giovedì nel 
villaggio di Taquera, distante 5 leghe. Il 
cairè-bu/.nr èquel grazioso ritrovo, incuì i 
turchi si radunano per parteciparsi le no- 
velle del giorno e prendere il Ciiifè; nessun 
moro della classe distinta entra in quel 
luogo; e si fanno portare il cnlFé dii'loro 
schia vi,alla porta,dove sono sedili di mar- 
mo, coperti da pergolati di verzura. Le 
provvisioni di Tripoli in selvaggina ven- 
gono dalle montagne di Chiaran o Go* 
riano e di Tarhona, e consistono princi- 
palmente in lepri, gazelle, cotoruici, co* 
lombi,quaglie.Lecoste circostanti sono |>e- 
scosissime, e la maggior parte de'pesca tori 
sono maltesi. In generale le vello vaglieso- 
no a prezzi moderati; a caro prezzo per 
la loro rarità sono i gallinacci, la anitre a 
le oche, provenienti col pollame da Malta. 
Imbarcansi a Tripoli datterip lane» xalGs- 
rano, robbia, soda, sena, pellainl e penna 
di struzzo pe' porli d'Europa e pd Lavan-* 
le. La popolazione ascende a oirBa|p6|< 
anime, e componeti di kureh^ih^ir 
giudei, e d' alquanti cattolici «^Mf 
Sono gli ebrei in numero di «pp 
ed hanno 3 sinagogìie; i caltoki 
chiesa e ora toni. Liu civiltà trovdt 
sta città molta avaiizn ' «lino' 

vengono adoperati i ■ ' ì 

talli e la seta. La c< 



a6 T K I 

notoi*e e tributano della Porta , è som- 
mamente fastosa. La peste fa talvolta stra- 
ge delln popolazione. Il paese circostante 
è infestato da orde d'arabi beduini, che 
a««nli<icono per derubare. I dintorni so- 
no aridi, non mancano però di ville col- 
tivate. Negli scavi si trovarono urne,me- 
daglie e altre anticaglie degne d'osserva - 
tione. Tripoli prese il suo noinedalTan- 
tìco contrada o provincia di Trifpolìsj co'Ci 
anch'essa chiamata perciò che conteneva 
3 città principali, Sabrala, Leptis gran- 
de, ed Oea oOeea, alla quale in seguito 
si comunicò il nome della contrada me« 
desima, ed è rodierna Tripoli, che dive- 
nutane capitale ne seguì e le furono co- 
muni tutte le vicende. Sabrala, come no- 
tai nell'articolo precedente, fu anch'essa 
chiamata Tripoli, perchè le vicine popò- 
laiioni di 3 paesi contribuirono a edificar- 
la, e per distinguerla dall'attuale^Tripoli 
Oea, fu denominala Tripoli F'ecchio^òiì- 
cendosi l'altra Tripoli Niiovo^ distanti 
tra loro IO leghe. L'Autore òeW* Istoria 
degli stati di Tripoli^ ec., dice che la sua 
capitale, ossia la Trìpoli in discorso, é di- 
visa in due parti,cioè vecchia e nuova; la 
I .' consistere in un mucchio di rovine , 
la a." situata da essa a qualche distanza 
e assai popolata, benché non molto gran- 
de. Il V^iììXiXvtìnà^Lexicongeographicum^ 
irerbo Oea^ la dice: Urbs Africae in Tri^ 
politana regione, Nwic Tripoli dicìtnr^ 
estque Urbs ampia et mani ta,regni Tri- 
politani caput, cum porta in ora maris 
Mediterranei. Nel vocabolo Tripolis la 
quali fìca. Urbs Africae y in ora maris 
Mediterranei» Duplex eM^ nempe Tri- 
polis Fetìis^ Tripoli Vecchio, ubi alias 
Sabrata, Urbs Africae in ora maris Me- 
diterranei et in Tripolitana regione , 
media inter Leptim Magnam ad ortum 
et Tacapam ad occasum, comporta ca- 
paci, Sed parva est, et in dies deficit^ 
a pauc.is tantum habitata propter aeris 
inclementiam, Tripolis autem Nova^ 
7Vi/K>// feKTripolide Barbarla, Urbs est 
ampia Africae t tèi alias Oea Urbs. A^ 



TRI 

lias captafuerat ab hispanìs^et concessa 
equilibas Melitensibus , ut commodi us 
servaretnr; sed inde postva ejecti fue^ 
re a Turcis, qnibus paruitper aliquot 
annos , nane autem fere sui juris est , 
Reipnblica formam quamdam servans 
sub clientela Turcarum, La città di Tri- 
poli fu rovinata dal terremoto nel 494» 
soffrì le vicende a cui soggiacque la con • 
trada per l'invasione de'vandahe de'sa- 
rnceni; venne presa da Ruggero I re di 
Sicilia, che s'intitolò re di Tripoli, di Tu- 
nisi e di Malta; e più tardi venne conqui- 
stala dagli spagnuoli, che la cederono al- 
l'ordine Gerosolimitano; fu bombardala 
sotto Luigi XIV redi Francia neli685y 
da una sua squadra navale comandata 
dal maresciallo d'Estrees;bombarda men- 
to rinnovato per ordine di Luigi XV nel 
1728, per cui la città si trovò costretta 
inviare una deputazione al re per doman- 
dargli perdono. A Vendola occupata i fran- 
cesi, ritornò in potere della Porta Otto- 
mana a'5 ottobre 1809. 

L' evangelo penetrò nella ragione, per 
la predicazione del tesoriere ed eunuco di 
Caiidiice regina dell' Etiopia, istruito e 
battezzato da s.Filippo,il 2.** de'7 diaconi 
che i^li A i>o$loli scelsero dopo l'Ascensione 
delSignore,perchè si crede che fu il 1 .'apo- 
stolo dell'Etiopia, donde l'evnngelo mira* 
bilinenti*si propagò nella Barbaria e nella 
regione Tripolitana. Indi si formò la pro- 
vincia ecclesiastica Tripolitana, con Oea 
o Tripoli per metropoli, il cui vescovo 
ebbe a sulTraganeì i vescovi di Girba o 
Girbita, Napoli di Barbaria, Sabatra, 
Gititi, Tjcplis Magna o Lesedn città del- 
la Tripolitana e di Libia Tripolitana sul 
Mediterraneo, la quale ebbe pure un ve- 
scovo sotto il patriarcato d*Alessandria, 
siccome posta sul limite delle due nomi- 
nate Provincie ecclesiastiche, i cui tescovi 
Dioga del 265, Vittorino del 393, SaU 
TÌano del 4 1 1 e Calipìde del 484 sono ri- 
portati ntW Africa Christiana, i,i,p, 202 
di Morcelli. Questa |>arla purea p. 2o3 
di Leptis minori sede vescovile della Di- 



TRI 

iRceiia solfo la metropoli di Hadramito 
(F,) o Adrumeto, Già nel precedente or* 
ticolo feci porola delle Provincie ecclesia* 
fiche della Libia Marmarica, con Dema 
o Dardanide (F.) per metropoli; della 
Libia Pentapoli, con Cirene (F.)o Cu- 
rio per metropoli; tutte nel patriarcato 
d'AleMan<lria. Al medesimo appartenne 
la provincia della Libia Tripolitona, la 
quale secondo Commnn ville, Histoirede 
totis les Eveschez^ ebbe a vescovati Oea 
o Hyon,Sebon e Lebeda o Leptis Magna, 
tulli eretti nel secolo IX. Di più Coni- 
manville nel novero de' vescovati copti , 
sulTraganei del patriarca d'Alessandria, 
riporta quelli che pure furono nella Bar- 
baria, cioè di Tripoli, Barca, Faran, A* 
frica, Keirvan o Cirene. Fu Tripoli che 
die il nome alla provincia Tripolitana, ed 
i suoi vescovi furono egualmente secon- 
do i riti e i luoghi sotto la primazia di Car- 
tagine, e sotto il patriarcato d' Alessan- 
dria; ma ne'concilii di Cartagine il vesco- 
vo di Tripoli s'intitola di Oeam^ ed è per 
questo che il Morcelli tratta di sua chiesa 
e de'suoi vescovi sotto il vocabolo Oe/i* 
.«/>, chiamando insigne la provincia Tri- 
politana, e la metropoli e sede vescovile 
Oeaniy Oeensis civitas, Oea^ Oeea^ se- 
condo le diverse nomenclature usate da' 
geografi antichi. Registra per vescovi:Na- 
tale, che nel 265 fu al concilio di Carta- 
gine, il quale disse la sua sentenza, ed an- 
cora pe' vescovi Pompeo diSabrata e Die- 
ga di Leptis Magna. Marinianp donati- 
sta fu nel 4i I alla conferenza di Carta- 
gine e si sottoscrisse. Cresconio, che per 
difendere la fede cattolica fu esiliato dal- 
l'ariano Genserico re de' vandali, ed è no- 
minato a'28 novembre nel martirologio 
romano. Inoltre il Morcelli ragiona della 
provincia d' Africa sotto i diversi impe- 
ratori come fu divisa tino all'occupazio- 
ne de'saraceni. Pel fanatismo di questi la 
religione cattolica restò del tutto abbat- 
tuta, e priva de'suoi pastori. Nella Me- 
moria intorno alle missioni ili Àfrica 
ce. estratta dalP archivio di propagane 



TRI 27 

dafide d^ ordine, di ClementeXTda mgS 
Fortegiterri^n òìce che l'apostolico zelo 
de' Papi non lasciarono diligenza alcuna 
di riunire alla Chiesa si vasta regione,che 
da lei separavano gli errori di Eutiche e 
di Nestorio, e l'intolleranza del maomet- 
tismo. Che la Darbaria, la migliore e la 
più popolata regione dell'Africa, a cagio- 
ne della ricchezza del traflìco e del cocn- 
roercio,e comprendente l'Africa propria, 
la Mauritiana ed una parte dellaLibia an- 
tica, fu oggetto delle paterne sollecitudini 
de'Papi nell'inviarvi missionari, e dell'e- 
roica carità de'frali istituiti per la reden- 
zione deg\\Schiavi[F',),coaìe l'ordine del- 
la Mercede e quello de' Trini tari(V,)M^ 
nel regno di Barca a detta epoca non e- 
ravi alcuna stabile missione apostolica. 
Bensì eravi in quella di Tripoli, e spet- 
tava a'minori osseivanti riformati, e nel 
1691 da uno in fuori tutti vi morirono 
di peste, ma speditamente ve ne furono 
mandati degli altri, onde la missione tor- 
nò all'essere di prima. Tra gli schiavi, e ì 
forastieri, la maggior parte francesi, che 
frequentavano il porto di Tripoli, erano 
da 600. In Derna vi erano soli 3 catto- 
lici, e 2 in Bengasi; in Gibel e in Susu po- 
chi o nessuno. Nondimeno però di quan- 
do in quando si recavano i missionari per 
quelle parti con molto loro incomodo e 
pericolo a sovvenirli. Il maggior frutto 
di queste missioni consisteva nel mante- 
nere costanti i cattolici nella fede, e nel* 
r affaticarsi per richiamarvi i rinegati. I 
sacerdoti e i religiosi schiavi, per lo piti 
erano quelli che intorbidavano la misaio* 
ne di 'Tripoli , non volendo riaoooacsm 
per loro superiori la congregasione dH p^ 
paganda^éie, né il prefetto della arili 
ne, assol vendo,celebrando eamninialr 
do i sagramenti fuori di parroochiaJU^ 
le inconveniente la congregazione p 
vide con dichiarare a'20 luglio 1682, 
nessuno a vrebbe soddisfatto a'i trincetti 
la Chiesa se non avessero pr 1 

menti nella chiesa della mi 
gnu di Tripoli teneva la 



28 TRI 

un sacerdote con titolo di «icario aposto- 
lico. Con lettera de'6 giugno 1 7o4i ftcrilla 
dal console di Francia, che risiedeva in 
Tripoli, 9*el>be notizia come il bey aveva 
|)erinessoT:he8Ì fabbricasse una l)ella cbie- 
6a e ospizio pe' minori osservanti rifor- 
txìikiì, e che in detta chiesa già fabbricata 
&ifucevcino con piena libertà e decoro tut- 
te le funzioni lagre, e che dal medesimo 
bey era slata coticeduta facoltà «'religiosi 
meilesinii d'edificare un o$|>eda le capace 
di 5o letti, per conforto de'poveri schiavi 
infermi; che però supplicarono Clemente 
XI a concorrere a questa santa opera con 
abbondante limosina, siccome subito ot- 
tennero, avendo loro dato 5oo scudi per 
la fabbrica, ed altri 5oo da investirsi per 
mantenere co' frutti la medesima. Nel 
17 54 trovo notizie che la bella chiesa, il 
GonvctUo e l'oipedale de'suddetti religio- 
si sussistevano dentro la città di Tripoli, 
Dell'attuale prefettura apostolica di Tri- 
poli darò le notizie che ricavo dallo «SVa- 
to delle missioni del i832, dalla con- 
gregazione di propaganda presentato a 
Gregorio XVI; dalla Notizia statistica 
dille missioni^ stampala neh 843, e da 
altre posteriori notizie. Neil 832 era pre- 
fetto della missione il p. Filippo da CoU 
tibuono minore osservante riloroiato, il 
quale aveva seco alcuni altri missionari 
dello stesso ordine , a cui tuttora spetta 
la missione di Tripoli. Neh 843 era pre- 
fetto della missione il p. Lotlovico da Mo« 
dena di detto ordine, con due missionari 
correligiosi, con facoltà della formola 4> 
residente in Tripoli, ov'è una pia con- 
gregazione della Via Crucis,altra pia con- 
gregazione della Madonna del Carmine, 
ed una scuola frequentata da 5o ragazzi 
era stata aperta nelFospizio de' religiosi 
missionari. Vi si parla anche la lingua mal- 
lese e l'italiana. Eranvi due chiese, l'una 
in Tripoli, l'altra in Bengasi 370 miglia 
lungi dalla capitale. Altri luoghi della mis- 
sione sono Capo Bonandrea,Deroa e Gi- 
bel. In Tripoli la popolazione cattolica e- 
ra di 6oO| senza Guatarvi ì fanciulU; in 



TB I 

Bengasi la popolazione cattolica nell'està' 
te richiamatavi dal commercio ascende* 
▼a a 3oo, nell'inverno discendeva anche 
a meno di 1 00. Per tutta la reggenza si 
calcolavano circa i3oo cattolici. In Tri- 
poli vi dimora un prete greco scismatico, 
ivi mantenuto dal patria rea eretico d'A- 
lessandria. In Bengasi vie la confraternita 
del ss. Sagramento: la sua piccola cristia- 
nità si distingue per la concordia e per la 
divozione, onde quasi tutti soddisfano al 
precetto pasquale. Nel 1839 nella visita 
fatta dal prefetto apostolico nella missio- 
ne, si trovò un luogo adattato per fab- 
bricare una chiesa : si aspettava il 6r- 
mano da Costantinopoli per edifìcarla , 
e qualche sussidio per la costruzione, che 
forse ebbe probabilmente luogo. La ri- 
voluzione da alcuni anni avea fatto ces- 
sare il commercio, e la povertà essendo 
divenuta eccessiva , molli cristiani era* 
no partiti per cercarsi altrove la sussi- 
stenza. La civilizzazione nella città di Tri- 
poli era in progresso, come lo è in Tu- 
nisi e nel rimanente dell'impero di 7W- 
chia (r*), eminentemente nell'Algeria, 
non però in Marocco. Il culto cattolico è 
libero, ed il cattolico é rispettato anco da' 
maomettani. Si associano i morti per la 
città con cotta e stola; si suonano le cani- 
paneanchedi notte nel Natale del Signo- 
re,senza che alcuno impedisca i missionari 
dal farlo o li derida. 11 solo Viatico si por- 
ta occulto agi' infermi, per evitare ogni 
possibile caso d'irriverenza. Ai missiona- 
rio però è vietato di muover questione, 
discorso di religione co'maomettani, per 
condannare i quali alla morte bastereb- 
be il minimo indizio che pensassero d'ub- 
bracciare il catlolicismo. Quindi i casi di 
conversione sono moralmeule impossi- 
bili. Però con l'ultimo firmano emanato 
dal regnante sultano, anche nella reg- 
genza di Tripoli col tempo i mussulma- 
ni potranno liberamente convertirsi, co* 
me giova ed è consolante lo sperare. Que- 
sta missione ha una rendita di scudi 5o, 
provenienti dall'affitto dell'autico ospizio, 



TRI 

•a d«'snssidii ilnlla congregazione di 
iganda in proporzione del numero 
lissionari. 

IIREGNO PONTIFICALE, Tri- 
im^Thiara setiRrgntim triplici Co- 
ornata j Tri regna li Mitra scu Zìe- 
' seu Camauri^ Papalis Mitra, Or» 
nio del capo e mitra turbinata, os- 
fignrn conica piramidale rotonda in 
I di pileo, proprio del sommo Poti- 
, tutto chiudo di sopra e circondMlo 

corone; nobilissima e splendida in- 

d' onore, dì maestà e di giurisdi- 

Il Magri nella Notizia de vocaboli 
tiastici, in quello di Mitra , orna- 
3 proprio de'vescovi, dice cbe il Pa- 
:re la Mitra ordinaria suole porla- 
alcune solennità una Corona fni» 
le (F,) alla e ovata, la quale comu- 
ite si dice Regno o Camauro, or- 
lon 3 Corone j clie Innocenzo III 
ermone di s. Silx'cstro /, spiegò si- 
ire la Mitra e il Ilegno: In signitm 
^ii Pontifex itti tur Regno , in si- 
Ponti/ici.f utitur Mitra, Il che già 
nel Tol. XLV, p. i^^, anzi vi ag- 
, collo stesso Papa: Sed Mitra seni- 
littir et ulif/uej Regno vero nec ti- 

nec semper, Evrlesia in signnm 
ralium dedit miìii Coronam ; in 
n spiritualium contuli t mi hi Mi- 
Ali tram prò sacerdotìo, Coronam 
Tgno, Imperocché la sagra Tiara 
fu delta Regnuni Mumli, non che 
la e Diadema (/"•)> Quella degli e- 
j un ornamento dei capo de' Sa- 
li (/^.), però la tiara del loro Som» 
icerdote [P ,) era circondata da tri* 
rorona, cioè dalla corona d'oro di- 
in 3 ordini , i quali lasciavano lo 

per la Lamina d'oro (F^,)g in cui 
ciso il ss. Nome di Dio. Ne ri|Mr« 

citato voi. a p. a6o e 177. Iti no- 
ì ì vescovi greci usano una spcoiedi 
:he descrissi nel voi. XXXII, p. 147, 

mitra data da Pa|)n 9. Celetitno I 
( I a s. Cirillo patriarca d'Alenan- 
ijnal suo Icgoto al concilio general 



TRI 29 

d'Efeso; e quali altri vescovi usano mitre 
che in parte le somiglmno, come i rutenim 
Rimarcai ancora che i T 'escovi investiti 
del dominio temporale usaiono una co- 
rona nelle mitre, almeno in quelle sovra- 
stanti lo steni ma,e Me ne vedono tuttora or- 
nati per memoria dell' esercitata sovra- 
nilà, olire la Spada e il Pastorale. Tra' 
pri vilegi che diconsi concessi all'arcivesco- 
vo di Ravenna (f.) da Valentiniano 111, 
sì enumera il 6W2/7fi/'Oornatodi due co- 
rone. La Tiara pontifìcia fu ed e una 
Mitra dì figura conica turbinata e ornata 
d*tnia sola corona; |>oi ve ne fu aggiunta 
altra, e quindi la 3.', onde prese il nome 
di Triregno, Il Vettori, Il Fiorino d'o- 
ro illustrato, eruditamente ragiona della 
tiara pontificia, che il Vallemontde»cris* 
se, quale mitra di forma rotonda ed ele- 
vala, con due infide o pendenti frangiati 
neirenlremità, e seminati di crocette,cin«> 
ta di 3 corone ducali, nella cui sommità é 
posto un mondo o globo d'oro, e sopra di 
esso nel centro e una cioce. Di più il Val- 
lemont soggiunge, che l'antica tiara pon- 
tificia era nn berretto rotondo ed elevato, 
circtmdato da una corona; che Bonifacio 
Vili fu il r." Papa che vi aggiunse la 2." 
corona , allorquando dichiarò la sovra- 
nità e preminenza del sommo Ponl<fli* 
ce in lutto \\ mondo, e finalmente Bene- 
detto XII v'uggiunse la 3.^ dopo a ver de- 
cido che l'autorità del Papa si estendeva 
sopra le 3 ChiesCf cioè Militante , Pur- 
gante e Trionfante ; e volle ancora così 
decidere la celebre questione della visio- 
ne beatifica, per la quale faticò tanto (/io- 
vanni XXII suo antecessore. Siccome la 
tiara piti comunemente si disse Rr^no , 
così dìopo r aggi ni 'Iella 3.* coro n ti si 
tidflninbi TVtre^i}' na altre volte fu 

ornn wi eÉ t ò d i tes' jmcsso i ptM-si.f 

nif gll«ipnW^,ì l >i li ec; il quale 
■erv?f» a 'H i l n ti i ^rificaidii. Si 
vuole cbeldHorn ornino la te- 
.»lii con unÉMfifgg' inlidcl 
I f .::uo, ooire'aà^il I sul ca- 
li li Ila fur- 



3o TR I 

ma dalla tiara papale, priva però delle 
corone edella croce. Alcune pioviiicie de' 
icili usano egualmente la tiarn. Le don- 
Dedi Uidacli nella Guinea in Afiica, han- 
no pure le berrette simili alla tiara, ri- 
spetto alla forma, non airornauiento e* 
sterno. Era anticamente assai in uso fra 
g)iorienlali,unche pressoi particolari, pe* 
lò rotonda o ricurva o ritorta in cima sul 
davanti, e simile al frigio berretto chia- 
malo pileo, poiché soltanto a'sovrani era 
permesso portare la tiara diritta. Ne'prin- 
cipii della repubblica i romani andavano 
d'ordinario a capo ignudo, o non lo co- 
privano se non col lembo della loro ve* 
i>te;non facevano uso del pileochene'giuo- 
chi^ nelle saturnali, <ie' viaggi calla guer- 
ra. Gli schiavi che venivano posti in liber- 
tà, facevansi radere il capo, e ricevevano 
il pileo ch'era il segno di loro liberazio- 
ne, quindi capere. pUeuin signifìca va es«er 
posto in libertà; giacché questa Berretta 
era il siaibolo' della libertà. // Prefetto 
di Roma(y,) sotto i Papi usò un berret- 
tone in forma di tiara chiusa e ornata di 
corona. Nell'articolo Mitba dichiarai^che 
fu pui*e denominala Phrygium^ ThUira^ 
Corona sacerdotalisj ragionai di sua o- 
rigiiie,difrerentiibrme e uso, de'suoi sim- 
bolici signiGcati, e delle 3 diverse specie, 
cioè preziosa,aurifngiala e semplice. Del- 
ie mitre del Papa, ed anco di sua mitra 
turbinala di forma conica, appellata ao- 
licameute regno, corona, tiara; che a- 
venie una corona, poi vi fu aggiunta la 
a.*, quindi la 3.*, per cui prese il nome di 
triregno. Riportai il già 4*iferito signifi- 
cato della tiara, dichiarato dal dottissimo 
Innocenzo 111, le diverse mitre usate da' 
Papi,ridottecomunemente a 3, cioè seni- 
plice,aurifrigiata e preziosa ;come formate, 
e de'tempi e funzioni in cui si usano: de- 
scrissi le più ricche e magnifiche, enume- 
rando le gemme di quelle che non piii e- 
sistono. A CoRONAzioiTE db'Sommi Pohtb- 
Ficf, riparlai di questa solenoissima cere- 
monia^ con altre erudizìooi, notando che 
Giulio 11 fu il I .° a separare la funzione 



TRI 

della coronazione da quella del Posses* 
so del Papa (T*); e nuovamente ripor* 
lai la formola che recita il cardinal Prio* 
re (F,) de'diaconi, nell'imporre il sagro 
triregno sul capo del nuovo Papa, a cui 
inoltre spetta nell'altre pontificie funzio- 
ni di metterglielo sul capo, incombendo 
il levarlo al cardinale 2." diacono : ese- 
guendosi la funzione nella gran loggia 
Vaticana delle solenni benedizioni fatta da 
Paolo V, mentre il Papa è sulla sedia pon- 
tificale sopra del trono ivi pre|>arato e sot- 
to baldacchino,alla vista di tutto il popolo 
affollato nella vastissima piazza dis. Pietro. 
Nella 7ecca pontifìcia, tra'conii delle meda- 
glie d'Urbano Vlll,vi è quello colla efQgie 
del Papa col capo nudo e genuflesso in pi- 
viale,con s.Michele che scende dal cielo fra 
raggi egli pone il triregno. Altre medaglie 
espressero il formale atto della coronazio- 
ne, mediante l'imposizione del triregno. 
Le forme degli antichi e degli odierni tri- 
regni si ponnu vedere, oltreché nelle ope* 
re che ricorderò in fine, ne' seguenti au- 
tori. Bouanni, La Gerarchia ecclesiasti- 
ca considerata nelle vesti sagre e civili;^ 
265,in cui trattando Della mi tra ponti fi- 
eia, riprodusse i disegni delle mitre sein- 
plìce^aufrigiata e preziosa,e quello del tii- 
regnopontificalea tempo di Clemente Xf, 
con 3 corone, sovrastato dal globo e dalla 
croce. Osservai nel voi. LXll, p. 1 07, che 
il Papa portando nella cima del triregno 
e nella iuptvficìede Sandali e deWeScaP' 
pc[f^,) la Croce f £1 vedere al popolo cri- 
stiano, ch'egli è tutto interamente da ca- 
po a piedi professore della dottrina e del- 
la vita di Cristo. Tanto il triregno, quan- 
to le dette mitre hanno le loro code ter- 
minanti ciascuna con la croce e una fran- 
gia. Tali code si dicono infulae, vittae^ 
né senza mistero, disse Innocenzo 111, De 
mist, Missac lib. 2, cap. 44i P^i^^^^ men- 
tre pendoiio nelle due estremità del tri- 
regno dietro le spalle, dinotano li due sen- 
si e significati co'quali si espongono le di- 
vine Scritture, e sono letterale e mistico. 
Di tali Fascio (f^.), liste o pendenti fran* 



TRI 

|nseDtai*e Benedetto XII, esistente nelle 
Grolle Valicatie, e altri Papi, per cniginrli 
eoa tutti i più aoleoni e oiiorinci dislin- 
tifi di loro autorità e dignità. La 2.' to- 
ToU rappresenta il sepolcro di Bonifacio 
Vili ««intente oelle suddette Grulle , la 
coi statua giacente ha la liara fregiata dal- 
1j doppia corona da lui uggiunlu, per cui 
il Gararopi censura il dolio Marougonì, 
dM aella discorsa Clironologia prele^edi 
pniare, che noe mai Bonifiicio Vili u- 
MK la doppia corona , anzi lo rappre- 
«itàcoo una, affermaudo cosi essere ne' 
•oMineotì Vaticani, il che non é vero. 
Bm io ¥arie statue del medesimo Bo- 
■&ÒD Vili apparisce con una sola coro- 
na perchè non aggiunse la 2.' che sul Q- 
■e Jd pontiOcato. Il Garampi chiama 
anao il vedere la fìgura giacente di Bo- 
a£icio Vili nel coperchio del suo sepoU 
ero colla corona in capo, quando non si 
è bmì coatumato di seppellire con essa i 
Pipi, ma colla sola mitra, come lo fu Bo- 
éLèóo Vili. Ne' Sejyokri de Ronuiid 
Pontefici C"^-) divenne comune l'uso di 
nppresen tarli quasi tulli coronati del tri- 
lepo, sebbene si seppelliscano colla mi- 
tra di lama d'argento. Il Garampi sog- 
giunge: »• Ma chi mai potrà render ragio- 
ne di tutti i capricci de'piltori ? Iti una 
vecchia pittura fu rappresentato TEter- 
DO Padre col triregno in capo; e in altra 
aotica iiniiiagìne, Cristo crocefisso colla 
BÌtra." La 3.' tavola contiene il dello bu- 
sto o mezza statua di Benedetto XII esi- 
stente oelle Grolle Vaticane, scolpilo in 
Eoma da Paolo Sanese, mentre dimora- 
li in Avignone, per aver fatto di nuovo 
il letto alla basilica, con due sole corone; 
IM lo scultore che lavorò la statua di Be- 
■edetto XI 1 , che ancora vedesi sul suo 
■{mlcro nella chiesa d'Avignone, vi fece 
ithregnocome l'avrà veduto portare dal 
Fapa medesimo nella stessa forma che si 
»tttma anche oggidì. Anche tal mezza 
litaa, come accennai, tiene le chin vi col- 
I sinistra, il che non si riferisce a fun-* 
•ae particolare , ma per indizio della 

VOL. LXIXI. 



TRI 33 

somma |)ontifìcale podestà, e della chiesa 
n)mana, della quale le chiavi sono pro- 
pria udislinli va iusegna,o1treil Padiglio- 
nc o Sinnicchio (^•); inscena che sovra- 
sta gli stemmi delle Monete de'cardina- 
li CamcrlenglU di s. C/uesa ( f^.), e gli 
slemmi de' Parenti (P\) de' Papi. La 
4/ tavola contiene le teste: di Giovanni 
X XI 1 della slalua se[)olcrale giacente pres- 
so la sagrestia della metropolitana d'A- 
vignone, colla tiara in capo, che oltre alla 
corona inferiore, ne ha un'altra che può 
dirsi quasi doppia, più in alto; di Bene- 
dello XII della sLitua sepolcrale nella cap- 
pella de' Sartori di delta chiesa; col tri- 
regno in capo, e con questo ornato di 3 
effettive corone sono le statue sepolcrali 
d'Innocenzo VI nella cappella a lato del 
santuario de' certosini di Villanova dio- 
cesi d'Avignone, e dell'antipapa Clemea- 
te VII sepolto nel coro de'celestini d'A- 
vignone. 11 Cancellieri, Storia de* posses- 
si^ dice a p. 49 ( .parlando delle Teste de^ 
ss, Pietro e Paolo (f^.)t e de' loro anti- 
chi busti gioiellali non più esistenti, che 
il capo di s. Pietro avea la tiara con 3 co- 
rone a gigli di perfetta fìgura conica, quale 
dovca usarsi a'iempi d'Urbano V, che in 
essi pose tali ss.[leliquie;ond'èdameravi- 
gliarsi,chc di qiiesta forma di triregno non 
si valessci'o ne il Marangoni,né il Garam- 
pi ne'dotli loro libri della Chroriologia 
e del Sigillo dellaGarfagnamiy ne'quali 
dierono incise le più auliche forme de'pon- 
lifìcii triregni. La forma del triregno di 
s. Pietro in discorso si può vedere ne'due 
disegni pubblicati dal medesimo Cancel- 
lieri a p. I e 22 delle Mc.iìiorie delle sa- 
gre TeòtCy ed io lo descnssi nel citato ar* 
ticolo, con tutto il foudo di perle piccole, 
colle 3 corone piene di gemme preziose, 
la croce in cima formata di gioie, ed i pen- 
doni o code del regno ornati di pietre pre- 
ziose finissime e grosse, nel fine de'quali 
erano 6 campanelle lunghe dorate. Tan- 
to la Chiesa trionfante,quanlo la militan- 
te si diletta della varietà de' Co/or<>rc(e- 
sUistici (f^.)i con iride sagra ; la i .' rap- 

3 



3a TRI 

gli Stemmi (P".) ponti Gciì e ne' Sigilli 
(f^,) pontificii, l'uso di ornarli colla tia* 
ra o il triregno e colle Chiavi (P\) incro- 
ciate, sembra doversi attribuire al pon^ 
tificato di Bonifacio Vili, venendo con- 
cesso alle basilìcbe Lateranen<ie e Vatica- 
na per istemma il (riregno e le chiavi io- 
crociate alla I .*, il triregno e le chiavi pen- 
denti alla 2/, costumandosi esprimere il 
triregno anche ragginnte.Anzi si vuole che 
innanzi Bonifacio Vili comuiiemenle le 
armi gentilizie non fossero sovruslute da 
mitre, né da cappelli cardìnnlizi o prela- 
tizi. Et haec suffìciant ad osltndeudnm^ 
a etate Bonifacii PP, FUI in uui adhuc 
nonfiiisse {^salteri commiinitev) saprà 
stemmata gentilìtia apponete alhid orna» 
mentunìy non Tiarar^ neque Piiei, neque 
AJitraej unde nnllam in hoc adhtbendani 
esse fidem nec Ciacco nìo, nec Frizonio, 
neque cuiqite ex scrìptoribus deRomanis 
Pontificihus^ vel Cardinalihus^ quistent' 
mata eorttm hisce ornamentis insignita 
ex/i/^e/i/. Quando i Papi introdussero nel- 
le loro Monete Pontificie i loro slemmi 
esovraslatidal triregno,edn questo e dal- 
le chiavi, si può vedere ne'traltatisti del- 
la numismatica pontifìcia, nel citato Vet- 
tori, e nella recente e lodata opera deld/ 
Angelo Cinagli, Le monete de Papi dc' 
scritte in tavole sinottiche. Pare che già 
a'tenipi di Martino V si usasse porre nelle 
monete il triregno colle chiavi, che di ven- 
ne il sigillo e lo stemma di molle auto- 
rità pontifìcie, e di tutto ciò che ha appar- 
tenenza co' Papi, che troppo lungo sareb- 
be a voler classificare. Dice il Vettori, che i 
Papi nelle monete si servirono nel rove- 
scio per prima e sola insegna delle chiavi 
pontificie, quindi passarono a inserirvi al- 
cuna parte dell'insegne gentilizie senza lo 
scudo, colle chiavi però sopra del mede- 
simo campo della moneta, le quali in cro- 
ce traversa vi adattavano. Posero dipoi 
le insegne interamente dentro la targa , 
sovrapponendovi le due chiavi in croce, e 
sopra tutte queste co^e collocarono il trire- 
gno. 11 Vettori intende parlare delie mo- 



TRI 

ncte pontificie cominciate ad usarsi dopo 
le antichissime, nelle quali usarono por* 
rei nomi loro in cifra e monogrammi, so- 
pra di che è da vedersi il Vignoli , j4n^ 
tiquiores Pont. Rom, denariL Osserva 
il Cancellieri^ Storia de* possessi p,6j^ 
che il duca di Modena per essere il più 
antico vicario temporale della Chiesa ro- 
mana porla nello stemma, oltre le chiavi, 
anche il triregno, distintivo che non ha 
▼erun'altra famiglia. Notai nel voLLXVl, 
p. 79,che negli stemmi pontificii della cas- 
sa mortuaria de' Papi defunti , in quelli 
del catafalco pe'suoi funerali, ed in quelli 
delle carte mortuarie che si aflìggono nella 
pareli esterne delle patriarcali basiliche 
e della chiesa de'ss. Vincenzo e Anasta- 
sio, tutte sovrastate dal triregno, non ci 
deve andare l'ovnamento delle chiavi, per- 
chè colla morte del Papa cessa la sua giù* 
risdizionee podestà significata dalle chia- 
vi. Tutta volta non sem pre si osserva, forse 
per ignorarsi da chi dovrebbe impedirlo. 
II cardinal Garampi, neW Illustrazione 
del sigillo della Garfagnana^ oltre le 
belle erudizioni che riferisce sulla mitra, 
sulla tiara e sul triregno, ci die 4 tavole 
incise, colle immagini de' Papi coronate 
di tiare e di triregni. La 1 / esprime il bu- 
sto di Bonifacio Vili già collocato nella 
cappella di s. Bonifacio da lui ristorata e 
ornata nella basilica Vaticana, e ora nella 
cappella della B. Vergine dello Grotte Va- 
ticane. Egli é colla tiara in capo ornata 
di due corone, in alto di benedire colla 
destra e reggendo le pontificiechiavi colla 
sinistra. Tali chiavi anlici mente ì Papi 
non l'usavano che il giorno di loro solen- 
ne coronazione e del possesso che pren- 
devano nel Laterano, dove il priore di s. 
Lorenzo ad Sancta Sanctorum, gli con- 
segnava le chiavi della basilica e sagro pa- 
lazzo Lateranense: quia specinlitcr Pe» 
tro principi Apostolorum data est pò» 
testas claudendi et aperiendi, et ligan* 
di atque solvendi, et per ipsuni biposto- 
lum omnibus Romani s Pontificibns, I 
pittori e scultori iu tal forma volici o rap« 



TRI 

presentare Benedetto Xlf, esistente nelle 
Grolle Vaticane, e altri Papi, per c/Iìf>iarli 
con tutti i più solenni e oiioridci fli!»(in- 
tivi di loro autorità e dignità. La 2/ ta- 
vola rappresenta il sepolcro di Bunifucio 
Vili esistente nelle suddette Grotte , la 
cui statua giacente ha la tiara fregiata dal- 
la doppia corona da lui uggiuntu, per cui 
il Garainpi censura il dotto Marangoni, 
che nella discorsa Chronologia pretese di 
provare, che non mai Bonifiicio Vili u- 
sasse la doppia corona , anzi lo rappre- 
sentò con una, affermando cosi essere ne' 
monumenti Vaticani, il che non é vero. 
Bensì in varie statue del medesimo Bo- 
nifacio Vili apparisce con una soia coro- 
na, perché non aggiunse la 2.' che sul Q- 
ue del pontificato. Il Garampi chiama 
strano il vedere la figura giacente di Bo- 
nifacio Vili nel coperchio del suo sepol- 
cro colla corona in capo, quando non si 
è mai costumato di seppellire con essa i 
Papi, ma colla sola mitra, come lo fu Bo- 
nifacio Vili. Ne* Sepolcri de Romani 
Pontefici (/^.) divenne comune Fuso di 
rappresentarli quasi tutti coronati del tri- 
i*egno, sebbene si seppelliscano colla mi- 
tra di lama d'argento. Il Garampi sog- 
giunge: M Ma chi mai potrà render ragio- 
ne di tutti i capricci de' pittori ? In uua 
vecchia pittura fu rappresentato l'Eter- 
no Padre col triregno in capo; e in altra 
^antica immagine, Cristo crocefisso colla 
mitra." La 3.' tavola contiene il detto bu- 
sto o mezza statua di Benedetto XII esi- 
stente nelle Grotte Vaticane, scolpito in 
Roma da Paolo Sauese, mentre dimora- 
va io Avignone, per aver fatto di nuovo 
il tetto alla basilica, con due sole corone; 
ma lo scultore che lavorò la statua di Be- 
iiedetto XII , che ancora vedesi sul suo 
à'Dola*o nella chiesa d'Avignone, vi fece 
' riregnocome l'avrà veduto portare dal 
.,>a medesimo nella stessa forma che si 
^ tjma anche oggidì. Anche tal mezza 
^\ :.ta, come accennai, tiene le chin vi col- 
t istra, il che non si riferisce a fuO" 
. - t particolare , ma per indizio della 

VOL. LXIXI. 



TRI 33 

somma pontificale podestà, e della chiesa 
mmann, della quale le chiavi sono pro- 
pria edisliuli va insegna,oltreil Padiglio- 
ne o Sinnicchio (^.); insemina che sovra- 
sta gli stemmi delle Monete de'cardina- 
li CanierlenglU di s, Cìiiesa ( y,\ e gli 
slemmi de* Parenti (V.) de' Papi, La 
4/ tavola contieue le teste: di Giovanni 
XXII della statua sepolcrale giacente pres- 
so la sagrestìa della metropolitana d'A- 
vignone, colla tiara in^^apo, che oltre alla 
corona inferiore; ne ha un'altra che può 
dirsi quasi doppia, più in alto; di Bene- 
detto XII della statua sepolcrale nella cap- 
pella de' Sartori di delta chiesa; col tri- 
regno in capo, e con questo ornato di 3 
effettive corone sono le statue sepolcrali 
d'Innocenzo VI nella cappella a lato del 
santuario de' certosini di Villanova dio- 
cesi d'Avignone, e dell'antipapa Clemen- 
te VII sepolto nel coro de'celestini d'A- 
vignone. Il Cancellieri, Storia dc*posses- 
5/, dice a p. 49 ( ,parlando delle Teste de* 
ss, Pietro e Paolo (f^»), e de* loro anti- 
chi busti gioiellati non più esistenti, che 
il capo di s. Pietro avea la tiara con 3 co- 
rone a gigli di perfetta figura conica, quale 
dovea usarsi a'tempi d'Urbano V, che in 
essi pose tali ss.Reliquie;ond'èda meravi- 
gliarsi,chc di questa forma di triregno non 
si valessei'o né il Marangoni,né il Garam- 
pi ne'dotti loro libri della Chronologia 
e del Sigillo deHaGarfagnatia^ ne'quali 
d ierono i ncise le più antiche forme de'pon- 
tificii triregni. La forma del triregno di 
s. Pietro in discorso si può vedere ne'due 
disegni pubblicati dal medesimo Cancel- 
lieri a p. I e 22 delle Memorie delle sa- 
gre Teste, ed io lo descrissi nel citato ar« 
ticolo, con tutto il fondo dì perle picoole* 
colle 3 corone piene di gemme preiioM^ 
la croce in cima formata di gioia» «dipill- 
doni o code del regno ornati di piil 
ziose finissime e groste, oel fine' 
erano 6 campanelle longhe dot 
to la Chiesa trionfàote^qiMOloI 
tesi diletta della varietà dìè'Clai 
siastici (f^.Jf GOQ iriJi^ sagrai 

3 



34 TRI 

presentala nelle Gcnìmc (T\\ la 2.' oe' 
Fiori (/ .). L' otnumento delia Chiesa 
trionfante non si rappiesenta (]i fiori che 
sono cori'uUibjlit ma di gemme e Pietre 
(F.) |irezioi»e perchè durevoli. Dell* im- 
magine di s. Pietro (f^.) espressa nel Tri- 
clinio L€aniano(F,) t'iti altri oiotiunien- 
ti con lic Chiavi pontificie (F.) in ma- 
no, ragionai in più luoghi, spiegato per 
simbolo della triplicata podestà pontifi- 
cia sulle Ire chiese miliuinte, purgante e 
trionfante, da Dio.coqaunicata a! princi- 
pe degli Apostoli ed a' suoi Successorij 
ovvero la scienza, IP potere e la giurisdi- 
zione pontificia. Questa stessa pienezza di 
podestà si vedeva indicata iu uii'imma- 
gine dì 8. Pietro esistente nell'archivio del- 
la basilica Vaticana e liferitadal Torri- 
gìo a p. 76 delle Grotte Faticane^ eoo 
tre ordini di capelli in testa, invece del 
triregno, a temjM) del s. Apostolo non u- 
sato, ma bensì in qut- Ho d'Urbano \ in 
cui fu dipinta, ed al quale* il Torrigio at- 
tribuisce l'introduzione della 3." corona 
nella tiara, dicendo significare le 3 chiavi 
e le 3 corone, le 3 podestà che ha il som- 
mo Pontefice, cioè Imperatoria y Regia ^ 
Saccrdotaley e la podestà che ha nel Pa- 
radiso^ in Terra f nel Purgatorio j ed è 
pei ciò che s. Pietro fu anticamente espres- 
so eoo 3 chiavi, vale a dire quando non 
si usava la tiara fregiata di 3 corone, colle 
quaU fu poi anch'egli rappresentato, e la 
Teoerandasua statua di bronzo della C/iie- 
sa di s, Pietro in Faticano^ per la sua 
festa è vestita con piviale e triregno. Al- 
cuni crìtici osservano, che l'unione delle 
tre chiavi nelle mani di s. Pietro può es* 
sere ancora un mero arbitrio de' pittori 
e musaicisti , come fecero nel Triclinio 
e in altri monumenti colla croce doppia, 
trovandosi molti ritratti di s. Pietro con 
una sola chiave e con due. 1 1 ricordato Do- 
«anni, dicendo del simbolico significato 
del triregno, riporta le opinioni di Maz- 
zaroui, Saussay e Bainuudo, i quali pen- 
sano che la mitra comune a'vescovi è se- 
gno dell'autorità episcopale, ma la coro- 



TRI 

nn d'oni è «imbolo della triplicata pode* 
sta pontificia, con cui il romano Ponte- 
fice supera ogni altra digitila, avendo fa- 
coltà d'insegnare,di dispensare, e di puni- 
re, pel Primato (F,) che gode di onore 
e di giurisdizione. Di più dichiara il fio- 
nnnni, sulla cima del triregno è un glo- 
bo e su di questo una croce , non senza 
mistero, poiché viene signifii-ato il mon- 
do adombrato nel globo soggettato in vir- 
tù della s. Croce, e sì sostiene dal Papa 
perché alia di lui cura consegnalo. Altre 
miifteriose significazioni delle 3 corone col 
quale è ornala la tiara, sono le riieriiedal 
caiduial Sirlelo; cioè di poi tarni dal Pa- 
pa una corona per segno della sublimedi- 
gnità; che la 2 .' corona fu oggiunin in ine- 
moi'ia di qtiella donala da Costantino 1 a 
s. Silvestro I, e la 3.^ perseguo di quella 
mandata da ClodoveoI as. Pietru.llSaus- 
sny poi fu di parere, usare il Papa 3 co- 
rone , perché in esso sì devono conside- 
rare 3 diguiiù, lai.'^ di Somiuu Sacerdo- 
te, la 2." di Ree Signore teiupoiale, e la 
3.' d'universale Legislatore; siccome 3 so- 
no le podestà in terra del Vicario di Cri- 
sto, cioè coelestium, terrestrium,et in^ 
fernorum , spiegate nelle 3 cliiavi colle 
quali anticamente sì ei^primeva s. Pietro. 
Il Landucci sagrista pontificio, nel trire- 
gno l'avvisò le tre potenze espresse nelle 
tre corone, cioè ò^tW ImperOy del Hegno, 
del Sacerdozio^ le quali sebbene indicale 
nella sola corona o tiara prima usala, fu- 
rono poi con tre distinte più chiaramente 
significate. Perciò Innocenzo 111 vi rico- 
nobbe nel Papa la dignità di Sacerdote 
e di Rcy V Imperio e il Sacerdozio che 
in se riunisce, e i diversi usi della mitra 
e della tiara. Laonde sì pr^crìve n.'l Cr 
remoniale Romano lib. 3i%ci. 5, lìiji. t*. 
Che il Papane'gìoruisolediDii usi il /.i :> * 
asftia la Tiara^ Dell'andarle tormui' ùnti- 
la chiesa , non mai nelle fiMiùuui ^-^le, 
nelle quali si adopera la Mit'm^ es, ii. - 
|)one il /?rg'/20 sull'altare ii«l Iti mì.i i.--:.e- 
la copciHa di velluto crem?^ m soIh \ 
antiche Cavalcate del /'<• .:. c.'i . . 



TRI 

fleTRalIn chiesa colla tiara o triregno, ili* 
flceso dal. cavallo lo depoiievu e assume- 
va la mitra ; quindi nel partire lasciata 
questa riprendeva il triregno: altrettanto 
si praticò nel Possesso mio e inclusi vir a 
Leone X, perchè prima il Papa, dopo co- 
renalo in s. Pietro, recavasi iaimediata- 
iiienle al Laterano |)el possesso, funzio- 
ni che poi furono divise. Anche il Magri 
afferma, coli'autorilù dell'Ordine Roma- 
no di Cencio Camerario, neli2i6 Ono- 
rio 111, ch'era solilo il Fnpa quando ar- 
rivava alla porta della chiesa dide|)orre 
il regno e di pigliar la mitra, come or- 
namento sngro.A Cappelle PO!iTiriGiB,uel 
descrivere tutte quante le sagre funzio-* 
ni che celebra o arsiste il Papa, <iì ordi- 
nnrie che straordinarie , rilevai quando 
dalla sagreàlifi si reca al Gcnuflessorio 
(F.) col triregno , deponendolo per far 
breve orazione, terminata la quale assu- 
me la mitra alzatosi in piedi; e quando 
ivi terminata la funzione torna, e depo- 
sta la mitra che avea assunto, dnpp bre- 
ve orazione alzatosi in piedi, riprende il 
triregno. Ivi ancora riportai 1' orazione 
che nel procedere alla coronazione del 
nuovo Papa pronunzia il i .^cardinale deU 
lordine de'diaconi, in cui lo chiama Pa- 
ter Regum et Reetor omnium fidelium^ 
dicendo poi nelTatlo d' imporgli il tri* 
regno sulla lesta nuda (talvolta i Papi u- 
sano di ritenere sotto il Berrettino , ed 
anticamente alcuno anche il Camauro): 
AccipeTiaram tribus Coroni s ornatam, 
et seias te esse Pa treni Principwn , et 
Regum y Reetorem Orhis, in terra Fica' 
riunì Salvatoris iT. /. C. Anticnmenle 
appena il cardinale avea imposta la tiara 
sid capo del Papa, tutto il popolo V ac- 
clamava con dire Kyrie eleison(F,)^ ed 
apprendo dal p. Gallico, che ancora si co- 
stumava a tempo di ^icolò V. Indi il Pa* 
pa col triregno in capo per la i.* volta 
comparte al popolo solennemente la Bc' 
nedizione apostolica ( P\), e col medesi- 
mo triregno in capo e il Pallio, suWa Se- 
dia Gestatoria (f, \ co' Flabelli (F.) ti* 



TR I 35 

lati, viene condotto nella Cantera de^pa- 
r amenti y per deporlo e spogliarsi dogli 
abiti poulifìcali. Il Papa ila Ila camera de' 
paramenti o dalla sagrestia si reca col 
triregno a celebrai*e o ad assistere alle 
tèste dell' Epifania, della Cattedra di s, 
Pietro, della ss. Annunziata, della Pa- 
squa di Risurrezione, dando poi col tri- 
regno la soleiuie benedizione, dell'Ascen- 
sione, nella anale festa pure col triregno 
comparte la i)enedi^one, di Pentecoste, 
del Corpus Domini (cioè viene portato 
da' cappellani nella processione al mo- 
do che dirò, nel descrivere lu quale fun- 
zione notai i Papi che col triregno sul 
capo portarono il ss. Sagramento; dopo 
che il Papa con esso ha dato la trina be- 
nedizione, riceve nel capo la mitra dal 
cardinal i.^diiicono, e si porta al came- 
rino vicino ove depone i paramenti), de' 
ss. Pietroe Paf>lo,cioè nella miI.i Pesta, del- 
l'Assunta dando {voi col triregno la solen- 
ne benedizione, d'Ognissanti, del s. Na- 
tale nella sola festa, e naW anniversario 
della propria coionazioue. In tali circo- 
stanze dunque il Papa u^ail triregno nel 
solo accesso e recesso dalla camera de'pa- 
ramenti o sagrestia della cappella ponti- 
ficia o chie«ie, non facendo mai uso di tri- 
regno neir accei(S0 a' vesperi , ancorché 
poulifìcali, e conseguentemente neppure 
nel recesso. Siccome nellecappelle del pa- 
lazzo apostolico ora non si usa di recar- 
visi in sedia gestatoria, vale a dire in que' 
vesperi e feste in cui si usava, essendosi 
nel nostro secolo intro<lotto il costume, 
per maggior nemplicità e comodo de'Pa* 
pi, d'entrare nella cappella uscendo dalla 
sagrestia, e non dalla camera grande dq' 
paramenti, cosi non ha luogo la sedia ge- 
statoria, per la brevità del IfwliUlk cfac 
si ripete nel ritorno. Per l*< no 

della coronazione aveiM i 

flabelli. 

Innanzi di ragioDon da 

Tiara Pontificale i e ìd- 

viene che io rammeot 
lo, priDcipalmeole ne' voi. i^ 



36 TRI 

e 8tg., LXVn, p. 378e8eg.,conieriro- 
|)ei a loie Costantino I il Mafino^iWvenuio 
|Hil)blicaiiiente cri»tiniio , ritlonò la pace 
alla Chiesa, sino allora crudelmente per- 
seguitata, ma floridamente rigogliosa |)er- 
che innafljata dal fecondissimo sangue dei 
suoi gloriosi S8.Martiri;accordandoai cri- 
ktiani il libero esercizio di \ovo Religione^ 
donando a Papa s. Mclchiadc parte del- 
Timperìal palazzo di Luterano^ con ren- 
dite per mantenere il decoro del supre- 
mo Gerarca, Le quali munificenze viep* 
più provò il Papa s. Silvestro /(/'.) dal 
3i 4 in poi; però owertcudo, che le di lui 
grandi gesta furono mescolate con atti ri- 
tenuti da' critici apocrifi o alterati. Im- 
perocchò Costantino I, oltreché donò a s. 
SiUettro 1 il rimanente del palazzo, che 
perciò divenne il Patriarchio Latera^ 
ìn'ìise (f^»)i quando lasciò per sempre 
Bonza (y,) per trasferire la sede del ro- 
mano impero a Costantinopoli (V.^ca- 
minciata a fabbricare nel 826 e dedicata 
nel 33o; mirabile e strepitoso avvenimen- 
to predisposto dalla divina provvidenza^ 
che die principio all' esistenza di fìoma 
cristiana, la quale colle sue glorie offu- 
scò quelle di Roma pagana, restando U- 
bera nel benefico e paterno potere de'Pa* 
pi. Così l'eterna Roma , nobilitata dalla 
Sede apostolica (^.), fu elevata a me- 
tropoli di tutto quanto l'orbe cattolico, 
|)el maggior lustro e propagazione della 
fede. Raccontai che alcuni sostengono a- 
ver Costantino 1 concesso a s. Silvestro I 
la 7Y/ira, corona che poi si mutò nel Tri» 
regno, o se fu ili.^Papa ad usarla, per- 
ché fu il I .° Papa dipinto con essa; oltre 
quell'altra insegne imperiali che enume- 
rai; se fu l'imperatore ili.^a rendere al 
Papa l'omaggio di Palafreniere (f^^Jj e 
se s. Silvestro I istituì l'ordine dello Spe» 
ron d'oro (A^.), che porta il suo nome, e 
se ne fregiò l'imperatore. Che oltre le vi- 
stose rendite da Costantino I assegnate 
alle chiese da lui fondate in Roma, e a* 
scendenti a circa annui 3oo,ooo scudi, 
se con editto e donazione, tenuta suppo- 



TRI 

sta , nella quale si pretende compresa 
quella della Tiara y concedesse Roma e 
molte Provincie in Sovranità de* Papi e 
della Chiesa romana ( f"»). Dì tutto,^ro 
et contea, tenni proposito; poiché gli uni 
sostennero colla concessione della Tiara, 
la famosa donazione del principato tem- 
porale; gli altri negarano lai.*, e dichia- 
rarono apocrifa la 2.': narrai in che piut- 
tosto consistesse la donazione, cioè in quei 
Patrimoni {Iella chiesa romana ( V.) che 
nominai. Né mancò chi credette, avere s. 
Silvestro ! da se medesimo preso l'orna- 
mento della tiara, in segno della libertà 
che laChiesa avea riacquistato da Costao- 
tino I, nel proteggerla apertamente, ma 
con tale prudenza e moderazione che il 
poganesimo non potè vantare i suoi mar- 
tiri, sebbene facesse di tutto per distrug- 
gere l'idolatria. Libertà dalla Chiesa ricu- 
Iterata dopo la sofferta servitù gentilesca, 
la quale si volle simboleggiare nella tia- 
ra, per la sua figura corrispondente al- 
l'antico pileo o berrettone romano , col 
quale indicavasi la libertà ; dagli antichi 
scrittori chiamato pure Camelango, Ca- 
melauroe Canta urOy^ou una corona nel- 
la parte inferiore e perciò detto Regno: 
di sua antichità, dissi al suo articolo, che 
già l'usava Papa Costantino nel 7 1 o. Tut- 
tociò premesso, couiiiicierò dui dire, che 
antichissimo è l'uso di coronarsi i roma- 
ni Pontefici, prima colla tiara, indi col 
triregno. Sempre fecero questa cereuio- 
nia con ecclesiastica magnificenza, non già 
per far pompa della suprema loro digni- 
tà, ma per maggior esaltazione della glo- 
ria di Gesù Cristo e della sua Chiesa. Il 
^o^aes,Dissertazioni^i, 2, dissert.5;Z>e^ 
la solenne coronazione de* Pontefici, ri- 
ferisce che una sola volta coronavausi ì 
Papi dopo la loro elezione, ma in quei 
diversi altri giorni, denominati Festum 
Coronae, \ quali con esso già riportai nel 
voi. Vili, p. 161, ove trattai: Deliaco- 
ronazione del Papaj cioè ne'gioroi nei 
quali solevano adoperare la tiara e poi il 
triregno, diversi dagli odierni ({escritti di 



TR I 

sopra, tranne alcuni , e solo noterò che 
tra'detli giorni aravi quello in festivi ta- 
te s. Si he X tri /, ed in annive.rsarin suo, 
11 Garampi nel trattare di detto argomen- 
to, osserva che i Popi oltre di coroii.irsi 
nel giorno della coronazione, costumaro- 
no di rinnovare la stessa funzione in al- 
cune più celebri solennità dell' anno, le 
quali ci vengono additate da Pietro Mal- 
lio nel libro dedicato ad Ales^odro IH 
e ristampato in Acta ss, Jiuiiì^ t. 6, par. 
3,cap. B,§t5i,da Benedétto canonico di 
8. Pietro nelJ/«.9ca«* Italieiwiy t. a, enei 
medesimo da Cencio Camerario; ond' e 
che per Festuni Coronac^ ovvero cclc' 
hrare. Coronante s'intese questa solenne 
e ri{)eluta incoronazione, ogni qualun- 
que volta si rinnovasse fra l'anno. Papa 
dehct arcipere Coronani in capite siio^ 
et per mediani Urbe ni cuni processione 
redire adpalatiuni^perflcerefestuni Co* 
ronae. Coronatus redit adpalatiuni^si- 
cut in iiliis Coronis, Acceptis laudilms, 
et celebrata Corona^ sicutnios estyOmnes 
redewit ad propria, lo appresso poi si 
andò tralasciando tale funzione, per cui 
Paolo 11 stimò conveniente rimetterla in 
uso, scrivendo nella sua vita il Cannesio: 
(piuni ceteri Ponti fices i'ix semel in aw 
nidecursii Tiarae nsii delectati sintjpse 
prinius prò rerum av dignitatis rondi' 
tione fretpicntius^ atque id stdemniori» 
bus anni diebus, eam magna ciun vcnii- 
statedeferreeonsuei'it. Dice quindi il No- 
vnes, che il i.^'de'Papi che trovasi dipinto 
colla Tiara coronalo è i, Silvestro 1, co- 
me col Rocca , De Mitra s. Silvestri I 
Pa/uiCf e con molti altri, riporta il San- 
dini, f^itac Pontijicum^ ti, p. ga. Vuo- 
le renderne ragione il cardinal Stefiino- 
schi , scrivendo che Costantino I, battes- 
Kato da s. Silvestro I (pare che invece lo 
fosse du altri in Nicomedia)^^ questo die 
la corona o tiBra: proprium sibi Regnum^ 
seu Phiy giani rnanìbi^ Sil\*estriinver» 
//Ve /i/r.f.viV. Sembra di'e[;i: '' ''Nia rica- 
vato dall'editto fiimoso de! i/ione 
di Cos^otioo ]| preno il L ^nicU 



TR I 



:ì7 



lior, l.i, p. i538, ove si legge. Decrcx'i- 
mas et hoc, ut i(L'm \'enera'nlisp:iter no • 
sterSih'ester swnmus Pontifex^et omnes 
ejus siu'cess'ores Ponti fices diademate,i'/- 
delieet Corona, quani ex capite nostro 
illi eoncessinws^ ex auro purissimo^ et 
gemniis pretiosisj, uti (L'beant^ et in ca^ 
pi te ad laude ni Dei , et prò ìionore B, 
Petn\ gestare. Il Novaes non intende ivi 
trattar la questione, tanto agitata fra'cri- 
tici , se Costantino I ricevè in Roma da 
s. Silvestro I il battesimo, uè di disputa- 
re sull'editto della donazione, puichè si 
proponeva addurre gli autori contrari e 
£ivorevoli nella Bib lio teca Pontificia ^cÌiq 
per altro non pubblicò (forse questa si 
potrebbe formare, se non completa cer- 
tamente copiosissima, con quanto mi fu 
dato in quet»ta voluminosa mia opera di 
pubblicare). Si limitò, per riguardo al 
i.^Papa dipinto colla tiara, di conclu- 
dere col Papebrochio, fu Conat, ad s, 
Silvestr. /, n." 5, p. ia8. Ommìssis fa- 
bulis dici poise vidctar^ quod constitnta 
per Costanlinuni ecclesiastica pace, Sii' 
vcste.r vcl propria eleciioncs , vel ipsius 
(Tmperatoris) mandato^ PiUuni sumse» 
riti romano more symbolum Ubertatis , 
- euniqne aureo phrygio , seti diademate 
ornatiun inferne, qua caput tangit , ad 
iìgnìficandum Regale Sacerdolium o- 
mniuni Principum collalum a Chriuo 
Qosì ancora i critici BDllandistì, Acta ss. 
Mail, t. 4i die 1 9, p. 4^)7: Gemmato dia- 
denuite usum Constantinum etiani ex a- 
liqnibns ejus numviis ìiabemus, Quod 
autern Ponti ficiae Tlùarae inferne cir 
cumducta Corona ejusniodioriginemha 
beaif velim certius probaium legerc. Li* 
ter ini vìdeo imagines Ponti f Inun, ut nunc 
ha- Silvestri antecessores onirica 

nr 
rn 

/■'■■ 

co 
d, 
ce: 



cxpnniffrUj ipsiitnque pri- 

p'deuLuni, sai Tiilr,t((j:(ar 

pila I oinani /uihct) it-cttiui 

nifu'l i.onjniiira pri' 

''sans f (jiio.l scili - 

io mofff i'fl Cof.- 



sta 



rtatis'i 



Il ,■ I • 



38 TRI 

sìguuui assumere voltterilj quia Eccle- 
sia eatenus sub impera torum gentili um 
servitute gemens per Conslantimim chri' 
stianum emancipata quodammodofuity 
ti sui juiis facta est, plurimisque lìber- 
tatibus ab eodem imperatore donata. Il 
Bonanni cap. 6S\ Del Triregno Ponti- 
ficiOf l'iferisce che Innocenzo HI fu uno 
di quelli, die nel serin. 3, In consecrat, 
Vonlìjit',^ e Dell'altro di s. Silvestro I, cre- 
dette alla donazione fattogli da Costanti- 
no I, della corona d*oro ornata di gioie, 
dichiarando così la dignità che possede- 
va e da Dio ricevuta, l)enchè il santo Pa- 
pa per umilia non volle usarla. Che Co- 
stantino I donasse la corona a •• Silvestro 
1 é stato affermato da molti scrittori, poi- 
chédice il Bonanni, il pio imperatore con 
tale azione non conferì alcun dominio né 
podestà al Papa, ma solamente dichiarò 
ciò che possedeva, dando campo al me- 
desimo di esercitare liberamente la sua 
sublimediguilà, come successore di s. Pie- 
tro, impedito sino a quel tempo dalle per- 
secuzioni de' tiranni e degli eretici. Che 
perciò essendo i Papi in islato libero po- 
terono usar Tinsegne della suprema di- 
gnità, da Dio a loro conferita. Il Bonan- 
ni riporta diversi scrittori che crederono 
alla tiara donata a s. Silvestro f, e per- 
sino di quelli che la ritennero fregiata di 
3 corone, che portata in Avignone e ri- 
tornata in Roma venne rubata neh 48 5. 
Di parte delta mitra di s. Silvestro I, che 
si conserva nella chiesa de'ss. Silvestro e 
Martino a' Monti, parlai nel voi. XLV, 
p. 262 : se ne può vedere il disegno nel 
citato Rocca, 0/>crfl o//iw/rt, t. 2, p. 379, 
De Mitra s. Silvestri I Papae, La de- 
scrisse pure il Sarnelli già citato, dichia- 
rando giustamente essere la mitro poo- 
tiiicide, non il regno. Quanto questo e- 
gli riferisce, che Co»tanliiio I stando per 
partire du Ruma, volle mettere sul capo 
di s. Silvestro 1 la corono imperiale del 
proprio capo, d'oro e di gemme; ma e- 
gli per riverenza della corona chiericole, 
cioè della sagra mitra, non volle portarla. 



TRI 

bensì si fifcc un altro diadema reale au* 
rifrigiato di forma circolare, ch'egli cre- 
de sia quello chiamato regno, indi per le 
3 corone triregno. Anche il Sarnelli se- 
guì l'opiriiotie d'Innocenzo III, ed il si- 
mile fece il Thiers XìtW* Istoria delle par* 
rucche. Il Platina nelle P^ite de* Ponte* 
fici scrisse, che Costantino I avendo of- 
ferto a s. Silvestro I una corona tempe- 
stata di perle preziose, la ricusò come or- 
namento che in veruna formo eragli con- 
veniente, e si contentò d'una mitra bian- 
ca tonda ricamata d'oro; e che riporta- 
ta in Roma d'Avignone, Eugenio IV l'u- 
sò religiosamente in solenne proces^ione 
che fece con tutto il clero e il popolo ro- 
mano, dalla basilica Vaticana allo Late- 
ranense, indi venne riposta nello suddet- 
ta chiesa de's<. Silvestro e Martino. Nella 
biograGa di Gré»^or7oA^ dissi col suo sto- 
rico lionucci,che dopo eletto in Viterbo gli 
fu domandato scivi oip Roma voleva es- 
sere coronato, ma che egli rispose: in Ro- 
ma, dove Costantino I cavatosi dal capo 
l'imperiai diadema l'offiì a s. Silvestro f, 
qual simbolo della regia dignità e del do- 
minio temporale de'Papi. Alcuni storici 
vogliono ancoro, che Costantino! donas- 
se a S.Silvestro I ilsuoricco^/r7/2/o o am- 
manto, Superhumerale (f^.), \^idclicet 
lorum quod imperiale circumdare asso- 
let collum, quindi che da esso ebbe ori- 
gine il sagro Pallio f ^.J, come asserisce 
il De Marca; insigne ornamento pontifi- 
cale, chiamato Stola Pontijicalis, e det- 
to pure Phrygium perchè si soleva tes- 
sere da'frigi, in quo est plenitudo Pon- 
tifica lis qffìciij ed il Papa è il solo che 
pel suo Primato (V,) può usare il pallio, 
essendovi in esso la pienissima podestà di 
tutta la Chiesa, in ogni tempo e in ogni 
luogo, il che non è lecito agli altri che ne 
sono insigniti. Neh 856 dallo Stamperia 
di propagandante fu pubblicato: Z^r?^/;- 
cri Palla origine Philippi Vespasiani 
historiae ecclesiasticae in Coli. Urba- 
no profcssoris disquisitio. Il dotto auto- 
re, come ne dà bella contezza la Civiltà 



TRI 

taltolira, tn\t »,', I. 3, p. Sag, co» pre- 
gevole e K>erB erudiiione, ammettendo 
eiìflndioildonodel minto imperiale, pro- 
sa che non può ecsereil Pn/'to mgro che 
il Papa iiM e conferisce a' patriarchi e a- 
{li arcitetcDvi. Di piti entra puì aprofa- 
re, che il pallio non è derivato a' lamini 
l'oiiteljci romani àaW'Efodo Ephod{F.) 
e dal Razionale {f'.)Ae\ l'ontefice degli 
ebrei,tebl)ene pelea in qualche modo sim- 
boleggiarli; come limbuleggia ne'i-ituntt, 
nelle lettere apostoliche e ne' monuinen-' 
li artiitici crislinni il buon Pastore {^F.), 
che si leva sulle spalle la pecorella imar- 
1 ita, o la Ci-oce che portò in ilpalla il Re- 
deolore. Mg/ Veapesi a ni, considerato uà 
celebre pasto di Liberato diacono, entrò 
nel pensiero, che il pallio pontificale non 
eia altro che il pallio portalo in vita da 
s, Pietro, e dopo il suo martirio eredi- 
lato da'sommi Pontefici, come successo- 
ri di Pietro, e portalo da essi in segno 
dell'apostolica podestà. Qui il eh. auto< 
re osservò l'antichi sii ai a usanza d'aYcrsì 
in gran ranlo il pallio antico, onde lo- 
Jeanoandaieadorni gli uomini insigoijCO- 
nie 1 filosofi, ed i romani benché tenaci di 
loro usanze, deponevano la Togaff^.Jpvr 
assumere il pallio filosollco, al modo dei 
greci che aprivano «cuoia in Ruma. Vol- 
gendo poi l'alleiirione alle cose sagre, dal 
lib. 3 (le'iie (i ha, che per l' indumento 
del pallio s'intendeva di trasmettere qua' 
li lo spirito e la virtù di chi lo vestiva, 
il che fece il profeta Elia coprendo Eliseo 
col suo pallio o mantello, cosi inaugu- 
randolo in Profeta, e col suo pallio gli 
conferì il gHgliardasuo spirito. Eliseo poi, 
pasKsaore del pallio del suo maestro, con 
quello operbi piti meravigliosi e tremen- 
di prodigi. 1 cristiani appresero molle co- 
ltuman^edagli ebrei, e le pregiarono som- 
mamente e leseguìrono con veneraiione; 
percib I. Paolo 1. 'eremita volle essere se- 
pollo involto nei mantello k:he s. Atana- 
sio d'Alesiaudi ia, allora sofferente le piii 
crudeli pei'secusioni in difcM de' dogmi 
cattolici, avea dato a 1 Antonio abbate, 



TRI 39 

il quale l'ubbitri , e poscia ne' dì lolennì 
logtieTa dal corpo di *. Paolo l'ìndumen- 
lo e se ne vestiva con gran divouone; e 
s. Ignatio di Costantinopoli si ornava 
AeWhumerale di *. Giacomo Mnorr apo- 
s(oloei.°*eico*odi Gerusalemme. Vieni- 
maggiormente li confermò mg.' Vespa- 
siani a riputare il pallio pontiGcale im- 
magine dì quello che i Papi luccetsori di 
1. Pietro ereditarono da lui, dall'oiserv,!- 
re che nella chiesa d'AlesHndria il pal- 
ho di t. Marco passava dall'uno air.ilint 
vescovo, togliendoli dal corpo del defun- 
to. E che il pallio sia quello di t. Pietro, 
dopo la sua morte lasciato a'somml Pon- 
tefici , quasi pegno e leitimonio ch'egli 
sono vestili della sua lirtù, del suo spi- 
rito e della sua autoritù, deducesi aper 
to dal lettimooio dell'antico autore che 
va sulto il nome d'Eusebio da Cesarea, 
il quale nel sermone dell' Epifania dicei 
^('^7 anti/jidas l'ente illa sacerdotali ar- 
chipraesulis nostri qaae illi vestì de V, 
T, tuccessit Ephod byssoawoquecon- 
texlae, qaa in tignum plenitsimae po- 
lestalis primus Linus amictus est, cui* 
et typum dedit et nomen, uta veterihus 
accepimui scriploribus,quam appella- 
vii et Pallium. Donde k naturale conie- 
guirne quello essere il pallio medesimo di 
s. Pietro e l'usuale sua veste, ed in Pa- 
pa *. Lino suo immediato luccetiore di- 
venne un sagro iodumeatod^ della inc- 
cesiiorie, e segno della pieoiisima pode- 
slà.Noteròd'averdicbiai'aloa Pallio, che 
comunemente a 1. Lino se ne aUribuì l'i- 
itituiione,eche a Praga si vuole conser- 
varsi parte del pallio filoMflco di 1. Pie- 
IrOj primo pastore universale di:li' otile 
raccomandatogli daCristo^e perciò i sagri 
palili sipongonosulcorpoiI'S. Pietro, da 
dove eiiandio gli antichi r ' i>i';nde' 
vaai) e se lo mettevano &'\ 1 s|ial- 

IcQuIndimg.' Vespai lulissi- 

mi argomcuii pniin .1 \.\:t iv tut- 

tociò lille si i<.< < .I'l-iì- 

sce al pallio di %. t'ic'' ili che b 

rigiianlaao, dal h-.!, ornot 



4o TRI 

martino e sopra il suo celeberrimo se- 
polcro, e perciò sopra il bealo suo corpo 
si custodiscono, donde si tolgono per man- 
darli a'metropolitani; anzi i Papi sono in- 
tronizzati e coosagrali all'altare che so* 
vrasta la tomba di s. Pietro , ed ivi essi 
ricevono il pallio e celebrano la i .'messa 
pontificale: cosi figurasi il Pontefice nuo- 
vo sorgere perennemente come un altro 
Pietro dal suo sepolcro, e da quel sepol- 
cro pigliare il mantel suo, indice della po- 
destà conferita da Cristo a lui ed a' suoi 
successori. La Civiltà cattolica poi volle 
aggiungervi a Uro forte argomento con sa- 
gra erudizione archeologica , che com- 
prende il più nobile e sublime concetto 
L-he uomo vaglia ad escogitare intorno al- 
la divina podestà concessa da Cristo ai suo 
rappresentante in terra,nel vedersi espres- 
so dall'antica Chiesa in vetustissimi mo- 
numenti cristiani, che descrive, il Salva- 
tore che neir ascendere al cielo getta il 
suo pallio in grembo a Pietro, onde sim- 
boleggiare con sublimità di mistero,la vir- 
tù di Cristo trasfusa in Pietro coli' ere- 
dità del pallio , come la virtù profetica 
d' Elia fu col pallio travasata in Eliseo. 
Cristo avea già colle Cìdavi dato l'inve- 
stitura a Pietro d'aprire e chiudere i cie- 
li, ora col suo pallio gl'infonde la divina 
virtù, che informa l'altro potere conces- 
sogli come a suo Vicario in terra. Così 
testimoniata ch'ebbe poscia Pietro col suo 
sangue la divinità di Gesù Cristo, lasciò 
morendo in eredità a Lino un mantello, 
che secondo il discorso simbolo era il man- 
tello di Cristo. Quali vesti poi Cristo a- 
doperassein questo mondo, lo dissi a To- 
ITACA iNCONSUTiLE, a Sandali c Scabpe, e 
in altri articoli. Essendo il triregno il pri- 
mario e maestoso principesco ornamen- 
to del Papa, ora che il pallio pontificale, 
primaria insegna della pienezza di sua 
pontifìcia podestà^ ha ricevuto un'ulterio- 
re illustrazione, per l'importanza dell'ar- 
gomento e per l'analogia che ha con que- 
sto, mi si condoni l'eseguita digressiune. 
Nelle yitac Pontijicum del Ci'acco- 



TRI 

nio, riportando tutti i ritratti de' Papi 
co' loro stemmi, l'effìgie di s. Silvestro I 
è col camauro; quindi quella dell' im- 
mediato successore s. Marco, coronata 
colla tiara circondata da corona, e co- 
sì ì capi di altri immediati successori di 
s. Marco. Nella Chronologia illustrata 
dal Marangoni, ed esistente nella basili- 
ca Ostiense, i ritratti di s. Silvestro I e 
di s. Marco sono col capo nudo: ili.^'Pa- 
pa colla tiara ornata di corona reale e 
terminante colla croce, é Costantino del 
708, ed il 2.^ 8. Gregorio II del 7 15 ; il 
I .^'Papa colla tiara con due corone è In- 
nocenzo VI del 1 352, e il i .^Papa col tri* 
regno è Urbano V deli 362. Il Bonanni 
inoltre riporta le opinioni di quelli che 
attribuiscono a Clodoveo I re di Francia 
l'origine della tiara pontificia, poiché nar- 
ra: essendo egli il i.^re de' franchi cristia- 
no, l'imperatore Anastasio I per animar- 
lo a mantenei* la fede, gl'invio il titolo di 
Patrizio dell'impero d'oriente, con tut- 
ti gli ornamenti realj, fra'quali una ricca 
corona d'oro con gemme preziose; ma 
Clodoveo I volendo mostrare di ricono- 
scere il suo regno da Dio, e non dalla sua 
spada, inviò i suoi ambasciatori verso il 
5 1 8 a Papa s. Ormisda, per riconoscerlo 
Vicario di Cristo, e gli fece presentare la 
detta corona acciocché rolfrisse a s. Pie- 
tro, in segno di sua ubbidienza a Dio. Da 
questo dono presero occasione alcuni scrit- 
tori di dire, che i Papi successori comin- 
ciassero a usare il regno o corona nella 
loro coronazione. Di tale opinione fu il 
Junio scrivendo De trans lalione Impe- 
riiy contro il cardinal Bellarmino, per ar- 
gomentare maliziosamente, che la digni- 
tà dell' impero in Carlo Magno non de- 
rivò da s. Leone HI, ma bensì da Clodo- 
veo I. Il Junio fu egregiamente impugna- 
todall'Alemanni, De Parictinis Latcra* 
nensihuSf cap. 1 3, con riflettere che la co- 
rona donata da Clodoveo 1 a s. Pietro fu 
appesa all'altare sovrastante il suo sepol- 
cro, ove pendevano molte corone reali, e 
non mai fu usata da'Pa[>i. Il Migri alfar- 



TRI 

ticolo Epanoclistiis^ che sì^fììRea chtaso 
e nascosto dalla parie superiore, dice es- 
sere il vocabolo della corona donata da 
Ctodoveo 1 a s. Pietro. Regnum de auro 
purissimo Epanoclisturn curri cateutdis 
suis habens in medio Crucem auream. 
Alcuni osservarono che il ri trailo di s. 

I 

Gregorio 11 fu espresso fregiato colla tia- 
ra ornata d'una corona, perché da lui do- 
po il 726 ebbe principio la Sovranità dei 
Pontefici j ma notai di sopra, che Tini- 
mediato suo predecessoreCostantino ven- 
ne dipinto colla tiara ornata di corona . 
nella cronologìa de'Papi dipinta nella ba- 
sìlica dì s. Paolo. Alcuni col Mabillon, Mu» 
scum Italicum^ t.i, p. 829, pretendono 
che lar." solenne coronazione de' Papi si 
fece a'37 dicembre 79^000 s. Leone \\\^ 
come si ha da un codice di s. Gallo, ch'e- 
gli crede scritto ne'lempi dello stesso Pa- 
pa, nel quale si narra l'episcopale sua con- 
sagra zione, e poi raccontasi che giunto s. 
Leone III a'gradiiii inferiori della basili- 
ca Vaticana: Prior stabuli imponit in (e- 
jus) capite Regnum^ quod ad similitu» 
dinem Cassidis ex albo fit indumento, 
ciò che propriamente si spiega per la co- 
ronazione. Da questa funzione, che poi 
si fece sui medesimi gradini e quindi nel- 
la gran loggia della basilica da dove i Pa- 
pi benedicono il popolo, cominciò il Can- 
cellieri a descrivere la Storia de* solenni 
possessi da' sommi Pontefici fletti an ti» 
ca mente Processi o Processioni ^ dopo la 
loro coronazione^ dalla basilica Pati* 
cana alla Lateranense, Trovo nel Vet- 
tori, che il regno o tiara usata da'Papi, 
viene detto nelle loro vite da Anastasio 
Bibliotecario, comeché di sopra coperto, 
Rcgnum Spanoclistum, ovvero Epano ' 
r/i>^///7i,e specialmente nella vita di S.Leo- 
ne HI. Papa s. Pasquale 1 dell' 81 7 nei 
riedificare e abbellire \a chiesa di s. Ce- 
cilia, vi fece rappresenta re coli a tiara cin- 
ta dalla corona la figura di s. Urbano I 
che Ta vea cousagrata, figura riportiita dui 
Marangoni; laonde egli è questo nitro ar- 
gomento, chu giù era iu uso la pouliliclu 



TRI 4i 

tiara. Neir827 già erano stabiliti diver- 
si riti per l'ordinazione, intronizzazione 
e posses^ del Papa, lai. 'facendosi nella 
basilica di s. Pietro, la 2.' nella Latera- 
nense; ina Papa Valentino fu prima in- 
tronizzato che consagrato. Oafla vita di 
Benedetto 111 dell'SSS si rileva l'antico 
costume di tornare al Laterano dopo la 
celebrazione della messa pontificale nella 
basilica Vaticana, in cui il Papa era ordi- 
nato e consagrato. Tuttavolta Francesco 
Pn^ì^Breviar, gest.Rom, Pont, invitati- 
coiai /, crede ch'egli fu ili .^ Papa che do- 
po la sua Intronizzazione e Consagra-- 
zione (f^»), fu pure coronato colla tiara 
pontificia a'24 aprile 858, alla presenza 
dell'imperatore Lodovico II, il quale gli 
fece l'uffizio di palafreniere, allorché ca- 
valcò nel suo possesso. La funzione si ce- 
lebrò nella basilica Lateranense, benché 
poi s'introdusse l'uso, costantemente ri- 
tenuto, d'incoronarsi i Papi nella basilica 
Vaticana, e di tornare in processione al 
Laterano, ov'era il patriarchio,pel posses- 
so. Nelle vite de' precedenti Papi non si 
ved ono adoperate altre frasi,che quella di 
ordinazione e consagr azione, ma per s. 
Nicolò I per lai.'volta si nomina espres- 
samente rincornnnzìone. Coronatur ile- 
ni(pie,., Ilaec Co ro natio facta est in Ec- 
clesia Lateranensì, Osserva il Bonanni, 
che alcuni furono di parere, che s. Nico- 
lò I aggiungesse alla tiara un circolo d'o- 
ro, dopoché cessato \* Esarca di Raven- 
na, cominciarono i Popi ad esercitare il 
domiiiioliberoneiritaliu,echeinlal tem- 
po fa denominata Regno e Coronala tia- 
ra pontificia. Ma la donunnzione ponti- 
ficia ueW Esarcato e l'esercizio della sua 
A^ovr^/zi/// temporale, e di moiloanterio- 
re a s. Nicolò I, come può vedersi negfin- 
dicali articoli. Non voglio però occultare 
il dichiaralo dal dotlissimo cardinal Ga* 
rampi. Solevano gli antichi Papi fregiar- 
si deirornaiuento del rc^no o tiara,la qiift» 
le essendo una corona segno di tempora* 
le dominio, ne viene clic non si dovessa 
liii.'vulla impune :>c non che nelgiurutf 



4a TRI 

in cui il nuovo Papa prendevn il posses- 
so del Patriarchio Latcrnnense; cqiìin' 
di si può congetturare, clie prima del se- 
colo IX non si trovi memoria di una ta- 
le fu nzione(Htam pò l'opera nel t ySg.men- 
ti*e il Caircellìeri pubblicò la Storia dei 
possessi nel 1 802), perché il temporale 
tiominio non era ancora Ijen dichiarato e 
stabilito. Veramente questo lo era sino da 
Adriano I del 772, solo i Papi furono im- 
pediti nel libero esercizio della Sovrani- 
tà e nell'amministrazione delle cose civi- 
li qualche volta pel furore delle fazioni 
e delle ribellioni. Dal sin qui narrato m 
mostra erronea l'asserzione di Lunadoro, 
nella Relazione della corte di Roma^ il 
quolecrede che la i /pontifìcio coronazio- 
ne di cui parla la storia, sia quella di Da- 
piaso II nel 1048. Bcnzone vescovo sci- 
smatico d' Alba dì Monferrato ne' suoi 
commentari De rebus Hcnrici UT (cioè 
IV), panegirico cheleggesi nel Mijncl^e- 
dìo, Scriptornm rerum Gernianicarum^ 
1. 1, lib. 7,cap. 2, p. io63, descrive la co- 
ronazione di Nicolò II fatta in Roma nel 
10.59 in un' concilio di vescovi per ope- 
ra dei grande Ildebrando arcidiacono car- 
dinale e poi s. Gregorio ^11, ch'egli per 
dileggio chiama Prandello, che gl'impo- 
se in capo una reale corona, nel cerchio 
inferiore della quale si leggeva: Corona 
Regni demanu Dei, e nell'altro cerchio: 
Diadema Imperiide manti Petri, Si at- 
tribuisce dunque a Ildebrando l'avere pel 
i.° introdotto nella tiara la 2.' corona, e 
formata la tiara di due cerchi; ma i po- 
steiiori monumenti ci diuìoslruno la tia- 
ra d'una sola corona sino aBuntfucio V 111. 
11 Garampi avverte che il contempora- 
neo Benzone era un vescovo scismatico 
partigiano d'Enrico IV persecutore della 
Chiesa, il quale s'intitolava vescovo d'Al- 
ba (leggo nel can. Dima, Cronologia dei 
vescovi d* Alba^ che nel 1057 fu eletto 
Pietro 111 Penso ne'tumulti di guerra, e 
assistè nel 1 060 al concilio di Milano); ed 
il panegirico fatto da lui a quell' iniquo 
principe è una stomacosa satira contro i| 



TRI 

virtuoso Papa Alessandro II, immediato 
successore di Nicolò II, ed Ildebrando car^ 
dinale sostegno in que'deplorabili tempi 
della chiesa romana; panegirico da met- 
tersi coir altra infame satira e piena di 
bugie, che abbiamo di Bennone falso car- 
dinale e ribelle alla 8. Sede, comesi espri* 
me il Muratori negli Annali d^ Italia al* 
l'anno 1 06 1 . Benzone dunque lasciò scrit- 
to, che corrunipens Prandellus .roma- 
nos mnltis pecuniis multisque perjuriis 
indixit synodum , uìd Regali Corona 
suum coronavi t idolum : quod cerne nt 
tes Episcopiyfacti snnl velut mortai^ Le^ 
gehaiur enim in inferiori circulo ejus- 
dem serti ita: Corona Regni de manti 
Dei; in altero vero sic: Diadema Impe- 
rii de manu Petri. Dalle quali parole seni - 
bra ricavarsi, che qualche innovazione fa- 
cesse Ildebrando, per di cui cagione i ve- 
scovi del sinodo restassero cos) meravi- 
gliati. Non può dirsi che f!i$se cosa mio* 
va l'incoronare il Papa, pegli esempi an- 
teriori riferiti, oltre gli altri che riportai 
a'ioro luoghi, e la loro corona appellava- 
si assolutamente Regno. E perciò è da cre- 
dersi, che l'innovazione soltanto consi- 
stesse in quelle due iscrizioni, che furo* 
no poste sulla corona, colle quali dichia- 
ra vasi risiedere nel Romano Pontefice 
tutta la pienezza della podestà sì Regia 
che Imperiale. Qtinlunque però fosse, o 
il sentimento d'Ildebrando, che andava 
maturando il gran concetto di francare la 
Chiesa dall'Impero, o ciò che pretendes* 
se di esprimere il barbaro, oscuro e ap- 
passionato scrittore Benzone, sarà sem- 
pre vero ciò che assai opportunamente 
a questo proposito osservò il p. Mansi : 
Hinc discimus duplicis Circuii in Coro» 
Ita pontificia ornamentum multo vetu- 
stius esse , qua ni hucusquc ab eriulitis 
credi tuni sii. Tanto si legge waXf Animad» 
vers. in Annal, Baronii^ t. 17, p. 355. 
La più antica descrizione circostanziata 
che abbiamo delle ceremoiiie,che comin- 
ciarono a introdursi ìieM* Elezione ^ Con- 
sagrazione, Coronazione del Papa^t del 



TRI 

suo ritorno al Laterano pel Pos.vesso^ i 
quella riferila da Cancellieri di Pasqua- 

le II del 1099* ^''° '^ ^^^^ ^^^> ^'^ '^® 
narrate altrove, si dice che dopo d'esse- 
re stato acclamato Fapa; Pascalern Pa- 
pam s, Petrus elegiiy nella chiesa di s. 
Clemente a' 1 3 agosto. Ilis aliisqite lau' 
dibtis soltmnilerperaclisyChlamyde coc- 
ci'nea induci fura Patrihus, et Tiara ca» 
piti eJHs imposita y comi tante turba cum 
cantico, Lateranum vectus a cavallo, dal 
quale disceso fu collocato nella Sedia dei 
Papi (r,) e poi nelle altre sedie, e falle 
quelle belle cereuionie , che in tale e in 
altri articoli descrissi. Nel dì seguente fu 
poi coiisagrato, ricevè il Pallio t fu co- 
ronato nella basilica Vaticana, da cui pas- 
ho processionai mente alla Lateranense. 
Anche per Pasquale fi segui prima l'in- 
tronizzazione nei Luterano, forse per la 
vicinanza della chiesa ove fu eletto, e per* 
che non tornasse a fuggire e nasconder* 
si. Nella funzione ordinaria, tale introniz- 
zazione seguiva dopo la consagrazione, 
intronizzazione sulla Cattedra di s, Pie- 
tro^ e coronazione che fkcevasi nella ba- 
sìlica Vaticana. Ne'posleriori monumen- 
ti sempre la tiara pontificia viene chia* 
mata Regnnm seu Mitra turbinata cuni 
Corona e coWa quale erano i Papi secun-r 
dttm solitum Ecclesiae morem , Regno 
de nioreinsignitisy et solemni ter corona- 
ti ^ persino negli atti della coronazione 
d' Alessandro HI, fatta a'20 settembre 
1 159 nella terra di Ninfa, a cagione del- 
lo scisma dell'uotipapa Vittore V, come 
si ha dagli atti di tal solenne funzione 
presso il Baronio, e dalTenciclica all'epi- 
scopato d'Alessandro 111 medesimo. Tre 
mitre diverse usavano du lungo tempo i 
Papi perle loro solennità, come raccoglie- 
8Ì dal Ceremonial e Romano, pubblicato 
per ordine di Gregorio X del 1271, presso 
il Mabillon, Muse uni Italie lun, i.2,0rd, 
Rom, XIII, p. 2 ti I ; e doli' Ordine Ro- 
mano, comporto dal cardinal Giacomo 
Gaelauo Stefaneschi, presso il medesimo 
Mabillon, Ord. Rom. XIF, p. 243. E- 



TRI 43 

rano le 3 mitre, una bianca tutta liscia, 
l'altra ricamata a oro, ma senza cerchio 
nella part« inferiore, e la 3.' pure ricama- 
ta con cerchio d'oro, ossia la tiara. Quan* 
do si usavano le 3 mitre papali, lo dissi 
a MrrBA ove meglio ne parlai. Il cardinal 
Pietro d' Ayllj, uno de*piii dotti vescovi 
che assisterono a'famosi sinodi di Pisa e 
di Costanza, ragguagliando la pompa,con 
cui fìi coronato s. Celestino V umilissimo 
di Sulmona ( F.) nel 1 294 in Aquila, co- 
sì dice. Hos quippe magniftcos appara- 
tus sive in equi fi, sive in vestibus,auta' 
liis exterioribus ornamentis, quos pie- 
rique pompns vocant, a tempore b. SU' 
vestri I Papae saticti Patres non solwn 
summi Ponti fi ces, sedct alii minores E- 
piscopi non ad suani, sed ad Christi, et 
Ecclesiae cj US gloriam extollendam in» 
trdduxisse crede ndi sunt^quos exterius 
cum temperantiae moderami ne obser^ 
vare, i uteri us tanien servata fiumi li ta^ 
te, non estvanitatis aut vitii, sed est vir-- 
tutisac meriti. Il santo a somiglianza del 
praticato da Cristo, che celebriamo nella 
domenica delle Palme, era entrato io A- 
quila sopra un asino, che addestravano 
Carlo 11 re di Sicilia e il suo figlio Car- 
lo Martello re d' Ungheria, e non An- 
drea III come vuole Novaes. Non man- 
carono biasimi a tanta profonda umiltà, 
poiché uomini santissimi, per conservare 
la maestà (lellaChiesa,tolleraronola pom* 
pa reale. Pure, che il praticato da s. Ce- 
lestino V non fu d'ingiuria alla Chiesa, 
ma con onore, lo mostrò Dio con mira- 
colo. Poiché smontato il Papa dall'asino, 
un uomo vi po»e sopra il figlio zoppo 
d' ambo i piedi e subii' Tfetta- 

mente sano. Indi ti I 'bien- 

nemente nella chieit I4 

corona in capOy^/Mjl *• 

que curuscum , topt 
rientrò in Aquila, fra 
e piti mila persone, cu . 
lo straordinario spetldcil* 
I ,^ e più grande pei sui 
quello che poco priui. 



III. 



44 TRI 

umile romito. Insorto malconleoto tra i 
cardinali, s. Celestino V sospirando la so- 
litudine e la contemplazione delle cose 
celesti, nel concistoro pubblico di Napoli 
a'i3 dicenibi*e fece la Rinunzia del Pon- 
tijìcato (y>); e spogliatosi delle pontifi* 
eie insegne, comparve vestito d'un abito 
irsuto e arricciato, movendo a molto pian- 
to i cardinali, da lui scongiurati a proce- 
dete senza indugio all'elezione del succes- 
sore, che secondo la sua predizione fu il 
cardinal Gaetani d'Ànagni. Preso questi 
il nome di Bonifacio P'III, siccome gran 
legista e decretalista, gran zelatore e con- 
servatore della Chiesa, fece di tutto per 
difenderla e per sostenere la dignità pa- 
pale che voleasi conculcare dall'orgoglio- 
so Filippo IV il Bello redi Francia j on- 
de neìVA/mo santo 1 3oo si fece vedere 
per Roma colle divise pontificali e impe* 
riali, con questo motto: Ecce duo GladiL 
Il Vettori ragionando delta tiara ponti- 
ficia e della i,* corona ad essa aggiunta 
dopo iliSoo circa, essendo prima orna- 
ta d'una sola, come apertamente dimo- 
stra il Rituale di Benedetto canonico del- 
la basilica Vaticana uelt i3o, chiaman- 
dosi la tiara usata da Innocenzo II eletto 
in dello ainio (e non Innocenzo IV co- 
me dice Veltoi'i), dall'abbate Suggero nel 
descriverne- la coronazione , presso Ou- 
chesne, Script, Frane, t. 4,p. 3 1 8: Phry- 
gium ornamentuni imperiale instar ga» 
leaCfCirculo aureo conci nnatum. Perciò 
Bonifacio Vili nel 1294 dopo aver pub* 
blicalo la celebre bolla Vnam sanctani, 
riguardando forse i diademi descritti nel 
cop. 19 deir^/^ooa/mr, aggiunse al la tia- 
ra o regno pontificio la 2/ corona, come 
prova lo Spondano sull'aulorità dell'A- 
lemanni, che confermarono altri scritto- 
ri. Aggiunge il Vettori, che quantunque 
Bonifacio Vili avesse ordinalo fin dal 
1 294 '^ ^^*c corone nel regno o tiara pa- 
pale, nondimeno da'monumenli ricorda- 
ti liuperiormente chiaramente apparisce, 
che non sempre se ne servì, ma sola meo* 
le uegh ultimi anni di sua vita, cioè du* 



TRI 

pò il 1 3oo, nel quale celebrò in Rema il 
Giubileo universale, poiché l'antica pit- 
tura (atta in esso da Cimabut, o naeglio 
Tommaso detto Ciotti no,com e vuole Va- 
sari, ed esistente nella basilica Lateranea- 
se fa vedere la tiara con una corona sola. 
Conviene che io rilevi un anacronisnno 
di Vettori. Egl^ dice , che aggiunse alla 
tiara la 2.* corona nel 1294} dopo aver 
pubblicato la bolla Unam sanctamj osa 
come in tanti luoghi riportai , Bonifacio 
Vili fu eletto in Napoh a' 24 dicembre 
1294, e ne partì a'2 gennaio per Roma 
ove fu consagrato, e coronato dal cardi- 
nal Matteo Rosso Orsini i. "diacono a' 16 
gennaio e altri dicono a'23, colla pompa 
non mai veduta per l'addietro, e col la tia- 
ra in capo passò dal Vaticano alla basi- 
lica Lateranense pel solenne possesso, ad- 
destrando a piedi la chinea che cavalca* 
va, i re di Sicilia e d'Ungheria, i quali poi 
loservironoay!7r£Z/tzo colla corona in testa. 
Dunquenel 1294 Bonifacio Vili non ema- 
> nò la bolla Unam sanctani, la quale ben- 
sì per bene stabilire l'autori là apostolica 
che i malvagi consiglieri di Francia si stu- 
diavano di deprimere, decretò neli3o2 
nel sinodo romano che riportai nel voi. 
LIX, p. 98, in cui spiegando il potere del- 
la spada spirituale e della temporale, de- 
cretò la podestà de' re soggetta al Papa; 
inoltre dichiarando, che non ^Kiteva dirsi 
senza colpa d'eresia, che i cristiani tutti 
non sieno soggetti al Papa. Il Garaoi- 
pi osserva che la più distinta descrizio- 
ne della tiara pontificale, come la trovò 
Bonifacio Vili, è l'inventario da lui or- 
dinato del palazzo apostolico nel 1295, 
nel quale si legge. Rcgnuni sive Corona^ 
in qua sunt 48 balasci^ in quibus sunt 
aliqid rubini, e/ 72 zaffiri ^ et 4^ inter 
praxin^ et smaragdos^ non compntatis 
parvis sniaragdis et balassìsjet 66 per- 
lac grossae. In summitate auteni habet 
imum ridfihurn grossum. In inferiori au» 
teni partem habct unum Circulum curn 
esmalti s, Caudas vero habct nigras cuni 
8 esmaltis prò qualibet, Ponderis la 



TRI 

marcìutrum et S unciarum.Tùìe era dun- 
que il Regno y che Bonifticio Vili tro%ò 
nel tesoro pontiGcio, allorché fu assunto 
al poDtificatOi e tale anche l'usò per pa- 
recchi anni, come Yedesi in ?arìe sue im- 
magini , e di già descritte. O&serwarono 
per altro T Alemanni, il Giacconio e moU 
ti altri scrittori, che il medesimo Bonifa- 
cio V 1 11 fu il I .^ad accrescere alia sua tia- 
ra o regno la 2.* corona, e in fatti alcu- 
ne delle descritte sculture che lo rappre- 
sentano, hanno la tiara fregiata da dop- 
pia corona. Nota il Papebrochio, i/i Co» 
fuz/(i, che Bonifacio Vili fu ili.^'ad ac- 
crescere la tiara o regno della 2.* corona: 
exprimi volens utriìAsque Regni Corpo* 
ralis^ et Spiritualis prerogativam Pon» 
tìfici competentem. Frattanto per le tra- 
me àe* Colonna e del re di Francia^ Bo* 
nifacio Vili credendosi poco sicuro in Bo- 
ma, si ritirò neli3o3 in Anagni sua pa- 
tria; ma dopo la congiura ordita a TA- 
rlngo a Pietrarea o Pietra del malo con- 
siglio, vicino ad Anagni, di cui parlai an- 
che nel voi. XXVll,p. 27^, cioè in una 
selva del territorio di Cecca no, chiama- 
ta la macchia del Faito (nel secolo pas- 
sato afflitti più volte i ceccanesi da gra- 
vissime angustie per vedersi nel meglio 
involata la raccolta dalla furia delle tem- 
peste, temerono che fosse castigo divino 
per le scomuniche incorse da'loro ante* 
nati pe*gravissimi insulti fatti a Bonifacio 
Vili da alcuni congiurati di loro fami- 
glie, per cui in vocarono e ottennero da Be- 
nedetto XIV l'assoluzione dalle censure 
incorse dagli antenati, e per loro l'aposlo- 
lica benedizione. Piaajue al Signore tan- 
ta fede,e i ceccanesi in appresso si videro li- 
beri da quel grave e continuato flagello), 
Giacomo Sciarra Golonna irreconciliabi- 
le nemico delPapa ,e Nogaret perfido con- 
sigliere del re, avendo col denaro subor- 
nato un buon numero di signori della pro- 
vincia di Fresinone o Campagna, entra- 
rono nella città a'7 settembre in nume- 
ro di 3oo cavalieri con molta fanteria, e 
spiegate le insegne del re di Francia, co- 



TRI 45 

minciaronoa gridare: Muoia il Papa Do» 
nifacio^ e f'iva il re di Francia, Non fu 
loro diflicile d'impadronirsi della città, e 
in quella sorpresa il popolo,sempre aman« 
te della novità, si unì loro, e tutt' insie- 
me si portarono a sforzare il palazzo, ov'e- 
ra il Cristo del Signore, e mettere su di 
esso le loro sacrileghe mani. La famiglia 
del Papa resistè a questo moto empio e 
violento fino al dopo pranzo. Finalmen- 
te la gente armata penetrò nel palazzo. 
Quando Bonifacio Vili intese che le por- 
te erano state guadagnate, si dispose a mo- 
rire da uomo forte. Vestitosi degli abiti 
pontificii, postasi la tiara in capo, presa 
con una mano la croce e col l'ai tra le chia- 
vi della Chiesa incrociate, si collocò nella 
sua sede aspettando i nemici. Nogaret e 
Sciarra Colonna ebbero la temerità di 
presentarglisi. Ili.^'non altro gli disse se 
non che dovea condurlo a Lione , acciò 
ivi in un concilio generale rispondesse al- 
l'accuse che si producevauo contro di lui. 
Sciarra vomitò varie ingiurie contro dt 
lui e pretese d'indurlo a rinunziare. In- 
tanto si diede il sacco al palazzo, e ne fu- 
rono derubate tutte le ricchezze. Per mi- 
rabile singoiar provvidenza di Dio in fa- 
vore del supremo Capo visibile del la Chie- 
sa, compresi gli empi congiurati di cecità, 
si limitarono di lasciare il Papa com'era 
vestito, prigione nel suo appartamento 
con rispettosa guardia, senza trasportar* 
lo altrove, mentre egli non prese in tal 
tempo ne cibo, né sonno. Calmati gli spi- 
rili degli anagnini, rientrati in se stessi e 
conosciuto il loro grave fallo, alla voce 
del cardinal Luca Fieschi, presero lear* 
mi, rogarono i congiurati e liberarono Bo- 
nifacio Vili. Sciarra con maniere dimes- 
se inutilmente gli domandò l'assoluzione 
dalle censure. Bonifacio Vili tornato in 
Romn(ì\) sommamente aiUitlo, vi morì 
Ti I otIobie.Dnpo il brevissimo pontifica- 
to del successore Benedetto XI, per l'in- 
fluenza del re Filippo IV fu elello Papa 
Clemente V f/'.y), che per compiacerlo 
fissò la residenza in Francia, e bi stabili 



46 TRI 

poi in ÀvigiìOìie (F.). Cliiaroati ì caiili- 
iiali a Lione (f^-Jy «' i4 novembre vi m 
fece coronare nella chiesa di 8. Giusto, al- 
la prcKeiica del tee de'cnrdinali^dal car- 
dinnl Mnpoieone Orsini i«° diacono, colla 
corona papaie, che'coo gran pompa gli 
recò da Roma il cardinal TeodoHco Ra- 
niei i, come Camerlengo di s» Chiesa. Il 
Chinramonti , HisL Cesena e , lib. a, p. 
44^> narra: AnnoiSoS in festo b. Mi- 
chaelis^ Camera rius D, Papae cum cO' 
mitìva maxima tran sivit per Cesenam 
deferentc sceum Coronam^qna eoronnri 
di'hehat idcmClemens ; et quasi tota Cu- 
ria^ exceptis qnihusdam Cardinalibiis^ 
cum maxinio sudore ivit in Franciam, 
Dappoiché imporla che io qui rilevi, che 
già In custodia delle sagre suppellettili 
pontificie era stata riservala al Sacrista 
del Papa {P\\ tranne la Tiara e il Che- 
rubino^ che restarono in custodia del TV- 
soriere gè nera le ^ presiedendo alla con- 
servazione di tutto quello che formava il 
tesoro della chiesa romana, l'antico f^e- 
tf/iV/rio. Cosa fosse il CìterubinOffovaeFlà- 
bellOyCse la tiara la custodiva il tesoriere 
generale^ ovvero il cubiculario della Fa-^ 
miglia pontificia ( f\)f custode delle gioie 
e cose preziose, tesoriere domestico e se- 
greto, si può vedere il voi. LXXIV, p. 
370 e 271. Dopo la coronazione, volen- 
do il Papa con isplendida cavalcata di 
principi e baroni, oltre i cardinali e pice- 
la ti, passare ad altra chiesa, per prender* 
vi il possesso in luogo e che facesse le ve- 
ci della basilica Laternnense, come avea 
praticato s. Celestino V, la funzione re- 
stò funestata da deplorabili sciagure di 
molti feriti e morti, per la caduta d' un 
muro. 11 Papa ancora cadde da cavallo e 
andò per terra la tiara, dalla quale si stac- 
cò un rubìuo valutato 6000 fiorini d'o- 
ro, che non più fu trovato, e l'avvenuto 
fu pi*eso per presagio infausto e si veri- 
ficò, come narra Bernardo di Guido in 
Chron. Rom, Pont. Lo racconta ancora 
Fautore della vita di Clemente V, Gio- 
vanni canonico di t. \itlore di Parigi , 



TRI / 

presso il Muratori , Scripti rer* Italie, 
i. 3, p. 44^* Cf'jus lapides equum die li 
CUmentis Papae percàsserunt taliter, 
quod equus suus in terram cecidit , et 
Tlìiara seu Corona de capite suo, in qua 
erat unus carbunculus valde pretiosus^ 
et ad sex milliaflorenorum communi- 
ter aestimatus, cujus botus^ ut dici tur ^ 
postea non fuit in terra inventus. La 
Chiesa lungamente pianse la strana riso- 
luzione di Clemente V, per le sue fatali 
conseguenze; le principali furono Roma 
propria e vera sede del Papa abbandona- 
ta; essa e V Italia in preda alle fazioni; il 
grande Scisma d' occidente; la celebra-- 
Clone de' famosi Sinodi di Pisa e di Go- 
stanza, non che del conciliabolo di Basi- 
lea, da cui derivò l'ultimo antipapa Fé* 
lice V di Savoia, In un inventario fatto 
in Avignonenel 1 3 1 4 p(*i*la morte di Cle« 
mente V, di cui 3 uniformi originali si 
conservano nell'archivio Valicano, si an- 
novera un regno o tiara, che espressamen- 
te dicesi di 3 corone o cerchi: Item Co* 
ronam^quae vocatur Regnum^ cum tri' 
bus Circulis aurciSf et multis lapidibns 
pretiosis. Deficit rubinuspretiosissimus^ 
qui consuevit esse in summitate, et per^ 
la alia. Mancava il rubino , per essersi 
perduto nella fatale caduta in Lione. Al- 
tri lo chiamano carbonchio, ch'è sinoni- 
mo del rubino quando é più acceso; del 
resto è noto, che oltre i brillanti, la 1 .^pio- 
Ira preziosa è il rubino, indi lo smeraldo, 
il zaffìro, l'opale, ec. In questa città fu elet- 
to il successore Giovanni XXII ncli3i6, 
ed ivi fu coronato dal cardinal Orsini che 
quali.^ dell' ordine de' diaconi avea pu- 
re oìesso la tiara in capo a'predecesson 
Benedetto XI e Clemente V. Dissi già 
che nel suo sepolcro esistente nel duo- 
mo d'Avignone vedesi la statua colla tia- 
n in capo, che oltre alla corona inferio- 
re, ne ha un' altra quasi doppia più in 
alto. Giovanni XXII fu il i.^'a battere il 
fiorino d'oro ad uso di quello di Firen- 
ze neli3tia, colla stessa figura del giglio 
da una palle e di s. Gio. Battista dall'ai- 



TRI 

tra, come praticavano i fiorentini; se non 
che da un lata in vece di Florentia, vi 
fece scrivere «y^ziz/. fV/rii., e dall'altro in 
veoe del segno o conlrotuarcliìo de' zec- 
chieri, v'impresse una piccola mitra o 
piuttosto tiara a due corone. Ne riporta 
il disegno il Vettori, Jl fiorino d'oro il- 
lustralo^ nel prezioso rou^eo del quale il 
Garampi riscontrò tali fìorioi colla chia- 
ra e distinta fii^ura delle due corone sul- 
la tiara. Neh 334 niorì Giovanni XXII, 
e gli successe il bebto Benedetto XII in 
Avignone, ove nella chiesa de'doroenica- 
iii lo coronò il suddetto cardinal Orsini, 
al quale Papa propriamente si attribui- 
sce l'aggiunta delia 3.' corona alla tiara, 
che perciò prese il nome di triregno, e col 
quale si vede coronata la sua statua se- 
|)olcrale in Avignone. Il Vetior'rrigettan* 
do le testimonianze dell' EnM:benio, del 
Papehrochio, dell' Alemanni, del Vitto- 
i*elli,che attribuirono a Urbano V l'ag- 
giunta 3.* corona alla tiara, e confutan- 
do il maggior abbaglio di Montfaucon^che 
fittribuì la 2.* corona a Nicolò IV e la 3." 
a Bonifacio Vili, dichiara che da Bene- 
detto Xil s'incominciò ad usare la tiara 
o regno con 3 corone, il quale venne de- 
nominato Trirepio^ dopo avere per un 
tempo usato la tiai*a con due corone, per 
le ragioni che adduce, e per quanto al* 
tropiti sopra notai. Il Marangoni poi pre- 
tese attribuire l'aggiunta della a.* coro- 
na a Clemente V, ed a Bonifacio IX del 
1 389 la 3/ Il Bouanni tratta della que- 
stione sull'accrescimento delle corone del- 
la tiara, e dice che alcuni attribuirono a 
Bonifacio Vili l'aggiunta 3.' corona, che 
altri assegnano o a Benedetto XI I o a Ur- 
bano V. Nel 1342 a Benedetto XII suc- 
cesse in Avignone Clemente VI , che fu 
coronato nella chiesa de 'domenicani, col- 
la massima solennità e interventodi prin- 
cipi: itaque sicut in Apostolos singulos 
in illa die prout lingua ignis apparai t, 
sic hunc snmmum Poì%tifìceni per car- 
hunculum lapidein prctioium^ luctnteni 
ignis ad instar^in Tiarac^ seu Diadema- 



TRI 47 

tis culmi ne poni liundescendisse^ senapa 
parlasse momtratur. Leggo nel Garam- 
pi, che nelle monete di Clemente VI, giu- 
sta il disegno pubblicato dal Fioravanti, 
Antiqui denari Rom. Pont. p. 64, si ve- 
de rappresentata sulla tiara una triplice 
corona; la quale ancor si vede in quelle 
d'Innocenzo VI che neli35a gli succes- 
se. Il Papebrochio, Propylaeo ad Acta 
ss, Majiy p. 4 * ^» riprodusse il disegno del 
sepolcro di Clemente VI, nel quale il suo 
triregno é con 3 corone. Lo stesso Pape* 
brochio pubblicò il disegno del munu- 

mentosepolcraled'lnnocenzoVIap.4i79 
la cui statua e egualmente colla tiara cir- 
condata da 3 corone. Morto questo Pa* 
pa nel 1 362, gli fu sostituito Urbano V, 
al quale comunemente fu attribuita Tìn- 
veuzione delle 3 corone sulla tiara , ma 
pel fin qui riferito non pare affatto. In ap- 
presso poi r uso delle 3 corone Irovossi 
gin tanto introdotto, che UrUino V nel 
fnre i summentovati preziosissimi busti 
per le leste de'ss. Pietro e Paulo, rappre- 
sentò il 1 .^col vero triregno. Del resto non 
si (leve tener conto ót* Ritratti de' Papi, 
che fiorirono innanzi all'introduzione del- 
la trìplice corona, se sono rappresentati 
col triregno, e con questo viene sovrasta* 
lo il loro stem ma, come nel Ciacconio, f 7- 
t/re Ponti ficum , nel Bullariian Roma- 
num , e in altre simili opere. Posterior- 
mente furono eretti monumenti ed ese- 
guile pitture, in cui gli arlisli caprtccio- 
samente attribuirono il Irifi^^ •oì 

ed a stemmi cui non eoi 
ce il Garampi, asterà M 
re, che sebbàoa DcOeH 
veda il monuBMHrtOfJ 
Gregorio Xcol tnaagi 
realmente non ha<cb#<. 
doversi fiir eonlo dalk 
del XIII e del XIV secolo,^ 
disegni dal Ciaoeonio, e nfei 
Papebrochio, perchè tutte 
fattura, come si prova colli- 
Bonifacio Vili e di Cimi e 
siveaIgiubileo,lequali ha 



48 TRI 

• 

Porta sanUj{ A'.), la quale solo dal 1 5oo 8t 
comìociò ad aprire, anzi Clemente VI es- 
sendo in Avignone non poteva fui*ne la fun* 
zione in Roma, se ne fosse già stato comin« 
ciato il rito; né della statua di Bonifacio 
Vili, eretta da' bolognesi aelle mura e- 
stet'ioi'i del palazzo pubblico, nella qua- 
le furono aggiunte le 3 corone, non me- 
no che riscrizione, in tempi assai poste- 
riori; né finalmente del monumento se- 
polcrale d' Urbano 111, che esìste nella 
chiesa di Ferrara, erettogli nel 1 3o5, nel 
quale sebbene vedasi effigiato il triregno 
colle chiavi, tale ornamento vi fu aggiun- 
to nel 1 460, cosa non avvertita né dal Pa- 
pebrochio, né da altri scrittori delle vi- 
te de'Papi. 

Gregorio XI ebbe la gloria di resti- 
tuire a Roma stabilmente la pontiOcia re- 
sidenza nel 1877, precaria essendo stata 
quella del predecessore Urbano V, seb* 
bene avesse considerato la dignità papale 
come esiliata al di là de' monti, mentr'e- 
i*a in Avignone, per cui non avea voluto 
cavalcare dopo la funzione della corona- 
zione. Morto Gregorio XI nel 1 878, ca- 
nonicamente gli fu dato in successore Ur- 
bano VI, che fu coronato e poi con so- 
lenne processione passò al Laterano, col 
triregno in capo e su cavallo bianco. Es- 
sendo quasi tutti i cardinali francesi, do- 
po pochi mesi sospirando le delizie di Pro- 
venza e malcontenti d' Urbano VI per- 
ché con eccessivo zelo severamente ne co- 
minciava a correggere i costumi, e per- 
ché voleva che chi era vescovo tornasse 
alla propria residenza, sul fine di giugno 
irritati si ritirarono uno dopo T altro io 
Ànagni, col pretesto de' calori estivi e 
previa licenza,con Pietro Gros arcivesco- 
vo d* Al les e camerlengo di s. Chiesa 
(poi anticardinale, e perciò parlai di lui 
uè' voi. Ili, p. 2 12, VII, p. 75), ma questi 
senza permesso, e qual custode del trire- 
gno e degli altri ornamenti della cappella 
papale, li portò seco. Avanti di lui i car- 
dinali ribelli iniquamente protestarono 
dell'invalidità dell' elezione, onde d ca- 



TRI 

merlengo audacemente citò Urbano IV 
come fosse aiitipapa,e lo deposerudal pon- 
tificato; quindi passando in Fondi a'txo 
settembre elessero antipapa Clemente 
P'II de'conli di Ginevra (onde ne n par- 
lai a Svizzera), e col triregno lo corona- 
rono nella cattedrale. L'antipapa co'car- 
dinali si portò in Avignone, e vi atahifi 
una cattedra di pestilenza, dando prin- 
cipio al grande scisma d'occidente. Ur- 
bano VI dopo un burrascoso pontificalo 
morì in Roma nel 1889, e nel Valicano 
gli fu data sepoltura. llCiacconio ripor- 
ta il disegno del monumento che gli fu 
eretto, dove é rimarchevole che nel co- 
perchio del sepolcro si vede la sua figura 
giacente colla tiara ornata d'una sola co* 
rona, mentre nel davanti dell'urna vi go« 
no due sue armi sovrastate dal triregno 
e dalle chiavi, e nel mezzo Cristo che gli 
dà le chiavi, ricevendole il Papa genu- 
flesso col piviale e col triregno sul capo. 
Di più nelle basi delle due colonne vi é 
il simbolo d'Urbano VI, formato da una 
colomba con triregno sopra e l'epigrafò : 
In unitale Deus est. M' istruisce però il 
Gara m pi, che il detto coperchio ov'é la 
figura del Papa colla tiara d'una sola co- 
rona, non crede affatto che gli apparten- 
ga, perché mezzo palmo più lungo del- 
l' urna, e perché la fisonomia del volto 
della statua giacente é totalmente diver- 
sa da quella del bassorilievo nella faccia 
dell'urna col triregno; e questa deve dir- 
si sicuramente il ritratto d' Urbano VI, 
sì per l'iscrizione che vi é, sa per l'aquila 
ch'era il suo stemma gentilizio. L'anti- 
papa Clemente VII morì nel 1 894 in A- 
vignone, e gli successe nell'anti papato Be- 
nedetto XI lische fu coronatolo tal città, 
cavalcando per essa con pompa e il trira* 
gno in capo. Clemente VII con esso fu 
rappresentato nel suo sepolcro, al modo 
già detto, anzi sembra col camauro sotto 
il triregno. Osservai nella serie delle me- 
daglie pontificie, che molti Papi usarono 
il camauro sotto il triregno per cuoprire 
le orecchie. Egli fu profusissimo iu ma- 



TRI 

gnifiche spesele per mantenere il suo par- 
tito scisoiaticOy onde vuoisi che si ridu» 
cesse io tal bisogno, sino ad essere co- 
stretto a dar in pegno per una somma di 
denaro al cav. de Heredia, il triregno, la 
mitra pretiosa, e tutta la sagra e ricca 
suppellettile papale, in guisa che non a- 
vrebbe potuto coranarsl il successore,se il 
cavaliere non avesse somministrato quan* 
to era necessario alla funzione. Sostenen- 
dosi dal Talso Benedetto Xlll lo scisma, e 
non volendo ne lui, né il legittimo Papa 
Gregorio A7/(anch'egli coronalo iu ca- 
po alle scale di s. Pietro com'era costu- 
me) rinunziare |>er terminarlo, nel sino- 
do di Pisa furono ambedue deposti e in 
vece eletto Alessandro f^,che poco do- 
po venendo successo da Gioita uni XXI 11^ 
runitìide'fedeli si trovò divida fra tre che 
si trattavano da Papi. Finalmente per e- 
stinguere si pernicioso scisma fu convo- 
cato il concilio di Costanza, pei qualeGre- 
gorio XI I eroico mente nel 1 4 1 5 in Rimi' 
ni adunato il concistoro, vestilo dell'in- 
segne papali e col triregno iu copo, con* 
fermò solennemente la rinunzia del pon- 
tificato, che pel suo procuratore avea fat- 
to in Costanza, spogliandosi delle dette 
insegne e deponendo il triregno, vesten- 
dosi delTabito cardinalizio, per averlo il 
concilio creato cardinale e legalo della 
Marca. Recatosi a Recanati h\\\\ sede, vi 
morì di cordoglio neli4t7» e fu sepolto 
nella cattedrale cogli obili pontificali, co* 
me leggo nel Qui ri ni, Tiara et Purpu' 
ra veneta p. 3. Nel concilio vi fu depo&lo 
Giovanni XXIll,cheda Costanza era fug- 
gito nella Svizzera^ onde fu tolta dalle sue 
stonze di Raloyall nel cantone di Turgo* 
via la Croce ponti6cale,e gli si ritirò Ty^- 
nello pisca torio o Sigillo pon tifivio^ spo • 
gliandosi egli del Manto ponti fica lc[r .), 
L'antipapa Benedetto Xlll fu deposto e 
scomunicato per Iu sua ostinHZÌone,dicliia- 
ratoinfrattore pertinace deirurlicolo di ^t- 
óe Unam sanctam Jùrlcsiam, Indi Ti i 
novembrei4i 7 in Costanza venne eletto 
sommo Pontefice Martino V^ che fu coro- 

VUL. LXXXI. 



TRI- 49 

nato nella cattedrale solennemente,da do- 
ve con maest<)sa cavalcata epompa trion* 
fa le, coi triregno in capo si recò (>er in 
città sino alla chiesa di s. Agostino. Re« 
catosi poi a Firenze, l'cxGiovanni XXIII 
fuggì dalla prigione e corse a buttarsi a' 
piedi di Martino V,che lo creò cardinale; 
ma dopo 6 mesi, non senza gloria più del 
ceduto che del goduto pontificato, vi la- 
sciò l'umana spoglia. Deposto nella chie- 
sa di s. Giovanni coiriscrizione: Ilic re- 
quie sci tcorpns Ballluissaris Cassa an- 
tea Papaé' Johannis XXII Ij tali paro- 
le Martino V voleva che si togliessero,ma 
non fu ubbidito. L'antipapa che da Per* 
pignano erosi ritirato presso Torlosa a 
Paniscola (f'»)^ quivi morì nello scisma 
nel 14^4 circa, ordinando a'suot due su- 
perstiti anticardinali di procedere all'e- 
lezione del successore, che a' i o giugno 
■ 4^5 nominarono l'antipapa Clemente 
VIII^ il quale fu coronato a' 1 7. Martino 
V ne procurò la rinunzia, per estinguei 
le reliquie dello scisma, a mezzo del lega- 
to cardinal de Foix,e la ottenne a'26 lu- 
glio, ov vero a' 1 4 o 1 6 agosto 1 4^9 solen- 
nemente nei palazzo del maestro dell'or- 
dine militare di Montesa, presso s. ^latteo, 
terra contigua a Paniscola. Vestito del- 
l'insegne pontificie, si assise tra due an- 
ticnrdinali nella sedia papale col triregno 
in capo, creò anlicardinale Francesco Ro- 
ver»; ciò fatto si «pogliò flel triregno e 
delle vesti papali, oiì alta voce abdicò al 
mal fondalo papato, e riconobbe Marti- 
no V, il qnnle lo fece vescovo di Maior- 
ca. Narra il Bonanni, citando il Vasari, 
che Martino V fece [iue da Loiei»zo Glii- 
berli insigue ai tefìce (scultore, pittore e 
orefice), un triregno d'oro, il di cui |>eso 
fu di 1 5 libbre, oltre libbre 5 e mezza di 
perle, del valore di 3 0,000 scudi. Riscon- 
Iralo il Vosari, trovo invece che Ghiber- 
ti fece a Martino V un bollone d*oro o 
Formale (y.)[)ii\ piviale, con figure lon- 
d(f (li rilievo, e fra ose i;ioie di grandissi- 
mo prezzo, lavoro mollo eccellenlc. \^ co-, 
81 una mitra iiiL'ravi^lioNis^iuìa di foglia- 

4 



5o TRI 

mi d'om Iraforati, e fra essi molte figure 
piccole liitle tonde, che furoDo tenute M- 
liscinie; e ne acquietò, oltre maggiore ri- 
nomanza, grande utile dalla liberalità del 
Pupa. 11 Bonanni riflette con Paschale, 
Tract. de coroni s lib. 7,cap. 57, che ciò 
non deve stimarsi pompa inutile e super* 
flua nel Papa, ma cosa ragionefole, men- 
tii che Regnunt Chris ti ^ quod a Ponti- 
fice gtibernatur in terris Ficaria potè» 
state, superemineat omnia regna, E se 
nell'antico sacerdozio #olle Dio che ap- 
parisse la maestà, con prescrivergli la mi- 
tra ornata d'oro e di gioie, molto più con- 
viene al Pontefice romano Vicario di Dio 
io terra. Il Bulengero lodando la mode- 
stia di s. Silvestro I nel ricusare la coro- 
na offertagli da Costantino l,la quale co- 
munemente è riferito che fosse d'oro e 
ornata di gioie, prudentemente aggiunse 
nel cap. 4» ^^ Festis sacris^ che fare o- 
blatam potuit accipere^ cum legitime 
swnmi Dei Pontifici justius^ qiuim prò* 
phanis Sacerdotihus deheretur, Sacer- 
tlotes enim ethnicorum corona aurea «• 
stisfuisse historine perhibent. Afferma 
Ateneo, che i sacerdoti d'Ercole furono 
coronati, corona laurea ex auro; e di 
Giulio Celare si sa, che per essere Ponte- 
fice massimo sibicoronam auream sum* 
psit^ et diadema, cum jéntonius adfer- 
ret repudiavity essendo allora il diade- 
ma una fàscia «li lino,con cui si cingeva il 
capo. Che però conclude lo stesso Bulen- 
gero : Et vero quis adeo sit iniquus re» 
rum aestimator^Ht honorem q ni Deorum 
manium Sacerdotibus tribù tus sit veri 
Dei summi Sacerdoti tribuendum ne- 
getP Frattanto Martino V in conseguen- 
za del convenuto a Costanza fece convo- 
care a Basilea nella Svizzera un altro 
concilio, il quale sotto il di lui successo- 
re Eugenio IV di venne conciliabolo,e nel 
1439 elesse antipapa Felice ^già duca 
di Savoia (F,), onde colla sua potenza 
sostenesse tale falsa dignità e con essa lo 
scisma, il quale neli44o fu dal cardinal 
Lodovico Alemaud arcivescovo d'Arles 



TRI 

consngrato vescovo e coronato, con tri- 
regno valutato dal Piccolomini, poi Pio 
11, Epist. ad Joan. de Segov,, 3o,ooo 
scudi d'oro, per le preziose gemme di cui 
era doviziosamente fornito. Eugenio I V 
avendo opposto allo scisma di Basilea il 
concilio generale di Ferrara, quieto tra- 
sferì poi a Firenze, ove avendo veduto le 
opere del Ghiberti, gli fece fare una mi* 
tra d*oro di 1 5 libbre con perle del peso 
di iH>bre 5 e mezra, le quali gioie in essa 
legate furono stimale 3o,ooo ducati d'o- 
ro. Dice VHj»ari, ch'eranvi 6 [lerle, come 
nocciuole avellane, il tutto di superbo e 
mai veduto disegno, colle più belle bii> 
zarrie di legami nelle gioie e nella varie- 
tà di molti putti e figure che servivano 
a molti vari e graziosi ornamenti; della 
quale opera l'artefice ricevè, oltre il pa- 
ga mento, grazie e favori dal Papa. Se que- 
sta mitra o altra, o il triregno, Eugenio 
I V impegnò a'fiorentini per 4o,ooo scu- 
di, non saprei stabilirlo; certo è che l'ero- 
gazione di tal somma il zelante Papa l'im- 
piegò per compensare a' viaggi de' greci 
da lui invitati al concilio, per l'unione di 
loro chiesa colla latina. 11 legato cardinal 
de Foix dopo l' abdicazione del ps«udo 
Clemente Vili, ricuperò il triregno che 
usarono i 7 Papi che risiederono in Avi- 
gnone e gli antipapi che ne profanarono 
la sede, insieme al regno di s. Silvestro I 
ornato di 3 corone d'oro una sopra l'al- 
tra, vavie insigni reliquie,fra le quali par- 
te della vera Croce, ricchi paramenti pa- 
pali e un gran numero di registri pon- 
tificii degli antichi privilegi della chieda 
romana, e gl'ìsirumenti dell'infeudazio- 
ni delle due Sicilie, il tutto trasportato 
da Benedetto XI li in Paniscola, e dal car- 
dinale inviato a Roma come ricordai ne' 
voi. II, p. ai r. Ili, p. a 3 7. llNovaesdice 
che il triregno usato da 'Papi in Avigno- 
ne, riportato in Roma, fu mandato da 
Eugenio IV alla basilica La teranense, co- 
me si ha dal diarista Infessura. m A' i^x 

febbraio 1447 >' ^^F^ processionai mente 
mandò a s. Gio. in Laterano il ragno di 



TRI 

s. SiUe«lro I, cioè 3 corone d'oro, l'una 
sopra l*allra, la quale donò Costanlino a 
(letto santo, e il detto regno venne da \- 
vigiione, dov'era stato portato." Altret- 
tanto registrò il diarista Filippo Moro- 
II e. Il Platina invece scrìsse, che lo stesso 
Eugenio IV con gran divozione portò il 
regno o mitra di •.Silvestro I (se si ain* 
met le che fu quella attribuita a Costan- 
tino I con una corona, con vien dire che 
le altre vi furono aggiunte dipoi, se real- 
mente ne fu ornato quel i*egno;il Bunan- 
ni poi dichiara interamente fa|so che tal 
mitra fosse ricca di 3 corone). Rimarca il 
Novaes nf Ila Storia {^Eugenio IF^ che 
di questa mitra dubitano molti crìtici; e 
della traslaiione eseguita dal Papa ne du- 
bita ancor lui, come dicendosi fatta in 
tempo nel quale Eugenio IV era grave- 
mente infermo, e morì a' a3 febbraio, 
malattia che secondo Vittorelli duròi6 
giorni. Pertanto il Novaes ritiene piìi prò- 
l>abile, che la mitra con altre reliquie si 
portassero da'cardinali e prelati in prò* 
cessione da s. Marco a s. Gio. in Latera- 
II o per ottenere da Dio la guarigione del 
Papa infermo, come si ricava da' Com* 
mcntari di Pio II, lib. i. Dopo io giorni 
di sede vacante fu eletto Papa Nicolò V, 
restando deluse le speranze concepite dal- 
l'antipapa, d* essere riconosciuto dal sa- 
gro collegio. Secondo il solito fu corona- 
to su'gradini della basilica Vaticana e col 
regno di s. Silvestro I, come attesta il p. 
Gultico, Ada caeremonìaliap.^oS.We' 
deudoFeliceV che tutti i principi cristin- 
ni ubbidivano a Nicolò V, convenne alla 
rinunzia del pontificato nel 1 449>e ilPupa 
perché non vivesse senza dignità lo creò 
cardinale,e gli concesse aicùn'iusegne pon- 
tificie: tra quelle da lui eccettuate non leg- 
go inNovaes e in altri il triregno^ma si deve 
naturalmente intendere, perchè giammai 
i Papi ne concessero l'uso a veruno, anzi 
lo vietarono come dirò; sola eccezione fu 
il patriarca di Gerusalemme quando era 
legato della s. Sede, e lo notai q Mitra, 
proptcr honorem locorunu II suo corpo 



TRI 5t 

fu sepolto in Ripaglia, e poi trasferito nel- 
la cappella della ss. Sindone, propinqua 
alla metropolitana di Torino, nel qual ar- 
ticolo molto riparlando di lui, descrìssi 
il magnifico monumento erettogli da re 
Carlo Allerto, forse con qualcheallmione 
nell'iscrizione al dimesso anti pontificato. 
A Mitra e a BsiiBVBirro già narrai come 
Paolo II represse l'orgoglio di quegli ai^ 
ci vescovi che fino dal secolo XII usavano 
il Camauro iriregnalc o Regno^ e dal 
secolo XI V la Mitra con 3 corone, come 

10 chiama il cardinal Borgia, ItlemoriefU 
Benevento 1. 1 , p. 3 1 5e3a7, dicendo che 
gli arcivescovi di Benevento, oltre T uso 
della tiara papale,a poco a poco assunsero 
tutte le altre insegne sacerdotali del Pa- 
pa, tranne il Fanone {y.). Prima di lui 
ne trattò il vescovo Sarnelli nelle Afenso- 
rie degli arcivescovi di Benevento. Que- 
sti riferisce, che l'arcivescovo CJgone Gui- 
dardi nel suo concilio provincialedel 1 374 
dichiarò, che la sua chiesa Beneventana, 
ma Jori y dfgnion\ et praecellenti regno ^ 
sive mitra, admodum summi Ponti/icis 
utimur, quod hic Camaurimi vocatiir. 

11 Sc-imelli dice quindi, che il regno era 
con una sola corona e l'aurifrigio, e l'u- 
sa vano gli arcivescovi di Benevento a gui* 
sa de' Papi. Che quindi Paolo II nel §466 
vietò l'uso di tal camauro a tre corone 
e di farsi portare avanti la ss. Eucaristia 
nella vitita della provincia ecclesiastica, 
come costuma vano iPapine'Iunghif Y^^''- 
^/, essendo arcivescovo Nicolò Piccoloini- 
ni. Dice inoltre che Sisto IV nel i47^* 
secondo V Ughelli, tolse all' arcivescovo 
Corrado Capece e successori il privilegio 
di farsi precedere dalla ss. Eucaristia nel- 
le visite, e di usare il regno o sia camau- 
ro; ma che il Vipera sostiene che gli fu 
confermato l'uso del camauro e di bolla- 
re in piombo. Spiega il Sarnelli la proi- 
bizione, che la tiara non fosse a 3 coronei 
come riferisce Rinaldi, essendo stata set 
pie di una, com'era quella dell' anv 
m:ovo Massimiliano Paluiiibara dell 

che mandò a Roma per farla riattar 



5'x TRI 

cui crccìe die sino a (ale anno ne d4jrb l'u- 
so: quest'arcivescovo nel i.^yG aprì la 
Porla santa (T\) di sua Oìetropolilana. 
Più chiaro e più sicuro é il cardiual Bor* 
già. Questi ritiene, che gli aicivescovi di 
Benevento alla loro tiara aggiunsero 3 co* 
rone, nello stesso tempo che ciò fecero i 
Papi; ma che avendo Paolo 11 ripreso l'u- 
so annuale e frequente del triregno, al- 
quanto andato in disuso, perchè i Papi 
l'adopravano ormai nella sola coronazio- 
ne, come già rilevai, avendo riconosciu- 
to negli arcivescovi l'uso del triregno una 
antica usurpazione, lo proibì sotto gravi 
pene,non meno al Piccolomini, che a'suoi 
successori, con bolla citata dal Rinaldi. 
£ perché l'arcivescovo cardinal Giacomo 
Savelli avea usato più volte il camauro 
o mitra triregnale o regnale, sebbene ne 
ignorasse il divieto di Paolo II, nel 1 569 
s. Pio V col moto-proprio Dudum si qui» 
dem^ riportato dal Borgia, ne rinnovò la 
proibizione, assolvendo il cardinale dalle 
pene incorse. Non solo Paolo II ristabiPi 
l'annuale uso del triregno, ma ne fece fa- 
re uno preziosissimo con 3 corone. Il car- 
dinal Egidio Canisio, Uistor, XX sac" 
culor.t scrivendo di Paolo II del i464> 
dice: fncredibili predo emit, sacravi t- 
(ftie mitrammaximam, insolito pretio^ 
sissimariim gemmarum pondere exple» 
vity qua orriatus cum predirete oculos 
omnium luce radiisqueferiebat, Focari 
coepta tst maxima illa mitra Regnum. 
Verissimo che lo splendido e magnifico 
Paolo li formò un ricchissimo triregno, 
non però ch'egli pel i .^l'ornasse con gioie, 
e che a suo tempo la tiara cominciò a 
chiamarsi Regno, denominazione coeva 
al principio della tiara stessa; mentre di 
cioè dellantichità delle gemme colle qua- 
li si fregiavano la tiara e il triregno, si- 
cure testimonianze ne riferii piùsopra.Di 
tali abbagli del cardinal Canisio ne fece- 
ro la reltifjcazione il Bonanni e il Novaes. 
Che Paolo II abbellì vagamente il trii*e- 
gno e Tornò di preziosissime gioie, ricer* 
cate cen particolar diligenza per lutto il 



TRI 

mondo, ne fa fede anche il cardinal Ann- 
mannatidi Pavia, suo contemporaneo, di 
cui scrisse in Commentar, lib. a: Porro 
antcm gemmi s^ lapillisque admodunt 
dclectatus conquisi tis undiquepretiosis- 
simis mi tram» quae trihus educta coro^ 
nis^ Regno appcllatur, atque a Ponti/i- 
cibus multis ante saeculis desita erat 
gcstari, novam confeci t (stimata del va- 
lore di 200,000 scudi, come scrive il Ca- 
nesio, z/i Fita Pauli If, presso Murato- 
ri, Scriptor, rer, ItaL, e poi pubblicata 
dal Qùirini nella Tiara et Purpura ve- 
neta) atque adhibuit. Anzi essendo Pao- 
lo II, come dissi, grandioso e magnanimo 
in tutte le sue cose, nell'apparato ponti* 
ficio superò tutti i suoi predecessori, co- 
me afferma in Vita Pauli II il Ciacco- 
nio: Coemtisundique,ac magnis pretiis, 
adamantisysapphirisysmaragdis^cryso-' 
lithiSf jaspidibuSy unionibus^etquidqiud 
gemmarum in predo est, per fare la di* 
scorsa tiara. £ non potendo egli reggere 
all'enorme peso diquesta,un'allra ne fece 
fiire più leggera del valore di se. 1 80,000^ 
come attesta il citato Canesio. Tiaram, 
quam Mitram appellamus^ tam ingen* 
U auri, gemmarumque electissimariun 
sumpiu^ac splendore confccityUt omnium 
antecessorum Pontijicuin indusiriam^ei 
impensam evicerit. De hincprimae Tia- 
raeponderositategravatusy alter ani ge- 
statu leviorem, capidque aptiorem fe^ 
cit,,,, ut 180 milia aureorum pretiuni 
odjiidicatumfueritMCùnctWìtv'i ne Pos- 
sessi, dopo aver ricordato i due prezio- 
sissimi triregni fatti da Paolo 11, <liceche 
nella Dissertazione sopra Mincio Velie- 
trano,oe\ Giornale di Pagliarini,si par- 
la de' tri regni e delle corone papali, e si 
narra che Sisto IV, immediato successo- 
re di Paolo II, non curando di portar lo 
gemme di cui tanto quello si pregiava, 
ordinò che si vendessero tutte, come in 
parte fu eseguito, benché il denaro da es- 
so ritratto non servisse a pagare i debili 
fatti da'suoi antecessori Eugenio 1 V, Ni- 
colò V, Calisto III, Pio 11 e Paolo 11, co- 



TRI 

ine avea fallo credere. Dai diarisla Mo' 
rotie e dai nolaro Nantiporlo (del quale 
nome e vocal)o!o ne feci spiegazione nei 
voi. LXXV, p. 279) fu rcgi«lrato. »» A' 
2 3 novembre I 4^4 s'nf videro i canonici 
ed altri preti di s. Gio.- Lnterano, ch'era 
slato rubnlo il regno di s. Silvestro, e de' 
calici d'firo massiccio, mandativi l'uno da 
Lodovico XI redi Francia, e da Ferdi- 
nando 1 re di Napoli l'altro, e per que- 
sto furono pigliati messer BelarJino da 
Stramoscia eTomcio della Palmo, e me- 
nati in Tordi Nona". Tale tiara di s. Sil- 
vestro f non fu più trovata, ne si potè 
mai scuoprire l'autore del furto, come ri- 
leva il cardinal Rasponi, De Basilica et 
Patriarchio Laterancnsi, Ciò avvenne 
nel pontificato d'Innocenzo Vili, il qua- 
le per difendere il dominio temporale del- 
la Cliiesa, non essendo suflìciente l'era- 
rio pontifìcio, impegnò a diversi merconli 
di Roma il triregno, con molte altre gioie, 
vasi d'oro e d'argento, per la somma di 
100,000 ducati d'oro. Appena Giulio II 
fu sublimato al ponlifìcato ili.° novem- 
bre 1 5o3, fece fare un nuovo triregno ca- 
rico di gioie pi*eziose e del peso di 7 lib- 
bre, eTusòper lai. 'volta a'26 quoudo fu 
coronato Regno pitlchroy o almeno a' 5 
dicembre nel possesso clie prese con so- 
lenne cavalcata dal Vaticano al Lalera- 
no, avendo peli.^divise le due funzioni; 
poiché leggo nel Cancellieri, nella rela- 
zione scritta dal Burcardo. SS, D, N, in 
camera sua accepit sandalia, in carne* 
ra Papagnlli aniictum, albani, chiro» 
tltecas, crnccm pevtor aleni, stolani al' 
barn, pluviale prelioswn album Inno- 
centii Fllf, et Regnwn novum, quod 
Sanctitas Sua fieri fecit pandore li* 
brarum septcm, ve l circa degemmispre" 
ti osi s, Nolidt capere fanone.m,neqìMC tu* 
nicellam^ ac dalniatic€un,et planetam^ 
ncque maniptdum^ ncque palUum^ asse- 
re US, Papam illa portare quando ce* 
lebrat; non advertens, liane processio» 
neni esse singulareni (e veniva precedu- 
ta anco dalla ss. Eucaristia), illis pw 



TRI 53 

ramcntisordinatam,et alteri in pluvia- 
libus caeremonias hodiernas non con* 
venire. Nolui tamen Sanctitati Suae 
prò sua quiete replicare. Ho voluto ri- 
portare questo brano, per indicare quali 
vesti indossava il Papa col lriregno,quan- 
do prendeva possesso co' paramenti sa- 
gri, e quali volle usare Giulio li, ad onla 
delle rimostranze del ccremoniere. Non 
ostanleil peso di questo triregno, sappia- 
mo dal Platina che Giulio il lo portava 
in tulle le solennità. Tale triregno fu l'u- 
nico che rimase dopo 11 sacco di Borbone 
nel 1 527. Agostino I V Chigi detto il I\fa' 
gnoy si dice ncW Istoria de' Chigi AugU' 
sii di Giuseppe Buonafede agostiniano, 
VeneziaiGGo, che a Giulio 11 improntò 
4o,ooo scudi d'oro senza alcun iuletesse, 
da cui ebbe per pegno di sicura restitu- 
zione quella mitra o triregno pontifìcio, 
che da i^aolo II fu ricolmo di ricchissime 
gioie, chiamalo il Regno j che poi per su- 
bitanea ira, cui andava soggetto quel gran 
Pontefice d'alti spiriti e vasto mente, viu- 
lentemente gli ritolse, non senza biasimo 
della corte: ma dopo la morte del Papa, 
tosto fu restituito il triregno ad Agosti- 
no dal sagra collegio, e non mollo dopo 
venne rimborsalo del denaro suo dato a 
Giulio 11. Il successore di questi fu Leo- 
ne X eletto V 1 1 mai*zo 1 5 1 3, che a' 1 5 
venne ordinato sacerdote, a' 1 7 consagra- 
to vescovo e a' 1 9 coronalo , indi prese 
possesso l'i I oprile. Egli avendola lesta 
mollo grossa, per non aggravarla con tri- 
regno carico di gioie, che perciòdovea es- 
sere grandioso, ne fece fare altro di nuo- 
va specie e l'usò nel possesso, di cui scris- 
se Paride de Gratsis, Sacra Processium 
ad Lateranum, presso il p. Gallico, jécta 
caeremonalia, p. 384 : levissimwn^ a- 
iioquin diiissimtun et sf > f.jhile. Giunto 
innami la portadelia I ■ ' 'aleraiien - 

Mi diioew Leone X « 1 De^fos i < 

to Regno noviter fa 'Us pavo 

num* et cooperto <> utreo^ ri 

tri' ■' ■! ureoUs cin t • / ^rm 

iti 'ilattisesti (7 



54 xni 

mcensalus est Deinde accepta mitra 
prelìosa sedit in Stile illa apudportam 
Ecclesiae, Questo Iriiegno fu lavorato 
con singolare artiGzio, e ornato di gem- 
me e oro ila! celebre Caraclosso, il qua* 
le fece inoltre a Giulio 11 il superbo suo 
Formale (V»)- Narrai a Feltbb e a Tar- 
BAGOVA che nel iSsa eletto Adriano VI 
assente da Ruma e dimorante in FiUo- 
ria nella SpagnayO^*e\'Q governatore ge- 
nerale e vescovo di Tortosa (F,)^ il sa- 
gro collegio a mezzo del vescovo di Fel- 
tre Campeggi, gli mandò il triregno pon- 
tificio. Giuutu poi il Papa da Ostia alla 
basilica di s. Paolo, si disputò nella cor- 
te scegli dovesse entrare in Roma già co- 
ronato; ma prevalse il sentimento d'os- 
servare per tale solennità il rito antico, 
per cui fetto il suo Ingresso solenne in 
Roma a'ag agosto, indi a'3 1 fu corona- 
to dal cardinal Cor naroi. '^diacono sulle 
scale della basilica Vaticana, avanti le sue 
porte sul solito allo tavolato che magni- 
ficamente addobbato appositamente s'in- 
nalzava : tale tavolato o palco trovo nel 
p. Gattico che si chiama Suggesliini su- 
per scalas basilicae Falicanaej palpi» 
(o seu lodia benedir tionum in platea s, 
Petri. Per questa solennità fu coniata una 
medaglia esprimente la coronazione d'A- 
driano VI, cosi descritta dal Venuti, Nu^ 
mism, Rom, Pontif.ap. 4o'« Adrunus 
FI Pont, Max, effìgies Pontijicis rum 
PiU'oloy et Tigillo, CoroNjìt. Ponlifex 
sub perpulchra porticu a duobus cardi- 
nalibus coronatus, ctcnstodibus cirvurn- 
datus. Praesens numisma elegantissi- 
mis quibusque comparandum Corona- 
tionem designa t Pontijicis a card, dia» 
cono peracta sub umbella in magnìfica 
porticu corani purpuratis patribus^ mi* 
litia, et populo ob suum adventum lae* 
tantibus. Moltissime furono le Medaglie 
pontificie coniate per memoria dell'im* 
posizione del triregno , azione che fu e* 
spressa anco in diversi Sepolcri de* roma- 
ni Pontefici, con marmorei bassorilievi. 
Durante il conclave [>er morte d' Adria* 



TRI 

no VI, riporta il p. Gattico, Acta rac^ 
remonialiay p. 3^3. Die dominica a5 o- 
ctobris i5a3, dieta missafuit scruti' 
nium, Fincentius Pimpinella missus ex» 
tra Conclave , et una cum quibusdam 
praelatisy et clericis camerae capereni 
Tlìiaram , et Mi tram pretiosam papa* 
lem ad effectum illam impignorandi^ et 
sic portataeftterunty et inde reversus in 
Conclave, Dello stato deplorabile in cui 
Adriano VI trovò l'erario papale, parlai 
nel voi. LXXIV, p.*a87, dicendo pure 
che alla sua morte nel medesimo lasciò 
appena 3ooo scudi. Al virtuoso Adriano 
VI, in tempi deplorabili successe l'infau- 
sto pontificato di Clemente VII Medici, 
della celebre famiglia che signoi*eggiò la 
bella Toscana, nel quale articolo anco- 
ra ragionai delle clamorose vicende che 
resero memorabile la sua epoca. Quanto 
precedette, accompagnò e seguì il tremen* 
do sacco dell'alma Romana quest'artico- 
lo ed a tutti i relativi lo narrai e deplo- 
rai ; ed altamente riprovare lo dovè in 
pubblico e genuflesso a'piedi di Clemen- 
te VII, lo stesso imperatore e re di Spa- 
gna (F,) Carlo V, nei cui nome crudel* 
mente si operò, Ijenchè porti quelloodia* 
XoàìSaccodi Borbone^W che notai anco- 
ra nel voi. LXX, p. 48 e 49* Q^'i ana- 
logamente all'argomento dirò solo, che il 
politico Clemente VII vedendo iinpri* 
gionato Francesco I redi Francia, dalle 
vittoriose armi di Carlo V, e la potenza 
di questi vieppiù ingigantire formidabile^ 
l'i I giugno i5a6 entrò nella famosa le- 
ga formata contro di lui a Cognac*, Que- 
sta lega irritò talmente Carlo V, che iin- 
mantinente dichiarò guerra al Pa[>a, e pe' 
primi ne dicrono principio in Roma i po- 
tenti e prepotenti Co/o/m^7, favoriti da U- 
go Moticada viceré di Napoli per Carlo 
V,alla testa di forte esercito. A 'a o settem- 
bre sorpresero la Città Leonina (F.), che 
comprende il Vaticano ove abitava Cle- 
mente VII, non senza cospirare alla vio- 
lenta sua morte, per quindi colle armi co- 
stringere i cardinali a sostituirgli l'am- 



TRI 

bizicMO cniilinal Pompeo Goloiioa. Per- 
venuti i nemici nel palazzo a|M)Stolico, ei- 
senclovi ancora dentro Clemente VII, il 
quale invano cercando difesa e aiulo, in- 
clinando ormai a morire nella sua sedia, 
si preparava, come già avea fatto Doni- 
fdcio Vili nell'insulto di Sciarra Colon- 
na, «ebbe ne con infelice etito, a collocarsi 
coll'abito e cogli ornamenti ponlifìcii, io 
uno al triregno in capo, nella sedia pon- 
tiGcale; ma rimosso con didicoltà grande 
da questo proposito da'cardinali,cb 'essen- 
dogli intorno lo scongiura fa no a muover- 
si se non per se, almeno per la salute di 
quella sedia, e perchè nella persona del 
suo Vicario non fosse sì scelleratamente 
oi&so l'onore di Dio, si ritirò con alcuni 
di loroede'suoipiùconfìdenti nel Castel 
s, Angelo i>el corridoio di comunicazio- 
ne a ore 17, e in tempo che già furiosa- 
mente si saccheggiavano il palazzo, e le 
co«e e ornamenti sagri della contigua ba- 
silica Vaticana, non che circa la 3.* parte 
del Borgo Nuovo. Sedato poi il tumulto, 
il Papa premurosamente chiamò in Ca- 
«ttrllu nella sera d. Ugo inviandogli stati - 
chi in caso Colonna. Ad onta della ripu- 
gnanza dc'Colonnesi, vi andòd.Ugo,e gli 
portò la mitra pontificale preziosa e un 
pastorale rubati la mattina da'soldati, e 
concluspro una tregua, nonostante i re- 
clami de'Coloiiiiesi. Indi Clemente VII ri- 
cevendo promesse di sostegno da' re di 
J'^raiioia e d'Inghilterra, e sdegnato con- 
tro i Coloiinesi ribelli , rivolse contro le 
loro terre le forze che uvea chiamato in 
Roma a sua sicurezza, non volendoli com- 
prendere nel forzato accordo, e privando 
delcardinalatoPoinpeo.IntantoCarlo du- 
ca di .Borbone agli stipendi di Carlo V, 
marciò con un esercito raccogli liccio e nel- 
la più parte di luterani su Roma nel 1527, 
onde soddisfarlo colle prede,non avendo 
denaro per pagarlo. Per evitare Clemeo* 
te VII il pericolo, convenne ad altra tre- 
gua ammettendovi iColoniiesi,che di mal 
cuore dovè assolvere dulia scomunica e 
reintegrare Pompeo della dignità cardi- 



TRI 5J 

naiizia ; quindi incautameute licenziò l<i 
maggior parie delle truppe assoldate. 11 
Borbone pet^ non aderì alla tregua e pro- 
segui la sua marcia sull'infelice Roma, e 
l' assaltò b'6 maggio: vi restò ucciso nel 
salire le mura, ma l'esercito entrato fu- 
riosamente nella città , per due mesi vi 
commise quel saccheggio e feroci eroticità, 
che tuttora non si rammentano senza or- 
rore. Clemente VII rifugiatosi in Castel 
8. Angelo TI restò assediato. Bravi pure il 
celebre orafo e scultore Benvenuto Cel- 
lini, facendovi da valente bombardiere, 
il quale chiamato in sua camera dal Pa- 
pa, e rinchiusi col fraueese Cavalierino 
servo intiinissimo e di grun fiducia del 
Papa, gli fece gua<itare dall'oro due tri- 
regni, le mitre, gli anelli e tutta la quanti- 
tà di gioie della camera apostolica. In uno 
de'triregni era un diamante di colore in- 
carnato nettissimo e limpidissimo, ed in 
tal guisa brillava e splendeva che pare- 
va una stella, ed appresso di lui perdeva 
di vaghezza ogni altro diamante. Slegate 
le gemme, Cellini le involse ciascuna iu 
poca Ciirta, e le cucì e trapuntò col Ca- 
valierino in certe falde addosso al Papa 
e al medesimo Cavulieriuu; e poscia l'oro 
ricavato ascentlendo u circa aoo libbre, 
il Cellini segretamente lo fuse e consegnò 
a Clemente VII. Non avendolo il Cava- 
lierino compensato, il Cellini si appropriò 
l'oro cavato dalle ceneri del valore di 1 5o 
ducali, per cui poi ne domandò e otten- 
ne l'assoluzione dal Pupa. Intanto erasi 
trattata e conclusa a dure condizioui li 
pace, ed era stabilito il 9 dicembre per 
la liberazione del Papa; ma egli diffidan- 
do sempre de'suoi nemici, la notte pre- 
cedente col Cavalierino, le gioie e l'oro 
fuggì travestito da mercante o da orto- 
lano in Orvieto. Tranquillate le cose, e 
tornato il Papa alla sua sede, pare che da 
certo Mieheletto facesse rifare i d ve 
gtti| colle gioie degli anticlii gn • t 

DOQ se ne ha sicura cognìziooc. * 

lini fu acctiN ito n Paolo Ili d 
8o|0O0 d: '. maggior p.i 



5G TRI 

rubate olla Chiesa in Castel 8«AngeIo,Of e 
fu pulito in cai'cere e nel fuggirne si rup- 
pe una gamba. Nel pontifìcato stesso di 
Paolo in e nel i544 ^^ scoperto vicino 
all'altare del tempio di s. Petronilla ora 
basilica Vaticana, nel demolire il mede- 
simo, il sepolcro delle due figlie di Sti- 
liooiie e di Serena, Mario e Termansia, 
spose consecutive dell'imperatore Ono- 
rio, che similmente ebbe il suo sepolcro 
vicmoa questo. Vi fu trovato il corpo del- 
l' imperatrice Maria vestito d'una veste 
d*oro tirato, che fusa pesò 4o libbre, ol- 
tre i5o anelli, vasetti di pietre preziose 
e una gran copia di gioie e di perle, che 
furono impiegate da Paolo 111 nel forma- 
re un ricchissimo triregno. Era il mondo 
muliebre dell'imperatrice, con cui, secon- 
do l'antico costume, fu fatta seppellire dal 
suo amantissimo consorte, che Tavea in- 
consolabilmente perduta appena sposata. 
Fra le altre cose pi*egevoli ivi trovate e* 
ravi una laminetta d'oro, in cui erano in- 
cisi i nomi di quegh Angeli, di cui par- 
lai nel voi. X VII, p. 166,167,163. Alcu- 
ne perle gtx)ssissime il tempo le avea gua- 
state, e si sfogliavano come le cipolle. 1 
gigli fàrnesiani che circondavano questo 
triregno, e stemma di Paolo 111, erano 
mirabilmente formati da tanti zadìri o- 
rientali, tagliati appositamente. Siccome 
Paolo III era gibboso e colla testa curva, 
il bizzarro Ben venutoCellini, avendo bia- 
simato che il triregno gli piangeva in te- 
sta e che pareva un uomo vestito di pa- 
glia, perde la grazia di Paolo 111. S'igno- 
ra se Paolo IV redimesse il triregno la- 
sciato in pegno a certi mercanti io tem- 
po di sede vacante, come ricavasi da que- 
sto passo, riportalo ne' jPof^c^^.f/ da Can- 
cellieri. Patiins IV iZnov, 1 555. Coto- 
nam ponti ficiani preliosatn^Regnuni min- 
cupalnniy ^uam nohnullì mercatores de 
Oigiate, et Ubaldinis ex causa certi con- 
iracttis Clini eis per collegium cardirut" 
liuin sede vacante facti in pignus habenty 
Tltomae de lìloiinis consignari promisil, 
Gregorio Xill arricchì il triregno di Giù- 



TRI 

lio If di un nuovo ornamento: fece col- 
locare in cima della tiara un grossissiiiio 
smeraldo di carati 4o4 e mezzo, che for- 
mava la l>ase alla croce di diamanti, e in- 
torno ad esso erano incise le parole: &r€» 
gorius XII L P, O. M Sebbene il No- 
vaes nella Storia di Sisto V ci dice che 
il suo triregno superava in beltà e vaio- 
i*e quelli de' predecessori, non mi riuscì 
trovarne altra notizia. 11 triregno fatto da 
Clemente V]ll,cosi lo descrisseGio. Paolo 
Mucanzio, nel Diario dei suo viaggio a 
Ferrara, Anna 1 598 die x maji dominic. 
Penteqostes^ paratusfuit Pontìfex soli" 
tis paramenti s, eicum pluviali rubro no- 
vo, et Tiara, seu Begno pretioso, de no» 
vo ab ipso SS. D, N, facto, margarilis^ 
et lapidibus pretiosis ornato, elvaldecon- 
spicuOj valoris, ut a/unt, ultra Zoo mil* 
liurn aureortim , quod hae die primum 
portavi t. Sedquum esset niniis angustunt 
in apertura,non potuil illud diutiusferrej 
sedne sibi a capile caderci, vix illud por- 
tavit usque ad altare ss, Sacram, ubi co 
deposilo yfacta oratione, aliud pretiosis^ 
sunum Julii PP, II accepil et portavii 
tam in eundo ad Cappellani, quani ne* 
deundo abea. Anche il magnifico Urba- 
no Vili fece un prezioso e ricco triregno» 
di cui vado a parlare dicendo come lo fé* 
ce rilegare Pio VI, altrettanto avendo pra^ 
ticato co'triregni di Giulio II, Paolo III 
e Clemente Vili , giacché dopo il sacco 
di Roma non più esistevano que' di Bo- 
nifacio Vili, Paolo II e Leone X. Dirò 
prima, che mentre nel 1712 il principe 
Federico Augusto di Saysonia (^.) s'i- 
struiva in Bologna per abiurar gli errori 
di Lutero, per frastornarne il lodevole 
proponimento, alcuni principi protestanti 
minacciando l' invasione della Sassonia, 
Clemente XI che tante preghiere a Dio 
avea fatte per la salute eterna del prin- 
cipe, scrisse al di lui padre Augusto 11 re 
di Polonia ed elettore di Sassonia, assi- 
curandolo non solo de'suoi caldi udìzico' 
sovrani cattolici, ma anche di. soccorsi pe- 
cuniari, dispobto peraiò a vendere gli ar- 



TRI 

redi tagli più prnioii e l'Ìi)e»o (riregno, 
se CwK bitognato, per rìntiiitar la violen- 
ta ile'aemici. Un celo cosi generalo, Dio 
coro pento colla desiderala camenione del 
principe al cnUoIiciimo. Mentre la ». Seile 
possedcTa i memorali 4 triregni, il Capa 
l'io VI, che in rangnificenza e grandcKa 
d'anima non la cedeva nd alcuno de'iuoi 
più «pleniliUi predecessori, per ma està e 
decoro delle pontificie funiioni, dal gio- 
ielliere pontifìcio Carlo .Snrioi) li Fece ri- 
legare di nuovo, e qucll' eccellente erti- 
tla ne die la minula descrieione a Pran- 
ceteo Cancellieri, il quale la pubblicò In 
Roma prima nel 1 788 nella Descrizione 
de tre PonlificaU, ciò» le descriiioai de' 
triregni rinnovali di Giulio 1 1 e Clemente 
Vili; nel 1790 nella 3.' parte della De- 
tcrizionedtile cappelle ponti fide, \ei\e~ 

' Mi'izioni de'triregni rimodernali di Giu- 
lio Il e Urbano Vl)l;e nel 1 8 1 4 nella a.* 
ediiionedella Di-xcrizioiiedts'tre Ponti- 

Jicali, le deieritioni di Uillì e 4 < li'ire- 
gni. Queste dcscriiiooi furono riprodotte 
dal 9ovaei nel t. a delle Dissertatioiù 
irintroduzione /ille vite de' sommi Pon- 
tifici, diswri. 5.* Delia xoleruie corona- 
ziottv lU' Pontefici j e dal Bai Jatiari nella 
Belazione delle awerrìià epntimentidi 
Pio FI, 1. 1, lib. 3. Di tutti mi gioTcrò 
lenta replicare il già riferito. Il 1 ." trire- 
gnodi Giulio II 0611789 fu rilegalo con 
uo «aghÌHÌaiodi«egno. Conteneva 3 dia- 
manti di rara groiicua e 36 fra mena- 
ni e piccoli , ^4 balasci groui assai del 
Mugul, 13 laf&ri orientali grotiisiimi, a4 
fmei-aidì, la rubini meiiani e 3 piccia- 
li»imi,oltre una gran quantità di perle o- 
rientali e Karemaue, molte perle grou« 
a gocciola, ed altre tonde, e i 6 cordoni 
dellefdsciedi perle orientali grosse ed ona 
tonda grossissima. Nella faKia da piedi li 
leg^eTo il nome di Pio VI, che lo fece ri- 
legare con copioso accrescimento di pia< 
tre preiiose, formalo con lettere di dia- 
manti toglili ti a tale ellelto, in questo mo- 
do: Kx munificentia Pii ri P. O. M. 
Aimo M/y. i'iijurava io ciuia di ijueilo 



TRI 57 

pmioso triregno il luddescritto iraeral- 
do di Gregario XIII, il quale pervenuto 
per quanto dirò in mano di Nnpoleone I, 
lo fece porre nella sommità del Iriregau 
da lui donalo a Pio VII; il quale trire- 
gno, dice B.ddaisarì, rapito dal generale 
Miollis per rimandarlo a Napoleone i,iii 
ullimo fu restituito al medetìmo Pio VII 
da Luigi XVIII redi Fiducia. Il 1.° tri- 
regno di Paolo 111, nel 1 789 fu disfatto 
e rimodernalo di bella forma e nuoio di- 
legno, con corone rilevate tutte Tdettate 
d'oro, e guarnite di perle orieolali e tca- 
ramazie, infilate con filo d'argento 6no 
per renderle stabili e non Mggelle a veru- 
no perdila. Le rose di dette corone a for- 
ma di giglio, erano di taffiri orientali ta- 
gliati e lavorali a tale efTetlo. Furoho poi 
aggiunte molle altre pietre preiiose orieo- 
lali e occidentali , per eseguire il nuovo 
disegno; cioè 5 diamanti grossi e i4 dì 
meuani e di pìccoli, 1 4 baluici grandi del 
Mc^ol e 4 meiiaoi,! o rubini groui e mei- 
uini, e 483 ineiianelli, 1 84 zalfìretti met- 
uni e piccoli. Sa tuieraldi grossi e mea- 
zani, tS acquemartne oltre 2 grosse, ^a 
grisolite fra le quali 4 grosse, 13 lopaii 
grossi e 1 8 o)e»anì,6 giacinti grisnpasi ol- 
tre due giMsi, a amatislegrosseeS mena- 
ne, a4 perle (ji'osie pendenti e molliuima 
grosse tonde pendenti mextanelle fram- 
mezzo, che rormavano 6 cordoni delle 3 
fàicieiottu le corone, e nella falcia da pie- 
di le lettere di rubini orientali tagliati 
apposi tamenle eche componevano le pa- 
role: Au/ fi P. U. Aiuw XF.U Fon- 
ilo del trii-egno era tulio di perle minulu 
che furono aggiunte. Nella eimii del me- 
de&iuio un gro«*o balasci» del Mogol l'ur- 
inava base alla croce. '< ' '!> liiamanli 
con testate di rubini. - luccio era 

tulio d'oro ooii4'lasli<' ' ''tentanti i 

venti (parte daUfltMlfPi ''11 di l 

VI), et m,>d:r<,«:M .,.,« fiori 

lirnicii ■ < i-ii Li> • Ilio q( 

dibMLHi . .'HdWv ...:«n| 



58 TRI 

ro di bassorilievo, collo stemma di Pio VI 
smnltalo, e col fondo delle code di tocca 
d*argeiilo.ll 3.* tnregiiodi Clemente Vili 
fu riftitlo in mi gì tot* forma de' precedei Iti 
nel 1 782, con nggimita di inoUeRllre|Me- 
tre prer.iose.LeScoroiie erano rilevate cnn 
filetti d'argento finn, per renderle stabili. 

I coi*doni di perle grosse tonde e a peret- 
ta. Inoltre 8Ì vedevano g dinmanti gi'o^isi, 
287 fra piccoli e mezzani, zafliri orieiì- 
tali, bnlaftci del Mogol, smeraldi, plasme 
di smeraldi, giacinti, topazi, granale, a- 
mati^le, e un rubino orientale a goccia 
di I .^ colore. Anche le code erano di mio- 
▼o disegno, con l'armi d'oro guarnite.Nel- 
la fascia da piedi si leggeva con lettere 
smaltate : Pitis FI P. M. Anno Vili. 

II 4** triregno d* Uibano Vili , che nel 
1 790 fu disfatto e rimodernato con bella 
forma, con nuovo disegno con corone ri* 
levate e guarnite di |>erle e pietre prezio- 
se. Le i*ose di queste corone erano a for- 
ma di rosa naturale con gambo di sme- 
raldi , e foglie di grisolite tagliate a tale 
elièlto, con molte altre pietre pi*eziose o- 
rieiitati e occidentali aggiunte pel com* 
pimento del nuovo disegno, cioè un dia- 
mante grosso a goccia e 79 mezzani, 18 
saflìri grossi e mezzani e a4o piccoli, 5o 
bala<ci,3 rubini grossi e 87 mezzani e pic- 
coli, 2 56 smeraldi mezzani,67 topazi gros- 
si e mezzanelli, 6 acqueniarine, 4 giacinti 
grossi, 5o grisolite groise e 36 mezzane, 
con moltissime perle grosse onentaÌi,ed a 
pendere nelle corone e ne'6 cordoni delle 
3 fascie sotto le medesime corone con pia- 
netti smaltati turchini, e nella faccia da 
piedi le lettere erano tutte di grisolite in 
n.^di 171, tagliate e lavorate a quest'uso, 
componenti l'iscrizione: Pìns VIP» M, 
Anno XFl, Nella cima di questo trire- 
gno un balascio giallo orientale formava 
base alia croce di diamanti, ed il peduc- 
cio con due putlini tutti d'oro, quali te- 
iievauo una fnicta con lettere di rose d'O- 
landa. 11 fondo del triregno era lutto di 

Grle minute. Le infule erano ornate di 
lon diseguoi e tutte filettale d'oro con 



TRI 

perle e colle ricordate pietre preziose, e 
intorno all'ornato delle medesime, a gui- 
sa di galloncino,era una lucchetti na smal- 
tata turchina, e nel 6iie l'arma tutta cl'o« 
ro in bHS«orilievocollostemma di Pio VI 
smaltato e il fondo di tocca d'argentoJnol- 
tre in tempo di Pio VI eravi un altro tri- 
regno leggero d'uso, al quale egli nel f 780 
feci? fare la croce di diamanti con testala 
di smeraldi,e sotto la medesima una perla 
gix)>sa tonda che formava il monda, colle 
rose di brillanti. Inoltre Pio VI fece due 
mitre preziose, e rimodernò quelle di a. 
Pio V e di Paolo V, tutte descritte a ìVIi- 
TRA. Leggo in Novaes, che per la nuova 
rilegatura de'trii*ei;ni e delle mitre, e per 
l'accrescimento delle gioie, v'impiegò Pio 
VI un milione di scudi. I discorsi 4 tri- 
regni e le 4 mitre, dallo stesso Pio V I fu- 
rono di necessità ben presto fatti scioglie* 
re per darne il loro prezzo a conto de'6 
milioni di franchi (scudi dice il Novaes) 
da sborsatasi, in seguito del fatalissìmo e 
rovinosissimo trattato di Tolentino (V.), 
dettato e imposto da Napoleone Bonapar- 
Ic comandante de'fì*aiicesi occupatoli del- 
lo stato papale nel febbraio 1 797. Il sud- 
detto gioielliere Sartorj,che tieavea fatte 
tutte le legature, non li stimò più di sou* 
di a8 5,88 5, come risulta dal Sommario 
della scrittura romana di partecipazio' 
ne di mercede per i sig.*"^ Michele Dfas" 
scili, Nicola Garroni e Vincenzo Gclpi 
o.* 8. Osserva il contemporaneo Baldas- 
sari, che i nominati preziosi ornamenti 
papali, essendo stati destinati da Pio VI 
a servire ai pagamento «Ielle taglie im- 
postegli da*suoi nemici, fu certamente pel 
Papa ìin sagrifizio che gli dovette costare 
uno sforzo tanto più doloroso, in quan- 
to che gli ornamenti erano stati da lui di 
recente abbelliti e arricchiti «secondo qael* 
la sua gran magniBcenza che sarà sem- 
pre ricordata con ammirazione. Oltre tali 
gioie, e la requisizione di quelle de'sud- 
diti, cogli ori e gli argenti, sagrifizi enor» 
mi e calamitosi, da me narrati e deplo* 
rati a Tbsobibbe, a ToLeariiYo, e articoli 



TRI 

l'elativi, Pio VI |>er adempiere i durìt* 
8imi patti della fugace pace, v' impiegò 
pure le tiippelleltili preziose delle chiese, 
il letoi'u del santuario di Lorato, le perle, 
le gemme, l'oro ricavati anche da' man- 
ti, dalle piaiiete, dalle stole, da' foriuRli, 
dulie mitre preziose, dagli anelli e dii- 
gli altri ornamenti pontificali della «SVz* 
grestia pontificia (A'.), la quale da ric- 
chissima che era si trovò del tutto depau- 
perata. Il gioielliere de'palazzi a|>08tolici 
5artorj, per ammucchiare le dette gioie, 
quantunque assiduamente lavoraste più 
che poteva, v'impiegò io islegarle dagli 
ori e argenti in cui erano legate il tempo 
che trascorse da' 3 8 fehbraio a' i o marzo 
di dettoi797, persatollare l'esigenze del- 
la l'epuhhlica francese, ingiuste e prepo- 
tenti, anche a irreparabile danno dell'ar- 
te della più insigne ori6ceria, dovendosi 
distruggere moltissimi capolavori di essa 
e stupendissime sculture, come il famoso 
formale dì Clemente VII, fatto dal som- 
mo orafo Cellini. Il Baldassari che tutto 
vide e di tutto fu esattamente istruito, de- 
scrive ancora il pregiudizievole modo co- 
mesi riceverono da'repubblicaui francesi 
le contribuzioni. Le gemme e le perle, 
in quanto al Papa, erano apprezzate da 
trarlo Sartorj, gioielliere palatino, e da' 
3 gioiellieri molto rinomati Masselli, Gar- 
roni e Gelpi; e in quanto alla repubbli- 
ca francese da Ulisse Penlini, e da'oom- 
missari francesi Villetard, Monge e Ber- 
thollet,alia presenza dell'agente Cacault, 
con precisione e scrupolosamente. Non é 
vero che nelle stime romane fesse stato 
attribuito alle gioie un valore eDorme- 
mente maggiore del giusto, ad onta che 
Bonaparte pretese scriverò a'i4 OMiggio 
al direttorio di Parigi: il Papa ci badalo 
otto milioni di gioiei i quali Mooodo h 
stimazione dìModeoa (daU'abraoFi 
gini, che osò ridurra a I 
gemme inìquaniiotAl) i 
quattro milioui e 5oo,i 
t'altro. I oommieiari 
sere le ftime «rliilnriMBeDie e ib| 



»t^. 



TRI 59 

mente, massime il voracissimo commis- 
sario Haller, che si servì degli ebrei per 
una nuova stima delle gioie, e ne fu rim- 
proverato da Cacault. Piuttosto devesi 
confessare, che a Bonaparte bisognava a- 
ver milioni in contanti, e per averne col 
vendere le gioie pontificie, era necessa- 
rio venderle in tempi di generale defi- 
cienza di denari a prezzo bassissimo; l'e- 
poca era co»i calamitosa, che niuno po-> 
te va sperare di fare pronto e buon gua- 
dagno comprando perle e pietre preziose, 
Cacault stesso biasimò le pretensioni bru- 
tali e ingiuste, l'esorbitanti esigenze ti- 
ranniche di Haller e di altri; dicendo che 
il Papa ormai era smunto, e non potè* 
va dar ciò che non avea, aver fitto sforzi 
estremi, ed essere in travaglio e fallimen- 
to, e non doversi comandare a Roma ad 
usanza di tartari e corsari, dopo avere il 
governo romano pagato trentun milioni 
d'imposizioni. Per terminare l'ungustiosa 
vertenza del calo delle stime. Pio VI sog- 
giac(|uead altri gravissimi sngrifizi e spe- 
di a Modena , a Milano e poi a Genova 
om altre gioie del valore di quasi cinque 
milioni, stimate bassissimamente a Mila- 
no, Gio. Battista Sartorj figlio di Carlo 
e un perito di conti, per usar tutte le con- 
discendenze e rassodare un'effimera pace. 
La dilapidazionecommessaaMilano sulle 
gioie, e tutti gl'intrighi che aca>inpagna- 
rono una serie di ribalderie, si ponuo det- 
tagliatamente leggerle uell'accui-ato Bal- 
dassari. Narra il Novaes nella Storia di 
Pio Fly riie avendo i francesi ricevuto 
le gioie de' triregni, delle mitreedialtrì 
ornamenti pontifìcii in conto delle som- 
me statuite nella pace di Tolentino, Ca- 
eaultsi portò da Pio VI a fargli l'offerta 
di rendergli le gioie spettanti a' triregni 
|ier due milioni meno del valore loro e 
Boche io rate. Il Papa che molto brnnia- 
\v 11 conservare al Tcsom della s. Sede 
uxestori que'prezio^i luonumenli, i 
oltre a perpetuare le memorie della 
o.-»a pietà de'fèdeli, servivimu ad ac- 



V 



Lc e renderla 



'oseiesagtece- 



6o TRI 

remonìe del supremo Gerarca, vi accudì 
subito, e perciò spedì a Milano il gioiel* 
liere Sartorj, ed il baocliiere poi duca d. 
Giovanni Torlonia per coinbiuat*e Toc- 
corrente. Ma siccome i francesi preteode- 
vono 9 milioni di moneta effetti va, sborso 
impossibile ad eftetluarsi per ladeficìen* 
Ea in cui era stato ridotto il Papa, dovè 
Pio VI contentarsi di ricuperare una par- 
te di quelle gioie; ma lo spoglio de'suoi 
• doiiiinii e il suo detronizza mento gì' im- 
pedirono di rifare neppure un triregno, 
né una mitra. Per finire la narrativa di 
questa espilazione delle sagre gemme di 
Boma, ricorderò di aver notalo nel voi. 
LXXVI, p. 324» che Pio VI per sazia- 
re l'esigenze di Haller, mandò in depo- 
sito ad un banchiere di Genova gioie e 
brillanti de'triregni e mitre sci olle per un 
valore dito milioni, sui quali la repub* 
blica ne pretendeva 4 di compenso alle 
stime credute esagerate; per cui almeno 
6 milioni appartenevano al governo pon- 
tificio; ma appena seguì in Roma l'ucci* 
sione di Duphault, il direttorio di Pari- 
gi, che Tavea provocata, ordinò il seque* 
Siro di tutto il tesoi*o e se l'appropriò con 
pubblico ladroneccio, e quindi consumò 
l'intera occupazione dello stato pontifi- 
cio e lo democratizzò, dopo aver detro- 
nizzato e imprigionato Pio VI a'ao feb* 
braioi798. Quando il general Berthier 
* mosse air invasione di Roma, fra gli o- 
•laggi che esigette, vi volle compreso Car- 
lo Sarloij gioielliere di Pio VI. Gos) i fran- 
cesi, £itti i conti n modo loro,. percepirò* 
no 6 milioni di franchi o lire tornesi di 
più de'3o milioni voluti a Tolentino, ol- 
tre i capolavori d'arte e la cessione di Pro- 
vincie. Il eh. Pistoiesi nella Plta di Pio 
VJI^ 1. 1 , p. 38 e ^4 1 > dice che pel trat- 
tato di Tolentino furono spogliati di tutte 
le gioie i 4 suddescrìtti triregni, per sup- 
plire con essi a sei milioni di scudi; e che 
forse il triregno fatto poi a Parigi d'or- 
dine di Napoleone 1 per donarlo a Pio 
VII, si eseguì con porzione di tali gioie. 
Sia comunque , almeno lo smeraldo di 



TRI 

Gregorio XIII vi si collocò, e probabil- 
mente per non potersene fare altro uso, 
• motivo di sua iscrizione. 

NeliBoo in Venezia fu eletto Pio VII, 
e ricevè la mitra preziosa che pel nuovo 
Papa durante il conclave atea donato 
mg.' Sebastiano Alcaini veneziano soma* 
sco, che nel 1785 Pio VI avea tnislaio da 
Apollonia in partihus o\\9i %eAe iXi Bellu- 
no. Narrai nel voi. XVII, p. 227 e altro- 
ve , che essendosi portato Pio VII nel 
1804 in Parigi a ungere Napoleone I im- 
peratore de'francesi e l'imperatrice Giu- 
seppina, nella sua coronazione^ che l'iiti- 
peratore fece da se stesso e a un tempo 
coronò sua moglie; dipoi l'imperatore gli 
donò il prezioso triregno esistente , che 
vuoisi formato con parte delle gioie dei di- 
sfiitti antichi triregni, e gli altri oggetti ivi 
notati,percui si pubblicò nel n.*'5idelDia- 
rio di Roma de'afi giugno i8o5.» Essen- 
do giunto in Roma il ricco e vaghissimo 
triregno, che S. M. 1. e R. Napoleone ( 
manda in regalo alla Santità di Nostro Si- 
gnore; perciò r£.nio Sìg/ CardinaleGiu- 
seppe Fesch ministro plenipotenziario 
dell'I. M. S. presso questa s. Sede, la se- 
ra dello scorso martelli lo presentò al San- 
to Padre. Questo triregno è di fondo vel- 
luto color perla, con tre magnifiche liscie 
cisellate e guarnite di rare e grosse pie- 
tre colorite di primo colore, consistenti 
in zafliri, smeraldi e rubini orientali del 
Mogol. Queste si vedono contornate da 
brillanti di ottima qualità di concia d'In- 
ghilterra, lavorati doppi; sonovi ancora 
delle fila di perle tutte orientali , e 
prendenti per la loro eguaglianza, 
na delle suddette fascie viene guarnita da 
due fila di dette perieli cupolino è lavora^ 
to d'oro guarnito d i rubini e perle, e adlaì 
sua sommità posa un gl'osso smerakio^^ri 
foggia di due monti, da dove elevaiLi 
sorprendente ed elegante croce di 
si brillanti ; indi seguono le due 
egual fondo guarnite di robini e 
da capo de'fiocchi trovasi guarnifi*' 
verse pietre colorate e brillanti. L 




TRI 

gìe Mino di perle e granoni d'oro. Segue 
fiiialinenle il tua cordooe di granonid'o- 
rocon rioGCO tondo laTOratoùruilea'fio» 
clii (Ielle code. Tulio il lavoro è eleganti!- 
lisaiino e riicuole giuttamcnle le lodi di 
ognuno". Il ca*. Arteud, Storia di Pio 
VII, I. a, cap. 46) racconta che l'impe- 
ralare avea ordinato che i rniglion orefi- 
ci di Parigi foucro incaricali di cesellare 
una tiara, dietro disegni venuii da Bo- 
IDB, che dovea poi piìi laidi eiiere pre> 
tentala al Papa. Il lavoro etiendoalfrel- 
lato a fona di denaro e di premura, qua- 
tta tiara venne pretto portata in Boma. 
llSanto Padre ringratiu tolto l'ioiperalO' 
re colla leguenle lettera,» Dilettiuinio fi- 
glio in Gmù Grilla. ALI>iiiuio ricevuto il 
dono della ricchiuima tiara clic V. M. li 
è coQipiaciuta di mandarci, e congiunta- 
niente ammirala tanto In magnificenza di 
Vostra MacilB, quanto l'eleganza del la- 
voro. Penetrati della più vi*a riconoueii- 
xa, noi rendiamo a V.M. legraiìepiù di' 
tlinte per un dono li (jeneroso, clic *arà 
tempre conier*alo ed ammiralo i]UBle 
niDDunienlo della muoifìcenia dì V. M. 
e della memoranda epoca die ricorda. Noi 
ne iaremo ufo per lai. 'volta nella i>i'oi- 
timaféilade'glortoiiapoitoliPietroePao- 
lo, celebrando N loleiiiie poiitifìcnle nel- 
la baùlica di %. Pietro, e tWi tutte Ruma, 
nel iommo pregia detdono, amuiirerù la 
grandeua del donalo) e. Nel ripetereaV. 
KI. Imperiale e Bealei»enlimetitia lei già 
ben noli del noitro cuore, liceome legno 
del notlro pa temo allei lo, con lotta l'ef- 
finione dell antnin, le impartiamo l'apo- 
■lolica bettediuoae. Data in Roma, pret- 
to a. Huria Maggiore, il a3giugi)oi8o5, 
VI del nostro p...ililk<.lo. l'i.is l'I'. V 11". 
Wn|i(.I>'"ne I [x'i !■■ "■(.■ i-iit;ciizeìiinmmi£- 
M[>ili,nonvc<l,:ii.l.. . -.'uliUidaPioVII, 
gliuu:iipùlo>l(t)>' ' -|jurl>ii'i; pii- 

gione a Samn-' 
" 19 rapi«au I 
e U'ioiHà«a 



TRI 6t 

1 8 1 o li prewro i Sigilli ponli/ìcii, e se- 
gnatamente l'v^/cV/o/'cJra/or/off.^, dal 
governo imperiale fianceie di Iloina,e fu- 
rono inviati a Napoleone I. ti prelato E- 
manuele d? Crrgon'o (f.), pui ainpliuì- 
mo cardinale, delrgnlo in Roma nello ipi- 
rituale perPio VI l.pe'liitogni dell» Chieia 
univenale, liceome gli fo tolto l'anello 
pocatorio col quale ligillava i brevi, fece 
fare altro ligillo, che poi mi congegnò per- 
cliè ne reilaue memoria con (letcriverlo, 
conte feci nel citato articolo. Indi l'aiutan* 
te di campo del geoeral Minili*, gover- 
natore generale rciidenlein [toma, par- 
li iroprovviumenle da queitn città col tri- 
regno che Napoleone I aven donato a Pio 
vii, e cogli altri ornamenti papali; onde 
per Roma li iparae la dicerìa, euere in- 
teniione dell'imperatore di farli tenere « 
l'io VII. Piacque a Dio di annientare In 
formidabile patema di Napoleone di ri- 
tlabilire sul trono di Francia i Borboni, 
e ili restituire trionraiilealla sua lede Pio 
VII a*34 maggio 1814. Avendo anche 
mg.' de Gregorio ricuperato la sua liher- 
l4 fìn dilli. 'aprile, uscendo dalla Force 
di Parigi, si adoperò furlemenle per ri- 
cuperare i più pretioti monumenti della 
I. Sede, edoi conte d'Artois, poi CarloX, 
che HSiuiiM il govei'iio di Francia pel suo 
fratello Luigi XV 1 11 , ottenne il decreto 
di rckli tuli olir; ma dovè trattenersi n Pa- 
rigi, perchè le mitre preziuse e pontifìcie, 
dniiflte dui vescovo Alcnini e dalla regina 
(t'Etruria poi duchessa di Lucca nel pas- 
saggio di Pio VII per 7'7n7i:c.dtriri-giio, 
e ditelli arredi della cnp|iella poutilicìa, 
colla scilin gei^laloiia , ti ritenevano dal 
tesorui le cnitc tolte al Papa in Savona 
dnlln pi>liiiii, e i'Hiielloi>escutorio, erano 
presso il iiiiiiislerdtic'cullì; ohi e 1 09.000 
v„l..i„i ik-sli iinliivi di Roma . colloculi 
iieiriMcbi.m :;,.ii,;,Mle ddr.n.pcro.e per 
1.1 ricopri.. <l.:'.|..^.li ooi.lLib.rnnq/ Muli- 
ni. Siqieiute l(.-dil}i^'j|i;i,mK,' ileGiegu- 



•i cnI ti 



,iPo 



62 TRI 

narrarmi, che ommeiìM nll' iidienzn 1)e- 
nìgnomente da Pio VII, »i felicitò di pre- 
senlargli il riciipornto triregno, poiché a- 
vrebbe potuto uMrlo nello prossioMi fe* 
Kla de'«s. Pietro e Paolo, oltre raiiello pe* 
6catorio; e mentre si aspettava di vedere 
apparire un raggio di giubilo sni volto 
del Papa, invece e non lenza sorpresa, 
con gravita e freddamente %' intese di- 
re: ponetelo su quel tavolino, guatan- 
dolo appena sott' occhio Pio VII. Que- 
sto turbamento, mi soggiunse il car- 
«linale, probabilmente nel mansueto Pio 
VII si sarà prodotto nel rammentare il 
complesso de*dolorosi avvenimenti, che si 
rannodavano al triregno, la cui vista in 
certo modo in quel momento non gli riu- 
scì gradevole. Alla morte del Papa i suoi 
eredi pretesero il triregno, iiitli transige- 
rono colla camera apostolica mediante un 
compensodi se. 1 1,000, secondo a lcuni,al- 
tri raddoppiando la soniina.Neiriusurre* 
xione del 1 83 1 ,GregorioX V I fece nascon* 
dere tale triregno ed altri sagrì e prezio- 
si ornamenti, per salvarli da depredazio- 
ni se in Roma avessero potuto prevalere 
i ribelli. L'onesta e fidata persona di ciò 
incaricata, per sicurezza pose in una cas- 
so il triregno sulto terra. Tranquillale le 
cose, il triregno fu estratto dal nascondi- 
glio, ma si trovò che a vea sufltfrto, rovina • 
lo il fondo del velluto, e disciolte diverse 
pietre e perle.GregorioXVI ne fu afiQitlo, 
e geloso custode delle cose della s. Sede, 
rigorosamente ordinò, che ove occorresse 
£}Hse dismesso e rilegato Ini quale, e che 
alTatlo non mancasse neppure della piìi 
piccola perla, non bndandusi a speso. L'e- 
secuzione fu aHìdata a'i8 dicembre 1 833 
al probo e intelligente negozioute di gioie 
Annibale Rota, il quale egregiamente cor- 
rispose olla sovrona fiducia, poiché io sua 
casa e sotto la vìgile sua direz/ioue il tri- 
regno perfettamente ritornò qual erapri* 
D)a,con soddisfazione del Pupaedelm^z^- 
giordonìo mg.' Potrizi oro cardinal vico- 
rio, allorquando lo consegnò a' 1 5 mar- 
zo 1 834- L'operazione ch'egli vi fece coa- 



TR I 

sìste, nell'essere sloto il triregno dismes- 
so dal busto, rinnovandosi il fondo di ^el« 
luto nella tiara e nelle code; scassate e ri- 
montate «liverse gioie, come quelle della 
croce e delle code, e fatte tutte le occor- 
renti riparazioni e rimonte; nonché ripu- 
lite tutte le gioie, ed il tutto rimesso di- 
ligente mente in opera , senza menoma- 
itienle alterare in modo alcuno l'anterio- 
re forma ed ornalo. Questo triregno è im- 
ponente, nobile e maestoso, decorato da 
ima Collezione di pieti*e preziose colora- 
te di gran pregio, contornate da perfetti 
brillanti e perle orientali. L'oro si valu- 
ta scudi 1 1 5a; lo smet*aldo di Gregorio 
XIII, che forma base alla ci*oce,per la ra- 
rità di sua mole scudi 3ooo; tutto il tri- 
regno, comprese le dette somme , venne 
slimato sotto lo stesso Gregorio XVI a 
scudi 43,3 5o. Si forma questo bellissimo 
triregno di 3 corone, del cupolino, delle 
code e de' cordoni per tenerlo fermo sul 
capo. Ne farò in breve una generica de- 
scrizione, che ricavo da altra minutissi- 
ma. Nella I. "corona inferiore vi sono* per 
guarnizione 8 mostaccioli e 6 rosoui dì 
rubini a doppio con torno di biillanti, piit 
■ 4 rubini grandi. Basano sulla medesima 
16 pezzi inoro,che compongono ilmeao- 
dro sopra di cui sono collocate 8 cartel- 
le con 3i rubini e in mezzo 8 smeraldi. 
Dal meandro partono 8 rubini contorna- 
ti di brillanti , i quali basano sopra due 
foglie in figura di tulipani, similmente ia 
brillanti e balletle. Lo corona di mezzo 
si compone d'8 mostoccioli con 8 smeral- 
di contornali di brillanti, essendo tramez- 
zati i mostaccioli da 6 smeraldi piii gros- 
si e pure contornati di brillanti. Basa la 
corona sopra 1 6 pezzi d'oro, che compon- 
gono il meandro, sopra il quale sono le 
cartelle in cui brillano 3i smeraldi. Par- 
tono dal meandro 8 smeraldi contornati 
di brillanti, che basano su due foglie in 
figura di tulipani, similmente in brillao- 
ti e balletle.Otlo cartelle d'oro sono guar- 
nite da 8 rubini contoruoti di brillanti. 
La 3.* corooa si coinpoue di 8 mostaccio- 



TR 1 

lì con rubini a doppio contorno di Imi 
lunti; piti di 6 rufoui con rubini a dop- 
pio contorno di brillanti. Sulla medesima 
basano 1 6 peui che compongono il m<'an- 
dro, sopra di cui sono collocate 8 cartel- 
le con 3 a rubini. Partono dal meandro 
8 rubini contornati di brillanti , i quali 
basano sopra due foglie in figura di tu- 
lipani, egualmente in brillanti e bollette. 
Le 8 cartelle in oro sono guarnite da al- 
trettanti zaffili contornati di brillanti. Il 
cupolino della tiara è guarnilo da 8 ru- 
bini con i4 piccole perle, quindi si ele- 
va il raro masso di smeraldo, piii volte 
ricordato , sul quale trionfa il salutifero 
segno (Iella Croce formata diia brillan- 
ti. Le code sono guarnite di perle e |)ie- 
Ire di colore, cioè di 70 castoni con ru- 
bini, con 4 perle per ciascuno. Fa orna* 
mento al contorno delle medesime una ri* 
ga di perle tramezzate da 56 rubini. Guar- 
niscono la parte inferiore de'fiocchi delle 
code un meandro con 5 pieti*e di colore 
per ciascuna contornate di brillanti , le 
quali pieti*e consistono in a Z'iffiri, in 4 
rubini, in 4 smeraldi. Le perle de'fiocchi 
si formano di 1 7 fila per ciascuna. I due 
cordoni d'oro fi nalmente,che servono a te- 
nere fermo il triregno sul capo del Papa, 
li riunisce il passante guarnito da un ru- 
bino contornato Ji brillanti. Altro pezzo 
sotto il passante ha uno smeraldo per par- 
te contornati di brillanti. Nella parte su- 
periore del fiocco cfel cordone «i sono 1 a 
rubini. Ne'detli pezzi si vedono 5 contorni 
di piccole perle che guarniscono i mede- 
simi. Termina il fiocco con cascate di per- 
le ima fila. Questo triregno di Napoleo- 
ne I è pesante di circa 8 libbre, per cui 
lo stesso Pio VII, al quale fu donalo, a- 
doperò uu triregno leggero fatto di car- 
tone, coperto di ricami d'oro e d'argen- 
to formanti le 3 corone, con finte gem- 
me di talco. Questo medesimo usarono 
Leone XII,Pio Vili eGregorioXVI.Con- 
siderando quest'ultimo Papa, non essere 
dccentexhe il sommo Pontefice nella ma* 
gnificeuza deHe sagre fuuzioui apparisse 



TRI 63 

con un triregno così abbietto, fece furma* 
re un triregno leggero per usarsi nelle 
pontificie funzioni, ornato modestamen- 
te di 3 corone ricamale in oro e decora- 
te di vei'e gemme, e mi pare che costò cir- 
ca 1 5oo scudi. Per l'infuista epoca della 
rivoluzione di Roma, de' 16 novembre 
1848 e successiva deplorabile repubblica 
del 1849» il regnante Papa Pio IX fece 
nascondere il triregno di Napoleone I al- 
la rapacità degl' insorti, servendosi della 
stessa encomiata persona a cuiavea adì* 
dato egtiale geloso incarico il suo prede* 
cessore. Si legge nel n.°6 del Giornale 
di Roma del 1 855. m Sua Maestà Gitto- 
lica Isabella II ha inviato alla Santità di 
Nostro Signore Papa Pio I X un ricco pre- 
sente, quasi a solenne documento di sua 
speciale venerazione inverso la sagra di 
Itii persona e di sua filiale divozione alla 
s. Sede. Desso consiste in un triregno di 
rara bellezza e per la qunntità delle pie- 
tre preziose e per il lavoro squinito. Tre 
corone di eguale forma e dimensione, col- 
locate adeguale distanza l'una dall'altra, 
cingono il berretto del triregno, che é un 
perfetto tessuto di filo d'argento apposi- 
tamente lavorato a mano. Ogni corona è 
formata da una biscia orlata da due file 
di brillanti legati in oro, e tutta tempe- 
stata di grossi brillanti disposti colla mag 
gior simmetria, e ad una eguale distan- 
za framezzali da 8 stelle di gemme colo- 
rate, di cui 4 sono rubini e 4 ^^meraldi. 
Codesta Ib^cia porta nel suo giro 8 orna- 
menti, che presentano la forma quaM di 
un fiore di vaga fattura, e che tutti sono 
di brillanti, di cui uno di maggior gros- 
sezza giace a mezzo di ciascuno di e<si. 
A nelle questi fiori sono \\'\\'W\ gli noi da- 
gli altri da tm ornato rgiialmonte in bril- 
lanti, la cui sommità porta una grossa per- 
la di I .'qualità. Onde il numero di questi 
ornati è eguale a quello ile' fiori: e le 3 
corone, die in nulla diiferiscooo fr.i loro 
nella forma^cofilengonotaulc perle di con- 
siderevole grossezza quanti sono gli sme 
raldi ed i rubini. La sommità del trite- 



64 TRI 

gno poi e coperta dn un rosone formnto 
anch'eìtso di brillfiiiti legati in oro, e ab- 
bellito (la 1 6 perle leggiadranncnte dispo- 
ste : a Q)ezzo di ei^so sorge un globo di 
zalliri d'un perfetto azzurro, cinto da due 
zone di brillanti , e sormontalo da una 
croce egualmente di brillanti. Le code del 
triregno sono di tessuto di filo d'argento 
ricamato in oro, e orlale da vari giri di 
perle: fra i ricami primeggiano alcuni se* 
gni simbolici. Cos'i questo triregno con* 
tiene da ben diecinove mila pietre pre- 
ziose, di cui dieciotto mila sono brillan- 
ti. Esso è opera del sig."^ cavaliere Carlo 
Pizzala, gioielliere di S. M. Isiihella 11, il 
quale ha mostrato quanto sia volente nel* 
l'arte sua^ considerando, che questo lavo- 
ro nulla lascia a desiderare nella preci- 
sione e nella eleganza. L'artista ha sapu- 
to mirabilmente disporre a disegno secon- 
do la loro dimensione una sì grande quan- 
tità di pietre tutte montale a giorno. 
L'Em.mo e Rev.no sig/ cardinale Ciò. 
Giuseppe Bonel-y-Orbe, arcivescovo di 
Toledo, ebbe Tmcarico dalla regina Isa- 
bella Il di presentare questo prezioso do* 
no al Santo Padre, ed egli lo compiva ac- 
compagnato da mg.*^ Michele Garcia Cue* 
sta arcivescovo di Compuittella, da mg.' 
Ferdinando de la Fuente vescovo di Sa* 
lamanca,dairiocaricato d'affari sig.'com- 
mend. Banuelos, non che dal sig.' conte 
di Cedillo e dall'artista Fizzala, ambedue 
spediti appositamente a Roma per reca- 
re il triregno. Sua Santità ne ha fatto uso 
per lai. 'volta nella grande solennità del 
santoNutale". Infatti il precedente n.'agS 
del Giornale dì Roma del 1 854 avea ri- 
ferito, che recatosi il Papa la mattina dei 
a5 dicembre nella basilica Vaticana a ce* 
lebrarvi il pontificale, vestito cogli abiti 
pontificali e il triregno, scese dolla sedia 
gestatoria per venerare il ss. Sagramen* 
to:«» e dopo avere oratoalquanto, assun- 
se il ricchissimo triregno in questi giorni 
a lui mandalo in dono dalla pietà e mu- 
nificenza di hobclla II regina di Spagna 
(T.) ". Di questo nobilissimo e religioso 



TRI 

donativo e del primo uso fattone, ne fece 
parola anche la Civiltà cattolica,^ *i*:r\e^ 
t. 9, p. aio. Grintelligenti trovarono que- 
sto triregno magnifico ed elegante, di for- 
ma giusta e regolare, del peso di circa 3 
hbbre e perciò portabile.Sembra un mon- 
te di brillanti tutti bianchi d'acqua pei"- 
felta e uniformi; le 3 corone sono a for- 
ma di diademi, i^ui fogliami sporgono in 
fuori. 11 fondo o fodera che cuopre il fri- 
gio berretto conico, è di maglia d'argen- 
to tutta d'un pezzo fatta in Lione. Si va- 
lutò da 5o ovvero 60,000 scudi circa. 
Nondimeno,quntito alla forma e suo com- 
plesso, fu trovato più maestoso il trire- 
gno di Napoleone I. Da allora in poi nei 
pontificali e nella processione del Corpus 
Domini si videro tre triregni, quello di 
Napoleone I, quello d' Isabella 11 » ed il 
triregno usuale. Quello di Gregorio XVI 
riuscendo ormai piccolo per la testa del 
regnante Pio IX, questi lo fece guastare 
neh 855, ed invece formò l'attuale piii 
grande e più ricco , per la prima volte 
assumendolo nella Pas(|ua di Risurrezio- 
ne del medesimo aimo. Questo nobile ed 
elegante triregno, fatto sotto la direzio- 
ne ìlei valente cav. Pietro Paolo Spagna, 
pesa circa 3 libbre e compresa la tattu* 
ra si valuta circa scudi 1 800. £ di feltro 
finissimo, coperto d'un tessuto a maglia 
d'argento egregiamente eseguito io Ro- 
ma , ed é foderato di seta. Le 3 corone 
sono d'oro in rilievo* e leggerissime. Ec- 
co il novero delle gemme da cui è orna- 
to, fra le quali ve ne sono di quelle già 
del precedente triregno. Nella fiiscia del- 
la I ."corona sonovi 1 6 piccoli rubini baia- 
sci, 3 smeraldi , un giacinto grisopazio, 
un'acquamarina, 2 rubini balasci, un zaf- 
firo, 1 giri di perle orientali. Nel mezzo 
degli 8 (lori d'oro che formano la coro* 
na, 4 smeraldi , un zalliro, 3 rubini ba- 
lasci. Nelle 8 punte che sono tra un fio- 
re e l'altro, 6 granate e 2 rubini balasci. 
Nella fascia della 2.' corona, 2 smeraldi, 
3 rubini balasci, un grisolito, 2 acquema- 
rine,i6 picooU balasci e 2 file di perle o- 



TRI 

rientali. Nel centro degli 8 fiori d'oro che 
fui mano la delta a/ corona, 3 xaffiri e 5 
rubini balasci. Nelle 8 punte che sono tra 
un fiore e Taltro, 8 smeraldi. Nella fascia 
della 3.' corona, 1 6 piccoli rubiui balasci, 
a zoflli'i, a rubini balasci, uo giacinto gri- 
sopatìo, 3 acque marine, una granata, a 
giri di perle orientali. Nel centro degli 8 
fiori che formano la 3.' corona, a smeral- 
di, un rubino baiaselo, a zaffiri, un griso- 
lito, a giacinti grisopazi. Nelle 8 punte che 
sono tra un fiore e l'altro, 8 granate. Nel- 
la sommità del triregno, un rosone d'o- 
ro con 8 rubini e 8 smeraldi. Sopra il me- 
desimo é la palla d'oro smaltata bleu, 
sormontata dalla Croce formata da 1 1 
brillanti. Nelle code finalmente vi sono a 
piccoli rubini, 4 topazi e 4 smeraldi. In 
totale, ornano questo bel triregno i46 
pietre preziose di colore e 1 1 brillanti, ol- 
tre le perle orientali. Anticamente, come 
notai in principio, custodiva la pontifi- 
cia tiara e gli altri ornamenti preziosi pa- 
pali il Vrstarario^ indi il cardinal Ca- 
merlengodis.ChiesìJj poi il prelato Tìe^o* 
nere generale, e per ultimo in una stanza 
di Castel s. Angelo (f^,) con molta gelo- 
sia; e nella Famìglia pontificia vi fu pure 
l'ufficio di custode delle gioie; indi fu isti- 
tuito quello palatino di Gioielliere de' 
ss. Palazzi apostolici custode del sagro 
Triregno, com'è intitolato nel biglietto 
di nomina che ne fa il Papa a mezzo di 
mg.' maggiordomo. Egli però mai custo- 
di, come dirò, il pontificio triregno; il ti- 
tolo di custode probabilmente gli viene 
dato, perchè quando nelle processioni de' 
pontificali e nella processione del Corpus 
Domini, i Cappellani comuni (F,) in 
cappa rossa e nell'inverno con pelli d'ar- 
mellino, dopo i bussolanti, portano so- 
pra testiere foderate di velluto in seta di 
colore cremisi, sostenute da cinte, il tri- 
regno e le mitre preziose pontificie, il gio- 
ielliere de'sagri palazzi apostolici, in abi- 
to nero e spada al fianco, al modo de'gen- 
tiluomini, incede a lato del triregno pre- 
aioso, oltre due della guardia svizzera con 

TOL. LXIXt. 



TRI 65 

alabarde, e giunta la processione all'al- 
tare papale, si depone il triregno colla 
testiera sulla mensa del medesimo altare, 
ed in cui celebra il Papa, dalla parte del- 
l'epistola, ed il gioielliere palatino con- 
tinua a rimanere alla sua custodia per 
tutto il pontificale; le mitre preziose col- 
le loi*o testiere collocandosi dalla parte 
deirevangelo,insiemealla mitra preziosa 
e al triregno usuali portati innanzi la cro- 
ce papale dadaeCappellani segreti (P^,), 
egualmente sopra porta-mitre o testiere. 
Terminata la funzione il gioielliere ac- 
compagna il triregno prezioso alla Ca^ 
merade'parainenti,dondeeva partita la 
processione. Nella processione del Cor- 
pus Domini, il triregno e le mitre pre- 
ziose, il triregno e le mitre usuali non si 
pongono sulla mensa dell'altare. Dopo i 
cappellani comuni portatori del triregno 
e delle mitre preziose, incedono gli aiu- 
tanti di camera del Papa; ed innanzi la 
croce pontificia portano il triregno e le 
mitre usuali i cappellani segreti.Quest'u- 
so di portare innanzi al Papa i triregni 
e le mitre nelle processioni de'pontificali 
e nella processione del Corpus Domini^ 
ed anche ne'possessi, è antichissimo. Nel- 
la descrizione del possesso pi*eso da Leo- 
ne X nel 1 5 1 3, al dire di Cancellieri fu in- 
trodotto lo stile che» due cubiculari avea- 
no una mitra episcopale per uno, da ric- 
chissime gioie e perle adornate, ed altri 
due co'regni circondati di corone, tutti di 
finissime gioie adornati".Essi cavalcavano 
dopo gli altri cubiculari che in 54 coppie 
come loro vesti vano di rosato,co'cappucci 
attorno il collo, foderati di bianchissimi 
ermellini, seguiti dal baronaggio e dalla 
ss. Eucaristia. Nel possesso preso da Si- 
sto V nel 1 585, leggo che nella processio- 
ne dentro la basilica Lateranense, fue- 
runt portatac mi trac, et regna a Papae 
cappellanis ante Criu^cm. In queste ca- 
valcale dipoi ^camerieri del Papa por- 
tavano sopra aste corte, foderate di vellu- 
to cremis, 4 cappelli pontificali j ed al- 
trettaoto facevano nelle 4 annuali e «o- 

5 



66 TRI 

ienni Cav/tlcate per le cappelle della st. 
Annunziata, di s. Filippo, della Natifità 
e di 8. Carlo. Negli j4cta Canonizaiionis 
Sanctorum^ celebrati da Clemente XI 
nel 1712 nella basilica Vaticana e detcrìt- 
ti dal cerenaoniere Chiapponi, trovo a p. 
a 1 8, die nella processione dopo il 6 sca- 
le e il commissario incedevano ; Cappel* 
lani secreti Papaeprae manibus mitrasy 
et regna pretiose segmentata deferen- 
tesjse^Uìiì da'camerieri d'onore e segreti. 
Trovo nel Diario i storico del contempo- 
raneo Cecconi, che Benedetto XI li nel 
1724 pel pontifìcaledi sua coronazione, 
nella processione all'altare papale dopo i 
chierici di camera procedevano i cappel- 
lani comuni e segreti, vestiti con vesti e 
cappucci rossi co'triregni e m>ti*e prezio* 
se, che si conservavano nel tesoro di Ca* 
stel s. A ngelo, indi veniva la croce del Pa- 
pa.Poscia descrivendoci la processione del 
Corpus Domini, si dice che dopo i came- 
rieri segreti incedevano i cappellani se* 
greti e comuni che portavano le mitre e 
i triregni preziosi, seguiti da'caotori e da- 
gli abbreviatori. li Cancellieri che nel 
1 788 pubblicò \aDescrizione de'trePon- 
tyicali di Natale, di Pasqua e di s. Pie» 
trOf riferisce che nelle processioni de'me- 
desimi 4 cappellani comuni portavano 4 
triregni e 3 le mitre prezio$e,dopo i carne* 
rieri ex^r/z^seguiti dagli aiutanti di came- 
ra e da'cappellani segreti,- due de' quali 
precedevano la croce pontificia colle due 
iiiiti*e usuali; e che i 4 triregni ti poneva* 
no sulla mensa a corna Epistolae, e le 
mitre col triregno usuale a corna Evan* 
gela dell'altare papale dote celebra il Pa- 
pa. fitWàDescrizione delle cappelle pon- 
tificie^che il medesimo Cancellieri stam- 
fb nel 1 790, descrivendo la processione 
del Corpus Domini, ci dice, che dopo i 
procuratori generali delle religioni segui- 
vano i cappellani comuni che portavano 
i triregni e mitrepreziose^chea quest'ef> 
ietto si estraevano dal Castel s. Angelo il 
giorno precedente, seguiti dagli aiutanti 
di camera e da'cappellani segreti^ due de' 



TR I 

quali avanti la croce pontificia porto vano 
il triregno e la mitra usuale preziosa del 
Papa. Noterò, che ne'potitincali,attcarGbè 
il Papa non li celebri, ma sempliceaiénle 
vi assista, pure il triregno e le mitre pre- 
ziose si portano nella processione, e (ler- 
cio coir intervento del gioielliere palati- 
no. Finché esisterono gli antichi triregni 
e mitre preziose, nonché i formaK pre- 
ziosi, cioè finché Pio VI non le fece scio* 
gliere, dice il Cancellieri nelle opere ci* 
tate, e cosi il Novaès nelle Dissertazioni, 
ne'giorni precedenti a'suddetti 3 pontifi- 
cali (oltre (fuelli per la Coronavone del 
nuovo Papa e per la Canonizzazione de' 
Santi, ed altri straordinari, come a'oostrl 
giorni fu il glorioso pontificale dell'S di- 
cembre 1854 per la promulgaziooe del 
decreto sul dogma dell'I mmncfilata Con- 
cezione della B. Vergine Maria), e «ella 
vigilia del Corpus Domini, mg/ Mag^ 
giordomo e mg/ Tesoriere (f^.), o altri 
deputali da loro « ferue le veci (quando 
il tesoriere non riuniva la presidenza del 
mare, olti*e di lui v'interveniva tal pre- 
lato presidente), si recavano in Castel t. 
Angelo, ciascuno colla propria chiave,col- 
le quali era chiuso il cassone di fèrro iQ 
cui stavano riposte. Quindi si estraevaso 
col l'assistenza del gioielliere pontificio, t 
si consegnavano a un cappellano segreto, 
rogandosi l'atto d'estrazione e della con- 
segna da un noterò di camera, da cui t 
coli' intervento de' medesimi soggetti si 
rogava l'altro atto, quando si riportava- 
no nello stesso luogo,dopo le funtioni. Dal 
cappellano segreto, nel ricevere i trir^ni 
e le mitre, si collocavano nella stanza con- 
tigua alla sala ducale del palazzo Vati- 
cano, e nella mattina prima della fuosio- 
ne si ponevano sopra una mensa, vicino 
alla camera de'paramenti ove si vestiva 
il Papa, ovvero sopra una mensa vicino 
al pilo dell'acqua santa a destra delta ba- 
tiliòa Vaticana, se il Papa assumeva i s«« 
gri paramenti nella propinqua cappella 
della Pietà. Aggiunge il Cancellieri e il 
Novaes, che il gioielliera pontificio, con 



TRI 

vari alnberdieri della guardia tvinera, a- 
vea rincombetiKa di star fermo alla loro 
custodia, e di accompagnare i triregni e 
le mi Ire |>retiose, con alti'eltanti gioiel- 
lieri in abito da città, alla sinistra de'cap- 
pellani comuni che li portavano in pro- 
cessione, e collocavano gli uni e le altre 
sopra la mensa dell'altare papale, vicino 
a cui restava lo stesso gioielliere per tut- 
to il tempo del pontificale, dalla parte 
deir evangelo. L'onorifico officio palati- 
no di gioielliere de's«. Palazzi apostolici 
ctistode del sagro triregno è a vita, e Gre* 
gorio XVI vi nominò l'attuale cav. Fran* 
ce^co Borgognoni. Questo uffizio consiste 
quale lo descrissi, talvolta però di btto 
è anche gioielliere de'ss. Palazzi, come lo 
fu con detto Papa il ricordato cavaliere, 
giacché ogni Papa ordinariamente fa ser- 
vire la sua persona e il palazzo da'propr) 
artisti cbe.adoperava nel cardinalato, ov- 
vero li sceglie a suo beneplacito e perciò 
talvolta conferma alcuno del predecesso- 
re. Dopo la dispersione degli antichi tri- 
regni,mitre e formali preziosi, custode del 
triregno di Napoleone I, del triregno u* 
suale, dell'esistenti mitre e formali, come 
di tutte le Suppellettili sagre pontificie, 
i il prelato Sagrista delPapa\F.),e per 
es«o il p. sotto-sagrista, che tutto con di- 
ligenza custodisce nella Sagrestia ponti- 
ficia del palazzo apostolico Vaticano,pres- 
sodicuislabilmenteabita. 11 triregno do- 
nato dalla regina Isabella II, tuttora lo 
custodisce il cardinal prefetto de' palazzi 
apostolici, a'quali appartiene pel disposto 
dal Papa. Sulla tiara e sul triregno scris- 
sero i seguenti, riportati dal Novaes nel- 
la jéppendiceótìh Dissertazione^,*: De' 
Pontefici e letti y ma non ancora corona- 
//.Cristiano Gotlhulfo Blumberg, Myste» 
riunì coronae merelricis Babilonicae 
frontijpicium, sive exercitiumAnli-Bos' 
sueticiwì, quo mysterii nomen in coro- 
na Papali olim fidsse conspicitum, ex 
j^pocaL VI^ i». 5, adversus Jac, Beni* 
gntim Bossuetum dcmonstratiir(ì\ tito- 
la dice cijiarameule lo spirito dell'auto- 



TRI ^j 

re), Lipsiae et Franoofurti 1694: Mfste- 
rium Papali coronae adscriptian Ens 
hucitsque reale Non-Enti Joannis Lu* 
dovici Hannemanni oppositum, Cygnae 
1 703 : Veritas mysterii tiarae romani 
Pontificis olim adscripti, novis aliquot 
testimoniis asserta, età contradictioni* 
bus ali ter sentientium vindicata^ inser- 
tis observationibus historico-philologi* 
cis^ Cygnae 1710. Gio. Lodovico Haune- 
man, Mysterion Papali coronae adscri' 
ptum Non^Ens^ seu Commentarius in 
e. 1 7,i'. 5 jépocaL/juo demoìistratur Pa- 
pali coronae mysterion numquam/uis* 
se inscriptum, Hamhurgi 1 GgS.Marc' An- 
tonio Mazzaroni di Monte Rubbiano, e 
prof, di teologia in Perugia, Tractatus 
de tribus coronis Pontificis Maximisy 
nec non de osculo sanctissimorum e/us 
pedum, Romae 1 588, e nel 1 6og. Enrico 
Pipping (del quale tixivo due opere teo- 
logiche xìtW Indice de'libri proibiti) pre- 
dicante del duca elettore di Sassonia, De 
triplici corona romani Pontificis Dis^ 
sertatioy Lipsine 1 69^ : Eadem dissero 
tatio, nelle sue Exercitationes academi- 
cae juveniles^ p. 34^, Lipsiae 1 7o8*Teo- 
filo Raynaud gesuita piemontese erudi- 
tissimo per la singolarità degli argomen- 
ti, Corona aurea super Mytram, ex» 
pressa signis sanctitatis^ gloria hono- 
ris» Collectio illustrata titulorum sele* 
ctoruìtiy qnibus ConciUa et Patres o* 
mnium retro cliristianorum saeculorum^ 
majestatem romani Pontificis^ et lucu» 
lentissimum Scdis apostolicae splendo- 
rem^ compendio expresscrunt: Reposi* 
ta Poppae genuensi^ qui Christi Vica- 
rium infatui Antìchrìs ti nomine dehone* 
starati Komae 1 647 s Eadcm collectio^ 
nelle sue Opera omnia, Liigdunir665. 
Angelo Rocca sagrista dei Papa, Opera 
omnia ^ t- « i p- 7 • ^^- Tiarae Ponti ficiae 
quam Rcgnum Mundi vulgo appcllant, 
origine^ signijicatu et usu^ Rouiae 1 7 1 9. 
Carlo Bartolomeo Piazza, A ^de sagra 
spiegata ne^ colori degli a. cclesia- 
sticiy Roma 1 68a. Di fliÉllL. 10 vede- 




68 



TRI 



re: Cori, DìÈsertatio de mytrato capite 
JesuChristiCrucifìxitB^ÀMavìenefie 
Mitra pontificali apttd christianos^ ì, t 
Deant̀/,Eccles,ritibus,p. 347* Giorgt| 
De Liturgia rom. Pontificis in solemni 
celebrat, missarum^ t. i^c. 27, p. 240* 
Saussayi Panoplia Episcopalis cap. 5: 
Tiarae summi Pontificis, contra Aioli* 
noci impias scurrilitates, dejènsio» Ap- 
prendo dal Moreoi, Notizie del p. Povil* 
lard carmelitano, che dobbiamo dolerci 
che non die alla luce l'opera sua predi* 
letta delle Memorie istoriche delle mi- 
tre e de* triregni Pontificii e della loro 
origine e cambiamenti ^ dalV Vili secolo 
fino al presente (Cne del pontificato di 
Pio VII), arricchite de'rami di 1 5 ditenl 
triregni e di due medaglie. Poiché essen- 
dosi prefisso di fere uscire tali. memorie 
nell'idioma italiano, tradotte dal france- 
se, oome avea fetlo della Dissertazione 
sopra Fanteriorità del bacio de' piedi 
de* sommi Pontefici, alt introduzione 
della Croce sulle loro scarpe o sanda» 
li; gli mancò il. tempo di ferlo esegui* 
re prima di partire da Roma, come tan- 
to desiderava, aflincbé l'ornamento no- 
bilissimo e splendido dell' augusto capo 
óe'Sommi Pontefici, e in cui trionfa la 
Croce salutifera e portentosa, restasse e- 
gualmente illustrato dalla sua penna, co- 
me quello de'piedi per le Scarpe cruci- 
gere, a Capite usque ad Pedesj il che per 
mirabile e benefica disposizione della di- 
vina provvidenza, e con indicibile confa* 
sioneesoddisfazionedel riverente mioani- 
mo, alla penna mia inferiore copiosamen- 
te concesse, anzi anche per tutto quanto 
lo riguarda in ogni cosa, mediante que- 
sta voluminosa, compatita e incoraggia- 
ta mia opera, con molteplici confortanti 
modi, i quali vieppiù superano la mia e- 
spettazione. Però unicamente Laus Deo^ 
cui si deve incessantemente e in eterno 
Gloria, Laus et Honor. 

TRISAGRAMENTARI. Settari Pro- 
testanti (F.) che ammettono tre soli Sa* 
gramenti (F,), cioè il Battesimo, VEii* 



TRI 

caristia^ la Penitenza, mentre che altri 
di loro non riconoscono che i soli due pri* 
mi. Alcuni crederono che gli Anglicani 
(F,) considerassero anche VOrdinamio^ 
ne come un sagramento, ed altri che £>•• 
se in vece la Confermazione: ma questi 
due fatti sono contraddetti dalla Confiti 
sione di fede anglicana, imperocché ki 
chiesa protestante d*Inghilterra(F,) pre- 
tende, non altrimenti che la chiesa pro- 
testante di Svezia (F.), di avere la suo* 
cessione episcopale apostolica. 

TRISAGIO ANGELICO e TRION- 
FALE. F» Sanctus, Savctus, Sasctuì^ 
e Tbisagio CHBBumco. 

TRISAGIO CHERUBICO, Trisa-- 
gius, TrisJiagius^ Ter Sanctus, VerseU 
to o inno che si canta nel venei*di della 
settimana santa, e con fiducia e fervore 
si recita pel terremoto, e in tempo di tem- 
peste e di fulmini, per placare Tira divi- 
na. Non si deve oonfonda*lo coH'anteriore 
e viltoriale Trisagio Angelico ( F,), ben- 
ché questo pure e denominato con tale 
vocabolo, tratto óaW Apocalisse, cap. 4» 
vers. 8, e già udito dal profeta Isaia, cap. 
6, vers. 3, cantare e ripetere 3 volte da- 
gli Angeli in cielo, e perciò di maggiora 
antichità, chiamato Trisagio della Zd* 
tur già e della Messa perchè segue il Pre- 
fazio {F,), Imperocché Isaia vide in cie- 
lo i Serafini, che stando avanti il trono 
di Dio lo lodavano e benedicevano con in- 
cessantemente ripetere la dossolog'ui di 
Sanctus, Sanctus , Sanctus, Dominus 
Deus exercituum, piena est terra glo' 
ria tua:GloriaPatn\Gloria Filio,Glo* 
ria Spiritai Sancto, Teterno divin Pa- 
dre, I eterno<livin Figlio, l'eterno divino 
Spirito. Lo stesso facevano in cielo quei 
4 mistici Animali, veduti e descritti da s. 
Giovanni apostolo ed evangelista nella sua 
Apocalisse. Attesta s. Ambrogio, che a suo 
tempo il trisagio cantavasi in oriente e 
in occidente. A somiglianza de'Serafini e 
degh Animali, tanto piil noi fedeli ciMStia- 
ni qui in terra , credendo nell' ineffabile 
mistero della ss. Trinità (F,), con umi- 



TRI 

Ilare rintelletto in ossequio delta fede do- 
nataci da Dio nel santo battesimo, dob* 
biamo onorare, benedire e lodare la ss. e 
Individua Trinità. Per eccitarci sempre a 
rinnovare spesso tali atti di adorazioni, di 
lodi e beneditioni, Clemente XIII con- 
cesse I oo giorni d'indulgenta per una vol- 
ta ti giorno a quelli che con cuore contri- 
to adorando la ss. Trinità divotamente 
reciteranno il trisagio Sanctus^ Sanctus, 
Sanctus etc. , e da potersi conseguire 3 
volle in tutte le domeniche, e nella festa 
e 8." della ss. Trinità. Indi il succes8oi*e 
Clemente XIV confermò io [Perpetuo ta- 
li indulgenze, e di più concesse altresì in 
perpetuo la plenaiia una volta al mese a 
que'che nel clecofl*so di esso avendo quo* 
tidiaoamente recitato il trisagio , in un 
giorno ad arbitrio confessati e comuni* 
cati pregheranno per la s. Chiesa e secon- 
do r intenzioni del Papa. Dichiarato il 
più antico Trisagio Angelico^ col qua- 
le il Coro degli Angeli {F,) canta e can- 
terà in cielo per tutta Teternità le lodi di 
Dio immortale, il quale nell'essenza d'u- 
na stessa natura sussiste in tre Persone 
divine, per distinguerlo dall'alquanto di- 
verso Trisagio CAeru&ico, dirò che que- 
sto si compone delle parole: ^ Sanctus 
Deus ^ Sanctus f or tis^ Sanctus etim- 
mortalisy miserere nohìs. Il Magri nella 
Noiiùa de* vocaboli ecclesiastici ^ a quel- 
lo di Sanctus della messa, lo dice hymnus 
Angelicus , Clierubicus , Triumphalis^ 
Victorialisy et Trisagius dalla voce gre- 
ca signifìcante Ter «S/^m: /u.^, sebbene que- 
st' ultimo vocabolo propriamente signi- 
fichi l'inno che spesso sogliono cantare i 
greci nella messa e in altri uffizi divini, 
cioè Sanctus Deus^ Sanctusfortis^ San* 
ctus immortalis , miserere nobis, Que« 
st'inno misterioso fu per divina rivelazio- 
ne insegnato a un fanciullo, il quale nel 
44^ <> 44^ ^^^ tempo de' terribilissimi 
Terremoti {f^.) di Costantinopoli^ e di 
altri luoghi d'oriente e d'occidente, oltre- 
ché la città era desolata dalla fame e da 
un puzzo pestifero che cagionava grande 



TRI 69 

mortalità d'uomini e d'ani mali,fu per vir 
tu divina improvvisamente rapito in al- 
lo e in cielo a vista di tutto il popolo che 
con gemiti e pianto replicava Kyrie elei'^ 
son {F'.). Ritornando poi in terra il fan- 
ciullo dopo un'ora, riferì d'avere udito 
da'celestì Spiriti cherubici cantare innan- 
zì a Dio il detto trisagio, e subito spirò; 
il quale divino cantico ad alta voce repli- 
cato dal popolo con di vozione, per ingiun- 
tione del fanciullo e del vescovo s. PrO" 
ciò (F,), onde placare l'ira divina, con 
mirabile prodigio il terremoto, che da 6 
mesi rovinosamente spaventava tutti,ces* 
8Ò immantinente. Tutti si posero a can- 
tare l'inno tanto più volontieri , perchè 
venivano attribuiti i pubblici flagelli per 
le bestemmie che gli eidetici di Costanti- 
nopoli vomita vano contro il Figlio di Dìo. 
Il luogo dove fu rapito e portato in cie- 
lo il fanciullo , si chiamò Exaltatìo di' 
vinaj ed esso fu sepolto nella chiesa det- 
ta la Pace. Quindi l'imperatore Teodo* 
fio II , e l'imperatrice s. Pulcheria sua 
sorella , attoniti del miracolo strepi toso, 
ordinarono che il trisagio si cantasse per 
tutto l'impero, e nel 4^ > l'approvòe can- 
tò nel fine della f.* azione il concilio ge- 
nerale di Calcedonia; registrandosi il mi- 
racoloso avvenimento nel Menologio dei 
greci a' i4 settembre , per celebrarne la 
memoria. Fin da quel tempo il trisagio 
fu usato con gran frutto da'fedeli, e dal- 
la chiesa non meno orientale che oocideu* 
tale. Il santo vescovo di Costantinopoli 
Proclo introdusse il trisagio nella liturgia 
innanzi alla lettura dell' Evangelo, colle 
parole: Agios Tlieos^Agios ischyros^ A* 
gios nthanatos , clcyson imasj e fu se- 
guito dalla chiesa di Gerusalemme. Altra 
aggiunta nella liturgìa greca non feces. 
Proclo, mentre pretesero alcuni greci mo- 
derni ch'egli vi operasse vari cangiamenti, 
cioè nella liturgia di Costantinopoli, ossia 
l'antica di Gerusalemme di s. Giacomo, 
compendiata o riveduta da s. Gio. Criso- 
stomo, la quale a poco a poco divenne 
d'uQ uso uuiversale nella chiesa greca. Di- 



70 TRI 

c« s. Gio. Damaiceno die gli ortotloui si 
8ei*f irono del trisagio per esprimere col 
maggior ardore la propria fede concer- 
nente la u. Trìnita; che Santo Dio, in- 
dicava il Padre, Santo forte^ il Figlio, 
Santo {'mmor/^/e^ lo Spirito santo. Il san- 
to dottoi*e parla di questo cantico ne'siioi 
trattati; De Trisagio^ e De fide ortho» 
doxa. Alcuni anni dopo e verso il 4^3, 
G nafta (F.) ossia Pietro Fui Ione, fona* 
tico fautore di Neslorio, essendosi intru- 
so nella sede d'Antiochia, ardi temeraria- 
mente di aggiungere al trisagio le paro* 
le: Qidpassiis est prò nobis^ o Qui prò- 
pter nosfuit Crucìjixus^ o Qui Cruci/i' 
xiés es prò nohit^ attribuendo erronea- 
mente la Passione non al solo Figlio, ma 
a tutte e tre le Persone della ss. Trinità, 
e di questa sua addizione scrisse ad A ca- 
cio vescovo di Costantinopoli , il quale 
sebbene in altre occasioni eragli stato fa- 
vorevole, nondimeno nel 478 adunato un 
concilio in Co9tantinopoli,condannb l'er- 
rore di Gnafeo,eda alcuni di que' vesco- 
vi fu ripreso acremente con lettere, ve-» 
nendodal si nodo decretato Tanatema con- 
tro quelli che avessero aderito a tale e- 
reticA bestemmia. Così Gnafeo si scuoprì 
eutichiano, con riconoscere in Cristo una 
sola natura; apollinarista^ dicendo che 
la carne di Cristo venuta dal cielo si era 
convertita nel Verbo; e sahelliano<, at- 
tribuendo la passione egualmente al Pa* 
dre, al Figlio e allo Spinto santo; poiché 
sosteneva che una sola Persona era neU 
la divinità, e rinnovando l'eresia de'Teo- 
paschi ti (^•)» così detti perché asseriva- 
no che la divinità a vea patito, i quali pro- 
priamente solevano aggiungere al trisa- 
gio le parole; Qui Crucifixm- es prò no- 
Ids, introdotte dallo slesso Gnafeo nel sen- 
so eutichiano. Laonde Gnafeo fu condan- 
nato e scomunicato anche da Papas. Feli- 
ce \\\,coWEi)ist. 3/ a lui diretta nel 484, 
e riportata dal Labbé, Cotwilior, t. 4> p* 
J o63.Tutta volta Terrore dell'eresiarca si 
propagò per alcuni |Miesi, ed acciò gli ar- 
meni cantassero il trisagio colie riprova* 



TRI 

le parole da lui aggiunte, li corruppe con 
insegnarglielo in lingua greca da essi non 
intesa; ma poi s. Saba abbate , come al 
legge nel Surio a'5 dicembre, e nel fi«« 
ronio an. 49^> ".* 39 e 4o, togliendo le 
parole erronee , dichiarò agli armeni le 
verità della fède, e volle che continuan* 
do a cantare le altre orazioni nella lin« 
gua armena,proseguissero eziandio a can- 
tare in greco il trisagio senza le parole 
ereticali, perché da tutti fossero uditi can« 
tarlo cattolicamente, in quell'idioma al- 
lora comune, cioè col quale erano stali 
ingannati , così potendo ciascuno accer- 
tarsi della sincerità e purità di loro fede, 
Questocostume fu abbracciato dalla chie- 
sa occidentale nel venerdì santo, giorno 
della morte del Salvatore, nel tempo deU 
l'adorazione della Croce {F.)^ al fìne di 
ogni Improperio (F.) alternativamente 
cantandosi solennemente in greco e in Ia- 
lino da due cori e colle parole nferite di 
sopra, come notai nel voi. Vili, p, Sog, 
ed in greco in detestazione della bestem- 
mia ili tale lingua introdotta e mescola- 
ta nell'inno da Gnafeo, e colla quale era 
stato corrotto, confessando non essere al- 
trimenti crocefissa la ss. Trinila, ma il so* 
lo e u ma nato Verbo, Avendo diversi ar- 
meni ripreso il trisagio colle parole ripro^ 
vate di Gnafeo, loro lo vietò Papa s. Gre- 
gorio VII ne\VEpist,i del lib. 8, a'cjuali 
fu anche proibito da un decreto della con* 
gregazionedi propaga ndayfe/e de'3o gen- 
naio 1 635,la quale loro ingiunse di canta • 
re il trisagio senza le parole vietate in lin- 
gua greca, benché la loro salmodia e ri- 
ti si eseguiscono col nazionnle idioma. 
Questo trisagio si trova altresì in altre li- 
turgie, come nell'etiopica, copta, siriaca, 
enell'uflizio mozarabico, senza alcuna ad- 
dizione e quale l'insegnò s. Proclo, mal- 
grado tutti gli'sforzi dell'empio Gnafeo e 
de'suoi settari. Vedasi il Bernino, Hislo* 
ria di tutte Veresie; l'annalista Baronie 
ao, ^^^tì^^S-eht^.'tcàWLiàmheriixìyy Del- 
la s. Messa^ sez.i.*, cap.i 1, § 3 dell'in- 
no Sanctus^ Sanctus^ Sanctus^ Egli dice 



TRI 

che I greci lo cliiamaDO trionble, ed i la- 
tini angelico; e che non de? e confonder- 
si col Irisagio Sanctus Deus, Sanctus for- 
tis^ Sanctus immortalisi inno fil tonale 
o angelico, come osservò il Menardo, nel- 
le note al Sagramentario di s. Gregorio 
I; ed il Juenin, De Sacramentis disserta 
5; che il i ,^trof aii in tutte le liturgie gre* 
che e latine, il i^ cantasi quotidianameO' 
teda'greci nel principio della liturgia, e 
da'latini solamente nell'oflìzio del vener- 
dì santo. 11 Mazzinelli utW Uffizio della 
Settimana santa , dice che nel venerdì 
santo al fine di ciascun improperio e men- 
tre si adora la Croce, si canta in greco e 
in latino alternativamente da due cori il 
celebre trisagio Àgios o Thehs • Sanctus 
Deus.Àgios ischyros - Sanctus fortis, A' 
gios atliànatos eléyson imàs - Sanctus 
immortalis miserere nobis. Fu esso dm 
prima inserito nella liturgia , per essere 
cantato in onore della ss. Trinità; ed og* 
gi cantandosi in tempo che si adora il Cro- 
cefisso, si vede che in esso si ha la mira 
a Gesù Cristo, ed a lui si riferisce in quan* 
to é uno nella Trinila, che vestito di no* 
stra carne fu posto in croce, e ad esso ri- 
corriamo per implorare misericordia. Co- 
me nell'inno angelico della messa si dice: 
Tu solo Santo, tu solo Signore, tu solo 
Altìs>imo, o Gesù Cristo; così essendo e- 
gli il Santo de'^anti, uomo e Dio viveu- 
te, vero ed immortale, si dice a lui Santo 
Dio, Santo forte. Santo immortale, ora 
che appunto gode vita immorta le alla de* 
stra del Padre particolarmente in questo 
giorno , che colla sua morte ha vinto la 
moi tee rinferno,Sci*issero sul trisagio.Th. 
Vegelino, De hymno Trisagio^ Franco- 
furti 1609. Pietro Allix, De Tri sagii o» 
rrgme^Rothomagi 1674* Gio. Giorgio A- 
bìcht, De Domino Esajae viso^ et Tri* 
sagio celebrato, Gedani 1718. Menochio, 
StuorCf t. 2, cent. 6, cap. 69: DelVori" 
gine del Trisagio^ cioè del versetto che 
si canta la settimana santa, e per qual 
causa si canta in lingua greca, Fr. Sa- 
verio Bruoettii Orazione e Trisagio of' 



TRI 71 

/erto alla ss. Trinità, Roma 1785. Bene- 
detto XW,Defestis,p, 358. Borgia, De 
Cruce F'aticana: Thrisagius^frequen" 
tissima oratio ingraeco ritoj cur in cc- 
clesia latina bilingui formulacanatur,^ 
Thrisagii formula orthodoxa quae e*- 
setP Altera nonnullarum occidentalium 
Ecclesiarum, Goar, Rituale graecorum, 
p. 1 09. Sigismondo Jac Baumgarten, Hi- 
storia Trisagii , Halae 1736. Petavio, 
Theolog. dogmat, t, 4i lih. 5, cap. 4* 

TRISIPI, Trisipellis. Sede vescovile 
della provincia proconsolare d'Africa «ot- 
to la metropoli di Cartagine. Ebbe a ve- 
scovi. Vittore che trovossi alla conferen* 
Vi di Cartagine tenuta nel 4i i;^ Felice 
che sottoscrisse la lettera che il concilio 
proconsolare d'Africa mandò nel 646 a 
Paolo patriarca di Costantinopoli contro 
i monotelili. Murcelli, Afr, c!u\ ì, 1 . 

TRISULTI, Trisulto. Certosa celebre 
dello stato pontificio, nella delegazione di 
Frosinone, paese degli antichissimi erni* 
ci, situata presso e nella diocesi d'Alatrì, 
antichis-sima città,celebre anche per le sue 
mura ciclopee,e pel corpo di È,Sisto /( F.) 
Papa e martire, che si venera nella cat- 
tedrale; nel territorio di Gollepardo, del- 
la quale comune, della certosa e della sua 
grangia di Ticchiena riparlai nel voi. 
XXVII, p. 369, 370 e 3 17, e negli ar- 
ticoli che indicherò in corsivo. Distante 
miglia 4 1/3 da Trìsulli é la famosa Grot- 
ta di Collepardo, visitata per le sue iia* 
turali, singolari, variate e imponenti cri- 
stallizzazioni, stallattili o stalagmiti e al- 
tre curiose petrificazioni,di gruppi di for- 
me drverse e scherzi trai»parenli; grotta 
emula di quella pure dollu natura for- 
mo ta in Anliparos nella Grecia. La cer- 
tosa prese il nome dai cuslcllo che vicino 
sorgeva, e chiamato ancora Trisalto^ for* 
tea tribus saltibus, cioè dalle sue tre col- 
line boscose, ne'ba&si tempi tributario de- 
gli alalrini, demolito ob maliUani inlui- 
bilantiwn in cum, dal pupo!' li Castro 
nel 1 3oo per ordine de'G|||^-i poten- 
ti, ivi fu giù la chiesa eik^HMkro edi 




72 TRI 

fìcnti nel 999 da s. Domenico di Foli<!;no 
dell'ordine beiicdellino, detto di Som pel 
Diouaslero di cui fu abbate e fundulore; 
e siccome con Lubìni Ahbatiariun Ita* 
!iae, p. 394: De abbatta titulo s. Bar- 
tholomaci de Tri sulto ^t con altri auto- 
ri, all'articolo Certosa ne dissi fondato* 
res. Domenico Loricato^ così per emen- 
darmi e percbè meglio apparisse lo di? er • 
sita che passa fra' due santi e il da loi*o 
operato, ne compilai le brevi biografie, 
sebbene non comprese nel Butler, che sol* 
tanto mi proposi a guida nella parte a- 
giografica di questa mia opera. Innocen- 
zo 111 neh 308 donò gli avanti del mo* 
iiastero e della chiesa fabbricati pe'bene* 
dettini neri da s. Domenico di Foligno, 
chiamato eziandio di Cocullo pel riferi- 
to nella biografia, a* Certosini (F,) co'be* 
ni e pertinenze de'medesimi; quindi nel 
1211 fabbricò l'attuale certosa e l'esìsten* 
te chiesa; alla quale certosa è unita quel* 
la di Roma, colla sontuosa Cldesa dis. 
Maria degli Ange h\ nelle Terme di Dio" 
cleziano (^.)} della quale chiesa e certo- 
sa riparlai in più luoghi , come ne' voi. 
XVII,p.i67,LXXV,p.ai7.PioVlIcol 
breve Monasterii Cartusianorum^quod 
in salta est^ cui Trisulto nomen^ de' 24 
luglio 1 80 it Bull. Rom, cont.i, 1 1, p. 1 8 1: 
Confirmatio capitulorum editorum prò 
recta administrationc, et gubernio mo' 
nastcriiCartusianoruni Trisulti nuncu» 
pati in dioecesi Alatrina. Eccone gli ar- 
ticoli. i.^'Delle due Certose di Trisulti e 
di Roma se ne formerà in avvenire una 
sola, incorporandosi il monastero di Ro* 
ma e le sue pertinenze, alla certosa di Tri- 
suiti, onde questa sarà rispetto a quella, 
come figlia a madre. 2.° La certosa di Ro* 
ma sarà considerata come un ospizio di 
quella di Trisulti , da governarsi da un 
i^icario, che deputerà il priore di Trisul* 
ti, il quale avrà la facoltà di destinarvi 
la famiglia sufiìciente al servizio della 
chiesa e del monastero. 3.** Vi avrà la sua 
abitazione e decente mantenimento il pro- 
curatore generale, acciò possa trattare gli 



TRI 

affari del corpo della religione, senza pun- 
to ingerirsi però nel governo della ciisa e 
sua amministrazione, e facendovi la per« 
manenza il p. generale, sarà mantenuto 
e trattato, come richiede il suo grado e 
la sua dignità. 4*^ I^ovrà la certosa di Tri- 
suiti addossarsi i pesi annessi e connessi 
e quella di Roma, come mantenimento 
intero degl'individui, sagrestia, fabbrica 
e luttociò che necessiterà al mantenimen- 
to e manutenzione, tanto degl'individui 
che della chiesa, sagrestia e chiostro. 5.^ 
Per il risarcimento del chiostro non do* 
vràla certosa di Trisulti indugiare* nset* 
tervi mano. 

TRITEISMO. Eresia poco conosciu* 
ta ne'primi secoli della Chiesa, e primo 
inventore di essa fu Giovanni Ascasnago 
di Siria, col sistema mostruoso di distin- 
guere in Dio tre nature. Il triteismo è Te* 
resia di quelli che insegnarono esservi io 
Dio non solo tre Persone, ma ancora tre 
sostanze divine, perciò tre Dei. Dipoi Gio- 
ìranni Filopono, grammatico e filosofo io 
Alessandria, ove morì nel 610, profon* 
dameiile vei*sato negli scritti d'Aristotile 
e di Platone, dietro lo studio di quest'ul- 
timo insegnò una Trinità ( V,) di natu- 
ra in Dio, e fu caposetta de'lri teisti, ere- 
tici die ammisero tre essenze e tre natu* 
re particolari nella ss. Trinità, e per con- 
seguenza tre Dei, sebbene ciò non osas- 
sero di pronunziare. Mg/ Giuseppe As« 
semaoi nella Bibliot.orient, lib.2, p, 2,3 j^ 
riguarda Fdopono propriamente come 
inventore del triteismo. Appena compar- 
ve quest' errore , fu condannato da' pa- 
triarchi e da molti concilii d'orientel La 
pretesa riforma che ravvivò la semenza 
di tante eresie, fece anche rinascere il tri- 
teismo: i .** Negli scritti di Valentino Gen* 
lili di Cosenza, il quale ammetteva nel- 
la Trinità tre spiriti eterni, realmente di- 
stinti e differenti nella loro essenza nume* 
rica. Per quest' errore, col quale accop- 
piava l'arianesimo egli errori di altri e* 
retici Trinitari ( /^.), bestemmiando con- 
tro la Trinità, dovè fuggire da Ginevra, 



TRI 

e venne racdnlo dulia Polonia; ma essen- 
do morto il suo nemiooCalvino, l'eresiar* 
ca tornò a Ginevra, ove fini con essergli 
troncata la testa nel 1 566. a.* Nell'opere 
di due famosi protestanti , teologi della 
sedicente chiesa anglicana, Halfaele Cud- 
ivort, rinomato principalmenle per le sue 
profonde ricerche contro iDeisli nel 1 678, 
e pel suo Fero sistema intellettuale del- 
ViuìiversOy in cui segue Platone e i moder- 
ni discepoli di iui, ris|>etto nlla divinità, 
agli spiriti e alle idee. Dietro a questa no- 
zione immaginaria della Tiinilù di Pla- 
tone, egli prelese che le tre Persone sie- 
no tre sostonze spirituoli distinte tra lo- 
ro; ma che il Padre solo sia veramente 
Dio e propriamente l'Essere supremo; per 
modo che l'onore assoluto non sia dovu- 
to che a lui , quasi il Figlio e lo Spirito 
Santo non flissero Dio se non pel concor* 
so del Padre con e^i, e per la subordina*- 
zione e sommessione che a lui rendono. 
L'altro protestante che poco dopo dife- 
se il triteismo, fu il pericoloso e ardente 
Guglielmo Sherlok, curato di t. Giorgio 
a Londra nel 167 3. Egli impugnò la dot- 
trina de'Soiifidiani e degli Antinomiani 
(y.)^ e scrisse pure contro i Sociniard 
(y»)i con libro nel quale chiaramente in* 
legna Terrore di tre spiriti o intelletti di* 
stinti nella divinità; fu accusato di tritei- 
smo,e la sua dottrina condannata da una 
assemblea d*Oxford, come fdlsa, empia, 
eretica e contraria alla dottrina della chie- 
sa cattolica, e particolarmente della chie* 
sa anglicana. Le opere eh' egli compose 
per difendersi e per arrestare i progres- 
si del sucinianismo, e le sue dispute con- 
tro i suoi avversari, si ponno vedere nel 
Buller, il quale fa la storia del triteismo 
nelle sue Feste mobili y trat. i o: Sulla do* 
menica della ss, TrinitàyCap, 3. Di quel- 
li cìie combatterono il mistero della ss. 
Trinità, Così pure tratta degli errori e 
delle opere degli altri eretici tnnilari, Gu- 
glielmo WhÌHlon e Samuele Clarke. 

TRITTICO, Triptychum. Tavola o 
tavoletta tripla che ripiegasi in tre parlile, 



TRI 73 

al di dentro con sagre Immagini (JT,) di- 
pinte, o scolpite sul marmo, sul metallo, 
sul legno o sull'avorio o sull'osso, per col- 
locarsi sulle Mense degli altari puhblict 
o domestici, o d'uso privato per divozio* 
ne particolare verso Dio, la B. Vergine e 
alcuni Santi in esse rappresentati.. L'o- 
rigine de'trittici sagri é comune b* Dittici 
{F,) sagri. 1 dittici sagri erano, secondo 
l' etimologìa del nome greco, anche pic- 
coli armadi composti di tavolette pieghe- 
voli da potersi aprire e serrare a piaci- 
mento. Ciascuna di dette tavolette era se- 
parata dall'altra, e formava uno sportello. 
Se gli sportelli erano due , e due erano 
per conseguenza le tavolette, chiamavansi 
dittici; se tre, denominavonsi trittici; se 
finalmente erano molti, portavano il no- 
me di polittici. Oltre a ciò erano questi 
sportelli^sostenuti e fermati da piccoli gan- 
gheri, e ciò afTniché si potessero aprire e 
serrare comodamente. Quanto all'uso, il 
Buonarroti, Osservazioni sopra alcuni 
frammenti di vasi antichi di vetro or- 
nati difigurCyOye riporta ancora le Os' 
servazioni sopra tre Dittici antichi iTrt- 
vorioy riferisce che uno de' luoghi prin- 
cipali , dove più frequentemente e eoa 
maggior abbondanza mettevano ed es|K>- 
nevanoal pubblico gli antichi Meli tali 
loro sagri arredi, erano alcuni palchi in- 
torno M Altare (F,) che si dissero per- 
gole (vocabolo che secondo il Fanciulli, 
e meglio il Donati , spiegò Cujacio , est 
exìiedra seu cathedra angusta in super-- 
fide aliqua aediumj lo stesso significato 
gli danno 1' antiche glosse. Inoltre Ter- 
tulliano dice, Coenacula inaedicularum 
disposita forma aliis, atque aliis per- 
gulis super swit , seu super structis j di 
più avverte Cujncìo che in queste pergole 
per lo più si spfindevaiio le mercanzie, on- 
de nel codice Teoilosiano si dona il pri- 
vilegio a' pittori di poter tenere le per- 
gole. Della voce^rr^f///z si sono sei viti poi 
scrittori ecclesiastici ad exhrdram , seu 
mensam designandam^ in (f sacra do- 
nar ia exibebantur dkÈIÈ^. lebriori' 




74 TRr 

hus)^ come li pub federe io Anattaiio 6i* 
Miotecario, e nelle note che su di esso fece 
l'Altasf^erra particolarmente. Ancora gli 
mettevano ili veduta in certi gradi o rialti 
in testa dell'altare, che tornando sopra la 
Confessione (F.) de'ss. Martiri, si pote- 
vano Iten godere dal popolo; i quali rialti 
mutato il sito dell'altare, furono trasfe- 
riti verso la tribuna in fàccia, e sopra i 
medesimi, e questi hanno data l'occasio* 
ne agli odierni gradini dell'altare, che si 
sogliono oi*nare di vasi più o meno pre* 
9LÌ08Ì, di candellieri, di busti colle Imma- 
gini de'Santi,edi reliquari colle loro reli- 
quie. In tali luoghi dunque si collocarono 
le varie specie de'dit liei sngri di legtio,d os- 
so, d'avorio o d'altra uiaterin di preno,o 
)>er mero ornamento, o perchè fossero vi- 
cini e pronti per l'uso che se ne dovea fa* 
re nelle sagre liturgie, e nel meno a que- 
sti dittici o trittici nel luogo più princi- 
cipale si mettevano quelli incignili deU 
l' immagine de' Santi , specialmente di 
quelli, a cui fosse dedicata la chiesa o la 
foleniiìlà, al qual costume si conformano 
i gì eci, i qtinli pongono in mezzo al coro 
nella parte vicina ai santuario in un com- 
petente rialto l'immagine voltata al po- 
polo del Santo, di cui di mano in mano 
ne celebrano la festa. 11 Donati, Oc'y/i/- 
tici degli antichi profani e sagri , osser* 
va che dal rito antichissimo di colloca- 
re le ss. Immagini sopra gli altari (e ri- 
porta esempi de' tempi di Papa s, Sisto 
III del 43a, e di Papa s. Simmaco del 
498, e per le chiese dell'Africa da un pas- 
so di s. Ottato vescovo di Milevi del 870) 
e presso le confessioni de'ss, Martiri, non 
essere improbabile il dire, che ne sia ao* 
Gora derivato il costume di porre in te* 
sta alle sagre mense i dittici o trittici i- 
storiati aldi dentro di sagre figure.! quali 
dittici e trittici ebbero anticamente nelle 
chiese quel medesimo uso, che presente- 
mente hanno i nostri Quadri (F.) o ih' 
vole dipinte da altare , che dal senatore 
Buonarroti credonsi originate da questa 
stessa sorte di dìttici.Meotre outica mente 



TRI 

fabbricavano! a foggia di essi, oioi come 
tanti piccoli armadi da aprirsi e serrami 
in piii parti, ciascuna delle quali era di- 
stinta (la He altre con qualche lista , che 
serviva loro d'ornamento, terminandola 
cima in un angolo acuto, nella guisa ap- 
punto che sono tutti i dittici di simil fatta, 
che ci sono rimasti. Tali quadri da altari 
con altro nome più propriamente noa 
pare che si possano chiamare^ che di dit- 
tici, o trittici, o polittici, dal numero piii 
o meno de' loro sportelli. I quali poi in 
decorso di tempo gli fecero fissi, e da star 
sempre aperti,ritenendo solo della primio- 
ra loro figura la di&tin/ione degli spor-t 
telli, o nicchie separate da qualche spe-r 
eie di colonna, o lista per ornamento, ter* 
minando anch'esse nella parte superiore 
in un angolo acuto. Il Donati aggiunge, 
d'averne osservati di simile struttura de-* 
gli avanzi tratti da antichi quadri d' al-r 
tari di chiese^ fabbricati nel tempo di mei* 
zo{ usanza che perseverò poi anche dopo 
ilt4oo, ritrovandosene alcuni dipinti de 
fr. Filippo Lippi. Ili fatti uno quasi so» 
roigliante, dice il Donati, tuttora esisto* 
va nel l'antica chiesa di s. Frediano, fatto 
tutto di marmo da Giacomo di Siena nel 
secolo XV; quantunque nell'istesso tem- 
po vi fosse introdotto il costume di fur le 
tavole d'altare tutte andanti e intere, e 
dipinte con una sola storia. Questi dittici 
o trittici fabbricati poi sulla maniera di 
que'che tuttavia esistono,oUre l'essere sta* 
to in costume di riporli in testa alle sa-» 
gre mense, che sempre tenevansi fisse^ser- 
viroiio ancora per gli Altari portatili 
(^.), essendo molto fucile e comodo il lo- 
ro trasporto. Non sarà forse cosa tanto lon- 
tana dal vero, il credere che potessero et* 
sere stati usati eziandio da' cristiani ia 
tempo della persecuzione degl'/conoc/a-* 
sti (A^), esprimendo entro di essi le sa-» 
gre Immagini per potere nel l'i stesso tem* 
pò e venerarle e guardarle da' loro in* 
sulti sacrileghi e ollraggiosi.Servirono an« 
Cora questa sorte di dittici per soddisfare 
la divozione di chi TÌaggiava, mentre por* 



TRI 

tandoli coii1oro,aTeano iloomododi pre- 
stare il dovuto culto alle m. Immagini non 
iole nelle pn)pr»e ca«e dove le tenevano, 
ma anco in qiiaUiasi altro luogo, Quindi 
il Donati descrive e illuMra eruditamente 
6 trittici sagri; cioè il r .* ilella metropo- 
litana di Lucca, formato di 3 sportelli di 
legno di figura bislunga, imiti da 3 gan* 
glieri di ferro; stando aperto nella parte 
superiore, termina in 3 angoli o sesti a- 
cutiy e quando è serralo in un solo. Cia- 
scuno degli sportelli laterali è eguale nella 
grandecza alla meta di quel di mezzo, di- 
modoché serrandosi, tutti e due insieme 
gli servono di coperchio. Formasi di pezzi 
crosu) bianco incastrato e storiato a bas- 
sorilievo di sagre lmmagini,e si vuole lavo- 
ro barbaro del secolo XIII. Il 2.*é il trit- 
tico sagro de'cnrmelitani di Lucca,in tutto 
nella forma del preoedfH9te,come «uno tut- 
ti gli alni trittici di tal sorte, parimenti 
con pezzi d'osso bianco incastrato, fd ef- 
figiati assai rozzamente con bassorilievi. 
3.^ Altro trittico lucchese, di proprietà 
del Donati, era anch'esso composto di 3 
tavoluccie piegabili , affatto uniformi a' 
precedenti trittici, e ne fece eseguire il di- 
segno che riprodusse nel suo libro, acciò 
ti prendesse una chiara idea de' trittici, 
non meno che de' quadri da altare. Nel* 
lo sportello a destra la figura sembra un 
8. Evangelista o un s, Apostolo.ed in quel- 
lo a sinistra forse un s. Leonardo mona- 
co e confessore. Nello sportello di mezzo 
é figurata la B. Vergine col di vin Figlio 
in un braccio, fra due Angeli. 4*^ Il trit- 
tico di Verona , pure di tavole di legno 
con pezzi d'avorio incastrati, rozzamente 
scolpiti a bassorilievo. 5* Il trittico de' 
carmelitanidiMo<lena,similen'preceden- 
li, con pezzi d'osto bianco incastrati, tutti 
eflìgiati a bassorilievi di sagre fi.^ure. Rac- 
conta poi il Donati, che nell'antica chiesa 
di s. Pietro della Badia di Comaiore di 
Lucca, esisteva un antico quadi-o da al- 
tare dipinto in tavola, e spartito in 5 spor- 
telli storiati di s.lmmngiuijterminanti tut- 
ti| come i trittici accennati, in altrettanti 



TEI 75 

angoli acuti.Queste tavole dipinte da alta* 
re,originate da trittici, si principiarono a 
introdurre nel medio evo,dopo il tecoloX} 
e fra le piùantichesi deve contare quella 
d'argento dorato e ornata di gemme,fatta 
in Costantinopoli nel 976 d' ordine del 
Doges. Pietro I Orseolo per la ducale bi- 
sitica di Venezia, la di cui descrizione può 
leggersi anche nel Marangoni, Istoria di 
Sancta Sanctoriun p, :i3 1 . Questa è la 
celebre Pala d'oro della basilica patriarca* 
ledi s.Mareo.llGan. Luca Fauci ul li, Z>i /i/- 
cuni antichi riti della cattedrale di Osi* 
nw, colla ^/negazione éCun sagro Trit* 
tico^ dèe si conserva nelF archivio capi" 
/o/arr,crede che abbia servito per oggetto 
di cullo e venerazione a qualche osi ma- 
no, nell'oratorio domestico, o piuttosto in 
occasione di viaggio; e rappresenta gli n- 
dorabili misteri dell'Incarnazione e Pas- 
sione del Redentore, e le figure di parec^ 
chi santi. Di 3 tavolette o sportelli è com- 
posto, 111." rimane fermo e immobile, gli 
altri due si piegano e si chiudono, uno 
dentro l'altro. Quindi stando tutti e 3 a« 
perti, formano 3 quadri diversi e sepa-» 
rati. La pittura non sembra piii antica del 
XV secolo , e perciò non senza qualche 
buon gusto. Non solo il Fanciulli spiegò 
tuttele pitture e le figure in esse espresse, 
ma ne riportò i disegni con incisioni. Di- 
ce inoltre, che 1' uso di questi trittici fu 
comunissimo sempre presso i greci e al- 
tri popoli orientali, ed esserlo ancora tra' 
ruteni mediante tavolette dipìnte di sa* 
gre Immagini, poiché non sogliono mai 
fare orazione se non hanno davanti qual- 
che sagra immagine, esi servono di tali ta* 
volette come di altrettanti altarini. Il trit- 
tico ruteno di cui sono possessore, e ne feci 
cenno a Scultura, ragionando di quella 
in legno, è una prova dell'osserto del caii. 
Fanciulli. Si ponno vedere le opere di Gio, 
Antonio Gort ^Thesatirusveterum Dlpty- 
chornniy e Gio. Batti ' ^eri die ne 
compilò le preBizio "accolta 

d'opuscoli scientifii ìlese p. 

d. Angelo Calogerà, della 



76 TRI 

cliferM specie di dittici, profani ed eccle* 
tiattici, e nelle Osservazioni intorno alla 
cattedrale di Torcello^àtX p. Coitadooi 
della tteisa congregazione. Egli difcorre 
delle tafole d'altare divite per lo più in 
due o tre parti, che l'una facendoli ca- 
dere lopra l'altra vengono perciò a chiu- 
dersi, e ad essere meglio conservate e di- 
fese, chiamandosi dittici se due parti solo 
le compongono, trittici e polittici se tre o 
più, poiché con tali vocaboli i greci chia- 
mavano i libri formati di due, tre o più 
tavole. 

TRIUMVIRO, TVmmv/V/tJoo de'3 
del Trimnvirato ossia principato di 3 uo- 
mini. I triumviri erano i magistrati che 
governavano con sovrano potere in Roma 
(/^),e dividevano fra loroii governo della 
repubblica romana jil che abbiamo veduto 
in ombra rinnovato nel 1849. 1 triumviri 
del l'antica Roma niente aveanodi comune 
fra loro, fuorché dell'ambizione, e della 
crudele vendetta che ciascuno faceva de' 
propri oemici.lltriumviratoera ungo ver- 
no assoluto di 3 persone,che assumendo il 
potere dispoticamente, cambiarono la co- 
stituzione da democratica in monarchica. 
Vi furono in Roma due famosi triumvi- 
rati, che governando sovranamente du- 
rarono 12 anni circa. G. Pompeo Magno, 
C. Giulio Cesare, e M. Licinio Crasso for- 
marono il i.'';Oltavio, poi imperatore Au- 
gusto, M. Antonio e Lepido formarono 
il 2.", dopo la morte del dittatore Giulio 
Cesare, nell'isoletta di cui riparlai nel voi. 
LV 1 1, p. 255e 258. Questo ultimo trium- 
virato affrettò la rovina della repubblica, 
e portò l'ultimo colpo alla di lei libertà. 
Ottavio entrato in discordia conM. Anto* 
nio e Lepido, fece loro la guerra, ed aven- 
doli vinti ad Azio, rimase il solo padro- 
ne di Roma e dell'impero della repubbli- 
ca, venendo proclamato imperatore. Vi 
erano ancora in Roma diversi ufficiali o 
magistrati, che chiamavansi triumvirati. 
1 triumviri capitali furono creati vei*so 
l'anno 4^4 ^i Roma : essi erano giudici 
delle cause criminali; giudicavano degli 



TRI 

omicidii, de'furti,e di tuttociò che riguar- 
dava gli tchiavi colpevoli; assumevano le 
ìnffyrmazìooi contro coloro ch'erano to* 
spetti di qualche delitto; aveano la cinto* 
dia delle prigioni, e facevano eseguir la 
sentenza contro quelli ch'erano condan • 
nati a morte dal pretore, dagli 8 littori 
loro addetti. Il luogo ov'essi amministra- 
vano giustizia, era situato vicino alla co* 
Ioana chiamata Moenia. Questa non era 
lungi dui Comizio nell'area del Foróro* 
mano, e fu cos'i chiamata perchè eretta 
a onore di Caio Menio vincitore de'Iatioi 
nel 416 di Roma, quello stesso che ornò 
la tribuna pubblica co' rostri. Plinio la 
mostra come la più antica fra le colon- 
ne onorarie, ma non più esistente a'suoi 
giorni, forse perita nell'incendio Neronia* 
no. Altri pretendono chiamarsi così la co- 
lonna, da un tal Menio che si riserbò nel 
vendere a Catone la sua casa per ediGcar- 
vi la basilica Porcia, e questo affinedi pò* 
ter di là veder esso e i posteri suoi i giuo- 
chi gladiatori! che si davano nel Foro fa* 
cendovi alla circostanza palchi posticci. I 
triumviri capitali differivano soltanto Del- 
la maniera di eleggersi, da'duum viri, che 
parimenti giudicavano le cause criminali» 
giacche questi erano eletti a sorte , ed i 
primi da' suffragi del popolo convocato 
per Tribìt, Tali duumviri pure sì dice» 
vano capitali, erano giudici oluogoteneo • 
ti criminali, maggiori de'triumviri capi- 
tali, perchè condannavano a morte i de* 
linqueiiti, ma dalla loro sentenza si ap- 
pellava al popolo, il quale soloavea il di- 
ritto di confermare un giudizio di morte 
contro un cittadino romano. Non si devo- 
no confondere co'duum viri, poi accresciu- 
ti , che custodivano i libri della Sibilla 
('f^.),li consultavano e proponevano i mes- 
si di placar gli Dei in tempo di pubbli- 
che sciagure, i triumviri nocturni erano 
3 individui che vegliavano durante la 
notte, per la conservazione della quiete 
di Roma, ed affinchè se mai si manifesta- 
la in qualche parte incendio, fossero più 
pronti nei dare gli ordini Dccessari per e- 



TRI 

stinguerlo a'figili, ora Pompieri {F,\ e 
iiìeUevaoo seDlinclIe sulle mura e io di- 
versi quarlieii per avvenirli subito, ve- 
dendo fuoco. Vi erano ancora 3 magitlra* 
li della pubblica salute, cbe chiaoiavansi 
triumviri i'a/e£Mi/r/iiV,ecreavaufi princi- 
palmente in tempo di Pestileiìze (^') e 
di malattie popolari. 1 triumviri mofie^ 
tari erano magistrati direttori e soprin* 
tendenti destinati alia &bbricazione della 
Moneta (F',), Ne'tempi della repubblica 
r intendenza delle monete era commessa 
a 3 uflìsiali cbe si chiamavano triumviri 
altro /irgento^ aeri fiando^ftrìundo. G. 
Cesare ne agg iunse un 4-"; ma sotto il ni- 
pote Augusto i cambiamenti fatti da Ilo zio 
furono riformati, e i triumviri monetari 
continuarono a incidere i nomi loro sulle 
monete che faceano coniare.Dopo la mor- 
te d'Augusto non leggesi più sulle mone- 
te i nomi de'triumviri. Nel basso impero 
non si fece più menzione di questi magi- 
strati, e le lettere S. C. non trovansi più 
come prima sulle monete di bronzo. Que- 
sto fa supporre, che gì' imperatori attrt<- 
buendo alla loro dignità il diritto esclusivo 
di far battere moneta, abolirono le cari- 
che di coloro che ne presiedevano la fiib* 
bricazione, e che probabilmente erano no- 
minati coll'approvazioDe del senato. Se* 
condo tutte l'apparenze quel cambiamen- 
to si operò sotto Aureliano, contro cui i 
monetari eransi rivoltati. Gli operai che 
lavoravano sotto gli ordini de'triumviri 
monetari erano liberti o schiavi, divisi in 
molte classi. Gli uni chiamati signatoresy 
intagliavano i punzoni; gli altri detti ^i/p- 
postores, aveano cura di porre il pezzo di 
metallo ne' punzoni; gli altri, detti ma- 
leatores^ le battevano col martello. Ol- 
ire questi,eranvi altri operai occupati nel- 
la preparazione e fusione de'metalii,e di* 
£itx9in%\ Jlatores o Jlatuarii, Alcuni eni- 
no incaricati della verificazione del litolo 
e del peso delle monete, appellati exo* 
ctores aurt\argenù\ tferir egli è per que- 
sto che leggesi, exagium solidi mi oertì 
medaglie d'Ooorioe di Valcotiaifiio ìllp 



TRI 77 

che sembrano essei'e slate una specie di 
tipo per verificare i soldi d'oro che si co- 
niavano a'tempi di quegl' imperatori. U 
capo di quegli operai è chiamato oplio nel- 
le iscrizioni. Nella a." guerra punica era- 
no stati creati i triumviri mensariiy per 
l'intendenza delle monete e del cambio. 
Si dissero triumviri senaius legendi^ 3 
personaggi che nominavano i soggetti cui 
credevano più degni d'entrar nel senato. 
Gì' istituì Augusto, poiché da principio 
questo diritto apparteneva a're di Roma, 
indi a'consoli,e nel 3io di Roma fu at- 
tribuito a'censori. Vi furono pure i trium- 
viri agrarii , ed i triumviri epuloni poi 
settemviri. Finalmente eranvi i triumviri 
o duumviri delle Colonie (f.) deducen» 
dikCy i quali venivano incaricati della di- 
rezione delle colonie , che il popolo ro- 
mano inviava e stabiliva alti*ove. Dessi 
appunto eran quelli che con aratro desi- 
gnavano il luogo e i confini, ove bisogna- 
va edificare le nuove città, chedivideaa 
le terre in proprietà a ciascun colono, 
davano i regolamenti, ed amminiitrava- 
no la giustizia a'nuovi abitanti, e conser- 
vavano lo stesso grado e l' autorità stessa 
die aveano i consoli in Roma. Questi 
triumviri o duumviri erano scelti dal cor- 
po de' decurioni, e la loro magistratura 
durava 5 anni: si eleggevano dall'assem- 
blea del popolo per tribù. Sui monumenti 
lo stabilimento delle colonieé indicato da 
un aratro con buoi attaccati. Abbiamo di 
Citri de la Guette, Histoire du triumvi^ 
rat ile J, Cesar ^ Pompce et Crassus^ Pa- 
ris 1694: Histoire du trìumvirat d^Àu- 
gusle, M.Antoine et Lepidus^Farìi 1 694* 
Job. Guil. Hoffmanni, Singularia capi^ 
ta ex historia triumviralus ^Fìancofuiii 
ad Viadrum 1 733. Gio. Adolfo Hartman- 
ni, Disseriaiio historica de triumviris 
RmmmaeReipublicaefunestìsy Norheim 
1736. Gaspnr AchatiuaBechius, Brevis 
hitÉorki triwnvirtitus prioris a pud Ro- 
I «iler (.1. 



n 



/M 



Cillà con 
nciudlMo- 



78 TU! 

lifte nel Sonnio, del regno delle due .Si- 
cilie, distante da Benevento per la via 
di Morcone, Campobasso e Castro mi- 
glia 39, capoluogo di cantone. Giace in 
•alubre e benigno cielo , sopra un alto 
colle, fiotto del quale poco discosto per 
finn profonda valle scorre il fiume Tri- 
gno, al confluente dell' Arresta. E cin- 
ta di mura, ha vìe regolari e ben lastri* 
ente, ed ba alquanti belli edifizi. La cat- 
tedrale, antichissimo edifizio di nobile 
struttura, è sotto l'in vocazione de'ss. Na- 
xarìo, Celso e Vittore martiri patroni del* 
la città, e tra le reliquie sono in gran ve- 
nerazione i capì de' ss. Nazario e Celso. 
Il capitolo si compone di Sdignìtà, lai.* 
delle quali è l'arcidiacono, di 7 canonici 
comprese le due prebende del teologo e 
-del penitenziere, di 6 mansionari, e di al- 
tri preti e chierici addetti al divino ser- 
vizio. Vi è l'unico fonte battesimale del- 
la città, con la cura d'anime amministra- 
ta da una delle dignità, come dalla 3.* 
dell' arciprete o da un canonico. Presso 
la cattedrale é l'episcopio diesi fa distin- 
guere tra gli edifizi. Non vi sono altre 
chiese parrocchiali, ben»i diverse chiese, 
un convento di religiosi, due sodalizi, il 
seminario cogli alunni. I suoi 45oo abi- 
tanti circa vi tengono fiera il 17 e :i8 lu- 
glio d'ogni anno. Vi si sono trovate mol- 
tissime iscrizioni , alcune delle quali ri- 
portò Muratori.Nelle vicinanze é una sor- 
gente solforosa. Trivento dal suo fiume 
Trigno detto da'Iatini 7r//zi/m, onde al- 
cuni vogliono che sia appellala TVfVe/i- 
/fi/71, ubi Trinum vertilur» Altri disse* 
ro, essere chiamata Trivento per essere 
posta in luogo ventosissimo. Antichissi- 
ma fra le pih importanti città de'sanni- 
ti , i romani vi dedussero una colonia 
d'ordine di Giulio Cesare, dicendo Fron- 
tino: Triventum oppidum^ ^gcr ejus in 
praecisuras y et strigas est assignatus 
jìost tertiam ohsidionem militibus Julia» 
lìis. Iterpopulo non dehetur» Si vuole che 
fosse anche municipio romano. Divenne 
contea sotto i longobardi^ e la sigooreg- 



TRI 

giarono prima la nobilissima (ismigiiii di 
Afflitto, e poi il celebre capitano Antooio 
Giacomo Caldora. Vanta molti illustri 
nella toga e nell'armi; e seguì le politiche 
vicende della Puglia. L'Ughelli, Italia 
sacra^ 1. 1 , p. 1 337, Tridentini Episcopi^ 
ne riporta la serie, ed il Coleti nel tto, 
p. 346, le correzioni. Riferisce il Semel- 
li nelle Memorie degli arcivescovi di Be- 
nevento, che da'primi tempi la sede ve* 
scovile di Trì vento fu ad essi soggetta, 
come apparisce dalla bolla di Agapito II 
Papa del 946, che nel- detto anno cacciò 
dalla cattedra Tri ventina l'intruso Leo- 
ne prete e monaco, ad istanza di Giovali* 
ni V vescovo Dene venta no, rra £ceie«f a 
Triventina antiz/uitus suhdita erat E* 
retta la chiesa di Benevento in arcivesco- 
vato , il vescovo di Trivento fi uno dei 
suoi sufTiaganei , come si ha dalla liolla 
del pallio di Papa Giovanni XIV ad Alo- 
nearcivescovo nel 984* Similmente Papa 
Gregorio V nella bolla del pallio ad Alfa- 
no nel 998,s. Leone IX nel 1 o53,ed è scol- 
pito tra'suffraganei nella porta di bromo 
della metropolitana.Mel i47 1 Tarci vesco- 
vo Corrado Capace, come metropolita vi- 
sitò la città di Trivento. Il Sarnelli sebbe- 
ne confessa die nel 1 474 ^*>^o IV esentò 
Trivento e lo sottopose immediatamen- 
te alla s. Sede, tuttavolta dice che non de- 
ve esentarsi dal concilio provinciale, co- 
me non ne fu dispensata Troia, benché 
divenuta esente, il che si apprende dal- 
l'editto sinodale dell'arcivescovo Palone- 
bara del 1 599,e dalla lettera sinodica del- 
l'arci veKovo Poppa deli656,in cui ven- 
ne compresa Trivento obbligati a inter- 
venirvi. Leggo neirUghelli: Triventìna 
Ecclesia y quae regine praesentaiionis 
est^ una habetur ex insignioribus hujus 
provinciae Ecclesiis , tum ex dioecesis 
amplitudine , tiim quia ex Alexandri 
in t ac Sixti IV aliorum summoruin 
Pontijicianprivileg, ah omm alio metro • 
polit, jure exempta s, Sedis apostolicis 
proxime suhjacet^ uniusque tantum ro - 
maniPontificis veneratur arbitriumjuim 



TR I 

rfsì Episcopus ad nonnnm Tridentini 
concila, ex electione ad Lancianensem 
provincialem synodnm accessit j idque 
nohis causaefuitfCttr Triventinos Fpi- 
scopos inter romanae Ecclesiae imme- 
diate subjectos Episcopus rejiciamus^ 
quos exaliorum vecordia in nòstro Ito* 
mo prae termi simus» Nell'ulti roa propo- 
sizione concistoriale si dice, Apostolicae 
s, Sedis est immediate sub jecta» Il i.*fe» 
scovo di Trivento è s. Casto, ma s'igno- 
ra il tempo in cui fìon. Il a.* vescovo die 
si conosca fu N. milanese contem poro neo 
di ». Ambrogio del 390, il quale recòda 
Milano a Tri vento i capi venerabili dei 
ss. Nasario e Celso. Dumenico Episcopus 
Triventinu» neli'86r intervenne al con- 
cilio romano, ed in quello di Ravenna nel- 
1*877 o v'è detto Trivensis. Leone intru- 
so nel g46, come dissi fu espulso. Lintul- 
fi> del I o 1 5 fu al concilio romano di De- 
nedetlo IX, nel quale sìooneesse un pri* 
vilegiu all'abbatia di Fnittuaria. Alferìo 
vivea a'tempi dì Papa Pasquale II, cen- 
surato pel suooperato.Giovuiioì deli 109 
vivea nel mg. lioo o Rau« nel 1 1 76 con- 
fi*rmò la donazione di Rinaldo signore di 
Toni fatta al monastero di s. Angelo. 
Ponilo oPetio intervenne nel 1 1 79 al con* 
cilio di Lai era no III celebrato da Papa 
Alessandro!! I,il quale prese la sede diTri- 
vento sotto l'immediata protettone del- 
la s. Sede , facendola immune da Bene- 
vento: Ponzio visse sino al 1 1 89. N. elet- 
to dal capitoTo, fn confermato da Grego- 
rio IX nel 1137. Riccardo monaco diMon- 
te Cassino delia4o di gran virtù, vivea 
nel I 34^. Nicola monaco di Subiaco, elet- 
to da Innocenzo IV fu confermato nel 
1356 dal successore Alessandro IV. O- 
dorio dell i65, per sospetto di Manfredi 
usurpatore di Sicilia, questo l'intruse nel- 
la sua sede, cacciandone fr. Luca, il qua- 
le nel 1 366 si rifugiò presso Clemente IV 
die lo reintegrò. G io vanni fioiì nel 1 igS. 
Fr. Natimbene oAntibono figlio di Fran- 
cescoManfiedi signore diFaenza,ncl 1 334 
eletto da Giovanni XXII, mori nel 1 344* 



T n I 79 

In questo gli successe fr. Giordano Cor- 
ti francescano, traslatoa Messina nel 1 348 
da Clemente VI, il quale gli sostituì fr. 
Pietro Scotelli dell'Aquila pure minori* 
la dì esimia dottrina e lodato commen- 
tatore del Maestro delle sentenze. Fran- 
cescoMarchisio diSalerno morto nel 1 379 
in patria, e sepolto nella cbiesa di s. Fran- 
cesco con epitaffio riportalo da Ughelli. 
Nel detto anno Urbano VI nominò Rog- 
gero de Carcasi ili Saiigro, in diverse let- 
tere dichiarando esente Trivento; e Bo- 
nifacio !X elesse nel 1 39 1 Pietro, cui suc- 
cesse Giacomo |)er destinazione di Gre- 
gorio XII nel 1409, e nuovamente nomi- 
nato da Giovanni XXII! nel i4t3. Nel 
14^1 Martino V elesse Giovanni Masi, 
morto neli45i. In questo fu fatto com- 
mendatario e nel 1 ^Si vescovo Giacomo 
de Tersis o Uvilj abbate benedettino di 
s. Stefano di Tordona. Nel j 472 Sisto IV 
cunfen la sede a Tommaso Carafa nobi- 
le napoletano, lodato e caro a Ferdinan- 
do Ire di Napoli, indi colla bolla Ad A* 
postolicae^ de*3o giugno 1 474» P*'^**^ ^* 
ghelli, confermò l'esenzione della chiesa 
e vescovo di Trivento dal metropolita di 
Benevento. Alessandro VI nel 1499 no- 
minò Leonardo da Corbaria. Gli succes- 
se Tommaso Caracciolo nobilissimo na- 
poletano assai stimato, nel 1 5iS fatto an- 
cora amministratore di Capaccio, indi nel 
I 53 1 dimise la sede di Trivento a favo- 
re di Enrico LofTredi nobilissimo e vir- 
tuoso, nel 1 536 traslato a Capua, con ri- 
tenere l'amministrazione di Trivento,cbe 
cede ituovamente neh 54o.liiqoesto Pao- 
lo 111 vi Iraì^feiì da Muro Matteo Grif- 
foni toccano di Poppi, abbate vallombro- 
sano,già intimo di Clemente VII, morto 
in Roma nel 1567 e sepolto nella cappel- 
la gentilizia della linea romana ins. Mar- 
cello. Nel I 568 vi fu Iraslalo d' Acena 
Gio. Fabrizio Sederini nobile napoletano. 
Nel i582 Giulio Cesare Moria>ni na- 
poletano, in ogni genere dì sci 1 ver- 
satissiino, zelantissimo p9 'Khò 

ampiamente e abbellì lai i ft- 



fio TRI 

ce l'organo, la cantoria, il pulpito, l'alia* 
re maggiore ornatissiino, e fra le reliquie 
pose una ss. Spina della Comna di Gesti 
Cristo aspersa del suo presioso saugue, 
chiusa in reliquiario d'argento. Accrebbe 
la dignità del clero, ridusse all'antico nu- 
mero i canonici e ne aumentò le dignità, 
e nella forma di vivere dagli altri li segre- 
gò: eresse l'archivio e in esso diligente* 
mente raccolse i monumenti di sua chic-* 
sa; in Anglona eresse il seminario, nel si* 
nodo diocesano correne i costumi de'chie- 
rici e adempì le parti tutte di eccellente 
pastore per il/\. anni, perciò degno d'eter- 
na memoria. Nel 1606 Paolo de Lago pe- 
rugino, nel 1623 Girolamo Costaiizi no* 
bile nopuletauOjtraslatoaCapua nel i63o. 
In questo, per regia presentazione Urba- 
no Vili nominò fra Martino de Leon-y- 
Cardenas nobile spagnuolo agostiniano^ 
encomiato per insigne pietà,dottrina,mu- 
nificeuza e altre eccellenti virtù; indi nel 
i63i traslato a Pozzuoli. In tale anno il 
Papa gli sostituì Carlo Scaglia bresciano, 
canonico regolare di 8.Giorgio io Alga.Nel 
1646 Gio. Battista Capaccio di Pozzuoli, 
arcidiacono di quella cattedrale e vicario 
generale. A '2 2 gennaio 1 653 fr. Giù. del- 
la Croce di Toledo minore osservante, 
fisilatore generale del 3.** ordine nella 
Spagna, morto in Romaa'ao marzo pri- 
ma d'essere consagrato, e sepolto in A- 
raceli con iscrizione ^ riportata da Cole- 
ti. Nel i655 Gio. Battista Ferruzzi di 
Messina; nel 1660 Vincenzo Lanfitinco 
nobile napoletano teatino, traviato ad A- 
oereuzfl. Nel 1666 Ambrogio M.' Picco- 
loniini napoletano olivetano, nobilissimo 
e virtuoso pastore, trasferito all'arcive- 
scovato d'Otranto. Nel 1679 Diego Yba* 
nez^e la Madrizcappellaoo del re di Spa- 
gna, decano della cattedrale di Lugo, tra- 
slato a Pozzuoli nel i684* In questo fr. 
Tortoi*elli di s. Gio. Rotondo minore os- 
servante, lodatissimo pastore che il capi- 
tolo onorò con solenni funerali nella cat- 
tedrale, e seppellì nella cappella della B. 
Vevgioe de' Scile Dolori a cornu Evatf 



TRI 

gelii in marmoreo sepolcro, colla sua im« 
magine e iscrizione scolpiti. Nel 1717 Al- 
fonso Mariconda patrizio iiapoletano,mo- 
naco cassinese, professore di teologia nel- 
l'università di Napoli, di. singoiar dottri- 
na, miracolo d'erudizione; prese solenoo 
possesso a':i7 luglio vigilia de'ss. Patro* 
ni Nazario,Celsoe Vittore. Illustrò la va- 
sta diocesi colle sue operazioni, donò al- 
la cattedrale preziose suppellettili, e ne 
ornò il prospetto esterno; rifece il palazzo 
vescovile con religiosa modestia. In piùi 
luoghi della diocesi ristabilì ì sodalÌKÌ,ael 
1721 celebrò il sinodo con salutari de- 
creti e per l'erezioue del seminario. Vi • 
gilaote pastore, di grande probità, lasciò 
la sua memoria in benedizione. Qui ter- 
mina V Italia sacra, ed io compirò la fe- 
rie de' vescovi colle Notizie di Roma, Nel 
1730 Fortunato Palurobo, monaco ce- 
lestino di Marzano, diocesi d' Otranto. 
Nel 1 734 Giuseppe M.* Carafa teatino dì 
Nola. Nel 1756 Giuseppe Pitocco napo* 
letano. Nel 1771 Gioacchino Paglioni di 
Civita Reale diocesi di Rieti. Nel 1792 
Luca Nicola de Luca di Ripa Lirouraoo 
diocesi di Boiauo, traslato da Muro. Nel 
i8ao fr. Bernardo d'Avolio cappuccino 
d'Ischitella diocesi di Manfredonia. Nel 
1822 Giovanni di Simone napoletano ^ 
indi traslatoa Conversano. Nel 1827 Mi- 
chelangelo del Forno di Cave, canonico 
della patna cattedrale, ed esaminatore 
pro-sinodale. Per sua libera dimissione^ 
Gregorio XVI nel concistoro de'2 luglio 
i832 gli surrogò Antonio Perchiacca di 
Capua e parroco della chiesa d'Ognissan- 
ti di quella città, esaminatore pro-sino- 
dale. Per sua morte, lo slesso Papa nel 
concistoro de' 19 maggio 1837 dichiarò 
successore, Benedetto Terenzio di Fondi 
diocesi di Gaeta, parroco e vicario fora- 
neo in patria, zelante predicatore. Vaca- 
ta la sede pel suo decesso, il regnante Pio 
IX nel concistoro de' 23 giugno i854» 
preconizzò l'attuale vescovo mg.' fr. Lui- 
gi de Agazio da Soriano diocesi di Ca- 
tanzaro, dell'ordine de'minori osservan- 



TRI 

ti nforroati della provincia della i.'Ca- 
lobria Ulteriore, già dennitore generale, 
custode e segretario provinciale, ornato 
di quelle qiialilà encomiate nella propo- 
sizione concistoriale. Ogni nuovo vescovo 
é la&sulo ne'libri della camera apostolica 
in fiorini i5o, ascendendo la mensa a 
3ooo ducati napoletani. La diocesi si e- 
stende a circa loo miglia, e comprende 
nella sun ampiezza 55 luogbi. 

TRIVULZI Antowio, CartìinalcBì 
nobilissima prosapia di Milano e cliinma- 
to pure Gio.Àutouio, essendo inlimo con* 
sigliere del dnca Gio. Galeazzo Òfoiia e 
suo inviato al senato veneto, nel 1487 In* 
nocenzo Vili lo fece vescovodi Como, in- 
di uditore di rota,e nel 1499 vescovo d'A- 
sti. Ad istanza di Luigi XII redi Fran- 
cia, a'38 settembre 1 5oo Alessandro VI 
lo creò cardinale prete di s. Anastasia. 
Giulio 11 neli5o8 lo trasferì alla chiesa 
di Piacenza, che appena ritenne pel bre- 
ve spazio di 6 mesi. Mostrò il cardinale la 
sua gratitudine al re di Francia, coU'es- 
sere di lui costante fautore e partigiano, 
e singolarmente nella guerra fatta dal re 
in Lombardia, in cui «'impadronì di Mi- 
lano, dove il cardinale fece fabbricare da' 
fondamenti la chiesa di s. Antonio, e poi a' 
teatini graziosamente la donò. Singolare 
fu l'amicizia del cardinale con Giulio II, 
il quale nel cardinalato trovandosi inMila- 
no avea conosciuto e trattato il Tri vulzi ed 
anche da lui ospitato, onde il Papa pren- 
deva gran dilettodi sua compagnia, e so- 
vente lo voleva a commensale. La sua ge- 
nerosità, congiunta ad elegante aspetto e 
naturale facondia, non andò immune da 
un vizio notabile, che fu quello dell'ira, 
in cui prorompeva in atti sconci e disdi- 
cevoli alla dignità deireminenle suo gra* 
do, fino a percuotere e maltrattare i fa* 
migliari e domestici che nveano la disgra- 
zia d'incontrarvisi. Una profonda e tetra 
malinconia, concepita per la morte del 
fratello Luigi, trapassato nel più bel Go- 
re degli anni e da lui teneraroeute amato, 
accorciò a lui in Roma, meglio che a G)> 

VOL. LIXXI. 



TRI 81 

mOy il tempo del viver suo, avendo ricu- 
sato nel priucìpio della malattia di pren- 
dere le medicine. Terminò dunque b sua 
carriera mortale nel 1 5o8, d'anni 5) non 
compiti, e fu sepolto nella chiesa di s. Ma- 
ria del Popolo, dove nei 2.° pilastro al de- 
stro lato e rimpelto alla cappella Millini 
vedesi un elegante avello, eretto alla sua 
memoria dal cardinal Teodoro Trivulzi 
e con breve iscrizione. Coutribuì col suo 
suffragio alle elezioni di Pio 111 e di Giu- 
lio II. 

TRIVULZI Scaramuccia, Cardina- 
le, Nobile milanese, pubblico professore 
d' ambo le leggi in Pavia o in Padova, 
acquistò tal fama di sapere, che divul- 
gatasi nella corte di Luigi XII re di Fran- 
cia, fu cagione che lo dichiarasse suo 
consigliere di stato, e conferitigli pingui 
benefizi gli procurò nel i5o8 da Giulio 
11 il vescovato di Como, di cui prese pos- 
sesso nel 1 509. Profondamente pio e re • 
ligioso , in occasione del conciliabolo di 
Pisa de'cardinali fautori di Francia con- 
troGiulio II, difese valorosamente le parti 
del Papa, il quale lo chiamò iu Roma per- 
chè fosse uno degli assessori del concilio 
di Laterano V, e quantunque non potesse 
allora intervenirvi, vi si recò sotto Leo- 
ne X. Questi nella famosa promozione di 
3i cardinali, ih. ^luglioiS 17 io creò car- 
dinale prete di s. Ciriaco, culla protetto- 
ria di Francia presso la s. Sede, secondo 
alcuni farci vescovato di Vienna nel Del- 
finato, e nel 1 5 1 9 la sede di Piacenza, che 
dopo 3 anni rinunziò al nipote Catalano. 
Cucciati i francesi dall'Italia, il duca dì 
Milano Francesco 11 spogliò il cardinale 
come partigiano di essi, di tutte le ren- 
dite che possedeva io Lombardia , e lo 
stesso fecero gli spagnuoli quando presero 
prigione a Pavia Francesco I re di Fran^. 
eia. L'integrità d'un iooorrotto costume, 
che appariva aoco dal ^\ìo esteriore, e la 
lomma ficilità wn o metteva all'u- 
dienza e Molili^ beni ite chi ricor- 
reva a luì, lo NMTO inabile u ve- 
uerskilet YoiMtJttOi ansali i dotti 



8a TRI 

elellerati,co'quHli volentieri conversavn. 
oUr« n tenerne buon numero presso di 
M. Alloi-quando l'esercito crudele di Bor- 
Injne s'incamminava da Milano a Romoi 
presago if cardinale dell'orribili sciagure 
che poi pìombarano sulla di$gra7Ìata cit- 
tà, col permesso diClemente VII ne parli, 
e seco recando quanto avea, si recò nel 
territorio di Verona, dove lasciò la vita 
nel 1 5^7 nel monastero Mngenzano o Ma- 
guKzauo sul lago di Garda, ed ivi rimase 
sepolto, dopo esser intervenuto a'conclavi 
d'Adriano VI e Clemente Vii. 

TRIVULZI Aoo8Tiwo,Carr/i/i/7/e.Pa- 
tiixio milanese, nipote del cardinal An- 
tonio, protonotario apostolico e camerie- 
re di Giulio II, il quale èopiiiione che l'a- 
vrebbe creato cardittale^sedifTidandoegii 
della natura focoso drl Papa non si fosse ri - 
tirato dal suo servizio, tanto più eh' era 
giovane di grazioso e bell'aspetto, spirito- 
so e d'acuto ingegno, savio, prudente e di 
non poche lettere fornito. Pretese Bernini 
che fòsse uditore di rota,ma non é provato. 
Leone X nella promozione del preceden 
te parente, il i.* luglio 1 5i 7 lo vvrh car- 
itinale diacono di s. Adriano, legato /^/ la- 
tore in Francia e protettore di qne^^ta 
presso la s. Sede, come pure dell'ordine 
cistercirnse. Molti furono i pregi checon- 
corseroa i*eiiderlo amabile e rispettabile, 
e gli guadagnarono la grazia de'priitcipi. 
Leone X inoltre, nel 1 520 \o fece arcive- 
scovo di Reggio, che dopo un mese rinun- 
ziò al fratello l^ietro, ed Adriano VI nel 
1 52a gli conferì il vescovato di Bobbio. 
Clemente VII a nomina di France^eo I 
nel 1 5^4 8'ì accordò la chiesa di Tolone, 
indi neli5i8 quella d'Asti, e nel i53i 
quella di Bayeux. Prima di qiiento tem- 
po e nel 1537, fu unode'cardinalichein 
conseguenza dello strepitoso sacco di Ro- 
ma, fu dato in ostaggio a'comandanli deb 
l'esercito di Carlo V, e ritenuto in Na- 
poli nella fortezza di Castelnuovo, dove 
seppe sostenere la gravità e il decoro di 
sua dignità. Abbiamola Corrisponden- 
za segreta di Già, Matteo Giherti da- 



TRI 

tario di Clemente VIÌ^ col cardinal A- 
gostino Trivulzio dell' anno iS^iy, Tori- 
no 1 845. Paolo III circa ili 535 l'elesse 
▼escovo di Brugnato, e nel 1 537 dìGratz: 
gli si attribuiscono erroneamente diversi 
■altri vescovati. Nella guerra che Clemen- 
te VII fece a'Colonna, il cardinale fu de- 
putato alla legazione di Marittima e Cam- 
pagna, dalla quale passò di nuovo sotto 
l^aolo III a quella di Francia, forse |)er 
trattar la pace del re Francesco I coll'iin- 
peratore Carlo V, e si dice che fu reggen- 
te di quel regno. Per 1' Italia, Francia, 
Spagna eGermania mandnpersonea rac- 
cogliere tutte le notizie che riguardava- 
no la storia de'Papi ctle'cardinali,quale 
egli per testimonianza di Panviuiosi fe- 
ce a scrivere, ma prevenuto dalla morte 
non potè dare alla luce, e di cui si gio- 
varono poi Cìacconio, e lo stesso Pan vi - 
nio, come egli confessa, e in particolare 
pe'cardinali di Urbano VI fino a Paolo 
111. Aiutò questa compilazione il suo se- 
gretario Antonio Lelio. Si trovò presente 
a'conclavi d'Adriano VI, Clemente VII 
e Paolo III, morendo in Roma neh 548, 
dopo 3 1 anni di cardinalato, e le sue ce- 
neri furono deposte nella chiesa di s. Ma- 
ria del Popolo, nella quale dal cardinal 
Teodoro Trivulzi gli fu eretto un sem- 
plice monumento e col solo suo nome, nel 
a.° pilastro del destro lato di quel tem- 
pio, innanzi alla cappella Millini. /alcuni 
scrivono, che ambì il pontificato. 

TRIVULZI AiiTOHio, Cardinale. Di 
nobilissima prosapia e nato in Milano, ni- 
pote del cardinal Scaramuccia TrÌTulzi, 
divenne poi illustre per la prudenza del 
governare, dopo essersi applicato con gran 
cura allo studio della legge si condusse a 
Roma ove fu ammesso tra'prelati, e per 
mezzo dello zio cardinal Agostino Tri- 
vulzi nel i528 ottenne da Clemente VII 
l'amministrazione perpetua del vescova- 
to di Tolone, rinunziatogli dal detto zio. 
Paolo III l'assegnò governatore a Peru- 
gia, in cui ebbe largo campo di far risplen- 
dere la singoiar saviezza di cui ero for- 



TRI 

niiOy e nel 1 544 lo stabiPi vicelegalo d'A- 
frignone, in tempo in cui presiedeva alla 
legazione il nipote del Papa cardinal Far- 
nese. Ivi l'eminenle sua perizia nell'uno 
e nell'altro diritto faceva accogliere e ri- 
guardare i suoi sentimenti come altret- 
tanti oracoli. Introdottasi e dilatatasi nel 
territorio d'Avignone la pestifera eresia, 
raccolto buon neibo di milizia, e aiutato 
eziandio da'regi ministri di Francia, scon- 
fisse totalmente i protestanti e loro agi- 
tatori, bruciando e rovinando ì castelli di 
Cabrieres e di Merinolde, non che altri 
luoghi ov'eransi ricoverati e slubiliti.Giu- 
lio 111 lo trasferì alla nunziatura di Fran- 
cia, e poi fu internunzio al senato veneto, 
aggiungendovi il Cantalmaio l'uditorato 
di rota, che Cardella nega. Paolo I V a' 1 5 
iniirzo 1 557 lo creò assentecardinale pre- 
te de'ss. Gio. e Paolo, prefetto di segna* 
tura, e nel 1 55g legato a Intere a Euri- 
co Il re di Francia,per pacificarlocon Fi- 
lippo li re di Spagna, onde dopo due an* 
ni fu concluso il trattato nel castel Cam* 
bresis, con piacere e soddisfazione univer- 
sale. Dopo 26 mesi di cardinalato, nel ri- 
tornare da Francia in Italia, cessò di vi- 
gere nel 1 559, con dolore di tutti i buo- 
ni, nel castello di s. Maturino o Martino, 
ed ivi restò sepolto. 

TRI VULZI TEODOBo,Crtrc//W/e.Nac. 
que in Milano dalla nobilissima stirpe 
de'precedenti porporati, e fin dalla pueri- 
zia perduto il padre, fu dalla madre edu- 
cato ulla pietà e alle buone lettere. Fatto 
adulto, visitò le corti di Vincenzo I Gon* 
laga duca di Mantova, e di Francesco M.' 
Il duca d'Urbino suoi congiunti, e dulosi 
alla profe!»sione dell'armi, militò nell'e- 
sercito di Filippo HI re di Spagna edu- 
ca di Milano, conducendo a sue spese due 
compagnie di cavalleggeri. A persuasio- 
ne di quel mona rea, che rascrÌ8!»e fia'gran- 
di di Spagna , sposiò la primogenita del 
principe di Monaco, che dopo averlo fatto 
lieto d'un figlio maschio del suo nome, 
lo contristò colla propria morte. L'in)[ie- 
Latore Ferdiuaudo li l'iacuricò di soste- 



TRI 83 

nere le sue parti di procuratore, co'prin- 
cìpi d'Italia per la guerra d'Ungheria, con 
titolo di commissario imperiale, e da cui 
in premio riportò il principato di Musoc- 
co e della valle Mescici na, per se e suoi 
discendenti. Deposti a un trattogli spirili 
bellicosi e guerrieri, risolvette di dedicarsi 
a'servigi della Chiesa, e ricusate le splen- 
dide nozze delle più illustri femmine, che 
gli veni vano proposte, fatto acquisto sotto 
Urbano Vili d'un chiericato di camera, 
pervenne quasi di volo al cardinalato di 
32 anni, che il Papa gli couferi a' 19 no- 
vembre 1 629 colla diaconia di s. Cesareo, 
a cui aggiunse la legazione dulia Marca, 
ma di questa non trovo memoria nella 
Series Rectorum Marcìdae del conte 
Leopardi, la qual provincia dal 1623 era 
governata da prelati governatori, e si con- 
tinuò sino all'istituzione de'delegati. Tra- 
sferitosi in I spagna, presiedè con somma 
vigilanza inqinilitàdi viceré de'regni d'A- 
ragona, Sicilia eSardegna,e in ultimo per 
lo stesso re di Spagna al ducato di Mdu- 
no, che difese dall'armi nemiche, in qua- 
lità di capitauo generale, con quella tol- 
leranza della Chiesa che talvolta i princi- 
pi di essa trascurano nell'osservanza del- 
la disciplina ecclesiastica, onde secondare 
i sovrani del secolo, come riflette Battagli- 
ni ne'suoi Annali^ ripreso dal Cardella, 
il quale non ammette affatto una tale tol- 
lerauza.ll cardinale dappertutto incontrò 
non meno il plauso de'populi, che la sod- 
disfazione dei re di Spagna, di cui sosten- 
ne in Roma le parti di ministro, colla pro- 
tettoria dell'ordine gerosolimitano. Do- 
po aver col suo suQragio promossa l'ele- 
zione d'Innocenzo X, e di Alessandro Vii, 
a cui cofnei.° diacono impose il triregno, 
finalmente giunse al iiwt de* suoi giorni 
in Milano nel 16^7, di 60 anni non com- 
pili. Nella basilica di s. Slefiiuu di quella 
metropoli, nella cappella Tri vulzi,si vede 
alla sua memoria et'elt<i una noUiie iscri- 
zione.ln Roma innalzò tnoinunenli ^epul- 
cihIì a'cardiiiaii Aiiiouiuo (jio.Antoi)io,e 
Agostino Trivulii. A lilulo di cuiaiiitiKJa 



84 TRO 

avcA ottenuto ranticliisKima abbazia di i. 
CelsoyUii tempo de'cluniaceosi,!» cui Itasi* 
lica minacciando rovino, con ecclesiasti- 
ca magnificenza rinnuvò (]uasi da'fonda- 
menti. Lasciò (]ueir orazione cbe recitò 
in occasione della ribellione seguita in 
Napoli neli647i nel T assemblea de' no- 
bili, e parecchie lettere conlenenti gravi 
affari, riportate con altri suoi scritti dal- 
rAi'gelati, nella Biblioteca degli scritto- 
ri milanesi. Il p. Alessandro Porro tea- 
tino, poi vescovo di Bobbio, ci die VOra- 
tio in funere cardinalis Theodori Tri- 
vulzi, Mediolani 1 656. Sebbene io abbia 
riprodotto la biografia di 5 cardinali di 
questa nobilissima famiglia, il p. Mene- 
strier, citato da' giornalisti di Trevoux 
ueir agosto 1703, ne conta 6. Forse sa- 
rà uno degli antichi cardinali senza co- 
gnome. 

TRO A DE o TROAS. Sede vescovi, 
le dell'Ellesponto nell' esarcato d' Asia, 
chiamata anticamente Antigonia^eA A- 
lessandria al tempo di Plinio, ed anche 
e più ragionevolmente Troas^ sotto la 
metropoli di Cizico, eretta nel IV secolo. 
Dal liaiìóvanó^ Lexicon geographicum, 
e dal coni une de'geografi, trovo cheTroa- 
de non fu e non è città, ma antico paese 
della Turchia asiatica, oggi compreso nel 
sangiacato di Biga, in Anatolia. La fa* 
mosa Troia n'era la capitale, quindi si 
prese la Troade regione dell'Asia mino- 
re e piccola Frigia, per tutto il paese sog- 
getto a'iroiani, detto pure Mista. Sotto i 
romani la contrada divenne colonia, e 
coniò medaglie a diversi imperatori, fra' 
quali Alessandro Severo. In questo arti*' 
colo ho preferito al suo vero nome di 
TroaSf cui però ho dato il a.**luogo,quello 
di Troade^ptv uniformarmi in parte alle 
Notizie di Roma, che cou tale denomina- 
zione chiama il vescovo che ne porta il ti* 
tolo. Sembra lo stesso che 7Vo/Vz (/^.), al- 
tro o il medesimo titolo vescovile //t^/xr^ 
/>i/^,cbiamata ancora Ilio o Ilion,secondo 
alcuni, ina certamente diversa, dicendo- 
si fabbricata colie rovine della famosa 



TRO 

Troia e alquanto da esso distante. &e(1o« 
die la sede di Troas fosse unita a quella 
di Scepsi (y,) in principio del V secolo, 
e poi ne fu separata. Si legge negli Alti 
degli Apostoli, che s. Luca raggiunse a 
Tronde o Troas, città marittima dell'A- 
sia, l'apostolo s. Paolo, il quale erosi fer- 
mato per qualche tempo nella Troade , 
come apparisce dalla sua 2.* EpistB Ti- 
moteo ; il che prova, che la chiesa di Troai 
o Troade fu fondata al tempo degli A- 
postoli. Fu in Troade che s. Paolo vida 
certa visione, nella quale un macedone lo 
pregò che andasse a Macedonia, ed io 
fatti passò con s. Luca in Macedonia, fit- 
ti certi d'essere chiamati da Dio a predi- 
carvi revangelo,al riferire dell'annalista 
Rinaldi; di che meglio aTBoiA,dove eoo 
breve discussione riporto le diverse o|n- 
ninni, e concludo che Troas o Troade^ 
sia lo stesso che Troia, e sono loro co* 
munì le notizie che riportai ne'dae arti- 
coli, anzi ad essi spettano anche alcuna 
di quello d'///o, altra sede vescovile. Si 
conoscono 9 de'suoi vescovi, cioè Marino 
del 3a5 fra'padri del concilio di Nicea Is 
Mconìo sottoscrisse la lettera degli aria* 
ni riuniti a Filippopoli; N. ebbe per suc« 
cessore Silvano, il quale vescovo souopi) 
a Scepsi il corpo di s. Cornelio centuno* 
ne, e fecevi fabbricare una chiesa in ono- 
re di detto santo. Atanasio succedette a 
Silvano ; Pionio assistette al concilio dk 
Costantinopoli nel 44^ contro Eutiche; 
Leone fu al VII concilio generale ; Pio- 
tro, zelante difensore del patriarca s. I- 
gnazio di Costantinopoli contro Fosio ; 
Michele intervenne al concilio pel rista- 
bilimento di Fozìo. Oriens cìir. ì. i, p. 
777. Troade, Troadcn, é ora un titolo 
vescovile in partibus, sotto il simile ar* 
civescovato di Cizico, che conferisce la s. 
Sede. Gregorio XVI a'3 mai*zo 1 844 lo 
attribuì all'odierno coadiutore del vica- 
rio apostolico dì Mongolia, che io pai-i 
tempo nominò a tale apostolico ministe* 
ro mg/ Fiorenzo Daquir della ccNigrc- 
gazione della Missione. 



TRO 

TROALLA. V. Tballa. 

TROAS. F. Troadb e Troia. 

TROCMADA o TROCMl. Sede ve- 
scovile della 9.*Galazia Dell' esarcato di 
Ponto» fotto la metropoli di Pensino o 
Pessinonle, eretta nel IV secolo. Ebbe a 
vescovi, Cirtacio l,clie fu uno de' padri 
delln provincia di Galazia intervenutine! 
325- al concilio di Nicea I; Ciriaco 11 tro- 
votf i al brigandaggio d'Efeso ; Teodoro 
sottoscrisse il VI concilio generale, ed a' 
canoni in Trullo; Leone si trovò presen- 
te al VII concilio generale. Oriens chr. 
t. f , p. 493. Trocmada o Trocmi, Troc» 
niaden, è un titolo ^e^covììe in pariibus^ 
dell' eguale arcivescovato di Pessinontei 
che si conferisce dal Papa. 

TROFIMO (s.), vescovo di Arles. Se- 
condo la tradizione della chiesa d'Arles, 
è quegli che fu discepolodi s. Paolo e com- 
pagno nelle sue fatiche. Egli era di E(e«o 
e Dtito da genitori gentili. Mandato nelle 
Gallie, predico il vangelo nella Pi*oveo- 
sa e fondò la sede di Arles. Parecchi dotti 
però,iuirautorità[dis. Gregorio di Tours, 
sostengono che la missione di s. Trotimo 
è meno antica, e che questo santo passò 
nelle Gallie circa la metà del III secolo, 
co* ss. Saturnino di Tolosa, Paolo di Nar* 
bono, Marziale di Limoges, Austrimonio 
d'Alvergno, Gaziano di Toura e Dionisio 
di Porigi. Essi aggiungono tuttavia che si 
può collocare la missione di s. Trofìmo 
alcuni anni piii presto di quella di que- 
sti altri santi. Comunque sia, sembra cer- 
to ch'esso sia stato il i.° vescovo d' Arles, 
e questa chiesa l'onorò sempre come suo 
fondatore. La tradizione della medesima 
chiesa colloca la di lui morte alla fìne del 
i.^ secolo; ma quelli che seguono l'altra 
opinione la riportano dopo la metà del 
111. Si ritiene ch'egli sia morto in pace, 
non risultando che sia stato tormeiitoto 
per la fede. Le sue reliquie furono trasferi- 
te nel i i5a nella cattedrale d' Arles, che 
* prese poscia il nome di s. Trofimo, invece 
di quello dì s. Stefano clic portava iloppri- 
ma. La sua festa si celebra il 29 dicembre. 



TRO 85 

TROFWIA, Trofiniitm, Trophinia- 
na. Sede vescovile della provincia Biza- 
cena nell'Africa occidentale, sotto la me- 
tropoli di Hadramito o Adrumeto. Ne fu- 
rono vescovi, Proba nzio, che trovossi co' 
vescovi cattolici alla conferenza di Car- 
tagine tenuta nel 4' >; ed Harino,che fu 
mandato in esilio da Uonerico re de' van- 
dali nel 484* Morcellì, Afr, chr, t.f. 

TROIA o TROAS o TROADE. Se- 
de vescovile della Frigia, la medesima che 
Troas e Ti*oade, per quanto vado a nar- 
rare, ed affatto diversa da Ilio sede vesco- 
vile suffi'aganea di Cizico, la cui citte, se- 
condo alcuni, si pretende che successe alla 
famosa Troia capitale della Troade (f^.), 
poi detta piccola Frigia.Della celebre Tro- 
ia e dello Troade, diversi eruditi schia- 
rimenti sì ponno leggere nel p. Sebastia- 
no Paulì, Ragionamento sopra il titolo 
di Divo dato agli antichi Imperatori^ 
presso il Calogerà, Opuscoli ^ 1. 1 5, p. 79. 
Dice che il Cantero raccontando l'origi- 
ne del regno Troiano, col seguitare quel 
che la favoloso storia ho registrato, nar- 
ra che Teucro figlio di Scamandro, par- 
tito di Candia venne in Asia ed edificò 
Smiozio, e chiainò quel paese Teucria e 
i popoli Teucri. Dardano figlio di Giove 
e di Elettra essendo arrivato da Samo- 
tracia nella Troade fu umanamente ri- 
cevuto da Teucro, e questi gli die la sua 
figlia Batica in moglie. Morto Teucro, 
Dardano fabbricò una città cui die il prò* 
prio nome di Dardano.Da Dardano nac- 
que Erittonìo, il quale generò Troe, da 
cui la regione fu chiamata Troia.Da Troe 
nacque Ilo, il quale Ilo edificò la città di 
Ilio, Dopo In rovina d'Ilio e dell' antica 
Troia fu rifabbricnta un'altra Ilio e un'al- 
tra Troia, enmbediiu esistevano ne' pri- 
mi tempi dcli'i[n[)cro romano, ed anche 
molto dopo insieme al falso colto d' A- 
pollo. Imperocché G. Cesare onorò con 
privilegi la citlìi d'Ilio che ricordava l'an- 
tica, per l'amore e la slima che portava 
al suo immortale cantore Omero, il più 
grande e forse il meno conosciuto di tuJ- 



ss TUO ' 

<Ii Calubria, e per (lifTondersì dì qua sulle 
iriciiie Provincie ne'casi guerreschi, e fa- 
re correrie iie*luoghi romani. Altri anli- 
cìpnno, allri ritardano la formazione di 
Troia, il che si può vedere nel relativo 
documento prodotto dairUghelli, Italia 
sacra l.i, p. i3345 Trojani Episcopi, 
Ivi si lei:ge ancora : Trojam Apuliae o* 
puleìttissima iirbem, quae prius Costa 
ji imi bali s dicebatur, Ilenrici II tem- 
pore , anno Domini looS a Biibagno in 
urbis spcciem munitam,graecorum co» 
Ionia inde deducta^ prò romanis infe» 
standis, speciali quodam oppida. Am- 
mettendosi l'anteriorità ali02a della ri* 
storazione di Troia, é ragionevole la nar- 
rativa che nel 1023 stesso fu memoran- 
do Tosseilio che vi pose l'imperatore £u* 
rico II, durato ben 3 mesi, e dopo presa 
ne discacciò ì greci. In vece narra l' an- 
nalista Rinaldi.cheEnriuo II assediòTroia 
nelio&2, nell'anno stesso che i greci a- 
veano cominciato a fabbricarla; e che i 
cittadini disperando di ricevere l'attor 
soccorro da Costantinopoli, si arresero al* 
l'imperatore come a clementi^simo prin- 
tipe, Ensendo la Puglia dominio delia s. 
Sede, ed avendola occupata i normanni, 
il Papa Nicolò 11 scomunicò Roberto Gui- 
scardo ch'erasene ii»[>adrooito,e con esso 
tutti i normanni. Questi però avendolo 
invitato a recarsi in Puglia a ricevere la 
lorosommissione e riconciliarli collaChie* 
sa, il l^apagli esaudì subilo portandosi a 
Melfì, gli assolse dalla scomunica e gl'iu* 
vesfi della Puglia e altre terre, come feu- 
datari della Chiesa romana, con annuo 
tributo. Papa Urbano li nel 1093 passò 
in Puglia, e l'i I marzo essendo in Troia 
^ì cetebròunconcitiocompostodi^S ve- 
scovi edili abbati, nel quale con auto- 
rità poiititicia rinnovò le proibizioni di 
contrarre matrimonio fra parenti, e sciol- 
se quelli contratti coU'impedimento ca* 
ijonicodella consanguineità; vi trattò del- 
la riforma del clero, e vi confermò la 2Vc- 
gna di Dio (A.). 11 successore Pasquale 
li Dell 1 15 andò la Puglia^ ed a'a4^A* 



TRO 

glio celebrò un concilio ia Troia, coll'in- 
tervento di quasi tutti gli arcivescovi, ve- 
scovi e baroni di queste contrade, per la 
tregua e la pace. Reg. t. 26; Lubbé 1. 1 o; 
Arduino I. 6. Mentre la corte de'duchi 
risiedeva a Salerno, morì il duca Gu- 
glielmo, onde Ruggero conte di Sicilia ti 
recò a Salerno, e fu riconosciuto per prin- 
cipe; gli si dierouo gli amalfitani e altri 
baroni della contrada, ed avendo ridot- 
te alla sua ubbidienza le città di Troia e 
di Melfi, e altre della Puglia, dilatò taa- 
toii suo potere,che stimò a se dovuta Pia- 
vestitura di questi stati dalla s. Sede su- 
prema signora de'medesimi. Perdo si ri- 
volse a Papa Onorio 11 per conseguirla; 
ma sebbene gli promettesse di cedergli 
Troia eMontefusco,edi piii buona som* 
ma d'oro e d'argento, non potè per allo* 
i*a ottenerla. Intanto il sagace Ooorìo II 
nel 1 1 27 si recò a Benevento, perchè Rug- 
gero disgustato avea incitato ì suoi ba* 
roni a ri volgere le armi contro quella cit* 
tà. Era il Papa in Benevento, quando vi- 
desi attorniato dalle loro soldatesche u- 

nitea quelle di Ruggero; onde a por freno 
a tanta alterigia, dopo aver fulminalo U 
scomunica contro di lui e di chiunque gli 
prestasse aiuto, passò a Capua nel prin* 
cipio del 1 1 28, dove in copiosa assemblea 
di prelati e di baroni espose a Roberto 
il principe di quella città le sue doglian- 
ze contro Ruggero, e domandò pronto 
soccorso a difesa di Benevento dominio 
pontificio, e per ritogliere dalle sue mani 
le terre di Puglia. Grande condiscenden- 
za trovò Onorio il negli animi di tutti, 
e perciò a vieppiù accalorare la spedizio- 
ne, concesse indulgenza plenaria delle pe- 
ne canoniche (cosa in que'tempi assai ra- 
ra, perchè il rigore dell'ecclesiastica di- 
sciplina manteneva ancora in osservanza 
i canoni penitenziali) a chiunque pentito 
e confessato morisse in quella guerra, e 
la metà delle dette pene condonò a chi 
confessalo e pentito non vi fosse rimasto 
morto. Presto si mosse Tarmata degli al- 
leuti^ed essendosi il Papa recato iu Moa- 



TRO 

teiorchìo peratteDclere l'etitodi eoa, eb* 
Le di Pi a poco il piacere eli veder con prò* 
spero lucceno liberata Benevento dalle 
gravissime mioacoe de' potenti norman- 
ni. Erano frattanto grandemente trava- 
gliati dall'armi di Ruggero i popoli della 
Puglia, i quali avutone ricorso al Papa, 
lo pregarono di |>ortarsi nelle loro con* 
trade; al che esso prontamente condiscen- 
dendo venne a Troia^dove eorum homi» 
niitn (cioè gli abitanti della citta, come 
scrive Alessandro abbate di Teleseicrit- 
tore di que''tempi, De rebus gest Rog, 
Sic. Reg. cap. ao, \'ìb,i)Jlagitantibus t- 
psis accepit. Così gli abitanti di Troia si 
dierono spontaneamente al diretto e im- 
medÌMto dominio temporale della s. Se- 
de. Nondimeno il saggio Onorio 11, te- 
mendo qualche sinistro evento» offrì a 
Buggero l'investitura del ducato dì Pa- 
gi iu, ed egli con piacere Tacceltò, median- 
te investitura ricevuta col vessillo. Nel 
1 i33 essendosi rivolta la Puglia a Rug- 
gero, dalla Sicilia con poderosa armata 
jiassò in Puglia, piombò come folgore sul- 
le terre rubellì, e tra le città prese anco- 
ra Troia, mettendo tutto a sacco ed a fuo- 
co, non optante che ì cittadini usciti gli 
fossero incontro processionai mente colle 
reliquie de'sauti. Nel 1 187 si dierono i 
troiani all'imperatore Lotario II, meo- 
Ire il Papa Innocenzo 11 eilducaEnri* 
co genero dì quel principe, portavansi in 
Bari, già assediala dal medesimo impera- 
tore, che guerreggia va Ruggero, qual fm- 
tore d'Anacleto 11 antipapa, per averlo 
dichinrato re. Ma non passò gran tempo 
ch'ebbero dì nuoto a sollomeltersi al re 
Ruggero I. Dipoi insorse il funesto itcisma 
contro Papa Alessandro III, sostenuto 
dair iin|>eratore Federico I persecutore 
della Chiesta. Per concludere finalmente 
la pace, dopo l'Epifania del 1 178 Ales- 
sandro III da Anagni partì per Troia e 
Siponlo, recoSiti n Vasto, ove trovò le re- 
gìe galere che Io condussero a Venezia,ed 
ivi restò stabditu. Colle galere venete par- 
li da Venezia nei 11771 veleggiò u Sipou- 



TRO 89 

lo, onorò di nuovo Troia dì sua presen- 
sa, e passò a Benevento. Troia ebbe pri- 
ma titolo di contea e poi di prineipatOy 
e fu signoreggiata ne'tempi feudali dalle 
nobilissime famiglie diSangroe d'Avalos. 
Ora è principe di Troia sua altecza sere- 
nissima d. Alfonso d'Avalos principe di 
Pescara e marchese del Vasto, dal Papa 
Pio IX nel 1 8 5o dichiarato Principe as» 
sisiente ni Soglio pontificio (P^*)j della 
quale prerogativa in altri personaggi di 
sua eccelsa famiglia^ riparlai nel voL 
LXVII, p. 104. 

La sede vescovile fu eretta ne'primi del 
secolo XI in Troia, ma anteriore fu già 
quella d'Ecana o Eclanum seu Acne Ac- 
canaci che Gora man vi Ile dice eretta nel 
5oo, e di cui fu vescovo s. Secondo, il cut 
corpo si trovò ne'fondamenti della nuo- 
va basilica con iscrizione, ed entusiastica 
letisia religiosa del popolo, celebrando- 
sene la festa I' 1 1 febbraio. Altri dicono 
che s. Secondino fu vescovo di Ecana poi 
Troia, e l'Ughelli ne riporta gli atti, col- 
le nolìsie dell'antica Ecana, ove sì legge 
s, Secundini Tr o/ani Episcopi. Il Sar- 
nellì, Memorie degli arcivescovi di Be» 
nevento, narra che nel 1021 Dolano Ca- 
tapano ed i suoi greci fìnironod'edìnca« 
re la città di Troia, Dragonara, Fioren- 
tino e Ci vitate, tutte della provìncia Be- 
neventana. Quindi eh' ebbe principio la 
sede vescovile di Troia, con Angelo elet- 
to e consagrato nel 1028, il quale consa- 
grò la chiesa dì s. Sofìa di Troia, fabbri- 
cala da Bizanno abbate dì s. Sofia di Be- 
nevento, e la fece libera d'o<;ni vescovi- 
le giurisdizione. Che nelio34 la sede ve- 
scovile dì Troia fu assegnata per sulfra- 
ganea alla metropoli di Siponto, insieme 
con Rapolla, McKi, INIonopolie Viesti,clie 
sono slate anclie tulfraganee di Beneven- 
to, quando la inelropoli Sipuntina fn di 
nudfo unita alla Beneventana nel io/)3 
sotto l'arci vescovo CJldarioo. M - nelio58 
Troia fu dichiarata sulGragftì^ < Bene- 
vento da Papa Stefano Xf Mk ripor- 
tata dal Vipera^ data inHfek|. k^siu^* 



90 TRO 

Beuché poi Troia fu esentata dalla meli-o* 
poli di Benevento, e iuimediatamente sog- 
gettala alla s. Sede, dice Sarnelli, essere 
però il vescovo di Troia tenuto d'inter- 
fenire al coucilio provinciale, come nel 
c«*lebrato dal cardinal favelli nel 1 567 in- 
tervenne ProsperoR«biba episcopus TrO' 
janwf. Riferisce il Magri nella Notizia 
de* vocaboli ecclesiastici^ che il vescovo 
diTroia gode la singolare prerogativa d'u- 
sare i Flabelli ( F.) nella processione del 
Corpus Domini t covae \' arcivescovo di 
Messina ne' pontificali. La luemoria del 
ìrescovo Angelo sì conserva in un monu- 
mento del 1037 pubblicato dall'Ughelli, 
riguardante il diploma della consagruzio- 
ne delia suddetta chiesa, importante an- 
che per le sottoscrizioni: Actum in riVi* 
tate Trojana in sacro Episcopio nostro 
feliciler admodum. Ego Angelus Epi* 
scopus, EgoJoannes Archipresbyler, E* 
go Rodelgrinus Arckilevita. Ego Lau» 
rentius Cardinalis. Ego Constantinus 
Cardinalis. Ego Hermannus Cardina^ 
Uscamerarius. Dunque pure la chiesa di 
Troia ebbe i suoi cardinali^ come altre. 
li vescovo Arduino ipterveime nel 10 59 
al sinodo romano di Nicolò li. Stefano 
si trovò nel 1071 alla solenne consagra- 
Bione della liasilica di Monte Cassino, e- 
seguita da Alessandro 11. Questo Papa 
gli spedì il diploma Concedimus^ ripor- 
tato da Ugbelli, in cui si dice che a te- 
nore de'privilegi accordati daTratelh im- 
peratori Basilio II eG)stantino Vili, qid 
ipsam civitatem Trojaiìom reaedi fica» 
refecerunt per Bubajanum capitanutn 
«£<£i/it,estabiliti i suoi confini, così al ve- 
scovo gli concedeva in uno a' suoi suc- 
cessori canonicamente eletti, nella cit- 
tà e diocesi tutta di potere jura Epi^ 
scopalia libere exercenda^ et quod 
Trojani Pontifices a nullo alio, nisi a 
Rornano Ponti fice consecrentur ; indi 
sono nominate le chiese e Tabbasie del- 
la diocesi, di giurisdizione del vescovo di 
Troia. Roberto, poi nel 1082 arci vesco- 
vo di Messina^ secondo TUghelli 5.^ ve- 



TRO 

scovo, il Lucenti dice per abbaglio poiché 
Dou di Troia, ma di Troina fu vescovo, 
alla quale chiesa in tal anno fu unita 
quella di Taormi/ta occupata da'ftarace- 
ni. Gerardo sottoscrisse la bolla d'CJr Ini* 
no 11 nel 1091 pel monastero di Monte 
Ciissina,e nel 1092 per quello di Cava, e 
si trovò all'atto della donazione dal du- 
ca Ruggero falla alla chiesa di Melfi nel 
1093.. Ad Uberto, Trojae Episcopus^ e 
suoi successori nel 1 100 Pasquale II col 
diploma Justis votis^cXì^ i\ legge nell'U- 
ghelli,dato in Monte Cassino «2 sottoscrii* 
lo dal Pfipa e da 7 cardinali, concesse 
interamente la giurisdizione sulle chic* 
se e monasteri della diocesi che nomi uà. 
Guglielmo nel 1 1 06 fu al concilio di Gua* 
slalla,interveiine alla coosagrazione di Ge- 
lasio 11, e vivea neh i33 quando Truia 
passa e ut ejccidiurn Roger io regejubenr 
te. Elio Trojanus electus sottoscrisse nel 
1 177 il. diploma del matrimonio di Gu« 
glielmo 11 re di Sicilia con Giovanna fi- 
glia del re d'Inghilterra. Gualberto del- 
la Pagliara o Palena de'conti di Mani è 
ricordato in un privilegio del 1 193 d'Ea- 
rico VI iuiperatoi-e e re di Sicilia, e ia 
altro del 1 1 95 pel monastero Florense di 
Sesti, a V vertendo Lucenzi che Ughelli l'ha 
confuso con Gualtiero che gli dà |>er suc- 
cessore, il quale fu veramente della fileni- 
glia Pagliara, e non Gualberto, che inol- 
tre Ughelli pretende trasferito nel 1 1 55 
a Catania, ma invece a Palermo fu tra- 
slato esotto Innocenzo 111. Essendo Gual- 
tiero, e non Gualberto, gran cancelliere 
del regno, cospirò contro il trono nella mi- 
norità di Federico il, onde il Papa che 
n*eru tutore, lo fece acremente rimpro- 
verare dal cardinal Cinzio Cenci legato 
di Sicilia, e ne parlai nel voi. LXY , p. 
181. Aggiunge Lucenzi: id enim aposto- 
licus legato infacultatibus cum non ìia- 
heretf concesserat tamen Gualtero^ tj/ui 
temere nec diem pallio ohtento^ Episco- 
palia mutilerà exercebat, lodi Innocen- 
zo HI oonsagrò veioovodi Troia Filippo 
nella basilica Lateraoeose, e K*risse al de- 



Tao 

ro e popolo troiano V Episi, 177 a' i3 
oltobrt I 2 I a. Innocenzo IV nel 1 253 e* 
lesse M. Pietro de Oarluico. Nel tiSg 
Alessandro IV confertnò Matteo eletto 
dui cardinal Capocci legalo, morto nel 
1376. Indi il capitolo postulò M. U- 
gone di Troia canonico .della cattedra- 
le, che liberamente cedette ; laonde il 
medesimo indi postulò l'altro canoni- 
co Berlerìo , che prima delta conferma 
morì; per cui Nicolò 111 di sua autorità 
nel 1 278 nominò fr. Ugo domenicano, che 
nel 1279 trasferì a Bettlemme. Hugoni 
Episcopo Trojanopaulhpostsuam con- 
firmationeni idem Nicolatis III trans- 
/nisit Palliiun , cujus usus ex indulto 
Sedis apostoliche ftterat ei concessns. 
.4n lioc privilegium fuerit personae /- 
psius met HugoniSf an Trojanae eccU" 
siae^ adhuc me latet, 11 diploma , Cum 
Pallio^ dato in Viterbo a nona augusti 
1 278 é nel Regesto Vaticano n." i So. Nel 
1 280 fr. Rainerio francescano; Rr>ggero 
nel I Boa morì, e nello stesso anno eletto 
dal capitolo fr. Pietra fra ncescano,lo con- 
fermò BonifHcio Vili, e moii nel 1809. 
Il successore Guglielmo Dianchi francese, 
priore cluuiacense, eletto da Clemente V 
ili Avignone, morì nelseguenteiSio. In 
questo Berai*do rettore della chiesa par^ 
rorchiale dì Salis, diocesi di Tolosa, elet- 
to dal capitolo e confermato da Clemen- 
te V. Indi fo furono, nelrSaa Arnoldo, 
nel j 332 Bisaiitio, nel 1 34 1 Enrico, Gui- 
do neli385 fu traslato da Urbano VI a 
Veiiafro,neli39f Riccardo,nel 1898 Bar* 
tolonieo, nel 1409 eletto Nicola fu nello 
stesso trasltitoalla chiesa Cavallicense.Nel 
i4i I Gregorio XII elesse AngelodiMan- 
fretlonia, successo nel 1 438 dal coadiuto- 
re (fÌHComo Lombardi arcidiacono della 
cattedrale. Nel 1 469 da Potenza vi fu tra- 
sferito Gio. Paolo, per morte del prede- 
cessore. Nei t^jS Stefano, che passò al- 
l'urei vescovato di Reggio nel 1 480; ma lo 
slesso Ughelli nella serie degli arcivesco- 
vi di Reggio, disse fallo dell'amanueuse, 
edoversi ri tenere traslato al vescovato Ri- 



TRO 91 

gemem^non già di Reggio di Modena; fiir* 
se Riga, ma é dubbiosa assereìone. In det- 
to 1 480 Scipione Piscicelli napoletano no* 
bilissìmo, e moiì nel 1 484» i^^l ^"^^ anno 
gli fu sostituito Genocioo Giannotto Pan* 
dolfini nobile fìorentinojcheintervenneal 
concilio di Laterano V, abdicò neli5i4> 
fu prefetto di Castel s. Angelo per Cle- 
mente VII, e morendo in Roma neh 5^5 
elil>e temporaneo sepolcro in s. Silvestro 
al Quirinale, cou epilutlio che riporta TU- 
ghelli, donde il corpo fu portato a Firen- 
ze nell'abbazia di s. Benedetto, ove gli fu 
posta un'epigrafe che lo dice soltanto £*- 
piscopus Trojae. Egliavea neli5i4 ri- 
nunziato al ni|)ote Ferdinando PandolG- 
ni, che resse la chiesa con somma lnde,mo- 
reiido in Foggia nel 1 56o, e sepolto nella 
collegiata con epigrafe riportata da U- 
ghelli, il quale lo pretende tumulato pres- 
so lo zio. A' 19 giugno la sede fu data in 
amministrazione al cardinal Scipion'é Re* 
lìiha (/^.), che l'Ughelli chiama Giovan- 
ni , e per sua successione a' 4 settembre 
i56o divenne vescovo Prospero Bebiba-, 
forse suo pareiite,anzi nipotc,che nel 1 563 
fu al concilio di Trento, indi insignitodel 
titolo di [latriarca di Costantinopoli. Nel 
1593 Clemente Vili elesse il suo paren- 
te Giacomo Aldobrandini canonico fio- 
rentino; funse in Roma lodevolmente va- 
ri uffizi ecclesiastici, fu nunzio di Napoli, 
e morì in Firenze nel 1 607 sepolto in s. 
Lorenzo* In tale anno Pietro Antonio da 
Ponte teatino napoletano, facondo e cele- 
bre oratore , consultore del s. Offizio , e 
nunzio di Paolo V a Ferdinando arcidu- 
ca d'Austria. Nel 1622 Gio. Battista Ro- 
vigliont napoletano, morto nel 1623. lo- 
di Silvestro che ces^òdi vivere nel 1626. 
In questo Gio. Astulli nobile romano, re- 
ferendario, morto nella sede apostolica va- 
caute in Roma nel i644>6^" tumulatolo 
Araceli nel sepolcro de'siioi maggiori. Nel 
1 645 Gio, Tommaso de Veneziani <li Mo- 
nopoli avvocato in Roma, d'aiiticj pro- 
bità e incolpate virtù. Nel 164^ da 5. Se- 
tero vi fu traslataAolo bacchetti, lo- 



9^2 TR O 

datittìmo pastore. Nel i663 Seliastiano 
Sorrentini di Cava, affocato e uditore del 
nunxio dì Napoli, di singolare ihtegrità. 
Nel 1 675 Antonio de Sengro nobilissimo 
napoletano, teatino e professore di teolo- 
gia; virtuoso, zelante e pio pastore, sol- 
lecito del culto divino: nel 1693 interven- 
ne al concilio provinciale di Benevento, 
celebralo dal parente cardinal Orsini, poi 
Benedetto XIII, e si propose osservarne i 
decreti sull' ecclesiastica disciplina. Di 
maestosa statura, di bella presenza, colle 
grazie del dire accresceva venerazione al- 
la sub dignità. Nel 1 694 Emilio Giacomo 
de Cavalieri napoletano giureconsulto, 
c|uiiidì de'pii operai, dotto e integro^ per 
cui il cardinal Cantelmiaixi vescovo di Na* 
poli stimandolo assai, gli attribuì diversi 
primari u(Bsi. Sollecito pastore, fu ama- 
to: intervenne nel 1698 al concilio prò- 
"vinciale di Benevento, convocato dal no- 
minato cardinal Orsini. Morì in buon o« 
dorè di santit^ con fama di miracoli, e 
perciò fu degno zio di s. Alfonso de Li- 
gaori fondotore della congregazione del 
ss. Redentore (^.)i mirabile istituto fio- 
rente, che ora ha aperta \m casa genera- 
lizia in Roma, ed altra a 7>evi(^.). Ter- 
minando col servo di Dio Emilio V Italia 
5<zcr0,compirò la serie de' vescovi di Troia 
colle Notizie di Roma, Nel 1 726 Gio.Pie- 
tro Faccoli di Lecce. Nel 1 751 Marco de 
Simone di s.Elpidio diocesi d'Aversa.Nel 
1777 da Teano vi fu traslato Gio. Gia- 
como Onorati, di Rocchetta diocesi di La- 
oedonia. Dopo notabile sede vacante neL 
1806 da Molola vi fu trasferito Miche- 
le Palmieri di Monopoli. Leone XII nel 
concistoro de'3 maggio 1824 preconizzò 
vescovo di Troia mg.' Antonino Maria 
de'principi di Monforte patrizio di Napo- 
li, saggio, piissimo e zelante pastore, ge- 
nerosissimo co'poveri, e ornato di molte 
Virtù: morto nel 1 855, fucompiauto qual 
padre. Nel medesimo anno il regnanlePa- 
pa Pio IX smembrò la diocesi di Troia 
colla bolla Ex hoc Sunmii Pontifici s^ dei- 
26 giugno, formandovi quella di Foggia^ 



TRO 

della qoale poi darò no cenno, anche per 
essere stata negli ultimi tempi l'ordina- 
ria residenza de' vescovi di Troia. Indi il 
Papa nel concistoro de' 16 giugno i856 
dichiarò vescovo di Troia Y attuale mg/ 
fr. Tommaso Passero di Barletta dome- 
nicano, professoi*e cattedratico di filoso- 
fia e di teologia ih Napoli e sua provincia, 
predicatore e direttore spirituale di mo- 
nache; lodato nella proposizione conci- 
storiale per gravità, prudenza, dottrina e 
altrì pi'cgi.Di più il Papa colla bolla Ubi 
primum, de' 1 o giugno 1 856, decorò del 
privilegio del pallio la cattedrale di Ti*oia 
e il nuovo vescovo di essa, onde nel tud- 
detlo concistoro ne fu fatta la postulazio- 
ne e la concessione, come si legge nel n/ 
1 36 del Giornale di Roma. Ora ogni 
nuovo vescovo, secondo il disposto di^la 
bolla Ex hoc^ è tassato in fiorini 200, la 
mensa ascendendo ad odo circiter nulle 
ducata illiusmonetae^ quae annua gra-* 
vantar favore novae mensae Episcopa* 
lis Fodianae pensione ducatorum biS" 
millium supra quadringenta^ ad mille 
tantum et (fuatiwrcentum quamprimiun 
redigendoriun, Satis ampia èst dioece^ 
sis qidnque sub se complectens oppida. 
Foggia, Fogiaeseu Fodiae, E^cclesia 
Fodian, Città con residenza vescovile di 
Puglia, capoluogo della provincia di Ca- 
pitanata, di distretto e di cantone nel re* 
gno delle due Sicilie, in una vasta pianu- 
ra a 39 leghe da Napoli, ed a 5 leghe i/4 
al sud-ovest da Troia. E posta questa bel- 
la città tra il Gelone, influente del Cao* 
delaro, ed il Cervaro, quae in suo trium 
circiter millìarium ambita ultra trigiri" 
ta tria contine t incolarum milliaJSt piaz- 
za di 4** classe e residenza d'un intenden- 
te, di un comandante di piazza, e di un 
giudice istruttore, esede d'un tribunale di 
commercio; in una parola, vi dimorano 
le autorità amministrati ve,poiché le giù* 
diziarie risiedono a Lucerà. Può dirsi ri- 
fabbricata con migliore euritmia , dopo 
che il terremoto de' 1 9 marzo 1 7 3 1 ne ro- 
tìuò tina gran parte. £' dunque assai be- 



TRO 

ne fubbncata e le sue strade looo ampie 
e rellilinee; talnne principali sono ador- 
ne di eleganti case e di ricchi fondachi. 
Tra'belli edifisi i più notabili sono, il pa* 
ìeaio deirintendeoza, la dogana destina- 
la speciaiiiienle ad -esigere le tasse de'pa- 
8coh ,e la cattedrale. Pio VII col bi-eve 
Jnsummo j^postolatus,iÌG^3 settembre 
1806, BulL Rom, cont. 1. 13, p. 6i:E' 
rectio in Basilicam cccUsiae Collegia» 
tae oppiai Foggine dioecesis Trojanac, 
Dice in es«o il Papa, che ad istanza del 
clero, deiruiiiverbilà e uomini della città 
di Foggio, elewò al grado di basilica mi- 
nore la chiesa collegiatti eMiatrice, ove da 
antichissimo tempo k iii grande venera- 
zione r immagine della B. Vergine sub 
grecon latria ^ Irono- Fé icre^denomina- 
tione^ già dal capitolo Vaticano corona- 
ta, per la celebrità de' suoi miracoli an- 
che in lontani paesi, donde i fedeli accor* 
revano a invocarne il possente patrocinio, 
sia nelle penurie de'viveri, sia pel terre- 
moto, sia per altri flagelli; ed essendo Tef- 
figie di s. Maria deW Icone- Fctcris ap- 
parsa ad un pio uomo, vieppiù si accreb- 
be il fervore della divozione, onde il pre- 
decessore Pio Yl concessegrazìespiritua- 
li e indulgenze a' visitanti. Dipoi lo stes- 
so Pio VII col breve Ronianonim Pon» 
tificuniyde*^, dicembre 1 SoS^BulL cit. p. 
3o4: Concessio novorum indunicntornm 
magis insignium prò dignità ti bus y ctca- 
nonicis basilicae de Foggia dioeccsis 
Tro/anae. Pertanto , dopo aver confer- 
malo alla basilica dis. Maria d* Icone- f" e* 
tcris ì privilegi e le prerogative di basi- 
lica minore. Pio VII in perpetuo accordò 
a'suoi canonici: Mante Ile ttn in ^ vi vesUm 
oblongam viola ceas cum ocellis, et già» 
bulis coloris similis tam in Ecclesia prae- 
dieta ^quam extra eain in quibusvispro- 
cessionibus, aUisque funclionibus, et a- 
elibus publicis quìbuscumqne gestare, il- 
lisque uti libere et licite possiti t , etc. Il 
Papa Pio IX colla ricordata bolla, Ex 
hocSummiPontificis, de* 26 giugno 1 855, 
Fogiae ex tjrpographia Michaelis lìus- 



TRO 93 

90^ disgiunse Foggia dal vescovato di Tro- 
ia e l'eresse in sede vescovile,essendo trop- 
po distatile da Troia e posta nell'angolo 
estremo della diocesi.Si esprime nella bol- 
la essersi a ciò determinato pe' pregi che 
distinguono Foggia, già città di residenza 
ordinaria del vescovo di Troia, per la bel- 
lezza de' suoi ediGzi, pel numero di sue 
famiglie nobili, per la popolazione in in- 
cremento (i moderni geograG dicono cir- 
ca 24>ooo abitanti),per l'abbondanza d'o« 
gni derrata e per la frequenza del com- 
mercio , essendo una delle città che for- 
mano ornamento alla Puglia; per la sua 
collegia ta, capitolo e clero,com posto di ca- 
nonici e n)ansionari, ove si venera la ce- 
lebree miracolosa immagine dellaB. Ver- 
gine, pel liceo e seminario diocesano. Per 
tutto questo il Popa nella sede vacante 
dismembrò dallo chiesa di Troia, e dal- 
la metropoli di Si ponto o Manfredonia 
(^^.), l'abbazia di s. Marco di Lamis^gik 
nullius dioecesit, e l'uni alla nuova e vi- 
cina diocesi di Foggia. Questa formò eoa 
un territorio di circa 5o miglia, e lasot* 
lomise immediatiimente alla santa Se- 
de, come era ed e tuttora il vescovato dì 
Troia. Elevò la basilica collegiata in cat- 
tedrale, sotto l'invocazione della D. Ver- 
gine Assunta in cielo. 11 capitolo lo com- 
pose dii8 canonici, comprese le 4 digni- 
tà, essendo lai.' l'arciprete cui è annes- 
sa la cura d'anime della medesima cat- 
tedrale, ch'é munita del battislerio, la 3.* 
del primicerio, la 3.* del cantore, la 4-" 
del tesoriere: dispose inoltre, che co'due 
primi canonicali vacanti si formino le 
prebende del teologo e del penitenziere, 
da conseguirsi per concorso; con 6 man- 
sioDHrio beneficiati, o'quali se nedovrauf 
no ngi>iungcre due altri , fìssandoue la 
mensa capitolare, contribuendovi il mu- 
nicipio di Foggia, co^ìpe^ quanto riguar- 
da lacattedrnleelasua uniziatiita. Di più 
volle che ul vescovo della nuova sede di 
Fo»j;gia, dal municipio si assei^nasse Te- 
piscopio propinquo alia calledi aU', e fin- 
ché questo non (o^<ie edificalo, il coinpcu* 



9^2 TR O 

danuìmo pastore. Nel i663 SeLiastiano 
Sorrentini di Cava,afvocatoe uditore del 
nunzio di Napoli, di singolare ihlegrilà. 
Nel 1 675 Antonio de Sengro nobilissimo 
napoletano, teatino e professore di teolo* 
già; virtuoso, zelante e pio pastore, sol- 
lecito del culto di vino: nel 1693 interven- 
ne al concilio provinciale di Beneveuto, 
celebralo dal parente cardinal Orsini, poi 
Benedetto XIII, e si propose osservarne i 
decreti sull' ecclesiastica disciplina. Di 
maestosa statura, di bella presenza, colle 
grazie del dire accresceva venerazione al- 
la sub dignità. Nel 1 694 Emilio Giacomo 
de Cavalieri napoletano giureconsulto, 
c|uindi de'pii opei*ai, dotto e integro,' per 
cui il cardinal Cantelmi ai*ci vescovo di Na- 
poli slimandolo assai, gli attribuì diversi 
primari u(Bsi. Sollecito paUore, fu ama- 
to: intervenne nel 1698 al concilio prò- 
"vinciale di Benevento, convocato dal no- 
minato cardinal Orsini. Morì in buon o- 
dorè di santil^ con fama di miracoli, e 
perciò fu degno zio di s. Alfonso de Li- 
gaori fondotore della congregazione del 
ss. Redentore (^.)) mirabile istituto fio- 
rente, che ora ha aperta la casa genera- 
lizia in Roma, ed altra a 7Vei'i(^.). Ter- 
minando col servo di Dio Emilio l'Italia 
5<zcr0,compirò la serie de'vescovi di Troia 
colie Notizie di Roma. Nel 1 726 G io. Pie- 
tro Faccoli di Lecce. Nel 1 j5^ Marco de 
Simone di s.Elpidio diocesi d'A versa. Nel 
1777 da Teano vi fu traslalo Gio. Gia- 
como Onorati, di Rocchetta diocesi di La • 
oedonia. Dopo notabile sede vacante neL 
1806 da Molola vi fu trasferito Miche- 
le Palmieri di Monopoli. Leone XII nel 
concistoro de'3 maggio 1 824 preconizzò 
vescovo di Troia mg.' Antonino Maria 
de'principi di Monforte patrizio di Napo- 
li, saggio, piissimo e zelante pastore, ge- 
nerosissimo co'poverì, e ornato di molle 
virtìi: morto nel 1 855, fu compianto qual 
padre. Nel medesimo anno il regnantePa- 
pa Pio IX smembrò la diocesi di Troia 
colla bolla Ex hoc Sunwni Pontificis^ dei. 
26 giugno^ formandovi quella di Foggia^ 



TRO 

della quale poi darò no cenno, anche per 
essere stata negli ultimi tempi l'ordina- 
ria residenza de' vescovi di Troia. Indi il 
Papa nel concistoro de' 16 giugno i856 
dichiarò vescovo di Troia V attuale mg/ 
fr. Tommaso Passero di Barletta dome- 
nicano, professoi*e cattedratico di filoso- 
fia e di teologia ih Napoli e sua provincia, 
predicatore e direttore spirituale dì mo- 
nache; lodato nelhi proposizione conci- 
storiale per gravità, prudenza, dottrina e 
altri pregi. Di più il Papa colla bolla Ubi 
primum, de' 1 o giugno 1 856, decorò del 
privilegio del pallio la cattedrale di Troia 
e il nuovo vescovo di essa, onde nel sud- 
detto concistoro ne fu fatta la postubzio- 
ne e la concessione, come si legge nel n/ 
1 36 del Giornale di Roma, Ora ogni 
nuovo vescovo, secondo il disposto della 
bolla Ex hoCf è tassato in fiorini ano, la 
mensa ascendendo ad odo circiter nulle 
ducata illius monetae, quae annua gra-* 
vantar favore nos^ae mensae Episcopa» 
lis Fodianae pensione diicatorum biS'» 
millium supra quadringenta^ ad mille 
tantumet (fuatiiorcentum quamprimiun 
redigendoruìn. Sa tis ampia èst dioece- 
sis qidnque sub se complectens oppida. 
Foggia, Fogiae scu Fodiae^ EÌcclesia 
Fodian, Città con residenza vescovile di 
Puglia, capoluogo della provincia di Ca- 
pitanata, di distretto e di cantone nel re* 
gno delle due Sicilie, in una vasta pianu- 
ra a 29 leghe da Napoli, ed a 5 leghe i/4 
al sud-ovest da Troia. £ posta questa bel- 
la città tra il Gelone, influente del Can* 
delaro, ed il Cervaro, qiuie in suo triufn 
circiter millìarium ambita ultra trigin» 
ta triacontinet incolar um milliaJÈpiaz-' 
za di 4*' classe e residenza d'un intenden- 
te, di un comandante di piazza, e di un 
giudice istruttore, esede d'un tribunale di 
commercio; in una parola, vi dimorano 
le autorità amministrati ve,poiché le giù* 
diziarie risiedono a Lacera. Può dirsi ai- 
fabbricata con migliore euritmia , dopo 
che il terremoto de' 19 marzo 1781 nero- 
vino una gran parte. £' dunque assai be« 



TEO 

ne fabbricata a le sue strade iono ampie 
e rettilinee; talnne principali sodo ador- 
ne di eleganti case e di ricchi fondachi. 
Tia'belli edifisi i più notabili sono, il pa* 
laftzo dell'intendenza, la dogana destina* 
la speciahiiente od -esigere le tasse de' pa- 
scoli ,e la cattedrale. Pio Vii col brete 
Insummo jipostolatus^iìei'ò settembre 
1806, Bull. Rom, cont. 1. 13, p. 61: E- 
rcctio in Basilicam ecclesiae Collegia' 
tae oppiai Foggiae dioecesis Trojanac. 
Dice in es^o il Papa, che ad istanza del 
clero, dell'uni versila e uomini della città 
di Foggio, elewò al grado dì basilica mi- 
nore la chiesa coHegiatn eutatrice, ove da 
antichissimo tempo é in grande venera- 
zione l' immagine della B. Vergine sub 
grecon latria, Icono- yetcre^denomina" 
tioney già dal capitolo Valicano corona- 
ta, per la celebrità de' suoi miracoli an- 
che in lontani paesi, donde i fedeli accor* 
revano a iovocarneil possente patrocinio, 
sia nelle penurie de'viveri, sia pel terre- 
moto, sia per altri flagelli; ed essendo l'ef* 
flgie di s. Maria àtW Icone- Fcteris ap- 
parsa ad un pio uomo, vieppiù si accrei>- 
be il fervore della divozione, onde il pre- 
decessore Pio Yl concesse grazie spiritua- 
li e indulgenze a'visitanti. Dipoi lo stes- 
so Pio VII col breve Romanorum Pon* 
ii/icum^de*2 dicembre 1 808,^11//. cit. p. 
3o4: Concessio novorum indumento rum 
magis insignium prò dignità ti bus ^ ctca- 
nonicis basilicae de Foggia dioeccsis 
Tro/anae. Pertanto , dopo aver confer- 
mato alla basilica di s. Maria d* Icone- P e» 
tcris i privilegi e le prerogative di basi- 
lica minore. Pio VII iu perpetuo accordò 
a'suoi canonici: Mante Ile tta ni ^ ci vestcm 
oblongam viola ceas cum ocellis, et già» 
bulis coloris similis tam in Ecclesia prae- 
dieta ^quam extra eain in quibusvispro- 
cessionibus, alUsque functionibus, et a- 
ctibus publicis quibuscumqnc gestore, il' 
lisque uti libere et licite possint, etc. Il 
Papa Pio IX colla ricordata bolla, Ex 
hocSummiPontiJiciSfde'^S giugno 1 85.^, 
Fogiae ex tjrpographia Michaelis lìus- 



TRO 93 

90, disgiunse Foggia dal vescovato di Tro- 
ia e l'eresse in sede vescovile,essendo trop« 
pò distante da Troia e posta nell'angolo 
estremo della diocesi.Si esprime nella bol- 
la essersi a ciò determinato pe' pregi che 
distinguono Foggia, già città di residenz,a 
ordinaria del vescovo di Troia, per la bel- 
lezza de' suoi ediflzi , pel numei*o di sue 
famiglie nobili, per la popolazione in in- 
cremento (i moderni geografl dicono cir* 
ca 24}0^o abitauti),per l'abbondanza d'o« 
gni derrata e per la frequenza del com- 
mercio , essendo una delle città che for- 
mano ornamento alla Puglia; per la sua 
collegia ta, capitolo e clero,co no posto di ca- 
nonici e mansionari, ove si venera la ce- 
lebre e miracolosa immagine dellaB. Ver- 
gine, pel liceo e seminario diocesano. Per 
tutto questo il Papa nella sede vacante 
dismembrò dallo chiesa di Troia, e dal- 
la metropoli di Si ponto o Manfredonia 
(^'.), l'abbazia di s. Marco di Lamis,gik 
nullius dioecesis, e l'uni alla nuova e vi- 
cina diocesi di Foggia. Questa formò eoa 
un territorio di circa 5o migliale la sot* 
tomise immediatamente alla santa Se- 
de, come era ed e tuttora il vescovato di 
Troia. Elevò la basilica collegiata in cat« 
tedrale, sotto l'invocazione della D. Ver- 
gine Assunta in cielo. Il capitolo lo com- 
pose di 18 canonici, comprese le 4 digni- 
tà, essendo lai." l'arciprete cui é annes- 
sa la cura d'anime della medesima cat- 
tedrale, eh 'è munita del battisterio, la 3.* 
del primicerio, la 3.' del cantore, la 4-" 
del tesoriere: dispose inoltre, checo'due 
primi canonicati vacanti si formino le 
prebende del teologo e del penitenziere, 
da conseguirsi per concorso; con 6 man- 
sionario beneficiati, a'(]uali se ne dovran- 
no aggiungere due altri , fissandone la 
mensa capitolare, contribuendovi il mu- 
nicipio di Foggia, coAper quanto riguar- 
da iacnlteiliaieelasua uflizialnia. Di più 
volle che al vescovo della nuova sede di 
Fo«j;gia, dal municipio si as^e,^nasse Te- 
nisropio pro[>inquo alla calledialc, e fin- 
che questo non (osseediiìcalo, ilcoinpcu* 



94 T R O 

«o dì aoo annui ducRti pel fiito d'un'à* 
bilatione conTeiiienle. Fu pure statuito 
dalia bolla €]UQnto pipetta al vescovo, alla 
dotazionedisua meiiSii,cioècheiooo du- 
cati d'argento avrebbe somministralo il 
municipio, 24^0 ducnti furono imposti 
di aimna pensione sulla mensa di Troia, 
da ridursi quarti primum a 1 4oo ducati, 
e I ODO ne offrì il regnante re delle due 
Sicilie Ferdinando II , al quale il Papa 
concesse il privilegio dclln nomina e pre- 
sentazione alla s. Sede d'ogni nuovo ve- 
scovo. Pel I. ^nominò l'odierno mg/ Ber- 
nardino M/ Frascolla d'Andria, canoni- 
co teologo in €]uella cattedrale, esamina- 
tore pro-sinodale e dottore in ^agra tee* 
logia, la quale in uno alla s. Scrittura in- 
segnava nel seminano patrio. Trovando- 
lo il Papa dotto, grave, prudenlCi probo, 
pieno d'esperienzo e versato nelle cogni- 
lioni delle sagre funzioni, nel concistoit) 
de'i6 giugnoi 856, dopo aver dichiara- 
lo il vescovo di Troia, lo preconizzò per 
f .^ vescovo di Foggia. Nella proposizio- 
ne concistoriale riepilogandosi alcune del- 
le princi|)ali discorse cose, si riferisce, es- 
servi nella città di Foggia altre 4 chiede 
parrocchiali, tutte munite del s. fonte, cou 
5 conventidi religiosi, 3 monasteri di mo- 
nache, 4 conservatorii, l'orfanolrono, di- 
versi sodalizi, due ospedali, il monte di 
pietà pe'pegni, il monte fruinentario, e il 
seminario cogli alunni. Fnivtus taxati^ 
per ogni nuovo vescovo, in lìbris Carne- 
raeacflorenos 200, excetUuH summain 
quaiuormillium ducatorum aeris neapo- 
litauL Hujtis novae dioectsros ambittis 
ferr universum Fodiaeei ». Marci in La- 
misterritorium complectitur, atquc quia* 
quaginta pene milie incolas sub se con» 
tinet. Di quest'abbazia di s. Marco in La- 
niis, ossia di s. Giovanni in oppidum $. 
Marcia si può vedere il Lubiu, Abbatia- 
rum ItaliaCy p. 1 S^.Una delle altre 4 chie- 
se parrocchiali é sotto l'invocazione di s. 
Giovanni Battista, dove è in grande ve- 
nerazione la statua della B. Vergine Ad- 
dolorata , della quale in Napoli fu pub- 



TRO 

blicoto nel 1837: Relazione del miraco- 
lo avvenuto nella statua della F'ergine 
Addolorata nella città di Foggia ^ esimi' 
ta dal processo redatto in <iuria. Men- 
tre In quasi tutta Europa l'Angelo tter* 
minatore la sanguinosa spada fulminava 
sulle teste de'mortalì per svegliarli daile* 
targo, in cui fallace sicurtà di leggieri li 
seppellisce, onde atterriti da'mali presu- 
li si rendessero savi a fuggire i futuri; il 
Signore delle misericordie al l'uopo appa- 
recchiò a 'foggia ni un segno più singola- 
re di sua bontà, mediante l'intercestioDe 
della B. Vergine, da farlo noto in quella 
hlessa chiesa, dove poco più d'un secolo 
prima u'avea altri operati, anche in cir- 
costanza di terribile flagello di terremo- 
to, nell'immagine della ss. Vergine cono* 
scinta sotto il titolo de'Sette Veli, e spe- 
cialmente quando dalla detta ss. Imma- 
gine spiccossi un raggio di vivissima lu- 
ce, che irradiò s. Alfonso de Liguori , il 
quale a di lei lode sermonava. Foggia che 
risibilmente sperimenta la impeciale prote- 
zione della gran Madre di Dio, gemeva 
nel luglio 1 837 sotto In micidiale Pestilen- 
za del cholera, per cui ricorse pregando 
la B. Vergine suo rifugio, come far suo- 
le nelle calamità, né la prece fu vana. La 
statua di legno vestila della B. Vergine 
Addolorata che si venera in detta chieta^ 
si vide dal popolo molte volte pix)digìo- 
tamente alzar le pupille degli occhi, or 
verso il cielo, or calandole rivolgerle ver- 
so il popolo astante, e chiuder le labbra 
e tramortir di colore, come se penetra- 
ta da amaiissima doglia fosse svenuta, e 
traesse dal cuore profondi sospiri, versar 
lagrime e aver de^ movimenti convulsi- 
vi. Tutto venne narrato nella Relazione 
stampata dal conte Marnili comandante 
dell'armi della provincia, alla quale la Re- 
lazione dì cui parlo è couie un supple* 
mento, non polendosi leggere senza com- 
mozione religiosi!. Dopo i replicati por- 
tentosi miracoli , il morbo dislruggitore 
che orribilmente infieriva andò in modo 
scemando, che tosto cessò quasi del tut- 



TUO 

lo. Il brevemente narmto e ricavalo dui 
pi ocesfto della curia veKCOvilt* e dui de- 
creto di mg/ Monforte, anrIiVgli ipella- 
loieedifìcalodel prodigio. Del rnito Pog- 
gia è il centro di lutto il traffico pnglie* 
>e, che consiite in bestiame, lana, vini del 
Monte Gargano, e tpecialmenle in biode, 
per tenere in serbo le quali ti sono eret- 
ti i numerosi e solidi magazzini a volta^ 
sulla piazza pubblica e in altri siti. Nei 
settimanali mercati affluisce la moltitu- 
dine, però il maggior lucrosi ha dalla fìe> 
I a di 1 3 giorni che vi si tiene a'a6 mag- 
gio, e dalla triduana negli ultimi giorni 
di novembre. Patria di diversi illustri, ri- 
corderò il rinomolo Galìani. Ne'fuoi din- 
torni e alla sinistra riva del Gelone, so- 
no le rovine dell' antica città vescovile 
ò*Arpì (f\)i che taluno dissiees'icre sla- 
ta (ondata da Diomede, e ch'ebbe a ve- 
scovo nel 3i4 Pardo: ne tratta \* Italia 
sacra ^ 1. 1 o, p. 1 6: Arpaisis EphcopaUts, 
Nel I a4o l'imperatore Federico 1 1 in Fog- 
gia tenne un parlamento, ed il suo na- 
turale Manfì-edi vi bntlè Tarmata di Pa- 
pa Innocenzo IV. Indi Carlo I d'Àngiò 
re di Sicilia, avendo nel ia66 sconfitto 
Manfredi e poi Corrndino nel i!x68, di- 
slnisse Foggia che avea favorito Corrn- 
dino nipote di Federico II, Tultìnio degli 
Hohenstaufen; altri diconoche Foggili era 
surta dalle rovine di Àrpi. Poco dopo Car- 
lo I permise la riedificazione di Foggia, e 
vi morì nelf a85a'7 gennaio. Foggia se- 
gni i dentini della Puglia e del regno dì 
Napoli, 

TROI ANO («.), vescovo di Sainles. Fu 
collocato sulla sede ve^tcovile di Sainles, 
citta della 2.' A quilania,circa l'anno 5i i; 
e riferisce s. Gregorio di Tours, eh' egli 
fu celebre per virili e per miracoli, e vi- 
vente conservavansi come preziose reli- 
quie le frange de'suoi abili. Egli si acqui- 
stò pure gran fama pel suo sapere, e com- 
pì la sua mortale carriera al piìi tardi nel 
532, giacché il suo succes^oi e Eusebio as- 
sislolic al i!* concilio d'Orleaus del 533. 
Fu seppellito presso a Bibiano o Vivia- 



T R O 95 

no, uno de'pi^mi vescovi di Saintes, alla 
cui tomba per virtù divina opera vansi 
frequenti miracoli. £ nominato a'3o no- 
veuìbre nel martirologio romano, e in 
quelli di Adone e di (Jsuardo. 

TROINA. F. TRàiifà e Taormina. 

TROIS-CHATEAUX. V. s. Paul. 

TROIS RIVIÈRES o TRE FIUMI 
(Trislimanen). Città con residenza ve- 
scovile dell' America settentrionale, nel 
Basso-Canada, nelle colonie inglesi della 
Nuova Bretagna, capoluogo del distret- 
to del suo nome e della contea di s. Mau- 
rizio, a a5 leghe da Quebech e ij da 
Montreal. Viene così chiamata perchè il 
fiume s. Maurizio trovasi in 3 canali di- 
viso da due isole che ne sono alla foce; 
cioè giace sulla riva sinistra del fiume s. 
Lorenzo, ove sboccano i 3 rami del fiu- 
me s. Maurizio^ fra Quebech t Montreal 
o Monreale. La città disleudesì per lun- 
go spazio in un territorio sabbionivo; una 
delle sponde del s. Maurizio è quivi al- 
tissima, mentre la sponda opposta sta a 
livello del fiume. Poco seducente é que- 
sta città, essendone le vie alquanto angu- 
ste, la maggior parte delle case fabbrica- 
te dì legno, le più antiche essendo d'un 
sol piano con giardinetto appresso, men- 
tre le moderne di miglior gusto haimo 
assai bella appariscenza. Però il suo in- 
cremento e floridezza è in notabile pro- 
gresso. I principali edifizì sono il palazzo 
municipale, la raltedrale e le chiese de' 
cattolici, le chiese de'protestanti, le cnr- 
ceri, le caserme, ed il oionastero dell'or- 
soline, cioè quello ricostruito dopo l'in- 
cendio del I 786, spa7Ìosis8Ìinoe con chie- 
sa parrnrcliiale, 1' ospedale e bellissimi 
gifinlini. Pres«:() ni vecchio convento de' 
niiiinii liforninti.è un ningcizzino da pol- 
vere, li coinjnei(*io (riniporlazioiie con- 
siste ili ogni sorte di mercanzie inglesi, 
che poi distrihnisconsi in tiilla la pro- 
vincia; gl'indigeni vi concorrono d.driii- 
terno, e vi recano p(?Hi tla permutarsi con 
vettovaglie e merci europee : le esporta- 
zioni compongnnsi di grano,legnnmc per 



96 TRO 

la niarìnena, ferro di ftisione provetiien* 
le dalle luìuiere di s. Maurizio» pellami 
provenienli dalla compagnia del nord- 
ovest, birra e malloui roaniratti della cit- 
la. Vi si fabbricano imbarcazioni desti- 
nale a fare il viaggio del nord-ovest. Be- 
ne situato è il porto e capace di riceve- 
re navi d'assai grossa portata che ponno 
arrivare sino alla riviera. Non è questa 
città che di 3.* classe nella provincia, né 
contiene più di 4ooo abitanti circa. Al* 
l'assemblea della provincia essa manda 
due membri. 11 distretto di Tre Fiumi 
di videsi in 4 contee: Bedfurd,Buckingam, 
Warwick e s. Maurizio. 11 Papa Fio ÌX. 
avendo eretto in sede vescovile Trois Ri* 
vièreSy a'a giugno i85a per breve apo- 
stolico vi nominò ai. ^vescovo l'attuale 
mg.^ Tommaso Cooke, come si legge nel- 
le annuali Notizie di Ronia^ o meglio 1*8 
giugno, data che trovai nel breve; del re- 
sto tutto ignorandosi, non essendosi pub- 
blicato il breve, né preconizzato il vesco- 
vo in concistoro. Il breve Universi Do^ 
minici gregisyche mi recai a leggere nella 
segreteria della s. congregazione di prò* 
pagaoda fide, soltanto dioe: Che il sino- 
do tenuto in Quebecli nel 1 85 1, conoide* 
rando l'ampiezza di tale aicidiocesi, on- 
de meglio provvedere al bene spirituale 
de'fedeli, decretò l'istituzione della dio- 
cesi Trisluviana^ mediante dismembra- 
mento di parte della medebima, e che il 
vescovo risiedesse a Tre Fiumi, Rasse- 
gnata la domanda alla detta s. congrega- 
y.ione, avendola approvata, il Papa nel 
confermarla disgiunse dall'arcidtocesi di 
Quebecli tutto il territorio Trislimanea' 
se e altri paesi, istituendo la nuova sede 
▼escovile Trisluvianam,t\a dichiarò suf- 
fraganea dell'arcivescovo di Quebcch.Nel 
i853 la Civiltà cattolica^ a.' serie, t. 4» 
p.47 ii nel riferire la visita pastorale fiit- 
to agli Stati Uniti, per esaminare lo sta- 
lo della religione in que'paesi, per mis- 
sione e ordine del Papa regnante, da mg.' 
Gaetano Bedini arcivescovo di Tebe, al- 
lora nunzio apostolico del Brasile e ora ' 



TRO 

legrelarto di propaganda^^feye dicendo 
della visita alle popolazioni del Giiiadà, 
a Quebech e Montreal, dichiara che nel- 
la I .'di tali città si recò a ossequiarlo mg/ 
Cook vescovo di Tre Fiumi. 

TROMBELLI Gio. Crisostomo, filo- 
logo. Nato ueli697 presso Nona ntola, ri- 
mase orfano in tenera età, e venne edu- 
cata sotto lo zio nolaro di Bologna. In- 
cominciò gli studi dell' umanità sotto i 
gesuiti, e li continuò presso i canonici re- 
golari Lateranensi del ss. Salvatore, de' 
quali abbracciò l'istituto neh 718. Ter* 
minati cli'eblje gli studi fu fatto lettore 
di filosofia aCandiano pressoPadova. Non 
vi rimase che 3 anni, in capo a' quali fa 
richiamato a Bologna, per dargli una cat- 
tedra di teologia. La severità di tale in* 
segnamento non gl'impedì di rivolgersi 
a quando a quando alla poesia, ma vi ri- 
nunziò al tutto quando eletto abbate nel 
1 787 aspirò a più solida fama. Innalzato 
inprogresso alle più cospicue dignità del- 
l'ordine, nel 1760 ne divenne abbate gè* 
nerale. Con zelo si adoperò per aumen- 
tare la biblioteca di sua canonica, perb 
quale fece importanti acquisti di libri, 
mss., medaglie antiche e del medio evo. 
Dopo aver pubblicato una Raccolta d'o- 
puscoli inediti de' Padri della Chiesa, com- 
pose una grand'opera sul cullo de'sanli. 
Siffatto lavoro meritò l'approvazione di 
Benedetto XIV, il quale commise al dot- 
to cardinal Quirini di attestarne la sua 
soddisfazione all'autore; ma verso il me- 
desimo tempo comparve di Gio. Rodolfo 
Kiesliog, Exercitationes anti-trombel- 
lianaey Lipsiaei75i, nelle quali l'opera 
è amaramente censurata. Ad onta della 
vivacità del suo carattere, Trombelli e- 
sitava a rispondere; saviamente non ama- 
va le questioni letterarie, e senza le isti* 
gazioni de'suoi amici egli ordini del Pa* 
pa,non avrebbe pensato a di fende rsi.L un- 
gi dall'imitare l'avversario che bassamen- 
te l'avea oppresso di sarcasmi, scrisse la 
«uà apologia nobilmente con altrettanta 
niodcrazioue che dottrina. Lo sles»oK.ie»- 



TRO 

ling giiistamciìte ne fu sorpreso, e gli 
scrisse lina lettera perdomamlargli Insiin 
amicizia e il suo ritiatlu. Terminnta la 
cnnicsd, Trombclli niliinò materie per 
coni porre le memorie della siin canonica. 
Recitò parecchi (liscoi!»! nell' iiititulo di 
Bologna, del quale era stato fatto tnem* 
bro, ed il più notabile e (piello, in cui e- 
spose le pretensioni de'diversi popoli con 
rìnvenzioue della bussola: De. avius naU' 
tiene invento re, Do^ìo a ver comporto mol- 
te opere, grave d'anni senz'essere ancora 
oppresso dalla fatica, ideò un'opera iin- 
mcn<a sui Sagramenti, che condusse (ino 
al 1 3.° volume senza poterla terminare. 
Fece altresì diverse traduzioni di poeti 
antichi greci e latini, e morì a'^.^ gennaio 
1784* Meritò che l'abbate Minganelli e 
Guido Zanetti facessero coniare una me- 
daglia con la sua effigie e l'epigrafe: Fer- 
ii iis et K'ftritts: Nam bene eidlux ns^er. Il 
can. regolare d. Vincenzo Garofalo.poi ab- 
bate generale e arcivescovo di Laodiee.a^ 
scrisse: De vita J, Chrysostomo Troni- 
belli commentar iitSy Bononine 1 788. Le 
principali sue opere sono: Le favule di 
Fedro tradotte in versi volgari , Vene* 
zia 1735. De cultu Sane tor uni disserta- 
tìones deeem quibus accessit appendix 
de CrKcr ,Bononiaei 7 5 1 . Priorum qua* 
fuor de cultuSanctorum disserta tionum 
vindiciacy BoDoniaei75i. £ la risposta 
alle critiche di Kiesling, e comparve sot* 
to il nome di Philalethes Aphobos. Ve* 
ter uni Patroni latinorum opusculUf 
nuinquam ante hac edita^ ivi 1 yS 1 . Me* 
morie istoriche concernenti le due Ca~ 
noniclie di s. Maria del Reno e di 1. «Sai* 
vatore insieme unite^ ivi lyS^. Arie di 
conoscere Vetà de^ codici latini e ilalia» 
w\ ivi 1756. Mariaa ss. Viia acgestOp 
cultusque illi adhibitus, ivi 1761. Fila 
e culto di s. Giuseppe, ivi 1767. Fila r 
culto de* ss. Gioacchino ed Anna, v 
1768. Tractatus de Saeramentis, j' 
polemicas et liturgicas dissertatioh 
disiributi, ivi 1 772. 

TAON (s.). f . Tbapoib (i.). 

VOL. LllXU 



TRO 97 

TRONDHEIM o DRONTHEIM. r. 
NioRfisu e Svezia. 

TUONO o SOGLIO, Tlironus, So^ 
lium, Tribunaly Setles Regalis, Catlie- 
draPon tificalis^ SoliiunPotitiJicis, Seg- 
gio o sedia magnifica elevata di Pa^ìa, 
d'imperatore, di re, di principe ede'pri- 
muri nnigistiati. Sedile nobilissimo e iDne- 
btoso, con appoggio alla schiena, e tup* 
pednneo e predella, a cui si ascende per 
diversi gradini, sovrastato e coperto da 
gnindìoso Baldacchino (F,)^ di cui é sim- 
bolo V Ombrellino (^.)j formato di rie* 
chi panneggiamenti. Il trono Gsso trova- 
si nella sala iV Udienza del sovrano, pei 
pubblici e solenni ricevimenli degli ain* 
bascìalori , per ricevervi gli omaggi dai 
sudditi , ed anclie per amministrarvi la 
giustizia. 11 trono è inoltre un distintivo 
e segno di Regno principesco, di supremo 
sovrano potere, prerogativa di dignità^ di 
giurisdizione spirituale e temporale;laoQ- 
de dagli antichi fu specialmente attribui- 
to alle Divinità e ai monarchi, non che 
a'primari magistrati. L'architettura e la 
scultura gareggiano nell'ornare i troni di 
legno de'sovrnni moderni. Però pare che 
nulla siavi tr/i noi in questo genere che 
paragonare si possa allo strabocchevole 
lusso de'sovrani dell'oriente, sebbene le 
descrizioni ordinariamente sono roman- 
lesche. Il suppedaneo o soppidiano o sop- 
pediaoo, suppedaneum^sctdìellum^ è quel 
tavolato di legno, su cui si posano i piedi, 
specie di cassa bassa, che anticamente si 
leneva a tlomo alleiti. Dicesi predella l'ar- 
nase di legnaiw quale si siede o se« 
deodo si (engnnr ^scamnwn^ sedes^ 

teabellnm, >' » la sedia del tro* 

DQI a pie d' quale sta il sa- 

oerdotequ messa: la pre* 

dalla si pr quell'imhasa* 

menlo^ciit ola dell'ai- 

ire, o per La pre- 

Ila è un e'tronl. 

diversi a'iuu- 

I loro. L I cie- 

i il Iroi: el- 



98 TRO 

locìc'suoi piedi. Negli Alti degli Apostoli 
è dello, che Gesù Cristo e seduto alla de* 
slra del ti*ono del Signore. Il profeta Isaia 
così descrive il trono del Signore.»* lo vi- 
di il Signore sedente sopra un trono ec« 
Gelso ed elevalo: e le eslreniità delta ve- 
ste di lui riempivano il tempio. Intorno 
al trono stavano i serafini: ognuno di es- 
si ovea 6 ali: con due velavnno la faccia 
di lui, e con due velavano i piedi di lui, 
econdue volavano. E nd alta vocecanta- 
'vano alternati va mente e dicevano: San- 
to 9 santOt santo {f\) il Signore Dio de- 
gli eserciti j della gloria di lui r piena lui' 
ta la terra". L'arca deil'Alleanra, che si 
custodiva primo nel Tabernacolo (F'») e 
poi nel Tempio (F')t ci*'* considerata co- 
inè il trono di Dio; quindi in più luoghi 
della s. Scrittura è detto, che Dio è se- 
duto sui cherubini; sia che si voglia par- 
lare de' cherubini eh' erano posti sopra 
l'arca, oppure di quelli di cui Isaia ed £• 
7echiele hanno data In descrizione. La 1 .* 
gerarchia del Coro dfgli Angeli ( /^.)com- 
prende i Serafini, i Cherubini e i Troni; 
l'ordine de'Troni, per la loro sublimità, 
serve quasi di Trono all' Altissimo. La 
s. Scrittura parla del trono di Salomone 
come d'una meraviglia.»* Fece il re Salo* 
mone un Irono grande d'avorio, e lo ve- 
stì d'oro giallissimo: egli avea 6 gradini: 
la sommità del Irono era rotonda dalla 
parie di dietro; e due bracci, uno di qua 
ed uno di là, tenevano la sedia: e due leo- 
ni stavano presso all'uno e all'altro brac- 
cio. £12 piccoli leoni stavano sopra i 6 
gradini da una parie e dall'altra: non fu 
fatta mai o|^ra tale in verun altro re- 
gno ". Gli scrittori arabi raccontarono 
oiille meraviglie favolose sul trono di Sa- 
lomone. Pretendono che gli uccelli inces- 
santemente svf»l«r.xnssero su quel tronO| 
mentre quel re di Giuda e d'Israele era- 
VI assiso, per procurargli dell'ombra. Al- 
lo deiitra eranvi 1 1,000 sedie d'oro pei 
INilrinrchi e pe' profeti , e alla sinistra 
1 2,000 d'argento [le* saggi e pe' dottori 
chea'di lui giudizi assistevano. Inoltre si 



Tao 

ha dalla s. Scrittura, che gli ebrei giura- 
vano talvolta per il trono di Dio; ma it 
Salvatore proibisce questa sorte di giu- 
l'amenli. Parlasi del trono del Figlio di 
Dio alla destra di suo Padre, nell'epitlo- 
la agli ebrei, e nell' Apocalisse: de' troni 
che Ge^ù Cristo promette a'suoi aposto- 
li, nell'Evangelo di s. Luca; di quelli dei 
^4 vecchi nell'Apocalisse; e di quello di 
Dio nel giorno del finale giudizio degli 
Mouiiiii , in Daniele. Trono con bahlac- 
chino è chiamato il Tabernacolo delia 
89. Eucaristia (P^.)* La B. Vergine Ur- 
gina (f^.) dei cielo, degli Angeli, Aposto- 
li, Patriarchi, Profeti, Martiri, Confisso - 
ri. Vergini e d'Ognissanti, si rappresen* 
ta sedente sul Irono col Bambino Getti, 
attorniala daglìAngelioda'Sanli. Il Buo- 
iìarroti,0^5eivi2zio/if lopr/f ire Dittici an* 
tichi d* avorio , illustrando quello espri- 
mente la Madre di Dio collocala a sede- 
re in un trono, dice che sono collocati due 
Cherubini, per denotare la consuslanzia* 
lith del Verbo, e che in Gesù Cristo, te- 
nuto dalla Madre, unita è ipostaticamen- 
te la natura umana alla divina, e che ad 
esso si convengono gli onori come a Dio, 
e il corteggio de'Chend>ini. Dice ancora, 
che si costumò in modo speciale di dipin* 
gere l'immagine di Malia col suo divin 
Figlio , per ammaestrare nella dottrina 
cattolica \\ popolo, contro l 'eresia de'iV^?- 
storiaui (/ .), che empiamente ponendo 
in Cristo due persone, negarono alla Ver- 
gine il liei titolo di Al/idre di Dio. Il ve* 
scovo Sarnelli, Etctt, ecclesiastiche^ t. 9, 
leti. 12: La tergine ss. ab antico dipin* 
ta col suo divinissimo Figlio in braccio^ 
e ciò sostiene prima e non già dopo il con- 
cilio d'Efeso tenuto nel 43 f, nel quale 
fu dichiarala Theocotos , cioè Deipara, 
ossia Madre di Dio. Paragona il Irono 
di Salomone alla B. Vergine con erudi-* 
te spiegazioni, e come trono di Dio la ri- 
conoscono tulli i Santi del cielo. Leonar- 
do Adami nella ristampa con note deìDia^ 
rio sagro del gesuita Mazzolari o Parte- 
nio, t. 3, p. 247, park de'troni della Ma- 



TR O 
donm. Egli dice, non v'ha dutibio, rh« 
per la (liiM:i{itina dell* <^rci7H0, di cui ri- 
parili) nel vol.LXtVip.iSi.eiallamcM- 
le ocscrtiU dalla Cliieta ne' primi 3 «e- 
coli liiigolaniiente dell'era critlìana, »a 
vero quanto toitiene il Tommauno nel 
(uotrallalo DeFeflu, lib. x, cap. io,».* 
io,c))edopo il concilio d'Ereto, cioè nel 
lecolo V e nel VI, mollo dilaloui il cullo 
di Muri» m., ecominciù Ira'cridianì o par- 
lartene liberamente , «I a Jrdioini dei 
lempli, DOfidimenn Iratlandoti dell'inter* 
no ileTedeli, i più aniìchi loro monumen- 
ti ce l'rtibiicono con lutti ijue'cBratteri e 
<|ue'[liilinlivi, cIieticonveDgonoalIn Ma- 
dre d'un Dio, e die iri quelli i quali o l'o- 
iprenero a l'ordinarono, non tono figli 
che d'un proronda cullo e d' una fìlinle 
divozione. Tanto nelle pitture cimiteria- 
li, che iie'Mi-cofngi, la B. Vergine è qua- 
li tempre rappreteiiiata a «edere in quelle 
sedie, cheditieroi notirì maggiori Tkro- 
Itili, e tonoaflalto limili alle cattedre dei 
vescovi, detti perciò ■S'ncenloti dett, "iro- 
no, laddoie gli altri pielali , «mie rica> 
vati dulia letlera di CoUuntino 1 a Cre- 
sta 111 veKOTO di Sirafuta, presso Eu- 
sebio, hlor. Eccl. I. 6, e. 5, nell'invilat lo 
a portarti al concilio d' A ries, furono delti 
Sacrrdoti drt a.' iroao (quantunque av- 
verte il Bingham, Orìgine* et antiif.Ee- 
We(.l.3,p. aiU, cbe il p. Carlo JÌ*. Fao' 
lo, Geo^raph. toc. \t. ^^, abbia peusato, 
che per troni tenndi debbanti intende- 
re i vescovi luffraganeidi Creilo Iti, ch'e- 
gli perciò vuol ri^notcere per metropo- 
liiBiio. Ma oltrecliè tale dignità il vesco- 
vo di Siracuu ricevè aM«i più lardi, il 
com une parere degli eruditi di sagre an- 
lichiiàsi è, che siccome sui secondi troni 
«edevaxo i preti, coii non devono inten- 
dersi per vescovi). Erano queste sedie la- 
nute in allo pregio. De davauii ordina- 
ria meni e che egrimperatorì romani, poi- 
ché uè' rovesci delle meduglie delle Augu- 
ste veggonti i gcnii e le fortune chesiedo- 
mi xnpra quelle sedie, che diconsi de Fe- 
klo Silit/na*ln, maeilote cerlanu;iite dì 



xno 99 

■pnlliera, e cugli appoggi laterali ioctva- 
li, ma non Ionio qunnlo quelle dette tro- 
ni. In falli Igino, De ùgn. coeUti. cap. 9, 
nllribuisce il tilitfunslro n Cntsinpea, del 
qual genere di sedie parlando il Casan- 
bunu dice, che usa vanti dn He donne stan- 
do in caia, in' occasione però dì qnnlche 
straordinaria comparsa, giacdiè nlèrisce 
Arnobio, lib. 3, p. 76, die nelle dome- 
iliche loi-o fiiniioni usavano d'au' altra 
sedia propria egualmente del loro solo 
sesso, delta arqiiala. Nel sarcofago tro- 
valii nel ciniilcrio di s. Agnese, si vede la 
B. Vergine seduta in un MÌli(/iiiuiro. Del 
resto è sempre seduta ne'lroiii, arni nei 
monumenti di minor anticbità tono ■- 
dumi di gioie e di bordile d'oro; dod 
hanno però né siippeiUiieo,nè scalini. Le 
sue vesti tulle tono mae>lose, e ricche di 
roba , mai però non hanno lo strascico 
tanto riprovalo da'». Padri. Il pallia le 
cuopre la Iella, e moetliwamenle le tor- 
na sulle spalle e tul petto, essendo que- 
ste vette, secfjTidn s. Girolamo, un diitiu- 
ti«a delle donne criiliaiie piìt pudiche e 
oneste. Ne'miiSHÌci è sempre assistila da 
più Angeli, che le fnnno corte, come a !■■■ 
ro Rcgìtia, e sono d'intorno alla tua lesta 
le nuvole, segno iie'monumenli ecdesta- 
siici , dopo il Salvatore non ad altri ac- 
cordalu. Si otterrà che niente mai non 
ha delle donne ebree, tranne alcune nii- 
iiialure del codiceanlico della Ceneii con- 
servato nel Vaticano, ed i ba<M>rilie«i del 
dittico di Rambunn, nc'quali ha in capo 
un velu o pauno bene accosto e stretta al 
Vito, solito modo delle donne ebree, che 
ritennei'u Rlmeiio per qunklie tempo lo 
itet^o cuiltime, anche dopfi lo dispersio- 
ne di loru gente, al dire li Terliilliatio, 
Deeoroii.coy.^tiM.' 'imioitea^ 

del Moiidclli: Sopr/t 1 ^ 

din in flte frnrvauti I ' ,r lapi 

pa ron VII i alpopoia i 
menti- l'Evniiprh.ne.' 'Unsoh 

neiUeiilc [ur.ii 1 groil 

Evangeli lidi ,11 Bi 

iMoiedellBClih Juup 






100 TUO 

fornilo e collocato sotto maestoM) trono 
nel concilio di Nicca I e primo generale, 
celebrato nel 3i5. Fenerandum cnim E* 
%'angelium in sacro Throno coUocntum 
erat, iliud tantum sanctorum sacenlotum 
auribus insinuans : Justum judicium ju- 
dicate. Altrettanto fu praticato ne' con- 
cilii XEfeso^ di Calcedonia e di Costane 
tinopoli\ in quello di Nicea 11^ del quale 
scrisse Torasio patriarca di Costantino- 
poli a Papa Adriano I: Cunt gmnes sedis- 
semu$, caput Jccimus Chris lum, Javcbal 
autem in sacro Throno Evangrlinm san- 
ctunty contestans vobis omnibus sacraiis 
vitis , qui convrneramus : Judicium ju- 
stum judìcate. E fjoalmente nel concilio 
IV di Costantinopoli furono etiandio in* 
naisati sul trono \* Evangelo e la Croce 
vera. Questa pratica tenuta intiolabil- 
mente ne'sinodi orientali, fu dngli ucci* 
dentali ancora eseguita ne'concilii di s. 
Martino l,di s.Zaccaria,di Giovanni XI 1 1 
e di Eugenio IV. In alcune chiese, come 
nella cattedrale di Piireftso, anticamente 
a'iali della mensa dell'alture si poneva* 
no due Tabernacoli (F,)^ in uno conser- 
\avasi la ss. Eucaristia, nell'altro il libro 
degli Evangeli. Dall'idea simbolica di di- 
gnità e di |iotere che si attaccava a' tro- 
ni, furono condotti gli antichi ad assegna- 
i-e anche alle false divinità de'troni, laon* 
de divennero ben presto un simbolo rap- 
presentativo del nume,in luogo del nume 
stesso, con ispeciali attributi ; poiché u- 
sarono di dedicare de'nobili sedili o tro- 
ni a'Ioit) numi e di arricchirli d' intagli 
sovente relativi agli attributi del nume a 
cui li consagravano. È menzione di simili 
troni vuoti presso gli antichi scrittori; al- 
cuni vedonsi rappresentati sulle medaglie, 
nelle pitture antiche, e principalmente ne' 
bassorilievi. Si fecero troni d'oro, d'ar* 
gento, d'avorio e d'altre materie prezio- 
se, le di cui forme pei*ò, quali si ravvi- 
sano negli antichi monumenti, non sono 
elegantissime. In Olimpia, già la più ce- 
lebre città di Gi*ecia nella Trifilia o E* 
lide^per la solennità de'famosi giuochi che 



TRO 

ne presero il nome e formarono colprin* 
cìpìo VEra delle Olimpiadi {F,). In esaa 
il tempio di GioveOlimpico superava tutti 
gli a Uri in bellezza ,e la($V^/ria(f^.),cbedi 
quel nume vi si vedeva, era il più magni- 
fico lavoro di Fidia, nativo di questa città, 
primo «cultore che abbia vantato la Cro- 
cia. La statua di quel padre de' finti Dei 
era talmente meravigliosa, che repala- 
Tansi sommamente sfortunati coloro die 
morivano senz'averla veduta. Il Dio vi e- 
ra rappresentato assiso sul trono tutto d'o- 
ro e di gemme risplendente; non vi man- 
cavano e r avorio e l'ebano, ed era ador- 
no d'alcune figure rappresentanti divèni 
animali; vi ti vedevano altresì varie pie* 
cole statue. I piedi della sedia portavano 
4 Vittorie in atteggiamento di danza : so- 
pra ciascuno de'piedi anteriori si vedeva 
un giovane tebano rapito da una Sfinge; 
al di sotto di que'mostri stavano Apollo 
e Diana, mentre co'loro dardi trafigge- 
vano i figli di Niol)e. I piedi erano uniti 
di 4 tavole tra versa li; sulla tavola di fronte 
si vedeano alcune figure rappi*esentanti, 
secondo l'antica usanza, gli atletici arrin- 
ghi; il giovane che d'un nastro si cinge- 
va il capo, crede vasi essere Panturco eleo, 
il quale nelI'So.'Olimpinde, ntla lotta de' 
giovani fu vincitore: sulle altre tavole e- 
i*ano effigiati i compagni d'Ercofe, men- 
tre combattevano contro le Amazzoni. Il 
soglio non era sostenuto da 4 piedi sol- 
tanto, ma fra quelli sorgevano alcune co- 
lonne d'eguale grandezza; la parte del pa- 
rapetto verso la porta non era dipinta cbe 
d'un semplice azzurro; negli altri lati scor- 
gevausi le pittura di Paneno, fra le qualf 
rimarca vasi Atlante che il cielo e la terra 
sosteneva, cui Ercole assisteva come per 
sollevarlo dal peso. Eravi Teseo con Pi- 
ri too; le in»magini dell'antica Grecia e di 
Sa la mina; il combattimento d'Ercole coir 
Memeo Leone; Cassandra ed Aiace; Ip- 
podamia figlia d'Enomaco; Prometeo in- 
catenato, ed Ercole che lo guardava ; e 
finalmente la moribonda Pentesilea con 
Achille che la sostiene; e due Esperidi col- 



TUO 

le poma, la cui custodia era stata loro at* 
fidala. Alla sominitìi del trono e sulla te- 
sta del iiuuie , il rinomato artefice po«e 
da una parte le 3 Graiie e dall'altra le 
3 Ore, siocorae anch'esse figlie di Gioie; 
nella base che stava sotto i piedi del uu- 
me eraovi de' leoni d'oro, fra' quali era 
scolpita la pugna di Teseo contro le A.- 
oiazioni; sul piedistallo che tutta la gran 
mole sosteneva, ledeausi altri emblemi 
d'oro quasi a compimento di sì mirabii 
opera; vi si scorgeva il Sule in atto d'a- 
scendere sul suo carro, poscia Giove e la 
sua moglie Giunone; vicina eravi una 
Grazia, cui porgeva la mano Mercurio ; 
Vesta la presentava a quest'ultimo; dopo 
veniva Amore in ottu d'accoglier la tna» 
dre Venere che usciva dal mare, ed alla 
quale presentava una corona la dea della 
Persuasione : vi erano eziandio A[)ollo, 
conOiana,Miuervaed Eicole; nella parte 
più bassa stavano AnfitriteeNettuoo.il 
trono di Bacco nel Museo Pio^Clemenli- 
noy è un grandioso marmoreo sedile, i cui 
appoggiatoio bracciuoli formansi da due 
•iuiboliclie chimere, la cui testa è un mi- 
sto di pantera e di capro selvaggio, col 
corpo di pantera alalo. Quindi gl'intagli 
che lo fregiano rappresentano emblemi 
bacdiici, tralci di vita, pampini, grappoli 
di uve, froodi e corimbi d'edere, timpa- 
ni e lire, strumenti usitati ne'baocauali. 
Una gran nebride, o pelle di cavrìolo ser- 
ve a parare la spalliera del trono, e le pi- 
ne solite terminare la toinmità de' lini, 
ornano qui come pomi le sommità deik 
due colonne quadre della spalliera. Set* 
lo il sedile è intagliato un vaso avaota 
per manichi due pantere: Di qua a di là 
sono state inserite due maschere antieha, 
una è di PanCi e posa su d'una siringi, 
l'altra d'un Fauno marino o Tritone ooa 
pinne alle mascelle, e sotto visoooaool- 
pite le onde ilei mare. Le Sfingi essendo 
diveuute presso gli antichi uno dc^li w^ 
Ila nienti più usitati de'sedili delle divini* 
tà, immagini di questo animale fimboli* 
co, che U arti greche aveano tolto dallf»*. 



TRO 101 

giziana mitologia, mudi ficaio e abbelli- 
to, servirono a decorare il trono di Giove 
in Olimpia, e quello immcufo d'Apollo 
in Amicìa nella Lucouia eseguito da Ba- 
tìcle e co(>erto di gran numero di scultu* 
re; e vedonsi poste a sostenere de' brac- 
ciuoli di maestosi sedili dove Minerva è 
assisa in antiche medaglie, e Cerere in an- 
tiche gemme. Le Sfini];i, animali allegori- 
ci, divenute simboli di misteri, fu credu- 
to proprio per tale allusione adornare il 
trono ili Cerere, dea a cui si attribuì l'i- 
stituzione de'misteri Eleusini. Con esse è 
un suo trouo marmoreo del suddetto Mu* 
seo, ove e pure scolpita da un loto la fal- 
ce de'mietitori, istrumento sagro alla Dea 
frugifera; dall'altro un volume, attribu* 
to della Dea Itgiferti, e indicante quello 
che conteneva i riti arcani de'misteri, u 
quello delle prime je^gi della società ci- 
vile fuiidate in gran parte sull'agricoltu- 
ra. Le colonne della spalliera rappresen- 
tano le faci che Cerere accese ne' fuochi 
dell'Etna, vulcano di Sicilia^ per andar 
in cerca della rapita figlia Proserpiiia,e 
le loro fiammelle servono di pomi. I ser- 
penti alati che tiravano ili^rro della Dea, 
sono scolpiti a bassorilievo sulla spalliera 
stessa : le spiche e i papaveri cei'eali sono 
intugliati a fregiare le altre parti del tro- 
no. Dice il Buonarroti, neirO^.Ten'//zi(i- 
ni sopra i vasi di vetro^ die anco presso 
gli egizi il Irono fu simbolo del regno e 
tIelU podestà, onde Tolomeo Evergele e- 
resse nella eitlà d*Adale, porlo ilegli A- 
xumiU nel mare Rosso^ an Irono grande 
di marmo in eui erano da le sue a« 

lioni a le tue vittore ^%. milichi 

gentili per esprit de'loro 

Calsi Dm, Cgun unen- 

dovi sopra qua I >, la 

cui maeil&voi jìu- 

uont? presso O ta 

del ' '!'Oii Iroii 

K ■■'•A'. 

Se- ITI chi.'! 

pò ludi in 1 



io4 TUO 

n.^ 8, inserì una pìUura green prcsn dal 
museo ili s. Geiioveiln, iiellu (|iiiile il Sul- 
valore sccleiilc in trono, per lutiggior o- 
iiorevolezza , poso t piedi itopru uuu di 
questi guanciali. De'medesimi gl'impera- 
tori greci se ne doveano servire in certe 
occoMoui, non solo in atto di sedere, ma 
anco quando stavano in piedi, ritraendo* 
si ciòdaalcuneGgure rappresentanti ini- 
Iteratoli di Costantinopoli, portate nelle 
iìtiìe Famiglie Bizantine j e tal guancia* 
le par die fosse quello, che secondo Co- 
dino, Degli Qfficiij e. 7, n.**32, era te- 
nuto fermo da un giovanetto ud effetto 
che l'imperatore vi potesse star sopra si- 
curo, quando ne'conviti solenni alla fine 
della tavola il sovrano si rizzava in pie- 
di al comparire il p/ine benedetto^ por- 
tato dal Domestico (V,)t che i greci chia- 
mavano panagia. Apprendo dalla JVoti^ 
zia de' vocaboli ecclesiastici del Mugri, 
die il titolo di Panagia fu dato dalla chie* 
sa greca alla B. Vergine^ che lignifica san- 
età tota sanctay Santissima, per la s<;* 
guente origine. Gli Apostoli dopo l'Ascen- 
sione, sedendo a tavola costumavano la- 
scine un luogo vuoto pel Salvatore loro 
Diaestro, ponendovi un guanciale, sopra 
del quale posavano parte del pane che 
mangiavano. Finita poi la mensa piglia- 
vano qael pane, sollevandolo in alto e re- 
citando alcune orazioni in rendimento di 
grazie, il qual pio e santo costume con- 
tinuarono divisi pel mondo a piedicore 
il Vangelo. Congregati poi miracolosa- 
mente nella morte della Vergine, e Gni- 
te l'esequie, mentre nel 3.^ giorno rende- 
vano dopo il cibo le consuete grazie col 
pane so Ile va lo, apparve loro lo gloriosissi- 
aia Vergine in aria circondata do cori 
d'Angelici, che con sembiante piacevole 
li salutò, pel quale spettacolo attoniti gli 
A poNtoli, invece di recitare le solite ora* 
zioui di rendimento di grazie, esclama* 
roiio: Panagia Deipara ad/uva nos. Ri- 
tornando poi al sepolcro, e non ritrovan- 
do il >ngio corpo, si certificarono , che 
trionfante se uè fosse salita ai ciclo iu cor- 



TRO 

pò e in anima. Da questo ebbe origine non 
«oloinente il titolo di Paiutgia dato allH 
Vergine, ma anco il chiainoiM col mede- 
simo nome il pane col quale alzato in ul- 
to sogliono i monaci greci, a iinitazioue 
degli A postoli, rendere le grazie dopo il ri» 
storo del corpo, il quale pane benedetto 
poi dividono tra di loro, ed il vaso in cui 
si pone tal pone chiamasi Panagiariiufu 
Da ciò nacque l'errore di Meursiu, il qua- 
le disse che Panagia significa piane san» 
tOy fondandosi sopra la oeremoniu del reu- 
di mento di grazie, della quale ragiona il 
Codino, trattando dellfli mensa imperia- 
le. Porro praefectus meiisae acceptum 
panagia riunì mensae imponit^etelcvaiis 
pana giani dai Ulani Domestico mensae^ 
ille Magno domestico , hic Imperatori^ 
et (juampri munì pana giani ori inserita 
ontncs accinunt. Ad multos annos. Nel- 
le quali paiole si vede chiaramente, die 
per nome di panagia s* intende il pane 
sollevalo in alto per adempimento della 
descritta ceremonia^Iaonde^a/t/z^ùz non 
significa pane benedetto ^ ma piuttosto 
Tutta santa. L'eruditissimo vescovo Sur*> 
nelli nelle Lettere ecclesiastiche^ ^ 9» d 
diede la leti. j3 : Se Trono o Baldac* 
chino sia lo^ stesso , e del Faldistorio^ 
Dice che il baKlucchiuo é parte del Iro- 
no. Che i vescovi ab antico ebbero la Cai" 
tedra, cioè una sedia tonda al di sopra, 
come quella del trono di Salomone, ol- 
la quale si ascendeva per alcuni gradini. 
Era vestita d'alcuni veli, e situata nella 
Tribuna della chiesa, che anticamente si 
diceva Apside, che propriamente signì« 
fica l'arco, per essere lo tribuna delle chie* 
se antiche rotonda, e da questa tribuna 
la cattedra vescovile si diceva anche Apsi* 
da e Tribunale^ e gradata per la mol- 
litudiiiede'gradi. Quindi s. Agostino, nel* 
la citata Epist, aMussimino scrisse: Tran» 
sit honor hujus saeculi^ trans it ambi tio» 
In futuro Christi judicio nec absidae 
gradatae, nec cathedrae i*elatae adld* 
bebuntur ad di'fensioneni,S\ chiama nti« 
coro Extdra dalla voce greca somiglia u« 



TR O 

le, e cinìl.i tribiiiMi com'è dello tribunnh 
così abbiamo iiel lib.4 cle'Re,cap. 9. Ch« 
unto re Jehii da un figlio de'profeli d'oi*- 
dine tlì l^Wszo^ fcstinaveriuit ilaq uè ^ et 
unusi]uìsque lollens pallium suuni pò* 
sutnuit sub pedi bus ejus in si mi li Indi' 
nem tribunnlisj' cioè M trono reale. Ed 
è così |)ro|>riodel ve»cofo il trono, che i 
greci cbiamarono Throni i J cscoi^aU\ed 
aggiungerò che dissero Prototrono {f.) 
il i.° vescovo d'uno provincia ecclesiu«li- 
ca, ovvero quel vescovo che occupava il 
I.* posto presso il Patriarca^ o dopo il 
Metropolitano {T\), Il vescovo di 2"iro, 
che in assenta del patriarca d'Antiochia 
Della Siria (V,) reggeva quella chiesa, 
islituitodas. Pietro^si diceva Protothro- 
iius , cioè il I.* de' vescovi Snffragnnei 
(f^>). 11 concilio di Trullo, porlundo dei 
vescovi titolari dice: Propttr praedictain 
causam in suis Thromis non sunt con- 
stilati j peixhè le chiese erano io mano 
degrinfedeli, che noi diciamo yescova» 
ti o Arcivescovati o Patriarcali in par» 
tibus itifideliunu Passando il Sarnelli a 
dire del Baldacchino , \a quallGca voce 
barbara e significante un drappo di broc* 
cuto d' oro ricco. Feretrum, coopertum 
fuit Daldadìino^ quod Eeclesiae reli- 
qiwrunt. Rex veste deaurata^ facto de 
pretiosissinio Baldakino. Conclude, il 
baldacchino è porte del trono, non il Irò- 
no stesso, cioè è quella parte che al tro- 
no sporge in fuori come un Ombrellino^ 
ed ecco come descrivesi nel Cercmonia- 
Ic Episeoporum^ lib.i, cap. i3. Forma 
Scdis eritpraealtay et sublimisi sive ex 
li^no, ^ive. ex marniorcy ani alia mate- 
ria fabricata in modani Catìiedrae^ et 
Throni immobilis^ quales in maltis Ec» 
clesiis antiqais videmus^ qui debet tcf^i^ 
ci or nari aliquo panno serico concola' 
ri ciun aliis paramenti fty non tamcn uà» 
reo, nisi Episcopas essct Cardi nalis: et 
sufK'r eam umbraculum^ sen Baldachi- 
nani ejasdcm coloris appendi poterity 
lUunmodo et saper Altari aliiid simile^ 
vel etiaui siunptuosius appcndantur eie. 



TUO to5 

Ivi pure si dice: Tribits gradibus ad eam 
ascenilatur^ quipannis^aut tapetibus te* 
gantur.Qw udi è che Baldaccìdno ti cbia* 
ina ancora quel drappo che colle aste si 
solleva, come dice lo stesso Ctretnonia-* 
le nel cap. 1 4- Umbraculam, seu Balda» 
cidniun duplex est^ aliud appendi in al» 
tum debet super Altare^et supra Sedeni 
Episcopi f forma quadrata ^ etc, aliud 
quod supra Episcopwn^ ac res sacras 
inprocessionibus gestari consuetiim est^ 
sex^ vel ceto hastis sublevatam^ eie. Ma 
perchè dalla parte talvolta ti nomina il 
tutto, «pesso per baldacchino s'intende 
il trono vescovile. Oltre al quale vie un' 
altra Sedia minore, detta Faldistorio 
(/^'.), e di questo il vescovo si serve i a 
molte occasioni. Essa è somigliante airaii- 
lica Sedia chiamata da'romani curale, la 
quale era una sedia quadrata d'avorio 
senza spullieia, una dell'insegne de'coQ- 
soli e di altri primari ntiiginlrati. Di que« 
sta sedia si valevano i vescovi, cheavea* 
no il trono nella tribuna, ed avanti il lo- 
ro altare, perchè allora per fare la Pre» 
dica(F,) mettevano il £ildistorio nel su- 
premo scalino dell' altare, onde Sidooio 
nel canto Eucaristico a Fausto vescovo, 
io descrive predicante sul faldistorio con 
questi versi. Seu te conspicuis gradibus 
f ^enerabilisArae- Concionaturumplebs 
sedala circumsistit,-Expositae legisbi'- 
bat auribus ut medicinam. Termina il 
Sarnelli, con dichiarare la riverenza do- 
vuta a'troni de' vescovi. llcamaldoleseCo* 
stadoui descrivendo l'anlica cattedrale di 
Torcello (^-J^ riferisce che in fondo alla 
navata di mezzo è I* antico presbiterio, 
chiamato ne'priiui secoli Absida, ed E» 
xedra a motivo di.'lia Cattedra, ove il 
clero stava assiso secondo il suo rango 
neir ecclesiastiche funzioni , lenendo in 
mezzo il vescovo, conforme ul costume an* 
tichissimo della Chiesa, come si ha nelle 
costituzioni apostoliche: Fu medio aiilciii 
sitiun sit Episcopi Solium.cl Hlrìiiifjiic 
sedcat Pnicsl>ytrrinin; |{'gi»enilosi pres- 
so Tcodoiclo: Si Cathedra in nudiupo* 



io4 TUO 

n.^ 8, inserì una pittura green preso dal 
museo (li s. Geiiovetla, nella (juiile il Sal- 
vatore sedente in trono, per luoggior o- 
iiorevolezKa , posa i piedi «opra uuu di 
questi guanciali. De*inedesimi gl'impera- 
tori greci se ne dovcano servire in certe 
occaMoui, non solo in atto di sedere, ma 
anco quaodo stavano in piedi, ritraendo* 
si ciò da alcune Ggure rappresentanti ini* 
|)eraton di Costantinopoli, portate nelle 
iìtiìe Famiglie Bizantine j e tal guancia* 
le par che fosse quello, che secondo Co- 
dino, Degli OJfìcii^ e. 7, n.**32, era te- 
tinto fermo da un giovanetto ad effetto 
che l'imperatore vi potesse star sopra si- 
curo, quando ne'conviti solenni alla fine 
della tavola il sovrano si rizxava in pie* 
di al comparire il pttne benedetto ^ por* 
tato dal Domestico (F,)t che i greci cliia* 
ina vano panagia. Apprendo dalla Noti^ 
zia de' vocaboli ecclesiastici del Magri, 
che il titolo di Panagia fu dato dalla chie* 
sa greca alla B. Vergine^chebignifìca san- 
età tota sancta^ Santissimay per la se* 
guente origine. Gli Apostoli dopo l'Ascen- 
sione, sedendo a tavola costumavano la- 
sciare un luogo vuoto pel Salvatore loro 
maestro, ponendovi un guanciale, sopra 
del quale posavano parte del pane che 
mangiavano. Finita poi la mensa piglia- 
vano quel pane, sollevandolo in alto e re- 
citando alcune orazioni in rendimento di 
grazie, il qual pio e santo costume con- 
tinuarono divisi pel mondo a piedicare 
il Vangelo. Congregati poi miracolosa- 
mente nella morte della Vergine, e fini- 
te l'esequie, mentre nel 3.*^ giorno rende- 
vano dopo il cibo le consuete grazie col 
pane so Ile va lo, apparve loro la gloriosissi- 
ma Vergine in aria circondata da cori 
d'Angelici, che con sembiante piacevole 
lì salutò, pel quale spettacolo attoniti gli 
A pONtoli, invece di recitare le solite ora* 
zioui di rendimento di grazie, esclama- 
rono: Panagia Deipara adjuva nos. Ri- 
tornando poi al sepolcro, e non ritrovan- 
do il siì'^xQ corpo, si certificarono , che 
Iriouraute se oc fosse Milita ai ciclo iu cor- 



TRO 

pò e in anima. Da questo ebbe origine lion 
«olamente il titolo di Patutgia dato hIIh 
Vergine, ma anco il chiamarM col mede- 
simo nome il pane col quale alzato in ul- 
to sogliono i monaci greci, a imitazione 
degli Apostoli,rendere le grazie dopo il ri» 
storo del corpo, il quale pane benedetto 
poi dividono tra di loro, ed il vaso iti ciii 
si pone tal pane chiamasi Panagiariuni* 
Da ciò nacque l'errore di Meursiu,il qua- 
le disse che Panagia significa piane san» 
lOy fondandosi sopra la oeremoniu del reu* 
dimento di grazie, della quale ragiona il 
Codino, trattando dellif mensa imperia- 
le. Porro praefectus metisae accepium 
panngiaritun mensae imponi t^t etevatu 
pana giani dat Ulani Domestico mensae, 
il le Magno domestico , hic Imperatori, 
et quamprimum pamtgiam ori inserita 
omnes accinunt. Ali multos annos. Nel- 
le quali parole si vede chiaramente, die 
per nome di panagia fi intende il pane 
sollevalo in alto per adempimento della 
descritta cereroonìa; laonde ^a/ia^iia non 
significa pane benedetto^ ma piuttosto 
Tutta santa. L'eruditissimo vescovo Sar* 
nelli nelle Lettere ecclesiastiche^ ^9»^ 
diede la leti. 78 : Se Trono o Baldac* 
citino sia lo^ stesso , e del FaUlisloriiK 
Dice che il biiKlucchino é parte del Irò* 
no. Che i vescovi ab antico ebbero la Cat» 
tedra, cioè una sedia tonda al di sopra, 
come quella del trono di Salomone, ni* 
la quale si ascendeva per alcuni gradini. 
Era vestita d'alcuni veli, e situata nella 
Tribuna della chiesa, che anticamente si 
diceva Apside^ che propriauìente signi- 
fica l'arco, per essere la tribuna delle chie- 
se antiche rotonda, e da questa tribuna 
la cattedra vescovile si diceva anche Apsi* 
da e Tribunale t e gradata per la mol- 
titudiiiede'gradi. Quindi s. Agostino, nel* 
la citata £/>i^^ a Mussimi no scrisse: Tran» 
sit honor hujus saecuh\ transitamhitìo. 
In futuro Christi judicio nec absielne 
gradatacy nec cathedrae velatae adlù* 
bebnntur ad di'fensionem. Sì chiama nti« 
coro Exedra dalla voce greca somiglia u« 



TR O 

le, e cinìla tribuno com'è detto tribunal: 
coù abbiamo nel lib.4 de'Re.cap. 9. Che 
unto re Jcbii di un fìglio de'profeti d'or- 
dine <iì ^ììseo^ fcslinai^erunt ilaif uè t et 
unusi]Hìsquc tollens pallium suum pò* 
suf.vunt sub pedi bus vjus in simili ludi' 
twin tribwuilis; cioè del trono reale. Ed 
è così pro[)rio del vescovo il trono, cbe i 
greci cbianiarono Throni i le scovati ^tfì 
aggiungerò cbe dissero Prototrono {f\) 
il 1.° vescovo d'uno provincia ecc!esia«ti- 
ca, ovvero quel vescovo cbe occupava il 
I.** posto presso il Patriarca^ o dopo il 
Metropolitano (/^'.). Il vescovo di 2"i>o, 
cbe in assenta del patriarca d'Aotiocbia 
Della Siria (!',) reggeva quella chiesa^ 
istituita do 8. Pietro, si diceva Protothro- 
nus , cioè il I.* de* vescovi Suffraganei 
(f^*)' 11 concilio di Trullo, parlando dei 
vescovi titolari dice: Propttr praedictani 
causa ni in suis Tìironus non sunt con- 
stitutij peixbè le cbie&e erano io mano 
degrinfedeli, cbe noi diciamo F^escova* 
ti o Arcivescovati o Patriarcati in par* 
tibiLf itifidelium. Passando il Sa nielli a 
dire del Baldacchino y\a qualìGca voce 
barbara e significante un drappo di broc* 
cuto d' oro ricco. Feretrum^ coopertum 
fiat Baldadiino^ quod Eeclesiae reti» 
qiwrunt, Rex veste deaurata ^ facto de 
pretiosisiimo Baldakino, Conclude, il 
baldaccbino è parte del trono, non il Iro- 
no stesso, cioè è quella parte die al tro- 
no sporge in fuori come un Ombrellino^ 
ed ecco come descrivesi nel Ce.rcmonia- 
le Episcoporum, lib. i, cap. i3. Forma 
Sedis eritpraealta^ et sublimisi si ve ex 
Ugno, si ve ex marmorea aut alia male' 
ria fabricata in modum Calhedrae^ et 
Tkroni immobìlis^ qualcs in multi s Fc» 
clesiis antiquis videmus^ qui debet tegi^ 
et ornaci a li quo panno serico concaio' 
ri cutn aliis paramentis, non tamen au- 
rcOy nisi Episcopus esset Cardinalis: et 
super eam umbraculum, seu Baldachi- 
nuni ejusdem color is appendi potè ri t^ 
dummodo et super Altari aliud situi le^ 
vel etiatn siunptuosius appciulantur e te. 



TftO io5 

Ivi pura si dice: Tribtts gradibus ad eam 
ascendatur^ quipantùs^aut tapetibus te* 
gantur. Qui udì è che Baldacchino si cbia* 
ina ancora quel drappo che colle aste si 
solleva, come dice lo stesso Ceremonia-* 
le nei cap. i4- Umbraculum, seuBalda* 
chinutn duplex est, aliud appendi in al» 
tum debet super A Ilare, et supra Sedem 
Episcopi , forma quadrata, etc, aliud 
quod supra Episcopuni, ac res sacras 
inprocessionibus gestari consuetiun est^ 
sex, vel octo hastis sublei^atum, tìcM^ 
perchè dalla parte talvolta si nomina il 
tutto, «pesso per baldaccbino s'intende 
il Irono vescovile. OUre al quale vie un' 
altra Sedia minore, detta Faldistorio 
(/^), e di questo il vescovo si serve ia 
molte occasioni. Essa è somigliante all'aiir 
tica Sedia chiamata da'roinani curule, la 
quale era una sedia quadrata d'avorio 
senza spullieia, una dell'insegne de'cou* 
soli e di altri primari magiNirati. Di que* 
sta sedia si valevano i vescovi, cbeavea* 
no il trono nella tribuna, ed avanti il lo* 
ro altare, perchè allora per fare la Pre* 
dica^f,) mettevano il faldistorio nel su- 
premo scalino dell' altare, onde Sidooio 
nel canto Eucaristico a Fausto vescovo, 
io descrive predicante sul faldistorio con 
questi versi. Seu te conspicuis gradibus 
f 'enerabflisArae- Concionaturutn plebs 
sedula circunisistit.'Expositae legisbi" 
bai auribus ut nwdicinam. Termina il 
Sarnelli, con dichiarare la riverenza do- 
vuta a*troin de' vescovi. llcamaldoleseCo* 
stadoiii descrivendo l'antica cattedrale di 
Torce Ilo (F,), riferisce che in fondo alla 
navata di mezzo è l* antico presbiterio, 
chiamato ne'priiiii secoli Absida^ ed E» 
xedra a motivo della Cattedra, ove il 
clero st.'iva as*<iso secomlo il suo rango 
neir ecclesiu<»lichc finizioni , lenendo in 
mezzo il vescovo, conforme al costume an* 
tichissimo ilclla Chiesa, come si ha nelle 
costituzioni apostoliche: In medio autcìa 
si tum si t Epìscopi So li uni. ci tilri/nquc 
scdcal Pi'a('sl>)tcri(tffi ; \ì"j^s^*ììh\os\ pres- 
so Tcodoiclo: Si Calli.' di' a ili nu'diupo' 



io6 TRO 

sita contentionemfaciff eam ego aufer* 
re conabor. Il presbiterio di Torcello è 
composto di 6 scaglioni di pietra , che 
prendono la slessa figura del seinicircolo 
che ha il presbiterio, ma essendo i due su- 
periori più alti e più larghi, siccome i 4 
limanenti più stretti e meno alti, é prò* 
babile che questi servissero per ascende* 
re a quelli, incoi solo sedevasi. Tali sca- 
glioni sono tagliali nel metto da un'alta 
te stretta scala d' 1 1 scalini, in capo alla 
quale è la cattedra vescovile di marmo, 
hu cui sedendo il pi'elato nelle sue fun* 
fieni, quindi scorgeva facilmente tutto il 
popolo che vi era sino al fondo delta ba- 
silica, per cui disse s. Agostino in Psalm, 
I a 6: Nam altior locus positus est Epi* 
scopi s^ ut ipsi superintendant ^ et tam* 
quam custodiant populum ... quomodo 
cnim s^eniteri altior sit locus ad custo» 
diendam vineam, sic et Epi scopi s altior 
locus factus est. L'altezza di questa cai* 
tedra vescovile è di rito antichissimo, av* 
▼er tendo il Bona, De dignit, Sacerd, cap. 
6, che idex apostolica ìnstitutione ha- 
bet Ecclesia, Dunque fino dal tempo xle- 
gli Apostoli si costumò di collocar in al* 
lo le cattedre de' vescovi, perchè ognuno 
agevolmente |)Otesse scorgere il proprio 
pastore, e udu* meglio i suoi ragionamen* 
ti. Queste cattedre erano più alte di quel* 
le de'preti, che a' lati vi erano, e perciò 
venivano ad esser assai alte, allorché e- 
rano posti pure in alto i sedili pe'preti, 
com'è nella chiesa di Torcello. Poteva ciò 
farsi in qualche chiesa per recarle un mag- 
gior onore, e talvolta eziondio per nudrir* 
le l'ambiziuiiet In fatti Eusebio, ZT/j /or, 
Eccl, lib. I o, cap. 4» p- 3H I , riferisce un 
panegirico della chiesa di Tiro sunnomi- 
nata , la più illustre di tutta la Fenìcia, 
ed uno degl'insigni monumenti della pie- 
tà di Costantino l,ed in esso leggesijch'e* 
ra quella chiesa ornata di troni altissimi 
iid onore de'prelati, Throms altissimis 
in lìonore praesidentium, E così all'op- 
|K>slo il ricordato concilio d'Antiochia 
condannò Paolo di Saodoiata [>er aversi 



TRO 

anf^bitiotamente innalzato ana ealledra 
sublime e separata dal suo clero a ft^ia 
de'principi < Scdem, et Throimm Middi» 
mvn sili pnra\*it; eiimque, non ut Chri* 
stì discipulum decetysed ut mundi prin" 
clpes solente secrclnm et separatttm ha* 
^fi^r£7etc.Accoi*davasi dalla Cbieaa a've- 
scovi un posto più elevalo nel loro dero^ 
Episcopus in consessu preshyterorutH 
suhlimior sedeatj ma non tolevati cbo 
si gareggiasse oo'principi e per V allena 
delle cattedre , e per la situazione seco* 
laresca delle medesime, giacché tforce^^n 
illa Sedes supercaelestem Chrisii Ca-^ 
thedrant designata come nel lib. De Sti^ 
crament, dtiie Simeone di Tessaloniea. I 
greci chiamano sintroni i riferiti tcaglio- 
ni, ovvero ordini di sedili posti ad am-* 
bedue i lati de'troni o cattedre vescovi li| 
ed appellaronsi anticamente troni secon» 
dif poiché i primi troni erano quelli dei 
vescovi. Su questi troni secondi aedeva- 
no i preti, onde S.Gregorio di ^Taaiamo 
disse di ne stesso quando venne con vio» 
lenza consagrato sacertlotet per 9Ìtn Se* 
cundis collocat me in Thronis^ Egli è 
per questo che gli Stalli canonicali dipoi 
furono detti piccoli troni e troni di se-' 
condo ordine, tribune e tribunali. A osi 
leggo nel Nardi, De*Parroch\ che i ca- 
nonici ebbero nc'cori sedi distinte, cbia* 
mate nell' antichità Throni ^ Subseliia^ 
Cathcdrac honoris, Tribunalia, Stalli^ 
grande iinpurlanza dandosi nell'aotichi* 
tà all'ordine di sedere de' canonici, e le 
sedi più basse del clero inferiore erano in 
plano. In certi cori antichissimi vedoosi 
le sommità degli stalli canonicali sporge- 
re in fuori a guisa di baldacchinetto. Gre* 
de il Nardi che così fossero negli antichi 
secoli, pci*ché erano appellati Tribuna* 
Ha, e Secundi Throni, Perchè sedeva- 
no in sedi assai distinte, da Eusebio di Ce- 
sarea, Ilist. lib. IO , cap. 5, sono anclie 
chiauinti Deuterothroni o sia secundi 
ihronijeneì canone a6 del Trulla no del 
68 1 dicousi i canonici, Cathcdrae par'^ 
ticipes, Diverie ct'udisioiù riporta il Ifar^ 



TRO 

di sul Irono vetooi^ile. Riporta i monu- 
inenli in cui è anche eletto Soiiiwi, Sé» 
ilesy Catlìedraj e che i vescovi si deno- 
minarono efiandio Tfironi Def^ Clwisti 
Timoni^ e Throni assolutamente. Che il 
loro trono dev'esser alto in segno di prin- 
ci|>nto,qua|i principi della Chiesa di Dio, 
ch'essi rappreseti In no, e quoli pastori per 
divina istituzione uiediante la sagra or- 
di natione^ che pascono con impero; e t, 
Oregoi-iodi Nuzianzo, Orat. fufiebr, prò 
d. Basi Ih y chiama il vescovo , princt|>e 
con trono ; mentre s, EpifSinio, Haeres^ 
39, § 3, dice che i vescovi hanno il trono 
concesso loro da Cristo,che volle donar al- 
iti sua chiesa la reale e ponti ficaie digni- 
tà riunite insieme, intronizzare dioeva- 
si mettere il nuovo vescovo in Irono , e 
lo dice anche oggidì il Pontificale Roma- 
no, De Consacrata Episc^SecoufXo ilcau. 
7 1 Niceno- A rabico, dopo la consagrasio- 
ne, il metropolitano mandava il novello 
vescovo alla sua sede con un vescovo che 
l'accompagna va, e lo faceva mettere a sede- 
re sul tronOyCiòHie ivi è appellalo i/i(A/y>« 
nizatiOy cioè il Pos:tesso, Anche Flodoar- 
do, lib. 4» <^P' ^3 ^ ^^» chiama inthro^ 
ììizari il mettere il nuovo vescovo nella 
sua sede. Ciò vedesi anche nell'azione :|vi 
dcfl concilio di Calcedoni! del ^i\ , ove 
Proclo vescovo dice ; proficttis sum in 
Gangra,inthronizarìEpiscopumAn u na 
carta del 9 1 4> nella Gallia Cìirist. Ep. 
Araiisic, Appeod, n.^i, adoprati pure la 
{Mirola inthronizare in quest'istesso sen- 
so di dar possesso a un nuovo vescovo. 
Jl Irono vescovile dev'essere di facciata 
all'aliare, e se questo occupa il uìezzo e 
fondo della tribunn,/x conni E\^angeliij 
ed in un antichissimo ordine, Bihliot, Pa- 
tr, t. 6, p. 181, si spiega percliè il vesco- 
vo sieda in trono in faccia al popolo, per 
)a ragione, che Episcopo commi ssaesunt 
aiùmae prò qmbtts rationem Dea red- 
iiituruscst. Nelle costituzioni apostoliche, 
lib. a, cap. 56, si dicei SU solium Epi- 
scopi in medio positum , et ex lUroque 
vjus laterc presbiteri sedeant, etastent 



TRO 107 

diaconi. I troni antichi erano di fiioda* 
ta, e niun prete celebrante poteva, e non 
può neppure a'giorni nostri,sedere di fao* 
ciata al popolo , ma di fianco. In man*» 
canza di trono, il solo vescovo siede sul- 
r altare verso il suo gregge; niun altro, 
iienché celebrante, può sedere sull'altare, 
ma fuori del medesimo, e di fianco a cor^ 
nu Epistolae. Il Nardi confuta la strana 
idea del Dugnet, che nelle sue Conficene 
ces tcclesiastiquesy pretese che lantiche 
cattedre vescovili fossero così larghe, da 
potervi sedere due e pi il vescovi; ed oU 
tre il dirci gli antichi, una cathedra pUt* 
rea non capit Episcopo» ^ il fatto poi lo 
contraddice, per le cattedre e troni mar* 
morei rimastici. Anzi noterò col Compa- 
gnoni vescovo d'Osi mo. Memorie della 
chiesa e de' i^escoi^i d'esimo yi. 4i p- 269, 
che nel 1649 il vescovo cardinal Verospi 
essendosi recato in Roma per la visita del 
sagri Liminiy a'i4 viaggio festa dell'A- 
scensione e vigilia di s. Vittore, mg/ Ra- 
nuccio Scotti, vearcovodi s. Donnino e go« 
vernatore della Marca, assistè al 2." ve* 
spero di detta solennità , ed alla messa 
cantata, e sedè sul trono episcopale, sen* 
za però la cattedra e il baldacchino, ma 
in una sedia di velluto. Dice inoltre Nar- 
di, che il trono vescovile sempre spiacque 
a' novatori , e gli odierni d' accordo coi 
giansenisti, ne'primi tempi delle repub- 
bliche del 1 798, abolirono in Romagna 
e altrove il trono del vescovo e gli stalli 
canonicali, per non essere inferiori all'em- 
pio CJnnerico re de' vandali in Africa, il 
quale nella crudele persecuzione mossa 
a' cattolici- proibì il trono a s. Eugenio 
vescovo di Cartagine. Aggiungerò, che i 
repubblicani del 184B fecero togliere i 
gradini dalle catledre vescovili, perché 
segno di aristocrazia I Innanzi di essi l'ar- 
civescovo di Sorrento (/^,) Pezzo, fab- 
bi'icò il sepolcro per se e pe'suui successo^ 
ri, onde dal trono meditare il finecAinu. 
ne a tulli, mentre siedono nell'c*' ^ 

le seggio, poiché anco da'piìisul 
ni si )»ceade uella tomba. Neil 



io8 TRO 

Il papa Anacleto 11 fi reob nel tellembre 
in A vellino, e nelle con ferente con Rugge- 
ro duca di Puglia suo cognato, posero le 
fondamenta del regno di Sicilia (/^.),fa* 
ceudolo coronare in Palermo dall' anli* 
cardinale Conti col nome di Ruggero I; 
altri sostengono che la coronazione segui 
in Avellino. Certo é, che per memoria di 
tale avvenimento, il re concesse al vesco- 
vo che il suo trono episcopale fosse sovra- 
stato dalla corona reale, la quale lutto* 
ra si vede nel suocomignolo;anil il tro« 
no del vescovo d'Avellino, per privilegio 
ha 5 gradini. Che Ruggero I fu coronato 
io Avellino e che il trono vescovile è or- 
nato dolla corona reale, lo afferma anche 
l'avv. Giuseppe Zigarelli a p. i e 22 del 
Cenno storico della cattedrale d^Avel» 
Uno e poche cose di quella di Frigento 
aeque principali ter ^ Avellino i847« U 
Kugnes, Storia del regno di Napoli , t. 
a, p. 876, riferisce che l'antipapa a' 26 
settembre I i3o rilasciò a Ruggero I uà 
diploma, mediante il (fuale questi nel di 
del seguente Natale fu coronato e unto 
re. La ceremonia si praticò nella catte- 
drale di Palermo, e ministri ne furono 
Filippo, Ruggero eGiovanni rispettivi ar- 
civescovi di Capua, di Benevento, di Sa- 
lerno, ponendogli sul capo la corona reale 
a>lle proprie mani Roberto principe di 
Capua, come il piti nobile barone del re- 
gno. L'accuratissimoPellegrino dimostra, 
che una sola volta Ruggero I si facesse co- 
ronare, e ciò per ullkio d'A.nacleto II, il 
quale mondò all'uopo inPalermo un an* 
ticardinalc; altrettanto affermano Falco- 
ne Beneventano, Pietro Diacono, e l'ab* 
bate di Telese testimonio oculare , non 
die Lodovico Agnello arcivescovo di Sor- 
rento, Istoria degli Antipapi i, 2, p. 38, 
riferendo che Anacleto II mandò a Pa* 
lermo per legato per far coronare Rug- 
gero I l'aiiticardinale Conti. Sembra dun- 
que, che il singolare privilegio del vesco* 
vo d'Avellino di avere sul proprio trono 
la corona reale, derivò |>er essei*9Ì in y^- 
velliuo gettate le fondameli la <kl regna 



Tao 

delle due Sicilie, neirabboccamento d*Ar 
nacleto 1 1 e Ruggero 1 fondatore della me* 
desima monarchia. Notai ae'vol. XI, p. 
226, LVI, p. 88, LXXIll, p. 345, de- 
scrivendo le parti dell' antiche Chiese o 
Templi^ esseve slata una di esse la Solca 
(y*)y ma controversa, ove alcuni. credo- 
no fosse il trono o soglio, dal quale co- 
me da alto luogo si distribuiva la comu- 
nione al popolo. Altri spiegano la tolea 
per uno scalino. Veramente la sede ve- 
scovile co' seggi pe'preli sorgeva ael^in- 
trono posto nell'apside o coro o Santaa* 
rioy il quale da'cancelli era diviso dal re- 
sto del tempio, e da esso s. Ambrogio re* 
spinse l'imperatore Teodosio I per la atra* 
gè di Tessalónica (P^*)» Altri dissero la 
solca luogo intermedio tra il coro e il san- 
tuario, rilevato da alcuni gradini, noo |ie- 
rò il luogo ove sedeva in trono V ìoipe- 
ratore,al quale solo tra'Iaìci era permesso 
passare per la solca onde ricevervi la 00- 
munione. 11 trono imperiale era fuori del 
coro, cioè in oriente dentro i cancelli, iu 
occidente fuori di essi. Come nel 1 856 fu* 
rono collocali il trono imperiale e il tro» 
no del cardinal legato, nella metropoli- 
tana di Parigi, pel soleuiie battesimo del 
principe imperio le, lo narrai a TaBifo,di* 
cendo di quello del cardinale. Delle con- 
troversie degli arcivescovi di Genova col 
senato di quella repubblica pel trooo del 
doge nella chiesa metropolitana di s. Lo- 
renzo; e delle contese de'prelati della £d* 
guria col medesimo governo, per la cat- 
tedra vescovile e le sedie de'go verna tori, 
già in bi*eve parlai nel voi. XKVIII, pw 
321, 325, 343» 343. Persi grave argo- 
mento stimo opportuno aggiungere al- 
cun' altre palmole, col eh. d. Gio. Battista 
Semei'ia, Storia ecclesiastica di Geno* 
va e della Liguria, Situato il trono de' 
dogi di Genova dal lato dell'epistola y rim* 
petto alla cattedra arcivescovile posta nel 
lato dell'e vangelo, dopoché la repubblica 
siguora del regno di Corsica nel 1 638 de- 
liberò d'assumere la dignità e l' insegne 
regie, ne fece fi'egiare U doge Pollavici- 



i 



TRO 

ni; quindi sembrò al governo che il tuo 
Irono fosse inferiore al nuovo gradone gli 
convenisse alrarlo nel luogo digniore dal- 
la parie dell' evangelo. Si oppose l'arci* 
vescovo CBi*dinal Stefano Durazzo^ e ri- 
corse ad Alessandro VII, il quale com- 
pose la questione con permettere die il 
trono del doge si erìgesse presso quello 
dell'arcivescovo, ma in luogo più infe- 
riore. Ma poco dopo successo al cardinal 
Durano (^emeria dice nel 1 664, Cardella 
più lardi, e il can. Bima nel 1671), Gio. 
Ballista Spinola seniore poi cardinale , 
il governo colla deliberazione del minor 
consiglio ordinò, che il luogo e cattedra 
dell'arcivescovo in duomo fosse in cornu 
rpistolae, col baldacdìino incontro a 
quello di sua serenità, e così appunto fu 
eseguito. Ordinò di più che i canonici ac- 
compagnassero il doge e il senato tanto 
all'ingresso quanto all'uscire di chiesa &• 
no alla porta del tempio. Queste nuove 
pretensioni furono portate a Roma, ove 
per lungo tempo si discussero; finalmente 
si adotiò il temperamento, io conseguen- 
za del quale nel 1673 il minor consiglio 
autorizzò i serenissimi collegi, ad accor- 
dare la pratica della sede arcivescovile , 
procurando che il luogo preciso dell'ar- 
civescovo prelato sia più vicino agli stalli 
de'canonici. Quindi decretarono, che ve* 
nendo cardinale arcivescovo, si rimetta il 
suo soglio nel luogo e nel modo in cui era 
in tempo del cardinale Du razzo; mentre 
per l'arcivescovo d'allora e pe'suoi suc- 
cessori prelati, si ponesse la sedia dal lato 
dell' epistola, nel sito più verso il coro e 
più vicino agli stalli de'canonici. Eletto 
ad arcivescovo nel 1 705 mg/ Lorenzo 
Fieschie nel seguente anno divenuto car- 
dinale, fece di nuovo riporre dal latodel* 
Te vangelo presso l'altare la sua cattedra, 
e finché visse il governo non osò rimuo- 
verla, per rispetto alla dignità cardinali- 
zia. Nel 1716 assunto all'arcivescovato fr. 
Nicolo M.* de Franchi, la sua cattedra fu 
rimessa al sito, da cui era slata levata dal 
predecessore, doé alla parte dell'epiilolai 



TUO 109 

ed attaccata onninamente agli stalli ca- 
nonicali, e collocato il Irono del doge nel 
corno dell' evangelo. Nel 1 748 promosso 
a questa chiesa mg.' Giuseppe M." Sapo- 
riti, insorta qualche circostanza di pre» 
minenza, credette doversi costantemente 
opporre alle pretensioni del governo; e 
come vide chele sue ragioni non potevano 
prevolere, venne alle vie di fatto. Entrato 
di notte nel duomo, fece rimuovere da' 
chieHci e da' suoi domestici il trono del 
doge, e rimosto lo volle seppellire. Quin- 
di uscito dalla città, andò a Massa per es- 
sere sicuro da ogni molestia. Si fecero del- 
le trntrotive pel suo rìtomo a Genova, e 
rìnvenne di fatto; ma in quanto a' suoi 
diritti rimniie sempre infle»sil>ile. Il gover- 
no ripose il trono ducale nel luogo dignio* 
re dalla parte dell' evangelo, e l'arcive- 
scovo finché visse non volle mai più et- 
lebrare I solenni pontificali alla presenta 
de'supremi magistrati. Tollerò l'abuso il 
successore mg.' Giovanni Lercari, ma in- 
tanto avvenuta la rivoluzione, i demo- 
cratici abbatterono il trono ducale e oe 
sfracellarono la sedia per non esservi mai 
più ristabilita. Dopo poco tempo tenta- 
rono alcuni di rinnovar l'antiche verten- 
ze. Governava lo stato al principio del cor* 
rente secolo la repubblica Ligure, sopra 
nuove costituzioni fondata, e alla chiesa 
metropolitana era stato promosso nel 
1 8oa il cardinal Giuseppe Spina, Prima 
di recarsi alla sede avendo fatto erigera 
nel duomo, dentro il presbiterio e nella 
parte dell' evangelo la sua cattedra eoo 
baldacchino, mostrossi di ciò altamente 
offeso il ministro di polizia di detta repub- 
blica, dichiaroodo al vicario generale che 
quella cattedra urtava co'diritti del go- 
verno,e perciò doversi rimuoveredaquel 
luogo e porsi in altra forma. Conosciu- 
tasi dal cardinale ropposizione a'suoi di- 
ritti, stette fermo a mantenerli, e nel lu- 
glio mandò da Roma una memoria h'cìI- 
tadini , doge e senatori della repubblica 
Ligure. In questa dimostrò la -- ì sorpre- 
sa sull'eiezione della solitafi. a arci- 




no TRO 

▼escovile, coperta di baldacchino, mentre 
il senato DOD vi avea incontrato dUiicullù, 
pretenderti dal senatore deputalo allo po- 
lizia, che la cattedra dovesse situarsi d^lla 
parte dell' epistola; e quanto al baldac- 
chino^noo potendosi ancora per l'attuale 
fislema erigerai quello del doge, credeva 
che fosse più espediente per ora non io* 
naluirne alcuno. Con sensatissime ragio- 
ni espose la convenienza d'una caratle* 
ristica di onore e di dignità accordata ad 
ogni vescovo nelle chiese della propria 
diocesi , onde rendere e più rispeltnhiie 
al popolo il suo carattere e più auguste 
le sagre FunKioni che ivi esercita. Non do- 
versi incontrare difficoltà che il cardinal 
aixsivescovo faccia uso del haldacchiuo , 
perché la sua cattedra è la cattedra dalla 
cfuale il maestro della religione annun* 
tiardevealsuo popolo la verità della me- 
desima, e che essa sia collocala nel po^to 
più eminente e il più distinto del santua- 
rio. Che il sistema d'un governo repub- 
blicano, basalo sulla libertà ed eguaglian- 
ta de' cittadini, non veniva alterato dtd 
distintivo accordato alla dignità ecclesia- 
stica e arcivescovile; prova essendone le 
chiese di Francia, ove tollerandosi l'eser- 
cizio dello cattolica religione prima del 
concordato , pure in quelle eziandio di 
Parigi se un vescovo ancorché non dio* 
cesano celebrava ponti6calmenle , si fa- 
ceva uso del baldacchino, come allora Ri- 
cevasi in tutte le cattedrali francesi. Nel* 
Ja repubblica Italiana e precisamente nel- 
la cattedrale di Milano, Tarn vescovo a- 
ver sempre fatto uso del baldacchino nel- 
le sagre funzioni. Ridotto a sistema re* 
pubblicano il Piemonte, nondimeno il 
I." console Bonaparte non solo avea e- 
sortato il cardinal di Martiniana vesco- 
vo di Vercelli a conservare il baldacchi- 
no nella sua residenza e nella cattedrale, 
ma espressamente ordino che nell'uso di 
questo e di tutte le oltre insegne e di- 
stintivi, che ad nn cardi nn le competono, 
non venisse d i si ni ha to. L'esercizio poi più 
luminoso e che pai e servir dovesse di doi*« 



TttO 

ma a tulle le repubbliche e a'govemi ilelle 
medesime, era quello della repubUioa 
francese; giacché nella messa di E^Mqua 
celebrala in quell' anno nella melrofio* 
litana di Parigi, dal cardinale Caprera 
legato, con gran pompa e dignità, il i.* 
console insieme con tutti i magistrali del- 
la repubblica vi assisterono, e la resi- 
denza de'consoli ricoperta di padiglione 
era situata dalla parte deirepistola, men- 
tre il cardinale ebl>e la sede ricoperta 
di grandioso baldacchino dalla parie cld- 
r evangelo. Al diritto dunque, che com- 
pete ad ogni vescovo e partioolarmeti* 
te a un vescovo cardinale, di ritenere nel- 
la parte più distinta del santuario la cal- 
tedra con baldacchino, aggiungendosi e* 
sempi così autorevoli e irrefragabili, ape* 
rare dalla saviezza del senato ligure ri- 
mosse le didicoltà suir uso del baldac- 
chino e sul collocamento della caliadra 
arcivescovile dalla parte dell' evHogelo, 
e fu contentato. Dissi inoltre ne* cìIhIì 
luoghi, che nel ijS3 in San Remo dal- 
la chiesa di s. Siro era stata tolta la sedia 
e{)ÌM:opale del vescovo d'Albenga, dal 
commissario del governo; ma i canonici 
offesi di questa violenza e così coinan€kill 
dal vescovo Costantino Seri'a, fecero ri- 
porre la cattedra ni suo solilo posto, e il 
commissario la levò di nuovo con mag- 
gior disprezzo e prepotenza, e vi aosliluì 
la propria. Sedate le turbolenze civili di 
San liemo, si accordarono le conlrover* 
sie ecclesiastiche, tanto sulla collocazione 
della cattedra vescovile, quanto della se* 
dia del governatore. Perciò nel 1754 Be- 
nedetto XIV scrisse a mg/ Serra, d'aver 
ordinato che fosse ripristinata nella col- 
legiata di San Remo, nel suo solilo luo- 
go e dal lato dell' evangelo, la sua cat- 
tedra episcopale; e che la sedia del com- 
missario fosse pure nel Sanvta SanctO' 
rum dal lato dell'epistola, ma con qual- 
che abbassamento, ossia non in altezza 
eguale alla cattedra vescovile. Il vescovo 
ad invito del Pa|>a fece togliere segreta- 
mente dalla porta della collegiata il mo- 



TRO 

io d'interdetto pubblicato contro il 
ninario; indi ritoiTiò a San Remo , 
«ntamenle terminò i suoi giorni, e 
[K>lto nel silo niedeitimo della colle* 
, da cui la sua cattedra era stata iu- 
Bmente rimoMa. Una irertenza simi- 
tenne ancora in ^Mlrsana , ove nel 
I d'ordine del commissario governa- 
Iella citta, i soldiili entrati nella cat- 
le e nel pre«l>iterioileirullare niog- 
, trasporlarono alla parte dell'evnn- 
e situarono nel luogo più superiore 

vicino all'altare la sedia ciie den- 
i stesso picesbilerio, ma dalla parte 
rpblola, era tempre slata per como- 
di governalore commissario, quando 
reniva alle funtioui di chiesa. Il ve- 
> Lomellino se ne lagnò con ricorso 
eniiaimi collegi, e ne scrìsse anche 
ma, iuiplurando op|)ortiino pro%'ve- 
iito dulia s. Selle. A salvare i diritti 
B digtiiiù, il vescovo rifsiò fermissi- 
itirato in Massa , tìncliè il governo 
veagli confiscate le ren<lite,nel 1 767 
rallò, e invilo il prelato a rentiluirsi 
•uà residenia, reintegrandolo di sue 
te e prerogative, e rispetto alinea t- 

fu praticato lo stabilito col vesco- 
Albengn. Il can. Ferrigni -Fisone, nel 
limento alDiz. sacro* liturgico did, 
Diclich, ci diede le seguenti noticie 
''rono \»cxcovHc, La s. congregatio- 
e'rili dichiaiò con due decreti del 
» e del 1706, tla lui ri|)ortHli, che i 
vi fìinzionando fuori della propria 
si non ponno sedere sulla cattedra 
e col oon^n«o del vescovo del luo- 
quale non può ad essi concedere un 
ermeuo. Bisogna tuttavia da questa 
a (are l'eccezione pe'cardinali, e pel 
ipolitanonciii appartiene come snf> 
neo il vescovo del luogo; gincchè il 
moniale Kpiscoporum nel lib. 1 ,aip. 

4 e 9 ha deciso, che qualunque car« 
e esercitando i pontificali, possa se- 
sul trono, anzi conviene che il ve- 
ndei luogo glieloceda; e che ul me* 
ilitauo poi si debba ergere un altro 



TRO III 

trono M corna ^pistolae* Notai a Cat* 
TBDBA VESCOVILE, clie quella del vescovo 
ha luogo ancora non solo in una chiesa 
esente dalla sua giurisdizione, ma ezian- 
dio in una chieda ove abbia la cattedra un 
Abbate initrato;che deve collocarti a de- 
stra deiraltare,oon un gradino più eleva- 
to di quella del prelato abbate, che va col- 
locata alla sinistra. Dissi pure, che devesi 
cuoprire la cattedra co'colori corrìspon* 
denti al rito, con istoffe di seta, ma non 
tessute d*oro e d'argento, e i gradini de- 
vono coprirsi di tappeti. Senza un privi- 
legio speciale non ponno gli Abbati^ ec- 
cettuati cpielli nulliiu Dioecesis che so- 
no Ordinari, usare «tei baldacchino, né 
avere una cattedra collocata ed eretta in 
vicinanza all'altare; il che non è loro |)er* 
mes^ che nelle tre o tutto al ptii quat- 
tro feste annue nelle quali officiano solen- 
nemente. In questi pontificali sopra Tal- 
tare non ponilo usare 7 Candellicn\ co- 
me prìvdegiode'soli vescovi. Con decreto 
de's. riti de'27 settembre 16619, ^^i"^*^''" 
mente fu presci'itto agli abbati il modo 
di celebrare p<mtificalinenle. Molti sono 
i privilegi degli abbati mitrali, |)er cui hi 
loroconcesso il trono e il baldacchino. Gli 
abbati deMoìiaci si beiieilicevano e si be- 
nedicono dal vescovo soleiineniente nel 
crearli abliati.SonoPre/^lie in dignilà,fu- 
rono chiamati Pastori, e<t hanno il Pasto- 
rale o Barolo ma velato, a distinzione del 
vescovo. Danno la trina l>eiiedizione nella 
messa solenne,portaiio V A nello,\a Mitraci 
Guanti^h Croce pettorale, \ Sandali^ la 
Dalma tira, X^Tonìcella o TunitrllaeBÌ' 
tri ornamenti vescovili. Anche anticamen- 
te aveano Tiiso de'pontifìcaHi; alcuni da- 
vano^e danno gli Ordini minori, infligge- 
vano la Scomunica e ponno infliggerla a 
loro sudditi. Intervennero e intervengo- 
no ù' Sinodi, e si cominciò a dar da loro 
il voto decii^ivo nel ìtecolo VII, onde nel 
concilio di Toledo del 6j5s\ legge che G 
abbati si sottoscrissero, dicendo constn- 
tiens subscrìpsi, Ponno benedire gli uten- 
sili ed i paramenti sagri, ue'([iiuli non eu* 



Ili TR O 

trn la (Migra uiixìone; e rironcilior le chiese 
profànnte, me però con rnccitm liemnlelta 
dal vescovo. Quntito riguarda 1' uso del 
trono degli abbati mitratisi puòconsul* 
tare: Decreta anlhenlicn congrcgaiwnit 
s. Riiuum^ ronssime il decreto citato del 
1659 approvato da Ales«andro VII, t. s, 
p.iao, ii.*i856: Circa ttsiim Pontifica* 
ìiitm PraeUttis Episcopo inftrioribun con* 
cetsorum. Quanto al troiioe al baldacchi- 
no si dispose: a. Cathedram, seti Setlrm 
Jìxani^ et permanentem in eorutn EccU* 
siis ne iletineant, sed tribns ipsis dielmt^ 
qtiibuSf ex antiqtiis decretis tanttunmodo 
PontìficaUa celebrare est ipsi perni issum^ 
mobili Sede seti Cathedra utantur, t/uatn 
nUiiloniintis simpUci aenceo panno co* 
lorìs festivi tati congrnentts obdiicere po^ 
tiienint, non auro contejctOy atit phrygio^ 
aut basylico opere exornato: 3. Balda- 
chinnm adhiberesnpraSedem potuerunt 
non preliosiim , aut aiireum , sede sim- 
plrx, et eoy (juod altari super imponiittr 
materia^ et opere inferitisj ad ipmm an- 
tem per duos tantum gradiis in Presby» 
ierii superficie stratos ascendatur, Nenie- 
desimi Decreta auihentica^ molti rigunr- 
dano le sedie, cattedre o troni de'vesco- 
▼i e dogli abbati; e quanto a questi ulti- 
mi: Abbas interveniente capitulo cathe* 
dralis in sua Ecclesia recurrente diefe- 
sto principali potei t erigere y et retine re 
Baldachinuniydummodo non Inter si t E- 
piscopus^ n.*i3 1 j.Nrquit retinereCatlie» 
dram fixam in propria Ecclesia , atit 
Pontificalia peragere in aliena yfì!*i^ 1 o. 
Abbati mitrato non licei ha bere prope 
Sedem Episcopalem stallum ceteris emi- 
nentius, n.** la5a e n.* aSgS. Abbati re* 
giilari ttium Ponti/ìcalium habenti lice* 
re respondit S. R, C. tres Missas ponti- 
Jicaliter canere, tresque Fesperas infra 
octiduum et interea retinere in Ecclesia m 
Sedem cum BaUiacchino^fì.^ Z^^Q. Ab* 
hoM s, Fitalis Havennae quoad Balda* 
chinnm^ n.° 38ao. Thronus prò Abbate 
erigendus non est in Ecclesia, nec tri-- 
bus illis diebtiSf in quibtts ei Pontificalia 



T R O 
permitlnntttr, si ìpsi absil, wl nòlii Pon* 
tificalia peragere^ n.*3886.Gli abbati de* 
monaci Silventrini (F.), oltre che ponno 
ufRzinre pontificalmente nelle cliiese de' 
loro monasteri 3 volle all'anno^ baimo la 
prerogativa, goduta forse da poche coa- 
gregationi monastiche o anche non poi* 
seduta , tranne da quelle de' pnitu-ino- 
nasterì, che la primaria loro clìteto dì 
Monte Fano, abbia la facoltà d'innalta- 
re la sedia pontificale, e di tenerla ooslan* 
mente eretta sotto apposito btddacchino 
all'uso di cattedrale. Il loro abbate ge- 
nerale è uno di quelli che pub conferire 
gli ordini minori a'suoi monaci. Il piii so- 
stanziale del pi*escritto dal celebre deereto 
de's. riti, confermato da Alessandro VII, 
riguardante gli abbati e altri prelati infe« 
riori, é che essi non ponno alsar la cat- 
tedra ossia trono nelle proprie chiese, se 
non ne'3 giorni loi*o assegnati per nvtr* 
vi i pontificali , e negli altri che richie- 
dono le feste del protettore del luogo, del 
fondatore dell'ordine, e della dedicasio- 
ne della chiesa; che non è lecito loro di 
ricevere rincontro nelfingresso del tein« 
pio,e ritornando dopo terminato il sagri- 
(ìlio alla propria residenaui, l'associamene 
to de'loru canonici o monaci; che ad essi 
vengono solamente |>ermessi due mini- 
stri ed un prete parati, e sei canonici o 
monaci con piviali e tonicelle, i quali de* 
vono sedere o negli stalli del coi*o o ne- 
gli scanni privi del postergale; che non si 
ponno servire della mitra prexiosa o au* 
rifrigiata,ma solamente di quella aempli* 
cedi damasco, e del pastorale con un velo 
appesoin segno della minorità del grado; 
che non devono pubblicar l'indulgence, 
né dare al popolo la trina benediiioae, 
a riserva de' giorni loro accordati per 
le funzioni pontificali; e se mai queste si 
facessero coU'intervento del vescovo, deb- 
ba il di lui soglio innalzarsi dalla par- 
te dell' evangelo colla spalliera de' tuoi 
canonici a lato, e dal corno dell'epistola 
l'ubliaziale col proprio ca pi loloo monaci, 
e colla differenza specificala Dcll'iuceasa* 



TRO 

zione gli unì e gli altri; che nelPordina- 
xione ile'canonici,(1e'chiei*ici e de'monoci 
per la tonsura e i minori^ e nel ricevere 
i voti delle nof izie, benché di monasteri 
sottoposti alla loro piena giurisdizione , 
non ponno usare l'insegne pontificali, co* 
mennche negli oratori i pubblici e privati, 
sebbene di tota le loro dipendenza;clie non 
devono benedire i predicatori^ i quali as- 
sumono sopra di loro il peso di promulgar 
la parola di Dio nelle chiese ad essi ap- 
po iteiieoti, essendo questo un diritto [>ar- 
licolnre de' vescovi; che nelle messe pri- 
vate devono celebrare come i semplici sa- 
cerdoti, prendere e deporre in sagrestia 
i paramenti, e farsi dar l'acqua alle ma* 
ni colle usuali ampolle, e non col bocca- 
le d'orgento. 

Del Trono,àe\\a Sedia edeWe Sedie de* 
Papì^ a quest'articolo non solo ne ragio- 
nai, ma ivi ricordai i luoghi in cui ne trat- 
tai. £ indispensabile che in breve qui ne 
dia una generica idea, ad esaurimento del- 
l'argomento, e per opportunamente ag- 
giungere altre intrinseche erudizionié 11 
SògUo pontificio viene pure denominato 
Cathedra PontìficaUs, Sedes^Exhedra^ 
Thronus, Cominciai a definire il vocabolo 
Sedia sia come arnese per sedervi, sia per 
residenza di principi; e quello di sedere 
per regnare, e più comunemente si di- 
ce de' Papi. Quindi passai a dire della 
forma e uso delle antiche sedie presso i 
diflerenti popoli, e con appoggio, brac- 
ci uoli e suppedaneo, pedtim sgabelium^ 
anco piccolo tappeto: de' lettisterni del 
IViclinio (^.), delle sedie curuli e por- 
tatili ed elevate,distintivodi dignità pres- 
so i romani, prima de' re e poi de' mag- 
giori magistrati, non che de'senatoii, u- 
sate pure dagl'imperatori e nel Trion^ 
fa (r.). Che la Cattedra di s. Pietro 
(F.) è una sedia senatoria, e la veneria* 
mo nel primo tempio del mondo, la Chie- 
sa di s, Pietro in faticano (/^), come 
simbolo della s. Sede apostolica (^''.)' 
Notai perchè ranliclie cattedre marmo- 
ree furono ornate colle figure del Leone 

VOL. LXXXI. 



TRO ii3 

(r''.),del cui simbolico significato ripar- 
lai in pili luoghi^ come nel voi. LX\ VI, 
p. 285; ed Aurelio vescovo di Cartagine, 
entrato nel famoso tempio della Dea ce- 
leste, lo consagrò in chiesa , ergendo la 
cattedra vescovile sul leone,sopra il quale 
era effigiata la stessa falsa deità, il che 
come una grande vittoria fu applaudito, 
col sentirsi predicare la verità evangeli- 
ca nel luogo stesso, ove quell'idolo poco 
prima faceva udire i falsi suoi oracoli. 
Rammentai In celebre sedia pontificale di 
marmo, ove siederoiio i Papi neli'ai*ciba- 
silica Lateranense, madreecapodi tutte 
le chiese, ornata con allegoriche figure; 
ed altre sedie pontificie antiche rimaste 
nelle chiese, già servite a'Papi,ed a'car- 
dinali ne' Titoli cardinalizi (V,) ove e- 
sistono. Nella mirabile basilica e santua- 
rio de' iFV^inref C/2/2 i in /^5mr,formata da 
3 chiese una all'altra sovrapposta, nel su- 
periore tempio è il coro co'su per bi Stalli 
( V,)y ed in fondo si eleva maestoso un tro- 
no pontificio in marmo, dal quale parto- 
no in doppio giro i detti seggi intagliati 
e intarsiati. S'innalzano su 5 gradini di 
rosso,marmo del paese, due svelte colon- 
ne di si mi 1 pietra con capitelli indorati sor- 
reggenti scorniciato archi tra ve e liscia ac- 
cumi natura di marmo bianco adorno neU 
l'esterno superiore da ricci. Un trafuro si 
scorge nel centro del frontone del timpa- 
no, abbellito all'intorno siccome questo e 
r architrave da intarsio di pasta vitrea 
colorata in rosso e turchino. Di sodo mas- 
so bianco è la sedia con analogo indie* 
tro, e costituiscono i posa-goti due leoni 
di severo carattere scolpiti in marmo ros-^ 
so, forse per significar Cristo uscito dalla 
tribù di Giuria. La piccola predellina ha 
suir orlo di fronte un' iscrizione gotica, 
ora quasi non leggibile perchè consuma- 
ta dalTattrito de' piedi, ed il sottostante 
specchio porta o bassorilievo 4 simbolici 
animali. Tanto l'epigrafe, che il bassori- 
lievo alludono al salmo c)o: Supera 
deni et basiliscum ambulabis et e* 
cabis leonein etdraconem. Tra I 

8 



ii4 TUO 

de'leoni in ogDuno è da notarsi un loro 
collocato inversamente airailro.Beiieilet- 
lo XIV nel dichinrare la basilica di s. 
Francesco, Cappella papale, riservò la 
descritta sedia e altra ivi esistente, pe'so- 
li Papi. Rischiarai quanto il volgo im- 
propri annente disse sulle fumose sedie 
stercorarie e altre, in cui sedeva il nuovo 
Papa; e riparlai della sedia pontificale di 
, s. Paolo fuori delle mura di Roma, dei 
quale splendido risorto tempio ne conti- 
nuai la descrizione ne' voi. LXXIII, p. 
352 ,LXX V , p. a 1 4- Come sono i troni e 
le sedie delle Cappelle Pontificie (F,)^ in 
cui siede il Papa colte Vesti e ornamenti 
pontificali,sia ne'pontifìcaliyche nelle altre 
funzioni che celebra o assiste nelle cappel- 
le òePalazù apostolici o nelle Chiese di 
Roma;fìt\\t quali anticamente leportava- 
no i Mappulari (/^.), ed ora la Floreria 
apostolica (7^.); spettando al prefetto de' 
maestri delle cereraonie prima di ogni 
funzione, per ingiunzione del maggior- 
domo, di visitare il trono pontificio, del- 
la quale visito è responsabile, e fo rilevo 
dalle Brevi indicazioni per le attribuzio» 
ni ed esercizio de'ceremonieri pontificii. 
A Cappelle pontificie, e precipuamen- 
te nel voi. Vili, p. 127, dichiarai il trono 
e le sedie papali, le loro forme, le loro di- 
verse nobili coperture e Baldacchini; co- 
me io sono nti Funerali (r,) de'cnrdina* 
li; ed anche nel voi. Vili, p. 198; come 
nel mattutino del giovecPi santo, e per tut- 
to il giorno del venerdì santo, in cui la 
cattedra di noce è a (Tutto nuda, senza bal- 
dacchino, a riservo d'un piccolo poster- 
gale di nobiltà paonazza, ed un cuscino 
sopra il Seditore. Quando si sa di certo 
che il Papa non interviene alla funzione, 
come ordinariamente accade nelle cap- 
pelle di detti funerali, la sedia pontificia 
•i copre del solito drappo lutto teso, in 
vece d'esfiere sfondato per siedervi, colla 
coltrìnadel colore che corre. Dopo In mor- 
te del l^apa, dal trono della Cappella Sì» 
stina si leva subito la sedia e il baldac- 
chino, sebbene ivi si esponga il cadavere 



TRO 

per la Traslazione nella basilica Valicn- 
na, ciò che notai nel voi. Vili, p. 186. 
Anticamente per dossello del trono pa- 
pale si mettevano le coltri de' Papi, del 
colore deiruiiìziatura, cioè bianco, rosso, 
paonazzo,e rosaceo nella S.'domeiiica del- 
l' Avvento e nella 4>*di Quaresima. Ve* 
dasiChia pponi,i^c^£i C/i/io/tó/ifio/if i«Sriii- 
clorum: Thronus Ponti ficis septem gra* 
dibus elatus; Throni Pontificii prò Ca* 
nonizatione descriplio (ne riporta ancora 
a p. 220 l'incisione, ove a|>parisce con 7 
gradini, veramente grandioso,maestoso e 
magnifico, ed assai maggioredi quello de' 
pontificali che si celebrano in s.Pietro,ch'é 
più grande del comune, poiché il baldac- 
chino di detta incisione occupava tutta la 
larghezza dell'ampia navata); 7%ro/if/\>ii- 
tificii niensnra qnae?Se\ sonni gradini del 
trono pontificio nella cappella pontificia; 
nelle chiese e basiliche si regolano a prò- 
porzione di quelli dell'altare, e lo rimar- 
cai nel voi. Vili, p.i28. Volendo il Pa- 
pa nelle feste di Natale e di Pasqua pon- 
tificare nelle cappelle de' palazzi aposto- 
lici, anche sull'altare di esse si pone il 7.^ 
candelliere, e il piccolo trono sansa bal- 
dacchino ove il Papa intuona e assiste al 
canto dell'ora di l'erza f^.j,si erige pre- 
cisamente ove stanno il pulpito e i caine* 
rieri segreti ; il pulpito si leva e per ac« 
quistar silo si toglie uno de'banchi degli 
stalli de'cardinali diaconi. In tale trono 
ha luogo quanto riportai ne' voi. Vili, 
p.163, IX, p. 16 e 19. Innocenzo X nel 
1 649) ® Clemente X I nel 1 7 1 5 e nel 1716 
celebrarono il pontificale di Natale nella 
cappella del palazzo apostolico Quirinale. 
Sul trono appositamente eretto nella gran 
loggia della basilica Vaticana, viene il Pa* 
pa coronato col pontificale Triregno(P^ ,y^ 
Pater Eegum, Rector omnium Fideiium^ 
l'icarium Jesu Christi. Sul trono il Pa- 
pa promulga i decreti dogmatici/:ome da 
ultimo per l'Immacolato Concepimento 
di Maria Vergine; e per la Canonizza- 
zione de' nuovi Santi, Sul trono coro- 
na gì' Imjìeratori y i /?c, i Grandiichi ^ 



TRO 

rtl ahrì Princìpi, S. Gregorio I il Grun- 
de fu il primo che adopctò il termine: 
Tjoqui ex Cathedra y loqui de Petri Se- 
de. li dal trono com partono la solenne 
Benedizione i Sómmi Pontefici (V.) con 
Induigenzaj e dal trono pubblicano la 
gravissima sentenza della censura eccle* 
siasi Ica della Scomunira (V,). Al trono 
il Pupa riceve M Ubbidienza (/^.) i car- 
dinaiiy i patriarchi, gli arcivescovi, i vC' 
scovi, gli abbati mitrati, insieme all'air* 
chimandrita di Messina se vi é, ed al coni" 
mendatore di s. Spirito, non che i fieni* 
tenzieri. Notai nel voi. LXII,p.io8, aver 
decretato s. Gregorio VII: QuodSoiins 
Papne pedes omnes principes deosculen» 
titrjma i Sovrani[l\)%\ umiliano al Ba» 
rio de'piedi (/^) anche altrove, e 1* umil- 
ia de'Papi resero le Scarpe (^.)cruci- 
gere, perchè da'fedeli si baciasse la cro- 
ce. Sul trono i Papi celebrano diverse fun- 
tioni, e sedendovi dispensano le Cande» 
le, le Ceneri (dopo averle ricevute seden- 
do dal cardinal Penitenziere maggiore), 
le Palme, gli i^^/irirZ>ei(K)benedettly 
e di c|uesti ultimi siccome sostituiti alla 
Superstizione, in quell' articolo tornai a 
ragionarne. Ninno può recarsi al trono 
del Papa colla Spada (f^,). Sedente in tro- 
no, nel Possesso dispensa il Presbiterio 
(^.). Sul trono il Papa nel Natale e nella 
Pasqua, in piedi colle Particole comuni- 
ca i cardinali diaconi e i nobili laici; dopo 
essersi ivi comunicato con VOstìa^tài a- 
verne fatto parte al cardinal diacono e al 
snddiiicono latini, per quantodissi nel voi. 
IX, p. 19 eseg.; e anticamente si comu« 
nicava sedendo sul trono, ed è in liberta 
di comunicar gli altri sedendo. Narra FuU 
irio Serva ozio, Àcta caeremonialia pres- 
so il p. Gattico p. 4 1 7» che nel pontifica- 
le della coronazione d' Alessandro VII, 
questi invece di genuflettere sopra lo sga- 
bello della sua sedia pontificale, ed ivi ri* 
ma nere fino alla consumazione delle spe- 
cie sagra meolaliy volle genuflettere, co- 
municarsi e comunicar anclie il diacono 
e suddiacono latìni| al ripiano dello ites- 



TRO 1 1 1 

so soglio, a motivo di maggior riverenza 
e umiltà. Abbiamo dello stesso Servan- 
zio,p. 469,1! rito col quale Alessandro VI I 
riceve moriente la ss. Eucaristia, iu roc 
chetto, mozzetta di damasco bianco e sto- 
la rossa auriphrygiata, dalle mani del 
cardinal Nini con queste parole: Accipe 
Beatissime Pater riatìcum Corporis D 
IV. /. C' Sedendo in trono il Papa rice- 
ve la prima e la terza Incensazione {F',) 
dal cardinal prete assistente genufies 
so, per denotare la riverenza verso la 
prima sede episcopale, e lo rilevai anco 
nel voi. X, p. iì6G, Prestano assistenza 
nelle sagre funzioni ordinarie al Ponte- 
fice sul trono: nel ripiano di esso, a de* 
slra il cardinal Priore (f^.) de'diaconi, a 
sinistra il cardinal 2.^ diacono; da questo 
lato e voltando le spalle all'altare (poi- 
cliè il trono si eleva dalla parte dell' e- 
vangelo), alquanto distante dal cardinal 
^.'diacono, il cardinal i.*'/'r(^(^.) assi* 
stente; tutti e tre questi cardinali siedo- 
no su sgabelli nudi di legno e nudo han- 
no il capo. Leggo nel citato p. Gattico, p. 
I a . SS. I). IV. Paulns Hanno 1 4^5 sùf" 
iuit, ut Diaconi Cardinales in Missa- 
runisolemnia servientes scderent juxtu 
ìpstun saprà sgabella magna, alias a 
dcxtris, alias a sinistris; et Presbyter 
Cardinalis primus, qai sibi servii, se- 
derei elian prope ipsum in sinislro la- 
tere, scilicel ante, et prope Episcopos 
AssislenleSyqui sersnunl de Libro elCan 
dela. Move r ani autem eumdcm D,N, ra- 
liones sequentesA. q iiod praefaliCardd. 
secundum anliqaam morem sedebanl 
inler Audilores, el Clcricos Camcrac 
Mine aliqao debito, niside sgnbellis. 11. 
qaod Fri or Presbylcrorum Cardd, c- 
tiam sedendo tlabal ilorsum omnibas 
aliis Cardinalibas. Inoltre assistono sul 
ripiano del trono il Papa e in piedi, a si- 
nistra il prefistto de' 3f ■' delle cere- 
monie pontificie, a dt il cardinal 

I /diacono il Plrinci/ \al Soglio 

PonAJkio(^.).^e\ ll.p.i63 

rilevaiyperchiilprìi leu- 



ii6 TRO 

te,ce(Iè la destra uella coronnzione di Cosi- 
mo 1, qI principe Orsini altro assisten- 
te. Puoi idei Irono, ma immediatamen- 
te a sinistra, siedono i Fescovi assUlend 
al Soglio Ponlificio {P»)y cioè i patriar- 
chi, gli arcitescovi, i vescovi di tal colle- 
gio. Siedono sui gradini del trono: il Se* 
natore di Roma (F,) sul i .^gradino dopo 
la predelia alla parte destra, ed i Con- 
servatori di Roma sul 2.^ gradino in nu- 
mero di tre: gli Uditori di Rota (F,) sie- 
dono sul 4*^0 penultimo gradino, avendo 
liti loro l'ultimo luogo il p. Maestro deh, 
PaUnzo apostolico (F.):ì Chierici dì Ca* 
fhera^ i Votanti di Segnatura , compreso 
r Uditore di Segnatura , anch'esso prela- 
to, e gli Ahbres^iatori di parco maggiore 
( F,)y9ìedono sul detto gradino appresso gli 
uditori di rota,il che descrissi nel vol.Vl 11, 
p^ 210 e altrove. Prestano assistenza al 
Papo nel magnifico e grandioso trouo,che 
si erige incontro oli' altare papale delle 
patriarcali l)asiliche, ne' vesperi pontifi- 
cali e nelle messe pontificali: sul trono e 
nel ripiano i personaggi summenlovati, 
tranne il cardinali. bell'ordine de'preti, 
poiché esercita i di lui uffizi di assistente 
il cardinal Decano del sagro Collegio o 
altro cardinal Fescovo Suburbicarioy il 
quale peiò sullo stesso ripiano siede so- 
pra nvnìo faldistorio : sul ripiano del tro- 
no nel I .^gradino dall'una e l'altra parte, 
siedono i patriarchi, arcivescovi e vescovi 
assistenti al soglio: nel penultimo gradino 
gli uditori di rota,i| p. maestro del s. palaz- 
zo,i chierici di camera,i votanti di segnatu- 
ra coll'uditore e gli ahbreviatori di parco 
maggiore; ma qualora tutti non potesse- 
ro avervi luogo, siedono nel penultimo 
gradino del Irono di terza, ei etto vicino 
all'altare papale, dalla parte dell' episto- 
la : dal destro lato del trono siedono sul 
2.° gradino il senatore di Roma, e sul 3.^ 
i conservatori di Roma; nel seguente gra- 
dino siedono gli Avvocati concistoriali ; 
mentre dalla parte opposta siedono il de- 
cano degli uditori di rota, per tenere la 
mitra del Papa quando questo la depo* 



TRO 

ne, fra^dueCamerieridelPapate^^relt ut* 
sistenli per la Faldaj \ quafi tre prelati 
nelle cappelle pontificie ordinarie &iedo« 
no sulloscaUno dell'altare dalla parte del- 
l' evangelo, 6 gli avvocati concistoriali 
rimpetlo al trono. Anticamente, oltre i 
sumQìeotovati, prestavano assistenza al 
trono pontificio nelle sagre funzioni : ne' 
tempi più antichi, in mancanza de'cardi- 
nair diaconi, il Primicerio delia s, Sedr^ 
ed il Secondicerio della s. Sede (F,) : il 
Prefetto di Roma(F,)y la cui sedia era or- 
nala con figure di cani (non però TusiiTa 
in queste funzioni), i Nepotiét\ Papa, gli 
Ambatcialori di Ubbidienza (F,) e di 
Residenza, i Principi e Baroni romani, 
il Generale di s» Chiesa (F,), Il p. Gallico, ' 
Acta caeremonialia^ riporta a p.395: De 
Coronatone Si xti F, diario del cereiiio* 
niere pontificio Alaleona. In Solio sMC" 
runty Senator Urbis primus^ deindt ora^ 
ter GaUiaCfOrator F'enetiarum^ duo ne* 
potes regum Japponensiumy videiictt d. 
Mantius et d, Micììael (erano anche am- 
basciatori d'ubbidienza); dJacobut Borf 
compagnus dnx Sorae^ et generali» Eó* 
clesiae^marchioSurrianignbernatorBur- 
gi, et marchio Riani locumtenens gene^ 
ralis Ecclesiae. In gradi bus Soùi je- 
derunt Conservatores Urbis^ d. Marita 
nus nobilis fapponensis, et alii nobile» 
barones eie. Primi, qui tulerunt baldae* 
chinum ad aula ducali usque ad porti» 
cum 5. Pelri,fuerunt oratores^ et nobiUs 
majores de SoUo. Secundi a pordcu us* 

Ìfue ad altare ss. Sacramenti in capei» 
a s, Andreae fuerunt nobiles barones. 
Tertii a capello s. Andreae usque ad 
capellam s. Petri, ubi Pontifex celebra* 
vit, fuerunt equites s, Petri. Quarti posi 
dictam missam a dieta capella s. Prtri 
usque adlocum coronationis fuerunt se* 
nator, conservatores, et aliqua capita re* 
gionum. Nella Cavalcata pel Possesso, 
ri ferisce lo stesso Alaleona, che dopo i cu- 
biculari cavalcavano. Oratores regU^ et 
princìpum magnatuni equitarunt ante 
Crucem. Gubernator Urbis et senator a 



TRO 

sinislris ipniu posi dicloi orafores. An- 
te vera oraiores, contervalores^ capita 
regionum, et alii officiaUs populi roma- 
ni, et lUutt, d, Jacohui Boncompagnus 
generalis Ecclesiae cum oratoribus, O* 
rafores fuenint orator Galliae, orator 
Fenetiantm, et oratores regum in insu- 
la Japponia etc. Elsi senator Urbis prae- 
cedàt oratoretn GaUiaCy nihilominus i- 
pse orator semper, quando opusfuit^ tu» 
Ut caudam Papae paedesier eunti {iom* 
m'ìnìsivavatio ancora al Papa le Cande- 
le e le Palme benedette nella dispensa, 
e irersavano Tacqua nella Lavanda delle 
mani, sul trono^e£ ita mei majores fé» 
cenintj ideo hic annotavit etc. Episcopi 
assistentes in equitatione equitarunt cum 
mantellonìbusy et gaUris pontificaUbui 
in mulis pontificali ter ornatis violaceo 
colore, quo semper utunturj alii Episco» 
pi cum manteUettis supra rocchettos .... 
Retro Ponti ficem in equitatione immedia- 
te ibant duo camerarii secreti assisten* 
tes medium habentes Illusi, d. Àlexan- 
drum de Montealto pronepotem Pond- 
ficis indutum habitu clericali violaceo 
serico. Ho riportato quest'ultimo brano, 
per dare qui un'idea dell'intervento de* 
gli assistenti al soglio nelle cavalcate pon- 
tificie, e di alcuni offici che esercitavano, 
il che toccai pure a Pbiucipe assiste!itb 
AL Soglio pontificio e nel voi. LXVII, 
p. io4* Nello stesso p. Galtico leggo a p. 
407 : De CoronatìonCy et Equitatione ad 
Latcrnnum Gregorii XF^ex Paulo Ala- 
leone^ va quelli che cavalcarono si nomi- 
nano: Jo.Georgius Aldobrandinus prin» 
cepsRossanl mari tus Excel, d, comitissae 
Hippolytae nepotis Papae etc, qucm 
ExcelUL Jo.Georgium Papa declaravit 
suum Nepotem cum omnibus honoribus^ et 
privilegiis Nepotem Papae, idcirco erit 
unus de stantibus in Scilo..,, Cavalcava* 
no post comervatores Urbis Excell. dd. 
comitcs Horatius Ludovisius frater Pa- 
pae j Nicolaus Ludovisius nepos Papae^ 
tt Jo, Georgius Aldobrandinus maritus 
nepotis Papae^ ut supra dixi, declara* 



TRO 117 

tus Juit a S, D, N. Papae nepos ejus. 
Indi cavalcavano 3 oratori di Lucca, e gli 
oratori dell'Imperatore, di Francia e di 
Venezia. Ritornando airarticolo Sedia e 
Sedie de' Fa pi, ricordai i troni con Bal- 
dacchino de' Concistori ( ^.), e del Palaz- 
zo apostolico Vaticano e del Palazzo a- 
postolico Quirinale (V,): solo qui avver- 
tirò, che la sedia de'concistori si cuopre 
di damasco rosso, e di paonazzo nelle vi- 
gilie, neir Avvento , dalla Settuagesima 
in poi per tutta la Quaresima, nelleQuat- 
tro tempora e in ultri tempi che si usa il 
colore ecclesiastico violaceo. Ivi dissi del- 
le nobili sedie esistenti ne'troni delle pon* 
tifjcie stanze, sullequaliii Papa siede, ve- 
stito di mozzetta e rocchetto, nelle Con» 
gregazioni cardinalizie del s. Oflìzto, de' 
s. Riti, e altre che si tengono innanzi di 
lui; per assistere alla lettura de'decreti on- 
de procedersi alla Beatificazione d'dlcun 
Servo di Dioj per V Esame de' Fescovi che 
ha luogo alla sua presenza; nell'imporre 
la Mozzetta e hi Berretta cardinalnia a' 
cardinali nuovi; nel mettere II Rocchetto 
a' vescovi che ha promulgato in condsto- 
ro,subito dopo di questo; nel ricevere le o- 
blazìoni delle candele per la festa della Pu- 
rificazione , delle quali riparlai nel voi. 
LXXIX, p. 1 39 ; nell'ammettere al bacio 
del piede qualche corporazione religio- 
sa o altra. Inoltre nel concistoro ih Papa, 
sedente nella sedia concistoriale, crea I 
Cardinali (F.),\mpnne loro il Cappello 
Cardinal izio,V Anello Cardinalizio^ con« 
ferisce loro i Tìtoli Cardinalizi e le Dia- 
conie Cardinalizie^ crea i Legati aposto» 
liei, dii-.Iiìara al Sagro ColUgio i grandi 
nlFari della Chiesa universale, e ne pro« 
pugna ì sagri diritti, alto alzando Tapo* 
stolica voce, con allocuzioni e Lettere 
Encicliche che invia a tutto repiscopalo 
cattolico, ricevendo le perorazioni per le 
canonizzazioni de' santi; e vi ricevea al- 
l' Ubbidienza (F.) i sovrani, «i|li amba- 
sciatori d' Ubbidienza « ' baldac- 
chino il Papa ricefc '^JiO 
sotto il trono acoogU • 



ii8 TRO 

cipi reali.Clie ì\Faldìslorìo,ntinonuwen' 
li aiìticlii talvolla cliiamato sedia papale, 
ì Papi l'usano per Genuflessorio (^'Jt e 
ricorda la forma della sedia, Sellam, u- 
sata aoticamcDle da essi nell'assuinei^e le. 
vesti sagre in Sagrestia, e perciò portata 
tìa'Mappulani, poi introdotta nella Car- 
rozza (y.) óe Treni de' Papi, secondo il 
riardi: certoèche il Papa incede nelle sue 
carrozze sedente solo e in una sedia, e nel 
cielo di esse è ricamata la colomba rag- 
giante, simbolo dello Spirito Santo che 
l'illumina nel governo della Chiesa uni- 
versa le; e che il p. Felici gesuita,neir H/20- 
masticum Romanum, chiamò siffatta se- 
dia della carrozza, Sella curulis^ dicendo 
con Aulio Gellio lib. 3, cap. 1 8: Senato^ 
res quicurnleni magistralum gessissent, 
cnrru honoris gratta in curia m vcìubau' 
tur, in quo curru sella erat, supra quani 
ronsidebantt quae oh eam causam curu- 
ìis est appellata. Ricordai l'antica Intro- 
nizzazione e Consa graziane y of e e nel 
vol.LXIlIyp. 1 94neriparlai,Or<//nA£/ofte 
anche in Sacerdote o Suddiacono, o Be- 
nedizione {y.) de'nuovi Papi, loro Co- 
ronazione colla Tiara o Triregno^ e Pos- 
sesso del Papa; articoli tutti ne'quali di- 
scoiasi della cattedra, del trono e delle se- 
die nelle quali venivano e sono introniz- 
zati i Papi, loro diversi bellissimi e sim- 
bolici riti ed erudizioni,massime sulle giù 
rammentate sedie stercorarie con parti- 
colari ricerche e impugnando le assurde 
maligne dicerie spacciate da'nemicì e ca- 
hmniatori dell'immacoloto splendore del- 
la s. Sede romana; mentre nel voi. XV, p. 
3 16 dichiarai, che seguita V Elezione dei 
Papa sedente sulln sedia pontificale ge- 
statoria posta sulla predella dell' altare 
della cappella degli Scrutimi, vi riceve 
lai.* Ubbidienza di adorazione. E nel 
voi. Vili, p. 1 59 descrissi la 1* e 3.* IJb- 
lidie nza di adorazione resa da' cardi* 
ohIì al novello Pontefìce sedente sopra 
un cuscino In mezzo alla mensa dell'al- 
tare della cappella Sistina e dell'alta- 
re di s. Pietro nella sita basilica. Que>to 



TRO 

attuale rito, ripeto, è di verso dalPantica 
intronizzazione sulla cattedra di s. Pie- 
tro, ma equivalente. Di Pio 11 Deli458 
si dice nel libro: Conclavi de* Pontefici 
Fomani. *» Frattanto il nuovo Papa, ri- 
storate alquanto le forze con alcuni rin- 
frescamenti , fu condotto alla basilica di 
8. Pietro, e messo sopra l'altare maggio- 
re, sotto il quale giacciono i corpi santi 
delli Beatissimi Apostoli Pietro e Paolo, e 
poco dopo, secondo il costume, Del subii» 
me trono, enell'lstessa Cattedra Aposto- 
lica, fu posto a sedere, nel qual luogo pri- 
ma i cardinali e vescovi, dopo nnolti del 
popolo gli baciarono i piedi, e l'adoraro- 
no, sedendo nel trono papale, come Fi- 
cario di Cristo; d'indi lo ricondussero al 
palazzo."Terminai rarticoloSBDU,con os- 
servare che in processo di tempo que'Pa- 
pi che nel possesso non cavalcarono, inee- 
deroDo in Lettiga (y,) maestosa e orna- 
tissima, fatta a guisa di sedia papale ge- 
statoria coperta, usando pure di andare 
in sedia papale scoperta, anche proceden- 
do per la città colla sedia portabile a ma- 
no. Nell'articolo Sedia pontificalb gb- 
8TAT0BIA, la dissi sedia portatile papale, 
trono portatile, sulla quale il Papa siede 
in alto vestito de'sagri paramenti, anche 
pontificali, coperto di mitra o triregno, 
nelle sagre funzioni che assiste o celebra 
benedicendo di quando in quando il ri- 
verente popolo; portando ne'suoi tempi 
in mano la candela accesa per le fimuo- 
ni della benedizione delle candele , per 
quella della canonizzazione , per quelle 
dell'apertura e chiusura delle ^orfe#iTfi« 
te, non che la palma e la rosa d^oro ne* 
giorni di loro benedizione. Narrai le fun* 
zioiìi in cui fu uso della sedia gestatoria, 
e da chi è portata, quando cuntestual* 
mente si adoperano i Flabelli ne'due lati, 
e quando il Pupa v'incede sotto magni- 
fico Baldacchino portatile; e feci la de- 
scrizione di questa maestosa e nobìliasi- 
ma sedia ponti Gela, con bracciuoli e spal- 
liera, le cui 4 zampe sono fìsse sopra una 
predella di legno coperta di velluto in seta 



TRO 

cremisi, di cui è coperlo il suppedaneo o 
piccolo sgal>ello. Resi di più ragione per- 
ché il Papa, non per fusto, è coodolto in 
modo così elevalo ed eininenle, ma per 
siguiGcare la sua universale vigilanza e 
qual fanale della fede; che anzi così por- 
tato, nel di solenne di sua coronazione , 
sedendo nella gestatoria il Papa é spet- 
tatore del triplice bruciamento della Stop" 
pa (F.) , e uditore per altrettante volte 
dal grave licordo: Sic transit gloria /iiu/t- 
dil\n essa egli riceve quindi il Pallio pon- 
iificio (f'\)t suprema insegna, della pie- 
nezza di sua giurisdizione, già portato da 
8. Pietro e da'successori proseguito ad u- 
sare in segno dell'apostolica podestà; e do- 
po aver celebrato la messa solenne rice- 
ve il prei^flerio. Sulla sedia gestatoria il 
Papo, tranne il detto giorno nel quale dal 
trono jn cui fu coronato per lai." volta 
benedice solennemente il popolo nel no- 
me della ss. Trinità (^O* comparte l'a- 
postolica benedizione nelle principali fe- 
kle. Che si pone nella cappella degli scru- 
tinii del Conclave dal lato dell'evangelo, e 
su di essa l'eletto Papa vi riceve da'cardi* 
nali la memorata i .' ubbidienza di adora* 
zioue,e portato poscia sulla medesima nel- 
la basilica Vaticana, incomincia a benedir, 
vi pubblicamente i fedeli. Procurai investi- 
gare Tanlichissima origine di questo tro* 
no pontificio portatile, e di ammirarne la 
convenienza,per cui diversi Papi credero- 
no di usarlo nella solenne proceuione del 
Corpus Domini portandovi la ss. Eucari- 
rislia trionfalmente, finché fu stabilito di 
recarla con Todierno talamo^cioé una pìc- 
cola sedia gestatoria fissa tu ampia pre- 
della, cGii piccolo tavolino ionanci su cui 
posa y Ostensorio. Quando si rendeva dal 
re delle due Sicilie il Tributo (nel quale 
articolo feci |»arok sulla receole Mipen- 
siune della i-ehitiva prolesto) e oeoio feo- 
dule della Ghinea {F^ il Papa loriei* 
tea sedente lulla tedia gestatoria, • in- 
cedendo lu di essa accoglie le protette peT 
tributi dovuti elh Cbieia Romana e non 
soddisfatti. Dappoiché il Papa se e io 



TRO 119 

trono tra 'supremi atti che esercitò di So- 
vranilàdcllas. Sede (/\), vi furono quelli 
delle solenni Investiture con Tributi, de' 
dominii temporalidel principato della Ro- 
mana Chiesa, colla trudi^iouedel Feuillo 
(/^.). Ragionando a Concilio o Siaooo 
di quanto li riguarda anco tielcereaiuuia- 
le, notai ove in essi siedono l'imperatora, 
i re, i principi, gli oratori loro. Al Pupa 
spettare 3 gradini al suo trono, avendo- 
ne a nello stesso ripiano l'imperatore; di 
quali drappi si ricuoprono i diversi sedili, 
e quali col postergale e senza. De* posti che 
spettano, secondo i gradi, a quelli che v'in- 
tervengono, e del luogo di alcuni prelati 
romani feci cenno nel voi. Xl,p. 189. Me- 
glio ne trattai nella descrizione di molli del 
graodissimonumerochebrevisiimameute 
compeudiai,perchéi principali canonipre- 
feni riportarli a'Iuoghi loro, come nel voi. 
XV, p. 172, dicendo dell'ultimo concilio 
di Roma ( y.). Nel concilio celebrato nei 
io47 da Clemente 11 in Roma, insorse 
nuovamente la controversia, riguardoal- 
la preminenza e dignità di loro chiese, 
tra gli ai-ci vescovi di Milano e di Raven- 
na (chesinda'primi secoli si chiamò Iro- 
no apostolico, dopo Roma e Antiochia di 
Siria primogenita di s. Chiesa), i quali , 
come pure il patriarca à' AquiUia (del 
quale e della questione meglio riparlerò 
a Udiub, come ultima loro residenza, e 
perciò colla serie de' patriarchi, prose- 
guiti dagli arcivescovi udinesi), preten- 
devano sedere ne'sinodi nel luogo più o- 
norevole; e però il Papa ad eliminare ul- 
teriori contestazioni, ordinò che Tarcive- 
fcovo di Ravenna ne'concilii obbia il Into 
dritto del sommo Pontefice, rpraudo l'im- 
peratore non sia presente, che essendolo 
ooouperh U lato sinistro. Nel famoso con- 
cilio di CoMianza, per terminar il grande 
Scisi/ ■ "''-nte,Oio vanni XXIII suc- 

eesfir r^ro V, eletto in (piello 

di 1 egittimo Pa[)a Grego- 

rio . di rinuiiziiii'L* il suo 

pont hniio i\A\a cai- 

Ira lo Smto, in 



ii8 TRO 

GÌpi realLChe WFaldi storio, ne womiweu- 
li aiìliclii talvolta cliiamato sedia papale, 
ì Papi l'usano per GcnufUssorio (f"')i e 
ricorda la forma della sedia, Sellam, u- 
sata anticamente da essi nell'assumere le. 
vesti sagre in Sagrestia, e perciò portata 
i\a*3IappuUirii, poi introdotta nella Car^ 
rozza (y.) de Treni de' Papi, secondo il 
riardi: certoèclie il Pa|)a incede nelle sue 
carrozze sedente solo e in una sedia, e nel 
cielo di esse è ricamata la colomba rag- 
giante, simbolo dello Spirilo Santo che 
l'illumina nel governo della Chiesa uni- 
versa le; e che il p. Felici gesuita,neir O^to- 
masticum Ronianum, chiamò si (fatta se- 
dia della carrozza, Sèlla curulis, dicendo 
con Aulio Gellio lib. 3, cap. 1 8: Settaio- 
res quicurulem magistratum gessbsent, 
curru honoris gratia in curia m vcliehan" 
iury in quo curru sella erat, supra quam 
ronsidebantt quae oh eam causam cura- 
ìis est appellata. Ricordai l'antica Intro- 
nizzazione e Consagrazione, ove e nel 
vol.LXIlI,p. 1 94ne riparlai, Orf/ifi^z/one 
anche in Sacerilote o Suddiacono , o Be- 
nedizione (^'.) de'nuovi Papi, loro Co- 
ronazione colla Tiara o Triregno, e PoS' 
sesso del Papaj articoli lutti ne'quali di- 
scorsi della cattedra, del trono e delle se- 
die nelle quali venivano e sono introniz- 
zati i Papi, loro diversi bellissimi e sim- 
bolici riti ed erudizionì,massime sulle già 
rammentate sedie stercorarie con parti- 
colari ricerche e impugnando le assurde 
maligne dicerie spacciate da'nemici e ca- 
hmniatori dell'immacoloto splendore del- 
la s. Sede romana; mentre nel voi. XV, p. 
3 16 dichiarai, che seguita V Elezione del 
Papa sedente sulln sedia pontificale ge- 
statoria posta sulla predella dell' altare 
della cappella degli Scrutinii, vi riceve 
lai.' Ubbidienza di adorazione, E nel 
voi. Vili, p. 1 59 descrissi la a.* e 3.* Ub- 
bidienza di adorazione resa da' cardi* 
ohIì al novello Pontefìce sedente sopra 
un cuscino in mezzo alla mensa dell'al- 
tare della cappella Sistina e dell'alta- 
re di s. Pietro nella sna basilica. Questo 



TRO 

attuale rito, ripeto, èdiversodairantica 
intronizzazione sulla cattedra di s. Pie- 
tro, ma equivalente. Di Pio li nel 14^8 
si dice nel libro : Conclavi de* Pontefici 
Fomani, *» Frattanto il nuovo Pape, ri- 
storate alquanto le forze con alcuni rio- 
frescamenti , fu condotto alla basilica di 
8. Pietro, e messo sopra l'altare maggio- 
re, sotto il quale giacciono \ corpi santi 
delli Beatissimi Apostoli Pietro e Paolo, e 
poco dopo, secondo il costume, nel subli- 
me trono, e nell'lstessa Cattedra Aposto- 
lica, fu posto a sedere, nel qual luogo pri- 
ma i cardinali e vescovi, dopo nnolti del 
popolo gli baciarono i piedi, e l'adoraro- 
no, sedendo nel trono papale, come Fi- 
cario di Cristo; d'indi lo ricondussero al 
palazzo."Terminai l'articoloSBDiAjCon os- 
servare che in processo di tempo que' Pa- 
pi che nel possesso non cavalcarono, ìnce- 
derono in Lettiga (f^.) maestosa e orna- 
tissima, fatta a guisa di sedia papale ge- 
statoria coperta, usando pure di andare 
in sedia papale scoperta, anche proceden- 
do per la città colla sedia portabile a ma- 
no. Nell'articolo Sedia pontificalb gb- 
8TAT0BIA, la dissi sedia portatile papale, 
trono portatile, sulla quale il Papa siede 
in alto vestito de'sagri paramenti, anche 
pontificali, coperto di mitra o triregno, 
nelle sagre funzioni che assiste o celebra 
benedicendo di quando in quando il ri- 
verente popolo; portando ne'suoi tempi 
in mano la candela accesa per le funzio- 
ni della benedizione delle candele , per 
quella della canonizzazione , per quelle 
dell'apertura e chiusura delle ^or/e ^tf/i* 
te, non che la palma e la rosa doro ne' 
giorni di loro benedizione. Narrai le fun- 
zioni in cui fu uso della sedia gestatoria, 
e da chi e portala, quando contestual- 
mente si adoperano i Flabelli ne'due lati, 
e quando il Papa v'incede sotto magni- 
fico Baldacchino portatile; e feci la de- 
scrizione di questa maestosa e nobilissi- 
ma sedia pontificia, con bracciuoli e spal- 
liera, le cui 4zampe sono fisse sopra una 
predella di legno coperta di velluto in seta 



TRO 

cremisi, dì cui è coperlo il suppedaneo o 
piccolo sgal>ello. Resi di più ragione per- 
chè il Papa, non per fusto, è coodolto in 
modo così elevalo ed eminente, ma per 
significare la sua univei'sale vigilanza e 
qual fanale della fede; che ami così por- 
tato, nel dì solenne di sua coronazione , 
sedendo nella gestatoria il Papa é spet- 
tatore del triplice bruciamento della Stop" 
pa (F,) , e uditore per altrettante volte 
dal grave ricordo: Sic iransil gloria ni un-' 
di! In essa egli riceve quindi il Pallio pon- 
tificio (F,)f suprema insegna, della pie- 
nezza di sua giurisdizione, già portato da 
8. Pietro e da'successori proseguito ad u- 
sare in segno dell'apoitolica podestà; e do- 
po aver celebrato la mesta solenne rice- 
ve il presbiierio,Su\\e^ sedia gestatoria il 
Papa, tranne il detto giorno nel quale dal 
trono'^in cui fu coronato per lai.* volta 
benedice solennemente il popolo nel no* 
me della ss. Trinità (/^.), comparte l'a- 
postolica benedizione nelle principali fe- 
ste. Che si pone nella cappella degli scru* 
tinii del Conclave dal lato deirevangelo, e 
su di essa l'eletto Papa vi riceve da'cardi* 
iialila memorata I.' ubbidienza di adora* 
zione,e portato poscia sulla medesima nel* 
la basilicaVaticana, incomincia a benedir, 
vi pubblicamente i fedeli. Procurai in vesti- 
gore i'anlichissima origine di questo tro* 
no pontificio portatile, e di ammirarne la 
con venienza,per cui di versi Papi credero- 
no di usarlo nella solenne processione del 
Corpus Domini portondovi la ss. Eucari- 
rislia trionfalmente, finché fu stabilito di 
recarla con l'odierno talamo, cioè una pic- 
colo sedia gestatoria fissa su ampia pre- 
della, con piccolo tavolino innanzi su cui 
posa V Ostensorio, Quando si rendeva dal 
re delle due Sicilie il Tributo (nel quale 
articolo feci parola sulla recente sospen- 
sione della relativa protesta) e censo feu- 
tlule della Ghinea (^.), il Papa lo rice- 
vea sedente sulla sedia gestatoria, e in- 
cedendo su di essa accoglie le proteste pe' 
tributi dovuti alla Chiesa Romana e non 
soddisfatti. Dappoiché il Papa sedente in 



TRO 119 

Irono tra'supremi atti che esercitò di So- 
vranità della s. Sede {F.)yì furonoquelli 
delle solenni Investiture con Tributi^ de' 
dominii tempora li del principato dellaRo- 
inana Chiesa, colla tradiciouedel Fe^siUo 
(F,), Ragionando a Concilio o Sinodo 
di quanto li riguai*daancotielcereuionia* 
le, notai ove in essi siedono l'imperatore, 
i re, i principi, gli oratori loro. Al Papa 
spettare 3 gradini al suo trono, avendo- 
ne a nello stesso ripiano Timperatore; di 
quali drappi si ricuoprono i diversi sedili, 
e quali col postergale e senza. De' posti che 
spettanoysecondo i gradi, a quelli che v'in- 
tervengono, e del luogo di alcuni prelati 
romani feci cenno nel voi. Xljp.iSg. Me- 
glio ne trattai nella descrizione di molli del 
grandissimo numero che brevissimamente 
compendiai,perchéi principali canoni pre- 
ferii riportarli a'Iuoghi loro,come nel voi. 
XV, p. 172, dicendo dell'ultimo concilio 
di Roma ( F.). Nel concilio celebrato nel 
1047 da Clemente II in Roma, insoi*se 
nuovamente la controversia, riguardoal- 
la preminenza e dignità di loro chiese, 
tra gli arcivescovi di Milano e di Raven- 
na (chesinda'primi secoli si chiamò tro- 
no apostolico, dopo Roma e Antiochia di 
Siria primogenita di s. Chiesa), i quali, 
come pure il patriarca d' AquiUia (del 
quale e della questione meglio riparlerò 
a Udiub, come ultima loro residenza, e 
perciò colla serie de' patriarchi, prose- 
guiti dagli arcivescovi udinesi), preten- 
devano sedere ne'sinodi nel luogo più o- 
norevole; e però il Papa ad eliminare ul- 
teriori contestazioni, ordinò che Tarcive- 
scovo dì Ravenna ne'concilii abbia il lato 
dritto del sommo Pontefice, quando l'im- 
peratore non sia presente, che essendolo 
occuperà il lato sinistro. Nel famoso con- 
cilio di Costanzo, per terminar il grande 
*Sc/5mad*occidente,Gio vanni XXIII suc- 
cessore d'Alessandro V, eletto in quello 
di Pisa contro il legittimo Papa Grego- 
rio Xlly siinutaiido di rinuiizuire il suo 
pontificdlo, dopo aver celcbr;ilo livella cat- 
tedrale la messa dello Spirilo S mto, in 



lao TRO 

mezzo itila iiunierosa assemblea, scese dal 
suo li uuu e pi usi rato ilairanti l'aliare prò* 
nunzio il giuramento di dare la pace al- 
la Chiesa utediante la sua libera cessio- 
ne del sovrano poulincalo, quando l'an- 
tipapa Benedetto XUI e Gregorio XII 
avessero rinuncialo alle loro prelensìo- 
oi. L' imperatore Sigismondo ivi pre- 
sente, che lo riconosceva per Papa, s'iq* 
teneri e commosse talmente, che pieno 
di gioia alzatosi dal suo trono, e depo- 
rta dal capo la corona, ne discese; e quin- 
di avvicinatosi a Giovanni XXlll, con 
fervore religioso s' inginocchiò a' suoi 
piedi, per ringraziarlo della generosa ri- 
soluzione, anche per parie del concilio. 
In nome di questo lo ringraziò formai- 
niente il patriarca d'Antiochia, per atto 
sì utile al cristianesimo, facendo altret- 
tanto i principi e gli ambasciatori, anzi 
io Spendano dice che 1' assicurarono di 
confermarlo nel papato. Ma la vera ed e- 
roica rinunzia del pontificatola fece Gre- 
gorio XII nel concilio, a mezzo di Mala- 
testa signore di Rimini, il quale salito so- 
pra un trono come foòse il Papa, dopo a- 
ver esaurito l'alto con breve e appro- 
priato discorso, non rappresentando più 
il Papa, scese dal trono e andò a collo- 
carsi in una sedia ordinaria. Saputo^ da 
Gregorio Xll in Rimini l'operato dal suo 
procuratore in Costanza, adunò il conci- 
storo e sedente sul trono vestito delle poo- 
tilìcie insegne , ratificò soleniiemenle la 
rinunzia, indi disceso dal soglio papale, 
depose il triregno e gli abiti pontificali. £ 
qui dirò, che s. Celestino V allorché fece 
in concistoro alla presenza de' cardinali 
la solenne Rinunzia al Pontificatoci.), 
sedente in Ironoornato dell'insegne pon- 
tificali, quindi di queste si spogliò nel di- 
scenderne, e con modesto portamento si 
mise a sedere a'piedi de'cardinali. lo più 
luoghi ragionando dell' immagine di s. 
Pietro posta a sinistra di quella di s. Paolo 
in alcuni monumenti, non per maggior- 
mente onorare s. Paulo, ed anche s. An- 
drea come iu uua tavola vuliva del museo 



TRO 

Ricciardiano, ma eziandio per la ragione 
addotta dagli artisti per antichissimo co- 
stume di porre a sinistra i sommi per- 
sonaggi, non perchè la parte più degna 
fosse determinata da chi osserva l'oggetto, 
ma aver eglino così fatto, ove li dovesae- 
ro rappresentare in atto di confabulare o 
colla destra eseguire alcuna azione, con- 
forme all'uso degli orientali,presso i qiioli 
la parte dritta è determinata da chi os- 
serva l'oggetto. Un eruditissimo conosci- 
tore de'costiimi orientali afferma sussi- 
stere tuttavia tale uso, come leggo iu mg/ 
Marini, Diplomatica pontificia^ 2.' ediz., 
p. 40, talché nelle chiese di quelle regio- 
ni si colloca la cattedra vescovile a lato 
dell' epistola ^er farla rimanere alla de- 
stra di chi entra in esse. £ sin dal 1 438 
così fu proticalo, allorché insorta que»lio- 
ne di precedenza nel concìlio teoulosi iu 
Ferrara da Eugenio lV,rimperaiore gre- 
co Giovanni 111 Paleologo, che aKSolula-* 
mente volea essere messo alla destra del 
Papa, fu contento di starsi io quella parte 
ch'era alla destra di chi entrava nel con* 
cilio, persuaso d' aver cosi conseguito il 
suo intento. Quanto a'troni de'cardinali, 
nel Cercuionialc da tenersi cLi un nuo- 
va cardinale nella sua promozione al 
cardinalato, pubblicalo nel 1 856 dalla s. 
congregazione della Ceremoniale, ai pre- 
scrive quanto vado a riportare con alcu- 
ni schiarimenti tra parentesi. La camera 
del trono, quale deve tenersi da ciascun 
Cardinale nel proprio appartameuto (ec- 
cettuati i Palazzi apostolici, i palazzi del- 
la camera apostolica: tali sono conside- 
rati anche quelli della Curia Inuooenzie- 
na e di Propaganda fide^ i quali propria- 
mente non sono camerali; non che i co/s- 
ventif ì monasteri, ed i luoghi pi i, cioè nel 
solo baldacchino che non si può usa re),sarù 
chiusa la mattina del Concistoro segreto 
in cui è creato e pubblicato il nuovo car- 
dinale, finché giungerà il gentiluomo del 
cardinal segretario di statp, che porla il 
biglietto, con cui si notifica al novello car- 
dinale la promozioac seguila: e però ori- 



TUO 

ma di late atviso non deve ammelterii 
alcuna vUila di etichetta o di foroialilà. 
il nuovo cardinale dopo letto il biglietto 
colle resti convenienti si pone sulla so- 
glia della camera del trono senza mai 
muoversi onde ricevere le f^i5i7cr.NeIla sa- 
la non vi dev'essere adatto il Balclacchi» 
no, e devono rimanere coperte le arme 
tanto ai trono nella sala,qnaiito nelle poi** 
tiere [delle Portiere nobili riparlai nel voi. 
LXXV, p. a4^)i cassabaucbi , torciere, 
cassa dtìlle lurcie ec, sinché non avrà ri* 
ce vuto il Cappello cardinalizio. G)m nel* 
la stessa sala non vi dovranno essere ap* 
pesi i cuscini e gli Ombrellini paonazzi e 
ro^si. Nella camera poi del trono visorà 
il solo dosscllodi velluto o damasco rosso, 
senza il baldacchino : il ritratto del Pupa 
(regnante.,e lo devono tenere anche i car- 
dinali creati da'suoi predecessori) sarà po- 
sto in mezzo al dosscllo. La sedia del tro- 
no sarà indorata co'bracciuoli e co'cusci- 
ni di velluto rosso, e rivolta col sedile alla 
parete o dossello (senza predella e senza 
scalini, solo con un piccolo tappeto ol* 
tre quello della camera stessa: i cardinali 
dimoranti fuori di Roma devono osser- 
vare altrettanto). Il nuovo cardinale do* 
pò essere stato col Treno proprio del gior- 
no, a ricevere la berretta cardinalizia dui 
Papa, tornato al suo palazzo , prosegue 
a ricevere le vìsite dopo l'Ave Maria, re- 
stando in piedi sulla soglia della came- 
ra del Irono, senza mai uscire da quel sito 
ad incontrare o accompagnare chiunque 
venga a visitarlo. Potrà bensì introdur- 
re nella delta camera e dare a sedere, non 
mai alla sedia del trono, ma alle altre se* 
die, avvertendo di non scontarsi mai dalla 
porta. Nel a.** e 3.^ giorno il cardinale ri- 
mane pure sulla soglia della camera del 
trono, ove riceve lutti. Nella visita de'pa- 
lriarchi,ambascialori,preluti di fjocchelli 
e de'principi romani, essi s' introducono 
dal cardinale nella camera del trono e li 
fa sedere alia sinistra. Egli siede alla se* 
dia del trono, e quegli che fa la visita ri« 
Oiuuc alla sinistra di iìaucu, e quasi di prò* 



TRO lai 

spetto 000 una «edia indorata senza brac- 
ciuoli eco'cuscini di damasco rosso.QuaQ- 
to al cardinale che non essendo presente 
in Roma nel giorno di sua promozione, 
viene in Roma per ricevere il cappello car- 
dinalizio nel Cb/iCM(oro pubblico,ne'gior* 
ni che precorrono tra il suo arrivo ed il 
concistoro pubblico, se riceve visite par- 
ticolariy avvertirà di non riceverle nella 
camera del trono. Ne' 3 giorni precedenti 
a detto concistoro dovrà ricevere le visite 
di formalità. Se il cardinale è un foraslie- 
re che riceve nel palazzo dell' ambascia- 
tore, nulla s'innoverà circa il trono, io cui 
vi sarà oltre il ritratto del Papa, anche 
quello del proprio sovrano. Nella matti- 
na del concistoro pubblico e in tempo di 
esso si mette nel palazzo o residenza del 
nuovo cardinale i\ baldacchino nella ca- 
mera del trono, l'altro nella sala co'cusci- 
ni e coll'ombrellino (l'altro dovendo ser- 
vire nel ritorno del cardinale) e si scopro- 
no le arme fregiate col cappello cardina- 
lizio al dossello del trono della stessa sala, 
a'cassal)anchi, alle portiere (come il Bai» 
£{acc/t//io e dossello del Irono di sala lo dis- 
si a quell'articolo: non vi è prammatica 
sugli scalini di legno che sono sul la vo- 
tone ch'è dinanzi aldossello, coperto dello 
stesso panno rosso, con trine e frangie dì 
seta gialla; ordinariamente si usa un solo 
gradino e si suole tenervi le torcie , per 
accompagnare a chi spellano). Ne' palazzi 
apostolici, ne' palazzi camerali, ne'con ven- 
ti, ne'monasteri o luoghi pii, non si può 
usare il baldacchino né al trono della ca- 
mera nobile, né all'altro della sala. Nella 
sera di dello giorno il Papa a mezzo del 
suo Cameriere segreto guardaroba, man* 
da al cardinale ilcappello cardinalizioche 
in concistoro gli ha imposto sul capo, ed 
il cardinale Tintroduce nella camera del 
trono, prende posto alla sedia^ ma resta 
in piedi. Dopo la presentasione ap- 

pello, questo si pone sopra i ir* 

genio, apparecchiato sopì a- 

volino alla destra del troa 
volino coperto di damasco 



112 TRO 

Cellieri d'argento, e con un fanoklto di 
s«ln rossa per coprire il cappello. 11 car- 
dinale quindi siede, e infila mg/ guar- 
daroba a sedere ad una sedia senza brac- 
ciuoli e co'cuscini di damasco rosso, pre* 
|>arala alla sua sinistra, fuori dei balduc- 
chino e di fianco. Dipoi lo licenzia e Tue- 
compagna sino alla porta che mellealia 
sala. 11 complesso del le ceremonie che ne- 
Gompagnano la creozione de' Cardinali 
nel Concistoro segreto y il ricevimento del- 
la Berretta Cardinalizia e del Cappello 
Cardinalizio nel Conci storo pubblico ^con 
diffusione lo trattai a tali articoli ed a're* 
lativi, compiese le nozioni sui troni, sui 
baldacchini, sulle vinile ec. Il Lunadoro 
nella Relazione dellaCortediRonta »twm- 
|>ala nel 1 646, nferisce. » Può e deve o- 
|*ni cardinale nel suo palazzo tenere un 
lialdaccbinodi pann» rosso ben ricamato 
€«in sue armi in sala sopra la credenza 
(«!Ìoè il bancone e gradino), ed un altro 
baldacchino uell'anlicamera; hanno sem- 
|)re usato tenerlo cardinali di nascita a- 
ininente.Come ancora li signori cardinali 
nati principi ne sogliono tenere pili di 
due, ed appiedi de'baUlacchini, che si ten- 
gono per le stanze vi va sempre un bello 
•Irato di tappeto o altro panno , e sotto 
il baldacchino vi si. tiene una sedia vol- 
tata dove si siede, alla cascata di dello 
baldacchino." Dunque a quell'epoca non 
•i costumava di porre sotto il baldacchino 
il Ritraltodtì Papa. Parlando poi de'car- 
dinali titolari soggiunge. " Il cardinal ti- 
tolare deve usure d baldacchino, purché 
all'altare dove si canta la me.*»sa vi siu il 
baldacchino , e non essendovi il baldac* 
chino sopra l'altare, meno il cardinale lo 
deve tenere lui soprala sua sedia, ma solo 
dietro alla sedia la cascata del baldacchi- 
no." Ma di quanto riguarda i troni e i bal- 
dacchini de'cardinali ne'loro Titoli Car- 
dinaliziy ove riparlai pure di ciò che ap- 
pailiene alle diaconie cardinalizie e a' 
cardìn>di arcipreti delle basiliche^ e de* 
cardinali Protettori^ pe'ioro possessi, assi- 
stenza o celebrazione di feste nellt chiese 



TRO 

di loro giurisdizione, nelle quaR manda- 
no il ritratto del Papa e le portiere no- 
bili, ne tenni proposito in tali articuli. Av- 
vertii nel voi. XXVllI, p. 46» die nella 
morte de'cardinali erigendosi nelle loro 
stanze degli allari per la celebrazione delle 
messe di suffragio, essi non si aitano mai 
nella camera del trono, mentre allora si 
dovrebbe levare il baldacchino. 11 cada- 
vere del cardinale defunto si espone in una 
camera del suo appartamento sopra un 
letto e solto il baldacchino, ed io essa non 
si ponno formarvi allari. In Roma Ira' 
prelati il solo Uditore generale dcUa co- 
tnera (F.) può alzare W Baldacchino nel- 
la sala e nella camera d'udienza, al mo- 
do detto nel ricordato articolo, inoltre in 
Roma alzano baldacchino in sala e nella 
camera del trono il Senato Rpmano , i 
Pr</ici/!;i romani, gli Ambasciatori^'MnwLt' 
diesi di Baldacchino (nel voi. LXX^ p. 
223, narrai che Gregorio XVI concesse 
taleonorifìcenza personale al conte Giro- 
lamo Riccini), ne'modi riferiti a'4 citali 
articoli,massime al 2.°Nel trono di sala o 
balducchino,8llo slemma si suole inquar- 
tare quello delle case sovrane colle quali 
si e imparentati. Se la moglie del prìn- 
cipe non é di tali case, in quello slemma 
non s'inquarta il proprio di essa, ma so- 
lamente si dipinge ne'baiichi di sala esul- 
le carrozze, e s'incide ne'sigilli. Ne* l>an- 
coni delle sale principesche l'uso di 3 gra- 
dini di legno è segno che il principe è im- 
parentato con case sovrane. 

TRONTO, r. Trubnto. 

TROPAIUO, Troparius, Trapana- 
rius. Libro liturgico de'greci contenente 
i versetti Tropus, che si cantavano im- 
mediatamente avanti l'/zi/ro/Zo (^.) dd- 
la Messa, come un preludio di esso, ov- 
vero frammischiavansi insieme al medesi- 
mo, una partedel coro cantando l'introi- 
to, e l'altra simultaneamente il Tropus» 
Tali versetti cautavansi nella stessa chie- 
sa greca anche dopo le ore canoniche, e 
d'ordinario erano in onore del santo di 
cui celebra vasi la festa in quel giorno. 11 



TRO 

Magri nella Notizia M vocaboli ecclesia* 
stìcif chioma Tropus queWa torte di can* 
lo usato da'monaci prima di dire rintroi- 
lo della messa io certi giorni solenni, isti- 
tuito da i. Gregorio I Papa del Sgo, co- 
me riferisce Durando nel RatìonaU di* 
vinonim offlciorum lib. 4> cap. i .Nel gior- 
no di Natale l'iotroilo della i .'messa co- 
fiiieiciava colie parole: Piier nalus eslno- 
bisytò avanti di esse si cantava il Tropus 
seguente: Ecce adesl, de quo Prophctae 
tecinernni etc, dopo del quale subito con- 
tinuando il senso attaccavano il detto in- 
troito, Pner natus est nobis. La corri- 
spondente voce greca siguifica conversio- 
ne, perché ritornavano a ripetere le me- 
<lcsime parole, e però da Giovanni Be- 
Icth fu chiamato Zona nel cap. 59, per- 
chè nella cinta si uniscono i due capi; e 
così Tropanarius era detto il libro nel 
quale si contenevano i Tropi, I greci chia- 
ma no ancora TVo^arrum certe preci spes- 
so cantate nell'ore canoniche. Il Zaccaria, 
Onomastìcon Rituale, chiama i libri tro* 
pari, Troponari, Tropariì, Troperii, 
neinpe libri Troporum j che Du Gange 
nei Glossarium dice, Tropanaria^ seu 
Tropariay vel Troperia. Quindi aggiun* 
gè, che Troparium enim apud graecos 
modulum proprie significata atfrequen- 
ter prò cantibuf, el hymnis sunti tur. Al- 
Intio^ ubi describit librum ecclesiasticum 
grafcoruntf quem Octoechum appellant, 
ita hujusmodi librum dictum docet,quod 
odo tonos conti neat. Musica enim grae- 
cornm tonos quatuor^ qui ab eis soni vo- 
cantar^ proprios habet, primum^ secun* 
dum, tertium, el quartum; quatuor item 
obliqtios, idestobliquum primi y obliquum 
secundifibliqìium tcrlii^et obliquum quar* 
ti, Canones, sive Troparia, et quaecum- 
que aliae caniiones in Octoecho ita sunt 
tlispositae^ ut quae primo tono concinun- 
tur, omnia simul primum locum obti- 
neantj quae secundo secundum,et sic de 
sfngulis, donec ad obliquum quarti per» 
veniatur^ qui inter tonos postremo est lo» 
co, el cantiones eo modulatae, et com^ 



TRO i!i3 

mensuratae ad exlremum reponuntur. 
Conlinel Octoechus solummodo Tropa» 
ria, et Canones, quia primis vesperis do* 
minicae adfinem usque missae canun» 
tur. Et odo dominici prò tonorum nu* 
mero finitur,Singidi tonibes habenl Ca» 
nones, seu Troparia, Primum dicitura- 
nastasimony et caniùtr in Resurrectione 
Christi, Secundum Stauroanastasimon 
de Cruce Christi, Tertium de laudibus 
B, Virginis Mariae, HaeCy inquii Alla» 
tius,in Odoechis antiquishabebanlur,ln 
Triodio(F,ffjuoque, etaliis Ubrisgrae» 
corum Troparia sunt, ut in Horólogio, 
el in Hirmologio, Hinnus, docente Al» 
latto, est hymnus, sive Troparium, a quo 
reliquor um Tropariorum, quae in ode 
canerentur, consequentìa, el sen'es du* 
cebatur. Al quii inter Hirmum, ac Tra* 
pariumintersit, disputai card, Quirinus 
in disquisii. De Hymnis Quodragesim. 
graecor. Denique liber graecorum musi' 
calis, ordine vicesimus primus ab Alla* 
tio recensitus, el ab eo Cecragaria ap* 
pellatus, varia Troparia, el psalmos, a- 
liaque indivinisofjficiis, et liturgicis cum 
notis musìcis càntari solita complectitur, 
Quum igitur Troparium , ut dictum est, 
modula tionem, et cantilenam proprie so* 
net, Tropi vox, quae legìtur in regula 
ss. Panili et Slephani abbatum cap. 1 4» 
de canendi ratione cum Georgio adci- 
pienda est non de Tropis, seu cantiun* 
culis, quaeadmissam quandoque prae- 
mittebantur.Ne quae, verba rrgulae sunt, 
cnntnnda sunt in modum Prosae, quasi 
in Lectionem muientusj autquae ita seri- 
pia sunt, ut in ordine ledionem utamur^ 
in Tropis j d can (Henne arte, nostra prae- 
suwptione vertamns. Lo slesso Zaccaria 
spiega poi il vocabolo Tropus: f^crsicu- 
lus quidam est, temporibus diebus sole* 
mnioribus ad mnjus gnudium reproe* 
senlandum mine immediate ante J/ilroi' 
tum canebatur^ mine ipsi intcrmisceba' 
tur, una parte chori Tropum, altera fi' 
trollnuk concinenie, 11 Rodotà, D^^ 
gine del rito g'-eco in Italia, parlai 



124 TRO 

irencovi di Siracusa Gregorio e Teodosio, 
dice die ili.° dopo essersi applicato allo 
studio delle lettere greche in G>stantÌDO« 
poli, fu innalzato a detta sede, fioii nel 
668 e compose Troparia, quae in Na^ 
tivìtate Christi recilanUir, lla.^che go- 
vernava la slessa chiesa nel 680, fu au- 
tore di altri Troparig quae cannntur in 
Fesperis jrjuniorum, 1 Tropari composti 
da'due mentovati prelati, che senza man- 
car di rispetto alla chiesa romana,per con- 
ciliarsi l'alletto de'greci dominatori, in- 
trodussero nelle ftuìzioni dell'altare il ri- 
to greco in Siracusa, sono inni e cantici 
propri della chiesa orientale. Mostrando- 
ci l'autore del calendario molto sollecito 
nel dare speciale contezza de'riferili gre- 
ci componimenti, volle significare essersi 
udita la soave armonia de' cantici greci 
nella chiesa di Siracusa, e lo manifesta 
nella vita de' due vescovi per quelle pa- 
role due volte ripetute, qtuie in Nativi- 
tate diritti recitantur . . . , quac canun» 
Uir in resperis jcjuniornm, 

TROI'EA (Tropicn), Città con resi- 
denza vescovile nel regno delle due Si- 
cilie, della provincia di Calabria Ulterio- 
re II, distretto e capoluogo di cantone, a 
4 leghe da Montelconee 5 da Catanzaro. 
Giace amenamente sulla sommità d'una 
rupe o scoglio a picco sospeso sopra la 
costa meridionale del golfo di s. Eufemia 
(secondo i geografi, ma leggo nelle 3 ul- 
time proposizioni concistoriali in plani' 
tie posila^ triutn circiter milliarum est 
ambitus^ in quo septein mille recenserunt 
incolae), e che al continente atliensi sol- 
tonto per un'angustissima lingua di ter- 
ra, altre volle difesa da un forte che ul- 
timamente era cadente. Questa città ma- 
rittima, che occupa il piccolo seno fra'd uè 
capi Zarrone e Valicano, è piazza di guer- 
ra di 5.' classe, cinta di mura fiancheg- 
giate da torri e interrotte da 3 belle por- 
te con ponti levatoi. Contiene la bella ba- 
silica cattedrale, antica e magnifica, de- 
dicata alla B. Vergioe Assunta in cielo, 
ottimo edificio restaurato dopo il terre* 



TRO 

moto che lo rovinò, e nella quiile tra le 
relìquie si venera il corpo di s. Dome- 
Dica vergine e martire tutelare di Tro* 
pea, che nella persecuzione di Dioclezia- 
no avendo disprezzato gì' idoli, fìi dan- 
nata alle bestie, e restata prodigiosann en- 
te illesa per viriti divina, le fu troncato 
il capo, e se ne celebra la festa a'6 di lu- 
glio. Il capitolo si compone di 6 digniUi, 
lai.* delle quali è il decano, le altre l'ar- 
cidiacono, il cantore, il tesoriere, l'arci* 
prete, il penitenziere; di 1 8 canonici com- 
presa la detta prebenda penitenziaria e la 
teologa le; di 3 a mansionari, e dio Uri pre- 
ti e chierici addetti aldivino servigio. Vi 
è il batti»terio, ch'é il solo della città, a 
la cura d'anime amministrata dall'arci- 
prete 5/ dignità. Adiacente é l'episcopio 
conveniente e in buono stato. Non avvi 
altra parrocchia, bensì diverse chiese, 3 
conventi di religiosi ed un monastero di 
monache, l'ospedale, il monte di pietà, il 
seminario e alcuni sodalizi, oltre la casa 
di carità. Vi sono due scuole gratuite, e 
vi fiorisce r accademia degli AHaticatl, 
jiUaborantium. Tva'suoì illustri rioorda- 
1*0 il poeta Francesco Ruffa, il pittore Spa* 
no, gli anatomici Paolo e Pietro Vojani, 
e del 2.** scrisse l'Ughelli, chirurgus atti 
laùiaetnasos mutilos integr itati donavfiL 
Per non dire d'altri, tra'fioriti nelle di- 
gnità ecclesiastiche, rammenterò il cele- 
bre cardinal Vincenzo Laureo (f^.). Vi 
•i fabbricano coperte di cotone con l>el 
disegni, buone tele e stofle di seta; ab* 
bondante è la pesca che si fa sulle coste. 
1 dintorni sono prosperi di vini, frutti, 
cotoni, mori celsi, piante aromatiche, e 
di kaolin o terra da porcellana. Si at- 
tribuisce la fuudazione di questa città a 
Scipione V Africano ^i:\ìt la denominò 2#xy« 
phaea in memoria de'trofei da esso cmmi* 
quistatore riportati io Africa, ove annien- 
tò la formidabile potenza de'cartagiuesi. 
Portò anche i nomi di Tropia^ Tropas^ 
Po3itrophaea;^vevfk\eì\\\Q l'attuale di Tro* 
pea. Seguì le politiche vicende della Ca^* 
labria ceotrale e del regno di Napoli} eb* 



TRO 

l>e il titolo di ducato nobile goduto dalla 
famiglia d'Àyello, cujus utilis Dominus 
et Princeps Maasae et Coraniae (o me- 
glio Carrariae\ e domo Cyborum nobi^ 
litsima, L'Uglielli, Italia sacra t. 9, p. 
44^9 Tropgenses Episcopi ^ la chiama 
Fetusta et litoraìis uUerioris Calabnae 
Tropaea civitas nomea retinens HercU' 
lis Portu^et loci amoenitate insìgnisj di» 
età graeco verbOy qnod est retroverto^ 
quodyUt licei conjectare^quispiam clas' 
se huc ad vectus locum vinetis^ et olive- 
tis haud ìdoneum nactus^ ob eamque rem 
ab antiquis Ausoniis^ et Oenotiis desti- 
tuiiutty hanc urbem condident. Nel 1 852 
pubblicò in Napoli il conte Vito Capinl- 
bi di IVlonteleone: 3f emorie per servire 
alla istoria della s. Chiesa Tropeana. Il 
Giornale di Roma deli 853, che nel n.^ 
1 77 ne die contezza, riferisce aver diviso 
le Memorie in due sezioni, nella 1.' par- 
lando di Tropea 9 nella 1*^ Amanhea^ al- 
tra sede vescovile a questa unita nel se- 
colo XI; degli uomini illustri fioriti nelle 
due diocesi, colla cronologia di 57 vesco- 
vi dì Tropea, cominciando da Giovanni 
sottoscritto nel 649 al concilio di Late- 
rano, rettificando molti abbagli presi da- 
gli antichi scrittori,non escluso l'CJgbel* 
li. Nel t. IO, p. II àeW Italia sacra^ A* 
maniheanns Episcopatus^ si parla di A- 
mantea o Mantea,'città litoranea de'bru- 
si nella Calabria Citeriore, luogi.i 6 mi- 
glia da Cosenza, COSI denominata dulia fa* 
vola della ninfa AiDalteao«$i^fi//i di Co- 
ma. Fare che fosse chiamata eziandio Ne» 
peliam e Lametiam, Fu sede vescovile, 
sulfraganea del Fa rei vescovo diRef*gio,e 
sì conosce B.Josuam suo vescovo, finché 
devastata nel secolo X da'sarnceni, la dio- 
cesi fu riunita at]ue&ta di Tropea. Perciò 
scrive rUghelli,7)*o;?<y>/w/5 EccUsiaeu' 
nitafuit Amatuhea,qtia mobrcm alìquan- 
do in Romana Curia dubita tu m fuit an 
Episcopus Tropejensis Mantheanus e- 
tiam appellari dtberet, et nihil rrsolutum 
Juisse scribit liberActorum Consistoria- 
Uum sub Benedicti XI J qui cxtal mss, in 



TRO 125 

Barberina bibliotheca firiur tamen a re* 
gè Neapolitano Mantheanis concessum 
JuissCy ut Episcopus Tropejensis yCt Man- . 
theanensis denominaretur.Ova A mantea, 
Amantia^ è una piccola città e porto dì 
mare del distretto di s. Paulo, capoluogo 
di cantone, sul Mediterraneo. £ cinta di 
mura, e pel suo castello fortificato che la 
difende, giudicata piazza forte di 5/ clas- 
se. Esso in falli resistette ngli eserciti di 
Carlo Vili e di Lodovico XI Ire di Fran- 
cia, in favore de're d'Aragona. Anche nel 
1806 sostenne un ostinatissimo assedio. 
Vi sono chiese parrocchiali, claustrt reli- 
giosi, scuola di belle lettere, e importanti 
fabbriche. Possiede acque termali saluti- 
fere. Dominata, come Tropea, da' greci, 
venne invasa e rovinata da' saraceni, a* 
quali la tolse l'imperatore Niceforo Fo- 
ca. In tempo tie'greci vi fu introdotto il 
rìto greco, e così in Tropea, ambedue es- 
sendo sulTraganee dell'arcivescovo di rito 
greco di Reggio. Il Rodotà, DelC origine 
e progresso del rito greco in Italia^ di- 
ce che fra le chiese della Calabria, anche 
questa di Tropea fu allettata dagl'inviti e 
sedotta dalle insiuuazioni del patriarca di 
Costantinopoli, a dover rinunziare aViti 
e alle ceremonie della chie^ romana, e 
all'antiche leggi latine. Di ciò scrisse TU- 
ghelji : Graecifiieruni , et patriarchae 
Constantinopolitani seguaces usqite ad 
tempora Roger ii ducis Calabriae et Si" 
ciliaCy qui in Tropeensi Ecclesia latiuos 
instituit f^/5ro^05. Aggiunge che ili. ^ ve- 
scovo il quale rimise in piedi l'onore del 
rito latino, sia stato Justegus nel 1094- 
La sede vescovile di Tropea cantica, 
dichiarando TUghelli, Episcopatus Tro^ 
prjen sis an liqu u s est/tam LauretùiuB €fu$ 
Urbis Episcopus interfaii iy m %éà n 
no sub Sym macho Papa del 4f 
nes concilio Lateranemi atmé 
Martino /, Theodorus Comt$ 
litnnae VI sub Agathone am 
Stcpìuinus synodus Niceaell^ 
Tropr/ensis Episcopus sufflra^ 
Rliegino archiepiscopo, Noudiuit 



ii6 TRO 

ghelli comincia la serie de'fescovi co'oo- 
ininuti^ tranne Loranzo: cioè Giovnntiii 
intervenuto nel 649 ni concilio di Latera* 
no adunato da §. Martino I control mono- 
teliti; quindi registra Teodoro o Teodosio, 
che nel 680 sottoscrisse il concilio di Co- 
stantinopoli. Stefano, che nel 787 fu al 
concilio di Nicea I \,Post hunc plurts ffesi» 
derantur hujtis Ecclesiae Praesules.Vox» 
che i successori adottando i riti greci, se- 
guirono il patriarca di Costantinopoli. 
Pietro vi vea al tempo del normanno Rug- 
gero duca di Calabria. Kalochino Dor- 
dilelo greco , già decano e protosi ocello 
di Tropea, ottenne il diploma che riporta 
rUgl)elli,con nobile privilegio da Rngge* 
1*0 duca d'Italia, Calabria e Sicilia, con- 
fermandogli le possessioni e giurisdizio- 
ni di sua chiesa. Justego o Justeyro, o Tu- 
steio o Tristano, di venne 1.^ vescovo la- 
tino verso ili094i nel quale >auno Rtig- 
gero Dei gratta duca di Puglia, Calabria 
e Sicilia, prò remedio animtie suae^ ac 
parenium suorttm , donò alla chiesa di 
Tropea ed a Justego vescovo quanto a* 
ireano posseduto i predecessori greci tanfo 
in Amantea che in Tropea, con ogni di- 
ritto, mediante il diploma presso rCJghcl- 
li. Al vescovo Geruto il re di Sicilia Gu- 
glielmo 1 neli i55, con diploma in gre- 
co e in latino, e in quest'idioma pubbli- 
cato da Ughelli, Divina /avente clemeu^ 
iia rex SicHiae^ducalusjépnliaeetprin* 
cìpattis Capane^ confermò tutte t'immu- 
nilà accordate a' vescovi do'priucipi nor- 
nianni,indi coti altro diploma, pure pres- 
so rUghelli, concesse altro privilegio. Il 
irescovo Erveo sottoscrisse al privilegio 
che il medesimo re nel 1 157 elargì alla 
chiesa di Palermo. Al vescovo Coridone 
Papa Alessandro Iti confermò le princi- 
pesche donazioni fatte alla chiesa di Tro* 
pea, col diploma ìdeo sumus Ucil, del 
1 178, egualmente riprodotto da Ughelli: 
vivea nel 1 19 5, poiché fu presente al pri- 
vilegio concesso da Enrico VI al celebre 
abbate Gioacchino in favore del suo mo- 
nastero di Flora. Kolandino o Orlandi- 



TRO 

no già monaco di Monte Cassioo gli aoc^ 
cesse. Nel 1 1 98 fu eletto Riccardo , al qua- 
le ed a' suoi successori Papa Innooento 
III confermò il diploma d'Alessandro III 
nel I aoo: a suo tempo e col suo conteofo 
nel I ao I , con atto pubblicato da Ughelli, 
venne fondato nella diocesi il roonastero 
di Fonte Laureato presso la diìeta di t. 
Domenica, da'coniugi Simone de Marni- 
stra e Gattegrima Domini Fluminis Fri* 
gìdi, e da'uiedesimi donato al rieordalo 
monastero Florense: donazione che Bic-> 
cardo confermò neliioa, salva la rive- 
renza dovuta a lui ed a' suoi tuocestorìy 
con diploma che si legge in Ughelli , u« 
nitamente a quello pure oonfermatorio 
d'Innocenzo 111, Licei ncque, ed iooltre 
a quello di Papa Onorio III, Cum a fio- 
bis petilur,dt\ i a 1 G.Nello stesto anno O* 
norio Ili concesse altro privilegio alPab- 
bate e monaci di Fonte Laureato, con* 
fermando loro i beni donati da' vescovi di 
Tropea e da'fedeli. Inoltre nel 1 a 16 il re 
Federico II, per la santità di vita di Be* 
nedetlo abbate di tal monastero, lo prete 
sotto la regia protezione, confermando le 
donazioni del fondatore , plnraque aUa 
adfecil prò animae suae salute. Circa il 
1 a 1 5 successe a Riccardo il vescovo Gio- 
vanni, il quale neh aio col suo capitolo 
convenne all'accordo fatto coU'abbate di 
Fonte Laureato, sull'insorta lite delle de- 
cime, venendo il monastero fatto esente 
dal vescovo, il che poi nel 1 267 confermò 
Clemente IV col diploma Religiosani W- 
//i//i,riferitodal cistercienseUghelli,il qua- 
le riporta diversi abbati del medesimo si- 
no al 1496, in cui ne di venne abbate com- 
menda la rio il greco Giovanni Agaccio di 
Rossigiiano. S'ignorano altri vescovi sino 
udì.. . o Giovanni o Giacomo del iag6, il 
cui nome trovasi indicato nel documento 
deirUghelli, sull'investitura data a'fran- 
ce«cani della chiesa Troppense. Essendo 
vescovo A rcadio, Papa Bonifacio VI II nel 
1 199 concesse indulgenze a chi visitasse 
la chiesa di Fonte Laureato. Nel 1 3 1 3 e- 
ra vescovo Riccardo nobile, nel 1 344 f^** 



TRO 

Francesco, che («ce un Irftsnnlo di tntti 
i privilegi di suacIiicMi, riportato da U 
ghelli, d'ordine del cardinal legato. Indi 
furono vescovi Marino, Rinaldo, Giorda- 
no, Francesco Rolandini o Orlandini nel 
I 390 traftlatoaGiovennzzo,e Pav(» o Pa- 
vone o Paolo de Gridi di Giovenazzo nello 
stesso fu da Polignano trasferito in questa 
cbiesa.Questo vescovo a ven fabbricato nel- 
la patria la chiesa dello Spirito Santo, isti* 
tuendovi la collegiata con preposto e6ca- 
nonici, che confermò Ronifacio IX. Morto* 
verso il 1 4 1 o, Gregorio X il dichiarò com- 
mendatario di Tropea il cardinal b. Gio- 
vanni Domenici (f^,), il quale avendo poi 
rinunziato, il Papa fece vescovo Nicola dèe* 
ciapacci (^O* P^' cardinale, con facoltà 
di farsi consagrare da qualunque vesco- 
vo cattolico. Nel i4i3 Giovanni XXllf 
eletto contro il legittimo Gregorio XII, 
nuovamente lo nominò vescovo.Nel 1 4^ > 
concesse a*fi*ancescnni l'antica chiesa di s. 
Sergio e monastero di Tropea, già de'mo- 
naci greci di s. Basilio, che i frati riedi- 
ficarono. Martino V ed Eugenio IV l'im- 
piegarono in importanti cariche, e nel 

1 436 divenne arcivescovo di Capua. Nel 

1 437 da Monopoli vi fu traslato Giosuè 
Mormile patrizio napolitano.nel 1 44^ ^i~ 
cario di Roma. Indi Pietro Barbo nobi- 
lissimo veneto e affine di Paolo II, peri- 
tissimo nelle lingue greca e latina, eru- 
dito in ogni disciplina, dotto, prudente 
e virtuoso, castellano di Castel s. Angelo 
e vice-camerlengo di s. Chiesa, morto in 
Roma a'9 settembre 1 479 e sepolto nella 
basilica Vaticana con epitaffio presso l'U- 
ghelli, che discorre de'mss. da lui lasciali. 
Gli successe Giovanni Deuro che poco vis- 
se, morto in Roma a' 1 5 aprile 1 480. In 
qnestoSistol V vi trasferì da Caiazzo, Giu- 
liano Mirto Frangipane nobile napoleta- 
no, regio consigliere e snccellano, per cui 
intervenne alla coronazione d'Alfonso li, 
chiaro in virtù, pietà, prudenza e sapere, 
onde lodato e pianto terminò di vivere 
neh 499* L'8 febbraio Alessandro VI vi 
traslalò da Venosa, Sigismondo Pappa- 



li \XO ìif 

» 

coda[F.) nobile DapoIelaoo,icienKÌalo ed 
erudito, negli atti concistoriali venendo 
detto Epìscopi Troptjtnsis et Manthea^ 
nus iiivicern unilas, an Mantheae , sive 
Manlheanus esset Episcopus appeUan* 
dus, • . Futi autem superioribus annis ab 
RrgeNeapolilano illis hominibus idvon» 
ccssum cum ante a Ti opejensis solum ap* 
pcllaretur ulranunque Ecclesiarum E" 
piscopus, Lodatissimo e insigne per pru- 
denza e dottrina, caro a' principi , Cle- 
mente VII a cui era famigliare «K/Pfir- 
puram des Una retar jmaluii tamen prae» 
clarus Praend in patria Episcopus vi- 
vere, qnam Faticano murice decorari. 
Morì in Napoli a'3 novembre 1 536, e fu 
sepolto nella chiesa di S.Giovanni de' Pap- 
pacoda, nella tomba de'suoi oiaggiori, o« 
ve alla sua gloria immortale fu posto i'e^ 
pitaffio riprodotto da Ughelli in uno allo 
stemma, in cui si vede il leone rampante 
Colla coda in bocca. Il nipote e coadiu- 
tore Gio. Antonio Pappacoda gli successe, 
ma morì nel i538. À'6 febbraio Paolo 
III die in commenda la sede al cardinal 
Innocenzo Cibo (^.)» che a' 19 giugno la 
cede pure in commenda al cardinal Gi« 
rolaroo Ghinucci (^.), il quale ammini- 
strò la chiesa finché visse , cioè sino al 
i54r. L'8 ottobre fu vescovo Giovanni 
Poggio (V.) nunzio dì Spagna a Carlo V 
cui era caro per l'egregia sua prudenza, 
fatto anche Tetoriere (nel quale articolo 
si dice che cessò di esserlo neli54i, per 
isbaglio del 4 che dev'essere 5, cioè nel 
i55i)ecnrdiiiale. Nella sua assenza dalla 
sede, Tamministrò il nipote Gio. Matteo 
Luchi bolognese, vescovo d'Ancona, don- 
de fu qui trnsifilo a'5 ffl)l)rnioi:)^6 per 
morte del cardinale, e nnì sua vita a'2a 
giugno 1 558. Nel gennaio 1 56o gli suc- 
cesse Pompeo Piccolomini d'Aragona de* 
duchi d'AinaKì, eletto arcivescovo di Lan- 
ciano, e quivi traslato, morto nella Snn- 
gna nel 1 562. Da Crotoiiea' 1 5 dì e 

i564 "i fu trasferito France 
re o Alberi e, e morì dopo 
1 56G Felice de Rossi di Tro 



ii8 TRO 

irescovo di Potcnia,regio consig1iere,mor- 
to in Na|K)li nel 1 56j e sepolto nella me- 
tropolitniia, con onorifica iscrizione ri- 
portata da Ugiielli. Nel 1570 Girolamo 
de Rustici nobile lomano, che dopo a3 
anni si dimise nel 1 SgS^e nel seguente mo- 
rìinRomaefu tumulato in 8.Mana sopra 
Minerva, nella cappella di sua famiglia. 
]Veli 593 stesso Tommaso Calvi di Mes- 
fiina giureconsulto prudente e dotto, pio 
e operosissimo pastore, adeoqite boràs 
operibus scmper inlentus fuit^ ut nulla 
dìcs strie linea esset. Nella diocesi fondò 
4 monasteri di religiose, cioè in Tropea 
dell'istituto di s. Chiara, in Àyello, in A- 
maltea, a Frigido Fluuìine; a sollievo de' 
poveri, nella città e diocesi istituì monti 
di pietà; nobilitò la cattedrale con para- 
' menti sagri, e vi costruì e dotò la cappel* 
la di s. Tommaso apostolo, come si legge 
neirìscrizione postavi e riferita da Ughel- 
li, insieme all' epigrafe collocata sul se- 
polcro da luì edificato per se e suoi suc- 
cessori nel coro,ovt* vivamente compian* 
to pel 1 .^'vi fu deposto nel 1 6 1 3. Paolo Y 
neli6i5 gli sostituì Fa brìcio Caracciolo 
nobilissimo napoletano, già intimo cubi* 
culario di Clemente Vili e collettore de- 
gli Spogli ecclesiastici in Portogallo; 
governò con somma prudenza e lode si- 
no al f 6a8, in cui morì. Nel 1 633 gli suc- 
cesse fr. Ambrogio Cordova napoletano e 
oriundo spagnuolo, domenicano di gran- 
deestimazionc e scienza, morto nel 1 638. 
Indi Benedetto Mandina d'Amalfi o Mel- 
fi, teatino celebre per pietà e dottrina, 
cessò di vivere nel 1 646. In questo fr.Gio. 
Lozauo spagnuolo, agostiniano e sommo 
teologo, confessore del viceré di Napoli 
duca d'Arco, trasluto a Mazza ra nel 1 S'id, 
Da Giovenazzo vi fu trai^ferito nel 1 657 
Carlo Maranta napoletano; nel 1667 da 
Ariano vi passò Lodovico Morales; nel 
1682 Girolamo Borsa canonico di Na- 
poli; neh 685 fr. Francesco deFriguero 
di Medina Celi, teologo ago.stinidno, pre- 
dicatore regio; nel 1692 fr. Teofilo Te- 
sta della diocesi di Nola, minore osser- 



TRO 

Tante e consultore de' riti; nel 1697 fr. 
Gio* Ibanez de Afilla di Saragozza, teo- 
logo agostiniano. Con questi teriniiia la 
serie de' vescovi di Tropea V Italia sa* 
era, e la completerò colle iVbd'sfe di Ro» 
ma» Nel 1 728 fr. Angelico da Napoli cap- 
puccino; nel 1731 Gennaro Guglielmini 
di Napoli; nel 1 751 Felice de Pah di Ter- 
lizzi; nel 1786 Gio. Vincenzo Mooforte 
di Sorrento; nel 1 798 Gerardo Mele di 
s. Gregorio diocesi di Gonza. Essendo va- 
canti le sedi di Tropea e di Nicotera{f^,\ 
il Papa Pio VII nella nuova circoscrizio- 
ne delle diocesi del regno di Napoli, colia 
bolla De utiliori dominicae^ de'aS già- 
gnoi8i8, BulL Rom. cont.^ t«i5,p.56, 
unì alla sede vescovile di Nicolera, c|ue- 
sta di Tropea aeijiue principaliter^Bcòtb 
ambedue fossero governale da un oaede* 
Simo pastore, confermandole auSiraganee 
dell'arci vescovodiReggio.Quiiidi nel con- 
cistoro de' 2 1 dicembre 1818 dichiarò l.* 
vescovo di Nicotera e Tropea unite Gio- 
vanni Tomassuolodi Napoli. Leone XII 
a'a7 settembre 1 8a4 ^i trasferì da Squii* 
lace Nicola Antonio Montiglia, della dio- 
cesi di Mileto. Per sua morte a' 9 aprì« 
le 1817 gli sostituì Mariano Bianco di 
Napoli, dottore in teologia, predicatore 
ed esaminatore pro-sinodale, parroco di 
s. Maria della Rotonda di Na|K>li; indi 
Gregorio XVI nel concistoro de'3o set- 
tembre 1 83 1 lo trasferì all' arcivescova- 
to d'Amalfi, e in quello de'a luglio i83a 
promulgò vescovo di Nicotera e Tropea 
unite. Michele Franchini di Monte Cor- 
vino, e di quella collegiata arciprete par* 
roco, <lotto predicatore. Vacate le due se- 
dì per sua morte, il regnante L^io IX nel 
concistoro de'23 marzo 1 855 preconizzò 
l'attuale vescovo mg.' Filippo de Simone 
di Acri diocesi di Disiguano, parroco nel- 
la chiesa maggiore di sua patria, vicario 
foraneo, esaminatore pro-sinodale, dot- 
tore in teologia e predicatore, già retto- 
re e professore di filosofia nel senainario 
di Bisignano, prudente e pieno di espe- 
rienza «degno del vescovato. Con Tultiuia 



f 



TRO 

proposizione concistoriale dissi in princi- 
pio l'oilierno stato di Tropea; colla me- 
desìi uia farò il cimile di Nicotera, in moti* 
le aedificala^ in suo un'ats circiter mil- 
Ilari ambiUi sexcenliim domus et qua» 
titor mille ac quingentes pene conlinei in» 
colas.W capitolo si compone di 4 dignità, 
lai. 'delle quali è Tarcidincono, e di io 
canonici comprese le prebende del teo- 
logo e del penitenziere, oltre altri preti 
e chierici per la divina ufficiatura: l'ar- 
cidiacono è ì\ parroco della cattedrale, 
cli*é l'unica cura e con l'unico battiste- 
rio della città, avente adiacente l'episco- 
pio in buona condicione. Vi sono altre 
chiese, uuconventodi religiosi, ed un mo- 
nastero di monache, l'ospedale, il monte 
di pietà, il seminario e alcuni sodalizi. O- 
gni nuovo ▼esoovoè tassato ne'li bri della 
camera apostolica in fiorini 3 1 6, la men- 
sa ascendendo a 4ooo ducati napoletani. 
Dioeceaes unilae ad ultra qninquaginta 
mi IH aria extendunlur^ et sepie m supra 
quadragìnta sub se conlinet loca, 

TKOPETO (s.), martire. Ei-a uno de' 
principali ufìiziali dell'imperatore Nero- 
ne, e uno di quelli di cai s. Paolo da Ro- 
ma scriveva a que'di Filippi:*» Tutti isan* 
ti vi salutano,e principalmente quelli che 
sono della casa di Cesare". Dipoi per la 
fede di Cristo, d'ordine di Satellico, fu 
crudelmente maltrattato con ischiaffi e 
sferzate, ed esposto alle fiere, per esser* 
uè divorato; ma non ne riportò verun no- 
cumento. Finalmente fu condannato a 
perdere la testa, e consumò il suo marti- 
rio il giorno a8 aprile. Tuttavia a cagio- 
no della traidasione del suo corpo, si ce- 
lebra la sua festa il r 7 di maggio. Ciò è 
quanto si apprende dal martirologio ro- 
mano. Il cullo di questo santo è celebre 
in ltalia,in Francia e nel Portogallo. Nel- 
la diocesi di Frejus in Provenza, hawi 
una città sulla baia del golfo di Gri- 
mauld, che dal suo nome é chiamata s. 
Tropez. 

TROPICI. Eretici Macedorùnni (F ) 
del IV secolo^ chiamali io oriente P/icu» 

VUL. LXXXI. 



TRO 119 

matomacht\ ePatropassianiìn occiden- 
te, perchè spiegavano per mezzo di tro- 
pi, ovvero in un senso figurato, i passi 
della s. Scrittura che parlano dello Spi- 
rito Santo^ a fine di provare che non era 
una Persona, ma una operazione divina. 
TropOy termine rettorico, che significa fi* 
guru , discorso o vocabolo trasferito dal 
suo proprio e naturale sigoifìcato ad uà 
altro, in qualsiasi modo ciò si faccia, sem- 
pre però con eleganza e dignità, senza di 
che non apparterrebbe alla rettortca. E- 
qui vale a metafora, od a breve compa- 
razione. ! tropici furono chiamati Pneu* 
matotnachiy per negare la divinità dello 
Spirito Santo, dal greco y^/tec/ma, spirito, 
e da machè, guerra. Fanno egualmente 
i Socinianiy e ripetono le interpretazioni 
forzate di questi antichi settari. I P/teu» 
matomachi non si devono confondere coi 
Pneumatici y eret ici Anabattisticoà chia- 
mati dal greco pneuma , spirito, perchè 
essi si dicevano illuminati dallo Spirito 
^anto, e rigettavano perciò il Testamen» 
to antico e nuox^o, 

TROPISTI o TROPICI. Eretici Sa- 
gramentari (f^.), l'errore de'quali con- 
siste nello spiegare le parole dell' istitu- 
zione della ss. Eucaristia in un senso fi- 
gurato; sostenendo ereticamente, che vi 
sia un tropo o una figura in tali parole. 

TROFITI. Eretici di cui parla s. Fi- 
lastro, Haeres. 70, i quali sostenevano 
checolla Incarnazione ildivin Verbo era 
stato cambiato in carne ossia in uomo, 
ed avea cessato d'essere una Persona di- 
vina. In questo modo spiegavano le pa- 
role i\e\\ Evangelo di s. Giovanni: F'er- 
bum caro factum est. Essi non facevano 
attenzione, dice s. Pilastro, che il Verbo 
divino è immutabile, giacche egli è Dio e 
Figlio di Dio: egli non può dunque ces- 
sare di essere ciò che è. Esili stesso for- 
mò colla sua onnipolenza la carne ovve- 
ro r umanità di cui si rivestì , aHine di 
rendersi visibile agli uomini, di istruirli 
e di salvarli. Tertulliano avea già confu- 
tato quest'errore, Oc Carne C/iristi, cap. 

9 



i3o TRO 

IO. Lo stesilo errore venne rionot-nto nel 
V secolo da alcuni eretici Kiitichiani. 

TROPOLOGICO. Senso figurato e 
morale o mivlico della St^rittura sagra 
(^.),che ereticamente spiegarono i Tro- 
pici (V,) e altri eretici, usando tropi e fi- 
gure retloriche , ciò che comunemente 
chiamasi discorso o parlare metaforico. 
Dicesi poi Anagogico il sollevar la mente 
olla contemplazione delle cose celesti e 
superne. Si adopera principalmente que- 
sto termine parlando de' va ri sensi della 
s. Scrittura, de'quali il i .^dicesi letterale^ 
su cui é fondato il mistico^ che suddivi* 
desi in allegorico, tropologico, ed ana- 
gogico. L'allegorico riguarda la chiesa e 
le cose della religione; il tropologico ha 
l'elazione co'coslumi; l'anagogico riguar- 
da l'eternità e la vita futura. Quanto al- 
la relazione che hanno i discorsi sensi col- 
la Liturgia^ e col Simbolo o Simbolica 
cristiana, ne ragionai con alquanti det- 
tagli in tali articoli. 

TROPUS. r. Tropabio e Tbopici. 

TROSLEY, TROSLY o TEOLY, 
Trosleum, Luogo di Picard ia della dio- 
cesi di Soissonse presso la medesima in 
Francia, dove furono tenuti 4 concilii. Il 
I .Va6 giugno 909, presieduto da Erveo 
arcivescovo di Reims, il quale conia pre- 
lati in 1 5 capitoli fecero lunghe esortazio- 
ni, piuttosto che canoni, ap[>oggiati alle 
opere de' ss. Padri, ed a'canoni de' con- 
cilii, che dimostrano lo stato infelice del- 
la Chiesa in quel secolo ferreo e oscuro 
per la malvagità che lo rese famoso tri- 
stamente. Ecco come i vescovi si espres- 
sero in questo concilio. *• Siccome i pri- 
mi uomini viveano senza legge e senza 
timore , con al presente ognuno fa quel 
che gli piace, dispreizando le leggi divi- 
ne e umane, e le ordinanze de' vescovi. I 
potenti opprimono i deboli; lutto è pie- 
no di violenze control poveri, edi ruba- 
menti sacrileghi di beni ecclesiastici. E 
afììnché non si creda , che noi ci ris|>ar- 
miamo, noi stessi eh e dovremmo correg- 
gere gli altri portiamo il nome di vesco- 



TRO 

vi, ma non ne adempiamo i doveri. Noi 
trascuriamo la predicazione; vetlìamo co- 
loro de'quali dobbiamo a ver cura, abban- 
donar Dioe marcire nel vizio, senta par- 
lare, e senza porger loro la roano; e se li 
vogliamo riprendere , dicono come nel 
Vangelo, che noi li carichiamo di pesi in* 
sopportabili , né ci mettiamo del nostro 
neppure un dito; quindi il gregge del Si- 
gnore perisce col nostro silenzio. Pensia- 
mo un poco,qual peccatore siasi mai con- 
vertilo co'nostri discorsi, chi ha riiiunaia- 
to alla dissolutezza, all'avarizia, all'orgo- 
glio? Eppure noi dovrem tender conto in- 
cessantemente di quest'amministrazione, 
che ci è stata confidala per riportarne il 
frullo... I monnitleri de'quali ci rimane al- 
cun vestigio, non risguardano più nessu- 
na forma dì vita regolare. I monaci, i ca- 
nonici, i religiosi, non hanno più superio- 
ri legittimi, per l'abuso introdottosi di as- 
soggettarli ad estranei, per questo cado- 
no nella corruttela de'costumi, parte |»er 
povertà, parte per calti va volontà: dimen- 
ticano la santità di loro profifssione per 
applicarsi ad alTari temporali... Noi dun- 
que ordiniamo, che l'osservanza sia custo- 
dita ne' monasteri secondo la regola e i 
canoni: che gli abbati sieno religiosi istrui- 
ti della disciplma regolare, e che i mona- 
ci e i religiosi vivano in sobrietà, pietà e 
semplicità, pregando pe' re, per la |ìac:«€lel 
regno e per la tranquillità della Chiesa. 
senza liiibnrne la giurisdizione, ne uffiel- 
tare le pompe del secolo". Olii e la rifor- 
ma degli abusi introdotti ne'moiiasteriy e 
particolarmente sulle abbazie nbusiva- 
menle possedute da'Iaioi, s'inculcò anche 
alle monache che viverebbero giusta la 
loro professione. Venne altresì ordinato 
il cullo e il rispello dovuto alle chiese e 
alle persone ecclesia»! icIie; la fedeltà e 
l'ubbidienza die i vescovi e gli ecclesiasti- 
ci devono al loro re, ma altresì sulla c|ua- 
lilà e doveri d'un principe si fecero esor- 
tazioni; la soddisfazione delle decime e di 
altre rendite della chiesa; s'inveì contro 
le rapine e i ladronecci, allora sì comuni. 



TRO 

Se ne fece vedere l'enormUà, quindi l'ob- 
bligo della restituzione per ottenere Tas- 
sohizione. Nuovamente sì proibirono i 
ratti delle donzelle, e ì matrimoni clan- 
destini o illegittimi;a'»acerdoti di non con- 
vivere con donne; raccomandandosi la ca- 
stità , che tutti i cristiani sono obbligati 
di avere nelle loro azioni e parole; si ri- 
cordò Tobbligodi mantenere i giuiaroeu- 
ti falli, e di non essere spergiuri. Si decla- 
mò altamente contro gli abusi de'processi; 
contro gli omicidi ed i bugiardi; contro 
l'abuso di saccbeggiare i beni de' vescovi 
dopo la loro morte, avvertendosi che i due 
o tre vescovi più vicini, vadano a rende- 
re gli estremi uiiizi ai defunto loro con- 
fratello. Finalmente si esorlarono i vesco* 
vi a respingere gli errori di Fozio. In ge- 
nerale si osserva in questi decreti, od e<^ 
soi'lazioni, molta scienza ecclesiastica e 
molto zelo per rimediare a' mali della 
Chiesa. Questo concilio prova, quanto ri- 
petei in tanti luoghi, che i secoli barba- 
ri non del tutto furono privi di santità, 
di virtù e di sapere. lla.° concilio di Tro- 
sley si adunò nel ga i dallo stesso Erveo 
arcivescovo di Reiuis, il quale ad istanza 
del re Carlo III il Semplice^ levò la ScO' 
munica (F,) dal defunto conte Erlehal- 
do , con assoluzione che pare singolare, es- 
^endosi esso impadronito di alcuni beni 
di cliiesa, e perciò era morto allacciato da 
quella grave censura e pena ecclesiastica. 
1 1 3.^nel 9^4» Sculfo arci vescovo di Reims 
sentenziò intorno alle questioni insorte 
Ira il conte Isacco, e Stefano vescovo di 
Cambray. Il 4*^ nel 927 contro la poliga- 
mia, ossia la pluralità delle mogli. Reg. 
t. ^4 ^ ^^* Labbé,!. 9. Arduino, t. 6. 

TROVATELLI o FANCIULLI E- 
SPOSTI. Bastardi o Fanciulli (F,) nati 
do poverissimi genitori, che si portano ne- 
gli Ospedali, negli Ospizi, negli Orfa- 
notrofi (F.) altri pii luoghi destinali a 
ricevere queste infelici vittime delle pas- 
sioni, della miseria de'propri genitori, ed 
anche della loro crudele lirutalilà. Sono 
ì trovatelli chiamati con diversi vocaboli. 



TRO i3i 

Dicesi bastardo, nothus, spuria s, per in- 
dicare uno nato d'illegittimo congiungi- 
mento d'uomo e di donna; e chiamansi 
figli naturali i nati da Padre e Madre 
(F.) non uniti in Matrimonio (^'.) me- 
diante legale Sposalizio {F,), Dicesi e- 
sposto o sposilo, expositus, dall'esporre 
che si fa il fanciullo nel luogo assegnato 
a ricevere i trovatelli. Dicesi proietto, co- 
me nome generico d'ogni grave in qual 
si voglia maniera e per ogni verso getta- 
to. I trovatelli quindi portano i cognomi 
di Proietti^ di Espositi, di Spositi, i qua- 
li ricordano la loro sventurata e umilian- 
te origine. In Roma,ov'è il tipo della re- 
ligiosa e ingegnosa multiforme beneficen* 
fa pel Povero {F.), in Roma inspiratrice 
feconda d'ogni opera generosa di carità, 
in Roma iniziatrice di quanti aiuti si so- 
no resi sotto tutte le foggie alle sventu- 
re umane, fu il grande Innocenzo III che 
fondò il celebre Ospedale di s. Spirito 
in Sassia (F,), colla pia casa degli espo- 
sti pe'bambini bastardi, avendone ragio- 
nato principalmente nel voi. XLIX , p. 
392 e 299, etl il Conservatorio dellePro- 
tette {F,) per le bambine bastarde. Ivi 
parlai dell'origine di siffatti beneficentis- 
simi stabilimenti, e dell'anteriore infelice 
e snaturata condizione de'natt da scono-^ 
scinti genitori e abbandonati. Il Morcelli 
con aurea latinità dichiarò la Casi degli 
Esposti: Donius hospitalis proli incer- 
torum patrum tollenda^: Domus proli 
incertorum patrum tollendae» Esposti 
messi fuori della casa di educazione in- 
nanzi tempo: Prolcs incertorum patrum 
ante puhertatcm manumissa, E grave 
peccato l'esporre ì finciiilli alle portedel- 
Ic chiese, ed altrove, pe'pericoli ne'quali 
ponno incorrere in tuie stalo, ma devon- 
si mandare ìiì>1i ospt'd.ili e altri slabili- 
n)enti perciò fondiiti. Dichiiirò il Navarro 
nel suo Mdiiiuilc, c',\\). 16, 4<^« Le perso- 
ne die aiiinenlano i T'inciuUi coȓ esposti, 
negli ospedali o pressf) i [)arlicolari, han- 
no diritto d'essere riniljursale delle spese 
fatte, allorcpiando coluio, i (juali espose- 



i3a TRO 

ro i fiiDciulliySono sulfìcientemenle facol- 
tosi. I teologi SODO fra loro divisi sullo 
stato de'fanciu Ili esposti: gli uni li consi- 
dera oo come legittimi e gli al tri no. Il Cor- 
rado nel Trattato delle Dispense^ lib. 3, 
cap. a, insegna, che l'uso costante della 
Dataria apostolica è di considerare i 
fiinciulli esposti come Bastardi (Z'^.), e 
conseguentemente di osservare a loro ri- 
guardo tuttociò che si osserva per le di- 
spense ordinarie, ex dcfectus natalium» 
La ragione è che, sebbene fra 'fanciulli e- 
sposti ve ne siano alcuni di legittimi , il 
numero de'bastardi è incomparabilmeu- 
te superiore. Questa ragione fa cessare il 
dubbio, o presenta un partito più sicuro 
a prendersi: In dubiis autem tutior pars 
est eligenda, 1 trovatelli non aveano an- 
ticamente in Francia bisogno di dispen- 
sa per possedere Benefizi ecclesiastici^ 
perchè non erano considerati illegittimi. 
Il prof. Vermiglioli, Lezioni di diritto ca- 
nonico ^ lib. 5, lei. 1 1 : Degl'infanti e lan^ 
guidi esposti yà\c\ì\ùtB, Que'genitori, che 
espongono i loro figli infanti, deboli e lan- 
guidi, e negano loro il necessario alimen- 
to, sono riputati come uccisori de'mede* 
simi, perciò sottoposti a quelle pene nar- 
rate da esso nella precedente lez. io: 
Di quelli y cJie uccidono iJìgU* Il Papa 
Gregorio IX decretò: Se un padre scien- 
temente esporrà un figlio infante, e rati- 
ficherà l'esposizione contro l'officio di pie- 
tà , il figlio esposto resta liberato dalla 
patria podestà, e diviene ingenuo, cioè 
libero dalla sua natività. Lo stesso s'in- 
tende de'languidi o infermi di qualunque 
età essi siano. Se venissero esposti, edem* 
piamente e inumanamente fossero loro 
negnti gli alimenti, chi li raccogliesse, ri- 
coverasse ed alimentasse non acquiste- 
rebbe su di essi alcun potere. Per mfan- 
teal nostro pro[X)SÌto s'intende quello che 
ancora noi» h» compito il settennio. Se io 
questa età venisse esposto, o dallo stesso 
padre, o da altri di sua scienza, e non con- 
traddicendo, e dopo seguita l'esposizione 
l'approvasse, mentre tale approvazione e 



TRO 

ratifica ne'delitti si rende e si equipara al 
mandato. 11 solo esposto diviene di tuo 
diritto, ed è liberato dalla paterna pode- 
stà. Se poi il padre fos^e ignaro, o fotse 
il figlio esposto senza sua iutelligenva, in 
tal caso il padi*e non è leso ne'auoi dirit- 
ti. 1 genitori che espongono i loro figli, 
potendoli comodadaenle educai*e,peecaQO 
gravemente e si rendono rei d'omicadio. 
Se rinfilate venga dal padi*e esposto, o da 
altro raccolto, alimentato, educato. Seda 
qualche luogo o stabilimento pio eretto a 
sovfcntre i poveri, gli orfani, mendici e 
abbandonati, ed anco da' vescovi ed ec- 
clesiastici , che devono il superfluo dare 
a'poveri, nulla ponno ripetere inteadeo- 
dosi dato a titolo di pietà e carità. Si ec- 
cettua però se il luogo o stabilimento pio 
è stato eretto per sovvenire ipoveri e mi- 
serabili, mentre se gli esposti e ioTalidì 
fossero figli di facoltosi, che ponno 8peQ<» 
dcre, maggiore sarebbe il delitto, e que- 
sti debbono compensare le spese occorse, 
affinché non restino defraudati i veri po- 
veri e miserabili. Quest'infanti esposti e 
languidi se venissero accolti ed alberga- 
ti da parenti consanguinei; in tal caso si 
presume essersi fatto a titolo di pietà e 
parentela, né ponuo nulla ripetere, me- 
no che si fossero protestati dal principio 
di volere essere rifatti delle spese e som- 
ministrazioni, e lo stesso milita se l'espo- 
sto sia stalo accolto da un estraneo me- 
no che da congettura desumere si potes- 
se aver ciò fatto a titolo di pietà e libe- 
ralità , come sarebbe se uno fosse ricco, 
liberale, e solito a fare tali atti. Come se 
una figlia esposta dal padre venisse ac- 
colta da qualcuno e nudrita con animo 
d'averla in moglie pel proprio figlio, ma 
il padre si opponesse, in tal caso il padre 
deve compensare gli alimenti e le spese. 
Se agl'infanti esposti di cui s'ignorano i 
geoilori,gli alimenti debbano a quelli pre- 
starsi dalla chiesa, o dal suo rettore, che 
se la chiesa o il rettore non ha redditi aU/ 
l'uopo, né esistono nel luogo pii stabili- 
meuti di sussidio o ch'ita, è costume^ che 



TRO 

ti prestino le cotnunilìi de'Iuoghi. Sulla 
spiegazione del cap. UnicumdtWe Deere» 
tali di Gregorio IX sulla esposizione de- 
grinfaiili, in proposilo più dubbi in di* 
versi tempi sono insorti, che il Vermiglio- 
li riproduce e risolve, i J'Se ad un esposto 
si rinvenga scrittura dicendosi essersi bat- 
tezzato, se debba attendersi? a.° Se deb* 
basi battezzare dal cappellano dell'ospe- 
dale, o dal parroco del medesimo? 3.° Se 
gli esposti abbisognino di dispensa del ve- 
scovo per esser promossi agli ordini mi* 
nori, o dell'apostolica dispensa per gli or* 
di ni maggiori, ed a benefizi curati giusta 
il disposto sugl'illegittimi? 4*^ Se promos- 
si agli ordini sagri senza apostolica dispen- 
sa, in coscienzfi possano attendere all'in- 
combenze degli ordini? 5." In caso di ot- 
tenuta dispensa quale dovrà considerar* 
si il luogo di origine per poter essere pro- 
mossi agli ordini? 6.° l matrimoni dell'e* 
sposte se possano celebrarsi dai cappella- 
no dell'ospedale, o dal parroco dell'ospe- 
dale stesso. Risposte. Al i .° Se vi é scrit- 
tura, e fatte esatte e scrupolose indagini si 
possa esser persuasi e convinti esser bat- 
tezzati, non deve altrimenti battezzarsi. 
Sé vi nasce qualche dubbio, deve battez- 
zarsi sotto condizione. Al a.** Pel disposto 
del diritto canonico, rispose Clemente X: 
Che la comunione pasquale, il viatico, l'e- 
strema unzione, ed il seppellire i morti 
spetterebbe al parroco; ma in oggi indi- 
pendentemente dal detto parroco , per 
speciale privilegio apostolico, tutto si ese- 
guisce dal cappellano dell'ospedale, eh 'e 
parrocchia e vi è anche il fonte battesi- 
male, onde il parroco riunisce la quali- 
tà di parroco e di cappellano. Al 3." Se 
chiaramente e senza didlcolL't risulta del- 
la legittimità dell'esposto, certa e piena, 
non vi abbisogna alcuna dispensa di tale 
legittimità. Se presuntiva e dubbia vi oc- 
corre la dispensa, ed anche per la mag- 
gior sicurezza,essendo questa la prassi del- 
la romana curia. Da tal regola resta esen- 
te l'ospedale della B. Vergine dell'Annun- 
ziata di Napoli per speciale breve nposto- 



TRO i33 

lieo, che dà la facoltà all'arcivescovo di 
Napoli di ordinare senza dispensa. Al 4-^ 
A calma di coscienza deve attendersi la 
risoluzione della congregazione del s. of- 
fizio, che dice non doversi rispondere la 
iscritto, ma oralmente. Esser quieta la co- 
scienza, e non abbisognare la dispensa per 
la ragione diesi trova nel qua%i posses* 
so^ e che nel dubbio: È migliore la coe- 
dizione del possidente. Al 5.^ Se non si co- 
noscono ove sieno nati, e se s'ignorano i 
genitori, si ha per luogo d'origine ove 
Irovansi esposti, e questo luogo si ritiene 
per loro patria , e che ivi abitino i loro 
genitori. Al 6.* La congi*egazione del con* 
cilio decise: Che le fanciulle esposte, e ri- 
cevute negli spedali, se celebrassero ma- 
trimonio, dovesse celebrarsi dal parroco 
dell'ospedale, non dai cappellano di que- 
sto. Per misurare le pene dovute agli e- 
sponeuti uu fanciullo devesi scrupolosa- 
mente esaminare il sito ov'é stato espo- 
sto, il modo come fu esposto, se nell'abi- 
tato, ovvero in luogo deserto e non abi- 
tato. Se gittato barbaramente in qualche 
latrina o cloaca; se con ombellico sciolto 
o legato; se nudo o avvolto in panni, o 
assicurato in qualche cesto; se poteva ri- 
cevere offesa da'cani o altre bestie; se co- 
perto o scoperto. Tutte queste circostau- 
ze rendono più o meno dolosa l'esposi- 
zione, e magi^iore o minore si deve la pe- 
na. Tuttociòfu provveduto anche da Gre- 
gorio XVI col Regolamento sui delitti e 
sulle pene ^ lib. a, tit. ai. Delle adozio- 
ni dogli esposti trattai ancora a Matrimo» 
Ilio § IV. I trovatelli di cui ignoravansi 
assolutamente i genitori erano io passa- 
to a carico del signore del luogo feudale, 
il qtiak* era obbligato di farli alimentare. 
In alcune provincie, la cura e il mante- 
nimeiito dc't'incmlli esposti erano e sono 
a carico della comunità nel territorio del- 
la quale erano o sono slati trovati, a me- 
no che non si scoprisse il padre o la mi- 
dre; nel qoal caso, e<l essendo quelli mi- 
serabili, spettava e spella alla cofuoiiilà 
del luogo dove aveano il loro domicilio 



i34 TRO 

ad alimenlaiTi. In oggi negli stati Euro- 
pei i figli abbandonali e quelli che ven- 
gono esposti e di cui non si sa chi sia né 
il padre, né la madre, Tengono ricovera- 
ti «d alimentati dagli ospizi a questo !)e- 
nedco uso destinati, sotto la tutela e se- 
condo il (li*>posto dalla legge del paese. 
Ad onta della vantata civihà di Grecia e 
di Roma, quella sagrifìcavti gl'infanti de* 
boli e mal portanti alla brama d'aver uo- 
mini robusti e ben couffiTmati ; questa 
gl'iinniolava alla ferrea a ulorilà paterna; 
e Tuna e l'altra facevano di essi uno sco- 
po politico, un istrumento di materiale 
grandezza, un mezzo airefBaiera prospe- 
rità nazionale. Platone e Aristotile, che 
recarono la filosofìa al massimo grado di 
che era capace durante il pagane&imo,non 
vergognarono di ammettere l'eccìdio dei 
fanciulli, cui tocca la sventura di sortire 
dal seno della madre deboli o difforma- 
li. Allorquando si tolse a norma d'azio- 
ne la forza e l'interesse, non la giustizia 
e la morale, il debole ebbe più torto di 
tutti, e il più debole fu l'infante. Veou- 
Ioal mondo il Rcnlentore del genere unia* 
no , in mezzo alle diflfìcolta provenienti 
dalla ferocia de'coslumi, dall'orgoglio del 
potere, e dal mal giudizio deH'igDoranza; 
colle sue massime di soave carità, di dol- 
cezza, di fraternità tra gli uomini, prepa- 
rò gli spiriti a sentire the l' Uomo Schia- 
vo {F,) feriva 1' uoianilà, ed in seguito 
si operò il benefizio dell'abolizione della 
schiavitù; come ancora e mediante il sa- 
gramentodel matrimonio, elevò la Dow 
na óaWo stalo di oppressione in cui Irò- 
vavasi, alla dignità di vera, dolce e cara 
compagna dell'uomo, e destinata a for- 
marne la felicità;ed a gagliarda (life<ia dei 
memorati bambini, proclamò che hanno 
e*H per usbergo gli Angeli, che sarà bea- 
to chi somiglia ad essi, che tullociò che 
si farebbe al miniuio di essi lo reputereb- 
be fatto a se stesso. Ma la C////7, priva in 
generale della luce evangelica, luilora fa- 
crudo barbaro governo di (picgl'infelici, 
come nati da genitori privi del magno 



TRO 

sagramento che lega gli sposi alla prole 
con indissolubile nodo d'amore Jì getta m 
perire nelle strade, ne'canali, dentro i fiu- 
mi, nel mare, gli espone pasto e preda de- 
gli animali, cani e porci con crudele io* 
differenza. Il cristianesimo che mera vi* 
gliosamente va diradando le tenebre e 
diffondendo la luce, essendo alquanto tol- 
lerato nella Cina, i Vicariati apostolici 
sono in incremento; ed i missionari a pò* 
stolici raddoppiano con mirabile e fe- 
conda perseveranza i loro indicibili sfbr* 
zi sul terreno bagnato del sangue dei 
suoi eroici martiri. Dio tanto inspirò al 
gran cuore del venerando vescoiro di Nan* 
cy mg/ Forbin-Janson nel 1 843» già mis- 
sionario ne'paesi infedeli, di fondare nella 
sua diocesi la santissima opera della San* 
ta Infanzia^ chiamando in aiuto de' po- 
veri fanciulli cinesi e idolatri i faDciulli 
cattolici,la quale celebrai nel vol.LXIIl,p« 
1 36, e che ha per benedetto scopo di aot« 
trarre dalla morte dell'anima e del cor- 
po gli esposti sventurati bambini dalle 
vie, dalle onde e dalle voraci bestie; indi 
prende cura di loro anima rigenerandoli 
col battesimo, se infermi li fa guarire dai 
medici ne'suoi caritatevoli asili, ivi li nu- 
trisce ed educa al cristianesimo, nelle scuo- 
le ed asili perciò fondati, merce le incea- 
santi materne cure delle pie Sorelle liei" 
la Carità e de'zelanti missionari; le une 
e gli altri pieni di fervore abbandonano 
l'Europa, volano nella Cina, ed ivi affron- 
tano ì disagi, la miseria, e spesso le per* 
secuzioni^pcr dividere il pane dell'elemo- 
sina che somministra la religione de' fe- 
deli, con que' bambini che raccolsero e- 
sposti sulle pubbliche vie e sopra i fiumi* 
£d ecco come la Provvidenza fa nascere 
il bene dal male. L'opera della santa In- 
fanzia fiorisce, ha il consiglio centrale in 
Parigi, ove si stampano gli edificanti: An* 
ìtali delVopera della santa Infanzia^ \ 
quali dal francese si traducono in italia- 
no e si dispensano a*decurioni e alle decu- 
rione de'piicontribuenti.EKsendosi fin dal 
dicembre 1 852 stabilita anche in Genova, 



TUO 

colla iiotiiÌDa d'un consiglio o comitato 
ili proinutori che coiri:ipon(le col consi- 
glio centrale ili Parigi, a'20 gennaio 1 856 
si celebrò l'annua festività nella chiesa di 
s. Stefano, dallo stesso arcitescovo di Ge- 
nova uig/AndreaCharvaz, commosso dal 
gran hene che produce la santa opera, e 
siccome desideroso di vederla prosperai*e 
dappertutto e principalmente nella sua 
arcidiocesi, raccomandandola con appo- 
sito discorso, pubblicato colle stampe per 
cura dei consiglio. Quest' opera della s. 
Infanzia Gu dal principio deli 853 fu ca- 
nonicamente stabilita in Boma, e molte 
persone caritatevoli s' aOrettarono tosto 
ili aggregarvifi a dar opera di attuarla e 
CI escerla, raccogliendo limosine al pìosco- 
po. £ già nel corso di 3 anni si poterono 
inviare al suddetto consiglio centrale di 
Parigi parecchie migliaia di scudi, alBo- 
chè con essi vengano riscattati il più che 
si può di que'fanciulliyche i genitori, sor- 
di alle voci di natura, lasciauo in abban- 
dono o eziandio dannano a crudelissima 
niurte. Indi per promuovere in ogni mo* 
do que»t' opera salutare, il Papa die un 
cardinale per protettore,il quale dopo sta- 
bilito un consiglio direttore per Roma e 
per tutta l'itulia, elesse in Roma un con- 
veniente numero di ecclesiastici e laici 
die hanno il nonie di zelatori e sono iu- 
cuiiciili d'accrescere il numero degli a* 
scritti e degli altri mezzi che meglio con- 
ducono allo scopo della santa istituzione. 
Inoltre e come relativa all'istitutu del ri- 
scatto, in Roma stessa fu stabilita nel con- 
vento de* Trinitari calzati (f^^), un re- 
ligioso del quale n'è il segretario, mg/ 
Antonio Ligi Bussi vicegerente di Roma 
n'è il presidente, e protettore il canlinul 
Carlo di Beisach già orci vescovo di Mo- 
naco* Mentre l'altra prodigiosa opera 
delle morette africane, stabilita dal be- 
nemerito sacerdote Olivieri genovese, ora 
ha ricevuto duratura esisteuzj, coinecliè 
compenetrata nell' oidine de' Trinitari 
Scalzi (f^.), A'Ggiugiio 1 856 que!»ta me- 
ravigliosa opera s'iuuugurò iuFaeuzacon 



TKO i35 

religiosa e splendidissima pompa. All'in- 
vito di quel vigilantissimo vescovo mg/ 
Giovanni de'conti Folicaldi, instancabile 
sempre nel caldeggiare quanto può tor- 
nare a vantaggio della religione, pronta 
rispose la pietà del popolo faentino, inva- 
ghitosi anch' esso del nobile scopo e del 
bene immenso di sì cristiana istituzione, 
laonde in breve tempo vi furono ascritti 
più migliaia di fanciulli de'due sessi. La 
chiesa de'gesuiti messa a nobile e ricco ap- 
paiato, gremita di cittadini d'ogni ordi- 
ne, vide entrare processiooalmeiite a di- 
stinti drappelli, vestiti a festa e col capo 
inghirlandato, e cantando inni al Bambi- 
no Gesù, numerosa schiera di funciullet- 
ti, che assisterono poi alla me»sa dell'en- 
connato pastore; durante la quale si can- 
tarono strofe appropriate, tenere e com- 
moventi, mescolandosi a quelle di valen- 
ti artisti le limpide e armoniose focioli- 
ne di que'pulti giubilanti. Indi venne re- 
citata bella orazione per l'incremento del- 
la s. Infanzia, terminando la funzione col 
Te Dcuni e la benedizione del ss. Sagra- 
mento. Nella Statistica religiosa della 
diocesi di Parigi, del vicario della me- 
desima ab. Darboy, si legge che fra le o- 
pere di carità a Parigi vi é la s. Infanzia, 
la quale neh 855 mediante sottoscrizio- 
ni di 5 centesimi potè riunire 600,000 
franchi; e la società del Presepio che rac- 
coglie da 3,5oo fanciulli. Di siffatta pia 
società feci menzione nel voi. LKIll, p. 
68, parlando de'riccveri de'bambini. Lo 
zelo de'popoli nell'associarsi alla benefi- 
ca opera pia della s. Infaiuia, indusse i 
Papi Gregorio XVI e Pio IX a conce- 
dere alla medesima e agli ascritti copio- 
se grazie spirituali e indulgenze, per viep- 
più incoraggiarli a sostenerla colle li- 
mosi ne. 

TllOYER Ferdinando Giulio, Car- 
dìiuilv. De'conti di tal nome, di nazione 
aleiuuiino, ultemUo di 1 3 anni il canoni- 
calo d'Oliiiiilz, e poi r arcidiaconalo di 
Troppau, attese a coltivare lo spiritoiLle 
lettere iu Roma uel collegio 



i36 TUO 

Restituitosi alla sua chieda, trasse 1>en- 
tosto a se ralleiizione de'suoi colleglli,! 
quali lo desliiiarono olla città di ììvxìu , 
aflinchè presiedesse agli alTari gt-uvissimi 
che vi sidoveano concludere, hilaiito va- 
cata la chiesa d'Oltnutz, dal capitolo fu 
a pieni voti eletto in vescovo della me- 
desima, e Benedetto XI V lo confermò nel 
174^. Quindi ad istanza deiriinjierato- 
re Francesco I, il medesimo Papa a* 10 
aprilei747 lo creò cardinale prete, e pro- 
tettore di Germania presso la s. Sede, 
sebbene non pare che si recasse iti Roma, 
per celi non ebbe il titolo cardinalizio. 
Dopo aver per la anni santamente go- 
vernato In sua diocesi, lasciò questa mi- 
sera vita in Brun nel 1 7 58, di 60 anni, e 
trasferito in OlniQtz fu sepolto nella cat- 
tedrale, senza alcuna memoria. 

Tl^OYES (Treccn), Cillù con residen- 
za vescoviledi Champagiiein Francia, ca- 
poluogo del dipartimento dell* Aiibe, di 
circondario e di 3 cantoni, a più di 19 le- 
ghe da Auxerre, circa 1 9 da Chàlons sur 
Marne, e 89 da Parigi, sulla Senna. Gia- 
ce in mezzo a vasta e fertile pianura, sul- 
la sponda sinistra della Senna, che in par* 
te la circonda e distribuisce neirinterno 
le sue acque per mezzo di numerosi ca- 
nali di derivazione che mettono in atti- 
vità gran numero di usine e di manifat- 
ture. E* sede del tribunale dii." istanza, 
di camera e borsa di commercio, di con- 
servazione d'ipoteche, di dilezione deMe- 
manì e delle contribuzioni dirette e indi- 
rette, capoluogo della 2/ conservazione 
boschiva e residenza d*un ispettore gene- 
rale, della navigazione. Si divide in 8 se- 
zioni o quartieri, ed hn i 5 sobbor{;hi di 
8. Savina, Croncels, s. Giacomo, s. Murli- 
no, e di Preize. Ha 6 porte denominate 
Concia, Maddalena, Croncels, Belfroy, s. 
Giacomo, e Preize. E' cinta di mura in 
nssai buono stato, irregolarmente distri- 
buita in istrode strette e tortuose, ad ec- 
cezione di talune che sono assai larghe, 
diritte e pulite. Fabbricata parte in le- 
gno^ Taspctto tuttavia non riesce iugra- 



TRO 

to, e la circolazione vi è molto operott. 
Sono da notarti il palazzo della prefettu- 
ra, il palazzo civico la cui facciala opera 
di Mansard è ammirabile e adorna di co- 
lonne di marmo nero, la sala degli spet- 
tacoli, le beccherie, i macelli, il mercato 
de*vini, il bel cancello del giardino deU 
rnòtel-Dieu, il bel passeggio del Maglio 
che circonda la città e la porla s. Giaco* 
mo fiancheggiata da due torri e sormon- 
lata da una guglia leggera. La cattedra- 
le è sotto l'in vocazione de' ss. Pietro e Pao* 
lo, elegante di bello stile gotico, decorata 
da una facciata che sormonta una torra 
graziosa alta 192 piedi, e neirinterno del- 
la quale distinguesi particolarmente la 
galleria della navata. Ha il batlisterio col- 
la cura d'anime amministrata dal cano- 
nico arciprete. Il capitolo non ha digoi* 
ta, ne le prebende teologale e peniteuxia- 
ria, ma soltanto 9 canonici, oltre gli ono- 
rari, i pueri de vhoro^ a'quali nelle festa 
si aggiungono gli alunni del gran semi- 
nario pel servizio divino. Anticamente il 
capitolo era composto d'8 dignità, di Zj 
Ciinonici e di alcuni altri lieneGciuti. L'è- 
piscopio è annesso alla cattedrale, ed é e- 
difizio ampio e decente. Vi sono diverse 
altre chiese, 7 delle quali parrocchiali ma- 
nite del s. fonte. La chiesa di s. Remigio 
possiede un gran Cristo di bronzo, consi- 
derato come una delle più belle opere di 
Girnrdon.[limarchevoli sono pure le chie- 
se di s. Nicolò e di s. Martino, per le lo- 
ro facciate. La chiesa di s. Urbano fon- 
data da Papa Urbano IV, celebre per la 
leggerezza e la delicatezza della sua ar- 
chitettura gotica: fu già collegiata istitui- 
ta dal medesimo l^upa , che la dichiaro 
dipendente immediatamente dalla s. Se* 
de. La chiesa di s. Giovanni possiede un 
bel quadro di Mignard; quella della Mad« 
dalenu, mirabile nell'ardita tribuna, con 
finestre tutte adorne di belle vetriale di- 
pinte. La collegiata di s. Stefano, fondala 
neh i57 da Enrico 1 conte di Champa- 
gne, possedè va un ricchissimo tesoro, mol- 
li mss. ed avea un capitolo nuincrusissi- 



TRO 

ino sotto la giurisdizione dell' arci vesco- 
vo dt Setis. Eranvi prima 17 parrocchie, 
compresi i ricordati capitoli e 1' abbazia 
di s. Lupo; 3 abbazie, dued*uoiniiiie una 
di donne; molte altre case religio^^ed'am* 
bo i sessi, e una commenda dell' ordine 
di Malta; ed i padri deiroratorioaTeano 
un collegio, e i fraticescani la biblioteca 
pubblica. Ma al presente sonovi solamen- 
te alcune comunità religiose di donne, di- 
verse confraternite, gli ospedali, due se* 
niinarijuno de'qnali grande in città e il 
minore nel suburbio.liiollrepossiedeTro- 
yes il teatro, una casa di giustizia, ed una 
d'ari esto edi correiione, una bella biblio- 
teca pubblica Hirnita di pib cbe 5o,ooo 
Tolumi e 4^00 mss., una società di a- 
gricoltura, scienze, arti e belle lettere, il 
collegio comunale, la scuola gratuita di 
disegno e architettura, la scuola speciale 
di commercio, la società di carità mater- 
na, gh ospizi della Provvidenza pegli or- 
fani indigenti,e di S.Nicolò pe' vecchi crani- 
bo i sessi incurabili e pe'mascbi orfani in- 
digenti, bagni pubblici, un deposito regio 
di stalloni. K questa una delle città più 
iiidustriosie della Francia, e la più lino* 
mata |ft'ber.rettami di cotone, quelli di 
lana essendo meno importanti. La fab- 
bricazione delle ootonerie sul gusto di 
Kouen quivi è considerabile, e vi si fab- 
bricano pure panni, coperte di lana, fla- 
nelle, seterie , corde da strumenti, carte 
dipinte, ec. Vi sono numerosi filatoi di 
cotone e di lana, purghe per tele e cera, 
cartiere , concie di pelli di camoscio , di 
corami ordinali, ed e rinomata la carne 
insaccala di Tioyes. Tutti i diversi pro- 
dotti delle quali manifatture arricchisco- 
no il commercio, che inoltre abbraccia il 
grano, il vino, Tacquavita, canepa, legu- 
mi secchi, lana, legname da costruzione, 
ferri, piombo lammato, ec. Il rinomalo 
canale di Troycs, che dalla cillà giunge 
lungo la Senna sino a Marcilly, accresce 
di molto il suo trallico fiorente. Vi si ten- 
gono 5 annue fiere; quella del 2.** lune- 
di di quaresima e Taltra del 1 .^settembre 



TRO i37 

durano 8 giorni. Patria di parecchi per* 
sonaggi celebri nelle tcienze e nelle arti, 
meritano special menzione 'Papa (Jrba* 
no IF (/^.) nel 1 a6 1 tenta essere stato 
cardinale; Giovenale degli Orsini, stori- 
co del secolo XV; il cancelliere Bouche- 
rat; Pietro Delarivey, autore drammati- 
co; Giovanni Grosley, dotto antiquario e 
letterato; Giovanni Passerat, poeta lati- 
no, uno degli autori della satira Menip- 
pea; il poeta Lenoble, uno de'piìi fecon- 
di scrittori del suo tempo; i giureconsul- 
ti Pietro e Francesco Pithou; Matteo Mo- 
le, presidente del parlamento durante la 
Fronda; C. Leveaux, celebre drammati- 
co; lo scultore Girardon; il pittore Mi- 
guani, r incisore Thomassin maestro di 
Callot. Fra'sauti ricorderò s. Saviniatio 
(/^.) martire, le cui reliquie si venerano 
nella cattedrale, ch'ebbe a sorella s. Sa- 
bina o Savina, secondo alcuni, il cui cor* 
pò fu deposto nella badia di Aloutier-Ia- 
Celle vicino a Troyes; e s. Maura (/^.) 
vergine, di santissima vita, il cui corpo 
venne prima collocato nella chiesa del vil- 
laggio che ne porta il nome, mezza lega 
da Troyes; indi la maggior parte fu tra- 
sferito nella badia di s. Martino di Tro- 
yes. Patrona di Troyes è s. Mastidia ver* 
gine, il cui corpo trovato intero colla pel- 
le é la carne diseccata, nel 1007 fu tra- 
slato nella cattedrale dal vescovo Milone. 
Il canonico della medesima Nicola Camu- 
za Iscrisse VIILsloriae invenlionis s. Ma- 
stìdiae vìrgi/us citj'us inicgnim corpus 
in metropoli Ecclesia Tricassina custo» 
ditur. Della diocesi di Troyes fu s. Vi^ 
nebaldo [V.) abbate di s. Lupo di Tro- 
yes. Ne'dintorni notansi belle case di vil- 
leggiatura con giardini ben coltivati, pra- 
ti, vigne, ec. A qualche disianza si rin-» 
viene una cava di tunrino. Troyes, Tre- 
erre f Tricassis ^ Tr {cassi um, Augusta 
Tricassiunruni^ Àup;ustoìton(/,è grande 
e anlica città, già espilale della Sciam- 
pagna, che trae l'origine da Trieassiy^ 
quali fu capoluogo. Sotto i rouiani 
prima parie della Guljia Cellicu,soU 



i38 TRO 

gusto fu riedificala, ed in seguito fu com- 
presa nella4-' provincinLioncse.Nel 356 
fu munita di solide mura, e nel 44 ' P^*®* 
servata dal vescovo s. Lupo dalia strage 
e distruzione diAltilo re degli unni.Sprov* 
veduta la città d'ogni soccorso, si avan- 
zò Attila con un'armata di 400,000 uo- 
mini, che dopo aver posto a sacco, a fer- 
ro e fuoco la Tracia, l'illìrio e la Grecia, 
passato il Reno avea portatola desolazio- 
ne nelle contrade più fertili della Fran* 
cìh. Già le città di Reims, Cambray, Be^ 
san9on, Auxerree Langres, aveano pro- 
vato gli eflfelti del suo furore, i suoi ter- 
ribili colpi stavano per piombare su Tro- 
yes, ed i suoi abitanti n'erano altamen* 
te costernati. Il santo vescovo implorato 
pel trepidante suo popolo il divino aiu- 
to , fidanzato nella protezione del cielo, 
assunti gli abiti pontificali^ preceduto dai- 
la croce e seguito dalla processione del 
clero, si recò incontro al re, e l'interrogò 
chi egli fosse; rispose Attila. Io sono il fla- 
gello di Dio. Soggiunse $, Lupo; Noi ri* 
spettiamo tutto quello che ci viene da 
pio; ma se voi siete il flagello con cui egli 
ci punisce, vi ricorda di non fare se non 
se (|uanto vi é concesso dalla mano on- 
nipotente che vi muove e vi regge, Atti- 
la colpito da tali parole promise di ri-;* 
^parmiare Troyes, e resegnì. JNelTS^S la 
città si vide onorata dalla venuta di Pa- 
pa Giovanni Vili, che vi celebrò un con- 
cilio memorabile, e vi coronò Lodovico 
11 il Balbo redi Francia. I normanni la 
devastarono nelI'Sdg; il conte Roberto la 
riparò ed i conti di Sciampagna ne fece* 
ro la capitale de' loro slati ; da Tebaldo 
IV, che regno V vi dal 1 i oa al 1 1 53, con- 
ta la data sua l'origine dell'industria e 
del commercio che formano lo splendore 
(li questa città e la re^iero per qualche tem- 
po uno de' più grandi emporii commer- 
ciali tra la Francin, la Germania e la Svìz- 
zera. Sotto Tebaldo IV Troyes rivide nel- 
le sue mura un Papa nel 1 107, Pasqua- 
le 11, ritiratosi in Francia onde evitare le 
persecuzioni d'Enrico V in)peratore. Nel 



TRO 

1 1 8 1 fu quasi interamente distrutta cU 
un incendio. Il duca di Borgogna se né im* 
posstts«ò nel 1 4 ' ^> 6 5 soni dopo Itabel* 
la di Baviera vi trasferì il parlamento di 
Parigi, e maritovvi Caterina di Francia 
ad Enrico V re d' Ingfulterra, dandole 
per dote il regno di Francia^ in pregiu* 
dizio del delfino, poi Carlo VII. Questo 
famosoe vergognoso trattato che loggel* 
tò la Francia al re d' Inghilterra, fu se- 
gnato in Troyes dal re Carlo VI marito 
d'Isabella, padre della sposa e del delfi* 
no erede presuntivo della corona. In oihr 
ta eziandio alla vigente legge salica. Mor« 
lo Carlo VI, sebl)enefii proclamato tue* 
cessore £nrico VI, figlio del deflinto En- 
rico V, Carlo VII si fece coronare a Poi-r 
tiers, ritoUe Troyes agl'inglesi nel luglio 
1 4^91 in conseguenza d'uo vigoroso as-r 
salto dato dalla celebre eroina Giovao- 
na d'Arco, poi vittima dell'odio inglese 
a Ronen (^.). Un incendio attribuito a 
certi tedeschi al servigio di Carlo V im- 
peratore, vi distrusse nel 1 5i4 pi^ di due 
terzi delle case della città e due chiese; 
pltts de vingt'deux rues et de trois mille 
maison^ furente dWori^ consumées par 
lesjlanimcs. La città fu visitata da Tari 
suoi re, e fra gli altri nel 1 4B6 da Carlo 
Vili, neli5i2 da Luigi XII,eQeli564 
da Carlo IX che vi firmò il trattato di pa« 
ce con Elisabetta regina d'Inghilterra, do* 
pò ripigliato l'Havre. La pretesa religio- 
ne riformala infelicemente s'introdusse 
in Troyes nel 1 55o. Nondimeno Ti*oyef 
fu la r. 'città che sottoscrisse a'aS luglio 
i568 l'unione alla Santa Lega; e dipoi 
aprì le porte ad Enrico IVa*3o maggio 
iSg?. Luigi XIII suo figlio visitò la cit- 
tà nel 1629; e Luigi XVI nel 1787 vie- 
siliò il parlamento di Parigi. Nel i8o5 fu 
onorata dalla presenza di Pio VII redu- 
ce da Parigi, e vi arrivò a 23 ore de' 6 
aprile incontrato da una superba truppa 
di cavalleria volontaria, dal vescovo e dal 
clero. Fu alloggiato il Papa e quai^i tutto 
il suo seguito nell'episcopio, ed inespriuii- 
bile si dimostrò la divozione del popolo. 



TRO 

Nella mnllina della seguente domenica sì 
recò a celebrare la nie»sa nella cnltetli*»- 
le , e fu tanta la folla che furono spesi 
molli franchi per a vervi l'ingresso. Nel do- 
po pranzo Pio VI! fu obbligato 3 volle a 
dar la sua benedizione al popolo, che fre- 
quentemente riempiva la gran piazza del- 
l'episcopio, e che nd alta voce con fervo- 
re la chiedeva. Nel seguente lunetPi il Pa- 
pa si pose in viaggio per Seniur, oveap- 
culto con grandi dimostrazioni, la matti- 
na del 9 si diresse a Chalons. Nell'istesso 
si recò a Troyes Napoleone I e vi emanò 
il decreto per l'incanalamento dell'Alta- 
Senna sino a Chàtillon, disegno della piti 
alta importanza per Troyes e suo cana- 
le, non meno che per l'acciviniento del- 
la capitale di Francia; sospesi i lavori nel 
1 8 1 4>^i ripresero nel i S^G.Nel 1 8 1 4 '^i'<^' 
yes fu teatro di scontri sanguinosi tra i 
francesi e gli alleati , in conseguenza dei 
quali vi entrarono 1*8 febbraio, e pcV al- 
cun tempo l'occuparono. 

La sede vescovile fu eretta nel HI se- 
colo, e poi divenne suffraganea della me* 
tropoli di Sens, Sì crede da alcuni che vi 
predicasse i' evangelo s. Sa vinianoi. "ve- 
scovo di Sens ed apostolo della contrada, 
ma l'epoca in cui fiorì, se nel I o nel 111 
secolo, è contrastata. Vi sono altri che so- 
spettano, essere s. Savjniano di Troyes, 
già memorato, lostessochequellodi Sens, 
il quale avrebbe potuto predicare a Tro- 
yes senza uscire dalla sua provincia. Ve- 
dasi Nicola Camuzat, Promptuarium xa^ 
crarum an tìq iiita tiim Tricassinae dioe- 
cesiSf Trecis i6io. La serie cronologica 
de' vescovi di Troyes non è eguale nel- 
l'antica edizione della GalUa Christia- 
na y e \\e\V Effemeridi di Troyes per Tan- 
no 1 76 1 , le quali nolano come 1 .'^vesoo vo 
s. Subiniano o Sabintano nel i^^^ oni- 
messo dalla GalliaChristianafUeWa qua- 
le trovasi peri.** vescovo s. A ma iure, e co- 
s'i U il Chenu, Archiep, et EpiscGalliae. 
Nel ni secolo s. Saviniano di Troyes pa- 
ti il martirio e forse nel 2^5. Si legge nel 
iSrcviavio Trecensi e alenila maii anno 



TRO 139 

cìrciter 34o, primus recensetur Episco'* 
pus Trìcassinornm s, Amator. Ma s. An 
malore (f^,) veramente fu vescovo d* A u- 
xerre dal 388 al 4 18, epoca della beata 
sua morte, e prima erasi coniugato con 
Marta, colla quale fece voto di conlinen-» 
za. i^ertanto si crede, che essendosi sta* 
bilito il culto di s. Amatore anche a Tro- 
yes,alcuni ne trassero argoménto per an- 
noverarlo fra' vescovi di questa citlà. U 
Chenu registra pure peri.^vescovos. A- 
malore, peróne! 346. Indi Ottaziano che 
intervenne ni concilio di Colonia nel 346 
secondo la Gallia Cìiristiana^ o nel 35o 
al dire di Chenu. Gli altri vescovi sono. 
Nel 35os. Giuliano, secondo le citate Ef» 
femcridiy Leone, Eraclio, s. Melanio del 
390 , le cui reliquie furono deposte nel 
monastero di Celle, essendo onorato ai 
1:1 aprile, Aurelianodei4oo,s.Orsomor* 
lo nel 4^6 e onoralo 0*26 luglio. I do* 
putati della chiesa di Troyes in nome di 
questa otFrirono il vescovato a s. Lupo(F'*j 
di Toul, che inutilmente ricusando fu 
consagrato da' vescovi della provincia di 
Sens. Quindi pel suo zelo religioso fu in* 
viiitoin lnghilterra,cons. Germano d'Au* 
xerre, per combattere l'eresia de' Pela* 
giani y con eccellente esito. Tornato alla 
sua diocesi, vi si adoperò con nuovo fer- 
vore alla riforma de' costumi del suo 
gregge , mostrando non minor saggezza 
che pietà. Per questo s. Sidonio Apolli- 
nare gli die i più esimi elogi , chiaman- 
dolo; Padre de'padri, vescovo de' vescovi, 
capo de'prelali delle Gallie, regola de'co- 
slumi , colonna della verità, l'amico di 
Dio, il mediatore Ira gli uomini e il cie- 
lo. Avendo liberalo Troyes dall'esterrai- 
nio di Aitila, quando (piesli ritirate le sue 
nuniLTuse Irupne si avanzò nella pianu- 
ra di Mifiy sulla .Scmiii, ^leglie liuigi da 
Troves, fu .iltaccalo e disfiUo da'ronia- 
ni capitanali dal valoroso lùio, CL'rcò s. 
Lupo e lo pregò ail aocompai^iiarlo nel- 
la ritirala sino al Reno , rii^uardandolo 
salvaguardia per lui e l<i sua armata. O* 
sta azione però spiacque a* general 



iitj>« 



i4o TRO 

Ti m pero, e sospettarono aver egli favo- 
rito la fuga de' l)ai'bari, e fu costretto a 
stare due anni lontano da Troyes, ove ri- 
tornato vi morì nel 478 o 479» ^'34 o 
ag luglio, venerandosi il suo corpo nella 
chiesa del nome suo. Gli successe il suo 
discepolo s. Cameliano o Camilliano di 
TroyeSjche sottoscrisse il i .^concìlio d'Or- 
leans nel 5i i,e morì a'28 luglio 5^5 o 
526, essendo le sue reliquie nella catte- 
drale. Nel 526 s. Vincenzo, die costruì la 
chiesa di s. Aventino solitario di Sciam* 
pagna nel suburbio, e in essa fu sepolto. 
Ambrogio nel 549 si trovò al concilio 
d'Àrles. Nel 5j3 Gallomagno di Parigi, 
fu al concilio di Ma^on nel 58 1. Gli suc- 
cessero Àgrecio, Lupo ll,£vodio, Mode* 
gisilo, Ragnegisilo aquilano, che fabbricò 
la chiesa di s. Savina nell'area di sua casa, 
e la fece sua erede e vi volle essere sepol- 
to^ Luconio, Bertoaldo, Va m miro, Abbo 
Felice, Vulfredo, Vangelberto, Aldober- 
to monaco di Celle, Fredeberto, Gautse- 
rio^ Arduino, Censardo, s. Bobino aqui- 
lano monaco di Celle, ove fu deposto, e 
si onoi-a'a'22 aprile. Aniingo, Adelgario, 
Osulfo, Berlulfo, s. Paolo il cui corpo si 
venera nella cattedrale. Elia fu parteci- 
pe della congiura de'figli di Lodovico I 
il Pio, contro di questi, e morì neir835. 
Adalberto deir837,al cui tempo fu fab- 
bricato in diocesi il monastero di Mon- 
lieramcy. Neir84o o 84^ s. Prudenzio 
(y,) spaguuolo , giù chiamato Galindo, 
uno de'piìi dotti prelati della chiesa Gal- 
licana, perciò consult>ito da tutte le parti 
come un oracolo. Predicava sovente, at- 
tendeva con assiduità a tutte le funzioni 
dell'episcopato, amministrando eziandio 
i sugramcnli della penitenza, dell'Euca- 
ristia e deirestrema unzione. Passò dal- 
la presente vita a'G aprile 8Gf , veneran- 
dosi le sue reliquie a Troyes, con olGcio 
di 9 lezioni. Nel 1725 furono stampate a 
Parigi le f'ite di s, Pnulenzio \'csco\'0 
ili TroyeSf e di s, Maura. Fulcrico nel- 
1*867 intervenne al concilio di Soissons, 
Ottulfofu a quello di Pont-You 0611*8761 



TRO 

Dodo, Ritoeo, O tberto, Ansegiso del 91 $, 
Guaio del 972, Adrico, MilaoBf ilonedel 
983, al cui tempo si trovò il corpo di s. 
Mastidia, il che altri ritardano al 1007* 
Nel 993 Manasse di santa vita, Rainaldo, 
FromondoI,Mainardo nel 1 048 fu al con- 
cilio di Sens. Nel 1049 Papas. Leone IX 
consagrò in Laugres il vescovo Ft'oinoa- 
do li, cui successero Ugo I, e CJgo II del 
1059. Filippo de Poots del 1082 si Irò- 
vò al concilio di Sens. Hato cluniacense 
eletto verso il 1 122, venne depotto nel 
1 1 49 da Eugeniol 1 1 nel concilio dìReim^ 
e per le preci di Matilde contessa diSciam* 
paglia gli fu sostituito Enrico de Cario* 
thie abbate cistcrciense, ed a suo riguar- 
do il parente Enrico conte Palatino di 
Sciampagna decorò di privilegi la cble* 
sa di Troyes. Matteo del 1 1 74 interven- 
ne al concilio di Laterano 111 nel 1 179, 
celebre per dottrina e virtii. Nel 1 1 8 1 Ma- 
nasse de Pougy arcidiacono e decano di 
Troyes, nato da'signori di Pougeyo nella 
diocesi. Neil 190 Bartolomeo de Plancy, 
giti decano della cattedrale e cancelliere 
del conte di Sciampagna. Nel 1 igB Gar- 
niero de Trainel barone di Sciainpagoai 
prese la croce per Terra Santa, e contri- 
buì all'elezione di B.ildovinol ioiperalo- 
re di Costantinopoli, ove morì nel i ao5. 
Nel seguente Innocenzo 111 confermò il 
successore Erveo , preclaro per fama e 
scienza, ebbe delle vertenze per le rega- 
lie con Filippo II Augusto, e fu tumula- 
to con epitalìio nella cappella dellaB. Ver- 
gine nella cattedrale. Nel 1228 pe'suoi me- 
riti il decano Roberto; e nel 12 33 i ca- 
nonici gli dierono in successore l'urcìdia- 
cono Nicola, al cui tempo nel 1 2 {8 inTro- 
yes furono introdotti i francescani, Urba* 
no IV nel 1 265 nella casa paterna eresse 
la collegiata, ed io morte fu tumulato neU 
la cattedrale con iscrizione. Nel 1 269 Gio- 
vanni de Nantevil; nel i3o4 Guicardo 
priore di Celle, che poi fu dichiarato in- 
nocente dall'incolpazione dell'avvelena- 
mento di Giovanna regina di Francia e 
Navarra. Nel i3i4 Giofaoai de AuiLeto 



TRO 

già cantore della cattedrale^ nel 1 3 1 6 cir' 
ca Guglielmo Mechio traslato da Pam- 
piena, nel 1 334 Giovanni d'Aubigny ab* 
baie di s. Marlinod'Amiens,net 1 34^ Gio- 
iranni d'Auxeio, nel 1 354 Enrico di Poi- 
tiers trasferito da Gap, nel 1 3^ i Giovan* 
ni Braque che riunì in un corpo i deci- 
ti sinodali, nel 1376 fr. Pietro de Villiers 
domenicano, insigne predicatore, trasla- 
to da Nevers, che a' suoi correligio&i di 
Troyes formò la biblioteca.Nel 1 377 Tea- 
comiato Pietro de Arceisnella diocesi, ca- 
nonico tesoriere della cattedrale.Neli3g5 
Stefano de Giury della diocesi di Reims, 
lodato pastore. Nel 1 4^6 il canonico e cit« 
tadino di Troyes Giovanni l'Esguisé, pru- 
dente vescovo, che fece oroaggio a Carlo 
VII quando liberò Troyes dal giogo in- 
glese, e da lui fu inviato legato al conci- 
lio di Basilea. Neli45o il capitolo elesse 
Lodovico Raguier canonico della catte- 
drale, e già tesoriere della regina Isabel* 
la di Baviera, approvato da Nicolò V, be- 
nefico colla cattedrale cui aumentò di ss. 
Reliquie, di utensìli sagri e di edifici. Per 
sua cessione nel 1 48 3 gli successe il nipo- 
te Giacomo Raguier abbate Arremaren- 
se, canonico di Parigi. Neli5i8 il capi- 
tolo elesse con privati suffragi e il re no* 
minò in virtù del concordato, fr. Gugliel* 
ino Parvi domenicano diNormandia,con- 
fessure di Lodovico XII e di Francesco I; 
generoso colla cattedrale , intervenne al 
sinodo provinciale di Sens, nel quale pe* 
rorò con molta erudÌ£Ìone, e die alla lu- 
ce diverse opere. Nel 1527 passò alla se- 
de di Senlis, e da questa fu trasferito ai- 
In patria Odoardo Ennequin nobile di 
Troyes, abbate di s. Lupo, che riedificò 
l'episcopio. Nel i544 amministratore il 
cardinal Lodovico Guisa di Lorena{V,), 
IVel i55i Antonio Caracciolo de'principi 
di Melfi, viceré del Piemonte, nobilissi- 
mo napoletano, facondo predicatore del- 
la divina parola, e di eccellenti doti d'a- 
nimo, lodato vescovo finché non die in- 
felicemente il suo nome all'eretica pra- 
vità; meolre con gravissimo scandalo del- 



TRO i4i 

la chiesa Gallicana neli56r divenne an- 
tesignano de' novatori, per cui fu ritma- 
to iuCastelnuovo diocesi d'Orleans, ove 
terminò i suoi giorni nel 1 569. Pertanto 
nel 1 56 1 gli era stato surrogato Claudio 
de Baulfremont , nobilissimo di Vienna 
nel Delfinato. Nel 1 6o4 Renalo de Bre* 
slay confessore d'Enrico l V, che nel 1 62 1 
mediante pensione cede spontaneamente 
la sede a Giacomo Vignier morto in Ro- 
ma nel 1622, onde nella cattedrale gli fu 
posto un onorifico cenotafio per memo- 
ria. Gli successe il nipote Nicola de Mi« 
grigny, che egualmente poco visse, e mo« 
rendo nel 1624 P^t* regresso riassunse il 
vescovato Renato de Breslay. Sotto di lui 
furono introdotti in Troyes e nel subur- 
bio i cappuccini , i carmelitani, la con- 
gregazione dell'oratorio, le religiose or- 
sol ine, le carmelitane, le monache della 
Visitazione, i missionari. Morto Renato 
nel 1 64 1 e sepolto nella cappella del Sal- 
vatore nella cattedrale, divenne vescovo 
di Troyes Francesco Mallier di lui coa- 
diutore con futura successione, già nel 
i636 consagrato in Parigi dall'arcivesco- 
vo di Sens, vescovo d' A ugustopoli in par* 
tibus. Con questi la Gallia Christiana 
termina la serie de' vescovi, alcuni ne ag- 
giunge la nuova edizione, e le Notìzie di 
Roma i seguenti. Nel 1 742 Mattia Pon- 
cet de la Rivière^i Parigi. Nel 1 758 Gìo. 
Battista M.* Champion de CicédiRen- 
nes. Nel 1761 Claudio Mattia Giuseppe 
de Barrai di Grenoble: nel 1 788 Pio VI 
gli die in coadiutore con futura succes- 
sione Lodovico Mattia de Barrai di Gre- 
noble suo nipote, dichiarandolo vescovo 
in par tibus d'Isaura, e gli successe a'a3 
gennaio 1791. Pel concordato deli 801 
fra Pio Vii e la repubblica francese, la 
chiesa di Troyes fu dichiarala suffraga- 
nea della metropolitana di Parigi, essen- 
do stala soppressa quella di Sens. Il ve- 
scovo Barrai avendo dovuto rinunziare, 
fu traslalo a Mcaux e poscia divenne ar- 
civescovo di Tours. L'arcivescovo d' Aneli 
Lodovico Apollinare de la Tour Dupin 



i42 TUO 

I 

Muntaul^andi Parigi, egualmente rMsio- 
nano di lua chiesa, Fio VII a'^ocliceiii- 
breiSoa lo dichiarò vescovo di Tioyes, 
concedendogli il pallio» Morto nel i8o5. 
Pio VII gli sostituì l'i I luglioiSoS Ste- 
fano Antonio de Boulogne d' Avignone, 
il quale nel 1811 pronunziò il discorso 
d'apertura al concìlio di Parigine pev l'ec- 
clesiastica sua franchezza fu ri lego to a 
Vinrennes; restituito al suo gregge nel 
1 8 1 4> fu dichiarato arcivescovo di Vien- 
na il I ."ottobre 1817, nel qual giorno Pio 
"VII preconizzò vescovo di Troyes Gl'in- 
dio Maddalena de la Myre-Mory di Pa- 
rigi. L'arci ve«covo di Vienna Stefano An- 
tonio venne nominato pari di Francia nel 
1 81 1 , e siccome il Papa nuovamentesop- 
presse l'arcivescovato di f^icnna (^^), e 
vacando la sede di Troyes, nel i8:i3 ne 
reintegrò Stefano Antonio, che morì nel 
marzo i8a5 a l^arigi. In tempo del suo 
vescovato e in quello di Claudio Madda- 
lena, Pio VII nel 18 17 ristabiPi l'arci ve- 
scovatodiSens, quindi col breve Trecen* 
Sem Ec.clesiam , de' 4 settembre i8ai, 
Bull, Rom, coni, 1. 1 5, p. 436: Exemptìo 
Ecc lesine Trecensis a metropolitico ju- 
re archiepiscopo Parisiensis. Di più Pio 
VI I col breve ÀrchiepiscopalisSenoiien- 
sis sedes fpxìrt de'4 settembre 1 82 1 ^Bull, 
cit., p. 440' Pracceptum de sitbjiciendo 
metropolitico jiiri arcìùepi scopi SenO" 
nensis, prò Episcopo Trecensi in regno 
Galliarum, Finalmente Pio V II col bre- 
ve Per novani Gallicrtriim,àe ii apri- 
le 1828, i9i///. cit. p. 6o4,e diretto al det- 
to vescovo Stefnno Antonio: Con firma' 
tiojurisdictiouis in Ecclesia Trecensi fa- 
vore Episcopi ad cani regendam elccti, 
Leone XII a' 19 dicembre 1825 gli>sur> 
rogò Giacomo Lodovico David de Seguin 
Desbons, di Castres diocesi d'Atby, con- 
sagrato a Parigi nella cliiesa della Sorbo- 
na. Per sua morte, Gregorio X V I nel on- 
cistoro de'22 gennaio i844><''^hiam ve- 
scovo mg.' Gio. M.' Mattia Debelny, di 
Viriart diocesi di Belley, professore d'n- 
luane lettere utlseoiiuario, superiore del 



TUO 

collegio Naoluense e parroco, fornito ik'N 
le qualità proprie d' un pallore. Quindi 
traslatoalla sede arcivescovile d'Avigno- 
ne, che paternamente e con celo governa^ 
dal regnante Pio IX nel concistoro tenu- 
to in Gaeta l'i I dicembre 18 48; e Del qua- 
le lo stesso Papa preconizzò l'odierno ve* 
scovo di Troyes mg.' Pietro Lodovico 
Coeur, di Tarare arcidioce^i di Lione, te- 
lante predicatore in più città di Francia, 
con plauso de' vescovi e de'fedeli, vicario 
generale dell'arcivescovo di Parigi, cano- 
nico titolare della metropolitana e pro- 
fessore di sagra eloquenza, lodandolo e- 
ziandio nella proposizione oonciatoriale 
per dottrina, prudenza, ottima inorale e 
altre egregie qualità. Il zelantistimoe pio 
vescovo Giovanni Maria Mattia Debelay, 
dopo aver sottoposto agli occhi dell'ama- 
tissimo gregge i vantaggi che ritrae la ve- 
ra Chiesa di Cristo dalla sua unità di capo, 
di fede, di morale e di cullo in confron- 
to de' vatii «forzi delle società eterodos- 
se, gl'infìammò di bel desio di tornare al- 
l'uniformità di preghiera, col riabbraccia- 
re la Liturgia romana per essei*e più stret- 
tamente uniti allo indefettibile (»iltedra 
di s. Pietro:** E considerando esso: 1 .^Che 
la liturgia della chiesa di Troyes non pub 
giudicarsi punto canonica, ma solo tolle- 
rata dalla s. Sede. 2.** Che il desideiiio for- 
male del regnante Pontefice Pio IK, e- 
spresso con termini offettuosissinir nella 
sua lettera Summi animi nostri laedbA 
(presso gli Annali delle scienze religio- 
se^ 2.* serie , t. 5, p. 4^9i donde ricavo 
pure le disposizioni che vado riferendo 
sul ristabilimento fatto da mg/ Debelay 
della liturgia romana nella diocesi di Tro- 
yes, ad esentpio di altri vescovi francesi, 
che celebrai in più luoghi, come nel voi. 
LX X V 1 1 , p. 59), de'7 gennaio 1 847,c che 
le chiese tutte riedanoairunttà cottolica 
anche per conformità liturgica. 3/ Che 
dalla triplice liturgia romana, troìense e 
seuonese, le quali sono oggi in uso in di- 
verse parti di sua diocesi, non nr risulta- 
no che continui inconvenienti. 4-^ Che do- 



TUO 

veiidnsi oggi ristaropnre, perche manca- 
no, i libri liturgici, il messale, il rituale^si 
viene a proGltare della speta eziandio a- 
dottando i libri ad u«o della chiesa roma* 
na. 5.^ Chetale é il volo del capitolo deU 
la cattedrale, di tutti i più edificanti sa- 
cerdoti della dioce«i, e di un gran nume- 
ro di pietosi fedeli. 6 *^ Che quantunque 
assolutamente parlnndo potrebbe serbar- 
si intatta l'unita della fede senza una e- 
gunglianza di liturgia, pure é alla mede- 
sima di notabile utilità, giusta il senti- 
mento de'santi dottori, ed in ìspecie di s. 
Celestino, il quale dice: f^gem credendi 
lex statuat supplicandi: che la preghie- 
ra pubblica è uil inst^gnamento e una dot- 
trina pe'fedeli, regolandone Tesercizif» e 
la pratica della pietà: che in quest'inse- 
gnamento e ili questa dottrina non può 
trovarsi una compiuta sicurezza, se non 
qtiaiido contiene essa hi preghiera pub- 
blica della • .hiesa universnie, o ?ieiie for- 
malmente approvala dal Capo supremo 
della medesima: che le sette eretiche han- 
no ben compreso questa vciitB,non tro- 
vando mezzo più acconcio a diffondere i 
loro perniciosi errori, quanto il cambia* 
mento della liturgia e delle ceremonie del 
sagrp culto: che la setta in ispecial mo- 
do, la quale cagionò tanto guasto al ca- 
dere del secolo XVII e al sorgere del se- 
guente, non ha procurato per altro fine 
di mutare la liturgia in diverse chiese di 
Francia , »e non per aprirsi un* occulta 
porta, per ove furtivamente entrare nel- 
la Chiesa contro il volere della Chiesa me- 
desima. 7.^ Che la liturgia romana é quel- 
la in genere di tutte le chiese cattoliche 
dell'universo, contandosi almenoyoo del* 
rSoo diocesi, che facciano uso di essa. 8.° 
Che la chiesa dìTroyes non sagri fichereb- 
be sua gloria, mentre per mezzo del Pro- 
prio già approvato du I\oma, celebrerà 
colla medesima solennità la festa di s. Lu* 
pò, s. Sabiniano, s. Mattia, ec. 9.° Che nel 
movimento e nella tendenza, che mostra- 
no le vnrie chiese di Francia di ritorna- 
re alla romana liturgia, sarà ben glorio- 



TRO 143 

so per la diocesi di Troyes di essere sta- 
ta una delle prime, dando con ciò il più 
belsaggiodi sua sommissione al Capo su- 
premo della Chiesa, a Colui che ha rice- 
vuto la missione di pascere gli agnelli e 
le pecore, a Colui che Gesù Cristo pose 
qual saldissima pietra contro cui le porte 
d'averno non. prevarranno giammai. Pei 
quali motivi, a corrispondere favorevol- 
mente alla richiesta del capitolo della no- 
stra cattedrale , e dietro una conferenzu 
tenuta co'suoi venerabili membri, invo- 
cato il Divino S|Hi-ito, abbiamo decreta- 
to e decretiamo quanto segue. Art.i.^La 
Liturgia romana è ristabilita io tutta la 
diocesi di Troyes. Art. a.** Ad incomin- 
ciare da'^8 noveaibi'ei847 domenica 1/ 
dell'Avvento, il solo Breviario romano 
col Proprio di nostra diocesi, che ha già 
ricevuto l'approvazione dalla s. Sede a- 
postolica, sarà valevole per la recita del- 
l'oHìcio divino. A qde'sacerdoti che giun- 
ti all'età di 60 anni fossero in possesso di 
altro breviario, sarà lecito di conservar- 
lo. Art. 3.^ A principiare d.dl' epoca stes- 
sa per determinare la disciplina nell'am- 
ministrazione de'^igrameiitì, la direzio- 
ne dell'anime e il governo delle parroc- 
chie, sarà solo in uso nella nostra dioce- 
si il Rituale romano con quelle note ed 
appendici, onde l'abbiamo fatto impri- 
mere. Art. 4*^ Pe'pubblici divini ulhzi si 
seguirà interaniente la Liturgia romana. 
Lineila nostra chiesa cattedrale da'primi 
vesperi della prossima festività de'ss. a- 
postoli PietioePaolo protettori della dio- 
cesi; 2.** in tutte le chiede e cappelle delia 
nostra città episcopale ede'sobborghi dal- 
.la I .'domenica dell'Avvento 1 847;3.** nel- 
l'altre parrocchie di nostra diocesi dalia 
domenica i .'dell' Avvento 1 848 al più tar- 
di. Passalo kilfaUo termine, viene e ver- 
rà interdetto l'uso d'o<*ni altro libro li- 
turgico , fuori di quelli adoperati dalia 
Chiesa romana. 1 libri neces>ari al risUi- 
bilimenlo della liturgia ronian.i, otti e il 
Breviario ed il Rittuilc, di cui abbiamo 
parlato, sono il Messale col suo J'roprio, 



i44 TRO 

il G ra finale f il Vcsjìcrnle^ eJ il CerC' 
moninlc^ quando sarà da noi dalo in lu- 
ce. Mentre si allende la pubblicazione del 
Ceremotiiale, il clero della diocesi procu* 
rerà mettersi in rapporto per le ceremo- 
nie con quanto troverà presentito nel 
Messale, nel Rituale e neWOrdo Roma- 
nus. Il preicnle editto sarà da noi pub- 
blicato nella nostra cattedrale la dome- 
nica ao di questo mese, e la domenica 4 
luglio da' signori curati e da chi fa loro 
veci nelle rispettive parrocchie. Dato a 
TroyeSydal nostro episcopale palazzo, col 
nostro sigillo e soscrizione , non che del 
canonico segretario del Vescovato, a' 1 4 
giugno 1847* «^ G. M. vescovo di Tro- 
yes'\ Ogni nuovo vescovo è tassato nei 
libri della camera apostolica in fiorini 
Z'jo.Dioeceseos ambi tus per leiicas vir 
ginti circi ter in lon^um^per totidt'm in 
iargitm sese ex tenditi totanique Alba» 
lae provinciam^ elplures civitates coni* 
plectitur. 

Concila di Troyes, 
Il i."* fu tenuto neirS 14. 11 ^.''ai^ oU 
. tobre 867, relativamente a Volfmdo ed 
Ebbone, celebrato col vescovo Fulcrico, 
d'ordine di Papa s. Nicolò 1. 1 vescovi del 
regno di Luigi il Germanico vi furono 
invitati, ma solo ve se ne recarono 20 dei 
regni di Carlo I il Calvo e di Lotario, che 
vi assisterono. Scrissero una lettera sino- 
dale a s. Nicolò I Papa, nella quale do- 
po aver parlato lungamente di Ebbone, 
pregarono il Papa di non metter roano 
in ciò che i suoi predecessori aveano re- 
golato, e di non comportare, che in av- 
venire nessun vescovo fosse deposto, sen* 
co la partecipazione della s. Sede. Que- 
sta era una conseguenza de'principii del- 
le decretali de'Papi. Ecco perchè si vede 
la notaseguentedirimpettoal luogo stes- 
so di questa lettera in un ms. della cat- 
tedrale diLaon scritto in que'tempi: i^^^zec 
qitidem Episcopiy conscientia morden- 
te ^ inferi fecerunty quod sinceri propter 
scandalum pcnitus non rejccerunt. An- 
nui. Barouio ao. 867,q.''5. Ebbonear* 



TRO 

civescovo di Reims[V,')tx^ italo depo- 
sto, in uno a Volfrado o Vulfredo e al- 
tri chierici da lui ordinati nel concilio di 
Soifsont. ed eletto Incmaro ( ^.)/ Vul- 
fredo poi fu ordinato arci vescovo di Bour- 
geSj e riconosciuto da Papa Adriano II, 
che ricevè la lettera sinodale diretta al 
predecessore s. Nicolò I defunto. Il 3.^con« 
cilio alla presenza di Papa Giovanni VII! 
e di Lodovico II il Balbo , fu celebrato 
nell'agosto 878 con 3 o vescovi, fra'qtia- 
li Ottulfo di Troyes. Il re di Francia si 
trovava in questa città infermo, ed iiPa* 
pa era andato a trovarlo, dopo euersi 
portato per mare in Provenza, per sot- 
trarsi dalle violenze di Laoiberto I du- 
ca di Spoleto e di Adalberto I marche- 
se di Toscana, In questo gran concilio vi 
furono trattati molti alFiri d'importan- 
za. Nella I.* sessione il Papa esortò i ve- 
scovi a entrare a parte degli alTrooti e dei 
danni sofTerli dalla chiesa ro*nana , \ìer 
opera di Lamberto I , di Adalberto I e 
loro complici, che ne aveano anco deva- 
stato il territorio, ed a lui fatto oltraggi 
e patire il carcere, invitando a tutti tco« 
municare quali nemici della s. Sede. I v^ 
scovi domandarono dilata ^ attendendo 
l'arrivo de'Iuro confratelli. Nella a.* ses- 
sione il Papa fece leggere le violcnseche 
Lamberto I avea audaoemeute esercita* 
te in Rom.i, e il concilio disse ch*era de- 
gno di morte, e che dovea essere percos- 
so di anatema. L'arcivescovo d'Arie* pre- 
sentò al concilio una dogliania control 
vescovi e i sacerdoti , che passavano da 
una chiesa all'altra, e contro i mariti chi 
abbandonavano le loro mogli, per ispo* 
sanie delle altre viventi le prime. Il Pa- 
pa quindi vi pubblicò un decreto, col qua* 
le proibì a'fedeli di sposare un'altra OMh. 
glie, essendo ancor viva la prima; od ai 
vescovi e sacerdoti, di passare da una pW" 
cola chiesa, ad una più considerevolo, lao* 
maro di Reims, a nome di tutti domas* 
dòdel tempo per produrre rautorìtà dai 
canoni. Nella 3.* sessione i vesoon diede- 
ro il loro consenso alle proposisioai dd 



TUO 

Popò. Incmaro di Laon, ch'era stalo de- 
posto e cavati gli occhi, presentò le sue 
doglianze contro lo zio, e domandò d'es- 
ser giudicato secondo i canoni. Incmaro 
di Reimsdomandò un indugio per rispon- 
dere a questo lamento. Si lessero i 7 ca- 
noni stabiliti dal Papa, e riguardanti il 
solo temporale delle chiese. Fu letta la 
condanna di deposizione contro il calun- 
niato Formoso vescovo di Porto (poi as« 
soltocome innocente dal successore Mar* 
tino 11, indi divenne Papa), e Gregorio 
maestro della milizia romauo, che fulmi' 
novali d'anatema, senza speranza d'asso- 
luzione. Fu Iella la querela d'Ottulfo ve- 
scovo di Troyes contro quello dì Langres 
per conto d'un villaggio ch'ei pretendeva 
appartenere alla sua diocesi: libellumoh' 
tulit reclamatioìih super Isaac de villa 
ycnderencnsiy suamque dicebatcam oh • 
tinerr paroclìiam. Si lessero i canoni che 
vietavano a' vescovi di passar da una chie- 
sa minore a una maggiore, quelli di Sar- 
dica, quelli di s. Leone 1 Papa intorno ai 
vescovi che cambiano sede, e ì canoni di 
Africa che proibiscono le traslazioni dei 
vescovi. Nel tempo che si teneva il con- 
cilio, Giovanni Vili vi coronò* il re Lodo- 
viro Il il Balbo a'7 settembre, giù coro* 
nato a Reims da Incmaro nel preceden* 
te anno. Vi si pubblicò una scomunica 
controUgo figlio di Lotario ed isuoi com- 
plici, e tra gli altri Bernardo, perchè con- 
tinuavano le loro stragi. Il Papa pregò 
il re Lotario di venirsi a difendere senza 
indugio , e a liberare la chiesa romana 
da'suoi nemici e dalle correrie de'barba- 
ri saraceni; ma non si vide in quesl' in* 
contro ne la risposta del re, né quella dei 
vescovi. Incma'ro- vescovo di Laon fu ri- 
stabilito. Il 4** concilio in aprile 1 io4 ^ 
Duto dal cardinal Riccardi legato a la* 
tere di Pasquale 11 in Francia, numero- 
so di vescovi compreso quello di Troyei 
Filippo de Ponts^ ed Wone di Oiarlrct. 
Uberto vescovo di Seniit acculato di ai* 
roonia e di aver venduti gli ocdini ngrt 
ai purgò colla prova dd giannwlOk 1 

VOL. LI1XI. 



TRU i4T 

si approvò l'elezione, che il popolo d'A- 
miens avea futto dell' abbate Gotifredo 
per suo vescovo, e siccome 1* abbate re* 
sisteva d'accettare, fu obbligato di ren- 
dersi a'desideriì del clero e popolo d'A- 
miens.Venneroconfermatii privilegi del- 
la chiesa di s. Pietro di Troyes e dcH'aU- 
])azia di Molesmes. Il 5.° neli 107 verso 
l'Ascensione, presiedutoda Papa Pasqua- 
le 11, colTintervento di parecchi vescovi, 
e di quello di Troyes Filippo de l^ontii. 
Si trattò della Croci atn^ che il Papa ec- 
citò a seguire; e vennero scomunicati tut- 
ti quelli i quali osassero violare la 7/r- 
^ua di Dio (Z^'li). Fu ristabilita la lilicrtù 
dell'elezioni; e vi si confermò la condan- 
na dell' Investiture ecelesiasticlie (f'»)i 
pretese dall'imperatore Enrico V, ad e* 
sempio del padre Enrico IV persecutore 
della Chiesa, intorno alle quali i tedeschi 
non si erano accordati colla s. Sede, nel- 
la conferenza di Chalons, tenuta poco a- 
vanti. Molti vescovi di Germania per par- 
teggiarvi e per diverse cagioni, vi furo- 
no sospesi dalle loro funzioni. Il p. Man- 
si aggiunge 5 canoni a questo concilio, 
ma non è ben certo che ad esso oppar- 
tengano, riguardanti la disciplina eccle- 
siastica e la simonia. Il 6.^ concilio nel 
I 11 7 . 1 1 7 .^ nel 1 1 28 a' 1 3 gennaio, se pu- 
re non è il medesimo precedente, essen- 
do vescovo Hato. Lo presiedette il Scar- 
dinai Matteo vescovo d'Albano e leg»ito 
nelle Gallie, assistito dagli arcivescovi di 
Reims e di Seiis, da 1 3 vescovi, da s. Ber* 
nardo e da alcuni altri abbati. Si giudi- 
cò opportuno di dare una regola in iscrit' 
to a* Templari, con proprio abito biau* 
CO9 che anzi vuoisi fosse loro as^egUHto e 
dato nei concilio. Quanto alla regola si 
ordinò, che sarebbe distesa coli' autorità 
del Papa n del patriarca di Geru^nlem- 
me. GidÙà Christiana. Rcg. t. 26 e 27* 
La' * IO- Arduino t. 6. 

) i'Tkì:ìk, C{ìr. li un Ìt\ De* 
I) ; di S ve via , patrizio 

mia, avencli» appreso 
versila iliTubin- 
10 



i46 TRU 

ga, dì Dole, di Pavia, dì Padova e di Bo- 
logna, ebbe in quest'ulti ma a maestro Del- 
la scienza delle leggi Ugo Boncompiigno 
|>oi Gregorio XI 11, e per condiscepoli A- 
lessandro Fiirne^, Cristoforo Madruccì 
e Stanislao Osio poscia cardi nuli, e la cui 
amicizia fu sempre da lui coltivata. Al- 
cuni narrano, che essendo giovinetto, iii« 
troduceva i fanciulli del paese in un do- 
mestico oratorio, ove contralfacendo la 
persona del vescovo, conferiva loro lai.* 
tonsura , usando presso a poco le stesse 
ceremonie di cui in cpiella funzione si va* 
le la Chiesa; e soggiungono, che le ma- 
dri vedendo i propri figli tornare a casa 
tosati e malconci ne'capelli, li sgridava- 
no acremente. Dopo e^ere stato cano- 
nico d'Augusta e decono della chiesa di 
Trento , portatosi a Roma fu eletto ca- 
meriere di Paolo III, che gli die commis- 
sione dì trasferirti |)erinternuiizio al con- 
gresso di Norimberga,per intimare a'pre- 
lati di Germania la celebrazione del con- 
cilio generale , sostenendovi egli nolo la 
cattolica religione, in assenza de'nunzi a- 
postoitci. Nel 1543 fu óa Paolo III fulto 
vescovo d'Augusta', prepofìto d'Clviingcs 
e d'Erbipoli, se pure d'Erbipolì non fu 
vescovo e principe del s. tornano impe- 
ro. Di più il Pa|)a a' 1 9 dicembre 1 544 1^ 
creò cardinale prete di s. Balbina, e poi 
lo fudis.Sabina,la cui l)asilica ormai ro- 
vinosa restaurò nel 1 5Go con ecclesiastica 
magnificenza, e ornò di belle e vaghe pit- 
ture. Questo titolo fu da lui successiva- 
mente cambiato nel 1570 col vescovato 
di Palestrina sotto s. Pio V, da cui fu am- 
messo Ira' cardinali deputati sugli affari 
della s. Incjuisizione.Dopo aver destinato 
tuo procuratore al concilio ecumenico di 
Trento il p. Claudio Jnjo gesuita e uno 
de'primf 9 compagni di s. Ignazio, si con- 
dusse col duca di Baviera a far la guer- 
ra a'protestanti,e riportata contro di essi 
un' insigne vittoria, tolse dalle loro ma- 
DÌ gran parte di sua diocesi, ed ebbe tutto 
l'agio di celebrare in essa il sinodo per la 
riforum dei clero, che fu teouto in Di- 



TR U 

lingo nel 1 548, in cui rinnovò le coUilii* 
zioni del cardinal Campeggi già legalo a 
Intere e pubblicate in Ratisliona. Con au- 
torità di Giulio 1 1 1 fondò in Dilioga un'ac- 
cademia, chiamandovi d'ogni parte va- 
lenti e insigni professori, tra'quuli Pietro 
Soto, e dipoi ne allidò la direziune a'g<^ 
suiti. A questi fondò ampio collegio, nella 
cui fabbrica spese più di 5o,ooo scudi,per 
alimentarvi 3oo giovani che airronlassero 
le dominanti eresie, colla direzione e go* 
"verno de'gesuiti, a'quali inoltre edificò uo 
collegio in Vienna ed altroio Augusta. Nei 
santuario di Loreto eresse nobile cappel- 
la, e comparfi alla basilica doni di raro 
pregio e valore. L' imperatore Carlo V 
nel 1 558 lo dichiarò protettore dell'im- 
pero, appresso la s. Sii(\t, ludefesso per 
convertire dall'eresia (pielli che n'erano 
infetti, gli riuscì colle eOicaci iK\e |>ersua- 
sive d'illuminare diversi in<igni uomini, 
fra 'quali guadagnò al cattolicisnio Ulrico 
conte d'Helfenslein principe d'ulto ran- 
go presso i tedeschi, il quale {>er vieppiù 
confermare e stabilire nella catlolicn cre- 
denza, ritenne lungamente pretto di se, 
insieme al suo fratello. Si trovò in Trento 
alla conclusione del concilio nel 1 *763, a- 
vendo prima fatto il viaggio di Spagna, 
cogli arciduchiErnesto e Ridolfo figli del- 
riui|)eratore Massimiliano II. £1 siccome 
s.lgnazioLc>jula,che secondo il più coniuoe 
parere principalmente fu l' inventore, il 
promotore e il fondatore degli odiernitftr- 
miVi/2/7Y/^J,avea spedito nel 1 54 ■ inGer- 
mania il p.Claudio Jajo,acciò i vescavi po- 
tessero fiaccar l'audacia degli eretici, con 
fondare case per re<lucozione del elei*»; 
coni il cardinale, presso il quale trovò gran 
favore, nel concilio sollecilòd decreto sul- 
l'erezione de' seminari. Le segnalale TÌrtù 
di questo degno cardinale sono state ar- 
gomento delle lodi di parecchi scrittori, 
e fra gli altri di Canisio, Giovio, Sande- 
ro, Petra mellara , Orlaadini , Gretsero, 
Spondano, che lo celebrarono intrepido 
difensore della chiesa cattolica,del cui zelo 
uc rese autentica testimonianza il mou- 



TRU 

ciò tulio, come si espresse il cardinal O- 
sìo in una lettera a Enrico 111 re di Fran- 
eia. Amatore de'poveri, con inaudita fa- 
cilità gliammetlevaallaiua udienza, sen- 
tendo pena quando scorgeva alcuno, che 
da lui per soggezione e timore si discosta- 
va. Insigne per pietà e pel zelo nel pro- 
pagare la religione, fìi tenuto ornamento 
e decoro del sagro collegio, specchio de' 
prelati,e principe meritevole d'eterna me- 
moria. Ritornando il p. Pietro Cauìsio ge- 
suita dall' Alsazia , il cardinale lo ricevè 
con grand'onoi*e in Dilinga, e volle ad o- 
gni conto lavargli i piedi, con estrema ri- 
pugnanza di quel ven. servo di Dio. A- 
vendo il cardinal Alessandro Farnese de- 
terminato di dar principio alla fabbrica 
della sontuosa Chiesa del Gesù di Ro- 
ma , il cardinal Truchses volle prender 
parte allasolenne funzione del getlilodel- 
lai.* pietra benedetta ne'fondamenli. In 
iiuH sola cosa non corrispose l'evento al- 
rindu»trie e diligenze usate dal pio car- 
dinale, e fu nel nipote Gerbardo Truch- 
ses, ih lui educato alla pietà e al timor 
di Dio, il qnule essendo arcivescovo ed 
elettore di Colonia (^^.), a cagione d'A- 
gnese Mansfeld canonichessa consagrata 
a Dio con solenni voti, innamoratosi di 
essa perdutamente, prevaricò nelle tene- 
bre dell'eresia, onde con pontifìcia sen- 
tenza fu deposto e spogliato di sua chiesa, 
e cacciato di Colonia morì apostata mi- 
seramente in Strasburgo, con immenso 
dolore dello zìo desolato. Dopo essere in- 
tervenuto a 5 conclavi, non polendosi re- 
care in quello di Marcello II, il cardinole 
passò al Signore in Roma nel i SyS, e Lo- 
renzo Siradei per gratitudine alla sua me- 
moria, pose olla sua tomba nella chiesa 
nazionale di s. Maria dell'Anima un ma- 
gnifìco elogio che non più trovasi in essa. 
Dipoi per opera d'Enrico vescovo d Au- 
gusta, come attesta il p. Fontano gesuita, 
trasferito in Dilinga il cadavere, rimase 
sepolto nella chiesa ch'egli medesimo a- 
vea magnifìcamente costruito presso la 
delta accademia. 



TRU 147 

TRUEiNTO o TRONTO, Truentum, 
Truentimim Castrum. Città vescovile e 
diroccata del Piceno, situata all'imbocoa- 
tura del fiume Tronto, donde prese il aO' 
me e le fu comune, senza che resti trac- 
cia. Il fiume Tronto, secondo il comune 
de'geografi, trae l'origine nel regno di Na- 
poli, nella provincia dell'Abruzzo Ulte* 
riore II, distretto d'Aquila, procede ver- 
so il nord , presto entra nel distretto di 
Civita Ducale, dove ìnnaifia il cantone e 
Imrgo d'Amatrice, penetra poi negli sta- 
li pontificii, non fa che bagnare T estre- 
mità orientale dèlia delegazione di Spo- 
leto, piega al nord-est, passa ad Arquata, 
traversa la delegazione d'Ascoli,di cui toc- 
ca il capoluogo, formando poi una pic- 
cola poizione del suo limite colla provin- 
cia dell'Abruzzo UUerioi*e I, sino albi sua 
foce nel mare Adriatico. Questo fiume, 
non navigabile per più d'una lega circa, 
ha un corso di quasi 10 leghe, nel quale 
non s'ingrossa d'alcun influente alquan- 
to notabile. Il Tronto die il suo nome a 
un dipartimento del regno d V/a/ia, dicui 
era capei uogoFermo,ne'pri mi anni del se- 
colo corrente, e che si formò colle delega- 
zioni pontificie di Fermo e Asooli,il sud di 
quella diMacerata,erestdi quella di Ca- 
merino. Il Calindri, Saggio dello Sta- 
to Pontificio, dice che il Tronto comin- 
cia al nord del monte Cenetra presso Tor • 
rita nel i^no di Napoli, e s'inoltra nel- 
lo stato papale per miglia 4^: ha due sor- 
genti,e serve^i confine collo stesso regno 
per un certo tratto, il quale confine fu da 
ultimo rettificalo colla permuta de' vari 
poesi che notai nel voi. LX V, p. 3 1 1 , co- 
me tra'ceduti sono Ancarano e altri. Giu- 
seppe Colucci, Delle antichità Picene, I. 
8: Deir antica città di Truenlo, raccol- 
se le notizie che in breve compendierò. Nel 
litorale pontificio, dopo Cluaoa • Copra 
marittima , antico mente miMA che 

l'illustre città di Truentoy igli 

antichi geografi colle leil «iA ri- 

porta, dagl'itinerari, ed 
stano e da lui riprodolU 



i48 TRU 

questa lo disavvenluin di Ionie olire che 
rimaselo involte fni le rovine delle sles- 
se loro grandezze, e il (msseggiere non ne 
irede più sasso, né meno per poter dire: 
Truento fu qui. Essa ebbe comune coi 
fiume poi dello Tronto il nome, il qua- 
le passa per Ascoli, sotto cui si unisce col 
Castellano, e ingrossatosi forse più di tut- 
ti gli altri fiumi del Piceno, si scarica 'nel- 
l'Adriatico, dopo un corso di varie mi- 
glia per feiiilissime pianure. Questo é 
l'unico fiume conosciuto nella provincia 
pontificia, ignorandosi se esso die il no- 
me alla città o se da questa lo prese. 11 
presente corso del fiume, dopo che si é 
liunito col Castellano, non è molto tor- 
tuoso, almeno da quel punto che il fiu- 
me diviene come un termine fra lo stato 
pontificio e il reame napoletano, eh 'e ap- 
punto tra Monte s. Polo e Controgueira 
circa, ili. ^essendo luogo d'Ascoli, l'altro 
dell'Abruzzo Ulteriore. Va dunque di- 
rettamente a scaricarsi nel more , e la* 
sciando a mezzogiorno Conlroguerra e 
Colonnella, e a settentrione Monte San- 
lo Polo e Monte Prandone , fa foce nel 
porto di Martin Sicuro. Anticamente non 
era questo il corso del fiume. Sotto un 
colle, che s'olza sulla riva del mare, alle 
cui falde esisteva un insigne monastero 
de'monaci della badia di s. Stefano Riva 
JlIariSfOva della mensa vescovile di Moo- 
t'Allo, vi sono al presente delle paludi e 
delle giungaie, che tutte si chiamano Let- 
to di Trento vecchio. Or questo appun- 
to era ildivarioche passava dal coi'so nn* 
lieo al moderno; cosicché non andando 
allora direttamente, come al presente, tor- 
ceva sotto Colonnella, andava a lambire 
le falde del monte della Civita, e ivi ap- 
punto si scaricava nel mare. La collina, 
che resta alle sinistre sponde del Tronto 
a chi dal mare si dirige vers' Ascoli, co- 
mincia con un monte piramidale, sulle 
cui vette si vedono rovine di luogo ab- 
battulo,del luogo chiomatoRocca dìMur- 
ro. Continua il monte per linea retta e va 
• teimioare io un'altro piramidale colli- 



TRU 

na pi*esso la bocca del fiume TroDto» dov'è 
piantata la terra di Colonnella. Da qui ri- 
torce il monte verso mezzodì e va a ter- 
minare in un altro colle bislungo^ distali* 
te circa un miglio e mezzo da Colonnella, 
che chiamasi Co//e dellaCiviia^ppeo lao- 
gi dal fiume Vibrata, ch'é l'aDtico Albth 
iates di Plinio. Colucci quindi crede, in 
seguito delle accurate indagini fatte dal* 
l'idoneo Antonio de Angelis d' Aooora* 
no, che precisamente suU' estremità del 
Colle della Civita sorgesse l'aotici 
Truento, Sito veramente amenissimo e 
che potè invogliare i popoli che appro* 
darono in quella spiaggia, per edificarvi 
una città; avente a oriente il bellissimo 
prospetto dell'Adriatico, a occidente una 
gran vallata e pianure fertilissime eUese 
sino a Ci vitella, a mezzodì bagnato dal- 
VAlhulatesfi a settentrione dal fiume ora 
distante circa due miglia, che scaricava- 
si sotto alla collma e poi entrava lo ma* 
re. Ne' popoli circostanti si conserva la 
tradizione d'una città ivi distrutta da'go* 
ti, vi appariscono i ruderi, restando al col- 
le il nome di Colle della Civita^ como- 
ne u'Iuoghi ove già suise alcuna città. E 
perché Truento fu prossima al fiume o- 
n\Ofì\ìXìo^TrucntunicHm arrine^coui voc^ 
le Colucci che la città sorgesse appunto a 
ridosso delle foci del fiume. 11 dotto Ca- 
taloni, Origini e antichità Fermane^ ri- 
ferisce che 3 castelli navali o porti furo- 
no nel Piceno, e lutti diversi dolle loro 
città, cioè il Fermano, l' Adria no/ilTrueo- 
lino, di cui scrisse : Truento fu città as- 
sai insigne, ed avea tal nobilissima città 
Picena al mare, e suU' imboccatura del 
gnin fiume Tronto il suo Castello, il qua- 
le però da niuno fu detto navale di Truen- 
to, ma egli inclinò a crederlo. Sebbene Co- 
lucci altrove ave^se aderito a tale opinio- 
ne,la cambiò con dichiarare, che seTruen* 
lo ebbe il navale , non fu quello che si 
denomina Castello nella lapide, e nella 
lettera di Pompeo a Domizio, ma il Ca- 
stello era la slessa Città, e il navale non 
era dallo stessa di verso | e oc riporta le 



TRU 

ragioni. I /Che non milita che il Castello 
navale Ta vertero Fermo e Adria. 2/ Che 
il Castello di Fermo é distinto negriti- 
iìerai'i,mentreil Castellimi Truentinum^ 
ovverolaCiUà, nopsi distingue, solamen* 
te segnandosi Castro Truentino^ Triie/f 
to Cii^itas, 3/ Che trovandosi nelle lapi^ 
di e negli sciittori, Castrtwi Truentinunt, 
si deve intendere la CiUà. 4/ ^i mostra 
perchè venisse detto Castriwiy spiegan- 
do i vocaboli Oppidum, Urbs^ Castrum, 
Castellimi , e che i Castra non furono 
semplicemente castelli e piccoli luoghi,ma 
luoghi rispettabili e diconsiderazione,ben 
fortificati e ben chiusi, per muraglie, per 
torri, per fosse o per naturale postura dì 
sito. Non volendo Col ucci impugnare che 
Truento non avesse il suo navale o por- 
lo, poiché le foci de'fiumiche ueaveano 
dato il comodo a piti altre cillù, lo pote- 
rono ancora dare a Truento, a vantaggio 
delia propria e delle popolazioni con vici- 
ne, tanto più che il suo fiume è il piti 
grosso fra quanti ne corrono dentro i con- 
fini dell'antico Piceno, e che il porto fu 
una cosa stessa colla città. Sulla fede di 
Plinio Seniore, Cui ucci attribuisce l'ori* 
gine di Truento a'iiburni, luogo scello per 
lei forte posizione e fucile a difendersi, e 
che a'tempi di T. Livio avea il pregio d'es- 
sere Tunica città d'Italia superstite de'li- 
borni, de'quali ripoi'ta alcune notizie , e 
li crede venuti dal mure e non dalle par* 
ti mediterranee, come cacciati dagli um- 
bri occupassero l'isole dell'Adriatico, se- 
condo il Corli, .antichità Italiche. Fab- 
bricata da'liburni Truento, essa soggiac- 
que allu sorte dell' altre città della pro- 
vincia nella sua libertà , sia sotto i suoi 
£iudatori, sia sotto gli umbri , o sotto i 
piceni, della servitù sotto i romani dopo 
la resa de'piceni; e finalmente di muni- 
cipio e di colonia, sotto gli stessi romani, 
dopo averla tenuta per alcun tempo in 
soggezione di prefettura. Allora avrà a- 
vuto il suo voto ne'romani comizi, la sua 
repubblica colonica, i suoi decurioni, m.i- 
gistrali, sacerdoti; iu una parola, pare che 



TRU i49 

Truento non fa dissimile nel governo po- 
litico da altre città del Piceno e dell'Ita- 
lia. Diviso l'antico Piceno nelle 3 regioni 
Adriana, Pretuzianae Palmense, sembra 
che Truento esistesse nella Pretuziana. 
£«sa confina va con Castro Novo, città an- 
tica di cui riporta le notizie a p. 1 77, A- 
scoli, Cupra marittima, con ampio e fer- 
tile territorio. Pochissimi sono i monu* 
menti che restano di quest'antica città, ol- 
tre i ruderi ricordati , non avendosi che 
alcune monete e corniole ivi trovate con 
altre simili anticaglie descritte daColucci, 
insieme ad alcune lapidi da lui riprodotte. 
A città sì nobile, e probabilmente magni- 
fica e grande, non manco V onore della 
cattedra vescovile, dopo abbattuta l'ido- 
latria , e forse la fede vi fu predicata a 
tempo di s. Pietro, ignorandosi se avesse 
i suoi martiri. Solamente si conosce, che 
nel secolo V già cadente la città di Truen- 
to avea il suo vescovo, il quale era Vita- 
le , incaricato dal concilio ro.'nano e da 
Papa s. Felice 111 in un'ambasciata o le- 
g.i zinne onorevolissima e di somma rile- 
vanza, col carattere di legato apostolico 
presso l'imperatore Zenone nel 4^3, per 
trattare la causa d'Acacio superbo vesco- 
vo di Costantinopoli, il quale appoggia- 
tosi al patrocinio igo periate, pretendeva 
con arroganza che la sua cattedra venis- 
se riconosciuta per lai. 'dopo la Romana 
del Papa, ed anche di trasferire nel ve- 
scovo di Costantinopoli la pienezza d'au* 
torità che Gesù Cristo avea soltanto con- 
ferito a s. Pietro ed a'suocessori della se- 
de Romana da lui occupata. A tali per- 
niciosissimi sforzi si oppose con petto di 
bronzo Papa s. Simplicio, e il successore 
s. Felice 111 nel concilio di tutti i vescovi 
d'Italia a tal ur)pa adunato in Roma, nel 
quale appunto si stabilirono le rimostran- 
ze da farsi ad Acacio , e se ne commise 
relTettuazione a'vescovi Vitale di Truen- 
to e Misseno ili Cuma,con due lettere pon* 
tificie, una per riinperatore, l'altra per 
Acacio, riprodotte dal Colucci, in uno ai 
libelli mandati ad ambedue. I due le^^a* 



i5o TRU 

ti con cornggio si |H)iiarono nella depra- 
vata corte di Costdiilino|)oli, uia subito 
furono cacciati in una prigione orrenda; 
iodi alla \iolenza del furioso ed eretico 
imperotore, autore deir eoi pio editto E- 
notìco(y.)i si um la frode dell'ambizio- 
so Acacio, il quale astulannenle comincio 
ad accarezzare i due vescovi prigioni, e si 
mostrò loro qual mansueto agnello. Tan> 
lo disse e fece quel perturbatore e scisma- 
tico vescovo, che espugnò a suu favore la 
costanza de'legnti,ed otteimeluro la liber- 
lù. Fatti COSI ribelli a Dio e al Papa, con- 
versarono con Acacio approvando le sue 
orgogliose mire, e non si opposci-o, come 
doveano, nel sentire recitare ne'sagri dit« 
tici il nome dell'erelìcu Pietro Moiigo in- 
vasore della cattedra d'Alessandria, con- 
tro il vescovo Giovanni , che invece do- 
veano cacciare dall'usurpata sede. Aven- 
do s. Felice Ili saputa rmfedeitù e la pre* 
varicazione dall' apostolico ministero dei 
vescovi di Truento e di Cunia, adunato 
in Roma un sinodo di 70 vescovi italia- 
ni, furono giudicali i li editori legati tor- 
nali dalla missione, i quali vollero scu- 
sarsi con dirsi ingannati; ma convinti di 
tradimento per le lettere che presenta reno 
d' Acacio, per comune giudizio furono sco- 
municali e privali delia dignità vescovi- 
le. Misseno fece penitenza del suo enor- 
me errore , e fu ristabilito nel primiero 
onore; ma Vitale imperversando nella sua 
ostinazione , morì Dell' anatema , le cui 
mancanze si poimo leggere nelle lettere 
dal Papa scritte ad Acacio, con la senten 
za di scomunica, ed al clero di Costanti- 
nopoli, egualmente pubblicate dal Goluc 
ci. Acacio fu l'autore dt\ l'ascia ma Ira la 
chiesa di Grecia (f".) e la Latina» Non è 
certose l'infelice Vitale fu l'ultimo vesco- 
vo della chiesa Truentina, e nel VI seco- 
lo i barbari distrussero la città. Fra'Iuo- 
ghi surli dalle sue rovine, èCivitella del 
Tronto, distante 6 miglia, posta sopra un 
monte di viva pietiti,e pare che anco Co- 
lonDella,Corropoli,Nereto possano appar- 
tenere airantico Truento, o perché si e* 



TRU 

dificasscrodopola sua distruzione, o per- 
chè fossero pagi del territorio Traenti - 
no. Riferisce il Catalani, clie Truento 00- 
mechè si crede esìstita tra gli attuali con- 
fini dell' arcidiocesi della chiesa di Fer- 
mo, a questa fu unita la diocesi e aede nel 
declinar del VI o nel 1 ."periodo del VII 
secolo. Vedasi V Italia sacra^ 1. 1 o^p. 1 78: 
Trucntinus Episcopatiis, Ne tratta pu- 
re Carlo Arduini , Nuova illustrazione 
deli* antico Piceno^ insieme al Flumen 
Àlhulates , Suinum , Ilclvinum, Dice 
Truentum cum amnc^ città posta presso 
il fiume Tronto al suo sbocco a diritta^ 
cominciando dallato alla dogana di Mar- 
tin Sicuro sopra il letto del Tronto Vec* 
cjiio, ed estendendosi a ridosso d'una colli- 
na a specchio del mare da niesaodi a iet- 
lentrione: quivi sopra oggi mirati ilcastel- 
lo di Colonnella. Aggiunge che Casirum 
Truentinum era una stazione militare^ 
dall'altra riva del Tronto prospettante la 
crttà^ di cui lo crede come sobborgo. Che 
probabilmente entro vi passava la via Sa- 
laria; n»entreavea luogo tal sito fortifica- 
lo nella pianura sottostante o Munte Pran* 
done e Monte s. Polo, dove ultimameo- 
te si rinvennero alcime lapidi letterate, 
che vi svelarono l'antica esistenza d'offi* 
cine i>orporarie. Il riliramento del mare 
di più miglia da questo luogo, come pu- 
re da Castro Novo e dal navale di Atrìa, 
pongono in molta luce, dice l' Arduiui, le 
hue asserzioni, convalidale per fermezza 
di dottrina dalle osservozioni geologidie 
del Prony, poi bene applicate alla rivi- 
sta del litorale Adriatico dal bravo Pao- 
li di Pesaro. 

TRULLO o TRDLLAiNO, TruUits, 
Trullanus. Nome di due concilii di Co- 
stantinopoli tenuti in ediQzi ch'erano de- 
nominali 7Vu//o.L'annulistaUinaldi par- 
lando del concilio del 680 , dice cbe fa 
tenuto nel segretario del sagro palazzo 
imperiale, cognominato Trullo. La vo- 
ce Triti lus e Trulla , vale lo atesso che 
in nostro volgare cupola (pocnula^ /»;- 
mispliacriuin^ testudo^tìiolus^ volta eoli > 



TR U 

sferica che copre un eilificio, spesse voi- 
te circolare, talvolta doppia, eli cui i gi*e* 
ci ne fecero grandissioio iisoairepoca del- 
Timpero: altri vollero spiegar la voce per 
Duomo), In questo senso, ilice Anastasio 
Bìbliolecartoin s. Sergio I: Trullum vero 
cjus Ecclesìoey cioè de'ss. G>sma e Da- 
miano appresso il tempio della Pace di 
homB^fasù charìis plumbeis coopendt. 
Tale luogo e chiesa tuttora si conserva, 
e da quelli che si vedono può beo com- 
pi-endersi ciò che significa Trullus. Così 
adunque il luogo del sinodo fu il segre* 
lario del palazzo, nominato con tal voca- 
bolo per la cupola che avea. Il Bernino, 
Hi storia dell' eresie ^ ragionando dello 
stesso concilio^ dice : Fu adunalo nella 
gran sala dell'imperiai palazzo, detta il 
Segretario f che per aver la volta ad uso 
di cupola, da' greci chiamavasi Trullo j 
onde questo 6." concilio generale fu det- 
to in Trullo e Trullano» Abbiamo dal 
Novaes, nella Storia dis, Agatone Pa* 
ptt: •> Che nel 680 fu celebrato in Costan- 
tinopoli nel segretario della basilica di s. 
SoHrt, chiamato Trullo, dalla forma ro- 
tonda della volta, il concilio VI generale 
e di Costantinopoli 111". Il medesimo nel- 
la Storia di s. Sergio I Papa riporta : 
M L'imperatore Giustiniano 11 non potè 
ridurlo nd approvare il concilio Qninise» 
sto, celebrato da i^o vescovi nella .sala 
del palazzo imperiale di Costantinopoli 
chiiimnta Trullo nel 691 (meglio 691), 
persupplirea'concilii generali V e Vinche 
non avenno formati canoni per regolare 
la disciplina ecclesiastica, e perciò ne for* 
maroiioiii questo io 5, che s. Sergio 1 non 
approvò". Dunque dalle riferite teslimo- 
nian/.e Ncmbra che due luoghi in Costan- 
tinopoli >i dicest»ero 7Vm//o, benché il co> 
mime degli scrittori chiamino la volta 
tlella sala del palazzo imperiale col nome 
di Trullo, e che essendovi in essa stati 
tenuti i due concilii nel 680 e nel 692, 
Ridissero in Trullo e Trullano, e con ta- 
le vocabolo ambedue sono più universal- 
mente appellati. Ambedue li descrissi nei 



TRU i5i 

vol.XV,p.i6o,i8i e 1 82, K Vili, pi 3 1 
ei32 (ove essendosi sturbata la stampi 
il 692 viene erroneamente detto 96a),ed 
altrove. In tati luoghi resi pure ragione, 
perchè il concilio del 692 fu pure detto 
Qui ni' Sesto, Qui ni' Sextum,Quini' Se- 
xtac,coitkt chi dicesse qùino sesto, e ciò 
pei*chè il concilio del 692 non fu conci- 
lio generale propriamente, ma naziona- 
le de' greci, e come un supplemento del 
concilio generale quinto del 553, deno- 
minato Quinto ^//tor^, e del concilio ge- 
nerale sesto del 680, denominato Sexta 
Synodo, Il concilio del 692 inoltre vie- 
ne ordinariamente considerato come una 
continuazione del precedente, tenuto pu- 
re in Costantinopoli nel 680, e ambedue 
chiamati in Trullo perchè celebrati in 
una sala coperta da cupola , o volta ec- 
celsa, con vocabolo alteralo; e siccome i 
due memorati concilii nulla aveano sta- 
bilito sulla disciplina ecclesiastica, a' ca- 
noni che il concilio del 692 fece per es- 
sa, aggiunse la rinnovazione de'canoni del 
553 e del 680. Quanto a'canoni discipli* 
nari, furono costantemente dipoi osser- 
vati dalla chiesa greca; ma non tutti fu- 
rono ricevuti tla' Papi, dopo che s. Sergio 
I erasi ricusato approvare il concilio, né 
dalla chiesa latina, essentlovene molti, i 
quali non erano conformi alla disciplina 
stabilita in occidente. Vedasi Noris, Dis» 
scrtatio de Synodo F; Du Cange, Co/i- 
stantin. Christiand, lib. 3, § 3a e ^g.; 
CrislianoLupo, Dissert, deSynodoTrul- 
lanae caussa, tempore^ loco, Episcopis, 
auc tori tate, xì^\l. 3 delle sue Oy^ereyPau- 
ciroli, Tesori nascosti neW alniacittà di 
Roma, p. 780, dove (lcscriven»lo la non 
più esistente chiesa de' Trinitari di s. Ste- 
fano a piazza di Pietra, dice che si deno- 
minava d^'l Trullo, che in greco signi- 
fica la volta (riunì cupola, perchè for- 
se il vicino tempio eretto da Aulonino a 
Marte era nella volta u forma di cupola. 

TRUPPA, r. MiLizis, Soldato, ìMa- 
RixA, Tonne, Thegui, Torsbo, Tevere. 

TRUXILLO (Truxillcn), Città con 



1 52 T U U 

resiilc'iizn vescovile deirAinerìoo meridio- 
nnle, ilella lepiibMicn del Perù, capoluo- 
go del dipoitiniento e del disi retto del suo 
liofile, distante da Limai io leghe, pres- 
so il Grandti Oceano, al sud-ovest della 
tnontngna granitica chiamata la Campa- 
iitt di Trnxillo. Giace in piano e in ame* 
«a situa/ione, in mezzo a giardini e pas* 
seggi deliziosi, ed in riva a un fìumiccllo, 
cinta da una mura bassa di mattoni, da 
1 5 bastioni fiancheggiata; le ca$e,pure di 
mattoni, hanno un'assai bella apparen- 
za, ma son poco alte a cagione ile' terre* 
motij asSfii nel pae«»e frequenti: dice Tub 
lima proposizione concistoriale, quaein 
suo duovnmfcre milliariiim ambita de- 
vem circiier mille Juihitatores continct. 
La cattedrale magniOca e vustn (nelle 3 
ultime proposizioni concistoriali non si 
dice a chi e intitolala ), ha il battislerio 
eia cura d'anime, amministi aia tlal par* 
roco. 11 capitulo si compone di 4 dignità, 
la i/delle quali è il decano (secondo l'ul* 
tima proposizione: le due precedenti di- 
cono r arcidiacono), di 3 ciinonici com- 
prese le prebende del teologo e del peni- 
tenziere , di 3 prebendati portionariosy 
ili 4 svìni'portioiiarioxy e di altri preti e 
chierici addetti al servizio divino. l*ros$i- 
mo alla cattedrale é 1' episcopio, ottimo 
edifìcio. Vi sono uella città diverse altre 
chiese, una delle quali parrocchiale col s. 
fonte, e due chiese parrocchiali esistono 
nel suburbio. Vi è un convento di reli- 
giosi e due monasteri di monache, alcu- 
ni sodalizi, l'ospedale e il seminario con 
alunni, olire il collegio comunale, giù dei 
gesuiti. Assai attivo è il commercio, e si 
fa precipuamente nel porto di Giiancha- 
co, distante due leghe al nord, ed è il mi- 
gliore della costa da Callao sino a Tum- 
' bez. Fondata la città nel i 535 da Pizar- 
ro, i domenicani della provincia di s. Cro- 
ce, che introdussero la fede nel Perù, la 
stabilirono ancora in Trnxillo. Indi ad 
istanza del re Filippo II, il Papa Grego- 
rio XIII nel 1377 eresse nel Perii 3 sedi 
vescovih,fra le quali Truxillu^t la dichia* 



TRU 

ix> siilTraganea della metropoli di Lima, 
come lo è tuttora; e Paolo V confermò 
tali disposizioni nel 1 6 1 i . 11 1 .''vetcovo fu 
fr. Alfonso dì Guzman dell'ordine di f. 
Girolamo,cui successeroGirolamo di Car- 
camo professore dì diritto canonico nel- 
runiversità di Messico; fr. Francesco Ca« 
brera domenicano, morto nel 1619; Car- 
lo Marcello; nelt63o fr. Ambrogio Bal- 
lezo Ciirmelitano, morto nel 1 635; Diego 
di Montoya; fr. Luigi Ronquillo trinità* 
rio, morto nel 164^1 Pietro Orteia, Gio- 
vanni Zanata, fr. Miirco Salmerou del- 
l'ordinedellaMercede^AndreaGarcia dot- 
tore in diritto canonico, Diego de Casti!* 
lo trasferito da s. Fede di Bogota nella 
Nuova Granata. Nel 1712 avendo il ve- 
scovo di Truxillo, con altri vescoviy sup* 
plicato Clemente XI ad ampliar loro la 
facoltà per dispensare ne'gradi dal diri!'* 
to canonico proibiti, con estenderle al i.* 
grado d'afUnilà; il Papa dopo aver con* 
sultato la congregazione del s. oflìzio^ fu 
costretto rispondere negati va meo le, esor- 
tando paternamente il vescovo di Tru- 
xillo ed i suoi colleglli , a riparare gli 
8cand»ili che davano alcuni fedeli, e PeMl- 
ta ossLM'vanz.i delle disposizioni relativa 
emauate nel 1690 da Alessandro Ville 
nel 1701 da lui medesimo. Nelle Notizie 
di Roma sono registrati i seguenti Teseo* 
vi di Truxillo. Nel 1 740 Gregorio de Alol- 
leda e Clerque.traslatuda Cartagenad'À* 
merica. Nel 1747 fi'> Giusep[)e Guetauo 
Paravicino d'Arequipa minore osservan- 
te, trasferito d<i Paraguay. Nel 1751 Ber- 
nardo de Arbiza-y-Ugarte di Cusco nel 
Perù, già vescovo di Cartagena d'Ame- 
rica. Nel 1758 Francesco Saverio de Lu- 
na Vittoria di Panama, traslato da Pa- 
nama. Nel 1 77B BaldassareGiacooioMar- 
tinez Companon di Cabreda, diocesi di 
Calahorra. Nel 1 788 Giuseppe Andrea de 
Achurradi Panama. Nel 1794 BiagioSo- 
brino-y-Minayod'Urena,diocesidi Fa leu* 
eia, trasferito da s. Giacomo di Cliile. Nel 
1798 Giuseppe Carrion-y- MarfiI di £• 
stcpoua, diocesi di Malaga, giù vescovo di 



TR 

Ciienca d'America. Gregorio XVf per sua 
morte, nel concistoro ótt'^^ìu^UoiBZS 
gli surrogò Tommaso Dieguez y-Floren* 
eia di Truxillo, dottore in teologia e gius 
canonico , arcidiacono delia coltedrale, 
fornito di egregie qualìtii. Cessato di vi- 
'Vere, lo stesso Papa nel concistoro de' 1 9 
gennaio 1 846 dicliiarò vescovo Giuseppe 
IginoMiidalengoitia della diocesi di.Tru* 
xdlo, che col titolo di vescovo d' A nlifeU 
lo inpartìbus^ nella città e diocesi in aiu* 
to del predecessore faceva le sagre oi*di- 
nazioni e celebrava i pontifìcali, e per le 
sue doti idoneo e degno di succedergli. Per 
sua morte, il regnante Fio IX nel conci- 
sloro de'7 marzo 1 853 nominò fattuale 
Teseo vo mg/ Agostino Guglielmo Ciia- 
ruQ di Lima, dottore iu s. teologia e par- 
roco per molli anni, predicatore e confes- 
sore di monache, rettore del collegio di 
s. Carlo, canonico cantore 3/ digni tà del- 
la metropoli di Lima, benemerito della 
religione, prudente, probo e degno del- 
l'episcopato. Ogni nuovo vescovo é tas- 
salo ne'libi'i della camera apostolica in fio- 
rini 33. L'estensione della diocesi èdii 5o 
leitcas, e contiene più di 90 parrocchie. 
TRUXILLO, Turrh Julia, Città ve- 
scovile di Guatimala, nello stato d'Hon- 
duras, capoluogo del diparlimeuto del 
suoluogo,iieirAmerica ineridioiiule,a 67 
lejL;he da Comayagua. Siede sopra uii'e- 
iiiiiieiiza presuola l)aia di Triixiilo, for- 
mata dal mare delle Aiitille, tra'fìumi* 
celli distai e Cavallos. Il porto trovasi 
difeso da tre forti regolari. La bellezza 
del clima, la salubrità deli' aria e delle 
acque, la comodità del suo porlo la re* 
sero in poco tempo assai importante. Fon- 
dala nel 1 5^4 da F. di Las Casas, Paolo 
111 nel 1539 Teresse in sede vescovile, e 
dichiarò sulh-aganea della nietropolitiina 
di s. Domingo, indi la sede fu trasferi- 
ta e riunita a quella di Cornayagua ( P'.), 
chiamata anche Valladolid, eretta nel 
i53i da Clemente VII in sede vescovile, 
e coiiferuiala neliSSQ da Paolo lll,suf- 
fragauea di s, DomiugO|Cpoi di Guuti- 



TUA i53 

mala. Truxillo nel i643 fa attaccata, 
presa e distrutta dagli olandesi, e non fu 
che nel 1789 che incominciossi a ripa- 
rarne il porto. Nel 1 797 l'assaltarono due 
vascelli inglesi,facendole molto male, ma 
non la poterono espugnare. Quivi Cor- 
tes s'imbarcò al suo ritorno dal Messico. 
TUAM (Tiiamen), Città con residen- 
za vescovile d'Irlanda, nella provincia di 
Connacia o Connaught contea, a 7 leghe 
da Galvray, baronia di Downamore. Vi 
si osservano 4 ^i^ principali, diritte, lar- 
ghe e ben fabbricate; una bella piazza 
chiamata il Maglio, residenza de' ricchi; 
altra bella piazza con bell'edifìzio pel mer- 
cato, adorno di pilastri di pietra; rimar- 
chevole è il palazzo arcivescovile d'anti* 
ca e bella architettura , la cattedrale di 
buono stile, il seminario diocesano con 
fabbricali vasti e comodi. Vi sono botte* 
ghe in gran numero e bene assortite; la 
fabbricazione delle tele di cui Tuam for- 
ma Tem porlo, è ne'dintorni considerabi- 
lissima, ed oggetto d* un gran commer- 
cio. Vi si tengono 4 fiere all'anno, e pri« 
ma dell' unione mandava 1 membii al 
parlamento d' Irlanda. Tuuin o Toam, 
Tuamum o Tuvomontium , fu quasi ri* 
dotta in cenere nel 1 144) ^^ abbruciata 
dagl'inglesi nel 1691 colla chiesa catte- 
drale. Al presente è una città di qualche 
considerazione, la cui cattedrale fu con- 
sagrata neh 836, la quale ha il capitolo 
senza rendile. Sono i pii stabilimenti, ol« 
tre il seminario, 5 case de' fratelli delle 
scuole cristiane , altre scuole dirette dai 
frali del 3.° ordine di s. Francesco, due 
monasteri di monache; e nelTarcidiocesi 
sono molle scuole pe'cultolici, molle cap- 
pelle, 5i parrocchie, con allreltanli par- 
roclii e vicari, cioè 1 20 preti circa, gli a- 
gostii)ianiJdoiì)enicarii, e quasi 4'io,ooo 
cattolici. Lii parrocchiii di Kìlinecrie fu 
data alTarcivescovopcr ineu>a, ed al me- 
desimo spella mia parie delle tasse che 
sogliono pagarsi al clero per le dispense 
da' proclami inaliimoniali. Il clero vi^ 
de'pruvcnti parrocchiali, e delle pie oh 



i^ TUA 

ziofii de' fedeli. La sede vescovile, come 
nììve iV Irlanda (F.), fu istituita dall'a- 
])0<«lolo della medesima s. Patrizio nel 
435, avendovi predicato la fede anche s. 
Palladio apostolo di Scozia (V,)y ambe- 
due inviati in toli regni da Papa s. Cele- 
stino I, ed il I .^vescovo di Tuam fu s. Jar- 
la th, verso Tanno 600, secondo Comman - 
^'iWe^Histoire de toiis les Archtveschez 
et Eveschez, Dipoi il Papa Eugenio 11! 
nel concìlio nasionale di Kellsdeli iSi, 
presieduto dal pontificio legato, confer- 
mò i 4 metropolitani nel 1 1 5 1 stabiliti nel 
concilio di Milfort o Mellifonte, fra 'qua- 
li l'arcivescovo di Tuam per la Connacia, 
e diede ad ognuno di essi il pallio^ es^^eu- 
do stato ili.^'nrdvesc.ftvo di Tuam E<la- 
re. Indi Alessandro 1 V nel 1 ^55 lo dichia- 
rò prunaie della sua provincia di Gonna- 
ria: ora però l'arcivescovo d*Armagh è il 
primate di tutta rirlnnda.e per privilegio 
l'arcivescovo di Dublino è primate di sua 
provincia.Di vennero suffraganeediTuain 
le sedi vescovili di Ennghdoc e di Moy 
o Mayo (^.), poi imi te a Tuam; Clo/i' 
firt, a cui fu unita in seguito Kilmnc* 
duéigh ( y,); Kilfenori\vi\\a quale ora tro- 
vasi unita Kilmncdttagh (f); Killala, 
Jcìionry^ Gnlway (^^jj Elpfùn , Ro- 
scommon(r,\ Adcarna e Drumeliumje 
qualrultimeSsedi, secondo CommanviU 
le, furono unite a Elpìiitty e pare che Ro» 
scommon fu soltanto residenza del vesco- 
vo d'Elphin. In sostanza, al presente so- 
tto snlTiagaaei dell'arcivescovo di Tuam 
i vescovi di Clonfertf KUlala, Kilmac' 
dtiagh e Kilfenore, Elpldn^ Achoary^ e 
Galwny, Galway fu eretta in cattedrale 
da Gregorio XVf , e fatta soggetta al gius 
metropolitico dell'arci vescovo di Tuam, 
colla bolla Sedium Episcopalium^ de' 
26 aprile i83f, BidL Rom. cont., ì, 
19, p. IO. Nella provincia di Tuam fu 
tenuto un sinodo approvato da Urbano 
Vili nel 1634 a'6 maggio. Altro sinodo 
provinciale diTuam vi fu tenuto nel 1817^ 
approvato dalla s. congregazione di prò- 
pagaoda^rfe nel i8i5. Clemente XII col 



TUA 

breve Redemploris , et Domini Nostr/\ 
dc'ao aprile 1733, Bull. Pont. s. e. d^ 
prop. fide, Appendix, t a, p. 5^: Inter 
Archiepiscopnm Tuaniensem, etclenun 
popuUunq iteGalvìensem excitatas jani - 
pridem controversias curat componen' 
d4is. Le notizie di Roma registrano i se- 
guenti arcivescovi di Tuam, i quali non 
preconizzandosi in concistoro, ma appro- 
vandosi dal Papa a mezzo della congre- 
gazione di propagandanti^, altre notizie 
non mi è dato riferire. Nel 1787 Boezio 
Egan dell'arci diocesi di Tuam, traslato 
dulia sede d'Achonry. A'io marzo 1799 
Odoardo Dillon giù vescovo di Kilmac- 
duagh e di Kilfenoreo Finibor. A'4 ot- 
tobre i8i3o 1814 Oliviero O'KeUy. 
L'8 agostoi834 l'attuale eccellente ar- 
civescovo mg.^ Giovanni Mac-Hale, tras- 
ferito da Killala,del cui possesso parUi 
nel voi. VI, p. i34- Si legge nel n.^ 34 
del Costituzionale Romano del 1 849fClie 
a' a 3 gennaio e ne' giorni seguenti in 
Tuam, metropoli ecclesiastica della pro- 
vincia di Connacia in Irlanda, fu celebra- 
lo con grande solennità econ tutte le for- 
me prescritte da' sagri canoni un SinO' 
do provinciale. Intervennero al sinodo 
l'arcivescovo della provincia mg.' Mac- 
Hale, tutti i suoi sufTragniiei e molli di- 
gnitari, che per diritto o per consuetu- 
dine prendono parte in tali radunanze. 
Gli atti del sinodo non si fecero di pub- 
blica ragione, dovendosi sottomettere al • 
l'esame della s. Sede. Peraltro i vescovi 
prima di separarsi pubblicarono una lun- 
ga lettera pastorale, nella quale esorta- 
vano i fedeli d'essere costanti e fermi nel- 
la fede, e dì abbondare in opere di mi- 
sericordia, tanto più che viviamo in tem- 
pi ne'quali la religione é travogliata da 
aspre tempeste, e i poveri di Gesù Cristo 
sono esposti alle miserie della cai*estÌH e 
della pestilenza. Passando poi alle cose 
di Roma, i vescovi esposero alle loro greg- 
gie le afflizioni ch'erano toccate al suc- 
cessore di s. Pietro, Pio IX f^'.), esor- 
tando i fedeli ad essere più che mai di- 



TUA 

▼olì e ubbUIienti al supremo loro pasto- 
re, a pregare fervorosamentt per lui, e 
contribuire secooUo i loro mezzi ad a* 
ìularlo nel suo esilio eli Gaeta, al quale 
oggetto fiitaroDO la i /domenica di qua- 
lesi ma per ricevere le collette de'fedeli. 
I vescovi della provincia ecclesiastica di 
TuHin pubblicarono anche un altro do- 
cumento sulla necessità di stabilire una 
università cattolica in Irlanda, per l'istru- 
zione religioso-scientifica, il che meravi- 
gliosamente si effettuò in conseguenza del 
celebre e memorabile concilio nazionale 
tenuto nel i85o in Thurles (T.)^ il i.* 
convocato dal Papa nell' eroica Irlanda 
dopo il secolo XIII, sebbene altri conci- 
ni provinciali furono tenuti neirillustre 
regno, e dopo gl'indirizzi a' cattolici ir- 
landesi degli arcivescovi d'Irlanda, insie- 
me all'odierno di Tuam, e di alcuni ve- 
scovi della medesima. Principalmente si 
trattò nel sinodo di Thurles della eneo- 
miatissima istituzione, contro il fatale in- 
segnamento misto, voluto dal governo e 
riprovato dalla s. Sede, vietando accatto- 
liei di frequentare le scuole della Regina 
di mista istruzione. Arruge che io ripro- 
duca la lettera energica dal zelo dell'ar- 
civescovo di Tuam indirizzata a lord Rus- 
sei, reclamando per l'onore dell' Irlanda 
di partecipare alla sorte dell'Inghilterra, 
e di cui feci già parola nel citato im|)or' 
tante articolo, n 11 modo con cui l'Irlan- 
da ha rifiutato le facoltà incredule del go- 
verno, lo spettacolo consolante e maesto- 
so della sua antica gerarchia nel concilio 
di Thurles, la sua risoluzione ferma ed 
inalterabile di fondare un'università cat- 
tolica malgrado V estrema sua povertà, 
sono questi i delitti che hanno provocato 
la vostra collera, meglio ancora che lo 
stabilimento della gerarchia ecclesiastica 
inglese, a giudicarne dal luogo che que- 
ste questioni occupano nel vostro discor- 
so. L'Irlanda può bene esclamare : niCy 
mcy ndsum quifecij e quindi essa richia- 
ma la sua parte di pericolo e di gloria 
nella persecuziooe che ci minaccia". Nel- 



TDB i55 

r Osservatore Romano del 1 85 1 , p. loo, 
oltre il riportarsi tal brano di lettera, si 
soggiunge. » I segretari del concilio di 
Thurles smentirono ufficialmente 1' as- 
semblea di John Russel, relativa all'ado* 
sione della lettera sinoilale fatta da'Pa- 
dri del concìlio di Thurles. Il i.^ministro 
dichiarava al parlamento, che la lettera 
sinodale era stata votata alla maggioran- 
za d«'im voto. I segretari del concilio di- 
conoche fu adottata aWunanimiià devo* 
//. Questa circostanza d importante, per- 
chè lord Russel rimprovererà agli auto- 
ri della lettera sinodale d'aver eccitato il 
contadino contro il suo signore: questo 
rimprovero non cade solamente sopra 
mg/ Gullen primate d'Irlanda, come in- 
sinua il ministro, ma su tutto l'episcopa- 
to irlandese". Del resto il venerando pre- 
lato Mac-Hale fu uno degli arcivescovi 
die sì' recarono in Roma nel 1 854 P^i* ^^ 
sistere alla definizione dogmatica dell'Im- 
macolata Concezione della B. Vergìne,ed 
alla solenne consagrazione della patriar- 
cale basilica dì s. Paolo, eseguita dal Pa- 
|ia Pio IX, al modo che narrai nel voi. 
LXXIII, p. 4^ e 368. 
. TUBERT. V. Saiht-Tubbet. 

TUBUNA, Thubuna. Sede vescovile 
dell* Africa occidentale, nella provincia 
di Nufflidia, siotto la metropoli di Cirta 
Giulia, poco distante da Tagaste e Ippo- 
na : quivi incontraronsi piìi volte s. Ali- 
pio vescovo di Tagaste col suo maestro 
8. Agostino vescovo d' Ippona, allorché 
disputavano col conte Bonifazio, intorno 
al nuovo genere di vita che dovea que- 
sti abbracciare. Si conoscono 3 de' suoi 
vescovi, cioè Nuroesiano, che trovossi al 
concilio Cartaginese riunito nel 255 da 
s. Cipriano, per determinare se doveansi 
ribattezzar quelli ch'erano stati battez- 
zali dagli eretici; Cussonio, che trovossi 
alla conferenza di Cartagine tenuta nel 
4m; Reparato, fra' vescovi cattolici esi- 
liati da Unuerico re de' vandali nei 4^4* 
Morcelli, /#//•. chr, ì.i. 

TUBUKBLV oTUBURBlTA MAG- 



i56 TDB 

GIOAE, Tulurhita major. Sede vesco- 
vile d' Africa nella provincia Proconso* 
lare, sotto la metropoli di Cartagine.Era 
di questa città quel Servus Tuburbita* 
rute cwilatis majoris generosus et noti» 
lis vir, il di cui martirio é descritto da 
Vittore Vitense. In questa cittàsparsero 
il sangue per la fede di Gesù Cristo al- 
tri martiri, anche prima del nominato, 
come le ss. Perpetua, Felicita, Massima, 
Donatilln e Seconda. Si conoscono i ve- 
scovi Sedato, che fu al concilio di Car- 
tagine del a55; Fausto, che Irovossi a 
quello d'Arles nel 3f4» Cipriano assi- 

siellealla conferenza diCarlaginenel4i i; 
l]enenalo fu esiliato come cattolico da Uu- 
iierico re de' vandali nel 4^4» P^^* essersi 
opposto all'erronee proposizioni de' do* 
nalisti. Morcelli, j4fr, chr, 1. 1 . 

TUBURBlAoTUBURBlTA MINO- 
RE, Tubiirhìta minor. Seti e vescovile 
d'Africa nella provincia Proconiolare,sot- 
to la metropoli di Cartagine. Ebbe a ve* 
scovo Vittore, il quale non potendo tro- 
varsi in persona alla conferenza di Car- 
tagine del 4i i> ne fece sottoscrivere gli 
atti da Vittore II d'Utica. Moixelli, Afr. 
chr, t.i. 

TUBURNICA. Sede vescovile dell'A- 
frica nella provincia Proconsolare, sotto 
la metropoli di Cartagine. Si conoscono 
3 vescovi: Reposto vivea al tempo di s. 
Cipriano; Enea nel 4^ ' sottoscrisse gli 
atti della conferenza di Cartagine; Cre- 
scente o Crescenzio sottoscrisse la let- 
tera che il concilio proconsolare mandò 
nel 646 a Paulo patriarca di Costanti- 
nopoli contro i monotclili. Morcelli, Afr, 
chr, l.i. 

TUCCA. r. Thucca. 

TUCUxMAN. F. Cordova d'America. 
I^on si deve confondere con Ju^atan a 
Meriday due altri vescovati d* America 
nel Yucatao. Anzi siccome prima le No- 
tizie di Roma riportavano i vescovi sot« 
to il vocabolo di Tucuman, e solo nel 
corrente secolo con quello di Cordova, 
conviene che qui registri i vescovi che 



TUO 

nelle medesime sono designati coli. ^vo- 
cabolo, onde evitare equivoci, e perchè 
non apparisca che la sede fosse cessala 
come sembrava; solo fu vacante e prov- 
veduta di pastore nelt8o5 col nome di 
vescovo di Cordova. Nel 1 74 1 Ferdinan- 
do de laSota-y-Arambti, vescovo di Tu- 
cuman Dell'Indie occidentali ossia Ame- 
rica di Spagna, così sono qualificati i se- 
guenti. Nel 174^ Pietro d' A rgnndona dì 
s. Giacomo di Chile. Nel 1762 Emanuele 
Abad Illanadi Valladolid. Nel 1771 Gio. 
Emanuele Moscoso-y-Peraltadi Voquo- 
ga diocesi d' Arequipa, travialo da Tri- 
conio in partibtis. Nel 1778 fr. Giusep- 
pe da s. Alberto carmelitano scalzo di 
Frasno diocesi di Tarragona. Nel 1788 
Angelo Mariano Moscoso d' Arequipa. 
Quindi Tucuman denominatasi Conio* 
wa, a quest'articolo riportai i vescovi suc- 
cessori. Però dal 1 84 1 la diocesi è vacan- 
te. Dice i' ultima proposizione concisto- 
riale del 1 836: Nova Corduba Tucwna^ 
niae ejusdem provinciae civitas in fer^^ 
tili loco, 1 0,000 circitcr continet ha* 
bitatores, in America Meridionali, 

TUDELA (Tudelen), Città con resi* 
denza vescovile della Spagna nella Na var« 
ra, a 1 6 leghe da Saragozza e 6 da Co* 
rella, sulla sponda destra dell'Ebro, che 
yi si varca sopra un bel ponte di pietra 
di 17 archi, attribuito a d. Sancioil Co* 
raggiosOf ma ch'é ben anteriore al regno 
di quel principe, ed al confluente del 
Queylescon questo fiume; all'estremità 
d'una ubertosa vallea. Dell' antiche sue 
mura, oltre alte porte, piti non sì vede 
niente, né dell'antico suo castello, fuor- 
ché la vecchia torre di s. Barbara che si- 
gnoreggia la citta al nord, essendo pure 
Tudela all' est ed all'ovest dominata da 
alture.Le strade sono anguste e tortuose, 
tetre e male insiniciate, tranne nel quar- 
tiere più moderno di las Herrerias / 
quartiere che contiene la piazza destinata 
alla corsa de' lori, regolarmente fabbri- 
cata ne'suoi 4 lati. Vi sono 6 fontane pub- 
bliche|belli passeggiombreggiati luaghes« 



. TUD 

90 il fiume, la cattedrale di stile gotico» 
diverse altre chiese , case religiose , due 
grandi ospedali, un ospisio d'orfanelli, la 
scuola di medicina , la società economi- 
ca del bene pubblico, la scuola latina. Pos* 
siede fabbriche di sapone molle, di grotti 
oggetti di lana, di tegole e di mattoni, e 
di grandi vasi di terra chiamati canta- 
rojy trovando visi pure parecchi torchi da 
olio e un bel molino da grano sul TEbro. 
Il vino del territorio, ch'é il migliore della 
provincia, e l'olio vi formano il precipuo 
commercio; traendo la città pure van- 
taggio grande dal traffico che si fa tra 
Pamplona e Saragozza. Frequentatissime 
sono le due annue fiere, una dal i .° al 2 1 
marzo, e l'altra dal 21 luglio al io ago- 
sto. Patria de' poeti arabi Abu Isaac U 
brahim, ed Abdulal^nt Alhollih; di Be* 
uinmino Ben Joneh di Tudela , celebre 
rabbino e viaggiatore del secolo XIII, il 
cui itinerario, scritto in ebraico, fu im- 
presso per la 1 .'volta nel 1 543; dell'astro- 
nomo F. V.di Tornamira signore di Mo- 
ra; di G. Arbolancha poeta; di P. Agra- 
mont-y-Zaldivar storico; del capitano D. 
J. Berrozpeche, ec. I dintorni sommini- 
strano i migliori frutti e legumi della pro- 
vincia, ma la principale ricchezza ne so- 
no roiivo,di cui ha piantagioni immense, 
e la vile. Antichissima è l'origine di Tu* 
dela, dal poeta Mat*ziale designata sotto 
il nome di Tutela, e sembra che esistes- 
se .lungo tempo prima de' romani. Al- 
cuni autori la considerano come una co- 
lonia fondata da Tubai 1.^ re di Spagna, 
Vi si sono trovate monete ed altre an- 
tichità romane. Il re d'Aragona e di Na- 
varrà Alfonso I, l'ottenne da' mori nel 
1 1 1 5 per un trattato. Giacomo I re d'A- 
ragona quivi ebbe un colloquio con Mar- 
gherita regina di Navarra, per conclude* 
re con essa un trattato offensivo e difen- 
sivo. Verso il i36i la regina Bianca di 
Castiglia, avvelenata da suo marito Pie- 
tro il Crudele, fu deposta nella cattedra- 
le di Tudela. Questa città un tempo fu 
la più bella di tutta la Navarra, dive- 



TOD 1S7 

nuta poi infelice e deforme, al dire del- 
rOrtiz, dopo che per comando del car- 
dinal Ximenes arcivescovo di Toledo e 
governatoredelle Spagne, nel i5ia ne fu- 
rono smantellali i muri, gettata a terra 
la rocca, e obbligata a prestare giuramen* 
to di sommissione a Ferdinando V re di 
Spagna, che avea spoglialo della Navar* 
ra Caterina e Giovanni d'Albret. Leon* 
de, soggiunge l'Ortiz, di Tudela giusta- 
mente potè dirsi: Quanta qualisquef uè* 
rit ipsa ruina docet. Egli ne parla nella 
Descrizione del viaggio di Adriano FI 
dalla Spagna fino a Roma. Imperoc- 
ché, mentre il cardinal Florenzi gover- 
nava le Spagne per l'imperatoreCarlo V, 
in Roma fu eletto Pa pa a'9 gennaio 1 523, 
e ritenendo il proprio nome si chiamò A- 
driano VI. Parlilo da Vittoria, ove di- 
morava, con rOrliz, per recarsi a Roma, 
nel declinar di marzo, da Calahorra ginn- 
se a Tudela, ricevuto con allegrezze e su* 
lennilù come altrove, e andò a fermarsi 
nella casa del decano delia collegiata, il 
quale si segnalò sopra tutti gli altri signo* 
ri in magnifici trattamenti. Pertanto nar- 
ra i'Orliz, che i suoi abitanti, che prima 
aveano conosciuto Tudela bagnata dal- 
ribero o Ebro, bella, illustre e celeber- 
rima,fremevano nel vederla divenuta de- 
forme e non far quella compai'sa al Pa- 
pa ch'etti avrebbero vagheggiato. Con- 
fessa nondimeno che non avea perduta 
la sua naturale bellezza, mentre da una 
parte la facevano brillare i torrenti del- 
l'I bero, e dall'altra le amene campagne 
abbellite di vigne e di alborate molto bea 
colli vate. In Tudela si condusse da Pani- . 
plona , con multi magnali per baciare i 
piedi ad Adriano Vl^ il conte di Miran- 
da viceré di Navarra, con intenzione pe- 
rò di restituirsi alla sua residenza nel gior- 
no medesimo. Due giorni si riposò in Tu- 
lieta il Papa, e indi senza interronipere 
il viaggio giunse alla terra di Mallen, nel 
di seguente in quella di Pedrosa, donde 
itcosi^ì a Sa ivfi^ozzri ove fece soleiuìissimo 
ingresso. Tudela seguendo i destini della 



i58 TUD 

^'avarra di Spagna, vide a due Irglie da 
essa il marescialloBesseriesduca dilVIuiite* 
beUooon to,ooo friincesì riportare ooin- 
piuta vittoria sugli spagnuoli, che in nu- 
mero di 5o,ooo erano comandati dal gcr 
iierale Caslagnos, ai3 novembre i3o8, 
e uel dì seguente entrare nella città. Già 
il Papa Fio VI colla bolla ^d universanìy 
de'a7 matzo 1 788, Bull, Roni, coni, t. 7, 
p. I o5,ad istanza del re diSpagnaCarlo 1 1 1 , 
aveaeretlo in cattedrale l'insigne collegia- 
ta di s. Maria di Tudela, formato il vesco- 
ì^nto e dichiaratolo sulTraganeo della me- 
tropolitana di Burgos. Si dice nella bolla 
essere Tudela insigne e antica, posta in 
aria salubre, in ferace suolo, opulenta e 
abitata da 12,000 anime. Che più volte 
y/i risiederono i re di Na varrà e vi ten- 
nero le assemblee generali. A vere sotto di 
se altri 7 luoghi , con 26,000 abitanti. 
Possedere 8 conventi di religiosi^ ^tno- 
nasteri di monache, 3 parrocchie, la co* 
spicua collegiata di 8. Maria, ampia, ma- 
gnifica ed elegante, a 3 navi oltre la a*o- 
cera ed il coro con 1 00 stalli, fondata da' 
re di Navarra con capitolo composto delle 
dignità del decano, tesoriere , cantore e 
scolastico, di 1 7 canonici comprese le pre- 
bende del teologo e penitenziere, di 3 sul* 
tO'Cantori e di 4^ cappellani. Il decano 
1." dignità godeva le insegne della mitra 
e del bacolo, con gimisdizione quasi e- 
piscopale e /<<//// i/.v , che il Papa tolse nel- 
l'istituzione del vescovo, sottraendo il ter- 
ritorio col c]iiale compose la diocesi, dal 
vescovo di Tarazona, Avea inoltre di- 
Tersi stabilimenti, l'ospedale, l'ospizio pe* 
ti'ovolelli e oifani,e(l il magnifico ospi- 
zio pe' pellegrini. Pio VI nel concistoro 
de' a5 giugno 1784 dichiarò 1.^ vescovo 
di Tudela Francesco Raimondo de La* 
rumbe, di Lumbier diocesi di Pamplo- 
uà; e nel 1797 nominò Simone de Casa- 
biella di Jaea. Pio VII nel concistoro de' 
ao marzo 1819 preconizzò vescovo Hai* 
mondo M.' de Axpeytia Saint, di Tore- 
cilla diocesi di Cai «borra. Dal 1 844 ^^ ^^^' 
cesi essendo priva del suo pastore, il Fa- 



TUO 

pa Pio IX a'9 settembre 1 85 1, pel con- 
cordato concluso con Isabella regina di 
Spagna (F»), uni Tudela alla sede ve- 
scovile di Pamplona (^.), aeque prin- 
cipali ter ^ facendole a mbed uè suffraga nee 
della metropoli di Compostela. Il capi- 
tolo di Tudela lo formò di 16 capitolari 
e din beneficiati, con quanto altro ri- 
portai nel citato articolo. 

TUDESCOoTUDISCO Nicolò, Car- 
dinale. Vedi il voi. IV, p. 164 ei65. 

TCJFICO, Ti^cu/Ti.Città vescovile an- 
tica del Piceno non più esistente, di cui 
scrisse il Col ucci, Antichità Picene t. 2, 
p. 307: Del f antica città di Ttifico. Uo 
tempo appartenne agli umbri, sebbene le 
sue roviueeil sitoove sorgeva ora si ooni- 
prendono nella Marca d'Ancona. Plinio 
seniore tra' popoli antichi dell' Umbria, 
fra'trebiesi e i tiberuati colloca i tufìca- 
ni; e Tolomeo fa menzione della citta di 
Ttfficum, fra quelle degli olumbri, il che 
viene confermato dalle lapidi prodotte e 
illustrate da Colucci. Fra le città di Afa* 
ielica e di Fabriano (^.)) in una pianu- 
ra del territorio d' Albacina, castello di 
Fabriano (nel quale articolo ne parlai), 
lungo le sponde del fiume Giano, ed uà 
miglio dal castello, 2 dalle rovine d'At- 
tidio e 4 da Fabriano, appariscono cbia* 
rissimi indizi d'un'antica città ivi distrut- 
ta, che Colucci crede di Tufico, fissando- 
ne il sito ove si scavarono le lapidi col suo 
nome scolpito; altre essendo quelle di Ca* 
murena fiaminica della dea Ferooia di 
Seltempeda benemerita di Tnfico, ediL. 
Musazio protettore del municipio Tufi- 
canoe d'Attidio e Copra Montana. Si con- 
ferma Colucci nella sua opinione, quanto 
all'ubicazione di Tufico, per avere il p. 
MàUì'oSarìi^DeEpiscopis Eugubin. cap. 
6, § 4» chiamato gì' indizi del territorio 
d' Albacina, raderà non contenmenda. 
Altri a*ederono che Tufico fosse dov'è ora 
la Fratta, tra Tiferno, Gubbio e Peru- 
gia, sulle sponde del Tevere, come il Clu- 
verio ; altri lo collocò nelle vicinanze di 
Boccacontrada : il Colucci ne confuta le 



obbiezioni. Le lapidi concorrono a prò 
Tal e cbefii un muuicipio degli antichi ro* 
mani, e fors'anche colonia. SottomeSii i 
piceui dull'ariui romane nel 4^8 di Ro« 
ma, nel consolato di D. Giuuio e di M. 
Fabio,senibrache i lutjcani restassero per 
qualche tempo in islato di prefettura, e 
quindi i romani donarono loro il privile- 
gio di colonia o di municipio, probabil* 
mente colla corrisposta d'annuo canone 
o tributo. Come tutte le altre colonie e 
inuuicipii deve essersi regolato il gover- 
no politico di Tu fico, essendo la tua l'è* 
pubblica divisa in decurioni e plel)e, ed 
i suoi magistrati di piimo ordine furono 
i duumviri. Protettore e (ftiatuorvìroju- 
ridicufido fu il detto patrono Musazio , 
come rilevasi dalla lapide; da altra tio* 
vata parimenti tra le rovine di TuOcOy 
ricavandosi che lo fu pure L. Tifunio Mar- 
cello: da una 3.' lapide apparisce il lUri- 
gistrato de'duuniviri principale di Tuli- 
cu. Sebbene Colucci non crede che Tu- 
ficufosse una delle primarie città deirUm* 
bria y nondimeno conviene che non le 
mancarono i diritti ch'ebbero tutte le al* 
tre, e quello pure di dare il voto ne'ro- 
mani comizi, essendo i suoi cittadini a* 
scritti alla tribbOfentinao Ufentinn, cos'i 
detta dal fiume Ufens vicino a Terraci- 
na ove esisteva. 1 tufjcani adorarono la 
dea Cerere, come si argomenta da una 
lapide esistente in Cerreto > castello che 
alcuni credono originato da un tempio e- 
retto alla dea da'luficani, lungi da esso 
2 miglia, e per l'analogia del nome di Ce* 
rere con quello di Cerreto, che così sa- 
rebbe stato un pago dell'antico Tutìco. 
Venerarono i tuGcani anche la dea Ve- 
nere,cui eresse un tempio C.Cesio in Tufi- 
cu,proteltore del municipio, e soprinten- 
dente alle pubblicbe vie e ponti dell'Um- 
bria non meno che del Piceno, costituito 
dall'imperatore Antonino, ed al quale i 
propri liberti eressero una lapide per be- 
nefjcii ricevuti; alti^ lapide ceit^brnndo le 
ruriclie militari sostenute du C. Ce!>io, e 
i doni ricevuti pel suo valore. Ebbero gli 



TUF i5q 

antichi tuficaoi i sacerdoti e altri mini* 
stri, destinati al ctdto de'oomioati numi, 
ed alcuni credouoche vi fosse pure la Fla- 
minica sacerdotessa, e che di C. Cesio si 
ha indizio del suo pontificato perpetuo 
municipale di Tufico, mentre L. Musa- 
zio fu ancora pontefice e augure. Quanto 
al cristianesimo introdotto in Tufico, la- 
sciando le questioni del tempo in cui fu 
promulgato nel Piceno e nelle contigue 
città dell' Umbria,' certo è che dopo la con* 
versione di Costantino I, ne venne la pa« 
ceallaChiesa e il notabile incremento del- 
le sedi vescovili, perle città non solo, ma 
eziandio per gli altri luoghi e in sì gran 
numero di vescovi, che fu d'uopo farne 
limitazione in un roncdio. Le città con» 
« icine a Tufico e della sua medesima con* 
dizione, non si dubita che avessero il pt*o- 
prio vescovo, come Matelica , Tadino^ 
Cingoli^ e Settempeda ora s. Severino* 
Non è dunque strano il congetturare che 
r avesse altresì la città di Tufico» come 
lo crede il dotto e citato p. Sarti, dicen* 
ilo. Neqite vero dubium e.t/, quinplures 
Civita tes cathedra olitn episcopali orna^ 
tfie fuerinty quarum nulla nunc mcnio^ 
ria extat, earitm monumentis deper- 
ditis. Ex eo minte ro Tu/icumfuissecen* 
seo^cuJHS raderà non condemnenda ap» 
parent prope Albacinam in agro Fa-' 
brianensi, secns Aesini fluvium^ cu/us 
ego civitatis Episcopuin Jtiissc suffpicor 
s, Venantium Albncinensem pnlroniimy 
cu/US' corpus in principe ecclesia ejus ca- 
stri jacere intelliginius ex hac epigra- 
pile. La di<«tnizione di Tufjcosi ripete dal- 
l' armi del furioso Alarico re de'goti , il 
quale nel recarsi a Uonin nel 4<)3, atter- 
rì) moltecittu f castella che trovò per via, 
col ferro e col fuoco. Non è certo die Tu- 
fico fo<«se dislrnttii in rjiieirepocii, nin cer- 
tamente snrn restata malconcia, e poi ri- 
finita dn altri barbali. Dalla sua cadtita 
e (la (piella di Altidio riconobbe Fabria- 
no il sno ini^randiinento, e riconobbero 
la loro ori<^ine alcuni de'castelli di quel 
«lislretlo, se pure non si vuole rilcneic, 



i6o TUG 

cli'es6Ì lieno nella maggior parte succe- 
duti agli antichi pagi e vici di Tufico, con- 
tro cui il furore de' barbari non poteta 
gran fatto inveire. «Nel riportare quindi il 
Col ucci le Riflessioni storico-topografi.» 
che-georgiche-orittologiclie sopra Pie^ 
rosara castello di Fabriano y del l'oli ve- 
lano p. d. Giorgio Benedetloni, compresa 
nel territorio di Tufìco, si leggono altre 
notizie di quaiche monumento dell' ab- 
battute grandezze tufibane, colle notizie 
della badia di s. Vittore. Il Turchi,.Z>e 
Ecclesiae Camerinensis Pontificibus , 
tratta di 7'<i/7?Cf//7icomechèun tempo Ap- 
partenente alla diocesi di Camerino, dal- 
la quale fu smembrata In parrocchia per 
formare quella di Fabriano , e ragiona 
principalmente di sua distruzione. Que- 
sta avvenuta, gli abitanti che si rifugia- 
rono in Albacina, vi portarono anche il 
corpo di s. Venanzio vescovo, che tutto- 
ra riposa nella chiesa,del quale più volte 
se ne perde la memoria e poi si rinven- 
ne, e per ultimo nel 1823. Ma se questo 
s. Venanzio sia il corpo d'un santo vesco- 
vo africano o di Luni, o martire, ne trat- 
ta il Turchi, come di sue invenzioni. 

. TUGDUALO(s.),vescovo.Ebbea pa- 
tria lu Grai) Bretagna, e passato nell'Ar- 
morico, fondò nella contea di Leone un 
monastero, che fu poi conosciuto sotto il 
nome di Lon-Pabu, ed in appresso fon- 
dò quello di Trecor, che non guari do- 
po fu eretto in vescovato, e prese quin- 
di il nome di Treguier. Di concerto con 
Childeberto re di Parigi, fu eletto circa 
il 532 s. Tugdualo per governarlo. Que- 
sto santo vescovo si tirò addosso col suo 
zelo la persecuzione de'malvagi, e morì il 
3 novembre circa il 553. Sonovi in Fran- 
cia vaiie chiese a lui intitolate; ed è spe- 
cialmente onorato nella Bretagna, a La- 
vai ed a Chartres. I bretoni lo chiamano 
volgarmente s. Pàbut^ che significa Pa- 
pa , titolo che a quel tempo non era e- 
scinsi vo del sommo Pontefice; e i bretoni 
lo dierono a s. Tugdualo, per esprimere 
la Yeoeraziooe ch'essi afeano per la sua 



TUL 

vlrth. La sua festa si celebra il 3o no- 
vembre. 

TUIN, TEVlN,THEVINoTHUIiV. 
Città patriarcale dell'Armenia maggiore, 
antichissima e rinomata, nella provincia 
d' Acalziche, ove più volte risiederono i 
re del Regno d^Armenia^ e vi furono ce- 
lebrati diversi concilii nazionali.Dopoche 
nel 4^1 ^^ celebrato il concilio generale 
di Calcedonia, il quale condannò gli er* 
rori degli Eutichiani e de' Dioscorani^ 
gli armeni nel conciliabolo di Tuin si se* 
pararono dalla chiesa greca, allora orto- 
dossa, e perciò unita alla latina. Non pò* 
tendo più i patriarchi del Patriarcato 
armeno (f^.) dimorare pacificamente in 
Ezniiazin o Eciniiazin {^»)j fin a quel- 
l'epoca sede di essi, la trasferirono nel 
452 in Tuin capitale in quel tempo del 
reame. Nel 552 ilpatriarca Mosé adunò 
in Tuin un concilio, nel quale stabiPi VE- 
ra degli Armeni (F.). 1 patriarchi sci* 
smatici rimasero iu Tuin sino al 9^41 ^^ 
cui In città venne occupata da'turclii. 

TULLE (TM/c/e/i). Città con residen- 
za vescovile di Francia nella Guascogna, 
capoluogo del dipartimento della Corre- 
ze, di circondario e di due cantoni, a 16 
leghe da Limoge8,i4 da Aurillac eio4 
da Parigi, in paese montuoso e pieno di 
precipizi, al confluente della Corrése e 
della Solane, in ottimo cielo e alle radici 
d'un colle. Sede de'tribunali dii.* istan- 
za e di commercio,con conservazione del- 
l'ipoteche, direzione di demani,delle con- 
tribuzioni dirette e indirette, di società 
d'agricoltura. Fabbricata parte sul fian- 
co e parte a pie del monte, parecchie tra 
le sue vie sono addossate a balze e poggi 
scoscesi, il che ne rende l'aspetto alquanto 
ingrato e dilTicile la circolazione. Le case 
in generale vi sono antiche, essendo i prin- 
cipali edifizi il palazzo della prefettura, 
le carceri, la sala pegli spettacoli, la cat- 
tedrale di mista struttura eampla.Dessa è 
sotto l'invocazione dis. Martinodi Toura, 
con battisterio e cura d'anime ammini- 
strata dal canonico arciprete, coadiuvato 



TU L 

dn 3 vicari. 11 copitulo %i compone di 9 
cniioiiici, senza alcuna dignitìi, fra'(|uali 
é il teologo, oltre diveriii canonici ono- 
rari, non che altri preti, ed i pucri de 
choro per l'nHÌKiatura. L'episcopio assai 
ira&toe decente, nun è molto distante dal- 
la cattedrale. Fra le chiese, due sono par- 
rocchiali col s. fonte. Vi sono tre mona- 
steri di religiose, i fratelli delle scuole cri- 
stiane, alcune confraternite, 1* ospedale: 
le Orsoline (/^.) quivi fondarono ne'pri- 
mi del secolo XVII una congregazione, 
che pi'ese il nome di Congregazione ffel» 
r Orsoline di Tulle. A'tii giugno i85i 
r odierno vescovo pose solennemente la 
1/ pietra alle fondamenta del gran se- 
minario, coir assistenza di tutte le au- 
torità della città. Vi é pure un ospizio, 
parte d<;l quale è assegnato pe' pazzi , il 
collegio comunale, già de' gesuiti, con ga- 
binetto di fisica e corso dì geometria e 
meccanica applicata alle arti,la bihliote- 
ca con circa 3ooo volumi, bei bagni, a* 
meno passeggio pubblico ; fabbriche di 
carte da giuoco, di candele, di cappelli, 
di chioderia, di stoffe comuni di lana.d'o- 
lio di noce, di liquori e concie di pelli. Il 
governo vi stabiPi una manifattura d'ar- 
mi da fuoco, eoo varie annesse, tra cui le 
principali sono a Souillac , Laguenne e 
Treignac; ed i suoi prodotti d' armi da 
guerra e di lusso non la cedono in bel- 
lezza ni in bontà alle altre manifattura 
di questo genere, ed ultimamente dava* 
no più diitk,5oo armi all'anno: i ferri 
provengono dalle fucine di la Grénière 
nella Dordogna, gli acciai dall' usina di 
la Derardière, presso s. Etienne; i legni 
di noce per le casse, da'dipartimenli del 
Lot e delUiG)rrèze,ed il carbon fossile dal- 
la ricca miniera di LaPlan pure oellaCor- 
rèze.Questa città situata fra 3 strade mae- 
stre, fii un traffico considerabile in pro- 
dotti delle sue fìibbriche, ed in lana, olio 
di noci,liquori e acqua di noce pregiati, 
tenendo 1 a fiere l'anno, una delle quali 
ne' primi 3 giorni di giugno, e rinoma- 
iissima soprattutto pe'caYalli. Patria del 

VOL. LZXXI. 



TUL i6f 

giureconsulto ed eruditissimo Slefìino Ba- 
luzio, per lui abbiamo tra le sue opeve^Hi- 
sloriae Tulelensis, Parisiisi 7 1 7. Tra gii 
altri illustri, ricordo il diplomatico Mel- 
lon. Tulle o Tulles,rfi^e/^zo TiUella, tal- 
volta dal nome Ialino diToul,7^ri//e/i,7*u/* 
Ittm, con (|uella fu confusa. Sembra che 
questa città debba la sua origine all'an- 
tica abbazia de' benedettini, fondata nel 
VII secolo sotto il nome di s. Martino, 
distrutta da'nornianni nel IX secolo, ri* 
•stabilita nel X e poi eretta in cattedrale. 
Tuttavia parecchi antiquari pretendono 
che Tulle debba il suo incremento alla di- 
struzione d'una citta più antica, che ha 
esistito ad una lega e un 4** da Tulle, al 
casale di Tinlignac, e che Baluzio crede 
l'antica Ratiasttumìi Tolomeo; molto pe* 
so dandoa questa opinionegli avanzi d'un 
grande anfiteatro che vi si vede ancora, 
e le urne, i vasi antichi e teste di marmo 
che vi si sono scoperti. Tulle fu l' anti-» 
ca capitale di quella parte del Limosino 
che esteudesi verso il mezzodì ed ilQuer- 
cy a sinistra del fiume Verzère, e chia- 
mala Basso Limosino. Nel 55o vi fu te- 
nuto un concilio sulla disciplina ecclesia* 
stica, di cui trattano Reg. t. 1 1, Labbé 
t. 5, Arduino t. 2. Nel 1 685 fu presa da* 
gli eretici, e molto ne soffrì. Di sua chiesa 
e de* vescovi ne ragionano e ci dìerono la 
serie, il Cheou, Archiepiscoporum et E- 
piycopomni Gallie : Series J!piscopo^ 
rum Tutellensis Ecclesiae p. 339; e la 
Gallia Christiana 2/ edis. : TutelUnr 
sis Episcopis. La fede erìttiana vi fu prò* 
mulgata da i. Marziale^ uno (V^ft dhea- 
poli di Cristo, Invialo da 
qnitania da s. PiètrO|parlÉtfii 
di que*popoli^ in oMiipriMAk't 
no e di Auttricliviaoo^ tìWlMl 
ad oppidum Tulium am n 
confini del LinoHoo^^ov'M' 
munilitiìmo del prinoipaffit 
dell'imperatore Neroiu*, e A 
mangono memorie ; ' ero 
miracoli , fra* qual i -ìì ii 

principe, a Uberò *. .1011 



i€2 T CJ L 

(i^li'ospitc Ai'tiolfii, per cui losUiftì con- 
Tertirono 4ooo uomini e vennero LmUcz- 
Miti , nello slestK) luogo fundanclosi una 
chiesa, altre erigendosi nelle regioni con- 
vicine a poco a poco die s. Marciale dif- 
fondeva colla sua predicaxione V evange- 
lo. In seguito fu eretta e dolota in Tul* 
le l'abbazia benedettina in onore di s. 
Martino vescovo di Tours, dnl duca d'A- 
quitanÌ8,e beneficata da Ademoro ingle- 
se visconte Scalarum, Vi furono costi- 
tuiti 1 2 monaci con l'abbate, e per la vec- 
chiessa rovinando il monastero e la chie- 
sa, furono riedificati nel 1 1 o3 dal viscon • 
te Bernardo e in tempo dclfabbate Gu- 
glielmo; e vieppiù l'abbazia divenne ce- 
lebre e visitata da'principi, per l'osser- 
Tanta e virtù de'inonaci. Oltre Raul re 
di Francia, furono larghi di possessioni 
e privilegi diversi re delle Spugne, l'ab- 
liate divenendo signore temporale della 
città e suburbii cun mero e misto impe* 
IO, ascendendo le sue rendite annue al- 
meno ad octoginta millium Ubrarum 
turonensìum, I monaci aumentatisi no- 
tabilmente giunsero al numero di i co, e 
molti fiorirono in santità di vita, indot- 
trina e in altre virtù, non che elevati alle 
dignità vescovile e cardinalizia, fra'quali 
il celebre Umberto vescovo suburbicario 
di Selva Candida creato da s. Leone IX, 
ed Ugo Roger creato dal fratello Clemen- 
te VI. Neli3i8 Papa Giovanni XXII e- 
resse In chiesa abbaziale in cattedrale, la 
città in sede vescovile, e per diocesi le as- 
segno le parrocchie di quella di Limoges, 
ma appartenenti all'abbazia. Stabilì al ve- 
scovo per mensa 1 2,000 lire annue,lo tas- 
sòdi 1 4oo fiorini per le bolle, e lu dichia- 
lò suffraga neo della metropoli di Bour- 
get,e lo è tutlora.ll capitolo restò regolare 
sotto un priore claustrale fino al i5i4i 
in cui Leone X Io secolarizzò, forman- 
dosi il nuovo capitolo di 4 dignità edii a 
canonici; il decano era elettivo, e le altre 
ooriche si nominavano dal vescovo. 1 ve- 
scovi di Tidle, successori degli abbati, fu- 
rono insigniti del titolo di visconti di Tul- 



T V L 

Ir.riiovanniXXII nellostessoi3i8frcei.^ 
vescovoArnaldoo Arnoldo ultimo abbate 
dell' ablrazia di s. Martino di Tulles , il 
quale pubblicò varie ordinanze sinodali 
nel 1824 e mori nel 1 334- Suo successo- 
re fu fr. Arnaldo di Clermont fronce* 
scano, che nel 1 336 intervenne al sino* 
do nazionale di Bourges. Verso il i35o 
lo divenne Lorenzo de Bears, che fon- 
dò nella cattedrale una viciirìa chiama- 
ta de Borroe, e dopo la sua morte nel 
i3fìO fu nominato vescovo il suddetto 
cardinal Ugo Roger (/"'.), ma non prese 
possesso. Nel 1 37 1 sedeva il cardinal Gio- 
vanni Fabri (f .) consanguineo di Gre- 
gorio XI; indi il cardinal Bertrando Co- 
uach o Cosnach (T,), |)oi arcivescovo di 
Bonrge>i. Nel 1 38o l^ietro de Cosnac fino 
al 1396; Bertrando Botinando di s. Ger- 
mano presso Pierre Bufljere limonino, siel 
i4i4 '**6^ "^^^ ^^*^ chiesa le decime di s. 
Ilario de Floisfac, per dote d'un anniver» 
sario perpetuo. Nel i4^3 Bertrando di 
Malmonte; nel 1428 (Giovanni de Closis 
o Clnys; nel 1 45 1 Ugo de Albuconio della 
nobile famiglia d'Albusson, poi Feulia- 
de nel L imosino.Nel 1 4^9 Lodovico d' Al- 
buconio della stessa famiglia. Nel 147^ 
Dionisio de Barro o de Bar della casa 
Baugy nel Berry, non ostante l'appella- 
zione de'monaci, per aver elei to a vesco- 
vo F. Geraldo di Mnlmonte cellerario del- 
la chiesa: U\ fatto ancora vescovo di LPa- 
poul.Nel 1 48 1 gli succesfie il nipotedi Ber- 
trando di Malmonte, Gilberto de Cliam* 
bora no abbate di s. Martino de Massaio 
neir arcidiocesi di Bourges , e preposto 
coni mendalariodel prioratodi Navis dio- 
cesi di Tulle e dipendente dalla cattedra- 
le, nella quale fondò una quotidiana mes- 
sa cantata in onore della B. Vergine. Nel 
i5oo da s. Papoul vi fu trasferito Cle- 
mente di Brilhaco, della nobile famiglia 
d' Argy dell'arcidiocesi di Bourges. Nel 
1 5 1 7 Francesco de Levi de'nobili de Yen» 
ladour del Limo.HÌuo,duchi e pari di Fran- 
cia, un antenato del quale, Bernardo de 
Ventadour, eia ctnto abbate benemerito 



TU L 

di Tulle nel I a 3 1 . Nel 1 535 Giacomo A- 
Dteilin, cui cuocesse neli54o Pietro Gi- 
stellone di Limoges dotlissimo, elemosi- 
niere e prefelto della biblioteca del re 
Francesco I, poi neh 545 Iraslato a Ma- 
fon e indi a Orleans. In detto anno Fian- 
oesco Falconi o de Fuiilcondi Montepul- 
ciano nobile fiorentino,giù canonico della 
s. Cappella di Parigi^ ed abbate di s. Gio- 
vanni di Sens e di s. Pietro d'Allivillo dì 
Reims; indi nel 1 55o passò ad Orleans e 
poscia n Macon e Carcassona. Neil 553 
Giovanni de FonKcquesde'baroni di Sur* 
geres; neli56o Lodovico de Genoilbac 
de'visconti di Vailbac, abbate dì s. Ro- 
mano di Boidtaux, intervenne al conci* 
lio di Trento, e morì neh 583 in Bor- 
deaux di cui era divenuto arci vesco%o. Gli 
successe il nipote Flotardo de Genoillinc 
e governò due anni. Antonio de la Tour 
decano di Tulle, sedè i o anni e fu sepolto 
nella chiesa di Rupisamalore. Nel 1599 
Giovanni de Genoilhac^intervenne all'as- 
semblea del clero in Parigi nel 1 6 1 4) ^l>c 
lo deputò legato n tutto il clero della pro- 
vincia inferiore del Limosino. A suo tem* 
pò si fondarono il monastero suburbano 
delle monache scalze di s. Chiara della 
stretta osservanza di «. Prancesco^che prò* 
fessarono nel 1 6 1 3; il monastero di s. Ber- 
nardo de'monaci foglianti cistcrciensi nel 
1 6 1 5, fra'quali prese la cocolla Carlo de 
la Fageixlie teologo della chiesa di Tulle, 
che dispose a favore della cattedrale an- 
nue rendite pel canto delle litanie in ono- 
re della B. Vergine una volta la settima- 
na, e nelle vigilie e feste della medesima; 
il monastero delle monache di s. Orsola 
nel 1618, che nel 1 620 sì costituirono in 
congregazione. Per gli altri vescovi, fino 
ad Andrea Daniele di Deaupoil di Saint- 
Aulaire, nominalo nel 1 702, si può vede* 
i*e la ricordata Gallia Christiana. Nelle 
Notizie di Roma sono registrati i seguen- 
ti.Nel 1 74 1 Francesco deBeaumont d'Au- 
tichamps di Valenza. Nel 1 762 Eni ico 
Giuseppe Claudio de Bnnrcleìllcs di Trai- 
ne diocesi di Saintes. Nel ( 764 Carlo Giù- 



T D N i63 

seppe Mario de BafiielisdeSaint-Sauveur 
di Parinian diocesi d'Orange. Restata va- 
cante la sede nel 1791, hi soppressa da 
Pio VII nel concordalo con Francia mi 
1 80 I . Indi ad istanza del re Luigi X Vili, 
lo slesso Papa la ristiibilì colla lettera 
Conimissa divinitns^ de'a7 luglio 18 17, 
Bull. Rom. ront., t. i4, p* 369, disgiun* 
gendola da Limoges. Poscia col breve In- 
ter Ecclrsiasy de' 27 settembre 18^2, 
Bull, cit. t. i5, p. 572, deputò tempo- 
raneo amministratore della chiesa dì Tul- 
le, mg/ Gio. Paolo Gaston de Pins, cht^ 
nello stesso giorno dichiarò «etcovo di 
Limoges. Finalmente Pio VII concesse u 
Tulle il proprio vescovo nel 18^3, con 
preconizzare nel concistoro de' 10 marzo 
Claudio GiuseppeGiuditta Francesco Sa- 
verio de Sagey, di Ornans diocesi dì Be^ 
sancon, giù vescovo di s. Claude, il quale 
poi rinunziò neli8a4, e fu eletto cano* 
nico di s. Dionisio: nel breve tempo che; 
questo prelato governò la chiesa, le rese 
segnalati servigi. Leone Xli a'21 mano 
1 8^5 (lichiaiò vescovo Agostino de Mai- 
Ihet, del caKlello di Vachers diocesi dìLtf- 
Puy , e già vicario generale del vescovo 
dìLe-Puy. Per sua morte, Gregorio XVI 
nel concistoro de'ai luglio 184^ preco- 
nizzò r attuale vescovo mg.' Gio. Biitli- 
sia Leonardo Berteaud di Limoges, ze- 
lante predicatore, professore di filostilia 
uel seminario Doratense, canonico teolo- 
go della cattedrale di Limoges, encomian- 
dolo nella proposizione concistoriale, pei* 
prudenza,doltrinaebuona morale. Ogni 
nuovo vescovo è tassato ne'libri della ca- 
mera apostolica in fìorini 370. Dioccesis 
in lon^wn et largum prò tendi tur ad leu- 
cns vigintiquinque^ coniprche/tditque to- 
trim provincia ni Aniìiis Corresii, acplu' 
ra loea. 

TU LUJAS. Luogo del Rossii»lione,pro- 
vincia (li Frtinciu, inA (lipuiiiincnto de' 
Pirenei orieiilnli, nelio4i oriclio^^ vi 
fu tenuto un concilio, Conci Unni Tniif- 
scense o Tiiiugiense ^ e vi fu slnhilil.i l(i 
Tregua diDio[ 1 '.). Cdllia dir. \. 6,|). 34- 



i64 TUN 

TONICA, r. ToNici. 

TUNICA INCONSUTILEDIGESU' 
CRISTO. V. Tonaca liicoirsuTiLB. 

TUNICELLA. P\ Toracella o Toni- 
CELLA. Ne'tempi di Digitinole principal* 
loeole ne'leoipi dell'y^ive/itoedella Qua- 
resima, eccettua lo nel i .* la festa dell'Ini* 
niacolata Coocezione e la 3.* Domenica 
detta Gaiidete^t nel 2.° la festa dell'Ao- 
nunziata e la 4** Domenica detta Lae- 
tare, il diacono e il suddiacono io fece 
delle tunicelle vestono le pianete piegato 
dinanzi al petto. 11 Suddiacono ^tvìeg' 
^treV Epistola si leva la Pianeta pie* 
gala, restando col Camice cinto dal Cm* 
golo e il Manipolo; dopo tale lettura e 
dopo aver baciato la mano al celebrante, 
riassume la detta pianeta e la ritiene sem- 
pre. W Diacono prima di prendere il Mes- 
sale per leggere V Evangelo, depone la 
Pianeta piegata e prende lo stolone che 
ritiene sino a dopo la consumazione delle 
specie sacramentali che si fu dal celebran- 
te, e dopo voltato il messale riprende al- 
lora la pianeta piegata. Dunque il sud- 
diacono resta senza la pianeta soltanto per 
l'indicato breve tempo, ed il solo diaco* 
no usa Io stolone, e lo ritiene sopra la Sto- 
la al modo detto. Tutto quonto precisa- 
mente riportai a'Iuoghi loro, e segnata- 
mente ne' voi. Vili, p. 170, 279, 283 , 
IX, p. 94, 95, XIX, p. 3oo, LXX , p. 
67. Oltre a ciò,giammai dissi che il Sud- 
diacono usa la 4$'/o//i, anzi esplicitamente 
e replicata mente dichiarai in que'due ar* 
ticoli, essergli \dL Stola vietata e interdet- 
ta, molto più lo stolone. Or bene, ad on- 
ta di lutto il qui rammentato e ne'ricor- 
dati articoli chiaramente descritto , sic- 
come nelle cose più comuni e più lievi fa • 
cilmenle si erra, ed un fanciullo nel le co- - 
se di fatto é in grado di correggere anco 
uomini provetti e consumati in gravi stu- 
di, anch'io mi esposi a £irmi così am- 
monire, e qui ne fo emenda. Imperocché 
erroneamente e propriamente per com* 
pietà astrazione, e in aperta contraddi- 
zione col riferito più volte^ ho scrittto al- 



TUN 

l'articolo ToHACEiLA. »A\ diacono e il sud* 
diacono assumono la pianeta ripiegata in- 
nanzi al petto. Notai a'suoi luoghi (cioè 
sto in fatto quanto ho qui ricordato) che 
allorquando il suddiacono depone la pia* 
nela per leggere l'Epistola, ii diacono fa 
altrettonto per leggere l'È vangelo,restao- 
dotie ambedue senza sino al Post'Com» 
munto, ma con grandi Stole paonazze a 
traverso del corpo sul camice." Il suddia- 
cono non ha l'uso dello stolone,lo ripeto; e 
depone la pioneta unicamente per l'Epi- 
stola e subilo la riprende. Questo è il pun- 
to della presente rettificazione. 

TUNISI, Ordine equestre. F. Turi- 
si regno. 

TUNISI oTUNESI,ri//iej, Tunelum. 
Regno o Reggenza di Barbarla nell'^- 
frica (^.), trovasi tra' 3i*c 37' 20' di 
latitudine noid, e tra*5^ 4^' e9*diloo* 
giludine est. Confinato e bagnato al nord 
ed all'est dal Mediterraneo, sopra uo'e- 
stensionedi6oo miglia, al sud-est dal re- 
gno di Tripoli, al sud dal Sahara, ed al- 
l' ovest dal governo d' Algeri della pro- 
vincia di Coslantina, e dalle montagne 
chela dividono dal deserto. Eslendesi cir- 
ca 1 60 leghe per lunghezza dal nord al 
sud, 70 leghe nella massima larghezza, 
sotto il 33ino paralello, 25 leghe nella 
larghezza minore sotto il 34"^^, e 9700 
leghe quadrate in superficie. Questo re- 
gno,che in estensione vuoUi grande quan- 
to la penisola d'Ilalia (compreso la par- 
te così detta del grau deserlo, nella qua* 
le però hanno pure dominio le altre pò* 
tenze di Barbaria), forma un' immensa 
pianura, divisa in 3 parti, a un dì presso 
eguali, da due giogaie che si estendono 
dal sud-est al nord-ovest : termina il me- 
desimo al nord col capo Bianco, il più 
settentrionale dell'Africa; il capo Bon, al 
nord-est, sporge in faccia alla Sicilia, e 
trovasi all'estremità di una penisola che 
separa il golfo dì Tunisi, al nord-ovest, 
da quello di Hammamet, al sud-est. 11 
golfo di Cabés o Piccola Sirte, al sud di 
quest* ultimO; è il più considerabile del 



TDN 

paese; il capo Capudìa, al nord, e l'isola 
Zerl)i, ai sud, ne segnano l'ingresso; le 
isole Kerkeni, in questo golfo, dipendo- 
no dal regno di Tunisi. Un numero assai 
grande di scogli e bas^i fondi rendono pe* 
ricoloso l'avvicinarsi alle coste. Innalzasi 
nella parte di mezzo del paese il Grande- 
Atlante, e viene a terminare alla spiag- 
gia del golfo di Cabés; il Piccolo- A tlan* 
te trovasi nel nord, il monte Fissato nel 
sud. Il fiume principale è il Meiljerda,che 
scorre dal sud-ovest al nord-est, nel nord 
del regno, e gettasi nel golfo di Tunisi; 
rUady-Fessa, nel sud-est mette foce nel 
Mediterraneo presso la frontiera del re* 
gno di Tripoli. Nei sud corrono alcuni 
fiumi che perdutisi nell'arene. All'ovest- 
sud-ovest del golfo di Cabès estendesi il 
gran lago Laudeali; nel nord veggonsi i 
laghi di Tunisi e di Diserta che comuni* 
ca no immediatamente col mare. Una par- 
te considerabile delle sorgenti di questo 
paese è salmastra, né è cosa rara di tro* 
Tare spazi estesissimi di teri*eni coperti 
d'una crosta di sale che i calori produs* 
lero facendo svaporare le acque. Godcsi 
in questo paese di bellissimo clima, par* 
ticolarmeiite lunghesso lacosta,e non dif* 
ferisce gran fatta dal clima del resto del- 
la Barbaria; vi gela di rado^e il freddo è 
mediocre nell' inverno; ma i grandi ca* 
lori cominciano in giugno e continuano 
fino in ottobre, ed allorché i venti sodla- 
no nel deserto, dilFondesi talvolta nell'a- 
ria un vapore acceso. Tutta la parte me- 
ridionale di questo regno, non è quasi 
che un'immensa pianura sabbioniccia e 
arida; non guari coltivata che lungo le 
spiaggie del mare, e l'olivo ne forma la 
principale ricchezza. Meno arenosa è la 
parte del nord, p'\\i inacquata e più fer* 
tile, e vi si raccolgono messi abbondanti. 
La ricchezza della raccolta dipende dalla 
quantità di pioggia che cade nel corso 
dell'inverno, ed é tanto ubertoso il suolo, 
che senza mai concimarlo produce le più 
bellissime messi, le buone terre reuden- 
do da i !» a 20 per UDO, e talune sino al So. 



T U N i65 

Il dattero, che somministra a gran parte 
degli arabi del Sahara, vicino all'Atlan- 
te, la principale loro sussistenza, non col- 
tivasi con molto buon successo fuorché 
in questa parte dell'Africa; lungo la co* 
sta non sono i calori abbastanza forti per 
sempre maturarne il frutto. Non havvi 
quasi parte del dattero che non abbia pe< 
gli arabi la sua utilità: f.innocolsuo le- 
gno travi, travicelli, istrumenli rurali,car- 
bone che produce forte calore; mangiasi 
la midolla e le foglie degli alberi giova- 
ni, e da' rami della cima ricavasi un li- 
quore bianco latticinoso; co'suoi filamen- 
ti secchi si fabbricano corde. I fichi del 
Beledel -Djerid, nel regno di Tunisi, sono 
i più stimati di tutta la Darbaria. Quindi 
Tolivo è l'albero più utile, producendo 
ogni anno abbondanti raccolti d'olio, in- 
feriore per qnalitù a quello di Provenza, 
ma di cui si fa un commercio considera- 
bile coll'estero, e molto ne adopera Mar- 
siglia nelle sue manifatture di sapone. Si 
semina il tabacco,di cui se ne fa gran con- 
sumo nel paese, coltivandosi sopra tutto 
il nicotiatia tabactmtjed il nicotiana ru- 
stica^ la quale ultima specie é la più co* 
mone e meglio pregiata. La canna di zuc- 
chero vi riesce bene, ma non sanno an- 
cora perfèttamente cavarne la materia. 
Tutti i frutti de'climi caldi vi prospera- 
no, così gli agrumi, squisiti essendo i me- 
loni. Le viti lungo il mare producono uve 
ottime, principalmente il moscato bian- 
co, (li cui secca vasi ogni anno la massi- 
ma parte per l'esportazione, ed ora se ne 
fa grand'uso per formare il vino che rie- 
sce d'eccellente qualità. Offrono i giardi« 
ni gran varietà di fiori, e le acque artifi- 
ciosamente condotte vi mantengono gra- 
ta verzura. anche ne' forti calori dell'e- 
state, tempo in cui i vecchi mori si re- 
cano a prendervi il fresco. Il regno mi- 
nerale presenta molto meno interesse (k 
regno vegetale; però le montagne del Ti 
nisi racchiudono miniere d'argento, IMI 
e piombo, ed havvi pure una miniera t 
mercurio presso Porto Farina; delle quali 



iGG TUN 

ricchezze non ricavasi quasi nessun par- 
lilo, in sostanza^ le prucluzìonì vegetali 
e«l animali di Tunisi sono presso a poco 
ftiniili n quelle del resto della Durbiiria. 
Di tulli gli 8lali Barbareschi, il regno di 
Tonisi é il più favorevolinenle collocalo 
pel cominercio, noussiiue con l'Europa : 
ei si fu questa situH7Ìone che fornaò il fon- 
damento della potenza e della ricchezza 
drCarlugine.Le periodiche carovane met- 
tono questo pae<e in relazione colla Ni* 
grizia, coir impero di Marocco e coll'E- 
giUo. Tra resportazioni, il governo si è 
riservato il monopoliodel coni memo del- 
le pelli e della cera, diritto che cede an- 
nuiduiente ad ima compagnia d'ebrei o 
dimori; ha pure esso solo il diritto di far 
il trailìco della soda, ed un tempo afllt- 
lava la pesca del tono e del corallo. Que* 
st'ultima si fli singolarmente presso Ri- 
seria e T:d)arca, da biirche napoletane e 
toscane, pagando un tributo' alla Fran- 
cia, |>erchè volgarmente dicesi che tale 
prerogativa essa possiede per essere suc- 
ceduta nelle ragioni della reggenza d'Al- 
geri, a cui spettava, e per quanto vado a 
narrare. Sulla pesca del corallo tanto del- 
le coste d'Algeri che di Tuni>i,di recen- 
te furono pubblicate da Giulio Du vai in* 
tere>santi notizie, che compendiate rife- 
lirò. Da teuipo iuuuemorabile si è fatta 
la pesca dei corallo nelle coste d' Italia, 
di Bona, di Sicilia, di Sardegna, come pu- 
re in quelle dell'Africa; ma da circa 800 
anni si è riconosciuta la superiorità de' 
coralli dell'Africa. Al cominciar del se- 
colo XII, qucKla industria ficeva prospe- 
rare la città di Mersel-Djoun nel Tuni- 
sino. Nel trattato da'pisani concluso nel 
1 167 col signore di Tunisi, il principale 
oggetto fu la cessione del corallo, e per 
tentativo formarono uno stabiluneuto a 
Tabaixa. Verso il 1 3oo si fa menzione del- 
le pesche di Bona; piii tardi la pesca pas- 
sò nelle mani dc'calalaui, che nel 14^9 
pigarono per quest'industria canoni allo 
stato di Tunisi. Nel i4io la pesca delle 
coste di questa reggenza, le quali allora 



TUN 

si prolungavano sino a Bugia, erano af- 
fittate ad un barcellonese. Nel 1 55 1 i gè* 
novesi pescavano a Bona, i banchi, che 
oggidì compariscono vuoti, si scandaglia- 
vano rimpetto Colbah. L'illustre marino 
Andrea Doria non disdegnò d'aver in af- 
fìtto la pesca. Verso lo slesso tempo Car- 
lo V avendo dato a'Lomellino di Geno- 
va l'isola di Tabarea, cedutagli da Soli- 
mano Il pel riscatto del famoso corsaro 
Dragut, vi si trasferì lo stabilimento gè* 
novese, e la pesca ne divenne uno de'prin- 
cipali oggetti. Quando neh 74 1 i tunisi- 
ni la distrussero, s'impiegarono per la pe- 
sca 34 barche e 272 marinari. La Fran- 
cia v'intervenne neli5ji mediante una 
nave marsigliese, condotta da un padro- 
ne corso, si mescolò a'corallari genovesi, 
e non fu probabilmente la sola, perchè 
neh 56 1 si videro i negozianti di Marsi- 
glia Linehes e Didier, in virlU di conven- 
uone colla tribù di Marzoula e d'un pri- 
vilegio di Solimano II,formarein una cala 
del bastione di Francia, a i a leghe da Bo- 
na e 3 da La Calle, un 1 ."stabilimento per 
la pesca del corallo. I due mercanti an- 
darono in rovina per tale intrapresa, e fa 
questo stabilimento la 1 .'traccia della tra- 
dizione francese nell'Africa del nord. Ma 
il corallo delie coste era di gran lunga 
superiore a quello de*mari d'Italia. Un'al- 
tra compagnia francese si presentò e ac- 
crebbe le operazioni della pesca, fondan- 
do successivamente stabilimenti al cupo 
Roux,a Bona, Calle, Djijelly e Bugia. Nel 
1594 il centro delle operazioni fu tras- 
portato a Calle. La pesca del corallo fu 
definitivamente data a'francesi pel trat- 
tato de' 20 maggio i6o4 preparato ad 
Algeri da Savary e Breves, in conseguen- 
za d* un relativo accordo concluso a Co- 
stantinopoli con A murai III. Sotto Lui- 
gi XllI nel 1619 il duca di Guisa go- 
vernatore di Provenza ricomprò la con- 
cessione dandole un nuovo sviluppo per 
mezzo dell'abile agente Sanson Napol- 
lon. Dieci anni dopo il cardinale ili- 
chelieu inviò iu Barbaria vari agenti, e 



TUN 

* 

nel 1640 tentò di fiiiiJare un nuovo sta- 
hilimeiito a Stora. Dopo il trattato con- 
cluso a'7 luglio 1640 da Co»quiel, acuì 
Luigi XIII assicurò il titolo di capitano- 
console, In corrisposta da pagarsi al pa- 
scià d'Algeri fu valutata da 7 in 8000 
scudi. ]Veli694 sotto Luigi XIV fu ac- 
cordata l'annua sovvenzione di 4o,ooo 
lire alla compagnia, che peno anni ac- 
cettò la concessione della pesca per niez- 
xo d'una corrii^posta diio5,ooo lire al* 
l'anno. Sotto Luigi XV nel 17 19 la com- 
pagnia dell'Indie successe alla compagnia 
francese. L'Asia minore e V Indie erano 
allora i principali luoghi per trovare il 
corallo. Alla compagnia dell' Indie suc- 
cesse la società A uriol di Marsiglia, e nel 
1741 la compagnia d'Africa. Per la di- 
struzione dello stabilimento di Tabarca 
fatta da'tunisini, liberala dalla sola con- 
correnza che poteva temere, quella com- 
pagnia die alla pesca del corallo un or- 
ganizzamento regolare e perinanente.La 
pacifica prosperità fu turbata nel 1780, 
per aver ammesso alle pesche corallari 
corsi, e la compagnia provò notevoli per- 
dite. Intanto non tardò la compagnia a 
riprendere il corso di sua fortuna, e fu 
mantenuta quando l'assemblea costituen- 
te sciolse tutte le compagnie. Fu però es- 
sa n<«salita dal decreto de'21 luglio 1791, 
il quale dichiaiò libero il commercio del- 
la Bnrbaria, e le tolse una parte del suo 
privilegio. Fu inoltre allora obbligata ad 
ammettere 56 gondole corse per fare una 
pesca di 55 giorni mediante compensi in 
natura. Il prodotto delle pesche corse fu 
venduto a Livorno. Nel gennaio 1794 la 
compagnia d'Africa fu soppressn.Gli stra- 
nieri furono chiamati a concorrere alla 
pesca del corallo; da 4o gondole della 
compagnia si passò tutto ad un tratto u 
200.1 prodotti sai irono a 1,200,000 fran- 
chi nell'anno 5.°, ed a 2,000,000 nel 6.° 
Allora cominciarono a comparire le co- 
i*alline napoletane. Nel 1798, in conse- 
guenza della guerra con Algeri, gli agen- 
ti francesi furono portali iu ischiaviiìi, le 



TUN 167 

proprietà delle concessioni tolte, l'impre- 
sa fu sospesa : colla pace d'Algeri del di- 
cembre 1801 fu poi ristabilita la pesca 
sotto la direzione di Rai m beri che fissò 
la residenza a Tabarca, ove il diritto fran- 
cese non era contestato, che a La Calle, e 
convocò le popolazioni francesi e italia- 
ne. 1 corsi, i genovesi, i napoletani ri* 
comparvero in gran numero: soli 6 fran- 
cesi presero parte alla pesca, e scora;;- 
giali dal poco successo non tentarono una 
2.' prova. Nel 1806 il bey di G)stantina 
a ifetigazioue dell' Inghilterra, divenuta 
padrona di Malta, ammise la concorren- 
za de'mtdlesi e degli ebrei spagnuoli ne' 
merc4ili, in cui fino allora i soli francesi 
avcano avuto diritto di comprare. Ni'l 
1807 il bey d'Algeri vendè niringhilter- 
ra le concessioni francesi della costa per 
267,500 franchi annui. Questa poten- 
za preoccupala dagli approvigionamenti 
delle guarnigioni di Multa e di Gibilter- 
ra, e più tardi dalla guerra di Spagna, 
lasciò la pesca del corallo a'marinari gre- 
ci, siciliani, sardi e spagnuoli, mediante 
prestazioni stabilite a seconda delle sta- 
gioni d'estate e d'inverno. Questo stalo 
di cose durò IO anni. I marinari d'Italia 
s'impadronirono d'un posto che non fa 
più loro conteso, e le fabbriche di coral- 
lo si stabilirono nelle città di questa re- 
gione e particolarmente a Livorno. La 
convenzione du'26 dicembrei8i7 rimi- 
se la Francia nel possesso della pesca de' 
coralli, e fissò in 60,000 franchi la cor- 
risposta da pagarsi al bey. 11 trattato de' 
24 luglio 1820 la portòu 200,000, il che 
in 5 anni cagionò una perdita di 3oo,ooo 
franchi al governo, il quale avea fatto e- 
seguire a'cuncessionari Tinipresa per suo 
conto. Nel 1822 fu concesso il privile- 
gio a una casa di Marsiglia. 1 corallari 
francesi rimasero di nuovo sottoposti al- 
la prestazione comune destinata all'ac- 
quisto delle rendile pagabili al bey, nta 
fu dato allieM un pieiuio d' i nuora i^tjia- 
uieiilo. Nel I 82G li «governo (lecielò la l(» 
tale soppressione della pesca sui hald Ut 



i68 T u rr 

francesi, e del mantenimento deirnntìco 
diritto ne'baUelli esteri. La pesca nel 1 837 
fu impedita dalla dichiarazione di guerra, 
seguila ben presto dairincendio degli sta- 
bilimenti di La Calle. Fiattuutodal 1 817 
ali83i, alcuni pescatori a vvaitu rosi af- 
frontarono i pericoli dell'oApitalità degli 
indigeni, rifuggiandosi, come portava d 
caso, a Tabarca o in alcuni punti della 
costa di Tunisi. 11 regno di Tunisi ritrae 
da altre regioni quanto abbisogna^ e gli 
americani principalmente vi fanno un 
commercio ragguardevole. Poco operosa 
è io questo pae&e l'industria, tuttavia le 
manifatture di seta, di niaroccbino e di 
panni sono assai floride. Vi si fanno pure 
scialli e coperte con lane indigene, men- 
tre le berrette, le più fine particolarmen- 
te, sono fabbricate colle lane di Spagna. 
Diversamente è stata valutata la popo- 
lazione di questo regno; i calcoli più pio- 
Labili la portano a pi ù di due milioni d'a- 
bitanti, mori, turchi, arabi ed ebrei, i 
mori e gli arabi essendo i più numerosi 
di tutti : tranne i giudei, die 50110 in nu- 
mero di circa 1 4o,ooo, ed i cattolici che 
si fanno ascendere a circa 1 2,ooo,tutti gli 
altri professa no il Maonicttisino ( F,),0 li 
europei vi godono maggior libertà che 
negli altri stati maomettani; ed oli' epo- 
ca della pirateria i tunisini si riguarda- 
vano come i più civilizzati tra'biubare- 
schi. 1 tunisini, come gli altri barbare- 
schi, sono ignoranti, i più abili limitan- 
dosi a saper leggere, seri vere e calcolare, 
ne bramano estendere più innanzi le lo- 
1*0 cognizioni, poiché il calore del clima 
lì porta naturalmente alTindoleiiza e al- 
l'inazione. Sono fatalisti, e soltomeUonsi 
con rassegnazione alte avversila della for- 
tuna ; creduli, avari, gelosi all' eccesso, 
molti si abbandonano al libertinaggio. Le 
donne condannate a schiavitù perpetua, 
escono di rado dalle case, né mai compa- 
riscono in pubblico senz'essere velale, li- 
milaiiilosi unicamenlealle cure domesti- 
che e de'llgli, non estendendosi più oltre 
il circolo del loro potere. Le moresche $0 • 



TUN 

no in generale bellissime, con carnagio- 
ne delicata e animata, occhi pieni d* e- 
spressione, lunghica[>eUi neri inlreccialt; 
la maggior parte tingonsi l'estremila delle 
mani e de' piedi con foglie di Renna pol- 
verizzala, ed annerisconsi pure le soprac* 
ciglia e l'orlo delle palpebre con minie- 
ra di piombo; portano braccialetti e o- 
recchini d'oro e d'argento, e le povere di 
rame. Niente pareggia la loro pulizia, • 
vannodisoveuteal bagno, poi profumaa- 
si d'essenze e a rdonooe'loro appartamen- 
ti legni d'aloe. 11 calore del clima fasi che 
non e raro il veder le donne madri d' 1 1 
anni; allattano da per loro ingli,che bian- 
chi quanto quelli degli eui'0[)ei, imbruni- 
scono per l'ardore del sole a seconda di 
quiiiito visiespongono.Sommainente mi- 
sto è il sangue de' mori per le continue 
parentele che i turchi ed i rinegatì cri- 
stiani di diverge nazioni contraggono colle 
feniinine del paese. Gli uomini sono in ge- 
nerale di coUituzione magra, hanno ca- 
rattere e alterezza nella Gt>ionomia, pochi 
essendo gl'infermi e contralfatti; nel mas- 
simo numero vivendo vita sobria, vivono 
a lungo quanto gli abitanti de'cliini tem- 
perati, di lasciano crescere la barba e 
radonsi il capo; alcuni radonst pure il 
volto, non conservando che i mustacchi; 
ma tulli i grandi hanno la barba lun- 
ga, e allorché .si vogliono degradare vie- 
ne loro tagliata. A' fanciulli si lasciano 
crescere i capelli sino all' età pubere. Il 
popolo superstiziosissimo ha il massi- 
mo rispetto pe' santoni, specie di finta- 
tici e vagabondi che vivono a spese della 
carità pubblica : sono considerati come 
santi e ispirati, perché commettono stra- 
vaganze d'ogni specie; se ne vedono pian- 
tar chiodi nella tota e si menano colpi 
violenli iieuza mostrar dolore; altri cor- 
rono nudi in mez.zo alle strade e pubbli- 
camente vi si abbandonano alla loro lu- 
bricità. 11 regno édivisone'7 distretti che 
prendono dal capoluogo il nome, e sono 
Tunisi che n'é la capitale, e di cui par- 
lerò |roi^El-Mahdia^Susa,K.airouau,Ma- 



TUN 

liomcta, Diserta , e Porto Farina. Il so- 
vrano porla il titolo di Bey o Dey, no- 
me di digoità presso i turchi, ed ai suo 
avvenimeulo al trono riceve l'in vestitu- 
ra dall'imperatore de'tuichi, e il caftan o 
flrnianocol titolo di pascià a 3 code; sono 
questi e olln diritti chela Porta ottomana 
Delia 71rirc/wa(/'.)ha conservato sulla reg- 
genze diXunisi.Noterò sul vocabolo e tito- 
lo princi pesco di^ere di Dey^cUa sì osserva 
ne'oiouumenli locali di Algeri e di Tunisi, 
che nella reggenza il sovronosi chiamava 
Deyyed in quella di Tunisi si appellava 
e tuttora si nomina Bey, Dnl lyoS, die 
cominciò la serie de' bey della regnante 
dinastia, la sovranità della reggenza tu- 
nisina è ereditaria, succedendo o il fra- 
tello o il fìglio a seconda della maggio- 
ranza di età. II principe ereditario porta 
il tìtolo di Bey {lei Cam^^o, onde distin* 
guersi dal sovrano o bey grande. Il prin« 
cipe risiede nell'elegante castello di Bar- 
do, situato in mezzo a una gran pianu- 
ra presso la città tJi Tunisi. Numerosis- 
sima é la corte del bey, egli uAiciali che 
lo circondano sono in generale onesti e 
cortesissimi verso i furastieri. 11 principe 
regna assoluto nel potere, detta e rifor- 
ma le leggi , giudica le bisf»gna de' suoi 
sudditi, li condanna e assolve senza ren* 
der conto della sua condotta; negli alTari 
inipreveduli e delicati consulta il diva- 
no o cou^^iglio di stato, ma è sempre li- 
bero di secondare la propria volontà. La 
milizid componesi di rinegati, di mori e 
di pochi turchi: i riuegati e i mori for- 
mavano la cavalleria, i turchi l' infante- 
lia. Aulicamente ogni soldato era arma- 
to d'una pistola, d'una sciabola, d*uu pu- 
gnale nella cintura, e d' un fucile senza 
baionelta. Parecchi impiegali della guar- 
dia del bey godono di grande conside* 
razione, e pervengono eziandio alle cari- 
che imporlauti del governo, [liferiscuno 
alcuni gcogi'uH, che oltre la forza navale 
e Tarmala di terra valutata 2 5, odo, ol- 
tre la guardia del bey, questi ad un cen- 
no può aioiare 5o,uoo beduini. Sino a- 



TDN 169 

gli ultimi tempi le truppe tunisine erano 
poco disciplinate e ooQ conoscevano la tat- 
tica militare; sebbene valenti marciava- 
no e combattevano quasi senz'ordine, es* 
sendo la loro principale occupazione il le- 
vare l'imposte. Partono ogni anno da Tu« 
nisi due campi volanti, comandati dal bey 
del campo, che in ciò agisce da principe, 
e formati di due o tre mila uomini, e van« 
no a riscuotere dagli arabi le contribu- 
zioni; uno di essi campi parte in luglio e 
agosto e inoltrasi dal lato dell'ovest, ver- 
so la frontiera d^Algeri; l'altro esce in no- 
vembre, percorre tutta la parte meridio- 
nale del regno , varca le montagne del- 
l'Atlante e penetra nell'interno del paese 
e nel deserto, sino n' confini del territo* 
rio di Tripoli. I tributi pagati dagli ara- 
bi consistono in grani, frutti, datteri, o- 
lio, pecore, cavjalli e denaro. Senza tali 
dimostrazioni di forze , le contribuzioni 
ed i tributi non si riscuoterebbero. I va« 
sii dominii particolari del bey gli procu* 
rano pur essi rendite considerubdi; i da- 
zi sulle mercanzie, e altri diritti accre- 
scono le sue entrate. La pirateria sem- 
bra ormai finita, nondimeno alcuni cor- 
sari di Tunisi dicesi che talora furtiva- 
mente fannoqualche preda. Da alcune de* 
cine d'anni ricominciò il mare Mediter* 
raneo ad esser l'anima vivificatrice del- 
l'antico mondo. Distrutto sulle coste set- 
tentrionali d'Africa il trono della barba* 
rie, la quale colle sue piraterie si oppo- 
neva ad un lucroso sviluppo del commer- 
cio, si risolsero anch'esse finalmente, do- 
po lunga resistenza , ad accostarsi piii o 
meno all'incivilimento europeo. La na- 
tura del suolo di qne' paesi, in cui si ili* 
rama il pendio settentrionale dell' AìIaow 
te, non rinserra il carattere spedalaaUi 
cano, ma la così dello Barbarla appi 
tiene evidentemente, e per chma «-^ 
prodotti naliiruli,a quell'insieme di. pi 
che furfuano il bacino dal mare àladtl 
raneo. Quindi ne'teuipi antichi e utl M«» 
dio evo, (|ue'p;iesi spiegarono un altO.§Pi»r 
do di culluru, e cclcbrali^diuie furf 



J70 TUN 

eoloaie fenìcie, greche, romane e arabe. 
1 fi pose piede ab antico la piti florida a- 
gricollura. Quel paese, protetto contro 
\a forza de' venti infocati del deferto, e 
rinfrescato dnlla brezza del mare, ha un 
clima sano, e non è dannoso che agli eu* 
ropei del nord, che sono costretti a fati* 
cosi lavori,o non vogliono adattarsi al si- 
stema di vita del paese. Che si possa qui 
lavorare, è stato dimostrato da tante mi- 
gliaia di schiavi europei,de'quali non tutti 
enmo oiiginari delle aflini terre dell'Eu- 
ropa meridionale, ed é nota la ricchezza 
dc'suoi prodotti naturali. Anticamente, 
come pure nel medio evo, gli europei vi 
dominarono potenteoìente , come le gi- 
gantesche rovine di città greche e roma- 
ne lo provano ancora oggidì. Anche la 
Spagna , nel tempo del suo eroismo , fu 
possente alle falde dell'Atlante. Dacché 
ìttFrancia conquistò il paese d'Algeri, tan- 
to riccamente dotato dalla natura, essa 
imo temè di chiamare il Mediterraneo un 
mare interno, Tunisi posto nell'antico do- 
minio della celeberrima Cartagine, ten- 
de ad una stretta i*ehizione coll'ltalia. La 
penisola, sulla quale è posto, rende il ma- 
re Tirreno, colla penisola d'Italia e le sue 
ìsole, una parte segregota del Mediterra- 
neo. Cartagine e Roma (f,) si odiaro- 
no cos\ mortalmente, perchè ambedue 
andavanoa gara in voler divenire le città 
centrali di tutto il mare Mediterraneo , 
ed a ciò erano ambedue spinte dalla lo* 
ix> posizione naturale. Alcuni desiderano 
che come Algeri fu soggettato al sistema 
di vita europea, per mezzo de' francesi, 
COSI anclieTunisi possa essere posto in una 
sfera di vita più elevata per mezzo della 
vicina Italia; e Tunisi dividerà la sorte 
con Algeri,qualora la dominatrice de'ma- 
ri del nostro secolo non vi pianti il suo 
tridente. Ma chi sarà chiamato , per la 
la natura delle circostanze a portare l'm- 
civilimentodeirodieroo Tripoli [P'.) ver- 
so la diramazione orientale del monte A- 
tlante,esulle vicine costedi Barca, le qua- 
li anticameule erano tanto coltivate , e 



TUN 

delle quali li (a tuttora un cosi forte com- 
mercio con l'interno dell'Africa ? Per In 
via del mare Adriatico Tliluropa centrale 
viene diretta naturalmente verso questi 
ultimi paesi. 

Il regno o reggenza diTunisìcorrispon* 
de a quella parte dell'Africa propria, che 
comprendeva la Zeugitania abitata da 
popoli abilissimi nella chiroronnzia,echia* 
inatr anche zingari e gitani ^ provincia 
che sembra la Proconsolare o provincia 
di Cartagine; e la Bizacena altra provin- 
cia nella parte meridionale di Tunisi. Li- 
vio chiamò i tunisini, Lihyphoenicesj e 
Morcelli il tunesino, Tunetanus, Domi- 
nata la regione dalla possente Cartagine, 
i romani d^lla distruzione di quella Tur* 
midabile rivale sino alla metà del V se« 
colo dell'era corrente, erano rimasti pa- 
«Iroiii di questa contrada, allorché i van- 
dali , conquistata la Spagna, si sparsero 
per tutta l'Africa settentrionale. Il pro- 
de Belisario ne li scacciò; ma nel 690, 
tutta questa parte cadde in potere de'ca- 
liffi arubi maomettani, che la conserva- 
rono per 35o anni, e con essi cominciò 
Ustoria moderna de'tunìsini. Mentre que* 
sii ubbidivano a' calilfi, residenti in tjàì-* 
rouan, Ficus Angusti^ riguardata la ex* 
pitale dell'Africa propria (cioè antica pro- 
vincia dell'Africa, della quale non si può 
assegnare i confini precidi, bensì contenen- 
te lu contrada in discorso), verso il 908 
nel paese vi entrarono oltre un milione 
d' arsi hi Saraceni pel deserto di Barca. 
Narrai in tale articolo e in altri, le loro 
crudeltà e terribili irruzioni ne'dominii 
cristiani, il che mosse Papa littore III 
a riunire un grande esercito da tutte le 
parli d'Italia, massime di pisani e gena* 
vesi, per frenarne il furore con che Cice* 
vano Schiavi immenso numero di cristia- 
ni. La flotta crociata, munita dello sten- 
dardo di s. Pietro e dell'indulgenz^i con 
remissione de'peccali, investì il regno di 
Tunisi e fece varie conquiste principale 
mente nel 1 088, anno in cui fu eletto il 
successore Urbano li. il re infedele fu co* 



T UN 

fiCreUo a rifugiarsi in ima fortezza; fu pre- 
sa Malidia, Tunisi e altre prìnciptiK cit* 
tu, per cui il re maomettano si rese cui 
suo stato tributario alla s. Sede, come re- 
gistrai nel voi. LXIX, p. lyS. Di|)oi nel 
1 i4o Àbdallà, nativo delle montagne dd- 
l'Atlante, I .^ca pò della dinastia degli Al- 
inoliadi, si re^e padrone della Barbarie, 
e Tunisi fu governata da're di questa tri* 
bìi pel corso di piu*ecclii anni. Al decli- 
nar deir impero degli Almoravidi, s'in- 
nalzò ili." grido sedizioso dall'arabo A* 
Ijelchit, nienli*e il califfo Abassida Cairn 
legnava sui muiisiilmani; ma le sue trup- 
pe sconGssero il ribelle e lo spensero, pe- 
I ò rinacque ne' suoi due figli la brama 
d'emanciparsi. Indi combattè contro di 
kii'o il re Josef- Abu-Tecbi fi eu della di- 
nastia degli Almoravidi, e terminarono 
le contese col rilasciargli il dominio del 
regno di Tunisi, a inatto di perpetuo vas- 
sallaggio a' sovrani di Marocco^ i qua- 
li tenevano in Tunisi un loro governa- 
tore, che più volte fu assediato dagli a- 
rubi. Terminata la linea degli Almora- 
vidi, non furono punto luigliorì e docili 
gli Almohadi successori, e Giacomo Al* 
mansor si tolse i regni di Tunisi e di Bu- 
gia. Declinando però la fortuna di quel- 
li gli arabi di Tunisi tumultuarono di 
nuovo, e l'imperatore di Marocco compo- 
se gli alfari con una iinpoiieote spedizio- 
ne navale comandata da Abduledi del- 
la tribadi ì\lazamuda, celebre capitano 
di Siviglia, che vi ristabilì le cose; e con- 
cedendo agii arabi talune pattuite regi- 
lie, venne acclamato sovrano, onde laiiciò 
sul trono pacificamente il figlio Bozacca- 
ria, che si difese ne' torbidi inussulinaiii 
coir innalzamento del castello tunisino. 
Rassodatosi nel poteremo stalo e la corona 
rimasero ereditari nella sua fimiglia per 
più di 4oo anni. Abu*L''erez suo tìglio di- 
visò di estendere a tutta l'Africa propria 
il dominio, che il padre non solo fino a 
Tripoli avea ampliato, ma ben anche in 
gran parte della Lihia e della Nuniiilia, 
]\è mal vi riuscì, poiché lacerati i maroc* 



TUN X71 

chini dalle fazioni, perderono i regni di 
Fez e diTremezen, assumendo egli il glo* 
rioso titolo di re dell' Africa, che limitò 
a're di Tunisi in progresso, e ordinando 
il ceremoniale della sua corte. 11 figlio e 
successore di lui chiamato Hutmen , se* 
guì nella prodezza delle gesta il paterno 
esempio. Ben presto però il re di Fez era* 
si fatto aggiudicare il predominio di tutta 
l'Africa ùaWeAre defileni%\xiO al paesede' 
Negrìyts co'successori di Hutmen duraro- 
no lunga stagione sanguinosissime guerre. 
Chiamansi Are de' fileni le frontiere le 
quali terminarono il cartaginese punico 
dominio dall'opposto lato, in corrispon- 
denza delle Colonne d^ Ercole, da quanto 
vado ad accennare. Sorgeva appena e dila* 
tavasi la famosa Cartagine, quando col 
contrastare il tributo, che alla città d'A- 
frica doveasi pei terreno ceduto nella stia 
edificazione, i limiti fra Cartagine e Ciré* 
ne furono pure subbietti di disputa .Si coni* 
venne, che due giovani partissero ad un 
dato cenno dalle due città, e nel luogo 
ove s'incontrassero, venisse stabilito il con- 
fine. Mossero da Cartagine due fratelli 
FileDÌ,e fu sì celere il passo loro che mol- 
to si avanzarono sul terreno de'cirenei pri« 
ma d'incontrare i nemici, i quali (xsrciò 
irati e come più forti, determinarono di 
seppellir vivi i due fratelli se non aves- 
sero dato indietro. Questi preferirono tal 
barbara morte piuttosto che tradire a- 
gl'interessi della patria; ed i cartaginesi 
per eternare la memoria del fatto eresse- 
ro due altari sui loro sepolcri e sagrifica- 
rono loro come a Dei, e tuttora il luogo 
si nomina le Are de' Fileni, Quanto al- 
le Colonne d'Ercole, Frctum Gàdita" 
nuni o Erculeiini^ è il nome che gli aii- 
ticlìi dieroiio alle due uioiiLagtic Abita e 
Calpe, che fortiiauo lo stretto di Cadice 
e di Gibilterra, Tuna dalla parte d'Eu- 
ropa, ueir Andalusia di ^^/ffJ^^i'ia^ T altra 
dalla pai le dell'Africa nel [)aese di Tau- 
gcr. Queste due monta^^ne furono così 
chiamate, seconda ropinioiic di niolli au- 
tori, perchè essendo alle e ri[)iilc, coin- 



172 TUN 

parivaoo da lunge alla vista di quelli che 
venivano dal grande Oceano , onde eo* 
trare nel Mediterraneo, come due alte co- 
Jonne. Secondo la favola però, Ercole per- 
venuto sino a questo luogo, e credeudo 
non esservi più terra verso l'occidente, vi 
pose due gran colonne con i' iscrizione : 
Non ultra. Il potentissimo imperatore 
Carlo V assunse per impresa le due colon- 
ne col motto: P/a.f Hlù'a,e restò a*sucr^sso- 
riredi Spagna (F'.). Prima di parlare di 
Muley-Hascem, dirò in breve colla Storia 
di Tunisi, che i saraceni dopo aver oc- 
cupato la regione, la posero sotto il go- 
verno d'un viceré, talvolta chiamalo re, 
dandogli il nome e titolo di £mir qssia 
principe de' credenti. Continuò (al forma 
di governo ora in una famiglia ora in uu' 
altra per lo spazio diqua»i 5oo anni, fìa- 
ché per una rivoluzione fu trasferita la 
sovranità agli Almoliadì, die assunsero i 
medesimi onori cbe si davano a'califii a* 
fricaiii : ebbero la loro residenza in Ma- 
rocco, tenendo governatori in Tunisi si- 
no al I a 00. Furono poi cucciati da*Lassi, 
i quali si arrogarono il titolo di re, fa- 
cendo il loro soggiorno io Tunisi, dove 
formarono una corte splendida e nume- 
rosa. Le guorilie del corpo erano compo- 
ste da 1 5oo rinegati, e mantenevano uu' 
armata di 4o,ooo combattenti. 11 loro< 
consiglio componevasi di 3oo persone di- 
stinte per nascita, per probità e per espe- 
rienza. Questo governo fiorì per lo. spa- 
zio di olire 3oo anni, e terminò in Mu- 
ley cbe vanta vasi il 3 5. Ve discendente dai 
Lassi. Nelle accennate guerre de'lunisi ni 
col re di Fez, i re di Tunisi si ressero fì- 
no a Muley-Hascem o Hussnn, discaccia- 
tone dal ffiiiiigeratocorsaroAi'iadeno Bar- 
bai ossa Il (fratello e successore di Bar- 
barossa 1 nella reggenza d'Algeri), gene- 
rate delTarmate navali di Solimano 1 1 im- 
peratore (le'ltirclii, che neli534 s'unpa- 
dionì di Tunisi e del regno, obbligando 
gli abitanti od assoggettarsi all'impero ut- 
tomano; indi consideniiido cbe uon po- 
leva furliUcarsi Tunisi douiiuato iu di* 



TUN 

verse situazioni al lato d'occidente, risol- 
•e d'a umentare le fortificazioni della Go» 
letta, che prima avea una semplice torre 
quadrata situata all'imboccaturn del ca- 
nale. Muley ritiratosi presso gli arabi suoi 
alleati, di colà mandò a implorare la prò* 
tezione dell'imperatore Carlo V, pronaeC« 
tendo di fai*si suo vassallo se lo avesse at* 
sistilo: Commosso l'intraprendente Car- 
lo V dal le disgrazie del re di Tunisi, con- 
siderando che altra volta la Spagna (^''.) 
avea imposto alle potenze di Barbarla e 
occupato la stessa Tunisi, e giubtlaote di 
trovare un'occasione di vendicarsi de'Bar* 
barossa, primieramente fortificò, per ter* 
vii*seii e nella spedizione che meditava,!*!- 
soletta di Tabarca, sulle coste di Barba* 
ria nel regno d'Algerì. Quest'isola sorge 
sul continente nella provincia di Cottan- 
lina, alla foce del Gondil-Barba, ed io ei« 
sa si vedono le rovine di Tabadcara o 
Tabarca (/^.)o Tabat4ira, un teonpo cit- 
tà vescovile ed assai celebre. Donata alla 
nobile famiglia Lomellini di Genova, era 
sotto Iu prolezione della Spagna. Quindi 
Curio V ne' porti di Spagna e d'Italia ra- 
dunò una formidabile spedizione inariC<* 
lima di 4<)o legni, che pose alla vela nel 
giugno i535 con 24*000 fanti di varie 
nazroni e 1 5oo cavalli, sotto il suo cocnan* 
do, che vi si recò personalmente, col fa- 
migerato Andrea Dor'in genovese; e Vir- 
ginio Orsini conte dell'Anguillara capi- 
tuuo (li 1 3 galere pontificie, le quali Pao- 
lo 111, che avea persuaso Carlo V a tale 
spedizione, benedl a Civitavecchia, nella 
cui cattedrale consegnò lo stendardo dis. 
Chiesa col bastone del comando a Virgi- 
nio, al Boria inviando poi lo^^occo e Ber' 
rettone benedetti. iVeparò il Barba rossa 
la più valida difesa, ma i suoi sforzi ooa 
vennero coronati da buon successo. Car- 
lo V sbarcò a Porto-Farina, V antica U- 
tic.a (/^.), il 1 6 giugno, e andando defila- 
to ad assediare \\ forte castello della Go- 
letto, in cui era chiuso il Barbarossa, lo 
superò d'assalto a'a5 luglio, malgrado la 
sua vigorosa resistenza. Presa la ciLlà di 



TUN 

Tunisi capitale del regno, Carlo V vi ri* 
stabiFi Muley-Hassan, ioTeslendolo lìbe- 
ramente del regno. Bensì volle riservar- 
si le mura pel pi*esidio spagnuolo, l'an- 
nuo tributo di 10,000 scudi d'oro, 4 ^* 
valli e I o falconijliberando lottato dal gio- 
go ottomano, con patti molto favorevoli 
olla cristianità e all' impero germanico, 
spezzando le catene di 20,000 schiavi, co- 
me accennai ne' voi. LI, p. 1 24) ^ LX Vili, 
p. 1 22 ed altrove, dicendo pure delle al- 
tre piazze occupate dall'imperatore, co* 
me Bona e Biscrta. MuLdia summentova« 
ta , e chiamata anche Africa, lungo la co- 
sta orientale giacente sopra una specie di 
penisola con solide mura e munita for- 
tezza, avendola occupata ilrinomatocor- 
saro Drago t , la lasciò guernila dal suo 
iiipote con 4oo mussulmani. Ma il pix>- 
de Doria ^ aiutato dal signore di Rai« 
rouan, da d. Luigi Perez di Vargas, fatto 
governatore della Goletta e che peri nel- 
l'impresa, e da'vicerè di Napoli e di Si- 
cilia, con poderosa flotta gli riuscìd'espu- 
gnarln per assalto. Vedendone però dif- 
ficile la conservazione, ottenne da Carlo 
V che fosse demolita con mine, onde ne 
restò colmato il porto chiuso nell'interno 
della città. Vuoisi che Mahdia o Africa 
dasse il nome a tutta l'africana penisola. 
Carlo V commise al marchese di Terra- 
nova la presa dì S usa, già chiamata Sia- 
f'///, Ruspina e Bizacena, importante cit- 
tà marittima con fortificalo castello. Se 
ne voleva ìmpadronire il marchese colla 
flottiglia siciliana, con a bordo le trup- 
pe spagnuole, ed i mori sussidiari forni- 
ti da Muley. Tuttavolta dopo sanguino- 
so assalto e valorosi sforzi, gli convenne 
abbandonarla. Allora il Doria ebbe l'in- 
carico di abbatterla e vi riuscì pienamen- 
te. Ma la flotta ìlalico-ispana fu peiò indi 
sgi-aziata mente dispersa in una notte dal- 
la tempesta, e Carlo V impedito di com- 
piere i suoi disegni sull'Africa, potè aslen- 
to afferrare il suo porto siciliano di Tra» 
pani con poche galere. Giù un altro suo 
predecessore nel reame di Sicilia ver^o il 



TUN 173 

I i2gaveo fatto conquiste nell'Africa, doè 
Ruggiero 1, quando colle sue armi vitto- 
riose a%ea occupato Tripoli e Tunisi, ol- 
tre diversi luoghi della Grecia e l'isola di 
Malta. Il Giustiniani, ///j/or/e^r^/ror- 
dini equestri^ cap. 67, ed altri storici dei 
medesimi, attribuiscono a Carlo V in me- 
moria delle narrate conquiste ristituzio- 
ne òeW ordine militare di Tunisi, sotto 
il quale titolo creò de' cavalieri, a' quali 
assegnò un collare composto di piastre 
d'oro ornate di pietre preziose, le quali e- 
rano alcune pietre focaie mandanti scia- 
lille, per denotare terrore e spavento , 
poiché la pietra non si vince dall' ac- 
ciaio, 0)a getta fuoco se si percuote; dal 
coilare pendeva una &scia colla paro- 
la BarLaria, ed alla fascia era appesa 
una croce di s. Andrea della Borgogna, 
pure con pietre scintillanti, onde l'or- 
dine fu anche detto di Borgogna, Tut- 
tavolta il critico p. Helyot pone quest'or- 
dine tra'supposti, non essendovi certe prò* 
ve di sua istituzione. Di più il Giustinia- 
ni al cap. 7 1 trotta òft* cavalieri del Tu^ 
sino fondali dall'imperiol casa d'Austria, 
per avere i suoi imperatori tante vollede- 
bellato i barbari maomettani, saraceni e 
morì, e piantato nell'Africa lo stendardo 
della Croce, mutandosi da Carlo V alle 
Colonne d'Ertole il motto di Non plus 
ultra y in Plus ultra. Che l'ordine del Tu- 
sino colla regola di s. Basilio fu stabilito 
priticipalmenle nell'Austria e nella Boe- 
mia , ed i cavalieri portavano sopra un 
D)anto rosso la croce lìscia di color ver- 
de, professando voto di castità coniuga- 
le e ubbidienza alla s. romena Chiesa. 
Ho voluto qui far cenno dell'ordine del 
7 usino (f .)j pei che non sì confonda col- 
l'oidinedi 7i////.v/o Tunisino, Il p. Bo- 
naniii nel Cafaio^o tìcgli ordini i{jue* 
stri e rnilifariya \\ 3o riporto la figu- 
ra e descrive: // cavaliere della Croce 
di Borgogna in Tunisi. Paolo 111 do- 
po le vittorie riportate su Tunisi da Car- 
lo V, a congraluìarsene gl'invio perle- 
gali a latcrc i caidinaiiCesariiiiericco- 



174 TUN 

loiTiini,e il dello doiioal Dorìa.IniU nel se- 
guente onuo i536 il Papa al modo de- 
aeri Uo a lllGBESSI SOLBNHI IR RoMA, per lo 

spedizione di Tunisi vi ricevè in foiuia di 
trionfo Callo V. Il Cancellieri, che ne ri- 
produsse la descrizione nella Sloria (lei 
possessi y riporta le analoghe epigrafi po- 
ste sugli orchi trionfali e in altri nionu- 
menti ^ottoi quali cavalcò pomposanieo* 
te riuìperatore, ornati difiguree ÌM>prese 
allusive, col titolo d'Àfricano^d'ì Pirata^ 
rum vindici^ Turciirum eversori^ Quie- 
-tìsf linda tori. Nell'arco trionfale super- 
jiissinio innalzato presso il puiuz^.o di s. 
Marco, con disegno di Antonio Sungallo, 
vi fu dipinto il trionfo su ir Africa e la bat- 
taglia della Goletta, con l'iscrizione: Cu- 
Uiae munitionibus expupialis classe- 
quc occupata ac hostibus tato stagno tru' 
eìdatis atque snbmersis. Altra pillui-ae- 
tpresse l'espugnazione di Tunisi conque- 
•la epigrafe: Tuneto capto turcac poc- 
mque in servi tutem a nostrisad claasem 
attrahuntur. In un altro quadro l'intpe- 
raloreern rappresentato co'20,000 .Nchia* 
. vi liberati, che seco condusse in Sicilia e 
•fi>rnì il necessario per ripatriare, con l'i- 
scrizione: Christiane a miserabili servi - 
fitte in liberta lem restituii victoriam 
Cacsari gratulantur. In altro quadro 
l'incoronazione fatta da Carlo V del re 
di Tunisi, nel ripristinarlo sul trono, con 
l'epigrafe: Muleasses insigni Victoria re- 
sti tu sa Caesare corona tur. Di aiti i si- 
mili dipinti e iscrizioni si può vedere il 
Cancellieri. Abbiamo dairAlfarono, De- 
scrizione mss. della Basilica Taticana, 
^Sopra la porti! Rommia (della bosilica) 
ve sono 8 bandiere, et una serratura con 
catenacci diCarloV imperatore, della vit- 
toria avuta d'Africa in reverenlia,gralia, 
et honore de Dio, et de s. Pietro suo vi- 
cario... et in quelito tempo forno levate le 
bandiere d'Africa, e il catenaccio e serra- 
tura, che sta vano sopra la porta in segno 
della vittoria". Poscia la tterralura e il 
catenaccio della soggiogata citta di Tu- 
uisi, donati da Carlo Y a s. i'ielro, coinè 



TU N 

rilevai nel voi. XII, p. 283, furono por- 
tali sopra l'arco della demolita sagrestia, 
da cui si trasferirono sulla porta dell'ar* 
chi vio delia nuova con l'antica iscrbione: 
Carolus V imp, Tuneto expugnato ve» 
cteni et seram liane b. Petro ob insignem 
victoriam transmisi t. Alcune cose donò 
pure a Trapani tolte da Tunisi. Abbia« 
nio l'opuscolo: Gli successi della presa 
della Goletta e de* progressi delio eser- 
cito et armata Cesarea insino alliic^ di 
/u/oi 535. Ritiratosi Carlo V. dall'Africa, 
il Barba rossa tornò a dare i suoi feroci 
guasti sulla costa tunisina, e mentre Mu* 
ley-Hassan eravi recato a Mapoli da Car« 
lo V per indurlo a nuove imprese, il suo 
figlio Muley-Hamida, fatto correre il gri- 
do della fuga del genitore per l'ogf^elf» 
di abbracciare la religione cattolica, lo fe- 
ce detmnizzare usurpandogli la ooromi. 
L' imperatore concesse al padre un S(»c- 
coi*so di aooo italiani per reprimere la 
ribellione, ma questi miseri perirono lut- 
ti col ferro mussulmano, e Muley-Has- 
san rimasto fra'prigioni gli fu tolta ìb vi- 
sta. Al suo fratello Abdulmalie rtoscì eli 
sorpi-endere la fortezza di Tunisi, e do- 
po aver lil>erato Muley-Hassan, e schian- 
tati gli occhi a Snyd« primogenito del ni- 
pote Humida,regnò egli persoli 36 giorni, 
eMaonietto suo figlio per 4 mesi.l n capoa* 
quali Haniidn ricuperò il trono fra I e stra« 
gi e le devastazioni,e vi sedette pacifico si- 
no al 1570. In quel l'anno,o secondo altri 
nel 1 574, Aluch Ali o Ulachiali governa- 
tore d' A Igeri, prese possesso di Tunisi per 
sorpresa in nome del gran signore Sclim 
II. Così terminò il vassallaggio eli Tuni- 
si alla Spagna, a cui l'avea fatta tributu- 
ria Muley, sotto il re di Spagna Filippo 
II. Arse poscia la guerra anche fra l'ai- 
tio imperatore ottomano Amurat III, e 
il re di Spagna Filippo II figlio di Carlo 
V, il cui naturale d. Giovanni d'Austria 
cornandole forre spagnuole, in continua- 
zione di quella cben'cristiani produsse la 
strepitosa vittoriani^valedi/!r(y;^//«/o Que- 
sto prode esscudo iu disaccordo con Mar« 



TU N 

e* Antonio Colonna generale delle galere 
ponti(ìcie,e couJacopoFoscanno generale 
delle venete, quantunque la fiotta cristia- 
na fosse gagliarda di 1 4o galere,33 oavi,6 
galeazze e 3o altri legni minori, il detto 
generale turcbesco Ulacl)iali,uoino dtso- 
praflìna accortezza, benché colla sua po- 
derosa flotta mostrasse sempre voglia 
d' azzuffiirsìy pure fugg^ ogni incontro e 
sì artificiosamente andò trattenendo icri« 
stiuni, che loro lece perdere il resto della 
campagna, favorendo i turchi anche la 
poca armonia tra il Colonna e il Fo^ca- 
rino, cose tutte che sommamente afflisse- 
ro Papa Gregorio X IH. Ad onta che i ve- 
neziani sottoscrissero un trattato pertico* 
lare di pace col sultano, nondimeno il Pa- 
pa e il re di Spagna continuarono a guer- 
reggiare. Gli spagnuoli possedevano an- 
cora la fortezza di Goletta presso Tnnì* 
si, e d. Giovanni d'Austria vi lì accostò 
colla flotta di Sicilia , ed occupò senza 
combattere Tunisi e Biserta , abbando- 
nate dalla maggior parte degli abitanti: 
colle galere spagnuole eranvi le pontifl- 
cie sotto il comando di Pros|)ero Colon- 
na. Dipoi la flotta del gran signore, »em- 
pre capitanata dall'ammiraglio Ulachialii 
e l'armata di terra guidata da Sinan pa- 
scisi, riu«cì a far cambiare le sorli, e pian- 
tò stabilmente la mezzaluna su' bastioni 
della metropoli Tunisi, facendo macello 
di tutti i cristiani che gli si fecero incon- 
tro, tranne i4 prescelti a figurare come 
trofei in Costantinopoli. Così lini il regno 
diTuiiÌM,chedopoAl>u Ferez avea durato 
370 anni, sottra ti osi dalla dipendenza de- 
gl'imperatori di Marocco, ed i turchi defi- 
nilivanienle lo riunirono alla Turchia e 
impero ottomano.Sioan pascià delia fami* 
glia Cigalli genovese, fondò allora la reg- 
genza di Tunisi, ponendola sotto il vas- 
sallaggio del gran signore. Vi stabilì una 
milizia permanente di 5ooo turchi, divi* 
si iu tanti oldak o compagnie di 2^ uo* 
mini, dalle quali fra'più antichi e bene- 
meriti soldati scieglievansi i comandanti, 
e tra essi poi si nominavano i consiglieri 



TUN i^r^ 

del divano, e da questi consiglieri si truc- 
vano gli agà o governatori militari de'di- 
stretti. CoM per via della milizia si ascen- 
deva a'primi onori. Durante i primi an- 
ni il gran signore mandava a Tunisi un 
pascià per governare la reggenza, e lo rap- 
presentava eziandio nelle solenni adunan* 
ze. La caricii di bey o gran tesoriere si 
poneva all'incanto in ogni 6 mesi, ne po- 
teva ritenerM per più ó* un anno. Il 3. 
pascià nominato da Sinan per suo suc- 
cessore, dopo due anni fu spogliato del 
potere esecutivo, lasciandogh la sola no- 
minale rappresentan7a del gran signore, 
e gli agà governarono per altri 16 anni 
alla testa del divano, finche la milizia si 
sollevò contro i bonluk-liascì, massacran- 
done la maggior parte, e Kalir venne pro- 
clamato sovrano col titolo di bey, ad e- 
seuipio d'Algeri, ed ebbe anche quello di 
califTo. Continue rivoluzioni e scene san- 
guinose hanno dopo quell'epoca balzato 
dal soglio e innalzato i bi^y, vani tornan- 
do gli sforzi fatti a più riprese dal popo- 
lo per iscuotere il giogo olignrchico mi- 
litare; poiché ringiu8tiziee vessazioni dei 
governatori, aveano determinato la mi- 
lizia a scegliersi da se i ^uoi ftignori. Ec- 
co la serie de'bey di Tunisi dclU regnan- 
te dinastia. Nel 1705 Ha^sen figlio d'un 
cristiano rinegato. ^eli735 Aly pascià, 
che nel 1741 prese la suddetta i»ola di 
Tabarca, ilella famiglia Lomellini geno- 
vese, e condusse Tunisi 84^ ta bai chi- 
ni schiavi.Neli753a'a4"pii^c* mori tu- 
nisini ribcllatiiii contro il bey Aly |)ascià, 
saccheggiarono la città per 3 giorni, mas- 
sime depredando i crÌ!»tiani,la chiesa e sue 
suppellettili, l'ospizio e le memorie dcl- 
l'aixhivio de'cappuccini. IUi^< re- 

ciso Aly dagli algerini^ tiMl 
tronizzarono bey MobadMI 
gli successe Aly bey, ndi^i 
Hamuda, nel 1 8 1 4 OtboM 
to nel medesimo anoOj ìd 
surrogaloMabmud.Nell8i;i 
banda di tunisini pirati tb«rcr- 
di 8. Antioco pi'essolt Sari 



176 TUN 

tate in Ischia vìtb un centinaio dì persona, 
mosse nnalroenteringhilleiTfi a freHai*e 
le piraterie neh 8 16 di Tunisi, Trìpoli e 
Algeri, e mediante la flotta comandata 
da lord Exmoulh, costrinse i 3 bey del- 
le reggenze di Barhariaa parziali conven- 
zioni, sin per la Iil>erlà di traffico con) iner* 
ciale, elle per Tabolitione della sclìiavitii 
ne'cristiani, mediante i trattati che ripor- 
tai a Schiavo. Nel 1 824 diventò bey Hus- 
sin padre del bey di recente defunto. Leg- 
go negli Annali (T Italia del eh. Coppi, 
che nel i83o alcuni sudditi sardi erano 
da qualche tempo creditori della rrggen- 
zadi Tunisi, e non potevano in alcun mo- 
do ottenere d' essere soddisfatti. Implo- 
rarono rìiuilmente la protezione del pro- 
prio governo, ed il re Carlo Felice spe- 
di avunti Tunisi il contrammiraglio Ca- 
slelvecchio con 3 fregate e alcuni basti- 
menti leggeri, e con tal mezzo, ch'è Tu- 
nico potente co'barbari, furono questi in* 
dotti a pagare quanto doveano. 

Mentre l'Italia era in pericolo di nno- 
Te agitazioni politiche , ebbe il lieneficio 
d'essere stabilmente libera dalle correrie 
de' barbareschi africani. La Francia da 
vari anni avea questioni con Husseyn pa« 
scili edey d'Algeri, provenienti da un pos- 
sedimento che avea su quella costa, e dal* 
la liquidazione di certi conti derivanti da 
provigioni somministrate all'esercito d'I- 
talia nel 1 799. Fra tali discussioni quei 
barbareschi insultarono talvolta la ban- 
diera francese e la pontificia dalla Fran- 
cia protetta, e il dey avea nel 1827 in- 
sullato pubblicamente il console di Fran- 
cia colà residente, percuotendolo con un 
ventaglio. Allora il re Carlo X cominoiò 
a spedire una squadra e bloccare Algeri, 
e nulla a vendo con cìòottenuto, finalmen- 
te neli83o stabiPi dì mandar un eserci- 
to per vendicare la dignità di sua corona, 
e liberare r£uro|)a dal flagello de'pira- 
ti barbareschi. Alla metà di giugno il vi- 
ce-ammiraglio Duperré sbarcò presso Ah 
gerì 37,5oo uomini comandati dal ge- 
neral BottroiOD tini Distro della guerra, il 



TUN 

dey difese la sua capitale come sep|>e e 
potè; ma in fine a'5 luglio dovè cederla 
per capitolazidne , ottenne di potersi ri- 
tirare colla sua famiglia e le sue proprie- 
tà personali dove gli fosse piaciuto, e re- 
cossi a Napoli. I francesi trovarono ool di 
lui tesoro 48 milioni di franchi, quanti 
presso a poco ne avea costati la spedizio- 
ne. 11 comandante francese in Algeri spe- 
dì quindi una squadra a Tunisi e indus- 
se il bey Hussin a sottoscrivere agli 8 a- 
gosto una convenzione nella quale fu sta- 
bilito.*» Rinunziare questi interamente e 
per sempre, per se e suoi successori, al di- 
ritto d'autorizzare il coi*se^gia mento in 
tempo di guerra contro i bastimenti del- 
le potenze, che stimassero conveniente di 
rinunziare all'esercizio dell'istèsso diritto 
verso i bastimenti di commercio tunisini. 
Abolire per sempre ne'suoi stati la schia- 
vitù de'cristiani. Qualunque bastimento 
che urtasse sulle coste della reggenza ri- 
cevesse per quanto era possibile l'assisteo- 
za , i soccorsi e le vettovaglie di cui po- 
tesse abbisognare. Il bey prendesse le mi- 
sure pili prontee piìi severe per assicura- 
i*e la salvezza degli uomini e delle oosee- 
sistenti sul medcMmo. Le potenze stranie- 
re poter stabilire consoli e agenti oom- 
merciali su tutti i punti della reggenza, 
senza dover fare per quest'oggetto alcun 
i*egalo air autorità legali locali. Tutti i 
tributi , regali e doni di qualunque na- 
tura, che i governi o i loro agenti pagava- 
no alla reggenza di Tunisi per qualunque 
titolo,circostanza o nome,e p ri nei pai men- 
te in occasione di concludersi un tratta- 
to o nello stabilirsi un agente cousolarc^ 
essere oboliti, uè potersi esigere o stabi- 
lire per l'avvenire. I sudditi stranieri po- 
ter trafficare liberamente co' sudditi tu- 
nisini, pagando i diritti stabiliti". Simile 
convenzione 1' 1 1 agosto fu stabilita ool 
bey di Tripoli. Fu l'ammiraglio france- 
se Rosamel, che dopo la conquista d'Al- 
geri colla sua squadra percorse le diver- 
se reggenze barbaresche, notificando ai 
capi di esse che la Francia vittoriosa to- 



TUN 

leva quindi che il suo nome e la religio- 
ne di Geiìì Cristo fossero in quelle ino* 
spilnli parti rispettali. Qunnto ali* aver 
la Francia imposto a'bey di Tunisi e di 
Tiipoli f di non far esercitare il corseg- 
giamento in tempo di guerra contro iba- 
slinienti delle potenze, che dal loro can- 
to rinunziassero allo stesso diritto ver- 
so i navigli barbareschi, indi nel i83i 
Ferdinando II re delle due Sicilie, volen* 
do profittare de' vantaggi che tal impe- 
gno assicurerebbe alla navigazione mer- 
cantile, per mezzo del governo francese 
partecipò alle due reggenze, chedu par* 
te sua rinunzìnva formalmente al divisa- 
to diritto di corso verso le medesime. Per* 
ciò i due bey si obbligarono a una per- 
fetta reciprocanza. Ciò non pertanto Fer- 
diuaudo li ebbe tosto motivi di lagnan- 
ze contro il bey di Tunisi Hussin,ed al- 
tre ne avea il re di Sardegna Carlo Al- 
berto. Imperocché contro i trattati vigen- 
ti esso avea fatto castigare con battiture 
alcuni napoletani. Il governatore di Por- 
to-Farina avea usato mali trattamenti ad 
un bastimento genovese, e infine lo avea 
anche sequestralo. I consoli rispettivi a- 
veano chiesto varie volte soddisfazione di 
tali insulti, ma sempre inutilmente. An- 
zi una volta il bey rispose in modo in- 
sultante alla dignità del re Ferdinando 
11. Allora i due sovrani conobbero non 
esservi altro mezzo che d'appigliarsi al- 
l'armi. Incominciarono quindi dal sotto- 
scrivere a' a8 marzo i833 una conven- 
zione, nella quale in sostanza stabilirono 
che:» Per un effetto degli stretti vincoli del 
sangue che univano le due auguste cor- 
ti, e dell' antica amicizia e perfetta cor* 
rispondenza che regnavano fì'a loro, già 
assai prima d'allora aveano pensato alla 
convenienza di unirsi con un apposito 
convegno per difendere i rispettivi loro 
sudditi dalle avarie e dagl'iugiusti e inu- 
mani trattamenti, coi andavano di lauto 
in tanto soggetti nelle contrade d'Africa, 
e fare a un tempo rispettare la loro bao* 
diera, la rappresentanza de' loro regi m^^ 

VCL. LXXXI. 



TUN 17-7 

'genti, ed i diritti della loro corona dalle 
reg^nze Barbaresche. Trovandosi allo- 
ra ambedue le potenze nella circostanza 
di dover vendicare de' torti che aveuno 
rispettivamente ricevuti dalla reggenza 
di Tunisi, aveano perciò determinato di 
addivenire fra loro ad un'apposita con-^ 
venzione hI suddetto fine diretta. Stabi- 
lirono pertanto che vi fosse d'allora in- 
nanzi unione pei fella tra loro , nel caso 
di rottura d' una delle parti contraenti 
con una o tolte le potenze Barburesclie. 
In tal caso i sovrani unirebbero, ove oc- 
concise, la forza loro armata di mare u 
anche di terra,ove d'uopo, per far rispet- 
tare i diritli della rispettiva loro coroiia 
e de' loro sudditi, la regia bandiera e il 
commercio dalle reggenze suddette e da 
ognuna di essc. La convenzione rimanes- 
se in vigore per lo spazio di 5 anui, es'in- 
tcndesse rinnovata di pieno diritto di 
quinquennio in quinquennio,meno vi pre- 
cedesse 6 mesi prima della scadenza del 
quinquennio il dilfidamento d'una delle 
due parti contraenti che ne desiderasse lo 
sciogliuienlo '. In forza di questa conven- 
zione, il re di Sardegna spedì alla rada 
di Tunisi una squadra composta di 4 fre- 
gate, una corvetta, un brick ed uno scun* 
ner, e ne die il comando al contrammi- 
raglio Viry. Ferdinando 11 vi unì una fre- 
ga ta,duecorvette,una goletta e due brick. 
Ledue squadre presentaronsi avanti Tu- 
nisi sul principio di maggio 1 833, e ipiin* 
di s|)edirono i due commissari Montiglio 
piemontese e Marino Caracciolo napole- 
tano, ad intimare al bey di dare entro un 
prefisso termine In chiesta soddisfazione* 
All'aspetto della forza il bey liussin ce- 
dette. Promise solennemente d'indenniz* 
care il padrone del bastimento genovese 
. pel daooo sofferto, e di castigare aefera- 
mente coloro che lo aveano iii^nUnto. Di* 
chiaro enere stato un equi * iclli- 

geoia le ingiurie che gli " 
a vere profieri I o coni ro i 1 1 
le due Sìci I ie, anzi avrebl t 
ÌMy : l'iic a Napoli pei 



178 TUN 

d(il)bio che poteste riuianere noirnnimo 
di Ferdinando 11 tul senso delle sue paro- 
le. Promise infìne, che qualora avvenis- 
se che i napoletani e siciliani applicali ai 
suoi servigi cadessero in colpa grave , li 
farebbe consegnare in mano al proprio 
console, per essere puniti culle leggi del 
loro sovrano. Ottenuto così rinlenlo col- 
le sole minacce, le squadre tornarono al- 
le loro sta2Ìoni. Il bey di Tunisi mandò 
poi di filiti un individuo a Napoli, il qua- 
le in nome del. suo padrone espresse al 
re, in udienza solenne a'13 luglio, senti- 
nienlidi leale e costante amicizia, la qua- 
le egli non avea mai inteso d' alterare. 
Ferdinando II rispedì poi a Tunisi M«1- 
rino Caracciolo, il quale a' 17 novembre 
concluse col bey un traila lo, per esten- 
dere le relazioni commerciali, vigenti tra 
ì loro rispellivi territorii e popoli, Ossan- 
do d'accordo in una chiara e positiva ma- 
niera i palli da osservarsi da ciascuna 
parte. Nel dì seguente si sotloscri«ise una 
convenzione, nella quale si stabilì che: 
m1 sudditi del re, i quali servivano il pa- 
scià bey particolarmente ed i suoi suddi- 
ti, fossero sotto la di lui giurisdizione nel 
solo caso correzionale di poco rilievo. In- 
colpali però di grave mancanza, dovesse- 
ro congedarsi dal servigio del bey e dei 
suoi dipendenti, e tradotti nel regio con- 
solalo generale per essere puniti colle leg- 
gi del proprio re". Nel 1 835 divenne bey 
di Tunisi Muslafà, padre dellatluale che 
da poco regna, e fratello del defunto pre- 
decessoreHussin. Morto nel 1 887 Musta- 
(u, gli successe il nipote Ahmed pascià fi- 
glio dell'altro bey Hussin, che si rese ce- 
lebre pel suo governo, e distinto benefal- 
tore delle missioni apostoliche, come me- 
glio poi dirò. Trovo nel Memorandum 
storico-polìtico ^ del eh. conte Solnro del- 
la Margarita, ministro e 1. Segretario di 
stato di Carlo Alberto re di Sardegna, 
descritta la vertenza tra quella corte e il 
bey di Tunisi Alimed, onde ne fniò cen- 
no. Sebbene quel principe mussulmano, 
che avea per suo ministro il cav. Giusep* 



TUN 

peli affo genovese, oriundo di Chiavari e 
nativo di Tunisi, non seguisse le tracce 
de'barbari che nelle reggenze deirAfrica 
odiando il nome cristiano, accoppiavano 
agli atti di tirannide verso i sudditi del- 
l'altre potenze la piti nera malafede, pu- 
re di quando in quando il fiero cnratte* 
rede'seguncidi il/r70/72e//o traspariva mal 
adombralo dalle forme europee che si fii* 
cevano studio d'imitare. Venne in capo 
al bey Ahmed di fare il monopolio del 
grano, e contro la lettera de'trattati, sen- 
za prevenirne i commercianti, ne proibì 
l'estrazione. Nel 1 843 il cav. Peloso con- 
sole del re se ne lagnò, ma indarno; s'ac- 
crebbero anzi i molivi di querela per al- 
tre vessazioni e ingiustizie a danno de* re- 
gi sudditi. Vedendo inefficaci le trattati- 
ve, il governo sardo prescrisse al conso- 
le piti energico linguaggio, acc<>m|>agna- 
lo da minacce di rottura; neppur queste 
conseguirono l'inlento^e U\ forza mandar 
legni da guerra con ordine al console di 
lasciar la reggenza e dichiarare che ove 
non fosse resa la dovuta soddisfazione il 
re provvederebbe agi' interessi de' suoi 
Kudditi colla forza. Giusta era la guerra 
che Carlo Alberto voleva fare al hi*y, ma 
non piaceva alla Francia. Essa conside- 
rava il bey di Tunisi Ahmed cooie suo 
proletto , sebbene egli temendo la sorte 
dell'Algeria conquistala dalla Francia e 
la progressiva estensione di sue conquiste 
in Barbano, fosse segretamente più ligio 
all'I ngliilterra. Il console inglese aveai fat- 
to de'passi al gabinetto tunisino del Bar- 
do, onde por termine alla discussione con 
accondiscendere alle giuste domande sar- 
de, ma non era vi riuscito, e in gran par- 
te perché il console francese avea agito 
in senso opposto e corroborata la resisten- 
za. Il governo francese era estraneo al con- 
tegno tenuto dal suo agente in Tunisi, pe- 
rò trovavasi sotto l'influenza de'suoi rap- 
porti, per cui forse men chiare vedeva le 
ragioni del re di Sardegna. Ciò che più 
premeva alla Francia era d'evitare n un 
suo alleato l'umiliazione e i danni d'una 



TUN 

•conflllo, poiché ti pretedeva, colla me- 
morili ili quanto accadile o Tripoli nel 
1825, che la marina «arda non avrebbe 
smentita la sua riputazione. Il governo 
francese propose la sua mediazione, che 
non fu accettiita dal re per vari molivi, 
cui importava dar prova che avea per se 
la furia di farsi rispettare, e una squadra 
in istate di sostener l'onore della bandie- 
ra. Al tempo stesso si adombrò la subli- 
me Porta, e dalla corte di Costantinopo- 
li furono fatte delle osservazioni a quel- 
la di Torino. Il sultano non riconoscen- 
do Tindipendenza del bey Ahmed,ma con- 
siderandolo come vassallo, trovava stra- 
no che si chiedesse a luiVagionecoirar- 
mi, anziché dirigersi al suo signore per ot- 
tenere riparazione de' gravami; non era 
dunque pegl'interessi del bey, ma per far 
allo di supremazia che la Porta interve- 
niva. Rispose il governo sardo, che aven» 
do un agente in Tunisi, il quale trattava 
ogni affare col bey senza ingerenza del- 
la Porta , e dal bey essendo stali sotto- 
scritti i trattati, da lui se n'esigeva 1' a- 
dempimenlo senza oltraggio de' diritti 
della Porta, che dui governo non erano 
pregiudicati, né messa in questione l'alia 
sua signorìa. Parve un istante che il sulta- 
no non pago disegnasse di mandar una 
•quadra nell'acque di Tunisi per difen« 
dere la città dall'armi sarde, ove s'iotra^ 
prendesse di bombardar la capitale, e «i 
fu sospetto che fosse a suggerimento del- 
la Francia; ma la spedizione delta flotta 
ottomana non ebbe luogo, e le ragioni sar* 
de prevalsero a Costantinopoli. L'Inghil- 
terra non voleva deppur In guerra, poi- 
ché vi era tra essa e la Francia un segre- 
to accordo per proleggere il bey. Le due 
potenze rivali intendevano così d'impe- 
dire che l'una o l'altra opprimesse la reg- 
genza , la Francia per distendere le sue 
possessioni in Africa , l' Inghdterra per 
creare presso l'Algeria una coloniaBritan- 
nica. Ma l'Inghilterra rioonosoeado il di- 
ritto del re di Sardegna, e lasciandolo in 
piena libertà d' agire , ofiri di far oom-* 



TUN 179 

prendere al bey di Tunisi la necessità di 
cedere, né poteva ciò ragionevolmente ri- 
cusarsi : la Francia all' opposto sdegnata 
del rifiuto di accettare la sua mediazione, 
minacciò che se la squadra sarda atlac- 
cava Tunisi, ch'era sotto la sua protezio- 
ne, una flotta francese l'avrebbe aggre* 
dita. Rispose il governo sardo, che la ver- 
tenza col bey riguardava unicamente il 
re, ch'era nel suo diritto, e non vi rìnon- 
zierebbe mai per minacce, fosse pur pos- 
sente il governo che le proferiva; non esse- 
re in grado di lottar con Francia, ma non 
perciò si sosterrebbe meno ciò che richie- 
deva l'onore e la dignità d'uno stato in* 
dipendente; se il bey non dava soddisfa- 
zione al re, la sua squadra assalirebbe 
Tunisi, e se la flotta francese lo impedis- 
se cederebbe allora il governo sardo a« 
vanti forze maggiori, ma non alle minac- 
ce mai, e l'Europa giudicherebbe chi più 
nobilmente procedeva. Queste e altre ri- 
sposte date alla Francia, comunicate a|- 
le altre corti, furono ovunque approva- 
te; il gabinetto inglese scorgendo la con- 
venienza d'impedire il conflitto, intimò al 
bey di dar soddisfazione al re di Sarde- 
gna , né potè ricusarlo. Non solo tolse i 
motivi di querela e rivocò l'inibizione al- 
l'esportazione de'grani, ma pagò un in- 
dennità pecuniaria pe'danni sofferti dal 
commercio sardo, ed il cav. Peloso fece 
pacifico ritorno a Tunisi. Intanto diven- 
ne rinomalo il bey Ahmed, amico sìnce- 
ro della Francia, e civilizzatore del pro- 
prio stato, ove regnò da ^vrano •ssolu- 
to, poiché da oltre uo seoolo l'alto domi* 
nio della Porta ottooMiM n4«niMÌ af- 
fatto cessato nella raggaott ^^wÈim. 
D'altronde non cessò di ìgM»tm%i0 
sublime Porta da*t«aUrtì«hNi#» 
narvalo, se noa che il 
al piti lieve sintomo 4)1 
le alleato, spedk ogoor» MÈè* 
di lui socGorsOi e cibl i asih ^y 
naooe non si tradoecnani ìa 
riconoscente al reLaigi Fili 
1 84o avco impostpSMmt 



j8o TDN 

gi Filippo alla parte superiore dell' an- 
tico Carlagine, offrendo a quel monarca 
il terreno dote morì s. Luigi IX {f .) re 
di Fraudati* ^5 agosto 1 270, mentre at« 
scdiaTaTuni&i,che poi avi*ebbe potuto e- 
spugnare ilsopraggiuoto fratelluCarlo 1 l'è 
di Sicilia, questi concludendo invece una 
tregua a se molto vantaggiosa co'sarace* 
ni. Nana T annalista Rinaldi, cbe nella 
sagra crociala intrapresa da s. Luigi IK 
per liberare i luoglii di Terra Santa dal* 
le mani de'maometlaui, prima di recar- 
visi si era proposto di conquistare il re- 
gno di Tunisi, del cui re avea ricevuto 
segretamente molli ambasciatori e i pro- 
pri inviati a lui; poiclié il re di Tunisi a* 
vea dimostrato simulatamente molta pro- 
pensione a farsi cristiano, purché cou o* 
nesta cagione e salvo il suo onore potes- 
se metterla ad effetto senza tema de'sara* 
ceni suoi sudditi, onde s. Luigi IX va- 
gheggiava con pio Eelo l'idea di fargli da 
padrino. Avendo il re tunisino mandato 
una solenne ambasceria in Francia,s. Lui- 
gi IX volle che gli ambasciatori assistes- 
sero in s. Dionigio al battesimo d'un e- 
breo famoso, eh' egli con diversi baroni 
tenneal s. fonte. Dopo la funzione, il san- 
to chiamati a se gli ambasciatori, disse lo- 
ro con grande affetto.** Direte per parte 
mia al re vostro signore, ch'io sì arden- 
temente bramo la salute dell'anima sua, 
che vorrei stare nella carcere de'sarace- 
ni lutti i giorni di mia vita, sema veder 
mai la chiai*ezza del sole, solamente che 
il vostro re e la sua gente con divolo cuo- 
re si remlessero cristiani". Egli dunque 
si persuase , che se il numeroso e tanto 
nominato esercito crociato fosse compar- 
so improvvisamente innanzi alla città di 
Tunisi , questa sarebbe stata la pììi op- 
portuna cagione, che quel re potesse ave- 
re tra' saraceni di prendere il battesimo 
oo'suoi, evitando la morte,e ritenere il suo 
regno pacificamente. Oltre a ciò era per- 
suaso s. Luigi IX, che se il re maomet- 
tano non voleva venire alla fede cattolica, 
era cosa assai iaciie espugnar la città di 



TUN 

Tunisi e per conseguenza tutto il reame; 
che (ale città era piena d'oro, d'argento 
e di ricchezze infinite, come quella che 
da grandissimo tempo innanzi non era 
stata presa da ndsuno, e perciò con tali 
tesori si sarebbe potuto d' assai aiutar 
r impresa e la restaurazione del domi- 
nio cristiano in Terra Santa. E solendo 
fornire i tunisini poderosi aiuti di com« 
battenti, armi e cavalli contro le crociale 
e in soccorso del soldano d'Egitto, e con 
massi mo pregiudizio de'crocesignati, V iep- 
più fu tenuta necessaria l'impresa di Tu- 
nisi. Pertanto l'armata cristiana appi*o- 
dò felicemente al porto dell'antica Car^ 
tagitie, giacché alcuna parte dell'antica 
i saraceni aveano riedificata e fortifica- 
ta per guardia del porto, e fu tosto pre- 
sa dai crociati, i quali attesero poi al* 
r assedio di Tunisi distante circa 1 5 mi* 
glia: quindi fu raggiunto dal fratello Al- 
fonso conte di Tolosa, Allorché i crocia* 
ti discesero sulla riva di Tuuisi, i fran- 
cesi coraggiosameiìle fugarono i 
ni su pe'monti. Subilo un limoMniero 
gio pubblicò d' ordine del re l'entrala nel 
pae«« in nome di Luigi IX: Io vi pubbli* 
co il bando del Nostro Signor Gesù Cri* 
sto , e di Luigi re di Francia suo ser* 
gente , cioè a dire suo servo. Indi da 'cro- 
ciati si distesero le tende, e ben presto co- 
nobbero falsi i desiderii che avea mostra- 
to il re di Tunisi infedele, d'abbracciare 
Ja religione ciistiana. I saraceni fecero vi- 
sta pia volte d'attaccar la battaglia, ma 
ebbero sempre timore del fiero coutegoo 
de'crociali,ese qualche volta vennero alle 
mani con iscaramucce,noii netraitseruclie 
danni. I maomettani difesero Tuuisi con 
valorosi sfòrzi, ribattuti prodemente da' 
cristiani,ed il re volle indugiar nell'assalto» 
attendendo gli aiuti della grande armata 
che dovea condurgli il fratello re di aSì- 
cilia Carlo I. Ma intanto, tra per man- 
canza d'acqua dolce, la corruzione delle 
vettovaglie, gli eccessivi calori d'uu |>ae- 
se così ardente, e l'intemperie dell'atmo- 
sfera , non che per l' infezione prodotta 



TUN 

dagl'insepolti cadaveri, scoppiò la pecte 
e astati Tesercito cristiano, facendo tosto 
strage della metà de'soldati, e poi ne'ca- 
pitani. Tra'grandi morirono pe'primi il 
conte di Nevers Giovanni Tristano fìglio 
del ra, il cardinal Ridolfo Caprario le- 
gato della s. Sede, e s'infermò a morte lo 
Stesso s. Luigi IX preso da continua feb- 
bre, il quale si apparecchiò al suo tran* 
sito con somma edificazione, che celebrai 
altrove, colla recita delle divine laudi e 
il ricevimento de'ss. Sagra menti, adem- 
piendo esemplarmente i doveri di buon 
padre e di buon re. Avvicinandosi alla 
sua fine, il santo re con fioca voce e pie- 
no di zelo per la propagazione del cristia- 
nesimo,onda va ripetendo:** Veggiamo per 
amor di Dio, come si possa predicare e 
piantar la fede cattolica in Tunisi. Oh ci 
fosse alcun huomo atto a esservi manda- 
to a predicare "; e nominava un frate do- 
menicano, che altra volta era ito a Tu- 
nisi e conosciuto da quel re. Venendo il 
servo di Dio all'ora estrema, giacendo in 
forma di croce sopra un letto asperso di 
cenere, consumò il suo eroico sagrificio e 
rese felicemente lo spirito alCreatore,nel- 
l'ora appunto nella quale il Piglio di Dio 
in croce morì per vivificare il mondo.Pub- 
blicalasi la sua morte, l'esercito cristiano 
oltremodo dolente, ne pianse amaramen- 
te la preziosa perdita, onde il nemico ne 
prese vigore e baldanz<i, prontamente re- 
pressa dalia venuta di Carlo I , il quale 
per le orazioni del fratello vide mitigarla 
pestilenza nel campo per una gran piog- 
gia, indi ottenne gloriosa vittoria e si con- 
tentò di pacificarsi. II re di Tunisi,che per 
salvar la sua capitate e l'invasione del re- 
gno erasi sottomesso a qualunqne patto, 
prouiise di liberare tutti i cristiani schia* 
VI del suo reame con libero esercizio di 
loro religione, e concesse redificazioncdi 
conventi e chiese' a onore di Gesti Cristo 
in tutte le città del regno, e che eziandio si 
potesse predicar liberamente la fede cri- 
stiana da 'fra ti minori e da'frati predica- 
tori, come pure da ogni altro; e che non 



TON i8f 

fossero in alcun modo impediti quelli che 
avessero voluto prendere il santo lavacro, 
e la conversione altresì de'mussulmani. Il 
redi Tunisi di venne tributario di 5o,ooo 
scudi annui del re di Sicilia Carlo I, il 
quale avea portato te macchine e tutto il 
necessario per combattere Tunisi per ter- 
ra e per acqua; si obbligò di rimborsare 
il re e signori di Francia di tutte le spese 
ch'essi aveano fatte sino dal principio del- 
la'guerra, lequali ascendevano a 1 1 0,000 
oncie d'oro, di cui la meth dovea^i paga- 
re subito, e l'altra fra due mesi. Aggiun- 
ge il Rinaldi, con altre testimonianze, che 
fu imposto al re di Tunisi di sommini- 
strare il soldo a 3ooo combattenti, fin- 
ché durasse la guerra contro i saraceni 
invasori della Terra Santa. Di tali accordi 
ragionai nel voi. XVIIf, p. 198 e 299. Il 
re Carlo I fu tacciato d'avarizia, per aver 
preferito farsi tributario il re di Tunisi 
(come lo erano stati i predecessori a quelH 
di Federico II imperatore e re di Sicilia) 
con annue 20,000 doppie d*oro,invece di 
prendere Tunisi, perohé allora conveniva 
divider la preda con gli altri principi, il 
che principalmente riprovò Edoardo fi- 
glio di Enrico IH re d'Inghilterra, giun- 
tovi con l'armata dopo fatta la pace. Di 
più Carlo I in luogo di recarsi in Siria per 
la sagra guerra e liberare i santi luoghi 
dal giogo infedele, sciolse le vele verso la 
Sicilia, e mostrandone Dio giusto risen- 
timento, insorta fierissima tempesta, nau- 
fragò buona parte della flotta e del teso- 
ro avuto dal re di Tunisi; e Tibaldo H 
re di Navarra, che infermo era partito da 
Tunisi, giunto al porto di Trapani morì, 
onde la vedova Isabella figlia di s. Luigi 
IK volle quindi osservare perpetua casti- 
tà, avendolo accompagnato nell'impresa 
d'Africa, l francesi rientrati in mare coi 
sìci lianì, portarono seco il corpo di s. Lui- 
gi IX, ed il re Carlo I ne ottenne le vi- 
scere che fece depositare nella cattedra- 
le di Monreale. Il venerando corpo fu de- 
positato nella celebre abbazìa di s. Dio* 
nigiOf la lesta fu posta nella s. Cappella 



i8i TDN 

di Prtrigì, e allrc relìquie altrove Aden- 
do dunque il bey di Tunisi Ahmed ca- 
duto nlla Francia il terreno sopra cui mo- 
rì s. Luigi IX, ed il dono essendosi ac- 
cettalo dal suo discendente re Luigi Fi- 
lippo, si concepì il pensiero di falibricar* 
iri uno cappella o chiesa od onore di quel 
santo monarca, e tal re la fece innalzare 
e dedicare nell'agosto! 84 1» quindi con- 
sagrare dal presente vescovo vicario apo- 
stolico solennemente a'34 agosto 184^, 
coll'inlerventodellu stato maggiore e ban- 
de militari della squadra francese, ed ol- 
tre il consolato di Francia, vi assisterono 
ancora i cancellieri di quelli delle altre 
potenze, con molta affluenza d'ogni na- 
zione e credenza religiosa. Questo terre- 
no racchiude nel suo perimetro una pic- 
cola pai te deiranlica Cartagine; la chie- 
suola di s. Luigi IX colla sua bianca cu- 
pola gotica sormontata dalla Croce tor- 
reggia nel mezzo di essa: su tutto il suo- 
lo sventola il vessillo di Francia. Questo 
luogo è indicato sulla carta geografica col 
nome di s. Luigi di Cartaginese gl'indi- 
geni arabi mussulmani lo chiamano Zao- 
vi felFransis, cioè il Santuario de Frati' 
cesiyìì SantuariodelSultanoCrixtiano.W 
cav. Calza console generale pontiGcio nel- 
r A Igeila (ora di Toscana) nella sua AlgC' 
ria, graveoieote rimarca. Sul ripiano di 
]Marka,sulla sommità dell'anticaAcropoli 
dove la regina di Tiro Didone venne fuggi- 
tiva a cercare un asilo e fondare un famoso 
regno, abbellendo e fìjrtificando la città, 
s'innalza oggi un piccolo monumento, che 
sarebbe questo solo il segno della rigene- 
razione mussulmana .Sebbene non sia ani- 
biziosO)pure e abbastanza ben situato per 
dominar l'orizzonte. Una Croce sulla ter- 
ra infedele 1 Una Croce sulla montagna 
esposta a'pubblici sguardil Una Croce in 
un paese dove il fanatismo religioso dei 
naomeltani ha regnato sì lungo tempo, 
dove qualche volta sì riaccende risveglia- 
to dall'ignoranza ch'é la sua compagna e 
la sua sorella gemella! La Croce e là per- 
tanto^ e domina Tunisi, Cartagine, il por- 



T UN 

lo e la rada, e vi é slata situala di con* 
senso deiraulorità mussulmana! Il aionu- 
mento eretto alla memoria di s. Luigi IK 
nel luogo ov'egli morì, é al certo ud edi- 
fizio molto ben inleso , sebbene sia una 
tarda riparazione offerta al rappresentan- 
te della Crociata, Ewi un'isci'izio ne con- 
cepita in questi termini. Luigi Filippo re 
de* Francesi ha eretto questo monuinen' 
to sul luogo ove morì il re s. Luigi IX 
suo antenato. Conclude il cav. Calza: 11 
segno della redenzione innalzato sulle mi- 
ne di Cartagine, lo stabilimento del pro- 
prietario euro peoGiuliodeLesse|ìs a D)a- 
far, l'adozione del costume europeo alla 
corte militare del bey in Bardo sua i-eg- 
già, sono 3 fatti, che ciascuno nel loro ge- 
nere, contengono l'espressione e la ma- 
nifestazione d'un fatto generale , cioi la 
Irasfoi mazione dell' Oriente 1 Quando il 
duca di Moni pensi er, figlio di Luigi Fi- 
lippo, si recò a Tunisi a'20 giugno 184^» 
e passò al Bardo per visitare il bey Ab- 
med, questi lo tenne lunga pezra abbrac- 
ciato, poiché stimano i mu>sulroaoi che 
quanto più durano gli abbracciameoti, 
tanto più è profonda e sincera l'aSnìo- 
ne che si ha di essi. Tra le altre parole 
affettuose il bey gli disse.» lo sono il io.mo 
della mia stirpe, e tuttavia il solo cbeabr 
bia avuto la gran fortuna di ricevere un 
principe francese". A vendo il duca parlalo 
dell'amicizia del re padre pel bey, que* 
sti rispose.» La miglior prova ch'egli ab- 
bia potuto darmene, si é l'aver posto aolr 
to la mia custodia la chiesa di •. Laì^ 
eretta in onore del gran re suo avolo^ sol» 

10 stesso luogo, ove lasciando la tpottlift 
mortale la sua anima sen volò al flfa|iif|lk^/ 

11 ducu di Montpensier decorò 
gione d'onore l'ab. Bourgade O 
della chiesa di s. Luigi; ed il be^ 
nisi all'i ncontro insignì del suo 
questre il colonnelloThìerry,e di Lai 
aiutanti di campo del principe. Il Am 
avendo trovalo l'attuale sicario aposl- 
lieo in visita, consegnò per lui al ^^" 
le di Francia in nome della pi 




TOM 

■lili'ìcrlu regina Amalia, il dono di 3 |hb- 
neleediuaa magnifica ilota. Nel tegueii- 
le anno cMendoii parlali a Tuniii ìl du- 
ca d' Aiiniale goTcrnalore generale del- 
l'Algeri», ed il fialello principe di Jaia- 
tilic colla «guadra rcancete, in nome del 
loro genitore re Luigi Filippo Toininl- 
mente decorarono della legione d'onore 
il detto fCKOioiicaiioapoilolico.Rig nar- 
do al religioso monuiuenloerello in lilo 
coti meuioiabile , alle conieguenie clic 
produsse, e alle bcoeiDerenie dell' ab, 
Boui'gade , 1' Osservatore ramano del 
i65i a p. 839 e 844, pubblicò nn eru- 
dito arlicolo, e Iroio opporlutio darne 
un LreTe calmilo, che si rannoda colla 
ttoi'ia della regiooe tunisina e comprenda 
un noliibile aiveniinenlo, perbrellificnn- 
doalcnne cose, allre aggiungendone. So- 
pra la colla del ooid dell'Africa s'innal- 
cnia un tempo la celebre Cartagine, es- 
pilale d'uno sialo che conteneva le con- 
trade tiliiate tra le Colonne d'Ei-colce la 
Sirti o golfi Sidre e Cabés di Garbarla nel 
Mcdiieiraneo. Sulle riTedel Teiere era 
un'altra città, Roma, a cui il destino ser- 
bala una graiiderM unica neTaili delta 
storia. Un giorno la sua puleiiia ti ira> 
*b a fronte ìli quella fu mi idi> bile di Car- 
tagine, e il giorno stcuo la rovina di qne- 
sia rivale fu decita. Il senatore romano 
Catone, illustra per la tua eloquenu, pro- 
damato nggio dalla poHeriU, prouun- 
ub la tcDlenta di nona di Cartagina col- 
le parole divenuta bmoar. DeUàaCar- 
thiigu. Cartagine aoltu la presiìoue ilei- 
r implacabile sua nemica, depose a' tuoi 

fiietli sino l'ullinio respiro della vita po- 
ilica; F'sia divenlti la provintjia p< 
solare Africa dell'imperai e il gr-i' 
Ilooia sino al giarna d<l •un «.' 1 ' 
Uituto al SuHio 'LtiT 
tngine fu una dlj 
la Muta e echidi 

rimo tanti mn 
In piimilita. 

Uè 




TUS i83 

della uliìeia africana lluisoe al VI secolo 
eslrnKiuitCsrUgine nella sua tomlia, la- 
sciando sulle rovine un'aureola di gloria, 
e nella sua terra un germe di santità che 
Dio nella sua niiiericordia ilovea ungior* 
no fecondare. Fino alla metà del V seco- 
lo, i /■'aiid,ili(r.)di Genserico impudro- 
neiidosi dell'Afi-ica, v'introdussero l'ere- 
sia degli .Inani e jioicìa protessero gli 
errori (\e' DonnlislUf'.), pe'i|UBli furono 
dal re Uniierico esiliali e (>ei'seguitali cm- 
delmente latiti illustri vescovi cattolici a- 
friuani, tnenlre rere«iade'.I/rtrtiWiei(/'.) 
vieppiù ne laccrb la Chiesa. La rovina de- 
rivavi) dalla sua sorgente, e la scimitar- 
ra deìl'Itlainhino dovea ben presto con- 
sumarla cu werai-e per l'ultiuia volta l'o- 
racolo del savio piigaoo: Dclciula Car- 
Ihago, Scorrono 6 secuti, e Cartagine re- 
sta alibanilontita agli uccelli da preda, 
all' isiilamriiio, alla desoiatiane, appena 
i«>tandu segui dell' alte sue rovine. Ma 
queste mischiate alle feconde ceneri del 
sunti dL'II;i cliiesail'Afiica.eal tanguedei 
suoi inart ili dovetin trovare grasiedinan- 
li al Dio del perdono, e la Francia qoal 
priinogenìta della Chiesa, fu lo strumen- 
to eletto per compiere il risorgimento ci- 
vile e religioso di Cai taginc Gol grido di 
amore gettalo come una sCila all'anate- 
ma del png'ino: llKOedificaiula Carlha- 
go. Nel secolo X.II1 1. Luigi IX, Ìl re ca- 
valiere, viene a moiire a Cartagine, e il 
kuo ultimo respiro i uiin fervuL'osa pi'e- 
ghieraìn ftivoie di quesle rovine. Da quel 
luomeiito nn'allennza è stretta nel cielo 
fi-u la Francia , e quel luogo testimonio 
della gloriosa morte del più santo de'suoi 
re. Passnno de' nuovi secoli, comincia il 
XIX al rumore Uc'fuluiiiii d'una giteiTA. 
universiile, e quella guerra porla nel SUO 
seno il genio di Ituiiaparlu, che eslese le 
sue conquiste sino a'[jitdi delle jiir:iiaidi 
A'Egillo. Strana cosa! Il bey di Tunisi, 
sovrano di Cuiisgioe, oso più volte ind- 
iare il vìncitoredi Ahoukir, die ^de^nall- 
dodi misurursi col pigmeo tunisiiiu, si li 
mta 8 delle riprensioni, scoia toccare il 



i84 TUN 

suo teiTÌtorio. All'ultimo de' nipoti di s. 
Luigi IX, legittima mente regnante, era 
riserhata la missione di mendicare il cri- 
stianesimo, la civiltà dalle antiche e stre« 
pitoseavanie delie reggenze Barbaresche. 
Lo conquista d'Algeri fatta da Carlo X 
è un glorioso legalo del suo regno alla 
Froncia, un avvenire di crescente ricchez- 
za, di conquista, di solidità della poten- 
za roorittima francese nel Mediterraneo. 
Sotto il rapporto spirituale, il progresso si 
stabilì e si svolse a gradi n gradi, e dalle 
mani della Francia, la sede illustre di s. 
Agostino col pontifìcio concorso di Gre* 
gorio XVI ricevette la i.* restaurazione 
della chiesa d'Africa. Il popolo algerino 
irhinmato dalla conquista airincivilimen- 
lo e alla vera religione, venne perciò dal- 
l' occupazione francese a risentirne im« 
mensi vantaggi, e sempre più va prospe- 
rando. Dopo la tempesta rivoluzionaria, 
Luigi Filippo innalzò la cappella espia- 
toria dove s. Luigi IX era spirato, pro- 
clamandosi suo nipote; ed alla domanda 
della Francia il bey Ahmed concesse in 
assoluta proprietù il ricordato teri*eno 
che racchiude parte dell'antica Cartagi* 
ne, ed ivi si eleva la celebrata piccola 
chiesa. La missione apostolica di Tunisi 
era dal 1G24 servita da'zelanli religiosi 
cappuccini, e Gregorio XVI, come me- 
glio dirò air articolo Tunisi ci tlù e descri- 
vendolo, l'eresse in vicarialo apostolico 
con provvido e lienemerito pastore pe'fe- 
deli della reggenza tunisina, sotto l'im- 
mediata protezione della Francia, nella 
persona di mg/ Fedele Sutter vescovo di 
Rosalia dell' ordiue de' cappuccini. Così 
per mezzo della gloriosa iniziativa della 
Francia, le memorande rovine di Carta- 
gine cominciarono a risorgere dall'ombre 
di mf)rte,e il 1 .^monuutenlo innalzalo tra 
loro è una chiesa cattolica per una dispo- 
sizione della divina provvidenza, lai. 'fra 
tutte le possessioni francesi al nord del- 
l' A bica, consagrata pontifìcalmente coi 
riti liturgici. Intanto l'ab. Bourgade ac« 
corse a Cartagine a esercitarvi il suo a- 



TUN 

poitoHoo ministero, a nome di Roma cri- 
stiana, con l'augurio di speranza e di re* 
denzione: Reacdificanda Carthago. Pei 
suoi sforzi il nome di s. Luigi IX, fino al- 
Idra solamente scritto sul fregio della sud- 
detta chiesa, venne vieppiiì glorificalo e 
reso popolare in messo a una nazione io- 
fedele. Attaccato egli alla legazione fran- 
cese in qualità di cappellano , il missio- 
nario cominciò a Tunisi col cattivarti la 
stima, impiegando il suo ascendente per 
ravvivare in seno della colonia francete 
il xelo religioso , alimentandola talvolta 
colla parola di Dio in lingua nasionale» e 
stimolando a pili riprese l'infiuente con« 
sole generale di Francia in favore dell'o- 
pera di Cartagine, e degli stabilimenti re- 
ligiosi di Tunisi. Il re lo nominò cappel- 
lano della reale sua cappella di s. Luigi 
IX, ohe per le sue cure Ài circondala da 
un giardino, unendovi quasi un museo 1 
di cui oggetti forniscono gli scavi abil- 
mente diretti, con isciizioni puniche, tta- 
tue e preziosi frammenti. Essendo l'etten- 
sione del terreno concesso a s. Luigi qua-» 
si sufficiente per un villaggio, il missio- 
nario lo fece colti vare a profitto della ehie- 
sa. Vi fondò una specie di piccolo eann- 
posanto, destinato a ricevere le spoglie 
mortali de'marinai francesi che soccom- 
bono nel porto nelle lunghe stazioni del- 
le squadre. Con s. Luigi non é pìil sola- 
mente un luogodi raccoglimento e di pre- 
ghiere, é ancora un soggiorno piacevole, 
un pellegrinaggio istruttivo, un felice pre- 
ludio allo stabilimento d'una colonia a- 
grioola, un luogo di riposo pe' marinai 
cattolici, che trovano a s. Luigi una ter^ 
ra ospitale pe'loro avanzi inanimatile una 
preghiera per scortare V anima loro al 
sempiterno soggiorno. Indi il missionario 
estesele religiose sue sollecitudini a van- 
taggio di Tunisi, punto di riunione del- 
la popolazione infedele e cristiana del pae- 
se. L'istruzione classica mancava intera- 
mente alla colonia europea , numerosa 
d'alcune migliaia d'abitanti, e la colonia 
ebrea, ancor più numerosa, periva per 



TUIf 

mancfìnxii d'istruzione; quindi il mìssio- 
ntirio foralo l'ardito progetto di fondare 
un collegio o scuole, e l'eseguì «iotto l'in* 
Tocii7Ìone di s. Luigi da lui presieduto, 
con ÌHtudi classici, filologici e commercia- 
li, pe'cristiani e pegli ebrei, uno de'qua* 
li n'è maestro. Poi chiamò d'Algeri in Tu- 
nisi le suore di s. Giuseppe a fondare un i- 
stituto per le ragazze, e un ospizio sotto 
rinvocazione di s. Luigi, dove gl'infermi 
d'ogni culto sono ammessi e curali gra- 
tuitamente: u quest'ospedale diretto dal- 
le monache e mantenuto da'benefdttori, 
paga il fìtto il prelato vicario apostolico 
in uno n quello della casa per le religio- 
se. L'esemplari religiose furono compen- 
sate dell' inf.ilicabile loro zelo; venerate 
du'crisliani e da'mussulmani, esse contri- 
buiscono a sviluppare la saUilare reazione 
che si opera lentamente, ma progreitsiva- 
mente in seno di tutte le nazioni dell'isla- 
mismo,massime della Turcliiay coiim de- 
scrivo io quel l'articolo.Giunse l'ora infine 
in cui il missionario credette poter fare nel 
pae^e con qualche buon esito una prima 
prova di proselitismo;stitdiò In lingua egli 
outori arabi, e pubblicò un'opera nella 
quale >agacemenle attacca l'islamismo coi 
suoi propri argomenti, seguendo l'anda- 
mento col quale il maomettismo nel VI 
secolo pervertì i cristiani dell'Africa, in- 
fetti disgiazintamente dall'ereriia ariana, 
e la ffce imprimere in francese e in aru- 
bo. Questo missionario, con tutta ragio- 
ne, prese per divisa 1' oracolo del cielo: 
Rcac(Uficancla Carthago, La Francia ha 
nobilmente rivendicato a Cartagine il di- 
ritto che vanta di primogenitura nella 
Chiesa; essa l'ha protetta colla sua bau- 
dier'a, battezzata col nome del suo re s. 
Luigi IX, e non potrà abbandonar la sua 
pacifica conquista, lasciando incompleta 
l'opera di misericordia» 

il bey Ahmed illuminato, menile ane 
cure In reggenza di Tunisi, già nido di pi- 
rati, marcia a veloci passi feno il eompl<?- 
to incivilimento. Per iuiilfiinaliimo i* 
gioso e il brigantaggio fono soooparsì 



TUIf i8> 

questo suoIo,al vestiario fece assumere un 
tipo speciale partecipando del turco e del- 
l'europeo, ammettendo in corte parecchi 
dotti cristiani a cariche importanti. Fra 
questi il cav. Iiarone G.RalTo oriundoge- 
novese,che il re di Sardegna dichiarò con- 
te, dui bey fatto ministro degli affuri e- 
8teri,|consigliere e suo intimo segretario, 
il quale oltre l'essere protettore e bene- 
fattore inMgne delle missioni cattoliche, 
moltocontribuì alle utili riforme del bey, 
rigenerando lo stato barbaresco, facendo 
fiorire il commercio, perchè vi trovò ga- 
ranzie e sicurezza, la fabbricazione degli 
oggetti di lana prendendovi un considere- 
vole sviluppo. 11 bey con l'aiuto di bravi 
ufTiziali francesi e italiani, in pochi anni 
seppe formarsi un'armata regolare, or- 
ganizzata, disciplinata, istruita e montata 
all'europea. Istituì la decorazione eque- 
stre tunisina del Niscian o Nisciatii If- 
ihiar (^.) civile e militare, destinata ad 
onorifico guiderdone per coloro che se ne 
mostrano degni,statisti e stranieri;ciò pro- 
vando quanto Ahmed apprezzava i leali 
servigi e quanto era innanzi nella via del 
progresso e negli usi de'paesi d'antico inci- 
vilimento. L'ordine tunisino del Niscian 
si divide in 4 classi: cioè di i .* classie col 
grado di uffiziale dell'ordine; di a." classe 
col titolo di commendatore; di 3.* classe 
col grado di uffiziale; e di 4-* classe col 
titolo di cavaliere. La decorazione dii.* 
classe formasi d'una specie di placca quasi 
rotonda e com posta d i fregi ,so vrasla ta d a I- 
la mezaaluna che racchiude una stella. 
Dentro un droolo è la cifra del fondatore, 
ctoi le letterearalie A. D. vale a dire la i / 
e r ultima del suo nome (il successore 
regnaolo arila deoorazioiie ha posto la ci- 
fra dal proprin nome). Tutta lu decora- 
aiono è di di i , legati in oro e ar- 

gento^ d'op o il fondo della cifra 

che OOBupn ». Le altre due deco- 

razioni di latore e di u({Ì7Jale, 

sono propr mente meno ricclie : 

•piella di e lormili d'una piastra 

d'oro QVttl 4iia corona di 



■ 86 TUH 

frondi d'alloro, lovraRtaU dalla meifd- 
luiia e dalla ilella di diamanli, aveiile in 
niello la cifia del bey pure in diainanli. 
La decorniioiie di i .* classe si pone a de- 
lire del petto; quelle delle 3 altre pendo- 
no da Gttuccia di seta tei'de ondata eoa 
4 fìletli roisi: i coniiueiidaloi'l la polla- 
no al collo, gli uHìunli ed i cavalieri alla 
sinistra del [ietto. L'attu che ioiniuilalb 
l'eli co m iato Iwy Aliiued.clie sujiera tutti 
([uelli emanati dii lui e cliescgiieià un'e* 
)>oca ne'fanli del muiidu, fu l'abolizione 
Goitiplela della «cliiavilù, di quella ter- 
gogiiB che deliii'pa tutluia il iiu>ti'0 iC' 
colo laddove meno duvi'ebbelo, come vi- 
va mente depilimi a ScBiivo. Aven il liey 
da circa un liii-li'o datu la lil>ertà a'i)i'0' 
jii'i schiavi, noit senta esoilare i sudditi 
n disoiellere l'infume mercato della car- 
ne umana e ad ìliiìIhi-Id, quando con de- 
ci-eto de'34 geniiiiiui846 dichiarò; Es- 
sere troppo penoso e ripugnante al suo 
cuore ildiritto di praprielò di [|Uesta spe- 
cie del genei-e umano die Dio ha colmato 
di beneficence, e voler cessata da quel 
inoinentu nell'esteutioiie de'suoi stali la 
schia tifili ordinando altresì che diventas- 
se libero qualunque schiavo proveniente 
dall'estero, il quale ponesse il piede iie- 
gh>tali medesimi, Adunque eoo un trat- 
to di pènna il bey di Tunisi Ahtned rup- 
pe i reni di 3o,ooo de'iuoi siinìli, ren- 
dendo loro un'esistenza iiidi|iendi:ole,on- 
«lecliè mdioni di voci lisuonaroiio da tut- 
te parli per ricunipensarc colle bencdi- 
tioni il iiingnunimuaiitui-e di s'i umana a- 
cione. L'istituto d'Africa, che tanto cdl- 
cncetnenle promossela j i gè ne raiio ne del- 
la raua nfiicaiia, volle direltaraenle co- 
municare al genei-oso sovrano i propri 
sensi d'a in mi rat ione per ineuo d'un in- 
diriuo, e contenente il brano seguente. 
« Voiavelenubilmentecumpi'eso,o prin- 
cipe, ch'è un onorari! l'Eisere supremo 
traltandu bene le di lui ciealuie. Di già 
Oiigliaia di cuori si sodo inchinali ricono- 
scenti verso il vostro Irono, evi riagiasia- 
no per aver iofranlo delle cateue pesaali 



TUN 



e inique. A nome d'un corpo aamerOM, 
noi vi preghiamo umilmente d'aggradire 
retpressioue della nostra profonda grati- 
tudine per questa grande e nubile tnisu- 
ra che renile libeii degli uomini, i quali 
con ragione avete giudicalo degni d' es- 
serlo. Che resta egli Ìl più soveute dietro 
le battnglie? o delle lagrime o del aon- 
gue. Quella che avete riportato sopra la 
tcbiaviiìisarù la più gloriosa che voi pos- 
siate mai scrivere sulla «oilra bandiera, 
li'umanitìi ha i suoi annali: il voslro au- 
giisto nome vi brilla oggi siccome nel cic- 
lo UD aiijo lumiiioHi." Il bey Ahmed nel 
novembre di iletloi846 l'ecossi a Pari' 
g't ricevuto solennemente dal l'eLuigi Fi- 
lippo, con isplendiiia cordialità. Egli si 
mostrùpiacevulmenle in pubblico ««ante 
nnfeiiucapo, veitilodi ricca divisa quasi 
simile a quella degli uflltieli francesi, « 
portante ìl gran cordone della legione d*t»- 
nore. Con onori renli fu fetleggiato d»IU 
corteeda'gi-endi; asiistè a riviste oiilila- 
rie concerti; visi lo i mirabili sta bili molti 
di queir inioiensa metropoli i proAise « 
piene mani oro per sollievo della vittime 
della recente inoiidaiione e de'nÌMfmlMli 
in generale; e pose in moto la staoip* pa- 
rigina e dipartimentale, che a lungo fa- 
ce eco al popolo in esaltare l'illiiilre O- 
spile, celebrandolo un grand' uomo nd 
cuore, per le sue idee e pe' suoi atti. In 
alleitato quindi di gl'aio animo per d sna> 
gnifica accnglieuui, e pel SuccesiÌTO do- 
no ricevuto dal re della inagniGae u«« 
a vapore Dante, mand& n Parigi la fa- 
inotB gugliadiCleoiialra.NcI 1^47 ■! bey 
spedì in Algeri un suo olliLjiale, con l'ìti- 
carico di consegnare al maresciallo Bu- 
geuud le insegne del Niscian IudìsÌih) di 
■ .'classe, colla seguente lettera.» Al piti 
distinto ile'grnndi, sul cui appoggio liptA 
farconto,al più elevato,al più onoralo, al- 
l'uno de' primi (del regDu)e de'priacipa- 
li 1 A colui ch'è prodigi'; di l"iii ' 
fibililàe nostro amico, ìl mni''-'< 
cad'lsri.governatoredcU'Al}:-! 
colui d'ouorilìceou I Oopu di 



». d'«L 



TUR 

oflerlo i faluli cuuvnief oli uU'ullo grado 
che tu Iteoi, io ti ilu-b clie lu iiu»tru al- 
leania colli graiKia itHiioiie fruiicew «- 
dieggiò in lutto l'uuiverso; iiueit'ulleuu- 
ta è ttala proclauialu da lutti grÌHlei preti 
<lel,i>eatiei-u, la puiola e l<i penna. L'uno 
re, che noi raccugliumu, «arìi l'icuriluta 
in lutti t wculii eli è |>«r (wipetuarlo e 
dartene una prova, die noi li iiianJiauio 
quetlu (pleiitlniu fregiu, che nucupa un 
luogodiltintonell'upioiuucdi lotti gli no- 
miui d'onoi'f. SutreuM è icritiu il uu< 
(Irò nome; é lo tlemiua tiella liignità ilei' 
l'ui'dinei lì piaccio aecetlarlu. La felicilà 
e r accooi pimento lì' ogni tuo ddiderio 
tempre ti accompagni. Ti coiiMrvi Id- 
dio tempre fra incito agli ouuii , di cui 
sei degno I Emanato dal [mieto in Dio, 
dal tuo terfo Ahined patcià, l>ey loviii- 
nudelregnadiTuniti."Si leggenti Gìor- 
nale di Roma de'a? febbraio 1 85 1 .- Sna 
Alleila il liey di Tunìti volendo Iclìcilii- 
re il tanto padre [>ÌalX pellàududi Ini 
ritorno alta propria tede, tpeJÌ io que- 
sto dofuinuiile un inviato tli aordina no 
uella penoua di S. E. il tig.' Iiurune Uuf- 
fo tuo legrelario iutioio , fiiiuitlro degli 
allart etteri e generoliitimu delie truppe. 
L'alteiu tua airebbe detiderato di cuin- 
piere prima d'ora a tale allo, laddoie d 
cliolri«-niorbut uun aveite travagli, ito 
quelle contrade. U aig.' barane pertanto, 
aiDuieiu all'udienu di «uà Santìià il dì 
I ^ correula, iig veiinB riuTUtu oon ugni 
alEàbililà di maoìere, « co' riguardi eor- 
■itpondanli ilU gmioM miMiune affida- 
bgti^ Egli poi oelU nolla de'a4 corrente 
riparti per Tuoiai, lAtMndo b via di'Na- 
|Mli,eporlaiKlo«eca pegni mantCnti della 
bmevula aoeogliaBM avuta dalla Sanlitii 
auain liuiilu uccatiun*." fu l'o<l.r i 
cai'ia dpuiiulicuobepivicuiùcluil ' 
IMueiic in corriti * " ' " 

quale decoi!) il n 



• TUR 167 

le del bey.Dì più mandi» in dono al bey il 
iuuriiraltocii'condatoda brillai^i, e due 
(piudretli di musaico. Il bey iuvib rag- 
guardevoli loccurN in denaro e truppe al- 
la Porta ollomsna, nella terribile guer- 
ra die ardeva enlla Il.utsia;efu tenuto 
uno de'plùramo» giuuciilori di tcncdii del 
inimilu. I pubblici fogli deli855 annuu- 
Eiarunu le aeguenti nuliiie. A'3o magi-io 
nel nuovo palatto della Gulelln mori il 
p.iicii) bey di Tuoi» Si-Alnned, in con- 
teguenia di nuuio aatallo di gotta, clie 
ini|uielBVBlo da qualclie tentpo, e del 4-* 
uttuccQ npuplelico , ÌI quale appena gli 
|iermise diiedere un po' d'acqua e tubilo 
perdendo l'uto della parola. All'itlanta 
ne Tu avvituio Ìl suo cugino Moliamined 
bey del campo, detiinaloD lucceisore sa- 
cuiidu laeonxuetudine del paete, ricono- 
wiota |ier cunveniiune ttubilila Ira l'In- 
IjUilterra , la F.aniiia e la Porla. Il bey 
del caiupu, dalla .VI»i-w, liiogodi tua vd- 
leggialura , curie toito alla Goletta ac- 
compagna lo dui tuo seguito. Inlantu il pa- 
tciìi bey continuava deteriorando, e lerto 
la meiianotle ce>ibdi vivere, in presen- 
ta de'tuoi cortigiani, e dell'altro suo cu- 
gino Sedak fratello minore del bey del 
campOjil quale eresi mumenlaneamente 
BUentalo, Tuie nolitia pervenne in Tu- 
nifi a'3 1 di buon mattino, e fu poi con- 
fermala co'tirì di cannone cheti Ulano fe- 
re in simile circoilani;< dulia ciiludeliadel 
Bardo, onde annuDEiure dj un canto lu 
morte del sovrano, ed invitare dall'altro 
il divano per la proclamazione del tuccet- 
■ore. Mubaiiiiiied nel rruLleiiipo li porti» 
nuovamente alluGulelta per veriHca re co' 
propri occbi la i-eiillù delibi morie del cugi- 
iio,quindÌBiidòiilBardo|>i;i-altendereuila 
proclamazione ieconilu le fui muricliicìte 
dal ^aex. Corscroal Bdidu u lotta gara il 
divano, le aoloiilà e lutti gì' impiegiitii e 
verso le ore 8 del mattina xeiua ostuculi 
fupi'oclainato: Si-Mohiiiiiiiu-d Bty del- 
ta Reggrri^ti di Tunisi. Il nuuvo liey a- 
•■reto il li-oiio ed entrato appendi in p()lcr(;, 
liuuri'iitclluScdAdd tilulu di^'r, 



«88 T (J N 

del Canipo^ grado già da lui occupato ti< 
no da quandotaPi al soglio il defunto cu- 
gino. Dopo tale ceremonia sua alteua ri* 
cete al baciamano Seduk a.' dignità del 
trono, il Zapatappa guardasigilli, e M u- 
stala hasnadar tesoriere, il divano, i mi- 
nistri, le autorità e tutti grimpiegati eu- 
itipei e indigeni. La proclamazione facon* 
elusa con un saluto reale fatto dalle for* 
tezze del Bardo di Tunisi, e con avere i 
rappresentanti delle corti straniere inal- 
beralo il rispeltivoslendardo sulle loro a- 
bitazioni. Il nuovo principe ritenne per 
ministro degli afiBiri esteri il conte Rado, 
per la fiducia e slima che ha di questo 
riiipettubile personaggio ; subilo comin- 
ciò ad amministrare la giustizia, la qua! 
cosa da più di 3 anni non facevasi dal pre- 
decessore per causa di sue infermila , e 
gli affari cadevano sotto la prepotenza or 
di uno or di altro. Sono immense le spe- 
ranze che si hanno nel nuovo bey, molto 
più s'egli s'inspirerà ne'principii del de- 
funto suo padre, il cui buon cuore tiensi 
presso tutti in gran memoria, come pu- 
re per conoscere bene lo stalo delle cose, 
ed i balzelli degli appaltatori che gravi* 
tano sugli abitanti della reggenza. Dal- 
l'avere rimosso dalle porle urbane gl'ini- 
piegali degli appaltatori, fd sperare Ta- 
iiolizione dell'appalto de'tabacchi e del- 
l'erbe, che pagano il 25 perioo. Il bey 
dopo aver visi la lo la gran moschea di Tu- 
nisi, fece il giro della città fra gli applausi 
della popoluzione.Prendendo poi in seria 
considerazione lo stalo deplorabile della 
medesima, lusio abolì il gran monopolio 
ossia diritto dello del Quarto^ che il prece- 
dente governo percepiva alla vendila di 
tulli i quadrupedi nella reggeuza.Questo 
esorbi lantissitoo diritto tulmenle aggra* 
irava gli agricoltori, i quali nella mag- 
gior parte erano stali costretti d'abban- 
donare la coltivazione de'campi; ed era 
auchegravosissimo non solo per l'ammon- 
tare, siccome obbligava i venditori di pa- 
gare il 25 perioo sul prezzo della ven- 
dita, ma eziandio per l'irregolarità e la 



TU N 

soverchieria oome venfva esatto nelle ri- 
vendite, dimodoché spesso le cose soggia- 
cendo per la 4-* ^olta a'dirilti d'imposi- 
zione, divenivano assoluta proprietà del- 
l'appallatore. L'abolizione del monopo- 
lio recherà sommo beneficio non solo alla 
popolazione, ma pure al governo cnede- 
Simo, perché i poverì arabi angariati dal- 
l'appaltatore preferivano di portare i lo- 
ro bestiami nell' Algeria, e in tal modo 
il governo non pei*cepiva quello che ora 
riscuote. Furono anche aboliti altri citie 
roonopolii interessanti, cioè de'mattoni e 
della calcina, appalti che aveano eagio- 
nato la rovina della maggior parte dei- 
Tabi Iasioni di Tunisi, che perciò conta- 
va più di I ooo edificii non compiti, i noiu- 
ratori peouriavano di lavorone molti al* 
tri articoli spettanti alle fabbriche non a- 
veano quasi più spaccio. A'a ottobre ap- 
prodò sulla rada della Goletta, provenien- 
te da Costantinopoli e Malta, il vapore 
tunisino Mansur, con Rifai bey e^ndì 
inviato del sultano Abdul-Medjid-R.bao, 
colla conforma all'avvenimento al tròno 
del nuovo bey. All'arrivo di questo per- 
sonaggio sua altezza Mohammeddié l'or- 
dine de' prepara li vi per la sua rìoeiione. 
Il bagno del defunto Ahmed bey, situato 
fra s. Luigi e la Goletta, servi da lassa- 
retto, ove l'ambasciatore della sublime 
Porta unitamente al suo seguito consit« 
marouo la contumacia. A'7, giorno della 
pratica, 1' ambasciatore fu ricevuto alla 
Goletta con un saiuto di 2 1 tiri di can- 
none, donde fu condotto alla capitale Tu- 
nisi, accompagnato da uno squadrone di 
cavalleria, e da infinito numero di per-> 
sonaggi impiegati nel servizio del l>ey,por" 
tatisi di suo ordine ad incontrarlo. Verso 
le I o antimeridiane un nuovo saluto dalla 
Kasba annunziò 1' arrivo in Tunisi del- 
l' ambasciatore, il quale secondo gli usi 
prese alloggio nella casa così detta delBey» 
Quindi a'9 ebbe luogo il ceremoniale del- 
rinvestitura. Verso le ore 8 anlimeridia* 
ne l'ambasciatore ottomano abbandonò 
Tunisi per recarsi ad incontrare sua aU 



TUN 

lena il bey, il quale aspelta vaio nella luo 
cittadella del Dardo. Tutti gl'iinpiegati ci- 
vili e militari in grande tenuta, ebbero 
ordine d'accompagnare l'ambasciatore 
nella sua gita al Bardo. E rn no preparati 
a disposizione di Ri&lbey elTendi una bel- 
lissima carrozza tirata da 8 muli, ed uno 
de'migliori cavalli la cui bellezza é quasi 
rara nella reggenza. L'ambasciatore pre- 
ferì montare a cavallo, e quindi la car- 
rozza ritornò vuota. Rifut bey elTendi in 
piena uniforme portava oltre la sciabola 
propria che gli pendeva a fianco, un'al- 
tra in mano tutta ornata di brillanti tpe* 
dita dal sultano al bey, unitamente alla 
decorazione e al firmano. Lungo la stra- 
da da Tunisi al Dardo la cavalleria ara- 
ba irregolare in onore del giorno festivo 
fece vari giuochi cbia mali ll-Melliab,cnn- 
ducendo in tal modo Rifai sino alla porta 
del Bardo. Le truppe sotto l'armi schie- 
rate in due ale dentro la città prolunga- 
vansì sino alla porta del palazzo reale del 
bey, ove rambasciatoi*e scese da cavallo 
e consumò a piedi i pochi passi che gli re- 
stavano per compiere la xua missione. En- 
trando nell'aula di giustizia, Rifat presen- 
tò a sua altezza Mohammed la decora- 
zione, la sciabola ed il firmano. Aperto 
questo dal l)ey e baciatolo per 3 volte, e* 
gli lo consegnò al Bas-Kngia, il quale lo 
lesse per 3 volte ad alta voce, presenti il 
bey di Tunisi, la sua corte, raml)ascia- 
tore ottomano, tutti i consoli e tutti gl'im- 
piegati. Finì il ceremoniale con un saluto 
reale fatto dalla cittadella del Bardo e da' 
principali forti di Tunisi. Il grado che il 
sultano conferisce ad ogni nuovo l>ey é 
quello diMuscir.Nel luglio i856 fu ordina- 
ta l'abolizione delle vecchie tassee l'inli'o- 
duzione d' un nuovo sistema daziario e 
steurale. Verrù levata una decima sui ce- 
reali e sull'olio, così pure verranno da- 
ziali gh alberi fruttiferi, ne'villaggì sono 
da pagarsi mcosilmente 3 piastre di te- 
statico, nelle citta di Tunisi, Sfachx,Siiin, 
Kairuaoe Monastirnn importo alquanto 
più alto; ÌD caso dì omicidìi è fisMta uoa 



TUN 189 

tassa speciale di sangue. La vendita di ta- 
bacco e sale verrà cnnces.sa a'privali verso 
una tassa corrispondente. Verràanclie at- 
tivata una riforma monetaria. Sopra il re- 
gno di Tunisi e sua reggenza scrissero. J. 
B. Gramaye, Africac illuxtvatnv. Tor- 
naci Nerv. 162 a. Istoria de^li stali di 
j4lg(in\ Tunisi t Tripoli e Afarocco,Lofì' 
drai754. Levali, Storia del la Barba' 
ria, Roma 1 827.Toulolte e Ri ve, Ilistoi- 
re de la Barbarie et des lois an moyen 
dge, Paris 1819. Cav. Calza, Algeria: 
Piaggio a Tunisi, Roma 1 844* 

TUNISI o TUiNESl, Tunetum. CMìli 
vescovile e antichissima d' A fi ica,capitnle 
e I. ^centro di commercio del regno e reg- 
genza di Tunisi (V,), residenza del so- 
vrano bey, delle autorità civili e militari, 
de'rappresentanti delle potenze straniere 
e del vescovo vii»irioaposlolico.Sorgesid- 
la costa seltenlrionale di Barbarla , sui 
fianco e alle radici d'un poggio, distante 
i5o leghe da Algeri, 180 da Marsiglia, e 
4 leghe circa lungi dui mat*e Mediterra- 
neo, sulle rive del lago di Tunisi. Que- 
sto ha quasi 8 miglia di circonferenza, po- 
co profondo per venire colmato dalle quo- 
tidiane immondizie,clie rendendo il fondo 
pieno di denso fango nero,nelle burrasche 
spande intorno insalubri esalazioni: è dì 
forma i&emicircolare, abbonda di pesci e 
d'uccelli acquatici, ed ha comunicaziime 
col mare o golfo di Tunisi o di Cartagi- 
ne, il cui ingresso viene segnato da'capi 
Bon e Farina. Il canale che cnngiunge il 
mare col lago, e divide dal porlo Alcou- 
vod la citili, prese il nome dal porto che 
si restringe a forma di gola; chiamasi vol- 
garmenteFom e dagli arabi! Inlk-al-ouad 
ed anche Vad-aUhuIk, ciò che significa 
la Gola ilei lago , onde quando gì' ita- 
liani e spagnuoli vi fabbricarono il forte lo 
denominarono cornei! castello Goletta^ il 
quale domina potentemente lo stretto e 
la rada della città, eh 'è un grande stagno 
appena navigabile pt^'' 'Hi; nella roda 
però del porto le d -ni grandezza 

io gran numero d e oiercauliii 



igò T U N 

^i trovano un comodo e sicuro ancorag- 
gio. Inoltre il vocabolo Goletta in tu* 
Disino significa Fortezza. Sul canale vi è 
un ponte levatoio, e nel 1 820 vi fu innal* 
zato il faro. Sulla riva settentrionale sta 
propriamente il gian forte della Golcltn, 
ed il minore trovasi a qualche distanta 
dalla riva meridionale. Le fortificazioni 
lunghe e bianche della Goletta, ch'é la 
chiave di Tunisi e dista da essa quasi 5 
leghe, sono munite con numerose bat- 
terie: la grande fortezza o castello del- 
la Goletta, sitviata sopra un' eminenza 
al nord-ovest della città, questa difende 
nel suo va^to spazio cìnto di muro solidis- 
simo. Negli ultimi tempi le porte si chiu- 
devano al tramontar del sole, né si ria- 
privano che al suo levare; ogni veneriPi 
stavano chiuse dalle dieci ore del matti* 
tino sino a mezzocPi, perchè un profeta 
mussulmano predisse che in tale giorno 
e in tali ore i cristiani s' impadronireb- 
bero del paese: vegliando una guardia 
durante la notte alla sicurezza della cit- 
tà. Siffatto uso però ancora viene osser- 
vato da qualche città della reggenza. Le 
strade sucìde, strette e tortuose, non in- 
siniciate, nell'inverno sono piene di. fan- 
go, tranne il quartiere abitato da' mori; 
vi hanno parecchie piazze pubbliche e ir- 
regolari. Tunisi e ben fabbricata, belle 
sono le sue case iml)iancatedi fuori e fidi- 
bricate ad anfiteatro; perciò scorgono! a 
grandedistanza, ed offrono un colpo d'oc- 
chio sommamente pittoresco : s(mo co- 
strutte quafti tutte di pietra o di matto- 
ni, ordinariamente d' un sol piano, ter- 
minano con im terrazzo, e sono così vi- 
cine che potrebbe^i agevolmente passare 
da un terrazzo all' altro; di forma qua- 
drata, hanno nel centro una corte della 
stessa figura, circondata da un chiostro 
sostenuto da pilastri o colonne, gli appar- 
tamenti standone disposti all'intorno. 11 
i.° pia no presenta sopra la corte una gal- 
leria che fu il giro della casa, e per la qua- 
le entrasi in altri appartamenti; l'interno 
è tenuto pulitissimo, e presso i grandi or- 



TUN 

nato con lusso asiatico. Alcuni de' gran 
cortili hanno vaga fonte nel mezzo, e ne* 
4 angoli gabbie con melodiosi uccelli •- 
friconi della piò rara bellezza. 1 tetti o ter- 
razzi piani sono ornati di tende a vari co- 
lori, ove nelle sere calde si respira l'aura 
fi'csca e si conversa. Abitano le donne un 
appartamento separato da quello degli 
nomini, e quivi stanno sempre finché si 
trovi nella casa uno straniero: rare sono 
le finestresullestrade,ele poche esistenti 
sono chiuse da graticci verdi. Le migliori 
abitazioni sono la casa deiragà,del con- 
sole di Francia, e general mente quelle de- 
gli altri consoli delle nazioni europee.Sot* 
to la più parte delle case sono scava te due 
vaste cisterne, in cui adunansi l'acque pio- 
vane che nell'inverno cadono sui terrazzi 
e nelle corti, né se ne bevono altre, per- 
chè quelle de' pozzi sono salmastre, e le 
sorgenti sono rare e lontane dalla città. 
Verso il nord le numerose torri di Tu- 
nisi ap|)ariscono sorgenti tra due colline 
sparse di castelli fortificati, ed insieme rio« 
nite da uiì lungo acquedotto , eoslruìlo 
dall'imperatore Carlo V. Tre montagne^ 
la cui elevazione è infinitamente superio* 
re alle altre, offrono allo sguardo contor- 
ni singolarmente squarciati. La !•* e la 
più vicina, chiamasi Bou-Charnin ; pili 
lungi è l'Ahmar, o monte rosso; e più di- 
stante ancora il gran Sauoan. A sinistra 
si spiega il lago di Tunisi, sulla cui ta- 
perficie galleggia un' isoletta ov'i edi- 
ficato il lazzaretto; quindi si scorgono 
gli avonzi di Cartagine, e finalmente tà 
di se bella mostra la cappella di s. Luigi 
1 X re di Francia, recentemente costrutta • 
nel precedente articolo descritta, qua! un* 
eleo memorabile degli stabilimenti firtM* 
cesi. A destra poi si osserva il villaggio di 
Rhades, colla punta di terra, sulla qoala 
il celebre romano AttilioRegolo sooofisn^ 
i cartaginesi guidati da Annone ; on po' 
piò lungi trovasi l'arsenale, ed in ullinil^ 
il castello della Goletta e il forte eretto 
dn Carlo V. Vedesi pure a destra un a.* 
lago d'acqua salsa, sulle cui rive si sten* 



T r N 

(le il Baldo, |):ilaz70 l'calu ironliiiaria rc- 
sidenzn del bey, che per raiiipiezza tomi- 
gl'io aduna piccola cillò: Matte Bruii chia- 
mò il Baldo, il f^rr^aille^ tunisino: vd 
Ewald che lo visitò, diceche la gran sala 
del castello gli parve opera delle fiite, per 
la sua ricchezza e magnificenza. Que.^ta 
reggia in forma di cittadella conveniente- 
niente fortificata, rimane fuori le mura 
della città alla distanza poco meno d'una 
)p^a. Il grande e principale ingresso, di- 
pinto a strisce di colori diversi, é aperto 
in un muro merlato e difeso da artiglie- 
rie; esso conduce a un viottolo hen sel- 
ciato, ed ornato di colonne d'ambo i IhIì. 
Di là si giunge in un vasto cortile, e ad 
un 2.° ingresso, pel (piale si enlra in un 
passaggio, guardato da un distaccainenio 
di soldati. Si giunge poi in un altro C(u*- 
tile, assai piti birllodeli.", in mezzo al «pia- 
le zampilla una fonte, ed alti e vasti por- 
tici l'attorniano. Ivi in una stanza terre- 
na, provveduta di stuoie e di seggiuolc al- 
Tcuropea, aspettano coloro ch'esser deb- 
bono amniefisi airiidienza del bey. Dal- 
l'altro lato del cortile si vede una sal.i pa- 
rata di rosso, con pavimento di oianno 
bianco; in f iccia all' ingresso apresi una 
finestra, sotto cui e collocato un largo so- 
fà, ^fell'interno dell' harem una vaghis- 
sima fontana, che sorge in mez7o al cor- 
tile, si combina con un gran candelabro 
a più rami. Gli archi della galleria del 9.* 
piano sono muniti d'un graticcio di squi- 
sito lavoro; la parte inferiore n'é dipinta 
di verde, dorato la «uperiore: dietro tal 
graticcio stanno le donne del bey, e di là, 
non vedute, veggono passar le persone che 
si recano all'udienza e che ne ritnmfino. 
L'ampia sala in cui il beydàudiensa,é pa- 
rala di velluto rosso ricamato inoro; la 
volta è in parte dipinta di colori brillanti 
ed in parte riccamente dorata. Ivi pen- 
dono alle puretiaroii magnificheySciaii- 
tarre, pugnali e moschetti; e tutte que- 
ste armi sono risplendenti per l'oro, per 
l'argento e per le gemme, onde sono con 
pi-nfiisioue arricchite. Al di sopra de}lc a** 



TLN i()i 

mi sporgono mensole sostenenti vasi di 
porcellana e altre curiosità; e piU in alto 
ancora, una fila di specchi, gli uni accan- 
to agli altri,disposti tutti all'intorno della 
sala, produce l'elletto il più strano. Sotto 
le armi esimilmentetutt'intorno alla sala 
girano 3 ordini d'origlieri, coperti da uno 
spesso drappo di seta rossa ricamato. Il 
centro della sala è coperto di superbi tap- 
peti persiani. Ne' giorni di solenne rice- 
vimento, suir ultimo ordine d' origlieri 
stanno in piedi i principali cortigiani, for- 
mando COSI una doppia schiera n destra 
e a sinistra; e fra le due schiere e alla lo- 
ro estremità siede il bey, sopra un sufTì 
coperto di raso bianco. L'appartamento 
d'estate del bey cascai rimarchevole, mal* 
grailo il dispiacevole miscuglio di colori 
che poco si combinano iiisieme;esso è tut- 
tavia assai ricco e risplendente d'oro e di 
argcnto.Dalle volte pendono gabbie d'uc- 
celli in forma di vasi o d'altre bizzarre 
figure; si scorgono negli angoli orologi an- 
tichi e moderni, ed armi preziose ador- 
nano le pareti; ina in questo Inogo, ac- 
canto ad ogni moschetto v'é una buona 
provvisione di cariche belle e preparate. 
Immensa è l'ampiezza di Tunisi, la cui 
popolazione ascende a circa 180,000 abi- 
tanti, o meglio più di 200,000. Essa sì 
compone precipuamente di mori, turchi, 
ebrei, cattolici e rinegali di quasi tutte le 
nazioni. In veruna ultra parte della Bar- 
baria i mori non sono tanto tolleranti e 
civili. Tutte le religioni sono a Tunisi tol- 
lerate, purché non si turbi l'ordine pub- 
blico, né compromettasi il nome di Mao- 
metto. I lacerdoti cattolici sono rispettati 
eportano pubb^iceaiente l'abito che li di- 
slingue, col f enporoMO, distinguen- 
dosi gli ebrc 'rretle nere. Quando 
esistevano ni, per l' in- 
dnlgenza ci levano for- 
marsi di eh 1. Quattro 
^■>)!^iieprinr l'italia- 
. il dieleti france- 
ma i tra 'ono in 
.ci>.[ aedal- 



iga TDN 

l'isolamento delle cose, poiché ogni fiitni- 
glia ha la sua,e le ni ussulmane quasi sem- 
pre separate da un cortile dalle vicine^e 
Gomechè d'un sol piano, quindi la neces* 
sita di guadagnare in larghezza ciò che si 
perde in eletazione. Tuuìsi è composto 
della città propriamente delta, e di due 
sohborghi, Bebeney e Bebei-Menarn , 
stanziando in questo i cristiani marroc- 
chinì di v'ito mozarabico. Essendo Tunisi 
situata parte sopra un'altura, e parte ne' 
terreni sottoposti, questa diseguagiianza 
di livello produce, che il quartiere abi- 
talo da'oiau rio mori è estremamente pu* 
lito, mentre all'opposto i quartieri infè- 
liori, ove sono i consolatì, i magazzini, le 
botteghe, i cade, per lo bcolo dell'acque 
e dell'immondezze sono sporchi e fango- 
si. Vi sono in Tunisi moltissime moschee 
(dicesi 325)ealcune magnifiche,molli bel- 
li edifìzi e molte belle tombe di famiglia. 
Le moschee hanno minareti fabbricati eoa 
leggerezza ed eleganza; l'interno non pre- 
senta che una sala grande quadrata e o- 
scura spoglia d' ornamenti; però alcune 
sono decorate di colonne dì marmo, che 
i mori tolsero da auliche rovine. L' in- 
gresso n'è interdetto a'crìhtiani e agli e- 
brei, e non è vero che i primi ponuo pe- 
netrarvi talvolta regalando il custode.So- 
DO in diversi quartieri bagni pubblici, do- 
ve si fa gran uso di legni aromatici e pro- 
fumi, e vi si ammettono i forestieri; gli 
ebrei vi hanno 8 sinagoghe; i greci una 
chiesa col parroco; i protestanti la chiesa 
e il cimiterio. Vi si vedono pure parec- 
chie case particolari, che per l'eleganza 
e per la grazia di loro architettura mo- 
resca non disdirebbero ne' più brillanti 
quartieri delle capitali d' Europa. Fre- 
quenti vi sono i ricchi bazar, che in mez« 
zo alle loro splendide merci, quando e* 
si&teva la pirateria mostravano talvolta 
strani oggetti,pro venienti probabilmente 
dall'antiche rapine de'pirati tunisini, cioè 
▼asi, calici, candellieri ec. In questi ba- 
zar si vendono le celebri essenze tunisi- 
ne di rose e di gelsomioii I bouroous di 



TDN 

finissima ecandida lana, vaghissimi e rie* 
chissimi arnesi per cavalca i*e, sciirtli e £iz- 
zoletti,e quelle berrette rosse alla laussul- 
mona che oggidì coprono il capo olla me- 
tà degli abitanti dell' impero oltomauo; 
la fabbricazione di queste berrette è la 
principale che nel paese ha una certa im- 
portanza. In questa città si fiinno inoltre 
stoffe di lana, di seta, di velluto, tele, mar- 
rocchinì, cinture, tappeti , turbaati ec^ 
ed attivissimo è il suo commercio, eser- 
citandosi un operoso traflìco culi' Eu- 
ropa, e coll'in terno dell'Africa per mes- 
zo delle carovane. Tra le importazioni 
primeggiano le lane, ed i liquori spiri- 
tosi di cui sono i mori avidissimi mal« 
grado il divieto della legge maometta- 
na. Pochissime carrozze vi ei*ano un tem- 
po in Tunisi, se si eccettuano quelle del 
bey e de'consoli ; eranvì però certi ca* 
lessi a due ruote, coperti di tela rigata 
a striscie bianche e rosse, e tirati da uno 
o due muli: il cocchiere accompagnava 
il suo calesse a piedi e correndo. Questo 
costume de'calessi non più esista che ia 
poco numero, e invece poco oostumao- 
dosi andare a piedi fuori della città,mol* 
te sono le carrozze. Ricchissimo è il ve* 
stiai io de'ricchi, ma i poveri incedono a 
piedi nudi ravvolti in una coperta. Le ro- 
vi ne della possente e famosa Cartagine^ 
di cui ede'suoi scavi moderni ri|iarlai net* 
l'antecedente articolo, che giaceva ad e* 
guale distanza da tutte I' estremità del 
Mediterraneo in una situazione delle piil 
favorevoli al traffico, trovansi al nord- 
ovest di Tunisi. Ma invano i viaggiatori 
senza fiirvi escavazioni vi cercano aletwe 
vestigia di quelle triplicate mura^di quel* 
le robuste bastile, di quelle altiiiiaio lor* 
ri, di que'Iuoghi che contenevano un O* 
sercito dì 100,000 armati con 3oo 
fanti, di quelle darsene da cui aooo 
vi da guerra e 3ooo da trasporto porlft^ 
rono Amilcare Barca padre d' Annibale 
co'suoi sotto le mura di Siracusa: luti» 
spali sotto il feiTO de'romani, né mai veu- 
detta e maledizione di |K>polo conilo pò* 



TDN 

\yo\ojdelenda CarthagOyfa si compìuta- 
luente esaurìla.A.1 suiì-esl solUtito si i-av* 
vi>uno alcune relic|uie dì moli, ed alcu- 
ne ci>teriìe e sozte cloache sono i soli in- 
dizi del sito cbe occupava quella metro- 
poli, popolala da 5oo,ooo abitatori, e che 
poi tornò a splendere nel cristianesimo 
per l'illustre chiesa d'Africa con celebre 
sede vescovile e primaziale, finché il fa- 
natico furore degli arabi la ridusse in ce- 
nere, terminando le glorie dell'antica re- 
gina del Mediterraneo che restò sepolta 
Go'tesori de'suoi magnifici edilìzi. Carta- 
gine ebbe 3 epoche : Cartagine punica 
e romana^ Cartagine bizantina yt Cnr- 
tagine araba. Un magnifico acquedotto 
però attesta tuttora il romano potere, alla 
cui ombra surse Cartagine seconda, ed o- 
la pel monumento religioso erettovi a s. 
LuigilXha riacquistato celebrilà/ll ter- 
ritorio di Tunisi produce in abbondan- 
sa grano,u li ve,legumi, frutti squisiti,cuo- 
prendo numerosi armenti le campagne: 
il lago e il golfo sono pescosissimi , e la 
città ben provveduta delle derrate neces- 
sarie alla vita. Il clima non é sanissimo, 
l'aria essendo viziata dalle ricordate esa- 
lazioni infette che sollevansi dalle spon- 
de del lago e dalle cloache dove recansi 
le immondizie; gran numero di piante a- 
romatiche purificano poco l'atmosfera. Vi 
sono importanti saline, ed i dintorni so- 
no ameni e coltivati. Tunisi, al riferire di 
Strabone e degli storici romani, già esi- 
steva, quando contigua fu innalzata la su- 
perba Cartagine, perciò errarono coloro 
che allernaano essere Tunisi fahbrìcala 
sulle rovine di Cartagine, la quale sorge* 
va su 3 colline a dit ide? ansi io 3 parti, 
Byrsa, Megalia e Colone. Ostar fa ilRam- 
poldi, cbe lo sceriffo Al-Edrìssi| il quale 
apparteneva alla fiiiniglia Slesia che eres- 
se la moderna Tunisi, dice precisanenle 
nella sua geografia, che questa dttà é la 
Tharsis africana di Tolooieo, la quale da' 
mussulmaoi venne aumentata con nuo- 
"ve iàbbrìchei circondata da robus' «- 
ra e alte torri. I cartaginesi tosti. 

▼OL. LlXll. 



T U N 193 

minarono e quindi munirono a cagione 
deirimportante sua posizione che domi- 
nava i vicini aditi della loro capitale, con- 
siderandolo cornei.^ lorobaloardo. E sic- 
come i tiri primari fondatori di Ctirlagi- 
ne erano feuicii, così i suoi abitanti dallii 
città chiamandosi cartaginesi, e conser- 
vando stretta unione colla madre patria, 
con tutte le colonie fenicie e massime con 
Ulica, quindi si dissero Plioeni, quasi fe- 
nicii, indi Poeni o Punici^ vocabolo che 
si rese comune a' tunisini e agli altri u- 
bitanti di Barbarie. Successivamente fa 
Tunisi posseduta da'cartaginesi,da' roma- 
ni, da'vandali, ma ebbe soltanto da'sara- 
ceni arabi il suo accrescimento, ed i quali 
non credendosi in Cartagine abbastanza 
sicuri, quivi si rafforzarono, sebbene pu« 
co dopo più si addentrassero a fabbrica- 
re Kairouan , e venne un tempo perciò 
riguardata come capi tale dell'Africa pro- 
pria, fu residenza degli antichi colifÙ , e 
al generale Ocha-Ben-Nafai deve il mas- 
simo suo splendore, poi occupata dalle 
armi de' re tunisini. Quando Scipione VA- 
fricano vinse il già furmidabileAnnibale, 
fu in Tunisi che dettole dure condizioni 
della pace tra Roma e Cartagine. Tunisi 
seguì i destini e le sorti di'lla regione e 
de'suoi dominatori. 1 mori scacciati dalla 
Spagna nel declinar del secoloXV ne rad- 
doppiarono la popolazione, e la peste per 
incuria vi fece frequenti stragi. Memora- 
bile fu il 1270 per Tunisi assediata da s. 
Luigi IX, che vi morì di peste sul suolo 
dell'ani icaCartagine,o ve ora sorgeil sum- 
mentovato monumento; non che ili 535 
per avere l'imperatore Carlo V espugna- 
to la Goletta e Tunisi, facendo quindi co- 
struire dalle sue soldatesche italiane e 
ipagnuolennaltro forte pressoquello del- 
la Goletta. Del • t nche le vicende mo- 
deroedella cit lostatecomnnicon 

quelle del r< ^^enza di Tunisi, a 

queirarticol Uìi, 

Vicaria ^iro di Tunisi, 

Gli anti^ ui furono tutti ido- 

latri. Quel I adoravano il 



ic)4 TUN 

sole e. il fuoco, avenilo a questo elemento 
alzato templi, ove conservavasi con ogni 
cura. I nnmidii veneravano i pianeti, ed 
i negri qualche astro, ovvero la cosa pri- 
ma vivente che incontravano, uscendo 
dalle loro capanne. Dipoi gli africani sog- 
giogati da'romani adorarono i loro Dei, 
ed eressero un tempio famoso a Giove 
nel deserto di Barca. Molti affermano che 
gli africani ebbero ad apostolo della fé* 
de cristiana il celebre eunuco e gran te- 
soriere di Candace regina degli etiopi ^ 
che avea professato la religione de' giu- 
dei,istruito e battezzato da s.Filippo dia- 
cono; onde tornato pieno di gioia al suo 
paese vi pubblicò la dottrina di Gesù Cri* 
kto, la quale mirabilmente si propagò per 
TAfrica. Certo è che l'Africa rapidamen- 
te divenne una celeberrima chieda deco- 
rata d'innumerabili sedi vescovili. Quel- 
la sola di Cartagine, al riferire del Terzi 
nella Siria sacra, come primaziale eb- 
be 6 Provincie ecclesiastiche subalterne, 
cioè la provincia Proconsolare ossia di 
Cartagine ócìlsZeugiiaìiafiOìì circa i o5 
vescovati, fra 'quali quello di Tunisi; la 
provìncia di Nuniidia, con Cirta Giulia 
per metropoli ei 38 vescovati; la provin- 
cia Bizaccna^ con Hadramito per metro- 
poli e 128 vescovati; la provincia Mauri- 
tiana Sitifensc^ con Siti/i \\cì' metropoli 
e 5o vescovati ; la provincia Mauritia- 
na Cesa rie lise, con Giulia Cesarea per 
metropoli et 9 vescovati (sarà errore ti* 
pografìco, poiché 121 ne registra Com- 
roaoviIle,7//^to/re de tous les eveschez); 
e la provincia Tripolitana, con Tripoli 
per metropoli e 7 vescovati. 1 gloriosi fa» 
sti ecclesiastici di Cartagine e de'suoi ve- 
scovi, li celebrò il dotto p. Morcelli ge- 
suita nella 2 ' e 3.*parte df:\V Àfrica Chri- 
stiana^\^v\i\^c 1 8 1 7. Nella regione dìTu* 
*DÌsi si crede che fìori*>sero circa 600 «edi 
vescovili, delle quali non più esiste alcun 
vestigio. Tunisi, Tunctum, Tunes, Ec- 
clesia Tuìiegensisj^ia nel IV o V secolo 
era sede vescovile dtrlla provincia Pro- 
consolare di Cartagine nell'Afiica occi- 



TUN 

dentale, la cui chiesa particolarmente 
nero il martire s. Alpino lapidato dagl'in- 
fedeli nell'aprile 1460; quivi pure aofTrì 
il martirio s. Oliva vergine palermitana, 
la cui memoria celebrano i suoi condì* 
tadini 8*28 giugno. Il iMorcelli nel t. 1 
iMì' Àfrica Christiana registrò due ve* 
scovi di Tunisi: Luciano che fu alla con- 
ferenza di Cartagine nel 4i i» e Sestilia- 
no mandato da'padri del concilio prucon- 
solare d'Africa nel 553 al concilio di Co- 
stantinopoli, perchè quivi facesse le veci 
«*eir arcivescovo dì Cartagine PrimoHX 
La chiesa d'Africa lacerata dall' ariane- 
simo e dal manicheismo, divisa dallo sci- 
sma de'donatisli, restò del tutto derelitta 
nell'invasione de'saraceni del 6^8, che vi 
seniinarono il maomettismo; e quantun- 
que 1 nativi del paese stanchi della loro 
dominazione crudele, li cacciassei-o uè* 
deserti, pure fiitalmenle ritennero cogli 
errori la loro falsa credenza. Nella vita di 
s. Luigi IX,che nel 1270 morì presso Tu- 
nisi, trovo un vescovo di Tunisi che con 
lettera partecipò la morte del re di Fran- 
cia a Tibaldo 11 re di Navarra, publ>li- 
cata dal Ma rt enne, Collect, t. 6,p. 1 2 1 7. 
Notai all'articolo Pisa, che 1' ardvaieo* 
vo esercitò un tempo giiuisdizione eccle- 
siastica su alcune chiese di Tunisi e di A- 
lessandrifi d'Egitto. Certamente che i Pa- 
pi sempre zelanti pei- la Propagazione 
ilella fede, iimamtu missionari aposto- 
lici nell'Africa, non trascurarono la Dar- 
baria e quindi il regno di Tunisi; ed i^i 
pure si recarono que' religiosi die pro- 
fessano per istituto la lil)ernzione degli 
Schiavi f che tanti ne predavano! coi*sb- 
ri tunisini. Apprendo poi dalle memorie 
delle missioni della Congregazione di 
propaganda fide^ che la missione apo- 
stolica con titolo di pi'efettura in Tunisi 
e sua reggenza, con facoltà della forino- 
la 4i fu affidata a'francescani cappuccini, 
che vi si stabilirono fino dali624Xeggo 
però nel Rapporto istorico statistico ed 
economico delle missioni apostoliche di 
Tunisi, dedicato dal presente vicario a- 



TON 

poslolico alla Definizione generale elei fuo 
ordine (le'ceppuccini, le seguenti interes- 
santi notizie. Urbano Vili col breve Ex 
omnibus charitatis qffìcmy de'ao aprile 
I G24> fondò la missione apostolica de' 
cappuccini nella reggenza e capitale di 
Tunisi. Vi spedì i cappuccini siciliani del* 
la provincia di Falermo^col titolo di pro- 
curatori degli schiavi cristiani, ed il pri- 
mo fu il p. Angelo da- G)niglione dal 
1624 al 1629, il a.** il p. Luigi da Paler- 
mo dal 1 63o al 1 638. Essi cominciarono 
la serie de'prefetti e pro-vicari di Tunisi. 
Nel 1 638 con decreto della congregazio- 
ne di propaganda fide^ si recarono nel* 
l'isola di Tabarca, di cui feci cenno uel- 
Tantecedenle articolo, i cappuccini geno* 
vesi^e questi assunsero le missioni di Tu* 
nisi e le tennero fino al i65i. In queslo 
cominciò la serie de' vicari apostolici di 
Algeri e di Tunisi residenti in Algeri, i 
quali spedivano le patenti di pro-vicari 
a'prefetti della missione di Tunisi. III.* 
di tali vicari apostolici, eletto nel i65i 
stesso, fu Le Vacber, sacerdote della con* 
gregazione della Missione, della quale fu* 
rono pure i successori.Elgli dimorò inTu* 
nisi fino al 1 67 1 .Qui narrerò che nel 1 683 
trova vasi in Algeri il p. Vadier missio- 
nario e insieme console fi*ancese, quando 
la reggenza era il terrore de'naviganti e 
in ostilità colla Francia. Una flotta fran* 
cese capitanata da Duquesne si presentò 
minacciosa avanti al porto, ed avendo co- 
minciato a scagliare alcune bombe nel- 
la città, allora gli algerini nel loro bar'» 
baro furore prei^o lo sfortunato console, 
die neppur avea cercato di salvarsi, ed 
accusato di segnali dati a'suoi connazio- 
nali, lo denudarono, e tutto vivo, inutil* 
mente implorante pietà, l' introdussero 
dentro un cannone di grosso calibro già 
carico, solo proponendogli per mezzo di 
salvezza il rinegar Ta fede. Al che ricusa* 
tosi xrvicamente il p. Vacher, la miccia 
già pronta fece partire il colpo, che spar- 
se in un istante in mille combusti brani 
il corpo dell'infelice. Si pretende che per 



T U N 19T 

ischerno fosse dato al cannone l'aggiunto 
di Consolare. Questo pezzo, fuso da un 
veneto nel 1 542, fii preso da 'francesi neU 
la conquista d' A lgeri,e trasportato aBrest, 
venne innalzato su piedistallo in piazui 
dell'armi. Nel 1 689 divenne vicario apo* 
stolico di Algeri e di Tunisi Gianole, quin- 
di nel 1695 Lorance, nel 1 700 Le Roy, 
nel 1705 Ouchesne, in tempo del quale 
un inviato straordinario di Francia fece 
riconoscere e proteggere i missionari apo • 
stolici dal bey Hassen stipite de'regnanti 
bey, ed i pp. trioitaii spagnuolirecaron^i 
a stabilirsi in Tunisi presso il consolate» 
di Spagna. Nel 1 738 fu fatto vicario apo- 
stolico Faroux,nel 1 744Poissaot,nel 1 746 
Rossa, nel 1 756 Groiselle,nel 1 764 La Fie 
de Scivigny, nel 1 767 Le Boy, al cui tem- 
po il cardinnl Cantelli prefetto di propa- 
ganda obbligò il p. prefetto di Tunisi di 
pubblicarvi il decreto del couciliodiTren* 
to contro i matrimoni claodciitini. Nel 
vicariato successe nel 1773 Viguier. Si 
legge nel t. 49 p- 1 4? ^^^ Bull. Pont, s. 
C de pi opaganda fide^ il breve Pro 
commissa^ de'ia dicembre 1772 di Cle 
mente XIV: Vicarius AposioUcus Ai- 
gerii constiiidlur d^Petro Francisco Fi' 
guier presbitero saeculari congregatio- 
nis Missionisy cideinque Tunetana Mis- 
sio subjicitur, ita tamcn ut ibi possi t 
prO'vicarium generalem constituere»^cì 
1 779CUSS011, nel 1 784 Ferrand, nel 1 78 5 
Ala&ia ultimo vicario apostolico,e governò 
sino al [798. Come narrai, questi vicari 
apostolici d'Algeri e Tunisi abitavano in 
Algeri, donde recavansi in Tunisi a far 
le loro visite pastorali, ad amministrar* 
vi il sagrameiilo della cresima, ed ema- 
navano disposizioni pel governo della pre- 
fettura e pe'cristiani. Ritornando a'mis- 
sionari cappuccini che aveano tenuta la 
missione sino ali65i» suaoMiai' ''•'pre* 
ti della Missione che la laMiii il- 

1672, fu inquest'aniMi 
no a governarla ì cappa 
pontificio, ed Ui.*pn»Lvi 
fu il p. Carlo d'Ancona. 



196 T D N 

oi'dioe di propaganda fide \ mÌMionari 
di TuDÌsi andarono ni Capo Nero colo* 
nia francese. Nel 1756 T arcivescovo dì 
Genova rinunziò al diritto della porroc- 
chia de'iabarcliini alle missioni di Tunisi. 
Nel Giornale ecclesiastico di Roma, che 
un tempo pubblicavasi iu Ronìa(d8li.^ 
luglio J 785 al giugno 1 798), nel t. 2, p. 
3 1,36, 83 e 87 si leggono due articoli 
intitolati : Monumenti ecclesiastici di 
Ttinisij e due articoli intitolati: Monu- 
menti ecclesiastici di Algeri e di Tunisi, 
Dopo avere ne'precedenti l'articolista G. 
H. narrato quanto riguarda Marocco, ri- 
ferisce alcuni fatti accaduti in Tunisi e 
gloriosi alla cattolica religione, ed a'mis- 
sionari apostolici ivi residenti, e special- 
mente all'ordine òe* Trinitari della re* 
denzione degli schiavi istituito da s.Gio* 
Tanni de Mallia,e da s. Felice di Valois, 
al quale dulia s. Sede lo scrittore asseri- 
sce che fu affidala la missione, unitamen- 
te co'cappuccini, ma ciò non sussiste per 
lutto quanto il narrato: i trinitari si por- 
tarono a Tunisi, quali addetti al conso- 
lato spagnuolo. Nel 1730 avendo i reli- 
giosi trinitari ottenuta la facoltà di poter 
erigere nella città di Tunisi presso il det- 
to consolato una casa d'ospizio con ospe- 
dale annesso, esercitarono il loro zelo spe* 
dolmen te nella peste che disgraziatamen- 
te si suscitò nel 17 75, 1779, 1784 CI 785, 
In queste occasioni i religiosi trinitai i non 
risparmiarono fetica per assistere gli ap- 
pestati tanto cristiani che maomettani^ e 
TI perderono gloriosamente la vita i pp. 
Casanova e Sonchez spagnuoli. Nella pe- 
ste cominciata nel 1784 e durata sino a 
tutta l'estate 1785, colla morte di circa 
800 persone per giorno, siccome la bar- 
barie maomettana non prendeva quasi 
Teruoa cura onde provvedere alla mise* 
ria degli appestati^ così i trinitari con 4 
cappuccini italiani furono gli unici ad as- 
sistere i poveri infermi non meno cristia- 
ni che turchi, e somministrando indistin- 
tamente a chiunque rimedi e preserva- 
tivi contro il contagio. Per cui il loro spe- 



TUN 

dale fu come l'unico rifugio, di' eb!)ero 
tanloi cristiani che i maomettani, restan- 
do vittime della loro carità i pp.Gomes e 
Moreno superiore dell'ospizio de'trinitari 
spagnuoli. Morirono anco due pp. cap- 
puccini nelTospedule de' trinitari, e de' 
trinitarisolo restando vivo il p. Marti Iri- 
nilariospagnuolo. Egli fu che accolse nel- 
l'ospedale i detti cappuccini divenuti in- 
dirmi e gii assistè lino alla morte, perciò 
ringraziato dal loro procuratore geiiei ftle, 
mentre] due superstiti cappuccini aeguil»- 
rono od assistere griiifermi e gli altri fede- 
li.Finita la pcste,ìl i .'ministro del beyMu- 
staili Coiggia, co«i onoriOca lettera in ara- 
bo, che tradotta si legge nel Giorna/e, di- 
chiarò a I p. Marti Io pubblica ricotìr>tceB- 
za, e quindi con altra graziosissima lettera 
rimise allo stesso p. Marti circa scudi 3oo 
a beneficio dell'ospedule. Negli altri due 
articoli riguardanti Algerie Tiin/^i, do- 
po aver l'articolista R.S. deplorato le vi- 
cende dell'insigne chiesa d'Africa, che il 
moomettismo seppellì nelle folte tenebre 
dell'errore, passa a dare un sicuro rag- 
guaglio dello stato in cui trovatasi il cat- 
tolicismo dell'Africa sotto il governo del- 
le diverse reggenze Barbaresche, dove & 
vestigi dell'antico e già florido cristiane* 
simo sono alcune rovine di città e di tem- 
pli, che ne risvegliano lo veneranda me- 
moria. Infelice descrive la condizione del- 
la fede cattolica in Algeri, che ivi profes- 
savano appena 5 famiglie native, oltre a' 
due consoli veneto e francese, ed altri eu- 
ropei commercianti protetti dal bey o 
dalla Francia. Comunemente eranvi pii& 
di 2000 cristiani europei sotto la tiran- 
nica schiavitù e con danno di molte loro 
anime. In Tunisi poi erano più di 1 00 fa- 
miglie europee addette alle negotiaùoni 
e perciò godenti franchigie come in Al- 
geri, e minor quantità di schiavi, non es- 
sendo i corsari tunisfni tanto dediti alle 
frequenti scorrerie marittime come i pi> 
rati algerini. Le persecuzioni de'cristia- 
ni erano minori di quelle che si pativano 
io Algeri, principalmente contro i sacer- 



T UN 

doti in odio della religione; poiché in Tu* 
iiisi ricorrendo con moderazione i cristia- 
ni an«*iiriati a'Ioro rispettivi giudici^ ve- 
nivano garantiti, e puniti gli aggressori, 
vegliando i nrìissionari alla custodia delle 
loro anime, cioè 3 Irinilari spagnuoli, e3 
fni noesi della congregazione della missio- 
ne die Hveano ospizio; e siccome in tutta 
la Uarharia non vi risiedeva alcun vesco- 
vo, coti uno degli ullimi veniva destina- 
to vicario apostolico dalla congregazione 
di propaganda, il quale non godeva altra 
facoltà particolare, die quella di cresi- 
mare; il die sì praticava anco in Tunisi, 
dov'era nominato prefetto e pro-vicario 
Apostolico OMO de' 4 cappuccini, che at- 
tendendo alle mistioni Cui dal 1 672 avea- 
tio cura dell' unica parrocchia esistente. 
Sebbene i principi africani avenno natu- 
ralmente in sospetto fra' cristiani tutti i 
inissionari,particoltiriiiente i trinitari,ao« 
lenormente da e«si ingiustamente credu* 
li spie della Spagna, nondimeno a fron- 
te di tal falsa prevenzione in più incon- 
tri resero loro onesta testimonianza,8Ìnoa 
sceglierli ministri degli affari i più gelosi 
de'Ioro governi. Difatli nel 1785 il bey 
d'Algeri inviò al redi Spagna per suo mi- 
nistro il p. Lopez per trattare la pace.L'ia- 
corrotta fedeltà di tali religiosi, fece loro 
poi nuovamente godere il dovuto buon 
concetto e stima presso il governo delle 
reggenze d'Algeri e di Tunisi, ed ebbero 
il privilegio d'esercitar con piena libertà 
le funzioni ecclesiastiche nelle 5 cappelle 
della I .' e nelle 4 della 2.*, però solo pri- 
vatamente. Quando doveasi giustiziare 
alcun schiavo cristiano, si permetteva a' 
trinitari in qualità di confortatori d' ac- 
compagnai lo al patibolo, ad onta deirin- 
vettive e improperi vomitati dal popolo 
maomettano. Con altrettanta libertà re- 
munerate famiglie cattoliche potevano 
adonarsi nelle due cappelle de'missìona* 
ri per assistere alla messa, ricevere i sa- 
gra meo ti e ascoltar le prediche, così nel- 
le 3 ca patelle d'Algeri situate ne'3 quar« 
tieri ove nella notte si riuserravaoo gli 



TUN ,97 

schiavi del governo; ma la dura schiavi- 
tù che solfrivano quegl'infelici, permet- 
teva limitata libertà nell' esercizio della 
religione. Dappoiché essi soltanto pote- 
vano ascoltar la messa e la predica ne* 
giorni festivi assai di buon'ora per atten- 
dere quindi a' loro pubblici lavori, da' 
quali siccome esentati ne' venerdì, giorni 
festivi pe' maomettani, così godevano il 
comodo di radunarsi nelle cappelle pro- 
prie più tardi. Gli schiavi de' particolari 
frequentavano le due cappelle de'missio- 
nari, con più o meno assiduità, secondo 
che loro permetteva l'umauità o fierezza 
de'padroni.Simile permesso non godeva- 
no gli schiavi del bey e de'signori della 
corte, i quali schiavi solamente sotto la 
custodia di due guardiani turchi poteva- 
no ascoltar la messa e confessarsi 3 volte 
l'anno, cioè pel s. Natale e nelle due fe- 
ste principali che celebravano i mussul- 
mani in onore di Maometto. Gli schiavi 
del bey, de' cai idi e degli alcaidi nelle 
diverse provincie della reggenza d'Alge- 
ri, si confessavano quando i loro padro- 
ni recavansi in Algeri a pagar le gabelle 
e tributi che esigevano da'mori nelle pro- 
vincie. Alle spirituali necessità di que' 
meschini tuttavia non tralasciavano di 
soccorrere i zelanti missionari, con esor- 
tarli sovente alla costanza nella fede per 
mezzo di lettere, di libri di voti e corone, 
e talvolta con recarsi personalmente a tro- 
varli previo peruiesso,acciò gli schiavi fos- 
sero liberi di ricevere il sagrameuto del- 
la penitenza. Così con manifesto prodi- 
gio e a fronte delle persecuzioni e degli 
oltraggi che soffrivano gli schiavi, ì mao- 
mettani era no costretti a confessare le vir- 
tù e i pregi di loro religione, chiamando 
il Papa il Papasso grande, e proverbian- 
do i protestanti e icitroatici col nome di 
cristiani falsi. Inoltre i cattolici non sog- 
giacevano a tributi determ . solo a 
regali al governo in diver sioni, a 

venivano tenuti in miglio' e con- 

cetto degli altri criitiaiiL-Ì :ib chi 

la cattolica religione ire li 



igS • TUN 

tua fona dÌTÌna,qiialche maomettano ab- 
bandonava la superstizione di tua setta, 
per confessare Gesù Cristo, non curando 
il pericolo d'essere bruciato vivo insieme 
eoi missionario che avea cooperato alla 
conversione, per cui si soleva da'missio- 
nari inviarlo nascostamente in Europa, 
Le conversioni non erano abbondanti e 
senecalcolavano 3o all'anno, la maggior 
parte marinari e altri appartenenti a'ba- 
stimenti delle potente straniere, massime 
in occasione d'essere ricevuti nell'ospeda- 
le de' trinitari, ove si battezzavano quei 
ftnciulli che per infermità vi erano por* 
tati prima che morissero. Il Baldassari, 
Relazione delle avversità e patimenti di 
Pio Vl^ narra nel t. 3, p. ^4' 9 che men* 
tre il Papa stava rilegato nella certosa di 
Firenze, anche al bey di Tunisi piacque 
di mostrarsi cortese e rispettoso verso l'e- 
sule e perseguitalo Pontefice, con inviar- 
gli aifettuosa e ossequiosissima lettera,nel* 
la quale dichiarandosi protettore della 
missione cattolica stabilita ne'suoi domi- 
oii, chiedeva che un cappuccino fosse de* 
corato della dignità di vicario apostolico. 
Insieme colla lettera inviò il bey un ca- 
lice d'argento, già predoto in qualche na- 
ve francese, perchè nel piede avea lo stem- 
ma reale de'gigli;e confessando che tenuis- 
simo era il regalo, scu^avasi con dire che 
altra cosa più preziosa e non iscon venien- 
te per farne offerta a un l^apa,non avea in 
sua mano. Pio VI accellò con gradimen- 
to quel dono, e per lettera rispose al bey 
ringraziandolo moltissimo, e raccoman- 
dnndogli i missionari. Ma non esaudì la 
domauda di promuovere il cappuccino, 
adducendo per motivo te attuali calamità 
della chiesa romana, per le quali non po- 
tè vasi effettuar la cosa secondo le forme 
e regole prescritte. Nel 1 8 1 6 il re delle due 
Sicilie, dopo rinnovate le antiche con veo* 
zioni col bey, inviò a Tunisi una flottiglia 
col pattuito sussidio o tributo, ed un ma- 
gnifico servigio da tavola in porcellana 
di Napoli, dipinta egregiamente con figu- 
re mitologiche. Recatisi a presentare tut* 



TUN 

to al Bardo gli uffiziali regi, il bey fece 
gettare da una finestra in mare lutto il 
vasellame, scusandosi cortesemente per- 
ché le leggi àtW Alcorano ("f^.j vietavano 
rigorosamente a'maomettani di ricevere 
immagini dipinte o scolpite. Quindi per 
tratto d'amicizia invitò a tornar da lui 
gl'inviati napoletani, per mosti*ai*e adessi 
cosa di gran pregio. Portatisi di nuovo al 
Bardo, il bey li condusse nelle stante del- 
l'ospizio è della cappella della mÌHÌone dei 
cappuccini vicina al palazzo, ove i religio- 
si nella festa celebrano la messa e amuni- 
nistranoi sagra menti a'cattolici,e dall'ar- 
madio degli arredi sagri fece cavar fuori 
una bella cassetta d'acajù serrata con 
chiave, donde fu estratta la cassetta d'ar- 
gento contenente la lettera di Pio VI, a 
mostrandola loro il bey,, disse. •• Ecco 
la risposta che mi venne dal Pupa, quan- 
do gl'in viai una mia lettera e il dono d'un 
calice, che mollo tempo innanzi era sta- 
to tolto con altre cose in una nave |l*aQ- 
cese. Questa risposta del Papa giudicai che 
conveiiiiise farla conservare in questo luo" 
go , siccome cosa sagra e veneralMle per 
tutti i cristiani'*.Ma osservo, che ola data 
prodotta dal Baldassari del 1 8 1 6 è errata, 
ovvero quanto pone in bocca al bey sul 
ricevimento della lettera, deve riferirsi al 
successore; imperocché nell'articolo Tu- 
nisi regno, riportando la serie de'bey di 
Tunisi della dominante stirpe, registrai 
che nel 1 798 era bey Ha muda, e nel 1 8 1 4 
Othman,che ucciso violentemente nell'i- 
stesso annu ebbe a successore Mabn[iud,il 
quale regnava nel detto annoi 8 16. Dal- 
lo stato delle missioni del 1 832, ricavo cbe 
al p. Alessandro da Mussignano cappuc« 
ci no, era succeduto nella prefettura apo- 
stolica di Tunisi, il correi igioso p. Luigi 
da Marsala con 3 religiosi. Trovo nel t, 
5, p. I o4 del citato Biillarium il breve In 
sublimi^ de' i4 marzo 1834 di Gregorio 
XVI: Tu/ietanae Missionis visitatorem 
apostolicuni p, Joseph Anteluni Fazio 
de Pianella ord,pp,cappu('cinorum con,'» 
sUtuit (già prefetto delle missioni di Re- 



T IJ N 

eia, come riletai nel voi. LXXIf, p. 4i)« 
Questo degno religioso meritò che lo stet • 
ut Papa nel maggio i836 lo facesse ve- 
scovo di Tipasa inpartihiix^ e col breve 
Apostolici minisù*riif visitalore apoiìto- 
licf) dell' isofó del mare Egeo, dell' Asia 
minore e di Coslantinopoli; e nel 1 887 col 
breve Universi dominici gregix^ visita- 
tore apostolico d'Egitto e dell' Arabia: i 
due brevi nel ricordato Bullarium sì ri* 
portano a p. 1 4 1 t\ SS, Ecco lo stato del* 
la prefettura apostolica di Tunisi, secon- 
do la statistica delle missioni pontificie nel 
principio del 1844» essendone prefetto il 
p. Luigi du Taggia cappuccino (fin dal 
1 837, ma ivi non è notato che per le sue 
pratiche colla congregazione di propa- 
gHiida, la missione di Tunisi dopo che per 
3 1 6 anni era stata governata da'coppuc* 
Cini italiani, alla fine del i84k era pas- 
sata al governo de'coppuccini maltesi, con 
totale esclusione de' suoi antichi posses- 
sori. £ con questo la custodia fu eretta 
in provincia e il custode di Malta, che 
con tale unione venne chiamalo provin- 
ciale, diventò prefetto prò tempore del* 
la missione. Perciò lo fu il p. Pietro Pao- 
lo di Malta i.° provinciale di detta prò* 
vincia, e per lui fu deputato vice-prefet* 
to il p. Emanuele da Malta, il quale fun- 
se Tuilìzio sino ai 1843. Dappoiché i cap« 
pnccini maltesi governala la missione 2g 
mesi e ig giorni, e non riuscendo felice 
il loro governo^ furono richiamali i cap- 
puccini italiani). 1 cappuccini con ospizio 
e chiesa parrocchiale dedicata alla ss. Cro- 
ce. 11 solo cullo maomettano può eserci- 
tarci pubblicamente. Le chiese o cappel- 
le pubbliche sono ne*cousolali francese e 
sardo: le private nella residenza del con- 
sole napoletano e nel detto ospizio dc'cap- 
puccini, la chiesa de'quali è la principale 
di Tunisi. I cattolici del regno sono 8000, 
quelli della capitale 6000. In Tunisi due 
chiese o cappelle pubbliche e due priva- 
te, cioè le già mentovate. Sì dice che al- 
lora dimoravano in Tunisi i trinitari s^m- 
guuoli, i quali non vi hanno piii il sud- 



T N 199 

detto ospedale , né più vi esistono. Nel 
consolato di Spagna, 1 a miglia da Tunisi, 
evvi una cappella assistila da un prete 
spagnuoio, indipendente dalla missione. 
Qui va notato, che il Giornale di Roma 
del 1 85a, a p. 9 1 , annunziando la morte 
del p. d. Giovanni Valdemoro di 84 an- 
ni, impropriamente lo chiama vicario a- 
postolico della colonia spagn uola da mol- 
tissimi anni; ma egli era cappellano dei 
suoi connazionali e benemerito. Si ag- 
giunge, che tra il pianto degli europei gli 
furono falle solenni esequie nella chiesa 
cattolica di Tuni>i, recitando l'orazione 
funebre mg.' vescovo, ch'è il vicario a- 
postolico. Indi il cadavere fu processio- 
nalinente trasportato nel cimiterio di s. 
Antonio. In Bardo, residenza del bey, lun- 
gi 3 miglia da Tunisi, la popolazione cat- 
tolica é piò di 100 persone. Presso a quel 
sovrano palazzo è la suddetta cappella 
cattolica costruita a tempo degh schiavi. 
Ivi non risiede missionario, ma ne'dì fe- 
stivi vi si porta un cappuccino da Tuni- 
si a celebrare per comodo de'fedeli, che 
sono in Bardo, e in Manuba dove hanno 
giardini e casini il principe e i grandi del 
regno. In Goletta sul lago che comunica 
per un canale un miglio lungi da Tuni- 
si, sulle cui sponde sono fabbricate case, 
cantieri e furti che costituiscono la città 
omonima, vi risiede un inis>ionnrio, e il 
p. da Pianella vi comprò la casa e fab- 
bricò la chiesa pe'cappuccini : i cattolici 
sono 5oo oltre i marinai. Susa, Siaguly 
Riispitia (f \)f^ìh sede ve«covile,di fonda- 
zione romana, a 1 00 miglia da Tunisi, cit- 
tà marittima e importante iieiranlica par- 
te dell'Africa propria, che denominava- 
si Bizacetia, cinta di forti mura e di bel- 
r aspetto , con castello fortificato nella 
sommità, già dimora de' signori di Kai- 
rouau. Vi è chiesa e ospizio de' cappuc- 
cini, con mistiooario cui incombi 
ra d'assistere anche i cattolici il 
ilir e di Mahdia: isuoi a5o cai r 
peguarono di Gibbricart iipi'al 



aoo T U iV 

sta s« d'una lingua di terra con otlìmo 
porlo, ai4 miglia da Susu: lia 5o catto- 
liei senza chiesa. Ma hdia o Afri&i,ciUti si- 
tuala lungo la costa orientale, di cui fu 
grande un tempo l'opulenza e la fortez- 
za, onde a Tuif isi regno narrai la crocia- 
ta di Vittore Ili che l'espugnò, colla mor- 
te di 100,000 saraceni, e la presa che poi 
ne fece Carlo V. Sotto i romani fu fìo- 
rentissima, e quando gli ara hi distrusse- 
ro la 2/Cartflgine^ rovinarono pure Mali- 
dia, che il calido Mehedi ripopolò e for- 
tificò dandole il suo nome, prima chia- 
mandosi Ifrikia, Apìirodìsinni, evi sta- 
Lifi il suo soggiorno. È distante ^4 mi- 
glia da Susa: ha 5o cattolici senza chiesa. 
Sfuchx o Sfakes o Alfaques, Ruspa (^•), 
già sede vescovile e ora titolo in parti» 
huSf hella e ricca città marittima nel gol- 
fo di Cahès, circondala da forti mura, a 
f 00 miglia da Susa, con ameni dintorni. 
Vi si trovano molli cristiani e multi ve ne 
attira il commercio, ma privi di chiesa. 
Girbao Gerbi o Gerba, ìsola e città a 3o 
miglia da Sfaclix sulla costa orientale, con 
grnndiusi avanzi di romani edilizi che ri- 
cordano la sua antica grandezza. Avea 
buon porto, e pregevoli scaturigini d'ac* 
qua potabile. I cristiani uniti a quelli di 
Sfachx sommano a 600. Girba geografl- 
CiimenteappnrlieneaTunisi, ma pare com- 
presa nella reggenza di Tripoli ^ ove ne 
riparlo,almenonnni addietro n*era in pos- 
sesso. Noteiò che dipoi nel 1847 *^ "•**^5> 
delle Notizie del giorno di Uonia, riferì 
di avere il negoziante maltese Giuseppe 
Velia donato un locale nelTisolii di Ger- 
bi per una cappella con 4 camere per for- 
marvi un ospizio , facendo le necessarie 
spese edonando pure gli arredi sai-ri. Uet- 
tifìcherò e niodifìcheiò il nairato, che il 
locale era semplicemente tenuto in lo- 
cazione dal Velia, e che dopo la di lui 
cessione alla missione, fu questa che lo ri- 
dusse lì chiesa e ospizio. Biseita, Hippo- 
Zarrtu'i n Bensart, anTena città nnuitti- 
mii «I nord di Tunisi,da rni è distante 4o 
miglio, Ira il lago e il golfo del suo uome. 



TDN 

difesa da molti castelli e batterie. Era fii- 
mosa allorché vi si manteneva un gran tiu- 
mero di galere, che spedite poi in flx>rao, 
quivi portavano il prodotto di loro pira- 
terie. Ora il suo porto riempito di sabbia 
non vi ammette che piccoli bastimenti. I 
suoi contorni sono fertilissimi, e ▼uolsi da 
alcuno che in essi sieno le rovine dell'an- 
tica Utica,c\òc\ìe altri negano. Nel 1 786 
la flotta veneta quasi distrusse la città. 
Non ha chiesa e conta 60 cattolici. Fmo 
al detto annoi 843 la missione di Tunisi 
ei*a da poco tempo alfidata al p. provin- 
ciale prò tempore de' cappuccini della 
provincia di Malia, che la bceva ammi- 
nistrare dal ricordato vice-prefetlo apo« 
slolico, scello coH'anuuenza della congre* 
gazione di propaganda tra que' religiosi. 
Tale alDliazione portava il grave Incon* 
veniente di tener la missione sotto l'in* 
fluenza del console inglese,perchè ri nghiU 
terra domina Malta. La Francia si pose 
di concerto col Papa Gregorio XVI per- 
chè la missione da prefettura foste eleva- 
ta a vicarialo apostolico indipendente, per 
tutta la ref;genza di Tunisi , e seeondo i 
diritti tradizionali dell* oriente sotto la 
speciale protezione della stessa Francia. 
Quindi Giegorio XVI con breve de'ai 
marzo dello slesso 1 843 eresse il vicariato 
apostolico di Tunisi, e nominò nel 1 844 
per i.°vicario apostolico l'attuale e bene- 
merito mg.' Fedele Sutter daFerrara del- 
l'ordine de'cappuccinì, conferendogli col* 
la dignità vescovile il titolo in partihus 
di Rosalia, nel quale articolo feci memo* 
ria di sua consngrazione in Roma a' 2g 
settembre di detto i8449 n*^^^^ chiesa di 
propaganda , eseguita dal prefetto della 
congregazione cardinal Fransoui, assisti* 
to da mg.' Castellani vescovo di Porfirio 
esagrista pontifìcio, e da mg.' Hughes ve' 
scovo cfEliopoli e vicario apostolico di 
Gibilterra, come riporta il n.'^Si óeìDìa* 
rio eli /?om^ del 1 844* ^'^ ^^^^ occasiona 
il sacerdote d. Carlo Mini colle stampe 
pubbiicòun opuscolo, celebrHudo la con* 
stigruzioue co*più divoti seulimenti ver* 



TUN 

so il tlpgno prelato, intitolandoli Rìjles» 
.<r/,enumeraiiclone le virtù e lo zelo che gli 
aveano guodagnnto V ammirazione dei 
cattolici di Tunisi e sua tnissione. Immen- 
so è il bene fatto al nuovo vicariato apo- 
stolico ddll'dlustre prelato, colle sue in- 
defesse e paterne cin^e , con incremento 
dell' uni vertiale veneruzione , inclusiva- 
mente al bey e al suo governo. Arrogeche 
io riproduca un articolo pubblicalo dal* 
['Osservatore Romano de'28 settembre 
1 849. *» l^fi^ lezione dti Turchi l Quan- 
do i nostri buoni Teccbi volevano speci- 
ficare un'azione barbara, inuntnna, con- 
traria a'dtttami della fede e della religio- 
ne, ed alle regole della civiltà, solevano 
diie, esser questo un operare ila 7'i/r- 
co^ e tanto bastava formare il più leo 
concetto. Or questa formoia non possia- 
mo piti adoperarla senza ingiustiziaieri- 
talia a' di nostri dee soifiir la vergogna 
d'essere in fatto di civiltìie di rispetto ver- 
so la religione cattolica ed i suoi ministri, 
sottoposta al Turco, e prendere da lui la 
lezione. In prova di che, ecco ciò che 
scrive mg/ Fetlele da Ferrara cappucci- 
no, vescovo di Rosalia e vicario aposto- 
lico di Tunisi, sotto il 3 gennaio 1 849. — * 
La mio visita apostolica cominciata in set- 
tembre riio proseguita in novembre, por- 
tandomi a iVIedia(IV]ahdia), a Diserta (rati- 
tica litica), quindi in seguito a tutta la 
reggenza di Tunisi , che forma appunto 
l'apostolico nostro vicariato. Questa no- 
stra visita pastorale fu fatta con molto de- 
coro: giacche S. A. il Bey (Si-Àhined) si 
è degnato darmi una delle tue carrozze 
bellissima a Scavalli, eoo cocchiere del- 
la sua corte,con 5 mammalucchi (del qual 
vocabolo riparlai n Egitto), 4 gendarmi 
e 4 M>*^i tu^ti * cavallo, lutti armati a 
sicurezza e ad onore di me, e di altri due 
religiosi ed uu ecclesiastico convìflitatori 
e compagni del mio viaggio, eoo ordine 
a tulli i governatori delle citta, de'poesi 
e borgate, di mettere a tutta disposisìo- 
tie mia e del mio seguito il palazzo del (O- 
vei'oo civilcy puftaado cui alle abiUuio- 



TUN aoi 

ni mililarì; somministrando, olire al lo- 
cale, biancheria, servitù, mantenimento 
e provvisione di tutto punto a me ed al 
mio seguitole ciò con ogni comodità, lau- 
tezza, onore. E gli ordini sovrani sono sta- 
ti dati così precisi e generosi , che tutti 
d'ogni grado, civile e militare, inferiore 
e superiore, andarono a gara chi meglio 
sapesse e potesse trattarci e favorirci. È 
stalo un vero trionfo per la nostra ss. Re- 
ligione, il vedete presso mussulmani fa- 
vorito tanto ed onorato il vescovo catto- 
lico.-— Cosi egli de'tnrchi di Tunisi: men- 
tre i cattolici d'l(alia,che fino alla nausea 
si spacciano promotori della civiltà , del 
progresso, della pura religione, insulta- 
vano, ingiuriavano, bistrattavano i propri 
vescovi, li cacciavano dalle loro sedi, ne 
mettevano a ruba e a sacco le case e le 
sostanze, e insidiavano alla loro vita, e per 
colmo d'empietà costringevano lo stesso 
Vicario di Gesù Cristo ad esulare dal suo 
stato e da'suoi popoli, e lo sopraccarica- 
vano per giunta di mille oltraggi e vilu« 
peri. Che memoria l'Italia de' tempi no- 
stri lascierà di se nelle pagine imparziali 
della storia I " Tutte verità incontrasta- 
bili. Or che direbbe, se il veridico esten- 
sore dell' articolo dovesse rientrare sul- 
Targomento nel declinar del 18 75?! Che 
direbbe sul progresso con enormi propor« 
zioni neirempiotà successivamente avve- 
nuto non solamente nelP infelice Italia 
stessa, ma nell'altre parti della colta Eu- 
ropa, come nella S^'izzera, nella Spagna^ 
il cui governo vanta lo speciale titolo di 
Ca//o//ro, e deploi abilmente anco in altri 
stati?IOra pero laSpagnu fa concepire buo- 
ne speranze. Inoltre, merita che io ripro- 
duca un brano della Cazz(*tta di Ferra* 
ra, riferito dal \ì.**ij del Giornale ili Ho* 
ma dell 8 5a.*» Abbiamo notizie di Tuni- 
si, io data a geonaio . Hie riguardano il 
rispettabile nostro < lino mg/ Snt- 

ter véwovo di Ro i.Mrio apostoli- 

co in quella rego [nali sebbene 

vertino intorno • lel paese, pur 

uu piace coiisidc ic puiiic, nel 



9oa T U N 

riflesso che il merito insigne di queH'il- 
lustre personaggio, e le molte e splendi* 
de $ue opere ad incremento della religìo* 
ne , ed a proGtto degli europei di colò» 
tornano a decoro di questa città che gii 
diede la culla. In es^e notìzie si accenno: 
che il lodalo mg/ Sutter ha col 20 di- 
cembre ricevuta la solenne professione 
de' voti d'una giovane francese, distinta e 
ragguardevole per nascita, per ricchezza, 
per talento, per istruzione e per ogni ma- 
niera di speranze per quelle monache di 
s. Giuseppe, alle quali diede gli spirituali 
esercizi il p. Francesco M.* da Aimini: che 
fra giorni avrebbe egli stesso amministra- 
to il s. battesimo a due infedeH, l'uno di 
18 anni, l'altro di ao: che la gran fab« 
brica della Goletta progiedi^ice sempre, o 
sempre sì continuano i lavori a Biserla, a 
Media, a Tunisìsche quivi anzi, entro il 
mese di gennaio,dev'essere condotto a ter- 
mine un palazzo che sarà de'più belli di 
Tunisi, la proprietà del cui terreno fu re- 
galota ad esso monsignore dal Bey, fab- 
bricalo poi pel pian terreno e mezzani a 
spese del vicarìatu apostolico , e pe' due 
piani nobili ed il bel vedere u spese d'un 
toscano, il quale se nq servirà per 8 an- 
ni, dopo CUI sarà ceduta tutta ia fabbri- 
ca al vicariotoslesso, che probabilmente 
se ne servirà di episcopio : detto locale 
•ara frattanto aperto con molla splendi- 
dezza ad uso d'istruzione e di divertimen- 
to pe'soci europei: d'istruzione, colla let- 
tura de'classici italiani, francesi, spago uo- 
li, tedeschi , inglesi ec. e giornali d' ogni 
genere; di divertimento con sale di bighar- 
di all'italiana e alla francese, giuothi di 
scacchi, di dama, di doniinò, di cartCtCon- 
chiode infine la lettera che porta queste 
notizie , col ringraziare il Signore Iddio 
pel bene spirituale e temporale che ivi si 
va facendo". A schiarimento d'alcuni 
punti del riportato, aggiungerò. Che nel- 
la visita degli ospizi, il bey die al prelato 
per accompagnamento un|olfiziale bascia- 
mamluc comandante la scorta, ed ingiun- 
te a' governatori y che il Iratlameulo di 



TUN 

mg/ vicario fosse nobile e abboiiilante, 
non meno acciò potesse invitare alU tu** 
mensa alcuno de' primari deMuoglii, ma 
ancora onde distribuire gli avauù a* po- 
veri , avendo piacere che da questi ve- 
nisse applaudito. Che il bey Àhmed esti- 
mando il vicario apostolico per le tue e-« 
gregie virtti, fu in molti incontri vieppiù 
condiscendente e benevolo verso i catto- 
lici de'suoi douiinii, e le cose riguardanti 
questa fiorente missione apostolica. Con* 
cesse pure il terreno pel cimiterio, uà al* 
tro per ingrandire la chiesa, altro per am- 
pliare l'oi to dell'ospizio, oltre la suddet** 
la area per la casa |)el vicario apostolico, 
che prima era in luogo assai angusto. Di 
più mg.*^ Sulterpotè ottenere da quel gè* 
neroso principe e da' suoi governatori la 
liberazione di non pochi mu^sulmaui rei 
di piccole manc^inze o prigioni per debi- 
ti; ì\ che conciliò al prelato l'amore, il ri-» 
spetto e la gratitudine degli stesai inao- 
mettani.E siccome prima di lui pagavansi 
1000 piastie tunisine annue al bey, per 
pigione del locale ridotto a chiesa e o- 
spizio (perchè il bey di Tunisi è runico 
proprietario di tutta lu reggenza, oade gli 
estranei non vi ponno possedere, e se al- 
cuno ottomano o tunisino vuole aliena- 
re un fondo figura come dato in pegno 
all'acquirente per una somma impreca- 
ta) pe* cattolici, il bey nella sua munifi- 
cenza e singolur deferenza pel prelato, 
condonò persempret>d corrisposta. Giac- 
ché deve sapersi, che l'antico locale del 
consolalo di Spagna, presso il quale era* 
no i nominati ospizio e spedale de'trini- 
tari, questi e quelli non più sussistendo, 
fu dato in odìtto al p. da Tuggia, il qua- 
le vi ei'ttiie la chiesa di Tunisi dedicata 
alla ss. Croce, con l'adiacente ospizio dei 
cappuccini, contribuendovi le pietose of- 
ferte de'fedeli, specialmente italiani, oU 
tre quella generosa di 16,000 piastre del 
conte Baffo. 11 bey pertanto rinunziò per 
sempre al fitto di detto locale, incontro 
al quale sorgendo il suddetto palazzo ve* 
scovile, la via viene chiamata Strada del 



TUN 

ycscovo. Sulla Goleita ingi' SuUer otlen* 
ne Tarea per fabbrica r vi la chiesa e la ca* 
sa d'ospizio, e ciò a vantaggio de'cutloli^ 
ci del porlo e fortezza di Tuaisi, Per le 
tue replicate praticlie e vive premure, ora 
furono iotrodotti iu Tunisi 5 fratelli deU 
le bene'iuereDtiftiiiaie Scuole cristìanc^yìei 
fjuati acquistò e quindi restaurò e ridus* 
«e Bi\ uso de*medc»iuii e delle loro scuo- 
le, l'antico ospizio die per ^5 anni servi 
d'abitazione a' cappuccini e di chiesa ai 
cattolici. Giustamente è da attendersi fe- 
lici risultali da tali ottimi istitutori , in 
vantaggio deli' istruzione ed educazióne 
elementare, massime religiosa, della gio« 
ventò, e già contano circa i ao giovanetti 
d'ogni nazione e culto, Per l'assistenza 
degl'infermi e per l'educazione delle don* 
zelle, l'attivo prelato, oltre alle suore di 
s. Giuseppe dette dell' Apparizione, che 
in buon numero esistono in Tunisi e fin 
da qualche anno anco in Susa, le stabili 
eziandio alla Goletta, ed aSfachxoSfax* 
11 vicariato apostolico di Tunisi presen- 
temente ha i seguenti 8 ospizi de'cappuc* 
ci ni, ciascuno con un presidente religio* 
so. Essi sono) quello di Tunisi, fondalo nel 
1624» col vicario apostolico, 8 missiona- 
ri, 4 fi'^tti laici, ascendendo i catlolioi del* 
la città a quasi 9000, Di Susa,islituito nel 
18 36, con circa 600 cattolici. Della Go* 
leUa,ìstituilo neh 838, con circa 700 cat- 
tolici. Di Sfux o Sfachi, eretto nel 184 '9 
con quasi 5oo cattolicit Di Gerbi, fonda- 
to nel 1848, con circa 3oo cattolici. Di 
Mahdia, istituito nello stesso 1848, con 
circa 3oo cattolici. Di Biserla,rondato nel 
i85i, con i5o cattolici circa. Di Porlo 
Farina, stabilito neh 853, con circa 100 
cattolici. Laonde e compreso Tuuisi per 
tutto il vicariato si pouno couture quasi 
12,000 cattolici, e questi dividi ini 4 dif- 
ferenti nazioni. Dirò per ultimo che il bey 
Ahmed con tutta solennità e alla presen- 
za de' grandi del regno, pose in petto u 
mg.' Sulter la sua decorazione di i.'\la&- 
»e, accompagnata da onori fìcentissimodi- 
plouui de' 2 5 oovenibrei 85o seri Ito io a- 



TUR ao3 

rabo. Inoltre conferì eguali decorazioni t 
di 3.*classe al p. Anselmo des Arcs cancel- 
liere vicariale, ed al p. Giuseppe Filippo 
da Ferrara, segretario del vicario aposto- 
lico; e di 4»' classe a fr. Serafino da Fer- 
rara compagno del prelato. Non essendo- 
vi esempio che i oappiiooini avessero ri-» 
cevuto decorazioni equestri da un prin- 
cipe mussulmano, mg.' vicario apostoli* 
co ne consultò la s. Sede, la quale inteso 
il definitorio de'cappuocini, permise al ve- 
scovo ed a'3 religiosi cappuccini di usare 
la detta decorazione, ma soltanto in tuU 
la In reggenza di Tunisi. 

TUNWNO o TONCHINO. K Vica^ 
BUTi Apostolici. 

TU NUDA , Tiuiusiula, Thunusdn, 
Thwiazuda^ Tuniinida, Sede vescovile 
dell'Africa occidentale, di provincia in^ 
certa, tra Ippotia e Ta bracca, ebbe a ve- 
scovo Gennaro , che truvossi alla confe- 
renza di Cartagine tenuta nel 4( h ^ ^O" 
stenne le parli de'cattolict contro Vitto- 
riano donatista. Morcelli, j^fr, Chr, t.i, 

TUiSUGABA, Thwiuba. Sede vesco* 
vile d'Africa nella provincia Proconsola- 
re, sotto la metropoli di Cartagine, il cui 
vescovo Nivenzio nel 4i 1 intervenne coi 
vescovi cattolici alla conferenza di Car* 
lagine. Morcelli, Afr, Chr. t. i. 

TUR-ABDIN, MonsAbdinus,Cotìif%- 
da situata di qua del Tigri, dagh abitan- 
ti chiamata Tur, Vi sono molti borghi a 
villaggi, e diversi monasteri d'ambo i ses* 
si, Anticamenteeravi un solo vescovo per 
tutto il paese, ma in seguito vennero e-^ 
retti i vescovati di Beth-Manaem (^.)» 
e di Salach f^.j, oltre altri, •oprallut-' 
to durante lo scisma che tenne divÌM \m 
chiesa da'G/aco^///(/^.),qunndo Saba ?•« 
scovo di Saiach fu inuaUiilu alla digui^ 
tà di patriarca contro il legittimo patriar« 
ca. Portarono il (itolo di vescovi di Tur* 
Abdiii i seguenti. Muse ne occupava lati* 
de nel IX secolo; Ciriaco assistette al COÉ!' 
cilio di Mabug; N... uno de'3 veseofl dkij 
il patriarca Atanasio VII scomunicò «^riNI 
non volle assolvere ueppure ia punto-dk 



204 TUR 

morte; N.... deli i55; Giovanni i.^ vesco- 
vo ili Carseno; Camisio morto poco pri- 
ma (leirdezione del patriarca Ignazio II 
nel 122^; Lazzaro; Ammodioo Amroojo; 
Malco o Melchez; Àbelmedich o Abdel- 
messia del 1 583. Afsemanni, DisserL de 
Monoph. l. a; Oriens Christ, t.2,p. i Sa 8. 

TURCHI. F, Turchia. 

T U RCH I A , ThraciOy Turcarum Ini- 
periuin. Vasta contrada che trovasi 'ìoEu- 
ropa ed in Asia e forma quasi tutto rioi* 
pero ottomano, nel quale sono compre- 
fti rUed jiiz, regione nella pni te occidenta« 
le i\e\[\rIrabùrfC noniinniuienle il pascià* 
lotico o viceregnulod'iEg:///o (in Africa^ 
e in qiie»tu si pouno aggiungere le reg- 
genze di Tunisie di Tripoli nella Bar- 
barin). Questa e ladeOnizione clie comu- 
nemente donno i geografi della Turchìa, 
che però mi sembra troppo vaga e poco 
esalta: m'ingegnerò con brevità a supplir- 
vi, pel resto riportandomi agl'innumere^ 
voli articoli che andrò ricordando, o in • 
dicandoli in corsivo o citandoli, per ul- 
teriori e dettagliate nozioni. Aggiungono 
gli stessi geografi, ch'estendesi questa con- 
trada dall' Adriatico e dal Danubio , al 
nord-est, sino al golfu persico al sud-est, 
tra il mar Nero al nord e il Mediterraneo 
al sud, ritagliata dalle partì di mare che 
uniscono questi due ultimi, cioè dell'Ar- 
cipelago, dallo stretto de'Dnrdanclli, dal 
mare di Murmara e dal canale dì Costan- 
tinopoli: que*>t'è che stabilisce la distin- 
zione della Turchia in due grandi por- 
zioni, la Turchia Europea e la Turchia 
Asiatica; quindi i geografi descrivono se- 
paratamente le due regioni. L'avv. Ca- 
stellano nel suo Specchio geogra/ico-sto- 
ricO'politico dichiara Vitupero Ottorna' 
no:» Informe colosso, composto di parli 
eterogenee, ed elevalo dal terrore, che 
pervennero a destare nel caduto impero 
orientale de' greci le reli(|uie della muo- 
meltauéi possanza. La metà di esso è nel- 
r Asia, e giù il caos di feudalità e di ti- 
rannide, che sparge il lulto in quella re- 
gione uu tempo &i £imo»a| pariilameute 



TUR 

descrivemmo nel 1. 1 , p. a3o: Della Tiir* 
chia Asiatica, regione che comprende le 
Provincie asiatichesoggette all'irapet-o ot- 
tomano, le quali corrispondono nWjdsia 
Minore, ad una gran parte deiraiitica Ar^ 
menia, alla (91/7/7, alla Palestina e ad al- 
ti*e confinanti contrade. La capitale della 
monarchia trovasi in Europa, Costanti* 
ìiopoli , situata nella Romelia ostia Ro« 
mania o Rum-ili (paese de' romani come 
possedimenti degl' imperatori greci tue* 
cessori di quelli romani), corrispondente 
nella sua parie occidentale alla i1/icxr^^o* 
nia e uell'orienlale uiranlica Tracia^ luo* 
goclicnepara l'Asia dall'Europa.Mal prò* 
pria è la deuominazionedellaTurchiaEu- 
ropea, tratta dal dominio,che la rasza tur- 
ca ha da 4 secoli-esercitato sulla peoìso* 
la orientale d'Europa; la medesima però 
e canonizzata dall'uso, né lice per ora di- 
partirsene. Su tutta la costa boreale del- 
l'Africa si estese un tempo la sua fin-rea 
dominazione, e potè dalle due estremità 
meridionali minacciare all'Europa inte* 
ra l'ultimo eccidio, ma la nominale su* 
premazia, che neW* Egitto e nella Mauri' 
tiana pur serba , è divenuta ormai effi- 
mera". Di recente furono pubblicati cen- 
ni e notizie stalisliche suir//;»y9ero Otto* 
mano, le quali prendo per guida pe' pre- 
liminari di questo articolo, ampliandole 
ove credo op[)ortuno di farlo. L'impero 
ottomano nelle tre parti dell'antico mon- 
do abbraccia un territorio di una super- 
fìcie di 3o,ooo miglia quadrate geogra- 
fiche, situalo fra il 4^;23 di latitudine 
settentrionale, ed il 43|4^ ^i lougitudme 
orientale. Leggo in un'altra slatistica, che 
l'impero turco, secondo un prospetto sta- 
tistico compilalo in Costantinopoli da per* 
sona esperta, avrebbe in Europa, Asia ed 
Africa un territorio di 43,5oo miglia qua- 
drale ledesche.Quesl'impero a setlenlrio* 
ne e ad occidente confina colla Russia e 
coW Austria, alToriente colla Persia e le 
regioni dell'Africa centrale. Questo ter- 
ritorio formato delie più belle e delle più. 
ricdie contrade del mondo, favorito dal 



TUR 

dima il più felice, riuuiice i prodotti del- 
rCui'opa, dell' Asia e dell'Africa, la seta, 
l'oppio, il liso, il raaizeogni geoere di ce- 
reali, il grano giallo, la vallonea, legni da 
cosi razione, olii, lane, semi oleaginosi, 
carbone fossile, ogni specie di metalli, ta- 
bacchi, frulli secchi , noci di galla, pro- 
fumi, olio di rosa, lino, canape, gomma, 
ec, di die meglio ne'particolnri che poi 
dirò delle suddette contrade. L'industria 
serica acquista ogni giorno inTurchia uno 
sviluppo sempre maggiore. Questa im* 
inen^a varietà di prodotti, mediante i van- 
taggi di una incomparabile posizione geo- 
grafica , trova uno smercio pronto e fa- 
cile. Bugnuta all'interno da 4 grandi la* 
ghi , solcata da un gran numero di fiu- 
mi , cioè in Europa dal Danubio e suoi 
afiluenti; in Asia dair£ufì*ate, dal Tigri, 
dal KiziUlrmaz o Ermak (fiume ros»o, 
il pili grande dell'Asia roinore),e dal Gior- 
dano; in Africa dal Nilo. La Tuichia toc- 
ca in diversi punti 6 mari differenti, che 
presentano uno sviluppo di i ^oo leghe di 
costa: colla Bulgaria, la Romelia ed una 
parte dell'Asia minore tocca il mar Ne- 
ro; col l'Anatolia, la Macedonia e la Tes- 
saglia l'Arcipelago; coli' Albania il mar 
Jonio e l'Adriatico; coll'lrak il golfo Per- 
sico. Posta a cavaliere dell'Europa e del* 
l'Asia , mediante il Bosforo ed i Darda- 
iielU, famoso varco deW Ellesponto (f^')i 
di cui tiene le chiavi, la Turchia è padro- 
na assoluta del mare di Marmara, che ba- 
gna le mura di Costantinopoli^ nel qua* 
le articolo ne parlai. 11 mar di Marmara 
è situato nel centro dell'impero, comu- 
nica col Mediterraneo per lo stretto dei 
Dardanelli, e col mar Nero pel Bosforo, 
detto anche canale di Coi tantinopoli, po- 
sizione di grande importanza politica; po- 
tendo divenire pel governo un bacino si- 
curo da esercitare e da istruire la flotta 
più numerosa, ed al presente giova in mo- 
do mirabile alle comunicazioni in tutte 
le parti dell'impero, mantenute da bot* 
telli a vapore che lo solcano io tutte le di- 
rezioni. Con firmano imperiale compar- 



TUR ao5 

so a'4gct^nQ'Oi856,fu sancita la conces- 
sione di costruire un cunale che deve con- 
giungere il Danubio al mar Nero. Que- 
sto canale, die il Journal de Constanti- 
nople dice essere impropriamente deno- 
minato di Kustengi, partirà da Czerna- 
Tudn per ri uscire al la baia di Jugla, e pren- 
derà il nome del regnante sultano, cioè 
Canale d' Àhdnl-Metljitl» Questo cana- 
le sarà in certo modo il corollario dell'at- 
ti vozione della ferrovia che deve congiun- 
gere Costantinopoli a Belgrado, come e 
di altre ferrovie, oltre gl'introdotti tele- 
grafi, accennai nel vol.LXX,p. i59ei75. 
Le due imprese del canale e della ferro- 
via realizzano uno slesso scopo, non solo 
perchè costituiscono in modo decisivo 
l'influsso commerciale della Turchia, ma 
soprattutto perchè aprono nell' interno 
stesso dell'impero comunicazioni rapide e 
sicure colle grandi potenze d'Europa. Il 
disegno di silf«ttto canale era stato sotto- 
posto alla Porta ottomana già nel 1889 
e nel 184^; ma la Russia avendo compre- 
so tosto l'importanza di tale idea che di- 
struggeva tutte le sue mire di sorveglian- 
za esclusiva dell' ingresso del Danubio, 
ne fece protrarre T esecuzione, mercè la 
preponderanza che avea allora in Tur- 
chia. Fra'possedi menti compresi nella va- 
sta estensione dell'impero otlomano,coR- 
vienedistinguere peròquelliche sono ios- 
mediatamente soggetti all'autorità diret- 
ta del sultano, e che si compongono del- 
la Turchia d'Europa, meno leprovincie 
Danubiane di Falacchia, Moldavia e 
Servia (P »), e il gruppo montagnoso del- 
la Cernagora ossia il Montenegro (di cui 
a ScuTABi); dell'Asia minore colla Siria 
e la Mesopotamia (^ .), e del territorio 
di lyipoti (l\)\u Africa, e quelli che so- 
no mediali o tributari soltanto. Questi 
quantunqtie dipendenti dalla Portn,e con- 
siderali col mezzo di trattati come parte 
integrante dell'impero otlomano,soDU al- 
ili, cotne V Egitto e Tunisi (F.)yBr 
uistrali da pascià e da bey eredi! 
tri da principi indigeni, uuminall 



2oG TUR 

Sotto la cui autoritù e8<i hanno connei va- 
to il privilegio d'una legiftlanune e di uim 
n ni minisi razione interna indipendente. 
Tali sono i principati di Valacchia e di 
Moldavia, eia Servia.Quefli 3 principati 
fuiono soltopokti al protettorato delia 
Russia, ma ne furono sottratti pel celehie 
Irnttuto di pace segnato a Parigi ai 3o 
marzoi856, econservata la sopradiietta 
sovranità dellaPorta,furono sottoposti sot* 
to la garanzia collettiva di tutte le poten- 
ze segnatarie del medesimo^econiiuelle 
GOudi7.ioni che dirò nel riportarlo in fìne. 
11 sultano con un firmano de' 1 3 gennaio 
i85o, riconobbe e sancì la nuova costi* 
tuxione della piccola repubblica di Zago- 
ri.Questo stato situato nell'Albania^a bre- 
ire distanza da Jannina, contiene 44 ^^'' 
laggi e una popolazione di a5,ooo ahi* 
tanti circa, greci coraggiosi, iodustriosii 
attivi e dediti alle speculazioni commer- 
ciali. La sua indipendenza è sempre sta* 
la riconosciuta dalla Porta. Ciascun vii- 
laggio nomina i suoi consiglieri , che lo 
governano^ed elegge il delegato che li rap- 
presenta a Jannina. Questa piccola re* 
pubblica di zagorioti tiene due generali 
assemblee ogni anno a Jannina, alle qua- 
li ciascun villaggio manda rappresentan- 
ti a discutere sugli affari generali dello 
stato. Tale e la presente costituzione di 
questa repubblica dell'impero ottomano, 
che si è governata per molti anni senza 
gravi difficoltà. La pubblica istruzione è 
assai promossa a Zagori; ciascun villag- 
gio ha una scuola, in cui oltre le scienze 
elementari, s'insegnano la hngua latina 
e francese. L'intera popolazione delfim- 
pero ottomano può essere approssima- 
tivamente calcolata a 35 milioni e mez* 
zo d'abitanti; di cui 27 milioni nelle prò- 
irincie immediate, ed 8 milioni e mezzo 
nelle provincie mediale , cioè 4 milioni 
nella Moldo- Valacchia, un milione nel- 
la Servia, a 00,000 nel Monte Negro, e 
3,aoo,ooo, nell'Egitto ed a Tunisi (vi ag- 
giungerò Tripoli; si vuole che superi 3 
milioni, e Tunisi conii più di 1 miliooiy 



TUR 

come notai in tali articoli, mentre Y /?• 
^itto secondo altri si crede popolato da più 
di 3,5 1 4»ooo abitanti,altri aumen lancio* 
li sino a 4 niilionì, come rilevai nellW* 
ticolo: negli altri de'principati Danubia- 
ni, e negli articoli delle altre ragioni, pro- 
curai di riportare i calcoli piU certi o più 
probabili; laonde con viene tenerli preten- 
ti, nel ripetere che qui vado facendo quel- 
li delle recenti sta tistiche).Secondo un Mu- 
tioo detto che corre in Turchia , questa 
|>opolazione e ripartita fra 72 nazioni e 
mezza, compresi gli ebrei, il cui piccolo 
numero non li fa contare , che per una 
frazione di nazione. Invero non viba im- 
pero in Europa, formato di elementi co« 
sì vari ed eterogenei come l'impero tur- 
co. Esso non formaci d'una nazione, tnm 
da un composto di nazioni. Sulla sua to- 
tale popolazione di 35 milioni, la razya 
conquistatrice vi figura al più per un 3.**; 
il rimanente é un amalgama di greci^di 
armeni, di ebrei, di romeni, di alavi , di 
albanesi, di arabi ec,tutli avendo una li- 
sonomia ed una individualità loro pro- 
pria. Ogni razza, ogni religione, ed ogni 
idioma dell'antico mondo continuano a 
sussistere l'una accanto all'altra sui nttli 
e pacifici dominiì del sultano. Qui tono 
gli Abissini , ed i Tchingane o Zingari 
(^'.), per la piò parte pagani; là i Cai» 
ilei, che professano l'eresia òe* ne sior io- 
ni; \ Cheinsiyè adoratori del sole; i Ye« 
zidis la cui credenza è il manicJtcismo mo- 
dificato dalla dottrina di Zoroastro: in un 
luogo l'empie sette degli Ali-Tlais e de- 
gl'lsmail; i Wahabis o Vecabiti, ed i pro- 
testanti óeìV Islamismo; in altro i Kurdi, 
discendenti dagli antichi parti, e che col- 
la lingua hanno conservato il modo loro 
di combattere, e le nomadi de'Turkoma- 
ni, avanzi di orde conquistatrici de'Sel- 
djoukdes. Questa varietà, questo contra- 
sto perpetuo di fisonomia, di lingua, di 
costumi, di abitudini, di religione, in se* 
no alle popolazioni dell' impero ottoma- 
no, col pisce più di tutto il viaggiatore, sia 
che attraversi la pianura dell'Asia mino- 



TUR 

IT, sia die penetri neirinterno della Tur- 
dna d' Eui*o|)a, o die percorra ì monti 
ed i deserti della Siria. Gli Ottomani od 
Osmanli si crede fìgurino nella riportata 
cifra pena oj3 milióni, di cui a niilio* 
ni soltanto nella Turchia d'Europa. Il ri- 
manente della popolazione si compone di 
Greci, 2 milioni; di Arnauti o Albanesi, 
1 ,5oo,ooo;di Armeni, 2,400,000; disia- 
vi, 6,aoo,ooo; di Rome ni, ovvero Moldo- 
Valacchi, 4u>ilioni;di Arabi,4,700,ooo; 
diKurdi, un milione ec. Considerala sot- 
to la parte leligiosa questa medesima po- 
polazione si compone dia i milioni di mus- 
sulmani, di 1 3 milioni di greci scismatici 
ed armeni,di 900,000 latini edii5o,ooo 
ebrei. La popolazione delle set te che prò 
Tessano altro culto, ascende a 3oo,ooo. 
Considerata poi sotto il rapporto politi- 
co e civile, la po|K>lazione degli stati im- 
medioti del sultano abbraccia 3 categorie 
perfetlameute distinte. 1. I sudditi mus- 
sulmani, che godono pieni diritti civili e 
polilici.a. 1 sudditi non mussulmani ora^ 
y/7.r, assimilati Onora a'primi soltanlo sot- 
to il rap|M>rto civile, ed il cui numero to- 
tale ncn arriva a 10 milioni. 3. 1 fran- 
chi, ovvero gli europei domiciliati inTur- 
chia, de'quali lo stato e le condizioni di 
esìsten7a al presente furono regolale da 
capitolazioni, delle quali parlai in più luo- 
ghi, massime negli articoli riguardanti 
Terra Santa, culla di nostra sf. lieli» 
gi'onc, I rajas formano 5 distinte nazio- 
ni, chiamate secondo lo stile ofljciale mi' 
leti-khamsè^ le 5 comunità, cioè, la gre- 
ca, Tarmena, l'armena unita alla latina, 
Tisiaelitica, e la latina o cattolica. Mole- 
rò che i cristiani da'lurchi sono chiamati 
Infedeli (/'.)> come noi appelliamo con 
più di ragione i turchi, e persino le loro 
regioni diciamo par libìts irifideliiint^ così 
qualificando i titoli degli antichi Fesco- 
i'ati (F.) già esistenti nella Turchia, che 
per l'invasione de'mussulmani cessarono 
e non restò che il titolo che da' Papi li 
conferisce nFescovi in partibus, Sicoo* 
me pel dichiarato nel voi. LXIX| p- 1 1 7» 



TUR 207 

ho descritto VOrhis Christianns^peìt.^ 
e per ispeciale favore della divina prov- 
videnza, COSI negli articoli delle sedi ve- 
scovili superstiti o nuovamente erette, e 
precipuamente delle numerosissime non 
più esistenti, nelle Prefetture apostolici^ 
(r\)fììt:' Fieariati apostolici o Delega* 
zioni apostoliche^ dell* impero ottoma- 
no, feci la descrizione della maggior par- 
te de'luoghi del medesimo, notando colle 
glorie auliche le principali successive vi- 
cende ; imponente complesso di notizie , 
che riunendole potrebbe formare un com- 
pendio istoricn dello stesso impero, mas- 
sime nella parte che riguarda il cristia* 
nesimo,ìn esso un tempo floridissimo, va- 
le a dire prima che il superstizioso fana- 
tismo maomettano ne operasse quasi la 
fatale distruzione. Il vocabolo infedele , 
col quale, i turchi qualificano i cristiani, 
suona nella XovoWììfj^wvkgiahr ogeaour, 
Nel i 85o avea riportato l' Inipartial di 
Smirne dell'B novembre, sotto la data di 
Costantinopoli. » Non tarderanno ad es- 
tere letti de'nrmani in tulle le moschee 
e chiese per abolire definitivamente la 
qualificazione di rajà, e per inibire pu- 
re che si pronunzi la parola giahr. t)- 
gni cristiano suddito del sultano avrà gli 
slessi diritti, privilegi ed immunità di cui 
godono i mussulmani ; l' haratch o ra- 
ratch, o testatico de'rajà, è egualmente 
soppresso (come notai nel voi. LXVIi, p. 
t a. Quanto bW haratch o caratch, que- 
sto vocabolo veramente dicesi in turco /i/7- 
rd'g.Y.qiù debbo fare un'avvertenza, che 
molti vocaboli e nomi propri dì turchi e 
di quanto li riguarda avendoli detratti da 
derivazioni francesi, nell'idioma turco av- 
vi qualche diversità di lettere). La Intro- 
duzione dell'elemento cristiano nell*eaer- 
cilo è pure dedsa : greci, armeni ed ebrei 
forniranno per l'avvenire il loro contin- 
gente militare, ed aspireranno a'pili alti 
impieghi u civili che oiilitari. " Qnpafa 
avvenne di singolare e memorabile dipok 
a tuo luogo in quett'arlieolo rìCBrir^ < 
gni comunità cristiana i retta , ioti 



ao8 T C R 

sorveglianza del In Porta, eia un patriar* 
ca o arcivescovo, che lalvolia, ma non 
iiecessariomenle, congiiiiige raulorità re- 
ligiosa alla civile. La comunità greca , 
roum miUcft\ comporta di tutti i sudditi 
ottomani di rito gieco scismatico , è di- 
Visa in due razze o nazionalità distinte: 
1 greci o romaiclii e gli slavi (di cui me- 
glio a ScHiAvomA), formati di serbi o ser* 
ariani, di bulgari e di bosniaci, ec. Biso- 
gna non perdere di vista tale distinzione, 
fte vuoisi evitare uno spregio in oriente, 
ove religione e nazionalità sono sovente 
prese una per l'altra, ove anche la reii- 
pione prende il posto della nazionalità. In 
Turchia il nome iìe'Greci non si appli- 
ca esclusivamente alle popolazioni di el- 
lenica origine: serve ad indistintamente 
designare lutti quelli de'sudditi cristiani, 
qualunque sia la razza a cui appartengo- 
no, i quuli riconoscono la giui isdizione ci- 
vile e religiosa del patriarca scismatico di 
Costantinopoli. La razza greca, creduta 
composta da s milioni, è S|)Arsa in lutto 
V impero , ma in modo ineguale. Nella 
Turahia d*£uropa forma circa l'undice- 
•ima parte dell'intera popolazione. Nel- 
l'Asia minore e nella Siria giunge appe* 
Da alla venticinquesimamell'isole dell'Ar- 
cipelago Ottomano, a Metelino^ a Scio^ 
8 Rodi^ a Candì a, può essere calcolala 
nella media a tre quarti. Fra' popoli di 
di razza slava, che sono i sudditi imme- 
diali della Porta, sono anzi lutti segna- 
lati i bulgari, il cui numero ascende a 3 
milioni, sparsi su tutta Te^tensione della 
Turchia Euiopea. Vengono poscia i Serbi 
della Bulgaria i della Bosnia e della Er- 
xegovina (di cui a Tbebigne), i , i oo,ooo; 
del Montenegro, a oo,ooo; (inalinenle i 
Vlachi o Zi'ngani o Zingari, d'origine Ia- 
lina, come i Moldo'Valacchi, 3oo,ooo; 
il che unito a'a milioni di Greci, forma 
un totale di 6,600,000 individui. Ora se 
da questo numero si detraggono 1 00,000 
cattolici, greci, bulgari e bosnici, il rima- 
nente rappresenterà esattamente l'effet- 
tìvo della comunità greca, secondo le re- 



Tun 

centi stalislìche in discorso. Gli Arme^ 
ni passarono sotto il giogo de'lurclii nel- 
lo stesso tempo che i greci, e subirono 
le mede?time condizioni. Etsi al preseu- 
le ascendono a a^oo.ooo, di cui in pro- 
poi*zione non è grande il numero de* 
cattolici, specialmenle dopo la ▼ioIcnU' 
persecuzione subita nel 1828 (di cbe me- 
glio a Patriabcato Armeno). Gli Arme- 
ni abitavano principalmente nelle Tur- 
chia Asiatica dalla parte della Persia e 
della /{«J.T//I, contrade ove contano noi- 
lissimi de'Ioro correligionari. Gli arme- 
ni cattolici sono divisi in 8 diocesi, olire 
la sede primaziale di Costantinopoli {'to* 
no di più, come narrai al citalo Fatrur- 
CATo). Gli Ebrei dì Turchia, ieÀofMÌi-#iii7- 
leti, ìli numero di circa 1 5o,ooo, sono per 
la piii parie oriundi della Spagnai od 
Portogallo, donde emigrarono nel aecolo 
XV (principalmente e pel riferito in tali 
articoli ). Si trovano in maggiore o mi* 
nor numero dapperlulto,e principalmea- 
le a Costantinopoli, a Salonichi o Tesse* 
Ionica, ed a Smirne. I Latini compoUì di 
Ialini propriamente detti, cioè i aillolici 
che seguono la liturgia romana, asceo* 
donna circa 5oo,ooo; composti di Greci 
uniti, di Mt'lchiti^ di Siri e di Cald€Ì{^ 
devono aggiungere i Maroniti)%.\n\Ì\ alla 
chiesa romana, formano una coinuniUi 
di quasi ySo.ooo anime, retti spirilual- 
meiite da' loro patriarchi, arcivescovi e 
vescovi, e collocati sotto raulorità civile 
d'un delegato della Porla, vekil ossia so- 
stituto del capo civile, assistito da un con* 
siglio di notabili scelti dalla naRÌone. I 
Franchi^ cioè gli europei domiciliati in 
Turchia e posti sin qui sotto Tesclusiva 
giurisdizione de'Ioro ambasciatori e con- 
stili, senza essere fino ad ora soggetti alle 
leggi ed a'tribunali del paese, funiiauo, 
come fu già accennato, una nuova cale* 
goriad abitanti adatto distinta da 'sudditi 
mussulmani o non mussulmani dellaPor* 
la. E diflkile indicarne il numero; sem- 
bra però che non possa sorpassare i 1 5o 
o 200,000 che per la più parte abitano 



TUR 

Cosiantinopolt\ Smirne fSahfììco o Tes* 
salonica^ Berito o Beyroiilh, A leppo di 
cui riparlai a Berrea éc. E qui rammen- 
terò, che nella descrizione de'patriarcati 
cattolici esistenti di Gerusalemme, An- 
tioclda de greci Melchiu\ Antiochia de* 
Maroniti^ Antiochia de*Siri^ò\cm tor- 
nai a parlare a Sibia, Babilonia dei Cal- 
dei y Cilicia degli Armeni, oltre l'arci- 
vescovo primate degli armeni di Costan- 
tinopoh\ il vicariato apostolico de'Iatini 
dì Costantinopoli . e di altri Ficariati^ 
Delegazioni e Prefetture apo.sfo licite , 
ragionai pure de' luoghi di loro giurìs- 
dizione spirituale, e degli arcivescovati e 
▼escovati suffraganei, non meno che del 
clero secolare e regolare d' umho i ses- 
si, e de' missionari apostolici. Nel i85i 
il governo ottomano annunziò con una 
circolare alle corti d'Europa, che le reg* 
genie di Tunisi e di Tripoline il pascià 
o viceré ó' Egitto non ponno accredita- 
re presso di esse alcun agente diploma- 
lieo col titolo d'incaricato d'affari odi mi- 
nistro. Le leggi dell' impero non per- 
mettono loro che di aver consoli o vice- 
consoli, e anche bisogna che le nomine 
sieno ratificate dalla Porta ottomana. La 
s.Sede non ha rappresentanti nell'impe- 
ro ottomano; solo la Congregazione car' 
dinalizia di propaganda Jide (^.) ha 
degli agenti per le missioni e pe'vescova- 
ti che da essa dipendono io tutto l'impe- 
ro medesimo. Ciascuno degli agenti di- 
plomatici ha i suoi dragomani ov'essi ri- 
siedono. Dragomano, dice ilBazzarini, si- 
gnifica interprete di lìngua, e precisamen- 
te della lingua turca e araba pegli euro- 
pei , e della lingua francese od altra eu- 
ropea pegli orientali. Dicesi anche drog- 
mon il dragomano. Ogni ambasceria o 
consolato delle potenze europee presso la 
Porta ottomana assolda uno o più di que- 
st'interpreti, che divengono necessari, per 
agevolare le relazioni reciproche. £ vo- 
cabolo formato dall* arabo targeman 
targiman, derivante dal verbo taragem, 
che in italiano suona interpretare: da iar» 

VOL. T.TIXI. 



TUR 209 

gemnn gì' italiani fecero Dragomano o 
Dragomnnno^ od anche, con maggiore e 
più afììne relazione all'arabica sorgente, 
Trucimanno o Turcimanno, da cui poi 
venne la voce francese ed inglese Tru» 
cheman. Aggiungerò sulla popolazione 
dell'impero altre notizie statistiche. Nel- 
V Almanacco francese che si stampa in 
Costantinopoli, nel r85o si registrò le se* 
guenti date. L'impero ottomano ha una 
popolazione di 36,2 it, eoo anime. La 
Turchia Asiatica ha2o,70o,ooo, tra cui 
3 milioni di cristiani. La Turchia Euro- 
pea conta i5,5i 1,000 abitanti, de'quali 
2,000,000 nella Romelia o Tracia e nel- 
la Tessaglia; r, 400,000 nella Moldaviai 
2,600,000 nella Valacchia; i,or 1,000 
nella Serbia o Servia; i ,600,000 nella Bo« 
snin ed Erzegovina; 2,200,000 nell'Alba- 
nia; 2, 000,000 nella Bulgaria;!, 000,000 
nella Tracia; 220,000 sull'isola di Ci-e- 
ta; 90,000 in Cipro; 390,000 nell'attive 
isole. Il n.*29 dell'Osservatore Romano 
del i85i riferisce. L'elemento religioso 
del cristianesimo va prevalendo dapper* 
tutto in Europa. Neil' impero ottomano 
il numero de'cristiani supera ormai quel- 
lo de'turchi. Questi sono 9 milioni, ei 3 
milioni sono i cristiani. 1 turchi vanno 
sempre più diminuendo di numero e di 
ben essere, mentre invece i cristiani cre- 
scono sempre più di numero e di poten- 
za. Nel Giornale di Roma del 18 W si 
pubblfcarono due statistiche dell'impero 
ottomano a p. 227 e 3 14- Ivi nella 1.* si 
dice. La popolazione della Turchia è ri- 
partita come segue : IVI oldo- Va lacchi al 
nord del Danubio 4»ooo,ooo. Slavi com* 
patti al sud del Danubio6,ooo,ooo. Po- 
polazioni miste di greci 900,000. InTes- 
saglia e sulle coste , armeni , ebrei y ec. 
600,000. In lutto rajasi 1 ,5oo,ooo. Ot* 
tomani asiatici 700,000. Mussulmani ri- 
negali e altri 2,700,000. In tutto mussul- 
mani 2,900,000. Totale della Turchia 
Juiropea 1/1,^00 yOoo. Le tribù sia ve, il- 
liriche e bulgariche formano in tutto 6 
milioni d'anime. L'altra o prospetto sta' 

i4 



aio TUR 

tistifttico compiliUo a Cottanlinopoli, cir- 
ce che la Turchia Europea o Bomelta 
contiene 1 5 milioni e mezzo eli abitnnli: 
Y Asiatica oAnndoln 1 6,o5o,ooo; Y Afri- 
cana o Gerb 3,8oo,ooo. Quindi un to- 
tale di 35,35o,ooo. Di cui Ovnianli in 
Europa I, I oo, i ooo; in Asia 1 0,700,000; 
Slavi 7,aoo,oo; Rumeni 4iO"0»ooo» 
Arnauti 1,600,000; Graci in Europa 
400,000, ed in Asin ^,000,000. \JAl' 
nmnach de Gotha pel 1 854 die le seguen- 
ti cifre della popolazione mussulmano e 
greca della Tnrchin. Maomettani nella 
Turchia Europea 4,55o,ooo; d^ Asia 
ia^65o,ooo ; ^* Africa 3,8oo,ooo. To- 
tale a I milioni. Greci, nella Turchia Eu- 
ropea 10 milioni, neir Asiatica 3 milioni, 
totale 1 3 milioni. Cattolici della chiesa o- 
rientale, che ubbidiscono alla s. Sede, 
900,000; de'quali, in Europa 64o,ooo, 
in Asia 360,000, in Africa non pone ci- 
fra, ma si può vedere gli articoli de'Vi- 
CABiATi e Pbefbtturb apostoliche ove li 
registrai. Finalmente leggo in nltra sta- 
tistica del 1854 ) ascendere ì cattolici a 
goo,ooo, compresi gli armeni , di cui 
640,000 in Europa, e 260,000 in Asio. 
1 cattolici armeni ed i cattolici latini buo- 
no il loro capo civile, come l'hanno ì prò* 
testanti. Oltre i patriarchi, arcivescovi e 
vescovi cattolici d'ogni rito, vi sono i pa- 
triarchi greci e armeni scismatici, con ar- 
civescovi e vescovi; inoltre gli scismatici 
e gli eretici d'altri riti hanno i propri ar- 
civescovi e vescovi. Gli ebrei hanno il loro 
gran rabbino. Trovo indispensabile qui 
appresso aggiungere altri particolari sul- 
la Turchia Europea, sulla Turchia A- 
siatica^ e sulla Turchia Africana, 

La Turchia Europea nella parte sud- 
est dell' Europa, a oriente della medeni- 
ii>a, ha frastagliatissìme coste, l'isole del- 
l'Arcipelago del mare Egeo,partedel qua- 
le appartiene al nuovo regno di Grecia 
(J.), distaccato dalla Turchia a' nostri 
giorni, o Sporadi occidentali, delle quali 
é metropoli Samos, oltre i dipartimenti 
dell' isole di Eubea, la principale essen* 



TUR 

do JYcgroponte^ delle Cicladi settentrio- 
nali, la principale essendo Sira^ e dette 
Cicladi meridionali, la principale essen- 
do Nassa. L'isole turche del l'Arci pelago 
sono Taso o Tasso , Samos o Siisain 
Adrassi, Imhros^ Lemno^ Tentflos^ Me» 
telino f Scioec, L'isole meridionali han- 
no Rodi^ Cos o Sta neh io, Ifio o Nissan 
ec. L'isole delle Sporadi orientali, NizC' 
ria o Nicaria, Patmos ove fu rilegato s. 
Giovanni apostolo ed evangelista e vi 
scrisse V Apocalisse ^ Leroo Zeroee. L'i- 
sola di Candia^ Gortina^ Re timo ^ Cido' 
nia o Canea ec. Tutte hanno articoli, per 
l'antiche loro sedi vescovili: alcune l'han- 
no ancora, le altre sono titoli vescovili in 
partìbus. Corrono i monti Carpazi sul 
confine settentrionale e colle loro ramifi- 
cazioni coprono la Valacchia, altre cate- 
ne sono TAIpi Dinariche, i Balkan, l'El- 
lenica ec. E ripartita la Turchia Eui-opea 
tra'l)acini di 5 mari che la bagnano, ochì 
parecchi fiumi e laghi. 11 clima é gene» 
ralmente men cnldoche non fireblie sup- 
porre la sua latitudine. Stabilisce la cate- 
na del Balkan, baluardo importaole dal 
lato de'russi, una diiferenza marcata per 
la temperatura, fra la parte sitiitila al nord 
e quella che stendesi al 01 ezcodì: quest'ul- 
tima essendo sensibilmente più calda, lia 
la stessa temperatura delle provincie me- 
ridionali della Francia. Fa freddo e rade 
molta neve nelle contrade che inn;tfl[ia il 
Danubio, ed in vari quartieri di questa 
parte dell'inipero respirasi un'aiìn mal- 
sana. La peste v' in)perver!»ò di soven- 
te, precipuamente a Costantinopoli, im- 
putandosene le stragi o airaccuiiiiilacnen- 
todcirac(|ue stagnanti, oppure alla spor- 
cizia e in generale all'incuria degli abilao- 
ti. Le nuove saggie disposizioni migliore- 
ranno il suo avvenire. Il suolo riesce quasi 
dappertutto alla coltura, e consiste prin- 
cipalmente di terriccio grasso. Il paese al>- 
bonda di cotone, melaranci, liuiotiiy me- 
ligranati , fichi , olive , vino , fi'utnento, 
maiz, riso che forma il principale alimen- 
to d'ogni classe. I turchi sono appassio- 



TUR 

nati peTruUi Deire«late e in parte del- 
l'ani unno/acendo prodigioso consumo di 
meloni, cocomeri e iucche. Dappertutto 
si coltivano le piante della famiglia delle 
cucuiLitacee,che producono frutti simili 
allezucclieea'popoiii,massimeMilles|K>u- 
de dell'Arcipelago e sul mare di Marma- 
ra. ^ella Eomelia coltivasi Ila vile, e non 
potendo i mussulmani, giusta la loro leg- 
ge, bever vino, quelli che l'osservano si 
contentano di mangiar l'uva e di esitar- 
ne una bevanda non fermentala. I rajà 
dell'interno della contrada fanno del vi- 
no, quanto ba^ti per il loro uso. Il vino 
non è un oggetto di commercio se non sul- 
le sponde di detto mare e nell'isole del- 
l' A rcipelago,essendo d'eccellente qualità. 
J giardini sono ottimamente coltivati, s|)e* 
cialmentea Costantinopoli e ne'dintorni; 
vi hanno molti frutti bellissimi, e copiosi 
fiori che le donne amano singolarmente, 
ed i boschetti di rose sono tanto più cu- 
rati perchè il fiore produce l'essenza pre- 
ziosa di cui si fa tanto uso e commercio 
nel Levante. Trovansi boschi molto belli, 
particolarmente in Bosnia, ma alquanto 
, trascurati. Nelle vicinanze delle città e de' 
l)orghi, vi sì fanno tagli regolari; e sicco- 
me non vi si lasciano tallì o i-Mmoscelli,nt si 
attende a ripiantarli, succedono legni ce- 
dui e cespugli all'annosa quercie; sbosca- 
mento che si fa specialmente notare ne' 
dintorni di Boana-Serai. Le selve lonta- 
ne dalle città abbondano d'alberi magni- 
fici , che sarebbero atti alle costruzioni 
inariltime, ma marciscono in piedi, per 
mancanza di strade e canali onde traspor- 
tarli. Si trovano molti bovi e vacche, ma 
di mediocre specie ; però dappertutto so- 
novi numerosi armenti di pecore, raris- 
simo essendo il porco, come vietato dal- 
l' A 1-Korano. Nelle montagne sono belli 
armenti di capre; i cavalli turchi sono pic- 
coli, ardenti, vigorosi, instancabili, emi- 
nentemente buoni al servigio della caval- 
leria, ed i turchi che amano molto que- 
sti animali, li cavalcano con destrezza e 
iiitrepidilà. I grandi haooo cavalli arabi 



TUR air 

o turcoroani, i quali ultimi sono pregia- 
tissimi e atti al tiro, godendo pure buo- 
na riputazione i cavalli bosniaci. LaTur- 
chia Europea è ricca di miniere di ferro, 
che un tempo erano utilizzale, ma poi i 
turchi trascurarono totalmente le ric- 
chezze minerali del loro suolo. Le mani- 
fatture non sono avanzatissime, egli O:*- 
getti principali ne' quali si esercita l'in- 
dustria, sono la preparazione de' cuoi e 
specialmente del marrocchino, la filatu 
ra del cotone, l'impiego della seta, la tes- 
situra delle tele di canapa, lino e cotone, 
la fubbricaziooiC di stoffe di pelo di capra 
e di panni grossolani per uso delle classi 
meuo agiate: riuomati sono i scialli e«l i 
tappeti turchi. Il commercio della Tur* 
chia finora fu alquanto limitato; i pregiu 
dizi^ la legislazione e il dispostismo coa- 
corseix) ad alzare il frutto del denaro a 
un interesse esorbitante, per ispirare la 
diffidenza nelle trattazioni e per rendc- 
i*edifficili gli affari. Ilcommeixiocon l'e- 
stero è interamente nelle mani de'greci, 
armeni e franchi; e consiste mollo più 
in importazioni che in esportazioni. Mol- 
ta operosità è nel traffico interno, e pren- 
donvi parte i turchi e rajà, ma i primi si 
limitano alle operazioni minute. Gli ar- 
meni fanno quasi esclusivamente il cam- 
bio; gli ebrei barattano, preslano ad u- 
sura, portano di qua e di là. Ogni città, 
ogni borgo ha fiere regolari frequentati»- 
siine, ed inoltre bazari e mercati perma- 
nenti abbondantemente provveduti de' 
prodotti del suolo e dell'industria nazio- 
nale. I velluti che costumansi in Turchia, 
escono dalle manifatture italiane. 1 tur- 
chi fanno uso di carta fortissima, poiché 
per scrivere serventi d'una nanna tem- 
perata a £iggìa di penna? oMt** in 
gran parte ritirano daV n 
consumo di vai eha fk^ 
sia; gli uomini na M Mi- 
re o reodigolte,a lai 
sono specie di polaodb 
colla Russia era ioiporia 
le guerre^ è 



212 TUR 

GermHiìia e T Inghilterra. Il commercio 
inlernosi fa a schiena d'animali, per le 
catlive slratle. Gli hao o albeighi sono 
comunissimi e generalmenle isolati da o* 
gui abitazione. Le città di Turchia non 
somigliano punto alle città del resto d'Eu- 
ropa: occupano spazi immensi le case es- 
sendo attorniate da giardini^bruoli ed an- 
che campi coltivali; la loro pittura ester- 
oa dà risalto al paese o paesaggi o, che sia 
lecito di dire. Le forme rotonde delle cu* 
pole delle moschee,accorapagnate da mi- 
nareti svelti, formano grata armonia col- 
la verzura degli alberi; vedute da lonta- 
no le città tu I-che paiono un soggiorno 
incantato; quando poi vi si entra cessa su- 
bito il prestigio , non offrendo che stra* 
de strette, tortuose e sucide. Le case più 
opulenti sono fabbricate di terra e legno, 
né servonsi della pietra fuorché pe' fon- 
damenti e talvolta sino al i .^ solaio. I cif 
flik sono a un tempo case di villeggiatu- 
ra e masserie; sono alti, ben fiibbricati e 
situati in mezzo al podere. Le baracche 
de'contadini che coltivano la terra, tro* 
^ansi sparse intorno alle mura; parecchi 
cifflik sono costruiti in modo da poter ser* 
vireda forlezza.La Turchia Europea, pri- 
mitivamente popolata dagli tSciVi, com- 
prende i paesi che gli antichi chiamava- 
no MesUi, Illiria, Tracia^ Macedonia^ 
Tessaglia td Epiro. Fu prima partita in 
un gran numero di regni celebri , nota- 
bili repubbliche e popoli sino al tempo 
d'Alessandro Magno, il quale tutti ridus- 
se sotto la sua potenza; dipoi restò nuo- 
vamente divisa la regione in regni e re- 
pubbliche, riunita quindi dalle conqui- 
ste de' romani all'impero loro, da' quali 
passò all'impero greco o d'Oriente, e fi- 
nalmente si videne'secoli XI V e XV sog- 
getta al dominio de'turchi, insieme a Co- 
stantinopoli metropoli dell'impero mede- 
simo e lo divenne dell'ottomano.La Tur» 
chia Asiatica nella parte occidentale del- 
l' Asia, abbraccia all'ovest la gran penisola 
dell'Asia Minore, chiusa tra'mari Nero e 
Mediterraneo. Bagnata da allri 3 mari| 



TUR 

fra' quali il mar Gispio, da fiumi di cui 
sono celebri l'Eufrate, il Tigri, il Gior- 
dano, q fra'laghi rammenterò l'AtiiBltide. 
La contrada ha numerose isole diaicmi* 
nate su per la costa dell' Arcipelago, già 
summeutovate, poiché l'Arcipelago tro* 
vasi tra la Grecia, la Macedonia e TAiia. 
Nel Mediterraneo si nota l'isola di Cipro, 
la quale conteneva molte città con sede 
vesco V ile,come Nicosia^Famagosta^Sa* 
lamina fPafo^ Arsinoe^ Nemosia, A ma- 
turità^ Ceraunia, Carpasia, diro. Ci* 
tiuntf Curiurtìs Soli^Lapìto, Tamasso, 
Trtmitonto , Ledra {F.) ec. Il mure di 
Marmare offre l'isola del suo nome e quel- 
la de'Principi. La Turchìa Asiatica con- 
tiene due catene di montagne principali, 
il Tauro e il Libano: quasi tutte le altre 
catene non sono che ramincazioni di que- 
store tra te settentrionali va ricordata l'An* 
li-Tauro che raggiunge il Caucaso, in Si- 
ria essendovi i monti Tabor e Carmelo. 
La i*egioue é tra'più belli e più pingui pae- 
si dell' universo; la dolcezza del clima, la 
fecondità del suolo, 1' abbondanza delle 
produzioni celebri sono state in ogoi leoi* 
|)o: comprende essa le regioni chesicon- 
•ideraoo come culla del genere nmano, 
quelle che il Tigri e l'Eufrate innafiiano; 
ivi pur trovasi la patria un tempo sì ric- 
ca e tanto florida degV Israeliti o EbreL 
Ma molte contrade già famose per Tab- 
bondanza e bellezza, giacciono ora abban- 
donate alla sterilità calla desolazione. Ge« 
neralmeute parlando, le montagne sono 
coperte di boschi magnifici, e le pianu- 
re hanno una rigogliosa fertilità poco co- 
mune. Regna nell'Asio Minore una tem- 
peratura mite e pura che non trovasi più 
nemmeno dall'altra banda dell' Arcipe- 
lago, sulla costa d'Europa: il calore del- 
l' estate viene considerabilmente tempe- 
rato dalle numerose catene di montagne^ 
e la vicinanza di 4 mari addolcisce l'in- 
tensità del freddo; tuttavia le co»teme- 
ridionoti risentono caldi fortissimi, men- 
tre le sponde del mar Neroalle volte sol- 
fi'ooo per troppa umidità. Nel Djetireh 



TDR 

o aDtica Mesopotamia^ e Dell'Ime o an* 
tìca Caldea Babilonese, provansi grao* 
di caloii, però le notti riescono fresche' 
senza die abbiasi né rugiada, né umido. 
Presenta la Siria tutti i gradi di tempe* 
ratura; V Armenia e il Kurdistan turco 
parte deirantica Assiria^ paesi di monta- 
gne, sono le parti men calde delia Tur- 
chia Asiatica. Sommamente starioto il 
suolo, quello dell' Asia Minore consiste 
principalmente in una terra argillosa a 
grassa; il grano e l'orzo ne sono il prin- 
cipale prodotto. In Siria l'agricoltura tro- 
vasi nella condizione piii deplorabile, co- 
me miserabilissima é quella degli agri- 
coltori;lecaropagne che accerchiano^^g- 
dad giacciono generalmente improdut- 
tive, tranne in tabacco; ne' dintorni di 
Mossul le terre producono grani e co- 
tone; nel Djezirch raccolgonsi grani e le- 
gumi d'ogni specie, un po'dì riso, molto 
sesamo, ed assai gran quantità di coto- 
ne. L'olivo abbonda soprattutto verso le 
spiaggie del Mediterraneo e dell'Arcipe- 
lago; il salice piangente e molti pioppi 
ombreggiano le rive dell'Eufrate. Possie- 
de ancora la Turchia Asiatica l'alno,!! gel- 
so bianco, l'albero di Giuda comune, il 
fabago ordinario, l'azedarach o falso si- 
comero,il melogranato o albero dello sto- 
race, il mandorlo, il pesco, il ciliegio, il 
pero, il limone, il melarancio, il citiso, il 
mirto, il banano, il nerprun palitiro, la 
vite che cresce selvatica in molli siti, il 
lentisco o albero del mastice, il terebin- 
to o pistacchio selvatico, il ginepro, il ce- 
dro,di cui ne rimangono ancora sul Mon* 
te Libano alcuni ; il cipresso, il pino, il 
ketmia de'giardini, il fico, il fico sicome- 
ro, il dattero, la quercia^ l'alloro india- 
no, il platano, il lilla, il gelsomino, il cor- 
bezzolo. Esportanti da questo paese va- 
rie piante e i loro prodotti, che sono utili 
o alla tintoria o alla medicina. I migliori 
cavalli della Turchia Asiatica sono di raz- 
za araba. Servonsi maggiormente d'asi- 
ni, di muli e di cammelli ; raro e il bove 
e uou buono; la pecora gli é su[H*riore, 



TUE ii3 

ed il capretto i eibo delicato. Trovansi 
vari animali feroci/coroe il leone, la ti- 
gre, la iena, l' orso e gli sciacal che con 
l'orribili loro grida turbano il riposo del- 
la notte. Le città e i villaggi formicolano 
di cani; errano gli struzzi pe'deserti pres- 
so l'Eufrate. Trovansi ad Angora gatti e 
capre di lungo pelo, e d'una varietà ri- 
malleabile. Durante l'inverno sì vedono 
sulle paludi e su'fiumi dell'Asia Minore 
occidentale in numero prodigioso anitre, 
aironi, beccaccine, pivieri ; vi si trovano 
pure cigni selvatici, folaghe, gallinaccìe, 
quaglie; vi sono molti serpenti. Di soven- 
te giungono dall'interno dell'Arabia edal 
mezzodì della Persia nugoli di cavallette 
che piombano sopra pianure fertiU con 
un rumore che somiglia a quello della 
pioggia.Grandissime sono le ricchexze mi- 
nerali, ma gli abitanti poco attendono a 
lavorarle: importanti sono quelle di ra- 
me, e Tacque minerali pi2i famose sono 
quelle di Prusa oBrussa. In generale l'in- 
dustria e il commercio sono poco fiorenti. 
Ne'soli porti le nazioni europee manten- 
gono ancora un traffico assai animato, a- 
veodovi esse consoli e fattori, e ritiran- 
done cuoi e marrocchiui, tappeti, stoffe 
d*oro e d'argento, cotone filato, rabarba- 
ro, caffé, oppio, diverse sorta di gomma 
ecLe città piti importanti della Turchia 
Asiatica sono Smirne^ Aleppo^ Dania* 
scOf Gerusalemme, Bagdad ec. L' au- 
torità del sultano, per la lontananza dal 
centro dell'impero,noné dappertutto be- 
nissimo stabilita, parecchi pascià essen- 
do poco sommessi alla Porta, e vivendo 
diverse tribù nomadi e guerriere total- 
mente indipendenti: tali sono quelle de' 
turcoroani, de'kurdi, degli yezdi, de'be- 
duini, de' drusi e de' maroniti. I cristia- 
ni di rito greco e armeno vi sono nome- 
rosissimi; non mancano di latittì| i- 

chi anni fu ristabilitoli patróMM 
ziale di Gerusalemme. liS-l it- 

tica sostituisce un gran tf n** 

trade celebri ndl'aiitWii 
la storia ne fii veden^ 



a. 4 TUR 

olì», a formarst i primi impen. Ballilo- 
niiì, Ninive, Troia lasciarono appena ve- 
siigiajGerusalemnae pel s. Sepolcro e per 
gli nitri suoi luoglii santi, e sempre Tog- 
gtrttn cleirnniversale venerazione. L'^y 
òiria^ In Babilonia o Caldea^ V Jrme- 
tiia^ la Ale sojH) tanti a^ la Siria ^ \a Feni- 
ci/?, la Palestina o Giudea, fìnalmente 
r \sia Minore che comprende la Misia, 
la Lidia, In Caria, la Bitinia, la Pata- 
gonia, \\ Ponto y la Frigia, \q Galazia, 
In Cappadocia, la Licia, la Panfilia e 
1(1 Cilìcia, questi sono agli antichi paesi 
in oggi riuniti nella Turchia Asiatica. Do- 
po formato tanti regni indipendenti e ce- 
l< bri , passarono sotto il dominio del re 
di Persia, poi soUo quello d'Alessandro 
Mngno, quindi nuovamente dividendosi 
sotto i successori di quelito, subirono fi 
nnlmente il giogo de'romaui,alqtiantian* 
ni prima dell'era corrente; poscia dipen* 
detlei'/ dagl'imperatori greci di Coiìtan- 
tino|>oli, a' quali a poco a poco conqui- 
starono gli arabi, i cui so\r»ni o califlì, 
suct!es8f)ri di Maometto , risiedevano a 
r>ngdnd, e furono alla fine invasi da'tur- 
ilii, de'quali i sovrani di Tartaria Mon- 
goli abbassarono per un momento la po- 
tenza, ina elle, presto rialzatisi, estese- 
ro il loro dominio in queste contrade e 
ne distesero per lungo tempo i confini a 
spese della Persia j nondimeno da cir- 
ca un secolo trova ron si costretti a cedere, 
non meno che alla Russia, parecchie lo- 
ro Provincie. L'Asia Minore viene chia- 
mata \a fortezza de* turchi, \a cittadella 
lidi* [slam. Quanto alla Turchia Afri- 
cana, che comprende ['Egitto^ eie reg- 
genze di Tunisi e di Tripoli, ne'qunli 
articoli e ne'relati¥i avendone narrati an- 
che ì particolari, non mi sembra occor- 
rere di dirne altro, anche per quanto di- 
rò poi in qucNto. Accennata Testensione 
dell' impero ottomano , della popolazio- 
iiee delle varie nazioni che l'abitano, pas- 
so a parlare del suo governo, dell'ammi- 
nistrazione delle finanze , della giustizia 
ed istruzione pubblica, dell'armata e del 



TUR 

commercio, secondo le ultime notisie %lo«. 
tisitiche pubblicate sulla Turchin. 

Fino alla promulgazione dell' Hatti- 
Humaoium de'ao febbraio 1856, iu fa» 
vore de'cristiani, del quale in seguito ra- 
gionerò nel riportarlo, la Turchisi era or- 
ganizzata secondo il Taozimat, atto pub- 
blicatoda Mahmoud 1 1, padre del i*egnan- 
te sultano, atto che abbraccia appunto il 
governo, V amministrazione e le Onanse, 
la giustizia e l'istruzione pubblica, l'eser- 
cito e la marina. Il governo turco è una 
monarchia nella forma assoluta, ma nel 
suo principio temperala dalle istituzioni e 
dalle stesse condizioni della sovranità; co- 
me anche da'coslumi,che in Turchia, più 
che altrove, modificano e limitano fino a 
un certo punto l'azione del potere.ll «opra- 
no prende il nome di Padichak, cioè Im- 
peratore degli ottomani. L' Abbondan- 
za nel Dizionario di tutti i monarchi ot- 
tomani, nell'articolo Padisach, dichiara 
significare Gran Signore, Sommo Alo- 
narca. Noterò che il titolo di Gran «Sf* 
gnore fu messo in voga dagl'italiani nel 
medio evo, e non adoprato affatto dagli 
orientali. Osserva l'Abbondanza, die il ti- 
tolo di Padisach l'assunse nel 1481 Gem 
detto comunemente Zizim, seri vendo al 
fnitello Bajnzet 11, contro il quale preten- 
deva il trouo. Lo prese pure Bajazet U» 
e l'usò nel carteggio ch'ebbe col figlio Se- 
liin 1 , indi continuarono a fregiarsene i 
successori, come il più specioso loro distia* 
tivo. Aggiunge che gli altri titoli del mo- 
narca ottomano sono: Dio in terra, Om» 
Ira di Dio, Fratello del Sole e della 
Luna, Capo di tutti i Re , Distributore 
delle Corone. Il titolo di Sultano (f^), 
aggiunto pure al suo nome, secondo alcu* 
ni significa Signore e Imperatore, al di» 
re di altri ha un meno importante signi* 
ficaio, e corrisponde alla parola Princi" 
pe, presa in ogni senso, indicante una so- 
vrana esistenza più o meno vicina al tro- 
no, un'origine imperiale o reale. Ood'é 
che il titolo di sultano serve ad indicare 
anche i figli, i fratelli e le sorelle del Pa« 



TOtt 

ilìcliak, colla differenza^ die pe'masclii il 
titolo è posto davanti al nome^come Sul- 
tano Mulirooud II, Sultano AbdulMedjid 
Rlinn; mentre che per le femmine madre, 
ttotelle e figlie del sultano viene dopo, co- 
me Fatiaiè Sultana , Adilè Sultana. La 
madre del regnante sultano e vedova del 
padre,portc)il titolo di/'/j/zV/riValidcSuI- 
tona cioè la madre;titolo che l'Abbondan- 
za chiama il più augusto ed il più carico 
d'onori e privilegi che possa dorsi dal sul- 
tano regnante olla madre, la quale li go- 
de in un al titolo vivente il figlio, e so- 
lo Maometto IV lo concesse, oltre alla 
propria madi%,alla zia Kiosem ch'era sla- 
ta Valide Sidlana e avea governato l'im- 
pero. Essa abita come le altre donne nel 
serraglio, ma in appartamento seporato e 
con trattamento che non lo cede a quello 
della più potente imperatrice. Lai. 'del le 
odaliche o mogli del sultano che gli par- 
torisce il principe imperiale,erede presun- 
tivo del trono, prende il nome di Ilassa- 
kt\ che significa regina o signora grande. 
TiiUulta per ambizione e gelosia di co- 
mando le sultane Valide e Hassaki sono 
state cagione di riempire il serraglio, Co- 
slanUno()oli e tutto rim|>ero diconfusio* 
uè e spavento; poiché sebbene non cono- 
sciute , i più potenti magnati e ministri 
dell'impero parteggiarono per loro. Os- 
serva r Abbondanza, che anticamente i 
sultani sposavano formalmente alcune 
principesse di sangue regio,alle quali com- 
peteva il titolo di sultane; ma dopo aver 
Tamerlano vinto Bajazet I , ed oltraggia- 
to obbrobriosamente non meno lui che 
la sultana moglie, ì successori non sposa- 
rono più donna alcuna, tranne Amurat 
11 e Solimano 11, e solo ebbero concubi • 
Ite avvenenti, itchiave loro donate ocom* 
prate, tra le più belle nella Grecia, nella 
Circassia e nella Giorgia, le quali pren- 
dono il nome di OdalicìiCf cioè donne di 
camera, dicendosi sultane soltanto le o- 
daliche Hassaki e la Validi, e odalìca fii- 
\orita si denomina la più amala. L'Ha- 
rem è nel serraglio il soggiorno delle don- 



TUR ai) 

ne del sultano, e di altri ottomani negli 
harem propri.Dice l'Abbondanza che dal- 
la voce persiana Serray^ palazzo, si for- 
mò quella di Serraglio, gran palazzo e re- 
sidenza de' sovrani ottomani; de' diversi 
serragli imperiali e di quanto li riguarda 
ne tratta il libro: Àficcdoti^ ossia storia 
segreta della famiglia Ottomana^ Na- 
poli 1 729. I serragli sono vaste e delizio- 
sissime clausure,con edifizi splendidi e ma- 
gnifici, dicendosi propriamente Harem o 
Haram o Charam l'abitazione delle don* 
ne, voce che l'Abbondanza spiega, appar- 
tamenti delle donne in Turchia, divisio* 
ne e separazione, luogo dove non è lecito 
di entrare che a' ^ìoli mariti. Gli Harem 
rigorosamente e con grande gelosia sono 
cufttuditi dagli Euimclù (F.), e sulla so- 
glia della porta dessi comunicano colle 
donne a mezzo d'una ruota, le quali so- 
no sorvegliate io ogni loro azione dalle 
donne chiamate knduns cui devono ub« 
bidire, e te quali tutto minutamente ri* 
feriscono al ^ultauo. I serragli sono luo* 
ghi di perenni int|uietudini, gelosie e ar- 
tificii,che molte volte produssero amarìs- 
simi travagli ul sovrane, li sultano chia- 
masi pure Imperatore. Scrive Murino Sa- 
nudo nella Cronica deli479>chea ri- 
chiesta di Maometto II la repubblica di 
Venezia gli mandò il valente pittore Gen • 
tile Dellino , il quale essendo ancora in* 
cisore di medaglie, ne fece una col busto 
di detto principe da una parte, e dall'al- 
tra l'epigrafe: Moluiincti Impcratoris Ma- 
gni Sultani, Fu il sultano chiamato an- 
che Gran T'iirco, poiché Maometto 11 sul- 
tano de'turchì fu cognominato il Grande 
per l'espugnata Costantinopoli e altre con- 
quiste. Furono stampate, Epistolae Slar- 
gai Tnrcia Laudinio cgnite hierosoly- 
miiano^ senza data e luogo di stampa. 11 
Crafen n a nel suo catalogo àta tale rara 
edizione e la crede fetta ciré- ' 'Ifo, e 
Mggiunge affertinì dall' r ^^audi- 

nio,ui argumenioE/Hslol- 
meies Turcorumitnpen: 
magnitudine rerum ges. 



2i6 TUR 

Turcus cognomcntofuit.., Epìsiolas ad 
innumcras Orhis gentes pluritnas dica' 
vi tf par tini siro^ etgraeco sermone com» 
positasj partim edam scytica lingua 
scriptas. Anche Francesco Aretino tra- 
filato in latino le lettere del Gran Mao- 
metto II, e Bartolomeo Foiiiio fiorenti- 
no le tradusse in volgare, e pubblicò in 
Firenze nel 1488. Queste poi furono uni- 
te con quelle di Falaride, che secondo A- 
postolo Zeno non sono meno sospette, e 
stampate dal Giolito in Venezia nel 1 563 
con questo titolo: Lettere del Gran Mao» 
metto imperatore de* Tur chi ^ scritte a 
diversi re, principi^ signori e repubbli' 
clìty con le risposte lorOy ridotte nella 
volgar lingua da Lodovico Dolce y in- 
sieme colle lettere di Falaride. Da Gu- 
glielmo Caorsino fu composta: Oratio in 
Senatu R/iodior uni (le morte Magni Tur» 
ci, hahita pridie kalendas junias 1 48 1 . 
Lo stesso scrisse: De traductione Zyzy* 
mi Suldani fratris Magni Thnrci^ ad 
Vrbcm, Commentaritun, Collo stesso ti- 
tolo di Gran Turco viene nominato dal 
famoso Diario del ceremoniereBurcardo, 
«eir//#>/. arcanaysive devitaAlexaìidri 
VI Papae.DieiÒ Jan, Geni Sultanfra^ 
ter Magni Turcae^ equeslcv de Castro 
s. Angeli, associatuxfuity usque ad pa- 
latinm s. Marciy et ibidem regis Fran- 
corum assignatus, 11 contemporaneo Ca- 
stiglione nelle sue Lettere chiama Gran 
Turco il sultano Bajozet II fratello di Zi-* 
zimoe figlio di Maometto 11. Lessi in uu 
atto del generalissimo Omer pascià, chia- 
mato l'odierno monarca co'litoli di Sul' 
iano e Lnperatore. Ad esso si suol darò 
il soprannome di Gasib o Gliazy, cioè il 
vittorioso^ sebbene da tanto tempo i sul- 
tani non più combattiiio personalmente. 
J'arechei francesi cominciarono a distin- 
guere il sultano col titolo di Altezza Im^ 
pcriale , onde du tulli viene qtialificato 
altezza imperiale. Tulvolta i Papi scri- 
vendo ni sultano lo trallarono col titolo 
priiicipescudi Ttraniio(l .). Così nell'/^- 
piòlulu adMaihunietcmPrinciiJcm Tur- 



TUR 

carum di Pio II, e 1* altra sua Epistola 
Pii II ad Turcarum Imperatorem. Pa- 
pa Alessandro VI in un suo diploma, pres- 
so il Bull, Vat. t. a, p. agi, dice che il 
ferro della s. Lancia fu mandato al suo 
antecessore! nnocenzoV III aMagno Tur* 
carum Ty ranno, Neiriscrizione posta nel 
ciborio eretto per custodirla, si enuncia: 
Byzantio missumaMaximo Turcarum, 
che equivale al titolo di Gran Turco, An- 
zi neir isa'izione sepolcrale d' lunocenso 
VII I fu scolpi ioiLofKea aBajazetc Tur^ 
cariun Tyramio dono missaj di pìU ii 
vuole che in essa il titolo di Ty ranno fa 
sostituito a quello d* Imperatore che ven- 
ne cancellato. Nelle lettere pontificie del 
Sadolelo si trova quella scritta al nun- 
zio d'Ungheria nel 1 5^7, che comincia: 
In hoc gravi , et turbolento motu^ quo 
Turcarum Tyrannus ad bellwn infe^ 
rendum Hungariae se apparai. Ma non 
solo si è disputato , se il Gran Sultano 
debba chiamarsi Turcarum Imperatore 
o Turcarum Tyrannus j si disputò pure 
se si possa chiamar Turcos gli stesti Tiir- 
r/if, come il Filelfo, che sosteneva dover» 
si dir piuttosto Turcas, Vedasi Giovan* 
ni Cuspiiiiano, De origine Turcorìun,}\ 
JVlorcelli chiama il Turco, Turcus, Tur* 
ca, 11 sultano è il rappresentante e il de- 
positario della legge: solo incaricato dd- 
lasua esecuzione, può anche in certe par* 
ti modificarla, purché non ne alteri l'es- 
senziale carattere. Le sue ordinanze ven- 
gono chiamate khatti-cheriff, scrittura 
illustre, ovvero khatti-humaiounteMmXi^ 
tura augusta, o semplicemente khat^waìK' 
tura per eccellenza. Dice rAbbondania, 
che il chaticherify decreto imperiale, è 
così sagro^nlo presso gli ottomani, com'è 
una costituzione di qualunque altro OM- 
narca nel proprio stato.ChiamaFVrmoiiff 
il decreto, comandamento o rescritto ini«' 
periale: pare che il vocabolo sia derivalo' 
dniressere firmato e sottoscritto dal saP 
tano. 11 Buzzarini nel Supplimenio ai Di» , 
zionarìoenticl4)f}edico, definisce Firma^ 
no. Decreto del gran signore o di qjuaisia- 



TUR 

si altro principe orientale e mussulmano; 
e dicesi specialmente di quelli che cunce- 
doiio a' negozianti esteri d permesso di 
Iraflìcare in Turchia e negli altri paesi. 
Fii'nianiyio Uovo ancora che si chiamano 
(jue'diplomi di tollerauta religiusa che iu 
diversi tempi furono concessi a' cattolici 
e altri cristiani, de'quali parlai a Geru- 
salemme, a GUARDUXO DEL S. SEPOLCRO, e 

l'elativi articoli. Il sultano erede del po- 
tere teocratico e dispotico di Maometto e 
de'califTì, sehbciie assistito dal divano nel 
governo della Turchia, ha il partito del 
serraglio o della corte che rinflueiiza tal- 
volta decisamente. Egli è sovrano asso- 
luto, legislatore supremo, pontefice, si- 
gnore della vita de* suoi sudditi; uè è il 
suo potere limitato fuorché nell'opinio- 
ne. Non é tra' turchi ropinione una pa- 
rola vana; è una vera potenza, tanto piil 
forniiddbile che procede appoggiata so- 
pra una religione i cui dogmi e la mora- 
le sono profondamente scolpili nel cuore 
de'popoli. La forza delTopinione si fa sen- 
tire secondo forme non iscritte nel libio 
della legge, ma oonsagrate da grandi e- 
sempi e dalla tradizione. Il defunto sul- 
tano lottò contro questa opinione formi- 
dabile, e si sfurzò ad introdurre ne' suoi 
stati costumi occidentali. U suo Hglio, il 
sultano che regna, continuò cou successo 
i paterni proponi meati di utili riforme. 
11 sultano e<ercita la sua doppia autorità 
legislativa ed esecutiva mudiaute i due 
eminenti personaggi che tono come la 
chiave della volta dell'ediGsio governati- 
vo nella Turchia; uno è il Sadr-Aiam o 
gran Visir s l'altro è il gran nsu/iì ovvero 
Cheikh-ul-islaiD. Viiir tigoiGai propria - 
mente yZzcc'Afffo, per lodicarei dia oolul 
il quale viene di quatta oarica iuvaatito^ 
porta solo il peio degli a&ri pubUioìi 
L' Abbondaufta lo cbiaoia visir mtmm.% 
gran visir, primo mioiUro di lUto^ ìnm 
gotenente generale deiriinpero ottom») 
»o, capo del divano, il quak oor ' > nltr 
superiore a se che il solo monai ■ tiaa 
io con esso f aUo a rifbriri^ coi 



TUR 217 

si variò in grazia del l'in trodotta progres- 
siva civilizzazione tra'turchi, e l'immen- 
sa autorità sua venne alquanto modifica- 
ta: così diverse principali cariche e altri 
uffizi assunsero denominazioni europee, 
che in seguito ripoiterò, come dirò del- 
l'antico e dellodierno divano. Nelle ma- 
ni del gran visir il sultano deposita tut- 
ta la sua autorità; ed ecco come lo de- 
scrisse rAbl)ondanza.£quelloche in tem- 
po di pace e di guerra ha 1' assoluta di- 
rezione dell'entrate dell'impero. Egli è il 
giudice supremo di tutte le cause civili e 
criminali. Tiene e porta sempre seco il si- 
gillo dell'impero, col quale autentica tut- 
ti gli ordini ch'egli spedisce. £ vero che 
le cariche più luminose della corte si di- 
spensano dal sultano, ma il monarca pri- 
ma di conferirle sente il vìzir azem , e 
molto suole deferire a que'soggetti ch'e- 
gli propone e raccomanda. Entra in tut- 
ti i negozi dello stato di qualunque specie, 
ed a qualunque dipartimento apparten- 
gano. In una parola non ha limiti la sua 
autorità , per la quale è rispettato e te- 
muto come il sovrano. Nou l'ecasida nes- 
suno, né alcuno ardisce mandarlo a chia- 
mare, fuorché il sultano. Quando tiene u- 
diensa,o riceve complimenti e visite, non 
incontra alcuno di qualunque grado sia, 
come non mai si alza in piedi per compli- 
mentare chiunque; se non che all' unico 
gran muftì. Del tutto corrispondenti alla 
sua diguitàsonoii suo trattamento e ren- 
dite» proprio dell'elevato grado. Ha un 
kiaja o luogotenente nel caimacan o kai- 
makan di Costantinopoli. Questo pascià 
di I /rango governatore di Costantinopo- 
li, in assenza del gran visir assolutameu- 
t« aoverno, tratta gli alfari dello stato e 
C 'gli ambasciatori. Responsa- 

iperare è il gran visir , che 
^ulla sua condotta e se des- 
le tosto lo fa rimuovere dal 
. pratico del governainento 
Idri, il kaiinak<m suole per 
•enin gran visir. Qucsii a- 
^ftlAM^i e serraglio, aperto 



i8 TUR 

b lutte l'ore per sentire i recloaiiilel più 
tiiiiiiino de'suddili. Lu sua corte è niiiiie* 
lu&i^siiua, fdceiiiJola osoeiidere rAl>bon- 
c)aii7Ji a 200 persoue impiegale a servir- 
lo iti vari uflif i. La sua guardia composta 
di 4')o soldati , lo accompagna a piedi 
quando va al dì vano. Nel recarsi aliagtier- 
ra l'accompagnano a cavallo. Pe'copiosi 
« inuluiuenti del visir azem, il pascià iVn- 
i^uff gran visir d'AcInnel I, lascia moren* 
do 800 milioni d'oro. Oltre le spe^e rag- 
l*uardevuli pel suo mantenimento duco- 
toso, deve farne altre esorbitanti di tenr- 
pò in tempo, quando ne comprende il bi- 
sogno, con regali al sultano; alle sueoida- 
lidie u donne più favorite; ni kislar agasi 
ti kiutzlir agii, capo degli eunuchi neri e 
guardiano dell' odaliclie, di grande in- 
fluenza e perciò immense sono le sue ric- 
chezze, die alla sua morte sono devolu- 
te ai clias>na o erario pubblico, capo del 
quale è l'eunuco bianco chasuadarba«ci ; 
non che deve regalare il bostangibascii." 
giardiniere capo di tutti i liostangi ogìar- 
diuieri imperiali, i quali servono il sulta- 
no anche come rematori nel brigantino 
col quale passeggia o pesca nel canale, se- 
dendogli accanto il bostangibasci che re- 
gola il timone; ed altri che godono la gra- 
fia del sultano; poidié senza 1' appoggio 
de'nominati l'eminente carica non si può 
fungere lungamente, almeno sino a tutto 
il secolo parsalo. In quelT epoca non di 
rado il gran visir correva pericolo di ve- 
dersi presentare un cordone di seta per 
strozzarsi, odi vedersi neirenti'are del ser- 
raglio imperiale, circondare e assalire dui 
nani e muti del medesimo, e perire d'or- 
dine del sultano, all'improvviso; poiché 
pel suo ilUmitalo potere poteva altrimen- 
ti balzar dal trono il sultano , onde per 
lungo tempo pochi visir azem morirono 
di morte naturale. Avea questo diguila- 
l'io 6 consiglieri detti visir del banco, per 
siedere in un banco nel divano, con voto 
soltanto consultivo. Altri visir erano di so- 
lo titolo onorifico. Tuttora il gran visir è 
il luogotenente generale ed il rappreseu- 



TUR 

tante del sultano, di cui custodisce i ligil*' 
li. Da dò avviene che per un'antica cti*. 
dietta, a cui fu per la 1 .' volta ora derc^a- 
to quando giunse a Costantinopoli per la 
guerra di Crimea il priucipe Napoleone, 
egli non fa alcuna visita e nessuno invi- 
to accetta. Presiede il divano o consiglio 
privato, vocabolo che secondo il dotto o- 
rientalistaFIamer trae originc^dalla lingua 
araba o persiana, nellequali vale^/rao/iey 
gli armeni pure gli danno tale significalo. 
L'applicazione fat lane dagli arabi y da'per* 
siani eda'turchi per indicare il loro con- 
sìglio di rifilo, è testimonio, giunta 1* e- 
timologia data da tutti i lessicografi, del- 
Topinionedi questi popoli intorno la qua- 
lità che debbono aver coloro che siedono 
capi dell'amministrazione; ed il nome di 
divano pare non sia applicato a'consigli 
di stato se non per indicare che coloro, 
oud' è composto, debbono essere dotati 
della forza e dell'attività deV/e/ison/. La 
parola demone ^ tanto in greco, quanto in 
tedesco, s'intende delta d'un genio qua- 
lunque, d' un genio buono , d' un genio 
cattivo: il senso pili esteso che ha la pa- 
iola divano presso gli arabi e i persiani, 
la fa applicare al consiglio di stalo e ad 
una raccolta di poesie. Tale applicaùoue 
della medesima pai*ola a due oggetti di 
COSI diversa natura, facilmente ai spiega 
nelle lingue orientali , dove si frequente 
e l'uso delle metafore. Indica che il ge- 
nio debb'essere la dote dell' uonso chia- 
mato a governare ì suoi simili, come an* 
che di colui ch'é destinato a 
gl'incantesimi e colla forza della 
maginazioiie. L'Abbondanza molte noti- 
zie riunì nell'arlicolo DiV^n, che qualifi- 
ca consiglio o persone congregate a eoo- 
sigliu; perciò tanto questa congregasioae, 
quanto la camera ove si aduna a oon- 
giesso diccsi Divan. Le persone che Io 
componevano a suo tempo erano. l/Ìl 
\isir azem presidente, in luogo del sulta- 
no. a.° 1 6 ricordati visir del banoo^ scoi- 
plici consiglieri, il visir azem essendo l'ar- 
bitro die decide uei divan. 3.* I due ka- 



TUR 

di-Ieskìeri o meglio kasesker Ji Roma- 
nia e di N<itolifi , giii<1ici supremi delle 
Provincie e delle m>liùe;Selim I a¥endo 
soggiogalo r EgitU) o' due antichi kadi- 
lesLieri o kasesker aggiunse e creò il 3.^ 
kudi-le^kieri d' Egitlo. Questa dignità è 
Siigi'R e non profana, giacché di laicide non 
liii altro die la giudicatura delle milizie; 
perciò tutto il loi^o studio consiste nel- 
l'imparar hene a interpretare V Alcora' 
no (T,) o Corano o Korano, libro che 
c'ouliene le leggi del Maomeilismo (f'-Jy 
eli e la religione óeW Islamismo ossia dei 
tnri'hi, per poter da esso ricavare i testi 
f)p[)ortuni alle sentenze, non a vendo i tur- 
clii altro libro di giurisprudenza né ca- 
nonica ne civile (questa proposizione mi 
pare troppo generale, come si potrà in se- 
guito rilevare da quanto riporterò); stu- 
dio che in Turchia si fa da tutti i giudi- 
ci, come oltre questi sono i mula-kadì 
o molla ministri subalterni del muftì e 
giudici delle grandi città, cui spettano le 
giudicature di materie civili o tempora* 
]i, ed alcune spirituali, come matrimoni, 
divorzi e si mi ti,Ghe definiscono brevemen 
le, secondo il comune stile di Turchia di 
sbrigare in breve qualunque lite, rare 
irolte ingerendosi in cause criminali; i ka- 
dì o giudici ordinari delle città, che deci* 
dono le cause de' litiganti, e perciò ben 
istruiti delle leggi dell'impero, e pratici 
dell'usanze e costumi de'luoght, innanzi 
o'quali seguono i contratti malrìmonia- 
li, dopo aver gli sposi dall'iman o imam 
o emaum sacerdote parroco (meglio mi- 
nistro, non avendo Mcerdotio il maomeL- 
lismo), ricevuto nella Moschea (F\) o 
chiesa de' turchi la beneditione nutiale, 
seguendo indi lo SponaUtio^ il che ti pra- 
tica colle 4 raogli permetie dalla Po//^a- 
mia ad ogni turoo, olire le ooneubiat « 
le schiave, leeondo là poisibìlilè. I aaipi^ 
poi sono i giudici de'caatdli e dtt'wUI 
gi. 1 quali giudici tulti, in unon'nMi 
della legge, non ponno oello oaute dt 
dere e sentenziare . ancorché erìmii' 
senza consultar l'Alcorana 1 kadi-ie 



TUR ai9 

ri hanno l'autorità sui mentovati giudici, 
come tra'cattolid gli arcivescovi sui suf- 
fraga nei, preti e diaconi (paragone che fa 
l'Abbondanza, ed io trovo improprio); in- 
combe ad essi spedirli nelle provincie, in- 
sieme agli hoggiasi, dottori e maestri per 
insegnare il leggere, Inscrivere, ed i pre- 
cetti dell'Alcorano; ed a'talismani mini- 
stri inferiori delle moschee, in aiuto de- 
gì* iman: nomine tutte che deve confer- 
mare il sultano. Da kiidi-leskiere suole 
passarsi a gran muftì di Costantinopoli. 
Quanto all'Alcorano, di cui parlai in piii 
luoghi, qui dirò col vescovo Cecconi, Isti^ 
turione {le* seminari^ che il b. cardinal 
Barbarigo vescovo di Padova, introdus- 
se nel suo seminario lo studio delle lin- 
gue orientali, incluMvamente all'arabica, 
persiana e turca, fiicendo stampare il te- 
sto dell'Alcorano in arabo, colla versione 
latina e le note di confutazione di Lodo- 
vico Marracci, di cui abbiamo: Prodro^ 
mus ad refutationem Alcorani^ Romae 
1 69 1 : Alcorani tcxtus universus arabi» 
co et latino tramtlatio cnm notis atque 
rcfutationCj Fata vii 1 698.4*°ll gran def- 
tardar, oo'duedeftardari minori. JI defìar- 
dar è il gran tesoriere dell'impero otto- 
mano, che tiene conto dell'entrata e del- 
l'u^kcita del chasna o erario pubblico, per 
cui sono pi*esso di lui i relativi registri 
delle rendite e spese dell'impero o com- 
putisteria imperiale. Per privilegio ine- 
rente alla sua dignità, tiene egli una del- 
le chiavi del chasna privato, non ha pe* 
rò il diritto di entrarvi, se non gliel' or- 
dina il sultano, in di cui potere sta il por- 
tar Mco chi vuole quando va nel chasna 
privalo. Ha iideftardar due altri dcftar- 
dari tuoi aiutanti e di[>endenli, e per tut- 
to l'impero son irsi molli di questi def- 
tardarì ooun -i, che registrano tut- 

ti gl'introiti 1 tributi, per render- 

* Furdar, col quale pro- 

elligenza e summit- 
:iidi gran cancelliere 
t 3 code, e segreicirio 
iteri. A lui sunocon- 



aao TUR 

segnati tutti i trattati e ooavenxioni latte 
da'sovraui stranieri colla Porta ottoma- 
na. Inter? iene a tutti i ditani, e special- 
mente se ¥i si deve trattare della pace o 
della guerra» per cui egli tratta e negosia 
gli (i(&ri dell'impero co'oiiuistri stranie- 
ri. Interviene alla conclusione e sottoscri- 
zione di tutti i trattati, ne' quali per lo 
più ha la pleoipoten»! del suo monarca. 
Questa carica suol conferirsi a personag- 
gio esperto, di buon tratto e politico: ha 
sontuoso appannaggio e trattasi con i- 
•plendideua conveniente al suo grado. Il 
semplice titolo di effendi, significa dottO" 
re di legge^ usandolo grimpiegati prima- 
ri delle magistrature e della burocrazia. 
6/11 netaiigi segretario del divano mede* 
almo e che ne registra gli atti, tenta aver 
iroto né consultivo ne decisivo, intimando 
di presentarsi ad esso quelli che occorro- 
no. Tulli i nominati si adunavano nella 
sala del divano in giorni determinati per 
discutere gli af&ri pubblici ed i privati, 
rendendo giustizia in appello sì nel civi- 
le e sì nel criminale prontamente. Seb- 
bene abbia parlato con l'Abbondanza in 
tempo presente, il descritto é l'antico di- 
cono; del presente e de'ministri che ora 
lo con) pongono, vudo a riferirlo. Secondo 
rAbbondaiiza,il sultano assiste quasi sem- 
pre al divano, in una pìccola galleria che 
ha una finestra corrispondente alla sala 
del divano, con avanti una bandinella di 
velluto cremisi. Tutto vede e tutto sente, 
senz'essere veduto, soggezione che iiiag- 
giormcnte impegna il divaiioafare giusti- 
zia, nel dubbio che il sovrano realmente 
^i assista, dovendo poi rendergli esatto 
conto del discusso e dell'operato. Certa- 
mente il gran visir presiede il consiglio pri- 
vato, e ogni cosa viene per suo mezzo pre- 
sentata alla sovrana sanzione; nulla è de- 
ciso proprio-motu^ che non passi in sue 
mani per l'esecuzione. Al gran visir sono 
conferiti i poteri in virtù d'un khatti-che- 
rif, a lui diretto dal sultano quando l'in- 
nalza al visirato. I suoi ordini portano il 
nome i'i Jir mani o fermam\ parola per^ 



TUR 

liana die secondo altri significa ordine^ e 
comando. Egli risiede officiaimnnte «Ila 
Porta ottomana (in turco Pacha^Ca* 
poucciy la Porta del Pacha o Pascià), 
nome lotto cui viene oomunemeole indi- 
cato il governo e gabinetto turco. Dioe- 
si ancora Sttblime Porta, e ne parlai an- 
che nel voi. XVIII, p. 9 e 66^ dicendo del 
serraglio o palazzo imperiale e sue porte, 
e che il vocabolo equivale a Corte* L'Ab- 
bondanza descrivendo il Serray , detto 
volgarmente Serraglio, gran palasse resi» 
denziale del sultano inCostanti napoli, di- 
stingue 3 palazzi imperiali. Il serraglio o 
ippodromo fabbricato da Ibraiui pascià 
genero di Solimano II , che serviva per 
anfiteatro delle pubbliche giostre e altri 
festivi combattimenti, e particolarmente 
per la Circoncisione del Chez- Ade o ere- 
de presuntivo dell' impero. Il serraglio 
propinquo alla residenza sovrana, chia- 
mato Eski-Serrai, cioè serraglio vecchio, 
ove si racchiudono la madre, le sorelle e 
le donne de'defunti sultani, se afcuno dei 
pascià non le sposa, ovvero non le pren- 
da il successore. Il 3.* serraglio detto il 
serraglio nuovo è quello ove colia soa nu» 
merosissima corte abita il sultnno,tnagn\- 
ficii e sontuosa reggia, però bizzarra e ir- 
regolare,, che l'Abbondanza disse abitata 
da I o,ooo persone, essendovi i chavna o 
tesori pubblico e privato, la moschea, l'ha- 
rem deliziosissimo, il divano ec La sua 
porta maggiore è tanto pregie vole pe'lur- 
chi, che da essa lo corte ottomana ha de- 
sunto il nome di Portaottomana e di «Sai* 
blime Porta. Il Dizionario delie ori' 
gini ecco come spiega la Porta ottomé^ 
na. Nome che si dà alla corta del Gran SI* 
gnoree alla sede stessa dell'autorità. Qn^ 
st'uso viene da'turahi medesimi, 
lificano in tal modo la corte del lora 
peratore; e anche gli stessi suitnai 
uso di quel vocabolo nelle •padiiénni.|À 
importanti , e massime nelle ' 
per parte loro s'inviano alle altra 
te. Quella denominazione trae la 
rigine da'calilU suocessori di Maometi* 



TUR 

Sì sa che que'piincipì riunivano nelle lo- 
ro persone la qualilà di ponteGcee quel- 
la d'imperatore, e ch'erano supremi ca- 
pi della religione e dell'impero de'mus- 
iulmani.La politica di que'nionarchi che 
trovarono il loro conto a farsi adorare in 
certo qual modo da'loro sudditi, credjeva 
di non potere mai spingere le cose al dì 
là del dovere a questo riguardo. Mosta- 
dcm o Mostazem, l'ultimo califfo della 
razza degli Àbbassidi del i ^43, fece inse- 
rire nella soglia della porta principale del 
suo palazzo residenziale di Bagdad un 
framuìento della fumosa pietra nera del 
tempio della Mecca. Quella pietra,secon- 
do i uJHomettani, era stata mandala dal 
cielo ad Abramo,allorchè edificava la ca- 
sa di Dio, che di\£Ulò poi il fumoso san- 
tuario mussulmano della Mecca; egli stes- 
si inaomettaui pretendono che di bianca 
ch'es>a era, diventò nera pe'peccati degli 
uomini. Quello soglia era alquanto eleva* 
ta,e non si entrava nella porta se non che 
a ginocchi, o anche col corpo prosteso in 
terra, dopo di avere più volte applicata 
lo fronte e la bocca a quella pietra riguar- 
data come sagra. Inoltre al frontespizio o 
al luogo più eminente di quella porta vi 
avea un pezzo di velluto nero attaccato 
alla volta stessa, che pendeva sino quasi 
a terra, e a questa tutti i grandi della cor- 
te rendevano , non meno che alla detta 
pietra nera, onori straordinari, strafinon- 
dogli occhi sull'una e sull'altra, e bacian- 
do Tuna e l'altra col più profondo rispet- 
to. Coloro persino che non avcano alcun 
affare a trattare o discutere nel palatso, 
venivano csprenamciile a qu«Ua porta 
per tributarle quegli onori, o ooa questo 
credevano di bre la loro corte al califfi» 
mtdetinio. La porta del califfi» con quel 
peate di velluto avaa allrcA h denomi- 
naiìone di manica ilal ^f^titÈ^hm a 
poco col laHO del tcnpoi 
lo venerabila a lanlo ^k 
meltani, fii nooBinata Ini 
uomaftiai o ìm Porta u 
eoocllcuai quindi pìfili* 




TUR aai 

costume quel nome di porta per il palaz- 
so stesso, perla corte, per il soggiorno del 
principe e per la sede sles«ia dell'autori* 
là. Quell'uso fu adottato da tutti i sulta- 
ni turchi, che detronizzarono que'sovru- 
ni pontefici, e ad essi successero nell'au- 
torità spirituale e temporale, e vi aggiun- 
sero gli epiteti di Sublime e di Oitoma' 
na. Del rimanente gl'impcrutori turchi 
non sonni soli monarchi d*oriente,chead 
imitazione de'califfi abbiano dato alla lo- 
ro corte il nome di Porta ^ poiché i re o 
sciah di Persia si servono dello stesso vo- 
cabolo a un dipresso nel medesimo signi- 
ficato. Il cheikh-ul-islam o mufli rap- 
presenta il sultano nell'ordine religioso e 
neir amministrazione della giustizia. La 
sua attribuzione propria è d'mterpretore 
la legge: gli atti emanati dalla sua prero- 
gativa portano il nome ^\fet\^asA\ fetvat 
propriamente detto non é un'ordinanza» 
ma una formola destinata a legalizzare gli 
atti della sovrana autorità, dichiarando, 
che essi ninna disposizione contengono 
che sia contraria al testo dell' Alcorano. 
L'Abbondanza chiama la fetvascol voca- 
bolo yr/*^^, e la dice decisione che fa in 
iscritto il muft*! consultato sopra qualun- 
que affare; e siccome i turchi non fanno 
cosa senza consultar la legge, questo uni- 
camente spettando al muftì, quindi sono 
continui i ricorsi che a lui. si fanno in i- 
scritto e su'qunli egli stende la decisio- 
ne, come se possa farsi il ripudio d' una 
moglie per sposarne altra, se un debi- 
tore Don può soddisfare i debiti possa 
la legge punirlo nel corpo, ec. ; tenendo 
perciò una prodigiosa quantità d'ama- 
nuensi e segretari divisi in dipartimen- 
ti. Nelle cause poi di stalo, e specialmen- 
te quelle che richiedono segreto, fa tut- 
to da se dopo aver cliligentemente stu- 
dialo l'Alcol ano, stendendo il fofìa ragio- 
nato e sempre appogf^ioto aMccicti del- 
la legge. Cause gravi e serie pel cnnftì so- 
no la pace e la guerra, se debba o no dc- 
ronizzarsi il sullano^se con ven^a o no por 
"«■txtttanze ovvero per un delitto far 



2!i4 TUR 

Dìizair o Arcipelago, con Larnaca o ito- 
la di RoeU sede dì governo e capoluogo. 
1 5.° Kry t o Creta o Candia o Canea, con 
Camìia sede di governo e capoluogo. In 
jisia «onovi 1 8 eyalet, 78 livaa e 858 ca- 
cas.GlieyaletsichiaoDano:i6.°Ca8tamou- 
ni o Castarouni o Kastamonim in Pajla» 
gonia^ con Castano uni o Germanicopoli 
sede di governo e capoluogo. 1 y.^Kouda- 
vendgiiiar in BitiniayCOTì Brusn o Prusa 
sede dì governo e capoluogo. 1 S.^Aìdin in 
Lìdia y con Izmir o Smirne sede di go- 
verno e capoluogo. ig.^Cararam inFrigia 
e Panìfilia^cooKoaÌBÌì o Iconio sede di 
governo e capoluogo. 20.° Adana in Cili» 
ciaj con Jdana sede di governo e capo- 
luogo.a 1.** Bosouq o Bozuk o Jiizghat in 
Cappadocia, con Bozouq o Juzghnt sede 
dì governo e capoluogo (io altre notizie 
statistiche e in quelle del Saxe Go//MZ,in* 
irece di tale governo, che spetta al turco* 
mano d'origine Tchapan-Oglu,governn- 
toreio nome della Porta e da essa per più 
rapporti quasi indipendentCì iro^o Ango- 
ra in Cappadociay chiamata anche An* 
Cfr/7,ch*é il capoluogo e di cui riparlai nel 
vol.Ll^p. 3a4)*^3*''SivasoRumin Cap^ 
padocia, con Sivas o Sebaste sede di go- 
verno e capoluogo. 23.^ Tarnbezoun o 
Trebisonda nel Ponto e Colchide (di cui 
riparlai a Mingrelia cToson), con Tre- 
hisonda%&\eÙì governo e capoluogo. 24*** 
Erzcroum in A rmenia^ con Erzeriim se- 
de di governo e capoluogo. 25.** Kurdi* 
itan (turco, essendovi pure il Kurdistan 
di Persia\ con Van in Armenia sede di 
governo e capoluogo (il Kurdistan turco 
forma i pascià latici di Mosul e di Chehre* 
zour, e di alcune parti di quelli di Van e 
Bagdad y e pare che comprenda pure 
Diarbekir). 26.* Karberout nella Sofe* 
na e Comagena parte della Siria , con 
Karberout sede di governo e capoluogo. 
27.° Halep o A leppo nella Si ria ^ con A- 
leppo o Berrea sede di governo e capo* 
luogo. 28.^ Saida o Sidone in Fenicia e 
Palestina , con Bairut o Berito sede di 
governo e capoluogo, ag.^ Cham o Da- 



TUR 

mesco nella Siria e Osroena , con Da- 
masco sede di governo e capoluogo: com- 
prende il sangiaocato di Gcrusalcnune. 
So.* Mossul in Assiria, con Mossul sede 
di governo e capoluogo. 3i.** Bagdad io 
Babilonia^ con Bagdad sede di governo 
e capoluogo. 32.* Habech o Abissinia nel* 
l'Arabia e Etiopia^con Diida o D Jeddah 
sede di governo e capoluogo. 33.* Har* 
romi-Nnbevi o Haremi-Ncbevi, o Hedju 
o Medina, con Medina e Mecca sedi di 
governo e capoluoghi: di questa e di Me- 
dina poi riparlerò. In Africa i seguenti 
3 eyalet, suddivisi in 17 livase 86 eazas. 
34*° Misr, Egitto^ con Cairo sede di g» 
verno e capoluogo. 35.* Tripoli d'Afri- 
ca, con Trìpoli sede di governo e capo- 
luogo. 36.* TunisiyCon Tunisi 9eóe di go- 
verno e capoluogo. Ripeto che oltre gl'in- 
dicati articoli , ìnnumerabili sono quelli 
che scrissi sulle regioni, città e luoghi del- 
la Turchia Europea, Asiatica e AfrioiDa; 
di alcuni ne feci supcriormenie ricordo, 
ed altri li andrò rammentando alK op- 
portunità. 1 governatori generali posti al- 
la le^ta degli eyalet o grandi governi, fo- 
no come i prefetti della Francia riguar* 
do alle loro funzioni edalla estennoiiedcl 
loro potere; ed i caimacam corrispondo* 
no a'sotto- prefetti. I cazas o distretti so- 
no amministroti iWmudir, assistiti da un 
consiglio di notabili: i naliiyìus da'/itoriÀ- 
tars o kodia-bachis^ eletti dagli abitan- 
ti efncenti ad un tempo le funzioni di ma- 
gistrato comunale e di ricevitore. Debbo 
inoltre avvertire, che dicesi Pascialatico 
o Bascialatico il governo d'un pascià o 
bascià, d'una provincia; e SangiaccatoW 
governo generale , corrispondente a go- 
verno provinciale. 1 Pascià^PachaoBas* 
sa sono i grandi dell'impei'O, e pascià si- 
gnifica grande. Oltreché i primari mini- 
stri e magistrati, tutti i costituiti nelle più 
eminenti cariche devono essere pascià | 
cosi tutti i pi a cospicui governi devonoes- 
sere governati da'pascià. Vi sono i pascià 
di i.^rango e per distintivo hanno in cer- 
te funzioni 3 Stendardi {f\ quale artico- 



I 



TUR 

lo ne rìpailai) per in^cgn», rappresentati 
il.i 3 code di cavallo, e perciò cliiainansi 
pascià a 3 ro/fcyque'di a.* rango ne han- 
no solamente due; e que*di 3.° ran»o uà 
Solo stendardo con unacodii. I pa^ciù nel- 
la monarchia ottomana rappresentano i 
duchi, i principi, i baroni degli stati eu- 
ropei, cioè il ceto più nobile. I più poten- 
ti e ragguardevoli pascià erano il visir a- 
zem, il caimacan, l'agà degli estinti gian- 
nizzeri, e il capitan pascià: per la loro au- 
torità talvolta detronizzarono i sultani, 
ma appunto per la loro possanza, i sulta- 
ni ad ogni piccolo sospetto fecero loro to- 
gliere la vita, ed il simile praticarono co- 
gli altri principali pascià della corte o dei 
governi , massime i pascià beglierbey o 
beyglerbey ossiano i viceré. Se questi e- 
iiino troppo amati da'popoli,riceveano in 
premio il fatale cordone di seta per stros* 
zarsi; se prepotenti e ingiusti si arricchi- 
vano, quali rei venivano decapitati. Tali 
punizioni anticamente si riceveanocon di- 
vozione e ilarità, baciando il cordone, e 
poi con animo tranquillo si lasciavano 
strangolai*e. Ciò avveniva quahdo i tur- 
chi a'edevaoo, che il morire per la quie- 
te e sicurezza dell'impero e dell'impera- 
tore era lo stesso che volare in paradiso 
o morire come martiri. Era il capigi (uno 
de*custodi delle porle esteriori del serra- 
glio,capode'qualierailcapigibasci),ram- 
basciatore funesto che il sultano inviava 
col suo ordine scritto a'pascià che vole- 
va strozzati, sentenza autenticata da un 
feda del muftì. Il decreto veniva ricevu- 
to con rispetto e posto sul capo dicendo- 
si: Si faccia la volontà del Signore Iddio 
e del mio imperatore. Il condannato do« 
mandava circa 3 ore di tempo per conge- 
darsi da' parenti e fare il bagno, per mo- 
rire piò netto. Indi il capigi presentava il 
terribile cordone al pascià, il quale se lo 
poneva al collo, e dopo fatta breve ora- 
zione, con raccomandarsi a Dio per l'in- 
iercessione di Maometto , due suoi servi 
lo strozzavano e poi gli tagliavano la te- 
sta , che portavasi al suitaoo per docu- 

VOL. LXXXf. 



T D R 225 

mento dell'eseguita sentenza, se al me- 
desimo premeva di averla. I 6gli de' pu- 
niti pascià e di quelli che morivano na- 
turalmente, non solo vivente il padre non 
potevano sorpassare la carica di capitano 
di vascello, non permettendosi il loro in- 
grandimento, ma alla sua violenta o na- 
turale morte non venivano sostituiti nel- 
le cariche da lui occupate, né d'editava- 
no le sue ricchezze, le quali erano devo* 
Iute al chasnn; solo talvolta se ne die per 
grazia piccola porzione alla vedova, qua- 
lora questa fosse figlia o sorella del sul- 
tano regnante. Gli òrfani figli de' morti 
pascià venivano ammessi nel serraglio tra 
i paggi icioglami, e col tempo ottenevano 
cospicue cariche e ricchezze , se favoriti 
da'Ioro meriti o dalla fortuna. Trà'pag- 
gì icioglami si collocavano i figli de'cri- 
stiani di circa 7 anni, avuti per tributo o 
presi in guerra, ove si educavano e istrui- 
vano; i meno belli e senz' ingegno chia- 
ma va usi azoglami,e si destina vano a'me- 
stieri, a'bagni, alle porte e alle legnare. 
Ora tutti i figli de'pascià e degli ufficiali 
superiori portano il titolo di bey; e lutti 
gli ufficiali mditari della 5.' classe, e gl'im- 
piegati nell'amministrazione di a." classe 
della corte portano il titolo di agà : di- 
versi figli di pascià sono anch'essi pascià. 
L'onorevole titolo di bey significa signo- 
re ragguardevole, e ancheoipitano di va- 
scello. Agà significa signore, titolo che si 
dà pure alla maggior parte degli ufficia- 
li dell'armate, e a'governatori delle piaz- 
ze sotto i pascià. L'agà o colonnello dei 
giannizzeri era il piò polente dopo il mufit 
e il visir, si presentava al sultano colle ma- 
ni sciolte e in aria baldanzosa , mentre 
tutti gli altri grandi si presentavano con 
portamento umile e le mani incrociate 
sul petto a guisa di schiavi. Sangiaccato 
è titolo di governo, • anogiacco signifi- 
• ca governatore, penohl » >«ngiacchi nel- 
le pubbliche Qamfm ^^^ da loro 
governate, per dUril \o prece- 
dere da uno tleiiJ ^'^ «Sm* 
giach. Sono i wuè\ * rei 



22(5 TUR 

gnu (lue code, ed ogiiì taiigiaccoè sul)or- 
diiiato al heglìeihcy o ▼it«i-t' di sua prò* 
>incia. MutselliQi o moU-allam, deposi- 
tario dell'oulontà , diceù il go¥erualoi*e 
d'una città. 

Dissi che nell'impero ottomano si coin- 
prende l'Hedjnz in Ambia, contrada del- 
la costa occidentale di quella regione, che 
comprende la maggior parte della costa 
orientale del golfo arabico, cioè da Hall 
sino airestremità settentrionale del golfo 
tli Suez. 11 suo nome signifìca in arabo 
paese del pellegrinaggio, per quello che 
si fa nella sua parte più importante di Be- 
]ed el-Harem, Terra santa de'maomel* 
tani, ove stanno le città di Medina, Mec- 
ca e di Djedduh. Numerose isole ed una 
ìnOnità di scogli sono sparsi sulle custedeU 
THedjaz. Il suo noid-est era l'antica À- 
j-abia Petrea, in cui si entendono i deserti 
del monte Sinai e del monte Oreb, sì ce- 
lebri nella storia sagra. L'Hedjaz è la i .' 
di tisione territoriale della moderna Ara- 
bia, e consiste in una pianura d'ineguale 
larghezza, che si stende lungo la costa o- 
rienlale del mare Rosso dal monte Sinai 
ilno al Yemen. Il territorio é arido e sab- 
bioso, ma e prossimo ad una catena di 
inontagne,che producono eccellenti frut- 
ta e altri vegetabili. Qui si raccoglie dal- 
l'albero detto gilead il famoso balsamo 
della Mecca, che non ha pari in prezio- 
sità e fragranza, e si trae principalmente 
dal territorio di Medina. Le campagne 
fertili appartengono agli sceik indipen- 
denti^ che nell'estate vivono sotto le lo- 
1-0 tende, e si ritirano nelle città duran- 
te r inverno. In Turchia sono chiamati 
sceik ocheik i capi delle comunità reli- 
giose e secolari, e i dottori distinti, non 
che i predicatori di cui é fornita ogni mo- 
schea. Questa voce vuol direpropriameQ- 
le vecchio o vecchione. Un t in Iran te ver- 
de distingue gli sceik dagli altri mussul- 
mani. ]| cupo loi'O risiede alla Mecca, e la 
sua dignità é ereditaria, ma dev'essere con- 
fermato dal sultano. Gli abitanti delleco- 
sle d' Hedjaz sussistono principalmente 



TU R 

colla pesca, e quelli delle cìUà si roaoten* 
gono a spese de'pellegrini che si rec^ano 
in folla annualmente a visitare le città di 
Medina e di Mecca , chiamate sante da' 
turchi ; gli altri abitanti sono pastori «he 
dimorano sotto tende o nelle co vcrne. Il 
sovrano del paese è lo sceriffo della Mee- 
ca,che dipende dalla Porla ottomana, la 
quale vi manda un pascià che fii la sua 
residenza a Djeddah o Gedda .con buon 
porto, considerata come punto centrale 
del commercio interno del golfo orabicOy 
ilqualeprimanonsi mischia va allatto nel- 
l'interna amministrazione, quando l'au- 
torità civile dello sceri (Io era inaggiore.Le 
grandi carovane d'Egitto a della Sìria che 
una volta all'anno fan no il viaggio della 
Mecca, vi portano una quantità di generi 
pregiati. Presso alla città di Djeddah si ve- 
de una piccola casa di pietra, cliiaciiata 
il sepolcro di Eva, ch'era un tempo vi* 
sitata da un gran numero di pellegrini. 
La Mecca o Mekkn , che significa punio 
di riunione e luogo di gran concorso^ 
antica e famosa città dell'Arabia Pefice, 
capoluogo della prov incia d'Hedjas e del 
distretto di Beled-eU Harem, a ^3 leghe 
da Djeddah che le serve di porto , 190 
dal Cairo e 54o da Costantinopoli, fu già 
chiamata Macoraha. E residenza d'uno 
sceri ITo, che dicesi discendente di MatH 
metto (^.), e vi e sovrano pontefice, cbe 
dirige il temporale e lo spirituale, goden* 
do le grandiose rendi te,che vengono aeos- 
pre impinguate da' doni e oblaxioni che 
v'inviano i principi ed i turchi dovisiosi. 
È celebre questa città come luogo di na- 
scila di Maometto fondatore dell'/r/onti- 
smo o Maomettismo ^veW^xoxìt dc'turcb^ 
perciò da essi venne soprannoroata «Sm- 
ta^ e fu la I .* sede di sua potenza. Noo fan 
per difesa che una fortezza, rozza udìo- 
ne di mura e di torri elevate sul Diebal- 
Djiad, ove risiede lo sceriffo. Tranne mol- 
te moschee, non è osservabile altro edi- 
fizio fuori del famigerato tempio, la cui 
cupola é d'oro, e che cinge e racchiude 
la Beit Allah o Caaba, Casa di Dico Co- 



T UR 

sa sijgra o quadrata^ sii unta in un re- 
citilo (|uaclrAto e poco lorgo. Quest» mo- 
8chen,1a più bella dell'impero muMnlnia- 
no, chiamala da'hndii £I-Haram, è nel- 
I*ii)tLM-no decorata di bellissime dorature, 
di ricche tappezzerie e di suppellettili do- 
viziose.llCaaba e un pìccolo edifiziOsCoper- 
lo d'uo panno nero; vi si osserva la famosa 
pietra nera,grossa quanto la testa d'un uo* 
mo e posta vicino alla porta d' ingresso, 
tanto venerata da'maomettnni,che preten- 
dono esservi stata portata dall'angelo Ga- 
briele ad A bramo, per formare i fonda- 
menti di (piest'ediHzio. Il concorso de' pel- 
legrini di tutte le sette mussulmane che 
vengono a visitar questo tempio è incal- 
colabile, specialmente nelle feste del Bai- 
ram, che celebranti solennemente dopo il 
Ramazan, tempo del gran digiuno, doven- 
do ogni maomettano in sua vita andar- 
vi o mandarvi almeno una volta. llCaa- 
ba non è aperto che tre volte l'unno, ed i 
pellegrini ne fanno il giro 7 volte, recitan- 
do preghiere, e baciando in ciascun gii*o 
la pietra sagra; si conducono poscia alla 
fontana diZemzem situata in un'altra par- 
te dello stesso luogo, onde berne a lunghi 
sorsi Tacque sante, e farvi dell'abluzioni; 
vanno inoltre a porgere delle preci alla 
collina di Merona, situata nella città, cli'é 
una piattaforma di quasi 3o piedi qua* 
drati, chiusa da un gran no uro da 3 lati, 
dietro al quale le case seguitano ud in- 
nalzarsi in anfi teatro. Un'altra cererno* 
ni d'una simile virtù i quella di fare un 
pellegrinaggio al monte AraCit a 5 It'ghe 
e più di sud-est dalla città, perchè quivi 
sono le sorgenti che alimentano la fon- 
ia naZemiem, col oeizo d'un acquedotto, 
del quale si attribiiiscc la ooslrutionealla 
moglie del sultano Sollinaiio. Può dirsi 
che questa città noo si soflenga che pei 
concorso de'pellegrioi,il quale anlicainen- 
te era un gran fhute di riocbeuei e con* 
teneva più di 1 oo,ootf abitanti, e celebri' 
erano allora i suoi mercati. Da quii'' iif* 
tempo raflSueoxade'pellegrioi moli 
niiuui, e pare che conti cìraa aO|0 



i?.7 



TUR 

bitanti,la cui fortuna dipende dal fitto del - 
le loro case: a tale sensibile diminuzionp 
contribuirono le guerre e incursioni do' 
veciibiti , settari maomeliani riformati. 
Era una pcatica religiosa i\e* Snìwi (V .) 
di venirvi in pellegrinaggio , e si accor- 
reva dalle 3 Arabie Petra, Desertii e Fé- 
lice a baciar la pietra nera del Caaba, su 
cui pretendesi siasi assiso Abramo,al qua- 
le se ne attribuisce la fondazione per di- 
vino comando. Questa moschea è uHìzia- 
ta e servita da numerosi imam e muezzini 
e altri ministri sagri maomettani, de'qua li 
lutti è capo lo sceriffo che regna in qu(?- 
sta città e in tutto il suo territorio, e nelle: 
cui mani colano tutti i tesori mandati al 
santuario da'sultani e altri sovrani mao- 
mettani principalmente. Con tali dona- 
tivi lo sceriffo sopperisce alle spese e man- 
tenimento che devp fare de' pellegrini vi- 
sitatori della Mecca. Abbiamo di Gal land, 
Rits rt cérérnoniex dn péli ri unge de 
la Mecqur^ Paris 1 754. Medina città del- 
l'Arabia Felice o Miìdinet-el-Nabi, Città 
dei profeta^ dell'HedJRz, posta in un' a- 
meiia pianura coperta di palmizi e altri 
alberi fruttiferi, divisa da un forte, irri- 
gata da un ruscello e in aria sanissima. 
Delle due moschee, la principale situata 
nel meizo delle città , fondata da Mao- 
metto , é degna d' attenzione. Chiamasi 
Mos-el-Kibu ola Santissima, Ha 5 t(*r- 
rette e le volte sono sostenute da 4oo cn* 
lonne, la maggior parte ornate di pietrt; 
precio«e, e portanti dell' iscrizioni in let- 
tere d'oro; nella parte sud-est fra'sepol- 
cri di Abou-Becker e di Omar I suoceri 
di Maometto e successori nel califfato (del 
vocabolo Califfo edi quello di Emir par- 
lai a SoLDAROi inneme a'diversi i*aml di 
califfi, notando che la loro autorità spi- 
rilnnle passò iie'mnf>ì t-nppresentanti de' 
•ultanì),Hvedeq>> lorogeneroMao- 

netto,iuunato> icchila di lamine 

d'argentOi rivt .ffe d'oro e ter- 

minata da un iic i turchi cliin- 

mano turbe; < édini.irmo 

bianoOi e wi ide'sultani 



22(> TUR 

gn a (lue code, ed ogtiì taiigiaccoè sul)or- 
diiiato al beglieihcy o Tic^rèdisua pro- 
vincia. MuUellini o moU-allam, deposi- 
tario dell'autorità, dicesi il goveruatore 
d'una città. 

Dissi che nell'impero ottomano si com- 
prende l'Hedjnz in Ambia, contrada del- 
la costa occidentale di quella regione, clte 
comprende la maggior parte della costa 
orientale del golfo arabico, cioè da HiiPi 
sino all'estremità settentrionale del golfo 
tli Suez. 11 suo nome significa in arabo 
paese del pellegrinaggio, per quello che 
si fa nella sua parte più importante di Be- 
led-el-Harem, Terra santa de'maomel* 
laui, ove stanno le città di Medina, Mec- 
ca e di Djeddah. Numerose isole ed una 
infinità di scogli sono sparsi sulle coste del- 
THedjaz. 11 suo nord-est era l'antica A* 
rabia Petrea, in cui si estendono i deserti 
del monte Sinai tòe\ monte Oreb,sì ce- 
lebri nella storia sagra. L'Hedjax è la i .' 
divisione territoriale della moderna Ara- 
bia, e consiste in una pianura d'ineguale 
larghezza, che si stende lungo la costa o- 
rienlale del mare Rosso dal monte Sinai 
iiDo al Yemen. 11 territorio é arido e sab- 
bioso, ma e prossimo ad una catena di 
inontagne,che producono eccellenti frut- 
ta e altri vegetabili. Qui si raccoglie dal- 
l'albero detto gilead il famoso balsamo 
della Mecca, che non ha pari in prezio- 
sità e fragranza, e si trae principalmente 
dal territorio di Medina. Lie campagne 
fertili appartengono agli sceik indipen- 
denti^ che nell'estate vivono sotto le lo- 
vo tende, e si ritirano nelle città duran- 
te r inverno. In Turchia sono chiamati 
sceik o cheik i capi delle comunità reli- 
giose e secolari, e i dottori distinti, non 
che ì predicatori di cui é fornita ogni mo- 
schea. Questa voce vuol dire propriamen- 
te vecchio o vecchione. Un turbante ver- 
de distingue gli sceik dogli altri mussul- 
mani. Il dipo loi*o risiede alla Mecca, e la 
sua dignità è ereditaria, ma de v'essere con- 
fermato dal sultano. Gli abitanti delleco- 
ste d' Hedjaz sussistono principalnieule 



TUR 

colla pesca, e quelli delle città si roaoteii' 
gono a spese de'pellegrini che ai recano 
in folla annualmente a visitare le ciilà di 
Medina e di Mecca , chiamate sanie da' 
turchi ; gli altri abitanti sono pastori che 
dimorano sotto tende o nelle caverne. Il 
sovrano del paese è lo sceriffo della Mec- 
ca, che dipende dalla Porla ottomana, la 
quale vi manda un pascià che fii la sua 
residenza a Djeddah o Gedda .con buon 
porto, considerata come punto centrale 
del commercio interno del golfo arabico, 
il quale prima non si mischia vaalfalto nel* 
l'iiilerna amministrazione, quando l'au* 
torità civile del lo sceri (Io era luaggiore.Le 
grandi carovane d'Egitto e della Siriache 
una volta all'anno fanno il via{>gio delia 
Mecca, vi portano una quantità eli generi 
pregiati. Presso alla città di Djeddah si ve- 
de una piccola casa di pietra, chianiata 
il sepolcro di Eva, ch'era un tempo vi- 
sitata da un gran numero di pellegrini. 
La Mecca o Mekka , che significa punto 
di riunione e luogo di gran concorso , 
antica e famosa città dell'Arabia Fe^fce, 
capoluogo della provincia d'Hedjaz edei 
distretto di Beled-el- Harem, a »3 leghe 
da Djeddah che le serve di porto, 190 
dal Cairo e 54o da Costantinopoli, fu già 
chiamata Macoraha.tt residenza d*uno 
sceriffo, che dicesi discendente di Maf>- 
metto (^•), e vi è sovrano pontefice^ che 
dirìge il temporale e lo spirituale, goden- 
do le grandiose rendite,che vengano aam- 
pre impinguate da' doni e oblazioni che 
v'inviano i principi ed i turchi doviziosi. 
È celebre questa città come luogo dì na- 
scita di Maometto fondatore ùeWIslami' 
smo o Maomettismo fteW^ìone de'turchi, 
perciò da essi venne soprannoroata «S'oli- 
/A, e fu la I.* sede di sua potenza. Non ha 
per difesa che una fortezza, rozza unio- 
ne di mura e di torri elevate sul Diebal- 
Djiad,ove risiede lo sceriffo. Tranne mol- 
te moschee, non è osservabile altro edi* 
fizio fuori del famigerato tempio, la cui 
cupola è d'oro, e che cìnge e racchiude 
la Beit Allah o Caaba, Casa di Dio o Ca^ 



TUR 

sa sagra o quadrata^ situntn in un i*e* 
ciiilo quadrato e poco largo. Questa mo- 
schenja piii bella dell'impero mussulma* 
no, cliiamata da'turchi £I-Haram, è nel- 
riiiterno decorata di bellissime dorature, 
di ricche tappezzerie e di suppellettili do* 
TÌziose.llCaaba é un piccolo ediOzio,coper- 
to d'un panno nero; vi si osserva la famosa 
pietra nera,grosiia quanto la testa d*un uo* 
mu e poHta vicino alla porta d* ingresso, 
tanto venerata da'maomettnni,chepreten« 
dono esservi stata portata dall'angelo Ga- 
briele ad A bramo, per formare i fonda- 
menti di quest'edifizio. Il concorso de' pel- 
legrini di tutte le sette mussulmane che 
tengono a visitar questo tempio é incal- 
colabile, specialmente nelle feste del Bai- 
ram, che celebranti solennemente dopo il 
Ramazan, tempo del gran digiuno, doven- 
do ogni maomettano in sua vita andar- 
ci o mandarvi almeno una volta. Il Caa- 
ba non è aperto che tre volte l'anno, ed i 
pellegrini ne fanno il g>ro 7 volte, recitan- 
do preghiere, e baciando in ciascun giro 
la pietra sagra; si conducono poscia alla 
fontana diZemzem situata in un'altra par- 
te dello slesso luogo, onde l>erne a lunghi 
sorsi Tacque sante, e farvi dell'abluzioni; 
vanno inoltre a porgere delle preci alla 
collina di Merona, Minata nella città, eh 'é 
una piattaforma dì quasi 3o piedi qua- 
drati, chiusa da un gran muro da 3 lati, 
dietro al quale le case seguitano ud in-> 
oalzarsi in anfiteatro. Un'altra ceremo- 
ni d'una simile virili è quella di fnre un 
pellegrinaggio al monte Arafat a 5 Ifglie 
e più di sud-est dalla città, perchè quivi 
sono le sorgenti che alimentano la fon- 
tanoZemzem,cot mezzo d'un acquedotto, 
del quale si attribuisce la corruzione alla 
moglie del sultano Solimano. Può dirsi 
che questa città non si sostenga che pel 
concorsode'pellegrinijil quale anticamen- 
te era un gran fonte di ricchezze, e con- 
teneva più di 1 00,000^ abitanti, e celebri 
erano allora i suoi mercati. Da qualche 
tempo l'affluenza dc'pellegrini mollo di- 
minuì, e pare che conti circa 20,000 a- 



^O" 

*'•/ 



TUR 

bitanli,1a cui fortuna dipende dal fitto del- 
le loro case: a tale sensìbile diminuzione 
contribuirono le guerre e incursioni de' 
vecubiti , settari maomettani riformati. 
Era una pcalica religiosa (\eSabei (f^.) 
di venirvi in pellegrinaggio, e si accor- 
reva dalle 3 Arabie Petra, Deserta e Fe- 
lice a baciar la pietra nera del Caaba, su 
cui pretendesi siasi assiso A bramo, al qua- 
le se ne attribuisce la fondazione per di- 
vino comando. Questa moschea è uflìzia- 
taeservita da numerosi imam e muezzini 
e altri ministri sagri maomettani, de'qua li 
tutti é capo lo sceriffo che regna in que- 
sta città e in tutto il suo territorio, e nelle 
cui mani colano tutti i tesori mandati al 
santuario da 'sultani e altri sovrani mao- 
mettani principalmente. Con tali dona- 
tivi lo sceriffo sopperisce alle spese e man- 
tenimento che deve fare de' pellegrini vi- 
sitatori della Mecca. Abbiamodi Ga!land, 
Riis et cérémonìes dti péltri nnge de 
la Mecquey Paris 1 7 54* Medina città del- 
l'Arabia Felice o Medinet-el-Nabi, Città 
del proffta^ deH'Hedjaz, posta in un' a- 
mena piantn*a coperta di palmizi e altri 
alberi fruttiferi, divisa da un forte, irri* 
gata da un ruscello e in aria sanissima. 
Delle due moschee, la principale situata 
nel mezzo delle città , fondata da Mao- 
metto , è degna d' tittenziooe. Chiamasi 
Mos-el-Kibu o la Santissima, Ha 5 tor- 
rette e le volte sono sostenute da 4oo co- 
lonne, la maggior parte ornate di pietre 
preziose, e portanti dell'iscrizioni in let- 
tere d'oro; nella parte sud-est fra 'sepol- 
cri di Aboii-Becker e di Omar I suoceri 
di Maometto e successori nel califfato (del 
vocabolo Califfo e di quello di Ernir par- 
lai a SoLDANO, insieme a'diversi rami di 
califTì, notando che la loro autorità spi- 
rìtunle pAss^) rie'munì rappresentanti de' 
siiltani),si vede (juellodel loro generoMao- 
metto, in una torretta nrricciiitn di lamine 
d'argento, rivestila di stofTe d'oro e ter- 
minata da una cupola, che i turchi chin- 
mano turbe; questo sepolcro è di marmo 
bianco, e coperto coDiequellode'sultani 



3a8 TUR 

a Costantinopoli. Uiia lialaiittrata d'ar- 
gento lo circonda, e porla 3oo lampade 
dello stesso metallo, che ardono di con* 
tinuo. Su questo sepolcro si spacciarono 
dal Maomettismo tonte favole^clie ormai 
Ja critica ha rigettato. Si pretende che fi 
fossero delle pietre preiiose ed altri og- 
getti di gran ¥alore, in una galleria che 
sta intorno olla cu|>ola della torretta, ma 
sembra che tuttociò sia slato tolto da've- 
cabiti settari maomettani, allorché pre- 
sero Medina e la Mecca nel 1 8o3 e nel 
1807 , aml>edue del tutto saccheggiate. 
Partirono da Medina carichi delle spoglie 
della gran moschea, e di tutti i tesori qui- 
vi accumulati da tanti secoli; e così fece- 
ro della Mecca. La guerra di tali settari 
impedì per qualche tempo a'pellegrioi le 
carovane. Quantunque Medina non sia 
considerata santa tanto quanto la Mecca, 
pure essa e in grande venerazione presso 
i maomettani, che però non riguardano 
come una cosa indispensabile di visitarla. 
] soli maomettani di Siria vi vengono in 
pellegrinaggio, e quelli degli altri paesi 
si contentano, la maggior parte, di man- 
darvi de'doni perchè vengano fatte delle 
preghiera in loro nome alla tomba dìMao- 
metto; lo stesso sultano vi spedisce an- 
nualmente somme considerabili di dena- 
1*0. J pellegrini pure ve ne lasciano assai, 
in modo che gli abitonti in numero di cir* 
cai 0,000, vivono nell'agiateiza senz'ai- 
cuna industria. Maometto cacciato nel 
622 dalla Mecca, fece di Medina la sede 
dell'impero degU arabi suoi seguaci, e vi 
morì nei 632. 1 califfi suoi successori im- 
mediati dimorarono nell'Arabia a Medi- 
na e Kufa o Kou&h, ma gli Omniadi si 
stabilirono a Damasco e gli Abassidi che 
li succedettero trasportarono la sede di 
loro potenza a Bagdad nel 763. L'Abbon- 
danza riferisce che due sono gli sceriffi 
nell'impero ottomano, uno regnava nella 
Mecca , l' altro in Medina , significando 
Sceriffo^ principe discendente della stir- 
pe di Maometto. Il più considerabile e di- 
stinto é lo KerilTo principe della Mecca, 



Tu;ii 

che i sultani rls|)ettano come un rampollo 
del loro profeta : è chiamato anco gran 
sceriffo. Significando il nome di Emir^ 
signore o principe de' credenti, fa appli- 
calo a coloro che pretendono d'esaere di- 
scendenti di Maometto, per messo della 
di lui unica figlia Fatima , i quali flono 
considerati come appartenenti all' ordì* 
ne religioso. Formano gli emiri uoa no* 
bilia rispettatissima, e per oootraasegoo 
di discendere da Maometto e di tanto iU 
lustre orìgine, portano il turbante verde 
egoiicnodi grandi privilegi.Inoltre lo loe- 
ritfo è il capo de'sceik. Distrutto dall'im* 
pero ottomano quello de'califiBy i aullaiu 
di diritto loro successero, e perciò ai co* 
stituirono immediati successori di Mao* 
metto e capi della religione oiaomettaiMi. 
Però i discendenti di Maometto ai riser» 
varono in sovranità il possesso delle due 
limose città di Mecca e Medina col paese 
annesso,senza opposizione degli altri pria* 
cipi maomettani e senza dipendere da al- 
cuno. I due sceriffi delia Mecca di Me- 
dina furono rispettati da'sultani e rega* 
lati, ma poi e sebbene la loi-o dignità Ìm* 
se ereditaria, i sultani vollero confcnnarli 
neiranceodereal sceri (Fa to.Questi due tee- 
rifii si danno titoli fastosi, tuttavolta si ' 
chiamano: Sen»itori delle due sagre di' 
tà della Mecca e di Mcditiaj per vene- 
razione del luogo ove nac<|ue, regnò e mo- 
rì il loro profeta e padre Maometto. Os- 
serva rAbl>ondanza,che anco il sultano, 
sebbene signore assoluto di Gerusalem* 
me, pure in ossequio a Gesù Cristo, che 
riconosce per gran profeta, si limita a in- 
titolarsi: Protettore della santa città di 
Gerusalemme^lìaììnAieL iduesceri/B per 
questioni di preminenza si fecero tra lo- 
ro atroci guerre. In tali circostanze i sul- 
tani, come supremi califfi, procurarono 
pacificarli. Selim I e Solimano il auo fi- 
glio con poderose armate avendo fatto 
conquiste sulle coste d'Arabia, e di por- 
sione del regno di Yemen o lemcn, i suc- 
cessori non seppero conservarle lunga- 
mente, per cui nell'Aj-abia i sultani para 



TUR 

che propriamente non posseggano che 
Gedda porto di Mecca, facendo però par* 
te deirimpero ottomano tanto la Mecca 
che Medina. I discendenti di Maometto 
sceriffi di Mecca e di Medina , derivano 
da sua figlia Fatima e da Aly suo gene* 
ro e cugino, da'quali nacquero Hassan e 
Hussein fondatori di due grandi stirpi nel 
tnaomellismo, da cui originarono i due 
sceriffi; cioè da Hassan o Hasan i sovrani 
delia Mecca e di Medina, e da Hussein o 
Hossein, passati i discendenti in Africa , 
divennero imperatori di Marocco nella 
Barba ria e sceriffi di quella contrada.Tan- 
to i due sceriffi della Mecca e di Medi- 
na , che gli altri , sono gran sacerdoti o 
ministri della setta maomettana, e per- 
ciò quello della Mecca apre e chiude il 
perdono, il quale dura da'23 maggio a* 
gli 8 giuguo. Lo sceriffo faceva credere a' 
turchi, che ogni anno porta vansi in pelle- 
griniiggio al santuario delia Mecca 70,000 
innomeltani, e non compiendo il nume- 
ro sn |>pli vano a'mancanli gli Angeli scen- 
dendo dal cielo, acciò Maometto non fos* 
se per intero defraudato di quell'umaggiol 
Sulle forze di terra o di mare varie 
statistiche furono pubblicate in questi ul- 
timi tempi. Quella del 1 85 1 riferita dal- 
l' 0.we^^'^z /ore Triestino^ diceva. Forze 
militari. Milizia di terra. Si calcolava la 
complessiva forza a 160,000 uomini, di- 
visa in 4 armate , quelle di Costantino- 
poli, di Romelia, d'Anatolia e di Arabia. 
Del nuovo esercito asakiri Manssurei 
Mohammedje , vale a dire : gli eserciti 
maomettani vittoriosi, d'ordinario chia- 
mato anche Nisan, contava la fanteria 
regolare negli ultimi tempi 4 reggimenti 
di guardia, 1 0,000 uomini; 20 reggimen- 
ti di linea , 34iOOO uomini ; battaglioni 
sparsi per le Provincie, 12,000 uomini, in 
tutto 46,000. Cavalleria, 3 reggimenti di 
giinrilia, i5oo uomini; 2 reggiiiienii di 
imeaiooo; artiglieria che prestava nuche 
il servizio dello stato maggiore e del ge- 
nio, nel quale ramo era vi scarsezza, guar- 
die Suo, linea 1 5oo. In tutto peiò uon 



TUR aig 

sì potevano contare secondo gli ultimi au- 
menti più di 100,000 uomini di truppe 
regolari. Le truppe irregolari, delle quali 
sono aboliti tanto gli spahi, cioè soldati 
a cavallo forniti da'feudatari, e co'quali 
si potevano aumentare a 220,000 uomi* 
ni, consistevano, in albanesi con proprie 
armi, e che venivano arrotati da' pascià 
senza distinzione d'età, non divisi in reg- 
gimenti, ma in ciurme di circa 60 uomi- 
ni guidati óaboliik basci, che sono an- 
co i loro giudici. Ancora si calcola?ano 
Dell'armata i soldati di polizia, kas^a, for- 
mati mediante ingaggio volontario, una 
specie di gendarmi , e poi i seimer for* 
ma ti ad uso antico turco per simili fuu« 
sioni, e di questi erano circa 1 1 00 uomi- 
DÌ.L'anterioi*e riserva fu sciolta nel 1 843, 
invece nel 1848 venne formata una ri- 
serva nuova e più grande, alla quale fu- 
rono annoverati anche sudditi non mao« 
mettani, rajà^xnttkivt fin allora i soli mao- 
mettani potevano essere ammessi al scr* 
vizio di guerra, circostanza per la quale 
l'annata turca mai non poteva ottenere 
un numero corrispondente alla grandezza 
dell' impero e della popolazione. Secon- 
do il regolamento della nuova organiz- 
sazione dell'armata, si radunavano i re- 
J//*(vecchi soldati licenziati per avere fi- 
nito i loro 7 anni di servizio), le riserve, 
divisi secondo 1' ordine della coscrizione 
militare , ogni anno nel luogo loro pre- 
scritto, onde far alcuni esercizi militari, 
per conservarli in uno stalo soddisfacente 
d'istruzione militare. Il 1 .° corpo d'arma- 
ta, la guardia imperiale, consisteva di 6 
di visioni, stazionate in Brusa,IA]iit,Smir- 
ne, Aidin, Rara, Hissar e Sparta. Il a.* 
oorpo d'armata, quello cioè di Costali^* 
nopoli, consiste v.i pure diSdivisior 
dimoravano in Ad ria nopoli, Kast* 
Angora, Tscioroum, Kooieh • I 
ye. 11 nuovo esercito eracoonft 
scraskicre generalissimo delh 
La fanteria si chiama piade^ L 
ria s avari, V artiglieria iopdteL j 
rale d'un corpo o io capo ti dite tiu 



a3o TUR 

egli lia 3 code di cavallo. La divisione sì 
chiama yèr/A^* un generale di divisione, 
fcrik pascià^ e con una coda di cavallo. 
Il reggimento si chiama alai^\\ colonnello 
mira/^i,chebacon se il tenente colonnel- 
lo o luogotenente Ai/if/imAr/r/t begh. Ogni 
reggimento consiste di 4 battaglioni, ta^ 
buPf di cui ciascuno viene comandato da 
un maggiore, ^iVii basci\c\oè comandunte 
diiooo. 11 battaglione hn 8 compagnie, 
butlukf di cui la 4-* è sempre composta 
di cacciatori, ed ognuna viene comanda- 
ta da un capitano,yii5Ò^5r/, de'cento,e 
si divide in io plutoni, di cui ognuno ha 
un basso ufiiziale,ora ^/Mr/,de'dieci.L'i//je 
òa5c/, de' venti, sergente,comandH ao uo- 
mini. Fuor di questi vi sono nella fante- 
ria a,nella cavalleria 4 mulassim^ tenenti, 
in ogni compagnia, e 4 cians^ messi per 
spedire gli ordini. 1 gregari si chiamano 
ìiefer^ la musica meterhane. Ogni bat- 
taglione ha due aiutanti maggiori, un a- 
iutante d'ala e l'alfiere; ogni reggimento 
ha inoltie un commissario di guerra, /i- 
laiimi, che ha il rango degli uHiziali sta- 
l>ali.ll reclutamento si fa di regola a sorte; 
il servizio era prima a vita, fu però dal 
1843 fifisalo a 5 anni. Le principali for- 
tezxe sono; Vidino, Silistria, i di cui ba- 
stioni furono demoliti neli837,Sciunila, 
Varna, le cui cittadelle però,come la mag- 
gior parte delle fortezze del Danubio, si 
trovano in pessimo stato, Scolari, Zvor* 
nik, Bdiacz, Banjaluca e Candia, Si pon- 
sò qui annoverare anche le fortificazio- 
ni che difendono TEllesponto e i Darda* 
nelli, e lo stretto del Uosforoo di Costan- 
tinopoli, còme pure la catena di monta- 
gne del Balkan, che da ponente verso le- 
vante in lineo paralellacol Danubio for- 
mano il baluardo principale dell'impero 
contro gli attacchi del Nord. Oltre di ciò 
i turchi hanno diritto di tenere una guar- 
nigione nell'i m poi tante fortezza di Bel- 
grado nella Servia. A garanzia contro i 
montenegrini furono fabbricati nel 1849 
tra Padgorizza e Spux nell'Albania due 
torri forti. Forze marittime. Queste am- 



TU R 

montavano a i5 navi, 16 fregate, 33 cor* 
vette, brick e scunner, e 5a navigli mi- 
nori. Nel 1849 *' costruiroDo a Costan* 
tino poli 3 nuovi vapori, indi la Porla fe« 
ce costruire in Inghilterra un piroscafo 
della forra di 300 cavalli. Neil' ar»ena- '. 
le di Costantinopoli furono anche rifab* ' 
bricate e varate una fregata e una cor- 
vetta assieme con 1 70 cannoni. La ma* 
rina, come già rilevai, sta sotto il ka< 
pudan pascià grande ammiraglio, un aiii<i 1 
miraglio e un contr' ammiraglio. 1 pria* 
cipali porti alle coste europee anno: Co- 
stantinopoli, Gallipoli, Varna. Neil* .//- 
manach de Gotha pour Varuiée 1 855 si 
dice: Annata. Feld maresciallo, muchir^ 
comandante de'corpi, ordotis: t .^guardia 
imperiale; ^.^^ armata di Costantino|ioli 
comandata dn] serashierej 3.**arniala di 
Romalia comandata dal l'mr e generalis- 
simo dell'armata del Danubio; 4-^ anot- 
ta d'Anatolia; 5,^ armotn d' Arabia; 6'* 
armata d' Irak, come le precedenti ea* 
mandala da un pascià, MariniU Capa» 
dam pascià grande ammiraglius Instalo 
maggiore generale comprende 5 amml- 
rs^iìfferiki bahrih j 3 vice-ammiragfi, 
bahriì' li va ci; 8 co n t r'a m m i rn gli , hakrì^ 
mir-alai. Ora dice%i che le forze miìitBn 
della Turchia, non comprese le navali, de- 
vono in tempo di pace ascendere a i 00,000 
uomini, secondo il piano di riforma. Que- 
sta divide l'armata in4o,ooo soldati di fan- 
teria, 40,000 di cavalleria, ao o 3o,ooo 
d'artiglieria e genio, e vi ti aggiungono 
40,000 gendarmi. Fino alla formazione 
della gendarmeria, le truppe di lìnea sa- 
ranno incaricate della conservazione del- 
Tordine in tutte le provincie dell'impero. 
Le nuove linee di navigazione a vapore 
vanno per essere stabi lite.La flotta ad elice 
é in via di progresso^esi spediranno diversi 
oHìcialidi marina in Inghilterra |>ercom« 
pletaie i loro studi. Il fiiino^io stendardo 
di Maometto, ^/7^/arar, alia di cui com- 
parsa tutti i turchi piegano la fronte, ne' 
secoli passati bastava mostrarlo agli otto- 
mani per sedare qualunque sollevasi one. 



TUR 

ovvero animarli a valorosamente combat- 
tere. Imperocché era ferma opinione ne' 
tiu'clii, clic quelli i quali non ti poneva- 
no sotto quell'insegna, f|uonclo sì spiega- 
va, non erano poi protetti nelle loro an- 
gustie e disgrazie da Maometto. Ma in se* 
guito non più fu suflìciente la produzione 
dello stendardo a frenare le insurrezioni 
e i tumulti. Sono insegne militari le mez* 
ze lune, e le coile di cavallo, che sovra- 
stano gli stendardi, elTettiveo dipinte con 
ogni colore, tranne il verde. Allorcliè il 
sultano recasi alla guerra, porta 7 code, 
perchè secondo i turchi il mondo è diviso 
in 7 parti, delle quali il sultano è padrone, 
perciò lo chiamano Padrone di inUiiRe, 
L'origine dell'insegna della coda di ca- 
vallo, dice l'Abbondanza, si pretende deri* 
vatada una disfatta da'crìstiant data a'tur- 
chi, nella quale questi avendo perduto le 
loro bandiere coirinsegna della mezza lu- 
na,ilserasckiere tagliò colla sciobola la co* 
da a un cavallo e postala sopra una picca, 
gridò pel campo:Chi mi vuol bene,mi se- 
guiti. I turchi così rianimati, ripreso co- 
raggio e riordinatigli, con nuova battaglia 
trionfarono. Quando nel serraglio impe- 
riale si attaccano le code di cavallo, è se- 
gno che l'impero ha la guerra e non si 
levano che al suo (ine. Per rimunerare la 
virtù uiilitare, Solimano II istituì l'ordi- 
ne equestre della Luna (T'\)^ indi rinno- 
vato da Selim III, e sì conferì pure a'cri- 
stiani. A questa cavalleresca decorazione, 
Mahinud II, per compen^re i servigi e i 
meriti de'personaggi distinti turchi ed eut 
ropei, sostituì l'altra equestre del Niscian 
Jftiliar (/^); altra simile decorazione del 
Niscian istituì pure il bey di Tunisi (f^.) 
Ahujed. Ambedue si conferiscono anco« 
ra a persone d'ogni nazione e religione, 
inclusi vamente a' vescovi, sacerdoti e ra- 
ligiosi cattolici, il regnante sultano Ab- 
dui-Medjid-Khan ha istituito l'ordine «- 
fpiestre imperiale, dal tuo nome chiama'' 
to Medjidiè^ e lo conferisce CKÌandio ad 
ogni persona che crede meritarlo, sema 
riguardo alla nazione, al culto e al grado^ 



TUR a3 1 

• 

comediè da lui destinato a premiare i ser* 
vigi prestati nelle varie fimzioni del go- 
verno imperiale, ed a favore del medesi- 
mo. La Gazzetta dello Stato ver^o il set- 
tembre i852 ne pubblicò il regolamento. 
In questo si dice essere l'ordine di Me- 
djidié posto sotto il patronato speciale 
del sovrano, e comprende 5 classi distinte. 
Le nomine hanno luogo per tutta la vita. 
Il numero de'membri è limitato a 5o nella 
I .'classe, 1 5o nella3.*,8oo nelta3.', 3ooo 
nella 4** « 6000 nella 5\ Gli stranieri u» 
noruti dal sultano di questa decorazione, 
non vanno compresi in tali numeri. Il 
sultano si riservò il potere illimitato d'ac- 
cordar l'msegiie d*una delle varie classi, 
dichiarando inoltre che ninno potrii es- 
sere proposto alla nomina del Medjidié se 
non ha servito il governo durante ao an- 
ni almeno in tempo di pace se militare, 
e ìli qualunque tempo se impiegato ci vile. 
1 funzionari di qualsiasi grado , che ve- 
niisero accusati di tradimento, tanto in 
parole che in azioni verso il governo im* 
|>eriale, di concussioni e malversazioni, di 
furto e di assassinio , e condannali alla 
meritata pena, perderanno la decorazio- 
ne, di cui fossero stati insigniti. Lo stesso 
sfregio sarà fatto a'mih tori accusati di de- 
litti che incorrono la pena della depor- 
tazione a vita, non die quegli uflìziali 
subalterni e gregari che avessero alzata 
lo mano contro i loro superiori, commes- 
so un furto o un assassinio, ovvero di- 
sertato. L'organizzazione finanziaria del- 
l'impero ottomano, secondo l'ultimo ri- 
coi*dato Almanacco imperia le ^ è eguale 
all' amministrativa. In ogni governo un 
deftardar, ricevitore generale : in ogni 
suddivisione un mal-mudiri, pagatore e 
ricevitore particohire. Ne' distretti i mu- 
dir dirigono la perle amniniUreUva e 
lefioeDiierie.Griolroiti'^ 'nerldequal* 
che anno varieno de' i 1 79 nilioni 

di frandii. EeeoJ font .ni 

diiMi^5o,6oo,ooo fra. h 

dìerìo, 46,000^000 ; 
9,aoO|00o; doì*- 



'■■y- 



23i TUR 

ste imlirette, 34>ooo,ooo; trtlmto del- 
V Cgitlu , 6,900,000 ; della Vnlaccliin , 
460,000; della Moldavia, 23o,ooo; della 
Servia , 460,000. Totale 167,610,000 
franchi (da un' altra slatistica apprendo 
che il solo teslalico de cristiani e de 'giu- 
dei ascende a 46 railioDÌ di piostre tur- 
che). Le spese ascendono a 1 59,^52,000 
franchi, di cui 1 7,a5o sono assorbiti dai- 

lii iistaciviledelsultauo;44>^^o>ooo^°' 
grintpiegati; 69,000,000 duirarmaladi 

terra; 8»6a5,ooo dulia marina; 2, 3uo,ooo 
dagli adari esteri; 2,3oo,ooo du' lavori 
pubblici; 1 2,995,000 àavacotifo per le 
moschee e pie fonduzioiii ec. Totale delle 
spese 1 59,252,000 franchi. Duncpie re* 
Mano dagli introiti 8,358,ooo l'rauclii , 
ma vi è il debito pubblico. Se nel i833 
era di 160,000,000 di franchi, immensa* 
mente fu aumentato per le tante progres- 
sive riroruìe,e precipuamente per Tulti- 
ma e teri ibile guerra d'Oriente,della qua* 
le parlerò in fine. Di veni scrittoti narra- 
no die vi avrebbero da essere due tesori 
in Costautinopoli, quello deirimpero,che 
flou potrebbe essere divertito dal sultano 
neppure ne' bisogni pressanti, ne speso |>e' 
tuoi put ticolarì interessi; ed il tesoro del 
sullano,del qualeeglì dispone a suo piace- 
re. Quanto a quest'ultimo, ogni sultano è 
solilo di formarne uno particolare durante 
il suo impero: fu Maometto 11 che comin- 
ciò; dopo di lui regnarono almeno 2 5 iin- 
|)eratori,perconscguenzadovi ebbero sus- 
sistere 26 tesori in moneta, che alcuno 
volle calcolare 480 milioni, non compresi 
gli oggetti pre/josi, ed i presenti fatti a 
tali principi, i quali pure si pretesero cal- 
colare a 40 milioni. Calcoli tutti oscuri 
e incerti, e le guerre e altri bisogni pro- 
babilmente gli avranno assoibili , altri- 
menti non si sarebbe formato l' iiigente 
debito che gravita sulPimpero ottomano. 
Ln tesoro privato de'sullani copioso di 
oggetti prey.iosissinii indubitatamente esi- 
ste, poiché il regnante sultano nel luglio 
i85() oriliiiò che si mostrasse al mare- 
sciallo Pelitsier , e racchiuso nel palazzo 



TUR 

di Top-Riipou. Fu perla oto condotto al 
chiosco di Bagdad, bellissima costrusio- 
oed'Amurat l V, che sorge nel pituto cul- 
minante del vecchio serraglio. L'imma- 
ginazione non saprebbe creare un luogo 
né piìigrazioso,né pih ameno, il cui tplea- 
dorè porge un'idea delle ricchesae e del 
lusso di Costantinopoli dal XV al XVII 
secolo. Al di dentro e al di fuori è rive- 
stito di maiolica inverniciata di ILeachi, 
che le pili belle fabbrica vanti in Kaoliao 
di Persia. Tutte le porte, gli assi e gli ar« 
inadi sono di cipresso, incrostati d'avo* 
rio e di madreperla arabescati. Fu mo- 
strato al mareiciallo il trono di Kei-RaiN, 
sultano di Koniah deli 245, ciroondalo 
da tende ricamate con perle e smeraldi, 
oggidì collocate nelle vetrine. La sedie 
d'argento è ricoperta di smalti i più fini, 
con disegno il più grazioso riproduoeiile 
la forma de'troni degli anticlii re di Per- 
sia. £ coperto d'un tappeto di broccato, 
e i cuscini sono di velluto rosso, rica- 
mato con pietre preziose. Neil' armadio 
vicino si vedono lo scudoe lu sciabola poi^ 
tali dal sultano AmuratlV uelsuolrimn 
faleritornoa Costantinopoli, do|)o la siie- 
dizione di i^ersia. Le armi sono d'oro, e 
levano la vista per la moltitudine de'dis- 
manti. Vicino trovasi il forziere iiicuista 
racchiuso il Corano, che il sultano Soli- 
mano portava seco nelle battaglie. Il di 
sopra è coperto di pietre preziose. Ira le 
quali è una turchina in forma di man- 
dorla lunga due pollici e larga due dita. 
Air estremità del cordone del forziere vi 
è uno smeraldo grande quanto un uovo 
di gallimi. Un altro armadio contiene le 
piiiuie,che i sultani ponevano iie'iurbanti 
di ceremonia.Gli smeraldi, i rubini, ì dia- 
manti sono d'una dimensione e d' uno 
splendore meraviglioso, e si può afferma- 
re, che in Europa poche gioie poono ad 
essi paragonarsi, cioè a quelle lasciate da- 
gli antichi sovrani della famiglia diagli O- 
smani. Vi sono tazze di diaspro, vasi ci- 
nesi, antiche stoffe, una moltitudine d*ar- 
mi di metalli preziosi, di farcire e d'ur- 



T UR 

mi moderne bellissime e rioche , ed ona 
numerosa collezione d'orologi del secolo 
XVII donali da ^sovrani d'£uropa. Nella 
biblioteca del serraglio, cosimi ta dal sul* 
laiioAchmelyfu mostrala al maresciallo 
la collezione di mss. orientali, che invano 
si potrebbe cercare altrove. L'antica sala 
del trono ha il baldacchino e cammino 
coperti di placche d'argento a niello, nel- 
le quah sono incassale lurdiiue, agate e 
granate. Anticamente il tesoro del sulla* 
no si custodiva nel castello delleSetteTor- 
ri, che poi divenne carcere di |>ersonag- 
gi, di ambasciatori e di sultani deposti. 
Ogni pascià deve dare ogni anno al te- 
soro certo numerodi borse, ciascuna delle 
quali si crede valutare i5oo franchi, e si 
dice elle i pascià governatori per lo più 
vessano i loro soggetti per ottenere il dop* 
pio di quanto hanno da pagare. Si parìa 
ancora d'avanìe e balzelli arbitrari che 
ancora si esigono sopra i negozianti greci, 
cristiani, ebrei, armeni ec., oltre i diritti 
di dogana. La moneta lui-ca, che alle al- 
tre serve di tipo, è il pezzo d'argento di 
4o para che i turchi cliiamano grus io 
linguaggio comune, e aslandi in termi- 
ne tecnico. L'aspro è ili .'elemento della 
moneta turca ed èia 60.* parte d'un fran- 
co ed uu 3.^ di para; il beslik è il più 
piccolo pezzo d'argento, che vale 5 pa- 
ra; Vultik è un |)ezzo di 1 o para. Vyir» 
ìiiilìk vale 20 para; Vizlote semplice 20 
para; Vizlote nuova o grus^ e nel com- 
mercio franco la piastra propriamente 
detta (In piastra,monetina d'argento qua- 
si simile al grosso romano, un tempo a- 
vea il valore nominale d'8 paoli, ma ora 
vate circa 4 baiocchi) salerò para; Vali* 
mislik 60 para; Vyusluk 1 00 para. Le 
monete d'oro sono il zecchino fundiffili, 
il zcrinaìd)ub ed il nieshir: il zecchino 
Jundukli pesa 1 7 carati, il zermafiìmb 1 3 
carati, il mesìiir battuto ni Giiro vale un 
po' più della metà dei fiindukli, 

I turchi prima della cifilizznzione, che 
progredisce in molte parli del vasto ini- 
pcro,preseuUivunu un miscuglio e coutra- 



TUR «33 

Ito di barbarie, di supei*8tizioni e di bella 
doli. Per lo più peggio de'turchi a pes- 
simi sono i greci scismatici rinegati, e al- 
tri cristiani che obbrobriosa mente abbao* 
donarono per le loro passioni il cristia- 
nesimo per abbracciare il maomettismo. 
Ne*secoli passali molti rinegati lo furono 
per violenza de' tui*chi intolleranti, coU 
l'alternativa della morte o di riconosce* 
re Maometto. Siccome molti di tali rine- 
gati erano colli e civilizzati, cosi perven« 
nero a eminenti cariche, massime se per 
ambizione e orgoglio prevaricarono. Si di- 
cono turcopoli i nati da un turco e da una 
greca.Egual mente peggiori de'turchi sono 
molti degli ebrei abitanti in Turchia. In 
somma gli scrittori meno favore voli o'tur* 
chi,sebbene li chiamino nazione fiera esu- 
perba, nelle prosperità indomabile, nel- 
l'avversità traltabilee mansueta, che eoo* 
fida nella moltitudine, più faci le a lasciar* 
si vincere dall'oro che dall'armi ; tutta* 
volta credono migliori i turchi nativi,che 
i cristiani rioegati e gli ebrei. Rilevasi da- 
gli storici e geografi che ne studiarono i 
costumi, i quali ri(>elo vanno modifican- 
dosi per le salutari introdotte riforme , 
massime in conseguenza dell' eclatante 
guerra d'Oriente, esiere i turchi indolen- 
ti nella pace, e diventano furiosi quan- 
do la guerra ne susciti l'irritazione e l'an- 
tico valore, sopportando tutte le priva- 
zioni con mirabile abnegazione e corag- 
gio. 11 suicidio è raro tra'turchi, siccome 
pienamente contrario al dogma della pre- 
«!estinazìone sì generalmente ammesso 
tra'maouìetlani. Oppressori e rapaci, in 
generale, co'rnjà sudditi cristiani o ebrei 
che pagano la ca|)ilazione , a un tempo 
sono onesti co'furnslieri; distruggono vil- 
laggi, e fondano ospedali; rispeltano i lo* 
l'O giuramenti, e cnlpestntio i principiidel 
diritto pubblico, non però l'ormai illu- 
minalo governo e la classe elevala, dopo 
che vari iun<;nali nelT uinbascerie o ne' 
viaggi alTeslero, e nell'educnzione rice- 
vuta da'luro fi^li in l^lri^i, in Londra e 
in altri luoghi, ituilauo la civiiizzazioue 



a34 TUR 

europea, perfino nella più raffinala edti- 
caxione e coltura. Sensibili al punto d'o* 
nore, sono crordinario alla pietà inaccei* 
sibili ; alfezionaii alla monarchia, depo* 
fiero e talvolta con frequenza sgozzarono 
i iuitani, che alla loro volta furono cru- 
deli e tiranni , capricciosi e prepotenti. 
Grossolani e sensuali nell'idea glie si for- 
mano de'piaceri, pure sono iie'piaceri stes- 
si moderati, e passano senza mormorare 
dnl seno delle voluttà alle privazioni più 
penose. Sono buoni genitori, anche buo- 
ni mariti, quantunque sin presso di loro 
permessa la poligamia ; ed un hnrem o 
serraglio è per la maggior parte piuttosto 
un oggetto di ostentazione e di lusso. Nel- 
le vendette loro atrocissimi, spingono ta> 
lora fino all'eroismo l'emllazione dell'a- 
micizia. Il coraggio loro manifestasi ora 
per luia temerilii ca valleresca,ora per una 
indili'ereiiza stoica ; tanto in calma nel 
sagrifizio della vita, come nell'eccidiodel' 
le loro vittime, si considerano in ogni oc- 
casione, come gli umili schiavi e i mini- 
stri terribili d'nn'ioflessibile f^talità.Por* 
tano i turchi al più alto grado il fìinati- 
smu religioso; ospitali e magnifici pcro- 
stentazione,gravie setii pernbittidine,di- 
sdegnosi, vnni, antbiziosi, sono avidi di 
ricchezze senza tuttavia avere lo spirito 
mercantile. La buona fede che vantano 
essi ha origine nel sentimento che nutro- 
no di loro pretesa superiorità, e la libe- 
ralità della quale si gloriano ha per base 
1' orgoglio. Sono gravi e alquanto taci- 
turni ; uniti tra loro in conversazione , 
sovente trascorrono delle ore senza che 
alcuno pronunzi pnrolii. L'aspetto de'tur- 
chi e generalmente vantaggioso,oome na- 
ti dalie più belle donne: occhi neri, naso 
aquilino, forme ben proporzionate, pro- 
ducono un bell'insieme, al quale perfet- 
tamente conviensi un vestire che tiene il 
mezzo tra l'abito stretto dell'europeo e 
gli ampi panneggiamenti degli asiatici. 
Tate vestimento consiste in una camicia 
senza collo, calzoni larghissimi che scen- 
dono fino alla noce del piede, un giusta- 



TUR 

core a maniche strette, assettato oon lap« 
ga cintura; sopra lutto portano una lar- 
ga veste,aperta davanti e amplissima/run 
panno leggero d'indiana o di seta. Por- 
tano i turchi la barba e i baflS, collo te- 
sta rasa per comando espresso di Mao- 
metto, cioè i vecchi turchi tenaci di tale 
osservanza, gli altri portando capelli al- 
l'eui^opea. I medesimi acconcìansi la le- 
sta con una calotta alla greca dì tela o di 
lana, coperta dn un berretto assai alto di 
panno o velluto, intorno al quale poo- 
gono una fascia di mussolina; ciò forma il 
tiu'bante. liSagredo racconta cbeOrgaoo 
3.^ sultano de'turchi ordinò, che i pancia e 
le persone graduate portassero grandi ber- 
rettoni hianchi,e la milizia popolare rossi. 
Aggiunge che i turbanti divennero comu- 
ni soltanto dopo la presa diCoslantinopoli 
d'ordine di Maometto II e in segno di si^ 
curezza; volendo con essi significare, che 
con sì importante acquisto avesse rasso* 
datoTimperOje piantata con islabili radi* 
ci l'ottomana potenza e grandecsa; e col 
farli circondare di fascia in forma roton- 
da, volle alludere che i turchi, siceome 
aspiranti alla monarchia universale, a- 
Trebberò colle armi attorniata la terra 
e dominato il mondo. Il turbante trae 
la sua origine dagli antichi asiatici ; ed 
il Beniino dice che 1' usarono talvolta 
anche le donne romane , come s. Silvia 
madre di s. Gregorio I. Gli emiri obesi 
vantano della razza di Maometto, dìs^ 
si che portano un turbante verde, pri- 
vilegio che quanto al colore essi soli go-* 
devano tra' turchi, oltre gli sceik, in me- 
moria di quello pure interamente verde 
usato dal profeta;poichè i turbanti degli al- 
tri turchi sono d'ordinario rossi,con un en- 
fiato o cercine bi^iiico. lì turbante del sul- 
tano era della grossezza d'uuo staio, or- 
nato di 3 piumini , con pietre preziose, 
due piumini usando il gran visir, uno gli 
altri ufticiali, i subalterni non potendo- 
ne usare alcuno. Il cercine del turbante 
de'turchi e di tela bianca, q<iello de' per- 
siani di lana rossa o di taffettà bianco ri* 



TUR 

gaio ili roMo. Sofl re eli Persia , cU' era 
della setta d'Aly, fu il i .** che adoltò quel 
colore per distinguersi da'turcbi della set- 
ta d'Omar I» e che i persiani al pari di 
tutta la setta d'Aly riguardano come e- 
retici del Maomettismo, Di tutti i colori 
quelli che maggiormente convengono al 
mussulmano, sono il bianco^ il verde e il 
nero, in viiiii delle parole di Maometto; 
cioè il color bianco è il più felice di lutti, 
il verde era il colore prediletto dal prò* 
fela degli arabi, tali essendo le vesti che 
usava nel venerdì , e perché finalmente 
esso il sedicente apostolo di Dio, nel gior- 
no del conquisto della Mecca fece la sua 
entrata solenne nella santa città col tur- 
bante e l'abito nero. Gli ottomani nel- 
Torigine della loro monarchia non por* 
lavano che berrelli di feltro, ed e ancora 
l'ordinaria acconciatura delle numerose 
popolazìonidelTiirche8tan,e della TVir/A^ 
riaove parlai di tal paese e de'turcomani, 
maomettani della setta de'sunniìi avversa 
a'persiani t questo berretto era comune a 
tulli. MHhmoud 11 in vece introdusse il 
berretto alto chiamato feso fez, e rosso lo 
diéa'soldati turchi invece dell'antico tur- 
bante, il quale è tuttavia usato da que' 
turchi tenaci degli anliclii coitumi e con- 
trari alle progredienti riforme. Il berretto 
fes o fez |>rese questo nome dal luogo don- 
de originò e dove principalmente si fab- 
bricano, cioè in Fez o Fes provincia della 
Barbaria nell' impero di Marocco, e già 
regno possente e florido sotto i Galiffi.Cou* 
sislelacalznlura de'turchi,08servanti i co- 
stumi antichi, in una semplice pantofola, 
oin iscarpe ordinarie, o in istivoli di mar- 
rocchi no giallo e ro^o. II resto de' tur- 
chi vestono interamente all'europea, né 
si distinguono che pel berretto fes o fez. 
Ledoime portano camicie di taffettà ver- 
tle o chermesino, aperte davanti, ma am- 
pia e incrociate; di sopra mettono una lar- 
ga veste di tela stampata o di seta legger- 
mente ovattata; il busto viene stretto da 
una cintura elegante,ed hanno inoltre una 
2.' veste> aperta anch' «ssa, di leta o di 



Tua a35 

velluto, con ricami d'oroe d'argento. La 
scarpe sono di mar rocchi no piìi o meno 
sfarzosamente ricamale. Portano i ca- 
pelli Mesi o intrecciali, con una specie di 
corona ducale di drappo d'ot*oodi rica* 
uio, coperta da un velo di seta , di velo 
o di mussolina; hanno pure ricche colla* 
ne e braccialetti di perle, corallo o dia* 
manti. Le donne non escono mai di casa 
senz'essere velate, del resto godendo li- 
bertà. Non solo nel berretto, ma andia 
nel rimanente delle vesti,i principali tur- 
chi variarono le usanze, e di molto si av- 
vicinarono al vestire degli europei. Nel 
declinare del 1846 Meheraet-Alì viceré 
d'Egitto portatosi a Costanlinopoli,ndot- 
tò la foggia delle nuove vestimenta; indi 
appena tornato ne'primi del 184? ^^ ^^ 
gitto, appresso il suo esem[)io tulli i pa* 
scià, i bey, gli altri grandi della corte e-r 
giziana, ed i principali uHìziali si aQret- 
tnrono di vestir l'abito costantinopolita- 
no, laonde in breve anche nell'Egitto si 
(»peròla mirabile trasfuruiazione, con pe* 
na de' vecchi turchi avversi alle nuove ri- 
ftirnie e al progresso , perciò anch' essi 
chiamati retrogradi e oscurantisti. Abben- 
ché tal foggia di vestire presso alcuni non 
fu trovala orientale e caratteristica, pure 
a'più illuminati sembrò inconveniente dì 
assai piccolo momento , nel riQesso deU 
l'immenso buon effetto morale, che ri* 
spetto all'incivilimento e al buon pro- 
gressodovea recare siffatta mutazione. Pei* 
essa la Turchia e l'Egitto, divisi sino al- 
lora in questo come in altri punii, si av- 
vicinarono sempre piti non solo all'ester-» 
no abbigliamento, ma a' costumi e alla 
idee de' popoli europei* L'introdotto incì* 
vihmenlo influirà aueoro • rimuovore \m 
Superstizione presso i lurchiyiB ^ dit l" M 
cose e ne'cibi,erron< 
frangere il digiuno collo Smgffl^ 
dori. ÀbborrìsconodtiiMfil^ 
te di peKÌ, che ritengoiMrtV 
le ranocchie, le liraieaiiaiiM 
raccolgono premuroeiinent 
carta gettati per lorWi pvi *< 



a36 TUR 

scrive il nome cliDto,ele fogliedelle rote 
credendole nate dal sudore di Maometto. 
Tengono per impuri i cani, non lascian- 
doli entrare nelle moschee, e in vece oc- 
carenano i galli reputandoli piìi casti^al- 
meno palesementisperòse una cagna par* 
torisce, le prodigano le loro cure, né pon- 
no vedere maltrattare gli animali, e eoo 
ragione. Mangiano ogni sorta di carne, 
tranne quella di porco; non tutti i legu* 
mi. In generale mangiavano senza ndo- 
|)emre coltelli e forclielte, cibandosi se- 
dendo in terra su tappeti. E ad essi vie- 
tato di bere i| vino, e la legge punisce con 
3a bastonate chi a Ini precetto contrav- 
iriene; la bevanda ordinaria dovrebbe es- 
sere Tacqua pura o tem [aerata con qunl- 
die sciroppo o col miele, nondimeno fan- 
no uso d'ogni lievanda, niassimedel ca(!e. 
Concansi di buon'oiaesi aitano col sole, 
dormendo alquanto dopo pranzo. 1 tur- 
chi sono maomettani della setta di Omar 
1; regola di loro fede é il Corano, misto 
di dottrine vane e assurde, di precelti gra- 
ti e frivoli, fra i cui numerosissimi inter- 
preti devonsi ricordare i soHù-Munifrose 
sono le leste loro, e rigorosamente l'os- 
serva no,com eoli é scrupolosi seguaci della 
legge e delie prescrizioni dell'Alcorano. 
La più solenne festa è il DayraqK e co- 
me una pasqua la celebrano dopo la qua- 
resima del Ramnzan , digiuno che dura 
3o giorni, ne'quali da'cre()uscolidel mat- 
tino fino al comparire delle stelle non 
ponno i turchi prendere alcun cibo o be- 
iranda, neppure un sorso d'acqua, anzi 
neppure fumare il Tabacco (l^\). Il Ra- 
mazan non ricade sempre nella medesi- 
ma stagione, ma varia secondo il giro de' 
mesi, alcune volle cadendo nell'estate o 
nell'autunno. Due però sono i Bayram 
che devono celebrare i turchi, il ii^yram 
Dujiic o maggiore che hn luogo dopo d Ihi- 
inazan, e il ii«iyrau Culzug o minore ch'é 
in Hrbilrio l'osservarlo, e sogliono fìirlo 
i religiosi turchi, e i più zelanti e scrupo- 
losi maomettani che denderano qualche 
grazia speciale da Dio, perciò dicesi il 



TUR 

Bayram de'religtosi. II Bayram nufiic d» 
ra 3 giorni, ed in questi più che in tulio 
il rimanente dell'anno si fanno da'mao- 
mettani li mosine secondo la proprin pos* 
sibilitù, in denari o generi. Da que*di li- 
mitate sostanze si procura nel decorso del- 
l'anno di porre in disparte denaro e al- 
tro per celebrare più allegramente il Bay* 
ram. In occasione di questa solennità si 
riconciliano le dissensioni, e in segno di 
cordiale pacificazione si fanno vicende- 
voli donativi. La collera de'tiirclii dii.* 
impeto é pericolosa, indi sono Sicilia pa- 
cificarsi. Talvolta però ne'doni ti iiaseo- 
se la vendetta con oggetti avvelena li .Chia- 
masi Duhalm la festa che ha luogo per 
tutto r impero, per la nascita del chca- 
odè o primogenito del sultano, oonne era* 
de presuntivo del trono, per una gran vit- 
toria riportata, per una pace fatta, per la 
ricuperata salute del sultano da grave io- 
fermità,e per altre liete circostanze. L' Ab* 
bondanza che scrisse favorevolmente de' 
turchi, dice che non è vero ch*eftsi adori- 
no Maometto per un Dio, come allar- 
marono alcuni, ma riconoscono e adora* 
no il vero Dio, cioè il Padre creatore a 
signore dell' universo, e lo confessano in- 
defettibile, santo, giusto, miseri cordioso, 
onnipotente; che castiga, premia , prov- 
vede e spoglia (ma quello che non rile- 
va l'Abbondanza, del torto che nel Co- 
rano si fd a Dio, del fatalismo che con- 
tiene, delle dottrine protesta ulicbe e al- 
tro riprovevole, lo furò a suo luogo). Benù 
tengono Maometto per un gran profeta 
mandalo da Dio al mondo per insegna* 
re agli uomini tuttociò che non aveano 
insegnalo, né predicato gli altri legisla- 
tori. Hanno ancora venerazione per Gesù 
Crislo, riputandolo altro profeta e a|)o- 
stolodi Dio, e assai favorito dal cielo. Os- 
serva il Sdgredo nelle Memorie tic tno^ 
narchi ()llomam\ che i turchi dicono che 
3 sono stali i grandi profeti mandali da 
Dio in terra : Mosì', Cristo e J^laonietio. 
Che oli." die la legge i>er ammaestrare; 
al 2."* i miracoli per converlircj al S.*" la 



TUR 

sciabola per debellare. Credono che la B. 
Vergine dopo Tannunzio dell' arcangelo 
Gabriele retlò induta di Gesù senza uina« 
no oommercio,ausi notai nel vol.LXXIU^ 
p. 53, parlando della dissertazione sulle 
teslbnonianze rese dal Corano a Ma- 
ria ferginCf che in esso ancora trovasi 
la credenza del suo Immacolato Conce* 
pimento e di sua vita incolpabile. Credo- 
no inoltre i turchi, che Gesù Cristo nel 
giudizio universale sarà il giudice e i' ar* 
bitro; afifermando 1* Abbondanza , che ì 
turchi non ricevono nella loro setta gli e* 
brei, se prima non si sono (atti battezza- 
re, ed abbiano pubblicamente professata 
la religione cristiana. Dice poi, che i tur- 
chi degli stati di Solimano padre di Or« 
togulo e avo di Ottomano I erano ido- 
latri, e sol fine del secx>lo XI li abbraccia* 
rono il Maomettismo^ per l'esempio cha 
die ad essi Ortoguto loro sigooi*e. In tale 
articolo ragionai della religione deWIsla» 
mismo formata da Maometto, con mo> 
struoso miscuglio di cristianesimo, giù* 
daismo e gentilesimo, il quale idamismO| 
appena morto il suo fondatore, fu lace- 
rato tosto da scismi e diviso in gran nu- 
mero di sette. Dissi pure che la religio- 
ne del risia Olismo si pratica senza sacer- 
dozio e senza sagrìfizi, poiclié i sum men- 
tovati ministri della religione maometta* 
na , sebbene equivalgano e da alcuni si 
pretenda para gonarli a'tacerdoti, noi so* 
no al£ilto. Né mancai di ricordare che i 
Musulmani o Mussulmani propriamen- 
te sono que'turchi, i quali più scrupolo- 
sameule osservano i precetti e i conci- 
gli di Maometto, onde fra essi olcuoi fun- 
Do professione di condurre una vita pia 
e ritirala, benché il vocabolo comune* 
uienlc si estenda cumulativamente su tut- 
ti i turchi e maomettani, i turchi pe- 
rò hanno più piacere d'essere appella- 
ti Oliouiani f per aver Ottomano 1 fon- 
dalo il loro impero. Tali mussulmani so- 
no delti religiosi e santoni, ed anche dcr^ 
i'i&i o (Icrvik, Questo vocabolo signifi- 
ca jìovi'ro^ e siccome anche Uà' oiao- 



TUE 



a37 



mettani si riconosce che i religiosi devo« 
no essere poveri , coù chiamano dervisi 
que'che tra loro menano vita di vota e so* 
litaria, alcuni avendo anche conventi o- 
ve vivono in comunità, con vita comune 
e superiori imam. Predicano nelle loro 
moschee, ed alle loro prediche interven- 
gono per eccezione di regola generale la 
donne, alle quali é rigorosamente vietato 
di stare cogli uomini, che per parentela di 
I .* grado o maritaggio loro non apparten- 
gano. Dopo la predica segue la preghie* 
ra. Qui ricorderò che i turchi sono ne« 
mici delle Campane (f^.), e non le per- 
mettevano a'cristiani anticamenle,temen- 
do che potessero suonarsi per eccitare i 
popoli a riljellarsi, onde nel conquisto del- 
le città cristiane subito le toglievano dal- 
le torri, convertendone il metallo in arti* 
gliene, come si ha dal Cuspiniano » De 
Turcarum religio. Per la stessa ragione 
i turchi non ammettevano orologi a ruota 
colle campane, permettendoli però a'pa* 
lazzi de'minislri delle polenze,oltre la cam- 
panella. A Campahilb e nel voi. LXXVlf^ 
p. ^94, dicendo delle toni campanari^ 
parlai delle torri e minareti delie moschee 
de' turchi, donde i muezzin inservienti a 
guisa di chierìci(giusta il paragone d'alcu- 
ni) nelle moschee, secondo il loro uffizio 
5 volte al giorno annunciano al popolo 
con Vezzan l'ora canonica della preghie- 
ra, al che i turchi religiosamente ubbi- 
discono in qualunque luogo si trovino. 
Vuole Seldeno, Synt. e. 4> che Venere 
Uraniano Venere Celeste, fosse rappresen- 
tala da un quarto di Luna, quindi i mno- 
niellani presero l'uso di mettere sulle tor- 
ri eminnreti delle moschee le mezze lune, 
come i cristiani vi posero la Croce,serven- 
dosi di tali torri e minareli comedi cam- 
panili, perché il muezzin da e^si in luo- 
go di campana chiami il popolo alla mo- 
schea ed a faie le preghiere. EutimioZi- 
gabtno scrive in Panoplia^ che fino da' 
len»pi di Eraclio del Gio i Saraccin Q" 
rauo dediti agl'idoli e adoravano Vene- 
rei col uome di Cabar o Grande, e che 



a3ti TUR 

^V Ismaeliti (J',) Tciierafano unn pieira 
clic lappre&eDtavo il capo di Venere. Sei* 
deno soggiunge, die Maomello fece ab- 
biindiiiiaie il cullo d' Urania e la fe&la 
GiiiuiB sagi 11 ad Urania (ioruiculata : 
Uiania o Venere Celeste, che non ispi- 
rava che casti amori, era una delle due 
gran divinila degli arabi, l'altra essen- 
do Da eco. Gli ambi venerarono la Lu- 
na, come la più gran divinità del paga- 
uebimo dopo il Sole, quindi tulli i luao- 
inettani hanno una gian venerazione per 
la Luna; all'apparir di lei non manca- 
no gtaniniai di salutarla, di presenlarle 
le loro borseaperle,e di pregarla di far ^i 
che in cjueile m moltiplichino le specie, a 
niÌ!»ura ch'ella andrà crescendo. Da tulio 
c|ue&to i maomettani fecero della Mezza 
Luna o Luna nascente e crescente la prin- 
cipale loro insegna religiosa , militare e 
civile, quella deirim|>ero, e la po^ro an- 
che sulle torri delie moschee. Nella con- 
quista di Coslaotinopoli e di altre città 
de'cristiani, ì turchi profìllaronode'cam- 
panili o torri campanariedelle chiese per 
fare iloro minareti, erigendo sopra di essi 
altre torretlecon ringhiere più minute,ter- 
minandole con piramidi altissime e colla 
luna CI escente in cima. Ciò. Federico Ro- 
be r scrisse: />e Luna Corniculata fami- 
liaris juris insigni. Tornando a'religiosi 
dervi<, vestono di gro%so panno di color 
mischio, con sopravveste lunga e quasi 
semi^re bianca, e pollano unn berretta di 
pelo atta e pizzuta. Altri religiosi turchi 
tono i santoni,gii aòdaliy i clwichi o scei* 
hi e altri, i quali quasi tutti trattano fa- 
miliarmente colle donne, o almeno i bei 
fanciulli e le belle fanciulle, dicendo con 
Platone che in un bel corpo dee alberga- 
re una beiranima. Tvchios dicesi il con- 
Tento nel quale convivono i religiosi tur- 
chi, che hanno fatto voto di vita austera, 
subordinati a'ioro superiori osceik, come 
sono i dervis ed i santoni ec. I santoni, spe- 
cie di religiosi lurchi,in parte somigliano 
a'dervis, e vivono anco in conventi scilo 
Tubbìdienza de'superiorì, ma nelle vesti 



TUR 

e portamento tono assai sudici e quan- 
to il più misero mendico, mentre i lur- 
chi in generale tono pulititsiiuL Esaipa^ 
re due volte la settimana liauiio nelle lo- 
ro moschee la predica, e diverti divoti e- 
sercizi, ripetendo con freqiientii e urlati* | 
do in circolo, tenendosi per la mano. Al' 
luhiif cioè Dio ti grande^ menlre fiinno 
con diversi giri una S|>ecie di dansa eu- 
me i dervis; poiché i turchi credono do- 
vere neirorazione essere l'anima lutta lu 
moto nel raccomandarsi a Dio» e eo«ì il 
corpo dovervi corrispondere per lodare, 
pregare e ringraziareDiocon fervore. Pru- 
fesHano la scuola di Platone, abitano ao- 
gusle celle e dormono sulla nuda terra* 
Essi come i dervis e altri recitano la co- 
rona chiamata Teshuch^ di cui parlai ad 
voi. XVII, p. 194} ^A !^u* forma aomiglia 
alla nostra Corona divozionale o Rosa' 
rio, rna più lunga,es»endo infilati nel cor- 
doncino di seta 99 grani di legno tparti- 
li in 3 parti, ognuna di 33. In ogni gra- 
no recitano un'orazione breve dell'Alco- 
rano, o ripetono I' Alluhìi. i grandi e i 
ricchi usano tesbnch d'ambra, di calcedo- 
nia, di corallo, di perle. Gli abdali toao 
una sorte di religiosi più austeri de'dcr- 
vis e de' cantoni, ina non hanno conventi, 
né regola, né superiori. Con iscbifù«a sel- 
vatichezza pretendono provare la taotità 
di loro vita, mangiando, bevendo e dor* 
mendo dove loro riesce esigere venerazio- 
ne e carità. I cheik o sceik sono i capi 
delle comunità religiose etecolari, e i dot- 
tori distinti , non che i predicatori delle 
moscliLC in giorni stabiliti » e lo tceriflo 
della Mecca é il capo degli tceik. Altri reli* 
giosi turchi sono'ì Bectaschites, coti det- 
ti dairistiliitore Bectasch predicante d'A- 
murat I, allorquando cimeli Despota ót\' 
la Servia. I giannizzeri ne professavano 
ristituto, e percootrass^no dal loro tur- 
bante i>endeva sulle spalle una manica 
lunga e stretta. Altra specie di bectaschi- 
tes si chiamano Zrratites o Mnnscondu' 
ren^ ma divennero empi , poicbi senza 
scrupolo comcneUeTaoo ogni sorta d*iu- 



TUR 

reftto.Pare che lutti i bectascbìtes non più 
«sislano. Jzrevi o Ertvi fuodò un or- 
dine di religiosi turchi. Dicesi eh' egli si 
inortifìcava con continui digiuni, e pian* 
geva amaramente i peccati che credeva a- 
ver commesso, e che gli angeli discende- 
Tano dal cielo per consolarlo. Izrevi era 
un dotto chimico, e i suoi discepoli rac- 
contano che possedeva il segreto di far 
l'oro, che regalava a quelli che entrava- 
no nel suo ordine. Umile, umano, carità* 
tevole, esercitava gH uilìzi più abbietti di 
sua comunità, e fondò gran numero d'o- 
spedali o i/nar^ ove si curano i turchi die 
non ponno farlo nelle proprie case. La sua 
gran soddisfazione era il comprare le in- 
teriora di vitelli e di castrati, per nutri- 
re gli animali privi di padrone e d'alilo. 
Quelita è la sola azione d'Izrevi, chei suoi 
discepoli imitano, nel resto essendo orgo- 
glio«»i, libertini, avarie infingardi. Porta- 
no inoltre l'empietà a segno di dire, che 
per servire Dio bisogna essere ipocondria- 
eoo pazzo. Visone finalmente i marabu- 
ti ministri del culto maomettano di setta 
particolare, sparsi per tutta l'Africa e ve- 
neratissimi fra'mori e gli arabi. Sono di- 
visi in 3 ordini: il i.^'éausterissimo, pende 
al panteismo, e do|M> alcuni anni di rigo- 
re sommo si fa lecite le più nefande osce- 
nità; quelli del 2.^ f»i chiamano cabalisti 
e riconoscono il d.*^ Beni qual primo isti* 
tutore;qnelli del 3.^ appellansisunnachi- 
sti ed anche terapeuti, vitouoda misan- 
tropi, ed hanno una mostruosa mesco- 
lanza di dogmi. Ingenerate i marabuti 
sono cattivi e solenni impostori, ignoran- 
tissimi e dissoluti. Con tnltociò godono 
d'immenso credito fra'mussulmani, pos- 
sedono dappertutto case e terreni, ed an- 
che interi villaggi e città : parte di loro 
corrono cenciosi e quasi nudi in segno di 
penitenza. Il gran marabù to, ossia il lo- 
ro capo supremo, risiede in Ardra provin- 
cia del regno di Dahomey in Africa, nel- 
la Guinea superiore, già regno possente. 
Nelle moschee era vietalo l'ingresso n'eri- 
stiani, come a'turchi l'ingresso oe'tem- 



T U R 239 

pli cattolici; tutta volta registrai nel voi. 
XLVIII, p. 381, che neli494oella co- 
ronazione d'Alfonso li re di Napoli, tra 
gli auibascidlori essendovi quello de'tur- 
chi, ali'oifertorio fu avvisato d'uscir dal- 
la chiesa. Le abluzioni e lustrazioni sono 
frequenti in Turchia; non si pone mai uu 
cadavere nella 4$V>/7o////r/7( f\)so^ìBL uu al- 
tro se non dopo 1 5o o 200 a uni, cioè quan- 
do il tempo ha cancellato la traccia del 1 .** 
seppellimento; quindi la Turchia é coper- 
ta di C//7ii7t'/7,e se ne trovano in mezzo a' 
campi e alle lande, lungi dalle abitazioni» 
in seno alle città riempiono gli spazi vuo- 
ti intorno alle moschee; le tornile de'ri e- 
chi consiiitoiio in sarcofagi scoperti , sor- 
montali dn colonne scolpile e dorale. Nel- 
le cappelle delle moschee giacciono le ce- 
neri di qualche personaggio cospicuo in 
virtù e santità. Tali sepolcri sono chiama- 
ti Turbe, e quelli di fondazione imperia- 
le principalmente, sono intonacati inter- 
namente di vernice a guisa della nioioli* 
ca e porcellana, con molte iscrizioni in ca- 
ratteri d'oi'o e per l'ordinario in ver^ii ad 
onore di Maometto. Ogni turbe ha 4o 6 
custodi, e I o o 1 5 vecchi per leggere ogni 
giorno il Corano pel riposo dell'anime di 
coloro che vi sono sepolti. I settari Ka^ 
dezadeUiiy istituiti da Burgali Eifendi.fti 
distinguono per alcune cercmonie che 
praticano in ossequio de'morti, e nell' o- 
razioni che fanno per essi. Alcuni credo- 
no che il fondatore abbia imparato dai 
cristiani rinegati l'orazione pe'morti, che 
ritennero qualche idea confusa del Pur' 
gatorio e de'suffragi pe'defunti. Il Mar- 
racci nel Prodromiis ad refutationemAl^ 
Coranifpar. 4» p* 1 5, spiega le ceremonie 
praticate da'mussulmuni in ossequio det 
morti; quante volte e come lavano il oor« 
pò del morto, gli abiti col quale lo riva* 
stono, le fu nzioui che fanno, roraziooi eh* 
gli recitano prima le persone C08tituila<^ 
dignità, poscia i parenti del morto. !■ 
Timan grida ad aita voce nel l'orecchied 
morto: Che si ricordi che non vi éfc uo.. 
un Dio solo ed uo profeta. Veramente t 



24o TUR 

Titnan non dice ol defunto, tnn ni mori* 
bondoi colta formoln o specie di pmfès- 
fione di fede,Gomunea luUi i mumulnia- 
dì: Che non vi è che un Dio solo, e che 
Maometto è il tuo vicario. Il lutto è sco- 
nosciuto in oriente , perchè T islamismo 
vieta ogni segno di cordoglio verso i tra- 
passati. I Lufnt\ generalmente parlando, 
punto non lisplendono sotto l'impero del 
Corano. L'i^;i/ioé lunare, per conseguen- 
la d'i I giorni minore del nostro, ed ha 
principio successivamente in tutti i tem- 
pi dell'anno; VEra da'turchi adottata è 
quella dell'Egira o fuga di Maometto dal- 
la Mecca,! 6 luglio 6aa. Oidìcilmente si 
può formare un' idea, al dire di diversi 
scrittori, dell'ignoranza de' turchi sino ai 
nostri giorni, tranne poche eccezioni. Ni 
i turchi sono meno indietro per conto del* 
le arti die per quello delle scienze e del* 
le lettere» sicché i capolavori della Gre* 
eia non poteaoo cadere in mani più pro- 
fane e piti barbare. Ma le relazioni che si 
hanno sui turchi, alcune sono troppo de- 
primenti, altre troppo elogistiche; ciò fac* 
ciò osservare, perchè raccogliendo nozio- 
ni dalle une e dalle altre, non sia credu- 
to talvolta in contraddizione , solo rife- 
rendo imparzialmente. Il Marracci stesso, 
che colle sue dotte investigazioni trattò di 
ciascun punto, in certi particolari fu stra- 
no. Le scienze furono assolutamente ne- 
glette,secondo alcuni, nondimeno un non 
piccolo numero di letterati possiede gli e* 
lementi delle matematiche e dell' astra* 
nomia, e come dirò d'altre scienze; vi so- 
no accademie e collegi, e pubbliche scuo- 
le sono presso le moschee. La lettura of- 
fre alcuni monumenti relativi alla teolo- 
gia, alla storia e alla poesia, questa pe- 
1*0 essendo piena d'iperboli esagerate. La 
lingua turca non manca di armonìa gra- 
ire e severa: la buona compagnia ha un 
linguaggio fiorito, nella composizione dei 
quale entrano l'arabo e il persia no.Osser- 
va il Dizionario delle or^'m/, che secon- 
do l'inglese Thornton, che visse i4 on- 
m a Costantinopoli e lasciò la pregiata o- 



TUR 

pera , Lo stato attuale della IhirchiOt 
questa lingua considerata nella tua oiag- 
gior purità senzo mescolanza d' ai«bo e 
di persiano, non i che una compOMiìono 
secondaria, e manca del carattere etieii- 
zialed'una lingua madre, consistente nd- 
l'essere per se stessa iutell igeate e ridii- 
cibile a'suoi semplici elemeati. Nullame* 
no la sua pronunciazione è dolce e ohi* 
sicale, il che deriva da irarraonioM dispo- 
sizione delle sue vocali , le quali oe' can 
obbliqui e nelle altra inflessioni tono mo- 
dulate in modo d'essere gradualmente de- 
clinate, secondo una proporzionaUi scala 
o misura. La tua costruzione è ingegno* 
samente composta, e le tue traspotizioni 
sono lontane dall'ordine naturale dell'i- 
dee che si hanno neli' altre lingue. Li 
grammatica turca è combinata onn lai 
arte che sembra essera il risulta mento d'u- 
na profonda pratica de'prìncipii delle lia- 
gue in generale, e piuttosto appare eofli- 
posta secondo il raziocinio de'filoso6,clie 
in conseguenza delle accidentali oombi* 
nazioni d'un i>opolo selvaggio e privo d'u* 
na specie di coltura. La lingua turca pe- 
rò che si parla dal popolo, oomeehè ba- 
stantemente copiosa per l'uso ordì nario^ 
è sprovveduta di termini tecnici e di e- 
spressioni per rappresentare le idee filo- 
sofiche, per la cui sterilita si è dovuto im- 
piegare parole arabe ed anche persiane. 
Con tale unione di termini esotici, la lia- 
gua turca scritta offre un'asprezza pedan- 
tesca; ma parlala fra colte persone, o da 
coloro iniziati nello studio delle liogne 
araba e pei'siana, è scevra di quelle espres- 
sioni e di que'modi forzati che sono am- 
messi nella composizione. Àllorcbè uni 
persona erudita parla ^miliarmente coi 
suoi amici, invece d'impiegare que'modi 
oscuri che sembrano indicare un idioma 
barbaro, mancante di regole e di prioci- 
pii, fa uso d'un linguaggio leggiadro, pie- 
no di bellezze, tanto per la sua purità e 
delicatezza,quanto per la cadenza copiosa, 
regolore e maestosa de'suoi suonì.Noo vie 
certamente lingua maggiormeute atta al 



TUR 

dialogo; ma non si può formare un'idea 
cliiara e precisa dello lingua turca, se non 
conversando con una società colta e gen* 
tile. Questo nuovo idioma, cui a grado a 
grado si aggiunsero le ricchezze dell'ara- 
bo e le dolcezze del persiano, dev'essere 
sceverato dall'antico turco, proprio ora 
soltanto al comune del popolo. Egli è poi 
in questo idioma nobile ed armonioso ,cbe 
scrivonsi nell'impero ottomano i libri di 
storia e le opere scientifiche, gli editti del 
sovrano, gli ordinamenti de' ministri, i 
decreti de'tribunali , finalmente tultociò 
che emana dalla cancellerìa imperiale e 
da'numerosi dicasteri degli aSbri pubbli- 
ci. Tanto il turco, quanto l'arabo e il per* 
sianOfhanno un medesimo carattere,quin- 
di uno stesso alfìibeto,del quale e della Li/t- 
gua a questo articolo ne feci parola; ma 
lo semplice cognizione de'comuni carat- 
teri, non basterebbe ad un ambo o ad 
un persiano per leggere ad alta voce un 
ms. turco, e così viceversa, se primiera- 
mente non abbia imparato it significa- 
to de' termini di ciascuna lingua i tutta - 
volta lo studio d'un anno è sufficiente per 
imparare a leggere e scrivere l'arabo, e 
circa 4 ™csi pei* ognuna dell' altre lio-' 
gue; l'ortografia è infinitamente più sem- 
plice e più conforme alla pronuncia, che 
non sono per un italiano il tedesco e l'in- 
glese. Non bisogna però credere che la 
lettura delle 3 indicate lingue sia facile 
ad ognuna delle stesse nazioni, giacché é 
indispensabile una cognizione prelimina- 
re de' 3 idiomi in qualsiasi leggitore. I 
caratteri poi si variano in i o modi,perché 
ciascuno ha il nome e l'uso suo partico- 
lare; laonde un perfetto amanuentie o co- 
pisto non è nell'oriente uno persona di 
limitate cognizioni, ma é un calligrafo; 
giacche oltre, al sapere le diverge scrit- 
turazioni, sonno così bene eseguire ogni 
carattere, che l'occhio ingannato dalla 
bellezza loro le prenderebbe per lettere 
stampate o incise. Il più comune carat- 
tere è il nesskhy, che s'impiega ne' libri 
mss. stampali; il diwany è per le lei- 
VOI. ixxxi. 



TUR 24t 

tere missive^ e segnatamente pe^pubblici 
ministri, per gli editti e gli ordinamenti, 
non che alle canzoni e agl'inni: tali due 
caratteri sono maggiormente in uso pres- 
to tutte le classi della nazione. Il siyra* 
kath é riserbato al solo ministro delle fi-» 
nanze;il rik'ah^ pe'memoriali e altri scrit- 
ti di simil genere ; il talik è specialmen- 
te consagrato alla poesia epica; il suluss 
djenssy e il nesskhy djerissy^ non servo- 
no che agli epitaflì , alle leggende e alle 
epigrafi; il dicry è per le patenti e le lei* 
tere diplomatiche. L'antichissima lingua 
araba, dopo la caduta dell'arabo impero, 
non perdette il suo lustro, ma cessò d'es- 
sere la lingua comune , e ad essa venne 
sostituito il turco e il persiano* 11 turco 
primitivo, poco ricco e meno armonioso 
del persiano, è l'idioma del popolo nel* 
l'impero ottomano, inquellodegli uzbeki 
e iu moltissime regioni dell'alta Tarlarla. 
Il persiano, la cui pronuncia è molto più 
dolce, è coltivato anche fuori della Per- 
sia da tutti coloro che hanno mente per 
la poesia, e si parla persino alla coi te di 
Costantinopoli, sebbene ledue nazioni sie- 
no dissidenti, comechè i persiani sono se* 
guaci d'Aly, e perciò mal veduti da'tur* 
chi e da tutti i sunniti seguaci della set- 
ta d'Omar. Ninna però delle due lingue 
si avvicina allo ricchezza e maestà dell'a- 
raba, il cui studio è indispensabile o qua- 
lunque mussulmano, che voglia alquan- 
to sollevarsi al di sopra del volgo, giac- 
che l'Al-Corano e tutte l'antiche opere^ 
massime religiose, sono scritte nell'arabo 
idioma. L'onlichissima lingua amba è di- 
visa in arobo letterale, ch'è lo lingua del 
Corano e de'dolli, e in arabo volgare. Co- 
me la lingua più ricco d'oriente, ha un 
numero strabocchevole di sinonirnij per 
indicare la stessa parola. Se devesi crede- 
re al Lessicografo Arabo di Firouzaba- 
di, vi sono looo parole per indicare uu 
cammello e un lione,e 5oo per esprimere 
una spada. Osserva il Rampoldi negli Jh' 
nali OltotnaniycWè un'opinione iifTalto 
erronea tra gli europei, che la dolUina di 

i6 



24a TUR 

Alaomelto innalzasse uu muro ili Iiionzo 
ctmlra le scienze e i lumi, e che quel le- 
gislatore sia sialo il più gi'on nemico clic 
ubbia avuto la ragione uuiana, |)oicbè a 
solo detrimento delle scienze roccomaii- 
dasse o piuttosto imponesse una santa 
ignoranza a'seguaci suoi.Troppecose giu- 
ste e solenni ponno confutare tale pre- 
giudizio , imperoccliè non vi sono titoli 
fra'niaomettani moggiormenle onorevo* 
li, come quelli di dotto, letterato, avvo- 
cato o scrittore. Colui che coltiva i buo- 
ni studi, è ovunque rispettato, ed ei solo 
può aspirare a'pubblici Impieghi, per cui 
e accademie e collegi trovuusi pure ovun- 
que in gran copia, e sono assai frequen- 
tati. I primi studi couststono nella gram- 
matica, nella rettorica, nella poesia, nel* 
la ilIosoGa e nella giurisprudenza : la 
grammatica però viene considerala qual 
vera e solida base del l'educazione. Prima 
d'ogni altra cosa i turchi esigono che si 
conoscano i priucipii della religione, e per 
conseguenza della sua propria lingua;que- 
stoè santo dovere, non pregiudizio. Tut- 
te le lodi che si danno al Creatore, tut- 
te le preci che a lui s'indirizzano, tlevo- 
ho essere conosciute e intese dall'oiferen- 
te, dimodoché la lingua araba è studia- 
ta , conosciuta e parlata dalla massima 
|)arte de*mussulmani. La morale poi, os- 
bia la dottrina de'buoni costumi, da cui 
tutto dipende il ben essere de' popoli, è 
considerala come il a.** cardine della buo- 
na educazione,e consiste in massime, sen- 
tenze, proveibi, apologhi e racconti sto- 
rici, per la maggior parie scritti in verso, 
per cui lo studio della poesia vedesi ran- 
nodalo con utilissimo e beli- artiGzio a 
quello della morale , poiché diletta la 
mente, s'imprime anche con maggior di- 
letto e ecfli maggior solidità in cuore. Per 
lo btudio delle Imgue turca, araba e per- 
siana abbiamo copiose opere, fra le quali 
le seguenti. Cosimo Comidas de Carbo- 
gnano, Priucipii della grammatica tur- 
c'tf, Roma 1794* Amedeo Janl>erl, Eie" 
mcìis de lagrammairc turkc^iìVìh 1 8a3. 



TUR 

Francesco Meninski , Iiistiiuiiones Un- 
gtiac turcicaCf ctun rutUmcniis parai-* 
Iclis liiigiuirum arahicae et persicae^ 
ViiidobonaeiySG. M. Viguier, Eiétnens 
de la langue turque^ Constantìno|4e 
1790. Yzi storiografo regio, jimiaK mu- 
sulmani tcviiit in lingua turca e eli visi in 1 
epoche. Costantinopoli 1784-85. Alpha- 
hctum arabiciun, Romaei 797. Toiuma- 
soErpeni, Rudi menta lingiuie arabicae^ 
Parisiis 1688. Antonio Giggeri, Thesau- 
rus linguac arahicae i Mediolaiii i63a. 
P. H. E. Gottlob, Compendium gram- 
maticae arahicae^ cum chrestornatluaf 
Jenaei790. Massimo Maziunì patriarca 
de'greci melchili, Grammatica genera- 
le della lingua araba. Roma 1 83o. J. 
Chr. Kollii, Fundamenta linguae ara- 
hicae ^ HauùiBe 1818. Francesco Dum- 
bais. Grammatica linguae matiro-ara- 
hicae juxta vernaculi idiomaiis usum; 
accessit Focaholarium l ali no-nt auro- 
arahicuni^ Vindobonae 1800. Arleags, 
De.lViiifluenza degli arahi nella poesia 
moderna in Europa, Roma 1 79 1 . Simo- 
ne Assemani, Saggio sull'origine, culto^ 
letteratura e costumi degli arabi ayOH' 
ti Maometto, Padova 1 787. F. A. G. Ber* 
bin, Dex'eloppenwns des principcs de la 
langue arahe moderne, Paris 1 80 3. Di- 
ctionnaire arabe par G erma in Farha- 
te maronita, ré^'u, corrige ei consiiléra- 
hlement augmenté sur le ms, de P au- 
teur par Roctiaid de Dahdah^ Rome 
1849. Flores grammaticales arabici 
idioma tis ex optimi s grammaticis^ nec 
non plurihuò' arabum monumenti^, stu- 
dio et labore fr. /fgapitia l'halle /'Vfi/i- 
m/7ri//i/,Romaei 845.L'opera insigne del 
gesuita Audres dell' Origine e de*progref' 
si d'ogni letteratura, trattò egregiamen- 
te degli studi e delle scoperte degli arabi. 
Alphahetum persicum,lXowae 1 '^S3.Ru' 
dimenta grammaticae persicae^ Palavil 
17 S^.Anthologia persica,scu seleeta cdi- 
yrr.sis persiis auctoribus in latino trnn>' 
///r^/,ViennaeAustriaei778A.Jesu,Cr^7w- 
matica lingtuie persicac, Romae 1661. 



TUR 

Sino nd anni addietro le stamperie dì 
Costantinopoli non pubblicavano che Al 
corani turchi e arabi, storie di Maomet- 
to e deirimpero turco. Nei 17^6 Achmet 
Ili, protettore zelante delle lettere,ordinò 
che si stabilissero stamperie nella capita* 
le della Turchia. I giudei e gli armeni 
possedevano soli,dalÌu fine delsecoloXVI, 
nelle case de' loro rabbini e sacerdoti, 
stamperie, ove non s'impressero che ope- 
re di religione. Achmet III per conciliar- 
si gli ulema, non permise l'impressione 
dell'Al-Corano, delle traduzioni dell'ope- 
re canoniche e giuridiche, non che declo- 
ro commentatori. Il motivo di questo di- 
vieto era il timore di vedere i libri sagri 
falsificati. Coll'editto imperiale erano sta- 
ti nominati due direttori, e posti i fondi 
alla loro disposizione. Ambedue erano sti« 
pendiati, ed il ministro e il gran visir li 
proteggevano in una maniera singolare. 
Quattro giudici, persone le più ragguar* 
devoli, erano incaricati della censura; il 
sultano Achmet III, che solamente regnò 
3 anni dopo questa istituzione, visitava 
spesso la stamperia incoraggiando i di- 
rettori e gli operai alemanni. Mahmoud 
I seguì l'esempio, dopo la deposizione del 
predecessore. Tutta volta, malgrado lo ze- 
lo de' due direttori e la sovvenzione im- 
periale, la stamperia faceva poco progres- 
so. La difficoltà di procurarsi abili com- 
positori, e la mancanza de'caratteri, i qua- 
li erano tutti fusi a Venezia, erano si gran- 
di che nel 1 743, vale a dire quasi 1 7 an- 
ni dopo, solo 17 opere erano state stam- 
pate. Nel 1747 dopo la morte dell'ispet- 
tore Kadi-lbraim, la stamperia fu chiu- 
sa, e non si riaptì se non nel 1755. Da 
, quell'anno al 1 784 non fu stampato nul- 
^ la. Allora il sultano Abdul-Hamed ordi- 
nò il ristabilimento della stamperia con 
grande apparato. Nuilameno dal 1 784 al 
1 828 non comparvero se non 80 opere, 
le quali formavano un insieme d'8^ vo- 
lumi. Dali83o ali843, secondo il cata- 
logo fatto dal Bianchi (segretario inter- 
prete della legazione francese a Costan- 



TUR a43 

tinopoli, e compilatore del Dizionario 
francese' tur co\ sono stati stampati 108 
volumi; dal ì^\-i il numero de'hbri stam- 
pati si e grandemente accresciuto. Nuo- 
ve macchine sono state di recente stabi - 
htea Costantinopoh e nelle principali cit- 
tà dell'impero, per le stamperie in nota- 
bile progresso. Leggo nella Civiltà catto- 
lica^ 3.' serie, t. a, p. 38a, il novero dei 
giornali che si stampano nella capitalo 
dell'impero ottomano. Ivi si dice, che net 
numero delle molle altre cagioni le qua- 
li concorrono ad abbattere il vecchio mus- 
suliuanismo in Costantinopoli, non è d'i 
tacere il progresso che vi fa la stampa pe- 
riodica, il che dimostra che si ama di leg- 
gere e d'istruirsi. Lasciando di dire che 
quasi tutti i principali periodici d'Euro- 
pa vi contano associati più o meno nume- 
rosi, secondo la lingua in che sono scrit* 
ti e le materie che trattano , il seguente 
breve catalogo comprende le pubblica* 
zioui periodiche che ora escono nella ca- 
pitale del Bosforo. £sse sono le seguenti. 
Il Taiiquin-Vofiii o Tacìùmi-i- Placai ^ 
giornale de'fàlti, esce irregolarmente in 
lingua tui*ca , ed é giornale officiale. Il 
Journal de ConstarUinople e la Presse 
ctOrient, ambedue in francese, si pub* 
blicano il lunedì e il giovedì. Il Telegra- 
phos tou Bospliorou, telegrafo del Bosfo- 
ro, in greco, esce il sabato.ll Medjnwud-i- 
Havadis^ raccolta di notizie, in turco con 
caratteri armeni, si dispensa il sabato. Il 
Alacisf monte Ararat, in armeno, esce il 
giovedì. L'^/ia//b/M,Oriente,in turco con 
caratteri greci, si distribuisce il sabato. 
\J Aklibar-i-Constantinie^ notizie di Co- 
stantinopoli, in turco con caratteri arme- 
nr,si pubblica il sabato. U A^edaper^ mes- 
saggere, in armeno, il mercoledì ogni i5 
giorni. Il Tzarigsadski festnith, mes- 
saggere di Costantinopoli, in bulgaro, 3 
volle la settimana. UOrlsiacl, luce d'I • 
sraello, in ebraico spagnuolo con carat- 
teri ebraici, il venerdì. L' Asdjiyl Asve- 
liaiiy piccola slella d'Oriente, in urineno, 
periadico Iclterario escicnliQco^cscc meu- 



a44 TUR 

sìlmciite. Il Dìeridì'-i-Devrit' , raccolta 
universale, in armeno, periodico religio- 
so, lellerarìo e politico , si pubblica due 
volle il mese. L' Ardzui T'ashouragan^ 
aquila di Vasburg, in armeno, periodico 
morale e letterario d'ogni mese. El Ma- 
ladero^ la Fuente de ciencia , il Mala- 
dero, la Fonte della scienza, periodico il- 
lustrato io lingua spagnuola diesi stam- 
pa con caratteri ebraici. Nominai piti vol- 
te gli ulema , ora conviene che ne dia 
contezza. Una delle più grandi preroga- 
tive de'successori di Maometto, come os- 
serva il Rampoldi negli Annali musul' 
mani, fu l'unione delle due spade. L' e- 
sercizio delle funzioni sacerdolali(o di pri- 
mi ministri della religione) fu però sem- 
pre considerato da'calilTi come il più au* 
gusto de'loro diritti, e ili.Me'loio dove- 
ri. Nella loro qualità di depositari supre- 
mi del Corano e della legge sagra , essi 
furono sempre pontefici della religione 
maomettana, amministratori della giu- 
stizia, e dottori della legislazione univer- 
sale: tre dignità molto distinte, ed a cia- 
scuna delle quali, secondo lo spirito del- 
l'islamismo, erano costantemente attacca- 
ti differenti poteri e particolari funzioni. 
Finché il califfato restò tanto nella fami- 
glia Omniade che in quella degliAbbassidi 
della 1. "dinastia, tali arabi imperatori a- 
dempìruno le suddette funzioni da loro 
stessi, col mezzo di luogotenenti stabiliti 
nella capitale, e nelle prò vincie sottoposte 
al lorodominio, col titolo d'Imam e di Ca- 
dì o Radi. Non furono però che questi ul- 
timici quali distinti dagli altri sudditi, per 
l'erudizione, la natura e l'importanza del 
loro ministero, composero l'ordine gerar- 
chico sotto il venerabile e augusto titolo 
di Ulcmay che significa dedotti^ de sa» 
pienti e letterati. Erroneamente da mol- 
ti si credette che i ministri della religione 
facessero parte degli ulema: sono essi ben- 
sì rispettati al pari de'doltori della legge 
e de'miuistri di giustizia, ma non forma- 
no come questi ultimi un ordine. Ulema 
i altresì nome generico col quale s'indi- 



TUR 

canni corpi de'mioistri della religione/pe- 
cic di gerarchia appartenente oìolto più af 
governo politico, che alla religiooe,la (|ua* 
le non ha quasi ne riti, né esteriori cere» 
monie. Anzi trovo in diversi più critià 
scrittori, che in errore caddero coloro che 
ragionando delle cariche e magistrature 
della monarchia ottomana e di altre mus- 
suluinne, vollero fare paragoni alla ge- 
rarchia ecclesiastica, come sono andato 
dicendo secondo le diverse opinioni, im- 
propriamente. Gl'imam non hanno ne di- 
stintivi, ne carattere che li dispensi dalle 
obbligazioni di cittadino, e ordine sedicciH 
te sacerdotale non esiste in veruoa manie* 
ra rra'ioussulmani,come già rìpetulamcih 
te avvertii. Il muftì e le persone dell' it 
lufctre corpo degli ulema, di cui egli è ca- 
po supremo, non sono i ministri della r^ 
ligione, ma soltanto gl'interpreti della leg- 
ge, giudici e giureconsulti, diventi affalla 
dal corpo de'ministri del culto pubblico, 
come differente n'è la giurisdizione. Quel 
rispettabile corpo è poi diviso in dueclaS' 
si, Fukalia e Koiti^ cioè giureconsulti e 
giudici, e ad essi è applicato esci usi va meli- 
le il titolo di ulema, e quindi, ripeto di 
nuovo, sono interamente separati da*mi- 
nistri del pubblico culto. I compooéoli 
l'ulema sono teologi soltanto , perché la 
giurisprudenza trae origine dai Coranos 
la quale cosa si dee pur dire relativamea* 
te al Multeka o particolare codice religio* 
so, criminale, politico e militare dell'iia- 
pero ottomano. Tranne questo, i compo- 
nenti l'ulema sono totalmente estranei al- 
la lelìgione. È vero che i ministri del cul- 
to ricevono ne'collegi lai. 'educazione co* 
mnne cogli ulema, e formano tra loro la 
claiise de'soflà o studenti, per rinlerpce- 
tazione della legge; ma allorquando sono 
giunti all'età conveniente, ed hanno ac- 
quistato un grado sufliciente di apposite 
nozioni, scelgono a volontà il ministero 
che loro maggiormeute piace, cioè quel- 
lo d'amministratori della giustizia, inter- 
preti della legge o ministri del cullo. Per 
questa ultima classe, QOQof&eQdo essa al* 



TUR 

Tambizione uno carriera molto estesa,noii 
Vi Sì ricerca perciò molta capacità a fron* 
te delle prime due, per cui coloro che ?i 
si destinano sono obbligati a maggiori stu • 
di, e quindi sottoposti a tbrmolità piti ri- 
gorose. É quindi da tale comune prove- 
nienza che molti confusero l'anzidetta ul> 
tima classe colle prime due, le quali sol- 
tanto sotto gl'indicati nomi di Fukaha e 
di Radi compongono il detto corpo. Gli o- 
nori e le prerogative di quelledue classi di 
persone, non che il loro sapere, e le cari- 
che che occupano, formarono dappertut- 
to una distinzione invidiata da taluni e 
rispettata da tutti. G>lla loro costante u- 
nione seppero poi formare un partito si 
forte, tanto alla corte, quanto &a il popo- 
lo, d'avere un predominio sopra l'intera 
nazione, poiché alcune volte impiegaro- 
no la loro influenza per indurre i popoli 
alla ribellione, dirigendo l'opinione pub- 
blica contro i soprani, o giustificando le 
loro usurpazioni. Non v'ha che il milita- 
re che possa essergli contrario; ma anche 
questa classe viene sovente resa ligia al- 
l'influenza degli ulema, tanto per le su- 
blimi cariche che occupa, quanto per le 
ricchezze di cui all'uopo può disporre. In- 
fatti i membri di questo possente corpo 
non pagano tasse né pubbliche imposizio* 
ni, e per un particolare privilegio le loro 
proprietà sono ereditarie nelle rispettive 
fiuuiglie, né mai sono sottoposte alle ar« 
bititiriecoufische. La conservazione di ta- 
li immunità & in modo che le famiglie 
meno ricche dell'ulema solTochino facil- 
mente le gelosie che potrebbero avere 
coulro le piìi possenti, ed alibandonino i 
loro particolari ambiziosi progetti ogni 
qual volta lo ciedono necessario pel be< 
ne comune. Si dirigono i giovani del le al* 
te classi alle funzioni d'ulema, che han- 
no per oggetto l'amministrazione civile e 
religiosa, al modo narrato,e per pervenir* 
'vi basta principalmente essere vei*sali nel* 
la cognizione del Corano. Scuole vi souo 
in Costantinopoli , Adrianopoli e altre 
luaggiori città dell'impero. Dietro gli esa- 



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mi che si sostengono, ottengonsi diversi 
gradi, che sono quelli di sofìa o studen* 
te, mtiderri o capo di scuola, naib o se- 
gretario di giudice, c/2rf2 o giudice, mo/* 
là o gran giudice, Kiabt* molaki o giu- 
dice della Mecca, Istambul effendi o ma* 
gi^trato di Costantinopoli, kadi-leskieri 
o giudici militari. La legge religiosa e la 
legge civile sono una co<a sola. Gli ule* 
ma sono i ministri della legge e giudica- 
no senza appello io civile e in criminale. 
Abbandonano all'ordine inferiore degl'i- 
mam le funzioni del culto , riservandosi 
gli ufBzi giudiziari più lucrosi e impor- 
tanti. Il stiltano mentre eredita da tutti i 
funzionari civili e militari, ne sono esenti 
gli ulema. La Turchia, a parlar propria* 
ineiite,non é una monarchia , ma un com- 
posto di principati, ed anche di repubbli- 
che unite per la legge di Maometto, vin- 
colo potente per un popolo essenzialmen- 
te religiosoe schiavo dell'abitudine. L'au- 
torità del sultano non è positiva e intera 
che a Costantinopoli, e dentro un raggio 
di 3o o 4o leghe intorno a quella capita- 
le, ed in alquante grandi città dell'impe- 
ro; dappertutto altrove n'é riverito il no- 
me, perchè sooces8oi*e de'calilR e perciò 
capo della religione; ma il suo potere è 
poco, o perchè i pascià non l'ubbidisco- 
no, o perchè le città e i capi de'temto- 
rii non ubbidiscono i pascià. Le città non 
hanno tutte la medesima forma d'ammi- 
nistrazione; le une sono governate da un 
luogote